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ATTI DEL CONVEGNO - Coplanet.eu

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Benessere, Educazione<br />

Creatività e Coscienza<br />

punti di forza del Dialogo<br />

tra Culture<br />

Bienestar, Educación<br />

Creatividad y Conciencia<br />

puntos de fuerza del Diálogo<br />

entre Culturas<br />

2004<br />

<strong>ATTI</strong> <strong>DEL</strong> <strong>CONVEGNO</strong>


<strong>ATTI</strong><br />

<strong>DEL</strong> <strong>CONVEGNO</strong>


VENEZIA<br />

Ateneo Veneto,<br />

17 giugno 2004<br />

3•


Apertura:<br />

Vasco Merciadri,<br />

presidente RedGFU Italia<br />

Il dialogo tra culture è quello che potrà dare un futuro migliore a tutta l’umanità. Per<br />

questo è importante cominciare a conoscere gli altri, a conoscere idee diverse, cercare<br />

di creare un mondo in cui ci sia spazio per tutte le idee, per tutte le religioni, i<br />

credi, per la scienza, secondo le caratteristiche di ognuno e a secondo la cultura di provenienza.<br />

Abbiamo il piacere di avere illustri ospiti, alcuni dei quali sono qui presenti in questa<br />

giornata di inaugurazione di COPLANET 2004. I lavori si svolgeranno poi durante i<br />

prossimi tre giorni presso l’hotel Relais Monaco di Ponzano Veneto.<br />

Questo convegno è organizzato dalla RedGFU, che è una associazione culturale mondiale<br />

che ha come proprio fine l’unione di tutti gli esseri umani, al di là delle differenze<br />

di razza, credo, sesso, classe, religione e ideologia politica.<br />

D i rei che possiamo iniziare subito i lavori dando la parola a padre Anthony<br />

Elengjimittan che in qualche modo rappresenta un ponte tra l’Oriente e l’Occidente e<br />

infatti questa sua introduzione verte proprio sul fatto di andare oltre l’Oriente e<br />

l’Occidente.<br />

Grazie Padre.<br />

•4


Anthony Elenjimittam,<br />

ordinato sacerdote nell’ordine dei Domenicani nel 1939.<br />

Discepolo, amico e collaboratore del Mahatma Gandhi.<br />

Oltre l’Oriente e l’Occidente<br />

Nella terra del Gange e dell’Himalaya cominciamo ogni attività con un pensiero,<br />

una preghiera rivolta verso l’Eterno. Poiché ho ricevuto dal Mahatma Gandhi un<br />

mandato per lavorare per l’unità delle religioni, desidero cominciare con una<br />

preghiera, un pensiero colto da queste quattro grandi religioni che racchiudono centinaia<br />

di milioni di anime:<br />

dal Cristianesimo, che un tempo era molto più vitale<br />

dall’induismo<br />

dal Buddismo<br />

dall’Islam<br />

“…O Grande Spirito, di cui respiro la Vita e Tutto il Creato, di cui sento la voce nei<br />

venti; vengo davanti a Te, uno dei tuoi tanti figli, cerco la Tua Luce e la Tua Forza.<br />

Fammi camminare per le strade belle della vita e proseguire in Tua compagnia, fammi<br />

vedere il tramonto del sole rosso e oro che mi eleva sempre più verso di Te. Fa che io<br />

possa ascoltare il Tuo sussurro; ogni giorno fai che io possa leggere i tuoi sogni nascosti<br />

in ogni pietra. Dammi quella forza non per poter essere superiore ai miei Fratelli ma<br />

per rendermi capace di combattere contro il mio più grande nemico: me stesso (il mio<br />

egocentrismo).<br />

Quando la vita svanisce come la luce al tramonto, fai che io possa venire a Te con occhi<br />

trasparenti, con mani pulite, senza vergogna…..”<br />

Carissimi amici, sono veramente felice di partecipare a questo convegno perché oggi<br />

più che mai viviamo in un’epoca in cui è importante lavorare per abbracciare la Cultura<br />

Mondiale, intesa non come una cultura, ma come una forza che ci darà la capacità di<br />

trasformarci, perché tutti noi siamo nati da un uomo e una donna, ma dobbiamo rinascere<br />

come disse Gesù, perché ciò che è nato dalla carne è carne e ciò che nasce dallo<br />

Spirito è Spirito.<br />

Bisogna approdare a questa Quintessenza e perciò dobbiamo avere occhi ovunque per<br />

imparare la lezione trasmessa dai Grandi che hanno vissuto questa Vita, come ad esempio<br />

il Mahatma Gandhi, con cui ebbi la fortuna di collaborare nel 1946.<br />

Mi ricordo di quando venivo a Venezia e incontravo il Patriarca Luciani, alla sera parlavamo<br />

sovente davanti ad una tazza di tè e tra le altre cose diceva: “Dobbiamo accettare<br />

la grande cultura dell’India. Dove possiamo trovare tra i cristiani un Gandhi? Non<br />

sono le etichette religiose che contano, ma la vita vissuta intimamente, profondamente,<br />

trasformando, metamorfizzando la nostra vita da Adamo ed Eva in Luce Cristica”.<br />

Pertanto, carissimi amici, dobbiamo ricordarci che la nostra vita quaggiù, di pochi anni<br />

o vari decenni che sia, è una grande opportunità per trovare noi stessi, attraverso la<br />

meditazione. E più siamo disposti a vivere di questa Luce, tanto più andiamo oltre le<br />

ristrettezze. Non saremo più occidentali o orientali o cristiani o buddhisti, ma luce di<br />

Dio.<br />

È questo che dobbiamo realizzare, carissimi amici, dobbiamo andare oltre tutti questi<br />

confini del vecchio ordine delle cose.<br />

5•


Diceva J. R. Kipling: l’Occidente è l’Occidente, l’Oriente è l’Oriente, e questi due mai si<br />

incontreranno.<br />

Ma quando ci sono due entità forti, possiamo cogliere la quintessenza delle due correnti,<br />

fare una sintesi. Andiamo oltre questa dicotomia e arriviamo all’Unità<br />

dell’Uomo, la capacità dell’Umano di elevarsi e deificarsi. Dobbiamo risvegliarci, ma<br />

per fare questo ci vuole la meditazione non interrotta, continua, finché un giorno<br />

spunterà la capacità di vedere questo concetto dell’Uomo Nuovo, la “rinascita” secondo<br />

il Vangelo, il “nirvana” del buddismo. Non ci sono più differenze. Quando una religione<br />

combatte contro un’altra, siamo nel mondo degli errori; per raggiungere<br />

l’Unione dobbiamo abbandonare questo nostro modo di vivere la religione, motivo da<br />

sempre di guerre, ostilità, terrorismo, guerre sante, sante inquisizioni.<br />

Dobbiamo tornare al concetto che “relegare”, religione, significa ricongiungere la<br />

nostra vita, ora separata da Dio.<br />

Dio è una realtà spirituale, inaccessibile ai sensi, ma sperimentabile negli stati di profonda<br />

meditazione. In quello stato possiamo trascendere la nostra limitatezza di nazionalità,<br />

sesso, religione e arrivare a quella dimensione così grande che i saggi hanno<br />

realizzato. Tra questi vorrei citare san Francesco d’ Assisi, il quale è un ponte tra<br />

Oriente ed Occidente.<br />

Ricordiamoci quindi che la nostra vita su questa terra è una grande opportunità. Non<br />

dobbiamo perderla e pertanto dobbiamo sviluppare una coscienza sempre più allargata,<br />

ben consapevoli del fatto che tutti noi siamo foglie dello stesso albero di Dio; siamo<br />

tutti fiori dello steso giardino di Dio.<br />

Ci sono degli individui e dei gruppi che pensano in questi termini come i Bahá’í, i<br />

seguaci di Bahá’u’lláh, o i Sufi, ma i Bahá’í mussulmani sono andati anche oltre. Ho<br />

tanti amici tra i Bahá’í: loro cercano di vivere la “religione” non la teoria.<br />

Quando vivi, pensi in questa dimensione, questa luce traboccante ti porta sempre più<br />

vicino alla realtà divina, perché tutti noi siamo sì essere umani, ma anche Raggi del<br />

Sole, siamo Figli di Dio.<br />

Nella nostra coscienza dobbiamo realizzare questo, ecco perché sono necessarie la<br />

meditazione, la preghiera e soprattutto una religione etica e non dogmatica. L’etica<br />

poi bisogna “viverla”.<br />

Così, carissimi amici, verrà un giorno in cui si creerà questa alleanza, questa comunanza,<br />

unità, identità, Realtà Vera.<br />

Dio, Spirito puro, non lo si può percepire con i sensi, ma solo tramite la meditazione si<br />

può entrare nel santuario interiore e realizzare questa realtà divina, realizzare in questa<br />

stessa vita la vera Gioia, così da poter dire: io e il Padre mio siamo UNO. È un linguaggio<br />

umano ma nasconde una Verità Eterna, divina.<br />

Nel secolo scorso il Mahatma Gandhi ha avuto il coraggio di vivere e applicare questi<br />

principi etici, morali, che ritroviamo nel “Discorso della Montagna” e insegnare a questo<br />

mondo moribondo che esiste la possibilità di risvegliare il divino in noi.<br />

In ogni parte del mondo vi sono associazioni, gruppi, uniti da questo ideale, e tutto ciò<br />

sviluppa una grande forza. Questo è ciò che dobbiamo effettuare e cercare.<br />

Mi congratulo con chi ha organizzato questo Convegno, che deve essere una luce, una<br />

torcia che illumina, che ci fa andare avanti con energia, vitalità, in compagnia di Dio,<br />

perché tutti noi siamo le gambe, le mani del Signore e così il nostro ego deve stare al<br />

suo posto. Solo allora diventeremo strumenti del Signore. Tutti noi siamo gli ambasciatori<br />

di Dio e questo dovrebbe segnare la nostra vita, i nostri pensieri, trascendendo<br />

tutte le limitatezze di un Occidente e un Oriente, della mia o della tua religione, trascendendo<br />

tutte queste dicotomie e le separazioni.<br />

Dobbiamo trovare una sintesi tra la psicologia asiatica e la tecnologia occidentale; arri-<br />

•6


vare ad un punto in cui non c’è più bisogno di “passaporti”, allargando le frontiere,<br />

arrivando ad un concetto di Stati Uniti dell’Umanità Intera. Sembra un’utopia, ma bisogna<br />

coltivare questo sogno e se non è oggi, sarà domani.<br />

Diceva Giuseppe Mazzini: non dormite nelle tenebre dei vostri antenati, il mondo va<br />

avanti, vai avanti anche voi.<br />

Carissimi amici, non voglio prolungare oltre il discorso, ma augurare che tutti noi possiamo<br />

dare un piccolo contributo per effettuare questo sogno, una famiglia umana<br />

unita, una cittadinanza mondiale. Una cittadinanza di quel regno di Dio che ci permetta<br />

di passare allo stato di autorealizzazione, ovvero lo scopo per il quale tu ed io siamo<br />

scesi su questo piccolo pianeta Terra di 12.759 km di diametro, la realizzazione del<br />

Divino immanente in tutti noi. Bisogna però pagare il prezzo del biglietto, annunciando<br />

il regno di Dio e trasmutando ogni cellula della nostra vita per realizzare questo<br />

Regno, di un Dio tra di noi. Tutti affratellati. Non è un’utopia, non è un sogno ma una<br />

realtà da realizzare. Alcuni di noi hanno già cominciato, contribuendo a questo scopo.<br />

Per questo tu ed io siamo scesi su questa Terra.<br />

Grazie.<br />

Luigi Vero Tarca,<br />

professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università Ca’ Foscari<br />

di Venezia, dove è titolare anche dell’insegnamento di Logica.<br />

Da anni è impegnato nella sperimentazione di pratiche filosofiche<br />

di gruppo ispirate all’idea di una filosofia intesa come guida della vita<br />

e come pratica di saggezza.<br />

Esperimenti con la verità. L’educazione<br />

come arte di dar vita a “grandi Anime”<br />

Vorrei entrare subito nel merito. La domanda potrebbe essere questa: che cosa sta<br />

succedendo oggi nel mondo? Io credo che ci manchino le categorie per interpretare<br />

veramente ciò che sta accadendo al mondo.<br />

Utilizziamo termini come democrazia, mercato, conflitto, fondamentalismi, ecc. ma<br />

tutti noi abbiamo l’impressione che queste categorie ci dicano molto poco di quello<br />

che sta succedendo. Probabilmente perché abbiamo la sensazione che sta accadendo<br />

qualcosa di nuovo. Forse stiamo assistendo alla nascita sulla terra di nuove forme di<br />

vita, di nuove creature, pensiamo ai grandi eserciti che ormai impongono il loro potere<br />

praticamente a tutti i Paesi del mondo.<br />

Ma non vorrei che si pensasse a queste forme di vita come a degli apparati al servizio<br />

dello Stato, al servizio di un’economia, al servizio di qualcuno, ma vorrei che pensassimo<br />

a forme di vita per se stesse, come specie di grandi animali che incominciano a<br />

popolare la terra.<br />

Naturalmente parlo degli eserciti perché mi sembrano la forma più esemplificativa di<br />

quello che sto dicendo, ma si potrebbe applicare anche alle altre grandi forme organizzative,<br />

a quelle forme nelle quali l’individuo umano è presente come una piccola<br />

cellula totalmente intercambiabile, totalmente funzionale al funzionamento dei grandi<br />

apparati, come certe multinazionali, certe imprese. Vorrei che incominciassimo a<br />

pensare a queste forme, come forme di vita, come organizzazione delle forme di vita<br />

più che a forme consociate di individui umani. Intendo dire forme di vita che hanno<br />

una loro struttura, una loro forza, una loro autonomia, rispetto alla quale l’elemento<br />

umano, l’individuo umano ha decisamente poca importanza.<br />

Rispetto a questa situazione, tutti noi avvertiamo un grande disagio, tutti noi come<br />

7•


esseri umani, come singole persone, come individui, avvertiamo un disagio derivante<br />

dal fatto che ci accorgiamo che in fondo la nostra vita ha scarsissimo interesse dal<br />

punto di vista del funzionamento di questi grandi organismi animali.<br />

Non parlo solo in riferimento al rapporto comune esercito/avversario, ma in generale<br />

rispetto a tutti questi apparati. Spesso, da qualche tempo uso la parola “tecnosauro”<br />

per avere un’immagine visiva di queste forme di esistenza paragonabili ai grandi animali<br />

del passato, i dinosauri, che poggiano tutta la loro forza sull’aspetto tecnologico.<br />

Dicevo che noi tutti, in genere, avvertiamo un grande disagio nei confronti di questa<br />

situazione, nei confronti di queste potenze che ci sovrastano in maniera praticamente<br />

incontrastabile.<br />

La prima reazione istintiva è quella di dire che bisogna ritornare all’elemento umano,<br />

bisogna ridare centralità e importanza all’elemento umano. Però allo stesso modo tutti<br />

noi avvertiamo che questa parola suona a noi stessi molto spesso poco convincente e<br />

in qualche modo poco capace di fare presa su noi stessi, sulla realtà.<br />

Introduco quindi il termine “Mahatma”, Grande Anima che voi tutti sapete essere l’appellativo<br />

che è stato dato a Gandhi.<br />

Spesso noi siamo portati a pensare che questa parola evidenzi un individuo che ha una<br />

grande spiritualità, e tendenzialmente una spiritualità capace di abbracciare, accogliere,<br />

contenere l’intera umanità, o diciamo chiaramente l’intera forma di vita, l’intera<br />

esistenza.<br />

Vorrei allora proporre un’interpretazione molto particolare di questo termine, ma<br />

lungi da me dire che questa interpretazione è quella corretta. Ritengo però che sia<br />

importante oggi riflettere su questo punto.<br />

Se è vero quello che dicevo prima, che cioè ci sono forme di vita diverse, forme di vita<br />

di tipo animale, ripeto: pensiamo ai grandi eserciti, le grandi organizzazioni, se sono<br />

davvero forme di vita, esse hanno un’anima.<br />

Il problema è che verosimilmente quest’anima, l’anima che governa questi organismi<br />

animali, il DNA che organizza e produce la vita di queste forme animali, ha un’anima<br />

per certi versi malvagia, pensiamo non solo agli eserciti, ma anche a certe forme spietate<br />

di organizzazioni economiche.<br />

Vi leggo una prima citazione di Gandhi, comparsa in India il 13 marzo 1927:<br />

“Non credo che la moltiplicazione dei bisogni e dei marchingegni escogitati a soddisfarli,<br />

faccia avanzare il mondo di un solo passo verso la meta. Detesto con tutto il<br />

cuore questo folle desiderio di bruciare distanze e tempi, di accrescere appetiti animali<br />

e di arrivare in capo al mondo pur di poterli soddisfare. Se la civiltà moderna lotta<br />

per tutto questo ed ha capito che è così, la definisco satanica”. Non voglio sottolineare<br />

troppo questo termine, non vorrei far del torto a Gandhi se ciò induce ad un atteggiamento<br />

aggressivo di rimprovero verso la civiltà moderna.<br />

Certamente però si pone un problema radicale: se gli organismi di questi apparati di<br />

cui facciamo parte, posseggono un’anima in qualche misura malvagia, allora ogni sforzo,<br />

ogni tentativo nostro di liberarci individualmente della malvagità dell’apparato nel<br />

quale siamo immersi, è probabilmente destinato al fallimento.<br />

Naturalmente sarebbe troppo lungo cercare di capire in che senso questi apparati<br />

hanno quasi sempre un’anima malvagia. Qui mi limito ad un punto, rifacendomi ancora<br />

a Gandhi con un piccolo flash: perché sono forme di vita che scindono nettamente<br />

l’economia dalla morale.<br />

Leggo ancora una frase di Gandhi: “Tra economia ed etica non traccio una linea divisoria<br />

rigida, né di alcun altro tipo. La vera economia non milita mai contro i più alti<br />

valori etici”.<br />

Un’altra piccola citazione che riprende alla lettera un passo del Vangelo: “Cerchiamo<br />

•8


prima di tutto il Regno di Dio e della Sua Giustizia. L’irrevocabile promessa è che ogni<br />

altra cosa ci sarà data di conseguenza”.<br />

Questa è la vera economia; Gandhi interpreta questo passo del Vangelo: “cercate<br />

innanzi tutto il Regno di Dio, tutto il resto vi sarà dato di conseguenza”, come la legge<br />

fondamentale dell’economia.<br />

Penso che questo sia un pensiero straordinario, ma commentarlo a lungo richiederebbe<br />

troppo tempo. Quindi abbandono questo punto e<br />

proseguo in questo modo. Se è vero che il problema che<br />

questi grandi apparati che dominano oggi il mondo posseggono<br />

un’anima fondamentalmente malvagia per il<br />

motivo che ho detto - per esempio si arrogano il diritto<br />

di imporre in tutto il mondo delle leggi che per principio<br />

prescindono dall’etica, dalla morale, dalla religione<br />

- e d’altro canto ormai l’uomo è quasi interamente<br />

assorbito da questi apparati, allora mi pare che la conclusione<br />

che si può trarre sia questa: l’unica possibilità per sperare che all’umanità sia<br />

riservato un destino diverso da quello “satanico” di una guerra civile planetaria permanente,<br />

è che l’uomo sia capace di dar vita a forme di vita pluraliste, che siano governate<br />

da un DNA, che posseggano un’anima diversa da quella malvagia che organizza<br />

la vita di quelli che ho chiamato prima “tecnosauri”.<br />

Quando penso alle grandi anime penso certamente a individui straordinari; Gandhi è<br />

uno di questi.<br />

Ho conosciuto in questo periodo Raymond Panicar, un altro grande personaggio, ma<br />

credo che la straordinarietà di queste persone che chiamiamo “Grandi Anime”, sia la<br />

loro capacità, nella misura in cui questo accade, di dar vita a “forme animali” diverse,<br />

differenti da quelle malvagie di cui parlavo prima.<br />

Una delle grandi scommesse di Gandhi è stata proprio questa: di pensare una religione<br />

che potesse poi diventare vita reale, economia, società e per converso poi organizzare<br />

una società che potesse incarnare veramente questi principi religiosi.<br />

Da questo punto di vista, per quanto mi risulta, Gandhi stesso ebbe a riconoscere il fallimento<br />

di questa ipotesi. Cito ancora Gandhi: “Riconosco il mio fallimento, non quello<br />

della non-violenza. Ho già detto più volte che la non-violenza praticata negli ultimi<br />

trent’anni è stata la non-violenza del debole. L’India non ha alcuna idea della non-violenza<br />

del forte”.<br />

In effetti se noi guardiamo il panorama mondiale di oggi, potremmo dire che Gandhi<br />

è stato totalmente sconfitto perché lo scenario compare completamente diverso da<br />

quello che auspicava. Ma forse questa apparente sconfitta, peraltro reale, dipende<br />

anche dal nostro modo di vedere e valutare la realtà. Probabilmente è arrivato il<br />

momento di guardare l’umanità in maniera diversa da chi la vede solo come un unico<br />

grande organismo. Allora il problema è che se è vero che ormai sono sorte quelle<br />

forme di vita alle quali accennavo all’inizio, mi pare altrettanto vero che stanno sorgendo<br />

nel mondo forme di vita che hanno un DNA, hanno un’anima diversa da quella<br />

a cui ho fatto riferimento prima. Forme di vita che mettono come proprio principio<br />

regolatore quello dell’Ahimsa , la non violenza.<br />

Allora, se guardiamo il mondo a partire dalla capacità che queste piccole forme di vita<br />

hanno di controllare o di dominare il mondo, certamente un’ipotesi come quella gandhiana<br />

è totalmente perdente.<br />

Ma il problema di Gandhi non era quello di dominare il mondo e conquistare il potere.<br />

Il problema vero, come lo vedo io, è far si che queste forme di vita diverse da quelle<br />

dei Tecnosauri, riescano a sopravvivere tra le altre forme di esistenza e poi, proprio<br />

9•


al fine di sopravvivere e in coerenza con la loro ispirazione universale, siano capaci di<br />

rapportarsi positivamente anche con le altre forme di vita guidate dalla logica e dal<br />

comando, al fine di convincerle, persuaderle secondo appunto la logica della non-violenza,<br />

non dirò a suicidarsi che è un temine negativo, ma in qualche modo a far venire<br />

meno quelle condizioni che determinano il riprodursi all’infinito di conflitti, di<br />

imposizioni, di violenza.<br />

Concludo con una piccola riflessione sul termine Mahatma. Intendo la Grande Anima,<br />

Anima che si incarna in maniera esemplificativa in individui meravigliosi e che grazie a<br />

loro, diventa l’anima di reali comunità di forme di esistenza.<br />

Se dovessimo tradurre in italiano, in latino il termine Mahatma la parola più adatta è<br />

magnanimo, magnanimus, proprio Grande Anima.<br />

E mi ricollego a quella breve lettura che ho fato prima di Gandhi che distingue la nonviolenza<br />

del forte dalla non-violenza del debole.<br />

Magnanimo è colui che incarna la non-violenza del forte, è colui che avrebbe armi e<br />

strumenti per esercitare potenza e violenza sugli altri - e tutti noi in qualche maniera<br />

abbiamo questo potere -, ma pur avendo questo potere, si astiene dal farlo.<br />

Concludo con questa battuta che resta solo uno slogan perché è difficile da spiegare.<br />

Se all’umanità può essere destinato un futuro meno tragico di quello che appare oggi,<br />

è solo grazie allo sviluppo di questa magnanimità, cioè coloro che hanno, diano spontaneamente,<br />

liberamene a coloro che non hanno.<br />

Coloro che hanno la possibilità di avvantaggiarsi sugli altri, rinuncino a questa presa di<br />

vantaggio e liberamente concedano quello che hanno; e questo a tutti i livelli, perché<br />

tutti noi abbiamo qualcosa che altri non hanno.<br />

Uno degli allievi di Gandhi prese l’iniziativa di chiedere ai grandi possidenti terrieri di<br />

concedere liberamente le terre a coloro che non le avevano. Non è il momento di valutare<br />

storicamente questa esperienza, prendetela come una cosa che resta solamente<br />

annunciata. Faccio fatica a credere che ci possa essere un’altra logica che possa aprire<br />

un futuro di armonia, di pace per l’umanità. Ma credo che possa succedere davvero<br />

solo quando inizino a prendere vita forme di comunità, di esistenza guidate da una<br />

Grande Anima, diversa da quella del potere e del comando.<br />

Grazie<br />

Tara Gandhi Battacharjee,<br />

nipote del Mahatma Gandhi. È ispiratrice del Kasturba Gandhi<br />

National Memorial Trust, la fondazione<br />

che si occupa delle donne e dei bambini dell’India.<br />

Il Mahatma Gandhi<br />

e la filosofia dell’arcolaio.<br />

Non penso che Gandhi appartenga all’India, lui appartiene a tutto il mondo.<br />

Quando leggiamo qualcosa di Gandhi un po’ del suo pensiero è in ognuno di<br />

noi: c’è un po’ di verità in tutti noi.<br />

Il prof. Tarca stava dicendo che Gandhi in qualche modo ha fallito, secondo me questo<br />

vuol dire che noi abbiamo fallito in questa sfida, perché Gandhi è una sfida per la<br />

nostra coscienza. Penso che nessuno, né i sistemi né i Paesi hanno dei problemi: ognu-<br />

•10


no ha dei problemi con se stesso e quando combattiamo e superiamo i nostri problemi,<br />

siamo vincitori. Questo è quanto ha fatto vedere Gandhi e, in altri termini, anche<br />

Sonia Gandhi, in India, perché ha vinto la battaglia dentro se stessa. E questa non è<br />

cosa di poco conto. Questo è lo spirito di Gandhi, che ognuno di noi ha dentro di sé.<br />

Il prof. Tarca ha definito la non-violenza molto bene e ora voglio parlarvi di una cosa<br />

che per Gandhi era la bomba atomica. Gandhi definiva l’arcolaio come la bomba atomica<br />

della non-violenza.<br />

Gli inglesi se ne sono andati dall’India in amicizia perché il nostro cotone veniva esportato<br />

in Inghilterra e noi dovevamo comperare a caro prezzo la stoffa. Gandhi intuì che<br />

gli inglesi si sarebbero indeboliti se noi indiani ci fossimo fabbricati da soli i tessuti con<br />

il nostro arcolaio.<br />

Ma le macchine non danno lavoro a tutte le mani vuote. In India la miglior produzione<br />

si ha quando sono coinvolte le masse e non una produzione di massa. Questo è<br />

quanto ha portato il filo dell’arcolaio.<br />

Questo concetto è riuscito a riunire uomini e donne, dare dignità al lavoro manuale.<br />

