Relazione generale – sull'attività dell'Unione europea - Europa

europa.eu

Relazione generale – sull'attività dell'Unione europea - Europa

CoMMissione europea

relazione generale

sull’attività

dell’unione europea

ISSN 1608-7305

2009


Relazione generale sull’attività dell’Unione europea — 2009

Commissione europea

Direzione generale della Comunicazione

Pubblicazioni

1049 Bruxelles/Brussel

BELGIQUE/BELGIË

La Relazione generale sull’attività dell’Unione europea — 2009 è stata adottata

dalla Commissione europea il 15 gennaio 2010 con il numero di riferimento

SEC(2010) 18.

Illustrazione in copertina: © Corbis

2010 — 128 pagg. — 21 × 29,7 cm

ISBN 978-92-79-14338-0

doi:10.2792/14461

Lussemburgo: Uficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, 2010

© Unione europea, 2010

Riproduzione autorizzata con citazione della fonte.

Printed in Belgium

st a m p a t o sU C a r t a s B I a n C a t a senZa C l o r o

Prezzo in Lussemburgo (IVA esclusa): 7 EUR


Relazione geneRale

sull’attività

dell’unione europea

2009


IndIce

PReFAZIOne 6

1 LA RIPReSA dALLA cRISI 8

RiSPoSTe a PRoBleMi iMMeDiaTi 10

Il pIano europeo dI rIpresa 10

la protezIone offerta dall’euro 12

InvestImentI selettIvI 13

prendersI cura delle pIccole e medIe Imprese 15

sostenere l’occupazIone 16

rIprIstInare la lIquIdItà 19

razIonalIzzazIone delle procedure 20

CoSTRUiRe Un SiSTeMa FinanziaRio PiÙ SoliDo 20

proposte tempestIve 20

un nuovo quadro dI vIgIlanza 21

InIzIatIve correlate 22

RiPRiSTinaRe Una CReSCiTa SoSTeniBile 24

mantenere l’equIlIbrIo 25

cooperazIone InternazIonale 27

2 cOnTRASTARe I cAMBIAMenTI cLIMATIcI

e RISPARMIARe eneRGIA 30

20 % enTRo il 2020: il PaCCHeTTo «CliMa eD eneRgia» 32

20/20/20: glI ImpegnI dell’ue a rIdurre, aumentare, rIsparmIare 32

scambIo delle quote dI emIssIone 32

altre rIduzIonI delle emIssIonI 34

fontI rInnovabIlI 34

cattura e stoccaggIo dell’anIdrIde carbonIca 35

trasportI pIù ecologIcI 35

l’adattamento aI cambIamentI clImatIcI 37

opportunItà 37

eneRgia 38

effIcIenza energetIca: un modo IntellIgente per rIsparmIare denaro

e salvare Il clIma! 38

IncentIvare l’uso delle energIe rInnovabIlI 40

sIcurezza dell’approvvIgIonamento 41

energIa nucleare: una parte Integrante del mIx energetIco europeo 42

retI: far cIrcolare l’energIa 42

altrI passI avantI verso un mercato dell’energIa completamente

lIberalIzzato 43

cooperazIone InternazIonale 45

la dImensIone dello svIluppo 46

CoPenagHen: CoSa È SUCCeSSo e CoSa non È SUCCeSSo 48

la vIa verso copenaghen 48

un accordo lImItato 52

3

relazione generale 2009 | indice


3 L’Ue QUALe ATTORe GLOBALe 54

l’allaRgaMenTo ConTinUa 56

paesI candIdatI 56

I candIdatI potenzIalI sI avvIcInano ulterIormente all’ue 57

sostegno della commIssIone e contattI tra I popolI 58

Una PoliTiCa Di BUon ViCinaTo 59

polItIca europea dI vIcInato 59

Il partenarIato e l’unIone 59

DiFFonDeRe la PaCe e la SiCURezza 60

mIssIonI cIvIlI e mIlItarI 60

sostegno alla democrazIa e aI dIrIttI umanI 63

aiUTo UManiTaRio 65

fInanzIamento e meccanIsmI 65

rIsposta alle calamItà 66

guerra, rIfugIatI e crIsI dImentIcate 66

SVilUPPo 67

coerenza delle polItIche dI svIluppo 67

la dImensIone acp 68

lo strumento alImentare 70

partenarIatI economIcI: un pIlastro della polItIca commercIale

e dI svIluppo 70

CoMMeRCio inTeRnazionale 71

mercatI apertI 71

le grandI potenze economIche 72

relazIonI pIù fortI con Il resto del mondo 75

4 Un’UnIOne eUROPeA PIÙ eFFIcAce e PIÙ deMOcRATIcA 78

CaMBiaMenTi Del QUaDRo iSTiTUzionale 80

un nuovo trattato per un’unIone pIù effIcace 80

un parlamento europeo rInnovato 82

nuove personalItà per un’unIone europea rInnovata 85

eFFiCienza e TRaSPaRenza 88

legIferare meglIo 88

comunIcazIone e relazIonI InterIstItuzIonalI 91

trasparenza 93

4


5 ULTeRIORI MIGLIORAMenTI PeR I cITTAdInI eUROPeI 98

liBeRTÀ 100

vIaggI e trasportI 100

semplIfIcazIone deglI scambI 102

nuove tecnologIe 103

apertura deI mercatI deI servIzI 104

concorrenza 104

il BeneSSeRe Dei CiTTaDini 105

protezIone deI consumatorI 105

tutelare la salute deglI europeI 107

controllI sanItarI 108

gaRanTiRe all’eURoPa aPPRoVVigionaMenTi aliMenTaRi

aDegUaTi e Un USo SoSTeniBile Dei MaRi 109

agrIcoltura 109

pesca 111

polItIca marIttIma Integrata 112

TeneRSi in ConTaTTo: TeCnologie e Mezzi Di inFoRMazione

e Di CoMUniCazione 112

vantaggI dIrettI per I cIttadInI 112

audIovIsIvI 114

aggIornamento del quadro normatIvo 114

CiBo PeR la MenTe 115

rIcerca 115

IstruzIone 116

cultura 117

liBeRTÀ, SiCURezza e giUSTizia 118

un nuovo programma In materIa dI gIustIzIa e affarI InternI 118

ImmIgrazIone e asIlo 118

la gestIone dI una zona senza passaportI 119

dIrIttI deI cIttadInI 119

sIcurezza 120

oCCUPazione e aFFaRi SoCiali 120

occupazIone 120

sIcurezza socIale 121

uguaglIanza 122

5

relazione generale 2009 | indice


PReFAZIOne

Nel 2009 l’Unione europea ha dovuto gestire gravi problemi.

La crisi economica e finanziaria ha messo a repentaglio il tenore di vita dei

cittadini degli Stati membri. La riduzione degli scambi e degli investimenti

internazionali si è tradotta nella perdita di posti di lavoro e in un rallentamento

della crescita. Il continuo aumento della domanda di energia a livello mondiale

ha fatto salire i prezzi del gas, del petrolio e dell’energia elettrica, e le interruzioni

nell’erogazione di energia durante l’inverno hanno lasciato al freddo i cittadini

dell’Unione e paralizzato le attività industriali. Lo spettro dei cambiamenti

climatici è diventato sempre più incombente: le emissioni di gas a effetto serra a

livello mondiale hanno continuato a crescere, si è assistito allo scioglimento di

ghiacciai e ghiacci polari e al ripetersi sempre più frequente di calamità quali

inondazioni, siccità e incendi nei paesi dell’Unione.

Nel 2009 l’Unione europea ha coordinato la risposta messa a punto dai suoi

Stati membri e dalle sue istituzioni per fronteggiare queste sfide. L’Unione

europea, una comunità stabile e prospera di 27 Stati democratici con quasi

mezzo miliardo di abitanti, che costituisce la più grande area economica integrata

al mondo e rappresenta oltre il 30 % del prodotto interno lordo mondiale e il

17 % degli scambi, ha molte carte da giocare per affrontare queste complesse

problematiche.

Collaborando anche con i partner internazionali, l’Unione europea è riuscita, a

livello interno, ad attenuare le conseguenze più gravi delle crisi globali e, a livello

internazionale, a propugnare con successo la necessità di interventi immediati e

di iniziative volte a evitare i danni a più lungo termine. L’azione congiunta ha

contribuito a far ripartire l’economia, ha evitato il protrarsi dell’instabilità sui

mercati finanziari, ha offerto nuove opzioni in materia di sicurezza energetica e

ha aperto la strada verso la sostenibilità ambientale e l’avvento di una società a

basse emissioni di carbonio.

6


L’azione coordinata ha contribuito a tutelare le economie nazionali e a garantire

i risparmi dei privati, e ha stimolato l’erogazione di finanziamenti per salva-

guardare l’occupazione e ripristinare la crescita. Un’attenzione particolare è

stata rivolta allo sviluppo di competenze in linea con le esigenze di domani, alle

tecnologie pulite per promuovere i mercati a basse emissioni di carbonio e

alle nuove infrastrutture. Sono stati promossi investimenti a livello europeo

per ottimizzare e rendere più affidabili gli approvvigionamenti di energia.

Nell’Unione europea è stato raggiunto un accordo su impegni ambiziosi riguar-

danti la riduzione delle emissioni, l’efficienza energetica e una società più verde.

L’Unione europea ha svolto un ruolo di primo piano nella preparazione di un

accordo globale ai negoziati delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

L’accordo di Copenaghen cui si è pervenuti dovrebbe essere solo la prima tappa

verso un impegno più ambizioso.

La relazione generale sull’Unione europea nel 2009 presenta una panoramica

delle iniziative adottate e dei risultati conseguiti nel fronteggiare la crisi.

L’Unione europea è molto più che un meccanismo per gestire le crisi. Se i

temi economici, dell’energia e dei cambiamenti climatici hanno dominato

l’informazione nel corso dell’anno, la presente relazione evidenzia anche i risultati

raggiunti in rapporto all’ampia gamma di attività dell’Unione: dalla promozione

della democrazia e dei diritti umani a livello mondiale alla riduzione dei costi

della telefonia mobile per i cittadini che si spostano all’interno dell’Unione.

L’Unione europea è un progetto che si fonda sugli ideali di libertà e di solidarietà.

Lo spirito di collaborazione con cui nel 2009 l’Unione ha affrontato le problema-

tiche economiche, energetiche e ambientali ha improntato le sue attività per

quanto concerne le politiche economiche, sociali e dell’occupazione all’interno

dell’Unione e le sue politiche esterne, al di fuori delle proprie frontiere, in

campi quali — tra l’altro — la promozione della democrazia, i diritti umani,

l’assistenza allo sviluppo, il commercio e gli aiuti.

Nel corso dell’anno l’Unione europea ha anche trasformato e riformato le sue

istituzioni. È stato eletto un nuovo Parlamento europeo; gli Stati membri hanno

ratificato il trattato di Lisbona, che consentirà all’Unione di operare più democra-

ticamente e con maggiore efficacia; il Parlamento ha eletto il presidente della

Commissione; è stato proposto l’elenco dei membri del nuovo Collegio di

prossimo insediamento e il Consiglio europeo ha nominato il primo presidente

previsto dal nuovo trattato. Nel contempo, riforme interne hanno determinato

il taglio di costi amministrativi inutili e hanno consentito ai cittadini e alle parti

interessate dell’Unione di avere un’immagine più chiara di quello che l’Unione

europea fa per loro e di come funziona.

7

José Manuel Barroso

4 gennaio 2010

relazione generale 2009 | prefazione


CaPiTolo 1

la RiPReSa Dalla CRiSi


Nel 2009 il mondo ha continuato a essere scosso dalla

peggiore crisi economica e finanziaria da oltre

settant’anni, che non ha lasciato indenni i cittadini e le

parti interessate dell’Unione europea (UE). All’inizio

dell’anno le prospettive per gli investimenti, i consumi,

il credito, l’occupazione e la fiducia non erano affatto

incoraggianti. Incombeva la minaccia di una recessione

profonda e duratura, caratterizzata da un circolo

vizioso di calo della domanda, ridimensionamento dei

piani aziendali, rallentamento dell’innovazione e

riduzione di posti di lavoro. In mezzo alle turbolenze,

l’UE e gli Stati membri hanno elaborato

congiuntamente misure volte a contenere la portata

della recessione, evitare il peggio, stimolare la ripresa e

impedire il ripetersi della crisi.

Dall’UE sono arrivati orientamenti, fondi, nuove idee e

slancio per le riforme.

I principali punti forti dell’economia dell’UE, ovvero il

mercato unico e l’euro, hanno contribuito a proteggere

gli europei. È stato deciso a livello politico di

intervenire massicciamente e le istituzioni e i governi

europei hanno iniettato fondi al fine di evitare il

tracollo economico, proteggere i risparmi e ridurre al

massimo le perdite di posti di lavoro. L’UE ha delineato

un nuovo quadro di vigilanza per l’Europa al fine di

evitare il rischio di una nuova possibile crisi, e ha svolto

un ruolo centrale in seno al dibattito internazionale

incentrato sulle misure di prevenzione e sul modo di

aiutare i paesi in via di sviluppo più vulnerabili a far

fronte alle conseguenze della crisi.

Inoltre, sono stati avviati preparativi per una

strategia d’uscita tesa, una volta assicurata la ripresa,

a risanare le finanze pubbliche e a creare le condizioni

per un futuro più sostenibile con migliori prospettive

di crescita.

Di fronte alla crisi, l’UE ha dato prova di un livello di

cooperazione senza precedenti, tanto tra le sue

istituzioni e gli Stati membri quanto sul piano

internazionale. A fine anno si erano profilati timidi

segni di ripresa ma, come sottolineato nello stesso

periodo dal Consiglio europeo, viste le incertezze e le

fragilità ancora presenti, la cautela era d’obbligo.


UnO STIMOLO cOnSIdeRevOLe

Il piano di ripresa economica prevede fra

l’altro un importante stimolo di bilancio

pari al 2 % del PIL, volto a restaurare la

fiducia in termini di potere d’acquisto e a

spingere le banche a concedere

nuovamente prestiti.

AIUTI dI STATO FLeSSIBILI

MA SOTTO vIGILAnZA

Al fine di sostenere l’accesso ai

finanziamenti durante la crisi, è stato

introdotto un quadro temporaneo di

riferimento per le misure di aiuto di Stato

che permette una maggiore flessibilità e

procedure di autorizzazione semplificate.

I finanziamenti statali concessi nell’ambito

del suddetto regime hanno contribuito a

un ritorno alla stabilità, consentendo una

ripresa dei prestiti e permettendo alle

imprese di avere nuovamente accesso ai

finanziamenti di cui necessitavano.

RISPOSTe A PROBLeMI IMMedIATI

Nel 2009 l’attuazione del piano europeo di ripresa economica ha

permesso di massimizzare la protezione offerta da un euro forte,

incoraggiare investimenti mirati e assistere le piccole e medie

imprese. Al tempo stesso l’UE ha sostenuto l’occupazione e le attività

di formazione, ottimizzando le proprie procedure in modo da

garantire che le misure da essa messe in atto producessero effetti

velocemente. Grazie a una politica di controllo degli aiuti di Stato

ferma nella sostanza ma flessibile nella forma, la Commissione è

riuscita a tutelare il mercato interno e a garantire parità di condizioni

per le imprese europee.

IL PIAnO eUROPeO dI RIPReSA

Iniezioni di liquidità e tagli dei tassi di interesse da parte della Banca centrale

europea (BCE), nonché un programma di riforma del mercato finanziario elaborato

alla fine del 2007, hanno fatto parte delle prime misure attuate per resistere alle

turbolenze sui mercati finanziari. Sul finire del 2008 l’UE aveva concepito un piano

di ripresa economica ( 1 ), approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2008 ( 2 ),

nel quale rientravano iniziative per stimolare l’economia reale.

Nel 2009 il piano europeo di ripresa economica ha cominciato a prendere effetto.

Il piano si prefiggeva innanzitutto di ripristinare la fiducia delle imprese e dei

consumatori, rilanciare le attività di prestito e di investimento, sostenere l’occu-

pazione e creare nuovi posti di lavoro. Per il piano è stata centrale la capacità

dell’Unione europea di far convergere gli sforzi. L’UE è stata in grado di far sentire

il proprio peso perché ha saputo conciliare il proprio operato con quello degli

Stati membri, usando al meglio le risorse di entrambi. Ciò ha consentito all’UE di

dare il proprio contributo alla formulazione di una risposta mondiale alla crisi.

Il piano di ripresa ha costituito una risposta ponderata alla crisi con un occhio

chiaramente rivolto al futuro. Ha sollecitato investimenti volti a migliorare la

competitività in Europa, non solo per uscire dalla crisi ma anche per rilanciare

la crescita economica. Nello specifico, il piano prevedeva di stimolare l’economia

accelerando gli investimenti in settori «intelligenti» quali le infrastrutture di

trasporto, le tecnologie «verdi» e l’efficienza energetica. Si tratta di settori che

cReScITA e cRISI

Crescita del PIL, variazione reale annuale (%)

(2009-2011: previsioni)

10

5

0

-5

-10

1999 2001 2003 2005 2007 2009 2011

Fonte: Commissione europea.

10

cina

stati uniti

ue

giappone


Il piano europeo di ripresa economica

Nel 2008 i capi di Stato o di governo dell’UE hanno concordato un piano globale di lotta alla crisi economica, comprendente

sia misure da prendersi a livello nazionale sia azioni da condursi a livello UE. Gli elementi principali del piano consistevano in:

�una massiccia iniezione di potere d’acquisto nell’economia, per stimolare la domanda e far rinascere la fiducia: 200 miliardi

di euro, pari all’1,5 % del prodotto interno lordo (PIL) dell’UE, di cui 170 miliardi di euro provenienti dai bilanci degli Stati

membri e circa 30 miliardi di euro finanziati dall’UE a sostegno di azioni immediate;

�un’azione a breve termine volta a rafforzare la competitività a lungo termine dell’Europa attraverso investimenti

«intelligenti», ovvero nelle competenze adeguate, per far fronte alle necessità di domani; nell’efficienza energetica, allo

scopo di creare posti di lavoro e risparmiare energia; nelle tecnologie pulite, per rilanciare i grandi settori industriali sui

mercati del futuro a basse emissioni di carbonio; nelle infrastrutture e nell’interconnessione, per promuovere l’efficienza

e l’innovazione;

�dieci azioni per la ripresa tese a porre in essere i giusti strumenti socioeconomici, tra cui nuovi finanziamenti per

le piccole e medie imprese, la riduzione degli oneri amministrativi e il rilancio degli investimenti per modernizzare le

infrastrutture;

�un principio di solidarietà e giustizia sociale alla base del piano, che implicava la tutela dell’occupazione mediante

un’azione sugli oneri sociali, un intervento sulle prospettive future di quanti hanno perso il loro posto di lavoro, la

riduzione dei costi energetici per le categorie vulnerabili attraverso programmi di efficienza energetica mirati, nonché

la costruzione di una società più inclusiva.

A marzo la Commissione ha presentato un aggiornamento del piano nella sua comunicazione «Guidare la ripresa in

Europa» ( 3 ), nella quale formula proposte per infondere nei mercati finanziari europei maggiore responsabilità e

affidabilità.

promuovono l’attività economica e l’occupazione a più lungo termine, contri-

buendo al tempo stesso al raggiungimento di più ampi obiettivi dell’UE quali la

sostenibilità, la mobilità e la sicurezza energetica.

Le misure comprendevano un’iniezione massiccia e coordinata di potere

d’acquisto nell’economia europea, per rilanciare la domanda e sostenere la

crescita. Il piano invitava a adottare misure di bilancio discrezionali pari ad

almeno l’1,5 % del PIL o a 200 miliardi di euro. Come risultato, tra il 2009 e il 2010

le misure discrezionali adottate dagli Stati membri rappresenteranno complessi-

vamente il 2 % del PIL (1,1 % nel 2009 e 0,9 % nel 2010). Tenuto conto degli effetti

degli stabilizzatori automatici, quali le indennità di disoccupazione e altri sussidi

sociali, il sostegno pubblico sarà pari, in totale, al 5 % del PIL. L’UE ha inoltre

mantenuto una linea dura contro ogni tentazione di protezionismo da parte

degli Stati membri.

Il piano di ripresa ha inoltre spinto la Commissione europea a dar prova di

inventiva in materia di aiuti di Stato. Per la prima volta la Commissione ha intro-

dotto un quadro temporaneo di riferimento per le misure di aiuto di Stato volte

a sostenere l’accesso ai finanziamenti durante la crisi, con l’intento di ridurre gli

effetti negativi sull’economia reale ( 4 ). In conformità con il piano di ripresa, il

quadro di riferimento ha permesso una maggiore flessibilità rispetto ai casi in cui

gli aiuti di Stato sono ammessi, lasciando aperte agli Stati membri maggiori

possibilità di concedere tali aiuti. I finanziamenti statali concessi nell’ambito del

suddetto regime hanno contribuito a un ritorno alla stabilità, consentendo una

ripresa dei prestiti e permettendo alle imprese di avere nuovamente accesso ai

finanziamenti di cui necessitavano. Interventi pubblici eccessivi avrebbero

potuto distorcere il mercato interno, ma questa scelta ha riconosciuto che in

determinate circostanze c’è bisogno di flessibilità, seppur accuratamente

dosata.

InveSTIMenTI PUBBLIcI

PeR FAR FROnTe ALLA cRISI

Stimolo di bilancio nel 2009 (% del PIL)

usa

spagna

austria

regno unito

germania

svezia

lussemburgo

slovenia

Ue-27

repubblica ceca

polonia

finlandia

portogallo

francia

Belgio

irlanda

paesi Bassi

italia

grecia

estonia

cipro

slovacchia

Malta

lettonia

lituania

ungheria

danimarca

Bulgaria

0 1 2 3

Fonte: Commissione europea.

11 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi


© Unione europea, 2009

Nell’esporre la sua visione per

l’Unione europea nel 2020,

il presidente José Manuel Barroso è

andato oltre la crisi attuale.

UnA nAve STABILe In AcQUe AGITATe

«Negli ultimi mesi abbiamo avuto prova di

un altro dei vantaggi offerti dall’euro:

la crisi finanziaria sta dimostrando che in

caso di acque agitate è meglio trovarsi su

una nave grande, solida e stabile piuttosto

che su una piccola barca».

Jean-Claude Trichet, presidente della BCE,

parlando alla cerimonia organizzata

presso il Parlamento europeo per

festeggiare il decimo anniversario

dell’euro (13 gennaio 2009).

LA PROTeZIOne OFFeRTA dALL’eURO

L’unione economica e monetaria (UEM) costruita attorno all’euro, e in particolare

al suo patto di stabilità e crescita, ha apportato vantaggi agli Stati membri e ai

loro cittadini. Anche in mezzo alla crisi, il patto di stabilità e crescita è rimasto la

pietra angolare per il quadro di bilancio dell’UE, essendosi dimostrato sufficien-

temente flessibile per permettere di attuare le misure anticrisi, pur fornendo un

quadro per le strategie di risanamento del futuro. Le svalutazioni competitive

sono state evitate e la BCE e la Commissione hanno agito rapidamente per

garantire risposte coordinate in tutta Europa.

L’ampio consenso che ha visto gli Stati membri uniti sulla politica economica e

monetaria ha permesso all’UE di agire in maniera veloce, decisiva e coerente.

Le autorità europee, i parlamenti, i governi e le banche centrali hanno dimostrato

di saper prendere, anche in circostanze difficili, decisioni che hanno aiutato a

proteggere numerose valute nazionali dagli effetti della crisi finanziaria.

L’UE ha fornito il suo sostegno anche a paesi non appartenenti all’area dell’euro.

Lavorando di concerto con il Fondo monetario internazionale, a gennaio il

Consiglio ha approvato una proposta della Commissione per un prestito di

3,1 miliardi di euro a sostegno della bilancia dei pagamenti della Lettonia ( 5 ),

allo scopo di alleggerire la pressione sui suoi mercati finanziari e dei capitali.

Similmente, un’assistenza finanziaria eccezionale pari a 5 miliardi di euro è stata

approvata a maggio ( 6 ) per la Romania per correggere i gravi squilibri della sua

economia. Inoltre, al fine di appianare le gravi difficoltà registrate nella bilancia

dei pagamenti degli Stati membri che non appartengono all’area dell’euro,

sempre a maggio l’UE ha aumentato il massimale di sostegno, portandolo a

50 miliardi di euro.

Nella relazione annuale sulle finanze pubbliche che la Commissione ha pubbli-

cato nel maggio 2009 ( 7 ) veniva sottolineata la tendenza al rialzo dei disavanzi

di bilancio e del debito pubblico quale conseguenza dello stimolo di bilancio

impresso alle economie in crisi e degli interventi pubblici diretti nei sistemi

bancari. Le raccomandazioni contenute nella relazione per un ritorno graduale a

posizioni di equilibrio sono state approvate dai leader dell’UE nelle conclusioni

delle riunioni del Consiglio dell’UE di marzo e giugno ( 8 ) e il Consiglio europeo di

dicembre ha reiterato la necessità di un’azione politica incentrata nel garantire la

sostenibilità delle finanze pubbliche ( 9 ).

Inoltre, per proteggere i risparmi degli investitori privati, a febbraio ( 10 ) l’UE ha

armonizzato il grado di tutela dei depositanti, ovvero la garanzia offerta dallo

Stato per i depositi bancari. A giugno ha stabilito un minimo di 50 000 euro, che

salirà a 100 000 euro entro la fine del 2010.

12


InveSTIMenTI SeLeTTIvI

L’UE ha diretto i propri investimenti verso obiettivi scelti con cura, tra i quali

rientrano settori la cui importanza è evidente per l’intera economia dell’Unione

europea, settori con buone capacità di creare velocemente posti di lavoro, settori

che si inscrivono nelle ampie politiche e strategie dell’UE in materia di energia,

ambiente, piccole e medie imprese, o di coesione, e settori in grado di rafforzare

la competitività dell’UE una volta che la crisi avrà lasciato posto alla ripresa. Nei

Consigli «Energia» ( 11 ), «Competitività» ( 12 ) e «Ambiente» ( 13 ) svoltisi nel corso

dell’anno si è discusso del concetto di economia «intelligente» ecologicamente

efficiente — ponendo l’accento sul lavoro altamente specializzato in settori

innovativi ad alta tecnologia e a bassa emissione di carbonio — al fine di conse-

guire una visione comune su come il passaggio a un’economia «verde» possa

aiutare l’Europa ad uscire sia dalla crisi climatica sia dall’attuale crisi economica e

a ripristinare il potenziale di crescita.

A febbraio la Commissione ha presentato un pacchetto di misure a sostegno

dell’industria automobilistica ( 14 ) sia a livello UE sia degli Stati membri. Tali misure

si sono dimostrate efficaci nel lottare in maniera responsabile contro il crollo

della domanda e nel far fronte alle conseguenze sociali della crisi. Il piano

europeo di ripresa economica ha sottolineato il ruolo svolto dai partenariati

pubblico-privato nell’attutire gli effetti della crisi e nel permettere di investire

maggiormente nelle tecnologie pulite. La cosiddetta iniziativa «Auto verdi» ( 15 ),

che ha sostenuto l’industria automobilistica con finanziamenti pari a 5 miliardi di

euro per la progettazione e la costruzione di veicoli a bassa emissione di carbonio,

ne è un esempio. Detta strategia è stata approvata dal Consiglio a marzo ( 16 ).

Le misure di sostegno erano indirizzate non solo alle case automobilistiche, ma a

tutta la catena d’approvvigionamento del settore, comprese le numerose piccole

e medie imprese che creano innovazione e posti di lavoro. Le stesse misure tese

a stimolare la domanda di autoveicoli negli Stati membri erano inoltre rivolte a

incoraggiare i consumatori ad acquistare auto «più pulite».

Gli investimenti sono stati incanalati verso nuove fonti di crescita sostenibile

«intelligente» e verso le reti del futuro, che vanno dalle infrastrutture digitali alle

linee ferroviarie a grande velocità e alle super-reti dell’elettricità e del gas.

Dal momento che la connettività a Internet rappresenta un potente strumento

per stimolare una rapida ripresa economica, soprattutto nelle zone rurali, a

marzo la Commissione ha adottato la comunicazione «Migliorare l’accesso alle

tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle zone rurali» ( 17 ).

Numerose aziende agricole e altre imprese — soprattutto piccole e medie

imprese — situate in zone rurali e fino ad allora isolate, hanno la possibilità di

avere accesso ai mercati internazionali, di godere di mezzi più efficaci per

InveSTIMenTI «veRdI»

Le misure a breve termine tese a

rafforzare la competitività dell’Europa

corrispondono al secondo importante

obiettivo del piano di ripresa, ovvero

stimolare gli investimenti nelle tecnologie

pulite ad alto rendimento energetico per

creare posti di lavoro, sviluppare le

infrastrutture e promuovere l’innovazione.

Ciò fornisce agli Stati membri l’occasione

di cambiare le loro abitudini e di

progredire verso un’economia pulita a

bassa emissione di carbonio.

Il passaggio a un’economia «verde»

permette non solo di ridurre le emissioni

di CO 2 , ma può anche creare posti di lavoro.

13 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi

© Reporters / Claire Deprez


TEN-T: trasporti moderni

svolgere le loro attività e, di conseguenza, di accrescere la loro competitività.

A settembre la Commissione ha adottato gli orientamenti su come gli aiuti di

Stato possono essere impiegati per il rapido sviluppo delle reti a banda larga ( 18 ).

I finanziamenti a titolo del programma di reti transeuropee di trasporto (TEN-T)

dell’UE sono stati modificati in modo che 500 milioni di euro provenienti dal

fondo e previsti per gli anni 2010-2013 fossero messi a disposizione nel 2009

attraverso un invito a presentare proposte per progetti da realizzarsi tra il 2009 e

il 2010 ( 19 ). Dal momento che i trasporti occupano un ruolo centrale nell’economia,

migliorarne le infrastrutture può fungere da catalizzatore per un rafforzamento

dell’attività economia, contribuendo al tempo stesso a rendere la mobilità più

sostenibile.

Ad ottobre la Commissione europea ha annunciato il primo gruppo di progetti a godere dell’anticipo sui finanziamenti a

titolo del programma TEN-T. Ad essere interessati sono undici Stati membri.

Austria Ampliamento del quarto binario della tratta occidentale Vienna-Linz, stazione

ferroviaria di Melk

14

(in euro)

3 400 000

Belgio Ricostruzione del Noorderlaanbridge 1 342 000

Francia Nuova linea ad alta velocità «LGV Est», tratta Baudrecourt-Vendenheim 75 996 000

Germania BAB A3, Francoforte-Norimberga, rinnovo del primo ponte a Randersacker 2 395 000

Ampliamento trimodale del porto di Colonia 3 330 000

Italia Raccordo anulare di Roma, tratto nordoccidentale: creazione della terza corsia

in entrambe le direzioni di marcia dal km 11,250 al km 12,650, lavori di

completamento

Opere di potenziamento dell’accessibilità nautica del porto di Venezia-

Marghera: drenaggio ordinario e d’urgenza in due sezioni dei canali navigabili

Ovest e Sud

2 981 000

3 912 000

Nodo di Torino, tratta Susa-Stura: eliminazione della strozzatura 52 740 000

Integrazione dell’IP1 di comunicazione e sorveglianza 4 048 000

Paesi Bassi Eliminazione della strozzatura dell’arteria nord-sud A2 (E25): costruzione

del tunnel autostradale urbano a Maastricht

15 000 000

Portogallo Piano di sviluppo dell’aeroporto di Faro, fase 1 6 016 000

Spagna Superstrada SE-40 (Siviglia), tratta Coria del Rio-Dos Hermanas (tunnel nord

e sud)

23 969 000

Svezia Infrastrutture portuali nel porto nord di Malmö 5 922 000

Collegamento di Partihall E6.21 16 296 000

Regno Unito Opere di drenaggio e bonifica dell’estuario del Tamigi a supporto dello

sviluppo del porto multimodale integrato London Gateway e della logistica

14 174 000

Piano di gestione del traffico del corridoio A14 11 670 000

Lavori sulla tratta Felixstowe-Nuneaton 9 234 000

Ungheria Costruzione di un’area d’imbarco comune per le operazioni Schengen e

non-Schengen e il trasferimento ininterrotto dei passeggeri nell’aeroporto di

Budapest

7 560 000


Oltre all’iniziativa «Auto verdi», fanno parte del piano europeo di ripresa eco -

nomica altri due investimenti «intelligenti». «Fabbriche del futuro» ( 20 ) prevede

1,2 miliardi di euro come contributo al miglioramento della produttività

industriale e, di conseguenza, della competitività. Ciò dovrebbe portare alla

creazione di posti di lavoro di miglior qualità in un momento in cui la forza lavoro

sta invecchiando ( 21 ). La seconda iniziativa, «Edifici efficienti sul piano

energetico» ( 22 ), è dotata di un finanziamento di un miliardo di euro in favore

della ricerca e andrà a sostegno della creazione di nuovi e migliori posti di lavoro

nel settore edilizio, duramente colpito, contribuendo al contempo alla riduzione

del consumo energetico e, pertanto, alla lotta contro il cambiamento climatico.

Parallelamente, si è investito per dotare i lavoratori delle competenze adeguate

per far fronte alle necessità di domani. I fondi necessari per i suddetti partenariati

pubblico-privato provengono dal bilancio del Settimo programma quadro di

ricerca e da investimenti del settore privato.

Nuove possibilità sono inoltre state create dai finanziamenti provenienti dai

programmi di ricerca dell’Unione europea ( 23 ). I partenariati pubblico-privato

godono di 3,2 miliardi di euro per lo sviluppo di nuove tecnologie nei settori

manifatturiero, edilizio e automobilistico: i fondi provengono per metà dalle

imprese e per l’altra metà dal programma quadro di ricerca e sviluppo dell’UE.

Misure a breve termine, affiancate da investimenti «intelligenti» a più lungo

termine in ricerca e sviluppo, possono consentire ai paesi d’Europa di rimanere

competitivi mentre attraversano l’attuale crisi e completano il passaggio a

un’economia basata sulla conoscenza a bassa emissione di carbonio.

PRendeRSI cURA deLLe PIccOLe e MedIe IMPReSe

Il sostegno all’industria dell’Unione europea è andato soprattutto a favore delle

piccole e medie imprese, dal momento che in Europa queste costituiscono la

principale fonte d’impiego. Le difficoltà incontrate da molte di queste imprese di

successo nel finanziare i propri costi di gestione e gli investimenti stavano

mettendo a repentaglio il sostentamento di milioni di lavoratori e delle loro

famiglie. Garantendo accesso a finanziamenti a basso costo, i nuovi prestiti

concessi dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) hanno contribuito a

salvaguardare posti di lavoro.

Potendo far appello ai finanziamenti sui mercati finanziari e grazie al suo statuto

di banca degli Stati membri, la BEI ha dimostrato di essere uno strumento flessibile

durante la crisi, aumentando e riadattando i propri prestiti in linea con le priorità

dell’UE. Sul finire del 2008 la BEI ha fatto sapere che avrebbe aumentato di circa il

50 % i prestiti concessi alle piccole e medie imprese, portandoli a 30 miliardi di

euro nei quattro anni compresi tra il 2008 e il 2011. Nei primi cinque mesi dell’anno

il volume dei prestiti accordati alle piccole e medie imprese è raddoppiato rispetto

allo stesso periodo del 2008. Il finanziamento più importante avviene attraverso

Il piano europeo di ripresa ha favorito gli

investimenti nelle infrastrutture di trasporto

quali il collegamento ferroviario ad alta

velocità attraverso i Pirenei.

15 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi

© BELGA / AFP / Raymond Roig


© Unione europea, 2009

neLL’Ue LA dISOccUPAZIOne SALe AncORA

Tasso di disoccupazione (%) nei 27 Stati membri

(2009: dati relativi ad agosto; 2010: previsioni)

10

8

6

0

2000 2002 2004 2006 2008 2010

Fonte: Commissione europea.

A maggio si è tenuto a Praga un vertice

sull’occupazione che ha proposto misure

concrete per salvaguardare i posti di

lavoro nel breve termine e creare

migliori opportunità d’impiego

a più lungo termine.

gli «stanziamenti per le PMI» e gli «stanziamenti alle PMI: programmi di condivi-

sione del rischio». Nel 2009 il flusso di capitali è ammontato a 10,9 miliardi di

euro e per il 2010 è previsto più o meno lo stesso importo. La Banca ha inoltre

fornito un ulteriore miliardo di euro — di cui 200 milioni di euro sono stati

assegnati nel 2009 — per lo sviluppo del mercato dei finanziamenti mezzanino

per le piccole e medie imprese, e ha fatto leva sulle sue banche intermediarie

perché sbloccassero i fondi velocemente.

La riduzione degli oneri amministrativi è stato un altro modo con cui l’UE ha

aiutato le imprese, soprattutto quelle piccole e medie. Nel corso del 2009 il piano

di ripresa ha incoraggiato la messa in atto dello «Small Business Act» (normativa

sulle piccole imprese) per l’Europa ( 24 ), adottato nel dicembre 2008, che impegna

gli Stati membri a ridurre considerevolmente i tempi e i costi di avvio di un’im-

presa, ivi inclusa la riduzione a un euro dei requisiti patrimoniali per le micro-

imprese. Le piccole e medie imprese saranno esentate dall’obbligo di presentare

conti annuali, il che dovrebbe permettere loro di risparmiare circa 7 miliardi di

euro l’anno che potranno essere reinvestiti nella crescita e nell’occupazione.

A febbraio la Commissione ha presentato proposte affinché gli Stati membri

attuassero i suddetti cambiamenti ( 25 ). Il piano di ripresa prevedeva impegni

addizionali tesi a spronare le piccole e medie imprese a fare affari oltre frontiera,

garantire che le amministrazioni pubbliche pagassero le loro fatture veloce-

mente e ridurre i costi delle domande di brevetto.

I cambiamenti sono stati messi in atto in fretta. Nella sua relazione al Consiglio

«Competitività» di maggio, la Commissione ha messo in evidenza i significativi

progressi che gli Stati membri stavano realizzando: stavano attuando misure

intese a facilitare l’accesso ai finanziamenti, così come un miglior quadro regola-

mentare e un migliore accesso ai mercati. Tali iniziative volte a sostenere l’eco-

nomia reale e l’occupazione non sono soltanto misure sociali in linea con i valori

di equità e solidarietà dell’Unione europea, ma hanno anche una portata

economica, dal momento che la tutela dei posti di lavoro tiene assieme la forza

lavoro qualificata, alleggerisce il carico sul sistema sociale e sulla spesa pubblica

e stimola l’attività economica.

SOSTeneRe L’OccUPAZIOne

In tempi difficili le aziende sono presto colpite, e i primi a pagarne le conseguenze

sono spesso i lavoratori. Le politiche occupazionali rientrano innanzitutto tra le

competenze degli Stati membri, ma non appena la crisi finanziaria si è fatta

sentire sull’economia reale, ovvero su crescita e occupazione, l’UE ha introdotto

misure per contenere l’aumento della disoccupazione e allentare la pressione

sulle imprese. La crisi ha messo in evidenza l’importanza di politiche sociali a

sostegno dei lavoratori che perdono il loro posto di lavoro.

16


Al vertice di Praga sull’occupazione tenutosi a maggio sono state proposte dieci

iniziative concrete per salvaguardare, a breve termine, i posti di lavoro e offrire, a

lungo termine, migliori prospettive occupazionali. Tra le iniziative rientravano

l’uso di fondi nazionali e del Fondo sociale europeo per migliorare le capacità e il

livello di competenza dei lavoratori europei (spesso per i lavori a tempo parziale)

e creare in tutta l’UE maggiori contratti di apprendistato per giovani disoccupati.

Tali proposte sono contenute in una comunicazione sul seguito dato pubblicata

a giugno ( 26 ), in cui gli Stati membri sono stati invitati a lavorare assieme per fare

della recessione un’occasione di rinnovamento e per dare vita a un’economia più

produttiva, innovativa, dalle migliori competenze e a bassa emissione di carbonio.

Nella comunicazione si diceva che l’occupazione «verde» può diventare essen-

ziale per la crescita e che entro il 2020 il settore delle energie rinnovabili potrebbe,

da solo, dare lavoro a 2,8 milioni di persone.

dISOccUPAZIOne neI PAeSI deLL’Ue

Tasso di disoccupazione (%)

20

15

10

5

0

paesi Bassi

danimarca

austria

2008

Fonte: Commissione europea.

agosto 2009

previsioni 2010

cipro

lussemburgo

Malta

repubblica ceca

I capi di Stato o di governo hanno rinnovato il loro impegno politico in favore di

politiche attive in materia occupazionale ( 27 ), impegno rivolto a gestire le conse-

guenze della crisi e ad impedire che i tassi di disoccupazione rimanessero elevati,

continuando a adoperarsi per aumentare l’offerta di manodopera a lungo

termine. Da parte sua, l’Unione europea si è impegnata a promuovere la coope-

razione, il coordinamento e l’apprendimento reciproco.

Bulgaria

slovenia

I fondi di coesione dell’UE, in particolare quelli erogati a maggio dal Fondo

sociale europeo e dal Fondo europeo di sviluppo regionale, e i prestiti concessi

dalla Banca europea per gli investimenti sono stati adattati in modo da salva-

guardare e creare quanti più posti di lavoro possibile. Nel luglio 2009 la Commis-

sione ha proposto nuove regole ( 28 ) che consentissero agli Stati membri di

modificare più facilmente i loro programmi in modo da sfruttare appieno i fondi

per contrastare la crisi e indirizzare i loro interventi verso quanti ne sono stati

colpiti. Per mantenere l’occupazione attraverso la formazione o l’aggiornamento

professionale, la Commissione ha proposto l’adattamento delle regole di finan-

ziamento in modo che i fondi possano essere usati, ad esempio, per sostenere il

lavoro a tempo parziale abbinato a corsi di aggiornamento professionale.

romania

regno unito

italia

portogallo

germania

polonia

Belgio

svezia

finlandia

francia

grecia

Ue-27

FORMAZIOne e LAvORO

A TeMPO PARZIALe

ProAct, con una dotazione finanziaria

di 40 milioni di euro provenienti dal Fondo

sociale europeo, è un esempio di come

l’UE ha sostenuto l’occupazione e

contrastato la crisi, migliorando le

competenze dei lavoratori. Sostenendo

l’occupazione a tempo parziale attraverso

l’aggiornamento professionale durante

i giorni non lavorati, ProAct offre

un’alternativa ai licenziamenti per esubero

di personale e permette inoltre agli

apprendisti di portare a termine la

loro formazione nei casi in cui i loro

datori di lavoro facciano fronte a

un calo dell’attività commerciale

a causa della crisi.

17 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi

ungheria

slovacchia

irlanda

estonia

lituania

lettonia

spagna


MILIARdI dI eURO In FOndI Ue

deSTInATI ALLA SPeSA SOcIALe

L’UE ha messo a disposizione miliardi di

euro provenienti dalla spesa prevista del

Fondo sociale europeo a sostegno delle

persone colpite dalla crisi economica e

ha proposto di ridurre l’obbligo degli

Stati membri di contribuire con i

cofinanziamenti per il periodo 2009-2010.

Ha inoltre convertito il Fondo europeo

di adeguamento alla globalizzazione in

uno strumento per far fronte alle

conseguenze sociali della crisi.

AZIOne cOMUne deTeRMInAnTe PeR LA

cReAZIOne dI nUOvI POSTI dI LAvORO

«Non possiamo impedire che questa crisi

sia causa di disoccupazione. Sono molti

quelli già colpiti. Ma crediamo che agendo

ora e in partenariato con i governi,

le istituzioni europee e le parti sociali,

possiamo ridurre le perdite occupazionali

e aiutare milioni di persone a ritrovare un

posto di lavoro migliore», ha dichiarato il

presidente Barroso al vertice straordinario

sull’occupazione tenutosi a maggio.

È stata concessa agli Stati membri la possibilità di usare i fondi non spesi del

periodo di programmazione 2000-2006. Solo per il Fondo sociale europeo sono

stati liberati in anticipo fondi aggiuntivi per 7 miliardi di euro e gli anticipi per il

2009 (circa 2,3 miliardi di euro) potrebbero essere impiegati per finanziare misure

attive in materia occupazionale e altre iniziative connesse con la crisi. In tutto, tra

il 2007 e il 2009 gli Stati membri hanno ricevuto dal Fondo più di 6,1 miliardi di

euro quali pagamenti anticipati affinché i loro programmi fossero avviati rapida-

mente. Grazie all’introduzione di pagamenti a tasso fisso e di sovvenzioni, l’UE ha

inoltre ridotto gli oneri amministrativi a carico della miriade di piccole organizza-

zioni locali che hanno ricevuto finanziamenti dal Fondo sociale europeo per

progetti connessi con l’occupazione.

A luglio 2009 la Commissione europea ha proposto un nuovo strumento di

micro finanza ( 29 ) per fornire microcrediti alle piccole imprese e alle persone che

avevano perso il loro posto di lavoro e intendevano avviare in proprio una piccola

impresa. Detto strumento, applicato servendosi della competenza della BEI e del

Fondo europeo per gli investimenti, comportava la riassegnazione di 100 milioni

di euro dall’attuale bilancio dell’UE allo scopo di reperire 500 milioni di euro in

microcrediti a favore degli aspiranti imprenditori che non soddisfacevano i

normali criteri per ottenere fondi da destinare all’avvio di un’impresa. A dicembre

la proposta era esaminata dal Parlamento e dal Consiglio per approvazione.

Anche il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione — concepito

inizialmente per prestare sostegno ai lavoratori che hanno perso il loro posto di

lavoro a causa dell’evoluzione del commercio mondiale quando l’attività

economica locale risente della delocalizzazione — è stato riorientato a sostegno

di quanti hanno perso il lavoro a causa dell’attuale crisi economica e finan-

ziaria ( 30 ). Il Fondo ha mantenuto l’occupazione e ha permesso a quanti avevano

perso il loro posto di lavoro di ritrovarne rapidamente uno migliore. Uno studio

pubblicato nel 2009 e basato su dati del 2008 ha rivelato che il 69 % dei lavoratori

sostenuti dal Fondo hanno trovato un nuovo lavoro. Nel 2009 sono stati approvati

2,7 milioni di euro a sostegno dei lavoratori del settore automobilistico spagnolo

che hanno perso il loro posto di lavoro, 5,5 milioni di euro per i neo-disoccupati

del settore delle telecomunicazioni in Germania, 14,8 milioni di euro per i

lavora tori in esubero del settore informatico irlandese e 832 800 euro per i

lavoratori del tessile in Portogallo.

Prima della fine dell’anno la Commissione ha inoltre proposto assistenza per 480

lavoratori del settore degli impianti elettrici in Lituania, per 400 lavoratori del

settore automobilistico in Austria, per 1 793 ex impiegati della Karmann in

Germania, per 1 500 ex lavoratori della Volvo e dei suoi fornitori in Svezia e per

435 lavoratori del settore edilizio nei Paesi Bassi. A dicembre il Parlamento ha

adottato una risoluzione a sostegno di diversi regimi di aiuto ( 31 ).

Oltre a rendere i fondi disponibili, l’UE ha fornito informazioni su come avervi

accesso e su come usarli. Ad esempio, ad aprile ha organizzato un seminario dal

titolo «Gestire la dimensione sociale della crisi nel settore automobilistico» per

mostrare agli Stati membri le opportunità offerte dal Fondo sociale europeo e

dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.

Attraverso misure di questo tipo l’UE ha aiutato gli Stati membri a reintegrare i

lavoratori in esubero nel mercato del lavoro, a concentrarsi su quelli maggior-

mente bisognosi e a mantenere gli investimenti nello sviluppo delle competenze

e nella formazione.

Al fine di permettere una maggiore flessibilità nell’applicazione delle aliquote

IVA in settori che potrebbero stimolare la creazione di posti di lavoro, il Consiglio ha

18


adottato la direttiva IVA modifcata che consente, agli Stati membri che lo deside-

rano, di applicare aliquote ridotte a servizi ad alta intensità di lavoro prestati

localmente (nel settore abitativo, della ristorazione, per le piccole riparazioni di

beni, nei servizi di giardinaggio, di assistenza domestica e alla persona ecc.).

RIPRISTInARe LA LIQUIdITà

Le iniziative tese a proteggere l’economia reale, ovvero l’occupazione e le

imprese, hanno inoltre presupposto misure per rimettere in moto i mercati.

Durante il 2009 i mercati finanziari avevano ancora bisogno di assistenza mentre

la liquidità rimaneva scarsa, limitando l’attività economica delle imprese e dei

consumatori. Per incoraggiare le attività di prestito si è continuato a ridurre

drasticamente i tassi di riferimento dell’area dell’euro, che sono passati dal 2,5 %

nel dicembre 2008 al minimo storico dell’1 % nel luglio 2009.

InFLAZIOne e TASSI d’InTeReSSe

%

6

5

4

3

2

1

0

-1

1999 2001 2003 2005 2007 2009

Fonti: Commissione europea/BCE.

tasso di riferimento per i prestiti concessi

dalla Banca centrale europea

tasso d’inflazione nell’area dell’euro

La riduzione dei tassi d’interesse non è stata l’unica arma impiegata. Dopo l’inie-

zione di liquidità aggiuntiva e l’approvvigionamento di liquidità a lungo termine

nel 2007, la Banca centrale europea ha fatto ricorso a misure atipiche di politica

monetaria. Nel 2008 la BCE ha intensificato i propri sforzi passando ad un regime

in base al quale, piuttosto che lasciare che il costo dei prestiti concessi dalle

banche centrali fosse determinato mediante procedura d’asta, cosa che avrebbe

potuto limitarne il volume, la Banca ha fissato un basso tasso di riferimento per i

prestiti agli istituti finanziari e ha poi fornito, a quel saggio, tutta la liquidità

necessaria. Nel 2009 gli effetti di tale operazione sono stati intensificati tripli-

cando l’offerta illimitata di liquidità al tasso dell’1 % con scadenza a un anno,

ovvero il doppio rispetto all’ultima scadenza più lunga. E dopo che nel 2008 la

BCE aveva ampliato l’elenco delle attività accettate come garanzia reale di detti

prestiti, a metà 2009 il valore delle attività idonee aveva superato i 12 000 miliardi

di euro, il che ha permesso di allentare le tensioni sulle operazioni di prestito

delle banche commerciali. Nel 2009 l’Eurosistema ha lanciato una nuova misura

perfezionata di sostegno del credito: il graduale acquisto di un nuovo portafoglio

di obbligazioni garantite per un totale di 60 miliardi di euro, al fine di contribuire

alla riattivazione del relativo mercato e facilitare in questo modo il finanziamento

delle banche e i flussi di credito verso l’economia ( 32 ).

A febbraio la Commissione ha pubblicato orientamenti ( 33 ) sul trattamento

riservato agli aiuti di Stato relazionati coi «titoli tossici», i rischiosi strumenti di

investimento detenuti da diverse banche. Il sostegno concesso a fronte di attività

deteriorate migliora la situazione patrimoniale delle banche, facilitandone le

operazioni di prestito a favore dell’economia reale.

GARAnZIe STATALI PeR Le BAnche

Dall’ottobre dell’anno scorso sono stati

messi a disposizione circa 3 600 miliardi

di euro — quasi un terzo del PIL dell’UE —

in garanzie di Stato per passività del

settore finanziario, non tanto per salvare

le banche quanto per stabilizzare le

aspettative e, di conseguenza, far sì che

non sia necessario ricorrere alle garanzie.

