GEOmedia_1_2026
La prima rivista italiana di geomatica
La prima rivista italiana di geomatica
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Rivista bimestrale - anno XXX - N.1 - 2026 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma
TERRITORIO CARTOGRAFIA
GIS
CATASTO
3D CITY
INFORMAZIONE GEOGRAFICA
FOTOGRAMMETRIA EDILIZIA
URBANISTICA DIGITAL TWIN
LASER SCANNING
REMOTE SENSING
GNSS
SPAZIO
RILIEVO AMBIENTE TOPOGRAFIA
LiDAR
GEOBIM
BENI CULTURALI
SMART CITY
Since 1996 - anno XXX - n. 1 - 2026
30 YEARS OF GEOSPATIAL INFORMATION
30
1996-2026
Archeologia
Preventiva e
Geoinformazione
PROGETTARE
L’ARCHEOLOGIA
PREVENTIVA
ARCHEOLOGIA
PREVENTIVA PER
IMPIANTI F.E.R.
IL VALORE STRATEGICO
DELLE INDAGINI
NON INVASIVE
Geomatica: da disciplina
a infrastruttura del mondo
Nel 1996 la geomatica era una disciplina per pochi. Nel 2026 è una infrastruttura per tutti.
In trent’anni non è cambiata solo la tecnologia: è cambiato il modo in cui leggiamo il mondo.
Oggi il dato geografico è ovunque. È nei processi decisionali, nelle politiche pubbliche, nella
gestione dei rischi, nella pianificazione urbana, nella tutela del patrimonio.
Non si tratta più di rappresentare lo spazio, ma di rilevarlo e riprodurlo.
La geomatica è passata dall’essere uno strumento tecnico a diventare una piattaforma di conoscenza.
Sistemi informativi geografici, telerilevamento, rilievo 3D, modelli digitali e, più recentemente,
intelligenza artificiale e Digital Twin stanno ridefinendo il concetto stesso di informazione
territoriale. Non lavoriamo più su mappe statiche, ma su sistemi dinamici, capaci di integrare dati
eterogenei, simulare scenari, interpretare dati e supportare decisioni complesse.
In questo contesto, il ruolo di GEOmedia è cambiato. Non è più soltanto una rivista, ma un
ecosistema in cui convergono esperienze, competenze e visioni. Un punto di incontro tra ricerca,
industria e pubblica amministrazione, dove la tecnologia viene raccontata e interpretata nelle sue
applicazioni reali.
La crescita degli ultimi anni riflette quella di un intero settore. Nel 2025, questo percorso ha
trovato una conferma significativa anche nei numeri: circa 20 milioni di interazioni complessive
tra portale, rivista, attività digitali ed eventi, e una comunità di riferimento che supera i 500.000
professionisti, considerando l’ecosistema allargato tra lettori, partecipanti agli eventi e network
professionali. Dati che non rappresentano un traguardo, ma l’indicatore di un sistema vivo e in
continua evoluzione.
La geomatica è oggi al centro delle grandi trasformazioni contemporanee: dal cambiamento
climatico alla sostenibilità urbana, dalla digitalizzazione delle infrastrutture alla gestione del
territorio. Ma questa centralità porta con sé nuove responsabilità. Qualità del dato, trasparenza,
interoperabilità e integrazione delle competenze diventano elementi fondamentali.
In questo numero, lo strillo di copertina “archeologia preventiva e geoinformazione” rappresenta
un esempio concreto di questa evoluzione. Le tecnologie geomatiche stanno infatti contribuendo
a ridefinire profondamente approcci e metodologie nell’ambito della conoscenza e della tutela del
patrimonio, rendendo possibile una lettura più tempestiva, integrata e consapevole del territorio,
anche nei contesti più complessi.
La sfida non è solo tecnologica. È culturale. Richiede nuove professionalità e la capacità di mettere
in relazione discipline diverse, superando confini consolidati.
Guardando ai prossimi anni, la direzione è chiara. La geomatica sarà sempre più un’infrastruttura
abilitante, integrata nei processi decisionali e nei sistemi digitali che governano il territorio. In
questo scenario, GEOmedia intende rafforzare il proprio ruolo: non solo come osservatore, ma
come interprete e piattaforma di connessione, capace di mettere in dialogo esperienze locali e
visioni globali.
In questi trent’anni, il valore più grande costruito è rappresentato dalle relazioni: una rete di
contatti, competenze e collaborazioni che attraversa istituzioni, ricerca e industria. È su questa
rete che GEOmedia intende continuare a crescere, consolidando il proprio ruolo di ponte tra
l’Italia, l’Europa e il contesto internazionale, favorendo la circolazione di conoscenze, esperienze e
innovazione.
A trent’anni dalla sua creazione, GEOmedia continua a evolversi insieme alla comunità che
rappresenta. Con una consapevolezza: la geomatica non è più soltanto il modo in cui descriviamo
il territorio, ma il modo in cui scegliamo di comprenderlo, salvaguardarlo e costruirne il futuro.
Buona lettura,
Renzo Carlucci
FOCUS
In questo
numero...
REPORT
ALTRE
RUBRICHE
Introduzione -
Archeologia come
disciplina di progetto:
l’esperienza di FS
Engineering
a cura di FS Engineering
6
50 AEROFOTOTECA
Le foto aeree per
l’archeologia preventiva:
tra rischio archeologico
e rischio bellico
di Cristiana Cordone
10
L’archeologia come
ambito professionale tra
progettazione e carte
di governo territoriale
di Cristina Anghinetti
46 AGENDA
Dall’analisi storica alla
tutela archeologica:
Il Catasto Gregoriano come
supporto all’archeologia
preventiva. Il caso del
centro storico di Viterbo
di Gianpaolo Serone,
Alessia Repetti, Gianpiero Rossi
16
22
Un esempio di
Progettazione
Archeologica per il sito
Villa dei Quintili nel Parco
Archeologico dell'Appia
Antica di Laura Pugliesi
L'immagine di copertina rappresenta
una visione d'insieme delle operazioni di
scavo di un impianto fotovoltaico
(Loc. Fiumesanto, Porto Torres-
SS)- Foto di MusArte Coop.
28
Temi e problematiche
dell'Archeologia
Preventiva per la
realizzazione di impianti
F.E.R. in Sardegna
di Gianluigi Marras
4 GEOmedia n°1-2026
GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di geomatica.
Da quasi 30 anni pubblica argomenti collegati alle tecnologie dei
processi di acquisizione, analisi e interpretazione dei dati,
in particolare strumentali, relativi alla superficie terrestre.
In questo settore GEOmedia affronta temi culturali e tecnologici
per l’operatività degli addetti ai settori dei sistemi informativi
geografici e del catasto, della fotogrammetria e cartografia,
della geodesia e topografia, del telerilevamento aereo e
spaziale, con un approccio tecnico-scientifico e divulgativo.
36
Superare i limiti
dell’archeologia
preventiva: il valore
strategico delle
indagini non invasive
di Francesca Frandi,
Giancarlo Pastura
INSERZIONISTI
ATHLAS 43
Emesent 64
Esri Italia 26
Epsilon Italia 39
Global Mapper 27
GTER 14
GWF 15
ISPRS 63
LGTECH 35
Archeologia preventiva e
indagini non invasive nella
progettazione ferroviaria:
metodi, limiti e prospettive
operative di Matteo Serpetti
40
Nais Solutions 46
NV5 47
Planetek 2
Stonex 55
Teorema 62
44
Direttrice ferroviaria
Messina – Catania -
Palermo: prospezioni
geofisiche integrate in
Nuovi dati sul Castello
Visconteo di Abbiategrasso:
indagini geofisiche integrate
per il progetto ferroviario
Milano-Mortara
di Pietro Barbina,
48
località Cuticchi
di Andrea Iannaccone,
Raffaella Milano
OUTPUT
Tommaso Quirino, Giancarlo
Pastura, Matteo Serpetti
Dati satellitari:
dall’accesso
all’uso operativo
59
56
Emesent GX-1 – Lo
scanner per
il rilievo quotidiano
professionale
di Stuart Hill
Il Caso di Arpa
Sardegna
di Daniela Valentino,
una pubblicazione
GEOmedia, la prima rivista italiana di geomatica.
ISSN 1128-8132
Reg. Trib. di Roma N° 243/2003 del 14.05.03
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Numero chiuso in redazione il 24 aprile 2026
Science & Technology Communication
Archeologia come disciplina di progetto: l’esperienza di FS Engineering
Nel panorama delle grandi infrastrutture italiane, FS Engineering, società del Gruppo Ferrovie dello Stato
Italiane ed erede dell’esperienza storica di Italferr rappresenta un caso di studio di particolare interesse per
l’integrazione tra ingegneria, geoscienze e archeologia preventiva. È infatti la prima società di ingegneria in
Italia ad aver costituito un team interno stabile di archeologi specialisti, inseriti strutturalmente nei processi di
progettazione delle opere e non relegati a un ruolo di intervento emergenziale. Un modello sviluppato a partire
dalle esperienze maturate durante la realizzazione delle linee ferroviarie ad Alta Velocità oggi in esercizio,
che ha contribuito in modo sostanziale alla definizione delle procedure di Verifica Preventiva dell’Interesse
Archeologico successivamente recepite nella normativa nazionale. In questo approccio l’archeologia diventa
una disciplina di progetto a tutti gli effetti: gli archeologi partecipano fin dalle fasi preliminari alla definizione
delle alternative progettuali, analizzano i contesti attraversati, progettano le indagini archeologiche e ne seguono
l’intero ciclo operativo, dalla pianificazione all’esecuzione sul campo, fino alla restituzione e integrazione
dei risultati nel progetto infrastrutturale. Le attività si basano su studi storico‐cartografici e bibliografici, ricognizioni
di superficie, letture geomorfologiche e valutazioni del rischio archeologico, sviluppate in costante
dialogo con le Soprintendenze e integrate nei sistemi digitali di supporto alla progettazione. A questo impianto
metodologico si affianca un forte investimento nell’innovazione tecnologica: FS Engineering ha sviluppato specifici
protocolli operativi per le indagini archeologiche non invasive, finalizzati a rendere più efficiente e mirata
la fase di verifica preventiva, riducendo il ricorso a saggi estensivi. L’impiego integrato di tecniche di remote e
proximal sensing – in particolare sensori LIDAR, multispettrali e termici – consente di intercettare anomalie e
tracce archeologiche anche in assenza di evidenze superficiali, migliorando la capacità di lettura del paesaggio e
del sottosuolo e orientando in modo consapevole la localizzazione e il numero delle indagini dirette. In questo
contesto si inserisce lo sviluppo di un sistema di intelligenza artificiale dedicato alla processazione, integrazione
e analisi dei dati provenienti dalle indagini non invasive, attualmente in fase di brevetto, concepito per gestire
grandi moli di informazioni eterogenee e supportare l’interpretazione in chiave predittiva del rischio archeologico.
La ricerca e lo sviluppo di soluzioni sempre più avanzate avvengono anche attraverso una collaborazione
strutturata con università e centri di ricerca, che consente di sperimentare nuove metodologie, validare protocolli
operativi e favorire il trasferimento tecnologico tra mondo accademico e applicazione operativa. In questo
quadro, gli archeologi di FS Engineering svolgono anche attività di didattica e formazione, contribuendo a corsi
universitari e percorsi di alta formazione specialistica, rafforzando il dialogo tra ricerca, professione e grandi
opere. Le indagini archeologiche, pianificate e condotte sotto la supervisione degli enti di tutela, garantiscono
elevati standard di sicurezza, coordinamento interdisciplinare e qualità scientifica della documentazione, che
viene validata e integrata nei sistemi GIS e nei modelli informativi di progetto. Il percorso prosegue anche oltre
la fase di scavo, con attività di studio, conservazione e valorizzazione dei contesti più significativi, affinché i rinvenimenti
diventino parte del patrimonio culturale collettivo. In questa prospettiva, l’archeologia preventiva si
configura non come un vincolo alla realizzazione delle opere, ma come uno strumento avanzato di conoscenza
e gestione del territorio, capace di ridurre rischi, tempi e costi e di trasformare le infrastrutture in un’occasione
di tutela, innovazione e crescita culturale, in piena coerenza con il dibattito contemporaneo sulla pianificazione
sostenibile.
Trincea di archeologia preventiva
presso la Linea Palermo - Catania.
Lotto 3. Veduta aerea.
ARCHEOLOGIA PREVENTIVA
Una disciplina in rapida evoluzione
Insediamento di epoca romana tardo
imperiale emerso durante gli scavi archeologici
del Lotto 3 (Tratta Lercara
Diramazione – Caltanissetta Xirbi) della
linea ferroviaria Palermo-Catania.
REPORT
L’archeologia come ambito professionale tra
progettazione e carte di governo territoriale
di Cristina Anghinetti
Fig. 1 - “Carta del potenziale archeologico”, da Piano Urbanistico Generale di Fontanellato (elaborato P.5 del “progetto di piano”, PUG, 2022).
Dai tecnici di “fiducia” degli anni
70 siamo diventati oggi “archeologi
progettisti”. Questo comporta
autonomia economica e professionale
ma soprattutto la possibilità
di poter esercitare in ambiti fino ad
ora preclusoci: la “progettazione”
e la costruzione degli “strumenti di
governo territoriale”.
L’archeologo progettista
Dalla fine degli anni ’70 abbiamo fatto tanta strada.
Da tecnici di “fiducia” delle Soprintendenze
(Tuzzato 2021), inseriti in appositi elenchi in cui
si entrava non sempre per le reali capacità, abbiamo
ottenuto, anche grazie all’autonomia economica
offertaci dal proliferare delle attività lavorative
conseguenti all’applicazione dell’archeologia
preventiva (Anghinetti 2024), il diritto di utilizzare
la nostra formazione universitaria e la nostra
esperienza per poter esercitare come “archeologi
progettisti”. Questo non ha comportato solo autonomia
economica e professionale ma anche la
possibilità di poter esercitare in ambiti fino ad
ora preclusoci: la “progettazione di servizi e lavori
archeologici” e la costruzione della parte archeologica
degli “strumenti di governo territoriale”.
10 GEOmedia n°1-2026
REPORT
A fronte di ciò nel II Convegno di Archeologia
Preventiva. Progettazione e carte di governo territoriale,
a cura dell’Università della Tuscia, si
sono proposti due distinti contributi a tema: “La
progettazione archeologica, luci ed ombre di una
nuova sfida professionale” e “Il valore aggiunto
dell’archeologia nei piani di governo territoriali:
non solo vincoli”. Entrambi prendono avvio
da un percorso formativo professionale recentissimo,
che, nato sull’istanza del riconoscimento
professionale dell’archeologo (L. 110/2014
e D.M. 244/2019), trae forza da una modifica
apportata nell’aprile 2019 all’allora articolo 46
del D.Lgs 50/2016, che vede per l’archeologo il
rivoluzionario affiancamento alle già affermate
figure professionali legate alla progettazione: architetti
e ingegneri. Proprio questa svolta ci permette
oggi, visto il suo mantenimento all’art. 66
del D.Lgs 36/2023 (cd Codice degli Appalti o
dei Contratti), di affrontare nuove sfide professionali,
già immaginate nei decenni scorsi, con
autonomia e dignità (Anghinetti 2025).
La progettazione archeologica
Per quanto concerne la progettazione archeologica
occorre rammentare come questa, fino all’entrata
in vigore del correttivo (D.Lgs 209/2024),
fosse connessa al solo “scavo archeologico” così
come definito all’Allegato II.18, dove (in eredità
dell’ex DM. 154/2017) era esplicitato che all’archeologo
competeva quest’attività e quali contenuti
dovesse avere (riportati tramite semplice
elencazione di punti). A seguito dell’inserimento
all’interno del D.Lgs 36/2023 il progettista, che
tale si riteneva, doveva fin da subito comprendere
come la sommaria descrizione (ereditata dall’originario
D.M. 154/2017) fosse insufficiente per la
costruzione di un progetto, così come inteso proprio
dallo stesso Codice degli appalti che indica
non solo nella PARTE IV ma anche nei relativi
Allegati I.7, I.13 e I.14 quali siano i contenuti,
le voci e le componenti di una progettazione (a
partire dal DOCFAP non incluso nell’applicazione
dell’archeologia preventiva ma che invece
può vedere una corretta presenza della figura del
progettista archeologo, come ben dimostrato dal
gruppo FS ENGINEERING (Frandi 2024).
Occorre inoltre evidenziare (Anghinetti 2025)
come a seguito del correttivo (D.Lgs 209/2024)
questa progettazione sia stata resa obbligatoria
anche per ambiti fino ad allora considerati
esclusivamente “servizi” e per i quali molto raramente
si attivava la progettazione archeologica.
