Boll. Novembre 05 - Parrocchia di Salò

parrocchiadisalo.it

Boll. Novembre 05 - Parrocchia di Salò

mensile

della

comunità

di Salò

ANNO LVIII - 6 GIUGNO 2008


VITA DI PARROCCHIA a cura della Redazione

2

Don Armando Caldana…

Don Armando Caldana, curato a

Caionvico per 5 anni, curato a

Maderno per 12 anni e parroco a

Campoverde dal 2001 “si divide per

moltiplicarsi” diventando il 28 giugno

2008 anche parroco di Villa di

Salò. Sono due comunità che lo ascolteranno

e si sforzeranno di mettere in

pratica le sue indicazioni pastorali.

A lui da parte di tutta la Redazione e

lettori de “Il Duomo” vadano i

migliori AUGURI DI BUON

PARROCCHIATO!

Ricordo di don Giuliano Moretti

Il primo giorno di luglio 2008 ricorrono esattamente

trent’anni dalla morte del sacerdote salodiano

don Giuliano Moretti. Morì a Rio de

Janeiro (Brasile), a causa di una rapida pancreatite

acuta. Aveva quarantotto anni, essendo nato a

Salo l’11 marzo 1930, ultimo di quattro fratelli

maschi, uno dei quali (don Secondo) è pure sacerdote

della diocesi di Brescia. Don Giuliano era

della Congregazione degli Orionini, al seguito

dei fratelli sacerdoti orionini salodiani, don

Stanislao e don Rocco Tonoli, missionari in

Argentina.

Don Giuliano era stato ordinato sacerdote a

Tortona il 29 giugno 1957. Esercitò il servizio

presbiteriale all’Istituto don Orione di Botticino

Sera, poi parroco a Voghera; infine in Brasile a

Tocantinopolis. Dopo una prima sepoltura a

Rio, fu traslato nella cripta della cattedrale di

Tocantinopolis nel 1982.

Una S. Messa verrà celebrata in sua memoria nel

Duomo di Salò, domenica 6 luglio alle ore 11,00.

HANNO COLLABORATO

ALLA REDAZIONE

Andreis mons. Francesco

Cavedaghi Daniela

Cobelli Renato

Dondio Lamberto

Gelmini don Angelo

Giacomuzzi Giancarlo

Lugli Nerina

Madureri Luisa

Manni Anna

Monti Osvaldo

Marelli Bruno

Pizzato don Angelo

Pollini Rosa

Zane Pippo

ALLA STAMPA

Beretta Alfredo

Vezzola Maurilio Elio

Sant Nicola

Rizza Augusto (Foto)

Equipe Tipolitografia Lumini

don Secondo

IN D’E 2008

La vacanza si svolge dal 30 giugno al 25 luglio in Oratorio.

Iscrizioni e informazioni tel. 0365 43646.

Prezzi: 4 settimane 3 settimane 2 settimane

1° figlio 180,00 150,00 120,00

2° figlio 150,00 120,00 100,00

3° figlio 120,00 100,00 80,00

È previsto un incontro in Oratorio

venerdì 27 giugno 2008 alle ore 20,45

Vacanze a Lignano Sabbiadoro

dal 25 agosto al 30 agosto

Per ragazzi di 2ª e 3ª media e 1ª e 2ª superiore

Iscrizioni fino al 25 luglio dalle ore 15,00 alle 18,00

in segreteria dell’Oratorio versando la quota di:

Euro 200,00 – per due fratelli euro 350,00

LE TAPPE DELLA VITA

Sono entrati a far parte della famiglia di Dio:

Bonomi Fabio di Mauro e Maffei Elena

Boscaglia Lorenzo di Massimo e di Melenco Valentina

De Cesari Elia di Ivan e Ledda Alessandra

Manduca Elisa di Simone e di Giuntelli Isabella

Monti Michele di Matteo e di Mazza Giuliana

Orizio Angelica Ester di Emilio e di Briarava Carla

Si sono uniti nel matrimonio cristiano:

Sartori Stefano con Beschi Rasula

Ragnoli Simone con Nedrotti Sara

Bonomini Pietro con Chiarini Luisa

Sono tornati alla casa del Padre:

Cominotti Francesco, anni 72

Crescini Paolo, anni 65

Savalli Natalina ved. La Torre, anni 86

NUMERI UTILI PER TELEFONARE:

Mons. Francesco Andreis (348/0421999) Segreteria . tel. 521700

FAX Vicolo Campanile 2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . tel. 523294

Don Angelo Gelmini (339/3945294) Largo D. Alighieri tel. 43498

Don Angelo Pizzato (333/5239492) Via Gratarolo . . . tel. 40296

Mons. Paolo Zanetti Via Canottieri 2 .. . . . . . . . . . . . . tel. 520803

Chiesa di S. Bernardino Piazza S. Bernardino . . . . . . . tel. 43449

Oratorio S. Filippo Neri Largo D. Alighieri . . . . . . . . . tel. 43646

Scuola Cattolica “E. Medi” Via S. Jago 19 . . . . . . . . . . tel. 40039

Padri Cappuccini Barbarano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . tel. 20447

Caritas Zonale Via Canottieri 2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . tel. 520843

Cinema Cristal Largo D.Alighieri . . . . . . . . . . . . . . . . . tel. 521555


Vacanze per essere belli e buoni…

B

asta che ci sia la salute! È la

frase con la quale spesso gli

anziani, ma anche i meno

anziani, concludono le proprie

confidenze sulle difficoltà che

incontrano nella vita. Sembra che

con questa frase vogliano mettere a

tacere tutte le riflessioni pessimistiche,

perchè se c’è la salute tutto si

può risolvere, ma se manca la salute

tutto diventa complicato.

Basta vedere quel che avviene nelle

persone che sono immobilizzate in

un letto o su una carrozzella… Basta

passare qualche giorno con qualche

malanno per capire quanto

sia vero che la salute è un

tesoro in un vaso fragile…

La salute è un bene prezioso,

ma ce ne accorgiamo solo

quando viene a mancare,

come si sognava il pane

quando mancava in tempo

di guerra. Eppure la salute

non basta! Il corpo può essere

robusto e sano, ma lo spirito

malato. E se la mancanza

di salute fisica può debilitare

e rendere tutta la vita più difficile,

la mancanza di salute

psichica può spegnere una

vita, ma ci può essere di più: la mancanza

di una salute spirituale può

far perdere il gusto e il senso del

vivere.

Ho accennato a tre elementi, che

vengono pensati distintamente, ma

che in concreto sono incarnati in

un’unica entità: l’uomo. Gli antichi

dicevano Mens sana in corpore

sano. La manifestazione perfetta del

capolavoro di Dio si ha quandbo il

corpo, l’animo, lo spirito sono pienamente

equilibrati nell’uomo.

Ora sta per iniziare il tempo della

cultura del corpo, della bellezza,

della ricerca del relax, della vacanza

e… che dire?

Ogni persona ha diritto alla vita e a

una vita dignitosa. Bene fanno quei

politici e credenti nel Vangelo che

dicono “Basta aborto! La legge 194

va tolta o, almeno, modificata!»

Ancora la mano di Caino gronda

sangue e ciononostante Dio dice

ancora: «Nessuno uccida Caino!»

Anche il più cattivo dell’universo ha

diritto alla vita perchè è solo Dio che

l’ha donata e ce la conserva.

Bene fanno quelle persone, quei capi

di Stato che si sono riuniti a Roma a

riflettere sulla fame che uccide ancora

milioni di persone e assieme

hanno avuto il coraggio di ammettere

questo delitto contro l’umanità e

si sono poste il problema: Come dar

da mangiare anche a loro? Già duemila

anni fa l’uomo-Dio della Galilea

aveva detto: «Date voi stessi da

mangiare!» e aveva moltiplicato

pane e pesce per più di cinquemila

persone. Il pane costa sempre di più

dal fornaio, ma quanto se ne getta

tra quei rifiuti di Napoli, delle

bidonvilles, ma anche di Salò! Il

pane gettato grida vendetta al

cospetto di Dio! Il diritto all’alimentazione

risponde principalmente ad

una motivazione etica “dare da

mangiare agli affamati” (Mt. 25,35),

che spinge a condividere i beni

materiali quale segno dell’amore di

cui tutti abbiamo bisogno.

Ogni persona desidera una vita

bella, in un corpo bello, in un corpo

sano! Amato e odiato, coccolato e

trascurato, esibito e nascosto, vituperato

ed esaltato, sfruttato e adorato…

è la sorte reale del nostro corpo

umano. Le riviste lo mettono in

copertina per captare la simpatia dei

lettori, i mercanti lo accomunano ai

prodotti per vendere di più, gli

scienziati lo studiano per capirne i

segreti, i medici lo curano e lo

“modificano” per aiutare e illudere,

gli uomini e le donne se ne servono

per attirare, allettare e sedurre, gli

sportivi lo sottopongono a severa

disciplina per conquistare primati,

gli asceti lo puniscono per ricondurlo

alla ragione… Pochi si chiedono

che cosa sia e a che cosa serva.

Noi diciamo: «Ho un corpo!… e

quindi devo averne cura!», mentre

dovremmo dirci: «Io sono anche

corpo!». Noi cristiani dobbiamo pensare

a questa nostra realtà, come un

tutt’uno, come il mezzo che ci permette

di godere, di donare, di amare,

di essere e rendere felici. Bene è pensare

alle vacanze, alla

cura di benessere, all’estetica…

ma sempre nell’amore

divino e umano,

sempre pensando e imitando

quella Bellezza, che

S. Agostino “cercava

incessantemente e non si

accorgeva d’aver già trovata

in se stesso” (dalle

sue Confessioni). Il

Cardinal Martini, che ora

soffre nelle limitazioni

dei suoi 81 anni e del

Parkinson, ancora ripete:

«È la BELLEZZA (umana

e divina) che salva il mondo!»

Ogni persona tende al bene e alla

gioia terrena ed eterna. Dio ha preso

corpo in Gesù e questo corpo ce lo ha

donato per renderci come Lui, quando

ci è stato detto: «Prendete e mangiate

questo corpo dato per voi…

bevete questo sangue sparso per

voi… per la vostra salvezza». La

perfezione si raggiunge quando il

corpo è animato dalla dimensione

spirituale dell’io, quando il corpo

diventa lo strumento vivo per esprimere

tutte le potenzialità spirituali

dell’uomo.

Ben venga il footing, il lifting, il riposo

sulla spiaggia e l’abbronzatura…

ma tutto esprima ed esalti la

“Bellezza e spiritualità” che sono

inserite nell’uomo capolavoro.

Ricordiamoci che l’anima, lo spirito

non va in vacanza! Perchè ognuno

possa perfezionare se stesso, ben

venga questo periodo e BUONE

VACANZE A TUTTI!

In copertina: La Madre con il Divin bimbo e San Giovannino

(Affresco nella Cappella del Santissimo in Duomo)

Il rettangolo rappresenta, a monocromo, una leggiadra figura femminile portante,

in piedi sul ginocchio destro un bimbo con una faccia accesa. Ai piedi

della figura femminile e del bimbo, un altro putto ignudo, con la mano appoggiata

ad uno scudo. La donna presenta la capigliatura contenuta da uno scialle.

Il gruppo, verosimilmente, rappresenta la Vergine con il Divin Pargolo e San

Giovannino.

PAROLA DEL PARROCO a cura di Mons. Francesco Andreis

3


AVVENIMENTI DIOCESANI a cura di Anna Manni

da “La Voce del Popolo”

4

La difesa della vita sempre,

ovunque, per tutti

Nell’udienza concessa il 12 maggio ai membri del

Movimento per la vita, papa Benedetto traccia un

bilancio dei 30 anni trascorsi dalla legalizzazione dell’aborto.

“L’aver permesso di ricorrere all’interruzione

della gravidanza non solo non ha risolto i problemi

che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari,

ma ha aperto una ulteriore ferita nella nostra

società... La Chiesa stimola a promuovere ogni iniziativa

a sostegno delle donne e delle famiglie per creare

condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla

tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio

tra un uomo e una donna...” Il Papa individua

alcuni impedimenti al desiderio di tanti giovani di

sposarsi e formare una famiglia: “la mancanza di

lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di

tutela della maternità, l’impossibilità di assicurare un

sostentamento adeguato ai figli...”

“Difendere la vita umana è diventato oggi praticamente

più difficile, perchè si è creata una mentalità di

progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio

del singolo... Per i cristiani in un simile contesto

resta sempre aperto un urgente e indispensabile

campo di apostolato e di testimonianza evangelica:

proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue

fasi”.

La Chiesa bresciana

e la sfida delle nuove religiosità

Il fenomeno della diffusione delle sette in questi anni

recenti ha avuto un grande incremento sia riguardo

alla tipologia sia riguardo alla cospicuità numerica,

tanto da fornire materiale di studio per quello che oramai

pare in evidenza come un nuovo settore della

sociologia religiosa. Nella categoria dei movimenti

religiosi alternativi è contenuto un ampio spettro di

modelli di spiritualità e religiosità non convenzionali

di difficile individuazione, come ad esempio il New

Age e il Next Age, l’esoterismo, la magia, il cattolicesimo

di frangia, il devozionismo, il paracattolicesimo,

ecc. Per accostarsi in modo adeguato a questo mondo

la Chiesa bresciana ha recentemente istituito un

Servizio pastorale diocesano per i movimenti alternativi

e le spiritualità alternative. Tre sono gli ambiti di

interesse del nuovo servizio: la ricerca e lo studio, l’attività

d’ascolto e quella di monitoraggio. A cadenza

periodica il nuovo servizio diocesano sarà chiamato a

promuovere convegni, seminari di studio e la coordinazione

di incontri in diocesi e nelle parrocchie. Potrà

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inoltre produrre sussidi didattici e pastorali e condurre

delle ricerche rigorose e scientifiche riguardanti il

settore delle religiosità alternative. L’attività di ascolto

continuerà ad essere svolta dall’Arca, il centro d’ascolto

e di ricerca sui culti alternativi, che esiste dal

1997. L’accompagnamento pastorale e psicologico

delle situazioni personali di quanti sono coinvolti in

esperienze di allontanamento dalla fede cattolica, la

cura pastorale dei fedeli disorientati da forme di “cattolicesimo

di frangia” sono il primo e irrinunciabile

obiettivo del servizio diocesano.

Brescia riparte

dalla Parola di Dio

La prima lettera pastorale del vescovo Luciano

Monari alla diocesi sarà dedicata al valore della Sacra

Scrittura nella vita della Chiesa bresciana oggi. Mons.

Monari propone che venga quest’anno posta al centro

la proclamazione della Parola nell’Eucaristia. “Si

dovrà fare attenzione a come viene preparata, alla

scelta dei lettori, a come si proclama...” queste le parole

del Vescovo, che cita poi i centri di ascolto, la lectio

divina, la preghiera dei Salmi, “capaci al meglio di

interpretare i nostri sentimenti e di trasformarli in preghiera”,

di valorizzazione dell’arte, della musica e di

una Parola che possa essere “eseguita”, come si esegue

uno spartito musicale. Fa poi riferimento agli

atteggiamenti spirituali che la Parola suscita: l’amore

per il silenzio, la capacità di ascolto, l’educazione

all’affidamento e al discernimento.

