2009 - La Santa Sede

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2009 - La Santa Sede

la custodIa

dI terra santa e

l’ordIne equestre

del santo sepolcro

dI gerusaleMMe

Uno sguardo alla piazza della Natività,

a Betlemme, durante lo scorso Natale,

pieno di sole e di gente festante,

mentre si attende l’ingresso del Patriarca

di Gerusalemme in Basilica non può non

soffermarsi sul folclore che contribuisce a

dar sapore alla festa. Tutti si improvvisano

fotografi, e gran parte di loro si sente tanto

investito di professionalità da farsi ardito

e chiedere di mettersi in posa, di lasciarsi

fotografare… ai frati francescani e ai Cavalieri

del Santo Sepolcro! Ma gli uni e gli altri non

sono solo folclore, anzi!

Forse fa ancora parte del folclore, o di una

certa superficialità, l’associare la Terra Santa alle

Crociate, i crociati ai cavalieri, e questi all’Ordine

Equestre del Santo Sepolcro, o al Sovrano Ordine

Militare di Malta. Quasi in contrapposizione

allora, san Francesco che durante la quinta

crociata, «acceso dallo zelo della fede, non ebbe

timore di portarsi in mezzo all’esercito dei nostri

nemici e per molti giorni predicò ai Saraceni

la parola di Dio, ma senza molto frutto. Ma il

Sultano, (Melek al-Kamel) re dell’Egitto, lo

pregò, in segreto, di supplicare per il lui il Signore

perché potesse, dietro divina ispirazione, aderire a

quella religione che più piacesse a Dio» (Giacomo

di Vitry, 1216, da Fonti Francescane 2212).

Fr. Pierbattista Pizzaballa ofm

Custode di Terra Santa

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E’ certo che fu l’amore di san Francesco

per Gesù - Dio che s’incarna, il Bambino di

Betlemme, il Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio

che percorre questa Terra, che ne conferma

l’elezione e la santità con la sua morte e con

la sua risurrezione -; certo fu questo amore

speciale che condusse qui Francesco, e ne

contraddistinse con una novità che destò

scalpore, e ancora oggi ci meraviglia, il suo

modo rivoluzionario di vivere la «conquista»

del Santo Sepolcro.

Perché il tempo delle crociate giunse al

termine, travolgendo ogni sovranità che aveva

stabilito su Gerusalemme, e ogni castello

che dalle alture la difendeva. I Francescani

rimasero: erano giunti con Francesco così

disarmati e poveri da non poter inquietare

nessuno, né loro avrebbero voluto o potuto

farlo. Il loro fondatore ne aveva già dettato

il comportamento nella Regola non bollata,

giudicando la realtà con coraggio tanto da

iniziare le raccomandazioni con la parola del

Signore: «Ecco, io vi mando come pecore in

mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come

serpenti e semplici come colombe». Il Vangelo

come codice del vivere, il Vangelo sine glossa.

Invita dunque ai suoi frati ad «andare fra i

Saraceni e gli altri infedeli» previo permesso

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