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ESZ NEWS N. 55_giugno 2011.pdf - Edizioni Suvini Zerboni

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Alessandro Solbiati<br />

<strong>ESZ</strong>news<br />

<strong>Edizioni</strong> <strong>Suvini</strong> <strong>Zerboni</strong> - Notiziario quadrimestrale<br />

Opera seconda<br />

I<br />

nizia a mezza estate la serie delle prime esecuzioni di<br />

Alessandro Solbiati. Il 1° luglio al Castello Caetani di<br />

Sermoneta viene presentato nel quadro del Festival<br />

Pontino Per Aldo per flauto, clarinetto (anche clarinetto<br />

basso), violino, violoncello e pianoforte nell’interpretazione<br />

del Divertimento Ensemble diretto da Sandro Gorli.<br />

L’Autore ne racconta in questi termini genesi e carattere:<br />

«Scritto su richiesta di Riccardo Cerocchi e del Campus<br />

Internazionale di Musica, Per Aldo è un breve brano<br />

composto sull’onda dell’emozione per la scomparsa di un<br />

caro amico quale Aldo Clementi. Quasi certamente<br />

costituirà il movimento centrale di un più ampio lavoro in<br />

tre tempi da affidare al Divertimento Ensemble. Ho<br />

pensato di far giocare insieme tre elementi, tre attitudini<br />

musicali e personali di Aldo: sopra all’iniziale e denso<br />

tessuto armonico costituito da bicordi di flauto e clarinetto<br />

riverberati dagli archi ovattati dalla sordina, appare un<br />

carillon acuto di pianoforte, quasi un ipnotico e innocente<br />

polo d’attrazione. Un’oscura polifonia canonica, anziché<br />

rimanere statica e disperdersi come le polifonie di Aldo,<br />

parte dalla regione più grave e via via sale unendosi al<br />

carillon in un danzante saluto finale». Le corde di Dejan<br />

Bogdanovic, violino, e Pierre-Henri Xuereb, viola, portano<br />

in tournée Due Lieder da “Winterreise” trascritti per violino<br />

e viola il 24 agosto a Le Poët Laval (Drôme Provençale),<br />

il 25 agosto a Seynes e il 28 agosto a Uzès. Spiega<br />

Solbiati: «Continua con i numeri II e XI , rispettivamente<br />

Gefrorene Tränen e Frühlingstraum, l’ambizioso progetto,<br />

nato un po’ incoscientemente nel 2010 su richiesta di<br />

Pierre-Henri Xuereb, di strumentare per violino e viola la<br />

Winterreise di Franz Schubert. Il progetto dovrebbe<br />

portare all’esecuzione integrale nel 2012. Si tratta di<br />

trascrizioni rispettose del testo originale, certamente, ma<br />

le stesse forti differenze di strumentazione mi costringono<br />

(con mia gioia) a inventare soluzioni, a spostare di<br />

I<br />

mportante prima esecuzione assoluta per Ivan Fedele<br />

al termine della primavera. Il 10 <strong>giugno</strong> il Festival Agora<br />

ospiterà nella Salle 400 del CentQuatre di Parigi La<br />

pierre et l’étang (…les temps…) per quartetto d’archi,<br />

percussioni, orchestra d’archi e elettronica,<br />

commissione Ircam - Centre Pompidou,<br />

nell’interpretazione del Quatuor Renoir, di Daniel<br />

Ciampolini alle percussioni e dell’Orchestre<br />

Philharmonique de Radio France sotto la direzione di<br />

Ernest Martinez Izquierdo. Il concerto, coproduzione<br />

Ircam - Centre Pompidou e Radio France con la<br />

collaborazione del CentQuatre e il sostegno della<br />

Sacem, verrà registrato da France Musique. In questi<br />

termini l’Autore ha raccontato a Jérémie Szpirglas il<br />

significato del nuovo lavoro, partendo dal titolo: «Si può<br />

intendere questo titolo in due modi diversi. In termini di<br />

dimensione temporale innanzitutto: quella della<br />

composizione, molto diversa da quella psicologica<br />

dell’ascolto, che varia tra il primo e l’ennesimo ascolto,<br />

ed è ancora diversa da quella della memoria. Poi si può<br />

intenderlo come stagno, distesa d’acqua, considerando<br />

la relazione tra due elementi, l’acqua, che rappresenta<br />

Ivan Fedele Il suono e lo spazio<br />

registro, ad affidare all’uno o all’altro strumento un ruolo<br />

guida, leggendo polifonie solo sottintese e ripercorrendo<br />

così, in modo penso personale, lo straordinario percorso<br />

melodico, armonico e timbrico di Franz Schubert».<br />

La Stagione Lirica 2010/11 del Teatro Regio di Torino<br />

ospita, nella sala del Teatro Carignano, la seconda opera<br />

scenica di Alessandro Solbiati: Leggenda, opera in un atto<br />

(prologo, quattro scene e epilogo) da La leggenda del<br />

Grande Inquisitore di Fëdor Dostoevskij, in cartellone il<br />

20, 24 e 27 settembre. Commissione del Teatro Regio,<br />

questa opera seconda, dopo Il carro e i canti (Trieste,<br />

Teatro Verdi, aprile 2009), rappresenta in realtà il primo<br />

progetto teatrale di Solbiati, concepito e nato nella<br />

primavera del 2007. Come chiarisce l’Autore, «la<br />

commissione triestina si era di fatto inaspettatamente<br />

inserita in un lungo percorso ideativo e mi ha permesso di<br />

mettere a fuoco molte problematiche teatrali rispetto alle<br />

quali ritengo che Leggenda costituisca un secondo,<br />

importante passo. Posso anche dire che la Leggenda del<br />

Grande Inquisitore di Fëdor Dostoevskij costituisce nella<br />

mia vita un testo di tale potente suggestione da avermi<br />

fatto superare una decennale ritrosia ad occuparmi di<br />

teatro musicale: la mia proposta a Torino non fu infatti,<br />

genericamente, quella di scrivere un’opera, bensì quella di<br />

“scrivere un’opera attorno alla Leggenda del Grande<br />

Inquisitore”. Il libretto, il testo, non poteva essere<br />

realizzato che da me, con l’aggiunta di frammenti tratti da<br />

altre zone del romanzo, anche perché si trattava di<br />

piegare quello che in Dostoevskij è per lo più un<br />

monologo a una vera struttura narrativa e scenica, poiché<br />

io volevo (e credo di aver ottenuto) una vera opera e non<br />

una sorta di oratorio o di cantata scenica. Quali significati<br />

di questa straordinaria pagina letteraria, tra i molti<br />

possibili, mi hanno condotto a sceglierla come spina<br />

dorsale del mio lavoro più importante? Due, in particolar<br />

<strong>55</strong><br />

<strong>giugno</strong>2011<br />

continua a pag. 2<br />

la flessibilità, e la pietra, che rappresenta la durata.<br />

Da bambino mi divertivo spesso a lanciare pietre<br />

nell’acqua, ed è il ricordo di quel gioco che mi ha fatto<br />

prendere coscienza della ricchezza dinamica di questi<br />

due elementi. Nel mio pezzo l’immagine serve come<br />

metafora poetica o formale, ma non è illustrativa.<br />

Lo stagno è una superficie d’acqua assolutamente liscia,<br />

sulla quale, come su una tavoletta di cera, è possibile<br />

segnare ciò che si vuole. Non si tratta tuttavia di<br />

un’immagine naturalistica: non si sentiranno pietre che<br />

cadono, né piogge di sassolini. L’immagine veicola un<br />

ritmo che mi offre, metaforicamente, delle premesse<br />

formali. Il primo movimento s’intitola Rocher englouti :<br />

l’immagine poetica corrisponde a un masso enorme che<br />

cade nell’acqua, metafora della pesantezza e al tempo<br />

stesso dell’acqua che smorza questa pesantezza.<br />

Segue Ricochet de galets, che si occupa della traiettoria<br />

di piccoli oggetti che producono un’eterofonia.<br />

La metafora è anche in questo caso formale: il<br />

movimento rallenta e suggerisce una freccia temporale<br />

che guida il percorso. La terza immagine è quella di una<br />

singola pietra, la pietra pomice, che, meno densa<br />

continua a pag. 3<br />

Secondo lavoro scenico<br />

ispirato a Dostoevskij e<br />

omaggi a Clementi e<br />

Schubert<br />

Due prime al Festival Agora e<br />

a MITO approfondiscono una<br />

ricerca ventennale sulla<br />

spazializzazione


Giorgio Gaslini<br />

Giorgio Gaslini partecipa al<br />

progetto “Viaggio in Italia” di<br />

Alda Caiello e Maria Grazia<br />

Bellocchio con Kali nifta per<br />

voce femminile e pianoforte su<br />

un canto popolare griko<br />

salentino, in prima al Teatro<br />

Goldoni di Firenze il 19 maggio<br />

nel quadro del 74° Maggio<br />

Musicale Fiorentino, con<br />

riprese al Festival MITO,<br />

Settembre Musica, il 5<br />

settembre al Conservatorio<br />

“Giuseppe Verdi” di Torino e il 6<br />

settembre al Teatro Elfo Puccini<br />

di Milano, nell’interpretazione<br />

delle due artiste committenti.<br />

2<br />

segue da pag. 1 (Solbiati: Opera seconda)<br />

modo: 1) L’anestesia delle coscienze, il prendere<br />

possesso di queste ultime, rendendole indifferenti alle<br />

sofferenze di miliardi di persone vicine e lontane, alla<br />

presenza del “male” in mille forme anche di fianco a noi,<br />

l’abbagliarle con i facili miti della ricchezza, del potere e<br />

del “successo”, condurle a barattare la propria libertà<br />

profonda, la propria tensione alla riflessione dolorosa e<br />

drammatica sui temi fondamentali dell’esistenza con un<br />

più confortevole asservimento alla superficialità e alla<br />

distrazione: tutto ciò è la cifra molto più del XXI che del<br />

XVI secolo. 2) Che fine farebbe, se tornasse oggi,<br />

naturalmente subito dopo essere diventato un fenomeno<br />

mediatico, colui che predicava in modo intransigente<br />

paradossi quali l’amore incondizionato, l’amore per il<br />

proprio nemico come per l’amico? Come dice Alësa, “è<br />

stato mai dato modello di uomo più alto?”». Primi<br />

interpreti dell’opera saranno Urban Malmberg, baritono,<br />

Alda Caiello, soprano, Mark Milhofer, tenore, Laura<br />

Catrani, soprano, Gianluca Buratto, basso, l’Orchestra e<br />

il Coro del Teatro Regio di Torino diretti da Gianandrea<br />

Noseda; direttore del coro sarà Claudio Fenoglio; regia,<br />

costumi e luci sono affidati a Stefano Poda. Un’ulteriore<br />

prima esecuzione assoluta deriva dalla partecipazione al<br />

progetto “Viaggio in Italia” ideato da Alda Caiello e Maria<br />

Grazia Bellocchio, con Dolçe amore per voce femminile<br />

e pianoforte, interpretato dalle musiciste committenti il<br />

19 maggio al Teatro Goldoni di Firenze, nel contesto del<br />

74° Maggio Musicale Fiorentino, con due repliche<br />

successive per il Festival MITO Settembre Musica il 5<br />

settembre al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino e il<br />

giorno successivo, 6 settembre, al Teatro Elfo Puccini di<br />

Milano. Una ricca sequenza di riprese costella i mesi<br />

centrali del 2011 a cominciare dall’esecuzione d’una<br />

serie di pagine pianistiche, il 31 maggio al<br />

Conservatorio di Bologna, nell’ambito di un seminario<br />

sui lavori pianistici di Alessandro Solbiati in<br />

collaborazione con Emanuela Piemonti e Alfonso Alberti,<br />

che interpreteranno, Alberti, Interludi, e la Piemonti Fête<br />

e Sonata Seconda. Luigi Attademo porta in tournée Le<br />

sei corde di Nicolò per chitarra sola il 7 <strong>giugno</strong><br />

all’Istituto Italiano di Cultura di Vienna, l’8 <strong>giugno</strong><br />

all’Institut für Romanistik di Graz, il 24 <strong>giugno</strong> al Barge<br />

Music di New York e infine il 26 luglio alla Biblioteca<br />

Vescovile di Montepulciano, per il Cantiere<br />

Internazionale d’Arte, in quella che sarà la prima<br />

esecuzione italiana del pezzo. Il 10 <strong>giugno</strong> vengono<br />

“Leggenda”: Sinossi<br />

Prologo: Ivan e Alësa sono già sul proscenio a sipario aperto. Dietro ai<br />

due fratelli, su una simbolica figura di bimbo si addensano delle minacce<br />

che costituiscono il corrispettivo del “prologo” dostoevskijano, in cui Ivan<br />

rovescia su Alësa alcuni terribili esempi di violenza su bambini tratti dalla<br />

vera cronaca nera.<br />

Scena I: La prima scena è il dialogo tra i fratelli sul proscenio, il primo<br />

livello scenico, strumentalmente avvolto dalla sola Orchestra A, in buca.<br />

L’assunto della perorazione di Ivan è «se Dio esiste, perché un così<br />

terribile male nel mondo?». Alësa sa solo balbettare debolmente<br />

qualcosa sulla libertà dell’uomo. Allora Ivan narra il suo poema, la sua<br />

leggenda.<br />

Scena II: La leggenda, ovvero il secondo livello scenico (al centro del<br />

palco, alle spalle dei fratelli), temporale (Siviglia nel XVI secolo anziché la<br />

