trend

caterina.caredda

Caredda Caterina

J. R. R. Tolkien

And the languages of Middle-earth



p4

01

A Secret Vice

p10

02

Quenya e Sindarin

p16

03

Il Tengwar

p22

04

La Calligrafia Tengwar



Editoriale

La complessità della linguistica fa appello a menti complesse,

come nel caso di un giovane J.R.R.R. Tolkien, così

ispirato dal suo amore per le lingue da crearne di proprie.

Sebbene le “lingue artificiali” non siano destinate ad essere

parlate al di fuori del regno della letteratura, sono

diventate una tendenza, intrigando studiosi, scrittori e

appassionati di Tolkien. Le lingue artificiali di Tolkien

trascendono quelle costruite prima del suo tempo e stabiliscono

lo standard per quelle della narrativa moderna;

tuttavia, le lingue elfiche di Tolkien - Quenya e Sindarin -

sono le lingue artificiali più sviluppate create in letteratura.


4


01

A Secret Vice

Massimo studioso di letteratura e lingua medievale inglese,

John Ronald Reuel Tolkien nacque il 3 gennaio 1892

a Bloemfontein, in Sudafrica, da genitori inglesi.

A quattro anni tornò in Inghilterra con la madre e il fratello

minore, trasferendosi a Birmingham.

In giovane età dimostrò di avere doti linguistiche notevoli;

a 16 anni padroneggiava con destrezza Greco e Latino,

studiando contemporaneamente altre lingue come Finlandese

e Gotico.

Questa propensione all’apprendimento di lingue antiche

gli diede gli strumenti per iniziare a costruirne di nuove,

completamente inventate, per puro divertimento.

Studiò all’Exeter College di Oxford, per poi prendere parte

alle Prima Guerra Mondiale. Insegnò lingua e letteratura anglosassone

a Oxford dal 1925 al 1945, e poi Lingua e letteratura

inglese fino al suo ritiro dall’attività didattica.

5


Definiva la sua passione per le lingue inventate “un vizio segreto”;

ciò lo portò ad essere uno dei principali progettisti

delle cosiddette “Artlang”, ovvero “Artificial Languages”,

insieme a Ludwik Zamenhof, creatore dell’Esperanto.

I due avevano però visioni sostanzialmente diverse sul tema.

Ludwik Zamenhof creò l’Esperanto con l’intento di proporre

una lingua semplice, non legata ad una sola nazione e che

annullasse le disparità culturali tra i popoli. La sua finalità

sociale venne apprezzata ma non totalmente abbracciata da

Tolkien, il quale preferiva progettare nuovi linguaggi per

una questione di estetica e personale.

Il suo intento non era infatti quello di intervenire all’interno

del mondo reale, ma al contrario, di creare nuovi mondi fittizi

che potessero dare vita alle lingue da lui progettate.

Ne “Il Simarillion”, l’imponente opera pubblicata postuma

nel 1977, Tolkien narra la genesi del mondo nel quale

si svolgono le vicende de “Il Signore degli Anelli” e de “Lo

Hobbit”, attraverso una serie di racconti dalla connotazione

mitologica. Opera unica nel suo genere, è stata pensata

come il cuore dei romanzi di Tolkien, non solo dal punto di

vista narrativo ma anche linguistico; al suo interno infatti,

Tolkien ha posto le basi per almeno una decina di idiomi, e in

alcuni punti lo stile di scrittura sembra adattarsi al linguaggio

Elfico da lui stesso ideato.

Firma di J. R. R. Tolkien

6


No language is justly studied

merely as an aid to

other purposes.

It will in fact better serve

other purposes, philologi-

cal or historical, when it is

studied for love, for itself.

- J. R. R. Tolkien, “English and Welsh Essay”

7


8

Una pagina illustrata del manoscritto

de Il Signore degli

Anelli.


Prima pagina del manoscritto

de Il Signore degli Anelli.

9



«Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,

un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.»

02

Quenya e Sindarin

I linguaggi artificiali o “Artlangs” sono creati allo scopo di

aggiungere completezza a un mondo immaginario; spesso la

loro funzione, come si vede nei romanzi di Tolkien, è molto

più significativa.

