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Anno I • Num. 9 (9) Settimanale del 9 marzo 2013 • Rivista € 1,50 • Rivista versione PLUS € 3,90 • Rivista + DVD € 9,90

Num. 9 - 9 marzo 2013

Settimanale

La Chiesa sceglie

il nuovo Papa

Cattolici in fermento per la decisione dei cardinali.

Il Pontefice emerito Benedetto XVI: “Non lascio la croce”

Serena Autieri: “Per la

maternità ho pregato”

Era sul palco di Una voce per

Padre Pio. Poi la lieta notizia

L’accoglienza è di casa

Adottano cinque bimbi

e spalancano le porte della

solidarietà ai più bisognosi

Chiedi in edicola

“A Sua Immagine”

con il LIBRO sulla vita

di Joseph Ratzinger

IN ESCLUSIVA

Padre Federico

Lombardi

“Con Ratzinger

rapporto spirituale

forte e profondo”

Un sogno per l’Africa

Cronache di viaggio di un medico

angiologo e del suo ambizioso

progetto di combattere l’Aids


Prima lettura

Il popolo di Dio, entrato nella terra

promessa, celebra la Pasqua

Dal libro Giosuè

(Capitolo 5, versetti 9-12)

In quei giorni, il Signore disse a

Giosuè: «Oggi ho allontanato da

voi l’infamia dell’Egitto».

Gli Israeliti rimasero accampati a

Gàlgala e celebrarono la Pasqua al

quattordici del mese, alla sera, nelle

steppe di Gerico.

Il giorno dopo la Pasqua mangiarono

i prodotti della terra, àzzimi

e frumento abbrustolito in quello

stesso giorno.

E a partire dal giorno seguente,

come ebbero mangiato i prodotti

della terra, la manna cessò. Gli

Israeliti non ebbero più manna;

Il Vangelo della settimana DA SABATO 9 MARZO A VENERDÌ 15 MARZO 2013

La liturgia della

Parola domenicale

è commentata

da padre Ermes

Ronchi e Marina

Marcolini

DOMENICA 10 MARZO 2013

Le ragioni

della speranza

quell’anno mangiarono i frutti della

terra di Canaan.

Salmo responsoriale

R. Gustate e vedete

com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore

in ogni tempo, sulla mia bocca

sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore:

i poveri ascoltino

e si rallegrino. R.

Magnificate con me il Signore,

esaltiamo insieme il suo nome.

Ho cercato il Signore:

mi ha risposto

e da ogni mia paura

mi ha liberato. R.

(Sal 33)

Guardate a lui e sarete raggianti,

i vostri volti

non dovranno arrossire.

Questo povero grida

e il Signore lo ascolta,

lo salva da tutte le sue angosce. R.

Seconda Lettura

Dio ci ha riconciliati

con sé mediante Cristo

Dalla lettera di san Paolo

apostolo ai Corìnzi

(Capitolo 5, versetti 17-21)

Fratelli, se uno è in Cristo, è una

nuova creatura; le cose vecchie sono

passate; ecco, ne sono nate di nuove.

Tutto questo però viene da Dio, che

ci ha riconciliati con sé mediante

Cristo e ha affidato a noi il ministero

della riconciliazione. Era Dio

infatti che riconciliava a sé il mondo

in Cristo, non imputando agli uomini

le loro colpe e affidando a noi la

parola della riconciliazione.

In nome di Cristo, dunque, siamo

ambasciatori: per mezzo nostro è

Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo

in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare

con Dio.

Colui che non aveva conosciuto peccato,

Dio lo fece peccato in nostro

favore, perché in lui noi potessimo

diventare giustizia di Dio.

Vangelo

Questo tuo fratello era morto

ed è tornato in vita

Dal Vangelo

secondo Luca

(Capitolo 15, versetti 1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a

Gesù tutti i pubblicani e i peccatori

per ascoltarlo. I farisei e gli scribi

mormoravano dicendo: «Costui

accoglie i peccatori e mangia con

loro».

Ed egli disse loro questa parabola:

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane

dei due disse al padre: “Padre,

dammi la parte di patrimonio che

mi spetta”. Ed egli divise tra loro le

sue sostanze. Pochi giorni dopo, il

figlio più giovane, raccolte tutte le

sue cose, partì per un paese lontano

e là sperperò il suo patrimonio vivendo

in modo dissoluto. Quando

ebbe speso tutto, sopraggiunse in

quel paese una grande carestia ed

egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

A Sua Immagine


Il Vangelo della settimana DA SABATO 9 MARZO A VENERDÌ 15 MARZO 2013

Allora andò a mettersi al servizio

di uno degli abitanti di quella regione,

che lo mandò nei suoi campi

a pascolare i porci. Avrebbe voluto

saziarsi con le carrube di cui si

nutrivano i porci; ma nessuno gli

dava nulla. Allora ritornò in sé e

disse: “Quanti salariati di mio padre

hanno pane in abbondanza e io qui

muoio di fame! Mi alzerò, andrò

da mio padre e gli dirò: Padre, ho

peccato verso il Cielo e davanti a te;

non sono più degno di essere chiamato

tuo figlio. Trattami come uno

dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò

da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre

lo vide, ebbe compassione, gli

corse incontro, gli si gettò al collo

e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre,

ho peccato verso il Cielo e davanti

a te; non sono più degno di essere

chiamato tuo figlio”. Ma il padre

disse ai servi: “Presto, portate qui il

vestito più bello e fateglielo indossare,

mettetegli l’anello al dito e i

sandali ai piedi. Prendete il vitello

grasso, ammazzatelo, mangiamo e

facciamo festa, perché questo mio

figlio era morto ed è tornato in vita,

era perduto ed è stato ritrovato”. E

cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi.

Al ritorno, quando fu vicino a

casa, udì la musica e le danze; chiamò

uno dei servi e gli domandò che

cosa fosse tutto questo. Quello gli

rispose: “Tuo fratello è qui e tuo

padre ha fatto ammazzare il vitello

grasso, perché lo ha riavuto sano e

salvo”. Egli si indignò, e non voleva

entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre:

“Ecco, io ti servo da tanti anni

e non ho mai disobbedito a un tuo

comando, e tu non mi hai mai dato

un capretto per far festa con i miei

amici. Ma ora che è tornato questo

tuo figlio, il quale ha divorato le tue

sostanze con le prostitute, per lui

hai ammazzato il vitello grasso”.

Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei

A Sua Immagine

sempre con me e tutto ciò che è mio

è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi,

perché questo tuo fratello

era morto ed è tornato in vita, era

perduto ed è stato ritrovato”».

Commento

Un padre aveva due figli. Se ne va,

un giorno, il più giovane, in cerca

di se stesso, in cerca di felicità.

Con la sua parte di eredità, come

se il padre fosse già morto per

lui. Probabilmente non ne ha una

grande opinione, forse gli appare

un debole, un avaro, un vecchio

un po’ fuori dal mondo. Il fratello

più grande continua la sua vita,

casa e lavoro, ma il suo cuore è

altrove. E lo dichiara: ‘Io sempre

a dirti di sì, mai una piccola soddisfazione

per me e i miei amici’.

Neppure lui ha una grande idea di

suo padre: un padre-padrone, cui

si può ubbidire, ma che non si può

amare. L’obiettivo della parabola

è chiaro: farci cambiare l’opinione

che abbiamo su Dio. Il primo figlio

pensa che la vita sia uno sballo, è

un adolescente nel cuore. Cerca la

felicità nel principio del piacere.

Ma si risveglia dal suo sogno mentre

ruba le ghiande ai porci.

Allora ritorna in sé, prima aveva

vissuto come fuori di sé. Riflette

e decide di tornare. Forse perché

si accorge di amare il padre?

No, perché gli conviene. Non è il

cuore a guidarlo, ma il ventre. Si

prepara la scusa: ‘Avevi ragione

tu, sono stato uno stupido, ho

sbagliato’.

Continua a non capire nulla di

suo padre. Che è il più bel racconto

del volto di Dio: lascia andare

il figlio anche se sa che si

farà male, un figlio che gli augura

la morte. Ama la libertà dei figli,

la provoca, la attende, la festeggia,

la patisce.

Un padre che corre incontro, perché

ha fretta di capovolgere il

dolore in abbracci. Per lui per-

dere un figlio è una perdita infinita,

irreparabile. Non ha figli

da buttare, Dio. Un padre che non

rinfaccia, ma abbraccia; non sa

che farsene delle scuse, perché

il suo sguardo non vede il peccato

del figlio, vede il suo ragazzo

sfigurato dal fallimento. Non

si accontenta di sfamarlo, vuole

una festa con il meglio che c’è,

e poi reintegrarlo in tutta la sua

dignità di prima: l’anello al dito.

E non ci sono rimorsi, rimproveri,

rimpianti. Un Padre che esce

a pregare l’altro figlio arrabbiato,

tenta di spiegare e farsi capire, e

non si sa se ci sia riuscito... Un

padre che non è giusto, è di più:

non solo amore, ma esclusivamente

amore. Allora Dio è così?

Così eccessivo, così tanto, così

esagerato? Sì, il Dio in cui crediamo

è così. Immensa rivelazione

per cui Gesù darà la sua vita.

