Relazione generale – sull'attività dell'Unione europea - Europa

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Relazione generale – sull'attività dell'Unione europea - Europa

cOnTRIBUTI deLLA cOMMISSIOne

eUROPeA AI neGOZIATI InTeRnAZIOnALI

L’UE è una forza motrice dei negoziati

internazionali sul clima grazie alla

pressione che esercita per giungere

ad un accordo mondiale ambizioso e

globale. La Commissione europea ha

svolto un ruolo di primaria importanza

nel definire la politica dell’UE.

Nel 2009 lo ha fatto principalmente

con due importanti documenti:

� gennaio 2009: comunicazione della

Commissione «Verso un accordo organico

sui cambiamenti climatici a Copenaghen»;

� settembre 2009: comunicazione della

Commissione «Maggiori finanziamenti

internazionali per il clima: una proposta

europea in vista di Copenaghen».

�il costo supplementare che i paesi in via di sviluppo dovranno sostenere per

gli interventi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici è stimato

di qui al 2020 a 100 miliardi di euro l’anno, di cui un importo compreso tra

i 22 e i 50 miliardi di euro dovrà essere coperto da finanziamenti pubblici

internazionali. L’UE è disposta a contribuire equamente a questa cifra: per il

2010-2012 occorrono finanziamenti «rapidi» pari a 5-7 miliardi di euro l’anno

per aiutare i paesi in via di sviluppo a creare le proprie capacità di combattere

i cambiamenti climatici;

�regole di contabilità delle emissioni in relazione alle attività silvicole e all’uti-

lizzo del suolo;

�sviluppo del meccanismo settoriale per il sistema di scambio delle quote di

emissione e riforma del meccanismo di sviluppo pulito;

�chiarimento della posizione dell’UE sulla gestione delle eccedenze delle quote

di emissione per il periodo 2008-2012, che possono incidere sugli obiettivi

ambientali dell’UE;

�una tempistica e degli orientamenti chiari e rigorosi per l’attuazione del

quadro normativo giuridicamente vincolante.

Il Parlamento europeo ha sostenuto con vigore l’adozione di un accordo ambizioso

e giuridicamente vincolante a Copenaghen. Nel mese di ottobre la commissione

Ambiente ha invitato i capi di Stato o di governo a dare la massima priorità ai

cambiamenti climatici e a mantenere un ruolo di primo piano nei negoziati di

Copenaghen. Secondo la commissione Ambiente, l’accordo internazionale

doveva garantire che i paesi industrializzati riducessero sensibilmente le proprie

emissioni collettive (entro il margine superiore dell’intervallo 25-40 %, con un

obiettivo minimo di riduzione a lungo termine dell’80 % entro il 2050 rispetto ai

livelli del 1990) e che i paesi in via di sviluppo, nel loro insieme, contenessero la

crescita delle emissioni entro il 15-39 % al di sotto della situazione di status quo.

In una risoluzione approvata nella seduta plenaria di novembre ( 31 ) il Parlamento

ha adottato queste posizioni e ha invitato i capi di Stato o di governo dell’UE a

dare prova di leadership politica affinché il vertice si concludesse positivamente.

L’UE ha dato prova di leadership nell’atteggiamento proattivo che ha adottato, in

vista dei colloqui, partendo dalla solida base costituita dal suo pacchetto «Clima

ed energia». A maggio la Commissione ha proposto che l’UE presentasse un

emendamento al protocollo di Kyoto; il Consiglio ha rapidamente approvato la

proposta e il 10 giugno la presidenza ceca e la Commissione europea, a nome

degli Stati membri dell’UE e dell’Unione europea, hanno presentato congiunta-

mente una proposta di emendamento al segretariato delle Nazioni Unite

responsabile della conferenza di Copenaghen. La proposta riguardava il tratta-

mento dei cambiamenti nell’uso del suolo, il perfezionamento dei meccanismi

che disciplinano il mercato del carbonio e i possibili approcci per trattare le

emissioni settoriali. Uno dei principali contributi dati dall’UE alle discussioni di

Copenaghen è stata l’attenzione volta a trovare un accordo sui finanziamenti da

destinare ai paesi in via di sviluppo per la lotta ai cambiamenti climatici, un tema

centrale per arrivare ad un accordo a Copenaghen. A settembre la Commissione

ha adottato una comunicazione in cui si propone di incrementare i finanziamenti

internazionali a favore della lotta ai cambiamenti climatici nei paesi in via di

sviluppo ( 32 ). Nel documento la Commissione concludeva che, entro il 2020,

i paesi in via di sviluppo potrebbero dover far fronte a un costo annuo di circa

100 miliardi di euro per mitigare le emissioni di gas serra e adattarsi agli impatti

dei cambiamenti climatici. Gran parte dei finanziamenti necessari proverrà da

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