Russia di fine Ottocento) e narrativo. All’allargarsi dello spazio scenico<br />

corrisponde un analogo allargamento dello “spazio sonoro”: all’orchestra<br />

A si somma l’Orchestra B, che nel piccolo Teatro Carignano sarà disposta<br />

in platea. Il “suono” della folla sevillana è costituito dall’intreccio di mille<br />

frammenti di musiche medievali e rinascimentali spagnole. Via via quella<br />

folla si polarizza su uno di loro, inspiegabilmente identificato in Cristo<br />

ritornato: egli non parlerà mai, ma è in grado di compiere un miracolo e la<br />

folla è tutta per lui. Ma di fronte alla sua misteriosa autorevolezza si para<br />

l’autorità, ovvero l’autoritarismo, del Grande Inquisitore che provoca<br />

l’arresto del “presunto Cristo”.<br />

Scena III: Lo spazio si chiude intorno ai due, l’affollato meriggio sevillano<br />

si trasforma nel buio del carcere. Analogamente, lo spazio sonoro si<br />

proposti dall’Ensemble de Six Voix Solistes per il<br />

Festival d’Art Vocal Contemporaine a Le Bourget-du-<br />

Lac, Les Voix du Prieuré, To Whom? per soprano solo e<br />

La partenza, monodramma per voce e percussionista da<br />

un racconto di Franz Kafka. Il 21 <strong>giugno</strong> Pierre-Henri<br />

Xuereb esegue a Pechino Corde per viola sola. Il 2<br />

agosto, sempre Le Bourget-du-Lac ospiterà, per il<br />

Festival des Nuits d’Été, Durissimo silenzio per sei voci<br />

femminili e pianoforte, nell’interpretazione dell’Ensemble<br />

de Six Voix Solistes diretto da Alain Goudard e della<br />

pianista Ancuza Aprodu. Dal 2 al 10 luglio i pianisti<br />

Emanuela Piemonti e Alfonso Alberti registreranno<br />

presso l’Auditorium di San Fedele di Milano un Cd<br />

monografico per l’etichetta Stradivarius comprendente<br />

buona parte della produzione pianistica di Solbiati:<br />

Interludi, Fête, Sonata Seconda per pianoforte solo e As<br />

like the waves per pianoforte a quattro mani. Due<br />

composizioni cameristiche, Yang per timpani e Quattro<br />

pezzi per pianoforte e percussioni, verranno interpretate<br />

il 15 luglio all’Ensemble Modern Academy di<br />

Francoforte dal pianista Alberto Carnevale Ricci e dal<br />

percussionista Rho-Mei Yu. Il 28 luglio a Chambord, per<br />

il Festival Estival du Domaine National du Château,<br />

l’Ensemble Alternance offrirà un’esecuzione parziale di<br />

Linee per ensemble, dall’Arte della Fuga di J.S. Bach.<br />

Infine, il 29 agosto il Festival de la Chaise Dieu, Haute-<br />

Loire, proporrà il Trio d’archi nell’interpretazione degli<br />

strumentisti dell’Ottetto Unisoni. Nei mesi passati è stato<br />

possibile ascoltare la musica di Alessandro Solbiati il 24<br />

marzo alla Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe,<br />

dove il duo Eve Cambreling e Alwyn Westbrooke ha<br />

eseguito Contrapunctus per flauto e violino, ripreso il 30<br />

aprile al Festival di musica contemporanea di Forlì da<br />

Annamaria Morini ed Enzo Porta. Dialogo per voce<br />

recitante, clarinetto e percussioni è stato proposto per<br />

l’Atelier Musical de Touraine il 6 maggio alla Salle<br />

Okeghem di Tours e il 7 maggio all’Abbazia di<br />

Bourgueil, con François Bazzola, voce recitante,<br />

François-Xavier Bouton, clarinetto, e Renaud Détruit,<br />

percussioni. L’Università di Catania ha ospitato il 6 e 7<br />

maggio l’esecuzione di Flos per sei strumenti,<br />

nell’interpretazione dell’Offerta Musicale Ensemble.<br />

Infine, l’Ensemble Zenit 2000 diretto da Massimo Testa<br />

ha proposto il 20 maggio ad Avellino Pour Ph.B. per<br />

clarinetto, violino, violoncello e pianoforte.<br />

riduce a un quintetto d’archi in buca, a due corni e qualche percussione.<br />

Le varie fasi di questa scena s’intitolano Responsori poiché è la musica a<br />

rispondere per il muto Cristo immobile. La voce dell’Inquisitore è<br />

riverberata da un sestetto vocale che corrisponde al coro delle vastità<br />

sevillane.<br />

Scena IV: L’Inquisitore cita le tentazioni nel deserto: si apre così il terzo<br />

livello, il terzo spazio scenico e temporale, il deserto dei Vangeli, con la<br />

terza coppia di personaggi, lo Spirito del Non Essere e un Cristo ancora<br />

silenzioso, le cui risposte sono affidate al coro, “voce del deserto”. È il<br />

momento di massima polifonia e massima ampiezza spazio-sonorotemporale:<br />

anche Alësa e Ivan interloquiscono, i tre livelli “dialogano” tra<br />

loro e si sommano le due orchestre, i personaggi, il coro e il sestetto<br />

vocale. Al culmine delle accuse l’Inquisitore condanna di nuovo Cristo a<br />

morte.<br />

Epilogo: L’intuizione assoluta di Dostoevskij: l’unica risposta del Cristo<br />

silenzioso è avvicinarsi all’Inquisitore e abbracciarlo: l’amore senza<br />

ragione di fronte alla ragione senza amore. L’Inquisitore, paralizzato ma<br />

persistente nella sua idea, caccia “per sempre” Cristo, che “si allontana<br />

nelle silenziose vie notturne di Sevilla”. La musica mette in scena il tempo<br />

psicologico: quei pochi passi verso l’abbraccio valgono infatti un’intera<br />

risposta. Allo stesso modo il lento allontanarsi nelle vie buie, intercalato<br />

da un ultimo intervento di Ivan e Alësa ha il suo corrispettivo musicale nel<br />

lento dissolversi del tutto, al passo del viaggiatore: è il vuoto che<br />

consegue a quella cacciata. Ma è proprio quel vuoto a lasciar trasparire<br />

via via il canto di un violoncello simmetrico all’iniziale oboe solo.