Solo in grandi gruppi (esempio nuovamente FS
ENGINEERING Frandi 2024) la presenza interna
di archeologi ha permesso in tempi antecedenti
di costruire “piani di indagine” che di fatto diventavano
a tutti gli effetti parte integrante della
progettazione in PFTE di tutta l’opera, fornendo
indicazioni per la corretta gestione del “problema”
archeologia. I correttivi inseriti nell’Allegato
I.8 costringono, oggi, a trattare come “progetti
veri e propri” anche le prestazioni archeologiche
delle “indagini di seconda fase” (comma 7)
e della “sorveglianza archeologica” (comma 10).
Ambiti per i quali non solo attualmente gli stessi
archeologi non hanno idee chiare ma soprattutto
per i quali non esiste ancora una corretta formazione
sui compiti e competenze caratterizzanti
questo tipo di progettazione. Progettare non è
infatti solo costruire un capitolato tecnico (che
descriva come si debba svolgere un’attività di servizio
o uno scavo archeologico vero e proprio),
ma valutare tutte quelle componenti che formano
quello che è un progetto secondo normativa
vigente, d'altronde siamo inseriti nel Codice
quindi anche per noi vale il Codice! L’archeologo
progettista dovrà, quindi, imparare quantomeno
a comprendere ambiti come: espropri, sicurezza,
analisi, bonifiche ordigni esplodenti, monitoraggi,
Criteri Ambientali Minimi, layout di cantiere,
quadri economici sommari e di dettaglio, cronoprogrammi
etc.
Le Carte di Governo del Territorio
In Italia sono strumenti cartografici che rappresentano
le disposizioni normative e pianificatorie
relative all'uso del suolo e all'organizzazione territoriale.
Questi vengono elaborati nell'ambito della
pianificazione urbanistica e territoriale e possono
includere diverse tipologie di rappresentazioni, a
seconda della scala e dell'ambito di applicazione.
Le principali tipologie di carte si declinano su
base Regionale, Provinciale, Comunale e settoriale
(Enti) ed hanno diverse funzioni e utilità:
• regolano l’uso del suolo, definendo le aree edificabili,
agricole, industriali, naturali e soggette a
vincoli;
• supportano la pianificazione urbanistica e infrastrutturale,
aiutando la programmazione degli interventi
urbanistici e infrastrutturali a vari livelli
amministrativi;
• regolano la tutela ambientale e paesaggistica, fornendo
informazioni per la gestione sostenibile
del territorio, la tutela del patrimonio naturale
e culturale.
• gestiscono il rischio idrogeologico e sismico, individuando
aree a rischio e regolando l’urbanizzazione
per minimizzare i pericoli naturali.
GEOmedia n°1-2026 11
REPORT
Queste Carte sono, pertanto, strumenti essenziali
per la gestione e lo sviluppo sostenibile del
territorio, garantendo un equilibrio tra esigenze
economiche, ambientali e sociali, tuttavia includono
l'archeologia obbligatoriamente solo in
caso di presenza di “vincoli”. Questo si deve ovviamente
alla normativa vigente: la Costituzione
(Parte II «ordinamento della Repubblica», Titolo
V «Le Regioni, Le Provincie, I Comuni») all’Art.
117, delega infatti come materia di legislazione
corrente alle Regioni il «governo del territorio».
A queste spetta infatti la redazione e applicazione
delle norme pertinenti alla pianificazione territoriale.
Se questa autonomia da un lato è positiva
per tenere conto delle peculiarità regionali,
dall’altro lato lascia il tema "archeologia" soggetto
a discrezionalità politico-amministrativa, visto
che di fatto non esiste un obbligo per la redazione
di carte archeologiche ad esclusione appunto
della vincolistica (Anghinetti 2024).
Grazie ad alcuni Enti (come ad esempio il
Comune di Fontanellato – PR, di cui riproduciamo
alcune immagini previa autorizzazione –
Anghinetti et Alii in cds) possiamo invece constatare
come esistano ulteriori cartografie a tema
archeologico, oltre a quelle della vincolistica (Fig.
3). Queste prendono varie denominazioni (in assenza
di normativa univoca) e si declinano su almeno
2 livelli (Anghinetti 2024):
• Quadro Conoscitivo (o stato di fatto – Fig. 2),
includente vincoli (diretti e indiretti) e dati analitici:
si basa sull’analisi multidisciplinare dei
fattori geologici, storici, topografici, geomorfologici
sovrapposti ai fattori archeologici (tenendo
conto anche di fattori come gli ostacoli geologici/
territoriali dati da spartiacque, asperità del terreno,
corsi d'acqua, etc. ma anche degli elementi
di unione come pianure, percorsi stradali tra cui
ostacoli ed elementi favorevoli);
• Carta della Potenzialità Archeologica (o di potenzialità
predittiva- Fig. 1): si sviluppa con metodi
scientificamente corretti (se possibile supportati
dalla tecnologia), arrivando a "riempiere" le porzioni
del territorio non indagate o senza segnalazioni,
ipotizzando la presenza di elementi archeologici
non ancora scoperti. Tale carta contiene,
di norma, quanto ottenuto dal QC e dovrebbe
tenere conto del contesto politico/amministrativo,
se possibile senza perdere di vista il contesto
storico (i cui limiti non sempre coincidono con
quelli amministrativi che coincidono con l’incarico)
e dovrebbe, infine, armonizzarsi con gli altri
Fig. 2 - “Carta dello stato di fatto delle segnalazioni e dei vincoli", da Piano Urbanistico Generale di Fontanellato (elaborato B4 del “quadro conoscitivo”,
PUG, 2022).
12 GEOmedia n°1-2026
REPORT
Fig. 3 - “Tavola dei Vincoli. Tutela degli elementi naturali, paesaggistici e storico -culturali”, da Piano Urbanistico Generale di Fontanellato (elaborato
P.3.2 del “progetto di piano”, PUG, 2022).
aspetti di tutela e progettazione territoriale (paesaggistici,
architettonici, etc.).
Entrambi i livelli, come comprovato dai casi
esistenti, sono quindi uno strumento sia di tutela
che di pianificazione territoriale in grado di
supportare gli Enti preposti nella proposizione
di misure adeguate alla tutela e valorizzazione,
permettendo di perdere meno tempo nelle procedure
burocratiche, comportando una corretta
gestione del patrimonio archeologico, con conseguente
minor perdita dello stesso (sappiamo
bene che non è inesauribile) dovuta all’occupazione
sistematica di superficie da parte di infrastrutture
e strutture. Si progetterebbe pertanto
con cognizione di causa, tenendo conto, nel caso
dell’impossibilità di spostarsi altrove, delle necessarie
risorse da utilizzarsi nelle aree considerate
«a potenziale archeologico», evitando o facendo
calare drasticamente il rischio di opere «bloccate»
e/o di denunce in caso di danneggiamenti.
Senza dimenticare come possano fornire un asset
di sviluppo economico, oggi non valutato a causa
di un mancato o incompleto sfruttamento delle
risorse di fatto sconosciute.
Conlcusione
In sintesi possiamo evidenziare come le cartografie
a tema archeologico permettano:
• La proposizione di misure adeguate alla tutela
e valorizzazione (da condividere con le
Soprintendenze)
• Snellimenti delle procedure burocratiche;
• una corretta gestione del patrimonio archeologico;
• un minor rischio di opere “bloccate”;
• un “asset” di sviluppo economico.
La loro produzione va poi ricondotta all’operato
di un archeologo progettista competente nell’uso
degli strumenti ministeriali messi a disposizione
(Boi 2024; Serlorenzi et Alii 2024) o e/o per
quelli eventualmente utilizzati dall’Ente, insieme
all'uso di tecnologie e capace dialogare con le
altre figure professionali coinvolte sul territorio
(Anghinetti 2024); in tal modo arriverà a realizzare
uno strumento praticamente efficiente e che
non sia certamente solo “ricerca archeologica”.
GEOmedia n°1-2026 13
TELERILEVAMENTO
REPORT
BIBLIOGRAFIA
Anghinetti C. (2024), L’archeologia preventiva come ambito professionale, in GEOmedia: Geodati per l’archeologia preventiva, anno XXVIII,
n.4 2024, pp. 8-11.
https://www.yumpu.com/it/document/read/68899209/geomedia-4-2024 (Consultato in data 20/10/2025)
Anghinetti C. (2025), Senza prezzo e senza corretta formazione: le incertezze per l’archeologia alla luce del D.Lgs. 209/2024, in M. Giorgio (a
cura di), Archeologia oggi: tra nodi aperte e sfide future. Una sintesi dagli Stati Generali dell'Archeologia Italiana 2024, Collana "ANALYSIS.
Archeologia - Professione - Ricerca", 2025 pp. 43- 51.
Anghinetti C.; Michelotti F.; Storchi A., in cds, Le carte di governo territoriale. Una diversa formulazione dell’archeologia preventiva: il
territorio come progetto, il caso di Fontanellato (PR), Atti del I Convegno di “Archeologia Preventiva: teorie, metodi ed esperienze”, 18-19
ottobre Soriano nel Cimino (VT)
Boi V. (2024); Tra evoluzione normativa e buone pratiche: il geoportale Nazionale per l’Archeologia (GNA), in GEOmedia: Geodati per
l’archeologia preventiva, anno XXVIII, n.4 2024, pp. 12-14.
https://www.yumpu.com/it/document/read/68899209/geomedia-4-2024 (Consultato in data 20/10/2025)
Frandi F. (2024), Il rapporto tra Archeologia Preventiva e sviluppo Infrastrutturale, in GEOmedia: Geodati per l’archeologia preventiva, anno
XXVIII, n.4 2024, pp. 34-35.
https://www.yumpu.com/it/document/read/68899209/geomedia-4-2024 (Consultato in data 20/10/2025)
Serlorenzi M., D’Andrea A., Rosa C., Rosati P., Serpio D. (2024), Per una carta del potenziale archeologico di Roma. Nuovi approcci metodologici
in SITAR, in GEOmedia: Geodati per l’archeologia preventiva, anno XXVIII, n.4 2024, pp. 44-47.
https://www.yumpu.com/it/document/read/68899209/geomedia-4-2024 (Consultato in data 20/10/2025)
Tuzzato S. (2021), Per un’archeologia dello scavo archeologico professionale. Scavi stratigrafici in Veneto e dintorni nell’ultimo mezzo secolo
(1973-2020). Qualche spunto, in Gamba M., Gambacurta G., Gonzato F., Pettenò E., Veronese F. (a cura di) Metalli, creta, una piuma
d’uccello … studi di archeologia per Angela Ruta Serafini, pp. 363-372.
PAROLE CHIAVE
archeologo progettista; progettazione archeologica; carte di governo territoriali; rischio archeologico; potenziale archeologico
ABSTRACT
From the "trusted" technicians of the 1970s, we have now become "designer archaeologists." This brings economic and professional autonomy,
but above all, the ability to work in areas previously closed to us: the "design" and construction of "territorial governance tools."
AUTORE
Cristina Anghinetti
presidente@archeoimprese.it
Presidente Associazione Archeoimprese
Associazione Archeoimprese
https://www.archeoimprese.it/
MONITORAGGIO 3D
GIS E WEBGIS
www.gter.it info@gter.it
14 GEOmedia n°1-2026
GNSS
FORMAZIONE
RICERCA E INNOVAZIONE
logo merkator group.indd 1 26/03/2025 08:25
DATA PROGRAM
RAI Amsterdam, The Netherlands / 27 April - 1 May 2026
Sovereignty. Economy. Society.
The Visionaries Driving the Next Global Transformation
Aarti Holla Maini
Director, UNOOSA
Austria
Ali Al Shehhi
Director General
National Space Science
and Technology Centre
UAE
Birendra Sen
President - Business
Process Services
Tech Mahindra
India
Bob Graft
Director - Geospatial
Division
Ministry of Housing and
Spatial Planning
The Netherlands
Carlo Luiz
Vice President
Europe Middle East and
Africa, Nvidia
The Netherlands
Christophe Yvetot
UNIDO Representative to
the EU, EIB, OACPS, Belgium
and Luxembourg/Head of
UNIDO Brussels Office
UNIDO
Belgium
Clinton Heimann
Director General
Department of Land
Reforms and Rural
Development
South Africa
Comparini Massimo
Claudio
Managing Director
Leonardo Space Division
Itlay
Cora Smelik
Chairperson, Kadaster
The Netherlands
Damian Spangrud
Director - Solutions, Esri
USA
Dean Angelides
Managing Director,
International, Esri
USA
Deirdre Bishop
Associate Director -
Economic Programs
US Census Bureau
USA
Erik Jorgensen
Chairman, Vexcel Group
USA
Francisco Vilhena
da Cunha
CEO, GeoSat
Portugal
Friso Penninga
Director, Geonovum
The Netherlands
Geert De Coensel
CEO, Merkator Group
Belgium
GV Sreeramam
CEO, NeoGeoinfo
Technologies
India
H.E. Eng. Hamed Al
Kaabi
Director General, FGIC
UAE
H.E. Mohammad
AlSayel
President, GEOSA
Kingdom of Saudi Arabia
Harold Goddijn
CEO, TomTom
The Netherlands
Hasan Al Hosani
CEO, Spatial Solutions
Space42
UAE
Ingrid Vanden
Berghe
Administrator General
National Institute of
Geography
Belgium
Jan Wester
Director
European Digital
Infrastructure Consortium
for Networked Local
Digital Twins towards the
CitiVERSE
Spain
Jeroen Zanen
CEO, AI InfraSolutions
The Netherlands
John Nyberg
Director
International Hydrographic
Organization (IHO)
Monaco
Krishna Bodanapu
Executive Vice Chairman
and Managing Director
Cyient
Lt Gen Khalifa Al
Romaithi
Chairman, FGIC
United Arab Emirates
Maree
Wilson
Chief of Place &
Communities Division
Geoscience Australia
Australia
Mark Heine
CEO, Fugro
The Netherlands
Mats Hultin
Board Member, Former CIO
at Ericson
JSAN Consulting
Sweden
Mike Tischler
Associate Director for Core
Science Systems, USGS
USA
Miriam
Daniel
VP and GM, Google Maps
USA
Motoyuki Arai
CEO, Synspective
Japan
Neil
Churman
CEO, Woolpert
USA
Nicholas James
Brown
Head of Office
United Nations Global
Geodetic Centre of
Excellence
Germany
Nick Bolton
CEO, Ordnance Survey
UK
Nicolaus Hanowski
Head of the European
Space Agency's (ESA)
Earth observation satellite
missions
European Space Research
Institute (ESRIN)
Rome
Piers Dormeyer
CEO, EagleView
USA
Prateep Basu
CEO, Satsure
India
Rajeev Jyoti
Director
Indian Space Promotion
and Authorisation Centre
India
Ramesh
AnanthaKrishnan
CEO
DSM Soft
India
Rob van
de Velde
Board Member, Geonovum
The Netherlands
Ron S. Jarmin
Deputy Director and Chief
Operating Officer
U.S. Census Bureau
USA
Sallie Payne
Secretary General
EuroGeographhics
Belgium
Sanjay
Kumar
CEO
Geospatial World
India
Seng-Chuan
Tan
President
World Federation of
Engineering Organization
Singapore
Sergio A.
Fernández de
Córdova
Chairman
PVBLIC Foundation
USA
Siva Ravada
Vice President
Oracle
USA
Srikant
Sastri
Chairman
Geospatial Data Promotion
and Development
Committee, Dept of
Science and Technology
India
Will
Mortenson
Executive Director
Overture Maps Foundation
USA
Yeo
Wenshan
Deputy Chief Executive
(Development)
Singapore Land Authority
Singapore
Strategic Sponsors
SPONSORS AND PARTNERS
Platinum Sponsors
Strategic Partners
Kingdom of Saudi Arabia
United Arab Emirates
Country Partner
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Associate Sponsors
MERKATOR GROUP
Co-Sponsors
Development
Partner
Geospatial Agency Partners
Government of Qatar
Great Britain
Institutional Partners
Co- Host
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REPORT
Dall’analisi storica alla tutela archeologica
Il Catasto Gregoriano come supporto
all’archeologia preventiva.
Il caso del centro storico di Viterbo
di Gianpaolo Serone,
Alessia Repetti,
Gianpiero Rossi
La Georeferenziazione e Vettorializzazione
del Catasto Gregoriano di Viterbo ha contribuito
all’analisi dell’uso del suolo e delle
dinamiche edilizie della città tramite un
dataset GIS interrogabile utile all’archeologia
preventiva, alle carte archeologiche e
alla conoscenza del paesaggio storico.
