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conda Internazionale, sono qui conservati assieme ad alcuni<br />

manoscritti di Marx e agli ampi lasciti di Angelo Tasca, Pietro<br />

Secchia e Felice Cavallotti. Archivi e biblioteche sono magazzini.<br />

Da un lato contengono provviste per i tempi di privazione<br />

e bisogno; dall’altro proteggono i ricordi del passato dalla<br />

minaccia di distruzione. Una storia, come Walter Benjamin<br />

ha acutamente rilevato nelle sue tesi Sul concetto di storia, è<br />

sempre storia dei vincitori: “Ma i dominatori sono di volta in<br />

volta gli eredi di tutti quelli che in precedenza hanno vinto.<br />

La capacità di mettersi nei panni del vincitore torna dunque<br />

utile ai dominatori di turno”. Da qui si deduce facilmente che<br />

i “perdenti” della storia, per quanto concerne la loro presenza<br />

negli archivi, sfuggono sempre alle maglie e potenzialmente<br />

cadono nell’oblio: donne, lavoratori, emarginati, minoranze.<br />

Istituzioni come la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, l’Iish<br />

di Amsterdam o la Biblioteca di studio della storia del Movimento<br />

operaio fondata a Zurigo da Theo Pinkus, si sono posti<br />

questo compito: raccogliere e salvare le esperienze rimosse.<br />

La loro specificità consiste nel porre al centro delle loro attenzioni<br />

proprio i gruppi sociali politicamente e socialmente<br />

marginalizzati, dunque i perdenti e le vittime.<br />

Siffatti archivi sono importanti elementi del sapere collettivo,<br />

magazzini usati dalla ricerca storica per fornire un quadro<br />

della complessità delle strutture e dei meccanismi sociali. Gli<br />

approcci critici così acquisiti consentono di prevenire le temerarie<br />

semplificazioni del populismo reazionario e profetico.<br />

Dal 1948 l’idea e l’iniziativa di Feltrinelli hanno dato origine<br />

a un’imponente biblioteca, il cui patrimonio conta oggi circa<br />

17.500 periodici (139 dei quali dei giorni nostri), 200.000 monografie,<br />

un milione e mezzo di documenti e 2500 microfilm.<br />

Coerente con la propria identità, la Biblioteca Feltrinelli si<br />

dedica alle “Social Sciences”, alla storia dell’economia politica<br />

e sociale, nonché allo studio della società moderna con<br />

un’attenzione particolare alla storia del Movimento operaio.<br />

Gli spazi di via Romagnosi accolgono in gran parte documenti<br />

originali e periodici. Ma vi si conservano anche documenti<br />

e libri che fanno battere il cuore ai bibliotecari. Non solo le<br />

cifre impressionano, ma anche i contenuti. Oltre ad alcune<br />

rarità già citate, risulta oltremodo spettacolare la biblioteca<br />

dei secoli dal XVI al XVIII, con edizioni originali da Bayle a<br />

Diderot, Montesquieu, Voltaire, Babeuf, Wollstonecraft e Godwin.<br />

Di enorme interesse per lo studio vi sono poi i primi<br />

periodici, tra cui vanno citati la “Bibliothèque Universelle et<br />

Historique” (1687-1718), “Il Caffè” (1764-1766), il “Journal<br />

de l’agriculture, du commerce et des finances” (1765-1783) o<br />

le “Éphémérides du Citoyen ou Chronique de l’esprit national”<br />

(1765-1772), con il loro slogan preso a prestito da Orazio:<br />

“Quid pulchrum, quid turpe, quid utile, quid non”. Illuminismo<br />

e Rivoluzione francese costituiscono assieme un ragguardevole<br />

punto di forza. In uno degli scaffali si trova l’edizione<br />

completa del Vitam impendere vero e dell’Ami du peuple<br />

redatta da Jean-Paul Marat, e ancora il “Père Duchesne” di<br />

Jacques-René Hébert. Tra i tesori di quell’epoca ci sono anche<br />

i 36 volumi dei Voyages imaginaires, nonché diverse preziose<br />

edizioni dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert. Inoltre, il<br />

Dictionnaire historique et critique di Pierre Bayle e una traduzione<br />

italiana della Cyclopaedia, or an Universal Dictionary<br />

of Arts and Sciences di Ephraim Chambers. Da un punto di<br />

vista storico-culturale e sociale, simili opere sono inestimabili,<br />

poiché consentono di vedere come concetti a un certo punto<br />

definiti si siano sedimentati nella consapevolezza storica o modificati<br />

nel corso del tempo. In questo risiede anche una delle<br />

qualità di questa biblioteca: la quantità di testimonianze in<br />

un piccolo spazio invita a una lettura comparativa. Ciò vale<br />

anche per la raccolta delle edizioni originali del Manifesto del<br />

Partito comunista di Marx ed Engels che spinge a seguirne<br />

la percezione attraverso diverse regioni linguistiche ed epo-<br />

La locandina della mostra organizzata dalla città di Zurigo nel 2002. Contestualmente<br />

la rivista svizzera “Du” ha dedicato un numero monografico all’editore italiano da cui è<br />

tratto l’articolo di Beat Mazenauer.<br />

Nella pagina di destra: la futura nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli<br />

nel progetto di Herzog & de Meuron, in Porta Volta a Milano.

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