Jean-Luc Hervé<br />

Pensare il tempo<br />

I<br />

l 5 <strong>giugno</strong> il Nomos Ensemble proporrà al Festival<br />

Musique Action, al Centre Culturel André<br />

Malraux di Vandoeuvre-lès-Nancy, la prima<br />

esecuzione della versione definitiva di Au<br />

loin per otto violoncelli e elettronica, ampliato<br />

con un movimento iniziale rispetto alla prima<br />

esecuzione che lo stesso ensemble aveva<br />

proposto nell’agosto dello scorso anno alla<br />

Carrière Normandoux di Tercé. Il 26 <strong>giugno</strong>,<br />

a Huelgoat, sarà invece la volta della prima<br />

esecuzione assoluta di Amplitude 2 per viola<br />

d’amore, nell’interpretazione di Gilles<br />

Deliège. Si tratta della riscrittura di Amplitude<br />

per violoncello solo; in questa nuova<br />

versione vengono messe in evidenza le sette corde e la<br />

risonanza del nuovo strumento. Anche il tempo è stato<br />

segue da pag. 1 (Fedele: Il suono e lo spazio)<br />

dell’acqua, non affonda. Musicalmente, si tratta di<br />

un’esplorazione metaforica del rimbalzo: se si immerge<br />

la pomice nell’acqua, questa resiste ed emerge<br />

dall’acqua appena la si lascia. Infine abbiamo una Pluie<br />

de cailloux : occorre immaginare una giornata di<br />

pioggia. Tutto si ferma e la pioggia crea una rete<br />

complessa di increspature multiple alla superficie dello<br />

stagno. L’immagine suggerisce, anche in questo caso,<br />

un’eterofonia – i suoni sono diversi secondo la massa<br />

della pietra – e una polifonia – la sovrapposizione delle<br />

increspature e le loro interferenze – ma su un materiale<br />

più leggero e più fine. L’elettronica contribuisce a<br />

sottolineare, amplificare e moltiplicare certe idee di<br />

movimento come, per esempio, il percorso di questo<br />

oggetto duro, la pietra, e la sua relazione con l’elemento<br />

acqua. Nel caso dell’elettronica, l’idea di partenza è<br />

stata di ordine tecnologico: la successione dei gesti ci<br />

ha fornito un flusso continuo di informazioni. Se la<br />

partitura eseguita dai musicisti è naturalmente scritta,<br />

le informazioni che ricevo, tratto e ridirigo verso gli<br />

altoparlanti crea una partitura viva che rispetterà taluni<br />

algoritmi. E poiché ciascuna esecuzione è unica, ci sarà<br />

senz’altro qualche piccola variazione dall’una all’altra.<br />

D’altra parte, anche la spazializzazione gioca un ruolo<br />

metaforico essenziale. Tutti questi gesti rimbalzano<br />

nello spazio attraverso gli altoparlanti, secondo strategie<br />

determinate soprattutto dalla gestualità dei solisti,<br />

attraverso un gioco letteralmente stereofonico:<br />

l’orchestra d’archi avvolge il quartetto e le percussioni,<br />

che formano il concertino. La spazializzazione permette<br />

per esempio di suggerire dei cerchi concentrici<br />

provocati dai sassolini. Vorrei dunque, attraverso un<br />

contrappunto spaziale, creare una drammatizzazione<br />

spaziale. Qui utilizziamo dispositivi di cattura del gesto<br />

di piccola taglia, accelerometri e giroscopi che ci<br />

forniscono informazioni sull’accelerazione (dell’archetto,<br />

per esempio), sulla rotazione e la velocità. È così<br />

possibile sfruttare questi tre parametri del gesto per fare<br />

della musica, lavorando in tempo reale sul suono di uno<br />

strumento: il gesto dell’archetto, per esempio, per<br />

modulare il suono di un accordo dell’intero quartetto.<br />

Il gesto diventa così simultaneamente generatore del<br />

suono reale e del suono elettronico proveniente dallo<br />

stesso strumento o da un altro. Si tratta di una piccola<br />

rivoluzione copernicana per la composizione. Inoltre, tra<br />

la seconda e la terza parte ho scritto una cadenza per le<br />

percussioni, durante la quale il musicista dovrà eseguire<br />

dei gesti nello spazio non strettamente necessari al<br />

gioco acustico. Questi movimenti generano del suono,<br />

veicolato esclusivamente attraverso l’elettronica.<br />

Il percussionista viene così ad avere a disposizione uno<br />

strumento virtuale: un altro aspetto innovativo di questa<br />

tecnologia». Il 20 luglio verrà offerta a Cordes-sur-Ciel,<br />

per il Festival Musique sur Ciel la prima esecuzione<br />

assoluta di Pentalogon Quintet, revisione per quintetto<br />

rallentato per permettere la piena percezione del nuovo<br />

paesaggio armonico. Infine, l’Ensemble Les<br />

Temps Modernes sta preparando per il 28<br />

luglio la prima esecuzione, al Festival<br />

Messiaen di La Grave, di una novità per<br />

ensemble che l’Autore descrive in questi<br />

termini: «Il pezzo è una riflessione sul tempo.<br />

Mette in relazione diversi tipi di tempi. I tempi<br />

esterni con quello interno della musica. Il tempo<br />

esterno è quello “immobile” della materia, in cui<br />

tutto sembra fermo, oppure il tempo “ripetitivo”,<br />

che ripete l’avvenimento in modo ciclico, come<br />

in alcuni canti d’uccello o come il corso del sole<br />

nel cielo. Il tempo musicale è un tempo “in<br />

movimento” logico, ma spesso imprevedibile come il<br />

cammino del pensiero».<br />

d’archi di Pentalogon Quartet, il secondo quartetto per<br />

archi di Ivan Fedele, nell’interpretazione del Quatuor<br />

Ardeo. Tale revisione consiste nella sovrapposizione di<br />

una parte di contrabbasso che contribuisce a dare alla<br />

composizione un baricentro grave e un contrappunto<br />

timbrico che ne moltiplicano le intenzioni musicali. Una<br />

prima sinfonica viene invece proposta dall’Orchestra<br />

Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Tito Ceccherini:<br />

sarà possibile ascoltare Lexikon per orchestra,<br />

commissione Festival MITO, Settembre Musica,<br />

nell’ambito dello stesso Festival il 9 settembre<br />

all’Auditorium Rai di Torino e il 10 settembre nella Sala<br />

Verdi del Conservatorio di Milano. Così Fedele descrive<br />

il nuovo lavoro: «La composizione è articolata in quattro<br />

grandi parti e riassume tutte le mie esperienze<br />

compositive degli ultimi dieci anni, fortemente marcate<br />

dalla ricerca dell’archè e dallo sprofondamento delle<br />

pieghe nascoste della contemporaneità. Il titolo rimanda<br />

ad alcuni processi archetipici della musica di ogni<br />

epoca, ciascuno dei quali è tema dei quattro movimenti<br />

principali in cui si articola la composizione (Lo specchio<br />

e il suo canone, Al-Qat, Eco multipla, Canone esteso),<br />

incorniciati da un’introduzione (Risonanza) e una Coda.<br />

La spazializzazione e la drammatizzazione del suono<br />

nello spazio, suono inteso come una scultura da<br />

svelare, scoprire da differenti punti di vista o in<br />

alternativa da illuminare parzialmente o globalmente, è<br />

un’esperienza che mi accompagna da ormai vent’anni e<br />

che nel recentissimo La Pierre et l’étang (...les temps...)<br />

per quartetto d’archi, percussioni, orchestra d’archi e<br />

elettronica, ha trovato la sua espressione finora più<br />

compiuta». Le riprese della musica di Ivan Fedele in<br />

questi mesi comprendono Latinamix per flauto, chitarra<br />

e pianoforte, il 4 <strong>giugno</strong> al Ny Musikk di Oslo per il<br />

Grønland Kammermusikfestival, nell’interpretazione di<br />

Luciano Tristaino, flauto, Gisbert Watty, chitarra, e<br />

Siegmund Watty, pianoforte; Animus Anima II per due<br />

soprani, mezzosoprano, controtenore, tenore, baritono,<br />

basso su testi di Giuliano Corti, il 17 <strong>giugno</strong> alla Salle<br />

des Concerts della Cité de la Musique di Parigi per il<br />

Festival Agora, presentato dai Neue Vocalsolisten<br />

Stuttgart; tre degli Études Boréales il 2 luglio al<br />

Castello Caetani di Sermoneta per il 47° Festival<br />

Pontino di Musica, al pianoforte di Roberto Prosseda;<br />

Maja per soprano e sei strumenti su testo di Giuliano<br />

Corti il 30 luglio al 36° Cantiere Internazionale d’Arte di<br />

Montepulciano, interpreti Livia Rado, soprano, e<br />

l’Ensemble Algoritmo diretto da Marco Angius; infine,<br />

En archè per soprano, violino e orchestra, per il Festival<br />

Enescu il 4 settembre a Cluj e il 6 settembre nella Sala<br />

“Mihail Jora” della Radio Rumena di Bucarest, con<br />

Valentina Coladonato, soprano, Caroline Widmann,<br />

violino, e la Transilvania Philharmonic Orchestra Cluj<br />

diretta da John Axelrod.<br />

Novità per ensemble<br />

e due rielaborazioni di<br />

pagine cameristiche<br />

Matteo Franceschini<br />

L’etichetta Stradivarius ha<br />

pubblicato il Cd monografico<br />

Il risultato dei singoli (STR<br />

33888) realizzato presso lo<br />

SugarMusicLab di Milano con il<br />

sostegno della Provincia<br />

autonoma di Trento. Vi sono<br />

registrati quattro recenti lavori<br />

concertanti composti da Matteo<br />

Franceschini tra il 2007 e il<br />

2009: Sequel per viola e<br />

ensemble, Legenda per violino<br />

e ensemble, Sine qua non per<br />

pianoforte e ensemble e A long<br />

time ago per violoncello e<br />

ensemble. Il Divertimento<br />

Ensemble guidato da Sandro<br />

Gorli dialoga con i solisti Maria<br />

Ronchini, Lorenzo Gorli, Maria<br />

Grazia Bellocchio e Relja<br />

Kukic.<br />

Federico Gardella<br />

Federico Gardella partecipa al<br />

progetto “Viaggio in Italia” di<br />

Alda Caiello e Maria Grazia<br />

Bellocchio con Voici venir la<br />

nuit - D’après une chanson<br />

valdôtaine per soprano e<br />

pianoforte, in prima al Teatro<br />

Goldoni di Firenze il 19 maggio<br />

nel quadro del 74° Maggio<br />

Musicale Fiorentino, con<br />

riprese al Festival MITO,<br />

Settembre Musica, il 5<br />

settembre al Conservatorio<br />

“Giuseppe Verdi” di Torino e il 6<br />

settembre al Teatro Elfo Puccini<br />

di Milano, nell’intepretazione<br />

delle due artiste committenti.<br />

Il 7 settembre, in Giappone, al<br />

Takefu International Music<br />

Festival, Ib Hausmann e il Trio<br />

di Parma eseguono Im Freien<br />

zu Spielen per clarinetto,<br />

violino, violoncello e pianoforte.<br />

3


Tre nuovi lavori che<br />

testimoniano di una continua<br />

riflessione esistenziale<br />

Valerio Sannicandro<br />

Quadranti per quattro tromboni<br />

è stato eseguito dal<br />

Composer’s Slide Quartet il 4<br />

maggio alla Philharmonie di<br />

Essen, mentre Epistolae III per<br />

flauto basso, percussioni e live<br />

electronics è in programma il<br />

10 <strong>giugno</strong> alla Kunst Station<br />

Sankt-Peter di Colonia,<br />

nell’interpretazione di Liz Hirst<br />

e Ralf Kurley.<br />

Al Festival Musica di<br />

Strasburgo un’estrema pagina<br />

di singolare violenza espressiva<br />

4<br />

Stefano Gervasoni<br />

Conflitti fecondi<br />

S<br />

tefano Gervasoni partecipa al progetto “Viaggio in<br />

Italia” ideato da Alda Caiello e Maria Grazia Bellocchio:<br />

un percorso ideale che racconta i tanti volti della nazione<br />

italiana in centocinquant’anni di storia, tramite la grande<br />

esperienza collettiva del canto popolare, nella sua<br />

capacità di restituire tempi e luoghi del nostro paese<br />

come li scandiscono le stagioni, la natura, le tradizioni,<br />

lungo le tappe delle esperienze capitali della vita umana,<br />

dalla nascita alla morte. Le due musiciste hanno chiesto<br />

a venti compositori italiani di ripensare altrettanti canti<br />

popolari, uno per regione d’Italia, in una rielaborazione<br />

moderna, contribuendo a rinnovare e ravvivare una<br />

tradizione che celebra appunto l’unità nella diversità.<br />

Il 19 maggio il Teatro Goldoni di Firenze ospiterà, nel<br />

quadro del 74° Maggio Musicale Fiorentino, la prima<br />

esecuzione assoluta di Çë m’pe ti zog sod per soprano e<br />

pianoforte su un canto tradizionale arbëreshë della<br />

Basilicata, con due riprese nel contesto del Festival<br />

MITO, Settembre Musica, il 5 settembre al<br />

Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino e il 6 settembre<br />

al Teatro Elfo Puccini di Milano. Precisa Gervasoni:<br />

«Questo testo, eseguito durante la vallja, la danza<br />

cantata celebrativa dei riti di nozze e delle grandi<br />

ricorrenze, è uno dei pochi dove viene menzionato il<br />

turco, dunque presenta un richiamo all’espansionismo<br />

ottomano che fu la causa principale dell’emigrazione<br />

degli albanesi verso le coste italiane nel XV secolo».<br />

Sempre a Milano, all’Auditorium Di Vittorio della Camera<br />

del Lavoro, per l’Associazione Amici di Musica/Realtà, il<br />

9 <strong>giugno</strong> Alfonso Alberti eseguirà la prima esecuzione<br />

integrale dei nn. I-VI di Prés per pianoforte solo.<br />

La composizione verrà riproposta il 2 luglio, con<br />

l’aggiunta del n. VII nella versione originale per “Toy<br />

Piano”, al Castello Caetani di Sermoneta, nel quadro del<br />

47° Festival Pontino di Musica, Incontri Internazionali di<br />

Musica Contemporanea, da Maria Grazia Bellocchio,<br />

pianoforte. Spiega l’Autore: «Prés è un ciclo di dodici<br />

pezzi, divisi in quattro gruppi di tre, attualmente in corso<br />

di composizione. Le loro caratteristiche principali sono la<br />

brevità e semplicità (più o meno apparente), il che li fa<br />

appartenere alla categoria dei pezzi per bambini (nella<br />

duplice e ambigua accezione di essere eseguibili da<br />

pianisti non adulti o di ispirarsi al mondo dell’infanzia).<br />

Dodici piccoli préludes, così piccoli da doversi chiamare<br />

prés, cioè “prati” in francese. Da lì il tema soggiacente al<br />

ciclo, declinato in quattro modalità diverse, di tre in tre<br />

pezzi: l’apparente spensieratezza di un prato dove<br />

giocano bambini e la premonizione di qualcosa di oscuro<br />

che dovrà succedere e che lo sguardo innocente di un<br />

Christophe Bertrand<br />

L’ultimo quartetto<br />

D<br />

oppio appuntamento al Festival Musica di Strasburgo<br />

il prossimo autunno con la musica di Christophe<br />

Bertrand. Apre l’Arditti String Quartet il 24 settembre<br />

all’Auditorium France 3 Alsace con la<br />

prima esecuzione postuma del Quatuor II<br />

per quartetto d’archi. Tra le ultime<br />

partiture compiute del compositore<br />

prematuramente scomparso e dedicata<br />

allo stesso Arditti Quartet, è una pagina<br />

impressionante, di devastante violenza<br />

espressiva. Tagliato in un tempo unico,<br />

costringe gli esecutori a una tensione<br />

emotiva e cinetica senza tregua, dal<br />

fortissimo inaugurale alla conclusione su<br />

un caotico ritmicamente complesso che<br />

approda nell’ultima battuta all’indicazione<br />

possibile! nel punto in cui si raggiunge la<br />

più alta intensità dinamica. Tutto è eccessivo nell’opera<br />

ultima di Bertrand, dalle dinamiche (sovente quattro o<br />

cinque f ) alle indicazioni espressive (sempre più agitato,<br />

feroce, sempre più selvaggio, furioso, astioso, sempre<br />

bimbo è in grado di avvertire anticipatamente, con tutto il<br />

senso di minaccia che l’adulto non sa o non vuole<br />

cogliere». Il Kunstfest Weimar propone invece il 27<br />

agosto, per il Festival “Pèlerinages”, Froward per<br />

ensemble, nell’interpretazione del Klangforum Wien.<br />

Lasciamo ancora una volta la parola a Gervasoni:<br />

«L’etimologia della parola inglese “froward” associa al<br />

movimento contro-corrente (“from - ward”, opposto<br />

quindi a quello diretto indicato dalle parole “toward” e<br />

“forward”) un ventaglio di significati di qualità non<br />

propriamente positivi come l’essere avverso, scomodo,<br />

refrattario, difficilmente piacevole, o l’avere una<br />

propensione ad andare contro ciò che è richiesto dalla<br />

ragione, dalle regole, dagli usi, e quindi un’inclinazione<br />

all’erranza, nel duplice senso di sbagliare qualcosa o di<br />

non trovare la giusta via. E “Capo Froward” è anche un<br />

luogo geografico, il punto più meridionale del continente<br />

sudamericano, scoperto nel 1587 dal navigatore inglese<br />

Thomas Cavendish, che così lo chiamò per il suo<br />

aspetto ostile. Tutto ciò non è senza riferimento alla<br />

motivazione lisztiana inerente la commissione dei<br />

“Pèlerinages - Kunstfest Weimar 2011”. La parabola<br />

esistenziale e artistica di Liszt si è compiuta attraverso la<br />

trasgressione e il compiacimento mondano<br />

accompagnati da uno spirito avveniristico (propri<br />

dell’esploratore che scopre nuove terre, varcando il capo<br />

mai prima oltrepassato) in un rapporto vivo, spesso<br />

contraddittorio e conflittuale, fino alla sublimazione finale,<br />

risolutrice e pacificante degli anni che seguirono il 1862,<br />

quando Liszt decise di ritirarsi nel monastero della<br />

Madonna del Rosario di Roma e poi prese gli ordini<br />

minori. “Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: Su te sia<br />

pace! Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te<br />

il bene”: così recita il Salmo 122 (121), il “Canto delle<br />

salite” che nel 1884 Liszt scelse di musicare per coro<br />

misto, organo, due trombe, due tromboni e timpani, a cui<br />

nella mia composizione si fa, non esplicitamente,<br />

allusione». Infine, Horrido per ensemble vocale, dopo la<br />

prima assoluta a Witten il 7 maggio per i Wittener Tage<br />

für neue Kammermusik, con la Schola Heidelberg diretta<br />

da Walter Nußbaum, sarà presentato il 10 <strong>giugno</strong> in<br />

prima esecuzione francese dallo stesso ensemble<br />

all’Amphithéâtre della Cité de la Musique di Parigi nel<br />

contesto della Biennale d’Art Vocal. Il 27 agosto, infine,<br />

il gruppo Exaudi diretto da James Weeks proporrà<br />

l’esecuzione di In dir, tredici distici di Angelus Silesius<br />

per ensemble vocale, alla Quincena Musical di San<br />

Sebastián.<br />

brutto, prestissimo, frenetico, ferocissimo possibile,<br />

caotico), in cui la dépense pare assunta a criterio<br />

ispiratore, richiedendo agli esecutori una prova di<br />

assoluto virtuosismo. Né giovano a prestare alcuna<br />

forma di sollievo le rade sezioni in tempo lento o quelle<br />

dalla tessitura più diafana e trasparente giocate su uno<br />

staccato leggero o sul pizzicato, né quelle concepite<br />

come perfetti congegni a orologeria, poiché il<br />

meccanismo agisce anche in esse implacabile,<br />

sospingendole inesorabilmente verso il precipizio. Una<br />

volontà drammatica s’impadronisce insomma sin<br />

dall’attacco del quartetto – strumenti e strumentisti –<br />

piegandolo a una ridda inarrestabile e selvaggia, come<br />

in una prolungata esplosione d’energia. Il Festival<br />

Musica di Strasburgo ospiterà inoltre anche l’ultima<br />

partitura orchestrale scritta da Christophe Bertrand:<br />

il 6 ottobre Pascal Rophé, alla testa dell’Orchestre<br />

Philharmonique de Strasbourg, riproporrà Okhtor per<br />

orchestra, la partitura eseguita dalla medesima<br />

compagine in prima assoluta lo scorso febbraio.