Ancora oggi vi è una realtà economica dell’arcolaio, però ci sono tanti problemi, ma<br />

non c’è una alternativa alla filosofia di Gandhi.<br />

E’ stato detto che Gandhi appartiene a tutti, appartiene al mondo.<br />

Una persona del Sud America una volta disse: come ci sono gli antibiotici contro le<br />

malattie, la filosofia di Gandhi è contro la violenza.<br />

Gandhi non poteva però essere quello che era senza sua moglie, la forza della donna,<br />

la forza della madre. Gandhi affermò che la forza più grande che esiste è la forza della<br />

madre, che si trova anche nell’uomo. Dunque la filosofia di Gandhi è la filosofia<br />

dell’Amore.<br />

Vi ringrazio ancora della vostra amicizia e del vostro amore che ricambio con il mio<br />

amore e la mia amicizia.<br />

Amos Luzzatto,<br />

Medico e biblista, è Presidente dell’Unione<br />

delle Comunità Ebraiche Italiane.<br />

Possibilità di dialogo<br />

tra culture.<br />

Devo prima di tutto dirvi che mi fate una bella sorpresa, perché la varietà di pensiero<br />

che è qui presente, è esattamente ciò a cui aspiro. Questo è in realtà l’avvenire<br />

al quale vogliamo aspirare.<br />

Gli esseri umani appartengono a religioni e a culture diverse, saranno sempre più a<br />

contatto gli uni con gli altri, e il loro destino, se deve essere un destino di pace, è quello<br />

di dialogare tra loro.<br />

Questo l’ho sostenuto da sempre, anche prima di avere l’incarico che ora ho provvisoriamente,<br />

tant’è che quando sono diventato presidente della Comunità Ebraica italiana,<br />

mi hanno chiamato il presidente del dialogo. È molto bello dirlo così, ero molto<br />

contento, ma quando poi ci si impegna realmente, ci si accorge che le difficoltà sono<br />

molteplici.<br />

La prima difficoltà non è materiale. È che per dialogare bisogna volere il dialogo e, al<br />

11 •


giorno d’oggi in modo particolare, le forze, le persone, i componenti della società e<br />

del mondo che non vogliono il dialogo, purtroppo sono numerosi.<br />

Quali sono gli ingredienti per un dialogo efficiente? Io dico che comunemente ci<br />

vogliono tre cose:<br />

- un linguaggio comune<br />

- stabilire degli obiettivi per i quali lavorare insieme<br />

- coltivare la conoscenza reciproca<br />

Proprio per questo motivo un anno fa ho fatto una proposta che lentissimamente<br />

comincia a farsi strada: creare un nuovo forum internazionale delle religioni, però con<br />

una clausola particolare. Coloro che aderiscono questa volta devono firmare l’impegno<br />

di rispettarsi reciprocamente e di educare i membri della propria comunità a conoscere<br />

almeno i principali aspetti delle altrui religioni.<br />

Senza conversioni, senza cambiamenti, ma con un rispetto reciproco per costruire qualcosa<br />

insieme.<br />

Vorrei cominciare soprattutto dalla seconda parte degli obiettivi comuni. Del linguaggio<br />

parleremo dopo. Prima gli obiettivi comuni, per quale motivo?<br />

Noi stiamo lavorando tutti insieme per riuscire a costruire un’Europa Unita. Cosa deve<br />

essere questa Europa Unita? Sapete che c’è stata molta discussione, che non voglio<br />

riprendere adesso perché non voglio fare polemiche, voglio soltanto vedere il futuro,<br />

non il passato.<br />

Nella costituzione <strong>eu</strong>ropea, al principio della costituzione <strong>eu</strong>ropea si voleva introdurre<br />

un principio, un paragrafo che parlasse delle matrici dell’Europa.<br />

Ho avuto occasione di parlare con molti <strong>eu</strong>ro-parlamentari anche in pubblica assemblea<br />

e ho detto che noi dobbiamo guardare più avanti che indietro, perché se guardassimo<br />

indietro, vedremmo in Europa tracce di lacrime e sangue, guerre e stermini,<br />

gravi manifestazioni di odio e di xenofobia.<br />

L’Europa che vogliamo costruire, va detto, deve essere una Europa nuova, che cambia<br />

pagina.<br />

L’Europa è composta di contributi religiosi e culturali diversi, anche se non sempre lo<br />

si vuole riconoscere.<br />

Mi hanno domandato a questo proposito, come è possibile immaginare un dialogo fra<br />

le culture o religioni quando ognuna di esse si sente completa e sufficiente nel suo<br />

ambito. Io ho risposto che ho grossi dubbi sul dialogo tra entità astratte come le culture<br />

e le religioni.<br />

Chi dialoga quando dialoghiamo? Sono gli esseri umani, donne e uomini. Chi sono<br />

queste donne e questi uomini? Sono persone che appartengono ad ambiti culturali e<br />

religiosi diversi, che sono stati allevati all’interno delle strutture di queste culture, di<br />

queste religioni, ma che hanno fatto delle esperienze di vita anche con “sofferenze”<br />

di vita non tutte prevedibili dai principi o dalle costituzioni delle loro culture e religioni.<br />

In poche parole donne e uomini comuni, quelli che incontriamo per la strada, che<br />

hanno spesso perplessità e dubbi. Ed è giusto che abbiano perplessità e dubbi, è proprio<br />

questo che li rende umani e capaci di ragionare con gli altri.<br />

Ho avuto l’occasione di conoscere alcuni anni fa, un caro amico veneziano che durante<br />

le sue vacanze andava in un accampamento indiano degli Stati Uniti e dormiva con<br />

loro, viveva con loro e raccontava che ogni mattina si radunavano in cerchio e “si raccontavano”<br />

insieme, mettevano in comune i sogni che avevano fatto durante la notte.<br />

Ho apprezzato moltissimo questo modo di essere in comune e mi sono domandato se<br />

non fosse possibile mettere in comune anche le proprie perplessità e i propri dubbi.<br />

Ogni volta che parliamo con persone di altre culture o di altre religioni ci accorgiamo<br />

•12


che hanno qualcosa da dirci, cose alle quali non avevamo pensato, per quando siamo<br />

in crisi, addolorati, sofferenti e quando vogliamo trovare soluzioni ai nostri problemi.<br />

Allora creiamo un cerchio e mettiamo in comune i nostri dubbi. Ma per questo naturalmente<br />

serve l’altro punto, cioè un linguaggio comune.<br />

Ma, attenzione, il linguaggio comune non è quello per il quale ci vuole l’interprete;<br />

trovare l’interprete è la cosa più semplice di questo mondo, bisogna cominciare a mettere<br />

in comune un linguaggio di concetti e di problemi, e questo è difficile.<br />

Non troviamo per questo un interprete che possa farlo,<br />

perciò bisogna fare uno sforzo per conoscersi meglio e<br />

per capire come gli altri adoperano il linguaggio che<br />

adoperiamo noi, con quali sfumature, con quali differenze<br />

di pensiero.Vi porto un esempio. Molti anni fa<br />

una gentile signora molto colta, laureata, discutendo<br />

con me dichiarò in maniera polemica che il pensiero<br />

ebraico era spiritualità pura. Le domandai cosa intendesse<br />

lei per spiritualità e mi rispose che spiritualità è<br />

spiritualità. Io volevo farle capire che è difficile comprendere fino in fondo, persino<br />

esaminando il problema all’interno della stessa pura e semplice tradizione ebraica. Per<br />

esempio, nella Bibbia per dire Spirito vi è la parola Ruach che di per sé significa anche<br />

vento. Però il linguaggio della Bibbia è molto difficile, ma molto costruttivo. Questa<br />

parola Ruach viene adoperata sempre insieme ad altre parole e le coppie di parole<br />

hanno significati diversi tramite i quali si possono costruire altri concetti.<br />

Non posso raccontarvi tutto perché altrimenti dovremmo fare un congresso sulla parola<br />

Ruach, però voglio farvi qualche esempio per capire come apparentemente troviamo<br />

delle contraddizioni che però ci permettono di capire qualcosa in più.<br />

Un esempio clamoroso è quando il Profeta Isaia davanti al re e alla regina di Samaria<br />

che volevano ucciderlo, fugge e si nasconde sul monte Sinai dove Dio gli domanda:<br />

“Cosa fai qui”? E lui risponde: “Sono stato sostenitore appassionato del Dio d’Israele e<br />

per questo mi vogliono uccidere”. E la risposta fu: “Riparati dietro la roccia e vedrai<br />

passare un Vento violento che sradicherà le montagne”. La parola è R u a c h.<br />

Attenzione, Dio non si trova in questo Vento.<br />

“Poi sentirai un terribile terremoto”. Dio non è nel rumore del terremoto.<br />

“Poi vedrai un fuoco terribile, divoratore”. Dio non è nel fuoco.<br />

E poi c’è un termine che è difficile da tradurre, ma che è affascinante.<br />

“E poi un sottile Silenzio” Là c’è Dio. Questo è estremamente interessante.<br />

Posso commentarlo? Non ho la forza e la statura di commentare parole così forti. Mi<br />

basta raccontarvele. D’altra parte il Profeta Isaia parla dello Spirito divino, ma in<br />

maniera diversa. Sarà lo Spirito che condurrà il futuro Re riscattatore, il Messia.<br />

E questo avrà sei caratteristiche, sei aggettivi. Purtroppo devo tradurli come voglio io<br />

perché le traduzioni che ho trovato non mi soddisfano.<br />

Spirito che dona risorse, Spirito che dona perseveranza, di immedesimazione, di unione<br />

con Dio e di timor di Dio.<br />

Non posso lasciare la Bibbia senza ricordarvi il grande dubbioso, il grande pio, il grande<br />

credente: Giobbe. Giobbe è pieno di dubbi perché non capisce per quale motivo il<br />

giusto debba soffrire. Ci possono essere molteplici risposte.<br />

Ma Giobbe ne trova una, non suggerita dai suoi presuntuosissimi amici, e sostanzialmente<br />

dice: il giusto può soffrire se Dio gli è vicino, perché il giusto chiede a Dio di<br />

essergli vicino e questo è il suo premio.<br />

I suoi amici vengono condannati da Dio per aver voluto fare gli avvocati difensori di<br />

Dio. Dio non ha bisogno di avvocati! Premia invece il dubbioso perché da solo trova la<br />

13 •


isposta e in questo è un giusto.<br />

Credo che al giorno d’oggi, in cui ci sono tante sofferenze di vario genere, l’esempio<br />

di Giobbe possa servire, non per accettare la sofferenza, ma per guardare più avanti<br />

del male e sentire la fratellanza con tutti quelli che soffrono.<br />

Prima di finire, vorrei citarvi un grande personaggio del mondo ebraico moderno che<br />

ho avuto la fortuna di conoscere, anche perché ero stato molto amico di una sua nipote<br />

quando eravamo giovani. Parlo di Martin Buber 1 , il quale è stato molto criticato<br />

perché nessuno sa dire che cos’era. Un filosofo? Un sociologo? In questo mondo nel<br />

quale senza un titolo non si può parlare, la domanda è: quale è stato il suo contributo?<br />

Se dovessi riassumere in una sola parola Martin Buber, direi che era un narratore.<br />

Vorrei insistere su questo concetto.<br />

Farsi conoscere gli uni con gli altri, narrarsi gli uni agli altri è uno degli strumenti<br />

migliori per trovare un linguaggio comune. Questo linguaggio comune è perché: perché<br />

le nostre esperienze, la varietà dei caratteri, del sentire umano sono tali da non<br />

permette definizioni rigorose. Però questo non vuol dire che non ci si possa conoscere.<br />

Non è necessario conoscersi con un vocabolario o con un ottimo traduttore, bisogna<br />

narrarsi gli uni agli altri. La migliore educazione reciproca è il narrarsi e ascoltare<br />

la narrazione dell’altro.<br />

Ma attenzione, non è così facile, perché narrarsi vuol dire essere sinceri, vuol dire<br />

soprattutto non nascondere niente di se stessi. E attendersi che anche l’altro non<br />

nasconda niente di se stesso.<br />

Questo è il dialogo al quale io credo, e se riusciamo a costruirlo, lentamente, faticosamente,<br />

senza perderci d’animo, potemmo affrontare le guerre, la fame, l’AIDS, le sofferenze<br />

umane e credere che potremo insieme vedere un mondo migliore.<br />

Grazie.<br />

Rishi Ram Koirala,<br />

Executive Board Member Council of Ayurvedic Medicine<br />

and Nepal Health Research Council, vice direttore<br />

dell’ Istituto Himalayano di Ricerca<br />

in Ayurveda / Kathmandu, Nepal - Bologna, Italia.<br />

Il benessere<br />

come diritto dell’uomo.<br />

Benvenuti a tutti cari amici, fratelli, colleghi, vi mando il mio saluto “Namastè” dal<br />

Nepal. Ayurveda è un sistema transculturale legato alla salute e alla pace. È un<br />

grande piacere essere qui con voi e un grande onore, e per questo vi ringrazio. A<br />

nome della cultura e della civiltà himalayana e a nome dell’Istituto Hymalayano di<br />

Ricerca in Ayurveda in Nepal e dalla Sede per l’Europa che è a Bologna, vi ringrazio per<br />

avermi invitato per adempiere ad un obiettivo comune che riguarda la pace e la “salute”.<br />

Idealmente la salute è una base comune per il successo della società umana.<br />

È necessario un metodo culturale in cui la salute sia un qualcosa che riguardi anche un<br />

benessere ambientale, il luogo dove si può crescere.<br />

La situazione del mondo attuale, in particolar modo in quei paesi che sono tecnologicamente<br />

avanzati, vede un approccio alle emozioni, alla scienza dal punto di vista spi-<br />

•14


ituale, secondo la cultura occidentale moderna che si è allontanata dalla “visione” del<br />

passato.<br />

L’obiettivo della nostra missione è aiutare le persone attraverso le idee basilari dello<br />

Yoga e dell’Ayurveda e attraverso le comunità che si formano, realizzando una crescita<br />

in tutti i sensi su questa Terra.<br />

Ayurveda e Yoga si fondano su una filosofia comune, perciò il concetto di salute è simile<br />

per entrambi.<br />

La scienza dell’Ayurveda studia i singoli individui proponendo la dieta corretta e lo<br />

stile di vita quotidiano soggettivo e indica come gestire i disturbi fondamentali.<br />

Queste scienze sono un importante dono per tutta l’umanità offerto dagli antichi<br />

saggi. Le radici dell’Ayurveda risalgono al periodo vedico.<br />

In accordo a quanto sostiene la Charaka Samhita, il più antico testo ayurvedico, vi<br />

erano 72 eminenti Rishi che si erano stabiliti sull’Himalaya, i quali svilupparono questa<br />

scienza da elementi emersi in loro da profondi stati meditativi.<br />

L’obiettivo dell’Ayurveda è raggiungere il più alto significato della Vita, l’aspetto più<br />

profondo della vita in totale armonia con essa, e quindi raggiungere lo stato di “perfetta<br />

salute”.<br />

La conoscenza e la visione dell’Ayurveda la troviamo in Nepal, in India, nello Sri Lanka<br />

e nel sub-continente indiano ed esiste da tempo immemorabile.<br />

Queste conoscenze sono state riportate in forma scritta, tradotte in innumerevoli scritture,<br />

diffuse attraverso istituzioni e trasmesse di generazione in generazione attraverso<br />

pratiche di tipo terap<strong>eu</strong>tico, aspetti culturali, cerimonie, attraverso l’alimentazione<br />

e lo stile di vita.<br />

Questa scienza non è rimasta confinata in quelle regioni, il suo modo di apprendimento,<br />

di pratica, di ricerca e il suo sistema culturale è stato adottato da molte comunità<br />

ed istituzioni nel mondo e in Occidente in particolare negli ultimi trent’anni.<br />

Cos’è l’Ayurveda?<br />

Ayurveda è composto da Ayu e Veda e significa “la scienza della Vita”, la “conoscenza<br />

della Vita”.<br />

Nell’attuale tentativo di ricerca scientifica sulla salute, si è scandagliato tutto, dalle<br />

profondità degli oceani, alle più alte vette himalayane per conoscere le leggi naturali<br />

e per trovare i rimedi più vitali per la salute dell’individuo e per le diverse tipologie<br />

umane.<br />

La Vita secondo l’Ayurveda è unione funzionale di manas (mente), atman (anima),<br />

indriya (i sensi) e sharira (il corpo fisico) ed è un continuo lavoro della consapevolezza.<br />

La Vita è un processo, un fenomeno, un’entità che si snoda dagli stati più sottili della<br />

coscienza, dell’Intelligenza ad una trama di soggetti, di oggetti che hanno la stessa<br />

consapevolezza.<br />

La Vita è un’immagine dell’Intelligenza codificata della Natura, attraverso un dinamismo,<br />

un’auto-trasformazione e un’auto-guarigione.<br />

Quindi la Vita può essere compresa attraverso lo sviluppo della nostra profonda percezione.<br />

L’aspetto individuale è la quintessenza della infinita consapevolezza.<br />

I Veda ci dicono che “questo” è perfetto, “quello” è perfetto e anche la più piccola<br />

parte vivente, la cellula, è perfetta. Il Tutto è perfetto e se si prende una piccola parte<br />

del Tutto, questa rimane perfetta.<br />

Il concetto di salute secondo l’Ayurveda consiste nel cercare di rimanere, o ritornare,<br />

allo stato naturale originario, pertanto la “salute” è uno stato profondo di armonia ed<br />

equilibrio.<br />

La vita però è uno stato dinamico che deve essere mantenuto in equilibrio (salute)<br />

attraverso la presa di consapevolezza.<br />

15 •


Per creare lo stato di salute in noi, abbiamo bisogno di recuperare la “conoscenza antica”,<br />

oppure entrare in profondità, dentro il nostro essere.<br />

La Salute è uno stato profondo di gioia, piena, totale, che dovrebbe accompagnarci<br />

per tutta la vita. Questo stato di benessere dentro di noi ci porta ad essere in armonia<br />

con l’ambiente esterno, con la natura.<br />

La Salute quindi è l’insieme della salute fisica, sensoriale, mentale e spirituale.<br />

Consideriamo la salute spirituale. La salute spirituale pervade tutti i livelli cellulari, la<br />

mente, i sensi, il corpo fisico circondandolo come forza vitale. In questa dimensione la<br />

saggezza inizia a lavorare ed emergono gli impulsi originari della consapevolezza.<br />

La biochimica del corpo è prodotta dalla consapevolezza. Coltivando positivamente la<br />

consapevolezza, si possono raggiungere i più alti livelli di salute, cioè uno stato trascendente<br />

della consapevolezza che assume il nome di “salute spirituale”<br />

Consideriamo la salute mentale. La mente ci dà il senso della nostra esistenza, ciò che<br />

noi crediamo. I nostri pensieri, le nostre emozioni determinano la reazione biologica<br />

che supporta la vita in ogni singola cellula, definita come “memoria cellulare”.<br />

Ci sono molte impressioni che esaltano o deprimono: fluttuano. Cercate di essere gentili<br />

con queste percezioni, con la memoria e le emozioni e lasciate andare questi impulsi.<br />

Lentamente entrate in questi stati, nelle facoltà della mente. Permettete che questo<br />

si trasformi in profondità, nello stato di tranquillità e di calma della mente.<br />

Coltivando queste pratiche sottili, esse ci aiutano a dissolvere ed eliminare i blocchi e<br />

a purificare l’intero sistema. Ci permettono di raggiungere lo stato ottimale di salute<br />

mentale. Per cui amici, invece di creare in maniera consapevole dei disturbi, dobbiamo<br />

creare consapevolmente la salute e la bellezza.<br />

Consideriamo la salute sensoriale. Sappiamo che gli organi sensoriali svolgono un lavoro<br />

ricevendo informazioni grezze dal mondo circostante. Tutto ciò che noi vediamo,<br />

gustiamo, ecc. si trasforma in una infinita riserva di energia che entra al nostro interno.<br />

Pertanto il primo passo importante dal punto di vista percettivo è questo: trasformare<br />

tutti i dati che arrivano dall’ambiente esterno da macro impulsi a impulsi più sottili.<br />

I sensi sono importanti perché lavorano creando un ponte tra l’oggettivo e il soggettivo<br />

e viceversa.<br />

La percezione sensoriale che ha reazioni in tempi assai brevi, ha anche degli effetti<br />

latenti e cronici, che si radicano profondamente nel sistema fino a coinvolgere le singole<br />

cellule.<br />

L’intossicazione sensoriale causa molti seri problemi nella società attuale, per cui<br />

abbiamo bisogno di sviluppare una cultura della pratica sensoriale e della conoscenza,<br />

cercando di gestire i sensi al meglio nel rapporto soggetto-oggetto, in modo da raggiungere<br />

lo stato di salute sensoriale e dunque la felicità.<br />

Consideriamo la salute fisica. Possiamo facilmente fare esperienza del corpo e di tutte<br />

le sue parti che sono tangibili in forma grossolana, e quindi evidenti. Tutte le funzioni<br />

del nostro corpo lavorano allo stesso tempo e sono in costante trasformazione.<br />

Pertanto è importante l’armonia delle funzioni fisiche del corpo, come il metabolismo,<br />

i tessuti, l’energia, i prodotti di scarto dell’organismo, che sono tutte coinvolte nella<br />

salute fisica. Il termine sanscrito dosha identifica l’armonia dinamica e il bilanciamento<br />

dei tessuti perché funzionino in modo ottimale e perché si abbia un buon funzionamento<br />

del sistema metabolico e questo si concili con una corretta eliminazione di tutte<br />

le scorie e i materiali di scarto.<br />

Per tutti questi motivi è importante capire la struttura di base di una singola persona<br />

ed è necessario osservare, studiare la routine sia esterna che interna.<br />

Quindi l’armonia è uno stato relativo, dipende dall’interno, dall’esterno, dall’età, dalle<br />

•16


condizioni meteorologiche, dal cibo, dall’attività, dallo stile di vita. Tutto ciò influisce<br />

sull’armonia.<br />

Per raggiungere e mantenere la salute fisica bisogna avere una conoscenza dettagliata<br />

e seguire tutte le pratiche prescritte.<br />

La finalità dell’Ayurveda è raggiungere uno stato di armonia trascendente, con meno<br />

desideri e un maggiore sviluppo della consapevolezza.<br />

La promozione della salute, la prevenzione dei disturbi, la cura dei disturbi, necessitano<br />

un rilancio dell’aspetto culturale della Vita e dello stile di vita.<br />

Sono metodi per raggiungere e mantenersi in buona salute:<br />

comprendere qual è la costituzione dell’individuo<br />

osservare la sua natura esterna e quella profonda<br />

seguire le basi della saggezza della vita degli aspetti sensoriali, mentali e spirituali e<br />

del corpo<br />

seguire una corretta routine quotidiana per quanto riguarda l’alimentazione, l’esercizio<br />

fisico, la condotta sociale e personale<br />

l’uso appropriato del cibo, i metodi o le tecniche di purificazione e di ringiovanimento.<br />

Lo studio della propria “costituzione” permette di conoscere se stessi. Scoprire gli<br />

aspetti più profondi della “natura” di una persona è definito “studio della costituzione”.<br />

Questo processo aiuta a scoprire quello che noi siamo, ovvero un “unico corpo” dal<br />

punto di vista spirituale, mentale, sensoriale. Questo ci permette di comprendere quali<br />

siano i metodi per mantenerci in salute, per vivere più a lungo e gestire al meglio i<br />

“disturbi” che ci affliggono.<br />

Questo metodo ci aiuta anche a definire le linee guida per lo studio delle varie personalità<br />

che sono dentro di noi, seguendole anche da un punto di vista culturale.<br />

È importante conoscere anche l’energia delle piante himalayane e la loro storia. Tali<br />

piante posseggono forze vitali profonde proprio perché vivono in armonia con l’ambiente.<br />

Lasciatemi dire qualcosa a proposito delle erbe usate per l’alimentazione.<br />

Noi conosciamo abbastanza l’uso della curcuma in cucina, che è molto utile per molti<br />

disturbi autoimmuni, elimina le tossine, migliora la funzione digestiva e metabolica,<br />

purifica il fegato.<br />

Il cibo per la mente e per il corpo è molto importante e ci permette, attraverso l’intelligenza,<br />

di capire i passi da percorrere, quale dieta o alimentazione è per noi più<br />

appropriata.<br />

Questa conoscenza in Ayurveda è descritta dettagliatamente con linee guida.<br />

Alcune tecniche utilizzate nel panchakarma (tecniche di purificazione) secondo una<br />

relazione dell’OMS del 2002, aiutano a ridurre l’uso delle medicine tradizionali (in<br />

Canada l’utilizzo delle medicine “alternative” è del 70%).<br />

La nostra missione è di lavorare insieme, scambiandoci esperienze, quindi è un’integrazione.<br />

Lasciamoci permeare dalla bellezza della vita e dalla “cultura” perché coesistano<br />

insieme. I cambiamenti, la conoscenza dell’Assoluto non possono essere circoscritti<br />

ad un solo Paese, è un’integrazione, una missione di tipo olistico.<br />

Nel prossimo incontro cercheremo di capire come realizzare una salute totale grazie<br />

all’Ayurveda.<br />

Vi rinnovo i miei ringraziamenti e spero di potervi introdurre alla storia antica dei<br />

Maestri che si sono dedicati all’Ayurveda e questo è una grande opportunità per me.<br />

Grazie.<br />

17 •


Marcelli Noli,<br />

Maestro della RedGFU<br />

Conclusioni.<br />

Molte grazie a tutti per il vostro interesse, per la vostra attenzione e per la<br />

necessità di essere migliori di quello che già siamo. Ci sono due cose che ci<br />

muovono nelle RedGFU. Una è l’intuizione, il presentire che c’è qualcosa di<br />

superiore alla nostra esistenza umana attuale, e questo ci dà ciò che le religioni chiamano<br />

“fede”.<br />

Però nella nostra realtà umana c’è un altro intento che vuole incontrare ciò che trascende<br />

la nostra natura e ci fa essere migliori, qui e ora, nel momento che viviamo, nel<br />

presente, e questa è la coscienza, o per meglio dire, la tonica per questi tempi è la saggezza.<br />

La saggezza è una fede aperta all’incommensurabile, al divino, all’infinito.<br />

E tutto questo indica che la coscienza, che l’infinito, il Tutto sono alla nostra portata,<br />

tutto quello che è incommensurabile è in noi tramite la nostra coscienza.<br />

E l’equilibrio tra la fede e la coscienza è la saggezza. L’unione della scienza con la religione,<br />

il linguaggio comune tra tutte le contraddizioni che viviamo nella realtà, perché<br />

la Realtà è sempre relativa, in relazione a, è contrastante, compara ed è prodiga<br />

di esperienze.<br />

Queste esperienze ci aiutano a formare un nucleo che ci centra, ci dà identità.<br />

Dapprima in un modo molto elementare, come l’istinto di conservazione, poi evolvendo<br />

ci dà il senso dell’ Ego e dopo ancora dell’Io.<br />

E qui inizia a definirsi qualcosa di trascendentale perché l’Ego ricerca l’autostima ed<br />

esalta i valori morali, etici ed estetici.<br />

Il processo naturale dell’evoluzione ci porta a noi stessi, al “Self” come diceva il<br />

Maestro Gurdjieff e in fine si risolve nella coscienza di “essere”, di essere senza limiti<br />

di spazio e di tempo, con lucidità e identità cosciente, qui ed ora nel presente.<br />

Quindi nella RedGFU, come la chiamiamo, quello che cerchiamo è di essere attualizzati,<br />

essere giusti e questo è sufficiente per condividere e far si che la diversità riconosca<br />

la sua unità essenziale ed eterna. Questa Unità è ciò che chiamiamo Dio, Assoluto, ecc.<br />

qualcosa che mai ha avuto inizio e mai finirà, che però si divide in due correnti, si sessualizza.<br />