Giugno: un mese dedicato

alla devozione del Sacro Cuore

La devozione del S. Cuore può offrire un ottimo sostegno

alla vita cristiana nelle sue diverse dimensioni,

poiché in sostanza è il culto dell’amore di Dio e la pratica

dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La preghiera

al “Cuore che ha tanto amato” e la meditazione

sulle sue “insondabili ricchezze” possono essere

realizzate tanto nella Liturgia, quanto attraverso la lettura

del Vangelo e le diverse forme di preghiera, come

le Litanie e la coroncina del S. Cuore, le preghiere

brevi... e la «pratica dei primi 9 venerdì del mese»

(Vedi a pagina 16). Questo mese può ben caratterizzarsi

anche per un impegno particolare di preghiera e

sostegno vocazionale, sia perchè in esso si tengono le

Ordinazioni sacerdotali; sia perchè a tutti i cristiani sta

a cuore che ognuno scopra e risponda sempre meglio

all’amore di Cristo.

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Sono venuto a chiamare i peccatori

Le sacre Scritture, della X

Domenica del Tempo

Ordinario, ci spiegano come

Dio non tenga conto di ciò

che può fare l’uomo, ma guardi

soprattutto alle sue intenzioni

interiori. Dio scruta il cuore dell’uomo.

La chiamata di Matteo, da

pubblicano ad apostolo, è la prova

che Gesù non è venuto per chiamare

i giusti, ma i peccatori.

C’è qualcosa di commovente nel

Vangelo di Matteo di questa

domenica (9, 9-13) perché l’evangelista

non racconta ciò che

Gesù disse o fece un giorno a

qualcuno, ma narra quello che

Gesù disse e fece personalmente

per lui. È una pagina autobiografica,

è la storia dell’incontro

con Cristo che cambiò la sua

vita… “Andando via di là, Gesù

vide un uomo seduto al banco delle

imposte, chiamato Matteo, e gli

disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo

seguì”.

Dal racconto evangelico emerge

la figura di un pubblicano,

Matteo, odiatissimo rappresentante

di una classe perennemente

detestata, gli esattori

delle imposte. Un odio rafforzato

in Israele a causa del significato

che la tassazione rivestiva

per un ebreo: essa era il segno

visibile dell’oppressione imperialistica

di Roma e della umiliazione

politica e religiosa a cui

era ridotta la nazione ebraica.

Come può Gesù osare di

scegliere un discepolo tra i pubblicani,

gente venduta all’usurpatore

romano, che abusivamente

mette tasse ai suoi compatrioti?

Invece Gesù sceglie proprio

questo personaggio, dalla non

limpida professione, per la sua

comunità di discepoli e… “Mentre

Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero

molti pubblicani e peccatori

e si misero a tavola con lui e con i discepoli.

Vedendo ciò, i farisei dicevano

ai suoi discepoli: “Perché il vostro

maestro mangia insieme ai pubblicani

e ai peccatori?” Gesù li udì e disse:

“Non sono i sani che hanno bisogno

del medico, ma i malati”. Poi, con

una motivazione teologica, usa le

parole del profeta Osea che esortava

gli israeliti a rendere un culto

interiore a Dio capace di suscitare

un profondo amore a Dio e ai

fratelli… “poiché voglio l’amore e

non il sacrificio, la conoscenza di Dio

più degli olocausti”. Che significa

questa frase del profeta Osea

ripresa da Cristo? Forse che è

inutile ogni sacrificio e mortificazione

e che basta amare perché

tutto sia a posto? La contrapposizione

non può essere più enfatica

ed assoluta. È il tipico stile

semita, usato per mettere in risalto

alcuni valori in contrapposizione

con altri. Non è una condanna

incondizionata dei sacrifici e degli

olocausti, ma solo del modo in cui

erano offerti. È la condanna radicale

della religione esteriore quando

è vuota d’interiorità, il rifiuto

L’evangelista San Matteo

delle manifestazioni di fede quando

queste manifestazioni si

trasformano in sostitutivi della

fede stessa.

Noi siamo talmente assuefatti alle

parole del Vangelo che le troviamo

scontate e naturali, anche quando

sono obiettivamente “scandalose”

e dovrebbero almeno suscitarci

degli interrogativi. Davvero Dio

preferirebbe i peccatori ai

“giusti”? Allora a che scopo la

Legge e i comandamenti? Sono

proprio le domande inquietanti

che ci conducono a scoprire le

risposte liberanti del Vangelo.

Dunque per chi è venuto Gesù? Il

Cristo è stato inviato a portare la

guarigione ad un’umanità spiritualmente

malata. Perché ciò

avvenga è necessario che gli uomini

siano consapevoli del bisogno

di essere salvati. Questa coscienza

manca a coloro che si credono

“giusti”, mentre i peccatori accol-

gono Gesù, che li chiama a collaborare

nell’opera della salvezza.

Gesù non è venuto a chiamare i

“giusti” (come se esistessero

“giusti” prima di Lui e senza di

Lui), ma è venuto a fare i “giusti”.

È davvero una coincidenza

provvidenziale che, in queste

domeniche, ci troviamo a leggere i

capitoli della Lettera di san Paolo

apostolo ai Romani, dove questo

insegnamento di Cristo ha trovato

la sua piena formulazione. Paolo

afferma: “Abramo credette, saldo

nella speranza contro ogni speranza,

e così divenne padre di molti

popoli, come gli era stato detto:

“Così sarà la tua discendenza”. Egli

non vacillò nella fede, pur vedendo

già come morto il proprio corpo -

aveva circa cento anni - e morto il

seno di Sara. Di fronte alla promessa

di Dio non esitò per incredulità,

ma si rafforzò nella fede e diede gloria

a Dio, pienamente convinto che

quanto Egli aveva promesso era

anche capace di portarlo a compimento.

Ecco perché gli fu accreditato

come giustizia. E non soltanto

per lui è stato scritto che gli fu

accreditato, ma anche per noi, ai

quali deve essere accreditato: a noi

che crediamo in Colui che ha risuscitato

dai morti Gesù nostro

Signore, il quale è stato consegnato

alla morte a causa delle nostre colpe

ed è stato risuscitato per la nostra

giustificazione” (Rm 4, 18-25).

Se la “giustificazione del peccatore”

è così importante e vitale,

dobbiamo cercare di capire in

che cosa consiste e come avviene.

Il tutto avviene “per mezzo della

fede”. Che fare dunque? Bisogna

rinnovare nella vita, da adulti, liberamente

e consapevolmente, le

promesse battesimali proclamate

per noi, a suo tempo, dai nostri

genitori, madrine e padrini.

Certamente noi vorremmo non

peccare mai, mentre l’atteggiamento

fondamentale che dovremmo

tenere, che ci renderebbe

liberi, consiste nell’imparare a

farci perdonare. Signore Gesù che

sei venuto per salvare i peccatori,

fa’ che comprendiamo che solo tu

sei il “giusto”.

Non permettere che ci consideriamo

migliori degli altri e capaci

solo di esprimere giudizi.

Insegnaci l’umiltà e ad essere

pronti a seguirti sull’esempio di

Matteo, che non esitò neppure un

istante a lasciare tutto per te.

VITA DI PARROCCHIA a cura di Oswald

5


VITA MISSIONARIA E CARITA S

6

I

ncontriamoci... un luogo per narrare la speranza: questo

ha caratterizzato la riflessione dell’intera giornata.

A me viene da chiedermi quali sono le

ragioni per continuare ad incontrarci, per continuare

un cammino oggi intrapreso?

Forse è bene che ci reincontriamo, per crescere nella

consapevolezza che l’azione non è un’appendice

della fede; l’impegno sociale è un’occasione di rivelazione,

di approfondimento della fede, facendoci crescere

nel modo di guardare il mondo e gli altri. Ogni

percorso di fede è particolare, c’è chi dalla fede giunge

all’impegno sociale e chi dall’attenzione agli ultimi

arriva a Gesù.

Non esistono storie di serie a) o

di serie b), ogni storia ha valore.

Pur partendo da questa premessa

non dobbiamo però

dimenticare il compito che la

Chiesa italiana affida alla

Caritas. Essa è chiamata ad

essere strumento pastorale. Da

ciò deriva la necessità che la

Caritas promuova e formi figure

di animatori in possesso di

uno stile e di una spiritualità

che li abilitano a svolgere il proprio

servizio. L’animatore

Caritas non è un semplice operatore

sociale, egli è chiamato a

viversi in una dimensione profondamente ecclesiale.

Saremo chiamati quindi ad approfondire alcuni elementi

caratteristici di questa figura. L’animatore

Caritas a servizio dei poveri e della Chiesa nello stile

del dono di sé, nell’amore di Gesù si dovrà caratterizzare:

come servizio libero e gratuito aperto a tutti

capace di articolare amore e giustizia

radicato nell’ascolto - con una disponibilità

alla formazione continua e a un gioco di squadra.

Forse è bene che ci reincontriamo per non dimenticare

che siamo piccoli, come ebbe a dire Renè

Voillaume:

“Piccoli noi lo siamo di fronte al compito della nostra

vita quale ci appare nelle esigenze dell’amore. Invece

di schiacciarci, questa sproporzione ci butta interiormente

nella forza di Gesù. La nostra radicale incapacità

deve trasformarsi in un abbandono da bimbo,

sicuro di essere esaudito a forza di preghiera, di desiderio,

di perseveranza ed umiltà: “se non diventerete

come uno di questi bimbi, non entrerete nel regno

dei cieli….”, “ciò che è impossibile agli uomini è possibile

a Dio”. Piccoli lo saremo anche agli occhi degli

uomini. Saremo sempre dei servitori inutili, e desiderosi

di essere trattati come tali. Nessun compito defi-

Reincontriamoci…….

Riflessioni del Direttore diocesano Caritas diacono Giorgio Cotelli

a conclusione del convegno di sabato 19 aprile.

nito di apostolato, di ministero, nessun risultato

misurabile verrà a rialzare la nostra vita e a darle un

senso agli occhi degli altri….Di tutto cuore dobbiamo

desiderare di essere solo un piccolo povero, un operaio,

un lavoratore come gli altri e trattato come gli

altri.”.

È bene che ci reincontriamo per conformarci ad una

carità e di conseguenza ad una Caritas che vive tra le

case, vicina alla gente.

La Caritas deve essere parte attiva di “una pastorale

più vicina alla vita delle persone, meno affannata e

complessa, meno dispersa e più incisivamente unitaria….

Occorre impegnarsi in un

“cantiere” di rinnovamento

pastorale…le prospettive su cui

muoversi riguardano la centralità

della persona e della vita, la

qualità delle relazioni all’interno

della comunità…Mettere la persona

al centro costituisce una

chiave preziosa del rinnovamento

della pastorale (Nota

pastorale dei Vescovi italiani

dopo il Convegno Ecclesiale di

Verona).

Per noi della Caritas sicuramente

significherà ripensarci in

maniera coordinata sia al nostro

interno che con tutti coloro che

operano con le fragilità e i bisogni sociali delle persone.

Se da oggi ci definiamo relatori di relazioni,

dovremo in futuro domandarci come continuare ad

occuparci della cura delle relazioni: “la comunità cristiana

avverte come proprio compito anche quello di

contribuire a generare stili di incontro e di comunicazione.

Lo fa anzitutto al proprio interno, attraverso

relazioni interpersonali attente ad ogni persona….la

comunità ecclesiale considera una testimoniarza

all’amore di Dio il promuovere relazioni mature,

capaci di ascolto e di reciprocità”(Nota pastorale).

Forse, infine, è bene che ci reincontriamo per ripartire,

attraverso il deserto che è per l’adorazione,

sostando nell’oasi che è la carità. Alla sequela di

Gesù, sotto la protezione di Maria Madre della misericordia

e illuminati da una grande santa bresciana

Sant’Angela Merici. Lei che è definita dalla Chiesa

“modello di Carità sapiente e coraggiosa” diceva:”Muovetevi,

credete, operate, amate e servite”.

Chi ci fa muovere, credere, operare, amare e servire?

La speranza, l’attesa fiduciosa di incontrarLo in ogni

crocevia della nostra storia, lungo le strade che ci

introducono nella relazione con gli uomini e le donne

che abitano il nostro tempo:”testimoni di Gesù risorto,

speranza del mondo”.


G

li americani sono sempre

stati un popolo della speranza:

i vostri antenati sono

venuti in questo Paese con

l’aspettativa di trovare una nuova

libertà e nuove opportunità. Certo,

questa attesa non è stata l’esperienza

di tutti: basti pensare alle ingiustizie

sofferte dalle native popolazioni americane

e da quanti dall’Africa furono

portati qui con la forza come schiavi:

così Papa Benedetto XVI nell’aprile

scorso in visita negli USA

parla, davanti alle tribune del

modernissimo National Stadium

di Washington, stracolmo fin da

prima dell’alba.

Pierre Toussaint è uno di questi

schiavi ricordati dal Pontefice;

uno schiavo speciale, amatissimo

negli Stati Uniti di oggi, tanto che

si stanno raccogliendo fondi per il

processo di beatificazione tuttora

in corso: la procedura per diventare

santo infatti è lunga e complessa,

tra viaggi, raccolta di

documentazioni e di testimonianze.

Il Vaticano ha già riconosciuto

al Beato Pierre un miracolo: la guarigione

di un bambino affetto da

scoliosi deformante.

Pierre nasce a Haiti nel 1766, da

genitori rapiti da mercanti bianchi

in uno sperduto villaggio

dell’Africa, incatenati e gettati

nelle stive di una nave negriera in

rotta verso l’America. Sono venduti

al mercato ed acquistati dal

fattore di una ricca famiglia di

piantatori di canna da zucchero.

Pierre è un bravo bambino e

comincia subito a lavorare nei

campi: la sua bontà d’animo, la

gentilezza dei modi, la straordinaria

disponibilità verso gli altri

schiavi lo rendono presto popolare

ed amato. Lavora dall’alba al

tramonto, mai un giorno di riposo:

ma è felice, canta sempre le

lodi al Signore, fa cantare e rallegra

tutti con il suo carattere gioioso

ed ottimista. Diventa cattolico

e la sua fede è forte. La tenacia

negli affetti e la profonda convinzione

di avere sempre Gesù

accanto a lui sono la sua personale

via alla santità. Nel 1787 Pierre

lascia Haiti con i suoi padroni: la

piantagione è in difficoltà econo-

Beato Pierre Toussaint

La protezione globale

dell’umanità

è il riconoscimento

dell’unità

della famiglia umana

Papa Benedetto XVI

miche ed i proprietari non riescono

a reggere il decadimento.

Abbandonano così la bella e ricca

casa, i privilegi e lasciano gli

schiavi liberi: ma Pierre rimane

con loro. Continua a servirli con

la consueta devozione, non vuole

le libertà, perché li ama profondamente.

Li mantiene economicamente,

anche, quando tutta la ricchezza

degli antichi signori si dilegua:

non fa capire nulla a loro, non li

umilia con il suo aiuto, li fa sentire

sempre “padroni” della loro

vita. Pierre intanto inizia, con la

solita bravura ed intelligenza, un

nuovo lavoro che lo rende ricchissimo:

apre con grandi sacrifici un

negozio di parrucchiere e serve

l’élite bianca, che lo cerca per la

sua bravura e per l’amabilità del

carattere e dei comportamenti.

Riesce così ad acquistare la libertà

della sorella Rosalia e di Giulietta

Noel, sua futura moglie.

