Gennaio 2003 - Parrocchia di Chiari

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Gennaio 2003 - Parrocchia di Chiari

Notiziario della Comunità Parrocchiale di Chiari - N. 1 - Gennaio 2003 - Spedizione in a. p. Art. 2 Comma 20/c - Legge 662/96 - F. Bs.


2L’AngeloNotiziario della Comunità parrocchialedi Chiari (Bs)N. 1 - Gennaio 2003 - Anno XIII nuova seriehttp://www.parrocchiadichiari.orge-mail: info@parrocchiadichiari.orgRegistrazione N. 45/91 del 6 settembre 1991Tribunale di BresciaEdito dalla Parrocchiadei Santi Faustino e Giovitain Chiarivia Morcelli 7 - Chiari (Brescia)Direttore responsabileClaudio BaroniRedazioneLuciano Cinquini, don Andrea Ferrari,Enrica GobbiHanno collaborato a questo numeroMons. Rosario Verzeletti, Bruno Mazzotti, Luisa Libretti,Maria Marini, Vittorio Iezzi, Roberto Bedogna,Emanuele Baroni, Caterina Chioda, FulvioCocciolo, Ida Ambrosiani, Giuseppe Delfrate, donFelice Rizzini, Primo GandossiFotografie di copertina e retrocopertinaVittorio IezziTipografiaTipolitografia Clarense - di Lussignoli S. & G.Continuando la presentazione delle realtà clarensiche si stanno adeguando strutturalmente eprogettualmente per corrispondere alle esigenzeodierne, presentiamo questo mese l’I.T.C.G. “Luigi Einaudidi Chiari. Rimandiamo alle pagine otto e noveper una presentazione dettagliata e adeguata, sia delPOF (Piano di offerta formativa), sia delle numerosesperimentazioni in atto. Ringraziamo il signor Preside, ilVicepreside ed il personale docente e non per la collaborazioneprestata.Alla comunità cristiana indichiamo anche la lettura attentadelle pagine che precedono (Generazionidifede),collegandole a quanto ci viene chiesto in preparazione alConvegno diocesano del maggio prossimo. L’attenzionealla trasmissione della fede alle nuove generazioni nonpuò prescindere dalla valorizzazione del mondo scolastico,così importante per la strutturazione della personalitàdei giovani.Ai collaboratori Il materiale per il numero di febbraio 2003 si consegnaentro lunedì 20 gennaio 2003. L’incontro di redazione per progettare il numero di marzo2003 è fissato per lunedì 3 febbraio 2003,presso la Sede della Redazione, via Garibaldi 5,alle ore 20.30.SommarioLa parola del ParrocoChi crede di stare in piedi... 3CPP - La celebrazione eucaristica 4Festa di Sant’Angela Merici 5Convegno ecclesialeGenerazioni di fede 6Apostolato della preghiera 7ITGC Luigi EinaudiNuova scuola-polo a Chiari 8Perle e perline... 10Cose sbalorditiveMa la donna è tutta seno... 11I sacerdoti del ’900Don Abramo Rantini 12Scuola dell’infanzia Pedersoli 13Vita in missioneNatale in Etiopia 14AcliRiflessioni e proposte 15Mo.I.Ca. informa 15Il papa a MontecitorioChiedo maggior impegno 16Mondo femminileEsigo la precisione 16AvvenireLeggere fa un gran bene 17CulturaNon è mai troppo presto 18Il pediatra consiglia 19La cultura della memoria 19Giornata per la paceUn impegno permanente 20Centro giovanile 2000Tenda della pace 22Non beviamola tutta... 22Locandina mese della pace 23Chi è padre Alex Zanotelli? 23ScoutArchitetti per un sogno possibile 25Clarensità 26TelevisioneAnno nuovo, Tv nuova? 27Testimoni del tempoLuigi Rebecchi 28Associazione Pensionati Chiari 29San BernardinoDon Bosco e i bambini 30Dalle missioni dell’Etiopia 31Samber a nuovo 32Le salesiane sulla frontiera... 32Nuove vocazioni laiche 33Gli ex allievi di don Bosco 34SportQuarant’anni in pista! 35Offerte 36In memoria 37Anagrafe parrocchiale 39Calendario liturgico pastorale 39Il prossimo numero de“L’Angelo” sarà disponibilesabato 8 febbraio 2003.L’Angelo - Gennaio 2003


LA PAROLA DEL PARROCOChi crede di starein piedi, guardi di non cadereCarissimi Clarensi,con questa mia lettera intendocontinuare con voi le riflessionispirituali sulla fede cristiana in preparazioneal Convegno EcclesialeDiocesano del maggio prossimo, pervivere il discernimento comunitariorichiesto per intensificare la vita cristianae per porre significativa attenzioneal ruolo delle giovani generazionidella nostra parrocchia. Per questomi piace partire dal detto di San Paolo:“Chi crede di stare in piedi, guardidi non cadere” (1 Cor. 10,12).Tra i vari inconvenienti che si verificavanonella comunità di Corinto c’eraanche la eccessiva fiducia che certunidimostravano di avere in sé stessi, nelletradizioni e ricorrenze. Si permettevanouna grande libertà, si comportavanocome chi è ormai convinto di nonavere più pericoli dinanzi a sé. Sicuridella loro chiamata alla fede e dellaloro vita sacramentale, e fieri dellaloro superiorità culturale, frequentavanocon troppa disinvoltura gli ambientipagani, partecipando a continuefeste, senza preoccuparsi dello scandaloche potevano arrecare agli altri.Non c’è dubbio che la fede e i Sacramentiassicurino la nostra salvezza, maad una precisa condizione e, cioè, chefacciano bene la loro parte, mettendoin pratica tutti gli insegnamenti e leraccomandazioni di Gesù. Ora, traquesti, c’è anche quello di non esporsiimprudentemente alla tentazione e dinon recare danno col nostro comportamentoalla vita spirituale dei nostrifratelli.“Chi crede di stare in piedi, cerchi dinon cadere”. Nessuno può ritenersitalmente saldo da non potere, da unmomento all’altro, anche cadere. Nessunoè al riparo dalla tentazione, siaessa un allettamento al male provenientedalle nostre passioni o qualchedura prova proveniente dall’esterno,oppure la malefica potenza, il demonio,che sta continuamente in agguatoper danneggiarci in un momento di disattenzione.Occorre dunque unagrande vigilanza. La salvezza è per coloroche si rifugiano umilmente in Dioe non già per coloro che si mettonospavaldamente in pericolo.Come vivere allora questa parola diDio? Possiamo mettere in luce alcunimezzi spirituali per rafforzare la presenzadi Dio in noi in vista della nostrae altrui edificazione nel bene e nellagenerosità:Vivere la prudenza cristianaÈ molto diffusa anche oggi la pretesa,denunciata anche dallo stesso San Paolo,di mettere d’accordo la fede cristianacon la falsa libertà del mondoche permette di guardare tutto, di leggeretutto quello che ci capita sottomano, di assistere a tutti gli spettacolidiseducanti e indecorosi, di frequentaretutti gli ambienti, ecc…, contro lacoscienza morale cristiana personale esenza preoccuparsi del danno che sipuò arrecare al prossimo a livello spiritualeed educativo, magari affermando,ritenendola una giustificazione plausibilee moralmente sufficiente, che ormaitutti fanno così e ‘che male c’è’, eperciò non si vuole essere da meno deglialtri. È un modo di fare che certamentenon va d’accordo con quellaprudenza verso noi stessi e quella sollecitudineper il bene degli altri, che civengono raccomandate da San Paolo.Dobbiamo dunque non presumeredelle nostre forze, non avere un’ideatroppo alta di noi stessi, non esporciimprudentemente alla tentazione, maevitare le occasioni e saper tagliarenon appena avvertiamo il pericolo. Epoi amare, amare Dio nella sua volontàed il prossimo, perché l’amore è lasalvaguardia contro ogni male. Ricordiamopoi che la fede che si vive in Dioporta la grazia di un incontro con Luideterminante per la propria vita.Riscoprire la comunione fraternaEssere fedele all’amore di Cristo significaper la chiesa osservare le sue parole,che esprimono la verità della suaesistenza e, in Lui, la verità del progettodi Dio sull’uomo. L’apostolo Giovanniritorna più volte su questo concetto:“Da questo sappiamo d’averloconosciuto, egli scrive ad esempio, seosserviamo i suoi comandamenti. Chidice: lo conosco e non osserva i suoicomandamenti, è bugiardo e la veritànon è in lui” (1 Gv. 2,3-4).Identico invito risuona dalle labbra diGesù stesso: “Come il Padre ha amatome, così anch’io ho amato voi. Rimanetenel mio cuore. Se osserverete imiei comandamenti, rimarrete nel mioamore, come io ho osservato i comandamentidel Padre mio e rimango nelsuo amore” (Gv. 15,9-10).Il partecipare alla vita della chiesa èdunque un vivere nell’amore e nella libertàdi Cristo, un partecipare del rapportofiliale tra Lui e il Padre e un crescerenella comunione con i fratelli.Ma la verità di questo amore, l’autenticitàdi questa comunione hanno unamisura oggettiva: l’obbedienza ai comandamentidel Signore; a quelli, inprimo luogo, che Egli medesimo hadato, ma anche a quelli che la Chiesa,illuminata dallo Spirito Santo che“guida alla verità tutta intera” (Gv.16,13), espliciterà nel corso dei tempi,aderendo alla Parola del Signore emettendola a confronto con le diversesituazioni storiche. La comunione fraternache parte dalla fede in Dio giungealla volontà di tutti e genera l’impegnoper la pace e il rispetto della verità,nella prospettiva di una nuova culturadella pace che promuove il bene comunee la coscienza della dignitàdell’uomo.Essere disponibili alla luce della fedeNel Nuovo Testamento l’iniziativa divinaè sempre presentata come unaluce che rischiara dentro, una forza di3L’Angelo - Gennaio 2003


4attrazione: “Nessuno viene a me, se ilPadre che mi ha mandato, non l’attira”(Gv. 6,45). Il discorso sull’azione misteriosadi Dio che opera nell’uomo,apre quello della risposta dell’uomostesso, cioè della parte che questi svolgenell’atto e nella vita di fede. Qualesarà la risposta dell’uomo all’iniziativadi Dio, alla sua offerta di amore, diperdono e di salvezza? Il dramma dellafede si gioca in questo contesto di propostae di risposta. Il magnifico incommensurabilepotere della libertà chedà all’uomo la possibilità di aprirsi, implicauna contropartita che è la terribilepossibilità di chiudersi egoisticamentein sé. L’uomo è sempre chiamatoa una scelta che lo colloca tra il sì e ilno, tra il consenso e il rifiuto; la vitaumana corre da sempre sul versante diuna scelta, alternativamente aperta alrifiuto e all’accettazione. Credere è accogliereDio che si rivela all’uomo.Quando si crede, si accoglie “dentro”una luce e una verità, grazie alla qualequalcosa brilla nel mondo interiore. Insintesi attraverso l’esperienza dellafede si percepisce la presenza viva e lapersona di Cristo, Lui che è il rivelatoree la rivelazione, l’epifania più autenticadel mistero di Dio e del mondo. Lavigilanza evangelica ci porta allora auna fede sicura e certa, che fonda lanostra salvezza nel vivere cristianoaperto alla Chiesa e al mondo circostante,che va continuamente rifondatosui quattro pilastri della pace: la verità,la giustizia, l’amore e la libertà,come il Papa Giovanni Paolo II ci ricorda,rifacendosi alla “Pacem in terris”di Papa Giovanni XXIII, nel suomessaggio per la Giornata mondialedella pace del 1 gennaio 2003.Consiglio Pastorale ParrocchialeAlienazione fabbricato“Vicolo Tonale” (Acli)Premesso che la Parrocchia deiSanti Faustino e Giovita intendealienare l’immobilesito in Chiari - Vicolo Tonale - contraddistintoal NCT al Fg. 24 -Mapp. 192 - 199 - 200 - 202 ed alNCEU al Fg. 48 Mapp. 5383 - 5384 -5385 - 5386/1/2si invitanole Persone - Società e/o Enti, interessatiall’acquisto, a far pervenire entrole ore 18.00 del giorno 17/1/2003,presso lo Studio del Dott. CesareCampiotti - Chiari - Via Lupi di Toscanan. 3 (tel. 030 71 11 00) propostedi acquisto dell’immobile stesso,in busta chiusa.La proposta di acquisto, oltre ai datiidentificativi essenziali della Persona /Società / Ente interessata all’acquisto,dovrà contenere l’importo (in cifre edin lettere) offerto per l’acquisizionedell’immobile.Il giorno stesso 17/1/2003 alle ore21.00 il Consiglio Parrocchiale pergli Affari Economici provvederàall’apertura delle buste e quindiall’analisi e alla valutazione insindacabiledelle offerte pervenute.Nei giorni successivi persone incaricatedalla Parrocchia prenderannocontatti con le Persone / Società /Enti offerenti per approfondire e stipularegli accordi di vendita.Costruire il discernimentocomunitarioNella comunità cristiana viene favorital’azione pastorale per mezzo del ConsiglioPastorale Parrocchiale che sipone in ascolto di tutti i gruppi e le associazionie cerca di promuovere esperienzedi vita fortemente ancorate alVangelo. Si pone l’attenzione al ruolodelle giovani generazioni tramite ilCentro Giovanile, che da vari anni sipropone fortemente e in modo significativo:i giovani sanno trovare in essol’incontro, il dialogo, le esperienze positivedi vita e di fede che li aiutano neltendere verso il meglio. Ogni educatoree genitore è chiamato al CentroGiovanile per essere accanto ai ragazzi,agli adolescenti e ai giovani in vistadi un fedele discernimento sofferto econvinto, che si fonda sul valore grande“dell’esserci sereno e coraggioso”nella vita e nelle scelte di tutti e di ciascuno.Può essere arduo il cammino proposto,ma la comunità cristiana unitamentealla famiglia si pone continuamentein ascolto e in aiuto e in accompagnamentodel ruolo dei giovani nellaloro crescita.Ci proviamo. Sono certo che qualcosariusciamo a fare e ad essere. Non abbianoi nostri giovani a rimproverarcidi essere stati lontani o assenti.È l’augurio che porgo a tutta la comunità.Un saluto cordiale.don RosarioLA CELEBRAZIONE EUCARISTICALa sera di venerdì 13 dicembre, presso l’Oasi Sant’Angela Merici,ha avuto luogo la riunione mensile del Consiglio Pastorale Parrocchialesu convocazione di Monsignor Prevosto.L’argomento principale all’Ordine del Giorno riguardava “La CelebrazioneEucaristica al centro del giorno del Signore: partecipazione viva evarietà di ministeri”.Ci si è richiamati alla lettera che il nostro Vescovo, Giulio Sanguineti, hadiramato la scorsa primavera e che è stata pubblicata su L’Angelo di maggio2002. Nella sua lettera il Vescovo formulava varie raccomandazionirivolte sia ai sacerdoti che alle persone coinvolte nella liturgia. Scopoprincipale è quello di rendere più viva e partecipata la celebrazione dellaMessa, avendo ben presente che il ruolo della Parola di Dio vi è preminentee che è indispensabile prestare la massima attenzione alle letturedel Vangelo.I Consiglieri si sono quindi interrogati sulle modalità della celebrazione,sui canti che dovrebbero essere accessibili a tutti e sulla necessità di informarei fedeli sul significato dei riti e dei gesti che si compiono durante laMessa. Unanime il rifiuto dell’uso della lingua latina, incomprensibileper molte persone. È emerso in particolare che il lettore della Parola nondeve limitarsi a leggerla, ma la deve “proclamare”. Inoltre si raccomandadi partecipare alla Messa fin dall’inizio e di non confessarsi durante lastessa.Ida AmbrosianiL’Angelo - Gennaio 2003


FESTA DI SANT’ANGELA MERICICome si viveil carisma di Angela oggiLunedì 27 gennaio 2003Festa liturgicadi Sant’Angela MericiTestimonianzeUna presenza rinnovatrice,di amore e delicatezzaLa forma di consacrazione secolarefondata da Sant’Angela Merici è moltoattuale, perché dopo il Concilio ladonna ha preso più spazio sia nella societàche nella Chiesa, e la vita consacratanel mondo è la più comprensibileper gli uomini del nostro tempo. Oggila donna avverte attorno a sé una domandadi presenza rinnovatrice e diprestazione del proprio amore, dellapropria delicatezza.Ci si rende sempre più conto di quantodanno opera nella società una donnamoralmente sciupata e quanto beneinvece ella porta quando è spiritualmenteimpegnata. Il mio “Sì” alla chiamatadi Cristo è stato proprio attraversola spiritualità di Sant’Angela Mericie ne sono felice. È in questa Compagniache sono maturata come donnacristiana, con la formazione che laCompagnia mi ha dato, con lo studiodella Regola e con l’aiuto dei superiori,ma soprattutto con la preghiera, vissutacome incontro personale con Cristo,che mi fa capace di discernimentoper poter essere luce e sale in mezzo aifratelli. Questo grande dono di consacrazionemi permette di essere a miavolta dono per gli altri, superando ledifficoltà che inevitabilmente sorgonodall’egoismo e dalle suggestioni delmondo d’oggi. La mia presenza nellasocietà, nella famiglia e nella parrocchia,come catechista, mi dà la possibilitàdi testimoniare e annunciare Cristoai fratelli. Viviamo in un mondoche ha bisogno di testimoni autentici,di donne significative e significativeproprio per il dono ricevuto e a suavolta donato. Questo pensiero mi aiutae mi stimola a entrare in una prospettivadi speranza, appunto perchépiù sono fedele alla mia consacrazione,tanto più cerco di farla conoscere eamare. Guardo con desiderio di imitazionea Sant’Angela nella sua singolaritàdi donna-vergine, nella sua femminilitàdi donna-madre e nella sua universalitàdi donna-santa, per esseremodello a tante donne che vogliono vivereil dono totale di consacrazionedella propria esistenza.N. V.Equilibrio, autodominio,autodeterminazioneNella mia esperienza ho compreso chela consacrazione secolare comporta ilraggiungimento di alcune doti umaneimportanti, tra le quali l’equilibrio,l’autodominio, l’autodeterminazione.Infatti mi sono trovata a vivere da solala chiamata del Signore, pur rimanendoin comunione di Spirito con tutte lesorelle della Compagnia mediantel’osservanza della Regola, nel vivere iconsigli evangelici. Ho imparato a sapermiorganizzare il tempo in modoche ci sia un’armonia tra la preghiera,il lavoro, il servizio pastorale e gli impegnidi famiglia, non lasciandomi abbattereda situazioni difficili o da incomprensionie saper decidere per ilmeglio con tempestività, poiché i superiorinon vivono accanto, ma sono lontani.Io credo che seguire la spiritualitàdi Angela Merici, oggi, è davvero arduo,ed esige una vigilanza continua,giorno dopo giorno, per essere fedeli aquel Cristo che mi ha chiamata e a cuiho risposto il mio “Sì” tanti anni fa, mache ogni giorno rinnovo.In questi anni ho cercato di svolgere ilmio compito quotidiano, con i vari impegni,sia in famiglia, come nella professionee anche in parrocchia, nellospirito mericiano e cristiano, anche sela mancanza di tempo spesso mi ha toltola possibilità di essere più disponibileper altri bisogni che ogni giorno misi presentavano. Ho cercato e cerco divivere una profonda comunione conCristo, per svolgere il mio impegnocon sempre più carità, serenità, semplicitàe disinvoltura, per poter esserecapace di dialogare con tutti, mettendopiù attenzione in particolare modoai malati, ai poveri, ai piccoli e a quelloche altri rifiutano. La disponibilità aglialtri non è sempre facile e può costarefatica, ma il nostro direttorio al Cap.VI, versetto 50, dice: “L’impegno apostolicodelle figlie di Sant’Angela si nutredella preghiera, della parola di Dioe dell’Eucaristia”. Solo se saremo carichedi Cristo, se vivremo unite a Lui eci lasceremo condurre dalla Sua volontàsapremo testimoniarlo e donarlo ainostri fratelli. La sequela di Cristo, conl’attenzione ai bisogni degli altri, realizzala personalità di donna, cristianae consacrata, ed è per questo che pregoaffinché riesca ad essere tanto servizievolee lieta, che quanti mi avvicinanopossano percepire la presenza diCristo.C. V.CalendarioattivitàSabato 18 gennaio 2003Ore 18.00Santa Messa in onoredi Sant’Angela in parrocchia.Subito dopo in casa Sant’Angela(via C. Rangoni 11) incontrodi convivialità per gli amici.Domenica 19 gennaio 2003Ore 15.00Proiezione videocassettasu Sant’Angela Mericipresso Casa Sant’Angela.Sono attese le ex oratoriane.Lunedì 27 gennaio 2003Ore 16.45Rosario, vespro, benedizione eucaristicain diretta con Radio Mariapresso Casa Sant’Angela.5L’Angelo - Gennaio 2003