A livello umano si chiama maschile e femminile, nella realtà sono gli opposti<br />

che cercano di compenetrarsi per trovare l’unità nella coscienza.<br />

Ci fermiamo qui. Voglio solo ricordare che abbiamo fatto 14 incontri mondiali per condividere<br />

con altre persone ogni tipo di pensiero, di interessi, di idee e mutuamente ci<br />

siamo arricchiti.<br />

Per lo meno ho appreso molte cose che i libri o altre<br />

organizzazioni non mi hanno insegnato, ascoltando<br />

persone materialiste, produttori, economisti, ecc.<br />

Ho appreso molto dagli artisti che creano ponti tra ciò<br />

che si può dire e l’ineffabile, tra ciò che si può vedere e<br />

l’invisibile, tra ciò che si può toccare e l’intangibile, cioè<br />

tra l’Essere e l’Umano, l’Essere nella Verità e l’Umano<br />

nella Realtà.<br />

•18


Ho ascoltato straordinari scienziati e gente molto onesta come Socrate che andava<br />

dicendo che sapeva soltanto di non sapere nulla. Ho ascoltato religiosi straordinari che<br />

mi hanno parlato molto dell’Amore, però si sono dimenticati di una cosa, di parlare<br />

della libertà, perché è il complemento dell’amore.<br />

E l’amore con rispetto alla libertà e la libertà con rispetto all’amore sono la vera spiritualità.<br />

L’amore come spiritualità centripeta e la libertà come spiritualità centrifuga. Ed<br />

entrambi in interazione, nel maschile e nel femminile, le cose dell’alto in relazione con<br />

quelle del basso, nel micro e nel macro-universo che sempre interagiscono ricercando<br />

esperienze da risolvere nell’equilibrio della dualità.<br />

Ho ascoltato molte persone con molti modi di pensare, amare e sentire.<br />

E ci siamo resi conto dei nostri errori anche ascoltando loro, e abbiamo scoperto delle<br />

virtù che non conoscevamo perché in fin dei conti c’è unità nella diversità, ovvero l’autentica<br />

Religione di tutte le religioni è l’Universo, dove le infinite possibilità si ri-legano<br />

nell’Unità, nella stessa maniera in cui tutti gli atomi, le molecole, le cellule, i miliardi<br />

di esseri viventi che lavorano dentro di noi per un proposito comune, si ri-legano<br />

nell’istinto di conservazione, del Sé, dell’Io, del Self, dell’Ego.<br />

E tutto il processo della Vita tende a prendere coscienza dell’Unità. La coscienza<br />

dell’Unità è percepire tutte le possibilità senza limite di tempo e di spazio e percepire<br />

con lucidità crescente. Senza fondersi nell’Assoluto che alla fine distrugge tutte le<br />

nostre possibilità, perché in fin dei conti tutto questo ci toglie la possibilità di essere,<br />

di fare, ovvero la dignità umana.<br />

Questi temi sono molto ampi e spero che continueremo a chiarirli apportando qualcosa<br />

di quello che abbiamo imparato.<br />

Questo è lo spirito della RedGFU, condividere, dare e ricevere, completarsi, farsi unici,<br />

essere.<br />

Essere coscienti qui ed ora perché il presente è l’eternità, perché il passato non esiste,<br />

e quando esisteva era presente, e tutto il presente è il risultato del passato; il futuro<br />

ancora non esiste, lo stiamo costruendo nel presente.<br />

Grazie a tutti, questo pomeriggio ho appreso molte cose e ringrazio tutti i relatori. E<br />

soprattutto mi è piaciuto avere qui una splendida signora che ha dato dei punti di vista<br />

importanti per risolvere il problema del maschilismo. Perché in fin dei conti, siamo fatti<br />

a immagine e somiglianza del nostro Creatore, che secondo gli occidentali sono tre<br />

Persone distinte, ma un solo Dio vero. Secondo i cinesi è Tai-Yin-Yang, tre esseri diversi<br />

ma un unico essere vero.<br />

L’essere umano donna e l’essere umano uomo si cercano e interagiscono per raggiungere<br />

l’esperienza dell’unità cosciente dell’Essere.<br />

Questa è la migliore possibilità per smettere con le guerre coniugali, con le guerre<br />

familiari, con le guerre tra nazioni.<br />

Molte grazie.<br />

19 •


PONZANO VENETO<br />

Hotel Relais Monaco,<br />

18 giugno 2004<br />

ARTE ED EDUCAZIONE<br />

Vasco Merciadri,<br />

Medico, presidente dell’associazione RedGFU Italia<br />

Apre i lavori del Convegno, illustra il tema della giornata e presenta gli ospiti dando<br />

la parola a:<br />

Juan Carlos Ortiz Honc,<br />

Esperto di sviluppo umano, Presidente Mondiale della RedGFU<br />

Dà il benvenuto a tutti, ringrazia le autorità convenute, ringrazia il Comune di<br />

Ponzano Veneto, l’hotel Relais Monaco che hanno dato la possibilità di svolgere questa<br />

attività.<br />

•20


Piero Pizzolon,<br />

Rappresentante del Comune di Ponzano Veneto (Treviso)<br />

Oltre l’Oriente e l’Occidente<br />

Benvenuti, vengo a nome dell’Amministrazione locale di Ponzano Veneto che ha<br />

un nuovo sindaco e una nuova giunta e ufficialmente devono ancora essere insediati,<br />

per cui mi hanno pregato di venire a nome loro e a nome della vecchia<br />

amministrazione che ha concesso il patrocinio a questo evento. Il patrocinio a questo<br />

X° incontro tra culture, COPLANET 2004, ideato e organizzato dalla RedGFU, vuole<br />

essere di buon auspicio per tutti i partecipanti. A nome quindi dell’Amministrazione<br />

comunale di Ponzano Veneto, in particolare del sindaco Giorgio Massolin, porgo anche<br />

il mio personale benvenuto a tutti i convenuti. So che alcuni vengono da lontano, da<br />

altri continenti.<br />

Porgo il mio saluto di benvenuto in questo storico relais di campagna che si chiama<br />

oggi Relais Monaco, costruito accanto ad una vecchia strada romana di grande comunicazione.<br />

I romani erano i portatori della cultura, del diritto tra i popoli. La cultura<br />

romana era una cultura dello ius che è stato il fondamento di tutte le normative occidentali.<br />

Il tema che verrà dibattuto e approfondito in questo convegno è molto pregnante:<br />

benessere, educazione, creatività e coscienza, punti di forza del dialogo tra culture.<br />

Quante cose mi sono venute in mente, scambiando qualche idea con il dr. Liguori, che<br />

viene da Milano, centro di cultura e di incontro di popoli.<br />

Personaggi di grande rilievo tenteranno di fornire indicazioni utili per chi dovrà governare<br />

i complessi fenomeni di convivenza che sono emersi oggi più che mai dall’intensa<br />

attività produttiva dei Paesi industrializzati.<br />

E qui siamo a Ponzano Veneto, un comune piccolo alle porte di Treviso, con circa<br />

12.000 abitanti e un migliaio di aziende e ditte di tipo commerciale, artigianale tra le<br />

quali spicca la Benetton. Ciò ha richiamato nel territorio, nodo cruciale del nord-est,<br />

circa 300 immigrati provenienti dal vicino Nordest, dall’Africa e dall’Asia. Pensate ai<br />

problemi che si sono accumulati in questa piccola comunità a seguito di tutto questo,<br />

problemi anche di convivenza tra diverse culture. Avrei voluto che tutti gli amministratori<br />

di Ponzano fossero qui oggi. La scelta perciò di questa sede diventa emblematica,<br />

non mi resta altro da dire se non augurare buon lavoro a tutti con l’augurio che ogni<br />

cultura trasmetta all’altra il meglio di sé. Grazie.<br />

21 •


Enzo Liguori ,<br />

Presidente nazionale dell’Istituto di Psicosintesi<br />

L’Identità come Individualità<br />

e Universalità<br />

Innanzi tutto ringrazio di essere stato invitato a questo X° Incontro tra Culture perché<br />

per me, che lavoro nel campo della psicologia, è una occasione per ripensare al<br />

mio lavoro ricollegandolo in uno sfondo più ampio che è quello dell’intero pianeta,<br />

come ricordato dal titolo dell’evento, COPLANET, e dell’umanità che lo abita.<br />

Vi riporto un famoso aneddoto raccontato da Roberto Assaggioli, che è il fondatore<br />

della psicosintesi, tratto dal suo libro L’atto di volontà che racconta la storia di tre<br />

tagliapietra. Il primo tagliapietre, interrogato su ciò che sta facendo risponde in modo<br />

arrabbiato: non vedi? Sto tagliando delle pietre! E ansima e sbuffa di malavoglia.<br />

Il secondo alla stessa domanda risponde: sto lavorando per la mia famiglia. La risposta<br />

è pacata.<br />

Il terzo alla stessa domanda risponde gioiosamente: sto costruendo una cattedrale.<br />

Siamo quasi sei miliardi e non siamo i soli ad abitare il pianeta; altri mondi, animale,<br />

vegetale e minerale lo compongono. Ciascuno di noi è un granellino di sabbia che partecipa,<br />

cosciente o no, al Grande Tutto.<br />

Rispettare la specificità di ognuno e onorarne la partecipazione per il bene comune è<br />

quello che vogliono sottolineare espressioni come: unità nella diversità.<br />

Sono espressioni che noi nella psicosintesi usiamo. Unità nella diversità oppure umanità<br />

non uniformità. Forme diverse di un’unica grande anima.<br />

Che cos’è la psicosintesi e qual è il suo contributo al mondo? La psicosintesi è stata fondata<br />

da Roberto Assaggioli, nato nel 1888 e morto nel 1974. Appartiene alle scienze<br />

psicologiche e si occupa della formazione dell’essere umano, dei suoi modi di essere,<br />

dei suoi stati di coscienza, e tende a promuovere lo sviluppo e l’emergere graduale di<br />

una coscienza universale.<br />

Roberto Assaggioli, il nostro fondatore, di origine ebraica, compì studi di medicina e<br />

la sua tesi nel 1910, a 22 anni, fu sulla psicanalisi. Cito questo perché in Italia è stata la<br />

prima tesi sulla psicanalisi, anche se poi Assaggioli non ha seguito la strada della psicanalisi,<br />

ma ha fondato una sua psicologia.<br />

Si era interessato ben presto dell’animo umano. L’ambiente culturale in cui era vissuto<br />

gli aveva dato la possibilità di conoscere molti pensatori dell’epoca ed è stato tra i<br />

primi in Italia a trattare una sintesi tra Oriente e Occidente. La sua psicologia risente<br />

sia delle tradizioni umanistiche ed esistenziali occidentali, sia delle Tradizioni orientali,<br />

il particolare l’Induismo e il Buddismo e un po’ di Taoismo. Assaggioli aveva conosciuto<br />

dei Maestri all’epoca e anche delle persone di eminente cultura, per esempio il<br />

poeta Tagore 2 , al quale aveva fatto da traduttore.<br />

La psicosintesi è una concezione dell’uomo, è una concezione bio-psico-spirituale dell’uomo:<br />

il corpo, la psiche, lo spirito. Appartiene a quelle psicologie che nel tempo<br />

sono andate definendosi come “transpersonali”, intendendo con questo l’interesse<br />

verso quegli stati di coscienza e modi di essere che vanno oltre la personalità ordinaria<br />

e tendono all’unione con il mondo, a quegli stati che hanno caratterizzato spesso<br />

santi, eroi, illuminati di tutti i tempi.<br />

•22


Lo studio e la ricerca dei metodi per realizzare le esperienze delle “vette”, le esperienze<br />

di coscienza che ci fanno sentire questa unità con il mondo; sottolineo “sentire”<br />

perché un conto è sapere, sapere con l’intelletto, con la testa e un conto è percepirlo,<br />

sentirlo nel proprio animo che siamo Uno con Tutti gli altri esseri. Questi metodi, la<br />

ricerca dei metodi che possono servire a conseguire questi stati di coscienza, fanno<br />

parte della psicosintesi e del suo metodo.<br />

Come andare oltre la coscienza ristretta di cui normalmente siamo dotati? Come andare<br />

oltre “noi” in modo da comprendere “gli altri”? Come ascoltare la nostra anima<br />

come un tutt’uno con l’anima del mondo?<br />

Queste sono le domande della psicosintesi, e questa è anche la direzione. Da dove si<br />

parte? Dall’uomo così com’è, con tutta la sua complessità che la psicosintesi chiama<br />

“molteplicità”, il bagaglio di ogni essere umano nel bene e nel male, tutto questo la<br />

psicosintesi lo chiama “molteplicità dell’animo umano”.<br />

L’animo umano è molteplice, presenta aspetti differenti e spesso in conflitto fra loro.<br />

È facile accorgersene. Noi stessi siamo spesso in conflitto tra tendenze diverse, a volte<br />

tendenze verso gli altri, e potremmo chiamarle tendenze altruistiche, a volte egoistiche<br />

che ci separano dagli altri. Parlando quindi della psicosintesi, una tendenza all’armonia,<br />

a comporre le differenti unità, a creare assonanze e consonanze, a vivere come<br />

ricchezza la diversità, le diversità, a saperle comporre come le note musicali, unendole<br />

sapientemente e generando una grande sinfonia. Questa tendenza alla sintesi è una<br />

caratteristica dell’essere umano.<br />

Ma va anche detto, come risvolto della medaglia, che nell’essere umano esiste anche<br />

una tendenza alla disgregazione; vi è quindi una tendenza ad armonizzare ma anche<br />

una tendenza a distruggere.<br />

Gli esseri umani sono compartecipi del loro destino, dapprima costruttori inconsapevoli<br />

e poi pian piano consapevoli, verso una umanità UNA. Questa tendenza unificante,<br />

armonizzante è alla radice del nostro essere, in quella identità profonda e inconscia<br />

che la psicosintesi chiama il Sé.<br />

Il mio intervento di oggi vuole approfondire il tema dell’identità. La psicosintesi concepisce,<br />

ritiene che sia così, ma lo ritiene su un piano esperienziale, fa sperimentare che<br />

alla radice del nostro animo c’è questa identità profonda che chiamiamo Sé, che ha<br />

questa tendenza ad essere UNA con l’Anima del mondo. Questa è una tendenza naturale<br />

che ci abita, con la quale possiamo o meno<br />

essere in contatto.<br />

L’identità cosciente la indichiamo con il pronome Io. Parliamo di noi stessi, e qui essendo<br />

tutti noi impregnati di cultura occidentale, usiamo spesso la parola Io a differenza<br />

degli orientali che usano spesso parole per indicare la collettività. Recentemente sotto<br />

l’influenza dell’economia globale anche in Cina sta emergendo la parola Io.<br />

Chi sei? Chi sono? Chi siamo?<br />

Con queste domande inizia la ricerca di sé e degli altri.<br />

La psicosintesi comincia con questa domanda: chi sei? Scopri chi sei.<br />

Un aforisma zen dice: quello che stiamo cercando, qualunque cosa stiamo cercando<br />

nella nostra vita, in realtà è il ricercatore stesso.<br />

A volte cerchiamo il benessere, il successo, altre cose esteriori, ma questa massima zen<br />

ci dice che in realtà stiamo cercando noi stessi.<br />

La ricerca di sé si fa con gli altri e attraverso gli altri. Nessun uomo è un’isola, dice il<br />

poeta inglese John Donne. La nostra identità si scopre e il nostro senso di identità si<br />

costruisce nel rapporto con l’altro, nella relazione io-tu, di cui parla il filosofo ebreo<br />

Martin Buber, il quale ha dedicato molto tempo a indagare la relazione io-tu.<br />

Quello che io sostengo, quello che noi sosteniamo è che per scoprire se stessi, occorre<br />

23 •


l’altro. Non si può scoprire se stessi da soli. Allora la nostra identità e il nostro senso di<br />

identità si costruiscono con il rapporto io-tu.<br />

Per seguire sempre Buber, dietro un piccolo tu c’è sempre un grande Tu.<br />

Il Sé, quello che noi definiamo la nostra vera identità, l’identità profonda e inconscia,<br />

è sintesi di individualità e universalità. È un paradosso perché l’identità non cosciente,<br />

non quello che noi coscientemente pensiamo di essere, immaginiamo o sentiamo di<br />

essere, ma la nostra identità profonda che in psicosintesi chiamiamo qualche volta<br />

“Anima” della persona, il suo spirito, è sintesi di individualità e universalità, esse coesistono<br />

nell’individuo, coesiste l’intero universo. Si usa una metafora: intimo, ovvero<br />

“luogo” dove la coscienza individuale e universale si incontrano. L’Io non si annulla ma<br />

si riconosce come parte del Tutto, la goccia di mare appartiene indissolubilmente al<br />

grande mare.<br />

Chi sei? Questa domanda risuona ancora. Ascolta! Scopri che tu sei tu, ma sei anche<br />

l’altro da te, che entrambi appartenete alla stessa umanità, allo stesso pianeta, che<br />

ognuno è essenziale perché parte del grande Tutto e dell’Anima Universale che si individualizza<br />

in ciascuno di noi in un certo momento. È come se l’Anima Universale si specificasse<br />

in infiniti momenti, ciascuno di noi ne rappresenta uno. In ogni uomo c’è Dio.<br />

Un antico aforisma recita: se non sono me stesso, chi lo sarà per me?<br />

La psicosintesi lavora sull’identità, ci invita a scoprire, a realizzare e a manifestare se<br />

stessi, a partire da ora, da subito. Scoprire se stessi è scoprire i tanti aspetti che ci costituiscono,<br />

come le facce del diamante; è scoprire la nostra vera natura e dare ad essa la<br />

possibilità di esprimersi.<br />

Ho evidenziato due cose: scoprire le tante facce di noi stessi e questa è una parte della<br />

ricerca personale, ma scoprire la nostra vera natura è qualcosa di più profondo, di più<br />

intimo. È scoprire di essere uno, ciascuno di noi è unico e per questo responsabile di<br />

questa preziosa unicità. Nessuno potrà sostituirci, quindi se ciascuno è responsabile di<br />

se stesso, non ci sarà un altro a sostituirlo. Ognuno di noi, che lo sappia o no, è dono<br />

al mondo, e se tu non ti manifesti nella tua vera natura, ci sarà un’assenza, tutti sentiremo<br />

la mancanza; puoi scoprire che sei Uno con Tutti, che ciascuno di noi è parte costitutiva<br />

dell’umanità.<br />

L’itinerario psicosintetico si condensa in una formula che dice: “conosci te stesso, possiedi<br />

te stesso, trasforma te stesso”. La conoscenza di sé è duplice: c’è la conoscenza e<br />

la personalità. Ora uso i termini che si usano in una scienza psicologica. È stato scelto<br />

questo linguaggio per parlare agli uomini; si poteva scegliere un linguaggio filosofico,<br />

religioso, ma il fondatore ha scelto un linguaggio psicologico. Chiamiamo personalità<br />

i nostri modi di pensare, di sentire, di desiderare, i nostri comportamenti, i nostri molteplici<br />

aspetti e tutto questo diciamo che si riassume nella parola personalità. Però la<br />

conoscenza di sé non è solo la conoscenza della personalità, sarebbe troppo riduttivo.<br />

È anche conoscenza dell’essenza, del vero Io, il Sé. Apparire ed Essere. L’apparenza non<br />

è sbagliata, l’importante è che ci sia un’apparenza nel senso “bello”. Noi appariamo<br />

sempre comunque, ci manifestiamo, ci mostriamo.<br />

Però abbiamo l’Essere. Essere e Apparire si devono coniugare mutuamente. La personalità<br />

si forma nel tempo, all’interno di una determinata cultura di cui assume le caratteristiche,<br />

anche le sembianze, la lingua, il modo di essere. La personalità è influenzata<br />

dal patrimonio genetico e dall’ambiente. L’etimologia della parola personalità, deriva<br />

da persona, Persona è una parola latina che rappresentava la maschera del teatro<br />

che gli attori latini e greci indossavano, e attraverso cui l’attore faceva sentire la sua<br />

voce. Il teatro latino e greco non era come il nostro teatro moderno, era più vicino al<br />

teatro giapponese, al teatro NO, dove ci si maschera per rappresentare un personaggio<br />

che potrebbe essere anche mitico. Dunque nel teatro romano e greco si rappresen-<br />

•24


tavano anche gli dei, che non potevano essere rappresentati dagli uomini. Allora c’era<br />

la maschera, questa maschera bianca, serviva affinché chi ascoltava potesse immaginare<br />

solo attraverso le parole, senza lasciarsi prendere dall’immagine dell’attore. Inoltre<br />

questa maschera serviva anche ad amplificare la voce, dunque persona vuol dire personare,<br />

far suonare attraverso, far sentire il suono, la parola.<br />

Attraverso la persona, la maschera, l’attore faceva sentire la sua voce, la voce del personaggio<br />

che interpretava. In qualche modo la personalità, la nostra personalità, è la<br />

maschera attraverso la quale facciamo sentire la nostra voce; è costituita dalle caratteristiche<br />

attraverso cui l’Io si manifesta.<br />

La personalità è influenzata da un terzo fattore.<br />

Avevo parlato prima del codice genetico e dell’ambiente. La personalità è influenzata<br />

dall’Io che è l’abitante di questa personalità.<br />

Sto usando delle metafore, non dovete prenderle alla lettera quando dico che la<br />

nostra personalità è abitata da qualcuno. A volte mi piace chiamarla il soggetto che tu<br />

sei, che abita questo corpo.<br />

La personalità è come l’automobile e l’Io è il suo conducente. Pensate a una automobile<br />

senza Io.<br />

Per conoscere se stessi occorre conoscere la propria personalità, ma anche il proprio Sé,<br />

la propria natura.<br />

Il lavoro successivo è: possiedi e trasforma. È far si che la nostra personalità corrisponda<br />

sempre di più al Sé, lo riveli, nel senso di svelarlo. Se la personalità può far da<br />

maschera, il lavoro di trasformazione è quello che permette di rendere la propria personalità<br />

trasparente all’Essere (Sé), di modo che il Sé si possa manifestare. In questo<br />

caso parliamo di personalità autentica, in contrapposizione a una personalità di<br />

sopravvivenza o di autodifesa.<br />

Conosci, possiedi, trasforma vuol dire esplorati e scopri che hai tanti aspetti, ma che<br />

hai, anzi, sei Uno nella tua identità profonda. Impara a sviluppare i tuoi tanti aspetti,<br />

ad arricchirli, a coordinarli tra loro, ad armonizzarli e fondamentalmente a dar loro il<br />

sapore del tuo Essere. Questo è il “possiedi e trasforma”.<br />

Ascolta il tuo essere e scopri che esso è Uno con gli Altri.<br />

Queste scoperte sono “esperienze”, cioè non sono semplicemente idee, sono esperienze<br />

da fare. Il lavoro è psico-sintetico, è un lavoro esperienziale.<br />

Da queste esperienze, dapprima causali e fortuite, poi ricercate e valutate, nascono in<br />

noi nuovi atteggiamenti, nuovi sentimenti, nuovi modi di essere. Nasce l’amore per<br />

tutti, la compassione di buddistica memoria, l’azione di bene, la parola di bene, il<br />

benedire.<br />

La psicosintesi si serve di metafore tecniche, esercizi che favoriscono queste espansioni<br />

della coscienza. L’uomo è un cammino, un cammino evolutivo, ha radici e ali, l’uomo<br />

è un andare incontro,un dialogo, una opera in comune.<br />

La psicosintesi, attingendo alle grandi Tradizioni Spirituali usa un metodo, una strada<br />

psicologica per favorire l’evoluzione dell’uomo e l’emergere di una coscienza umana<br />

sempre più ampia e inclusiva, che ci faccia sentire tutti figli del pianeta, e perciò<br />

responsabili di esso.<br />

Un esercizio tipico, un’esperienza della psicosintesi è l’esercizio di disidentificazione.<br />

Perché ve ne parlo prima di presentare questo esercizio? Perché noi sosteniamo che l’Io<br />

cosciente, cioè il senso cosciente di noi stessi, tende ad identificarsi con questo o quell’aspetto<br />

di noi. Noi tendiamo a dire: io sono questo, io sono quello, io …., tendiamo<br />

a sentirci questo, quello, buoni o cattivi, tendiamo a identificarci con qualche aspetto<br />

dell’animo umano.<br />

La psicosintesi sostiene che per scoprire e dare spazio alla nostra identità profonda,<br />

25 •


dobbiamo disidentificarci da questi aspetti, per poter entrare in contatto con l’identità<br />

profonda (Sé).<br />

Disidentificarci non vuol dire spazzare tutto, significa creare quello spazio, lo spazio<br />

del cuore, che ci permette di ascoltare e risvegliare la nostra anima.<br />

In questo esercizio di disidentificazione-autoidentificazione, la domanda centrale è<br />

ancora: chi sono?<br />

L’esercizio dice: ho il corpo ma non sono il corpo; ho le emozioni ma non sono le emozioni;<br />

ho i pensieri ma non sono i pensieri; ho i desideri ma non sono i desideri; ho tanti<br />

aspetti ma non sono questi aspetti. Sono un centro di pura autocoscienza e volontà.<br />

Questo esercizio va colto nella sua interiorità e nel suo senso profondo, non nelle parole.<br />

È un esercizio di meditazione, un esercizio per ritrovare dentro di sé il senso di<br />

“corpo”, riconoscere che siamo noi il soggetto che lo abita e che in un certo senso questo<br />

soggetto è atemporale mentre il corpo e la psiche sono del tempo.<br />

E nel suo senso ci fa accogliere le molte espressioni di noi e ci fa allineare con la nostra<br />

essenza, con quel “Io sono”, ma anche “Io sarò” di biblica memoria.<br />

Vi ricordo un’esperienza fatta da Mosè, nella Bibbia, quando incontra nel roveto<br />

ardente il suo Dio, sente che c’è sacralità, deve togliersi le scarpe, c’è uno spazio sacro,<br />

si avvicina e poi gli chiede: ma qual è il tuo nome? E la risposta è: IO SONO.<br />

Nella traduzione italiana diffusa fino ai giorni nostri, troviamo: “Io sono colui che<br />

sono”. È come se Dio rispondesse “Io sono L’Essere, Io Sono”.<br />

In realtà la risposta ebraica è molto più complessa; comprende il passato, il presente e<br />

il futuro. Non c’è solo Io Sono, ma anche Io Sarò, a indicare qualcosa che è nel tempo<br />

ma anche oltre il tempo. Dice questo e nient’altro. Non dice sono un uomo o una<br />

donna, o come diciamo noi, sono un essere umano. La risposta è Io Sono. Non sono<br />

questo o quello: Io Sono, pur manifestandomi in questo e in quello.<br />

E così siamo noi, ci manifestiamo in questo o quell’aspetto, ma in sostanza siamo. Il<br />

nostro essere ha un corpo, ma anche emozioni, pensieri, desideri e si manifesta in<br />

modo autentico, vero, radiante.<br />

Simbolo di questa trasformazione è l’esercizio della rosa.<br />

Dopo aver preso coscienza di sé, di questa anima profonda che ci abita, il nostro compito<br />

è quello di trasformare la nostra personalità, cioè il nostro modo di essere nel<br />

mondo, il nostro modo di comportarci. Un simbolo di questa trasformazione è l’esercizio<br />

della rosa. La rosa è un simbolo antico, addirittura si trova nella civiltà iraniana,<br />

persiana di 4000 anni fa. In questo esercizio le persone chiudono gli occhi e dopo aver<br />

acquietato il proprio animo sentono e immaginano di essere un bocciolo di rosa e a<br />

poco a poco questo bocciolo di rosa che appartiene ad un arbusto di rose e riceve la<br />

linfa vitale dalle radici, si schiude. Si apre alla luce e mostra il proprio colore e la propria<br />

bellezza e diffonde il suo profumo. Ogni petalo rappresenta qualità del nostro<br />

essere che si manifestano. Lo sbocciare della rosa è il rivelarsi naturale e coraggioso<br />

della nostra natura. Questo continuo sbocciare è il nostro essere in cammino. Questo<br />

sbocciare si esprime nella formula: diventa ciò che sei! Questo sbocciare è il nostro<br />

dono al mondo, cioè se invece di essere chiusi sbocciamo, ci doniamo agli altri e al<br />

mondo.<br />

Nella descrizione, o meglio nell’insegnamento di un percorso zen, un maestro del ‘700<br />

simboleggia la ricerca dell’illuminazione come la ricerca del Toro. È la ricerca dell’illuminazione.<br />