Santi del giorno

S. Attala, SS. Caio ed Alessandro, S. Drottoveo,

B. Elia del Soccorso, B. Giovanni Delle Celle,

S. Giovanni Ogilvie, S. Macario di Gerusalemme,

S. Maria Eugenia di Gesù, S. Simplicio, S. Vittore

San Giovanni

Ogilvie

Nacque

nel 1579 a Drum

in Scozia e di lui

non si sa nulla

con certezza

prima del 1593, anno in cui fu

inviato in Europa per studiare.

Si convertì al cattolicesimo ed

entrò nel Collegio scozzese

di Douai in Francia.

In seguito girò altri paesi

approfondendo lo studio

della sacra teologia. Ordinato

sacerdote, tornò di nascosto in

patria, dove iniziò una grande

opera di evangelizzazione

finché, messo in prigione

sotto il re Giacomo VI,

fu condannato a morte.


Dopo la diretta IL SALOTTO DEL CONDUTTORE

Moltitudini al fianco

di Benedetto

Vi spiego perché tanta gente è andata in piazza per gli ultimi

appuntamenti del Papa. Ho capito che era mossa

da un sentimento inedito. E vi racconto quale

Ho pensato spesso al Papa durante

questa settimana. E credo di

non essere stato il solo, vero?

Mi sono chiesto come si sia risvegliato

da Emerito venerdì scorso: più sereno?

Più preoccupato? Mi sono domandato

se è felice e penso di sì, perché sa di

aver fatto quanto Dio gli ha chiesto e

lui è veramente un uomo di Dio. Sento

un po’ di pudore a parlare di felicità

del Papa, è un tema mai trattato, come

tutto ciò che ha a che fare con la sfera

intima e dei sentimenti di un Pontefice.

Però se oggi viene naturale farlo è perché

insieme alla notizia delle dimissioni,

Papa Benedetto XVI ha, in maniera

coraggiosa e inedita, svelato un po’

di sé, aprendo la porta del suo cuore.

Non in maniera eclatante o mettendosi

al centro dell’attenzione, ma com’è nel

suo stile: discreto. Ha svelato che sono

stati giorni difficili. Ha implorato preghiere

in questo tempo particolare. Ha

confessato che è Dio a chiamarlo verso

la scelta di preghiera che ha compiuto.

Tutto questo lo rende ai nostri occhi

molto vicino e il suo travaglio, nel quale

riconosciamo i nostri travagli, ce lo fa

apparire per quello che è: un uomo anziano,

fragile per l’età, sì, ma spiritualmente

forte, mendicante della volontà

di Dio e della sua voce, come ciascuno

di noi. Credo che tra i fedeli sia scattato

un sentimento nuovo: di protezione.

La folla che ho visto in piazza San Pietro

durante e dopo la nostra diretta nel

giorno dell’ultimo Angelus e il record di

ascolto fatto in tv (abbiamo sfiorato i 4

milioni e mezzo di telespettatori, praticamente

l’audience di una prima serata:

quasi un telespettatore su 3 guardava

Così come ha fatto il Presidente Napolitano

al termine della visita in Vaticano, quando ha

stretto la mano al Papa, lo ha guardato fisso

negli occhi, ha abbassato il tono di voce e ha

detto e ripetuto: “Stia bene, Santità, stia bene!”

La folla che ho visto a San Pietro e il record di

ascolti in tv, rappresentano un popolo che non

si ferma a osservare il Pontefice ma gli tende

un braccio come ad aiutarlo. A sostenerlo

Rai Uno e il Papa), rappresentano un

popolo che non si ferma ad osservare

ma tende un braccio come ad aiutarlo,

a sostenerlo. Quasi la rappresentazione

su larga scala della premura avuta

dal Presidente Napolitano al termine

della visita in Vaticano, quando gli ha

stretto la mano, lo ha guardato fisso negli

occhi, ha abbassato il tono di voce,

rendendolo insieme più convincente e

più amichevole, e ha detto e ripetuto:

“Stia bene, Santità, stia bene!”. Ho capito

che pregare per il Papa, in questi

giorni, non è solo una cosa buona e in

qualche modo normale, è diventato

un bisogno per chiunque sia rimasto

scosso nel profondo dalle sue parole e

dai suoi gesti. I fedeli hanno compreso

bene che il momento è particolare e che

il Papa è un mistico. Sono colpiti da

questa inedita, chiara, lunga catechesi

quaresimale scritta sulla sua pelle, la

più vera testimonianza di fede che potevamo

aspettarci in questo Anno della

Fede. Anche i critici di Ratzinger ne

ammirano ora il coraggio e il senso di

verità che le sue parole testimoniano.

A dimostrazione che è sempre un incontro

e non un bla bla vuoto a stupire

il cuore e a volte a convertirlo.

Rosario Carello

86 A Sua Immagine

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