Queste lingue hanno la capacità di trasportare e immergere

il lettore nell’ambiente fittizio in cui agiscono; poiché però

non esistono veri e propri “madrelingua” e non sono grammaticalmente

complete, la maggior parte delle Artlangs non

possono essere considerate lingue naturali.

A differenza delle lingue artificiali, le lingue “naturali” o

“native” si trovano in un ambiente realistico, sono usate da

un gruppo di persone, e sono grammaticalmente complesse

e complete. In altre parole, una lingua nativa è attivamente

implementata nella società, mentre una lingua artificiale è

sintetizzata e non è mai destinata ad essere parlata o scritta

se non per scopi artistici.

11


Tolkien si scosta da queste convenzioni, creando due lingue

parlate da un gruppo specifico di persone, gli Elfi, e un

mondo in cui esse possano agire; Quenya e Sindarin, sebbene

artificiali, funzionano come le lingue naturali della Terra

di Mezzo con strutture grammaticali funzionanti, che sono

quasi complete, e due sistemi di scrittura con i loro alfabeti.

Il Quenya rimane comunque la lingua artificiale più completa

mai sviluppata nei romanzi di Tolkien e in tutto il genere

fantasy fino ad oggi; potrebbe essere potenzialmente utilizzata

al di fuori del mondo de Il Signore degli Anelli, e a lungo

è stata studiata proprio per la sua realisticità e complessità.

Quenya e Sindarin hanno una connessione culturale che agisce

nella Terra di Mezzo esattamente come il latino e il gallese

nel Medioevo; Il Sindarin infatti ha continuato ad evolversi

linguisticamente, mentre il Quenya è rimasto costante, invariato,

facendo da “lingua-libro” come il latino.

Il legame culturale tra Quenya e Sindarin è esemplificato anche

dai loro oratori; il Quenya è parlato dagli Eldar, un’èlite

degli Elfi, mentre il Sindarin è la lingua degli Elfi Grigi, descritti

come inferiori e meno istruiti.

“Helm’s Deep & the Hornburg”.

Tolkien aveva l’abitudine

di disegnare e progettare

su fogli già usati per

la stestura dei suoi romanzi.

12


«Non tutto quel ch’è oro brilla,

Né gli erranti sono perduti;

Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza,

Le radici profonde non gelano.

Dalle ceneri rinascerà un fuoco,

L’ombra sprigionerà una scintilla;

Nuova sarà la lama ora rotta,

E re quel ch’è senza corona.»

Poesia del Grampasso, scritta

da Bilbo Baggins in Quenya,

in onore di Aragorn

Nei miti anglosassoni, gli elfi erano visti come esseri maligni

con tendenze vampiresche e che portavano gli uomini alla

corruzione morale; nei romanzi di Tolkien invece, gli Elfi

appaiono come creature pure e resistenti al male di Sauron,

che permea la Terra di Mezzo.

Anche se Tolkien ha alterato questa concezione medievale,

plasmando gli Elfi in creature di pura bontà, ha conservato

questa componente sinistra nella lingua da loro utilizzata,

il Quenya.

È una lingua flessibile a livello sintattico e di natura fluida; viene

spesso descritta come “magica”, a volte ipnotica nei suoni.

Tolkien non ha quindi completamente ignorato la percezione

anglosassone di queste “creature maligne”; ha lasciato invece

entrambe le visioni aperte all’interpretazione da parte

del lettore, collocando gli Elfi sulla soglia tra il bene e il male.

13


14

Prima pagina del terzo capitolo

de Il Silmarillion, Quenta

Simarillion


Nobody believes me when I

say that my long book is an

attempt to create a world

in which a form of language

agreeable to my personal

aesthetic might seem real.

But it is true.

- J. R. R. Tolkien

15



“Tengwar” in Quenya, con scrittura tengwar.

03

Il Tengwar

Il legame tra due lingue, come Quenya e Sindarin, non sarebbe

tangibile senza un alfabeto.

Esistono due alfabeti principali; il Tengwar, che viene tradotto

dal Quenya come “lettere”, e il Cirth, che significa “rune”.