Il presente studio si
inserisce nel contesto
dell’archeologia
preventiva, in cui
l’analisi storica rappresenta
uno strumento fondamentale
per la tutela e la gestione consapevole
del patrimonio urbano e
suburbano. Il Catasto Gregoriano
(1816-1835) è un catasto particellare
geometrico voluto dallo Stato
Pontificio per sostituire i precedenti
catasti descrittivi e per fornire una
rappresentazione accurata del paesaggio
urbano e rurale antecedente alle trasformazioni
industriali e urbanistiche del XX
secolo. Il documento riporta nei brogliardi
allegati: la proprietà, la distribuzione dei suoli,
16 GEOmedia n°1-2026
REPORT
spazi ed edifici pubblici e privati, il patrimonio
monumentale e i complessi religiosi, costituendo
una fonte primaria essenziale per studi di
storia urbana, archeologia preventiva e pianificazione
territoriale. La scelta di georeferenziare
i catasti storici rappresenta un passaggio
metodologico cruciale, poiché trasforma mappe
e carte d’archivio in dati spaziali interrogabili,
consentendo confronti tra assetti urbani storici
e contemporanei, analisi delle trasformazioni
del paesaggio e pianificazione della tutela del
patrimonio. Studi internazionali evidenziano
l’importanza di tale processo, come il progetto
italiano IMAGO, che dimostra come il Catasto
Gregoriano possa essere d’aiuto sia per la pianificazione
urbana, sia per l’archeologia preventiva.
Di conseguenza, in ambito di pianificazione
urbana, l’integrazione tra cartografia storica e
moderna in database spaziali interrogabili consente
una lettura diacronica del tessuto urbano
e una valutazione più accurata dei processi di
trasformazione. Nell’archeologia preventiva,
lo stesso approccio supporta l’individuazione
delle aree di potenziale interesse archeologico
e l’individuazione delle principali permanenze
del tessuto storico, contribuendo alla definizione
del potenziale archeologico.
Il caso studio preso in considerazione riguarda
il centro storico di Viterbo, con particolare
attenzione al Colle del Duomo, al quartiere di
San Pellegrino e all’area centro-orientale. Gli
obiettivi che si prefigge sono: georeferenziare
l’intero Catasto Gregoriano della città, analizzare
lo sviluppo urbano e il paesaggio storico,
fornire strumenti operativi per l’archeologia
preventiva, supportare la realizzazione di una
carta del potenziale archeologico e creare un
dataset geospaziale utilizzabile per studi comparativi
con la cartografia moderna.
Materiali e metodi
La georeferenziazione e vettorializzazione del
Catasto Gregoriano ha seguito una metodologia
rigorosa, finalizzata alla trasformazione dei
documenti in un sistema informativo geografico
(GIS). Le principali fonti sono costituite dai
Fig. 1 - Mappa tematica della distribuzione delle categorie di proprietà nel Catasto Gregoriano (1820), settore centro-orientale.
GEOmedia n°1-2026 17
REPORT
Fig. 2 - Persistenza spaziale e funzionale delle strutture ecclesiastiche nel settore centro-orientale (in %).
fogli catastali originali e dai relativi brogliardi,
già digitalizzati ad alta risoluzione (600 dpi)
nell’ambito del progetto IMAGO (Archivio di
Stato di Roma). Ogni foglio è stato sottoposto
a un processo di pre-elaborazione in Adobe
Photoshop e GIMP per correggere distorsioni
ottiche, uniformare la scala cromatica e rimuovere
imperfezioni dovute all’usura del supporto
cartaceo, oltre a ridefinirne i contorni.
La Georeferenziazione è stata condotta in QGIS
utilizzando il plugin Georeferencer. Per ciascun
foglio sono stati identificati più di 15 punti di
controllo (GCP) omologhi tra la mappa storica
e la cartografia tecnica regionale e catastale
attuale (CTR 1:5.000, Catasto moderno). Nei
settori Colle del Duomo e San Pellegrino la tra‐
Fig. 3 - Carta delle persistenze spaziali e funzionali delle strutture ecclesiastiche, settore centro-orientale.
18 GEOmedia n°1-2026
REPORT
Fig. 4a - Rappresentazione grafica della totalità della categoria
funzionale ”Case” (78,62% del totale)
Fig. 4b - Presenze di orti, vigne e giardini con un focus sulle parti
liminali S e SE del centro storico.
sformazione è stata eseguita con polinomio di
secondo grado e metodo di ricampionamento
cubico, ottenendo un RMSE (errore quadratico
medio) di 1,8 m nell’area di San Pellegrino; nel
Colle del Duomo, dove le trasformazioni urbane
a seguito dei bombardamenti hanno cancellato
gran parte dei riferimenti planimetrici,
il RMSE ha raggiunto valori superiori a 5 m.
Per quest’ultimo settore si è proceduto quindi
alla vettorializzazione manuale delle particelle:
ogni unità catastale è stata ridisegnata ex novo
in QGIS come feature vettoriale, utilizzando
la mappa raster georeferenziata come base di
riferimento e integrando i limiti topografici
moderni per correggerne forma e posizione.
Il dataset vettoriale così ottenuto è stato successivamente
georeferenziato e rifinito tramite
correzioni manuali, al fine di ottenere una geometria
coerente con la cartografia attuale.
Nella porzione centro-orientale invece, le distorsioni
sono state ridotte suddividendo la
mappa in due macro-settori, georeferenziati
con trasformazione TPS e ricampionamento
“vicino più prossimo”, ottenendo un errore interno
minimo sui GCP (< 1 m).
La vettorializzazione ha prodotto geopackage
dedicati tramite digitalizzazione dei confini
particellari in QGIS, con Snap attivato (tolleranza
2 m) per garantire la continuità topologica.
A ogni particella sono stati associati i
dati dei brogliardi (numero, intestazione, classe,
superficie, rendita, uso), integrati dai campi
“Tipologia” e “Note” rispettivamente per la
classificazione funzionale e le annotazioni storico-topografiche.
La validazione topologica,
effettuata con regole no overlap e no gap > 0,5
m² e relative correzioni automatiche, ha generato
un dataset di 2.847 particelle georiferite
con precisione sub-metrica nelle aree meglio
conservate. Successivamente, il geopackage è
stato confrontato con la cartografia moderna
(OpenStreetMap, ortofoto AGEA 2020, catasto
moderno) tramite overlay, evidenziando
uno slittamento geometrico medio di 2,4 m e
consentendo l’elaborazione di mappe tematiche
GEOmedia n°1-2026 19
REPORT
morfo-funzionali utili a evidenziare corrispondenze
e trasformazioni del tessuto urbano.
Risultati
L’analisi dell’uso del suolo con questo metodo,
ha permesso di ricostruire la distribuzione
funzionale e la morfologia urbana restituite
dal Catasto Gregoriano. Nel quartiere di San
Pellegrino (651 particelle), la funzione abitativa
rappresenta il 78,62% del totale, suddivisa
tra case d’affitto (38,40%) e case di proprietà
(25,80%). Gli spazi agricoli urbani, oggi quasi
scomparsi, comprendevano orti (5,68%), giardini
(2,30%), vigne (2,30%) e stalle (2,00%).
L’elaborazione dei dati evidenzia come queste
superfici, in particolare orti e vigne, coincidano
con aree attualmente non edificate, quali il
Parco del Paradosso e la fascia verde ai piedi delle
mura sud-orientali, sotto l’ex chiesa di Santa
Maria delle Fortezze, mostrando così una continuità
d’uso che si mantiene almeno dal 1820.
Anche nel settore centro-orientale (788 particelle),
la funzione abitativa domina il quadro
(76%), seguita dalle destinazioni produttive
(11%) e da piccoli appezzamenti agricoli urbani
(7%); inoltre emerge una prevalenza della
proprietà laica (51%), accanto a una quota
molto significativa di beni ecclesiastici (44%)
spesso gestiti come patrimonio reddituale tramite
affitti e livelli. L’analisi delle persistenze
ecclesiastiche (18 complessi e 31 particelle),
inoltre, presenti in quest’area, mostra una profonda
trasformazione: il 50% delle strutture
risulta scomparso, il 20% conserva solo parzialmente
la posizione originaria e l’85% del totale
ha perduto la funzione cultuale. In molti casi,
tuttavia, sopravvive la memoria toponomastica
dell’antico edificio, come avviene per la chiesa
di San Vito, ormai non più esistente ma ricordata
dalla strada che ne porta il nome.
Discussione
L’approccio integrato tra analisi storica e strumenti
GIS ha permesso una ricostruzione coerente,
sebbene ancora parziale, dell’assetto
urbano ottocentesco di Viterbo. La georeferenziazione
del Catasto Gregoriano, unita alla vettorializzazione
delle particelle, ha reso possibile
una ricostruzione accurata della distribuzione
delle proprietà, la presenza di spazi agricoli e
la persistenza del patrimonio religioso, fornendo
un quadro diacronico funzionale all’analisi
Fig. 5 - Mappa tematica delle tipologie catastali presenti sul Colle del Duomo.
20 GEOmedia n°1-2026
REPORT
delle dinamiche urbane. Le principali evidenze
emerse riguardano: la prevalenza della proprietà
laica a scopo abitativo; la forte concentrazione
di beni ecclesiastici a uso reddituale; la perdita
documentata del patrimonio religioso e tessuti
residenziali, la persistenza parziale della toponomastica,
la compresenza storica di ambiti urbani
e rurali.
Conclusioni
L’integrazione del Catasto Gregoriano in ambiente
GIS ha permesso di ricostruire con buona
affidabilità la morfologia urbana ottocentesca
nei tre settori analizzati del centro storico
di Viterbo (Colle del Duomo, San Pellegrino e
settore centro-orientale). La qualità della georeferenziazione
ha mostrato differenze dovute al
diverso grado di conservazione del tessuto urbano:
nelle aree di San Pellegrino e centro-orientale
le trasformazioni, rispettivamente polinomiale
e TPS, hanno garantito valori di RMSE
soddisfacenti, mentre nel Colle del Duomo le
profonde trasformazioni novecentesche e la perdita
di punti omologhi hanno imposto il ricorso
alla vettorializzazione manuale e al successivo
allineamento alla cartografia moderna.
L’elaborazione dei dati vettoriali, integrata con
verifiche topologiche e confronti cartografici,
ha consentito di quantificare scostamenti geometrici
(media 2,4 m), riconoscere persistenze
particellari e documentare continuità d’uso in
specifici settori, come le aree storicamente non
edificate di San Pellegrino. L’analisi dei complessi
religiosi ha inoltre evidenziato una riduzione
significativa del patrimonio ecclesiastico
documentato nel 1820, con un tasso di scomparsa
pari al 50% e una sopravvivenza funzionale
molto limitata.
Il caso di Viterbo conferma l’efficacia dell’approccio
storico-GIS per la definizione di modelli
di persistenza urbana e di indicatori utili
alla valutazione del potenziale archeologico.
L’approccio metodologico applicato, basato su
georeferenziazione, vettorializzazione e validazione
geometrica, risulta replicabile in altri contesti
urbani storici e rappresenta un supporto
operativo per la pianificazione e la tutela del
patrimonio archeologico.
PAROLE CHIAVE
Catasto Gregoriano; GIS; Viterbo; archeologia preventiva; paesaggio storico; Geoportale Nazionale Archeologia;
template GNA
ABSTRACT
The georeferencing and vectorization of the Gregorian Cadastre of Viterbo contributed to the analysis of the city's land use and
building dynamics through a queryable GIS dataset useful for preventive archaeology, archaeological maps, and understanding
the historical landscape.
AUTORE
Gianpaolo Serone
gianpaolo.serone@unitus.it
Uiversità degli Studi della Tuscia - UNITUS
Alessia Repetti
alessia_repetti@virgilio.it
archeologa libera professionista
Gianpiero Rossi
gianpierorossi@yahoo.it
Funzionario archeologo – MIC
GEOmedia n°1-2026 21
REPORT
Un esempio di Progettazione
Archeologica per il sito Villa dei Quintili
nel Parco Archeologico dell'Appia Antica
di Laura Pugliesi
Fig. 1 - Area del sito di villa dei Quintili e S. Maria Nova.
Per il sito di Villa dei Quintili si propongono
le basi per un progetto di PFTE,
con il posizionamento di 13 trincee
di scavo sulla base dello studio delle
anomalie emerse soprattutto da diversi
tipi di indagini non invasive, un cronoprogramma
delle attività e le figure
fondamentali da coinvolgere.
In questo contributo si propongono le basi per la redazione
di un progetto relativo a saggi archeologici
da effettuare nelle aree non scavate del sito di Villa
dei Quintili, nel Parco Archeologico dell’Appia Antica
a Roma 1 . Grazie allo studio delle ricerche non invasive,
alla fotointerpretazione, alla cartografia storica (e geologica)
e alla ricognizione del sito, sono state individuate
aree di interesse sulle quali posizionare le trincee di scavo,
per la cui realizzazione è stato elaborato un cronoprogramma
e un’ipotesi di risorse da utilizzare al fine
di poter procedere in un successivo momento ad una
completa e corretta progettazione, in accordo con i recenti
aggiornamenti normativi in materia di archeologia
preventiva 2 .
22 GEOmedia n°1-2026
REPORT
Cenni storici
Il sito si trova al V miglio dell'Appia Antica, compreso
tra questa e il tracciato della moderna via
Appia nuova. È costituito da un nucleo centrale
e settori distaccati pertinenti alla villa di II secolo
appartenuta inizialmente ai fratelli Quintili, poi
requisita dall’imperatore Commodo (180-192)
e divenuta quindi di proprietà imperiale. In età
medievale una parte della villa viene inglobata nei
possedimenti rurali della chiesa di S. Maria Nova al
Palatino, di cui conserva il toponimo ancora oggi
(Fig. 1).
Nella seconda metà del XIX secolo la proprietà
passò ai privati e infine allo Stato: la parte centrale
della villa venne aperta al pubblico nel 2000 e l’area
di S. Maria Nova nel 2018 3 . Attualmente il sito fa
parte del Parco Archeologico dell’Appia Antica 4 , il
quale comprende il tratto dell’asse viario compreso
tra Porta Capena (a Roma) e Frattocchie (nel comune
di Marino) 5 .
Fotointerpretazione
Lo studio delle foto storiche, fatte durante voli rivolti
inizialmente a scopi militari e poi civili, è di
fondamentale importanza per l’individuazione di
anomalie nel colore del terreno o nella sua conformazione;
nel nostro caso abbiamo la certezza
dell’utilità del metodo, poiché molte delle strutture
riportate in luce dagli scavi recenti si trovano
in corrispondenza delle chiazze chiare visibili nelle
foto (fig. 2, frecce arancioni). Dunque, su questo
principio, sono state qui individuate delle aree di
interesse che si riscontrano su tutte le foto aeree
storiche conservate e anche sulle più recenti immagini
da satellite (figg. 2-4, aree indicate dalle frecce
e dai rettangoli bordeaux).
Alcune di queste anomalie sono confrontabili anche
con testimonianze ed aggiunte riportate sulla
cartografia storica.
Indagini non invasive pregresse
Negli anni 1997/1998 vengono eseguite indagini
geofisiche in diverse aree del sito, finalizzate alla ricerca
archeologica. Il risultato è stato il riscontro di
numerose anomalie a debole profondità dal suolo
(1/1,5 m dal p.d.c.) interpretate per geometrie e
configurazione fisica a resti di strutture lineari, ma
anche casi di anomalie che rivelano situazioni caotiche
riconducibili a crolli o a concentrazione di
materiali litoidi semiaffioranti (fig. 4, in blu).
Nel luglio 2004 vennero realizzate indagini con georadar
propedeutiche a lavori idrici nell’area retro‐
Fig. 2 -Foto aerea del 1970: in arancione sono indicate le aree che sono state oggetto di scavo negli anni successivi e in rosso sono individuate aree
di interesse non ancora scavate.
GEOmedia n°1-2026 23
REPORT
stante il Ninfeo, dallo xystus sud fino all’esterno di
quello nord; sono emerse anomalie a -0,60 m dal
p.d.c. interpretate come possibili lineazioni murarie
e crolli (fig. 4, in rosso).
Tra maggio e giugno 2022 è stata effettuata una
indagine con georadar nell’area compresa tra il settore
centrale della Villa e il Ninfeo e in quella tra
la cisterna Piranesi, l’area a sud-est del casale di S.