Lavorando sempre con l’intensità

del lavoro nelle piantagioni, apre

una scuola per orfani a New York:

il suo essere cattolico lo spinge a

scelte di benessere e felicità per

gli altri. Quando in città la peste

uccide centinaia di persone e tutti

fuggono verso la campagna,

Pierre rimane e cura personalmente

le vittime della malattia,

non risparmiandosi né di giorno

di notte. E’ sempre buono, sorridente,

prodigo di tempo e di

danaro: ristruttura ospedali, case

di accoglienza per i diseredati,

offrendo tutto e non tenendo mai

nulla per sé. Dopo la peste New

York è devastata dagli incendi; la

maggioranza delle case sono

costruite in legno e le fiamme

raggiungono anche il luogo sacro

degli irlandesi emigrati in

America: la vecchia cattedrale di

San Patrizio.

Pierre è tra i primi ad accorrere

per spegnere le fiamme e cercare

di salvare gli antichi arredi, contribuisce

poi con grande generosità

alla sua ricostruzione. Quando

tutti i lavori sono completati, una

mattina Pierre si reca in Chiesa

per la Messa: un sagrestano gli

rifiuta l’ingresso a causa del colore

della sua pelle.

Ma non si demoralizza di certo e

per 60 anni continua ad andare a

Messa ed a fare la comunione

ogni mattina alle 6. Tra i cattolici

della città la sua fama di uomo

caritatevole e filantropo diventa

leggendaria. Alla sua morte,

avvenuta a Manhattan nel 1853,

sotto la sua abitazione si raccoglie

una grande folla di fedeli. L’ex

schiavo cattolico è sepolto nella

cripta sotto l’altare maggiore

della Cattedrale di San Patrizio,

insieme ai precedenti Cardinali

ed arcivescovo di New York;

unico afro-americano a ricevere

un così grande onore. Nell’attuale

1995, durante un viaggio apostolico

in USA, Giovanni Paolo II

Nomina Pierre Toussaint nella sua

omelia presso la stessa cattedrale,

dando ufficialmente il via al

lungo processo di beatificazione

che presto lo dichiarerà primo

santo afro-americano della storia.

E Sabato 19 aprile 2008 papa

Benedetto XVI celebra la messa

nella Cattedrale di San Patrizio,

all’altare maggiore.

SANTO DEL MESE a cura di Luisa Madureri

7


ORAT ORIO - VITA QUOTIDIANA a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri

8

Ultimo incontro dei Gruppi Nazaret

D

io, dice la Chiesa, ha la

modalità di parlare ai semplici

non a coloro che,

vagliatisi artefici della propria

intelligenza, credono

nella possibilità di modificare fatti

e cose con l’intervento della loro

autorità. Dio parla agli ultimi

lasciando esterrefatto chi non

conosce la semplicità del cuore.

Ho sempre pensato vero ciò che

don Angelo ha detto nell’incontro

di domenica“ si deve partire dalla

conoscenza di Dio per giungere

alla regola; non si può credere alla

regola e praticarla con fermezza,

senza conoscere l’amore di Dio”.

Dovremmo allora lasciarci andare

U

no dei gruppi Nazaret durante l’incontro

presso l’Oratorio, al posto della catechesi è

stato accompagnato da Don Angelo, a visitare

il Duomo di Salò.

Sono emerse da parte dei bambini: domande, osservazioni,

commenti, e tanta voglia di conoscenza, sulla

vita ecclesiale, che hanno lasciato incredulità, e gratificazione

per il buon lavoro svolto, nello stesso Don

Angelo e nella catechista al seguito. Si è pensato allora

di raccogliere le domande più espressive, e con le

conseguenti risposte di don Angelo, di creare uno

spaccato del pensiero dei nostri bambini, e farne partecipi

i tanti lettori della nostra comunità.

1)- Perché Gesù ha fondato la Chiesa?

Perché ha voluto restare con noi per sempre.

2)- Perché ci sono figure diverse nella Chiesa?

Come nella famiglia ci sono diverse figure e ruoli di grandi

e piccini, così anche nella Chiesa servono figure di riferimento

per svolgere vari incarichi.

3)- Perché le donne non possono fare il sacerdote?

Perché Gesù nell’ultima cena ha chiesto solo ai dodici apostoli

presenti, di continuare a ripetere il gesto dello spezzare

il pane.

4)- Quando si mangia il pane consacrato si sente il

sapore di Gesù?

Si sente, al gusto, il sapore del pane, ma per la fede è il pane

di vita: memoria del dono di Gesù.

5)- Perché in alcune Chiese ci sono delle tombe?

Il rispetto del corpo del defunto e della sua sepoltura era così

grande nel passato da collocare alcuni meritevoli, il più

vicino possibile al luogo di preghiera. Tutt’oggi questa

sepoltura è riservata a Santi e Papi.

all’insegnamento, senza cercare di

afferrare intellettualmente il discorso,

a volte davvero sommerso e

di difficile approccio, che ci ha condotto

negli incontri domenicali, e

lasciare il cuore aperto al dialogo

invisibile e sotteso a stravolgere

l’incredulità.

Ancora don Angelo riporta l’attenzione

sull’impossibilità dell’uomo

di essere perfetto: lungo il corso

della vita esistono più dossi, curve

e strapiombi di quanto s’immagini,

ma se credi, meglio se senti che

Cristo è morto anche per te, e risorto,

la paura che attanaglia ogni

caduta viene meno.

Non ci sono privilegiati, nessuna

Le domande dei bambini

scelta è sollevata dal dubbio o dai

tormenti nella via del Cristo, c’è

semplicemente una tensione al rinnovarsi

costante attraverso il confronto

con l’altro, creando comunità

al contempo.

“Deve restare la sete di verità e di

cambiamento” questo, finisce don

Angelo, deve essere l’esito degli

incontri, non ci si deve appendere

all’idea di non aver ottenuto, o

comprato come ai grandi magazzini,

grandi certezze e incontrovertibilità:

il cammino è appena iniziato

e i tempi di Dio non sono, fortunatamente,

i nostri.

Daniela Cavedaghi

6)- Cosa fanno i Sacerdoti quando finisce l’acqua,

che è stata benedetta la notte di Pasqua?

Prendono dell’altra acqua e fanno preghiere di benedizione

su essa.

7)- Chi decide chi fa il Papa, il Vescovo, il Sacerdote?

Nella Chiesa non esiste la carriera, ma gli uomini rispondono

a delle chiamate. Il Papa è scelto dai Cardinali, dopo

una votazione nel conclave di Roma.

8)- Un uomo sposato può fare il Sacerdote?

Nella vita c’è chi si prende cura dell’amore di una famiglia:

propria moglie e dei propri figli, e chi si prende cura della

grande famiglia di coloro che partecipano alla Comunità

Cristiana.

9)- Anche noi possiamo leggere durante la Messa?

Intanto che siete piccoli potete leggere solo alcune preghiere,

ricevuta la Cresima voi potrete leggere anche le letture e

la parola di Dio.

10)- Si deve studiare per fare il catechista?

Prima di studiare ad un catechista è chiesto di amare e servire

il Signore, poi, dovendo insegnare ai più piccoli, serve

anche conoscere gli aspetti della Vita Cristiana.

11)- Che significato ha il Bastone che usa il Vescovo?

Il Vescovo è la guida e con il Bastone scaccia ciò che non è

bene per le sue pecorelle: le difende e le protegge.

12)- Se il pastore difende le pecore dai lupi, Gesù

che è il Buon Pastore difende dal…?

Difende dal male che è dentro e fuori di noi, e da tutto ciò

che ci fa preferire strade che non conducono alla vera libertà

dell’uomo, che è la conoscenza dell’amore di Dio.


Pellegrinaggio a Montecastello

V

oglio provare a mettere sulla carta ciò che, a

caldo mi suscita l’esperienza di questo pellegrinaggio.

Per le tre edizioni precedenti ho

avuto sempre il rammarico di non aver potuto

partecipare, per un motivo o per l’altro; un rammarico

presto assorbito da altri pensieri.

Ho sempre poco tempo per Gesù, di pregare con Lui e

per Lui, di seguirlo come mi chiama a fare.

Ma ciò di cui voglio parlare non è del sentimento emozionale

che sgorga dal mio cuore dopo una forte esperienza,

ma della volontà di una decisione: “Si, ci

vado!”

Voglio capire in profondità cosa è pellegrinaggio.

Perchè un pellegrinaggio nel 2008, nell’era della post

modernità l’uomo post moderno ha ancora bisogno di

queste forme di devozione della “la pietas popolare”

come le nostre nonne, come nei secoli scorsi quando i

fedeli erano dei semplici poco istruiti e non potevano

avere accesso alle Scritture e si legavano a queste forme

di tradizione per sentirsi vicini a Dio.

Che cosa lo fa diventare importante e significativo per

me oggi?

.....Avrete la forza dello

Spirito Santo.... e mi

sarete testimoni.

Così è iniziata la preghiera

comunitaria che

ci introduceva nel clima

di ciò che stavamo per

fare.

E’ Gesù che parla ai suoi

discepoli prima dell’ascensione.

E’ la Sua promessa

all’umanita duemila

anni fa, attuale,

viva e concreta oggi per

noi uomini e donne del

nostro tempo.

Lo Spirito Santo e i suoi

sette doni sono fissi nella mia mente come dei cardini

sicuri e precisi, come dei punti di riferimento a cui

guardare nella concretezza della mia vita, ma ahimè, in

modo superficiale nella frenesia delle mie giornate in

cui i pensieri a Dio sono frequenti, ma mai abbastanza

intensi ed intimi come quelli della meditazione di una

lettura o della preghiera delle ore.

Raramente mi concedo, più per pigrizia che altro,

momenti intimi in compagnia di Gesù, tanto che credevo

di non esserne capace.

E così dopo l’ultima confessione ho maturato l’idea che

anch’io avrei partecipato al pellegrinaggio.

Strada facendo mi rendevo conto che il pellegrinaggio

non avveniva solo concretamente sulla strada che

stavo percorrendo verso la meta di Montecastello:

quello era solo lo strumento per compiere “Il

Pellegrinaggio” più importante, quello dentro di me

che pian piano al ritmo dei miei passi lenti e regolari

prendeva una sua forma propria. Non era più il pellegrinaggio,

ma il mio pellegrinaggio che pian piano mi

riportava a “casa” passando attraverso l’aridità del

mio deserto di preghiera.

Questa dimensione ho iniziato a percepirla quando,

abbandonata la strada statale al bivio per Cecina,

abbiamo iniziato a salire; il rumore delle auto lasciava

il posto al suono della nostra preghiera e dei canti scanditi

dal lento movimento del nostro andare. Lì ho iniziato

a sentire il peso di quell’unica voce che si alzava

verso il cielo come una invocazione.

Ma c’erano altri elementi che mi aiutavano ad entrare

in quella dimensione unica.

Lo scenario del nostro lago fermo e piatto sotto di noi

nel buio della notte mi dava testimonianza della bellezza

della realtà in cui viviamo. E’ sempre lì è vero, ma

non è scontato, lo stupore di dare anche ad esso un

significato più profondo, più vero che rimanda

all’Altro.

Il silenzio attorno a noi era quasi assoluto, interrotto

solo dal rumore dei nostri passi, o dallo scroscio di un

torrente o dal vento tra le fronde degli alberi. Questo

silenzio mi avvolgeva e mi aiutava ad azzittire anche i

miei pensieri ancora carichi di quotidianità. Tanto che

anche il tempo perdeva il suo valore e trascorreva più

veloce; quasi non mi accorgevo che le ore trascorrevano

Le persone attorno a me, pellegrini come me, sulla mia

stessa strada, la mia stessa meta. I loro passi lasciavano

il posto ai miei passi. Volti, ma non solo, anche sguardi,

sorrisi, sodalizi nel portare la croce o tirare il carrello

delle lanterne, ma anche storie emozioni gioie e

dolori personali. A volte

volgevo lo sguardo indietro

e apposta rallentavo

per poter scorgere il fluire

di quel piccolo fiume di

gente che si muoveva

come un unico corpo con

un’unica voce e pensavo:

“Siamo un pezzo di chiesa,

è la mia comunità”, e

mi dava un senso di

appartenenza forte: la

chiesa di Gesù dietro alla

sua croce.

Quella croce che se la

prendi in mano è leggera,

ma portarla lungo il cammino

spesso irto e faticoso

non doveva essere facile. Eppure era sempre là davanti

alta e diritta per tutti: ci precedeva come un baluardo.

I ragazzi si davano spesso il cambio nel trasporto.

Una semplice croce di legno che ci dava le due dimensioni

della nostra fede: verso Dio e verso l’uomo. Gesù

non era su quella croce che era spoglia, mi piaceva pensare

che Lui fosse lì con noi, accanto ad ognuno, passo

dopo passo nel nostro cammino.

Il buio della notte illuminato solo dalla luce delle

nostre candele mi avvolgeva come una coperta e nello

stesso tempo mi aiutava ad entrare in quella dimensione

di affidamento. Non scorgevo altro che la strada

sotto i miei piedi, ma non temevo l’inciampo perchè

sapevo che coloro che avevo davanti seguivano un

cammino sicuro.

E col procedere delle ore il buio della notte pian piano

tornava a lasciare il posto alla luce di una nuova aurora.

Un nuovo giorno faceva timidamente capolino e noi

sempre lì, passo dopo passo metro dopo metro verso la

nostra meta...... e la stanchezza si faceva sentire tanto

che gli occhi faticavano a restare aperti ed un torpore

mi coglieva così che a volte mi accorgevo di aver camminato

ad occhi chiusi per qualche passo.

E poi ecco lassù poco lontano il santuario, la nostra

meta era ormai vicina. Ma qualcosa di più grande si era

compiuto quella notte in me. Una consapevolezza

nuova frutto di un’esperienza che ha lavorato in profondi

nella mia anima ed ha maturato una nuova

conversione nella conversione. Stavo tornando a casa.

ORAT ORIO - VITA QUOTIDIANA a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri

9


ORAT ORIO - VITA QUOTIDIANA a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri

10

Fare parte di un Branco

Ultimamente si legge spesso sui giornali o si sente

parlare di “Branco”; nell’accezione comune “far

parte del branco” significa voler appartenere ad

un gruppo, perdere la propria identità per uniformarsi

agli altri e acquisire forza e sicurezza che da

soli non si riescono ad avere.

Allora il branco diventa il luogo dove confondersi e nel

contempo sentirsi forti e protetti, ebbene per noi scout il

branco ha tutto un altro significato!

Il branco è il luogo dove i lupetti e le lupette imparano a

crescere, dove scoprono la legge ed il valore di essa nella

loro vita e nella vita insieme agli altri.

Tutti i lupi della jungla rispettano la legge e chi non la

rispetta è visto con diffidenza.

In realtà, nella nostra ambientazione, il vivere e crescere

insieme agli altri significa sentirsi protetti e sicuri, ma

avere anche responsabilità e impegni verso i compagni

di avventure. Un po’ alla volta assumendo coraggio e

competenze, il branco non servirà più e si potrà

diventare autonomi e forti per affrontare la vita da soli,

ma sicuramente senza scordare il luogo di partenza e le

persone incontrate.

