ATTI DEL CONVEGNO - Coplanet.eu
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Benessere, Educazione<br />
Creatività e Coscienza<br />
punti di forza del Dialogo<br />
tra Culture<br />
Bienestar, Educación<br />
Creatividad y Conciencia<br />
puntos de fuerza del Diálogo<br />
entre Culturas<br />
2004<br />
<strong>ATTI</strong> <strong>DEL</strong> <strong>CONVEGNO</strong>
<strong>ATTI</strong><br />
<strong>DEL</strong> <strong>CONVEGNO</strong>
VENEZIA<br />
Ateneo Veneto,<br />
17 giugno 2004<br />
3•
Apertura:<br />
Vasco Merciadri,<br />
presidente RedGFU Italia<br />
Il dialogo tra culture è quello che potrà dare un futuro migliore a tutta l’umanità. Per<br />
questo è importante cominciare a conoscere gli altri, a conoscere idee diverse, cercare<br />
di creare un mondo in cui ci sia spazio per tutte le idee, per tutte le religioni, i<br />
credi, per la scienza, secondo le caratteristiche di ognuno e a secondo la cultura di provenienza.<br />
Abbiamo il piacere di avere illustri ospiti, alcuni dei quali sono qui presenti in questa<br />
giornata di inaugurazione di COPLANET 2004. I lavori si svolgeranno poi durante i<br />
prossimi tre giorni presso l’hotel Relais Monaco di Ponzano Veneto.<br />
Questo convegno è organizzato dalla RedGFU, che è una associazione culturale mondiale<br />
che ha come proprio fine l’unione di tutti gli esseri umani, al di là delle differenze<br />
di razza, credo, sesso, classe, religione e ideologia politica.<br />
D i rei che possiamo iniziare subito i lavori dando la parola a padre Anthony<br />
Elengjimittan che in qualche modo rappresenta un ponte tra l’Oriente e l’Occidente e<br />
infatti questa sua introduzione verte proprio sul fatto di andare oltre l’Oriente e<br />
l’Occidente.<br />
Grazie Padre.<br />
•4
Anthony Elenjimittam,<br />
ordinato sacerdote nell’ordine dei Domenicani nel 1939.<br />
Discepolo, amico e collaboratore del Mahatma Gandhi.<br />
Oltre l’Oriente e l’Occidente<br />
Nella terra del Gange e dell’Himalaya cominciamo ogni attività con un pensiero,<br />
una preghiera rivolta verso l’Eterno. Poiché ho ricevuto dal Mahatma Gandhi un<br />
mandato per lavorare per l’unità delle religioni, desidero cominciare con una<br />
preghiera, un pensiero colto da queste quattro grandi religioni che racchiudono centinaia<br />
di milioni di anime:<br />
dal Cristianesimo, che un tempo era molto più vitale<br />
dall’induismo<br />
dal Buddismo<br />
dall’Islam<br />
“…O Grande Spirito, di cui respiro la Vita e Tutto il Creato, di cui sento la voce nei<br />
venti; vengo davanti a Te, uno dei tuoi tanti figli, cerco la Tua Luce e la Tua Forza.<br />
Fammi camminare per le strade belle della vita e proseguire in Tua compagnia, fammi<br />
vedere il tramonto del sole rosso e oro che mi eleva sempre più verso di Te. Fa che io<br />
possa ascoltare il Tuo sussurro; ogni giorno fai che io possa leggere i tuoi sogni nascosti<br />
in ogni pietra. Dammi quella forza non per poter essere superiore ai miei Fratelli ma<br />
per rendermi capace di combattere contro il mio più grande nemico: me stesso (il mio<br />
egocentrismo).<br />
Quando la vita svanisce come la luce al tramonto, fai che io possa venire a Te con occhi<br />
trasparenti, con mani pulite, senza vergogna…..”<br />
Carissimi amici, sono veramente felice di partecipare a questo convegno perché oggi<br />
più che mai viviamo in un’epoca in cui è importante lavorare per abbracciare la Cultura<br />
Mondiale, intesa non come una cultura, ma come una forza che ci darà la capacità di<br />
trasformarci, perché tutti noi siamo nati da un uomo e una donna, ma dobbiamo rinascere<br />
come disse Gesù, perché ciò che è nato dalla carne è carne e ciò che nasce dallo<br />
Spirito è Spirito.<br />
Bisogna approdare a questa Quintessenza e perciò dobbiamo avere occhi ovunque per<br />
imparare la lezione trasmessa dai Grandi che hanno vissuto questa Vita, come ad esempio<br />
il Mahatma Gandhi, con cui ebbi la fortuna di collaborare nel 1946.<br />
Mi ricordo di quando venivo a Venezia e incontravo il Patriarca Luciani, alla sera parlavamo<br />
sovente davanti ad una tazza di tè e tra le altre cose diceva: “Dobbiamo accettare<br />
la grande cultura dell’India. Dove possiamo trovare tra i cristiani un Gandhi? Non<br />
sono le etichette religiose che contano, ma la vita vissuta intimamente, profondamente,<br />
trasformando, metamorfizzando la nostra vita da Adamo ed Eva in Luce Cristica”.<br />
Pertanto, carissimi amici, dobbiamo ricordarci che la nostra vita quaggiù, di pochi anni<br />
o vari decenni che sia, è una grande opportunità per trovare noi stessi, attraverso la<br />
meditazione. E più siamo disposti a vivere di questa Luce, tanto più andiamo oltre le<br />
ristrettezze. Non saremo più occidentali o orientali o cristiani o buddhisti, ma luce di<br />
Dio.<br />
È questo che dobbiamo realizzare, carissimi amici, dobbiamo andare oltre tutti questi<br />
confini del vecchio ordine delle cose.<br />
5•
Diceva J. R. Kipling: l’Occidente è l’Occidente, l’Oriente è l’Oriente, e questi due mai si<br />
incontreranno.<br />
Ma quando ci sono due entità forti, possiamo cogliere la quintessenza delle due correnti,<br />
fare una sintesi. Andiamo oltre questa dicotomia e arriviamo all’Unità<br />
dell’Uomo, la capacità dell’Umano di elevarsi e deificarsi. Dobbiamo risvegliarci, ma<br />
per fare questo ci vuole la meditazione non interrotta, continua, finché un giorno<br />
spunterà la capacità di vedere questo concetto dell’Uomo Nuovo, la “rinascita” secondo<br />
il Vangelo, il “nirvana” del buddismo. Non ci sono più differenze. Quando una religione<br />
combatte contro un’altra, siamo nel mondo degli errori; per raggiungere<br />
l’Unione dobbiamo abbandonare questo nostro modo di vivere la religione, motivo da<br />
sempre di guerre, ostilità, terrorismo, guerre sante, sante inquisizioni.<br />
Dobbiamo tornare al concetto che “relegare”, religione, significa ricongiungere la<br />
nostra vita, ora separata da Dio.<br />
Dio è una realtà spirituale, inaccessibile ai sensi, ma sperimentabile negli stati di profonda<br />
meditazione. In quello stato possiamo trascendere la nostra limitatezza di nazionalità,<br />
sesso, religione e arrivare a quella dimensione così grande che i saggi hanno<br />
realizzato. Tra questi vorrei citare san Francesco d’ Assisi, il quale è un ponte tra<br />
Oriente ed Occidente.<br />
Ricordiamoci quindi che la nostra vita su questa terra è una grande opportunità. Non<br />
dobbiamo perderla e pertanto dobbiamo sviluppare una coscienza sempre più allargata,<br />
ben consapevoli del fatto che tutti noi siamo foglie dello stesso albero di Dio; siamo<br />
tutti fiori dello steso giardino di Dio.<br />
Ci sono degli individui e dei gruppi che pensano in questi termini come i Bahá’í, i<br />
seguaci di Bahá’u’lláh, o i Sufi, ma i Bahá’í mussulmani sono andati anche oltre. Ho<br />
tanti amici tra i Bahá’í: loro cercano di vivere la “religione” non la teoria.<br />
Quando vivi, pensi in questa dimensione, questa luce traboccante ti porta sempre più<br />
vicino alla realtà divina, perché tutti noi siamo sì essere umani, ma anche Raggi del<br />
Sole, siamo Figli di Dio.<br />
Nella nostra coscienza dobbiamo realizzare questo, ecco perché sono necessarie la<br />
meditazione, la preghiera e soprattutto una religione etica e non dogmatica. L’etica<br />
poi bisogna “viverla”.<br />
Così, carissimi amici, verrà un giorno in cui si creerà questa alleanza, questa comunanza,<br />
unità, identità, Realtà Vera.<br />
Dio, Spirito puro, non lo si può percepire con i sensi, ma solo tramite la meditazione si<br />
può entrare nel santuario interiore e realizzare questa realtà divina, realizzare in questa<br />
stessa vita la vera Gioia, così da poter dire: io e il Padre mio siamo UNO. È un linguaggio<br />
umano ma nasconde una Verità Eterna, divina.<br />
Nel secolo scorso il Mahatma Gandhi ha avuto il coraggio di vivere e applicare questi<br />
principi etici, morali, che ritroviamo nel “Discorso della Montagna” e insegnare a questo<br />
mondo moribondo che esiste la possibilità di risvegliare il divino in noi.<br />
In ogni parte del mondo vi sono associazioni, gruppi, uniti da questo ideale, e tutto ciò<br />
sviluppa una grande forza. Questo è ciò che dobbiamo effettuare e cercare.<br />
Mi congratulo con chi ha organizzato questo Convegno, che deve essere una luce, una<br />
torcia che illumina, che ci fa andare avanti con energia, vitalità, in compagnia di Dio,<br />
perché tutti noi siamo le gambe, le mani del Signore e così il nostro ego deve stare al<br />
suo posto. Solo allora diventeremo strumenti del Signore. Tutti noi siamo gli ambasciatori<br />
di Dio e questo dovrebbe segnare la nostra vita, i nostri pensieri, trascendendo<br />
tutte le limitatezze di un Occidente e un Oriente, della mia o della tua religione, trascendendo<br />
tutte queste dicotomie e le separazioni.<br />
Dobbiamo trovare una sintesi tra la psicologia asiatica e la tecnologia occidentale; arri-<br />
•6
vare ad un punto in cui non c’è più bisogno di “passaporti”, allargando le frontiere,<br />
arrivando ad un concetto di Stati Uniti dell’Umanità Intera. Sembra un’utopia, ma bisogna<br />
coltivare questo sogno e se non è oggi, sarà domani.<br />
Diceva Giuseppe Mazzini: non dormite nelle tenebre dei vostri antenati, il mondo va<br />
avanti, vai avanti anche voi.<br />
Carissimi amici, non voglio prolungare oltre il discorso, ma augurare che tutti noi possiamo<br />
dare un piccolo contributo per effettuare questo sogno, una famiglia umana<br />
unita, una cittadinanza mondiale. Una cittadinanza di quel regno di Dio che ci permetta<br />
di passare allo stato di autorealizzazione, ovvero lo scopo per il quale tu ed io siamo<br />
scesi su questo piccolo pianeta Terra di 12.759 km di diametro, la realizzazione del<br />
Divino immanente in tutti noi. Bisogna però pagare il prezzo del biglietto, annunciando<br />
il regno di Dio e trasmutando ogni cellula della nostra vita per realizzare questo<br />
Regno, di un Dio tra di noi. Tutti affratellati. Non è un’utopia, non è un sogno ma una<br />
realtà da realizzare. Alcuni di noi hanno già cominciato, contribuendo a questo scopo.<br />
Per questo tu ed io siamo scesi su questa Terra.<br />
Grazie.<br />
Luigi Vero Tarca,<br />
professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università Ca’ Foscari<br />
di Venezia, dove è titolare anche dell’insegnamento di Logica.<br />
Da anni è impegnato nella sperimentazione di pratiche filosofiche<br />
di gruppo ispirate all’idea di una filosofia intesa come guida della vita<br />
e come pratica di saggezza.<br />
Esperimenti con la verità. L’educazione<br />
come arte di dar vita a “grandi Anime”<br />
Vorrei entrare subito nel merito. La domanda potrebbe essere questa: che cosa sta<br />
succedendo oggi nel mondo? Io credo che ci manchino le categorie per interpretare<br />
veramente ciò che sta accadendo al mondo.<br />
Utilizziamo termini come democrazia, mercato, conflitto, fondamentalismi, ecc. ma<br />
tutti noi abbiamo l’impressione che queste categorie ci dicano molto poco di quello<br />
che sta succedendo. Probabilmente perché abbiamo la sensazione che sta accadendo<br />
qualcosa di nuovo. Forse stiamo assistendo alla nascita sulla terra di nuove forme di<br />
vita, di nuove creature, pensiamo ai grandi eserciti che ormai impongono il loro potere<br />
praticamente a tutti i Paesi del mondo.<br />
Ma non vorrei che si pensasse a queste forme di vita come a degli apparati al servizio<br />
dello Stato, al servizio di un’economia, al servizio di qualcuno, ma vorrei che pensassimo<br />
a forme di vita per se stesse, come specie di grandi animali che incominciano a<br />
popolare la terra.<br />
Naturalmente parlo degli eserciti perché mi sembrano la forma più esemplificativa di<br />
quello che sto dicendo, ma si potrebbe applicare anche alle altre grandi forme organizzative,<br />
a quelle forme nelle quali l’individuo umano è presente come una piccola<br />
cellula totalmente intercambiabile, totalmente funzionale al funzionamento dei grandi<br />
apparati, come certe multinazionali, certe imprese. Vorrei che incominciassimo a<br />
pensare a queste forme, come forme di vita, come organizzazione delle forme di vita<br />
più che a forme consociate di individui umani. Intendo dire forme di vita che hanno<br />
una loro struttura, una loro forza, una loro autonomia, rispetto alla quale l’elemento<br />
umano, l’individuo umano ha decisamente poca importanza.<br />
Rispetto a questa situazione, tutti noi avvertiamo un grande disagio, tutti noi come<br />
7•
esseri umani, come singole persone, come individui, avvertiamo un disagio derivante<br />
dal fatto che ci accorgiamo che in fondo la nostra vita ha scarsissimo interesse dal<br />
punto di vista del funzionamento di questi grandi organismi animali.<br />
Non parlo solo in riferimento al rapporto comune esercito/avversario, ma in generale<br />
rispetto a tutti questi apparati. Spesso, da qualche tempo uso la parola “tecnosauro”<br />
per avere un’immagine visiva di queste forme di esistenza paragonabili ai grandi animali<br />
del passato, i dinosauri, che poggiano tutta la loro forza sull’aspetto tecnologico.<br />
Dicevo che noi tutti, in genere, avvertiamo un grande disagio nei confronti di questa<br />
situazione, nei confronti di queste potenze che ci sovrastano in maniera praticamente<br />
incontrastabile.<br />
La prima reazione istintiva è quella di dire che bisogna ritornare all’elemento umano,<br />
bisogna ridare centralità e importanza all’elemento umano. Però allo stesso modo tutti<br />
noi avvertiamo che questa parola suona a noi stessi molto spesso poco convincente e<br />
in qualche modo poco capace di fare presa su noi stessi, sulla realtà.<br />
Introduco quindi il termine “Mahatma”, Grande Anima che voi tutti sapete essere l’appellativo<br />
che è stato dato a Gandhi.<br />
Spesso noi siamo portati a pensare che questa parola evidenzi un individuo che ha una<br />
grande spiritualità, e tendenzialmente una spiritualità capace di abbracciare, accogliere,<br />
contenere l’intera umanità, o diciamo chiaramente l’intera forma di vita, l’intera<br />
esistenza.<br />
Vorrei allora proporre un’interpretazione molto particolare di questo termine, ma<br />
lungi da me dire che questa interpretazione è quella corretta. Ritengo però che sia<br />
importante oggi riflettere su questo punto.<br />
Se è vero quello che dicevo prima, che cioè ci sono forme di vita diverse, forme di vita<br />
di tipo animale, ripeto: pensiamo ai grandi eserciti, le grandi organizzazioni, se sono<br />
davvero forme di vita, esse hanno un’anima.<br />
Il problema è che verosimilmente quest’anima, l’anima che governa questi organismi<br />
animali, il DNA che organizza e produce la vita di queste forme animali, ha un’anima<br />
per certi versi malvagia, pensiamo non solo agli eserciti, ma anche a certe forme spietate<br />
di organizzazioni economiche.<br />
Vi leggo una prima citazione di Gandhi, comparsa in India il 13 marzo 1927:<br />
“Non credo che la moltiplicazione dei bisogni e dei marchingegni escogitati a soddisfarli,<br />
faccia avanzare il mondo di un solo passo verso la meta. Detesto con tutto il<br />
cuore questo folle desiderio di bruciare distanze e tempi, di accrescere appetiti animali<br />
e di arrivare in capo al mondo pur di poterli soddisfare. Se la civiltà moderna lotta<br />
per tutto questo ed ha capito che è così, la definisco satanica”. Non voglio sottolineare<br />
troppo questo termine, non vorrei far del torto a Gandhi se ciò induce ad un atteggiamento<br />
aggressivo di rimprovero verso la civiltà moderna.<br />
Certamente però si pone un problema radicale: se gli organismi di questi apparati di<br />
cui facciamo parte, posseggono un’anima in qualche misura malvagia, allora ogni sforzo,<br />
ogni tentativo nostro di liberarci individualmente della malvagità dell’apparato nel<br />
quale siamo immersi, è probabilmente destinato al fallimento.<br />
Naturalmente sarebbe troppo lungo cercare di capire in che senso questi apparati<br />
hanno quasi sempre un’anima malvagia. Qui mi limito ad un punto, rifacendomi ancora<br />
a Gandhi con un piccolo flash: perché sono forme di vita che scindono nettamente<br />
l’economia dalla morale.<br />
Leggo ancora una frase di Gandhi: “Tra economia ed etica non traccio una linea divisoria<br />
rigida, né di alcun altro tipo. La vera economia non milita mai contro i più alti<br />
valori etici”.<br />
Un’altra piccola citazione che riprende alla lettera un passo del Vangelo: “Cerchiamo<br />
•8
prima di tutto il Regno di Dio e della Sua Giustizia. L’irrevocabile promessa è che ogni<br />
altra cosa ci sarà data di conseguenza”.<br />
Questa è la vera economia; Gandhi interpreta questo passo del Vangelo: “cercate<br />
innanzi tutto il Regno di Dio, tutto il resto vi sarà dato di conseguenza”, come la legge<br />
fondamentale dell’economia.<br />
Penso che questo sia un pensiero straordinario, ma commentarlo a lungo richiederebbe<br />
troppo tempo. Quindi abbandono questo punto e<br />
proseguo in questo modo. Se è vero che il problema che<br />
questi grandi apparati che dominano oggi il mondo posseggono<br />
un’anima fondamentalmente malvagia per il<br />
motivo che ho detto - per esempio si arrogano il diritto<br />
di imporre in tutto il mondo delle leggi che per principio<br />
prescindono dall’etica, dalla morale, dalla religione<br />
- e d’altro canto ormai l’uomo è quasi interamente<br />
assorbito da questi apparati, allora mi pare che la conclusione<br />
che si può trarre sia questa: l’unica possibilità per sperare che all’umanità sia<br />
riservato un destino diverso da quello “satanico” di una guerra civile planetaria permanente,<br />
è che l’uomo sia capace di dar vita a forme di vita pluraliste, che siano governate<br />
da un DNA, che posseggano un’anima diversa da quella malvagia che organizza<br />
la vita di quelli che ho chiamato prima “tecnosauri”.<br />
Quando penso alle grandi anime penso certamente a individui straordinari; Gandhi è<br />
uno di questi.<br />
Ho conosciuto in questo periodo Raymond Panicar, un altro grande personaggio, ma<br />
credo che la straordinarietà di queste persone che chiamiamo “Grandi Anime”, sia la<br />
loro capacità, nella misura in cui questo accade, di dar vita a “forme animali” diverse,<br />
differenti da quelle malvagie di cui parlavo prima.<br />
Una delle grandi scommesse di Gandhi è stata proprio questa: di pensare una religione<br />
che potesse poi diventare vita reale, economia, società e per converso poi organizzare<br />
una società che potesse incarnare veramente questi principi religiosi.<br />
Da questo punto di vista, per quanto mi risulta, Gandhi stesso ebbe a riconoscere il fallimento<br />
di questa ipotesi. Cito ancora Gandhi: “Riconosco il mio fallimento, non quello<br />
della non-violenza. Ho già detto più volte che la non-violenza praticata negli ultimi<br />
trent’anni è stata la non-violenza del debole. L’India non ha alcuna idea della non-violenza<br />
del forte”.<br />
In effetti se noi guardiamo il panorama mondiale di oggi, potremmo dire che Gandhi<br />
è stato totalmente sconfitto perché lo scenario compare completamente diverso da<br />
quello che auspicava. Ma forse questa apparente sconfitta, peraltro reale, dipende<br />
anche dal nostro modo di vedere e valutare la realtà. Probabilmente è arrivato il<br />
momento di guardare l’umanità in maniera diversa da chi la vede solo come un unico<br />
grande organismo. Allora il problema è che se è vero che ormai sono sorte quelle<br />
forme di vita alle quali accennavo all’inizio, mi pare altrettanto vero che stanno sorgendo<br />
nel mondo forme di vita che hanno un DNA, hanno un’anima diversa da quella<br />
a cui ho fatto riferimento prima. Forme di vita che mettono come proprio principio<br />
regolatore quello dell’Ahimsa , la non violenza.<br />
Allora, se guardiamo il mondo a partire dalla capacità che queste piccole forme di vita<br />
hanno di controllare o di dominare il mondo, certamente un’ipotesi come quella gandhiana<br />
è totalmente perdente.<br />
Ma il problema di Gandhi non era quello di dominare il mondo e conquistare il potere.<br />
Il problema vero, come lo vedo io, è far si che queste forme di vita diverse da quelle<br />
dei Tecnosauri, riescano a sopravvivere tra le altre forme di esistenza e poi, proprio<br />
9•
al fine di sopravvivere e in coerenza con la loro ispirazione universale, siano capaci di<br />
rapportarsi positivamente anche con le altre forme di vita guidate dalla logica e dal<br />
comando, al fine di convincerle, persuaderle secondo appunto la logica della non-violenza,<br />
non dirò a suicidarsi che è un temine negativo, ma in qualche modo a far venire<br />
meno quelle condizioni che determinano il riprodursi all’infinito di conflitti, di<br />
imposizioni, di violenza.<br />
Concludo con una piccola riflessione sul termine Mahatma. Intendo la Grande Anima,<br />
Anima che si incarna in maniera esemplificativa in individui meravigliosi e che grazie a<br />
loro, diventa l’anima di reali comunità di forme di esistenza.<br />
Se dovessimo tradurre in italiano, in latino il termine Mahatma la parola più adatta è<br />
magnanimo, magnanimus, proprio Grande Anima.<br />
E mi ricollego a quella breve lettura che ho fato prima di Gandhi che distingue la nonviolenza<br />
del forte dalla non-violenza del debole.<br />
Magnanimo è colui che incarna la non-violenza del forte, è colui che avrebbe armi e<br />
strumenti per esercitare potenza e violenza sugli altri - e tutti noi in qualche maniera<br />
abbiamo questo potere -, ma pur avendo questo potere, si astiene dal farlo.<br />
Concludo con questa battuta che resta solo uno slogan perché è difficile da spiegare.<br />
Se all’umanità può essere destinato un futuro meno tragico di quello che appare oggi,<br />
è solo grazie allo sviluppo di questa magnanimità, cioè coloro che hanno, diano spontaneamente,<br />
liberamene a coloro che non hanno.<br />
Coloro che hanno la possibilità di avvantaggiarsi sugli altri, rinuncino a questa presa di<br />
vantaggio e liberamente concedano quello che hanno; e questo a tutti i livelli, perché<br />
tutti noi abbiamo qualcosa che altri non hanno.<br />
Uno degli allievi di Gandhi prese l’iniziativa di chiedere ai grandi possidenti terrieri di<br />
concedere liberamente le terre a coloro che non le avevano. Non è il momento di valutare<br />
storicamente questa esperienza, prendetela come una cosa che resta solamente<br />
annunciata. Faccio fatica a credere che ci possa essere un’altra logica che possa aprire<br />
un futuro di armonia, di pace per l’umanità. Ma credo che possa succedere davvero<br />
solo quando inizino a prendere vita forme di comunità, di esistenza guidate da una<br />
Grande Anima, diversa da quella del potere e del comando.<br />
Grazie<br />
Tara Gandhi Battacharjee,<br />
nipote del Mahatma Gandhi. È ispiratrice del Kasturba Gandhi<br />
National Memorial Trust, la fondazione<br />
che si occupa delle donne e dei bambini dell’India.<br />
Il Mahatma Gandhi<br />
e la filosofia dell’arcolaio.<br />
Non penso che Gandhi appartenga all’India, lui appartiene a tutto il mondo.<br />
Quando leggiamo qualcosa di Gandhi un po’ del suo pensiero è in ognuno di<br />
noi: c’è un po’ di verità in tutti noi.<br />
Il prof. Tarca stava dicendo che Gandhi in qualche modo ha fallito, secondo me questo<br />
vuol dire che noi abbiamo fallito in questa sfida, perché Gandhi è una sfida per la<br />
nostra coscienza. Penso che nessuno, né i sistemi né i Paesi hanno dei problemi: ognu-<br />
•10
no ha dei problemi con se stesso e quando combattiamo e superiamo i nostri problemi,<br />
siamo vincitori. Questo è quanto ha fatto vedere Gandhi e, in altri termini, anche<br />
Sonia Gandhi, in India, perché ha vinto la battaglia dentro se stessa. E questa non è<br />
cosa di poco conto. Questo è lo spirito di Gandhi, che ognuno di noi ha dentro di sé.<br />
Il prof. Tarca ha definito la non-violenza molto bene e ora voglio parlarvi di una cosa<br />
che per Gandhi era la bomba atomica. Gandhi definiva l’arcolaio come la bomba atomica<br />
della non-violenza.<br />
Gli inglesi se ne sono andati dall’India in amicizia perché il nostro cotone veniva esportato<br />
in Inghilterra e noi dovevamo comperare a caro prezzo la stoffa. Gandhi intuì che<br />
gli inglesi si sarebbero indeboliti se noi indiani ci fossimo fabbricati da soli i tessuti con<br />
il nostro arcolaio.<br />
Ma le macchine non danno lavoro a tutte le mani vuote. In India la miglior produzione<br />
si ha quando sono coinvolte le masse e non una produzione di massa. Questo è<br />
quanto ha portato il filo dell’arcolaio.<br />
Questo concetto è riuscito a riunire uomini e donne, dare dignità al lavoro manuale.<br />
Ancora oggi vi è una realtà economica dell’arcolaio, però ci sono tanti problemi, ma<br />
non c’è una alternativa alla filosofia di Gandhi.<br />
E’ stato detto che Gandhi appartiene a tutti, appartiene al mondo.<br />
Una persona del Sud America una volta disse: come ci sono gli antibiotici contro le<br />
malattie, la filosofia di Gandhi è contro la violenza.<br />
Gandhi non poteva però essere quello che era senza sua moglie, la forza della donna,<br />
la forza della madre. Gandhi affermò che la forza più grande che esiste è la forza della<br />
madre, che si trova anche nell’uomo. Dunque la filosofia di Gandhi è la filosofia<br />
dell’Amore.<br />
Vi ringrazio ancora della vostra amicizia e del vostro amore che ricambio con il mio<br />
amore e la mia amicizia.<br />
Amos Luzzatto,<br />
Medico e biblista, è Presidente dell’Unione<br />
delle Comunità Ebraiche Italiane.<br />
Possibilità di dialogo<br />
tra culture.<br />
Devo prima di tutto dirvi che mi fate una bella sorpresa, perché la varietà di pensiero<br />
che è qui presente, è esattamente ciò a cui aspiro. Questo è in realtà l’avvenire<br />
al quale vogliamo aspirare.<br />
Gli esseri umani appartengono a religioni e a culture diverse, saranno sempre più a<br />
contatto gli uni con gli altri, e il loro destino, se deve essere un destino di pace, è quello<br />
di dialogare tra loro.<br />
Questo l’ho sostenuto da sempre, anche prima di avere l’incarico che ora ho provvisoriamente,<br />
tant’è che quando sono diventato presidente della Comunità Ebraica italiana,<br />
mi hanno chiamato il presidente del dialogo. È molto bello dirlo così, ero molto<br />
contento, ma quando poi ci si impegna realmente, ci si accorge che le difficoltà sono<br />
molteplici.<br />
La prima difficoltà non è materiale. È che per dialogare bisogna volere il dialogo e, al<br />
11 •
giorno d’oggi in modo particolare, le forze, le persone, i componenti della società e<br />
del mondo che non vogliono il dialogo, purtroppo sono numerosi.<br />
Quali sono gli ingredienti per un dialogo efficiente? Io dico che comunemente ci<br />
vogliono tre cose:<br />
- un linguaggio comune<br />
- stabilire degli obiettivi per i quali lavorare insieme<br />
- coltivare la conoscenza reciproca<br />
Proprio per questo motivo un anno fa ho fatto una proposta che lentissimamente<br />
comincia a farsi strada: creare un nuovo forum internazionale delle religioni, però con<br />
una clausola particolare. Coloro che aderiscono questa volta devono firmare l’impegno<br />
di rispettarsi reciprocamente e di educare i membri della propria comunità a conoscere<br />
almeno i principali aspetti delle altrui religioni.<br />
Senza conversioni, senza cambiamenti, ma con un rispetto reciproco per costruire qualcosa<br />
insieme.<br />
Vorrei cominciare soprattutto dalla seconda parte degli obiettivi comuni. Del linguaggio<br />
parleremo dopo. Prima gli obiettivi comuni, per quale motivo?<br />
Noi stiamo lavorando tutti insieme per riuscire a costruire un’Europa Unita. Cosa deve<br />
essere questa Europa Unita? Sapete che c’è stata molta discussione, che non voglio<br />
riprendere adesso perché non voglio fare polemiche, voglio soltanto vedere il futuro,<br />
non il passato.<br />
Nella costituzione <strong>eu</strong>ropea, al principio della costituzione <strong>eu</strong>ropea si voleva introdurre<br />
un principio, un paragrafo che parlasse delle matrici dell’Europa.<br />
Ho avuto occasione di parlare con molti <strong>eu</strong>ro-parlamentari anche in pubblica assemblea<br />
e ho detto che noi dobbiamo guardare più avanti che indietro, perché se guardassimo<br />
indietro, vedremmo in Europa tracce di lacrime e sangue, guerre e stermini,<br />
gravi manifestazioni di odio e di xenofobia.<br />
L’Europa che vogliamo costruire, va detto, deve essere una Europa nuova, che cambia<br />
pagina.<br />
L’Europa è composta di contributi religiosi e culturali diversi, anche se non sempre lo<br />
si vuole riconoscere.<br />
Mi hanno domandato a questo proposito, come è possibile immaginare un dialogo fra<br />
le culture o religioni quando ognuna di esse si sente completa e sufficiente nel suo<br />
ambito. Io ho risposto che ho grossi dubbi sul dialogo tra entità astratte come le culture<br />
e le religioni.<br />
Chi dialoga quando dialoghiamo? Sono gli esseri umani, donne e uomini. Chi sono<br />
queste donne e questi uomini? Sono persone che appartengono ad ambiti culturali e<br />
religiosi diversi, che sono stati allevati all’interno delle strutture di queste culture, di<br />
queste religioni, ma che hanno fatto delle esperienze di vita anche con “sofferenze”<br />
di vita non tutte prevedibili dai principi o dalle costituzioni delle loro culture e religioni.<br />
In poche parole donne e uomini comuni, quelli che incontriamo per la strada, che<br />
hanno spesso perplessità e dubbi. Ed è giusto che abbiano perplessità e dubbi, è proprio<br />
questo che li rende umani e capaci di ragionare con gli altri.<br />
Ho avuto l’occasione di conoscere alcuni anni fa, un caro amico veneziano che durante<br />
le sue vacanze andava in un accampamento indiano degli Stati Uniti e dormiva con<br />
loro, viveva con loro e raccontava che ogni mattina si radunavano in cerchio e “si raccontavano”<br />
insieme, mettevano in comune i sogni che avevano fatto durante la notte.<br />
Ho apprezzato moltissimo questo modo di essere in comune e mi sono domandato se<br />
non fosse possibile mettere in comune anche le proprie perplessità e i propri dubbi.<br />
Ogni volta che parliamo con persone di altre culture o di altre religioni ci accorgiamo<br />
•12
che hanno qualcosa da dirci, cose alle quali non avevamo pensato, per quando siamo<br />
in crisi, addolorati, sofferenti e quando vogliamo trovare soluzioni ai nostri problemi.<br />
Allora creiamo un cerchio e mettiamo in comune i nostri dubbi. Ma per questo naturalmente<br />
serve l’altro punto, cioè un linguaggio comune.<br />
Ma, attenzione, il linguaggio comune non è quello per il quale ci vuole l’interprete;<br />
trovare l’interprete è la cosa più semplice di questo mondo, bisogna cominciare a mettere<br />
in comune un linguaggio di concetti e di problemi, e questo è difficile.<br />
Non troviamo per questo un interprete che possa farlo,<br />
perciò bisogna fare uno sforzo per conoscersi meglio e<br />
per capire come gli altri adoperano il linguaggio che<br />
adoperiamo noi, con quali sfumature, con quali differenze<br />
di pensiero.Vi porto un esempio. Molti anni fa<br />
una gentile signora molto colta, laureata, discutendo<br />
con me dichiarò in maniera polemica che il pensiero<br />
ebraico era spiritualità pura. Le domandai cosa intendesse<br />
lei per spiritualità e mi rispose che spiritualità è<br />
spiritualità. Io volevo farle capire che è difficile comprendere fino in fondo, persino<br />
esaminando il problema all’interno della stessa pura e semplice tradizione ebraica. Per<br />
esempio, nella Bibbia per dire Spirito vi è la parola Ruach che di per sé significa anche<br />
vento. Però il linguaggio della Bibbia è molto difficile, ma molto costruttivo. Questa<br />
parola Ruach viene adoperata sempre insieme ad altre parole e le coppie di parole<br />
hanno significati diversi tramite i quali si possono costruire altri concetti.<br />
Non posso raccontarvi tutto perché altrimenti dovremmo fare un congresso sulla parola<br />
Ruach, però voglio farvi qualche esempio per capire come apparentemente troviamo<br />
delle contraddizioni che però ci permettono di capire qualcosa in più.<br />
Un esempio clamoroso è quando il Profeta Isaia davanti al re e alla regina di Samaria<br />
che volevano ucciderlo, fugge e si nasconde sul monte Sinai dove Dio gli domanda:<br />
“Cosa fai qui”? E lui risponde: “Sono stato sostenitore appassionato del Dio d’Israele e<br />
per questo mi vogliono uccidere”. E la risposta fu: “Riparati dietro la roccia e vedrai<br />
passare un Vento violento che sradicherà le montagne”. La parola è R u a c h.<br />
Attenzione, Dio non si trova in questo Vento.<br />
“Poi sentirai un terribile terremoto”. Dio non è nel rumore del terremoto.<br />
“Poi vedrai un fuoco terribile, divoratore”. Dio non è nel fuoco.<br />
E poi c’è un termine che è difficile da tradurre, ma che è affascinante.<br />
“E poi un sottile Silenzio” Là c’è Dio. Questo è estremamente interessante.<br />
Posso commentarlo? Non ho la forza e la statura di commentare parole così forti. Mi<br />
basta raccontarvele. D’altra parte il Profeta Isaia parla dello Spirito divino, ma in<br />
maniera diversa. Sarà lo Spirito che condurrà il futuro Re riscattatore, il Messia.<br />
E questo avrà sei caratteristiche, sei aggettivi. Purtroppo devo tradurli come voglio io<br />
perché le traduzioni che ho trovato non mi soddisfano.<br />
Spirito che dona risorse, Spirito che dona perseveranza, di immedesimazione, di unione<br />
con Dio e di timor di Dio.<br />
Non posso lasciare la Bibbia senza ricordarvi il grande dubbioso, il grande pio, il grande<br />
credente: Giobbe. Giobbe è pieno di dubbi perché non capisce per quale motivo il<br />
giusto debba soffrire. Ci possono essere molteplici risposte.<br />
Ma Giobbe ne trova una, non suggerita dai suoi presuntuosissimi amici, e sostanzialmente<br />
dice: il giusto può soffrire se Dio gli è vicino, perché il giusto chiede a Dio di<br />
essergli vicino e questo è il suo premio.<br />
I suoi amici vengono condannati da Dio per aver voluto fare gli avvocati difensori di<br />
Dio. Dio non ha bisogno di avvocati! Premia invece il dubbioso perché da solo trova la<br />
13 •
isposta e in questo è un giusto.<br />
Credo che al giorno d’oggi, in cui ci sono tante sofferenze di vario genere, l’esempio<br />
di Giobbe possa servire, non per accettare la sofferenza, ma per guardare più avanti<br />
del male e sentire la fratellanza con tutti quelli che soffrono.<br />
Prima di finire, vorrei citarvi un grande personaggio del mondo ebraico moderno che<br />
ho avuto la fortuna di conoscere, anche perché ero stato molto amico di una sua nipote<br />
quando eravamo giovani. Parlo di Martin Buber 1 , il quale è stato molto criticato<br />
perché nessuno sa dire che cos’era. Un filosofo? Un sociologo? In questo mondo nel<br />
quale senza un titolo non si può parlare, la domanda è: quale è stato il suo contributo?<br />
Se dovessi riassumere in una sola parola Martin Buber, direi che era un narratore.<br />
Vorrei insistere su questo concetto.<br />
Farsi conoscere gli uni con gli altri, narrarsi gli uni agli altri è uno degli strumenti<br />
migliori per trovare un linguaggio comune. Questo linguaggio comune è perché: perché<br />
le nostre esperienze, la varietà dei caratteri, del sentire umano sono tali da non<br />
permette definizioni rigorose. Però questo non vuol dire che non ci si possa conoscere.<br />
Non è necessario conoscersi con un vocabolario o con un ottimo traduttore, bisogna<br />
narrarsi gli uni agli altri. La migliore educazione reciproca è il narrarsi e ascoltare<br />
la narrazione dell’altro.<br />
Ma attenzione, non è così facile, perché narrarsi vuol dire essere sinceri, vuol dire<br />
soprattutto non nascondere niente di se stessi. E attendersi che anche l’altro non<br />
nasconda niente di se stesso.<br />
Questo è il dialogo al quale io credo, e se riusciamo a costruirlo, lentamente, faticosamente,<br />
senza perderci d’animo, potemmo affrontare le guerre, la fame, l’AIDS, le sofferenze<br />
umane e credere che potremo insieme vedere un mondo migliore.<br />
Grazie.<br />
Rishi Ram Koirala,<br />
Executive Board Member Council of Ayurvedic Medicine<br />
and Nepal Health Research Council, vice direttore<br />
dell’ Istituto Himalayano di Ricerca<br />
in Ayurveda / Kathmandu, Nepal - Bologna, Italia.<br />
Il benessere<br />
come diritto dell’uomo.<br />
Benvenuti a tutti cari amici, fratelli, colleghi, vi mando il mio saluto “Namastè” dal<br />
Nepal. Ayurveda è un sistema transculturale legato alla salute e alla pace. È un<br />
grande piacere essere qui con voi e un grande onore, e per questo vi ringrazio. A<br />
nome della cultura e della civiltà himalayana e a nome dell’Istituto Hymalayano di<br />
Ricerca in Ayurveda in Nepal e dalla Sede per l’Europa che è a Bologna, vi ringrazio per<br />
avermi invitato per adempiere ad un obiettivo comune che riguarda la pace e la “salute”.<br />
Idealmente la salute è una base comune per il successo della società umana.<br />
È necessario un metodo culturale in cui la salute sia un qualcosa che riguardi anche un<br />
benessere ambientale, il luogo dove si può crescere.<br />
La situazione del mondo attuale, in particolar modo in quei paesi che sono tecnologicamente<br />
avanzati, vede un approccio alle emozioni, alla scienza dal punto di vista spi-<br />
•14
ituale, secondo la cultura occidentale moderna che si è allontanata dalla “visione” del<br />
passato.<br />
L’obiettivo della nostra missione è aiutare le persone attraverso le idee basilari dello<br />
Yoga e dell’Ayurveda e attraverso le comunità che si formano, realizzando una crescita<br />
in tutti i sensi su questa Terra.<br />
Ayurveda e Yoga si fondano su una filosofia comune, perciò il concetto di salute è simile<br />
per entrambi.<br />
La scienza dell’Ayurveda studia i singoli individui proponendo la dieta corretta e lo<br />
stile di vita quotidiano soggettivo e indica come gestire i disturbi fondamentali.<br />
Queste scienze sono un importante dono per tutta l’umanità offerto dagli antichi<br />
saggi. Le radici dell’Ayurveda risalgono al periodo vedico.<br />
In accordo a quanto sostiene la Charaka Samhita, il più antico testo ayurvedico, vi<br />
erano 72 eminenti Rishi che si erano stabiliti sull’Himalaya, i quali svilupparono questa<br />
scienza da elementi emersi in loro da profondi stati meditativi.<br />
L’obiettivo dell’Ayurveda è raggiungere il più alto significato della Vita, l’aspetto più<br />
profondo della vita in totale armonia con essa, e quindi raggiungere lo stato di “perfetta<br />
salute”.<br />
La conoscenza e la visione dell’Ayurveda la troviamo in Nepal, in India, nello Sri Lanka<br />
e nel sub-continente indiano ed esiste da tempo immemorabile.<br />
Queste conoscenze sono state riportate in forma scritta, tradotte in innumerevoli scritture,<br />
diffuse attraverso istituzioni e trasmesse di generazione in generazione attraverso<br />
pratiche di tipo terap<strong>eu</strong>tico, aspetti culturali, cerimonie, attraverso l’alimentazione<br />
e lo stile di vita.<br />
Questa scienza non è rimasta confinata in quelle regioni, il suo modo di apprendimento,<br />
di pratica, di ricerca e il suo sistema culturale è stato adottato da molte comunità<br />
ed istituzioni nel mondo e in Occidente in particolare negli ultimi trent’anni.<br />
Cos’è l’Ayurveda?<br />
Ayurveda è composto da Ayu e Veda e significa “la scienza della Vita”, la “conoscenza<br />
della Vita”.<br />
Nell’attuale tentativo di ricerca scientifica sulla salute, si è scandagliato tutto, dalle<br />
profondità degli oceani, alle più alte vette himalayane per conoscere le leggi naturali<br />
e per trovare i rimedi più vitali per la salute dell’individuo e per le diverse tipologie<br />
umane.<br />
La Vita secondo l’Ayurveda è unione funzionale di manas (mente), atman (anima),<br />
indriya (i sensi) e sharira (il corpo fisico) ed è un continuo lavoro della consapevolezza.<br />
La Vita è un processo, un fenomeno, un’entità che si snoda dagli stati più sottili della<br />
coscienza, dell’Intelligenza ad una trama di soggetti, di oggetti che hanno la stessa<br />
consapevolezza.<br />
La Vita è un’immagine dell’Intelligenza codificata della Natura, attraverso un dinamismo,<br />
un’auto-trasformazione e un’auto-guarigione.<br />
Quindi la Vita può essere compresa attraverso lo sviluppo della nostra profonda percezione.<br />
L’aspetto individuale è la quintessenza della infinita consapevolezza.<br />
I Veda ci dicono che “questo” è perfetto, “quello” è perfetto e anche la più piccola<br />
parte vivente, la cellula, è perfetta. Il Tutto è perfetto e se si prende una piccola parte<br />
del Tutto, questa rimane perfetta.<br />
Il concetto di salute secondo l’Ayurveda consiste nel cercare di rimanere, o ritornare,<br />
allo stato naturale originario, pertanto la “salute” è uno stato profondo di armonia ed<br />
equilibrio.<br />
La vita però è uno stato dinamico che deve essere mantenuto in equilibrio (salute)<br />
attraverso la presa di consapevolezza.<br />
15 •
Per creare lo stato di salute in noi, abbiamo bisogno di recuperare la “conoscenza antica”,<br />
oppure entrare in profondità, dentro il nostro essere.<br />
La Salute è uno stato profondo di gioia, piena, totale, che dovrebbe accompagnarci<br />
per tutta la vita. Questo stato di benessere dentro di noi ci porta ad essere in armonia<br />
con l’ambiente esterno, con la natura.<br />
La Salute quindi è l’insieme della salute fisica, sensoriale, mentale e spirituale.<br />
Consideriamo la salute spirituale. La salute spirituale pervade tutti i livelli cellulari, la<br />
mente, i sensi, il corpo fisico circondandolo come forza vitale. In questa dimensione la<br />
saggezza inizia a lavorare ed emergono gli impulsi originari della consapevolezza.<br />
La biochimica del corpo è prodotta dalla consapevolezza. Coltivando positivamente la<br />
consapevolezza, si possono raggiungere i più alti livelli di salute, cioè uno stato trascendente<br />
della consapevolezza che assume il nome di “salute spirituale”<br />
Consideriamo la salute mentale. La mente ci dà il senso della nostra esistenza, ciò che<br />
noi crediamo. I nostri pensieri, le nostre emozioni determinano la reazione biologica<br />
che supporta la vita in ogni singola cellula, definita come “memoria cellulare”.<br />
Ci sono molte impressioni che esaltano o deprimono: fluttuano. Cercate di essere gentili<br />
con queste percezioni, con la memoria e le emozioni e lasciate andare questi impulsi.<br />
Lentamente entrate in questi stati, nelle facoltà della mente. Permettete che questo<br />
si trasformi in profondità, nello stato di tranquillità e di calma della mente.<br />
Coltivando queste pratiche sottili, esse ci aiutano a dissolvere ed eliminare i blocchi e<br />
a purificare l’intero sistema. Ci permettono di raggiungere lo stato ottimale di salute<br />
mentale. Per cui amici, invece di creare in maniera consapevole dei disturbi, dobbiamo<br />
creare consapevolmente la salute e la bellezza.<br />
Consideriamo la salute sensoriale. Sappiamo che gli organi sensoriali svolgono un lavoro<br />
ricevendo informazioni grezze dal mondo circostante. Tutto ciò che noi vediamo,<br />
gustiamo, ecc. si trasforma in una infinita riserva di energia che entra al nostro interno.<br />
Pertanto il primo passo importante dal punto di vista percettivo è questo: trasformare<br />
tutti i dati che arrivano dall’ambiente esterno da macro impulsi a impulsi più sottili.<br />
I sensi sono importanti perché lavorano creando un ponte tra l’oggettivo e il soggettivo<br />
e viceversa.<br />
La percezione sensoriale che ha reazioni in tempi assai brevi, ha anche degli effetti<br />
latenti e cronici, che si radicano profondamente nel sistema fino a coinvolgere le singole<br />
cellule.<br />
L’intossicazione sensoriale causa molti seri problemi nella società attuale, per cui<br />
abbiamo bisogno di sviluppare una cultura della pratica sensoriale e della conoscenza,<br />
cercando di gestire i sensi al meglio nel rapporto soggetto-oggetto, in modo da raggiungere<br />
lo stato di salute sensoriale e dunque la felicità.<br />
Consideriamo la salute fisica. Possiamo facilmente fare esperienza del corpo e di tutte<br />
le sue parti che sono tangibili in forma grossolana, e quindi evidenti. Tutte le funzioni<br />
del nostro corpo lavorano allo stesso tempo e sono in costante trasformazione.<br />
Pertanto è importante l’armonia delle funzioni fisiche del corpo, come il metabolismo,<br />
i tessuti, l’energia, i prodotti di scarto dell’organismo, che sono tutte coinvolte nella<br />
salute fisica. Il termine sanscrito dosha identifica l’armonia dinamica e il bilanciamento<br />
dei tessuti perché funzionino in modo ottimale e perché si abbia un buon funzionamento<br />
del sistema metabolico e questo si concili con una corretta eliminazione di tutte<br />
le scorie e i materiali di scarto.<br />
Per tutti questi motivi è importante capire la struttura di base di una singola persona<br />
ed è necessario osservare, studiare la routine sia esterna che interna.<br />
Quindi l’armonia è uno stato relativo, dipende dall’interno, dall’esterno, dall’età, dalle<br />
•16
condizioni meteorologiche, dal cibo, dall’attività, dallo stile di vita. Tutto ciò influisce<br />
sull’armonia.<br />
Per raggiungere e mantenere la salute fisica bisogna avere una conoscenza dettagliata<br />
e seguire tutte le pratiche prescritte.<br />
La finalità dell’Ayurveda è raggiungere uno stato di armonia trascendente, con meno<br />
desideri e un maggiore sviluppo della consapevolezza.<br />
La promozione della salute, la prevenzione dei disturbi, la cura dei disturbi, necessitano<br />
un rilancio dell’aspetto culturale della Vita e dello stile di vita.<br />
Sono metodi per raggiungere e mantenersi in buona salute:<br />
comprendere qual è la costituzione dell’individuo<br />
osservare la sua natura esterna e quella profonda<br />
seguire le basi della saggezza della vita degli aspetti sensoriali, mentali e spirituali e<br />
del corpo<br />
seguire una corretta routine quotidiana per quanto riguarda l’alimentazione, l’esercizio<br />
fisico, la condotta sociale e personale<br />
l’uso appropriato del cibo, i metodi o le tecniche di purificazione e di ringiovanimento.<br />
Lo studio della propria “costituzione” permette di conoscere se stessi. Scoprire gli<br />
aspetti più profondi della “natura” di una persona è definito “studio della costituzione”.<br />
Questo processo aiuta a scoprire quello che noi siamo, ovvero un “unico corpo” dal<br />
punto di vista spirituale, mentale, sensoriale. Questo ci permette di comprendere quali<br />
siano i metodi per mantenerci in salute, per vivere più a lungo e gestire al meglio i<br />
“disturbi” che ci affliggono.<br />
Questo metodo ci aiuta anche a definire le linee guida per lo studio delle varie personalità<br />
che sono dentro di noi, seguendole anche da un punto di vista culturale.<br />
È importante conoscere anche l’energia delle piante himalayane e la loro storia. Tali<br />
piante posseggono forze vitali profonde proprio perché vivono in armonia con l’ambiente.<br />
Lasciatemi dire qualcosa a proposito delle erbe usate per l’alimentazione.<br />
Noi conosciamo abbastanza l’uso della curcuma in cucina, che è molto utile per molti<br />
disturbi autoimmuni, elimina le tossine, migliora la funzione digestiva e metabolica,<br />
purifica il fegato.<br />
Il cibo per la mente e per il corpo è molto importante e ci permette, attraverso l’intelligenza,<br />
di capire i passi da percorrere, quale dieta o alimentazione è per noi più<br />
appropriata.<br />
Questa conoscenza in Ayurveda è descritta dettagliatamente con linee guida.<br />
Alcune tecniche utilizzate nel panchakarma (tecniche di purificazione) secondo una<br />
relazione dell’OMS del 2002, aiutano a ridurre l’uso delle medicine tradizionali (in<br />
Canada l’utilizzo delle medicine “alternative” è del 70%).<br />
La nostra missione è di lavorare insieme, scambiandoci esperienze, quindi è un’integrazione.<br />
Lasciamoci permeare dalla bellezza della vita e dalla “cultura” perché coesistano<br />
insieme. I cambiamenti, la conoscenza dell’Assoluto non possono essere circoscritti<br />
ad un solo Paese, è un’integrazione, una missione di tipo olistico.<br />
Nel prossimo incontro cercheremo di capire come realizzare una salute totale grazie<br />
all’Ayurveda.<br />
Vi rinnovo i miei ringraziamenti e spero di potervi introdurre alla storia antica dei<br />
Maestri che si sono dedicati all’Ayurveda e questo è una grande opportunità per me.<br />
Grazie.<br />
17 •
Marcelli Noli,<br />
Maestro della RedGFU<br />
Conclusioni.<br />
Molte grazie a tutti per il vostro interesse, per la vostra attenzione e per la<br />
necessità di essere migliori di quello che già siamo. Ci sono due cose che ci<br />
muovono nelle RedGFU. Una è l’intuizione, il presentire che c’è qualcosa di<br />
superiore alla nostra esistenza umana attuale, e questo ci dà ciò che le religioni chiamano<br />
“fede”.<br />
Però nella nostra realtà umana c’è un altro intento che vuole incontrare ciò che trascende<br />
la nostra natura e ci fa essere migliori, qui e ora, nel momento che viviamo, nel<br />
presente, e questa è la coscienza, o per meglio dire, la tonica per questi tempi è la saggezza.<br />
La saggezza è una fede aperta all’incommensurabile, al divino, all’infinito.<br />
E tutto questo indica che la coscienza, che l’infinito, il Tutto sono alla nostra portata,<br />
tutto quello che è incommensurabile è in noi tramite la nostra coscienza.<br />
E l’equilibrio tra la fede e la coscienza è la saggezza. L’unione della scienza con la religione,<br />
il linguaggio comune tra tutte le contraddizioni che viviamo nella realtà, perché<br />
la Realtà è sempre relativa, in relazione a, è contrastante, compara ed è prodiga<br />
di esperienze.<br />
Queste esperienze ci aiutano a formare un nucleo che ci centra, ci dà identità.<br />
Dapprima in un modo molto elementare, come l’istinto di conservazione, poi evolvendo<br />
ci dà il senso dell’ Ego e dopo ancora dell’Io.<br />
E qui inizia a definirsi qualcosa di trascendentale perché l’Ego ricerca l’autostima ed<br />
esalta i valori morali, etici ed estetici.<br />
Il processo naturale dell’evoluzione ci porta a noi stessi, al “Self” come diceva il<br />
Maestro Gurdjieff e in fine si risolve nella coscienza di “essere”, di essere senza limiti<br />
di spazio e di tempo, con lucidità e identità cosciente, qui ed ora nel presente.<br />
Quindi nella RedGFU, come la chiamiamo, quello che cerchiamo è di essere attualizzati,<br />
essere giusti e questo è sufficiente per condividere e far si che la diversità riconosca<br />
la sua unità essenziale ed eterna. Questa Unità è ciò che chiamiamo Dio, Assoluto, ecc.<br />
qualcosa che mai ha avuto inizio e mai finirà, che però si divide in due correnti, si sessualizza.<br />
A livello umano si chiama maschile e femminile, nella realtà sono gli opposti<br />
che cercano di compenetrarsi per trovare l’unità nella coscienza.<br />
Ci fermiamo qui. Voglio solo ricordare che abbiamo fatto 14 incontri mondiali per condividere<br />
con altre persone ogni tipo di pensiero, di interessi, di idee e mutuamente ci<br />
siamo arricchiti.<br />
Per lo meno ho appreso molte cose che i libri o altre<br />
organizzazioni non mi hanno insegnato, ascoltando<br />
persone materialiste, produttori, economisti, ecc.<br />
Ho appreso molto dagli artisti che creano ponti tra ciò<br />
che si può dire e l’ineffabile, tra ciò che si può vedere e<br />
l’invisibile, tra ciò che si può toccare e l’intangibile, cioè<br />
tra l’Essere e l’Umano, l’Essere nella Verità e l’Umano<br />
nella Realtà.<br />
•18
Ho ascoltato straordinari scienziati e gente molto onesta come Socrate che andava<br />
dicendo che sapeva soltanto di non sapere nulla. Ho ascoltato religiosi straordinari che<br />
mi hanno parlato molto dell’Amore, però si sono dimenticati di una cosa, di parlare<br />
della libertà, perché è il complemento dell’amore.<br />
E l’amore con rispetto alla libertà e la libertà con rispetto all’amore sono la vera spiritualità.<br />
L’amore come spiritualità centripeta e la libertà come spiritualità centrifuga. Ed<br />
entrambi in interazione, nel maschile e nel femminile, le cose dell’alto in relazione con<br />
quelle del basso, nel micro e nel macro-universo che sempre interagiscono ricercando<br />
esperienze da risolvere nell’equilibrio della dualità.<br />
Ho ascoltato molte persone con molti modi di pensare, amare e sentire.<br />
E ci siamo resi conto dei nostri errori anche ascoltando loro, e abbiamo scoperto delle<br />
virtù che non conoscevamo perché in fin dei conti c’è unità nella diversità, ovvero l’autentica<br />
Religione di tutte le religioni è l’Universo, dove le infinite possibilità si ri-legano<br />
nell’Unità, nella stessa maniera in cui tutti gli atomi, le molecole, le cellule, i miliardi<br />
di esseri viventi che lavorano dentro di noi per un proposito comune, si ri-legano<br />
nell’istinto di conservazione, del Sé, dell’Io, del Self, dell’Ego.<br />
E tutto il processo della Vita tende a prendere coscienza dell’Unità. La coscienza<br />
dell’Unità è percepire tutte le possibilità senza limite di tempo e di spazio e percepire<br />
con lucidità crescente. Senza fondersi nell’Assoluto che alla fine distrugge tutte le<br />
nostre possibilità, perché in fin dei conti tutto questo ci toglie la possibilità di essere,<br />
di fare, ovvero la dignità umana.<br />
Questi temi sono molto ampi e spero che continueremo a chiarirli apportando qualcosa<br />
