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IX° Giornata Nazionale della Micologia, XXXV Mostra Reggiane

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Nel prossimo dicembre il nostro Gruppo compie 35 anni: sono molti? Forse sì,<br />

considerato che dei soci fondatori (una sessantina) rimangono tuttora iscritti solo sei.<br />

Il nostro gruppo comunque in questi anni si è fatto certamente conoscere ed è<br />

riuscito a dare buoni contributi alla crescita <strong>della</strong> micologia promuovendo convegni<br />

internazionali di studio e pubblicando opere assai apprezzate. Inoltre non è mai venuto<br />

meno anche ad un altro punto del suo statuto “diffondere la conoscenza dei funghi e<br />

dei loro habitat nella provincia di Reggio E.” allestendo mediamente ogni anno una<br />

decina di mostre, offrendo corsi di micologia sia provinciali che locali ed aprendo la<br />

propria sede a tutti per consulenze micologiche.<br />

Ma a 35 anni uno è al pieno delle sue forze ed anche il nostro Gruppo con l’impegno di<br />

tutti i soci (e non solo dei soliti noti!) potrà portare avanti ancora iniziative interessanti<br />

e rimanere punto di riferimento per lo sviluppo <strong>della</strong> micologia in Italia.<br />

Ma per ora prepariamoci a festeggiare a dicembre il nostro compleanno e ringraziamo<br />

i soci di altri Gruppi Micologici che, per l’occasione, hanno gentilmente contribuito<br />

con validissimi articoli a questo tradizionale nostro opuscolo per le mostre fungine.<br />

IL PRESIDENTE<br />

1


INDICE<br />

G. Donelli<br />

Ancora una interessante Russula di Pulpiano ..................................................................Pag. 3<br />

G. Robich<br />

Mycena polygramma (Bull. : Fr.) Gray f. laevipes f. nov. .................................................. “ 8<br />

P. GallinGani<br />

Banano di montagna .......................................................................................................... “ 15<br />

U. bonazzi<br />

Attenzione ai micofagi ... apprendisti ................................................................................ “ 19<br />

a. Montecchi & e. canovi<br />

Censimento <strong>della</strong> flora ipogea del territorio reggiano ........................................................ “ 23<br />

l. cocchi, c. SiniScalco & l. veScovi<br />

EUR Report “Elementi chimici nei funghi superiori” ....................................................... “ 43<br />

GRUPPo “R. FRanchi” R. E.<br />

I libri pubblicati da noi e dai nostri soci............................................................................. “ 55<br />

G. conSiGlio & l. Setti<br />

Parasola auricoma, una specie bella e interessante ........................................................... “ 56<br />

e. canovi, a. Montecchi & G. valentini<br />

Frutta antica ....................................................................................................................... “ 62<br />

c. oRlanDini<br />

Amanita dryophila e Peziza flavida, due interessanti specie ritrovate a Spianzagna (RE) “ 67<br />

P. GallinGani<br />

Osservazioni del Gruccione presso le Casse di espansione del Secchia ............................ “ 75<br />

GRUPPo MicoloGico “b. cetto” MeStRe<br />

Ricorrenza: i trent’anni del Comitato Scientifico “P.A. e S. SACCARDO” ...................... “ 77<br />

G. boRGatti<br />

Matilde e i fiori ................................................................................................................... “ 79<br />

GRUPPo “R. FRanchi” R. e.<br />

Calendario di massima delle attività 2010-2011 ................................................................ “ 82<br />

2


ANCORA UNA INTERESSANTE<br />

RUSSULA DI PULPIANO<br />

di Giuseppe Donelli<br />

Via Tragni 8 - 42043 Praticello di Gattatico<br />

e-mail:andreapino@libero.it<br />

Riassunto<br />

Sono esaminate, con l’aiuto di fotocolor e disegni, tre raccolte di una forma verde di<br />

Russula carminipes. Infine viene proposta una nuova forma: Russula carminipes f.<br />

viridans ad int.<br />

Three collections of a green form of Russula carminipes are esamined and illustrated<br />

with the aid of colour photographs and drawings. At last is proposed a new form ad<br />

int.: Russula carminipes f. viridans ad int.<br />

Key words: Russulales, Russulaceae, Russula carminipes, Russula carminipes f.<br />

viridans, Italia.<br />

Materiali e metodi<br />

Le descrizioni macroscopiche e microscopiche sono state fatte su materiale fresco. Per<br />

le osservazioni si è utilizzato acqua distillata, rosso congo anionico, fucsina basica,<br />

acido cloridrico 3%, solfovanillina.<br />

S = codice dei colori di Seguy; Qm = quoziente medio lunghezza/larghezza spore; Vm<br />

= volume medio spore (formula utilizzata 0,524 x lunghezza x larghezza x larghezza).<br />

Le barre orizzontali nel disegno di microscopia misurano 10 µm. In tale disegno:<br />

spore in basso, poi in senso orario epicutis e cistidi. La sistematica utilizzata è quella<br />

di Sarnari 1998, le raccolte studiate sono depositate nell’erbario GD dell’autore.<br />

Premessa<br />

Nel nostro meraviglioso bosco di Pulpiano, ancora una volta abbiamo potuto<br />

raccogliere, almeno così pensiamo, qualcosa di nuovo: una Russula carminipes verde.<br />

Della carminipes tipo di Pulpiano (Fig 3) abbiamo già parlato molto (Donelli 1991,<br />

2001). In particolare del convincimento allora e <strong>della</strong> certezza oggi <strong>della</strong> sinonimia<br />

di Russula carminipes Blum e di Russula pseudomelitodes Blum ex Bon. E di questo<br />

non ne parleremo più. Pur nel doveroso rispetto per la scelta opposta di Reumaux<br />

(Reumaux, 1996). Tratteremo invece di una forma, verificata in tre raccolte, a<br />

colorazione pileica completamente verde. Al primo impatto solo perplessità: russula<br />

media, pileo verde, carne dolce, lamelle gialline. Mah…Ma queste lamelle, di<br />

questo giallo, le avevamo viste già tante volte in questo bosco. La nostra russula si<br />

era mascherata bene, ma questo giallo caratteristico l’aveva tradita: una carminipes<br />

verde! La microscopia confermò poi la nostra intuizione. A cinque anni di distanza,<br />

3


dopo aver fatto nello stesso bosco altre due raccolte, pensiamo di proporre per la<br />

nostra verde russula il nome provvisorio di Russula carminipes f. viridans, ad interim.<br />

Posizione sistematica: Genere Russula Pers.- Sottogenere Russula, emend.- Sezione<br />

Incrustatae Sarnari- Sottosezione Integrae Maire emend. (ss.str.).<br />

Descrizione <strong>della</strong> specie<br />

Russula carminipes f. viridans ad int. Figg. 1-2<br />

Cappello 70 – 90 mm, a maturità marginalmente appianato con parte centro discale<br />

da leggermente a più o meno profondamente depressa, a carne spessa e dura, con<br />

margine ottuso e privo di scanalature, cuticola, a tempo secco, piuttosto opaca, ma<br />

non perfettamente liscia, persino granulosa, nello sporoide <strong>della</strong> seconda raccolta<br />

quasi vellutata al tatto, asportabile almeno sino a metà raggio.<br />

Di colore completamente verde, solo al disco può apparire una minuta area ocraceoverdastro<br />

sporco verso S. 263, S.264 (Jaune passé); perlopiù sul verde tiglio o con<br />

tonalità un poco più sostenute verso la parte centro discale circa S.324 (vert tilleul) o<br />

un poco più chiaro S.325, anche verde mela, verso S.266 (vert pomme) o un poco più<br />

scuro intorno S.283, S.284, S.285, lo sporoide <strong>della</strong> seconda raccolta con ristretta area<br />

discale verde giallasturo scuro circa S.281 (vert jaune)<br />

Lamelle serrate, fragili, piuttosto spesse, ottuse in avanti, attingenti al gambo, con<br />

alcune anastomosi, a maturità di un giallo burro piuttosto caratteristico.<br />

Fig. 1: Russula carminipes f. viridans ad int. in ambiente. Pulpiano 23-06-2005. Fotocolor G. Donelli<br />

4


Gambo 47-75 x 17-22 mm, poco svasato in alto, poi cilindrico con leggero<br />

rigonfiamento prima di attenuarsi nella parte terminale, duro, bianco, ma macchiato<br />

di ocraceo alla base, alla manipolazione imbrunente, con anfrattuosità numerose e<br />

irregolari.<br />

Carne ancora quasi dura negli sporoidi maturi, il giorno dopo un poco rammollente,<br />

bianca, nel tempo un poco imbrunente particolarmente alla base e alla manipolazione,<br />

di sapore mite almeno nei carpofori maturi, con odore fruttato gradevole, ma molto<br />

tenue.<br />

Reazioni chimiche guaiaco, sulla corteccia esterna del gambo rapida e forte; solfato<br />

di ferro, sulla corteccia dello stipite lentamente di un debole rosa arancio.<br />

Sporata giallo chiaro, IVa CR.<br />

Spore 7,5-10,1 x 6,7-8,8 µm, media 8,7 x 7,7 µm, Qm=1,13, Vm=270 µm cubici;<br />

da globose (Q=1,02) a leggermente ellittiche (Q=1,22), con ornamentazione<br />

caratteristicamente bassa, di aspetto da crestato-catenulato a parzialmente reticolato,<br />

con un numero poco importante di maglie chiuse, non disdegnando di presentare anche<br />

un numero piuttosto variabile di verruche isolate; verruche ottuse, tronco-coniche<br />

emergenti dal profilo poco più di 0,3-(0,5) µm, riunite da brevi e poco rilevate creste<br />

o da sottilissimi connettivi, oppure più o meno catenulate, mantenendo costantemente<br />

un disegno ornamentale tra i più bassi del genere. Areola ilare nettamente amiloide.<br />

Basidi tetrasporici 38-52 x 10-13 µm. Cistidi poco emergenti e non molto numerosi,<br />

cilindracei, con spesso minuscola papilla terminale o a forma di cuspide con, a volte,<br />

parte superiore più o meno moniliforme o con leggero capezzolo, spesse da 9 a 12,5<br />

µm, piuttosto lunghi, non inferiori a 60 µm. Ingrigenti in solfovanillina.<br />

Epicutis costituita da peli spessi da 2,3 a 4,3 (5) µm, generalmente a elementi<br />

terminali attenuati o ispessiti, a becco d’uccello o a testa di serpente, più spesso<br />

cilindracei, sinuosi e contorti, a setti generalmente numerosi, più raramente molto<br />

Fig. 2: Russula carminipes f. viridans ad int. Spore, epicutis, cistidi. Dal basso in senso orario.<br />

5


sottili e a setti molto distanti; da ife incrostate piuttosto disperse, larghe 3-4,5 µm, a<br />

elemento terminale attenuato e perlopiù molto allungato; da dermatocistidi annerenti<br />

in solfovanillina e incrostati, perlopiù cilindracei e sinuosi, anche clavati e persino<br />

toroidali, poco voluminosi, spessi da 4 a 7-(7,5) µm. Sul fresco, alla fucsina, il<br />

preparato presenta, per zone, incrostazioni un poco ovunque.<br />

Habitat in un bosco prevalentemente con cerri su terreno di argille acide, solo<br />

raramente in nicchie a terreno meno acido con rare roverelle. Epoca dei ritrovamenti<br />

giugno e settembre.<br />

Materiale studiato Pulpiano-Viano-RE, alt. 520 m, bosco di Quercus cerris su argille<br />

acide, IGM 218/132, leg. M. Comuzzi, G. Donelli, exs. n° 05/20, il 23-06-2005, due<br />

sporoidi maturi, erbario GD; stessa località, ma un poco più a ovest, il 15-09-2005, un<br />

solo sporoide perfettamente maturo, leg. M. Capelli, G. Donelli, exs. n°05/81, erbario<br />

GD; stessa località, 11-06-2008, leg. A. Ciavarella, G. Donelli, un solo sporoide<br />

piuttosto vecchiotto, inventariate solo le lamelle col n° 08/37, erbario GD.<br />

Osservazioni<br />

Mentre il typus (Fig.3) ha colori pileici variabili dal rosso porpora vinoso al bruno<br />

palissandro (Donelli, 2001), concedendosi all’interno di queste tonalità una miriade<br />

di variazioni in cui il verde spesso combinato all’olivastro appare raramente su<br />

piccole aree come “sfumatura verdastro pallido” (Romagnesi, 1967), o “appena ocra<br />

olivastro” (Donelli, 2001), “a riflessi olivastri” (Bon, 1988), ancora “con colore ocra<br />

olivastro stinto” (Sarnari, 2005), al contrario questa forma appare al raccoglitore con<br />

Fig. 3: Typus di Russula carminipes in ambiente. Pulpiano 19-09-2005. Fotocolor G. Donelli<br />

6


colorazione totalmente verde. Nessun accenno a simile tonalità nemmeno in Blum<br />

(Blum, 1962), autore <strong>della</strong> specie e in Galli (Galli, 1996).<br />

Dopo un accurato controllo sul materiale raccolto, non è stata osservata, rispetto al typus<br />

nessuna altra differenza macro e microscopica. Il gambo nei quattro sporoidi raccolti<br />

non ha mai mostrato la sfumatura rosa carminio che lo dovrebbe caratterizzare, d’altra<br />

parte in esso presente solo al 30-40%. La forma viridans non ha che limitatissimo<br />

valore tassonomico, come le altre legate al colore pileico, ma aiuterà il raccoglitore ad<br />

una più rapida determinazione.<br />

Questa forma si riconosce per la media taglia, il verde pileico, le lamelle a maturità<br />

giallo burro, il gambo duro e solo bianco (al momento), solamente alla base a zone<br />

ocracee, la carne ovunque mite, la forte reazione al guaiaco e il debole rosa arancio<br />

al solfato di ferro; il microscopio ci offre grandi spore piuttosto arrotondate con<br />

ornamentazione crestato-subreticolata molto debole e una epicutis con scarse ife<br />

incrostate e dermatocistidi pure incrostati e reagenti alla solfobenzaldeide. Per ora<br />

l’habitat risulta solo quercicolo.<br />

Russula stenotricha Romagn. e le forme verdi di Russula grisea Pers. Fr. hanno più<br />

o meno la medesima colorazione pileica, spesso stesso habitat, stessa durezza <strong>della</strong><br />

carne e similari reazioni al solfato di ferro e al guaiaco, ma differiscono per le lamelle<br />

a maturità crema e conseguente sporata sino a IIc CR, mentre il quadro microscopico<br />

non presenta epicutis a elementi incrostati.<br />

Russula olivascens Pers. Fr. non cresce certamente sotto cerri, è più minuta, meno<br />

carnosa e dura, ha lamelle, a maturità, giallo saturo con riflesso finale aranciato,<br />

mentre la microscopia ci mostra una epicutis solo a ife incrostate.<br />

La forma interamente verde di Russula cuprea Krombholz f. griseinoides Romagn. si<br />

differenzia subito per la carne acre e le lamelle di un giallo profondo.<br />

Bibliografia<br />

Blum J. - 1962: Les Russules:Flore Monographique des Russules de France et des<br />

pays voisins. Enc. Mycol. n° 32. Ed. Lechevalier, Paris.<br />

Bon M. - 1988: Clé Monographique des Russules d’Europe. Doc. Mycol. 70-71:<br />

1-120<br />

Donelli G. - 1991: Russula carminipes, Russula pseudomelitodes: note per una<br />

ipotesi di sinonimia. Suppl. al n° 3 di “Il Fungo”, Atti III seminario internazionale<br />

Russulales et Boletales: 55-63.<br />

Donelli G. - 2001: Nuove osservazioni e vecchie ripetizioni su rare russula reggiane.<br />

Micol. Veget. Medit. XVI-27-45.<br />

Galli R. - 1996: Le Russule.Edinatura. 480 pp.<br />

Reumaux P., Bidaud A. & Moënne-Loccoz P. - 1996: Russules Rares ou Méconnues.<br />

Ed. Féd. Myc. Dauphiné-Savoie, Marlioz. 294 pp.<br />

Romagnesi H. - 1967: Les Russules d’Europe et d’Afrique du Nord. 998 pp. Bordas.<br />

Paris.<br />

Sarnari M. - 2005: Monografia illustrata del Genere Russula in Europa. Tomo II,<br />

AMB, Centro Studi Micologici. Brescia, pp.800-1568.<br />

Seguy E. - 1936: Code universel des couleurs. Lechevalier, Parigi.<br />

7


Mycena polygramma (Bull. : Fr.) Gray<br />

f. laevipes f. nov.,<br />

una nuova entità con gambo liscio,<br />

privo di striature e scanalature<br />

Giovanni Robich<br />

c/o Museo di Storia Naturale, 1730 S. Croce, I-30135 Venezia<br />

Riassunto<br />

Viene presentata Mycena polygramma f. laevipes, una nuova forma di Mycena polygramma<br />

con gambo interamente liscio. Insieme all’immagine <strong>della</strong> nuova forma sono<br />

presentate le immagini dei caretteri microscopici. Sono anche riportate alcune citazioni<br />

riguardanti la principale caratteristica macroscopica del gambo di M. polygramma<br />

reperite in letteratura.<br />

Abstract<br />

Mycena polygramma f. laevipes, a new form of Mycena polygramma with entirely<br />

smooth stipe is here introduced. Together with the image of the new form, the images<br />

of the microscopic characters are introduced. Some descriptions of the principal<br />

macroscopic characteristic of the stipe of M. polygramma retrieved in literature are<br />

brought also.<br />

Mycena polygramma è una specie piuttosto comune, di grossa taglia [penso sia possibile<br />

usare questo termine per una Mycena con cappello che può raggiungere i 60 mm<br />

di larghezza ed un gambo largo fino a 6 (7) mm e lungo fino a 120 (180) mm], che si<br />

differenzia da altre entità del genere Mycena per la presenza di un gambo interamente,<br />

o quasi, rigato ed alle volte scanalato. Al momento del ritrovamento, accertata la<br />

mancanza di questo carattere fondamentale, era pertanto impossibile accostare questa<br />

entità ad una forma di M. polygramma. In un secondo momento, dopo le necessarie<br />

osservazioni degli elementi microscopici, si è giunti alla seguente determinazione.<br />

Mycena polygramma f. laevipes è stata reperita in una località dei Colli Euganei durante<br />

il 62° Comitato Scientifico <strong>Nazionale</strong> dell’A.M.B., svoltosi nel 2008 a Montegrotto<br />

Terme, organizzato dal Gruppo Micologico AMB di Padova.<br />

Mycena polygramma (Bull. : Fr.) Gray f. laevipes f. nov.<br />

Etimologia: per il gambo (stipe) interamente liscio (laevis), privo di striature.<br />

8


Key words: Mycena polygramma f. laevipes f. nov., M. polygramma f. polygramma,<br />

M. tristis, Sect. Fragilipedes.<br />

Diagnosi originale<br />

A tipo differt stipite omnino laevi. Holotypus MCVE 23935. Leg. R. Giolo & G. Robich,<br />

08.11.2008. Loc. Laghetto (Monte Venda), Castelnuovo (PD).<br />

Descrizione macroscopica<br />

Cappello largo 12-19 mm, emisferico, striato per trasparenza con strie bruno acquose,<br />

con pruina bianca al centro; bruno, bruno acquoso al centro, bruno poco chiaro verso<br />

Ife del gambo lisce (particolare)<br />

9


il margine. Lamelle 30-34 con lamellule (1 L = 1-3 lam.), abbastanza fitte, un poco<br />

larghe, ascendenti, adnate; biancastre nella zona dorsale, bianche nella parte sottostante<br />

con orlo concolore. Carne bianca, odore di radice. Gambo 1,5-2 x 60-65 mm,<br />

uniforme, cavo, lucente, interamente liscio, tenace; bianco acquoso in alto poi grigio<br />

acquoso chiaro, grigio-bruno acquoso; base appena radicante con pochi peli bianchi.<br />

Habitat: isolato o gregario al suolo vicino a radice e su residui fogliosi (Quercus)<br />

marcescenti.<br />

Descrizione microscopica<br />

Spore (A) (5,5) 6-7,5 (8) x 8,5-11 (12) µm, da ellissoidali a largamente ellissoidali,<br />

amiloidi. Basidi (B) 10-12 x 22-29 µm, 4-sp., clavati. Cheilocistidi (C) 5-11 x 15-35<br />

µm, fusoidi e clavati in forme irregolari, alcuni subcilindrici, apicalmente con uno,<br />

due o più prolungamenti digitaliformi, flessuosi, irregolari, 1-3 x -18 µm, disposti<br />

sull’intero orlo lamellare. Pleurocistidi non osservati. Ife dell’epicute (D) larghe 3-8<br />

µm, diverticolate, con semplici, flessuose e ramificate escrescenze, 1-2 x -21 µm,<br />

10


icoperte queste ultime da un sottile strato di materia gelatinosa. Ife <strong>della</strong> trama del<br />

cappello cilindraceo-vescicolose, larghe fino a 34 µm; ife delle lamelle più o meno<br />

simili, larghe fino a 29 µm. Ife del gambo cilindriche: interne larghe fino a 20 µm,<br />

pseudoamiloidi (bruno-rosso) e metacromatiche (viola); esterne (E) larghe 2-4 µm,<br />

lisce, terminano in elementi (F) similari, lisci, curvi, un poco flessuosi, 2-6 x -160<br />

µm. In alto, vicino all’attacco con il cappello, sono presenti degli elementi (G) subcilindracei<br />

o subclavato-lanceolati, 6-9 x -125 µm, lisci o con escrescenze più o meno<br />

digitaliformi. Ife delle trame del cappello e delle lamelle pseudoamiloidi (vinoso e<br />

bruno vinoso). Giunti a fibbia presenti.<br />

Cheilocistidi x 1000. Pileocistidi x 1000<br />

Note<br />

Nella diagnosi originale di Agaricus polygrammus (Bulliard, 1791, iii: 454) si legge:<br />

“..., son pèdicule est fistuleux remarquable par un nombre indeterminé de stries<br />

longitudinales et bleues qui en rendent la superficie agrèablement cannelée, ...“; la<br />

tavola n. 395 rappresenta 8 esemplari di Agaricus polygrammus nei vari stadi di crescita<br />

(uno dei quali in sezione), con i gambi bluastri interamente percorsi da striature<br />

longitudinali.<br />

Oltre che in Bulliard altre descrizioni di gambi con striature sono riportate in letteratura:<br />

“..., stipite longo rigido striato splendente, ...“ (Fries, 1821: 146); “...; stem<br />

tailed, streaked lengthways, ...“ (Gray, 1821: 619); “... stipe rayé longitudinalement<br />

de nombreuses stries parallèles, ...“ [Quelét, 1872, ii (5): 104]; “... pied …, marqué<br />

dans toute sa longueur de stries parallèles et continues ...“ (Gillet, 1874: 272); “...<br />

stipes..., totus longitudinaliter sulcato-striatus ...“ (Karsten, 1876: 78); “... longitudinally<br />

striate to sulcate stem.“ (atKinson, 1901: 95); “...S...; regularly striate throughout<br />

its length; ...“ (swanton, 1909: 165); “...; stipite … toto longitudinaliter sulcato-striato,<br />

...“ (saccardo, 1915: 269); “...; stipes..., longitudinaliter sulcato-striatus,<br />

...“ (Bresadola, 1927-41: 237); “... Stem ... with numerous raised, silver-white lines...”<br />

(lanGe, 1936: 39); “... La forme type, qui vien sur les souches, a un stipe strié-sillonné sur un<br />

grande longueur par des sillons concolores (+ - gris) ou blancs (argentès), ...“ (Kühner & ro-<br />

11


Disegno di Bulliard, PL. 395, esemplari con gambi striati.<br />

maGnesi, 1953: 108); “... stipe … fortement strié-cannelé sur toute sa hauteur, ...“ [malençon<br />

& Bertault, 1975, (ii): 291]; “... stipe strikingly sulcate, … whitish blue-grey ...“ (moser,<br />