19 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi


© AFP / Georges Gobet

Il piano europeo per una migliore

regolamentazione del settore bancario è

stato inizialmente elaborato da un gruppo

di esperti presieduto dal banchiere francese

di rinomata esperienza Jacques de Larosière.

RAZIOnALIZZAZIOne deLLe PROcedURe

L’UE ha razionalizzato alcune delle sue procedure in modo che i cittadini possano

trarre più rapidamente vantaggio dai suoi strumenti.

È stato temporaneamente alleggerito l’obbligo dell’autorizzazione preventiva

della Commissione per la concessione dei fondi di coesione, il che ha provocato

un’accelerazione dell’iter per i progetti del valore di 50 milioni di euro (o di

25 milioni di euro per progetti connessi con l’ambiente). Circa 900 progetti di

siffatte dimensioni verranno realizzati nel periodo 2007-2013, per un totale di

120 miliardi di euro di investimenti. La Commissione ha inoltre previsto procedure

semplificate per permettere una più veloce attuazione dei fondi strutturali e

di coesione.

Un accordo per ridurre del 40 % i costi di registrazione dei marchi a partire da

maggio 2009 era volto a permettere alle imprese dell’UE di risparmiare ogni

anno fino a 60 milioni di euro. È stato calcolato che un ulteriore accordo (attra-

verso una modifica alla direttiva IVA sulle regole di fatturazione), con il quale i

governi accettano che le piccole e medie imprese facciano uso della fatturazione

elettronica, comporterebbe un risparmio fino a 18 milioni di euro l’anno,

riducendo gli oneri a carico delle imprese, sostenendo le piccole e medie imprese

e aiutando gli Stati membri a lottare contro la frode. Un contributo in tal senso è

arrivato anche dal programma dell’UE «Legiferare meglio». Per maggiori dettagli,

si veda il capitolo 4.

cOSTRUIRe Un SISTeMA FInAnZIARIO PIÙ SOLIdO

Mentre l’UE e i suoi Stati membri lottavano per uscire dalla crisi, di

fronte al crollo dei mercati azionari del mondo intero e ai tagli nei

bilanci delle famiglie e nelle future pensioni dei cittadini dell’UE,

una delle priorità era evitare che una simile crisi si ripetesse. Secondo

l’UE, ciò ha richiesto una profonda riforma della regolamentazione

e della vigilanza dei mercati finanziari. Sia all’interno dell’UE sia

nelle più importanti sedi internazionali è stata necessaria un’azione

energica per stabilire principi comuni per una vigilanza più efficace.

L’UE, in stretta collaborazione con i suoi principali partner, ha

lavorato alla costruzione di un nuovo quadro di vigilanza e alla

formulazione della legislazione complementare necessaria per

apportare sicurezza e stabilità ai mercati finanziari.

PROPOSTe TeMPeSTIve

Nel 2008 la Commissione ha chiesto a un gruppo di esperti di alto livello di

elaborare raccomandazioni in merito a un miglior quadro di vigilanza finanziaria

che impedisse il ripetersi della crisi. Il gruppo era presieduto da Jacques de

Larosière, già presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

La relazione che ne è seguita conteneva 31 raccomandazioni chiare, che

spaziavano da una migliore regolamentazione a una miglior vigilanza. Nell’acco-

gliere la relazione, il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha

affermato: «La crisi ha dimostrato perché dobbiamo approfondire la collabora-

zione in materia di vigilanza al livello dell’UE e perché dobbiamo disporre di

migliori sistemi di gestione delle crisi. Ha inoltre dimostrato perché dobbiamo

poter avvalerci di un nucleo centrale di base di regole di alto livello, sia in materia

di regolamentazione che di vigilanza, rigorosamente imposte a tutte le imprese

da autorità di vigilanza di primo piano.

20


Basandosi sulla relazione de Larosière, a marzo la Commissione ha presentato la

comunicazione «Guidare la ripresa in Europa», nella quale proponeva riforme

aventi come principali obiettivi:

�la creazione di un quadro di vigilanza più efficace e tempestivo per individuare

e neutralizzare i rischi sui mercati finanziari;

�la riduzione del divario tra il quadro normativo dei diversi Stati membri e

quello dell’UE;

�la garanzia che i singoli investitori e le PMI possano contare sulla sicurezza dei

loro risparmi e dei loro diritti;

�il miglioramento della gestione del rischio nelle società finanziarie e l’anco-

raggio degli incentivi retributivi a risultati sostenibili;

�l’assicurazione di sanzioni più efficaci contro gli abusi.

Un nUOvO QUAdRO dI vIGILAnZA

Il Consiglio europeo di primavera ha avallato le raccomandazioni e ha incaricato

la Commissione di elaborare rapidamente progetti legislativi. A maggio la

Commissione ha elaborato uno schema dettagliato per la riforma finanziaria,

che ha definito struttura, ruoli e responsabilità di un nuovo Comitato europeo

per il rischio sistemico e di un Sistema europeo delle autorità di vigilanza finan-

ziaria ( 34 ). Il Consiglio europeo di giugno 2009 ha accolto le proposte ( 35 ) e ne ha

esortato la rapida adozione in modo che le nuove strutture potessero essere

in piedi e operative nel corso del 2010. A settembre la Commissione ha adottato

le proposte legislative istitutive del nuovo sistema. Un’ulteriore proposta

legislativa è stata adottata a ottobre al fine di adattare gli attuali testi normativi

al nuovo quadro di vigilanza.

A seguito di negoziati svoltisi in sede di Consiglio, i ministri delle Finanze hanno

concordato a ottobre la creazione del Comitato europeo per il rischio sistemico

quale organismo responsabile della vigilanza macroprudenziale in tutto il

sistema finanziario dell’UE e hanno chiesto alla presidenza di avviare negoziati

con il Parlamento europeo sulla normativa, allo scopo di raggiungere un accordo

in prima lettura. Il Consiglio europeo ha approvato dette conclusioni nella sua

riunione di ottobre ( 36 ).

Sono inoltre state avviate discussioni in seno al Consiglio sulle proposte della

Commissione istitutive delle autorità europee di vigilanza per la vigilanza micro-

prudenziale con l’intento di raggiungere un accordo sull’impostazione generale,

in modo da permettere al vertice di dicembre di prendere in considerazione un

pacchetto completo sulla creazione di una nuova struttura di vigilanza nell’UE.

A dicembre i ministri delle Finanze hanno concordato un’impostazione generale

sulle proposte di regolamento volte a istituire tre nuove autorità di vigilanza dei

servizi finanziari nell’UE: un’Autorità bancaria europea, un’Autorità europea delle

assicurazioni e delle pensioni aziendali o professionali e un’Autorità europea

degli strumenti finanziari e dei mercati. Il Consiglio europeo di dicembre ha

espresso l’augurio di una rapida adozione dell’intero pacchetto all’indomani dei

negoziati con il Parlamento europeo, di modo che il nuovo sistema possa essere

operativo nel corso del 2010.

Un’AZIOne RAPIdA deL PARLAMenTO

eUROPeO In FAvORe dI FInAnZe

PIÙ SIcURe

«Il Parlamento europeo ha agito

velocemente e in maniera responsabile

di fronte alle proposte che gli sono state

sottoposte. Prima della fine del suo

mandato, il Parlamento ha portato a

termine i suoi lavori sui sistemi di garanzia

dei depositi, sulle agenzie di rating del

credito, sui requisiti patrimoniali del

settore bancario e su Solvibilità II».

Hans-Gert Pöttering, presidente

del Parlamento europeo, alla riunione

del Consiglio europeo di giugno.

ReGOLAMenTAZIOne deL SeTTORe

FInAnZIARIO A LIveLLO eUROPeO

Nel 2009 i capi di Stato o di governo

dell’UE hanno concepito misure volte

a garantire che una crisi di tali

dimensioni non si ripeta mai più e

hanno creato il Comitato europeo

per il rischio sistematico e il Sistema

europeo delle autorità di vigilanza

finanziaria.

21 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi


© Imagebroker

LAvORARe dI cOnceRTO

PeR I cITTAdInI eUROPeI

«Dobbiamo fare tutto il possibile per

lottare contro la disoccupazione ed evitare

che la crisi finanziaria si ripeta al fine di

proteggere i nostri cittadini. Abbiamo

bisogno di un’impostazione comune per

dare vita alle giuste strategie d’uscita,

perché le prospettive economiche

sono ancora contrastanti».

Jerzy Buzek, presidente

del Parlamento europeo,

prima della riunione informale dei

capi di Stato o di governo a settembre.

Le nuove norme dell’Unione europea

miglioreranno la gestione del rischio negli

istituti finanziari e vincoleranno gli incentivi

al personale delle banche al conseguimento

di risultati sostenibili.

InIZIATIve cORReLATe

I ministri hanno inoltre discusso su come rafforzare le disposizioni dell’UE in

materia di stabilità finanziaria e hanno concordato misure da prendersi nel breve

termine, specialmente per migliorare le modalità di coordinamento tra governi e

altre parti. Si è altresì cercato di mettere a punto una normativa più efficace,

specie per quel che riguarda l’intervento precoce e gli interventi di risoluzione

delle banche.

Ad aprile la Commissione ha adottato una proposta di direttiva sui gestori di

fondi di investimento alternativi ( 37 ). Trattando di fondi speculativi, di fondi di

private equity e di altri tipi di fondi istituzionali, la proposta ha colmato una la-

cuna nella normativa dell’UE perché, per garantire che i fondi siano trasparenti,

rispondano a standard di vigilanza adeguati e dispongano di solidi sistemi per la

gestione dei rischi, della liquidità e dei conflitti d’interesse, impone che i gestori

siano autorizzati e soggetti a vigilanza. La proposta ha fatto distinzioni tra i

diversi tipi di fondi in modo da far fronte ai rischi inerenti ai diversi modelli

d’impresa. Durante l’anno il Parlamento europeo ha lavorato con celerità sulla

proposta. La Banca centrale europea si era già espressa in favore della normativa

e il Consiglio europeo di dicembre ha sottolineato la necessità di accelerare

ulteriormente i lavori.

A seguito di una consultazione delle parti interessate e di un dibattito pubblico,

avviati rispettivamente a luglio e a settembre, ad ottobre la Commissione ha

indicato le prossime iniziative per rafforzare la sicurezza dei mercati dei

derivati ( 38 ), prodotti finanziari complessi ad alto rischio. Una comunicazione ha

raccomandato misure per aumentare il grado di trasparenza di tali mercati,

ridurre il rischio operativo e di controparte nelle contrattazioni e rafforzare

l’integrità e la vigilanza del mercato. Nel preparare le proposte legislative per il

2010, la Commissione ha reso chiaro che era pronta a lavorare con le autorità del

mondo intero al fine di garantire una coerenza di approccio a livello mondiale.

22


Un nuovo accordo ha accresciuto la sicurezza delle operazioni sui credit default

swaps ( 39 ), prodotti finanziari complessi usati dai loro acquirenti per assicurarsi

contro «eventi creditizi» quali i crediti in sofferenza. La Commissione ha inoltre

proposto requisiti più severi riguardo ai capitali che le banche devono detenere

per coprire i rischi legati alle loro operazioni di prestito e riforme che prevedono

incentivi volti a evitare che l’eccessiva assunzione di rischio venga incoraggiata o

premiata. La direttiva Solvibilità II, adottata dal Parlamento europeo ad aprile e

dal Consiglio a novembre ( 40 ), stabilisce per le compagnie d’assicurazione nuove

regole che accrescono la competitività del settore assicurativo dell’UE garan-

tendo al tempo stesso una maggior tutela di contraenti e beneficiari. Il regola-

mento sulle agenzie di rating del credito ( 41 ) è entrato in vigore a dicembre.

Ad ottobre la Commissione ha avviato una consultazione sulle misure necessarie

per un nuovo quadro europeo di gestione delle crisi nel settore bancario. Al fine

di tutelare la stabilità finanziaria e la continuità dei servizi bancari in caso di crisi

bancaria internazionale, la comunicazione individua gli strumenti per un quadro

europeo di gestione delle crisi che prevede un’azione di «intervento precoce» da

parte delle autorità di vigilanza bancaria volta a correggere le irregolarità

delle banche, interventi di risoluzione per il risanamento delle banche in crisi

e sistemi di insolvenza in base ai quali le banche in fallimento sono messe in

liquidazione.

La comunicazione sugli aiuti alla ristrutturazione a favore delle banche ( 42 ) ha

previsto una revisione approfondita dell’assistenza concessa a banche fonda-

mentalmente non sane, l’informazione in merito agli attivi deteriorati e loro

relativa gestione, l’abbandono di attività non redditizie e la presa in considera-

zione di una fusione con concorrenti validi, se non addirittura la chiusura. Le

banche e i loro azionisti dovrebbero contribuire con risorse proprie a qualsiasi

ristrutturazione e lo Stato e i contribuenti dovrebbero essere adeguatamente

ricompensati per l’eventuale sostegno fornito. Per evitare distorsioni della

concorrenza, le ristrutturazioni bancarie dovrebbero essere concepite in modo

da rimuovere, anche attraverso la cessione di attivi o restrizioni imposte alle

strategie di investimento e di commercializzazione delle banche, le temporanee

distorsioni finanziate medianti gli aiuti di Stato. Tali orientamenti più generali

mirano sia ad evitare che le banche che hanno ricevuto aiuti di Stato ne beneficino

ingiustamente, sia a restaurare l’equilibrio sul mercato interno.

A novembre il Consiglio dei ministri dell’Economia e delle finanze ha concordato

un’impostazione generale in merito a requisiti patrimoniali più severi e alle

politiche di remunerazione nel settore bancario ( 43 ).

La Commissione europea e i ministri delle Finanze degli Stati membri hanno

beneficiato del parere delle altre istituzioni dell’UE. Le riflessioni dell’UE sulla

riforma del quadro europeo di vigilanza hanno goduto dell’apporto della Banca

centrale europea, specie in merito alle modifiche del regime di regolamen-

tazione dei fondi speculativi e delle agenzie di rating del credito, nonché

all’armonizzazione della normativa sugli strumenti finanziari. La BCE ha inoltre

contribuito all’istituzione di controparti centrali europee per la compensazione

dei credit default swaps. A giugno 2009 il Sistema europeo delle banche centrali

e il comitato delle autorità europee di regolamentazione dei valori mobiliari

hanno ultimato le loro raccomandazioni per i sistemi di regolamento di titoli e le

controparti centrali nell’UE. Dal canto suo, il Parlamento europeo ha creato un

comitato speciale per la crisi finanziaria incaricato di monitorare il processo di

riforma finanziaria.

L’Ue InFLUenZA LA RIFLeSSIOne

deL G20 SULLA ReSPOnSABILITà

Nel sottolineare la necessità di maggiore

regolamentazione, in modo da mettere

gli istituti finanziari di fronte alle loro

responsabilità, l’Europa è stata una delle

forze motrici alla base dell’intervento su

scala mondiale deciso a settembre al

vertice del G20.

23 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi


SeGnALI dI RIPReSA

Ad ottobre l’indicatore del clima

economico dell’UE è salito a 86,0

(+ 3,4 punti) nell’UE e a 86,2

(+ 3,4 punti) nell’area dell’euro,

costituendo in entrambi i casi il

settimo aumento consecutivo

dopo il minimo di marzo 2009.

Nelle previsioni economiche

di autunno della Commissione,

pubblicate a novembre, si leggeva

che la ripresa economica era imminente

e che i timori di una recessione

profonda e prolungata erano svaniti.

A dicembre è stato deciso il bilancio dell’UE per il 2010, garantendo gli impegni

per un ammontare di 2,4 miliardi di euro per continuare a finanziare il piano

europeo di ripresa economica per l’anno in questione. Al tempo stesso, in un

comunicato congiunto, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione hanno

esortato gli Stati membri a ripensare il modo in cui fanno uso dei programmi del

Fondo di coesione e dei fondi strutturali, in modo che i finanziamenti dell’UE

possano aiutare a superare gli effetti della crisi economica e, in particolare, a

sostenere la crescita e la competitività e a limitare le perdite occupazionali.

RIPRISTInARe UnA cReScITA SOSTenIBILe

L’UE è stata in grado di offrire una serie di risposte immediate alla

crisi e di concepire velocemente strategie per evitarne il possibile

ripetersi. Al tempo stesso, però, l’UE ha riconosciuto che, oltre a

combattere e prevenire l’incendio, era necessario fare di più. Nel

2009 l’altra preoccupazione è stata come ripristinare una crescita

sostenibile una volta risolta la crisi e come alleviare le tensioni

generate sui mercati finanziari dalla lotta alla crisi. C’era bisogno di

una strategia d’uscita che implicasse la soppressione delle misure di

stimolo di bilancio e che funzionasse non solo per l’UE ma per il

mondo intero, compresi i paesi in via di sviluppo.

Come concluso dal Consiglio europeo di ottobre, la vigorosa risposta politica alla

crisi economica e finanziaria ha cominciato a dare risultati nel corso dell’anno. Il

forte calo dell’attività economica europea si è arrestato, accompagnato da una

stabilizzazione dei mercati finanziari e da un miglioramento della fiducia. I primi

segni di ripresa sono tuttavia rimasti sotto stretta osservazione e i governi e le

banche centrali continueranno a fornire il loro appoggio fino a quando la ripresa

non sarà pienamente garantita.

Per rinsaldare le aspettative e rafforzare la fiducia, si era deciso che era necessario

preparare una strategia coordinata d’uscita dalle politiche di stimolo su larga

scala. Il Consiglio europeo di ottobre ha invitato il Consiglio e la Commissione a

lavorare sulle strategie d’uscita.

Sempre ad ottobre, i ministri delle Finanze sono giunti a un accordo sui principi di

una strategia d’uscita dalle misure di stimolo di bilancio ( 44 ). Le strategie d’uscita

dovrebbero essere coordinate tra i paesi nel quadro del patto di stabilità e crescita

e dovrebbero garantire una tempestiva soppressione delle misure straordinarie;

dovrebbero comprendere un ulteriore risanamento strutturale di bilancio di oltre

lo 0,5 % del PIL all’anno e ampie riforme strutturali, e dovrebbero inscriversi nel

quadro del patto di stabilità e crescita. Inoltre, tali strategie dovrebbero essere

messe in atto al più tardi nel 2011 e prima di tale data in quei paesi in cui le circo-

stanze economiche lo rendano opportuno, sempre che la ripresa proceda regolar-

mente. Il Consiglio europeo di dicembre ha confermato tali principi generali e ha

invitato il Consiglio a continuare i lavori sulle strategie d’uscita e a presentare

una relazione sui progressi realizzati, sia nel settore fiscale sia finanziario, entro

giugno 2009.

24


Nel presentare il suo programma per la nuova Commissione, il presidente Barroso

è andato oltre l’attuale crisi e ha rivolto lo sguardo verso quello che l’Unione

europea dovrebbe essere fra dieci anni, immaginando che l’uscita dalla crisi

consenta l’ingresso in una nuova economia di mercato sociale e sostenibile,

un’economia più intelligente, più verde, che produca prosperità facendo leva

sull’innovazione, su un uso migliore delle risorse e sulla conoscenza quale

principale fattore di crescita. Il nome dato dal presidente alla sua agenda comune

è «strategia UE 2020» ( 45 ). Nel preparare una proposta formale da indirizzare ai

capi di Stato o di governo dell’UE in occasione della loro riunione che si terrà

nella primavera 2010, la Commissione ha avviato a novembre una consultazione

pubblica per raccogliere una vasta gamma di suggerimenti su considerazioni di

ordine politico in merito alla strategia.

MAnTeneRe L’eQUILIBRIO

L’obiettivo strategico del piano europeo di ripresa economica consisteva nel

prepararsi alla ripresa della crescita e precisamente nel mettere l’UE nelle migliori

condizioni possibili per quando la crisi fosse rientrata, ovvero un’economia

competitiva in fase con le esigenze del futuro. Era dunque vitale garantire che le

numerose misure a breve termine adottate per sostenere l’occupazione, le

imprese e il settore finanziario fossero coerenti con gli obiettivi dell’UE a più

lungo termine.

La strategia sopra descritta è stata il filo conduttore di molte delle iniziative e

misure prese tanto a livello dell’UE quanto degli Stati membri in risposta alla crisi

economica, ed è stata inoltre suffragata dalla comunicazione «Guidare la ripresa

in Europa», adottata a marzo 2009. Per tutta la durata della crisi gli Stati membri

hanno unanimemente riconosciuto la necessità di riforme strutturali quale

requisito indispensabile per un futuro sostenibile.

Per integrare tale approccio lungimirante alle iniziative di gestione della crisi,

a gennaio 2009 l’UE ha formulato raccomandazioni specifiche per paese —

modellate sul piano europeo di ripresa economica — in merito alle riforme

strutturali imposte dalla strategia di Lisbona ( 46 ). Tali raccomandazioni, relative a

questioni quali il costo del lavoro, la concorrenza sui mercati energetici e la

riduzione degli oneri amministrativi per le imprese, erano tese a mantenere e mi -

gliorare la competitività delle economie degli Stati membri al fine di permettere

di massimizzare i benefici nel momento in cui la ripresa si fosse messa in moto.

La Commissione ha proposto requisiti più

severi in merito al capitale che le banche

devono detenere per coprire i rischi legati

alle loro operazioni di prestito.

25 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi

© Imagebroker


GIOcARe SecOndO Le ReGOLe

«La solidarietà europea non è pensabile

senza responsabilità nazionale. Perché sia

mantenuta e rafforzata la fiducia nel

mercato interno, tutti gli Stati membri

devono rispettarne le regole».

Mirek Topolánek, primo ministro della

Repubblica ceca e presidente del

Consiglio europeo, alla riunione

informale dei leader

dell’Unione europea tenutasi

a marzo.

Le misure sono state prese in modo da contemperare al meglio obiettivi contra-

stanti. Pur essendo di primaria importanza stimolare la ripresa delle imprese, le

misure hanno prestato attenzione a garantire la tutela dei posti di lavoro e la

conformità con le regole della concorrenza e del mercato unico, dalle quali

dipende la prosperità a più lungo termine. Era essenziale che le regole dell’UEM

fossero rispettate, ma lo era anche poter far uso della loro intrinseca flessibilità.

Così, mentre i programmi di garanzia e ricapitalizzazione stabilizzavano le

banche, l’UE controllava rigorosamente il modo in cui venivano attuati. Non è

stato permesso ai piani di salvataggio e di ricapitalizzazione di provocare distor-

sioni del mercato unico. Le norme dell’UE in materia di concorrenza e di aiuti di

Stato hanno garantito soluzioni praticabili che non hanno generato discrimina-

zioni nei confronti di istituzioni sane o tra Stati membri. Il disavanzo eccessivo

registrato dalla maggior parte degli Stati membri va corretto, ma in maniera

determinata e intelligente, in linea con il patto di stabilità e crescita riveduto e

considerando le circostanze di ogni singolo Stato membro.

L’UE ha garantito che le misure adottate dagli Stati membri in risposta alla reces-

sione fossero limitate nel tempo e riducessero completamente al minimo

qualsiasi rischio di distorsione degli scambi e della concorrenza. La maggior

parte dei regimi nazionali approvati erano volti a facilitare l’accesso al credito

delle imprese, in modo da far fronte alle difficoltà sistemiche incontrate dal

settore bancario.

Il piano di ripresa è stato ideato per mettere assieme una risposta globale nel

rispetto delle diverse circostanze economiche di ogni Stato membro. Il piano ha

riconosciuto la specifica situazione economica di ogni singolo paese e la diversa

capacità di porvi rimedio, ma ha insistito sul coordinamento al fine di conseguire

i migliori risultati ed evitare indesiderati effetti di ricaduta negativa che potessero

avvantaggiare uno Stato membro rispetto a un altro. Di conseguenza, benché le

misure nazionali a sostegno della domanda potessero variare, esse dovevano

produrre risultati immediati, essere di natura temporanea e a complemento di

altri investimenti prioritari nelle infrastrutture, la competitività, le piccole e medie

imprese, la formazione e l’occupazione.

Il patto di stabilità e crescita era sufficientemente flessibile da permettere l’attua-

zione delle misure anticrisi, pur continuando a fornire un quadro per le strategie

di risanamento del futuro. Era possibile che le misure di stimolo di bilancio e altre

misure di sostegno potessero indurre un aumento del disavanzo e del debito,

che ai sensi del patto avrebbe però dovuto essere considerato temporaneo. Con

l’avvento della ripresa, le economie degli Stati membri dovevano perseguire

obiettivi realistici e ritornare alla stabilità. Nel frattempo, i termini stabiliti per la

correzione dei disavanzi eccessivi avevano tenuto conto dei fattori delle

economie nazionali e del diverso margine di manovra fiscale.

La delicata situazione delle finanze pubbliche degli Stati membri è inevitabil-

mente diventata motivo di preoccupazione sia a livello nazionale sia a livello

dell’UE. Entro il 2010 l’enorme sostegno tuttora dato dagli Stati membri e dalle

istituzioni dell’UE all’economia europea raggiungerà circa il 5 % del PIL. Tale

iniezione di liquidità si sta dimostrando molto efficace nel sostenere la fiducia

nei mercati, ma il rischio è che possa aggravare il debito e il disavanzo pubblici.

Al fine di garantire l’equilibrio a più lungo termine, la Commissione ha continuato

a vigilare sui programmi di stabilità degli Stati membri mettendo in evidenza

disavanzi di bilancio eccessivi, laddove individuati.

26


cOOPeRAZIOne InTeRnAZIOnALe

Sin dall’inizio della crisi, sulla scena internazionale l’UE si è costantemente

dimostrata a favore di una migliore regolamentazione. Lo sforzo concertato

compiuto dall’UE in seno al G20 e al G8 le è servito da trampolino di lancio per

prendere parte alle decisioni a livello internazionale e ha inoltre influenzato le

discussioni sul rinnovamento della regolamentazione finanziaria a livello

mondiale. L’influenza dell’UE è apparsa chiaramente nella dichiarazione, fatta ad

aprile dai leader mondiali riuniti a Londra in occasione del G20, istitutiva di un

nuovo consiglio per la stabilità finanziaria (Financial Stability Board) — di cui ora

fanno parte rappresentanti della Commissione europea, della Spagna, dei Paesi

Bassi e di tutti i paesi del G20 — perché collabori con il Fondo monetario interna-

zionale ai fini dell’emissione di allarmi preventivi in merito ai rischi macropruden-

ziali e finanziari. Al vertice del G20 tenutosi a Pittsburgh a settembre, i leader

dell’UE sono riusciti a ottenere un impegno concreto da parte del G20 a favore di

un’economia mondiale sostenibile, etica ed equilibrata. Al vertice si è deciso di

ridurre i bonus esorbitanti concessi in seno al settore finanziario internazionale e

di mettere quest’ultimo di fronte alle proprie responsabilità. Il Consiglio europeo

di ottobre ha accolto con favore l’impegno assunto dal G20 di adottare misure

intese a rafforzare il sistema internazionale di regolamentazione finanziaria,

tra cui la riforma delle norme internazionali in materia di compensi.

L’UE ha costantemente sostenuto che gli scambi devono rimanere aperti,

opponendosi con forza all’innalzamento di barriere protezionistiche e ha caldeg-

giato che si continui a iniettare liquidità sui mercati finanziari fintantoché sarà

necessario per permettere una duratura ripresa dalla crisi.

La Commissione è stata la prima ad agire sugli accordi presi al vertice del G20 di

Londra con una strategia a sostegno dei paesi in via di sviluppo. In quell’occa-

sione si è esortato al rispetto delle promesse di aiuto, ad un maggior uso degli

aiuti allo sviluppo per reperire ulteriori fondi, anticipando e facendo convergere

gli attuali impegni verso i paesi più vulnerabili. L’UE è stata inoltre in prima fila nel

rendere gli aiuti esistenti più efficaci, grazie all’operato congiunto dei 27 Stati

membri e della Commissione.

Meno di una settimana dopo il vertice, la Commissione ha delineato una serie di

misure che l’UE potrebbe adottare nell’immediato per aiutare i paesi in via di

sviluppo a superare la crisi economica in atto. All’epoca i leader dell’UE si sono

così espressi: «La recessione non deve, non può e non sarà usata come scusa per

venir meno alle nostre promesse di continuare ad aumentare gli aiuti».

L’Ue InFLUenZA LA RIFLeSSIOne

deL G20 SUGLI ScAMBI

Al vertice del G20 di settembre è stata

l’Unione europea a fissare le priorità

delle misure da adottare a livello

mondiale. Basandosi sulle proprie

convinzioni, l’UE ha invitato ad opporre

forte resistenza contro ogni tentazione

di protezionismo nel commercio

mondiale, rilevando che una tale

tendenza pregiudicherebbe, inoltre, lo

sviluppo dei paesi più poveri del mondo.

Il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt

era a capo della delegazione UE al vertice

del G20 tenutosi a settembre a Pittsburgh,

dove i leader dell’UE sono riusciti ad

ottenere dal G20 un impegno a favore

di un’economia mondiale sostenibile,

etica ed equilibrata.

27 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi

© BELGA / AFP / Eric Feferberg


© BELGA

Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi

mostra al presidente degli Stati Uniti Barak

Obama i danni provocati dal terremoto a

L’Aquila, dove i leader delle più grandi

potenze mondiali si sono riuniti a luglio per

discutere della situazione economica e

portare solidarietà alle vittime.

La Commissione ha anticipato 3 miliardi di euro, ossia il 72 % del suo sostegno di

bilancio previsto per i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), facendo in

modo di garantire che non fosse trascurata la spesa sociale nel momento in cui

ce n’è maggiormente bisogno. In totale, l’anticipo della Commissione europea ha

permesso di riportare al 2009 risorse per 4,3 miliardi di euro. A maggio la Banca

europea per gli investimenti ha firmato accordi con la Costa d’Avorio, la Liberia e

il Togo al fine di ridurre il loro debito nei confronti della banca nel quadro dell’ini-

ziativa per i paesi poveri fortemente indebitati e, sempre a maggio, ha preso

parte a un’azione coordinata intesa a fornire almeno altri 10,2 miliardi di euro in

risposta alla crisi finanziaria in Africa.

A novembre 2009 è stato pubblicato un piano d’azione dell’UE per un approccio

più coerente e strategico dei conflitti e delle situazioni di fragilità, con particolare

attenzione all’Africa sub-sahariana. Il piano d’azione ha sottolineato il ruolo

centrale della sicurezza, corredata da politiche che promuovano la governance,

la riforma e la partecipazione della società civile e gli investimenti. La Commis-

sione ha continuato a perfezionare i propri strumenti e le proprie procedure in

modo che rispondano positivamente alle sfide poste dalla fragilità.

28


nOTe

( 1 ) Comunicazione della Commissione «Un piano europeo di ripresa economica»,

COM(2008) 800.

( 2 ) Conclusioni della presidenza del Consiglio europeo, 11-12 dicembre 2008

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st17/st17271-re01.it08.pdf).

( 3 ) Comunicazione della Commissione «Guidare la ripresa in Europa», COM(2009) 114.

( 4 ) Comunicazione della Commissione che modifica il quadro di riferimento temporaneo

comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’accesso al finanziamento

nell’attuale situazione di crisi finanziaria ed economica (GU C 261 del 31.10.2009).

( 5 ) Conclusioni del Consiglio «Affari economici e finanziari», 20 gennaio 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st05/st05196.it09.pdf).

( 6 ) Conclusioni del Consiglio «Affari economici e finanziari», 5 maggio 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st09/st09400.it09.pdf).

( 7 ) Documento della Commissione «Public finances in EMU», 2009

(http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/publication15390_en.pdf).

( 8 ) Conclusioni del Consiglio «Affari economici e finanziari», 9 giugno 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st10/st10737.it09.pdf).

( 9 ) http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st16/st16838.it09.pdf

( 10 ) Direttiva 2009/14/CE relativa ai sistemi di garanzia dei depositi per quanto riguarda il

livello di copertura e il termine di rimborso (GU L 68 del 13.3.2009).

( 11 ) Conclusioni del Consiglio «Trasporti, telecomunicazioni ed energia», 30-31 marzo

2009 (http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st08/st08176.it09.pdf).

( 12 ) Conclusioni del Consiglio «Competitività», 5-6 marzo 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st07/st07216.it09.pdf).

( 13 ) Conclusioni del Consiglio «Ambiente», 3 marzo 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st07/st07065.it09.pdf).

( 14 ) Comunicazione della Commissione «Far fronte alla crisi dell’industria automobilistica

europea», COM(2009) 104.

( 15 ) http://ec.europa.eu/research/transport/info/green_cars_initiative_en.html

( 16 ) Conclusioni della presidenza del Consiglio europeo, 19-20 marzo 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st07/st07880-re01.it09.pdf).

( 17 ) Comunicazione della Commissione «Migliorare l’accesso alle tecnologie

dell’informazione e della comunicazione nelle zone rurali», COM(2009) 103.

( 18 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/09/396&language=EN

( 19 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/512&language=IT

( 20 ) http://ec.europa.eu/research/industrial_technologies/lists/factories-of-thefuture_en.html

( 21 ) Comunicazione della Commissione «Gestire l’impatto dell’invecchiamento della

popolazione nell’Unione europea» (relazione 2009 sull’invecchiamento

demografico)», COM(2009) 180.

( 22 ) http://ec.europa.eu/research/industrial_technologies/lists/energy-efficientbuildings_en.html

( 23 ) Comunicazione della Commissione «Mobilitare gli investimenti pubblici e privati per

la ripresa e i cambiamenti strutturali a lungo termine: sviluppare i partenariati

pubblico-privato», COM(2009) 615.

( 24 ) Comunicazione della Commissione «Pensare anzitutto in piccolo: uno “Small Business

Act” per l’Europa», COM(2008) 394.

( 25 ) Proposta di direttiva relativa ai conti annuali di taluni tipi di società per quanto

riguarda le microentità, COM(2009) 83.

( 26 ) Comunicazione della Commissione «Un piano europeo di ripresa economica»,

COM(2009) 257.

( 27 ) Conclusioni della presidenza del Consiglio europeo, 1º dicembre 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st15/st15265-re01.it09.pdf).

( 28 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1175&language=IT

( 29 ) Proposta di decisione che istituisce uno strumento europeo di microfinanziamento

per l’occupazione e l’integrazione sociale (strumento di microfinanziamento Progress),

COM(2009) 333.

( 30 ) Comunicazione della Commissione «Un impegno comune per l’occupazione»,

COM(2009) 257.

( 31 ) Risoluzione del Parlamento europeo, del 16 dicembre 2009, relativa alla mobilitazione

del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.

( 32 ) http://www.ecb.int/press/pr/date/2009/html/pr090604_1.en.html

( 33 ) Comunicazione della Commissione sul trattamento delle attività che hanno subito

una riduzione di valore nel settore bancario comunitario (GU C 72 del 26.3.2009).

( 34 ) Comunicazione della Commissione «Guidare la ripresa in Europa», COM(2009) 114.

( 35 ) Proposta di regolamento relativo alla vigilanza macroprudenziale del sistema

finanziario nella Comunità e che istituisce il Comitato europeo per il rischio sistemico,

COM(2009) 499.

( 36 ) http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st15/st15265-re01.it09.pdf

( 37 ) Proposta di direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi, COM(2009) 207.

( 38 ) Comunicazione della Commissione «Garantire mercati dei derivati efficienti, sicuri e

solidi: azioni strategiche future», COM(2009) 563.

( 39 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1215&language=EN

( 40 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=PRES/09/295&language=EN

( 41 ) Regolamento (CE) n. 1060/2009 relativo alle agenzie di rating del credito

(GU L 302 del 17.11.2009).

( 42 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1180&language=IT

( 43 ) Conclusioni del Consiglio «Affari economici e finanziari», 10 novembre 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/09/st14/st14637.en09.pdf).

( 44 ) Conclusioni del Consiglio «Affari economici e finanziari», 20 ottobre 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st14/st14601.it09.pdf).

( 45 ) Documento della Commissione «Consultazione sulla futura strategia “UE 2020”»,

COM(2009) 647.

( 46 ) Raccomandazione del Consiglio sull’aggiornamento nel 2009 degli indirizzi

di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità e

sull’attuazione delle politiche per l’occupazione degli Stati membri

(GU L 183 del 15.7.2009).

29 relazione generale 2009 | la ripresa dalla crisi


CaPiTolo 2

ConTRaSTaRe

i CaMBiaMenTi CliMaTiCi

e RiSPaRMiaRe eneRgia


L’impatto dei cambiamenti climatici è sempre più

evidente, sia a livello mondiale sia in Europa. Le

disfunzioni causate alle attività agricole, ai trasporti,

agli approvvigionamenti idrici e al turismo sono

sempre più frequenti; il livello dei mari aumenta e gli

incendi di boschi e foreste, le alluvioni e le siccità sono

sempre più gravi.

L’Europa deve anche far fronte ad una crescente

domanda di energia e all’evoluzione dei fattori che

incidono sull’approvvigionamento energetico. La

consapevolezza sempre maggiore degli effetti dei

combustibili fossili e la competizione sempre più accesa

per risorse che non sono illimitate potranno tradursi in

un aumento dei costi e in una diminuzione dell’energia

disponibile per le famiglie, le imprese e gli Stati.

Per far fronte a questa situazione l’UE ha dato una

nuova impostazione, più mirata, alle sue politiche in

materia di ambiente ed energia.

Nel 2009 è entrato in vigore un pacchetto ambizioso su

clima ed energia, sul quale i leader europei avevano

espresso il loro accordo di massima alla fine del 2008.

L’UE ha svolto un ruolo di primo piano nella

preparazione di un accordo globale per la lotta ai

cambiamenti climatici. Il documento approvato da

ultimo dovrebbe essere considerato semplicemente il

primo passo verso un impegno più ambizioso.

Dall’inizio dell’anno, quando molti Stati membri hanno

visto interrompersi gli approvvigionamenti di gas, l’UE

si è impegnata ad aumentare la sicurezza e l’efficienza

energetica e grazie alle riforme introdotte ha impresso

un nuovo dinamismo al mercato interno dell’energia.

In questo modo l’UE sta affrontando efficacemente i

cambiamenti climatici e garantisce che, allo stesso

tempo, i cittadini europei abbiano accesso ad approv-

vigionamenti energetici da fonti sostenibili affidabili e

a costi non eccessivi. Le problematiche da affrontare

sono diverse ma le soluzioni spesso si sovrappongono.

In tutto l’arco dell’anno l’UE ha dunque preso iniziative

per ridurre le emissioni e risparmiare energia,

sottolineando nel contempo la necessità di disporre di

una strategia internazionale efficace che preveda

anche azioni a sostegno dei paesi in via di sviluppo, un

elemento, questo, di importanza cruciale.

Procedere secondo un approccio europeo è

fondamentale: soltanto parlando con una voce sola l’UE

può dare l’esempio e influenzare l’azione internazionale

sui cambiamenti climatici o sulle regole del commercio

di energia. Un mercato europeo e il sostegno concertato

dell’UE sono poi due elementi essenziali per

promuovere soluzioni energetiche innovative e tenere

sotto controllo la bolletta energetica dei consumatori.


cOndIvISIOne deGLI SFORZI

dI RIdUZIOne deLLe eMISSIOnI

Obiettivi concordati tra tutti i paesi

dell’UE per ridurre le emissioni di gas

serra affinché l’UE consegua una riduzione

totale del 10 %. Questo obiettivo riguarda

i settori non disciplinati dal sistema di

scambio delle quote di emissione. I paesi

meno ricchi possono ottenere riduzioni

più limitate rispetto a quelli più ricchi,

ma hanno un limite vincolante

e devono comunque fare uno sforzo

per abbattere le loro emissioni.

eMISSIOnI AL 2020 RISPeTTO

AL 2005 (%)

Ue-27

Bulgaria

romania

lettonia

lituania

polonia

slovacchia

estonia

ungheria

repubblica ceca

Malta

slovenia

portogallo

grecia

cipro

spagna

italia

francia

germania

Belgio

regno unito

finlandia

austria

paesi Bassi

svezia

lussemburgo

irlanda

danimarca

-20 -15 -10 -5 0 5 10 15 20

Fonte: Commissione europea.

20 % enTRO IL 2020: IL PAccheTTO «cLIMA ed eneRGIA»

L’Europa è la prima regione al mondo ad attuare obiettivi giuridi -

c amente vincolanti e di tale portata in materia di clima e di energia.

Il pacchetto «Clima ed energia» annuncia importanti cambiamenti

da realizzare entro il 2020, soprattutto in termini di riduzione delle

emissioni di gas serra, aumento delle energie rinnovabili e miglioramento

dell’efficienza energetica.

20/20/20: GLI IMPeGnI deLL’Ue A RIdURRe, AUMenTARe, RISPARMIARe

Prima di qualsiasi altra regione al mondo, l’UE si è fissata ambiziosi obiettivi per il

2020 ( 1 ). Si è infatti impegnata a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno

il 20 % rispetto ai livelli del 1990; ha intenzione di aumentare la quota delle fonti

di energia rinnovabili, nel consumo energetico totale, dall’attuale 9 % al 20 %;

infine, per quanto riguarda l’efficienza energetica, punta a risparmiare il 20 % sul

consumo primario di energia rispetto ad uno scenario di status quo.

In tutto il 2009 l’UE si è dedicata a tradurre questi intenti ambiziosi in realtà.

Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha definito il pacchetto

«una cartina di tornasole della capacità dell’Europa di intervenire a vantaggio dei

cittadini».

Il pacchetto «Clima ed energia», adottato nei suoi principi ispiratori nel

dicembre 2008, è entrato in vigore nell’aprile 2009 e comprende:

�una direttiva finalizzata a migliorare ed estendere il sistema UE per lo

scambio delle quote di emissione ( 2 );

�una decisione che fissa obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra

per ciascuno Stato membro ( 3 );

�una direttiva che introduce un quadro normativo per la cattura e lo

stoccaggio del carbonio ( 4 );

�una direttiva volta a promuovere l’uso dell’energia da fonti rinnovabili ( 5 ).

Il pacchetto è integrato da due atti legislativi approvati in concomitanza:

�un regolamento che comporta la riduzione delle emissioni di CO 2 delle

auto nuove ( 6 );

�una direttiva modificata che impone ai fornitori di combustibili di ridurre

le emissioni di gas serra originate dalla catena di produzione dei

combustibili ( 7 ).

ScAMBIO deLLe QUOTe dI eMISSIOne

L’UE ha rafforzato ed esteso il sistema comunitario per lo scambio delle quote di

emissione, in modo che possa esplicare tutte le sue possibilità per realizzare gli

obiettivi previsti dal pacchetto «Clima ed energia». Nel 2009 è stato fissato un

unico tetto massimo di emissione per tutta l’UE che, a partire dal 2013, sostituirà

i tetti nazionali attualmente in vigore. In seguito tale tetto diminuirà costante-

mente, così che entro il 2020 le emissioni prodotte dai settori che rientrano nel

sistema saranno ridotte del 21 % rispetto ai valori del 2005.

Il sistema è stato esteso ad altri settori. Si è discusso su come inserire il settore del

trasporto aereo ( 8 ) e delle industrie dell’alluminio e dell’ammoniaca, nonché le

emissioni di protossido di azoto e di perfluorocarburi, garantendo un giusto

equilibrio con le esigenze di competitività.

32


Il sistema comunitario è diventato più restrittivo: ora infatti nella maggior parte

dei casi le quote non sono assegnate gratuitamente, ma sono messe all’asta.

Il dibattito si è incentrato sulle disposizioni transitorie, in particolare per i settori

esposti a una forte concorrenza internazionale. L’assegnazione gratuita delle

quote sarà disciplinata da regole armonizzate e le imprese che le riceveranno

dovranno utilizzare tecnologie avanzate per trarre i massimi benefici.

La direttiva riveduta sullo scambio delle quote di emissione contiene un elenco

dei settori ritenuti esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione del carbonio,

cioè quei settori in cui l’applicazione della normativa UE potrebbe far spostare la

produzione verso paesi dove vigono controlli meno rigorosi. Agli impianti appar-

tenenti ai settori inseriti nell’elenco sarà assegnato un numero maggiore di quote

gratuite che agli impianti degli altri settori. La Commissione ha adottato l’elenco

in questione dopo approfondite analisi e intense consultazioni, dopo un voto

favorevole della commissione sui Cambiamenti climatici del Parlamento europeo

e dopo tre mesi di vaglio da parte del Parlamento europeo. L’elenco avrà una

validità massima di cinque anni, ma sarà possibile aggiornarlo ogni anno aggiun-

gendo gli impianti che soddisfano i criteri stabiliti. L’elenco è stato stilato sulla

base dall’impegno che l’UE ha assunto unilateralmente di ridurre le emissioni del

20 % e potrà essere modificato per tener conto dell’esito dei negoziati su un

nuovo accordo internazionale per il clima.

AUMenTAnO Le QUOTe dI eMISSIOne ScAMBIATe

Volume delle emissioni di gas serra scambiato nell’ambito del sistema UE di scambio delle

quote

Milioni di tonnellate di co 2

540

480

420

360

300

240

180

120

60

0

gen 05 Mag 05 set 05 gen 06 Mag 06 set 06 gen 07 Mag 07 set 07 gen 08 Mag 08 set 08 gen 09

Fonte: Commissione europea.

Dai dati pubblicati in maggio risulta che il sistema sta funzionando bene e in

maniera economicamente efficace. Nel 2008 le emissioni dei gas serra prodotte

dalle imprese partecipanti sono diminuite del 3,06 %. Anche il livello di conformità

al sistema è elevato: solo lo 0,9 % degli impianti partecipanti non ha, infatti,

restituito la quantità di quote necessarie entro la scadenza prevista, cioè il

1º maggio 2009.

La Commissione ha autorizzato aiuti di Stato in vari casi in cui i costi ambientali

per la società non potevano immediatamente riflettersi nei costi di produzione

sostenuti dalle imprese. Ha approvato, ad esempio, un progetto danese volto a

concedere esenzioni dalla tassa sul CO 2 alle imprese che rientrano nel sistema e

ha autorizzato un progetto del Regno Unito che introduce un sistema di scambio

delle emissioni di CO 2 legato al consumo energetico.

33 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia


RIdUZIOne deLLe eMISSIOnI

dI GAS SeRRA

Si cominciano a vedere i primi dati

sull’impatto degli interventi volti a

contenere le emissioni UE di gas serra.

Secondo le cifre pubblicate dall’Agenzia

europea dell’ambiente nel maggio 2009,

nel 2007 le emissioni in questione sono

diminuite per il terzo anno consecutivo.

Gli impegni collettivi dell’UE saranno così

ampiamente conseguiti. L’UE-15, per la

quale è previsto un impegno collettivo di

riduzione delle emissioni dell’8 % per il

periodo 2008-2012 rispetto ai livelli del

1990, dovrebbe riuscire ad abbattere le

emissioni di oltre il 13 %, a dimostrazione

del fatto che politiche ragionate e misure

concrete sono elementi efficaci nella lotta

ai cambiamenti climatici. Inoltre, ridurre le

emissioni non significa ridurre l’attività

economica. Tra il 2006 e il 2007 le

emissioni dell’UE-15 sono calate dell’1,6,

mentre il prodotto interno lordo è

aumentato del 2,7 %.

ALTRe RIdUZIOnI deLLe eMISSIOnI

Nell’ambito del pacchetto «Clima ed energia» è necessario ridurre le emissioni

dei settori che non rientrano nel sistema di scambio delle quote — cioè il

trasporto stradale, ferroviario e marittimo, l’edilizia, l’agricoltura e i rifiuti — del

10 % rispetto ai livelli del 2005. Gli obiettivi per i singoli Stati membri sono stabiliti

sulla base della ricchezza nazionale relativa, in modo che le economie più deboli

dell’UE possano continuare a crescere.

Gli Stati membri hanno ampi margini di manovra per decidere come intendono

conseguire i rispettivi obiettivi individuali. Sono ad esempio consentiti i trasferi-

menti tra paesi e si possono conteggiare anche alcune riduzioni delle emissioni

ottenute attraverso progetti del meccanismo di sviluppo pulito realizzati al di

fuori dell’UE.

L’intervento formale dell’UE per combattere i cambiamenti climatici e risparmiare

energia ha incentivato molte altre iniziative in Europa. A febbraio più di 400 città

si sono impegnate a superare gli obiettivi dell’UE in materia di cambiamenti

climatici e a ridurre le proprie emissioni di gas serra di oltre il 20 % entro il 2020.

Nel loro insieme, esse rappresentano più di 60 milioni di persone: se tutte

raggiungeranno l’obiettivo, il risparmio di CO 2 corrisponderà alla chiusura di 20

centrali a carbone. Alla fine del 2009 molte altre città e regioni hanno firmato il

patto e anche città di paesi lontani come l’Argentina e la Nuova Zelanda si sono

dette interessate a partecipare. Poiché la maggior parte dell’energia prodotta in

Europa viene consumata nelle aree urbane, il successo della lotta ai cambiamenti

climatici sarà in gran parte determinato da quello che accadrà nelle città.

In febbraio Stoccolma e Amburgo sono state le prime due città a ricevere il

premio per la Capitale verde europea, che va alle città che si distinguono per le

loro azioni a favore dell’ambiente. Stoccolma, che deterrà il titolo nel 2010, punta

ad abbandonare i combustibili fossili entro il 2050 ed è dotata di un sistema che

garantisce che il bilancio, la pianificazione e la rendicontazione della città

tengano già conto delle problematiche ambientali. Le emissioni pro capite di

CO 2 di Stoccolma sono la metà della media svedese. Nel 2011 il titolo passerà ad

Amburgo, dove l’amministrazione sta investendo in provvedimenti di risparmio

energetico negli edifici pubblici e in opere di sensibilizzazione.

FOnTI RInnOvABILI

Il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili riduce le emissioni di

gas serra. Diminuiscono inoltre le importazioni di energia e si diversifica l’approv-

vigionamento energetico, che diventa così più sicuro in Europa. Inoltre, inducendo

la comparsa di nuove tecnologie e di nuovi settori, le energie rinnovabili creano

anche occupazione e crescita economica. Riconoscendo il contributo che le

energie rinnovabili possono dare ai suoi obiettivi nel campo dell’energia e del

clima, l’UE ha ampliato e rafforzato il quadro normativo in materia.

Una nuova direttiva sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili

prevede un sistema su cui le imprese e gli altri investitori in energie rinnovabili

possono fare affidamento. Gli obiettivi nazionali per le fonti rinnovabili sono stati

fissati in base alla ricchezza relativa di ogni paese e vanno dal 10 % di Malta al

49 % della Svezia. Gli Stati membri devono preparare dei piani d’azione nazionali

che forniranno un quadro normativo stabile in grado di ridurre il rischio d’investi-

mento negli anni a venire. Inoltre, tutti gli Stati membri devono garantire che

entro il 2020 il 10 % dell’energia consumata dal settore dei trasporti provenga da

fonti rinnovabili. Dovranno inoltre essere eliminati gli ostacoli amministrativi alla

crescita delle energie rinnovabili e i biocarburanti dovranno essere prodotti

rispettando dei criteri di sostenibilità.

34


La Commissione ha autorizzato un aiuto di Stato per un progetto a Cipro, per tre

progetti in Danimarca e per un progetto in Austria che sovvenzionano tariffe di

alimentazione in rete che favoriscono i produttori di energie rinnovabili, e ha

avviato un’indagine approfondita su un progetto austriaco che sembrava favorire

i grandi consumatori di energia.

La Commissione prevede risparmi annui fino a 900 Mt di CO 2 e riduzioni fino a

250 mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) del consumo di combustibili

fossili quando gli Stati membri avranno attuato la direttiva e l’UE avrà raggiunto

l’obiettivo del 20 %.