di quello che abbiamo imparato.<br />
Questo è lo spirito della RedGFU, condividere, dare e ricevere, completarsi, farsi unici,<br />
essere.<br />
Essere coscienti qui ed ora perché il presente è l’eternità, perché il passato non esiste,<br />
e quando esisteva era presente, e tutto il presente è il risultato del passato; il futuro<br />
ancora non esiste, lo stiamo costruendo nel presente.<br />
Grazie a tutti, questo pomeriggio ho appreso molte cose e ringrazio tutti i relatori. E<br />
soprattutto mi è piaciuto avere qui una splendida signora che ha dato dei punti di vista<br />
importanti per risolvere il problema del maschilismo. Perché in fin dei conti, siamo fatti<br />
a immagine e somiglianza del nostro Creatore, che secondo gli occidentali sono tre<br />
Persone distinte, ma un solo Dio vero. Secondo i cinesi è Tai-Yin-Yang, tre esseri diversi<br />
ma un unico essere vero.<br />
L’essere umano donna e l’essere umano uomo si cercano e interagiscono per raggiungere<br />
l’esperienza dell’unità cosciente dell’Essere.<br />
Questa è la migliore possibilità per smettere con le guerre coniugali, con le guerre<br />
familiari, con le guerre tra nazioni.<br />
Molte grazie.<br />
19 •
PONZANO VENETO<br />
Hotel Relais Monaco,<br />
18 giugno 2004<br />
ARTE ED EDUCAZIONE<br />
Vasco Merciadri,<br />
Medico, presidente dell’associazione RedGFU Italia<br />
Apre i lavori del Convegno, illustra il tema della giornata e presenta gli ospiti dando<br />
la parola a:<br />
Juan Carlos Ortiz Honc,<br />
Esperto di sviluppo umano, Presidente Mondiale della RedGFU<br />
Dà il benvenuto a tutti, ringrazia le autorità convenute, ringrazia il Comune di<br />
Ponzano Veneto, l’hotel Relais Monaco che hanno dato la possibilità di svolgere questa<br />
attività.<br />
•20
Piero Pizzolon,<br />
Rappresentante del Comune di Ponzano Veneto (Treviso)<br />
Oltre l’Oriente e l’Occidente<br />
Benvenuti, vengo a nome dell’Amministrazione locale di Ponzano Veneto che ha<br />
un nuovo sindaco e una nuova giunta e ufficialmente devono ancora essere insediati,<br />
per cui mi hanno pregato di venire a nome loro e a nome della vecchia<br />
amministrazione che ha concesso il patrocinio a questo evento. Il patrocinio a questo<br />
X° incontro tra culture, COPLANET 2004, ideato e organizzato dalla RedGFU, vuole<br />
essere di buon auspicio per tutti i partecipanti. A nome quindi dell’Amministrazione<br />
comunale di Ponzano Veneto, in particolare del sindaco Giorgio Massolin, porgo anche<br />
il mio personale benvenuto a tutti i convenuti. So che alcuni vengono da lontano, da<br />
altri continenti.<br />
Porgo il mio saluto di benvenuto in questo storico relais di campagna che si chiama<br />
oggi Relais Monaco, costruito accanto ad una vecchia strada romana di grande comunicazione.<br />
I romani erano i portatori della cultura, del diritto tra i popoli. La cultura<br />
romana era una cultura dello ius che è stato il fondamento di tutte le normative occidentali.<br />
Il tema che verrà dibattuto e approfondito in questo convegno è molto pregnante:<br />
benessere, educazione, creatività e coscienza, punti di forza del dialogo tra culture.<br />
Quante cose mi sono venute in mente, scambiando qualche idea con il dr. Liguori, che<br />
viene da Milano, centro di cultura e di incontro di popoli.<br />
Personaggi di grande rilievo tenteranno di fornire indicazioni utili per chi dovrà governare<br />
i complessi fenomeni di convivenza che sono emersi oggi più che mai dall’intensa<br />
attività produttiva dei Paesi industrializzati.<br />
E qui siamo a Ponzano Veneto, un comune piccolo alle porte di Treviso, con circa<br />
12.000 abitanti e un migliaio di aziende e ditte di tipo commerciale, artigianale tra le<br />
quali spicca la Benetton. Ciò ha richiamato nel territorio, nodo cruciale del nord-est,<br />
circa 300 immigrati provenienti dal vicino Nordest, dall’Africa e dall’Asia. Pensate ai<br />
problemi che si sono accumulati in questa piccola comunità a seguito di tutto questo,<br />
problemi anche di convivenza tra diverse culture. Avrei voluto che tutti gli amministratori<br />
di Ponzano fossero qui oggi. La scelta perciò di questa sede diventa emblematica,<br />
non mi resta altro da dire se non augurare buon lavoro a tutti con l’augurio che ogni<br />
cultura trasmetta all’altra il meglio di sé. Grazie.<br />
21 •
Enzo Liguori ,<br />
Presidente nazionale dell’Istituto di Psicosintesi<br />
L’Identità come Individualità<br />
e Universalità<br />
Innanzi tutto ringrazio di essere stato invitato a questo X° Incontro tra Culture perché<br />
per me, che lavoro nel campo della psicologia, è una occasione per ripensare al<br />
mio lavoro ricollegandolo in uno sfondo più ampio che è quello dell’intero pianeta,<br />
come ricordato dal titolo dell’evento, COPLANET, e dell’umanità che lo abita.<br />
Vi riporto un famoso aneddoto raccontato da Roberto Assaggioli, che è il fondatore<br />
della psicosintesi, tratto dal suo libro L’atto di volontà che racconta la storia di tre<br />
tagliapietra. Il primo tagliapietre, interrogato su ciò che sta facendo risponde in modo<br />
arrabbiato: non vedi? Sto tagliando delle pietre! E ansima e sbuffa di malavoglia.<br />
Il secondo alla stessa domanda risponde: sto lavorando per la mia famiglia. La risposta<br />
è pacata.<br />
Il terzo alla stessa domanda risponde gioiosamente: sto costruendo una cattedrale.<br />
Siamo quasi sei miliardi e non siamo i soli ad abitare il pianeta; altri mondi, animale,<br />
vegetale e minerale lo compongono. Ciascuno di noi è un granellino di sabbia che partecipa,<br />
cosciente o no, al Grande Tutto.<br />
Rispettare la specificità di ognuno e onorarne la partecipazione per il bene comune è<br />
quello che vogliono sottolineare espressioni come: unità nella diversità.<br />
Sono espressioni che noi nella psicosintesi usiamo. Unità nella diversità oppure umanità<br />
non uniformità. Forme diverse di un’unica grande anima.<br />
Che cos’è la psicosintesi e qual è il suo contributo al mondo? La psicosintesi è stata fondata<br />
da Roberto Assaggioli, nato nel 1888 e morto nel 1974. Appartiene alle scienze<br />
psicologiche e si occupa della formazione dell’essere umano, dei suoi modi di essere,<br />
dei suoi stati di coscienza, e tende a promuovere lo sviluppo e l’emergere graduale di<br />
una coscienza universale.<br />
Roberto Assaggioli, il nostro fondatore, di origine ebraica, compì studi di medicina e<br />
la sua tesi nel 1910, a 22 anni, fu sulla psicanalisi. Cito questo perché in Italia è stata la<br />
prima tesi sulla psicanalisi, anche se poi Assaggioli non ha seguito la strada della psicanalisi,<br />
ma ha fondato una sua psicologia.<br />
Si era interessato ben presto dell’animo umano. L’ambiente culturale in cui era vissuto<br />
gli aveva dato la possibilità di conoscere molti pensatori dell’epoca ed è stato tra i<br />
primi in Italia a trattare una sintesi tra Oriente e Occidente. La sua psicologia risente<br />
sia delle tradizioni umanistiche ed esistenziali occidentali, sia delle Tradizioni orientali,<br />
il particolare l’Induismo e il Buddismo e un po’ di Taoismo. Assaggioli aveva conosciuto<br />
dei Maestri all’epoca e anche delle persone di eminente cultura, per esempio il<br />
poeta Tagore 2 , al quale aveva fatto da traduttore.<br />
La psicosintesi è una concezione dell’uomo, è una concezione bio-psico-spirituale dell’uomo:<br />
il corpo, la psiche, lo spirito. Appartiene a quelle psicologie che nel tempo<br />
sono andate definendosi come “transpersonali”, intendendo con questo l’interesse<br />
verso quegli stati di coscienza e modi di essere che vanno oltre la personalità ordinaria<br />
e tendono all’unione con il mondo, a quegli stati che hanno caratterizzato spesso<br />
santi, eroi, illuminati di tutti i tempi.<br />
•22
Lo studio e la ricerca dei metodi per realizzare le esperienze delle “vette”, le esperienze<br />
di coscienza che ci fanno sentire questa unità con il mondo; sottolineo “sentire”<br />
perché un conto è sapere, sapere con l’intelletto, con la testa e un conto è percepirlo,<br />
sentirlo nel proprio animo che siamo Uno con Tutti gli altri esseri. Questi metodi, la<br />
ricerca dei metodi che possono servire a conseguire questi stati di coscienza, fanno<br />
parte della psicosintesi e del suo metodo.<br />
Come andare oltre la coscienza ristretta di cui normalmente siamo dotati? Come andare<br />
oltre “noi” in modo da comprendere “gli altri”? Come ascoltare la nostra anima<br />
come un tutt’uno con l’anima del mondo?<br />
Queste sono le domande della psicosintesi, e questa è anche la direzione. Da dove si<br />
parte? Dall’uomo così com’è, con tutta la sua complessità che la psicosintesi chiama<br />
“molteplicità”, il bagaglio di ogni essere umano nel bene e nel male, tutto questo la<br />
psicosintesi lo chiama “molteplicità dell’animo umano”.<br />
L’animo umano è molteplice, presenta aspetti differenti e spesso in conflitto fra loro.<br />
È facile accorgersene. Noi stessi siamo spesso in conflitto tra tendenze diverse, a volte<br />
tendenze verso gli altri, e potremmo chiamarle tendenze altruistiche, a volte egoistiche<br />
che ci separano dagli altri. Parlando quindi della psicosintesi, una tendenza all’armonia,<br />
a comporre le differenti unità, a creare assonanze e consonanze, a vivere come<br />
ricchezza la diversità, le diversità, a saperle comporre come le note musicali, unendole<br />
sapientemente e generando una grande sinfonia. Questa tendenza alla sintesi è una<br />
caratteristica dell’essere umano.<br />
Ma va anche detto, come risvolto della medaglia, che nell’essere umano esiste anche<br />
una tendenza alla disgregazione; vi è quindi una tendenza ad armonizzare ma anche<br />
una tendenza a distruggere.<br />
Gli esseri umani sono compartecipi del loro destino, dapprima costruttori inconsapevoli<br />
e poi pian piano consapevoli, verso una umanità UNA. Questa tendenza unificante,<br />
armonizzante è alla radice del nostro essere, in quella identità profonda e inconscia<br />
che la psicosintesi chiama il Sé.<br />
Il mio intervento di oggi vuole approfondire il tema dell’identità. La psicosintesi concepisce,<br />
ritiene che sia così, ma lo ritiene su un piano esperienziale, fa sperimentare che<br />
alla radice del nostro animo c’è questa identità profonda che chiamiamo Sé, che ha<br />
questa tendenza ad essere UNA con l’Anima del mondo. Questa è una tendenza naturale<br />
che ci abita, con la quale possiamo o meno<br />
essere in contatto.<br />
L’identità cosciente la indichiamo con il pronome Io. Parliamo di noi stessi, e qui essendo<br />
tutti noi impregnati di cultura occidentale, usiamo spesso la parola Io a differenza<br />
degli orientali che usano spesso parole per indicare la collettività. Recentemente sotto<br />
l’influenza dell’economia globale anche in Cina sta emergendo la parola Io.<br />
Chi sei? Chi sono? Chi siamo?<br />
Con queste domande inizia la ricerca di sé e degli altri.<br />
La psicosintesi comincia con questa domanda: chi sei? Scopri chi sei.<br />
Un aforisma zen dice: quello che stiamo cercando, qualunque cosa stiamo cercando<br />
nella nostra vita, in realtà è il ricercatore stesso.<br />
A volte cerchiamo il benessere, il successo, altre cose esteriori, ma questa massima zen<br />
ci dice che in realtà stiamo cercando noi stessi.<br />
La ricerca di sé si fa con gli altri e attraverso gli altri. Nessun uomo è un’isola, dice il<br />
poeta inglese John Donne. La nostra identità si scopre e il nostro senso di identità si<br />
costruisce nel rapporto con l’altro, nella relazione io-tu, di cui parla il filosofo ebreo<br />
Martin Buber, il quale ha dedicato molto tempo a indagare la relazione io-tu.<br />
Quello che io sostengo, quello che noi sosteniamo è che per scoprire se stessi, occorre<br />
23 •
l’altro. Non si può scoprire se stessi da soli. Allora la nostra identità e il nostro senso di<br />
identità si costruiscono con il rapporto io-tu.<br />
Per seguire sempre Buber, dietro un piccolo tu c’è sempre un grande Tu.<br />
Il Sé, quello che noi definiamo la nostra vera identità, l’identità profonda e inconscia,<br />
è sintesi di individualità e universalità. È un paradosso perché l’identità non cosciente,<br />
non quello che noi coscientemente pensiamo di essere, immaginiamo o sentiamo di<br />
essere, ma la nostra identità profonda che in psicosintesi chiamiamo qualche volta<br />
“Anima” della persona, il suo spirito, è sintesi di individualità e universalità, esse coesistono<br />
nell’individuo, coesiste l’intero universo. Si usa una metafora: intimo, ovvero<br />
“luogo” dove la coscienza individuale e universale si incontrano. L’Io non si annulla ma<br />
si riconosce come parte del Tutto, la goccia di mare appartiene indissolubilmente al<br />
grande mare.<br />
Chi sei? Questa domanda risuona ancora. Ascolta! Scopri che tu sei tu, ma sei anche<br />
l’altro da te, che entrambi appartenete alla stessa umanità, allo stesso pianeta, che<br />
ognuno è essenziale perché parte del grande Tutto e dell’Anima Universale che si individualizza<br />
in ciascuno di noi in un certo momento. È come se l’Anima Universale si specificasse<br />
in infiniti momenti, ciascuno di noi ne rappresenta uno. In ogni uomo c’è Dio.<br />
Un antico aforisma recita: se non sono me stesso, chi lo sarà per me?<br />
La psicosintesi lavora sull’identità, ci invita a scoprire, a realizzare e a manifestare se<br />
stessi, a partire da ora, da subito. Scoprire se stessi è scoprire i tanti aspetti che ci costituiscono,<br />
come le facce del diamante; è scoprire la nostra vera natura e dare ad essa la<br />
possibilità di esprimersi.<br />
Ho evidenziato due cose: scoprire le tante facce di noi stessi e questa è una parte della<br />
ricerca personale, ma scoprire la nostra vera natura è qualcosa di più profondo, di più<br />
intimo. È scoprire di essere uno, ciascuno di noi è unico e per questo responsabile di<br />
questa preziosa unicità. Nessuno potrà sostituirci, quindi se ciascuno è responsabile di<br />
se stesso, non ci sarà un altro a sostituirlo. Ognuno di noi, che lo sappia o no, è dono<br />
al mondo, e se tu non ti manifesti nella tua vera natura, ci sarà un’assenza, tutti sentiremo<br />
la mancanza; puoi scoprire che sei Uno con Tutti, che ciascuno di noi è parte costitutiva<br />
dell’umanità.<br />
L’itinerario psicosintetico si condensa in una formula che dice: “conosci te stesso, possiedi<br />
te stesso, trasforma te stesso”. La conoscenza di sé è duplice: c’è la conoscenza e<br />
la personalità. Ora uso i termini che si usano in una scienza psicologica. È stato scelto<br />
questo linguaggio per parlare agli uomini; si poteva scegliere un linguaggio filosofico,<br />
religioso, ma il fondatore ha scelto un linguaggio psicologico. Chiamiamo personalità<br />
i nostri modi di pensare, di sentire, di desiderare, i nostri comportamenti, i nostri molteplici<br />
aspetti e tutto questo diciamo che si riassume nella parola personalità. Però la<br />
conoscenza di sé non è solo la conoscenza della personalità, sarebbe troppo riduttivo.<br />
È anche conoscenza dell’essenza, del vero Io, il Sé. Apparire ed Essere. L’apparenza non<br />
è sbagliata, l’importante è che ci sia un’apparenza nel senso “bello”. Noi appariamo<br />
sempre comunque, ci manifestiamo, ci mostriamo.<br />
Però abbiamo l’Essere. Essere e Apparire si devono coniugare mutuamente. La personalità<br />
si forma nel tempo, all’interno di una determinata cultura di cui assume le caratteristiche,<br />
anche le sembianze, la lingua, il modo di essere. La personalità è influenzata<br />
dal patrimonio genetico e dall’ambiente. L’etimologia della parola personalità, deriva<br />
da persona, Persona è una parola latina che rappresentava la maschera del teatro<br />
che gli attori latini e greci indossavano, e attraverso cui l’attore faceva sentire la sua<br />
voce. Il teatro latino e greco non era come il nostro teatro moderno, era più vicino al<br />
teatro giapponese, al teatro NO, dove ci si maschera per rappresentare un personaggio<br />
che potrebbe essere anche mitico. Dunque nel teatro romano e greco si rappresen-<br />
•24
tavano anche gli dei, che non potevano essere rappresentati dagli uomini. Allora c’era<br />
la maschera, questa maschera bianca, serviva affinché chi ascoltava potesse immaginare<br />
solo attraverso le parole, senza lasciarsi prendere dall’immagine dell’attore. Inoltre<br />
questa maschera serviva anche ad amplificare la voce, dunque persona vuol dire personare,<br />
far suonare attraverso, far sentire il suono, la parola.<br />
Attraverso la persona, la maschera, l’attore faceva sentire la sua voce, la voce del personaggio<br />
che interpretava. In qualche modo la personalità, la nostra personalità, è la<br />
maschera attraverso la quale facciamo sentire la nostra voce; è costituita dalle caratteristiche<br />
attraverso cui l’Io si manifesta.<br />
La personalità è influenzata da un terzo fattore.<br />
Avevo parlato prima del codice genetico e dell’ambiente. La personalità è influenzata<br />
dall’Io che è l’abitante di questa personalità.<br />
Sto usando delle metafore, non dovete prenderle alla lettera quando dico che la<br />
nostra personalità è abitata da qualcuno. A volte mi piace chiamarla il soggetto che tu<br />
sei, che abita questo corpo.<br />
La personalità è come l’automobile e l’Io è il suo conducente. Pensate a una automobile<br />
senza Io.<br />
Per conoscere se stessi occorre conoscere la propria personalità, ma anche il proprio Sé,<br />
la propria natura.<br />
Il lavoro successivo è: possiedi e trasforma. È far si che la nostra personalità corrisponda<br />
sempre di più al Sé, lo riveli, nel senso di svelarlo. Se la personalità può far da<br />
maschera, il lavoro di trasformazione è quello che permette di rendere la propria personalità<br />
trasparente all’Essere (Sé), di modo che il Sé si possa manifestare. In questo<br />
caso parliamo di personalità autentica, in contrapposizione a una personalità di<br />
sopravvivenza o di autodifesa.<br />
Conosci, possiedi, trasforma vuol dire esplorati e scopri che hai tanti aspetti, ma che<br />
hai, anzi, sei Uno nella tua identità profonda. Impara a sviluppare i tuoi tanti aspetti,<br />
ad arricchirli, a coordinarli tra loro, ad armonizzarli e fondamentalmente a dar loro il<br />
sapore del tuo Essere. Questo è il “possiedi e trasforma”.<br />
Ascolta il tuo essere e scopri che esso è Uno con gli Altri.<br />
Queste scoperte sono “esperienze”, cioè non sono semplicemente idee, sono esperienze<br />
da fare. Il lavoro è psico-sintetico, è un lavoro esperienziale.<br />
Da queste esperienze, dapprima causali e fortuite, poi ricercate e valutate, nascono in<br />
noi nuovi atteggiamenti, nuovi sentimenti, nuovi modi di essere. Nasce l’amore per<br />
tutti, la compassione di buddistica memoria, l’azione di bene, la parola di bene, il<br />
benedire.<br />
La psicosintesi si serve di metafore tecniche, esercizi che favoriscono queste espansioni<br />
della coscienza. L’uomo è un cammino, un cammino evolutivo, ha radici e ali, l’uomo<br />
è un andare incontro,un dialogo, una opera in comune.<br />
La psicosintesi, attingendo alle grandi Tradizioni Spirituali usa un metodo, una strada<br />
psicologica per favorire l’evoluzione dell’uomo e l’emergere di una coscienza umana<br />
sempre più ampia e inclusiva, che ci faccia sentire tutti figli del pianeta, e perciò<br />
responsabili di esso.<br />
Un esercizio tipico, un’esperienza della psicosintesi è l’esercizio di disidentificazione.<br />
Perché ve ne parlo prima di presentare questo esercizio? Perché noi sosteniamo che l’Io<br />
cosciente, cioè il senso cosciente di noi stessi, tende ad identificarsi con questo o quell’aspetto<br />
di noi. Noi tendiamo a dire: io sono questo, io sono quello, io …., tendiamo<br />
a sentirci questo, quello, buoni o cattivi, tendiamo a identificarci con qualche aspetto<br />
dell’animo umano.<br />
La psicosintesi sostiene che per scoprire e dare spazio alla nostra identità profonda,<br />
25 •
dobbiamo disidentificarci da questi aspetti, per poter entrare in contatto con l’identità<br />
profonda (Sé).<br />
Disidentificarci non vuol dire spazzare tutto, significa creare quello spazio, lo spazio<br />
del cuore, che ci permette di ascoltare e risvegliare la nostra anima.<br />
In questo esercizio di disidentificazione-autoidentificazione, la domanda centrale è<br />
ancora: chi sono?<br />
L’esercizio dice: ho il corpo ma non sono il corpo; ho le emozioni ma non sono le emozioni;<br />
ho i pensieri ma non sono i pensieri; ho i desideri ma non sono i desideri; ho tanti<br />
aspetti ma non sono questi aspetti. Sono un centro di pura autocoscienza e volontà.<br />
Questo esercizio va colto nella sua interiorità e nel suo senso profondo, non nelle parole.<br />
È un esercizio di meditazione, un esercizio per ritrovare dentro di sé il senso di<br />
“corpo”, riconoscere che siamo noi il soggetto che lo abita e che in un certo senso questo<br />
soggetto è atemporale mentre il corpo e la psiche sono del tempo.<br />
E nel suo senso ci fa accogliere le molte espressioni di noi e ci fa allineare con la nostra<br />
essenza, con quel “Io sono”, ma anche “Io sarò” di biblica memoria.<br />
Vi ricordo un’esperienza fatta da Mosè, nella Bibbia, quando incontra nel roveto<br />
ardente il suo Dio, sente che c’è sacralità, deve togliersi le scarpe, c’è uno spazio sacro,<br />
si avvicina e poi gli chiede: ma qual è il tuo nome? E la risposta è: IO SONO.<br />
Nella traduzione italiana diffusa fino ai giorni nostri, troviamo: “Io sono colui che<br />
sono”. È come se Dio rispondesse “Io sono L’Essere, Io Sono”.<br />
In realtà la risposta ebraica è molto più complessa; comprende il passato, il presente e<br />
il futuro. Non c’è solo Io Sono, ma anche Io Sarò, a indicare qualcosa che è nel tempo<br />
ma anche oltre il tempo. Dice questo e nient’altro. Non dice sono un uomo o una<br />
donna, o come diciamo noi, sono un essere umano. La risposta è Io Sono. Non sono<br />
questo o quello: Io Sono, pur manifestandomi in questo e in quello.<br />
E così siamo noi, ci manifestiamo in questo o quell’aspetto, ma in sostanza siamo. Il<br />
nostro essere ha un corpo, ma anche emozioni, pensieri, desideri e si manifesta in<br />
modo autentico, vero, radiante.<br />
Simbolo di questa trasformazione è l’esercizio della rosa.<br />
Dopo aver preso coscienza di sé, di questa anima profonda che ci abita, il nostro compito<br />
è quello di trasformare la nostra personalità, cioè il nostro modo di essere nel<br />
mondo, il nostro modo di comportarci. Un simbolo di questa trasformazione è l’esercizio<br />
della rosa. La rosa è un simbolo antico, addirittura si trova nella civiltà iraniana,<br />
persiana di 4000 anni fa. In questo esercizio le persone chiudono gli occhi e dopo aver<br />
acquietato il proprio animo sentono e immaginano di essere un bocciolo di rosa e a<br />
poco a poco questo bocciolo di rosa che appartiene ad un arbusto di rose e riceve la<br />
linfa vitale dalle radici, si schiude. Si apre alla luce e mostra il proprio colore e la propria<br />
bellezza e diffonde il suo profumo. Ogni petalo rappresenta qualità del nostro<br />
essere che si manifestano. Lo sbocciare della rosa è il rivelarsi naturale e coraggioso<br />
della nostra natura. Questo continuo sbocciare è il nostro essere in cammino. Questo<br />
sbocciare si esprime nella formula: diventa ciò che sei! Questo sbocciare è il nostro<br />
dono al mondo, cioè se invece di essere chiusi sbocciamo, ci doniamo agli altri e al<br />
mondo.<br />
Nella descrizione, o meglio nell’insegnamento di un percorso zen, un maestro del ‘700<br />
simboleggia la ricerca dell’illuminazione come la ricerca del Toro. È la ricerca dell’illuminazione.<br />
In una serie di esperienze che rappresentano momenti diversi del percorso,<br />
il Toro va trovato e cavalcato. Questo è il lavoro della psicosintesi. Bisogna padroneggiare<br />
l’illuminazione, altrimenti non saremo illuminati. L’illuminazione ci sfugge, è<br />
di là da venire. L’ultimo quadro però non si ferma a questo percorso con l’illuminazione.<br />
L’ultimo quadro è intitolato “ritorno al mercato”. Colui/colei che ha realizzato la<br />
•26
propria natura ritorna al quotidiano da cui in realtà non si è mai staccato, ma quando<br />
passa tutti si illuminano. Il nostro cambiamento aiuta il cambiamento degli altri e in<br />
questo senso ciascuno di noi è un dono al mondo.<br />
Poiché ho basato la mia relazione sul concetto di identità, vi propongo alcune piccole<br />
esperienze per esplorare la nostra identità. Un’altra cosa che è stata sottolineata è che<br />
l’identità si scopre e si manifesta nel rapporto con l’altro, nella relazione con l’altro.<br />
Quindi vi propongo degli esercizi in cui incontrare l’altro. Per me questo aspetto relazionale<br />
è molto importante perché anche nella mia esperienza professionale di psicologo<br />
e psicoterap<strong>eu</strong>ta mi accorgo che tutti i conseguimenti, tutti i risultati che una persona<br />
può ottenere senza la partecipazione dell’altro, portano a isolamento e solitudine.<br />
Per questo vi propongo un lavoro collettivo, non un esercizio a due. Vi chiedo di<br />
collegarvi a qualcuno che è seduto accanto a voi, di fare per il momento questa esperienza,<br />
di farvi da compagni reciproci. Potete essere perfettamente sconosciuti o conoscervi<br />
già, va bene lo stesso, anzi tra sconosciuti possono emergere degli aspetti nuovi.<br />
Quindi se gradite partecipare a questa esperienza - nessuno è obbligato - mettetevi<br />
accanto ad una persona e dite: tu sei il mio compagno per il tempo dell’esperienza.<br />
Scegliete qualcuno che vi faccia da compagno. Vi propongo delle esperienze perché la<br />
psicosintesi non è tanto una filosofia ma è un cammino esperienziale e quindi propone<br />
di passare attraverso l’esperienza che poi diventa intima. Se avete formato delle<br />
coppie, la prima cosa che vi chiedo di fare è di presentarvi reciprocamente con il vostro<br />
nome, basta dire “mi chiamo ….” solo per sapere il nome dell’altro, per sapere con chi<br />
stiamo facendo l’esperienza.<br />
Vi scambiate il nome, solo il nome. A questo punto spero che vi siate presentati al<br />
vostro compagno. Quello che adesso facciamo è instaurare un contatto silenzioso con<br />
l’altro. Vi chiedo è di fare attenzione all’altra persona, però contemporaneamente fare<br />
attenzione a che cosa succede a voi mentre entrate in contatto silenzioso con l’altro,<br />
cioè cosa vi succede nell’animo, che cosa accade alle vostre emozioni, ai vostri pensieri,<br />
anche al vostro corpo, che sensazioni avete, che cosa vi succede dentro mentre siete<br />
in contatto silenzioso in cui non usate le parole. In questo contatto silenzioso con l’altro,<br />
provate a sentire cosa succede dentro di voi, provate ad essere attenti a voi. È una<br />
doppia attenzione che vi sto chiedendo, contatto con l’altro e attenzione a se stessi.<br />
Che cosa succede? Che emozioni ho? Mi sento imbarazzato, tranquillo, sto comunicando<br />
con l’altro, cosa sto pensando, cosa sto immaginando, che desideri ho. Forse ho il<br />
desiderio di scappare via, oppure di toccare l’altro, di entrare più in comunicazione con<br />
l’altro. Cosa sta succedendo dentro di me mentre sono in comunicazione con l’altro.<br />
Contatto silenzioso, forse ad un livello più profondo potrebbe essere un contatto di<br />
anime.<br />
Grazie, è sufficiente.<br />
Questo è un esercizio di preparazione, ho cercato di mettere a punto questo strumento<br />
musicale che siamo noi stessi, quando vi ho chiesto di dire “fate attenzione a cosa<br />
vi succede dentro”, cosa risuona in voi mentre entrate in contatto con l’altro, come se<br />
fossimo uno strumento musicale che genera delle note e queste note sono di tipo<br />
diverso, le musiche sono di tipo diverso, e allora prima di continuare vorrei che qualcuno<br />
di voi dicesse che cosa gli è successo dentro, comunicasse, come per esempio: nel<br />
contatto silenzioso mi è accaduto questo, ho sentito dentro di me questo, ho sentito<br />
che il mio corpo …, oppure ero un po’ spaventato dal contatto con l’altro. Qualunque<br />
cosa sia accaduta o più cose contemporaneamente, in sequenza. Se qualcuno di voi<br />
brevemente ce lo racconta.<br />
Intervento: insieme a Pamela eravamo in contatto, ci tenevamo per la mano, quindi<br />
27 •
abbiamo continuato nel silenzio, come ha suggerito lei. Da parte mia non ho provato<br />
nessuna emozione, anzi diciamo che con il passare del tempo sentivo una apertura del<br />
cuore. Si può dire questo?<br />
Intervento: Il cuore ha palpitato veloce, ho sentito una tenerezza così grande che<br />
avevo voglia di abbracciarla.<br />
Intervento: È stata un’esperienza con molte emozioni e sensazioni. L’entrare in contatto<br />
con l’altro, anzi mi sono distratto sul volto e poi molta emozione, a livello del petto.<br />
Risposta: Ognuno è come se cogliesse aspetti diversi della propria esperienza. Il corpo,<br />
le emozioni, i desideri, un movimento fuori di se stessi (l’abbracciare).<br />
Intervento. L’esperienza appena fatta per me era avara di tempo, non c’era tempo a<br />
sufficienza per stabilire un contatto con me stesso.<br />
Intervento: Mi è sempre piaciuto guardare negli occhi, perché credo siano lo specchio<br />
dell’anima e ciò che non si può dire con le parole, viene detto dagli occhi. Ciò che ho<br />
percepito dalla mia compagna era soprattutto l’amicizia, la sua sicurezza e la voglia di<br />
vivere, l’allegria di condividere questo momento perché in realtà ci conoscevamo ancora<br />
prima di vederci.<br />
Risposta: Grazie a coloro che hanno voluto condividere le loro esperienze. Tutti in particolare<br />
parlano degli occhi come finestre dell’anima. Tramite gli occhi avviene una<br />
comunicazione profonda, di amicizia, di allegria, di compartecipazione. Naturalmente<br />
non sempre è così, per questo dico che gli occhi sono delle finestre dell’anima, possono<br />
aprirsi ma possono anche dividere. C’è una canzone di un cantautore italiano, Lucio<br />
Battisti, intitolata “nel cuore e nell’anima”; ci dice della delicatezza di questo contatto<br />
con lo sguardo e ci dice: ”Se tu guardi dentro me, scopri che c’è un bambino in cui<br />
anche il sorriso fa troppo rumore”. Come dire che l’incontro con l’altro è sempre un<br />
momento delicato, molto delicato.<br />
Intervento: la mia esperienza è stata molto piacevole, perché dal momento che cominci<br />
a vedere, a guardare negli occhi l’altra persona, sembra di conoscerla da molto<br />
tempo. Senza conoscersi si finisce per conoscersi. Questo mi ha dato molta tranquillità<br />
e mi ha fatto sentire molto bene e immediatamente ho sentito la necessità di abbracciarla,<br />
di darle un bacio, ho provato una forte tenerezza e ho percepito me stessa attraverso<br />
lei.<br />
Risposta: Credo che questa prima parte possiamo lasciarla così: grazie per queste piccole<br />
testimonianze che ci avete dato.<br />
Rimanete sempre in coppia e continuiamo questa esperienza.<br />
Questa volta introduciamo anche la parola, ma con cautela, perché molte esperienze<br />
di intimità più profonda hanno bisogno del silenzio. La parola spesso serve per disperdere,<br />
confondere, oppure per distrarre.<br />
Noi spesso invece di parlarci, comunicare io/tu, parliamo di qualche cosa, parliamo di<br />
altro invece di parlare di noi e tra noi.<br />
Ora introduciamo la parola, lavorando sempre con la stessa coppia, entriamo prima in<br />
contatto con l’altro e poi poniamo una domanda. La domanda dovrà essere sull’identità,<br />
cioè chiedete all’altro “ma chi sei?”. E aspettate che l’altro risponda. Date tempo<br />
all’altro perché vi risponda. Quando qualcuno ci chiede “Chi sei?”, noi rispondiamo<br />
con tutti noi stessi e in realtà non c’è bisogno di usare le parole. Però le parole sono<br />
•28
una trasformazione, la metto in termini psicologici. Sono una trasformazione del vissuto<br />
che abbiamo dentro, quello che stiamo sperimentando dentro di noi diventa<br />
parola e la parola può comunicare anche a distanza.<br />
L’essere umano è un essere anche di parola, un essere di linguaggio, che parla.<br />
E allora vi chiedo: con la persona davanti, sviluppate la curiosità, curiosità verso l’altro,<br />
prima stabilite un contatto e poi gli chiedete: “Ma chi sei?”. E lasciate che arrivi una<br />
risposta o più risposte.<br />
L’altro cercherà di tradurre ciò che sta sentendo in quel momento, in qualche parola.<br />
Voi ascoltatela. Poi rispondete alla domanda dell’altro. Cercate di sentirvi interiormente,<br />
non correte, lasciate da parte le paure per sentire il vostro animo come cambia<br />
mentre vi state relazionando con l’altro, mentre ascoltate anche il suono delle parole<br />
dell’altro. Non ascoltate solo la parola, ma anche il suono della voce: la voce è musica<br />
e noi stessi siamo uno strumento musicale e possiamo sentire che effetto ci fa quella<br />
voce, che reazioni determina.<br />
Iniziamo questa esperienza. Lasciate che dentro di voi si plachino i sentimenti, le emozioni<br />
e poi scambiatevi.<br />
Ascoltate e poi rifatelo una seconda volta, osservate eventuali altre risposte, che cosa<br />
nasce dentro. Che risposta nasce in questo momento, nel presente. Le risposte possono<br />
cambiare; vedrete che in un momento diverso, se vi incontrate per strada con qualcuno<br />
e questo vi chiede “chi sei?”, la risposta cambia.<br />
Se me lo chiede un amico, nell’intimità, dò un tipo di risposta. Se me lo chiedono per<br />
lavoro o in generale mi chiedono “chi sei?”, ci saranno altre risposte.<br />
Stabilite il contatto e chiedetevi a turno per due volte, ma ascoltando l’altro e voi stessi,<br />
“Chi sei?”. Accogliete la risposta e sentite cosa si muove dentro, sia in chi ascolta sia<br />
in chi lo dice. Lo facciamo a voce bassa, un po’ in intimità …<br />
Possiamo terminare questa piccola esperienza e vi chiedo ora, dopo aver ascoltato l’altra<br />
persona, di ascoltare voi stessi, che cosa è accaduto dentro di voi. È accaduto qualcosa<br />
di diverso rispetto a prima? Avete notato se ci sono stati cambiamenti? Osservate<br />
quanto la parola può prenderci e cosa svela in noi. Che cosa avete detto di voi? Che<br />
cosa vi siete permessi, cosa vi è venuto di dire all’altra persona, che emozioni vi ha<br />
smosso la parola, che sentimenti si sono mossi in questo piccolo incontro in cui c’è stato<br />
anche l’uso della parola? E avete notato se è stato diverso da quello precedente?<br />
Anche intimamente diverso? Che cosa ne è emerso?<br />
Cosa avete raccontato di voi? Che cosa avete ascoltato dell’altro?<br />
Potete esporre una doppia esperienza: l’altro mi ha detto questo di sé, mi ha fatto<br />
conoscere questi aspetti, oppure mi sono sentito di rivelare questi aspetti di me.<br />
Intervento: la prima esperienza mi ha dato molta allegria e la seconda molta sicurezza.<br />
Intervento: alla domanda “chi sei?”, la risposta è stata: un essere umano e questo mi<br />
ha scatenato tanta ansia, insicurezza.<br />
Intervento: alla domanda “chi sei?”, ho risposto che sono una persona un po’ iraniana,<br />
che ha molto desiderio di parlare con la gente, di essere molto amichevole, ma che<br />
29 •
adesso non ne ha tanta voglia. Adesso ho voglia di parlare solo con alcune persone che<br />
mi interessano. Il mio partner pensava che non avessi voglia di fare questa esperienza<br />
con lui, che non mi sentissi a mio agio. Ma quello che pensavo in quel momento era<br />
solo di volermene stare in silenzio, con me stessa.<br />
Risposta: Cominciamo a percepire che nella risposta al “Chi sei?”, c’è un modo di sentirsi<br />
che può definirsi “locale”, del momento, e poi c’è uno sfondo che è molto più profondo.<br />
Intervento: la mia compagna è mia moglie, la conosco da molti anni e allora ho cercato<br />
di non dirle quello che lei già sa di me, ho cercato di capire me stesso e come esprimere<br />
quello che io sono e mi è venuto da dire “una presenza silenziosa” e poi mi sono<br />
reso conto che nel momento in cui dicevo questo mi sentivo realmente una persona, e<br />
mi sentivo come una presenza diffusa in tutto lo spazio e in tutti i modi di essere che<br />
lei già conosce di me e lei mi ha risposto spiegandomi che era tante cose ed è stata una<br />
bella esperienza.<br />
Risposta: È importante che le nostre risposte emergano dall’interno, da quello che noi<br />
sentiamo e percepiamo di noi stessi, perché in quel momento noi ci siamo, non siamo<br />
altrove: Siamo qui, adesso, sono qui con te. È questo il mio essere con te, adesso.<br />
Grazie, per questa esperienza. Ve ne propongo un’altra, anzi vi propongo altre due<br />
piccole esperienze, sono una continuazione di quello che abbiamo fatto fino adesso.<br />
Siamo sempre con la stessa coppia, con la persona alla quale ci siamo presentati, con<br />
la persona con la quale ci siamo incontrati, perché è un incontro.<br />
Il tema di questo convegno è “Incontro tra culture”, anche questo è un incontro tra<br />
culture, ciascuno di noi è un rappresentante di tutta una cultura che gli sta dietro, che<br />
sta dentro, ciascuno di noi si porta dentro gli antenati, abbiamo radici, quindi un<br />
incontro tra due esseri umani è un incontro molto più ampio e più profondo di quello<br />
che pensiamo sempre. Questa volta quello che vi chiedo è di usare una parola, di chiedere<br />
all’altro “Chi sei?” e usare una sola parola per la risposta. Vi chiedo di farvi la<br />
domanda scambievolmente, anche più volte, alternandovi, spero che questo tipo di<br />
comunicazione arrivi li. La prima persona domanda e la seconda risponde, poi fate una<br />
pausa di ascolto per sentirvi e sentire meglio l’altro e poi è l’altro che chiede “Chi sei?”<br />
e la parola che vi chiedo di rispondere è soltanto “Io”.<br />
Se uno vi chiede “Ma chi sei?” e voi rispondete “Sono io“ è come quando qualcuno<br />
bussa alla porta, se lo conosciamo, quando diciamo “Chi è?”, l’altro risponde “Sono<br />
io“. Anche col telefono, quando telefoniamo a qualcuno che ci conosce, ci basta dire<br />
semplicemente “sono io” non occorre aggiungere altre cose, perché questo “io” condensa<br />
tutto quello che noi siamo, è un pronome cioè sta al posto nostro.<br />
Allora scoprirete quello che ci mettete nella risposta “io”, scoprite quello che ci mettete<br />
nella domanda, perché la domanda potete farla in tanti modi e dire “Ma chi sei?”,<br />
oppure dire “Ma veramente chi sei?” e l’altro vi risponde “Sono io”, oppure se ha un<br />
po’ timore forse balbetterà il suo “io”, state in ascolto, e ascoltate l’io che condensa il<br />
vostro essere del momento, ma anche quello che siete stati e quello sostanzialmente<br />
che sarete, come se in un istante si condensasse simbolicamente tutto dell’essere<br />
umano.<br />
Vi chiedo di fare ancora questa piccola esperienza, prendetevi le pause di tempo che<br />
sentite necessarie. Allora prima entrate in contatto e poi uno dei due chiede “Chi sei?”<br />
e l’altro aspetta per sentirsi e poi dice “Sono io” e poi la richiesta viene fatta scambie-<br />
•30
volmente: “Ma tu chi sei?”, “Sono io”, oppure “Sono io, mi nascondo, non guardarmi”.<br />
Sono mille le cose che possono succedere a questo io, questa paroletta che noi<br />
usiamo tantissimo.<br />
Qualche minuto, solo qualche minuto.<br />
Può bastare. Grazie.<br />
Osservate se questa esperienza è stata diversa dalle altre. Se vi sentite, se vi ascoltate,<br />
è una serie di esperienze attraverso le quali passare.<br />
È stata diversa dall’altra? È stata più facile? Più difficile? Per esempio può essere stato<br />
difficile magari mantenere soltanto la paroletta “io” e alcuni non avranno resistito e<br />
saranno andati oltre.<br />
Questa esperienza può aver comportato questa difficoltà, perché condensare nella<br />
paroletta “io” tutto lo stato d’animo del momento può essere difficile, può essere<br />
incontenibile e allora abbiamo bisogno di dire altro. Forse alcuni hanno cercato di condensare<br />
tutto in quella parola, come prima nel silenzio siete riusciti a condensare il<br />
vostro stato del momento e forse tutto il vostro essere. Questa volta può essere stato<br />
un po’ più difficile. Sentiamo qualche esperienza.<br />
Esperienze variate, perché questa è la bellezza della diversità dell’animo umano,<br />
abbiamo tutti esperienze differenti che ci arricchiscono.<br />
Intervento: Nella prima esperienza non verbale sentivo che mi mancava qualcosa, cioè<br />
ho avuto un dialogo con l’altra persona però sentivo che mi mancava qualcosa, nella<br />
seconda esperienza quando abbiamo dialogato c’è stata una conferma, una riaffermazione,<br />
e in questa terza esperienza ho provato più sicurezza perché quando lei mi ha<br />
chiesto “Chi sei?”, io ho risposto ”Io stessa” ,”Sono io stessa”.<br />
Risposta: Avete sentito, è una sequenza: nella prima esperienza mancava qualcosa, poi<br />
c’è stata un’esperienza di dialogo, intesa come una conferma di sé, poi la terza, questo<br />
dire “Sono io”, “Sono la stessa di fronte a te”, non sono mutata, e se anche muta<br />
lo stato d’animo, magari anche i pensieri, il modo di sentirsi del momento, si è sempre<br />
la stessa persona. Pensate che esperienza strana sarebbe, forse non piacevole, se ad un<br />
certo punto la persona che avete davanti diventasse un’altra, come in certi film in cui<br />
l’altro cambia completamente e non è quello che ci si aspettava. La conferma è dire “Io<br />
sono io, stai sicuro, sono la stessa persona, sono sempre io, arrabbiato o felice, ma sono<br />
sempre io”, pensate come è confortante. Mi viene sempre in mente quanto è importante<br />
per i bambini sentire che possono fidarsi delle persone con cui stanno, che sono<br />
sempre le stesse persone, non che ad un certo punto si girano e appare qualcun’altro.<br />
Per il bambino piccolo la costanza della persona è importante.<br />
Intervento: Anche quando mi arrabbio sono Lourdes, sono sempre io, anche se non<br />
vorrei essere quella persona.<br />
Intervento: Attraverso queste esperienze mi sono avvicinato di più a Lorenzo, la persona<br />
che sta qui accanto a me ,èunamico, ci conosciamo da tempo, ma solo quando<br />
gli ho chiesto “Ma chi sei?” e lui ha detto “Io”, sono un po’ penetrato in quello che lui<br />
è, in quello che altre volte avevo percepito, cioè ho percepito una persona al di là delle<br />
apparenze, del suo modo di porsi. È una persona abituata a parlare in pubblico, eppure<br />
ho trovato una timidezza in lui, un cuore puro, un qualcosa di bellissimo che soltanto<br />
in certi momenti riusciamo a scoprire, e questo mi ha ricordate un aneddoto, una<br />
cosa carina: una collega di lavoro che sta nell’ufficio accanto al mio, spesso si fa queste<br />
domande sul senso della vita, magari improvvisamente durante la mattina ti arriva<br />
una sua telefonata e lei ti chiede “ma tu chi sei?” o “Ma sei felice della tua vita?” ,<br />
31 •
“Stai facendo veramente quello che vorresti fare in questa vita?” e tu magari stai<br />
seguendo delle pratiche difficili ma questo ti spezza uno schema e ti mette improvvisamente<br />
di fronte a te e non sai come comportarti, e io mi sento profondamente in<br />
imbarazzo in questi momenti.<br />
Intervento: Voglio condividere con voi questa esperienza bellissima. Ho domandato a<br />
Paco “Chi sei?” e lui ha cominciato a dire “Io sono, io sono, io sono, e sono io”. “Sono<br />
io” e anche “io sono”, è arrivato un momento in cui lo diceva come un’eco dell’immensità<br />
“Io sono” e ho sentito come se si congiungesse con quest’eco dell’immensità che<br />
siamo.<br />
Risposta: Avete sentito anche qui la differenza, dentro la parola “Sono io” c’era una<br />
risposta diversa, il suono della parola era diverso dalle prime risposte, come se ci fosse<br />
una profondità dietro quest’altra risposta “io”, e noi possiamo rispondere “sono io”<br />
oppure possiamo andare più in profondità e dire “Ma sono io” e sentiamo che la persona<br />
in quel momento è in contatto con aspetti più profondi di sé.<br />
Intervento: Prima, con Fernando, ci siamo dati il tempo di visualizzare, di vederci e poi<br />
siamo entrati nel compito. Riassumendo questi momenti, io a differenza dei miei compagni,<br />
al principio mi sono sentita molto sicura di ciò che sentivo ed ero, nel secondo<br />
momento ugualmente, ma nel terzo momento ho provato molta confusione nell’“io<br />
sono”, e mi sono chiesta “Che cosa mi succede?” e Fernando lo ha sentito, abbiamo<br />
coinciso, ho sentito che fra noi due in quel momento è successo qualcosa. A me è successo<br />
che mi sono sentita confusa quando mi sono chiesta “Chi sono?”.<br />
Risposta: Avete sentito questa esperienza diversa, nelle prime due fasi c’era molta sicurezza<br />
nella risposta, invece in questa terza esperienza ha sentito confusione dentro di<br />
sé, quindi questo “io” è confuso, non sa chi è veramente. Noi facciamo delle affermazioni,<br />
ma poi chi diamo veramente?. È importante sentire tante esperienze perché ci<br />
appartengono tutte, sia l’esperienza in cui con sicurezza rispondiamo “Sono io” oppure<br />
“sono questo”, “sono quello”, sia quella in cui noi in quel momento non sappiamo<br />
chi siamo, “Non so in questo momento chi sono”, queste esperienze sono tutte nostre,<br />
sono le esperienze di noi esseri umani, ci appartengono tutte e sono molto diverse e<br />
molto importanti tutte.<br />
Intervento: Io ho cominciato con la prima tappa in cui ho sentito empatia, coraggio e<br />
varie cose, nella seconda già ho detto quello che pensavo di essere ma nel momento<br />
di condividere mi sono reso conto che avevo detto solo una parte di ciò che ero, e nella<br />
terza fase ho sentito che si concretizzava e si sintetizzava tutto, e ho detto realmente<br />
quello che ero, semplicemente “io” e mi sono reso conto che gli altri erano una parte<br />
della verità completa che sono io.<br />
Risposta: Questa è una esperienza diversa dalle altre, nella prima parte era una esperienza<br />
un po’ dispersa, di empatia, nella seconda ha detto quello che pensava di essere,<br />
ha sentito comunque che era una risposta incompleta e nella terza, ha detto veramente<br />
quello che era.<br />
Mi piace la sottolineatura “quello che pensavo di essere”. Altre persone invece hanno<br />
detto quello che “sentivano” di essere, alcuni hanno detto di sentire, altri di pensare,<br />
però tutte queste componenti possono unificarsi insieme e noi siamo quello.<br />
Mi viene in mente che l’induismo quando si consegue questa coscienza universale dice<br />
“tu sei quello” come dire “Tu sei il tutto”.<br />
•32
Sentiamo un’altra esperienza.<br />
Intervento: In realtà pur sapendo che la risposta che dovevo dare era “Sono io”, volevo<br />
dire “chi sono io” anche se poi ho detto “Sono io”. La seconda risposta prevedeva<br />
“Io sono”, in verità volevo dire “Come io sono” o perché io sono o come io credo di<br />
essere o quello che sentivo di essere, eppure ho risposto “Io sono”, ma non ho risposto<br />
quello che pensavo.<br />
Risposta: Un’altra esperienza completamente diversa, dove la persona non ha risposto<br />
veramente come pensava di essere.<br />
Ecco, noi possiamo sentire, come qualcuno ha detto, che in quella risposta ci siamo<br />
tutti, oppure ci siamo solo parzialmente, anche se usiamo la stessa parola, in quella<br />
parolina per esempio noi possiamo esserci completamente o così pensiamo, oppure<br />
esserci poco. Sono tante le cose che possono succedere.<br />
Vi chiedo adesso di fare l’ultima esperienza sempre in coppia, sempre la stessa coppia,<br />
un’esperienza di contatto.<br />
Allora, siete entrati in contatto, avete stabilito un contatto con voi stessi, avete notato<br />
quanto contatto avete stabilito con voi stessi e quanto di voi ha cercato di manifestarsi<br />
all’altro. L’impegno che abbiamo messo nel tentare di manifestarci, oppure l’impegno<br />
che abbiamo messo invece nel nasconderci. A volte se qualcuno ci chiede “chi<br />
sei?” cerchiamo di nasconderci o di dare delle risposte superficiali. Tutto può accadere,<br />
anche questo fa parte del percorso.<br />
Adesso io vi chiedo di trovare nuovamente un contatto silenzioso con l’altro, e di usare<br />
ancora una volta la parola, sempre una piccola parola da parte di chi chiede e da parte<br />
di chi risponde.<br />
Prima datevi il tempo di incontrarvi, di stabilire il contatto, e anche se siete una coppia<br />
che si conosce da tanto tempo, in realtà l’incontro con l’altro è sempre nuovo.<br />
L’incontro con l’altro essere umano avviene sempre e diventa sempre nuovo perché noi<br />
siamo abitudine, ma siamo anche nuovo. E allora stabilite il contatto con l’altro, poi<br />
uno dei due, quando sente di essere pronto chiede: “Chi sei?” e l’altro questa volta<br />
risponde: “Sono te, non sono io, sono te”. Poi vi scambiate la domanda. Non c’è bisogno<br />
ora di ripetere la domanda e la risposta, provate ad entrare dentro questa cosa.<br />
Provate a sentire se potete rispondere “Sono te”. Proviamo.<br />
Potremo anche concludere qui, ma sentiamo due o tre testimonianze ancora, perché<br />
questo era un altro momento. Non so cosa sia potuto accadere perché dipende sempre<br />
dal contatto che abbiamo con noi e con l’altro Va bene quello che è accaduto adesso,<br />
anche se in altri momenti accadrà un’altra cosa.<br />
In questo contatto in cui avete cercato e avete incontrato l’altro come voi stessi, io<br />
sono te e tu sei me, che cosa è accaduto, vi è riuscito? Avete avuto paura?<br />
Intervento: Nell’ultima parte quando ho dovuto dire “Sono io” è stato molto comodo<br />
perché non dovevo spiegare niente, “Sono io”, niente altro, non dovevo spiegare.<br />
Questo “sono io” implica molte cose, perché se voglio dire quello che sono devo parlare<br />
molto. Quando ho dovuto dire “Sono tu” e l’altra persona mi ha risposto “Io sono<br />
te”, ho pensato dentro di me che ti piaccia o no, tu sei me. All’inizio quando lei mi ha<br />
detto “sono io” ho capito, ho intuito molto della sua personalità, della sua totalità, e<br />
quando mi ha detto “io sono te” ho capito che non abbiamo via di scampo, anche se<br />
non ci piace. Se in qualsiasi momento della mia esperienza come anima so esattamente<br />
quello che non mi piace di te e quello che si mi piace, allora sono te.<br />
33 •
Risposta: Avete sentito, piuttosto spiritosa questa esperienza nel dire all’altro sono te<br />
e prendersi l’altro dentro di sé, ci possono anche essere delle cose che non vi piacciono<br />
e tuttavia è così perché noi siamo questa totalità, noi siamo l’altro.<br />
Intervento: La prima parte nello scambio del nome è stata divertente, l’ ho fatto con<br />
la mia compagna; nella seconda parte del silenzio ho provato un avvicinamento molto<br />
bello, e nella terza parte scambiando la parola ho avuto una sensazione di accettazione<br />
soprattutto quando io ho detto quello che sono, ho sentito grande accettazione e<br />
un’enorme sicurezza, ho sentito da parte mia molta tenerezza quando ho ascoltato<br />
l’espressione dell’altro, è stato curioso perché sono cose che già ci siamo detti varie<br />
volte, però è stata una sensazione di qualità molto gradevole. Nella quarta parte nella<br />
risposta dell’ “Io sono”, la sensazione è stata prima di esitazione nel rispondere e poi<br />
di affermazione e di sicurezza, e nell’ultima parte che riguardava “Io sono te” prima è<br />
stato facile dirlo, molto naturale e logico, l’abbiamo detto molte volte, e l’ultima volta<br />
che l’abbiamo detto, ho provato una paura sottile ma molto reale, mi sono reso conto<br />
che c’è una paura sottile dentro di me nel dire “Io sono tu” e stare con lei che è donna,<br />
una paura sottile di essere donna e smettere di essere uomo e allo stesso tempo un<br />
grande desiderio di esserlo, una paura con una frontiera molto chiara di andare troppo<br />
in là. C’è un timore, e anche una frontiera molto chiara da scoprire.<br />
Risposta: Questa è un’esperienza molto dettagliata, bella, interessante.<br />
È una gamma di modi di sentirsi: la prima esperienza è stata divertente, la seconda una<br />
esperienza di intimità, di tenerezza, di vicinanza, la terza una esperienza di vacillare,<br />
poi una esperienza di sicurezza in cui bisognava dire soltanto “sono io”, e poi quella<br />
di dire “sono te”, un’esperienza anche un po’ inquietante, aprirsi si, e poi superare il<br />
fatto che io sono un uomo e tu sei una donna, incontrare l’altro oltre questa diversità,<br />
perché io sono te, una gamma di sentimenti, di passaggi. Può capitare in qualsiasi altra<br />
situazione, nel momento in cui diciamo all’altro “Io sono te”, assumiamo l’altro con<br />
noi, assumerlo non vuol dire assorbirlo o renderlo dipendente da noi. Per esempio,<br />
possiamo assumere una persona che appartiene ad un’altra cultura, ad un’altra razza,<br />
ad un’altra cosa. È forte dire all’altro “Io sono te” e aprire questa dimensione in cui<br />
accogliamo completamente l’altro e anche ci facciamo accogliere, perché quando<br />
anche l’altro ci dice “io sono te” è un lasciarsi accogliere, si potrebbe anche dire “No<br />
grazie”, potrebbe esserci questa risposta, invece entrare in contatto è permettersi di<br />
accogliersi reciprocamente.<br />
Grazie.<br />
•34
Giuseppe Milan,<br />
Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Padova<br />
Affinità tra la relazione artistica<br />
e la relazione educativa<br />
Desidero innanzi tutto ringraziare per l’invito che mi è stato rivolto di partecipare<br />
a questo convegno. Sento di condividere con voi la necessità dell’impegno<br />
forte, comune, del benessere integrale della persona, per la fratellanza, per la<br />
pace, che sono i valori che ispirano anche questo nostro incontro, e in questo sono<br />