Maria Nova e l’Appia Antica. Già a poca profondità
sono state documentate anomalie riconducibili
a strutture sepolte: nell’area del giardino posta
davanti alla Cisterna Grande, a -0,35 m circa dal
p.d.c., una probabile e sconosciuta prosecuzione in
sotterranea del c.d. acquedotto dei Quintili; ad Est
e Sud Est di S. Maria Nova, a -0,45 m circa dal
p.d.c., possibili strutture murarie sia parallele alla
via Appia antica, sia con orientamento diverso, tra
le quali è visibile anche un elemento circolare (fig.
4, in verde scuro).
Anche nelle nuove indagini con georadar eseguite
tra settembre e ottobre 2023 a sud-ovest di S.
Maria Nova sono emerse anomalie riconducibili a
strutture lineari con andamento parallelo all’antico
asse viario (fig. 4, in verde chiaro).
Infine nel febbraio 2025 è stato di nuovo impiegato
il georadar, al fine di individuare alcuni sottoservizi
presenti, e sono state effettuate delle strisciate
con andamento non regolare nell’area posta a Nord
dell’anfiteatro e nella porzione a nord-nord/est della
Cisterna grande; il risultato è stata l’individuazione
di 12 anomalie riconducibili a preesistenze
antropiche ed interpretate come strutture murarie,
crolli e vuoti o cunicoli (fig. 4, aree azzurre).
Recentemente è stato possibile effettuare una attività
di ricognizione solo parziale, che comunque
ha confermato la presenza di manufatti nelle zone
già circoscritte.
Progettazione
Con l’analisi delle anomalie riscontrate attraverso
i diversi metodi e con il loro posizionamento sulla
planimetria del sito, abbiamo individuato alcune
aree di estremo interesse in cui porre i saggi di scavo.
In totale sono state posizionate 13 trincee di
diverse dimensioni (fig. 4, in magenta), facendo
attenzione ai percorsi dei sentieri affinché non si
intralci il passaggio di mezzi, persone (ricordiamo
che si tratta di un sito aperto al pubblico) e dei sot‐
Fig.3 - Foto satellitare del 2017: in rosso sono individuate aree di interesse non ancora scavate.
24 GEOmedia n°1-2026
REPORT
toservizi; la numerazione progressiva è legata all’ordine
in cui vanno effettuati gli scavi, per ragioni
logistiche e di organizzazione (l’area di cantiere in
cui depositare le baracche di servizio e i bagni dei
lavoratori è già presente nel sito).
Nell’ambito della redazione del progetto dovranno
essere incaricati dei professionisti della sicurezza,
per i ruoli di CSP e CSE, e una figura per la direzione
lavori. Tutte le operazioni dovranno essere
concordate con il CSE (ad esempio decidere le
logistiche dei percorsi e fare in modo che le indicazioni
di scavo siano eseguite in sicurezza); con
lui saranno definite anche tutte le corrette gestioni,
comprese quelle relative alle vie d’uscita dalle trincee
e alle pareti di scavo, anche nel caso si dovesse
attivare lo scavo archeologico 6 ; si decideranno con
i responsabili della sicurezza, con la direzione lavori
ed il progettista anche eventuali altre aree (e mezzi)
per stoccare la terra di risulta nel caso di bisogno o
se si necessitasse l’ampliamento delle trincee.
Per la redazione del cronoprogramma sono state
prese in considerazione anche le lavorazioni precedenti
allo scavo (taglio dell’erba nelle zone interessate,
attività di cantierizzazione) e quelle successive
(protezione con geotessuto delle strutture intercettate,
rinterro dei sondaggi). Per lo scavo vero e
proprio è stato previsto dapprima l’uso del mezzo
meccanico, fino alle quote in cui si stima (con i dati
a disposizione) si possano intercettare i manufatti e
poi la prosecuzione con lo scavo manuale di operai
specializzati. Al fine di restringere le tempistiche di
scavo, quest’ultima attività si può sovrapporre alla
precedente e si è previsto di operare a mano con
due squadre in contemporanea.
Sono state poi individuate le voci corrispondenti
alle attività suddette nel prezzario della regione
Lazio 2023-2024 7 , mentre solo per il calcolo delle
tempistiche di tali operazioni è stato fatto un
confronto di supporto con i prezzari delle regioni
Veneto e Puglia che per le stesse attività – o similari
– pubblicano una utilissima analisi dei prezzi,
mancante invece nella nostra regione di riferimento.
Sono state dunque calcolate le tempistiche dei
lavori 8 e si è gettata una base su cui costruire un
veloce e corretto computo metrico.
Per quanto riguarda il personale di scavo, si propone
1 archeologo di I fascia 9 coadiuvato da altri
2 archeologi (per le attività contemporanee di as‐
Fig.4 - Tavola riassuntiva: in blu, viola e verde sono rappresentate le anomalie interpretate da indagini non invasive; in rosso la delimitazione delle
aree di interesse individuate con fotointerpretazione e in magenta le trincee ipotizzate per il progetto.
GEOmedia n°1-2026 25
REPORT
sistenza al mezzo e allo scavo manuale), 2 squadre
di operai specializzati più 1 altro operaio (per assistenza
al mezzo) e naturalmente il mezzo meccanico
con manovratore. Tutti i professionisti, insieme
a quelli menzionati più sopra, andranno inseriti nel
quadro economico 10 .
In sede di progettazione deve inoltre essere prevista
la redazione (e il compenso) della documentazione
di scavo, con posizionamenti, rilievi, foto, schede,
relazione e la gestione dei reperti.
In conclusione, abbiamo cercato di fornire un
buon punto di avvio per una futura e corretta
progettazione di un PFTE; all’atto dell’eventuale
prosecuzione e realizzazione di questa ipotesi
sarà opportuno verificare correttamente quanto la
normativa avrà nel frattempo richiesto e adeguare
eventualmente con ulteriori voci quanto necessiterà,
al fine di computare correttamente e di avere le
risorse bastanti per poter eseguire concretamente le
attività ipotizzate.
NOTE DI CHIUSURA
1 Il contributo è una sintesi delle ricerche fatte per l’elaborato finale del master
in Archeologia preventiva e gestione del rischio archeologico 2023-2024,
Unitus Academy.
2 D.Lgs. 209/2024 e circ. DG-ABAP n. 10 del 20/02/2025, all. I.8, c. 7; all.
II.18, art. 16.
3 Cfr. i più recenti: R. Paris, R. Frontoni, G. Galli (a cura di), Via Appia, Villa
dei Quintili, Santa Maria Nova, Roma 2019; F. R. Paolillo, M. Pontisso, S.
Roascio (a cura di), Patrimonium Appiae. Depositi emersi, Catalogo della
mostra (Roma, 22 ottobre 2022- 30 giugno 2023), Mantova 2022 e bibliografia
precedente.
4 Il 27 luglio 2024 la via Appia Antica è stata iscritta nella lista del patrimonio
mondiale dell’UNESCO.
5 Il Parco è un istituto dotato di autonomia speciale dal 2016 (D.M. 44/2016
e D.M. 198/2016).
6 Su indicazione della normativa vigente è opportuno che venga calcolato il
10% in aggiunta ai costi del progetto per il calcolo degli imprevisti.
7 In osservanza dell’art. 41, c. 13 del D. Lgs. 36/2023.
8 Circa 96 giornate lavorative complessive.
9 In accordo con il D.M. 244/2019.
10 xxxxx
PAROLE CHIAVE
Archeologia Preventiva; progettazione; Parco Archeologico
Appia Antica; tecnologie; indagini non invasive; fotointerpretazione;
cartografia storica e geologica; geofisica;
georadar; saggi archeologici; PFTE
ABSTRACT
This paper provides the basis for drafting a project for archaeological
surveys to be conducted in the unexcavated areas of the
Villa dei Quintili site, in the Parco Archeologico dell'Appia Antica in
Rome. Through non-invasive research, photointerpretation, historical
(and geological) mapping, and surface surveys of the site,
areas of interest were identified for the placement of excavation
trenches. A timetable and resource estimates were developed for
their implementation, allowing for a complete and accurate design
at a later date, in accordance with recent regulatory updates
regarding preventive archaeology.
AUTORE
Laura Pugliesi
Parco Archeologico dell’Appia Antica
Laura.pugliesi@cultura.gov.it
26 GEOmedia n°1-2026
in GIS software
bluemarblegeo.com
ȫ
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Global Mapper Pro® expands upon the
extensive functionality of the standard
version of the application for those with
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Global Mapper Mobile® is a powerful iOS and Android application for viewing and collecting GIS data.
It utilizes the GPS capabilities of mobile devices to provide situational awareness and locational
intelligence for remote mapping projects. A perfect complement to the desktop version of Global
Mapper, the mobile edition provides maps- in-hand functionality for engineers, surveyors, wildlife
managers, foresters, and anyone whose job requires access to spatial data in remote locations.
The Global Mapper Software Development Kit (SDK) provides developers with access to
much of the functionality of the desktop application from within an existing or custom-built
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REPORT
Temi e problematiche dell'Archeologia
Preventiva per la realizzazione di
impianti F.E.R. in Sardegna
di Gianluigi Marras
Visione d'insieme delle operazioni
di scavo di un impianto fotovoltaico
(Loc. Fiumesanto, Porto Torres-
SS)- Foto di MusArte Coop.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
(PNRR) e il Piano Nazionale Integrato
per l’Energia e il Clima (PNIEC) del 2020
hanno, tra gli altri obiettivi, lo scopo di
implementare il processo di transizione
ecologica alle fonti di energie rinnovabili
(F.E.R.); perciò si è avuto, a partire dal
2020-21, un incremento esponenziale delle
istanze di impianti foto- e agrivoltaici
ed eolici, che ha interessato con maggiore
intensità alcune regioni, tra cui la Regione
Sardegna. Il presente contributo intende
discutere temi e problematiche relative
all’applicazione della VPIA all’interno dei
processi autorizzativi di questi impianti.
Un semplice controllo, effettuabile tramite
queries al portale dedicato di
Terna S.p.A. (https://dati.terna.it/
download-center#/connessioni/fer), mostra
come ad oggi per l’isola siano state avanzate
richieste di connessione alla rete elettrica nazionale
per 432 impianti di energia solare (per
una potenza complessiva di 18.053,717 MW),
25 di Eolico off-shore (16.036,3 MW) e 206 di
Eolico on-shore (14.177,76 MW), oltre a 168
istanze (19.284,894 MW) di impianti di accumulo
Stand-alone. Tali istanze riguardano tutto
il territorio isolano, ma con degli addensamenti
in alcune aree geografiche che rivestono grande
interesse culturale, paesaggistico e identitario, tra
cui, nei territori di competenza dell’Ufficio in cui
lo scrivente è incardinato, l’Ogliastra, il Nuorese,
la Gallura, la Nurra, l’area di Macomer.
Queste istanze sono istruite con vari tipi di procedimento
(normati dal D. Lgs 190/2024), tra
cui, per gli impianti più grandi, la Valutazione
d’Impatto Ambientale nazionale o regionale (regolamentata
dal D. Lgs 152/2006), al cui interno
28 GEOmedia n°1-2026
REPORT
deve essere obbligatoriamente presente la V.P.I.A.
(art. 25, comma 2-sexies del D. Lgs 152/2006,
introdotto dalla L. 41/2003).
Normativa di riferimento in continua mutazione
La Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico
in questo ambito presenta tuttavia numerose
problematiche sia per gli archeologi liberi professionisti
- cui spetta la redazione del documento
- che per i funzionari archeologi - cui spetta l’istruttoria.
Una prima difficoltà legata all’applicazione della
VPIA, in questo tipo di procedimenti, risiede
proprio nel continuo tourbillon normativo che
ha interessato da un lato le procedure di autorizzazione
(si veda da ultimo il D.L. 175/2025
che aggiorna il succitato D. Lgs 190/2024 e al
contempo abroga il D. Lgs 199/2021) e dall’altro
la contrattistica pubblica (il Codice dei Contratti
pubblici di cui al D. Lgs 50/2016 sostituito
dal D. Lgs 36/2023 con il correttivo D. Lgs
209/2024) e, in particolar modo, il procedimento
della V.P.I.A. (Linee Guida emesse con
DPCM del 14.2.2022, Circolari della DG ABAP
53/2022, 32/2023, 9/2024, 22/2024). Tale continuo
mutamento impone sia all’Archeologo libero
professionista che al Funzionario istruttore un aggiornamento
continuo, sicuramente doveroso ma
di attuazione sempre più complicata, per quanto
riguarda la mia personale esperienza, dal soverchiante
carico di lavoro delle Soprintendenze.
Verifica Preventiva dell'Interesse
Archeologico: esperienze sul campo
La redazione - e conseguente valutazione - della
V.P.I.A.. si presenta del resto assolutamente
necessaria per queste tipo di opere che, potenzialmente,
rischiano di interferire pesantemente
con il patrimonio archeologico, specialmente
quello non ancora oggetto di indagini conoscitive
e, quindi, ancora disposto sotto la superficie
del suolo. La costruzione degli impianti implica
infatti tutta una serie di componenti (cavidotti,
strade, piazzole, plinti) e di lavorazioni (cut&fill,
spianamenti) che sottintendono scavi dall’ordine
di grandezza elevato, spesso superiore ai 100.000
mc e talora anche ai 200.000 mc.
Con l’entrata in vigore delle Linee Guida nel
2022 e la redazione del Template GIS, al fine
di tutelare al meglio il patrimonio culturale
archeologico, i funzionari archeologi della
Soprintendenza ABAP di Sassari nella fase di
interlocuzione tra professionista archeologo e
funzionario competente forniscono delle prescrizioni
in modo univoco, che richiedono dei
MOPR derivanti da norme di legge, in particolare
dall’ art. 20, co. 8, lett. c-quarter del D.lgs
199/2021 prima e dall’11-bis comma 4, lett. m)
del D. Lgs 190/2024 ora, pari a 500 m intorno ai
foto/agrivoltaici e 3000 m intorno agli impianti
eolici, oltre ad un buffer di 400 m da ciascun lato
dei cavidotti. Per quanto concerne le indagini
sul campo, deve essere effettuata la ricognizione
diretta delle aree interessate da tutte le lavorazioni
che prevedono la movimentazione di terra: a puro
titolo esemplificativo piazzole, aree di cantiere,
strade, modifiche alla viabilità, cavidotti, stazioni
e sottostazioni elettriche etc.
Si ritiene infine utile mettere l’accento su alcune
problematiche che rendono difficoltoso sia ai
redattori delle V.P.I.A. che ai funzionari istruttori
una valutazione esaustiva del rischio archeologico.
Una condizione ostativa è data dalla visibilità
archeologica nei terreni oggetto di indagine, spesso
scarsa o nulla per la presenza di vegetazione.
Difficoltà ancora maggiore deriva dall’inaccessibilità
dei terreni agli archeologi incaricati, che in
vari casi interessa la maggioranza o, addirittura, la
totalità delle aree d’impianto. Tale inaccessibilità
deriva spesso dal fatto che gli enti proponenti
non hanno più alcuna necessità di disporre delle
aree di impianto prima della progettazione in
quanto un’eventuale autorizzazione equivale, ai
sensi dell’art. 18, comma 1, lett. a) del D. Lgs n.
77/2021, ad una dichiarazione di pubblica utilità,
che costituisce il presupposto per le procedure di
espropriazione. Ne consegue che, in mancanza
di un accordo tra proponenti e proprietari, non è
Fig. 1 - operazioni di scavo per un impianto eolico (Loc. Monte Rosè, Porto
Torres-SS)- Foto dell’Autore.
GEOmedia n°1-2026 29
REPORT
Fig. 2 - impianti foto e agrovoltaici (perimetri rossi), eolici (punti gialli) e relativi cavidotti (linee gialle) tra i centri di Sassari, in basso a destra nella
foto, e Porto Torres, in alto- Elaborazione GIS dell’autore su base cartografica Google Earth.
sempre possibile per gli archeologi svolgere indagini
in proprietà privata. Naturalmente la valutazione
di “Rischio medio”, prevista dalle circolari
in casi di questo tipo, non consente comunque
una valutazione pienamente oggettiva.
Considerazioni: oltre il bene archeologico
Per opere di questo tipo è inoltre necessario prendere
in considerazione l’impatto delle lavorazioni
non solamente su singoli beni archeologici ma,
più in generale, sul paesaggio storico e archeologico,
specie in una regione come la Sardegna
dove questo è caratterizzato da una elevata densità,
stratificazione e monumentalità. Il paesaggio
storico e archeologico, infatti, ben leggibile e
preponderante in vaste aree dell’isola, dove sono
riconoscibili e spesso tuttora attive le tracce di
insediamenti, infrastrutture e attività produttive
del passato, rischierebbe di essere completamente
stravolto e perderebbe i propri significati, anche
sistemici (organizzazione del territorio, in considerazione
dello sfruttamento delle risorse che
vanno a creare le reti insediative, produttive, infrastrutturali,
politiche e religiose) in confronto
ad opere di dimensione completamente fuori scala
rispetto al contesto di inserimento.