CONVEGNO ECCLESIALEGenerazioni di fede6non si rivela più, sembranascondersi nel suo“Diocielo, in silenzio, quasidisgustato dalle azioni dell’umanità”.È un grido tremendo quello che ha levatoil Papa nel bel mezzo dell’Avvento.Suscitando, almeno per un giorno,l’attenzione di tutti. Ma il commentopiù adeguato, forse, è giunto da un filosofolaico, Massimo Cacciari: “Iltema di questo silenzio è puro non senso,se non c’è nessuno che lo ascolta elo interroga... come dare senso al problemadel silenzio di Dio, se nessuno cicrede, se nessuno è convinto che pensarea lui sia una questione decisiva”.In estrema sintesi, il problema sta tuttoqui: l’idea che si è fatta strada, strisciantee subdola nel nuovo Eden dell’Occidenteben pasciuto: Dio non serve,la fede è inutile. Lo dicono e lo scrivonocon estrema chiarezza propriocoloro che hanno preparato l’opuscoloche dovrebbe servire per preparare ilConvegno ecclesiale diocesano che siterrà all’inizio di maggio. “Generazionidi fede” si intitola lo “strumento dilavoro” ed è una delle più acute analisisulla realtà bresciana, dentro e accantoalla comunità cristiana. Linguaggiochiaro, intenzioni nitide, basi indispensabiliper continuare a “generare”fede. Partendo dalla convinzione che lafede è “prima di tutto grazia di un incontroche diventa determinante per lapropriavita”.Maancheconlacertezzache questo incontro può essere preparato.È la comunicazione del messaggioevangelico, che per la Chiesa è la stessaragione di vita, così come comunicare èuna delle attività vitali dell’uomo.Ma la Chiesa constata che:“Nonostantela buona volontà e i considerevolisforzi, oggi non riusciamo a comunicarela fede ai nostri contemporanei e, soprattutto,alle nuove generazioni”.Da questa constatazione prende lemosse la riflessione, che si sviluppa inuna cinquantina di pagine ricche di osservazioni,spunti e proposte.Presuntuoso sarebbe pensare di farnesintesi esauriente, saremmo già contentise ne uscisse un riassunto fedeledei punti salienti.Trasmettere la fede: questa la sfida. Sipuò? La fede come scelta personale diaderire al Signore non può essere trasmessa:ogni scelta è libera e personale,nessuno può trasmettere la sua sceltaad un altro, “ma è indubitabile chela possibilità di scegliere è offerta graziealla comunicazione di conoscenze edi esperienze”. La Chiesa non ha il poteredi trasmettere la fede, ma ha lapossibilità di creare le condizioni favorevoliperché nasca la relazione conDio per mezzo di Cristo nello SpiritoSanto”.Quali contenuti possono favorire questecondizioni favorevoli? E qui comincianole note dolenti: da una partesi ha la tentazione di seguire la moda,gli argomenti dell’attualità, parlando,di volta in volta, di giustizia, pace,amore, droga, sesso... E il riferimentoa Gesù Cristo resta blandamente sullosfondo. Se va bene... E l’esperienza religiosaviene presentata come vaga spiritualità,come stato d’animo o comesentimento di benessere. No: “Di frontea questa situazione è urgente ribadire,innanzi tutto, che il contenuto fondamentalenon è un vago umanesimo,ma è il Dio di Gesù Cristo, cioè il Dioche per mezzo di Gesù Cristo nelloSpirito Santo è la salvezza dell’uomo edel mondo”.Non è facile, oggi. Perché è venutomeno quel tessuto generale che favorivauna “fede ovvia”, la famiglia e la societànon sono permeate di cristianesimoed è sempre più frequente incontrarechi, nonostante il battesimo e isacramenti, non ha fede cristiana. E lasocietà “non trasmette più le verità cristianefondamentali”.Di fronte a questa situazione di progressivascristianizzazione, due tendenzevanno evitate: la prima è quelladi trovare “colpevoli”, perché i fattoriche di volta in volta si indicano sonoessi stessi più effetto che causa delcambiamento culturale in atto; l’altra èquella di “estraniarsi” da questa nostrasocietà, come se questo non fosse tempo“favorevole” al messaggio evangelico.“Non si tratta di fuggire da questonostro mondo, - dice il documento -ma di inventare una nuova presenzadella Chiesa nell’ambito del matrimonio,della famiglia, della realtà pubblica,della scuola, della formazione...”Un capitolo viene dedicato agli strumentidi comunicazione di massa: persottolinearne il grande peso, ma ancheper ribadire che nulla potrà mai sostituirela relazione tra persone nelloscambio di esperienze tanto profonde.Non è facile, dicevamo. Perché oggi viviamoin un contesto appiattito: nonc’è trasmissione di memoria storica,l’uomo vive del presente e non ha ilsenso del passato, così come ha scarsaaspettativa del futuro. Ed è un problemagrave per l’annuncio della fede,che senza passato e senza futuro diventa“priva di spessore”. Regna l’indifferenza:“non è difficile trovare persone,soprattutto tra i giovani, che nonsolo non si pongono il problema dellafede, ma che dicono di stare benecosì”. “In tal modo l’indifferenza, l’evasionee la presunzione di sapere fannoda barriera alla comunicazione dellafede”.Come reagire? Qualcuno propone unaterapia d’urto: “Scuotere le personesenza troppi complimenti, in formabrusca e drammatica”. Altri ritengonoche la soluzione stia nell’annunciare,senza orpelli o particolari preparazioni,il “kerygma” antico e sempre nuovodella morte e resurrezione di GesùCristo, che “non ha perso la sua forza”.“Tuttavia - aggiunge il documento -sono in molti a pensare che il camminodi comunicare la fede oggi debba cercarealtre strade”. Se è vero che spessodietro il rifiuto della fede o l’indifferenzasta la convinzione, o l’impres-L’Angelo - Gennaio 2003


sione, che la fede in Dio e in Cristo siainutile “perché qualcosa d’altro rispettoai desideri o alle esperienze concreteche si stanno facendo o che si auspicadi fare”, “è estremamente importantecercare nell’esperienza stessadelle persone (non al di fuori o accanto)dei punti d’inserzione della fedecristiana”. “Compito della Chiesa èproprio quello di dischiudere le formuledella fede così da renderle significativee comprensibili nelle concretesituazioni umane”.Ecco perché serve una Chiesa “menoclericale”. Non una Chiesa dove, dall’Oratorioal Consiglio pastorale, tuttoo quasi è eco di quel che hanno decisoparroco e preti, ma “una comunità cristiananella quale si ha la consapevolezzadella necessità e complementarietàdi ogni vocazione”. Corresponsabilitàdi sacerdoti e laici, di tutti nel costruireuna casa comune. Ed è da questaconstatazione che deriva il ruoloprivilegiato che assumono le Parrocchiedove “si integrano le diverse esperienzeumane e l’adesione non richiedealtro se non la fede comune, quellaaccessibile a tutti, indipendentementedall’età e dalla condizione culturale osociale”. I sacerdoti “riconoscano epromuovano la dignità e la responsabilitàdei laici nella Chiesa e si servanovolentieri del loro prudente consiglio”- questo l’invito, anche perché “una comunitàcristiana clericale difficilmentepotrà trovare metodi adeguati per farpassare il Vangelo nel costume, che è illuogo di formazione delle coscienze”.E la comunità cristiana non sia unasorta di “piccola cittadella all’internodel territorio”, anche se è vero che negliultimi tempi “si è sfaldato” il tessutoche rendeva naturale il legame tracomunità cristiana e comunità civile.Oggi resta un tessuto di relazioni tuttoda costruire.È soprattutto rispetto alle nuove generazioniche la Chiesa bresciana sente ildovere di interrogarsi. Iniziando con ildire che i giovani non sono “oggetti”estranei, ma soggetti attivi e partecipidella comunità cristiana.“Trasmettere la fede alle nuove generazioni- dice il documento - non è uncompito che si possa adempiere confacilità, ricorrendo a qualche ricettametodologica o a qualche indovinatainiziativa pastorale”. Si formano cristianiadulti e capaci di rendere ragionedella speranza che li abita con “unagradualità di approcci e di offerte”.Oggi, invece, generale è la richiesta deisacramenti dell’iniziazione cristiana,dal battesimo in avanti, ma arrivandoal paradosso che proprio al terminedel cammino di formazione si registrala più acuta crisi e il più elevato abbandono.Fatto che “interpella da tempola nostra Chiesa sulla qualità e tenutadell’impianto tradizionale del cosiddettocatechismo “per” i sacramenti”.Al punto da spingere a formulare unpiano di lavoro su questo fronte. Manon basta, bisogna creare, per far cresceree irrobustire i nostri giovani,“veri laboratori di fede”. Non si trattadi rivolgersi tanto ad élites intellettualistiche,ma offrire occasioni aperte a tutti.Così come se sono importanti i grandieventi (dalle Giornate mondiali dellagioventù ai grandi appuntamenti) nonmeno importante è la continuità quotidiana,feriale, della formazione.Molti altri sono gli spunti, così comepiù profonda è l’analisi. Potranno diventarepreziosi se non resteranno oggettodi poche e passeggere osservazioni.Il Convegno ecclesiale diocesanovuole essere tappa di un camminogià iniziato, ma anche di un camminoda fare insieme. Dio non è chiuso in unsilenzio sdegnato, se qualcuno ritieneancora vitale rivolgersi a Lui per averela risposta vera all’unica domanda checonta nella vita: che ci faccio qui?Claudio BaroniC.A.V.Centro Aiuto VitaChiariCome aderireal Progetto GemmaAbbiamo ricevuto richiested’informazione per l’adesioneal Progetto Gemma,che consiste nell’adottare unamamma in difficoltà ad affrontarela gravidanza.Si può aderire anche con 5 euro almese. Bastano 32 adesioni per diciottomesi per sostenere questa iniziativa.Tutto questo viene fatto conla massima riservatezza.Ringraziamo le persone che hannogià partecipato e ricordiamo che ilCentro è aperto il mercoledì dalle9.00 alle 12.00 presso la Caritas invia Morcelli 5 a Chiari.Apostolatodella preghiera“Per le comunità cristiane, perchéin questo particolare momentodella nostra storia accolgano consempre più grande disponibilitàl’invito del Signore ad essere saledella terra e luce del mondo”.Nel Vangelo secondo Matteo silegge che Gesù, dopo il discorsosulle “beatitudini”, disse: Voi sieteil sale della terra… E ancora: Voisiete la luce del mondo…Poiché il sale è il condimento primarioche serve per insaporire icibi, è chiara l’esortazione rivoltaa noi Cristiani, perché contribuiamocon la preghiera e con le buoneopere a rendere più vivo e “saporito”lo svolgimento della vitaquotidiana, servendo da esempiosia per chi ci sta vicino, sia ancheper tutti gli altri nella nostra comunità,in cui dobbiamo sentircifratelli e sorelle.Ugualmente, come luce del mondo,dai Cristiani deve venire pergli altri - specialmente oggigiorno,in questo clima di conflitti, terrorismoe vendette a catena - la chiarezzadella Verità di Gesù checontrappone il perdono alla vendetta,l’amore all’odio e alla violenza.Per tutti dev’essere ovvioche le religioni non possono essereprese a pretesto per scatenareconflitti e uccisioni.Affermava recentemente un poverovenditore ambulante, di religionemussulmana: “… non stascritto che devo uccidere per lamia religione o che devo uccidereme stesso. Sarebbe follia!”Comunque, la luce di cui parlavaGesù è quella della fede che, insiemealla preghiera, illumina la nostravita e ci rende Suoi testimoni.I. A.7L’Angelo - Gennaio 2003


8I.T.C.G. “LUIGI EINAUDI”Nuova scuola-poloa ChiariSe il piano dell’offerta formativa,il cosiddetto P.O.F., è l’anima diogni scuola, l’I.T.C.G. “Luigi Einaudidi Chiari ne vanta una davverogrande e generosa. Non potrebbe esserealtrimenti, visto che l’Einaudi èoggi l’istituto superiore più grandedell’Ovest bresciano ed è presente aChiari da oltre trent’anni. Un lungoperiodo di attività nel corso del qualela scuola clarense ha differenziatol’offerta formativa e ampliato le attivitàdidattiche in linea con lo sviluppoeconomico della città e dei paesi limitrofiche rappresentano il suo bacinod’utenza.Sul fronte delle opportunità formative,considerato il numero di indirizzi attivati,gli studenti non hanno chel’imbarazzo della scelta. Si va dal corsoper Geometri, a quello Amministrativoper Ragionieri, fino al Liceo Tecnico,passando attraverso sperimentazionidi alto profilo come quelle del ProgettoErica (versione sperimentale dei PeritiAziendali Corrispondenti in lingue estere)che prevede lo studio di tre linguestraniere, del Progetto Mercurio (finalizzatoa formare ragionieri programmatori,esperti d’informatica), oppuredel Progetto Cinque (versione sperimentaledel corso per Geometri). Aquesti si aggiunge il nuovo corso perOperatore di cantiere, pensato in collaborazionecon la Scuola Edile bresciana.Al termine di un biennio gli studentiottengono il titolo di “muratorepolivalente qualificato”, ma anche ilsuperamento del primo biennio dell’istitutoper geometri.“Le attività curriculari dei vari indirizzipossono contare su iniziative di potenziamentoche le rendono modernee all’avanguardia - spiega GiovanniSpinelli vicepreside della scuola clarense-. Qualche esempio? Aree diprogetto nelle classi del triennio degliindirizzi sperimentali, corsi di recuperonelle discipline più ostiche, nonchéstage in azienda, pensati appositamenteper favorire l’inserimento deglialunni nel mondo del lavoro e della realtàproduttiva locale.” Nel campodell’apprendimento delle lingue straniereè poi prevista la presenza di conversatorimadrelingua ed è ormai tradizionedell’Istituto organizzare scambie gemellaggi con altre scuole all’estero.“Non pensiamo soltanto ai ragazzi, maanche agli adulti che desiderano tornaresui banchi di scuola - continua GiovanniSpinelli-. A loro l’Einaudi offreuna sezione serale con corsi per Ragionierie per Geometri, caratterizzati daprogrammi agili, aggiornati, e riduzionidell’orario settimanale”.Gli utenti possono scegliere fra trepercorsi formativi: il Progetto SirioAmministrativo, ilProgetto Sirio Geometri,oggi in grande espansione, e ilProgetto Sirio Informatica Gestionaleche dà accesso al titolo di ragioniereprogrammatore e offre spazio allecompetenze informatiche e all’economiaaziendale. Il tutto all’insegnadella flessibilità, perché i vari indirizziprevedono il riconoscimento di creditiformativi maturati in precedenti esperienzescolastiche, lavorative o di studioindividuale.Per agevolare l’inserimento degli studentiè poi garantita l’assistenza di un“tutor”, con il compito di attivare strategieper colmare lacune e carenze culturali.“Nel corso degli anni, accanto alle normaliattività curriculari, l’Einaudi haanche messo a punto una lunga serie diattività trasversali a supporto dell’offertaformativa che sono un po’ il suofiore all’occhiello”, precisa GiovanniSpinelli. Si tratta di progetti d’accoglienzaper gli studenti delle classi prime,di progetti d’orientamento nellascelta scolastica, sia in entrata che inuscita dalle superiori. E ancora di progettid’integrazione degli studenti in situazionedi handicap o finalizzati all’adempimentodell’obbligo scolastico.Fra le tante cose, l’Istituto clarense hainfatti strutturato passerelle (modulid’integrazione per alunni provenientida altre scuole o interessati a passaread altra scuola) e collabora con ilC.F.P. di Chiari per consentire ai ragazziinteressati il transito dal sistemadi istruzione secondaria a quello dellaformazione professionale. Sempre incollaborazione con il Centro di FormazioneProfessionale di Chiari,l’Einaudi, da alcuni anni, elabora ancheprogetti di corsi post-diploma, finalizzatiad una maggior specializzazionedi chi ha già compiuto un percorsodi studi superiore. I corsi post diploma,finanziati con i fondi dell’UnioneEuropea e della Regione Lombardia,sono destinati a giovani diplomati nonancora, o non più, occupati. Hannodurata annuale e prevedono, oltre alleattività teoriche e pratiche, condotteda docenti dell’Istituto e da espertiesterni, non meno di 300 ore di tirocinioaziendale. I progetti proposti sonosempre stati approvati dal sistema dellaformazione regionale e tre di essisono stati finanziati negli anni scorsi:Responsabile aziendale della funzioneamministrativa; Esperto di comunicazionee telematica in ambito aziendale;Esperto della gestione delle vendite e telematicaaziendale. Da due anni, poi,l’Istituto organizza corsi IFTS in colla-L’Angelo - Gennaio 2003


LE STRUTTURE DELLA SCUOLALa sede dell’Einaudi può contare su 40 aule di classe; 4 laboratoridi informatica, di cui 3 (due PC e uno Macintosh) inrete e dotati dell’accesso multipostazione a Internet; un laboratoriolinguistico; un’aula di disegno tecnico; un’aula tecnigrafi;un laboratorio di scienze biologiche; un laboratorio di fisica; unlaboratorio di chimica; un’aula di topografia; un’aula audiovisivi;due aulette adibite a funzioni di sportello didattico; un vasto spaziopolifunzionale adibito a biblioteca e a Centro di documentazione;una saletta conferenze multimediale; una palestra in gradodi far fronte alle esigenze di 36 classi; ambienti adibiti a uffici emagazzino; un’aula insegnanti.La succursale dispone di 17 aule di classe; 2 laboratori di informatica,uno dei quali in rete e dotato dell’accesso multipostazione aInternet; un laboratorio di trattamento testi e dati; un’aula discienze; un laboratorio linguistico; un’aula audiovisivi, un localeadibito a biblioteca; un locale adibito a ufficio; un’aula insegnanti;un locale adibito a sede del Centro territoriale di documentazione risorsee servizi per l’handicap dell’Ovest bresciano; un’aula magna. Lasuccursale dispone anche di alcuni locali al momento liberi. Glistudenti della succursale svolgono le lezioni di educazione fisicapresso il Palazzetto dello sport di Chiari.Per maggiori informazioni: www.itcgeinaudi.itborazione con l’Università degli Studidi Brescia e la Coop. La.Ser.: a quelloper “Tecnico della gestione dell’ufficioexport”, realizzato nel 2001/02, ne seguiràquest’anno uno per “Tecnicodella gestione economico-finanziariadelle piccole e medie imprese”.“A dimostrazione che il nostro istitutoha un occhio di riguardo anche per gliadulti, proponiamo anche, alla cittadinanza,corsi di formazione continua -spiega Giovanni Spinelli - con particolareattenzione all’informatica e allelingue straniere”.Per comprendere appieno il dinamismoe l’apertura verso l’esterno dellascuola clarense, è opportuno infine ricordareche l’Einaudi ha intessuto neltempo rapporti stabili di collaborazionecon altre scuole, enti pubblici, privati,e aziende presenti sul territorio,guadagnandosi un ruolo di prestigio.A tutt’oggi ospita la sede del Centroterritoriale di documentazione, risorse eservizi per l’Handicap dell’Ovest bresciano.È inoltre scuola-polo dellaCommissione interdistrettuale per lacontinuità medie-superiori, del Polo interdistrettualeper l’orientamento, nonchédella Rete scolastica per l’area geostorico-socialedell’Ovest bresciano.Questa Rete, oltre ad aver organizzatonegli anni passati diversi corsi di formazionee aggiornamento, ha anchedato vita a un centro di documentazione“risorse e servizi” che sarà operativoentro breve proprio presso la bibliotecadell’ I.T.C.G. “Einaudi”.Prof. Daniela AtropiaI.T.C.G. ChiariBibliotecadon Luigi RivettiVia Garibaldi 3Orario di aperturaDomenica 9.00 - 11.00Giovedì 9.00 - 11.0015.00 - 17.00Sabato 9.30 - 11.00Liturgia ordinariaSante MessePrefestive17.00 San Bernardino18.00 Duomo19.30 MonticelliFestive6.00 Duomo6.30 San Bernardino7.00 Duomo7.30 San Bernardino8.00 Duomo8.30 San Bernardo9.00 Duomo9.00 Santellone9.00 San Bernardino10.00 Duomo10.00 Santa Maria(elementari)10.30 San Giovanni10.30 San Bernardino11.00 Duomo11.00 Santa Maria(adolescenti e giovani)12.00 Duomo18.00 DuomoFeriali6.25 San Bernardino7.00 Duomo / Sant’Agape7.30 San Bernardino8.00 Duomo9.00 Duomo17.00 San Bernardino18.30 Duomo /Sant’Agape9L’Angelo - Gennaio 2003


● La speranza vede la spiga quando imieiocchidicarnevedonosoltantoun seme che marcisce.Primo Mazzolari10● Voglio parlarvi di scoperte fatte,ora, in Italia. Sono venuto qui per lasalute di una sorella e anche perraccogliere fondi destinati alla costruzionedella nostra scuola, ditipo professionale. In Italia mi hannostupito varie cose contraddittorie:dal traffico delle auto a ciò chesi sente e si legge su discoteche edroga e, al tempo stesso, la generositàitaliana verso le missioni. Ma,al di sopra di tutto questo, ho presenteun quadro di famiglia, formatoda una mamma che prima erapiena di vita e tutta gioiosa, e che daun anno è stata colpita da un ictus,per cui adesso vive una vita vegetativa.Viene trasportata dal letto allasedia a rotelle, e viceversa, dai suoifigli: Gianni di 36 anni e Mario di 34anni. Nelle ore libere dal lavoro,essi vivono con la mamma, la puliscono,le preparano il cibo, la imboccano,la fanno ridere e giocare.E lei, con quegli occhi sempre vivaci,sembra dir loro: «Grazie!». Tuttoquesto è oggetto di ammirazioneda parte dei molti che conosconomamma Luigia. Che grande esempioperchiorasilamentadinonpoterfare le vacanze dovendo assistereun genitore ammalato. Nella miavita missionaria ho visto, più di unavolta, grandi cose in Patagonia. Mavoglio segnalare quella che ho scopertoqui in Italia: l’amore di queidue figli, il sorriso della loro madre.E non potrò mai dimenticare chequesta dedizione alla madre staprocurando tanta gioia ai due magnificifigli, già uomini fatti.p. Juan Corti, Leccotua nell’amore (Dove m’attacco muoio)è un non senso. Perché nonpuò esistere vero amore senza unautentico distacco: anche da séstessi. Se Dio non avesse avuto questacapacità di distacco, in gradosommo, non avrebbe mai creatol’Universo. Soprattutto, non avrebbemai creato l’uomo: un essere chepuò mostrargli i pugni in eterno.● Dialogo tra un uomo convertito direcenteaCristoeunamicononcredente:- Così ti sei convertito a Cristo?- Sì.- Allora devi sapere un sacco di cose sudi Lui. Dimmi, dov’è nato?- Non lo so.Quante prediche ha pronunciato?- Non lo so.- Sai ben poco per essere un uomo cheafferma di essersi convertito a Cristo!- Hai ragione. Mi vergogno di quantopoco so di Lui. Ma quello che so è questo:tre anni fa ero un ubriacone pienodi debiti. La mia famiglia cadeva a pezzi,mia moglie e i miei figli avevano pauradel mio ritorno a casa… Ma ora hosmesso di bere, non abbiamo più debiti,la nostra è ora una casa felice e imiei figli attendono con ansia il mio ritorno.Tutto questo ha fatto Cristo perme e questo è ciò che so di Lui.● Ricordo di aver letto nella vita, diSanta Francesca Cabrini che, quandoaveva freddo diceva: «Signore, tiringrazio perché non fa caldo» equando aveva caldo, ringraziava ilSignore perché non faceva freddo.Card. Anastasio Ballestrero● Fatico a camminare per il peso delcuore, carico dei doni che non haancora donato.Tagore● La funzione della preghiera non èdi piegare Dio, ma di piegare noi.Don Giacomo Alberiore● Pio X aveva un debole per gli Ebrei.Quando era Vescovo di Mantova fuin cordialissimi rapporti con moltefamiglie israelite, le quali, ricambiandoil vescovo di stima e fiducia,lo incaricavano spesso di opere dicarità, inviandogli denaro per le famigliebisognose. Una volta il vescovofu ricevuto in udienza delPapaLeoneXIIIcheglidomandò:- Come si comportano i cristiani diMantova?Santità - rispose - i migliori cristianidi Mantova sono gli Ebrei!● Il fuoco non si infiamma nel legnoumido, lo Spirito Santo non abitanell’anima che ama le comodità.Padri del deserto● Gli uomini, se qualcuno fa a loro unbrutto tiro, lo scrivono sul marmo;ma se qualcuno gli usa un favore, loscrivono sulla sabbia.Tommaso Moro● Raoul Follereau e Albert Schweitzersi incontrarono un giorno aLambarenè. L’apostolo dei lebbrosichiese al Nobel per la pace: «Dimmi!Quando ti incontrerai con Cristo,che cosa gli dirai?». Schweitzer,sapientemente, rispose: «Abbasseròla testa per la vergogna. Abbiamofatto tanto poco!»● Il luogo comune che indica l’edera,come esempio di dedizione perpe-● «Metà dei libri che si stampano nonsi vendono, metà che si vendononon si leggono, metà che si leggononon si capiscono, metà che si capiscono,si capiscono al rovescio».Giovanni Papini● «Forse è meglio morire lungo lastrada verso un ideale irraggiungibilepiuttosto che non incamminarsimai».OrigeneNotiziario clarenseDomenica ore 12.15 / 17.30Lunedì ore 10.00Martedì ore 18.00Chiari nei quotidianiVenerdì ore 18.00Sabato ore 10.00L’Angelo - Gennaio 2003