anche sollecitato dall’ambito della mia ricerca all’Università.<br />
Io insegno pedagogia interculturale, un ambito di ricerca che richiede proprio dialogo,<br />
incontro, solidarietà, collaborazione, creatività.<br />
Il mio contributo si soffermerà soprattutto attraverso una prospettiva di tipo pedagogico<br />
sul rapporto tra educazione, creatività, arte e mi sembra un argomento particolarmente<br />
attuale, soprattutto nel contesto del mondo occidentale, qui in Italia, in<br />
Europa, in altre nazioni indubbiamente c’è questo contesto culturale prevalente. C’è<br />
una sensazione diffusa, da più parti denunciata, che sia presente in questi contesti una<br />
crisi profonda, una crisi di immaginazione, una crisi di creatività, potremmo chiamarla,<br />
soprattutto nell’ambito educativo, una crisi di arte.<br />
E questo traspare dalle testimonianze degli educatori, degli insegnanti, di quanti agiscono<br />
sia nell’ambito della scuola sia nell’extra-scuola, c’è un imperversare soprattutto<br />
di contenuti, di cose da trasmettere, di programmi da svolgere, di cambiamenti strutturali<br />
istituzionali in atto, ma c’è spesso una sensazione di sterilità, la sensazione che<br />
c’è un grande lavoro, ma spesso senza efficacia, anche se tutto è organizzato con un<br />
efficientismo che è però più uno ps<strong>eu</strong>do efficientismo di facciata che una reale fecondità<br />
educativa.<br />
I genitori, educatori importanti, d’altra parte sembrano a volte non sapersi sottrarre a<br />
questa onnipotenza della quantità, che fa chiedere: cosa ha preso mio figlio, quante<br />
attività svolge, che cosa ha imparato.<br />
In realtà, i genitori con i quali interloquiamo sulle tematiche dell’educazione, sanno<br />
tante cose anche in ambito psicologico-pedagogico, ma spesso essi stessi si sentono in<br />
grosse difficoltà come educatori, anch’essi avvertono e vivono una crisi di immaginazione,<br />
di creatività.<br />
C’è poi la scuola parallela - la televisione, i mass media, internet -, anche questo mondo<br />
riversa una quantità di nozioni, di informazioni, crea spesso nuovi bisogni tante volte<br />
superflui, di fronte ai quali i bambini e i ragazzi e anche noi adulti spesso ci sentiamo<br />
inermi, incapaci di reazione.<br />
Non vorrei sembrare pessimista, ma alle volte ci sentiamo quasi schiacciati sotto il peso<br />
di questa coralità, è un mercato, un consumismo di cose, anche nell’ambito dell’educazione,<br />
di beni materiali, di giocattoli, un consumismo di nozioni e informazioni alle<br />
volte sterili, un mercato di sapere che tante volte assume la dimensione della quantità,<br />
basta pensare al peso degli zaini che i ragazzi e i bambini portano sulle loro spalle<br />
quando vanno a scuola.<br />
È un mercato di tecnologie per cui c’è una cellularizzazione della comunicazione, tutto<br />
questo tuttavia comporta spesso il rischio di arrivare ad una perfezione tecnica col possesso<br />
di questi mezzi estremamente importanti, ma c’è un’assenza di genialità, un’as-<br />
35 •
senza di anima, una possibilità di perdita, di alienazione del senso dell’umanità autentica<br />
che siamo chiamati a vivere.<br />
Nel 1982 la rivista americana TIME ha eletto uomo dell’anno il computer, quello di<br />
assegnare ad uno strumento, ad una cosa per quanto importante, il compito di rappresentare<br />
il modello di umanità mi sembra non tanto una trovata pubblicitaria, quanto<br />
un segno, per certi versi inquietante. L’essere umano è il computer.<br />
Sembra che sotto sotto per umanizzarci sia necessaria questa codificazione, alienarci<br />
nel mondo del ciò, di questa materialità per quanto complessa ed efficiente. Il ciò è<br />
quello che si può possedere, che si può avere, che si può pesare, che si può quantificare,<br />
quello che è toccabile.<br />
In questa realtà può esserci - ed è pericoloso dal punto di vista dell’educazione - un<br />
capovolgimento della nostra realtà esistenziale e la comunicazione può a sua volta<br />
subire un capovolgimento, per cui a volte i mezzi si confondono e si capovolgono con<br />
i fini.<br />
Ricordo che gli studiosi della pragmatica della comunicazione umana, affermano che<br />
la comunicazione è caratterizzata e composta dai contenuti della comunicazione stessa,<br />
il ciò di cui si parla, il ciò che si fa, il ciò che si produce, ma anche contemporaneamente<br />
dall’altra faccia della medaglia: dall’aspetto della relazione.<br />
A volte l’onnipotenza dei contenuti, l’enfatizzazione dei contenuti, può provocare<br />
l’annullamento del senso e dell’importanza della relazione che è dal punto di vista dell’educazione<br />
imprescindibile, importantissima ed essenziale proprio per la salute dell’essere<br />
umano.<br />
Victor Frankl, grande psichiatra viennese, il fondatore della logoterapia, ha studiato<br />
soprattutto i comportamenti, le esperienze, il disagio, la frustrazione che viviamo spesso<br />
oggi, soprattutto i giovani; diceva: “tante volte abbiamo tutto, ma non abbiamo<br />
l’essenziale”.<br />
Non ci accontentiamo però del “nient’altro che”, sono cose che ci vengono offerte<br />
dalla quotidianità, viviamo perciò il profondo disagio esistenziale che a volte provoca<br />
delle conseguenze gravi.<br />
Il paradosso di oggi, insomma, è quello di aver allargato a dismisura, e a volte per fortuna,<br />
gli spazi della nostra abitazione, del nostro possesso, della nostra comunicazione,<br />
dei nostri territori fino ad essere abitanti, come si dice, del villaggio globale, fino<br />
ad essere cittadini del mondo, tuttavia il paradosso è che spesso non ci sentiamo e non<br />
siamo cittadini di noi stessi, non viviamo una dimora esistenziale abitabile.<br />
Il dramma dell’essere umano, diceva Pascal, è quello di trovarsi spesso senza casa,<br />
senza dimora.<br />
Questa strettezza, questa angoscia - ricordo che angoscia deriva dal latino angustia<br />
che significa proprio strettezza -, è quella che tante volte viviamo in un mondo, appunto,<br />
attorniato da una grande quantità di cose, sommersi dalla “cosalità” rischiamo tuttavia<br />
di sentirci preda dell’angoscia.<br />
Ricordo una pagina bellissima di Nietzsche, una denuncia, ad un certo punto in Così<br />
parlò Zarathustra scrive: “Egli, Zarathustra, voleva venire a sapere che cosa fosse avvenuto<br />
nel frattempo dell’uomo”, se fosse diventato più grande o più piccolo, il problema<br />
dell’educazione.<br />
“Una volta, nel vedere una fila di case nuove, disse Zarathustra pieno di meraviglia:<br />
“Cosa mai significano queste case? In verità non fu certamente un’anima grande ad<br />
erigerle a sua immagine e somiglianza. Un bimbo scemo le ha tirate fuori dalla sua scatola<br />
dei balocchi, magari un altro bimbo le rimettesse dentro la sua scatola, e da queste<br />
camere e queste stanzette possono entrarne ed uscirne uomini” e Zarathustra si<br />
fermò meditabondo ed infine disse turbato: “Tutto è diventato più piccolo”.<br />
•36
L’interrogativo, la denuncia di Nietzsche insomma mi sembra almeno da noi di attualità.<br />
Esiste oggi forse il pericolo di restringere, di ridurre, di rimpicciolire, di annientare, cioè<br />
di ridurre a niente l’essere umano.<br />
Spesso noi chiudiamo il nostro cielo, i nostri desideri sono terra terra, così tradiamo il<br />
senso profondo di “desiderio” che significa “dalle stelle”. Una ricerca che abbiamo<br />
recentemente condotto all’Università di Padova sul disagio giovanile, mette in evidenza<br />
che anche nel mondo degli adolescenti c’è una progressiva attenuazione delle utopie,<br />
c’è un appiattimento dei desideri, c’è un’omologazione nel presente a volte enfatizzata<br />
ma senza il futuro, senza la speranza, senza la progettualità, senza l’immaginazione<br />
che porta a volere, a desiderare, a lottare per un futuro migliore.<br />
Allora c’è - e questo è evidenziato da molte ricerche, una specie di paralisi dell’immaginazione,<br />
una paralisi della creatività, questo provoca soprattutto nei giovani, una<br />
grande frustrazione perché i giovani hanno bisogno di essere e di vivere la creatività,<br />
l’immaginazione.<br />
Però questo restringimento di orizzonti parte da lontano, parte, lo sappiamo, dall’infanzia<br />
stessa, spesso non è consentito o concesso di vivere l’infanzia, ci sono, come<br />
dicono molti studi, cito Mary Win che ha scritto Bambini senza infanzia già diversi anni<br />
fa, cito Neil Postman che ha scritto La scomparsa dell’infanzia. Ci sono molti bambini<br />
che non vivono l’infanzia perché soprattutto – sintetizzo -, non vivono a volte il gioco,<br />
che è il modo di essere dell’infanzia. Ci sono tantissime cose che i bambini hanno oggi,<br />
moltissimi giocattoli, ma i giocattoli in quantità non sono il gioco, sono giochi eterodiretti,<br />
etero-imposti, tante volte costruiti dagli adulti per gli adulti, ma i bambini<br />
tante volte non hanno la possibilità di ritrovare se stessi nella creatività e nella spontaneità<br />
che il gioco consente.<br />
Un bimbo senza gioco diventa un adulto infelice. Ci sono tanti esempi di depressione<br />
purtroppo anche nel mondo infantile, che si spiegano spesso con la carenza di gioco,<br />
la carenza di immaginazione, perché sono sottoposti al peso prevaricante delle cose<br />
che vengono loro offerte giorno dopo giorno.<br />
Io credo che, da questo punto di vista, gli artisti e gli educatori debbano essere in<br />
prima fila sia nella fase contestativa di denuncia della realtà, sia nella fase costruttiva<br />
di proposta e sono pressoché infiniti, a tutte le latitudini, gli artisti che con la spietatezza<br />
della loro denuncia, con la forza dei loro sogni e con la loro creatività, propongono<br />
uno sguardo profetico, uno sguardo critico che diventa una proposta di riscatto,<br />
una proposta di risveglio dell’essere umano e degli esseri umani.<br />
Ricordo a questo proposito e cito in questo caso uno scrittore italiano, Italo Calvino,<br />
che ad un certo nelle Città invisibili scrive: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che<br />
sarà, se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni e che formiamo<br />
stando insieme tra di noi”:<br />
Ci sono due modi per non soffrirne, il primo riesce facile a molti, accettare l’inferno e<br />
diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione<br />
ed apprendimento continui, cercare e sapere riconoscere che e che cosa in mezzo<br />
all’inferno non è inferno, e farlo durare e dargli spazio.<br />
Oppure, ricordo il poeta americano Edgar Lee Masters che in Spoon River Anthology<br />
fa dire a Griffy il bottaio, che con ironia si rivolge a chi crede di sapere e di conoscere<br />
tutto, “Voi credete di conoscere la verità, credete che i vostri occhi spazzino su un largo<br />
orizzonte, forse in realtà state solo guardando le pareti della vostra tinozza, siete sommersi<br />
nella vostra tinozza”.<br />
E un altro, per ultimo, il regista Vim Venders nel suo film “Il cielo sopra Berlino”,<br />
mostra un mondo popolato di angeli che seguono le vicende degli uomini, le vicende<br />
37 •
dei singoli, ma solo i bambini sanno riconoscerli, solo i bambini li sanno vedere. Il film<br />
inizia con questa frase. “Quando il bambino era bambino” che ripete più volte, una<br />
frase che mi sembra ricordare quel “bambini senza infanzia” che ho citato prima.<br />
Questi artisti - ho citato Calvino, ho citato Lee Masters, ho citato Vim Venders - ci invitano<br />
insomma ad aprire gli occhi ad una realtà più alta e più profonda e a riscoprire<br />
quell’approccio poetico, artistico che è profondamente educativo e che potrebbe permettere<br />
all’uomo d’oggi, a tutti i livelli, di riscoprire la propria umanità.<br />
L’arte, lo sappiamo, nasce proprio dal rapporto dell’essere umano col proprio mondo<br />
interiore, con la propria spiritualità, con la propria vita e dal rapporto con la realtà<br />
esterna con la quale l’artista si mette in relazione, non per subirla, ma per trasformarla,<br />
per reinterpretarla, per illuminarla.<br />
Ecco allora l’immaginazione dar vita alla realtà, dare luce alla realtà, dar significato<br />
alla realtà per soffiare in essa quello spirito creativo che sa costruire proprio attraverso<br />
questo rapporto uomo/realtà qualcosa di inusitato, qualcosa di ancora mai visto,<br />
quell’artistico e quel geniale che nasce proprio dalla relazione io-tu, con l’altro da sé,<br />
quindi col mondo, con la materia, con l’opera d’arte, tutto ciò si relazione con la spiritualità<br />
del soggetto e diventa creatività.<br />
L’arte insomma può favorire, in ultima analisi, il potenziamento di quella immaginazione<br />
e di quella attitudine poetica di cui abbiamo bisogno oggi, perché spesso ne<br />
siamo carenti. E ritengo che questa abbia proprio una forte valenza educativa, a patto<br />
che questa apertura all’immaginazione si accompagni alla dimensione relazionale dell’essere<br />
umano, cioè è il suo essere relazione, incontro, dialogo.<br />
Abbiamo visto che la relazione viene spesso ridotta sotto il peso dell’avere, del possedere,<br />
della coralità.<br />
L’immaginazione è certamente importantissima, però credo che non basti, se non si<br />
muove all’interno di una relazionalità anche interpersonale e sociale. Mi viene in<br />
mente un aneddoto, quello del bambino solo di Buckner, un autore e scrittore di teatro<br />
morto a 24 anni nel 1837. Buckner scrive, parlando di questo bambino che è un po’<br />
metafora dell’uomo d’oggi: “C’era una volta un povero bambino che non aveva papà<br />
e non aveva mamma, erano morti tutti e non c’era più nessuno al mondo, tutti morti,<br />
allora lui è partito e ha cercato giorno e notte, e siccome sulla terra non c’era più nessuno,<br />
ha voluto andare in cielo. C’era la luna che lo guardava così buona e quando<br />
finalmente è arrivato alla luna, quella era un pezzo di legno marcio. Allora è andato<br />
dal sole, e quando è arrivato al sole, quello era un girasole appassito, quando è arrivato<br />
alle stelle erano dei moschini d’oro e lui allora voleva tornare sulla terra, ma anche<br />
la terra era una pentola capovolta e lui era solo, allora si è seduto e si è messo a piangere<br />
ed è ancora là, solo, solo”.<br />
Questo bambino di Buckner non è certo carente di immaginazione, visto che lo fa navigare,<br />
viaggiare da cielo a terra, da terra a cielo, ma è un vagare senza relazione, è un<br />
vagare senza incontro, resta il dramma della solitudine.<br />
Tante volte nell’adolescenza si vive questo dramma, c’è questa paralisi dell’immaginazione,<br />
come dicevo prima, e questo può provocare una concentrazione anomala del<br />
soggetto su se stesso, l’egocentrica sensazione di essere al centro del mondo, sulla<br />
spinta di un’immaginazione distorta perché senza relazione ci si può costituire un’immaginazione<br />
negativa, una immaginazione sostitutiva, e il soggetto può porsi come<br />
unico protagonista di fronte ad un pubblico immaginario pienamente nelle sue mani,<br />
di fronte ad una realtà pienamente ubbidiente alla sua presunzione di onnipotenza.<br />
Questa distorsione dell’immaginazione può portare ad un’illusione di invulnerabilità,<br />
può dare al soggetto la presunzione di poter elaborare una favola personale fino alla<br />
concreta attuazione di comportamenti a rischio anche esterni, che di conseguenza<br />
•38
sono frustanti e possono provocare conseguenze assai gravi.<br />
Un’immaginazione non ben giocata può provocare delle frustrazioni molto gravi nella<br />
psiche del soggetto stesso.<br />
A questo punto vorrei tentare un approfondimento accostando, e lo farò comunque<br />
in sintesi, l’artista e l’educatore, vedendo che ci sono delle analogie tra la relazione<br />
artistica e la relazione educativa.<br />
Innanzi tutto, un elemento di carattere generale che rende analoghi i due tipi di relazione,<br />
è l’irripetibilità che dovrebbe caratterizzare sia la formazione nell’arte, che la<br />
formazione nell’educazione.<br />
L’abilità e il compito dell’artista sta nel dare forma alla sua opera rendendola unica,<br />
originale, nuova, l’opera d’arte è il frutto è quel di più, quell’atto creativo che nasce<br />
dalla relazione dialogica tra la substantia humana, l’essere umano, e la substantia<br />
rerum, la materia, il mondo.<br />
Anche nell’educazione, allo stesso modo, siamo chiamati ad essere per certi versi artisti,<br />
non artigiani, con tutto il rispetto per l’artigianato.<br />
Non facendo formazione in base a forme o a modelli precostituiti, ma nell’educazione<br />
autentica si riconosce e si valorizza l’irripetibilità di ciascuno, la novità, quel pizzico di<br />
inedito che ciascuno è, allora l’educazione è sollecitare ciascuno a promuovere le sue<br />
risorse, i suoi talenti e a diventare quella dimensione unica e irripetibile che ciascuno<br />
è ed è chiamato a diventare.<br />
Il conformismo, l’omologazione, la riproduzione di stereotipi mass-mediali sono, come<br />
dicevo prima, caratteristiche del nostro contesto socio-culturale, gli artisti possono<br />
invece aiutarsi, possono, credo, venire in soccorso del mondo dell’educazione che spesso<br />
è povero di poesia, perciò pesante, grigio, brutto, e possono aiutare gli educatori a<br />
mettere in atto quegli atteggiamenti che sono importanti nell’educazione e che sono<br />
importanti nell’arte.<br />
Quali possono essere questi atteggiamenti comuni dell’artista e dell’educatore?<br />
Un atteggiamento fondamentale è di sicuro l’accettazione dell’altro, l’accettazione<br />
dell’altra forma. Accettare dal latino “accipere” significa prendere con sé, contenere,<br />
farsi carico, farsi carico dell’altro che è sempre nuovo e diverso. È l’atteggiamento<br />
necessario dell’educatore.<br />
Ma pensiamo all’artista che accoglie, che contiene l’opera nella sua novità, nella sua<br />
unicità, che la concepisce - concepire e accettare hanno la stessa etimologia.<br />
Anche l’esecutore deve saper abbracciare e cogliere l’originalità di quanto il musicista,<br />
per esempio, ha creato e deve saperlo interpretare, donare, manifestare.<br />
Perciò, l’incontro con l’opera d’arte nella sua unicità e nella sua diversità ci fa prendere<br />
coscienza della dimensione dell’alterità e sollecita la disposizione interiore all’incontro.<br />
Questo è importante lo sappiamo, anche nell’educazione.<br />
Altro atteggiamento importante che si vive nell’arte e si vive, o si dovrebbe vivere, nell’<br />
educazione, è l’empatia, cioè quella capacità di partecipare al mondo dell’altro pur<br />
restando se stessi, è una forma di intuizione, andare al tu, andare all’altro da sé, guardare<br />
al tu.<br />
L’intuizione è caratteristica evidente dell’artista che sa cogliere l’altra forma, che sa<br />
cogliere il suono, il grido a volte impliciti nella realtà, nascosti, ma sa farli venire alla<br />
luce, sa farli emergere.<br />
Anche l’educatore dovrebbe far emergere, avere questa capacità di comprensione dall’interno,<br />
avere un’immaginazione, Martin Buber la chiama “fantasia reale” cioè capacità<br />
di realistica attenzione all’altro nello stesso tempo, una fantasia capace di cogliere<br />
ciò che l’altro può diventare.<br />
Ecco allora l’empatia come capacità di cogliere e comprendere e di far emergere ciò<br />
39 •
che il tu può diventare, la sua utopia.<br />
Un’altra dimensione importante dell’educazione e dell’arte, è quella che Martin Buber<br />
chiama la lotta. C’è una lotta dell’artista con la sua opera e c’è una lotta dell’educatore.<br />
Lotta perché non è facile far uscire quella forma, perché c’è una resistenza della materia<br />
a donarsi nell’opera d’arte, ed è implicita anche nell’educazione, nel duro esercizio<br />
per far emergere le potenzialità del soggetto educativo attraverso il contributo necessario<br />
dell’educazione. È una lotta perché spesso c’è una resistenza del tu a diventare<br />
ciò che può e deve diventare, perché spesso c’è una passività, c’è un conformismo.<br />
Buber dice: “L’educazione è lotta con il soggetto” per far emergere quelle potenzialità<br />
che tante volte egli stesso si nega, che tante volte impedisce che si verifichino.<br />
E in questa lotta nell’educazione si lasciano dei segni, come nell’arte, insegnare, ecco<br />
la lotta autentica dell’educazione.<br />
È evidente che negli atteggiamenti che ho enumerato - accettazione, empatia, lotta -<br />
è implicata, sia nell’arte che nell’educazione, una reciprocità, il tu ci cambia, l’altro ci<br />
cambia, l’educatore viene educato, l’altro ci induce ad una nuova prospettiva, ad un<br />
vederci da un’altrove che sollecita anche una meta- identità, un cambiamento di se<br />
stessi.<br />
E anche l’opera ci tocca, ci parla, ci scuote, ci cambia, soprattutto i prodotti dell’arte<br />
moderna tante volte ci mettono in crisi. Arnaim, psicologo dell’arte, scrive: “Ci sconcertano<br />
e ci spaventano questi prodotti perché anziché lusingarci come consumatori e<br />
invitarci a collaborare alla truffa del profitto, ci pongono spietatamente di fronte alla<br />
verità”.<br />
Ecco a volte la funzione dell’arte autentica di porci di fronte alla verità e non alla<br />
negoziazione del mercato.<br />
In ultima analisi, in questa lotta complessa che è l’educazione e che è l’arte, siamo chiamati<br />
ad essere autori, auctor deriva da augere, il cui significato è far crescere, promuovere,<br />
quindi l’autore è colui che fa crescere, promuove e permette la manifestazione<br />
di qualcosa che ancora non c’è.<br />
L’artista per essere tale, per essere autore, deve possedere un’interiorità, un testo interiore<br />
che poi scrive nella pagina bianca ed ecco che diventa poesia, opera letteraria,<br />
testo teatrale, sceneggiatura, oppure l’autore artista scrive sulla tela e diventa un<br />
dipinto, sulla pietra, scultura, nello spazio, istallazione artistica, architettura, sulla pellicola<br />
si scrivono le trame splendide di certi film.<br />
L’educatore allo stesso modo dovrebbe essere artista, autore capace, lui, l’educatore,<br />
di scrivere, come dice Platone, “nell’anima dell’altro”. Nel Fedro, Platone dice: “In un<br />
discorso scritto c’è molto di superficiale e di aleatorio, soltanto nella parola dell’educatore,<br />
cioè in ciò che si scrive veramente nell’anima, intorno al giusto, al bello e al<br />
bene, soltanto in questo c’è chiarezza, pienezza e serietà”.<br />
L’educatore sa che queste parole devono essere proprio sue come fossero figli suoi, e<br />
sa che il discorso, se mai lo ha trovato, egli lo porta dentro di sé, e gli permette di scrivere<br />
nell’anima e perciò di diventare autore.<br />
In una pagina bellissima Kirkegard, propone una distinzione tra falso artista e vero<br />
artista, e dice così: “Facciamo il caso di due pittori, il primo dice ho viaggiato molto e<br />
ho visto molte cose al mondo ma non sono riuscito a trovare un uomo che meritasse<br />
un ritratto, né a trovare un qualche paesaggio che fosse l’immagine perfetta della bellezza<br />
così da risolvermi a dipingerlo, sempre ho trovato qualche difetto, perciò la mia<br />
ricerca è stata inutile”. Un simile pittore sarà mai un grande pittore? Si chiede<br />
Kirkegard. Poi prosegue: l’altro pittore invece dice: Io non mi presento come un artista,<br />
non ho viaggiato all’estero, però qui, senza uscire dalla piccola cerchia di uomini<br />
•40
che sono a me più vicini, non ho trovato un volto così insignificante oppure così difettoso<br />
che non avesse qualche lato bello e illuminante, perciò sono contento di esercitare<br />
con essi la mia arte”. Non sarebbe proprio questo il segno, dice Kirkegard, che era<br />
costui il vero artista, perché portava con sé un qualcosa che l’altro artista dei viaggi<br />
non riuscì a trovare in nessuna parte del mondo, probabilmente perché costui non lo<br />
portava in sé? Questo dice Kirkegard.<br />
E Rilke, il grande poeta, nella sua lettera ad un giovane poeta dice: “Se la vostra vita<br />
quotidiana vi sembra povera, non l’accusate, accusate voi stesso che non siete assai<br />
poeta da evocarne la ricchezza, ché per un creatore non esiste povertà, né luoghi poveri<br />
e indifferenti.”<br />
Rilke ci invita ad attenerci alle piccole cose che uno vede appena e che in maniera così<br />
imprevista possono divenire grandi e incommensurabili. Se avete questo amore per<br />
l’inappariscente, allora io credo che questa attitudine ad immaginare, cogliere quanto<br />
di grande, quanto di bello c’è nelle piccole cose, sia l’attitudine che potremo chiamare<br />
amore per la vita, e potrebbe essere l’attitudine del vero artista e del vero educatore.<br />
In questo senso penso che l’arte e l’educazione possono abbracciarsi e nel nostro contesto<br />
avere una funzione veramente importante.<br />
Vasco Merciadri: Anche oggi è stato toccato un argomento fondamentale, e visto che<br />
abbiamo tempo, penso che sarebbe giusto che venissero fatte delle domande o<br />
comunque che ci sia un dibattito sul problema dell’educazione in un mondo che diventa<br />
sempre più arido, sempre più tecnologico, dove sempre più si perdono la dimensione<br />
ludica e la dimensione della creatività. Invito quindi il pubblico a dare il suo apporto<br />
o a porre domande.<br />
Intervento: Credo che lei abbia molta ragione. Per esempio, parlando con i miei genitori,<br />
mi dicevano che un tempo non c’erano tante bambole. Oggi tutti i bambini hanno<br />
vari giochi elettronici con animazioni. Una volta giocando all’aperto e con un pezzo di<br />
legno e uno straccio si immaginavano che fosse una bambola, così mi ha detto mia<br />
madre, e per loro “era” una bambola, e questo sviluppava l’immaginazione e la creatività,<br />
però ora è inimmaginabile un tipo di bambola differente, ora ce ne sono di piccole,<br />
grandi, grosse, magre ecc. e lo stesso succede per i maschietti, io lo vedo con i miei<br />
nipoti che hanno tutto, che si perdono davanti ai giochi meccanici. E allora come fare<br />
perché questa tendenza non continui in questo senso, perché il bambino che sta crescendo<br />
in questa società possa sviluppare l’immaginazione e la creatività attraverso il<br />
gioco? Perché se non gli diamo il Nintendo e tutti gli altri giochi elettronici si sentono<br />
diversi dagli altri bambini.<br />
Risposta: Io credo che il problema fondamentale, che ho toccato prima velocemente<br />
nella mia introduzione, sia una specie di non comprensione che il mondo degli adulti<br />
ha delle reali esigenze dei bambini. Cioè i bambini non hanno tanto bisogno di un<br />
modello esteriore da interpretare passivamente nella loro esperienza, ma hanno bisogno<br />
nella quotidianità di manifestare, di esprimere, di far emergere quel modello interiore<br />
che fa tesoro delle piccole cose, perché la forza di questo modello non è nelle<br />
cose esterne, ma è nella dimensione interna, che è la creatività, l’immaginazione, la<br />
fantasia che il bambino ha, per cui dal nulla costruisce le sue avventure, costruisce le<br />
sue storie, improvvisa con l’altro e con gli altri la socialità.<br />
I bambini inventano, mettono in atto delle modalità di empatia, per cui il bambino<br />
dice: “Adesso con te io faccio il medico e tu sei il paziente”, “ Io sono il fruttivendolo<br />
e tu sei il cliente”. Costruiscono delle storie a partire dal nulla e si abituano a questa<br />
41 •
creatività e ad interpretare i panni dell’altro, abituandosi ad una socialità che si costituisce<br />
fin dall’inizio.<br />
Il bambino poi col nulla costruisce i suoi giocattoli, i suoi giochi.<br />
Vi racconto un fatto vero, avvenuto non molti anni fa a Copenaghen, città ricca, dove<br />
un grande e famoso autore di parchi ludici, costruttore di giochi anche macroscopici<br />
per i bambini, aveva appunto costruito un parco pubblico che doveva essere inaugurato<br />
un dato giorno alla presenza delle televisioni, di tutti i mass-media e così via, e<br />
hanno fatto intervenire a questa inaugurazione molti bambini.<br />
Quando i bambini sono entrati nel parco, dopo una fase di disorientamento, stranamente<br />
si sono diretti in una zona appartata del parco dove era rimasto del materiale<br />
povero, calcinacci, sabbia, che gli operai non erano riusciti a portar via perché non<br />
c’era stato il tempo. I bambini hanno tradito le aspettative degli adulti, non si sono<br />
diretti verso i giochi precostituiti per quanto bellissimi e ricchissimi, hanno scelto il<br />
luogo del materiale povero perché lì potevano mettere in atto la loro creatività, la loro<br />
fantasia.<br />
Ora certo dobbiamo saper utilizzare le cose con i bambini, molti bambini hanno anche<br />
bisogno di sollecitazioni, ma l’intelligenza pedagogica fondamentale vuole che ci si<br />
aspetti il protagonismo del bambino che nasce proprio dal suo mondo interiore, capace<br />
di costruire dal nulla.<br />
Perciò è importante prendere atto di questo, ricordarci di quando eravamo bambini,<br />
aiutarci anche con una formazione educativa tra di noi adulti a rispettare i diritti del<br />
bambino, quindi a non prevaricare, a non sottoporre l’infanzia a una tempesta di cose,<br />
frutto di un mercato, quindi di un tornaconto che inibisce la loro creatività. Questo<br />
implica un percorso lungo, l’azione di chi lavora nell’ambito della scuola per costruire<br />
una comunità intelligente dal punto di vista educativo, non una comunità che diventi<br />
un mercato di cose che implicano solo un mero consumo passivo, ma una comunità che<br />
lasci spazio alla creatività, all’immaginazione dei bambini e dei ragazzi.<br />
Questo è un po’ quello che avevo cercato in sintesi di dire, è un progetto questo veramente<br />
alternativo, in nome di un reale benessere esistenziale da assegnare a ciascuno<br />
di noi e alla nostra collettività. A volte viviamo frastornati dal correre quotidiano, non<br />
c’è la possibilità, anche per il bambino, di quegli incontri che hanno bisogno di tempo,<br />
che hanno bisogno che non ci siano mille persone contemporaneamente. L’amicizia,<br />
per esempio, è un legame privilegiato che si verifica tra poche persone che hanno bisogno<br />
di stare assieme, i bambini hanno diritto all’amicizia.<br />
Capisco che oggi c’è il rischio che diventino prevalenti quei motivi di disagio cui lei stesso<br />
ha fatto riferimento.<br />
Per riuscire ad invertire la tendenza, secondo me, c’è bisogno di riconfrontarci con<br />
quelli che riteniamo i valori fondamentali dell’educazione che sono, per esempio, la<br />
relazione interpersonale, quindi l’amicizia, la creatività, quindi la possibilità di giocare<br />
autenticamente, la possibilità di utilizzare il tempo proficuamente, con le esigenze che<br />
il tempo comporta, un rapporto sereno col tempo che passa, un rapporto col passato,<br />
con la propria memoria, ma anche col futuro, quindi con la speranza.<br />
L’educazione come socialità, come vivere la realtà del gruppo creativamente, è un valore<br />
fondamentale e dovremmo porci di fronte alla realtà del bambino che non è adulto,<br />
che ha i suoi diritti. Di fronte a questi diritti dell’educazione, a questi diritti dei<br />
bambini e dei ragazzi, noi adulti dovremmo avere pedagogicamente un approccio critico,<br />
un approccio contestativo rispetto al reale, un approccio di denuncia, come anche<br />
lei ha cercato di fare. Consapevoli di ciò che funziona e di ciò che funziona meno, e di<br />
ciò che non funziona, dobbiamo creare delle alleanze tra gli attori dell’educazione che<br />
a vari livelli sono presenti nel nostro mondo, nella scuola, nella politica, se possibile,<br />
•42
nelle istituzioni locali, nelle varie istituzioni, nelle organizzazioni.<br />
Possono esserci molteplici attori di educazione intelligente che potrebbero tra di loro<br />
creare delle alleanze, cioè incontrarsi, dialogare, rimettere in evidenza i valori fondamentali<br />
e per questi poi lottare perché ci sia una formazione sulla base di questi valori,<br />
altrimenti abbiamo un sistema culturale ed economico che rischia di portarci verso<br />
altre dimensioni, quelle del consumo, per cui anche il bambino diventa un consumatore<br />
e rischiamo piano piano di trasformare antropologicamente il bambino, rendendo<br />
necessario per lui il gioco del comprare e dell’acquistare e non il gioco autentico cui il<br />
bambino ha diritto.<br />
Quindi direi impegno responsabile di educatori che si alleino per costruire una comunità<br />
alternativa, la comunità pedagogica.<br />
Capisco che questo non è facile perché non lo si può costruire con la bacchetta magica,<br />
ma ha bisogno di un faticoso impegno quotidiano.<br />
I veri educatori, i grandi educatori nella storia della pedagogia sono quelli che hanno<br />
saputo sporcarsi le mani, lavorare concretamente in nome di grandi ideali e in nome<br />
soprattutto dell’amore concreto per i bambini e per i ragazzi.<br />
Intervento: In parte ha già risposto a quello che volevo chiedere, però probabilmente<br />
è necessario approfondire. In realtà noi prima di tutto dobbiamo rieducare noi stessi,<br />
perché come educatori o come insegnanti dobbiamo dare degli esempi, e dobbiamo,<br />
in una società che ci ha stimolato a sviluppare maggiormente la logica, la razionalità<br />
a scapito della creatività, della fantasia, dell’intuizione ecc., arrivare a poco a poco a<br />
sviluppare anche queste altre qualità, la nostra parte creativa, il lato destro del nostro<br />
emisfero cerebrale, e riuscire ad integrare le cose e trasmettere una integrazione della<br />
logica e della creatività ai nostri figli o ai bambini che educhiamo.<br />
Risposta: L’atteggiamento critico e contestativo che dovrebbe essere proprio della<br />
pedagogia degli educatori, potrebbe essere attuato attraverso una fase critica che<br />
metta in evidenza i limiti, i danni che tante volte si fanno sul piano dell’educazione,<br />
per esempio è evidente che l’abuso di televisione può provocare dei danni, perché<br />
sacrifica la socialità, sacrifica il tempo per la creatività, sacrifica il tempo per il movimento<br />
fisico di cui il bambino ha bisogno, ecco, ci sono dei lati negativi che vanno contestati.<br />
L’aspetto negativo deriva dal cattivo uso che facciamo di questi mezzi, non<br />
dobbiamo demonizzarli, però dobbiamo renderci conto che può esserci un uso più o<br />
meno pertinente, più o meno utile, nell’ambito dell’educazione, quindi ci vuole un<br />
atteggiamento critico di denuncia di ciò che non funziona. Ma allo stesso tempo ci<br />
deve essere un atteggiamento costruttivo promozionale, perché l’educazione ha il<br />
compito di creare un potenziamento delle risorse, e le risorse del soggetto dal punto<br />
di vista educativo dovrebbero consentirgli una integralità, cioè l’espressione di una<br />
molteplicità di facoltà del soggetto, diversificate tra loro, perché abbiamo la razionalità,<br />
abbiamo l’intelligenza razionale, ma abbiamo anche l’intelligenza affettiva, l’intelligenza<br />
emotiva.<br />
A volte, in base alla moda del momento, ci sono delle prevalenze culturali, in questo<br />
caso siamo spesso vittime di una prevaricazione del modello dell’intelligenza razionale<br />
produttiva, produttiva in senso limitativo, e non interpreti delle esigenze di quell’intelligenza<br />
emotiva/affettiva che poi riesce a far esprimere anche l’intelligenza razionale.<br />
Quindi si tratta di trovare il giusto equilibrio fra queste molteplici dimensioni, e l’educazione<br />
deve tener conto sistematicamente di questa complessità dell’essere umano,<br />
aiutando il soggetto nella sua formazione globale e integrale.<br />
43 •
Questo è il compito dell’educazione, di un’educazione che si ponga, lo ripeto per l’ennesima<br />
volta, in una posizione di denuncia e insieme in una posizione di promozione<br />
di ciò che può funzionare e che dovrebbe funzionare.<br />
Intervento: Lei crede che la pedagogia attuata da Steiner possa curare la carenza del<br />
sistema educativo attuale? Questo movimento può provocare un cambio sociale in<br />
questo ambito?<br />
Risposta: Io penso di si, perché sono approcci pedagogici che si pongono in un atteggiamento<br />
critico rispetto al reale e propongono alternative che in vario modo corrispondono<br />
alle esigenze del bambino, per esempio la creatività, l’immaginazione.<br />
Credo tuttavia che il compito fondamentale spetti a quegli interpreti dell’educazione,<br />
che sono poi i terminali dell’educazione, cioè gli educatori e gli insegnanti.<br />
Ci sono delle prospettive teoriche importantissime, che tuttavia a volte vengono tradite<br />
da educatori che non sanno vivere autenticamente la relazione col bambino.<br />
Ci sono delle prospettive per certi versi povere o educatori che non hanno, come dire,<br />
una profondissima competenza teorica in ambito educativo, che però hanno buon<br />
senso e con la loro intuizione pedagogica sanno costruire qualcosa per così dire dal<br />
nulla.<br />
Certamente ci sono teorie affascinanti, belle, attuali, corrispondenti a quelle che sono<br />
le esigenze prevalenti del tempo, credo tuttavia che vadano formati molto attentamente<br />
gli educatori come figure poi di sistema, cioè capaci di relazionarsi con i genitori,<br />
con il contesto in cui vivono, e non creare delle isole felici, perché il rischio a volte<br />
è quello di creare delle isole pedagogiche felici che tuttavia non comportano una promozione<br />
del territorio ad ampio raggio.<br />
Perciò, si esperienze positive, che tuttavia devono essere confermate dalla competenza<br />
professionale di educatori capaci di svolgere intelligentemente la loro funzione.<br />
Vasco Merciadri: Grazie al Prof. Milan. Comunque se interessa, come Associazione GFU<br />
possiamo org a n i z z a re un incontro o un convegno su queste pro b l e m a t i c h e .<br />
Chiaramente non a breve termine, può essere una sfida per tutti noi.<br />
Simona Chessa Wright,<br />
New Jersey University<br />
Can the subalterns speak? The politics<br />
of identity and difference in Italian<br />
postcolonial women’s writing<br />
Prima di tutto vorrei ringraziare gli organizzatori di questo Convegno per avermi<br />
invitata a partecipare e a condividere con il pubblico il mio percorso di esplorazione<br />
e di scoperta sulla letteratura, questo è il mio campo di studio, ed è un campo<br />
di cui mi occupo da parecchio.<br />
Credo che questo sia un momento importante, nel senso che lo scopo di questa conferenza<br />
mi sembra fondamentale: il dialogo tra culture. È forse l’elemento più necessario<br />
per la pace tra i popoli e per la conoscenza tra i popoli.<br />
•44
Mi auguro che il mio lavoro di ricerca, i miei dubbi siano in qualche modo di sostegno<br />
anche al percorso collettivo.<br />
L’intervento precedente del Prof. Milan mi ha veramente colta di sorpresa e con grande<br />
affetto e con grande interesse ho seguito la sua presentazione, anche perché la mia<br />
si riallaccia sotto molti aspetti a quello che lui ha detto.<br />
Come il Prof. Milan condivido una grande, sconfinata speranza, una grande, sconfinata<br />
fede nell’uomo, nell’individuo, soprattutto negli strumenti conoscitivi dell’uomo<br />
che sono l’intelletto, i sensi, lo spirito, attraverso i quali la realtà viene filtrata, elaborata,<br />
interpretata.<br />
Oltre a questa fede che ho nell’uomo, sono anch’io una educatrice, è la mia fede nella<br />
parola letteraria, nella scrittura. Credo che la scrittura e la letteratura offra una chiave<br />
importantissima per capire la realtà, per capire chi noi siamo e per capire l’altro, per<br />
intessere con l’altro un dialogo fecondo, un dialogo basato sul rispetto, sulla conoscenza<br />
dei rispettivi percorsi umani, psicologici, filosofici e culturali.<br />
Quindi io credo che attraverso la letteratura noi possiamo sperimentare una enorme<br />
inusitata crescita intellettuale ma soprattutto spirituale.<br />
Mi ricollego anche al discorso fatto in precedenza, perché la letteratura è un modo per<br />
ritrovare il senso, è un modo di dare senso al caos dell’universo, al caos del reale e in<br />
questo io vorrei anche porre, diciamo un primo quesito che è l’interrogazione sul<br />
ruolo, cioè che cosa significa fare letteratura oggi, che cosa significa per lo scrittore,<br />
ma anche per il pubblico, per il lettore leggere letteratura.<br />
Io credo che sia importante continuare a scrivere, perché la letteratura ha una capacità<br />
di presentare e rappresentare la frammentarietà del reale, il magma post moderno<br />
nel quale viviamo e con il quale ci confrontiamo con ansia sempre crescente.<br />
Un reale, quello globale, nel quale osserviamo, non senza timori e pregiudizi, l’emergenza<br />
di voci e visioni a noi estranee in un vociare babelico che rischia di sfociare in<br />
una cacofonia e di gettare il nostro essere nel non senso, nella disperazione del caos.<br />
La domanda che ci poniamo è quindi la seguente: Potrà la letteratura salvarci, illuminare<br />
il reale dandogli forma e senso, ordinare il caos della contingenza, del silenzio,<br />
riuscirà a far emergere dalla babele cacofonica una polifonia di voci.<br />
E in questo vorrei ricordare anch’io un grande scrittore italiano Italo Calvino che penso<br />
il mio pubblico conoscerà dato che la maggior parte credo, venga dall’Italia o<br />
dall’America latina, quindi abbia una conoscenza abbastanza ravvicinata di Calvino.<br />
Nelle Cosmicomiche, un racconto di Calvino, parla di un protagonista, una cove, un<br />
occhio, una presenza, un soggetto che abita una terra desertica, un mondo disabitato<br />
sul quale ogni giorno cadono degli oggetti che non sembrano avere significato, un<br />
pezzo di scopa, un vaso, una lenta a contatto, però il protagonista dopo aver scoperto<br />
questo marasma, questo disordine totale comincia a fare degli esperimento e dice:<br />
ma se io metto insieme le fettuccine e i fagioli potrei fare un grande minestrone, e<br />
questa naturalmente è una metafora, cioè la letteratura che riesce a creare, a dare<br />
senso al mare dell’oggettività, il mare delle cose che ci cadono addosso ogni giorno e<br />
che solamente lo scrittore, solamente la scrittura, il poeta, colui che può creare, riesce<br />
a dare forma a questo caos.<br />
Io naturalmente mi occupo di realtà letteraria italiana, ma credo che questa realtà letteraria<br />
possa essere concepita anche in modo globale e quindi quando io vi parlo del<br />
mio studio, della mia ricerca, parlo anche in modo universale, cioè in modo che il pubblico<br />
possa capire. Ci sono delle connessioni anche con una realtà individuale, personale<br />
particolare.<br />
Quindi uno sguardo alla letteraria italiana ci da delle indicazioni, dei percorsi di sviluppo<br />
che osiamo definire importanti, pregni di conseguenze sia a livello letterario, che<br />
45 •
culturale.<br />
In questa realtà possiamo osservare dei cambiamenti, delle trasformazioni, delle<br />
impollinazioni che ci vengono da mondi altri, dall’esterno della nostra cultura, dominata<br />
da sempre da un forte <strong>eu</strong>rocentrismo.<br />
Lo sguardo puntato sulla realtà culturale italiana ci rimanda all’osservazione di un<br />
fenomeno interessante, si tratta di un nuovo gruppo di scrittori migranti che si affacciano<br />
sull’orizzonte letterario nazionale con le loro esperienze di migrazione.<br />
Per il lettore italiano questo bagaglio di esperienze risulta generalmente estraneo,<br />
avendo la nostra letteratura, omesso di rappresentare e quindi di storicizzare la migrazione<br />
che pure ci riguarda ben da vicino.<br />
Questa omissione si sta colmando grazie al flusso di vissuti che negli ultimi decenni ha<br />
fatto dell’Italia uno degli epicentri di un vasto movimento migratorio.<br />
Uno spostamento sorprendente che ha trovato la nazione impreparata alla trasformazione<br />
del suo tessuto sociale, impreparazione che ha dato origine a tensioni, conflitti,<br />
ma ha anche prodotto delle esperienze e delle conoscenze nuove che hanno portato<br />
a degli sbalzi esistenziali.<br />
La fenomenologia della migrazione ha trovato espressione in una serie consistente di<br />
opere testimoniali nelle quali l’esperienza del viaggio, della lacerazione, dell’incontro<br />
con la nuova realtà, vengono presentati con estrema sensibilità e con grande apertura<br />
intellettuale.<br />
L’originalità di queste opere sta sia nel contenuto, che nella forma linguistica, sia nelle<br />
tematiche trattate, estranee alla cultura letteraria italiana, che nella prospettiva filosofico<br />
ideologica, nella visione umana che le informa.<br />
Le sempre più autonome opere scritte in italiano da autori di formazione intellettuale<br />
straniera indicano una crescente maturazione linguistica, una consapevole appropriazione<br />
delle strategie narrative e un originale uso degli strumenti stilistici.<br />
Tuttavia, ciò che mi sembra importante rilevare non è soltanto il lato formale della<br />
evoluzione scrittoria di questi autori, ma piuttosto la nuova prospettiva surreale che<br />
essi propongono al lettore italiano.<br />
Prima di continuare vorrei tuttavia fare una precisazione importante, la lettura di testi<br />
di autori che scrivono in italiano, essendo stranieri, non è comparabile alla lettura di<br />
testi di autori stranieri in traduzione.<br />
Mentre nei secondi l’esperienza, che non è necessariamente un’esperienza di migrazione<br />
o di inserimento in una cultura diversa, viene filtrata da una esperta traduzione, nei<br />
primi l’esperienza migratoria, l’espatrio, il viaggio, l’esilio, sono momenti estremamente<br />
personali, intimi, vissuti in prima persona, ed espressi direttamente attraverso un<br />
intenso lavoro di rielaborazione psicologica e di appropriazione linguistica, in italiano.<br />
Questa letteratura scritta nella nostra lingua, da non italiani appare quindi tematicamente<br />
e stilisticamente molto diversa, poiché in essa il soggetto narrante si sposta da<br />
un orizzonte geografico, culturale, linguistico ad un altro, e vi si immerge.<br />
Questo spostamento gli produce sorpresa, meraviglia, spaesamento che riflettono una<br />
condizione modernamente instabile di deterritorializzazione come ci ricorda Vincenzo<br />
Matera “Chi viaggia prova la caratteristica sensazione dello spaesamento, non riconosce<br />
più luoghi e forme consueti, è costretto a forzare al limite della rottura gli strumenti<br />
concettuali di cui può disporre per comprendere e quelli linguistici per descrivere”.<br />
La realtà, di fronte alla quale la voce narrante si pone, viene vissuta e descritta contemporaneamente<br />
dall’interno e dall’esterno, dal centro e dal margine, così l’incontro<br />
con ciò che è sconosciuto spinge al limite le coordinate cognitive individuali e genera<br />
un senso di alterità che deve venire metabolizzato, elaborato ed infine espresso.<br />
Il nuovo reale espone il soggetto a infinite interrogazioni sull’identità, sulla soggetti-<br />
•46
vità, lo induce allo sforzo dell’analisi, dell’interpretazione e di conseguenza a porsi la<br />
questione dell’obiettività, del metodo.<br />
Il reale, conflittuale e pieno di incognite, ma anche di sorprese che trascendono di gran<br />
lunga ogni aspettativa si coagula in un presente agito e agibile nel quale chi scrive si<br />
immerge con fiducia facendo propria la lingua del paese di accoglienza che diventa<br />
linfa vitale, aria che si respira per vivere, strumento di espressione della quotidianità,<br />
degli stati d’animo, dell’approccio con il mondo.<br />
Chi scrive in una lingua straniera realizza una ibridazione che, come bene osserva una<br />
scrittrice slovacca che scrive in italiano Iarmila Oscaiova, non è ne assimilazione, ne<br />
rifiuto, ma una lente di ingrandimento per vedere meglio ciò che oggi ci sta sfuggendo.<br />
La scrittura in italiano viene vissuta come specchio o rispecchiamento, ma non solo nel<br />
senso pirandelliano, come scoperta della propria tragica imperfezione, ma come desiderio<br />
di scoperta, di affermazione della propria individuale presenza contro la negazione<br />
della omologazione, dell’azzeramento dell’io che proprio la lingua, il linguaggio<br />
comune e quotidiano, opera nei confronti dell’individuo.<br />
Scrittura dunque come resistenza, come invocazione di una presenza storica, riflesso<br />
del sé nella coscienza simbolica del segno, del testo.<br />
Homi Baba e Richard Worty concordano nell’affermare che il testo stabilisce l’autenticità<br />
del soggetto al di là della esperienza individuale, ne marchia l’emergenza culturale,<br />
la sua presenza e autorità.<br />
La letteratura di migrazione opera in questo senso, attraverso una naturale operazione<br />
di anamnesi verso il recupero delle origini del passato, della ricerca di una identità<br />
che emerge in modo particolare perché io lo studio nelle scrittrici e negli scrittori africani,<br />
simultaneamente alla coscienza di una violenta oppressione politica, economica<br />
e culturale.<br />
Il soggetto rinasce dalle rovine di un passato coloniale per affermare non solo se stesso,<br />
ma una intera civiltà. Un mondo di valori, di linguaggi, di conoscenze.<br />
Recuperare il passato significa scoprire il proprio silenzio, scoprire di essere stati troppo<br />
a lungo oggetto di osservazione e definizione, di subordinazione e di schiavitù.<br />
Nella parola il soggetto si confronta con il suo oppressore, parla invece di essere parlato,<br />
affermandosi come energia, il soggetto finalmente parlante si oppone alla reificazione.<br />
La prossima citazione è di Jeneviev Macaping, una studiosa camerunese che vive da 20<br />
anni in Italia: “Voglio essere io a dire come mi chiamo”, questa affermazione contiene<br />
sia l’<strong>eu</strong>foria dell’invenzione del sé, che il rifiuto di ogni tentativo di definizione dall’esterno.<br />
Darsi un nome significa distruggere la presunzione dell’altro e definire l’individuo, il<br />
subalterno, il colonizzato, come entità invisibile, esistente solo come oggetto denotato.<br />
Come afferma Foucault, l’altro, la sua alterità, non possono essere più negati, la loro<br />
richiesta di emergenza è inevitabile quanto anomala, una sfida alla razionalità del<br />
pensiero cartesiano e occidentale per il quale “Tutte le cose sono conoscibili nello stesso<br />
modo per cui ne deriva che tutte le cose devono essere virtualmente identiche”.<br />
L’infinita varietà dell’altro sfugge alla omologazione, è semplicemente in eccesso<br />
rispetto a ciò che l’intelletto occidentale può comprendere.<br />
L’altro, enigmatico e incomprensibile, inconcepibile all’intelletto occidentale perché<br />
estraneo alle sue matrici culturali, vuole parlare, farsi conoscere, ma per farlo deve utilizzare<br />
un linguaggio, quello occidentale, fortemente invaso da segni che lo denotano<br />
come subalterno.<br />
47 •
L’originalità della letteratura dei migranti non è quindi, solo quella tematica, ma<br />
soprattutto quella linguistica, per salvare se stesso e il proprio corpo il migrante deve<br />
farsi scrittura, presenza testuale, far valere la parola, non come strumento di egemonia<br />
e omologazione culturale, ma come scudo di difesa, strumento resistenziale che<br />
opera per la creazione e la affermazione delle identità, delle particolarità, dell’unicità,<br />
dei molteplici percorsi.<br />
I perniciosi termini del nostro inconsapevole vivere e descrivere quotidiano immigrato,<br />
extracomunitario, clandestino, marocchino, Vu cumprà, massima espressione del progetto<br />
di omologazione e quindi di distruzione dell’altro, vengono sovvertiti dalla scrittura<br />
migrante che ne rivela le falsificazioni, la violenza e il razzismo.<br />
La scrittura migrante si perfeziona nella lettura che diviene scoperta dell’altro da sé,<br />
presa di coscienza dell’alterità e della differenza, non come pericolo, depauperazione<br />
economica e dannosa contaminazione culturale, ma come arricchimento e accumulazione,<br />
impollinazione dei saperi.<br />
La letteratura della migrazione diviene poetica dell’attraversamento, l’esperienza<br />
migratoria passa attraverso la testimonianza di uno sconfinamento geografico e politico<br />
per giungere alla elaborazione di un oltrepassare metafisico.<br />
Sotto lo scrivere migrante, fatto di amuleti, di marginalità e nostalgia, di valigie e frontiere,<br />
ma anche di ricerca di identità, di esplorazione del sé e del reale, si nasconde non<br />
un fenomeno temporaneo, una moda letteraria destinata a sfiorire, ma l’emergere di<br />
una e vera propria “Welt anshaund” quella dell’essere e dello stare al mondo come<br />
eterna migranza.<br />
La letteratura e la scrittura migrante, costituiscono con la loro crescente presenza un<br />
argine intellettuale e culturale, sono barriere contro la massificazione, contro la distruzione<br />
dell’uomo e della sua umanità.<br />
Una responsabilità etica della letteratura per la quale la diversità e l’interrogazione<br />
sono da sempre materia prima è quello di rendere esplicita e operativa l’esistenza di<br />
molteplici realtà, modo di sentire e vedere il mondo dando origine ad un discorso critico<br />
sulla complessa ma necessaria interazione tra culture, opponendosi alla dialettica<br />
dell’impero che si fonda sull’asse cultura dominante e cultura dominata, la letteratura<br />
usa il linguaggio come fonte di autorità, rappresenta la condizione della deterritorializzazione<br />
come superamento di ogni confine con il suo sguardo obliquo sulla realtà,<br />
la letteratura è una promessa, quella del recupero della soggettività, della conquista<br />
della libertà, e, come ricorda Frantz Fanon, e qui finisco, nel mondo che attraverso,<br />
creo me stesso senza fine. E’ trascendendo l’ipotesi strumentale storica che potrò iniziare<br />