Aldo Clementi<br />

In memoriam<br />

A<br />

ldo Clementi, protagonista della scena musicale del<br />

secondo Novecento, ci ha lasciato giovedì 3 marzo 2011<br />

all’età di 86 anni. Nato a Catania nel 1925, dopo il<br />

diploma in pianoforte si era trasferito a Siena per<br />

specializzarsi con Pietro Scarpini. Iniziati nel 1941 gli<br />

studi di composizione con Alfredo Sangiorgi, allievo di<br />

Schönberg, si era diplomato a Roma<br />

nel 1954 con Goffredo Petrassi. Fino al<br />

1962 aveva poi frequentato i<br />

Ferienkurse di Darmstadt, durante i<br />

quali erano state eseguite sue<br />

musiche. Negli anni Cinquanta era<br />

iniziata la collaborazione con Bruno<br />

Maderna, incontro che lo stesso<br />

Clementi riteneva decisivo; con<br />

Maderna avrebbe poi lavorato presso<br />

lo Studio di Fonologia Musicale della<br />

Radiotelevisione Italiana di Milano.<br />

Qui realizzò lavori come Collage 2<br />

(1960), Collage 3 (Dies irae) (1967) e<br />

Collage 4 (Jesu, meine Freude) (1979).<br />

Negli anni Sessanta compose la serie<br />

degli Informel (Informel 1 per<br />

percussioni e strumenti a tastiera,<br />

1961; Informel 2 per 15 esecutori,<br />

1962; Informel 3 per orchestra, 1961-<br />

1963). Ha varcato anche le soglie del<br />

teatro musicale con lavori come Es,<br />

Carillon, opera teatrale ispirata alla pièce Der<br />

Schwierige di Hugo von Hofmannsthal, e Interludi,<br />

musica per il mito di Eco e Narciso. Docente di<br />

composizione e teoria musicale per oltre vent’anni al<br />

Dams di Bologna, negli anni Sessanta è stato tra i<br />

fondatori dell’associazione romana Nuova Consonanza,<br />

assieme a Mauro Bortolotti, Franco Evangelisti,<br />

Domenico Guaccero e Francesco Pennisi. Nel 2005<br />

aveva ricevuto la “laurea honoris causa” dall’Università<br />

di Catania e il Premio “Presidente della Repubblica”;<br />

diversi concerti monografici ne avevano celebrato<br />

l’ottantesimo compleanno. Nel 2006 era stato nominato<br />

direttore onorario dell’Istituto Superiore di Studi Musicali<br />

‘Vincenzo Bellini’ di Catania. In questi termini David<br />

Osmond-Smith ne rievoca il significato storico:<br />

«I compositori che lavorano insistentemente con i<br />

canoni – Webern, Dallapiccola, Clementi, tanto per<br />

citarne tre – sono considerati con diffidenza da coloro<br />

che si avvicinano alla musica con la speranza di<br />

attingere un po’ del suo fascino di spontaneità<br />

soggettiva. Benché questi tre compositori dimostrino<br />

una straordinaria sensibilità verso le sfumature della<br />

musica sentita “nell’istante”, mettono in dubbio la<br />

convinzione generale secondo la quale il presente è<br />

l’unica dimensione temporale significativa della musica.<br />

La musica, invece, esiste anche nella temporalità<br />

virtuale dello spartito, dove il passato, il presente e il<br />

futuro coesistono e interagiscono. Di tutte le discipline<br />

musicali, è proprio il canone che media in modo più<br />

rigoroso tra queste dimensioni contraddittorie del tempo<br />

musicale. La costruzione di un canone richiede che ci si<br />

trovi contemporaneamente in più luoghi all’interno del<br />

tempo musicale virtuale dello spartito. Si tratta di un atto<br />

di fede nell’integrazione del tempo, che si realizza<br />

pienamente solo nel momento in cui il lavoro non viene<br />

filtrato dalle gerarchie imposte da un presente<br />

percettivo. Ma allo stesso tempo, il canone esalta il<br />

senso di responsabilità del musicista verso quel<br />

presente percettivo, disciplinandone sempre più la<br />

consapevolezza dei dettagli armonici e ritmici man mano<br />

che le differenti voci si intrecciano. Non c’è da stupirsi,<br />

allora, che un modo di concepire la musica che combina<br />

le due temporalità della tradizione musicale occidentale<br />

abbia ossessionato Aldo Clementi per più di trent’anni.<br />

Non si tratta soltanto di fedeltà all’essenza stessa della<br />

sua arte, ma anche alla sua posizione storica attuale.<br />

Clementi si rifiuta di comporre narrazioni, sia di tensioni<br />

risolte, sia di quella caleidoscopica successione,<br />

logicamente infinita, di stati d’essere così cari a tanti<br />

suoi contemporanei. I suoi materiali, sia che vengano<br />

attinti da un passato tonale, generati come un jeu<br />

d’esprit dai nomi delle persone alle quali sono dedicati,<br />

oppure prodotti attraverso la razionalizzazione della<br />

prassi compositiva dei suoi predecessori, utilizzando<br />

sequenze di intervalli derivate<br />

dalla scala diatonica, sono<br />

proiettati in uno stato rotazionale<br />

statico senza una vera e propria<br />

logica d’inizio o di fine. Clementi<br />

arriva a fare una sola concessione<br />

quasi teleologica, non alle<br />

convenzioni della tradizione<br />

soggettiva, bensì alle leggi della<br />

fisica. Trent’anni or sono<br />

propugnava la tesi che la musica,<br />

in quanto arte, fosse “in fase<br />

declinante”, se non addirittura<br />

morta, e che le sue strutture<br />

rotazionali potessero ormai<br />

fungere soltanto da memoriali<br />

musicali. Per nostra fortuna, non<br />

ha intrapreso la strada seguita da<br />

Samuel Beckett (anche lui<br />

maestro della negatività stoica), e<br />

quindi permesso alla sua musica<br />

di cadere lentamente nel silenzio.<br />

Anzi, l’incessante produzione della sua penna<br />

testimonia la capacità della musica di rinascere come<br />

l’araba fenice dalle ceneri. La sua straordinaria<br />

sensibilità per le sfumature e per le filigrane sonore<br />

(textures) – evidenziata per esempio dalle sottili armonie<br />

fluttuanti di Impromptu, oppure dalle filigrane così<br />

caratteristiche di Berceuse – dimostra l’abbondanza<br />

della vita musicale al di là della morte del “soggetto”<br />

musicale. E coloro che prendono le burle assolutamente<br />

sul serio, dovrebbero considerare che Scherzo sprigiona<br />

una sfrontata allégresse du fabricateur che non<br />

sentivamo nelle opere di Clementi dall’epoca in cui fu<br />

composto Triplum, nel lontano 1960. Uno sguardo alla<br />

produzione di Clementi delle ultime decadi mostra<br />

quanto intensamente sia stato attratto dall’adozione di<br />

frasi tratte dai corali protestanti come punto di partenza<br />

delle sue opere. E sebbene egli tenga a puntualizzare<br />

subito la loro qualità puramente estetica, questi<br />

frammenti inevitabilmente portano con sé risonanze di<br />

una vita vissuta in modo critico – come essenzialmente<br />

fecero le avventure più intense delle avanguardie del<br />

dopoguerra. Si sarebbe quindi tentati di affermare che<br />

questo sia semplicemente un altro “mondo perduto”, alle<br />

cui prassi – come quelle della musica amatoriale della<br />

sua giovinezza – Clementi afferirebbe una sobria<br />

affinità. Al pari delle personalità più forti della sua<br />

generazione, egli ha poco tempo per la nostalgia. Lavori<br />

di grande bellezza, come Vom Himmel hoch per<br />

pianoforte oppure Aus Tiefer... per coro femminile e<br />

strumenti, riaffermano la volontà dei suoi contemporanei<br />

di forgiare una personale esplorazione del passare del<br />

tempo, un modo personale di ottenere una disciplinata<br />

attenzione al fluire e rifluire delle densità sonore». Nei<br />

prossimi mesi sarà possibile ascoltare di Aldo Clementi<br />

Berceuse per clarinetto basso, viola e violoncello (in<br />

eco) ad libitum e pianoforte preparato, il 1° luglio al<br />

Castello Caetani di Sermoneta, nel quadro del 47°<br />

Festival Pontino di Musica, Incontri Internazionali di<br />

Musica Contemporanea, nell’esecuzione del<br />

Divertimento Ensemble diretto da Sandro Gorli. Il giorno<br />

successivo, 2 luglio, Maria Grazia Bellocchio proporrà<br />

nella medesima sede Loure per pianoforte solo.<br />

Passacaglia per flauto e flauto registrato è invece in<br />

cartellone all’Auditorium Pollini di Padova, per la Sound<br />

and Music Conference, il 6 luglio: al flauto Daniele<br />

Ruggieri. Il 25 settembre Andrea Pestalozza dirigerà<br />

alla Biennale di Venezia l’Orchestra Mitteleuropea nel<br />

Concerto per pianoforte, 24 strumenti e carillons.<br />

A tre mesi dalla scomparsa, un<br />

primo bilancio e diverse riprese<br />

Giovanni Verrando<br />

Giovanni Verrando partecipa al<br />

progetto “Viaggio in Italia” di<br />

Alda Caiello e Maria Grazia<br />

Bellocchio con Si credea fosser<br />

frati per voce e pianoforte<br />

amplificati su un canto popolare<br />

ligure, in prima al Teatro<br />

Goldoni di Firenze il 19 maggio<br />

nel quadro del 74° Maggio<br />

Musicale Fiorentino, con<br />

riprese al Festival MITO,<br />

Settembre Musica, il 5<br />

settembre al Conservatorio<br />

“Giuseppe Verdi” di Torino e il 6<br />

settembre al Teatro Elfo Puccini<br />

di Milano, nell’interpretazione<br />

delle due artiste committenti.<br />

Luca Mosca<br />

Anche Luca Mosca partecipa al<br />

progetto “Viaggio in Italia” di<br />

Alda Caiello e Maria Grazia<br />

Bellocchio con Tenghe na<br />

favecella per soprano e<br />

pianoforte su un canto popolare<br />

molisano, in prima al Teatro<br />

Goldoni di Firenze il 19 maggio<br />

nel quadro del 74° Maggio<br />