COSE SBALORDITIVEMa la donna è tutta seno,ombelicoe gambe da mostrare?!?Un giornosonoentratoinunacamera di un ospedale dilunga degenza dove è ospitesempre a letto, perché completamenteparalizzato, un giovane di 30 anni econ mio grande stupore, e anche sdegno,ho visto un calendario appeso almuro,lacuiprimapagina,mesedigennaio, portava sul frontespizio unadonna, tutta seno con due palloni (micapite vero?) sul petto nudo e squallidooltreognidire.“Machitihaportatoquel calendario?” chiesi immediatamenteal giovane che mi ero recato atrovare. Lui non mi rispose nulla, nonsi rendeva neppure conto della domandache gli avevo fatto, aveva mossogliocchidiquaedilàneltentativodi capirne qualcosa, ma non compreseassolutamente nulla. Io mi recai subitodall’autorità competente e feci lemie rimostranze assai risentite, ma anchequella scendeva dal mondo dellenuvole. Insomma non ne sapeva nulla.Chi mai sarà stato a fare un’azionecosì incivile e scandalosa, proprio inuna stanza di un innocente, perchétale era quel giovanotto colà degente?Insommaèilcasodidirechechiscandalizzaun piccolo è degno di esseregettato in mare con una pietra attaccataal collo. Ma quel che è peggio è chequel calendario (io lo chiamerei pattumieraporcilesca) è in vendita nelleedicole e nei negozi dei giornali e rivistedi ogni genere. Certamente qualcunolo acquisterà e lo appenderà daqualche parte. Ho visto in certi laboratorie officine, in certe osterie, bettolee ambienti simili, esposte delle fotografiedi donne quanto mai scandalose,impudiche e vergognose. Ma vivaDio, dove si vuole arrivare? Che cosasi vuol fare di queste povere donnestrumentalizzate a piacere dei disonesti,impuri, passionali? Chi di voiavrebbe voluto vedere sua madre osua sorella in quelle condizioni? Ma ilpudore, cioè quel sentimento naturaleche preserva e custodisce delicatamentel’intimità della persona e che rifiutadi svelare ciò che deve rimanerenascosto, è del tutto scomparso qui travoi? Ma il pudore è un tabù, purtroppo.Se ci fosse ancora pudore insorgerebbeistintivamente contro l’esposizionedel corpo umano in funzione diuna curiosità morbosa in certe pubblicità,stampeetelevisionechealdireditanta gente onesta è la porcilaia incasa. Se Gesù ha detto: «Chi guardauna donna col desiderio di possederla,l’ha già posseduta», chi mai avrà laforza di volontà di chiudere gli occhidavanti a immagini ludibriose e cosìfortemente provocanti da far cadereanche i cedri del Libano? È caduto ilRe Davide guardando una donna inpiscina a fare il bagno, è caduto Salomone,è caduto Sansone dietro le provocazionie tentazioni di Dalila, una filistea.Echiallorasaràpiùfortedicostoroda saper eludere certe immaginisenza peccare di pensiero? Certo iSantidisicurononsonocaduti.Maquanti sono i Santi? Chi prega moltonon cederà neanche a mille diavoli,ma dove sono quelli che pregano davveroeconfedeeperseveranza,quellichesinutronosoventedelciboforteesostanzioso della Parola di Dio e deiSacramenti della Confessione (o Riconciliazione)e della Eucarestia? Ilgrande pittore moderno Renato Guttuso,assai noto e ormai tornato allacasa del Padre, quando per grazia diDio e per tanta assistenza del CardinalFiorenzo Angelini, si è convertito, laprimacosachefeceè stata quella di togliereun disegnoappeso alla pareteche rappresentavaun nudo di donna.Era presente ancheGiulio Andreottiche ne fu testimone.Molto significativo,non vi pare?Ma miei cariamici, la Parola diDio ci proclama:«Non sapete chesiete tempio delDio vivente (I aiCorinti 3, 16)».«Non sapete voiche i vostri corpisono membra diCristo? PrenderòTegoleperSanta Mariaio dunque le membra di Cristo, perfarne membra di una meretrice (=prostituta)?». Non sia mai (I ai Corinti6, 15). Il nostro corpo è tabernacolodella SS. Trinità, è destinato alla risurrezionee a vivere nell’eternità beata;come è possibile esporlo agli sguardiimpuri della povera gente ed essere causadi peccato grave e Dio non voglia,di dannazione eterna? La Madonna diFatima, alla piccola Giacinta, ottoanni, ha detto: molti vanno all’infernoper i gravi peccati che commettono, etra questi quelli impuri sono assai dipiù che tutti gli altri. La storia dice chei più gravi castighi Dio li ha mandatiper i peccati impuri. Il diluvio, la distruzionedi Sodoma e Gomorra, la cadutadell’impero Romano ne sono laprova più evidente. L’Immacolata e ilNatale ci mandino un vento di purificazioneche trasformi questo mondo inun giardino di candidi gigli di purezzae in vermiglie rose di amore a Dio e alprossimo. Trionferà il cuore immacolatodi Maria e con Lei tutti i suoi militanti,combattenti contro Satana e sicuramentevincitori. Viva la Purezza,viva la Modestia, viva la bellezza, quellainteriore che salverà il mondo, comeproclamò il grande Dostoevskij.don DavideIl valore della tegola è simbolico,ognuno offra quello che può.Tutti possiamo offrire il corrispettivo di una tegolae allora… non tirarti indietro,porta una tegola a Santa Maria!Ho fiducia e sono certo che tutti,essendone molto devoti, portiamo la nostra tegolaalla Madonna e con questa tegola Ella ci proteggee ci accompagna.Vi ringrazio.Puoi passare dall’Ufficio parrocchiale.Don Rosario11L’Angelo - Gennaio 2003


12Don Abramo RantiniLa sua figura riappare all’improvviso,dal passato. È la “póeraMarì”,miacuginamortaditifo nel 1942. Riemerge dalle pagineingiallite del bollettino parrocchialedell’aprile di quell’anno, secondanell’elenco dei defunti del mese: FacchettiMaria, anni 10. A volte, quandosi ricordavano i tempi andati, nellelunghe sere d’inverno in cascina, siparlava anche di lei e, nonostante itantianniormaipassati,lavocesifacevatriste e, sempre, a mia zia, lamamma della “póera Marì”, gli occhibrillavano. E non certo di gioia.Una fotografia la ritraeva bambina,forse in un giorno di scuola, con il collettobianco, un grembiulino nero econ lo sguardo sereno delle personeche non ci sono più. Il tifo l’aveva portatavia: una malattia che a quei tempiappariva terribile. Faceva paura perchéneppure l’ospedale, le cure prestatee l’amore di una mamma riuscivanoa vincerla. Com’era successo alla “póeraMarì” riportata a casa avvolta in unoscialle di lana grazie alla pietà di unasuora ed alla benedizione del pretedell’ospedale.Il prete, cappellano dell’ospedale, eradon Abramo Rantini.Don Rantini era nato il 22 agosto 1882a Castrezzato, da una famiglia oraestinta, ed era stato ordinato sacerdotenel 1909. Prima di giungere a Chiariera stato per quattro anni curato a Castorio,chiesa sussidiaria di Concesio,quindi parroco di Collebeato per 16anni. Qui, per il suo pensiero contrarioal regime, aveva subito minacce dai fascistitanto che, per molte notti, i giovanicattolici avevano dovuto fare laguardia alla casa canonica per evitarepericolose incursioni.Era seguito un periodo di cinque annitrascorsi come parroco a V.F. di Colombaro,incarico che aveva dovutoabbandonare a causa della salute cagionevole.Aveva chiesto di essere avvicinatoalla propria famiglia e così,nel 1934, era approdato all’ospedaleMellini di Chiari, come cappellano.Allora Chiari aveva 14.099 abitanti edil suo ospedale era il più importantedella provincia di Brescia. Era statofondato nel 1661 grazie ad un lascitodel concittadino Mellino Mellini. Lasede originaria era stata un edificio inzona centrale, in quella strada che, appunto,è tuttora denominata via OspedaleVecchio. Il nuovo fabbricato erastato eretto, nel 1905, lungo la strada“imperiale” verso Brescia. Un’operaveramente importante, con i vari padiglioniper le diverse malattie e circa200 posti letto. La spesa media giornalieraper ricoverato era (siamo nel1934, quando arrivò don Rantini) dilire 10/11. Al primo piano, sopra laportineria, c’erano le abitazioni delprimario da una parte e, dall’altra, delcappellano, i due principali riferimentiall’interno della struttura.Sono ancora tanti i clarensi che ricordanodon Abramo Rantini, alto, d’aspettopiacevole, pacato nei modi e dinotevole intelligenza e preparazione.Eppure tanto discreto e umile, prontoe sollecito nel corrispondere alle esigenzealtrui.All’interno dell’Ospedale svolse unservizio prezioso non soltanto nei rapporticon i degenti, ma anche con ilpersonale medico e paramedico.Tale impegno non ostacolò la sua disponibilitàin parrocchia. Fu vicino agliammalati nelle loro case, curò il catechismodelle ragazze nella cappelladella Disciplina e fu costante presenza,con don Luigi Moletta, per le confessionidei ragazzi. Spesso divise con donPietro Rizzi la faticosa incombenza diaccompagnare i funerali provenientidalle cascine più lontane.Visse a Chiari gli anni difficili dellaguerra, lui già segnalato per i suoi precedentia Collebeato. Quelli furonoanni talmente grami che, poco dopol’arrivo di don Rantini, il bollettinodella Parrocchia pubblicò questo appello:“Può darsi che qualche famigliabenestante abbia lettiere fuori d’uso eforse ingombranti. Quando si pensa alnumero dei figlioli in certe famiglie,L’Angelo - Gennaio 2003alla ristrettezza degli ambienti ed allascarsità dei letti, così da dar luogo adinconvenienti e pericoli gravi, si comprendeanche qual carità fiorita, e chesarà da Dio ricompensata largamente,compirebbero coloro che offrisserodette lettiere alla Società San Vincenzode’ Paoli o ad altre opere che provvederebberoa distribuirle dove c’èmaggior bisogno”.E questa situazione di povertà diffusaera terreno fertile per malattie e decessi.Nel 1934, ad esempio, su 245morti 36 avvennero per polmoniti ebroncopolmoniti, 11 per tifo, 8 perparti prematuri e persino uno per tonsillite.Don Abramo Rantini, che benconosceva la sofferenza fisica sperimentatasulla propria pelle, cercò dicondividere sempre il dolore degli altri.Morì l’11 marzo 1947 ed il bollettinodella Parrocchia così lo ricordò: “Fraunanime compianto della popolazionedi Chiari ed accompagnata da numeroserappresentanze di Castorio, Collebeato,Colombaro dove esercitò santamenteil ministero pastorale, di Castrezzatosua parrocchia di origine, eda numeroso clero, fu portato all’estremadimora e tumulata nella cappelladel Clero del nostro Cimitero lasalma di P. Abramo Rantini Cappellano-Curatodell’Ospedale Mellini, cheper oltre tredici anni ebbe le sue intelligentie paterne cure. Al cimitero nerievocarono le virtù sacerdotali e lesue benemerenze Mons. Prevosto e ilM. R. Rovetta di Concesio”.Elia Facchetti


Nel numero di dicembre 2002, per unasvista, non abbiamo pubblicato la fotografiadel sacerdote don Angelo Pozzi, presentato apagina 16 e 17 da Elia Facchetti come“Sacerdote del ’900”.Rimediamo pubblicando la fotografia inquesto numero di gennaio 2003.Chi ècostui?Si fanno strani incontri, a volte,nelle soffitte delle nostrecase!Si entra per sistemare un’antennaed invece, tra cianfrusaglie ed oggettiin disuso, ci si imbatte in unvolto al quale viene voglia di dareun nome, una storia.Questo è successo al signor Frialdi,al quale è capitata tra le mani lafotografia che proponiamo.Una vecchia foto oppure un dagherrotipo(forma primitiva di fotografia, inventata nel 1837, ottenutafissando l’immagine su una lastra di rame argentata resa sensibile convapori di iodio) come parrebbero indicare i tratti a volte approssimativi?Ci guarda con aria interrogativa, e forse un tantino beffarda, il sacerdoteritratto.Ci sfida a scoprirne l’identità... ed a noi piacerebbe sapere chi è.Confidiamo perciò nei lettori dell’Angelo, nella speranza di sapernedi più.Elia Facchetti13Scuola dell’Infanzia PedersoliSI APRE A TUTTI I GENITORImamma e papà”, il progetto che la scuoladell’Infanzia Pedersoli ha pensato per i genitori dei bambini di“Incontriamotre anni, ha aperto i battenti a tutti i genitori. Infatti ai primi didicembre c’è stato un incontro circa l’importanza dei limiti con le dottoresseLonardi e Masserdotti.Data la forte adesione, noi genitori siamo stati divisi in due gruppi per daremodo a tutti di partecipare in prima persona e portare così la propria esperienzasotto, naturalmente, la guida preziosa delle nostre esperte.L’incontro è stato efficace e costruttivo; data l’importanza del tema è statopossibile un confronto che ci ha permesso di capire che tutti incontriamodifficoltà nel dare limiti e farli rispettare anche per le reazioni deibambini. A volte ci sentiamo falliti ed incapaci, ma se pensiamo al benedei nostri figli, agli obiettivi che ci siamo posti per il loro percorso formativoed educativo e, soprattutto, impariamo ad ascoltare un po’ più noistessi e a gestire così le nostre emozioni, ad avere fiducia in noi come genitori,riusciamo a superare anche alcune difficoltà.Queste le linee guida che ci sono state suggerite e che hanno avuto gransuccesso. Speriamo che si possano avere altri momenti simili perché aiutanodavvero tanto.ChiaraLa Buona NotiziaSettimanale televisivodella Diocesi di BresciaTeletuttoDomenica ore 13.15TelenordDomenica ore 20.00SuperTvDomenica ore 20.00Lunedì ore 11.30Telepace Via SatelliteVenerdì ore 20.05Sabato ore 18.30Domenica ore 23.15L’Angelo - Gennaio 2003


14VITA IN MISSIONENatale in EtiopiaPubblichiamo la lettera di DonEmanuele Vezzoli, missionariosalesiano in Etiopia, che hascritto per ringraziare tutti coloro chel’estate scorsa hanno lavorato per sostenerel’attività missionaria dei salesianiin Etiopia. Si tratta di una testimonianzamissionaria, arricchita di riflessionisul Natale, che sarebbe stato bello pubblicarenel mese di Dicembre; peccatoche la lettera sia arrivata quando ormail’Angelo del mese scorso era in fase distampa. La pubblichiamo ora, sicuriche darà un buon contributo alla nostrariflessione sui temi della missione.Adigrat 1/12/2002Carissimi amici, un caloroso salutoa tutti. Il tempo passa velocee siano di nuovo a Natale.Quest’anno più che mai sento che abbiamoveramente bisogno di Dio, delsuo venirci incontro, del suo farsiuomo, della sua salvezza. Insomma c’èbisogno di speranza vera ed autentica,di una buona notizia, in un mondotroppo spesso attraversato da guerre,violenza e perplessità circa il futuro.L’impressione che la gente etiope hariguardo al futuro mi sembra serena epositiva. È gente sempre con il sorrisosulle labbra e una luce bellissima cheglibrillaneigrandiocchiscuri,forseperché non avendo molto dal presentesperano sempre che qualcosa migliorinel futuro. Penso che questo sia ungrande insegnamento: l’avere tuttonon riempie il cuore e non rende lavita migliore e, forse, spegne la qualitàdella vita. Il Natale ci ricorda propriola bella notizia di speranza: Dio vienein mezzo a noi per donarci la qualitàdella vita che è gioia, pace e condivisione.Per coloro che non lo sanno, inEtiopia il Natale lo festeggiano il 7gennaio e solitamente non ci sono vacanzelunghe, ma solo il giorno di Natalestesso, anche perché il nuovoanno inizia l’11 di settembre. Noi comunitàSalesiana lo festeggiamo con inostri ragazzi, iniziando con la Messadel mattino (qui non c’è la Messa dimezzanotte) dalla colazione offerta airagazzi, allo spettacolo sulla nativitàsempre organizzato da loro. Il pomeriggioprosegue con canti e balli. Pertutti è un giorno di festa dove ci si metteil vestito più bello e finalmente simangiaunpo’dicarne:questoèilpranzo natalizio... ci si accontenta dipoco.L’Etiopia,inquestomomento,sta attraversando un periodo moltodifficile a causa della grande siccitàchestacolpendomoltezonedellanazione.Milioni, secondo le stime, sonole persone colpite da queste calamità.I raccolti sono bruciati, i pozzi si esauriscono.Qui ad Adigrat, per il momentostiamoancorabeninoperchéqualche goccia di pioggia in piùl’abbiamo avuta. Non so fino a quantodurerà. Però basta spostarsi di qualchechilometro per rendersi conto dellasituazione.In questa bella occasione del Nataledesidero dirvi il nostro grande grazie(mio, della comunità Don Bosco e deinostri ragazzi), per la vostra generosità,solidarietà ed impegno. Grazie,grazie, grazie e avanti. Il Signore cheha detto: “grande è la vostra ricompensase darete un bicchiere di acqua auno di questi piccoli nel mio nome”, viricompensi abbondantemente per lecose belle che fate per questi nostri ragazzi,vi doni salute e serenità. Pregateper tutti noi e per il prezioso dono dellapioggia.Assicuro a tutti il ricordo nella preghierae nella messa quotidiano.Buon Natale a tutti e un sereno 2003.Abba Emanuele VezzoliAbbonamenti“La Voce del popolo”,“Famiglia Cristiana”, “Avvenire”o altra stampa cattolicasi possono rinnovare o iniziarefacilmente passando pressola Biblioteca don Rivettio presso l’Ufficio parrocchialeo in fondo al Duomola domenica mattina.CaritasGiornatadel paneAnche quest’anno, in occasione dellaprima domenica d’Avvento, si ècelebrata la “Giornata del pane”,una iniziativa che si svolge al terminedelle Sante Messe con l’offerta diun pane che invita chi lo accetta adun gesto di solidarietà verso i piùdeboli e svantaggiati.Le offerte quest’anno hanno raggiuntola cifra di € 3.424,00.Un grazie non soltanto ai fedeli, maanche ai panificatori di Chiari chehanno offerto gratuitamente ilpane: Di Girges (egiziano) - MarioBianchi - Milena Kamin - RobertoMoletta - Panificio Clarense - Il TuoFornaio - Antonio Rovetta - Primizieforno di Claudio Noletti - GiuseppinaConsoli.L’Angelo - Gennaio 2003


ACLI - CHIARIRiflessioni e proposteMolto di frequente capita che,nelle conversazioni con diversepersone, emerga inmodo molto esplicito la ricerca (alcunevolte affannosa) del massimo interesseo profitto. A prima vista ciò può sembrarelegittimo, non tenendo contodelle diverse opportunità concrete dicui dispongono le singole persone o inuclei familiari.Facciamo degli esempi.C’è molta richiesta di casa, soprattuttoda parte di coloro che non hanno disponibilitàeconomica sufficiente per acquistarlao anche per pagarsi il mutuomensile. I proprietari degli alloggi alzanoil prezzo degli affitti.L’agricoltura fino a qualche tempo faveniva coltivata a rotazione, seminandopure il frumento per produrre farina ecascami, così come i foraggi; oggi si vedonosolo estensioni di mais perché risultapiù redditizio, mentre si va ad importareil frumento e quanto serve peril pane.Le varie categorie di lavoratori anzichéunirsi nelle Confederazioni per una tutelagenerale dei diritti di tutti i lavoratori,costituiscono sindacati territoriali;ciò si verifica un po’ ovunque, per cuiscompare la figura del lavoratore portatoredi diritti e di doveri, ed emerge ilgruppo con i suoi interessi particolari.Tutti riconoscono che alcune garanziedi cui godono i pensionati di oggi non cisaranno più nel futuro e, con l’invecchiamentodella popolazione, fravent’anni chi sarà in attività lavorativadovrà contribuire a mantenere ed alimentareil fondo pensione per gli anziani.Ciò nonostante, abbiamo ancora chisi agita per rompere un equilibrio consolidatoda circa 10 anni e che, per alcuneprestazioni gratuite, fa riferimentoal reddito familiare, sostenendo propostedemagogiche che collimano soltantocon dei vantaggi individuali. La difesaad oltranza degli interessi dei gruppiarriva all’individualismo più esasperato,che considera giusto solo ciò che gli portadirettamente più vantaggio, ritenendosempre che “i suoi” sono dei dirittiprimari rispetto ad altri.In questo modo, il contributo che ognunodeve dare per il bene comune svanisce,per cui si arriva a contrapporre anchegli interessi familiari. Ogni sceltaviene fatta in funzione di un tornacontoo di una gratificazione personale.La cultura del limitePraticare la cultura del limite significache una persona potrebbe guadagnaree/o produrre di più, raggiungere risultatipiù elevati, arrivare prima in velocità,fare ulteriori esperimenti (anchesulla vita umana), ma ci si pone un limiteper motivazioni etico-morali o valoriali.Fino a quando l’uomo e la donna nonsapranno porsi dei limiti, come autoregolamentazionenel compiere le propriescelte, ci sarà sempre il sopravventodel più forte, come riscontriamo ognigiorno un po’ dovunque nel mondo.Se gli adulti, gli anziani, coloro che hannola possibilità di decidere le scelte determinanti,anche sul piano economico,per il futuro della vita e del tenore divita, si preoccupano soltanto di ripartirsile risorse esistenti, lasciando degliavanzi poco significativi alle giovani efuture generazioni, vuol dire rompereun equilibrio di rapporto generazionaleindispensabile allo sviluppo. Questaè una motivazione collegata al rifiuto,da parte dei giovani, della politica, inquanto ritenuta insignificante.Se con le scelte politiche non si regolamentanoi rapporti sociali e generazionali,se si è smarrito il significato più autenticodel bene comune, che non è lasomma dei vari beni, bensì un equilibriocostantemente verificato perchétutti contribuiscano equamente ed abbianoa beneficiare delle risorse naturalidisponibili, vuol dire che vanno ricercate,da subito, scelte politiche alternative- progetti di vita alternativi.Ritorniamo a pensare in grande, a costruirela città dell’uomo, dove sia possibileabitare e convivere. Poiché la vitaumana è un cammino nel tempo e nellastoria, è indispensabile che adulti e giovanitornino a dialogare con reciprocafiducia. Perché i giovani abbiano a crederenella vita che li attende, agli adulticompete la saggezza di saper trasmetteresegnali di autentica speranza sul significatodell’esistenza umana.Giuseppe DelfrateMO.I.CA. INFORMADomenica 15 dicembre siamostate in festa. Infatti, in occasionedel consueto incontroper lo scambio di auguri natalizi, abbiamovoluto commemorare i vent’annidalla fondazione del nostro Movimento,avvenuta appunto a metà dicembredel 1982 per iniziativa di alcunesignore che già avevano aderito alGruppo Promozione Donna. Tina Leonzile aveva convinte a costituire ilgruppo Mo.I.Ca. di Chiari, facendoproprio lo statuto del Mo.I.Ca. Nazionale.Non tutte le socie fondatrici sonopotute intervenire per la circostanzaed è stato un peccato, poiché avremmovoluto ringraziarle pubblicamente. Ungiovane musicista ci ha rallegrate conmusiche ballabili e canzoni natalizie.Tina Leonzi ci ha riassunto i risultatidell’attività di tutti questi anni, attivitàche è ora compendiata nella Carta per idiritti della Casalinga che abbiamo distribuitoalle socie.Si tratta di tre punti fondamentali: lostatus giuridico; una forma di assicurazionecontro gli infortuni domestici;una forma di previdenza sociale, siapure da perfezionare.La “Carta” è stata presentata al Governoda Tina Leonzi il giorno 13 novembre,a Roma, nella sala del cenacolodella Camera dei Deputati e l’avvenimentoè stato ripreso da TG1, TG3,Rete 7, oltre a varie interviste alle trereti radiofoniche.Ora speriamo che il ministro Maroniistituisca presto la Commissione per illavoro familiare in seno al Ministerodel Lavoro: sarebbe la prima volta cheil lavoro familiare entra nel Dicasterodel Lavoro per verificare con noi qualiinterventi siano possibili a breve, medioe lungo termine per le casalinghe. IlSottosegretario Guidi ha espresso ilsuo impegno a costituire la Commissioneper gli stili di vita, a cui ci ha già chiamatea far parte.Sembra comunque che negli altri Paesieuropei la situazione delle casalingheitaliane sia considerata all’avanguardia.L’incontro di gennaio verterà sul compitodegli educatori di strada. Due diloro, che hanno una preparazione specifica,ci informeranno sulla loro attivitàa beneficio dei ragazzi cosiddetti“difficili”.Buon anno a tutti!Ida Ambrosiani15L’Angelo - Gennaio 2003