il percorso della mia libertà.<br />
Vasco Merciadri: La Prof. Chessa Wright ha toccato degli argomenti estremamente<br />
importanti sui quali possiamo fare domande o apportare delle idee, considerando che<br />
la problematica della migrazione interessa molto da vicino il nostro paese, la Spagna,<br />
di cui sono presenti varie persone, e il Messico da cui viene un altro folto gruppo di<br />
partecipanti a questo incontro.<br />
È un problema di incontro o altrimenti, in opposizione, di scontro tra culture, e questo,<br />
penso, porterà ad una nuova cultura, almeno me lo auguro, una nuova cultura<br />
soprattutto di tolleranza, di rispetto e di accettazione. Questo è un punto di vista personale<br />
e, comunque, vorrei che ci fossero delle domande o apporti a quello che Chessa<br />
Wright ci ha spiegato fino ad ora.<br />
Intervento: Io vengo dal Messico, dalla parte nord dove si contrappongono il mondo<br />
latino americano e la visione culturale anglosassone. Effettivamente sono drammati-<br />
•48
che le rotture che si verificano in questa zona. Con le sue parole lei stava riproponendo<br />
quello che ancora sta succedendo là.<br />
Il dramma di coloro che attraversano il deserto: ogni anno muoiono oltre cento persone<br />
di freddo, di stenti, ma soprattutto bruciati dal deserto. Questo dramma è stato<br />
riportato in letteratura, si sta già convertendo in resistenza ed è noto ai governi dei<br />
due paesi. Le frontiere sono vere barriere culturali, indicano un dominio dell’uno sull’altro,<br />
eppure l’astronauta che vide la terra dall’alto, disse: ”Non capisco perché siamo<br />
separati se da quassù non si vede nessuna differenza”. Non si vedevano le frontiere, le<br />
frontiere sono state create.<br />
Io penso che ognuno ha le sue radici nella parola, l’uomo dà nome alle cose e il poeta<br />
e lo scrittore ricreano la realtà, rinominano nuovamente le cose.<br />
La realtà che si sta vivendo là è il dramma della globalità che è sempre esistito, ma ora<br />
è già un sistema mondiale di incontro di tutte le culture e la resistenza delle piccole<br />
culture che rischiano di sparire.<br />
Vediamo per esempio che in Messico c’è un predominio della lingua spagnola sui dialetti<br />
locali dei gruppi indigeni, e vi è una perdita giornaliera di parole e di altre cose.<br />
Quello che voglio dire con questo è che esiste un concetto che si esprime come immaginario<br />
collettivo, e l’immaginario collettivo cambia da persona a persona, da famiglia<br />
a famiglia, da quartiere a quartiere, da città a città, da paese a paese, da cultura a cultura,<br />
così due persone di diverso immaginario hanno nella loro mente concetti diversi.<br />
Nell’immaginario collettivo dell’<strong>eu</strong>ropeo e in quello del latino americano si crea qualcosa<br />
di differente quando nominano le cose, allora la comunicazione non è semplice.<br />
È importante conoscere l’immaginario collettivo della persona per poterla conoscere,<br />
per poter vivere i suoi miti, i suoi concetti, la sua idea del bene e del male, il suo concetto<br />
della divinità. Cosa sta facendo quando prega? È lo stesso che sto facendo io?<br />
E quando dico “pietra” e l’altro dice “pietra”, che idea, che concetto ha ciascuno di noi<br />
della pietra? Può essere che un membro di una comunità primitiva quando dice “albero”<br />
non stia intendendo quello che può essere per un uomo occidentale. L’albero è,<br />
potenzialmente, 10 tonnellate di legno e 5 tonnellate di carta, e alcuni zeri importanti<br />
in una carta di credito, ma per l’individuo della comunità primitiva, l’ “albero” è un<br />
fratello, è un essere vivo, forma parte della sua vita, si appartengono, sono uniti, quindi<br />
questo impedisce la possibilità di una comunicazione seria e profonda.<br />
Nel fenomeno della globalità dobbiamo trovare il modo di farlo, ma è drammatico<br />
perché nell’incontro delle culture si sta trasmettendo l’ “invasione”. Trasmettono letteratura<br />
allarmista. “Attenzione! Ci stanno invadendo”. Negli Stati Uniti c’è un signore<br />
ad Harvard che sta allertando i nord americani sull’invasione dei latino americani. Il<br />
potere bruno minaccia di invadere l’impero.<br />
Questo stato di allerta genera timori, aggressioni, rifiuti ed esclusioni.<br />
Tutto questo, detto così in parole povere, è difficile da capire. Come si potrà risolvere<br />
in futuro?<br />
Come possiamo immaginare un mondo senza l’angoscia di sentirsi stranieri? Come lei<br />
ha detto all’inizio “il migrante si sente abbandonato”. Il migrante non sa con che parole<br />
chiamare le cose nel paese deve si trova. Per me questo è molto istruttivo, se un giorno<br />
organizzeremo qualcosa nel mio paese, qualcosa come questo COPLANET, terrò ben<br />
presente che chi viene da lontano potrà sentirsi abbandonato.<br />
Risposta: Non so se questa era una domanda o un’affermazione o una richiesta di spiegazione.<br />
Intervento: Io credo che la domanda sia implicita, la domanda è: al di là dell’attività<br />
49 •
letteraria, come possiamo creare questo futuro? Come possiamo immaginarlo? Come<br />
possiamo proiettarlo? E non so se con la letteratura si possa lavorare per questo obiettivo.<br />
Mi perdoni per non averlo detto prima chiaramente.<br />
Risposta: La ringrazio, forse io mi sono persa nella sua bellissima presentazione con cui<br />
assolutamente concordo, nel senso che non sono direttamente a conoscenza del problema<br />
di cui lei ha parlato tra il confine del Messico e quello degli Stati Uniti, pur tuttavia<br />
vivo negli Stati Uniti e mi confronto ogni giorno con il problema dell’impero.<br />
Conosco diverse realtà, in questo momento ci colpisce soprattutto la realtà della guerra<br />
in Iraq.<br />
Sono a conoscenza del problema dei messicani e dei latino americani che arrivano<br />
negli Stati Uniti e della loro tragedia, sono d’accordo anche sul fatto che lei dica che<br />
la globalizzazione sta portando ad una massificazione e ad una omologazione dei linguaggi.<br />
Questo vuol dire che i linguaggi dominanti prevaricheranno i linguaggi minori,<br />
i linguaggi considerati, appunto, dall’impero linguaggi subalterni, quindi quello che<br />
lei chiama l’idioma, la lingua madre, per cui l’albero è un fratello, andrà lentamente<br />
scomparendo, se non facciamo qualcosa, perché l’idioma prevalente, l’idioma del<br />
dominio, coprirà questo altro idioma, perché l’idioma del dominio non accetta, non è<br />
consentito all’impero di avere sub-lingue, la lingua dell’impero è la lingua che domina<br />
e uccide le altre e chiaramente, quando si uccide una lingua, si uccide un intero popolo.<br />
Come lei diceva, il popolo indios, il popolo degli indigeni, non ha una gran voce in<br />
capitolo, è denominato, è definito, è parlato, ma non parla. Penso per esempio a<br />
Rigoberta Menchu, che in America è molto popolare, il suo linguaggio è arrivato a noi,<br />
ma quante volte uno scrittore dell’America Latina arriva a parlare il suo linguaggio,<br />
non la lingua spagnola, che è comunque la lingua del dominatore, ma il linguaggio<br />
vero del primitivo, come diceva lei, quel linguaggio che quando non è più prodotto<br />
indica la morte di un’intera civiltà. Per questo nella mia presentazione, parlavo appunto<br />
di ridare voce a quelli che sono stati definiti dall’impero, a quelli che sono stati<br />
oggettivizzati dall’impero. Si oggettivizza dicendo: il marocchino, il clandestino, l’extracomunitario,<br />
gli si toglie l’identità, questa è una capacità che ha l’impero di denominare<br />
le cose.<br />
L’impero denomina le cose dal suo punto di vista, le cose, io parlo naturalmente delle<br />
persone, delle individualità che non si denominano, che non si definiscono, che non<br />
hanno una voce. Quindi spero, per rispondere alla sua domanda, che invece la voce<br />
dell’altro, la voce dell’alterità continui a farsi sentire, continui ad emergere come resistenza,<br />
perché stiamo parlando di vera e propria resistenza contro la morte, contro<br />
l’azzeramento dell’individuo.<br />
Intervento: Mi dispiace di non aver potuto ascoltare il suo intervento, che ha coinciso<br />
con un’altra attività. Mi sarebbe piaciuto ascoltarla, soprattutto per l’ultima frase che<br />
lei ha detto ora. “Dobbiamo restituire ai senza voce la loro voce”.<br />
Questo è un incontro tra culture, l’importante, il meraviglioso è che dobbiamo ringraziare<br />
tutti gli uomini e tutte le donne che vengono in questa Europa vecchia e caduca<br />
nei valori, che vengono con la speranza di costruire un mondo migliore.<br />
Grazie a queste donne latino americane, ecuadoriane, nicaraguensi, colombiane, peruviane<br />
che vengono in Europa, che vengono in Spagna, che vengono in Francia, che<br />
vengono dal Marocco, che non hanno potuto inserirsi nel mercato lavorativo, che non<br />
hanno potuto realizzarsi professionalmente e quindi sono rimaste in casa occupando<br />
il ruolo di madri, o fanno le badanti dei nostri vecchi e dei nostri genitori, grazie a loro<br />
noi possiamo realizzarci professionalmente.<br />
•50
Grazie a quelle ragazze che vengono dall’Albania, dalla Romania per esercitare la prostituzione<br />
in Italia, che vengono mandate dai loro stessi genitori in Italia perché inviino<br />
denaro alla propria famiglia. Grazie a questa gioventù che sta lavorando in Italia<br />
senza voce e senza carte.<br />
Stiamo facendo questo incontro tra culture, i “senza carte” come voi li avete chiamati,<br />
hanno una loro identità, hanno un passato, hanno un’esperienza che ci arricchisce,<br />
ma tutte le politiche municipali e governative che lavorano per l’immigrazione, per la<br />
loro integrazione, non prendono in considerazione questa ricchezza.<br />
Persone che hanno percorso chilometri, che hanno attraversato l’Africa, tutte le donne<br />
senegalesi che vivono a Brescia, a Bergamo hanno percorso chilometri a piedi e sono<br />
state violate, sono donne che ne hanno passate di tutti i colori per arrivare qui in<br />
Europa, dove neghiamo loro il saluto, dove paghiamo loro salari di miseria nel nord<br />
d’Italia, come pure in Spagna e in Francia.<br />
Cosa facciamo per capire la loro cultura, la loro forma di vivere la maternità, il loro<br />
modo di vedere la famiglia, la loro lingua?<br />
La politica del governo non pensa al presente, ci sono donne e uomini che vivono nei<br />
parchi, che sono sporchi e sono brutti perché hanno un colore di pelle diverso dal<br />
nostro e parlano una lingua che non capiamo, perché non diamo valore all’esperienza<br />
che ci portano, alla storia che hanno, alla volontà che dimostrano, ai rischi che hanno<br />
corso solo per aiutare a trasformare la società.<br />
Credo che queste persone, queste donne, questi uomini, questa Rigoberta Menchu che<br />
per difendere il suo popolo ha dovuto imparare lo spagnolo perché l’impero, non<br />
voglio dire che impero, ha tolto l’identità a tutte le indigene che vivono nel nord del<br />
Guatemala, nel sud del Messico, ecc., e non hanno diritto alla salute, né all’educazione.<br />
Le differenze tra nord e sud sono sempre più grandi, l’Europa deve reagire davanti<br />
a questo, queste donne indigene devono alzare la voce, devono leggere i libri di<br />
Rogoberta Menchu dove spiega che lei ha imparato lo spagnolo per difendere la sua<br />
gente, Rigoberta Menchu è un premio Nobel. Sono tante le donne latino americane<br />
che hanno qualcosa da dire. Cerchiamo allora di non guardarci l’ombelico ma di iniziare<br />
un’apertura verso una nuova realtà, verso un mondo multiculturale, verso un pianeta<br />
che è di tutti e di tutte e che dobbiamo costruire tra tutti e tra tutte.<br />
Intervento: La mia domanda riguarda le letture a cui i giovani di oggi danno molta<br />
importanza, a che cosa si deve il fenomeno del successo di libri tipo Henri Potter, di cui<br />
si stanno aspettando i film con un anno di anticipo?<br />
Risposta: Non sono un opinionista, ho avuto occasione di leggere una pagina di Henri<br />
Potter e l’ho definito uno dei peggiori libri che io abbia mai letto, una delle peggiori<br />
pagine, ma non avendo una conoscenza più specifica del libro in sé, posso solamente<br />
rispondere che è tutta una questione di produzione, di massificazione, di vendite, si<br />
crea la tensione, l’attenzione, è tutta una questione di mercato, non c’è nulla di profondo<br />
e di importante che Henri Potter possa dire ai nostro ragazzi, è veramente molto<br />
triste che invece della vera letteratura, della letteratura che parla delle persone, della<br />
sofferenza, dei viaggi, del dolore, ci guardiamo ancora l’ombelico con Henri Potter,<br />
questo si è un problema, cioè dobbiamo scappare nel mondo della magia per non renderci<br />
conto della realtà che è molto più importante, molto più dolorosa e ben più<br />
degna di essere conosciuta di queste favole che non hanno nessuna profondità.<br />
Io sono molto rattristata da queste vendite, che riguardano i giovani e anche gli adulti<br />
purtroppo. Hanno fallito il loro vero ruolo di educatori, ma tutto questo è cominciato<br />
con Miky Mouse.<br />
51 •
Intervento: Vorrei dire che qualche volta questi libri e questi film hanno molta influenza,<br />
come Miky Mouse, hanno la capacità di ampliare l’immaginazione, visto che prima<br />
si parlava dell’importanza dell’ immaginazione o della creatività infantile.<br />
Intervento: Ma non è importante aiutare i ragazzi, i giovani, gli adolescenti a usare<br />
l’immaginazione?<br />
Risposta: Sono assolutamente d’accordo che è importante aiutare i ragazzi ad usare<br />
l’immaginazione, ma non so quanto si aiutino i ragazzi, i giovani, i bambini dando loro<br />
cose già preconfezionate che seguono un certo modello e sul quel modello viene stampata<br />
tutta la produzione letteraria. Non so se veramente la magia di Harry Potter sia<br />
una magia aperta o piuttosto un rifacimento, un’imitazione che non porta a nessuna<br />
soluzione innovativa nei confronti della letteratura. Quando il modello diventa una<br />
copia, diventa morto, Topolino era anche carino; ma poi è diventato vittima dell’impero<br />
commerciale della Walt Disney. Dobbiamo renderci conto di quanto questo impero<br />
commerciale ha influenzato la massificazione del pensiero infantile e l’immaginazione,<br />
non vi è più capacità di “produzione” perché si presentano prodotti preconfezionati<br />
e predigeriti, già grandi risposte sulle modalità, già un pieno di immagini costruite<br />
in modo efficace per portare avanti un certo valore, una certa ideologia.<br />
Raffaella Biasi,<br />
Islamologa<br />
Relazione sulla Tavola Rotonda.<br />
Sintetizzando: secondo Liguori esiste una qualità bio-psico-spirituale che dobbiamo<br />
sviluppare, dobbiamo educare l’uomo di domani; il bambino è il padre dell’Uomo<br />
del futuro.<br />
Gianni Rasera ha parlato soprattutto della migrazione e di come riuscire a esprimere<br />
la propria specificità e a non escludere generazioni intere. Per quanto riguarda l’aspetto<br />
psicoterap<strong>eu</strong>tico, si osservano le difficoltà delle relazioni. L’individuo è influenzato<br />
dal contesto e allo stesso tempo lo influenza. Si è avanzata la proposta di pensare ad<br />
un modello di educazione olistica in cui non ci siano differenze e si cerchi un filo conduttore.<br />
Si dovrebbero spiegare le differenze tra le varie culture sin dall’età infantile.<br />
Si è notata la necessità di costruire ponti per una educazione interculturale, dove la<br />
parola tolleranza sia sostituita dalla parola compassione, in senso buddhista.<br />
Si è parlato a lungo di educazione interculturale, un aspetto che il Pianeta sta vivendo<br />
in maniera drammatica.<br />
Si sono evidenziati come grossi ostacoli di carattere occidentale la volontà di potenza,<br />
la tendenza ad un individualismo sfrenato, il cattivo esempio dato dagli adulti.<br />
Altro punto chiave: sconfiggere la negatività. In questo convegno si sono ospitate persone<br />
appartenenti a vari gruppi religiosi e di pensiero.<br />
Tra i vari punti trattati si è sottolineato che la Jihad, termine tradotto dai mass-media<br />
come “guerra santa”, non vuole dire guerra, ma sforzo. È dovere di ogni mussulmano<br />
compiere la propria Jihad, cioè lo sforzo di migliorare se stesso. È uno sforzo interiore<br />
•52
in cui ognuno si interroga continuamente, in cui non c’è chi ti dice che cosa devi o non<br />
devi fare. È l’individuo che fa uno sforzo di miglioramento continuo.<br />
Un’altra cosa importante è il senso della naturalità, la visione di insieme dello status<br />
dell’uomo inserito in un contesto naturale, qualcosa che l’occidente ha perso a causa<br />
di un eccesso di tecnologia. Gli occidentali vivono di tecnica, ne abusano, e dalla tecnica<br />
generano nuove filosofia. Hanno perso la capacità di vivere in modo naturale.<br />
Ci si è chiesti perché il dialogo tra culture è un argomento tanto dibattuto in questo<br />
periodo storico. La ricerca di unione, di dialogo, di interrelazione è necessaria perché<br />
ci permette di capire noi stessi e l’Universo. È una tappa che l’umanità deve vivere per<br />
“conoscere” se stessa e il diverso da sé.<br />
Nella cultura persiana c’è una antica favola che racconta che 30 uccelli si misero in viaggio<br />
per conoscere Dio. Per arrivare a Lui fanno tutto un cammino difficilissimo, pieno<br />
di sofferenza, di ricerca e di morte, finché arrivano alla fine di questo lungo viaggio<br />
nel punto dove avrebbero dovuto vedere Dio e non lo trovano. Che cosa scoprono?<br />
Che guardando il gruppo nel suo insieme, vedono Dio.<br />
Il dialogo quindi non è fatto solo di parole, ma è anche un cammino di gesti, di azioni<br />
concrete verso l’unità nella diversità, dove ognuno è Uno ma diverso, ognuno è un<br />
universo, ha un verso, una direzione e spesso noi crediamo di dialogare, ma in realtà<br />
non ascoltiamo, siamo troppo presi da noi stessi e non diamo spazio agli altri.<br />
Concludo dicendo che la fratellanza è il segreto della realizzazione personale e fonte<br />
di gioia autentica e di vero benessere per il mondo, per il pianeta.<br />
Grazie<br />
Carlos Michan,<br />
Maestro della RedGFU<br />
Conclusioni.<br />
In questo X COPLANET pensavo all’educazione e all’arte, e all’arte dell’educazione o<br />
all’educare con l’arte, educare attraverso l’arte. Arte come una eterna compagna per<br />
lo sviluppo umano, per lo sviluppo di se stessi, ma anche arte come elemento di<br />
comunicazione. L’essere umano comunica anche attraverso l’arte e pertanto l’arte è<br />
legata all’educazione. L’educazione ha un grosso valore nella nostra generazione, di<br />
passaggio tra il XX e il XXI secolo, con una ricca espansione degli elementi primari della<br />
comunicazione umana, un processo che non è terminato.<br />
All’inizio del XX secolo e fino ai giorni nostri, le nazioni con i loro scambi politici, militari,<br />
le guerre mondiali, si sono proposte a livello mondiale di utilizzare l’alfabeto<br />
come strumento di comunicazione, nonostante gli attacchi che ha subito. Non è una<br />
cosa semplice. Vi è una grande diffusione di elementi, di strumenti che permettono<br />
all’essere umano di svilupparsi e di convivere con i materiali e di sopravvivere.<br />
Partendo dall’educazione primaria, elementare, proseguendo per la scuole superiori, e<br />
poi nelle università si trova che l’essere umano è seguito nel suo percorso scolastico in<br />
modo da renderlo autosufficiente e capace di procurarsi il necessario per il suo sostentamento.<br />
Ci sono fasi dello sviluppo umano, e oggi, a livello planetario, si sviluppa la<br />
53 •
diffusione della comunicazione umana, un esempio ne è l’alfabeto. Nei secoli passati<br />
la comunicazione non era massificata, era solamente per pochi e il passo successivo,<br />
che è ancora in atto, grazie ad una acquisizione di coscienza, è stato quello di porla<br />
alla portata di tutti. Questo sforzo continua perché ci si rende conto della sua grande<br />
utilità, ma anche dei rischi in cui si può incorrere con la diffusione di questi strumenti<br />
che possono essere utilizzati in modo costruttivo o distruttivo. L’alfabeto anche nella<br />
letteratura non ha mai avuto l’importanza che ha oggi e che ebbe nel XX secolo. Non<br />
è un lavoro semplice e lo stiamo sperimentando. Dobbiamo renderci conto che viviamo<br />
il processo di sviluppo a tappe e a fasi. La scienza si trasforma velocemente in tecnologia,<br />
e vediamo che i mezzi elettronici di comunicazione sono arrivati in alcuni casi<br />
ad estremi di inutilità, e in altri sono risultati distruttivi.<br />
La scienza ha anche il compito di risolvere il reperimento di alimenti, di salvaguardare<br />
la salute, la sopravvivenza. Ma oltre alle scienze naturali, è necessaria la scienza della<br />
psicologia umana, che si è grandemente evoluta negli ultimi anni. È impressionante<br />
osservare come si sia diffusa in tutta la popolazione mondiale la necessità di conoscere<br />
intimamente cosa sia l’anima umana e il processo non terminerà.<br />
Si parla dell’identità umana in campo individuale, identità come individualità e anche<br />
come unità, fino a raggiungere la percezione simultanea delle due cose.<br />
In virtù di questa identità gli esseri si relazionano simultaneamente con se stessi, e con<br />
il mondo che li circonda. Cosicché questa velocità di comunicazione, che cambia così<br />
rapidamente, fa discutere sulle lingue, sugli idiomi o sulla torre di Babele nella quale<br />
di necessità stiamo vivendo.<br />
Bisogna investigare non solo con le scienze naturali ma anche con la scienza della psicologia<br />
umana e con la scienza del sacro, su tutto ciò che rimane occulto all’essere<br />
umano. Questo compete a gruppi di esseri umani interessati alla ricerca di se stessi, per<br />
poter poi aiutare gli altri.<br />
La guerra ci accompagna sempre, ma noi continuiamo nella nostra ricerca in eventi<br />
internazionali, come questo che stiamo vivendo, per trovare formule che ci permettano<br />
di recuperare ciò che le guerre disperdono.<br />
Noi siamo pellegrini sul pianeta, sempre in cerca di un posto che ci dia il cibo necessario<br />
al nostro sviluppo fisico, culturale, psicologico, ecc.<br />
Adesso siamo più coscienti perché la globalizzazione non riguarda solamente l’economia<br />
mondiale, ma ci sta dando anche interculturalità.<br />
Si parlò in questa giornata di Harry Potter, dei Simpson che sono un mezzo per sorridere,<br />
per fare ironia. L’ironia insegna molto agli adulti, insegna al nostro bambino<br />
interno a continuare ad essere esploratore. Con l’ironia si possono dire molte cose. Ad<br />
esempio, ad una riunione dei 25 capi di Stato più potenti, fu detta questa frase: “la<br />
scarsità di cibo è dovuta alla mancanza di onestà dei Paesi e dei loro governanti nel<br />
mondo”. Ma non tutti compresero questa frase. Il Sudan, l’Etiopia non sapevano<br />
cos’era “il cibo”. Ma anche in Europa non compresero la frase, perché non sapevano<br />
cos’era “la scarsità”. Quando la frase arrivò in America, anche li non ne compresero il<br />
significato perché non sapevano che esistessero altri paesi all’infuori di loro stessi nel<br />
mondo.<br />
I miei complimenti a coloro che hanno partecipato come espositori e a tutti coloro che<br />
rendono possibile che questa presenza umana abbia un senso trascendentale qui e ora<br />
e mi auguro che sappiano relazionarsi sempre in modo migliore con se stessi, con gli<br />
altri e con la propria realtà.<br />
Grazie.<br />
•54
PONZANO VENETO<br />
Hotel Relais Monaco,<br />
19 giugno 2004<br />
SALUTE E BENESSERE<br />
55 •
Rishi Ram Koirala<br />
Ayurveda per un benessere totale.<br />
Ayurveda: la “Scienza della Vita“. È una cultura millenaria caratterizzata da profonde<br />
e solide tradizioni scientifiche, letterarie e filosofiche. L’Ayurveda ha una<br />
propria tradizione che comprende lo Yoga con gli asana, il pranayama ela<br />
meditazione. Include varie scienze fra cui la medicina, suddivisa in branche. Alcuni<br />
esempi:<br />
la medicina generale o interna ( Kayacikitsa) che si occupa dei sintomi e delle cause di<br />
ogni disturbo, agendo con tecniche depurative e ricostituenti a base di piante (pancakarma,<br />
massaggio, siro-dhara, rasayana), correggendo l’alimentazione, le abitudini,<br />
avvalendosi anche dello Yoga e del pranayama.<br />
la pediatria (Balacikitsa) che si occupa del bambino già prima della nascita e nei primi<br />
anni di vita. In Ayurveda la salute e la capacità di procreare dei genitori e il comportamento<br />
della madre durante la gravidanza sono determinanti per le condizioni fisiche<br />
e psicologiche del bambino, fattori che influiscono sulla costituzione e la salute.<br />
E ancora la psichiatria (bhutavidya), la tossicologia (agadatantra), la geriatria o scienza<br />
del ringiovanimento (rasayana).<br />
Per i disturbi della testa e degli occhi, della gola, del naso, della respirazione esiste una<br />
branca denominata salakyatantra. Nell’Ayurveda sono incluse altre scienze quali la<br />
botanica e l’agricoltura (vrksayurveda), la fisica, la chimica. Troviamo anche l’ architettura<br />
(vastu) che si occupa dell’ambiente, della casa, degli edifici e dei giardini.<br />
L’Ayurveda ha quindi un approccio olistico nei confronti della vita e nel corso del<br />
tempo si é arricchita grazie a nuove esperienze, studi e ricerche. È in grado di dare<br />
risposte pratiche, concrete, immediate ai diversi bisogni ed esigenze per una salute<br />
equilibrata e armoniosa.<br />
La medicina Ayurvedica afferma che la salute di ogni singola persona dipende dal rapporto<br />
equilibrato tra salute fisica, mentale (psicologica), sensoriale e spirituale. Essere<br />
in salute per l’Ayurveda significa quindi sentirsi bene allo stesso tempo fisicamente,<br />
mentalmente, sensorialmente e spiritualmente. La medicina ayurvedica riconosce nell’uomo<br />
tre energie: Vata, che controlla l’attività motoria e il sistema nervoso; Pitta che<br />
governa la digestione, il metabolismo, la temperatura corporea, il sistema endocrino;<br />
Kapha, che dà sostanza ai tessuti cellulari, regola i liquidi e il sistema immunitario.<br />
Secondo la concezione Ayurvedica, l’intelligenza della natura, cioè la Vita, che é presente<br />
in ciascuna cellula del nostro organismo, veglia sull’equilibrio di queste energie.<br />
A volte però le traversie della vita, i traumi, lo stress, l’alimentazione, i disagi emozionali<br />
e sensoriali, le abitudini sbagliate, i fattori stagionali e ambientali creano squilibri,<br />
cosicché una di queste energie prende il sopravvento sulle altre. Da uno stato iniziale<br />
di disagio psicofisico si originano poi disturbi o affezioni di vario tipo, a volte ricorrenti,<br />
fino ad arrivare ad uno stato patologico vero e proprio. Solo esperti medici laureati<br />
in Ayurveda, analizzando la salute e l’energia di una persona sotto il profilo fisico,<br />
mentale e psicologico, spirituale, sensoriale, possono risalire all’origine e alla causa di<br />
ogni problema e aiutare a riattivare la capacità di autoguarigione dell’organismo e<br />
quindi la salute. Consigli sul comportamento, erbe, trattamenti pancha-karma, sugge-<br />
•56
imenti alimentari, pratiche Yoga e ad altri trattamenti naturali sono previsti in<br />
Ayurveda per ogni tipo di problema legato alla salute e per tutte le età.<br />
L’Ayurveda e lo Yoga aiutano a capire il significato della parola prevenzione, partendo<br />
ad esempio dall’alimentazione, dalla vita che conduciamo, cercando di identificare<br />
gli stress e le ansie, che sono oggi i principali responsabili di molte patologie. Possiamo<br />
ricevere informazioni, consigli, aiuto per ciò che concerne qualsiasi squilibrio fisiologico<br />
o funzionale. Ci insegnano a rilassarci trasformando l’ansia, la depressione e lo<br />
stress in energia positiva, in modo semplice e naturale, a dormire meglio, a migliorare<br />
la nostra vita di relazione e il nostro ambiente, a mantenerci in buona forma sia psichica<br />
che fisica. L’ Ayurveda e lo Yoga si rivolgono a persone di tutte le età, con un<br />
approccio non traumatico e rilassante.<br />
È detto nelle Upanishad: Noi siamo ciò che siamo nel nostro più profondo desiderio,<br />
ciò che desideriamo è la nostra intenzione, la nostra intenzione è la nostra volontà,<br />
come è la nostra volontà così è la nostra azione, come è la nostra azione, così è il nostro<br />
destino.<br />
Ayurveda è una parola sanscrita, composta da ayur e Veda, ayur significa Vita e Veda<br />
significa Scienza, quindi è la Scienza della Vita.<br />
La vita è l’unione funzionale dell’anima, della mente e del corpo, questo insieme funzionale<br />
può essere considerato come un essere completo che proviene dalla coscienza<br />
universale, e la vita è il processo di un’entità che evolve da un essere molto sottile.<br />
L’intelligenza proviene da una rete di soggettività e oggettività, manifestazioni soggettive<br />
e oggettive della stessa coscienza, la saggezza codificata.<br />
La vita si può comprendere solo se noi ampliamo il nostro orizzonte e le nostre percezioni<br />
interiori.<br />
Il nostro corpo è costituito dal corpo fisico, dalla mente e dall’anima in una dimensione<br />
di tempo e di spazio, e questo nostro essere si trasforma nel tempo e nello spazio.<br />
Quindi il nostro corpo è un’entità effervescente, è una globalità funzionale e completa<br />
che pulsa sempre come le bollicine di acqua in ebollizione, è in continuo flusso e in<br />
ogni momento cambia e in ogni momento si rigenera.<br />
Il corpo è un insieme di atomi che formano molecole, le molecole danno luogo alle cellule,<br />
le cellule a tessuti, i tessuti ad organi. Questo corpo è una rete dinamica in continuo<br />
flusso ed è un’ espressione dell’intelligenza.<br />
In ogni momento le nostre cellule sono in funzione, in ogni momento sono in trasformazione,<br />
ogni momento nuove cellule si formano e le vecchie se ne vanno, dietro a<br />
tutto questo c’è un’Intelligenza.<br />
Il 98% del nostro corpo cambia nell’arco di un anno, è un processo intelligente e<br />
cosciente. Quindi la salute per l’Ayurveda è esprimere la propria natura.<br />
La salute è uno stato naturale di profonda armonia ed equilibrio, è uno stato dinamico<br />
che si mantiene attraverso una sana consapevolezza, quindi per creare la salute<br />
dentro di noi abbiamo bisogno di aprirci alla saggezza antica, aprirci alla profonda<br />
saggezza interiore, a un nuovo d tipo di conoscenza basata su un concetto più profondo<br />
della vita.<br />
La salute è l’espressione della gioia interiore che dovrebbe sempre accompagnarci in<br />
tutti i momenti, è uno stato di benessere positivo dentro di noi, che esprime il nostro<br />
equilibrio.<br />
La salute è un processo sottile e dinamico, è insieme salute spirituale, mentale, sensoriale,<br />
corporale.<br />
La salute spirituale pervade tutte le cellule, è nella mente e nei sensi del corpo, ingloba<br />
tutto nel corpo in un cerchio di energia, in questa dimensione la saggezza comin-<br />
57 •
cia a funzionare e di conseguenza si è in uno stato di benessere.<br />
La biologia molecolare è guidata dalla consapevolezza cosciente, la biochimica del<br />
corpo è il prodotto della consapevolezza; coltivando positivamente la nostra coscienza<br />
raggiungiamo uno stato più elevato di salute, uno stato trascendente di consapevolezza<br />
che è chiamato salute spirituale.<br />
È nello stato trascendente della meditazione che si può iniziare un processo di evoluzione<br />
dentro di noi.<br />
La mente a sua volta ci dà il senso di esistere, convinzioni, pensieri, emozioni che creano<br />
reazioni biologiche che sostengono la vita in ogni cellula.<br />
Ci sono tanti impulsi che ci distraggono, ci fanno andare su e giù. Facciamo un esempio<br />
per quanto riguarda le emozioni. Immaginiamo che un treno faccia un incidente,<br />
e vi siano alcuni sopravvissuti, fra questi ci sono quattro tipologie di persone, alcune<br />
non useranno più il treno perché avranno una profonda paura, altre utilizzeranno<br />
ancora il treno, ma non sulla stessa linea, altre prenderanno il treno, ma quando si troveranno<br />
sul luogo dell’incidente cominceranno a sudare, a tremare e a stare male,<br />
mentre altre ancora non avranno nessun problema a utilizzare nuovamente il mezzo.<br />
Tutto questo si chiama memoria cellulare, è il trauma emozionale che entra nella cellula.<br />
Ogni giorno viviamo qualche emozione o qualche pensiero e tratteniamo queste<br />
emozioni di paura, però camminiamo con un corpo nuovo. Per questo motivo dobbiamo<br />
essere molto dolci con i sentimenti, le emozioni e i pensieri per lasciare questo tipo<br />
di impulsi nella memoria.<br />
Entrando lentamente all’interno delle facoltà mentali possiamo arrivare a uno strato<br />
più profondo e trovare la tranquillità e la calma. Il coltivare pratiche sottili con la<br />
mente aiuta a rompere i blocchi e a purificare l’intero sistema e permette di raggiungere<br />
uno stato ottimale di salute.<br />
Invece di creare coscientemente la malattia, potremmo consapevolmente creare la<br />
salute e l’equilibrio.<br />
Per quanto riguarda la salute sensoriale, sappiamo che gli organi sensoriali devono<br />
lavorare con tutte le informazioni grezze che ci sono intorno a noi. Tutto ciò che vediamo,<br />
che tocchiamo, che sentiamo, che gustiamo, che odoriamo è stato selezionato da<br />
una riserva infinita di energie vibranti, quindi la percezione è il primo e più importante<br />
passo nella trasformazione dei dati grezzi dell’universo.<br />
È una trasformazione dell’input grossolano a livello sottile, quindi i sensi sono importanti<br />
e funzionano come un ponte tra il fenomeno soggettivo e oggettivo e viceversa.<br />
Facciamo un esempio: ci sono dieci bambini seduti in una stanza e ad ognuno di essi<br />
viene dato un CD da guardare in un’ora, ma questi dieci bambini cominceranno a litigare<br />
tra loro per scegliere il cd e proporre il proprio. Questa è l’interazione sensoriale.<br />
Ci sono bambini che hanno preferenza per il blu o per il rosso senza veramente gustare<br />
il colore, e questa si chiama indulgenza sensoriale.<br />
La percezione sensoriale influenza il sistema cellulare a livello profondo, quindi l’intossicazione<br />
sensoriale è un problema serio di salute della società di oggi. Ad esempio, la<br />
televisione causa una super stimolazione degli organi sensoriali. Dobbiamo quindi sviluppare<br />
e coltivare un processo di consapevolezza sensoriale, imparare a distaccarci da<br />
una realtà soggetto/oggetto e dall’interazione fra questi, avere la maestria dei sensi<br />
per raggiungere uno stato di salute sensoriale, di felicità.<br />
Per quanto riguarda la salute corporale, possiamo renderci conto facilmente del nostro<br />
corpo e delle sue parti in forma grossolana.<br />
Tutto il sistema corporeo funziona costantemente ed è in continua trasformazione.<br />
L’armonia di queste funzioni corporali si chiama salute corporea. È molto importante<br />
seguire una routine costante.<br />
•58
L’armonia è uno stato relativo, fatto di ritmo interiore ed esteriore. Il tempo, l’età, l’alimentazione,<br />
la dieta, le attività fisiche e le abitudini, tutto influisce su questo fenomeno.<br />
Per raggiungere lo stato di salute corporale abbiamo bisogno di una conoscenza dettagliata<br />
e di seguire una pratica.<br />
Abbiamo fatto una ricerca somministrando una medicina particolare al mattino e alla<br />
notte. La medicina data di notte o data al mattino ha effetti diversi, e questo si chiama<br />
biologia del tempo.<br />
Abbiamo bisogno di dormire di mangiare secondo determinati orari, la biologia funziona<br />
in questo modo.<br />
La salute è qualcosa di più dell’assenza della malattia, c’è un’ampia gamma fra salute<br />
e malattia in cui la persona non può essere considerata né in buona salute, né malata.<br />
Lo stato di salute di gran parte della gente d’oggi cade su vari punti di una linea continua,<br />
quindi salute e malattia non sono compartimenti separati.<br />
Se non si dorme bene, se non libera con regolarità l’intestino, cosa succede dopo due<br />
o tre giorni? Si comincia a stancarti, ad avere mal di testa e problemi per dormire e<br />
tutto il corpo comincia ad agitarsi, poiché tutto è in relazione.. Abbiamo bisogno di<br />
considerare la salute e la malattia in un modo nuovo.<br />
La vita è un’interazione costante di tre livelli, un fenomeno temporale che porta a<br />
cambiamenti di percezioni sensoriali o mentali, se queste sono corrette, allora saremo<br />
in buona salute, se non sono salubri per eccesso o per scarsità, o se sono sbagliate questo<br />
causerà un’interazione poco sana, magari dando luogo a bulimia o ad anoressia.<br />
Facciamo un altro esempio, la percezione tattile, se noi tocchiamo il nostro corpo con<br />
amore questo darà una percezione diversa. Se un bambino è molto arrabbiato, bisogna<br />
accarezzarlo sulla testa, e poi accarezzarlo sulla schiena dolcemente e immediatamente<br />
si calmerà.<br />
La stessa cosa si fa in ospedale o in casa, se abbiamo un paziente asmatico lo si può<br />
accarezzare dolcemente sulla schiena, e comincerà a piangere e vivrà un nuovo sentimento,<br />
c’è sempre bisogno dell’amore.<br />
È determinante la saggezza o la sua mancanza, per esempio, se ci sono tre persone che<br />
subiscono lo stesso incidente, ognuna reagisce diversamente, e la reazione è proporzionale<br />
alla saggezza personale: lo si interpreta come una minaccia oppure come<br />
un’opportunità, questo dipende dalla conoscenza interiore o saggezza.<br />
Nella vita quotidiana gli stimoli ambientali creano una reazione psicologica e fisiologica,<br />
si hanno reazioni nell’ipotalamo, nel sistema endocrino, nel sistema nervoso autonomo,<br />
e tutto questo produrrà un effetto a lungo termine che cambia il sistema immunitario.<br />
La percezione del corpo può migliorare ovvero causare la malattia, quindi la nostra psicologia<br />
e la fisiologia reagiscono all’ambiente eatuttiglistimoli esterni, percependoli<br />
come una minaccia oppure no. La nostra percezione è determinata da quanto siamo<br />
in contatto con la parte più profonda della nostra natura.<br />
Se la nostra salute è predominante, gli avvenimenti esterni non vengono percepiti<br />
come minacce, e in uno stato di consapevolezza basato sull’essere, la memoria della<br />
globalità del nostro essere interiore non va perduta. Le fluttuazioni della vita non<br />
faranno perdere di vista la nostra essenza invincibile, la nostra natura.<br />
Per capire come sviluppare questa saggezza interiore, analizziamo il nostro stato di<br />
salute.<br />
La valutazione della condizione di salute è individuale e basata su un sistema totale.<br />
L’individuo è considerato in uno stato di armonia relativa o meno, quindi la relatività<br />
è molto importante, la relatività mattutina, la relatività durante il giorno, oppure quel-<br />
59 •
la della sera o della notte sono diverse.<br />
L’obiettivo della salute è di stimolare la capacità terap<strong>eu</strong>tica dentro di noi, come stabilire<br />
un equilibrio, come tranquillizzare gli impulsi e raggiungere il rilassamento sui<br />
vari livelli, come stimolare il sistema di purificazione naturale e come ringiovanire il<br />
nostro sistema.<br />
Per raggiungere questo stato abbiamo bisogno di studiare l’essere, è necessario scoprirsi,<br />
scoprire la natura interiore, tutto questo è conosciuto come lo studio della costituzione,<br />
è un processo che ci aiuta a scoprire il corpo unico sensoriale, mentale ed emozionale<br />
e la sua natura, perché ognuno di noi è diverso nello stato mentale, nelle percezioni,<br />
nelle condizioni del corpo.<br />
Tutta la vita opera attraverso l’energia biologica e queste forze sono chiamate Vata,<br />
Pitta e Kapha<br />
Lo studio della costituzione ci indica i mezzi ed i metodi per mantenerci in buona salute.<br />
Vediamo la costituzione Vata.<br />
Il principio Vata controlla il movimento dell’energia cinetica che pervade il corpo sottile,<br />
ed è in relazione agli elementi aria ed etere; per esempio, le persone magre spesso<br />
hanno tanti pensieri, un sonno che si interrompe facilmente, nella meditazione<br />
hanno difficoltà a tranquillizzare la mente, hanno difficoltà a chiudere gli occhi, hanno<br />
una paura profonda, ora, queste persone per fare meditazione hanno bisogno di una<br />
tecnica specifica per loro, come anche di un’alimentazione speciale.<br />
Caratteristica di questa costituzione è l’entusiasmo, sono vivaci di natura, hanno una<br />
mente molto attiva, a volte irrequieta, con molta immaginazione, tendono ad essere<br />
troppo recettivi, si affaticano facilmente e tendono a costiparsi.<br />
Come possiamo bilanciare tutto questo? È importante che seguano una routine regolare<br />
e tranquilla, che vadano a letto presto, mangino sempre allo stesso orario, vadano<br />
al bagno regolarmente, si coprano bene quando fa freddo, bevano spesso liquidi<br />
tiepidi, non prendano stimolanti, preferiscano alimenti dolci, aspri o salati.<br />
Le persone con la costituzione Vata a volte hanno la tendenza ad indulgere troppo<br />
anche nella meditazione e nell’esercizio fisico e questo produce problemi psicologici e<br />
fisiologici.<br />
Passiamo alla costituzione Pitta.<br />
L’energia Pitta controlla il metabolismo, pervade il corpo mentale, è un’energia dominata<br />
dall’elemento fuoco.<br />
Queste persone nelle loro attività sono molto precise e ordinate, si irritano e si arrabbiamo<br />
facilmente, a loro non piace saltare i pasti, amano gli alimenti freddi e ghiacciati,<br />
hanno un intelletto molto acuto e una parlata molto articolata, sono molto esigenti,<br />
hanno la pelle sensibile, non tollerano il caldo e quindi la loro chiave per raggiungere<br />
l’equilibrio è la moderazione, non prendere caldo eccessivo né esporsi troppo al<br />
sole, non bere alcool o fumare e bere caffè, preferire cibi dolci, astringenti e amari,<br />
non fare eccessive attività, finire il lavoro in tempo per prevenire lo stress, non saltare<br />
i pasti, non mangiare i cibi speziati, aspri o salati.<br />
Quando queste persone soffrono di mal di testa molto forte, non devono bere caffè<br />
né mangiare cibi acidi o yogurt.<br />
Passiamo alla costituzione Kapha.<br />
Questo tipo di energia controlla la struttura e l’alimentazione, è un’energia coesiva ed<br />
ha predominanza degli elementi acqua e terra.<br />
Queste persone tendono a ingrassare facilmente e a perdere peso con fatica, sono<br />
calmi, a volte anche noiosi, hanno la pelle ben lubrificata, hanno la digestione lenta e<br />
sono possessivi ed attaccati alle cose, hanno bisogno di dormire tanto, non amano le<br />
•60
stagioni fredde e umide, hanno un‘ottima perseveranza e un livello di energia molto<br />
costante.<br />
Come prevenire gli stati di squilibrio dei Kapha? La loro chiave è la stimolazione, non<br />
devono dormire né riposare troppo, devono preferire cibi con spezie ma astringenti,<br />
fare molto esercizio fisico, cercare la varietà nella vita, non mangiare troppo specialmente<br />
cibi pesanti o grassi, e tenersi caldi quando fa freddo.<br />
Le persone con predominanza Kapha, se chiudono gli occhi per meditare possono<br />
addormentarsi. Vata invece ha difficoltà a chiudere gli occhi. I Pitta sono una via di<br />
mezzo.<br />
Per il tipo Kapha la meditazione deve cominciare con la stimolazione e con una respirazione<br />
che produca un suono leggero e vibrante, oppure con la musica.<br />
Queste persone se mangiano troppo formaggio, banane, yogurt e gelati hanno una<br />
ritenzione, quindi il loro sistema ha bisogno di essere stimolato, la loro psicologia e il<br />
corpo fisico vibrano allo stesso modo.<br />
Invece i Vata hanno bisogno di calmare la loro vibrazione, devono calmarsi. Bisogna<br />
scoprire la propria costituzione<br />
Intervento: In questa dimensione della medicina ayurvedica che considera l’ equilibrio<br />
tra mente, corpo e spirito, una tipologia ha maggiore difficoltà per raggiungere l’equilibrio,<br />
o i tre tipi possono raggiungere l’equilibrio allo stesso modo? Alcuni presentano<br />
per loro caratteristica maggiori difficoltà?<br />
Risposta: Ogni costituzione ha la capacità potenziale di sviluppare uno stato di armonia<br />
ed equilibrio. Se la costituzione è Kapha, la persona ha una tendenza ad aumentare<br />
le qualità Kapha. Normalmente fa una vita sedentaria, mangia cibi che aumentano<br />
le qualità Kapha, ha tendenza a ritirarsi, a diventare silenzioso, a essere pigro, accumula.<br />
Quindi deve cercare di stimolare il suo sistema per armonizzarlo. Deve cambiare<br />
il suo sistema di alimentazione, cambiare la respirazione, fare molti esercizi fisici o<br />
yoga, fare un tipo di meditazione stimolante, ha bisogno di caldo durante l’inverno.<br />
Questo produce un’armonia a livello sensoriale, psicologico, mentale e spirituale. Ogni<br />
costituzione può raggiungere la sua armonia, però, la costituzione Vata è molto fragile,<br />
flessibile, quindi ha bisogno di avere un approccio un po’ diverso. Per esempio,<br />
quelli che sono timorosi e timidi, sono di dominanza Vata e sono anche estremamente<br />
reattivi. Quando subiscono un trauma, sia a livello psico-emozionale, che sensoriale,<br />
o fisico, lo trattengono a lungo. Se vogliono meditare, lo fanno in modo forzato.<br />
Perciò vediamo che è necessario trovare un sistema diverso per ogni tipo di costituzione.<br />
Domanda: La dieta vegetariana è adatta ad ogni tipologia, Kapha, Pitta e Vata?<br />
Risposta: Si, va bene per tutti e tre i tipi di costituzione, però dobbiamo classificare il<br />
cibo. Abbiamo per esempio i cibi acidi/aspri come lo yogurt, l’aceto, le arance, l’ananas.<br />
Questo tipo di cibo, come le spezie, non fa molto bene alla tipologia Pitta. Però<br />
molto dipende della quantità assunta, dal momento in cui si mangia e dalle combinazioni<br />
alimentari. Per esempio, la tipologia Vata, se mangia fagioli e legumi, tendenzialmente<br />
produce gas. Però, se si aggiungono cardamomo, zenzero e cumino mentre si<br />
cucina, e si mangia mentre è caldo, questo aiuta la digestione. Ci sono anche tante persone<br />
che hanno difficoltà a digerire il latte. Non bisogna mai bere il latte a stomaco<br />
vuoto quando è freddo. Si può aggiungere al latte un po’ di cannella o zenzero e quindi<br />
scaldarlo, o portarlo ad ebollizione. Questo aiuta la digestione. In questo modo<br />
61 •
adattiamo l’alimentazione alla costituzione.<br />
Domanda: Come si pone il medico ayurvedico davanti ai problemi come nevrosi, psicosi,<br />
o borderline?<br />
Risposta: Nei problemi psicologici, psichiatrici o di psicosi facciamo una divisione tra<br />
malattie gravi, post-traumatiche e problemi di personalità comportamentali (come la<br />
depressione). Ci sono diverse problemi. Ma qual è l’approccio dell’Ayurveda?<br />
Prima vediamo la storia dettagliata dell’individuo, la sua routine quotidiana, i ritmi del<br />
sonno, ecc., dall’infanzia al momento presente. Valutiamo il tutto e poi decidiamo la<br />
terapia che può essere un counselling familiare, lo studio del quadro astrologico, consigli<br />
di alimentazione per disintossicarsi o purificazioni. Si possono somministrare n<strong>eu</strong>rotonici.<br />
Questo è quello che possiamo fare per i casi di psicosi.<br />
Ci sono alcuni casi psicotici seri come schizofrenia, oppure manie, per i quali non abbiamo<br />
terapie che funzionano. Abbiamo avuto successo, invece, con schizofrenia residuale,<br />
come bulimia o anoressia. In questi casi la terapia è funzionale.<br />
Domanda: Ci può parlare della migliore dieta vegetariana per i bambini? Specialmente<br />
per i ragazzi piccoli fino a 14-15 anni? Qual’è la sua opinione?<br />
Risposta: Per i bambini piccoli c’è bisogno di un’alimentazione integrata con carboidrati,<br />
proteine e legumi. Il problema è che tanti bambini hanno difficoltà a digerire il<br />
latte, hanno intolleranze al latte, o altre allergie alle proteine. Però in generale, ai<br />
bambini dobbiamo dare latte e cereali facilmente digeribili, e proteine preparate e<br />
cucinate in modo corretto. Se c’è un’allergia di qualsiasi tipo, troviamo che è dovuta<br />
alla digestione, o alle combinazioni alimentari.<br />
Il mio consiglio per i bambini è di prendere un po’ di zenzero e bollirlo nell’acqua, poi<br />
aggiungere un po’ di quest’acqua al latte e questo sarà di aiuto alla digestione. Se il<br />
cibo non è digerito in modo corretto, possono innescarsi dei meccanismi: uno è nutrizionale,<br />
un altro è che il cibo in sé diventa una tossina, e in seguito si sviluppa una<br />
malattia autoimmune. Dobbiamo anche considerare il carattere dei bambini e degli<br />
adolescenti. Dovremo vedere che abitudini hanno - quando vanno in bagno, quanto<br />
acqua bevono, se hanno l’abitudine di bere coca-cola o altro. Dobbiamo equilibrare la<br />
loro alimentazione se sono vegetariani. Per esempio, se vogliamo dare dello yogurt ai<br />
bambini o agli adolescenti, dobbiamo chiedere loro di non prenderlo direttamente dal<br />
frigorifero, ma mangiarlo dopo un po’ a temperatura ambiente, e di non mangiarlo a<br />
stomaco vuoto. Si può aggiungere un po’ di pepe nero e mischiarlo insieme, questo<br />
aiuta a digerire lo yogurt. Insieme al pepe nero, possiamo aggiungere cannella o cardamomo.<br />
Anche questi agevolano la digestione.<br />
Domanda: Nelle malattie immunitarie cosa si ottiene con l’ayurveda?<br />
Risposta: Ci sono diversi tipi di malattia che sono in rapporto con le difese immunitarie,<br />
come l’artrite r<strong>eu</strong>matoide, la sclerosi multipla, lo scleroderma, il lupus r<strong>eu</strong>matoso<br />
plurisistiemico, la dermatobiozite, in questi casi dobbiamo analizzare la digestione<br />
perché le molecole della proteine non digerite bene entrano in circolazione nel sistema.<br />
E questo è una delle cause principali di queste malattie. Dopo molto tempo, un po’<br />
alla volta cominciano a circolare nel sistema. Poi si formano anticorpi che danno origine<br />
a disturbi immunitari. Però dietro a queste malattie spesso c’è una causa psicologica<br />
molto rilevante, o un blocco emozionale, o ci sono molti pensieri di tipo emotivo<br />
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che non trovano una via di sfogo. Anche questo è una delle cause delle malattie del<br />
sistema immunitario. Anche le malattie iatrogene sono in relazione alle malattie del<br />
sistema immunitario.<br />
Domanda: Come influisce la memoria cellulare dei nostri genitori su di noi?<br />
Risposta – Questo si chiama trasformazione karmica, entra in modo karmico da generazione<br />
in generazione.<br />
Intervento: Nell’omeopatia si trovano le costituzioni legate alla struttura fisica minerale<br />
della persona, a seconda delle caratteristiche minerali dell’osso, per cui si parla di<br />
struttura carbonica, fosforica o fluorica, naturalmente se è in eccesso il carbonato di<br />
calcio o il fosfato di calcio o il fluorato di calcio, che devono essere in un certo equilibrio,<br />
o altrimenti si parla anche di strutture tubercolinica, psorinica e luosinica.<br />
Luosinica è legata alla lue e alla sifilide perché dà determinate caratteristiche.<br />
Tubercolinica perché è legata alla caratteristica del tubercolare, cioè una persona longilinea<br />
con un certo tipo di struttura facilmente va incontro a delle malattie di tipo<br />
tubercolare, mentre invece il luesinico è una persona che spesso non presenta buone<br />
proporzioni e ha tendenza alla follia, ma allo stesso tempo alla genialità. Lo psorinico<br />
invece è colui che tende alla psora.<br />
La psora nella tradizione omeopatica sarebbe la scabbia, che è una malattia cutanea.<br />
La persona tende ad ingrassare e quindi dovrebbe essere vicina al tipo Kapha.<br />
La stessa classificazione si trova nella medicina ufficiale, poco utilizzata, quando si<br />
parla di longilinei, brevilinei e normolinei divisi in stenici e astenici, cioè forti e deboli.<br />
Ora chiaramente è un discorso abbastanza lungo, ma è anche importante per la medicina<br />
tenere conto che una persona in base alla sua costituzione può andare incontro a<br />
determinate malattie, e quindi si può prevenire l’insorgenza di altre malattie in queste<br />
persone. Vedo che anche la tradizione orientale, con mio grande piacere, ha raggiunto<br />
gli stessi risultati.<br />
Domanda: Che tipo di meditazione è raccomandata per il Vata?<br />
Risposta: È bene prima fare una respirazione lenta, una focalizzazione lineare, non<br />
contrastare i pensieri che entrano nella mente, aspettare che rallentino, questo aiuta<br />
a raggiungere uno stato di tranquillità. Se si cerca di bloccare i pensieri, succede che<br />
arrivano tanti impulsi. Un Vata dovrebbe massaggiarsi la testa, la faccia e sedersi a<br />
meditare.<br />
La chiave è dolcemente e lentamente.<br />
Domanda: Che cosa consiglierebbe per il dosha predominante?<br />
Risposta: In genere il dosha predominante può alterarsi secondo l’età, la professione<br />
e l’atteggiamento, e in base a questo possiamo decidere il tipo di meditazione. Per<br />
esempio, se si pratica una respirazione in modo forzato questo aumenta l’energia solare,<br />
se si chiude la narice sinistra e si respira attraverso la destra questo aumenta l’energia<br />
solare.<br />
Chi ha Kapha predominante può fare una respirazione più energica e effettuare queste<br />
respirazioni attraverso la narice destra.<br />
Namastè<br />
63 •
Sigfrid Camana,<br />
Presidente Ass. Nazionale Architettura biologica<br />
La casa in noi e intorno a noi.<br />
Vi avverto subito: se qualcuno pensa di addormentarsi, facciamo i conti! Nel senso<br />