In novembre la Commissione europea e la presidenza svedese hanno firmato

l’adesione dell’UE all’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile, un’orga-

nizzazione che si prefigge di accelerare l’uso delle fonti di energia rinnovabili a

livello mondiale. L’UE è stata la prima organizzazione internazionale a aderire.

cATTURA e STOccAGGIO deLL’AnIdRIde cARBOnIcA

I combustibili fossili — carbone, petrolio e gas — continueranno a far parte del

mix energetico dell’UE per il prossimo futuro e per questo l’UE ha deciso anche

di valutare la possibilità di mitigarne gli effetti attraverso le tecnologie di cattura

e stoccaggio dell’anidride carbonica, che permettono di sequestrare la CO 2 e di

stoccarla nel sottosuolo. Il pacchetto «Clima ed energia» comprende pertanto

una direttiva sullo stoccaggio del carbonio finalizzata a garantire la sicurezza a

lungo termine definendo norme per la valutazione dei potenziali siti di

stoccaggio, sulla relativa autorizzazione e sulla loro chiusura.

L’UE ha deciso che occorrono finanziamenti pubblici per costruire la prima

generazione di impianti dimostrativi di questa tecnologia, almeno finché i costi

non diminuiranno. Il finanziamento iniziale dell’UE (fino a un massimo di

1,05 miliardi di euro) sarà stanziato nell’ambito del piano europeo di ripresa

economica, mentre altri finanziamenti dovrebbero venire dal sistema di scambio

delle quote di emissione e da impegni degli Stati membri e dell’industria. Nel

corso dell’anno l’UE ha sollecitato i governi a impegnare fino a 550 milioni di

euro per dotare una centrale elettrica a carbone in Cina della tecnologia neces-

saria per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica.

La Commissione ha approvato un aiuto di Stato del Regno Unito destinato a

studi tecnici e di fattibilità relativi a due progetti di dimostrazione su scala

industriale per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica.

TRASPORTI PIÙ ecOLOGIcI

Parallelamente al pacchetto «Clima ed energia» sono stati introdotti provvedi-

menti finalizzati specificamente a promuovere dei trasporti più ecologici ( 9 ).

Il settore dei trasporti produce un quarto delle emissioni di gas serra dell’UE.

Nel 2007 un’automobile media nuova emetteva circa 160 grammi di CO 2 per

chilometro. In base a un regolamento ( 10 ) entrato in vigore nell’aprile 2009,

i costruttori devono garantire, entro il 2012, che le emissioni medie di CO 2 del

65 % dei veicoli nuovi da essi prodotti non superino i 130 g/km; un ulteriore

risparmio di 10 g CO 2 /km sarà possibile applicando altre misure tecniche, come

pneumatici più efficienti, o grazie all’impiego di biocarburanti. Nel 2015 l’obiet-

tivo si applicherà all’intero parco veicoli dei costruttori e nel 2020 il limite di

emissione scenderà ulteriormente a 95 g CO 2 /km. Da sola, questa misura

contribuirà a ridurre di oltre un terzo le emissioni nei settori che non rientrano

nel sistema di scambio delle quote.

35 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia


© Reporters / Jan Van de Vel

Le emissioni di CO 2 delle auto nuove saranno

ridotte a una media di 120 g per km entro il

2015 nell’ambito dell’impegno dell’UE volto

a combattere i cambiamenti climatici.

Contemporaneamente è stata riveduta la direttiva sulla qualità dei combusti -

bili, in modo da obbligare i fornitori a ridurre del 6 % entro il 2020, rispetto ai

valori del 2010, le emissioni di gas serra originate durante la produzione di

combustibili. I produttori possono conseguire tale risultato impiegando bio-

carburanti e combustibili alternativi e riducendo la combustione in torcia e il

rilascio nei siti di produzione.

Un’altra direttiva presentata formalmente in aprile utilizza gli appalti pubblici

come strumento per promuovere l’adozione di veicoli ecocompatibili da parte

del mercato. Il testo prevede che, quando si acquistano veicoli mediante appalto

pubblico o comunque a fini di servizio pubblico, occorre tener conto del loro

impatto ambientale ed energetico applicando norme comuni volte a valutare

tale impatto nell’intera durata di vita utile del veicolo. Aumentando in tal modo

la vendita di veicoli ecologici si contribuirà a diminuirne i costi grazie alle

economie di scala realizzate.

Nell’ottobre 2009 è stata adottata la proposta, avanzata dalla Commissione,

relativa a un nuovo regolamento sulle norme di emissione di CO 2 dei veicoli

commerciali leggeri e una proposta di revisione della direttiva sull’indicazione

delle emissioni di CO 2 delle automobili. A marzo il Parlamento europeo ha

sostenuto una proposta volta a basare i pedaggi stradali su costi esterni quali

l’inquinamento e la congestione; il testo punta a ricavare nuovi introiti per finan-

ziare trasporti più puliti e incentivare modalità di trasporto più sostenibili ed è

ancora in discussione al Consiglio. A ottobre i leader dell’UE hanno approvato gli

obiettivi di riduzione delle emissioni del 10 % per il settore aereo e del 20 % per

il trasporto marittimo, da conseguire entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005.

La Banca europea per gli investimenti ha istituito, nell’ambito del suo contributo

al piano europeo di ripresa economica, lo strumento europeo per il trasporto

pulito, finalizzato a promuovere attività di ricerca e sviluppo per abbattere le

emissioni del settore dei trasporti. La Banca europea per gli investimenti ha

incrementato i prestiti per il 2009-2010, particolarmente quelli destinati ai

trasporti puliti (aumentati del 144 % per l’intero settore automobilistico rispetto

al 2008) e agli investimenti per le energie rinnovabili (+ 41 % rispetto al 2008).

La prima Commissione Barroso ha posto le basi per le attività della prossima

Commissione in materia di cambiamenti climatici, con la promessa fatta dal

presidente negli orientamenti politici presentati a settembre di decarbonizzare i

settori dei trasporti e dell’energia.

36


L’AdATTAMenTO AI cAMBIAMenTI cLIMATIcI

Anche se a livello mondiale si riuscirà a ridurre drasticamente le emissioni di gas

serra, i gas già emessi rimarranno in atmosfera per decine di anni a venire e i

cambiamenti climatici sono, almeno in parte, ormai inevitabili. Diventano

dunque necessari dei piani di adattamento.

Ad aprile la Commissione ha presentato un quadro d’azione nel quale sono

delineate politiche e misure di adattamento volte a ridurre la vulnerabilità

dell’Unione europea di fronte agli impatti dei cambiamenti climatici ( 11 ). Le

decisioni sulle modalità più opportune di adattamento devono fondarsi su

un’analisi scientifica ed economica valida e pertanto la strategia ha evidenziato

la necessità di comprendere meglio i cambiamenti climatici e le loro conse-

guenze. Poiché gli impatti saranno diversi da una regione all’altra — e maggiori

nelle zone costiere e montuose e nelle pianure alluvionali — molte misure di

adattamento dovranno essere adottate in ambito nazionale o regionale; in tal

caso l’UE dovrà fornire un supporto mediante un approccio coordinato, soprat-

tutto sulle questioni transfrontaliere e nell’ambito delle politiche integrate a

livello di UE. Il principio dell’adattamento ai cambiamenti climatici sarà integrato

in tutte le politiche dell’UE e sarà un elemento cruciale delle politiche esterne,

in particolare per assistere i paesi più colpiti.

La relazione della Commissione sul ruolo dell’agricoltura europea nella mitiga-

zione dei cambiamenti climatici ( 12 ), che correda il libro bianco sull’adattamento

ai cambiamenti climatici, si concentra sulle emissioni di gas serra nell’agricoltura

dell’UE e sulle possibilità di ridurle. Il documento passa inoltre in rassegna gli

strumenti esistenti nell’ambito della politica agricola comune (PAC) che favori-

scono la mitigazione dei cambiamenti climatici, esaminando in particolare in che

modo i programmi di sviluppo rurale per il 2007-2013 possano contribuire a

realizzare questo obiettivo.

OPPORTUnITà

I cambiamenti climatici non rappresentano solo una sfida, ma anche un’oppor-

tunità che apre prospettive di nuova occupazione, favorisce un’imprenditorialità

«verde» e rafforza la competitività dell’UE. Il semplice raggiungimento degli

obiettivi dell’UE in materia di energie rinnovabili potrebbe creare, secondo le

stime, fino a 2,8 milioni di posti di lavoro.

Un elemento centrale del piano europeo di ripresa economica è lo sviluppo di

tecnologie più ecocompatibili ed efficienti sotto il profilo energetico che, oltre ad

affrontare il problema dei cambiamenti climatici e a ridurre la dipendenza dell’UE

dall’energia importata, creerà occupazione e incentiverà l’economia europea. Tra

le iniziative approvate nel 2009 (cfr. il capitolo 1) figurano i parchi eolici offshore e

i progetti di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Altri finanziamenti sono

In tutto il mondo ci sono state campagne

a favore della lotta ai cambiamenti

climatici. Questa foto è stata scattata

a Mumbai, India.

37 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia

© Reporters


© Reporters / Laif

La Commissione europea ha insistito ancora

sullo sviluppo delle tecnologie a basse

emissioni di carbonio: tra queste figurano

anche pannelli solari come quelli installati

sul tetto della stazione centrale di Berlino.

stati stanziati per progetti di ricerca sugli edifici efficienti sotto il profilo energetico

e le automobili «ecologiche».

Nel corso dell’anno la transizione è stata un argomento di discussione durante le

riunioni del Consiglio dei ministri responsabili dell’Ambiente, della Concorrenza,

delle Finanze e dell’Industria. Nella riunione di ottobre dei ministri dell’Ambiente

gli Stati membri sono stati invitati a passare ad un’economia più ecoefficiente —

una delle priorità della presidenza svedese — non tassando più il lavoro e ma le

risorse naturali, l’energia e le procedure che danneggiano l’ambiente. Alcuni

Stati membri hanno già ottenuto riduzioni delle emissioni dannose in maniera

economicamente efficace imponendo una tassa sulla CO 2 . Il Consiglio ha

concordato ( 13 ) sul fatto che una componente importante della strategia di

Lisbona dopo il 2010 dovrà essere un’economia più ecoefficiente, cioè un’eco-

nomia sostenibile, a basse emissioni di carbonio e con un uso efficiente delle

risorse, fondata su una produzione sostenibile e su sistemi edilizi e di trasporto

più sostenibili.

eneRGIA

Come si desume chiaramente dal pacchetto UE su clima ed energia,

uno dei fattori che contribuisce maggiormente al cambiamento

climatico è l’uso dell’energia e uno degli elementi più utili alla lotta

contro tali cambiamenti è un miglior uso dell’energia. Di conseguenza,

la politica energetica dell’UE si è incentrata sull’efficienza

energetica e sulle fonti di energia rinnovabili e alternative. Nello

stesso tempo l’UE è intervenuta per garantire che il costante

fabbisogno di energia dell’Europa sia soddisfatto, visto che degli

approvvigionamenti competitivi e affidabili sono essenziali per il

benessere dei cittadini dell’UE e per la competitività delle imprese

dell’UE sui mercati mondiali.

eFFIcIenZA eneRGeTIcA: Un MOdO InTeLLIGenTe PeR RISPARMIARe

denARO e SALvARe IL cLIMA!

In novembre e dicembre è stato raggiunto un accordo su un pacchetto legislativo

dell’UE in materia di efficienza energetica, che rappresenta una delle soluzioni

più semplici ed economicamente valide per affrontare la triplice problematica

dei cambiamenti climatici, della sicurezza energetica e della competitività.

Il pacchetto, costituito da tre proposte, aggiorna gli obblighi in vigore in materia

di etichettatura energetica, introduce nuove norme per il risparmio energetico

negli edifici ( 14 ) e impone una nuova etichettatura per i pneumatici ( 15 ); il testo

dovrebbe essere approvato definitivamente dal Parlamento all’inizio del 2010.

38


La nuova direttiva sull’etichettatura energetica estende il regime attualmente in

vigore, attualmente applicabile solo agli elettrodomestici, a tutti i prodotti

connessi all’energia, che recheranno informazioni sul rispettivo consumo

energetico. Le famiglie e le imprese avranno un maggiore margine di manovra

per ridurre la bolletta energetica perché potranno scegliere i prodotti più

efficienti. Nell’accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio si è deciso di

estendere il sistema di etichettatura anche ai prodotti consumatori di energia

utilizzati nel settore industriale e ai prodotti che incidono sul consumo di energia,

come i rubinetti dell’acqua calda e i soffioni delle docce.

La direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia ha consolidato gli obblighi

precedentemente in vigore in materia di efficienza energetica per gli edifici

nuovi e per quelli sottoposti a ristrutturazioni importanti; il nuovo testo impone

agli Stati membri di aumentare la percentuale di edifici a basso o nullo consumo

di energia o a basse o zero emissioni di CO 2 . Anche il settore pubblico è incen-

tivato a dare l’esempio e a promuovere l’efficienza energetica negli edifici. Su

insistenza del Parlamento è stato deciso che gli Stati membri debbano privile-

giare il miglioramento dell’efficienza nelle abitazioni delle famiglie a più basso

reddito. I parlamentari europei hanno anche insistito sul fatto che i piani

dovrebbero formulare «obiettivi vincolanti, realistici e giustificati» e specificare

«quali misure attuare per garantire il raggiungimento di questi obiettivi».

Il Consiglio ha accolto gli emendamenti del Parlamento che impongono agli

Stati membri di formulare piani nazionali per incrementare il numero di edifici a

consumo energetico prossimo allo zero.

La nuova normativa sull’etichettatura dei pneumatici aiuterà i conducenti

europei a risparmiare già alla stazione di servizio e allo stesso tempo ridurrà

l’impatto ambientale dei trasporti. Pneumatici sgonfi o di scarsa qualità possono

far aumentare il consumo di carburante dei veicoli; le nuove norme forniscono ai

consumatori informazioni sull’efficienza dei pneumatici in termini di consumo di

carburante, sulle loro prestazioni sul bagnato e sul livello di rumore prodotto

durante l’uso.

La Commissione punta a migliorare l’efficienza energetica anche fissando obblighi

in materia di progettazione ecocompatibile per tutti i prodotti che consumano

energia nel settore residenziale, nel terziario e nell’industria. Nell’ambito della

legislazione entrata in vigore quest’anno, a settembre è iniziata la fase di elimina-

zione graduale delle lampadine a incandescenza e alogene, che sono inefficienti.

Entro la fine del 2012, quando nei negozi tutte queste lampadine saranno state

interamente sostituite da quelle più moderne, la bolletta dell’elettricità di ogni

famiglia potrebbe diminuire di circa 50 euro l’anno. Entro il 2020 il risparmio

annuo potrebbe raggiungere 40 TWH (terawattora), cioè una quantità di elettricità

sufficiente a soddisfare nel periodo considerato il fabbisogno di 11 milioni di

Nell’ambito delle norme modificate

sull’etichettatura energetica, gli

elettrodomestici e tutti i prodotti connessi

all’energia devono contenere informazioni

sul loro consumo di energia.

InvITO Ad UnA MAGGIORe eFFIcIenZA

eneRGeTIcA e Ad Un MInOR cOnSUMO

dI PeTROLIO neLL’Ue

A febbraio il Comitato economico e

sociale europeo ha raccomandato che la

domanda europea di petrolio sia almeno

dimezzata entro il 2050 ( 16 ). In giugno il

Parlamento europeo ha segnalato che l’UE

spreca più del 20 % della sua energia a

causa di inefficienze; se riuscisse a

raggiungere l’obiettivo di un risparmio

energetico del 20 %, l’Europa potrebbe

ridurre il proprio consumo di energia di

400 mtep e abbattere le proprie emissioni

di anidride carbonica di 860 milioni di

tonnellate.

39 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia

© Van Parys


© Science

L’UE ha avviato l’introduzione graduale

di lampadine più moderne ed efficienti

che potrebbero ridurre la bolletta

dell’elettricità di ogni famiglia di circa

50 euro l’anno entro il 2012.

TecnOLOGIe A BASSe eMISSIOnI

dI cARBOnIO

A ottobre è stata pubblicata una

comunicazione della Commissione sulle

tecnologie a basse emissioni di carbonio,

nella quale si raccomanda un

investimento pubblico e privato

supplementare pari a 50 miliardi di euro

per lo sviluppo delle tecnologie

energetiche e una cooperazione più

ampia per condividere i rischi e le risorse,

secondo quanto previsto dal piano

strategico europeo per le tecnologie

energetiche. La comunicazione prevede

sei nuovi programmi realizzati sotto la

responsabilità dell’industria europea nei

settori dell’energia eolica e solare,

della cattura e stoccaggio dell’anidride

carbonica, delle reti, della bioenergia e

della fissione, nonché l’istituzione di

programmi di ricerca nel contesto di

un’alleanza europea per la ricerca nel

settore dell’energia.

famiglie. Un altro vantaggio sarà la possibilità di ridurre le emissioni di CO 2 di

15 milioni di tonnellate l’anno. La Commissione ha anche varato una campagna

pubblicitaria per informare i consumatori sulle alternative oggi disponibili.

A maggio la Commissione ha dato agli Stati membri il via libera per utilizzare i

programmi della politica di coesione per finanziare misure in materia di efficienza

energetica ed energie rinnovabili nelle abitazioni. I finanziamenti hanno riguardato,

ad esempio, l’isolamento delle pareti, l’installazione di doppi vetri o di pannelli

solari o ancora la sostituzione delle caldaie vecchie con modelli a più basso

consumo. In questo modo si avrà un risparmio di energia, una riduzione delle

emissioni e della bolletta del combustibile e si darà impulso al settore edilizio.

Nel suo intento di combattere i cambiamenti climatici e favorire la ripresa

economica, la Commissione ha inoltre individuato iniziative atte a sfruttare le

potenzialità insite nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione che

permetteranno di migliorare l’efficienza energetica in tutti i comparti della

società e dell’economia. Sono tecnologie oramai integrate in tutti i settori

dell’economia europea e potrebbero ridurre le emissioni totali di carbonio in

Europa addirittura del 15 % entro il 2020.

IncenTIvARe L’USO deLLe eneRGIe RInnOvABILI

L’UE ha già fissato un obiettivo in materia per il 2010, cioè quello di ricavare da

fonti di energia rinnovabili il 21 % dell’elettricità e il 5,75 % dei carburanti per il

settore dei trasporti. Nel 2009 ha incentivato lo sviluppo e l’uso delle energie

rinnovabili; è stato inoltre gradualmente aumentato il contributo delle fonti

rinnovabili, in primo luogo grazie al nuovo quadro normativo, ma anche attra-

verso misure incentrate sullo sviluppo delle tecnologie necessarie. Il piano di

ripresa economica ha stanziato più di 500 milioni di euro per lo sviluppo di una

rete eolica offshore in Europa. Inoltre, nell’ambito del sistema UE di scambio

delle quote di emissione approvato nel corso dell’anno, a partire dal 2013 una

parte degli introiti derivanti dalla vendita delle quote sarà destinata allo sviluppo

di progetti innovativi nel campo delle energie rinnovabili.

La direttiva sulle energie rinnovabili, che rientra nel pacchetto «Clima ed energia»,

è finalizzata a promuovere una crescita più solida del settore delle energie rinno-

vabili. Il testo affronta anche alcuni fattori che ancora ostacolano lo sviluppo del

rinnovabile, ad esempio la complessità delle procedure amministrative, le diffi-

coltà di accesso alla rete per le fonti rinnovabili e l’insufficienza delle misure di

sostegno esistenti.

40


SIcUReZZA deLL’APPROvvIGIOnAMenTO

Che provenga da fonti rinnovabili o di altro genere, l’energia rimane di fatto

essenziale per l’economia europea e per la qualità della vita dei cittadini. Le

fonti alternative non sono ancora in grado di sopperire a tutto il fabbisogno

dell’Europa. L’efficienza energetica può essere di aiuto, nella misura in cui

consente di utilizzare al meglio l’energia di cui l’Europa dispone o che importa,

ma la soluzione risiede anche nel garantire l’affidabilità dell’approv vigio na -

mento di energia proveniente da fonti tradizionali, ed in particolare dai

combustibili fossili.

L’Europa produce poco meno della metà dell’energia di cui ha bisogno; tutto il

resto lo importa. Ai prezzi del 2008, le importazioni ammontano a circa

350 miliardi di euro l’anno, cioè 700 euro per ogni cittadino dell’UE. Una

domanda mondiale in costante crescita continuerà probabilmente a far

aumentare i prezzi. L’UE importa il 61 % del gas che consuma, percentuale che

dovrebbe salire al 75 % nel 2020. Nonostante il gas provenga da fonti diverse

(soprattutto Russia, Norvegia e Algeria), molti Stati membri dipendono,

interamente o in buona parte, da un unico fornitore per le importazioni.

Molti cittadini europei sono stati vittime dell’inaffidabilità degli approvvigiona-

menti all’inizio del 2009, quando un conflitto tra Russia e Ucraina ha lasciato al

freddo molte famiglie dell’Europa centrale e orientale (cfr. oltre, «Cooperazione

internazionale»). L’80 % del gas importato dalla Russia arriva nell’UE passando

per l’Ucraina e alcuni Stati membri dipendono dalla Russia per oltre tre quarti

delle loro forniture di gas. Consapevole che una crisi del gas di questa portata

potrebbe verificarsi di nuovo a seguito di pressioni commerciali, di un incidente

o di un problema tecnico su un gasdotto importante, in un documento di lavoro

la Commissione ha riconosciuto che c’è ancora un notevole margine per

migliorare il livello di preparazione a livello nazionale e di UE ( 17 ) e che gli attuali

meccanismi di allarme preventivo in vigore in ambito nazionale e di UE sono

inadeguati. L’UE pertanto sta rivedendo la propria pianificazione per far fronte

alle interruzioni degli approvvigionamenti e, se possibile, per prevenirle.

A luglio la Commissione ha proposto di migliorare le disposizioni esistenti, in

particolare prevedendo la possibilità per gli Stati membri di segnalare problemi

di approvvigionamento qualora un oleodotto o un impianto di produzione non

funzioni ( 18 ). Il piano prevede inoltre una «norma in materia di sicurezza dell’ap-

provvigionamento» volta a garantire che i clienti più vulnerabili, e soprattutto le

famiglie, continuino a ricevere il gas anche quando le forniture sono scarse. Gli

Stati membri devono inoltre nominare un’autorità responsabile della sicurezza

dell’approvvigionamento di gas e della formulazione di piani d’azione preventivi

e di piani di emergenza in caso di crisi; gli Stati membri devono infine cooperare

maggiormente tra loro.

A giugno il Consiglio «Energia» ha accolto, in via di principio, norme più rigide

per le scorte di petrolio ( 19 ), in base alle quali gli Stati membri devono controllare

scorte di sicurezza equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette, di cui

un terzo sotto forma di prodotti raffinati. L’UE ha acquisito inoltre competenze

aggiuntive per controllare e verificare le scorte degli Stati membri, il che dovrebbe

permettere di reagire più efficacemente in caso di crisi.

L’impulso a favore di una maggiore affidabilità degli approvvigionamenti ha

ottenuto un ampio sostegno in tutte le istituzioni dell’UE. In una risoluzione del

mese di marzo il Parlamento europeo ha auspicato un più forte sostegno finan-

ziario agli investimenti in fonti energetiche alternative e relazioni più dinamiche

tra l’Unione europea e i paesi produttori di petrolio.

QUAnTA eneRGIA è IMPORTATA?

Combustibile importato nell’UE nel 2008;

percentuale rispetto al consumo totale di

ciascun tipo di combustibile

100 %

80 %

60 %

40 %

20 %

0 %

petrolio gas carbone nucleare

(uranio)

Fonte: Commissione europea.

41 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia

84 %

60 %

45 %

100 %

dA dOve ARRIvA IL GAS?

Fonte di gas naturale usato nei

27 paesi dell’UE (2007)

Fonte: Commissione europea.

0 %

rinno -

vabili

54 %

tutti i

tipi di

combu-

stibile

che TIPO dI cOMBUSTIBILe

SI USA neLL’Ue?

Percentuale di combustibili usati per produrre

energia nei 27 Stati membri (dati 2008)

nucleare

13 %

carbone

18 %

libia

2,0 %

nigeria

3,1 %

algeria

10,1 %

norvegia

15,9 %

rinnovabili

8 %

Fonte: Commissione europea.

Qatar

1,4 %

gas

25 %

egitto

1,1 %

russia

24,3 %

altri

1,7 %

petrolio

36 %

Ue

40,4 %


RISPOSTe ALLA cRISI deL GAS

La crisi del gas dell’inverno 2008-2009 ci

ha ricordato bruscamente la vulnerabilità

dell’UE per la sicurezza

dell’approvvigionamento. Elenchiamo

alcuni progetti europei finalizzati a

rafforzare la sicurezza energetica adottati

nel corso dell’anno:

� coinvolgimento dell’UE nella firma di

un accordo intergovernativo tra cinque

paesi di transito coinvolti nella

realizzazione del gasdotto Nabucco,

che importerà gas dalle regioni del

Mar Caspio e del Medio Oriente;

� approvazione, da parte del Consiglio,

del piano d’interconnessione del mercato

energetico del Baltico, che rafforzerà le reti

regionali e integrerà nel mercato

dell’energia europeo gli Stati baltici,

attualmente isolati.

eneRGIA nUcLeARe: UnA PARTe InTeGRAnTe

deL MIx eneRGeTIcO eUROPeO

L’UE ha il numero più elevato di centrali nucleari al mondo e questo tipo di

energia è probabilmente destinato a rimanere un elemento importante del mix

energetico nei decenni a venire. La sicurezza nucleare è una priorità politica

costante dell’UE e a giugno è stato adottato un quadro normativo solido ( 20 ) che

definisce gli obblighi e i principi di base che disciplinano la sicurezza nucleare in

tutta l’UE. Uno degli aspetti centrali è che la sicurezza nucleare e il suo costante

miglioramento sono responsabilità degli Stati membri, con una definizione ben

precisa dei ruoli per le autorità di regolamentazione, che devono essere forti e

indipendenti, e per i detentori delle autorizzazioni. Vengono sanciti i requisiti

previsti dalla convenzione sulla sicurezza nucleare e i principi fondamentali di

sicurezza dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica e in questo modo

l’UE diventa il primo grande attore nucleare regionale a dare forza giuridica

vincolante a questi strumenti internazionali a favore della sicurezza nucleare.

A novembre una proposta della Commissione finalizzata ad armonizzare gli

obblighi di registrazione per i vettori di materiale radioattivo ha ricevuto il

sostegno degli esperti scientifici Euratom.

ReTI: FAR cIRcOLARe L’eneRGIA

L’UE si è fortemente impegnata per creare collegamenti migliori tra le reti

energetiche degli Stati membri. Far circolare più efficacemente l’energia in

Europa è un modo importante di garantire approvvigionamenti affidabili.

L’esistenza di reti adeguatamente connesse tra loro è un elemento determinate

per il funzionamento corretto del mercato interno dell’energia. Queste reti sono

inoltre indispensabili per la sicurezza energetica in quanto permettono di

trasferire più agevolmente l’energia laddove è più necessaria. Nell’ambito del

piano europeo di ripresa economica sono stati stanziati circa 2,4 miliardi di euro

per l’interconnessione delle reti dell’elettricità e del gas.

Le interruzioni degli approvvigionamenti del gas via l’Ucraina verificatesi all’inizio

del 2009 hanno confermato l’urgente necessità per l’UE di agevolare la circola-

zione del combustibile all’interno dell’UE, ad esempio invertendo il flusso negli

oleodotti. La Commissione ha sottolineato l’importanza di una normativa forte e

coerente per garantire l’idoneità delle reti, far fronte a una domanda e a un’offerta

ampiamente divergenti e mantenere i servizi.

GASdOTTI

Fonte: AIE.

MEDGAZ

42

SKANLED

GALSI

NABUCCO

TAP

NORDSTREAM

ITGI

SOUTH

STREAM

principali gasdotti esistenti

gasdotto proposto/previsto

area di produzione


Il Consiglio europeo di giugno ha approvato il piano d’interconnessione del

mercato energetico del Baltico per migliorare la sicurezza energetica di Estonia,

Lettonia e Lituania, che per il momento sono isolate dalle reti degli altri Stati

membri. Gli Stati baltici saranno integrati nel più vasto mercato energetico

europeo grazie al rafforzamento delle loro connessioni con i paesi vicini, il che

comporterà a sua volta una maggiore integrazione dei relativi mercati.

Un’altra soluzione per garantire una sufficiente disponibilità di energia è quella

di rifornirsi attraverso nuove rotte o da nuovi fornitori. Nel 2009 si sono registrati

progressi con il corridoio meridionale, una nuova rotta potenziale per portare

l’energia nell’UE; in maggio l’UE si è incontrata con i partner dell’Asia centrale, del

Caucaso meridionale e del Medio Oriente. Far arrivare il gas naturale attraverso

questa via è di cruciale importanza per i piani dell’UE volti a migliorare la sicurezza

energetica. I partecipanti alla conferenza si sono impegnati ad offrire un

sostegno politico, tecnico e finanziario alla costruzione del corridoio meridio-

nale per favorire la diversificazione delle fonti energetiche, dei mercati e delle

vie di trasporto; in tal modo non si aumenterà soltanto la sicurezza energetica

dei paesi partecipanti, ma si offriranno anche opportunità eque e redditizie ai

produttori e ai consumatori di energia e ai paesi di transito.

A luglio quattro Stati membri dell’UE (Bulgaria, Ungheria, Austria e Romania) e la

Turchia hanno firmato ad Ankara l’accordo intergovernativo Nabucco, che

definisce un quadro per l’esportazione di gas dai ricchi giacimenti del Mar Caspio

e del Medio Oriente in Turchia e nell’UE, attraverso un oleodotto che attraversa

la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria fino al centro di smistamento austriaco di

Baumgarten. Grazie a Nabucco, i paesi europei che per ora dipendono intera-

mente da un fornitore esterno vedranno aumentare drasticamente la sicurezza

degli approvvigionamenti. Imprese situate in Azerbaigian e in Iraq hanno già

manifestato interesse ad utilizzare l’oleodotto. Il presidente della Commissione,

José Manuel Barroso, ha dichiarato in proposito: «Il progetto Nabucco è di

cruciale importanza per la sicurezza energetica dell’Europa e per la sua politica di

diversificazione degli approvvigionamenti di gas e delle vie di trasporto. La firma

dell’accordo dimostrerà che siamo determinati a trasformare questo oleodotto

in realtà il più presto possibile».

ALTRI PASSI AvAnTI veRSO Un MeRcATO

deLL’eneRGIA cOMPLeTAMenTe LIBeRALIZZATO

L’UE ha perfezionato le norme relative al mercato interno dell’energia per

permettere agli utilizzatori di beneficiare delle migliori offerte possibili e far

prosperare i fornitori di energia più efficienti e concorrenziali. Da oltre dieci anni

l’UE cerca di realizzare un mercato dell’energia completamente liberalizzato e

nel 2009 si sono registrati importanti sviluppi in questo campo. L’apertura

alla concorrenza dei mercati dell’elettricità e del gas costringerà i fornitori a

Mirek Topolánek (a sinistra), primo ministro

ceco e presidente del Consiglio europeo nel

primo semestre del 2009, hanno

partecipato alla conferenza sul gasdotto

Nabucco organizzata a Budapest a

gennaio dal primo ministro ungherese

Ferenc Gyurcsány (a destra). Il gasdotto

offre all’UE maggiori garanzie per la

sicurezza energetica.

43 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia

© AP Photo / Béla Szandelszky


© BELGA / AFP / Attila Kisbenedek

Un MeRcATO deLL’eneRGIA

LIBeRALIZZATO

A luglio è stata pubblicata la normativa

volta a liberalizzare i mercati UE

dell’elettricità e del gas, separando

definitivamente la produzione dalla

fornitura. Viene istituita l’Agenzia per la

cooperazione fra i regolatori nazionali

dell’energia ( 21 ), sono definite le condizioni

di accesso alla rete per gli scambi

transfrontalieri di energia elettrica ( 22 ) e le

condizioni di accesso alle reti di trasporto

del gas naturale ( 23 ) e sono istituite norme

comuni per il mercato interno dell’energia

elettrica ( 24 ) e del gas naturale ( 25 ). Il nuovo

quadro entrerà pienamente in vigore nel

2011 e renderà il mercato UE dell’energia

più efficiente, offrendo ai clienti una scelta

più vasta e i benefici di una concorrenza

più dinamica, oltre che incentivando gli

investimenti a favore di migliori

infrastrutture.

Nel 2009 sono entrate in vigore norme UE

per migliorare la concorrenza nel mercato

dell’energia separando la produzione dalla

gestione delle reti del gas.

competere tra loro per conquistarsi clienti garantendo prezzi bassi e servizi di

alta qualità e permetterà agli utenti domestici e alle imprese di cambiare

fornitore, passando a quello che offre le condizioni migliori. Nello stesso tempo

la concorrenza incentiva l’efficienza energetica perché i produttori di elettricità

cercano di ridurre il quantitativo di energia sprecato durante la fasi di produ -

zione e trasmissione.

Oltre alle considerazioni precedenti, occorre ricordare che il successo del sistema

UE di scambio delle quote di emissione dipende dal funzionamento efficace del

mercato dell’energia. Se aumenta la concorrenza sul mercato, i produttori di

energia e i proprietari delle reti saranno più incentivati ad investire in fonti

energetiche alternative, comprese le rinnovabili.

Una delle ripercussioni più importanti della nuova legislazione è la terziarizza-

zione della rete o «unbundling»: ciò significa che vi sarà ora una separazione tra

chi produce il gas e l’elettricità e chi gestisce i gasdotti e le reti elettriche. In

pratica, non sarà più possibile che un’unica impresa generi energia elettrica e

possieda la rete di distribuzione, o lo potrà fare solo rispettando condizioni

molto rigorose.

Il pacchetto prevede vari modelli opzionali per separare le attività di fornitura da

quelle di produzione. Le imprese energetiche integrate potranno essere co -

strette a vendere i propri sistemi di trasmissione, mantenendo solo le reti di

distribuzione, oppure potranno delegare la gestione delle reti a una società

indipendente o ancora operare secondo regole severe per garantire l’indipen-

denza della dirigenza e degli investimenti.

Di conseguenza, tutti gli operatori potranno accedere senza discriminazioni alle

reti di trasmissione a prezzi equi e trasparenti. Tutte le imprese competeranno su

una base di parità, visto che anche le imprese non UE dovranno rispettare le

stesse regole delle imprese stabilite nell’UE. I provvedimenti approvati

dovrebbero inoltre permettere ai piccoli produttori di energia, inclusi quelli che

utilizzano fonti rinnovabili, di accedere più facilmente alla rete.

Le nuove disposizioni istituiscono obblighi di servizio universale e definiscono i

diritti dei consumatori, in particolare per tutelare quelli più vulnerabili e affrontare

il problema della cosiddetta «fuel poverty» o «povertà energetica».

La liberalizzazione permetterà di mantenere bassi i prezzi, poiché le imprese si

faranno concorrenza per offrire ai clienti le condizioni migliori. Tra il 2007 e il

2008 i prezzi dell’energia sono saliti mediamente del 15 %, anche se variano

considerevolmente tra uno Stato membro e l’altro e in alcuni paesi i consumatori

pagano prezzi molto più elevati che in altri. I prezzi nei mercati soggetti a libera-

lizzazione, come quelli del Regno Unito o della Spagna, sono aumentati di

appena il 6 % dal 1998 rispetto agli altri mercati, dove hanno anche raggiunto

punte di + 30 %.

44


La nuova Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia

aiuterà le autorità di regolamentazione nazionali, favorirà la cooperazione tra gli

operatori dei sistemi di trasmissione e incentiverà le connessioni transfrontaliere

tra le infrastrutture.

L’attività dell’UE in questo campo non si limita a formulare nuove normative.

Sono state prese iniziative per incoraggiare gli Stati membri a dare piena attua-

zione alla legislazione già esistente per offrire condizioni migliori ai consumatori.

A giugno la Commissione è intervenuta nei confronti di 25 paesi che non ave -

vano ottemperato alle normative in materia di elettricità e gas. Tra le infrazioni

riscontrate troviamo:

�carenza di informazioni da parte degli operatori dei sistemi di trasmissione,

che ha impedito alle imprese di fornitura di accedere adeguatamente alle reti;

�mancanza di cooperazione transfrontaliera da parte degli operatori dei sistemi

di trasmissione dell’elettricità e delle autorità nazionali;

�mancato intervento delle autorità a livello nazionale per garantire il rispetto

delle norme in caso di infrazione;

�inadeguatezza delle procedure di composizione delle controversie a disposi-

zione dei consumatori.

cOOPeRAZIOne InTeRnAZIOnALe

Vista l’entità delle sfide che l’UE deve affrontare, ormai su scala mondiale, la

cooperazione internazionale è un fattore cruciale. Se l’Europa parla con una sola

voce in tema di energia, aumenta la sua forza nei confronti di altri paesi e dei

fornitori esterni di energia. Nello stesso tempo sarà più semplice realizzare gli

obiettivi energetici se l’UE sarà in grado di operare nell’ambito di accordi globali

e di strumenti giuridici multilaterali. Al fine di perseguire questi obiettivi, la

Commissione ha continuato a rafforzare il proprio impegno e la cooperazione

internazionale per quanto riguarda specificamente le questioni energetiche.

L’UE ha rafforzato i propri rapporti con i paesi dai quali provengono o transitano i

combustibili fossili perché controversie politiche, incidenti, calamità naturali e

guasti tecnici sono tutti elementi che possono perturbare gli approvvigionamenti.

La crisi del gas che ha caratterizzato l’inizio del 2009 a causa della controversia tra

Russia e Ucraina ha tagliato gli approvvigionamenti a dodici Stati membri, in un

periodo in cui le temperature erano scese sotto lo zero. Mentre le imprese e le

scuole sono state costrette a chiudere e gli europei stavano al freddo nelle loro

case, la Commissione ha inviato sul posto, a Kiev e a Mosca, un gruppo di venti

esperti a monitorare il transito del gas. La loro presenza ha dimostrato a

questi due paesi che i governi e le industrie UE erano fermamente decisi a non farsi

tenere in ostaggio nella controversia. Finalmente, il 20 gennaio il gas ha ricomin-

ciato a transitare dopo una settimana di recriminazioni reciproche tra Kiev e

Mosca e un intenso intervento delle diplomazie ai massimi livelli della Commis-

sione, in coordinamento con la presidenza ceca e con gli Stati membri interessati.

Per garantire una soluzione duratura, la Commissione ha riunito istituti finanziari

internazionali per aiutare l’Ucraina ad acquistare il gas dalla Russia e a modernizzare

il proprio sistema di transito del gas, aspetto sul quale la Commissione ha lavorato

a stretto contatto con le autorità ucraine. Dopo l’accordo raggiunto al vertice

UE-Russia di Chabarovsk e le discussioni sul rafforzamento delle attività di preven-

zione e gestione delle potenziali crisi energetiche, l’UE e la Russia hanno istituito

un meccanismo di allarme preventivo che permetterà di intervenire qualora la

fornitura di petrolio, gas o elettricità sia minacciata o alterata da opere di manuten-

zione delle infrastrutture, incidenti o dispute di carattere commerciale.

45 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia


Se da un lato la risposta alla crisi energetica è stata un intervento molto visibile,

gran parte dell’impegno di cooperazione in ambito internazionale profuso

durante l’anno è avvenuto dietro le quinte. Tale impegno non si è limitato alle

questioni connesse alla sicurezza dell’approvvigionamento, come la diversifica-

zione delle forniture in Europa, Asia, Medio Oriente e Africa, ma ha riguardato

anche attività di promozione di una politica energetica sostenibile.

«I nuovi giacimenti di petrolio diventano più rari, e il loro sfruttamento comporta

spesso problemi politici e ambientali. Il mondo in generale (e l’Europa in parti-

colare) sarà più prospero e più sicuro se si riuscirà a ridurne la dipendenza dal

petrolio». Questo è uno dei messaggi principali contenuti nel secondo riesame

strategico della politica energetica dell’UE proposto dalla Commissione nel

novembre 2008 ( 26 ) e approvato nel 2009 dal Parlamento europeo, dal Consiglio,

dal Comitato economico e sociale europeo e dal Comitato delle regioni.

Tra le iniziative concrete adottate nel corso dell’anno si ricorda l’istituzione del

Consiglio UE-USA per l’energia, il varo della piattaforma per la sicurezza ener-

getica nell’ambito del partenariato orientale, la firma di una dichiarazione

d’intenti in materia di cooperazione energetica tra UE e Bielorussia, l’approfondi-

mento del dialogo con la Cina in materia di energia e i progressi realizzati nel

contesto del progetto sulle tecnologie del carbone avanzate e a emissioni

prossime allo zero, avviato sempre con la Cina. Infine, nel vertice UE-India di

novembre si è convenuto di rafforzare la cooperazione in materia di energia,

puntando in particolare alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica.

Un maggior coordinamento tra gli Stati membri e con la Commissione e il fatto

di parlare con una voce sola sono due elementi estremamente importanti per far

valere il peso collettivo dell’UE in contesti multilaterali come l’Agenzia interna-

zionale per l’energia e il G8. A maggio la Commissione europea e i paesi del G8,

più altre grandi economie emergenti, hanno varato iniziative nell’ambito della

partnership internazionale per la cooperazione nel settore dell’efficienza

energetica, un forum destinato alla discussione politica e alla cooperazione ad

alto livello sui temi dell’efficienza energetica che punta a:

�acquisire un quadro più chiaro dell’azione internazionale in materia di

efficienza energetica;

�sviluppare una visione strategica condivisa di queste attività;

�individuare possibili attività congiunte.

La Commissione ha anche ricevuto l’incarico di rinegoziare un accordo con il

Canada per la cooperazione sugli usi pacifici dell’energia atomica e ha cercato di

ottenere un nuovo mandato per negoziare una cooperazione rafforzata con la

Russia sugli scambi nucleari.

LA dIMenSIOne deLLO SvILUPPO

Nel corso del 2009 l’UE ha lavorato anche in stretto contatto con i paesi in via di

sviluppo sui temi dell’energia e dei cambiamenti climatici, soprattutto in vista

della conferenza delle Nazioni Unite (ONU) sul clima di dicembre. Il processo

ONU non riguarda solo i cambiamenti climatici ma anche il tema dello sviluppo.

L’UE è stata la prima, nei negoziati internazionali, a proporre una ripartizione

dettagliata del fabbisogno dei paesi in via di sviluppo. Ha deciso che entro il

2020 questi paesi avranno bisogno di altri 100 miliardi di euro l’anno per le

attività di adattamento e mitigazione. I finanziamenti interni e il mercato del

carbonio dovrebbero sopperire a buona parte di tale fabbisogno, ma dovrebbero

intervenire anche finanziamenti pubblici su vasta scala a livello internazionale,

stimati attorno ai 22-50 miliardi di euro l’anno, con un equo contributo da parte

dell’UE.

46


I paesi in via di sviluppo saranno in grado di realizzare uno sviluppo sostenibile

che al contempo permetta di ridurre le emissioni. Si tratta di pianificare una

crescita a basse emissioni di carbonio formulando i cosiddetti «piani di crescita

a basse emissioni di carbonio» da integrare nei provvedimenti di mitigazione

e adattamento ai cambiamenti climatici previsti dalle strategie nazionali di

sviluppo. Ciò garantirà che la crescita vada a beneficio di tutti, permetterà di

creare forme aperte ed efficaci di governance democratica e contribuirà a

garantire la parità di genere e la riduzione della povertà.

In maggio la Commissione ha adottato il programma d’azione annuale 2009 per

il programma tematico «Ambiente», con un finanziamento di 164 milioni di euro.

Il programma «Ambiente» ha fornito assistenza ai paesi in via di sviluppo che

devono far fronte ai cambiamenti climatici, in particolare attraverso l’alleanza

globale per i cambiamenti climatici (Global Climate Change Alliance), che

promuove la cooperazione tra l’UE e i paesi in via di sviluppo più vulnerabili.

A maggio il Consiglio UE-ACP ha adottato una dichiarazione congiunta sui

cambiamenti climatici e lo sviluppo e sono state selezionate attività specifiche di

cooperazione con quattro paesi pilota: Cambogia, Maldive, Tanzania e Vanuatu.

A febbraio la Commissione ha adottato una comunicazione riguardante una

strategia dell’UE a sostegno della riduzione del rischio di catastrofi nei paesi in

via di sviluppo ( 27 ), un tema strettamente legato a quello dei cambiamenti

climatici, visto che le catastrofi legate al clima sono aumentate rapidamente. Da

allora sono iniziati i lavori su un piano di attuazione che vede la partecipazione

della Commissione e degli Stati membri. Ad aprile, un documento di lavoro della

Commissione su una migliore integrazione della componente ambientale nella

cooperazione allo sviluppo fornirà le basi per una maggiore integrazione della

componente ambientale a livello di UE.

Nel settore dell’energia l’Unione africana e l’UE hanno deciso di lavorare sulla

standardizzazione e l’integrazione dei mercati dell’energia e l’UE sta dando il suo

sostegno all’integrazione dei mercati dell’elettricità nei paesi del Maghreb.

L’UE ha continuato ad assistere i paesi africani affinché questi migliorino il clima

imprenditoriale per attirare investimenti energetici e ha collaborato con alcuni di

essi su un piano per l’energia solare nel Mediterraneo.

La Commissione europea punta anche a tutelare le foreste a livello planetario.

Nell’ambito dell’iniziativa FLEGT (piano d’azione dell’Unione europea per l’appli-

cazione delle normative, il governo e il commercio nel settore forestale) l’UE

importa solo legname certificato dai paesi partner per combattere l’abbatti-

mento illegale di alberi. Finora hanno firmato l’accordo Ghana e Congo e l’UE ha

cercato di ottenere un accordo internazionale per estendere questa campagna

nell’ambito delle discussioni sui cambiamenti climatici in sede ONU.

L’UE ha continuato ad aiutare i paesi africani

a migliorare il contesto imprenditoriale

per favorire gli investimenti nel campo

dell’energia.

47 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia

© BELGA / AFP / Issouf Sanogo


© DPA / Reporters / Kay Nietfeld

L’esito della conferenza di

Copenaghen è solo un primo passo

verso un impegno più ambizioso per

la lotta ai cambiamenti climatici.

cOPenAGhen: cOSA è SUcceSSO e cOSA nOn è SUcceSSO

L’esito della conferenza ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a

Copenaghen a dicembre è stato una delusione. Dopo due settimane

di intensi negoziati, l’ultimo giorno circa 30 paesi — tra i quali gli

Stati Uniti, la Cina, l’India e il Brasile, più alcuni Stati membri dell’UE

e la Commissione europea — hanno raggiunto un «accordo» limitato.

Il testo contiene una serie di elementi positivi, ad esempio il consenso,

mai raggiunto prima, sul tetto dei 2 °C per l’aumento della

temperatura mondiale e impegni a mobilitare finanziamenti a favore

del clima per i paesi in via di sviluppo, in linea con le proposte della

Commissione. Nel complesso, tuttavia, l’accordo di Copenaghen è

ben al di sotto del livello di ambizione auspicato dall’UE. Inoltre, a

causa dell’opposizione di alcune parti, la conferenza ha semplicemente

preso atto dell’accordo, senza adottarlo formalmente.

Ne consegue pertanto che occorrerà rinnovare l’impegno per

giungere ad un accordo globale giuridicamente vincolante alla

prossima conferenza ONU sui cambiamenti climatici, che si terrà a

Città del Messico nel novembre 2010.

LA vIA veRSO cOPenAGhen

Nonostante i risultati limitati ottenuti a Copenaghen, il lavoro svolto in quella

sede e durante i mesi precedenti per ridurre le divergenze sui testi di negoziato

rappresenta un buon punto di partenza per raggiungere un accordo articolato e

giuridicamente vincolante entro la fine del 2010. In questo processo l’UE ha

svolto un ruolo di primo piano.

«Il 2009, conclusosi con la conferenza di Copenaghen, è un anno cruciale per la

lotta ai cambiamenti climatici, ma in realtà questo è stato il tema che ha caratte-

rizzato la Commissione attuale e sarà il tema che caratterizzerà anche la prossima.

Perché? Perché la politica ambientale in generale, e quella climatica in particolare,

sono tematiche naturali per l’Europa. Le emissioni di carbonio non si arrestano ai

confini nazionali. Le azioni che adottiamo — o che non adottiamo — all’interno

dell’Unione europea hanno un impatto diretto sulle foreste pluviali del Brasile e

del Borneo e sullo spessore della piattaforma di ghiaccio in Groenlandia». Così si

è espresso a giugno José Manuel Barroso, nel corso della conferenza sulla

«Settimana verde» organizzata dalla Commissione a Bruxelles.

48


L’UE ha costantemente inviato agli altri paesi segnali chiari e determinati nei

periodi precedenti la conferenza sul clima di Copenaghen, dando prova della

leadership politica necessaria a contenere il surriscaldamento del pianeta entro

due gradi centigradi ( 28 ). Per incoraggiare altri grandi emettitori a intervenire con

decisione e aumentare così le possibilità di concludere un accordo globale suffi-

cientemente ambizioso, l’UE si è impegnata ad aumentare le proprie riduzioni

delle emissioni al 30 % se altri paesi industrializzati decideranno collettivamente

di realizzare riduzioni comparabili e se i paesi in via di sviluppo che presentano

uno sviluppo economico rapido contribuiranno all’accordo globale secondo le

proprie capacità.

L’UE ha definito la sua posizione per i negoziati internazionali sul clima nel corso

delle riunioni dei ministri dell’Ambiente e delle Finanze e in seno al Consiglio

europeo, riunioni che sono culminate, a luglio, in un incontro ministeriale

informale ad Åre, nel Consiglio «Ambiente» di Lussemburgo a ottobre e nel

Consiglio europeo di ottobre ( 29 ). A ottobre il Consiglio «Ambiente» ha accelerato

il passo adottando un quadro di negoziato per l’UE. Ancora una volta l’UE ha

dimostrato la sua leadership nel campo dei cambiamenti climatici, sostenendo

riduzioni ancora più consistenti dei gas serra nel lungo termine rispetto all’80 %

citato nel comunicato approvato nel mese di luglio al vertice del G8 di L’Aquila.

L’UE ha anche invocato obiettivi di riduzione delle emissioni per il trasporto

internazionale aereo e marittimo, che non rientrano nel protocollo di Kyoto ma

che rappresentano una fonte di emissione in rapida crescita.

Nel corso di un Consiglio «Ambiente» supplementare ( 30 ), tenutosi a Bruxelles il

23 novembre, si è proceduto al riesame finale delle posizioni e delle strategie

dell’UE in previsione della conferenza di Copenaghen; in quell’occasione Yvo de

Boer, segretario esecutivo della convenzione quadro sui cambiamenti climatici

delle Nazioni Unite, ha fatto il punto sui negoziati e sulle offerte delle altre parti.

