«Unirsi restando indipendenti»

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Uno degli interventi sul palco del Forum ‘Fini’ di via Bellinzona dove l’argomento trattato ha attirato numerosi imprenditori

CONFINDUSTRIA IERI CONVEGNO DA TUTTO ESAURITO AL FORUM ‘FINI’

Contratto di rete tra le imprese:

«Unirsi restando indipendenti»

di FRANCESCO VECCHI

COLLABORARE in forme e ambiti

predeterminati attinenti

all’esercizio delle proprie imprese,

scambiarsi informazioni o prestazioni

di natura industriale,

commerciale, tecnica o tecnologica

ma anche esercitare in comune

una o più attività. Meccanismi

possibili tra diverse aziende grazie

al ‘contratto di rete’ supportato

ora dalla legge nazionale

99/2009 e al quale Confindustria

Modena ha dedicato un convegno

all’Auditorium ‘Fini’ dal tutto

esaurito. A scendere nei dettagli

di uno strumento che permette

di spingersi oltre il concetto di

‘distretto’ (mantenendo la propria

autonomia e cogliendo la sfida

della globalizzazione) è uno

dei massimi esperti, Fabrizio Cafaggi:

«La rete — spiega — rende

possibile il non essere legati a un

solo settore e a differenza del distretto

conservare al contempo

l’indipendenza di tutti i soggetti

coinvolti». Per farlo precisa Giuseppe

Molinari, coordinatore della

commissione di studio sulle Reti

d’Impresa Confindustria Modena,

«è sufficiente registrare il contratto

davanti a un notaio. Un contratto

che permette agevolazioni

fiscali e vantaggi finanziari». Come

conferma Moreno Dal Rio,

presidente del centro Alesatura

ESEMPIO

«Così collaboro con aziende

ceche e inglesi, ottenendo

nuovi vantaggi dai fornitori»

Srl di Vignola, che ha sperimentato

questa nuova opportunità:

«Noi produciamo motori diesel.

Qualche anno fa ci siamo messi in

rete, quasi per caso, con aziende

della Repubblica Ceca e dell’Inghilterra.

Attualmente siamo in

sei — racconta Dal Rio —. Questo

ci permette un rapporto trasparente

e stretto con i fornitori che

UNICREDIT

«Una soluzione per

la competitività»

Francesco Giordano di

Unicredit spiega che la

banca è «stata un

supporter della prima ora

delle Reti: una delle

possibili soluzioni per

rafforzare la competitività

delle piccole e medie

imprese italiane.

Crediamo si tratti di un

importante strumento per

le imprese italiane per

agevolare la loro crescita

internazionale e

innovativa, anche in

presenza di dimensioni

aziendali contenute. Il

gruppo, ha finanziato studi

finalizzati a capire come

strutturare le Reti».

possono così concedere delle condizioni

che singolarmente sarebbe

impossibile dare». L’importanza

del contratto di Rete è ribadito

anche da Aldo Bonomi, vicepresidente

delle politiche territoriali

di Confindustria che ne sottolinea

«la possibilità di unire le forze

mantenendo invariate la propria

storia e la propria autonomia. Accogliendo

la sfida della globalizzazione

anche in termini dimensionali.

Permette inoltre la defiscalizzazione

degli utili fino a un milione

di euro per ogni azienda presente».

Inevitabilmente da Modena

si pensa alla provincia reggiana

con la quale già si condividono

importanti capitoli, vedi l’Università:

«La meccanica o l’oleodinamica,

per esempio — conferma

Stefano Landi, presidente di Confindustria

Reggio Emilia —, sono

settori dove le aziende delle nostre

province possono mettersi indubbiamente

in rete andando a

confermare quell’idea di area vasta

al di là dei confini amministrativi

del territorio».


CONVEGNO DI CONFINDUSTRIA MODENA

«Contratti di rete per risalire»

Cafaggi e Bonomi: «Strumento utile per superare le criticità»

MODENA. L’argomento è pregnante. Ma, in tutta sincerità,

oltremodo inflazionato. Come dunque giustificare

la presenza di oltre duecento persone ieri al convegno

organizzato da Confindustria “Le aggregazioni attraverso

il contratto di rete d’impresa”? «Una partecipazione

davvero incredibile - si compiace lieto Pietro Ferrari,

numero uno degli industriali modenesi - e su un tema così

tecnico, specifico...».

Confindustria Modena è

sempre stata in prima fila

nel promuovere quelle reti

d’impresa che, superando il

doppio limite dimensione-territorialità,

consentono di sviluppare

strategie comuni

senza rinunciare all’autonomia.