1978:88); “... stipe … marked with fine greyish lines throughout.“ (Bon, 1987: 184); “... Stiel<br />

…, längsgefurcht, ...“ (ryman & holmasen, 1992: 362).<br />

Alcuni Autori invece danno di questa entità descrizioni parzialmente diverse, indicando un<br />

gambo striato o parzialmente striato: “... Stipe ... strié-silloné sur une grande longueur (surtout<br />

dans la moitié supérieure mais parfois en entier) à sillon concolores ou blancs, rarement non<br />

ou à peine striolé, ...“ (Kühner, 1938: 500); “... Stipe … à sommet lisse ou tout au plus un peu<br />

strié-cannelé (surtout chez les jeunes), (descrizione di M. polygramma f. pumila)“ (Kühner,<br />

1938: 501); “... Stipe … strongly and coarsely groved to smooth ...“ [Maas Geesteranus, 1988<br />

(2): 151]; “... Pied …; surface lisse ou sillonée longitudinalement, ...“ [BreitenBach & Kränzlin,<br />

1991 (3): 286].<br />

Mycena tristis Maas Geest. [1988, 13 (4): 471], è una specie <strong>della</strong> sezione Fragilipedes raccolta<br />

in Finlandia con alcuni caratteri simili a quelli di M. polygramma f. laevipes. Nella sottostante<br />

tabella sono messi a confronto i diversi caratteri di queste due entità.<br />

12


M. polygramma f. laevipes M. tristis<br />

Cappello bruno, bruno acquoso al centro, bruno poco grigio molto scuro, quasi nerastro,<br />

chiaro verso il margine, largo fino a 19 mm. largo fino a 45 mm.<br />

Lamelle biancastre e bianche grigio scure<br />

Gambo largo 1,5-2 mm;<br />

largo 3-4 mm; base densamente<br />

base con pochi peli bianchi<br />

coperta da lanosità formata da<br />

lunghe fibrille bianche<br />

Basidi 10-12 x 22-29 µm 9 x 35-45 µm<br />

Cheilocistidi 5-11 x 15-35 µm 11-22,5 x 35-70 µm<br />

Ife dell’epicute larghe 3-8 µm larghe 1,5-3,5 µm<br />

Ife esterne del<br />

larghe 2-4 µm, lisce larghe 1-2 µm, lisce o sparsamente<br />

gambo<br />

coperte di escrescenze lunghe meno<br />

di 1 µm<br />

Caulocistidi larghi 2-6 µm e lunghi -160 µm, lisci; larghi 2-6,5 µm, coperti di<br />

larghi 6-9 µm e lunghi -125 µm, lisci o con<br />

escrescenze digitaliformi<br />

escrescenze<br />

Habitat vicino a radice e su residui fogliosi su residui vegetali (con aghi di Picea<br />

(Quercus) marcescenti<br />

marcescenti), fra l’erba sotto Betula<br />

In conclusione, questa nuova forma si differenzia dalla specie per il gambo interamente liscio.<br />

CHIAVE DELLE FORME DI MYCENA POLYGRAMMA<br />

1. Cappello grigio, grigio-bruno, bruno-rossastro o quasi nerastro<br />

2. Gambo con striature da poco evidenti a quasi striato-scanalato<br />

3. Spore lunghe 8-10,5 (11,5) µm, largamente ellissoidali<br />

M. polygramma f. polygramma<br />

3. Spore lunghe (6) 7-8,5 µm, subellissoidali, subovali, globulose<br />

M. polygramma f. pumila<br />

2. Gambo interamente liscio, privo di striature<br />

M. polygramma f. laevipes<br />

1. Cappello bianco. Lamelle bianche. Gambo bianco, liscio, privo o quasi di striature<br />

M. polygramma f. candida<br />

Bibliografia<br />

atKinson, 1901: Studies of American Fungi. Mushrooms Edible, Poisonous, Etc.: 93-100.<br />

(Second Ed.).<br />

Bon m. - 1987: The Mushrooms and Toadstools of Britain and North-Western Europe: 180-187.<br />

Bresadola G. - 1927-41: Iconographia Mycologica.<br />

Bulliard m. et e.P. Ventenat - 1791. Histoire des Champignons de la France, III: 454, PL. 395.<br />

Fries e.m. - 1821: Systema Mycologicum, I.<br />

Gillet c.c. - 1874: Les Hyménomycètes. (Agaricales): 251-286.<br />

Gray s.F. - 1821: Natural Arrangement of British Plant: 619-621.<br />

13


Karsten P.a. - 1876: Mycologia Fennica: 74-85.<br />

Kühner, 1938: 500;<br />

Kühner r. & h. romaGnesi - 1953: Flore Analytique des Champignons Supérieurs: 96-116.<br />

lanGe J.e. - 1936: Flora Agaricina Danica, II: 28-51.<br />

maas Geesteranus r.a. - 1988: Conspectus of the Mycenas of the Northern Hemisphere - 9.<br />

Section Fragilipedes, species I-R. Proc. K. Ned. Akad. Wet. (Ser C) 91 (2): 129-159.<br />

maas Geesteranus r.a. - 1988: Mycena tristis, a new european species of Section Fragilipedes.<br />

Persoonia, 13 (4): 471-473.<br />

malençon G. & r. Bertault - 1975: Flore des Champignons Supérieurs du Maroc. II: 215-325.<br />

moser m. - 1978: Key to Agarics and Boleti: 173-189 (4 th Ed. 1983).<br />

Quélet l. - 1872: Les Champignons du Jura et des Vosges. Mémoires de la Société d’Emulation<br />

de Montbéliard, sér. II, 5: 102-110.<br />

roBich G. - 2003: Mycena d’Europa: 288-298.<br />

ryman s. & i. holmasen - 1992: Pilze: 345-364. (Svampar, 1984).<br />

saccardo P.a. - 1915-16: Flora Italica Cryptogama: 239-279.<br />

swanton e.w. - 1909: Fungi and How to Know them: 161-166. (II Ed. 1922).<br />

14


BANANO DI MONTAGNA<br />

di Paolo Gallingani<br />

Via Bellini, 4 - 42100 Reggio Emilia<br />

e-mail: pa.gal.45@virgilio.it<br />

Alla Fiera di Animali e Piante Perdute, che ogni settembre si svolge a Guastalla, quattro<br />

anni fa ho osservato presso un vivaista di Ferrara una piccola pianta (15 cm di<br />

altezza) il cui nome comune, banano di montagna, mi incuriosì. Acquistata la pianta<br />

l’ho sistemata in un grosso vaso da limoni all’ombra di un alto nocciolo nel piccolo<br />

giardino di città.<br />

Sono passati quattro anni e l’alberello ha raggiunto i 2 metri di altezza e, dopo un’abbondante<br />

fioritura primaverile, ha fruttificato come si può vedere dalle fotografie.<br />

Banano di montagna o del Nord, nome botanico Asimina triloba<br />

L’Asimina produce frutti che sono conosciuti come la banana dei poveri, o la banana<br />

di Hosier, o la banana di Michigan.<br />

La ragione di questi appellativi è data dal gusto e dalla forma del frutto dell’asimina<br />

che è molto simile alla banana. Dentro la buccia giallo-verde, che diventa punteggiata<br />

e striata di marrone a maturità, c’è una polpa cremosa, bianco lattea. Il gusto è molto<br />

simile a quello delle banane, ma con una vena addizionale di crema alla vaniglia,<br />

ananas e mango.<br />

L’asimina è un rappresentante, resistente al freddo, <strong>della</strong> famiglia delle Annonaceae,<br />

la quale include delicatezze tropicali e subtropicali quali 1’Annona squamosa, l’A.<br />

muricata e, naturalmente, l’annona (A. cherimola). Gli alberi di asimina sono originari<br />

di tutta la zona orientale degli Stati Uniti, dal sud dello stato del New England fino<br />

alla Florida settentrionale e fino al Nebraska verso ovest.<br />

Descrizione <strong>della</strong> pianta<br />

L’asimina è un piccolo albero piramidale con lunghe foglie pendule.<br />

L’albero segnala l’arrivo dell’inverno con il cambiamento di colore delle foglie che<br />

diventano di un bellissimo giallo chiaro.<br />

Le piante di asimina crescono selvatiche nelle foreste all’ombra di alberi di maggiori<br />

dimensioni. Generalmente raggiungono un’altezza tra i 3 e gli 8 metri.<br />

L’albero presenta alcuni dettagli degni di essere visti attentamente. In inverno le gemme<br />

dormienti sono di color ruggine e lanuginose. Quelle vegetative, che danno origine<br />

ai germogli nella stagione successiva, sono allungate ed appuntite. Le gemme fiorali<br />

assomigliano a piccoli bottoni felpati.<br />

15


Con l’arrivo <strong>della</strong> primavera, quei piccoli bottoni felpati germogliano e dischiudono<br />

petali che inizialmente sono verdi e quindi diventano rosa. Quando il fiore finalmente<br />

si apre nella sua massima ampiezza, tra i 3 e 5 cm di diametro, i petali accentuano il<br />

colore fino ad un viola scuro. Occorre avvicinarsi bene alla pianta per apprezzare interamente<br />

il fiore perché rimane celato alla vista sia per il suo colore scuro sia perché<br />

pendente verso il basso.<br />

I fiori di asimina nascono singoli ma ogni fiore contiene numerosi ovari separati cosicché<br />

potenzialmente può dare origine ad un grappolo di frutti. Grossi grappoli si<br />

sviluppano nelle migliori condizioni.<br />

Le api, i normali impollinatori degli alberi da frutto e dei cespugli, non dimostrano<br />

alcun interesse per i fiori fetidi e scuri di asimina.<br />

I frutti di un singolo fiore sono appesi assieme ed orientati verso l’esterno o verso<br />

l’alto, ancora una volta ricordano le banane, che sono sospese dalle piante quasi allo<br />

stesso modo con una forma simile alle mani. I frutti oscillano tra gli 8 e 15 cm di lunghezza<br />

ed i 3-8 cm di larghezza.<br />

I frutti sono assimilabili alle banane anche perché ci sono due file di semi marroni<br />

<strong>della</strong> dimensione dei fagioli americani inclusi nella polpa cremosa dell’asimina. Comunque<br />

il frutto è facilmente separabile dai semi.<br />

Da un secolo a questa parte ci sono state periodiche ventate d’interesse nel selezionare<br />

e/o incrociare asimine per ottenere frutti di qualità superiore.<br />

Questo frutto dovrebbe avere tessitura compatta, e un gusto dolce, delicato e ricco, ma<br />

non nauseante. Se mai i frutti fossero coltivati per scopi commerciali, necessiterebbero<br />

di una buccia più spessa per tollerare il trasporto e le manipolazioni.<br />

Relativamente poco lavoro è stato fatto per migliorare l’asimina. Molte varietà erano<br />

piante selvatiche superiori trovate in una relativamente stretta area geografica (data<br />

l’estesa zona di distribuzione naturale). Potrebbe essere che in questo preciso momento<br />

l’asimina ideale sia celata in qualche parte di una foresta americana.<br />

Alcune delle deficienze dell’asimina potrebbero essere superate mediante ibridazione<br />

con altri membri dello stesso genere.<br />

Coltivazione<br />

L’asimina è una pianta facile da coltivare. Come è prevedibile per una pianta con un<br />

areale naturale così vasto, l’asimina non è esigente per quanto concerne il suolo ed il<br />

clima. Qualunque suolo ben drenato con un livello di pH oscillante tra 5 e 7 è adatto.<br />

Uno spesso strato superficiale di foglie o paglia possono riprodurre le condizioni tipiche<br />

dell’habitat naturale dell’asimina. L’albero resiste a temperature di 0° C, il frutto<br />

necessita di sufficiente caldo estivo e di 150 giorni per maturare. L’asimina può essere<br />

allevata in qualunque regione con clima temperato ad eccezione delle estreme regioni<br />

settentrionali e delle aree marittime con estati fredde.<br />

Un modo per aggirare questo problema è evitare il trapianto: seminate i semi in quella<br />

che sarà la dimora permanente dell’albero. Un’altra via è piantare un albero che è<br />

16


stato inizialmente allevato in vaso, in modo che le radici non siano disturbate durante<br />

il trapianto. Il trapianto con pane di terra è comunque possibile. Aspettate finché le<br />

gemme non inizino a germogliare in primavera, quindi trasferite la pianta con quante<br />

più radici potete. Alcuni vivaisti ricavano e vendono i polloni ottenuti dal cespuglio<br />

dell’asimina; queste piante, con il loro scarso sistema radicale raramente sopravvivono.<br />

Le piante generalmente fioriscono in modo addirittura esorbitante e tardivo, quanto<br />

basta per evitare le gelate primaverili, ma è l’impollinazione che limita la produzione.<br />

Generalmente, nessun insetto o malattia fungina sembra colpire le foglie e i frutti di<br />

asimina, quindi i trattamenti antiparassitari non sono necessari.<br />

Propagazione<br />

Il modo più semplice per ottenere alberi di asimina è piantarne i semi.<br />

17


Raccolta ed uso<br />

Un albero di asimina di buona produzione produce tra i 10 e 25 kg di frutti. Alcuni<br />

raccolgono i frutti quando sono completamente maturi sull’albero, in quel momento<br />

la scorza giallo-verdolina diventa marrone o quasi nera. Altri li raccolgono quando<br />

questi incominciano appena a rammollirsi e fanno terminare la maturazione al chiuso<br />

(agendo ancora come per le banane).<br />

Il modo per mangiare un’asimina fresca è tagliarla in due ed usare un cucchiaio o<br />

rimuovere la buccia come per la banana, benché quest’ultimo metodo non sia molto<br />

comodo.<br />

Tenendo conto di questa costrizione, l’asimina può ancora essere usata per preparare<br />

marmellate e naturalmente crostate.<br />

18


ATTENZIONE AI MICOFAGI …<br />

APPRENDISTI<br />

di Ulderico Bonazzi<br />

Via Verdi, 2 - 42030 Regnano di Viano<br />

e-mail: u0522858177@libero.it<br />

“Io ho fatto il corso di micologia, ho preso appunti, ho seguito con attenzione, ho<br />

comprato testi consigliati, posso andare tranquillo a raccogliere i funghi da consumare<br />

senza portarli al Gruppo per farli controllare?” Così un giorno mi disse un nuovo<br />

socio, ed io a lui “Caro amico quando uno ha appena preso la patente di guida è<br />

estremamente pericoloso, quando comincerà ad accorgersi di non sapere guidare …<br />

allora potremo fidarci di andare in macchina con lui. Così è per i funghi, occorrono<br />

anni ed anni per accorgerci dei pacchiani errori che si possono commettere, io ora,<br />

che sono quasi quarant’anni che mi cimento coi funghi, so che sono più quelli che non<br />

conosco che le poche centinaia che determino non con poche difficoltà.”<br />

Fu verso la metà degli anni ’60 che, come scrissi in altra occasione, abbandonai<br />

la pesca, la mia passione per i lepidotteri, i coleotteri e per i rettili per dedicarmi<br />

ai funghi. Nel ’67 scoprii l’esistenza di un Gruppo Micologico con sede a Trento,<br />

Gruppo Micologico “Bresadola”, che pubblicava una interessante rivista e vi aderii.<br />

Cominciai a cercare e “divorarmi” i pochi libri di divulgazione micologica allora<br />

esistenti e mi convinsi di avere acquisita una buona conoscenza e di poter affrontare<br />

con tranquillità il mondo dei funghi. Con alcuni amici, pure interessati ai funghi,<br />

Renzo Franchi e Viscardo Davoli a volte partecipavo alle uscite domenicali del<br />

Gruppo di Trento dove incontravo Cetto, Angarano e Dal Piaz. Un giorno, come ho<br />

già scrito in precedenti articoli, mi recai a trovare Franchi nella sua casa di Felina e lui<br />

mi presentò quello che lui riteneva fosse il Boletus erythropus e che lui raccoglieva a<br />

volte nei boschi circostanti alla sua casa. Era un Boletus dal cappello rosso scarlatto<br />

lucido come fosse laccato con pori rossi e il gambo cilindrico con decorazioni rosse<br />

punteggiate e tendente leggermente ad allargarsi nella parte inferiore. Mi disse che lui<br />

lo mangiava e che era gustoso.<br />

Nel 1973, insieme a Franchi mi recai a visitare la mostra micologica a Trento e …<br />

sorpresa! Vidi esposto un erythropus che era completamente diverso. Tornato a casa<br />

mi misi a fare una ricerca accurata sul libro del Cetto appena uscito e scopri che il<br />

nostro “erythropus” era tutt’altro fungo e cioè il Boletus dupainii e che il testo diceva<br />

che la sua commestibilità non era sta accertata, tra l’altro però sosteneva che la sua<br />

crescita avveniva sotto conifere mentre noi lo trovavamo in boschi puri di latifoglia.<br />

L’anno dopo un amico Antonio Bonacini detto Tonio mi portò una cassa piena di<br />

Boletus che io con la presunzione tipica del “neo patentato” ritenni tutti Boletus luridus<br />

19


e naturalmente consumai ed, imparato il luogo di raccolta, continuai a consumare<br />

finché un giorno mi cominciò a sorgere qualche dubbio: infatti non erano tutti uguali,<br />

alcuni non presentavano il reticolo sul gambo, erano col cappello un po’ più aranciato<br />

e sotto l’imenio la carne si presentava in superficie gialla e non arancio-rossa. Ancora<br />

una ricerca sul volume del Cetto ed ecco il Boletus queletii che presentava quelle<br />

caratteristiche ed ancora una volta si diceva che la sua commestibilità non era stata<br />

accertata.<br />

Nel 1975 a dicembre nacque il nostro Gruppo e, dopo alcuni mesi, scrissi un articolo<br />

per la rivista di Trento e confessai i miei errori, poi, quasi con orgoglio, asserii che<br />

quei due funghi erano commestibili, non rendendomi quasi conto del rischio che avevo<br />

corso consumando funghi di cui non era stata ancora accertata la commestibilità.<br />

Ecco la descrizione dei due funghi:<br />

Boletus dupainii Boud.<br />

Cappello: 8–16 (20) cm, prima emisferico poi convesso, colore <strong>della</strong> cuticola rosso<br />

scarlatto laccato, tubuli imenio abbastanza lunghi giallastri poi verdastri con pori<br />

piccoli rosso vivo.<br />

Gambo: 6–9 x 1,5–4 cm un po’ ventricoso finemente punteggiato di rosso vivo.<br />

Carne: bianco-giallastra, un po’ arrossata sotto la cuticola e alla base del gambo,<br />

virante al taglio al bluastro.<br />

Habitat: in terreno calcareo sotto latifoglia.<br />

Spore: fusiformi, sporata bruno-oliva.<br />

Note: nella prima descrizione di Cetto si parlava di un piccolo boleto che non superava<br />

gli 8 cm, ma la nostra esperienza successiva ci ha dimostrato che le dimensioni di<br />

questo fungo sono notevolmente superiori. Questo fungo, comunissimo nelle nostre<br />

zone negli anni ’80, è divenuto da noi assai raro. Il Boletus erythropus si differenzia<br />

per avere una cuticola del capello vellutata di un colore bruno scuro, bruno testa di<br />

moro, dei pori rosso cupo, un gambo tozzo quasi cilindrico con una punteggiatura più<br />

evidente ed un habitat meno caldo di montagna.<br />

Boletus dupainii (foto U. Bonazzi) Boletus erythropus (foto U. Bonazzi)<br />

20


Boletus queletii Schulzer<br />

Cappello: 8-16 cm, inizialmente convesso poi quasi piano, cuticola vellutata<br />

normalmente di un color arancio carico, albicocca, imenio con pori color albicocca,<br />

subimenio giallo.<br />

Gambo: 2-4 x 8-2 cm, quasi cilindrico, talvolta leggermente ricurvo, senza decorazione<br />

alcuna, giallo nelle zona alta, bruno rossastro al piede.<br />

Carne: gialla con fiammatura color vinaccia a partire dalla base del gambo sino a circa<br />

metà, vira all’azzurro al taglio.<br />

Habitat: boschi caldi prevalentemente con terreno calcareo.<br />

Spore: elissoidali, sporata bruno oliva.<br />

Note: il luridus si trova in habitat consimili e spesso insieme a queletii, si differenzia<br />

spesso per il colore <strong>della</strong> cuticola che sovente si presenta verde fieno, ma soprattutto<br />

per la presenza di un reticolo sul gambo molto caratteristico perché con maglie<br />

allungate lungo il gambo, inoltre presenta la superficie subimeniale concolore ai pori.<br />

Negli anni successivi cominciai a rendermi conto che non conoscevo i funghi, così,<br />

quando nel 1980 insieme ad Amer Montecchi trovammo all’inizio del bosco di<br />

Pulpiano, calciato da un precedente fungarolo, un piccolo boleto, molto bello, non<br />

riuscendo a determinarlo, ci dicemmo: “quanto siamo ignoranti!”. Alcuni anni dopo<br />

scoprimmo che quel fungo alla data del nostro ritrovamento non era ancora stato<br />

descritto da nessuno autore; si trattava infatti del Boletus permagnificus descritto da<br />

Pöder nel 1981.<br />

Boletus queletii (foto G. Simonini) Boletus luridus (foto U. Bonazzi)<br />

Boletus permagnificus Pöder<br />

Cappello: 4-9 cm, emisferico poi convesso, cuticola rosso sangue, liscia, viscosa col<br />

tempo umido. Pori dell’imenio piccoli color rosso sangue che inizialmente presentano<br />

delle goccioline trasparenti color giallo oro; ogni parte vira al tocco al blu.<br />

Gambo: 3-8 X 1-2 cm, inizialmente un po ingrossato al centro, poi fusiforme quasi<br />

radicante, normalmente giallo con un reticolo rosso sangue formato da maglie<br />

21


allungate lungo il gambo; vira al tocco.<br />

Carne: giallo pallido fortemente virante al blu al taglio.<br />

Habitat: boschi caldi di latifoglia, spesso cespitoso.<br />

Spore: elissoidali, sporata bruno olivastra.<br />

Note: questo fungo, abbastanza comune in Sardegna, nella nostra provincia è stato<br />

segnalato solo nel bosco di Pulpiano, bosco a prevalenza di cerro.<br />

Boletus permagnificus (foto U. Bonazzi)<br />

AGEVOLAZIONI PER I SOCI A.M.B.<br />

In seguito ad un accordo col nostro Gruppo verranno concessi sconti a tutti i<br />

soci A.M.B. in regola col pagamento <strong>della</strong> quota sociale annuale:<br />

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Eventuali altre ditte disponibili ad agevolazioni per i soci A.M.B. sono<br />

reperibili su Internet alla pag.:<br />

http://space.comune.re.it/micologico/AGEVOLAZIONI.htm<br />

22<br />

Man mano che passano gli anni ed<br />

imparo a riconoscere nuove specie<br />

fungine, mi rendo sempre più conto<br />

di quanto sono più numerose le<br />

specie che non conosco rispetto a<br />

quelle a me note.