Ogni ragazzo cerca di creare legami con gli altri, di “fare

gruppo” e molto vari possono essere i modi per stare

La Valle, il suo lavoro,

la sua gente,

la sua Banca.

insieme, ma un branco senza leggi e senza valore è sicuramente

un termine molto lontano dalla nostra esperienza,

anzi è esattamente il contrario!

Ognuno dona ciò che può e riceve anche di più dai suoi

compagni e allora diventa bello ed importante stare

insieme, e come dice un canto della jungla:

“Del branco la forza in ciascun lupo sta e del lupo la

forza nel branco sarà”.

Festa di Primavera 2008 a “Gnomovill”

Il 25 maggio noi lupetti del Salò 1

siamo partiti da Salò per recarci

all’Oratorio di Viadana di

Calvisano, che era la destinazione

stabilita per la nostra Festa di

Primavera. Quando siamo arrivati a

destinazione, ad aspettarci c’erano

altri due branchi con cui avremmo

condiviso le nostre avventure: il

Quinzano 1 e il Brescia 7.

Abbiamo portato gli zaini nelle

camere per andare successivamente

in giardino a giocare; poco dopo i

capi di ogni branco hanno fatto chiamata

per distribuirci dei biglietti con

dei disegni che servivano per dividerci

in 4 habitat. Al “via” dei capi

dovevamo andare a cercare il nostro

habitat in cui i capi dei vari gruppi

erano anche i capi degli habitat; gli

habitat erano: le vedette, i falegnami,

i giardinieri, gli scavatori. Ogni

gnomo veniva classificato in un

habitat e subito dopo gli veniva dato

un cappello da gnomo del proprio

colore. Una volta costituiti tutti i

gruppi, abbiamo giocato ad un

memory con le nostre facce. Finito

questo gioco ogni gruppo ha fatto

un gioco che rappresentava il proprio

habitat. Poi c’è stato un “bim

bum crack” per andare nelle nostre

camere a indossare la divisa completa

per la messa.

Dopo la messa, siamo ritornati in

oratorio per cenare. Dopo cena

abbiamo avuto un po’ di tempo libero

perché dopo c’è stato il cerchio di

gioia in cui abbiamo fatto tanti giochi.

Poi siamo andati a dormire. Il

giorno dopo abbiamo fatto ginnastica

e colazione, e sono iniziati altri

giochi di habitat. Dopo aver pranzato

abbiamo avuto del tempo libero,

poi si sono svolte le gare di roverino.

Poi c’è stata la cena dopo la quale

abbiamo rifatto il cerchio di gioia, in

cui tra un gioco e l’altro è venuto a

trovarci il vecchio gnomo che ci ha

informato che il giorno successivo ci

sarebbe stata una gara.

Il giorno dopo abbiamo fatto la gara

a 4 prove tra habitat, ad ogni prova i

vari habitat ricevevano degli oggetti

a pezzi. Dopo la gara abbiamo portato

i nostri oggetti conquistati al

vecchio gnomo che ci ha informato

che dopo il pranzo avrebbe fatto una

magia. Dopo pranzo tutti gli habitat

si sono ritrovati in un unico cerchio

insieme al vecchio gnomo che nel

frattempo aveva ricostruito gli

oggetti con i pezzi che gli avevamo

portato; il vecchio gnomo entrò nel

cerchio chiamando a sé un rappresentante

di ogni habitat per piantare

un nuovo albero utilizzando gli

oggetti ricostruiti che erano il badile,

l’annaffiatoio, dei sacchi di terra e

dei semi.

Alla fine della festa alcuni cuccioli

del nostro branco hanno fatto la promessa.

Quando siamo ritornati a

casa saremmo stati tutti stanchi, ma

molto felici di avere trascorso questo

bellissimo campo con nuovi fratellini

e sorelline di altri branchi.

Anna G.

ZANCA ASS.NI S.A.S.

Prodotti assicurativi e finanziari

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A richiesta si rilasciano preventivi


Clonazione & marchi di qualità

L

a Coldiretti lancia l’allarme

“cibi clonati”. Sembra

infatti imminente che dagli

Stati Uniti arrivi il via libera

alla vendita di latte e suoi derivati

oltre che di carni provenienti

da animali clonati.

La preoccupazione è che in un’economia

al limite della recessione,

dove il mercato tende ad

acquistare non tanto in base alla

qualità, ma al prezzo più basso, si

possano verificare 2 situazioni:

** la prima di ordine

“etico”: non essendoci

una regolamentazione

precisa per i cibi importati

dagli U.S.A. il consumatore

non può comprendere

ciò che consuma;

** la seconda di “sicurezza”:

manca la tracciabilità

del prodotto.

Ma vi è anche un altro

allarme che questa volta

viene lanciato dalla

Commissione europea:

“sulla sicurezza e qualità

degli alimenti per gli

animali”. Sembra infatti

che i mangimi per alimentare gli

animali destinati alla produzione

di latte e carne possano essere

prodotti con sostanze poco controllate.

L’Unione Europea, per evitare

questo pericolo e per garantire i

consumatori, ha creato presso il

Centro Comune di Ricerca di Geel

(Belgio), 3 laboratori che sosterranno

le autorità nazionali nello

sforzo di assicurare che le derrate

alimentari e gli alimenti per animali

siano privi di sostanze dannose

per la salute dell’uomo. I

nuovi laboratori convalideranno i

metodi di analisi e forniranno

strumenti ai laboratori nazionali,

così da assicurare che anche gli

alimenti per gli animali siano

sicuri.

In un’epoca in cui si tende a considerare

il progresso come sinonimo

di benessere e che l’industrializzazione

e la globalizzazione

stanno contribuendo a enfatizzare,

si stanno distruggendo le abitudini

dietetiche della nostra

società tramandate da 8000 anni

di ricerca nutrizionale dell’uomo

e la cultura alimentare pervenuta

sino ai giorni nostri.

Ippocrate scriveva: “il cibo sia la

tua unica medicina” e aggiungeva,

“non il medico, ma il medico che si fa

filosofo è pari a un dio”; nell’ottocento

poi chi si laureava in medicina

doveva aver seguito 2 corsi

di filosofia per capire chi e cos’è

l’uomo, tanto che fu proprio in

uno di questi corsi che Sigmund

Sui pascoli dell’entroterra gardesano.

Freud ebbe l’intuizione della

“psicoanalisi”.

Parafrasando quanto detto da

Ippocrate potremmo ricondurre il

tema nell’ambito della politica

alimentare, ricordando che “Non

tanto chi produce o fornisce

cibo, ma chi produce cibi sani e

genuini può sentirsi vicino a

Dio”, mentre l’aneddoto di Freud

per ricordare che solo conoscendo

l’uomo è possibile comprendere

le sue reali esigenze e necessità

(quelle vere s’intende).

Ma non di medicina e psicoanalisi

si intende parlare, ma la citazione

e l’aneddoto per ricordare che

è tutto concatenato e che ad ogni

azione corrisponde un effetto,

che, per il nostro essere uomini,

ovvero esseri imperfetti, ignoriamo

gli effetti delle nostre stesse

azioni.

La produzione agroalimentare

italiana è uno dei cardini dell’economia

più affermati all’estero e

viene considerata uno dei tratti

distintivi della nostra cultura e

della nostra identità e concorre in

modo determinante al successo

del “Made in Italy”, tanto da essere

imitata da molti.

Questo tipo di imitazioni si definiscono

contraffazioni e spesso

anche frodi alimentari, per questo

sono stati istituiti i “Marchi di

Qualità”.

Oggi l’Italia è al primo posto in

Europa per numero di denominazioni

protette che l’Unione

Europea ha adottato per garantire

nome e autenticità dei

prodotti, contro le imitazioni

e le contraffazioni.

Sono infatti circa 160 i

prodotti nazionali riconosciuti

con il marchio di

Denominazione

d’Origine Protetta (DOP)

o di Indicazione Geografica

Protetta (IGP), garantendo

sulla qualità e sui

metodi di lavorazione

attraverso controlli sulla

qualità. Ma se nei prossimi

anni mangeremo tutti

la carne dello stesso animale

clonato all’infinito

con i rischi che ne derivano,

e se questi animali dovessero

mangiare alimenti non verificati,

stesso concetto per i vegetali, ci si

domanda a cosa serviranno i

“Marchi di Qualità”?

Ma soprattutto: tutto questo è

giusto?

Ricordato che le grandi civiltà

antiche, al di là della semplice

questione della sopravvivenza,

hanno tramandato le osservazioni

degli effetti dei cibi sulla salute

dell’uomo, così come le loro

virtù curative, tutte le nostre

conoscenze non devono essere

perse per la scoperta della clonazione,

in quanto l’alimentazione è

la relazione fondamentale che

unisce l’uomo alla natura, per

questo i “Marchi di Qualità”

oggi rappresentano la genuinità,

ovvero la vera giustizia sociale,

perché la giustizia per sua definizione

deve essere genuina, ovvero

è parte della genuinità, mentre

la Genuinità è Giustizia.

arch. Giovanni Ciato

NOTIZIE UTILI Spazio per l’informazione

11


SCUOLA PARITARIA CATTOLICA a cura della Scuola “E. Medi

12

Q

uest’anno gli alunni del liceo

Medi di Salo’ hanno messo

in scena la commedia di

Woody Allen “Provaci ancora

Sam”, tratta dal film “Play

it Again, Sam” uscito nel 1972. Il

laboratorio teatrale iniziato nell’ottobre

2007 ha visto un notevole impegno

da parte di tutti gli iscritti, ma

non solo. Infatti si è cercato di coinvolgere

quasi a 360 gradi un po’ tutti

i ragazzi e i professori della scuola.

Gli addetti alla scenografia hanno

deciso di ricreare l’interno dell’abitazione

del protagonista servendosi di

compensati di legno, ricoperti con

tele e tinteggiati con tecniche pittoriche

finalizzate alla riproduzione del

tipico ambiente anni ’70. In questo

senso i ragazzi si sono adoperati nel

ricercare oggetti di scena autentici,

dal telefono, al giradischi, ai suppellettili,

ai dischi in vinile. Per quanto

riguarda la recitazione, i ragazzi

hanno apprezzato il divertente umorismo

del celebre regista e sono

riusciti a portare a termine un lavoro

C

on la fine delle lezioni,

all’Istituto Enrico Medi si è

chiuso il laboratorio di

Composizione musicale. E

serve un resoconto, visto che

il nome darebbe l’idea di un presunzione

eccessiva: insegnare a comporre

musica a dei ragazzi in meno di

30 ore!

In realtà, il più grave ostacolo è la

convinzione che far musica dipenda

esclusivamente da una dote, un

talento quasi “demoniaco”, che in

pochi hanno. E questi pochi ne fan

gran segreto, quasi fosse una setta

segreta quella dei musicisti, dotati di

poteri soprannaturali, baciati dall’ispirazione

che detta meravigliose

armonie, e destinati ad incantare il

folto pubblico. Di qui al “divismo”,

ovvero l’adorazione cieca per qualche

cantante idolatrato quale divo, il

passo è breve. Ma, al di là della effettiva

bellezza o impegno della musica

oggi prodotta, il fulcro di tale opinione

sta nell’ignoranza, nel non sapere

quel che gli altri sanno.

Spieghiamoci: se io non conosco il

tedesco, il mio amico che ne conosce

qualche parola a me sembrerà un

germanista. In musica, se il mio

amico ne sa qualcosa, a me parrà un

nuovo Brahms. Ecco a cosa serve un

corso di composizione di 30 ore:

imparare le basi del far musica. E con

quelle capire “come funziona”, e

soprattutto capire che l’ispirazione è

solo una parte della “faccenda”. Il

Provaci ancora Sam!!!

più che buono, che è stato messo in

scena due volte, una presso il teatro

Cristal di Salò’ e l’altra presso il rinomato

teatro del Vittoriale degli

Italiani di Gardone. La piece racconta

la storia di Sam, interpretato da

Filippini Francesco, che sta guardan-

do il film “Casablanca” nel soggiorno

del suo appartamento. Il protagonista,

appassionato di cinema in genere

e di Humprey Bogart in particolare,

si contraddistingue per i tratti nevrotici

del suo carattere, la sua insicurezza

e il suo animo di eterno sognatore.

La trama dell’opera è incentrata prin-

Insegnare a comporre musica

resto è regole, tecniche, artifizi.

Lo stesso vale per la disciplina

Musica alla scuola media. L’obiettivo

non deve essere “saper suonare il

flauto dolce”, per quanto esistano

esecutori che con quel flauto dolce

fan meraviglie. L’obiettivo non può

nemmeno essere (visto lo scarso

tempo a disposizione) imparare nomi

e date della Storia della musica.

Meglio optare per lo studio della

“grammatica” della musica, ovvero

le regole basilari della musica occidentale:

sapere cosa sia una scala,

quante ce ne siano, a cosa servano,

cosa sia un accordo, perché quando

canto un SI subito mi vien da cantare

un Do, perché una canzone ha sempre

due o tre accordi, e sempre quelli.

E come al solito, l’ideale è provare

a far tutto questo, scoprendo che così

difficile non è. In seconda media,

all’Enrico Medi, ci son ragazzi che

sanno inventare un Soggetto, la

Risposta, e il Controsoggetto di una

Fuga (ovvero, la forma più comples-

cipalmente sui sogni e le speranze del

giovane Sam, ventinovenne in cerca

dell’amore dopo la separazione dalla

moglie Nancy, interpretata da

Isabella Zanetti. L’amico d’infanzia

Dick (Scalfi Elia) e sua moglie Linda

(Scalfi Giulia) lo aiutano a superare

questo difficile momento; in particolare,

nascerà un’amicizia molto speciale

tra Sam e la bella Linda.

Tra gli esilaranti sogni compaiono in

scena: Fred Astaire e Ginger Rogers

interpretati da Vittorio Rainone e

Sarah Colombini, Sandy e Danny di

Grease interpretati da Isabella

Zanetti e Matteo Michieli. Le musiche

sono state interamente create dai

ragazzi della scuola nel laboratorio di

composizione musicale: estremamente

disponibili la professoressa

Leonesio che ha insegnato i passi di

danza agli “improvvisati” ballerini,

la professoressa Rizzardi che ha preparato

il montaggio del film, e le professoresse

Bresciani e Bussi che

hanno curato la regia.

I ragazzi del teatro

sa di tutta la musica), e ne son felici,

tanto che avrebbero voluto scriverne

una intera (si fa al 7 anno di

Composizione al Conservatorio…).

Ma il tempo è tiranno. Per questi giovani

scrivere una canzone è semplice,

e se il loro insegnante riuscirà finalmente

ad installare sui PC il programmino

apposito, sarà possibile

arrangiarla e crearne il CD. Cose che

10 anni fa sarebbero state definite

“fantascienza”… Tutto questo non è

“strano”, né presunzione. Insegnare

musica è porgere gli strumenti per

comprendere un linguaggio che, a

volte, è più efficace della parola, e a

volte è più efficace anche delle immagini.

Ma è necessario conoscere le

regole con cui quei messaggi son stati

scritti, altrimenti la musica diviene

un linguaggio volutamente oscuro e

magico, suggestivo ma incomprensibile.

Conoscere garantisce (quasi) sempre

il corretto uso delle cose: ecco perché

con gli elettrodomestici ci danno il

libretto di Uso e Manutenzione. Con

la musica invece ci danno il CD, qualche

foto del cantante, i Testi (brevi

poesie trite e ritrite), e la pubblicità

delle prossime uscite. Che sia la scuola

a dare il Manuale di Uso e

Manutenzione… Con questo non si

intende sottovalutare la musica leggera,

anzi…Con questo si vuole solo

dare ai ragazzi la consapevolezza che

esistono anche Altre musiche...non

confrontabili tra loro.