In una serie di esperienze che rappresentano momenti diversi del percorso,<br />

il Toro va trovato e cavalcato. Questo è il lavoro della psicosintesi. Bisogna padroneggiare<br />

l’illuminazione, altrimenti non saremo illuminati. L’illuminazione ci sfugge, è<br />

di là da venire. L’ultimo quadro però non si ferma a questo percorso con l’illuminazione.<br />

L’ultimo quadro è intitolato “ritorno al mercato”. Colui/colei che ha realizzato la<br />

•26


propria natura ritorna al quotidiano da cui in realtà non si è mai staccato, ma quando<br />

passa tutti si illuminano. Il nostro cambiamento aiuta il cambiamento degli altri e in<br />

questo senso ciascuno di noi è un dono al mondo.<br />

Poiché ho basato la mia relazione sul concetto di identità, vi propongo alcune piccole<br />

esperienze per esplorare la nostra identità. Un’altra cosa che è stata sottolineata è che<br />

l’identità si scopre e si manifesta nel rapporto con l’altro, nella relazione con l’altro.<br />

Quindi vi propongo degli esercizi in cui incontrare l’altro. Per me questo aspetto relazionale<br />

è molto importante perché anche nella mia esperienza professionale di psicologo<br />

e psicoterap<strong>eu</strong>ta mi accorgo che tutti i conseguimenti, tutti i risultati che una persona<br />

può ottenere senza la partecipazione dell’altro, portano a isolamento e solitudine.<br />

Per questo vi propongo un lavoro collettivo, non un esercizio a due. Vi chiedo di<br />

collegarvi a qualcuno che è seduto accanto a voi, di fare per il momento questa esperienza,<br />

di farvi da compagni reciproci. Potete essere perfettamente sconosciuti o conoscervi<br />

già, va bene lo stesso, anzi tra sconosciuti possono emergere degli aspetti nuovi.<br />

Quindi se gradite partecipare a questa esperienza - nessuno è obbligato - mettetevi<br />

accanto ad una persona e dite: tu sei il mio compagno per il tempo dell’esperienza.<br />

Scegliete qualcuno che vi faccia da compagno. Vi propongo delle esperienze perché la<br />

psicosintesi non è tanto una filosofia ma è un cammino esperienziale e quindi propone<br />

di passare attraverso l’esperienza che poi diventa intima. Se avete formato delle<br />

coppie, la prima cosa che vi chiedo di fare è di presentarvi reciprocamente con il vostro<br />

nome, basta dire “mi chiamo ….” solo per sapere il nome dell’altro, per sapere con chi<br />

stiamo facendo l’esperienza.<br />

Vi scambiate il nome, solo il nome. A questo punto spero che vi siate presentati al<br />

vostro compagno. Quello che adesso facciamo è instaurare un contatto silenzioso con<br />

l’altro. Vi chiedo è di fare attenzione all’altra persona, però contemporaneamente fare<br />

attenzione a che cosa succede a voi mentre entrate in contatto silenzioso con l’altro,<br />

cioè cosa vi succede nell’animo, che cosa accade alle vostre emozioni, ai vostri pensieri,<br />

anche al vostro corpo, che sensazioni avete, che cosa vi succede dentro mentre siete<br />

in contatto silenzioso in cui non usate le parole. In questo contatto silenzioso con l’altro,<br />

provate a sentire cosa succede dentro di voi, provate ad essere attenti a voi. È una<br />

doppia attenzione che vi sto chiedendo, contatto con l’altro e attenzione a se stessi.<br />

Che cosa succede? Che emozioni ho? Mi sento imbarazzato, tranquillo, sto comunicando<br />

con l’altro, cosa sto pensando, cosa sto immaginando, che desideri ho. Forse ho il<br />

desiderio di scappare via, oppure di toccare l’altro, di entrare più in comunicazione con<br />

l’altro. Cosa sta succedendo dentro di me mentre sono in comunicazione con l’altro.<br />

Contatto silenzioso, forse ad un livello più profondo potrebbe essere un contatto di<br />

anime.<br />

Grazie, è sufficiente.<br />

Questo è un esercizio di preparazione, ho cercato di mettere a punto questo strumento<br />

musicale che siamo noi stessi, quando vi ho chiesto di dire “fate attenzione a cosa<br />

vi succede dentro”, cosa risuona in voi mentre entrate in contatto con l’altro, come se<br />

fossimo uno strumento musicale che genera delle note e queste note sono di tipo<br />

diverso, le musiche sono di tipo diverso, e allora prima di continuare vorrei che qualcuno<br />

di voi dicesse che cosa gli è successo dentro, comunicasse, come per esempio: nel<br />

contatto silenzioso mi è accaduto questo, ho sentito dentro di me questo, ho sentito<br />

che il mio corpo …, oppure ero un po’ spaventato dal contatto con l’altro. Qualunque<br />

cosa sia accaduta o più cose contemporaneamente, in sequenza. Se qualcuno di voi<br />

brevemente ce lo racconta.<br />

Intervento: insieme a Pamela eravamo in contatto, ci tenevamo per la mano, quindi<br />

27 •


abbiamo continuato nel silenzio, come ha suggerito lei. Da parte mia non ho provato<br />

nessuna emozione, anzi diciamo che con il passare del tempo sentivo una apertura del<br />

cuore. Si può dire questo?<br />

Intervento: Il cuore ha palpitato veloce, ho sentito una tenerezza così grande che<br />

avevo voglia di abbracciarla.<br />

Intervento: È stata un’esperienza con molte emozioni e sensazioni. L’entrare in contatto<br />

con l’altro, anzi mi sono distratto sul volto e poi molta emozione, a livello del petto.<br />

Risposta: Ognuno è come se cogliesse aspetti diversi della propria esperienza. Il corpo,<br />

le emozioni, i desideri, un movimento fuori di se stessi (l’abbracciare).<br />

Intervento. L’esperienza appena fatta per me era avara di tempo, non c’era tempo a<br />

sufficienza per stabilire un contatto con me stesso.<br />

Intervento: Mi è sempre piaciuto guardare negli occhi, perché credo siano lo specchio<br />

dell’anima e ciò che non si può dire con le parole, viene detto dagli occhi. Ciò che ho<br />

percepito dalla mia compagna era soprattutto l’amicizia, la sua sicurezza e la voglia di<br />

vivere, l’allegria di condividere questo momento perché in realtà ci conoscevamo ancora<br />

prima di vederci.<br />

Risposta: Grazie a coloro che hanno voluto condividere le loro esperienze. Tutti in particolare<br />

parlano degli occhi come finestre dell’anima. Tramite gli occhi avviene una<br />

comunicazione profonda, di amicizia, di allegria, di compartecipazione. Naturalmente<br />

non sempre è così, per questo dico che gli occhi sono delle finestre dell’anima, possono<br />

aprirsi ma possono anche dividere. C’è una canzone di un cantautore italiano, Lucio<br />

Battisti, intitolata “nel cuore e nell’anima”; ci dice della delicatezza di questo contatto<br />

con lo sguardo e ci dice: ”Se tu guardi dentro me, scopri che c’è un bambino in cui<br />

anche il sorriso fa troppo rumore”. Come dire che l’incontro con l’altro è sempre un<br />

momento delicato, molto delicato.<br />

Intervento: la mia esperienza è stata molto piacevole, perché dal momento che cominci<br />

a vedere, a guardare negli occhi l’altra persona, sembra di conoscerla da molto<br />

tempo. Senza conoscersi si finisce per conoscersi. Questo mi ha dato molta tranquillità<br />

e mi ha fatto sentire molto bene e immediatamente ho sentito la necessità di abbracciarla,<br />

di darle un bacio, ho provato una forte tenerezza e ho percepito me stessa attraverso<br />

lei.<br />

Risposta: Credo che questa prima parte possiamo lasciarla così: grazie per queste piccole<br />

testimonianze che ci avete dato.<br />

Rimanete sempre in coppia e continuiamo questa esperienza.<br />

Questa volta introduciamo anche la parola, ma con cautela, perché molte esperienze<br />

di intimità più profonda hanno bisogno del silenzio. La parola spesso serve per disperdere,<br />

confondere, oppure per distrarre.<br />

Noi spesso invece di parlarci, comunicare io/tu, parliamo di qualche cosa, parliamo di<br />

altro invece di parlare di noi e tra noi.<br />

Ora introduciamo la parola, lavorando sempre con la stessa coppia, entriamo prima in<br />

contatto con l’altro e poi poniamo una domanda. La domanda dovrà essere sull’identità,<br />

cioè chiedete all’altro “ma chi sei?”. E aspettate che l’altro risponda. Date tempo<br />

all’altro perché vi risponda. Quando qualcuno ci chiede “Chi sei?”, noi rispondiamo<br />

con tutti noi stessi e in realtà non c’è bisogno di usare le parole. Però le parole sono<br />

•28


una trasformazione, la metto in termini psicologici. Sono una trasformazione del vissuto<br />

che abbiamo dentro, quello che stiamo sperimentando dentro di noi diventa<br />

parola e la parola può comunicare anche a distanza.<br />

L’essere umano è un essere anche di parola, un essere di linguaggio, che parla.<br />

E allora vi chiedo: con la persona davanti, sviluppate la curiosità, curiosità verso l’altro,<br />

prima stabilite un contatto e poi gli chiedete: “Ma chi sei?”. E lasciate che arrivi una<br />

risposta o più risposte.<br />

L’altro cercherà di tradurre ciò che sta sentendo in quel momento, in qualche parola.<br />

Voi ascoltatela. Poi rispondete alla domanda dell’altro. Cercate di sentirvi interiormente,<br />

non correte, lasciate da parte le paure per sentire il vostro animo come cambia<br />

mentre vi state relazionando con l’altro, mentre ascoltate anche il suono delle parole<br />

dell’altro. Non ascoltate solo la parola, ma anche il suono della voce: la voce è musica<br />

e noi stessi siamo uno strumento musicale e possiamo sentire che effetto ci fa quella<br />

voce, che reazioni determina.<br />

Iniziamo questa esperienza. Lasciate che dentro di voi si plachino i sentimenti, le emozioni<br />

e poi scambiatevi.<br />

Ascoltate e poi rifatelo una seconda volta, osservate eventuali altre risposte, che cosa<br />

nasce dentro. Che risposta nasce in questo momento, nel presente. Le risposte possono<br />

cambiare; vedrete che in un momento diverso, se vi incontrate per strada con qualcuno<br />

e questo vi chiede “chi sei?”, la risposta cambia.<br />

Se me lo chiede un amico, nell’intimità, dò un tipo di risposta. Se me lo chiedono per<br />

lavoro o in generale mi chiedono “chi sei?”, ci saranno altre risposte.<br />

Stabilite il contatto e chiedetevi a turno per due volte, ma ascoltando l’altro e voi stessi,<br />

“Chi sei?”. Accogliete la risposta e sentite cosa si muove dentro, sia in chi ascolta sia<br />

in chi lo dice. Lo facciamo a voce bassa, un po’ in intimità …<br />

Possiamo terminare questa piccola esperienza e vi chiedo ora, dopo aver ascoltato l’altra<br />

persona, di ascoltare voi stessi, che cosa è accaduto dentro di voi. È accaduto qualcosa<br />

di diverso rispetto a prima? Avete notato se ci sono stati cambiamenti? Osservate<br />

quanto la parola può prenderci e cosa svela in noi. Che cosa avete detto di voi? Che<br />

cosa vi siete permessi, cosa vi è venuto di dire all’altra persona, che emozioni vi ha<br />

smosso la parola, che sentimenti si sono mossi in questo piccolo incontro in cui c’è stato<br />

anche l’uso della parola? E avete notato se è stato diverso da quello precedente?<br />

Anche intimamente diverso? Che cosa ne è emerso?<br />

Cosa avete raccontato di voi? Che cosa avete ascoltato dell’altro?<br />

Potete esporre una doppia esperienza: l’altro mi ha detto questo di sé, mi ha fatto<br />

conoscere questi aspetti, oppure mi sono sentito di rivelare questi aspetti di me.<br />

Intervento: la prima esperienza mi ha dato molta allegria e la seconda molta sicurezza.<br />

Intervento: alla domanda “chi sei?”, la risposta è stata: un essere umano e questo mi<br />

ha scatenato tanta ansia, insicurezza.<br />

Intervento: alla domanda “chi sei?”, ho risposto che sono una persona un po’ iraniana,<br />

che ha molto desiderio di parlare con la gente, di essere molto amichevole, ma che<br />

29 •


adesso non ne ha tanta voglia. Adesso ho voglia di parlare solo con alcune persone che<br />

mi interessano. Il mio partner pensava che non avessi voglia di fare questa esperienza<br />

con lui, che non mi sentissi a mio agio. Ma quello che pensavo in quel momento era<br />

solo di volermene stare in silenzio, con me stessa.<br />

Risposta: Cominciamo a percepire che nella risposta al “Chi sei?”, c’è un modo di sentirsi<br />

che può definirsi “locale”, del momento, e poi c’è uno sfondo che è molto più profondo.<br />

Intervento: la mia compagna è mia moglie, la conosco da molti anni e allora ho cercato<br />

di non dirle quello che lei già sa di me, ho cercato di capire me stesso e come esprimere<br />

quello che io sono e mi è venuto da dire “una presenza silenziosa” e poi mi sono<br />

reso conto che nel momento in cui dicevo questo mi sentivo realmente una persona, e<br />

mi sentivo come una presenza diffusa in tutto lo spazio e in tutti i modi di essere che<br />

lei già conosce di me e lei mi ha risposto spiegandomi che era tante cose ed è stata una<br />

bella esperienza.<br />

Risposta: È importante che le nostre risposte emergano dall’interno, da quello che noi<br />

sentiamo e percepiamo di noi stessi, perché in quel momento noi ci siamo, non siamo<br />

altrove: Siamo qui, adesso, sono qui con te. È questo il mio essere con te, adesso.<br />

Grazie, per questa esperienza. Ve ne propongo un’altra, anzi vi propongo altre due<br />

piccole esperienze, sono una continuazione di quello che abbiamo fatto fino adesso.<br />

Siamo sempre con la stessa coppia, con la persona alla quale ci siamo presentati, con<br />

la persona con la quale ci siamo incontrati, perché è un incontro.<br />

Il tema di questo convegno è “Incontro tra culture”, anche questo è un incontro tra<br />

culture, ciascuno di noi è un rappresentante di tutta una cultura che gli sta dietro, che<br />

sta dentro, ciascuno di noi si porta dentro gli antenati, abbiamo radici, quindi un<br />

incontro tra due esseri umani è un incontro molto più ampio e più profondo di quello<br />

che pensiamo sempre. Questa volta quello che vi chiedo è di usare una parola, di chiedere<br />

all’altro “Chi sei?” e usare una sola parola per la risposta. Vi chiedo di farvi la<br />

domanda scambievolmente, anche più volte, alternandovi, spero che questo tipo di<br />

comunicazione arrivi li. La prima persona domanda e la seconda risponde, poi fate una<br />

pausa di ascolto per sentirvi e sentire meglio l’altro e poi è l’altro che chiede “Chi sei?”<br />

e la parola che vi chiedo di rispondere è soltanto “Io”.<br />

Se uno vi chiede “Ma chi sei?” e voi rispondete “Sono io“ è come quando qualcuno<br />

bussa alla porta, se lo conosciamo, quando diciamo “Chi è?”, l’altro risponde “Sono<br />

io“. Anche col telefono, quando telefoniamo a qualcuno che ci conosce, ci basta dire<br />

semplicemente “sono io” non occorre aggiungere altre cose, perché questo “io” condensa<br />

tutto quello che noi siamo, è un pronome cioè sta al posto nostro.<br />

Allora scoprirete quello che ci mettete nella risposta “io”, scoprite quello che ci mettete<br />

nella domanda, perché la domanda potete farla in tanti modi e dire “Ma chi sei?”,<br />

oppure dire “Ma veramente chi sei?” e l’altro vi risponde “Sono io”, oppure se ha un<br />

po’ timore forse balbetterà il suo “io”, state in ascolto, e ascoltate l’io che condensa il<br />

vostro essere del momento, ma anche quello che siete stati e quello sostanzialmente<br />

che sarete, come se in un istante si condensasse simbolicamente tutto dell’essere<br />

umano.<br />

Vi chiedo di fare ancora questa piccola esperienza, prendetevi le pause di tempo che<br />

sentite necessarie. Allora prima entrate in contatto e poi uno dei due chiede “Chi sei?”<br />

e l’altro aspetta per sentirsi e poi dice “Sono io” e poi la richiesta viene fatta scambie-<br />

•30


volmente: “Ma tu chi sei?”, “Sono io”, oppure “Sono io, mi nascondo, non guardarmi”.<br />

Sono mille le cose che possono succedere a questo io, questa paroletta che noi<br />

usiamo tantissimo.<br />

Qualche minuto, solo qualche minuto.<br />

Può bastare. Grazie.<br />

Osservate se questa esperienza è stata diversa dalle altre. Se vi sentite, se vi ascoltate,<br />

è una serie di esperienze attraverso le quali passare.<br />

È stata diversa dall’altra? È stata più facile? Più difficile? Per esempio può essere stato<br />

difficile magari mantenere soltanto la paroletta “io” e alcuni non avranno resistito e<br />

saranno andati oltre.<br />

Questa esperienza può aver comportato questa difficoltà, perché condensare nella<br />

paroletta “io” tutto lo stato d’animo del momento può essere difficile, può essere<br />

incontenibile e allora abbiamo bisogno di dire altro. Forse alcuni hanno cercato di condensare<br />

tutto in quella parola, come prima nel silenzio siete riusciti a condensare il<br />

vostro stato del momento e forse tutto il vostro essere. Questa volta può essere stato<br />

un po’ più difficile. Sentiamo qualche esperienza.<br />

Esperienze variate, perché questa è la bellezza della diversità dell’animo umano,<br />

abbiamo tutti esperienze differenti che ci arricchiscono.<br />

Intervento: Nella prima esperienza non verbale sentivo che mi mancava qualcosa, cioè<br />

ho avuto un dialogo con l’altra persona però sentivo che mi mancava qualcosa, nella<br />

seconda esperienza quando abbiamo dialogato c’è stata una conferma, una riaffermazione,<br />

e in questa terza esperienza ho provato più sicurezza perché quando lei mi ha<br />

chiesto “Chi sei?”, io ho risposto ”Io stessa” ,”Sono io stessa”.<br />

Risposta: Avete sentito, è una sequenza: nella prima esperienza mancava qualcosa, poi<br />

c’è stata un’esperienza di dialogo, intesa come una conferma di sé, poi la terza, questo<br />

dire “Sono io”, “Sono la stessa di fronte a te”, non sono mutata, e se anche muta<br />

lo stato d’animo, magari anche i pensieri, il modo di sentirsi del momento, si è sempre<br />

la stessa persona. Pensate che esperienza strana sarebbe, forse non piacevole, se ad un<br />

certo punto la persona che avete davanti diventasse un’altra, come in certi film in cui<br />

l’altro cambia completamente e non è quello che ci si aspettava. La conferma è dire “Io<br />

sono io, stai sicuro, sono la stessa persona, sono sempre io, arrabbiato o felice, ma sono<br />

sempre io”, pensate come è confortante. Mi viene sempre in mente quanto è importante<br />

per i bambini sentire che possono fidarsi delle persone con cui stanno, che sono<br />

sempre le stesse persone, non che ad un certo punto si girano e appare qualcun’altro.<br />

Per il bambino piccolo la costanza della persona è importante.<br />

Intervento: Anche quando mi arrabbio sono Lourdes, sono sempre io, anche se non<br />

vorrei essere quella persona.<br />

Intervento: Attraverso queste esperienze mi sono avvicinato di più a Lorenzo, la persona<br />

che sta qui accanto a me ,èunamico, ci conosciamo da tempo, ma solo quando<br />

gli ho chiesto “Ma chi sei?” e lui ha detto “Io”, sono un po’ penetrato in quello che lui<br />

è, in quello che altre volte avevo percepito, cioè ho percepito una persona al di là delle<br />

apparenze, del suo modo di porsi. È una persona abituata a parlare in pubblico, eppure<br />

ho trovato una timidezza in lui, un cuore puro, un qualcosa di bellissimo che soltanto<br />

in certi momenti riusciamo a scoprire, e questo mi ha ricordate un aneddoto, una<br />

cosa carina: una collega di lavoro che sta nell’ufficio accanto al mio, spesso si fa queste<br />

domande sul senso della vita, magari improvvisamente durante la mattina ti arriva<br />

una sua telefonata e lei ti chiede “ma tu chi sei?” o “Ma sei felice della tua vita?” ,<br />

31 •


“Stai facendo veramente quello che vorresti fare in questa vita?” e tu magari stai<br />

seguendo delle pratiche difficili ma questo ti spezza uno schema e ti mette improvvisamente<br />

di fronte a te e non sai come comportarti, e io mi sento profondamente in<br />

imbarazzo in questi momenti.<br />

Intervento: Voglio condividere con voi questa esperienza bellissima. Ho domandato a<br />

Paco “Chi sei?” e lui ha cominciato a dire “Io sono, io sono, io sono, e sono io”. “Sono<br />

io” e anche “io sono”, è arrivato un momento in cui lo diceva come un’eco dell’immensità<br />

“Io sono” e ho sentito come se si congiungesse con quest’eco dell’immensità che<br />

siamo.<br />

Risposta: Avete sentito anche qui la differenza, dentro la parola “Sono io” c’era una<br />

risposta diversa, il suono della parola era diverso dalle prime risposte, come se ci fosse<br />

una profondità dietro quest’altra risposta “io”, e noi possiamo rispondere “sono io”<br />

oppure possiamo andare più in profondità e dire “Ma sono io” e sentiamo che la persona<br />

in quel momento è in contatto con aspetti più profondi di sé.<br />

Intervento: Prima, con Fernando, ci siamo dati il tempo di visualizzare, di vederci e poi<br />

siamo entrati nel compito. Riassumendo questi momenti, io a differenza dei miei compagni,<br />

al principio mi sono sentita molto sicura di ciò che sentivo ed ero, nel secondo<br />

momento ugualmente, ma nel terzo momento ho provato molta confusione nell’“io<br />

sono”, e mi sono chiesta “Che cosa mi succede?” e Fernando lo ha sentito, abbiamo<br />

coinciso, ho sentito che fra noi due in quel momento è successo qualcosa. A me è successo<br />

che mi sono sentita confusa quando mi sono chiesta “Chi sono?”.<br />

Risposta: Avete sentito questa esperienza diversa, nelle prime due fasi c’era molta sicurezza<br />

nella risposta, invece in questa terza esperienza ha sentito confusione dentro di<br />

sé, quindi questo “io” è confuso, non sa chi è veramente. Noi facciamo delle affermazioni,<br />

ma poi chi diamo veramente?. È importante sentire tante esperienze perché ci<br />

appartengono tutte, sia l’esperienza in cui con sicurezza rispondiamo “Sono io” oppure<br />

“sono questo”, “sono quello”, sia quella in cui noi in quel momento non sappiamo<br />

chi siamo, “Non so in questo momento chi sono”, queste esperienze sono tutte nostre,<br />

sono le esperienze di noi esseri umani, ci appartengono tutte e sono molto diverse e<br />

molto importanti tutte.<br />

Intervento: Io ho cominciato con la prima tappa in cui ho sentito empatia, coraggio e<br />

varie cose, nella seconda già ho detto quello che pensavo di essere ma nel momento<br />

di condividere mi sono reso conto che avevo detto solo una parte di ciò che ero, e nella<br />

terza fase ho sentito che si concretizzava e si sintetizzava tutto, e ho detto realmente<br />

quello che ero, semplicemente “io” e mi sono reso conto che gli altri erano una parte<br />

della verità completa che sono io.<br />

Risposta: Questa è una esperienza diversa dalle altre, nella prima parte era una esperienza<br />

un po’ dispersa, di empatia, nella seconda ha detto quello che pensava di essere,<br />

ha sentito comunque che era una risposta incompleta e nella terza, ha detto veramente<br />

quello che era.<br />

Mi piace la sottolineatura “quello che pensavo di essere”. Altre persone invece hanno<br />

detto quello che “sentivano” di essere, alcuni hanno detto di sentire, altri di pensare,<br />

però tutte queste componenti possono unificarsi insieme e noi siamo quello.<br />

Mi viene in mente che l’induismo quando si consegue questa coscienza universale dice<br />

“tu sei quello” come dire “Tu sei il tutto”.<br />

•32


Sentiamo un’altra esperienza.<br />

Intervento: In realtà pur sapendo che la risposta che dovevo dare era “Sono io”, volevo<br />

dire “chi sono io” anche se poi ho detto “Sono io”. La seconda risposta prevedeva<br />

“Io sono”, in verità volevo dire “Come io sono” o perché io sono o come io credo di<br />

essere o quello che sentivo di essere, eppure ho risposto “Io sono”, ma non ho risposto<br />

quello che pensavo.<br />

Risposta: Un’altra esperienza completamente diversa, dove la persona non ha risposto<br />

veramente come pensava di essere.<br />

Ecco, noi possiamo sentire, come qualcuno ha detto, che in quella risposta ci siamo<br />

tutti, oppure ci siamo solo parzialmente, anche se usiamo la stessa parola, in quella<br />

parolina per esempio noi possiamo esserci completamente o così pensiamo, oppure<br />

esserci poco. Sono tante le cose che possono succedere.<br />

Vi chiedo adesso di fare l’ultima esperienza sempre in coppia, sempre la stessa coppia,<br />

un’esperienza di contatto.<br />

Allora, siete entrati in contatto, avete stabilito un contatto con voi stessi, avete notato<br />

quanto contatto avete stabilito con voi stessi e quanto di voi ha cercato di manifestarsi<br />

all’altro. L’impegno che abbiamo messo nel tentare di manifestarci, oppure l’impegno<br />

che abbiamo messo invece nel nasconderci. A volte se qualcuno ci chiede “chi<br />

sei?” cerchiamo di nasconderci o di dare delle risposte superficiali. Tutto può accadere,<br />

anche questo fa parte del percorso.<br />

Adesso io vi chiedo di trovare nuovamente un contatto silenzioso con l’altro, e di usare<br />

ancora una volta la parola, sempre una piccola parola da parte di chi chiede e da parte<br />

di chi risponde.<br />

Prima datevi il tempo di incontrarvi, di stabilire il contatto, e anche se siete una coppia<br />

che si conosce da tanto tempo, in realtà l’incontro con l’altro è sempre nuovo.<br />

L’incontro con l’altro essere umano avviene sempre e diventa sempre nuovo perché noi<br />

siamo abitudine, ma siamo anche nuovo. E allora stabilite il contatto con l’altro, poi<br />

uno dei due, quando sente di essere pronto chiede: “Chi sei?” e l’altro questa volta<br />

risponde: “Sono te, non sono io, sono te”. Poi vi scambiate la domanda. Non c’è bisogno<br />

ora di ripetere la domanda e la risposta, provate ad entrare dentro questa cosa.<br />