Seminario internazionale<br />

su Russulales, Boletales e funghi ipogei<br />

Busana (RE) 27-30 settembre, 1° ottobre 2006<br />

Ricorre quest’anno il trentesimo anniversario <strong>della</strong> costituzione del nostro gruppo<br />

e l’evento rappresenta per noi un traguardo importante, che intendiamo rimarcare<br />

attraverso la pubblicazione del nostro bollettino annuale distribuito in occasione <strong>della</strong><br />

mostra provinciale del fungo programmata nella prima decade di ottobre.<br />

Nell’arco di tutti questi anni sono stati organizzati diversi ed importanti convegni<br />

di studio a livello internazionale rivolti sia ai funghi di superficie sia a quelli<br />

ipogei. Fra questi riteniamo di particolare importanza il Seminario Internazionale<br />

sui funghi ipogei svoltosi a Busana (RE) nel mese di ottobre del 2006 nel corso del<br />

quale fu presentato il lavoro di ricerca e censimento dei funghi ipogei presenti sul<br />

nostro territorio provinciale. Lavoro che è stato pubblicato sulla rivista <strong>della</strong> A.M.B.<br />

(Associazione Micologica Bresadola) “Pagine di <strong>Micologia</strong>”, la cui diffusione come<br />

noto è riservata ad un ridotto numero di micologi iscritti all’associazione.<br />

Al fine di rendere fruibile il predetto lavoro anche da parte dei nostri soci che non sono<br />

entrati in possesso di tale documento, lo riproponiamo qui di seguito ricordando che<br />

lo stesso rappresenta il risultato di anni di ricerca.<br />

23


PAGINE DI MICOLOGIA<br />

Censimento <strong>della</strong> micoflora ipogea del territorio reggiano<br />

AMER MONTECCHI<br />

Via A. Diaz, 11 - I 42019 Scandiano (RE) - E-mail: amermontecchi@alice.it<br />

ELIA CANOVI<br />

Via Gorizia, 42 - I 42100 Reggio Emilia - E-mail: ecanovi@tin.it<br />

Il censimento dei funghi che crescono in determinate aree del territorio nazionale, ossia le<br />

così dette “Flore micologiche”, è da tempo in atto nel nostro paese, dapprima a livello puramente<br />

scientifico e oggi anche a livello amatoriale.<br />

È però un’attività che riguarda essenzialmente i funghi superiori crescenti in superficie,<br />

oppure i micromyceti di qualche interesse economico (per esempio i parassiti di piante da frutto).<br />

Poco o nulla si è fatto invece per i funghi ipogei, quelli cioè che compiono il loro intero ciclo<br />

vitale sotto terra, gruppo al quale appartengono anche i tartufi.<br />

Sono parecchie le difficoltà che si oppongono a queste indagini, prima fra tutte quella di<br />

localizzare e raccogliere il materiale di studio: operazione che richiede cercatori appassionati<br />

a queste ricerche, cani pazientemente addestrati non solamente a cercare le specie più pregiate,<br />

ma tutte quelle ipogee, molta fatica fisica e, non ultimi, strumenti di laboratorio di prim’ordine e<br />

letteratura specializzata che permettano di arrivare ad una sicura determinazione.<br />

Come è noto, il primo vero studio sui funghi ipogei degno di questo nome, si deve al micologo<br />

italiano CARLO VITTADINI con la sua opera monumentale “Monographia Tuberacearum” del<br />

24<br />

Fig. 1: Siti di interessanti ritrovamenti.


24<br />

A.M.B. Centro Studi Micologici<br />

1831. A seguito di questo autore furono diversi i micologi italiani e di altre nazioni ad impegnarsi<br />

in questi studi portando il numero delle specie nuove per la scienza dalla sessantina iniziale del<br />

1831 ad oltre le 150 unità note nel 1950. Per il territorio italiano le ultime importanti ricerche si<br />

ebbero nei primi 3 decenni del 1900 da parte di un altro importante micologo italiano, il prof.<br />

Oreste Mattirolo. Nel 1960 il Dr. A. CERUTI diede alle stampe un importante lavoro dal titolo<br />

“Elaphomycetales et Tuberales”: l’opera però non riferiva di vere ricerche, ma in pratica non era<br />

altro che una revisione di lavori fatti da altri. Possiamo quindi affermare che nel sessantennio<br />

che va dal 1930 al 1990 in Italia su queste ricerche non si è avuto nessun contributo di rilievo.<br />

In questi ultimi tempi invece gli studi micologici sui funghi di superficie hanno avuto un<br />

grande sviluppo e di pari passo sono ripartiti anche quelli sui funghi ipogei. Il sorgere di numerose<br />

Associazioni Micologiche sparse su tutto il territorio nazionale ha favorito l’aumento di<br />

nuove conoscenze come testimoniato dalle numerose florule regionali e provinciali apparse<br />

recentemente.<br />

Il territorio provinciale di Reggio Emilia- e in modo particolare la sua zona appenninica,<br />

che culmina con altitudini fino ai 2000 m s.l.m.- si è dimostrato uno dei più interessanti a livello<br />

nazionale offrendo risultati insperati come la raccolta e scoperta di specie rarissime e due<br />

nuove per la scienza quali: Gigaspora lazzarii Montecchi, Ruini & Gross 1996 dedicata all’amico<br />

Giacomo Lazzari e il Tuber regianum Montecchi & Lazzari 1987 dedicato alla città di Reggio<br />

Emilia.<br />

Oggigiorno, questo territorio risulta essere senza dubbio alcuno uno dei più indagati a<br />

livello nazionale e le numerosissime specie censite ne sono la riprova.<br />

Le ragioni di questi notevoli risultati sono molteplici, in primo luogo l’insieme di ambienti<br />

fra i più vocati alla produzione di questi funghi. Vi è poi chi ha creduto in queste ricerche coinvolgendo<br />

diversi tartufai e organizzando a tale scopo anche convegni di ricerca con esperti di<br />

diverse nazionalità europee. Molto importante è stato il costante impegno delle diverse istituzioni<br />

regionali e provinciali, che con il loro patrocinio e sostegno finanziario hanno permesso la<br />

realizzazione di questi convegni di ricerca.<br />

Gli incontri di studio sono iniziati nel lontano ottobre del 1986 e quello in corso in questi<br />

giorni è l’ottava edizione. Nel ricordare la grandissima importanza di questi convegni, ci auguriamo<br />

che tali collaborazioni possano continuare. Il presente contributo propone un primo bilancio<br />

delle specie censite nel corso di questi anni presentando immagini di alcune specie fra<br />

le più rare e interessanti.<br />

Il totale delle specie censite è di 102 unità, di cui: 50 Ascomyceti, 47 Basidiomyceti e 5<br />

Zigomyceti come risulta dall’elencazione riportata qui di seguito, nella quale sono indicati i<br />

dati relativi alla data del ritrovamento, alla località, alla quota, ai vegetali di simbiosi ed al<br />

numero di raccolte. Quest’ultimo dato indicherà la sua diffusione.<br />

Riportiamo inoltre le schede descrittive di solo sei specie, scelte fra quelle che riteniamo di<br />

un certo interesse e delle stesse forniamo le fotografie dei carpofori, delle spore nonché indicazioni<br />

sui luoghi dei ritrovamenti.<br />

Le specie censite appartengono alle classi Zygomycetes, Basidiomycetes e Ascomycetes.<br />

ZYGOMYCETES<br />

1) Endogone flammicorona Trappe& Gerdemann 1972<br />

Località: Cavola di Toano (RE) - Habitat: Pinus Nigra - m 600 s.l.m. - 22.07.2000 - N° erbario<br />

2190 - Raccolte n. 15<br />

2) Gigaspora lazzarii Montecchi, Ruini & Gross 1996<br />

Località: Vallisnera di Collagna (RE) - Habitat: Torbiera su Latyrus pratensis - m 1000 s.l.m. -<br />

15.06.1997 - N° erbario 1538 - Raccolte n. 7<br />

3) Glomus flavisporum (M. Lange & Lund) Trappe & Gendermann 1974<br />

Località: San Giovanni di Querciola, Comune di Viano (RE) - Habitat: sotto fogliame di Corylus<br />

e Laburnum - m 600 s.l.m. - 29.12.1994 - N° erbario 1543 - Raccolte n. 2<br />

4) Glomus macrocarpum Tul. & C. Tul. 1845<br />

Località: Castelnovo ne’ Monti (RE) - Habitat: Picea e Corylus - m 700 s.l.m. - 14.10.1988 -<br />

Raccolte n. 3<br />

25


PAGINE DI MICOLOGIA<br />

5) Glomus microcarpum Tul. & C. Tul. 1845<br />

Località: Giandeto, Comune di Casina (RE) - Habitat: Pinus nigra e Picea - m 500 s.l.m. -<br />

05.07.1997 - N° erbario 1530 - Raccolte n. 5<br />

BASIDIOMYCETES<br />

1) Hydnangium aurantiacum Heim & Malençon 1934<br />

Località: Monte Duro, Comune di Vezzano s/ Crostolo (RE) - Habitat: Pinus silvestris e Ostrya<br />

carpinifolia - m 650 s.l.m. - 28.01.1999 - N° erbario 2266 - Raccolte n. 2<br />

2) Leucogaster nudus (Hazslinszky) Hollòs 1908<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica - m<br />

1500 s.l.m. - 07.09.2001 - N° erbario 2345 - Raccolte n. 15<br />

3) Melanogaster ambiguus (Vittad.) Tul. & C. Tul. 1843<br />

Località: Monte Orsaro, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica - m 1300<br />

s.l.m. - 10.11.2000 - N° erbario 2034 - Raccolte n. 22<br />

4) Melanogaster broomeanus Berkeley apud Tul. & C. Tul. 1843<br />

Località: Marmoreto, Comune di Busana (RE) - Habitat: Quercus pubescens - m 800 s.l.m. -<br />

11.11.1999 - N° erbario 2037 - Raccolte n. 35<br />

5) Melanogaster macrosporus Velenovsky 1922<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Picea abies - m<br />

1300 s.l.m. - 09.07.1987 - N° erbario 744 - Raccolte n. 8<br />

6) Melanogaster tuberiformis Corda 1831<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus selvatica -<br />

m 1200 s.l.m. - 12.08.1987 - N° erbario 748 - Raccolte n. 11<br />

7) Melanogaster variegatus (Vittad.) Tul. & C. Tul. 1843<br />

Località: Vronco, Comune di Viano (RE) - Habitat: misto di latifoglia - m 300 s.l.m. - 02.05.2004<br />

- N° erbario 2510 - Raccolte n. 29<br />

8) Richoniella leptoniispora (Richon) Costantin & Dufour 1891<br />

Località: Rio Le Viole, Comune di Viano (RE) - Habitat: Quercus e Ostrya - m 350 s.l.m. -<br />

15.10.2002 - N° erbario 2465 - Raccolte n. 2<br />

9) Gautieria graveolens Vittad. 1831<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Picea e Fagus<br />

silvatica - m 1450 s.l.m. - 07.09.2001 - N° erbario 2335 - Raccolte n. 5<br />

10) Gautieria morchelliformis Vittad. 1831<br />

Località: Monte Torricella, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Ostrya carpinifolia - m<br />

600 s.l.m. - 17.11.2002 - N° erbario 2453 - Raccolte n. 35<br />

11) Gautieria otthii Trog 1857<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1200 s.l.m. - 27.08.2002 - N° erbario 2454 - Raccolte n. 25<br />

12) Gautieria trabutii (Chatin) Pat. 1897<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1600 s.l.m. - 27.08.1994 - N° erbario 1263 - Raccolte n. 5<br />

13) Alpova diplophloeus (Zeller & Dodge) Trappe 1975<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Alnus incana - m 1000 s.l.m. -<br />

05.08.1997 - N° erbario1516 - Raccolte n. 9<br />

14) Rhizopogon roseolus (Corda) Th. M. Fries 1909<br />

Località: Monte Duro, Comune di Viano (RE) - Habitat: Pinus silvestris - m 630 s.l.m. - 03.06.2001<br />

- N° erbario 2350 - Raccolte n. 13<br />

15) Rhizopogon villosolus Zeller 1941<br />

Località: Piane di Camporella, Comune di Ramiseto (RE) - Habitat: Pseudotzuga menziesii -<br />

m 1000 s.l.m. - 10.06.1997 - N° erbario 1552 - Raccolte n. 15<br />

16) Hymenogaster aromaticus Velenovsky 1922<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1600 s.l.m. - 21.07.1984 - N° erbario 180 - Raccolte n. 1<br />

17) Hymenogaster bulliardii Vittad. 1831<br />

Località: La Fagiola, Comune di Viano (RE) - Habitat: Ostrya e Salix - m 600 s.l.m. - 08.02.2002<br />

26


A.M.B. Centro Studi Micologici<br />

- N° erbario 2471 - Raccolte n. 6<br />

18) Hymenogaster calosporus Tul. & C. Tul. 1851<br />

Località: Monte Duro, Comune di Viano (RE) - Habitat: Ostrya carpinifolia - m 680 s.l.m.<br />

28.01.1999 - N° erbario 1804 - Raccolte n. 8<br />

19) Hymenogaster citrinus Vittad. 1831<br />

Località: Onfiano, Comune di Carpineti (RE) - Habitat: Pinus e Quercus - m 350 s.l.m. -<br />

13.01.2005 - N° erbario 2494 - Raccolte n. 27<br />

20) Hymenogaster decorus Tul. & C. Tul. 1843<br />

Località: Civago, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica e Corylus avellana<br />

- m 1000 s.l.m. - 09.08.1987 - N° erbario 731 - Raccolte n. 110<br />

21) Hymenogaster griseus Vittad. 1831<br />

Località: S. Giovanni di Querciola, Comune di Viano (RE) - Habitat: Ostrya carpinifolia - m<br />

600 s.l.m. - 10.05.1998 - N° erbario 1771 - Raccolte n. 5<br />

22) Hymenogaster hessei Soehner 1923<br />

Località: Marmoreto, Comune di Busana (RE) - Habitat: misto latifoglie - m 750 s.l.m. -<br />

12.11.1999 - N° erbario 2497 - Raccolte n. 25<br />

23) Hymenogaster luteus Vittad. 1831 var. luteus<br />

Località: Montalto, Comune di Vezzano s/ Crostolo (RE) - Habitat: Quercus cerris - m 350<br />

s.l.m. - 15.03.2002 - N° erbario 2478 - Raccolte n. 65<br />

24) Hymenogaster luteus Vittad. var. subfuscus Soehner 1924<br />

Località: Montalto, Comune di Vezzano s/ Crostolo (RE) - Habitat: Quercus cerris - m 400<br />

s.l.m. - 21.11.2000 - N° erbario 2238 - Raccolte n. 2<br />

25) Hymenogaster lycoperdineus Vittad. 1831<br />

Località: Regnano, Comune di Viano (RE) - Habitat: Quercus pubescens - m 400 s.l.m. -<br />

07.02.1998 - N° erbario 1601 - Raccolte n. 19<br />

26) Hymenogaster muticus Berkeley & Broome 1848<br />

Località: Fondiano, Comune di Viano (RE) - Habitat: Quercus pubescens - m 400 s.l.m. -<br />

04.01.2000 - N° erbario 2020 - Raccolte n. 15<br />

27) Hymenogaster niveus Vittad. 1831<br />

Località: Monte Torricella, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus e Ostrya<br />

carpinifolia - m 700 s.l.m. - 24.11.2000 - N° erbario 2243 - Raccolte n. 12<br />

28) Hymenogaster olivaceus Vittad. 1831<br />

Località: Montalto, Comune di Vezzano s/ Crostolo (RE) - Habitat: Quercus pubescens - m<br />

400 s.l.m. - 20.11.2000 - N° erbario 2233 - Raccolte n. 73<br />

29) Hymenogaster populetorum Tul. & C. Tul. 1843<br />

Località: Ponte sul Secchiello (Asta), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: bordi di boschi<br />

di latifoglia mista - m 400 s.l.m. - 22.02.2001 - N° erbario 2271 - Raccolte n. 30<br />

30) Hymenogaster rehsteineri Bucholtz 1901<br />

Località: Cerrè Marabino, Comune di Toano (RE) - Habitat: Picea abies - m 400 s.l.m. -<br />

12.02.1984 - N° erbario 1562 - Raccolte n. 1<br />

31) Hymenogaster thwaitesii Berkeley & Broome 1846<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: misto latifoglie - m 700 s.l.m. -<br />

12.11.1999 - N° erbario 2032 - Raccolte n. 6<br />

32) Hymenogaster vulgaris Tul. & C. Tul. 1846<br />

Località: Morsiano, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus cerris - m 600 s.l.m. -<br />

29.10.2000 - N° erbario 2179 - Raccolte n. 78<br />

33) Octavianina asterosperma (Vittadini) Kuntze 1898<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica - m 1300 s.l.m. -<br />

09.08.2004 - N° erbario 2511 - Raccolte n. 33<br />

34) Sclerogaster compactus (Tul. & C. Tul.) Saccardo 1895<br />

Località: Rio le Viole, Comune di Viano (RE) - Habitat: Quercus pubescens - m 350 s.l.m.<br />

15.10.2002 - N° erbario 2462 - Raccolte n. 10<br />

35) Sclerogaster histerangioides (Tul. & C. Tul.) Zeller & Dodge 1935<br />

Località: Leguigno, Comune di Casina (RE) - Habitat: Ostrya carpinifolia e Fagus selvatica -<br />

m 450 s.l.m. - 24.05.1986 - N° erbario 346 - Raccolte n. 5<br />

27


PAGINE DI MICOLOGIA<br />

36) Wakefieldia macrospora (Hawker) Hawker 1954<br />

Località: Montelago, Comune di Carpineti (RE) - Habitat: Quercus pubescens e Ostrya<br />

carpinifolia - m 600 s.l.m. - 13.02.2002 - N° erbario 2457 - Raccolte n. 15<br />

37) Hysterangium calcareum Hesse 1891<br />

Località: Abetina reale, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Picea e Fagus silvatica - m<br />

1300 s.l.m. - 07.09.2001 - N° erbario 2344 - Raccolte n. 4<br />

38) Hysterangium clathroides Vittad. 1831<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1400 s.l.m. - 10.10.1989 - N° erbario 1819 - Raccolte n. 2<br />

39) Hysterangium coriaceum Hesse 1891<br />

Località: Ligonchio (RE) - Habitat: Fagus silvatica e Quercus cerris - m 1000 s.l.m. -<br />

20.06.2002 - N° erbario 2503 - Raccolte n. 13<br />

40) Hysterangium crassum (Tul. & C. Tul.) E. Fischer 1938<br />

Località: Parco dei Principi (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1000 s.l.m. - 11.08.1986 - N° erbario 225 - Raccolte n. 2<br />

41) Hysterangium nephriticum Berkeley 1844<br />

Località: Toano (RE) - Habitat: bosco misto di latifoglie - m 500 s.l.m. - 15.06.1984 - N° erbario<br />

229 - Raccolte n. 2<br />

42) Hysterangium pompholyx Tul. & C. Tul. 1843<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica - m 1200 s.l.m. -<br />

24.08.1986 - N° erbario n. 234 - Raccolte n. 8<br />

43) Hysterangium stoloniferum Tul. & C. Tul. 1843<br />

Località: Gatta, Comune di Castelnovo ne’ Monti (RE) - Habitat: bosco misto di latifoglie - m<br />

450 s.l.m. - 15.09.2001 - N° erbario 2505 - Raccolte n. 24<br />

44) Phallogaster saccatus Morgan 1893<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Picea abies - m 900 s.l.m. - 26.06.1986<br />

- N° erbario 329 - Raccolte n. 2<br />

45) Elasmomyces mattirolanus Cavara 1897<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1200 s.l.m. - 08.08.1999 - N° erbario 1951 - Raccolte n. 6<br />

46) Martellia ellipsospora (Zeller) Singer & Smith 1960<br />

Località: Abetina reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1500 s.l.m. - 05.10.1983 - N° erbario 1616 - Raccolte n. 1<br />

47) Arcangeliella borziana Cavara 1918<br />

Località: Governara, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: bosco di latifoglie miste - m<br />

650 s.l.m. - 05.11.2004 - N° erbario 2488 - Raccolte n. 35<br />

ASCOMYCETES<br />

1) Elaphomyces aculeatus Vittad. 1831<br />

Località: Morsiano, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus cerris - m 650 s.l.m. -<br />

15.12.2002 - N° erbario 2408 - Raccolte n. 4<br />

2) Elaphomyces anthracinus Vittad. 1831<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1300 s.l.m. - 05.08.2004 - N° erbario 2483 - Raccolte n. 15<br />

3) Elaphomyces asperulus Vittad. 1831<br />

Località: Abetina Reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Picea abies - m<br />

1400 s.l.m. - N° erbario 1921 - Raccolte n. 3<br />

4) Elaphomyces granulatus Fries 1829<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica - m 1200 s.l.m. -<br />

20.08.2004 - N° erbario 2485 - Raccolte n. 32<br />

5) Elaphomyces maculatus Vittad. 1831<br />

Località: Febbio - Pian Vallese, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica -<br />

m. 1400 s.l.m. - 20.08.2002 - N° erbario 2401 - Raccolte n. 12<br />

6) Elaphomyces muricatus Fries 1829<br />

Località: Morsiano, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus cerris - m 500 s.l.m. -<br />

28


28<br />

A.M.B. Centro Studi Micologici<br />

11.12.2003 - N° erbario 2486 - Raccolte n. 35<br />

7) Balsamia polisperma Vittad. 1831<br />

Località: Monte Duro, Comune di Viano (RE) - Habitat: Ostrya carpinifolia - m 650 s.l.m. -<br />

14.12.1999 - N° erbario 2042 - Raccolte n. 5<br />

8) Balsamia vulgaris Vittad. 1831<br />

Località: Montalto, Comune di Vezzano s/ Crostolo (RE) - Habitat: Quercus pubescens - m<br />

350 s.l.m. - 25.01.2003 - N° erbario 2403 - Raccolte n. 31<br />

9) Picoa carthusiana Tul. & C. Tul. 1862<br />

Località: Abetina reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1400 s.l.m. - 17.09.1998 - N° erbario 1749 - Raccolte n. 10<br />

10) Genea fragrans (Wallorth) Paoletti 1889<br />

Località: Ponte del Pianello, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus pubescens - m<br />

450 s.l.m. - 25.07.2002 - N° erbario 2446 - Raccolte n. 33<br />

11) Genea hispidula Berkeley & Broome 1851<br />

Località: Giandeto, Comune di Casina (RE) - Habitat: Corylus avellana - m 500 s.l.m. -<br />

21.01.1993 - N° erbario 1258 - Raccolte n. 4<br />

12) Genea lespiaultii Corda 1854<br />

Località: Gatta, Comune di Castelnovo ne’ Monti (RE) - Habitat: bosco misto di latifoglie - m<br />

700 s.l.m. - 10.11.1986 - N° erbario 102 - Raccolte n. 2<br />

13) Genea sphaerica Tul. & C. Tul. 1851<br />

Località: Abetina reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Picea e Fagus<br />

silvatica - m 1400 s.l.m. - 07.09.2001 - N° erbario 2332 - Raccolte n. 7<br />

14) Genea verrucosa Vittad. 1831<br />

Località: Toano (RE) - Habitat: Quercus pubescens e Ostrya carpinifolia - m 450 s.l.m. -<br />

23.03.2003 - N° erbario 2451 - Raccolte n. 45<br />

15) Choiromyces meandriformis Vittad. 1831<br />

Località: Ramiseto (RE) - Habitat: Fagus silvatica - m 800 s.l.m. - 23.10.2000 - N° erbario 2246<br />

- Raccolte n. 14<br />

16) Fischerula macrospora Mattiroloo 1928<br />

Località: Civago, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica - m 1100 s.l.m. -<br />

20.09.1998 - N° erbario 1750 - Raccolte n. 2<br />

17) Hydnotrya michaelis (Fischer) Trappe 1975<br />

Località: Abetina reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Abies alba - m<br />

1250 s.l.m. - 08.08.1984 - N° erbario 130 - Raccolte n. 9<br />

18) Hydnotrya tulasnei Berkeley & Broome 1846<br />

Località: Abetina reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Picea - m 1600<br />

s.l.m. - 19.10.1989 - N° erbario 856 - Raccolte n. 3<br />

19) Sarcosphaera crassa (Santi ex Stendel) Pouzar<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Pinus nigra - m 700 s.l.m. - 20.05.1992<br />

- N° erbario 1100 - Raccolte n. 15<br />

20) Geopora arenosa (Fuckel) Ahmad 1978<br />

Località: Mattaiano, Comune di Albinea (RE) - Habitat: terreno sabbioso - m 350 s.l.m. -<br />

10.04.1985 - N° erbario 341 - Raccolte n. 1<br />

21) Geopora cooperi Harkness 1885<br />

Località: Gatta, Comune di Castelnovo ne’ Monti (RE) - Habitat: bosco di latifoglie miste - m<br />

