Walk In Silence - Paper Street

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Walk In Silence - Paper Street

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Carlos D lascia

Carlos D, storico bassista

degli Interpol, ha lasciato la

band al termine delle registrazioni

del nuovo album,

di prossima uscita. In una

nota, la stessa band spiega

che è stata una separazione

amichevole, per permettere

a Carlos di dedicarsi ai suoi

progetti. Sarà sostituito per

i live da ‘una serie di bassisti

illustri’: attendiamo novità.

Dio è morto

Grave lutto per i rocker di

tutto il mondo: è morto

lo scorso 16 Maggio Ronnie

James Dio, voce unica

nel panorama del metal e

dell’hard rock. Aveva anche

sostituito Ozzy Osborne nei

Black Sabbath. Il cantante

soffriva di un cancro allo

stomaco. Aveva 68 anni.

Liam, niente film

Il frontman degli Oasis Liam

Gallagher ha appena fondato

una casa di produzione

cinematografica indipendente

ma ha dichiarato che

non intende cimentarsi

come regista. A lui era stata

associata la possibile produzione

di un film con soggetto

i Beatles.

Muse a San Siro

Saranno i Friendly Fires, i

Kasabian e gli italiani Calibro

35 ad affiancare i Muse nel

loro primo storico concerto

allo stadio San Siro di Milano,

previsto per il prossimo

8 Giugno. Pochi i biglietti

ancora disponibili.

The Grace, the video

Esce finalmente il videoclip

di ‘Fading Way’, il singolo dei

The Grace. Girato a Torino

dal regista Ivan Cazzola, il

video è in rotazione su MTV

e potete vederlo, oltre al sito

di MTV e a Youtube, anche

sulla pagina ufficiale della

band, all’indirizzo www.myspace.com/thegrace06.

Love Will Tear

Us Apart, Again

di Marlene Barrett

C’è il sole! C’è il sole mentre guidi sulla circonvallazione.

Intorno a te decine di automobili

con vessilli neroazzurri sventolanti e clacson

suonati in maniera del tutto insensata.

Questione di scudetti. Beata ingenuità virile.

“Love will tear us apart” dei Joy Division, 80

chilometri all’ora e uno sbadiglio di primavera.

Guance umide, occhiali da sole che scivolano

sul naso bagnato e trucco sciolto in un make

up evidentemente Unwaterproof. “Stiamo

prendendo strade diverse”. Già. Tiri su col naso,

cambi marcia, acceleri e il synth si avvolge alla

voce di Ian Curtis, e la voce di Ian Curtis si avvolge

alla tua inquietudine, in uno strano abbraccio

in cui il tormento, dignitoso e consapevole

è squisitamente lecito. Rimandi indietro il pezzo. Sembra quasi primavera e, con il sole, è come

se tutto fosse grossomodo più accettabile. Batti appena i palmi delle mani sul volante a tempo di

musica e, nel farlo, pensi che non c’è un cazzo da fare: tu il tempo non lo sai portare. Inchiodi al

semaforo e un lavavetri dichiara guerra al microsistema di impurità metropolitane che coltivavi

scrupolosamente sul parabrezza da mesi. Gli dai 50 cents e riparti. Love. Love will tear as apart.

Again. Senza rabbia e senza rassegnazione. Un altro “ciao”, un altro “a presto” che verrà comunque

troppo tardi. Allontanarsi e riavvicinarsi, accumulare smagliature nell’anima e fingere quotidianamente

che non ci siano, che il tempo non passi, che le circostanze non ci portino lontano da

dove, invece, avremmo voluto.