Gli elementi principali della posizione UE si possono così riassumere:

�l’intervento per ridurre le emissioni globali dovrebbe puntare a mantenere il

surriscaldamento del pianeta al di sotto dei 2 °C. A tal fine le emissioni mondiali

devono stabilizzarsi al massimo entro il 2020, almeno dimezzarsi rispetto ai

livelli del 1990 entro il 2050 e successivamente continuare a diminuire;

�obiettivi a lungo termine di riduzione delle emissioni per l’UE e gli altri paesi

industrializzati pari all’80-95 % entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990;

�limitazione delle emissioni prodotte dal trasporto internazionale aereo e

marittimo rispettivamente del 10 % e del 20 % entro il 2020 rispetto ai livelli

del 2005, nell’ambito di accordi internazionali;

�chiarimento delle richieste dell’UE: i paesi industrializzati devono ridurre le

proprie emissioni del 25-40 % entro il 2020 e i paesi in via di sviluppo devono

ridurre la crescita delle rispettive emissioni del 15-30 % rispetto ad una situa-

zione in cui non vengano adottati provvedimenti;

�l’obiettivo di un innalzamento massimo della temperatura di 2 °C rimane il

riferimento per valutare le riduzioni delle emissioni di altri paesi;

�chiarimento della posizione dell’UE sulle modalità per combattere la defore-

stazione e svolgere attività silvicole sostenibili e dei contributi forniti dall’agri-

coltura e dalla silvicoltura per il conseguimento degli obiettivi climatici: inter-

venti rapidi per dimezzare la deforestazione entro il 2020 e per arrestarla entro

il 2030;

49 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia


cOnTRIBUTI deLLA cOMMISSIOne

eUROPeA AI neGOZIATI InTeRnAZIOnALI

L’UE è una forza motrice dei negoziati

internazionali sul clima grazie alla

pressione che esercita per giungere

ad un accordo mondiale ambizioso e

globale. La Commissione europea ha

svolto un ruolo di primaria importanza

nel definire la politica dell’UE.

Nel 2009 lo ha fatto principalmente

con due importanti documenti:

� gennaio 2009: comunicazione della

Commissione «Verso un accordo organico

sui cambiamenti climatici a Copenaghen»;

� settembre 2009: comunicazione della

Commissione «Maggiori finanziamenti

internazionali per il clima: una proposta

europea in vista di Copenaghen».

�il costo supplementare che i paesi in via di sviluppo dovranno sostenere per

gli interventi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici è stimato

di qui al 2020 a 100 miliardi di euro l’anno, di cui un importo compreso tra

i 22 e i 50 miliardi di euro dovrà essere coperto da finanziamenti pubblici

internazionali. L’UE è disposta a contribuire equamente a questa cifra: per il

2010-2012 occorrono finanziamenti «rapidi» pari a 5-7 miliardi di euro l’anno

per aiutare i paesi in via di sviluppo a creare le proprie capacità di combattere

i cambiamenti climatici;

�regole di contabilità delle emissioni in relazione alle attività silvicole e all’uti-

lizzo del suolo;

�sviluppo del meccanismo settoriale per il sistema di scambio delle quote di

emissione e riforma del meccanismo di sviluppo pulito;

�chiarimento della posizione dell’UE sulla gestione delle eccedenze delle quote

di emissione per il periodo 2008-2012, che possono incidere sugli obiettivi

ambientali dell’UE;

�una tempistica e degli orientamenti chiari e rigorosi per l’attuazione del

quadro normativo giuridicamente vincolante.

Il Parlamento europeo ha sostenuto con vigore l’adozione di un accordo ambizioso

e giuridicamente vincolante a Copenaghen. Nel mese di ottobre la commissione

Ambiente ha invitato i capi di Stato o di governo a dare la massima priorità ai

cambiamenti climatici e a mantenere un ruolo di primo piano nei negoziati di

Copenaghen. Secondo la commissione Ambiente, l’accordo internazionale

doveva garantire che i paesi industrializzati riducessero sensibilmente le proprie

emissioni collettive (entro il margine superiore dell’intervallo 25-40 %, con un

obiettivo minimo di riduzione a lungo termine dell’80 % entro il 2050 rispetto ai

livelli del 1990) e che i paesi in via di sviluppo, nel loro insieme, contenessero la

crescita delle emissioni entro il 15-39 % al di sotto della situazione di status quo.

In una risoluzione approvata nella seduta plenaria di novembre ( 31 ) il Parlamento

ha adottato queste posizioni e ha invitato i capi di Stato o di governo dell’UE a

dare prova di leadership politica affinché il vertice si concludesse positivamente.

L’UE ha dato prova di leadership nell’atteggiamento proattivo che ha adottato, in

vista dei colloqui, partendo dalla solida base costituita dal suo pacchetto «Clima

ed energia». A maggio la Commissione ha proposto che l’UE presentasse un

emendamento al protocollo di Kyoto; il Consiglio ha rapidamente approvato la

proposta e il 10 giugno la presidenza ceca e la Commissione europea, a nome

degli Stati membri dell’UE e dell’Unione europea, hanno presentato congiunta-

mente una proposta di emendamento al segretariato delle Nazioni Unite

responsabile della conferenza di Copenaghen. La proposta riguardava il tratta-

mento dei cambiamenti nell’uso del suolo, il perfezionamento dei meccanismi

che disciplinano il mercato del carbonio e i possibili approcci per trattare le

emissioni settoriali. Uno dei principali contributi dati dall’UE alle discussioni di

Copenaghen è stata l’attenzione volta a trovare un accordo sui finanziamenti da

destinare ai paesi in via di sviluppo per la lotta ai cambiamenti climatici, un tema

centrale per arrivare ad un accordo a Copenaghen. A settembre la Commissione

ha adottato una comunicazione in cui si propone di incrementare i finanziamenti

internazionali a favore della lotta ai cambiamenti climatici nei paesi in via di

sviluppo ( 32 ). Nel documento la Commissione concludeva che, entro il 2020,

i paesi in via di sviluppo potrebbero dover far fronte a un costo annuo di circa

100 miliardi di euro per mitigare le emissioni di gas serra e adattarsi agli impatti

dei cambiamenti climatici. Gran parte dei finanziamenti necessari proverrà da

50


fonti nazionali e dall’espansione del mercato del carbonio, ma sarà probabil-

mente necessario anche un finanziamento pubblico internazionale stimato a

circa 22-50 miliardi di euro. La Commissione ha proposto che i paesi industria-

lizzati e i paesi in via di sviluppo più avanzati economicamente stanzino tali

finanziamenti pubblici in misura corrispondente alle rispettive responsabilità

in termini di emissioni prodotte e alla rispettiva capacità contributiva. Per l’UE

ciò potrebbe tradursi in un contributo di circa 2-15 miliardi di euro l’anno entro

il 2020.

Nel frattempo i rappresentanti delle istituzioni dell’UE hanno contattato gli altri

partner. La Commissione e le presidenze ceca e svedese hanno dedicato molto

tempo e impegno a dialoghi bilaterali sui cambiamenti climatici con i principali

partner, in particolare Canada, Cina, Giappone, Corea del Sud, Russia, Stati Uniti,

India, Brasile e Sud Africa. Una delegazione della commissione Ambiente del

Parlamento europeo si è recata a Washington a fine ottobre per incontrare

membri del Congresso americano e discutere della conferenza di Copenaghen;

il Parlamento europeo ha inoltre inviato rappresentanti ufficiali alla conferenza

sui cambiamenti climatici di dicembre. Il 2009 è stato caratterizzato da cinque

incontri preparatori ad alto livello in vista di Copenaghen e l’UE ha partecipato

attivamente a tutti, invitando costantemente i paesi sviluppati a ridurre in misura

sensibile le emissioni di gas serra.

Quando, poche settimane prima dell’incontro di Copenaghen, gli Stati Uniti e la

Cina hanno presentato nuove offerte, il primo ministro svedese, Fredrik Reinfeldt,

e il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, le hanno

accolte favorevolmente con una dichiarazione congiunta: «Siamo lieti di

apprendere che nelle ultime 24 ore sia gli Stati Uniti che la Cina abbiano indicato

cosa sono pronti a fare in materia di mitigazione, fornendo cifre concrete.

Gli Stati Uniti e la Cina hanno un ruolo determinante in questi negoziati.

Non possiamo permetterci di fallire a Copenaghen. […] Continueremo a invitare

gli Stati Uniti, la Cina e tutti gli altri nostri partner in questi negoziati a spingersi

ai limiti del possibile per trovare un accordo a Copenaghen. […] Rimane

comunque un segnale positivo che, dopo il Brasile e l’Indonesia, un altro grande

paese in via di sviluppo sia disposto a mettere sul tavolo delle cifre concrete».

Oltre a questi primi impegni, i leader europei hanno deciso, durante il vertice di

dicembre, di stanziare 2,4 miliardi di euro l’anno tra il 2010 e il 2012 per i finanzia-

menti rapidi necessari per avviare le misure di adattamento ai cambiamenti

climatici nei paesi in via di sviluppo. Questa cifra è superiore agli impegni iniziali

assunti dagli Stati membri all’inizio dell’anno.

IL cLIMA PeR Le GeneRAZIOnI FUTURe

Nel suo discorso al Consiglio europeo

di ottobre, Jerzy Buzek, presidente del

Parlamento europeo, ha dichiarato:

«A dicembre, a Copenaghen, dovremo

trovare un accordo che non vada bene

solo all’UE ma a tutto il mondo.

Le decisioni prese in quella sede avranno

ripercussioni sulle generazioni future».

51 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia


Un AccORdO LIMITATO

L’esito della conferenza è stato, tuttavia, ben inferiore alle aspettative dell’UE.

La presidenza del Consiglio e la Commissione europea si sono adoperate con

energia per accelerare i negoziati in tutte le due settimane della conferenza di

Copenaghen, ribadendo gli impegni dell’UE e sollecitando le parti partecipanti a

rafforzare i propri. Tuttavia i progressi realizzati — cioè l’accordo non vincolante

ottenuto — sono inferiori a quanto l’UE si auspicava.

L’accordo raggiunto prevede:

�l’obiettivo di mantenere l’aumento massimo delle temperature al di sotto di

2 °C;

�l’impegno a indicare gli obiettivi di riduzione delle emissioni dei paesi

industrializzati e le azioni di mitigazione dei paesi in via di sviluppo per il

2020;

�un finanziamento «rapido» fino al 2012 pari a 20,685 miliardi di euro, da parte

dei paesi industrializzati, per interventi immediati a favore di misure di adatta-

mento, riduzione delle emissioni, ricerca e creazione di capacità nei paesi in via

di sviluppo, compresi finanziamenti per prevenire la deforestazione;

�68,95 miliardi di euro l’anno entro il 2020 per finanziamenti di lungo termine

e per meccanismi volti a sostenere il trasferimento di tecnologie e la silvi-

coltura.

L’accordo è corredato di un allegato nel quale i paesi o gruppi di paesi possono

inserire i loro impegni in materia di riduzione delle emissioni o di interventi

contro i cambiamenti climatici. L’accordo tuttavia non è giuridicamente vinco-

lante e non sufficientemente ambizioso perché valga la pena per l’UE di

modificare l’obiettivo di riduzione delle emissioni dal 20 % al 30 % entro il 2020.

«Quello che volevamo ottenere quando siamo arrivati a Copenaghen era uscire

dal vicolo cieco in cui ci trovavamo. Se non facciamo qualcosa, non approdiamo

a nulla. Adesso abbiamo visto paesi impegnarsi e fissare degli obiettivi. Anche

paesi che avevano annunciato che non si sarebbero impegnati hanno poi

presentato delle cifre», ha commentato il presidente del Consiglio, Fredrik

Reinfeldt.

Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha dichiarato:

«Questo accordo è meglio di niente, ma chiaramente non è all’altezza del nostro

obiettivo. Non nascondo la mia delusione», aggiungendo tuttavia che «si tratta

di un primo passo in un processo estremamente importante».

Altri passi avanti, a livello internazionale si potranno fare nelle conferenze

dell’ONU che si terranno a Bonn e a Città del Messico nel 2010. Ma gli impegni

che l’Unione europea ha assunto durante l’anno rimangono validi e saranno

realizzati. Sono impegni vincolanti per tutti gli Stati membri dell’Unione

europea.

52


nOTe

( 1 ) Libro bianco «L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione

europeo», COM(2009) 147.

( 2 ) Direttiva 2009/29/CE che perfeziona ed estende il sistema comunitario per lo scambio

di quote di emissione di gas a effetto serra (GU L 140 del 5.6.2009).

( 3 ) Decisione n. 406/2009/CE concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre

le emissioni dei gas a effetto serra al fine di adempiere agli impegni della

Comunità in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020

(GU L 140 del 5.6.2009).

( 4 ) Direttiva 2009/31/CE relativa allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio

(GU L 140 del 5.6.2009).

( 5 ) Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili

(GU L 140 del 5.6.2009).

( 6 ) Direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo

energetico nel trasporto su strada (GU L 120 del 15.5.2009).

( 7 ) Direttiva 2009/30/CE concernente le specifiche relative a benzina, combustibile diesel

e gasolio nonché l’introduzione di un meccanismo inteso a controllare e ridurre le

emissioni di gas a effetto serra (GU L 140 del 5.6.2009).

( 8 ) Direttiva 2008/101/CE che include le attività di trasporto aereo nel sistema

comunitario di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra

(GU L 8 del 13.1.2009).

( 9 ) http://ec.europa.eu/commission_barroso/president/pdf/press_20090903_IT.pdf

( 10 ) Regolamento (CE) n. 443/2009 che definisce i livelli di prestazione in materia di

emissioni delle autovetture nuove nell’ambito dell’approccio comunitario integrato

finalizzato a ridurre le emissioni di CO 2 dei veicoli leggeri (GU L 140 del 5.6.2009).

( 11 ) Libro bianco «L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione

europeo», COM(2009) 147.

( 12 ) Documento della Commissione «The role of European agriculture in climate change

mitigation», SEC(2009) 1093.

( 13 ) http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st14/st14361.it09.pdf

( 14 ) http://www.europarl.europa.eu/news/expert/infopress_page/051-64747-322-11-47-

909-20091118IPR64746-18-11-2009-2009-false/default_en.htm

( 15 ) Risoluzione del Parlamento europeo, del 25 novembre 2009, sull’etichettatura dei

pneumatici in relazione al consumo di carburante e ad altri parametri fondamentali.

( 16 ) Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Far fronte alle sfide

petrolifere» (GU C 182 del 4.8.2009).

( 17 ) Documento della Commissione «The January 2009 gas supply disruption to the EU:

An assessment», SEC(2009) 977.

( 18 ) Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente misure

volte a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di gas, COM(2009) 363.

( 19 ) Direttiva 2009/119/CE che stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di mantenere

un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi

(GU L 265 del 9.10.2009).

( 20 ) Direttiva 2009/71/Euratom che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza

nucleare degli impianti nucleari (GU L 172 del 2.7.2009).

( 21 ) Regolamento (CE) n. 713/2009 che istituisce un’Agenzia per la cooperazione fra i

regolatori nazionali dell’energia (GU L 211 del 14.8.2009).

( 22 ) Regolamento (CE) n. 714/2009 relativo alle condizioni di accesso alla rete per gli

scambi transfrontalieri di energia elettrica (GU L 211 del 14.8.2009).

( 23 ) Regolamento (CE) n. 715/2009 relativo alle condizioni di accesso alle reti di trasporto

del gas naturale (GU L 211 del 14.8.2009).

( 24 ) Direttiva 2009/72/CE relativa a norme comuni per il mercato interno dell’energia

elettrica (GU L 211 del 14.8.2009).

( 25 ) Direttiva 2009/73/CE relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale

(GU L 211 del 14.8.2009).

( 26 ) Comunicazione della Commissione «Secondo riesame strategico della politica

energetica. Piano d’azione dell’UE per la sicurezza e la solidarietà nel settore

energetico», COM(2008) 781.

( 27 ) Comunicazione della Commissione «Strategia dell’UE a sostegno della riduzione del

rischio di catastrofi nei paesi in via di sviluppo», COM(2009) 84.

( 28 ) Comunicazione della Commissione «Verso un accordo organico sui cambiamenti

climatici a Copenaghen», COM(2009) 39.

( 29 ) Conclusioni della presidenza del Consiglio europeo, 29-30 ottobre 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st15/st15265-re01.it09.pdf).

( 30 ) http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st16/st16454.it09.pdf

( 31 ) Risoluzione del Parlamento europeo, del 25 novembre 2009, sulla strategia

dell’Unione europea per la conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici.

( 32 ) Comunicazione della Commissione «Maggiori finanziamenti internazionali per il

clima: una proposta europea in vista di Copenaghen», COM(2009) 475.

53 relazione generale 2009 | contrastare i caMBiaMenti cliMatici e risparMiare energia


CaPiTolo 3

l’Ue QUale aTToRe gloBale


Sebbene il suo ingresso sulla scena mondiale sia

relativamente recente, l’UE dispone di un potere

economico considerevole. È il più vasto mercato del

mondo, il più grosso esportatore di manufatti e servizi

e la principale fonte di investimenti. Intrattiene contatti

commerciali a livello mondiale e figura ai primi posti

fra i donatori di aiuti. La sua forza deriva anche

dall’influenza politica e culturale combinata dei suoi

27 Stati membri.

L’evoluzione dell’UE le assicura una maggiore coerenza

nelle relazioni esterne e le conferisce un ruolo sempre

meno circoscritto ai settori tradizionali del commercio

e degli aiuti.

Le dimensioni e l’importanza del nostro mercato

interno fanno sì che le misure adottate a livello di UE

in settori diversi come la sicurezza energetica e la

definizione di standard di sicurezza per i giocattoli

abbiano successivamente ripercussioni a livello

mondiale. Quando l’UE si esprime, il mondo tende ad

ascoltarla, come dimostra il suo peso nei negoziati

internazionali sulla lotta ai cambiamenti climatici e

nella pianificazione della ripresa a seguito della crisi

economica e finanziaria.

Le relazioni esterne non costituiscono più un settore a

parte dell’attività dell’UE, ma si stanno trasformando

in un’applicazione più vasta, dal punto di vista

geografico, dei suoi valori e principi fondamentali:

prova ne sia la politica di allargamento, nel cui ambito

l’UE avvia negoziati con gli Stati limitrofi ammissibili

per stabilire come e quando adotteranno l’intero

corpus delle sue norme e pratiche. Questo processo

risulta evidente anche nella dimensione più ampia

delle relazioni esterne dell’UE: i paesi dell’area di

vicinato allargata, le sue relazioni commerciali e

diplomatiche con il resto del mondo e la sua assistenza

ai paesi in via di sviluppo.


© Photoshot / Felipe Trueba

SI FeSTeGGIA L’ALLARGAMenTO:

LA SPeRAnZA TRIOnFA SULLA PAURA

«L’allargamento del 2004 può essere

definito da tutti noi un grandissimo

successo politico. La popolazione

dell’Unione europea è aumentata da un

giorno all’altro di 120 milioni di persone,

ma quello che più conta è che l’Unione ha

accolto per la prima volta paesi con una

storia alquanto diversa, dimostrando

la fattibilità della sua missione di

integrazione. L’Unione ha preferito

giustamente la speranza alla paura.

Questo passo, o meglio questo balzo

in avanti, testimonia in effetti

che l’UE era pronta a svolgere

un ruolo globale nel mondo».

Mirek Topolánek, primo ministro ceco e

presidente del Consiglio europeo, in

occasione dei festeggiamenti per

il quinto anniversario dell’allargamento

del 2004.

Ampie celebrazioni per il ventesimo

anniversario della caduta del muro di

Berlino. Nella foto i festeggiamenti del

9 novembre alla Porta di Brandeburgo.

L’ALLARGAMenTO cOnTInUA

Dopo la sua creazione, l’UE ha vissuto diversi allargamenti, e il

processo non è ancora terminato. Nel 2009 sono proseguiti, capitolo

per capitolo, i negoziati di adesione con Croazia e Turchia e sono

stati allacciati legami più stretti con altri nuovi membri potenziali.

I paesi che desiderano aderire all’UE hanno intrapreso riforme e

rinsaldato i rapporti con l’Unione. Parallelamente all’espansione

degli scambi commerciali e culturali, si sono registrati progressi in

termini di pace, stabilità, democrazia e Stato di diritto e, nella

maggior parte dei settori, di prosperità e benessere dei cittadini.

L’UE ha continuato a fornire sostegno mediante i suoi programmi di

assistenza tecnica e finanziaria. Nel 2009 ricorreva il quinto

anniversario del più grande allargamento nella storia dell’Unione,

che ha accolto in quell’occasione dieci nuovi Stati membri, situati

per lo più nell’Europa centrale e orientale. A fine novembre il

Parlamento europeo ha adottato una risoluzione ( 1 ) in cui ribadisce

il suo fermo impegno in favore della politica di allargamento.

PAeSI cAndIdATI

Nel corso dell’anno i tre paesi attualmente candidati, cioè Croazia, ex Repubblica

iugoslava di Macedonia e Turchia, hanno fatto qualche progresso verso l’ade-

sione all’UE.

La prospettiva di adesione all’UE ha costituito per la Turchia un forte incentivo a

rafforzare la democrazia e i diritti umani e a continuare a modernizzare le proprie

istituzioni. In ottobre la Commissione ha constatato il rinnovato impegno della

Turchia in termini di riforma politica, con iniziative che potrebbero allentare le

tensioni con la popolazione curda, e si è compiaciuta delle misure prese dalla

Turchia per normalizzare le relazioni con la vicina Armenia. A dicembre, tuttavia,

la presidenza del Consiglio si è detta preoccupata per la decisione della Corte

costituzionale turca di sciogliere il Partito della società democratica e di escludere

dall’attività politica alcuni dei suoi esponenti democraticamente eletti ( 2 ).

I negoziati di adesione si sono svolti a giugno, con i primi colloqui sul capitolo

«fiscalità», e a dicembre, quando si è iniziato a discutere del capitolo «ambiente».

Finora la Turchia ha chiuso un capitolo («scienza e ricerca») su 35 e sono stati

aperti altri 12 capitoli. A giugno la Banca europea per gli investimenti ha concesso

prestiti record, pari a 900 milioni di euro, per sostenere le piccole imprese e la

ricerca in Turchia.

56


I negoziati di adesione con la Croazia ( 3 ) si sono avvicinati alla fase finale e

potrebbero concludersi nel 2010 se la Croazia soddisferà in tempo tutte le condi-

zioni rimanenti. In ottobre sono stati aperti negoziati sui seguenti capitoli:

libera circolazione dei capitali; agricoltura e sviluppo rurale; giustizia, libertà

e sicurezza; sicurezza alimentare, politica veterinaria e fitosanitaria; fiscalità;

politica regionale e coordinamento degli strumenti strutturali. Sono stati

chiusi provvisoriamente i negoziati su dogane, diritto societario, reti trans-

europee, statistiche e libera circolazione dei lavoratori. A dicembre sono stati

chiusi altri due capitoli («diritto di stabilimento e libera prestazione dei servizi»

e «politica sociale e occupazionale»), il che porta a 14 il numero dei capitoli

provvisoriamente chiusi. L’UE ha adottato conclusioni su un pacchetto finanziario

per i negoziati di adesione con la Croazia e ha deciso di costituire un gruppo di

lavoro ad hoc per la stesura del trattato di adesione.

L’ex Repubblica iugoslava di Macedonia ( 4 ) è candidata dal 2005. In marzo il

Parlamento europeo ha esortato il Consiglio a fissare una data per l’avvio dei

negoziati di adesione e in ottobre anche la Commissione europea ha formulato

una raccomandazione in tal senso.

I cAndIdATI POTenZIALI SI AvvIcInAnO ULTeRIORMenTe ALL’Ue

Negli ultimi dodici mesi, i candidati potenziali dei Balcani occidentali — Albania,

Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro e Serbia — hanno proseguito i prepa-

rativi nell’intento di rinsaldare i legami con l’UE. Ad essi si è aggiunta l’Islanda,

che ha presentato domanda di adesione in luglio.

L’accordo di stabilizzazione e di associazione tra l’UE e l’Albania ( 5 ) è entrato in

vigore in aprile ed è stato effettivamente applicato nel corso dell’anno. In aprile

il paese ha chiesto formalmente di aderire all’UE e in novembre il Consiglio ha

invitato la Commissione a elaborare un parere su tale candidatura.

È proseguito il processo di ratifica dell’accordo di stabilizzazione e di associazione

con il Montenegro ( 6 ) da parte degli Stati membri dell’UE e in aprile il Consiglio

ha chiesto alla Commissione di elaborare un parere sulla domanda di adesione

del paese.

La posizione della Commissione secondo la quale le riforme intraprese e gli

impegni assunti dalla Serbia ( 7 ) erano tali da giustificare l’applicazione da parte

dell’UE dell’accordo interinale sugli scambi firmato nel 2008 è stata appoggiata

dal Consiglio a dicembre. Il paese ha migliorato inoltre la collaborazione con il

Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia, anche se i ricercati Ratko

Mladić e Goran Hadžić sono tuttora latitanti. Alla fine di dicembre la Serbia ha

presentato domanda di adesione all’UE. La presidenza svedese si è rallegrata per

questa «svolta storica» del paese, sottolineando che l’adesione della Serbia all’UE

rivestirebbe grande importanza non solo per la Serbia, ma per l’intera regione.

L’UE ha esortato più volte la Bosnia-Erzegovina ( 8 ) ad accelerare le riforme fonda-

mentali. In aprile i membri del Parlamento europeo hanno adottato una risolu-

zione ( 9 ) in cui si rammenta che «l’adesione all’Unione europea è stata prospettata

alla Bosnia-Erzegovina in qualità di paese unitario e non alle parti che lo

compongono e che, conseguentemente, le minacce di secessione o ogni altro

tentativo di ledere la sovranità dello Stato sono completamente inaccettabili».

PAeSI cAndIdATI

croazia, ex repubblica iugoslava di Macedonia, turchia

Fonte: Commissione europea.

L’AdeSIOne ALL’Ue è PIÙ FORTe

deLLe veRTenZe BILATeRALI

Dopo un lungo periodo di stallo, grazie

agli sforzi della Commissione e della

presidenza del Consiglio è stato raggiunto

un accordo tra Croazia e Slovenia su come

gestire la vertenza frontaliera bilaterale

che le oppone da tempo. I negoziati di

adesione potrebbero quindi riprendere.

cAndIdATI POTenZIALI

albania, Bosnia-erzegovina, islanda, Kosovo

(ai sensi della risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza

delle nazioni unite), Montenegro, serbia

Fonte: Commissione europea.

57 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale


L’ex RePUBBLIcA IUGOSLAvA

dI MAcedOnIA SULLA STRAdA

veRSO L’UnIOne

In ottobre la Commissione ha concluso

che l’ex Repubblica iugoslava di

Macedonia aveva compiuto progressi

convincenti, affrontando con decisione le

priorità in materia di riforme e

conformandosi in misura sufficiente ai

criteri politici. Basandosi su questi

elementi, la Commissione ha

raccomandato l’avvio di negoziati

di adesione.

La missione EULEX sullo Stato di diritto è stata dispiegata sull’intero territorio del

Kosovo ( 10 ), a cui continua ad applicarsi la risoluzione 1244/99 del Consiglio di

sicurezza delle Nazioni Unite, ed è diventata pienamente operativa nel 2009.

Duemila tra poliziotti e operatori giudiziari hanno aiutato le autorità ad instaurare

ordinamenti efficaci di diritto civile. Dal 2008, anno in cui il Kosovo si è dichiarato

indipendente dalla Serbia, 22 Stati membri dell’UE hanno riconosciuto la sua

indipendenza e una risoluzione adottata a febbraio dal Parlamento europeo ( 11 )

ha invitato gli altri Stati membri a seguire il loro esempio. La presidenza del

Consiglio si è compiaciuta del corretto svolgimento delle elezioni comunali

tenutesi a novembre e dicembre.

L’Islanda ha presentato la domanda di adesione all’UE in luglio e il Consiglio ( 12 )

ha chiesto alla Commissione di preparare un parere. L’Islanda è già ben integrata

nell’UE, in quanto fa parte dello Spazio economico europeo e dello spazio

Schengen, dove non vige l’obbligo di passaporto. In ottobre la Commissione ha

cominciato a esaminare le informazioni ricevute dall’Islanda circa il suo livello di

preparazione all’adesione.

Il desiderio dell’Islanda di aderire all’UE ha conferito una nuova dimensione al

programma di allargamento, tanto dal punto di vista geografico quanto per il

fatto che il nuovo candidato ha un’economia molto sviluppata, che vanta da

tempo stretti legami con l’UE. Questi sviluppi, a cui si aggiungono le candidature

presentate dal Montenegro a dicembre 2008 e dall’Albania in aprile, testimoniano

il potere di attrazione costante dell’UE e il suo contributo alla promozione della

stabilità, della sicurezza e della prosperità.

SOSTeGnO deLLA cOMMISSIOne e cOnTATTI TRA I POPOLI

I progressi registrati per quanto riguarda gli accordi di facilitazione del visto con

i paesi dei Balcani occidentali hanno permesso a molti cittadini di ottenere un

visto in modo più agevole o meno oneroso. A luglio la Commissione ha proposto

di esentare, dall’inizio del 2010, i cittadini dell’ex Repubblica iugoslava di

Macedonia, del Montenegro e della Serbia dall’obbligo di visto per lo spazio

Schengen. La misura, approvata dal Consiglio in novembre ( 13 ), è entrata in vigore

il 19 dicembre. La Commissione si è inoltre impegnata a proporre l’esenzione dal

visto per l’Albania e la Bosnia-Erzegovina non appena questi paesi soddisferanno

le necessarie condizioni. È stato infine proposto un dialogo con il Kosovo nella

prospettiva di una liberalizzazione del visto anche per i suoi cittadini, una volta

soddisfatte le necessarie condizioni.

Da un’analisi dell’assistenza fornita al processo di allargamento eseguita dalla

Commissione a febbraio ( 14 ), risulta che tra il 2008 e il 2009 sono state attuate

oltre 90 attività e iniziative concrete sostenute dall’UE, che creano legami più

stretti tra i Balcani occidentali e l’Unione in settori come le borse di studio nell’UE,

la cooperazione regionale, i trasporti e il commercio. In ottobre la Commissione

europea e gli Stati membri dell’UE hanno concordato con le istituzioni finanziarie

internazionali un quadro per gli investimenti nei Balcani occidentali onde finan-

ziare progetti prioritari nella regione, che in un primo tempo riguarderanno le

infrastrutture, il sostegno alle PMI e l’efficienza energetica.

58


UnA POLITIcA dI BUOn vIcInATO

La politica europea di vicinato, l’Unione per il Mediterraneo e il

partenariato orientale (cfr. la carta), che permettono di instaurare

relazioni speciali sulla base di valori e obiettivi comuni, hanno

procurato ulteriori vantaggi reciproci all’UE e ai suoi vicini orientali

e meridionali.

POLITIcA eUROPeA dI vIcInATO

Una valutazione della Commissione ( 15 ) pubblicata in aprile ha confermato

l’approfondimento delle relazioni dell’UE con i paesi interessati dalla politica

europea di vicinato nonostante la recessione globale e i conflitti nel Caucaso e

nel Medio Oriente. Questa politica, introdotta per sostenere il processo di

modernizzazione e di riforma mediante accordi politici e legami economici più

stretti atti ad avvicinare maggiormente questi paesi limitrofi al mercato interno e

ad intensificare la cooperazione in settori diversi da quelli che rientrano abitual-

mente nelle relazioni diplomatiche, si è dimostrata particolarmente efficace per

quanto riguarda le questioni economiche e normative.

IL PARTenARIATO e L’UnIOne

Il conflitto scoppiato in Georgia nel 2008 e la vertenza sulle forniture di gas che

ha opposto Russia e Ucraina agli inizi del 2009 hanno sottolineato come la

stabilità sia precaria ai confini orientali dell’Unione e come la stessa sicurezza

dell’UE dipenda dalla sicurezza esistente fra i suoi vicini. L’importanza dei legami

tra l’UE e molti dei suoi vicini orientali è stata dimostrata nel corso dell’anno dal

varo del partenariato orientale ( 16 ), in occasione di una cerimonia tenutasi a Praga

nel mese di maggio durante la presidenza ceca. Il nuovo partenariato orientale

mira ad intensificare le relazioni globali dell’UE con i suoi sei vicini orientali:

Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina. Il partenariato

prevede accordi che potrebbero portare alla creazione di zone di libero scambio

globali, una più stretta associazione politica e la graduale integrazione nell’eco-

nomia dell’Unione, come pure la facilitazione del visto per l’UE. Esso promuove

inoltre la democrazia e il buon governo, la sicurezza energetica, le riforme econo-

miche e la tutela ambientale. A seguito di una raccomandazione del Parlamento,

che invitava la Commissione e i governi partner a consultarsi maggiormente con

le autorità locali e la società civile, nel novembre 2009 è stato istituito il forum

della società civile del partenariato orientale.

Già nel febbraio 2009 il Parlamento europeo aveva caldeggiato ( 17 ) la creazione

accelerata di una zona di libero scambio tra Armenia, Azerbaigian, Georgia,

Moldova e Ucraina, così come una cooperazione più intensa con la Turchia e la

Russia. Il Parlamento si è inoltre detto favorevole all’istituzione di un’assemblea

di vicinato orientale («EuroNest») che riunisca i paesi del partenariato orientale.

Nell’area di vicinato meridionale, nel 2009 l’Unione per il Mediterraneo ha

registrato ulteriori progressi nonostante il difficile contesto politico, concen-

trandosi sui contatti politici e sui progetti concreti di assistenza.

cOOPeRAZIOne PRAGMATIcA

«Il partenariato orientale non deve

creare altri blocchi o conflitti per le sfere

di influenza. Deve trattarsi di una

cooperazione pragmatica, e non formale,

tra partner in posizione di parità per

quanto riguarda il commercio e

la sicurezza energetica, nonché il

rafforzamento dei principi democratici e

la promozione del buon governo».

Mirek Topolánek, primo ministro

ceco e presidente del Consiglio

europeo, in occasione del varo

del partenariato orientale.

PARTenARIATO ORIenTALe

armenia, azerbaigian, Bielorussia, georgia, Moldova, ucraina

Fonte: Commissione europea.

POLITIcA eUROPeA dI vIcInATO

algeria, armenia, azerbaigian, Bielorussia, egitto, georgia,

israele, giordania, libano, libia, Moldova, Marocco, territorio

palestinese occupato, siria, tunisia, ucraina

Fonte: Commissione europea.

59 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale


© Unione europea

UnIOne PeR IL MedITeRRAneO

albania, algeria, Bosnia-erzegovina, croazia, egitto, israele,

giordania, libano, libia, Mauritania, Monaco, Montenegro,

Marocco, territorio palestinese occupato, siria, tunisia, turchia

Fonte: Commissione europea.

InTeGRARe I vIcInI ORIenTALI

«La recente crisi del gas tra Russia e

Ucraina e il conflitto scoppiato in Georgia

l’estate scorsa hanno confermato che

occorre fare di più per promuovere la

stabilità, la sicurezza e la prosperità nel

continente europeo. Il Parlamento

europeo ritiene che sia estremamente

importante in termini politici, economici e

strategici migliorare le relazioni

dell’Unione europea con le repubbliche di

Armenia, Azerbaigian, Bielorussia,

Georgia, Moldova e Ucraina nell’ambito

del progetto di partenariato orientale».

Hans-Gert Pöttering, presidente del

Parlamento europeo, in occasione del varo

del partenariato orientale.

Lo sminamento figura tuttora fra i

compiti dell’operazione EUFOR Althea

(2 000 persone) in Bosnia-Erzegovina.

dIFFOndeRe LA PAce e LA SIcUReZZA

Con il maturare delle relazioni tra l’Unione europea e il resto del

mondo, i valori fondamentali dell’Unione acquistano maggiore

visibilità quale base delle sue relazioni esterne. Tutti gli aspetti della

politica dell’Unione europea poggiano sulla convinzione che la

stabilità, la sicurezza, la democrazia, il rispetto dei diritti umani e

un tenore di vita elevato rappresentino obiettivi validi in tutto

il mondo. L’Unione europea ha quindi contribuito a consolidare

la democrazia e lo Stato di diritto attraverso missioni di monito raggio

e missioni civili. Il suo forte impegno civile è stato accompagnato

altresì dallo spiegamento di forze per il mantenimento della pace

al fine di allentare le tensioni in alcuni punti caldi del mondo.

MISSIOnI cIvILI e MILITARI

Nel 2009 ricorreva il decimo anniversario della politica europea di sicurezza e di

difesa (PESD) ( 18 ), che negli ultimi dieci anni ha contribuito ad assicurare la

stabilità in diverse regioni del mondo attraverso 22 missioni civili e militari in tre

continenti. L’Unione europea non ambisce soltanto a porre fine ai conflitti, ma

anche ad affrontarne le cause mediante un insieme di politiche che associano il

mantenimento della pace, lo sviluppo e la costruzione dello Stato.

Nel 2009 l’Unione europea ha condotto missioni in Europa, Africa ed Asia. Nei

Balcani occidentali, oltre ad EULEX Kosovo, l’Unione è intervenuta in Bosnia-

Erzegovina con la missione EUFOR Althea dotata di 2 000 uomini (operazione

che, secondo una valutazione del Consiglio del mese di maggio, ha contribuito a

mantenere una situazione stabile sotto il profilo della sicurezza, nonostante il

difficile contesto politico) e la missione di polizia dell’UE, che ha permesso

all’agenzia investigativa bosniaca di compiere progressi in materia di lotta contro

le reti della criminalità organizzata e ha favorito un coordinamento efficace tra

polizia e pubblici ministeri. La missione di monitoraggio dell’Unione europea in

Georgia (350 persone) ha contribuito a rafforzare la sicurezza e la stabilità nel

Caucaso meridionale, scongiurando il rischio di un conflitto armato. La sua

presenza ha consentito alla maggior parte degli sfollati interni, vittime del

conflitto del 2008, di far ritorno alle proprie case e ai propri villaggi. La Georgia

ha definito l’azione «inestimabile» per il mantenimento della pace.

60


AZIOnI dI SIcUReZZA e dI dIFeSA deLL’Ue neL MOndO

Missioni e operazioni condotte nel 2009 nell’ambito della politica europea di sicurezza e

di difesa

eU SSR guinea-Bissau,

dal 2008, effettivi: 30

eUPM,

Bosnia-erzegovina,

dal 2003, effettivi: 360

eUleX Kosovo,

dal 2008,

effettivi: 2 600

eUPol CoPPS,

territori palestinesi,

dal 2006, effettivi: 60

Fonte: Consiglio dell’Unione europea.

Quando, nel mese di marzo, l’EUFOR Ciad/Repubblica centrafricana ha passato il

testimone alla missione Minurcat delle Nazioni Unite nella Repubblica centra-

fricana e in Ciad, essa aveva contribuito alle attività degli operatori umanitari e

protetto rifugiati e sfollati colpiti dalla crisi del vicino Darfur, nonché il personale

delle Nazioni Unite. Gli Stati membri sono rimasti presenti nella regione, dato

che 2 000 dei 3 700 uomini inviati dai paesi europei che hanno prestato servizio

nell’ambito di EUFOR fanno attualmente parte della missione Minurcat.

L’Unione europea è rimasta attiva anche a livello politico e diplomatico in Ciad,

nella Repubblica centrafricana e in Sudan, nonché in veste di principale dona -

tore di aiuti umanitari e allo sviluppo.

L’operazione EUNAVFOR Atalanta nell’Oceano Indiano ha scortato oltre 280 000

tonnellate di aiuti alimentari inviati dalle Nazioni Unite in Somalia. Proteggendo

altre navi vulnerabili nel Golfo di Aden e al largo delle coste somale, essa ha

contribuito altresì a scoraggiare gli atti di pirateria nella regione.

Nella Repubblica democratica del Congo, la missione EUSEC RD Congo ha contri-

buito alla ristrutturazione e alla riforma dell’esercito congolese. Grazie a finanzia-

menti degli Stati membri e della Commissione, essa ha partecipato altresì a

progetti in materia di parità uomo-donna, diritti umani, salute e infrastrutture.

La missione di polizia EUPOL RD Congo ha continuato a sostenere le iniziative

volte a riformare la polizia nazionale e ad instaurare legami con il sistema giudi-

ziario. La missione dell’Unione europea a sostegno della riforma del settore della

sicurezza nella Repubblica di Guinea-Bissau (EU SSR Guinea-Bissau) ha aiutato le

autorità locali ad attuare riforme in campo militare, nonché nei settori della

polizia e della giustizia.

eUBaM Rafah,

territori palestinesi,

dal 2005, effettivi: 30

eUFoR Ciad/Repubblica

centr africana,

2008-2009,

effettivi: 3 700

eUSeC RD Congo,

dal 2008,

effettivi: 40

eUPol RD Congo,

dal 2007,

effettivi: 70

La missione di polizia dell’Unione europea per i Territori palestinesi, EUPOL

COPPS, ha contribuito alle modalità operative della polizia civile palestinese,

condotto una valutazione del sistema di giustizia penale dell’Autorità palestinese

e avviato un programma di sostegno per il sistema carcerario. La missione

dell’Unione europea di assistenza alle frontiere per il valico di Rafah, EUBAM

Rafah, ha mantenuto la propria capacità di ridislocarsi rapidamente, non appena

le condizioni politiche lo consentano.

eUFoR althea,

Bosnia-erzegovina, dal 2004,

effettivi: 2 010

eUMM georgia,

dal 2008,

effettivi: 360

eUJUST leX,

iraq e Bruxelles, dal 2005,

effettivi: 45

eUnaVFoR atalanta,

dal 2008, effettivi: 1 800

Missioni civili

operazioni militari

eUPol afghanistan,

missione di polizia

dal 2007, effettivi: 420

L’eUROPA cOMBATTe LA PIRATeRIA

«Dobbiamo combattere gli atti di pirateria

nell’Oceano Indiano e al largo delle coste

somale e condanno le azioni degli autori

di tali atti. Dobbiamo aiutare le autorità

somale a riportare la stabilità

e la pace nel paese».

Jerzy Buzek, presidente del

Parlamento europeo, ottobre.

L’operazione EUNAVFOR Atalanta

nell’Oceano Indiano ha contribuito a

combattere la pirateria e ha scortato

oltre 280 000 tonnellate di aiuti alimentari

inviati dalle Nazioni Unite in Somalia.

61 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale

© Unione europea


© Unione europea

© BELGA / AFP / Georges Gobet

Javier Solana ha ricoperto la carica di alto

rappresentante dell’UE per la politica estera

e di sicurezza comune dal 1999 al 2009.

Il 1º dicembre Catherine Ashton ha assunto

la carica, dalle più ampie competenze,

di alto rappresentante dell’Unione europea

per gli affari esteri e la politica di sicurezza,

a cui si aggiunge il ruolo di vicepresidente

della Commissione.

La missione integrata sullo Stato di diritto per l’Iraq, EUJUST LEX, ha permesso di

consolidare lo Stato di diritto e promuovere i diritti umani grazie alla formazione

di alti funzionari di polizia, pubblici ministeri, giudici e direttori delle carceri. La

missione di polizia dell’Unione europea in Afghanistan, EUPOL Afghanistan, ha

assunto un ruolo di primo piano nella strategia anticorruzione del ministero

dell’Interno nonché nelle attività di polizia basate su informazioni e nelle indagini

penali. Essa ha permesso di instaurare relazioni tra polizia e pubblici ministeri,

elaborato atti legislativi e fatto da guida ad alti funzionari del sistema giudiziario.

Un programma di «formazione dei formatori» intende preparare 35 000 agenti di

polizia in tempo per le elezioni legislative del 2010.

La capacità d’intervento dell’Unione europea ha continuato ad essere oggetto di

miglioramenti nel corso dell’anno. In aprile la Commissione ha approvato una

dotazione di 225 milioni di euro a favore dello strumento per la stabilità

dell’Unione europea per il periodo 2009-2011, privilegiando il sostegno alla

strategia dell’UE di non proliferazione delle armi di distruzione di massa,

il consolidamento della pace, la risposta alle minacce transregionali, spesso

collegate al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti

e di armi nonché alla tratta di persone. Il potenziale antiterrorismo è stato raf -

forzato nella regione del Sahel, nonché in Pakistan/Afghanistan, parallelamente

all’adozione di un piano volto a potenziare l’azione dell’Unione europea nella

regione. Con finanziamenti provenienti dallo strumento per la stabilità sono state

inoltre avviate misure volte ad interrompere la rotta della cocaina dall’America

Latina e dai Caraibi verso l’Africa occidentale e infine nell’Unione europea.

In Africa, l’Unione europea ha fornito un miliardo di euro a favore della pace e

della sicurezza, ha contribuito a rendere operativa la Forza d’intervento africana,

ha sovvenzionato i centri di formazione, ha finanziato le operazioni di sostegno

alla pace guidate da paesi africani e ha collaborato al controllo delle armi leggere

e di piccolo calibro. È stato intensificato il dialogo politico a livello continentale,

regionale e nazionale.

62


Nel corso dell’anno sono migliorate altresì le capacità dell’Unione europea in

materia di sicurezza e di difesa ( 19 ). Il comitato politico e di sicurezza ha approvato

un piano per il miglioramento delle capacità civili e ha sviluppato gli strumenti

necessari per la sua gestione. Gli Stati membri hanno compiuto progressi nello

sviluppo delle capacità militari: l’Agenzia europea per la difesa e il comitato

militare dell’Unione europea hanno condotto i lavori riguardanti il primo gruppo

di dodici piani selezionati di sviluppo delle capacità. L’Agenzia europea per la

difesa ha promosso attività di collaborazione per fronteggiare le principali

carenze dell’Unione in termini di capacità, anche per quanto riguarda la disponi-

bilità di elicotteri, il trasporto aereo, le comunicazioni satellitari e la sorveglianza

marittima. Inoltre, unitamente alla Commissione europea, essa ha avviato l’ela-

borazione di un quadro volto a garantire la massima sinergia tra le attività di

ricerca in materia di difesa e nel campo della sicurezza civile.

SOSTeGnO ALLA deMOcRAZIA e AI dIRITTI UMAnI

La strategia europea in materia di sicurezza riconosce che «la miglior protezione

della nostra sicurezza è un mondo di Stati democratici ben amministrati».

L’Unione europea ha sostenuto la riforma democratica e lo Stato di diritto nei

paesi terzi nel 2009 mediante un’ampia gamma di azioni, che spaziano dal

dialogo politico e dalle iniziative diplomatiche alla cooperazione finanziaria e

tecnica. Nel 2009 le presidenze ceca e svedese hanno avviato un processo volto

a rendere più efficace il sostegno dell’Unione europea al consolidamento della

democrazia.

Il modo in cui l’Unione europea promuove la democrazia e i diritti umani attra-

verso i programmi d’aiuto è divenuto più coerente. È stato fornito ai paesi

partner sostegno a favore delle elezioni, dei parlamenti, delle istituzioni per i

diritti umani e dei media. L’Unione europea si è inoltre avvalsa dello strumento

europeo per la democrazia e i diritti umani per aiutare gruppi e singoli che si

battono per le libertà fondamentali.

Le azioni specifiche realizzate nel corso dell’anno comprendono l’invio di mis-

sioni di osservazione elettorale a lungo termine in otto paesi: Afghanistan, Bolivia

(due volte), Ecuador, El Salvador, Guinea-Bissau, Libano, Malawi e Mozambico.

Tali missioni valutano i punti di forza e le carenze di un processo elettorale ri-

spetto a norme internazionali e formulano raccomandazioni che possono favo-

rire il dialogo con i governi dei paesi partner e contribuire alle decisioni sulla

successiva assistenza.

Una donna vota in giugno alle elezioni

presidenziali in Guinea-Bissau,

uno dei paesi dove l’UE ha inviato

osservatori elettorali.

63 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale

© BELGA / AFP / Seyllou


© AFP / Natalia Kolesnikova

Intervento dell’attivista russa per i

diritti umani Ljudmila Alexeeva a una

conferenza stampa organizzata a Mosca

in ottobre. Ljudmila Alexeeva era una

collega dell’attivista assassinata Natal’ja

Estemirova, in memoria della quale il

Parlamento europeo ha conferito il suo

premio Sacharov annuale a Memorial,

la loro organizzazione.

La missione di osservazione elettorale più in vista è stata quella organizzata

in Afghanistan per le prime elezioni organizzate dalle autorità afghane dalla

caduta del regime dei talebani. Esperti dell’Unione europea sono arrivati in

luglio per coordinare la valutazione del processo e sono stati raggiunti da altri

osservatori che hanno valutato il periodo della campagna elettorale, i prepara-

tivi pre-elett orali nonché le operazioni di voto, lo scrutinio e la tabulazione dei

risultati. Nel complesso, circa cento osservatori dell’Unione europea si trovavano

in loco il giorno delle elezioni. Una dichiarazione della presidenza del Consiglio

ha riconosciuto il contributo degli osservatori nazionali e internazionali al

processo, che comprendeva le iniziative della missione di osservazione eletto -

rale dell’Unione europea. L’Unione europea ha però concluso la missione dopo

l’annullamento del ballottaggio. La presidenza ha sottolineato la necessità di

riesaminare e migliorare il funzionamento del sistema elettorale.

L’Unione europea è rimasta attenta altresì alle questioni dei diritti umani e della

democrazia nel mondo e ha continuato a esprimersi con decisione al riguardo.

Essa ha accolto favorevolmente l’abolizione ufficiale della pena di morte in Togo

nel mese di luglio e ha deplorato le esecuzioni in Iran, Giappone, Thailandia, Cina

e Stati Uniti. Ha chiesto alle autorità di Myanmar di rilasciare Aung San Suu Kyi ed

altri prigionieri politici. Ha inoltre espresso preoccupazione per la repressione di

proteste in Cina e di dimostrazioni in Bielorussia, per gli atti di violenza perpetrati

in Guinea e Nigeria, per le minacce alla democrazia in Niger e Honduras e per

l’impunità di cui godono gli autori di violenze in Kenya.

In Russia, l’Unione ha condannato l’omicidio di Natal’ja Estemirova — un’impor-

tante attivista per i diritti umani — ritrovata uccisa in Inguscezia a luglio, e ha

esortato le autorità russe a condurre un’indagine rapida e approfondita sull’omi-

cidio e a consegnare i responsabili alla giustizia. Il Parlamento europeo ha

conferito l’annuale premio Sacharov per la libertà di pensiero all’organizzazione

russa Memorial, attiva nella difesa dei diritti civili, e a tutti gli altri difensori dei

diritti umani in Russia. In novembre si è svolto il decimo round di consultazioni

sui diritti umani con la Russia.

Il Parlamento ha adottato tre risoluzioni in materia di diritti umani ( 20 ): esso ha

esortato il governo cinese a adottare una moratoria immediata e incondizionata

sulla pena di morte, ha invitato il presidente Ortega a rispettare la costituzione

del Nicaragua e ha sollecitato le autorità di Laos e Vietnam a rilasciare tutti i

difensori dei diritti umani, i prigionieri politici e i detenuti per reati d’opinione.

64


Nel corso dell’anno l’Unione europea ha intensificato i dialoghi e le consultazioni

specifiche sui diritti umani che essa mantiene con circa 40 paesi ed organismi,

instaurando un nuovo dialogo con l’Indonesia e organizzando la prima sessione

del dialogo con Argentina, Brasile, Cile e Colombia. L’Unione dispone attual-

mente di orientamenti sui diritti umani, sui diritti dei minori e sui minori

nei conflitti armati e ha proceduto all’elaborazione di strategie nazionali

nell’ambito di tali orientamenti, accompagnate da progetti realizzati nel quadro

dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani.

L’attuazione pratica di nuovi orientamenti dell’Unione europea in materia di

violenza e discriminazione nei confronti delle donne registra progressi, e la

situazione dei diritti delle donne in circa 100 paesi terzi è stata riesaminata da

delegazioni della Commissione europea o degli Stati membri. Da tale riesame

sono scaturite proposte relative a un’azione immediata dell’Unione. L’Unione

europea ha altresì collaborato strettamente con altre organizzazioni nel settore

dei diritti dei minori. Tra i principali avvenimenti figurano il forum europeo per i

diritti dei minori del mese di giugno, imperniato sul lavoro minorile, e il forum

UE-ONG sui diritti umani riguardante la violenza contro i minori, svoltosi a

luglio.