400 s.l.m. - 10.09.2002 - N° erbario 2445 - Raccolte n. 2<br />

22) Geopora sumneriana (Cooke) Torre 1975<br />

Località: Scandiano (RE) - Habitat: Cedro deodara - m 93 s.l.m. - 03.04.1990 - N° erbario 2463<br />

- Raccolte n. 2<br />

23) Stephensia bombycina (Vittad.) Tul. & C. Tul. 1845<br />

Località: Monte Torricella, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Corylus avellana - m 700<br />

s.l.m. - 23.08.2001 - N° erbario 2463 - Raccolte n. 17<br />

24) Pachyphloeus citrinus Berkely & Broome 1846<br />

Località: Monchio, Comune di Vetto (RE) - Habitat: bosco di latifoglie miste - m 350 s.l.m. -<br />

15.11.1983 - N° erbario 322 - Raccolte n. 10<br />

29


PAGINE DI MICOLOGIA<br />

25) Pachyphloeus ligericus Tul. & C. Tul. 1851<br />

Località: Castelnovo ne’ Monti (RE) - Habitat: bosco misto di latifoglie - m 600 s.l.m. - 20.11.1984<br />

- N° erbario 326 - Raccolte n. 4<br />

26) Pachyphloeus melanoxanthus (Tulasne) Tul. & C. Tul. 1845<br />

Località: Castelnovo ne’ Monti (RE) - Habitat: bosco misto di latifoglie - m 600 s.l.m. - 15.11.1994<br />

- N° erbario 1554 - Raccolte n. 5<br />

27) Paradoxa monospora Mattirolo 1935<br />

Località: Governara, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Ostrya carpinifolia - m 650<br />

s.l.m. - 26.09.1989 - N° erbario 883 - Raccolte n. 4<br />

28) Tuber aestivum Vittad. 1831<br />

Località: Onfiano, Comune di Carpineti (RE) - Habitat: Quercus pubescens e Corylus avellana<br />

- m 350 s.l.m. - 13.01.2005 - N° erbario 2514 - Raccolte n. 55<br />

29) Tuber aestivum Vittad. forma uncinatum (Chatin) Montecchi & Borelli 1995<br />

Località: ubiquitario nel periodo del tardo autunno - Raccolto in alta montagna sotto Fagus<br />

silvatica e Pinus nigra, fino alla metà del mese di aprile<br />

30) Tuber asa Tul. & C. Tul. 1851<br />

Località: Monte Duro, Comune di Viano (RE) - Habitat: Pinus silvestris e Helianthemum<br />

nummularium - m 720 s.l.m. - 03.06.2001 - N° erbario 2304 - Raccolte n. 2<br />

31) Tuber borchii Vittad. 1831<br />

Località: Cavola, Comune di Toano (RE) - Habitat: Pinus nigra - m 450 s.l.m. - 11.02.2005 - N°<br />

erbario 2521 - Raccolte n. 50<br />

32) Tuber brumale Vittad. 1831<br />

Località: Borzano, Comune di Albinea (RE) - Habitat: Corylus avellana - m 200 s.l.m. -<br />

13.01.2005 - N° erbario 2524 - Raccolte n. 40<br />

33) Tuber brumale Vittad. forma moschatum (Ferry) Montecchi & Lazzari 1993<br />

Forme con colorazioni <strong>della</strong> gleba e profumo un po’ diverso dalla forma tipo - poco comune<br />

34) Tuber dryophilum Tul. & C. Tul. 1844<br />

Località: Deusi - Secchio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Salix alba e Quercus<br />

cerris - m 800 s.l.m. - 25.08.2002 - N° erbario 2371 - Raccolte n. 15<br />

35) Tuber excavatum Vittad. 1831<br />

Località: Onfiano, Comune di Carpineti (RE) - Habitat: Ostrya carpinifolia - m 400 s.l.m. -<br />

19.01.2005 - N° erbario 2529 - Raccolte n. 30<br />

36) Tuber foetidum Vittad. 1831<br />

Località: Vronco, Comune di Viano (RE) - Habitat: Quercus pubescens - m 400 s.l.m. -<br />

10.11.2005 - N° erbario 2530 - Raccolte n. 40<br />

37) Tuber fulgens Quélet 1880<br />

Località: Secchio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus cerris - m 600 s.l.m. -<br />

15.10.2002 - N° erbario 2435 - Raccolte n. 10<br />

38) Tuber gibbosum Harkness 1899<br />

Località: Civago, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Pseudotzuga menziesii - m 1000<br />

s.l.m. - 15.11.1992 - N° erbario 1974 - Raccolte n. 16<br />

39) Tuber macrosporum Vittad. 1831<br />

Località: Busana (RE) - Habitat: Ostrya carpinifolia - m 700 s.l.m. - 03.10.2004 - N° erbario<br />

2537 - Raccolte n. 16<br />

40) Tuber maculatum Vittad. 1831<br />

Località: Casola Querciola, Comune di Viano (RE) - Habitat: Pinus nigra e Pinus silvestris -<br />

m 500 s.l.m. - 19.02.2000 - N° erbario 2103 - Raccolte n. 33<br />

41) Tuber magnatum Pico 1788<br />

Località: Asta, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus cerris - m 780 s.l.m. - 05.11.2003<br />

- N° erbario 2534 - Raccolte n. 18<br />

42) Tuber melanosporum Vittad. 1831<br />

Località: Montalto, Comune di Vezzano s/ Crostolo (RE) - Habitat: Quercus cerris - m 450<br />

s.l.m. - 18.10.2002 - N° erbario 2442 - Raccolte n. 25<br />

43) Tuber mesentericum Vittad. 1831<br />

Località: Deusi, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus cerris e Ostrya carpinifolia<br />

30<br />

29


30<br />

A.M.B. Centro Studi Micologici<br />

- m 800 s.l.m. - 10.10.2002 - N° erbario 2386 - Raccolte n. 25<br />

44) Tuber puberulum Berkeley & Broome 1846<br />

Località: Cavola, Comune di Toano (RE) - Habitat: Pinus nigra - m 500 s.l.m. - 30.01.2002 - N°<br />

erbario 2387 - Raccolte n.48<br />

45) Tuber regianum Montecchi & Lazzari 1987<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica - m 1300 s.l.m. -<br />

30.12.1986 - N° erbario 408 - Raccolte n. 14<br />

46) Tuber rufum Pico : Fr. 1823 var. rufum<br />

Località: Morsiano, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus pubescens - m 650<br />

s.l.m. - 15.10.2002 - N° erbario 2444 - Raccolte n. 37<br />

47) Tuber rufum Pico : Fr. var. apiculatum E: Fischer 1923<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Fagus silvatica e Picea - m 1000<br />

s.l.m. - 10.10.1989 - N° erbario 448 - Raccolte n. 3<br />

48) Tuber rufum Pico : Fr. forma ferrugineum (Vittad.) Montecchi & Lazzari 1993<br />

Località: Carniana, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Quercus pubescens e Ostrya<br />

carpinifolia - m 500 s.l.m. - 15.11.2004 - N° erbario 2547 - Raccolte n. 12<br />

49) Tuber rufum Pico : Fr. forma lucidum (Bonnet) Montecchi & Lazzari 1993<br />

Località: Febbio, Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Ostrya carpinifolia - m 800 s.l.m. -<br />

20.11.1992 - N° erbario 1165 - Raccolte n. 3<br />

50) Tuber rufum Pico : Fr. forma nitidum (Vittad.) Montecchi & Lazzari 1993<br />

Località: Abetina reale (Civago), Comune di Villa Minozzo (RE) - Habitat: Picea abies - m<br />

1300 s.l.m. - 20.10.1985 - N° erbario 446 - Raccolte n. 6<br />

SCHEDE DESCRITTIVE<br />

Tuber asa Tul. & C. Tul. 1851<br />

Questa specie venne descritta in modo corretto dai fratelli Tulasne nel 1851. Dopo di loro, e<br />

fino all’ultimo decennio del secolo scorso, la stessa venne diversamente interpretata dai maggiori<br />

micologi europei e non solo.<br />

I campioni raccolti da diversi autori e presentati come Tuber asa, in realtà appartengono al<br />

Tuber gennadii (Chatin) Patouillard 1903.<br />

Questa entità in effetti è ben caratterizzata e oggigiorno nessuno ha più dubbi sulla sua<br />

reale valenza. Considerata da sempre una specie di aerali mediterranei fu di recente raccolta<br />

anche in Toscana e in Emilia, vedi la raccolta in località Monte Duro, Comune di Viano (RE) di<br />

cui alle figure n. 1, 2, 3, 4 e 5.<br />

Glomus flavisporum (M. Lange & Lund) Trappe & Gerdemann 1974<br />

Raccolta per la prima volta da Morten Lange in Danimarca e presentata in “Macromiceti<br />

Ipogei <strong>della</strong> Danimarca” nel 1956.<br />

La nostra raccolta rappresenta al momento il secondo ritrovamento in Europa.<br />

Si caratterizza per essere l’unica specie di Glomus ad avere spore da elissoidali a cilindriche.<br />

Località di crescita: San Giovanni di Querciola, Comune di Viano (RE). Vedi figure n. 6 e 7.<br />

Paradoxa monospora Mattirolo 1935<br />

Specie molto rara e rinvenuta solo in Italia.<br />

Oltre alla località di Faggeto Lario in provincia di Como dove il Mattirolo la raccolse per la<br />

prima volta, sono note altre cinque località nelle province di Teramo, Parma e Reggio Emilia.<br />

Specie dai fortissimi caratteri distintivi, quasi inverosimili, come quello di avere una sola<br />

spora per asco.<br />

Fu questo il motivo per cui fino ai primi anni novanta i maggiori esperti di funghi ipogei del<br />

nord Europa hanno considerato che questa entità non fosse una buona specie, ma il frutto <strong>della</strong><br />

fantasia dei micologi italiani. Errore che poi riconobbero nel corso dei nostri passati convegni.<br />

Località del primo ritrovamento: Pianzo, Comune di Casina (RE). Vedi figure n. 8 e 9.<br />

31


PAGINE DI MICOLOGIA<br />

Fischerula macrospora Mattirolo 1928<br />

Anche questa specie, al pari <strong>della</strong> Paradoxa monospora, è molto rara e anch’essa rinvenuta<br />

solo sul territorio italiano.<br />

I campioni studiati dal Mattirolo sono stati raccolti nelle località di Montecassino (FR) e<br />

Vallombrosa (FI).<br />

Anche per questa specie si hanno solo cinque raccolte effettuate nelle province di Parma,<br />

L’Aquila e Reggio Emilia.<br />

Di facile determinazione per avere spore con forme, misure e colori senza pari nel mondo<br />

dei funghi ipogei.<br />

Località dell’ultimo ritrovamento: Civago, Comune di Villa Minozzo (RE). Vedi figure n. 10 e<br />

11.<br />

Tuber regianum Montecchi & Lazzari 1987<br />

Il fatto che in questi ultimi tempi la specie sia stata raccolta in diverse regioni italiane sta a<br />

dimostrare che non si tratta di una specie rara, ma poco osservata o scambiata per un comune<br />

Tuber rufum.<br />

Pensiamo che sia la sola specie di Tuber che si possa determinare facilmente anche senza<br />

l’uso del microscopio. Essa infatti è l’unica ad avere un periodo rossiccio, tessellato, simile alle<br />

specie del gruppo “rufum” e ad avere un buon profumo di Tuber aestivum.<br />

La sua particolare microscopia, fatta di aschi in prevalenza ottosporei con spore finemente<br />

reticolate-alveolate, rendono questa specie unica nel suo genere. Vedi figure n. 12, 13, 14 e 15.<br />

Gigaspora lazzarii Montecchi, Ruini & Gross 1996<br />

Il ritrovamento di questa entità è stato assegnato al genere Gigaspora poiché ha diverse<br />

affinità con la sua specie. Il suo taxon infatti non produce dei veri sporocarpi, ma raggruppamenti<br />

di spore sopportate ognuna da una vescicola interposta tra la spora e l’ifa sporigena.<br />

Questa scoperta ha interessato diversi centri universitari di ricerca, che sono venuti a raccogliere<br />

campioni che tuttora stanno studiando.<br />

L’aspetto interessante è che a differenza delle comuni Gigaspore, che sviluppano il loro<br />

micelio arbuscolare nel terreno, questo Taxon lo sviluppa dentro le cellule del vegetale Lathyrus<br />

pratensis.<br />

Località di crescita: Vallisnera, Comune di Collagna (RE). Vedi figure n. 16, 17, 18, 19, 20, 21<br />

e 22.<br />

32


Fig. 2: Località Monte Duro, Comune di Viano, R.E. (Foto A. Montecchi)<br />

Fig. 3: Luogo esatto del ritrovamento del Tuber asa, 720 m. s.l.m. (Foto A. Montecchi)


Fig. 4: Tuber asa. Carpofori di 3 cm (Foto A. Montecchi)<br />

Fig. 5: Tuber asa. Spore tipo (Foto A. Montecchi)<br />

34


Fig. 6: Glomus flavisporum (Foto A. Montecchi)<br />

Fig. 7: Glomus flavisporum, spore tipo (Foto A. Montecchi) Fig. 9: Paradoxa monospora. Caratteristici<br />

aschi monosporici (Foto A. Montecchi)<br />

35<br />

Fig. 8: Paradoxa monospora (Foto A. Montecchi)


Fig. 10: Fischerula macrospora (Foto A. Montecchi)<br />

Fig. 11: Fischerula macrospora. Spore (Foto A. Montecchi)<br />

36


Fig. 12: Febbio, località n° 5. Val D’Asta col Monte Cusna nel tardo autunno (Foto A. Montecchi)<br />

Fig. 13: Febbio, luogo del primo ritrovamento del T. regianum. Faggeta pura a 1400 m s.l.m.(Foto A. Montecchi)<br />

37


Fig. 14: Tuber regianum (Foto A. Montecchi)<br />

Fig. 15: Tuber regianum, aschi ottosporei caratteristici <strong>della</strong> specie (Foto A. Montecchi)<br />

38


Fig. 16: Monte Ventasso, 1727 m..s.l.m., località n° 6, Gigaspora lazzarii (Foto A. Montecchi)<br />

Fig. 17: Vallisnera, località di crescita <strong>della</strong> Gigaspora lazzarii (Foto A. Montecchi)<br />

39


Fig. 18: Lathyrus pratensis, pianta ospitante la Gigaspora lazzarii (Foto A. Montecchi)<br />

Fig. 19: Giovane piantina di Lathyrus pratensis invasa da Gigaspora lazzarii (Foto A. Montecchi)<br />

40


Fig. 20: Gigaspora lazzarii. Ammassi sporali endocellulari nelle diverse fasi di sviluppo<br />

(Foto A. Montecchi)<br />

Fig. 21: Gigaspora lazzarii. Ammassi sporali endocellulari a completa maturazione (Foto A. Montecchi)<br />

41


Fig. 22: Gigaspora lazzarii. Gruppo di 7 spore a completa maturazione. Con le freccie sono indicate le<br />

cellule fra ifa e spore (Foto A. Montecchi)<br />

42


EUR Report “Elementi chimici<br />

nei funghi superiori”<br />

Luigi Cocchi<br />

Via D. Piani, 6 - 42100 Reggio Emilia<br />

e-mail: luigi.cocchi@libero.it<br />

(Gruppo Micologico e Naturalistico “Renzo Franchi” di Reggio Emilia - AMB)<br />

Carmine Siniscalco<br />

Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)<br />

Dipartimento Difesa <strong>della</strong> Natura Via Curtatone, 3 - 00185 Roma<br />

e-mail: carmine.siniscalco@isprambiente.it - URL: http://www.isprambiente.it<br />

(Dipartimento Difesa <strong>della</strong> Natura di ISPRA).<br />

Luciano Vescovi<br />

Via Terracini, 14 - 42049 S. Ilario d’Enza<br />

(Gruppo Micologico e Naturalistico “Renzo Franchi” di Reggio Emilia - AMB)<br />

E’ finalmente uscito, nel mese di luglio 2010 edito dal Centro Comunitario di Ricerca<br />

(Joint Research Center) 1 di Ispra (VA), l’EUR Report, la cui immagine di copertina,<br />

1 La missione del CCR-JRC (Centro Comunitario di Ricerca – Joint Research Center) è di fornire supporto<br />

tecnico-scientifico in base alle esigenze <strong>della</strong> Commissione Europea, suo committente, per idearne,<br />

43


con i nomi degli autori, degli editori ed i logotipi degli Enti promotori è sopra riportata,<br />

dal titolo “Elementi chimici nei funghi superiori. I funghi di riferimento come<br />

strumento di lavoro per la bioindicazione e la biodiversità”. Per noi si tratta di un traguardo<br />

tanto importante quanto non prevedibile quando, nel 1986, anno dell’incidente<br />

di Chernobyl, partì, nell’ambito dell’attività del Gruppo Micologico e Naturalistico<br />

“Renzo Franchi” di Reggio Emilia, l’avventura <strong>della</strong> ricerca sul contenuto di isotopi<br />

radioattivi e, successivamente, di elementi chimici, in particolare metalli pesanti, nei<br />

funghi superiori, cioè nei funghi dei prati e dei boschi visibili ad occhio nudo, oggetto<br />

<strong>della</strong> passione e dello studio dei soci del Gruppo. L’aver costruito, in oltre vent’anni,<br />

un archivio dati delle concentrazioni di oltre trenta elementi chimici per oltre 9.000<br />

campioni di funghi (circa 200 generi e un migliaio di specie, archivio unico in Europa<br />

e, forse, non solo...) è stato un risultato che non sarebbe stato possibile al di fuori del<br />

Gruppo “R. Franchi” e, più in generale, dell’Associazione Micologica Bresadola. Per<br />

fornire ai nostri lettori, nel modo più preciso possibile, la comprensione delle motivazioni,<br />

del significato e <strong>della</strong> portata del contributo che, con questo EUR Report, si è<br />

inteso dare agli studi micologici riportiamo integralmente le presentazioni (pubblicate<br />

sull’EUR Report da pag. 11 a pag. 15) scritte dai responsabili dei cinque Enti che<br />

hanno realizzato il volume.<br />

Istituto Cantonale di Microbiologia (ICM) – Bellinzona - Svizzera<br />

Benché poco appariscenti, i funghi ricoprono un ruolo fondamentale nella vita quotidiana.<br />

Sono indispensabili nella produzione alimentare; non pochi di loro, patogeni<br />

vegetali, causano perdite ingenti in agricoltura. Altri, fortunatamente pochi, ma in<br />

numero crescente, sono agenti patogeni di animali, ivi compreso l’uomo. Le micorrize<br />

sono simbiosi tra funghi e piante di notevole importanza in agricoltura, e non<br />

da ultimo, molte specie di basidiomiceti sono pregiate specie commestibili. È quindi<br />

importantissimo conoscerli, e ancora più importante classificarli in modo accurato.<br />

Per anni la tassonomia dei basidiomiceti e degli ascomiceti si è basata quasi esclusivamente<br />

su caratteri morfologici, come testimoniano le chiavi d’identificazione usate<br />

ancora oggi sia da micologi amatori che professionisti. Ben presto, tuttavia, i micologi<br />

si sono accorti che la sola morfologia non permetteva di costruire delle classificazioni<br />

esaustive ed affidabili. Durante gli anni, metodi biochimici, quali ad esempio<br />

l’elettroforesi di proteine ed enzimi e più recentemente l’analisi genetica, sono stati<br />

usati per caratterizzare in maggior dettaglio le specie fungine. Ben presto, però, ci<br />

si è accorti che una classificazione basata solo sulla morfologia aveva molti limiti,<br />

specialmente se gli organismi da classificare avevano forme molto semplici e i carat-<br />

svilupparne, implementarne e monitorarne le politiche. Come uno dei servizi <strong>della</strong> Commissione Europea,<br />

il CCR funziona come centro di riferimento scientifico e tecnologico per l’Unione Europea. In relazione<br />

stretta ai processi di formazione delle politiche comunitarie, esso serve l’interesse comune degli<br />

Stati membri in assoluta indipendenza da interessi particolari, sia privati sia nazionali.<br />

44


teri morfologici erano estremamente pochi e poco variabili. Ci si è quindi orientati<br />

ad esaminare negli organismi studiati non solo la morfologia ma anche le caratteristiche<br />

fisiologiche e biochimiche. Già all’inizio del ventesimo secolo, ad esempio,<br />

colorazioni e reazioni biochimiche erano usate in batteriologia. Colorazioni ed altri<br />

metodi biochimici sono ora adottati anche in micologia. È sorto dunque il problema<br />

di conciliare la classificazione morfologica con quella originata da metodi biochimici<br />

e genetici. Infatti, molte volte l’analisi genetica conduce a proporre degli schemi tassonomici<br />

che, almeno a prima vista, non sono del tutto sovrapponibili con le classificazioni<br />

esistenti. Una classificazione affidabile deve tener conto contemporaneamente<br />

degli aspetti filogenetici (cioè legati all’evoluzione genetica degli organismi nel<br />

tempo) e fenotipici (che descrivono la morfologia e la fisiologia dei taxa esaminati),<br />

senza dimenticare, nel contempo, le loro peculiarità ecologiche. Questo approccio<br />

è comunemente definito “tassonomia polifasica”. Il lavoro riassunto in questo libro<br />

fornisce un nuovo, importante tassello da inserire nel rompicapo <strong>della</strong> tassonomia dei<br />

funghi. Mi auguro che questi dati servano ai tassonomi per completare le loro ricerche<br />

e possano essere inseriti in uno schema di tassonomia polifasica che contribuisca<br />

a risolvere il non facile dilemma <strong>della</strong> definizione di taxa. Per loro natura, questi dati<br />

sono pure importanti da un punto di vista fisiologico ed ecologico. Spero dunque che<br />

questo libro possa servire anche a fisiologi che desiderano capire meglio gli aspetti<br />

biochimici legati all’assorbimento e accumulazione di elementi chimici nei funghi ed<br />

agli ecologi che desiderano ottenere un quadro completo <strong>della</strong> biodiversità di questi<br />

affascinanti organismi.<br />

Orlando Petrini, Direttore ICM<br />

Associazione Micologica Bresadola (AMB)<br />

Il fatto che la ricerca sulla presenza di elementi chimici, compresi metalli pesanti ed<br />

isotopi radioattivi, nei funghi superiori, sia nata, nel 1986, nell’ambito delle attività<br />

del Gruppo Micologico e Naturalistico “Renzo Franchi” di Reggio Emilia e poi<br />

sia cresciuta in particolare nell’ambito dei Comitati scientifici nazionali dell’Associazione<br />

Micologica Bresadola non è solo un dato “storico”, ma, semplicemente,<br />

documenta un aspetto essenziale: per le dimensioni raggiunte e per le competenze<br />

necessarie coinvolte tale ricerca non sarebbe stata possibile fuori dall’AMB e dalla<br />

rete dei rapporti fra i Gruppi aderenti. Uno degli aspetti più delicati, in questa come<br />

in tutte le ricerche analoghe riguardanti i funghi superiori, è quello <strong>della</strong> “sicura”<br />

determinazione degli esemplari fungini che si studiano e che vengono analizzati: qui<br />

sta la competenza, il know-how, che l’AMB è in grado di esprimere con un livello<br />

di rigore scientifico largamente riconosciuto e formatosi, questa riteniamo sia una<br />

caratteristica <strong>della</strong> quale dobbiamo essere gelosi, in un ambito di volontariato “militante”<br />

mosso da passione, rispetto ed amore per la Natura e per i suoi equilibri.<br />

Tali equilibri si mostrano sempre più necessari per il futuro stesso dell’umanità e<br />

la loro conoscenza, frutto del coinvolgimento e <strong>della</strong> comunicazione fra varie disci-<br />