Musicale Fiorentino, con<br />

riprese al Festival MITO,<br />

Settembre Musica, il 5<br />

settembre al Conservatorio<br />

“Giuseppe Verdi” di Torino e il 6<br />

settembre al Teatro Elfo Puccini<br />

di Milano, nell’interpretazione<br />

delle due artiste committenti.<br />

Fernando Lopes Graça<br />

La Royal Scottish National<br />

Orchestra diretta da Alvaro<br />

Cassuto registrerà in studio il<br />

26 e 27 luglio, allo Henry Wood<br />

Hall di Glasgow, la Sinfonia per<br />

orchestra.<br />

5


Una pagina solistica dedicata<br />

a Francesco D’Orazio aprirà<br />

il Festival Pontino<br />

Nicolas Tzortzis<br />

Il 47° Festival Pontino di<br />

Musica, Incontri Internazionali<br />

di Musica Contemporanea,<br />

ospita il 1° luglio al Castello<br />

Caetani di Sermoneta il<br />

Divertimento Ensemble<br />

diretto da Sandro Gorli<br />

nell’interpretazione di Mnésique<br />

per cinque musicisti.<br />

Ci ha lasciato uno dei pionieri<br />

della musica elettronica<br />

Jorge Antunes<br />

Il violinista Elías Gurevich e<br />

l’Orquesta Sinfónica Nacional<br />

de Argentina diretta da Alejo<br />

Pérez proporranno il 17 <strong>giugno</strong><br />

all’Auditorio Belgrano di<br />

Buenos Aires, nel contesto del<br />

Festival Claem, Tartinía<br />

MCMLXX per violino e<br />

orchestra. Nel corso del<br />

medesimo Festival sarà<br />

eseguito anche<br />

Microformobiles I per viola<br />

e pianoforte.<br />

6<br />

I volti del violino<br />

I<br />

Luis de Pablo<br />

l violinista Francesco D’Orazio proporrà il 1° luglio al<br />

Castello Caetani di Sermoneta, nell’ambito del 47°<br />

Festival Pontino di Musica, Incontri Internazionali di<br />

Musica Contemporanea, la prima esecuzione assoluta di<br />

Per violino. La genesi di questa pagina solistica, con la<br />

quale Luis de Pablo, dallo scorso anno Presidente<br />

onorario del Festival, aprirà l’edizione 2011 del Pontino,<br />

ci viene raccontata in questi termini dall’Autore: «Per<br />

violino nasce da una richiesta del mio amico e grande<br />

artista Francesco D’Orazio. I primi abbozzi risalgono al<br />

2009, ma il lavoro “serio”, cioè con l’intenzione di portare<br />

l’opera a compimento, iniziò il 1° <strong>giugno</strong> 2010 a Madrid.<br />

In quel momento mi accompagnavano diversi libri con un<br />

comune denominatore: rappresentazioni arcaiche del<br />

volto umano. Volti del Fayoum, degli Iberi, del Perù e del<br />

Messico precolombiani, della Polinesia... nessuno<br />

africano, non so perché. In un primo tempo pensai a<br />

un’opera in diverse parti che corrispondessero a tali<br />

ritratti e scelsi gli Iberi in quanto i più antichi: un arcaismo<br />

ingenuo. La retta via ha però prevalso e ho deciso che<br />

l’opera sarebbe stata ciò che doveva essere: un pezzo<br />

per violino solo, dedicato con rispetto allo strumento<br />

illustre e al suo interprete esimio. Senza dubbio qualcosa<br />

è rimasto dell’idea primigenia: nonostante la colata<br />

unica, vi sono evidenti sezioni contrastanti che eludono<br />

un lavoro tematico. Questo non significa certo il caos,<br />

ma il filo conduttore, come in quasi tutta la mia musica, si<br />

trova nel microelemento: forma d’attacco, ricorrenza di<br />

intervalli, polarizzazione di altezze fino a tipologie di<br />

Roland Kayn<br />

R<br />

durata. L’opera è stata scritta pensando alle mirabili<br />

capacità del dedicatario, ma non si tratta affatto d’una<br />

mera invenzione pirotecnica: il virtuosismo è al servizio<br />

della musica e della sua capacità espressiva, nella<br />

quale, per fortuna, tutto rientra. Per violino è stato<br />

ultimato il 26 agosto 2010 nella nostra fruttuosa casa di<br />

San Sebastián, nei Paesi Baschi». Diverse le occasioni<br />

di ascoltare musica di Luis de Pablo tra la fine della<br />

primavera e l’estate. Il 28 maggio Juan García<br />

Rodríguez dirigerà lo Zahir Ensemble in Eros per<br />

violoncello, pianoforte e sei esecutori, a Sueca<br />

(Valencia), per la manifestazione Mostra Sonora.<br />

Un importante concerto monografico avrà luogo il 3<br />

<strong>giugno</strong> al Teatro Real di Madrid: il pianista Horacio<br />

Lavandera, il controtenore Roberto Balconi, l’Orquesta y<br />

Coro Titulares del Teatro Real con Andrés Máspero,<br />

direttore del coro, e la direzione di Alejo Pérez,<br />

proporranno Natura per orchestra, il Concerto n. 2 “Per a<br />

Mompou” per pianoforte e orchestra, e Passio per soli,<br />

coro maschile e orchestra su poesie di Primo Levi.<br />

Musica di Luis de Pablo verrà eseguita a Buenos Aires,<br />

mentre il compositore terrà a metà <strong>giugno</strong>, al Teatro<br />

Real di Madrid, una conferenza su Olivier Messiaen.<br />

Luis de Pablo sarà membro della Giuria del Concorso di<br />

Composizione del Conservatorio di Santa Cecilia dal 16<br />

al 19 <strong>giugno</strong>; il 9 settembre Fabula per chitarra verrà<br />

eseguita in un recital a Lipsia, mentre il 12 settembre<br />

parteciperà a un incontro all’Instituto Cervantes di<br />

Berlino.<br />

Il maestro della cibernetica<br />

oland Kayn (1933-2011) è stato un pioniere della<br />

musica elettronica, mosso da un’indomabile curiosità<br />

nello scoprire orizzonti sonori<br />

nascosti. Il compositore, nato in<br />

Germania ma residente nei Paesi<br />

Bassi, è mancato il 5 gennaio<br />

2011. Kayn era conosciuto<br />

soprattutto per la sua cosiddetta<br />

musica cibernetica, lavori di<br />

musica elettronica che<br />

aderiscono a un processo sonoro<br />

singolare, autoregolamentato.<br />

Kayn così si espresse nel 2002:<br />

«La chiamo musica con un ritorno. Suoni che si<br />

rinnovano continuamente, indipendenti dal compositore.<br />

Come compositore, accetti il processo sonoro». I lavori<br />

cibernetici di Kayn come Makro, Tektra e il capolavoro di<br />

dieci ore Scanning consistono di campi sonori prolungati,<br />

allucinogeni e di tumultuose eruzioni sonore. Davvero<br />

musica del futuro. Roland Kayn era nato a Reutlingen<br />

(Germania), il 3 settembre 1933. Dopo aver studiato<br />

privatamente (1947-52), è stato allievo a Stoccarda della<br />

Musikhochschule e della Technical University (con Max<br />

Bense) fino al 19<strong>55</strong>, quando ha ottenuto il diploma di<br />

organista all’Esslingen Kirchenmusikschule. Ha poi<br />

studiato per altri tre anni con Boris Blacher<br />

(composizione) e Josef Leopold Rufer (analisi) alla<br />

Musikhochschule di Berlino. Dopo le prime prove di<br />

musica elettronica con Eimert a Colonia nel 1954, dal<br />

1959 ha lavorato negli studi di Bruxelles, Colonia,<br />

Sándor Veress<br />

Tre esecuzioni elvetiche ravvicinate per Sándor Veress.<br />

Il 15 <strong>giugno</strong> il Conservatoire Haute École de Musique<br />

de Genève proporrà la Passacaglia concertante per<br />

oboe e archi nell’interpretazione dell’Ensemble<br />

strumentale della stessa istituzione accademica, sotto<br />

la direzione di Antoine Marguier. Il 22 <strong>giugno</strong> il<br />

Sinfonieorchester Basel diretto da Stefan Lano eseguirà<br />

Milano, Monaco, Utrecht e Varsavia. Nel 1960 si è<br />

trasferito a Roma dove nel 1964, con Aldo Clementi e<br />

Franco Evangelisti, ha fondato il gruppo di<br />

improvvisazione Nuova Consonanza, di cui è rimasto<br />

membro fino al 1968. Nel 1964 è stato nominato nuovo<br />

responsabile musicale dell’NDR ad Amburgo. Nel 1970 è<br />

entrato nell’Instituut voor Sonologie dell’Università di<br />

Utrecht, dove vennero realizzati i suoi lavori<br />

elettroacustici degli anni Settanta e dei primi anni<br />

Ottanta. I primi lavori di Kayn subirono l’influenza di<br />

Schoenberg, Varèse e, per i pezzi organistici, di<br />

Messiaen. Incoraggiato da Bense, tuttavia, s’interessò di<br />

cibernetica e teoria dell’informazione, e ha applicato<br />

queste conoscenze alla composizione, per esempio nelle<br />

grandi composizioni elettroacustiche Monades (1971),<br />

Simultan (1970/72), Makro (1977), Infra (1978/79),<br />

Tektra (1980) e Scanning (1982/83). Considerava il suo<br />

metodo di selezionare i materiali su base cibernetica<br />

come un’alternativa alle tecniche informatiche; il suo<br />

scopo era un effetto rigorosamente controllato tramite<br />

l’impiego della gamma più ampia possibile di qualità<br />

sonore percepibili. Tra i suoi maggiori lavori strumentali:<br />

Spektren (1956) per quartetto d’archi; Quanten (1957)<br />

per pianoforte solo; Vectors I e II (1960/68) per orchestra<br />

da camera; Phasen (1964) per voci, coro, nastro<br />

magnetico e quattro gruppi di percussioni; Allotropie<br />

(1962/64) per orchestra; Diffusions (1965) per quattro<br />

organi elettrici; Aggrégates sonores (1958/71) per<br />

orchestra; Ektropie (1973/75) per coro e orchestra.<br />

il Concerto per clarinetto e orchestra allo Stadtcasino di<br />

Basilea, per la rassegna della Musik-Akademie Basel.<br />

Infine, Heinz Holliger proporrà il 22, 23 e 24 <strong>giugno</strong> al<br />

Tonhalle di Zurigo, alla testa del Tonhalle Orchester<br />

Zürich, due Ritratti ungheresi (n. 4 Teleky Laszlo e n. 7<br />

Mosonyi Mihaly in memoriam) di Franz Liszt<br />

nell’orchestrazione di Sándor Veress.