A dicembre, sottolineando la propria preoccupazione per la mancanza di

progressi nel processo di pace in Medio Oriente, l’Unione europea ha chiesto la

ripresa dei negoziati volti ad una soluzione basata sulla coesistenza di due Stati

e ha confermato che non riconoscerà alcuna modifica dei confini precedenti

al 1967, salvo quelle che le parti potranno concordare ( 21 ).

AIUTO UMAnITARIO

L’aiuto umanitario, che permette di salvare direttamente milioni di

vite ogni anno, rappresenta una delle politiche più tangibili e

positive dell’Unione europea e riceve ampio sostegno dalla maggior

parte dei cittadini dell’Unione. Grazie al contributo finanziario della

Commissione e degli Stati membri, da molti anni l’Unione europea

è il principale donatore mondiale di aiuti umanitari.

FInAnZIAMenTO e MeccAnISMI

Nel 2009, con una dotazione finanziaria di oltre 900 milioni di euro, l’Unione

europea ha prestato assistenza a decine di milioni di persone in oltre 70 paesi.

In sintonia con i valori dell’Unione di solidarietà, rispetto della dignità umana,

uguaglianza e tolleranza, l’aiuto viene fornito secondo i principi di neutralità,

imparzialità e indipendenza ed è concesso esclusivamente in funzione delle

esigenze delle vittime di calamità naturali o di conflitti. L’aiuto viene inoltrato

attraverso circa 200 partner operativi, comprese agenzie specializzate delle

Nazioni Unite, il movimento della Croce rossa/Mezzaluna rossa e organizzazioni

non governative.

Oltre alla sempre maggiore incidenza delle calamità naturali, la crescente

complessità di numerose crisi provocate dall’uomo crea problemi umanitari

evidenti, come ad esempio nella regione del Darfur. Nel 2009 la Commissione

ha finanziato in Sudan un programma umanitario del valore di 110 milioni di

euro. Inoltre, quando la valle di Swat in Pakistan è divenuta teatro di conflitti,

nei mesi di aprile e maggio, e centinaia di migliaia di civili hanno dovuto essere

sfollati, essa ha portato da 7 a 72 milioni di euro i fondi umanitari d’emergenza

destinati al paese per aiutare i più vulnerabili.

SOSTeGnO ALL’AFRIcA

A marzo, la Commissione ha stanziato

all’incirca 250 milioni di euro di aiuti

umanitari a favore delle popolazioni

vulnerabili di dodici paesi africani,

compresi Sudan, Repubblica democratica

del Congo, Ciad e Burundi, nonché dei

rifugiati in Tanzania, nella regione del

Sahel, in Uganda, Zimbabwe e Kenya,

vittime di siccità e inondazioni, conflitti,

epidemie, insicurezza alimentare

cronica e povertà.

65 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale


© Unione europea / Maria Olsen

RAPIdITà deI SOccORSI

In cASO dI cALAMITà

La Commissione ha reagito

immediatamente alla serie di calamità

naturali — tifoni, tsunami e terremoti —

che hanno colpito la regione dell’Asia e

del Pacifico alla fine di settembre.

Essa ha erogato 7,15 milioni di euro con

procedura accelerata per operazioni

di soccorso immediato.

Nel 2009 l’UE ha fornito soccorsi a decine

di milioni di vittime di calamità naturali e

conflitti, ad esempio nelle Filippine (foto)

all’indomani del tifone Ketsana.

RISPOSTA ALLe cALAMITà

In febbraio la Commissione ha adottato una strategia a sostegno della riduzione

del rischio di catastrofi nei paesi in via di sviluppo ( 22 ), volta a ridurre l’impatto

delle calamità naturali sui paesi ad alto rischio. Partendo dal principio che sia

meglio prevenire che curare, l’Unione europea esorta a investire nella riduzione

dei rischi prima che insorga una calamità: una strategia più efficace rispetto alla

semplice fornitura di aiuti umanitari dopo le crisi.

Nell’ambito di un dialogo politico con i paesi in via di sviluppo, l’Unione europea

integrerà la riduzione dei rischi di calamità nella sua politica e nelle sue azioni ed

elaborerà piani regionali, compreso il sostegno a campagne di sensibilizzazione.

Come prima misura sulla scia di tale strategia, in maggio la Commissione europea

e la regione dei Caraibi hanno discusso la creazione di una piattaforma per la

cooperazione regionale nel campo della gestione delle catastrofi e della prote-

zione civile, alla luce delle enormi necessità della regione.

GUeRRA, RIFUGIATI e cRISI dIMenTIcATe

La Commissione ha continuato a prestare assistenza alle vittime di crisi umani-

tarie «dimenticate», quali il conflitto interno in Colombia, che colpiscono gruppi

vulnerabili della popolazione, in particolare donne, bambini e minoranze

etniche, spesso costringendoli ad abbandonare le proprie case.

Una delegazione di parlamentari europei ha inoltre richiamato l’attenzione sulla

situazione umanitaria a Gaza dopo i combattimenti di gennaio. Sono stati gli

unici rappresentanti europei a recarsi nella regione durante il conflitto e ad

assistere di persona alla distruzione di edifici pubblici, all’interruzione di servizi

quotidiani e ai segnali di una crisi umanitaria.

66


SvILUPPO

L’Unione europea esercita la propria influenza internazionale e il

suo potere discreto nella lotta contro la povertà e nella promozione

dello sviluppo economico e della democrazia. Dal 2001 essa ha

aumentato del 90 % il proprio finanziamento a favore dello sviluppo

e negli ultimi dieci anni è diventata uno dei principali protagonisti

del settore, dato che fornisce attualmente il 60 % circa dell’aiuto

mondiale. Il suo ruolo è tanto più importante dato che la crisi economica

accentua la fragilità di numerosi paesi. Nel 2009 l’Unione ha

intensificato gli sforzi per instaurare una cooperazione internazionale

su questioni mondiali quali il clima e l’energia, la liberalizzazione

degli scambi commerciali e il conseguimento degli obiettivi di

sviluppo del millennio delle Nazioni Unite ( 23 ). Nell’ambito della sua

vasta assistenza tecnica e finanziaria, la Commissione europea ha

inoltre privilegiato la questione delicata ma fondamen tale della

promozione della governance democratica.

cOeRenZA deLLe POLITIche dI SvILUPPO

La politica di sviluppo non si limita a fornire acqua potabile e ad asfaltare le strade,

per quanto importanti possano essere tali misure. Essa intende contribuire a

ridurre e, col tempo, a eliminare la povertà nei paesi in via di sviluppo attraverso

la promozione dello sviluppo sostenibile, della democrazia, della pace e della

sicurezza. L’Unione ricorre anche agli scambi commerciali per far avanzare il

processo, aprendo i suoi mercati alle esportazioni dei paesi in via di sviluppo e

incoraggiando questi ultimi a incrementare gli scambi tra essi. Il nesso tra la

cooperazione allo sviluppo e la governance è stato sottolineato dal Parlamento

europeo, che ha esortato la Commissione a destinare il sostegno diretto al bilancio

ai governi che lo hanno utilizzato in maniera trasparente e responsabile.

L’impegno nei confronti della coerenza delle politiche è integrato nel consenso

europeo in materia di sviluppo, la dichiarazione politica che rispecchia la volontà

della Commissione europea e degli Stati membri di promuovere insieme valori,

obiettivi e principi comuni per eliminare la povertà e costruire un mondo più

stabile ed equo. La coerenza risulta indispensabile poiché le politiche realizzate

in settori diversi dall’aiuto — compresi il commercio, i trasporti, l’energia,

l’ambiente, il cambiamento climatico, la sicurezza, l’agricoltura o la pesca —

svolgono un ruolo di primissimo piano nel sostegno fornito ai paesi di in via di

sviluppo per aiutarli a conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM). In

settembre una relazione periodica della Commissione ( 24 ) ha sottolineato con

quanta efficacia la coerenza delle politiche sia perseguita in settori quali la ricerca

(segnatamente in materia di salute e sicurezza alimentare), l’ambiente (per

combattere i disboscamenti illegali, l’Unione europea importa dai suoi paesi

partner soltanto legname certificato) e l’energia (i paesi in via di sviluppo pos -

sono trarre vantaggi dall’esportazione di biocarburanti nell’Unione europea e

gli importatori sono obbligati a soddisfare chiari criteri ambientali).

Gli obiettivi di sviluppo del millennio, che vanno dal dimezzare la povertà

estrema e arrestare la diffusione dell’HIV/AIDS all’universalizzare l’istruzione

elementare, sono al centro della politica di sviluppo dell’Unione europea.

Quest’ultima ha invitato le autorità nazionali a stabilire obiettivi finanziari per

lo sviluppo per dimostrare il proprio impegno nei confronti degli OSM, per i

quali è stata fissata come scadenza il 2015, in particolare abbassando il tasso di

mortalità infantile e materna e fornendo acqua potabile e pulita, laddove

l’approvvigionamento accusi ritardi.

QUALe TIPO dI AIUTO UMAnITARIO

FORnISce L’Ue?

Quote del bilancio ordinario dell’UE di

777 milioni di euro destinate all’aiuto

umanitario nel 2009

preparazione alle catastrofi

4,3 %

aiuto

alimentare

29,6 %

Fonte: Commissione europea.

sostegno

all’aiuto umanitario

1,2 %

aiuto umanitario

64,9 %

chI FORnISce GLI AIUTI ALLO SvILUPPO?

Principali donatori di aiuti ufficiali allo

sviluppo (2009 e 2010: previsioni)

Miliardi di euro

80

60

40

20

Fonti: Commissione europea, OCSE/DAC.

67 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale

0

2000 2002 2004 2006 2008 2010

ue

usa

giappone


nUOve cOLTURe SUScITAnO

nUOve SPeRAnZe

Tra i recenti interventi riusciti dell’Unione

europea in materia di assistenza figurano

la ricostituzione di piante sarchiate

distrutte da cicloni nelle isole del Pacifico,

l’introduzione di patate dolci resistenti alla

salsedine e alla siccità negli atolli colpiti

dal cambiamento climatico e la fornitura

di sementi resistenti all’umidità nei paesi

esposti a frequenti inondazioni.

Altri programmi hanno permesso

di aiutare le comunità locali potenziando

la sostenibilità della pesca lagunare e

di scogliera dalla quale esse traggono

mezzi di sostentamento e cibo.

L’UE ha migliorato l’efficacia dell’aiuto grazie a un maggiore ricorso al sostegno al

bilancio dei paesi beneficiari, rendendo l’aiuto più prevedibile e assicurando un

più stretto coordinamento tra i donatori. La coerenza delle politiche tiene conto

altresì dell’incidenza delle strategie dell’Unione sullo sviluppo e dell’integrazione

di questioni quali la parità tra i sessi, l’ambiente e i diritti dei minori. A maggio

una dotazione finanziaria supplementare di 164 milioni di euro è stata destinata

alle iniziative volte ad aiutare i paesi in via di sviluppo a fronteggiare il cambia-

mento climatico.

Proseguono le iniziative dell’Unione europea volte a migliorare la coerenza delle

politiche. Una relazione elaborata dalla Commissione in settembre ha rilevato

che, pur svolgendo un ruolo fondamentale nel sostegno alle iniziative dei paesi

in via di sviluppo, l’aiuto non sarà in sé sufficiente, soprattutto alla luce della crisi

economica e finanziaria mondiale. La relazione esorta a concentrarsi maggior-

mente sugli effetti positivi per lo sviluppo delle scelte operate dall’Unione

europea in altri settori strategici, nonché a sfruttare in maniera più efficace il

potenziale di sviluppo dei flussi finanziari diversi dall’aiuto ufficiale. Uno studio

pubblicato durante le giornate europee dello sviluppo in ottobre ( 25 ) suggeriva

che un’impostazione europea in materia di aiuto allo sviluppo potrebbe fruttare

profitti pari a 3-6 miliardi di euro l’anno.

LA dIMenSIOne AcP

Nel 2009 la Commissione ha sollecitato una maggiore cooperazione regionale e

una maggiore integrazione economica tra i partner dei paesi dell’Africa, dei

Caraibi e del Pacifico per promuovere la crescita, gli scambi commerciali e lo

sviluppo. Sono stati condotti negoziati con gruppi di paesi sugli accordi regionali

di partenariato economico e un’ulteriore assistenza è stata fornita dalla compo-

nente regionale del nuovo Fondo europeo di sviluppo, dal Fondo per la pace in

Africa e dal Fondo mondiale per la lotta contro l’HIV/AIDS, la tubercolosi e la

malaria. Di concerto con i partner africani, l’Unione europea ha avviato i lavori

relativi a un’ambiziosa strategia congiunta di sviluppo e ha intensificato il dialogo

su questioni globali. In seguito al crescente coinvolgimento della Cina in Africa,

la Commissione ha formulato altresì alcune proposte in merito a una coopera-

zione trilaterale Unione europea-Cina-Africa per trovare soluzioni comuni a

problemi comuni.

In ottobre i 27 ambasciatori del comitato politico e di sicurezza dell’UE hanno

incontrato i loro omologhi dell’Unione africana a Addis Abeba per discutere le

misure volte a fronteggiare i cambiamenti incostituzionali di governo, gli atti di

violenza e le contestazioni legati alle elezioni, nonché i conflitti in Somalia e

Sudan. Nel corso dell’anno l’Unione europea ha continuato a fornire sostegno

all’unità di gestione e pianificazione strategiche dell’Unione africana, con un

programma di 4,7 milioni di euro inteso a contribuire ai costi operativi e di

personale, e con il distacco di quattro strateghi militari e consulenti di polizia.

Anche la cooperazione scientifica ha ricevuto un incoraggiamento in luglio con

un invito a presentare proposte nel settore della ricerca riservato all’Africa,

lanciato attraverso il programma quadro di ricerca dell’Unione europea. Si tratta

della prima iniziativa di ricerca interamente dedicata all’Africa e imperniata su

salute, ambiente, alimentazione, agricoltura, pesca e biotecnologia. Il quinto

round, coronato da successo, del dialogo tra Unione africana e Unione europea

sui diritti umani ha dimostrato che tale strumento rappresenta un prezioso

contributo alla cooperazione nel settore dei diritti umani, dal quale scaturiscono

conclusioni, raccomandazioni e impegni concreti e comuni.

68


A marzo la Commissione e il gruppo dei paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico

hanno firmato un accordo per un totale di 2,7 miliardi di euro, nel cui ambito

77 paesi beneficeranno di aiuti in settori quali sanità, acqua, lotta contro il

cambiamento climatico e mantenimento della pace. La Commissione ha accan-

tonato 500 milioni di euro per un nuovo meccanismo denominato «FLEX vulne-

rabilità»; l’importo, da fornire nel periodo 2009-2010, è volto ad aiutare i paesi

più colpiti a fronteggiare la crisi mondiale, comprese le sue ripercussioni sociali.

La Commissione ha fornito altresì un contributo supplementare di 200 milioni di

euro al fondo fiduciario UE-Africa per le infrastrutture. Nel novembre 2008 essa

aveva adottato altresì il programma d’azione annuale 2009 intra-ACP, conte-

nente 13 azioni e dotato complessivamente di 800 milioni di euro, comprese

nuove risorse per il fondo ACP-UE per l’acqua e l’energia.

Nel quadro della strategia congiunta Africa-Unione europea, nel corso dell’anno

si sono registrati progressi in materia di dialogo politico per quanto riguarda la

prevenzione dei conflitti, la gestione delle crisi e il coordinamento degli inter-

venti volti a fronteggiare i cambiamenti incostituzionali di governo. Sono state

approvate iniziative a favore della collaborazione e della partecipazione del

Parlamento europeo e del Parlamento panafricano. Il terzo forum delle imprese

UE-Africa, svoltosi in Kenya a settembre, ha raggiunto un consenso sul fatto che

l’Africa dovrebbe riorientare il proprio obiettivo strategico di riduzione della

povertà verso un obiettivo più dinamico di creazione della ricchezza. È stata

ampiamente riconosciuta, inoltre, la necessità di rafforzare l’integrazione

regionale, incrementare gli investimenti e migliorare le infrastrutture. In giugno

si è svolta una riunione costruttiva della troika UE-Zimbabwe volta a ripristinare

e rafforzare la cooperazione tra lo Zimbabwe e l’UE.

L’Unione europea ha adeguato le proprie misure di assistenza per tener conto

del contesto nazionale dei paesi beneficiari, anche imponendo sanzioni ai

partner che violano gli impegni assunti nei suoi confronti. In settembre, ad

esempio, il Consiglio ha prorogato di sei mesi la sospensione dell’aiuto allo

sviluppo delle Isole Figi ( 26 ), una decisione presa in seguito al colpo di Stato del

2006. Con tale provvedimento l’Unione europea ritiene di incoraggiare le

autorità delle Figi a ristabilire la democrazia e ripristinare il rispetto dei diritti

umani e dello Stato di diritto. La misura non incide tuttavia sugli aiuti umanitari

e sul sostegno diretto alla società civile. A maggio la Commissione ha proposto

misure analoghe nei confronti del Madagascar ( 27 ).

eneRGIA PULITA e AcQUA POTABILe

Grazie allo strumento ACP-UE per

l’energia, l’approvvigionamento

energetico è stato incrementato nelle

campagne e nelle periferie delle città,

e nel 2009 è stata messa a disposizione a

tal fine una nuova tranche di 200 milioni

di euro. Le popolazioni povere possono

così beneficiare di un

approvvigionamento energetico

abbordabile e sostenibile e il degrado

ambientale e l’inquinamento causati dai

combustibili tradizionali registrano un

arresto. Sono stati stanziati altresì

200 milioni di euro a favore del fondo

ACP-UE per l’acqua onde contribuire a

fornire un accesso sostenibile ad acqua

potabile sicura e a strutture igienicosanitarie

di base; altri 200 milioni di euro

sono stati immessi nel fondo fiduciario

UE-Africa per le infrastrutture per

stimolare lo sviluppo economico e gli

scambi commerciali attraverso

l’integrazione regionale dei trasporti.

69 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale


AIUTI ALLe FAMIGLIe In BAnGLAdeSh

Un progetto avviato in Bangladesh nel

mese di marzo ha permesso di creare

rapidamente opportunità di lavoro per

78 000 uomini e donne provenienti da

famiglie vulnerabili di agricoltori, che

hanno contribuito a migliorare i sistemi

irrigui e a creare semenzai e vie d’accesso.

Grazie a tale progetto, 60 000 persone

vivono in zone attualmente protette

dall’intrusione di acqua marina e 43 000

godono di nuove possibilità di pesca;

26 000 persone hanno ormai accesso

ai mercati e 7 000 bambini possono

frequentare la scuola anche durante la

stagione delle inondazioni. Nel complesso,

4 000 m² di terreno intorno ai poderi sono

stati destinati alla coltivazione di prodotti

orticoli e oltre 8 000 persone non devono

più temere che la propria casa venga

spazzata via dall’acqua ad ogni

stagione delle piogge.

LO STRUMenTO ALIMenTARe

Lo strumento alimentare di un miliardo di euro, entrato in vigore in marzo ( 28 ),

rappresenta la risposta diretta dell’Unione europea alla crisi mondiale dei prezzi

alimentari. Centinaia di milioni di persone sono esposte al rischio di povertà

estrema e malnutrizione a causa dell’instabilità dei prezzi alimentari, unita alla

crisi finanziaria, alla crescita demografica mondiale, alle rivendicazioni sulle terre,

al cambiamento climatico e al degrado ambientale. Nel periodo 2009-2011

questo nuovo strumento presterà assistenza a 50 paesi in via di sviluppo,

permettendo di colmare il divario tra l’aiuto d’urgenza e la cooperazione a lungo

termine.

La prima decisione di finanziamento in tale contesto è stata l’adozione in marzo,

da parte della Commissione, di un pacchetto di progetti per 314 milioni di euro,

volto a sostenere l’agricoltura e migliorare la sicurezza alimentare in 23 paesi in

via di sviluppo nel mondo. In aprile una seconda decisione di finanziamento,

per un importo di 394 milioni di euro, ha previsto programmi e progetti del

valore di 194 milioni di euro in altri 23 paesi e un invito a presentare proposte,

dell’importo di 200 milioni di euro, rivolto alle agenzie di cooperazione nazionali

e alle organizzazioni non governative per attività da svolgere in 35 paesi.

Il nuovo strumento sta incoraggiando il settore agricolo a produrre, e intende

potenziarne la capacità e la governance. Esso ha permesso di migliorare l’accesso

locale a fertilizzanti e sementi e di fornire microcrediti in loco, investimenti,

attrezzature, infrastrutture e strutture di magazzinaggio. Esso offre altresì forma-

zione professionale agli agricoltori.

In gennaio il Parlamento ha chiesto «un’azione immediata e continuativa» per

garantire la sicurezza alimentare di tutto il mondo ( 29 ). Esso ha affermato che

l’aiuto di un miliardo di euro che l’Unione europea ha deciso di fornire ai paesi in

via di sviluppo dovrebbe essere accompagnato da nuovi investimenti nell’agri-

coltura, e ha chiesto di predisporre meccanismi atti a garantire la disponibilità di

scorte alimentari sufficienti a livello mondiale. In maggio la Commissione ha

adottato il programma d’azione annuale 2009 che attua il programma tema-

tico per la sicurezza alimentare, complementare allo strumento alimentare

dell’Unione europea, con un finanziamento di 217 milioni di euro.

PARTenARIATI ecOnOMIcI: Un PILASTRO

deLLA POLITIcA cOMMeRcIALe e dI SvILUPPO

Nel quadro dell’impostazione dell’Unione europea in materia di sviluppo,

l’aumento degli scambi contribuisce notevolmente a promuovere la prosperità

dei paesi partner. Dal 2001 l’Unione europea ha dato l’esempio a livello mondiale

eliminando tutti i dazi e le quote per tutti i prodotti (ad eccezione delle armi)

originari dei paesi meno sviluppati del mondo. Gli accordi di partenariato

economico concepiti dall’Unione europea per cinque regioni dell’Africa e del

Pacifico rappresentano un ulteriore passo in tale direzione. Essi intendono essere

accordi di portata generale che abbracciano tanto il commercio quanto lo

sviluppo, e permetteranno di creare mercati regionali nonché di rafforzare e

diversificare economie che da trent’anni dipendono dall’esportazione di pochi

prodotti di base in Europa. Si vuole in questo modo favorire l’integrazione tra i

paesi di tali regioni e i loro vicini quale primo passo verso l’integrazione

mondiale.

70


Nel 2009 sono stati firmati accordi interinali, riguardanti essenzialmente gli

scambi di merci, con il Camerun, con Botswana, Lesotho, Swaziland e Mozam-

bico nella Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe, e con Papua Nuova

Guinea, Maurizio, Seychelles, Zimbabwe e Madagascar nella regione dell’Africa

orientale e australe. Sono proseguiti, in Africa e nel Pacifico, i negoziati di accordi

regionali globali adeguati alle esigenze regionali specifiche, in modo da poter

concludere accordi su misura per ciascuna regione. Onde garantirne la riuscita,

bisogna che tali accordi siano equilibrati nell’interesse di entrambe le parti, come

ha insistito il Parlamento europeo in febbraio approvando la conclusione, da

parte dell’Unione europea, del primo accordo regionale raggiunto con i Caraibi

(Cariforum) nel 2008.

cOMMeRcIO InTeRnAZIOnALe

L’Unione europea è un protagonista di primo piano del commercio

internazionale, dal momento che rappresenta un quinto di tutte le

importazioni ed esportazioni a livello mondiale. Essa si basa su un

sistema efficiente di scambi commerciali internazionali contraddistinto

dall’apertura dei mercati, tanto per la prosperità che le sue

esportazioni le apportano quanto per l’approvvigionamento in

importazioni ai prezzi e alle condizioni migliori.

MeRcATI APeRTI

Nel 2009 l’UE ha proseguito gli sforzi per ampliare i mercati e garantirne l’apertura.

In questo modo, la strategia commerciale dell’Unione ha contribuito a ridimen-

sionare la recessione e, quindi, a limitare il numero di cittadini europei che hanno

perso il posto di lavoro e si ritrovano oggi a dipendere dalle politiche sociali.

La forza dell’economia europea al giorno d’oggi, in un mercato globalizzato,

dipende dalla sua capacità di rimanere competitiva a livello planetario. Circa i

due terzi delle importazioni dell’Unione sono rappresentati da fattori produttivi

immessi in processi di produzione che li trasformano in beni a più elevato valore

aggiunto, i quali vengono poi in gran parte esportati. L’UE deve importare per

poter esportare: perciò ha intensificato gli sforzi — con il sostegno dei 27 Stati

membri — per garantire alle sue imprese condizioni di parità di accesso agli

altri mercati, spesso non altrettanto liberalizzati del mercato UE. L’Unione ha

investito nuove risorse al fine di ottenere una migliore protezione dei diritti di

proprietà intellettuale e un accesso equo alle materie prime.

Come si è illustrato nel capitolo 1, l’UE ha dato prova di capacità di leadership

globale nel reagire alla crisi economica e finanziaria mondiale, sostenendo con

coerenza che una ripresa duratura dipende dal mantenimento dell’apertura dei

mercati, fondata su norme internazionali che regolamentino un commercio

libero ed equo. Di fronte alla diminuzione dei volumi degli scambi mondiali in

conseguenza della crisi economica e della contrazione del credito commer-

ciale — l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) prevedeva un calo del

10-12 % nel 2009 — l’Unione ha combattuto le tendenze protezionistiche che si

ergevano a difesa degli interessi commerciali nazionali, insistendo soprattutto

sul fatto che, se i paesi di tutto il mondo innalzano nuove barriere agli scambi

commerciali, le catene di produzione a livello mondiale potrebbero subire un

crollo, il che trasformerebbe la recessione in una depressione.

IL MeRcATO deLL’UnIOne eUROPeA

IncOnTRA I MeRcATI AFRIcAnI

Un accordo di partenariato economico

interinale firmato in agosto tra l’Unione

europea e alcuni paesi del gruppo

regionale dell’Africa australe e orientale

offre a tali paesi un accesso immediato e

integrale ai mercati dell’Unione, con

periodi transitori per il riso e lo zucchero,

unitamente a un miglioramento delle

norme d’origine. A loro volta, tali paesi

apriranno progressivamente i propri

mercati nei prossimi 15 anni, con una serie

di importanti deroghe che ne rispecchiano

le esigenze in materia di sviluppo.

LA cReScITA deL cOMMeRcIO MOndIALe

Variazione annuale in percentuale

del volume di tutti gli scambi internazionali

nel mondo (2009 e 2010: previsioni)

%

12

10

8

6

4

2

0

-2

2000 2002 2004 2006 2008

Fonte: Commissione europea.

ScAMBI cOMMeRcIALI

cOn LA cOReA deL SUd

71 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale

2009

2010

In ottobre l’UE e la Corea del Sud hanno

concluso i negoziati in merito a un

ambizioso accordo di libero scambio.

L’accordo — che secondo le stime

rappresenterà un valore di 19 miliardi di

euro in nuove esportazioni per gli

esportatori dell’Unione — comporterà

l’eliminazione pressoché totale dei dazi tra

le due economie, come pure di numerosi

ostacoli non tariffari. Servirà inoltre a

creare nuove possibilità di accesso ai

mercati di servizi e di investimenti.

Esso comporta altresì importanti passi

in avanti in una serie di settori quali la

proprietà intellettuale, gli appalti, la

politica di concorrenza e gli scambi,

nonché lo sviluppo sostenibile, il che

contribuirà in misura significativa alla

crescita di entrambe le economie.

L’accordo deve ora essere ratificato dal

Consiglio e dal Parlamento europeo.


dIALOGO cOn LA cInA

L’obiettivo dei contatti intercorsi con la

Cina nel corso dell’anno consisteva

nell’offrire un forum per discutere di

diverse questioni commerciali prima che

queste ultime si trasformino in vertenze

legali avviate dinanzi all’OMC. Tra i risultati

emersi da questo dialogo si possono citare

la conclusione di un accordo di

trasferimento di tecnologia tra un

produttore europeo di apparecchiature

per le telecomunicazioni e il suo omologo

cinese e l’assistenza a uno dei maggiori

produttori di cemento dell’UE nel risolvere

un caso di violazione del marchio.

dA chI IMPORTA L’Ue?

Quota delle importazioni nell’UE,

primo semestre del 2009

norvegia

5,9 %

svizzera

6,3 %

russia

8,7 %

cina

17,4 %

giappone

4,8 %

Fonte: Commissione europea.

Per contrastare le minacce che pesano sul sistema internazionale degli scambi, la

Commissione ha profuso ogni sforzo — ottenendo un buon risultato — per

orientare il contenuto degli impegni assunti al G20 di Londra, quando i leader

mondiali hanno deciso di fondare la loro politica commerciale sulle norme e le

discipline dell’OMC e sulle prospettive di una più approfondita liberalizzazione

offerte dall’agenda di sviluppo di Doha. L’UE ha ribadito inoltre il suo impegno a

dare nuovo slancio al ciclo di negoziati commerciali di Doha, poiché lo ritiene lo

strumento migliore per sbarrare il passo all’avanzata di un nuovo protezionismo,

e ha insistito perché si pervenga rapidamente a risultati soddisfacenti: tali risultati

sono infatti essenziali per liberare nuove opportunità commerciali per tutti, in

particolare per i paesi in via di sviluppo. Gli sforzi dell’Unione sono stati di grande

rilevanza nel quadro della riunione ministeriale informale dell’OMC a Delhi e

della ripresa, in autunno, delle riunioni a livello di alti funzionari a Ginevra.

Il concetto di «commercio equo e solidale» è la chiave di volta di tutte queste

iniziative. La Commissione ha altresì affrontato la tematica del commercio equo e

solidale e dei programmi non governativi in ambito commerciale a garanzia della

sostenibilità ( 30 ), prendendo atto della forte crescita del movimento per un

com mercio di questo tipo e dell’importanza che assume il mercato europeo dei

relativi prodotti, che oggi rappresenta un valore annuo di 1,5 miliardi di euro. La

Commissione ha definito nuovi settori di politica comunitaria in cui programmi nel

campo del commercio equo e solidale e altri tipi di programmi possono contribuire

al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Anche il settore degli

appalti pubblici costituisce un mercato strategico per i prodotti di tale commercio.

Le GRAndI POTenZe ecOnOMIche

Le potenze economiche mondiali — Cina, India, Corea del Sud, Russia e Stati

Uniti — hanno avuto un ruolo di primo piano nel programma dell’UE in materia

di commercio per il 2009.

L’Unione ha raccolto la sfida — che è al tempo stesso un’opportunità — di conso-

lidare le relazioni con la Cina, paese che negli ultimi anni ha registrato una

straordinaria crescita con un conseguente incremento di proporzioni eccezionali

del commercio bilaterale, il che ha fatto della Cina il secondo più importante

partner commerciale dell’UE dopo gli Stati Uniti e la sua principale fonte di

importazioni. Dai primi dati disponibili, tuttavia, emerge che nel 2009 gli scambi

UE-Cina hanno registrato un calo pari a 326 miliardi di euro rispetto al livello del

2008: se tale diminuzione è in parte dovuta alla recessione economica, essa è

però anche da imputare alle barriere che ostacolano l’accesso delle aziende

72

usa

14,4 %

turchia

3,0 %

altri

39,5 %

veRSO chI eSPORTA L’eU?

Quota delle esportazioni dell’UE,

primo semestre del 2009

norvegia

3,5 %

svizzera

8,4 %

russia

5,9 %

cina

7,2 %

giappone

3,3 %

usa

19,5 %

turchia

3,8 %

altri

48,4 %


dell’Unione al mercato cinese. L’UE ha esortato le autorità cinesi a ridurre gli

ostacoli agli scambi che esse impongono, spesso in violazione delle norme

dell’OMC. Il dialogo economico e commerciale ad alto livello UE-Cina tenutosi in

maggio, incentrato sul miglioramento delle opportunità commerciali nel

contesto della crisi e sulla liberalizzazione degli scambi e degli investimenti quale

elemento catalizzatore del rilancio dell’economia, si è concluso con una serie di

intese tra i due partner su una più stretta cooperazione economica e sulla

necessità di registrare progressi nell’ambito dei negoziati commerciali di Doha.

Nel corso dell’anno è stato firmato un piano d’azione UE-Cina sulla tutela

doganale dei diritti di proprietà intellettuale il cui principale obiettivo è miglio-

rare il controllo e la prevenzione delle esportazioni di prodotti contraffatti dalla

Cina, rafforzando ulteriormente il livello di protezione dei diritti di proprietà

intellettuale delle aziende dell’Unione. L’UE ha firmato inoltre un accordo di

cooperazione inteso alla realizzazione di controlli doganali meglio mirati nella

lotta alle importazioni illegali, dal momento che la Cina risulta essere il principale

produttore di precursori.

Il Consiglio di cooperazione del Golfo e l’Unione europea hanno riesaminato i

risultati emersi dalle loro recenti consultazioni su un accordo di libero scambio,

con la prospettiva di riprendere le discussioni in tal senso. In marzo il Parlamento

europeo ha promosso la conduzione di negoziati a ritmo più sostenuto per un

accordo di libero scambio tra l’UE e l’India, che dovrebbe essere firmato entro la

fine del 2010.

L’UE è il principale partner commerciale della Russia e la fonte della maggior

parte degli investimenti esteri diretti nel paese, mentre la Russia rappresenta il

terzo più importante partner commerciale dell’Unione. L’importanza della

relazione tra i due partner è emersa con evidenza in febbraio, quando il presi-

dente della Commissione José Manuel Barroso, accompagnato da altri nove

membri del Collegio, ha incontrato a Mosca il presidente e il primo ministro russi

nonché alcuni ministri del governo del paese per definire gli orientamenti

strategici delle relazioni tra l’Unione e la Russia nei prossimi anni. Nelle discus-

sioni, oltre a problemi urgenti che preoccupano entrambi i partner quali la crisi

La Cina è diventata, in parte grazie ai tessili,

la prima fonte di importazioni dell’UE;

l’abolizione degli ostacoli incontrati dalle

imprese dell’Unione quando cercano di

accedere al mercato cinese è rimasta

al centro delle relazioni UE-Cina durante

tutto l’anno.

Il presidente della Commissione europea

José Manuel Barroso esprime il proprio

punto di vista, insieme al primo ministro

russo Vladimir Putin, in occasione di

una riunione organizzata a Mosca.

73 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale

© Reporters

© Reporters / AP / Alexander Zemlianichenko


© Unione europea, 2009

L’elezione di Barack Obama alla presidenza

degli Stati Uniti ha aperto un nuovo capitolo

delle relazioni transatlantiche. Nella foto

Javier Solana, alto rappresentante dell’UE

per la politica estera e di sicurezza comune

(a sinistra), il presidente della Commissione

europea José Manuel Barroso (al centro) e

il primo ministro svedese e presidente del

Consiglio europeo Fredrik Reinfeldt a fianco

di Obama alla Casa Bianca.

economica mondiale attuale e i negoziati internazionali sul cambiamento

climatico, sono stati affrontati i temi della sicurezza dell’approvvigionamento

energetico, delle questioni commerciali e dell’attraversamento delle frontiere.

Inoltre, sulle relazioni con la Russia hanno inciso in misura rilevante le preoccu-

pazioni in materia di energia suscitate dalla crisi del gas di gennaio: la risoluzione

estremamente soddisfacente di tale crisi e il ripristino delle forniture di gas hanno

dimostrato l’efficienza della diplomazia dell’UE. Il Consiglio ha autorizzato altresì

la Commissione ad avviare negoziati con la Russia onde rafforzare la coopera-

zione in materia di monitoraggio del commercio dei precursori di droghe e di

prevenzione del traffico e dello sviamento di tali prodotti.

L’insediamento in carica di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti ha

aperto un nuovo capitolo nelle relazioni transatlantiche. L’UE ha stabilito rapida-

mente dei contatti con la nuova amministrazione e si è affrettata ad esortarla a

ribadire l’impegno all’apertura dei mercati, come pure a un approccio condiviso

per la risoluzione dei problemi, soprattutto nel contesto della recessione

economica attuale. Il primo vertice UE-USA con il nuovo presidente americano si

è svolto a Praga in maggio. Nel corso del vertice UE-USA di novembre a

Washington i due partner hanno sottoscritto l’idea di un partenariato globale e

delineato la linea di condotta di una cooperazione rafforzata volta ad affrontare

le sfide globali, fondata sui valori comuni di libertà, democrazia, rispetto del

diritto internazionale, dei diritti umani e dello Stato di diritto.

Il vertice ha confermato che l’Europa e gli Stati Uniti, considerati l’influenza, la

potenza economica e i valori condivisi che li contraddistinguono sulla scena

mondiale, dispongono di una posizione unica e della massa critica necessaria

per svolgere un ruolo guida coerente e positivo per il mondo intero. Il presidente

Obama e l’UE hanno lavorato a stretto contatto durante i vertici del G20 di Londra

e di Pittsburgh, il vertice informale UE-USA di Praga, il vertice del G8 di L’Aquila e

il vertice UE-USA. A seguito dell’intesa raggiunta, in maggio, in merito all’annosa

vertenza tra l’Unione e gli Stati Uniti sul manzo agli ormoni, le due parti hanno

deciso di intensificare il loro impegno bilaterale per trovare soluzioni che

apportino vantaggi economici ai lavoratori, ai consumatori e alle imprese sia

europei sia americani.

74


In giugno sono stati avviati i negoziati in merito a un accordo economico e

commerciale di vasta portata tra l’UE e il Canada, che potrebbe apportare

benefici economici supplementari alle due parti fino a 20 miliardi di euro l’anno.

L’accordo dovrebbe vertere sugli scambi di beni e servizi, gli investimenti,

gli appalti pubblici, la tutela e l’applicazione effettive dei diritti di proprietà

intellettuale, nonché su impegni relativi agli aspetti sociali e ambientali del

commercio e dello sviluppo sostenibile. In luglio il Consiglio ha dato mandato

alla Commissione di avviare nuovi negoziati per un accordo Euratom-Canada

sulla cooperazione nell’uso pacifico dell’energia atomica.

In gennaio l’UE e tre paesi andini — Colombia, Ecuador e Perù — hanno riaperto

i negoziati in merito a un accordo commerciale con l’obiettivo di una graduale e

reciproca liberalizzazione. Le cinque tornate di negoziati commerciali già svolte

consentono di intravedere per intanto la conclusione dell’accordo con la

Colombia e con il Perù. Per quanto riguarda l’America centrale, l’Unione ha

condotto dei negoziati su un accordo di associazione con Panama, Guatemala,

Costa Rica, El Salvador, Honduras e Nicaragua che comprenderà anche un

accordo di libero scambio.

In settembre la Commissione ha presentato una nuova politica intesa a raffor-

zare il partenariato strategico tra l’UE e l’America latina ( 31 ) incentrata sulle

sfide del cambiamento climatico, della crisi economica e finanziaria, della

sicurezza energetica e della migrazione. Il futuro Fondo investimenti per

l’America latina finanzierà progetti in infrastrutture per il settore energetico, in

particolare in sistemi di efficienza energetica e nelle energie rinnovabili, come

pure nei settori dei trasporti, dell’ambiente e della coesione sociale.

Anche i partenariati per l’accesso al mercato sono serviti ad accrescere le oppor-

tunità commerciali. La strategia dell’UE per l’accesso al mercato, che viene

attuata mediante partenariati con gli Stati membri e le aziende dell’Unione,

contribuisce alla riduzione degli ostacoli agli scambi nei paesi terzi. Essa,

ad esempio, è servita a semplificare le procedure amministrative per le esporta-

zioni di cosmetici dall’Unione verso il Giappone, il Messico e la Corea del Sud; in

collaborazione con gli Stati Uniti, è riuscita ad ottenere la sospensione degli

aumenti dei dazi sulle esportazioni di mietitrebbiatrici verso la Russia; infine, è

servita a ridurre gli ostacoli tecnici alle esportazioni di vini e bevande alcoliche

verso Colombia, India, Malaysia e Thailandia. L’Unione europea e l’Australia

hanno migliorato le loro prospettive in campo commerciale grazie alla firma, in

giugno, di un accordo di reciproco riconoscimento relativo a dispositivi medici,

apparecchiature elettriche e apparecchi di telecomunicazione; l’accordo agevola

gli scambi commerciali poiché consente lo svolgimento delle valutazioni della

conformità (collaudo, ispezione e certificazione) nel paese esportatore anziché

all’arrivo dei prodotti nel paese importatore.

ReLAZIOnI PIÙ FORTI cOn IL ReSTO deL MOndO

I rapporti dell’Unione europea con il resto del mondo non si limitano alle sole

discussioni sul commercio o lo sviluppo. Nelle relazioni dell’UE con gli altri paesi

assume una rilevanza sempre maggiore il dialogo sulla cooperazione in materia

di politica regionale: tale dialogo si avvale della considerevole esperienza

dell’Unione nelle strategie mediante cui le politiche regionali e di coesione

contribuiscono a sostenere il processo di integrazione economica e politica, e

promuove nel contempo la crescita, lo sviluppo sostenibile e la cooperazione

transfrontaliera. La cooperazione è appoggiata dal Parlamento europeo, che ha

affidato alla Commissione europea un nuovo progetto pilota in questo campo

per il 2009.

AccORdO SULLe BAnAne

In dicembre si è pervenuti alla risoluzione

di una controversia, durata quindici anni,

sulle importazioni di banane nell’UE

quando l’Unione ha accettato di ridurre

gradualmente i dazi sulle importazioni

di banane provenienti dall’America latina,

mettendo al tempo stesso a disposizione

fino a 200 milioni di euro di assistenza per

aiutare i principali paesi africani e caraibici

esportatori di banane ad affrontare una

concorrenza più forte. In cambio, gli Stati

Uniti hanno deciso di accettare

la composizione della relativa

vertenza con l’Unione.

75 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale


Per realizzare dei passi in avanti in materia di politica regionale e di coesione, la

Commissione ha concluso in luglio dei memorandum d’intesa con l’Ucraina e ha

concordato un programma di lavoro in ottobre. Si sono inoltre registrati progressi

anche per quanto riguarda i programmi di lavoro previsti dai memorandum

d’intesa stipulati con Brasile, Cina e Russia.

La firma di un accordo di partenariato e cooperazione con l’Indonesia ha segnato

un notevole miglioramento delle relazioni tra le due parti. Tale accordo, che

costituisce il primo di questo tipo concluso dall’UE in Asia, riguarda i settori del

commercio, ambiente, energia, scienza e tecnologia, buona governance, turismo

e cultura, migrazione, lotta al terrorismo, lotta contro la corruzione e la criminalità

organizzata. È stato inoltre messo a punto il testo definitivo di un accordo di

partenariato e cooperazione tra l’Unione europea e l’Iraq.

Durante l’anno l’UE ha tenuto incontri al vertice con i suoi principali partner in

tutto il mondo, nel corso dei quali i temi prioritari dibattuti sono stati invariabil-

mente il cambiamento climatico e la crisi economica e finanziaria mondiale.

Oltre a questi argomenti, il vertice UE-Brasile di ottobre è stato ad esempio

incentrato su questioni di sviluppo regionale. Tra i temi affrontati con il Canada si

possono citare il partenariato economico, la sicurezza internazionale e la pace,

il settore dell’aviazione. Nei colloqui al vertice UE-Giappone si è dibattuto di

scienza e tecnologia, aviazione, servizi finanziari, cooperazione giudiziaria e in

materia di politica di sviluppo. Con la Corea del Sud l’Unione ha firmato un

accordo di cooperazione in materia di politica di concorrenza, mentre durante il

vertice svoltosi con questo paese le discussioni hanno spaziato dalla coopera-

zione scientifica e tecnologica al settore dell’istruzione e della cultura. Al vertice

UE-India di New Delhi è stata decisa la realizzazione di investimenti congiunti in

progetti di tecnologie ambientali — in particolare il parziale finanziamento di

una fabbrica per la produzione di autovetture più ecologiche — e in progetti nel

campo dell’energia solare. In Sud Africa gli scambi di vedute sulle questioni

regionali hanno esaminato, in particolare, la situazione nello Zimbabwe. Al

vertice con la Russia i colloqui hanno affrontato le tematiche dei diritti umani,

dello stato di diritto e della democrazia, nonché i progressi realizzati nel dialogo

sulla liberalizzazione del regime dei visti. Il primo incontro al vertice mai tenutosi

tra l’Unione europea e il Pakistan è stato in gran parte dedicato ai problemi della

situazione in Afghanistan.

Dopo un primo vertice con la Cina in giugno, nel corso del quale, tra l’altro, sono

state firmate azioni comuni nei settori dell’energia pulita, della scienza e tecno-

logia e della promozione delle piccole imprese, un secondo vertice tenutosi alla

fine di novembre ha messo in evidenza il dialogo ad alto livello che l’Unione e la

Cina mantengono sull’economia e la liberalizzazione degli scambi, nonché

l’importanza di proseguire la collaborazione tra i due partner nella lotta al prote-

zionismo. Il primo ministro svedese, nella sua qualità di presidente del Consiglio

europeo, ha sottolineato che l’Unione europea è il principale partner commer-

ciale della Cina. Inoltre, tra l’UE e la Cina si svolge a scadenza regolare un dialogo

in materia di diritti umani.

76


nOTe

( 1 ) Risoluzione del Parlamento europeo, del 26 novembre 2009, sul documento 2009

di strategia per l’allargamento presentato dalla Commissione concernente i paesi dei

Balcani occidentali, l’Islanda e la Turchia.

( 2 ) http://www.se2009.eu/en/meetings_news/2009/12/11/presidency_statement_on_

the_closure_of_democratic_society_party_dtp_in_turkey

( 3 ) Documento della Commissione «Croatia 2009 Progress report», SEC(2009) 1333.

( 4 ) Documento della Commissione «The former Yugoslav Republic of Macedonia 2009

Progress report», SEC(2009) 1335.

( 5 ) Documento della Commissione «Albania 2009 Progress report», SEC(2009) 1337.

( 6 ) Documento della Commissione «Montenegro 2009 Progress report», SEC(2009) 1336.

( 7 ) Documento della Commissione «Serbia 2009 Progress report», SEC(2009) 1339.

( 8 ) Documento della Commissione «Bosnia and Herzegovina 2009 Progress report»,

SEC(2009) 1338.

( 9 ) Risoluzione del Parlamento europeo, del 24 aprile 2009, sulla situazione in

Bosnia-Erzegovina.

( 10 ) Documento della Commissione «Kosovo under UNSCR 1244/99 2009 Progress report»,

SEC(2009) 1340.

( 11 ) Risoluzione del Parlamento europeo, del 5 febbraio 2009, sul Kosovo e sul ruolo

dell’UE.

( 12 ) Conclusioni del Consiglio sull’allargamento, 27 luglio 2009 (http://ec.europa.eu/

enlargement/pdf/news/090727_109364_en.pdf).

( 13 ) Proposta di regolamento che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono

essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere esterne e

l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo, COM(2009) 366.

( 14 ) Documento della Commissione «EU regionally relevant activities in the western

Balkans 2008/09», SEC(2009) 128.

( 15 ) Comunicazione della Commissione «Attuazione della politica europea di vicinato nel

2008», COM(2009) 188.

( 16 ) Dichiarazione congiunta del vertice di Praga per il partenariato orientale, 7 maggio

2009 (http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st08/st08435.it09.pdf).

( 17 ) Risoluzione del Parlamento europeo, del 19 febbraio 2009, sulla revisione dello

«strumento della politica europea di vicinato e partenariato».

( 18 ) Dichiarazione ministeriale: dieci anni di PESD — Sfide ed opportunità, 17 novembre

2009 (http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st15/st15649.it09.pdf).

( 19 ) Conclusioni del Consiglio sulla politica europea di sicurezza e di difesa, 18 maggio

2009 (http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st10/st10009.it09.pdf).

( 20 ) Risoluzione del Parlamento europeo, del 26 novembre 2009, sul Nicaragua;

risoluzione del Parlamento europeo, del 26 novembre 2009, sulla situazione in Laos e

in Vietnam; risoluzione del Parlamento europeo, del 26 novembre 2009, sulla Cina:

diritti delle minoranze e applicazione della pena di morte.

( 21 ) Conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente, 8 dicembre 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st17/st17281.it09.pdf).

( 22 ) Comunicazione della Commissione «Strategia dell’UE a sostegno della riduzione del

rischio di catastrofi nei paesi in via di sviluppo», COM(2009) 84.

( 23 ) http://www.un.org/millenniumgoals/bkgd.shtml

( 24 ) Relazione della Commissione sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo,

COM(2009) 461.

( 25 ) Relazione europea sullo sviluppo (http://erd.eui.eu/).

( 26 ) Decisione 2009/735/CE (GU L 262 del 6.10.2009).

( 27 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=PRES/09/211&language=EN

( 28 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/490&language=EN

( 29 ) Risoluzione del Parlamento europeo, del 13 gennaio 2009, sulla politica agricola

comune e la sicurezza alimentare globale.

( 30 ) Comunicazione della Commissione «Contribuire allo sviluppo sostenibile: il ruolo del

commercio equo e solidale e dei programmi non governativi in ambito commerciale

a garanzia della sostenibilità», COM(2009) 215.

( 31 ) Comunicazione della Commissione «L’Unione europea e l’America Latina: attori

globali in partenariato», COM(2009) 495.

77 relazione generale 2009 | l’ue Quale attore gloBale


CaPiTolo 4

Un’Unione eURoPea

PiÙ eFFiCaCe e PiÙ DeMoCRaTiCa


Il 2009 è stato l’anno del rinnovamento per l’Unione

europea, non soltanto per quanto concerne la sua

struttura istituzionale ma anche riguardo

alle sue priorità.

Alcuni cambiamenti del quadro istituzionale sono

stati molto evidenti. Nel corso dell’anno si è svolto

un intenso dibattito sul lungo processo di ratifica

del trattato di Lisbona, conclusosi con un referendum

decisivo in Irlanda e negoziati dell’ultimo minuto con

altri Stati membri. L’elezione di un nuovo Parlamento

europeo è di per sé un evento di grande importanza e

l’attenzione dei media e del pubblico si è concentrata

sulla nomina del nuovo presidente della Commissione

e sull’insediamento della nuova Commissione, nonché

sulla scelta delle personalità che avrebbero ricoperto il

nuovo incarico di presidente del Consiglio europeo e il

doppio incarico di alto rappresentante dell’Unione per

gli affari esteri e la politica di sicurezza e di

vicepresidente della Commissione.

Le conseguenze del cambiamento sono state

altrettanto chiare. Una volta superate le incertezze

riguardanti il trattato, sono entrati in vigore nuovi

meccanismi istituzionali che permettono di pianificare

in maniera sistematica una nuova fase nella

gestione delle attività dell’UE.

Ma ci sono stati anche altri cambiamenti importanti,

non tutti così evidenti. Nel corso dell’anno le istituzioni

dell’UE hanno adottato nuove misure per riflettere gli

interessi e le ambizioni dei cittadini e degli Stati

membri semplificando la normativa vigente, valutando

in maniera più approfondita la necessità di nuovi testi

legislativi e fornendo informazioni più accessibili e più

coerenti sul funzionamento dell’UE.

L’effetto cumulativo delle numerose discussioni e

decisioni ha permesso di conferire maggiore

efficacia, apertura e responsabilità democratica

alle attività dell’UE.