Provate a sentire se potete rispondere “Sono te”. Proviamo.<br />

Potremo anche concludere qui, ma sentiamo due o tre testimonianze ancora, perché<br />

questo era un altro momento. Non so cosa sia potuto accadere perché dipende sempre<br />

dal contatto che abbiamo con noi e con l’altro Va bene quello che è accaduto adesso,<br />

anche se in altri momenti accadrà un’altra cosa.<br />

In questo contatto in cui avete cercato e avete incontrato l’altro come voi stessi, io<br />

sono te e tu sei me, che cosa è accaduto, vi è riuscito? Avete avuto paura?<br />

Intervento: Nell’ultima parte quando ho dovuto dire “Sono io” è stato molto comodo<br />

perché non dovevo spiegare niente, “Sono io”, niente altro, non dovevo spiegare.<br />

Questo “sono io” implica molte cose, perché se voglio dire quello che sono devo parlare<br />

molto. Quando ho dovuto dire “Sono tu” e l’altra persona mi ha risposto “Io sono<br />

te”, ho pensato dentro di me che ti piaccia o no, tu sei me. All’inizio quando lei mi ha<br />

detto “sono io” ho capito, ho intuito molto della sua personalità, della sua totalità, e<br />

quando mi ha detto “io sono te” ho capito che non abbiamo via di scampo, anche se<br />

non ci piace. Se in qualsiasi momento della mia esperienza come anima so esattamente<br />

quello che non mi piace di te e quello che si mi piace, allora sono te.<br />

33 •


Risposta: Avete sentito, piuttosto spiritosa questa esperienza nel dire all’altro sono te<br />

e prendersi l’altro dentro di sé, ci possono anche essere delle cose che non vi piacciono<br />

e tuttavia è così perché noi siamo questa totalità, noi siamo l’altro.<br />

Intervento: La prima parte nello scambio del nome è stata divertente, l’ ho fatto con<br />

la mia compagna; nella seconda parte del silenzio ho provato un avvicinamento molto<br />

bello, e nella terza parte scambiando la parola ho avuto una sensazione di accettazione<br />

soprattutto quando io ho detto quello che sono, ho sentito grande accettazione e<br />

un’enorme sicurezza, ho sentito da parte mia molta tenerezza quando ho ascoltato<br />

l’espressione dell’altro, è stato curioso perché sono cose che già ci siamo detti varie<br />

volte, però è stata una sensazione di qualità molto gradevole. Nella quarta parte nella<br />

risposta dell’ “Io sono”, la sensazione è stata prima di esitazione nel rispondere e poi<br />

di affermazione e di sicurezza, e nell’ultima parte che riguardava “Io sono te” prima è<br />

stato facile dirlo, molto naturale e logico, l’abbiamo detto molte volte, e l’ultima volta<br />

che l’abbiamo detto, ho provato una paura sottile ma molto reale, mi sono reso conto<br />

che c’è una paura sottile dentro di me nel dire “Io sono tu” e stare con lei che è donna,<br />

una paura sottile di essere donna e smettere di essere uomo e allo stesso tempo un<br />

grande desiderio di esserlo, una paura con una frontiera molto chiara di andare troppo<br />

in là. C’è un timore, e anche una frontiera molto chiara da scoprire.<br />

Risposta: Questa è un’esperienza molto dettagliata, bella, interessante.<br />

È una gamma di modi di sentirsi: la prima esperienza è stata divertente, la seconda una<br />

esperienza di intimità, di tenerezza, di vicinanza, la terza una esperienza di vacillare,<br />

poi una esperienza di sicurezza in cui bisognava dire soltanto “sono io”, e poi quella<br />

di dire “sono te”, un’esperienza anche un po’ inquietante, aprirsi si, e poi superare il<br />

fatto che io sono un uomo e tu sei una donna, incontrare l’altro oltre questa diversità,<br />

perché io sono te, una gamma di sentimenti, di passaggi. Può capitare in qualsiasi altra<br />

situazione, nel momento in cui diciamo all’altro “Io sono te”, assumiamo l’altro con<br />

noi, assumerlo non vuol dire assorbirlo o renderlo dipendente da noi. Per esempio,<br />

possiamo assumere una persona che appartiene ad un’altra cultura, ad un’altra razza,<br />

ad un’altra cosa. È forte dire all’altro “Io sono te” e aprire questa dimensione in cui<br />

accogliamo completamente l’altro e anche ci facciamo accogliere, perché quando<br />

anche l’altro ci dice “io sono te” è un lasciarsi accogliere, si potrebbe anche dire “No<br />

grazie”, potrebbe esserci questa risposta, invece entrare in contatto è permettersi di<br />

accogliersi reciprocamente.<br />

Grazie.<br />

•34


Giuseppe Milan,<br />

Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Padova<br />

Affinità tra la relazione artistica<br />

e la relazione educativa<br />

Desidero innanzi tutto ringraziare per l’invito che mi è stato rivolto di partecipare<br />

a questo convegno. Sento di condividere con voi la necessità dell’impegno<br />

forte, comune, del benessere integrale della persona, per la fratellanza, per la<br />

pace, che sono i valori che ispirano anche questo nostro incontro, e in questo sono<br />

anche sollecitato dall’ambito della mia ricerca all’Università.<br />

Io insegno pedagogia interculturale, un ambito di ricerca che richiede proprio dialogo,<br />

incontro, solidarietà, collaborazione, creatività.<br />

Il mio contributo si soffermerà soprattutto attraverso una prospettiva di tipo pedagogico<br />

sul rapporto tra educazione, creatività, arte e mi sembra un argomento particolarmente<br />

attuale, soprattutto nel contesto del mondo occidentale, qui in Italia, in<br />

Europa, in altre nazioni indubbiamente c’è questo contesto culturale prevalente. C’è<br />

una sensazione diffusa, da più parti denunciata, che sia presente in questi contesti una<br />

crisi profonda, una crisi di immaginazione, una crisi di creatività, potremmo chiamarla,<br />

soprattutto nell’ambito educativo, una crisi di arte.<br />

E questo traspare dalle testimonianze degli educatori, degli insegnanti, di quanti agiscono<br />

sia nell’ambito della scuola sia nell’extra-scuola, c’è un imperversare soprattutto<br />

di contenuti, di cose da trasmettere, di programmi da svolgere, di cambiamenti strutturali<br />

istituzionali in atto, ma c’è spesso una sensazione di sterilità, la sensazione che<br />

c’è un grande lavoro, ma spesso senza efficacia, anche se tutto è organizzato con un<br />

efficientismo che è però più uno ps<strong>eu</strong>do efficientismo di facciata che una reale fecondità<br />

educativa.<br />

I genitori, educatori importanti, d’altra parte sembrano a volte non sapersi sottrarre a<br />

questa onnipotenza della quantità, che fa chiedere: cosa ha preso mio figlio, quante<br />

attività svolge, che cosa ha imparato.<br />

In realtà, i genitori con i quali interloquiamo sulle tematiche dell’educazione, sanno<br />

tante cose anche in ambito psicologico-pedagogico, ma spesso essi stessi si sentono in<br />

grosse difficoltà come educatori, anch’essi avvertono e vivono una crisi di immaginazione,<br />

di creatività.<br />

C’è poi la scuola parallela - la televisione, i mass media, internet -, anche questo mondo<br />

riversa una quantità di nozioni, di informazioni, crea spesso nuovi bisogni tante volte<br />

superflui, di fronte ai quali i bambini e i ragazzi e anche noi adulti spesso ci sentiamo<br />

inermi, incapaci di reazione.<br />

Non vorrei sembrare pessimista, ma alle volte ci sentiamo quasi schiacciati sotto il peso<br />

di questa coralità, è un mercato, un consumismo di cose, anche nell’ambito dell’educazione,<br />

di beni materiali, di giocattoli, un consumismo di nozioni e informazioni alle<br />

volte sterili, un mercato di sapere che tante volte assume la dimensione della quantità,<br />

basta pensare al peso degli zaini che i ragazzi e i bambini portano sulle loro spalle<br />

quando vanno a scuola.<br />

È un mercato di tecnologie per cui c’è una cellularizzazione della comunicazione, tutto<br />

questo tuttavia comporta spesso il rischio di arrivare ad una perfezione tecnica col possesso<br />

di questi mezzi estremamente importanti, ma c’è un’assenza di genialità, un’as-<br />

35 •


senza di anima, una possibilità di perdita, di alienazione del senso dell’umanità autentica<br />

che siamo chiamati a vivere.<br />

Nel 1982 la rivista americana TIME ha eletto uomo dell’anno il computer, quello di<br />

assegnare ad uno strumento, ad una cosa per quanto importante, il compito di rappresentare<br />

il modello di umanità mi sembra non tanto una trovata pubblicitaria, quanto<br />

un segno, per certi versi inquietante. L’essere umano è il computer.<br />

Sembra che sotto sotto per umanizzarci sia necessaria questa codificazione, alienarci<br />

nel mondo del ciò, di questa materialità per quanto complessa ed efficiente. Il ciò è<br />

quello che si può possedere, che si può avere, che si può pesare, che si può quantificare,<br />

quello che è toccabile.<br />

In questa realtà può esserci - ed è pericoloso dal punto di vista dell’educazione - un<br />

capovolgimento della nostra realtà esistenziale e la comunicazione può a sua volta<br />

subire un capovolgimento, per cui a volte i mezzi si confondono e si capovolgono con<br />

i fini.<br />

Ricordo che gli studiosi della pragmatica della comunicazione umana, affermano che<br />

la comunicazione è caratterizzata e composta dai contenuti della comunicazione stessa,<br />

il ciò di cui si parla, il ciò che si fa, il ciò che si produce, ma anche contemporaneamente<br />

dall’altra faccia della medaglia: dall’aspetto della relazione.<br />

A volte l’onnipotenza dei contenuti, l’enfatizzazione dei contenuti, può provocare<br />

l’annullamento del senso e dell’importanza della relazione che è dal punto di vista dell’educazione<br />

imprescindibile, importantissima ed essenziale proprio per la salute dell’essere<br />

umano.<br />

Victor Frankl, grande psichiatra viennese, il fondatore della logoterapia, ha studiato<br />

soprattutto i comportamenti, le esperienze, il disagio, la frustrazione che viviamo spesso<br />

oggi, soprattutto i giovani; diceva: “tante volte abbiamo tutto, ma non abbiamo<br />

l’essenziale”.<br />

Non ci accontentiamo però del “nient’altro che”, sono cose che ci vengono offerte<br />

dalla quotidianità, viviamo perciò il profondo disagio esistenziale che a volte provoca<br />

delle conseguenze gravi.<br />

Il paradosso di oggi, insomma, è quello di aver allargato a dismisura, e a volte per fortuna,<br />

gli spazi della nostra abitazione, del nostro possesso, della nostra comunicazione,<br />

dei nostri territori fino ad essere abitanti, come si dice, del villaggio globale, fino<br />

ad essere cittadini del mondo, tuttavia il paradosso è che spesso non ci sentiamo e non<br />

siamo cittadini di noi stessi, non viviamo una dimora esistenziale abitabile.<br />

Il dramma dell’essere umano, diceva Pascal, è quello di trovarsi spesso senza casa,<br />

senza dimora.<br />

Questa strettezza, questa angoscia - ricordo che angoscia deriva dal latino angustia<br />

che significa proprio strettezza -, è quella che tante volte viviamo in un mondo, appunto,<br />

attorniato da una grande quantità di cose, sommersi dalla “cosalità” rischiamo tuttavia<br />

di sentirci preda dell’angoscia.<br />

Ricordo una pagina bellissima di Nietzsche, una denuncia, ad un certo punto in Così<br />

parlò Zarathustra scrive: “Egli, Zarathustra, voleva venire a sapere che cosa fosse avvenuto<br />

nel frattempo dell’uomo”, se fosse diventato più grande o più piccolo, il problema<br />

dell’educazione.<br />

“Una volta, nel vedere una fila di case nuove, disse Zarathustra pieno di meraviglia:<br />

“Cosa mai significano queste case? In verità non fu certamente un’anima grande ad<br />

erigerle a sua immagine e somiglianza. Un bimbo scemo le ha tirate fuori dalla sua scatola<br />

dei balocchi, magari un altro bimbo le rimettesse dentro la sua scatola, e da queste<br />

camere e queste stanzette possono entrarne ed uscirne uomini” e Zarathustra si<br />

fermò meditabondo ed infine disse turbato: “Tutto è diventato più piccolo”.<br />

•36


L’interrogativo, la denuncia di Nietzsche insomma mi sembra almeno da noi di attualità.<br />

Esiste oggi forse il pericolo di restringere, di ridurre, di rimpicciolire, di annientare, cioè<br />

di ridurre a niente l’essere umano.<br />

Spesso noi chiudiamo il nostro cielo, i nostri desideri sono terra terra, così tradiamo il<br />

senso profondo di “desiderio” che significa “dalle stelle”. Una ricerca che abbiamo<br />

recentemente condotto all’Università di Padova sul disagio giovanile, mette in evidenza<br />

che anche nel mondo degli adolescenti c’è una progressiva attenuazione delle utopie,<br />

c’è un appiattimento dei desideri, c’è un’omologazione nel presente a volte enfatizzata<br />

ma senza il futuro, senza la speranza, senza la progettualità, senza l’immaginazione<br />

che porta a volere, a desiderare, a lottare per un futuro migliore.<br />

Allora c’è - e questo è evidenziato da molte ricerche, una specie di paralisi dell’immaginazione,<br />

una paralisi della creatività, questo provoca soprattutto nei giovani, una<br />

grande frustrazione perché i giovani hanno bisogno di essere e di vivere la creatività,<br />

l’immaginazione.<br />

Però questo restringimento di orizzonti parte da lontano, parte, lo sappiamo, dall’infanzia<br />

stessa, spesso non è consentito o concesso di vivere l’infanzia, ci sono, come<br />

dicono molti studi, cito Mary Win che ha scritto Bambini senza infanzia già diversi anni<br />

fa, cito Neil Postman che ha scritto La scomparsa dell’infanzia. Ci sono molti bambini<br />

che non vivono l’infanzia perché soprattutto – sintetizzo -, non vivono a volte il gioco,<br />

che è il modo di essere dell’infanzia. Ci sono tantissime cose che i bambini hanno oggi,<br />

moltissimi giocattoli, ma i giocattoli in quantità non sono il gioco, sono giochi eterodiretti,<br />

etero-imposti, tante volte costruiti dagli adulti per gli adulti, ma i bambini<br />

tante volte non hanno la possibilità di ritrovare se stessi nella creatività e nella spontaneità<br />

che il gioco consente.<br />

Un bimbo senza gioco diventa un adulto infelice. Ci sono tanti esempi di depressione<br />

purtroppo anche nel mondo infantile, che si spiegano spesso con la carenza di gioco,<br />

la carenza di immaginazione, perché sono sottoposti al peso prevaricante delle cose<br />

che vengono loro offerte giorno dopo giorno.<br />

Io credo che, da questo punto di vista, gli artisti e gli educatori debbano essere in<br />

prima fila sia nella fase contestativa di denuncia della realtà, sia nella fase costruttiva<br />

di proposta e sono pressoché infiniti, a tutte le latitudini, gli artisti che con la spietatezza<br />

della loro denuncia, con la forza dei loro sogni e con la loro creatività, propongono<br />

uno sguardo profetico, uno sguardo critico che diventa una proposta di riscatto,<br />

una proposta di risveglio dell’essere umano e degli esseri umani.<br />

Ricordo a questo proposito e cito in questo caso uno scrittore italiano, Italo Calvino,<br />

che ad un certo nelle Città invisibili scrive: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che<br />

sarà, se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni e che formiamo<br />

stando insieme tra di noi”:<br />

Ci sono due modi per non soffrirne, il primo riesce facile a molti, accettare l’inferno e<br />

diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione<br />

ed apprendimento continui, cercare e sapere riconoscere che e che cosa in mezzo<br />

all’inferno non è inferno, e farlo durare e dargli spazio.<br />

Oppure, ricordo il poeta americano Edgar Lee Masters che in Spoon River Anthology<br />

fa dire a Griffy il bottaio, che con ironia si rivolge a chi crede di sapere e di conoscere<br />

tutto, “Voi credete di conoscere la verità, credete che i vostri occhi spazzino su un largo<br />

orizzonte, forse in realtà state solo guardando le pareti della vostra tinozza, siete sommersi<br />

nella vostra tinozza”.<br />

E un altro, per ultimo, il regista Vim Venders nel suo film “Il cielo sopra Berlino”,<br />

mostra un mondo popolato di angeli che seguono le vicende degli uomini, le vicende<br />

37 •


dei singoli, ma solo i bambini sanno riconoscerli, solo i bambini li sanno vedere. Il film<br />

inizia con questa frase. “Quando il bambino era bambino” che ripete più volte, una<br />

frase che mi sembra ricordare quel “bambini senza infanzia” che ho citato prima.<br />

Questi artisti - ho citato Calvino, ho citato Lee Masters, ho citato Vim Venders - ci invitano<br />

insomma ad aprire gli occhi ad una realtà più alta e più profonda e a riscoprire<br />

quell’approccio poetico, artistico che è profondamente educativo e che potrebbe permettere<br />

all’uomo d’oggi, a tutti i livelli, di riscoprire la propria umanità.<br />

L’arte, lo sappiamo, nasce proprio dal rapporto dell’essere umano col proprio mondo<br />

interiore, con la propria spiritualità, con la propria vita e dal rapporto con la realtà<br />

esterna con la quale l’artista si mette in relazione, non per subirla, ma per trasformarla,<br />

per reinterpretarla, per illuminarla.<br />

Ecco allora l’immaginazione dar vita alla realtà, dare luce alla realtà, dar significato<br />

alla realtà per soffiare in essa quello spirito creativo che sa costruire proprio attraverso<br />

questo rapporto uomo/realtà qualcosa di inusitato, qualcosa di ancora mai visto,<br />

quell’artistico e quel geniale che nasce proprio dalla relazione io-tu, con l’altro da sé,<br />

quindi col mondo, con la materia, con l’opera d’arte, tutto ciò si relazione con la spiritualità<br />

del soggetto e diventa creatività.<br />

L’arte insomma può favorire, in ultima analisi, il potenziamento di quella immaginazione<br />

e di quella attitudine poetica di cui abbiamo bisogno oggi, perché spesso ne<br />

siamo carenti. E ritengo che questa abbia proprio una forte valenza educativa, a patto<br />

che questa apertura all’immaginazione si accompagni alla dimensione relazionale dell’essere<br />

umano, cioè è il suo essere relazione, incontro, dialogo.<br />

Abbiamo visto che la relazione viene spesso ridotta sotto il peso dell’avere, del possedere,<br />

della coralità.<br />

L’immaginazione è certamente importantissima, però credo che non basti, se non si<br />

muove all’interno di una relazionalità anche interpersonale e sociale. Mi viene in<br />

mente un aneddoto, quello del bambino solo di Buckner, un autore e scrittore di teatro<br />

morto a 24 anni nel 1837. Buckner scrive, parlando di questo bambino che è un po’<br />

metafora dell’uomo d’oggi: “C’era una volta un povero bambino che non aveva papà<br />

e non aveva mamma, erano morti tutti e non c’era più nessuno al mondo, tutti morti,<br />

allora lui è partito e ha cercato giorno e notte, e siccome sulla terra non c’era più nessuno,<br />

ha voluto andare in cielo. C’era la luna che lo guardava così buona e quando<br />

finalmente è arrivato alla luna, quella era un pezzo di legno marcio. Allora è andato<br />

dal sole, e quando è arrivato al sole, quello era un girasole appassito, quando è arrivato<br />

alle stelle erano dei moschini d’oro e lui allora voleva tornare sulla terra, ma anche<br />

la terra era una pentola capovolta e lui era solo, allora si è seduto e si è messo a piangere<br />

ed è ancora là, solo, solo”.<br />

Questo bambino di Buckner non è certo carente di immaginazione, visto che lo fa navigare,<br />

viaggiare da cielo a terra, da terra a cielo, ma è un vagare senza relazione, è un<br />

vagare senza incontro, resta il dramma della solitudine.<br />

Tante volte nell’adolescenza si vive questo dramma, c’è questa paralisi dell’immaginazione,<br />

come dicevo prima, e questo può provocare una concentrazione anomala del<br />

soggetto su se stesso, l’egocentrica sensazione di essere al centro del mondo, sulla<br />

spinta di un’immaginazione distorta perché senza relazione ci si può costituire un’immaginazione<br />

negativa, una immaginazione sostitutiva, e il soggetto può porsi come<br />

unico protagonista di fronte ad un pubblico immaginario pienamente nelle sue mani,<br />

di fronte ad una realtà pienamente ubbidiente alla sua presunzione di onnipotenza.<br />

Questa distorsione dell’immaginazione può portare ad un’illusione di invulnerabilità,<br />

può dare al soggetto la presunzione di poter elaborare una favola personale fino alla<br />

concreta attuazione di comportamenti a rischio anche esterni, che di conseguenza<br />

•38


sono frustanti e possono provocare conseguenze assai gravi.<br />

Un’immaginazione non ben giocata può provocare delle frustrazioni molto gravi nella<br />

psiche del soggetto stesso.<br />

A questo punto vorrei tentare un approfondimento accostando, e lo farò comunque<br />

in sintesi, l’artista e l’educatore, vedendo che ci sono delle analogie tra la relazione<br />

artistica e la relazione educativa.<br />

Innanzi tutto, un elemento di carattere generale che rende analoghi i due tipi di relazione,<br />

è l’irripetibilità che dovrebbe caratterizzare sia la formazione nell’arte, che la<br />

formazione nell’educazione.<br />

L’abilità e il compito dell’artista sta nel dare forma alla sua opera rendendola unica,<br />

originale, nuova, l’opera d’arte è il frutto è quel di più, quell’atto creativo che nasce<br />

dalla relazione dialogica tra la substantia humana, l’essere umano, e la substantia<br />

rerum, la materia, il mondo.<br />

Anche nell’educazione, allo stesso modo, siamo chiamati ad essere per certi versi artisti,<br />

non artigiani, con tutto il rispetto per l’artigianato.<br />

Non facendo formazione in base a forme o a modelli precostituiti, ma nell’educazione<br />

autentica si riconosce e si valorizza l’irripetibilità di ciascuno, la novità, quel pizzico di<br />

inedito che ciascuno è, allora l’educazione è sollecitare ciascuno a promuovere le sue<br />

risorse, i suoi talenti e a diventare quella dimensione unica e irripetibile che ciascuno<br />

è ed è chiamato a diventare.<br />

Il conformismo, l’omologazione, la riproduzione di stereotipi mass-mediali sono, come<br />

dicevo prima, caratteristiche del nostro contesto socio-culturale, gli artisti possono<br />

invece aiutarsi, possono, credo, venire in soccorso del mondo dell’educazione che spesso<br />

è povero di poesia, perciò pesante, grigio, brutto, e possono aiutare gli educatori a<br />

mettere in atto quegli atteggiamenti che sono importanti nell’educazione e che sono<br />

importanti nell’arte.<br />

Quali possono essere questi atteggiamenti comuni dell’artista e dell’educatore?<br />

Un atteggiamento fondamentale è di sicuro l’accettazione dell’altro, l’accettazione<br />

dell’altra forma. Accettare dal latino “accipere” significa prendere con sé, contenere,<br />

farsi carico, farsi carico dell’altro che è sempre nuovo e diverso. È l’atteggiamento<br />

necessario dell’educatore.<br />

Ma pensiamo all’artista che accoglie, che contiene l’opera nella sua novità, nella sua<br />

unicità, che la concepisce - concepire e accettare hanno la stessa etimologia.<br />

Anche l’esecutore deve saper abbracciare e cogliere l’originalità di quanto il musicista,<br />

per esempio, ha creato e deve saperlo interpretare, donare, manifestare.<br />

Perciò, l’incontro con l’opera d’arte nella sua unicità e nella sua diversità ci fa prendere<br />

coscienza della dimensione dell’alterità e sollecita la disposizione interiore all’incontro.<br />

Questo è importante lo sappiamo, anche nell’educazione.<br />

Altro atteggiamento importante che si vive nell’arte e si vive, o si dovrebbe vivere, nell’<br />

educazione, è l’empatia, cioè quella capacità di partecipare al mondo dell’altro pur<br />

restando se stessi, è una forma di intuizione, andare al tu, andare all’altro da sé, guardare<br />

al tu.<br />

L’intuizione è caratteristica evidente dell’artista che sa cogliere l’altra forma, che sa<br />

cogliere il suono, il grido a volte impliciti nella realtà, nascosti, ma sa farli venire alla<br />

luce, sa farli emergere.<br />

Anche l’educatore dovrebbe far emergere, avere questa capacità di comprensione dall’interno,<br />

avere un’immaginazione, Martin Buber la chiama “fantasia reale” cioè capacità<br />

di realistica attenzione all’altro nello stesso tempo, una fantasia capace di cogliere<br />

ciò che l’altro può diventare.<br />

Ecco allora l’empatia come capacità di cogliere e comprendere e di far emergere ciò<br />

39 •


che il tu può diventare, la sua utopia.<br />

Un’altra dimensione importante dell’educazione e dell’arte, è quella che Martin Buber<br />

chiama la lotta. C’è una lotta dell’artista con la sua opera e c’è una lotta dell’educatore.<br />

Lotta perché non è facile far uscire quella forma, perché c’è una resistenza della materia<br />

a donarsi nell’opera d’arte, ed è implicita anche nell’educazione, nel duro esercizio<br />

per far emergere le potenzialità del soggetto educativo attraverso il contributo necessario<br />

dell’educazione. È una lotta perché spesso c’è una resistenza del tu a diventare<br />

ciò che può e deve diventare, perché spesso c’è una passività, c’è un conformismo.<br />

Buber dice: “L’educazione è lotta con il soggetto” per far emergere quelle potenzialità<br />

che tante volte egli stesso si nega, che tante volte impedisce che si verifichino.<br />

E in questa lotta nell’educazione si lasciano dei segni, come nell’arte, insegnare, ecco<br />

la lotta autentica dell’educazione.<br />

È evidente che negli atteggiamenti che ho enumerato - accettazione, empatia, lotta -<br />