Si tratta pertanto di una serie di elementi problematici
tali che risulta intuitivo quanto possa
essere difficoltoso, e al contempo stimolante,
affrontare la sfida di accompagnare la tutela del
patrimonio archeologico con il cammino della
transizione ecologica.
PAROLE CHIAVE
Archeologia preventiva; rischio archeologico; impianti
F.E.R.; VPIA; paesaggio storico-archeologico
ABSTRACT
The Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) and
the Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima
(PNIEC) aim, among other objectives, to implement the
ecological transition process to renewable energy sources
(RES). Therefore, starting in 2020-21, there has been an exponential
increase in applications for photovoltaic, agrivoltaic,
and wind power plants, particularly in some regions,
including Sardinia. This paper aims to discuss issues and
problems related to the application of the VPIA within the
authorization processes for these plants.
AUTORE
Giuanluigi Marras
gianluigi.marras@cultura.gov.it
SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E
PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI SASSARI E NUORO
30 GEOmedia n°1-2026
REPORT
30
1996-2026
30 years of
Geospatial Information
GEOmedia n°1-2026 31
MERCATO
SPECTRAL • VALUE
32 GEOmedia n°6-2025
MERCATO
Le realtà presenti in queste pagine rappresentano il cuore
tecnologico e scientifico della community GEOmedia: aziende,
centri di ricerca e innovatori che contribuiscono allo sviluppo delle
tecnologie geospaziali, dell’osservazione della Terra, del rilievo e
della modellazione del territorio.
GEOmedia n°6-2025 33
MERCATO
Oggi la geomatica
è una componente essenziale
dei processi decisionali.
È presente nel monitoraggio
ambientale, nella gestione urbana,
nelle infrastrutture e nei modelli predittivi.
GEOmedia continua a raccontare questa
evoluzione con lo stesso approccio che
l’ha caratterizzata fin dall’inizio:
osservare il presente e
interpretare il futuro.
Science & Technology Communication
Science & Technology Communication
34 GEOmedia n°6-2025
MERCATO
GEOmedia n°6-2025 35
REPORT
Superare i limiti dell’archeologia
preventiva: il valore strategico delle
indagini non invasive
di Francesca Frandi, Giancarlo Pastura
L’archeologia preventiva
in Italia può
superare i limiti predittivi
dei saggi tradizionali
attraverso
l’impiego anticipato e
integrato delle indagini
non invasive a
supporto della progettazione
infrastrutturale
e della tutela
del patrimonio.
L’
archeologia preventiva in Italia soffre, in alcuni
casi, di una limitata capacità predittiva
dovuta all’uso prevalente di saggi stratigrafici
eseguiti spesso in condizioni operative non
ottimali. Il contributo presenta un modello operativo
basato sull’impiego anticipato e integrato
delle indagini non invasive, applicate già nelle fasi
prodromiche della progettazione.
Il protocollo combina rilievi da UAV (LiDAR,
multispettrale, termico, RGB) e prospezioni geofisiche
terrestri (magnetometria, georadar, tomografia
elettrica), con integrazione dei dati in ambiente
GIS e restituzione strutturata del rischio
archeologico. I casi applicativi mostrano come
questo approccio consenta di ridurre l’incertezza
progettuale, prevenire interferenze e migliorare
l’efficacia della tutela, evidenziando al contempo
la necessità di standard tecnici e di un aggiornamento
del quadro normativo.
L’archeologia preventiva in Italia si confronta da
anni con una serie di difficoltà operative e procedurali
che rendono complessa una tutela realmente
tempestiva ed efficace. I metodi tradizionali,
basati prevalentemente sui saggi stratigrafici,
presentano diverse criticità strutturali che dipendono
in larga parte da condizioni operative spesso
sfavorevoli (acquisizione delle aree, colture in atto,
accessibilità limitata). Inoltre, come ampiamente
mostrato dai dati delle indagini archeologiche eseguite
per la realizzazione delle linee ferroviarie AV
Torino- Milano – Napoli, essi risultano non pienamente
efficienti sul piano predittivo: nelle aree
preliminarmente identificate a rischio archeologico
alto solo il 15% dei saggi eseguiti individua effettivamente
depositi archeologici, mentre l’85%
genera esiti negativi, pur richiedendo notevoli
risorse operative. Questa sproporzione evidenzia
la difficoltà di ottenere un quadro conoscitivo
esaustivo prima dell’avvio dei lavori, con il rischio
concreto di interferenze non previste, varianti
progettuali e ritardi significativi.
Questi dati hanno reso evidente l’esigenza di introdurre
strumenti più rapidi, predittivi e sistematici,
prima che le scelte progettuali si consolidino.
36 GEOmedia n°1-2026
REPORT
È in questo contesto che si inserisce l’esperienza
di FS Engineering, pioniera nello sviluppo di un
modello integrato di archeologia preventiva basato
sull’impiego intensivo e integrato delle indagini
non invasive.
Tuttavia, nel sistema normativo vigente, l’attivazione
delle indagini non invasive può avvenire solo
dopo la valutazione della relazione di assoggettabilità,
introducendo di fatto, in alcuni casi, una
fase intermedia nella VPIA. Questo significa che
l’analisi può arrivare in un momento in cui il progetto
è ormai già piuttosto consolidato, rendendo
più complesso intervenire con modifiche sostanziali
o ripensare le soluzioni progettuali originarie.
A questo si aggiunge l’assenza di standard tecnici,
metodologici e professionali sufficientemente
chiari, con conseguenti applicazioni disomogenee
e una sottoutilizzazione di tecniche ormai mature
e affidabili.
Tuttavia, per traguardare gli obiettivi imposti dalle
milestone progettuali, FS Engineering ha elaborato
un protocollo scalare e integrato che combina,
sin dalle primissime fasi della procedura, rilievi
aviotrasportati (Lidar, multispettrale, termico,
RGB) e prospezioni terrestri (magnetometria,
georadar, tomografie elettriche). I rilievi da UAV
garantiscono coperture estensive in tempi rapidissimi
e permettono di produrre modelli digitali
del terreno ad alta risoluzione, individuare micromorfologie,
variazioni di umidità e anomalie vegetazionali
spesso correlate a strutture sepolte.
Parallelamente, tecniche geofisiche più tradizionali
(magnetometria, georadar, tomografia elettrica)
affinano e confermano le anomalie individuate.
Tutti i dati vengono integrati in ambiente GIS,
con una restituzione attraverso feature vettoriali
dotate di attributi relativi al tipo di traccia e al
grado di rischio.
L’applicazione di questo protocollo in diversi progetti
ha evidenziato benefici concreti e misurabili.
Nel raddoppio Terni–Spoleto, l’analisi multispettrale
e termica ha consentito di identificare una
villa rustica e ridurre sin da subito l’impronta
cantierabile, prevenendo interferenze e varianti.
Nell’elettrificazione Oristano–Macomer, la scoperta
di strutture nuragiche attraverso rilievi integrati
ha portato alla riprogettazione immediata del
tracciato, tutelando le evidenze senza rallentare il
cronoprogramma.
Questi risultati mostrano come l’anticipazione
delle indagini non invasive nella fase prodromica
rappresenti non solo un’opportunità, ma una
Fig. 1 - PFTE Collegamento aeroporto di Olbia. Rilievo Lidar.
GEOmedia n°1-2026 37
REPORT
necessità strategica: permette infatti di ottenere
una conoscenza approfondita e tempestiva del territorio,
ridurre l’incertezza progettuale, prevenire
ritardi dovuti a scoperte inattese e garantire una
tutela più consapevole e sostenibile delle evidenze
archeologiche.
Perché tali potenzialità possano essere pienamente
valorizzate, è però indispensabile un aggiornamento
normativo che riconosca formalmente il ruolo
delle indagini non invasive, definisca standard
tecnici omogenei, introduca requisiti professionali
specifici e renda obbligatoria una restituzione
strutturata e confrontabile dei dati. Solo così sarà
possibile superare le criticità del sistema attuale e
trasformare l’archeologia preventiva in uno strumento
realmente predittivo e integrato nel processo
progettuale.
L’esperienza di FS Engineering dimostra che una
archeologia preventiva moderna, sostenibile e anticipatoria
è oggi possibile. E soprattutto che essa
passa inevitabilmente dal ricorso a indagini non
invasive eseguite già nella fase prodromica, dove
le scelte sono ancora modificabili e la tutela può
essere realmente efficace.
PAROLE CHIAVE
Archeologia preventiva; indagini
non invasive; geofisica; telerilevamento;
rischio archeologico;
infrastrutture.
Fig. 2 - PFTE Collegamento aeroporto di Olbia. Rilievo multispettrale.
ABSTRACT
Preventive archaeology in Italy suffers,
in some cases, from a limited
predictive capacity due to the prevalent
use of stratigraphic tests, often
performed under suboptimal operating
conditions.
This paper presents an operational
model based on the early
and integrated useof non-invasive
surveys,applied already in the preliminarydesign
phases.
The protocol combines UAV surveys
(LiDAR, multispectral, thermal,
RGB) and terrestrial geophysical surveys
(magnetometry,ground-penetrating
radar, electrical tomography),
with data integration in a GIS environment
and structured representation
of archaeological risk.
The application cases show how this
approach allows to reduce design
uncertainty, prevent interference, an
improve the effectiveness of protection,
while highlighting the need for
technical standards and an update of
the regulatory framework.
AUTORE
Giancarlo Pastura
g.pastura@gruppofsengineering.it
FS ENGINEERING S.P.A
Francesca Frandi
f.frandi@gruppofsengineering.it
FS ENGINEERNG S.P.A
Fig. 3 - PFTE Collegamento aeroporto di Olbia. Mappa termica.
38 GEOmedia n°1-2026
REPORT
GEOmedia n°1-2026 39
REPORT
Archeologia preventiva e indagini non
invasive nella progettazione ferroviaria:
metodi, limiti e prospettive operative
Analisi scientifica dell’integrazione metodologica e delle esperienze applicative
di Matteo Serpetti
Nell’ambito delle infrastrutture ferroviarie, la
gestione del rischio archeologico richiede metodologie
rigorose e innovative. In questo contributo
si esamina il ruolo delle indagini non
invasive, analizzando l’integrazione di tecniche
geofisiche avanzate, i limiti operativi, le criticità
metodologiche e i risultati conseguiti attraverso
l’esperienza FS Engineering.. Attraverso
la valutazione di casi studio e l’adozione di
strumenti tecnologici d’avanguardia, si evidenzia
la capacità delle indagini non invasive di
ottimizzare i processi di progettazione, ridurre
l’incidenza di ritardi e costi imprevisti, e
promuovere un modello operativo replicabile
su scala nazionale. Le conclusioni delineano
raccomandazioni per l’implementazione
di standard condivisi e per il potenziamento
dell’approccio interdisciplinare, individuando
le prospettive di sviluppo future nel settore.
Introduzione
La realizzazione di infrastrutture ferroviarie comporta
l’attraversamento di territori con elevata
variabilità ambientale e potenziale archeologico.
In questo scenario, l’archeologia preventiva risulta
fondamentale per tutelare il patrimonio,
favorendo la conciliazione tra necessità di conservazione,
tempi e costi della progettazione.
La complessità dei territori e delle condizioni
specifiche delle zone interessate dai nuovi percorsi
richiede l’uso di metodologie innovative,
che permettano di individuare rapidamente e
con precisione eventuali criticità archeologiche.
Questo è essenziale per una gestione efficace dei
rischi e per ridurre al minimo gli impatti dei lavori.
Le indagini non invasive, soprattutto quelle
geofisiche, offrono un metodo scientifico basato
sulla raccolta di dati che si sta rivelando sempre
più affidabile; queste tecniche si integrano nel
processo decisionale e permettono una valutazione
più accurata del rischio archeologico.
Il contributo delle indagini
non invasive alla progettazione
L’integrazione di tecniche geofisiche di proximal
sensing, quali magnetometria, georadar (GPR),
40 GEOmedia n°1-2026
REPORT
tomografia elettrica e rilievi aerei mediante UAV
equipaggiati con sensori multispettrali, termici
e lidar, permette di acquisire dati ad alta risoluzione
e profondità, garantendo un’elevata accuratezza
nell’analisi dei casi di studio. L’analisi
multistrumentale incrementa la robustezza delle
interpretazioni, permettendo una mappatura
dettagliata delle anomalie archeologiche sepolte
e orientando con precisione le successive indagini
dirette. L’estensione delle aree indagate e la
rapidità delle operazioni costituiscono vantaggi
operativi significativi, riducendo le attività preliminari
e favorendo la pianificazione strategica di
eventuali interventi successivi. La sinergia tra diverse
sensoristiche, corroborata dalla collaborazione
con enti di ricerca e università, ha contribuito
a consolidare la validità scientifica delle metodologie
non invasive, superando le iniziali resistenze
e promuovendo la diffusione di modelli operativi
standardizzati.
Limiti, criticità e condizioni operative
Il buon esito di indagini non invasive è soggetto a
variabili ambientali e tecniche che ne influenzano
l’affidabilità: stagionalità, condizioni del suolo,
interferenze superficiali, e limiti strumentali
possono compromettere la qualità dei dati. La
riuscita dell’indagine dipende dall’accuratezza
metodologica, dalla disponibilità di software specialistici
e dalla competenza degli operatori. È essenziale
adottare procedure codificate e personale
qualificato per l’interpretazione dei dati, al fine di
garantire risultati confrontabili e integrabili nei
processi progettuali. La crescita della tecnologia
rende necessario sviluppare software avanzati per
gestire ed elaborare quantità sempre maggiori di
dati, garantendo così risultati affidabili e verificati
scientificamente. Inoltre, l’utilizzo di algoritmi
di Intelligenza Artificiale e sistemi HPC (High
Performance Computing) apre nuove possibilità
operative fondamentali per individuare automaticamente
pattern e anomalie di natura archeologica.
L’esperienza FS Engineering
e le prospettive future
L’esperienza maturata da FS Engineering. evidenzia
una costante crescita nell’adozione di metodologie
non invasive nei progetti ferroviari, attestata
da una significativa correlazione tra anomalie
rilevate e riscontri archeologici diretti. Su un
ampio campione di casi, la frequenza di anomalie
individuate supera il 33%, con una quasi totale
corrispondenza tra dati geofisici e verifiche archeologiche.
Gli studi applicativi hanno consentito
di identificare strutture e viabilità connesse al
castello Visconteo di Abbiategrasso (MI), di individuare
diverse aree caratterizzate da anomalie
Fig. 1 - operazioni di scavo per un impianto eolico (Loc. Monte Rosè, Porto Torres-SS)- Foto dell’Autore.
GEOmedia n°1-2026 41
REPORT
archeologiche lungo
la tratta prevista della
Salerno-Reggio Calabria
e di scoprire nuove strutture
precedentemente
sconosciute presso la villa
di Cuticchi (EN). Le
attività, sviluppate anche
nell’ambito dei progetti
PRIN, hanno permesso
il perfezionamento delle
tecnologie e la definizione
di modelli operativi
replicabili su scala nazionale.
L’integrazione di
algoritmi di Intelligenza
Artificiale, addestrati
su sistemi HPC come
Leonardo, ha ulteriormente
migliorato
l’efficacia delle elaborazioni,
consentendo l’identificazione automatica
di elementi archeologici oltre ad una significativa
riduzione dei tempi di analisi.
In prospettiva futura, si prevede un processo di
standardizzazione delle procedure operative, un
rafforzamento delle collaborazioni tra diverse
discipline e l'utilizzo di piattaforme digitali integrate
per gestire i dati archeologici.
Conclusioni
Le indagini non invasive si confermano strumenti
indispensabili per la valutazione scientifica del
rischio archeologico nelle infrastrutture ferroviarie.
La loro integrazione nel processo progettuale
consente la riduzione significativa di costi e tempi,
la mitigazione dei rischi di interruzione delle
attività di cantiere e la tutela efficace del patrimonio
archeologico. Pur non sostituendo integralmente
le verifiche dirette, le tecniche geofisiche e
di sensing avanzato offrono una base dati robusta
per la pianificazione degli interventi, favorendo
la transizione verso modelli operativi innovativi
e interdisciplinari. Tutto ciò nell’ottica dell’adozione
di standard condivisi e di un continuo
aggiornamento delle competenze professionali,
senza dimenticare lo sviluppo di software specialistici,
al fine di garantire l’affidabilità sempre più
alta dei risultati. La prospettiva di una gestione
digitale e integrata del rischio archeologico, supportata
da Intelligenza Artificiale e piattaforme
HPC, rappresenta la direzione strategica per il
settore, promuovendo l’efficienza, la sostenibilità
e la valorizzazione del patrimonio culturale in
ambito infrastrutturale.
