Relazione generale – sull'attività dell'Unione europea - Europa

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Relazione generale – sull'attività dell'Unione europea - Europa

GIOcARe SecOndO Le ReGOLe

«La solidarietà europea non è pensabile

senza responsabilità nazionale. Perché sia

mantenuta e rafforzata la fiducia nel

mercato interno, tutti gli Stati membri

devono rispettarne le regole».

Mirek Topolánek, primo ministro della

Repubblica ceca e presidente del

Consiglio europeo, alla riunione

informale dei leader

dell’Unione europea tenutasi

a marzo.

Le misure sono state prese in modo da contemperare al meglio obiettivi contra-

stanti. Pur essendo di primaria importanza stimolare la ripresa delle imprese, le

misure hanno prestato attenzione a garantire la tutela dei posti di lavoro e la

conformità con le regole della concorrenza e del mercato unico, dalle quali

dipende la prosperità a più lungo termine. Era essenziale che le regole dell’UEM

fossero rispettate, ma lo era anche poter far uso della loro intrinseca flessibilità.

Così, mentre i programmi di garanzia e ricapitalizzazione stabilizzavano le

banche, l’UE controllava rigorosamente il modo in cui venivano attuati. Non è

stato permesso ai piani di salvataggio e di ricapitalizzazione di provocare distor-

sioni del mercato unico. Le norme dell’UE in materia di concorrenza e di aiuti di

Stato hanno garantito soluzioni praticabili che non hanno generato discrimina-

zioni nei confronti di istituzioni sane o tra Stati membri. Il disavanzo eccessivo

registrato dalla maggior parte degli Stati membri va corretto, ma in maniera

determinata e intelligente, in linea con il patto di stabilità e crescita riveduto e

considerando le circostanze di ogni singolo Stato membro.

L’UE ha garantito che le misure adottate dagli Stati membri in risposta alla reces-

sione fossero limitate nel tempo e riducessero completamente al minimo

qualsiasi rischio di distorsione degli scambi e della concorrenza. La maggior

parte dei regimi nazionali approvati erano volti a facilitare l’accesso al credito

delle imprese, in modo da far fronte alle difficoltà sistemiche incontrate dal

settore bancario.

Il piano di ripresa è stato ideato per mettere assieme una risposta globale nel

rispetto delle diverse circostanze economiche di ogni Stato membro. Il piano ha

riconosciuto la specifica situazione economica di ogni singolo paese e la diversa

capacità di porvi rimedio, ma ha insistito sul coordinamento al fine di conseguire

i migliori risultati ed evitare indesiderati effetti di ricaduta negativa che potessero

avvantaggiare uno Stato membro rispetto a un altro. Di conseguenza, benché le

misure nazionali a sostegno della domanda potessero variare, esse dovevano

produrre risultati immediati, essere di natura temporanea e a complemento di

altri investimenti prioritari nelle infrastrutture, la competitività, le piccole e medie

imprese, la formazione e l’occupazione.

Il patto di stabilità e crescita era sufficientemente flessibile da permettere l’attua-

zione delle misure anticrisi, pur continuando a fornire un quadro per le strategie

di risanamento del futuro. Era possibile che le misure di stimolo di bilancio e altre

misure di sostegno potessero indurre un aumento del disavanzo e del debito,

che ai sensi del patto avrebbe però dovuto essere considerato temporaneo. Con

l’avvento della ripresa, le economie degli Stati membri dovevano perseguire

obiettivi realistici e ritornare alla stabilità. Nel frattempo, i termini stabiliti per la

correzione dei disavanzi eccessivi avevano tenuto conto dei fattori delle

economie nazionali e del diverso margine di manovra fiscale.

La delicata situazione delle finanze pubbliche degli Stati membri è inevitabil-

mente diventata motivo di preoccupazione sia a livello nazionale sia a livello

dell’UE. Entro il 2010 l’enorme sostegno tuttora dato dagli Stati membri e dalle

istituzioni dell’UE all’economia europea raggiungerà circa il 5 % del PIL. Tale

iniezione di liquidità si sta dimostrando molto efficace nel sostenere la fiducia

nei mercati, ma il rischio è che possa aggravare il debito e il disavanzo pubblici.

Al fine di garantire l’equilibrio a più lungo termine, la Commissione ha continuato

a vigilare sui programmi di stabilità degli Stati membri mettendo in evidenza

disavanzi di bilancio eccessivi, laddove individuati.

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