IL PAPA A MONTECITORIOChiedo maggior impegnoMondo femminile“Esigola precisione”16Dal discorso del Papa a Montecitoriodavanti all’intero ParlamentoDopo aver richiamato alla necessitàche ogni persona,eletta nei vari organismi istituzionali,eserciti il proprio ruolo politicoricercando il bene comune, secondole indicazioni contenute neidocumenti del Concilio Vaticano(Gaudium et Spes), Giovanni Paolo IIha tracciato alcune piste di impegno edi cooperazione indispensabili allaedificazione della casa comune.Proseguendo, il Papa ha richiamatol’Enciclica “Centesimus Annus” del1991 dove è scritto: “Le idee e le convinzionipossono essere facilmentestrumentalizzate per fini di potere.Una democrazia senza valori si convertefacilmente in un totalitarismoaperto oppure subdolo, come dimostrala storia”.È seguito il passaggio - molto delicato -della crisi delle nascite e quindi dell’invecchiamentodella popolazione.“La cruda evidenza delle cifre costringea prendere atto dei problemi umani,sociali ed economici che questa crisiinevitabilmente porrà all’Italia neiprossimi decenni, ma soprattutto stimola- anzi, oso dire, obbliga - i cittadiniad un impegno responsabile e convergente,per favorire una netta inversionedi tendenza”.L’azione pastorale a favore della famigliae dell’accoglienza della vita, sonoil contributo che la Chiesa offre allacostruzione di una mentalità e di unacultura all’interno delle quali questainversione di tendenza diventi possibile.Ma sono grandi anche gli spazi peruna iniziativa politica, che mantenendofermo il riconoscimento dei dirittidella famiglia come società naturalefondata sul matrimonio, secondo ildettato della Costituzione della RepubblicaItaliana (cfr. Art. 29), rendasocialmente ed economicamente menoonerosa la generazione e l’educazionedei figli.“Chiedo a Voi, rappresentanti del popolo,un maggior impegno affinché leresponsabilità primarie dei genitoritrovino adeguati sostegni da parte delleIstituzioni”.Scuola e cultura al servizio della persona“Siamo consapevoli che l’uomo contaper ciò che è più che per ciò che ha, eche la scuola e la cultura in generale favivere alla persona una esistenza autenticamenteumana.Proprio per questo una Nazione sollecitadel proprio futuro favorisce lo sviluppodella scuola in un sano clima dilibertà, e non lesina gli sforzi per migliorarnela qualità, in stretta connessionecon le famiglie e con tutte lecomponenti sociali.Non meno importanti, per la formazionedella persona, sono i mezzi dicomunicazione ed ogni strumento chedetermina il grado di cultura: è questauna sfida che chiama in causa ognipersona e famiglia, ma che interpellain modo peculiare chi ha maggiori responsabilitàpolitiche e istituzionali.La Chiesa, da parte sua, non si stancheràdi svolgere, anche in questocampo, quella missione educativa cheappartiene alla sua stessa natura”.Infine Giovanni Paolo II si è soffermatosull’importante ruolo dell’Italianella costruzione di una Europa solidale,capace di dialogo con le altreculture, ma che non si dimentica delleproprie radici cristiane. Il cristianesimoha una attitudine ed una responsabilitàdel tutto peculiari: annunciandoil Dio dell’Amore, esso si proponecome la religione del reciproco rispetto,del perdono e della riconciliazione.L’Italia e le altre Nazioni che hanno laloro matrice storica nella fede cristianasono più preparate ad aprire all’umanitàcammini di Pace, non ignorandola pericolosità delle minacce attuali,ma nemmeno lasciandosi imprigionareda una logica di scontro che sarebbesenza soluzioni.“Per questo dobbiamo tutti sentirciresponsabili nella costruzione di unanuova civiltà fondata sull’ Amore. Diobenedica l’Italia!”a cura di Giuseppe DelfratePinuccia lavorava come contabiled’azienda e abitualmenteaveva accanto a sé un paio digiovani aiutanti. Lei era bionda,sempre vestita e pettinata in modoimpeccabile, senza un filo fuori postoe lavorava nello stesso modo, conassoluta pignoleria: nei suoi registrie tabulati c’erano colonne di numeriperfetti; aveva fatto dell’ordine edell’esattezza lo scopo della sua vita.Quando capitava che uno dei giovanisbagliasse, Pinuccia si arrabbiavamolto, prendeva l’errore come un affrontoe sgridava in modo esageratoil malcapitato. Avendole fatto notareche non era il caso di prenderselatanto e che lei era lì appunto per correggeregli eventuali errori, mi dissecon convinzione: “Io sono così; a mepiace la precisione ed esigo la precisione;gli errori mi danno troppo fastidioper scusarli…”Le cose cominciarono a cambiare ungiorno, quando Pinuccia doveva partireper le vacanze in comitiva. All’airterminal, all’ora stabilita, Pinuccianon c’era. Una sua parente si preoccupòe corse a casa sua, trovandolaseduta tranquillamente in vestaglia,come se non dovesse affatto partire.Quella volta fu una corsa disperata intaxi verso l’aeroporto per fare in tempoa prendere l’aereo.In albergo, poi, commise diverse stranezze,tra cui la più vistosa fu di presentarsia cena con tre abiti differenti,indossati uno sopra l’altro, oppurecon scarpe spaiate. Ritornata a casafu accompagnata dal medico e si scoprìche aveva un tumore benigno alcervello che le impediva il funzionamentodella memoria. Aveva perso lanozione del tempo e non era più ingrado di concentrarsi, ma non se nerendeva conto.Dopo l’operazione, clinicamente riuscita,Pinuccia dovette essere ricoveratain una casa di riposo, nonostantel’età ancora giovane. Quando si va atrovarla, Pinuccia fissa il visitatorecon un sorrisetto ebete, dando segnodi non riconoscerlo.Ida AmbrosianiL’Angelo - Gennaio 2003


AVVENIRELeggere fa un gran beneSpett.le Redazione de “L’Angelo”Dopo il recente convegno Cei “ParaboleMediatiche”, si profila un rilancio ed unimpegno più incisivo da parte del mondocattolico nei mezzi di comunicazione, conproposte innovative che trovano nel quotidianoun significativo punto diriferimento. L’uscita del mercoledì, in particolare,si configura come un progetto infieri e un possibile punto d’incontro e dialogo,attraverso nuovi canali virtuali giàattivi cui segnalare l’eventuale disponibilitàa promuovere un punto “portaparola”nella propria parrocchia. In allegato, trasmettouna sintesi di questa iniziativa,contenuta nel sito www.avvenire.it cui rimandoper ulteriori informazioni, ritenendoimportante questo fermento nel settoredella comunicazione, in grado probabilmentedi sollecitare un interesse più vivo,anche attraverso il notiziario della nostracomunità parrocchiale clarense, nei confrontidella stampa cattolica.CordialmenteRosanna Agostini1. Ai mass media non si sfuggeTelevisione, televisione, e ancora televisione.Ma anche radio, spot pubblicitari, rotocalchi,inserti, supplementi… E poi Internet,che è un po’ tivù, radio, telefono e giornaleinsieme, per di più su dimensioni planetarie.Può bastare? Presi tutti insieme,costituiscono il flusso dei media che oggi citempestano. Bocche di fuoco che entranoin ogni casa, e che negli ultimi quindici annihanno cambiato radicalmente l’ambientenel quale viviamo. E di continuo modificanomentalità, abitudini, persino il linguaggio,mettendo in discussione giorno dopogiorno tradizioni e punti di riferimento.Suggeriscono, quando non impongono,pensieri, desideri, modelli di comportamento,stili di vita. Fanno tendenza cioè, instillandopriorità nuove, un ordine diverso divaloriedirapportitralepersone.Siamo tutti coinvoltiNessuno può dirsi estraneo o pensarsi immuneda questo fenomeno. E neppure ci sipuò illudere di scavarsi un bunker impermeabileall’influsso dei media. Giovani eadulti, bambini e anziani: tutti siamo coinvolti.Gli effetti sulle persone sono diversi aseconda delle combinazioni fra gli strumentiche usiamo e le vicende personali.E le parrocchie? Certo, non vivono al di fuoridi questo mondo. E a intuito avvertonoche molte cose sono cambiate anche perloro. Affiora così un nuovo senso di spaesamentodi fronte ai problemi.Dominare o essere dominatiSe non crediamo di vivere sotto una cappadi vetro, dobbiamo allora fare i conti con larealtà. E decidere che cosa sia urgente fare,individuare il punto esatto sul quale farleva. Già: ma quale punto? Non c’è dubbioche se i mass media hanno cambiato lo scenarioche ci circonda, e sembrano non voleraltro che renderci tutti spettatori-assorbenti,tocca a noi allora riprendere in manol’iniziativa e diventare capaci di dominare ilfenomeno, non esserne dominati.2. Ma la sfida si può vincereLa parrocchia non ha scelta: è “costretta” ainteressarsi di più di mass media. Ancheperché rischia, se no, di parlare una linguache la gente non capisce. Senza rinunciarea una virgola della sua missione, anzi proprioper questa, deve sapere che le comunicazionidi massa rappresentano un fattoredecisivo di questo tempo, e che se vuole vederrealizzati un po’ dei suoi sogni deve abbandonaregli schemi astratti e tenere contodei nuovi condizionamenti che partonodalla testa della gente.I media cattoliciSe l’appuntamento decisivo oggi per i cristianiè acquisire una mentalità di fede,sarà di eccezionale importanza poterla alimentarecon ragioni chiare e attuali, maanche affinare attraverso il confronto delleopinioni e rinforzare con un’attitudine allavalutazione e al giudizio. Detto così, puòsembrare complesso. Invece è più a portatadi mano di quanto sembri: soprattutto perchéla sfida non ci coglie disarmati. A sostenerequesto nuovo, grande impegno ci sonoinfatti i media cattolici o di ispirazione cristiana,giornali libri radio televisione internet:una “rete” di strumenti che non esistonoper vezzo o moda del momento, ma perun indispensabile servizio di accompagnamentoalla coscienza di chi crede.3. Per tutti, un nuovo “Avvenire”In concreto, suggeriamo di ripartire da“Avvenire”, il quotidiano cattolico oracompletamente rinnovato che si diffondeattraverso vari canali: le edicole, gli abbonamenti,e gli sportelli della “buona stampa”.Da oggi cominceremo a chiamarequesti sportelli “Portaparola”, con l’intentodi attivarli dove non esistono, rimetterliin moto se vivacchiano stancamente, o magaripotenziarli: le idee al riguardo nonmancano.Una nuova figura di volontarioIl quotidiano dei cattolici è oggi un giornaledinamico e di personalità, alla ricerca dilettori che sappiano apprezzare chi stuzzicala loro intelligenza, lo spirito critico, lacuriosità verso il mondo. Un giornale che sipuò proporre, senza alcun timore di sfigurare,a chiunque frequenti la comunità parrocchialecon assiduità o anche solo per leliturgie domenicali. In una società che vedemoltiplicarsi le voci e le proposte, un semplice,passivo punto-vendita non basta più.È indispensabile che, insieme al giornale, sipossa incontrare una persona, ossia unanimatore capace di iniziativa e di fermento,con alcune idee chiare e un pensiero vitale,con la voglia di conoscere in primapersona e senza preconcetti i fatti e i loroprotagonisti, e un’attitudine a esprimereopinioni ponderate.L’animatore dello sportello che chiamiamo“Portaparola” è espresso dalla comunitàstessa, è un po’ voce della sua anima, dellesue radici, della sua storia.Vuoi sapernedi più?Invia una richiestadi altre informazioni aAvvenire-Ufficio cortesiaTelefono 02.6780343/4Fax: 02.6780341emailufficio_cortesia@avvenire.itindicando nome e cognome, indirizzo,recapiti telefonici ed eventualmenteindirizzo di email,oltre a parrocchia e diocesi.17L’Angelo - Gennaio 2003


CULTURANon è mai troppo presto18Anche a Chiari, nella Biblioteca FaustoSabeo, si sta lavorando sul progetto Natiper leggere, per diffondere la lettura adalta voce ai bambini in tenera età.Una inedita alleanza fra pediatrie bibliotecari si è formataintorno alla lettura ad altavoce dei libri a bimbi anche molto piccoli,specie se fatta dai genitori. Inedita,ma in fondo naturale, perché leggere insiemeun libro fa bene ai piccoli e ai genitori;fa bene alla loro relazione. Il luogodi questa collaborazione originale è ilprogetto nazionale Nati per leggere,promossodall’Associazione culturale pediatri(ACP) e dall’Associazione italianabiblioteche e bibliotecari (AIB). Diquesta alleanza si stanno notando segnianche in Provincia di Brescia, e a Chiari,dove nella Biblioteca Fausto Sabeo cisono persone che credono fino in fondoa questo progetto e si stanno impegnandonon solo a livello locale per diffonderlo.I primi a notare in modo sistematico ivantaggi derivanti dalla lettura ad altavoce a bambini piccolissimi sono stati ipediatri americani. I benefici, riscontratianche da verifiche sperimentali, si collocanosu diversi livelli. Non solo si trattadi una misura che previene in modo efficacel’insuccesso scolastico e crea preziosispazi di intimità all’interno della famiglia,ma consente al pediatra stesso distabilire una diversa e più efficace relazionecon le famiglie. La lettura ad altavoce facilita il dialogo e consente di affrontarein modo mediato i piccoli problemidella crescita. Insomma, può diventareun modo diverso per i genitori diprendersi cura dei figli, non limitato agliaspetti tradizionali della pappa o dell’igiene,che arricchisce in modo sorprendentela qualità della loro relazione.In Italia, basandosi anche su proprie lineedi ricerca e sperimentazione, sonostati i medici dell’Associazione culturalepediatri e dei Centri per la salute delBambino (ne esistono a Cesena, Triestee Palermo) a raccogliere per primi lesuggestioni provenienti da oltre oceano:fra gli altri Giancarlo Biasini, Salvo Fedele,Franco Panizon. Dopo una primafase di riflessione interna alla categoriamedica, i pediatri hanno cercato la collaborazionedelle biblioteche. È stata unascelta molto opportuna che ha datoall’iniziativa un respiro interdisciplinareche ne fa una esperienza del tutto originale.Portatori di un sapere certo menoaccreditato scientificamente, i bibliotecarihanno però una attitudine al lavoroin rete e alla collaborazione con le diverseagenzie sul territorio che ha dato aNati per leggere uno slancio e una capacitàdi penetrazione non comune. Dobbiamoa questa complementarietà fra pediatrie bibliotecari una campagna chesotto un unico logo disegnato da Altan, ilcelebre vignettista autore dell’amatissimaPimpa, riunisce oggi decine di iniziativelocali lungo tutta la penisola.Il progetto comprende infatti una estremavarietà di iniziative, dai corsi di letturaad alta voce, al seminario rivolto aglioperatori, dalle letture nelle sale d’aspettodegli studi pediatrici e dei repartiospedalieri, alle semplice diffusione dimateriale illustrativo e di bibliografie,per arrivare ai libri regalati a tutti i bambinidurante le visite periodiche.Il cuore di ogni realizzazione locale restala lettura ad alta voce dei libri da partedei genitori. Qualcuno osserva chel’espressione “ad alta voce” è imprecisa.La lettura efficace è fatta anche di sussurrie di silenzi, di sguardi.La lettura a bimbi piccolissimi, poi, sicompleta con abbracci e coccole dei genitori,come del resto mostra lo stessologo di Nati per leggere. Intendiamoci find’ora: con lettura ad alta voce si intende,semplicemente, il leggere insieme aibambini, in una relazione nella qualel’adulto mette la capacità di decifrare leparole, che il piccolo non ha, il suono dellibro, insomma, che tra l’altro di messaggivisivi e tattili (ci sono libri di stoffa, libri-bagno,libri pelosi, musicali, fosforescenti)ne ha moltissimi da dare, e quasitutti perfettamente accessibili se il libroè scelto con cura.È qui che interviene l’altro professionistadel progetto: il bibliotecario. La raccomandazionedella lettura da parte deipediatri ai genitori deve essere accompagnatada validi suggerimenti su quali libriscegliere, e appunto forse solo la bibliotecapuò aiutare in questo lì dove nonesistano librerie specializzate.Come si è accennato, anche in provinciadi Brescia Nati per leggere si sta diffondendo.La Provincia ha promosso in ottobreun Convegno a cui hanno partecipatoinsieme ai più accreditati studiosiitaliani (Giancarlo Biasini, Rita ValentinoMerletti, Guido Petter e altri), PeriKlass, la pediatra americana responsabiledel progetto originale Reach Out andRead,a cui NP si ispira. È inoltre statarealizzata una bibliografia e un espositoreche presto si potranno trovare anchenello studio di alcuni pediatri a Chiariche si sono già dimostrati particolarmenteinteressati.Sì perché anche a Chiari si sta prestandosempre più attenzione alla lettura ad altavoce. Nel corso del 2001 la Biblioteca Sabeoha realizzato un corso di lettura pergenitori e dal febbraio 2002 è stata istituital’Ora del racconto. Alle 16.30 di tutti ivenerdì ci sono volontarie (le Librellule)che leggono storie a bambini dai 4 annicirca. L’obbiettivo, oltre a far divertire eappassionare ai libri i bimbi, è quello dimostrare ai genitori che li accompagnanol’effetto straordinario della lettura suipiccoli. E di far vedere come sia divertente,e in fondo nient’affatto difficile,leggere delle storie con brio e rendendoleinteressanti. Infatti ciò che più importaè che molti genitori aprano i libri insiemeai bambini, a tutte le età, associandola propria voce a quella delle storieche vi vengono raccontate. Una esperienzache accompagnerà il lettore pertutta la vita.Moltissime informazioni su Nati per leggerepossono essere trovate sul sitohttp://www.aib.it/aib/npl/npl.htm, oppurerichieste alla Biblioteca di Chiari, rivolgendosiin particolare alla responsabiledella Sala Ragazzi, Alessandra Alborghetti.Fabio BazzoliDirettore della Bibliotecacomunale Fausto Sabeo di ChiariL’Angelo - Gennaio 2003


CULTURAIl pediatra consigliaDal sito web di Nati per leggere,alcuni suggerimenti propostiai genitori per facilitare ilcontatto dei bambini con il libro e lalettura. Alle varie fasi dello sviluppofisico e cognitivo sono affiancate questeosservazioni, avvertendo che “ibambinipossonofaredeilibrigliusipiù disparati, soprattutto nei primianni di vita”. Inoltre, poiché i bambini“seguono percorsi di sviluppo anchemolto diversi” le indicazioni fornite“sono tutt’altro che rigide e i tempi realideibambinipossonovariarerispettoa quelli indicati. Il tuo pediatra tipotrà spiegare queste cose nel corsodelle visite di controllo dei primi annidi vita e ti potrà chiarire gli eventualidubbi.La biblioteca della tua città ti aiuterànella scelta dei libri e ti metterà gratuitamentea disposizione un’ampia sceltadi libri”.A 6 mesiAi bambini piacciono le ninne nanneche accompagnano il suono della parolaal movimento del corpo, al contattofisico, alle sensazioni olfattive e visive, e,talvolta, anche gustative.A 9 mesiI libri a questa età e fino a 12 mesi devonoessere possibilmente resistenti, atossici,con colori vivaci e oggetti familiari ofigure di bambini.A 12 mesiI libri devono essere robusti e maneggevoli.Le figure preferite riguardano azionifamiliari (mangiare, dormire, giocare)e piccoli animali, mentre i testi preferitisono ad es. le filastrocche. Il contattofisico con l’adulto è fondamentale.A 15 mesiAi bambini piacciono il libri con frasibrevi e facili, che il bambino possa impararead anticipare.A 18 mesiAi bambini piacciono libri che parlanodi animali (con versi buffi e rumori), dibambini, delle cose di ogni giorno, confrasi brevi e semplici.A 24 mesiAi bambini piacciono le storie che dannol’opportunità di identificarsi con ipersonaggi, che raccontano prove da superare,che fanno ridere. Quando si passeggiacon il bambino gli si possono leggereanche le scritte, i cartelli e i segnali.A 30 mesiAi bambini piacciono storie di bambinidella loro età che narrano momenti divita quotidiana (andare a scuola o alparco giochi), di amicizia, di fratelli osorelle, ma anche libri fantastici, avventurosi.I testi devono essere semplici, o sipossono semplificare, in modo da poteressere memorizzati, “letti” autonomamente,o in modo che il bambino possaconcludere la frase iniziata dall’adulto.Le fiabe tradizionali (e in particolarequelle “del perché” - animali parlantiche spiegano le cose) aiutano anche aproiettare all’esterno le paure e le emozioniche il bambino ha dentro di sé. Albambino piace scegliere la storia e glipiace anche farsela leggere molte volte.(dal sito:http://www.aib.it/aib/npl/sugg.htm)che le tue domandevenissero poste alTipiacerebbeSindaco, al Parroco e adaltre autorità di Chiari?La redazione di Claronda stapensando ad una nuova trasmissionecon interviste aimembri di spicco della nostracomunità.Vorremmo avere la possibilitàdi rivolgere agli intervistati soprattuttodomande proposte dagliascoltatori.Se hai qualche idea (anche solodomande!) non esitare a telefonareal numero 030/713879(ore pasti) e chiedere di Alessandro.Oppure puoi scrivere unae-mail all’indirizzo:alezini@yahoo.itLa redazione di ClarondaPeritipide“LaCompagniadellastampa” di Roccafranca, è statopubblicato il terzo volume dei“Quaderni” editi dalla Fondazione Morcelli-Repossi.«Anche questo numero - scrive la presidenteIone Belotti nell’introduzione -ci conduce alla scoperta di uomini, libri,carte della Morcelliana per “riguadagnare”il patrimonio, il tempo vissuto,i paesaggi dei “padri”. [...] Seguirel’iter di Virgilio Bornati, studiato daRaffaella Capitanio o le vicende delprezioso incunabolo di San Bernardino,rievocate da Fausto Formenti; scorrerele lettere agli amici di Isidoro Clario,presentate da Enrica Gobbi o soffermarci,con Daniela Mena, sugliaspetti editoriali e grafici di rare operesettecentesche stampate a Brescia; riscoprire,con Giuseppe Fusari, AlessioAntonio Rota; incontrarci con don LuigiRivetti, indimenticato bibliotecariodella Morcelliana, e col marchese Sommi-Picenardi,guidati da Fabio Bazzolie Mino Facchetti; rievocare gli ultimicinquant’anni di vita clarense attraversole fotografie di don Luigi, commentateda Roberto Bedogna o esaminarele biblioteche del filosofo brescianoLuciano Parinetto e di don Luigi Funazzi(recentemente entrate per donazionealla Morcelliana), seguendo gliitinerari suggeriti rispettivamente daMarco Dotti e Livio Rota; comprendere,attraverso le note di lavoro di SaraCazzoli, Roberta Gallotti e Debora Piroli,quanto sia paziente, attento, faticosoil mestiere dell’archivista, indispensabileper qualunque seria ricercastorica; essere introdotti, da GiancarloLang, nel magico mondo delle carte decorate,marmorizzate, dorate, silografate...è tornare a casa».19L’Angelo - Gennaio 2003