© Reporters

cOn IL TRATTATO dI LISBOnA

IL cITTAdInO è AL cenTRO

deL PROGeTTO eUROPeO

Il presidente della Commissione europea,

José Manuel Barroso, ha dichiarato:

«Il trattato di Lisbona pone i cittadini al

centro del progetto europeo.

Sono soddisfatto perché ora disponiamo

di istituzioni in grado di agire ed entriamo

in un periodo di stabilità che ci permetterà

di concentrare tutte le nostre energie sulle

questioni essenziali per i nostri cittadini».

In occasione di un referendum indetto

a ottobre in Irlanda, gli elettori hanno

approvato il trattato di Lisbona con

un tasso di affluenza alle urne del 58 %

e il 67 % di voti favorevoli.

cAMBIAMenTI deL QUAdRO ISTITUZIOnALe

Alcuni dei cambiamenti intervenuti nel 2009 si inseriscono nella

logica delle attività dell’Unione: è ad esempio il caso delle elezioni del

Parlamento europeo e dei preparativi legati all’insediamento di una

nuova Commissione. La ratifica del trattato di Lisbona e l’attribuzione

dei nuovi mandati previsti sono stati invece il culmine di un lungo

processo iniziato quando l’UE contava soltanto 15 Stati membri.

Un nUOvO TRATTATO PeR Un’UnIOne PIÙ eFFIcAce

Il trattato di Lisbona è entrato in vigore il 1º dicembre 2009 ( 1 ). Per l’occasione il

governo portoghese, la presidenza svedese e la Commissione europea hanno

organizzato congiuntamente nella capitale portoghese una cerimonia a cui

hanno preso parte, insieme ad altre personalità, il presidente del Parlamento

europeo Jerzy Buzek, il futuro presidente del Consiglio europeo Herman Van

Rompuy e il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso.

La fase finale del processo di ratifica è stata raggiunta il 3 novembre con la firma

del presidente della Repubblica ceca, circa 22 mesi dopo che il trattato era stato

firmato dai capi di Stato o di governo dei 27 Stati membri e circa 20 mesi dopo

la prima ratifica da parte di uno Stato membro.

Il trattato dota l’UE di istituzioni moderne e di metodi di lavoro ottimizzati per

rispondere alle sfide di un mondo in costante cambiamento e per rafforzare la

democrazia e la capacità dell’UE di promuovere gli interessi dei suoi cittadini.

All’inizio del 2009, tutti gli Stati membri tranne quattro — la Repubblica ceca,

la Germania, l’Irlanda e la Polonia — avevano portato a termine le procedure

nazionali di ratifica.

La Germania ha completato la procedura a settembre, dopo una sentenza della

Corte costituzionale a giugno e l’adozione di nuovi testi legislativi federali

durante l’estate.

In Irlanda, l’unico Stato membro tenuto dalla sua Costituzione ad organizzare un

referendum, gli elettori hanno approvato il trattato in ottobre, con un tasso di

affluenza alle urne del 58 % e il 67 % di voti favorevoli, dopo averlo respinto in

occasione del precedente referendum del 2008. Per preparare questo secondo

referendum, il governo irlandese ha chiesto garanzie su alcune tematiche per

rispondere alle preoccupazioni dei suoi cittadini. Queste garanzie sono state

date in occasione del Consiglio europeo di giugno ( 2 ).

80


Cosa cambia con il trattato di Lisbona

4I cittadini possono far sentire meglio la loro voce e, per la prima volta, contribuire direttamente al processo legislativo

dell’Unione europea: un nuovo diritto di iniziativa popolare permette loro di sollevare questioni di interesse pubblico.

I parlamenti nazionali hanno la possibilità di intervenire maggiormente nel processo decisionale dell’UE e di orientarne

meglio i settori di azione grazie alla consultazione tempestiva sulle proposte legislative dell’UE. Il processo legislativo

dell’UE diventa molto più trasparente: infatti, il Consiglio dei ministri deve riunirsi in seduta pubblica quando adotta

nuovi testi legislativi. I parlamentari europei, che sono i rappresentanti direttamente eletti dei cittadini, hanno maggiori

poteri per quanto riguarda la legislazione e il bilancio dell’UE perché la procedura di codecisione, che implica la

partecipazione del Parlamento europeo, si applica d’ora in avanti a nuove materie.

4Nel contempo, l’UE acquisisce un nuovo status giuridico. Le sue competenze sono più estese che mai e il processo

decisionale è semplificato. Il Consiglio adotterà le sue decisioni a maggioranza qualificata e non più all’unanimità in

nuovi settori particolarmente importanti, come la lotta contro i cambiamenti climatici, la sicurezza energetica e gli aiuti

d’urgenza, il che renderà più rapida ed efficace l’azione dell’UE. A partire dal 2014 le decisioni del Consiglio dovranno

essere approvate da almeno 15 Stati membri che rappresentino almeno il 55 % degli Stati membri e il 65 % della

popolazione dell’UE.

4Cambiano le istituzioni incaricate di far funzionare l’UE e diventano più democratiche le procedure. Il Consiglio europeo

elegge un presidente permanente del Consiglio europeo per un mandato di due anni e mezzo per dare più visibilità e

coerenza all’azione dell’UE. L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che è anche uno

dei vicepresidenti della Commissione, assicurerà la promozione dell’azione dell’UE sulla scena internazionale

difendendone gli interessi e i valori all’estero; sarà affiancato da un nuovo servizio europeo per l’azione esterna, composto

da diplomatici e funzionari. Inoltre, il trattato conferma il potere conferito al Parlamento europeo di eleggere il presidente

della Commissione su proposta del Consiglio europeo.

4L’euro è confermato come moneta dell’UE.

4Si ribadisce il ruolo internazionale dell’UE sia per quanto riguarda il suo contributo alla pace e alla sicurezza, sia per quanto

riguarda la promozione dei suoi valori, che sono lo sviluppo sostenibile, la solidarietà e il rispetto reciproco tra i popoli, il

libero scambio e il commercio equo, la lotta contro la povertà, la difesa dei diritti dell’uomo e il rispetto del diritto

internazionale.

4Il ruolo dell’UE non si limita più al mantenimento della pace, alla prevenzione dei conflitti e al rafforzamento della sicurezza

internazionale, ma si estende anche alle azioni congiunte in materia di disarmo, alle missioni di consulenza e assistenza

in materia militare e alle operazioni di stabilizzazione al termine dei conflitti.

4È rafforzata la capacità dell’UE di lottare contro la criminalità transfrontaliera, l’immigrazione irregolare, la tratta degli

esseri umani e il traffico di armi e di droga, e il Parlamento europeo e la Corte di giustizia vedono potenziati i loro ruoli

rispettivi.

4Sono rafforzati gli obiettivi sociali dell’UE, poiché tutte le politiche e le misure adottate devono tenere conto della

promozione di un livello elevato di occupazione e i servizi di base sono riconosciuti come servizi di interesse pubblico.

4La promozione dello sviluppo sostenibile, la lotta contro i cambiamenti climatici, lo sviluppo delle energie sostenibili e la

garanzia del corretto funzionamento del mercato dell’energia diventano obiettivi prioritari.

4Diventano giuridicamente vincolanti i diritti e le libertà sanciti nella Carta dei diritti fondamentali per quanto riguarda

la normativa dell’UE: la protezione dei dati personali, il diritto di asilo, l’uguaglianza davanti alla legge e la non

discriminazione, la parità tra uomini e donne, i diritti dei minori e degli anziani, la tutela contro il licenziamento illegittimo

e l’accesso alla sicurezza sociale e all’assistenza sociale. L’Unione aderirà inoltre alla Convenzione europea per la

salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Nel mese di ottobre, con la firma del presidente Lech Kaczyński, il trattato è stato

ratificato anche dalla Polonia.

Il presidente ceco Václav Klaus ha firmato lo strumento di ratifica il 3 novembre,

dopo che il Consiglio europeo di fine ottobre ( 3 ) aveva confermato l’estensione

alla Repubblica ceca della possibilità accordata al Regno Unito e alla Polonia di

una deroga all’applicazione della Carta dei diritti fondamentali. Come per le

garanzie concesse all’Irlanda, questa deroga è stata inserita in un protocollo che

sarà ratificato insieme al prossimo trattato di adesione.

81 relazione generale 2009 | un’unione europea piÙ efficace e piÙ deMocratica


© Unione europea, 2009

Un nUOvO TRATTATO

PeR I cITTAdInI deLL’eUROPA

Il trattato di Lisbona garantisce più

democrazia, più trasparenza e più efficacia

all’UE permettendo ai cittadini di fare

ascoltare meglio la loro voce, facilitando

l’accesso alle sue procedure e migliorando

il coordinamento tra le sue istituzioni.

Le elezioni per il Parlamento europeo

hanno richiamato l’attenzione dei media

di tutto il mondo, con una punta massima

il 7 giugno, al momento della

proclamazione dei risultati.

Immediatamente sono iniziati i lavori per attuare le disposizioni del trattato,

soprattutto per preparare le nomine per i nuovi posti creati e l’insediamento

della nuova Commissione conformemente alle norme modificate previste dal

trattato (cfr. oltre). A novembre è stata poi lanciata un’ampia consultazione

pubblica su uno degli elementi caratteristici del nuovo trattato, il diritto d’ini-

ziativa dei cittadini europei ( 4 ), che permetterà ai cittadini dell’UE di invitare

direttamente la Commissione europea ad agire in un settore preciso a condizione

di raccogliere a tal fine almeno un milione di firme in un numero significativo di

Stati membri.

Un PARLAMenTO eUROPeO RInnOvATO

Le elezioni del Parlamento europeo, che si svolgono ogni cinque anni, si sono

tenute in tutti gli Stati membri dal 4 al 7 giugno. Per la prima volta si è votato in

27 Stati membri; la Bulgaria e la Romania hanno infatti aderito all’UE nel 2007.

Il nuovo Parlamento contava 736 deputati al momento della sua elezione;

la rappresentanza più numerosa era quella tedesca, la meno numerosa quella

maltese.

RISULTATI deLLe eLeZIOnI

deL PARLAMenTO eUROPeO

deL GIUGnO 2009

alleanza progressista dei socialisti

e dei democratici

184

sinistra unitaria europea/

sinistra verde nordica

35

Fonte: Parlamento europeo.

82

verdi/

alleanza libera europea

55

alleanza dei democratici

e dei liberali per l’europa

84

totale

736

partito popolare europeo

(democratici cristiani)

265

conservatori

e riformisti europei

54

europa della libertà

e della democrazia

32

deputati non iscritti

27


I risultati del voto hanno indicato una svolta a destra. Il Partito popolare europeo

(PPE) di centro-destra si è confermato il gruppo più numeroso. A destra è nato un

gruppo nuovo, i Conservatori e Riformisti europei (ECR), costituito da ex membri

del PPE. I socialisti (ex gruppo del Partito del socialismo europeo, PSE, attual-

mente Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici, S&D) e il gruppo

confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica (GUE-NGL)

hanno perso dei seggi. I liberali (ALDE) hanno mantenuto le loro posizioni e il

gruppo Verde/Alleanza libera europea ha guadagnato dei seggi. Il gruppo

euroscettico di destra Europa della libertà e della democrazia (EFD) (ex gruppo

Indipendenza/Democrazia) ha registrato un leggero calo, mentre l’Unione per

l’Europa delle nazioni (UEN) si è sciolta. Il numero di deputati non iscritti non

varia di molto rispetto alla precedente legislatura.

chI hA vInTO Le eLeZIOnI eUROPee?

Seggi ottenuti alle elezioni del Parlamento europeo del 2009 rispetto ai dati del 2004

partito popolare europeo

(democratici cristiani)

alleanza progressista dei

socialisti e dei democratici

alleanza dei democratici

e dei liberali per l’europa

verdi/alleanza libera

europea

conservatori

e riformisti europei

sinistra unitaria europea/

sinistra verde nordica

europa della libertà

e della democrazia

altri

Fonte: Parlamento europeo.

0,0 %

4,3 %

3,7 %

3,7 %

È salito il numero delle deputate: con una percentuale del 35 %, si contano ormai

più donne nel Parlamento europeo che nella maggior parte dei Parlamenti

nazionali degli Stati membri.

7,5 %

5,7 %

4,8 %

5,6 %

7,3 %

9,0 %

11,4 %

12,0 %

0 5 10 15 20 25 30 35 40

La campagna elettorale si è svolta in un clima di cooperazione internazionale

inedito in seno ai gruppi politici, poiché i diversi partiti nazionali hanno colla-

borato per presentare programmi comuni a livello europeo. Il Parlamento

europeo ha condotto una campagna di sensibilizzazione intitolata «Usa il tuo

voto!», che ha evidenziato quali sono le politiche sulle quali i deputati eletti

potrebbero avere un’influenza reale. Per attirare gli elettori, in particolare i più

giovani, sono stati usati strumenti come Facebook, Twitter e YouTube. Un’altra

novità è stata che anche la Commissione ha condotto azioni di sensibilizzazione,

che si sono aggiunte alla campagna del Parlamento.

25,0 %

27,3 %

percentuale nel 2009

percentuale nel 2004

36,0 %

36,6 %

0,6 %

2,3 %

0,6 %

+1,7 %

+7,3 %

0,8 %

+0,7 %

5,3 %

Le PIÙ GRAndI eLeZIOnI

MAI ORGAnIZZATe

PeR IL PARLAMenTO eUROPeO

I cittadini di 27 paesi hanno partecipato

alle stesse elezioni per esercitare la loro

influenza diretta sulla politica dell’Unione.

PeRcenTUALe dI eUROdePUTATe

%

40

30

20

10

0

83 relazione generale 2009 | un’unione europea piÙ efficace e piÙ deMocratica

31%

2004

Fonte: Parlamento europeo.

35%

2009


© EPA / Olivier Hoslet

© Photoshot / Wiktor Dabkowski

Le europarlamentari hanno manifestato a

novembre in favore della parità dei sessi per

l’assegnazione delle più alte cariche nell’UE.

IL PARLAMenTO eUROPeO AL cenTRO

deLLA deMOcRAZIA eUROPeA

«Oggi il Parlamento europeo si pone al

centro di una democrazia parlamentare

europea che nel 1979 era ancora soltanto

un sogno. Il Parlamento è diventato un

organo legislativo consapevole delle sue

responsabilità e nella maggior parte dei

settori della normativa europea può

agire su un piano di parità con gli altri

partner nel processo decisionale».

Hans-Gert Pöttering, presidente del

Parlamento europeo, in occasione della

riunione del Consiglio europeo di giugno,

immediatamente dopo le elezioni.

In luglio Jerzy Buzek (a destra) è stato eletto

alla presidenza del Parlamento europeo

per due anni e mezzo, subentrando

a Hans-Gert Pöttering (a sinistra).

L’affluenza alle urne è stata inferiore a quella delle precedenti elezioni, anche se

con un aumento significativo in otto Stati membri rispetto al 2004, ma è variata

molto da uno Stato membro all’altro, con la percentuale più elevata in Lussem-

burgo (90,75 %), dove lo stesso giorno si tenevano le elezioni politiche, e la più

bassa in Slovacchia (19,64 %). Secondo un sondaggio realizzato dopo le elezioni,

la ragione principale per la quale gli elettori non si sono recati alle urne non è

stata tanto l’insoddisfazione per la politica dell’UE o la scarsa informazione,

quanto la delusione per la politica in generale. In molti Stati membri il dibattito

sulle questioni nazionali è prevalso su quello dedicato ad ambiti di competenza

dell’UE. In alcuni Stati membri le elezioni nazionali, regionali o locali sono state

organizzate lo stesso giorno di quelle europee e hanno eclissato i temi europei.

In occasione della sessione costitutiva del Parlamento, a luglio, i nuovi deputati

hanno prestato giuramento e hanno eletto presidente dell’Assemblea per la

prima metà del mandato di cinque anni Jerzy Buzek del PPE, già primo ministro

polacco e deputato europeo dal 2004. L’altra candidata in lizza era Eva-Britt

Svensson (GUE-NGL). Buzek ha affermato che la sua elezione dimostra come

«l’Europa sia cambiata» e rappresenta un «segnale» per i paesi dell’Europa

centrale e orientale che hanno aderito all’UE nel 2004 e nel 2007: «Non c’è più

distinzione tra noi e voi. Stavolta possiamo affermare con certezza che abbiamo

un’Europa unita», ha affermato.

I mesi conclusivi della legislatura uscente hanno visto una stretta collaborazione

tra il Parlamento, la Commissione e il Consiglio, volta a portare a termine nume-

rose procedure legislative importanti. Nel corso dell’anno il Parlamento ha più

volte dimostrato di poter contribuire a un dibattito vivace nell’ambito dell’UE

in settori controversi come il pacchetto telecomunicazioni, l’accesso ai documenti,

l’orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto,

la revisione della direttiva sull’orario di lavoro e l’accordo con la Guinea sulla

pesca.

84


Il Parlamento ha iniziato a prepararsi ad esercitare i poteri rafforzati previsti dal

trattato di Lisbona, in particolare poteri legislativi più ampi e una nuova proce-

dura di adozione del bilancio dell’UE che lo pone sullo stesso piano del Consiglio.

Conformemente alla relazione adottata a maggio ( 5 ) sulla revisione del suo

regolamento interno, il Parlamento ha inoltre introdotto dei cambiamenti nelle

sue attività per trovare nuove modalità di cooperazione tra le diverse commis-

sioni e rendere più vivaci i dibattiti parlamentari in sessione plenaria. Nel suo

discorso inaugurale, Buzek ha indicato nella riforma parlamentare una delle

principali sfide del suo mandato e ha dichiarato: «Lavorerò per creare un nuovo

modello e nuove relazioni di lavoro con la Commissione europea». A ottobre il

Parlamento ha inoltre istituito una nuova commissione speciale sulla crisi finan-

ziaria, economica e sociale, che ha un mandato di dodici mesi per elaborare

raccomandazioni politiche.

nUOve PeRSOnALITà PeR Un’UnIOne eUROPeA RInnOvATA

A luglio il Consiglio europeo ha nominato ufficialmente José Manuel Barroso

presidente della nuova Commissione europea. Per rispondere alle domande del

Parlamento europeo, il presidente designato ha presentato i suoi «Orientamenti

politici» ( 6 ) e ha incontrato i rappresentanti dei principali gruppi politici per

discutere dei suoi progetti e ascoltare i loro pareri. Tali orientamenti compren-

dono un capitolo su un partenariato speciale tra la Commissione europea e il

Parlamento europeo, che prevede impegni per rafforzare la cooperazione con la

conferenza dei presidenti e la conferenza dei presidenti di commissione, l’intro-

duzione di un «tempo delle interrogazioni», un riesame di tutte le proposte in

corso all’inizio del mandato della nuova Commissione e una migliore trasmis-

sione delle informazioni relative all’azione esterna dell’UE. Barroso ha dichiarato:

«Porterò ad un nuovo livello il partenariato speciale con il Parlamento europeo».

Gli orientamenti politici di Barroso

Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha esposto gli orientamenti politici per il suo secondo

mandato a settembre dinanzi al Parlamento europeo. In questi orientamenti, che sono serviti da base per una prima

ripartizione dei mandati in seno alla nuova Commissione, sono fissate le seguenti priorità:

4la necessità di una leadership dell’UE, che le consenta di partecipare attivamente alla globalizzazione sulla base dei suoi

valori e interessi;

4l’interdipendenza globale come principio di base;

4l’importanza di porre i cittadini al centro del progetto europeo;

4il rilancio della crescita economica e la garanzia di competitività e sostenibilità a lungo termine;

4la lotta contro la disoccupazione e il rafforzamento della coesione sociale;

4la trasformazione della sfida di un’Europa sostenibile in un vantaggio competitivo;

4la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini europei;

4il rafforzamento della cittadinanza europea e della partecipazione civica.

Durante la sessione plenaria di settembre, il Parlamento ha espresso il suo

sostegno a Barroso ( 7 ) a maggioranza assoluta, con un numero di voti addirittura

superiore al livello minimo più elevato richiesto dal trattato di Lisbona per la

designazione del presidente della Commissione. Interpretando il voto come

l’accettazione del «programma ambizioso per un’Europa di libertà e solidarietà»

illustrato nei suoi orientamenti politici, Barroso ha confermato la sua determina-

zione a lavorare in stretta collaborazione con i deputati europei «per costruire

una democrazia parlamentare ancora più forte».

85 relazione generale 2009 | un’unione europea piÙ efficace e piÙ deMocratica


© BELGA / John Thys

Il presidente del Consiglio europeo

Herman Van Rompuy, 62 anni, è stato scelto come primo presidente del

Consiglio europeo nel novembre 2009. Nel dicembre 2008 era stato

nominato primo ministro in Belgio. Il suo partito politico di appartenenza,

il Partito democratico cristiano fiammingo, è affiliato al Partito popolare

europeo. Nei suoi 35 anni di carriera politica è stato consigliere politico di

molti ministri, è stato più volte ministro del bilancio negli anni novanta e più

recentemente presidente della Camera dei rappresentanti belga. Ha lasciato

il posto di primo ministro a novembre per poter esercitare pienamente il suo

nuovo incarico dal 1º gennaio 2010.

La nuova Commissione è stata nominata con un certo ritardo a causa delle

incertezze relative all’entrata in vigore del trattato di Lisbona. Il mandato della

Commissione uscente doveva terminare alla fine di ottobre ma, in attesa della

conclusione delle procedure di designazione e approvazione del nuovo Collegio,

i commissari uscenti hanno continuato a gestire gli affari correnti dal 1º novembre

fino alla fine del 2009. Nell’intervallo, in seno alla Commissione uscente sono

intervenuti alcuni cambiamenti. La commissaria polacca incaricata della Politica

regionale, Danuta Hübner, si è dimessa per occupare il suo seggio di deputata

al Parlamento europeo ed è stata sostituita da Paweł Samecki. Algirdas Šemeta

ha sostituito al Bilancio la commissaria Dalia Grybauskaitė, che è stata eletta

presidente della Lituania. Il belga Karel De Gucht ha preso il posto del conna-

zionale Louis Michel, eletto parlamentare europeo, come commissario allo

Sviluppo e all’aiuto umanitario. A settembre tutti e tre i nuovi commissari hanno

ottenuto l’approvazione del Parlamento europeo. Dopo le dimissioni di Ján Figel’,

eletto presidente del Movimento democratico cristiano in Slovacchia, Maroš

Šefčovič, rappresentante permanente slovacco presso l’UE, ha ripreso il porta-

foglio Istruzione, formazione, cultura e gioventù fino alla fine del mandato della

Commissione uscente.

A metà novembre, il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, in qualità di

presidente del Consiglio, ha convocato un vertice straordinario dei leader

dell’UE per procedere alle designazioni per i due nuovi posti creati dal trattato

di Lisbona.

Il primo ministro belga Herman Van Rompuy è stato nominato presidente del

Consiglio europeo, per un mandato di due anni e mezzo, e la baronessa

Catherine Ashton, commissario responsabile per il Commercio, è stata nominata

alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e

vicepresidente della Commissione.

86


Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri

e la politica di sicurezza

Catherine Ashton, 53 anni, nuovo alto rappresentante dell’Unione per gli

affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente designato della Commissione,

ha sostituito il commissario del Regno Unito Peter Mandelson

nell’ottobre 2008. In precedenza, dal 1999 è stata membro laburista della

Camera dei Lord nel Regno Unito (come baronessa Ashton of Upholland)

e ha esercitato varie funzioni ministeriali nel settore dell’istruzione, degli

affari costituzionali, della giustizia e dei diritti dell’uomo. Nel 2007 è stata

nominata presidente della Camera dei Lord, incaricata degli affari governativi.

Ha assunto il suo nuovo incarico il 1º dicembre, data dell’entrata in

vigore del trattato di Lisbona.

Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1º dicembre e l’insediamento di

Catherine Ashton come alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la

politica di sicurezza, Javier Solana ha lasciato dopo dieci anni l’incarico di

primo — ed unico — alto rappresentante dell’Unione per la politica estera

e di sicurezza comune. Solana ricopriva contemporaneamente l’incarico di

segretario generale del Consiglio, ed è stato sostituito in questo ruolo dal suo

vice, Pierre de Boissieu.

Nei giorni successivi a queste nomine, il presidente della Commissione europea

José Manuel Barroso ha annunciato i suoi progetti per la composizione della

nuova Commissione, il cui mandato si estende dal 2010 al 2014.

In funzione dei nomi dei candidati proposti da tutti i paesi, i portafogli sono stati

ripartiti nel modo indicato alla pagina seguente.

La nuova Commissione comprende alcuni portafogli nuovi: Azione per il clima;

Affari interni; Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza. Altri portafogli sono

stati ridistribuiti: Istruzione, cultura, multilinguismo e gioventù; Salute e poli-

tica dei consumatori; Industria e imprenditoria; Ricerca, innovazione e scienza;

Cooperazione internazionale, aiuti umanitari e risposta alle crisi. Il portafoglio

Occupazione, affari sociali e inclusione riflette un interesse nuovo per l’integra-

zione e un’attenzione particolare è dedicata all’Agenda digitale con la costitu-

zione dell’omonimo portafoglio.

Il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, in rappresentanza della presidenza

svedese, ha giudicato la nuova Commissione proposta dal presidente Barroso

ben strutturata ed equilibrata, con una chiara divisione delle responsabilità.

I membri del collegio provengono da diverse famiglie politiche, in particolare dal

Partito popolare europeo (PPE), dall’Alleanza progressista dei socialisti e dei

democratici (S&D) e dall’Alleanza dei liberali e dei democratici per l’Europa

(ALDE). Quattordici membri, tra cui il presidente stesso, facevano già parte del

collegio uscente.

I commissari designati si presenteranno alle audizioni dinanzi al Parlamento

europeo nel gennaio 2010, prima del voto di approvazione.

PReSenTAZIOne deL nUOvO cOLLeGIO

«Sono certo che questo collegio avrà

un ruolo decisivo nel guidare l’Europa

verso la ripresa e verso un’economia

sociale di mercato che sia sostenibile

e al servizio del cittadino. Ho messo

insieme una Commissione forte per

portare avanti un’Europa forte,

anche sulla scena mondiale, come

previsto dal trattato di Lisbona.

Una delle missioni chiave di questo

collegio sarà dare vita alle nuove

opportunità previste dal

trattato di Lisbona».

José Manuel Barroso, presidente

della Commissione europea.

87 relazione generale 2009 | un’unione europea piÙ efficace e piÙ deMocratica

© BELGA / AFP / Georges Gobet


Membri della Commissione europea Barroso II nominati a dicembre 2009

José Manuel Barroso (Portogallo) Presidente

Catherine Ashton (Regno Unito) Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza;

vicepresidente

Viviane Reding (Lussemburgo) Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza; vicepresidente

Joaquín Almunia (Spagna) Concorrenza; vicepresidente

Siim Kallas (Estonia) Trasporti; vicepresidente

Neelie Kroes (Paesi Bassi) Agenda digitale; vicepresidente

Antonio Tajani (Italia) Industria e imprenditoria; vicepresidente

Maroš Šefčovič (Slovacchia) Relazioni interistituzionali e amministrazione; vicepresidente

Janez Potočnik (Slovenia) Ambiente

Olli Rehn (Finlandia) Affari economici e monetari

Andris Piebalgs (Lettonia) Sviluppo

Michel Barnier (Francia) Mercato interno e servizi

Androulla Vassiliou (Cipro) Istruzione, cultura, multilinguismo e gioventù

Algirdas Šemeta (Lituania) Fiscalità e unione doganale, audit e lotta antifrode

Karel De Gucht (Belgio) Commercio

John Dalli (Malta) Salute e politica dei consumatori

Máire Geoghegan-Quinn (Irlanda) Ricerca, innovazione e scienza

Janusz Lewandowski (Polonia) Bilancio e programmazione finanziaria

Maria Damanaki (Grecia) Affari marittimi e pesca

Günther Oettinger (Germania) Energia

Johannes Hahn (Austria) Politica regionale

Connie Hedegaard (Danimarca) Azione per il clima

Štefan Füle (Repubblica ceca) Allargamento e politica di vicinato

László Andor (Ungheria) Occupazione, affari sociali e inclusione

Cecilia Malmström (Svezia) Affari interni

Rumiana Jeleva (Bulgaria) Cooperazione internazionale, aiuti umanitari e risposta alle crisi

Dacian Cioloş (Romania) Agricoltura e sviluppo rurale

eFFIcIenZA e TRASPARenZA

Il rinnovamento dell’UE ha potenziato la capacità, tanto amministrativa

quanto politica, di questa istituzione di tener conto, al

momento di affrontare questioni di particolare rilievo, delle opi-

nioni dei cittadini europei e di rispondere alle loro aspettative.

Inoltre, grazie al rinnovamento, sono adesso disponibili mecca-

nismi che conferiscono maggiore efficacia e una nuova apertura

all’azione dell’UE condotta nell’interesse dei suoi cittadini.

LeGIFeRARe MeGLIO

Negli ultimi anni la Commissione ha compiuto progressi nell’attuazione del suo

programma per legiferare meglio. Sulla legislazione già esistente è in corso un

lavoro volto a renderla più semplice, aggiornata e accessibile. Sono state ridotte

le formalità burocratiche ed è stato posto in essere un programma relativo alla

riduzione degli oneri amministrativi per le imprese. Per garantire la qualità

della nuova legislazione e delle nuove politiche è stato creato un sistema di

88


valutazione d’impatto di vasta portata. Inoltre, assieme agli Stati membri, la

Commissione sta sviluppando approcci più efficienti per garantire la corretta

applicazione del diritto dell’UE. Obiettivo dell’iniziativa «Legiferare meglio» è

pervenire a un quadro normativo che stimoli l’imprenditorialità e l’innovazione e

consenta alle imprese di essere più competitive e più efficaci nonché di sfruttare

pienamente il potenziale del mercato interno. Il programma contribuisce in tal

modo a promuovere la crescita e l’occupazione, mantenendo un livello elevato

di protezione sociale, ambientale, della salute e dei consumatori.

Il terzo esame strategico del programma per legiferare meglio, condotto dalla

Commissione e il cui esito è stato pubblicato a gennaio ( 8 ), ha mostrato che

nell’anno precedente erano stati compiuti buoni progressi, che era cioè stato

passato in rassegna tutto l’acquis, erano stati rivisti gli orientamenti per la valuta-

zione d’impatto ed era stato avviato un programma volto a ridurre gli oneri

amministrativi del 25 %. Il Consiglio «Competitività» di maggio ha ribadito il

proprio sostegno alla strategia ( 9 ) e ha ricordato che le istituzioni europee e gli

Stati membri sono congiuntamente responsabili del suo buon funzionamento.

Il Consiglio ha anche sottolineato l’urgenza di migliorare il quadro normativo alla

luce dell’attuale difficile situazione economica.

Per quanto attiene alla semplificazione e al miglioramento della legislazione

esistente, la Commissione ha passato in rassegna tutta la normativa dell’UE in

vigore per individuare i settori da migliorare. Il programma modulato di sempli-

ficazione della Commissione, aggiornato ogni anno, include attualmente 185

iniziative per la rifusione, la revisione o l’abrogazione di norme esistenti, 19 delle

quali sono state attuate dalla Commissione nel 2009. Parallelamente, nel 2009

la Commissione ha portato a termine la codificazione di 25 atti. Un totale di 220

atti codificati ha sostituito finora 1 090 atti precedenti, il che corrisponde appros-

simativamente a 2 000 pagine di Gazzetta ufficiale.

La terza relazione sullo stato d’avanzamento della strategia per la semplifica-

zione, pubblicata in giugno, elenca benefici tangibili per i cittadini e le imprese,

in particolare per le piccole e medie imprese. 148 iniziative di semplificazione

hanno contribuito a razionalizzare il quadro normativo, migliorando i metodi di

lavoro (in particolare grazie a un più ampio uso delle tecnologie dell’informa-

zione) e garantendo l’effettivo funzionamento del mercato interno. La Commis-

sione ha incluso 33 iniziative di semplificazione nel suo programma legislativo

e di lavoro per il 2009, in aree che spaziano dalla lotta contro i ritardi di paga-

mento nelle transazioni commerciali alla semplificazione delle procedure in

materia di aiuti di Stato.

In ottobre, da una panoramica elaborata dalla Commissione sui progressi

compiuti fino a quel momento nell’ambito del «programma d’azione per la

riduzione degli oneri amministrativi nell’UE» — che rientra nel più ampio

programma per legiferare meglio — è emerso che le misure proposte dalla

Commissione e in via di preparazione permetterebbero alle imprese di rispar-

miare ogni anno circa 40 miliardi di euro di formalità burocratiche connesse ai

72 atti giuridici previsti, nonché alle misure necessarie per recepirli e attuarli

negli Stati membri. Le misure di riduzione già in vigore potrebbero portare a

una riduzione di 7,6 miliardi di euro all’anno, mentre le misure proposte dalla

Commissione e in attesa di adozione da parte del Parlamento europeo e del

Consiglio porterebbero a un’ulteriore riduzione di 30,7 miliardi di euro. Due

proposte presentate all’inizio del 2009 potrebbero da sole portare a un risparmio

di 25,1 miliardi di euro. Si tratta della proposta volta a facilitare la fatturazione

elettronica dell’IVA, del valore di 18,8 miliardi di euro, e di quella per l’esenzione

delle microentità dagli obblighi contabili, del valore di 6,3 miliardi di euro.

RIdURRe GLI OneRI AMMInISTRATIvI

«Continuiamo ad attribuire un’elevata

priorità politica alla riduzione degli

oneri amministrativi e alla promozione

di una regolamentazione intelligente.

Farò in modo, infatti, che la

regolamentazione intelligente

diventi un leitmotiv […] e che

qualunque nuova iniziativa sia ispirata

da questi principi di regolamentazione

intelligente».

José Manuel Barroso

SeMPLIFIcAZIOne

Semplificando e codificando

la legislazione, tra il 2004 e il 2009

la Commissione ha ridotto il corpus

legislativo dell’UE di circa il 14 %,

pari a circa 1 600 atti giuridici.

PReMIO PeR LA RIdUZIOne

deLLe FORMALITà BUROcRATIche

Con l’istituzione di un nuovo premio,

la Commissione europea ha voluto

incoraggiare le piccole aziende a suggerire

idee per la riduzione delle loro formalità

burocratiche. Nel suo primo anno di

istituzione, il premio, denominato

«Best Idea for Red Tape Reduction Award»

(premio alla migliore idea per lo

snellimento amministrativo),

è stato aggiudicato in maggio alla

Confederazione degli artigiani tedeschi

(ZDH), che ha suggerito di esentare il

movimento dei veicoli di imprese

artigiane dagli obblighi relativi al

cronotachigrafo fino a un raggio di

150 km dal luogo di stazionamento

abituale del veicolo, rispetto al raggio

attuale di 50 km. La Commissione ha

attualmente all’esame la possibilità di

modificare la normativa in questo senso.

89 relazione generale 2009 | un’unione europea piÙ efficace e piÙ deMocratica


RIdUZIOne deLL’OBBLIGO dI FORnIRe

dIchIARAZIOnI cOMMeRcIALI

Affinché sia possibile elaborare statistiche

sugli scambi commerciali, le imprese sono

tenute a presentare dichiarazioni sulle loro

importazioni ed esportazioni nell’UE.

La soglia per l’obbligo di presentare

dichiarazioni è stata alzata, in modo

che le imprese più piccole siano esonerate

da questo obbligo amministrativo.

Il numero delle imprese tenute a

presentare dichiarazioni è passato dal

2004 da 720 000 a circa 350 000.

MenO OBBLIGhI In MATeRIA

dI ReLAZIOnI PeR Le FUSIOnI

Le imprese potrebbero risparmiare fino a

172 milioni di euro annui grazie ai nuovi

limiti stabiliti per gli obblighi in materia

di relazioni e di documentazione in caso

di fusioni e scissioni. Tale risultato è stato

raggiunto grazie alla semplificazione

della terza e della sesta direttiva in

materia di diritto delle società.

TAGLIO AI cOSTI cOnTABILI

La proposta della Commissione di

esonerare le microimprese dagli obblighi

contabili fornisce agli Stati membri

la possibilità di permettere a ciascuna

dei 5,4 milioni di microimprese operanti

in Europa di risparmiare circa

1 170 euro all’anno.

vALUTAZIOne deLL’IMPATTO

Dal 2002 la Commissione ha svolto più

di 500 valutazioni d’impatto.

Nel 2009 sono state condotte circa

80 valutazioni d’impatto per

importanti iniziative politiche.

cOnTROLLO QUALITATIvO

deLLe vALUTAZIOnI d’IMPATTO

Il comitato per la valutazione d’impatto —

l’organismo indipendente della

Commissione responsabile del controllo

della qualità — garantisce, dal 2007,

la conformità delle valutazioni d’impatto

alle procedure e agli standard qualitativi.

Nel 2009 questo organismo ha formulato

circa 100 pareri circa le valutazioni

d’impatto della Commissione e ha

presentato concrete proposte

di miglioramento.

Di fondamentale importanza in quest’opera della Commissione volta a migliorare

la qualità delle sue nuove proposte è il ricorso sistematico alla valutazione

d’impatto per le iniziative che potrebbero avere incidenze notevoli. Queste

valutazioni non si limitano ad analizzare i costi e i benefici, ma valutano anche le

conseguenze economiche, sociali e ambientali di rilievo degli eventuali inter-

venti, compresi gli oneri amministrativi che essi potrebbero generare per le

imprese, i cittadini e le pubbliche autorità.

Gli orientamenti per la valutazione d’impatto, recentemente rivisti ( 10 ), garanti-

scono una rigorosa analisi dell’effettiva necessità della misura a livello dell’UE

e una valutazione più approfondita delle conseguenze, anche sulle piccole

imprese, sui consumatori e sui diritti fondamentali. È stata attribuita una mag-

giore importanza alle consultazioni, con un maggiore impegno di pubblicità

delle consultazioni presso le parti interessate e con una dilatazione dei tempi

stabiliti per la presentazione di osservazioni. La conformità delle valutazioni

d’impatto alle procedure e agli standard qualitativi continua ad essere garantita

dal comitato per la valutazione d’impatto, operativo dal 2007, che svolge una

funzione centrale di controllo della qualità indipendente dai servizi incaricati

dell’elaborazione delle politiche.

L’iniziativa «Legiferare meglio» non appartiene solo alla Commissione, ma è

applicata anche dalle altre istituzioni dell’UE. Il Parlamento europeo recente-

mente eletto è adesso più coinvolto nella ricerca di una maggiore efficienza

legislativa e ha condotto un ampio esame di circa 200 proposte legislative che il

Parlamento precedente non aveva portato a termine. In settembre il Parlamento

ha chiesto alla Commissione di ritirare alcune delle proposte o di presentare

nuovi progetti. Il Parlamento ha anche individuato settori per i quali aveva

chiesto alla Commissione di elaborare proposte senza però riceverle.

Il Consiglio si è impegnato ad esaminare le valutazioni d’impatto nelle fasi iniziali

del lavoro preparatorio, quando la Commissione presenta le proposte nel suo

programma annuale legislativo e di lavoro. Il Consiglio ha anche chiesto alla

Commissione di seguire i progressi del «programma d’azione per la riduzione

degli oneri amministrativi nell’UE» e di riferire ad ogni Consiglio europeo di

primavera circa l’attuazione di misure di riduzione e circa i cambiamenti di

rilievo intervenuti in relazione agli oneri amministrativi.

Si è continuato a lavorare per migliorare il modo in cui gli Stati membri applicano

le normative dell’UE. Sempre più spesso la Commissione ha orientato i suoi

interventi di attuazione verso settori atti a portare i maggiori benefici al maggior

numero di cittadini e di imprese. In dicembre la Commissione ha presentato la

sua relazione annuale sul controllo dell’applicazione del diritto comunitario ( 11 ),

in cui è stata sottolineata l’ampiezza del problema del recepimento tardivo delle

direttive da parte degli Stati membri.

Nel primo anno di attuazione del programma è stato anche elaborato un

progetto che dovrebbe contribuire a risolvere i problemi che i cittadini e le

imprese incontrano nell’applicazione delle norme comunitarie. Questo progetto,

denominato «EU pilot», ha visto la partecipazione di quindici Stati membri

volontari e della Commissione. Nella fase di prova è stato attivato un sistema

più efficace in cui i cittadini e le imprese possono inserire richieste di infor-

mazioni e reclami relativi all’applicazione della normativa comunitaria.

90


cOMUnIcAZIOne e ReLAZIOnI InTeRISTITUZIOnALI

Il 2009 è stato il primo anno in cui le priorità in materia di comunicazioni interi-

stituzionali sono state concordate dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla

Commissione, nel quadro della dichiarazione congiunta «Insieme per comunicare

l’Europa» firmata nel dicembre 2008. Le quattro priorità selezionate sono state:

le elezioni del Parlamento europeo, l’energia e il cambiamento climatico, il

ventesimo anniversario della svolta democratica nell’Europa centrorientale e

il sostegno alla crescita, all’occupazione e alla solidarietà, con un particolare

nesso con l’Anno europeo della creatività e dell’innovazione.

La campagna di sensibilizzazione del Parlamento europeo per le elezioni di

giugno, nella quale è stata utilizzata una identità visiva comune, è stata attiva-

mente sostenuta dalla Commissione. Attraverso migliaia di attività organizzate

dalle istituzioni, dagli Stati membri e dai comitati sono state raggiunte milioni di

persone. Inoltre, insieme al Parlamento e agli Stati membri, la Commissione ha

organizzato attività ed eventi destinati a sensibilizzare il pubblico sul cambia-

mento climatico e ad informarlo sulla posizione dell’UE.

In preparazione dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, la Commissione ha

dedicato una grande attenzione agli accordi in vista di più stretti contatti con i

parlamenti nazionali e, contestualmente, ha mantenuto i tradizionali contatti

attraverso la partecipazione ad alto livello alla conferenza degli organi specia-

lizzati negli affari comunitari dei parlamenti dell’Unione europea e alle riunioni

tra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo. Nel corso dell’anno, la

Commissione ha ricevuto più di 220 opinioni dai parlamenti nazionali. In luglio

la Commissione ha adottato il quarto rapporto annuale sulle relazioni con i

parlamenti nazionali ( 12 ).

cOMUnIcARe

SUL cAMBIAMenTO cLIMATIcO

La Commissione, il Parlamento e gli

Stati membri hanno organizzato attività

di sensibilizzazione in materia di energia

e di cambiamento climatico, intavolando

un dialogo con i cittadini e fornendo

informazioni sulle politiche dell’UE.

Tra le iniziative vi sono stati siti web e

videoclip, l’iniziativa «Click a tree»,

la mostra «La casa di pallet», in cui si

mostravano stili di vita a basso consumo

di energia ed ecologici, e le serie di

concerti gratuiti di MTV «Play to stop —

Europe for climate».

Il trattato di Lisbona instaura contatti

più stretti tra l’UE e i parlamenti nazionali.

Nella foto, le Cortes generales spagnole.

venTeSIMO AnnIveRSARIO

deLLA SvOLTA deMOcRATIcA

neLL’eUROPA cenTRORIenTALe

Per riflettere la notevole influenza che

il cambiamento di regime nei paesi UE

dell’Europa centrorientale ha avuto

sull’Europa e sui suoi cittadini,

questo anniversario è stato celebrato con

attività in tutta Europa (http://www.

europa1989-2009.eu). Le attività hanno

incluso concerti, dibattiti, concorsi, festival

all’aperto, mostre fotografiche,

seminari e video.

91 relazione generale 2009 | un’unione europea piÙ efficace e piÙ deMocratica

© Reporters / AP / Bernat Armangue


Comitato economico e sociale europeo

Nel corso del 2009 il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato il suo «Programma per l’Europa: le proposte

della società civile», un documento strategico a lungo termine sul dibattito politico in corso e sulle sfide future. Il CESE ha

incrementato il coinvolgimento delle parti interessate nel processo di sviluppo di un’Europa più competitiva, più sostenibile

e più integrata e organizza, insieme alla Commissione europea, il forum europeo sull’integrazione, che dà voce alla società

civile perché questa possa esprimersi in materia di integrazione.

Comitato delle regioni

Il nuovo presidente del Parlamento europeo ha espresso il suo fermo proposito

di collaborare più strettamente con le altre istituzioni. Rivolgendosi alla sessione

plenaria del Comitato economico e sociale di novembre, Jerzy Buzek, presidente

del Parlamento europeo, ha ringraziato il Comitato per il suo sostegno alla

democratizzazione dell’Unione europea e si è dichiarato impaziente che si

concretizzasse «una cooperazione vivace e fruttuosa fra le due assemblee nel

quadro del nuovo trattato di Lisbona», sottolineando inoltre che avvicinare

l’Europa ai cittadini è il compito comune di entrambi gli organi. «Nell’esprimere il

suo desiderio di salvaguardare il modello sociale europeo e la sua determina-

zione nel preservare la leadership europea nella lotta contro i cambiamenti

climatici, il presidente del Parlamento europeo sottolinea le principali preoccu-

pazioni del CESE», ha affermato il presidente del CESE Mario Sepi.

Nell’aprile 2009 il Comitato delle regioni, in occasione del quindicesimo anniversario della sua istituzione, ha adottato

un mandato ambizioso che fissa le priorità per i prossimi 15 anni e oltre. L’aspirazione del Comitato ad un coinvolgi-

mento più sistematico delle autorità regionali e locali nelle principali politiche dell’UE è sfociata nell’adozione,

lo scorso giugno, del libro bianco sulla governance a più livelli.

Mediatore europeo

Rivolgendosi alla prima sessione plenaria del Comitato delle regioni dopo la sua

elezione, Jerzy Buzek ha dichiarato: «Ho sempre sostenuto il decentramento dei

poteri. La sussidiarietà è essenziale per il benessere dei cittadini. Per questo

abbiamo bisogno di voi, in quanto rappresentanti europei eletti a livello regio-

nale e locale». Il presidente del Comitato delle regioni, Luc Van den Brande,

ha replicato: «Attraverso i nostri pareri, diamo forma alle future politiche

dell’Europa: desideriamo continuare a farlo in partenariato con il Parlamento

europeo, così come già facciamo in partenariato con la Commissione europea».

Nel corso dell’anno, il Comitato delle regioni ha esortato le istituzioni dell’UE e

gli Stati membri a potenziare il coinvolgimento delle autorità locali e regionali

nella preparazione e nell’attuazione delle politiche dell’UE. Tale invito è stato

rivolto in forma di libro bianco — il primo che il Comitato abbia mai pubblicato —

sulla governance a più livelli.

Nel quadro della sua missione volta a incentivare una maggiore trasparenza nelle istituzioni europee, nel 2009 il Mediatore

europeo, P. Nikiforos Diamandouros, ha avviato più di 100 indagini, relative per la maggior parte a questioni di personale,

all’accesso ai documenti, a sovvenzioni e sussidi e a infrazioni.

92


Agenzie

In novembre una relazione della Corte dei conti ( 13 ) ha concluso che le agenzie esecutive della Commissione europea

forniscono un servizio efficace grazie alla loro specializzazione in compiti ben definiti. «Esse stipulano contratti, effettuano

i pagamenti e approvano le relazioni tecniche e finanziari e sui progetti con maggiore rapidità. Inoltre, hanno perfezionato

i processi e incrementato la comunicazione esterna e la divulgazione dei r isultati, contribuendo in tal modo ad accrescere

la visibilità dell’UE», sostiene la relazione. La relazione individua anche alcuni settori in cui potrebbero essere apportati

miglioramenti al sistema, in particolare la supervisione e la rendicontazione. In marzo il Parlamento, il Consiglio e la

Commissione hanno concordato di condurre una valutazione congiunta delle agenzie di regolazione dell’UE e hanno

istituito un gruppo di lavoro che ha cominciato a riesaminarne i ruoli, le strutture e le attività.

TRASPARenZA

Nel 2009 il registro dei rappresentanti di interessi della Commissione ( 14 ) ha

festeggiato il suo primo anno di vita. Sin dalla sua inaugurazione, nel giugno

2008, questo registro volontario ha acquistato un significato crescente per le

persone interessate all’ambiente del lobbismo a Bruxelles. I cittadini possono

prendere conoscenza delle diverse e numerose organizzazioni attive in questo

settore e possono anche, per la prima volta, conoscerne le possibilità finanziarie.

A settembre erano 2 000 le organizzazioni iscritte al registro: un numero che ha

superato ogni aspettativa. Il registro è diventato uno strumento di lavoro per i

servizi della Commissione. Ad esempio, la direzione generale del Commercio ha

deciso di eliminare dalla propria banca dati della «società civile» tutte le organiz-

zazioni non registrate, e la direzione generale dell’Agricoltura e dello sviluppo

rurale ha adottato un’iniziativa simile, rendendo l’iscrizione al registro una condi-

zione per poter partecipare a consultazioni strutturate e permanenti. Altre

direzioni generali con frequenti contatti con la società civile, quali la direzione

generale dell’Istruzione e della cultura e la direzione generale per la Salute e i

consumatori, hanno consigliato l’iscrizione al registro.

Il 2009 ha segnato anche un momento importante in termini di trasparenza nella

spesa dell’UE. Nel 2009 per la prima volta sono stati pubblicati in Internet i nomi

dei beneficiari dei principali strumenti finanziari dell’UE: la politica agricola

comune e i fondi strutturali. Per ciascun beneficiario, nel sito web sono riportati

l’esatta denominazione, il comune di appartenenza e il valore del finanziamento

ricevuto. La Commissione ha riunito tutte le informazioni disponibili in un unico

sito web. Inoltre, per il secondo anno, nel 2009 è stato pubblicato l’elenco dei

beneficiari dei 18 miliardi di euro erogati a titolo degli strumenti gestiti diretta-

mente dalla Commissione, a favore di ricerca, trasporti, energia, istruzione e

cultura. Il sito web del «sistema di trasparenza finanziaria» ( 15 ) permette di effet-

tuare ricerche basate su diversi criteri. Il sistema si basa sul principio secondo cui

i contribuenti hanno diritto di sapere come viene impiegato il loro denaro e sulla

convinzione che la trasparenza ottenuta mediante il rafforzamento del controllo

pubblico dovrebbe migliorare la gestione e l’uso dei fondi.

Relativamente al finanziamento delle attività del Consiglio, è stato raggiunto un

maggiore livello di trasparenza grazie alla cooperazione con il Parlamento in

materia di bilancio. In aprile il Parlamento ha deciso di rimandare il voto sul

discarico del bilancio del Consiglio per il 2007, in attesa di nuove informazioni.

Il discarico per il Consiglio è stato infine approvato all’inizio di novembre dalla

commissione parlamentare competente, dopo che il Parlamento ha ottenuto

serie «concessioni» da parte del Consiglio relativamente, tra l’altro, alla pubblica-

zione sul suo sito web di ulteriori informazioni riguardo all’uso del suo bilancio.

LOBBISMO TRASPARenTe

A ottobre 2009 il registro della

Commissione dei rappresentanti di

interessi conteneva 2 092 iscrizioni:

4società di consulenza specializzate/studi

legali che svolgono attività

di lobbismo presso le istituzioni

dell’UE: 121;

4lobbisti «interni» e associazioni

di categoria che si occupano

di lobbismo: 1 159;

4ONG/centri studi: 590;

4altre organizzazioni: 222.

IdenTIFIcAZIOne deGLI eSPeRTI

Per la prima volta sono stati resi pubblici

i nomi dei membri di tutti i gruppi

consultivi di esperti della

Commissione europea.

