DONNA IMPRESA MAGAZINE SARAH JESSICA PARKER

DonnaImpresa

Sarah Jessica Parker, l’eterna Carrie Bradshaw della serie Sex and the city, lancia in esclusiva una linea di scarpe creata in collaborazione con il famoso marchio di calzature Manolo Blahnik. Tutti i modelli a catalogo sono stati pensati dall’attrice statunitense e da George Malkemus II, presidente dell’azienda Blahnik e suo storico amico, simbolo di eleganza e stile nel mondo, che hanno deciso di puntare sulla leggerezza dei modelli: vestibilità, eleganza e versatilità. La favolosa collezione di scarpe SJP comprende infatti decolleté a punta con laccetto alla caviglia “T bar”, il modello più ambito che si chiama proprio “Carrie”, ma anche pumps classiche, sandali con fiocchi, zeppe, sandali piatti e, udite udite … persino espadrillas! Sarah Jessica Parker indiscussa icona di stile, anche nonostante il telefilm HBO Sex and the city nel quale interpretava l’indimenticabile personaggio glamour di Carrie Bradshaw, sia oramai terminato da 10 anni, continua a far sognare milioni di donne in tutto il mondo. Cosa ne pensate della linea di scarpe Sarah Jessica Parker? Anche voi eravate fan della serie televisiva Sex and the city? Noi donne di “DONNA IMPRESA MAGAZINE” sì, al 110%!

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Di

edonna impresa magazine

MODA

GSPECIALE LAM

special edition dicembre/gennaio 2016/

2017

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Feber

ASSEMBLAGGIO FONDI LAVORAZIONE CALZATURE

Via Gian Lorenzo Bernini, 32 - 62010 Trodica (MC) T. 0733 564396

Proprietà editoriale e progetto grafico DONNA IMPRESA

DONNE

Donna conviene

DOSSIER

Una lunga storia d'amore

LUI

Piero Chiambretti

MIXER

BELLA

VITA

a tu per tu con John Lawton

storiadicopertina

Sara Jessica

PARKER

Feel beatiful!


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DONNA IMPRESA MAGAZINE

DA OGGI E' ON-LINE SU

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I testi e le foto sono coperti da copyright. E’ vietata la riproduzione parziale o totale salvo espresso consenso degli autori. _ baldassarri2013@gmail.com

Per la tua pubblicità e/o publiredazionale Dott. Bruno Romano Baldassarri mob. +39 339.1309721

STORIA DI COPERTINA

Sara Jessica Parker

MODA

Roma Fashion Week by Riccardo Gubiani _ Paola Nazzaro _ Oronzo De Matteis

SPECIALE DONNE

LUI/MIXER

Donna conviene _ Donne che fanno notizia

EVENTI

Tulipani di seta nera _ Gala delle Margherite _ Regata di San Ruffino - No violence

Life Event by Rosapaola Lucibelli

BELLE SCOPERTE

Sharon Marocchi _ Rosita Frollo _ Serena Cruciani

DOSSIER

Una lunga storia d'amore

Piero Chiambretti _ Ugo Maria Cionfrini _ Paolo Sistilli _ Lucio Doria _ Massimo Pallotti

BELLA VITA

John Lawton ex singer Uriah Heep

NEW GENERATION

Idol by Roberto Baldassarri & Sara Ben Zidane


le spose piu' belle viaggiano con noi

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SJP Collection

by Sarah

Jessica Parker

Nata nel 2014 e prodotta interamente

in Toscana, è ormai diventata un

must have del guardaroba delle

fashioniste affezionate allo spirito

luminoso e gipsy di Sarah, quanto

a quello effervescente del suo

alter ego Carry Bradshow. La

linea è stata realizzata in collaborazione

con l'esperto di

calzature G. Malkemus III

ed è recentemente approdata

su Amazon.

I prezzi vanno dai

150 euro per un

paio di ciabattine

infradito flip flop

ai 327 euro per i

sandali con fiore

"Etta". Il modello

"Carrie" costa circa

273 euro, mentre

i sandali "Maud"

288 euro: guardatele

tutte! Le scarpe

firmate SJP sono

disponibili all'acquisto

in esclusiva

nelle boutique americane

Nordstrom,

hanno un negozio

on-line che effettua

spedizioni anche in

Italia!

Sara Jessica Parker

the

ICON


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E' un fatto assodato che non sia facile per le donne essere comprese. E' per

questo che hanno bisogno di scarpe fantastiche, perché almeno camminarci

dentro sia divertente! La relazione che avete con gli altri è appassionante, ma

quella con voi stesse lo è ancora di più.


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Wrapped in fashion

Sarah Jessica Parker e la sua favolosa collezione di scarpe Made In Italy

UNA VOLTA LE INDOSSAVA,

OGGI LEI LE DISEGNA.

Non solo Carrie

Certo è che la giovane donna che incarnava in di strada ne ha

Carrie Bradshaw Sex and the city,

fatta! Dopo la fortunata linea di scarpe, abiti ed accessori griffatissimi SJP, Sarah è entrata a far parte

della storica casa editrice britannica Hogarth Press fondata nel 1917 da Virginia e Leonard Woolf

dove lancerà la propria collana editoriale e, come se non bastasse, la vediamo impegnata anche come

jewellery designer per la realizzazione della Flawless Diamonds Collection dedicata ai diamanti della

quale è anche testimonial. Per realizzarla, ha lavorato a fianco della celebre Kat Florence, specialista

nell’uso delle pietre più perfette e rare e famosa per vendere pezzi unici nella

sua boutique londinese di Mayfair. Nata il 25 marzo del 1965, Sarah Jessica

Parker, è sposata con l’attore Matthew Broderick e hanno tre figli, uno naturale

nato nel 2002, James Wilkie, e due gemelle, Marion Loretta Elwell e Tabitha

Hodge, nate nel 2009 tramite madre surrogata. Tornata alla televisione alla rete Hbo

nell’ottobre del 2016 con una serie chiamata Divorce a fianco di Thomas Hayden Church,

dove interpreta una donna e una mamma alle prese per l’appunto con le difficoltà di un

divorzio, la camaleontica cinquantenne continua a far parlare di sé. E bene.

Standing

ovation

SJP!


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Il profumo di un sogno,

un compagno di tutti i

giorni

Se devi aggrapparti a qualcosa, che siano sogni, non persone

“Ebbene, proprio come diceva Wayne Dyer, quando si balla, il nostro obiettivo non è arrivare in un punto particolare

della pista, bensì goderci l'intero momento. Per questo, anziché abbatterci o dubitare di noi stesse quando non

riusciamo a realizzare un sogno, dovremmo essere consapevoli che la vita è un ballo che non si ferma mai. Se ci

fermassimo, la musica cesserebbe e perderemmo il ritmo, la magia, la motivazione. Se c'è qualcosa che facciamo da

sempre, quando alziamo gli occhi al cielo, è sognare. Non importa quanto buia sia la notte, quanto fitta sia la foresta

del nostro mondo quotidiano – i nostri sogni ci incoraggiano sempre e ci spingono a lottare, a non arrenderci. Perché

nessuna sognatrice è piccola, e nessun sogno è mai troppo grande. Quando si crescono donne che in futuro

aspireranno ad essere tutte uguali, la libertà non è autentica. I grandi sogni sono quelli che possono cambiare il

mondo, quelli che ci aiutano ad aspirare ad un orizzonte più degno, più pieno di meraviglie e possibilità. I sogni ci

rendono rivoluzionare.


Trasmessa da HBO dal 1998 al 2004, Sex and the City rimane tutt'oggi la serie TV

piu' premiata, longeva, amata e seguita dalla fine degli anni '90 in poi.

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Alzi la mano chi non ha mai guardato e riguardato

le avventure di Carrie Bradshaw e delle sue

migliori amiche ogni santissima volta che passano

in tv! La moda, gli amori, l'amicizia, lo shopping.

Sex and the City diventa uno stile di vita; Carrie

una donna da imitare. Come se essere una

affermata giornalista di moda, avere amiche

meravigliose su cui contare, abitare in un delizioso

monolocale in centro a Manhattan, possedere una

quantità infinita di scarpe Manolo Blahnik avere

charme da vendere fosse facile. No, non lo è. Non

per tutte.

Vero è però che nell'immaginario collettivo il “femminismo di terza generazione” vive a Manhattan,

beve Cosmopolitan e indossa costosissime Manolo Blahnik. Le sue eroine? Carrie, Samantha,

Miranda e Charlotte. Carrie è una scrittrice che sogna l'amore romantico; Miranda è una cinica

avvocato in carriera; Charlotte è una romantica gallerista che vive in un mondo di fiaba; Samantha è

una libertina pr che, sfiduciata dall'amore per gli uomini, mostra la sua più grande sensibilità

nell'amore per le sue amiche. Donne molto diverse tra loro, ma accomunate da un forte senso di

appartenenza all'universo femminile, legate da una reale emancipazione, nonché da un vigoroso

desiderio di comprendere il mondo maschile. Naomi Wolf potrebbe raggelare al solo pensiero che la

filosofia possa riflettere su argomenti considerati futili e meri prodotti della società consumistica; e

Fatema Mernissi, che ha definito l'imposizione della bellezza-taglia 42 come la nuova forma di

controllo del maschio occidentale sul femminile, resterebbe di certo inorridita di fronte a Carrie e le

sue amiche dipinte come icone di quel profondo cambiamento di ri-defnizione del pensiero

psicologico contemporaneo femminista. Le conquiste storiche del femminismo sono ormai qualcosa

di acquisito, che tutte le donne nate dopo la metà degli anni Sessanta hanno come “principio innato”.

A differenza delle femministe che le hanno precedute, queste ultime sentono di appartenere a un

mondo in cui le donne hanno già in partenza dei diritti e delle possibilità di scelta che alle loro madri

e nonne erano negati. Proprio come queste femministe, le donne di Sex and the City sono

emancipate, trasgressive al punto da intimorire gli uomini che si sentono minacciati da una libertà “in

rosa”, al punto di cadere in una profonda crisi di identità e soprattutto di virilità. Chi sono dunque le

donne di questo nuovo femminismo? Sono persone che, come gli uomini, discutono al bar, hanno

soldi, libertà di pensare e di fare quello che ritengono più opportuno ivi inclusa la possibilità di

iniziare o interrompere una relazione sentimentale, scegliersi un lavoro, decidere di fare carriera,

creare una famiglia piuttosto che restare single, e così via. Le loro scelte appaiono spesso vuote e

opinabili agli occhi degli uomini, tanto da accusarle di essere senza valori. Questo atteggiamento è

la dimostrazione che le conquiste abbiano bisogno di tempo e riflessione per essere assimilate. E

ancora chissà quanto tempo dovrà passare per capire che le scelte di Carrie & co. non sono prive di

valori. Semplicemente i valori non sono più imposti e le donne possono valutare, con libertà e

responsabilità, di scegliere della propria vita infischiandosene di apparire rispettabili agli occhi di una

società ancora troppo bigotta e puritana. Intraprendenti, spigliate, irriverenti, divertenti, leali e

sincere, ma anche imbarazzanti, piene di vizi e pronte a commettere errori e follie: le donne

raccontate in Sex and the City sono donne vere, che finalmente fanno sentire la loro voce potente in

un mondo fin troppo maschile. Questo è, in parte, ciò che contraddistingue le eroine del

“femminismo di terza generazione”. Con buona pace di chi sostiene che il femminismo sia morto, si

sappia che ha solo cambiato volto: si può essere femministe anche con i tacchi a spillo, perciò

uomini rassegnatevi!


"Non sono una femminista. Non penso di qualificarmi come tale. Credo nelle donne e credo nell'uguaglianza, ma penso che ci sia talmente tanta strada da fare… Mi piacerebbe soltanto

che le persone fossero trattate tutte allo stesso modo. Quello che sono oggi penso sia ciò che le donne si aspettassero da me dopo avermi vista nei panni di Carrie Bradshaw”

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MODA

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Data e luogo dell'evento:

06-07 aprile 2017, Roma

(la location sarà

comunicata entro il 31

Dicembre 2016 ).

Organizzatori dell'evento:

Agenzia “Gierre Models

Management”, Roma,

Italia; Agenzia “RICA

organizzazione eventi”,

Lecce, Italia. Partner:

ROMEUR European

Academy (Roma), Istituto

CORDELLA international

fashion school (Lecce),

CNA Federmoda (Italia),

“New World Institute of

TOTAL FASHION”

(Giappone). Media partner:

Donna Impresa magazine,

Gisella Peana Image

consultant,

Di.International Women,

FASHIONAUT, il PEANA .

Supporto Informativo:

Canali televisivi “Fashion

TV”, TV “Moda”;

Settimanale “ Italia oggi”,

mensile “ Fashion Time”,

“ Donna Impresa”,

settimanale “La nostra

gazzetta”, InterModa.ru,

mensile “ NieJournal”,

numerosi siti web e

Blogger.

Obiettivi dell'evento: - fornire ai

brand/case di moda, aziendeproduttrici

europee e mondiali, la

ribalta della passerella per poter

presentare le nuove collezioni; -

sviluppare la collaborazione tra

produttori di abbigliamento, calzature e

accessori e sistemi di commercio, bayier

internazionali, rappresentanti di fiere,

agenti di show-room ed altre

organizzazioni professionali del settore

della moda. Partecipanti: Case di

moda/brand europei e mondiali

d'abbigliamento (uomo, donna,

bambino), calzature, accessori; aziende

produttrici di abbigliamento (uomo,

donna, bambino), calzature, accessori. Quote di iscrizione: Per le case di moda/ i brand di abbigliamento, calzature, accessori;

designer che sfilano per presentare le proprie collezioni a fini promozionali, la quota di iscrizione è pari a € 3000 (tremila euro) +

IVA RFW-2017 La quota di iscrizione comprende: modelle/i indossatori/trici (a disposizione 20 modelle e 10 modelli );

servizi di trucco e parrucco; hotel *** (camera matrimoniale o doppia per 2 notti); foto e video dell'evento;


promozione logo durante la sfilata; cartella stampa e ufficio stampa unificato;

affitto ed allestimento sala per la

sfilata, back-stage;

servizi di amministrazione, regia, operatori audio, presentatore/trice partecipazione del

responsabile alla conferenza stampa; due inviti personali con prenotazione dei posti VIP;

diploma personalizzato.

Servizi aggiuntivi promozione personalizzata dei brand durante l'evento (distribuzione dei materiali pubblicitari,

organizzazione mostra con banner e campioni, dimostrazione video pubblicitario ecc); campagna pubblicitaria prima

dell'evento; organizzazione dell'intervista con media italiani o stranieri; partecipazione del responsabile al cocktail party

per gli ospiti VIP; partecipazione nel lavoro in show-room e in sessione commerciale;

servizio fotografico

personalizzato durante la sfilata della propria collezione e book professionale dopo l'evento;

servizio di video

operatore durante l'evento e film professionale della propria presentazione dopo l'evento; articoli pubblicati sul sito

ufficiale di RFW-2017 e sui siti di nostri partners (in Italia, USA, Russia, Kazakistan, Armenia, Ukraine, Georgia, Mongolia;

Giappone, ecc.), altri servizi promozionali su richiesta. Il costo del servizi aggiuntivi saranno indicati nel contratto tra

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organizzatori e partecipante. Tutti gli ospiti degli invitati dovranno essere inseriti in una lista che sarà vagliata dall'organizzazione e

accettata , le persone non gradite non avranno accesso alla manifestazioni. RFW-2017 Procedura per accreditarsi per partecipare

a R F W - 2017: È necessario che il partecipante compili la scheda d'iscrizione pubblicata sul sito www.romafashionweek.com

pagina Documenti e successivamente lo invii (con allegati) alla Direzione, alla seguente e-mail: secretaryrfw@gmail.com . Il

partecipante riceverà l'invito ufficiale e la bozza dell'accordo. Dopo aver concluso l'accordo e pagato il 50% della quota di

iscrizione il partecipante viene accreditato per intervenire a RFW- 2017. Il pagamento dovrà essere effettuato sul conto corrente

dell'organizzatore (i requisiti saranno indicati nell'accordo). Il tempo massimo per poter mandare la richiesta di partecipazione è il

1 febbraio 2017, il versamento dell'anticipo del 50% entro il 10 febbraio 2017 ed il saldo il 1 aprile 2017. Disposizioni finali: Gli

organizzatori di RFW-2017 si riservano il diritto di trasmettere tutte le videoregistrazioni e le foto degli eventi RFW-2017 tramite

internet e con qualsiasi mezzo, senza il consenso dei partecipanti stessi e senza nulla dovere agli stessi e saranno i titolari dei

duiritti di ogni immagine derivante dall'evento. Le riprese video e foto privati a RFW-2017 sono libere ma non devono mai

interferire con le riprese e le fotografie dei fotografi ufficiali e della stampa autorizzata pena allontanamento. Le riprese

professionali non dell'organizzazione, compreso foto e videoregistrazioni si eseguono solo con il consenso della Direzione della

manifestazione. Co - organizzatore RFW-2017 Tatiana Guenkina Titolare Agenzia “RICA organizzazione eventi” Co - organizzatore

RFW-2017 Riccardo Gubiani Titolare Agenzia “Gierre Models Management” E-mail: secretaryrfw@gmail.com


SHARE YOUR FASHION

La Moodl è una società che lavora nel mondo della moda con gestione di modelle , fotografie, realizzazione di eventi , fornitura di service in Italia e nel mondo.

Proprietaria del marchi Rome Fashion Week , l'evento che da 3 anni si mette come alternativa ad ALTAROMA in numero di partecipanti e in qualità dell'evento

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PAOLA:NAZZARO

STILISTA

L'arte del

fare

costumi

ART DIRECTOR ASC, COSTUME&FASHION

DESIGNER, WARDROBE SUPERVISOR

PAOLA NAZZARO info: roadvogue@yahoo.It _ bambinadacviaio@yahoo.it mobile 338 9982886

DONNA GUERRIERA, MUTEVOLE E

INAFFERABILE, PROPRIO COME LE DONNE

CHE VESTE. ECLETTICA E VERSATILE PAOLA

HA SAPUTO ESPLORARE LE TANTE FACCE

DELLA FEMMINILITA' ATTRAVERSO UNA

RICERCA CONTINUA DI GENERI, STILI E

MODE. IL VIAGGIO CON LEI E' PURA

SUGGESTIONE, EMOZIONE, RICORDO.

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""Scosto il drappeggio rosso

del tendaggio dalle frange

d'oro brunito ... E' il dietro le

quinte nel silenzio necessario ,

della mia Sartoria Interiore.

Dalle le pagine di un copione,

pian piano prende forma lo

spirito di un costume di scena.

Si fa largo, tra gli infiniti tagli

dell'epoche storiche, lo "Stile"

incede a piccoli passi, via via

più sicuri sfiora, sceglie i

tessuti, i colori più affini sua

identità, alla sua personalità

scenica. Si sofferma ora su di

un bottone di cristallo, ora su

di una stola di pelliccia, ora

su di una fodera di seta, ora si

prova un copricapo che possa

dargli sicurezza sia sul

palcoscenico, sia nella vita di

tutti giorni... E cio'che amo

creare per gli attori, una volta

indossato l'abito

essere/divenire il personaggio,

in tutte le sfumature.."

Paola Nazzaro

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Irpina di nascita, Paola Nazzaro si è diplomata all’Istituto d’Arte di Avellino e, sin

da bambina, ha coltivato la passione per “l’arte del fare costumi”. A soli sedici anni

vince, come fashion designer, alcuni concorsi a livello nazionale per Giorgio

Armani e Jan Louis David, disegni pubblicati su Lei e Amica. Appena

diciassettenne si trasferisce a Roma per studiare all’Accademia di Costume e

Moda. Durante il primo anno di accademia lavora con la maison Fendi come

disegnatrice di moda per le Fendissime. Negli anni successivi collabora anche

con Lancetti, Testa, Gabrielli e Valentino. Negli stessi anni la vediamo

impegnata come attrice per il cinema ed il teatro. Prima con Vern Schroeder e

Antonio Salines in Concilio d’amore, successivamente con Federico Fellini, nel

film L’Intervista: esperienza cinematografica che le consentirà di diventare allieva

e assistente del Fellini prima e di Elio Costanzi (costumista della Loren e di

Marlene Dietrich) poi.

Durante i suoi studi in

Accademia, firma i suoi

primi lavori a teatro

come scenografa e

costumista e partecipa

come assistente al

programma Quelli della

notte di Renzo Arbore.

Negli anni successivi

sigla per la RAI

programmi come: La TV

delle ragazze e Scusate

l’interruzione di Serena

Dandini. Per il cinema

firma invece i costumi di

Chi c’è c’è di Piero

Natoli, che riceve

numerosi premi a livello

internazionale, tra cui

quello per i costumi.

Successivamente

realizzerà i costumi della

prima serie della prima

soap italiana Un posto al

sole. Ritornata al cinema

firma i costumi del

western Jonathan degli

orsi con Franco Nero e

una serie di fiction di

successo come Le

ragazze di Piazza di

Spagna. Negli anni

successivi Paola si

dedica al mondo della

fiction, firmando, tra gli altri, i costumi di Una vita a

quattro zampe con Lino Banfi,

Un prete tra noi

con Massimo Dapporto e successivamente Una

vita in regalo con Luca Barbareschi. Dal 2004

torna ad occuparsi di moda creando due collezioni

dedicate alle donne sportive e motocicliste: Road

vogue e Bambina D’Acciaio. Alla fine del 2007,

alcuni suoi costumi e bozzetti sono stati esposti

alla Mostra Internazionale del Costume e

Scenografia: Cinema, come nasce un sogno. Nel

Brevi note biografiche:

Diploma di Maestra d’Arte Applicata

Laurea in Sociologia della Moda e del

Costume, presso l’Accademia di

Costume e Moda di Roma

Master presso l’Istituto Europeo del

Designer sul Linguaggio simbolico

degli abiti nel corso dei secoli.

2009 è insignita dal Comune di Avellino per essersi distinta nella sua carriera di costumista e scenografa e,

sempre nel corso dell'anno 2009, svolge l’incarico di Fashion and Marketing Director per la Bonjour

Seychelles LTD, compagnia di moda internazionale curando il lancio e la realizzazione di due nuove

collezioni di moda: Paulette e Road Vogue Resort. Dopo un periodo dedicato alla moda ritorna al suo ruolo

di costumista in Tutti al mare di Matteo Cerami, Il Campione e la miss con Luca Argentero e Martina Stella,

La Farfalla Granata di Paolo Poeti, L’Aquilone di Claudio di Antonio Centomani. Negli ultimi anni si

specializza nella ricerca e selezione degli sponsor e nella ricerca e selezione di investitori interessati a

valorizzare i loro marchi attraverso il product placement. Nel 2012 pubblica, per Progetto Cultura, il libro

Carezze, Korazze & Skizzi di Vita, poesie, racconti e disegni di vita, con prefazione di Dario Salvatori ed

Italo Moscati, ispirato anche alla sua esperienza di performer nella trasmissione Lady Burlesque. Dal 2013

diventa docente della Associazione Costumisti e Scenografi per il Master di scenografia e costume.

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ABITARE IL TEMPO

Emili Giancarli: mail: em.giancarli.com _ mobile 3407213985 _ sito web www.emililuci.it

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Oronzo De Matteis

LUSSO

MADE

IN

ITALY

Le calzature del Brand eccellenza del Made in Italy OROORO, fondato dal famoso

Creative Director Oronzo De Matteis (nella foto). Il Brand ha come suo punto di forza

il "su misura": pezzi unici realizzati con materiali pregiati con grande dedizione ed con

un occhio particolare alla femminilità’.Talentoso e spesso presente nelle sfilate

dell’Alta Moda Capitolina, Oronzo De Matteis ha fatto la sua gavetta in aziende lusso

del Made in Italy come Sergio Rossi, Gucci Group, Baldinini e Bruno Magli per

poi lanciare le sue collezioni OROORO apprezzate dalle donne del fashion system.

OROORO Shoes Designer Italy _ Via E.Toti, 45 73029 Vernole (Le) _ info@orooro.it - Mobile +39 328 5728007 www.orooro.it

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DONNA

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conviene.

a cura di Valeriana Mariani

E non è solo faccenda di giustizia sociale, una questione

politica, conviene perché le donne aumentando l’occupazione femminile

aumentano i guadagni delle imprese, il Pil, e le nascite. Ma l’Italia non sembra

essersene accorta: con meno di una donna su cinque al lavoro, è in coda

all’Europa. È un ritardo che paghiamo, visto che le lavoratrici sono più produttive,

e garantiscono quindi maggiori guadagni alle aziende. A dirlo, dati alla mano,

è il rapporto del FMI (Fondo Monetario Internazionale) che, coralmente al rapporto

pubblicato a febbraio di quest’anno dallo storico centro studi americano Peterson

Institute for International Economics, quantifica anch’esso l'impatto positivo

di una dirigenza al femminile, prendendo in esame due milioni di aziende in

tutta Europa. Una donna in più al vertice di un'azienda migliora dunque la sua

performance finanziaria.

Valeriana Mariani

AMMINISTRATORE World Service s.a.s. la comunicazione pensata - EDITORE Donna Impresa Magazine - PRESIDENTE NAZIONALE Donna Impresa - PRESIDENTE Aziende Associate

PRESIDENTE Di.Donna International International Association Women Entrepreneurs and Business Leaders Employment, Social Affaire & Equal Opportunities - www.donnaimpresa.com


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ESISTE

UN POTERE

FEMMINILE?

NO

NONANCORA,

MAESISTE

CERTAMENTE

UNAVIA

FEMMINILE

AL POTERE.

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La conclusione?

Presto detto:

sostituire un uomo con una collega,

nelle direzioni o all’interno dei

consigli di amministrazione, porta

una redditività maggiore.

Uno dei più grandi ritardi del nostro Paese è quello dell'occupazione

femminile. Che va superato. Perché le ricerche oggigiorno lo

dimostrano: più potere alle donne nelle aziende vuol dire più profitti,

ma anche più crescita per l'intero Stato, perfino più figli. Ma l'Italia è in

coda alle classifiche europee. Ecco cosa bisogna fare. Subitoacità di

apprendere e semplificare, di trovare soluzioni e condividerle con gli

altri.