20GIORNATA PER LA PACEPacem in terris:un impegno permanenteMESSAGGIO DI SUA SANTITÀGIOVANNI PAOLO IIPER LA CELEBRAZIONE DELLAGIORNATA MONDIALE DELLA PACE1. Sono trascorsi quasi quarant’anni daquell’11 aprile 1963, in cui Papa GiovanniXXIII pubblicò la storica Lettera enciclicaPacem in terris. Si celebrava in quel giornoil Giovedì Santo. Rivolgendosi “a tutti gliuomini di buona volontà”, il mio veneratoPredecessore, che sarebbe morto duemesi più tardi, compendiava il suo messaggiodi pace al mondo nella prima affermazionedell’Enciclica: “La pace in terra,anelito profondo degli esseri umani di tutti itempi, può venire instaurata e consolidatasolo nel pieno rispetto dell’ordine stabilitoda Dio” (Pacem in terris, introd.: AAS, 55[1963], 257).Parlare di pace ad un mondo diviso2. In realtà, il mondo a cui Giovanni XXIII sirivolgeva era in un profondo stato di disordine.Il XX secolo era iniziato con una grandeattesa di progresso. L’umanità aveva invecedovuto registrare, in sessant’anni distoria, lo scoppio di due guerre mondiali,l’affermarsi di sistemi totalitari devastanti,l’accumularsi di immense sofferenze umanee lo scatenarsi, nei confronti della Chiesa,della più grande persecuzione che lastoria abbia mai conosciuto.Solo due anni prima della Pacem in terris,nel 1961, il “ muro di Berlino ” veniva erettoper dividere e mettere l’una control’altra non soltanto due parti di quella Città,ma anche due modi di comprendere e dicostruire la città terrena.I quattro pilastri della pace3. Papa Giovanni XXIII non era d’accordocon coloro che ritenevano impossibile lapace. Con l’Enciclica, egli fece sì che questofondamentale valore - con tutta la sua esigenteverità - cominciasse a bussare da entrambele parti di quel muro e di tutti i muri.A ciascuno l’Enciclica parlò della comuneappartenenza alla famiglia umana e acceseper tutti una luce sull’aspirazione della gentedi ogni parte della terra a vivere in sicurezza,giustizia e speranza per il futuro.Da spirito illuminato qual era, GiovanniXXIII identificò le condizioni essenziali perla pace in quattro precise esigenze dell’animoumano:(cfr ibid., I: l.c., 265-266). La verità- egli disse - sarà fondamento della pace, seogni individuo con onestà prenderà coscienza,oltre che dei propri diritti, anchedei propri doveri verso gli altri. La giustiziaedificherà la pace, se ciascuno concretamenterispetterà i diritti altrui e si sforzerà diadempiere pienamente i propri doveri versogli altri. L’amore sarà fermento di pace,se la gente sentirà i bisogni degli altri comepropri e condividerà con gli altri ciò chepossiede, a cominciare dai valori dello spirito.La libertà infine alimenterà la pace e lafarà fruttificare se, nella scelta dei mezzi perraggiungerla, gli individui seguiranno la ragionee si assumeranno con coraggio la responsabilitàdelle proprie azioni.Una nuova coscienza della dignitàdell’uomo e dei suoi inalienabili diritti4. L’umanità, egli scrisse, ha intrapreso unanuova tappa del suo cammino (cfr ibid., I:l.c., 267-269). La fine del colonialismo, lanascita di nuovi Stati indipendenti, la difesapiù efficace dei diritti dei lavoratori, la nuovae gradita presenza delle donne nella vitapubblica, gli apparivano come altrettanti segnidi un’umanità che stava entrando in unanuova fase della sua storia, una fase caratterizzatadalla “ convinzione che tutti gli uominisono uguali per dignità naturale ” (ibid., I:l.c., 268). Certo, tale dignità era ancora calpestatain molte parti del mondo. Il Papanon lo ignorava. Egli era tuttavia convintoche, malgrado la situazione fosse sotto alcuniaspetti drammatica, il mondo stava diventandosempre più consapevole di certivalori spirituali e sempre più aperto alla ricchezzadi contenuto di quei “pilastri dellapace” che erano la verità, la giustizia,l’amore e la libertà (cfr ibid., I: l.c.,268-269).Il bene comune universale5. Su di un altro punto l’insegnamento dellaPacem in terris si dimostrò profetico, precorrendola fase successiva dell’evoluzionedelle politiche mondiali. Davanti ad unmondo che stava diventando sempre piùinterdipendente e globale, Papa GiovanniXXIII suggerì chedoveva essere elaborato con un orizzontemondiale. Ormai, per essere corretto, il discorsodoveva far riferimento al concetto di“bene comune universale” (Pacem in terris,IV: l.c., 292).Un nuovo ordine morale internazionale6. Resta comunque vero che, nonostantemolte difficoltà e ritardi, nei quarant’annitrascorsi si è avuto un notevole progressoverso la realizzazione della nobile visione diPapa Giovanni XXIII. Il fatto che gli Statiquasi in ogni parte del mondo si sentanoobbligati ad onorare l’idea dei diritti umanimostra come siano potenti gli strumentidella convinzione morale e dell’integritàspirituale. Furono queste le forze che si rivelaronodecisive in quella mobilitazionedelle coscienze che fu all’origine della rivoluzionenon violenta del 1989, evento chedeterminò il crollo del comunismo europeo.E sebbene nozioni distorte di libertà,intesa come licenza, continuino a minacciarela democrazia e le società libere, è sicuramentesignificativo che, nei quarant’annitrascorsi dalla Pacem in terris, molte popolazionidel mondo siano diventate più libere,strutture di dialogo e di cooperazionetra le nazioni si siano rafforzate e la minacciadi una guerra globale nucleare, quale si profilòdrasticamente ai tempi di Papa GiovanniXXIII, sia stata efficacemente contenuta.A questo proposito, con umile coraggiovorrei osservare come l’insegnamento plurisecolaredella Chiesa sulla pace intesacome “tranquillitas ordinis” - “tranquillitàdell’ordine”, secondo la definizione diSant’Agostino (De civitate Dei, 19, 13), sisia rivelato, alla luce anche degli approfondimentidella Pacem in terris, particolarmentesignificativo per il mondo odierno,tanto per i Capi delle nazioni quanto per isemplici cittadini. Che ci sia un grande disordinenella situazione del mondo contemporaneoè constatazione da tutti facilmentecondivisa. L’interrogativo che si imponeè perciò il seguente:E poiché ilmondo, pur nel suo disordine, si sta comunque“organizzando” in vari campi (economico,culturale e perfino politico), sorgeun’altra domanda ugualmente pressante:secondo quali principi si stanno sviluppandoqueste nuove forme di ordine mondiale?Queste domande ad ampio raggio indicanoche il problema dell’ordine negli affari mondiali,che è poi il problema della pace rettamenteintesa, non può prescindere da questionilegate ai principi morali. In altre parole,emerge anche da questa angolatura laconsapevolezza che la questione della pacenon può essere separata da quella della dignitàe dei diritti umani. Proprio questa èL’Angelo - Gennaio 2003


una delle perenni verità insegnate dalla Pacemin terris, e noi faremmo bene a ricordarlae a meditarla in questo quarantesimoanniversario.Il legame tra pace e verità7. Contestando la visione di coloro chepensavano alla politica come ad un territoriosvincolato dalla morale e soggetto alsolo criterio dell’interesse, Giovanni XXIII,attraverso l’Enciclica Pacem in terris, delineòuna più vera immagine dell’umana realtàe indicò la via verso un futuro miglioreper tutti. Proprio perché le persone sonocreate con la capacità di elaborare sceltemorali, nessuna attività umana si situa al difuori della sfera dei valori etici. La politica èun’attività umana; perciò anch’essa è soggettaal giudizio morale. Questo è vero ancheper la politica internazionale. Il Papascriveva: “La stessa legge naturale che regolai rapporti tra i singoli esseri umani, regolapure i rapporti tra le rispettive comunità politiche”(Pacem in terris, III: l.c., 279).Quanti ritengono che la vita pubblica internazionalesi esplichi in qualche modo fuoridell’ambito del giudizio morale, non hannoche da riflettere sull’impatto dei movimentiper i diritti umani sulle politiche nazionali einternazionali del XX secolo, da poco concluso.Questi sviluppi, che l’insegnamentodell’Enciclica aveva precorso, confutanodecisamente la pretesa che le politiche internazionalisi collochino in una sorta di“zona franca” in cui la legge morale nonavrebbe alcun potere.Le premesse di una pace durevole8. C’è un legame inscindibile tra l’impegnoper la pace e il rispetto della verità. L’onestànel dare informazioni, l’equità dei sistemigiuridici, la trasparenza delle procedure democratichedanno ai cittadini quel senso disicurezza, quella disponibilità a comporre lecontroversie con mezzi pacifici e quella volontàdi intesa leale e costruttiva che costituisconole vere premesse di una pace durevole.Gli incontri politici a livello nazionalee internazionale servono la causa della pacesolo se l’assunzione comune degli impegniè poi rispettata da ogni parte.Una cultura di pace9.. Strutture eprocedure di pace - giuridiche, politiche edeconomiche - sono certamente necessariee fortunatamente sono spesso presenti.Esse tuttavia non sono che il frutto dellasaggezza e dell’esperienza accumulata lungola storia mediante innumerevoli gesti dipace, posti da uomini e donne che hannosaputo sperare senza cedere mai allo scoraggiamento.Gesti di pace nascono dallavita di persone che coltivanonel proprio animocostanti atteggiamentidi pace. Sonofrutto della mente e delcuore di “operatori dipace” (Mt 5, 9). Gestidi pace sono possibiliquando la gente apprezzapienamente ladimensione comunitariadella vita, così dapercepire il significato ele conseguenze checerti eventi hanno sullapropria comunità e sulmondo nel suo insieme.Gesti di pace creanouna tradizione e una cultura di pace.Essa può esercitare questo ruolotanto più efficacemente, quanto più decisamentesi concentra su ciò che le è proprio:l’apertura a Dio, l’insegnamento di una fratellanzauniversale e la promozione di unacultura di solidarietà. La “Giornata di preghieraper la pace”, che ho promosso adAssisi il 24 gennaio 2002 coinvolgendo irappresentanti di numerose religioni, avevaproprio questo scopo. Voleva esprimere ildesiderio di educare alla pace attraverso ladiffusione di una spiritualità e di una culturadi pace.L’eredità della “Pacem in terris”10. Il beato Giovanni XXIII era persona chenon temeva il futuro. Lo aiutava in questoatteggiamento di ottimismo quella convintaconfidenza in Dio e nell’uomo che gli venivadal profondo clima di fede in cui era cresciuto.Forte di questo abbandono allaProvvidenza, persino in un contesto chesembrava di permanente conflitto, nonesitò a proporre ai leader del suo tempouna visione nuova del mondo. È questal’eredità che egli ci ha lasciato. Guardando alui, in questa Giornata Mondiale della Pace2003, siamo invitati ad impegnarci in queimedesimi sentimenti che furono suoi: fiduciain Dio misericordioso e compassionevole,che ci chiama alla fratellanza; fiducianegli uomini e nelle donne del nostro comedi ogni altro tempo, a motivo dell’immaginedi Dio impressa ugualmente negli animi ditutti. È partendo da questi sentimenti che sipuò sperare di costruire un mondo di pacesulla terra.All’inizio di un nuovo anno nella storiadell’umanità, è questo l’augurio che mi salespontaneo dal profondo del cuore: chenell’animo di tutti possa sbocciare uno slanciodi rinnovata adesione alla nobile missioneche l’Enciclica Pacem in terris proponevaquarant’anni fa a tutti gli uomini e le donnedi buona volontà. Tale compito, chel’Enciclica qualificava come “immenso”, eraindicato nel “ricomporre i rapporti dellaconvivenza nella verità, nella giustizia,nell’amore, nella libertà”. Il Papa precisavapoi di riferirsi ai “rapporti della convivenzatra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le rispettivecomunità politiche; fra le stesse comunitàpolitiche; fra individui, famiglie, corpiintermedi e comunità politiche, da unaparte, e, dall’altra, la comunità mondiale”. Econcludeva ribadendo che l’impegno di “attuarela vera pace nell’ordine stabilito daDio” costituiva un “ufficio nobilissimo” (Pacemin terris, V: l.c., 301-302).è un’occasione quanto mai opportunaper fare tesoro dell’insegnamento profeticodi Papa Giovanni XXIII. Le comunitàecclesiali studieranno come celebrare questoanniversario in modo appropriato durantel’anno, con iniziative che non mancherannodi avere carattere ecumenico einterreligioso, aprendosi a tutti coloro chehanno un profondo anelito a “superare lebarriere che dividono, ad accrescere i vincolidella mutua carità, a comprendere glialtri, a perdonare coloro che hanno recatoingiurie” (ibid., V: l.c., 304).Accompagno questi auspici con la preghieraa Dio Onnipotente, sorgente di ogni nostrobene. Egli, che dalle condizioni di oppressionee di conflitto ci chiama alla libertàe alla cooperazione per il bene di tutti, aiutile persone in ogni angolo della terra a costruireun mondo di pace, sempre più saldamentefondato sui quattro pilastri che ilbeato Giovanni XXIII ha indicato a tutti nellasua storica Enciclica: verità, giustizia,amore e libertà.Dal Vaticano, 8 Dicembre 2002Giovanni Paolo II21L’Angelo - Gennaio 2003


22TendadellapaceLo sapevi che…Tutto quelloche non ci dicono!Che le informazioni ci siano èun dato di fatto: TG, riviste,giornali ci “bombardano” o-gni giorno. La domanda che ci poniamoè quanto di vero e di oggettivo c’ènelle notizie che ci passano; vogliamocapire in che modo esse vengono scelteoppure scartate. Se solo immaginiamoquante sono le guerre effettive nelmondo e di quante conosciamo l’esistenzaci rendiamo conto di quanto siaimportante cercare fonti diverse di informazione.È dovere di ognuno di noiassumere una capacità critica per promuoverela pace e smascherare lamenzogna e la propaganda della guerra.L’iniziativa della tenda della pace,prevista per i giorni dal 3 al 9 febbraio2003, vuole essere un momento di riflessioneed una opportunità di confronto,per capire di più e per essereveramente costruttori di pace. Sono inprogramma per le mattinate laboratoridi discussione e di confronto con iragazzi delle superiori, giochi di simulazionee di ruolo per i ragazzi dellemedie nei pomeriggi. Le serate sarannoluogo di testimonianza e di dialogoper adolescenti, giovani e adulti dellacomunità.Gruppo “Giovani per la pace”ImmaginoImmaginoun mondo senza dolore,immaginoun mondo pieno d’amore,immaginoun mondo dove un fucilespara un fioreimmaginoun mondo dove il visodei bimbi è dello stesso coloreimmaginoun mondo dove si può stareinsiemeimmaginoun mondo dove ci si puòabbracciare e volersi beneimmaginoun mondo senza paurae terroreun mondo sicuramente miglioreimmaginoun mondo senza la guerraimmaginopace in tutta la terra.Messaggio di paceda parte degli alunnidella 1 a DScuola media ToscaniniNegozioChiariMondopresso Centro Giovanile,ingresso da Viale CadeoOrario di aperturaSabato: 9.30 /11.30 - 14.30/18.00Puoi trovare tutti i prodottidel commercio equo e solidale:generi alimentari e artigianato.MESE DELLA PACE… Non beviamolatutta…… sarà questo lo slogan che accompagneràil tradizionale Mese dellaPace. Il tema che quest’anno verrà affrontatosarà la pace vista dalla prospettivadell’informazione. Pace cheè promessa e invocazione, che nascenel profondo dell’essere di ogniuomo e donna; in essa si proiettanoimmagini di tranquillità ma nellostesso tempo di conflitto, di vita e dimorte, si fa la guerra e si afferma diavere in cuore la pace… Questo valoreuniversale, che va al di là dell’appartenenzareligiosa e culturale deipopoli, come viene difeso e sostenutodai mass-media? Dietro le guerre chesi stanno combattendo, quelle che conosciamoe quelle che ci sono taciute,quali sono le ragioni più nascoste,che fa comodo a molti tacere o manipolare?Quanto l’informazione ciaiuta a capire la verità dei fatti, equanto invece è manipolata per unapropaganda di guerra? Forse permolti queste parole potranno sembrareripetitive o scarse di valore, noisiamo però convinti che è dovere ditutti i cittadini educare se stessi allapace: rispettare il pluralismo politico,sociale, culturale e religioso, favorireil dialogo e la solidarietà a livello localee planetario. Per far ciò è fondamentalepartire dalla Verità.L’enciclica di Giovanni XXIII Pacemin terris, afferma che i quattro pilastrisu cui appoggia la pace sono la verità,la giustizia, la libertà e l’amore. Èquindi importante partire dalla verità,non tanto la verità dottrinale, mala “verità dell’essere umano”, dal valorefondamentale e irripetibile che aogni essere umano è stato dato dalprimo istante dell’esistenza nel senomaterno, fino all’ultimo soffio delsuo vivere. Auguriamo a tutti che ildesiderio di educarsi alla pace inmodo permanente e di viverlo quotidianamentenei piccoli gesti, nasca esi sviluppi nel cuore di ciascuno. Ilmese della Pace con i suoi incontri einiziative vuole sostenerci e aiutarciin questo.Gruppo percorsi di PaceCentro Giovanile 2000L’Angelo - Gennaio 2003


Centro Giovanile2000Locandina Mesedella Pace 2003… Non beviamolatutta!Venerdì 17 gennaio ore 20.45 Centro Giovanile 2000“L’altra faccia dell’informazione”: la verità taciuta o negataPadre Giulio Albanese, direttore di MISNABarbara Uglietti, giornalista di AVVENIRESabato 18 gennaio ore 20.45 Centro Giovanile 2000Genitori in preghiera per la paceVenerdì 24 gennaio ore 20.45 Centro Giovanile 2000“La ricerca della verità per una prospettiva di Pace”Aloisio Tosolini, docente di filosofiaDomenica 26 gennaio ore 15.30 Palazzetto dello sport (Via SS. Trinità)“La voce di chi non ha voce”: dai bassifondi della storiaPadre Alex ZanotelliN. B.: durante tutti gli incontri è prevista assistenza e animazione per ibambini.Sabato 1 febbraio ore 15.00 in Piazza Zanardelli“Happening della Pace”Da lunedì 3 a domenica 9 febbraioLo sapevi che…Tenda della PaceIn Piazza Martiri della LibertàAnimata dai giovani con mostre, incontri, testimonianze… e altro!Domenica 9 febbraio- ore 15.30 al Centro Giovanile 2000incontro con Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo emerito di Ivrea e già presidentedi Pax Christi- ore 20.00“Fiaccolata della Pace” con partenza dalla tenda e intervento conclusivodi Mons. Luigi BettazziChi è padre Alex Zanotelli?Padre Alex Zanotelli è un missionariocomboniano nato a Livio (Trento) nel 1938e diventato sacerdote nel 1964. Ha studiatoTeologia a Cincinnati negli Stati Uniti, si èspecializzato in religione islamica alla Sorbonadi Parigi. Dal 1964 al 1973 è stato missionarioin Sudan, da dove è stato espulsoper il suo impegno a favore della minoranzadel popolo Nuba.Ha diretto la rivista Nigrizia, dalle cui pagineha portato avanti una critica radicale alsistema politico economico del Nord delmondo, che prospera sfruttando risorse epersone del Sud del mondo. Particolarmenteduro è stato il suo intervento sultraffico di armi. Scriveva infatti nell’editorialedi Nigrizia del gennaio 1985, inmerito alla politica di cooperazione internazionaledel governo italiano: “È semprepiù risaputo che i soldi destinati alla lottacontro la fame e per lo sviluppo vengonousati per altri fini, perfino nel giro dellearmi” e accusava esplicitamente importantiesponenti politici di quel tempo, definendoun ministro “commesso viaggiatored’armi” e concludendo che “la fame paga”.Nigrizia continuerà ad essere “la voce deisenza voce” e a denunciare “il grande affaredegli aiuti”.Nel 1987 Zanotelli dovette lasciare il postodi Direttore della rivista e venne mandatoin Africa, dove è rimasto in questi ultimi 14anni, di cui 12 trascorsi a Kovogocho, unabaraccopoli di Nairobi abitata da 100.000persone, i più poveri tra i poveri, i piùesclusi tra gli esclusi; molti di loro vivonoinfatti di ciò che trovano frugando tra i rifiutidella grande metropoli. Ora PadreAlex è ritornato in Italia ed ha scelto dicontinuare la sua Missione nei quartieripoveri di Napoli.Quando parla, Zanotelli riempie i Palazzettidello Sport e coinvolge tutti, anche chinon crede. La forza dirompente delle sueprovocazioni sta nella sua estrema coerenza,nella sua scelta radicale, nel suo darevoce ai poveri, nel suo essere povero conloro, nello spezzare il pane con gli esclusi.Primo Gandossi23L’Angelo - Gennaio 2003


Appuntamenti DreamBarPoco fumo e...Mese di gennaioTante caldarroste24Domenica 5 gennaio ore 20.30Miss BefanaSerata di giochi e animazioneSabato 11 gennaio ore 20.30Serata musicaleCharliespleenSabato 18 gennaio ore 21.30Cabaret con Luca EliasArtista dell’area ZeligSabato 25 gennaioesta della comunitàeducativaNel fine settimana dei Santi il CentroGiovanile ha riproposto il classico appuntamentocon castagne e frittelle.Ancora una volta è stato bello vederebambini, giovani e un po’meno giovaniche, dopo la visita al Cimitero, passavanoin Oratorio per riscaldarsi eper chiacchierare.Anche questo è stato possibile grazieal volontariato, l’anima, il cuore delnostro Centro Giovanile. Ci piace tenerepresente che ciascuno può donareciò che può, in termini di tempo, diidee, di disponibilità, di materie prime.A questo proposito si ringrazia la PasticceriaMarconi per aver offertol’impasto delle frittelle...L’appuntamento è ora per carnevale!Il gruppo gastronomiaImmagini da ClarondaClaronda va sempre di onda e va sempre inonda. Rimane una piccola radiolina, ma anoi basta e avanza.Basta perché il suo servizio lo svolge egregiamenteed ora si è allineata alle grandicon una regia automatica “on air” e conmusica digitalizza in formato MP3 (lo scriviamoper i giovani che sanno cosa diciamo)e questo ci permette di presentare unpalinsesto più nostro e più variegato. A noinon puzza di essere l’amplificatore dellachiesa (a proposito la domenica trasmettiamoalmeno una Messa anche da Santa Mariaper diffondere anche la vita dell’Oratorio),ma abbiamo anche buone trasmissionirealizzate da “InBlu”, l’Associazionea cui aderiamo per avere un respiro “satellitare”e “cattolico”, ampio quanto è grandela Chiesa Cattolica. E poi il mitico “Clarondino”(domenica - 12.15, lunedì - 10.00,martedì - 18.00), “Chiari nei quotidiani locali”(venerdì - 18.00, sabato - 10.00) e ingennaio anche le interviste ai potenti diChiari. Ascoltarla ne vale la pena. Non deludemai. M 89.800.L’Angelo - Gennaio 2003