è implicata, sia nell’arte che nell’educazione, una reciprocità, il tu ci cambia, l’altro ci<br />

cambia, l’educatore viene educato, l’altro ci induce ad una nuova prospettiva, ad un<br />

vederci da un’altrove che sollecita anche una meta- identità, un cambiamento di se<br />

stessi.<br />

E anche l’opera ci tocca, ci parla, ci scuote, ci cambia, soprattutto i prodotti dell’arte<br />

moderna tante volte ci mettono in crisi. Arnaim, psicologo dell’arte, scrive: “Ci sconcertano<br />

e ci spaventano questi prodotti perché anziché lusingarci come consumatori e<br />

invitarci a collaborare alla truffa del profitto, ci pongono spietatamente di fronte alla<br />

verità”.<br />

Ecco a volte la funzione dell’arte autentica di porci di fronte alla verità e non alla<br />

negoziazione del mercato.<br />

In ultima analisi, in questa lotta complessa che è l’educazione e che è l’arte, siamo chiamati<br />

ad essere autori, auctor deriva da augere, il cui significato è far crescere, promuovere,<br />

quindi l’autore è colui che fa crescere, promuove e permette la manifestazione<br />

di qualcosa che ancora non c’è.<br />

L’artista per essere tale, per essere autore, deve possedere un’interiorità, un testo interiore<br />

che poi scrive nella pagina bianca ed ecco che diventa poesia, opera letteraria,<br />

testo teatrale, sceneggiatura, oppure l’autore artista scrive sulla tela e diventa un<br />

dipinto, sulla pietra, scultura, nello spazio, istallazione artistica, architettura, sulla pellicola<br />

si scrivono le trame splendide di certi film.<br />

L’educatore allo stesso modo dovrebbe essere artista, autore capace, lui, l’educatore,<br />

di scrivere, come dice Platone, “nell’anima dell’altro”. Nel Fedro, Platone dice: “In un<br />

discorso scritto c’è molto di superficiale e di aleatorio, soltanto nella parola dell’educatore,<br />

cioè in ciò che si scrive veramente nell’anima, intorno al giusto, al bello e al<br />

bene, soltanto in questo c’è chiarezza, pienezza e serietà”.<br />

L’educatore sa che queste parole devono essere proprio sue come fossero figli suoi, e<br />

sa che il discorso, se mai lo ha trovato, egli lo porta dentro di sé, e gli permette di scrivere<br />

nell’anima e perciò di diventare autore.<br />

In una pagina bellissima Kirkegard, propone una distinzione tra falso artista e vero<br />

artista, e dice così: “Facciamo il caso di due pittori, il primo dice ho viaggiato molto e<br />

ho visto molte cose al mondo ma non sono riuscito a trovare un uomo che meritasse<br />

un ritratto, né a trovare un qualche paesaggio che fosse l’immagine perfetta della bellezza<br />

così da risolvermi a dipingerlo, sempre ho trovato qualche difetto, perciò la mia<br />

ricerca è stata inutile”. Un simile pittore sarà mai un grande pittore? Si chiede<br />

Kirkegard. Poi prosegue: l’altro pittore invece dice: Io non mi presento come un artista,<br />

non ho viaggiato all’estero, però qui, senza uscire dalla piccola cerchia di uomini<br />

•40


che sono a me più vicini, non ho trovato un volto così insignificante oppure così difettoso<br />

che non avesse qualche lato bello e illuminante, perciò sono contento di esercitare<br />

con essi la mia arte”. Non sarebbe proprio questo il segno, dice Kirkegard, che era<br />

costui il vero artista, perché portava con sé un qualcosa che l’altro artista dei viaggi<br />

non riuscì a trovare in nessuna parte del mondo, probabilmente perché costui non lo<br />

portava in sé? Questo dice Kirkegard.<br />

E Rilke, il grande poeta, nella sua lettera ad un giovane poeta dice: “Se la vostra vita<br />

quotidiana vi sembra povera, non l’accusate, accusate voi stesso che non siete assai<br />

poeta da evocarne la ricchezza, ché per un creatore non esiste povertà, né luoghi poveri<br />

e indifferenti.”<br />

Rilke ci invita ad attenerci alle piccole cose che uno vede appena e che in maniera così<br />

imprevista possono divenire grandi e incommensurabili. Se avete questo amore per<br />

l’inappariscente, allora io credo che questa attitudine ad immaginare, cogliere quanto<br />

di grande, quanto di bello c’è nelle piccole cose, sia l’attitudine che potremo chiamare<br />

amore per la vita, e potrebbe essere l’attitudine del vero artista e del vero educatore.<br />

In questo senso penso che l’arte e l’educazione possono abbracciarsi e nel nostro contesto<br />

avere una funzione veramente importante.<br />

Vasco Merciadri: Anche oggi è stato toccato un argomento fondamentale, e visto che<br />

abbiamo tempo, penso che sarebbe giusto che venissero fatte delle domande o<br />

comunque che ci sia un dibattito sul problema dell’educazione in un mondo che diventa<br />

sempre più arido, sempre più tecnologico, dove sempre più si perdono la dimensione<br />

ludica e la dimensione della creatività. Invito quindi il pubblico a dare il suo apporto<br />

o a porre domande.<br />

Intervento: Credo che lei abbia molta ragione. Per esempio, parlando con i miei genitori,<br />

mi dicevano che un tempo non c’erano tante bambole. Oggi tutti i bambini hanno<br />

vari giochi elettronici con animazioni. Una volta giocando all’aperto e con un pezzo di<br />

legno e uno straccio si immaginavano che fosse una bambola, così mi ha detto mia<br />

madre, e per loro “era” una bambola, e questo sviluppava l’immaginazione e la creatività,<br />

però ora è inimmaginabile un tipo di bambola differente, ora ce ne sono di piccole,<br />

grandi, grosse, magre ecc. e lo stesso succede per i maschietti, io lo vedo con i miei<br />

nipoti che hanno tutto, che si perdono davanti ai giochi meccanici. E allora come fare<br />

perché questa tendenza non continui in questo senso, perché il bambino che sta crescendo<br />

in questa società possa sviluppare l’immaginazione e la creatività attraverso il<br />

gioco? Perché se non gli diamo il Nintendo e tutti gli altri giochi elettronici si sentono<br />

diversi dagli altri bambini.<br />

Risposta: Io credo che il problema fondamentale, che ho toccato prima velocemente<br />

nella mia introduzione, sia una specie di non comprensione che il mondo degli adulti<br />

ha delle reali esigenze dei bambini. Cioè i bambini non hanno tanto bisogno di un<br />

modello esteriore da interpretare passivamente nella loro esperienza, ma hanno bisogno<br />

nella quotidianità di manifestare, di esprimere, di far emergere quel modello interiore<br />

che fa tesoro delle piccole cose, perché la forza di questo modello non è nelle<br />

cose esterne, ma è nella dimensione interna, che è la creatività, l’immaginazione, la<br />

fantasia che il bambino ha, per cui dal nulla costruisce le sue avventure, costruisce le<br />

sue storie, improvvisa con l’altro e con gli altri la socialità.<br />

I bambini inventano, mettono in atto delle modalità di empatia, per cui il bambino<br />

dice: “Adesso con te io faccio il medico e tu sei il paziente”, “ Io sono il fruttivendolo<br />

e tu sei il cliente”. Costruiscono delle storie a partire dal nulla e si abituano a questa<br />

41 •


creatività e ad interpretare i panni dell’altro, abituandosi ad una socialità che si costituisce<br />

fin dall’inizio.<br />

Il bambino poi col nulla costruisce i suoi giocattoli, i suoi giochi.<br />

Vi racconto un fatto vero, avvenuto non molti anni fa a Copenaghen, città ricca, dove<br />

un grande e famoso autore di parchi ludici, costruttore di giochi anche macroscopici<br />

per i bambini, aveva appunto costruito un parco pubblico che doveva essere inaugurato<br />

un dato giorno alla presenza delle televisioni, di tutti i mass-media e così via, e<br />

hanno fatto intervenire a questa inaugurazione molti bambini.<br />

Quando i bambini sono entrati nel parco, dopo una fase di disorientamento, stranamente<br />

si sono diretti in una zona appartata del parco dove era rimasto del materiale<br />

povero, calcinacci, sabbia, che gli operai non erano riusciti a portar via perché non<br />

c’era stato il tempo. I bambini hanno tradito le aspettative degli adulti, non si sono<br />

diretti verso i giochi precostituiti per quanto bellissimi e ricchissimi, hanno scelto il<br />

luogo del materiale povero perché lì potevano mettere in atto la loro creatività, la loro<br />

fantasia.<br />

Ora certo dobbiamo saper utilizzare le cose con i bambini, molti bambini hanno anche<br />

bisogno di sollecitazioni, ma l’intelligenza pedagogica fondamentale vuole che ci si<br />

aspetti il protagonismo del bambino che nasce proprio dal suo mondo interiore, capace<br />

di costruire dal nulla.<br />

Perciò è importante prendere atto di questo, ricordarci di quando eravamo bambini,<br />

aiutarci anche con una formazione educativa tra di noi adulti a rispettare i diritti del<br />

bambino, quindi a non prevaricare, a non sottoporre l’infanzia a una tempesta di cose,<br />

frutto di un mercato, quindi di un tornaconto che inibisce la loro creatività. Questo<br />

implica un percorso lungo, l’azione di chi lavora nell’ambito della scuola per costruire<br />

una comunità intelligente dal punto di vista educativo, non una comunità che diventi<br />

un mercato di cose che implicano solo un mero consumo passivo, ma una comunità che<br />

lasci spazio alla creatività, all’immaginazione dei bambini e dei ragazzi.<br />

Questo è un po’ quello che avevo cercato in sintesi di dire, è un progetto questo veramente<br />

alternativo, in nome di un reale benessere esistenziale da assegnare a ciascuno<br />

di noi e alla nostra collettività. A volte viviamo frastornati dal correre quotidiano, non<br />

c’è la possibilità, anche per il bambino, di quegli incontri che hanno bisogno di tempo,<br />

che hanno bisogno che non ci siano mille persone contemporaneamente. L’amicizia,<br />

per esempio, è un legame privilegiato che si verifica tra poche persone che hanno bisogno<br />

di stare assieme, i bambini hanno diritto all’amicizia.<br />

Capisco che oggi c’è il rischio che diventino prevalenti quei motivi di disagio cui lei stesso<br />

ha fatto riferimento.<br />

Per riuscire ad invertire la tendenza, secondo me, c’è bisogno di riconfrontarci con<br />

quelli che riteniamo i valori fondamentali dell’educazione che sono, per esempio, la<br />

relazione interpersonale, quindi l’amicizia, la creatività, quindi la possibilità di giocare<br />

autenticamente, la possibilità di utilizzare il tempo proficuamente, con le esigenze che<br />

il tempo comporta, un rapporto sereno col tempo che passa, un rapporto col passato,<br />

con la propria memoria, ma anche col futuro, quindi con la speranza.<br />

L’educazione come socialità, come vivere la realtà del gruppo creativamente, è un valore<br />

fondamentale e dovremmo porci di fronte alla realtà del bambino che non è adulto,<br />

che ha i suoi diritti. Di fronte a questi diritti dell’educazione, a questi diritti dei<br />

bambini e dei ragazzi, noi adulti dovremmo avere pedagogicamente un approccio critico,<br />

un approccio contestativo rispetto al reale, un approccio di denuncia, come anche<br />

lei ha cercato di fare. Consapevoli di ciò che funziona e di ciò che funziona meno, e di<br />

ciò che non funziona, dobbiamo creare delle alleanze tra gli attori dell’educazione che<br />

a vari livelli sono presenti nel nostro mondo, nella scuola, nella politica, se possibile,<br />

•42


nelle istituzioni locali, nelle varie istituzioni, nelle organizzazioni.<br />

Possono esserci molteplici attori di educazione intelligente che potrebbero tra di loro<br />

creare delle alleanze, cioè incontrarsi, dialogare, rimettere in evidenza i valori fondamentali<br />

e per questi poi lottare perché ci sia una formazione sulla base di questi valori,<br />

altrimenti abbiamo un sistema culturale ed economico che rischia di portarci verso<br />

altre dimensioni, quelle del consumo, per cui anche il bambino diventa un consumatore<br />

e rischiamo piano piano di trasformare antropologicamente il bambino, rendendo<br />

necessario per lui il gioco del comprare e dell’acquistare e non il gioco autentico cui il<br />

bambino ha diritto.<br />

Quindi direi impegno responsabile di educatori che si alleino per costruire una comunità<br />

alternativa, la comunità pedagogica.<br />

Capisco che questo non è facile perché non lo si può costruire con la bacchetta magica,<br />

ma ha bisogno di un faticoso impegno quotidiano.<br />

I veri educatori, i grandi educatori nella storia della pedagogia sono quelli che hanno<br />

saputo sporcarsi le mani, lavorare concretamente in nome di grandi ideali e in nome<br />

soprattutto dell’amore concreto per i bambini e per i ragazzi.<br />

Intervento: In parte ha già risposto a quello che volevo chiedere, però probabilmente<br />

è necessario approfondire. In realtà noi prima di tutto dobbiamo rieducare noi stessi,<br />

perché come educatori o come insegnanti dobbiamo dare degli esempi, e dobbiamo,<br />

in una società che ci ha stimolato a sviluppare maggiormente la logica, la razionalità<br />

a scapito della creatività, della fantasia, dell’intuizione ecc., arrivare a poco a poco a<br />

sviluppare anche queste altre qualità, la nostra parte creativa, il lato destro del nostro<br />

emisfero cerebrale, e riuscire ad integrare le cose e trasmettere una integrazione della<br />

logica e della creatività ai nostri figli o ai bambini che educhiamo.<br />

Risposta: L’atteggiamento critico e contestativo che dovrebbe essere proprio della<br />

pedagogia degli educatori, potrebbe essere attuato attraverso una fase critica che<br />

metta in evidenza i limiti, i danni che tante volte si fanno sul piano dell’educazione,<br />

per esempio è evidente che l’abuso di televisione può provocare dei danni, perché<br />

sacrifica la socialità, sacrifica il tempo per la creatività, sacrifica il tempo per il movimento<br />

fisico di cui il bambino ha bisogno, ecco, ci sono dei lati negativi che vanno contestati.<br />

L’aspetto negativo deriva dal cattivo uso che facciamo di questi mezzi, non<br />

dobbiamo demonizzarli, però dobbiamo renderci conto che può esserci un uso più o<br />

meno pertinente, più o meno utile, nell’ambito dell’educazione, quindi ci vuole un<br />

atteggiamento critico di denuncia di ciò che non funziona. Ma allo stesso tempo ci<br />

deve essere un atteggiamento costruttivo promozionale, perché l’educazione ha il<br />

compito di creare un potenziamento delle risorse, e le risorse del soggetto dal punto<br />

di vista educativo dovrebbero consentirgli una integralità, cioè l’espressione di una<br />

molteplicità di facoltà del soggetto, diversificate tra loro, perché abbiamo la razionalità,<br />

abbiamo l’intelligenza razionale, ma abbiamo anche l’intelligenza affettiva, l’intelligenza<br />

emotiva.<br />

A volte, in base alla moda del momento, ci sono delle prevalenze culturali, in questo<br />

caso siamo spesso vittime di una prevaricazione del modello dell’intelligenza razionale<br />

produttiva, produttiva in senso limitativo, e non interpreti delle esigenze di quell’intelligenza<br />

emotiva/affettiva che poi riesce a far esprimere anche l’intelligenza razionale.<br />

Quindi si tratta di trovare il giusto equilibrio fra queste molteplici dimensioni, e l’educazione<br />

deve tener conto sistematicamente di questa complessità dell’essere umano,<br />

aiutando il soggetto nella sua formazione globale e integrale.<br />

43 •


Questo è il compito dell’educazione, di un’educazione che si ponga, lo ripeto per l’ennesima<br />

volta, in una posizione di denuncia e insieme in una posizione di promozione<br />

di ciò che può funzionare e che dovrebbe funzionare.<br />

Intervento: Lei crede che la pedagogia attuata da Steiner possa curare la carenza del<br />

sistema educativo attuale? Questo movimento può provocare un cambio sociale in<br />

questo ambito?<br />

Risposta: Io penso di si, perché sono approcci pedagogici che si pongono in un atteggiamento<br />

critico rispetto al reale e propongono alternative che in vario modo corrispondono<br />

alle esigenze del bambino, per esempio la creatività, l’immaginazione.<br />

Credo tuttavia che il compito fondamentale spetti a quegli interpreti dell’educazione,<br />

che sono poi i terminali dell’educazione, cioè gli educatori e gli insegnanti.<br />

Ci sono delle prospettive teoriche importantissime, che tuttavia a volte vengono tradite<br />

da educatori che non sanno vivere autenticamente la relazione col bambino.<br />

Ci sono delle prospettive per certi versi povere o educatori che non hanno, come dire,<br />

una profondissima competenza teorica in ambito educativo, che però hanno buon<br />

senso e con la loro intuizione pedagogica sanno costruire qualcosa per così dire dal<br />

nulla.<br />

Certamente ci sono teorie affascinanti, belle, attuali, corrispondenti a quelle che sono<br />

le esigenze prevalenti del tempo, credo tuttavia che vadano formati molto attentamente<br />

gli educatori come figure poi di sistema, cioè capaci di relazionarsi con i genitori,<br />

con il contesto in cui vivono, e non creare delle isole felici, perché il rischio a volte<br />

è quello di creare delle isole pedagogiche felici che tuttavia non comportano una promozione<br />

del territorio ad ampio raggio.<br />

Perciò, si esperienze positive, che tuttavia devono essere confermate dalla competenza<br />

professionale di educatori capaci di svolgere intelligentemente la loro funzione.<br />

Vasco Merciadri: Grazie al Prof. Milan. Comunque se interessa, come Associazione GFU<br />

possiamo org a n i z z a re un incontro o un convegno su queste pro b l e m a t i c h e .<br />

Chiaramente non a breve termine, può essere una sfida per tutti noi.<br />

Simona Chessa Wright,<br />

New Jersey University<br />

Can the subalterns speak? The politics<br />

of identity and difference in Italian<br />

postcolonial women’s writing<br />

Prima di tutto vorrei ringraziare gli organizzatori di questo Convegno per avermi<br />

invitata a partecipare e a condividere con il pubblico il mio percorso di esplorazione<br />

e di scoperta sulla letteratura, questo è il mio campo di studio, ed è un campo<br />

di cui mi occupo da parecchio.<br />

Credo che questo sia un momento importante, nel senso che lo scopo di questa conferenza<br />

mi sembra fondamentale: il dialogo tra culture. È forse l’elemento più necessario<br />

per la pace tra i popoli e per la conoscenza tra i popoli.<br />

•44


Mi auguro che il mio lavoro di ricerca, i miei dubbi siano in qualche modo di sostegno<br />

anche al percorso collettivo.<br />

L’intervento precedente del Prof. Milan mi ha veramente colta di sorpresa e con grande<br />

affetto e con grande interesse ho seguito la sua presentazione, anche perché la mia<br />

si riallaccia sotto molti aspetti a quello che lui ha detto.<br />

Come il Prof. Milan condivido una grande, sconfinata speranza, una grande, sconfinata<br />

fede nell’uomo, nell’individuo, soprattutto negli strumenti conoscitivi dell’uomo<br />

che sono l’intelletto, i sensi, lo spirito, attraverso i quali la realtà viene filtrata, elaborata,<br />

interpretata.<br />

Oltre a questa fede che ho nell’uomo, sono anch’io una educatrice, è la mia fede nella<br />

parola letteraria, nella scrittura. Credo che la scrittura e la letteratura offra una chiave<br />

importantissima per capire la realtà, per capire chi noi siamo e per capire l’altro, per<br />

intessere con l’altro un dialogo fecondo, un dialogo basato sul rispetto, sulla conoscenza<br />

dei rispettivi percorsi umani, psicologici, filosofici e culturali.<br />

Quindi io credo che attraverso la letteratura noi possiamo sperimentare una enorme<br />

inusitata crescita intellettuale ma soprattutto spirituale.<br />

Mi ricollego anche al discorso fatto in precedenza, perché la letteratura è un modo per<br />

ritrovare il senso, è un modo di dare senso al caos dell’universo, al caos del reale e in<br />

questo io vorrei anche porre, diciamo un primo quesito che è l’interrogazione sul<br />

ruolo, cioè che cosa significa fare letteratura oggi, che cosa significa per lo scrittore,<br />

ma anche per il pubblico, per il lettore leggere letteratura.<br />

Io credo che sia importante continuare a scrivere, perché la letteratura ha una capacità<br />

di presentare e rappresentare la frammentarietà del reale, il magma post moderno<br />

nel quale viviamo e con il quale ci confrontiamo con ansia sempre crescente.<br />

Un reale, quello globale, nel quale osserviamo, non senza timori e pregiudizi, l’emergenza<br />

di voci e visioni a noi estranee in un vociare babelico che rischia di sfociare in<br />

una cacofonia e di gettare il nostro essere nel non senso, nella disperazione del caos.<br />

La domanda che ci poniamo è quindi la seguente: Potrà la letteratura salvarci, illuminare<br />

il reale dandogli forma e senso, ordinare il caos della contingenza, del silenzio,<br />

riuscirà a far emergere dalla babele cacofonica una polifonia di voci.<br />

E in questo vorrei ricordare anch’io un grande scrittore italiano Italo Calvino che penso<br />

il mio pubblico conoscerà dato che la maggior parte credo, venga dall’Italia o<br />

dall’America latina, quindi abbia una conoscenza abbastanza ravvicinata di Calvino.<br />

Nelle Cosmicomiche, un racconto di Calvino, parla di un protagonista, una cove, un<br />

occhio, una presenza, un soggetto che abita una terra desertica, un mondo disabitato<br />

sul quale ogni giorno cadono degli oggetti che non sembrano avere significato, un<br />

pezzo di scopa, un vaso, una lenta a contatto, però il protagonista dopo aver scoperto<br />

questo marasma, questo disordine totale comincia a fare degli esperimento e dice:<br />

ma se io metto insieme le fettuccine e i fagioli potrei fare un grande minestrone, e<br />

questa naturalmente è una metafora, cioè la letteratura che riesce a creare, a dare<br />

senso al mare dell’oggettività, il mare delle cose che ci cadono addosso ogni giorno e<br />

che solamente lo scrittore, solamente la scrittura, il poeta, colui che può creare, riesce<br />

a dare forma a questo caos.<br />

Io naturalmente mi occupo di realtà letteraria italiana, ma credo che questa realtà letteraria<br />

possa essere concepita anche in modo globale e quindi quando io vi parlo del<br />

mio studio, della mia ricerca, parlo anche in modo universale, cioè in modo che il pubblico<br />

possa capire. Ci sono delle connessioni anche con una realtà individuale, personale<br />

particolare.<br />

Quindi uno sguardo alla letteraria italiana ci da delle indicazioni, dei percorsi di sviluppo<br />

che osiamo definire importanti, pregni di conseguenze sia a livello letterario, che<br />

45 •


culturale.<br />

In questa realtà possiamo osservare dei cambiamenti, delle trasformazioni, delle<br />

impollinazioni che ci vengono da mondi altri, dall’esterno della nostra cultura, dominata<br />

da sempre da un forte <strong>eu</strong>rocentrismo.<br />

Lo sguardo puntato sulla realtà culturale italiana ci rimanda all’osservazione di un<br />

fenomeno interessante, si tratta di un nuovo gruppo di scrittori migranti che si affacciano<br />

sull’orizzonte letterario nazionale con le loro esperienze di migrazione.<br />

Per il lettore italiano questo bagaglio di esperienze risulta generalmente estraneo,<br />

avendo la nostra letteratura, omesso di rappresentare e quindi di storicizzare la migrazione<br />

che pure ci riguarda ben da vicino.<br />

Questa omissione si sta colmando grazie al flusso di vissuti che negli ultimi decenni ha<br />

fatto dell’Italia uno degli epicentri di un vasto movimento migratorio.<br />

Uno spostamento sorprendente che ha trovato la nazione impreparata alla trasformazione<br />

del suo tessuto sociale, impreparazione che ha dato origine a tensioni, conflitti,<br />

ma ha anche prodotto delle esperienze e delle conoscenze nuove che hanno portato<br />

a degli sbalzi esistenziali.<br />

La fenomenologia della migrazione ha trovato espressione in una serie consistente di<br />

opere testimoniali nelle quali l’esperienza del viaggio, della lacerazione, dell’incontro<br />

con la nuova realtà, vengono presentati con estrema sensibilità e con grande apertura<br />

intellettuale.<br />

L’originalità di queste opere sta sia nel contenuto, che nella forma linguistica, sia nelle<br />

tematiche trattate, estranee alla cultura letteraria italiana, che nella prospettiva filosofico<br />

ideologica, nella visione umana che le informa.<br />

Le sempre più autonome opere scritte in italiano da autori di formazione intellettuale<br />

straniera indicano una crescente maturazione linguistica, una consapevole appropriazione<br />

delle strategie narrative e un originale uso degli strumenti stilistici.<br />

Tuttavia, ciò che mi sembra importante rilevare non è soltanto il lato formale della<br />

evoluzione scrittoria di questi autori, ma piuttosto la nuova prospettiva surreale che<br />

essi propongono al lettore italiano.<br />

Prima di continuare vorrei tuttavia fare una precisazione importante, la lettura di testi<br />

di autori che scrivono in italiano, essendo stranieri, non è comparabile alla lettura di<br />

testi di autori stranieri in traduzione.<br />

Mentre nei secondi l’esperienza, che non è necessariamente un’esperienza di migrazione<br />

o di inserimento in una cultura diversa, viene filtrata da una esperta traduzione, nei<br />

primi l’esperienza migratoria, l’espatrio, il viaggio, l’esilio, sono momenti estremamente<br />

personali, intimi, vissuti in prima persona, ed espressi direttamente attraverso un<br />

intenso lavoro di rielaborazione psicologica e di appropriazione linguistica, in italiano.<br />

Questa letteratura scritta nella nostra lingua, da non italiani appare quindi tematicamente<br />

e stilisticamente molto diversa, poiché in essa il soggetto narrante si sposta da<br />

un orizzonte geografico, culturale, linguistico ad un altro, e vi si immerge.<br />

Questo spostamento gli produce sorpresa, meraviglia, spaesamento che riflettono una<br />

condizione modernamente instabile di deterritorializzazione come ci ricorda Vincenzo<br />

Matera “Chi viaggia prova la caratteristica sensazione dello spaesamento, non riconosce<br />

più luoghi e forme consueti, è costretto a forzare al limite della rottura gli strumenti<br />

concettuali di cui può disporre per comprendere e quelli linguistici per descrivere”.<br />

La realtà, di fronte alla quale la voce narrante si pone, viene vissuta e descritta contemporaneamente<br />

dall’interno e dall’esterno, dal centro e dal margine, così l’incontro<br />

con ciò che è sconosciuto spinge al limite le coordinate cognitive individuali e genera<br />

un senso di alterità che deve venire metabolizzato, elaborato ed infine espresso.<br />

Il nuovo reale espone il soggetto a infinite interrogazioni sull’identità, sulla soggetti-<br />

•46


vità, lo induce allo sforzo dell’analisi, dell’interpretazione e di conseguenza a porsi la<br />

questione dell’obiettività, del metodo.<br />

Il reale, conflittuale e pieno di incognite, ma anche di sorprese che trascendono di gran<br />

lunga ogni aspettativa si coagula in un presente agito e agibile nel quale chi scrive si<br />

immerge con fiducia facendo propria la lingua del paese di accoglienza che diventa<br />

linfa vitale, aria che si respira per vivere, strumento di espressione della quotidianità,<br />

degli stati d’animo, dell’approccio con il mondo.<br />

Chi scrive in una lingua straniera realizza una ibridazione che, come bene osserva una<br />

scrittrice slovacca che scrive in italiano Iarmila Oscaiova, non è ne assimilazione, ne<br />

rifiuto, ma una lente di ingrandimento per vedere meglio ciò che oggi ci sta sfuggendo.<br />

La scrittura in italiano viene vissuta come specchio o rispecchiamento, ma non solo nel<br />

senso pirandelliano, come scoperta della propria tragica imperfezione, ma come desiderio<br />

di scoperta, di affermazione della propria individuale presenza contro la negazione<br />

della omologazione, dell’azzeramento dell’io che proprio la lingua, il linguaggio<br />

comune e quotidiano, opera nei confronti dell’individuo.<br />

Scrittura dunque come resistenza, come invocazione di una presenza storica, riflesso<br />

del sé nella coscienza simbolica del segno, del testo.<br />

Homi Baba e Richard Worty concordano nell’affermare che il testo stabilisce l’autenticità<br />

del soggetto al di là della esperienza individuale, ne marchia l’emergenza culturale,<br />

la sua presenza e autorità.<br />

La letteratura di migrazione opera in questo senso, attraverso una naturale operazione<br />

di anamnesi verso il recupero delle origini del passato, della ricerca di una identità<br />

che emerge in modo particolare perché io lo studio nelle scrittrici e negli scrittori africani,<br />

simultaneamente alla coscienza di una violenta oppressione politica, economica<br />

e culturale.<br />

Il soggetto rinasce dalle rovine di un passato coloniale per affermare non solo se stesso,<br />

ma una intera civiltà. Un mondo di valori, di linguaggi, di conoscenze.<br />

Recuperare il passato significa scoprire il proprio silenzio, scoprire di essere stati troppo<br />

a lungo oggetto di osservazione e definizione, di subordinazione e di schiavitù.<br />