che vi osserverò uno per uno, perché qualcuno mi ha detto guarda che qui tendono<br />
ad addormentarsi e siccome mi sento a casa, e vi ringrazio per questo, io<br />
ho un mio modo di agire, intanto non riesco a star fermo, ho bisogno di prendere contatto,<br />
quindi mi alzerò, ma non vi preoccupate è una questione caratteriale.<br />
Voglio anche dirvi che io parlo in modo molto semplice, non perché temo che non mi<br />
comprendiate, ma perché sono io che sono un sempliciotto e ho bisogno di parlare in<br />
modo semplice perché quello che ho da dire ha a che fare col buon senso.<br />
Siccome la Natura ha dato a noi tutti il buon senso, non è che dobbiamo fare chissà<br />
che cosa per guadagnare altro buon senso. In realtà ho dei dubbi, forse qualcuno che<br />
sta al di sopra, che decide, avrebbe bisogno di qualche spinta in questa direzione, cioè<br />
passare dalla complessità alla semplicità, perché alla fine dobbiamo sempre ritornare<br />
alle nostre radici per poter poi proporre, incominciare da capo per poi arrivare ad un<br />
traguardo piuttosto semplice, perché i nostri percorsi, almeno quelli che io intendo<br />
percorrere con voi tenendovi per mano, sono percorsi semplici, dalle radici ad oggi, ma<br />
questo non significa tornare indietro, bensì riflettere e portarsi dietro la memoria,<br />
questo mi interessa. La memoria che significa tanta esperienza.<br />
Ieri, durante i due interventi ho preso degli spunti e mi sono accorto che molte riflessioni<br />
sono le stesse riflessioni che io applico all’architettura.<br />
La domanda finale che ha fatto la Prof. Chessa: “Può la letteratura salvare l’umanità?”,<br />
io questa stessa domanda la propongo mettendoci l’architettura: “Può l’architettura<br />
salvare l’umanità?”<br />
Se consideriamo l’architettura come la maggiore espressione della cultura di un popolo,<br />
l’India fa eccezione, almeno i testi antichi, i Veda, mettono l’agricoltura al primo<br />
posto, prima l’agricoltura poi l’architettura.<br />
E anche questa affermazione ha un suo senso, perché il primo messaggio che vorrei<br />
trasmettere si riferisce a me personalmente e poi capirete per quale motivo: io sono la<br />
mia prima casa. Per costruire me, la mia prima casa, devo alimentarmi in modo corretto<br />
e con qualità.<br />
Per alimentarmi in modo corretto e con qualità, evidentemente ho bisogno che la terra<br />
venga rispettata, che possa dare i frutti in modo naturale e non, come spesso succede,<br />
costringendola a produrre, facendole la guerra.<br />
Se osservate, almeno nei nostri paesi così detti civilizzati, i macchinari e gli attrezzi che<br />
si usano oggi in campagna sono tutt’altro che naturali, sono mezzi da guerra, non<br />
hanno rispetto per la terra.<br />
Io sono figlio della terra nel vero senso della parola, perché in me ho minerali, metalli,<br />
acqua, cioè tutti gli elementi che si trovano nella terra li trovo anche in me, in questo<br />
senso sono effettivamente figlio della terra, e stranamente nelle stesse proporzioni<br />
che si trovano nella terra. Stranamente? Ci può far riflettere.<br />
Mi rendo conto che sto dicendo delle cose talmente ovvie per voi che avete già un percorso<br />
illuminato, ma forse tutto questo aiuta me a prendere più coscienza, perché<br />
•64
effettivamente dovremmo esaminarci giorno per giorno.<br />
Qualcuno già si chiede: “Ma questo è un architetto o è un pazzoide?”. Io sono soprattutto<br />
un uomo, prima di essere un architetto, sono nella mia prima casa. Anche il medico<br />
ha la sua prima casa e lui la cura in un altro modo, ma alla fine l’obiettivo è lo stesso,<br />
cioè vogliamo avere la nostra casa sana per poter poi, nel mio caso, proporre altre<br />
case sane che rispecchino un po’ la mia casa.<br />
Perché figlio della terra, perché prima casa, perché effettivamente è un discorso che<br />
continua, la mia prima casa cresce e aiuta a crescere i miei figli o i miei amici, i figli dei<br />
miei amici, e i materiali con i quali questa casa è costituita sono della stessa sostanza<br />
della terra.<br />
Allora è ovvio da questo discorso che la casa ecologica per eccellenza dovrebbe essere<br />
una casa di terra. Mi rendo conto che in molti paesi sudamericani e in molti paesi come<br />
l’India, che appartengono ad un mondo che non è molto evoluto e dove c’è ancora<br />
molta miseria, il materiale terra, in effetti, è l’unico materiale disponibile, ma è anche<br />
il materiale più compatibile col nostro essere, perché è la nostra sostanza.<br />
Quindi alla domanda: “Com’è una casa ecologica?” o meglio “Come posso realizzare<br />
una casa ecologica?” rispondo nel seguente modo: idealmente la casa ecologica la<br />
posso costruire incidendo con molta attenzione e con molta umiltà la pelle del nostro<br />
pianeta, sollevo la pelle, sistemo dei sostegni e mi infilo sotto, ed ecco la casa ideale.<br />
Domani che la casa non serve più, che io stesso non servo più, che biologicamente termina<br />
il mio ciclo, togliamo i paletti e il tutto ritorna pelle del pianeta, io ritorno nel<br />
grembo di madre terra.<br />
Questo è un messaggio chiaramente di ordine filosofico, però facciamo un passo un<br />
po’ più incisivo, più nella realtà: incido la pelle del pianeta, faccio lo scavo, col materiale<br />
dello scavo mi costruisco la casa.<br />
Voi penserete che sia un po’ pazzerello. No! In realtà è così, io vi posso fare poi degli<br />
esempi pratici.<br />
Mi scuso perché le proiezioni non sono come speravo, perché la tecnologia a volte non<br />
riesce a dare risalto. Era meglio il sistema vecchio col proiettore e le diapositive. Più<br />
andiamo avanti e più dovremmo andar meglio, ma in realtà alle volte si peggiora, cioè<br />
ci specializziamo, sappiamo tutto di tutto, ma l’uomo è sempre quello che viene messo<br />
un po’ in disparte, non interessa l’uomo nel suo insieme.<br />
Sono cattivo? La mia cattiveria è solo per stimolare, in realtà tutte le mie accuse o le<br />
mie denunce non vogliono essere negative, per ogni denuncia ho poi una proposta<br />
positiva, quindi non vi preoccupate più di tanto.<br />
Dicevo, in medicina l’uomo non interessa più, ma interessa il piede, il dito, il cuore, la<br />
testa, ecc., ma dell’insieme potremo anche farne a meno, è questo a cui ci porta l’alta<br />
specializzazione.<br />
Ecco, ho detto la mia sulla medicina in generale, poi però devo dire che in medicina<br />
abbiamo fatto tanti di quei progressi sulla diagnostica e su tanti altri aspetti, che<br />
dovremmo solo ricordare appunto di tirar fuori dal cassetto, l’uomo nel suo insieme.<br />
In realtà la specializzazione può essere utile per certi aspetti, è come la tecnologia. Ma<br />
questo progresso esasperato cosa ci porta? Ci porta un sacco di scompensi se ne abusiamo,<br />
ma se riusciamo a riflettere e a ragionare, questi progressi potrebbero essere<br />
utilizzati in modo più interessante, la stessa cosa vale per la medicina, ovviamente.<br />
Quindi, è proprio l’uso che ne facciamo, è questo che dovrebbe farci riflettere.<br />
Questa proposta della casa in terra la vedremo dopo, vi farò vedere un esempio o più<br />
esempi. Quello che a me interessa far capire è che questo modello dei due messaggi<br />
che sembrano un po’ troppo svampiti, in realtà personalmente mi servono di controllo.<br />
65 •
Cioè, quando progetto, seguo mentalmente questo processo e vedo quanto sono vicino<br />
a questa idea, chiamiamola originale, perché più mi sposto da questa idea e più mi<br />
allontano dall’ecologia.<br />
Allora è evidente che tutti i materiali che appartengono a questa pelle del pianeta<br />
vivo, che è la nostra Terra, saranno sicuramente materiali compatibili, sono vicini<br />
all’uomo, sono della stessa sostanza dell’uomo, insisto su questo aspetto. E quindi i<br />
materiali che si usavano una volta, pietra, paglia, terra, acqua, e anche legno, sono<br />
tutti materiali che appartengono alla pelle del pianeta.<br />
Se una volta l’architetto aveva a che fare con dieci o dodici materiali, oggi si trova di<br />
fronte a migliaia di materiali di origine petrolchimica, comunque di origine estranea<br />
alla pelle del pianeta.<br />
Quindi materiali che non sono, comunque, compatibili con l’uomo e non possiamo pretendere<br />
che lo diventino, sono materiali destinati a creare i famosi e futuri bubboni<br />
che da un giorno all’altro possono scoppiare, sono delle bombe chimiche ad orologeria,<br />
che ad un certo punto possono scoppiare.<br />
Pensate solo alle discariche, i problemi delle discariche, pensate alla campagna che ha<br />
già problemi con i rifiuti che sono in giro, che vengono bruciati dalla gente esasperata,<br />
pensate alle discariche delle quali non sappiamo nulla.<br />
Una ventina d’anni fa, ad Amburgo, hanno costruito su un bellissimo prato delle casette<br />
monofamiliari, casette a schiera, che poi sono state vendute I primi mesi qualcuno<br />
ha cercato di crearsi l’orticello per avere l’insalata, per avere la verdura sana, e ogni<br />
tanto si accorgeva che uscivano delle esalazioni molto sgradevoli, come delle bolle, ma<br />
c’è di peggio, i primi bambini sono nati deformi. Ho visto delle fotografie, bambini con<br />
un occhio, ecc., cose assurde.<br />
Cosa è successo? È successo che le case sono state costruite su una discarica dismessa<br />
tanti anni prima, dove si sono sviluppati dei gas difficili da analizzare.<br />
Con questo voglio dire che è non possibile prevedere che cosa può succedere un domani<br />
con la combinazione dei materiali chimici di vario genere, non c’è nessuno scienziato<br />
che sia in grado di prevederlo.<br />
Un altro esempio molto semplice e classico, una signora a Vienna è andata a fare delle<br />
compere, ha acquistato un prodotto per il bagno e un altro prodotto per pulire le piastrelle,<br />
casualmente i due prodotti sono venuti a contatto ed è successo l’ira di Dio, nel<br />
senso che questa signora è stata salvata per miracolo, perché si era creato un gas nervino.<br />
Questi sono i pericoli che oggi noi, o le nostre donne che vanno ad acquistare i prodotti<br />
sul mercato, ci portiamo in casa.<br />
Parlare oggi di casa pericolosa, è parlare dei nemici che ci portiamo a casa senza saperlo,<br />
senza aver nessun avviso, senza avere nessuna garanzia che non possa succedere<br />
qualcosa. Questa è la realtà!<br />
L’altro pericolo è il fuoco. Oggi ci tengono molto alle normative, tutti sono molto preoccupati,<br />
le case devono essere sicure, e su questo siamo d’accordo, devono avere delle<br />
caratteristiche di resistenza al fuoco.<br />
Ma personalmente mi innervosisco sempre di più di fronte a queste normative che<br />
comunque non sono sufficienti, perché oggi il rischio, in caso di incendio, non sta nel<br />
fuoco, bensì in quello che succede prima del fuoco, perché se io vedo il fuoco scappo,<br />
ma se io non vedo il fuoco e si formano delle esalazioni, posso sentirle o non sentirle,<br />
non tutti i veleni sono riscontrabili, né si possono odorare, ci sono dei veleni che sono<br />
assolutamente inodori, quindi si rischia la vita, si rischia di bruciarsi, di morire in un<br />
incendio senza aver visto il fuoco, perché chiaramente c’è una temperatura che porta<br />
a sprigionare questi gas, queste esalazioni, si perdono i sensi e poi arriva il fuoco e fa<br />
•66
il resto. Cose successe, purtroppo.<br />
Il problema non è molto ben gestibile, ci sono difficoltà enormi, allora il buon senso<br />
cosa mi dice? Mi dice che se c’è un minimo di dubbio, io scelgo l’altro materiale, scelgo<br />
un altro prodotto.<br />
Se voglio pulire il gabinetto posso usare l’aceto, la sabbia, ci sono alternative.<br />
Certo che se voglio fare la bella vita e non ho il tempo di pulire e di far tutte queste<br />
cose, allora vado in negozio a comprare la merendina già confezionata. In pratica non<br />
critico le persone, critico il modello di vita. Dovremmo riflettere sul modello di vita,<br />
come possiamo cambiare? Possiamo cambiare solamente rinunciando a certe cose.<br />
Voler la bella vita e voler la vita sana? I conti non tornano, c’è sempre qualcosa che non<br />
funziona, quindi dovremo trovare delle soluzioni fattibili.<br />
Ora dico una cosa che nel vostro ambiente forse non va bene, ma lo dico anche in altri,<br />
si mangia lo zampone e poi si va in sauna per dimagrire. La gente crede di poter andare<br />
in sauna per dimagrire ed espellere le tossine.<br />
Ma il nostro organismo è fatto in modo tale che ha bisogno di sudare per espellere le<br />
tossine, non è cosi? Altrimenti nella nostra evoluzione potremmo essere diversi, non<br />
avremmo bisogno delle mani, non avremmo bisogno di tante altre cose, ma non voglio<br />
entrare più di tanto in certi argomenti.<br />
Bene, non voglio tediarvi più di tanto. Avevo preparato alcune slide, non per fare pubblicità<br />
alla mia associazione ma solamente per farvi capire la nostra filosofia.<br />
È un’elaborazione di disegni rupestri della Val Canonica che risalgono al paleolitico, c’è<br />
una rappresentazione in cui si vede il sole, si vede la casa a mo’ di palafitta e il tutto<br />
somiglia un po’ all’uomo.<br />
Infatti noi tendiamo a questa armonizzazione tra natura, sole, luna e tutto il cosmo, la<br />
casa che diventa appunto anche uomo, ecco il perché dell’affermazione “io sono la<br />
mia prima casa”. Trovo che sia una elaborazione grafica riuscita.<br />
Spiego un attimo perché noi la chiamiamo architettura bioecologica: bios = vita, l’aria<br />
che respiriamo nelle nostre case spesso è più inquinata di quella esterna, perché portiamo<br />
all’interno delle nostre case dei materiali, delle sostanze che sono assolutamente<br />
non compatibili col nostro organismo.<br />
Mi direte: “Ma è lo stato che dovrebbe pensarci”. Noi siamo lo stato, noi dovremo proporli,<br />
noi dovremo fare le cose, non deleghiamo ad altri.<br />
Le scuole, visto che ieri abbiamo parlato di formazione, le scuole siamo noi, non possiamo<br />
pretendere che gli insegnanti facciano tutto, siamo noi genitori che dobbiamo<br />
pensarci e lavorare insieme agli insegnanti.<br />
Pensare che lo stato vi possa garantire, è impossibile, lo so che ci aspettiamo questo,<br />
ma è impossibile, dobbiamo essere noi a proporci e dobbiamo essere noi responsabili.<br />
Chi prende coscienza deve assumersi la responsabilità e dobbiamo iniziare sempre noi,<br />
io. La mia prima casa, sono io quello che deve essere responsabile, non posso pretendere<br />
dall’altro, posso solo sperarlo.<br />
L’altro termine è ecos = ambiente, e ora riusciamo a capire perché io come architetto,<br />
come progettista, come appartenente al settore dell’edilizia, devo assumermi le mie<br />
responsabilità e allora andiamo a vedere perché noi del settore edile siamo responsabili.<br />
Il 45% dell’energia prodotta in Europa viene utilizzata nel settore edilizio, il 50% dell’inquinamento<br />
atmosferico in Europa è prodotto dal settore edilizio, il 50% delle<br />
risorse sottratte alla natura è destinato all’industria edilizia, e il 70% - questo è un dato<br />
che vale per la Germania in particolare - dei prodotti usati annualmente dai paesi <strong>eu</strong>ropei<br />
ad economia avanzata proviene dal settore edilizio.<br />
Voi pensate all’industria automobilistica che ha una bella percentuale, pensate all’agri-<br />
67 •
coltura, ma pensate anche al settore edilizio, alla demenzialità, noi riscaldiamo le<br />
nostre case col petrolio e sono più di 50 anni che ci dicono che il petrolio dovrà finire.<br />
Il petrolio finisce e riscaldiamo col petrolio, è assolutamente demenziale Io non ci sto<br />
e siamo in tanti che non ci stanno, milioni, grazie a Dio, e allora dobbiamo agire in<br />
qualche modo. Noi cerchiamo di dare informazioni, cerchiamo di svegliare gli animi,<br />
facciamo corsi, prendiamo contatti con amministrazioni, cerchiamo di fare la nostra<br />
parte, ma non è sufficiente, perché il tempo passa.<br />
Vediamo subito di entrare un po’ nel vivo. È un momento delicato, e quando si parla<br />
di architettura, l’unica chance che abbiamo è quella di cambiare.<br />
Giorni fa sono stato a Matera, ai famosi sassi di Matera con due architetti, amici miei<br />
che sono rimasti entusiasti, perché è uno scenario molto interessante, e mi hanno<br />
detto: “Ma questa è la culla della civiltà”.<br />
Si, certamente, per certi versi è la culla della civiltà, perché dal buio andiamo alla luce.<br />
Avete presente i sassi? Sono delle abitazioni nelle grotte, ma queste grotte naturali<br />
sono state poi scavate, adattate come abitazioni e piano piano hanno aggiunto la casa<br />
all’esterno ed è nata una città, che poi è stata abbandonata perché si è degradata, e<br />
ora è diventata patrimonio dell’UNESCO, quindi patrimonio di noi tutti.<br />
Stanno riaggiustando, stanno rivitalizzando la città e quello che abbiamo visto noi tre<br />
è proprio l’evoluzione dell’umanità applicata alla città, dal buio della grotta all’architettura<br />
solare.<br />
L’architettura bioecologica non è un nuovo stile, attenzione, è solo una rilettura dell’architettura<br />
del passato. Anzi nego che esista l’architettura bioecologica, perché è<br />
l’architettura semplice, l’architettura con la A maiuscola.<br />
Ma abbiamo questa esigenza di parlare di architettura bioecologica, cosa ha causato<br />
questa necessità di mettere questi timbretti, questi suffissi?<br />
È evidente che sono cambiati i tempi, l’industria è diventata agguerrita, l’industria<br />
vuole il guadagno immediato senza pensare alle conseguenze negative a lungo termine,<br />
vuole favorire il più possibile l’applicazione senza preoccuparsi dei danni che provoca.<br />
Facciamo un esempio: se uso un barattolo di vernice o meglio di pittura ecologica può<br />
costare fino a 4 o 5 volte di più che non la pittura convenzionale, però attenzione, la<br />
pittura ecologica vale veramente il suo prezzo perché tutte le materie prime hanno il<br />
loro costo, se poi qualcuno è anche ecofurbo e ci guadagna di più è un altro paio di<br />
maniche.<br />
C’è sempre quella famosa parola “etica” che qualcuno mette da parte, in realtà<br />
dovremmo sempre metterla al centro: se vogliamo fare gli etici facciamo i prezzi onesti.<br />
Comunque ammettiamo che quattro volte tanto sia il prezzo onesto, perché non<br />
inquina. L’altro prezzo costa troppo poco, nel senso che i danni li dobbiamo pagare<br />
noi. È questa la differenza sostanziale, e il ragionamento sui costi va visto in questa<br />
ottica.<br />
Nel primo caso non facciamo danni e quindi paghiamo il giusto, nel secondo caso non<br />
paghiamo il giusto perché il danno è molto maggiore e lo dobbiamo pagare noi come<br />
società.<br />
La società paga i danni a favore di chi? Di un’industria che non meriterebbe di esistere,<br />
però oggi è così, se volessimo fare una conversione non la potremmo fare da un<br />
giorno all’altro.<br />
Ci sono diverse ditte che chiedono una nostra consulenza, ditte grosse che creano una<br />
linea verde, per noi invece il sogno sarebbe di cambiare completamente produzione,<br />
non solo avere la linea verde. Perché poi succede che presentano la linea verde e poi<br />
hanno anche l’altra che fa danno.<br />
•68
Che cosa preferireste? Che la ditta grossa continui a produrre in modo così negativo o<br />
è meglio che gradualmente si riesca a produrre una linea verde?<br />
Ovviamente il buon senso dice di incominciare intanto a fare la linea verde.<br />
Al nostro interno abbiamo anche avuto dei problemi perché alcuni non volevano lavorare<br />
con le ditte grosse e sostenevano che era meglio favorire i piccoli. Dal punto di<br />
vista logico, del buon senso, la ditta grossa fa tanti danni, la ditta piccola fa del bene,<br />
ma solo in un piccolo settore, quindi io vorrei aiutare sia la ditta piccola che la ditta<br />
grande.<br />
Non è facile far capire che anche il fatto di allacciare dei rapporti con grossi produttori<br />
ha un suo beneficio, non perché ci pagano, ma proprio perché il danno che possiamo<br />
evitare tramite le ditte grosse ovviamente è notevole.<br />
Vediamo un disegno che avrete visto forse anche in altre occasioni. In una casa convenzionale<br />
noi utilizziamo delle risorse come l’ elettricità o l’acqua; prendiamo il caso<br />
acqua perché è un elemento molto importante.<br />
L’acqua viene sfruttata, utilizzata, inquinata e poi ridata alla natura inquinata, questo<br />
nella casa convenzionale. Se prendiamo una casa ecologica, notiamo che non abbiamo<br />
più un utilizzo lineare, ma circolare, ovvero utilizziamo l’acqua, la consumiamo e la<br />
ridiamo in modo non inquinato, quindi può ritornare in circolazione .<br />
Quindi per ogni elemento noi abbiamo questa differenza, nel primo caso uno sfruttamento<br />
lineare e quindi un inquinamento, nel secondo caso un utilizzo saggio, circolare,<br />
ritorno alla natura, ed è quello a cui dovremmo aspirare.<br />
Qualcuno è convinto che siamo un po’ pignoli ed esagerati, ma vorrei farvi vedere questo<br />
esempio della teoria della botte nell’ecologia clinica, cioè cosa significa?<br />
Questo è un esempio che prende in considerazione l’aspetto chimico. Abbiamo la chimica<br />
con l’acqua potabile, abbiamo la chimica per contatto, abbiamo la chimica per<br />
inalazione, la chimica negli alimenti, la chimica nei medicinali, e poi a parte ho messo<br />
anche lo stress che non ha a che fare direttamente con la chimica, almeno non quella<br />
che intendo io, e poi la botte. Alla fine è la sommatoria che vale, non ha importanza<br />
se c’è un medicinale in più. “Ma come i medicinali?” voi direte. Un dottore ci può spiegare<br />
che in certe medicine, per esempio i vaccini per i bambini, e altre medicine, si trovano<br />
la formaldeide, il mercurio e tante altre sostanze cancerogene e allora il buon<br />
senso mi dice di non fidarmi, di evitare, di cambiare sistema, per esempio l’omeopatia<br />
mi da altre possibilità e quindi mi rivolgo all’omeopata.<br />
Alla fine è questo che conta, non ha importanza il singolo elemento, ma è la sommatoria<br />
che porta al collasso del nostro sistema immunitario. Tutti gli organismi viventi<br />
hanno un sistema immunitario. Vi potrei parlare del sistema immunitario della pianta,<br />
dell’albero, del legno addirittura.<br />
Avrei bisogno di giornate intere perché l’argomento è talmente vasto, ma propongo<br />
di vedere delle diapositive che purtroppo non rendono come dovrebbero.<br />
Diapositive<br />
Questo è il primo messaggio di cui parlavo prima, cioè di incidere la pelle del pianeta<br />
e sollevare, in questo caso non è una abitazione, ma un rifugio. Potrei farvi vedere altri<br />
esempi dove questo principio è applicato alla lettera. Intanto lo strato di terra è un<br />
ottimo coibente, ogni filo d’erba produce ossigeno e fa parte della pelle del pianeta e<br />
voi potete anche abitarci in una casa del genere, come principio funziona, poi posso<br />
renderla impermeabile, posso garantire tutto.<br />
Struttura in legno con le piante che creano questo involucro, è una casa vivente.<br />
Questa invece è una risposta concreta. In Germania hanno costruito questo palazzo<br />
vegetale vicino a Weimar ed è un progetto interessante perché vi hanno partecipato<br />
69 •
sessanta studenti di nove nazioni <strong>eu</strong>ropee. Praticamente hanno fatto una struttura in<br />
parte in metallo e in parte in legno e poi hanno messo un salice piantato a talea, questo<br />
salice cresce e chiude, dopo qualche anno si ha questa cupola completamente chiusa.<br />
Per capire le dimensioni, sotto questa cupola ci stanno 800 persone, viene utilizzata<br />
non come abitazione ma come punto d’incontro culturale, musicale, ecc.<br />
Questo è un altro esempio di una casa in Danimarca, sulla sinistra vedete qualcosa di<br />
bianco che non è molto chiaro, sono cortecce di betulla. La betulla ha una proprietà<br />
particolare, è battericida, cioè non marcisce. È evidente che non possiamo proporre<br />
oggi in una città, in un condominio, questa copertura, ma questi sono esempi che vi<br />
ricordano un po’ le radici. Oggi possiamo trovare altre soluzioni, ma sempre nella logica<br />
di non creare dei materiali non compatibili col nostro modo di essere, col nostro<br />
mondo.<br />
È una serra fatta in modo molto semplice, con pali non tagliati, normali, e la parete<br />
che potete vedere sulla destra è fatta con elementi di terra cruda impastata, come<br />
fanno i bambini, messi uno sopra l’altro, come dai pani, che possono piacere e non piacere,<br />
in una serra una parete del genere è interessante perché la terra cruda ha un<br />
grosso potere accumulatore di calore, i raggi solari ultravioletti si trasformano in raggi<br />
infrarossi e quindi la parete dietro assorbe questo calore per poi cederlo durante la<br />
notte.<br />
Questa è un’altra risposta al secondo messaggio che vi ho dato, cioè, aprire la pelle e<br />
utilizzare il materiale di scavo per costruire la casa, questo materiale è locale, cioè dove<br />
hanno fatto lo sbancamento hanno costruito in terra cruda con la tecnica della terra<br />
battuta, cioè si mettono dei casseri e poi i materiali a strati di 10 cm, il tutto viene battuto,<br />
poi altri 10 cm, ecc.<br />
Lo scantinato è stato fatto con cemento armato, in realtà si poteva fare benissimo<br />
anche in pietra, però hanno preferito materiale di quel tipo, quindi anche la sequenza<br />
è logica, cioè sotto abbiamo il materiale pesante che potrebbe essere pietra o altro<br />
materiale, sopra la terra e all’ultimo piano il legno, quindi avete il minerale e il vegetale<br />
con una sequenza logica. Rudolf Steiner tiene molto, nella sua architettura organica,<br />
al componente minerale e al componente vegetale, in questo caso abbiamo proprio<br />
questa sequenza, oltre all’apertura al sole, quindi quelle pareti che vedete sono<br />
vetrate, in parte sono pannelli solari, collettori solari, e in parte sono solo vetrate, cioè<br />
una specie di accalappiasole, il vetro fa passare i raggi solari e riscalda il muro in terra<br />
cruda all’interno.<br />
Il colore, la striatura è un accorgimento in più, l’artista ha voluto rendere più bello il<br />
muro aggiungendo del coccio pesto, aggiungendo della ghiaia, ma sempre con i materiali<br />
del luogo.<br />
Qui siamo all’interno, questa è una stufa sempre in terra cruda, ed è una stufa ad irraggiamento,<br />
questo sistema lo avevano adottato i romani. C’è una fonte di calore, l’aria<br />
passa per degli elementi vuoti e riscalda la parete, questa parete a sua volta non riscalda<br />
l’aria, ma riscalda l’organismo, il muro, il mobile, quindi con una temperatura minore<br />
si ha un effetto di confort molto superiore, è un risparmio, quindi la scelta del materiale<br />
può comportare un risparmio energetico, oltre a tutto il resto.<br />
Questa è la cucina. Casa in terra che si trova in Austria, nonostante la temperatura la<br />
casa resiste e resiste benissimo, non ci sono gli spioventi, dipende dalla tecnica, è un<br />
materiale molto resistente, certo se si costruisce con terra e paglia non c’è questa resistenza,<br />
allora ho bisogno d’intonaco, di tetto spiovente, ho bisogno di protezione, in<br />
questo caso, questa tecnica mi permette di costruire anche in climi freddi.<br />
Domanda: E dal punto di vista sismico?<br />
•70
Risposta: È interessante questa domanda in quanto il materiale, nonostante l’ultima<br />
disgrazia in Persia, è molto adattabile, molto elastico, e si può migliorare con la tecnica.<br />
In Italia oggi abbiamo una proposta di legge alla quale io partecipo come consulente,<br />
intitolata “Costruzioni in terra cruda in zona sismica in Italia”. È in discussione, ci sono<br />
delle proposte per costruire in terra cruda in Italia in zona sismica.<br />
Diapositive<br />
Questo è il retro della stufa che comprende questo elemento a destra più la panca,<br />
anche la panca si riscalda, sempre con quel sistema di mandare l’aria calda.<br />
Per non avere una parete monotona l’artista aggiunge questi materiali, attenzione è<br />
un muro di terra senza leganti, non c’è cemento, non c’è chimica, è proprio terra così<br />
com’è, questi aspetti cromatici sono solamente delle aggiunte, ma non hanno nessuna<br />
funzione di legante.<br />
Questo è in Alto Adige, sono tetti a scandole di legno, le pietre servono per non farle<br />
portar via dal vento.<br />
Osservate questa combinazione tra pianta e casa, la pianta ombreggia d’estate e d’inverno<br />
approfitta della casa. La pianta riesce a sopravvivere d’invero perché ottiene<br />
calore dalla casa, in compenso questa pianta che normalmente non cresce a quell’altitudine,<br />
1250 m, è un albicocco, in questo modo la pianta ringrazia dando le albicocche.<br />
Questa è un’altra casa in terra cruda, la struttura è rivestita in legno, è un’altra tecnica,<br />
ci sono dei mattoni in terra cruda e se non si proteggono l’acqua può dare dei problemi.<br />
Questi modelli di casa 1e4liabbiamo costruiti in una certa occasione proprio per far<br />
vedere la semplicità della tecnologia proposta; è una casa che attrae i bambini in modo<br />
impressionante, e questo è molto positivo, è un materiale che è molto vicino ai bambini<br />
e quindi a noi tutti.<br />
Questa è un’altra lavorazione del legno, molto più raffinata se volete, ed è la stazione<br />
di Copenaghen.<br />
È una casa in Francia, in terra cruda e rivestita con vetrate che fanno da serra, riscaldano<br />
la casa perché riscaldano i muri che a loro volta danno del calore con un risparmio<br />
energetico notevole.<br />
Qui potete intuire la raffinatezza del lavoro, è un lavoro fatto molto bene, praticamente<br />
sono dei mattoni crudi, non cotti, mattoni della fornace.<br />
Vasco Merciadri: In Tanzania, in Africa, ho visto usare questo sistema per cuocere i mattoni.<br />
Fanno una serie di mattoni crudi con la terra che lì è ottima, poi fanno una galleria<br />
con questi mattoni, inseriscono dei tronchi d’albero, danno fuoco e poi chiudono.<br />
Lasciano bruciare per una settimana e anche più, con un calore fortissimo, soprattutto<br />
dentro. Lasciano raffreddare, poi tolgono tutta la terra che è stata messa sopra e sotto<br />
ci sono i mattoni perfettamente cotti, in modo naturale.<br />
Relatore: Dietro a questa descrizione c’è una domanda?<br />
Vasco Merciadri – In questo caso non si usa il petrolio.<br />
Risposta – Si, questa è una risposta. Mi chiedo: “É necessario farlo?”. So che in Africa<br />
il legno è piuttosto raro, dipende dalle zone, quindi non è ecologico e nemmeno logi-<br />
71 •
co, o meglio, può essere ecologico fino ad un certo punto. In Marocco, per esempio,<br />
usano la tecnica del “disè” ovvero della terra battuta, in altre zone usano l’impasto con<br />
la paglia, ma sempre a crudo.<br />
Appena uso un combustibile la domanda è: “È sensato, o non è sensato?”.<br />
Io devo costruire sicuramente una casa resistente, ma per farlo non devo prendere per<br />
forza un materiale in mattone cotto, devo adattare la tecnica ai materiali che mi ritrovo,<br />
quindi da un punto di vista eco-compatibile sicuramente non è preferibile la cottura,<br />
però in certe situazioni è improponibile, basti pensare alle nostre città lombarde.<br />
Il cotto è un materiale che ha dato degli esempi di architettura straordinaria, che col<br />
crudo non sarebbero possibili.<br />
Nello Yemen ci sono esempi di nove piani e i due materiali eco-compatibili per eccellenza<br />
sono il legno e la terra cruda. Attenzione!, quello che vale per certi paesi, non<br />
vale necessariamente per altri. Io propongo solo case in terra o in legno, o i due materiali<br />
abbinati. Per esempio, in Puglia il legno diventa tufo marino, in altre zone pietra,<br />
dipende da dove mi trovo, si tratta sempre di preferire materiali locali.<br />
Domanda – Il tufo non dà radiazioni come il radon?<br />
Risposta – Esatto, però è tufo vulcanico. Ci sono due tipi di tufo, il tufo marino che<br />
nasce dalla sedimentazione delle conchiglie ecc. in milioni d’anni, e il tufo vulcanico<br />
che si usa per esempio in Lazio e in Campania, e che di solito è radioattivo.<br />
Però bisogna distinguere. Ci sono per esempio dei graniti radioattivi ed altri che non<br />
lo sono. Ci sono terre argillose radioattive ed altre no.<br />
È chiaro che prima di proporre del materiale bisogna conoscerlo.<br />
Le esperienze del passato servono proprio a questo. Il materiale una volta era conosciuto.<br />
Gli artigiani lo conoscevano, gli architetti lo conoscevano, i famosi manuali dei<br />
nostri maestri sono nati proprio così, con la collaborazione fra artigiano e architetto e<br />
quindi in centinaia d’anni si sono assunte delle esperienze che oggi non possiamo buttare<br />
solo perché abbiamo centomila altri materiali senza storia o con una storia futura<br />
molto dubbia. Questi materiali che buttiamo in discariche speciali che cosa produrranno<br />
un giorno? Potrebbero nascere dei problemi non indifferenti, e vogliamo<br />
lasciarli alle future generazioni? Non è etico!<br />
Domanda – Può dire qualcosa riguardo agli impianti idraulici ed elettrici?<br />
Risposta – Avrei da dirvi troppe cose, ma parliamo un po’ dell’impianto elettrico.<br />
L’elettrificazione in generale può causare dei problemi non indifferenti, più portiamo<br />
nelle nostre case strumenti elettrici e peggio è.<br />
Possiamo risolvere questo problema? Si.<br />
L’impianto può essere fatto in modo tale che non dia fastidio. Spiegarlo ora sarebbe<br />
un problema. Teniamo presente che ci sono degli interruttori particolari chiamati<br />
disgiuntori che eliminano a scelta per un certo periodo e in certi locali la tensione,<br />
ovvero, i campi magnetici o elettromagnetici. Quindi per ogni problema c’è la una<br />
soluzione o un’alternativa, si tratta sempre di trovare la più indicata.<br />
Ora mi viene in mente il cellulare e a tal proposito avrei da dire qualcosa, proprio ieri<br />
mentre si parlava di educazione mi è venuto in mente il cellulare. È possibile che un<br />
oggetto del progresso metta in crisi l’educazione?<br />
Trovo che il cellulare ha portato degli scompensi anche sul piano educativo. Oggi<br />
abbiamo questa grande possibilità di essere reperibili ovunque grazie al cellulare, però<br />
•72
non parliamo più col vicino di casa. Riflettiamo! Come è possibile che io parli con persone<br />
a migliaia di km di distanza e non parli con chi mi sta di fronte, solo perché non<br />
ho tempo o perché devo parlare con altri al telefono?<br />
Riflettiamo su questo aspetto, senza contare poi che provoca anche dei danni.<br />
Dovrei dire qualcosa anche sul forno a microonde. Le microonde cuociono il nostro cervello,<br />
come il cellulare.<br />
Riscaldare l’acqua del thè nel forno a microonde, come mi è capitato di vedere, è una<br />
pazzia, non c’è bisogno di grandi studi per capire, abbiamo già delle conferme, dei dati<br />
allarmanti che inducono a rifiutare il forno a microonde. Dei ricercatori svizzeri hanno<br />
scoperto che il quadro del sangue cambia dopo aver ingerito qualcosa cotto al microonde,<br />
è un dato di fatto. Che cosa aspetto che mi dicano, che mi verrà un cancro?<br />
Preferisco evitare e cucinare normalmente.<br />
Cucinare è importante, e c’è una grande differenza tra cucinare elettricamente e cucinare<br />
col forno a legna, la differenza non è solo nel sapore, ma anche nell’energia che<br />
dà sapori diversi. Perché il fuoco è, comunque, più vicino al Sole. Lo stesso vale per il<br />
riscaldamento, più è vicino alla fonte Sole e più sarà compatibile con noi stessi. Quindi<br />
potete sempre porvi queste domande molto semplici: “Siamo lontani o siamo vicini<br />
alla nostra fonte?”. Più mi avvicino e meglio sarà per il mio organismo.<br />
Domanda – Perché l’acqua in entrata è inquinata?<br />
Risposta – Per prima cosa perché le condotte sono quelle che sono, sono fatte spesso<br />
con materiali non idonei, e soprattutto si interviene con prodotti chimici, il cloro per<br />
esempio. Anche in questo caso non siamo collegati con la fonte, ma c’è sempre una<br />
soluzione. Ci sono dei sistemi che si basano su energie sottili, e voi probabilmente capite<br />
di cosa sto parlando, e in questo modo riuscirete a rivitalizzare l’acqua.<br />
Diciamo che la nostra Era è interessante, un po’ come l’America in cui tante cose vanno<br />
male, ma ci sono anche tante energie dall’altra parte, tanta gente che reagisce, e questo<br />
mi entusiasma.<br />
Dove c’è il male c’è anche il bene e spesso il bene trionfa, ma non vorrei entrare in un<br />
campo religioso che non è il mio, sono però convinto di questo, abbiamo sempre un’altra<br />
possibilità, un’alternativa c’è sempre.<br />
Si tratta solo di usare il buon senso, tutto qua.<br />
Auguro a voi un futuro con futuro.<br />
Grazie<br />
73 •
Cesare Ferzi,<br />
Documentarista<br />
Le produzioni biologiche.<br />
Mi occupo di documentari da molti anni, direi che sono nato da queste parti<br />
come documentarista perché documentai nel 1963 la famosa disgrazia del<br />
Vajont. Da allora ho sempre fatto questa attività, sono stato in Rai per circa 15<br />
anni e poi ho fatto tante altre cose, ma non vi voglio annoiare su questo argomento.<br />
Mi sono sempre occupato di documentari sul settore agricolo, perché ho fatto per 15<br />
anni una rubrica televisiva che si intitolava “A come agricoltura” che oggi è “Linea<br />
Verde”, poi ho fatto in TV 7 “Io compro, tu compri”, “La terza età”, ecc..<br />
In questa occasione vi farò vedere un video che durerà circa 18 minuti, il cui scopo è di<br />
far conoscere le funzioni biologiche: tutti ne parlano, ma poche persone lo conoscono.<br />
Questo documentario è stato realizzato in più di 500 copie e distribuito gratuitamente<br />
agli agricoltori della Basilicata, perché era interessante in questa regione far conoscere<br />
la possibilità di produrre biologicamente in terreni sani.<br />
Tutti i nostri disturbi nascono dall’alimentazione.<br />
Se anche mangiamo vegetariano, ma non biologico, non serve a nulla.<br />
Perché con i prodotti in cui mettiamo pesticidi e tutto il resto, dagli OGM ai trattamenti<br />
che si fanno, mangiamo delle cose pericolosissime.<br />
Con questo video abbiamo cercato di influenzare la prima persona della catena dell’alimentazione<br />
che è l’agricoltore. Se l’agricoltore non produce prodotti sani e biologici,<br />
possiamo anche essere vegetariani, ma non risolveremo il problema alimentazione<br />
sana.<br />
Sono stato anche in India dove ho fatto dei servizi che non vi starò qui a raccontare,<br />
ad ogni modo anche loro si stanno rovinando, anche lì è arrivato Mc Donald e sta arrivando<br />
l’inquinamento, perciò siamo noi in Europa i primi a muoverci nel settore del<br />
biologico.<br />
Cerchiamo di diffonderlo e di imporci perché fra qualche anno arriverà la Cina, so che<br />
stanno impiantando migliaia di piante di ulivi, perciò fra qualche anno avremo l’olio<br />
extravergine “made in Cina”.<br />
Noi cerchiamo solamente di puntare sulla qualità, non sulla quantità.<br />
Prima ho detto che era un documentario realizzato per gli agricoltori della Basilicata<br />
perché è una delle poche regioni in Italia dove i prodotti sono ancora biologici, non<br />
avendo industrie, tranne che a Melfi, non ci sono fabbriche che possono inquinare le<br />
falde acquifere e perciò i prodotti sono veramente sani e buoni.<br />
Abbiamo cercato di coinvolgere gli agricoltori con queste 500 copie del documentario,<br />
date gratuitamente dalla Regione Basilicata, per convincerli a produrre sano per loro<br />
e perché il mercato è in espansione, specialmente nella fascia costiera ionica.<br />
Nel Metapontino ci sono moltissime aziende che producono biologico e che esportano<br />
in Germania quasi l’80% della loro produzione. I mezzi di trasporto partono la sera da<br />
Metaponto, arrivano a Verona, dove si smistano e vanno poi nei mercati del Nord.<br />
Questo fa capire che esistono possibilità importanti da valorizzare perché noi possiamo<br />
cercare i prodotti vegetariani, ma se non sono biologici andiamo incontro a diversi<br />
problemi.<br />
•74
Purtroppo le mele che noi compriamo da queste parti nel Trentino, la famosa<br />
“Melinda”, viene trattata dalle 25 alle 30 volte con anticrittogamici, lo fanno a calendario.<br />
Alcuni agricoltori riescono a mettere delle trappole nei campi e contano quanti insetti<br />
si attaccano a queste trappole, quando sono solo 3 o 4 non fanno nessun trattamento,<br />
ma quando superano la soglia di 7 o 10, allora intervengono col veleno che viene<br />
irrorato sulle mele con delle macchine ogni 15 giorni.<br />
La mela di Biancaneve al confronto è meno velenosa.<br />
Vasco Merciadri: È sempre un piacere vedere un documentario sull’agricoltura biologica,<br />
se cessasse il consumo di carne in tutto il mondo e tutta la Terra fosse utilizzata per<br />
fare una coltura biologica ci sarebbe da mangiare per tutti.<br />
Relatore: Ma avremmo le proteste di tutte le associazioni che allevano animali, dei<br />
veterinari, dei macellai, ci vuole poco per farci gambizzare, certi argomenti bisogna<br />
portarli avanti con cautela, con attenzione.<br />
Forse diventeremo tutti vegetariani fra 100 anni, i nostri figli potranno usufruire di<br />
questo vantaggio.<br />
Vorrei riportarvi una notizia che ho sentito alla radio qualche giorno fa, per farvi capire<br />
la gravità della situazione mondiale.<br />
Il 6 giugno un conduttore di Rai 3, il giornalista Toniolo del “Sole 24 Ore” affermava:<br />
“Poiché è in corso un ristagno economico globale, se migliorasse il consumo dei farmaci<br />
l’economia andrebbe meglio”.<br />
Riflettiamo su questo argomento! Se stiamo male, l’economia va bene? Assurdo!<br />
Ho cercato subito di telefonare per protestare, per dire che va male l’economia di chi?<br />
Delle farmacie, dei farmac<strong>eu</strong>tici, dei medici, delle cliniche, ma non della gente! Ho cercato<br />
di oppormi, ma non mi hanno fatto parlare direttamente né col conduttore né col<br />
giornalista. Purtroppo certe persone dicono cose assurde, l’abbiamo visto anche nell’ultima<br />
guerra.<br />
Questi documentari in Rai e nelle varie emittenti non passeranno mai, io ho portato<br />
avanti certi discorsi di agricoltura biologica già quando facevamo “A come agricoltura”.<br />
Era l’inizio del problema, stiamo parlando degli anni tra il 70 e l’85, quindi per 15<br />
anni, poi è diventata “Linea Verde”, l’ha condotta Fazuoli, ora gli hanno dato una<br />
veste molto più bella, interessante, più spettacolare, è aumentato l’indice di gradimento,<br />
però purtroppo i problemi che riguardano questo settore non vengono trattati perché<br />
toccano gli interessi di grosse multinazionali.<br />
Avrei altri documentari da farvi vedere, però non li ho portati perché ero molto coinvolto<br />
in questo sul biologico.<br />
Ne stiamo preparando un altro sullo sviluppo sostenibile, stiamo intervistando varie<br />
personalità del mondo politico, culturale e dello spettacolo per sapere cosa ne pensano,<br />
e abbiamo una serie di risposte molto interessanti. Molto probabilmente il prossimo<br />
anno sarà pronto, vedremo cosa ne pensano i nostri conoscenti ed amici su questo<br />
argomento.<br />
Domanda: Ho visto con interesse il documentario, una cosa però mi preoccupa: le produzioni<br />
da agricolture biologiche al mercato hanno un costo al banco diverso dal costo<br />
di un prodotto normale. Oggi, con le problematiche che ci sono con l’<strong>eu</strong>ro, con stipendi<br />
mensili che si aggirano sui 1200/1400 <strong>eu</strong>ro, arrivare alla fine del mese diventa un<br />
grosso problema, non solo per il mangiare, anche per gli affitti, il vestire, e tutte quelle<br />
cose che ormai sono diventate di comune uso in una famiglia normale.<br />
75 •
La mia non vuole essere un’accusa, tutt’altro, è un problema che mi coinvolge e mi<br />
chiedo: coloro che capiscono queste cose e che vorrebbero arrivare a preferire certi<br />
prodotti anziché altri, alla faccia delle grandi multinazionali, come faranno alla fine<br />
del mese a sbarcare il lunario?<br />
Questo è il problema che mi pongo, ma ci sono tanti altri aspetti, per esempio la bioedilizia,<br />
l’edilizia sostenibile, dove sappiano che i costi, oggi come oggi, incidono circa<br />
del 10-20% in più del costo normale, ma in questo settore ci potrebbero essere delle<br />
agevolazioni da parte dei comuni, dello stato, delle regioni, potrebbero essere abbattute<br />
le percentuali dell’ICI, potrebbero essere date certe agevolazioni per lo smaltimento<br />
dei rifiuti, ecc., però quando parliamo di prodotti da agricoltura biologica,<br />
quando si va al banco e si deve pagare, si deve fare i conti con lo stipendio che le famiglie<br />
italiane percepiscono alla fine del mese. Grazie, vorrei una risposta in merito.<br />
Relatore: Si, lei ha regione, effettivamente i prodotti biologici costano di più, perché<br />
ci sono molti passaggi.<br />
Se l’agricoltore riesce ad associarsi, i prezzi potrebbero mantenersi bassi, perché effettivamente,<br />
non adoperando dei prodotti chimici, i prezzi diminuiscono, purtroppo<br />
però molte volte questi prodotti passano vari settori e vari canali e il prezzo aumenta.<br />
Dobbiamo anche considerare che noi italiani, in questo momento, siamo i primi a consumare<br />
biologico, bisogna insistere, e poi deve cambiare anche la mentalità del consumatore,<br />
oggi si consuma troppo, per esempio, quanta gente si mette nel piatto più di<br />
quello che gli serviva? Mangiamo troppo, consumiamo troppo, dobbiamo cercare<br />
anche mentalmente di riavvicinarci alla natura, non semplicemente andare al supermercato<br />
e comprare molto.<br />
Molte volte conviene comprare di meno, ma di qualità, la mela ammaccata è molto più<br />
sana della mela perfetta e lucida.<br />
Conosco un agricoltore di nome Fucuoca che abita in Grecia, fa agricoltura naturale,<br />
addirittura non produce nessun prodotto, se non buttando i semi secondo la tecnica<br />
giapponese. Si spargono nel terreno i semi che poi si coprono di fango, quando il seme<br />
è pronto, spunta il germoglio e nasce la pianta.<br />
Non costa nulla, non ha nessuna spesa. Per arrivare a questo si deve modificare mentalmente<br />
il concetto di produrre.<br />
Non avendo nessuna spesa, lui impone a chi vende di tenere più bassi i prezzi dei prodotti<br />
naturali, perché dice: “Io non ho spese, perciò vendo a poco e tu devi vendere a<br />
poco lo stesso”.<br />
Bisogna capire tutta la catena di situazioni, per esempio chi di voi conosce il punto<br />
macrobiotico UPM, in Italia ce ne sono circa un centinaio, adesso non vorrei fare pubblicità,<br />
però riescono a far mangiare le persone con 6 <strong>eu</strong>ro e se uno è pensionato o studente,<br />
mangia con appena 2 <strong>eu</strong>ro, come fanno?<br />
Il costo reale del piatto, del prodotto che è nel piatto è di 2 <strong>eu</strong>ro, perciò loro non guadagnano<br />
nulla, guadagnano però sugli extra, per esempio sul vino, sulla birra o sui<br />
dolci, così guadagnano qualcosa in più.<br />
Da loro tutto è biologico, anche l’acqua di cottura della pasta non è acqua di rubinetto,<br />
perché l’acqua di rubinetto ha il cloro, e il cloro fa male a tutti.<br />
V. Merciadri: Volevo aggiungere una cosa, esistono anche i gruppi di acquisto, che, per<br />
esempio, noi a Viareggio abbiamo utilizzato varie volte, praticamente un certo numero<br />
di persone si mettono d’accordo e si compra direttamente dall’azienda, in questo<br />
modo il biologico costa meno della metà rispetto al non biologico che si trova sempre<br />
al supermercato.<br />
•76
È chiaro che bisogna organizzarsi, perché se vogliamo tutto bello e pronto e non ci<br />
vogliamo sforzare, allora mangiamo tranquillamente quello che abbiamo a disposizione<br />
senza preoccuparci di nulla.<br />
Intervento: Sono d’accordo che bisogna stare attenti da dove viene il prodotto come<br />
diceva lei, menzionando quella persona greca che coltivava in una certa maniera, però<br />
volevo sottolineare che forse la garanzia della certificazione biologica, o dei sistemi di<br />
agricoltura biologica, lascia a volte qualche dubbio alle persone, in quanto normalmente<br />
le aziende che si vogliono far certificare pagano le persone che vengono a controllare,<br />
e quindi è nell’interesse degli organismi di certificazione rilasciare certificati,<br />
anzi spesso gli organismi di certificazione stessi dicono agli ispettori di essere morbidi,<br />
perché altrimenti perdono i clienti.<br />
Allora, dal mio punto di vista, sicuramente si deve sviluppare questa coscienza, come<br />
diceva lei, anche attraverso la conoscenza diretta delle persone che fanno queste produzioni,<br />
ma anche non dare troppo credito al fatto che un prodotto certificato sia sicuramente<br />
perfetto. Io vedo come sta cambiando il mercato, 10 anni fa ero andato al<br />
Sana, c’erano certe persone che vendevano prodotti biologici, sono tornato dopo 6<br />
anni e ho visto delle persone completamente diverse.<br />
Relatore: D’accordo, perché purtroppo ci sono interessi economici dietro, e per tutti<br />
quanti la cosa importante è fare soldi, guadagnarci.<br />
L’unica cosa è avere la fortuna, come ho fatto io, di lasciare la grande città. Io ho lasciato<br />
Roma e sono andato a vivere in un posto dove siamo riusciti a trovare degli agricoltori<br />
che fanno biologico, ma non perché sono iscritti alle varie nuove associazioni,<br />
come l’AIAB, ma perché basta andare nel campo e vedere se ci sono le formiche, le<br />
lucertole, le farfalle, i grilli, allora si sa che è veramente biologico.<br />
Se voi non vivete in una grande città e avete la fortuna di vedere direttamente l’agricoltore<br />
quando produce le zucchine, le patate, le insalate, le verdure e, mentre parlate,<br />
guardate anche se per caso c’è qualche lombrico, allora siete fortunati, mangiate<br />
sano. Tutti i nostri mali nascono dall’alimentazione.<br />
Domanda: Che lei sappia, ci sono dei prodotti che sono certificati come biologici, prodotti<br />
magari fuori dell’Italia, magari in Spagna, dove hanno una percentuale di OGM<br />
al di sotto della famosa soglia <strong>eu</strong>ropea dello 0,9%, ne sa qualcosa?<br />
Relatore: A questa domanda dovrebbe rispondere il nostro dott. Gurnari, perché lui è<br />
un po’ più coinvolto in questo argomento degli OGM.<br />
L. Gurnari – Abbiamo discusso di questo anche in seno alla tavola rotonda di oggi, e<br />
questa perplessità, questo interrogativo è emerso e abbiamo anche detto di attivarci<br />
per dare informazioni su questo tema, per cui ho fatto alcune copie di un documento<br />
dove vengono forniti dei dati su quello che sono le così dette biotecnologie e su quelli<br />
che sono gli OGM. Andando a modificare, come si diceva con alcuni esperti proprio<br />
stamane, da un ibrido F1 di prima generazione ad un F3 di terza generazione, vediamo<br />
che naturalmente si tende a ritornare a quello che madre natura aveva creato nello<br />
stesso essere, quindi nella stessa pianta o in parte di essa.<br />
La domanda del signore è molto pertinente, ma non credo sia questa la sede adatta<br />
per disquisire su questo argomento, in ogni caso ritengo sia difficile affiancare alla produzione<br />
biologica la tematica dell’introduzione di una o più proteine per la produzione<br />
di una pianta in parte modificata.<br />
77 •
Mi preme aggiungere che il problema non sta nella modificazione della pianta, ma<br />
nell’inserimento di questa proteina di questo gene.<br />
Il problema vero consiste nel fatto che viene disseminata nell’area di sperimentazione,<br />
quindi nel processo di emissione in campo, una serie di organismi, di batteri che non<br />
sappiamo realmente come si comportano se vengono a contatto con un corso d’acqua,<br />
oppure con un presidio dove insistono uccelli o altri vettori.<br />
Possiamo dire che si è elaborato in tal senso un sistema di cattura, che agisce entro un<br />
raggio di 600 metri circa dal sistema di emissione, e quindi di introduzione in campo<br />
di questi organismi. Nelle indagini esperite da laboratori riconosciuti e all’avanguardia,<br />
non si è ancora riscontrata la presenza di questo trasferimento.<br />
Quello che bisogna fare sicuramente, ed è un compito di tutti noi, è cercare di dare<br />
informazione, di divulgare quello che la scienza, la tecnica e la ricerca stanno sperimentando<br />
e portarlo a conoscenza dell’opinione pubblica.<br />
Quindi, informazione e ricerca, l’uomo vive di questo. Grazie<br />
Domanda: Io vengo dall’Argentina che è un paese tipicamente agricolo, dove nella<br />
produzione del grano si utilizza il 95% di prodotti chimici e prodotti transgenici.<br />
Ora che stiamo parlando di educazione, vorrei sapere cosa fare per creare coscienza,<br />
per ribaltare questa situazione, cioè creare coscienza nell’agricoltore affinché il denaro<br />
con prevalga sulla salute?<br />
Relatore: Per arrivare a questo occorrono dei regolamenti governativi, cercare di non<br />
fare grandi estensioni di grano, ma di riportare l’equilibrio naturale facendo delle<br />
siepi, mettendo delle piante diversificate in modo di poter ruotare.<br />
Se noi facciamo 700 ettari solamente di grano, squilibriamo completamente la<br />
natura. Indubbiamente il proprietario terriero guadagnerà molto sul raccolto, però poi<br />
andrà a discapito di tutti gli altri fattori perché si squilibra completamente il suolo.<br />
Bisognerebbe cercare di fare piccoli campi, piccole zone, riportare nel terreno gli insetti<br />
e la frutta tipica del posto. È inutile andare a coltivare l’olivo in Cile, come sta avvenendo<br />
ora, l’olivo nasce nel Mediterraneo. Questi sono degli squilibri, dobbiamo cercare<br />