Fig. 1 - Integrazione di metodi di indagine. Immagine da sensore termico e ripresa da satellite (presso Spoleto - PG).
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
D.Lgs. 50/2016 e D.Lgs. 36/2023, Codice dei Contratti Pubblici.
DPCM 14 febbraio 2022, Linee Guida per l’Archeologia Preventiva.
ICA – Istituto Centrale per l’Archeologia, Standard descrittivi e applicativo per
il Geoportale Nazionale.
FS ENGINEERING, Documentazione tecnica per la progettazione ferroviaria e
le indagini archeologiche preventive.
PRIN 2020: Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale – “Tecnologie avanzate
per la gestione del rischio archeologico nelle infrastrutture lineari”.
Leonardo HPC, CINECA – Documentazione tecnica e applicazioni in archeologia.
PAROLE CHIAVE
Infrastrutture ferroviarie; gestione del rischio; rischio
archeologico; metodologie integrate; indagini non invasive; tecniche
geofisiche avanzate; FS ENGINEERING; progettazione; implementazione
standard condivisi; potenziamento approccio interdisciplinare
ABSTRACT
The archaeological risk management requires rigorous and innovative methodologies
in the filed of railway infrastructure. This paper examines the role of
non-invasive surveys, analyzing the integration of advanced geophysical techniques,
operational limitations, methodological criticalities, and the results
achieved through the FS ENGINEERING experience. Through the evaluation
of case studies and the adoption of cutting-edge technological tools, the paper
highlights the ability of non-invasive surveys to optimize design processes, reduce
the incidence of delays and unexpected costs, and promote an operational
model replicable nationwide. The conclusions outline recommendations for
the implementation of shared standards and for strengthening the interdisciplinary
approach, identifying future development prospects in the sector.
AUTORE
Matteo Serpetti
m.serpetti@gruppofsengineering.it
FS ENGINEERING S.P.A
42 GEOmedia n°1-2026
REPORT
DAL DATO
ALLA PROVA DIGITALE
ATLHAS introduce un nuovo standard: la certificazione spazio-temporale nativa del dato.
Integrando i segnali autenticati della costellazione Galileo, ogni contenuto è associato in modo
sicuro a posizione e tempo.
Verificabile
Non alterabile
Legalmente valido
Lʼinfrastruttura della fiducia nei dati.
atlhas.net
info@atlhas.net
/atlhas-certification
GEOmedia n°1-2026 43
REPORT
Direttrice ferroviaria Messina - Catania -
Palermo: prospezioni geofisiche
integrate in località Cuticchi
di Andrea Iannaccone, Raffaella Milano
Indagini geofisiche mediante
magnetometria e georadar
(GPR) sono state condotte a
Cuticchi (EN) nell’ambito del
progetto ferroviario Palermo-
Catania. L’approccio integrato
non cinvasivo ha identificato
con successo un complesso di
strutture sepolte, dimostrando
un’elevata efficacia per
l’archeologia preventiva in
progetti infrastrutturali su
larga scala.
Fig. 1 - Prospezione magnetometrica con sensori flu
Nell’ambito della progettazione del nuovo
collegamento ferroviario Palermo-
Catania, FS Engineering S.p.A. (Gruppo
Ferrovie dello Stato Italiane) ha implementato
un protocollo operativo di indagine non invasiva
di Fase 1B nel Lotto 5 sudella tratta Palomba-
Catenanuova.
L’attività, condotta in località Cuticchi nel comune
di Assoro (EN), ha rappresentato un momento
di sinergia tra le esigenze della progettazione infrastrutturale
e la tutela del patrimonio culturale,
affidando alla diagnostica avanzata il compito di
mappare il potenziale archeologico prima di ogni
qualsiasi interferenza diretta con il terreno.
Il contesto territoriale oggetto di intervento, caratterizzato
da ampie aree agricole, ha richiesto l'adozione
di metodologie in grado di operare su estese
superfici con tempistiche contratte e alta precisione.
L’area indagata è adiacente a un settore già oggetto
di scavi stratigrafici estensivi, condotti da FS
Engineering nell’ambito dell’archeologia preventiva
per il medesimo progetto ferroviario, che hanno
portato alla luce una villa di età romana. (Mancuso
et al. 2025). L’impiego di metodologie speditive e
applicabili su grandi aree, si è reso necessario per
l’individuazione di eventuali preesistenze archeologiche
sepolte, con l’obiettivo di arricchire il quadro
conoscitivo di un’area ampiamente indagata
con scavi stratigrafici in estensione.
In considerazione dell'estensione dell'opera e delle
necessità esigenze di tutela, si è scelto di adottare
un approccio basato sulla complementarità di due
sensori geofisici: il magnetometro fluxgate e il georadar
(GPR) ad array di antenne.
44 GEOmedia n°1-2026
REPORT
Le indagini, eseguite dalla società ATS S.r.l. su una
superficie di circa un ettaro, sono state pianificate
calibrando i parametri di acquisizione per garantire
un adeguato equilibrio tra qualità del dato, leggibilità
delle anomalie e copertura dell’area indagata,
permettendo una lettura continua del sottosuolo
anche in assenza di evidenze superficiali. Per
la prospezione magnetometrica è stato impiegato
un sistema con sensori fluxgate assistito da GPS
RTK, che ha permesso una risoluzione spaziale di
10 cm sull'asse lungo l'asse di acquisizione, permettendo
di evidenziare variazioni anche minime.
Questa tecnologia passiva ha consentito di rilevare
le minime variazioni del campo magnetico terrestre
associate a strutture sepolte (Fig. 1).
Parallelamente, l'utilizzo del georadar Stream
DP, equipaggiato con un array di 30 antenne a
600MHz e doppia polarizzazione, ha permesso
una ricostruzione tridimensionale accurata del sottosuolo.
La georeferenziazione in tempo reale tramite
stazione totale ha garantito un’elevata accuratezza
nell’integrazione dei dati (Fig.2). L’insieme
delle misure è stato quindi esportato in un sistema
GIS dedicato, consentendo un'analisi integrata dei
segnali.
L’integrazione delle mappe magnetometriche e
delle "time-slices" derivate dall’acquisizione georadar
ha restituito un quadro di notevole interesse
archeologico. Le elaborazioni magnetiche, ottimizzate
in un range di ±10nT, hanno evidenziato
anomalie concentrate nel settore centro-meridionale.
Mentre alcuni segnali sono stati ricondotti a
fenomeni geologici, altri hanno rivelato forme poligonali
regolari riconducibili a strutture antropiche,
il cui orientamento si è rivelato coerente con
quello delle strutture emerse nel corso dello scavo
archeologico (Fig. 3).
La conferma interpretativa è fornita dai dati georadar,
in particolare nelle sezioni a circa 60 cm
di profondità, dove la geometria delle fondazioni
murarie è apparsa con estrema chiarezza, ricalcando
le anomalie magnetometriche e definendo
una precisa articolazione degli spazi interni. La
presenza di dispersione di materiali ceramici in
superficie, in corrispondenza di tali anomalie, ha
ulteriormente rafforzato l'ipotesi di un complesso
edilizio sepolto.
La sinergia tra magnetometria e georadar ha rappresentato
un punto di svolta per la comprensione
del contesto archeologico nell’area di Cuticchi.
L’integrazione dei due metodi ha restituito una
visione più completa e accurata delle strutture sepolte
rispetto a quanto ottenibile mediante singole
tecniche, permettendo di definirne con precisione
distribuzione, morfologia e natura e offrendo nuove
prospettive per la tutela e la valorizzazione del
patrimonio storico locale (Fig. 4).
Fig. 2 - Integrazione metodologica (magnetometria-georadar).
Fig. 3 - Analisi delle anomalie in relazione alle strutture emerse con lo scavo.
GEOmedia n°1-2026 45
REPORT
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Mancuso C., Merendino A., Ursino M., Arena A.E.L., Draià E.,
Nicoletti R., Palazzolo G., Pennisi G. (2025), Indagini archeologiche
a Cuticchi I fase – dataset ArcheoLogica Data, 5.1. Università di
Pisa, Digital Library, DOI: 10.13131/acfn-3v85
PAROLE CHIAVE
Archeologia preventiva; magnetometria; GRP;
infrastrutture ferroviarie
ABSTRACT
Geophysical surveys using magnetometry and ground penetrating
radar (GPR) were conducted in Cuticchi (EN) as part of the new
Palermo–Catania railway line project.
The integrated, non-invasive approach successfully mapped and
identified a complex of buried structures, demonstrating the highly
effective and efficient application of preventive archaeology in
large-scale infrastructure.
AUTORE
Andrea Iannaccone
a.iannaccone@gruppofsengineering.it
Fig. 4 - Prospezione con georadar Stream DP .
Raffaella Milano
r.milano@gruppofsengineering.it
FS ENGINEERING S.P.A
46 GEOmedia n°1-2026
REPORT
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GEOmedia n°1-2026 47
REPORT
Nuovi dati sul Castello Visconteo di
Abbiategrasso: indagini geofisiche integrate
per il progetto ferroviario Milano-Mortara
di Pietro Barbina, Tommaso Quirino, Giancarlo Pastura, Matteo Serpetti
Nel contesto del raddoppio della
linea Milano–Mortara promosso
da *I TWRRQ"HU"KVCNKCPG+. le
indagini geofisiche integrate condotte
presso il Castello Visconteo
di Abbiategrasso hanno consentito
di individuare nel sottosuolo
tracce riconducibili al sistema
difensivo storico. L’uso combinato
di GPR, ERT e GIS conferma
l’efficacia delle tecnologie non
invasive anche in ambito urbano.
Fig. 1: prospezione magnetometrica con sensori fluxgate.
Nell’ambito del progetto di Rete
Ferroviaria Italiana (RFI) volto al raddoppio
della linea ferroviaria Milano-
Mortara, specificamente nel tratto compreso tra
Albairate (MI) e Abbiategrasso (MI), sono state
condotte dalla struttura SO Archeologia di FS
Engineering indagini di archeologia preventiva
sotto la direzione scientifica della competente
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Paesaggio per la Città metropolitana di Milano.
In particolare, sono stati eseguiti sia saggi di scavo
sia prospezioni geofisiche tra loro combinate. Lo
specifico contesto pienamente urbanizzato che
caratterizza l’area attorno al Castello Visconteo
di Abbiategrasso ha indirizzato la scelta della diagnostica
archeologica verso l’utilizzo di metodologie
d’indagine non invasive, che permettessero
comunque di leggere il sottosuolo con un buon
grado di affidabilità e fornire dati utili per l’individuazione
di porzioni strutturali riconducibili
all’impianto difensivo della fortezza o alle mura
urbiche.
Il castello, nella sua collocazione attuale, risale
alla fine del XIII secolo, quando la città entrò a
far parte dei domini di Ottone Visconti, sebbene
le fonti attestino la presenza di un più antico edificio
fortificato, distrutto da Federico Barbarossa
nel 1167. A partire dal 1381 fu oggetto di diversi
interventi di ampliamento e restauro promossi da
Gian Galeazzo Visconti; alla metà del XV secolo
l’edificio venne poi assediato e conquistato da
Francesco Sforza, divenendo in seguito una delle
residenze della famiglia Sforza. Successivamente
48 GEOmedia n°1-2026
REPORT
seguì le sorti della città, passando sotto le dominazioni
francese e spagnola. A partire dal XIX secolo
fu adibito a complesso agricolo e attualmente
ospita la sede del Comune e della Biblioteca
Civica.
Lo studio archeologico preliminare, redatto
anch’esso da FS Engineering nella prima fase della
verifica preventiva dell’interesse archeologico,
aveva già confermato la potenziale interferenza
tra le opere di progetto e parti dell’impianto del
Castello e del fossato difensivo, anche attraverso
l’analisi della cartografia storica e delle mappe
catastali. In virtù di questo, la Soprintendenza
ha attivato la procedura di verifica preventiva
dell’interesse archeologico, in conformità con la
normativa vigente.
La progettazione delle indagini è stata il frutto
di sopralluoghi e incontri tecnici in cui sono stati
analizzati i vincoli e le limitazioni imposti dal
contesto urbano, quali la presenza di sottoservizi
e di infrastrutture, elementi che hanno inciso in
modo significativo sulla scelta delle tipologie
di indagine.
In virtù degli elementi acquisiti, sono state selezionate
le metodologie ritenute più idonee: la
tomografia elettrica (ERT) e il georadar (GPR),
due tecniche che, integrate tra loro, consentono
di ottenere una lettura più dettagliata e affidabile
del sottosuolo, in grado di discriminare i disturbi
superficiali dalla lettura archeologica del contesto.
L'analisi dei dati acquisiti durante le indagini
geofisiche è stata effettuata mediante l'impiego
avanzato di software GIS (Geographic
Information System), già adottato per lo studio
archeologico preliminare. Questo strumento ha
rivestito un ruolo essenziale nella correlazione tra
diverse tipologie di dati provenienti da fonti diverse.
L'approccio integrato offerto dal GIS ha
consentito la sovrapposizione e il confronto delle
informazioni, fornendo una panoramica coerente
e dettagliata delle evidenze riscontrate.
Le indagini condotte su una superficie complessiva
di quasi 3000 m² hanno permesso di ricostruire
il primo sottosuolo e di individuare, a seguito
della rielaborazione dei dati geofisici, una
serie di anomalie nelle aree esaminate. Alcune
di queste sono risultate associabili a sottoservizi
moderni, mentre altre sono state ricondotte a elementi
strutturali antropici, che si attestano come
quota entro i primi 2,4 metri dal piano campagna.
Il dato di maggior rilievo emerso riguarda
proprio alcune tracce regolari riconducibili, dalla
sovrapposizione con le planimetrie storiche del
Castello, con un tratto del sistema fortificato e
della viabilità storica a servizio del fortilizio, in
ragione anche della coerenza morfologica e stratigrafica
riscontrate.
In sintesi, l’applicazione delle indagini geofisiche
si è dimostrata ancora una volta una diagnostica
efficace, grazie anche alla combinazione di metodi
diversi e ad una progettazione calibrata in base
al contesto di applicazione. Nel caso specifico,
inoltre, dato l'ambito pienamente urbano con le
limitazioni dei sottoservizi presenti, si è rilevato
l’unico sistema praticabile per arricchire il quadro
conoscitivo e fornire dati preziosi per una
valutazione circa la compatibilità delle opere di
progetto inserite in un contesto di grande pregio
storico-architettonico quale quello del Castello
Visconteo.
PAROLE CHIAVE
archeologia preventiva, geofisica, GPR, ERT, GIS
ABSTRACT
As part of the project promoted by (GRUPPO FS
ITALIANE) for the doubling of the Milan–Mortara railway
line, an integrated program of preventive archaeology and
geophysical surveys was launched in the urban area
surrounding the Visconti Castle of Abbiategrasso. The
combined use of ground penetrating radar (GPR),
electrical computational tomography (ERT), and GIS data
analysis allowed the identification of subsurface anomalies
attributable to both modern infrastructure and buried
human structures. Correlation between the geophysical
results and historical cartography highlighted elements
consistent with the defensive system and the historic road
network connected to the castle. The study confirms the
effectiveness of integrated, non-invasive methodologies
for archaeological investigation in complex urban contexts,
pro-viding essential data to support design decisions in
areas of high historical and architectural value.
AUTORE
Pietro Barbina
p.barbina@gruppofsengineering.it
Fs Engineering S.p.A
Tommaso Quirino
tommaso.quirino@cultura.gov.it
SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E
PAESAGGIO PER LA CITTA' METROPOLITANA DI
MILANO
Giancarlo Pastura
g.pastura@gruppofsengineering.it
Fs Engineering S.p.A
Matteo Serpetti
m.serpetti@gruppofsengineering.it
Fs Engineering S.p.A
GEOmedia n°1-2026 49
AEROFOTOTECA
Le foto aeree per l’archeologia preventiva:
tra rischio archeologico e rischio bellico
L’Aerofototeca
Nazionale
racconta…
di Cristiana Cordone
Le fotografie aeree del fondo
MAPRW conservate presso
l’Aerofototeca Nazionale sono
ancora oggi una preziosa fonte
di informazione non solo sui
danni bellici subiti sul territorio
nazionale ma anche sul
paesaggio storico prima dello
sviluppo moderno.