Inventato da Tolkien nel 1931, il sistema di scrittura Tengwar

è di tipo corsivo, scritto per mezzo di un pennello o una penna

calligrafica, solitamente con pennino piatto. Il Cirth invece

è composto da una serie di iscrizioni incise o graffitate,

simili a rune.

Il sistema più antico tra i due è il Tengwar, sviluppato secondo

la mitologia dagli Eldar prima dell’esilio.

L’alfabeto Tengwar è comune è più lingue, e pur mantendendo

gli stessi grafemi, a seconda della lingua, possono cambiare

i fonemi ad essi associati .

Scrivere in Tengwar non significa automaticamente scrivere

in elfico: tradurre una parola e traslitterarla sono due concetti

distinti.

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18

Le lettere si chiamano tengwar, tengwa al singolare, mentre i segni

diacritici si chiamano tehtar, tehta al singolare; in particolare,

le vocali sono le ómatehtar.

Il sistema è composto da 24 lettere principali e 12 lettere aggiuntive,

tutte consonanti.

Le lettere sono formate tutte da un telco (gambo) e da un lúva

(arco). Il telco può essere “appeso”, accorciato, sollevato o esteso.

Un lúva può essere posizionato sia a destra cha a sinistra

di un telco. Può essere o aperto o chiuso da una linea orizzontale.

Inoltre, un lúva può essere raddoppiato. In questo

modo, da un numero limitato di combinazioni, si è realizzato

un sistema che consiste di trentasei tengwar.

Accanto alle lettere principali, esiste un grosso numero di lettere

irregolari ed aggiuntive che non sono basate su un telco

e una lúva. Di queste, le dodici più comuni vennero regolarmente

incluse negli arrangiamenti tabulari della Terza Era,

benchè i loro valori sonori non si adattino al sistema fonetico

delle quattro serie.

I telcor determinano in che modo il suono viene articolato,

e i lúvar dove esso viene prodotto nella bocca. I valori sonori

assegnati ad un determinano tengwar possono variare in base

alle necesità di un particolare linguaggio. Questi differenti

adattamenti vengono chiamati stili.

I Tehtar sono segni alternativi che vengono posti attorno

alle tengwar per modificarne la pronuncia. Un tehta classico

ha la forma di una linea orizzontale posizionata sotto

alla lúvar. Viene di solito usato per indicare che una consonante

è lunga o doppia. Lo stesso tehta posto sopra è spesso

usato per indicare cha la tengwa è preceduta da una nasale

della stessa serie. Un’altra tehta ha la forma di un ricciolo o segno

che è attaccato alla tengwa, di solito nella parte finale in

basso a destra della lúva più a destra. Questo tehta indica che la

consonante è seguita da una s.


19


In molti modi le tengwar sono viste come se avessero una “vocale

interna”, un suono vocalico, di solito a, che viene pronunciato

dopo il suo valore consonantico. In questi modi le vocali non

devono essere scritte. Viceversa, le consonanti che non sono seguite

da una vocale sono segnate con una tehta, spesso un punto

scritto sotto.

Il principio della “vocale interna” in parte spiega perchè le tengwar

delle ultime serie del grado 6 sono spesso utilizzate come

vocali. I valori consonantici “deboli” che queste tengwar originariamente

rappresentavano hanno cessato di essere pronunciati

nel relativo linguaggio, lasciando indietro il loro valore

vocalico senza che alcun valore consonantico le preceda. Virtualmente

in tutte le fonti, il Tengwar è scritto da sinistra a destra

in linee orizzontali ordinate dall’alto verso il basso. Questa

era la forma “corretta” di scrivere c on la scrittura, così come

l’aveva realizzata Feanor: le forme delle lettere erano progettate

per essere scritte facilmente conla mano destra. Ma gli Elfi ambidestri

potevano scrivere ugualmente bene con l’altra mano.

In lettere e registri privati, gli Elfi a volte scrivevano da destra

verso sinistra.

Primo articolo della Dichiarazione

Universale dei Diritti

Umani in inglese.

20


Manoscritto in Tengwar

21


22


04

La Calligrafia Tengwar

Alla stregua di altri sistemi di scrittura, il Tengwar nella grafia

consente l’utilizzo di differenti stili calligrafici. Infatti, il Tengwar

è insolitamente ben predisposto a libertà calligrafica,

dal momento che la maggior parte dei caratteri consiste di due

soli elementi variabili — un gambo ed un arco.