SCOUTArchitettiper un sogno possibileCon i contributi nelle aree PoliticaeFedesiconcludelapresentazionedei temi emersi duranteil Convegno Regionale Scout del novembrescorso a Pontoglio. La primaparte dell’articolo è stata pubblicata suL’Angelo di dicembre.Area politicaSabato mattina, dopo una rifocillantecolazione, ed un pieno di caffeina, indispensabileper affrontare la giornata,ci dirigiamo verso il Palasport diPontoglio, dove si terranno i fuochi incrociatiper l’area politica. Appena entrativeniamo investiti dalle note di Jarabede Palo e Nomadi, provenienti dadue strimpellatori di chitarra che occupanoil tavolo del comizio: ma dura pochiminuti, poi si entra nel vivo delladiscussione. Ospiti dell’incontro sonol’avvocato Mino Martinazzoli, l’onorevoleFerdinando Adornato e il padremissionario comboniano Alex Zanotelli.Il tema è “Per rianimare la piazza”e, sostanzialmente, ruota attornoal ruolo che devono assumere i cristianinella politica. L’intervento di Martinazzoliè piuttosto astratto: una digressionepoco più che etimologicasulle parole “politica” e “democrazia”.Più storico invece il discorso di Adornato,soprattutto con riferimenti allaprima metà del secolo scorso. Ma ilpiatto forte della mattina è stato Zanotelli,un tipo che, già a vederlo, suscitacuriosità: variopinta camicia a manichecorte, sandali e zainone in spalla…e appena inizia a parlare è come se unascossa percorresse l’uditorio. Lanciaaccuse precise, cita dati, bilanci, statistiche.Fa i nomi dei responsabili dicerte situazioni e conclude affermandoche è dovere sia della Chiesa sia diogni persona il non tacere che “questosistema economico è un sistema cheammazza per guerra, fame, sete e malattia.Questo sistema è peccato!”Poi le domande del pubblico a cui rispondesoprattutto Zanotelli, ed infinenoi capi ci distribuiamo nei diversi laboratoriper calare nella nostra associazionele riflessioni ascoltate.AntoniaArea fede ed ecclesialitàQuattro i relatori che ci hanno portatoin modo appassionato la loro esperienzadi testimoni cristiani: Madre GiovannaLombardi di Torino dedita alServizio alla Parola; padre StefanoRoze capo scout francese ed ora monacodella comunità di Sant’Antimo(Siena); mons. Carlo Galli decano dellaParrocchia di Legnano ed ex AssistenteNazionale dell’Agesci; don LuigiCiotti del gruppo Abele.Suor Giovanna, della sua vita, qual èl’aspetto che più l’ha intrigata e l’ha aiutataad essere così?Io sono arrivata alla fede nel tempo,attraverso la disponibilità ad incontri,a relazioni, all’ascolto della Parola. Hovissuto e superato il pericolo più grande:credere di conoscere già la Parola.Sentirmi appagata di quel po’ che sapevo.La parola invece va letta, ascoltata.Meglio ancora insieme, perchéc’è una grazia particolare in ciò. Nellachiesa avviene questo dono speciale,perché la chiesa non è una grandemacchina, è comunione, è relazionecon Cristo e con i fratelli.Quale potrebbe essere il percorso diognuno di noi?Per voi, capi scout, la cosa più importanteè vivere ed educare alla relazionepersonale con Gesù, non va mai dataper scontata. Educate poi alla fedeltàattraverso la testimonianza della fedeltà.Don Carlo, lei che ha vissuto i grandicambiamenti dell’associazione in questitrent’anni, quale pensa sia la domandache oggi ci deve interrogare?L’Agesci dal ’74 in poi è passata attraversoil tempo della “ricerca d’identitàassociativa”, il tempo della sensibilitàper un “progetto”, il tempo della riscopertae rilettura in chiave moderna dei“metodi di branca”. L’oggi invece è caratterizzatodalle “domande”; le grandidomande anche dal punto di vistaecclesiale. Ecco allora gli interrogativi:- c’è ancora in associazione la riflessionee la tensione missionaria sul temadella libertà come fatto pedagogico? -c’è consapevolezza che l’essere educatoriscout è la manifestazione delladiaconia dell’educare, che abbiamo ilservizio dell’educazione? - i capi, chestile di vita personale spirituale hanno,che regola di vita si danno e seguono? -qual è il rapporto tra una comunità diadulti e la Chiesa locale?Ed un’altra domanda ci interroga: igruppi nel loro servizio educativo avvicinanoe rispondono alle istanze educativedei ragazzi problematici, quelliche vivono sempre ai margini in modoprovocatorio?Non è semplice il servizio educativo,perché è più facile cercare strade chediano frutti visibili e immediati. È difficileaccettare di essere seminatori, sipreferisce essere mietitori. Ma i segnidi speranza ci sono già.Padre Stefano, lei che è monaco e caposcout, cosa può dire ai capi che devonosostenere i ragazzi nelle loro crisi di fede?Il problema reale al giorno d’oggi per igiovani non è quello della fede, maquello dell’Essere Uomo e dell’essereDonna. Quindi il capo prima di tuttodeve recuperare nei suoi ragazzi la dimensioneumana. Uso il linguaggio figuratotanto caro agli scout. La fede ècome un tetto che poggia su 4 muri e liprotegge e li garantisce. Sono: la “natura”nella quale vivere i vari aspettidel metodo; la “comunità” luogo delconfronto; l’impegnarsi in prima personaanche nelle cose più piccole; il“servizio” per dare qualcosa fuori disé. Alla fede ci si arriva dopo un lungopercorso. Lo scoutismo è un bellissimometodo per educare alla fede attraversola natura e noi stessi. Il compito delcapo è quello di stare accanto ai suoiragazzi ed essere testimone del suocanto di felicità per l’incontro con Dio.Don Ciotti, dove e come esprimere oggil’essere Chiesa?Oggi è Chiesa essere gruppi diversicon una finalità unica rivolta all’uomoper Dio. La Chiesa è esperienza vissutae ha un punto di riferimento unico:la strada. Questa è luogo dell’impegnosociale, della relazione, della propostaculturale e politica.È l’incontro tra cielo e terra. La stradanon è l’unico luogo dove vivere la fede;ma, come Gesù sulle strade della Palestina,essa va insieme attraversata, vissuta,camminata. Occorre abitare insiemela strada, sia nei momenti di gioiae di festa sia nella fatica. La stradaperò è in continua trasformazione,presenta nuovi volti e chiede all’uomofedeltà nelle scelte; chiede lealtà nelle25L’Angelo - Gennaio 2003


26situazioni nuove. Ciò non è facile, soprattuttooggi con questo orizzonteculturale così avverso e centrato sull’apparire,sul possesso, sul denaro esull’efficienza.Ognuno di noi deve imparare due coseed io ve lo auguro: ad essere inadeguatia questo orizzonte culturale, senzaperò scoraggiarsi o lasciare tentaredall’indifferenza; a sentirsi analfabetidi fronte alla vita, non dare nulla perscontato e non sentirsi arrivati, occorrestupirsi e sentire prepotente il bisognodi conoscere e conoscersi e di darecontinuità alle azioni.E la Chiesa oggi per essere tale, attraversoi suoi gruppi deve essere profetica,non silenziosa; essa non è segno dipotere, ma è potere dei segni. Non siamonoi che salviamo gli uomini, diamosolo una mano a Dio; ma è lui a fissaregli appuntamenti e noi siamo occasionedisponibile perché lui possa agire. Equindi voi capi scout, non avete unaproposta educativa? Giocatela fino infondo. Uscite dalle vostre nicchie estate con gli altri, state dentro la realtà.Non lasciatevi tentare da una comunitàstatica. Perché la Chiesa, voi, o èprofetica o non è chiesa.Come vedete, non sono di poco contole riflessioni e le provocazioni ricevuteai fuochi incrociati.Ora tocca ai capi della Regione fare tesorodi tutto questo e trasformarlo intracce e pensieri per domani. Esserearchitetti di un sogno possibile.Gruppo OMGChiariLa comunità capiSi comunica che la raccoltatradizionale di fine anno diferro, vetro e vestiti a curadell’operazione Mato Grossonon potrà aver luogo per motiviorganizzativi, pochi mezzi epoco personale. Tale raccoltaviene spostata nel periodo di Pasqua.Si pregano tutti coloro chetrattengono materiali da destinarea noi di voler cortesementee pazientemente trattenerli finoa Pasqua.Ci scusiamo per aver creato problemie inconvenienti, contiamosulla vostra comprensione.Il Calzificio Leone GalliLa bella fotografia, scattata nel 1938, raffigura titolari e maestranze del calzificioLeone Galli. Al centro il signor Leone tra i figli Ugo, a destra, e Amedeoa sinistra: una dinastia di fabbricanti di calze con diversi, avviati stabilimenti.Manca la piccola Renata, che da adulta sposerà l’industriale ferriero Ferrettie che perirà, nel 1976, in un tragico incidente aereo tra le montagne del GranCanyon, in America. Con lei moriranno anche i figli Nicola e Patrizia e il pilotadel piccolo Cessna da turismo.Erano anni tranquilli quelli prima della guerra. Ci si contentava di poco, nonmancava la voglia di lavorare e soprattutto non mancava il lavoro.Un episodio curioso. Nel 1940, in piena II guerra mondiale, mentre la fabbricacontinua a lavorare a pieno ritmo, il signor Leone ascolta la radio:«S’cète, gó sintìt de fonte sicüra che dumà ‘n giurnada passerà söl stradù ‘na colonnade suldàcc tedèsch. Só sicür che i sa fermerà ché dianti perché sóm vizì alastassiù... l’è mej per töcc se stiff a casa...».«Va bene sior Leone, stom a chel che ‘l dis lü...».«Anche perché chei lé i varda ‘n facia nisü, anche se jè recòcc de quindes o sédesagn. E per la giurnada saltada sa meteróm decorde ala fì del mes...».E pensare che per andare a lavorare passano ancor oggi da via San Martinodella Battaglia...Antiche famiglie: Borrometi - RutaPubblichiamo la fotografia di una famiglia diimmigrati siciliani: Bruno Borrometi, MariaRuta e la piccola Concettina. La loro storia,comune a quella di tante famiglie del nostroSud, è quella di un lungo viaggio in treno daModica a Milano con le valigie di cartone,dell’incontro con un ambiente nuovo e spessoostile, della voglia di lavorare e di farsi una posizionedignitosa. Trovano casa prima a Milanoe poi a Chiari e qui con Antonino, Francescae Rosalba diventano “dei nostri”.Buon 2003 a tuttiFranco RubagottiL’Angelo - Gennaio 2003


TELEVISIONEAnno nuovo, Tv nuova?Siapreunnuovoannoeforsevalela pena di fare il punto della situazione,partendo da alcuneconsiderazioni chiarificatrici sull’Auditel,un’azienda, perché di Aziendasi tratta, con tanto di Consiglio diAmministrazione dove figurano, conpeso equivalente, la Rai, Mediaset edaltre emittenti private oltre all’UPA(l’associazione delle aziende che investonoin pubblicità).Il fine è contare gli spettatori potenzialidei momenti di pubblicità distribuitinei vari palinsesti, per poter fissare ilvalore economico degli spot che vengonopropinati ai telespettatori nel belmezzo dei loro programmi preferiti.La rilevazione è iniziata nel 1986 su uncampione di circa 2500 famiglie italiane,che a tutt’oggi si è esteso ad oltre5000, un panel che dovrebbe rappresentarel’universo della popolazione,monitorata attraverso 8000 rilevatoridi sintonia applicati sui televisori di riferimento(1 o 2 per ogni famiglia) conl’intento di fotografare i gusti di circa14.000 persone al di sopra dei 4 annid’età, e distribuite secondo criteri geografici,demografici, culturali e sociali(un pubblico attualmente stimato inpoco meno di 56.000.000 di persone).Le presenze vengono annotate da uncomputer centrale allo scattare di 31secondi consecutivi di visione di unostesso canale. Lascio ai lettori le considerazionisulla attendibilità di una rilevazione,che, comunque, non può tenerconto di chi si addormenta davantial teleschermo, di chi lascia il televisoreacceso senza guardare le immagini,di chi è chiamato al telefono, disturbatodal vicino, distratto dal cane che abbaia,ecc., ecc.Intanto l’ultimo scorcio dell’anno appenapassato ci ha dato, almeno nelmese di dicembre, qualche sussulto capacedi riconciliarci col piccolo schermo.Su tutti, due eventi in prima serata:Il bambino di Betlemme, andato inonda su Canale5 il 3 dicembre el’impareggiabile show di Benigni suRaiuno dell’antivigilia di Natale.Del primo è apprezzabile l’idea di innestareuna storia verosimile e ben augurantesul filone di una cronaca terribilee recente, un’idea che ha pagatoanche in termini di gradimento, se èvero che questo bel film tv è stato seguitoda poco meno di 5 milioni dispettatori, superato soltanto dallagrande attrattiva di Raiuno con la fictionLo zio d’America; del secondo sipuò dire non soltanto di un successostrepitoso di pubblico (47% di sharenelle punte massime di ascolto) ma anchedi un apprezzatissimo ritorno allospettacolo puro e all’arguzia colta,senza interruzioni di spot pubblicitari.Benigni ha fatto il mattatore, senzal’ausilio di veline e di balletti, senza andareoltre le righe nelle battute e soprattuttoleggendo e sminuzzando congarbo e competenza il grandissimoDante dell’ultimo canto del Paradiso,che alla fine, rapito al pari di Dante, hadeclamato d’un sol fiato. Sembra che ilgiorno dopo le librerie di mezza Italiasiano state prese d’assalto da unaquantità incredibile di persone alla ricercadi una qualsiasi edizione, anchecostosa, della Divina Commedia...Se questo fosse il primo passo di unrinnovamento della Rai, malgrado ivertici a ranghi ridotti, potremmo riconoscerea Baldassarre il buon auspiciodell’epifanico cognome che porta. Èstato lui infatti ad annunciare al convegnointernazionale di studi promossodal Pontificio consiglio della cultura edal Pontificio consiglio della comunicazionisociali (Ripartire dal primo - Idieci comandamenti nella cultura cinematograficadel terzo millennio), un documentodestinato a far ritrovare allaRai il suo specifico di servizio pubblico.Il progetto culturale della Rai, chealmeno per le fiction vuole svincolarsidalla pura logica di mercato, per restituirepriorità alla linea editorialedell’azienda, dovrebbe imboccare finalmente,dopo anni di incertezze, la stradadelle scelte difficili che privilegino labuona qualità tecnica ed artistica.Garzanti ha pubblicato l’Enciclopediadella Televisione: 900 pagine redatte dauna équipe di ricerca coordinata dalcritico Aldo Grasso, che nell’introduzionedi questo Baedeker tascabiledichiara senza mezzi termini che il futurodella Tv sarà nel digitale terrestree che questo determinerà finalmentela sconfitta della TV generalista.Il che riproporrà in termini ancor piùurgenti il problema del vero ruolo delservizio pubblico nel momento attuale.Esaurito il compito di svolgere unafunzione decisiva nel processo di unificazionenazionale, la tv pubblica dovràfinalmente rappresentare anche lacomplessità dell’attuale società italiana,non rinunciando a porne in risaltole differenze e le contraddizioni, maanche senza cadere nel rischio e nellatentazione di trasformare le diversitàin altrettante occasioni di conflitto.Qualche segnale positivo in questosenso ci giunge comunque da alcuniprogrammi in prima serata che si pongonocon stili diversi, ma con pari impegnoe serietà, dalla parte dell’informazioneutile e non faziosa. Il più seguitoè certamente Striscia la notizia diCanale5, perché l’apparente disimpegnoe l’impostazione da siparietto rendonopossibile l’inserzione qua e là diservizi antitruffa che svelano a grandischiere di spettatori comportamentiapertamente illeciti e che ledono i dirittidelle persone più sprovvedute. Masul piano del giornalismo che valuta,ricostruisce e racconta le notizie, mipare si stiano distinguendo in questoperiodo soprattutto Report di MilenaGabanelli (martedì, prima serata, Raitre)eL’infedele di Gad Lerner (sabato,prima serata, La7). Entrambi i programmi,al di là della diversa impostazione,si distinguono per la capacità diaffrontare gli argomenti e le analisi, tenendoconto delle due facce della stessamedaglia. Giornalista d’assalto laGabanelli, che non guarda in faccia anessuno e va diritta al nocciolo dellequestioni avvalendosi di documentiprobatori non di tesi preconcette, macapaci di avvicinarsi il più possibile allaverità, ricercata al di là delle interpretazionigià fornite su fatti troppo frettolosamentearchiviati.Più volutamente fazioso, Gad Lernergioca al provocatore per portare la discussionea livelli dialettici su argomentidi forte impatto sull’opinionepubblica: dal ruolo degli USA nelmondo all’immigrazione dall’est dell’Europae dal sud del mondo, dallaconvivenza razziale all’intolleranza religiosa.Luciano Cinquini27L’Angelo - Gennaio 2003


TESTIMONI DEL TEMPO28La guerra lo vede militare d’aeronauticaa Ferrara, e più tardia Treviso, dove è responsabiledel CAPTA (Centro AddestramentoPersonale Territoriale Aeronautica),una sigla per significare che sioccupa dei primi radar,avutiinusodaiTedeschi, che permettevano di vederegli aerei a 34 chilometri di distanza,praticamente quando li avevano addosso.È fatto prigioniero, ma riesce ascappare di notte, assieme ad un gruppodi suoi avieri, attraverso una porticinache dà su un canale. RaggiungeVeronaapiedi,maèripreso.Lochiudonoin un vagone ferroviario masbarrano male le porte e, non appenail treno rallenta, si butta a terra.Riesce ad arrivare nelle vicinanze diParma, ma non sa come attraversare ilPo. Sale su un treno che va verso Piacenza:c’è un controllo, i Tedeschichiedono i documenti che lui non ha.Riesce di nuovo a fuggire e stavolta azzeccail treno giusto che lo porta al di làdel grande fiume.Si avvia a piedi verso La Spezia, mal’angoscia, la fatica e soprattutto i continuisaliscendi dell’Appennino liguregli tagliano le gambe: non ce la fa più.Lo salva una mela, che si ritrova chissàcome fra i piedi, e che gli ridà un po’ dienergia e soprattutto di speranza.Al paese le donne gridano: è tornato, ètornato. Sua madre gli va incontro enon lo riconosce: «Scusate, dov’è miofiglio?».«Sono io vostro figlio».Antifascista convinto, è fra i primi dellasua zona ad aderire alla resistenza.Diviene aiutante maggiore della BrigataVal di Vara col soprannome di Luisito.Si distingue in numerose azioni comeottimo combattente. Mette a repentagliola propria vita per soccorrere gliamici feriti, è lui stesso ferito, collaborafattivamente alle operazioni che libererannola città di Aulla.Dopo quarant’anni d’insegnamento èCavaliere della Repubblica e Medagliad’oro del Presidente Sandro Pertini.Luigi Rebecchi, classe 1920, originariodi Calice al Cornoviglio (La Spezia),arriva a Chiari nel 1949.Maestro, perché proprio a Chiari?Ero insegnante elementare nei paesidell’Appennino ligure dove avevo classidi 75 alunni, dalla prima alla quinta.Vinsi il mio bel concorso...Che cosa ricorda della Chiari di queltempo?La grande povertà. Quando vedo in televisionecerti documentari sui paesiafricani più poveri... ecco, la Chiari diquel tempo era un po’ così.Si spieghi meglio...Allora si andava a scuola dalle nove amezzogiorno e dalle due alle quattrodel pomeriggio. Il giovedì era giorno divacanza per i ragazzi e di impegno indirezione per noi insegnanti. I bambinicalzavano zoccoli di legno trattenutida una fettuccia o da uno spago qualunquefosse la stagione: d’estate andavatutto bene, d’inverno arrivavanospesso a scuola con i piedi inzuppati,fradici. Neri dal freddo. C’era unagrossa stufa di terracotta, la Becchi. Limettevo tutti lì intorno a scaldarsi e adasciugarsi prima di cominciare le lezioni...Loro, a casa, si scaldavano in stalla,al calore dei buoi, e dei buoi prendevanoanche il profumo. Spesso, durantele interrogazioni, mi dovevo proteggereil naso con un fazzoletto...Ma non saranno stati tutti così mal combinati...Probabilmente no, ma io ero l’ultimoarrivato, oriundo, mi davano tutti quellidella campagna e del ceto sociale piùbasso. Qualcuno gli allievi poteva sceglierseli,qualcun altro no... Non eranomai meno di quaranta per classe, arrivavanoa scuola dopo aver percorsoanche quattro, cinque chilometri a piedi,su quelle strade e con quelle stagioni.Non capivano una parola d’italianoperché in casa parlavano solamente ildialetto.E lei come se la sbrigava se ancora adesso,dopo più di cinquant’anni, non haancora perso quel bell’accento ligure?Che dopo tanta fatica mi chiamavanoterrone perché parlavo correttamentel’italiano. Ma non è capitato soltanto ame. Comunque a mezzogiorno andavanoa pranzare al patronato scolastico.Avevano una medaglia al collo(una sorta di pass d’altri tempi) e neltaschino il cucchiaio che si dovevanoportare da casa. Poi, subito dopo mangiato,freddo o caldo che fosse, li mandavanoin cortile o in strada a giocarefino alle due. Ricordo con infinita tenerezzauna piazza Rocca senza automobili,brulicante di bambini vocianti.Una scena che si ripeteva ogni giorno.Quando ha cominciato a modificarsiquesto stato di cose? In altre parole,quando si è incominciato a intravedereil benessere?A partire dal 1954-55. Quando cominciavia vedere, la domenica mattina, glioperai a costruirsi la casetta; e in cascinai bagni. E anche la scuola cambiò inmeglio. I bambini di prima classe eranoaffidati ad una maestra, noi li prendevamoin seconda e li portavamo finoin quinta.Debbo dire con soddisfazione.A proposito, oggi il termine maestro èusato un po’ a sproposito e, secondo me,in troppe ingiustificate occasioni. Allora?Allora il Maestro era il maestro elementare.Anzi, il signor Maestro.Con i colleghi i rapporti com’erano?Quando arrivai mi presentai in sala insegnanticon una certa timidezza. Ricordoche il maestro Martelengo midisse: «Ma quale lei? Siamo colleghi,dammi del tu!». Un altro collega chericordo con particolare piacere è il maestroMombelli, che mi trovò casa.Dove?Quando arrivai dalla Spezia andai a finirein un alloggio a Trenzano, perchéa Chiari nessuno mi voleva affittareuna stanza. Un collega se n’era andatovia senza pagare la pigione, del fattos’era sparsa la voce e nessuno si fidavapiù ad affittare una stanza ad un forestiero,anche se maestro elementare. Ilmaestro Mombelli mi trovò un alloggioin via Garibaldi, in casa di una signoradi ottantaquattro anni.Nulla da temere né per lei né per la signora...Comunque poi trovò l’amore...Più tardi. Ero solo e mi fermavo spessoa vedere le statue nella vetrina delmarmista Mangialardo, che era un abilescultore. Una comune conoscenteL’Angelo - Gennaio 2003


mi invitò ad entrare, lì mancava ilquarto per giocare a carte, c’erano ilpapà, il fratello e lo zio... c’era ancheuna sorella bella e giovane...Torniamo ai colleghi...Con i maestri Cogi e Fogliata organizzammoun doposcuola pomeridiano-seraleper tenere lontano dallastrada i bambini che avevano i genitorial lavoro a Milano o comunque lontano.Era gratuito e la cosa non andòbene ad alcuni colleghi che facevano lastessa cosa privatamente e a pagamento.Lì i rapporti con alcuni un po’ siguastarono, ed anche con il direttoreZoi, che faceva sempre finta di non vedermi,fino a quando...Fino a quando?Una mattina di primavera stavo uscendocon la scolaresca per andare a SanBernardino a tenere una lezione sulleapi. Il direttore mi ferma e mi chiededove sto andando. Gli rispondo cortesemente.Lui ribatte.«Ma, veramente, avevo intenzione divenire da lei per un’ispezione... masarà per un’altra volta».Decido di rientrare in classe. Il direttoresi siede in cattedra a consultare i registrie io al suo fianco in piedi,sull’attenti. Decide di far svolgere untema: «La visita a un negozio».I ragazzi si mettono al lavoro e in pocotempo terminano e consegnano. Il direttoreè incredulo: possibile che incosì poco tempo... e con simili risultati...Poi inizia ad interrogare: analisigrammaticale.«Se crede - dico timidamente - conosconoanche l’analisi logica...».«Ma non è nel programma!» tuona.«Ma io l’ho fatta lo stesso».E così interroga sull’analisi logica e unallievo entra in competizione con luiper un avverbio:«Se per lü lè mia n’avverbio jè afare sò.Però l’è sicür che l’è n’avverbio!».E il direttore se ne va facendomi i complimentie da quel giorno diventiamoamici.Lei, Maestro, ha avuto anche incarichipubblici...Sono stato tra i fondatori della cooperativaLa famiglia, la prima del generea Chiari, che costruì le case di via sanDomenico Savio e san Giovanni Bosco.Assieme a Giovanni Cogi, AchilleTenchini, Giovanni Fiorini e GiuseppeBertoli. Il progetto ce lo diede il famosopadre Marcolini che non partecipòpoi alla realizzazione. Però c’è unaneddoto curioso da raccontare: per laconcessione dei mutui padre Marcolinici accompagnò a Milano, me e il maestroCogi, alla sede della Cassa di Risparmio;e quando ci trovammo al cospettodel famoso presidente Giordanodell’Amore disse testualmente:«Questi due sono piccolini, ma grandial di sopra della cravatta...»Di quelle case qualcuno disse che sarebberocadute subito, io ci vivo comodamentedal 1957.Lei è stato anche aclista...Al tempo in cui era cappellano donLuigi Funazzi, con il quale collaborai,da segretario amministrativo, all’organizzazionedelle colonie marine emontane degli anni Cinquanta-Sessanta.Poi venne la proposta di entrare,da rappresentanti aclisti, in una listaelettorale democristiana, assieme aMario Festa, Valentino Loda e TinaBianchi. Purtroppo una serie di veti incrociati,che avevano per principaleoggetto la mia persona, mi fecero desistere.Il tempo della chiacchierata è finito.Grazie, Maestro, e buon anno.Roberto BedognaAlla BibliotecadonLuigi Rivettisono pervenutealcune copie del cofanetto pubblicatodalle “Edizioni Moretto”contenente il romanzo di AgostinoTurla La statua di sale e la raccoltadi racconti Aria di paese. Al romanzo“La statua di sale” avevamodedicato il calendario del 2002, conle bellissime fotografie di Gigi Daldossi.Ora questa coincidenza cipermette di poter offrire, per unamodesta cifra (15 Euro), non solo ilromanzo, arricchito delle illustrazionidiGiovanniFrancoRepossi,ma anche i racconti.Informazioni ed acquisto presso la“Biblioteca don Luigi Rivetti”Associazione Pensionatidi ChiariSi apre un nuovo anno, mentre ancoraabbiamo nel cuore le belle festività delmese di dicembre: dopo l’ImmacolataConcezione, che precede la venuta delRedentore, subito siamo passati alla festadi Santa Lucia, così cara ai nonni e pienadi attese per i nipotini. Nella sededell’associazione ci siamo scambiati gliAuguri di Natale, mentre il giorno di SanSilvestro ci siamo scambiati gli auguri peril 2003, estendendoli anche ai familiaridegli associati. Anche in dicembre, coinvolgendocome nei mesi scorsi familiari eassociati, abbiamo celebrato la SantaMessa in suffragio di 5 soci ultimamentescomparsi. Sulla soglia del 2003, ci poniamole domande di sempre: “Come sarà ilnuovo anno? Come staremo di salute?”Per noi cristiani solo la fede in Dio e lapreghiera raccomandata dal santo Padredanno conforto e speranza.Il bilancio del 2002 della nostra Associazioneè stato lusinghiero: ci siamo espressiin modo positivo con numerose iniziativedi volontariato ed abbiamo vissuto ancheintense giornate nel divertimento,dalle gite culturali ai soggiorni marini emontani, dalle improvvisate scampagnatecon cenetta (come in occasione della gitaa Montisola) alla grande tombolata conla quale abbiamo fatto gruppo nel giornodi Santa Lucia.Ora, nella nostra sede, un albero di natalee un presepio la fanno da padroni; meritodel nostro consigliere Volpi che conmaestria li ha costruiti.Dal 1 gennaio sono aperte le iscrizioni alnostro sodalizio per l’anno nuovo e, mentrecontinua con grande successo il “ballo”,non lo sballo, del sabato sera, ricordiamoche il 18 gennaio siamo tutti invitati(soci e non soci) al Palazzetto delloSport di via Lancini dove si svolgerà,come da tradizione, l’estrazione dei premidella nostra sottoscrizione benefica,alla quale seguirà un simpatico rinfresco.Ecco infine il programma dei soggiorniinvernali stabiliti dal Consiglio: Alassio(dal 9 al 23 gennaio); Finale Ligure (dal20 febbraio al 6 marzo); Torre Molinos(dal 10 al 24 marzo).Informazioni e prenotazioni in Sede tuttii giorni dalle 15.00 alle 18.30.Non ci resta che rinnovare a tutti gli auguriper il nuovo anno, mentre vi aspettiamosempre più numerosi nella nostra sede diViale Bonatelli.Per la DirezionePietro Ranghetti29L’Angelo - Gennaio 2003