45


pline scientifiche, così come un mosaico è il risultato dei tanti suoi tasselli, diventa<br />

uno strumento essenziale per tutti coloro che hanno a cuore il futuro del pianeta. Il<br />

tassello che noi portiamo alla formazione del mosaico è la nostra conoscenza <strong>della</strong><br />

sistematica e <strong>della</strong> tassonomia micologica, scienza che nasce con i grandi naturalisti,<br />

da Linneo, e che in Italia ha raggiunto le vette eccelse di Giacomo Bresadola. Tale<br />

conoscenza è il frutto dell’intenso lavoro del complesso <strong>della</strong> nostra Associazione che<br />

consta di 130 Gruppi distribuiti su tutto il territorio nazionale con oltre dodicimila<br />

soci che svolgono una capillare attività di ricerca, di informazione ed educazione<br />

micologica ed ambientale attraverso numerosissime iniziative in ambito locale che<br />

vanno dai Corsi di <strong>Micologia</strong>, alle Mostre Micologiche, ad iniziative di studio ed<br />

approfondimento micologico. L’AMB svolge altresì un’intensa attività editoriale in<br />

campo micologico di rilievo sia nazionale che internazionale: sono pubblicate due<br />

riviste periodiche, Rivista di <strong>Micologia</strong> e Pagine di <strong>Micologia</strong>, e libri che spaziano<br />

dalla micologia divulgativa e di base alla micologia altamente specialistica. Vengono<br />

organizzati annualmente due Comitati scientifici nazionali (uno primaverile ed uno<br />

autunnale) che coinvolgono centinaia di micologi. L’attività dei Comitati scientifici<br />

nazionali è il principale alimento dell’Erbario nazionale che ha ormai superato i<br />

10.000 essiccata ed ha recentemente ottenuto l’iscrizione all’Index Herbariorum. Il<br />

riconoscimento che la pubblicazione di questo EUR Report costituisce per un lavoro<br />

di ricerca che dura ormai da più di vent’anni non è solo a merito degli autori, <strong>della</strong><br />

loro pazienza e <strong>della</strong> loro dedizione, ma va ascritto anche alla AMB tutta. Il fatto<br />

che da tale ricerca sia nata una fattiva collaborazione con istituzioni <strong>della</strong> Comunità<br />

Europea, dello Stato italiano, con Aziende private e, mi sia permesso, con Istituti di<br />

Ricerca “extracomunitari” come l’Istituto cantonale di Microbiologia di Bellinzona<br />

porta ai massimi livelli le finalità statutarie dell’AMB.<br />

Luigi Villa, Presidente nazionale AMB<br />

Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)<br />

Il “Progetto Speciale Funghi” del Dipartimento “Difesa <strong>della</strong> Natura” di ISPRA<br />

promuove e svolge studi sulle specie fungine e si inserisce nel quadro ben preciso<br />

del loro utilizzo come indicatori biologici nella valutazione <strong>della</strong> qualità ambientale.<br />

I funghi rivestono il ruolo molto importante di indicatori di diversità in termini di<br />

ricchezza e abbondanza di popolazione a livello genetico e quindi possono essere<br />

utilizzati nello studio e nel monitoraggio <strong>della</strong> biodiversità di un ecosistema o di un<br />

ambiente Uno dei sedici temi di ricerca del “Progetto Speciale Funghi” è finalizzato<br />

allo sviluppo di un sistema informativo per gli aspetti micotossicologici comprensivi<br />

anche dei fenomeni di bioaccumulazione e bioconcentrazione di metalli pesanti<br />

e sostanze xenobiotiche nei funghi, sia per facilitare piani di biorisanamento degli<br />

ambienti degradati, sia per gli studi riguardanti gli aspetti igienico-sanitari legati al<br />

consumo alimentare dei funghi. I lavori illustrati nel presente volume, edito dal JRC-<br />

IES, sono il frutto <strong>della</strong> collaborazione di cinque diverse istituzioni che hanno saputo<br />

46


ealizzare una delle prime applicazioni sulla bioindicazione con l’utilizzo dei funghi e<br />

che scaturisce dai risultati dell’intensa campagna di campionamento condotta in Italia<br />

dall’Associazione Micologica Bresadola e iniziata da oltre venti anni, dell’analisi<br />

chimica di oltre nove mila campioni fungini e di un’inferenza statistica che ha portato<br />

alla definizione dei “funghi di riferimento”. Questi ultimi rivestiranno un ruolo molto<br />

importante allor quando si definiranno le specie fungine indicatrici di diversità in termini<br />

di ricchezza e abbondanza di popolazione a livello genetico. Con l’abbinamento<br />

delle specie fungine agli habitat, sarà infatti possibile utilizzare i funghi nello studio<br />

e nel monitoraggio <strong>della</strong> biodiversità di un ecosistema o di un ambiente con maggiori<br />

elementi di valutazione e le specie frequenti, con elevato numero di segnalazioni, rappresenteranno<br />

un primo campionario di elementi di pregio ecologico e di indicatori di<br />

qualità ambientale. Sarà pertanto possibile, in un prossimo futuro, sia una maggiore<br />

comprensione dei meccanismi che regolano il mantenimento e l’evoluzione degli ecosistemi,<br />

sia una nuova conoscenza degli aspetti micotossicologici correlata ad una<br />

maggiore tutela legislativa per la nutrizione umana con i funghi.<br />

Andrea Todisco, Direttore Dipartimento Difesa <strong>della</strong> Natura di ISPRA, Roma, Italia<br />

Centro Comune di Ricerca (CCR) – Institute for Environment and Sustainability<br />

(IES)<br />

Ho accolto con piacere l’invito a scrivere una breve prefazione al volume redatto<br />

da Roberto Cenci, Fabrizio Sena e Colleghi dove traspare un particolare amore per<br />

l’Ambiente e contestualmente un motivato interesse scientifico in un campo, quello<br />

dei funghi, ancora poco conosciuto e studiato. Lo studio dell’ecologia dei suoli e, più<br />

specificatamente, l’utilizzo dei funghi per trarre valutazioni circa il livello di salute<br />

dei suoli stessi, appare non semplice sia per le scarse conoscenze che oggi si hanno<br />

in tale campo, sia per le difficoltà oggettive alla formulazione di un modello che<br />

permetta di “leggere” il suolo. Il volume illustra in modo completo ed esaustivo le<br />

caratteristiche dei funghi e il loro ruolo nel comparto suolo. Nello stesso tempo pone<br />

basi solide che riguardano la biodiversità e la bioindicazione quali mezzi diagnostici<br />

per meglio comprendere il suolo, la sua qualità e salute. La imponente quantità di<br />

dati analitici di elementi in tracce negli oltre 9000 campioni di funghi analizzati,<br />

pone altresì questo volume quale guida per un utilizzo che copre molteplici aspetti<br />

quali ad esempio il campo alimentare. Occorre ricordare che i funghi entrano a far<br />

parte di molti alimenti: la conoscenza dei livelli di concentrazioni di metalli pesanti<br />

potrebbe aiutare ad avere prodotti più salutari per il consumatore. I dati qui riassunti<br />

potrebbero in un futuro servire per formulare linee guida comunitarie legate al campo<br />

dell’alimentazione. L’archivio dati, in effetti, è già stato ufficialmente acquisito<br />

nell’anno 2008 dal Ministero <strong>della</strong> Salute italiano per la discussione e la definizione<br />

del Regolamento CE 628/2008. Un altro aspetto peculiare riguarda la vastità delle<br />

aree di raccolta e l’elevato numero di specie dei funghi identificati. Tali informazioni<br />

sono oggi basilari ma lo saranno ancora di più in futuro quando nuove campagne di<br />

47


accolta dei funghi verranno effettuate. Si potrà allora meglio comprendere se e con<br />

quale peso le attività dell’uomo e i cambiamenti climatici in corso siano in grado di<br />

agire sulla biodiversità dei funghi. Ultimo aspetto, non meno importate, riguarda<br />

l’utilizzo dei valori, riportati in questo volume, come banca dati per numerosi esperti<br />

del campo che potranno così raffrontare e meglio descrivere e valorizzare le loro<br />

indagini. Sono certo che questo libro avrà un giusto riconoscimento e potrà aiutare<br />

i numerosi addetti ai lavori e ricercatori italiani e internazionali a fare un passo in<br />

avanti nel campo <strong>della</strong> micologia.<br />

Leen Hordijk , Direttore dell’Istituto dell’Ambiente e <strong>della</strong> Sostenibilità – Ispra (VA)<br />

Italia<br />

ENIA<br />

La presenza di Enìa tra gli autori del Rapporto Europeo “EUR Report-Elementi chimici<br />

nei funghi superiori” è un fatto che ci onora. Nasce da un antico legame, tramite<br />

il Gruppo Micologico e Naturalistico “Renzo Franchi” di Reggio Emilia, con l’Associazione<br />

Micologica Bresadola-Centro Studi Micologici che già in passato aveva permesso<br />

di sviluppare altre importanti collaborazioni. Può, in effetti, apparire bizzarro<br />

che una “multi-utility” abbia rapporti con soggetti così lontani dal proprio lavoro<br />

quotidiano. In realtà la logica che ci mosse e che ci muove è sempre quella di allargare<br />

il nostro sguardo e cercare di tessere rapporti con i soggetti più interessanti che<br />

un territorio offre e con loro creare occasioni di scambio di conoscenze e di valorizzazione<br />

reciproca. Queste scelte hanno permesso ad Enìa di declinare in modo nuovo<br />

il concetto di “vicinanza territoriale”, trovando a volte come compagni di viaggio<br />

e di scoperta soggetti diversi da quelli più consueti per una società che si occupa<br />

di servizi energetici ed ambientali. Come sempre noi abbiamo messo a disposizione<br />

soprattutto le nostre professionalità e i nostri saperi, in questo caso quelle dei Laboratori<br />

<strong>della</strong> sede di Reggio Emilia. Si è trattato di uno scambio fortunato e di un modo<br />

concreto per sostenere la ricerca in Italia che pone oggi Enìa tra gli autori di uno<br />

strumento unico non solo nel nostro Paese. Permettetemi, poi, un ultimo pensiero non<br />

solo come Presidente di una Azienda, ma anche come micologo, una passione che mi<br />

ha fatto apprezzare ancora di più i risultato presentati in questo libro. Spesso, quando<br />

si pensa agli strumenti per l’innovazione e per la ricerca, l’abitudine ci porta a pensare<br />

a marchingegni modernissimi, complicatissimi, lucenti, a volte freddi, come solo la<br />

tecnica può essere. Eppure a volte basta davvero guardarci intorno per scoprire come<br />

la stessa Natura ci può venire in aiuto. In questo caso dobbiamo ringraziare i funghi,<br />

i “semplici” funghi - i micologi mi perdonino per questa definizione. Questi funghi<br />

ci porgono un aiuto che ci deve fare riflettere e ripensare al nostro rapporto con il<br />

mondo che ci circonda e di cui facciamo parte. Un mondo che sempre più spesso non<br />

conosciamo o non rispettiamo, sprecando, sporcando, dilapidando una ricchezza che<br />

è di tutti. Se la ricerca presentata in questo volume può portarci a riflettere anche su<br />

questo, avremo raggiunto un ulteriore obiettivo e fornito un risultato non banale che<br />

48


va aggiungersi allo straordinario valore di questo Rapporto.<br />

Andrea Allodi, Presidente Enìa Spa – Parma - Italia<br />

Dalla presentazione dell’Istituto Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale<br />

(ISPRA), come peraltro già risultava chiaramente da quanto pubblicato su<br />

Rivista di <strong>Micologia</strong> 2 , appare evidente come il “nostro” EUR Report ha, di fatto,<br />

avuto origine dalla collaborazione, stabilita tramite convenzione nazionale tra ISPRA<br />

e AMB (stipulata nel dicembre 2003, rinnovata nel 2007 e nel 2010) nell’ambito del<br />

Progetto Speciale Funghi di cui può essere a pieno titolo considerato uno dei principali<br />

frutti finora prodotti. Nell’ambito del Progetto Speciale Funghi, infatti, è nata la<br />

proposta alla Comunità Europea di valutare se la ricerca sul contenuto di elementi<br />

chimici nei funghi, date le dimensioni raggiunte e le conoscenze acquisite, potesse<br />

essere di interesse generale. Dall’incontro con il prof. Roberto Cenci è poi partito il<br />

lavoro che è scaturito nell’EUR Report. Abbiamo già più volte scritto dell’importanza<br />

che riveste il Progetto Speciale Funghi, ma vogliamo ancora una volta richiamarne il<br />

significato e le finalità generali: il Progetto, per la prima volta, “mette insieme” varie<br />

competenze, esperienze, punti di vista e conoscenze scientifiche che, come le tessere<br />

di un grande mosaico, potrebbero davvero consentire un salto di qualità di grande<br />

portata per la conoscenza scientifica di questi ancora in gran parte misteriosi esseri<br />

viventi, consentendo di comprendere con maggior profondità l’effettivo ruolo da essi<br />

giocato in natura e di considerarli come protagonisti insostituibili nelle problematiche<br />

inerenti gli equilibri naturali e la biodiversità 3 . Il responsabile e ideatore – animatore<br />

del Progetto Speciale Funghi è il Dr. Carmine Siniscalco del dipartimento Difesa <strong>della</strong><br />

Natura di ISPRA. In maggior dettaglio il Progetto Speciale Funghi ha finora prodotto:<br />

• Una collaborazione che ha permesso di strutturare una serie di temi di ricerca<br />

ai quali collaborano Università, Istituti di Ricerca, Aree Protette, Agenzie<br />

Ambientali, ASL, Comuni, ecc.<br />

• Un ciclo di Seminari mensili (dal 2008) rivolti allo studio degli ecosistemi<br />

sulla base <strong>della</strong> tematica generale “I funghi come indicatori biologici nel monitoraggio<br />

<strong>della</strong> qualità del territorio”.<br />

• Manuali, Rapporti e Linee Guida ISPRA<br />

Il Progetto Speciale Funghi si inserisce nel contesto più generale del Dipartimento<br />

Difesa <strong>della</strong> Natura dell’ISPRA che con lo studio <strong>della</strong> biodiversità presente nel suolo<br />

considera una serie complessa di dati: analisi dei profili; granulometria; acidità (pH);<br />

contenuto in sali minerali, compresi i microelementi; componente organica (eviden-<br />

2 Siniscalco C., C.Jacomini & N.L. Cerioli – 2007: Il progetto Speciale ISPRA (ex APAT) sulla <strong>Micologia</strong><br />

per un’integrazione degli aspetti ambientali con quelli sanitari, in Rivista di <strong>Micologia</strong> N. 4 - 2009,<br />

pag. 369-370<br />

3 Tra le atre cose ci fa evidentemente molto piacere che l’EUR Report esca proprio quest’anno, essendo<br />

stato proclamato dall’ONU il 2010 Anno Internazionale <strong>della</strong> Biodiversità.<br />

49


temente considerando i miceli fungini); macro e micro porosità. Per es., per quanto<br />

riguarda i funghi, dagli studi sta emergendo l’esistenza di specie fungine che con la<br />

semplice loro presenza e quantità (indicata dai carpofori, quelli che volgarmente chiamiamo<br />

funghi) indicano uno squilibrio in corso nell’ecosistema e predicono con un<br />

certo anticipo forme di degrado altrimenti rilevabili 4 . Si tratta di specie che nutrendosi<br />

dei prodotti di scarto di altri funghi (i degradatori primari) indicano un’alterazione<br />

dell’ecosistema che percepiremo solo dopo molto tempo, cioè quando fruttificheranno<br />

i degradatori primari che hanno un ciclo molto lungo. Alcune specie del genere<br />

Mycena (Pers.) Roussel [Mycena rosea (Bull.) Gramberg; Mycena pura (Pers.: Fr.)<br />

P. Kumm.; Mycena pelianthina (Fr.) Quél.; Mycena galericulata (Scop.: Fr.) Gray;<br />

Mycena niveipes (Murrill) Murrill; Mycena polygramma (Bull. : Fr.) Gray; Mycena<br />

amicta (Fr.) Quél.; Mycena flavoalba (Fr.) Quél.] hanno, per caratteristiche legate al<br />

loro ciclo biologico, questa funzione indicatrice. Mycena rosea è risultata essere un<br />

ottimo indicatore di attività di degrado dovute ad agenti fungini primari. Inoltre sulla<br />

componente micologica degli ecosistemi ISPRA sta acquisendo banche dati 5 in modo<br />

che sia possibile abbinare le specie fungine agli habitat secondo la nomenclatura CO-<br />

RINE Biotopes e Natura 2000. Sulla base dei dati disponibili si tratta di costruire elenchi<br />

di specie per ciascun habitat in base alla frequenza delle segnalazioni. Le specie<br />

caratteristiche e differenzianti sono quelle che emergono dal confronto con altri habitat<br />

in base a frequenza e presenza; le specie frequenti sono quelle con elevato numero<br />

di segnalazioni ma presenti anche in altri habitat. Tali specie rappresentano un primo<br />

campionario di elementi di pregio ecologico e di indicatori di qualità ambientale. Un<br />

altro importante aspetto studiato è il ruolo dei funghi micorrizici come indicatori <strong>della</strong><br />

qualità biologica del suolo e <strong>della</strong> salute e sviluppo del binomio pianta-suolo. Si sa che<br />

nelle simbiosi micorriziche gli scambi nutrizionali manifestano il loro effetto positivo<br />

sul metabolismo di entrambi i partners e l’efficienza di tali associazioni varia secondo<br />

una serie di interazioni dinamiche che coinvolgono non solo la pianta e il fungo, ma<br />

anche i fattori ambientali e pedologici e i rapporti che si stabiliscono fra queste variabili.<br />

Per es. Hebeloma crustuliniforme mostra una maggiore efficacia nel mobilizzare<br />

azoto da sostanze proteiche in Betula pendula rispetto ad Amanita muscaria e a Paxillus<br />

involutus. Il Gruppo “R. Franchi” di Reggio Emilia è protagonista dello studio di<br />

un altro importante aspetto che riguarda il binomio “funghi - metalli pesanti” oggetto<br />

di studi intensi negli ultimi venti anni alla ricerca di un nuovo strumento per la bioindicazione<br />

dei suoli. A lungo si è ritenuto che il suolo avesse la capacità di trattenere<br />

le sostanze inquinanti tamponandone gli effetti altrimenti evidenti entro poco tempo.<br />

Si è quindi prestata sempre più attenzione a quei comparti ambientali come l’aria o le<br />

risorse idriche superficiali che reagiscono all’inquinamento antropico ripercuotendosi<br />

sull’ambiente con maggiore immediatezza. Ma bisogna considerare i seguenti aspetti:<br />

4 Pensiamo che i funghi, oltre ad essere il perno su cui ruota la funzionalità degli ecosistemi terrestri,<br />

possano rappresentare anche lo specchio <strong>della</strong> loro salute.<br />

5 Questo è uno degli aspetti più significativi <strong>della</strong> convenzione ISPRA-AMB<br />

50


• La capacità del suolo di accumulare le sostanze inquinanti può effettivamente<br />

impedire l’immediata contaminazione di altri comparti ambientali ma può anche<br />

determinare un improvviso rilascio degli inquinanti una volta raggiunto il limite<br />

di ritenzione.<br />

• La parete cellulare dei funghi nel suolo è a diretto contatto con l’ambiente esterno<br />

ed è in grado di assorbire ed accumulare cationi di metalli pesanti che possono<br />

essere comunque accumulati anche all’interno <strong>della</strong> cellula.<br />

• Queste caratteristiche, pur essendo generali, si presentano in maniera differenziata<br />

a seconda delle varie famiglie e specie fungine; infatti numerosi sono gli studi<br />

compiuti negli ultimi venti anni, particolarmente in Europa, sulla determinazione<br />

dei metalli pesanti nei funghi e i risultati ottenuti evidenziano comportamenti<br />

eterogenei tra specie e specie.<br />

• Nell’ultimo decennio è andato sempre più maturando il convincimento che i risultati<br />

di questi studi necessitino di un affinamento nella loro analisi per addivenire<br />

alla creazione di un termine di confronto che prende il nome di “fungo di riferimento”<br />

(“reference mushroom”) .<br />

Notevoli ed importanti sono i contributi all’EUR Report di altri autori e di varie personalità<br />

del mondo scientifico che ne hanno certamente elevato il livello 6 , ma preferiamo<br />

soffermarci, in base alle nostre più specifiche competenze, su quest’ultimo<br />

concetto del “fungo di riferimento”. Quando il fungo di riferimento sarà messo a<br />

punto per ogni specie, grazie all’ampiezza <strong>della</strong> composizione del campione di base, i<br />

funghi di riferimento di ciascuna specie permetteranno di approfondire la conoscenza<br />

<strong>della</strong> funzionalità fisiologica che le concentrazioni degli elementi chimici nei funghi<br />

possono avere sulla bioindicazione, sulle valutazioni tassonomiche e, non meno importante,<br />

sulla stima dei metalli pesanti che vengono assunti tramite l’alimentazione,<br />

sia dall’uomo, sia dagli altri esseri viventi. I funghi di riferimento costituiranno sicuramente<br />

in un prossimo futuro uno degli strumenti più validi per la valutazione <strong>della</strong><br />

biodiversità del suolo e degli ecosistemi ad esso collegati. In particolare per quanto<br />

riguarda le valutazioni tassonomiche pensiamo che questa proposta possa contribuire,<br />

in analogia e coerenza con quanto sta già avvenendo con le analisi del DNA nei<br />

funghi, che comunque, anch’esse stanno muovendo i primi passi, ad un costruttivo<br />

ripensamento delle basi essenzialmente morfologiche dell’attuale impostazione sia<br />

tassonomica sia sistematica <strong>della</strong> <strong>Micologia</strong>, con l’obiettivo certamente molto ambizioso,<br />

di contribuire a riempire un vuoto molto rumoroso: fino ad ora nella <strong>Micologia</strong><br />

non esiste una definizione del concetto di specie. La proposta che facciamo di una<br />

“tassonomia polifasica” potrebbe essere un primo passo in questa direzione, ma intendiamo<br />

riprendere ed approfondire questa proposta in altra sede 7 .<br />

6 Per ragioni di spazio non possiamo in questa sede fare citazioni, che sono tuttavia tutte considerate nelle<br />

pag. 6-7 dell’EUR Report (Paragrafo “Ringraziamenti”)<br />

7 Dalla presentazione dell’Istituto Cantonale di Microbiologia di Bellinzona, a firma di Orlando Petrini e<br />

51


Per concludere e per dare ai nostri lettori un’informazione la più completa possibile<br />

per una sede come questo opuscolo, pubblichiamo il Riassunto e le Conclusioni<br />

dell’EUR Report.<br />

Riassunto<br />

I funghi in natura sono tra i principali agenti dei cicli biogeochimici, i cicli di materia<br />

ed energia alla base del funzionamento degli ecosistemi. Le informazioni relative alla<br />

biodiversità delle specie fungine italiane e l’utilizzo dei valori di concentrazione di<br />

elementi chimici nei medesimi potrebbero permettere di usare i funghi quali indicatori<br />

biologici <strong>della</strong> qualità di ambienti forestali, boschivi e semi naturali. L’archivio<br />

dati dell’EUR Report raccoglie le concentrazioni, su materiale secco, di 35 elementi<br />

chimici, metalli pesanti compresi, per oltre 9.000 campioni di funghi superiori che<br />

rappresentano circa 200 generi e un migliaio di specie. Il raggiungimento <strong>della</strong> stabilità<br />

statistica dell’archivio ha consentito di definire il concetto di “fungo di riferimento”.<br />