Nella parola il soggetto si confronta con il suo oppressore, parla invece di essere parlato,<br />

affermandosi come energia, il soggetto finalmente parlante si oppone alla reificazione.<br />

La prossima citazione è di Jeneviev Macaping, una studiosa camerunese che vive da 20<br />

anni in Italia: “Voglio essere io a dire come mi chiamo”, questa affermazione contiene<br />

sia l’<strong>eu</strong>foria dell’invenzione del sé, che il rifiuto di ogni tentativo di definizione dall’esterno.<br />

Darsi un nome significa distruggere la presunzione dell’altro e definire l’individuo, il<br />

subalterno, il colonizzato, come entità invisibile, esistente solo come oggetto denotato.<br />

Come afferma Foucault, l’altro, la sua alterità, non possono essere più negati, la loro<br />

richiesta di emergenza è inevitabile quanto anomala, una sfida alla razionalità del<br />

pensiero cartesiano e occidentale per il quale “Tutte le cose sono conoscibili nello stesso<br />

modo per cui ne deriva che tutte le cose devono essere virtualmente identiche”.<br />

L’infinita varietà dell’altro sfugge alla omologazione, è semplicemente in eccesso<br />

rispetto a ciò che l’intelletto occidentale può comprendere.<br />

L’altro, enigmatico e incomprensibile, inconcepibile all’intelletto occidentale perché<br />

estraneo alle sue matrici culturali, vuole parlare, farsi conoscere, ma per farlo deve utilizzare<br />

un linguaggio, quello occidentale, fortemente invaso da segni che lo denotano<br />

come subalterno.<br />

47 •


L’originalità della letteratura dei migranti non è quindi, solo quella tematica, ma<br />

soprattutto quella linguistica, per salvare se stesso e il proprio corpo il migrante deve<br />

farsi scrittura, presenza testuale, far valere la parola, non come strumento di egemonia<br />

e omologazione culturale, ma come scudo di difesa, strumento resistenziale che<br />

opera per la creazione e la affermazione delle identità, delle particolarità, dell’unicità,<br />

dei molteplici percorsi.<br />

I perniciosi termini del nostro inconsapevole vivere e descrivere quotidiano immigrato,<br />

extracomunitario, clandestino, marocchino, Vu cumprà, massima espressione del progetto<br />

di omologazione e quindi di distruzione dell’altro, vengono sovvertiti dalla scrittura<br />

migrante che ne rivela le falsificazioni, la violenza e il razzismo.<br />

La scrittura migrante si perfeziona nella lettura che diviene scoperta dell’altro da sé,<br />

presa di coscienza dell’alterità e della differenza, non come pericolo, depauperazione<br />

economica e dannosa contaminazione culturale, ma come arricchimento e accumulazione,<br />

impollinazione dei saperi.<br />

La letteratura della migrazione diviene poetica dell’attraversamento, l’esperienza<br />

migratoria passa attraverso la testimonianza di uno sconfinamento geografico e politico<br />

per giungere alla elaborazione di un oltrepassare metafisico.<br />

Sotto lo scrivere migrante, fatto di amuleti, di marginalità e nostalgia, di valigie e frontiere,<br />

ma anche di ricerca di identità, di esplorazione del sé e del reale, si nasconde non<br />

un fenomeno temporaneo, una moda letteraria destinata a sfiorire, ma l’emergere di<br />

una e vera propria “Welt anshaund” quella dell’essere e dello stare al mondo come<br />

eterna migranza.<br />

La letteratura e la scrittura migrante, costituiscono con la loro crescente presenza un<br />

argine intellettuale e culturale, sono barriere contro la massificazione, contro la distruzione<br />

dell’uomo e della sua umanità.<br />

Una responsabilità etica della letteratura per la quale la diversità e l’interrogazione<br />

sono da sempre materia prima è quello di rendere esplicita e operativa l’esistenza di<br />

molteplici realtà, modo di sentire e vedere il mondo dando origine ad un discorso critico<br />

sulla complessa ma necessaria interazione tra culture, opponendosi alla dialettica<br />

dell’impero che si fonda sull’asse cultura dominante e cultura dominata, la letteratura<br />

usa il linguaggio come fonte di autorità, rappresenta la condizione della deterritorializzazione<br />

come superamento di ogni confine con il suo sguardo obliquo sulla realtà,<br />

la letteratura è una promessa, quella del recupero della soggettività, della conquista<br />

della libertà, e, come ricorda Frantz Fanon, e qui finisco, nel mondo che attraverso,<br />

creo me stesso senza fine. E’ trascendendo l’ipotesi strumentale storica che potrò iniziare<br />

il percorso della mia libertà.<br />

Vasco Merciadri: La Prof. Chessa Wright ha toccato degli argomenti estremamente<br />

importanti sui quali possiamo fare domande o apportare delle idee, considerando che<br />

la problematica della migrazione interessa molto da vicino il nostro paese, la Spagna,<br />

di cui sono presenti varie persone, e il Messico da cui viene un altro folto gruppo di<br />

partecipanti a questo incontro.<br />

È un problema di incontro o altrimenti, in opposizione, di scontro tra culture, e questo,<br />

penso, porterà ad una nuova cultura, almeno me lo auguro, una nuova cultura<br />

soprattutto di tolleranza, di rispetto e di accettazione. Questo è un punto di vista personale<br />

e, comunque, vorrei che ci fossero delle domande o apporti a quello che Chessa<br />

Wright ci ha spiegato fino ad ora.<br />

Intervento: Io vengo dal Messico, dalla parte nord dove si contrappongono il mondo<br />

latino americano e la visione culturale anglosassone. Effettivamente sono drammati-<br />

•48


che le rotture che si verificano in questa zona. Con le sue parole lei stava riproponendo<br />

quello che ancora sta succedendo là.<br />

Il dramma di coloro che attraversano il deserto: ogni anno muoiono oltre cento persone<br />

di freddo, di stenti, ma soprattutto bruciati dal deserto. Questo dramma è stato<br />

riportato in letteratura, si sta già convertendo in resistenza ed è noto ai governi dei<br />

due paesi. Le frontiere sono vere barriere culturali, indicano un dominio dell’uno sull’altro,<br />

eppure l’astronauta che vide la terra dall’alto, disse: ”Non capisco perché siamo<br />

separati se da quassù non si vede nessuna differenza”. Non si vedevano le frontiere, le<br />

frontiere sono state create.<br />

Io penso che ognuno ha le sue radici nella parola, l’uomo dà nome alle cose e il poeta<br />

e lo scrittore ricreano la realtà, rinominano nuovamente le cose.<br />

La realtà che si sta vivendo là è il dramma della globalità che è sempre esistito, ma ora<br />

è già un sistema mondiale di incontro di tutte le culture e la resistenza delle piccole<br />

culture che rischiano di sparire.<br />

Vediamo per esempio che in Messico c’è un predominio della lingua spagnola sui dialetti<br />

locali dei gruppi indigeni, e vi è una perdita giornaliera di parole e di altre cose.<br />

Quello che voglio dire con questo è che esiste un concetto che si esprime come immaginario<br />

collettivo, e l’immaginario collettivo cambia da persona a persona, da famiglia<br />

a famiglia, da quartiere a quartiere, da città a città, da paese a paese, da cultura a cultura,<br />

così due persone di diverso immaginario hanno nella loro mente concetti diversi.<br />

Nell’immaginario collettivo dell’<strong>eu</strong>ropeo e in quello del latino americano si crea qualcosa<br />

di differente quando nominano le cose, allora la comunicazione non è semplice.<br />

È importante conoscere l’immaginario collettivo della persona per poterla conoscere,<br />

per poter vivere i suoi miti, i suoi concetti, la sua idea del bene e del male, il suo concetto<br />

della divinità. Cosa sta facendo quando prega? È lo stesso che sto facendo io?<br />

E quando dico “pietra” e l’altro dice “pietra”, che idea, che concetto ha ciascuno di noi<br />

della pietra? Può essere che un membro di una comunità primitiva quando dice “albero”<br />

non stia intendendo quello che può essere per un uomo occidentale. L’albero è,<br />

potenzialmente, 10 tonnellate di legno e 5 tonnellate di carta, e alcuni zeri importanti<br />

in una carta di credito, ma per l’individuo della comunità primitiva, l’ “albero” è un<br />

fratello, è un essere vivo, forma parte della sua vita, si appartengono, sono uniti, quindi<br />

questo impedisce la possibilità di una comunicazione seria e profonda.<br />

Nel fenomeno della globalità dobbiamo trovare il modo di farlo, ma è drammatico<br />

perché nell’incontro delle culture si sta trasmettendo l’ “invasione”. Trasmettono letteratura<br />

allarmista. “Attenzione! Ci stanno invadendo”. Negli Stati Uniti c’è un signore<br />

ad Harvard che sta allertando i nord americani sull’invasione dei latino americani. Il<br />

potere bruno minaccia di invadere l’impero.<br />

Questo stato di allerta genera timori, aggressioni, rifiuti ed esclusioni.<br />

Tutto questo, detto così in parole povere, è difficile da capire. Come si potrà risolvere<br />

in futuro?<br />

Come possiamo immaginare un mondo senza l’angoscia di sentirsi stranieri? Come lei<br />

ha detto all’inizio “il migrante si sente abbandonato”. Il migrante non sa con che parole<br />

chiamare le cose nel paese deve si trova. Per me questo è molto istruttivo, se un giorno<br />

organizzeremo qualcosa nel mio paese, qualcosa come questo COPLANET, terrò ben<br />

presente che chi viene da lontano potrà sentirsi abbandonato.<br />

Risposta: Non so se questa era una domanda o un’affermazione o una richiesta di spiegazione.<br />

Intervento: Io credo che la domanda sia implicita, la domanda è: al di là dell’attività<br />

49 •


letteraria, come possiamo creare questo futuro? Come possiamo immaginarlo? Come<br />

possiamo proiettarlo? E non so se con la letteratura si possa lavorare per questo obiettivo.<br />

Mi perdoni per non averlo detto prima chiaramente.<br />

Risposta: La ringrazio, forse io mi sono persa nella sua bellissima presentazione con cui<br />

assolutamente concordo, nel senso che non sono direttamente a conoscenza del problema<br />

di cui lei ha parlato tra il confine del Messico e quello degli Stati Uniti, pur tuttavia<br />

vivo negli Stati Uniti e mi confronto ogni giorno con il problema dell’impero.<br />

Conosco diverse realtà, in questo momento ci colpisce soprattutto la realtà della guerra<br />

in Iraq.<br />

Sono a conoscenza del problema dei messicani e dei latino americani che arrivano<br />

negli Stati Uniti e della loro tragedia, sono d’accordo anche sul fatto che lei dica che<br />

la globalizzazione sta portando ad una massificazione e ad una omologazione dei linguaggi.<br />

Questo vuol dire che i linguaggi dominanti prevaricheranno i linguaggi minori,<br />

i linguaggi considerati, appunto, dall’impero linguaggi subalterni, quindi quello che<br />

lei chiama l’idioma, la lingua madre, per cui l’albero è un fratello, andrà lentamente<br />

scomparendo, se non facciamo qualcosa, perché l’idioma prevalente, l’idioma del<br />

dominio, coprirà questo altro idioma, perché l’idioma del dominio non accetta, non è<br />

consentito all’impero di avere sub-lingue, la lingua dell’impero è la lingua che domina<br />

e uccide le altre e chiaramente, quando si uccide una lingua, si uccide un intero popolo.<br />

Come lei diceva, il popolo indios, il popolo degli indigeni, non ha una gran voce in<br />

capitolo, è denominato, è definito, è parlato, ma non parla. Penso per esempio a<br />

Rigoberta Menchu, che in America è molto popolare, il suo linguaggio è arrivato a noi,<br />

ma quante volte uno scrittore dell’America Latina arriva a parlare il suo linguaggio,<br />

non la lingua spagnola, che è comunque la lingua del dominatore, ma il linguaggio<br />

vero del primitivo, come diceva lei, quel linguaggio che quando non è più prodotto<br />

indica la morte di un’intera civiltà. Per questo nella mia presentazione, parlavo appunto<br />

di ridare voce a quelli che sono stati definiti dall’impero, a quelli che sono stati<br />

oggettivizzati dall’impero. Si oggettivizza dicendo: il marocchino, il clandestino, l’extracomunitario,<br />

gli si toglie l’identità, questa è una capacità che ha l’impero di denominare<br />

le cose.<br />

L’impero denomina le cose dal suo punto di vista, le cose, io parlo naturalmente delle<br />

persone, delle individualità che non si denominano, che non si definiscono, che non<br />

hanno una voce. Quindi spero, per rispondere alla sua domanda, che invece la voce<br />

dell’altro, la voce dell’alterità continui a farsi sentire, continui ad emergere come resistenza,<br />

perché stiamo parlando di vera e propria resistenza contro la morte, contro<br />

l’azzeramento dell’individuo.<br />

Intervento: Mi dispiace di non aver potuto ascoltare il suo intervento, che ha coinciso<br />

con un’altra attività. Mi sarebbe piaciuto ascoltarla, soprattutto per l’ultima frase che<br />

lei ha detto ora. “Dobbiamo restituire ai senza voce la loro voce”.<br />

Questo è un incontro tra culture, l’importante, il meraviglioso è che dobbiamo ringraziare<br />

tutti gli uomini e tutte le donne che vengono in questa Europa vecchia e caduca<br />

nei valori, che vengono con la speranza di costruire un mondo migliore.<br />

Grazie a queste donne latino americane, ecuadoriane, nicaraguensi, colombiane, peruviane<br />

che vengono in Europa, che vengono in Spagna, che vengono in Francia, che<br />

vengono dal Marocco, che non hanno potuto inserirsi nel mercato lavorativo, che non<br />

hanno potuto realizzarsi professionalmente e quindi sono rimaste in casa occupando<br />

il ruolo di madri, o fanno le badanti dei nostri vecchi e dei nostri genitori, grazie a loro<br />

noi possiamo realizzarci professionalmente.<br />

•50


Grazie a quelle ragazze che vengono dall’Albania, dalla Romania per esercitare la prostituzione<br />

in Italia, che vengono mandate dai loro stessi genitori in Italia perché inviino<br />

denaro alla propria famiglia. Grazie a questa gioventù che sta lavorando in Italia<br />

senza voce e senza carte.<br />

Stiamo facendo questo incontro tra culture, i “senza carte” come voi li avete chiamati,<br />

hanno una loro identità, hanno un passato, hanno un’esperienza che ci arricchisce,<br />

ma tutte le politiche municipali e governative che lavorano per l’immigrazione, per la<br />

loro integrazione, non prendono in considerazione questa ricchezza.<br />

Persone che hanno percorso chilometri, che hanno attraversato l’Africa, tutte le donne<br />

senegalesi che vivono a Brescia, a Bergamo hanno percorso chilometri a piedi e sono<br />

state violate, sono donne che ne hanno passate di tutti i colori per arrivare qui in<br />

Europa, dove neghiamo loro il saluto, dove paghiamo loro salari di miseria nel nord<br />

d’Italia, come pure in Spagna e in Francia.<br />

Cosa facciamo per capire la loro cultura, la loro forma di vivere la maternità, il loro<br />

modo di vedere la famiglia, la loro lingua?<br />

La politica del governo non pensa al presente, ci sono donne e uomini che vivono nei<br />

parchi, che sono sporchi e sono brutti perché hanno un colore di pelle diverso dal<br />

nostro e parlano una lingua che non capiamo, perché non diamo valore all’esperienza<br />

che ci portano, alla storia che hanno, alla volontà che dimostrano, ai rischi che hanno<br />

corso solo per aiutare a trasformare la società.<br />

Credo che queste persone, queste donne, questi uomini, questa Rigoberta Menchu che<br />

per difendere il suo popolo ha dovuto imparare lo spagnolo perché l’impero, non<br />

voglio dire che impero, ha tolto l’identità a tutte le indigene che vivono nel nord del<br />

Guatemala, nel sud del Messico, ecc., e non hanno diritto alla salute, né all’educazione.<br />

Le differenze tra nord e sud sono sempre più grandi, l’Europa deve reagire davanti<br />

a questo, queste donne indigene devono alzare la voce, devono leggere i libri di<br />

Rogoberta Menchu dove spiega che lei ha imparato lo spagnolo per difendere la sua<br />

gente, Rigoberta Menchu è un premio Nobel. Sono tante le donne latino americane<br />

che hanno qualcosa da dire. Cerchiamo allora di non guardarci l’ombelico ma di iniziare<br />

un’apertura verso una nuova realtà, verso un mondo multiculturale, verso un pianeta<br />

che è di tutti e di tutte e che dobbiamo costruire tra tutti e tra tutte.<br />

Intervento: La mia domanda riguarda le letture a cui i giovani di oggi danno molta<br />

importanza, a che cosa si deve il fenomeno del successo di libri tipo Henri Potter, di cui<br />

si stanno aspettando i film con un anno di anticipo?<br />

Risposta: Non sono un opinionista, ho avuto occasione di leggere una pagina di Henri<br />

Potter e l’ho definito uno dei peggiori libri che io abbia mai letto, una delle peggiori<br />

pagine, ma non avendo una conoscenza più specifica del libro in sé, posso solamente<br />

rispondere che è tutta una questione di produzione, di massificazione, di vendite, si<br />

crea la tensione, l’attenzione, è tutta una questione di mercato, non c’è nulla di profondo<br />

e di importante che Henri Potter possa dire ai nostro ragazzi, è veramente molto<br />

triste che invece della vera letteratura, della letteratura che parla delle persone, della<br />

sofferenza, dei viaggi, del dolore, ci guardiamo ancora l’ombelico con Henri Potter,<br />

questo si è un problema, cioè dobbiamo scappare nel mondo della magia per non renderci<br />

conto della realtà che è molto più importante, molto più dolorosa e ben più<br />

degna di essere conosciuta di queste favole che non hanno nessuna profondità.<br />

Io sono molto rattristata da queste vendite, che riguardano i giovani e anche gli adulti<br />

purtroppo. Hanno fallito il loro vero ruolo di educatori, ma tutto questo è cominciato<br />

con Miky Mouse.<br />

51 •


Intervento: Vorrei dire che qualche volta questi libri e questi film hanno molta influenza,<br />

come Miky Mouse, hanno la capacità di ampliare l’immaginazione, visto che prima<br />

si parlava dell’importanza dell’ immaginazione o della creatività infantile.<br />

Intervento: Ma non è importante aiutare i ragazzi, i giovani, gli adolescenti a usare<br />

l’immaginazione?<br />

Risposta: Sono assolutamente d’accordo che è importante aiutare i ragazzi ad usare<br />

l’immaginazione, ma non so quanto si aiutino i ragazzi, i giovani, i bambini dando loro<br />

cose già preconfezionate che seguono un certo modello e sul quel modello viene stampata<br />

tutta la produzione letteraria. Non so se veramente la magia di Harry Potter sia<br />

una magia aperta o piuttosto un rifacimento, un’imitazione che non porta a nessuna<br />

soluzione innovativa nei confronti della letteratura. Quando il modello diventa una<br />

copia, diventa morto, Topolino era anche carino; ma poi è diventato vittima dell’impero<br />

commerciale della Walt Disney. Dobbiamo renderci conto di quanto questo impero<br />

commerciale ha influenzato la massificazione del pensiero infantile e l’immaginazione,<br />

non vi è più capacità di “produzione” perché si presentano prodotti preconfezionati<br />

e predigeriti, già grandi risposte sulle modalità, già un pieno di immagini costruite<br />

in modo efficace per portare avanti un certo valore, una certa ideologia.<br />

Raffaella Biasi,<br />

Islamologa<br />

Relazione sulla Tavola Rotonda.<br />

Sintetizzando: secondo Liguori esiste una qualità bio-psico-spirituale che dobbiamo<br />

sviluppare, dobbiamo educare l’uomo di domani; il bambino è il padre dell’Uomo<br />

del futuro.<br />

Gianni Rasera ha parlato soprattutto della migrazione e di come riuscire a esprimere<br />

la propria specificità e a non escludere generazioni intere. Per quanto riguarda l’aspetto<br />

psicoterap<strong>eu</strong>tico, si osservano le difficoltà delle relazioni. L’individuo è influenzato<br />

dal contesto e allo stesso tempo lo influenza. Si è avanzata la proposta di pensare ad<br />

un modello di educazione olistica in cui non ci siano differenze e si cerchi un filo conduttore.<br />

Si dovrebbero spiegare le differenze tra le varie culture sin dall’età infantile.<br />

Si è notata la necessità di costruire ponti per una educazione interculturale, dove la<br />

parola tolleranza sia sostituita dalla parola compassione, in senso buddhista.<br />

Si è parlato a lungo di educazione interculturale, un aspetto che il Pianeta sta vivendo<br />

in maniera drammatica.<br />

Si sono evidenziati come grossi ostacoli di carattere occidentale la volontà di potenza,<br />

la tendenza ad un individualismo sfrenato, il cattivo esempio dato dagli adulti.<br />

Altro punto chiave: sconfiggere la negatività. In questo convegno si sono ospitate persone<br />

appartenenti a vari gruppi religiosi e di pensiero.<br />

Tra i vari punti trattati si è sottolineato che la Jihad, termine tradotto dai mass-media<br />

come “guerra santa”, non vuole dire guerra, ma sforzo. È dovere di ogni mussulmano<br />

compiere la propria Jihad, cioè lo sforzo di migliorare se stesso. È uno sforzo interiore<br />

•52


in cui ognuno si interroga continuamente, in cui non c’è chi ti dice che cosa devi o non<br />

devi fare. È l’individuo che fa uno sforzo di miglioramento continuo.<br />

Un’altra cosa importante è il senso della naturalità, la visione di insieme dello status<br />

dell’uomo inserito in un contesto naturale, qualcosa che l’occidente ha perso a causa<br />

di un eccesso di tecnologia. Gli occidentali vivono di tecnica, ne abusano, e dalla tecnica<br />

generano nuove filosofia. Hanno perso la capacità di vivere in modo naturale.<br />

Ci si è chiesti perché il dialogo tra culture è un argomento tanto dibattuto in questo<br />

periodo storico. La ricerca di unione, di dialogo, di interrelazione è necessaria perché<br />

ci permette di capire noi stessi e l’Universo. È una tappa che l’umanità deve vivere per<br />

“conoscere” se stessa e il diverso da sé.<br />

Nella cultura persiana c’è una antica favola che racconta che 30 uccelli si misero in viaggio<br />

per conoscere Dio. Per arrivare a Lui fanno tutto un cammino difficilissimo, pieno<br />

di sofferenza, di ricerca e di morte, finché arrivano alla fine di questo lungo viaggio<br />

nel punto dove avrebbero dovuto vedere Dio e non lo trovano. Che cosa scoprono?<br />

Che guardando il gruppo nel suo insieme, vedono Dio.<br />

Il dialogo quindi non è fatto solo di parole, ma è anche un cammino di gesti, di azioni<br />

concrete verso l’unità nella diversità, dove ognuno è Uno ma diverso, ognuno è un<br />

universo, ha un verso, una direzione e spesso noi crediamo di dialogare, ma in realtà<br />

non ascoltiamo, siamo troppo presi da noi stessi e non diamo spazio agli altri.<br />

Concludo dicendo che la fratellanza è il segreto della realizzazione personale e fonte<br />

di gioia autentica e di vero benessere per il mondo, per il pianeta.<br />

Grazie<br />

Carlos Michan,<br />

Maestro della RedGFU<br />

Conclusioni.<br />

In questo X COPLANET pensavo all’educazione e all’arte, e all’arte dell’educazione o<br />

all’educare con l’arte, educare attraverso l’arte. Arte come una eterna compagna per<br />

lo sviluppo umano, per lo sviluppo di se stessi, ma anche arte come elemento di<br />

comunicazione. L’essere umano comunica anche attraverso l’arte e pertanto l’arte è<br />

legata all’educazione. L’educazione ha un grosso valore nella nostra generazione, di<br />

passaggio tra il XX e il XXI secolo, con una ricca espansione degli elementi primari della<br />

comunicazione umana, un processo che non è terminato.<br />

All’inizio del XX secolo e fino ai giorni nostri, le nazioni con i loro scambi politici, militari,<br />

le guerre mondiali, si sono proposte a livello mondiale di utilizzare l’alfabeto<br />

come strumento di comunicazione, nonostante gli attacchi che ha subito. Non è una<br />

cosa semplice. Vi è una grande diffusione di elementi, di strumenti che permettono<br />

all’essere umano di svilupparsi e di convivere con i materiali e di sopravvivere.<br />

Partendo dall’educazione primaria, elementare, proseguendo per la scuole superiori, e<br />

poi nelle università si trova che l’essere umano è seguito nel suo percorso scolastico in<br />

modo da renderlo autosufficiente e capace di procurarsi il necessario per il suo sostentamento.<br />

Ci sono fasi dello sviluppo umano, e oggi, a livello planetario, si sviluppa la<br />

53 •


diffusione della comunicazione umana, un esempio ne è l’alfabeto. Nei secoli passati<br />

la comunicazione non era massificata, era solamente per pochi e il passo successivo,<br />

che è ancora in atto, grazie ad una acquisizione di coscienza, è stato quello di porla<br />

alla portata di tutti. Questo sforzo continua perché ci si rende conto della sua grande<br />

utilità, ma anche dei rischi in cui si può incorrere con la diffusione di questi strumenti<br />

che possono essere utilizzati in modo costruttivo o distruttivo. L’alfabeto anche nella<br />

letteratura non ha mai avuto l’importanza che ha oggi e che ebbe nel XX secolo. Non<br />