di valorizzare i prodotti tipici del posto.<br />
Voi dite che in Argentina avete problemi di alimentazione e dovete per forza produrre<br />
una certa quantità di grano e avete bisogno di grandi estensioni, però se noi riduciamo<br />
le quantità di terreno e lo ripartiamo a piccole zone in modo che tutti possiamo<br />
andare a produrre e coltivare questi terreni, allora possiamo liberamente riportare un<br />
certo equilibrio come avveniva 50 anni fa, prima della rivoluzione industriale in campo<br />
agricolo con i trattori e con i concimi.<br />
I nostri nonni e i nostri genitori vivevano bene con piccoli pezzi di terra, è l’arrivo del<br />
trattore e il dissodamento del terreno che ha portato un’infinità di squilibri, e oggi ne<br />
paghiamo le conseguenze.<br />
V. Merciadri: Fra l’altro oggi si è fatta anche una tavola rotonda, per favore può anticiparcene<br />
le conclusioni?<br />
Relatore: È meglio che sia il dott. Gurnari a darci delle delucidazioni su questo argomento.<br />
•78
Lorenzo Gurnari<br />
Relazione della Tavola Rotonda.<br />
Relaziono brevemente sui punti che sono emersi nell’incontro di stamane. Sono<br />
cinque punti. Si è partiti da questa importante iniziativa che è <strong>Coplanet</strong> per avviare<br />
un processo concreto di informazione e formazione sull’ambiente, sull’alimentazione.<br />
Il primo punto che è emerso e che potrebbe essere a nostro avviso anche il titolo stesso,<br />
è “educare ad una alimentazione sana”.<br />
Questo progetto prevede sicuramente la partecipazione di più soggetti pubblici e privati,<br />
perché attraverso questa collaborazione tra un po’ di pubblico e molto privato, si<br />
può riuscire a presentare un programma che dia informazione e formazione a vari<br />
livelli.<br />
Formazione attraverso un gruppo di lavoro, attraverso un gruppo di giovani che si facciano<br />
promotori di divulgare queste informazioni a livello internazionale, formazione<br />
delle scolaresche, dei corsisti, degli studenti, per educarli a una sana alimentazione, a<br />
un tenore di vita più equilibrato.<br />
Questo progetto, promosso dalla RedGFU, vede il coinvolgimento di un gruppo di<br />
lavoro interdisciplinare e intercontinentale, attraverso questo confronto tra culture,<br />
con la partecipazione di esponenti italiani, spagnoli, cileni, messicani e tanti altri, e di<br />
chimici, agronomi, biologi, psicologi e medici, ognuno dei quali, a mio avviso, ha un<br />
ruolo importante nell’attuazione del programma nella società e nel luogo in cui vive.<br />
Questo progetto in parte è già applicato in Messico con il titolo “Città solidale e salutare”,<br />
vede il coinvolgimento e l’integrazione di varie figure, istituzioni pubbliche,<br />
medici, psicologi, famiglie, ragazzi.<br />
Gli altri punti del progetto riguardano in linea di massima la produzione in maniera<br />
biologica, per garantire la bio-diversità. Solo di “chichercuia” (?), di questa leguminosa<br />
tanto importante, ricca dal punto di vista nutrizionale, ce ne sono 3500 varietà,<br />
quindi manteniamo la bio-diversità.<br />
La bio-diversità nei fagioli, negli ortaggi, ben vengano le carote rosse, le carote nere,<br />
le carote arancione, manteniamo tutto questo.<br />
Un altro punto è educare i produttori al controllo biologico, alla produzione biologica<br />
e non al prodotto biologico, il prodotto non è altro che la risultante di questa attività.<br />
Concludo dicendo che ci siamo presi un impegno, ci siamo dati dei tempi e a partire da<br />
oggi avremo circa 180 giorni per la presentazione di un progetto-programma che sarà<br />
elaborato e messo insieme all’interno della RedGFU. Personalmente mi farò carico di<br />
chiedere la partecipazione della FAO, come organismo proponente, la partecipazione<br />
del Ministero dell’agricoltura e, attraverso direttive comunitarie che sono di fatto già<br />
attivate, si potrà attingere a dei finanziamenti. Quello che verrà fuori a livello finanziario<br />
lo sapremo solo dopo di che il progetto sarà presentato.<br />
L’augurio che noi facciamo a questo programma è che al prossimo <strong>Coplanet</strong> possa già<br />
essere stato applicato, in modo da poter presentare un sunto del lavoro fatto e quello<br />
che si andrà a fare.<br />
79 •
Si auspica la collaborazione di tutti, ci sarà sicuramente uno scambio di e-mail, tutti i<br />
suggerimenti saranno sicuramente valutati e, come si dice in gergo, si parte.<br />
Vi ringrazio.<br />
Dhanya Bozzini,<br />
Rappresentante nazionale del movimento Sufi<br />
L’importanza dell’armonia<br />
per la salute e il benessere.<br />
L’inquietudine che si trova oggi giorno in tutto il mondo, le guerre, le difficoltà fra<br />
le nazioni, l’odio che esiste fra la gente delle diverse religioni, delle diverse culture,<br />
il grido di miseria che arriva da tutte le parti, ci fa pensare a cosa si può fare<br />
per trovare una soluzione a questo grido dell’umanità.<br />
Ciò che oggi le diverse istituzioni cercano di fare è di estinguere i fuochi che si accendono<br />
continuamente qua e là nel mondo, ma questo non potrà mai risolvere il problema<br />
mondiale.<br />
La prima cosa che si dovrebbe ricordare è che qualsiasi attività è connessa ad un’altra,<br />
e che quando si mette in ordine una cosa, un’altra si guasta, è come quando una persona<br />
è malata e ha bisogno di sonno e di una dieta sana, se dorme soltanto senza la<br />
giusta dieta, non avrà alcun beneficio, né l’aiuterà una dieta sana senza il giusto riposo.<br />
E così mentre i problemi economici vengono sistemati, sorgono problemi politici.<br />
Quando si considerano questioni sociali, si manifestano difficoltà morali, perciò se si<br />
vuol servire l’umanità nel ruolo di ricostruzione che è il dovere e la responsabilità di<br />
ogni anima sensibile, qualsiasi rango, posizione o qualifica una persona possa avere<br />
nella vita, per prima cosa si deve studiare quale sarà il rimedio per tutte le malattie che<br />
si manifestano nella vita odierna.<br />
La cosa principale che può realmente aiutare in ogni direzione della vita è il cambiamento<br />
di atteggiamento dell’umanità e l’atteggiamento può essere cambiato tramite<br />
lo sviluppo morale, spirituale e religioso.<br />
L’umanità è talmente assorbita nei piaceri, nei dolori e nei problemi della vita che l’uomo<br />
non trova il tempo per pensare quale grande privilegio è essere un essere umano.<br />
Senza dubbio la vita contiene più dolori che piaceri, e quelli che consideriamo piaceri<br />
costano così tanto rispetto ai dolori, che anche i così detti piaceri alla fine diventano<br />
dolori.<br />
E così, essendo totalmente assorbito dall’aspetto terreno dell’esistenza, l’uomo non<br />
crea niente altro che dolore nella vita. Ma fino a che non cambia la sia visione della<br />
vita, non può capire il privilegio di essere umano.<br />
Tuttavia, nonostante tutti i lamenti, che poi non sono altro che autocommiserazioni,<br />
se si chiedesse ad una persona infelice: “Preferisce essere una roccia o un albero?” la<br />
risposta sarà che certamente preferisce soffrire come essere umano, piuttosto che essere<br />
una roccia.<br />
Questo dimostra che se la vita umana è paragonata ad altri aspetti della vita, mostra<br />
la sua grandezza ed il suo privilegio, ma se l’uomo non fa un confronto con altre forme<br />
•80
di vita sarà sempre malcontento e i suoi occhi non vedranno il privilegio di cui gode<br />
come essere umano.<br />
E così siamo capiamo che cambiare l’atteggiamento dell’umanità è possibile solo se<br />
l’uomo cambia innanzi tutto il suo atteggiamento.<br />
Non ha mai funzionato, e non funzionerà mai, dire che loro, gli altri, chiunque essi<br />
siano, devono cambiare, no, siamo noi che dobbiamo cambiare noi stessi se vogliamo<br />
essere utili all’umanità.<br />
Ognuno per sé, perché non si può mai cambiare attraverso un’altra persona nonostante<br />
tutti provino a farlo. Se mia moglie non cambia questo, se il mio amico non cambia<br />
quello, se il governo non cambia, e così via. No, questo non funzionerà mai.<br />
La domanda che ovviamente può sorgere adesso è: “Ma come possiamo cambiare noi<br />
stessi?”. Come vi ho già detto: tramite lo sviluppo morale, spirituale e religioso.<br />
Ma queste sono parole, che cosa può aiutare questo sviluppo? Con questa domanda<br />
arrivo alla parola chiave del titolo del mio discorso, cioè: armonia.<br />
Più cerchiamo di metterci in armonia con noi stessi, più saremo capaci di metterci in<br />
armonia con il nostro ambiente e più armonia potremo creare intorno a noi.<br />
Il nostro mondo comincia in noi, non in America, Spagna o Svizzera.<br />
Da dove viene la tendenza all’armonia e da dove viene la tendenza alla disarmonia?<br />
La tendenza naturale di ogni anima è verso l’armonia e la tendenza alla disarmonia è<br />
uno stato mentale innaturale o una situazione innaturale.<br />
Il fatto stesso che non sia naturale la rende priva di bellezza. Psicologicamente l’uomo<br />
reagisce sia all’armonia che alla disarmonia, non può evitarlo, perché per natura è<br />
fatto così, risponde mentalmente e fisicamente a tutto ciò che gli si presenta sia di<br />
armonioso che di disarmonioso.<br />
L’insegnamento di Cristo “non opporti al male” suggerisce di non rispondere alla disarmonia.<br />
Per esempio una parola di gentilezza, di simpatia, un’azione d’amore e d’affetto<br />
suscita una reazione, ma anche una parola offensiva, un’azione di rivolta, o di odio<br />
genera una reazione e questa reazione accrescerà la disarmonia nel mondo.<br />
Chi si lascia prendere dalla disarmonia permette alla disarmonia di moltiplicarsi, se una<br />
persona viene insultata, la sua tendenza naturale è di rispondere insultando a sua<br />
volta, ancora di più l’altra persona. Con ciò ottiene una soddisfazione momentanea<br />
per avere risposto a tono, ma così ha risposto ad una forza esteriore e le due forze,<br />
essendo l’una negativa e l’altra positiva, accrescono la disarmonia.<br />
Però non opporsi al male non significa accogliere il male in se stessi, significa soltanto<br />
non rinviare la disarmonia diretta contro di noi, come farebbe un tennista che rimanda<br />
indietro la palla con la racchetta, ma non vuol dire neppure che dobbiamo raccogliere<br />
la palla, del tutto indifesi.<br />
La tendenza verso l’armonia può essere paragonata ad uno scoglio sul mare, malgrado<br />
il vento, malgrado la tempesta lo scoglio rimane fermo, le onde giungono a tutta<br />
forza ma lo scoglio resiste, sopporta tutto, lascia che le onde gli sbattano contro.<br />
Lottando contro la disarmonia, la si aumenta, non lottandovi contro non si alimenta il<br />
fuoco che altrimenti divamperebbe in modo distruttivo.<br />
Ma non c’è dubbio che più saggi diventiamo più difficoltà abbiamo da affrontare, perché<br />
ogni sorta di disarmonia ci potrà colpire proprio perché non la condividiamo, ma<br />
allo stesso tempo ci rendiamo conto che sopportare tutte queste difficoltà, ha contribuito<br />
ad eliminare una disarmonia che avrebbe potuto moltiplicarsi, e questo serve<br />
senz’altro a migliorare anche in piccolissima misura l’atteggiamento dell’umanità.<br />
Pensiamo ad una goccia d’olio sull’acqua.<br />
Tuttavia tutto questo non è senza frutto per noi, in quanto ogni volta che sopportiamo<br />
saldamente la disarmonia aumentiamo la nostra forza, il nostro magnetismo,<br />
81 •
anche se apparentemente la nostra può sembrare una sconfitta, e quando quel<br />
momento sarà passato, la persona a cui si è resistito comprenderà che la sconfitta è<br />
sua.<br />
La vita nel mondo produce continui stridori e più ci si affina più dura diventa la vita.<br />
Viene il tempo in cui più una persona è sincera e benevola, gentile e comprensiva, peggio<br />
vanno per lei le cose. Se si scoraggia affonda, se invece non perde il coraggio si<br />
accorge che non ha avuto solo svantaggi nella vita perché la sua energia un giorno<br />
arriverà ad un tale stadio, ad un tale grado di potere che la sua sola presenza, la sua<br />
parola, la sua intuizione, saranno sufficienti a controllare i pensieri, i sentimenti e le<br />
azioni degli altri.<br />
Tutto ciò non è facile, ma si sa che quello che si ottiene facilmente non dà molta soddisfazione.<br />
Più si deve lottare, ovviamente con se stessi, per ottenere qualcosa, più soddisfazione<br />
ci darà.<br />
Il benessere non dipende mai da fatti esteriori ma solo da noi stessi, la parola stessa lo<br />
dice: ben-essere, non ben-avere.<br />
La persona saggia evita le azioni che mancano di ritmo perché non c’è armonia senza<br />
un ritmo saldo, cerca, cioè, di tenere il proprio ritmo sotto il controllo della pazienza,<br />
non pronuncia alcuna parola prima del momento giusto, né risponde prima che la<br />
domanda sia interamente esposta. Una parola contraddittoria è da lei considerata una<br />
dissonanza, a meno che sia pronunciata in un dibattito, e anche allora cerca di far si<br />
che crei un accordo armonioso.<br />
La tendenza contraddittoria nell’uomo finisce per sfociare in passione, fino al punto di<br />
contraddire la sua stessa idea se capita che questa sia esposta da altri.<br />
Invece chi riesce a mantenere il proprio ritmo diverrà forte, e il ritmo degli altri dovrà<br />
adeguarsi al suo.<br />
Questa qualità in Oriente è chiamata Mente Maestra, ma per rimanere saldi di fronte<br />
alla disarmonia che viene dall’esterno ci si deve prima esercitare per affrontare fermamente<br />
tutto ciò che viene da dentro, dal proprio Io, poiché è più difficile controllare il<br />
proprio Io che quello degli altri, e quando non si è capaci, e non si è riusciti a controllare<br />
se stessi è difficilissimo non essere intaccati dalla disarmonia esterna.<br />
Che cosa provoca disarmonia in noi stessi? La debolezza. Debolezza fisica o/e mentale,<br />
ma sempre debolezza.<br />
Molto spesso si riscontra che una malattia fisica causa disarmonia e tendenze disarmoniche,<br />
inoltre ci sono molte malattie della mente che gli scienziati di oggi non hanno<br />
ancora scoperto. Talvolta persone la cui mente è effettivamente malata vengono considerate<br />
sane, e poiché non si presta abbastanza attenzione ai difetti inerenti alle<br />
malattie della mente, queste persone non hanno mai avuto la possibilità di notarli in<br />
se stessi. Trovano continuamente difetti negli altri con cui lavorano in ufficio, magari<br />
in una buona posizione, o nelle persone a casa, e dovunque causano disarmonia.<br />
Nessuno ci bada perché per essere trattati da pazzi occorre prima essere riconosciuti<br />
come tali.<br />
La causa di ogni sconforto e fallimento è la disarmonia, e la cosa più utile oggi all’educazione<br />
è insegnare il senso d’armonia, sviluppare l’armonia nei bambini. Portarla alla<br />
loro attenzione non è così difficile come sembra, ciò che occorre è indicare ai giovani<br />
i vari aspetti dell’armonia in tutte le manifestazioni della vita, per esempio in ogni<br />
manifestazione della bellezza, nella musica, nella poesia, nella scrittura, nell’arte, e<br />
specialmente nella bellezza della Natura.<br />
Se noi cerchiamo bellezza in tutto ciò che vediamo e sentiamo, possiamo trasmetterla<br />
agli altri.<br />
Bellezza è armonia, e l’armonia si trova dove è la pace, non la pace nel mondo che nes-<br />
•82
suno può creare, ma la pace in noi stessi, per dare pace agli altri.<br />
Nessun rimedio è più forte della pace, le medicine possono aiutare ma solo fino ad un<br />
certo punto, per esempio la medicina può aiutare il corpo, ma non la mente, il trattamento<br />
psicologico può forse aiutare la mente, ma non l’anima.<br />
Tutte queste cose, cioè medicine e trattamenti psicologici, vengono da fuori e il<br />
paziente diventerà dipendente da loro, mentre nel processo meditativo il paziente<br />
crea il suo rimedio da se stesso.<br />
Riassumendo:<br />
la salute è l’armonia della mente e del corpo<br />
l’armonia della mente è creata tramite il comando dei pensieri e il controllo dei sensi<br />
l’attività e il riposo dei sensi dovrebbero essere regolati, poiché il magnetismo della<br />
mente è mantenuto quando la mente può essere mantenuta ferma nei pensieri armoniosi<br />
i pensieri, le parole e le azioni armoniosi, positivi e ottimisti, sono la fonte del nostro<br />
benessere ed equilibrio.<br />
Gustavo Toro,<br />
Maestro della RedGFU<br />
Conclusioni.<br />
83 •
•84<br />
PONZANO VENETO<br />
Hotel Relais Monaco,<br />
20 giugno 2004<br />
COSCIENZA E SPIRITUALITÀ
Giangiorgio Pasqualotto,<br />
Facoltà di Filosofia, Università di Padova<br />
Dialogo tra Occidente e Oriente.<br />
Io credo che molte volte sia necessario fare una pausa di riflessione e pensare e ripensare<br />
ai termini, alle parole e ai concetti che noi usiamo. Quindi quando parliamo di<br />
dialogo interculturale, e poi di dialogo interculturale tra Oriente e Occidente dobbiamo<br />
fare una serie di precisazioni che riguardano la parola e il concetto “dialogo”,<br />
la parola e il concetto “interculturale” e anche i termini e i concetti di “Oriente” e<br />
“Occidente”.<br />
Cominciamo con la parola “dialogo”. La parola dialogo è fin troppo usata in questi<br />
periodi, anche perché giustamente, in presenza di grandi conflitti, ci invoca il dialogo.<br />
Ma che cosa si intende per dialogo? Ci sono sostanzialmente due modi di intendere il<br />
dialogo. Ce ne sono molti, ma io semplifico e li riduco a due.<br />
Un modo fondamentale, quello più comune, più superficiale, è quello di considerare il<br />
dialogo l’equivalente di un incontro nel quale si confrontano delle idee, si confrontano<br />
delle opinioni, si confrontano delle posizioni, ma - questo è il punto fondamentale<br />
- in questo tipo di dialogo ognuno pensa che la propria posizione, la propria opinione,<br />
la propria idea sia quella vera.<br />
Quindi, in questo tipo di dialogo, ognuno dei dialoganti cerca di convincere l’altro<br />
delle proprie opinioni, della propria verità, e questo nella migliore delle ipotesi.<br />
Quindi a questo livello di dialogo, come equivalente, come sinonimo di confronto,<br />
abbiamo due dialoganti che nella maggior parte dei casi quando hanno finito l’incontro<br />
vanno a casa con le stesse idee che avevano prima. Quindi è un dialogo che non<br />
serve a niente, o serve a pochissimo.<br />
Invece io credo, assieme a Raymond Panicar, ma prima di lui, soprattutto, Socrate e<br />
Platone, che il vero dialogo sia il dialogo radicale cioè il dialogo profondo.<br />
Quello che Raymond Panicar chiama “dialogo dialogale” e che Socrate, appunto, diceva:<br />
“dialogo che mette a rischio la propria vita”.<br />
Cosa si intende con questo? Si intende un dialogo in cui gli interlocutori, i dialoganti,<br />
si confrontano senza nessun pregiudizio, cioè si confrontano con mente aperta, aperta<br />
al punto da essere disposti a mettere in discussione anche le verità, le opinioni, le<br />
idee, le certezze che essi hanno.<br />
Allora voi capite che questo è il dialogo più radicale, perché è anche il più pericoloso,<br />
perché ogni volta che noi dialoghiamo in questo modo mettiamo a repentaglio, mettiamo<br />
a rischio le nostre sicurezze o le sicurezze che costituiscono la nostra identità.<br />
Quindi è un dialogo rarissimo, difficilissimo da trovare, ma io credo che, soprattutto in<br />
questi periodi estremamente duri nei confronti delle relazioni internazionali, tra popoli,<br />
tra etnie, questa sia la via da seguire, altrimenti potremmo andare avanti per decine<br />
d’anni e forse secoli a fare dei confronti in cui ognuno resta della propria opinione.<br />
Questa è la prima precisazione, quindi dialogo dialogale o dialogo radicale.<br />
La seconda precisazione riguarda il concetto e il termine di “intercultura”. Anche qui,<br />
in questi ultimi 5–10 anni, questo aggettivo “interculturale” e questo concetto “intercultura”<br />
si sono fatti strada, molta strada e ormai non c’è convegno in cui non si parli<br />
di intercultura.<br />
85 •
Ma, che cosa intendiamo per intercultura? Anche qui bisogna stare attenti e fare delle<br />
precisazioni. Quando noi parliamo di intercultura, abbiamo questo pregiudizio, questo<br />
preconcetto che ci sono tante culture, ognuna delle quali ha una propria identità<br />
particolare, fissa, autonoma, e nella migliore delle ipotesi, facciamo una prospettiva,<br />
pensiamo ad un quadro in cui queste diverse culture si incontrano e dialogano.<br />
Di solito dialogano nel senso del termine che abbiamo visto prima.<br />
Invece io credo che il concetto stesso di intercultura vada profondamente rivisto, e<br />
vada rivisto non perché lo dico io, ma perché ormai gli studi antropologici, più che<br />
quelli filosofici, gli studi dell’antropologia contemporanea, almeno da vent’anni a questa<br />
parte, faccio alcuni nomi: Amsell, Affergan, Chilani, grandi antropologi contemporanei<br />
che hanno chiarito una volta per tutte che le culture con esistono. Non spaventatevi,<br />
non è che non esistano in senso banale. Le culture intese come universi chiusi,<br />
come atomi, le culture intese con una identità assolutamente impermeabile, non esistono.<br />
E non sono mai esistite!<br />
Allora che cosa vuol dire questo in positivo? Vuol dire che tutte le culture, oggi, come<br />
500 anni fa, come 2000 anni fa, come 3000 anni fa, tutte le culture sono prodotti interculturali,<br />
cioè le culture in sé e per sé non esistono, ma si continuano a produrre, fare<br />
e disfare, modificare, trasformare, in rapporto una all’altra.<br />
Faccio degli esempi banali che appartengono in particolare alla nostra radice <strong>eu</strong>ropea,<br />
soprattutto la mia generazione e ancora più la generazione che mi ha preceduto, è<br />
cresciuta in una mitologia, che poi si è trasformata anche in ideologia, per cui la cultura<br />
greca prima e la cultura romana, la cultura latina poi, erano due pilastri della cultura<br />
moderna <strong>eu</strong>ropea.<br />
Certamente sono due pilastri fondamentali, ma noi li abbiamo sempre intesi come due<br />
cose perfettamente omogenee, come dire, due oggetti dai limiti perfettamente lisci ed<br />
esatti, e invece, anche qui alla luce degli ultimi 50 anni di studi, si è visto che per esempio<br />
la cultura greca si è formata costantemente in contatto con altre culture e che alla<br />
radice della cultura greca non c’è affatto un qualcosa di autoctono, di indigeno, di<br />
etnico, ma esiste un’enorme quantità di rapporti che alcuni greci di alcune regioni<br />
hanno avuto con tutti i popoli del Mediterraneo, non solo i Fenici, non solo i Traci, ma<br />
anche gli Egizi e addirittura gli Etiopi attraverso gli Egizi.<br />
Cioè, c’è stato addirittura Bernard che ha scritto un’opera particolarmente provocatoria<br />
intitolata “Atena nera” per mostrare che una parte significativa della cultura greca<br />
ha le sue radici in Africa.<br />
Questa è una tesi che poi è stata in parte smentita, ma non del tutto, si è dovuto riconoscere<br />
che in parte Bernard aveva ragione.<br />
Quindi la cultura greca non è greca, è stata plasmata in modo particolare dai greci, ma<br />
la cultura greca ha raccolto e messo in ordine una quantità enorme di apporti che non<br />
erano greci.<br />
Non parliamo poi della cultura romana, perché la cultura romana, di per sé, non esiste,<br />
nel senso che la lingua latina ha consentito ad una enorme quantità di popoli che<br />
venivano dall’Africa, dall’Asia, dalla Spagna, dal Medio Oriente, di accedere alla grande<br />
città di Roma e di rappresentarsi.<br />
Ma la cultura latina è in gran parte prodotta da altro. Vi faccio l’esempio più eclatante,<br />
il più grande filosofo latino è un filosofo spagnolo: Seneca.<br />
Il più grande teologo latino è S. Agostino che era nord africano.<br />
Quindi, questi pochi esempi - potremmo andare avanti parlando dell’India, della Cina,<br />
parlando ai giorni nostri degli Stati Uniti - mostrano che le culture non esistono, se noi<br />
intendiamo le culture come organismi autonomi, chiusi, monolitici.<br />
Le culture quindi si producono, si creano e si disfano solo nei rapporti tra di loro.<br />
•86
Questo è un punto di vista molto radicale e molto<br />
importante, perché questo vuol dire che le culture non<br />
è che prima ci sono e poi si mettono in contatto, ma le<br />
culture esistono solo attraverso i contatti, cioè, solo<br />
attraverso le relazioni.<br />
E qui vengo all’ultimo e terzo punto del mio discorso.<br />
Il ragionamento che abbiamo fatto a proposito del dialogo<br />
e del concetto di intercultura a che cosa ci porta?<br />
Ci porta direttamente a riflettere in modo problematico,<br />
in modo radicale, sul concetto di identità. Questo è il punto fondamentale!<br />
Voi sapete che è un punto fondamentale non solo dal punto di vista teoretico, teorico,<br />
astratto, ma anche un punto fondamentale in una prospettiva etica, politica, sociale,<br />
in questi anni, anche a pochi kilometri dall’Italia, abbiamo avuto delle tragedie etniche,<br />
umanitarie dovute ad un’interpretazione troppo stretta, troppo unilaterale dell’identità<br />
etnica.<br />
Quindi è inutile che vi stia qui a dire che questo è un ragionamento che non ha un<br />
valore formale, ha un valore fondamentale anche per i nostri comportamenti nella vita<br />
quotidiana.<br />
A questo proposito allora che cosa propongo per verificare la consistenza di questo<br />
concetto di identità? Propongo che, per non fare gli <strong>eu</strong>rocentrici, si vada a vedere i<br />
punti alti, le zone alte del pensiero occidentale ma anche del pensiero orientale per<br />
vedere quali pensatori, quali filosofie, hanno pensato il concetto di identità in maniera<br />
diciamo dialettica o in maniera non atomistica, cioè non isolata. Mi permetto di fare<br />
alcuni rimandi molto semplici ma che implicano un po’ di erudizione.<br />
Per quanto riguarda la tradizione occidentale, sono richiami che molti di voi conoscono,<br />
e sono innanzi tutto i contenuti che ci ha trasmesso uno dei primi grandi filosofi<br />
greci, Eraclito, il quale, appunto sosteneva che l’arco e la lira svolgono le loro funzioni<br />
- questo è il suo frammento più famoso - loro attraverso una tensione di opposti.<br />
Se voi pensate all’arco e alla lira, appare immediatamente chiaro anche a chi non ha<br />
mai studiato filosofia, che è ovvio che un arco che abbia soltanto un polo e una lira che<br />
abbia soltanto un corno non funzionano.<br />
Perché l’arco riesca a far scattare la freccia ci devono essere due poli che sono in stretto<br />
contatto tra di loro, esattamente come i due corni della lira devono essere uniti da<br />
un’asticella di legno che permette alle corde di suonare.<br />
Cosa vuol dire questo? Vuol dire una cosa molto importante. Di solito nella storia della<br />
filosofia si dice che Eraclito è il filosofo della guerra, perché ha parlato di polo, niente<br />
di più sbagliato! È il filosofo dell’armonia, l’armonia che si attua attraverso la tensione<br />
di due opposti.<br />
Quindi la lira suona perché c’è questa tensione.<br />
Cosa vuol dire questo? Che il corno A e il corno B da soli non significano assolutamente<br />
nulla. Essi hanno una funzione, hanno una esistenza, hanno una realtà solo nel loro<br />
rapporto reciproco.<br />
Faccio un esempio banale che penso tutti voi conosciate: pensate ad un campo magneticooauncampo<br />
elettromagnetico. Nel campo elettromagnetico noi abbiamo il<br />
campo, il polo positivo, il polo negativo. Adesso, fate questo esperimento, provate a<br />
pensare ad uno di questi tre elementi da solo, senza gli altri due, non esiste.<br />
Il polo positivo, esiste solo in rapporto al polo negativo, in rapporto al campo che esso<br />
produce insieme all’altro. Un esperimento banalissimo che è assolutamente inconfutabile.<br />
La stessa cosa vale per le identità. Un’identità, da sola, non può fare niente, semplice-<br />
87 •
mente non esiste.<br />
Il secondo esempio che faccio della tradizione occidentale è un esempio più importante,<br />
più difficile anche, su cui però non mi soffermo, ed è tratto da Platone. Se voi andate<br />
alla fine del Sofista (259A - 259B) trovate il famoso ragionamento che Platone fa a<br />
proposito della esistenza del non essere.<br />
I grandi generi del pensiero cosa sono? Essere e non essere.<br />
Prima di Platone, soprattutto Parmenide aveva detto che il non essere non esiste, esiste<br />
solo l’essere.<br />
Platone, lo dico in maniera molto rapida ed elementare, dimostra che il non essere è<br />
fondamentale all’essere, per esistere.<br />
Quindi quando io dico che questo è un bicchiere, implicitamente definisco questo bicchiere<br />
anche attraverso tutto ciò che esso non è. Quando dico questo è un bicchiere è<br />
implicito che non è il tavolo, non è il microfono, non è una sala.<br />
Quindi, il non essere è assolutamente necessario per la conoscenza.<br />
E poi è necessario dal punto di vista ontologico, ma lasciamo stare.<br />
Quindi, Platone e poi quello che forse è il più conosciuto nella filosofia contemporanea,<br />
Hegel, che dico subito aveva dei fortissimi pregiudizi razziali, basta leggere le<br />
lezioni di filosofia della storia per accorgersi che razza di pregiudizi erano radicati nell’animo<br />
tedesco di Hegel. Ma a parte questo, dato che non si può giudicare il pensiero<br />
dei grandi pensatori in base solo alle biografie, a parte questo, Hegel ha un passaggio,<br />
o più passaggi, sul concetto di identità nella sua Storia della logica che sono eccezionali.<br />
In particolare uno in cui spiega che cosa è la relazione, anche qui, semplifico molto. Ci<br />
sono due tipi di relazione. C’è una relazione tra identità che si suppongono assolutamente<br />
diverse, e allora nascono grandissimi problemi, perché quando ho un punto A<br />
e un punto B, devo trovare una forza che si chiama Dio, che si chiama Stato, che si chiama<br />
Chiesa, una forza che colleghi A e B perché di per sé A e B sono separati, sono identità<br />
separate. Questo è quello che Hegel chiama “relazione estrinseca”, cioè è una relazione<br />
esterna. AeBpossono essere messe in relazione solo da C, da un altro. Che sia<br />
una forza storica o una forza trascendente non ha importanza.<br />
L’altra relazione, quella che per Hegel è più importante e che è fondamentale anche<br />
per il nostro discorso, è quella che si chiama “relazione intrinseca”, e che cosa dice questo<br />
concetto di relazione? Dice che A e B, tutti e due, non sussistono autonomamente,<br />
ma sussistono soltanto con e attraverso le relazioni che le costituiscono.<br />
Quindi A c’è solo perché in relazione a B, C, D e tutto quello che volete, e B solo perché<br />
è in relazione con tutto il resto: A, D, C, ecc.<br />
Quindi in altro modo si può dire che questa relazione intrinseca è una relazione costitutiva,<br />
che costituisce i termini della relazione.<br />
Vi faccio un esempio banalissimo che non è né di Platone né di altri, è solo mio per<br />
motivi di semplificazione. Se voi prendete un punto, lo potete disegnare su un foglio<br />
o sulla lavagna come se fosse una cosa isolata e poi ne potete mettere un altro.<br />
Il punto ovviamente indica l’identità, un punto può essere disegnato anche in un altro<br />
modo, anche geometricamente è corretto dire che un punto è il luogo di incrocio di<br />
almeno due linee.<br />
Non è un esempio molto difficile, non occorre che vi faccia nessun disegno. Allora<br />
attenzione, non è che in questo modo il punto non esista, che cioè l’identità non esista,<br />
ma l’identità si definisce solo perché è costituita da almeno due,o virtualmente<br />
infinite linee.<br />
Ecco, il pensiero che ha più radicalmente elaborato questo tipo di identità costitutiva<br />
è un pensiero che non c’è in Occidente ma si è prodotto in Oriente.<br />
•88
Questo pensiero è il pensiero buddhista.<br />
Infatti, e adesso passo all’ultima parte della mia piccola relazione, se andiamo a vedere<br />
quali sono i grandi punti della tradizione orientale che parlano di identità in questo<br />
modo, cioè identità molteplice o relazionale, vediamo sostanzialmente due grandi<br />
tradizioni, la tradizione cinese e la tradizione indiana.<br />
In particolare all’interno della tradizione indiana troviamo il Buddhismo e all’interno<br />
della tradizione cinese il Taoismo.<br />
All’interno della tradizione buddhista io cerco di focalizzare il punto da cui si può partire<br />
per descrivere ciò che ho appena detto, cioè, il punto visto come intersezione di<br />
linee.<br />
E nonostante che il canone buddhista sia formato da quindicimila pagine, in realtà<br />
questa idea è contenuta in tre parole, anzi in una parola che è contenuta in una frase,<br />
la frase è: “Sab dam anatta”. Sab vuol dire tutti. Dam vuol dire realtà, tutte le cose che<br />
esistono a vari livelli, per cui dam indica la realtà, sia quella materiale, sia quella psicologica,<br />
sia quella spirituale e addirittura la divinità. Dam vuol dire tutto ciò che esiste<br />
ai diversi livelli.<br />
Sam dam = tutte le realtà<br />
Anatta, questa è la parola chiave della tradizione buddhista. Anatta che cosa vuol<br />
dire? Non sé. Cioè, tutte le realtà sono prive di sé.<br />
Attenzione, qui bisogna fare un passo indietro e ricordare che per secoli questa frase,<br />
questo concetto di Anatta, è stato interpretato dagli occidentali come una parola con<br />
valore nichilistico, cioè come se il Buddha avesse detto. “Tutte le realtà non esistono”.<br />
Non è così! Vuol dire che tutte le realtà hanno un’esistenza, ma non una esistenza<br />
autonoma, hanno un’esistenza relazionale, esattamente come abbiamo visto nei primi<br />
esempi e in quest’ultimo del punto.<br />
Quindi si comprende che tutte le realtà esistenti hanno bisogno di altro per esistere, il<br />
Buddha non dice: ”Sbagliano dal punto di vista teorico”, ma dice. “finiranno male”,<br />
nel senso che saranno preda del dolore. Tanto è vero che nel Damapada 279 si dice<br />
”Sab dam anatt?”. E il 278 dice” Sab dam annicc?”, cioè impermanente. Se non si capisce<br />
che tutte le cose sono impermanenti e prive di sé, si finisce col soffrire per tutta la<br />
vita.<br />
Molto rapidamente faccio due citazioni che interessano questo discorso della relazionalità<br />
di ogni elemento, sia per quanto riguarda la tradizione taoista che per quanto<br />
riguarda la tradizione confuciana.<br />
Lo dico in termini molto rapidi, uno degli elementi fondamentali della dottrina di<br />
Confucio, dico dottrina e non religione, e a ragion veduta, perché il Confucianesimo<br />
non è una religione, è un etica pubblica. Il Confucianesimo è fondato sul concetto di<br />
Ren che vuol dire Umanità o benevolenza.<br />
Ora ciascun uomo per realizzare la propria umanità, per realizzare il proprio Ren, di<br />
cosa ha bisogno? Ha bisogno delle cinque relazioni che Confucio stabilisce:<br />
relazione inferiore superiore, cioè suddito e sovrano<br />
relazione tra marito e moglie<br />
relazione fra fratello e sorella<br />
relazione tra padre e figlio, ovviamente madre e figlio<br />
relazione tra amici.<br />
Queste sono le cinque relazioni di cui parla il Confucianesimo.<br />
Ancor oggi, nonostante la modernizzazione, la Cina è dominata da questa idea, che<br />
un individuo da solo non esiste, cioè ciascuno di noi esiste in quanto parte integrante<br />
di una comunità, che sia una comunità ristretta come la famiglia, come il villaggio, che<br />
sia la comunità dello Stato, della Chiesa o della Nazione, non ha importanza.<br />
89 •
Un individuo privato di questa relazione non esiste, e questo è molto importante<br />
anche ai giorni nostri perché quando parliamo con i cinesi di diritti umani dobbiamo<br />
ricordare questo, altrimenti non ci capiamo. La storia dei diritti umani in Occidente è<br />
storia di documenti che iniziano tutti con: “Dobbiamo preservare i diritti dell’individuo”<br />
questa è la nostra grande tradizione, dall’Habeas corpus fino alla dichiarazione<br />
di indipendenza degli Stati Uniti, e poi nella dichiarazione dell’ONU del 1948. Questa<br />
è la nostra dichiarazione e se noi vogliamo esportare questa formula in Asia, non solo<br />
in Cina, troveremo delle grandi difficoltà.<br />
“Se stesso” vuole dire che ha un valore autonomo, è considerato qualcosa di negativo,<br />
è come se una cellula volesse separarsi dal tessuto in cui è, e dicesse “io sono più importante<br />
del tessuto”.<br />
L’ultimo esempio che volevo farvi è quello taoista. Il taoismo ha avuto un influsso<br />
molto meno forte nella storia della cultura cinese, ma in modo sotterraneo ha sostenuto<br />
per 3500 anni il substrato religioso popolare della Cina.<br />
Il Taoismo è fondato sul concetto di Tao che normalmente si traduce con “Via”, energia<br />
cosmica o altro.<br />
Ebbene, questo Tao che possiamo dire Principio o Assoluto, non esiste se non attraverso<br />
due modalità fondamentali che sono lo Yin e lo Yang, cioè la sua modalità per così<br />
dire luminosa, attiva (Yang) e la sua modalità oscura, passiva (Yin).<br />
Ora, l’analogia tra questa energia che governa tutte le cose, dalle piante a noi stessi,<br />
agli Stati, ecc., e lo Yin e lo Yang, è una analogia che troviamo nel rapporto tra campo<br />
e polo magnetico positivo e polo magnetico negativo.<br />
Cioè, in sostanza, cosa si dice? Si dice che ogni Tao, che sia il Tao di questo bicchiere,<br />
di quella pianta, o nostro, cioè ogni energia che si concretizza, non lo fa da sola, ma<br />
lo fa attraverso due modalità che si alternano.<br />
Facciamo un esempio classico, un esempio taoistico: prendiamo una montagna, la<br />
montagna ha un lato al sole Yang e un lato all’ombra Yin. Allora possiamo chiederci<br />
“esiste la montagna indipendentemente dal suo lato al sole e dal suo lato all’ombra?”.<br />
Ovviamente no.<br />
Quindi, non possiamo isolare la montagna da una parte e dall’altra, il lato ombra e il<br />
lato luce, ma d’altra parte non esiste nemmeno l’ombra da sola o la luce da sola.<br />
Dunque è una relazione trivalente.<br />
Ora, se si applica questo a tutte le manifestazioni della nostra esistenza, si arriva ad un<br />
punto comune a quelli che abbiamo visto in precedenza, e qual’è il punto? Il punto è<br />
sempre quello per cui ciascuna identità, in questo caso Yin e Yang, non si costruisce,<br />
non è attiva, non è potente, non esiste se non in rapporto alla sua opposta, anche profondamente<br />
diversa.<br />
Quindi, l’opposto non si esclude mai, l’opposto è la ragione di vita dell’altro opposto.<br />
Domanda: Ha dimostrato che nelle varie culture c’è un filo comune, dall’arco allo Yin<br />
e Yang. Vorrei alcune delucidazioni sul dialogo dialogante che ritengo molto importante.<br />
Io lo vedrei come una capacità di ascolto che per essere veramente profonda,<br />
implica la capacità di riuscire a mettersi in relazione con l’altra persona.<br />
Però quello che vorrei chiedere, secondo Lei, con il pensiero, con le filosofie, è possibile<br />
arrivare a questa capacità di ascolto, a questo dialogo dialogante, oppure ci deve<br />
essere una pratica più radicale, che dia la giusta importanza al pensiero stesso?<br />
Come lei ha detto, giustamente, Hegel aveva dei grandi picchi di pensiero, ma questi<br />
picchi di pensiero si traducevano in una vita, in una cosa che non era in relazione a<br />
questo. Non so se mi sono spiegato.<br />
•90
Relatore: Si, sono perfettamente d’accordo, anzi lei mi da l’occasione per dire che<br />
nonostante ci siano grandi punti in comune tra l’Oriente e l’Occidente su questi temi<br />
della relazione - badate però che sono pochissimi in Occidente, io li ho trovati con le<br />
lanternine - la maggioranza degli altri filosofi, degli altri pensatori la pensano in<br />
maniera diversa rispetto a quelli che ho citato. In Oriente è esattamente il contrario,<br />
cioè la maggioranza dei pensatori, dei fondatori di religioni, è naturalmente molto più<br />
vicina al concetto di relazione come l’abbiamo visto.<br />
A parte questo, se ci sono forti analogie, quindi un filo forte che lega i pensieri sulla<br />
relazione Oriente-Occidente, c’è però, a mio avviso, soprattutto nell’epoca moderna,<br />
una grande differenza: a partire dalla morte di Plotino, cioè dal III secolo d.C., dalla<br />
fine della filosofia greca, c’è stata una separazione tra la filosofia e il modo di vita,<br />
questo è il punto fondamentale. Cioè la filosofia è diventata esercizio teoretico raffinatissimo,<br />
certe volte molto più raffinato che in Oriente, ma si è per così dire separata<br />
dalla vita. È molto difficile capire il perché, sicuramente uno degli elementi più importanti<br />
è stata la nascita del cristianesimo, che ha assunto in sé l’elevata capacità di astrazione<br />
con la teologia, e nello stesso tempo la capacità di un’etica e di una proposta di<br />
esistenza concreta, e quindi ha praticamente tolto l’erba sotto ai piedi alla vecchia filosofia<br />
greca.<br />
Ma se andiamo agli inizi della filosofia greca, da Pitagora fino a Plotino compreso, si<br />
può riscoprire, non lo dico io, lo dice quel grande storico della filosofia antica che è<br />
Pierre Radeau che ha scritto un bellissimo libro Esercizi spirituali nella filosofia antica,<br />
dove appunto ricorda che anche in Occidente la filosofia per secoli è stata anche stile<br />
di vita, basta pensare alle grandi scuole epicuree storiche che sono quelle più famose,<br />
ma anche i pensieri di un certo tipo, profondi, raffinati, che avevano come scopo fondamentale<br />
quello dell’<strong>eu</strong> zen, del vivere bene e anche del morire bene, di avere una<br />
buona morte, cioè avevano direttamente a che fare con le cose principali della vita.<br />
Se noi in Occidente abbiamo avuto questa frattura da Plotino in poi, in Oriente questo<br />
non è mai avvenuto, perché se vedete la storia della filosofia indiana, dal Veda fino<br />
ad oggi, vi è una continuità, per cui ogni riflessione teoretica ha una finalità e anche<br />
delle conseguenze o dovrebbe avere delle conseguenze sul piano non tanto etico in<br />
senso astratto, ma proprio del comportamento, una trasformazione dei modi di vita<br />
individuali e collettivi.<br />
Lo stesso vale per il Buddhismo, per il Taoismo. Allora per farla breve, ci si può chiedere:<br />
“Ma perché c’è questa differenza?”. Io credo che uno degli elementi fondamentali<br />
che ha aiutato i popoli dell’Asia e dell’India a rendere, per così dire pratico, concreto<br />
il pensiero sia la meditazione, la pratica meditativa, la disciplina della meditazione<br />
o le molte forme di meditazione.<br />
Perché? Basta prendere qualsiasi manuale di meditazione, oppure prendere gli Yoga<br />
Sutra di Patanjali e vediamo che l’attenzione al corpo non è mai disgiunta dall’attenzione<br />
a ciò che avviene dentro il corpo, cioè nella mente e viceversa.<br />
Quindi, l’attenzione al corpo non è una distrazione rispetto alla profondità psicologica,<br />
anzi può essere la base per capire di più il mondo.<br />
Vi faccio un esempio molto semplice. Fino a pochi anni fa gli studiosi di Buddhismo<br />
pensavano che tutto quello che il Buddha aveva pensato, lo avesse elaborato in modo<br />
simile a quello dei nostri filosofi, che stanno seduti a tavolino a pensare o a riflettere<br />
e hanno creduto che la meditazione fosse questa.<br />
Invece ormai è stato provato, attraverso tutta una serie di ragionamenti basati sui testi,<br />
che tutto ciò che il Buddha ha scoperto, lo ha scoperto attraverso la meditazione, ma<br />
non la meditazione nel senso cartesiano, a cui siamo abituati noi, cioè meditazione su<br />
un oggetto che è concentrazione o visualizzazione, ma la meditazione della tradizio-<br />
91 •
ne buddhista e prima ancora brahmanica, che è innanzi tutto attenzione al pranayama,<br />
cioè alla respirazione.<br />
Quindi tutto ciò che il Buddha ha pensato è frutto della meditazione.<br />
Faccio un esempio ancora più semplice. Questo concetto di anatt?, per cui qualsiasi elemento<br />
esiste solo in relazione all’altro, è un ragionamento che avviene osservando<br />
l’andamento del respiro.<br />
Allora, provate, se inspirate, trattenete per un po’ il respiro e poi espirate, di cosa vi<br />
accorgete? Innanzi tutto di anicc?, cioè dell’impermanenza, il respiro non sta fermo un<br />
attimo. Ma la seconda cosa di cui vi accorgete subito anche se non avete letto neanche<br />
una riga di Buddhismo, è che il vostro respiro vi mostra la qualità anatt? della realtà.<br />
Perché? Perché non è mai vostro, voi non potete dire il “mio” respiro, perché il<br />
vostro respiro è vostro nella misura in cui tira dentro aria che non è vostra e rimanda<br />
ad altro, cioè all’esterno, l’aria che per un po’ è rimasta dentro di voi, ma il respiro<br />
quando è vostro? Mai.<br />
Anzi, se uno volesse trattenere questo respiro, farlo proprio, morirebbe, nel senso che<br />
farebbe una grande inspirazione e poi basta.<br />
Anche questo dimostra che però deve inspirare, cioè deve dipendere da altro da sé.<br />
Uno non respira da solo, ha bisogno dell’aria che è fuori di sé.<br />
Quindi questo concetto di anatt? che è stato tradotto in moltissimi modi, lo capiamo<br />
andando a vedere l’andamento del respiro.<br />
Non so se mi sono spiegato.<br />
Domanda: Qual’è nell’ambito <strong>eu</strong>ropeo attuale, nell’ambito accademico universitario, il<br />
livello di accettazione, di apertura e di dialogo? Che apertura esiste attualmente verso<br />
la visione orientale, verso la visione che lei stesso ci ha spiegato? Qual’è la realtà attuale<br />
nell’ambito accademico e universitario <strong>eu</strong>ropeo in campo filosofico?<br />
Relatore: Sarebbe piuttosto lungo fare la mappa <strong>eu</strong>ropea, ma è anche abbastanza<br />
semplice. Da un lato vi sono luoghi di eccellenza per lo studio delle civiltà orientali e<br />
delle lingue orientali, anche in Italia ne abbiamo due molto forti che sono l’Istituto<br />
Orientale di Napoli e l’Università Ca’ Foscari di Venezia che ha un corso di lingue orientali<br />
e di filosofie e religioni orientali.<br />
Ebbene questo è sicuramente un panorama molto positivo. In Europa poi, pensate soltanto<br />
alla SAOS a Londra, cioè uno dei più grandi Istituti per lo studio delle civiltà asiatiche<br />
ed africane, e questa è una realtà ormai consolidata.<br />
L’Italia ovviamente è arrivata un po’ dopo rispetto alla Francia, all’Inghilterra, anche<br />
per motivi storici, perché non è mai stata una potenza coloniale, quindi per esempio il<br />
Buddhismo in Italia sta movendo i primi passi da vent’anni, mentre in Inghilterra veniva<br />
studiato già alla fine dell’ ‘800.<br />
Però per me questa è una realtà positiva. Ma mi interessa di più quella parte<br />
dell’Accademia che produce esperimenti di intercultura, nel senso che dicevo prima,<br />
cioè di conoscenza delle altre culture con una propria consapevolezza della contaminazione,<br />
con la necessità di capire che noi siamo quello che siamo perché ci sono stati<br />
tanti altri che ci hanno prodotto in questa maniera,<br />
A questo livello penso che ci siano 5 o 6 persone in Europa: Franz Vimmer a Vienna che<br />
fa filosofia interculturale, Mal che è un indiano che ora insegna a Bonn, il terzo sempre<br />
in Germania è Kimerle che insegna ad Amburgo, e basta per quanto riguarda<br />
l’area tedesca.<br />
Per quanto riguarda l’area anglosassone, conosco soltanto il grande esperimento fatto<br />
negli ultimi cinquanta anni dall’università di Honolulu, che si raccoglie attorno alla rivi-<br />
•92
sta Philosophy - East and West, che però solo negli ultimi vent’anni ha prodotto cose<br />
molto importanti dal punto di vista interculturale.<br />
In Francia conosco soltanto un personaggio, magari ce ne sono molti altri, ma all’università<br />
di Parigi c’è soltanto François Julien, che ha la grande fortuna di avere una formazione<br />
come grecista, come studioso della lingua, letteratura e filosofia greca e<br />
anche come sinologo, e da tanti anni ormai si occupa soprattutto di Cina. Si rifà dal<br />
punto di vista interculturale a una importantissima lezione di Michèle Foucault.<br />
Michèle Foucault negli anni ‘80 aveva fatto una lezione eccezionale, che poi aveva<br />
messo anche per iscritto, sull’eterotopia. Spiego brevemente in che cosa consiste. La<br />
nostra identità acquisisce, vive e si arricchisce nella misura in cui si espone all’altro.<br />
Questa è un’idea, a dir la verità, che già aveva avuto George Bataille.<br />
Quindi Julien che cosa dice? Quanto più “altro” rispetto alla civiltà <strong>eu</strong>rocentrica, diciamo<br />
alle civiltà <strong>eu</strong>ropee, della Cina? Addirittura la scrittura è totalmente diversa, non è<br />
neanche alfabetica. Quanto diverso è il concetto dell’agire rispetto al nostro. Julien ha<br />
scritto tutta una serie di libri di cui vi consiglio per esempio l’eccellente testo tradotto<br />
in italiano da Einaudi Trattato dell’efficacia, dove mostra come il concetto di azione in<br />
Cina sia profondamente diverso da quello occidentale. Questo non per dire se è meglio<br />
il nostro concetto di azione o è meglio il concetto di azione visto dai cinesi, ma per<br />
approfondire, per confrontarci con qualcosa di totalmente “altro”. Siamo proprio sicuri<br />
che il nostro concetto di azione sia il migliore, sia quello più efficace, sia quello da<br />
prendere in considerazione come l’unico paradigmatico? In questo trattato ci sono<br />
delle pagine eccezionali in cui parla per esempio della guerra.<br />
Siamo proprio convinti che il concetto di guerra occidentale sia il migliore possibile?<br />
Vi lascio, perché se vi racconto come va a finire, vi tolgo la voglia di leggere questo bellissimo<br />
libro di Julien.<br />
Kalil Samir Kalil,<br />
Università Saint-Joseph di Beirut<br />
Il dialogo come cammino<br />
verso la coscienza e l’unione.<br />
Sono egiziano e attualmente insegno a Beirut e ogni tanto anche a Roma e a Parigi,<br />
ma principalmente insegno a Beirut nella linea dei rapporti islamo-cristiani<br />
all’Istituto delle Relazioni Islamo-cristiane e nel rapporto tra cultura e fede cristiana.<br />
Ed è in questo ambito che parlerò questa mattina. Il titolo mi è stato proposto, l’ho<br />
preso tale e quale.<br />
Arrivando qui, ho fatto un po’ conoscenza e mi sono detto: il titolo più giusto sarebbe<br />
“Il dialogo come cammino verso la pace, l’amore e la saggezza universale”. Ed è<br />
quello che vorrei sviluppare fermandomi più a lungo su che cosa può significare “dialogo”.<br />
La mia formazione è in partenza linguistica, perciò talvolta ci sarà qualche accenno di<br />
questo tipo.<br />
“Dialogo”: se prendo il dizionario dice è una conversazione tra due o più persone, e di<br />
93 •
fatti, dialogo viene da dia – due e logos - parola o ragione. Il dialogo è dunque uno<br />
scambio tra persone.<br />
Perché persone? Perché nella tradizione della parola greca la persona è caratterizzata<br />
dal fatto di avere la parola e la ragione. Parola e ragione sono collegate nel pensiero<br />
greco orientale.<br />
Allora il dialogo è tipico della persona, dell’essere umano o dell’essere divino.<br />
La tradizione biblica ci dice che il Logos era al principio; nella prima pagina della Bibbia<br />
Dio crea dicendo “sia”, ed “è”.<br />
E questa tradizione è ripresa nel Corano quando si dice che Dio ha creato tutto con il<br />
“kon” che è “sia”.<br />
E la tradizione Sufi svilupperà questa parola “kon” formata dalle due lettere k e n.<br />
La parola è dunque creatrice. Il dialogo è fatto dallo scambio di due parole ognuna<br />
creatrice, creatrice di me, creatrice dell’altro e creatrice attraverso il dialogo di una<br />
nuova persona, perché dialogando sono un altro, altrimenti non è più dialogo ma due<br />
mono-loghi.<br />
Come nell’idea sviluppata in modo bellissimo dal Prof. Pasqualotto, il dialogo è tra due<br />
opposti, spesso, comunque, tra due diversi se non opposti, e questo dialogo, nella tradizione<br />
biblica, sta all’origine di tutto, anche dell’Universo. Dio ha promosso con la sua<br />
parola creatrice il dialogo con l’Universo.<br />
Lo ha fatto “essere”, e dalla prima pagina si vede questo dialogo tra Dio e Adamo. Nel<br />
Corano lo abbiamo in un modo diverso, ma nella tradizione biblica Dio viene e dice:<br />
“Adamo dove sei?”<br />
“Mi sono nascosto”.<br />
“Come mai?”<br />
“Ho avuto paura”.<br />
“Paura? Ma di che?”<br />
“Perché sono nudo”.<br />
“Come, sei nudo? E chi te lo ha detto? Ma eri sempre nudo”.<br />
È la coscienza. Tutto comincia con un dialogo. E nell’altro modello della tradizione<br />
biblica, nella tradizione cristiana, in principio era il Logos, era il Verbo, la Parola che<br />
sarà però umanizzata nella persona di Gesù.<br />
Allora il dialogo è presente nella nostra tradizione mediterranea, <strong>eu</strong>ropea, araba e<br />
anche si è esteso in tutto il mondo occidentale: nella nostra tradizione la parola è iniziatrice<br />
e creatrice ed è in Dio che è l’essenza.<br />
Alcuni teologi arabi - quando dico teologi arabi, intendo arabi cristiani - dicono che<br />
DioèlaRes, la cosa, la realtà cioè più che la cosa, la realtà e tutto il resto che ne deriva.<br />
La realtà iniziale è dunque già dialogante ed è credo - io capisco così - il concetto di<br />
trinità che è vero, più che le tre persone, però ho trovato una parola nella vostra preghiera<br />
che mi ha molto toccato perché la ritrovo tra i pensatori arabi cristiani, Dio è<br />
Padre Unimultiple. Unimultiple è la traduzione esatta dei trattati che abbiamo in<br />
arabo.<br />
Il che significa che dentro Dio c’è il dialogo, perché è multiplo, ma è un dialogo portato<br />
a un grado impossibile a livello umano, il grado dell’unione, uni-multiple.<br />