L’uso del “fungo di riferimento” potrebbe essere importante, anche solo come<br />

approccio metodologico, in vari campi <strong>della</strong> ricerca micologica e ambientale; dalla<br />

biodiversità e bioindicazione, alla tassonomia fino all’impatto igienico sanitario. La<br />

vastità di dati riportata potrà essere utilizzata per un raffronto con informazioni che<br />

saranno raccolte in studi futuri. Questi risultati dovrebbero inoltre permettere una<br />

migliore e più esaustiva interpretazione <strong>della</strong> bontà delle norme per la protezione e<br />

salvaguardia dell’ambiente messe in atto per minimizzare o annullare gli effetti dei<br />

cambiamenti climatici in corso e i danni ambientali dovuti all’attività antropica. Gli<br />

studi riguardanti la frequenza e l’ecologia delle varie specie fungine rinvenute sul<br />

territorio nazionale hanno favorito l’abbinamento agli habitat di riferimento in uso<br />

presso i sistemi europei di classificazione (Natura 2000, CORINE Land Cover, CORI-<br />

NE Biotopes ed EUNIS). Sono stati così creati i presupposti per l’utilizzo dei funghi<br />

come indicatori biologici per la valutazione <strong>della</strong> qualità del suolo e degli ecosistemi.<br />

Conclusioni<br />

La bioindicazione permette di valutare tramite l’osservazione di organismi viventi<br />

parte degli effetti causati dall’attività antropica sull’ambiente. L’utilizzo diffuso dei<br />

macromiceti per la bioindicazione è spesso stato ostacolato dalle difficoltà nella sistematica<br />

e tassonomia, dalle incomplete conoscenze del loro metabolismo e fisiologia<br />

e dalla scarsità di dati che riguardano le caratteristiche e la qualità del substrato.<br />

Ulteriori ostacoli alla corretta interpretazione dei dati ambientali sui funghi sono la<br />

scarsa precisione ed accuratezza nel descrivere gli habitat di appartenenza. Questo<br />

EUR Report vuole contribuire ad indicare una metodologia di lavoro e a mostrare<br />

con esempi applicativi concreti quali potrebbero essere le vie da percorrere in<br />

dall’articolo (dello stesso autore) “Tassonomia polifasica: idea rivoluzionaria o vecchio vino in una botte<br />

nuova?” pubblicato sull’opuscolo per la XXXIV <strong>Mostra</strong> Reggiana del Fungo 2009 si possono comunque<br />

cogliere gli aspetti essenziali delle nostre idee.<br />

52


futuro. Il primo aspetto che viene qui evidenziato è la misura delle concentrazioni<br />

delle sostanze chimiche nei carpofori di macromiceti spontanei. Il secondo aspetto<br />

che è stato considerato è quello del “fungo di riferimento”, un argomento già trattato<br />

per altri organismi, ma che in questo caso potrebbe risultare essere un fattore<br />

cardine per cercare di dipanare le problematiche relative alla presenza di elementi<br />

chimici nei carpofori dei macromiceti. Infatti la nostra esperienza si è formata nel<br />

tentativo di superare le difficoltà iniziali di interpretazione, senza alcun parametro<br />

di giudizio, del significato <strong>della</strong> presenza di diversi elementi chimici, metalli pesanti<br />

in particolare, nei funghi. Tale presenza è spesso apparsa sorprendente per gli inaspettati<br />

valori di concentrazione misurati e per le notevoli differenze anche tra specie<br />

tassonomicamente molto vicine. Il terzo aspetto affrontato in questo lavoro è quello<br />

relativo all’abbinamento delle specie fungine agli habitat. Ciò ha permesso di osservare<br />

un’importante biodiversità che potrà venire ulteriormente indagata e utilizzata<br />

in futuri studi anche grazie alle nuove tecnologie e alla codifica ambientale effettuata<br />

mediante il programma CORINE ed il sistema europeo di informazioni sulla natura<br />

EUNIS. Sarà quindi possibile seguire un criterio obiettivo per attribuire il corretto<br />

habitat ai luoghi di crescita dei macromiceti. Speriamo che da queste tematiche possano<br />

svilupparsi nuove idee progettuali e spunti per studi e ricerche che potrebbero<br />

contribuire a sostenere l’utilizzo di questi organismi nelle valutazioni ambientali. Tale<br />

aspetto sarà determinante per tenere conto <strong>della</strong> componente micologica di un ecosistema<br />

terrestre, la quale è sempre più stimata per importanza e rilevanza negli equilibri<br />

ecologici globali. A questo punto pensiamo sia corretto indicare le intenzioni degli<br />

autori di questo lavoro che ambisce non a chiudere ma ad aprire una nuova visione<br />

con nuove prospettive di ricerca scientifica su un mondo, quello dei funghi superiori,<br />

ancora troppo poco conosciuto e troppo spesso sottovalutato. Oltre a voler rendere<br />

disponibile a chiunque una massa di dati, che riteniamo senza precedenti e che, già<br />

di per sé, costituisce un contributo originale alla documentazione <strong>della</strong> biodiversità<br />

fungina, si sono voluti soprattutto indicare una metodologia di lavoro ed alcuni<br />

esempi di applicazioni pratiche che potranno essere utilizzati per produrre nuove ricerche<br />

in questo settore. Per dare solo un’indicazione siamo convinti ad esempio che<br />

la ricerca tassonomica debba basarsi su un approccio polifasico che comprenda la<br />

raccolta e l’analisi di dati morfologici macro e microscopici, fisiologici, biochimici;<br />

dovrebbe essere presa in considerazione la definizione più esatta possibile degli habitat<br />

di crescita ed anche la misura delle concentrazioni di diverse sostanze chimiche e<br />

caratteristiche molecolari. Non ultima rimane l’intenzione e la speranza che il nostro<br />

lavoro possa essere utile a tutti coloro che hanno a livelli più diversi responsabilità<br />

politiche ed amministrative di gestione dei territori, in particolare quelli montani, e<br />

nell’utilizzo dei funghi in campo alimentare.<br />

*** *** ***<br />

Chi fosse interessato ad avere l’EUR Report si può rivolgere al Prof. Roberto Cen-<br />

53


ci (e-mail: roberto.cenci@jrc.ec.europa.eu). Al volume “cartaceo” è allegato un CD<br />

contenente:<br />

• Copia in formato PDF del volume stesso<br />

• Indicazione delle località di campionamento dei funghi e dei suoli<br />

• I dati analitici (ca 300.000) riguardanti la totalità dei campioni (ca 10.000) di<br />

funghi e di suoli analizzati<br />

• La statistica descrittiva per tutti i generi e le specie analizzati<br />

• Le mappe che illustrano la distribuzione delle concentrazioni degli elementi<br />

inorganici nei funghi<br />

• Le mappe che illustrano la distribuzione delle concentrazioni degli elementi<br />

inorganici nei suoli<br />

Inoltre l’intero EUR Report (composto da circa 2.500 pagine e non contenente<br />

ancora le coordinate geografiche dei funghi studiati che verranno<br />

messe sullo stesso sito in un secondo momento) è scaricabile dal sito <strong>della</strong> Comunità<br />

Europea all’indirizzo: http://eusoils.jrc.ec.europa.eu/ESDB_Archive/eusoils_docs/<br />

doc_other.html<br />

54


I LIBRI PUBBLICATI DA NOI O DAI NOSTRI SOCI<br />

L’opera è il punto di arrivo di due micologi<br />

formatisi all’interno dell’A.M.B., A. Montecchi<br />

e M. Sarasini, con personalità molto diverse ma<br />

entrambi dediti da numerosi anni allo studio dei<br />

funghi ipogei.<br />

Prezzi di cessione<br />

Soci A.M.B.: per l’Italia € 70,00<br />

Non soci A.M.B.: per l’Italia € 95,00<br />

Estero: idem, più spese di spedizione<br />

Il volume rilegato di 528 pag. contiene 290 fotocolor e 343<br />

micrografie eseguiti dagli Autori, 21 tavole a colori eseguite<br />

da E. Rebaudengo e F. Boccardo. Chiavi di determinazione<br />

in inglese, italiano, francese e tedesco.<br />

Prezzo 56,00 Euro.<br />

55<br />

I volumi del “Dizionario dei nomi volgari e dialettali<br />

dei funghi in Italia e nel Canton Ticino” corredati o<br />

no da un CD contenente anche i primi aggiornamenti<br />

rispetto la stampa sono disponibili presso il nostro<br />

Gruppo (Gruppo Micologico e Naturalistico “R.<br />

Franchi” Via Amendola 2 42100 Reggio E.- e-mail:<br />

gr.mic.nat@comune.re.it alle seguenti condizioni:<br />

Volume Volume +CD<br />

13€ 15€<br />

Ai soci del Gruppo “R. Franchi” e quanti ne ordinino<br />

almeno 10 copie<br />

10,50€ 12€<br />

Le eventuali spese di spedizione sono in aggiunta<br />

120 ricette sui funghi in 3 volumetti<br />

in vendita a 1 € l’uno


PARASolA AuRiCoMA,<br />

UNA SPECIE BELLA E INTERESSANTE<br />

Giovanni Consiglio<br />

Via C. Ronzani, 61 – 40033 Casalecchio di Reno (BO)<br />

Ledo Setti<br />

Via C. Pavese, 1 – 46029 Suzzara (MN)<br />

Riassunto<br />

Nel presente lavoro vengono forniti una descrizione dettagliata, fotografie a colori in<br />

habitat e micrografie a colori di Parasola auricoma, ritrovata all’interno di un parco<br />

in provincia di Mantova.<br />

Introduzione<br />

Molto spesso si è portati alla ricerca di funghi da studiare in zone montuose o al massimo<br />

collinari, come se queste fossero le uniche zone di crescita di miceti interessanti.<br />

Ebbene, possiamo assicurare a coloro che non hanno molto tempo disponibile, che sono<br />

molti i parchi o i giardini cittadini, dove è possibile incontrare specie fungine degne di<br />

rispetto e, a volte, anche piuttosto rare. Il fungo qui descritto non è raro, ma crediamo<br />

sia piuttosto carino e interessante anche per la possibile confusione con alcune specie<br />

simili. Il ritrovamento è avvenuto all’interno del Parco dell’Istituto Tecnico Agrario<br />

di Palidano, facente parte di Villa Strozzi. Questo parco, risalente al 1800, è stato costruito<br />

secondo i canoni del parco all’inglese dalla famiglia Strozzi. All’interno vi si<br />

possono incontrare gruppi di alberi e arbusti, sia autoctoni che esotici, lasciati crescere<br />

liberamente e collegati tra loro da piccoli sentieri. L’estensione <strong>della</strong> parte storica è di<br />

circa 30.000 m 2 e quella di recente impianto di circa 19.000 m 2 . Assieme agli alberi,<br />

vi hanno trovato rifugio insetti rari come il Cervo volante e vi nidificano uccelli come<br />

il Picchio rosso. Il ritrovamento è avvenuto il 21 Aprile 2010 in una piccola radura,<br />

su suolo molto umido, poco ricco di humus in prossimità di diversi tipi di latifoglie.<br />

Materiali e metodi<br />

I caratteri macroscopici sono stati rilevati su materiale fresco, quelli microscopici su<br />

materiale essiccato. Le analisi microscopiche sono state effettuate con un microscopio<br />

Zeiss Axioscope 40 e le micrografie effettuate con una fotocamera Nikon Coolpix 4500.<br />

Il materiale secco è stato reidratato con una soluzione di KOH al 3 %, lavato con acqua<br />

e colorato con rosso Congo in acqua. Il montaggio è stato effettuato in tampone alla<br />

glicerina L4. Le osservazioni sono state fatte utilizzando sia la tecnica del contrasto di<br />

fase che quella del contrasto interferenziale. Le dimensioni degli elementi microscopici<br />

56


sono state ricavate dalle misure di almeno 32 unità in vista frontale e 32 unità in vista<br />

laterale. Il valore degli altri elementi è stato valutato su un numero minimo di 5 misure.<br />

Le abbreviazioni dei nomi degli autori sono state tratte da KirK & ansell (2003).<br />

Parasola auricoma (Pat.) Redhead, Vilgalys & Hopple 2001<br />

[Basionimo: Coprinus auricomus Pat. 1886, Tabl. analyt. Fung. France (Paris): 200]<br />

Posizione sistematica: Regno Fungi; Divisione Basidiomycota R.T. Moore 1980;<br />

Sottodivisione Agaricomycotina Doweld 2001; Classe Agaricomycetes Doweld 2001;<br />

Ordine Agaricales Underw. 1899; Famiglia Psathyrellaceae Vilgalys, Moncalvo &<br />

Redhead 2001; Genere Parasola Redhead, Vilgalys & Hopple 2001.<br />

Etimologia: aurìcoma deriva dai sostantivi latini àurum e còma e significa, letteralmente,<br />

“dalla capigliatura dorata”.<br />

Cappello: la forma del cappello risulta piuttosto variabile come, d’altronde, le sue<br />

dimensioni. Nei giovani basidiomi esso misura circa 30 x 8-10 mm, ha forma conica,<br />

ellissoidale, ogivale, col bordo striato per un lungo tratto, la superficie leggermente<br />

vischiosa, di colore bruno dattero fino al bordo dove risulta leggermente più chiara<br />

fino al biancastro. Gli esemplari maturi si presentano con un cappello espanso, piano,<br />

con leggero umbone ottuso, con bordo molto striato, plissettato per la quasi totalità del<br />

raggio; la superficie risulta leggermente lubrificata, di colore bruno dattero al centro,<br />

ocra-grigiastro nelle altre parti e biancastro all’interno delle zone di collegamento tra<br />

una lamella e l’altra.<br />

lamelle: sublibere, mediamente fitte, con numerose lamellule, biancastre negli esemplari<br />

immaturi, grigio-nerastre a maturità, con filo sterile, grigio-biancastro.<br />

Gambo: 100 x 4 -5 mm, biancastro, glabro, cilindrico, con base leggermente allargata,<br />

liscio.<br />

Carne: poco consistente, di colore brunastro, senza odore significativo.<br />

Spore: 11,2-13,2 × 6,6 vl -7,4 vl × 7,4 vf -8,3 vf µm, Q vl = 1,72-1,88, Q vf = 1,43-1,68, da<br />

lungamente ellissoidali a oblunghe, spesso rastremate nella zona apicale e con base<br />

allargata, di forma leggermente triangolare con angoli arrotondati viste di fronte (v f),<br />

leggermente amigdaliformi viste di profilo (v l), con poro germinativo centrale, con<br />

contenuto opaco granuliforme, lisce, di colore bruno molto scuro in L4.<br />

Basidi: 25-30 × 12-14 µm, tetrasporici, raramente bisporici, largamente clavati, con<br />

sterigmi lunghi fino a 5 µm.<br />

Trama lamellare: irregolare, costituita da ife subglobose, larghe fino a 30 µm, ialine<br />

in L4.<br />

Cheilocistidi: 47-105 × 18-44 µm, largamente lageniformi, clavati, spesso con cristalli<br />

giallastri rifrangenti, ricoprenti per intero l’orlo <strong>della</strong> lamella. Sono state riscontrate<br />

numerose formazioni cristalline giallastre rifrangenti.<br />

57


Pleurocistidi: 39-74 × 22-30 µm, radi, otriformi, simili ai cheilocistidi.<br />

Rivestimento pileico: formato da cellule otriformi disposte in imenoderma, larghe fino<br />

a 14 µm, non gelatinizzate, lisce, con pigmento intracellulare di colore crema più o<br />

meno chiaro; ife <strong>della</strong> trama subglobose, larghe fino a 15 µm. Al centro del cappello<br />

sono state riscontrate rare cellule piliformi, lunghe fino a 200 µm, a parete spessa,<br />

leggermente allargate alla base e di colore bruno-arancione.<br />

Giunti a fibbia: presenti e facilmente visibili solo nelle ife cilindriche e sottili del<br />

basidioma.<br />

Materiale studiato: Gorgognano (Bologna), 4.05.1995, nella terra nuda, sabbiosa, di un<br />

sentiero, leg. G. Consiglio, G. Spisni & B. Tonelli, E.C. n. 95012; Fondovalle Savena<br />

(Bologna), 28.04.1996, su terreno, in una radura erbosa, leg. G. Consiglio & G. Spisni,<br />

E.C. n. 96007; Palidano (Mantova), Villa Strozzi, Parco dell’Istituto Tecnico Agrario,<br />

su terreno nudo, 21.04.2010, leg. L. Setti, Erbario Setti.<br />

Osservazioni<br />

Nel disegno sistematico del Genere Coprinus Pers. : Fr. di ulJé & Bas (1988), la Sezione<br />

Pseudocoprinus (Kühner) P.D. Orton & Watling è divisa nelle tre Sottosezioni<br />

Setulosi J.E. Lange, Glabri J.E. Lange e Auricomi Singer. Alla Sottosezione Setulosi<br />

appartengono specie con gambo e cappello dotati di setulae. La Sottosezione Glabri<br />

comprende specie con gambo e cappello glabri e spore con poro germinativo eccentrico.<br />

Alla Sottosezione Auricomi sono ascritte specie con gambo glabro ma con cappello che<br />

al microscopio evidenzia lunghi peli bruni sparsi e spore con poro germinativo centrale.<br />

Quest’ultima Sottosezione contiene la sola specie C. auricomus Pat.<br />

Gli studi molecolari di hoPPle & VilGalys (1994, 1999) e di ParK et al. (1999) hanno<br />

dimostrato che il Genere Coprinus s.s., assegnato alla Famiglia Agaricaceae Chevall.,<br />

comprende le sole specie <strong>della</strong> Sottosezione Coprinus <strong>della</strong> Sezione Coprinus, cioè<br />

quelle dotate di cappello squamoso, lamelle di colore rosa prima <strong>della</strong> deliquescenza,<br />

annulus basale e gambo bulboso. Tutte le altre specie dell’antico Genere Coprinus sono<br />

state distribuite nei tre Generi Coprinellus P. Karst., Coprinopsis P. Karst. e Parasola<br />

e appartengono alla Famiglia Psathyrellaceae.<br />

Il Genere Parasola comprende specie non deliquescenti, con una pileipellis in imenoderma,<br />

prive di velo e di pileocistidi e dotate al massimo di lunghe setae. Sulla base di<br />

questa delimitazione tassonomica il “vecchio” Coprinus auricomus è stato ricombinato<br />

in Parasola auricoma.<br />

Fra le specie macroscopicamente simili a P. auricoma ma prive di peli al centro del<br />

cappello, ricordiamo Coprinus leiocephalus P.D. Orton che presenta spore leggermente<br />

più corte e di forma romboidale; Coprinus plicatilis (Curt. : Fr.) Fr. e Coprinus schroeteri<br />

P. Karst. con spore angolose, leggermente più larghe; Coprinus megaspermus P.D.<br />

Orton con spore simili come forma, ma di dimensioni maggiori (ulJé, 2005).<br />

58


Ringraziamenti:<br />

Ringraziamo sentitamente il Professor Truzzi, insegnante dell’Istituto Tecnico Agrario<br />

di Palidano, per i permessi di ricerca e l’interesse dimostrato per il censimento <strong>della</strong><br />

flora micologica del Parco.<br />

Riferimenti bibliografici consultati<br />

BreitenBach J. & F. Kränzlin F. - 1995: Champignons de Suisse. Tome 4. Ed. Mykologia.<br />

Lucerna: 226.<br />

consiGlio G. - 1999: Contributo alla conoscenza dei Macromiceti dell’Emilia-Romagna.<br />

XVI. Genere Coprinus. Bollettino del Gruppo Micologico G. Bresadola di Trento. 42<br />

(3): 183-192.<br />

consiGlio G. & c. PaPetti - 2005: Atlante illustrato dei Funghi d’Italia. Vol. 2. Seconda<br />

ristampa. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici. Trento: 810.<br />

hoPPle Jr. J.s. & r. VilGalys - 1994: Phylogenetic relationship among coprinoid taxa<br />

and allies based on data from restriction site mapping of nuclear rDNA. Mycologia<br />

86: 96-107.<br />

hoPPle Jr. J.s. & r. VilGalys - 1999: Phylogenetic relationships in the mushroom genus<br />

Coprinus and dark-spored allies based on sequence data from the nuclear gene coding<br />

for the large ribosomal subunit RNA: divergent domains, outgroups and monophyly.<br />

Mol. Phylogenetics & Evol. 13: 1-19.<br />

Foto 1 : Parasola auricoma in habitat (foto Giovanni Consiglio)<br />

59


KirK, P.m. & a.e. ansell - 1992. Authors of fungal names. Index of fungi supplement.<br />

International Mycological Institute. C.A.B. International.<br />

KirK P.m., P.F. cannon, d.w. minter & J.a. stalPers - 2008: Ainsworth & Bisby’s<br />

Dictionary of the Fungi. CABI International. Wallingford, Oxon. UK: 771 pp.<br />

moser m. - 1986: Guida alla determinazione dei funghi vol. 1° - Polyporales, Boletales,<br />

Agaricales, Russulales. Saturnia. Trento: 281.<br />

orton P.d. & r. watlinG - 1979: Coprinaceae Part 1. Coprinus. British Fungus<br />

Flora. Agarics and Boleti. 2. Her Majesty’s Stationery Office. Edinburgh. UK: 150 pp.<br />

ParK d.s., s.J. Go, y.s. Kim, s.J. seoK, J.c. ryu & J.m. sunG - 1999: Phylogenetic<br />

relationships of Genera Coprinus and Psathyrella on the basis of ITS region sequences.<br />

Korean J. Mycol. 27 (4): 274-279.<br />

roux P. - 2006: Mille et un champignons. Édition Roux. Sainte-Sigolène: 1084.<br />

ulJé c.B. & c. Bas - 1988: Studies in Coprinus-I. Subsections Auricomi and Glabri<br />

of Coprinus section Pseudocoprinus. Persoonia 13 (4): 433-448.<br />

ulJé c.B. - 2005: Genus Coprinus. Flora Agaricina Neerlandica. Vol. 6. Eds. Nordeloos<br />

M.E., T.W. Kuyper & E.C. Vellinga. Taylor & Francis. Boca Raton. U.S.A.: 22-109.<br />

Vesterholt J. - 2008: Coprinus Pers. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid<br />

genera. Eds. Knudsen H. & J. Vesterholt: 532-533; 558-586.<br />

Vizzini a. - 2001: Una rara specie del Parco del Valentino (Torino): Coprinopsis<br />

strossmayeri. Bollettino del Gruppo Micologico G. Bresadola di Trento. 44 (1): 4-12.<br />

Foto 2 : Parasola auricoma carpofori immaturi (foto Ledo Setti)<br />

60


Foto 3 : Parasola auricoma cheilocistidi, spore (foto Ledo Setti)<br />

Foto 4 : Parasola auricoma peli epicutis (foto Ledo Setti)<br />

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FRUTTA ANTICA<br />

9° Contributo<br />

Elia Canovi<br />

Via Gorizia, 42 - 42124 Reggio Emilia e-mail: ecanovi@tin.it<br />

Amer Montecchi<br />

Via Diaz, 11 – 42019 Scandiano (RE) e-mail: amermontecchi@alice.it<br />

Gualberto Valentini<br />

Via dell’Eco, 15 – 42019 Scandiano (RE) e-mail: berto.valentini@teletu.it<br />

Nelle precedenti esposizioni di frutta antica abbiamo avuto occasione di sottolineare<br />

il fatto che ogni frutto selvatico porta il nome dato dallo scopritore e con tale nome<br />

lo stesso frutto è riconosciuto in tutto il mondo. Diverso è il metodo seguito per le<br />

innumerevoli varietà di frutti (circa un migliaio) ottenuti dall’uomo attraverso selezioni<br />

ed innesti: i nomi di questi ultimi sono legati a diversi fattori, a volte riferiti ai luoghi<br />

dove sono stati creati, all’innestatore che ha raggiunto la particolare varietà e non<br />

ultimo al periodo di maturazione. Abbiamo anche ricordato che tale metodo è stato<br />

particolarmente seguito nella designazione delle varietà di mele per cui troviamo –<br />

solo per citare qualche esempio - la mela agostana, la mela tinella gialla d’Abruzzo, la<br />

mela annurca <strong>della</strong> Campania, la mela rosa mantovana ecc.<br />

Lo stesso metodo è stato seguito anche per le diverse varietà di pere e nel gruppo di<br />

quelle a maturazione estiva troviamo addirittura tre varietà che portano il nome di<br />