Unlocking female employment potential in Europe (Ovvero: Liberare il

potenziale di occupazione femminile in Europa) è un rapporto che riflette su quanto i paesi

del vecchio continente, malati di bassa crescita, potrebbero ancora ricavare benefici

dall'aumento del lavoro femminile e su quanto i governi dovrebbero fare per favorire, con

politiche attive o togliendo ostacoli, tale processo. Problema particolarmente acuto in

Europa, dove nonostante un forte sentimento di uguaglianza tra i sessi, l'evoluzione delle

regole sociali e l'aumento delle opportunità senza discriminazione di genere, il gap tra uomini

e donne nel lavoro ha smesso di chiudersi, e resta sempre troppo grande. Cosa è successo

negli ultimi anni? Due profondi fattori di rallentamento hanno paralizzato il cammino del

continente europeo: uno è stato la crisi economica, l'altro il fattore demografico, con le

nascite in netto calo e una popolazione sempre più vecchia e longeva, e dunque con la

prospettiva di meno occupati attivi e di più pensionati bisognosi di cure di lunga durata. Il

tutto, condito con una produttività in calo e senza prospettive di ripresa. In questo quadro,

l'unica grande risorsa che non ha ancora sviluppato appieno il proprio potenziale sono le

donne. Percentuali maggiormente confortanti in Europa a cominciare dalla Lituania dove

hanno già scelto di lavorare tutte, e c'è la totale parità nel tasso di attività maschile e

femminile, in Svezia e Norvegia dove il gap è solo del 5 per cento. Fanalino di coda l’Italia

dove invece il tasso di partecipazione femminile si ferma al 60-65 per cento. Determinanti in

tal caso il retroscena culturale e familiare ed il livello di istruzione delle donne ... (continua)


ma anche, e soprattutto, una non ancora incisiva

azione di convincimento di alcune politiche attive

che i governi possono mettere in campo. Per

esempio le tasse. Oggi molti paesi considerano

l'importanza di non tassare eccessivamente il

secondo reddito familiare (tipicamente quello

della moglie), come pure di sostituire i sussidi

familiari con altri tipi di sostegno, come quello di

servizi per assistere i bambini durante l'assenza

materna, o la concessione di un congruo

periodo di assenza dal lavoro per badare ai figli

(congruo, non eccessivo, perché quando

l'assenza dal lavoro si protrae troppo, fa l'effetto

opposto, cioè rende più difficile il ritorno sul

luogo di lavoro: il periodo massimo considerato

ideale, dice il rapporto, è di 140 settimane). Su

tutti questi fronti l'Europa marcia a diverse

velocità, ma marcia. E infatti ha ottenuto i suoi

effetti. Anche se molte donne che lavorano

optano per il part-time. Una conquista, il tempo

ridotto? Mica tanto. Secondo lo studio, spesso

paesi con alti tassi di lavoro femminile

mascherano un forte tasso di lavoro part-time. In

Olanda, dove c'è un alto tasso di partecipazione

femminile al lavoro, metà delle donne occupate

lavora a metà tempo; in Germania le donne

lavorano 30 ore contro lo 40 degli uomini. E

questo taglia loro molte possibilità di carriera. È

dimostrato, dice lo studio, che esiste un nesso

negativo tra part-time e miglioramenti nel

percorso lavorativo. Ed è proprio nel salire la

scala gerarchica in azienda che la donna

incontra più problemi. Mentre negli ultimi

trent'anni tante donne sono entrate nel mondo

del lavoro, resta ancora sparuto il gruppo di

quelle che raggiungono il vertice. Forse perché

nessuno ha quantificato i benefici della loro

presenza nella stanza dei bottoni. La cosa più

sorprendente dello studio del Fmi riguarda in

effetti proprio la misurazione dell'impatto

femminile sulla performance aziendale. Impatto

intuito ma mai dimostrato per la mancanza di

dati abbastanza rappresentativi (si utilizzavano

solo le società quotate i Borsa nei diversi paesi,

un universo troppo ristretto). Ora questi dati

sono reali, e gli autori dello studio dell'FMI li

usano: si tratta dei risultati finanziari di due

milioni di aziende in tutta Europa. Ebbene,

l'evidenza empirica di questi dati suggerisce

l'esistenza di un rapporto tra la performance

dell'azienda e la presenza di donne al vertice.

L'analisi svela che le aziende con una presenza

più numerosa di donne nelle posizioni

professionali “senior”, hanno una redditività più

alta. Di più: per ogni donna che sale ai livelli

superiori del management o che entra nel board,

cioè nel consiglio d'amministrazione, il profitto

della società cresce di 8-13 punti base (cioè lo

0,08/0,13 per cento). E questo effetto donna è

particolarmente vero e visibile nelle aziende con

una presenza femminile nella forza lavoro come

il settore dei servizi, o in quelle dove è

necessaria capacità creativa e innovativa, come

il settore high tech e dove è importante avere

un'alta specializzazione. L'ingresso di una

donna nella stanza dei bottoni vuol dire un

incremento della redditività di 20 punti base (lo

0,20 per cento). Parola di Fmi. In Italia, così

come in molti altri paesi, la presenza femminile

nei consigli d'amministrazione delle società

quotate è stata regolata. Ma qui si parla di un

fenomeno di tipo economico, non di una

questione legata alla parità di genere: il valore di

una donna che gestisce un'attività, per le

caratteristiche intellettuali e creative di cui è

portatrice, corrisponde a un numero preciso, che

si traduce in un beneficio nel bilancio. È per

questo che Christine Lagarde va plaudita: d'ora

in avanti i signori della governance dovranno

spiegare ad azionisti e dipendenti perché non

fanno spazio alle quote rosa, che sono state

riconosciute, finalmente, un fattore di

competitività.

Se agli uomini è concesso

focalizzarsi sui loro obiettivi,

dalle donne i capi si aspettano

innanzi tutto gentilezza e

fedeltà. Facciamo che accada il

contrario.

Chi si prende

cura di chi.

“Femminilizzare” i luoghi di

lavoro e “maschilizzare” quelli

domestici: si può. Donne,

lavoro, natalità: tre leggi da fare

subito.

Asili nido, congedi parentali, incentivi nelle

aziende. Ecco dove la politica può e deve

intervenire per far guadagnare tutto il Paese! Ma

la politica, lo sappiamo, si riempie spesso la

bocca di parità fra i generi poi però,

concretamente, fa poco. Ecco tre interventi che

dovrebbero essere approvati subito.

1) Pagate i papà per stare a casa

con i figli

In Italia i neo-papà vengono retribuiti al cento per

cento per due soli giorni. Siamo in fondo alla

classifica europea. Al Senato è fermo da

novembre un disegno di legge che propone di

portarli a 15. Sarebbe certamente un passo

avanti per la parità, ma non è forse la prima

misura necessaria per riportare le madri al

lavoro.

2) AUMENTATE GLI ASILI NIDO

Gli asili nido servono innanzitutto ai bambini: avranno voti più alti a scuola, stando a quanto

affermano le ricerche. Ma servono soprattutto molto anche alle mamme: sono un servizio essenziale

per permettere loro di rientrare al lavoro, di ricominciare a seguire la carriera.

3) DATE COMPETENZE E INCENTIVI

Aiuti alle imprese che introducono regimi di orario flessibili; contributi alle lavoratrici autonome che

assumono una co-manager nei periodi di assenza; consulenze alle aziende per migliorare la

gestione della maternità, riorganizzandosi; formazione per le non laureate; corsi motivazionali e di

orientamento per le giovani che vogliono rientrare nel mercato del lavoro dopo la maternità.

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L’uguaglianza nella

differenza: casi

virtuosi.

ADELE NARDULLI lo dice per esperienza. Trent’anni fa ha fondato a Milano insieme a Laura Gori la

Trans-Edit, una piccola società che offre traduzioni e interpreti in tutto il mondo. Con una caratteristica:

dei suoi venticinque dipendenti, venti

sono donne. Assunte come

manager, grafici, contabili,

commerciali. Mestieri che in Italia

vengono svolti solitamente da

uomini. Alla Trans-Edit no, sono al

femminile. Adele e Laura sono

riuscite a coniugare il modello di

business per avanzati sistemi di

traduzione linguistica e sostenibilità

aziendale con servizi aziendali per la

sostenibilità del lavoro (flessibilità,

welfare aziendale per il benessere e

la felicità del personale). Per

consentire infatti alle proprie

dipendenti di dare il massimo in

ufficio, le due titolari garantiscono la

palestra gratuita; una stanza per la

fisioterapia; l’asilo nido, il part-time

su richiesta e la possibilità di

lavorare da casa. Senza tralasciare i

cosiddetti servizi salvatempo: dalla

frutta alla parrucchiera, a prezzi

convenzionati, utilizzabili su richiesta

in azienda. “Tutto questo ha un

costo per noi, certo. Ma è un costo

ampiamente ripagato dalla

produttività delle nostre dipendenti»,

assicura Adele Nardulli. Se lo ha

fatto una piccola impresa come la

nostra, senza aiuti, perché mai non

potrebbe farlo il governo?”


MICHELA MURGIA La via "femminile" al

potere può migliorare anche i maschi.

Processi partecipativi, e non autoritari.

Partendo dai comitati di resistenza

territoriale. Includendo, e non isolando i

più deboli. L'autrice interviene nel dibattito

de l' Espresso sul rapporto fra donne e

ruoli di vertice “Ai confini del potere forte,

dove ci sono i poteri deboli, le logiche

sono meno gerarchiche e più reticolaridice

– ed è lì che nascono movimenti

collettivi e nuove forme di organizzazione

sociale, perché quando si è tutti fragili ci

si teme di meno. Le donne che hanno

vissuto questa esperienza sanno come

replicarla per dare vita a un potere non

più sottrattivo, ma generativo, e offrire a

tutti - maschi compresi - l’opportunità di

essere potenti insieme, anziché uno

contro l’altro. Esiste un processo, riassunto nel termine intraducibile di empowerment, che mostra

che non c’è bisogno di portarlo via a qualcuno, perché il potere i deboli se lo danno da sé

riconoscendolo e

riconoscendosi”.

ANNA AMATI Architetto,

mamma di tre adolescenti, oggi

fa parte del Consiglio direttivo di

Italia Startup ed è coordinatore

italiano della Kaufmann

Foundation. Da oltre un

ventennio si occupa di venture

capital e progetta incubatori e

parchi scientifici. “Se non si

aiutano i giovani si muore”, ha

dichiarato Anna in una intervista

che la celebrava per aver

portato per la prima volta in Italia

il Global Entrepreneurship

Congress.

ORNELLA BARRA Si contano sulle dita di una mano i nomi italiani di donne ai vertici di aziende

straniere. Tra questi c'è senz'altro quello di Ornella Barra, Vicepresidente di Walgreens Boots

Alliance e Presidente e Chief executive di Global Wholesale and International Retail. Ornella è

una delle donne più potenti nel mondo degli affari dell'area EMEA (Europa, Medio Oriente e

Africa). Ad attestarlo è la classifica redatta da Fortune nel settembre del 2015, in cui proprio lei,

insieme a Marina Berlusconi

rappresentava il nostro Paese,

precisamente alla quinta posizione.

E' considerata la signora di ferro

della farmaceutica, proprio per la

sua mansione all'interno della

Pharmaceutical Wholesale

Division, che opera sotto il brand

Alliance Healthcare, tra i più

importanti all'interno di Walgreens

Boots Alliance, tantodaaver

portato ad una vera e propria

rivoluzione nel concetto di

distribuzione, anche grazie alla

lunga serie di partnership varate,

con le quali è riuscita a sbarcare nei

mercati di Cina e Stati Uniti.

LILIANE BETTENCOURT non ha certo dovuto costruire tutto da

sola perché l’unica figlia di Eugène Shueller fondatore

dell’importante casa cosmetica L’ Oréal, di sicuro una delle più

grandi case di cosmetici al mondo. Nel 1957, sette anni dopo il

matrimonio con il politico Andrè Bettencourt dal quale ha preso il

cognome, impero L’Oreal passa all’unica figlia del fondatore. Il punto

di partenza le è stato favorevole, ma in seguito ciò che ha fatto la

differenza sono state una buona gestione economica e la

lungimiranza. Una donna che ha saputo sorprendere, anche grazie

a qualche scandalo, hanno fatto la loro buona parte. Parola d’ordine

“diversificare“: Liliane Bettencorut ha avuto la lungimiranza di siglare

importanti accordi che hanno portato i suoi prodotti ad allargare il

dominio sul mercato dei cosmetici.

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MARINA

BERLUSCONI

Presidente di Fininvest

edi Mondadori,è

ancora una volta l’unica

manager alla guida di

un gruppo italiano

presente nella

prestigiosa classifica

delle donne più potenti

al mondo stilata della

rivista Fortune che

raggruppa dal 1988 le

50 donne della

comunità economica

internazionale che al di

fuori degli Stati Uniti si

sono fatte

maggiormente valere

nelle attività

imprenditoriali e

manageriali. Marina

non è dunque solo la

figlia del famoso

Cavaliere, ma ci ha

messo del suo e oggi,

al traguardo dei 50

anni, si può

tranquillamente scrivere

una biografia

emancipata della

signora senza cadere

nell'agiografia.

Soprattutto in questi

anni Marina ha

dimostrato una

indiscussa capacità nel

fendere i marosi della

crisi che si erano

abbattuti sulla

Mondadori e sull'impero

creato da Silvio

Berlusconi "Mondadori

è tornata all'utile e

prevede risultati in

significativa crescita nei

prossimi anni, genera

cassa – commenta -

con cui ha finanziato le

sue acquisizioni, dai

libri di Rizzoli al digitale

di Banzai media”. Sì,

perché mentre i marchi

gloriosi del made in

Italy escono

rovinosamente di

scena, fagocitati dai

colossi stranieri,

Mondadori è sfuggita a

questa regola di

mercato e invece di

essere ingoiata ha fatto

shopping.


sono con noi:

GALLUCCI

MONTEURANO

ExE

MONTEURANO

MARINELLI SRL (Mc)

MADE IN ITALY

dove siamo:

sono stati con noi:

Feber

ASSEMBLAGGIO FONDI

E

Camera

Regionale

della

Moda

Calabria

LAVORAZIONE CALZATURE

Studio Leasing

Villa Cesarina

OMEGA:MODEL

FERMO

O.M.M.

Camere di Commercio

d'Italia

Accademia di BelleArti Fidia

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Dipartimento per le Pari Oppurtunità

DONNA

IMPRESA

magazine

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ITALIAN CHAMBER OF COMMERCE

AND INDUSTRY in australia inc.

Assocamerestero

Associazione delle Camere

Italiane all'Estero

DONNAIMPRESA

magazine

PREMIERE

RADIO

J ack

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Consiglio dell’Ordine Nazionale

dei TecnologiAlimentari

since 2005

International Association Women

Entrepreneurs and Business Leaders

Employment, Social Affaire & Equal

Opportunities

Presidenza della Repubblica ENIT ente nazionale del turismo EMIRATI ARABI UNITI

Federazione Nazionale dei

Cavalieri del Lavoro

XING

Ministero degli Affari Esteri

IDI

Istituto Diplomatico

Internazionale

coversince 2006/2016

THE COVER 2015/2016

the cover 2006/2016 www.donnaimpresa.com


DONNE

che fanno notizia

BELLE E BRAVE A TUTTE LE ETÀ.

La comunicazione sociale assume più di ogni

altro tipo di comunicazione un valore etico. Per

sua stessa definizione essa si realizza nella

rappresentazione di valori, nello stimolare ad

agire in funzione di essi o semplicemente

promuovendo nell’interlocutore l’adesione ad

essi. In questo senso assolve una funzione

strategica perché deve essere capace di operare

in una prospettiva di crescita della società nel

suo insieme, deve stimolare l’interlocutore

affinché si senta parte della comunità, e avverta

la comunità intorno a sé e allo stesso attivi

comportamenti solidali nei confronti degli altri.

La comunicazione sociale è questo ma non solo,

in società sempre più conflittuali caratterizzate

da un senso di incertezza molto profondo è

attraverso di essa che si deve essere in grado di

dare risposte concrete a coloro che in qualche

modo si sentono o sono fuori dalla società. I

cosiddetti “profughi” come li definisce Hugues

Lagrange: “Diventare un profugo significa

perdere i mezzi sui quali si basa l’esistenza

sociale, cioè un insieme ordinario di cose

persone con un loro significato: terra, casa,

villaggio, città, genitori, beni occupazioni e altri

punti di riferimento della quotidianità”. In questo

senso l’oggetto del comunicare è rappresentato

dall’idea, dal sistema di valori che può declinarsi

in azioni, comportamenti e servizi. Comunicare

ha pertanto una rilevanza centrale, il diritto

all’informazione, inteso in una triplice accezione

di diritto di informare, di informarsi e di essere

informato, ma anche come espressione del

diritto di cittadinanza, ossia come partecipazione

consapevole al processo decisionale pubblico. In

particolare il diffondersi dei mezzi di

Il valore del talento.

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comunicazione di massa ha contribuito in

maniera significativa alla crescita della

consapevolezza dei cittadini e del diritto ad

informarsi. C’è dunque uno stretto rapporto tra

sviluppo sociale e formalizzazione giuridica,

tant’è vero che il diritto all’informazione è stato

legittimato giuridicamente grazie alla diffusione

dei media. Infatti, è possibile individuare i principi

costituzionali che sono alla base di questo diritto,

ossia: l’inviolabilità dei diritti, la democrazia,

l’uguaglianza formale sostanziale tra i cittadini, la

partecipazione alla vita democratica, il diritto al

voto. Mentre il diritto ad essere informati non ha

trovato in Italia una sua legittimazione in una

norma specifica, ciò ha ritardato lo sviluppo e la

diffusione della comunicazione pubblica e quindi

di quella sociale. Ma come comunicare il

sociale? A differenza delle altre nazioni europee,

dove invece tale diritto è tutelato

costituzionalmente, hanno via via scoperto

l’importanza della comunicazione e soprattutto

della riflessione sulla stessa. Conviene a questo

riguardo ricordare come l’inizio del dibattito sulla

comunicazione di pubblica utilità è da far risalire

agli inizi degli anni ’80, con lo sviluppo del

servizio radiotelevisivo che anticipò, in qualche

modo, quello successivo sulla comunicazione

dell’istituzione pubblica. Lo sviluppo dei canali di

comunicazione commerciali incrementò in modo

significativo l’offerta e di conseguenza la

domanda di comunicazione. Inoltre si assistette

ad una evoluzione del clima politico e culturale,

con il riconoscimento della positività del ruolo del

sistema delle imprese e l’emergere di una

maggiore attenzione socio-culturale incentrata

sui bisogni dell’individuo. Di conseguenza

aumentò la produzione di comunicazione,

sostenuta in proporzioni sempre più rilevanti

dalle entrate pubblicitarie. Questo il quadro

generale che diede l’impulso alla nascita del

dibattito sulla modalità di riformulare il rapporto

tra pubblica amministrazione e cittadini; non

ultima in ordine di importanza, nel promuovere

tale dibattito, la volontà politica di fornire aiuti al

sistema dei mezzi di comunicazione di massa.

La professione del giornalista ha conosciuto

profonde evoluzioni ed in questa esplosione

degli universi giornalistici ma qualunque sia

l’universo giornalistico in cui opera il suo ruolo

rimane sempre lo stesso: quello di mediatore tra

un pubblico e una realtà. Occorre dire anche che

se il giornalismo è indubbiamente una

professione affascinante e brillante, essa ha il

dovere, prima di tutto, di affermare la necessità

del coraggio, della tenacia, della combattività,

dell’esigenza di indagare, indipendentemente da

quali siano le difficoltà e quali siano le tentazioni

di cedere immediatezza ed alla spettacolarità. La

bravura infatti non si misura soltanto nella qualità

dei testi, nell’efficacia della sintesi radiofonica o

nella felicità della selezione delle immagini e del

loro assemblaggio con il sonoro del reportage

televisivo, la qualità del lavoro emerge bensì

nell’efficacia con cui il/la giornalista testimone

diventa interprete delle attese e degli interessi

del pubblico. Comunicare, nella moderna

informazione (moderna non soltanto in relazione

alle tecnologie, ma anche alla maturità del

rapporto tra i media e la società esigente propria

delle democrazie evolute), non consiste in un

processo unidirezionale circa la trasmissione di

notizie, suoni e immagini, ma anche

nell’attenzione alla risposta del pubblico,

intuendone le esigenze e tenendo conto delle

reazioni, siano esse critiche o di consenso o di

commento. Il vero giornalismo è questo dunque.

Esso non si limita all’affinamento delle qualità

tecniche della professione ma si estende

all’acquisizione della coscienza del valore di

quanto accade rispetto al grado di evoluzione

della coscienza pubblica e agli obiettivi politicosociali

che la società si propone e sui quali la

società discute. C’è una fase importantissima

dell’attività professionale che precede il

momento della redazione degli articoli o della

edizione dei servizi radiotelevisivi e corrisponde

con la capacità di “leggere” la realtà, di

comprenderla alla luce delle attese del pubblico

al quale si rivolge. La cultura del pluralismo

rende di complesso il processo di avvicinamento

alla verità, comporta anche il confronto tra fonti

diverse, ma soprattutto chiama in causa, con

quella dei giornalisti, la responsabilità del

pubblico che deve ricevere criticamente le

informazioni ed esercitare il discernimento

necessario per una lettura “attiva”

dell’informazione. Massimo rispetto per il proprio

essere e per gli altri: una ricetta semplice, in

base all'assunto per il quale le immagini non

devono necessariamente servire a costruire un

significato altro da sé ma devono essere

significative di per sé. Solo le menti più lucide del

giornalismo moderno si ricordano che ci si

esprime in tal guisa, i pochi e le poche che lo

f(s)anno sono esempi che rendono l'esperienza

televisiva degna di essere vissuta, che mi

spingono ancora a plaudire.


Dalla cultura del no alla cultura del sì.

Esiste una stretta relazione tra informazione e democrazia.

Senza libertà di informazione, non può esserci democrazia.

L'informazione racconta il mondo e, di conseguenza,

determina l'esistenza o meno di realtà, persone,

avvenimenti. L'informazione può esaltare o distruggere,

può valorizzare, legittimare, dare potere come può

devalorizzare, delegittimare e negare potere.

L'informazione può mettere in crisi il giusto rapporto tra

istituzioni e cittadine e cittadini. Fare informazione vuol dire

responsabilità. Le donne sono oggetto di informazione e

operatrici dell'informazione. Ancora oggi però, alle soglie

del terzo millennio, l'immagine delle donne fornita dai mass

media non rispecchia la realtà femminile nel mondo. Alle

donne che fanno informazione dunque il compito di battere

le resistenze culturali che ostacolano e tengono in ombra la

nuova cultura delle donne. L'attenzione sui media è

parallela all'attenzione della rappresentanza politica: se

sono poche le donne nei luoghi decisionali, altrettanto

poche sono le donne rappresentate nelle loro qualità di

potere nei media. Da ciò si può desumere che il problema

centrale oggi è proprio quello del potere, inteso nella sua

valenza polisemantica. Recuperare l'ampiezza della parola

potere, della sua etimologia è particolarmente fertile: il

lessico potere deriva dal latino possa esse quindi,

letteralmente poter essere. Appare molto utile tenere

presente questo significato etimologico: potere essere è la

prima ed ineludibile forma di potere. Chi ha potere, in primo

luogo può essere, non si è mai data una persona che abbia

potere senza poter essere. Questa ricchezza semantica

aiuta molto bene a capire il cammino culturale dell'identità

di genere femminile. Tre verbi possono riassumere

l'avventura dell'emergere e affermarsi di questa identità:

fare, essere, potere. Le donne hanno sempre dovuto fare,

senza peraltro avere il diritto di essere. Il mio, e nostro,

raccontarle, vuole essere un contributo a questo cammino.

Valeriana Mariani

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MARZIA RONCACCI RAI 2

Fra i volti più amati svetta in pole position il suo. Marzia avvince, diverte, intriga, invita all’ascolto. Ma

siamo già nell'Inenarrabile, ciascuno guardi coi propri occhi! Giornalista RAI e conduttrice del

programma di informazione Tg2 Insieme su Rai2, nasce a Roma, si laurea in Lettere e Filosofia e in

Geografia alla Sapienza di Roma, insegna

al liceo e scrive, scrive, scrive... Docente in

dizione, oltre all'inglese, impara la lingua

araba.Giornalista professionista, tanta

gavetta in radio, tv, giornali locali e nazionali.

" Esperienza On The Road - le piace dire -

una condizione necessaria per la nostra

professione!" Cresce in radio come inviata e

conduttrice delle news di RDS. Autrice di

programmi, passa in Tv, a Rai Due, poi al

Tg2 dove lavora nella redazione di Costume

e Società , Medicina 33, e ancora nella

redazione Interni, Esteri. Poi passa nella

redazione Economico-sindacale. Molte le

storie raccontate per Tg2 Storie. Vince il

Premio Media Price 2009 e il premio per la

Comunicazione e Salute 2010 da parte

della federazione diabete giovanile. A

dicembre 2013, nella sala del Campidoglio a

Roma, riceve dall’Ente del Turismo e dello

Spettacolo il premio Personalità Europea

2013 come giornalista. Successivamente,

l' 8 marzo 2014 riceve il Premio Donne

nella comunicazione, riconoscimento a

giornaliste che si sono distinte nella

comunicazione dei valori della donna nella società del lavoro e non solo. Modera Convegni e tavole

rotonde. Il suo motto "VOLERE È POTERE" . A lei, soprattutto, il suo pubblico riconosce una grande

dote: dare le notizie con partecipazione, pur restando ammirevolmente professionale. E' dotata di

grande intelligenza, fascino, caparbietà, professionalità, audacia e simpatia: un mix che le ha

consentito di essere sempre al top nell’esercizio di una professione, quella del giornalismo, mai

come oggi difficoltosa e incerta. Una donna non comune, Marzia, di quelle (rare) che cavalcano

l’onda dei tempi con singolare destrezza, con una indipendenza e ostinazione ammirevoli che ancora

oggi, molte donne moderne, non hanno, e non avranno forse mai. Il suo stile è molto colloquiale,

sincero, quasi che lei, dallo studio, ci stia offrendo un caffè, su di una terrazza affacciata sul mare,

mentre ci racconta la vita in tutte le sue sfumature. La sua carriera non è stata semplice: ha sempre

pagato il prezzo intero per tutto quello che ha avuto, ma l’ha fatto, come direbbe Sinatra " My Way". Il

nostro più sentito e sincero plauso!

TIZIANA PANELLA LA7

Nata a Napoli nel 1968 e cresciuta a San Paolo

Belsito, un comune dell'entroterra napoletano, a 18

anni, vince un premio letterario organizzato dal

settimanale L'Espresso e successivamente inizia

a collaborare con i quotidiani Il Giornale di Napoli

ed Il Mattino. Nel 1990 inizia a lavorare in

televisione, conducendo i telegiornali di varie

emittenti locali di Caserta e come inviata per il

TGR Campania della RAI. Nel 1992 torna alla

carta stampata con Visto. A partire dal 1994

ritorna in RAI per realizzare dei programmi come I

fatti vostri , Indagine e Chi l'ha visto? Segue da


inviata in Albania e Macedonia il conflitto in Kosovo. Nel 2001 lavora con Michele Santoro ne

Il Raggio Verde, in onda su Rai 2, e nel successivo programma di Sciuscià. Dal settembre

2001 lavora per LA7, dove conduce il telegiornale per tre anni. Nel febbraio 2003 diviene

giornalista professionista e dal novembre dello stesso anno si occupa anche della trasmissione

Orlando insieme a Susanna Schimperna, sempre su La7. Nel 2004 vince con Alessandra

Anzolini il 4° Festival Cinemambiente con un documentario sui rifiuti in Campania. Nel

settembre 2007 la Panella approda a Omnibus, un programma di LA7, come conduttrice del

Tema del giorno nella versione Omnibus Weekend, in onda appunto il fine settimana. Da

aprile 2008 conduce, nella fascia mattutina, il programma Le vite degli altri, 60 puntate di

biografie di personaggi famosi (replicato anche nell'estate 2011). Da ottobre 2010 a marzo

2011 ha condotto anche il magazine del TG LA7, Life. Dal 2011 conduce, ogni mattina su LA7,

il talk show Coffee Break in onda per quattro stagioni consecutive, in origine insieme ad

Enrico Vaime. A partire dalla stagione 2015 - 2016, e precisamente dal 26 ottobre, conduce un

nuovo contenitore pomeridiano su LA7 chiamato Tagadà. Una strada irta di difficoltà, quella di

Tiziana Panella; un territorio a dir poco sfavorevole - nel dominio incontrastato della Vita in

diretta e della D’Urso - alla profetica, ma affaticata, conquista del decimale d’audience, nei

pomeriggi di La7. Questa donna determinata e dal sorriso tagliente s’è presa dunque carico di

una missione audace: quella di conquistare una fascia d’ascolto inesistente. E ci è riuscita alla

grande, snocciolando una narrazione sempre maggiormente efficace nel tempo: servizi

trasversali che hanno riacceso il talk non urlato, che mostra piena maturità con il consenso del

pubblico. Così com’è oggi, Tagadà si attesta non solo come l’intrattenimento intelligente in

quella fascia oraria, ma bensì consacra la sua bella e brillante conduttrice dallo stile semplice

ma ricercato, come una delle protagoniste indiscusse del digitale terrestre e una delle

giornaliste più seguite da casa. Slogan del programma è "Il pomeriggio che non c'era..."