Lo esprimiamo con parole inadatte parlando di tre persone in una. Il senso è che Dio<br />
in sé è dialogo.<br />
Giovanni dirà che è amore, non si poteva esprimere meglio il dialogo. Allora il dialogo<br />
è nell’essenza divina, che dialogando crea il mondo.<br />
C’è un autore, un filosofo del IX secolo, Aboraita che scrive verso l’820 in arabo, e parla<br />
di un cristiano che dialoga con mussulmani e dice:<br />
•94
“Perché mai Dio, ha creato l’Universo, e soprattutto<br />
l’uomo? Mica può essere per gioco” e lì riprende una<br />
parola del Corano che dice: “Non per gioco”.<br />
“Non può essere perché si annoia? E allora cerca un<br />
compagno? Veramente è abbassare la visione di Dio”.<br />
“Non può essere” e qui c’è già un riferimento all’Islam<br />
un po’ polemico.<br />
“Non può essere perché vuol essere adorato dall’uomo?”<br />
perché la tradizione coranica dice che Dio crea<br />
l’uomo per esserne adorato.<br />
“Allora vuol dire che ha un ego egoista, crea non per l’altro, ma per sé, e non può essere<br />
Dio”<br />
Ma se ha creato, l’unico motivo è per amore, il voler dare, la comunicazione. Il mondo,<br />
l’universo ne sono un’emanazione. C’è discussione filosofica su questo termine.<br />
L’Universo deriva dal fatto stesso che Dio è in sé dialogo, comunicazione, condivisione,<br />
ed esiste l’uomo non come l’opposto, ma come l’altro. L’uomo è visto e presentato<br />
come lo stesso e l’altro di Dio, perché sin dalla prima pagina si dice che Dio creò l’uomo<br />
a sua immagine e somiglianza.<br />
L’uomo non è l’immagine di Dio, è a immagine di Dio diranno i Padri della Chiesa, i<br />
Saggi dei primi secoli cristiani.<br />
Dio addirittura soffia in lui il soffio divino ed è per questo, tra l’altro, che possiamo dialogare,<br />
perché in ogni persona scopriamo l’immagine di Dio, in un certo modo, la somiglianza<br />
di Dio.<br />
E il saggio che sta cercando la realtà ultima, la ritrova nell’Universo che è un riflesso di<br />
Dio, e nell’uomo che è ad immagine e somiglianza di Dio.<br />
In tutto l’Universo ci sono le tracce di questa realtà ultima che, per chi è credente, si<br />
chiama Dio.<br />
Parlando banalmente, se c’è un dialogo interno e un dialogo esterno, il dialogo interno<br />
è quello che faccio tra me e me nella meditazione, nel riscoprire chi sono attraverso<br />
la vita quotidiana.<br />
Nella tradizione dei Padri del deserto d’Egitto, in quella che come diceva il Professore<br />
or ora, si chiamava la filosofia cristiana, filosofia non astratta ma vissuta in un certo<br />
modo, in questa tradizione in Egitto, il dialogo interno si fa meditando, cioè facendo<br />
l’esame di coscienza.<br />
A partire dall’esperienza quotidiana, scopro chi sono, e a partire dalla riflessione su<br />
Dio, scopro chi sono per poter camminare.<br />
Questo dialogo si esprime in un modo interno, in un modo più sublime nella preghiera<br />
che ognuno pratica nel modo che gli è proprio.<br />
Si dice che la preghiera solleva l’anima verso Dio o fa entrare in contatto con Dio.<br />
Un saggio del XVI secolo, Ignazio di Lojola, diceva: “La preghiera è il dialogo che si fa<br />
come un amico con l’amico, come l’amante con l’amante, o talvolta come il servo con<br />
il padrone, come il fratello col fratello”.<br />
Ci sono vari tipi e tutti esistono in noi secondo lo stato d’animo in cui ci troviamo, questo<br />
è il dialogo interno che riflette il dialogo interno in Dio unimultiple.<br />
Dialogo esterno è quello che faccio essenzialmente con le persone, anche se si potrebbe<br />
estendere al mondo, all’Universo, ma etimologicamente non sarebbe molto esatto.<br />
Questo dialogo suppone, prima di riconoscere l’altro come diverso da me, di scoprire<br />
il non me nell’altro. Questo è un falso dialogo, devo scoprire l’altro in quanto altro,<br />
riconoscerlo come diverso, con il diritto di essere diverso, anzi, come arricchimento per<br />
me, proprio perché è diverso. Se è simile a me in realtà è noioso, in un dialogo fra due<br />
95 •
simili, dopo cinque minuti non c’è più niente da dire. Ci può essere però la tentazione<br />
di assimilare l’altro dicendo: “Si, tu lo dici diversamente, ma in realtà siamo d’accordo”.<br />
È meglio dire: “tu mi spieghi chi sei, io ti dico chi sono, e cerchiamo di …”.<br />
Perciò quello che viene proposto è un cammino verso …, è una dinamica.<br />
Il riconoscere l’altro come altro è la prima cosa fondamentale, e tutti siamo “altri”.<br />
L’alterità poco o molto esiste, è come l’alterità fra Dio e l’uomo, non è assoluta, lo è<br />
nella trascendenza, ma nella visione cristiana, e anche biblica, c’è l’immanenza, c’è Dio<br />
in me e dunque non è più totalmente diverso.<br />
E tra uomo e uomo, tra due persone qualunque, c’è in comune l’essere umano, la<br />
razionalità, ecc. Filosoficamente potremmo prendere l’albero di Porfirio o teologicamente<br />
la somiglianza di Dio, comunque, c’è molto in comune e molto di diverso.<br />
Vi racconto un’esperienza che faccio con i miei amici mussulmani. Spesso loro mi pongono<br />
una condizione prima di dialogare: “Tu devi riconoscere che il Corano viene da<br />
Dio e che Maometto è il Messaggero di Dio”<br />
E io rispondo: “ Questo sarà forse il punto d’arrivo del cammino, non il punto di partenza,<br />
perché io non ti chiedo di riconoscere, prima, che Cristo è figlio di Dio o che la<br />
Bibbia sia la parola di Dio rivelata, non posso porre un prerequisito, cercheremo, faremo<br />
un cammino insieme”. E loro mi rispondono: “Ma se tu non riconosci che noi siamo<br />
una religione divina rivelata, allora che dialogo è?”.<br />
Rispondo: “Se è così, come faresti a dialogare con chi non crede? Con lo gnostico o<br />
l’ateo, anche loro hanno il loro diritto”<br />
Questo è successo anche in televisione, due mesi fa ho avuto un incontro di due ore<br />
con un Imam ed è uscito questo argomento. Ho detto: “Il requisito è che sei una persona,<br />
e io sono una persona. Io vedo in te la cosa più splendida che c’è nell’Universo<br />
creato, e basta. Cosa vogliamo di più?”.<br />
E allora camminiamo, il dialogo dunque come cammino verso …<br />
Cammino vuol dire che c’è una dinamica, camminiamo, non si sta fermi. Il falso dialogo<br />
è fermo, cioè la conclusione è uguale all’introduzione. Ma allora non è un dialogo.<br />
È una dinamica, una dinamica della quale non si sa la conclusione né il punto d’arrivo<br />
perché l’altro è sempre per me una sorpresa, anche se lo conosco, anche se è mio fratello,<br />
o mia madre. Scoprirò sempre qualcosa.<br />
Dunque il dialogo è una dinamica continua, ma c’è un verso, c’è uno scopo da raggiungere<br />
che non conosco, lo scopo è amore, unione, ecc. Non vado senza scopo, alla cieca,<br />
ho un cammino verso …, so che cosa vorrei raggiungere anche se non so né come, né<br />
quando, non so niente. È un cammino orientato, ma aperto e non contraddittorio.<br />
Orientato perché ho degli obiettivi da raggiungere, per esempio l’armonia, l’amore, la<br />
saggezza universale, l’intesa, l’unione, ecc. Ma non è determinato perché sto scoprendo,<br />
secondo per secondo, con l’altro, chi è e chi sono.<br />
Devo dire che sto facendo l’esperienza anche in questo momento, non riesco a scrivere<br />
una cosa prima, come ho detto a chi mi aveva chiesto un testo.<br />
Se scrivo non riesco a dire ciò che ho scritto, perché non è più valido.<br />
È solo nel contatto attraverso gli occhi, che si crea una nuova relazione che detterà il<br />
mio pensiero.<br />
Un cammino verso …, è un cammino, non è la fine. Il dialogo non ha scopo a sé, perché<br />
allora diviene dialogare per dialogare.<br />
Temo che oggi sia un po’ questa la situazione che viviamo.<br />
Prima di venire ho fatto una ricerca su internet. Vi dico il risultato: Ho battuto la parola<br />
dialog, dialogo, dialogue, dialogare, e la risposta, (non vi do tutti i particolari) per<br />
dialog era 8.520.000 siti, per dialogo 7.130.000 siti, tutto sommato facevano<br />
17.195.000 siti. È pazzesco. Certo se digitassi “Sex”arriverebbero al miliardo.<br />
•96
Sociologicamente è interessante, vuol dire che c’è una sete, una fame di dialogo, eppure<br />
ho l’impressione che mai abbiamo anti-dialogato come oggi, mai la disarmonia è<br />
stata a questo livello, di guerre, di conflitti continui.<br />
E non è contraddittorio, è proprio forse perché viviamo questa fase che proviamo il<br />
bisogno tanto più forte di dialogare. È diventata una moda. I francesi dicono “la tartre<br />
a la crème”, sempre c’è dialogo, dialogo tra culture, religioni, tra tutto. Fra poco ci<br />
sarà anche il dialogo tra cani e gatti.<br />
Il dialogo è solo un mezzo, come il cammino, conduce ad un’altra cosa, ed è su questo<br />
che mi voglio soffermare per concludere.<br />
È un dialogo verso - e riprendo la formula dalla vostra preghiera che mi ha molto toccato<br />
-, verso Pace, Amore e Saggezza Universale e penso che non si poteva esprimere<br />
meglio.<br />
Dialogo verso la pace, pace tra le persone, tra i gruppi, tra i popoli, la non guerra, siano<br />
ancora lontanissimi e lo saremo, credo, fino alla fine del mondo, perché l’uomo porta<br />
in sé il seme della violenza non superata.<br />
Pace tra i popoli, pace tra le culture, che ancora una volta non significa inghiottire l’altro.<br />
Questo è un rischio reale, c’è una super-cultura che si sta diffondendo, che se la<br />
lasciamo fare, se non c’è resistenza organizzata, ci mangerà tutti, e sarà un infracultura.<br />
La cultura ha dello specifico, la cultura italiana è italiana e rimane tale, ma non posso<br />
dire questa è la cultura italiana, perché nel momento in cui lo dico, è già un po’ cambiata,<br />
per me la cultura è un essere vivente perché di fatto rappresenta il gruppo, la<br />
società, e sta cambiando come ognuno di noi ogni giorno.<br />
Se si imponesse una sopracultura che distruggesse le culture, le migliaia di culture<br />
diventerebbero un’infracultura.<br />
La prima tentazione è quella di assimilare l’altro, di mangiarlo, il più forte mangia il<br />
più debole. Ma per arrivare alla pace tra i popoli, tra le culture, forse è meglio partire<br />
dalla pace interna, cioè trovare dentro di sé, creare dentro di sé la pace e l’armonia.<br />
Anche se dentro di noi c’è, ovviamente, tensione. Nel mito platonico questo era espresso<br />
con le tre forze dell’anima: la potenza aggressiva, la potenza razionale, il mito dell’(<br />
………) che sono i due cavalli, le due potenze dentro ognuno di noi, però regolate<br />
dalla forza razionale.<br />
Abbiamo in noi delle potenze straordinarie, che non dobbiamo distruggere, perché<br />
allora non ci sarebbe più in noi la forza.<br />
L’aggressività è necessaria, la sessualità è necessaria, ma bisogna imparare a gestirle.<br />
Ora forse dirò una cosa che non piacerà, non lasciate che il cuore prenda il sopravvento,<br />
né la potenza irascibile, ma lasciare che sia il logos, la ragione, a decidere tenendo<br />
conto di tutti gli elementi. Questo per arrivare all’armonia, alla pace interna, nessuno<br />
la raggiunge al cento per cento, ma è un cammino verso …, verso la pace interna, e<br />
solo allora possiamo costruire la pace esterna. Non c’è altra strada, va sempre dall’interno<br />
all’esterno.<br />
Lo stesso vale per l’amore, questo cammino, il dialogo interno che faccio dentro di me<br />
tra tutte le mie potenzialità, faccio questo dialogo dentro di me, amando me stesso,<br />
imparando ad amare me stesso con tutto ciò che sono, senza cadere nell’egoismo di<br />
chi non ama che se stesso, ma amando me stesso come una parte di questo amore più<br />
universale, dove io sono un pezzo di questo amore universale.<br />
Amare me stesso anche per conoscermi e per sviluppare in me le potenzialità che mi<br />
permettono di amare l’altro.<br />
Insomma, il dialogo come cammino per arrivare in fine ad una visione che sia comune<br />
a tutti gli esseri umani.<br />
97 •
È stato detto, e sono ben d’accordo, che la visione occidentale è basata sulla persona.<br />
Potrei dire che nella visione mussulmana, non è la persona che è primaria, è il gruppo,<br />
è proteggere, difendere il gruppo come tale. Abbiamo per esempio il detto: “Aiuta tuo<br />
fratello, che sia giusto o ingiusto”. È la solidarietà tribale, iniziale, allargata alla religione,<br />
al fratello di fede. Non a caso il concetto di persona si è sviluppato in Occidente.<br />
Malgrado tutto, io difendo l’universalità del concetto dei diritti della persona, anche<br />
se ho difficoltà nella mia cultura araba ad accettare tutto, ad accettare culture che non<br />
conosco, come quella cinese.<br />
È un passo dell’umanità. Se riusciamo ad evidenziare quali sono i punti fondamentali,<br />
universali, come l’uguaglianza di tutte le persone, la libertà assoluta dell’uomo, benché<br />
limitata dalla libertà dell’altro e del gruppo, ecc., allora ci si può avvicinare ad una<br />
saggezza universale.<br />
Ieri ho sentito la spiegazione di COPLANET che è un progetto planetario, è questo lo<br />
scopo, attraverso un dialogo talvolta faticoso di persone, di culture, di religioni, di<br />
ideologie, attraverso tutte le forme di dialogo, riconoscere che io sono solo uno in una<br />
molteplicità di approcci e che ogni approccio è legittimo, finché sarà dimostrato che<br />
non lo è.<br />
Chi è credente riconosce che questa unità è Dio, ma non è un obbligo.<br />
Allora si può arrivare a far si che il dialogo raggiunga veramente l’unità dell’umanità,<br />
l’unione.<br />
Per concludere, parto sempre dalla mia realtà, io sono un arabo cristiano e da noi le<br />
due realtà sono fondamentali. Nella nostra visione questo dialogo è stato realizzato<br />
da Dio diventando l’altro, non solo dialogando, il Verbo si è fatto uomo.<br />
Nella persona di Gesù ritrovo l’unico caso del dialogo che diviene totalmente l’altro<br />
senza negarsi né negare l’altro. Perciò non riusciamo ad esprimerlo nel modo corretto.<br />
Quando parlo con i mussulmani dico: “Hai ragione, sono un po’ illogico nel mio discorso<br />
di essere me stesso e l’altro, non posso esserlo, posso solo avere la tendenza ad<br />
esserlo”. Questo è il dialogo vero.<br />
Tendere ad essere me stesso e l’altro, ma ho un modello che lo ha realizzato, Gesù, che<br />
in questo senso ci guida.<br />
Ecco, questi sono alcuni pensieri partendo dalla mia esperienza, Vi ringrazio dell’ascolto.<br />
Domanda: Nella sua esperienza di vita a Beirut, come sente la cultura libanese? Lei trae<br />
la sua cultura tanto dall’ambito dell’università di Beirut, che dalla comunità araba e<br />
mussulmana, che nel 1975 si è rivoltata contro gli arabi cristiani perseguitandoli. Nella<br />
sua esperienza personale che ha esposto oggi lei vede il dialogo come un mezzo per<br />
l’unione cosciente delle culture.<br />
Relatore: Cercherò di essere conciso. Per me il dialogo significa anche dialogo in verità,<br />
in autenticità, dialogo con amore. Se uno dei due elementi manca, allora non c’è<br />
dialogo. Tra l’altro nella seconda Lettera di S. Pietro (III, v. 15-16), si legge: “Date testimonianza<br />
della speranza che è in noi, purché sia con umiltà e amore”.<br />
Ci sono anche, come lei ha detto, la guerra, le persecuzioni e, diciamo la verità, fino al<br />
VII secolo il Medio Oriente era quasi totalmente cristiano con pochi ebrei, poca gente<br />
che non aveva aderito al cristianesimo, ma almeno al 95% l’Egitto, la Siria, la Palestina,<br />
la Turchia, l’Irak, la Persia (la Persia un po’ meno) erano cristianizzati.<br />
E poi è venuta la conquista o l’invasione arabo-mussulmana, non è stata una persecuzione<br />
violenta. L’Islam talvolta è violento, ma di solito è dominante, domina e assimila,<br />
perché ha un sistema straordinario per prendere l’altro, perché è integralista.<br />
•98
Allora ogni tanto c’erano delle persecuzioni. In Libano negli anni 1840-60 la persecuzione<br />
contro i cristiani è stata forte.<br />
Se torniamo sempre al passato questo può bloccare, se dimentichiamo il passato non<br />
abbiamo più cultura e il processo consiste nell’integrare il passato purificando la<br />
memoria, facendo un lavoro anche di critica e di autocritica.<br />
Nel 1860 la persecuzione non era puramente religiosa, c’èntrava l’economia, c’era il<br />
conflitto tra Francia e Inghilterra attraverso la comunità cristiana e la comunità drusa,<br />
ecc.<br />
Si deve cercare di vivere con l’altro dicendo: “Io so che l’altro può diventare pericoloso,<br />
ma non dico è pericoloso”. Non dimentico, ma non mi soffermo sul passato, sulle<br />
cose brutte perché, d’altra parte, abbiamo vissuto anche cose bellissime.<br />
La guerra del Libano è durata 15 anni, dall’aprile 1975 all’ottobre del 1990, più di 15<br />
anni. Una guerra civile terribile. Io l’ho vissuta.<br />
Una guerra mostruosa da parte dei cristiani come dei mussulmani, ma c’erano delle<br />
testimonianze bellissime di persone che hanno protetto l’altro perché dicevano: “ è<br />
mio fratello”.<br />
Oggi ricostruiamo. Questa ricostruzione deve essere voluta, positiva, non è naturale, ci<br />
vuole una decisione del gruppo e a questo livello va abbastanza bene.<br />
C’è una particolarità del Libano, che non esiste negli altri paesi, né arabi né mussulmani<br />
ed è questa: il Libano non è un paese mussulmano e non è un paese cristiano. Nella<br />
costituzione del Libano c’è la parità delle due religioni. Gli ebrei non ci sono quasi più,<br />
ma una volta avevano un delegato nel parlamento, oggi ci sono 18 comunità ufficialmente<br />
riconosciute.<br />
L’importante è che sia costituzionale, non dipende dalla disponibilità del Presidente<br />
della Repubblica. Il Presidente è per costituzione un cristiano cattolico, il presidente<br />
del Parlamento è costituzionalmente un mussulmano sunnita e poi l’altro è un mussulmano<br />
shiita e poi i cristiani ortodossi hanno il loro posto. Tutto è ripartito, distribuito.<br />
È stato fatto così perché si è riconosciuto che i due gruppi hanno diritto a questa terra,<br />
hanno vissuto insieme, allora si sono stabiliti i diritti di ognuno per evitare che qualcuno<br />
diventando più forte possa dominare.<br />
Non si può creare un’Università mussulmana o cristiana se non c’è l’altra, e così si creano<br />
sempre due Università insieme, una cristiana e una mussulmana.<br />
Ci sono sette o otto scuole cristiane e altrettante mussulmane private. Si sono aggiunti<br />
due giorni festivi, perché gli armeni chiedevano il giorno di Natale armeno che è il<br />
6 gennaio, e non si poteva concedere se non si trovava un giorno festivo mussulmano,<br />
e allora si è trovato il giorno della nascita del Profeta, vero o falso che sia, non importa,<br />
e così si sono creati due giorni festivi.<br />
Questa è la particolarità del Libano, che è interessante perché permette ad ambedue<br />
le comunità di vivere senza la paura di essere dominata dall’altra.<br />
La paura tronca alla base, alla radice il desiderio di dialogo, ma se sono sicuro, tranquillo,<br />
l’altro non mi mangerà, e allora potrò cercare di fare un patto con lui, ma se in<br />
partenza sono piccolo e l’altro è grosso, allora teniamoci lontani.<br />
Domanda: Lei ha detto che in Oriente si parla più della collettività che dell’ individualità,<br />
non si potrebbe considerare la collettività in modo un po’ più ampio, comprendendo<br />
tutto l’Universo?<br />
Relatore: Io volevo dire che nella tradizione arabo-mussulmana la comunità Laumma<br />
ha prevalenza sull’individuo. Mi pare di ricordare che già con S. Tommaso d’Aquino<br />
c’era la prevalenza della comunità cristiana sull’individuo. Secondo il pensiero medioe-<br />
99 •
vale, mi pare che ci sia questa priorità, è la persona che costituisce la comunità, non la<br />
comunità che costituisce le persone, anche se è un rapporto dialettico.<br />
Andiamo verso il personalismo, per me questo è una delle grandi ricchezze che<br />
l’Occidente ci porta e a cui non si dovrebbe rinunciare.<br />
Si dovrebbe tener conto dei gruppi. Ed è lo sforzo che fanno anche i politici quando<br />
dicono che i diritti della persona sono sacri.<br />
Faccio un esempio, nel mondo arabo mussulmano la donna non ha gli stessi diritti dell’uomo,<br />
ci sono tanti libri sull’uguaglianza della donna e dell’uomo nell’islam, ma sono<br />
tutte parole. Il diritto non conosce l’uguaglianza, per diritto la donna vale metà dell’uomo<br />
in molte cose.<br />
Per noi questo è un passo avanti, d’altra parte trovo importante ciò che si trova in<br />
tante culture in cui la comunità ha un valore e si tratta di vedere come riconoscerlo<br />
giuridicamente.<br />
Se la politica è fatta per affermare il diritto di alcuni su altri, non ci riusciremo, ma se<br />
cerchiamo di fare una società comune, come per esempio l’Europa, che avrà sempre<br />
più mussulmani, la domanda è: ”possiamo vivere insieme?”. Dobbiamo! Questo è un<br />
fatto.<br />
Un’altra domanda è: “Come fare una comunità solidale fra tutti, ricchi e poveri, analfabeti<br />
e colti, mussulmani, atei, cristiani, ebrei, indù, ecc.?”.<br />
Dobbiamo vedere quali sono le radici della persona umana, che cosa la costituisce, e<br />
magari costruire su questo, se vogliamo fare una comunità.<br />
Se non c’è la volontà, se in partenza voglio escludere, non va bene.<br />
Dunque, ritroviamo questo progetto planetario, ciò che si dice a livello di una nazione<br />
vale a livello del mondo.<br />
Per me la cosa brutta della guerra in Irak è che la decisione di fare la guerra è stata<br />
presa da un solo paese. È molto brutto non riconoscere la comunità mondiale e planetaria,<br />
malamente rappresentata dall’ONU, anche se almeno è un punto di partenza che<br />
vogliamo migliorare. Che progetto planetario abbiamo, se non costruire la pace o<br />
almeno la non guerra e tutto ciò che ne deriva?<br />
L’economia mondiale è ingiusta, lo vivete in Messico come lo viviamo in Egitto, l’ora di<br />
lavoro di questi paesi non vale 10 minuti dell’ora di lavoro in Italia, e perché? Sono un<br />
sott’uomo? C’è un rapporto di forza che ci sarà sempre, ma dobbiamo ridurlo, si tratta<br />
veramente di costruire un progetto universale e planetario dove esistono amore e<br />
giustizia. Senza amore la giustizia è dura, già i romani dicevano che troppa giustizia è<br />
il massimo dell’ingiustizia.<br />
Grazie.<br />
• 100
Adrian Marcelli,<br />
RedGFU<br />
Presentazione<br />
del 2° libro sul Pratyahara.<br />
Le immagini che vedrete dietro di me sono immagini che hanno una stretta relazione<br />
col libro, molte appaiono nel testo e sono in relazione col contenuto, ma non<br />
con ciò che sto dicendo in questo momento.<br />
Mi fa molto piacere fare la presentazione di questo libro in Italia, perché in un mio precedente<br />
viaggio, ho avuto l’opportunità di stare in contatto con molti di voi sia in<br />
Veneto che a Reggio Calabria dando seminari di Pratyahara.<br />
Oggi sono qui per presentare il secondo volume e sono contento che sia in Italia dove<br />
è già stato tradotto il primo volume e sicuramente presto sarà tradotto anche questo.<br />
Voglio dire che il mio interesse su questo tema parte da due elementi essenziali.<br />
Innanzi tutto mi sembra fondamentale per capirci tra Oriente ed Occidente.<br />
Una delle tradizioni spirituali che ha sviluppato questa comunicazione è senza dubbio<br />
il Buddhismo perché ha approfondito lo studio di ciò che in Occidente chiamiamo psicologia<br />
transpersonale.<br />
Mi pare il che pratyahara sia poco studiato, poco valutato e si confonde comunemente<br />
con una parte di quello che è il samyama, la meditazione.<br />
Senza dubbio è il ponte per arrivare all’esperienza profonda di sé, all’interiorizzazione.<br />
È questo il primo aspetto che mi interessa commentare: il pratyahara come punto di<br />
equilibrio tra le tecniche psicofisiche e le tecniche di interiorizzazione transpersonali<br />
del samyama.<br />
Il secondo aspetto che ho osservato, è che il sistema Yoga, nei trenta paesi dove la<br />
RedGFU sta lavorando, si confonde molto.<br />
Si parla anche dello Yoga Solar come se fosse una scuola filosofica, e quello che abbiamo<br />
qui è lo Yoghismo, una sintesi delle diverse tendenze e tradizioni di Yoga.<br />
La stesura di questo secondo libro è cominciata in Italia, in un dialogo per concretizzare<br />
alcuni aspetti sostanziali del pratyahara.<br />
La prima sorpresa trattando il tema dello Yoghismo, è che il fondatore di questo pensiero,<br />
di questo linguaggio, Serge Raynaud de la Ferrière, non dà soluzioni nello Yoga<br />
classico, ma nel Tantra Yoga cita molti temi fondamentali dello Yoga.<br />
Come ho commentato in altre occasioni, lo Yoghismo è una sintesi di tante correnti,<br />
sintetizzate in molto tempo. Però ha tre colonne fondamentali. La prima di queste è il<br />
pensiero dello Yoga classico.<br />
La seconda è una delle correnti dello Yoga popolare,<br />
specificatamente il Tantra.<br />
È importante parlare di questo, perché c’è una discussione<br />
filosofica che immagino non risolta nel pensiero del<br />
dottor de la Ferrière, che si riassume in questa metafora:<br />
siamo una goccia d’acqua che arriva all’oceano e si<br />
perde nelle sue acque e termina così di essere una goccia<br />
d’acqua. Questo è il pensiero dello Yoga classico.<br />
Invece lo Yoga tantrico dice che siamo una goccia d’ac-<br />
101 •
qua che pur perdendosi nell’oceano, continua ad essere una goccia d’acqua e anche<br />
oceano.<br />
Il senso profondo del Tantra dà al Maestre de la Ferrière la chiave per esprimere il suo<br />
pensiero sul Pratyahara.<br />
Fa una similitudine con una lampada che funge da allarme contro gli incendi, un fuoco<br />
che si accende e si spegne quando abbiamo problemi emozionali di percezione.<br />
Nella tradizione dello Yoga classico la soluzione è tagliare l’energia per non avere più<br />
contatti con il fuoco.<br />
Però in Occidente corriamo un rischio perché è un allarme che ci parla del clima e dello<br />
stato di energia che abbiamo, e quindi questa soluzione non ci soddisfa.<br />
Lo Yoghismo si distanzia dal concetto dello Yoga classico e dice: “Io preferisco, per la<br />
mia mentalità occidentale, avere un interruttore per controllare il fuoco. Lo spengo,<br />
cerco qual’è il problema e, quando si è risolto, riaccendo l’interruttore”.<br />
Questa è una visione tantrica delle cose: nel corpo umano c’è la soluzione di ciò che è<br />
trascendente, intendendo il corpo umano come un insieme di insiemi.<br />
Quella che sembrava un’idea metafisica o esoterica della genetica nella pecora Dolly,<br />
ora capiamo che non è tanto esoterica, in quanto in tutte le particelle del nostro essere,<br />
c’è la sintesi di tutte le informazioni genetiche degli insiemi del nostro corpo.<br />
Per questo bisogna riflettere su alcune idee basiche del pratyahara.<br />
Una di queste è che nella realtà occidentale, a partire dal pensiero di René Decar,<br />
siamo abituati a frammentare il nostro corpo.<br />
Per capire in senso profondo lo Yoga dobbiamo ritornare ad avere una visione integrale,<br />
olistica della realtà. Dobbiamo rivedere il concetto di mente. Dobbiamo vederla<br />
sotto due aspetti, la mente nello yoga è ragione e anche emozione.<br />
Altro elemento fondamentale è che le emozioni non stanno in una parte specifica del<br />
corpo, ma stanno in ogni particella della nostra pelle, in ogni cellula del nostro corpo.<br />
Il nostro corpo fisico, emozionale, mentale è sintetizzato in ogni cellula e, per questo,<br />
il primo aspetto che su cui si riflette in questo testo è il concetto di energia.<br />
La grande rottura dello Yoga con il Samkhya, lo sappiamo parlando dello yoga classico,<br />
è la necessità di una metodologia per guidare l’energia con profondità, sia nello<br />
yoga classico che nello yoga tantrico e nello yoghismo.<br />
Prima dicevo che erano tre le colonne dello yoghismo:<br />
1° - Yoga tantrico<br />
2° - Yoga classico<br />
3° - ciò che il Maestre chiama “una matesi di psicologia”.<br />
Ricordiamo che la sua opera risale alla metà del secolo scorso, agli anni ‘50, questo vuol<br />
dire che alcuni concetti che oggi non sono normali o quotidiani, a quel tempo invece<br />
erano appropriati.<br />
Quando parla di matesi, di psicologia, il Maestre usa la parola transpersonale, per questo<br />
la terza colonna dello Yoghismo si può intendere come psicoterapia umanista e psicologia<br />
traspersonale, cioè una psicologia che va più in là del corpo umano.<br />
Tornando al punto dell’energia, la rottura dello Yoga con il Samkhya è la scoperta che<br />
esistono tecniche per energizzare il nostro corpo e guidare la nostra energia.<br />
Bisogna rompere con il concetto cartesiano che esiste un’energia sessuale, un’ energia<br />
emozionale e un’energia mentale. Esiste un’energia che si blocca o fluisce in base alla<br />
nostra capacità di controllo.<br />
Questo è un principio fondamentale, perché molte persone si domandano se per esempio<br />
l’astinenza sessuale è un problema per la trascendenza. Non è l’astinenza sessuale,<br />
è, come direbbe il tantra, che non sappiamo guidare questa energia e quindi si genera<br />
un turbine o un conflitto.<br />
• 102
Il secondo tema che comincio a sviluppare in questo<br />
secondo libro è la complessa relazione corpo-mente ispirandomi<br />
al Maestro Estrada che ci diceva che la realtà è<br />
un insieme di insiemi e lo diceva con degli esempi perché<br />
ci rendessimo conto che il lavoro emozionale è più<br />
che cerebrale, coinvolge più che alcuni globuli del cervello.<br />
Per esempio, ho notato, nei miei molti viaggi, che alcune<br />
hostess hanno una tensione costante man mano che<br />
si avvicina il momento di salire sull’aereo, sembrerebbe il contrario, ma molte di loro<br />
rinunciano al loro incarico perché hanno una memoria emozionale vincolata ad ognuna<br />
delle parti del loro corpo.<br />
Anni fa una persona era sul punto di morire sulla sedia elettrica, e nel momento fatidico<br />
ci fu un suono terribile e questa persona cadde svenuta. Passarono alcuni anni e<br />
la persona pensava di aver superato il trauma, però un giorno si avvicinò ad un trasformatore<br />
che improvvisamente emise il suono che le era costato quasi la vita, e la persona<br />
cadde morta.<br />
In tutto il nostro essere c’è una memoria emozionale.<br />
Ai nostri giorni la psicologia e la biologia si stanno rendendo conto che a livello del<br />
nostro corpo, della nostra intelligenza corporale, è accumulata una memoria.<br />
Dico questo per riflettere sulla relazione mente-corpo e su qualcosa che il Maestre e<br />
Iyengar, alcuni fra gli ispiratori delle questioni tecniche di questo libro, dicono sul pratyahara<br />
è precisamente: superare il concetto di memoria, non permettere che la<br />
memoria realizzi i suoi giochi preferiti. La memoria, quando raggiunge la sua maturità,<br />
perde la sua esistenza e la mente, libera dai ricordi del passato, ritorna vigile, rinnovata<br />
e saggia.<br />
Con questo concetto di memoria, non mi riferisco al fatto di memorizzare informazioni,<br />
ma alla memoria che va creando ciò che conosciamo come psicologia transpersonale<br />
o umanista, o l’ombra dell’individuo, cioè le memorie che impediscono che l’ energia<br />
fluisca, si trasformi e viva nel presente.<br />
La ricerca dello Yoga è la vita nel presente, l’esperienza profonda del sé nel presente.<br />
Più avanti in questo testo faccio una riflessione su sensazioni, percezioni e sui sensi.<br />
Questo è importante perché in qualche maniera si è pensato che il pratyahara si ricollegasse<br />
al controllo delle percezioni organiche, quasi questo fosse lo slogan per definirlo.<br />
La tecnologia del pratyahara consiste nell’ottenere una ipersensibilità per ognuno dei<br />
nostri cinque sensi. Come lo facciamo? Impedendone il contatto con gli altri.<br />
Da bambino mi sono allenato a lungo nel judo: ci bendavano gli occhi e ci ponevano<br />
al centro del dojo, e i nostri compagni ci attaccavano con dei bastoni di bambù, i primi<br />
anni in maniera lenta e poi sempre più veloce.<br />
Il risultato era una ipersensibilità del tatto, e qualsiasi movimento dell’aria ci faceva sviluppare<br />
questo senso quando chiudevamo gli occhi.<br />
Lo cito come esempio per dare un’idea della tecnologia del pratyahara, che è mettere<br />
profonda coscienza in un senso per rompere la barriera dei cinque sensi e accedere a<br />
dieci. Cosa vuol dire? Vuol dire avere una vista e una ipervista, avere un olfatto e un<br />
iperolfatto, avere un udito e un iperudito, questo è il cammino di espansione delle percezioni,<br />
e quando cominciamo a sviluppare ognuna delle nostre percezioni succede che<br />
rompiamo la memoria perché stiamo nel presente, in una iperattenzione, e allora<br />
entriamo nei primi passi della tappa superiore che è il samyama.<br />
Nel libro le emozioni e i sentimenti vengono considerati come fonte di conoscenza,<br />
103 •
non come ostacolo, e in questa visione la percezione, l’emozione, il sentimento e l’intuizione<br />
sono diverse tappe di un processo di apprendimento della realtà esterna e<br />
della realtà interna.<br />
Le emozioni sono fonti validissime di informazioni. Dico sempre ai miei allievi, negli<br />
stage di pratyahara, che quando devono prendere una decisione, facciano attenzione<br />
alle emozioni e al sentimento perché si può arrivare più facilmente all’intuizione.<br />
Nella seconda parte del libro si fa riferimento a tecniche espressive. La grande scoperta<br />
del pratyahara è che nel cuore del Pratyahara c’è ekagrata.<br />
ekagrata non è una tensione, né un’attenzione razionale, ma come diceva il M. Josè<br />
Manuel Estrada “Non perdete un solo dettaglio”, cioè è un allenamento costante per<br />
sentire, percepire con profondità il presente attraverso l’energia.<br />
Come il Pratyahara è il ponte per il samyama, l’ekagrata è il ponte per il pratyahara.<br />
Se rivedete alcune tradizioni iniziatiche e spirituali dei tempi passati, troverete che alla<br />
fine di un complesso insieme di leggende, conoscenze, simboli e tradizioni, il messaggio<br />
è “ Non perdete un solo dettaglio”.<br />
Il Pratyahara riguarda l’arte dello sviluppo delle nostre capacità di apprendimento, la<br />
realtà interna ed esterna, perché, come esistono emozioni che ci mettono in contatto<br />
col mondo, esistono anche emozioni interne che possono trasformarsi in emozioni esistenziali<br />
profonde, quelle che ci dicono qual’ è il cammino che dobbiamo prendere.<br />
Di solito faccio l’esempio di un aereo che decolla dall’aeroporto ed arriva ad un punto<br />
immaginario che è il punto del non ritorno, e da lì non gli conviene più ritornare al<br />
punto di partenza.<br />
Nello yoga questo punto è ekagrata, quando cioè prendiamo coscienza che possiamo<br />
concentrare l’energia e lasciarla fluire in momenti diversi.<br />
Le due colonne iniziali del Prathyahara sono le posture e il pranayama, ancora nella<br />
concezione psicofisiologica dello yoga.<br />
Quando parliamo di asana dobbiamo fare attenzione perché in Occidente alcune persone<br />
che li praticano sono bloccate emozionalmente e invece di liberarsi, si ritrovano<br />
esperti nel costruire barriere tra loro e il proprio sé.<br />
Per questo dobbiamo vedere gli asana nella loro immagine più primitiva. Gli asana<br />
sono il risultato di un processo di osservazione della Natura. Io preferisco dire che sono<br />
il momento in cui gli esseri umani riescono ad entrare in un processo di empatia con le<br />
forme organizzate di energia della Natura.<br />
Così un giorno qualcuno vide un fiore di loto, entrò in empatia con esso, creò una<br />
forma di energia con il suo corpo cercando di empatizzare col fiore di loto e ne scoprì<br />
il potere.<br />
Potremmo quindi dire che le diverse posture, come ad esempio l’Arco, sono un profondo<br />
processo di connessione con l’intelligenza della forma di energia della Natura.<br />
Però, nelle posture non ci deve essere tensione, ma deve esserci ekagrata.<br />
Il punto di partenza per una profonda esperienza degli asana, è quando siamo profondamente<br />
coscienti di noi stessi e del movimento della nostra energia.<br />
Questo è anche possibile attraverso il secondo elemento fondamentale che è il pranayama,<br />
la tecnica della energizzazione attraverso la lingua, la pelle e la respirazione.<br />
Ho notato un atteggiamento un po’ violento nelle pratiche del pranayama, soprattutto<br />
nelle persone che non hanno sperimentato la soavità del sistema Yoga.<br />
Alcuni giorni fa, parlando con alcuni insegnanti di yoga, ci siamo trovati d’accordo nel<br />
ritornare ad un pranayama leggero.<br />
Pranayama con bandha. Il M. Marcelli, per esempio, parla di una micro tecnica che è<br />
poco percepita perché sembra fatta molto rapidamente, ma è fondamentale per il pratyahara.<br />
• 104
Quando si prova una forte emozione nella vita, non si deve far salire l’energia, perché<br />
è un’energia fuori controllo, un turbine emozionale. Si deve praticare mulabandha,<br />
abbassare l’energia alla base della colonna vertebrale e porre l’attenzione nel centro<br />
di potere più evidente per il controllo delle emozioni, non l’unico ma il più importante,<br />
Hara, quattro dita sotto l’ombelico, perché questo punto è collegato col terzo chakra<br />
e con le ghiandole surrenali che generano tutti gli atti emozionali incontrollati.<br />
Per questo motivo, in questo libro propongo una serie di asana, che permettono di evitare<br />
di cadere in pratiche un poco circensi, un poco meccanicistiche, un gruppo di<br />
asana che permette di rafforzare tutta la zona delle ghiandole surrenali e la parte<br />
addominale del corpo.<br />
Abbiamo bisogno di rafforzare il nostro Hara. È importante anche nel Buddhismo:<br />
Buddha s’illuminò sviluppando solamente una profonda coscienza del Hara.<br />
Per questo in alcune tecniche di meditazione ci si concentra sull’espansione e la contrazione<br />
dell’addome sotto l’ombelico.<br />
Come ekagrata e pranayama sono il punto di riferimento per la concentrazione dell’energia,<br />
ho scoperto che per approfondire l’ekagrata le tecniche a noi più accessibili<br />
sono mudra, mandala e mantram.<br />
Nel sistema yoga che ho insegnato per più di trent’anni come istruttore, abbiamo dato<br />
poca importanza alle mudra. Il mio libro vuole richiamare l’attenzione su questo<br />
punto, per ritornare a pensare, a sentire, a vivere il potere delle mudra.<br />
Per esempio, una mudra del pratyahara tradizionale che si può usare quando si sale su<br />
un aereo e c’è una turbolenza e comincia la paura, è quella di toccarsi il dito indice con<br />
una mano per un minuto e poi fare la stessa cosa con l’altro, il tutto con una respirazione<br />
adeguata. Non è che sparisca la paura, però la si può controllare.<br />
È ciò che ci ha insegnato il Maestre de la Ferrière: non evitare la paura, perché è un<br />
sentimento che ci permette di essere vivi, ma graduarla per poterne approfittare e<br />
vivere intensamente i momenti senza cadere in quella “passione della paura” che è il<br />
panico.<br />
E come questa mudra, ce ne sono tante altre che richiedono sensibilità. Se si ha l’opportunità<br />
di cominciare a fare mudra negli anana, dapprima dolgono le mani, però poi<br />
si sente una sensibilità impressionante, perché è qualcosa di così sottile che dà un altro<br />
spessore ai propri asana, alla propria respirazione e si può accedere al contatto con<br />
momenti emozionali.<br />
Un altro elemento molto importante sono i mandala. Dò particolare importanza ai<br />
mandala perché in Occidente siamo un po’ robotizzati. Mi riferisco alle immagini subliminali<br />
che ci fanno entrare in un processo incosciente di consumo.<br />
Però i mandala sono come la pubblicità, ma non agiscono in modo subliminale bensì<br />
sopralineare, cioè le immagini vanno profondamente verso il nostro essere più profondo<br />
per contattare la nostra identità nel presente.<br />
I mandala e le mudra permettono l’accesso ad uno stato vibratorio che implica l’opportunità<br />
di entrare in uno stato di coscienza.<br />
Mi sembra -emipiacerebbe dialogare su questo con i Maestri - che esistano due tipi<br />
di mantram. Unmantram che ha un senso tecnico specifico nel pratyahara, vale a dire<br />
il suono si genera nella nostra mente per poterci ubicare nel presente, non ha altri<br />
obiettivi che questo, è ciò che si chiama il bija mantram, e ogni suono si connette con<br />
un livello di vibrazione della nostra coscienza.<br />
Esiste un altro tipo di mantram che ho chiamato provvisoriamente “mantram t<strong>eu</strong>rgico”,<br />
che richiede una trasmissione specifica tra Maestro e discepolo e che si utilizza per<br />
creare ambienti, che noi conosciamo con il termine di risonanza morfica. Questo implica<br />
maestria e una trasmissione da Maestro a discepolo.<br />
105 •
Dunque i bija mantram, come vibrazione di suoni, ci permettono di ubicarci nel presente<br />
In una maniera molto sintetica questo è il panorama del secondo volume: una tecnologia<br />
che permette di ritornare al tema centrale dello yoghismo, la sintesi delle diverse<br />
esperienze e delle diverse tradizioni per lo sviluppo della coscienza e una tecnologia<br />
per vivere il presente e per armonizzare le nostre emozioni, la nostra ragione, il<br />
nostro corpo in una prospettiva spirituale, intendendo per spirituale la capacità di integrazione<br />
e di espansione della coscienza.<br />
Tara Gandhi Bhattacharjee<br />
Coscienza e Spiritualita.<br />
Libertà, paura e la cultura della pace.<br />
Ringrazio tutti per questa accoglienza, per questa occasione, e soprattutto questa<br />
ospitalità, e per questa satsangha. Satsangha è una parola sanscrita usata anche<br />
nello Yoga e nella meditazione, sat significa “verità” e sangha significa “in compagnia”,<br />
e qualche volta quando si dice che uno va in satsangha significa che va ad un<br />
raduno di spiritualità. Anche se si sta solo meditando, si è in satsangha.<br />
Voi mi avete dato un satsangha qui e vi ringrazio per questo.<br />
Tutti questi titoli come “Coscienza e spiritualità”,“Ayurveda”, “Arte ed educazione”,<br />
tutto questo è legato, non si può separare.<br />
Io mi sento molto piccola, quello che ho visto e sentito, ognuno di quelli che hanno<br />
parlato, ognuno è stato speciale, ognuno ha parlato con grande profondità, esperienza,<br />
e per me è stato uno spettacolo spirituale.<br />
Le persone che hanno parlato, e anche gli ascoltatori, tutti eravate per me un insieme<br />
di spiritualità, anche se stavate parlando della nostra filosofia indiana.<br />
Allora, io veramente non mi sento in grado di dire niente, perciò parlerò come sono<br />
abituata a parlare.<br />
Sono veramente grata per questa occasione, e mi sento anche un po’ umile, perché in<br />
India pensiamo che abbiamo già capito tutto di meditazione, spiritualità, però penso<br />
che tutte le cose belle come Buddha, come Gandhi, come yoga, possano essere riassunte<br />
nella parola “globalistic”. Mi piace “globalistic action”, non come in India dove c’è<br />
lo sfruttamento delle persone che restano senza lavoro. Gandhi ha detto, per necessità<br />
di economia, “il villaggio è il tuo mondo, e per il tuo bisogno spirituale il mondo è<br />
il tuo villaggio”.<br />
Non parlo da studiosa, ma come una persona che ama molto l’Italia, sono una donna<br />
con un po’ di esperienza, questo “dialogo fra culture” per me vuol dire molto. In India<br />
sono abituata a questo.<br />
Senza andare fuori dall’India, lì ogni persona è uno straniero, perché abbiamo mille<br />
livelli, tante maniere di vivere.<br />
Per me il problema è cominciato alla mia nascita, ho visto diverse lingue, diverse religioni,<br />
anche questo vuol dire “dialogo”, così la battaglia per l’ambiente, per tutte le<br />
forme di vita, gli animali, le piante, questo è dialogo.<br />
• 106
La cultura deve includere anche altre forme di vita, anche le cose che non hanno vita,<br />
che sembra che non abbiano vita, per esempio questo tavolo.<br />
Gandhi quando toccava le cose, sembrava che toccasse la vita di quella cosa, anche se<br />
era un bicchiere d’acqua o una cosa qualunque. Ricordando la maniera di toccare di<br />
Gandhi, il dialogo è con tutto.<br />
Che cosa porta, alla fine, questo dialogo fra culture? Porta la libertà. Libertà totale.<br />
Io parlerò del mio Paese perché contiene tutto il mondo, non è solo il mio paese, parlerò<br />
di Gandhi perché Gandhi appartiene a voi tutti, se parlo di me stessa, penso che<br />
stiamo parlando di voi. Quando parlo di queste cose, non parlo solo delle mie cose,<br />
perché sono anche cose vostre.<br />
“Suaragi” vuol dire libertà, autocontrollo, libertà non vuol dire essere liberi di fare ciò<br />
che vogliamo, dobbiamo controllarci e fare il nostro dovere, questo è suaragi. Dagli<br />
inglesi abbiamo preso la libertà politica. Suaragi vuol dire rinascimento dello spirito in<br />
armonia con tutte le forme di vita, un ordine sociale nuovo dove non c’è sfruttamento.<br />
In India abbiamo tanti problemi, però è anche così piena di contraddizioni che se dico<br />
nero invece è bianco, se dico rosso è giallo.<br />
Abbiamo tutto, io non posso definire l’India. Per favore non chiedetemi di parlare<br />
dell’India perché c’è una grande confusione, perché c’è di tutto.<br />
Vi dirò una cosa, solo per fare una risata, ma per me è anche una cosa seria.<br />
Io ho imparato molte cose da Ganghi, e grazie a lui oggi posso parlare di lui con persone<br />
di tutto il mondo, molto diverse da quelle del mio paese. Erano i giorni precedenti<br />
la libertà dell’India, quando il Pakistan non esisteva, la moglie di Ganghi era morta<br />
in prigione e tutti gli chiedevano se l’India sarebbe mai stata libera, ben poca era la<br />
gente rimasta accanto a lui, come Pandhit Neru e poche altre persone, ed io ero li una<br />
sera con altri nove nipoti durante la preghiera che lui diceva, avevo 13 anni.<br />
Quel giorno era venuto un uomo importante dall’Inghilterra che si chiamava Sir<br />
Stephen Chirps. Gandhi gli disse: “Sir Stephen, le presento mia nipote, la figlia del mio<br />
ultimo figlio”. Io ero così felice, era la prima volta che mi presentavo ad un bianco, e<br />
lui mi disse: “ How do you do?”. Ero così fiera della domanda che risposi: “Ieri non<br />
stavo bene, avevo la febbre, la mamma mi ha dato l’aspirina, ma ancora ho male”. Alla<br />
domanda “How do you do?” io ho fatto tutto un resoconto sulla mia salute. Allora<br />
Gandhi mi ha preso da parte e mi ha detto: “Senti, quando un inglese di dice “how do<br />
you do?”, la risposta è “how do you do?”, non devi parlare della salute”.<br />
Va bene, ho imparato, ma ho imparato anche l’ipocrisia, perché non posso parlare<br />
della mia salute se uno mi dice “How do you do”?<br />
Questi sono gli ostacoli che dobbiamo superare per questi ideali. Non so che cosa abbia<br />
pensato di me Sir Stephen Chirps, ma per me è stata la prima lezione d’inglese.<br />
Ora parlerò delle mie idee, non sono molto coerente, ma ho alcune idee.<br />
Quanti elementi avete? Quattro: fuoco, aria, terra, acqua. Nella nostra filosofia ci<br />
hanno insegnato che ci sono cinque elementi, il quinto è lo spazio ed è molto importante.<br />
Abbiamo inquinato tutti gli elementi, possiamo inquinare anche questo quinto elemento<br />
con il nostro pensiero.<br />
Penso che come ora si possono raccogliere tutti i suoni, si possano raccogliere anche le<br />
idee. Satsangha, ovvero “dire bene”, e questo forse va diritto nello spazio e poi ritorna<br />
a noi. Quindi il quinto elemento è molto importante perché va direttamente alla<br />
nostra mente, perché niente è più veloce della mente, che può spaziare ovunque.<br />
Il giorno in cui si è trattato il tema dell’educazione, un relatore ha parlato di educazione,<br />
di educatori e di artisti, ha detto delle cose molto belle. Veramente avrei voluto<br />
107 •
parlare con ognuno di voi separatamente, perché siete così ricchi di idee e di esperienze.<br />
Secondo me il regalo più bello per i bambini e per qualsiasi persona è una bella memoria<br />
per il futuro. Oggi i bambini sono rimasti senza le memorie per il futuro.<br />
Il bambino che alleviamo con dolcezza, con amore, con perdono, avrà dei ricordi quando<br />
diventerà grande? E questo vale anche per noi: quando vi lascerò, vi lascerò con una<br />
bella memoria? Questo è importante, la forma di vita vicino a me è un dono di Dio.<br />
Io non sto parlando coma una studiosa, sto solo parlando come una donna.<br />
Poi abbiamo tre livelli di vita, uno è chiamato tamas, cioè violenza, invidia, ecc., poi c’è<br />
rajas che significa lusso, godimento, mangiare bene, vestirsi bene, il terzo è sattva, cioè<br />
la purezza, la bellezza.<br />
Si dice che l’elefante è sattvico, la tigre è rajasica e gli avvoltoi sono tamasici.<br />
Questi tre stati si possono mettere in relazione col vestire, col mangiare, col pensare.<br />
Nelle varie relazioni che ho ascoltato in questi giorni, non sono mai stati menzionati,<br />
ma parlando dello Yoga, è naturale che si parli di sattva.<br />
In India distinguiamo quattro stati della vita: il primo è quando nasci e devi imparare<br />
le cose, chiedi aiuto, nella seconda fase, si studia, si fa la propria professione, il medico<br />
o altro, in questa fase sono proibite molte cose, è proibito il lusso, si deve avere un<br />
po’ di disciplina, ecc.<br />
Il secondo stato è materialista, devi godere la vita, devi avere moglie, marito, casa,<br />
bambini, una delle regole per il secondo stato è di avere ospiti, dare agli ospiti.<br />
Il terzo stato è: tutto è mio. Questa non è casa mia, non è il mio paese, non è la mia<br />
lingua, ma sto viaggiando, quindi tutto il mondo è mio.<br />
Il quarto stato è: niente è mio.<br />
Dobbiamo passare da uno stato all’altro, però sfortunatamente, o fortunatamente,<br />
non è tutto regolato, non ci sono tempi ben definiti per le varie tappe, quindi uno può<br />
vivere in brahmacharya, oingrahastha, oinvanaprasthya o sanniasya, può cambiare,<br />
e portare dentro di sé un po’ di tutte le esperienze.<br />
Ho visto in tutti voi un po’ del terzo stato, cioè tutto il mondo è nostro. Anche io<br />
appartengo a questo stato, allora mi permettete di dire che in questo momento tutta<br />
l’Italia è mia? Spagna, Brasile, Messico, e altri paesi, sono miei.<br />
È importante godere appieno di ogni stato. C’è tanta sofferenza nella vita, uno non è<br />
mai contento dello stato in cui si trova: quando siamo nel primo stato sogniamo di<br />
essere nel secondo stato, e così via. I problemi vengono per questo motivo.<br />
La violenza è inquinamento, e l’inquinamento è violenza, cioè la violenza della mente<br />
e inquinamento dell’ambiente sono legati.<br />
In India abbiamo avuto tanta violenza in questi ultimi anni, e anche prima, perché ci<br />
sono delle contraddizioni, nel paese della non violenza c’è la violenza.<br />
Sono andata in due posti, volevo vedere due grandi fiumi che erano sempre pieni di<br />
acqua e Gandhi era solito pregare vicino a uno di questi. Sono andata a vedere e li ho<br />
trovati secchi, non c’era più una goccia d’acqua. In quel posto è successo qualcosa! Se<br />
non c’è acqua nei fiumi non c’è compassione nella mente e nel cuore.<br />
La violenza della mente ci porta verso l’inquinamento dell’ambiente.<br />
Sto pensando a ciò che ha detto P. Samir, che scrivere è difficile, e al momento di esporre<br />
tutto può essere cambiato. Comunque, io vi leggerò alcune righe:<br />
La coscienza è una verità, è la realtà suprema di ognuno, quando questa verità ci conduce<br />
alla ricerca dell’ignoto nel cosmo e oltre, diventa un viaggio spirituale.<br />
La coscienza è la nostra guida suprema in questa vita, la ricerca ci conduce ai misteri<br />
della creazione eternamente irrisolti, ma la spiritualità pura diventa debole se non c’è<br />
realizzazione della coscienza.<br />
• 108
La verità della coscienza è anche il flusso d’amore della creazione.<br />
Come il viaggio spirituale si realizza nel profondo silenzio, la realizzazione della<br />
coscienza è nel suono del silenzio e non nel suono delle parole.<br />
Quando parliamo di dialogo tra le culture intendiamo solo il dialogo in termini di<br />
parole e non in termini di silenzio.<br />
Le parole sono importantissime, necessarie, ma senza la realizzazione della coscienza<br />
non avranno lo stesso effetto del suono del silenzio che proviene dal flusso d’amore e<br />
di amicizia della coscienza.<br />
Il nostro compito è rafforzare la nostra anima in modo che le vibrazioni del nostro<br />
silenzio possano portare il messaggio d’amore e amicizia al nostro prossimo, a tutte le<br />
forme di vita e all’ambiente.<br />
Ci siamo raccolti qui come cittadini del mondo per condividere le nostre opinioni sull’<br />
armonia globale: Il dialogo fra le culture.<br />
Noi rappresentiamo i milioni di esseri invisibili e anonimi, ci sono meravigliose diversità<br />
fra le culture umane, ma i valori rimangono gli stessi.<br />
Spero che i miei pensieri di oggi trovino una corrispondenza nei vostri pensieri e nelle<br />
vostre idee.<br />
Una volta, durante una conferenza sulla pace, un signore mi chiese: “Che cos’è l’opposto<br />
della pace?”.<br />
Ho risposto: indifferenza, rabbia, odio, vendetta, potevo dire tante altre parole.<br />
“Tutto questo è vero” - rispose il signore - “ma l’autentico opposto della pace è la<br />
paura”.<br />
La realtà di oggi è una catena di sentimenti di paura che si traducono in sconvolgente<br />
inquinamento ambientale e in ancor più raccapricciante violenza umana con la minaccia<br />
di armi biologiche, chimiche e nucleari.<br />
La paura è anche la causa dell’invenzione della bomba atomica e delle armi nucleari.<br />