Michele dall’Ongaro<br />

Una tarantella siciliana<br />

L<br />

o scorso 3 aprile Domenico Nordio ha presentato al<br />

Teatro Sperimentale di Ancona, per la rassegna degli<br />

Amici della Musica “G. Michelli”, istituzione<br />

committente, la prima esecuzione assoluta di Zona<br />

rossa per violino solo. Spiega l’Autore:<br />

«Con il termine “zona rossa” s’intende<br />

generalmente il territorio strategicamente<br />

più sensibile, protetto. Qui trova asilo il<br />

cuore della polis, il suo centro politico, la<br />

parte sensibile. È l’obiettivo dei<br />

manifestanti, il nucleo da difendere per le<br />

forze dell’ordine. Anche le persone hanno<br />

una loro zona rossa, quella dove pochi<br />

possono entrare, a volte nessuno. Ma il<br />

suono del violino può penetrare anche lì,<br />

aprire le serrature più complesse, insinuarsi nelle<br />

pieghe più segrete del nostro animo. Esplorare la zona<br />

rossa, la musica può farlo». Anche Michele dall’Ongaro<br />

partecipa al progetto “Viaggio in Italia” di Alda Caiello e<br />

Maria Grazia Bellocchio con Carnascialata dei Pulcinelli<br />

per soprano e pianoforte su un canto popolare siciliano<br />

di Palermo, in prima esecuzione assoluta il 19 maggio<br />

al Teatro Goldoni di Firenze nel quadro del 74° Maggio<br />

Musicale Fiorentino, e con repliche per il Festival MITO,<br />

Settembre Musica, il 5 settembre al Conservatorio<br />

Giuseppe Verdi di Torino e il 6 settembre al Teatro Elfo<br />

Puccini di Milano, nell’interpretazione delle due artiste<br />

committenti. Così si esprime il compositore in proposito:<br />

«Non basta la dedica alle due strepitose protagoniste di<br />

Nicola Sani<br />

Il nuovo e l’antico<br />

A<br />

lda Caiello e Maria Grazia Bellocchio hanno<br />

arruolato anche Nicola Sani nel dar vita, al 74° Maggio<br />

Musicale Fiorentino, al progetto “Viaggio in Italia”. Il 19<br />

maggio le due artiste hanno interpretato al Teatro<br />

Goldoni di Firenze la prima esecuzione assoluta di Partì<br />

Mmaria - Canto di Passione per voce femminile e<br />

pianoforte su un canto popolare marchigiano del<br />

maceratese, con repliche per il Festival MITO,<br />

Settembre Musica, il 5 settembre al Conservatorio<br />

Giuseppe Verdi di Torino e il 6 settembre al Teatro Elfo<br />

Puccini di Milano. Un’altra prima cameristica avverrà il<br />

6 luglio all’Auditorium Pollini di Padova, in occasione<br />

del Sound and Music Conference, quando Daniele<br />

Ruggieri, flauto contralto, Aldo Orvieto, clavicembalo,<br />

Nicola Sani e Alvise Vidolin, regia sonora e live<br />

electronics, eseguiranno Un souffle le soulève, folie per<br />

flauto contralto, clavicembalo, live electronics e<br />

supporto digitale. Spiega l’Autore: «Nel mio percorso<br />

creativo ho incontrato in numerose occasioni il flauto e<br />

ho realizzato diversi lavori che uniscono questo<br />

strumento arcaico alle sonorità elettroniche, esplorando<br />

a fondo tutte le sue straordinarie potenzialità. In questa<br />

nuova composizione al flauto e all’elettronica, live e su<br />

supporto digitale, si unisce il clavicembalo. Così due<br />

strumenti che provengono dalla grande tradizione<br />

barocca e classica sono messi a confronto con i nuovi<br />

orizzonti tecnologici, dove la dimensione umana e<br />

poetica si fonde con la sperimentazione, creando<br />

Ennio Morricone<br />

Anche Ennio Morricone partecipa al progetto “Viaggio in<br />

Italia” ideato da Alda Caiello e Maria Grazia Bellocchio<br />

con Bella quanno te fece mamma tua per soprano e<br />

pianoforte su un canto popolare romano, in prima al<br />

Teatro Goldoni di Firenze il 19 maggio nel quadro del<br />

74° Maggio Musicale Fiorentino, con riprese al Festival<br />

MITO, Settembre Musica, il 5 settembre al<br />

Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino e il 6<br />

questa serata per ringraziarle a sufficienza, insieme al<br />

Maggio, dell’invito a partecipare a questa festa italiana.<br />

E siccome volevano “una cosa vivace” mi ero<br />

preoccupato. Per un compositore significa tante note e<br />

durata breve. Invece un bell’adagio è una pacchia:<br />

poche note e tempo largo (certo: tutto dipende poi da<br />

come ti viene l’uno e/o l’altro). Il 33% di sangue<br />

palermitano che scorre nelle mie vene mi ha gettato<br />

(dopo lunghe ricerche, invero) tra le braccia di questa<br />

specie di tarantella siciliana. Il mio intervento riguarda<br />

soprattutto la parte pianistica. L’idea è di srotolare<br />

uno sciame di veloci, liquidi minicluster (quasi<br />

tentando una microtonalità araba e remota) in cui<br />

affiorino armonie familiari subito però inghiottite<br />

(salvo in un momento di sosta nostalgicamente<br />

effimera) dal flusso e riflusso della lava cromatica.<br />

Tutto questo brulicare di note non è in realtà che una<br />

variazione continua del materiale melodico originale<br />

ipercompresso e velocizzato. Tout se tient: provatelo a<br />

tradurlo in palermitano e il giuoco è fatto». Due le<br />

esecuzioni di dall’Ongaro da segnalare nell’estate 2011:<br />

l’Ensemble Algoritmo diretto da Marco Angius propone il<br />

30 luglio Ad libitum per flauto, clarinetto, vibrafono,<br />

pianoforte, violino e violoncello al 36° Cantiere<br />

Internazionale d’Arte di Montepulciano; Marco Rogliano,<br />

violino, Silvia Chiesa, violoncello e Maurizio Baglini,<br />

pianoforte interpretano il 13 agosto il Trio n. 2 per<br />

violino, violoncello e pianoforte a Poggi del Sasso<br />

(Grosseto), per l’Amiata Piano Festival.<br />

inauditi percorsi sonori. Le loro voci si fondono in<br />

algoritmi di convoluzione che re-sintetizzano le loro<br />

componenti timbriche. Lo spettro complesso, metallico<br />

e distorto del clavicembalo si unisce alla dimensione<br />

ruvida e aerea dei tubi sonori. Il titolo della<br />

composizione è liberamente ispirato a una poesia di<br />

Giacinto Scelsi, a cui si unisce una parola, “folie” (follia),<br />

che svela l’origine antica e arcana dello schema<br />

armonico della composizione». La musica di Nicola<br />

Sani è in programma il 26 maggio al MUVE, Museo del<br />

Vetro di Empoli, dove, nell’ambito di un concerto<br />

promosso dal Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni,<br />

verrà eseguito da Nicola Baroni Sonore image de mon<br />

absence per violoncello e supporto digitale a 8 canali.<br />

Nel mese di luglio Ciro Longobardi interpreterà al<br />

Civitafestival di Civita Castellana Concetto spaziale,<br />

attese per pianoforte e supporto digitale; nel medesimo<br />

contesto, l’Autore stesso alla regia del suono proporrà<br />

Studio per le ali, spazio sonoro elettronico a 8 canali.<br />

Infine, nell’ambito della rassegna Deutschlandradio<br />

Klangkunst, realizzata da Phonurgia Nova al Musée<br />

Réattu di Arles e dedicata alle opere radiofoniche,<br />

verranno programmate due opere di Nicola Sani<br />

prodotte dalla Deutschlandradio di Berlino: Voices<br />

Beyond the Edge, per voce di basso e voci elaborate su<br />

supporto digitale a 8 canali, e Diotima e Euridice, opera<br />

radiofonica per voci, strumenti e supporto digitale a 8<br />

canali.<br />

settembre al Teatro Elfo Puccini di Milano,<br />

nell’intepretazione delle due artiste committenti. Fabio<br />

Maestri dirige il 20 luglio l’Orchestra Sinfonica di Lecce<br />

“Tito Schipa” nel Cortile del Palazzo dei Celestini di<br />

Lecce in Grido per soprano, orchestra d’archi e nastro<br />

magnetico ad libitum, e Frammenti di Eros, cantata per<br />

soprano, pianoforte e orchestra su testi di Sergio Miceli.<br />

Pagina di bravura per il progetto<br />

“Viaggio in Italia”, protagonista<br />

ad Ancona la voce del violino<br />

Michele Tadini<br />

Luigi Attademo esegue Hands<br />

per chitarra il 7 <strong>giugno</strong>, in prima<br />

assoluta, all’Istituto Italiano di<br />

Cultura di Vienna, con riprese il<br />

24 <strong>giugno</strong> al Barge Music di<br />

New York e il 26 luglio, in prima<br />

esecuzione italiana, al 36°<br />

Cantiere Internazionale d’Arte<br />

di Montepulciano.<br />

Dialogo tra strumenti acustici di<br />

tradizione barocca e l’elettronica<br />

in un nuovo lavoro cameristico<br />

Giorgio Colombo Taccani<br />

Il 28 aprile Fabrizio Ottaviucci<br />

ha ripreso, nell’ambito del<br />

Festival di Musica<br />

Contemporanea Italiana di Forlì<br />

i Due Studi per pianoforte solo.<br />

7


Una monografia e un convegno<br />

fanno il punto su mezzo secolo<br />

di creazioni<br />

Nel decennale della<br />

scomparsa vede la luce<br />

un’importante monografia<br />

Bruno Maderna<br />

Musica su due dimensioni per<br />

flauto e nastro magnetico verrà<br />

eseguita nella versione del<br />

1952 da Rodrigo Cicchelli<br />

Velloso il 18 agosto a Rio de<br />

Janeiro, alla Fundação<br />

Universitária José Bonifácio,<br />

Salão Leopoldo Miguez, Escola<br />

de Música da UFRJ.<br />

Quattro critofilm rivelano<br />

a Firenze la ricchezza<br />

della nuova musica<br />

8<br />

Carlos Roqué Alsina<br />

L’artista raccontato<br />

I<br />

settant’anni di Carlos Roqué Alsina vengono celebrati<br />

sul piano editoriale con la pubblicazione, preannunciata<br />

sullo scorso numero di <strong>ESZ</strong> News, della monografia di<br />

Alexis Galpérine Carlos Roqué Alsina. Entretiens,<br />

documents, témoignages, Éditions Delatour France.<br />

In margine ai concerti e agli eventi diversi che ne<br />

celebrano il settantesimo compleanno, Carlos Roqué<br />

Alsina si è infatti confidato, in una serie di dialoghi, col<br />

violinista Alexis Galpérine, interprete e dedicatario di<br />

suoi lavori. Il ricco racconto ripercorre una carriera di<br />

virtuoso la cui produzione come compositore supera<br />

ormai i 120 numeri d’opus e si distende su oltre mezzo<br />

secolo. Dagli inizi come pianista prodigio nell’Argentina<br />

del dopoguerra (concerti con Otto Klemperer, Manuel<br />

Rosenthal, ecc.) fino ai grandi poli europei della<br />

creatività (i Festival di Darmstadt, Donaueschingen,<br />

Royan, La Rochelle, Metz, ecc.), il percorso giunge al<br />

suo apogeo con la commissione di una Sinfonia da<br />

parte dell’Orchestre de Paris. Nella seconda parte del<br />

libro l’intervista lascia posto a documenti, testimonianze<br />

e analisi che riflettono su un’opera polimorfa la cui<br />

portata non è stata ancora considerata compiutamente.<br />

In onore del compositore si è appena svolta<br />

un’importante manifestazione articolata, intitolata “Les<br />

Rencontres Alsina”: due giornate di studio e di concerti<br />

Giuseppe Sinopoli<br />

Ritratto d’artista<br />

E<br />

sce quest’anno, nel decennale<br />

della scomparsa, un’ampia<br />

monografia complessiva in due<br />

volumi su Giuseppe Sinopoli. Il<br />

lavoro di Ulrike Kienzle, Giuseppe<br />

Sinopoli. Komponist - Dirigent -<br />

Archäologe (Würzburg,<br />

Königshausen & Neumann), si<br />

articola in due volumi: nel primo<br />

(Lebenswege) vengono ricostruiti i<br />

percorsi esistenziali dell’artista, nel<br />

secondo (Porträts) la vita e l’opera<br />

sono documentate attraverso una<br />

serie di fotografie. Nel 2012 sarà<br />

pubblicato un terzo volume che<br />

avrà come oggetto l’analisi<br />

particolareggiata di composizioni, esecuzioni e scritti di<br />

Sinopoli. Giuseppe Sinopoli, oltre che uno dei più<br />

affermati musicisti del Novecento, fu uno spirito<br />

universale di grande spessore e pari competenza nei più<br />

svariati campi. Laureato in medicina, negli anni Settanta<br />

del secolo scorso si distinse come compositore<br />

nell’ambito dell’avanguardia musicale italiana. Dagli anni<br />

Ottanta si dedicò alla direzione d’orchestra, riscuotendo<br />

Mario Ruffini<br />

Vedere la musica<br />

I<br />

l 30 aprile, in occasione della Notte Bianca, il Comune<br />

di Firenze e il Lyceum Club Internazionale di Firenze<br />

hanno organizzato, in collaborazione col<br />

Kunsthistorisches Institut in Florenz - Max-Planck-<br />

Institut e la Fondazione Il Fiore, la manifestazione Mario<br />

Ruffini e il cinema. Dal Critofilm al Musik-Film nel nome<br />

di Luigi Dallapiccola, con la proiezione di quattro filmdocumentari<br />

d’arte e musica. Ruffini, che dirige il<br />

dipartimento di Musica e Arti figurative del<br />

Kunsthistorisches Institut in Florenz - Max-Planck-<br />

Institut, ha iniziato a promuovere il Musik-Film con il<br />

preciso intento di ripercorrere, sul versante della musica,<br />

coordinate da Bernard de Vienne, il 17 e il 18 marzo al<br />

CRR di Parigi, in collaborazione con il Centre de<br />

Documentation de la Musique Contemporaine - CDMC.<br />

L’iniziativa, che ha coronato una masterclass<br />

organizzata al CRR, ha avuto come scopo la<br />

puntualizzazione del pensiero estetico del compositore<br />

attraverso una serie di interventi di Corinne Schneider,<br />

Laure Berlioz, Pierre-Albert Castanet, Alexis Galpérine,<br />

Renaud François, Michel Bourdoncle, Bernard de<br />

Vienne, Carine Zarifian, e dello stesso Alsina.<br />

Gli interventi integrali pronunciati nel corso di questi<br />

incontri possono ora essere ascoltati on line attraverso il<br />

sito del CDMC (http://www.cdmc.asso.fr/). Il 17 maggio,<br />

Natasha Roqué Alsina ha eseguito al Temple Saint<br />

Marcel di Parigi la Suite per pianoforte e nastro<br />

magnetico. Il 30 <strong>giugno</strong> è invece in programma<br />

all’Auditorium della Hochschule für Musik di Amburgo<br />

Omaggio a Bach (Klavierstück 6) per pianoforte e nastro<br />

magnetico, nell’interpretazione di Yannaël Quenel.<br />

Si segnala infine che la percussionista bulgara<br />

Vassilena Serafimova ha in preparazione un Cd di<br />

prossima uscita che comprende due opere di Carlos<br />

Roqué Alsina: Themen per un percussionista e Reflet<br />

per vibrafono solo.<br />

apprezzamenti a livello internazionale per la sua<br />

capacità di esplorare il repertorio sinfonico e<br />

melodrammatico nell’ottica della Nuova Musica. Dallo<br />

studio dell’archeologia Sinopoli trasse ispirazione per<br />

una riflessione critica sul presente, elaborata tra l’altro<br />

nel suo romanzo-saggio Parsifal a Venezia. Nella sua<br />

attività scientifico-artistica,<br />

Sinopoli univa alla precisione<br />

intellettuale una peculiare<br />

radicalità del sentire e<br />

interpretare la musica. Le <strong>ESZ</strong>,<br />

che pubblicano al momento<br />

dodici titoli del compositore,<br />

sono da anni impegnate nella<br />

riscoperta dei lavori giovanili di<br />

Giuseppe Sinopoli, prodotti con<br />

crescente successo. Il 21 aprile<br />

la Staatskapelle Dresden ha<br />

celebrato il decennale della<br />

scomparsa del suo Direttore<br />

principale con la prima<br />

esecuzione tedesca, nella<br />

Lukaskirche di Dresda sotto la guida di Christian<br />

Thielemann, di Klangfarben per cinque archi solisti.<br />

le strade che mezzo secolo fa Carlo Ludovico<br />

Ragghianti aveva intrapreso su quello della storia<br />

dell’arte, ovvero allargare al grande pubblico la<br />

conoscenza, la comprensione e l’amore per la musica<br />

del nostro tempo. Dei quattro film proiettati, due<br />

(L’esperienza del Cubismo, 1949, e Firenze<br />

dodecafonica. 6000 passi in città con Luigi Dallapiccola,<br />

2011) prevedono musiche di Luigi Dallapiccola, ed<br />

altrettanti (Immotus. Magno silentio audire, 2008, e<br />

Giuseppe Gavazzi. Ritratto in quattro movimenti, 2010)<br />

quelle dello stesso Mario Ruffini.