SAN BERNARDINODon Bosco e i bambini«Giovanni Bosco sei nato povero maera il tuo destino. Un giorno hai fattoun sogno e hai capito che i bambini dabuoni erano diventati monelli e hai decisodi educarli. Per favore educa anchenoi! Questo è il mio desiderio».Filippo«Don Bosco ha sognato di creare unoratorio per insegnare a essere educati.Lui non usava metodi malvagi!Quando i ragazzi litigavano, alla seranon erano felici e andavano a dire aDon Bosco di aver fatto una cosa nonbella, ma Don Bosco li perdonava. Dedicòla sua vita ad insegnare il camminoai giovani».Francesca« Grazie Don Bosco per aver aiutatotutti i ragazzi che avevano bisogno dite! Don Bosco rimarrai sempre nei nostricuori».Yaain30Nelle prime classi della Scuola Elementaredi San Bernardino, le insegnantihanno parlato di don Bosco ed hannoinvitato i bambini a scrivere.Pubblichiamo alcuni dei loro lavoretti.I bambini di 1 a A e 1 a B scrivono:«A noi piacciono tanto le canzoni diDon Bosco e siamo felici quando lecantiamo tutti insieme. Evviva DonBosco!»I bambini di 2 a A scrivono:«Don Bosco nel suo oratorio facevapensare ai bambini come fosse grandeil dono di Dio. Don Bosco voleva farediventare tutti i bambini buoni e generosi»Guido«DonBoscoeraamicodituttiibambini.Li aiutava a comportarsi bene ascuola e con gli altri. Grazie Don Boscoabbiamo imparato che anche ibambinichesembranocattivi,seliconoscibene, potranno diventare bravie buoni»Riccardo«Don Bosco, amico nostro, amico dellagioventù. Don Bosco è stato unagran persona. Viene ricordato ancheadesso per i suoi gesti d’amore. Infatti,quando era piccolo, era generoso con isuoi compagni e poi da adulto ha amatoe aiutato i giovani».PiergiulioScrivono i bambini di 2 a B:Una nuova fotografia di Don BoscoLastoriariservasempredellesorpreseachilastudiaconamore,senzaprevenzioni, attento ai più piccoli segni e indicazioni. Lo ha costatatoil sacerdote Walter Brambilla acquistando una fotografia presso unantiquario milanese. Dopo attente ricerche e analisi scientifiche risulta cheessa raffigura Don Bosco quarantenne insieme alle signore Bertinetti, la cuifamiglia è stata in cordiale rapporto con lui fin da quando era studente aChieri (To).Essa viene così ad incrementare il patrimonio fotografico di Don Bosco.L’Angelo - Gennaio 2003


SAN BERNARDINODalle missionidell’EtiopiaNon passa giorno che nella nostracassetta della posta noncompaia qualche lettera dimissionari o di volontari con notizie edappelli per qualche particolare necessitàoprogetto.Neabbiamosceltealcuneriguardoalla presenza salesiana in Etiopia,dove lavorano gli Amici del Sidamo.Il primo ministro Meles Zenawi halanciato al mondo un appello perché sivenga in aiuto all’Etiopia, data la terribilecarestia che l’ha colpita in seguitoalla siccità ed alla scarsità del raccolto:«Sei milioni di persone non hanno quasinulla da mangiare, ma il loro numeropotrebbe crescere fino a quindici milioni».I primi ad andare di mezzo sarannoi bambini e gli anziani. Ogni giorno siinfittiscono le file dei poveri dinnanzialle porte delle nostre opere.Addis Abeba - zona MekanissaLa vita nella periferia di Addis Abeba,zona Mekanissa, continua come sempretra speranze, incertezze, espedientiper sopravvivere e, ultimamente, incubiper la carestia, preannunciati dalgoverno e dai mezzi di comunicazionesociale. Se ne vedono già i segni. Frottedi persone arrivano continuamentealla capitale in cerca di lavoro e di cibo.Sono intere famiglie che provengonodal Wollo, dal Goggian, dal Tigray edalla regione di Afar, colpite dalla siccità.Noi cerchiamo ogni mezzo possibileper far fronte alle situazioni piùgravi. La nostra scuola ha raggiunto ilnumero di 850 ragazzi/e, 120 più dell’annoscorso. Il gruppetto dei ragazziabbandonati raggiunge i 54, completamentea carico nostro. Gli aspiranti e iprenovizi sono 27 giovanotti. La chiesa-parrocchiacresce ogni giorno, manon riesce a tenere il ritmo del quartierein piena espansione.Tanti ci chiedono aiuto, un lavoro, unposto a scuola. Per la gente il “DonBosco” è diventato punto di riferimento,speranza. Una speranza concretafatta di scuola, oratorio quotidiano,centro giovanile, una chiesa che cresce,un centro professionale e tanteiniziative per dar lavoro alle ragazze,per accogliere i più piccoli.Don Mario RobustelliniBosco Children CentreAd opera di due volontari “Amici delSidamo” e di un missionario salesianoè in via di attuazione un progetto pergli “Street Children” della periferia diAddis Abeba. Costretti a vivere diespedienti, di elemosine, di piccoli furti,molti sono orfani, altri scappati dallefamiglie troppo povere, altri abbandonatisulle strade, costretti ad arrangiarsiper sopravvivere. Sono poveriragazzi alla deriva. In un quartiere popolare,fra case di fango e miseri negoziettiè stato realizzato un cortile dovegiocare, tre container come officine eduno stanzone come mensa. È il luogodi prima accoglienza per i ragazzi chevogliono dimostrare che le mani che siusano per chiedere l’elemosina possonoservire anche per imparare un mestiere.Il progetto, che si ispira al metodo salesiano,prevede, infatti, un primo periododi accoglienza per il pranzo, successivamenteper la notte.Gradualmente i ragazzi sono invitati apartecipare ad attività di animazione,a riprendere la scuola o a frequentare icorsi di formazione professionale(meccanica, falegnameria, carpenteria…),a vivere dignitosamente.Parallelamente si sta prendendo contattocon le famiglie - quando ci sono -per responsabilizzarle riguardo all’educazionedei figli. È un lavoro duro,lungo ma promettente.Don Dino VivianiHealth Centre di AboboOggi 15 settembre 2002 finalmente abbiamoinaugurato l’Health Centre diAbobo alla presenza di Abba Melaku(Mons. Angelo Moreschi), prefettoapostolico e nostro “grande” sostenitore,del presidente del Gambela e dimolte altre autorità (troppe forse per inostri gusti!!!).Dopo tanti mesi di duro lavoro, soprattuttoper Tere e Miguel che damarzo hanno intrapreso una corsacontro il tempo (e una dura lotta controil caldo!) siamo arrivati a questo fatidicogiorno. In tanti si sono prodigatiin questi ultimi giorni per rendere possibilela cerimonia. L’apertura dell’HealtCentre ai pazienti avverrà inveceil 1° ottobre, poiché nelle prossimedue settimane dovremo fare incontricon tutto il personale per spiegarebene ad ognuno le proprie mansioni. Illavoro da fare per essere veramenteoperativi è ancora molto, ma dà moltasoddisfazione vedere che le cose procedono.Anche la costruzione dellenostre case, nel compound della ChiesaCattolica di fronte all’Health Centreprocede bene e speriamo di potercitrasferire per gennaio - febbraio.Barbara, Tere, Miguel e AlbinoSono alcune testimonianze dei nostrimissionari e di alcuni volontari. Gli“Amici del Sidamo” per farle conosceree per raccogliere fondi di sostegno allediverse iniziative hanno pubblicato ilCalendario 2003 - Orizzonti di comunione,con una buona documentazione fotografica,e lo vanno diffondendo. È unmodo anche questo per reagire ad unamentalità consumistica e per far memoriadi un’altra faccia del mondo, di frontealla quale non è giusto rifugiarsi nelnostro egoismo.31L’Angelo - Gennaio 2003


32IMMACOLATA 2002Samber a nuovoDomenica8dicembre,lasolennitàdell’Immacolata Concezionesi è resa momento difelice partecipazione per l’intera comunitàsalesiana di San Bernardino,con l’inaugurazione dell’Oratorio -Centro Giovanile: la cerimonia si èsvolta alla presenza di don FrancescoCereda, Consigliere Generale per laFormazione, conosciuto nella realtàclarense come Incaricato dell’Oratorionegli anni 1979-1980, dell’Ispettoredon Eugenio Riva, del Direttore donFranco Fontana e del Sindaco della nostracittà, prof. Mino Facchetti.Sapiente “regista” nelle varie fasi disvolgimento della festa inaugurale,don Mino Gritti, attuale Incaricatodell’Oratorio, cui spetta il ruolo di timoniereal varo operativo degli ambientidi recentissima costruzione destinatial Centro Giovanile, a pianoterra dell’immobile, edificato su progettodell’arch. Pierfranco Rossetti,che ospita al primo piano, in locali luminosied ampi, le aule del LiceoScientifico.La nuova struttura, capiente e recettiva,vedrà in futuro meglio definita evalorizzata la propria funzione, secondoil vaglio attento che anima gli organismiresponsabili dell’Opera, alla lucedelle istanze in tema di politica giovanileriflesse dal territorio nel qualegravita, presentandosi attualmentecome Centro Polifunzionale destinatoai frequentatori dell’Oratorio e allanumerosa popolazione studentescadella Scuola Paritaria, distribuita secondoi vari livelli di Istruzione Elementare,Media e Superiore per un totaledi 500 presenze, nell’anno scolasticoin corso.Il momento centrale della concelebrazioneliturgica che ha preceduto l’inaugurazionedel Centro Giovanile siè raggiunto con la consegna (o il rinnovo)del mandato ai ministranti che, ingruppo numeroso e vivace, animano losvolgimento delle funzioni. Immediatoil richiamo ad una data “storica” per lavita e l’opera di don Bosco, l’8 dicembre1841, pietra miliare per lo stileeducativo salesiano nella pastorale enella catechesi, secondo lo spirito delfondatore, con il sigillo della protezionedi Maria, Madre Immacolata e Ausiliatrice.Questo fermento innovativo di una realtàdi provincia si pone come segnaleper vivificare e promuovere la crescitadella nostra comunità, non solo perl’appartenenza al territorio e per il radicamentodi iniziative locali, ma pervalorizzare la generosa corresponsabilitàche vede impegnata la Comunitàsalesiana e le famig1ie che la affiancano,in un rapporto di cooperazione chesa interagire concretamente, in prospettivaeducativa e formativa, a vantaggiodelle nuove generazioni.Rosanna AgostiniLe salesiane sulla frontieradella globalizzazioneLe Figlie di Maria Ausiliatrice, conosciuteanche come Salesiane diDon Bosco, sono circa quindicimila,lavorano in 1559 comunità sparse in90 Paesi del mondo. Il loro incrementonumerico maggiore si registrasulle frontiere dell’evangelizzazione:in Asia, con 1986 suore presentiin 18 nazioni, e in Africa con 76comunità in 22 Paesi. Un piccolodrappello di una quarantina di FMAin Oceania rappresenta l’estremolembo di una presenza che non conosceconfini: proprio a Tapini (PapuaNew Guinea) e a Pago-Pago(Samoa Americana) sono state fondateda meno di un anno le due comunitàpiù giovani.Tra le new entry nel mappamondodelle FMA spiccano anche le giovanicomunità nel difficile contesto delCongo Brazzaville (1998), in Georgia(1997), in Nepal (1997) e inIndonesia (1999).Le FMA si sentono cittadine delmondo.“Nella rinnovata alleanza l’impegnodi una cittadinanza attiva” è stato iltema del XXI Capitolo generaledelle FMA, il primo del terzo millennio,che si è svolto dal 18 settembreal 18 novembre di quest’anno.L’Assemblea, costituita da 192 capitolari,di cui 27 missionarie, provenientida 52 nazioni, si è rivelata unafamiglia che ha il respiro del mondo,in cui la diversità delle radici ha rappresentatola ricchezza e l’originalitàdell’inculturazione del carismadi don Bosco. Il CG 21 si è articolatointorno a tre grandi istanze: la domandadi una rinnovata esperienzadi Dio, la domanda di comunione, ladomanda di educazione. Tra i temiin discussione: la globalizzazionecon tutte le sue valenze positive enegative, i valori della giustizia, dellapace, i diritti umani, l’informazionealternativa, lo sviluppo realizzatonel rispetto dell’ambiente e dellasocietà, i problemi delle giovanigenerazioni.I giovani, soprattutto, sono le frontieredell’impegno delle Figlie diMaria Ausiliatrice.Lo ha ribadito anche la Madre, suorAntonia Colombo, riconfermata Superioragenerale: «Dobbiamo avereuna capacità di ascolto e di discernimentopiù profondo per riuscire adesprimere una presenza più rispondenteai nuovi bisogni che emergonoL’Angelo - Gennaio 2003


IMMACOLATA 2002Nuove vocazioni laicheLa Famiglia Salesiana di SanBernardino di Chiari anchequest’anno si è arricchita dinuove vocazioni laiche: otto nuovi cooperatorihanno professato, per la Festadell’Immacolata, l’appartenenzaall’Associazione dei Cooperatori Salesiani:Anna, Anita, Cinzia, Eleonora,Fausto,Giuseppe,Ornella,Rosa.I Cooperatori sono una autenticaespressione del carisma salesiano cheha in Don Bosco la sua radice. La loro«storia» risale agli albori dell’opera salesiana,quando nel 1841 don Bosco,giovane prete, incominciò a raccoglierei ragazzi poveri e iniziarono a radunarsiattorno al “santo” laici desiderosidi aiutarlo. Più tardi Don Bosco li volleuniti in una Associazione denominata“Associazione dei Cooperatori Salesiani”,cui diede neI 1876 uno specificoRegolamento.Esso, approvato dall’Autorità pontificiaanche nella sua nuova redazioneconforme al Concilio Vaticano II, costituiscela carta di identità del Cooperatore.Il cooperatore salesiano risponde aduna vera “vocazione” aperta a qualsiasicondizione culturale e sociale. Egli èun salesiano nel mondo. Vive la suafede ispirandosi al progetto apostolicodi don Bosco nella stessa missione giovanilee popolare. I campi di impegnoconcreto sono soprattutto la famiglia,le strutture civili, culturali, socio-politicheed economiche; le strutture ecclesiali,le opere dei Salesiani e delleFiglie di Maria Ausiliatrice.Attraverso l’impegno apostolico il CooperatoreSalesiano mira alla propriasantità. L’Associazione dei Cooperatoriconta non pochi soci avviati aglionori degli altari, tra i quali MammaMargherita, Alexandrina da Costa eAttilio Giordani. Il nucleo fondamentaleè il Centro locale che unisce i Cooperatoridi un medesimo luogo. Normalmenteè costituito presso un’OperaSalesiana. I Cooperatori del CentroSan Bernardino di Chiari sono unasettantina.Così commenta la propria scelta diaderire alla Associazione dei CooperatoriSalesiani una delle nuove Cooperatrici,Cinzia, insegnante di 37anni: “Ritengo che il compito del Cooperatoresalesiano consista nel gettareun ponte tra la Chiesa e il mondo:come cooperatori siamo chiamati aportare Cristo nella famiglia e nelleistituzioni sociali con lo stesso ardoreapostolico di San Giovanni Bosco. Inparticolare, il Cooperatore impegnatoin ambito scolastico avverte la necessitàdi porsi, nei confronti dei ragazzi,come adulto significativo in grado difar loro proposte forti, perché diventinocapaci di scelte responsabili. Nonostantesi parli dei giovani d’oggi comedi una generazione priva di valori, apatica,abituata al tutto e subito, io credoche occorra mantenere viva la fiduciain loro, perché sono ancora capaci dislanci affettivi, di emozioni positive, dicomportamenti improntati a grandesensibilità. Sforzandosi di comprenderela gioventù, di amare ciò che essaama, il Cooperatore salesiano testimoniache il senso di futuro va ricercato inun significato profondamente religiosodella vita e della storia. Fondamentalmentesono convinta che Dio ci stiaattendendo nei giovani per offrirci lagrazia dell’incontro con Lui e per disporcia servirLo e amarLo”.Fausto, operaio di 36 anni: “Comeex-allievo ho frequentato la FamigliaSalesiana sin da bambino. Ora da adulto,consapevole degli insegnamenti ricevuti,voglio realizzarli ancora di più,attraverso il servizio ai più poveri, peressere nella Chiesa un mattone vivoper la costruzione del Regno di Dio”.Rosa, casalinga di 57 anni: “Frequentol’istituto salesiano sin da giovane e hocresciuto i miei figli all’ombra di SanBernardino. Ora, con il servizio ai poveridell’Auxilium, ho imparato a conoscereancora più a fondo la carità didon Bosco verso i giovani in difficoltà.Per questo voglio impegnarmi ad accoglierlicon cuore di mamma e dare loroun po’ di speranza”.La Chiesa, con il Concilio Vaticano II,ha riscoperto il posto peculiare del laiconella Chiesa. La Congregazione Salesianasta compiendo una profondariflessione sui “laici” che sempre piùintende associare alla propria missione.L’inizio del terzo millennio saràcertamente segnato da questo straordinario“camminare insieme” per la“nuova Evangelizzazione”.Un Cooperatore Salesianodallo scenario contemporaneo. Vogliamoguardare ad un mondo piùunito, più conviviale non però nellaomologazione dei valori, ma nellavalorizzazione delle differenze».Imparare a convivere, a dialogare èl’impegno di ogni giorno per un Istitutonato con il carisma dell’internazionalità:tempi nuovi chiamanonuove risposte.“Voi compirete l’opera che io comincio.Io abbozzo, voi stenderete icolori”: questa è l’eredità lasciata daDon Bosco.Cittadinanza, un termine che è statoripetuto spesso nei dibattiti al Capitolo,esprime una forte volontà didialogo tra i popoli in cui nessuno èemarginato. Nello spirito di famigliasalesiano tutti gli uomini sono figli diDio e proprio la “cittadinanza attiva”,ovvero il servizio ad una crescitaintegrale della persona umana, offreuna nuova chiave di lettura dei complessiscenari della globalizzazione.Dentro queste coordinate, che permettonodi coniugare l’attenzione aigiovani e alla loro educazione conl’evoluzione della cultura e i luoghiconcreti in cui si costruisce il sistemadi valori di una società, le Figlie diMaria Ausiliatrice stanno cercandoancora, e in modo sempre più profondo,uno stile di vita religiosa e salesianache realizzi la traduzionenell’oggi del Vangelo.suor Paola Tobia33L’Angelo - Gennaio 2003


34SAN BERNARDINOGli ex allievi Don BoscoCelebrare don Bosco inducespontaneamente a pensareall’educazione soprattuttooggi che il problema della gioventùsi fa enormemente sentire. La gioventùdei nostri giorni sembra lontanada ogni forma di responsabilità,refrattaria ad ogni richiamo. I giovanioggi respirano l’aria del mondodegli adulti, dove gli adulti sembranon abbiano nulla da insegnare, perchéla mentalità corrente è la mentalitàdel tutto è possibile.C’era l’uomo della cultura cristiana,ricco di valori, con dei precisi puntidi riferimento, era l’uomo “nuovo”sia pure con il suo male d’origine, mache viveva nella prospettiva della redenzione.Il punto di riferimento erala Pasqua del Signore.Oggi si convive con il secolarismo,con il soggettivismo radicale che tipresenta l’uomo nuovo che ha recisole sue radici con il passato. È l’uomoche si comporta secondo il modelloche gli offrono i media, che non sipreoccupano tanto dei contenuti, nédi trasmettere valori, ma dell’indicedi ascolto.I giovani imparano così... “cose nuove”:non si sentono bene in famiglia,perché gli adulti non li capiscono,non fanno che stare con qualchegruppo di amici che appaghi la vogliadi evasione, non sanno godere dellecose semplici che intessono la vita ditutti i giorni, non sanno vivere responsabilmenteil loro dovere quotidiano,che è poi la bussola che ne dovrebbeguidare la crescita.È difficile oggi far scendere nel concretole proprie buone intenzioni difronte al mondo dei giovani, vuoiperché il mondo degli adulti ha persola sua lineare responsabilità vuoiperché il linguaggio dei giovani si allontanasempre più dal linguaggiodel mondo degli adulti. Occorre unasorgente cui attingere e che dia unitàalla fatica di chi sente l’urgenza delproblema dell’educazione.Don Bosco ci direbbe: questa sorgenteè l’amore che diventa forza,generosità preoccupazione non soloper il disagio dei giovani, ma ancheper il clima culturale nel quale stiamovivendo e che riguarda tutti.Se è vero che il male fa più chiassodel bene, è anche vero che ci sonotanti che si preoccupano, ad ogni livello,di cambiare le cose, senza imezzi della grande comunicazione,ma con l’impegno di chi crede allapossibilità che le cose possano cambiare.Don Bosco, oltre alla grande ereditàdella Congregazione Salesiana, halasciato altre forze che s’impegnanonel bene. Tra queste, l’organizzazionemondiale degli ex allievi. I primipassi di questa organizzazionesono stati modesti. I primi ex allievisi sono trovati per un moto di riconoscenzaa festeggiare l’onomastico didon Bosco. Forse nessuno pensavache, da quel primo modesto inizio,ne potesse venire una grande organizzazione.Oggi il movimento degliex allievi è una grande realtà, nataanche sulla spinta di chi, come donRinaldi il secondo successore di donBosco, ha impresso al movimentouna spinta decisiva in quanto ne èstato il grande organizzatore.Don Bosco ha apprezzato il movimentoiniziale degli ex allievi. Ne apprezzavala presenza nei vari incontrie raccomandava loro di vivere a livellofamiliare e sociale gli insegnamentiricevuti. Don Rinaldi ha visto negliex allievi il frutto dell’impegno educativodei salesiani da guardare nonsolo con simpatia, ma anche da impegnareai vari livelli nel lavoro di testimonianzaumana e cristiana, che sitraduce con la partecipazione allamissione salesiana nel mondo.Il movimento, poiché i contesti culturalinel mondo sono diversi, non èriservato ai soli ex allievi di religionecristiana, ma anche ad ex allievi di altrereligioni. L’impostazione di fondofa riferimento all’importante binomiodell’educazione salesiana: faredei giovani degli onesti cittadini edei buoni cristiani, dove convive lavisione laica e insieme cristiana dellavita, intesa ad orientare l’agire deigiovani.Per finire con una nota di famiglia, sideve dire che anche a Chiari c’è unbel movimento di ex allievi che ruotanointorno al San Bernardino a cominciaredagli “Ex” del glorioso CollegioRota, ormai anziani, ma ancorafortemente legati ai principi dell’educazionericevuta. Ci sono poi i giovaniche in vario modo si stanno organizzandoper rivivere insieme imomenti belli della loro infanzia, masoprattutto perché convinti che con iSalesiani possono aggiornare l’educazionericevuta e farla fruttificareper sentirsi vivi in un mondo chesembra stia perdendo la memoriadel passato.don Guido BrambillaL’Angelo - Gennaio 2003