La paura è la mancanza di fiducia nel prossimo, la sfida che oggi è di fronte all’umanità<br />
è la conquista della libertà dalla fame, insieme alla libertà dalla paura.<br />
La cultura della pace dovrebbe includere lo studio della paura e della violenza. Non<br />
basta temere la violenza, ma bisogna avere il coraggio di essere non violenti in favore<br />
della verità e dell’amore.<br />
Non violenza e pace sono il modo di onorare la vita e la creazione.<br />
Leggendo un libro di John Ruskin durante un viaggio in treno in Sud Africa, Gandhi fu<br />
ispirato da una filosofia che chiamò sarvodaya, un termine sanscrito che significa il<br />
risveglio dello spirito in armonia con la natura e l’ambiente per tutte le forme di vita.<br />
Anche la ricostruzione dell’ordine sociale senza sfruttamento dell’essere umano e della<br />
natura è suo frutto.<br />
Qualche anno fa l’India è stata liberata politicamente dagli inglesi, in tempi recenti<br />
abbiamo visto anche la rimozione della Apartheid in Sud Africa, ma chi è davvero divenuto<br />
libero in India dopo l’indipendenza politica del nostro paese?<br />
Abbiamo ottenuto l’indipendenza politica, ma anche gli inglesi hanno ottenuto la loro<br />
liberazione, si sono liberati della loro stessa ingiustizia, come sono stati liberati anche<br />
i bianchi in Sud Africa.<br />
Tutti noi potremmo dover rispondere a domande come: “Quali sono i nostri pensieri e<br />
le nostre azioni nei confronti delle persone che vivono in condizioni disumane?”.<br />
Questo vale più per l’India che per altri paesi.<br />
La maggioranza dei nostri bambini è privata di compassione e amore, che atteggiamento<br />
abbiamo verso questi bambini che rappresentano il futuro? Perché non diamo<br />
loro bei sogni per il futuro?<br />
Potrebbe essere in gran parte vero che in India non abbiamo ancora incominciato la<br />
109 •
nostra liberazione morale e spirituale. Eppure l’India è così piena di contraddizioni che<br />
qualunque cosa si dica è vera, ma è vero anche il contrario.<br />
Abbiamo parlato di violenza, quindi da qualche parte l’opposto della violenza è una<br />
realtà.<br />
In India se uno è bisognoso e chiede aiuto, chi lo aiuta? Una persona ancora più povera<br />
e bisognosa di lui.<br />
Con tutto il rispetto e l’amore che ho per questo mondo, devo dire che ci sono grandi<br />
e belle case con le maniglie lucide, ma nessuno ha il coraggio di bussare alla porta.<br />
In India si può ancora bussare alla porta dei vicini di casa. Dobbiamo avere un mondo<br />
in cui si può andare a bussare alla porta delle persone.<br />
Nel mio paese di sorprendenti contraddizioni, dove il messaggio spirituale è molto<br />
forte, c’è anche un meraviglioso messaggio umano, ripeto chi è bisognoso troverà<br />
aiuto da parte di chi è ancora più povero e bisognoso.<br />
In India l’età è rispettata e questo conferisce dignità alle persone anziane che non si<br />
sentono cancellate dal flusso principale della società.<br />
Voi mi avete rispettato molto e per questo vi ringrazio, possiamo ancora andare a bussare<br />
alla porta del nostro vicino. Tuttavia le contraddizioni rimangono.<br />
In India l’indipendenza è responsabilità individuale e collettiva.<br />
Violenza e inquinamento, inquinamento e violenza. Una cultura della pace deve includere<br />
lo studio della causa della violenza e del terrorismo nella nostra società, uno studio<br />
psicologico dei violenti e dei terroristi.<br />
Mantenere la mente libera dalla violenza è una sfida per tutti noi, affrontare le sfide<br />
della propria verità è fondamento e base dell’armonia universale.<br />
L’unica via verso la pace globale e universale è cominciare da se stessi, mantenere la<br />
mente libera dalla violenza è una sfida per tutti noi.<br />
La pace e la non violenza ci permettono di onorare la vita e la creazione.<br />
Questo dovrebbe tradursi in un movimento di popoli per liberare la mente umana<br />
dalla violenza e proteggere l’ambiente dall’inquinamento.<br />
Ci dovrebbe essere un messaggio universale che va oltre le divisioni sociali, politiche e<br />
religiose.<br />
Non violenza è molto di più che semplice assenza di violenza, non violenza è anche<br />
azione e introspezione, il coraggio della verità e dell’amore e il risveglio dello spirito<br />
in armonia con la natura.<br />
Sono qui con tutti voi per rendere omaggio al Mahatma Gandhi e rendo omaggio<br />
anche a sua moglie Casturba Gandhi.<br />
Casturba Gandhi rappresenta la forza della donna che non sapeva né leggere né scrivere,<br />
da lei e dalla madre, Gandhi ha imparato la forza della donna, la forza della<br />
madre che si trova anche nell’uomo e in ogni forma di vita.<br />
Questo flusso è in ognuno di noi e in tutte le forme di vita. Rendo omaggio anche a<br />
questo eterno flusso.<br />
Parlando di non violenza e pace con tutti voi, rendo omaggio ai grandi flussi spirituali<br />
e creativi dell’essere umano e della natura, del passato e del presente, che hanno<br />
tenuto accesa la scintilla dell’amore eterno in ognuno di noi. È a questa fiamma che<br />
offro le mie preghiere.<br />
Voglio leggere solo una piccola cosa di Gandhi, per celebrare con voi la vita e la creazione<br />
e poi finisco.<br />
Il portafortuna di Gandhi: “Ti voglio dare un portafortuna, quando hai dei dubbi o<br />
quando l’egoismo ti assale, prova a pensare al volto dell’uomo più povero e più disperato<br />
che hai visto e chiediti se ciò che stai facendo gli può essere d’aiuto. I tuoi dubbi<br />
e il tuo egoismo se ne andranno”.<br />
• 110
Grazie<br />
Intervento: Ho sentito tante belle cose, tante cose sagge, da una persona che ha avuto<br />
delle esperienze vissute principalmente nel suo paese. Ho visto il titolo dell’intervento<br />
della Signora Gandhi: “Libertà, paura e la cultura della pace”. Tra tutte le cose che ho<br />
sentito mi pare che manchi un riferimento importante. Non ho sentito parlare dell’economia<br />
mondiale, e credo che questo sia uno dei motori negativi del mondo, lo è stato<br />
per il passato, lo è per il presente e probabilmente lo sarà per il futuro.<br />
Questo a che cosa porta? Porta a grandi ricchezze e a grandi povertà, a grandi conflittieagrandicosenegative.Volevo<br />
sentire dalla Signora Gandhi come la pensa su questo<br />
aspetto.<br />
Relatore: Quello che vale per l’Italia non vale per l’India, o per lo meno non vale per<br />
tutta l’India. La maggioranza delle persone vive con l’artigianato, con la filatura e la<br />
tessitura a mano. Se uno porta una macchina per aiutare queste persone va bene, ma<br />
molte macchine per fare una grande produzione non vanno bene, per noi vale la produzione<br />
delle persone e non grandi produzioni fatte da macchine. In India non vale<br />
quello che vale qui in Italia.<br />
Domanda: Raramente abbiamo l’opportunità di avere una donna che siede alla tavola<br />
della saggezza.<br />
Quello che mi colpisce molto della cultura indiana e che è incomprensibile per una persona<br />
che vive in Italia è che i matrimoni spesso sono pre-organizzati, ma molto spesso<br />
funzionano bene in India. Vorrei che lei commentasse questo dal suo punto di vista di<br />
donna.<br />
Relatore: Vi avevo chiesto di non farmi troppe domande sull’India perché ogni cosa è<br />
vera ma è vero anche il contrario. Ci sono tanti divorzi, ci sono persone che vivono<br />
insieme, tutto è possibile in India. Si, è vero che c’erano matrimoni organizzati, perché<br />
non c’era un modo tradizionale per cui un uomo e una donna potessero vedersi per<br />
decidere che cosa è la vita.<br />
Succede ancor oggi che sono organizzati, può essere che due amiche si dicano: “io ho<br />
un figlio e tu una figlia, da grandi si sposeranno”, poi mantengono la parola e li fanno<br />
sposare e qualche volta il matrimonio riesce bene.<br />
Però il matrimonio non è facile e lo sappiamo tutti. Se dei genitori scelgono per i loro<br />
figli la persona giusta, che abbia le stesse loro tradizioni, può avere un senso. Io però<br />
non posso giudicare, perché il mio matrimonio non è stato organizzato, io ho scelto<br />
mio marito ed era una brava persona, anche mia madre ha scelto il suo sposo. Gandhi<br />
incoraggiava molto le persone perché scegliessero il loro partner di vita.<br />
Domanda: Ho sentito un accenno al movimento mondiale per la pace e vorrei un<br />
approfondimento, capire meglio se esiste qualcosa di più.<br />
Relatore: Si, è un movimento. All’inizio del terzo millennio mi trovavo in Uruguay e in<br />
America Latina, e avevo suggerito di celebrare questo terzo millennio con un secondo<br />
di silenzio, incominciando dalla mezzanotte in Giappone, e poi piano piano, ogni due<br />
secondi organizzare un’onda di silenzio. Questo è un movimento che non è contro nessuna<br />
religione.<br />
Oggi abbiamo a che fare col terrorista islamico, col terrorista indù, ecc. Usiamo le parole<br />
senza pensare, un terrorista è un terrorista, non ha importanza se è islamico o indù,<br />
111 •
è un criminale e basta.<br />
Scusate se approfitto dell’occasione per dire che non mi piace la parola “pagano”<br />
usata dalla religione. Gli inglesi usano molto questa parola, ma che cosa vuole dire<br />
“pagano”? Non mi piace, perché io trovo Dio dappertutto, come si può dire chi è superiore<br />
o inferiore rispetto agli altri. Non si può.<br />
Per rispondere alla sua domanda, volevo dire che la violenza della mente è importante,<br />
è importante che pensiamo prima di parlare, io posso dire tante belle cose, ma se<br />
non sono convinta di quello che dico, non posso convincere gli altri, è meglio allora che<br />
stia in silenzio. Sono stata una volta in Cina dove non ho potuto capire una sola parola,<br />
però sapevo chi era simpatico e chi non lo era, e questo per merito del silenzio.<br />
Bisogna creare il suono del silenzio, per celebrare la mezzanotte, è accettato da tutte<br />
le religioni, islamici, cattolici, protestanti, anche quelli che non credono in Dio.<br />
Il silenzio dà l’occasione di introspezione. Questo è quello che io chiamo movimento,<br />
però prima il movimento deve cominciare in se stessi.<br />
Domanda: Secondo la sua esperienza, quale dovrebbe essere il ruolo della donna nel<br />
mondo attuale?<br />
Relatore: Il ruolo della donna per me è coraggio, è verità, è tutto. Io non vedo molto<br />
diversi l’uomo e la donna, io sono madre di un maschio e di una femmina. La donna<br />
ha però questa forza spirituale, l’amore verso i figli. Se potessimo dare una piccolissima<br />
percentuale di quell’amore al prossimo non ci sarebbe più la violenza nel mondo.<br />
Domanda: Lei ha menzionato l’amore, l’amore universale, per tutti, però vorrei chiederle<br />
qualcosa. Lei dice che per arrivare alla libertà e alla pace abbiamo bisogna dell’amore,<br />
ma siamo contaminati da tutte le parti. Per me questa contaminazione ci sta<br />
imprigionando. Qual è la sua opinione?<br />
Relatore: L’amore c’è, per questo il mondo è andato avanti fino ad ora. L’amore c’è,<br />
però manca la fiducia nel prossimo, nessuno ha fiducia. Perché non bussiamo alle porte<br />
dei vicini? Perché non c’è fiducia, ecco perché la bomba atomica ci fa paura, c’è la<br />
paura in ognuno di noi.<br />
In India abbiamo paura di tante cose, in altre parti c’è il terrorismo, in altre parti ancora<br />
si ha paura della vecchiaia e delle malattie, ci fa paura anche che gli altri abbiano<br />
più di noi, e che noi non possiamo avere ciò che vogliamo. Io ho una casa di tre stanze<br />
e gli altri di cinque. Questa è paura, e questa paura è il sintomo di mancanza d’amore.<br />
Domanda: Volevo chiedere una cosa riguardo al rapporto con l’arte, la bellezza, cosa<br />
ne pensava Gandhi? In Italia abbiamo una grande quantità di opere d’arte che supera<br />
quasi quelle dei paesi <strong>eu</strong>ropei, però abbiamo anche tanto inquinamento, come in India<br />
e in altre parti del mondo industrializzato. È possibile riconciliarsi attraverso il bello,<br />
attraverso l’arte con l’ambiente?<br />
Relatore: Mi piace questa domanda, perché ho l’occasione di parlare di questo aspetto<br />
di Gandhi, però prima voglio complimentarmi perché in Italia c’è tanta bellezza<br />
dappertutto.<br />
Non sono stata in altri paesi, ma in Italia ogni angolo è molto bello. Ci sono grandi<br />
monumenti artistici del Rinascimento, e tante altre cose meravigliose.<br />
Riguardo a Gandhi e al suo senso artistico, Gandhi non è stato capito bene in India, lui<br />
• 112
non cercava la bellezza, però viveva totalmente in armonia che la bellezza. Vivendo in<br />
verità ed armonia con la natura faceva nascere la bellezza intorno a lui.<br />
Ogni frase che scriveva era classica, ho letto da qualche parte che a una definizione<br />
“classica” non si può togliere né aggiungere una parola.<br />
Sempre c’era bellezza intorno a Gandhi, anche se in confronto a voi qui in Italia, noi<br />
in India non siamo niente, rispetto alla bellezza.<br />
Intervento: Signora Tara Gandhi, come lei giustamente ha detto prima, in queste giornate<br />
di COPLANET ci sono state molte persone che hanno parlato profondamente di<br />
pace e di amore, poi lei ha parlato anche di silenzio, giustamente, con il silenzio si possono<br />
sacralizzare quelle che sono le cose più profonde che ci legano, e prima che quest’ultima<br />
giornata chiuda mi piacerebbe poter abbracciare tutti, e che tutti si abbracciassero<br />
tra loro, ma indubbiamente è un po’ difficoltoso, e allora chiedo se simbolicamente<br />
potete voi relatori abbracciarvi silenziosamente, voi che ci rappresentate e che<br />
rappresentate tutto il mondo.<br />
Relatore: E anche voi tutti, in silenzio ho già abbracciato tutti.<br />
M. Josè Marcelli:– Un abbraccio silenzioso trascende il tempo e lo spazio, da essere a<br />
essere e con l’unico essere possibile che siamo tutti.<br />
Intervento: Questo che ho appena visto mi fa sorgere una domanda. Se io capisco che<br />
il silenzio trascende lo spazio e il tempo e tutti riusciamo a capirlo, allora perché è<br />
necessario spiegare, contattare fisicamente, riflettere, perché la parola “terrorismo”<br />
muove tanto gli esseri umani, perché quando i nostri Maestri ci dicono di cercare il centro,<br />
in qualche maniera l’altro o l’altra arriva a decentrarci, a che cosa si deve questa<br />
paura inconscia che tutti abbiamo, quale è l’alternativa o perché è necessario contattare<br />
verbalmente e fisicamente?<br />
Relatore: La Signora ha fatto tre domande: una, perché c’è bisogno di parole per esprimersi<br />
quando c’è il silenzio. Invece riguardo al terrorismo forse lei ha paura di quello<br />
che può fare. Il silenzio, non sempre possiamo essere silenziosi, siamo esseri umani, in<br />
India la nostra filosofia parla di maya, ovvero tutto è illusione, però il silenzio dà il<br />
nutrimento. È importante quello che pensiamo, e se la pensiamo in modo diverso, è<br />
importante quello che diciamo.<br />
Quando andiamo a pregare nelle chiese siamo silenziosi, ma il pensiero è forte.<br />
Due amici o due persone che si vogliono bene, come madre e figlia, stanno bene insieme<br />
anche se stanno in silenzio.<br />
I terroristi hanno paura, e sono usati per fare paura, ecco perché abbiamo detto che<br />
dobbiamo studiare la causa del terrorismo, in ogni posto c’è una causa diversa, ad<br />
esempio anche la mancanza di lavoro porta al terrorismo.<br />
Gandhi diceva: “Date un lavoro alla gente, c’è gente che muore di fame e altri che non<br />
hanno un lavoro e se non hanno un lavoro finiscono per diventare terroristi”.<br />
Le cause sono diverse, ma dietro a tutto c’è la paura di qualche cosa, degli stranieri,<br />
degli sconosciuti, e di tante altre cose.<br />
Cosa si può fare contro la paura? Anch’io sono piena di paure, però in ogni momento<br />
possiamo recuperare, come ha spiegato il nostro amico, col pratyahara, con lo yoga,<br />
con la meditazione, non si risolverà tutto, ma un poco alla volta tutto aiuta.<br />
Lei sta facendo una domanda ad una persona che ha lo stesso suo problema e che sta<br />
cercando di darsi una risposta.<br />
113 •
P. Anthony Elenjimittam<br />
L’integrazione della<br />
tecnologia scientifica dell’Occidente<br />
con la psicologia religiosa dell’Oriente.<br />
Non volendo trascurare la tradizione gloriosa della terra del Gange e<br />
dell’Himalaya, voglio cominciare con un pensiero e una preghiera a Dio per<br />
poter trovare la soluzione ai nostri problemi, perché ignorando o lasciando da<br />
parte Dio non risolviamo nessun problema.<br />
Prima una preghiera in nome delle quattro grandi religioni che racchiudono centinaia<br />
di milioni di anime: Cristianesimo – Induismo – Buddismo – Islamismo.<br />
Traduzione in italiano: O vita che vibra in ogni attimo, o luce che splende in tutto il<br />
creato, o amore che abbraccia tutta l’umanità, possa colui che si sente uno con Te sentirsi<br />
perciò uno con tutti, uno con tutto.<br />
Entrati che siamo nel terzo millennio dopo Cristo, stiamo vedendo un cielo nuovo e<br />
una terra nuova, perché è questa visione intuitiva dell’anima, l’anima che è un raggio<br />
di Dio stesso, la realtà suprema è quest’anima, cioè la vita intellettuale, spirituale,<br />
intuitiva che tutti noi abbiamo. Mettendosi in contatto si risolvono tutti i problemi,<br />
ecco perché Gesù disse. “Cercate prima il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato”, ma<br />
noi non lo facciamo, per questo i problemi aumentano e le soluzioni sono sempre<br />
meno.<br />
Prima di tutto, carissimi amici, in questo tema generale di salute e benessere, l’unica<br />
via da percorrere è scoprire se stessi. Questa affannosa ricerca di trovare la felicità nelle<br />
cose, nelle persone, in questo o in quell’altro, è uno sbaglio le cui conseguenze si ripercuotono<br />
nella vita giornaliera, ecco perché bisogna destarsi a quella realtà che è tutt’uno<br />
con la Coscienza Universale, e che potrà indicarci la strada che dobbiamo seguire<br />
per conseguire lo scopo per cui tutti noi siamo scesi quaggiù sulla Terra per alcuni<br />
anni.<br />
Ricordo un’altra frase di Cristo che dice: “A cosa vale conquistare tutto il mondo se poi<br />
perdi te stesso?” e noi stiamo perdendo noi stessi, perché non abbiamo questa intuizione<br />
introspettiva per poter realizzare, toccare con mano, per così dire, questa realtà<br />
essenziale, Dio non è una stazione, è la Coscienza Universale.<br />
Ci sono due cose, e qui subentra il ruolo di integrazione dell’Occidente con l’Oriente.<br />
In Europa, la cultura greco-romana è più pragmatica, positiva, e di conseguenza abbiamo<br />
un progresso scientifico e tecnologico, ma quando andiamo in Asia abbiamo lo sviluppo<br />
della coscienza, la psicologia, la saggezza di vita, l’etica, tutto questo è importante.<br />
È giunta l’ora per noi di effettuare questa integrazione tra la psicologia asiatica<br />
e la tecnologia scientifica dell’Occidente.<br />
Quanto all’induismo, fin dai tempi remotissimi, agli albori della storia, vi è una capacità<br />
meditativa e introspettiva per poter trovare la realtà essenziale che dà il senso della<br />
vita.<br />
Se leggete il libro di Capra Il Tao della fisica, trovate ciò che la fisica subatomica di oggi<br />
ha scoperto in laboratorio.<br />
Loro con la meditazione lo avevano scoperto.<br />
• 114
È giunta l’ora, oggi più che mai, di capire. Non dobbiamo più restare in superficie delle<br />
cose, si le diete sono importanti, ma la mente ha l’infinita capacità di n<strong>eu</strong>tralizzare<br />
anche le conseguenze del cibo, perché la mente è tutto.<br />
Dico questo perché oggi è giunta l’ora per tutti noi di effettuare un’integrazione. Tutti<br />
noi abbiamo il cuore che batte, c’è il battito sistolico e diastolico, due battiti che conferiscono<br />
la vita.<br />
Dobbiamo abbinare questi due aspetti, la vita empirica dell’Occidente e l’altra vita speculativa,<br />
meditativa, introspettiva, estasiante, per trovare il nuovo equilibrio.<br />
Io ho avuto la fortuna di vivere metà della mia vita in Asia e metà in Occidente, ho cercato<br />
di assorbire, di integrare queste due realtà, di trovare l’uomo universale che non<br />
ha più questa dicotomia tra Occidente e Oriente, ma questo risultato l’ho ottenuto<br />
vivendo epidermicamente e non superficialmente.<br />
Quando andiamo dentro di noi troviamo la nostra identità, adesso mi spiego.<br />
S. Francesco d’Assisi non era un uomo colto, ma con la meditazione ha trovato questa<br />
realtà cosciente di modo che poteva rivendicare la sua fratellanza: Fratello Sole, Sorella<br />
Luna, Sorella Acqua casta e pura, Sorella Morte. Sono le parole di un pazzo o di un saggio?<br />
La vita passa giorno per giorno, ogni giorno che passa è un passo avanti verso il sepolcro.<br />
Ma prima che si sia realizzata questa realtà, si vive in compagnia di Dio.<br />
Quando noi guardiamo l’universo vediamo che tutto è regolato da leggi e ordine. Ci<br />
sono certe leggi e ordine nel nostro pensiero, il pensiero è la radice. Voi vedete un<br />
albero, ma quello che non vedete è la radice, dove sta la radice? Non si vede, eppure<br />
è quella che mantiene la vita, così i pensieri sono la radice della nostra vita, pensieri,<br />
parole ed opere.<br />
Per capire dobbiamo ricorrere al buddhismo che ci insegna tutte queste cose, mentre<br />
la Chiesa ufficiale, con le messe, il rosario e tutte le cose dogmatiche, non ci ha dato<br />
niente spiritualmente.<br />
Un giorno dissi a Papa Woytila, quando lo incontrai a Bombay, (era venuto in visita alla<br />
scuola dove io lavoravo, un istituto abbastanza grosso per i bambini emarginati di<br />
Bombay): “In India abbiamo bisogno di una tecnologia sperimentale non dogmatica,<br />
noi con la meditazione possiamo scoprire la realtà coscienziale dentro di noi, che ha la<br />
capacità di trasformare e metamorfizzare ogni cellula della nostra vita e ci conferisce<br />
energia e nuova vitalità e una visione del tutto differente. Allora si apre il terzo occhio<br />
con cui si vede il mondo invisibile, si ascolta il mondo inaudibile. Questo mondo fisico<br />
che abbiamo è piccolo, piccolo, mentre il mondo invisibile è tutto”.<br />
Qui ci sono questi apparecchi e là ci sono le trasmittenti, mandano onde elettromagnetiche<br />
che voi non vedete, ci sono queste forze dappertutto.<br />
Soltanto quando la nostra mente si trova sintonizzata può captare e trasmettere il<br />
messaggio di Dio, noi diventiamo i canali di Dio.<br />
In questo grande universo, solo la Via Lattea, che è la galassia a cui noi apparteniamo,<br />
ha più di 100 miliardi di stelle e il Sole è una stella media, e poi ci sono questi pianeti<br />
che appartengono alla famiglia del Sole, quando noi studiamo tutto questo allora<br />
vediamo Dio.<br />
Einstein diceva: “Solo la scienza non basta, la scienza senza religione è zoppicante e la<br />
religione senza la scienza è cieca”.<br />
Ora guardate la storia del cristianesimo ufficiale, l’Inquisizione, i disordini, milioni di<br />
spagnoli in America, alcuni grandi saggi trucidati dall’ignoranza spirituale, Savonarola<br />
a Firenze fu arso vivo, Giordano Bruno, Galileo condannato, tutta una serie di misfatti,<br />
ecco perché dico che abbiamo bisogno dell’Occidente e dell’Oriente, perché se noi<br />
viviamo soltanto in una parte non possiamo risolvere tutti i problemi, ci sentiremo sof-<br />
115 •
focati.<br />
Va bene la salute fisica si, ma anche quella della mente, quando si vive lo yoga si ha<br />
un’altra visione, non vediamo più con i cinque sensi ma sveglieremo il sesto senso e<br />
l’uomo quindi vedrà Dio e in Dio vedremo l’uomo.<br />
L’uomo è pieno di ego, Dio ha meno ego, ecco perché Gesù disse: ”Se uno vuol seguirmi<br />
neghi se stesso e prenda la sua croce e mi segua”.<br />
L’ego è l’illusione che ti fa identificare e pensi io sono questo. È come se io dicessi che<br />
l’aria nei miei polmoni è nei miei polmoni, ma deve essere collegata con l’aria atmosferica,<br />
altrimenti mi sentirei soffocare.<br />
Noi siamo particelle di un unico universo, non ci sono due universi. Non ci possono<br />
essere due realtà, Dio è l’Universo, non possono esserci due realtà, ecco l’illusione della<br />
creazione, l’universo non è stato creato dalla mente umana, l’universo è una apparenza,<br />
cioè Dio visto dai cinque sensi.<br />
Dio visto solo dai cinque sensi è il mondo fisico, lo stesso universo visto dal sesto senso,<br />
il terzo occhio, è Dio. Allora possiamo vedere e sentire Dio dappertutto come lo sentiva<br />
S. Francesco.<br />
Dico questo perché bisogna risvegliarsi a questa centralità, a questa essenzialità della<br />
vita spirituale e allora troveremo delle possibilità racchiuse dentro di noi, perché un<br />
Dio uomo è un Dio mascherato, togli la maschera e troverai Dio. Ma non lo facciamo<br />
perché siamo troppo legati alle cose dei sensi, accettiamo questo mondo sensibile e<br />
pensiamo che sia reale. No, è solo una apparenza come l’acqua nel deserto che si vede<br />
nel miraggio e invece non c’è. Tu vedi il cielo azzurro ma nella realtà non c’è né il cielo<br />
né l’azzurro.<br />
Un uomo pensa di trovare la felicità in una donna, anche questa è un’altra illusione.<br />
Bisogna entrare in se stessi, allora si capirà il significato delle parole di Cristo che dice:<br />
“Il Regno di Dio è dentro di voi”. Con questo tipo di coscienza si troverà pace, serenità,<br />
beatitudine, immortalità conscia, qui e ora, non è necessario aspettare la morte, e<br />
poi la morte non incute più terrore perché è soltanto un cambio di residenza e basta.<br />
Io sono stanco di questo corpo, lo butto via e ne prendo un altro, niente di più.<br />
E questo continuerà fino a che non si sarà incontrata la vera saggezza. Però bisogna<br />
studiare un po’, invece di sprecare il tempo della vita in parole inutili, in compagnie<br />
controproducenti, bisogna utilizzare tutta questa energia per poter scoprire queste<br />
grandi verità ora, altrimenti bisogna ripetere gli esami perché saremo bocciati.<br />
Capito?<br />
Carissimi amici, io mi sono fatto frate domenicano perché lo scopo dell’Ordine domenicano<br />
era di contemplare e condividere con gli altri le verità contemplate. Ma purtroppo<br />
la religione e tutti questi ordini monastici rinchiusi nelle vecchie tradizioni si<br />
trovano in prigionia, allora sono andato in India e ho vissuto anche con Gandhi, il più<br />
grande uomo del secolo scorso. Lì si vede la spiritualità, lì si vedono anche i problemi<br />
da risolvere, non con questi due occhi, ma col terzo occhio, con la meditazione.<br />
Ci sono delle forze bianche, l’angelo custode, diciamo l’Angelo di Dio, che ci accompagnano,<br />
e anziché ascoltare le parole sataniche che ci insidiano, bisogna tenere un cane<br />
da guardia davanti alla mente, ogni tanto controllarla e vedere cosa pensa, sforzarsi di<br />
togliere ciò che è negativo, se ci si lascia andare si scivola, si scivola giù e si cade nel<br />
fango e invece noi dobbiamo camminare.<br />
Adattiamoci alla nostra dimensione divina e per questo ci vuole comprensione, integrazione,<br />
una osmosi tra la psicologia iniziatica e la tecnologia occidentale, perché se<br />
una è senza l’altra c’è incomprensione, come i due battiti del cuore, sistole e diastole,<br />
tutti e due sono necessari.<br />
Quelli che hanno capito questo e hanno vissuto in questa dimensione coscienziale e<br />
• 116
universale hanno trasceso come hanno fatto Capra, Einstein e diversi altri, perché<br />
hanno capito che la fisica subatomica è Dio, tutto è Dio: questa pianta ha il nome e la<br />
forma di Dio, tutto il creato non è altro che il nome e la forma di Dio. Purtroppo in<br />
Occidente non si pensa in questi termini.<br />
Dio esiste in senso universale, è la parola più grande che esiste in qualsiasi scrittura e<br />
vocabolario. Nelle Upanishad si parla di Sat, Cit, Ananda: dove sat significa essere, cit<br />
significa coscienza e ananda beatitudine<br />
In ultima analisi tutto non è altro che coscienza, coscienza limitata da certi nomi e<br />
forme, io mi chiamo Anthony e ho questo nome e questa forma, una forma evanescente,<br />
ma attraverso questo io dovrei vedere l’essere, l’esistenza di Dio.<br />
Quando questa esistenza viene analizzata e studiata si trasforma in coscienza, consapevolezza,<br />
autoconsapevolezza e via dicendo, ovvero Sat-Cit-Ananda, e in questo stato<br />
di coscienza si trova felicità, beatitudine.<br />
Dobbiamo capire che tutto l’universo non è altro che la manifestazione di questo grande<br />
amore, ecco perché Dante scrisse “la gloria di Colui che tutto muove nell’Universo,<br />
penetra e risplende in una parte più o meno altrove, nel cielo che più della sua luce<br />
prende”, è un contatto dell’anima e lo possiamo effettuare in questa vita. E qui subentra<br />
il ruolo dello yoga. Bisogna studiare, il nostro tempo è prezioso. Se mi ammalo, con<br />
una medicina, con una cura posso ritrovare la salute persa, se perdo il mio denaro,<br />
posso lavorare un po’ di più e così guadagnare, ma se perdo il mio tempo, passa per<br />
sempre!<br />
Bisogna essere gelosi, non permettersi di sprecare anche solo due minuti in chiacchiere<br />
inutili, questo era anche l’atteggiamento di Cristo che diceva che ognuno di noi<br />
deve rendere conto di ogni parola inutile detta.<br />
Vi auguro ogni bene. Ciascuno di noi è l’architetto del proprio destino, il timoniere<br />
della propria barca, non si deve lasciarla ad altri.<br />
Prenditi la responsabilità e raggiungi queste possibilità perché tu non sei figlio o figlia<br />
di un uomo e di una donna, tu sei un raggio del Sole dei Soli, tu sei figlio di Dio.<br />
Bisogna realizzarlo non con parole ma con i fatti.<br />
Gesù rivendicò questo titolo sebbene i sacerdoti e i farisei lo condannassero accusandolo<br />
di eresia.<br />
S. Paolo diceva: “Tutto questo è grande”. Però bisogna riflettere, meditare e, vivendo<br />
in questa dimensione, raggiungere il grande scopo per cui tutti siamo venuti quaggiù,<br />
cioè la realizzazione, l’autorealizzazione.<br />
Yogananda istituì in America un centro che si chiama Centro di Autorealizzazione. Si<br />
tratta di comprendere che il vero Sé non è l’ Ego.<br />
Bisogna andare oltre, perché se Dio non fosse saggio non esisterebbe niente, perché<br />
Lui è esistenza, coscienza, beatitudine: Sat Cit Ananda.<br />
Ritorno a quella grande frase di Cristo: “Cercate prima il regno di Dio e la Sua legge”,<br />
e tutto il resto sarà dato in più. Cerchiamo di farlo, carissimi amici, andiamo avanti.<br />
Maestro Gesù che stai ascoltando le nostre parole, Gesù che dicesti: “Dove sarete due<br />
o più riuniti nel mio nome, lì Io sarò con Voi”, insegnaci Gesù ad avere quello spirito<br />
evangelico, meditando.<br />
Immedesimandoci nel Tuo spirito, possiamo navigare insieme perché noi stiamo navigando<br />
in questa spiaggia del mondo del divenire, del cambiamento, del disordine e<br />
stiamo arrivando alla spiaggia dell’unità, della luminosità, della verità, della beatitudine.<br />
Aiutaci Gesù, perché ci sono tante scogliere, pescecani e balene che minacciano di<br />
inghiottire la nostra vita.<br />
Aiutaci affinché possiamo viaggiare insieme, Tu, Gesù, rimanendo come timoniere<br />
117 •
della nostra barchetta, ci permetterai di andare avanti e raggiungere questa beatitudine<br />
eterna, trascendentale e immortale in questa stessa vita.<br />
E così raggiungere lo scopo per cui Tu ci hai inviato su questa Terra per pochi anni,<br />
pochi decenni.<br />
Grande è il tuo regno e noi ripetiamo ancora una volta quella preghiera che ci hai insegnato,<br />
diciamo insieme:<br />
Padre nostro, che sei nei cieli,<br />
sia santificato il Tuo nome,<br />
venga il Tuo regno,<br />
sia fatta la Tua volontà, come in Cielo così in Terra.<br />
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,<br />
rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori<br />
e non ci indurre in tentazione,<br />
ma liberaci dal male. Amen<br />
M. Josè Michàn,<br />
Maestro della RedGFU<br />
Conclusione.<br />
La Cooperazione Planetaria che ha riunito gente di tanti paesi, di tutte le filosofie,<br />
ci sta mostrando qualcosa di straordinario, ovvero che in ogni riunione di COPLA-<br />
NET stiamo facendo un passo avanti, guadagnando terreno, conquistando autorità,<br />
conquistando elementi del mondo dell’arte e delle varie filosofie e delle varie religioni,<br />
e quindi si sta portando avanti il proposito del nostro fondatore il Dott. Serge<br />
Raynaud de la Ferrière, fondatore della Gran Fratellanza Universale e del suo veicolo<br />
pubblico il Supremo Ordine dell’Acquario, e si stanno realizzando gli obiettivi della sua<br />
fondazione.<br />
Siamo a 57 anni dalla fondazione dell’Istituzione e dall’iniziò della Nuova Era di<br />
Acquario. Si è calcolato che questa Era durerà approssimativamente 2160 e si preannuncia<br />
come un’era d’oro, un’era in cui i grandi Maestri, assieme al fondatore, ci insegnano<br />
come poter fondare sul nostro pianeta un vero paradiso terrestre.<br />
I relatori di questo COPLANET ci hanno esposto cose meravigliose, su come poter utilizzare<br />
i diversi espedienti per poter far nascere la pace.<br />
Mi ha colpito molto l’esposizione che ha fatto il dott. Giangiorgio Pasqualotto, che ci<br />
ha parlato sulla comunicazione,come anche P. Samir Khalil Samir.<br />
Quello che ho ascoltato mi ha impressionato e ora vorrei ampliare un po’ il tema esposto.<br />
Si è parlato del Taoismo, dell’Islam, dell’Induismo, si è parlato del partyahara, si è parlato<br />
di dialogo.<br />
La tradizione qabbalistica dà molta importanza al verbo, alla parola.<br />
La parola si materializza nella forma, la parola ha effetto sulla materia, e si è detto che<br />
nel dialogo è necessario un opposto perché diventi una creazione, qualcosa di dinamico.<br />
• 118
Nella tradizione qabbalistica esistono 22 lettere dell’alfabeto ebraico e nessuna di esse<br />
è vocale, tutte sono consonanti, che cosa significa questo? Che la parola che si forma<br />
dipende dalla consonante cha sta davanti e della consonante che sta dietro.<br />
Questo schema che si forma dà un’idea più profonda di ciò che stiamo costruendo, per<br />
questo perché ognuna di queste 22 lettere abbia un senso, dipende dalla lettera che<br />
la precede e dalla lettera che segue.<br />
Pertanto la prima lettera dell’alfabeto ebraico, la lettera aleph, ha in sé un significato<br />
e un simbolo, per esempio aleph rappresenta il potere generativo della Natura, rappresenta<br />
anche il soffio vitale, rappresenta la forza e l’energia e ha relazione col petto<br />
e col numero 1, con l’elemento aria e con la seconda lettera, beth che è la lettera con<br />
cui inizia il Pentat<strong>eu</strong>co e la lettera con cui inizia la Genesi, nel primo capitolo che dice.<br />
“ Al principio Dio creò il cielo e la terra”.<br />
È molto interessante osservare perché il Pentat<strong>eu</strong>co inizia con questa lettera che ha<br />
una relazione con la casa, con l’utero: una casa terrena per Dio.<br />
Il dott. Pasqualotto e P. Samir hanno detto che il dialogo deve trasformarsi in qualcosa<br />
di dinamico e che c’è bisogno degli opposti per poter esistere, vediamo allora nella<br />
simbologia della Qabbalah, quando si dice “ Il Verbo si fa carne e abita in mezzo a noi”<br />
che questo verbo che si fa carne e sta in mezzo a noi è la materializzazione della parte<br />
divina che si manifesta in speciali esponenti dell’umanità.<br />
Quando i precedenti relatori hanno citato Maometto, Gesù il Cristo, e Buddha, hanno<br />
fatto riferimento a questa manifestazione divina che si fà carne e ciò ci dà una prova<br />
della potenza che ha l’essere umano.<br />
Nel suo intervento il P. Samir ha detto che nelle culture orientali si parla in forma collettiva<br />
e non in forma di unità, e anche di come abbiamo scoperto una forma diretta<br />
nel dialogo, vediamolo ora dal punto di vista qabbalistico.<br />
Per esempio per capire il nome di Dio “Yod He Wau He”, abbiamo bisogno del codice<br />
maschile e femminile. Yod rappresenta Adam e He rappresenta Eva.<br />
Per capire la nostra provenienza abbiamo bisogno dell’opposto, come si diceva parlando<br />
del dialogo, e meglio ancora, nella Qabbalah e nella numerologia, vediamo che il<br />
nome di Dio, uno dei 22 nomi di Dio, è composto dal principio maschile e dal principio<br />
femminile e quando sommiamo queste lettere Yod He Wau He abbiamo il nome di Dio<br />
e anche il numero 26.<br />
Se andiamo alla Genes,i capitolo 1, versetto 26, che cosa troviamo? Dio disse “Facciamo<br />
l’uomo a immagine e somiglianza di uno di noi”. Perché usa il plurale? A chi sta parlando?<br />
E perché per capire la manifestazione divina deve esistere il maschile e il femminile?<br />
In un altro intervento si è detto che attraverso il dialogo si può anche pregare. Uno dei<br />
relatori ha partecipato al nostro Cerimoniale Cosmico e ha detto che gli era piaciuto il<br />
riferimento al Dio Uni-multiple.<br />
Questo Dio Uni-multiple creatore dell’Universo indica l’1 e indica il multiplo, e vediamo<br />
che in tutte le culture si parla di una manifestazione divina attraverso aspetti<br />
distinti, quindi la credenziale di entrata al Paradiso non è un’esclusività solo<br />
dell’Islamismo, del Giudaismo o del Cattolicesimo.<br />
Quando il dott. de la Ferrière ci parla di una cittadinanza universale nell’Era di<br />
Aquarius, ci parla anche di un ritorno alla Religione Universale e per questo si richiede<br />
una crescita della coscienza umana.<br />
E cosa sta succedendo con questo tipo di crescita? Che ogni giorno l’umanità sta acquisendo<br />
maggiore cultura, ogni giorno abbiamo maggiore professionalità, la tecnologia<br />
attuale sta avanzando ad una velocità vertiginosa, in pochi anni potremo eliminare<br />
l’analfabetismo, potremo ottenere professionalità a livello planetario e questo auto-<br />
119 •
maticamente eleverà il livello di coscienza della nostra umanità.<br />
Uno dei relatori ha detto che possiamo raggiungere anche una pace esterna, naturalmente<br />
proveniente da una pace interiore, quindi è indiscutibile che l’individuo, prima<br />
di tutto, deve avere rispetto di se stesso e del suo corpo, non si può dare ciò che non<br />
si ha.<br />
Le prime forme di rispetto verso noi stessi sono legate a ciò che mangiamo, a come<br />
curiamo il nostro corpo, come eliminiamo gli abiti che ci danneggiano, tutto questo<br />
contribuisce a raggiungere una vera pace sul pianeta.<br />
Si parla dell’Era d’oro, dell’Era di luce che durerà approssimativamente 2160 anni, ma<br />
siamo solo al principio di una grande trasformazione perché siamo solo all’anno 57°.<br />
Cose che 50 o 60 anni fa non si potevano nemmeno menzionare, oggi invece vengono<br />
discusse. Ora possiamo manifestarle.<br />
Per questa ragione eventi come COPLANET arricchiscono non solo la nostra Istituzione,<br />
ma arricchiscono anche le comunità dove si realizzano e arricchiscono anche il nostro<br />
pianeta.<br />
Io, a nome della GFU, a nome degli organizzatori di questo evento e a nome di tutti i<br />
partecipanti, voglio ringraziare per lo sforzo che ognuno ha compiuto perché questo<br />
evento potesse arrivare fino alla fine con successo<br />
È molto significativo poter osservare che abbiamo le potenzialità e gli elementi necessari<br />
per poter cooperare con ciò che il nostro pianeta ci sta richiedendo.<br />
È per questo motivo che in forma sintetica ho preso degli spunti da tutti i relatori e li<br />
ringrazio nuovamente, come pure ringrazio tutti i partecipanti.<br />
Josè Marcelli Noli,<br />
Maestro della RedGFU<br />
Conclusioni del Convegno.<br />
Bene, ho osservato che si è fatto un grande sforzo. Non ho conclusioni, solamente<br />
sono un Iniziato, non sono terminato, e non ho terminato di concludere niente.<br />
La mia speranza è che la vita non abbia conclusioni, è semplicemente un processo<br />
che stiamo arricchendo col nostro sforzo e questo sforzo lo facciamo non tanto per<br />
nostra bontà ma per nostra necessità, perché siamo nell’Universo e non possiamo sistemare<br />
i nostri problemi solamente in forma individuale, ma attraverso gli altri.<br />
Nessuno si può salvare singolarmente; per essere migliori, è necessario creare qualcosa<br />
che ispiri anche gli altri ad avanzare un poco.<br />
Credete che i grandi Maestri dell’Umanità siano venuti sulla Terra solo per essere trattati<br />
male o per essere crocifissi?<br />
Sono venuti sulla Terra perché avevano bisogno di farlo, perché noi avevamo bisogno<br />
di loro. Oggi siamo arrivati fino a questo punto perché tutti siamo venuti da una unica<br />
fonte e cerchiamo una unica fonte, solo ci siamo dimenticati che questa unica fonte<br />
che chiamiamo Verità, Dio, Assoluto, è nel nostro essere e l’unica cosa che ci manca è<br />
di rendercene conto.<br />
Per rendercene conto ci riuniamo fraternamente. Che cosa vuol dire riunirsi fraterna-<br />
• 120
mente? Semplicemente riunirsi rispettosamente con tutti quelli che hanno le proprie<br />
idee e che ascoltano un poco anche le nostre, e tutti, insieme, avere la capacità di<br />
accettare le esperienze degli altri per arricchirsi reciprocamente. Finché ci arricchiamo,<br />
guadagniamo molto denaro, anche in questo incontro guadagniamo, anche se siamo<br />
sempre noi a spendere, questo è quello che succede normalmente, ma lo facciamo con<br />
molta dignità e con molto entusiasmo.<br />
Bisogna imparare a pensare in un altro modo e non tanto in forma individuale, però<br />
come possiamo farlo qui nella realtà, se ogni testa è un mondo a sé?<br />
Naturalmente fraternizzando, condividendo, crescendo assieme, perché?<br />
Semplicemente per capire bene quello che siamo e quello che siamo sempre stati e che<br />
non finiremo mai di essere nel potenziale puro, che dal punto di vista religioso si chiama<br />
Divinità, il Sacro, perché Sacro?<br />
Perché ancora non abbiamo ottenuto che si manifesti, e stiamo lottando perché si<br />
manifesti sempre un po’ di più in ognuno di noi per risolvere i problemi dell’Umanità,<br />
a patto di risolvere prima i nostri, per togliere un problema all’umanità, e cerchiamo<br />
anche di ispirare gli altri affinché cerchino di togliere un problema all’umanità, di<br />
modo che tutti toglieremo un problema all’umanità, e se l’umanità non resterà senza<br />
problemi, per lo meno avrà problemi meno gravi.<br />
Ho sentito qui cose formidabili, ho imparato molto, non solo oggi, già nel 1° incontro<br />
a cui ho partecipato a Coatepec, un incontro molto alla messicana.<br />
A quel tempo c’erano due Fratelli molto giovani che si compromisero con cifre elevate<br />
di migliaia di pesos, in un’epoca i pesos valevano molto, e fino all’ultimo momento<br />
ebbero solo 30 iscrizioni. Erano pallidi perché era un vero disastro e non solo per loro,<br />
ma anche per tutti quelli che erano loro vicini.<br />
Però poi arrivarono 1200 persone e tutte chiedevano un alloggio e nessuno si era iscritto.<br />
Allora quelli che erano pallidi diventarono rossi e poi si stancarono fino a diventare<br />
marrone, poi diventarono grigi però con un grande sorriso, perché erano riusciti a<br />
portare avanti questo grande progetto.<br />
Ora si parla già di un corpo mondiale per la Pace, e dov’è? Qui. Qui dove? In ognuno<br />
di noi. Ognuno sta cercando il corpo della Pace nel suo proprio corpo.<br />
E come si cerca? Pagando un prezzo. E qual è il prezzo? Autodisciplina, per avere pace<br />
qui, nell’umano, nella realtà, nella relatività di spazio, di tempo curvo e continuo, nel<br />
relativo, in ognuno di noi, per avere salute e poter sentire, valutare, pensare, amare<br />
con più precisione, ogni volta con un po’ più di precisione, cercando di capire che per<br />
quanta precisione avremo, non arriveremo mai alle conclusioni, perché se arrivassimo<br />
alle conclusioni, tutto questo processo tanto ingarbugliato che chiamiamo vita, tutto<br />
quello che godiamo, che soffriamo, non significherebbe niente, perché arriverebbe un<br />
momento in cui tutto finisce, ma siccome non c’è fine, allora dobbiamo pensare ad<br />
aggiustare la nostra vita per l’eternità.<br />
E siccome la cosa si dilunga, ci può succedere quello che è successo ad un personaggio<br />
di Bernard Show nella sua opera Le cose succedono. In sintesi c’è una persona che scopre<br />
che dovrà vivere per 600 anni e allora comincia a preoccuparsi perché sarà tremendo<br />
avere del catarro per 600 anni, avere dei r<strong>eu</strong>matismi per 600 anni, vivere povero per<br />
600 anni e quindi pensa che è meglio perdere la vita.<br />
Accettiamo le cose come sono, già come sono, anche con tutta la loro miseria, sono<br />
miracolose, non rendiamo culto al sentimentalismo, al dolore, alla tragedia, a quelle<br />
cose a cui siamo abituati, utilizziamo la colonna della misericordia perché ci dia aiuto,<br />
e cerchiamo di utilizzare la colonna della giustizia per elevarci attraverso il nostro sforzo.<br />
Se avessimo una bilancia per pesare tutto il male che abbiamo fatto e il poco bene che<br />
121 •
abbiamo fatto, risulterebbe che abbiamo fatto più bene che male, altrimenti non<br />
saremmo qui a sfruttare lo sforzo di tanta gente o in qualche altro posto a sfruttare lo<br />
sforzo di tante persone che ci permette di avere un vestito che noi non abbiamo fatto<br />
e ci permette di avere un auto che non abbiamo fabbricato o volare in un aereo che<br />
non sappiamo pilotare Almeno è quello che succede a me che ho qui un computer<br />
meraviglioso che è un miracolo della comunicazione dovuto alle generazioni degli<br />
hippy e di tutti quei ragazzi che quando arrivarono alla maggiore età nell’era di<br />
Aquarius cominciarono a ribellarsi contro tutte le regole, chiedendo la pace e l’amore<br />
e non la guerra e nessuno dava loro retta, anche perché non si conformavano al sistema,<br />
ma poi improvvisamente ci hanno dato quel miracolo che è la comunicazione,<br />
naturalmente appoggiandosi allo sforzo di molti altri, perché è un processo umano, e<br />
grazie a questo ora possiamo sapere tutto ciò che succede in ogni parte del mondo.<br />
Una piccola macchinetta come questa ha più conoscenza immagazzinata che la famosa<br />
biblioteca di Alessandria incendiata da Giulio Cesare per un motivo di strategia militare.<br />
Bisogna essere preparati, capire che la conoscenza sta ovunque e, se siamo preparati,<br />
con molta facilità la possiamo avere al nostro servizio.<br />
Non abbiamo realmente molto su cui soffermarci, guardate queste istallazioni, sono<br />
meglio di quelle del Medio Evo e di quelle delle caverne, stiamo avanzando, e in questo<br />
consiste la nostra dignità, finché paghiamo il prezzo.<br />
A poco a poco ci rendiamo conto che veniamo dalla stessa fonte e andiamo verso la<br />
stessa meta e che in noi c’è qualcosa di divino e quel qualcosa ci dà un’enorme dignità,<br />
ma allo stesso tempo abbiamo una grande responsabilità, però tutti vogliamo partecipare<br />
alla dignità e non alla responsabilità e sempre cerchiamo chi ci salvi, chi ci<br />
risolva il problema, chi si assuma la responsabilità al posto nostro.<br />
Assumiamola noi! Come ve la siete assunta voi, nel venire fin qui per scambiare le<br />
vostre esperienze perché è questo abbiamo fatto.<br />
Non crediate che un signore che sta qui e che voi chiamate Maestro - mi riferisco a me,<br />
perché qui ci sono autentici Maestri, non necessariamente nell’Iniziazione, ma in molte<br />
altre cose delle attività umane - venga e risolva tutto, viene qui perché voi lo aiutiate<br />
a rendersi conto.<br />
Si racconta in un libro di un ebreo molto noto che un giardiniere invocava la pioggia.<br />
Colui che è tra le nuvole sente l’invocazione e fa piovere, e il giardiniere d’un tratto si<br />
accorge che sta piovendo e che si sta bagnando, e allora si rende conto che è in contatto<br />
con qualcosa di superiore a lui.<br />
Faccio un’ultima considerazione, per non stancarvi. Continuiamo a pensare che c’è<br />
qualcosa di superiore alla nostra condizione, cerchiamo di avere interesse, entusiasmo<br />
e continuiamo a cercare. Abbiamo anche la fede, cerchiamo di averne un po’ di più,<br />
non abbandoniamo la fede in qualcosa di superiore alla nostra condizione, in qualcosa<br />
che ci appartiene quando ce lo siamo guadagnato.<br />
Allo stesso tempo cerchiamo di sviluppare una conoscenza che<br />
ci permetta di scoprire che ciò che stiamo cercando con tanto<br />
impegno e che sembra tanto lontano, è qui e ora, sta in tutto<br />
ciò che ci circonda, nel miracolo della vita minerale, vegetale,<br />
animale e umana e nel miracolo della nostra dignità.<br />
In questo modo risulta che questo COPLANET non è che un<br />
pretesto per condividere.<br />
La gran fortuna è che esiste la generosità umana, la ricerca di<br />
quelli che sanno, che sanno di più, e che hanno bisogno di<br />
sapere di più finché non si fermano, come il grande Socrate<br />
• 122
che sapeva di non saper niente, e per questo vengono<br />
qui, come hanno fatto, lasciando le loro attività molto<br />
importanti, magari anche lucrative, per venire qui.<br />
Sono venuti a condividere il loro sapere, per avere più<br />
sapere e per rendersi conto di tante cose, per essere più<br />
di quello che sono, per essere migliori di quello che sono<br />
e per ispirarsi, perché tutti noi cerchiamo di esseri<br />
migliori di quello che siamo.<br />
Non c’è bisogno di armarsi per la pace né formare un<br />
nuovo partito politico o una nuova religione, facciamo il nostro COPLANET per noi<br />
stessi come lo stanno facendo tutti i partecipanti a questo evento realizzato grazie allo<br />
sforzo che hanno fatto i fratelli italiani per offrirci questa possibilità di condividere con<br />
i nostri relatori ai quali voglio esprimere con tutta onestà la mia gratitudine per tutto<br />
ciò che mi hanno apportato.<br />
Grazie a tutti per continuare ad organizzare COPLANET e a svilupparlo al massimo in<br />
modo che ogni volta sia migliore.<br />
Maestro Carlos Michán – Una persona che ci accompagna, di nazionalità ucraina ci<br />
chiede di condividere con voi ciò che si può dire in quattro minuti di intervento, è<br />
Svetlana Patrusheva.<br />
Svetlana Patrusheva – Volevo dire che mi dispiace che non ci siano i Maestri della Gran<br />
Fratellanza Bianca che da noi è molto conosciuta da moltissimi anni, anche noi lavoriamo<br />
come voi nello stesso campo, facciamo le stesse conferenze, purtroppo qui non è<br />
arrivato nessun nostro Maestro, non so perché, probabilmente non lo sapevano.<br />
Parlando con i vostri Maestri, raccontavo del mio lavoro qui in Italia, io sono fuggita in<br />
Italia dalla persecuzione del nazionalismo e qui lavoro con ragazzi italiani, lavoro con<br />
persone da 1 a 45 anni e vorrei cantare una canzone popolare ucraina che racconta gli<br />
affetti di una donna che soffre per amore e non chiede aiuto solo alle persone umane,<br />
per lei tutta la natura è umana e quindi chiede al salice, al vento, alla colomba, all’usignolo<br />
perché l’amore è così sofferente, chiede, ma non cerca risposta perché la risposta<br />
è nella vita che va avanti, dopo la gioia c’è la sofferenza, dopo la sofferenza c’è la<br />
gioia, ma sempre c’è la speranza.<br />
Canto<br />
M. Josè Marcelli – Bene, tutto quello che<br />
comincia termina. Mi hanno incaricato<br />
di concludere i lavori, però in realtà li<br />
chiuderò simbolicamente perché li lascio<br />
totalmente aperti, non c’è nessuna chiusura,<br />
il processo continua, solamente<br />
abbiamo compiuto un ciclo e ora riassumiamo<br />
tutta l’esperienza di questo ciclo<br />
per iniziare il seguente, come ogni giorno<br />
ci svegliamo al mattino per acquisire nuove esperienze fino alla sera e poter avanzare<br />
di nuovo il giorno dopo, lo stesso facciamo con la vita e con la morte, il processo<br />
è eterno.<br />
123 •
Allora chiudiamo questo ciclo: Carissimi e rispettabilissimi partecipanti a questo X<br />
COPLANET, collaboratori planetari, a nome di tutti i presenti e di tutti gli assenti che ci<br />
aiutarono ad iniziare questo processo, dichiaro terminato questo ciclo di lavori per prepararci<br />
al seguente COPLANET a New York nel 2006.<br />
Grazie a tutti con grande amore e grande rispetto per la vostra libertà, perché finché<br />
non rispetteremo la libertà degli altri faremo guerre sante e dialoghi con le bombe.<br />
Grazie a tutti con tanto amore e rispetto.<br />
• 124<br />
ARRIVEDERCI NEL 2006
PROVINCIA<br />
DI TREVISO<br />
COMUNE DI<br />
PONZANO VENETO<br />
REGIONE BASILICATA<br />
Assessorato all’Agricoltura<br />
REGIONE CALABRIA<br />
Assessorato all’Agricoltura<br />
Ministero dell’Istruzione,<br />
dell’Università e della Ricerca<br />
DIREZIONE GENERALE <strong>DEL</strong> VENETO<br />
La RedGFU è un'associazione culturale internazionale, fondata nel 1948 dallo<br />
psicologo francese dr. Serge Raynaud de la Ferrière, che accoglie tutti coloro che<br />
in nome dello sviluppo della coscienza umana, cercano di annullare ogni forma<br />
di discriminazione e di promuovere una cultura di pace.<br />
La RedGFU si prefigge di rinnovare i valori dell'umanità cercando di operare per<br />
la realizzazione di una spiritualità che ha come fine l'unione, la fratellanza, la<br />
solidarietà, il rispetto reciproco fra tutti gli esseri umani. Tale obiettivo può<br />
essere raggiunto solo se prima si è compiuto un profondo e sincero lavoro di<br />
introspezione e rieducazione individuale. E' perciò che l'associazione offre<br />
possibilità pratiche per elevare lo stato di coscienza dell'essere umano: Yoga, Arti<br />
Marziali, Alimentazione Naturale, Cosmobiologia, incontri su Filosofia, Scienza<br />
ed Etica, gruppi di lavoro per confrontare idee ed esperienze.