Domanda: ho 40 anni e vorrei iscrivermi al fondo previdenza

casalinghe. Però vorrei sapere se mi conviene.

Per esempio, quanto percepirei a 65 anni versando

€ 100,00 al mese ?

Risposta: Versando ininterrottamente per 25 anni

l’importo da Lei prescelto la Sua rendita annua

ammonterebbe a circa € 2.866,00 pari a € 220,00 mensili

per 13 mensilità.

Domanda: quali sono le pensioni e le prestazioni

INPS e INPDAP per le quali bisogna presentare il

mod. RED?

Risposta:

• Assegni e pensioni sociali con relative maggiorazioni

• Assegni per il nucleo familiare

• Assegni familiari per gli ex autonomi

• Assegni e indennità di invalidità civile

• Maggiorazioni sociali, compresa quella fino a un milione

• Pensioni di invalidità e reversibilità con decorrenza successiva

al 1° settembre 1995

• Pensioni integrate al minimo

• Una tantum annuale di 154,94 euro per i pensionati al

minimo

Domanda: posso destinare l’8 e il 5%° anche se non

presento la dichiarazione dei redditi (730 o UNICO)?

Risposta: Per destinare l’8xmille tramite il Cud bisogna

utilizzare la scheda allegata allo stesso Cud e firmare

nella casella desiderata del riquadro relativo alla

scelta dell’8xmille, facendo attenzione a non invadere

le altre caselle per non annullare la scelta.

Analogamente bisogna fare per il 5%° tenendo presente

però che è necessario riportare nell’apposito

spazio anche il Codice Fiscale dell’ Ente cui lo si vuole

destinare. Occorre poi firmare nella spazio “Firma”

posto in basso nella scheda. La consegna deve essere

fatta entro il 31 luglio in un qualsiasi ufficio postale o

al commercialista o al Caf (il servizio è gratuito).

Quest’anno non è più possibile consegnare in banca.

In ogni caso bisogna chiudere solo la scheda con la

scelta in una normale busta bianca che recherà cognome,

nome, codice fiscale del contribuente e la dicitura

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SALÒ - Via Muro, 2

Tel. e Fax 0365 43476

MANERBA - Via Case Sparse,103/A

Tel. e Fax 0365 654230

“La famiglia ha la responsabilità di offrire un’educazione integrale…..L’integralità è

assicurata quando i figli – con la testimonianza di vita e con la parola – vengono educati

al dialogo, all’incontro, alla socialità, alla legalità, alla solidarietà e alla pace,

mediante la coltivazione delle virtù fondamentali della giustizia e della carità.” (CDSC

n. 242).

Tel. 0365 40162

Fax 0365/ 524924

Cellulare

337434380

“Scelta per la destinazione dell’otto e del cinque per

mille dell’Irpef” (la dicitura completa è necessaria

anche se si sceglie di firmare solo per la destinazione

dell’8xmille). Sempre entro il 31 luglio è possibile trasmettere

la scelta direttamente via internet. Ricordo

che non si tratta di tasse in più bensì di destinare parte

delle nostre tasse non allo Stato ma ad Enti religiosi,

di beneficenza e di ricerca scientifica.

Domanda: ho sbagliato a compilare il mod. 730.

Come posso rimediare?

Risposta: Se nel compilare il 730 si è dimenticato

qualcosa, oppure si è commesso qualche errore è possibile

riparare con il «730 integrativo» che deve essere

presentato entro il 25 ottobre 2008. Se la correzione

delle inesattezze comporta un minore rimborso o un

maggiore debito, il contribuente deve presentare,

negli stessi termini, la dichiarazione integrativa, utilizzando

però il modello Unico 2008 Persone Fisiche e

pagare direttamente le somme dovute con il mod.

F24.

Domanda: non ho ancora ricevuto il CUD della pensione

riscossa nel 2007. Cosa posso fare?

Risposta: può rivolgersi per chiedere un duplicato

alla Sede dell’ INPS più vicina (Villanuova) oppure ad

un CAAF.

Domanda: è vero che non si paga più l’ICI sulla casa

di abitazione?

Risposta: Si. E’ stata abolita l’ICI sulle case adibite ad

abitazione principale (escluse le categorie A1, A8, A9)

e quelle ad essa assimilate con regolamento comunale.

Generalmente l’esenzione riguarda anche le pertinenze,

tuttavia è bene verificare presso l’Ufficio

Tributi del Comune. Per quanto riguarda il Comune

di Salò l’esenzione comprende sia le pertinenze sia le

case abitate da familiari di 1° e 2° grado in linea retta

(figli, figli dei figli e genitori) e le abitazioni di ricoverati

in via continuativa non affittate. Si continuerà

invece a pagare l’ICI sulle restanti tipologie abitative

(2° casa ecc.) e categorie catastali (A1, A8, A9, C1

ecc.).

Onoranze Funebri

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NOTIZIE SOCIALI a cura della FNP-CISL di Salò

13


CINEMA TEATRO CRISTAL a cura della Redazione

14

“La mia natura è il fuoco”

Con questo titolo l’Oratorio di Salò ha presentato

nella serata di Venerdi 30 Maggio presso il

Cristal una commedia teatrale sulla figura di

Santa Caterina da Siena. Il lavoro deriva da un’idea

di Giorgio Martinelli, regia di Don Giovanni Bonetti

e i catechisti delle superiori con musiche liberamente

tratte da Claudio Chieffo e Marco Tonoli.

Santa Caterina da Siena (25/3/1347-29/4/1380) è veramente

un personaggio rilevante. Fatta Santa da Papa Pio

II nel 1461, Patrona Principale d’Italia da Papa Pio XII

nel 1939, proclamata Dottore della Chiesa da Papa Paolo

VI nel 1970, è stata infine riconosciuta Copatrona

d’Europa da Papa Giovanni Paolo II nel 1999.

Rappresentare le caratteristiche della Santa nel breve

spazio di un lavoro teatrale non è davvero facile ma riteniamo

che i suoi caratteri salienti siano emersi ad opera

degli attori e dell’accompagnamento musicale che ha

trasformato il lavoro in un musical sui generis.

Abbiamo potuto constatare la sua forza di volontà nella

decisione di farsi suora entrando nel terzo Ordine delle

Domenicane (o Mantellate) opponendosi ai voleri del

papà Jacopo Benincasa e della mamma Lapa Piacenti

che sognavano per lei una agiata vita borghese come

pure la sicurezza interna che le dava il volere di Dio e

che la spingeva a trattare con i potenti sia civili che religiosi

senza timore, ma sicura delle proprie idee.

L’amore verso il prossimo la spingeva a non aver timore

di soccorrere gli appestati, incurante della possibilità

di contagio, ma anzi facendosi parte attiva delle cure

quotidiane nel lazzaretto.

La forza con cui, nella rappresentazione teatrale, si è

rivolta al Capo della Compagnia di Ventura per indurlo

ad abbandonare la città di Pisa che voleva mettere a

ferro e fuoco per poi impadronirsene è la stessa con cui

(dicono gli storici) si rivolgeva al Legato Pontificio affinché

la Santa Sede fosse riportata a Roma trasferendola

da Avignone, ove si trovava dal 1309.

Sotto questo aspetto Caterina non cedette mai e a seguito

della sua insistenza Papa Gregorio XI rientrò a Roma

il 27/1/1377 che così ridiventò la Santa Sede.

Si impegnò pure a fondo nel tentativo di organizzare

una Crociata contro gli infedeli anche se il suo tentativo

non ebbe seguito.

Va quindi un plauso a tutti coloro che hanno organizzato

lo spettacolo e ci ha colpito il tributo di entusiasmo

che i ragazzi hanno manifestato a Don Giovanni Bonetti

che evidentemente è riuscito nel suo compito di far

apprezzare il lavoro teatrale come percorso educativo.

Una soddisfazione in più per la sua imminente

Ordinazione a Sacerdote per la quale formulo personalmente

i più sentiti auguri.

Lamberto Dondio

In programmazione

14 - 15 - 16 giugno

21 - 22 - 23 giugno

E venne il giorno ...

di M. Night Shyamalan,

con Mark Wahlberg

=======================

28 - 29 - 30 giugno

05 - 06 - 07 luglio

Un’estate al mare

di Carlo Vanzina,

con Lino Banfi e Luigi Proietti

=======================

12 - 13 - 14 luglio

19 - 20 - 21 luglio

Agente Smart

Casino totale

di Peter Segal, con Steve Carell

=======================

26 - 27 - 28 luglio

02 - 03 - 04 - 05 agosto

Il cavaliere oscuro

di Christopher Nolan,

con Christian Bale e Morgan Freeman

FILIALE DI CUNETTONE DI SALÒ

Via Zette, 31 - tel. 0365 438058

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La Vicaria di Salò

in seno al Consiglio Pastorale Diocesano

I

l Vescovo Luciano ha convocato

il Consiglio Pastorale

Diocesano sabato 24 maggio

u. s., ponendo all’ordine del

giorno della riunione due quesiti

guida. La Vicaria di Salò ha fatto

sentire la propria voce con un

intervento di cui riassumiamo i

contenuti.

Inquadro i due quesiti-guida, rapportandoli

alla concretezza del

vissuto ecclesiale costituito dalle

parrocchie e dalla diocesi.

Sintetizzerei la sfida pedagogica

attuale nello slogan : “Guardare

oltre l’oggi”. I problemi attuali

sono talmente complessi e

globalizzati da richiedere un

ripensamento dell’uomo e

della possibilità di realizzazione

dello stesso. Quanto

affermato vale anche per la

Chiesa. Vale anche per la

Pastorale, che non può ridursi

ad una serie di attività e di

tecniche, ma che deve essere

capace di “riflettere” il cuore

di Dio e, in questa luce, di far

crescere una umanità credente.

Per attuare questo obiettivo,

si rende necessario un

rinnovamento alla radice

(appunto, una rievangelizzazione).

L’attuale percepibile

“impasse” della vita ecclesiale, in

difficoltà nel generare cristiani

adulti e testimonianze credibili,

può essere colta nella richiesta

impropria fatta alla Chiesa di

ridursi a luogo del sacro o a custode

di valori, com’è tipico di una

religione civile.

Partendo da questa premessa, si

possono cogliere i nodi di fondo

utili ad individuare le vie possibili

per un reale e vero rinnovamento

(… recuperare maggior attenzione

nei confronti della parola di Dio). In

primo luogo, potrebbe essere

indicato il discernimento su quello

che è il compito specifico della

Chiesa, corrisponde a ciò che

diventa nutrimento essenziale per

la vita credente. In secondo luogo,

tornerebbe utile capire quale (conseguente)

identità sociale è chiamata

ad assumere e a testimoniare

la comunità cristiana oggi (… la

formazione, ad esempio, degli operatori

pastorali laici… intesi come profeti

di rievangelizzazione). In terzo

luogo, parrebbe necessario cercare

nuovi criteri per i rapporti con

l’esterno, intrecciando compagnie

di uomini e confrontandosi con i

poteri politici, economici e culturali.

Le tradizioni parrocchiali sono

differenti e diversamente radicate.

Tuttavia, tre parametri potrebbero

essere utilizzati come misura

di un modello buono (se non

addirittura ottimale). In primo

1 – “Come aiutare le nostre

comunità cristiane a recuperare

maggior attenzione nei confronti

della Parola di Dio?”.

2 – “Quali elementi evidenziare

in tema di formazione degli

operatori pastorali laici nella

nostra diocesi?”.

luogo, un modello di parrocchia

costruito attorno all’essenziale

della fede e della vita, da nutrire

con il “Cibo” sostanziale, particolarmente

necessario in questo

tempo di grandi cambiamenti.

Inoltre, una affettuosa attenzione

a tutti, rinnovando quella che don

Primo Mazzolari chiamava “l’agonia

per l’assente”. Infine, a complemento,

la proposta di mete

comunque alte, senza mai ridursi

– come diceva don Milani – a fare

i “commercianti”, cercando sempre

di elevare, di far crescere le persone

e il contesto.

È utile ricordare una affermazione

tutt’ora di perdurante attualità,

del card. Martini: “La Parrocchia è

chiamata ad essere una comunità che,

in una società connotata da relazioni

fragili, conflittuali e di tipo consumistico,

esprime la possibilità di relazioni

gratuite, forti e durature, cementa-

te dalla mutua accettazione e dal perdono

reciproco, una comunità segnata

dalla giustizia e dalla ricerca di

riconciliazione e di pace”.

Si dovrebbe cioè porre il massimo

impegno nel far maturare un

clima nuovo: come in una famiglia

ove vige la legge dell’amore e

non del successo, dell’offerta e

non della contabilità, e in cui la

mensa è sempre preparata con

affetto e vissuta come incontro

atteso, e non solo come mera consumazione

di pasti. Ma per fare

questo, occorre superare l‘apocalittica

soglia del millennio

e la misura biblica del

quarantennio a valle del

Vaticano II, sviluppando

quel “santuario” aperto,

umanizzante, ospitale,

che accoglie – secondo

l’antica anafora di san

Basilio – “ciascuno con il

suo dono, ciascuno con il suo

peso”.

Entro questo orizzonte,

l’accoglienza dei poveri

risulta la verifica più concreta

di cosa si sta perseguendo:

se la logica del

serf-service religioso, in

cui ognuno resta isolato

dall’altro, ovvero la mensa

imbandita per tutti, e anzitutto

per i più piccoli, in cui si ritrova la

famiglia abitata da un cuore che

va in ricerca del più debole, per

avvolgerlo in un mantello di predilezione,

se povero e sofferente, e

per accoglierlo, se errante e peccatore.

Entro questi orizzonti, anche i

rapporti con l’esterno dovrebbero

essere improntati alla profezia. La

casa, infatti, e non il Palazzo, era il

luogo più caro ai discepoli di

Gesù. Infatti, l’unica realtà

“sacra” per il Vangelo era (e rimane)

la persona umana.

E se resta importante il tempio, i

testimoni (gli operatori pastorali)

dovrebbero essere anzitutto gli

uomini della “via”: annunciatori

fedeli della Parola e testimoni

fedeli della stessa nella quotidianità.

Renato Cobelli

VARIETÀ VERSO L’UNITÀ a cura della Redazione

15


CAPIRE LA LITURGIA a cura di Rosa Pollini

16

L

a devozione al S. Cuore di

Gesù ebbe il primo riconoscimento

ufficiale sotto forma

di privilegio ed in maniera

limitata, il 6 febbraio 1765, da

Clemente XIII, che concesse alla

Polonia e alla confraternita romana

la festa del S. Cuore. Sotto Pio IX,

questa festa, con decreto della s.

Congregazione dei Riti del 23 agosto

1856 fu estesa a tutta la chiesa e la

devozione del S. Cuore entrò definitivamente

nel culto pubblico ed universale

della chiesa. S. Maria

Margherita Alacoque (1648-1690)

ebbe direttamente da Nostro

Signore la rivelazione della devozione

in quattro speciali apparizioni, la

più importante delle quali avvenne

nell’ottava del Corpus Domini del

1675. Gesù le mostrò «quel cuore

che ha tanto amato gli uomini» e

dalla maggior parte dei quali non

riceve che ingratitudine e oltraggi, e

chiese che venisse istituita una speciale

festa riparatrice in onore del

suo cuore.