SPORTQuarant’anni in pista!Nel tardo pomeriggio di sabato30 novembre si è svolto, pressoil salone Marchetti, il tradizionaleincontro di fine stagionedell’Atletica Chiari 1964 Libertas. Ilpresidente della società Daniele Rapettiha introdotto la riunione con ilconsuntivo dell’annata, presentandoal folto pubblico, composto per lo piùda atleti e genitori, i numeri dell’AtleticaChiari.Fra questi dati è da evidenziare il raggiungimentodi 129 tesserati che, suddivisinelle varie categorie, hanno partecipatodurante l’anno a numerosi appuntamentiagonistici. Alla presenzadell’assessore allo sport del Comune diChiari, Giuseppe Partegiani e del presidenteregionale della Libertas, Danesi,ha preso la parola il sindaco diChiari che nel suo sintetico interventoha pure annunciato la buona novella!La pista di atletica a Chiari si fa!… e selo dice il dott. “Mino”, non ci sono problemi.Era questa un’esigenza ormai improrogabiletenendo presente che oltrealla società di atletica clarense, costrettaad emigrare per anni, l’impiantosarà a disposizione di tutte lescuole i cui alunni sono un potenzialeatletico non indifferente.Luciano Bertolotti ha quindi dato inizioal momento celebrativo, chiamandoalla ribalta tutti i premiati, da AlessandroFrigeni, campione italiano“master”, categoria riservata a quei“giovani” che hanno già compiuto i 35anni, ai campioni regionali e provincialie a quanti nel 2002 hanno stabilitoil primato di società nelle varie gare.È stato il momento di Giulia Festa,campione regionale nei 50 metri pianie nel lancio del vortex (un attrezzopropedeutico al giavellotto) nella categoriaesordienti, dei cadetti Alice Saba(80 piani) e Stefano Stasi (salto in lungo),degli allievi Daniela Moletta (400piani) e Roberto Serina (giavellotto)ed Arabi Yassine (3000 metri piani),tutti campioni regionali Libertas.Ben 12 (di cui indoor) sono stati i titoliprovinciali conquistati dagli atleti clarensi:ancora Giulia Festa si è impostanel vortex prima di aggiudicarsi il titolodella staffetta 4 x 400 esordienti conle amiche Jessica Terzi, Marta Antonellie Ilaria Savoldi.Un’altra staffetta femminile 4 x 400composta dalle allieve Daniela Moletta,Alessandra Saleri, Alessia Ambrosianie Michela Chiari è salita sul gradinopiù alto del podio. Stesso risultatoper i lanciatori cadetti Fausto Capoferri(peso) e Cristina Abatiello (disco).Anche Elena Toti nel triplo indoor,Paola Bertolotti nei 400 piani eClaudia Pedersoli nel martello allievehanno raggiunto l’oro provinciale.Andrea Vignoni (junior) e MichelaChiari (allieve) sono risultati primi nelsalto con l’asta.Per l’Atletica Chiari, organizzatricedelle celebre gara “Salto con l’asta inpiazza”, è grande motivo di soddisfazione,specie se si considera che Michela,con 3,30, ha uguagliato il primatoregionale e stabilito il primato provincialee di società.Altri primati societari sono stati riscrittigrazie ad Andrea Vignoni (3.40di asta), Giulia Festa (50 piani e vortex)Alice Saba (80 e 150 piani) ed ancoraJessica Terzi nei 60 ostacoli e DanielaMoletta nei 100 ostacoli.La lista si allunga con Ilaria Reccagnicon il peso, Francesca Zuccali con ilgiavellotto, Stefano Zani sui 50 piani eGiuseppe Prisco sui 60 ostacoli.Non dobbiamo dimenticare infinequanti sono stati chiamati, per il lorovalore tecnico, nelle varie rappresentativeregionali e provinciali a partireda Marco Ossoli che ai CampionatiItaliani Promesse ha raggiunto il sestoposto, per continuare con StefanoZerbini (peso), Samuele Festa (lungo)e Virginia Gaballo (giavellotto).Tutti sono da aggiungere ai parecchiatleti già citati.Non va dimenticata, infine, la buonaannata di Paolo Loschi.Ci preme sottolineare che tutta l’attivitàdell’Atletica Chiari 1964 è statacompendiata anche quest’anno in unopuscolo dove c’è tutto, curato congrande maestria dal consigliere MauroBegni, a coronare un 2002 di tutto rispettoper gli atleti della società, che èprossima al compimento dei quarant’annidi attività in quel di Chiari.Franco Ducci35L’Angelo - Gennaio 2003


36Opere parrocchialiBenedizione Famiglie € 205,00Un pensionato per sostentamento clero 50,00Santo e Bruna per la Madonna del Sacro Cuore di Gesù 50,00La classe del 1937 50,00N. N. 400,00Comunione ammalati 390,00Banca Popolare di Bergamo - Credito Varesino 130,00L’offerta di 200 euro, effettuata dall’ “Assoc. Naz. Carabinieri,Sezione di Chiari” e pubblicata sul bollettino di Settembre attribuendolaalle “Opere parrocchiali”, in realtà era a favoredel Centro Giovanile.Tegole per Santa MariaGliArtiglieridiChiarinellafestadiSantaBarbara 50,00N. N. 50,00N. N. 50,00L’ordine francescano secolare 100,00N. N. 50,00N. N. 100,00I coscritti del 1944 250,00N. N. 50,00N. G. Per il 50° di matrimonio 500,00M. P. 50,00N. N. in memoria dei defunti 25,00N. N. 20,00N. N. 150,00Le famiglie della Cappella dei “Casotti” 110,00N. N. 100,00Le consorelle del S.S. Sacramento 500,00Don Attilio Belleri 3.000,00N. N. in ricordo dei propri defunti 50,00Un pensionato 50,00N. N. 50,00Una pensionata ed i nipoti per S. Maria 500,00N. E. 25,00S. Messa in memoria dei donatori A.I.D.O.Sezione di Chiari 250,00N. N. 20,00Priscilla e Aquila 35,00R. V. 25,00F. F. 100,00B. O. 100,00Fratelli Loda 150,00In memoria di Santo Colombi 100,00N. N. 50,00S. G. 30,00N. N. 25,00N. N. 30,00Offerte cassettina centro chiesa 281,00In memoria dei propri defunti 50,00B. P. in memoria dei propri defunti 15,00A. F. in ricordo di Franco 50,00Moglie e figli in memoria di Giuseppe Borella 500,00P. P. 75,00La moglie in ricordo del marito Francesco 10,00N. N. 20,00Famiglia Cogi 50,00N. N. 20,00G. L. in ricordo di Rocco Lorini 50,00N. N. in memoria dei propri defunti 30,00N. N. 25,00Quadra Cortezzano 250,00Una famiglia 1.000,00In memoria di Pasquale e Laura 500,00Il gruppo S. Giovanni a memoria di don Luigi Funazzi 50,00N. N. 20,00Le Suore Ancelle della Carità della Casa di Riposo 50,00I dipendenti SOPAR in memoria di Giuseppe Borella 80,00N. N. 15,00D. M. G. e R. 20,00N. N. in memoria dei genitori defunti 50,00Lucia Mombelli 10,00Associazione Pensionati di Chiari 100,00In memoria di Giuseppe Gozzini 300,00In memoria di Alessandro 5,00N. N. 50,00Gruppo anni ’70 in memoria di don Luigi 75,00N. N. 50,00N. N. 50,00In memoria del nonno Luigi 60,00N. N. 20,00G. A. 500,00N. N. 10,00N. N. 20,00F. M. e E. 15,00Beatrice in memoria dei genitori 50,00F. A. 20,00N. N. 8,00Totale offerte di questo mese 11.299,00Totale somma raccolta al 24 dicembre 2002 20.824,00I lavori effettuati e da effettuare nella Chiesa di Santa Maria prevedonoun costo di circa 150.000 euro, comprendenti la sostituzionedella caldaia (lavoro già eseguito lo scorso inverno) e la sistemazionedella cupola e di parte dei tetti.Uscite al 24 dicembre 2002 40.989,50Centro GiovanileOfferte non segnalate per errorenella compilazione del mese precedenteDirezione e dipendenti ALU-M.E.C.in memoria di Mario Goffi 200,00Famiglia Goffi in memoria di Lorenzo Goffi 300,00Famiglia Trainini in memoria di Luigi Aio 200,00Famiglia Gino e Franco Bergamaschiin memoria del caro Luigi Aio 200,00I colleghi del Martiri e Pedersoliin memoria del papà della collega Laura Gualdi 125,00Comunità San Giovanni 47,25Bimbi di Luigina 14,00In memoria di Glisente Valtulini 50,00Giuseppina Fenaroli 260,00I familiari nel 10° anniversario della mortedi Stefano Vizzardi 150,00N. N. in memoria di Faustino Giacomo Platto 1.000,00Ultima domenica di ottobre (Busta della generosità) 3.598,33Offerte cassettina centro Chiesa 94,00Dal 18 novembre al 24 dicembre 2002I coltivatori diretti di Chiarinella festa del ringraziamento 160,00Associazione Spose e Madri Cristiane 1.000,00N. G. per il 50° di matrimonio 500,00Moglie e figli in memoria di Adolfo Mura 250,00N. N. a ricordo e suffragiodi Monsignor Angelo Zanettinel 2° anniversario della morte 500,00Elisa-Pietro in memoria dei defunti Garzetti e Cucchi 100,00Un gruppo di agricoltori 220,00I familiari in ricordo di Claudio Casalis 100,00Comunità San Giovanni 40,79Comunità Ospedale ultima domenica di ottobre 120,00Associazione Nazionale Carabinieri - Sezione di Chiari 150,00N. N. 50,00La Famiglia Festa in memoria di Dante Grassi 75,00L’Angelo - Gennaio 2003


In ricordo di Simone Burni 75,00Ultima domenica di novembre (Busta della generosità) 3.701,42Offerte cassettina centro Chiesa 172,00Associazione Genitori e Ginnastica Artisticae Aerobica in occasione della Messa dello sportivo 200,00N. N. 70,00La famiglia Vezzoli in memoria di Giuseppe Borella 300,00A. e S. 100,00Lucia Mombelli 10,00In memoria di Alessandro 50,00Ilar Verniciatura e Italserramenti 500,00La moglie in ricordo del marito Beppe Rocco 150,00Famiglia Festa 25,00N. N. 50,00Saldo al 15 novembre 2002 - 1.068.878,77Offerte dal 15 novembre al 24 dicembre 2002 14.907,79Uscite dal 15 novembre al 24 dicembre 2002 - 13.843,20Saldo al 24 dicembre 2002 - 1.067.814,18Al momento attuale il debito per la realizzazione del Centro giovanileè parzialmente coperto dal mutuo a tasso agevolato che verrà estintocon rate semestrali di oltre 57.556,77 euro per altre sedici rate neiprossimi anni. In parte si stanno utilizzando i fidi delle banche e il tutto,sispera,verràrisanatoconlavenditadeilocalisitiinvicoloTonale,come annunciato nel bollettino di dicembre. Il debito non diminuiscesensibilmente, come qualcuno ha osservato, perché sono ancora incorso gli ultimi pagamenti alle ditte che hanno lavorato per il Centro.ClarondaAssociazione Spose e Madri Cristiane 500,00O. A. 100,00Giovanni Olmi4/11/1909 - 7/2/1975Luigi Ebranati4/2/1923 - 13/10/1986Martina Navoni in Olmi22/1/1910 - 9/1/1994Eugenio Ebranati22/1/1956 - 6/1/1983Nel numero di dicembre 2002 del bollettino erano presentialcuni errori. Non tutte le offerte erano state segnalate,la fotografia dell’Unitalsi recava l’improbabile datadell’anno 2003 e la sequenza numerica dei battesimi eraerrata. Chiediamo venia ai lettori per questi involontarierrori.37Santo Colombi12/9/1938 - 18/1/2002Ester Mazzotti15/3/1926 - 14/1/2001Madre Paola Del Frate27/1/1916 - 20/9/2002dott. Franco Del Frate1/9/1925 - 12/3/1977Gianmario Galli2/2/1944 - 22/12/1982Giulio Festa3/11/1936 - 21/1/1999Agape Pina Del Frate23/8/1921 - 1/11/2002Ha vissuto una vita brevedi intenso lavoroe sacrificio.Ha affrontato ogni ostacolo conla sua coscienzadi uomo onesto.Ha fatto del bene, ha sofferto,ha amato, ha avuto molta fede.È stato profondamentesemplice, nella gioiae nel dolore.Pasquale Ferrara2/2/1936 - 13/11/2002Mario Cancelli1/5/1929 - 9/1/2001L’Angelo - Gennaio 2003


IN MEMORIAMadre PaolaDel FrateLuigi GiuseppeBorelladi anni 7838Venerdì 20 settembre, sul fardella sera, sorella Morte visitòla Comunità Canossiana di Pavia,in corso Garibaldi. Si avvicinò dolcementeaMadrePaolaDelFratechel’attendeva per essere consegnata alPadre al quale, fin dalla giovinezzaaveva donato tutta se stessa.Madre Paola, era nata a Chiari (BS) nel1916. L’attendeva con amore e gioiaunabellafamigliariccadifedeedibontà.Mamma, papà e fratelli furono lietidell’evento atteso e tutti insieme si impegnaronoa crescerla con delicatezza eamore. In tale felice situazione, la nostraPaola, ben presto rinata alla vitadella grazia, crebbe umana e docile.La prima infanzia passò quindi tranquillae felice. In seguito nella scuolaelementare si evidenziarono le sue belledoti: intelligenza e diligenza unitealla capacità di relazione vista soprattuttocon la generosa prestazione diaiuti ai compagni e di docilità agli insegnanti,la resero cara e assai stimatanel complesso scolastico. Anche a Bergamonel Collegio Canossiano, dovecompì gli studi per l’abilitazione Magistrale,si ricorda Paola come un’amicabuona e un’allieva impegnata. Sempreottimi i suoi risultati. Pure in famigliafu sempre esemplare.In questo clima Paola maturò la suabella vocazione alla vita consacrata trale Canossiane. Giovanissima, ottennedai parenti che tanto amava e chel’avevano assai cara il consenso per entrarenel noviziato di Bergamo ovefece la sua professione religiosa. Lasua sensibilità le offrì inoltre occasioniper esprimere al Signore il suo amoreanche nelle rinunce e nelle quotidianedifficoltà, ma soprattutto nelle lotte riservatein particolare a chi decide di viverenella sequela di Cristo: casto, povero,obbediente.Ecco come la ricorda una consorellache, a nome della Comunità, le porse ilsaluto fraterno all’inizio dei suoi funeraliche furono un momento di partecipazione.Erano presenti parenti, consorelle,alunni delle scuole, persone econoscenti che ricordavano edificati isuoi esempi e le sue attenzioni.Sorella Paola carissima,il saluto terreno delle Sorelle dellatua comunità, all’inizio diquesta celebrazione eucaristica, vuoleessere l’espressione commossa e riconoscenteper tutto quello che tu sei stataper noi. Una sorella tanto cara, la cuipresenza dolce, comprensiva e gentile,sempre ricca di amore, era capace didiffondere pace e serenità.Nelle tue diverse responsabilità nellenostre Comunità; nella scuola e nei ministerispecifici del nostro carisma canossiano,catechesi, oratori, colonieestive ecc., ci hai insegnato che unacosa sola conta veramente: la ricerca diDio solo, lui solo amare, per lui solo sacrificarsi.La musica e la pittura eranoper te l’occasione geniale per arricchirei nostri momenti liturgici. Sapevi pregaree aiutare a pregare!Esile, graziosa nella persona e in ognitua manifestazione, soprattutto nellascuola dove hai realizzato te stessa: laCanossiana educatrice assai desideratae amata dagli alunni e dalle mammeche ancora ti ricordano con venerazione.Forte e soave, ben preparata e sicuranell’insegnamento sei stata anche per lecolleghe un punto di riferimento altamentequalificato. Eri capace di costruiree di rivivere rapporti di amicizia matura,il cui obiettivo era la scoperta di Lui,l’assoluto bene della nostra esistenza.Nella vita comunitaria sapevi trovare ilmomento giusto per creare distensione eallegria allo scopo di dissipare stanchezzefisiche e difficoltà. Eri faceta e genialenel trovare piccoli graziosi scherzi e battutericche di delicato e sano umorismo.Anche in questi ultimi anni di tanta sofferenzaper te e quindi anche per noi erauna fortuna incontrarti per la gioia disentirci sempre attese e desiderate. Unavera esperienza di autentica fraternitàofferta nella semplicità più cordiale egratificante. Grazie sorella Paola.* * *Ed ora mentre ti accompagniamoall’Infinito Eterno amore del Padre,affidiamo alla tua intercessione ogninostra ansia di bene e di santità.Un cristiano docL’otto dicembre 2002 alle ore 5.30volava in Cielo, accompagnata dall’Immacolata,l’anima bella di GiuseppeBorella, nostro caro e amatoconcittadino. La sua morte è stata unlieto evento, malgrado il dolore nelquale lasciava i suoi cari. Ma era piùche naturale che una vita di fede intensa,con una viva devozione all’Eucaristiae alla Madonna, fosseconclusa felicemente con accantoGesù e Maria. Era il 13 maggio 1943in piena guerra (ricordiamo che il 13maggio è il giorno della prima apparizionedella Vergine Santissima delRosario a Fatima) e Giuseppe, appenadiciannovenne, partiva per il serviziomilitare. Sua madre, santa donna,con le lacrime agli occhi lo salutava ebaciava raccomandandogli di comportarsisempre bene anche da soldatocome a casa e gli mise in tasca lacorona del Rosario, sussurrandogliall’orecchio di recitarlo sempre tuttele sere. Ciò che egli fece, persino recitandolocon i compagni di caserma iquali dapprincipio erano più che riluttanti,ma Giuseppe li conquistòtutti, piano piano, con amore, con ilbuon esempio, al punto che un amicodi camerata all’invito che Giuseppefaceva di andare a Messa e recitare ilRosario esclamò ad alta voce e innome di tutti i presenti: «Giuseppe, ate non si può dire di no mai, sei tantobuono con noi e ci dai tanto buonesempio che non ci è possibile contraddirtie disgustarti».La guerra infuriava, gli alleati avanzavano,i tedeschi in ritirata. L’ottosettembre ci fu l’armistizio. Si credevafinita la guerra, ma i soldati presentiin caserma, compreso Giuseppe,furono tutti deportati in campo diL’Angelo - Gennaio 2003


concentramento in Germania. Quirimasero fino alla fine della guerra,tra sofferenze inaudite, fame, freddo,lavori forzati... Giuseppe, confidandoin Dio e fedele al suo Rosario, neuscì sano e salvo quando finalmentepoté, libero, ritornare a casa nel giugno1945. Purtroppo al suo arrivotrovò una triste sorpresa, la sua casa,la sua cascina bombardata, fu totalmentedistrutta. Giuseppe non se nelamentò. Ringraziò il Signore di essereritornato, si rimboccò la maniche ecominciò a ricostruire la sua casa.Giuseppe noi ti ricordiamo con tantoaffetto e ammirazione e ti preghiamodi chiedere a Dio per noi e per tuttaChiari la grazia di imitarti qui in terraper riabbracciarti lassù in cielo.Chi vuol saperne di più chieda il suodiario ai suoi familiari.d. D.Battesimi103. Leonardo Gerri104. Francesca Locatelli105. Chiara Martinelli106. Elena Martinelli107. Davide Olmi108. Stefano Zitelli109. Sara Barbieri110. Nicholas Dionisio111. Angelo Lindo Fiorini112. Iacopo Pagani113. Riccardo Edoardo RosolaMatrimoni47. Sandro Ferraricon Cristina Buffoli48. Giovanni Buizzacon Antonietta Rondanini49. Giuseppe Meneghinicon Francesca Lucia Turotti50. Vito Campanellacon Sara CancelliDefunti120. Rina Comensoli di anni 79121. Francesco Innocenti 77122. Lucia Cittadini 69123. Faustina Malzani 92124. Giuseppe Luigi Borella 78125. Fedele Candida Bianchi 70126. Maria Vezzoli 88127. Giancarlo Bancora 77128. Arturo Chionni 79129. Marina Mombelli 71130. Attilio Stefanelli 87131. Maddalena Giacobbi 76132. Giuseppe Tomasoni 65133. Lucia Baresi in Ranghetti 60Gennaio 20032 G Ss. Basilio e GregorioPrimo del mese3 V S. Nome di GesùPrimo del mese4 S S. FaustaPrimo del meseCampo invernale dei giovani ad Assisi5 D 2ª Domenica dopo NataleSir 24,1-4.9-12; Sal 146,12-15.19-20; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-186 L Epifania del SignoreIs 60,1-6; Sal 71,1-2.7-8.10-13; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-127 M S. Luciano8 M S. Severino9 G S. Giuliano10 V S. Aldo11 S S. Igino12 D Battesimo del SignoreIs 55,1-11; Cant, Is 12,2.4-6; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-1113 L S. Ilario14 M S. Benedetta15 M S. Mauro16 G Beato Giuseppe Tovini, bresciano17 V S. Antonio abate18 S S. Prisca19 D 2ª fra l’anno - S. Mario1Sam 3,3-10.19; Sal 39,2-4ab.7-10;1Cor 6,13c-15a.17-20; Gv 1,35-4220 L S. Sebastiano21 M S. AgneseFesta della traslazione di Sant’Agape22 M S. Vincenzo23 G Beata Paola Gambara Costa, bresciana24 V S. Francesco di Sales25 S Conversione di S. Paolo26 D 3ª fra l’anno - Ss. Timoteo e TitoGio 3,1-5.10; Sal 24,4b-9; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-2027 L S. Angela Merici, vergine bresciana28 M S. Tommaso d’Aquino29 M S. Costanza30 G S. Martina31 V S. Giovanni BoscoFebbraio 20031 S S. VerdianaPrimo del mese2 D 4ª fra l’anno - Presentazione del SignoreGiornata in difesa della vita39L’Angelo - Gennaio 2003

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