MARIA LATELLA SkyTg24

corrispondente per la Cecchi Gori Comunication (TMC-

TMC2) . Dal 2000 è redattrice della cronaca, prima a TMC2

conducendo anche il Flash, e poi a LA7, dove conduce

l'edizione del TG LA7 delle ore 13:30. Dal febbraio 2013

conduce TG LA7 Cronache. Bellissimo sguardo, capelli neri,

occhi verdi, corpo statuario, dice “Essere una bella donna in

televisione aiuta, certo, ma senza professionalità non vai da

nessuna parte. Discriminata in quanto donna? Mai

successo... La7 poi è un’isola felice: siamo quasi tutte donne”.

Se sono quasi tutti uomini è maschilismo, se sono quasi tutte

donne è? Un'oasi felice! Questo almeno sembra.

E' una giornalista, blogger e conduttrice televisiva italiana, attualmente fra le conduttrici di Sky

TG 24. Nata in Calabria, ha vissuto a Sabaudia per i suoi primi 18 anni e poi a Genova fino al

1990. E' lei, la giornalista multimediale dall’espressione d'intellettuale emancipata presente sul

web con il blog Tendenza Latella e una costante

attività su Twitter, ad essere, dal 2005, punto di

riferimento dell'informazione politica di SkyTg24 dove

conduce, ogni domenica, il suo programma

L'Intervista nel quale ospita autorevoli protagonisti

della politica, dell'economia e della cultura e per il

quale ha ricevuto il Premio Ischia come miglior

programma di attualità e politica. Il suo esordio in Tv

risale al lontano 1996 su Rai Tre con Dalle venti alle

venti, programma di informazione politica.

Successivamente, nel 1998 ha condotto, sempre su

Rai Tre , Salomone, un talk show di prima serata

dedicato ai temi della giustizia civile. Editorialista del

quotidiano romano Il Messaggero, fa parte del board

del Centro Studi Americani e del board Education

di Samsung. Ha lavorato per il gruppo Rizzoli-

Corriere della Sera per ventitré anni, prima inviata di

politica per il Corriere della Sera e poi direttore, dal

2005, del settimanale Anna. Nel 2006 guida la

trasformazione del periodico nel nuovo "A".

Maria

Latella è sposata con il pubblicitario inglese

Alasdhair Macgregor-Hastie Vice Presidente della

francese BETC ed è madre di una figlia femmina,

Alice, creative director a Berlino. Vive dividendosi tra Milano, Roma e Parigi. In una intervista

ha dichiarato “Smettiamola con l’arma impropria della bellezza: con i maschi dobbiamo giocare

alla pari” e come darle torto? Ad Majiora!

CRISTINA FANTONI SkyTg24

Laureata alla LUISS con una tesi sul Linguaggio verbale e

non verbale del calcio entra, nel 1996, nella redazione di

TMC Sport come conduttrice. Ha seguito come inviata due

edizioni dei Campionati Mondiali di Sci Alpino: quelli del 1997

al Sestriere e l'edizione del 1999 a Vail-Beaver Creek, nel

Colorado. In quella occasione conosce, e successivamente

sposerà, l'allora collega Carlo Vanzini. In ambito calcistico

segue come inviata i Mondiali di Francia e gli Europei di

Belgio-Olanda nel 2000, e negli anni successivi condurrà

settimanali e trasmissioni sportive. Entra quindi nella

redazione della neonata La7 per la conduzione delle ore

20:00 ma poi tornerà allo sport, sua grande passione. Oggi

lavora alla redazione sportiva di Milano di LA7 come inviata

ed è una delle conduttrici dell'edizione delle 13:30 del TG.

FEDERICA DE SANCTIS SkyTg24 mattina

Nata a Foligno (PG) nel 1974, si laurea con il massimo dei

voti in Scienze Politiche alla LUISS. Dal 1995 al 2000

collabora con riviste e quotidiani (tra cui Italia Oggi e La

Nazione). Nel 1999 per Rai International è autrice e

conduttrice del settimanale di attualità Sportello Italia, mentre

per Radiorai è autrice e conduttrice di Notturno italiano. Dal

1998 al 2000 è conduttrice per Italia Radio dove ricopre

anche il ruolo di inviato. Dal 2001 collabora con l'inserto I

Viaggi di Repubblica. Nel 2000 approda al canale satellitare

Stream come redattrice e conduttrice di Stream News. Dal

2003 è conduttrice del Tg24 di Sky, oltre che inviata e

curatrice di speciali. Sebbene la sua carriera inizia da

giovanissima, Federica dichiara di conservare sempre

l’emozione della prima volta. L’adrenalina alle stelle, la

commozione più sentita o la gioia più profonda traspaiono

nitide sul suo angelico volto che non tradisce emozioni e stati

d’animo, che non lesina sorrisi. Dice di sé stessa “Mi sveglio

ogni giorno alle 4.45 del mattino, figuriamoci se posso perdere

tempo a pensare come vestirmi... pantaloni, camicia e via.

Grazie al cielo ho un fidanzato molto paziente: non è facile

stare con qualcuno che deve andare a letto con le galline 5

sere a settimana”. Ciò vuol dire che se andiamo a letto con le

galline ci svegliamo da galli? Visti i suoi successi, sì.

BIANCA CATERINA BIZZARRI SkyTg24

Nata nel1967 e fiorentina d'adozione collabora, sin dal 1990

con molte emittenti locali regionali della Toscana come

redattrice e conduttrice delle edizioni del Tg. Nel 1999 diventa

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MIRTA MERLINO RAI2

La sua carriera inizia nel 1994 per Mixer, su Rai 2 con Giovanni Minoli per

proporsi come autrice di talk show come Italia Maastricht , Mister Euro e La

storia siamo noi. Intanto, tra il 2002 e il 2003, è stata responsabile

dell'informazione di Rai Educational e l'anno successivo ospite fissa della

trasmissione Casa Raiuno, in qualità di esperta economica. Tra il 2005 e il

2008 è stata autrice e conduttrice del programma di informazione Economix

prodotto da Rai Educational: un'intervista di trenta minuti a un grande

personaggio della politica o dell'economia per affrontare i principali temi

suggeriti dall'attualità. Nel 2009 approda a La7, come autrice e conduttrice di

Effetto Domino, un approfondimento economico in onda in seconda serata

fino al 2011. E' ideatrice, autrice e conduttrice, sempre nell’anno 2011 per La7,

del programma

L'aria che tira: un

talk show in onda

al mattino dal

lunedì al venerdì.

Giunta alla quarta

edizione, la

trasmissione è

cresciuta in quanto

a programmazione,

arrivando a due ore

e mezza di diretta

al giorno rispetto ai

23 minuti iniziali

con un incremento

superiore al 100 %

degli ascolti solo

nell'ultimo anno.

Sull'onda dei suoi

successi,

nell'estate del 2014, la Merlino debutta in L'Aria che Tira Stasera, quattro

puntate in onda il lunedì: il programma arriva in prima serata, mentre prosegue

la programmazione del mattino. Nel 2015 pubblica con Rizzoli "Madri -

Perché saranno loro a cambiare il Paese", una raccolta di storie di mamme

famose e non: vere e proprie testimonianze di un quotidiano difficile, che fra

successi ed insuccessi, è risultato comunque essere significativamente

importante ai fini del cambiamento. Ha lavorato a lungo anche per la Radio,

conducendo, all'interno del programma di Rai Radio 2 , Alle Otto della Sera,

una serie di puntate sulla storia della moneta e, poi, sempre per Rai Radio 2,

una serie di venti puntate dedicate alle biografie degli uomini che hanno

cambiato la storia attraverso il denaro, dal titolo Re di Denari. Ha scritto per Il

Sole 24 Ore , Il Messaggero , Panorama , International Herald Tribune,

Liberation , Families in Business , Nord e Sud , Il Secolo XIX , Il Resto del

Carlino , La Gazzetta del Mezzogiorno. È stata autrice di un dizionario dei

termini comunitari, distribuito in 250.000 copie con i quotidiani Il Mattino e La

Gazzetta del Mezzogiorno. Moderatrice di numerosi convegni e incontri

pubblici, nel corso degli anni ha intervistato i principali attori internazionali

della vita politica ed economica. Myrta Merlino sa stare in video con eleganza

ed autorevolezza, ma ciò che concorrono al suo successo sono anche un bel

sorriso e un fisico che si fa notare “Se coltivi te stesso invece di coltivare il tuo

ruolo – dice - avrai una forza straordinaria” … parole sagge! La nostra vita

dipende da noi, non dimentichiamolo. La vita non accade; la vita risponde.

HELGA COSSU Sky Tg24

Inizia la sua carriera da giovanissima, lavorando come giornalista politica per

alcune testate del Basso Lazio. Passa subito alla televisione, facendo le

prime esperienze in alcune emittenti della Ciociaria, Teleuniverso e Roma

Uno. Nel 2008 passa alla conduzione di Sky TG 24 e successivamente

approda alla fortunata conduzione del tg. Un volto bello e naturale, il suo.

Quando la accusano di sorridere poco, risponde “Devo dare notizie, mica

fare la show girl!”. In effetti, nei sogni di bambina di Helga non c'era un

futuro da soubrette, bensì quello di fare del giornalismo la sua professione.

Cosa che le è riuscita ed anche alla grande! E’ il giusto compenso per non

aver mai abbandonato la sua ambizione, per non aver gettato le armi alle

prime difficoltà sebbene anche "cresciuta" dentro un sistema, quello

dell'informazione, che limita e finanche a volte, inibisce, una legittimazione.

Helga è la conferma che non bisogna mai desistere dallo studiare, dal

progettare, dal sognare. Una storia come questa ci fa bene ricordarla.

MIKAELA CALCAGNO Sport, Mediaset Premium

Iscritta all'Albo dei giornalisti professionisti dal 30 gennaio 2006, ha esordito

nel giornalismo sportivo televisivo nel 2002 per l'emittente Telenord di

Genova, affiancando il mitico Aldo Biscardi nella trasmissione Il Derby del

martedì. Nel dicembre 2003 è entrata a far parte del circuito dell'emittente

RomaUno Tv, dove è stata conduttrice del telegiornale e dove si è occupata

di calcio e basket. Sempre per la stessa emittente ha curato e realizzato

programmi sulle squadre di calcio romane, Roma e Lazio. Passata alle reti

Mediaset nel 2005, entra a far parte della redazione sportiva di Italia 1 e

appare nelle principali trasmissioni sportive dell'emittente, tra cui Studio

Sport e Domenica Stadio. Con l'avvento del digitale terrestre, a partire dal

2008 viene assegnata alle reti sportive a pagamento di Mediaset Premium,

dove si occupa della conduzione dei notiziari sportivi e di altre trasmissioni,

quali Serie A Live e Speciale Calciomercato, in onda su Premium Calcio.

Cresciuta a pane e sport fin da bambina, trascorreva i pomeriggi a

bordocampo con il padre allora presidente della squadra di Imperia. Quando

è approdata a Mediaset poco o niente le è importato del nutrito scetticismo

dei colleghi uomini: lei è andata per la sua strada con coraggio e fermezza

specializzandosi sulle proprie competenze, studiando, approfondendo,

diventando sempre più esperta della propria nicchia e dimostrando infine di

essere brava come loro. Anche molto più di loro. Onore al merito Mikaela!

STEFANIA PINNA SkyTg24

Classe 1980, di Macomer, è conduttrice televisiva per Sky tg24. Laureata in

Scienze della Comunicazione presso l’Università di Perugia, consegue un

Master in giornalismo all’Università degli Studi di Sassari. La sua prima

esperienza nel mondo del giornalismo risale al 2001 quando inizia a lavorare

come reporter per la redazione umbra de Il Messaggero. Nel 2006, invece,

il suo passaggio come stagista a Sky tg24: prima tre mesi nella redazione

romana, poi il rientro in Sardegna come corrispondente e solo un anno più

tardi, udite, udite, arriva il suo primo contratto con l’emittente televisiva di

Rupert Murdock. Iscritta all'albo dei giornalisti professionisti dal 2008 (ma

già pubblicista nel 2005), è felicemente sposata con il collega dell'Ansa

Federico Garimberti con il quale ha un bambino di quasi due anni. Il suo

motto? “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le

sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena” E brava Stefania!.

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SARA VARETTO Sky TgEconomia

E' direttrice di Sky TG24 conduttrice e autrice della

rubrica Economia di Sky TG24. Ha iniziato la carriera

giornalistica nel 1992, come redattore e conduttore per

il Giornale Radiotelevisivo Piemonte, diventando

giornalista professionista nel 2002. Dal 1998 al 1999

ha lavorato alla RAI nella trasmissione Italia

Maastricht, condotta da Alan Friedman, e per

Rainews. Nel 2000 sempre insieme ad Alan

Friedman fonda il sito di informazione miaeconomia.it,

che nel 2002 diventa anche un programma televisivo

su LA7; dirige inoltre, dal 2000 al 2007, la testata

Miaeconomia.com che comprende il sito

miaeconomia.it, il programma televisivo e progetti di

comunicazione in campo economico-finanziario per

aziende e istituzioni. Nel 2003 passa a Sky TG24,

dove è conduttore e autore della rubrica Economia fino

alla nomina di direttore. Ha vinto il Premio Tular

(2009) per la capacità di comunicare complesse e

importanti notizie di economia e il Premio Sulmona

(2013). E' sposata con il giornalista Salvo Sottile, da cui ha avuto due splendidi figli. Per affermarsi in

un mondo come quello del giornalismo economico, tradizionalmente maschile, c’è voluta tutta la sua

determinazione: “All’inizio gli ospiti mi guardavano, giovane e carina, e nei loro occhi leggevo il

pregiudizio – dice - Ma questa saprà di cosa parla? Poi aprivo bocca, e cambiavano espressione.

Grane da diretta? Un giorno aspettavamo due ospiti: uno perse l’aereo e l’altro era bloccato nel

traffico. Panico. Andai a braccio, ma se non conosci bene l’argomento sei fritto.

Beh, è andata bene.

La vera difficoltà sta nel tenere insieme lavoro e famiglia: quello sì, con due bambini di 4 e 2 anni,

Giuseppe e Maya. E la piccola è nata proprio quando è scoppiata la crisi finanziaria”. L’audience

intanto continua a premiarla per la sua abnegazione e la ricerca di trovare regole agili e condivise per

dare la maggiore attenzione possibile ai contenuti ed anche noi non possiamo esimerci dal

congratularci con lei. Ad essere una donna che si occupa ti tematiche economiche, e così bella e

giovane, c'è voluto e ci vuole molto coraggio, se si vive in un paese che non sancisce ancora la parità

LUCIA ANNUNZIATA Rai 3

Medaglia di merito per la scrittrice, giornalista e conduttrice televisiva Lucia Annunziata, premiata

con l’onorificenza di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Attualmente

è conduttrice del programma televisivo In 1/2 h in onda su Rai 3 ogni domenica, un programma

particolarmente seguito da giovani e adulti fino a 55 anni. Giornalista professionista dal 1976,

corrispondente dagli Stati Uniti prima per Il Manifesto e poi per La Repubblica per cui segue dal

1981 al 1988 l' America centrale e latina - tra gli altri eventi: la rivoluzione in Nicaragua, la guerra

civile del Salvador, l'invasione americana di

Grenada, la caduta del regime di Baby Doc

Duvalier in Haiti ed il terremoto del Messico. Per

La Repubblica diventa corrispondente dal

Medioriente, con base a Gerusalemme. Nel 1977

aveva appena 27 anni e lavorava già a Il

manifesto. Passa poi al Corriere della Sera nel

1993 e torna in USA. Nel corso del 1995 torna in

Italia e arriva in televisione, su RAI 3, con il

programma Linea tre. Dal 1996 al 1998 è

direttore del Tg3. Nel 2000 fonda e dirige

l'agenzia di stampa APBiscom, società che

nasce dalla Associated Press ed Ebiscom. Il

13 marzo 2003 diventa Presidente della RAI,

mandato che conserva fino al 4 maggio 2004,

data delle sue dimissioni. È stata la seconda donna presidente RAI, dopo Letizia Moratti (nel

1994). Dal 2004 è editorialista de La Stampa. È direttore responsabile di Aspenia, la rivista di

Aspen Institute Italia, in qualità di membro dell'esecutivo. Ha scritto i libri: Bassa intensità (ed.

Feltrinelli) , sul Salvador ; La crepa (ed. Rizzoli) , sulla frana di Sarno nel 1998; No (ed. Donzelli) ,

contro la seconda guerra in Iraq ; 1977 (ed. Einaudi) , sul movimento giovanile del 1977. Ha

ricevuto vari premi giornalistici, tra cui il Premiolino (il più importante riconoscimento

giornalistico italiano) ed il Saint Vincent. Nel 1993 le è conferita dalla Università di Harvard la

borsa di studio Nieman. Dal marzo 2011 conduce su Rai 3 la trasmissione Potere che si articola

in 6 puntate della durata di un'ora. Da settembre 2012 è il direttore di Huffington Post Italia e

dal gennaio 2013 conduce un nuovo programma televisivo, Leader. Nel 2014 le è stato conferito

presso la Camera dei Deputati il Premio America della Fondazione Italia USA. Sposata con il

giornalista americano Daniel Williams, ha una figlia, Antonia . Lucia Annunziata è atea. Amata

o non amata? Questo sembrerebbe essere il dilemma. Ma non lo è, in effetti a giudicare dalle

vendite dei libri e dagli ascolti. Sono in molti quelli che, dati alla mano, la amano, e la seguono.

Eppure lei non fa nulla per com-piacere; ciò a testimoniare che il suo mancato savoir fare non

lede minimamente la sua statura professionale: la sua grinta, determinazione e coraggio la

dicono lunga su quanto paghi l’essere autenticamente sé stessi nel confronto con il pubblico. A

tal proposito, chi non la ricorda in quel 13 marzo del 2006 quando, nel suo programma ½ h nel

pieno del dibattito per le elezioni politiche, è stata protagonista di un diverbio con l'allora

Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che causa l'abbandono della trasmissione da parte

dell'allora premier? E chi non la ricorda anche in data 15 gennaio 2009 quando, ospite alla

trasmissione AnnoZero, abbandona lo studio in segno di sdegno nei confronti del conduttore

Michele Santoro accusandolo di aver impostato una trasmissione troppo filo-palestinese e in

segno di sdegno nei confronti del medesimo per aver definito "fesserie" le sue critiche? Come

non rammentare inoltre l’episodio del 23 febbraio del 2012 quando, durante la trasmissione su

internet Servizio Pubblico, condotta sempre da Michele Santoro, Lucia Annunziata dichiara:

"Adriano Celentano ha il diritto di dire quello che vuole e lo avrei difeso anche se avesse detto

che i gay sono da mandare al campo di sterminio?” Come non citare infine l'incontro-scontro con

Matteo Renzi in cui l' Annunziata redarguisce l'allora Premier con battute al vetriolo del tipo

"Con lei da questa parte (referendum) non andiamo da nessuna parte"? Nulla di retorico, nulla di

rituale dunque: Lucia Annunziata semplicemente “È”.

BIANCA BELLINGUER Rai 3

E' nominata nel 2009 direttrice del telegiornale di Rai 3 di cui ne manterrà la conduzione fino al

2016, sostituita, con molte polemiche, attualmente promette battaglia con il suo nuovo

programma, Carta Bianca sempre su Rai 3 . Bianca Maria nasce a Roma, il 9 dicembre 1959.

Primogenita dei quattro figli del leader del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer e di

L etizia Laurenti (gli altri fratelli sono Maria Stella , Marco e Laura, giornalista di TgCom24), si è

sposata in seconde nozze con il politico Luigi Manconi. Inizia a

lavorare ne Il Messaggero agli inizi degli anni ottanta e

contemporaneamente lavora a Mixer (1985) come redattrice,

entrando poi in pianta stabile nella redazione del TG3 dove

conduce l'edizione serale ininterrottamente dal 1991. Ha

presentato inoltre Primo Piano, rubrica di approfondimento della

stessa testata giornalistica su Rai 3. Nel gennaio del 2008 è stata

coinvolta in una polemica dichiarazione del presidente emerito

della Repubblica, Francesco Cossiga il quale, rispondendo ad

un intervistatore, aveva dichiarato di averla raccomandata

insieme ad altri giornalisti ( Giuseppe Fiori , Federica Sciarelli) al

fine di farle ottenere una posizione di maggior spessore all'interno

della Rai. Dichiarazioni prontamente smentite dalla Berlinguer

senza tuttavia intraprendere azioni legali nei confronti del

Senatore. Il 1º ottobre 2009 viene nominata direttrice del TG3. Si

insedia in data 12 ottobre. Il 24 settembre 2010 vince a Roma la

prima edizione del Premio di giornalismo L'isola che c'è,

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iconoscimento assegnato a 10 giornalisti sardi, professionisti della carta stampata o della RAI -

Radiotelevisione italiana, che lavorano nella Capitale. Il 24 settembre 2011 si aggiudica il

Premio Nazionale Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo, sezione giornalismo. Da

direttrice continua a condurre (dopo un intervallo di qualche mese) l'edizione serale del TG3,

nonché l'approfondimento notturno Linea Notte. Dal 7 novembre 2016 conduce CartaBianca su

Rai 3 dall'ambivalente significato: è in effetti "una trasmissione che si appella all’urgente

desiderio di provare, di tentare, un percorso che rimetta al centro l’uomo nella sua eminente

valenza comunitaria e attraverso il quale la Berlinguer si prende una bella rivincita in termini di

share. Al suo esordio pronunciò quasi profeticamente: “È strano che sia io a dare la linea al Tg3,

ma mi ci abituerò” demarcando una velata (ma non troppo) ironia circa le traversie relative alla

sua sostituzione nel TG3.

MILENA GABANELLI Rai 3

Nata a Nibbiano il 9 giugno 1954, è

una giornalista e conduttrice

televisiva italiana. Opera come

freelance collaborando con la Rai a

programmi televisivi di inchiesta. Nei

primi anni novanta Milena Gabanelli

partecipa alla introduzione in Italia dei

nuovi canoni del videogiornalismo,

lavorando da sola con una

videocamera portatile (di pasoliniana

memoria), che crea uno stile più

diretto nelle interviste e in generale

nel modo di fare programmi televisivi.

Nel 1989 inizia la collaborazione per

la trasmissione di Giovanni Minoli

Speciale Mixer. Il suo primo lavoro è

la Cina delle zone economiche

speciali (1989), poi c'è il Vietnam, la

Cambogia. Nel 1990 realizza un

reportage sull'isola Pitcairn, dove

vivono tuttora i discendenti degli ammutinati del Bounty, e dove Milena risiede per un mese. Poi

c'è l' India dei venditori di reni, i deformi di Semipalatinsk (in Kazakhstan, dove per 40 anni si

sono fatti i test atomici), la yakuza giapponese. Come inviato di guerra si è recata in varie regioni

del mondo dove vi erano conflitti armati per documentare le atrocità commesse e la vita difficile

dei sopravvissuti. Tra queste: ex Jugoslavia , Cambogia, Vietnam, Birmania, Sudafrica, Nagorno

Karabakh, Mozambico, Somalia, Cecenia. È l'unica giornalista italiana ad aver messo piede, nel

1990, a Pitcairn, l'isola dove ancora vivono i discendenti degli ammutinati del Bounty nel 1790.

Sua è la biografia del generale Võ Nguyên Giáp, raccontata da lui medesimo nel 1998. Nel

1994 Giovanni Minoli le offre di occuparsi di un programma sperimentale su Rai 2 Professione

Reporter, che fino al 1996 manda in onda i servizi realizzati dai neo-videogiornalisti. Il

programma ha metodi produttivi particolari: usa in parte mezzi interni (per la progettazione e

l'edizione del programma) e mezzi esterni, cioè l'acquisto dei servizi da autori freelance, che si

pagano le spese e lavorano in modo autonomo, pur sotto la supervisione di responsabili della

Rai. Nel 1997 nasce ufficialmente Report, in onda su Rai 3, all'epoca diretta da Giovanni

Minoli, di cui è autrice e conduttrice. Negli anni il programma è diventato il più noto format di

giornalismo investigativo in Italia. Affronta soprattutto temi di carattere economico, ma anche

argomenti legati alla salute, alla giustizia, inefficienze dei servizi pubblici, e di questioni legate al

crimine organizzato: ecomafia, servizi segreti. La trasmissione è stata anche soggetta a querele

a causa dei delicati argomenti trattati, ma a lei non importa se questo è lo scotto da pagare

nell’esercizio della verità. I giornalisti di Report, onesto ricordarli, sono: Sabrina Giannini,

Bernardo Iovene , Sigfrido Ranucci , Stefania Rimini , Alberto Nerazzini , Silvio Talarico,

Giuliano Marrucci , Paolo Mondani , Giovanna Boursier , Michele Buono , Piero Riccardi,

Emilio Casalini. Tra i problemi più grandi che ha avuto per le sue inchieste giornalistiche con

Report vi fu la polemica con le Ferrovie dello Stato, che le chiesero danni per 60 miliardi di

vecchie lire. Il 28 novembre 2016 conduce la sua ultima puntata di Report e, congedandosi con

il pubblico, annuncia con autentica commozione che la sua avventura in Report si conclude e

che sarà il suo co-autore Sigfrido Ranucci a succederla nella conduzione dell’amato

programma. Il suo rifiuto alla candidatura a Presidente della Repubblica? Penso che nessuno si

sia stupito più di tanto al suo diniego, d’altronde è proprio in quel suo ritenersi “inadeguata” al

ruolo di capo dello Stato che traspare la sua coerenza. Milena Gabanelli è una giornalista tosta,

una donna fuori dal branco, e come tale rivendica la sua estraneità a questo “Sistema Paese”

che ha ripetutamente ed aspramente criticato nel corso della sua ultima esperienza televisiva

privilegiando il restar fuori e magari chissà, il continuare (ce lo auguriamo), a condurre lo sguardo

delle persone laddove non stanno guardando.

LILLI GRUBER La7

Giornalista televisiva sin dai primi anni ottanta, ha condotto le principali edizioni del TGR, poi

TG2 e TG1, anche come inviata su importanti eventi come il crollo del muro di Berlino e la guerra

in Iraq. Dopo una esperienza politica dal 2004 al 2008 come euro parlamentare nella Lista Uniti

nell’Ulivo, si dimette per condurre la trasmissione Otto e mezzo tuttora in onda su LA7 ed è così

che Frau Dietlinde Gruber detta Lilli, da Bolzano , Alto Adige, continua a mietere successi

segnando risultati clamorosi per la media di La7 ma soprattutto rispetto alla media misera dei

talk show politici. Laureata a Venezia in lingue e letterature straniere, svolge il praticantato

giornalistico a Telebolzano e scrive per i quotidiani L' Adige e Alto Adige, quindi approda in RAI,

dapprima a Sender Bozen, il canale in lingua tedesca, poi, nei primi anni ottanta, alla redazione

di Bolzano del TGR T rentino-Alto Adige.