Una volta che sono stati riconosciuti questi due elementi,

lo scrittore può servirsi di qualsiasi stile immaginabile.

La bellezza della grafia risiede principalmente nella conglomerazione

e contrasto tra linee sottili e marcate. Per raggiungere

quest’effetto, è spesso utilizzato un pennino a punta

piatta. Inchiostro o colori ad acqua si prestano come ottimi

liquidi di scrittura; l’inclinazione del pennino deve avere

un’inclinazione di 45°.

L’impostazione di scrittura è molto simile a quella della scrittura

gotica, col la quale Tolkien era molto familiare.

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Stile Convenzionale Tipo-Stampa

Lo stile ricorda parecchio il mezzo-onciale medievale, la scrittura

utilizzata in lavori come The Book of Kells. L’angolo della

penna è rozzamente mantenuto a 45°. Le serafiche, la parte

terminale dei gambi, possono venire decorate in diversi modi.

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Stile Iscrizione dell’Anello

Lo stile è una versione quasi in corsivo del convenzionale tipo-stampa

, lievemente reminiscente di quello Italiano da cancelleria.

L’esempio qui riportato è scritto con una penna calligrafica,

ma esso può anche essere tracciato con un pennino — e questo

è preferibile per segnare i tehtar. Se si utilizza una penna calligrafica,

l’inclinazione della penna deve essere di 45° o poco più.

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Stile “Quadrato”

Le linee sono nettamente orizzontali e verticali, cosa che rende

lo stile piuttosto noioso da scrivere con una penna. Probabilmente

in origine non era uno stile del tutto calligrafico,

ma piuttosto uno stile ideato per iscrizioni su pietre o materiali

similari. La penna può essere mantenuta in un angolo

da 45° a grosso modo 0°, cosa che rende le linee orizzontali più

sottili di quelle verticali.

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Stile Appuntito

Questo stile è una variante del convenzionale tipo-stampa: qui

gli archi non sono curvati, ma tracciati in angoli retti, creando,

infatti, “punte” laddove le linee cambiano direzione.

Lo stile appare nell’ Esempio di scrittura elfica I e II, in Namárië,

e nella Lettera del Re, prima versione. L’angolo della penna è tenuto

seccamente a 45°.

27


Bibliografia e Sitografia

◆ J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Milano, Bompiani, 1955.

◆ J. R. R. Tolkien, Il Simarillon, Milano, Bompiani, 1977.

http://www.omentielva.com/ardaphil.htm

https://www.tolkiensociety.org/author/biography/

http://losbuffo.com/2017/05/18/tolkien-tengwar-45747/

https://www.tolkien.it/j-r-r-tolkien/la-vita/

https://www.bompiani.it/autori/j-r-r-tolkien-517

Iconografia

Immagine p.2 - Wayne G. Hammond, J. R. R. Tolkien, The Art of the Hobbit

Immagine p.4 - Haywood Magee

Immagine p.6 - Heritage Auction Galleries

Immagine p.8 - Bodleian Library/ The Tolkien Estate Limited

Immagine p.9 - Bodleian Library/ The Tolkien Estate Limited

Immagine p.10 - Wikimedia Commons

Immagine p.12 - Bodleain Libraries

Immagine p.13 - www.flickr.com/photos/32039090@N02/7269256464

Immagine p.14 - Bodleian Library/ The Tolkien Estate Limited

Immagine p.19 - ardalambion.immaginario.net/AT/tengwar.htm

Immagine p.20 - Wikimedia Commons

Immagine p.21 - Luca Lorenzelli via Shutterstock

Immagine p.24 - ardalambion.immaginario.net/AT/tengwar.htm

Immagine p.25 - ardalambion.immaginario.net/AT/tengwar.htm

Immagine p.26 - ardalambion.immaginario.net/AT/tengwar.htm

Immagine p.27 - ardalambion.immaginario.net/AT/tengwar.htm



Caredda Caterina

Politecnico di Milano - Scuola del Design

Design della Comunicazione

Corso di Typographic Design C2

Prof. Giangiorgio Fuga/Margherita Perugini

A.A. 2019/20

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