Ma che sia testa di ponte

nel tradurre il bel canto in

concreta progettualità - «siamo

gli sherpa del sistema»,

dirà Ferrari - lo testimonia

anche Moreno Dal Rio, presidente

del Centro Alesatura,

azienda modenese pioniera

della rete il cui core business

è rappresentato dai grandi

motori diesel. Nel giro degli

ultimi due anni, «in un vuoto

assoluto o quasi di mercato»

ma a braccetto con altre cinque

aziende (due italiane,

due ceche e una inglese), il

Centro Alesatura è riuscito

ad acquisire nuovi clienti.

«Quello di rete è un contratto

molto leggero - chiosa Giuseppe

Molinari, coordinatore

della commissione di studio

di via Bellinzona - Noi aiutiamo

le imprese a concretizzare

i progetti grazie all’opportunità

data dal legislatore».

Questo non ha però risparmiato

Dal Rio da un calo di

fatturato del 17% tra il 2008 e

Alcuni protagonisti del convegno di ieri. A sinistra Aldo Bonomi

il 2009. «Se si pretende una

soluzione nell’immediato, e’

sbagliato vedere le reti d’impresa

in termini di risposta

alla crisi». Modera così gli entusiasmi

Francesco Pattarin

di Unimore, interlocutore

delle aziende sin di primi vagiti

del progetto che coinvolge

anche gli industriali reggiani.

Che il discorso riguardi

piuttosto «una visione

strategica di lungo periodo»,

è convinto anche Fabrizio Cafaggi,

professore ordinario di

diritto privato dell’Università

di Trento: «Non bisogna

sovraccaricare di significato

- dice - il contratto di rete: in

quanto strumento utile a un

buon disegno di politica industriale,

può contribuire a superare

il momento critico,

ma certo non è in grado di risolverlo».

Una presenza,

quella di Cafaggi, massimo

esperto di diritto (al pari del

legislatore di Tremonti Italo

Volpi, anch’egli presente all’appello)

di cui è lo stesso

presidente Ferrari a sottolineare

il valore aggiunto: «Se

non hai in pugno il contesto

giuridico, fai fatica a ragionare

sugli aspetti concreti».

«La rete rappresenta qualcosa

di assai più flessibile rispetto

al distretto e oggi vantiamo

una normativa adeguata

che permette di utilizzarla

con diverse finalità. Mi riferisco

- puntualizza il prof. Cafaggi

che del commentario

“Il contratto di rete” (il Mulino)

è autore emerito - tanto

allo scambio di informazioni

commerciali quanto alla collaborazione

nell’ambito dello

sviluppo e della ricerca.

Collaborazione volta a superare

l’ostacolo dei costi e la

difficoltà del trasferimento

tecnologico». Ostacoli che

ben conoscono quelle pmi

che, come ricorda il vicepresidente

per le politiche territoriali

di Confindustria Aldo

Bonomi, «rappresentano il

98,5% delle industrie italiane.

Oggi la legge, ad ogni

azienda che investe in un

progetto di rete - aggiunge

Bonomi - consente di defiscalizzare

gli utili sino ad un milione

di euro. In tal senso il

governo agisce all’uniscono

con Confindustria».

Lo stesso dicasi per gli istituti

di credito. Come sostiene

Francesco Giordano, punta

di diamante del marketing

di Unicredit: «Il gruppo negli

ultimi anni ha finanziato studi

di carattere accademico e

approfondimenti finalizzati

a trovare il modo per consentire

la bancabilità delle reti

d’impresa. Unicredit e Confindustria

stanno lavorando

insieme per sviluppare soluzioni

che permettano un adeguato

supporto da parte del

sistema finanziario».

Il presidente Pietro Ferrari

ha poi ribadito quanto già

affermato la settimana scorsa

sull’auspicato dialogo

«sempre aperto» coi sindacati,

e la Fiom in particolare, riguardo

l’azienda Ferrari e

gli altri casi più spinosi.

Arianna De Micheli


OLTRE

LA CRISI

LA NOVITÀ Gli industriali di Modena e Reggio Emilia insieme per aumentare la competitività

‘Reti d’impresa, un cambio di cultura’

Non solo fusioni e aggregazioni: c’è un «contratto» snello e flessibile

l sistema Confindustria

«I punta da sempre sulle reti

di imprese. E’ la soluzione vincente

per mettere assieme

competenze e raggiungere due

risultati: più produzione e penetrazione

sui mercati». Così il

presidente di Confindustria

Modena Pietro Ferrari, che ieri

in città ha introdotto, insieme

con il presidente di Industriali

Reggio Emilia Stefano Landi, i

lavori di un convegno organizzato

dalle associazioni delle due

p rov i n c e .