Nel 1986 passa al TG2 conducendo

l'edizione di mezza sera del telegiornale

e facendosi notare per lo stile

combattivo e per la postura di tre quarti,

inconsueta per quei tempi (il

mezzobusto era di consueto inquadrato

frontalmente). Nel 1989, su sua

specifica richiesta di fare l’inviata, ha

seguito per la RAI gli accadimenti che

hanno determinato il crollo del muro di

Berlino raccontandone la personale

esperienza sul campo nel suo primo

libro Quei giorni a Berlino, pubblicato

da Rai Eri e scritto insieme a Paolo

Borella. Dal 1990 è passata al TG1,

inizialmente occupandosi di politica

estera, per poi condurre l'edizione

principale delle 20, senza però mai

trascurare l'attività di inviata, e dunque recandosi spesso in territori coinvolti da conflitti, come le

guerre jugoslave, la guerra in Iraq (anche da questa esperienza ha tratto diversi saggi, pubblicati

dalla Rizzoli) e gli attentati dell'11 settembre 2001. Nel 1994 ha esordito come conduttrice

presentando il programma giornalistico Al voto, al voto! , trasmesso dalla RAI in occasione della

campagna elettorale per le elezioni politiche di quell'anno. Nel 1997 riceve il Premio Nazionale

Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo. Ha collaborato inoltre con i quotidiani La Stampa e

Corriere della Sera. Sempre negli anni novanta è stata attiva anche all'estero, conducendo nel

1996 il settimanale Focus TV, in onda sulla tedesca Pro 7, e nel 1998 un talk show per SWF.

Per conto della CBS realizzerà in quegli anni una intervista-ritratto all'attrice Sophia Loren. La

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sua denuncia della carenza di libertà d'informazione in Italia sotto il governo Berlusconi, nel

2004, fa sì che decida di lasciare la RAI per la politica candidandosi con la coalizione Uniti

nell'Ulivo alle elezioni per il Parlamento europeo. Capolista nelle circoscrizioni nord-est e centro,

risulta prima degli eletti in entrambe. In seguito si iscrisse al gruppo parlamentare del Partito

Socialista Europeo ed è stata presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati del

Golfo; membro della Conferenza dei presidenti di delegazione; della Commissione per le libertà

civili, la giustizia e gli affari interni; della Delegazione per le relazioni con l'Iran. Nel 2007, dopo un

iniziale diniego ad entrare nel Comitato promotore 14 ottobre del Partito Democratico, divenne

membro della Commissione per l'Etica, nominata dall' Assemblea Costituente Nazionale. Nel

settembre 2008 ha annunciato la conclusione dell'esperienza politica dimettendosi da

eurodeputata, sei mesi prima della fine della legislatura, rinunciando dunque al diritto alla

pensione. Torna all'attività giornalistica non tralasciando però l'attività come scrittrice; le sue più

recenti pubblicazioni sono in effetti i romanzi autobiografici Eredità e Tempesta e il saggio

Prigionieri dell'Islam (2016). Si è sposata a Montagna col giornalista francese Jacques

Charmelot. Una credibilità inattaccabile che ha conquistato nel corso di una lunga e prestigiosa

carriera, fatta di conduzioni del Tg1 di prima serata e di corrispondenze da zone di guerra e di

conflitto. Lilli Gruber rappresenta uno degli ultimi baluardi di un giornalismo televisivo

consapevole che il proprio ruolo nella società non è quello di disarcionare la politica, né tanto

meno di incentivare personalità narcisistiche, è bensì semplicemente quello di informare.

Autorevolezza invidiabile, ma mai primadonna, non permette neanche agli ospiti di diventarlo.

Quello che fa è comunicare al suo target (comunque di livello medio-alto) di cosa si sta parlando

non consentendo dunque agli ospiti mezze risposte, perdite di tempo e giri di parole interminabili.

È una anchorwoman all’americana, di altissimo spessore. Il suo prodotto televisivo e giornalistico è

di quelli laddove la narrazione degli eventi di questa epoca è sviscerata senza falsa retorica.

CONCITA DE GREGORIO RAI 3

Nasce a Pisa da madre spagnola e padre toscano di origini siciliane è poi cresciuta a Livorno. È

sposata con il giornalista Alessandro Cecioni, ed è madre di quattro figli. Durante gli anni

universitari inizia la professione nelle radio e TV locali toscane, entrando ne Il Tirreno nel 1985,

dove, per otto anni, lavora nelle redazioni di Piombino,

Livorno, Lucca e Pistoia. Nel 1990 approda a la

Repubblica, dove si è occupata di cronaca e politica

interna. Nel 2001 ha pubblicato Non lavate questo

sangue, diario dei fatti del G8 di Genova, e un

racconto per la rivista letteraria di Adelphi. Nell’anno

2006 ha ancora pubblicato per Arnoldo Mondadori

Editore Una madre lo sa, tra i finalisti l'anno

successivo del Premio Bancarella. Nel luglio 2008

Concita è al centro di una curiosa polemica: la rivista

Prima Comunicazione rende note le anticipazioni di

una sua intervista in cui ammette di aver accettato la

proposta del neo editore de l'Unità, Renato Soru, di

diventare direttrice del quotidiano fondato da Antonio

Gramsci. Nella medesima intervista Concita De

Gregorio anticipa anche le linee guida della sua

direzione. La notizia palesa dissenso e clamore in

redazione: il comitato di redazione protesta contro la

via dell' annuncio del cambio di direttore attraverso

intervista. Il 22 agosto 2008 le viene ufficializzata la

nomina a direttrice de l'Unità, prima donna a ricoprire

tale incarico, che ha svolto fino al 7 luglio 2011

quando fa ritorno a la Repubblica. In data 25 aprile

2010 è stata insignita del Premio Renato Benedetto

Fabrizi. L'anno seguente pubblica il saggio Così è la

vita. Dal 23 settembre2013 al 27 maggio 2016

conduce su Rai 3 il programma di letteratura e cultura

Pane quotidiano. Fiorente la sua attività letteraria. Lei

incarna lo stereotipo di quello che noi donne chiediamo

a questa “Italia ridotta a bordello”. Poi si può giudicare

il suo operato, le sue idee, la sua figura pubblica, il suo

attivismo femminista e tanto altro, ma di certo non si

può negarle il valore che l’ha condotta ai posti più

ambiti del giornalismo nazionale. I vertici della sua

carriera sono alla direzione dell’organo dell’ex Partito

Comunista, dal ’91 privo di una corrente ideologica

rappresentata e rappresentativa, perlomeno con la

forza con cui si era contraddistinto sin dalla sua

fondazione. A l’Unità ha forse fallito, o per lo meno,

così si è detto. Ma questo è un tratto della normalità,

che nel caso della De Gregorio è risultato sin troppo

acclamato. "Direttrice con prole", si autoproclamava ai

tempi de l’ Unità. Normalità, appunto. Avrebbe dovuto

forse prendere le redini del quotidiano e liberarlo dalla

zavorra del passato, inutile e troppo di “sinistra per la

nostra sinistra”. Alcuni passi avanti sono stati fatti, in

tal senso, altri no. Sempre a cuore la situazione delle

donne nell’Italia, la ricordiamo in particolare per la sua

affermazione “Non tutte in fila per il Bunga Bunga” e

per il suo oltremodo lodevole intervento al Festival del

Giornalismo di Perugia del 2011, quando ha

analizzato la sua situazione di donna impiegata e attiva

nel settore giornalistico-televisivo: un intervento

significativo, testimone del reale “Quando io ho

cominciato questo lavoro, non mi ero mai posta il

problema di essere donna – disse - poi però è

cambiata la percezione e l’autopercezione nel genere

femminile soprattutto a causa dell’immagine della

donna dipinta dai media. Inoltre la crisi economica e la

mancanza di lavoro portano le ragazze a inseguire

modelli secondo cui, concedendo favori, si può

diventare ricchi e famosi”. Nulla di più vero, ma ciò

nonostante gli attacchi dal mondo femminista non

tardarono ad arrivare tacciando, quelle parole de la De

Gregorio, come “morali paternalistiche di una donna

vicina ai problemi delle donne che però appartengono

a un mondo lontano anni luce dal suo” e tralasciando

invece che i media hanno il compito e il dovere morale

di denunciare e dare voce ai fatti che accadono a

danno delle donne (episodi di maltrattamento, soprusi,

violenza) affinché queste imparino a riscattarsi. E

questo è grande, soprattutto in un Paese come il

nostro dove non è accolta (se non a parole) ancora

pienamente l'espressione di emancipazione di una

donna, men che mai l'ostentazione della propria

autorevolezza. Veri e propri gesti di rottura, i suoi,

pensieri messi a nudo senza conformismi di maniera,

in tv come nei suoi libri. Ed è per questo motivo che

donne come Concita sono necessarie.

CRISTINA PARODI RAI 1

Nasce ad Alessandria il 3 novembre 1964.

Giornalista, conduttrice televisiva e

scrittrice italiana, dopo l'esordio sulle

piccole reti TelePiccolo e Telereporter e

successivamente su Odeon TV, nel 1990

è passata a Mediaset dapprima alla

conduzione del programma sportivo

Calciomania insieme a Maurizio Mosca

e ricoprendo il ruolo di inviata per la

trasmissione Pressing, collaborando poi

successivamente con la nascente testata

giornalistica delle tre reti Mediaset, che

necessitava in quel frangente di un

maggior numero di giornalisti a causa

dello scoppio della prima Guerra del

Golfo. Nel 1992, insieme al direttore

Enrico Mentana, Clemente Mimun,

Lamberto Sposini e Cesara Buonamici,

ha lanciato la testata giornalistica di

Canale 5, il Tg5, di cui è stata, inutile dirlo,

certamente uno dei volti più amati dal

pubblico. Ha abbandonato il telegiornale

nel 1996 per condurre una trasmissione

prodotta dalla testata del Tg5, Verissimo,

in onda nel tardo pomeriggio su Canale 5

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che riscuote grande successo per numerose

stagioni. Il programma è approdato anche in

prima serata per alcune puntate con un ciclo

intitolato Le storie di Verissimo. Ha

abbandonato la trasmissione solo nel 2005,

quando su richiesta del neo direttore della

testata Carlo Rossella è tornata al ruolo di

conduttrice del Tg5, nell'edizione principale

delle 20. Nel 1998 ha vinto ad Alghero il

Premio Nazionale Alghero Donna di

Letteratura e Giornalismo per la sezione

giornalismo. Durante i nove anni in cui ha

condotto Verissimo ha anche partecipato nel

2000 a Strano ma vero, con Gene

Gnocchi, e condotto il reality di Canale 5

The Bachelor - L'uomo dei sogni, andato

in onda nell'estate 2003. Ha inoltre

interpretato il ruolo di sé stessa nei film

comici Body Guards e Tutti gli uomini del

deficiente e ha presentato più volte il

concerto di Natale in Vaticano, in onda

consuetamente la vigilia di Natale in prima

serata su Canale 5, e alcune trasmissioni

evento come Concerto per l'Unione

Europea, Serata per i diritti umani , Donna

sotto le stelle e Un Papa di nome

Giovanni. Nel 2012 ha lasciato Mediaset ed

è passata a La7, dove già dal 2011 lavora la

sorella Benedetta: dal 10 settembre

conduce Cristina Parodi Live e Cristina

Parodi Cover. Successivamente è passata

in RAI nella primavera del 2013. Dal 20

dicembre 2013 al 10 gennaio 2014 conduce

su Rai 1, con Al Bano, il programma Così

lontani così vicini. Dall'8 settembre 2014

conduce La vita in diretta, storico

programma pomeridiano di Rai 1, insieme a

Marco Liorni. E’ sposata con Giorgio Gori

(attuale sindaco di Bergamo, allora direttore

di Canale 5 e successivamente fondatore

della Casa di produzione televisiva

Magnolia), con il quale vive sempre a

Bergamo insieme ai tre figli: Benedetta,

Alessandro e Angelica. È sorella di

Benedetta Parodi, conduttrice televisiva e

scrittrice, e di Roberto Parodi, scrittore e

giornalista. “ Lavoro in tv dal 1990 – ha

dichiarato in una intervista – eppure mi sento

coinvolta sempre come il primo giorno . Ho

realizzato il mio sogno , peccato solo non

essere riuscita negli anni ad essere vicina, ai

miei figli così come avrei voluto. Ho avuto

grandi sensi di colpa, come tante mamme.

Ma ci sono sempre stata con la testa, il

cuore e il telefono. E oggi i momenti che

passiamo insieme sono così belli che mi

ripagano di tanta fatica”. Ed anche noi le

auguriamo, così come è nei suoi desideri e

non di meno, così come merita dopo tanti

sacrifici, di trovare in futuro maggiore tempo

per sé stessa "… vedere una mostra,

passare finalmente un weekend lungo con

mio marito Giorgio, rilassarmi - dice - anche

semplicemente non fare niente”

LUISELLA COSTAMAGNA AGON

Laureata in Filosofia con 110 e lode è iscritta

all'albo dei giornalisti professionisti dal 2000.

La sua attività di giornalista televisiva inizia in

una piccola emittente locale piemontese,

Teletime, alla conduzione dell’edizione

quotidiana del telegiornale TGTime. Nel 1996

inizia la sua collaborazione nei programmi di

Michele Santoro, che la sceglie per la sua

nuova trasmissione Moby Dick su Italia 1.

Per tre anni, cura i collegamenti in diretta

dalla redazione telematica e realizza alcune

inchieste di Moby's, tra cui uno dei primi

speciali sui serial killer. Dal 1999 al 2000

conduce l'edizione serale di Studio Aperto, il

telegiornale di Italia 1. Nel 2001 ritorna con

Michele Santoro, questa volta in RAI, per i

programmi Il raggio verde, Sciuscià e

Sciuscià edizione straordinaria, dove cura

in studio schede di approfondimento,

interviste, sondaggi. Del 2002 è il programma

Donne, cinque speciali in seconda serata su Rai 2, di cui è autrice

e conduttrice. Dal 2004 è a Canale 5, dove collabora con i

programmi di Maurizio Costanzo: il Maurizio Costanzo Show -

Raccontando, per cui realizza interviste e reportage Tutte le

mattine, Il diario di cui è curatrice, e Pandora, rubrica di interviste

al femminile in onda sul digitale terrestre Mediaset. Dal settembre

2006 è in studio, sempre con Costanzo, per il rotocalco

pomeridiano Buon pomeriggio. Nel 2007 conduce i dibattiti del

giorno di Omnibus Estate ( LA7) e realizza, per il programma W

l'Italia diretta ( Rai 3) di Riccardo Iacona, il reportage Parole

come ferite, sulla violenza alle donne. Dal gennaio 2008 conduce

nuovamente il dibattito del giorno di Omnibus ( LA7) ed è tra gli

autori del programma Annozero di Michele Santoro ( Rai 2). Da

settembre 2008 conduce il dibattito di Omnibus Weekend (il

sabato e domenica su LA7). Nel 2009 conduce, sempre su LA7, il

programma di informazione pomeridiano Così stanno le cose, in

onda dal 23 novembre al 23 dicembre. Dal gennaio 2010 torna alla

conduzione di Omnibus Weekend. Dal 27 giugno 2010 al 9

settembre 2011 conduce insieme a Luca Telese In onda,

programma che lascerà in seguito per scelta dell'emittente.

L'avvicendamento suscita numerose polemiche in rete e sui

giornali. Dal 9 marzo 2012 conduce Robinson in prima serata su

Rai 3. Collabora con Il Fatto Quotidiano, con Diva e Donna, per

la cui testata cura la rubrica Il punto interrogativo di Luisella, e

con Il Salvagente, e Le parole della settimana. Il 18 settembre

2012 pubblica il libro Noi che costruiamo gli uomini ( per

Mondadori) in cui racconta la storia di dieci storie di donne comuni

che sono diventate artefici del loro destino; donne eccezionali nella

loro quotidianità. Dal 25 ottobre 2012, la giornalista torna su LA7

collaborando al programma Servizio pubblico, condotto da

Michele Santoro. Tuttavia, il 19 gennaio 2013 decide di

abbandonare la trasmissione. Nel 2014 approda a Sky Italia sul

nuovo canale Crime+Investigation e nel novembre seguente

diventa volto di Agon Channel, nuovo canale del digitale terrestre,

dove la vediamo condurre con successo il programma di attualità

politica Lei non sa chi sono io, il primo show del canale tv con

sede operativa in Albania prodotto in Italia e in diretta dagli studi di

Roma. Sempre nel 2014 pubblica il libro-inchiesta dal titolo Cosa

pensano di noi: Gli uomini raccontano il sesso e le donne, un

originalissimo viaggio in un mondo – quello della sessualità

maschile – che per le donne (nonostante se ne parli in

abbondanza) resta in gran parte misterioso. Partendo dalle

confessioni raccolte fra uomini molti diversi per età ed estrazione

sociale, Luisella Costamagna racconta del come vivono il

“prima”, il “durante” e il “dopo” di un rapporto sessuale gli uomini,

ma anche delle loro trasgressioni (immaginate e realizzate), sulle

ansie da prestazione, il tradimento, il sesso “casalingo" cercando,

da un lato, di rispondere all’annosa domanda che ciclicamente

viene posta dai media: il maschio è in crisi o no? E dall’altro di

tratteggiare l’immagine della donna che emerge concretamente

dalla reale sessualità maschile. Apprezzabili le sue campagne a

favore della complementarietà fra uomo e donna. Per Luisella

Costamagna Donna vuol dire Forza. E per voi?

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APPARENTEMENTE, LA FELICITÀ DEL GENERE UMANO

NON ERA PREVISTA NEI PIANI DI DIO.

pensieriparole

Oggi più che mai abbiamo bisogno di speranza, non servono critiche e

accuse, non servono colpe e discriminazione. Oggi, e ogni giorno, abbiamo

bisogno di speranza che ci aiuti ad andare avanti nonostante tutto il dolore.

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PER NON DIMENTICARCI DI LORO


VENTI

Moltissimi i Vip accorsi in sostegno dell’iniziativa del cinema. Di seguito una carrellata di foto a firma dei due fotografi ufficiali del

prestigioso evento internazionale: Giacomo Prestigiacomo e Michele Simolo, già noto per il suo impegno nel sociale attraverso

un progetto da lui ideato contro la violenza sulle donne. In questa pagina i Membri di Giuria del Festival: Valeriana Mariani

Pres.ssadiDonna Impresa Magazine edi International Women,l' On. Antonio Paris el' Event Manager Anna Mariani con il

Direttore Artistico, il Maestro Vince Tempera.

NOI

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C'ERAVAMO

Tulipani di

seta nera

Roma



Grande successo per la IX edizione

Festival

Internazionale

del Film Corto:

TULIPANI

DI SETA

NERA

Manifestazione prodotta dall’associazione

studentesca universitaria Università Cerca

Critica Sociale – Un Sorriso Diverso a personaggi

del mondo del cinema, dello spettacolo e della

cultura che si sono ampiamente distinti per la loro

sensibilità sociale. Per la serata conclusiva di

Tulipani di Seta Nera, nona edizione del Festival

Internazionale del Film Corto, un grande successo

al Teatro Olimpico di Roma che ha accolto la

serata di premiazioni. A presentare il Gala,

Giancarlo Magalli e Metis Di Meo, che hanno

intrattenuto una sala gremita di un pubblico di oltre

ottocento persone. Tanti i personaggi famosi che

sono accorsi a sostenere il cinema sociale, tra cui:

Enrico Brignano e Flora Canto, Giucas Casella,

Silvia D’Amico, Enrico Vanzina, Giulio Base e

Tiziana Rocca,

Clayton Norcorss Mercedes

Lambre, Pasquale Di Nuzzo, Elda Ferri, Greta e

Giorgia Berti, Selene Caramazza, Cecile,

Enrica

Tara, Sara Galimberti, il maestro Vince Tempera,

Fanny Cadeo, Nadia Rinaldi,

Leopoldo

Mastelloni, Roberta Giarrusso,

Giorgio

Borghetti, Daniela Poggi, Gabriele Rossi,

Maria

madrina dell’evento Roberta Giarrusso e come

padrino Giorgio Borghetti, volti della nona

edizione del Festival TSN. Esclusivi riconoscimenti

per l’impegno sociale a registi e attori protagonisti

della storia del cinema italiano: Enrico Brignano

intrattiene la sala per la consegna del Premio

Sorriso diverso alla regia a Giulio Base, è salita

poi sul palco l’attrice protagonista del film e

compagna di Brignano, Flora Canto.

Maurizio

Mattioli ha consegnato all’amico di sempre,

grande regista e narratore del cinema italiano,

Enrico Vanzina, il Premio alla carriera. Leopoldo

Mastelloni invece ha premiato l’attrice Silvia

D’Amico con il Premio migliore attrice esordiente.

Durante la serata anche un momento di

sensibilizzazione con la proiezione dello spot

dell’ Ente Nazionale Sordi (ENS) per la

promozione dell’inserimento di sottotitoli nel

cinema italiano: salgono sul palco gli attori

protagonisti dello spot Ester Vinci e Mirko Di

Marco e la vice presidente del Comitato Giovani

Poggi. Il premio della Sezione speciale: Sorriso

dell’Infanzia va a Ho appena fatto un sogno, di

Javi Navarro: a premiarlo, in esclusiva per il

Festival TSN, il protagonista del film Disney Tini –

La Nuova vita di Violetta, Pasquale Di Nuzzo.

Javi Navarro vince anche il premio Sorriso

Nascente – opera prima, consegnato da Carlo

Brancaleoni, vice presidente della Giuria Tecnica

del Festival. Vince il Premio Rai Cinema Channel

per il maggior numero di visualizzazioni sul sito di

Rai Cinema Il Fanatico di Gianluca Lasaracina:

consegna il premio per Rai Cinema Channel

Federica Dello Jacono. Il Premio per il Miglior

Cortometraggio della nona edizione del Festival

Internazionale del Film Corto Tulipani di Seta

Nera va a Sinuaria di Roberto Carta. Consegna il

premio la Presidente del Festival Tulipani di Seta

Nera Elda Ferri, insieme al produttore Diego

Righini e l’ideatrice del Festival Paola Tassone

tutti egualmente meritevoli di lode per l'iniziativa e

la perfetta organizzazione: per Roberto Carta

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Lavoro, con partner Rai Cinema e Segretariato

Sociale Rai. Questa iniziativa ha l’obiettivo di

promuovere il lavoro di giovani autori, che con le

proprie opere, raccontano, tramite le immagini,

non il semplice racconto di una diversità, ma

l’essenza della diversità, sapendola soprattutto

valorizzare. La finalità è appunto quella di creare

una nuova società solidale, dove la macchina da

presa diventi il mezzo capace di filmare le

coscienze dei giovani e di tutte le persone,

portatori sani di cultura, indirizzandole verso un

cammino concorde, senza pregiudizi facendo leva

sulle nuove generazioni e creando una comunità

sensibile, solidale ed integrata. Durante la serata

di premiazione sono anche consegnati il Premio –

Rosario Omaggio, Ivan Castiglione,

Roberta

Beta, Antonio Zequila, Adriana Russo,

Patrizia

de Santis, Carlotta Antonelli, Elena Russo,

Maurizio Mattioli, Beppe Convertini,

Emanuela

Tittocchia, Linda Batista. A scandire l’evento

diversi momenti musicali: Sara Galimberti ha

aperto la serata presentando in esclusiva la

canzone Siamo noi quei fiori rari, scritta con il

Direttore Musicale del Festival TSN, il maestro

Vince Tempera. La cantante Cecile si è esibita

con il brano di denuncia di Sanremo Giovani 2016,

N.E.G.R.A e direttamente da X Factor Enrica Tara

ha cantato con I Found you scritto dal suo giudice

Skin. Il cinema resta però il protagonista

indiscusso della serata che ha avuto come

Sordi Italiani ENS Valeria Olivotti. Tutta la

manifestazione, comprese le due giornate alla

Casa del Cinema sono state fruibili ai sordi grazie

ad interpreti di lingua Lis offerti dall’ ENS. Ma i veri

protagonisti della serata sono stati i registi finalisti,

partecipanti con i loro cortometraggi alla rassegna

cinematografica nelle due giornate alla Casa del

Cinema della IX edizione del Festival Tulipani di

Seta Nera. Vince il Premio assegnato dalla Giuria

di VariEtà TSN 2016 Hey You! di Maria Rosaria

Omaggio: sale sul palco per la consegna del

premio una delle indiscusse protagoniste della

chermesse organizzativa del Festival Sara

Iannone insieme alla vincitrice come migliore

attrice protagonista per il corto Hey You! , Daniela

ritira il premio il distributore del cortometraggio

Adam Selo della Elenfant Film. In sala è stato

proiettato il cortometraggio che racconta la storia

di Michele Murtas, un detenuto del carcere

dell’ Asinara il cui talento nel tagliare i capelli lo

trasforma nell’idolatrato parrucchiere delle mogli di

guardie e funzionari dell’istituto. Nel momento in

cui a Murtas verrà accordata la libertà vigilata, si

scatenerà un gran scompiglio nella tranquilla vita

dell’isola. Il Festival ringrazia Leonardo Jannitti

Piromallo per il coordinamento organizzativo

affiancato da: Caterina Tassone, Pietro Fantò,

Anna Sevioli, Maria D’Onofrio,

Eleonora

Iacobone, Claudia Giuliani, Gianluca Di Civita.

www.tulipanidisetanera.it _ www.sorrisodiverso.com


CASA DEL CINEMA

AL VIA L'EDIZIONE 2017


Festival

Festival

Internazionale

del delFilm FilmCorto:

DI

TULIPANI

SETA DI SETA

NERA NERA

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Le famiglie più felici viaggiano con noi

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Just family


27°

Edizione XXVII

GRAN GALA

DELLE

MARGHERITE

CHARITY DINNER DI MUSICA, MODA E

BENEFICENZA A FAVORE DI ANT ITALIA

ONLUS. PRESENTI I PERSONAGGI DI

SPICCO DEL MONDO DELLE ISTITUZIONI,

DELLA CULTURA, DELLO SPETTACOLO E

DELL' IMPRENDITORIA.

Dress code: rigorosamente cravatta nera per gli uomini

(ancora oggi viene considerata la Bibbia del Bon Ton) ed

outfit da gran soirée per le signore per l'esclusivo Gala, che

ha visto la partecipazione di circa 500 invitati, fra i quali

moltissimi volti noti. Nell'edizione 2016 si raccoglievano

fondi per Ant Italia Onlus, Fondazione presieduta da

Raffaella Pannuti che dal 1978 realizza progetti di

prevenzione in campo oncologico e si prodiga

nell’assistenza specialistica domiciliare gratuita nell’ambito

delle cure palliative e della terapia del dolore per i malati di

tumore. A fare gli onori di casa accanto all’instancabile

Biancamaria Lucibelli c’è Giorgia Giacobetti. Le splendide

signore accolgono in primis le dame del Comitato d’onore:

Elena Aceto di Capriglia, Emanuela Biffoli,

Erminia

Manfredi, Saveria Dandini Ghia. Margherite bianche sono

ovviamente in bella vista in ampolle di vetro e sui 45 tavoli

tondi. Si inizia con l’aperitivo di benvenuto, tra prosciutto

affettato dai camerieri e bollicine, si passa al concerto di

Cinzia Tedesco e si applaude il flash moda dello stilista

Luigi Bruno. Flash scatenati all’arrivo di Sandra Milo,

Giuliana Lojodice, Leopoldo Mastelloni, Valeria Fabrizi,

Katia Noventa, Michele Cucuzza, Attilio Romita,

Alessia

Fabiani, Livia Azzariti e Monica Setta. E poi

l’Ambasciatore della Repubblica di Indonesia August

Parengkuan el’Ambasciatore d’Austria Cristian

Berlakovits con Maria Grazia Tetti. Balli e brindisi fino a

tarda ora. Grande attesa per l’edizione Gala delle

Margherite 2017, 28° Edizione, in data 7 aprile 2017 alle

ore 20 come di consuetudine presso l’Hotel Excelsior di

Via Veneto in Roma. Sempre in collaborazione con il

Rotary Club Roma Nord Ovest, la raccolta fondi sarà

questa volta devoluta a favore del progetto End Polio

Now: un service dei Rotary Foundation che si propone di

promuovere e intervenire per le vaccinazioni contro la

Poliomielite nei paesi sottosviluppati.