Pasquale Corrado<br />

Lo sguardo dell’innocenza<br />

L<br />

a Biennale di Venezia propone il 25 settembre la<br />

prima esecuzione di Inciso per orchestra, commissione<br />

dell’Ente a Pasquale Corrado, nell’interpretazione di<br />

Andrea Pestalozza alla testa dell’Orchestra<br />

Mitteleuropea. Così l’Autore racconta il nuovo lavoro:<br />

«Inciso è un viaggio all’interno di una materia dai<br />

contorni indefiniti e dalle sfumature incerte. È la<br />

descrizione di una sola figura musicale e delle mille<br />

variazioni che la rendono sempre diversa e mutevole:<br />

le note Do e Si ricorrono durante tutto l’arco del pezzo<br />

dando vita a situazioni sempre differenti, nuove.<br />

Proseguendo il gesto musicale di Sovrainciso, pezzo<br />

per tredici strumenti, il brano approfondisce in forma più<br />

articolata il tema principale. Inciso narra dell’incontro tra<br />

un uomo (ancora bambino) inconsapevolmente miope e<br />

la sua fantasia. Così, nella parte iniziale del pezzo,<br />

questi due protagonisti sono come cristalli esaminati al<br />

microscopio, per mettere in luce forme, angoli e riflessi<br />

contenuti all’interno delle loro pieghe. Ed ecco che la<br />

fantasia trasforma la ghiaia del cortile in un confuso<br />

mare di pietra grigio e solo al tatto essa rivela la sua<br />

natura materiale di piccoli sassolini multiformi e dalle<br />

precise risoluzioni cromatiche. La struttura narrativa del<br />

brano si articola attraverso diversi movimenti e<br />

Eric Maestri<br />

sequenze ritmiche, descrivendo la straordinaria<br />

“complessità dell’innocenza” che, di fronte<br />

all’indeterminatezza del mondo, diventa l’unico e più<br />

forte elemento de/costruttivo del reale. Poi, man mano<br />

che le due note si sovrappongono, l’aspetto sincronico<br />

prevale su quello diacronico e l’aspetto armonico su<br />

quello melodico. Fa così comparsa in lontananza<br />

un’ambigua e crudele spettatrice: l’illusione, maschera<br />

dell’inconscio, forza logica costruttiva e distruttiva<br />

capace di trasformare l’uomo in un essere vulnerabile.<br />

Ma anche l’illusione, di fronte all’incanto del gioco di un<br />

bambino, non può fare altro che guardare e<br />

pazientemente attendere». Pasquale Corrado figura tra<br />

i compositori selezionati dal Premio San Fedele<br />

Giovani Artisti – Settore Musica “...e quindi uscimmo a<br />

riveder le stelle” secondo quanto stabilito dalla giuria<br />

costituita da Maria Grazia Bellocchio, Ernesto Esposito,<br />

Ivan Fedele, Federico Gardella, Stefano Gervasoni,<br />

Sandro Gorli, Isabel Mundry, Brice Pauset, Antonio<br />

Pileggi, Alessandro Solbiati. I compositori selezionati<br />

lavoreranno all’elaborazione di un articolato progetto di<br />

drammatizzazione musicale di alcune parti della<br />

Commedia di Dante, in collaborazione con il Quartetto<br />

Prometeo.<br />

Natura naturans naturata<br />

I<br />

l Festival Agora ospita il 18 <strong>giugno</strong> a Parigi, nella<br />

Grande Salle del Centre Pompidou, la prima<br />

esecuzione assoluta di Celestografia, musica musicans<br />

per soprano, violino, pianoforte, tastiere e elettronica,<br />

nell’interpetazione del soprano Elisabeth Calleo,<br />

dell’Ensemble musikFabrik e dell’elettronica Ircam.<br />

Coproduzione Ircam - Centre Pompidou e Les<br />

Spectacles Vivants, il concerto sarà registrato da<br />

France Musique. Spiega Maestri: «La celestografia era<br />

una pratica fotografica sviluppatasi sul finire<br />

dell’Ottocento. Vedere nelle immagini astratte della<br />

fotografia del cielo stellato un’immagine della psiche<br />

significava aprire lo scrigno del meccanismo interiore.<br />

Anche la musica può essere una chiave di lettura di<br />

questo stesso mondo, interno e esterno. In questo<br />

brano, basato su estratti di testi dall’Etica di Baruch<br />

Spinoza, l’idea del filosofo di una natura vista dal di<br />

fuori, naturata, e un’altra considerata da di dentro,<br />

naturans, coincide con l’idea poetica della celestografia:<br />

cercare di vedere la musica dal punto di vista della<br />

“logica” musicale, lasciandosi portare dai suggerimenti<br />

Vittorio Montalti<br />

Dal passato il presente<br />

D<br />

oppio palcoscenico per il nuovo Ghiribizzo per<br />

chitarra di Vittorio Montalti. Il breve pezzo, dedicato a<br />

Luigi Attademo e destinato a un programma di concerto<br />

che prevede l’esecuzione di Sonate e Ghiribizzi di<br />

Nicolò Paganini, viene proposto dal dedicatario in prima<br />

esecuzione assoluta l’8 <strong>giugno</strong> all’Institut für<br />

Romanistik di Graz, e ripreso il 26 luglio al 36° Cantiere<br />

Internazionale d’Arte di Montepulciano, nella Biblioteca<br />

Vescovile della città toscana. Spiega l’Autore: «Il mio<br />

lavoro, di appena 50 secondi, è basato su un solo<br />

oggetto sonoro, cercando di riallacciarsi a un’idea di<br />

semplicità di scrittura presente nei Ghiribizzi di<br />

Paganini: una sorta di pagina d’album». Un’ulteriore<br />

prima avrà luogo il 6 <strong>giugno</strong> all’Auditorium San Fedele<br />

di Milano nell’ambito della selezione del Premio San<br />

Fedele Giovani Artisti, in cui Vittorio Montalti figura tra i<br />

compositori selezionati per il Settore Musica. Maria<br />

Grazia Bellocchio eseguirà Bagatella per pianoforte<br />

del flusso musicale per scoprirne i limiti e i meccanismi,<br />

miei, personali, che guidano la mano scrivente. Così la<br />

musica, la scrittura, sono specchi che mostrano un<br />

percorso che si sviluppa in autonomia e di cui mi voglio<br />

appropriare. Da questa idea prende il via anche il lavoro<br />

sull’elettronica, principalmente di sintesi e di costruzione<br />

del suono elettronico come strumento, come timbro che<br />

si integra nell’ensemble e che orchestra, con gli altri<br />

timbri, la linea del brano. L’elettronica si basa su un’idea<br />

frontale dello spazio acustico e sulla percezione delle<br />

sorgenti sonore. Il pianoforte è una cassa di risonanza,<br />

con due altoparlanti al suo interno; le tastiere, una<br />

vocale e l’altra strumentale, sono localizzate nello<br />

spazio, e così il suono elettronico non solo è prodotto<br />

dagli altoparlanti, ma propriamente eseguito da un<br />

musicista che diviene, in dialettica con il pianoforte, la<br />

sorgente del suono elettronico. La voce, doppiata dalla<br />

tastiera, non procede per linee melodiche, ma per salti,<br />

per note tenute, per variazioni dinamiche minime o<br />

eccessive. Il fulcro non è l’affetto del testo ma il timbro<br />

puro della voce, che il testo semplicemente sostiene».<br />

solo, una pagina di cui Montalti precisa in questi termini<br />

la ragion d’essere: «La mia Bagatella per pianoforte<br />

solo è un lavoro da eseguire come collegamento tra la<br />

seconda e terza bagatella dell’ op. 119 di Beethoven in<br />

un tentativo di drammatizzazione musicale. Il mio pezzo<br />

agisce (rispetto alle bagatelle in questione) per<br />

contrasto. Si tratta quindi di una momentanea<br />

deviazione dal percorso originale che apre nuovi<br />

immaginari sonori; un tentativo di ripensare il ruolo e il<br />

luogo del concerto classico tramite l’accostamento tra<br />

opere del passato e opere moderne. Il brano nasce dal<br />

nulla. Al confine con il silenzio emerge il suono<br />

acutissimo di un pianoforte: i tasti sono appena sfiorati<br />

e il rumore della meccanica si confonde con il suono<br />

delle corde. Le irruzioni violente di un secondo<br />

materiale faranno precipitare la materia negli abissi<br />

della tastiera in un finale incandescente».<br />

Prima sinfonica alla<br />

Biennale di Venezia<br />

Prima al Festival Agora ispirata<br />

alla filosofia di Spinoza<br />

Due novità per solisti, all’ombra<br />

di Beethoven e Paganini<br />

La lirica di Mario Luzi<br />

accompagna e ispira la ricerca<br />

di confine<br />

cara al<br />

9


Installazione nel chiostro di<br />

Royaumont, come un’eco<br />

dell’ambiente circostante<br />

Andrea Mannucci<br />

Il 28 <strong>giugno</strong> verrà eseguito al<br />

Conservatorio della Svizzera<br />

Italiana a Lugano Mexico City<br />

Blues per flauto, clarinetto,<br />

chitarra elettrica e pianoforte.<br />

Un nuovo Concerto per<br />

flauto in edizione critica<br />

e un’inedita Sinfonia<br />

10<br />

Maurilio Cacciatore<br />

Ecologia del tempo<br />

D<br />

all’8 al 29 settembre il chiostro dell’Abbazia di<br />

Royaumont ospiterà l’installazione elettroacustica di<br />

Maurilio Cacciatore Apparaître, disparaître, se cacher,<br />

in cui sono riprodotti suoni di flauti registrati da Keiko<br />

Murakami negli studi della Muse en Circuit di Parigi. In<br />

questi termini l’Autore racconta questa nuova avventura<br />

creativa: «Quando la Fondazione Royaumont mi ha<br />

offerto questa possibilità, mi sono chiesto quale fosse la<br />

differenza profonda tra un brano di musica e<br />

un’installazione. In fondo entrambe sono una<br />

successione di eventi sonori: indipendentemente dal tipo<br />

di musica e dal materiale con cui essa è costruita,<br />

potremo aggrapparci durante l’ascolto a delle sinestesie,<br />

a dei materiali connotati, a dei profili, insomma a dei<br />

“personaggi” che arrivano, vivono e raccontano una<br />

storia. Seguendo questa narrazione, mai detta ma solo<br />

suggerita, prima o poi il pezzo arriverà alla fine. È qui<br />

che io noto una differenza profonda tra un pezzo di<br />

musica e un’installazione: in quest’ultima manca la<br />

dimensione del tempo nel suo rapporto con la fine. Tutto<br />

recupera una dinamica più umana, gli eventi sonori<br />

rivendicano un rapporto ecologico con la dimensione<br />

temporale: qualcosa succede senza sapere se<br />

succederà qualcos’altro, senza che nessun materiale si<br />

arroghi il compito di scolpire una forma, cioè di<br />

trasmettere la sensazione della fine. Se un’installazione<br />

è diffusa di continuo, allora il concetto di fine perde di<br />

rilevanza: la musica non finisce mai, i personaggi<br />

Saverio Mercadante<br />

Pensiero sinfonico<br />

P<br />

rosegue la pubblicazione in edizione critica dei<br />

Concerti per flauto di Saverio Mercadante, di cui ora è<br />

disponibile anche il Concerto in Re maggiore per flauto<br />

e orchestra a cura di Mariateresa Dellaborra che ci<br />

introduce alla scoperta dell’opera: «Probabilmente nel<br />

1819, verso la fine del cursus studiorum presso il Reale<br />

Collegio di Musica di Napoli, Saverio Mercadante ebbe<br />

l’onore di vedersi pubblicare una propria composizione:<br />

il “Sesto Concerto di flauto con accompagnamento di 2<br />

violini, viola, oboe, corni e basso”. Lo stampatore<br />

napoletano Girard, sicuro del successo, si fece carico<br />

dell’edizione e la pagina contribuì senza dubbio a<br />

consolidare la fama internazionale dell’emergente<br />

compositore oltre che a fornire un significativo<br />

contributo all’esiguo repertorio strumentale coevo.<br />

Rispetto ai precedenti concerti, il sesto, in Re maggiore,<br />

offre per lo meno due importanti elementi di distinzione:<br />

il solista non affronta passi di virtuosismo acrobatico,<br />

pur impegnato in una scrittura solistica molto ardua;<br />

l’orchestrazione è più originale e complessa. Gli<br />

strumenti sono infatti impiegati in modo molto vario<br />

mediante, ad esempio, una puntuale suddivisione tra la<br />

sezione grave e acuta degli archi, un differente ruolo<br />

assegnato ai violoncelli e ai contrabbassi e brevi<br />

passaggi solistici affidati ai fiati. Il brano si compone dei<br />

consueti tre movimenti (Allegro maestoso - Andante<br />

alla siciliana. Largo - Polacca. Allegro brillante), il più<br />

complesso dei quali è indubitabilmente il primo sia per<br />

l’articolata elaborazione, sia per il trattamento dei timbri,<br />

sia per la struttura formale che riproduce lo schema<br />

della forma-sonata, sia infine per l’impegno<br />

virtuosistico. Il secondo si staglia per la delicata<br />

bellezza e la grazia dell’invenzione tematica; il terzo<br />

sviluppa con felicità inventiva la Polacca, la forma più<br />

amata da Mercadante a conclusione dei suoi pezzi<br />

orchestrali. Oltre che dall’ottocentesca copia a stampa,<br />

il Concerto è tramandato in due esemplari manoscritti<br />

conservati nella biblioteca del Conservatorio di musica<br />

“San Pietro a Majella” di Napoli: uno autografo e l’altro<br />

datato 1834, testimonianza di una prolungata<br />

circuitazione e di un costante apprezzamento della<br />

composizione. Secondo i criteri adottati all’interno<br />

dell’edizione critica integrale delle composizioni per<br />

flauto e orchestra di Mercadante, di cui il Sesto<br />

arrivano, scompaiono, poi ritornano, per riprendere il<br />

loro ciclo. Un po’ come le persone: oggi nessuno può<br />

scomparire, si riesce al massimo a decidere di<br />

nascondersi dalla ribalta della vita di una persona.<br />

Questa visione ecologica del tempo in un’installazione<br />

musicale da ascoltare passeggiando ha suggerito in me<br />

anche la scelta delle tipologie di materiali da utilizzare.<br />

Influenzato anche dal fascino del chiostro dell’Abbazia di<br />

Royaumont, l’installazione sarà un’amplificazione di ciò<br />

che naturalmente si ascolta in quel luogo, quasi come<br />

se gli altoparlanti amplificassero l’area circostante. Poi, i<br />

suoni dei flauti di Keiko Murakami: come il vento può<br />

colorarsi di un profumo, così una scia di suoni<br />

eterogenei può colorarsi di un timbro, può creare dal<br />

generico una texture specifica. Se magari un giorno<br />

questa installazione avrà la fortuna di essere rimontata<br />

in un altro luogo, l’effetto sarà allora surreale, perché<br />

una stanza parlerà di un’altra stanza.<br />

Un dispositivo di captazione in tempo reale di alcuni<br />

eventi porta un parametro in più a ciò che è previsto<br />

dalla musica su supporto; l’interattività con il pubblico<br />

rende il tutto un po’ più instabile, imprevedibile: così ogni<br />

ascoltatore può decidere se apparire e far succedere<br />

qualcosa, sparire, per mettere fine alla sua esperienza,<br />

o se nascondersi, per vedere senza condizionare gli<br />

eventi cosa succede a un giardino quando dei suoni<br />

s’impossessano di uno spazio».<br />

Concerto in Re maggiore rappresenta il quarto volume,<br />

nell’introduzione e nell’apparato critico si ripercorre la<br />

genesi dell’opera, si indaga sul suo significato nel<br />

contesto della produzione dell’autore, si dà conto di tutti<br />

gli elementi utili per una sua corretta esecuzione,<br />

fornendone infine una lezione attendibile». In occasione<br />

dei festeggiamenti nazionali per il 150° dell’Unità<br />

d’Italia, le <strong>Edizioni</strong> <strong>Suvini</strong> <strong>Zerboni</strong> pubblicano (nella<br />

revisione di Mario Carbotta e Mariateresa Dellaborra)<br />

un inedito lavoro per grande orchestra di Saverio<br />

Mercadante, la Garibaldi-Sinfonia dedicata all’Italia,<br />

nell’edizione integrale secondo la partitura autografa.<br />

Quando nel marzo 1861 Saverio Mercadante mise la<br />

parola fine alla sua sinfonia Garibaldi iniziata il mese<br />

precedente, il clima politico era infuocato e la<br />

composizione apparve come l’ennesima riprova del<br />

coinvolgimento attivo del compositore alle vicende<br />

risorgimentali. Definita «stupenda, nobilissima e piena<br />

di effetti, infiorata di dettagli ed impasti strumentali»<br />

sorprendenti, rapì sino all’entusiasmo il pubblico del<br />

tempo. In effetti l’invenzione tematica vi è trascinante e<br />

la struttura denota la padronanza dell’orchestrazione<br />

nonché l’originale fantasia dell’autore. Si compone di un<br />

unico movimento al cui interno si riconoscono diverse<br />

sezioni, le più estese delle quali sono un Andante<br />

mosso e un Allegro che si conclude con un Più animato<br />

e molto staccato. Il motivo dominante è senza dubbio<br />

quello dell’Inno dei cacciatori delle Alpi variamente<br />

manipolato e riproposto nel corso del pezzo, interrotto<br />

periodicamente da una delle più famose melodie<br />

popolari milanesi, La bella Gigogin. Se l’interesse<br />

prettamente musicale della composizione è stato il<br />

motivo propulsore alla pubblicazione di questa edizione<br />

integrale secondo la partitura autografa, è tuttavia<br />

innegabile che la sua attualità storica ne è stato<br />

l’elemento risolutivo. La composizione può infatti<br />

aiutare a ricreare, e dunque a comprendere in modo più<br />

consapevole, il clima del risorgimento, a riflettere più<br />

profondamente sui sentimenti che animavano il<br />

pubblico di allora e sui motivi di tanto entusiasmo da<br />

parte dei critici e dei compositori (Ponchielli in primis)<br />

che quasi fecero a gara per trascriverla per organici<br />

differenti in modo da prolungarne l’esplosivo effetto di<br />

entusiasmo popolare originario.