Quale funzione può svolgere oggi il

culto al s. Cuore nella vita spirituale

del cristiano? Innanzitutto esso

aiuta a scoprire il volto personale di

Dio. Per il cristiano maturo Dio è

qualcosa di più di un nome, di un

concetto, di una legge morale: è il

Dio di Abramo, di Isacco, di

Giacobbe, il Dio non dei morti, ma

dei viventi. Il Dio che rivela l’amore

di Cristo è carità (1Gv 4,8), conosce,

ascolta, si preoccupa, ama, dona se

stesso, veste l’erba dei campi e scruta

l’intimo dell’uomo. Il cuore di

Cristo, sorgente d’una nuova vita

pasquale, d’un nuovo Spirito che ci

fa chiamare Dio come Padre, ci fa

rifiutare ogni indebita divinizzazione

delle cose di questo mondo, siano

esse persone, istituzioni, strutture,

perché c’è un solo Dio (Dt 10,17), un

solo mediatore di salvezza (1Tm

2,5). Una fede in un Dio impersonale

facilmente lascia cadere nel nulla

Sacro Cuore di Gesù

il primo comandamento di Gesù e

dirige tutte le energie ad osservare il

secondo: ama il prossimo tuo come

te stesso. Il culto al cuore di Cristo ci

aiuta a ridimensionare la sacralizzazione

dell’attivismo e l’idolatria

della prassi, ricordandoci che solo

Dio ci può aiutare a vivere e ad

amare veramente il nostro prossimo,

non sempre amabile.

Il Cuore del Redentore è qui simbo-

lo dell’amore che Cristo ha recato e

mostrato agli uomini, e richiama la

donazione radicale che Gesù fa di se

stesso nella concretezza storica della

sua libertà e della sua componente

affettiva: « Ecco il Cuore che tanto

ha amato gli uomini ed è da loro così

poco riamato».

La devozione è incentrata soprattutto

nel culto di riparazione dei peccati.

In questo giorno si celebra anche

la giornata per la santificazione dei

sacerdoti.

In secondo luogo, il culto al s. Cuore

contribuisce efficacemente a trasformare

la nostra esperienza religiosa

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- Salò 1

in una testimonianza d’amore. In un

mondo in cui la tecnica si materializza

sempre di più e conduce ad

una civiltà di «cuori di pietra» incapaci

di ogni reazione umana, ci si

sente «mal amati» Spesso si riduce

l’amore più ad un cercarsi che ad un

darsi, più ad una speranza di essere

salvati e resi felici che non ad una

gioia di salvare e di rendere felici.

Perciò, a chi si pone alla sua sequela,

egli chiede di essere magnanimo

dinanzi alle ingiurie e agli abusi

degli altri (Mt 5,38-42), di perdonare

e di riconciliarsi con i propri nemici

(Mt 5,23-24), anzi di amarli e di pregare

per loro, perché sono «figli del

Padre celeste» (Mt 5,43-48). Il cristiano

che contempla il cuore di Cristo,

pieno di misericordia per i più lontani

e per i più peccatori, trova il

coraggio di perdonare fino a settanta

volte sette (Mt 18,21) e la forza di

rendere bene per male, poiché l’amore

che ha imparato dal suo maestro

copre una moltitudine di peccati

(Gc 5,20; 1Pt 4,8).

Un eccesso del suo amore e della sua

onnipotenza, viene definita l’ultima

Promessa fatta a S.Margherita, che i

fedeli in coro hanno definita

Grande. La "Grande Promessa", nei

termini fissati dall'ultima critica

testuale suona così: "Io ti prometto

nell'eccessiva misericordia del mio

Cuore che il mio amore onnipotente

concederà a tutti quelli che si

comunicheranno per nove primi

venerdì del mese, consecutivi, la

grazia della penitenza finale, essi

non moriranno in mia disgrazia,

ma riceveranno i santi Sacramenti

ed il mio Cuore sarà loro sicuro

asilo in quel momento estremo".

Da questa dodicesima promessa del

Sacro Cuore nacque la pia pratica

dei "Primi Venerdì del mese".

Benedetto XV aveva tanta stima

della "Grande Promessa" da inserirla

nella bolla di canonizzazione di

santa Mar-gherita M. Alacoque.

Via Pietro da Salò - Loc. Rive

- Salò 2

Piazza Vittoria, 13

- Salò 3

Piazza Vittorio Emanuele, 20


L

e principali Chiese di Salò

possiedono l’organo, strumento

principe per l’accompagnamento

delle funzioni

religiose che non potrà mai essere

sostituito in questa sua funzione da

altri strumenti.

La sua importanza nella liturgia è

stata decretata nei documenti ufficiali

della Chiesa Cattolica.

Papa Pio XII così si esprimeva nella

Lettera enciclica “Musicae Sacrae

Disciplinae” del 1955:

“L’organo è particolarmente adatto ai

canti sacri e ai sacri riti ed aggiunge alle

cerimonie della Chiesa mirabile splendore

e singolare magnificenza (…) commuove

l’animo dei fedeli con la gravità e

la dolcezza del suono, riempiendo la

mente di gaudio (…) ed eleva potentemente

a Dio e alle cose soprannaturali.”

Il Concilio Vaticano II nella

Costituzione “Sacrosantum Concilium”

del 1963 conferma l’importanza

dello strumento nel modo

seguente: “Nella Chiesa latina si abbia

in grande onore l’organo a canne, strumento

musicale tradizionale, il cui

suono è in grado di aggiungere un notevole

splendore alle cerimonie della

Chiesa e di elevare potentemente gli

animi a Dio e alle cose celesti.”

Non va dimenticata infine la valorizzazione

che lo considera oggetto

propriamente dedicato al culto fatta

dalla Sacra Congregazione dei Riti

(1958) che in merito (Istituzione “De

musica Sacra et Sacra Liturgia) così

formulava: “Il principale e solenne

strumento musicale liturgico della

Chiesa latina fu e rimane l’organo classico,

cioè a canne. L’organo, anche se

piccolo, destinato al servizio liturgico,

sia costruito secondo le regole dell’arte e

dotato di quelle voci che convengono

all’uso liturgico. Prima di inaugurarlo

venga benedetto secondo il rito e lo si

custodisca poi con ogni cura come cosa

sacra.”

La Parrocchia di Salò ha preservato i

propri organi classici a canne sottoponendoli

a radicali operazioni di

restauro. Mi riferisco in particolare

agli organi del Duomo, di San

Bernardino e di San Giovanni.

SALÒ - Via Montessori, 11 - tel. 0365 40184

MANERBA - Via V. Gassman, 7 - tel. 0365 552437

Anche taglie forti delle migliori marche:

Fiato all’organo

Si tratta di organi costruiti da grandi

Maestri organari: gli Antegnati (di

Brescia) per l’organo del Duomo e di

San Bernardino e i Bonatti (di

Desenzano) per la Chiesa di San

Giovanni. Va ricordato inoltre che i

Bonatti realizzarono pure l’organo

della Chiesa della Visitazione.

Si rammenta che gli Antegnati,

superando la loro modestia e ritrosia

fecero l’elenco degli organi da

loro realizzati in una pubblicazione

in Brescia presso Francesco

Tebaldino nel 1608 a cura di

Costanzo Antegnati intitolata, dopo

la prefazione, “INDICE DELLI

ORGANI Fabricati in casa nostra dal

tempo ch’io Costanzo Antegnati ne

ho avuto maneggio & cura”. La pubblicazione

è dedicata ai benigni lettori

et honorati organisti.

Nell’elenco figurano la Chiesa di S.

Bernardino di Salò e S. Maria di

Salò.

Ma vogliamo parlare espressamente

dell’Organo della Chiesa di San

Giovanni in quanto esso farà sentire

la sua voce durante uno specifico

evento: un concerto che sarà tenuto

Domenica 29 Giugno.

Esso si colloca nella tradizione del

concerto svolto ormai da anni nella

Chiesa di San Giovanni ma que-

st’anno esso assume un contenuto

particolare proprio perché verrà

suonato l’organo radicalmente

restaurato.

L’organo è così descritto nella pubblicazione

ufficiale della Parrocchia

di Salò: “In cantoria, sulla navata

alla destra dell’unico ingresso laterale,

è collocato un organo ad un

manuale, costruito dai Bonatti di

Desenzano. Reca una targa con la

scritta “Restaurato e riformato da

Bianchetti e Facchetti di Brescia nel

1898”. L’organo è chiuso in cassa,

con ante dipinte con motivi arabescati

ricorrenti anche sulla balconata,

sormontata da angioli musicanti.”

Al restauro del 1898 si aggiunge

quindi il radicale restauro di questo

periodo.

Si tratta di un notevole strumento in

quanto la famiglia Bonatti (e principalmente

Giuseppe Bonatti da

Desenzano 1668-1752) è ritenuta

maestra dell’arte organaria e creatrice

di strumenti di pregio.

Ha al suo attivo la realizzazione di

organi collocati nelle seguenti

Chiese (citandone alcune fra le più

significative): Santa Maria Maggiore

di Trento, Santa Maria del

Carmine di Rovereto, Collegiata di

Arco, Visitazione di Salò e le Chiese

di Rezzato e di Chiari.

Nel concerto di Domenica 29 giugno

la tastiera è affidata alle mani del

Maestro Gerardo Chimini e siamo

certi che nella Chiesa di San

Giovanni l’organo esprimerà tutte le

sue potenzialità.

Ma la musica sacra non è solo organo

bensì anche canto corale; anzi

dalla fusione delle due componenti

nasce il vero momento particolare.

Interpretare detto momento spetta

alla Corale “Marco Enrico Bossi”

Cappella Musicale del Duomo di

Salò che nell’evento ha il compito di

rappresentare la parte cantata.

Alla Corale “Marco Enrico Bossi”, al

Maestro Gerardo Chimini e naturalmente

all’organo della Chiesa di San

Giovanni l’onore quindi di farci partecipi

di un evento che si prospetta

davvero speciale.

dal grande libro

della natura

acqua minerale

IL PIACERE DEL BERE! FONTE TAVINA SALÒ - tel. 0365 521172

MUSICA & CANTO a cura di Lamberto Dondio

17


ACCADE A SALÒ a cura di Vasco Alfiali

18

ICI 2008 prima casa esente

Anno 2008: sono esentate dal pagamento

dell’ICI le abitazioni principali e le relative

pertinenze con esclusione di quelle accatastate

con categoria A1 (abitazioni signorili) A8

(ville) – A9 (castelli e palazzi di pregio artistico

o storico). In tal caso, se adibite ad abitazione

principale corrisponderanno l’aliquota del

4 per mille applicando la detrazione di

130,00.

L’esenzione si applica anche:

** alle abitazioni assimilate all’abitazione

principale, ossia a tutte quelle date in uso gratuito

ai parenti di 1° e 2° grado in linea retta.

L’uso gratuito in tal caso è testimoniato dalla

residenza anagrafica e dall’intestazione delle

utenze;

** immobiliare appartenente ad anziani che

risiedono in casa di riposo a seguito di ricovero

permanente;

** alla casa coniugale del soggetto non assegnatario

a causa di separazione legale, annullamento,

scioglimento o cessazione degli effetti

del matrimonio;

** alle abitazioni principali dei soci assegnatari

delle coop. Edilizie a proprietà indivisa;

** agli alloggi assegnati dagli istituti autonomi

per le case popolari.

Tutti gli altri immobili corrisponderanno l’aliquota

del 7 per mille. Versamenti in acconto

entro il 16 giugno 2008, a saldo entro il 16

dicembre 2008.

SOS Biblioteca?

Attualmente la Biblioteca si trova in spazi

piuttosto angusti rispetto alle esigenze di una

moderna sala di consultazione, e solo un

piano su tre è fruibile per i diversamente abili.

Era apparsa un’opportunità unica, prospettata

e condivisa il trasferimento dell’attuale Biblioteca

comunale in locali annessi alla Biblioteca

del Liceo Fermi, pensando di dare una svolta

anche dal punto di vista gestionale alla biblioteca

comunale e mettendo a supporto anche

un bibliobus di collegamento con il centro.

547 firmatari esprimono parere opposto.

Come finirà? La raccolta di firme continuerà e,

gattopardescamente, tutto resterà immutato.

Studio e servizi fotografici

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di Augusto Rizza

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La “Fondazione

servizi integrati gardesani”

I sindaci dei 22 comuni del distretto (da

Limone a Sirmione) hanno sottoscritto nella

sala dei provveditori di Salò l’atto costitutivo

di questa nuova fondazione che gestirà, insieme

alla Comunità Montana, le attività socioassistenziali

previste dal Piano di Zona del

Bacino benacense bresciano. Sede della

Fondazione è l’edificio a lago in via Fantoni

che già ospitò il Liceo Fermi.

Ha chiuso il caffè nero

A distanza di otto anni dalla sua apertura,

dopo 28 effrazioni, 16 rotture di vetri, 2 incendi,

un allagamento, 25 lettere di minaccia una

serie di denunce per presunta apologia del

fascismo chiude il bar – museo condotto da

Gianluigi Pezzali, la fiamma nera dell’Alto

Garda, consigliere comunale a Salò.

Del locale hanno scritto e parlato tutti i mass

media d’Italia e d’Europa.

I prossimi appuntamenti

18 giugno ore 18.00: Sala dei Provveditori

presentazione ristampa anastatica del volume

“BENACO” di Giuseppe Solitro a cura del

Rotary Club di Salò e Desenzano.

19 giugno ore 19.30: Centro Storico: Salò in

tavola, colori e sapori, profumi e suoni per

una manifestazione enogastronomica da ricordare.

28-29 giugno: Mantova e i suoi sapori in festa.

Degustazioni gratuite di riso alla pilota e possibilità

di gustare prodotti tipici mantovani.

Lungolago di Salò per tutta la giornata.

13 luglio ore 21,30 in Piazza Duomo:

Inaugurazione del Festival Violinistico

Internazionale “Gasparo da Salò”. Evento

straordinario con l’Orchestra Filarmonica ‘900

del Teatro Regio di Torino con coro di voci

femminili e voci bianche - 165 elementi diretti

da Henrik Schaefer con Francesca

Provvisionato mezzo soprano, in programma

G. Mahler Sinfonia n. 3 in re minore.

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A conclusione del summit FAO di Roma

Il diritto all’alimentazione minacciato da interessi di parte.

C

i sono elementi paradossali

nelle vicende del rincaro

dei prodotti alimentari e

nelle sue drammatiche

conseguenze sulle possibilità di

accesso al cibo. Conviene innanzitutto

ricordare che malnutrizione e

fame non sono dovute alle mancanze

di cibo in senso assoluto. Le

quantità di alimenti prodotti globalmente

sono infatti sufficienti a

sfamare la popolazione mondiale.

Gli studi di tale settore mettono

piuttosto in evidenza la questione

dell’accesso concreto ai

prodotti alimentari, limitato da

fattori economici (come l’estrema

povertà) e talvolta culturali. Le

bambine, in talune aree, sono ad

esempio discriminate nella distribuzione

del cibo. Problema

complicato, ma comunque da

risolvere.