Nella foto Bianca Maria Caringi Lucibelli,

ideatrice ed organizzatrice dell'evento Charity

con il presentatore Nino Graziano Luca

NOI

C'ERAVAMO

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Galà delle

Margherite


Valeriana Mariani con Marco Nardo redattore della rubrica LA NOTIZIA VIP

nelle foto a sinistra alcuni dei volti noti presenti alla serata di gala.

THE WESTIN

EXCELSIOR

LA REGIA DELL' EVENTO, IMPECCABILE COME

SEMPRE, E' STATA CURATA DA FRANCO DELLA POSTA

NOI

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C'ERAVAMO

Galà delle

Margherite


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1

1) Nelle foto in alto: Ancona, Porto Antico _“ Premio Ravera: una canzone è per sempre 2016” ideato e diretto dal Maestro Michele Pecora e Melissa di Matteo, ha avuto il piacere di avere alla guida Fabrizio Frizzi, uno

dei conduttori televisivi più amati. Non hanno voluto mancare ad un omaggio così autorevole: Peppino di Capri (che ha ricevuto il Premio Speciale DPI Diamond Private Investment), Rita Pavone, Fiordaliso,

Mara

Maionchi, il cantautore Filippo Graziani, i giornalisti Dario Salvatori e Marino Bartoletti ed il grande musicista e produttore Fio Zanotti. Si ringrazia Format Comunication per la splendida accoglienza nelle persone di

Cristina Tilio, Ferdinando Filiasi e del regista Francesco Malavenda. 2) Roma_ Conferimento del prestigiosissimo riconoscimento di ACCADEMICO D'ONORE alla Presidente di Donna Impresa Magazine Valeriana

Mariani da parte del Consiglio Superiore dell'Accademia Internazionale Mauriiziana. Nella foto da sinistra: Valeriana Mariani, Sara Iannone General manager della società Immagine e Comunicazione e Presidentessa

dell’ Associazione Culturale L’Alba del Terzo Millennio, Mons. Luigi Francesco Casolini di Dersale Rettore dell' Associazione Cavalieri di San Silvestro, ed il Cav. Gr. Cr. Dr. Fabrizio Mechi di Salle, Rettore dell'

Accademia Internazionale Mauriziana. 3) Porto Sa Giorgio, Lega Navale Italiana _ L'esclusivo VIP White Party. Nella foto da sinistra: il celeberrimo Notaio Alfonso Rossi, le managers Marzia Marchionni e Donatella

Luchetti, Valeriana Mariani ed il Senatore Luciano Magnalbò.

2 3


no

violence

MONDO

IL

IN UN

CLICK

Li vediamo ovunque e non solo negli

appuntamenti più importanti della Roma

Capitolina, testimoni di quello che accade

nella vita di tutti i giorni. A loro affidiamo

la trasmissione di quello che facciamo, la

messa in scena della nostra vita.

Depositari della verità, immortalano i momenti più significativi della

nostra esistenza privata e professionale attraverso la loro

partecipazione silenziosa ed ecco perché troppo spesso ci

dimentichiamo di ringraziarli come parte attiva alla costruzione dei

nostri sogni. Capita che sappiamo poco o nulla di loro: chi sono,

che cosa fanno, e quanto hanno sacrificato e sacrifichino della

propria vita per essere attenti depositari della nostra quotidianità.

Sappiamo solo che sono parte attiva della nostra comunità, della

nostra storia, per farne risaltare i tesori di umanità e bellezza o per

decretarne bruttezze e deformità. Vivono della vita degli altri: la loro

missione è premiare la magnificenza dell’agire umano e schernire i

volgari falsari. E tutto questo in uno scatto. Noi ve li presentiamo.

PROFESSIONE PH:

MICHELE:SIMOLO

Dall’informatica passa alla fotografia, una passione che diventerà nel tempo la sua

professione. Inizia per hobby a fotografare nei primi anni ’70 fra un concorso fotografico e

l’altro ed ottenendo importanti riconoscimenti (targhe, coppe, diplomi), questo passatempo

ad un certo punto ha subito un forte cambiamento: abbandonava la sua vecchia

macchina fotografica per passare alle video riprese. Qualche anno più tardi una ulteriore

“svolta”: la nuova tecnica digitale lo faceva ritornare alla vecchia passione, la fotografia.

Nel 1995 costituiva, nel dopolavoro Atac, la Sezione Cine Foto, di cui ne diventava

Presidente, carica che ha ricoperto fino al 2013. Numerosi in quegli anni i suoi workshops

fotografici; tra i più significativi : Luci e Ombre sotto le Stelle. Considerando che Cultura

è anche Fotografia, è sempre stata sua premura scegliere locations che potessero

Nella foto un momento della presentazione di NO VIOLENCE, in basso Michele Simolo e Lisa Bernardini

NOI

E LORO

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I cacciatori

di

stelle

rivestire un particolare interesse proprio in tal senso: non potevano mancare pertanto le scelte del Castello Theodoli

di Ciciliano (Rm), ad esempio, nell’anno 2007; oppure il Castello Theodoli di Sambuci (Rm), nel 2009 -2010 ; la

chiesa sconsacrata del Bernini di Ariccia nel 2009; le bionde rive del Tevere nel 2004-2007, ecc. Nel 2010 fonda

Studio Photo Art, un gruppo fotografico specializzato in eventi di cui è coordinatore. Sempre nel 2010 organizza per

Sara Favarò il progetto Gocce, presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino il 14 maggio 2010 e

all’auditorium di Palermo, sempre nel Maggio dello stesso anno, con la partecipazione di Don Luigi Ciotti, e a Roma

presso il Museo Canonico di Villa Borghese. Dal giugno del 2014 è nello staff operativo di un grande evento di

carattere umanitario dal titolo NO VIOLENCE un progetto contro la violenza sulle donne. Foto e video che raccontano

attraverso le immagini un dolore fisico e morale: vere e proprie ricostruzioni di sofferenze femminili in seguito a

violenza. La mostra fotografica itinerante, collegata al progetto nella sua interezza che si snoda anche attraverso una

serie di eventi e dibattiti pubblici, è stampata e gestita dall’ Associazione laziale Occhio dell’Arte con la direzione

artistica di Lisa Bernardini. Sono moltissime le donne che hanno accolto l’invito a prestare il proprio volto in maniera

gratuita al fine di sostenere l’iniziativa, fra queste anche numerosissime attrici e donne del mondo dello spettacolo. La

loro presenza, unitamente alle testimonianze raccolte di donne abusate, contribuisce a dare maggior eco al forte

messaggio di solidarietà; un modo dare voce alle vittime di quella violenza che nella maggior parte dei casi genera

silenzio. Nasce intanto, all’unisono di intenti, un sito web www. facewall.it, connesso al progetto No Violence, dove

ognuno può “mettere la propria faccia” per dire NO. Un modo per estendere il messaggio al di là dei confini fisicoculturali

e sostenuto anche dal grande fotografo novantenne Carlo Riccardi, il quale non si è sottratto

dall’incoraggiare e sostenere la pregevole iniziativa attraverso una sua personale interpretazione del fenomeno della

violenza perpetrata sulle donne: la rappresentazioni di impronte di mani accompagnate dallo slogan: Diamoci una

mano. Solo in questo modo in effetti potremo - e dovremo - combattere la violenza.


ROSAPAOLA:LUCIBELLI

nella foto: Rosapaola Lucibelli con la mamma Bianca Maria Caringi Lucibelli (a sinistra) e le

amiche Michela Bordanzi e Carla Bertucci

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Rimango sempre sorpresa dalla bellezza del cuore di

altri esseri umani che cercano l’amore, l’unione. Amo fare il reportage di

matrimoni ma anche soffermarmi a ritrarre gli sposi, i dettagli, gli amici i

parenti, i luoghi… tutto è importante. Io provo a catturare l’atmosfera unica

di questo grande giorno. Così come amo fotografare mentre il corpo si

trasforma per accogliere una nuova vita. Ogni gravidanza è unica cosi come

ogni atmosfera che si crea con essa. Non di meno affascinata dai bambini,

dalla loro autentica bellezza… dalla loro spontaneità

Si laurea nel 1995 e dopo 3 anni di scuola di fotografia IED di Milano. Nel 1999 prende il

Dottorato ( Documentary Photography · Photojournalism) al prestigiosissimo ICP

( International Center of Photography) di New York la città in cui eserciterà la sua

professione come free lance fino al 2005. Torna in Italia, a Firenze e, dal 2005 lavora

come fotoreporter di nozze. È stata membro di WPJA – Wedding Photojournalist

Association dal 2005 al 2015 conquistando, negli anni, importanti premi e riconoscimenti a

livello nazionale ed internazionale.

NARRA DI SÉ STESSA

“Conoscere e ascoltare le persone, i luoghi

e i dettagli attraverso la bellezza della luce

sono la mia grande passione, la mia grande

curiosità. Ogni persona è unica, ogni

matrimonio è unico, ogni fotografia è unica.

Cerco sempre di catturare quel momento

magico che va dritto al cuore e alla verità.

Mi piace molto fare le foto ai dettagli. Non

amo forzare le situazioni ma ritrarre la

spontaneità e la naturale bellezza delle

persone e dei luoghi. Quando fotografo

matrimoni o ritratti di famiglia, mi sento

invisibile e cerco di rispettare, sentire e

catturare le emozioni che ricevo da chi è di

fronte a me. Anche il mio approccio nel

momento dei ritratti più in posa è discreto e

mai invasivo. Fotografo matrimoni perché

credo nell’amore e sono un' inguaribile

romantica. Il mio scopo è creare la

vostra foto storia personalizzata della

giornata attraverso immagini poetiche e

vere, eleganti e ricercate, dove accanto

a foto di reportage posso alternare

immagini di dettagli e ritratti. Non mi

risparmio mai, amo il mio lavoro. Amo la

mia pazza famiglia che mi da’ sempre

ispirazione. Le immagini hanno sempre

accompagnato la mia memoria eimiei

sentimenti per questo ho desiderato fin

da piccola di diventare una brava

fotografa. Mi piace raccontare con le

fotografie un intimo viaggio di famiglia in

Toscana o a Roma, mi sento fortunata

quando le persone mi danno questa

fiducia. Amo fotografare la maternità e

le pance cosi come i primi giorni di vita

dei bambini, penso siano dei momenti

unici. Mi sento libera quando seguo per

qualche ora i giochi di un bambino con

la mia macchina fotografica. Fare dei

ritratti fotografici ai bambini è una delle

cose più belle. Amo ridere e amo chi sa

ridere e ha un buon umorismo. Mi dà

gioia pensare di poter far ricordare,

attraverso una fotografia, un momento

bello della vita di altre persone”.

PROFESSIONE PH:

Rosapaola Lucibelli www.rosysite.it

rosapaolalucibelli@gmail.com

rosysite.it (Twitter) _ Ph ufficiale del

Gala delle margherite & Lions Club

Roma


Chalet Duilio / ristorante - pizzeria Porto San Giorgio T. 0734 678731 www.chaletduilio.it

Fabio Iobbi (nella foto) titolare di seconda generazione

dello storico Chalet Duilio non conosce crisi. Il suo

ristorante è sempre "full" e comprendiamo anche il

perché. Una politica, la sua, volta a favore dell'eccellenza.

Ambiente raffinato, ottima cucina, prezzi contenuti e

servizio impeccabile. Una miscela che aumenta la

percezione positiva del posto e delle delizie culinarie di

altissimo impatto visivo e valore nutrizionale: ogni piatto è

ben presentato, perfettamente curato, un piacere per

occhi e palato, dall'antipasto al dolce, con un’ampia

possibilità di scelta dei vini. Anche i celiali hanno

finalmente il loro paradiso. Le ricette del giovane Iobbi

abbattono infatti le barriere alimentari e conquistano il

podio al 1° Gluten Free World Championship, il primo

campionato del mondo dedicato alla pizzeria e pasticceria

senza glutine.

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GLUTEN FREE ESPERT

Semplicemente una tappa obbligata dal ... buongusto!


INTO THE WIND

REGATA DI SAN RUFFINO

A GONFIE VELE VERSO L’EDIZIONE 2017

A fare da cornice al suggestivo evento “Le vele di Sa Ruffino”, l’incantevole paesaggio che si snoda fra borghi medioevali arroccati sulle

pendici di alte e verdi colline ed i maestosi Monti Sibillini con il loro fascino e mistero.[...]

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C'ERAVAMO

Le Vele di

San Ruffino


I fortunati che, sin dalla prima edizione del 2011,

hanno creduto in questa inusuale formula caricando

la barca sul carrello e vincendo le iniziali perplessità,

hanno vissuto un’esperienza indimenticabile data

non solo dalla magia di posti incontaminati in cui la

natura domina incontrastata, dalla bontà di prodotti

agro alimentari artigianali e di assoluta qualità,

formaggi, salumi, pasta, olive e olio, vino e birra,

dolci, ma anche dal poter praticare il proprio sport

preferito divertendosi con regate tiratissime e mai

scontate. Una esperienza agonistica e sensoriale

come poche: luoghi incontaminati, gente generosa e

capace di un’ospitalità impareggiabile, tassa di

iscrizione gratuita e abbondanti premi per tutti i

concorrenti ma, ancora di più, simpatia e sincera

felicità nell’accogliere con calore coloro che davvero

numerosissimi, fra equipaggi e pubblico, accorrono al

rendez-vous velico da tutte le parti d’Italia. Così è

stato anche in questa edizione che, anche

nonostante il maltempo, ha riconfermato il successo

di iscritti. Gli intrepidi sportivi che non si sono lasciati

suggestionare dalle condizioni atmosferiche,

copiosamente accorsi in loco, si sono potuti godere,

sebbene fra un piovasco e l’altro, dispute

assolutamente divertenti, combattute e imprevedibili,

illuminate addirittura da un bellissimo sole nell’ultima

regata e alla premiazione. Dati alla mano,

Francesco Rossi e “Frenk” Filippini, autori di un

primo di giornata e molto regolari, si sono confermati

i dominatori assoluti di questa manifestazione 2016. I

due bolognesi hanno infatti vinto tutte le edizioni delle

"Vele” anche se hanno faticato più del solito dovendo

fareiconticonAlessandro

e Barbara Rodati,

graditissimo il loro rientro in Beccaccino, e Alberto

Perdisa – Marco Rinaldi. Questi due equipaggi,

nonostante due regate vinte a testa sono giunti a un

solo punto dalla vittoria finale sfuggita così per un

soffio. Buoni spunti anche da Gianmarco Pepe –

Marco Prosperi e Paolo Fuzzi – Stefano Muccioli.

Tutti a fare i conti con il capriccioso lago di San

Ruffino, splendido quanto imprevedibile. Il comune

di Amandola, rappresentato da Rodati - Rodati,

Pepe - Prosperi e Cellini – Loretano nei Flyng

Dutchman, classe anch’essa presente, ha finalmente

e per la prima volta vinto il trofeo challenge così

ambito dai sindaci del comprensorio. Tutti i

concorrenti hanno ricevuto grandi ceste con i prodotti

alimentari del territorio grazie ai numerosi e generosi

sponsor “tecnici”. A terra si è consumata, come

d’abitudine, la solita coinvolgente festa: molto

interessanti infatti anche i numerosi eventi collaterali

pensati per le famiglie dei regatanti. Il Lago di San

Ruffino infatti, splendido specchio che si trova

all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, si

è reso protagonista dell’evento velico non solo

prestando le sue splendide acque agli equipaggi,

bensì anche perché sulle sue incantevoli rive si sono

sviluppati gli itinerari enogastronomici (in

collaborazione con CNA e Confartigianato di

Fermo) con esposizioni di prodotti artigianali ed

artistici del territorio e degustazioni di prodotti

enogastronomici tipici locali. Contestualmente, per

chi è voluto restare ai bordi dello specchio lacustre,

divertimento assicurato sia per i grandi che per i più

piccini che hanno avuto la possibilità di scegliere gli

“Itinerari naturalistici e del benessere”, con iniziative

ad ampio raggio come gli “Asini al lago” , le escursioni

a cavallo, i “ pony al lago”, “navigare ai piedi dei

Sibillini” e poter fruire anche del “laboratorio didattico

fitoterapico” (possibilità di massaggi Shiatsu in

ambiente bio energetico; ma anche erbe officinali e

cosmesi naturale con piccolo laboratorio dimostrativo

per la produzione delle creme). Lodevoli anche le

iniziative di carattere storico-culturale, attraverso la

libera fruizione delle opere della Pinacoteca Ricci,

del Crivelli (a Monte San Martino) e quelle esposte

nel Museo di Arte Moderna di Smerillo e l’ Abbazia

di San Ruffino, che si sono potute ammirare

aderendo agli itinerari ai Borghi Medievali. Prologo

della manifestazione è stato la presentazione del film

L’uomo del grano, con prima visione che si è tenuta

ai teatri di Penna San Giovanni e Santa Vittoria in

Matenano nei giorni antecedenti la regata.

Indimenticabili, per coinvolgimento e virtuosismi

culinari, la cena di gala ed il buffet di prodotti tipici in

avvio e conclusione della manifestazione.

Straordinaria come sempre l’organizzazione grazie

agli impareggiabili Stefano Castori e Anna Mariani

e ottima gestione delle regate in acqua da parte del

competente Cdr presieduto dalla Mariani.

Organizzazione che non lesina ringraziamenti a tutti

coloro (aziende, comuni limitrofi ed equipaggi) che

hanno sostenuto questo appuntamento che si sta

confermando come uno dei più belli d’ Italia.

organizzazione event:

CIRCOLO NAUTICO LE VELE DI SAN RUFFINO

Stefano Castori +39 333 4801281

www.leveledisanruffino.it

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MODA SHOW

Organizzazione e regia PROFILI MANAGEMENT by Pietro Galvagno Bronte - Sicilia mobile +39 320 9606080

Nella foto da sinistra Katy Giarrusso creatrice di gioielli con le splendide modelle del concorso e Valeriana Mariani

ante

prima


ellescoperte

LA BELLA

RAGAZZA

DAL

CUORE

D'ORO

Sharon Marocchi è nata il

02/09/1994 e vive a

Fermo. Dopo aver

conseguito il diploma

quinquennale presso

l'Istituto Tecnico

Commerciale “Carducci

Galilei” di Fermo consegue

anche la qualifica di

Ragioniera e perito

commerciale

specializzandosi, nell'anno

2013, con uno stage di tre

mesi in uno studio

professionale. Ha svolto

con successo numerose

esperienze lavorative nel

settore di abbigliamento e

calzature con la mansione

di “autogestione” ed

attualmente presta

assistenza agli anziani e

diversamente abili come

volontaria presso Comune

di Porto San Giorgio

(Regione Marche). La sua

bellezza autentica e

genuina, cosi come la sua

innata simpatia, le hanno

consentito intanto di

lavorare in alcune

discoteche affermate come

ingressista, di sfilare in

passerella, di partecipare a

concorsi di bellezza e di

svolgere la professione di

fotomodella per calzature

per il noto brand

Gianfranco Lattanzi. Parla

l’inglese e lo spagnolo, ha

un buon utilizzo del

computer ( Windows,

Word, Office, Excel ) e le

sono state anche

riconosciute lodevoli abilità

in disegno.

www.donnaimpresa.com

SHARON:MAROCCHI

Modella


Sono Rosita Frollo della

regione Marche, ed abito in un paesino che si

chiama Monte Rinaldo in provincia di Fermo. Il 9

dicembre ho compiuto 30 anni e da 1 anno ho

aperto una negozio di parrucchieria insieme a mia

sorella gemella, poco dopo per gioco mi e' stato

proposto da un fotografo di posare. La mia prima

risposta e' stata no, visto il mio carattere timido, ma

alla fine mi ha convinta e sono andata. Mi sono

trovata subito bene eamioagio davanti a un

obbiettivo. Quella esperienza è stata per me una

scoperta e man mano sono andata avanti sempre

di più. Sono stata contattata da fotografi di tutto il

mondo, continuo a fare shooting anche per varie

agenzie pubblicitarie. Che dire? Spero che il mio

sogno continui...

bellescoperte

www.donnaimpresa.com

ROSITA:FROLLO

Modella


ellescoperte

POSARE È IL

MIO SOGNO

DI BAMBINA

"Sono nata il 18 giugno 1995 a

Roma, città in cui risiedo ancora

oggi, dove ho conseguito il titolo

di studio come grafico

pubblicitario. Nei giorni liberi da

shooting fotografici, lavoro nella

concessionaria di moto di mio

padre. Parlo e scrivo inglese a

livello scolastico. Sono una

ragazza molto semplice, non

amo la volgarità in nessun

campo, sono molto determinata

e testarda ma ascolto sempre i

buoni consigli. Ho iniziato a fare

la fotomodella circa un anno fà

per caso. Mi piace posare, è il

momento in cui riesco a tirare

fuori quello che ho dentro,

riuscendo perfino ad

immedesimarmi in situazioni che

mi vengono richieste. La

maggior parte delle volte sogno

proprio mentre poso. Le mie

aspettative per il futuro?

Continuare a posare, crescere

professionalmente ma sempre in

questo campo. Fare la

fotomodella è un desiderio che

ho sin da piccola per questo

vorrei proseguire. Sono molto

attenta alla mia immagine, per

questo curo nei dettagli anche

molto il mio abbigliamento, infatti

lo shopping è all' ordine del

giorno. Amo andare in palestra e

fare lunghe passeggiate, in

questo momento sto

frequentando un corso di Make

Up per approfondire tutta la mia

passione per i trucchi!

Ph: Francesco Campopiano

SERENA:CRUCIANI

Modella

Ph:Cesar Augusto Cruciani

Email: serecruc@gmail.Com

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Piero Chiambretti

UI

di Valeriana Mariani

Piero

GRANDE

L’IRONIA È L’IPOTENUSA DEL LATO INTELLIGENTE

DI UNA PERSONA. DI BASE, CE L’HA SOLO CHI È

ALL’ ALTEZZA

E’ dotato di eccellenti capacità comunicative,

quelle che più generalmente vengono definite

“ abilità di leadership”, ma la leadership non è

necessariamente sinonimo di dispotismo. Si

tende infatti spesso ad associare il concetto di

leadership al ruolo di “ comando”, di autorità. In

realtà le cose non stanno esattamente così. Il

leader non è solo colui che comanda, anche se

spesso le cose coincidono: è piuttosto chi sa

guidare un gruppo di persone, non ha dubbi

sugli obiettivi da raggiungere e lavora con il suo

team per perseguirli. Ed è proprio il suo riuscire

a trasmette empatia ma soprattutto a sviluppare

un’ottima capacità di comunicazione che sono

alla base della sua leadership.

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PIERO CHIAMBRETTI

... L' ESPLOSIONE DELLA

PRIMORDIALE ENERGIA

COSMICA DEL BIG BANG.

La sua scioltezza, l’estroversione, l’audacia, la disinvoltura, la schiettezza

e, non ultimo, il tagliente sarcasmo, fanno di lui un vero fuoriclasse: un

“Leaderman”. Dietro la sua manifesta giovialità penso si celi però, di contro,

un animo introverso, sebbene pure non del tipo di quelli che leggono

Sartre e dicono “L’inferno sono le altre persone a colazione”. Piuttosto uno

a cui penso capiti con non rara consuetudine, di trovare le altre persone

stancanti. Almeno quando queste non abbiano a che appagare la sua

innata curiosità. Mai annoiato da sé stesso, Piero credo abbia, come tutti

coloro che posseggono il gene dell’introversione (… sarebbe più opportuno

definirlo il “Genio” dell’introversione), bisogno di spegnersi e ricaricare le

pile. La sua formula potrebbe esser grossomodo due ore da solo per ogni

ora di socializzazione. E questo non è essere asociali. Non è segno di

misantropia. Non richiede cure. Perché per gli introversi stare da soli coi

propri pensieri è riposante come dormire, nutriente come il mangiare. Le

sue relazioni con il prossimo sono del tipo: “Io sono ok, tu sei ok. In piccole

dosi”. Uno come lui non si può controllare, non si può asservire: Piero è il

classico tipo da “ prendere o lasciare”. Fuori o dentro dal palcoscenico è

semplicemente sé stesso, e deve esserlo subito, senza indugi o

tentennamenti, senza mediazioni e strategie a lungo termine. Lo si

potrebbe definire un razional-impulsivo, un filosofo del “Qui e ora” e/o del

“Se non ora quando” (a voler rubare il motto alle femministe

contemporanee) che detto così, parrebbe, come in effetti lo è, un

controsenso in termini … eppure. Eppure la sua vivace, intensa, attività

cerebrale, strano a dirsi, ben si coniuga con il raziocinio. L’importante

semmai per lui è che la ragione abbia a che “trovare le sue ragioni” ,

laddove si contempli un feeling nei confronti di qualcuno/a e/o un interesse

nei confronti di qualcosa, in un lasso di tempo relativamente (e

ragionevolmente) breve tanto da non affievolire l'entusiasmo. Credo infatti

che il nemico numero uno di Piero sia la noia, e dunque se non risulta per

lui plausibile incanalare le proprie energie in un'attività che gli dia la

straordinaria soddisfazione e gioia della creazione nell’immediatezza,

abbandona l’impresa. Il gioco non vale la candela, insomma. Ciò che conta

per lui, ritengo sia il lasciare un’impronta indelebile delle proprie gesta ma,

non di meno, l’essere sempre impegnato in qualcosa che catturi davvero la

sua attenzione, che lo faccia sentire vivo e motivato, e perché no, che sia

funzionale al suo progetto di vita. E comunque sia, nota a suo merito, il

rifuggire dalle persone e/o dalle cose per noia, prima ancora che essere un

atto di egoismo trovo sia da contemplare come pura filantropia: certa come

sono che riuscirebbe ad avvelenare la vita di chi gli sta intorno quando si

annoia, incapace com'è di fingere, fosse anche per gentilezza o per quieto

vivere, non farebbe nulla per mascherare il proprio funesto disappunto,

rischiando di ferire gli altri. Cosa che non è nella sua natura, né tanto meno

nel suo stile. Sempre alla conquista di nuovi mondi dunque, saltando di

palo in frasca tra questo e quello. "Questo e quello" che, in entrambi i casi,

Piero riesce sempre a fare benissimo. E con lode.

Valeriana Mariani, Piero Chiambretti e Mirka Cesari al VIP master di Milano Marittima

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UGO MARIA CIONFRINI

“LA CURIOSITÀ È L’ANIMA DELLA

FANTASIA… NELLA FOTOGRAFIA È INSITO

L’ATTIMO FUGGENTE”.