Pera di Santa Maria, ma presentano caratteristiche organolettiche diverse così come<br />

sono diverse le loro morfologie ed il periodo di maturazione. La spiegazione a questa<br />

omonimia deve essere ricercata nel fatto che da luogo a luogo la ricorrenza <strong>della</strong><br />

festa di Santa Maria è fissata in modo diverso e la maturazione di questa pera è in<br />

funzione delle diverse quote altitudinali e quindi in tempi diversi, ma pur sempre<br />

in corrispondenza <strong>della</strong> ricorrenza religiosa a Santa Maria. Sfogliando un vecchio<br />

calendario abbiamo potuto verificare che nel periodo estivo tali ricorrenze sono<br />

almeno sette ed iniziano nella prima decade di luglio e terminano nella seconda<br />

decade di settembre.<br />

Dedichiamo il presente contributo alla presentazione di quattro antiche varietà di pere<br />

tuttora presenti sul nostro territorio provinciale.<br />

Pera madernassa<br />

Antica varietà tuttora coltivata e commercializzata in diverse regioni del nord<br />

Italia, in modo particolare nel cuneese ed albese. Il suo nome è legato alla località<br />

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Pera madernassa<br />

Madernassa (Vezza d’Alba) dove sembra sia stato effettuato il primo innesto.<br />

Di buona qualità organolettica può essere consumata cruda a completa maturazione,<br />

ma per la sua durezza e serbevolezza risulta particolarmente adatta per la cottura in<br />

forno e consumata ricoperta di cioccolato.<br />

La raccolta avviene nella prima decade di settembre e la sua durata in fruttaio arriva<br />

sino a fine dicembre.<br />

Frutto di medie dimensioni – 6/8 centimetri – presenta una polpa biancastra, croccante,<br />

leggermente profumata e con sapore dolce; buccia sottile e dura con fondo verde<br />

scuro tendente al giallo quando è più matura con zone più o meno ampie di ruggine o<br />

riflessi rossicci.<br />

Nella nostra provincia si è potuto osservarne una sola pianta di almeno 150 annia, ma<br />

ancora in ottima salute, in località Benale di Viano.<br />

Pera ducale<br />

Varietà di pera abbastanza diffusa nella media montagna del parmense, in modo<br />

particolare nelle località di Tiedoli, Borgotaro e Bedonia. In provincia di Reggio<br />

Emilia sono state osservate due piante in località Carrù di Villaminozzo.<br />

Piante da frutto che non raggiungono grosse dimensioni, prediligono terreni poco<br />

profondi e per la fragilità dei rami sono sogette a facili modifiche <strong>della</strong> chioma in<br />

caso di pesanti nevicate.<br />

Il frutto è di grossezza medio-grande di forma tondeggiante e ricorda quella <strong>della</strong><br />

nota Pera Decana, con la differenza che la Ducale ha il picciolo molto più lungo. La<br />

buccia si presenta di colore verdastro e con l’avvicinarsi <strong>della</strong> maturazione diventa<br />

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Pera ducale<br />

giallognola con tonalità rossiccio scuro e rugginoso.<br />

La polpa è bianca, asprigna sino a metà maturazione per poi divenire croccante con<br />

sugo abbondante e dolce con pochissimi granuli a maturità completa, assimilabile alle<br />

più note varietà di Pera Butirra. Per queste peculiarità può essere consumata sia cruda<br />

che cotta.<br />

La sua maturazione avviene nella prima decade di ottobre e la durata in fruttaio non<br />

va oltre i due mesi.<br />

Abbiamo potuto osservare che anche in assenza di trattamenti antiparassitari e<br />

crittogamici sia il fogliame che i frutti si sviluppano in modo rigoglioso e copioso.<br />

Pera noce<br />

E’ questa una varietà di pera tipicamente autunnale: essa infatti arriva a maturazione<br />

a fine ottobre.<br />

I suoi frutti possono essere consumati solo se ben cotti e sono considerati di scarsa<br />

qualità dal momento che la polpa contiene grossi e fastidiosi granuli. Al pari <strong>della</strong><br />

varietà Pera Aval veniva lessata assieme alle castagne e per questo specifico motivo,<br />

oltre ad essere la varietà più tardiva da poter consumare, un tempo era abbastanza<br />

diffusa.<br />

Presenta frutti delle dimensioni non superiori ai 5-6 centimetri la cui forma ricorda<br />

quello <strong>della</strong> noce (da qui il nome), con buccia verdastra e rugginosa anche a<br />

maturazione e polpa che decorre fin lungo il picciolo.<br />

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Pera noce<br />

Per quanto ci è dato sapere nella nostra provincia è presente una sola pianta di circa<br />

150 anni ed in precarie condizioni in località Cà Schiavino nel Comune di Viano,<br />

segnalataci dall’amico e collaboratore Gattamelati Angelo Romano.<br />

Pera di Santa Maria<br />

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Pera di Santa Maria<br />

Tenuto conto di quanto espresso nell’introduzione, descriviamo qui di seguito una<br />

delle varietà di pere (la seconda) che lega il suo nome a Santa Maria. Essa è ricompresa<br />

nel gruppo di pere a maturazione estiva e quindi poco adatta alla conservazione.<br />

I frutti di forma allungata raggiungono i 6-7 centimetri con la buccia che assume un<br />

bel giallo oro a maturazione, con una polpa bianco-avorio, sugosa, dal gusto delicato<br />

e aroma che ricorda l’uva moscato. Vengono consumati sia crudi che cotti ed attaccati<br />

da vespe e calabroni.<br />

Arriva a completa maturazione fra la seconda e terza decade di agosto.<br />

Nella nostra Provincia risultano presenti alcune piante e quella che presentiamo in<br />

foto ha una età di un centinaio d’anni, in buona vigoria e puntuale produzione: si trova<br />

in località Onfiano in Comune di Carpineti, segnalataci dalla signora Virginia Ugoletti<br />

ivi residente sin da bambina.<br />

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AMAniTA dRyoPHilA e PezizA flAvidA,<br />

due interessanti specie<br />

ritrovate a Spianzagna (RE)<br />

Claudio Orlandini<br />

Via Parigi, 39/B - 41012 Carpi (MO)<br />

e-mail: claudio.orlandini@fastwebnet.it<br />

Riassunto<br />

Vengono riportati i ritrovamenti di Amanita dryophila Consiglio & Contu e Peziza<br />

flavida (W. Phillips) M.M. Moser ex D.C. Pant, con descrizioni, fotografie in habitat e<br />

micrografie dei principali caratteri microscopici.<br />

Introduzione<br />

Spianzagna è una località in comune di Baiso in provincia di Reggio Emilia, situata sulle<br />

prime colline, nella quale trascorro tutti i fine settimana. Situata a una altezza di 390 m<br />

s.l.m., è circondata da campi coltivati a erba e da boschetti di querce con presenza di pini<br />

e carpini. Il terreno calcareo e arido, l’esposizione assolata e scoscesa, rendono questo<br />

ambiente quasi un calanco, non molto favorevole alla crescita di specie fungine a eccezione<br />

dei periodi particolarmente piovosi, come la primavera di quest’anno o qualche<br />

breve momento verso l’autunno inoltrato. Nonostante ciò qualche incontro con specie<br />

interessanti avviene, per lo più in modo casuale, visto il poco tempo che dedico alla ricerca<br />

in campo o forse grazie alla passione che porta a osservare in modo minuzioso anche un<br />

pezzetto di legno come è avvenuto per Peziza flavida trovata mentre toglievo rami da<br />

una catasta di legna umida che volevo mettere ad asciugare per il camino. Il ritrovamento<br />

di Amanita dryophila è stato fatto da un amico mentre addestrava un cagnolino a tartufi<br />

nell’immediata vicinanza dell’area cortiliva.<br />

Materiali e metodi<br />

L’analisi microscopica su Peziza flavida è stata eseguita sul fresco, mentre per Amanita<br />

dryophila è stata effettuata su campioni essiccati, fatti rinvenire con acqua o KOH 3%<br />

e, dopo lavaggio con acqua, colorati con rosso Congo anionico e lavati brevemente una<br />

seconda volta con acqua. Come liquido di montaggio dei campioni colorati con rosso<br />

Congo è stato utilizzato il tampone alla glicerina L4. Il reattivo di Melzer è stato utilizzato<br />

per la prova dell’amiloidia sulle spore di A. dryophila e sugli aschi di P. flavida oltre che<br />

per il relativo montaggio dei vetrini. È stato utilizzato un microscopio Zeiss Scope A1,<br />

dotato di ottiche N-Acroplan, sia in campo chiaro che in contrasto di fase. Per le micrografie<br />

è stata utilizzata una macchina fotografica Canon G9. Le misurazioni sono state<br />

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effettuate manualmente, con scala graduata e tarata, utilizzando due gruppi di 32 spore<br />

in vista laterale e frontale: per ognuno degli altri elementi sono state fatte 5 misurazioni.<br />

Amanita dryophila Consiglio & Contu 1999, Persoonia 17 (2): 287-289<br />

Genere Amanita Pers.; Sottogenere Amanita, Sezione Vaginatae (Fr.) Quél.; Sottosezione<br />

Ovigerae (Singer) Contu; Serie Biovigera Contu.<br />

Foto 1 : Amanita Dryophila in habitat foto Claudio Orlandini<br />

Descrizione <strong>della</strong> raccolta<br />

Cappello: 5-12 cm, all’inizio convesso, poi piano-convesso, non completamente disteso<br />

nemmeno da maturo, con evidenti avvallamenti e gobbette irregolari, umbone non<br />

evidente, presenza di residui di velo generale a placche, anche importanti, di colore<br />

biancastro, friabili e facilmente asportabili, di colore brunastro-ocraceo con sfumature<br />

giallastro-bronzate, con aspetto lubrificato. Il bordo è striato per oltre 1 cm.<br />

lamelle: libere al gambo, piuttosto fitte, con lamellule che arrivano oltre la metà del diametro<br />

del cappello, un po’ grasse, con filo leggermente crenulato, bianche, senza macchie.<br />

Gambo: 5-9,5 × 0,5-2,5 cm, cilindrico, leggermente dilatato alla base, infisso nel terreno<br />

per un terzo <strong>della</strong> lunghezza, corrugato, bianco, con screziature appena accennate ancora<br />

candide.<br />

volva: friabile, ridotta a brandelli, bianca o biancastra con sfumature ocra soprattutto<br />

alla base.<br />

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Carne: soda ma non tenace, si sbriciola con una certa facilità alla pressione, bianca,<br />

leggermente ocracea alla base del gambo, senza odori significativi, sapore dolciastro.<br />

Habitat: il ritrovamento è avvenuto a primavera inoltrata, il 22-05-2010 in località<br />

Spianzagna (RE) GPS 32T0628601 – 4931874, alt. 389, su terreno nudo, due metri oltre<br />

il bordo del bosco costituito da querce e carpini. Erano presenti sette esemplari in diversi<br />

stadi di sviluppo. Legit Andrea Gatti.<br />

Microscopia<br />

Spore: ellissoidali, 10,4-12,5 x 7,6-8,9 µm, Qm 1,38, Vm 417 µm 3 , lisce, ialine in acqua,<br />

con un apicolo pronunciato e vistoso.<br />

Basidi: 40-55 x 12-14 µm, tetrasporici, clavati. Lo strato subimeniale è costituito da ife<br />

intrecciate larghe 2-4 µm con elementi allungati; alcune presentano qualche rigonfiamento.<br />

Le cellule marginali sono di vari tipi, alcune rotondeggianti con elementi sferici<br />

o piriformi di 20-45 × 18-35 µm, altre allungate, claviformi o cilindracee di 40-58 ×<br />

12-20 µm; sono collegate alle cellule subimeniali tramite una ifa sottile, 2-3 µm, o da<br />

una catenella di 3-4 cellule allargate progressivamente a partire dal basso.<br />

Foto 2: Amanita dryophila, cellule marginali (foto Claudio Orlandini)<br />

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Foto 3: Amanita dryophila, velo generale (foto Claudio Orlandini)<br />

Foto 4: Amanita dryophila, spore (foto Claudio Orlandini)<br />

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Pileipellis: formata da una ixocutis di ife confusamente intrecciate con elementi sollevati,<br />

di dimensioni variabili, larghe 2-6 µm, immerse in uno strato di gel, con alcune zone di<br />

transizione verso un ixotrichoderma; alcune ife sono dilatate.<br />

Subcutis: costituita da ife più grandi fino a 8 µm, con parete sottile, anch’esse con elementi<br />

allungati e alcuni rigonfi. Il velo generale è di tipo misto e comprende ife filamentose<br />

mescolate a ife globose, confusamente intrecciate. Queste ultime sono più numerose<br />

nella parte interna del velo mentre risultano più rarefatte verso l’esterno.<br />

I giunti a fibbia non sono stati osservati in nessuna delle parti esaminate.<br />

Osservazioni<br />

Per la determinazione di questa specie è stata seguita la chiave di contu (2000b) secondo<br />

la quale, per le spore allungate con un Q compreso tra 1,2 e 1,5, Amanita dryophila<br />

appartiene alla Sottosezione Ovigerae (Singer) Contu, mentre per la volva friabile viene<br />

inclusa nella Serie Biovigera Contu. L’assenza dei giunti a fibbia alla base dei basidi<br />

separa questa specie dalla vicina Amanita oblongispora Tulloss & Contu, molto simile<br />

e con la stessa ecologia. Nella stessa Serie abbiamo anche Amanita biovigera Singer<br />

con la volva a tonalità grigiastre e legata a conifere, e Amanita pini Neville & Poumarat,<br />

specie di recente descrizione pure associata a conifere, soprattutto Pinus sylvestris. Altra<br />

entità confondibile è Amanita simulans Contu, che differisce per le tonalità più grigiastre,<br />

l’ecologia differente (sembra legata principalmente a Populus) e per le spore subglobose.<br />

Lo studio di questa raccolta non ha posto problemi per il suo inserimento nella Sottosezione<br />

Ovigerae ma per la determinazione <strong>della</strong> specie mi hanno inizialmente tratto in<br />

inganno le dimensioni sporali, più vicine a quelle di Amanita oblongispora. Questo fatto<br />

mi ha portato a una ricerca accurata dei giunti a fibbia di cui quest’ultima è dotata e che<br />

poi non ho trovato, nonostante i moltissimi vetrini fatti. A questo punto è subentrata la<br />

convinzione che si potesse trattare di Amanita dryophila. A rafforzare questa convinzione<br />

ha contribuito il lavoro di neVille & Poumarat (2009) che per alcune Amanita di questo<br />

gruppo documenta dimensioni sporali su raccolte <strong>della</strong> stessa specie, molto variabili, che<br />

si discostano anche di 4 decimi dal Qm. Anche nella raccolta studiata viene confermata<br />

questa situazione con la presenza nello stesso basidioma di spore molto variabili tra<br />

loro, da subglobose a ellissoidali molto allungate. La mia raccolta, messa a confronto<br />

con la descrizione del typus (consiGlio & contu, 1999), presenta qualche differenza<br />

in alcuni caratteri macroscopici come la taglia meno slanciata e più tozza, forse dovuta<br />

alle condizioni ambientali di crescita primaverile con umidità abbondante e temperature<br />

molto elevate presenti al momento del ritrovamento. Lo sviluppo di alcuni basidiomi non<br />

ancora ultimato ha influenzato, a mio parere, sia la colorazione del cappello, che nella<br />

mia raccolta risulta con tonalità meno brunastre e con riflessi bronzeo-olivastri rispetto<br />

a quelle <strong>della</strong> fotografia a colori <strong>della</strong> raccolta tipo, sia quella del gambo, interamente<br />

bianco, dove non sono ancora visibili le bande nocciola-arancioni descritte nel typus.<br />

Lo stesso contu (2000a) nella chiave per la determinazione delle Amanita trovate in<br />

Sardegna, per Amanita dryophila ammette la colorazione del gambo completamente<br />

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Foto 5 : Peziza flavida in habitat (foto Claudio Orlandini)<br />

bianca, dicendo: “da bianco a screziato da bande concolori” così come gli autori <strong>della</strong><br />

specie che nella descrizione originale parlano di “Stipes … cylindraceus, albus, aurantio<br />

vel avellaneo colore variegatus, exannulatus”. Queste considerazioni, a mio avviso,<br />

sono sufficienti per ritenere la raccolta studiata rientrante nella variabilità accettata per<br />

la specie. La crescita avvenuta a pochi metri da casa potrebbe favorire il ritrovamento di<br />

altre raccolte che saranno sicuramente utili per effettuare ulteriori controlli. Gli exsiccata<br />

sono conservati nell’erbario dell’autore con il n° 2010010.<br />

Peziza flavida (W. Phillips) M.M. Moser ex D.C. Pant 1993, J. Mycopathol. Res. 31 (1): 22<br />

Descrizione <strong>della</strong> raccolta<br />

Ascomi: coppette di forma irregolare e variabile, alcune brevemente stipitate, altre subsessili<br />

di 1,5-3,8 cm.<br />

Apotecio: da subgloboso negli esemplari molto giovani a debolmente cupolato con l’età,<br />

di colore giallo negli ascomi che hanno preso luce, giallo-ocracei in quelli più nascosti,<br />

liscio all’esterno. Gli esemplari che sono provvisti di un breve stipite presentano alcune<br />

brevi costolature di collegamento tra il piede e l’apotecio. La parte interna <strong>della</strong> coppetta<br />

è liscia e più chiara rispetto all’excipulum e ha tonalità crema o bianco-ocracea. L’orlo si<br />

presenta in svariati modi: ondulato, rivolto all’interno e addirittura rigirato all’esterno in<br />

alcuni esemplari, regolare e diritto in altri, intero o appena dentellato, anche brevemente<br />

fessurato in esemplari più maturi, con colorazione che assume tonalità più scure, verso<br />

il brunastro, con la maturazione.<br />

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Foto 6 : Peziza flavida, aschi amiloidi, spore (foto Claudio Orlandini)<br />

Carne: spessa 1-2 mm, consistente ma fragile, untuosa al tatto, con odore e sapore gradevole<br />

un po’ fruttato e acidulo.<br />

Habitat: all’interno di una catasta di legna umida, su rami senza corteccia di latifoglie<br />

miste non più riconoscibili, a causa dell’avanzato deterioramento del legno. Erano presenti<br />

molti esemplari (circa 20) in diversi stadi di sviluppo. Data raccolta 20 Aprile 2009.<br />

La raccolta è conservata nell’erbario dell’autore con n. 2009006.<br />

Microscopia<br />

Spore: oblunghe, 13,5-14,9 × 7,7-8,7 µm, lisce, con parete sottile, senza guttule.<br />

Aschi: 330-365 × 18-20 µm, amiloidi, monotunicati, opercolati, contenenti otto spore<br />

monoseriate. Parafisi: numerose, 330-365 × 4,5-7 µm ad apice clavato e arrotondato.<br />

Osservazioni<br />

Tra le Peziza dalle colorazioni gialle, P. flavida è facilmente separabile da altre simili<br />

grazie alla crescita su legno e alla tipologia delle spore lisce e senza guttule (medardi,<br />

2006). Infatti, P. buxea Quél., P. boudieri (Cooke) Donadini, P. subcitrina (Bres.) Romagn.<br />

ex Korf sono terricole. È interessante mettere in evidenza il ritrovamento primaverile,<br />

mentre in letteratura la specie studiata viene descritta a crescita autunnale (consiGlio &<br />

PaPetti, 2001).<br />

73


Foto 7 : Peziza flavida, aschi, spore, parafisi (foto Claudio Orlandini)<br />

Ringraziamenti<br />

Si ringraziano Giovanni Consiglio per la revisione del lavoro, Ledo Setti per l’aiuto nella<br />

ricerca di letteratura, Franca Franceschetti per il contributo apportato.<br />

Bibliografia<br />

Breitenbach J. & F. Kränzlin - 1995: Champignons de Suisse. Tome 4. Champignons à<br />

lames. 2ème partie. Mykologia. Lucerne.<br />

Consiglio G. - 2000: Contributo alla conoscenza dei Macromiceti dell’Emilia Romagna.<br />

XXI. Genere Amanita BGMB 43 (2): 211-232.<br />

Consiglio G. & M. Contu - 1999: Amanita dryophila (Amanitaceae) spec. nov. and the<br />

species of the section Vaginatae with a semifriable universal veil and ellipsoid spores.<br />

Persoonia 17 (2): 287-290.<br />

Consiglio G. & C. Papetti - 2001: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia. Volume 2.<br />

A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici. Vicenza.<br />

Contu M. - 2000a: Saggio di una chiave per la determinazione delle specie del genere<br />

Amanita osservate in Sardegna. BGMB 43 (2): 67-86.<br />

Contu M. - 2000b: Chiave per la determinazione delle specie europee del genere Amanita,<br />

sez. Vaginatae. BGMB 43 (2): 233-240.<br />

Medardi G. - 2006: Atlante fotografico degli Ascomiceti d’Italia. A.M.B. Fondazione<br />

Centro Studi Micologici. Vicenza.<br />

Neville P. & S. Poumarat - 2009: Quelques espèces nouvelles ou mal délimitées<br />

d’Amanita de la sous-section Vaginatinae Fungi non delineati Pars LI-LII. 1er complemént<br />

à AMANITAE, Fungi Europaei 9. Edizioni Candusso. Alassio.<br />

74


OSSERVAZIONI DEL GRUCCIONE<br />

PRESSO LE CASSE DI ESPANSIONE DEL SECCHIA<br />

(area di riequilibrio ecologico)<br />

E NELL’OASI DI MARMIROLO<br />

Paolo Gallingani<br />

Via Bellini, 4 - 42100 Reggio Emilia - e-mail: pa.gal.45@virgilio.it<br />

Nella tarda primavera è mia abitudine recarmi presso le casse di espansione del fiume<br />

Secchia per osservare le poche specie di orchidee spontanee presenti nel territorio,<br />

dato che a sud <strong>della</strong> via Emilia sono divenute rarissime se non estinte per la eccessiva<br />

antropizzazione.<br />

Mi è capitato sovente di osservare che alcuni uccelli dai colori sgargianti si posavano<br />

sui fili <strong>della</strong> luce o su lunghi pali, con insetti tra il becco catturati nelle pratine adiacenti.<br />

Sono riuscito a fotografarne alcuni e ho potuto constatare che gli insetti catturati<br />

appartenevano tutti al genere Vespidi o Apidi. Da cui deriva il nome di questo uccello.<br />

GRUCCIONE<br />

(Merops apiaster)<br />

Come tutti gli appartenenti all’ordine dei Coraciiformi, il Gruccione ha un piumaggio<br />

inconfondibile e vistoso. Per questo motivo può essere considerato uno degli uccelli<br />

più belli dell’intera avifauna europea. Le parti superiori sono castane e gialle, il petto<br />

turchese, il ventre verde-blu, la gola gialla bordata di nero, la zona oculare nera. Le ali<br />

sono marroni e verdi, la coda è verdastra. Il becco ricurvo è lungo 4 cm ed è di colore<br />

nero lucido. Gli occhi sono rossi. La sua lunghezza totale è di 27 cm. La femmina è<br />

un poco più piccola e corta del maschio.<br />

Vive nelle zone pianeggianti e costiere di tutt’Italia.<br />

Il Gruccione è un uccello che nidifica in colonie di numerosi individui sulle sponde di<br />

fiumi e in quei luoghi dove si trovano pareti a picco di roccia non molto compatta. Il<br />

nido è una cavità scavata nel terreno alla quale l’uccello accede con un tunnel lungo<br />

fino a 2 metri. Alla fine dell’escavazione del nido i due membri <strong>della</strong> coppia hanno<br />

perso parte del becco, consumatosi. Generalmente la galleria ha la sua apertura su una<br />

ripida parete dell’argine di un fiume o di un torrente. La femmina depone 5-6 uova,<br />

bianche e rotondeggianti, tra la metà di maggio e l’inizio di giugno. L’incubazione<br />

dura una ventina di giorni ed è portata a termine da entrambi i genitori. I piccoli lasciano<br />

il nido a 3 settimane di vita.<br />

Vive soprattutto nelle zone pianeggianti in vicinanza di corsi d’acqua, ma anche sulle<br />

coste marine.<br />

75


È un uccello tipicamente gregario; è specie estiva e di passo (arriva ad aprile e riparte<br />

a settembre). Il suo volo è molto agile e tranquillo; si posa solitamente sui fili <strong>della</strong><br />

luce.<br />

Si ciba esclusivamente di insetti che cattura in volo con rapidi cambiamenti di direzione.<br />