Si osserva che i prezzi più alti

favoriscono i produttori e danneggiano

i consumatori. Per i

prodotti agricoli, una lunghissima

fase di prezzi molto alti a

livello mondiale ha impoverito

gli agricoltori dei paesi in via di

sviluppo, con creazione di sacche

di estrema povertà e con crescita

smisurata delle periferie delle

grandi città. Che cosa ha tenuto

basso il prezzo dei prodotti agricoli

per tanti anni? E perché gli

aumenti attuali?

Alla prima domanda si può

rispondere affermando che i prezzi

agricoli non sono fissati dal mercato,

ma piuttosto dalle politiche attive

di sostegno di tutti i grandi

paesi industriali. I sussidi all’agricoltura

dei paesi ad alto reddito

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hanno mantenuto artificiosamente

bassi i prezzi mondiali: con effetti

devastanti sugli agricoltori dei

paesi poveri. A prima vista, bassi

prezzi del cibo parrebbero favorire

i paesi poveri importatori. In realtà

le importazioni tendono a spiazzare

la produzione locale e a modificare

l’intera struttura produttiva e

sociale del paese ricevente. La

riduzione dei sussidi aprirebbe

invece la possibilità di esportazione

da parte dei paesi poveri a vocazione

agricola. Politiche di sostegno

rurale nei paesi importatori di

cibo potrebbero ripristinare un’agricoltura

locale e autosufficiente.

Sono cambiate progressivamente

le diete di intere popolazioni, per

effetto dell’aumento del reddito.

L’introduzione della carne nella

dieta base di intere popolazioni

(vedi Cina ed India) presuppone

una maggior richiesta di cereali

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per l’alimentazione degli animali.

Un ulteriore motivo del rialzo dei

prezzi dei cereali è riconducibile

alle scelte di politica economica a

sostegno dei biocarburanti. Si ritiene

infatti che l’eliminazione dei

carburanti fossili porti a una riduzione

delle emissioni dei gas serra.

Sul tema ambientale, l’opinione

pubblica è particolarmente sensibile.

L’Ocse stima da 13 ai 15

miliardi di dollari l’anno l’investimento

in etanolo.

Tuttavia il confronto fra i costi di

produzione dei biocarburanti e

dei carburanti fossili, in termini

di energia equivalente, segnala

uno scarto limitato al 13-18% in

meno rispetto ai secondi.

Il rialzo del prezzo dei prodotti

alimentari di base non è quindi

un rialzo di mercato; piuttosto il

risultato di una serie di interventi

pubblici variamente motivati.

Le politiche di sostegno ai biocarburanti,

influenzate anche

dal continuo aumento del petrolio,

fanno intuire come il diritto

all’alimentazione venga oggi

messo a rischio per soddisfare

interessi parziali.

Al summit di Roma della FAO, il

bilancio degli affamati è aumentato

paurosamente. Occorre l’impegno

dei Governi dei grandi paesi

per rivedere con realismo le scelte

economiche fatte, i cui effetti ricadono

inesorabilmente sul destino

di popolazioni inermi e povere. A

Roma niente di nuovo, al di

delle analisi, è stato deciso. La

società si trova oggi più affamata e,

quindi, a rischio di nuovi fenomeni

sociali incontrollabili.

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EVENTI DAL MONDO a cura di Renato Cobelli

19


ALLA SERA DEL TERZO GIORNO a cura di Bruno Marelli

20

Cosa sta succedendo nel mondo?

N

ei mesi scorsi abbiamo seguito il

lungo viaggio della torcia olimpica

verso Pechino. Un viaggio

simbolo di libertà, di pace fra gli

uomini, di fratellanza universale che si è

trasformato in qualcosa in bilico tra il grottesco

ed il tragico. In ogni latitudine l’atleta

che portava la fiaccola ha corso tra due

cordoni di polizia per proteggerlo dagli

assalti di chi ha scelto di esprimere così la

protesta nei confronti della Cina, potenza

globale in campo economico, ma ultima in

campo di tutela dei diritti umani e di democrazia.

Non sappiamo cosa accadrà ai giochi olimpici,

ma i segnali che ci giungono sono

piuttosto sconfortanti. Per il momento c’è

solo l’imbarazzato silenzio dei governanti

dei paesi attraversati dal percorso della

fiaccola per una protesta proveniente dal

basso e particolarmente agguerrita. Lo

stesso imbarazzato silenzio dei comitati

olimpici dei paesi europei, timorosi di compiere,

o involontariamente consentire,

gesti che potrebbero mettere in difficoltà i

rapporti economici con il colosso asiatico.

Lo stesso imbarazzato silenzio nei confronti

del comitato olimpico cinese che ha

posto il divieto per i partecipanti di introdurre

materiale, opuscoli o oggetti con riferimento

religioso, seppure la notizia abbia

sconcertato chi crede nella libertà pacifica

di culto.

Lo stesso imbarazzato silenzio precedette

le olimpiadi del Messico esattamente 40

anni fa. L’apertura dell’Olimpiade messicana

fu preceduta di pochi giorni dalla strage

degli studenti a piazza delle Tre Culture,

un corteo represso nel sangue davanti ad

atleti e giornalisti internazionali. Una ricostruzione

della strage appare nelle ultime

pagine del libro “Niente e così sia” di

Oriana Fallaci, che venne ferita da una raffica

di mitra proprio in quella piazza di Città

del Messico durante gli scontri tra esercito

e studenti. L’indignazione per il massacro

non impedì comunque la regolare apertura

dei giochi olimpici, che iniziarono a Città

del Messico il 12 ottobre 1968. Sei mesi

prima a Memphis fu assassinato Martin

Luther King. Subito dopo a Los Angeles,

toccò a Robert Kennedy. Il sogno americano

finito nel sangue. Gli atleti riuniti attorno

al Progetto Olimpico per i Diritti Umani

avevano discusso tra loro la possibilità di

boicottare i giochi: non volevano essere i

cavalli da corsa dei bianchi, chiedevano

allenatori neri da aggregare alla squadra

americana, contestavano la riammissione

del Sud Africa razzista. Nella primavera del

‘67 Muhammad Ali aveva rifiutato l’arruolamento

nell’esercito per motivi di coscienza,

vedendosi togliere la corona dei pesi massimi.

Kareem Abdul Jabbar rinunciò a un

posto nella nazionale olimpica di pallacanestro.

Ma alla fine la proposta di boicottaggio

non passò. Si decise per un gesto

simbolico e rispettoso che richiamasse l’attenzione

su una giusta causa e ognuno fu

lasciato libero di decidere come comportarsi.

Quelle olimpiadi saranno ricordate per il

famoso atto di protesta di due velocisti neri

Tommie Smith e John Carlos. L’immagine

dei pugni neri alzati al cielo, il gesto di

ribellione delle Pantere Nere, è rimasta

nella iconografia non solo delle Olimpiadi

ma anche della storia americana. Dopo di

loro i quattrocentisti Usa: Lee Evans, Ron

Freeman e Larry James salirono sul podio

col basco nero in testa, salutando col

pugno chiuso. Con un volo infinito, Bob

Beamon riscrisse il libro dei record nel

salto in lungo e andò a ritirare la medaglia

d’oro con i calzettoni neri tirati su per protesta.

La ginnasta cecoslovacca Vera

Caslavska vinse quattro ori e due argenti e

quando fu suonato l’inno russo dell’avversaria

Natalia Kuchinskaya abbassò la testa

in silenzio contro i carri armati che avevano

invaso il suo paese un mese prima.

Fu però il podio nero a cambiare la storia

delle olimpiadi. La reazione del comitato

olimpico e della federazione atletica americana

contro Smith e Carlos fu durissima;

espulsi dalla squadra, dovettero lasciare il

villaggio olimpico, si disse che gli avevano

ritirato pure le medaglie. Ma la storia li ha

consacrati eroi delle olimpiadi, elevato il

loro gesto ad esempio del valore dell’atleta.

Tanto che nel 2006 la San Jose State

University ha reso omaggio ai suoi due

studenti erigendo una statua alta sette

metri che mostra i due atleti sul podio scalzi

e con i pugni alzati mentre il gradino per

il secondo arrivato è lasciato vuoto.

I visitatori sono incoraggiati a salire sul

posto vuoto del podio per unirsi alla protesta

dei due atleti americani. Eppure anche

quel terzo uomo sul podio ha un suo ruolo

in questa vicenda. Un bianco, l’australiano

Peter Norman, che a 26 anni finì secondo

e capì di esser finito nel bel mezzo della

Storia. Negli spogliatoi dopo la gara, sfinito

e sudato, si avvicinò ai due rivali che

confabulavano tra loro con un paio di

guanti in mano. Informato di quello che si

apprestavano a fare, chiese per sè una

spilletta col simbolo del loro Progetto

Olimpico per i Diritti Umani. Norman era

membro dell’Esercito della Salvezza,

un’organizzazione della Chiesa Cristiana

Mondiale, e a Melbourne dove era nato e

cresciuto aveva visto con i propri occhi la

discriminazione razziale nei confronti degli

aborigeni.

Si appuntò la loro spilla sul petto, rendendo

ancora più dirompente la protesta in

mondovisione. Norman fu duramente

ripreso dai dirigenti australiani e ai giochi

successivi di Montreal non fu neanche

convocato nonostante avesse i tempi

richiesti. A Smith e Carlos andò molto peggio.

Rispediti in patria, ricevettero pacchi di

sterco e minacce di morte dal Ku Klux

Klan, persero il lavoro. Bisognava dimostrare

che quel gesto li aveva distrutti affinché

nessun altro ci riprovasse più.

L’esercito cacciò Smith per “attività antiamericane”:

volevano punirlo, lo salvarono

dal Vietnam.

Carlos, dopo una breve esperienza nel

football americano, si ridusse a fare il buttafuori

nei locali. Quaranta anni dopo

Tommie Smith insegna ginnastica in un

piccolo college a Santa Monica. John

Carlos fa l’allenatore di atletica in un liceo

di Palm Springs, si occupa di servizi sociali,

è un cristiano rinato. Norman invece non

c’è più, se n’è andato nel 2006 per un

attacco di cuore e a reggere la bara a

Melbourne c’erano Tommie e John.

Gli sprinter che fecero la rivoluzione con

un pugno, senza far male a nessuno. Dopo

di loro lo sport non sarebbe più stato così

politicamente sfrontato. Ma nemmeno più

così innocente.

E fra due mesi a Pechino, davanti agli

occhi di tutto il mondo, l’elite dello sport tornerà

a misurarsi con la storia.


Un’occasione preziosa è

l’incontro di un gruppo

di amici ufficialmente

indicato come

Redazione de “Il Duomo”, il

mensile della Parrocchia di

Salò. Si tratta di un momento

preciso, programmato, che

pure non avendo l’ufficialità e

l’importanza che connotano

chi opera nel campo dell’informazione

con le caratteristiche

professionali e culturali

idonee, permette e favorisce

la conoscenza tra alcune persone

che reciprocamente

avvertono la gioia di esprimersi

mettendo in evidenza

la propria personalità.

Particolarmente prezioso è

questo momento per chi,

come me, lasciata la scuola,

dopo gli anni canonici per la

pensione, conserva pur sempre

nell’animo il piacere di

comunicare con gli altri, cosa

che ne ha caratterizzato per

lungo tempo la quotidianità

da quel “piccolo palcoscenico”

che è la cattedra. Tra gli

incontri, tutti qualificati, preziosi

e meritevoli di stima non

posso fare a meno di sottolineare

quello con l’amico

Giancarlo, responsabile dell’ultima dotta pagina del

giornale. Innamorato della letteratura, mi ha fatto

dono, oltre la personale premura che mi inorgoglisce,

anche di libri importanti per la mia biblioteca personale.

Un volume molto pregiato riguarda e illustra la cultura

rinascimentale nella città di Correggio (RE) in cui

l’amico sa che ho vissuto gli anni della mia giovinezza

e della mia formazione scolastica. Si tratta di un

libro prezioso che illustra la cultura di corte del

Rinascimento padano in cui maturò la personalità

straordinaria del pittore Antonio Allegri detto il

Correggio che avvertì la forza creativa del Mantegna

e di Raffaello, operò principalmente a Parma nella

Chiesa di S. Giovanni e nel Duomo e si propose come

superba espressione in terra padana degli ideali rinascimentali

che si evidenziano in tante opere (sparse

nei musei del mondo) per la squisita qualità del tessuto

pittorico; ebbe familiarità con alcuni colti spiriti

tra cui la poetessa Veronica Gambara che in Correggio

aveva fatto sorgere una civile atmosfera umanistica.

Al pittore, che sintetizzava nella sua firma Laetus la

gioia della sua affermazione in terra emiliana, è in atto

una mostra importante.

Un’autentica scoperta è stato per me il volume (che mi

è giunto in dono dalla stessa persona) che raccoglie gli

scritti di una straordinaria poetessa famosa in ambiti

culturali specifici, ma troppo limitati: Cristina Campo:

“Gli imperdonabili” (Adelphi ed.). Vittoria Guerrini

era il suo vero nome – nata nel 1923 a

Bolognaprestigiosa e temuta sede dell’Università da

genitori di cui sottolineò costantemente la felicità

coniugale, visse un’esistenza ritirata, ma trasformò i

Incontri

Incontrare un altro

o magari anche solo un’opera,

è trovare la porta di se stessi.

(Cristina Campo)

Antonio Allegri - Congedo di Cristo dalla madre

Londra - National Gallery

suoi anni sottolineando

l’Amicizia come caratteristica

della lettura,

l’Amicizia che può nascere

dalle pagine di un testo

e attraversare secoli,

nazioni e lingue perché si

nutre di affinità spirituali,

circola grazie ai messaggi,

si sviluppa con uomini e

donne di ogni tempo che

hanno saputo penetrare

nel nostro cuore.

Imperdonabili perché

dominati dalla passione

per la perfezione, sono gli

autori affrontati nel libro e

la definizione ben si adatta

alla stessa Cristina…

Consapevole che la poesia

è lettura della realtà e il

poeta è l’uomo che fa da

mediatore tra l’uomo stesso

e Dio, tra l’uomo e la

natura, amò molto gli

scrittori di ogni tempo

passando dall’Ecclesiaste

a Pasternak, dal Corano a

Borges… da Mille e una

notte a Proust, a Eliot, a

Luzi… Visse la giovinezza

a Firenze e gli ultimi

anni a Roma; ebbe educatori

geniali, non potendo

frequentare le scuole per motivi di salute, imparò dal

padre (maestro di musica) lo stupore dell’ascolto e

l’incanto del ritmo. Conobbe ed apprezzò intellettuali

di rara profondità, amò lo splendore della Liturgia, il

canto gregoriano, Santa Teresa, San Giovanni della

Croce e dopo il Concilio Vaticano II rinunciò a fatica

alla Messa in latino. Dopo la scomparsa dei genitori la

sua ispirazione si raccolse nella “pietà del verso”:

“È rimasta laggiù calda la vita,

l’aria, il colore dei miei occhi, il tempo…

Rimasta è la carezza che non trovo

più… e l’infinita mia sapienza è in frantumi…

Quando morì a 54 anni, Roberto Galasso la definì “la

scrittrice che ha lasciato una traccia di poche pagine imperdonabilmente

perfette, del tutto estranee ad una società che

non aveva occhi per leggerle” – era l’anno 1987 – e Guido

Ceronetti aggiungeva: “Forse è venuto il tempo perché i

tanti promotori delle proprie mediocrità riscoprano una

scrittrice dominata dalla sindrome della perfezione”.