Vive a Roma, diplomato al Liceo Artistico, inizia già all’età di undici anni

a fotografare con la sua Kodak americana, scattando foto in modo

obliquo per creare una suggestiva prospettiva ed allo stesso tempo per

racchiudere in essa un’immagine più estesa. Alle scuole medie, nella

scuola sperimentale De Coubertin in Roma, si cimenta anche nella

stampa in bianco e nero.

“ Ugo Maria Cionfrini è meglio conosciuto per

il suo lavoro pionieristico nel catturare figure

animate all’interno di uno zampillo

di acqua. Egli è considerato il primo

artista a scoprire che, in acqua, una

persona può vedere figure di varie

forme, come gli animali (cobra,

elefanti, etc) e persone (Ballerina)”

www.ugomariacionfrini.com

UTRECHT NEDERLAND

ARCHEOLOGIA

DELLA

COMUNICAZIONE

IN

ROSSO

PAOLO

SISTILLI

Anfisbena,

Scultura in bronzo patinato rosso Ferrari

www.paolosistilli.nl

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di Stefania Maggiulli

Alfieri - Critica d’arte

LA PRODUZIONE ARTISTICA DI

PAOLO SISTILLI NON PUÒ

ESSERE ESPRESSA FACENDO

RIFERIMENTI A CANONI PRECISI

DI RIFERIMENTO ESTETICO E

TANTOMENO SI PUÒ TENTARE

UN APPROCCIO COGNITIVO IN

RIFERIMENTO ALL’ASTRATTISMO

STORICO.

Di fatto Sistilli parla un suo linguaggio che

segue percorsi della mente e dell’anima,

visioni dilatate dell’esistenza che

appartengono intimamente all’autore

traducendosi in un tutto infinito che, solo per

caso, trova attimi di spazio-esistenza

attraverso forme e colori. La lettura può solo

adeguarsi e il fruitore adagiarsi cercando la

sintonia giusta per creare il contatto, senza

tuttavia soffermarsi su ciò che l’occhio

“crede” divedere, essendo l’immagine pura

illusione. Il rosso sembra costituire una

sorta di firma dell’autore, entrando a

fondersi con l’opera ora in modo discreto,

quasi distratto ora in maniera

preponderante a delineare la forma come

nel caso delle sculture. Colore che

associato alla forma esalta il dinamismo e

insieme cattura l’attenzione focalizzandola

sul soggetto. Nella scultura è evidente il

movimento costante, riporta al cerchio che,

aprendosi nello spazio, esplora e si

determina liberandosi dalla struttura

geometrica alla quale tuttavia farà ritorno, in

quel gioco infinito dell’eterno ritorno che

cangia la natura delle cose pur lasciandole

sé stesse nell’essenza profonda. Il tempo

viene annullato divenendo qualcosa di

estremamente personale, un ritmo non

cronologico ma animistico, che sollecita la

proiezione di quell’io cosmico che apre a

considerazioni universali sull’esistenza e il

costante divenire.

Le opere scultoree di Sistilli si possono

percepire quali installazioni in movimento

intellettuale, collegate alle attività dello

spirito ed esperenziali, oggetto di percezioni

e riflessioni individuali e interiori.

Nelle foto in alto: una bellissima carrellata di opere recenti del Maestro Paolo Sistilli

L’APPROCCIO CON LE

OPERE DI PAOLO SISTILLI, SI

PRESENTA SIN DAL PRIMO

ISTANTE COMPLESSO E

COINVOLGENTE, TANTO

QUANTO AFFASCINANTE

LA TESI SVILUPPATA

ATTORNO AL CONCETTO

DI ARCHEOLOGIA DELLA

COMUNICAZIONE.

Non un manifesto e tantomeno una

linea di pensiero di facile approccio,

piuttosto un’indagine personale e

intima, espressa attraverso una

ricerca profondamente soggettiva

che si palesa attraverso una tecnica

altrettanto puntuale e ricca di rimandi

simbolici.

Il termine Archeologia rimanda alla

storia, all’etimologia stessa del

significato greco quale ispezione,

ricerca, il raccontare la storia

dell’uomo attraverso i segni.

La Storia volta al passato che

conduce al presente, ma qui

improvviso, arriva lo stravolgimento,

Sistilli cambia i paradigmi e la

semantica stessa che riporta all’uso

comune della terminologia,

condizionandone la percezione nella

concezione assimilata e codificata

nel tempo. La storia come

cognizione di susseguirsi di fatti,

nell’opera dell’artista si spoglia del

comune senso di narrazione in

successione temporale cronologica;

il tempo assume valore relativo e

universale. Di primo acchito il

riferimento corre alla filosofia greca

del tutto scorre (panta rei), “tutto è in

costante divenire contrapponendosi

con la filosofia dell’essere”

(Parmenide). Nell’opera di Sistilli il

tempo è relativo, è un divenire

costante, infinito ed inesauribile che

incide sulla realtà mutandola nella

forma, pur lasciandone intatta

l’identità interiore e l’anima che

caratterizza il significante. Il ricorso ai

simboli è studiato e si sposa con la

dimensione cromatica che diventa

simbolica a sua volta. Paolo Sistilli

elabora un suo criterio di Alfabeto,

definendolo “Immaginario”,

l’ispirazione tratta dalle iscrizioni

murali che riportano tracce

dell’umana esistenza in ogni tempo e

lo sgretolarsi dei supporti,

compromessi da aggressioni

esterne, rimandano tracce di una

comunicazione affidata ai simboli

della scrittura e del passaggio

dell’uomo. Scrittura e linguaggio in

continua evoluzione e cambiamento

semantico che attribuisce nuovi

significati o svuota dai concetti

iconici, annullandoli della loro identità

primaria accompagnando la storia

dell’uomo.

La lingua che unisce o che divide

nell’impossibilità di comunicazione

assume nell’opera di Sistilli

significato autonomo, affidando al

glifo, nelle sua peculiarità, la

testimonianza di quel complesso

processo di comunicazione allargata

e codificata. La lingua che Sistilli

inventa è comunicazione libera, non

segue una grammatica se non quella

del divenire e del cambiamento

formale, nulla è certo ma piuttosto

immaginato e intuito, confluendo in

quell’idea universale del divenire

costante di ogni forma di esistenza.

Ci troviamo di fronte ad uno specchio

che interroga l’essere interiore, il

significato di esistere piuttosto che

vivere inteso in senso biologico;

l’artista suggerisce un’esistenza che

si sviluppa su più livelli rientrando in

una dimensione cosmica del tutto

infinito. L’Alfabeto Immaginario si

dilata e si slega dall’essenza

primaria che l’ha concepito

contrastando il concetto di tempo

quale valore assoluto e irrinunciabile,

esprimendolo in rapporto alla

coscienza soggettiva che lo

determina su piani emozionali

piuttosto che storico-oggettivi. A

rinforzare la ricerca esistenziale,

presente nell’arte di Sistilli, appare il

simbolo assoluto del divenire

costante: l’Uroboro. L’Uroboro

simbolo antichissimo del divenire

circolare, dell’eterno ritorno, del

divenire costante, della natura

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ciclica, simbolo alchemico.

La produzione artistica di Sistilli

suggerisce il senso infinito delle cose,

il passaggio a diverse sfere di

esistenza non contemplate nel

comune concetto di ciclo vitale

occidentale, che concepisce la fine

come processo inevitabile e assoluto

legato alla natura stessa.

L’iconografia del cerchio viene

adottata quale archetipo primordiale,

in cui sono contemplati gli opposti,

morte e rinascita, fine e creazione,

simbolo dell’inconscio e dell’Io

profondo che si esprime con la presa

coscienza dell’esistere. Sistilli ci

riporta a riflette sulla qualità del tempo

piuttosto che sulla quantità relativa, la

ricerca si spinge sullo studio dei segni

e l’interpretazione degli stessi in

termini esistenziali, richiama la teoria

del “Campo Morfico”, del tempo

dotato di frequenza vibratoria. Il

tempo qualitativo si lega

all’esperienza dei modelli atemporali

nella visione ciclica. L’Universo come

un continuo ciclico di prodursi e

disfarsi eterno, senza fine, come il

moto circolare espresso

metaforicamente dall’Uroboro. Sistilli

rappresenta il mondo come una

costante in connessione continua,

frutto di energia vibratoria, secondo la

teoria che l’uomo, nell’Universo, è

direttamente compartecipe. L’Arte di

Paolo Sistilli si esprime con sapienza

tecnica, anche qui la sperimentazione

traccialastoriadiunuomodotatodi

grande abilità e conoscenza, l’artista

non si accontenta di esprimere il

concetto, lo costruisce e lo elabora

attraverso costanti ricerche

sperimentali sul colore, la cromia e il

supporto.

Nell’elaborazione di un’opera il

supporto si fonde con essa, perdendo

la fisicità che lo contraddistingue per

diventare funzionale al concetto

espresso. Tela, legno, cartone, hanno

funzione specifica nel costituire la

struttura concettuale, Paolo Sistilli non

affida nulla al caso, elabora da sé la

struttura stessa dell’opera, crea i

colori che utilizza rendendoli

estremamente trasparenti ed eterei.

La ricerca delle trasparenze è il

motivo centrale a cui affida il

messaggio, l’effetto finale è di totale

assenza di peso, tutto sembra

fluttuare in uno spazio infinito e

animato da un moto costante, le

forme sembrano implodere ed

esplodere, dilatarsi e frammentarsi

per poi tornare a ricongiungersi in

quel tutt’uno universale che le

determina. La stratificazione a fasce

suggerisce più livelli di esistenza e

consapevolezza in costante

interazione, le trasparenze

conferiscono un senso universale del

divenire ciclico, uno spazio

concettuale dove elementi

apparentemente estranei, quali

lettere, stelle, simboli vibrano

relazionandosi tra loro e con le

differenti dimensioni spaziali. L’artista

crea un vuoto simbolico dove è

possibile l’aggregazione degli

elementi, un vuoto-spazio inteso

come campo energetico attivo nel

quale è possibile l’esistenza di una

realtà attiva, inserita nel processo

ciclico e continuo della creazione e

del disfacimento della materia.

Troviamo nella struttura dell’opera di

Sistilli, quella sincronicità che si

esprime, nelle opere recenti,

attraverso l’uso dei bianchi e dei neri,

in una dimensione mediana

attraverso i grigi. Il timbro cromatico

espresso attraverso trasparenze di

grigi e neri viene spesso interrotto,

nella percezione esterna, dal rosso

che traccia e percorre lo spazio

interno, apponendosi come motivo di

apparente contrasto. L’intera opera

sembra immersa nel liquido amniotico

primordiale, contiene in sé il seme

della trascendenza cosmica sul senso

dell’esistenza, le trasparenze non

delimitano lo spazio, piuttosto lo

suggeriscono svincolandolo dal peso

dell’attrazione terrestre per proiettarlo

verso una visione mistica e globale.

Paolo Sistilli si pone tra le figure più

interessanti e insieme complesse

dell’Arte contemporanea, la ricerca

costante del significante espresso

attraverso la ricerca tecnica, crea una

particolare alchimia tra l’opera e il

fruitore.

Lo scrittore Lucio Doria

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LUCIO DORIA

FRAMMENTI: POESIE E ...

Lucio Doria, scrittore e poeta

Nasce a Porto San Giorgio nelle Marche, il 12/12/1962, la passione per

le arti letterarie è il giusto stimolo che lo sprona a scrivere con sano

ostracismo contro l'Establishment della poesia accademica - fuori dal

conformismo dettato dai poteri editoriali. Nel 2015, finalista ad un

concorso Internazionale con un contributo dal titolo In una notte

d’estate editato in un’antologia dalla casa editrice: La lettera scarlatta.

Nel 2016 si è classificato al 3° posto ad un concorso mondiale con la

poesia Poetico immortale.

Nel mese di giugno 2016 fonda

l’associazione Culturale no profit: SCRIVIA Arti Letterarie di cui ne è il

presidente. Ha contribuito alla prefazione di un libro dell’autore musicista

Dario Aspesani, dal titolo Los Tradicionales. Dicono di lui: "Lucio Doria

è un attento spettatore della vita e del mondo, dei quali coglie l’essenza

più vera. Ne è spettatore e interprete principale, perché i suoi versi

rivelano le immagini e lasciano trasparire le emozioni. La sua poesia

descrive l’amore, la passione, la solitudine, la paura, la gioia, la morte e

svela una profonda conoscenza dell’animo umano. Si occupa

principalmente di letteratura e di musica ma anche di spettacolo e

cinema".

PREFAZIONE acuradi Massimo Testa:

Lucio Doria l'ultimo poeta crepuscolare del web, un marchigiano per

nulla "avaro" di versi! Chi è Lucio Doria? Io lo definirei poeta del web per

sottintendere che più contemporaneo non si può, e non per futilità. Però

dopo tutti i corsi e ricorsi storici, viene da chiedermi: ma ancora esistono i

poeti? E se sì, come convivono con un mondo che si sta affacciando

sempre di più ad una terza guerra mondiale? In un momento come

questo viene da pensare, non c’è nulla di più noioso di un poeta che mi

parli d'amore, il cui suo invito a leggerlo, al solo pensarlo utile,

suonerebbe come una sciagura oggi. Di che ci parlerebbe, della felicità?

È tardi! L'ha già fatto un tizio del sud, contemporaneo che diceva più o

meno cosi: “un bicchiere di vino con un panino/ è la felicità...” Ci

parlerebbe d'amore? Oggi? Ma mi faccia il piacere! In questo tempo che

non sa né di te né di me, oggi l'hanno capito tutti che l'amore è una

caduta senza riscatto della nostra imperfezione. E quindi un poeta

cos'altro avrebbe da aggiungere? E in letteratura, poi, non ne parliamo.

Renzo e Lucia (due palle devastanti) come l'amore di Dante per

Beatrice, di Leopardi per Silvia... E il mio invece? Quello per la pornostar

Milli d'Abbraccio? Si che è un dramma e un amore impossibile - quando

me la darebbe senza certificato dell'HIV? Eppoi, se c’è un difetto che ha

la poesia, per tornare a noi, è prendere la vita alla lontana. Qualunque

cosa accada tocca subirci una lunga fase esegeta su; che cazzo gli è

successo o andato storto al poeta... Però! Però leggendo 'sto Lucio

Doria, mi ha ricordato molto com'ero io nei primissimi anni '80 quando mi

affacciavo come poeta - oggi pentito - lui, come me allora, stessa grinta,

stesso ostracismo contro l'Establishment della poesia accademica - fuori

dal conformismo dettato dai poteri editoriali. Ad esempio, lui ci racconta

com’è il suo amore e non quello standard e ce lo dice cosi: Ti cullo e mi

fai dimenticare/ la paura che tutto questo un dì/ possa finire... Inoltre

molto bravo a tenere a bada i tediosi romantici e gli sprovveduti

Editor Loredana Tomassini Manuela Lunati Edizioni Lucio Doria anno 2016


minimalisti decadenti. E sentite come si

sofferma sull’infelicità e l'ipocrisia, e ce lo dice

con questi versi: Miscredenti agghindi/ su

plastici abeti/ decorano l'evento/ pagano/

impacchettate/ buonismi a scadenza/ con

nastri di falsi sorrisi... Un altro concetto di Doria

che mi ha colpito in questa raccolta

"Frammenti" è come tratta la pietà e non il

pietismo in uno splendido componi-mento

dedicato alle vittime del terrorismo

fondamentalista islamico - un’autentica luce

che getta nel buio il "disfattista": ...e con te

spirava ogni speranza/ Or l'accecante buio ti

avvolge/ portando con se' futuri mai/

sbocciati.... Tre mi sembrano i punti focali delle

liriche di Frammenti: la sicurezza del dettato, la

modernità della scrittura, l'ambivalenza del

sentire. Più che la modernità del linguaggio è

la capacità di Doria, di costruire con niente

monumenti. E allora il più lacerante dolore, il

sogno assolutamente irraggiungibile, hanno

diritto di cittadinanza e Lucio Doria libera dal

silenzio le parole e sono parole che non

mentono. Doria con Frammenti, senza fare

previsioni, cosa alla quale non sono avvezzo,

ritengo abbia composto un pregevole testo, ed

abbia predisposto un possibile sviluppo del suo

scrivere e poetare. Sta, ora, al lettore seguirlo

(e ve lo consiglio vivamente) se lo desidera,

nei suoi Frammenti d'anima svelati...

primo piano, ci sono sempre gli interrogativi

che l’uomo, da sempre, pone a sé stesso e

che hanno condotto i filosofi, nel corso del

tempo, a ragionare della caducità delle cose e

dell’esistenza. […] I suoi sono i messaggi

dell’uomo che, per sua natura, ha deciso di

non arrendersi e di lottare anche di fronte

all’ineluttabile”.

* Liberamente tratto dalla recensione di

Emanuele Morese - web producer 10

“[…] È giusto che i lettori conoscano da subito

la mia avversione completa alla poesia; la

comprendo, ma non la amo e forse, non

esagero dicendo che non l’ho mai amata e mai

l’amerò. Scettico ma interessato, ho messo

mano a questa raccolta, più per spirito

d’amicizia che per l’idea che avrei avuto una

qualche rivelazione. Mi sbagliavo. […] Doria si

spinge senza difficoltà dallo stilnovismo

romantico all’ermetismo del novecento, con

una disinvoltura tale da riuscire a coniare

accostamenti e neologismi carichi di

sensazioni […] Nei versi ritroviamo tutta la sua

potenza evocativa […]. Il merito non è solo

della scelta delle parole, ma anche di una

metrica che trasporta e scandisce il ritmo in un

susseguirsi di accelerazioni e decelerazioni

delle quali l’autore tiene un assoluto controllo.

Ma dietro questa prima lettura della Raccolta,

All'Artista Lucio Doria

Doria,personaggio ieratico, con una originale

solennità, tutta composta all'apparenza, ma

con un incedere sostenuto e velato, di sana

sicumera. Personaggio istrionico con

atteggiamenti seduttivi ed emotivamente

impulsivi, modalità teatrali, alla continua ricerca

di novità per completare la sua poliedrica

personalità. Un filosofo che ama lo stupore,

l'inquietudine, specialmente quando si scaglia

contro l'odiosa mediocrità umana. Eccentrico,

un saggio moderno, un Giordano Bruno con

l'anelito all'infinito con l'eroico furore a

disprezzo dell'”IPSE DIXIT” Doria, viziato dal

suo stesso talento d'artista, nei suoi scritti, pur

convivendo con le inquietudini sociali del

nostro tempo, non rinuncia ad esplorare le

gallerie dell'anima, optando, con risolutezza

per un personale realismo intimista e per

un'accorata fusione tra lo stile letterario e il

tono colloquiale. La libertà dell'individuo, contro

ogni convenzionalismo ed ogni parata ipocrita,

diventano i capisaldi delle sue opere, conditi

da critica sociale ed indagine psicologica.

Doria disdegna le strade battute, cerca ragioni

inesplorate, vive nella sua indipendenza,

percepisce in modo inconsueto perché prova a

creare concordanze, tra il mondo in cui vive e il

mondo in cui vive lui.

“Genio e follia hanno qualcosa in comune:

entrambi vivono in un mondo diverso da quello

che esiste per gli altri” (Arthur Schopenhauer)

Alcuni autoritratti sono delineati entro spazi

vitali su cui si riverberano sogni e conflitti

interiori. Un’ opera che invita alla riflessione in

ogni sua pagina, suggerendo come

trasformare i casi della vita in emozionanti

avventure, autoanalisi, revisione critica

individuale ed esistenziale. La scrittura si

dipana in una forma originale e vivace che

cattura efficacemente la “nuvolosità variabile”

del Doria.

“Il genio abita al piano di sopra della follia”

( Arthur Schopenhauer)

Dottoressa Danila Angelici (docente di Lettere

presso l’istituto Tecnico Tecnologico Statale "G.

e M. Montani" – Fermo)

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Nota biografica

Massimo Testa nasce a Roma il 23/03/1956,

laureato in giurisprudenza, negli anni ’80

esordisce come poeta. Per diversi anni scrive

per il Giornale D’Italia e il Paese Sera come

critico – recensendo di cinema e teatro.

Pubblica due romanzi, uno dei quali narrativa

per ragazzi. Nel primo decennio degli anni ’90,

parallelamente alle attività letterarie, si cimenta

come attore di prosa debuttando allo storico

teatro Rossini di Roma con la compagnia

stabile di Checco Durante. Ha lavorato con

Nino Manfredi, ma la prematura scomparsa

dell’attore inibirà la realizzazione di un

progetto. Da gennaio 2014 porta in scena una

sua commedia in cui ha partecipato l’attrice

David di Donatello, Athina Cenci, in segno di

una grande amicizia che li lega. Per diversi

anni le sue commedie sono state

rappresentate al teatro Petrolini di Roma 7

Scrivono di lui

* Liberamente tratto dalla recensione della

dott.ssa Maria Grazia Mei

“Lucio Doria è un attento spettatore della vita e

del mondo, dei quali coglie l’essenza più vera.

Ne è spettatore e interprete principale, perché i

suoi versi rivelano le immagini e lasciano

trasparire le emozioni. La sua poesia descrive

l’amore, la passione, la solitudine, la paura, la

gioia, la morte e rivela una profonda

conoscenza dell’animo umano. Egli traduce in

versi le emozioni e le sensazioni più profonde,

proprie o altrui. La sua poesia ci lascia scoprire

che gli scritti hanno un suono, dolce e

armonioso in alcuni casi, violento e potente in

altri ed evocano immagini e tonfi al cuore. […]

Lucio Doria si svela un abile utilizzatore delle

parole, che avvicina l’una all’altra con grande

naturalezza, ma con scientifica precisione,

riuscendo a creare ritmo, pathos e immagini. In

c’è qualcosa di più. Non è possibile trascurare il

sentimento romantico dell’autore che, oltre

all’evocazioni di immagini e sentimenti, si

preoccupa di lanciare un messaggio sociale.

Due casi emblematici li troviamo in “Migrante

dove, agli ultimi versi, si ragiona sull’amara

considerazione che riguarda i potenti del

mondo, colpevoli delle stragi in mare (“… a chi

nulla muove”) o come accade in “Nel nome di

nessuno” in cui Doria, “nel fragore di note

assordanti” e nel “accecante buio”, si lascia

all’amara considerazione che il terrorismo che

ha colpito Parigi “… a nulla sarà servito”. Senza

rischiare di essere banale, è facile affermare

che Doria reinventa un genere e lo rende

contemporaneo e soprattutto accessibile. Se

dovessi pensare ad una corrente romantica del

ventunesimo secolo, senza fatica penserei

esattamente ai versi di Doria. Rimango

coerente dicendo, anche adesso, che non

apprezzo il genere poetico perché

evidentemente ci troviamo in un genere che ha

oltrepassato la semplice poesia. Pertanto il mio

plauso va all’amico Lucio, non solo per la sua

bravura nel rendere in versi, sensazioni, colori,

rumori ed emozioni; non solo per la capacità di

lasciare un significato socialmente utile e

rilevante a chi legge la sua opera, ma

soprattutto mi sento di ringraziarlo per la

capacità di aver colmato uno spazio nei cuori,

nelle menti e in un genere letterario che saprà

riaccendere la passione, anche in vecchi liceali

come me, che vedevano la poesia come un

semplice esercizio di stile.

Recensione del dott. Andrea Agostini

“Lucio Doria, cuore sangiorgese, puro,

sensibile, appassionato, capace di vivere

pienamente il tempo ed il luogo pure

proiettando sé stesso oltre l’oggi ed oltre il qui,

fin nella prospettiva amara che la fine arriverà e

sarà il buio, confidando però nella potenza

della vita, la quale sarà per sempre e sarà

bagliore”.


MASSIMO PALLOTTI

IMPRENDITORE, SCRITTORE, ARTISTA.

Nasce a Fermo 54 anni fa. Imprenditore di un'azienda di marmo da anni si diletta a scrivere racconti

e poesie e a dipingere quadri.

ATTIVITA' LETTERARIA

Ha pubblicato due libri Con le stelle negli

occhi e La sedia in fondo alla stanza.

Sono libri a sfondo autobiografico,

racconti e poesie che lo descrivono nel

suo intimo e nei suoi affetti più cari. Libri

da leggere e rileggere: la prima volta solo

per il puro piacere dei periodi scorrevoli

incastrati in un’architettura perfetta, la

seconda volta per approfondire le

riflessioni che la prima lettura fa emergere

ma non concludere.

GIOCHI

DI

OMBRE

E

MATERIA

La particolarità

delle sue opere

è l'utilizzo di

pietre e

materiali vari. Il

colore base il

bianco.

SU DI ME

Cosa dire di un personaggio in bilico da sempre

tra tristezza ed eccessi che cerca di far

rinascere un passato spesso dimenticato. Chi

scrive, o prova a farlo, è al servizio del tempo

che a sua volta gli restituisce emozioni lontane

... dolore e vibrazioni dolcissime. Un foglio

bianco, una tela immacolata equivalgono ad

una finestra per il cuore dove con delicatezza

puoi affacciarti per osservare, curiosare o

dannarti l' anima. Aprire scomparti polverosi e

dimenticati può risultare a molti scomodo se

non inutile ma... dimenticare è anche un po'

dimenticarsi. Io ricoloro quei momenti usando

quella che amo chiamare polvere di stelle. La

lancio e attendo che ricada illuminando quel

mondo nascosto, lì mi siedo e lascio libera la

mano di scrivere per ore alternando lacrime a

sorrisi. È il mio omaggio al rispetto, è la vela

che dispiego mentre con mano ferma afferro il

timone. Scrivere richiede coraggio, farlo

onestamente lo pretende. Nei momenti di buio

accumulato mi munisco di colori e pietre e

stoffe e colla e li getto tutto su di una tela che

lentamente descrive quell' oltre che vedo. Non

vi è un vero motivo per cui certe cose

avvengono... sono richieste dall' anima, sono

onde regalate da un mare fantastico che è

racchiuso in ognuno di noi. Posso aggiungere

ben poco e forse cancellare molto ma...

descrivere un' anima è cosa impossibile, la

razionalità qui non esiste. Sognate, fatelo

sempre ma in modo libero, sognate di essere

chi volete in quel momento e vi garantisco che

la vostra visione del mondo cambierà e vi

insegnerà come fece a me il muro che

circondava il collegio, a guardare dove altri non

vogliono né possono, sarete pronti a cercare

risposte sempre oltre.

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MA DAVVERO

PENSIAMO

CHE TUTTI QUELLI

CHE SI AMANO

STANNO INSIEME?

1977/2016

quarant'anni di storia

MA DAVVERO PENSIAMO CHE TUTTI QUELLI CHE SI AMANO STANNO INSIEME?

IO E ANNIE. Alvy Singer (Woody Allen) e Annie Hall (Diane Keaton) non

stanno più insieme ma la storia ronza imperterrita nella testa di lui, uno che

“Io non vorrei mai appartenere a un club che contasse tra i suoi membri uno

come me”, dice nel monologo iniziale citando Groucho Marx. Alternando

passato e presente Alvy (di professione comico) snocciola la love story

condendola dell’umorismo alleniano; quello tra i più intelligenti e divertenti di

sempre.

dossier a cura di Valeriana Mariani

Il prodigio dell'amore

FRA

La fase nascente dell'amore

corrisponde ad una delle

esperienze più belle che ci è

MILLE

dato di provare in questa

vita. Niente è paragonabile

al momento in cui, dopo

aver scoperto una persona

che provoca risonanze

HO

profonde dentro di noi,

assistiamo ad una magica

SCELTO

trasfigurazione di noi stessi

e del mondo. Secondo

Viktor Frankl, il famoso

psicanalista viennese,

l’amore trasforma la coppia

sotto tre aspetti: esso è

TE,VEDI

grazia: l’innamoramento è

un evento improvviso,

imprevedibile, immeritato;

incanto: i due trasfigurano

la realtà, vedono ogni cosa

in modo diverso, con

A

entusiasmo; miracolo:

l’amore è sempre fecondo,

VOLTE

produce evoluzione ed

equilibri nuovi nella

personalità degli amanti e

genera anche altri esseri, i

figli, frutto della sintesi

LA

originale ed irripetibile di due

personalità.