Ha una spiccata predilezione per gli insetti con il pungiglione, come le api, le vespe e<br />

i calabroni che inghiotte interamente, senza danno all’apparato digerente. Non disdegna<br />

altri insetti come mosche, cavallette...<br />

Il suo nome latino “Merops” significa “uccello che è nocivo alle api” e mette quindi<br />

in risalto la sua caratteristica di distruttore di questa specie.<br />

76


RICORRENZA:<br />

I TRENT’ANNI DEL COMITATO<br />

SCIENTIFICO “P.A. e S. SACCARDO”<br />

Nel 1980 i fondatori del Gruppo Micologico che porta oggi il nome di Bruno Cetto,<br />

si ritrovarono ospiti <strong>della</strong> tenuta sul Montello del dott. Salvatore Saccardo, nipote del<br />

grande naturalista e micologo Pier Andrea; lì fu decisa la costituzione di un Comitato<br />

Scientifico, che fu dedicato, per l’appunto, all’illustre scienziato.<br />

Da allora, ogni anno, una sessione del C.S. si tiene a Casa Saccardo; più tardi, alla<br />

scomparsa del dott. Salvatore, il cui nome è stato aggiunto a quello dell’antenato, la<br />

tradizione è proseguita per la generosa disponibilità <strong>della</strong> moglie, signora Giorgia Porro,<br />

che ha festeggiato così, assieme ai componenti del C.S., il 30° anniversario dalla<br />

fondazione, il 6 giugno, alla presenza del presidente G.G.Ferrarese, del direttore C.<br />

Zaffalon e del direttore onorario e “decano” O. Spampatti.<br />

Nella stanza dove il C.S. fu fondato è stata affissa una pergamena che ricorda la ricorrenza.<br />

I componenti del C.S. “Saccardo” davanti a Casa Saccardo sul Montello<br />

77


Naturalmente gli aspetti cerimoniali non hanno sostituito quelli propri di una sessione<br />

di studio; nonostante un periodo non molto propizio, sono state reperite una trentina<br />

di specie, tra le quali alcune Russula, Amanita excelsa var. excelsa e Amanita eliae<br />

Quélet, considerata in letteratura piuttosto rara, ma che è stata ritrovata con una certa<br />

costanza nell’habitat montelliano.<br />

Amanita eliae (Foto di G.G. Ferrarese)<br />

Tavola di C. Casson<br />

78<br />

Il Gruppo Micologico “B.<br />

Cetto” è orgoglioso di annoverare<br />

tra i suoi soci il<br />

Gruppo AMB “R. Franchi”<br />

di Reggio Emilia


MATILDE E I FIORI<br />

Giacomo Borgatti<br />

Via Mirabello, 4<br />

42100 Reggio Emilia<br />

Anche nella nostra provincia sono numerose le leggende sorte, via via, nel corso dei<br />

secoli.<br />

In particolare ho fatto una ricerca su quelle fiorite nell’Appennino reggiano e, tra<br />

queste, molto interessanti sono le leggende raccolte da Quinto Veneri nella sua opera<br />

intitolata “Leggende dell’Appennino” (Tipografia W. Cattani, Reggio Emilia, 1961)<br />

che reca la prefazione dell’illustre scrittore Piero Bargellini.<br />

Mi ha colpito soprattutto “Matilde e i fiori” che è singolare.<br />

In essa, intorno ad eventi storicamente documentati, si sviluppa un racconto particolarmente<br />

suggestivo frutto di fantasia.<br />

Nel testo si fa riferimento alla Pietra di Bismantova che fu luogo inaccessibile e fortificato<br />

per tutto il Medioevo.<br />

Il suo nome ha affascinato filologi e poeti.<br />

Sembra che il primo accenno a Bismantova si trovi nell’opera di Tito Livio (Ad urbe<br />

condita, libro 39, cap. II).<br />

In tempi più recenti all’agronomo Filippo Ré (1763- 1817), che visita Bismantova il<br />

24 giugno 1798, risultano interessanti soprattutto le varietà naturalistiche di erbe e<br />

fiori che crescono tra i massi ai piedi <strong>della</strong> Pietra e sul pianoro <strong>della</strong> sommità.<br />

Dei tipi di piante (circa sessanta) fa un elenco scrupolosamente scientifico.<br />

Nella prima metà dell’Ottocento il reggiano Prospero Fantuzzi (1799 - 1863) lucidissimo<br />

osservatore di luoghi e viaggiatore instancabile, sale a Bismantova nel corso di<br />

due dei suoi viaggi compiuti, rispettivamente, il primo nel 1828 “Da Reggio Emilia al<br />

Monte Ventasso e a San Pellegrino”, il secondo nel 1858 “Da Reggio Emilia a Carpineti<br />

e nella zona circostante Castelnuovo Monti”.<br />

La relazione riguardante il primo viaggio mette in rilievo l’ammirazione del visitatore<br />

di fronte a quella “nuda forma smisurata”, immenso calcare che riproduce di sua mano<br />

in due disegni che vengono allegati al manoscritto. Nella parte finale <strong>della</strong> leggenda<br />

“Matilde e i fiori”, che ho intenzione di riportare integralmente, si fa cenno a una<br />

“donna soletta che si gira cantando e scegliendo fior da fiore” (Dante - Purgatorio).<br />

La donna dei versi danteschi del Purgatorio è Matelda.<br />

Ella guida il poeta nel Paradiso terrestre.<br />

E’ simbolo <strong>della</strong> vita attiva.<br />

Altri passi <strong>della</strong> Divina Commedia ci fanno pensare a una certa somiglianza tra Bi-<br />

79


smantova e la montagna del Purgatorio.<br />

Questo è il testo di Quinto Veneri:<br />

MATILDE E I FIORI<br />

Gli artisti, che sulla tela o con la creta effigiarono la Contessa di Canossa, le posero<br />

spesso tra le mani il melograno, simbolo di castità.<br />

I cronisti e gli storici la presentarono, valorosissima, nel folto <strong>della</strong> battaglia o al centro<br />

di episodi famosi.<br />

Il popolo, invece, la ricorda ancor oggi, mentre incede sorridendo tra miracolosi tappeti<br />

di fiori.<br />

Infatti, i montanari ammirano soprattutto la bontà di Matilde e la sua incrollabile fede<br />

religiosa. Per loro, come già per i coetanei, la bionda signora è nata solamente per<br />

giovare altrui ed altro non può essere detta che «figlia devotissima di San Pietro».<br />

Se, invero, i sassi del suo castello furono tolti al letto dell’Enza e portati sulla rupe<br />

biancastra da una impressionante catena di diavoli, fu poi la Contessa a fare scendere<br />

a valle, in ogni parte del suo vasto dominio, un’incomparabile serie di doni.<br />

Dovunque era una sofferenza, ivi si stendeva lenitrice la mano di Matilde, e dove<br />

sbocciava un’attesa, per segreta che fosse, là arrivava la gentile signora che alla virtù<br />

militare aggiungeva un cuore umile e generoso.<br />

Così la sua figura andava sempre più giganteggiando e per tutti era ambitissimo onore<br />

«il visitarla, l’inchinarla, l’ossequiarla».<br />

Tuttavia, nessuno aveva parlato ancora di miracolo.<br />

Bisognava che orde di masnadieri passassero nottetempo il Secchia e dilagassero nelle<br />

fiorenti plaghe al di sopra e al di sotto <strong>della</strong> Pietra di Bismantova a seminarvi rovina e<br />

terrore, perché la grande Contessa manifestasse tutto il suo coraggio e la sua liberalità.<br />

In un battibaleno raccolse quanti soldati potè e corse in aiuto delle popolazioni improvvisamente<br />

aggredite.<br />

Avvenne un solo scontro, ma gli assalitori arrossarono col loro sangue le acque del<br />

Secchia e con la vita abbandonarono anche il bottino.<br />

Tra gli alti monti reggiani il giubilo andò alle stelle. I fuochi brillarono decine di giorni<br />

e canti e balli non accennavano a finire.<br />

Enorme lo spavento prima, ancor più grande la gioia ora; ma la Contessa volle premunirsi<br />

da altre sorprese e costruì sul lato settentrionale <strong>della</strong> Pietra di Bismantova un<br />

formidabile castello. Nulla avevano ormai da temere le popolazioni circostanti che,<br />

per la sicurezza così prontamente ottenuta, si diedero a costruire chiese, dove Matilde<br />

indicava.<br />

Appena le prime furono terminate e da un giogo all’altro passarono i rintocchi delle<br />

campane, si videro spuntare fiori sotto i piedi <strong>della</strong> Contessa.<br />

Da allora, dovunque passasse, sorgeva d’un tratto un giardino incantevole.<br />

Il miracolo era quindi venuto a coronare una vita interamente spesa per il bene del<br />

prossimo e contribuiva ad eternare nella poesia la figura di Matilde, come la videro<br />

negli ultimi anni i suoi montanari.<br />

80


Infatti, Dante Alighieri, dovendo nell’estate del 1306 da Padova raggiungere «per<br />

cammin corto» la Lunigiana, su pressante invito del marchese Franceschino Malaspina,<br />

attraversò indubbiamente la montagna reggiana. E come in città s’era fermato a<br />

salutare Guido da Castello, «che me’si noma Francescamente il semplice Lombardo»,<br />

così, attratto dal fascino <strong>della</strong> Pietra di Bismantova, volle toccarne il cacume, per<br />

quanto l’ascesa fosse difficile:<br />

«Noi salivam per entro il sasso rotto<br />

e d’ogni lato ne stringea lo stremo<br />

e piedi e man voleva il suoi di sotto».<br />

Di tanta fatica confortò l’immortale poeta la vista che abbraccia il monte e il piano:<br />

«poi che noi fummo in su l’orlo supremo<br />

de l’alta ripa a la scoperta piaggia....»<br />

Di lassù si ha anche una esatta sensazione <strong>della</strong> grandiosità <strong>della</strong> Pietra:<br />

«Lo sommo er’alto che vincea la vista<br />

e la costa superba più assai<br />

che da mezzo quadrante a centro lista».<br />

Ce nè dunque tanto da far pensare ad una certa somiglianza tra Bismantova e la montagna<br />

del Purgatorio, per non dire che si potrebbe arrivare, fantasticamente, ad una<br />

tal quale identità tra la pianura stendetesi sull’alto <strong>della</strong> Pietra e quella del Paradiso<br />

terrestre.<br />

Quando Dante salì i fianchi del caratteristico masso, esisteva ancora il castello e vivissimo<br />

era ancora il ricordo del miracolo dei fiori; sicchè quella<br />

«donna soletta che si gira<br />

cantando e scegliendo fior da fiore,<br />

ond’era pinta tutta la sua via»<br />

non può avere altro antecedente che la Contessa di Canossa, umana e dolce, come l’ha<br />

tramandata la leggenda.<br />

E i poeti si sa s’ispirano al calore del sentimento, non già ai freddi dati <strong>della</strong> storia.<br />

Matilde di Canossa Pietra di Bismantova (RE)<br />

81


CALENDARIO DI MASSIMA DELLE ATTIVITA’ 2010/2011<br />

DEL GRUPPO “R. FRANCHI” REGGIO E.<br />

5 sett. 10 <strong>Mostra</strong> del Fungo alla “Festa del fungo” a Civago<br />

12 sett. 10 Uscita didattica col C.A.I. di Reggio E.<br />

25-26 sett.10 <strong>Mostra</strong> del Fungo presso la <strong>Mostra</strong> “Piante e Animali Perduti” a Guastalla (RE)<br />

9-10 ott. 10 IX <strong>Giornata</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>della</strong> <strong>Micologia</strong> con <strong>XXXV</strong> <strong>Mostra</strong> Reggiana del Fungo presso la<br />

”Sala Contrattazioni” <strong>della</strong> Camera di Commercio al Centro Fiere di Mancasale (RE)<br />

16-17 ott. 10 <strong>Mostra</strong> del Fungo a Cervarezza<br />

23-24 ott 10 <strong>Mostra</strong> del Fungo presso la Fiera di S. Simone a Montecchio (RE)<br />

30-31 ott. 10 <strong>Mostra</strong> del Fungo a Rolo<br />

6-7 nov. 10 Giornate micologiche – naturalistiche a Fola di Albinea<br />

14 nov. 10 <strong>Mostra</strong> del Fungo presso la “Sagra del Tartufo” a Viano (RE)<br />

dic. 10 Bicchierata augurale di fine anno sociale e festeggiamento<br />

del 35° compleanno (data e sede da definire)<br />

31 gen. 2011<br />

30 mag. 2011 Corso di micologia<br />

aprile 2011 Uscita didattica per raccolta funghi (data da definire)<br />

maggio 2011 • Uscita didattica per raccolta funghi nel Querciolese (Viano - RE) con polentata<br />

presso la casa del Presidente Ulderico Bonazzi<br />

giugno 2011<br />

• Uscita didattica su erbe e fiori<br />

sett. – ott.<br />

nov. dic. 2011 Programma da definire<br />

Inoltre è prevista almeno una uscita didattica per raccolta funghi per ciascuna delle mostre<br />

in data e località da definire il lunedì precedente in sede (coloro che forniranno l’indirizzo di<br />

posta elettronica potranno aver l’avviso per e-mail). La sede del Gruppo “R. Franchi”, in Via<br />

Amendola 2 (presso ex Istituti Psichiatrici San Lazzaro) a Reggio Emilia, è aperta a tutti gli<br />

interessati ogni lunedì sera dalle 21,00 alle 23,00 per consulenze e dibattiti sui funghi.<br />

Il presente calendario potrà subire variazioni in relazione all’andamento stagionale e ad impegni<br />

al momento non programmabili. Il Gruppo Micologico e Naturalistico “R. Franchi” è<br />

a disposizione, nei limiti di tempo derivanti dagli impegni dei suoi esperti micologi, per altre<br />

iniziative da concordare con Associazioni ed Enti vari.<br />

I nostri siti INTERNET:<br />

http://space.comune.re.it/micologico/index.htm<br />

http://it-it.facebook.com/profile.php?id=100000945364455<br />

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CHI CONOSCE LA NATURA L’AMA E LA RISPETTA<br />

Il Gruppo Micologico e Naturalistico “R. Franchi” organizza, a partire dal mese di gennaio,<br />

corsi di <strong>Micologia</strong> e Botanica per coloro che vogliono conoscere meglio la natura<br />

che incontrano nelle loro escursioni e passeggiate. Nel corso dell’anno vengono anche<br />

organizzati vari momenti di approfondimento teorico e pratico per chi vuole sapere di<br />

più. Se ami la natura, se vuoi avvicinarti alla bellezza, al fascino, al mistero del mondo<br />

di funghi, iscriviti al<br />

Gruppo Micologico e Naturalistico “R. Franchi” (A.M.B.) di Reggio Emilia.<br />

Sede: Via Amendola, 2 - 42100 RE (aperta ogni lunedì dalle 21 alle 23)<br />

Tei: 0522 858177; 0522 791120<br />

e-mail: gr.micnat@libero.it<br />

siti Internet:<br />

http://space.comune.re.it/micologico<br />

http://it-it.facebook.com/profile.php?id=100000945364455<br />

CHI SIAMO E COSA FACCIAMO<br />

Dall’art. 1 dello Statuto: “II Gruppo Micologico e Naturalistico “R. Franchi” di Reggio Emilia - Associazione Micologica<br />

Bresadola, fondato in Reggio Emilia nel 1975, associa i cultori <strong>della</strong> <strong>Micologia</strong> e chiunque abbia interesse alla<br />

conoscenza e conservazione del patrimonio botanico ed ambientale”. II Gruppo “R. Franchi”, dal 1998, associazione<br />

onlus iscritta nel registro regionale delle Associazioni di Volontariato aderisce, a livello nazionale, all’Associazione<br />

Micologica Bresadola, che organizza 90 Gruppi, con un totale di circa 12.000 Soci, in tutta Italia. L’A.M.B. pubblica<br />

un periodico quadrimestrale a carattere divulgativo e scientifico, giunto al 45° anno, denominato “Rivista di <strong>Micologia</strong>”.<br />

II Centro Studi Micologici nazionale, con attività editoriali e l’organizzazione di convegni anche internazionali,<br />

ha la funzione di approfondire tutte le tematiche che riguardano la <strong>Micologia</strong>. Presso il C.S.M. esiste una prestigiosa<br />

Biblioteca Micologica, con opere che vanno dal 1600 ai giorni nostri, alla quale i Soci possono liberamente accedere.<br />

Il Comitato Scientifico nazionale formato da esperti micologi di tutti i Gruppi; si riunisce due volte all’anno, in<br />

località sempre diverse, per classificare i funghi <strong>della</strong> zona, per approfondire la conoscenza scientifica e realizzare il<br />

progetto <strong>della</strong> Mappatura dei Funghi in Italia.<br />

ATTIVITA’ IN PROVINCIA<br />

II Gruppo “R. Franchi”, oltre a partecipare con esperti qualificati a tutte le attività nazionali, svolge un’intensa attività<br />

in Provincia tesa a (Art. 2 dello Statuto):<br />

• diffondere la conoscenza dei funghi e dei loro habitat;<br />

• promuovere la difesa e la salvaguardia dell’ambiente, lo studio del patrimonio botanico;<br />

• censire le specie fungine; stabilire collaborazioni con altre Associazioni naturalistiche, Enti, Istituzioni scientifiche<br />

e culturali;<br />

• razionalizzare la normativa relativa alla raccolta ed allo studio dei funghi<br />

e, per raggiungere tali fini, promuove:<br />

• Corsi di <strong>Micologia</strong> e Botanica, Mostre ed altre iniziative culturali;<br />

• Giornate di studio, Convegni, Seminari regionali, nazionali ed internazionali;<br />

• iniziative editoriali<br />

II socio del gruppo “R. Franchi” riceve gratuitamente la “Rivista di <strong>Micologia</strong>”, il giornalino trimestrale “II Fungo”<br />

ed il numero speciale per la mostra, gli atti dei convegni organizzati dal gruppo, il periodico d’informazione “Il Fungo<br />

Reggiano”. Può inoltre acquistare a prezzi scontati le pubblicazioni dell’A.M.B. e del C.S.M.<br />

SE AMI LA NATURA E VUOI RISPETTARE IL BOSCO<br />

• non lasciare segni del tuo passaggio;<br />

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• non abbandonare rifiuti;<br />

• non disturbare la fauna con schiamazzi e luci notturne;<br />

• non distruggere i funghi e la flora che non conosci: provochi un danno al bosco e dimostri cattiva educazione;<br />

• raccogli solo funghi interi ed in buono stato di conservazione;<br />

• non tagliare mai i funghi alla base del gambo e fai in modo che il fungo raccolto conservi tutte le caratteristiche<br />

atte alla sua determinazione;<br />

• trasporta i funghi in contenitori rigidi ed aerati: le “borsine” di plastica, oltre che proibite dalla legge, sono deleterie<br />

per la buona conservazione dei funghi che hai raccolto;<br />

• per uso di cucina vanno raccolte solo le specie ben conosciute ed in ottimo stato di conservazione e gli esemplari<br />

raccolti vanno ben cotti il più presto possibile;<br />

• non raccogliere funghi troppo piccoli ed immaturi: lascia che i funghi completino il loro ciclo biologico liberando<br />

le spore nell’ambiente naturale per il bene del bosco (cioè per il bene di noi tutti) ed anche per te, infatti<br />

l’esatta determinazione dei funghi immaturi è molto spesso impossibile;<br />

• non raccogliere mai per uso di cucina funghi, erbe e bacche che non conosci con certezza; meglio lasciare nel<br />

bosco ciò che non si conosce piuttosto che rischiare di avvelenarsi;<br />

• non fidarti mai del riconoscimento dei funghi, delle erbe e delle bacche che vuoi mangiare (o, peggio, farle<br />

mangiare ad altri) basato solo sul confronto con una fotografia di un libro: la conoscenza e l’esperienza non si<br />

improvvisano;<br />

• rivolgiti a veri esperti (Ispettorati Micologici AUSL o Gruppi Micologici) per controllare i funghi raccolti fino<br />

a che non sarai in grado di riconoscerli o, meglio ancora, frequenta gli incontri ed i corsi di <strong>Micologia</strong> presso il<br />

nostro Gruppo, dove apprenderai “pericoli e delizie” dei funghi e dei prodotti del sottobosco;<br />

• non fidarti dei praticoni che dicono di “sapere” tutto sui funghi. Purtroppo ci sono ancora molti casi di avvelenamento<br />

anche mortali. E’ sciocco rischiare la vita per ignoranza, leggerezza, cattivi consigli;<br />

• rispetta le norme di legge che regolamentano la raccolta dei funghi e dei prodotti del sottobosco.<br />

MANGIARE FUNGHI ?<br />

Le proprietà gastronomiche dei funghi sono note da sempre: cucinati possono trasformarsi in un piacevolissimo piatto<br />

o arricchire di aroma minestre e pietanze. Dal punto di vista nutrizionale i funghi sono un alimento molto povero:<br />

a parte alcuni sali minerali, l’apporto dietetico è da considerarsi modestissimo; inoltre a causa dell’elevato contenuto<br />

di chitina (carboidrato non digeribile) impegnano pesantemente il fegato. Le alte concentrazioni di azoto e potassio<br />

li sconsigliano a chi è affetto da insufficienza renale. Diverse ricerche (anche il Gruppo “R. Franchi” è impegnato in<br />

queste ricerche con il patrocinio <strong>della</strong> Provincia di R.E. ed in convenzione con l’A.G.A.C) hanno dimostrato la capacità<br />

dei funghi di concentrare al proprio interno metalli pesanti, ioni radioattivi ed altre molecole ad elevata tossicità.<br />

I funghi possono concentrare sia sostanze prodotte da fonti inquinanti urbane o industriali, sia microelementi presenti<br />

normalmente nel terreno. Nel genere Agaricus (Rubescentes e Flavescentes), normalmente chiamati prataioli, rossini<br />

o turiini, le concentrazioni di Cadmio, Argento, Mercurio e Piombo possono raggiungere livelli preoccupanti,<br />

tanto da consigliarne un utilizzo molto cauto. Per quanto riguarda la presenza di sostanze radioattive le concentrazioni<br />

ritrovate in funghi raccolti nella nostra zona negli ultimi anni non destano preoccupazione. Privarsi di un alimento<br />

così prelibato è molto difficile, ma se ne può fare un uso più attento in modo da non esporsi ad inutili rischi:<br />

Perciò attenzione a:<br />

• consumare soltanto funghi la cui commestibilità sia controllata da esperti di sicura esperienza. Presso l’Ispettorato<br />

Micologico dell’A.U.S.L. di R.E. ed il Gruppo “R. Franchi” sono disponibili operatori qualificati per il<br />

controllo dei funghi spontanei;<br />

• utilizzare soltanto funghi in perfette condizioni di conservazione (un fungo mangereccio invecchiando può trasformarsi<br />

in tossico);<br />

• che i funghi provengano da zone possibilmente non inquinate (non raccolti in area urbana, in vicinanza di insediamenti<br />

industriali, inceneritori, vie di intenso traffico, ecc.);<br />

• ad un uso indiscriminato di funghi del genere Agaricus;<br />

• fare un uso moderato di tutti i funghi;<br />

• non somministrare funghi a bambini, donne in gravidanza, soggetti affetti da malattie del fegato e del rene.<br />

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