Il libro “Gli imperdonabili” di Cristina Campo è stato

per me un dono-testimonianza di grande significato.

Ho potuto assaporare le parole cariche di ironia sottile,

scaturite da una mente straordinaria, attraverso i

miei giorni non facili in un ampio arco di tempo, mentre

la sonata op. 120 per pianoforte di Schubert donatami

affinché: “Nelle tue veglie notturne quando tutto

tace, tutto è silenzio, possa ascoltare queste note scaturite

da un cuore puro” resta la testimonianza forte di uno

straordinario rapporto di amicizia che so di non

meritare, che certamente non potrò ricambiare, ma

che dà sapore alle mie notti e alle mie giornate.

INVITO ALLA LETTURA a cura di Nerina Lugli

21


VARIETÀ VERSO L’UNITÀ a cura della Redazione

22

Scambio di visite tra Salò e Aviano

Nel segno del Beato Marco

S

cambio di visite fra Salò e Aviano. Due comunità,

molto diverse ma unite dal ricordo del

Beato Marco, si sono incontrate, nel giro di

due mesi, nei rispettivi ambienti di testimonianza

della fede e di presenza sul territorio.

Solenne è stata la messa concelebrata domenica 30

marzo in duomo con la presidenza e parola di un

vescovo missionario lombardo appartenente

all’Ordine dei Cappuccini e devoto dei santi: Mons.

Serafino Spreafico. Gli ospiti hanno fatto dono alla

parrocchia di un quadro illustrante la presenza del

Beato Marco sulle rive lacustri della nostra Salò, la

quale era stata preparata alla visita dall’arciprete

Mons. Andreis: su suo invito, in quaresima, alcuni

frati cappuccini erano venuti in parrocchia a riproporre

il messaggio penitenziale del loro beato.

La restituzione della visita è avvenuta martedì 27

maggio da parte di una quarantina di salodiani portatisi

in pullman ad Aviano con l’arciprete, a conclusione

anche del mese mariano. Nella cittadina del Friuli

Occidentale, famosa per la presenza di una grande

base americana ma più famosa tre secoli fa per i nata-

La mia più bella invenzione, dice

Dio, è Mia madre.

Mi mancava una Mamma e l’ho

fatta.

Ho fatto Mia Madre prima che ella

facesse Me. Era più sicuro.

Ora sono veramente un uomo come

tutti gli uomini.

Non ho più nulla da invidiar loro,

poiché ho una Mamma. Una vera mi

mancava.

Mia Madre si chiama Maria, dice

Dio.

La sua anima è assolutamente pura e

piena di grazia.

Il suo corpo è vergine e pervaso da

li e il nome dati a Marco d’Aviano, essi sono stati

accolti nella chiesa della frazione di Villotta, divenuta

un piccolo tempio in onore del Beato Padre Marco.

Qui hanno potuto pregare la sua intercessione, baciando

la reliquia. L’Eucaristia è stata celebrata da Mons.

Francesco Andreis nel vicino santuario della

“Madonna del Monte”. Bello il paesaggio (Aviano è

collocato ai piedi del monte Cavallo, Alpi Carniche)

come i luoghi visitati (il pranzo si è tenuto in riva al

lago montano di Barcis; quindi transito per

Andreis…piccolo comune omonimo del nostro monsignore!);

ideale la giornata sul piano atmosferico, e

intensa pure sul piano della fraternità.

Il tutto ha cementato un’amicizia: grazie a questo

scambio di visite e di esperienze e riscoperta di notizie

- che ha ragione di essere perché siamo grandemente

debitori alla storia di fede scritta dalle precedenti

generazioni - essa ci resterà cara. Speriamo trovi

pure altre occasioni per manifestarsi, anche dal punto

di vista dell’approfondimento storico.

La mia più bella invenzione

una luce tale che sulla terra mai Mi

sono stancato di guardarla, di ascoltarla,

di ammirarla.

È bella mia Madre, tanto che lasciando

gli splendori del Cielo non Mi

sono trovato sperduto vicino a lei.

Maria mia Madre è morta, dice Dio.

Dopo che io ero risalito verso il Cielo,

ella Mi mancava. Io le mancavo.

Ella mi ha raggiunto, con la sua

anima, con il suo corpo, direttamente.

Non potevo fare diversamente.

Era necessario. Era più conveniente.

Le dita che hanno toccato Dio non

potevano immobilizzarsi.

Gli occhi che hanno contemplato Dio

Walter Azzaretti

non potevano restar chiusi. Le labbra

che hanno baciato Dio non potevano

irrigidirsi. Quel corpo purissimo che

aveva dato un corpo a Dio non poteva

marcire mescolato alla terra.

Non ho potuto, non era possibile, Mi

sarebbe costato troppo.

Ho un bell’essere Dio, sono suo

Figlio, e comando Io.

E poi, dice Dio, l’ho fatto anche per

gli uomini miei fratelli.

Perché abbiano una Madonna in

Cielo.

Una vera, una di loro, corpo ed

anima. La Mia.

M. Quoist


N

ella Val Trebbia, in provincia

di Piacenza, più esattamente

a 46 chilometri sulla strada

che conduce a Genova, si

incontra il paesino di Bobbio, poco

più di 4000 anime, che fu una mia

meta in bicicletta quando ancora

potevo permettermelo. Il paese oggi

fa parte della Comunità Montana

dell’Appennino Piacentino e qui

potrei dilungarmi e parlare del territorio,

della bellezza del paese, della

tranquilla atmosfera che vi si respira

lontani dalla convulsa vita della

grande città, ma desidero invece

ricordare che qui, oltre ad un bel

ponte romano detto anche Ponte

Gobbo o del diavolo per una antica

leggenda che lo vuole costruito dal

diavolo in una sola notte in cambio

di un anima, si trova una Abbazia

nella quale si verificò un miracolo,

un grande miracolo che ci fa fare la

conoscenza di un personaggio

importante.

Bobbio fu infatti la tappa finale di un

lungo viaggio, iniziato molti anni

prima nella lontana Irlanda, da un

monaco mandato dal Signore, un

uomo dotato di quella tenacia che

solo la Fede può dare. Il suo nome

era Colombano ed era nato attorno al

540 a Leinster. In compagnia dell’amico

Gallo, anch’egli irlandese,

aveva molto viaggiato e insieme in

Borgogna avevano anche fondato i

monasteri di Luxeuil e di Fontenay,

ma poi qui si erano separati e Gallo

aveva preferito fermarsi in Svizzera

ove attorno al suo monastero crebbe

e si sviluppò la attuale cittadina di

San Gallo.

L’Italia di quei tempi viveva l’era

longobarda e quando Colombano vi

giunse, in compagnia di alcuni suoi

discepoli, si stabilì proprio a Bobbio

per prendere possesso di un piccolo

territorio donatogli dalla Regina

Teodolinda, moglie di Agilulfo Re

dei Longobardi. Ciò che restava di

una piccola chiesa dedicata a S.

Pietro stava lì a dimostrare la poca

devozione del tempo, ma Colombano

non si perse d’animo e come

accadrà a Francesco davanti a San

Damiano, egli, con il pensiero fisso

alla realizzazione di un monastero

che desse vita ad una comunità di

monaci, si mise a restaurarla, perché

potesse raccogliere ancora fedeli e

potesse diventare luogo di incontro

per quanti volessero, nel silenzio,

dialogare con Dio.

Era l’anno 614 e Colombano, ormai

vecchio, era già in fama di santità per

la vita che aveva condotto e per i

discepoli che aveva saputo raccogliere

attorno a sé. La morte, purtroppo,

Il miracolo di San Colombano

lo colse solo due anni dopo, negli

ultimi giorni di un Novembre freddo

e malinconico, ma il seme era stato

gettato e presto la comunità crebbe

fino a contare oltre cento monaci,

mentre accanto al convento e a quel

ponte ad arcate diverse, cominciarono

a crescere edifici civili che finiranno

per dar vita a quel primo nucleo

che diventerà poi Bobbio. Grande lo

zelo missionario che il Santo esercitò

sia presso i Franchi, che presso gli

Alemanni e i Longobardi. Con essi e

le loro corti seppe intrattenere sempre

rapporti proficui e continui, ma

La statua di San Colombano

fu anche sempre pronto a scontrarsi

con i sovrani ogniqualvolta venivano

messi in discussione i capisaldi

della fede.

La regola colombiana, forse troppo

rigida, perchè improntata ad un

severo controllo dei costumi, all’obbedienza

e al silenzio, venne però

temperata dai suoi successori e con il

tempo finì per confluire nella più

mite regola Benedettina. La strada

che porta all’Abbazia è in leggera

salita e il primo incontro che si fa è

con il Santo stesso raffigurato benedicente

in una grande statua che dà il

benvenuto al forestiero, poi la semplice

e severa facciata a ridosso del

corpo centrale della costruzione del

monastero e sulla sinistra il bel porticato

che fronteggia un prato verde.

Certo la attuale costruzione venne

realizzata in un arco di tempo ben

più lungo della vita del Santo, ma è

in questo luogo che si è creato il

miracolo e il miracolo fu il formarsi

di una Biblioteca prima e poi del

famoso “Scriptorium” dove furono

composti i Codici (in filologia il

codex /pl.codices è il libro manoscritto)

detti appunto di Bobbio. Per

molti anni infatti questo monastero,

in un’epoca in cui la scolarizzazione

e la cultura erano scomparse e l’uomo

viveva nuovamente una esistenza

selvatica, vide la presenza di

monaci dotti che con paziente opera

trascrivevano sulla pergamena i testi

sacri, ma anche le opere di Virgilio,

di Cicerone, di Plauto, di Seneca per

dirne alcuni, testi oggi conservati

nelle migliori biblioteche del mondo.

L’irradiazione della cultura, questo il

vero e grande miracolo di San

Colombano, un uomo animato da

uno smisurato amore per Cristo: l’aver

permesso la conservazione e la

divulgazione dei testi più pregiati

della classicità; una rinascita che fu

certamente anche opera della Grazia.

L’Abbazia divenne in breve tempo

un centro di cultura conosciuto in

tutta Europa ed ebbe una importanza

tale che, quando Carlo Magno Re

dei Franchi pose fine al regno

Longobardo, il monastero vedrà

aumentare i propri possedimenti

fino alle porte di Torino, verso

Mantova, Piacenza, Genova e Pavia.

Il tempo scorrerà sereno ed operoso

fino a quando Papa Pasquale II, già

Abate a Cluny, concederà nel 1014 a

Bobbio la dignità e la giurisdizione

vescovile, un atto che segnerà stranamente

la decadenza della cittadina la

quale, pur passando da borgo monastico

a rango di città episcopale,

vedrà la sua autorità diminuire,

prima per le rivalità sorte fra l’Abate

e il Vescovo, poi per via dei Comuni

che stavano per diventare i nuovi

soggetti politici dell’epoca. Merita

una sosta il sepolcro del Santo e una

breve pausa concede ancora di riflettere

sull’importanza di questo uomo

e sulla Provvidenza che ha voluto far

terminare il suo cammino proprio

qui in mezzo a noi.

Scelgo come ascolto musicale per

questo mese due opere che mi hanno

fortemente impressionato: il

Quartetto op. 96 detto ”Americano”

e il Trio per violino, violoncello e

piano op. 90 detto “Dumky”del

boemo Antonin Dvorak (1841/1904)

composti negli anni 1891/92 in una

sua felice esperienza in America

quando fu chiamato come insegnante

al Conservatorio Nazionale di

New York. Troviamo in queste due

opere che attingono al folclore, una

grande fluidità melodica, una finezza

di scrittura e una grande spontaneità,

qualità che nascono indubbiamente

dalla visione ottimistica che

l’autore aveva della vita.

Giancarlo

BREVE STORIA DEL POPOLO ELETTO a cura della Redazione

23


DUOMO

SS. MESSE

• Prefestiva: ore 18.30

• Festive: ore 9.30

11.00 - 18.30

• Feriale: ore 18.30

S. BENEDETTO - Muro

• Festive: ore 7.30

S. BERNARDINO

• Festive: ore 9.00 - 17.00

• Feriale: ore 9.00

S. GIUSEPPE

• Festive: ore 10.00

• Feriale: ore 17.00

(esclusi: giovedì e sabato)

VISITAZIONE

• Solo feriale: ore 7.15

(escluso sabato)

RENZANO

• Solo sabato: ore 18.00

BARBARANO

• Festive: ore 10.00 -17.00

• Feriale: ore 17.00

MONASTERO

• Festive e feriali: ore 8.00

IL DUOMO - n. 6 GIUGNO 2008

Anno LVIII - abb. annuo Euro 11,00 - una copia Euro 1,05

abb. sped. postale Euro 30,00

INFORMAZIONI UTILI

GIUGNO

Venerdì 20 ore 20,45 Consiglio dell’Oratorio

Domenica 29 ore 17,00 S. Messa a S. Bernardino

e Rito di Ammissione al Battesimo

LUGLIO

Giovedì 3 ore 9,00 (inizio) S. Messa al Santuario Madonna del Rio

(sospesa la Messa nella chiesa di S. Giuseppe)

Venerdì 4 1° venerdì in mattinata: SS. Comunioni agli ammalati

Lunedì 7 Triduo dei Morti: SS. Messe ore: 7,30 – 20,00 al cimitero

Martedì 8 Triduo dei Morti: SS. Messe ore: 7,30 – 20,00 al cimitero

Mercoledì 9 Triduo dei Morti: SS. Messe ore: 7,30 – 20,00 al cimitero

Domenica 13 Pellegrinaggio “Fasanei” alla Madonna del Carmine

in Viale Landi con breakfast nel giardino della canonica

Mercoledì 16 ore 20,30 S. Messa alla Chiesina Madonna del Carmine

in Viale Landi - incontro conviviale in canonica –

Giovedì 17 Celebrazione mariana zonale al Santuario del Carmine

a S. Felice del Benaco (ore 20.00 S. Rosario… S. Messa)

Sabato 26 Renzano: ore 18,30 S. Messa e Festa SS. Nazario e Celso

Domenica 27 ore 18,30 S. Messa e Battesimi comunitari

AGOSTO

Venerdì 1 1° venerdì in mattinata: SS. Comunioni agli ammalati

Sabato 2 Perdon d’Assisi a Barbarano

Domenica 3 Perdon d’Assisi in Parrocchia

Martedì 12 ore 16,00 S. Messa mensile al cimitero

Venerdì 15 FESTA DI MARIA ASSUNTA

Sabato 16 ore 9,00 S. Messa al cimitero Chiesa del Lazzaretto

Domenica 17 ore 16,00 S. Messa a Serniga per S. Bernardo abate

Domenica 24 ore 16,00 S. Messa a S. Bartolomeo apostolo

Venerdì 29 ore 20,30 in canonica: incontro per i genitori che hanno

chiesto il Battesimo per il figlio/a per il l 5/10/08

Dir. Responsabile - Antonio Fappani con decreto del Tribunale - Autorizzazione del Tribunale di Brescia n. 6/74 dell' 8-3-1974

Pubblicità: Segreteria Parrocchiale - tel. (0365) 521700 Fax. (0365) 523294

Fotocomposizione del 07/6/2008 nella Canonica di Salò - Stampa: Tipolitografia Lumini - Travagliato

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