FRETTA.

Scrive Frankl: “Nell’amore accade che un essere umano diviene per un

altro essere umano insostituibile ed indispensabile senza aver fatto

nulla per tale scopo. Dunque nell’amore non si ha alcun merito se

riusciamo ad attuare noi stessi, il nostro valore di personalità. L’amore

infatti non è merito, è grazia. Ma non è soltanto ciò: è anche fascino, è

incanto. Il mondo diventa favoloso, schiude all’amante tutti i suoi valori,

lo appaga pienamente. L’Io che ama, nel donarsi al Tu, prova un

arricchimento interiore che supera questo steso Tu. L’intero creato gli

Una lunga storia

d'amore

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appare più vasto, anzi immenso, pieno di pregi: giacché il vero amore

non rende ciechi ma più capaci, anzi supremamente capaci di cogliere

i valori del mondo. L’amore è ancora una terza cosa: è il miracolo.

Mediante l’amore si compie infatti ciò che in un certo senso trascende

la nostra comprensibilità: sia pure attraverso meccanismi biologici, per

esso compare un nuovo essere, anch’egli singolo e differente da tutti

gli altri, unico: il figlio”.

Il cervello di uomini e

donne reagisce però

diversamente di fronte

all’innamoramento.

E’ stato scoperto che quando ci si innamora, nel cervello si attivano le

aree dell’energia e dell’euforia, ma mentre per l’uomo si attivano le

zone del cervello legate al desiderio sessuale, il cervello femminile dà

una risposta più romantica. A rivelarlo è uno studio della Rutgers

University di New Brunswick (New Jersey) durante il quale è stato

utilizzato lo scanner cerebrale.

Quell’amore romantico

che per, lo psichiatra

americano M. Scott Peck -

che ha diretto l'istituto di

igiene mentale al New

Milford hospital, nel

Connecticut – è una delle

più grandi illusioni.

“Il grande ideale di amore romantico crede che sia possibile per

Cenerentola cavalcare col principe verso un tramonto di orgasmi

infiniti. Chiunque crede che in un rapporto l'amore romantico non

debba finire mai è destinato a una delusione dopo l'altra. Ritengo

infatti che uno dei maggiori problemi di questa e di altre culture sia la

ricerca di Dio nell'ambito dei rapporti di amore romantico tra umani.

Quel che facciamo è guardare al coniuge o all'amante come a un dio.

Cerchiamo nel coniuge o nell'amante colui o colei che possa

soddisfare tutti i nostri bisogni e tutte le nostre aspirazioni, che ci porti

a un durevole Paradiso in terra. E non funziona mai. Tra i motivi per

cui non funziona - che si sia consapevoli o meno di ciò che si fa - c'è la

violazione del primo comandamento che afferma: Io sono il Signore

Dio tuo, e non avrai altro Dio all'infuori di me. Tuttavia è molto naturale

fare così. E' naturale voler avere un Dio tangibile, qualcuno che non

solo possiamo vedere e toccare ma che possiamo anche afferrare,

abbracciare, con cui possiamo dormire e che forse possiamo persino

possedere. Così continuiamo a cercare nel coniuge o nell'amante un

dio e facendolo dimentichiamo il vero Dio" . (M. Scott Peck, Un'infinita

voglia di bene, trad. italiana, Frassinelli, Como1995, pp. 224-225)

Per la comunità

scientifica l’amore, ma

anche l’intensità della

passione e la durata, è

una risposta che si

attiene alle leggi della

chimica.

Nella fase di innamoramento ad agire sono infatti sostanze diverse da

quelle che entrano in azione quando il rapporto si consolida e si

trasforma in un legame sentimentale stabile e duraturo. Nel primo

caso protagonista è la dopamina, un neurotrasmettitore cerebrale che

agisce sui centri del piacere e si impone come grande protagonista

della fase della passione. Quando “l’effetto droga” si esaurisce entra in

gioco l’ormone ossitocina, che ci rende fedeli e amorosi. Donne e

uomini hanno però un modo diverso di innamorarsi. Nelle donne il

meccanismo è molto più complesso rispetto a quanto avviene per gli

uomini. Tutto questo affonda le sue radici nella biologia del maschio e

della femmina. Il patrimonio genetico femminile è molto prezioso e

viene messo a disposizione delle riproduzione in un singolo ovulo

prodotto una sola volta al mese. Il sesso maschile offre invece un

patrimonio genetico molto abbondante; si calcola che, con una singola

eiaculazione, un maschio potrebbe in teoria fecondare l’intera

popolazione femminile europea. Da questo deriva che le strategie per

la ricerca del partner sono molto differenti per lui e per lei. Si dice che

Venere è selettiva, Marte è propositivo.

Anche il tradimento ha un

diverso significato a

seconda del sesso

La donna non concepisce il tradimento all’interno di una storia

d’amore, ma solo quando con il suo partner viene meno la dimensione

emotiva, ossia quando l’amore è finito. L’uomo, invece concepisce il

rapporto d’amore più in senso di protezione della compagna che di

esclusività. Per questo gli è più facile “tenere il piede in due…o più

scarpe.

D’altronde come sostiene

Vittorio Sgarbi: “fare

sesso sempre con la

stessa donna è sinonimo

di perversione”.

Beh, se così è, meglio essere chiari sin dall’inizio affinché non ci siano

brutti risvegli…sono una accanita fautrice delle scelte consapevoli

perché una cosa che proprio non sopporto é l'ipocrisia, i piedi in più

paia di scarpe, la menzogna, l'opportunismo, la mancanza di

chiarezza, di onestà, almeno di intenti. Poi gli incidenti di percorso,

fanno parte della vita, ma quando sono troppo frequenti, perchè ci si

mette al volante ubriachi, o si corre a 200 in centro abitato, allora non

rientrano più in una normale casistica, sono preterintenzionali.

L'amore, l'innamoramento, la passione...e poi il decidere di

condividere con una persona il proprio percorso di vita: matrimonio,

convivenza, fidanzamento e quant'altro abbia la valenza dello stare

insieme, piuttosto che scegliere di sfarfallare di fiore in fiore, o ancora

avere come base l'alveare, ben strutturato, con regole e compiti ferrei

e definiti, con l'alibi della "regina madre" da conservare e preservare

come baricentro di questo microcosmo (quanto di più conservatore e

rassicurante esista) per potersi permettere, al di fuori di questo

contesto rassicurante, di "saccheggiare" tutti i fiori che si desiderano.

Aspetti del vivere ed esperire la propria vita sentimentale, affettiva,

sessuale, che mi vien da visualizzarli così. a) Ci sono amanti della

montagna, delle arrampicate, delle scalate che amando una catena

montuosa, o una sola vetta, traggono piacere e motivazioni, nonché

entusiasmo, nello scalare continuamente la stessa montagna da ogni

versante, e con ogni metodo: arrampicata libera e non, su ghiaccio e

su roccia, attraversamento di torrenti, discese in canoa, in gommone,

attaccati ad una tavoletta, parapendio, sciate d'inverno e lunghe

escursioni d'estate...insomma di quella montagna amano vivere,

esplorane ogni aspetto, in ogni stagione, comprese le proprie stagioni

della vita; b) C'e' chi , invece, trae stimoli solo sfidando nuove vette,

sparse per il globo, e si nutre di scenari sempre diversi, senza

approfondirli, magari, se non per il tempo necessario a conquistarne la

sommità da un versante solo...e poi altre vette, o attraversate in

solitaria di mari e oceani, distese di ghiaccio, deserti...un altro modo di

vivere la stessa necessità di scoprire. Poi ci sono quelli che, usano

sempre la stessa montagna conosciuta ed esperita soltanto per quel

tanto gli serve, come base, come palestra di roccia, per prepararsi a

sempre diverse e più stimolati imprese altrove.

Ma nulla è per sempre.

“Solo la morte di uno dei

partner - dice Roberto

Gervaso - rende eterno

un amore”.

E comunque sempre, quando finisce un amore, si soffre. Ti aspetti

che il tempo ti aiuti, ti aspetti che riuscirai a riprovare interesse, poi

ciak, quando meno te lo aspetti, per qualche situazione di circostanza,

la pellicola dei ricordi si avvia e qualche tempo dopo ci si sveglia in un

bagno di sudore, colti ancora una volta a sognare di lui. Tristezza,

rabbia, ancora una volta in un perfetto,quasi diabolico connubio,

spingono la mente a porsi una domanda,"quante volte si può amare

nella vita, prima di arrivare a non avere più nulla da dare? "Allora tutti i

sensi è quasi come se si affinassero, in una ricerca più accurata, volta

a proteggerti da altre possibili delusioni, ascolto, sguardi e parole per

conoscersi e capirsi, dopo, tatto e odore per vibrare insieme in

un'unica dolce e acuta nota musicale! L'amore è tutto e nulla, a

seconda delle persone, per me è il veleno, non letale, più dolce che

esista.. . Quando l’amore finisce né per colpa tua né per colpa sua,

quando semplicemente si esaurisce, finisce per sfinimento, quando

sfinisce, si può dire?...Ma soprattutto si può dire che l’amore – oltre

che sfinire – può finire? E’ lecito ammetterlo?...Si sa come succede, ti

senti sconfitta, smentita da te stessa, però insomma c ...., capita che

finisca!... E l’assurdo è che spesso non riesci neppure a capire

quando esattamente è finito…Per esempio, se pensi: “Sta finendo”,

facile che magari sia già finito, finito da tempo… E se vai indietro col

pensiero per cercare di capire quando esattamente ha cominciato a

finire - perché si sa che anche ogni fine ha un inizio – può pure

capitarti di scoprire che probabilmente non è mai cominciato…

Basterebbe ammetterlo, dichiararselo a vicenda!…E invece si soffre,

forse se ne ha un po’ bisogno, occorre soffrire per darsi un senso…E

ci si arrovella e ci si accusa l’un l’altro…“Perché tu, perché io”…

Accuse, rivendicazioni, ricostruzioni, che sviliscono tutto…Ma perché,

perché fare così?...Quanto sarebbe più bello, più giusto NON

soffrire!...E piuttosto invece parlarsi, serenamente…Chiarire l’equivoco

di fondo… Sorridenti…“Bèh, pazienza, credevamo fosse amore,

invece niente. Amici come prima?...Anzi, dato che prima non eravamo

affatto amici, facciamo: conoscenti come prima?…Che poi in fondo

nemmeno ci conoscevamo…E allora: sconosciuti come prima!...” Così

ci si potrebbe ripresentare: “Piacere, salve, come va?”…E così

chiacchierando, una parola via l’altra, ci si conoscerebbe, ci si

troverebbe simpatici, ci si comincerebbe a piacere un po’, poi sempre

di più, ci si innamorerebbe e…chissà…magari un giorno…

Stare insieme, decidere di

stare insieme,

presuppone un patto,

tacito o esplicito…è un

atto di fiducia, un intento

di condivisione, di

buonafede. E non c'é

fiducia se non c'è un

minimo di chiarezza, di

sincerità, d'impegno,

almeno negli aspetti

fondamentali del

rapporto.

Al mondo siamo, dicono, 6/7 miliardi di individui (ci sarebbe poi da

chiedersi come fanno a contarci), tutti accomunati da qualcosa, tutti

divisi da qualcos'altro. Decidere di stare insieme, ed addirittura di

metter su famiglia, come si diceva un tempo, presuppone però anche

sacrifici…sì: sacrifici, un termine che pare non andare più di moda.

Lasciamo perdere la visione "filmica" della vita indottaci dall' enorme

quantità di situazioni "rappresentative" che abbiamo metabolizzato

attraverso romanzi, cinematografia(èl'armapiùforte diceva un Tizio),

TV e media che hanno sviluppato inconsciamente in noi aspettative

basate sul principio del "lieto fine", dell'anima gemella a tutti i costi,

dell'amore eterno...tutto rosa, tutto edulcorato, finto, ruffiano...Quando

si decide di condividere la propria vita con una persona, è perché

questa persona ci piace, ci stiamo bene insieme, c'è

complementarietà, affetto, stima, amore, intesa sessuale…

consapevoli che nella rimanente miliardata di persone, ce ne sarà

un'altra che ci attirerà per l'aspetto, un'altra per il fascino, un'altra

perchè magnetica, perchè ha i nostri stessi gusti in fatto di musica,

perchè fa sesso bene, perché ci piace fisicamente, perchè ci ricorda

qualcuno con cui siamo stati bene, perché è più giovane o perché é

più vecchio, perchè ci fa divertire, perché è di un'altra etnia, perché in

quel momento la persona con cui stiamo é in crisi. Perché, insomma,

ad ogni pié sospinto, volendo, si presenta l'occasione per mollare tutto

e buttarsi in una nuova avventura. Niente di male lasciarsi andare

sotto la spinta emotiva dell’insoddisfazione o per assecondare la

propria indole, purchè alla luce del sole…in quanto un rapporto

stabile presuppone lealtà.

In coppia o single? La

risposta è nel nostro Dna.

È la genetica che conta

nelle relazioni affettive.

La scienza dice che è

tutta colpa di un gene se

non funzionano le storie

d’amore.

Ovviamente ci sono anche molte altre ragioni che portano alla rottura

di un rapporto di coppia…ma è la prima volta che uno studio valuta

come un gene sia associato ai fallimenti sentimentali. Le rotture

frequenti sono causate da una variazione del Dna.. . o meglio,

l’alterazione del gene che produce la vasopressina ( una molecola

implicata nei meccanismi di formazione della memoria, ma anche

nella pressione arteriosa).

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Quarantanni di “storie”

Da una ricerca del sessuologo Emmanuele Jannini

trascritta da L.R.(dati GPF, 2007 aggiornati al 2016)

William Shakespeare lo sosteneva già quattro secoli or sono,

ma adesso giunge una conferma scientifica: “innamorato pazzo”

non è un modo di dire.

Gli scienziati hanno anche stabilito, però, che questa passione “morbosa” è destinata a scemare, in genere entro un anno. Come mai? Cosa

accade? Dal punto di vista biologico cala il livello di dopamina e si alza nuovamente quello della serotonina: d’altronde, se lo stato di

alterazione chimica iniziale restasse tale, si rischierebbero seri danni psicologici. Cosa capita, allora, a chi continua a stare assieme dopo la

“pazzia” iniziale? Alcuni studi hanno evidenziato che nelle relazioni a lungo termine, che funzionano, si alzano le concentrazioni di ossitocina,

un ormone che promuove tra l’altro il senso di attaccamento e la cui produzione è stimolata dal contatto fisico con le persone più vicine (es. il

partner, i figli). A questo punto il percorso che la natura, in milioni di anni di evoluzione, ha tracciato per la continuazione della specie pare

abbastanza chiaro: innamoramento per attrarre due individui e creare una coppia, sesso per fare in modo che si riproducano e attaccamento

per tenerli uniti nell’allevamento della prole. Il quadro è ulteriormente variegato nell’uomo, grazie a doti straordinarie e uniche come la parola e

l’immaginazione. Ma anche a questo riguardo la scienza oggi ha parecchie cose da dire, dando un senso ad alcuni comportamenti che di

senso pare non ne abbiano affatto. Perché, ad esempio, un uomo mette a repentaglio l’unione di una famiglia per seguire un’avventuretta da

quattro soldi? Perché le donne sembrano ormai preferire uomini con lineamenti più femminili? Per rispondere a queste e altre domande gli

scienziati oggi fanno riferimento soprattutto alla psicologia evoluzionistica, lo strumento più potente ed efficace per capire da dove vengono e

come si sono evoluti i nostri comportamenti. Nel corso degli ultimi decenni infatti gli etologi hanno scoperto che anche il comportamento degli

animali si è evoluto per selezione naturale.

Perché il tradimento?

Siamo stati programmati per innamorarci, ma non per rimanere tali. Le caratteristiche anatomiche e biologiche della nostra specie ci hanno

fatto evolvere come animali monogami infedeli. Due spinte assolutamente uguali e contrarie, che in qualche modo si annullano, dandoci la

libertà di scegliere un comportamento o l'altro. Di fatto ci sono vantaggi biologici in entrambe le condizioni. Il vantaggio della monogamia è la

stabilità, utile per l'allevamento della prole (che, nel genere umano, necessita di tempi particolarmente lunghi); l'infedeltà assicura invece

varietà e novità, dunque un continuo rimescolamento di geni. La differenza tra uomini e donne, a tale riguardo, ha precise basi biologiche: la

quantità di spermatozoi emessa in una singola eiaculazione è sufficiente a fecondare l'intera popolazione femminile degli Stati Uniti. Ciò

significa che c'è una ridondanza genetica enorme dovuta al fatto che il fine ultimo dell'uomo è diffondere il più possibile il proprio patrimonio

genetico. Completamente diversa la condizione della donna che basa tutto su un'unica cellula uovo e dunque deve essere certa della propria

scelta. La nostra specie ha anche un'altra caratteristica del tutto unica, ed è l’ovulazione femminile “nascosta”: in tutte le altre specie le

femmine emettono segnali visivi, olfattivi o canori per segnalare ai maschi la propria fecondità; tra gli uomini ciò non accade. Anche questo è

frutto della selezione naturale e serve a evitare ciò che capita nel resto del mondo animale quando un maschio diventa dominante: mangia o

uccide tutti i cuccioli non suoi per essere sicuro di imporre i propri geni. Nella nostra specie questa strategia è stata sostituita dal controllo

sociale: poiché la donna non lancia segnali evidenti quando è feconda, il maschio che intenda scongiurare la possibilità di allevare figli non

propri può ricorrere al matrimonio, che dunque non è affatto una “catena”, ma una forma di tutela. Basti pensare che, nel mondo occidentale,

una persona su dieci ha un DNA incompatibile con quello del presunto padre biologico. L'infedeltà femminile, insomma, esiste e alla base ha le

stesse ragioni di quella maschile: la tendenza al continuo rimescolamento genetico. In pochi altri ambiti la natura ci prende in giro come in

amore: non siamo stati programmati per essere sempre felici e retti, ma per lasciarci dietro quanti più figli possibile.

Ma lei cosa vuole da lui?

Fondamentalmente la sessualità femminile è selettiva, l'uomo tende a proporsi, mentre la donna tende a disporre delle proposte. Questo si

spiega ancora una volta con la storia dell’evoluzione: la nostra specie ha conquistato la posizione eretta, ma il canale del parto (la dimensione

del bacino) non si è evoluto di pari passo, perciò le donne sono costrette a partorire figli immaturi, che necessitano di cure parentali

estremamente lunghe. Dunque la donna deve scegliere il proprio partner in modo oculato. Il maschio pertanto deve dimostrare anzitutto di

essere fedele e affidabile. Come? Sfoggiando un surplus “in atto” (es. ricchezza, potere...) o un surplus “in potenza” (intelligenza, umorismo,

coraggio, creatività artistica...). In entrambi i casi si tratta di ornamenti sessuali inutili dal punto di vista della sopravvivenza individuale. Uno

studio condotto sugli annunci matrimoniali pubblicati nei quotidiani statunitensi ha appurato che il maschio tende a rappresentare se stesso

proprio attraverso censo e intelligenza. Riguardo all’aspetto fisico, la scelta delle donne è diversa nel corso della vita e nelle diverse epoche. In

prossimità del parto, ad esempio, ricade su uomini con lineamenti di tipo più femminile (garanzia di stabilità, quiete e protezione), nei periodi di

maggiore fecondità predilige caratteristiche più mascoline come la mascella pronunciata (indice di potenza, virilità e buon patrimonio genetico).

Analogamente in passato, quando la donna dipendeva maggiormente dall’uomo dal punto di vista economico, le caratteristiche maschili più

apprezzate erano legate alla forza e prestanza fisica, oggi sono più orientate alla bellezza e mitezza del carattere.

E lui cosa vuole da lei?

Le femmine della nostra specie raggiungono il massimo della fertilità attorno ai 20 anni e hanno un calo vertiginoso subito dopo i 30. Dunque i

maschi della nostra specie, alla ricerca delle caratteristiche biologiche che garantiscono maggiormente la salute riproduttiva della femmina,

tendono a prediligere le donne giovani e attraenti. Questo spiega perché la seduzione femminile punta soprattutto su bellezza e strategie antietà.

L'uomo sia per una notte sia per la vita tende a scegliere soggetti che meglio rappresentano la buona salute riproduttiva femminile, e cioè:

giovinezza e un rapporto ottimale tra la vita e i fianchi di 0,67-0,69 (corrispondente al famoso 90-60-90). I giurati di Miss America dagli anni

Cinquanta a oggi hanno sempre scelto, seppure inconsciamente, questa proporzione, al di là delle variazioni che nel tempo si sono registrate

nella misura del seno e nell’altezza.

Conclusioni

I meccanismi descritti dalla scienza indicano tendenze

generali tipiche della specie, ma la cultura e le nostre

scelte personali possono sempre modulare l’intensità

degli schemi base, maschili e femminili, e in circostanze

particolari sovvertirli completamente.

Senza contare che nessun comportamento è esclusivamente maschile o femminile, sebbene si riscontri in percentuale maggiore in un

sesso piuttosto che nell’altro. Ma, soprattutto, nulla di quanto scoperto fino a oggi può aiutare a prevedere né tanto meno a controllare il

comportamento sessuale di una persona. Potrà tuttavia aiutare a comprendere meglio noi stessi e gli altri. Tanto per fare un esempio

banale, un uomo che ha un’avventura pensa di cercare soddisfazione della propria vanità, non certo un figlio. Eppure è proprio la

possibilità di avere un discendente ad avere “creato” la sua spinta a cercare quell’avventura. Un’ultima considerazione riguarda il ruolo

maschile, che sta cambiando e passa poco alla volta da Marte ad Apollo, dalla forza alla tenerezza, dal sesso alle coccole, dalla clava ai

pannolini. Ciò sarebbe il frutto della “Viagra devolution ”. Proprio come l’introduzione della pillola anticoncezionale ha portato alla prima

rivoluzione sessuale, liberando le donne dalla paura di gravidanze indesiderate e rendendole più sicure, così il Viagra ha affrancato gli

uomini dall’ansia di prestazione e li ha resi più forti. Se svanisce il terrore di scollegamento tra desiderio ed erezione, l’uomo può

smettere di guardarsi tra le gambe e cominciare ad affrontare una vera relazione con la partner. Così, secondo gli esperti il rapporto

uomo-donna si sta modificando e porta progressivamente il maschio a non avere paura dei sentimenti e della tenerezza. Si è ripetuto

per trent’anni che il maschio è in fuga, ha paura, scappa, è il sesso debole, non regge il confronto con le donne… Non è più così. Anche i

sondaggi paiono confermarlo: i maschi sono presenti nelle cure parentali come non mai dall’avvento della società patriarcale e ben otto

italiani su dieci, di entrambi i sessi, sono d’accordo nel ritenere che un uomo che cambia i pannolini al figlio non perde forza né virilità

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Oggi

Innamorarsi sul web

Possibile.

Facile. Irreale.

È un gioco molto

interessante, e

altrettanto delicato:

perché occorre

mettere in campo e

donare i propri

sentimenti, senza

sapere se la persona

dall’altra parte è

disposta ad accettarli,

seriamente. La bugia

più frequente è in

effetti legata alla

promessa di

“esclusività” della

relazione,

diversamente

consumata su Internet

con voi e con tante

altre persone.

Facebook, ad

esempio, non è altro

che uno dei tanti regni

del possibile e

dell’irreale dove le

bugie sono leggere

come le nuvole, basta

che non incontrino

mai la realtà…

Perdere la testa? Facile, quasi istantaneo. Gli strumenti

a disposizione sono i più disparati. E, incredibilmente,

proprio come nella vita reale, ciascuno può scegliere

quello più rispondente ai propri desideri: i forum di

discussione a tema, se si desidera un approccio più soft; gli

spazi per gli incontri, gratuiti e a pagamento, in cui lasciare il

proprio profilo; le messaggerie; le chat, se ci si vuole esporre.

L’e-mail, che prevede però un primo contatto diretto. La

discussione è di solito il “motore” dell’azione. Si inizia a

chiacchierare, si scherza, si parla di tutto un po’. E proprio a

quel punto, per colpa di un commento, un accenno, un quid

misterioso, può scattare il colpo di fulmine. In una sola delle

due persone. Raramente in entrambe. Ma come, senza

nemmeno sapere che viso ha l’interlocutore? Esattamente.

La storia procede, nel senso che i contatti si fanno molto

frequenti, piacevoli. La persona “colpita” dalle frecce di cupido

vive attendendo che l’altro sia in chat, sia on line o lasci un

messaggio. tutto ruota attorno al pc, che diventa un padrone

molto esigente. Poi lo scambio del cellulare, e il fatidico

“Perché non ci incontriamo?”. Questo racconto molto rapido

dell’innamoramento on line è stato volutamente privato di una

variabile, che ora deve prepotentemente entrare in gioco.

Internet non fa parte della vita reale. In quanto luogo-non

luogo, è la culla di ogni possibile bugia. Molto spesso non ci si

descrive in maniera troppo veritiera. La persona che

incontriamo e con la quale abbiamo trovato un feeling

caratteriale, può non piacerci per nulla. ma questo non

significa che si rinunci ad un’avventura. Sono solo una

esigua minoranza quelli/e così esigenti da non tener conto

solo dell’aspetto fisico…ad entrare in campo sono una

moltitudine di altre cose: può per esempio non piacerci l’odore

della pelle o addirittura il profumo che indossa, il suo modo di

camminare, di tenere la forchetta, di parlare, di sorridere, di

guardare. Può non piacerci come parla, come gesticola o

semplicemente come ascolta. Alla fine dell’incontro, e solo in

quel momento, ci si rende conto di essersi legati a una

proiezione. Ecco perché, moltissime volte, all’innamoramento

on line corrisponde una forte delusione. Trascorrere troppo

tempo a scriversi e a telefonarsi è deleterio e dannoso,

perchè si finisce per innamorarsi di una nostra

idealizzazione…l'innamoramento scatta comunque, anche se

non ci si è mai visti in faccia, ma si tratta di amore in una delle

sue forme peggiori.

Un consiglio, monito,

avvertimento: la rete è

piena, zeppa, colma e

stracolma di persone (in

maggior numero uomini)

sposate o impegnate in

cerca di avventure; che

mentono sull’età, sul

sesso; sul luogo in cui

abitano. Ma soprattutto

che hanno pochissimi

scrupoli “morali”. È

saggio pertanto non

investire la totalità del

vostro sentimento per

una persona che non

conoscete.

UN IMPROBABILE

INNESTO

Il matrimonio?

di Manuela Vallesi

Se si chiedeva al

mitico Alberto Sordi

il perché non si

fosse mai sposato

nonostante le sue

tante fans, lui

rispondeva

simpaticamente:

“fossi matto!

Mettermi un’estranea

in casa!”

Victor Hugo scriveva “il matrimonio è un innesto: o

attecchisce o no”.