Il tema della dimensione,

dunque, è stato al centro degli

interventi: una questione fondamentale,

nell'economia globalizzata,

per le imprese che vogliono

mantenere e sviluppare

un ruolo da protagoniste. Ed è

un problema tanto più importante

in una realtà come la nostra,

che basa la sua forza sulle

piccole e medie aziende. Se ne

è parlato diffusamente, ieri pomeriggio,

nell’auditorium Fini,

dove Confindustria Modena e

Industriali Reggio Emilia hanno

illustrato un apposito progetto

nato dalla loro collaborazione.

Ha tratto le conclusioni Aldo

Bonomi, vice presidente di

Confindustria per le politiche

territoriali e i distretti.

La conquista di nuovi mercati

- è stato fra l’altro sottolineato -

impegna ingenti risorse finanziarie

e richiede sforzi organizzativi

spesso non alla portata

delle Pmi. Inoltre gli investimenti

in ricerca e innovazione

sono poco praticati per le forti

difficoltà a reperire risorse e a

costruire rapporti con università

e centri di ricerca.

Ma nel panorama normativo

è oggi a disposizione, grazie alla

legge 99 del 2009 (recentemente

modificata) il nuovo strumento

del «contratto di rete»,

che permette collaborazioni e

strategie comuni senza perdere

autonomia.

L'obiettivo del convegno è

stato quello di approfondire i diversi

aspetti di questa normativa,

mentre Giuseppe Molinari e

Pietro Ferrari,

presidente di

Confindustria

Modena:

«Puntiamo da

sempre sulle

reti di imprese»

Maria Cristina Gherpelli, coordinatori

della Commissione di

studio sulle reti d'impresa di

Confindustria Modena e Industriali

Reggio Emilia, hanno illustrato

il lavoro svolto nelle due

province. «Serve un cambiamento

culturale», ha detto fra

l’altro Molinari. «E per utilizzare

questa soluzione snella e flessibile

l’impresa deve partire soprattutto

da un suo progetto».

Ai lavori ha partecipato, tra

gli altri, Francesco Giordano di

Unicredit corporate banking:

«Siamo stati - ha spiegato - un

supporter della prima ora delle

reti, che sono un importante

strumento per agevolare la crescita

internazionale e innovativa

delle imprese. Unicredit e

Confindustria stanno ora lavorando

per sviluppare un adeguato

supporto da parte del sistema

finanziario».

UNIVERSITÀ Una videoconferenza del rettore Tomasi per rassicurare gli studenti

« L’anno accademico sarà regolare»

«I ricercatori e i docenti hanno dimostrato alto senso di responsabilità»

Una videoconferenza per

rassicurare studenti e famiglie

sugli sforzi che l’Uni -

versità di Modena e Reggio E-

milia sta compiendo perché

l’anno accademico si svolga

regolarmente, nonostante la

protesta dei ricercatori che

contestano i contenuti del

disegno di legge Gelmini sul

riordino del sistema universitario.

Ieri a Modena, nella

sede della Facoltà di Giurisprudenza,

si è fatto il punto

sulla situazione dell’a tt iv it à

didattica con il rettore Aldo

Tomasi e il pro-rettore Sergio

Paba, mentre da Reggio Emilia

erano in collegamento il

prof. Luigi Grasselli e il delegato

per la didattica Tommaso

Minerva.

«In questo momento tutti i

corsi sono iniziati», ha esordito

il Rettore Tomasi. «A differenza

che in altri atenei, i ricercatori

e i docenti hanno

dimostrato alto senso di responsabilità.

Pur coscienti

delle difficoltà e incertezze

Il rettore Aldo

Tomasi: «Di fronte a

tagli indiscriminati,

non basati sul

merito, soffriremo

più di altri Atenei

meno virtuosi»

con la legge di riforma in discussione

alla Camera, abbiamo

fatto di tutto per assicurare

l’inizio dell’anno accademico

quasi regolare. Abbiamo

spostato, sul secondo

semestre alcuni corsi, ma

senza fare ricorso all’e me r-

genza». Poi un elogio per i ricercatori

che, pur avendo ridotto

il carico didattico per

la protesta in corso, hanno

dato supporto alle lezioni

con corsi di sostegno ed e-

sercitazioni pratiche.

Ma il rettore cosa chiede al

Governo? «Aspettiamo di vedere

- ha risposto - se la riforma

verrà approvata o meno.

E questo sarà chiaro entro

pochi giorni. Quanto alle u-

niversità virtuose, Tomasi è

stato chiaro: «Le lamentele lasciano

il tempo che trovano.

La nostra situazione economica

è alla luce del sole. Di

fronte a tagli indiscriminati

non basati sul merito, noi andremo

a soffrire più di certi

atenei che non hanno seguito

le linee del merito».

(c. m.)

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