93 relazione generale 2009 | un’unione europea piÙ efficace e piÙ deMocratica


PROTeGGeRe IL denARO

deI cOnTRIBUenTI

Nei suoi dieci anni di attività, celebrati

in giugno, l’Ufficio europeo per

la lotta antifrode (OLAF) ha avviato più di

3 000 casi, permettendo di recuperare

denaro dei contribuenti per

più di un miliardo di euro.

Sentenze fondamentali della Corte di giustizia dell’Unione europea

La relazione annuale della Commissione sull’applicazione del regolamento

relativo all’accesso del pubblico ai documenti ha mostrato un costante incre-

mento delle richieste di accesso, la maggior parte delle quali (83 %) sono state

accettate. In marzo è stato adottato un nuovo quadro giuridico per le statistiche

europee, che faciliterà l’accesso alle informazioni. Nel corso dell’anno, inoltre, a

seguito del suggerimento della Commissione di rivedere le norme relative ai

suoi esperti, è stata avviata un’attività di chiarificazione che andrà a beneficio

della trasparenza. La Commissione ha gradualmente completato la pubblica-

zione dei nomi di tutti i membri dei suoi gruppi di esperti.

Sin dalla sua istituzione nel 1952, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha avuto il compito di assicurare «il rispetto del

diritto nell’interpretazione e nell’applicazione» dei trattati. La Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha sede a

Lussemburgo, comprende tre organi giurisdizionali: la Corte di giustizia, il Tribunale (creato nel 1988 come Tribunale di

primo grado e ridenominato nel 2009 ai sensi del trattato di Lisbona) e il Tribunale della funzione pubblica (creato nel

2004). Dalla loro istituzione, i tre organi giurisdizionali hanno emesso circa 15 000 sentenze.

Politica sociale

Causa C-116/08, Meerts (sentenza del 22 ottobre 2009)

L’indennità di licenziamento di un lavoratore a tempo pieno licenziato durante un congedo parentale a tempo parziale

si calcola sulla base della sua retribuzione a tempo pieno. Una riduzione dei diritti del lavoratore in caso di congedo

parentale potrebbe dissuadere i lavoratori dal fruire di tale diritto e incitare i datori di lavoro a licenziare di preferenza i

lavoratori che sono in congedo parentale.

Cause riunite C-350/06 e C-520/06, Schultz-Hoff e a. (sentenza del 20 gennaio 2009)

I lavoratori non perdono il diritto alle ferie annuali retribuite che non hanno potuto esercitare a causa di malattia.

Ai lavoratori spetta un indennizzo per le ferie annuali retribuite non godute.

C-88/08, Hütter (sentenza del 18 giugno 2009)

Gli articoli 1, 2 e 6 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la

parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, vanno interpretati nel senso che ostano ad

una normativa nazionale che, al fine di non sfavorire la formazione generale rispetto alla formazione professionale e di

promuovere l’inserimento dei giovani apprendisti sul mercato del lavoro, esclude che siano presi in considerazione i

periodi di lavoro svolti precedentemente al compimento del diciottesimo anno di età ai fini della determinazione dello

scatto nel quale vengono collocati i dipendenti a contratto del pubblico impiego di uno Stato membro.

Causa C-63/08, Pontin (sentenza del 29 ottobre 2009)

Le lavoratrici gestanti licenziate devono beneficiare di una tutela giurisdizionale efficace dei diritti loro conferiti dal

diritto comunitario Se l’unico ricorso che la normativa nazionale mette a disposizione delle lavoratrici licenziate durante la

gravidanza non accorda termini di ricorso adeguati, tale normativa introduce un trattamento meno favorevole per ragioni

collegate alla gravidanza e costituisce una discriminazione nei confronti delle lavoratrici subordinate.

Tutela dei consumatori

Causa C-489/07, Messner (sentenza del 3 settembre 2009)

Un consumatore che esercita il proprio diritto di recesso nei contratti a distanza non deve essere obbligato, in

generale, a indennizzare il venditore per l’uso del bene acquistato. In alcune circostanze, tuttavia, al consumatore può

essere imposto il pagamento di un’indennità per l’uso del bene acquistato nel caso in cui egli abbia fatto uso del detto

bene in un modo incompatibile con i principi del diritto civile, quali la buona fede o l’arricchimento senza giusta causa.

Trasporto aereo

Cause riunite C-402/07 e C-432/07, Sturgeon e a. (sentenza del 19 novembre 2009)

I passeggeri di voli ritardati possono avere diritto ad una compensazione pecuniaria. Quando giungono alla

destinazione finale tre ore o più dopo l’orario di arrivo previsto, essi possono richiedere, come i passeggeri di voli cancellati,

una compensazione pecuniaria forfetaria alla compagnia aerea, a meno che il ritardo non sia dovuto a circostanze

eccezionali.

94


Mercato interno

Causa C-222/07, UTECA (sentenza del 5 marzo 2009)

Uno Stato membro può obbligare gli operatori televisivi a destinare parte dei ricavi di esercizio al finanziamento

anticipato di film e telefilm europei. La normativa nazionale può altresì prevedere un’aliquota specifica di finanzia-

mento destinata a opere la cui lingua originale è una delle lingue ufficiali di tale Stato membro.

Ambiente

Causa C-115/08, ČEZ (sentenza del 27 ottobre 2009)

I giudici austriaci, investiti di un’azione inibitoria diretta a far cessare turbative di vicinato tra proprietari terrieri e la centrale

nucleare di Temelín, devono prendere in considerazione l’autorizzazione all’esercizio rilasciata dalle autorità ceche. Tale

autorizzazione fa parte del sistema comunitario volto a garantire la protezione della popolazione contro i pericoli

nucleari. Di conseguenza, la legislazione nazionale non può trattare un impianto industriale in modo diverso sulla base

del fatto che l’autorizzazione all’esercizio sia stata concessa da autorità nazionali o da autorità di altri Stati membri.

Causa C-552/07, Azelvandre (sentenza del 17 febbraio 2009)

Il diritto di accesso del pubblico alle informazioni si applica alle emissioni di organismi geneticamente modificati. Gli Stati

membri non possono invocare l’ordine pubblico per opporsi alla divulgazione del sito dell’emissione di organismi

geneticamente modificati.

Politica estera e di sicurezza comune

Causa T-341/07, Sison/Consiglio (sentenza del 30 settembre 2009)

Un procedimento nazionale che porta al rifiuto di riconoscere la qualifica di rifugiato o il diritto di soggiorno non può

essere usato dal Consiglio quale base per una decisione di congelamento dei capitali, tranne nel caso in cui il procedi-

mento nazionale fosse stato avviato nel quadro della lotta contro il terrorismo.

Cause riunite T-37/07 e T-323/07, El Morabit/Consiglio (sentenza del 2 settembre 2009)

Il Tribunale conferma le decisioni del Consiglio che avevano congelato i capitali di Mohamed El Morabit. Tali decisioni

non violano il principio di presunzione di innocenza e il Consiglio non è tenuto ad aspettare una condanna definitiva

prima di procedere al congelamento dei capitali.

95 relazione generale 2009 | un’unione europea piÙ efficace e piÙ deMocratica


Lavori parlamentari nel 2009

Risoluzioni e decisioni adottate dal Parlamento europeo

Consultazione

Legislazione

Cooperazione ( 1 ) Codecisione

Prima lettura

Seconda lettura

Prima lettura ( 2 )

Seconda lettura ( 3 )

Terza lettura

96

Parere conforme

Bilancio e discarico

Procedure d’iniziativa

Altre procedure

89 75 22 8 6 55 121 91 26 20 513

( 1 ) In 34 casi il Parlamento europeo ha modificato la proposta della Commissione.

( 2 ) In 63 casi il Parlamento europeo ha modificato e in un caso ha respinto la proposta della Commissione.

( 3 ) In 14 casi il Parlamento europeo ha modificato la posizione comune della Commissione.

Personale nelle istituzioni dell’UE: numero di posti al dicembre 2009

Risoluzioni (articoli 103 e 108)

Diritti umani

Varie

Totale

Posti permanenti Posti temporanei

Commissione, posti amministrativi 20 018 366

Commissione, ricerca 3 827

Uffici collegati alla Commissione 1 883 115

Parlamento 5 093 126

Consiglio 3 476 36

Corte di giustizia, Tribunale e Tribunale della funzione pubblica 1 493 438

Comitato economico e sociale europeo 643 146

Comitato delle regioni 465 37


IL BILAncIO deLL’Ue neL 2009

Sviluppo sostenibile e innovazione

al centro del bilancio dell’UE

Cittadinanza, libertà, sicurezza e giustizia

sanità, diritti dei consumatori e dialogo pubblico;

sicurezza e incolumità in europa

2 %

Un attore globale

sviluppo sostenibile,

pace e sicurezza

in tutto il mondo

6 %

Risorse naturali

agricoltura orientata al mercato (31 %)

e sviluppo rurale (10 %)

41 %

Fonte: Commissione europea.

nOTe

136,8 miliardi

di euro

altre spese,

incluse le spese amministrative

6 %

Crescita sostenibile

competitività ed economia basata sulla conoscenza;

promuovere la coesione fra le regioni

45 %

( 1 ) Trattato di Lisbona che modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che

istituisce la Comunità europea (GU C 306 del 17.12.2007).

( 2 ) Conclusioni della presidenza del Consiglio europeo, 18-19 giugno 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st11/st11225-re02.it09.pdf).

( 3 ) Conclusioni della presidenza del Consiglio europeo, 29-30 ottobre 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st15/st15265-re01.it09.pdf).

( 4 ) Libro verde «Diritto d’iniziativa dei cittadini europei», COM(2009) 622.

( 5 ) Regolamento interno del Parlamento europeo, come modificato il 6 maggio 2009,

relatore Richard Corbett (http://www.europarl.europa.eu/news/expert/briefing_

page/54105-124-05-19-20090421BRI54104-04-05-2009-2009/

default_p001c028_en.htm).

( 6 ) Orientamenti politici per la prossima Commissione, 3 settembre 2009

(http://ec.europa.eu/commission_barroso/president/pdf/press_20090903_IT.pdf).

( 7 ) http://www.europarl.europa.eu/news/expert/infopress_page/

008-60584-257-09-38-901-20090911IPR60583-14-09-2009-2009-false/default_it.htm

dA dOve venGOnO I FOndI

deL BIL AncIO deLL’Ue?

Dazi doganali, prelievi

agricoli e contributi

zucchero

17 %

Risorsa basata

sull’imposta

sul valore

aggiunto (iVa)

17 %

Fonte: Commissione europea.

( 8 ) Comunicazione della Commissione «Terzo esame strategico del programma per

legiferare meglio nell’Unione europea», COM(2009) 15.

( 9 ) Conclusioni del Consiglio «Competitività», 28-29 maggio 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st10/st10306.it09.pdf).

( 10 ) Documento della Commissione «Orientamenti in materia di valutazione di impatto»,

SEC(2009) 92 del 15.1.2009.

( 11 ) Relazione annuale sul controllo dell’applicazione del diritto comunitario (2008),

COM(2009) 675.

( 12 ) Quarto rapporto annuale sulle relazioni tra la Commissione europea e i parlamenti

nazionali, COM(2009) 343.

( 13 ) Corte dei conti europea, relazione speciale «La delega di compiti d’esecuzione

alle agenzie esecutive: una scelta valida?»

(http://eca.europa.eu/portal/pls/portal/docs/1/3340303.PDF).

( 14 ) https://webgate.ec.europa.eu/transparency/regrin/welcome.do?locale=it#it

( 15 ) http://ec.europa.eu/beneficiaries/fts/index_en.htm

Risorsa basata

sul reddito

nazionale lordo

65 %

97 relazione generale 2009 | un’unione europea piÙ efficace e piÙ deMocratica

altro

1 %


CaPiTolo 5

UlTeRioRi MiglioRaMenTi

PeR i CiTTaDini eURoPei


Le iniziative dell’UE a vantaggio dei suoi cittadini

vanno ben al di là del piano di ripresa economica e

della strategia per il clima e l’energia illustrati nei

capitoli precedenti: l’influenza dell’UE si fa sentire non

soltanto nel campo delle relazioni internazionali e

degli affari istituzionali, ma anche in molti altri settori.

L’UE ha continuato a sviluppare il mercato interno e le

libertà che ne costituiscono parte integrante. Ha reso

più facile e più sicura la circolazione in Europa delle

persone e delle merci. Ha agito da garante per i

consumatori, tutelandone gli interessi in campo

bancario e in quello della sicurezza dei prodotti e

tutelandone i diritti in qualità di clienti.

L’UE ha collaborato attivamente con gli Stati membri

per proteggere la salute dei cittadini. Ha promosso la

ricerca di una maggiore efficienza nel settore agricolo e

l’attuazione di una politica globale per i suoi mari e gli

oceani. Le sue normative e i suoi programmi hanno

messo a disposizione dei cittadini tecnologie avanzate

e hanno sostenuto la competitività dell’Europa.

Nel contempo l’UE ha adottato nuovi programmi e

intrapreso passi concreti per lottare contro la

criminalità e il terrorismo, per assicurare la certezza

del diritto nelle controversie transfrontaliere e per

affrontare le problematiche connesse all’immigrazione

e al diritto di asilo nel rispetto dei diritti umani. I diritti

sociali sono stati promossi in settori che vanno dal

congedo di maternità ai diritti dei lavoratori.

Sebbene le attività e le politiche dell’UE siano

estremamente variegate, vi è un crescente e

consapevole grado di coerenza tra di esse.

Attraverso numerose iniziative in singoli settori,

l’UE ha contribuito al conseguimento di obiettivi più

generali, tra i quali la ripresa economica, un uso più

efficiente dell’energia, la riduzione delle emissioni,

il rafforzamento dei legami con il resto del mondo,

una più efficiente attuazione delle sue politiche interne

e, soprattutto, la creazione di un’Europa più vicina

ai bisogni dei suoi cittadini.


© Reporters / Photononstop / Jacques Loic

L’UE ha migliorato le opzioni offerte ai

cittadini in materia di trasporto, nell’intento

di promuovere la sostenibilità e la mobilità.

LIBeRTà

La libertà di circolazione è essenziale per il successo dell’Unione

europea: le libertà del mercato unico si applicano a persone, merci,

capitali e servizi. Nel corso del 2009 l’UE ha continuato a schiudere

nuove opportunità ai cittadini e alle imprese in questi settori.

vIAGGI e TRASPORTI

Accorciamento dei tempi di volo e contenimento dei consumi di carburante e

delle emissioni sono i risultati che dovrebbero poter essere conseguiti grazie al

secondo pacchetto sul «cielo unico europeo» ( 1 ), approvato nel corso dell’anno e

finalizzato ad accrescere l’efficienza della gestione del traffico aereo e a ridurre i

ritardi inutili. Volare sarà inoltre più sicuro in seguito al rafforzamento delle

norme dell’UE sugli incidenti nel settore dell’aviazione civile ( 2 ), proposto dalla

Commissione, e del periodico aggiornamento dell’elenco UE delle compagnie

aeree non sicure ( 3 ), un sistema che la Commissione vorrebbe estendere a livello

internazionale. In novembre la Corte di giustizia ( 4 ) ha stabilito che i passeggeri

aerei vittime di un notevole ritardo del loro volo subiscono un danno analogo a

quello dei passeggeri il cui volo è stato cancellato, una sentenza in linea con

l’interpretazione data dalla Commissione europea al regolamento sui diritti dei

passeggeri aerei.

In risposta alla crisi economica, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno

modificato in giugno le norme relative alle bande orarie negli aeroporti ( 5 ),

consentendo ai vettori aerei di non perdere i loro diritti su tali bande orarie in

caso di mancata utilizzazione, evitando così di obbligarli a far volare aerei vuoti

solo per questo motivo. A livello internazionale sono stati stipulati in maggio

accordi sui servizi e sulla sicurezza del trasporto aereo con il Canada, mentre

hanno registrato progressi i negoziati per gli accordi con più di una dozzina di

paesi dell’Asia, dell’Africa e del Pacifico. Il Consiglio ha autorizzato la Commis-

sione a negoziare accordi con la Georgia, il Brasile, l’Organizzazione per

l’aviazione civile internazionale e l’Amministrazione federale dell’aviazione

degli Stati Uniti.

I vettori europei del trasporto stradale potranno più facilmente ottenere finan-

ziamenti comunitari per progetti volti a incrementare la loro efficienza e a ridurre

l’impatto ambientale delle loro attività in seguito allo snellimento amministrativo

del programma Marco Polo ( 6 ), finalizzato a trasferire il trasporto stradale su assi

congestionati verso altri modi di trasporto più sostenibili: trasporto marittimo

a corto raggio, trasporto ferroviario e per vie d’acqua interne. Le modifiche

apportate alle norme sull’accesso al mercato per quanto riguarda i trasporti

100


internazionali di merci e di persone hanno semplificato l’attività dei vettori

perché hanno permesso di alleggerire gli oneri amministrativi e di chiarire le

procedure in materia di sanzioni. Nell’approvare le nuove norme, il Parlamento

europeo ha messo in evidenza il fatto che esse comportano meno camion vuoti

in circolazione sulle strade europee, una riduzione degli orari massimi di lavoro

per gli autisti di autobus e di autocorriere e ispezioni più severe nelle imprese di

trasporto. Le nuove norme sui tachigrafi digitali rendono più facili gli scambi di

dati e aiutano le autorità a individuare gli operatori problematici.

A fronte della crisi che ha colpito il settore dell’auto, la Commissione ha incon-

trato i costruttori per discutere insieme le modalità di un possibile utilizzo di

fondi pubblici per incoraggiare l’acquisto di auto nuove e di un’eventuale desti-

nazione degli aiuti di Stato a favore della formazione dei lavoratori. Nell’interesse

della sicurezza stradale, la Commissione ha sollecitato gli Stati membri ad

accelerare l’installazione nelle auto della tecnologia «eCall», che provvede

automaticamente a informare i servizi di soccorso in caso di incidente. Al Parla-

mento europeo e al Consiglio sono nel frattempo continuate le discussioni in

merito agli oneri di infrastruttura finalizzati a far sopportare agli autotrasportatori

una quota maggiore dei costi dell’inquinamento e della congestione di cui sono

responsabili. Tali oneri, secondo quanto sostenuto in marzo dal Parlamento

europeo nell’esprimere il suo parere sulla proposta, dovrebbero essere in parte

basati sui costi dell’inquinamento atmosferico e acustico.

Le proposte finalizzate all’istituzione di corridoi ferroviari internazionali di qualità

per il trasporto di merci ( 7 ) hanno ricevuto l’avallo del Parlamento europeo in

aprile e del Consiglio in giugno. La Commissione ha adottato un programma per

l’applicazione del sistema europeo di segnalamento e di controllo della velocità

dei treni ( 8 ) e ha annunciato un riesame delle norme e delle pratiche di sicurezza

nel settore ferroviario ( 9 ) a seguito del tragico deragliamento di un treno merci a

Viareggio in giugno.

In marzo il Consiglio ha approvato la strategia della Commissione in materia di

trasporti marittimi ( 10 ), riconoscendo così l’importanza di tale modo di trasporto

utilizzato per quasi il 90 % di tutti gli scambi extra-UE e circa il 40 % degli scambi

intracomunitari e che contribuisce a garantire gli approvvigionamenti di energia

dell’Europa. Al fine di promuovere trasporti marittimi concorrenziali, sostenibili e

di elevata qualità, rendendo più rapidi gli adempimenti amministrativi per le

imbarcazioni in arrivo o in partenza dai porti europei, la Commissione ha

proposto un aggiornamento delle formalità di registrazione per le navi e

le merci, ottenendo in linea di principio l’appoggio del Consiglio. Il terzo

pacchetto sulla sicurezza marittima ( 11 ), adottato in aprile dal Parlamento

europeo e dal Consiglio, impone alle autorità nazionali nuovi obblighi in

materia di controlli dei trasporti marittimi e di monitoraggio del traffico navale,

stabilisce principi più chiari con riguardo alle inchieste sugli incidenti e rende

più rigorosi i regimi in tema di responsabilità e assicurazione.

In giugno la Commissione ha fornito orientamenti in merito agli aiuti di Stato alle

società di gestione navale. Il Consiglio dei ministri ha approvato disposizioni che

prevedono l’informazione, l’assistenza e l’indennizzo dei passeggeri marittimi in

caso di cancellazione o ritardo del viaggio e che promuovono inoltre la tutela dei

diritti dei passeggeri con disabilità. Sulla base di una proposta presentata dalla

Commissione all’inizio dell’anno, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno

adottato in ottobre una normativa che rafforza le disposizioni vigenti in materia

di sanzioni per l’inquinamento provocato dalle navi ( 12 ).

101 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei


© AP / Lionel Cironneau

LOTTA cOnTRO

IL cOnTRABBAndO dI SIGAReTTe

Dal 2009 gli accordi per la lotta contro gli

scambi illeciti di prodotti del tabacco si

applicano all’intera UE. In aprile il Regno

Unito si è aggiunto agli altri 26 Stati

membri e all’Unione europea quale

firmatario dell’accordo per combattere il

contrabbando e la contraffazione, stipulato

nel 2004 con Philip Morris International, e

dell’accordo di cooperazione del 2007 con

Japan Tobacco International, finalizzati a

contenere le perdite di centinaia di milioni

di euro di gettito fiscale a seguito del

mancato pagamento delle imposte sui

prodotti del tabacco e a contrastare le

catene di approvvigionamento illegali che

mettono in pericolo i legittimi canali di

distribuzione e creano una concorrenza

sleale con i prodotti autentici.

Un’accresciuta collaborazione in campo

doganale ha contribuito a reprimere le frodi e

a combattere le contraffazioni nell’UE.

Nella foto, un doganiere francese procede alla

distruzione di articoli in cuoio contraffatti.

In risposta alle riflessioni del Parlamento europeo e del Comitato delle regioni,

la Commissione ha adottato in settembre un piano d’azione sulla mobilità

urbana ( 13 ) al fine di promuovere un approccio integrato, focalizzando l’atten-

zione sui cittadini e sul modo in cui rendere meno inquinante il trasporto urbano.

Al di là dell’impulso dato alle reti di trasporto transeuropee con l’assegnazione di

500 milioni di euro ai progetti attualmente prioritari (cfr. capitolo 1), con l’ado-

zione di un libro verde sono stati avviati i lavori volti a adeguare la normativa alle

esigenze dei cittadini e delle imprese e a rafforzare il mercato interno e la compe-

titività dell’UE. Nel frattempo, in luglio, sono stati rinnovati per quattro anni i

mandati dei coordinatori dei progetti.

Sul piano internazionale, la Commissione europea è stata in ottobre uno dei

firmatari di un nuovo partenariato volto a migliorare le principali relazioni di

trasporto nell’Europa settentrionale tra la Bielorussia, la Danimarca, l’Estonia, la

Finlandia, la Germania, la Lettonia, la Lituania, la Norvegia, la Polonia, la Russia e

la Svezia. Lo scopo è quello di aiutare questa regione, ricca di risorse naturali e

con un settore industriale notevolmente sviluppato, a far fronte alle sfide poste

dalle lunghe distanze da percorrere al suo interno e per raggiungere i principali

mercati. In giugno una comunicazione ha analizzato il rafforzamento della

cooperazione in materia di trasporti tra l’Africa e l’Europa, e in maggio il vertice

UE-Giappone ha riconosciuto la necessità di adottare misure comuni per lottare

contro le crescenti emissioni di gas a effetto serra dei trasporti marittimi e aerei

internazionali. In maggio un dialogo ad alto livello in campo economico tra UE e

Cina ha accolto con favore un nuovo quadro bilaterale per l’aviazione e i trasporti

marittimi e progetti di cooperazione tecnica nel campo dell’aviazione. In giugno

la Commissione e il ministero dei Trasporti e delle telecomunicazioni della

Repubblica del Kazakstan hanno firmato un protocollo d’intesa per lo sviluppo

delle reti di trasporto.

SeMPLIFIcAZIOne deGLI ScAMBI

Al fine di semplificare lo sdoganamento delle merci in entrata nell’UE o in uscita

dall’UE, gli Stati membri hanno firmato in marzo una convenzione relativa allo

sdoganamento centralizzato ( 14 ) che permette di trattenere nei bilanci nazionali

una parte dei dazi doganali riscossi. A partire da luglio è divenuto possibile

presentare elettronicamente le dichiarazioni doganali nel contesto dell’introdu-

zione, entro il 2013, di un sistema doganale interoperativo completamente

elettronico. La Commissione ha continuato inoltre a lavorare all’elaborazione di

una strategia comune di gestione dei rischi sotto il profilo della sicurezza, con

riguardo all’individuazione e alla prevenzione dei traffici di merci pericolose.

102


Il Consiglio ha approvato un nuovo piano d’azione triennale di lotta contro le

violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, finalizzato a migliorare la legisla-

zione e le iniziative mirate e coordinate a livello dell’UE in materia di controlli

doganali, a promuovere la collaborazione con l’industria e a livello internazio-

nale nonché a sensibilizzare i cittadini europei.

È stato creato un mercato UE più aperto per i materiali per la difesa ( 15 ), caratte-

rizzato da norme comuni e appalti più concorrenziali in modo da porre fine alle

procedure complicate volte a proteggere i mercati nazionali. A trarne vantaggio

saranno in particolare le piccole e medie imprese che fabbricano singoli compo-

nenti per i materiali per la difesa. Sebbene gli Stati membri possano continuare a

escludere gli appalti talmente sensibili che nemmeno le nuove norme possono

soddisfare le loro esigenze di sicurezza, il risultato globale sarà un’ottimiz-

zazione della spesa nel settore della difesa, a tutto vantaggio dei contribuenti

dell’UE.

Nel 2009 sono stati trattati 36 casi di mancata ottemperanza da parte degli Stati

membri alle norme UE in materia doganale e fiscale, riguardanti per lo più le

imposte personali e l’IVA. Allo scopo di migliorare la collaborazione interna-

zionale nel campo delle imposte dirette, la Commissione ha proposto di raffor-

zare la legislazione dell’UE onde evitare che il segreto bancario possa essere

invocato per giustificare la mancanza di cooperazione con le amministrazioni

fiscali degli altri Stati membri. Ha proposto inoltre l’estensione e il rafforzamento

del quadro giuridico per lo scambio di informazioni e la collaborazione tra

autorità fiscali sull’imposta sul valore aggiunto, anche attraverso Eurofisc, una

struttura comune di lotta contro le frodi internazionali.

nUOve TecnOLOGIe

Sono state espletate le procedure di appalto per i primi principali contratti di

Galileo, il sistema di navigazione satellitare globale che l’UE realizzerà, e sono

state adottate le disposizioni amministrative e di gestione per la governance

dei sistemi di navigazione satellitare europei. In ottobre la Commissione ha

varato EGNOS, il sistema europeo di copertura per la navigazione geosta-

zionaria ( 16 ), che assicura ai cittadini e alle imprese l’accesso gratuito al primo

contributo europeo alla navigazione satellitare.

In marzo i ministri dei Trasporti hanno approvato un quadro per l’introduzione

in Europa di sistemi di trasporto intelligente, per la promozione del ricorso a

tecnologie innovative in grado di aumentare l’efficienza e la sicurezza dei

trasporti stradali e per la protezione dell’ambiente tramite la riduzione

dell’inquinamento. In aprile il Parlamento europeo ha espresso parere favore-

vole, così come il Comitato economico e sociale europeo in maggio. In

ottobre la Commissione ha definito gli aspetti tecnici del servizio europeo di

telepedaggio, che costituisce uno degli assi portanti del sistema previsto.

RISPARMIO dI TeMPO PeR I cAMIOn

ALLA FROnTIeRA cOn LA RUSSIA

In settembre le discussioni con

le autorità russe sul rafforzamento della

collaborazione doganale con l’UE hanno

permesso di ridurre la congestione alle

frontiere e di migliorare la situazione delle

lunghe code di camion che si formavano

regolarmente ai valichi di frontiera dell’UE

con la Russia, in Estonia, Finlandia e

Lettonia.

Messa a punto del sistema di navigazione

satellitare globale dell’UE: Galileo è

pronto al decollo.

103 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei

© Novosti / Sergey Kazak


AURORA de FReITAS, vIncITRIce

deL PReMIO PeR IL MeRcATO UnIcO 2009

Aurora de Freitas, cittadina portoghese

di 65 anni residente in Francia dal 1968,

è la prima vincitrice del premio

per il mercato unico, il riconoscimento

conferito a un’impresa, a una persona o a

un’organizzazione che hanno contribuito

a migliorare il mercato interno. Aurora de

Freitas è stata premiata per il suo impegno

teso a facilitare l’ottenimento di permessi

di soggiorno in Francia da parte dei

cittadini portoghesi.

APeRTURA deI MeRcATI deI SeRvIZI

Alla fine del 2009 sono scaduti i termini per l’attuazione nell’ordinamento

giuridico di tutti gli Stati membri della direttiva sui servizi, finalizzata a sfruttare

appieno, attraverso il dischiudersi delle opportunità offerte dai mercati esteri, le

potenzialità del più grande settore dell’economia europea, in cui è creato il

maggior numero di nuovi posti di lavoro. In settembre, in occasione del

Consiglio «Competitività», la Commissione ha osservato che la difficile situa-

zione economica rendeva ancora più urgente l’attuazione del programma di

riforme previsto dalla direttiva. Secondo la Commissione, l’applicazione della

direttiva era pertanto da considerarsi come un elemento chiave delle riforme

strutturali necessarie per far ripartire l’economia dell’UE. Nel corso dell’anno

conferenze e seminari preparatori sono stati organizzati presso il Parlamento

europeo e dalla Commissione.

Nel corso dell’anno la Commissione ha continuato a adoperarsi per garantire il

pieno rispetto da parte degli Stati membri delle norme sulla libera circolazione

dei servizi. In settembre, ad esempio, ha sollevato dubbi sulla regolarità degli

appalti pubblici per la fornitura di servizi abitativi nel Regno Unito, dei periodi

intercorrenti tra l’aggiudicazione e la conclusione di un contratto di appalto in

Spagna, dei contratti di servizi giuridici per i progetti di costruzione di auto-

strade in Slovacchia, del requisito della cittadinanza per i notai e della libertà

di attività per gli agenti immobiliari e per i consulenti in materia di brevetti

in Portogallo, del riconoscimento del diploma di veterinario e delle restrizioni

sul servizio di corriere in Grecia.

cOncORRenZA

Nel corso di tutto l’anno le norme UE in materia di concorrenza hanno conti-

nuato ad assicurare un’ampia tutela degli interessi dei cittadini e delle imprese

dell’UE. Gli aiuti di Stato si sono rivelati uno strumento efficace per contribuire al

conseguimento degli obiettivi del pacchetto sul cambiamento climatico: viene

ammessa l’assistenza, ad esempio, allorché i costi ambientali per la società non

possono ancora essere inclusi nei costi di produzione. La Commissione ha

autorizzato aiuti di Stato che promuovono gli investimenti nel settore del

risparmio energetico, il ricorso a fonti energetiche rinnovabili e il migliora-

mento delle infrastrutture energetiche. Nel contempo la Commissione ha con-

tinuato a vigilare contro ogni abuso, avviando indagini nel caso, ad esempio,

di iniziative che sembravano favorire i grandi consumatori di energia.

La Commissione si è inoltre adoperata per eliminare gli intralci che ostacolano

l’integrazione del mercato e la concorrenza ed è intervenuta per garantire

l’accesso non discriminatorio alle reti del gas o per evitare gli effetti distorsivi dei

prezzi regolamentati. La Commissione ha comminato sanzioni per più di

un miliardo di euro a E.ON e GDF Suez per essersi segretamente accordate per

non vendere l’una nel mercato nazionale dell’altra il gas trasportato con un

gasdotto costruito insieme. E.ON ha ceduto molte centrali elettriche in

Germania e altrove dopo l’adozione della decisione da parte della Commissione

alla fine del 2008. La Commissione ha raggiunto con il gigante dell’energia GDF

Suez un accordo che renderà più facile l’ingresso di altre imprese nel mercato

francese del gas. La Commissione ha adottato anche iniziative contro le tariffe

preferenziali o regolamentate praticate da alcuni Stati membri a favore dei

consumatori finali industriali. Il controllo degli aiuti di Stato nel settore dell’energia

ha promosso la liberalizzazione dei mercati dell’energia mediante, ad esempio,

la creazione di una metodologia per la valutazione dei costi dei fornitori di

energia che contribuisce a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.

104


Tra i casi che hanno fatto scalpore nel corso dell’anno figura la multa di

1,06 miliardi di euro inflitta a Intel, il più grande fabbricante mondiale di

microchip, per aver tentato di estromettere dal mercato il suo principale concor-

rente AMD attraverso la concessione di sconti ai produttori di computer e ai

dettaglianti. In dicembre la Commissione ha chiuso il lungo contenzioso circa

il presunto abuso di posizione dominante da parte di Microsoft con una solu-

zione che garantirà ai consumatori la libera scelta del browser di Internet.

La fusione tra le poste di Svezia e Danimarca — la prima tra grandi operatori

postali — è stata autorizzata dalla Commissione a determinate condizioni. La

fusione tra Merck e Schering-Plough è stata approvata in quanto non danneggia

la concorrenza, come nel caso dell’acquisizione di Austrian Airlines da parte di

Lufthansa. Nel corso dell’anno le concentrazioni nel settore dell’aviazione —

oneworld e Star Alliance — sono state attentamente vagliate dalla Commis-

sione, che ha deciso di approfondire l’istruttoria sulla proposta acquisizione di

Sun Microsystems da parte di Oracle.

Tra le decisioni in materia di aiuti di Stato figura l’autorizzazione alla concessione,

a condizioni rigorose, di aiuti alle banche, tra le quali la Royal Bank of Scotland,

beneficiaria del più grande aiuto mai concesso in precedenza da un governo

nazionale. La Commissione ha anche messo in chiaro che qualunque aiuto di

Stato a favore di Opel deve rispettare le norme comunitarie. Dal quadro di

valutazione degli aiuti di Stato pubblicato dalla Commissione in dicembre

emergono ulteriori progressi nel recupero degli aiuti illegali e incompatibili.

A fine giugno 2009 erano stati infatti recuperati 9,4 miliardi di euro, mentre

restava ancora in sospeso il recupero di appena il 9 % degli aiuti illegali. Ciò

significa che il 91 % del totale degli aiuti illegali e incompatibili è stato restituito

dai beneficiari, contro il 25 % alla fine del 2004.

La Commissione ha inflitto ammende per un totale di 173 milioni di euro a due

cartelli ritenuti colpevoli di aver concluso accordi per la ripartizione del mercato

degli additivi per materie plastiche e ha avviato indagini in merito alla presunta

esistenza di cartelli nel settore dell’industria del cemento e delle banane.

A seguito dell’indagine sulla concorrenza nel settore farmaceutico la Commis-

sione ha continuato gli accertamenti su presunti comportamenti anticon-

correnziali, anche con ispezioni a sorpresa.

IL BeneSSeRe deI cITTAdInI

L’UE è direttamente e indirettamente responsabile del benessere

dei suoi cittadini. Ha giocato un ruolo chiave nel corso dell’anno nel

gestire le problematiche internazionali della protezione dei consumatori

e nel controllare i prodotti potenzialmente pericolosi, mentre

la pandemia influenzale l’ha portata ad assumere una posizione di

primo piano nelle discussioni in campo sanitario quale coordinatrice

delle risposte degli Stati membri.

PROTeZIOne deI cOnSUMATORI

Alcune delle attività dell’UE nel settore della protezione dei consumatori

hanno assunto la forma di un divieto totale di prodotti pericolosi. In maggio è

entrato in vigore a livello UE un divieto alla commercializzazione di prodotti

di consumo, quali divani e scarpe, contenenti il biocida dimetilfumarato,

responsabile di gravi reazioni allergiche in centinaia di consumatori dell’UE.

Sono state anche adottate misure per garantire il tempestivo richiamo di

prodotti già presenti sul mercato. In marzo il divieto di vendita di accendini

105 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei


fantasia è stato prorogato fino al 2010, unitamente a norme che autorizzano

l’immissione sul mercato dell’UE soltanto di accendini a prova di bambino.

Inoltre, la legislazione dell’UE è applicata quotidianamente a difesa dei cittadini.

La direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti si è dimostrata un efficace

strumento di tutela dei consumatori, come è stato messo in evidenza in

una relazione pubblicata in gennaio ( 17 ), mentre in tutto il mondo il sistema

d’informazione RAPEX è preso ora come riferimento dalle autorità di sorveglianza

del mercato.

La Commissione ha condotto inoltre azioni di monitoraggio attivo e ha assunto

nuove iniziative. Dal suo quadro di valutazione dei mercati dei beni di consumo

è risultato che a presentare il più elevato rischio di cattivo funzionamento per i

consumatori sono i mercati dell’energia, dei servizi bancari e dei trasporti. Uno

studio sul mercato dell’energia elettrica al dettaglio metterà ora a fuoco i

problemi per i consumatori.

In febbraio il Parlamento europeo ha adottato una relazione in cui osserva che

soltanto trenta milioni di consumatori si avvalgono delle opportunità offerte dal

mercato unico per effettuare spese all’estero nell’ambito dell’UE. I parlamentari

europei hanno posto l’accento sulla necessità di accrescere la sicurezza di

Internet, di semplificare le norme e di adottare misure specifiche a favore delle

imprese più piccole. Anche la Commissione ha analizzato gli ostacoli che

frenano lo sviluppo del commercio elettronico transfrontaliero e ha elaborato

una strategia per superarli.

La Commissione ha proposto inoltre di armonizzare i sistemi di classificazione e

di notifica delle denunce dei consumatori. Nell’autunno del 2009 la Commissione

ha avviato l’esame dei problemi lamentati dai consumatori in merito ai servizi

finanziari al dettaglio, in particolare per quanto concerne le commissioni

bancarie, l’informazione e la consulenza sui prodotti finanziari e il trasferimento

di un conto bancario. Consultazioni si sono tenute sulle possibili opzioni per la

risoluzione di casi di ricorsi collettivi. Al fine di garantire che i consumatori

europei traggano beneficio dal quadro normativo dell’UE, la Commissione ha

presentato in luglio raccomandazioni sull’applicazione dei diritti dei consu-

matori. In settembre sono state aggiornate le norme che disciplinano

l’istituzione del gruppo consultivo europeo dei consumatori nell’intento di

migliorarne la rappresentatività e di promuovere una più ampia collabora-

zione con le organizzazioni nazionali dei consumatori.

In seno al Consiglio e al Parlamento sono continuate le discussioni sulla proposta

di una nuova direttiva sui diritti dei consumatori ( 18 ), che riunisce in un unico

strumento le direttive vigenti in modo da rafforzare la fiducia dei consumatori

ovunque essi effettuino i loro acquisti nell’UE e da consentire agli operatori di

vendere i propri prodotti anche all’estero. Sono iniziati i lavori di revisione della

direttiva sui viaggi «tutto compreso» per tener conto del crescente uso di

Internet e delle compagnie aeree low-cost, che non rientrano nel campo di

applicazione della direttiva. In caso di fallimento di una compagnia aerea, ai

passeggeri è attualmente preclusa ogni possibilità di ricorso per ottenere il

rimborso dei biglietti non utilizzati o per essere rimpatriati qualora rimangano

a terra all’estero. In novembre il Parlamento europeo ha sostenuto che, in

caso di fallimento di compagnie aeree, i passeggeri che hanno prenotato un

volo dovrebbero aver diritto a ottenere un risarcimento e assistenza.

La collaborazione tra autorità — fondamentale per un’efficace azione di

contrasto degli operatori disonesti che operano oltre frontiera — è proseguita

con l’avvio in giugno di negoziati con gli Stati Uniti che dovrebbero portare a un

accordo sullo scambio di informazioni e sulle richieste di misure di esecuzione.

106


TUTeLARe LA SALUTe deGLI eUROPeI

In giugno, nell’intento di migliorare i risultati conseguiti in Europa nella lotta

contro le principali malattie, è stato lanciato un partenariato europeo contro il

cancro ( 19 ) finalizzato a sostenere le iniziative adottate a livello nazionale

mediante la condivisione delle informazioni e delle competenze in materia di

prevenzione e di controllo dei tumori. In luglio la Commissione ha avanzato

proposte per coordinare l’iniziativa europea in merito al morbo di Alzheimer e ad

altre demenze e malattie neurodegenerative, ottenendo in novembre il pieno

appoggio del Parlamento europeo. La Commissione ha annunciato iniziative

volte ad aiutare gli Stati membri a eliminare le disuguaglianze in materia

sanitaria ( 20 ) esistenti tra i paesi dell’UE e al loro interno nonostante l’aumento

della prosperità e i miglioramenti registrati in generale in campo sanitario.

Per quanto concerne invece le malattie meno diffuse, in giugno è stata adottata

una strategia europea per spronare gli Stati membri ad attuare entro la fine del

2013 piani nazionali per le malattie rare ( 21 ).

La sfida posta dalla pandemia H1N1 è stata raccolta e ci si è adoperati a livello

dell’UE e internazionale per ottimizzare il coordinamento. In settembre la

Commissione ha ospitato una riunione di fondamentale importanza sull’ado-

zione di efficaci misure di sanità pubblica, cui hanno partecipato i ministri della

Salute del Canada, della Francia, della Germania, dell’Italia, del Giappone, del

Messico, del Regno Unito e degli Stati Uniti, nonché funzionari dell’Organizza-

zione mondiale della sanità. La strategia della Commissione delineata in

settembre mirava a sostenere gli sforzi degli Stati membri per dare una risposta

efficiente, anche mediante l’aiuto nell’acquisizione dei vaccini necessari e attra-

verso messaggi coerenti al pubblico. In ottobre il Consiglio ha approvato

l’approccio adottato. L’Agenzia europea per i medicinali ha fattivamente colla-

borato con gli esperti degli Stati membri e la Commissione europea nel rilascio

delle autorizzazioni per i vaccini con una rapidità che non ha precedenti ( 22 ).

Un’iniziativa in merito alla sicurezza dei pazienti e al controllo delle infezioni

è stata lanciata in giugno in un contesto di crescente incidenza di eventi

sfavorevoli associati all’assistenza sanitaria. La Commissione europea ha

proposto inoltre che tutti gli Stati membri si attivino per proteggere i propri

cittadini dall’esposizione al fumo da tabacco entro il 2012 negli spazi pubblici

chiusi, sul luogo di lavoro e nei trasporti pubblici, e per incoraggiare l’abbandono

del fumo. Con una conferenza sulla salute dei giovani organizzata in luglio a

Bruxelles, cui hanno partecipato giovani degli Stati membri dell’UE, e con un sito

Internet «Sii sano, sii te stesso» in 22 lingue è stata data la possibilità ai giovani

di contribuire allo sviluppo delle politiche sanitarie dell’UE. Un programma a

livello UE per fornire frutta e verdura fresche ai bambini delle scuole ( 23 ) è stato

avviato nell’anno scolastico 2009/2010, seguito da una campagna di promozione

di un sana alimentazione. Allo scopo di garantire che le autorità sanitarie e i

L’UE ha massimizzato il coordinamento

internazionale per far fronte alla sfida

posta dalla pandemia H1N1.

107 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei

© AP


pazienti non siano vittime di prezzi dei medicinali eccessivamente elevati o di

un’innovazione eccessivamente lenta, la Commissione ha proseguito la sua

iniziativa a favore dei medicinali innovativi e ha concluso l’indagine sulla concor-

renza nel settore farmaceutico, dichiarandosi pronta a intervenire contro le

società che impediscono in maniera illegale l’immissione sul mercato di

medicinali generici per i farmaci il cui brevetto è scaduto ( 24 ).

cOnTROLLI SAnITARI

L’UE ha anche il dovere di tutelare la salute dei suoi cittadini contro i rischi sanitari

posti dai prodotti, rischi che sono reali, come dimostra l’aumento del 12 % nel

2009 delle notifiche attraverso il sistema di allarme rapido per gli alimenti e i

mangimi. In luglio nuove norme hanno introdotto controlli più efficaci contro i

rischi conosciuti o emergenti dei prodotti alimentari e dei mangimi importati di

origine non animale, con controlli nazionali ancora più rigorosi su talune impor-

tazioni a partire dal gennaio 2010. Sebbene l’incidente di Černobyl si sia verificato

più di venti anni fa, molti prodotti agricoli provenienti dalle zone più colpite sono

ancora fortemente radioattivi e superano spesso i limiti stabiliti. In ottobre l’UE

ha prorogato di dieci anni l’attuale sistema finalizzato a verificare che i prodotti

provenienti da tali aree non oltrepassino i livelli di radioattività consentiti ( 25 ).

Le nuove norme sulla commercializzazione dei prodotti fitosanitari garanti-

ranno all’UE il livello di protezione più elevato contro i possibili rischi derivanti

dall’impiego a livello mondiale di tali prodotti, armonizzando nel contempo

le condizioni per la loro disponibilità in tutta l’Unione. La direttiva quadro sui

pesticidi adottata in settembre, diretta a garantire che i pesticidi siano utilizzati

in maniera sostenibile, prevede l’attuazione entro il 2014 dei principi della

difesa integrata che promuovono i meccanismi naturali di controllo e limitano

il ricorso ai prodotti chimici. Parallelamente è stato adottato in novembre un

regolamento sulle statistiche sui pesticidi, con l’obiettivo di definire norme

armonizzate in merito alla rilevazione e alla diffusione di statistiche sulle

vendite e sull’uso di pesticidi. Nel votare a favore delle nuove norme ( 26 ), il

Parlamento ha sostenuto la necessità che la vendita e l’utilizzo di pesticidi

siano monitorati più rigorosamente.

È stato avviato un riesame del regime fitosanitario allo scopo di elaborare una

nuova strategia finalizzata a rafforzare le azioni preventive contro gli organismi

nocivi e interventi più rapidi laddove necessario. Grandi sforzi sono stati prodigati

per evitare l’aggravamento dei danni causati sul territorio portoghese dal

nematode del pino e per rafforzare la protezione degli altri Stati membri contro

la possibile diffusione sul loro territorio di tale organismo molto nocivo per le

conifere. Il dibattito sulla resistenza antimicrobica ha portato all’attribuzione

all’Agenzia europea per i medicinali del mandato di monitorare l’utilizzo degli

antibiotici negli animali, mentre una relazione dei suoi esperti sullo stato dell’arte

ha messo a fuoco il tema delle infezioni zoonotiche.

Le attività dell’UE non sono state tutte dirette a bloccare il flusso di merci.

L’Europa è sia un importatore sia un esportatore di prodotti alimentari e si è

pertanto cercato di assicurare il giusto equilibrio tra controlli sulla sicurezza

efficaci e un’efficiente circolazione delle merci.

Successivamente all’approvazione da parte del Parlamento europeo di un com -

promesso raggiunto con il Consiglio, che contempera i diritti di informazione dei

consumatori con la tutela dei diritti di proprietà intellettuale dell’industria,

la legislazione sulla commercializzazione dei mangimi è stata aggiornata in

luglio ( 27 ), migliorando l’etichettatura e riducendo gli adempimenti ammini-

strativi inutili. La Commissione ha anche autorizzato alcuni additivi innovativi

108


utilizzati nei mangimi che sostituiscono ora completamente gli antibiotici

promotori della crescita. Quanto alla commercializzazione di sementi e di materiali

di moltiplicazione, sono state adottate misure volte a preservare le risorse

genetiche vegetali. La leggera attenuazione all’inizio dell’anno delle prescrizioni

in materia di test per la diagnosi della BSE — che ha innalzato, sulla base di un

parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, da 24 a 48 mesi il limite

di età per i test — ha ridotto di circa un terzo i costi di sorveglianza della BSE per

le amministrazioni nazionali e gli operatori del settore, senza inficiare l’efficacia

dei controlli.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha emesso parere favorevole in

merito a quindici richieste presentate per prodotti alimentari e mangimi geneti-

camente modificati e ha adottato cinque decisioni di autorizzazione. È stata

avviata una valutazione del sistema normativo per i prodotti alimentari e i

mangimi geneticamente modificati, tenendo conto dell’esperienza acquisita

dagli Stati membri e dell’approccio adottato da importanti partner commerciali

dell’UE. Una relazione della Commissione sulle strategie nazionali volte a

garantire la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche ( 28 )

ha concluso che il principio di sussidiarietà resta valido, mentre sono stati avviati

i lavori per ulteriori raccomandazioni su misure tecniche di separazione speci-

fiche alle singole colture.

I controlli veterinari alla frontiera sui prodotti di origine animale sono stati

aboliti in gennaio per gli scambi con la Svizzera, mentre sono in corso di appli-

cazione gli accordi con Canada, Cile, Messico, Nuova Zelanda e Stati Uniti.

La gestione da parte della Commissione delle relazioni con la Russia ha

consentito alle esportazioni dell’UE di prodotti sanitari e fitosanitari sensibili

di mantenersi a un livello elevato.

Un alto livello di sicurezza è stato garantito per i prodotti cosmetici con l’ado-

zione di un regolamento che accresce la responsabilità del fabbricante e rafforza

i controlli nel mercato interno, pur riducendo gli oneri amministrativi. Nello

stesso spirito, la Commissione ha proposto in giugno la semplificazione delle

prescrizioni circa i movimenti degli animali da compagnia che viaggiano insieme

al proprietario, in considerazione del miglioramento della situazione nell’UE

riguardo alla diffusione della rabbia, da ascrivere in larga misura ai programmi

di vaccinazione orale degli animali selvatici finanziati dall’UE.

GARAnTIRe ALL’eUROPA APPROvvIGIOnAMenTI ALIMenTARI

AdeGUATI e Un USO SOSTenIBILe deI MARI

Fin dai suoi albori l’UE ha svolto un ruolo importante nell’assicurare

l’approvvigionamento di prodotti alimentari e l’agricoltura resta

uno dei principali capitoli di spesa del suo bilancio. Anche la pesca

è tuttora un importante settore d’attività dell’UE ed è ormai indiscutibile

che una riforma radicale della politica comune della pesca

dell’UE è indispensabile per garantire un settore competitivo e

sostenibile nel XXI secolo. La politica marittima integrata dell’UE

riconosce la fondamentale importanza dei mari e degli oceani quale

risorsa produttiva per l’Europa.

AGRIcOLTURA

Da una relazione redatta nel 2009 risulta che la Commissione ha tagliato i costi

amministrativi della politica agricola comune ed è sulla buona strada per conse-

guire l’obiettivo di una riduzione del 25 % entro il 2012 ( 29 ). Sebbene la scena

109 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei


mediatica sia stata occupata in luglio dall’annuncio del ritorno dei cetrioli storti

a seguito dell’abrogazione delle norme sulla forma e sulle dimensioni di molti

prodotti ortofrutticoli, i progressi realizzati hanno permesso di conseguire

risparmi per 1,9 miliardi di euro per gli agricoltori e gli altri operatori della

catena alimentare. Un regolamento, di portata mediatica inferiore ma di

grande rilevanza ai fini della gestione e della valutazione della politica

agricola comune, è stato approvato sulle statistiche dei prodotti vegetali.

La Commissione ha proposto nuove norme sull’etichettatura della qualità ( 30 ) al

fine di individuare il luogo in cui è stato ottenuto un prodotto agricolo, di

migliorare la tutela internazionale delle indicazioni geografiche e di contribuire

a sviluppare una strategia internazionale per le norme di commercializzazione e

i prodotti biologici. Lo scopo è anche la creazione di un registro unico per tutte

le indicazioni geografiche (per i vini, gli alcolici e i prodotti agricoli e alimentari),

pur salvaguardando le peculiarità di ciascun sistema. Anche all’agricoltura

biologica è stato dato un impulso con la creazione di uno specifico logo dell’UE

che figurerà su tutti i prodotti biologici nel 2010. Un’ulteriore fase della riforma in

corso nel settore vitivinicolo comprende norme sulle denominazioni di origine

protette e sulle indicazioni geografiche protette, sulle menzioni tradizionali

nonché sull’etichettatura e sulla presentazione delle pratiche di vinifica-

zione allo scopo di migliorare la comunicazione con i consumatori, garantendo

il mantenimento delle migliori tradizioni vinicole dell’UE pur lasciando aperta

la porta all’innovazione.