In effetti il matrimonio se lo si guarda dal “di fuori” è

cinicamente un accordo scritto tra due individui

estranei che hanno una loro storia, una loro

esperienza, una cultura diversa, un’ educazione

diversa e un vissuto, che forma il carattere con le

sue mille sfaccettature dissimili. Per quanto due

persone si possono somigliare, con molta probabilità

reagirebbero ad un evento in maniera differente. Ma

andiamo per ordine. Quando due persone si

conoscono, si frequentano e soprattutto, si

innamorano (o credono di esserlo), avvertono poi

l’esigenza di suggellare il loro rapporto con un

accordo scritto, (in chiesa o solo al comune) ma se

due persone si amano davvero non dovrebbe

esserci bisogno di scrivere nulla, basta l’amore…o

no?!? Non sarebbe invece più bello e significativo

pensare che sposarsi è una Promessa dinnanzi a

Dio che benedice l’unione? Ma allora, a cosa

servono i famosi e costosissimi preparativi? La

sfarzosità del matrimonio non è sinonimo di più

Amore. Un matrimonio vale forse meno se si spende

meno? O si ama di meno? Non credo. Okay, lo so

che il matrimonio è un business per tutti…per chi

vende e chi compra, ma qui stiamo parlando di

sentimenti non di convenienze…Stiamo forse

perdendo di vista il vero significato del matrimonio e

dei valori della vita? Passiamo alla Convivenza...e

qui ti volevo! Convivenza = Quotidianità = Abitudine.

Israel Zangwill "Se si tollera qualcosa, diventa

sopportabile e poco tempo dopo anche normale".

Le nostre abitudini...ahia...come le facciamo

combaciare? Io sono abituata a mangiare pasta al

sugo e tu in bianco, io metto il tubetto del dentifricio

col tappo rivolto in su e tu in giù (ed io ogni volta lo

devo rigirare come piace a me e lo ritrovo sempre

come piace a te!) tu lasci tutti cassetti semiaperti ed

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io li chiudo, (e a furia di chiudere anche i tuoi mi stresso!) io la

domenica voglio uscire alle3etuvuoiguardare la partita, tu il venerdì

vorresti uscire con gli amici mentre io vorrei andare al cine insieme a

te, tu che vuoi leggere un libro a letto mentre io che voglio dormire non

sopporto quella luce accesa…Non parliamo poi di quando devo

raccogliere i tuoi calzini dopo una giornata dentro le scarpe da tennis!

Ma anche te…ti arrabbi sempre quando lascio tutte le mie cremine sul

lavandino e non trovi posto per appoggiare il tuo rasoio! E poi…non

critichiamolo/a in base alle amicizie che frequenta…

E. Hemingway diceva “Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro

amicizie: Giuda frequentava persone irreprensibili!”. Bisogna trovare un

compromesso a tutto, non dobbiamo creare un/a martire e un/a

egoista; tolleranza, sacrifici, comprensione, compromessi e soprattutto

amore, sono ingredienti basilari per una unione duratura e non

sopportazione a prescindere, anche perché prima o poi o sfoghiamo in

altra maniera, o moriamo dentro e sarebbe una sofferenza solo nostra

che nessuno capirebbe ma che potrebbe subire.Tenere vivo l’amore in

una coppia con piccole sorprese, delicatezze e carinerie, soprattutto

con un sorriso è un’ottima probabilità di essere meglio sopportati e

perdonati. A volte l’abitudine può anche essere il collante per una

coppia…certo, la novità è più emozionante ma più incerta; nel rapporto

non bisogna essere troppo prevedibili ma neanche esasperatamente

innovativi. Le persone cambiano col tempo e la coppia a volte si perde,

non si riconosce più come prima ma non si può pretendere dall’altro

che rimanga quello di 20 anni fa…la maturità e le esperienze ci

cambiano…noi stessi con il nostro comportamento cambiamo l’altro.

Crescere insieme, confrontarsi, dialogare aiutano a non allontanarsi

ma a rinnovarsi all’interno della coppia e rendono anche più

emozionante il viaggio. Comunque c’è da dire che se da una parte la

convivenza mette a dura prova l’amore, la quotidianità fa accrescere

tutti quei meccanismi di feeling tra due persone, il conoscersi davvero.

Le nonne dicevano che si conosceva una persona dopo averci

mangiato assieme sette chili di sale …..quanto tempo ci vuole per

mangiare tutto quel sale insieme? O facciamo una cura a base di sale,

ma poi corriamo il rischio di diventare ipertesi, o ci prendiamo il tempo

necessario…che è meglio. Ma ci sono persone che hanno davvero la

curiosità di conoscere l’altro tanto a fondo? O ci si sposa perché

volevamo una sostituta alla mamma, una cameriera, un uomo che ci

pagasse le spese, che non ci facesse lavorare, una posizione, una

compagnia per la paura della solitudine? La solitudine: questa grande

incognita che ci terrorizza e ci fa spesso accontentare di una persona

che sappiamo non essere adatta a noi, facendocela idealizzare e

sopportare a volte fino all’inverosimile. Se ci chiedessimo a mente

fredda “sopporteresti un estraneo che ti fa soffrire? “ Con tutta

probabilità ridpomderemmo “NO GRAZIE”. Ma quando uno giustifica la

propria debolezza con la parola amore allora tutto cambia, tutto è

sopportabile…Non è vero! Il difetto di forma stà nel fatto che si

dimentica troppo spesso che l’ amare deve essere reciproco. Se una

persona ci ama davvero non ci farebbe mai soffrire (o comunque

cercherebbe di farlo il meno possibile, in fondo siamo umani), noi non

lo faremmo alla persona amata, quindi perché subirlo? Non

confondiamo però la sofferenza con la tolleranza reciproca! Eh no!

Oggi molte coppie (quelle giovani di solito) pensano solo al lato

romantico dell’amore e della vita coniugale tralasciando il sacrificio di

essere comprensivi, di sapersi perdonare i piccoli sgarbi, le

dimenticanze di un compleanno, un ritardo, un po’ di tirchieria, (per

intenderci, quella che le persone veramente tirchie chiamano

“oculatezza”) un periodo difficile e/o triste della nostra vita a causa di

piccoli o grandi problematiche che dovrebbero unire e non dividere,

uno scatto di rabbia, (senza usare le mani e senza esagerare) una

figuraccia, un’arrabbiatura, cose normali per cui non si può e non si

devono mettere in discussione un rapporto. Bisogna imparare a saper

ascoltare l’altro/a nei momenti critici e saper infondere fiducia (non

toglierla), sapersi dare appoggio, consigli, serenità.

Talète “Gli dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per

poter ascoltare il doppio e parlare la metà”. Ma un anonimo osservò

che …“Quello che io dico e quello che tu senti, non sono sempre la

stessa cosa ”. Ovidio "Sii amabile, se vuoi essere amato."

Noi siamo l’altra metà della mela e non chi ha acquistato la mela e

pensa di disporne a piacimento!

Il matrimonio si fa in due e non possiamo solo prendere come le

sanguisughe. Dobbiamo saper donare il nostro meglio, sapere che

l’altro ci accetta anche con i nostri limiti e difetti, non significa che

dobbiamo trascurarci ed abbrutirci.

Capitolo a parte: suocera

Suocere svezzate i vostri “pargoli”, sono ormai grandi, rendeteli

autonomi affinchè diventino dei buoni mariti e padri ! Potrebbero

migliorare anche come figli… A volte di deve anche sbagliare per

crescere, meglio crescere in coppia , che non sbagliare mai perché

qualcuno ci ha detto come fare. Ad avvalorare ciò, anche noti scrittori

dissero che…

Friedrich Nietzsche “Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché

savio secondo la volontà altrui!”

Hermann Hesse “ La saggezza non può essere trasmessa. La

saggezza che un saggio tenta di trasmettere suona sempre simile alla

follia ”.

Aristotele “ Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo

facendo ”.

Passiamo alla fase serale:

il letto

( non certamente inteso come mobile ma come argomento sesso)

J. De La Bruyere “Accade talvolta che una donna nasconda a un

uomo tutta la passione che prova per lui, mentre lui, dal canto suo,

finge per lei tutta la passione che non sente ”.

Woody Allen “ Il sesso

senza amore è un'esperienza vuota, ma fra le esperienze vuote è una

delle migliori ”.

Ci siamo... il sesso! Croce e delizia di ogni rapporto! Certo, al

matrimonio ci si arriva già preparati quindi non dovrebbero sorgere

problemi di incompatibilità, ma quando si è fidanzati, il sesso ha un

sapore diverso, perché ci si incontra con il desiderio di vedersi (o

almeno dovrebbe essere così ) e non perché si condivide la stessa

casa, quindi si può sempre SCEGLIERE di vedersi e questa è una

differenza sostanziale per l’eros ( secondo me, voi che dite?). Se una

persona ha la “pappa” sempre a disposizione, pian piano si adagierà

al pensiero che tanto è sempre lì, se oggi non mi và rimando ad un

altro giorno e così via; Errore! L’altro/a si sente trascurato o come

oggetto da arredamento da utilizzare a proprio piacimento e non più

come l’oasi nel deserto…che placa la “sete”. In funzione di questo non

si può e non si deve sempre assecondare il compagno/a se non si è

ricettivi a farlo, non si può fare sesso e nel mentre pensare: “Oddio stà

per piovere devo raccogliere i panni, speriamo che si sbrighi”… o

addirittura che stà per iniziare la formula uno e…”porca miseria non

faccio in tempo a vedere la partenza, saltiamo i preliminari”…o peggio

ancora. Cercarsi…in due in un momento da rubare al tran tran

quotidiano sempre di corsa …o creare l’atmosfera con candele

profumate, un buon vino e quant’altro sono di sicuramente alcuni degli

ingredienti che favoriscono l’eros.

Fedeltà…esiste ancora?

Alfred Capus “Certe donne preferiscono non far soffrire molti uomini

contemporaneamente e si concentrano invece su uno solo: sono le

donne fedeli”. Ovidio “ Bisogna far sì che chi ama non si senta mai

sicuro nel suo amore per mancanza di rivali: senza sospetti e gelosie

l'amore non dura a lungo ”.

Anonimo “ Non è vero che i mariti, quando

vedono una bella donna, si dimenticano di essere sposati. Al contrario,

se lo ricordano dolorosamente ”.

Forse tutti almeno una volta nella vita siamo stati traditi, qualcuno lo ha

scoperto altri no, ma non importa saperlo, l’importante sarebbe capire

il perché e se siamo soggetti a rischio. Forse siamo stati noi ad indurre

l’altro/a a tradirci con la nostra scarsità nel dimostrare sentimenti e

attenzioni, forse siamo mancate/i nei momenti cruciali, o abbiamo

voluto mettere per forza la testa sotto la sabbia per non vedere ciò che

era palese o magari abbiamo semplicemente sbagliato “mira “ nello

scegliere il/la partner. In ogni caso una parte di colpa ce l’abbiamo

anche noi. Certo, ci sono persone bastarde dentro che ci vogliono far

sentire in colpa a tutti costi ma in quel caso abbiamo sbagliato a non

valutare attentamente chi abbiamo scelto come compagno/a. A volte

bisognerebbe chiedersi se non siamo attratti da persone che ci fanno

soffrire perché pensiamo che sia un amore più vero se si soffre, o

perché pensiamo di meritarlo, o solo per la nostra insicurezza e

debolezza…e ci si sente paladini perché magari perdoniamo

l’ingiustificabile, flagellandoci il cuore. Intendiamoci, una scappatella o

un tradimento a volte può essere perdonato se ci sono motivi validi e se

riconosciamo che effettivamente siamo stati poco presenti. Se l’amore

che sentiamo rende l’altro/a irrinunciabile, forse riusciamo anche a

perdonare, bontà divina! Certo, ricucire dopo non è facile ma lodevole.

Spesso serve solo per dirsi “ci ho riprovato, non ci sono riuscito/a, di più

non riesco a fare” e se serve a farci stare più tranquilli va bene, ma se

dovesse succedere di nuovo con un’altra compagna/o ... allora o siamo

davvero sfortunati o è ora di farsi un bell’ esame di coscienza e

prendere provvedimenti. Bisogna pur riconoscere che oggi c’è molta,

forse troppa libertà sessuale, che si dà poco peso ai valori (per molti

non esistono proprio), ma non è una norma per fortuna. Ciò che mi

rimane difficile da capire sono quelli che lo fanno sistematicamente e

che dicono anche di essere innamorati ed attratti dal proprio partener.

Secondo me non vogliono ammettere che qualche problema c’è. O

sono proprio loro, i traditori, il problema ??!! Ci sono quelli che devono

marcare il loro “territorio” come i cani ed i gatti ….per un senso di

proprietà, o per la prosecuzione della specie…o per sentirsi sempre in

competizione o scoprire se si è ancora attraenti. Far ingelosire di tanto

in tanto e con moderazione per stuzzicare l’altro.. va bene, ma arrivare

“al dunque” sistematicamente non lo comprendo. Oppure diciamoci la

verità, nel senso di ammettere che non si sente amore ma affetto e

stima e che ci sono altri motivi per non lasciarsi . Comunque sia,

evitiamo di scaricare la nostra coscienza sull’altro, ignaro, fiducioso e

magari ancora innamorato di noi solo per sentirci meglio. No, non è

giusto. Se abbiamo voluto prenderci la nostra libertà, portiamone

almeno il fardello del senso di colpa dentro di noi; troppo comodo far

soffrire l’altro/a per alleggerirci e cercare pure di essere compresi e

perdonati! Con molta probabilità lo rifaremmo poco dopo. Ammettiamo

di aver sbagliato e quantomeno, per quel che può servire, chiediamo

“scusa” e se non vogliamo perderlo/a cerchiamo una soluzione che

rispetti la sensibilità dell’altro…cose che abbiamo dimenticato presi dal

vortice della passione.

Figli

Qui il tema è troppo vasto, complesso ed importante per sviscerarlo in

poche righe, ma in due parole potrei consigliare di insegnare loro

buonsenso e rispetto, è già qualcosa, ma soprattutto non litigate mai di

fronte ai figli.

Vecchiaia

Beh…che dire…se dopo tanti anni ancora vi sopportate e vi volete

ancora veramente bene…siete stati grandi davvero! Certo, ora vi

aspetta un periodo difficile, l’entusiasmo, la passione, i sogni, i

traguardi, il sesso…ve li siete già donati ( o giocati ). Credo non sia

facile per i giovani di oggi immaginare il periodo in cui si dovrà

pensare agli acciacchi della vecchiaia…accettarsi diversi, meno belli,

ed accettare le proprie rughe come sinonimo di maturità, esperienza,

con un loro fascino di vissuto…Ora non pensate che vi aspetti solo il

peggio! Riflessione, tranquillità, abitudini consolidate (e ripetitive se

vogliamo) siete un tutt’uno, avete superato la grande prova della

convivenza: ed avete vinto tutte le sfide ! Cercate di vincere anche la

paura della Vecchiaia! Ilviaggio è quasi compiuto con l’amore che

nonostante gli anni non è affatto affievolito, ma è più solido e sincero.

E per scherzarci un po’ su diciamo che la vecchiaia è anche questo…

Karr “Un segno che siete veramente invecchiato: le ragazze vi

dimostrano una confidenza ed una sicurezza offensive; sono con voi

familiari e perfino naturali ”.

M. Chevalier “ La vecchiaia non è poi così

male, se considerate l’alternativa”. A. Drew “ I sogni sono illustrazioni

dal libro che la tua anima sta scrivendo su di te ”.

Quindi

...se siete proprio pazzi

d’amore…Spos-s-atevi!

L’età di mezzo

SI STA COME D' AUTUNNO SUGLI ALBERI LE

FOGLIE.

quella tra i quarantaeicinquant’anni, è caratterizzata dal massimo

dell’azione e delle responsabilità sociali. Ma è anche l’età dei bilanci,

del disincanto, del rimettersi in questione. Per alcuni psicologi la vita

può essere addirittura divisa in due parti: prima e dopo i

quarant’anni. Jung afferma che durante questa stagione

dell’esistenza “si prepara una profonda modificazione dell’animo

umano”, mentre Erikson la definisce “una svolta necessaria, un

momento in cui lo sviluppo deve procedere in un senso o nell’altro”.

E’ anche chiamata il demone di mezzogiorno...

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I'm still

here

Io sono sempre qui

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rubrica a cura

Bruno Romano Baldassarri

nella foto con John Lawton singer leader Uriah Heep

Trezzo sull'Adda (Bg) Reunion Uriah Heep

rrivare al

Adiciannoves

imo numero

ed essere ancora

qui a raccontarvi la

notte, come cita

una nota

pubblicità, non ha

prezzo! Bene

ragazzi... siamo

pronti per un'altro

viaggio? Con chi?

Ovviamente in

compagnia di Jack,

vagando sempre in

cerca di news da

proporvi. Un

happy-tour guidato

nell'era

postmoderna

portando con noi il

rock, l'elettrico ed il

funky/soul. In

questo lungo

inverno... tutto

viene avvolto e

assorbito da una

voglia di trovare

piacere vivendo fin

oltre le prime luci

dell’alba! ... Ah! si,

la notte... che tutto

cela e rende

diamantino... dove

la rabbia si

trasforma in voglia

di vivere il buio

come fosse

l’ultimo, in un

tourbillon fashion

fatto di luci, colori e

note che fanno da

sfondo al grande

palcoscenico della

vita... e noi... come

le stelle noi... eroi

di un sogno...

good star people

sing

etra xer

NEXT NUMBER :

&deejay

producer

Luca Cassani

ELLAVITA

winter fashion 2016 / 2017


Tutto inizia con una band chiamata "The Stalkers" nella

quale militano il chitarrista Mick Box e il cantante David

Byron.

Quando il gruppo si scioglie i due fondano gli "Spice", ai quale si unisce

presto anche il bassista Paul Newton, e successivamente anche il

batterista Alex Napier. La fama degli Spice aumenta, e una sera ad un loro

spettacolo c'è anche il produttore musicale Gerry Bron, che li invita ad

alcune sessioni in studio. Bron suggerisce ai quattro di ingaggiare un

tastierista, e la scelta finale cade, su consiglio di Newton che lo conosceva

dai tempi dei "The Gods", su Ken Hensley. A questo punto il nome alla

band viene mutato in Uriah Heep, nome suggerito da Bron (che diventerà il

loro manager) e preso in prestito dal personaggio presente nel romanzo di

Charles Dickens David Copperfield. Con il successo però aumentano i

contrasti tra i membri della band, e i problemi con l'alcol di Byron non

aiutano certo la situazione. Così il cantante è costretto a lasciare il gruppo

nell'estate del 1976, dopo il tour successivo alla pubblicazione di High and

Mighty. Anche Wetton abbandona il gruppo, e viene sostituito da Trevor

Bolder. Come cantante viene assunto invece, su consiglio di Roger Glover

che vi aveva lavorato insieme, John Lawton. Con la nuova formazione

esce nel 1977 Firefly, album un po' diverso dai precedenti, seguito nello

stesso anno da Innocent Victim, e l'anno successivo Fallen Angel, tutti con

la medesima formazione.

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Innanzitutto complimenti per il cd, veramente

ottimo! Come ti trovi con la tua nuova casa

discografica? Non mi pare abbia molto

pubblicizzato il cd, reperirlo è stato veramente

difficile!

Grazie... Il nuovo album "Sting in the Tale", è

stato realizzato dalla Classic Rock Productions.

Non si tratta di una vera e propria casa

discografica come la EMI o altre, è più che altro

un'etichetta che fa uscire prodotti re-mastered,

etc... Così come i DVD. Il DVD "Shakin The Tale",

per esempio, sarà realizzato da loro...

Come mai hai deciso di autoprodurti e di non

affidarti a un produttore esterno?

Sono stato negli affari per molti anni e ora mi

sembra più facile portare a termine le mie idee

piuttosto che lasciarlo fare a qualcun'altro. E in

più avevamo un determinato budget e i

produttori esterni non erano decisamente i più

economici (sorride).

La tua carriera solista è stata piuttosto

discontinua. Con la John Lawton Band hai

finalmente trovato la tua dimensione ideale?

Al momento va bene. Ho dei buoni musicisti,

lavoriamo bene insieme e in più la musica è

buona. Chi sa dove andremo da qui (sorride)…

Parlaci della tua nuova band. Come sei venuto

in contatto con i vari musicisti?

Allora con Steve Dunning (basso), ho lavorato

negli ultimi due anni... Erol (chitarra) invece

viene da una delle nostre esibizioni, che fu bella,

proprio nel periodo in cui stavamo cercando un

chitarrista.Midetteundemoedebbeillavoro.

Benjy (batteria) lo conoscevo già, gli ho chiesto

di fare qualche shows ed è rimasto. Leon

(tastiere) è arrivato con Erol, Leon è anche un

bravo chitarrista/bassista...

Come mai hai deciso di non suonare più brani

degli Uriah Heep dal vivo? In fondo "Free me" o

"Free'n'easy" da anni non fanno più parte del

loro repertorio live, e ai tuoi fans, invece, penso

proprio che non dispiacerebbe risentirli…

E' difficile, ho suonato canzoni degli Uriah Heep

neisetlivedal'92edoracheabbiamouncdcon

del materiale tutto nuovo penso sia meglio non

includere canzoni degli Heep. Ci sono dei

momenti in cui penso di ripresentarne qualcuna,

ma alla fine trovo che sia meglio suonare le

canzoni del nuovo cd...

Torniamo indietro di trentacinque anni. Parlaci

dei tuoi esordi con gli Stonewall. Che genere

proponevate? Esistono registrazioni inedite?

Gli Stonewall erano una band formata da alcuni

musicisti di South Shields (Newcastle) per

provare a realizzare un disco. Abbiamo potuto

contare su bravi musicisti e abbiamo suonato nel

Top Ten Club di Amburgo un paio di volte.

Avevamo il disco pronto sul tavolo ma ho

incontrato la mia futura moglie proprio mentre

erolìadAmburgoecosìhodecisodirimanerci.

Sfortunatamente, non ci sono registrazioni degli

Stonewall. Bella band comunque...

Comeseivenutoincontattoconitedeschi

Asterix (poi divenuti Lucifer's Friend), tu che sei

inglese? Com'era la scena tedesca nei primi

anni 70? Voi eravate molto heavy ma in

Germania dominava il prog e il "krautrock", se

non erro.

La scena era abbastanza brutta, troppe canzoni

pop...a un certo punto ecco che i Lucifer's Friend

Atupertucon

John

Lawton

ex voice Uriah heep


hanno cominciato a diventare un po' più heavy e così è nato il

krautrock (sorride).

Con "I'm just a rock'n'roll singer" il vostro sound ha subìto

una svolta verso il prog-jazz. Senza nulla togliere alla potenza

dell'omonimo capolavoro del 1970, io penso che con questo

lavoro e con i seguenti "Banquet" e "Mind Explosion" i

Lucifer's Friend abbiano veramente raggiunto il top. Che ne

pensi?

Sono d'accordo, "Mind Explosion" è un bell'album, ma "Banquet" è

in assoluto il mio preferito...

Che ricordi hai del progetto Butterfly Ball, con Roger Glover,

David Coverdale, Glen Hughes, Ronnie James Dio, John

Gustavson e tutti gli altri? Una all-star team per un album

secondo me stupendo…

Ah grande serata, stare sullo stesso palco con David Coverdale e

Glen Hughes, suonando con alcuni dei miei idoli… Bei ricordi.

Quindi il tuo ingresso negli Uriah Heep. E' stata dura passare

da una sorta di "cult band" a un'altra che invece all'epoca era

lanciatissima come gli Uriah Heep?

All'inizio è stato un po' difficile. Non tanto per la musica, ma andavo

a sostituire il mitico David Byron. Era un grande frontman e

cantante, ma dopo un po' penso che i fans mi abbiano accettato.

Sono ancora una buona band...

Che tipo è Ken Hensley? Alcuni l'hanno descritto come un

egocentrico…

Ken è un grande musicista e compositore. Ha i suoi momenti, così

come li abbiamo tutti (sorride).

Come mai la tua esperienza con gli Uriah Heep è durata solo 3

album?

Penso che dopo "Fallen Angel" i nostri gusti musicali siano

cambiati. Ken scriveva più canzoni come "Free Me" e noi

dovevamo tornare al genere di musica che fece grande la band. E'

un peccato ma succede spesso ai nostri tempi.

Una domanda cattivella: quando sei tornato nei Lucifer's

Friend (nel 1981) avete inciso "Mean Machine", un album

potente ma secondo me poco riuscito. Volevate forse

accodarvi al nascente fenomeno Heavy Metal?

Allora, ci abbiamo provato, era la prima volta che registravamo

fuori dalla Germania. Penso che alcune delle canzoni su quell'

album fossero eccellenti. Forse non è stato ben prodotto come altri

album, ma nonostante tutto mi piace.

Sei ancora in contatto con Hesslein, Horns e gli altri? E'

possibile, in futuro, una reunion dei Lucifer's Friend?

Yeah, parliamo e ci vediamo spesso, ogni volta che siamo ad

Amburgo. Re-union... Chi lo sa...

Cosa non ha funzionato nel progetto Rebel? Come mai è finito

così presto? L'album era buono…

Hey, pensavo solo di produrre il primo album e di finirlo cantando

perché il cantante originale non poteva essere presente in studio.

Avevo altre cose da fare e non avevo realmente il tempo di andare

avanti con loro...

Tra il 1984 e il 1990 hai avuto un periodo di stop. Cosa hai

fatto in quegli anni?

Ho trascorso molto più tempo in famiglia, ho però anche realizzato

molte sessioni di lavoro e concerti occasionali, ma avevo bisogno

di riposo.

Negli anni '90 hai inciso alcuni album con i Gunhill. Parlaci di

questo gruppo, erano più che altro una fun-band o sbaglio?

Tutto era iniziato solo per divertimento. Abbiamo registrato solo 2

album "One Over The Eight" e "Nigh Heat", dopo tutto i ragazzi

originali lasciarono il gruppo, non c'erano più motivi per mantenere

il nome... Bei ricordi.

Nel 2000 hai inciso un live con Ken Hensley. Come mai avete

deciso di non continuare a collaborare e di non incidere

anche uno studio album?

All'epoca era proprio quello che avevamo intenzione di fare,

purtroppo non è durata a lungo. Ci siamo ritrovati ognuno per i fatti

suoi prima di poter realizzare questo progetto.

Tra tutti i lavori che hai inciso qual è quello a cui sei più

legato? E quello che consideri il più riuscito in assoluto?

Quello a cui sono forse più in un certo senso legato è

probabilmente "Firefly"... Era il primo album con gli Heep e ha

significato un grande cambiamento nelle mia vita. Il mio preferito,

però, resta certamente "Banquet" proprio perché amo le canzoni

incluse e lo trovo molto piacevole da cantare...

Tra i gruppi in giro oggi ce n'è qualcuno che apprezzi in modo

particolare?

Non ci sono molte nuove bands che mi piacciono al giorno d'oggi,

preferisco ancora Glenn Hughes, Purple, Aerosmith, ZZ Top, etc..

Cosa ne pensi di Napster e dei vari programmi per scaricare

musica da internet?

Per alcuni musicisti è un problema, ma hey succede comunque...

In trentacinque anni di carriera avrai sostenuto migliaia di

interviste. C'è qualcosa in particolare che avresti desiderato ti

fosse chiesto ma nessuno l'ha fatto?

No, mi è stato davvero chiesto di tutto (sorride)!

Un'ultima parola .... John!!! ….

Spero proprio che la John Lawton Band (JLB) possa venire e

suonare più concerti in Italia. E' una grande live band e deve

essere vista... Mi raccomando eh! Ci vediamo presto.

John Lawton

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