Fig. 1 - RAF_1944_Area ad ovest di Collegno (TO) con tracce dei bombardamenti
(Fondo MAPRW)..
L’
Aerofototeca Nazionale
(ICCD), ad oggi, rappresenta
il maggiore
archivio civile a livello nazionale
di immagini aeree dell’Italia
che vanno dalla fine
dell’800 al 2023. Tra queste vi
è il prezioso fondo MAPRW
(Mediterranean Allied Photo
Reconnaissance Wing) a cui
appartengono le foto scattate
durante la Campagna d’Italia
(1943-1945) dalle truppe
Alleate a scopo ricognitivo.
Esso si compone di 883.005
fotogrammi, di cui 600.000
donati dall’American Academy
in Rome nel 1964 e 283.005
consegnati in deposito dalla
British School at Rome nel
1975, costituendo una delle
più importanti raccolte di fotografie
aeree della Seconda
guerra mondiale in Europa. La
valenza storico-documentale
di queste immagini è data proprio
dal loro grande potenziale
informativo, poiché ci restituiscono
non solo importanti
informazioni sulla localizzazione
delle aree bombardate
in Italia ma anche e soprattutto
l’immagine di un territorio
non ancora interessato dall’espansione
dei centri urbani e
dalle trasformazioni legate alla
riforma agraria degli anni ’50.
Tali aspetti rendono oggi questi
fondi fotografici una grande
risorsa e un valido supporto
operativo per molti settori
professionali come urbanistica
e pianificazione territoriale,
geologia e geomorfologia, tu-
tela e valorizzazione del patrimonio
culturale, sicurezza e
protezione civile.
In particolare, nell’ambito della
tutela archeologica, le nuove
procedure per l’Archeologia
Preventiva offrono interessanti
spunti di riflessione metodologica
sull’impiego della foto aerea
storica come strumento di
indagine multidisciplinare, in
grado di fornire dati utili per la
progettazione dei lavori a tutti
i soggetti coinvolti nella pianificazione
di opere pubbliche.
La recente normativa al riguardo,
disciplinata dal
nuovo Codice dei Contratti
Pubblici D.lgs 36/2023 e dalle
Linee Guida per la procedura
di Verifica dell’Interesse
Archeologico e individuazione
50 GEOmedia n°1-2026
AEROFOTOTECA
di procedimenti semplificati
DPCM 14.12.2022, prevede,
infatti, che, al fine di valutare
la compatibilità dei progetti di
opere pubbliche o di interesse
pubblico con la tutela dei contesti
archeologici, sia avviata,
in fase di progettazione di
fattibilità, la Verifica dell’Interesse
Archeologico (di seguito
VPIA). Si tratta nello specifico
di una procedura articolata in
fasi funzionali, ciascuna attivata
in ragione dell’esito positivo
di quella precedente, i cui
risultati andranno poi ad integrare
la progettazione dell’opera
e ad incidere sull’eventuale
esecuzione delle indagini preventive
indirette e dirette.
La fase detta “prodromica” è
quella che ha come obiettivo
la definizione del quadro conoscitivo
storico-archeologico
dell’area interessata dai lavori e
consiste nella raccolta di tutti
gli elementi noti attraverso il
censimento archivistico, bibliografico
e la ricognizione
autoptica (survey), integrata,
laddove possibile, dai dati desumibili
dalla fotointerpretazione.
Il valore aggiunto che in questa
fase della ricerca può dare l’uso
della foto aerea storica è determinato
non solo dalla possibilità
di identificare tracce
superficiali relative a possibili
stratigrafie archeologiche sepolte,
ma anche di documentare
tutti quei cambiamenti
del tessuto storico-territoriale
causati da eventi più recenti.
Il suo è quindi un contributo
finalizzato sia ad incrementare
i dati conoscitivi per la definizione
del Potenziale e del
Rischio Archeologico sia, in
generale, a valutare tutti quegli
aspetti del paesaggio, da
cui non si può prescindere per
una corretta pianificazione dei
lavori.
Per il professionista archeo-
logo, incaricato di redigere la
documentazione finale, preliminare
all’eventuale attivazione
della procedura di VPIA,
sarà fondamentale confrontare
e interpolare tutte le informazioni
storico-documentali raccolte,
per orientare al meglio le
scelte progettuali ed esecutive,
anche alla luce, talvolta, di altri
tipi di Rischio. Armonizzare le
esigenze di tutela con quelle
legate alla sicurezza nei cantieri
è, infatti, un tema piuttosto
frequente nell’ambito dell’Archeologia
Preventiva, soprattutto
in quei territori in cui vi
è il concreto pericolo di imbattersi
nel ritrovamento di agenti
inquinanti o anche di ordigni
bellici inesplosi.
Ad esempio, per la VPIA realizzata
nell’ambito della
progettazione della Tratta 3
Collegno-Cascine Vica della
Linea 1 della Metropolitana
Automatica di Torino, l’ampia
disamina delle fonti disponibili
e la corposa indagine storica,
finalizzata a identificare
l’assetto territoriale dell’area
interessata dal progetto prima
della moderna industrializzazione,
hanno messo in evidenza
un territorio pluristratificato,
con un marcato potenziale
archeologico, che durante la
Seconda guerra mondiale fu
ripetutamente bombardato.
L’area ad ovest di Collegno
risultava, infatti, prossima a
obiettivi sensibili come la rete
ferroviaria, un comparto fortemente
industrializzato e il
campo di aviazione. Una fotografia
aerea del 1944 del fondo
MAPRW, conferma quanto
raccolto ed elaborato dall’équipe
di ricerca nei dossier e nella
cartografia di sintesi allegata
alla VPIA, in cui erano state
georeferenziate le aree colpite
dai bombardamenti e quelle a
rischio di rinvenimento di ordigni
inesplosi (fig.1).
La metodologia utilizzata per
eseguire la valutazione preliminare
del rischio bellico non
Fig.2. Fotografia aerea RAF del 15/03/1944, fotogr. 4162, negativo 191175.
Quartiere Nomentano Tiburtino (Fondo MAPRW).
GEOmedia n°1-2026 51
AEROFOTOTECA
si discosta molto da quella
che normalmente viene adottata
per definire il Rischio
Archeologico. Anche in questo
caso la ricerca negli archivi
storici, lo spoglio bibliografico,
le notizie di rinvenimenti
occasionali di ordigni inesplosi
negli Archivi delle autorità
competenti (Ministero della
Difesa -Uffici BCM, Prefetture,
Carabinieri), i rapporti ufficiali
censiti sui bombardamenti e
soprattutto la consultazione
del fondo MAPRW dell’Aerofototeca
sono i passi da fare
prima di ogni eventuale analisi
strumentale sul campo.
Le immagini aeree scattate durante
la Seconda guerra mondiale
rappresentano, infatti,
la fonte che forse restituisce,
più di ogni altra dati puntuali
sulle incursioni effettuate nel
corso dell’avanzata alleata, sia
dal punto di vista cronologico
che topografico. La frequenza
delle ricognizioni e le ripetute
strisciate su buona parte del
territorio italiano tra il 1943 e
1945 ci consentono di analizzare
per molte aree le condizioni
precedenti e successive
ai bombardamenti. Inoltre,
grazie anche alla bassa quota
di alcune missioni, è possibile
osservare con precisione la distribuzione
dei crateri prodotti
dalle esplosioni sul terreno.
A tal proposito, i lavori condotti
tra il 2010 e il 2012 per
la costruzione della Nuova
Stazione Alta Velocità Roma
Tiburtina, tra la Nuova
Circonvallazione Interna –
Tangenziale Est di Roma e Via
Fig.3. Fotografia aerea RAF del 15/03/1944, fotogr. 4162, negativo 191175. Particolare della zona Est della
Stazione ferroviaria Roma Tiburtina dove sono riconoscibili i due crateri di deflagrazione degli ordigni
bellici individuati durante gli scavi archeologici del 2010-2012. Tiburtino (Fondo MAPRW).
dei Monti di Pietralata, offrono
un inedito esempio in tal senso
e dimostrano ancora una volta
quanto uno studio sistematico
di queste realtà possa essere
funzionale in tema di sicurezza
sui cantieri e tutela archeologica.
Per l’area sottoposta alle indagini
archeologiche preventive
condotte nelle adiacenze della
linea ferroviaria, precisamente
nel comparto oggi occupato
alla nuova sede della BNL
gruppo Paribas, le ricerche
storico documentali preliminari
ai lavori e la conoscenza
delle note vicende del quartiere,
legate al bombardamento
di San Lorenzo, avevano già
messo in evidenza un elevato
rischio bellico.
Sappiamo, infatti, che lo scalo
Tiburtino fu interessato, a
partire dall’estate del 1943, da
diverse incursioni aeree da
parte delle Forze Alleate che,
nel corso della Seconda guerra
mondiale, colpirono appositamente
punti nevralgici della
Capitale per interrompere
i rifornimenti verso Anzio e
Cassino.
La ricerca d’archivio e, in particolare,
la consultazione di
alcune foto aeree del fondo
MAPRW dell’Aerofototeca
avevano confermato i ripetuti
attacchi avvenuti tra il 1943 e
il 1944 nell’area in esame, che
risultava pertanto ampiamente
danneggiata, con evidenti
tracce di deflagrazioni distribuite
tra i binari e le zone limitrofe
(fig.2).
Considerata quindi l’elevata
probabilità di imbattersi nel
ritrovamento di UXB (unexploded
Bomb), fin dalle prime
fasi del cantiere di scavo era
stata predisposta l’assistenza
di operatori BOB (Bonifica
Ordigni Bellici) che, proprio
in seguito all’asportazione di
un poderoso strato di terreno
52 GEOmedia n°1-2026
AEROFOTOTECA
di riporto moderno, avevano
immediatamente riconosciuto
la presenza di due grandi fosse
di forma circolare riconducibili
ai citati bombardamenti. La
singolarità di questo ritrovamento
consisteva non solo nella
sua rarità ma soprattutto nel
fatto che una foto aerea datata
15 Marzo 1944 ritraeva esattamente
i due crateri intercettati
dagli scavi archeologici.
Essi erano, infatti, collocati
nei pressi del Serbatoio Idrico,
edificio ancora oggi esistente
e sottoposto a vincolo, e
del capannone delle FF.SS. di
cui sono state ritracciate solo
le fondazioni. Dal confronto
di questa immagine storica
con quelle dei voli precedenti
è stato, inoltre, possibile dedurre
anche che le due voragini
si vennero a creare, con
ogni probabilità, in seguito ai
tre raid aerei effettuati sulla
Stazione Tiburtina il 3 il 10 e il
14 Marzo del 1944 (fig.3).
Lo scavo stratigrafico ha, inoltre,
permesso di documentare
e rilevare la morfologia dei
crateri e di recuperare al loro
interno, come di consueto avviene
in questi casi, i frammenti
metallici residui della bomba
esplosa. La deflagrazione aveva
intaccato anche i livelli archeologici
sottostanti, venendo
a danneggiare parzialmente
un pozzo appartenente ad un
antico sistema di drenaggio di
età imperiale (figg. 4-5).
È evidente come in questa specifica
situazione le conoscenze
acquisite in via preliminare
ai lavori da parte degli archeologi,
il ricorso a personale
specializzato e l’uso delle foto
aeree storiche abbiano contribuito
alla corretta interpretazione
dei dati di scavo e a riconoscere
le tipiche alterazioni
della stratigrafia archeologica
che spesso si riscontrano nelle
aree bombardate. Tali contesti,
Fig. 4. Indagini archeologiche “Nuova Stazione Alta Velocità Roma Tiburtina”
Panoramica dell’area di scavo vista da Nord (LAND Indagini territoriali e archeologiche S.r.l.)
infatti, presentano problematiche
a cui nel corso del tempo
e con l’evolversi delle ricerche
si è diventati sempre più attenti;
per questa ragione oggi
realtà come questa o quella del
Torinese sono oggetto di analisi
e studi specifici che, mirano
a definire casistiche sempre
più dettagliate circa la tipologia
delle aree d’impatto e il diverso
grado di rischio.
Fig. 5. Indagini archeologiche “Nuova Stazione Alta Velocità Roma Tiburtina”
Particolare del cratere di bomba (LAND Indagini territoriali e archeologiche S.r.l.)
GEOmedia n°1-2026 53
AEROFOTOTECA
I casi brevemente esposti, legati
a indagini di Archeologia
Preventiva, sono solo due
esempi di come a livello operativo
l’uso della fotografia aerea
storica possa contribuire
a fornire dati utili nell’ambito
del processo decisionale preliminare
ai lavori di un’opera
pubblica. Avere la possibilità
di consultare questo grande
patrimonio informativo costituisce,
infatti, una valida risorsa
per i professionisti coinvolti
a vario titolo nelle fasi di progettazione,
proprio in virtù dei
molteplici aspetti che, in alcune
circostanze, occorre valutare.
In questa prospettiva è importante
ricordare che l’Aerofototeca
Nazionale mette a
disposizione di tutti gli utenti
una piattaforma Web GIS dove
sono liberamente accessibili i
dati digitalizzati di buona parte
dei suoi fondi fotografici grazie
ai quali è possibile individuare
esattamente il materiale
presente in archivio per l’area
d’interesse e farne richiesta attraverso
una procedura informatizzata.
Il portale, in fase di
costante implementazione, è
un primo risultato di un progetto
interdisciplinare di sistematizzazione
digitale che
l’Istituto sta portando avanti
con l’obiettivo di garantire la
conservazione e la fruizione di
tutte le sue collezioni storiche
attraverso servizi al pubblico
dedicati. Esso, pertanto, ad
oggi, rappresenta il principale
strumento per la diffusione
della conoscenza relativa alle
fotografie aeree storiche che,
in un’ottica di interoperabilità,
potrà offrire in futuro la possibilità
di dialogare con altri
Sistemi Informativi, rendendo
il ricorso alla fotointerpretazione
una procedura agevole e
condivisa tra vari ambiti disciplinari.
BIBLIOGRAFIA:
• E.J. Shepherd, G. Cantoro, F. Remondino, L'AEROFOTOTECA NAZIONALE
RACCONTA... Il potenziale informativo degli archivi di fotografia militare della
Seconda Guerra Mondiale ai fini della protezione civile e dell’analisi del territorio,
Geomedia 5, 2017, 6-9.
• E.J. Shepherd, Le foto aeree della II guerra mondiale conservate in Aerofototeca
Nazionale e il loro potenziale informativo per la sicurezza nazionale, Bollettino
di Archeologia, VI, 2015/1, 111- 130.
• E. Motti, L' AEROFOTOTECA NAZIONALE RACCONTA... la valutazione del
rischio bellico: metodologie e innovazione, Geomedia 1, 2022, pp. 34-36
• M. Cudia, R. Crovia, F. Bolognesi, F. Occelli, E. Gianasso, La verifica preventiva
dell’interesse archeologico nella progettazione della Tratta 3 Collegno-Cascine Vica
della Linea 1 della Metropolitana Automatica di Torino, in Atti e Rassegna tecnica
della società degli ingegneri e degli Architetti di Torino, LXXIV-2-3, pp. 81-92.
https://art.siat.torino.it/wpcontent/uploads/2021/04/A_RT_LXXIV_23_ESP.
INFRASTRUTTURE_cudia-crova-bolognesi-occelli-gianasso.pdf
• La documentazione relativa alle indagini archeologiche della Nuova Stazione
Alta Velocità Roma Tiburtina proviene dalla piattaforma https://www.archeositarproject.it/
della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio
di Roma. Si ringraziano M. Serlorenzi, R. Bochicchio, responsabile del Progetto
SITAR e il funzionario F. Santi responsabile del IV Municipio.
OI 4668:
https://repositar.archeositarproject.it/ui/map?_cat=oi&_id=6219&_
cx=1395215.5310266674&_cy=5147537.193731945&_xz=17.832586561943355
La Relazione Scientifica e la Documentazione Fotografica sono a cura di LAND
Indagini territoriali e archeologiche S.r.l. (E. Civitelli, G. Ruffo, M. Carcieri)
• https://afn.cultura.gov.it/webgis/
RIFERIMENTI NORMATIVI::
• Codice dei Contratti Pubblici D.lgs 36/2023 Allegato I.8
• Linee Guida per la procedura di Verifica dell’Interesse Archeologico e individuazione
di procedimenti semplificati DPCM 14.12.2022.