(Leggi Marlene sul suo blog www.marlenebarrett.blogspot.com)

Anton Corbjin, Control (2007) di Giovanni Pesce

Control (2007), film di Anton Corbjin, non è solo un biopic

su Ian Curtis ma un’analisi profonda della psiche di un

artista tormentato e impulsivo, incerto se abbandonarsi ai

sentimenti o a sfuggirgli, insicuro delle sue scelte. La pellicola

analizza non solo la carriera artistica di Ian, ma anche

i suoi tormenti sentimentali. Si racconta la sua adolescenza

a Macclesfield, l’incontro con la futura moglie Debbie,

il loro matrimonio prematuro e il suo crescente desiderio

di sfondare nella scena musicale. Un’analisi non banale,

che non cade nell’abusato modello dell’artista maledetto.

Girato in bianco e nero, l’opera di Corbjin ha il suo punto

di forza nella fedele interpretazione di Riley, molto bravo

nell’imitare i frenetici movimenti di Curtis mentre cantava

e anche il suo freddo distacco passionale. Il finale del film

è indubbiamente molto toccante, ma è ancora difficile

comprendere perché un ragazzo di 23 anni si sia ucciso, quale peso lo opprimesse. Il titolo deriva

da una canzone dei Joy Division, She’s Lost Control, dedicata ad una ragazza malata di epilessia.

(Leggi l’intera recensione su Paper Street Cinema).

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Touching from a distance,

further all the time

di Alessandro Gandini

Si presentò al mondo dicendo che ‘aspettava un ragazzo che lo

prendesse per mano’. Forse aveva bisogno di qualcuno che lo conducesse

in questa vita che per lui, ragazzo sensibile con una profondità

intellettuale fuori dal comune per la sua età e per la sua epoca,

si è troncata una notte così, d’improvviso. Forse chi l’ha preso per

mano non ha saputo deviarlo da quella strada che lo ha condotto

a togliersi la vita, non ha saputo colmare il suo disagio: perché Ian

Curtis, poeta decadente del XX Secolo che ha scritto i suoi versi in

musica attraverso la band dei Joy Division, semplicemente non reggeva

tutto quello che gli stava accadendo. Ian, sospeso fra una fama

crescente e soffocante, un’epilessia vissuta come una condanna e

amori troppo disperati, destinati a ‘tear apart’, distruggere, chi come

lui era poco più d’un ragazzino: a trent’anni dalla sua morte siamo

qui a riconoscerne una grandezza smisurata, nascosta in tutte quelle

indie band, dagli Interpol fino a tutti gli anti-eroi degli scantinati

più bui, che ne tramandano il codice genetico perché hanno saputo

riconoscere, in questo ragazzo, una delle voci della loro anima. Probabilmente,

di quella parte oscura di ognuno di noi, che possiamo

soltanto ascoltare, senza potergli parlare davvero. ‘Toccare da distante,

più lontano ogni volta’: questa era la sua visione delle cose

belle della vita, Ian Curtis da Macclesfield, provincia di Manchester,

Inghilterra grigia e fumosa di fabbriche e noia. Morto suicida il 18

Maggio del 1980: chissà se poi davvero, come lui ci ha detto, ‘in una

stanza senza finestre, in un angolo’, ha trovato la verità.

Ian Curtis, cantante dei Joy Division, si

è tolto la vita il 18 Maggio 1980, esattamente

trent’anni fa. Aveva soltanto 23

anni. Personalità profonda e tormentata,

Curtis ha firmato le liriche della band, e a

lui si deve il nome stesso del gruppo, che

trae ispirazione dal nome dei dormitori

femminili dei campi di concentramento

nazisti. La band ha rilasciato solamente

due studio album, ‘Unknown Pleasures’

(1979, foto a destra in alto) e ‘Closer’

(1980), pubblicato due mesi esatti dopo

la morte di Curtis. Una curiosità: la foto

di copertina di quest’ultimo (a destra in

basso) rappresenta la tomba della famiglia

Appiani, ed è stata scattata presso

il Cimitero Monumentale di Staglieno a

Genova. I Joy Division sono considerati

una delle band più influenti nella storia

del rock: dopo la morte di Curtis, i

tre membri superstiti hanno proseguito

l’attività musicale fondando una nuova

band: i New Order (a sinistra). (a.g.)

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