Antonio Cano<br />

Il maestro sconosciuto<br />

Escono, nella revisione di Adriano Sebastiani,<br />

Tre fantasie spagnole per chitarra, quarto volume del<br />

progetto editoriale che le <strong>ESZ</strong> dedicano al grande<br />

chitarrista e compositore iberico Antonio Cano Curriela,<br />

cui poca attenzione è stata finora riservata sia dagli<br />

interpreti che dalla ricerca musicologica,<br />

eccessivamente concentrata sulle scuole chitarristiche<br />

classiche di Sor, Aguado e Tarrega, ignorando il<br />

contributo didattico e artistico di Antonio Cano. L’Autore<br />

nacque nel 1811 a Lorca, nella regione della Murcia.<br />

Contestualmente agli studi musicali si laureò in<br />

Medicina e Chirurgia. Nel 1847 fu lo stesso Aguado,<br />

dopo averlo ascoltato in un recital, a incoraggiarlo a<br />

proseguire la carriera di musicista. Il suo Metodo<br />

completo de guitarra, stampato nel 1852, mostra<br />

chiaramente la sua devozione verso il celebre maestro<br />

madrileno e allo stesso tempo l’influenza didattica<br />

esercitata su di lui da quest’ultimo. Numerosi e calorosi<br />

furono in seguito i consensi ottenuti ovunque nelle<br />

diverse tournées effettuate in Spagna, Francia e<br />

Portogallo. Nel 1859 fu nominato da Sebastiano di<br />

Borbone Musico da Camera e responsabile<br />

dell’Archivio Musicale Reale. Nel 1868 fu pubblicata<br />

una seconda edizione aggiornata del suo Metodo,<br />

ampliato da un Tratado de Harmonia aplicada a este<br />

instrumento; nello stesso anno ottenne l’incarico di<br />

Professore di chitarra presso il Conservatorio di Madrid.<br />

Nel 1874 il ventiduenne Tarrega frequentava la stessa<br />

Istituzione in qualità di studente, ed è quindi molto<br />

Hilarion Leloup<br />

Aria iberica<br />

Le <strong>ESZ</strong> inaugurano con l’uscita delle Arie Argentine<br />

per chitarra, nella revisione di Adriano Sebastiani, un<br />

progetto editoriale dedicato al chitarrista e compositore<br />

iberico Hilarion Leloup, prosecutore originale e di valore<br />

della scuola chitarristica tarreghiana. Leloup nasce nel<br />

1876 a Bilbao, nella regione dei Paesi Baschi, e<br />

intraprende lo studio della musica giovanissimo nella<br />

sua città natale, studiando prima chitarra con il padre e<br />

poi contrabbasso. Diventa professore di quest’ultimo<br />

strumento presso la Società Filarmonica di Bilbao,<br />

contrabbassista presso la Banda Municipale e la<br />

Società dei Concerti della capitale basca. Nel 1905<br />

stringe amicizia con Tarrega, grazie al quale prosegue<br />

la sua carriera di chitarrista, con tournées in Spagna,<br />

Francia e Inghilterra. Nel 1912 si trasferisce nella<br />

capitale argentina, dove acquista notevole fama come<br />

professore di chitarra. Si spegne a Buenos Aires nel<br />

Luigi Dallapiccola<br />

Il WDR Sinfonieorchester diretto da Emilio Pomarico<br />

propone il 30 settembre alla Philharmonie di Colonia<br />

Dialoghi per violoncello e orchestra, con Oren Shevlin<br />

nella veste di violoncello solista. È uscito per i tipi<br />

dell’Editorial Arpegio, Sant Cugat (Barcelona), il volume<br />

di Daniel Amadeo Zimbaldo Aproximación a la música<br />

Francesco Hoch<br />

Mercoledì 22 <strong>giugno</strong> si svolgerà al Parco Ciani di<br />

Lugano la manifestazione “Musica nel parco per un<br />

pubblico a passeggio”, durante la quale verrà proposta<br />

la prima esecuzione assoluta di Caleidoscopio di<br />

musiche e di luci. Sette musicisti dialogano tra loro<br />

all’interno del parco, eseguendo estratti musicali<br />

da brani composti da Hoch dal 1969 al 2010.<br />

Si ascolteranno in particolare: Es ist Zeit per flauto,<br />

probabile che egli abbia avuto l’opportunità di entrare<br />

strettamente a contatto con la tecnica e poetica del<br />

maestro murciano. Il 1892 è l’anno che segna l’uscita<br />

del Nuevo Metodo, la sua terza e ultima edizione.<br />

Cano si spense a Madrid nel 1897 all’età di ottantasei<br />

anni. La sua produzione chitarristica comprende circa<br />

una cinquantina di brani, tra cui alcune Fantasie su<br />

celebri temi operistici tratti da Norma e Capuleti e<br />

Montecchi di Vincenzo Bellini e Lucia di Lammermoor<br />

di Gaetano Donizetti. Questo quarto volume appena<br />

pubblicato, comprendente tre Fantasie spagnole<br />

originali per chitarra sola, si basa su altrettante edizioni<br />

a stampa dell’epoca, realizzate in Spagna con i titoli di<br />

Las Delicias de Mi Patria Fantasia Caracteristica n. 3,<br />

Mi Patria Gran Fantasia Caracteristica Española e La<br />

Gallegada Fantasia. La revisione è stata condotta<br />

rispettando fedelmente l’edizione dell’epoca e si è<br />

limitata a correggere gli errori di stampa presenti e a<br />

conferire chiarezza polifonica alle voci. Sono stati<br />

conservati i segni dinamici, le indicazioni degli armonici,<br />

le legature e i portamenti originali. I brani sono concepiti<br />

con un alto grado di idiomaticità e mostrano la mano di<br />

un musicista aggraziato che sa coniugare il fascino<br />

della sua raffinata scrittura chitarristica con un’elegante<br />

ricerca armonica. Ne nascono suggestive meditazioni<br />

intimistiche ispirate a stati d’animo, a gesti, a ricordi, in<br />

cui non mancano brillantezza e varietà di effetti, che<br />

creano un sottile equilibrio con la squisita cantabilità<br />

che pervade tutte le pagine.<br />

1939, all’età di 63 anni. La sua produzione chitarristica<br />

comprende un buon numero di opere per chitarra sola,<br />

due chitarre e canto e chitarra, oltre che alcuni lavori di<br />

carattere didattico. Il volume ora in uscita comprende<br />

alcune Arie Argentine per chitarra sola e si basa su<br />

un’edizione a stampa dell’epoca dal titolo originario di<br />

Aires Argentinos. La revisione è stata condotta<br />

rispettando fedelmente l’edizione dell’epoca e si è<br />

limitata a correggere gli errori di stampa presenti e a<br />

conferire chiarezza polifonica alle voci. Sono stati<br />

conservati i segni dinamici, le indicazioni degli armonici,<br />

le legature e i portamenti originali. Il brano è concepito<br />

con un alto grado di idiomaticità e mostra la mano di un<br />

musicista raffinato che sa coniugare l’originalità della<br />

sua sapiente scrittura chitarristica con un’elegante vena<br />

salottiera.<br />

de Dallapiccola, prima monografia in lingua spagnola<br />

sul compositore istriano. Rivolgendosi sia agli addetti ai<br />

lavori che agli appassionati, l’autore presenta, in forma<br />

chiara e piacevole, una vasta serie di opere con duplice<br />

attenzione al contesto in cui furono composte e<br />

all’analisi formale.<br />

Elemento per oboe, Miniature per violino, Per... dire per<br />

tenore, Spremute di senso per recitante e percussione,<br />

Sushi-Bar per soprano e 1969 per percussione.<br />

Gli interpreti saranno Lara Bergliaffa, flauto; Vittorio<br />

Bongiorno, oboe; Denis Monighetti, violino; Piotr<br />

Nikiforoff, violino; Massimiliano Pascucci, tenore; Ayumi<br />

Togo, soprano; Luciano Zampar, percussione.<br />

Prosegue la riscoperta dell’opera<br />

di una figura chiave della scuola<br />

chitarristica ottocentesca<br />

S’inaugura un progetto editoriale<br />

dedicato a un maestro basco della<br />

chitarra trapiantato in Argentina<br />

11<br />

Pagina<br />

da


ime esecuzioni ass<br />

Prime Prime esecuzioni assolute<br />

assolute<br />

GIUGNO<br />

Andrea Vigani<br />

UI<br />

per ensemble e elettronica<br />

Torino, Teatro Vittoria, 6 <strong>giugno</strong><br />

Ensemble Antidogma Musica<br />

Ensemble Fiarì<br />

dir.: Marilena Solavagione<br />

Pasquale Corrado<br />

INTERMEZZO<br />

per pianoforte<br />

Milano, Auditorium San Fedele, 6 <strong>giugno</strong><br />

Maria Grazia Bellocchio, pianoforte<br />

Vittorio Montalti<br />

BAGATELLA<br />

per pianoforte<br />

Milano, Auditorium San Fedele, 6 <strong>giugno</strong><br />

Maria Grazia Bellocchio, pianoforte<br />

Michele Tadini<br />

HANDS<br />

per chitarra<br />

Vienna, Istituto Italiano di Cultura,<br />

7 <strong>giugno</strong><br />

Luigi Attademo, chitarra<br />

Vittorio Montalti<br />

GHIRIBIZZO<br />

per chitarra<br />

Graz, Institut für Romanistik, 8 <strong>giugno</strong><br />

Luigi Attademo, chitarra<br />

Stefano Gervasoni<br />

PRÉS (I-VI)<br />

per pianoforte<br />

(Prima esecuzione integrale)<br />

Milano, Associazione Amici di<br />

Musica/Realtà, Auditorium Di Vittorio,<br />

9 <strong>giugno</strong><br />

Alfonso Alberti, pianoforte<br />

Ivan Fedele<br />

LA PIERRE ET L’ÉTANG (…LES TEMPS…)<br />

per quartetto d’archi, percussioni,<br />

orchestra e elettronica<br />

(Commissione Ircam - Centre Pompidou)<br />

Parigi, Festival Agora, CentQuatre,<br />

10 <strong>giugno</strong><br />

Quatuor Renoir<br />

Daniel Ciampolini, percussioni<br />

Orchestre Philharmonique de Radio France<br />

dir.: Ernest Martinez Izquierdo<br />

Eric Maestri<br />

CELESTOGRAFIA, MUSICA MUSICANS<br />

per soprano, violino, pianoforte, tastiere e<br />

elettronica<br />

Parigi, Festival Agora, Centre Pompidou,<br />

Grande Salle, 18 <strong>giugno</strong><br />

Elisabeth Calleo, soprano<br />

Ensemble musikFabrik<br />

Ircam, elettronica<br />

Jean-Luc Hervé<br />

AMPLITUDE 2<br />

per viola d’amore<br />

Huelgoat, 26 <strong>giugno</strong><br />

Gilles Deliège, viola d’amore<br />

LUGLIO<br />

Luis de Pablo<br />

PER VIOLINO<br />

per violino solo<br />

Sermoneta, Castello Caetani, 47° Festival<br />

Pontino di Musica, Incontri Internazionali di<br />

Musica Contemporanea, 1 luglio<br />

Francesco D’Orazio, violino<br />

Alessandro Solbiati<br />

PER ALDO<br />

per flauto, clarinetto, violino, violoncello e<br />

pianoforte<br />

Sermoneta, Castello Caetani, 47° Festival<br />

Pontino di Musica, Incontri Internazionali di<br />

Musica Contemporanea, 1 luglio<br />

Divertimento Ensemble<br />

dir.: Sandro Gorli<br />

Nicola Sani<br />

UN SOUFFLE LE SOULÈVE, FOLIE<br />

per flauto contralto, clavicembalo, live<br />

electronics e supporto digitale<br />

Padova, Sound and Music Conference,<br />

Auditorium Pollini, 6 luglio<br />

Daniele Ruggieri, flauto contralto<br />

Aldo Orvieto, clavicembalo<br />

Nicola Sani e Alvise Vidolin, regia sonora e live<br />

electronics<br />

Ivan Fedele<br />

PENTALOGON QUINTET<br />

Revisione per quintetto d’archi di<br />

“Pentalogon Quartet”<br />

Cordes-sur-Ciel, Festival Musique sur Ciel,<br />

20 luglio<br />

Quatuor Ardeo<br />

Jean-Luc Hervé<br />

NOVITÀ<br />

per ensemble<br />

La grave, Festival Messiaen, 28 luglio<br />

Ensemble Les Temps Modernes<br />

AGOSTO 2011<br />

Alessandro Solbiati<br />

DUE LIEDER da “Winterreise”<br />

per violino e viola<br />

Le Poët Laval, Drôme Provençale, 24 agosto<br />

Dejan Bogdanovic, violino<br />

Pierre-Henri Xuereb, viola<br />

Stefano Gervasoni<br />

FROWARD<br />

per ensemble<br />

Weimar, Kunstfest Weimar, Festival<br />

Pèlerinages, 27 agosto<br />

Klangforum Wien<br />

SETTEMBRE<br />

Ivan Fedele<br />

LEXIKON<br />

per orchestra<br />

(Commissione Festival MITO Settembre<br />

Musica)<br />

Torino, Festival MITO, Settembre Musica,<br />

Auditorium Rai, 9 settembre<br />

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai<br />

dir.: Tito Ceccherini<br />

Alessandro Solbiati<br />

LEGGENDA<br />

Opera in un atto<br />

Libero adattamento e libretto dell’autore da<br />

“La leggenda del Grande Inquisitore” di Fëdor<br />

Dostoevskij<br />

(Commissione del Teatro Regio di Torino)<br />

Torino, Teatro Carignano, 20 settembre<br />

Mark Milhofer (Ivan Karamazov), tenore<br />

Alda Caiello (Alësa Karamazov), soprano<br />

Urban Malmberg (Il Grande Inquisitore),<br />

baritono<br />

Gianluca Buratto (Spirito del Non Essere),<br />

basso<br />

Laura Catrani (Una Madre), soprano<br />

Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino<br />

dir.: Gianandrea Noseda<br />

Regia, scene, costumi e luci: Stefano Poda<br />

Christophe Bertrand<br />

QUATUOR II<br />

per quartetto d’archi<br />

Strasbourg, Festival Musica, Auditorium<br />

France 3 Alsace, 24 settembre<br />

Arditti String Quartet<br />

Pasquale Corrado<br />

INCISO<br />

per orchestra<br />

Venezia, Biennale di Venezia, 25 settembre<br />

Orchestra Mitteleuropea<br />

dir.: Andrea Pestalozza<br />

<strong>ESZ</strong><br />

Il calendario completo delle esecuzioni, costantemente<br />

aggiornato, può essere consultato all’indirizzo internet:<br />

news EDIZIONI SUVINI ZERBONI<br />

www.esz.it<br />

Editore: Sugarmusic S.p.A. Galleria del Corso, 4 - 20122 Milano Tel. 02 - 770701 - E-mail: suvini.zerboni@sugarmusic.com - www.esz.it<br />

Direttore responsabile: Maria Novella Viganò - Responsabile del Settore Classica: Alessandro Savasta<br />

Redazione: Raffaele Mellace - Coordinamento di redazione: Gabriele Bonomo - Progetto e realizzazione grafica: Paolo Lungo - Traduzioni: Mike Webb<br />

Aut. del Tribunale di Milano n. 718 del 25-10-1991<br />

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