Al fine di rendere meno gravosa la difficile situazione di mercato per i produttori

di latte, la Commissione ha continuato a far ricorso a misure d’intervento, ad aiuti

all’ammasso privato e a restituzioni all’esportazione e ha autorizzato pagamenti

diretti anticipati agli agricoltori. La Commissione ha avviato una nuova tornata di

programmi di promozione dei prodotti lattiero-caseari e ha raddoppiato tempo-

raneamente i limiti degli aiuti di Stato alle aziende del settore, portandoli a

15 000 euro. In linea con le conclusioni del Consiglio europeo di giugno, tuttavia,

la Commissione non ha proposto alcuna modifica delle decisioni già adottate in

merito all’abolizione graduale del sistema delle quote.

In novembre in una comunicazione ( 31 ) è stato proposto di migliorare il funziona-

mento della filiera alimentare mediante l’adozione di uno strumento di sorve-

glianza dei prezzi che permetta di informare i consumatori su quanto costa,

ad esempio, un chilogrammo di carne di maiale in un paese rispetto a un altro.

Nelle zone svantaggiate la Commissione ha intensificato la propria collabora-

zione con le autorità nazionali al fine di semplificare e indirizzare meglio gli aiuti.

Una comunicazione ( 32 ), che dovrebbe aprire la strada a una nuova classificazione

delle zone agricole caratterizzate da svantaggi naturali, è stata trasmessa al

Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo.

Con l’aiuto di un gruppo di esperti la Commissione ha individuato otto fattori

pedoclimatici quali criteri per la classificazione chiara e obiettiva di tali zone.

Allo scopo di salvaguardare il paesaggio, gli habitat naturali e la biodiversità,

di prevenire gli incendi boschivi e di migliorare la gestione del suolo e delle

risorse idriche, occorre sostenere l’agricoltura in quelle zone in cui il clima e il

suolo la rendono più difficile. Gli aiuti dovrebbero essere riservati alle zone in cui

gli svantaggi naturali sono gravi e incidono sull’agricoltura, nonché alle aziende

agricole laddove è maggiore il rischio di abbandono della terra.

110


PeScA

Il riesame della politica comune della pesca è iniziato nel 2009 con la pubblica-

zione del libro verde ( 33 ) della Commissione europea, nel quale sono state

analizzate le carenze della politica attuale e sono state delineate le prospettive

per il futuro, e con l’avvio di una consultazione dei pescatori, degli esperti scien-

tifici, della società civile e dei cittadini. La strategia della Commissione è stata

approvata dal Consiglio in maggio. In ottobre, a conclusione di lunghi negoziati,

si è giunti a un nuovo regolamento sul controllo della pesca ( 34 ). Esso comporta

sanzioni più eque per i pescatori che violano le regole, mentre agli Stati membri

che non le rispettano possono essere decurtate le quote e può essere sospeso

l’aiuto finanziario che ricevono dal Fondo europeo per la pesca. Il nuovo regola-

mento consentirà ai pescatori europei di operare in condizioni eque di concor-

renza e introdurrà controlli più efficaci per la protezione delle risorse ittiche.

Una comunicazione sull’acquacoltura pubblicata in aprile ha analizzato le

modalità di miglioramento della competitività, della sostenibilità e della gover-

nance del settore e ha trovato il consenso del Consiglio in giugno.

In dicembre il Consiglio ha adottato i regolamenti sulle possibilità di pesca nel

2010 nell’Oceano Atlantico e nel Mare del Nord, nel Mar Baltico e nel Mar Nero.

Seguendo l’impostazione definita in maggio dalla Commissione nel suo

documento di consultazione, è stato fissato il totale delle catture ammesse per

un crescente numero di stock ittici. I programmi a lungo termine di gestione

sostenibile della pesca riguardavano il sugarello dell’Atlantico occidentale,

lo stock di acciuga nel Golfo di Biscaglia e i piccoli squali e le razze.

In agosto la Commissione ha contribuito a negoziare con successo un accordo

internazionale che stabilisce le misure minime di competenza dello Stato di

approdo nel quadro della lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non

regolamentata. Ha proposto inoltre l’attuazione di un programma di documen-

tazione delle catture del tonno rosso. Il Consiglio ha adottato i regolamenti

necessari per inserire nel diritto dell’UE piani di ricostituzione pluriennali per il

tonno rosso orientale e l’ippoglosso nero.

cOnTROLLI SeMPLIcI ed eFFIcIenTI

La radicale revisione nel 2009 dei controlli

della pesca — asse portante della

gestione della pesca — è finalizzata a

creare un sistema semplice, trasparente

ed equo che funga da efficace deterrente

e che riduca sia gli oneri amministrativi

sia i costi.

Il nuovo regolamento sul controllo

della pesca consentirà ai pescatori europei

di operare in condizioni eque di concorrenza

e introdurrà controlli più efficaci per la

protezione delle risorse ittiche.

111 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei

© Imagebroker / Wolfgang Diederich


© Reporters / Patrick Renice

Dagli inizi di luglio gli utilizzatori di

telefoni cellulari possono chiamare, inviare

messaggi e navigare a costi molto più bassi

quando si trovano in un altro paese dell’UE.

POLITIcA MARITTIMA InTeGRATA

Nel riferire al Consiglio europeo sui risultati conseguiti nel quadro della politica

marittima integrata avviata nel 2007, la Commissione ha osservato che sono

state intraprese o completate 56 delle 65 iniziative previste nel piano d’azione di

tale politica, mentre sono stati compiuti passi in direzione della realizzazione

delle altre nove iniziative. La Commissione ha adottato in settembre una comu -

nicazione volta a migliorare la governance marittima nel Mediterraneo ( 35 ) e, in

giugno, la strategia dell’UE per la regione del Mar Baltico ( 36 ), che contribuirà al

conseguimento degli obiettivi della politica marittima integrata tenendo conto

della continua evoluzione della strategia dell’UE riguardo ai bacini marittimi.

In occasione della Giornata europea dei mari celebrata nel maggio 2009, il presi-

dente Barroso ha affermato: «Disponiamo ora di un quadro coerente per

indirizzare gli sforzi nella stessa direzione in modo coordinato».

Parallelamente la Commissione ha presentato in ottobre proposte concrete

riguardo a due problematiche fondamentali: l’integrazione della sorveglianza

marittima ( 37 ) fra settori e paesi e la dimensione internazionale della politica

marittima dell’Europa ( 38 ).

TeneRSI In cOnTATTO: TecnOLOGIe e MeZZI

dI InFORMAZIOne e dI cOMUnIcAZIOne

vAnTAGGI dIReTTI PeR I cITTAdInI

A seguito dell’aggiornamento ( 39 ) del regolamento UE sul roaming, dagli inizi di

luglio gli utilizzatori di telefoni cellulari possono chiamare, inviare messaggi e

navigare a costi molto più bassi quando si trovano in un altro paese dell’UE.

Su specifica richiesta del Parlamento europeo e dei ministri dell’UE, la Com-

missione ha proposto verso la fine del 2008 una riduzione delle tariffe per i

messaggi di testo e i servizi di dati e, dopo la rapida approvazione a larga

maggioranza da parte del Parlamento europeo in aprile, la proposta è stata

adottata dal Consiglio in giugno.

La Commissione ha fornito indicazioni sul modo in cui le autorità nazionali di

regolamentazione delle telecomunicazioni devono calcolare le tariffe di termi-

nazione, ossia le tariffe all’ingrosso addebitate da un operatore per connettere le

chiamate provenienti da un altro operatore e pagate nella bolletta telefonica da

tutti gli utenti, al fine di eliminare le forti disparità di prezzo tra operatori telefonici

nell’UE. Ciò ridurrà i prezzi delle chiamate vocali per i consumatori all’interno

degli Stati membri e tra i vari paesi, permetterà alle imprese e alle famiglie di

risparmiare almeno due miliardi di euro nel periodo 2009-2012 e incentiverà gli

investimenti e l’innovazione nell’intero settore delle telecomunicazioni.

La relazione sulla competitività digitale in Europa resa nota in agosto evidenzia

quanto la politica dell’UE abbia ampliato le opportunità per i cittadini europei,

con l’accresciuto utilizzo di Internet, un maggior numero di connessioni a

banda larga e un numero di abbonamenti di telefonia mobile che ha superato

il numero di abitanti dell’UE. Per sfruttare tali potenzialità la Commissione ha

lanciato una consultazione pubblica su come far funzionare a pieno regime

l’economia digitale, quale primo passo verso una nuova strategia europea per

le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

In marzo il Consiglio ha adottato le conclusioni su una società dell’informazione

accessibile, nell’intento di contribuire a rimuovere gli ostacoli, compresi quelli

con cui si devono confrontare gli utilizzatori svantaggiati come gli ipovedenti.

Il Consiglio ha invitato le amministrazioni pubbliche a rendere i loro siti

Internet più accessibili e ha introdotto requisiti di accessibilità nelle gare

112


pubbliche d’appalto per la creazione o la riprogettazione di siti web finanziati

con fondi pubblici.

In risposta a un invito del Parlamento europeo, in maggio la Commissione

europea ha lanciato la eYouGuide (http://ec.europa.eu/eyouguide), che fornisce

informazioni pratiche sui diritti online dei consumatori, quali le relazioni con i

fornitori di banda larga, gli acquisti su Internet, il downloading di musica e la

protezione dei dati personali online e i siti delle reti sociali.

Sempre in maggio la Commissione europea ha adottato una raccomandazione

finalizzata a garantire che tutti coloro che partecipano alla progettazione o alla

gestione della tecnologia che fa uso di carte intelligenti osservino i diritti fonda-

mentali del rispetto della vita privata e della protezione dei dati di ciascun

cittadino, sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Alla

raccomandazione ha fatto seguito in giugno un piano d’azione volto a garan-

tire che l’Europa svolga un ruolo chiave nell’elaborazione di tali nuovi reti di

oggetti interconnessi, dai libri alle automobili, dagli apparecchi elettrici ai

prodotti alimentari. Scopo del piano è far partecipare i cittadini europei a tale

evoluzione e, nel contempo, raccogliere le sfide che essa comporta con riguardo

al rispetto della vita privata, alla sicurezza e alla protezione dei dati personali.

In ottobre la Commissione ha incoraggiato gli Stati membri ad aprire il mercato

a nuovi operatori e a nuovi servizi a banda larga senza fili facendo uso del

«dividendo digitale» delle frequenze radio liberatesi in seguito al passaggio

dalla radiodiffusione televisiva analogica alla trasmissione digitale.

Circa 4,6 milioni di oggetti digitali — libri, mappe, foto, film e giornali — sono

ora accessibili agli utilizzatori di Internet su Europeana, la biblioteca virtuale

europea multilingue (http://www.europeana.eu). In una comunicazione

adottata in agosto la Commissione europea ha dichiarato che il suo obiettivo

è quello di portare il numero di oggetti digitali a 10 milioni entro il 2010.

Le imprese e gli utilizzatori di Internet possono ora registrare nomi di dominio

nei caratteri di tutte le 23 lingue ufficiali dell’UE, compresi i caratteri dell’alfabeto

greco e cirillico, con il dominio Internet di primo livello «.eu», a seguito dell’ado-

zione da parte della Commissione di nuove disposizioni in materia.

Nel frattempo la Commissione ha chiesto una maggiore trasparenza e responsa-

bilità nella gestione di Internet onde riflettere il ruolo chiave che la rete globale

ha assunto per tutti i paesi.

Un partenariato pubblico-privato per l’Internet del futuro è stato avviato dalla

Commissione europea con una dotazione finanziaria proposta di 300 milioni di

euro per la ricerca, l’innovazione e la rapida adozione di nuove tecnologie,

servizi e applicazioni Internet da parte dei cittadini e delle imprese in settori

quali la sanità, la mobilità, l’ambiente e l’energia.

TeLeFOnARe ALL’eSTeRO cOSTA MenO

Costo di una chiamata con il telefono

cellulare dall’estero. Tariffa al minuto in

euro, IVA esclusa (2006: media delle tariffe

di mercato; 2009 e 2010: eurotariffa massima

secondo le norme dell’UE)

costo

1,20

0,80

0,40

0

2006 2009 2010

Fonte: Commissione europea.

113 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei

1,10

0,43

Le nUOve nORMe PeR IL ROAMInG

0,39

4 Tetto massimo al prezzo che può essere

addebitato ai consumatori per inviare un

SMS dall’estero.

4 Riduzione del costo per navigare su

Internet o scaricare dati con un telefono

cellulare all’estero.

4 Protezione dei consumatori contro

il rischio di bollette esorbitanti,

con l’imposizione all’operatore

telefonico dell’obbligo di inviare

agli utenti un SMS per informarli

sul costo dell’utilizzo del telefono

cellulare in roaming.

4 Ulteriore riduzione dei massimali per

le tariffe delle chiamate in roaming.

4 Introduzione della fatturazione

al secondo.


AUdIOvISIvI

È stata approvata l’istituzione del nuovo programma «MEDIA Mundus» incen-

trato sulla collaborazione tra gli operatori dell’industria degli audiovisivi in

Europa e nei paesi non UE.

In agosto la Commissione ha adottato linee guida ( 40 ) finalizzate a promuovere

l’alfabetizzazione mediatica in Europa attraverso iniziative volte a permettere ai

cittadini di accedere a tutti i media cui sono esposti, di comprenderli e di valutarli

con spirito critico.

In luglio, in una comunicazione ( 41 ) la Commissione ha delineato le modalità di

applicazione delle norme sugli aiuti di Stato al servizio pubblico di emittenza

radiotelevisiva nel nuovo contesto determinato dalla direttiva sui servizi dei

media audiovisivi e dallo sviluppo di nuove tecnologie digitali e di servizi

basati su Internet.

AGGIORnAMenTO deL QUAdRO nORMATIvO

In novembre il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo

sulla riforma del quadro normativo delle telecomunicazioni ( 42 ), nell’intento di

coordinare e migliorare le norme sulle telecomunicazioni nel mercato unico

europeo, nonché di promuovere la concorrenza e rafforzare i diritti dei consu-

matori e la natura aperta di Internet. Il Consiglio dell’Unione europea, il Parla-

mento europeo e la Commissione europea hanno convocato una conferenza

stampa congiunta per presentare l’accordo sul pacchetto telecomunicazioni

raggiunto dopo 24 mesi di negoziati.

Nel corso di una cerimonia tenutasi a Strasburgo il pacchetto è stato firmato

dalla presidenza svedese e dal presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek.

Gli Stati membri hanno ora 18 mesi per attuarlo nel loro ordinamento nazionale.

Il pacchetto telecomunicazioni rafforza la concorrenza e la protezione dei

consumatori in Europa, consentendo prezzi più bassi e servizi più numerosi

e migliori. Le nuove disposizioni elimineranno i punti dubbi e incoraggeranno

le imprese a investire nelle infrastrutture in modo da fornire in tutta Europa

connessioni Internet a banda larga veloci. Risultano rafforzati anche i diritti

dei consumatori: rispetto della vita privata, diritto di cambiare operatore e di

essere informati sui servizi a cui si abbonano. Le autorità nazionali delle tele-

comunicazioni potranno fissare livelli minimi di qualità per i servizi di trasmis-

sione in rete.

Preparare l’Europa a far fronte a ciberattacchi e a ciberperturbazioni è l’obiettivo

della nuova strategia proposta dalla Commissione europea in una comunica-

zione dal titolo «Rafforzare la preparazione, la sicurezza e la resilienza per

proteggere l’Europa dai ciberattacchi e dalle ciberperturbazioni» ( 43 ) adottata

in marzo. Le reti e i servizi di comunicazione elettronica costituiscono l’asse

portante dell’economia europea. Tuttavia le catastrofi naturali, gli attacchi

terroristici, i danneggiamenti volontari e i guasti tecnici possono mettere in

serio pericolo le infrastrutture critiche informatizzate dell’Europa. I recenti

attacchi su larga scala ai danni dell’Estonia, della Georgia e della Lituania

hanno dimostrato che le reti e i servizi fondamentali di comunicazione elettro-

nica sono costantemente minacciati.

114


cIBO PeR LA MenTe

L’agenda europea in materia di ricerca, istruzione e cultura riveste

un’importanza fondamentale, oltre che per motivi economici, anche

per il grande patrimonio che i valori culturali e intellettuali rappresentano

per l’Europa. L’UE e gli Stati membri hanno collaborato

strettamente in questo vasto settore d’attività, anche in considerazione

della designazione del 2009 come Anno europeo della creatività

e dell’innovazione, che ha comportato l’organizzazione di centinaia

di manifestazioni nel corso di tutto l’anno, evidenziando

l’importanza di tali competenze per lo sviluppo personale, sociale

ed economico.

RIceRcA

Nel 2009, nell’ambito del Settimo programma quadro per la ricerca e lo

sviluppo tecnologico 2007-2013, sono stati pubblicati quasi 100 inviti a presen -

tare proposte e si sono cominciati a erogare fondi, attingendo alla dotazione

finanziaria di 5,5 miliardi di euro stanziata per tale anno, a favore di più di

3 000 progetti in settori quali il cambiamento climatico, la sicurezza energe-

tica, l’approvvigionamento di prodotti alimentari, l’agricoltura sostenibile e la

sanità. L’UE ha istituito l’Agenzia esecutiva della ricerca, con il compito di gestire

la mobilità e le carriere dei ricercatori nonché attività di particolare interesse

per le PMI, e l’Agenzia esecutiva del Consiglio europeo della ricerca, incaricata

di promuovere la ricerca di frontiera. Nel 2009 sono stati compiuti ulteriori

progressi in direzione della realizzazione dello spazio europeo della ricerca,

finalizzato a concentrare le risorse destinate alla ricerca dagli Stati membri

e a livello europeo, sulla scia del lancio nel 2008 di programmi volti ad agevolare

la mobilità e le carriere dei ricercatori europei e a fornire indicazioni sulla

gestione della proprietà intellettuale da parte degli enti pubblici di ricerca.

Nel 2009 è stato adottato dal Consiglio anche un quadro giuridico delle infra-

strutture europee di ricerca.

In marzo la Commissione ha inoltre adottato una nuova strategia per la ricerca

e l’innovazione nel settore delle tecnologie dell’informazione e delle teleco-

municazioni che mira ad assicurare all’Europa la leadership mondiale nel settore.

Sono state inoltre adottate due comunicazioni sulla strategia in merito alle

tecnologie emergenti e future e sulle infrastrutture elettroniche (come la rete

paneuropea di ricerca GEANT, le reti scientifiche grid e le infrastrutture di dati e di

supercalcolo).

L’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, istituito per promuovere

l’eccellenza nell’innovazione in Europa attraverso una maggiore integrazione

PROGRAMMI dI RIceRcA

Il Parlamento europeo, il Consiglio e

la Commissione hanno raggiunto un

accordo sul programma europeo

di ricerca metrologica, che mette in

relazione 22 programmi nazionali

di ricerca metrologica nell’intento di

accrescere l’efficienza e l’efficacia della

ricerca pubblica in tale settore.

Energie alternative: il piano strategico

europeo per le tecnologie energetiche

raccomanda l’elaborazione di sei nuovi

programmi europei sotto la guida

dell’industria nei settori dell’energia solare

ed eolica, delle bioenergie e della fissione

nucleare, delle reti e della cattura e

stoccaggio di CO 2 , nonché l’avvio di

programmi sotto la guida di ricercatori

nell’ambito di un’alleanza europea per

la ricerca nel settore dell’energia.

Il presidente della Commissione europea

José Manuel Barroso tiene in mano

un cubo di Rubik al momento del lancio,

in novembre, del manifesto per la creatività

e l’innovazione in Europa.

Un’IMMAGIne PIÙ chIARA SUL dIABeTe

L’UE finanzia le tecniche di immagine per

la lotta contro il diabete. Al gruppo di

ricerca di Ulf Ahlgren del Centro di

medicina molecolare dell’Università di

Umeå sono stati recentemente assegnati

fondi dell’UE per un importo di

621 000 euro, allo scopo di finanziare

su un periodo di tre anni e mezzo la

creazione di immagini tridimensionali

del pancreas e delle cellule secernenti

insulina. Il progetto, cui collaborano

ricercatori in Belgio, Danimarca, Germania

e Spagna, potrebbe portare alla diagnosi

precoce del diabete e offrire migliori

opportunità per il follow-up terapeutico.

115 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei

© BELGA / AFP / Georges Gobet


© Archibel

InIZIATIve TecnOLOGIche cOnGIUnTe

L’iniziativa tecnologica congiunta

«Clean Sky», con una dotazione

finanziaria di 1,6 miliardi di euro e

finalizzata a promuovere la ricerca in vista

della produzione di aerei più efficienti,

meno rumorosi ed ecocompatibili,

ha pubblicato in giugno il primo invito

a presentare proposte. L’iniziativa sui

medicinali innovativi, l’iniziativa

sull’idrogeno e sulle celle a combustibile,

l’iniziativa sulle tecnologie per la

nanoelettronica dell’ENIAC e l’iniziativa

Artemis sui sistemi informatici integrati

hanno tutte pubblicato il loro secondo

invito a presentare proposte nel 2009.

Questi partenariati pubblico-privato nella

ricerca a livello europeo sono attivi in

settori in cui la ricerca e lo sviluppo

possono contribuire a promuovere la

competitività dell’Europa e ad accrescere

la portata e l’impatto degli investimenti

nella ricerca, nonché aumentare

il contenuto tecnologico delle

attività industriali.

Erasmus Mundus, il programma europeo

che promuove la cooperazione accademica

a livello mondiale, è entrato in una nuova

fase grazie al notevole incremento

della sua dotazione finanziaria e

all’estensione del suo campo d’attività.

dell’istruzione superiore, della ricerca e delle imprese, ha pubblicato il suo

primo bando per la costituzione del suo nucleo operativo, le «comunità della

conoscenza e dell’innovazione», nei settori della mitigazione dei cambiamenti

climatici e dell’adattamento a tale evoluzione, dell’energia sostenibile e della

futura società dell’informazione e della comunicazione.

Dopo decenni di discussioni è stato raggiunto un accordo sulla forma e sulla

regolamentazione di un brevetto UE comune. Una volta risolte le questioni che

restano ancora sul tappeto, come il regime linguistico, il brevetto europeo

promuoverà l’innovazione e assicurerà all’industria europea maggiori chance

per competere sul mercato mondiale.

La presidenza ha trovato una formula di compromesso tra le posizioni del

Consiglio e del Parlamento europeo su un regolamento che migliorerà la

protezione degli animali da laboratorio sull’intero territorio dell’UE.

ISTRUZIOne

Erasmus Mundus, il programma europeo di mobilità e cooperazione, che

promuove l’eccellenza accademica e l’attrattività dell’istruzione superiore euro-

pea a livello mondiale e favorisce la collaborazione con i paesi terzi, è entrato in

una nuova fase grazie al notevole incremento della sua dotazione finan-

ziaria e all’estensione del suo campo d’attività. Nel periodo 2009-2013 l’UE

accrescerà il suo sostegno a favore dei docenti e degli studenti di maggior

talento dei paesi extra-UE nella forma di borse per la partecipazione a pro-

grammi congiunti nelle università europee. L’UE estenderà anche le attività

del programma al livello di dottorato e fornirà un maggiore supporto finanziario

agli studenti europei che partecipano agli scambi.

Gli Stati membri hanno convenuto di intensificare la collaborazione per riformare

i sistemi di istruzione e di formazione in Europa, nell’intento di preparare meglio

le persone a trovare un lavoro e di aiutare le imprese a scegliere il personale di

cui hanno bisogno per crescere e innovarsi per affrontare la sfida della concor-

renza mondiale. Il Consiglio ha approvato un quadro strategico aggiornato per la

cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione, che fissa gli

obiettivi a lungo termine della cooperazione a livello dell’UE fino al 2020 e una

serie aggiornata di indicatori atti a misurare i progressi della riforma, validi per

l’intero spettro dell’istruzione, dall’educazione della prima infanzia fino all’istru-

zione universitaria e alla formazione lungo tutto l’arco della vita.

In luglio il Consiglio e il Parlamento hanno adottato una raccomandazione in

merito all’adozione a livello europeo di strumenti di promozione della mobilità e

della qualità dell’istruzione e della formazione professionale: il «sistema europeo

di crediti per l’istruzione e la formazione professionale», finalizzato al riconosci-

mento dei risultati conseguiti in paesi o contesti di apprendimento differenti, e il

116


«quadro europeo di riferimento per l’assicurazione della qualità», destinato a

fornire alle autorità strumenti comuni per la gestione della qualità.

La Commissione ha istituito la rete «European master’s in translation» (EMT),

che riunisce vari programmi universitari dell’UE ed è destinata a creare un

marchio di qualità per la formazione dei traduttori. Trentaquattro programmi di

sedici Stati membri sono stati selezionati per partecipare alla rete EMT per un

periodo iniziale di quattro anni.

La Commissione ha adottato, per il prossimo decennio, una nuova strategia per

le politiche europee a favore della gioventù, mettendo in luce sia la vulnerabi-

lità dei giovani nell’attuale situazione di crisi economica e finanziaria, sia il loro

valore quale risorsa in una società che sta invecchiando. La Commissione ha

raccomandato la creazione di maggiori opportunità per i giovani nel settore

dell’istruzione e dell’occupazione, il miglioramento dell’accesso e della parteci-

pazione dei giovani alla vita della società e lo sviluppo della solidarietà tra i

giovani e la società.

In aprile i ministri dell’Istruzione di 46 paesi europei si sono riuniti in Belgio per

definire le priorità per il prossimo decennio in merito allo spazio europeo

dell’istruzione superiore nel quadro del processo di Bologna, che mira ad

ammodernare le politiche nazionali e a riformare le istituzioni dell’istruzione

superiore europee nell’intento di promuovere l’innovazione e una mentalità

imprenditoriale tra gli studenti e il personale.

In luglio la Commissione ha pubblicato un libro verde in cui invita a presentare

proposte per dare nuovo impulso alla mobilità nel campo dell’apprendimento,

con l’ambizione di inserire in tutte le esperienze di apprendimento un periodo

di formazione all’estero e di offrire opportunità di mobilità a tutti i giovani.

Il presidente Barroso, nel delineare gli obiettivi politici della prossima Com-

missione, ha espresso l’auspicio di veder realizzata un’iniziativa «Youth on

the move» che offra a tutti i giovani opportunità simili a quelle fornite dal

programma Erasmus.

cULTURA

Nel 2009 il premio dell’UE per la letteratura è stato assegnato, per la prima volta,

a dodici autori europei emergenti. Come i premi europei «Border Breakers», il

premio per il patrimonio culturale e il premio per l’architettura contemporanea,

questo nuovo riconoscimento mira a promuovere la diffusione delle opere e la

conoscenza dei loro autori, la diversità culturale e il dialogo interculturale.

In occasione della cerimonia di consegna del premio dell’UE per la letteratura,

il presidente della Commissione Barroso ha affermato: «Questo premio riconosce

la piena diversità della letteratura europea […]. La libera circolazione delle idee

tra paesi è sempre stata un punto di forza del nostro continente […]. L’integra-

zione europea non è soltanto un’operazione politica: è un’azione collettiva, una

cultura — di istituzioni, idee, speranze, usi, lingue, retaggi e progetti per il

futuro — che salda insieme i cittadini europei».

In settembre, il primo forum europeo della cultura ha riunito più di un migliaio

di partecipanti, tra esperti del settore e personalità politiche, per discutere di

collaborazione in materia di cultura e di dialogo interculturale.

La Commissione europea ha istituito due nuovi forum per promuovere il

multilinguismo: una piattaforma sul multilinguismo destinata alle aziende e

finalizzata a promuovere la competitività e le prospettive di occupazione e una

piattaforma destinata alla società civile, imperniata sui vantaggi del dialogo

interculturale. Nell’ambito della «Giornata europea delle lingue» sono state

Nel settembre 2009 la scrittrice ungherese

Noémi Szécsi è stata uno dei vincitori

del premio dell’UE per la letteratura.

117 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei

© EPA / Olivier Hoslet


© Science Photo Library / John Cole

La «Carta blu UE», prevista da una direttiva

adottata in maggio, rende più semplice e

più attraente vivere e lavorare in Europa

per i cittadini dei paesi terzi

altamente qualificati.

organizzate a livello locale negli Stati membri attività e manifestazioni per

accrescere la visibilità delle professioni legate alle lingue e per sensibilizzare

i cittadini sul multilinguismo nella loro vita quotidiana.

LIBeRTà, SIcUReZZA e GIUSTIZIA

L’UE ha continuato a raccogliere le sempre più numerose sfide alla

creazione di una società integrata, rispettosa dei diritti dei cittadini

e dello Stato di diritto e capace di sfruttare le opportunità di una

UE allargata e di gestire efficacemente le problematiche connesse

all’immigrazione e all’asilo.

Un nUOvO PROGRAMMA In MATeRIA dI GIUSTIZIA e AFFARI InTeRnI

Il programma di Stoccolma in materia di giustizia e affari interni, approvato dal

Parlamento europeo in novembre e adottato dal Consiglio europeo di dicembre,

fissa le priorità nei settori della giustizia, della libertà e della sicurezza per i

prossimi cinque anni, nell’intento di assicurare il rispetto dei diritti dei cittadini e

la protezione e la promozione di una società più integrata. Il programma mira a

rafforzare la sicurezza e lo Stato di diritto, tutelando i diritti dei cittadini. Prevede

una collaborazione più efficace tra le forze di polizia, sfruttando meglio le poten-

zialità di Europol e predisponendo piani più accurati in vista dei futuri scambi di

informazioni. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, l’UE dovrebbe

rapidamente aderire alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il cui

rispetto sarà rigorosamente e sistematicamente verificato. Parallelamente sarà

attuata la «roadmap», adottata sotto la presidenza svedese, che mira a una

migliore tutela dei diritti degli imputati nei procedimenti penali e a un raf-

forzamento dei diritti delle vittime di reati. Sarà sviluppato un solido sistema

di protezione dei dati. In materia di immigrazione è necessario rafforzare la

collaborazione con i paesi di origine e di transito e l’UE deve promuovere una

maggiore corrispondenza tra il contributo di competenze offerto dai migranti e

le esigenze del mercato del lavoro e garantire un livello uniforme di diritti per gli

immigrati. È necessario adottare misure per prevenire e combattere l’immigra-

zione clandestina.

IMMIGRAZIOne e ASILO

Una direttiva adottata dal Consiglio in maggio semplifica l’ingresso e il soggiorno

nell’UE dei cittadini dei paesi terzi altamente qualificati e rende l’Europa più

attraente per tali lavoratori. La direttiva ha introdotto la «Carta blu UE», che

prevede una procedura accelerata e criteri comuni per il rilascio di uno speciale

permesso di soggiorno e di lavoro. La carta ha una validità massima di quattro

anni e permette al suo detentore di ottenere un lavoro e di beneficiare di diritti

118


quali il ricongiungimento familiare e la circolazione nell’UE. In maggio il

Consiglio ha adottato anche una direttiva che introduce sanzioni nei confronti

dei datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegal-

mente nell’UE.

In settembre è stato proposto un programma per coordinare il reinsediamento

dei rifugiati sul territorio dell’UE e la cooperazione pratica tra gli Stati membri al

fine di ripartire l’onere del reinsediamento dei 203 000 rifugiati previsti nel 2010,

tra cui bambini, donne sole e persone gravemente malate. In febbraio è stata

proposta l’istituzione di un Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, con il compito

di fornire aiuto agli Stati membri che devono affrontare il problema di un grande

afflusso di persone richiedenti asilo. In novembre il Consiglio «Giustizia e affari

interni» ha deciso che tale ufficio avrà sede a Malta. L’UE è impegnata a svilup-

pare un sistema comune sostenibile, fondato sulla solidarietà e sulla piena

applicazione della convenzione di Ginevra.

LA GeSTIOne dI UnA ZOnA SenZA PASSAPORTI

La Commissione ha proposto in marzo di procedere a ispezioni periodiche in

loco e a visite non preannunciate al fine di promuovere la fiducia reciproca e di

tutelare le libertà dello spazio Schengen. I documenti di viaggio saranno meglio

protetti contro le falsificazioni grazie a un regolamento, adottato dal Consiglio in

aprile, che stabilisce norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi

biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati

membri, giudicate di basilare importanza ai fini della sicurezza e della sempli-

ficazione dei controlli di frontiera. Ne conseguiranno un più facile transito alle

frontiere e una maggiore sicurezza. La Commissione ha proposto in giugno la

creazione di un’agenzia specifica per la gestione dal 2012 di sistemi d’informa-

zione su larga scala — tra cui il sistema d’informazione Schengen, il sistema

d’informazione visti e la base dati di impronte digitali Eurodac — su cui si fonda

un’efficace gestione dei controlli di frontiera nell’UE. I viaggiatori che entrano

frequentemente nello spazio Schengen per brevi periodi — per motivi di lavoro

o per far visita alle famiglie — beneficiano ora delle facilitazioni contenute in

un regolamento adottato in giugno su condizioni e procedure comuni per il

rilascio di visti d’ingresso multipli, validi per periodi da sei mesi a cinque anni.

dIRITTI deI cITTAdInI

Poiché il corretto funzionamento del mercato interno dipende dalla certezza del

diritto in caso di controversie, la Commissione ha lanciato in aprile una consulta-

zione sul modo in cui ottenere maggiore chiarezza in materia di competenza

giurisdizionale, di riconoscimento e di esecuzione delle sentenze in campo civile

e commerciale, sulla base del riconoscimento reciproco delle sentenze tra Stati

membri. In ottobre la Commissione europea ha presentato una proposta di

regolamento sulle successioni. Un numero sempre maggiore di cittadini si trasfe-

risce e possiede beni in altri Stati membri dell’UE e si stima che ogni anno i casi di

successione internazionale siano 450 000. La proposta contiene disposizioni in

materia di competenza giurisdizionale, di diritto applicabile e di introduzione di

un certificato successorio europeo, ossia di un documento che attesta la qualità

di erede o il diritto di amministrare i beni oggetto di una successione. L’obiettivo

è quello di assicurare ai cittadini maggiore certezza nei casi di successione inter-

nazionale, nonché di snellire gli adempimenti amministrativi.

I contratti sono gli strumenti giuridici di uso quotidiano più comunemente

utilizzati dai cittadini e dalle imprese. Al fine di assicurare una legislazione

migliore e più coerente al riguardo, il Consiglio ha stabilito in giugno le linee

119 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei


guida per un quadro comune di riferimento per il diritto contrattuale europeo.

Otto milioni di cittadini europei si sono trasferiti in uno Stato membro diverso da

quello di origine e le nuove linee guida contribuiscono a informare i cittadini sui

loro diritti in materia di libertà di circolazione e ad assistere gli Stati membri

nell’applicare tali diritti.

SIcUReZZA

In marzo la Commissione ha adottato proposte finalizzate a garantire maggiore

assistenza alle vittime e pene più severe contro i responsabili di abusi sulle donne

e sui bambini nel contesto della tratta di esseri umani anche a fini di sfruttamento

sessuale. Tra le disposizioni proposte figurano le intercettazioni telefoniche della

polizia, l’alloggio e l’assistenza legale e sanitaria delle vittime, nonché sanzioni

più severe nei confronti dei turisti sessuali.

La Commissione ha proposto inoltre che, al fine di lottare contro il terrorismo e

i reati più gravi, le autorità responsabili siano autorizzate a consultare la base

dati di impronte digitali Eurodac, concepita nel quadro della politica dell’UE

in materia di asilo. La protezione dei dati personali e la tutela del diritto di

asilo saranno garantite da apposite misure di accompagnamento.

Nel contesto della lotta contro il terrorismo rientra anche l’accordo per mettere a

disposizione delle autorità statunitensi i dati sulle transazioni finanziarie nell’UE.

I negoziati nel corso dell’anno sono stati incentrati sulla protezione dei dati

personali e un esame condotto dalla Commissione sulle procedure che disci-

plinano il trattamento, l’utilizzo e la diffusione dei dati sulle transazioni finan-

ziarie da parte del dipartimento del Tesoro statunitense ha confermato che

fin dall’inizio gli Stati Uniti hanno vigilato sul rispetto delle tutele previste

in materia di trattamento dei dati personali.

OccUPAZIOne e AFFARI SOcIALI

La risposta dell’UE alla crisi economica e finanziaria ha avuto come

obiettivo primario la difesa dell’occupazione (cfr. capitolo 1). Resta

tuttavia costante la preoccupazione dell’UE per l’occupazione,

l’uguaglianza e la giustizia sociale, come dimostrato nel 2009.

OccUPAZIOne

Circa 12 000 persone in cerca di lavoro e 80 organizzazioni di ricerca di personale

hanno partecipato in ottobre alla fiera del lavoro organizzata a Bruxelles nel

palazzo Berlaymont, sede della Commissione. Il 95 % dei datori di lavoro si è

dichiarato estremamente soddisfatto della qualità delle persone intervistate e la

maggior parte di essi richiamerà in media il 40 % dei candidati per una seconda

intervista. Consulenti dei servizi europei dell’occupazione, provenienti da diversi

Stati membri, hanno fornito informazioni sulle condizioni di vita e di lavoro alle

persone in cerca di occupazione e alle persone potenzialmente interessate a

cambiare lavoro e hanno proceduto a una dimostrazione del portale europeo

della mobilità professionale, contenente 760 000 offerte di lavoro, 350 000 curri-

culum vitae e 20 000 nominativi di datori di lavoro.

In marzo il Consiglio ha adottato conclusioni sulla mobilità professionale e

geografica della forza lavoro e sulla libera circolazione dei lavoratori nell’Unione

europea, sottolineando l’importanza della mobilità e della libera circolazione dei

lavoratori ai fini della soddisfazione delle esigenze dei mercati del lavoro, dell’ac-

crescimento dell’occupazione e del rafforzamento della competitività dell’UE.

120


Il Consiglio ha adottato in febbraio l’accordo tra le parti sociali sulla conven-

zione internazionale sul lavoro marittimo.

SIcUReZZA SOcIALe

Dopo molti anni di difficili negoziati è stato raggiunto un accordo che prevede

norme semplificate a tutela dei diritti di sicurezza sociale dei migranti nell’UE.

Tale coordinamento dei regimi di sicurezza sociale ammoderna notevolmente e

snellisce le disposizioni sulla tutela dei diritti sociali dei cittadini dell’UE che

vivono e lavorano in un altro Stato membro. Le nuove norme accelereranno il

trattamento delle domande presentate da persone che vivono all’estero, elimi-

neranno gli ostacoli e renderanno più agevole lo scambio di informazioni tra le

autorità nell’UE a 27 membri.

Il Consiglio ha adottato anche conclusioni su «I servizi sociali: uno strumento di

inclusione attiva e di rafforzamento della coesione sociale e un settore di oppor-

tunità di lavoro». In esse il Consiglio evidenzia l’importanza degli investimenti

nei servizi sociali in un periodo di crisi, mette in luce la rilevanza dell’istru-

zione e della formazione dei fornitori di servizi sociali sia formali sia informali e

invita gli Stati membri e la Commissione a creare un quadro volontario dell’UE

per la qualità dei servizi sociali.

La pubblicazione, da parte del comitato per la politica economica, della rela-

zione 2009 sull’invecchiamento demografico ha ulteriormente confermato la

necessità di prestare maggiore attenzione alle conseguenze economiche e

sociali di tale evoluzione. Nello scenario peggiore previsto dalla relazione per

i prossimi decenni, l’attuale crisi economica e finanziaria comporterà una

sostanziale diminuzione dei livelli di vita a causa del persistere di una minore

crescita e del continuo aumento della spesa connessa all’invecchiamento

demografico in percentuale rispetto al PIL.

Nella relazione 2009 sull’occupazione ( 44 ) si prevede che i cambiamenti climatici

e il correlato passaggio a un’economia a basse emissioni di CO 2 avranno forti

ripercussioni sulla futura domanda di competenze favorendo, almeno inizial-

mente, i lavoratori altamente qualificati. Si considera tuttavia che, con l’ado-

zione delle nuove tecnologie da parte del mercato, anche i lavoratori meno

qualificati saranno in grado di svolgere le nuove mansioni, a condizione di

ricevere un’adeguata formazione.

121 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei


«Non supereremo la crisi economica senza

il forte potenziale intellettuale, economico

e creativo delle donne. Metà dei membri

della nostra comunità non beneficia

di pari occasioni e opportunità».

Jerzy Buzek, presidente del

Parlamento europeo, nel suo discorso

di investitura in settembre.

© Reporters / Nicolas Bets

In base alle nuove norme decise

dai ministri dell’UE in novembre,

entrambi i genitori avranno diritto

a un congedo parentale più lungo.

UGUAGLIAnZA

A fronte dell’acuirsi del problema dell’esclusione sociale dei Rom, aggravato

dalle ripercussioni della crisi economica, dall’aumento dell’estremismo e dalle

manifestazioni di razzismo, in giugno il Consiglio ha approvato i «principi di base

comuni sull’inclusione dei Rom». È stata anche istituzionalizzata la piattaforma

europea per l’inclusione dei Rom quale forum per lo scambio di esperienze in

tale settore.

In giugno il Consiglio ha adottato conclusioni in merito a «Pari opportunità per

donne e uomini: invecchiamento attivo e nella dignità» e ha valutato i lavori in

corso in merito a una direttiva sul principio della parità di trattamento dei

lavoratori autonomi e dei coniugi coadiuvanti. In novembre, nel corso di una

conferenza tenutasi a Stoccolma, sono state discusse le modalità di promozione

della collaborazione per combattere la violenza contro le donne, valutando il

ruolo del programma Daphne finanziato dall’UE e finalizzato a promuovere lo

scambio di pratiche innovative per contrastare tale fenomeno.

I genitori avranno diritto a un congedo parentale più lungo in base alle nuove

norme decise dai ministri dell’UE in novembre. La direttiva riveduta in materia di

congedo parentale, che attua un accordo concluso tra le organizzazioni dei

datori di lavoro e le organizzazioni sindacali europee, assicura una migliore

protezione contro le discriminazioni e una più facile ripresa dell’attività profes-

sionale dopo il periodo di congedo.

122


nOTe

( 1 ) Regolamento (CE) n. 1108/2009 relativo agli aeroporti, alla gestione del traffico aereo

e ai servizi di navigazione aerea (GU L 309 del 24.11.2009).

( 2 ) Proposta di regolamento in materia di inchieste e prevenzione di incidenti e

inconvenienti nel settore dell’aviazione civile, COM(2009) 611.

( 3 ) Regolamento (CE) n. 1144/2009 che istituisce un elenco comunitario dei vettori aerei

soggetti a un divieto operativo all’interno della Comunità (GU L 312 del 27.11.2009).

( 4 ) Sentenza della Corte di giustizia del 19 novembre 2009, cause riunite C-402/07 e

C-432/07, Sturgeon e a.

( 5 ) Regolamento (CE) n. 545/2009 relativo a norme comuni per l’assegnazione di bande

orarie negli aeroporti della Comunità (GU L 167 del 29.6.2009).

( 6 ) Regolamento (CE) n. 923/2009 che istituisce il secondo programma Marco Polo

relativo alla concessione di contributi finanziari comunitari per migliorare le

prestazioni ambientali del sistema di trasporto merci (Marco Polo II)

(GU L 266 del 9.10.2009).

( 7 ) Proposta di regolamento relativo alla rete ferroviaria europea per un trasporto merci

competitivo, COM(2008) 852.

( 8 ) Decisione della Commissione, del 22 luglio 2009, relativa all’applicazione della

specifica tecnica di interoperabilità per il sottosistema controllo-comando e

segnalamento del sistema ferroviario transeuropeo convenzionale, C(2009) 5607.

( 9 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1283&language=IT

( 10 ) Conclusioni del Consiglio «Trasporti, telecomunicazioni ed energia», 30-31 marzo

2009 (http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st08/st08176.it09.pdf).

( 11 ) Il terzo pacchetto sulla sicurezza marittima è costituito da due regolamenti e da sei

direttive (GU L 131 del 28.5.2009).

( 12 ) Direttiva 2009/123/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione

di sanzioni per violazioni (GU L 280 del 27.10.2009).

( 13 ) Comunicazione della Commissione «Piano d’azione sulla mobilità urbana»,

COM(2009) 490.

( 14 ) Convenzione relativa allo sdoganamento centralizzato, concernente l’attribuzione

delle spese di riscossione nazionali trattenute allorché le risorse proprie tradizionali

sono messe a disposizione del bilancio dell’UE (GU C 92 del 21.4.2009).

( 15 ) Direttiva 2009/81/CE relativa al coordinamento delle procedure per l’aggiudicazione

di taluni appalti di lavori, di forniture e di servizi nei settori della difesa e della

sicurezza da parte delle amministrazioni aggiudicatrici/degli enti aggiudicatori

(GU L 216 del 20.8.2009).

( 16 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1399&language=IT

( 17 ) Relazione della Commissione sull’applicazione della direttiva 2001/95/CE relativa alla

sicurezza generale dei prodotti, COM(2008) 905.

( 18 ) Comunicazione della Commissione «Direttiva sui diritti dei consumatori»,

COM(2008) 614.

( 19 ) Comunicazione della Commissione «Lotta contro il cancro: un partenariato europeo»,

COM(2009) 291.

( 20 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1550

( 21 ) Raccomandazione del Consiglio su un’azione nel settore delle malattie rare

(GU C 151 del 3.7.2009).

( 22 ) Conclusioni del Consiglio «Occupazione, politica sociale, salute e consumatori»,

12 ottobre 2009 (http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st14/st14311.it09.pdf).

( 23 ) Regolamento (CE) n. 288/2009 recante modalità di applicazione del regolamento

(CE) n. 1234/2007 relativamente alla concessione di un aiuto comunitario per

la distribuzione di frutta, verdura, ortofrutticoli trasformati, banane e prodotti

da esse derivati ai bambini negli istituti scolastici, nell’ambito del programma

«Frutta nelle scuole» (GU L 94 dell’8.4.2009).

( 24 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/1098&language=IT

( 25 ) Conclusioni del Consiglio «Giustizia e affari interni», 23 ottobre 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st14/st14936.it09.pdf).

( 26 ) Direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini

dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi (GU L 309 del 24.11.2009).

( 27 ) Regolamento (CE) n. 767/2009 sull’immissione sul mercato e sull’uso dei mangimi

(GU L 229 dell’1.9.2009).

( 28 ) Relazione della Commissione sulla coesistenza tra colture transgeniche,

convenzionali e biologiche, COM(2009) 153.

( 29 ) http://ec.europa.eu/agriculture/healthcheck/before_after_en.pdf

( 30 ) Comunicazione della Commissione sulla politica di qualità dei prodotti agricoli,

COM(2009) 234.

( 31 ) Comunicazione della Commissione «Migliore funzionamento della filiera alimentare

in Europa», COM(2009) 591.

( 32 ) Comunicazione della Commissione «Rendere più mirati gli aiuti agli agricoltori delle

zone caratterizzate da svantaggi naturali», COM(2009) 161.

( 33 ) Libro verde «Riforma della politica comune della pesca», COM(2009) 163.

( 34 ) Conclusioni del Consiglio «Agricoltura e pesca», 19-20 ottobre 2009

(http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/09/st14/st14599.it09.pdf).

( 35 ) Comunicazione della Commissione «Una politica marittima integrata per una migliore

governance nel Mediterraneo», COM(2009) 466.

( 36 ) Comunicazione della Commissione «Strategia dell’Unione europea per la regione del

Mar Baltico», COM(2009) 248.

( 37 ) Comunicazione della Commissione «Verso l’integrazione della sorveglianza

marittima», COM(2009) 538 e SEC(2009) 1341.

( 38 ) Comunicazione della Commissione «Sviluppare la dimensione internazionale della

politica marittima integrata dell’Unione europea», COM(2009) 536.

( 39 ) Regolamento (CE) n. 544/2009 relativo al roaming sulle reti mobili pubbliche

all’interno della Comunità (GU L 167 del 29.6.2009).

( 40 ) Raccomandazione della Commissione sull’alfabetizzazione mediatica nell’ambiente

digitale per un’industria audiovisiva e dei contenuti più competitiva e per una società

della conoscenza inclusiva, C(2009) 6464.

( 41 ) Comunicazione della Commissione relativa all’applicazione delle norme sugli aiuti di

Stato al servizio pubblico di emittenza radiotelevisiva (GU C 257 del 27.10.2009).

( 42 ) http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/09/491&language

=EN

( 43 ) Comunicazione della Commissione «Rafforzare la preparazione, la sicurezza e la

resilienza per proteggere l’Europa dai ciberattacchi e dalle ciberperturbazioni»,

COM(2009) 149.

( 44 ) http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=113&newsId=642&furtherNews

=yes

123 relazione generale 2009 | ulteriori MiglioraMenti per i cittadini europei


come ottenere informazioni sull’Unione europea


RAPPRESENTANZE

DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Rappresentanza in Italia

Via IV Novembre 149

00187 Roma

ITALIA

Tel. +39 06699991

Internet: http://ec.europa.eu/italia

E-mail: comm-rep-it-info@ec.europa.eu

Rappresentanza a Milano

Corso Magenta 59

20123 Milano

ITALIA

ONLINE

Tel. +39 024675141

Informazioni in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea sono disponibili all’indirizzo

http://europa.eu

DI PERSONA

In tutta Europa esistono centinaia di centri locali di informazione UE. Potete trovare l’indirizzo del

centro più vicino a voi sul sito http://europedirect.europa.eu

PER TELEFONO O PER E-MAIL

Europe Direct è un servizio che risponde alle vostre domande sull’Unione europea. Potete contattare

questo servizio telefonando al numero verde 00 800 6 7 8 9 10 11 oppure, dall’esterno dell’UE,

al numero di telefono a pagamento +32 22999696 o ancora per posta elettronica attraverso il

formulario accessibile dal sito http://europedirect.europa.eu

LEGGENDO LE NOSTRE PUBBLICAZIONI

Consultate pubblicazioni sull’UE con un semplice clic sul sito web EU Bookshop:

http://bookshop.europa.eu

Per ottenere informazioni e pubblicazioni sull’Unione europea in lingua italiana, rivolgersi a:

Internet: http://ec.europa.eu./italia

E-mail: comm-rep-mil@ec.europa.eu

UFFICI

DEL PARLAMENTO EUROPEO

Ufficio per l’Italia

Via IV Novembre 149

00187 Roma

ITALIA

Tel. +39 06699501

Internet: http://www.europarl.it

E-mail: eproma@europarl.europa.eu

Ufficio di Milano

Corso Magenta 59

20123 Milano

ITALIA

Tel. +39 024344171

Internet: http://www.europarl.it

E-mail: epmilano@europarl.europa.eu

Altre rappresentanze e uffici della Commissione europea e del Parlamento europeo si trovano nei paesi membri

dell’Unione europea. Delegazioni della Commissione europea si trovano anche in altri paesi del mondo.


AnnOTAZIOnI

125


AnnOTAZIOnI

126


AnnOTAZIOnI

127


AnnOTAZIOnI

128


L’Unione europea

Stati membri dell’Unione europea

Paesi candidati


prezzo in lussemburgo (iva esclusa): 7 eur

KA-AD-10-001-IT-C

More magazines by this user
Similar magazines