PAROLE CHIAVE
archeologia preventiva, rischio bellico, fotografia aerea
ABSTRACT
The ICCD’s Aerofototeca Nazionale archive preserves Italy’s largest collection
of aerial images, including the MAPRW fund from World War II. These photographs
provide valuable information on both wartime damage and the historical
landscape before modern development.
Today, they are widely used in fields such as urban planning, geology, and cultural
heritage protection, especially in preventive archaeology. Italian regulations
require early assessment of archaeological risk (VPIA), a process that also includes
evaluating potential wartime hazards such as unexploded ordnance.
In this context, historical aerial imagery plays a dual role: it helps identify traces
of buried archaeological remains while also locating areas affected by past bombings,
which may pose risks during excavations. Case studies in Turin and Rome
demonstrate how these images support both archaeological interpretation and
the detection of dangerous sites, improving the safety and effectiveness of fieldwork.
AUTORE
Cristiana Cordone,
cristiana.cordone@cultura.gov.it
La rubrica L'Aerofototeca Nazionale Racconta... è a cura di A. Dell'Anna
54 GEOmedia n°1-2026
OUTPUT
Emesent GX-1 – Lo scanner per
il rilievo quotidiano professionale
Come Emesent sta cambiando il concetto di mapping rapido e preciso
di Stuart Hill
Fig. 1 - Il team Sonto durante le attività di test sul campo con il sistema
Emesent GX1, in condizioni operative reali.
Per i professionisti del rilievo, la pressione
non diminuisce quasi mai: tempistiche
sempre più strette, consegne
complesse e clienti che si aspettano
dati completi e pronti per il BIM senza
alcun ritardo. La domanda che molte
aziende si pongono non è più se la
scansione mobile funzioni, ma se la
configurazione adottata sia davvero
efficiente e precisa. È esattamente da
qui che è partita l’esperienza di Sonto.
L'
azienda di rilevamento Sonto, con sede
nel Queensland, gestisce un’attività di
scansione urbanistica ad alto volume,
con oltre 60 rilievi al mese. I dati prodotti sono
destinati principalmente ad architetti e progettisti
che operano in ambienti come Revit e
ArchiCAD. Poiché circa il 70% delle consegne
supporta flussi di lavoro BIM, velocità e qualità
del dato non sono semplici vantaggi competitivi,
ma requisiti imprescindibili.
Quando Sonto ha aderito al programma beta
GX1 di Emesent, non era alla ricerca di una
rivoluzione. L’obiettivo era comprendere se
una tecnologia di nuova generazione potesse
migliorare un flusso di lavoro già consolidato.
I risultati ottenuti, tuttavia, hanno superato le
aspettative.
Il problema dei dispositivi multipli
Prima dell’introduzione del GX1, i team di
Sonto utilizzavano una configurazione tipica
del settore: scanner separato, telecamera esterna,
batterie dedicate e sistemi di archiviazione
distinti. Ogni componente aggiungeva complessità:
più passaggi operativi, maggiore necessità
di formazione e numerosi potenziali punti di
errore, amplificati su decine di scansioni settimanali.
Il vero costo nascosto non è legato al singolo
guasto, ma alla gestione complessiva di un sistema
multi-dispositivo su larga scala. Batterie
scariche, configurazioni errate della telecamera,
calibrazioni ripetute, problemi di storage: singolarmente
trascurabili, ma nel tempo diventano
un fattore critico che rallenta il processo
operativo.
Emesent GX1 affronta direttamente questa criticità.
Progettato fin dall’inizio come strumento
di rilevamento terrestre, integra in un unico
dispositivo il LiDAR SLAM, il sistema RTK/
GNSS e una fotocamera a 360°.
Il risultato non è solo una maggiore semplicità,
ma anche un aumento misurabile dell’affidabilità.
Durante la fase beta, Sonto ha registrato zero
56 GEOmedia n°1-2026
OUTPUT
guasti sul campo in sei progetti. Su base annuale,
si stima una riduzione del 30% degli errori
operativi, legati principalmente al coordinamento
di sistemi separati. Anche la formazione
dei nuovi tecnici ne ha beneficiato, con tempi
di onboarding ridotti di circa il 20% grazie
all’eliminazione di sei passaggi operativi.
Immagini effettivamente utilizzabili
Nei flussi scan-to-BIM, le immagini a 360°
sono diventate uno strumento essenziale. I
team di progettazione devono poter identificare
materiali, leggere segnaletica e valutare lo stato
delle superfici direttamente dai dati acquisiti.
Le configurazioni tradizionali presentano però
un limite evidente: la presenza dell’operatore
nelle immagini. Quando lo scanner è portatile
o montato su asta, l’operatore compare inevitabilmente
in alcune porzioni delle fotosfere,
compromettendo la leggibilità. Nel caso di
Sonto, con 600–700 immagini per scansione,
la probabilità di immagini inutilizzabili diventa
significativa.
La soluzione adottata dal GX1 risolve il problema
alla radice: la fotocamera è posizionata sopra
la testa dell’operatore, sia in configurazione
zaino che su asta topografica. Il risultato è una
copertura a 360° completa e pulita, senza interferenze
visive, immediatamente utilizzabile dai
clienti senza necessità di post-processing.
“Abbiamo constatato che i nostri clienti possono
visualizzare le immagini fotosferiche, cliccare
su una qualsiasi di esse e vedere esattamente
ciò di cui hanno bisogno”, spiega Adam Wylie
di Sonto.
Dati più nitidi dove contano
Oltre all’efficienza operativa, Sonto ha rilevato
miglioramenti concreti nella qualità dei dati. I
confronti diretti mostrano un incremento del
10–20% nella resa dei dettagli più fini durante
la colorazione delle nuvole di punti.
“Si nota chiaramente un miglioramento nei
dettagli più minuti. Anche il testo di piccole
dimensioni risulta molto più leggibile”, osserva
Adam.
Nel contesto BIM, questo aspetto è cruciale. La
differenza tra un dato leggibile e uno ambiguo
si traduce direttamente nella capacità del progettista
di prendere decisioni senza dover tornare
in campo per verifiche aggiuntive.
Progettato per il modo in cui lavorano
i topografi
La differenza tra un prodotto adattato e uno
progettato specificamente emerge nei dettagli.
GX1 integra RTK/GNSS per flussi di lavoro
flessibili, una filettatura standard da 5/8” per
asta topografica e un’elaborazione dati completa
tramite la piattaforma Aura di Emesent.
Questo consente di coprire l’intero processo,
dall’acquisizione alla consegna, senza dover
cambiare strumenti o pipeline operative.
“Tutti questi elementi dimostrano che il pro‐
Fig. 2 - Nuvola di punti generata dai sistemi LiDAR SLAM di Emesent, esempio della qualità e densità del dato acquisito.
GEOmedia n°1-2026 57
OUTPUT
Un nuovo benchmark per la
mappatura sul campo
Le migliori tecnologie di rilievo sono quelle che
riducono la distanza tra acquisizione e consegna
finale. Meno punti critici, implementazione più
rapida, immagini più pulite e dati più precisi.
Emesent GX1 integra tutti questi aspetti in un
unico sistema, generando un effetto complessivo
che va oltre il semplice miglioramento incrementale.
Per le aziende che operano su grandi volumi di
scansioni, non si tratta solo di un aggiornamento
tecnologico, ma di un cambiamento concreto
nel modo di lavorare.
.
Fig. 3 - Emesent GX1 in operazione durante una recente campagna di
rilievo in Italia.
dotto è stato progettato specificamente per il
settore AEC”, sottolinea Adam.
GX1 nasce infatti per applicazioni di rilievo
terrestre, con configurazioni portatili, a zaino
o su asta, pensate per massimizzare efficienza e
qualità. Non si tratta di un sistema derivato dal
mondo drone, ma di uno strumento sviluppato
da zero per il lavoro sul campo.
PAROLE CHIAVE
Surveying; BIM; Scanner; Data; Workflow
ABSTRACT
Surveying firm Sonto runs 60+ scans a month
feeding BIM workflows. When they tested the
newly launched Emesent GX1, they found zero
field failures, 30% fewer errors, cleaner 360°
imagery, and sharper data — all from a single,
purpose-built instrument.
AUTORE
Stuart Hill, Senior Director, Emesent
stuart.hill@emesent.com
Fig. 4 - Il sistema Emesent GX1 supporta diverse configurazioni operative: installazione su veicolo, utilizzo a zaino o su asta topografica.
58 GEOmedia n°1-2026
OUTPUT
Dati satellitari: dall’accesso
all’uso operativo
Il Caso di Arpa Sardegna
di Daniela Valentino
Dati e servizi quando servono:
ARPA Sardegna e
ImageryPack, per semplificare
l’accesso ai dati e ridurre
i tempi burocratici
Negli ultimi anni, l’osservazione della
Terra è diventata sempre più accessibile.
I dati satellitari e i prodotti geospaziali
sono disponibili in quantità crescente
e rappresentano una risorsa strategica per comprendere
fenomeni complessi, monitorare il
territorio e supportare decisioni.
Eppure, per molte organizzazioni, pubbliche e
private, il passaggio dalla disponibilità del dato
al suo utilizzo concreto resta tutt’altro che immediato.
GEOmedia n°1-2026 59
OUTPUT
Oggi non si tratta più solo di accedere alle
immagini, ma di riuscire a orientarsi tra fonti
diverse, dataset eterogenei e specifiche tecniche
non sempre intuitive. I dati sono distribuiti da
molteplici fornitori, con modalità di accesso e
tempi di acquisizione spesso non allineati alle
esigenze operative.
A questa complessità si aggiunge un aspetto
spesso meno visibile, ma altrettanto impattante:
quello burocratico. Ogni nuova acquisizione
di dati richiede procedure amministrative,
verifiche, approvazioni e tempi di gestione che
difficilmente si conciliano con esigenze operative
rapide. Il risultato è che, anche quando il
bisogno è chiaro e il dato disponibile, l’accesso
effettivo può subire rallentamenti significativi.
Questo si traduce in un paradosso operativo: le
informazioni esistono, ma non sempre riescono
a entrare nei processi nel momento in cui servono.
Un ulteriore aspetto riguarda poi la lettura del
dato. Disporre di un dato non è sufficiente:
per essere utile deve poter essere confrontato,
analizzato nel tempo e integrato in un contesto
più ampio. Ricostruire serie storiche o mettere
a confronto dati provenienti da fonti diverse
richiede strumenti e capacità che non sempre
sono immediatamente disponibili.
È in questo spazio, tra disponibilità del dato e
capacità di usarlo, che si gioca la vera sfida.
Accesso continuo all’osservazione della Terra
In questo contesto si inseriscono soluzioni
come ImageryPack, basate su un modello a crediti
che permette di accedere in modo continuativo
a dati satellitari e prodotti geospaziali.
L’elemento distintivo non è tanto il dato o il
prodotto in sé, ma la modalità di accesso: la
possibilità di lavorare su fonti diverse, attivare
informazioni quando servono e costruire continuità
nell’analisi, senza dover ripartire ogni
volta da zero.
60 GEOmedia n°1-2026
OUTPUT
Questo consente di spostare l’attenzione dal
dato satellitare alla sua interpretazione e al suo
utilizzo nei processi decisionali.
Il caso ARPA Sardegna
Un esempio concreto arriva dall’esperienza
di ARPA Sardegna, nell’ambito del progetto
MAREGOT, dedicato alla prevenzione e gestione
dei rischi legati all’erosione costiera.
L’obiettivo è stato migliorare la conoscenza
delle dinamiche dei litorali e dei corsi d’acqua
per supportare attività di pianificazione più
efficaci.
Il Dipartimento Geologico, Idrografico e
Idrogeologico ha utilizzato immagini satellitari
per analizzare le dinamiche fluviali geomorfologiche
e sedimentarie dei corsi d’acqua che
sfociano nel settore costiero. Per farlo, è stato
necessario poter accedere a dati aggiornati,
consultare informazioni storiche e ottenere
nuove acquisizioni sulle aree di interesse.
Come ImageryPack sta supportando
le esigenze di ARPA Sardegna?
Con ImageryPack, l’Agenzia adotta un approccio
strutturato lungo l’intero ciclo di utilizzo
del dato: dall’accesso a un ampio catalogo
multi-sensore di dati e prodotti geospaziali,
all’impiego di serie storiche, fino all’attivazione
continuativa di acquisizioni mirate, senza la
necessità di riavviare ogni volta il processo di
approvvigionamento.
Il vero salto di qualità è stato fornito dal plugin
per ArcGIS Pro incluso nell’ ImageryPack.
La ricerca e l’accesso ai dati satellitari è avvenuto
in modo integrato nel flusso di lavoro GIS:
l'Agenzia ha potuto consultare il catalogo,
selezionare il prodotto e avviare la richiesta direttamente
da ArcGIS Pro. In questo modo ha
evitato passaggi intermedi e mantenuto continuità
nelle attività.
Il caso applicativo di ARPA Sardegna rappresenta
un chiaro esempio di acquisizione progressiva
di dati e prodotti, guidata dall’evoluzione
delle esigenze analitiche.
L’adozione di ImageryPack consente infatti di
disporre di un “budget operativo” basato su
crediti utilizzabili nel tempo, superando una
delle principali criticità dei processi di approvvigionamento:
la necessità di attivare, per ogni
richiesta puntuale, nuove procedure amministrative.
In questo modo è stato possibile analizzare in
modo più approfondito l’evoluzione morfologica
dei corsi d’acqua, aggiornare i dati sull’uso
del suolo e supportare le analisi geologiche delle
aree indagate. Il dato satellitare è diventato
così parte integrante del processo di analisi,
contribuendo a una comprensione più solida
dei fenomeni e a decisioni più informate.
Una capacità che ha portato l’Agenzia a estendere
l’utilizzo delle immagini satellitari anche
ad altri progetti, come il CARG per la cartografia
geologica.
Organizzare il dato per usarlo meglio
Ciò che emerge da questo caso non è solo il
valore del dato, ma quello dell’organizzazione
del dato. La possibilità di accedere a fonti diverse,
lavorare su serie storiche e integrare le
informazioni nei propri strumenti consente di
ridurre la distanza tra informazione disponibile
e informazione utilizzabile.
Nel flusso di analisi e selezione di un dato
satellitare, assume un ruolo fondamentale la
funzionalità di Image Search disponibile per
tutti gli utenti del servizio ImageryPack, che
consente l’interrogazione di cataloghi globali
multi-provider, e di filtrare, confrontare e selezionare
immagini sulla base di parametri tecnici
e temporali.
Servizi come ImageryPack non si limitano
dunque a fornire dati, ma contribuiscono a
costruire una vera e propria filiera, dall’accesso
all’informazione fino alla sua integrazione nei
processi decisionali.
È proprio nella trasformazione del dato in conoscenza
operativa che si misura oggi la reale
capacità di valorizzare le informazioni disponibili.
Scopri di più su ImageryPack: https://
mc.planetek.it/imagerypack-landing
PAROLE CHIAVE
Osservazione della terra; dati satellitari; Imagery pack
ABSTRACT
Access to satellite data is no longer the main obstacle: the real challenge
is being able to use it continuously, integratedly, and timely
within operational processes.
ARPA Sardinia's experience shows how it is possible to overcome
fragmentation, access times, and bureaucratic complexity, transforming
data into a concrete tool for analysis and decision support.
An example of how services and access models can make the difference
between available data and truly usable data.
AUTORE
Daniela Valentino,
d.valentina@planetek.it
Planetek Italia
GEOmedia n°1-2026 61
AGENDA
13–14 May 2026
Esri Italia Conference 2026:
“GIS – Integrating Everything,
Everywhere”
Rome (Italy)
3 – 4 June 2026
GEO Business 2026 - The
Geospatial Event in London
London (United Kingdom)
10–11 June 2026
EXPANDEO 2026
Earsc Annual Event
Brussels (Belgium)
18–20 June 2026
Convegno SIFET 2026
Bari (Italy)
30 August – 5 September 2026
FOSS4G 2026
Hiroshima (Japan)
16–18 September 2026
REMTECH EXPO 2026
Ferrara (Italy)
7–10 October 2026
SAIE 2026 La fiera
dell'Edilizia e delle
Costruzioni
Ferrara Fiere (Italy)
8–9 October 2026
TRAFFIC 2026
Bologna (Italy)
3–5 November 2026
Smart City Expo World
Congress 2026
Barcelona (Spain)
17 - 20 November 2026
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Engineering
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Twins
► Disaster Management
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Remote Sensing, Artificial lntelligence, and
Field Robotics
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Loose or Tight lntegration in Kinematic Laser
Scanning
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Change Analysis in 30/40 Point Clouds
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Management Using the Topo4d Extension of the
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