è un lavoro semplice e lo stiamo sperimentando. Dobbiamo renderci conto che viviamo<br />

il processo di sviluppo a tappe e a fasi. La scienza si trasforma velocemente in tecnologia,<br />

e vediamo che i mezzi elettronici di comunicazione sono arrivati in alcuni casi<br />

ad estremi di inutilità, e in altri sono risultati distruttivi.<br />

La scienza ha anche il compito di risolvere il reperimento di alimenti, di salvaguardare<br />

la salute, la sopravvivenza. Ma oltre alle scienze naturali, è necessaria la scienza della<br />

psicologia umana, che si è grandemente evoluta negli ultimi anni. È impressionante<br />

osservare come si sia diffusa in tutta la popolazione mondiale la necessità di conoscere<br />

intimamente cosa sia l’anima umana e il processo non terminerà.<br />

Si parla dell’identità umana in campo individuale, identità come individualità e anche<br />

come unità, fino a raggiungere la percezione simultanea delle due cose.<br />

In virtù di questa identità gli esseri si relazionano simultaneamente con se stessi, e con<br />

il mondo che li circonda. Cosicché questa velocità di comunicazione, che cambia così<br />

rapidamente, fa discutere sulle lingue, sugli idiomi o sulla torre di Babele nella quale<br />

di necessità stiamo vivendo.<br />

Bisogna investigare non solo con le scienze naturali ma anche con la scienza della psicologia<br />

umana e con la scienza del sacro, su tutto ciò che rimane occulto all’essere<br />

umano. Questo compete a gruppi di esseri umani interessati alla ricerca di se stessi, per<br />

poter poi aiutare gli altri.<br />

La guerra ci accompagna sempre, ma noi continuiamo nella nostra ricerca in eventi<br />

internazionali, come questo che stiamo vivendo, per trovare formule che ci permettano<br />

di recuperare ciò che le guerre disperdono.<br />

Noi siamo pellegrini sul pianeta, sempre in cerca di un posto che ci dia il cibo necessario<br />

al nostro sviluppo fisico, culturale, psicologico, ecc.<br />

Adesso siamo più coscienti perché la globalizzazione non riguarda solamente l’economia<br />

mondiale, ma ci sta dando anche interculturalità.<br />

Si parlò in questa giornata di Harry Potter, dei Simpson che sono un mezzo per sorridere,<br />

per fare ironia. L’ironia insegna molto agli adulti, insegna al nostro bambino<br />

interno a continuare ad essere esploratore. Con l’ironia si possono dire molte cose. Ad<br />

esempio, ad una riunione dei 25 capi di Stato più potenti, fu detta questa frase: “la<br />

scarsità di cibo è dovuta alla mancanza di onestà dei Paesi e dei loro governanti nel<br />

mondo”. Ma non tutti compresero questa frase. Il Sudan, l’Etiopia non sapevano<br />

cos’era “il cibo”. Ma anche in Europa non compresero la frase, perché non sapevano<br />

cos’era “la scarsità”. Quando la frase arrivò in America, anche li non ne compresero il<br />

significato perché non sapevano che esistessero altri paesi all’infuori di loro stessi nel<br />

mondo.<br />

I miei complimenti a coloro che hanno partecipato come espositori e a tutti coloro che<br />

rendono possibile che questa presenza umana abbia un senso trascendentale qui e ora<br />

e mi auguro che sappiano relazionarsi sempre in modo migliore con se stessi, con gli<br />

altri e con la propria realtà.<br />

Grazie.<br />

•54


PONZANO VENETO<br />

Hotel Relais Monaco,<br />

19 giugno 2004<br />

SALUTE E BENESSERE<br />

55 •


Rishi Ram Koirala<br />

Ayurveda per un benessere totale.<br />

Ayurveda: la “Scienza della Vita“. È una cultura millenaria caratterizzata da profonde<br />

e solide tradizioni scientifiche, letterarie e filosofiche. L’Ayurveda ha una<br />

propria tradizione che comprende lo Yoga con gli asana, il pranayama ela<br />

meditazione. Include varie scienze fra cui la medicina, suddivisa in branche. Alcuni<br />

esempi:<br />

la medicina generale o interna ( Kayacikitsa) che si occupa dei sintomi e delle cause di<br />

ogni disturbo, agendo con tecniche depurative e ricostituenti a base di piante (pancakarma,<br />

massaggio, siro-dhara, rasayana), correggendo l’alimentazione, le abitudini,<br />

avvalendosi anche dello Yoga e del pranayama.<br />

la pediatria (Balacikitsa) che si occupa del bambino già prima della nascita e nei primi<br />

anni di vita. In Ayurveda la salute e la capacità di procreare dei genitori e il comportamento<br />

della madre durante la gravidanza sono determinanti per le condizioni fisiche<br />

e psicologiche del bambino, fattori che influiscono sulla costituzione e la salute.<br />

E ancora la psichiatria (bhutavidya), la tossicologia (agadatantra), la geriatria o scienza<br />

del ringiovanimento (rasayana).<br />

Per i disturbi della testa e degli occhi, della gola, del naso, della respirazione esiste una<br />

branca denominata salakyatantra. Nell’Ayurveda sono incluse altre scienze quali la<br />

botanica e l’agricoltura (vrksayurveda), la fisica, la chimica. Troviamo anche l’ architettura<br />

(vastu) che si occupa dell’ambiente, della casa, degli edifici e dei giardini.<br />

L’Ayurveda ha quindi un approccio olistico nei confronti della vita e nel corso del<br />

tempo si é arricchita grazie a nuove esperienze, studi e ricerche. È in grado di dare<br />

risposte pratiche, concrete, immediate ai diversi bisogni ed esigenze per una salute<br />

equilibrata e armoniosa.<br />

La medicina Ayurvedica afferma che la salute di ogni singola persona dipende dal rapporto<br />

equilibrato tra salute fisica, mentale (psicologica), sensoriale e spirituale. Essere<br />

in salute per l’Ayurveda significa quindi sentirsi bene allo stesso tempo fisicamente,<br />

mentalmente, sensorialmente e spiritualmente. La medicina ayurvedica riconosce nell’uomo<br />

tre energie: Vata, che controlla l’attività motoria e il sistema nervoso; Pitta che<br />

governa la digestione, il metabolismo, la temperatura corporea, il sistema endocrino;<br />

Kapha, che dà sostanza ai tessuti cellulari, regola i liquidi e il sistema immunitario.<br />

Secondo la concezione Ayurvedica, l’intelligenza della natura, cioè la Vita, che é presente<br />

in ciascuna cellula del nostro organismo, veglia sull’equilibrio di queste energie.<br />

A volte però le traversie della vita, i traumi, lo stress, l’alimentazione, i disagi emozionali<br />

e sensoriali, le abitudini sbagliate, i fattori stagionali e ambientali creano squilibri,<br />

cosicché una di queste energie prende il sopravvento sulle altre. Da uno stato iniziale<br />

di disagio psicofisico si originano poi disturbi o affezioni di vario tipo, a volte ricorrenti,<br />

fino ad arrivare ad uno stato patologico vero e proprio. Solo esperti medici laureati<br />

in Ayurveda, analizzando la salute e l’energia di una persona sotto il profilo fisico,<br />

mentale e psicologico, spirituale, sensoriale, possono risalire all’origine e alla causa di<br />

ogni problema e aiutare a riattivare la capacità di autoguarigione dell’organismo e<br />

quindi la salute. Consigli sul comportamento, erbe, trattamenti pancha-karma, sugge-<br />

•56


imenti alimentari, pratiche Yoga e ad altri trattamenti naturali sono previsti in<br />

Ayurveda per ogni tipo di problema legato alla salute e per tutte le età.<br />

L’Ayurveda e lo Yoga aiutano a capire il significato della parola prevenzione, partendo<br />

ad esempio dall’alimentazione, dalla vita che conduciamo, cercando di identificare<br />

gli stress e le ansie, che sono oggi i principali responsabili di molte patologie. Possiamo<br />

ricevere informazioni, consigli, aiuto per ciò che concerne qualsiasi squilibrio fisiologico<br />

o funzionale. Ci insegnano a rilassarci trasformando l’ansia, la depressione e lo<br />

stress in energia positiva, in modo semplice e naturale, a dormire meglio, a migliorare<br />

la nostra vita di relazione e il nostro ambiente, a mantenerci in buona forma sia psichica<br />

che fisica. L’ Ayurveda e lo Yoga si rivolgono a persone di tutte le età, con un<br />

approccio non traumatico e rilassante.<br />

È detto nelle Upanishad: Noi siamo ciò che siamo nel nostro più profondo desiderio,<br />

ciò che desideriamo è la nostra intenzione, la nostra intenzione è la nostra volontà,<br />

come è la nostra volontà così è la nostra azione, come è la nostra azione, così è il nostro<br />

destino.<br />

Ayurveda è una parola sanscrita, composta da ayur e Veda, ayur significa Vita e Veda<br />

significa Scienza, quindi è la Scienza della Vita.<br />

La vita è l’unione funzionale dell’anima, della mente e del corpo, questo insieme funzionale<br />

può essere considerato come un essere completo che proviene dalla coscienza<br />

universale, e la vita è il processo di un’entità che evolve da un essere molto sottile.<br />

L’intelligenza proviene da una rete di soggettività e oggettività, manifestazioni soggettive<br />

e oggettive della stessa coscienza, la saggezza codificata.<br />

La vita si può comprendere solo se noi ampliamo il nostro orizzonte e le nostre percezioni<br />

interiori.<br />

Il nostro corpo è costituito dal corpo fisico, dalla mente e dall’anima in una dimensione<br />

di tempo e di spazio, e questo nostro essere si trasforma nel tempo e nello spazio.<br />

Quindi il nostro corpo è un’entità effervescente, è una globalità funzionale e completa<br />

che pulsa sempre come le bollicine di acqua in ebollizione, è in continuo flusso e in<br />

ogni momento cambia e in ogni momento si rigenera.<br />

Il corpo è un insieme di atomi che formano molecole, le molecole danno luogo alle cellule,<br />

le cellule a tessuti, i tessuti ad organi. Questo corpo è una rete dinamica in continuo<br />

flusso ed è un’ espressione dell’intelligenza.<br />

In ogni momento le nostre cellule sono in funzione, in ogni momento sono in trasformazione,<br />

ogni momento nuove cellule si formano e le vecchie se ne vanno, dietro a<br />

tutto questo c’è un’Intelligenza.<br />

Il 98% del nostro corpo cambia nell’arco di un anno, è un processo intelligente e<br />

cosciente. Quindi la salute per l’Ayurveda è esprimere la propria natura.<br />

La salute è uno stato naturale di profonda armonia ed equilibrio, è uno stato dinamico<br />

che si mantiene attraverso una sana consapevolezza, quindi per creare la salute<br />

dentro di noi abbiamo bisogno di aprirci alla saggezza antica, aprirci alla profonda<br />

saggezza interiore, a un nuovo d tipo di conoscenza basata su un concetto più profondo<br />

della vita.<br />

La salute è l’espressione della gioia interiore che dovrebbe sempre accompagnarci in<br />

tutti i momenti, è uno stato di benessere positivo dentro di noi, che esprime il nostro<br />

equilibrio.<br />

La salute è un processo sottile e dinamico, è insieme salute spirituale, mentale, sensoriale,<br />

corporale.<br />

La salute spirituale pervade tutte le cellule, è nella mente e nei sensi del corpo, ingloba<br />

tutto nel corpo in un cerchio di energia, in questa dimensione la saggezza comin-<br />

57 •


cia a funzionare e di conseguenza si è in uno stato di benessere.<br />

La biologia molecolare è guidata dalla consapevolezza cosciente, la biochimica del<br />

corpo è il prodotto della consapevolezza; coltivando positivamente la nostra coscienza<br />

raggiungiamo uno stato più elevato di salute, uno stato trascendente di consapevolezza<br />

che è chiamato salute spirituale.<br />

È nello stato trascendente della meditazione che si può iniziare un processo di evoluzione<br />

dentro di noi.<br />

La mente a sua volta ci dà il senso di esistere, convinzioni, pensieri, emozioni che creano<br />

reazioni biologiche che sostengono la vita in ogni cellula.<br />

Ci sono tanti impulsi che ci distraggono, ci fanno andare su e giù. Facciamo un esempio<br />

per quanto riguarda le emozioni. Immaginiamo che un treno faccia un incidente,<br />

e vi siano alcuni sopravvissuti, fra questi ci sono quattro tipologie di persone, alcune<br />

non useranno più il treno perché avranno una profonda paura, altre utilizzeranno<br />

ancora il treno, ma non sulla stessa linea, altre prenderanno il treno, ma quando si troveranno<br />

sul luogo dell’incidente cominceranno a sudare, a tremare e a stare male,<br />

mentre altre ancora non avranno nessun problema a utilizzare nuovamente il mezzo.<br />

Tutto questo si chiama memoria cellulare, è il trauma emozionale che entra nella cellula.<br />

Ogni giorno viviamo qualche emozione o qualche pensiero e tratteniamo queste<br />

emozioni di paura, però camminiamo con un corpo nuovo. Per questo motivo dobbiamo<br />

essere molto dolci con i sentimenti, le emozioni e i pensieri per lasciare questo tipo<br />

di impulsi nella memoria.<br />

Entrando lentamente all’interno delle facoltà mentali possiamo arrivare a uno strato<br />

più profondo e trovare la tranquillità e la calma. Il coltivare pratiche sottili con la<br />

mente aiuta a rompere i blocchi e a purificare l’intero sistema e permette di raggiungere<br />

uno stato ottimale di salute.<br />

Invece di creare coscientemente la malattia, potremmo consapevolmente creare la<br />

salute e l’equilibrio.<br />

Per quanto riguarda la salute sensoriale, sappiamo che gli organi sensoriali devono<br />

lavorare con tutte le informazioni grezze che ci sono intorno a noi. Tutto ciò che vediamo,<br />

che tocchiamo, che sentiamo, che gustiamo, che odoriamo è stato selezionato da<br />

una riserva infinita di energie vibranti, quindi la percezione è il primo e più importante<br />

passo nella trasformazione dei dati grezzi dell’universo.<br />

È una trasformazione dell’input grossolano a livello sottile, quindi i sensi sono importanti<br />

e funzionano come un ponte tra il fenomeno soggettivo e oggettivo e viceversa.<br />

Facciamo un esempio: ci sono dieci bambini seduti in una stanza e ad ognuno di essi<br />

viene dato un CD da guardare in un’ora, ma questi dieci bambini cominceranno a litigare<br />

tra loro per scegliere il cd e proporre il proprio. Questa è l’interazione sensoriale.<br />

Ci sono bambini che hanno preferenza per il blu o per il rosso senza veramente gustare<br />

il colore, e questa si chiama indulgenza sensoriale.<br />

La percezione sensoriale influenza il sistema cellulare a livello profondo, quindi l’intossicazione<br />

sensoriale è un problema serio di salute della società di oggi. Ad esempio, la<br />

televisione causa una super stimolazione degli organi sensoriali. Dobbiamo quindi sviluppare<br />

e coltivare un processo di consapevolezza sensoriale, imparare a distaccarci da<br />

una realtà soggetto/oggetto e dall’interazione fra questi, avere la maestria dei sensi<br />

per raggiungere uno stato di salute sensoriale, di felicità.<br />

Per quanto riguarda la salute corporale, possiamo renderci conto facilmente del nostro<br />

corpo e delle sue parti in forma grossolana.<br />

Tutto il sistema corporeo funziona costantemente ed è in continua trasformazione.<br />

L’armonia di queste funzioni corporali si chiama salute corporea. È molto importante<br />

seguire una routine costante.<br />

•58


L’armonia è uno stato relativo, fatto di ritmo interiore ed esteriore. Il tempo, l’età, l’alimentazione,<br />

la dieta, le attività fisiche e le abitudini, tutto influisce su questo fenomeno.<br />

Per raggiungere lo stato di salute corporale abbiamo bisogno di una conoscenza dettagliata<br />

e di seguire una pratica.<br />

Abbiamo fatto una ricerca somministrando una medicina particolare al mattino e alla<br />

notte. La medicina data di notte o data al mattino ha effetti diversi, e questo si chiama<br />

biologia del tempo.<br />

Abbiamo bisogno di dormire di mangiare secondo determinati orari, la biologia funziona<br />

in questo modo.<br />

La salute è qualcosa di più dell’assenza della malattia, c’è un’ampia gamma fra salute<br />

e malattia in cui la persona non può essere considerata né in buona salute, né malata.<br />

Lo stato di salute di gran parte della gente d’oggi cade su vari punti di una linea continua,<br />

quindi salute e malattia non sono compartimenti separati.<br />

Se non si dorme bene, se non libera con regolarità l’intestino, cosa succede dopo due<br />

o tre giorni? Si comincia a stancarti, ad avere mal di testa e problemi per dormire e<br />

tutto il corpo comincia ad agitarsi, poiché tutto è in relazione.. Abbiamo bisogno di<br />

considerare la salute e la malattia in un modo nuovo.<br />

La vita è un’interazione costante di tre livelli, un fenomeno temporale che porta a<br />

cambiamenti di percezioni sensoriali o mentali, se queste sono corrette, allora saremo<br />

in buona salute, se non sono salubri per eccesso o per scarsità, o se sono sbagliate questo<br />

causerà un’interazione poco sana, magari dando luogo a bulimia o ad anoressia.<br />

Facciamo un altro esempio, la percezione tattile, se noi tocchiamo il nostro corpo con<br />

amore questo darà una percezione diversa. Se un bambino è molto arrabbiato, bisogna<br />

accarezzarlo sulla testa, e poi accarezzarlo sulla schiena dolcemente e immediatamente<br />

si calmerà.<br />

La stessa cosa si fa in ospedale o in casa, se abbiamo un paziente asmatico lo si può<br />

accarezzare dolcemente sulla schiena, e comincerà a piangere e vivrà un nuovo sentimento,<br />

c’è sempre bisogno dell’amore.<br />

È determinante la saggezza o la sua mancanza, per esempio, se ci sono tre persone che<br />

subiscono lo stesso incidente, ognuna reagisce diversamente, e la reazione è proporzionale<br />

alla saggezza personale: lo si interpreta come una minaccia oppure come<br />

un’opportunità, questo dipende dalla conoscenza interiore o saggezza.<br />

Nella vita quotidiana gli stimoli ambientali creano una reazione psicologica e fisiologica,<br />

si hanno reazioni nell’ipotalamo, nel sistema endocrino, nel sistema nervoso autonomo,<br />

e tutto questo produrrà un effetto a lungo termine che cambia il sistema immunitario.<br />

La percezione del corpo può migliorare ovvero causare la malattia, quindi la nostra psicologia<br />

e la fisiologia reagiscono all’ambiente eatuttiglistimoli esterni, percependoli<br />

come una minaccia oppure no. La nostra percezione è determinata da quanto siamo<br />

in contatto con la parte più profonda della nostra natura.<br />

Se la nostra salute è predominante, gli avvenimenti esterni non vengono percepiti<br />

come minacce, e in uno stato di consapevolezza basato sull’essere, la memoria della<br />

globalità del nostro essere interiore non va perduta. Le fluttuazioni della vita non<br />

faranno perdere di vista la nostra essenza invincibile, la nostra natura.<br />

Per capire come sviluppare questa saggezza interiore, analizziamo il nostro stato di<br />

salute.<br />

La valutazione della condizione di salute è individuale e basata su un sistema totale.<br />

L’individuo è considerato in uno stato di armonia relativa o meno, quindi la relatività<br />

è molto importante, la relatività mattutina, la relatività durante il giorno, oppure quel-<br />

59 •


la della sera o della notte sono diverse.<br />

L’obiettivo della salute è di stimolare la capacità terap<strong>eu</strong>tica dentro di noi, come stabilire<br />

un equilibrio, come tranquillizzare gli impulsi e raggiungere il rilassamento sui<br />

vari livelli, come stimolare il sistema di purificazione naturale e come ringiovanire il<br />

nostro sistema.<br />

Per raggiungere questo stato abbiamo bisogno di studiare l’essere, è necessario scoprirsi,<br />

scoprire la natura interiore, tutto questo è conosciuto come lo studio della costituzione,<br />

è un processo che ci aiuta a scoprire il corpo unico sensoriale, mentale ed emozionale<br />

e la sua natura, perché ognuno di noi è diverso nello stato mentale, nelle percezioni,<br />

nelle condizioni del corpo.<br />

Tutta la vita opera attraverso l’energia biologica e queste forze sono chiamate Vata,<br />

Pitta e Kapha<br />

Lo studio della costituzione ci indica i mezzi ed i metodi per mantenerci in buona salute.<br />

Vediamo la costituzione Vata.<br />

Il principio Vata controlla il movimento dell’energia cinetica che pervade il corpo sottile,<br />

ed è in relazione agli elementi aria ed etere; per esempio, le persone magre spesso<br />

hanno tanti pensieri, un sonno che si interrompe facilmente, nella meditazione<br />

hanno difficoltà a tranquillizzare la mente, hanno difficoltà a chiudere gli occhi, hanno<br />

una paura profonda, ora, queste persone per fare meditazione hanno bisogno di una<br />

tecnica specifica per loro, come anche di un’alimentazione speciale.<br />

Caratteristica di questa costituzione è l’entusiasmo, sono vivaci di natura, hanno una<br />

mente molto attiva, a volte irrequieta, con molta immaginazione, tendono ad essere<br />

troppo recettivi, si affaticano facilmente e tendono a costiparsi.<br />

Come possiamo bilanciare tutto questo? È importante che seguano una routine regolare<br />

e tranquilla, che vadano a letto presto, mangino sempre allo stesso orario, vadano<br />

al bagno regolarmente, si coprano bene quando fa freddo, bevano spesso liquidi<br />

tiepidi, non prendano stimolanti, preferiscano alimenti dolci, aspri o salati.<br />

Le persone con la costituzione Vata a volte hanno la tendenza ad indulgere troppo<br />

anche nella meditazione e nell’esercizio fisico e questo produce problemi psicologici e<br />

fisiologici.<br />

Passiamo alla costituzione Pitta.<br />

L’energia Pitta controlla il metabolismo, pervade il corpo mentale, è un’energia dominata<br />

dall’elemento fuoco.<br />

Queste persone nelle loro attività sono molto precise e ordinate, si irritano e si arrabbiamo<br />

facilmente, a loro non piace saltare i pasti, amano gli alimenti freddi e ghiacciati,<br />

hanno un intelletto molto acuto e una parlata molto articolata, sono molto esigenti,<br />

hanno la pelle sensibile, non tollerano il caldo e quindi la loro chiave per raggiungere<br />

l’equilibrio è la moderazione, non prendere caldo eccessivo né esporsi troppo al<br />

sole, non bere alcool o fumare e bere caffè, preferire cibi dolci, astringenti e amari,<br />

non fare eccessive attività, finire il lavoro in tempo per prevenire lo stress, non saltare<br />

i pasti, non mangiare i cibi speziati, aspri o salati.<br />

Quando queste persone soffrono di mal di testa molto forte, non devono bere caffè<br />

né mangiare cibi acidi o yogurt.<br />

Passiamo alla costituzione Kapha.<br />

Questo tipo di energia controlla la struttura e l’alimentazione, è un’energia coesiva ed<br />

ha predominanza degli elementi acqua e terra.<br />

Queste persone tendono a ingrassare facilmente e a perdere peso con fatica, sono<br />

calmi, a volte anche noiosi, hanno la pelle ben lubrificata, hanno la digestione lenta e<br />

sono possessivi ed attaccati alle cose, hanno bisogno di dormire tanto, non amano le<br />

•60


stagioni fredde e umide, hanno un‘ottima perseveranza e un livello di energia molto<br />

costante.<br />

Come prevenire gli stati di squilibrio dei Kapha? La loro chiave è la stimolazione, non<br />

devono dormire né riposare troppo, devono preferire cibi con spezie ma astringenti,<br />

fare molto esercizio fisico, cercare la varietà nella vita, non mangiare troppo specialmente<br />

cibi pesanti o grassi, e tenersi caldi quando fa freddo.<br />

Le persone con predominanza Kapha, se chiudono gli occhi per meditare possono<br />

addormentarsi. Vata invece ha difficoltà a chiudere gli occhi. I Pitta sono una via di<br />

mezzo.<br />

Per il tipo Kapha la meditazione deve cominciare con la stimolazione e con una respirazione<br />

che produca un suono leggero e vibrante, oppure con la musica.<br />

Queste persone se mangiano troppo formaggio, banane, yogurt e gelati hanno una<br />

ritenzione, quindi il loro sistema ha bisogno di essere stimolato, la loro psicologia e il<br />

corpo fisico vibrano allo stesso modo.<br />

Invece i Vata hanno bisogno di calmare la loro vibrazione, devono calmarsi. Bisogna<br />

scoprire la propria costituzione<br />

Intervento: In questa dimensione della medicina ayurvedica che considera l’ equilibrio<br />

tra mente, corpo e spirito, una tipologia ha maggiore difficoltà per raggiungere l’equilibrio,<br />

o i tre tipi possono raggiungere l’equilibrio allo stesso modo? Alcuni presentano<br />

per loro caratteristica maggiori difficoltà?<br />

Risposta: Ogni costituzione ha la capacità potenziale di sviluppare uno stato di armonia<br />

ed equilibrio. Se la costituzione è Kapha, la persona ha una tendenza ad aumentare<br />

le qualità Kapha. Normalmente fa una vita sedentaria, mangia cibi che aumentano<br />

le qualità Kapha, ha tendenza a ritirarsi, a diventare silenzioso, a essere pigro, accumula.<br />

Quindi deve cercare di stimolare il suo sistema per armonizzarlo. Deve cambiare<br />

il suo sistema di alimentazione, cambiare la respirazione, fare molti esercizi fisici o<br />

yoga, fare un tipo di meditazione stimolante, ha bisogno di caldo durante l’inverno.<br />

Questo produce un’armonia a livello sensoriale, psicologico, mentale e spirituale. Ogni<br />

costituzione può raggiungere la sua armonia, però, la costituzione Vata è molto fragile,<br />

flessibile, quindi ha bisogno di avere un approccio un po’ diverso. Per esempio,<br />

quelli che sono timorosi e timidi, sono di dominanza Vata e sono anche estremamente<br />

reattivi. Quando subiscono un trauma, sia a livello psico-emozionale, che sensoriale,<br />

o fisico, lo trattengono a lungo. Se vogliono meditare, lo fanno in modo forzato.<br />

Perciò vediamo che è necessario trovare un sistema diverso per ogni tipo di costituzione.<br />

Domanda: La dieta vegetariana è adatta ad ogni tipologia, Kapha, Pitta e Vata?<br />

Risposta: Si, va bene per tutti e tre i tipi di costituzione, però dobbiamo classificare il<br />

cibo. Abbiamo per esempio i cibi acidi/aspri come lo yogurt, l’aceto, le arance, l’ananas.<br />

Questo tipo di cibo, come le spezie, non fa molto bene alla tipologia Pitta. Però<br />

molto dipende della quantità assunta, dal momento in cui si mangia e dalle combinazioni<br />

alimentari. Per esempio, la tipologia Vata, se mangia fagioli e legumi, tendenzialmente<br />

produce gas. Però, se si aggiungono cardamomo, zenzero e cumino mentre si<br />

cucina, e si mangia mentre è caldo, questo aiuta la digestione. Ci sono anche tante persone<br />

che hanno difficoltà a digerire il latte. Non bisogna mai bere il latte a stomaco<br />

vuoto quando è freddo. Si può aggiungere al latte un po’ di cannella o zenzero e quindi<br />

scaldarlo, o portarlo ad ebollizione. Questo aiuta la digestione. In questo modo<br />

61 •


adattiamo l’alimentazione alla costituzione.<br />

Domanda: Come si pone il medico ayurvedico davanti ai problemi come nevrosi, psicosi,<br />

o borderline?<br />

Risposta: Nei problemi psicologici, psichiatrici o di psicosi facciamo una divisione tra<br />

malattie gravi, post-traumatiche e problemi di personalità comportamentali (come la<br />

depressione). Ci sono diverse problemi. Ma qual è l’approccio dell’Ayurveda?<br />

Prima vediamo la storia dettagliata dell’individuo, la sua routine quotidiana, i ritmi del<br />

sonno, ecc., dall’infanzia al momento presente. Valutiamo il tutto e poi decidiamo la<br />

terapia che può essere un counselling familiare, lo studio del quadro astrologico, consigli<br />

di alimentazione per disintossicarsi o purificazioni. Si possono somministrare n<strong>eu</strong>rotonici.<br />

Questo è quello che possiamo fare per i casi di psicosi.<br />

Ci sono alcuni casi psicotici seri come schizofrenia, oppure manie, per i quali non abbiamo<br />

terapie che funzionano. Abbiamo avuto successo, invece, con schizofrenia residuale,<br />

come bulimia o anoressia. In questi casi la terapia è funzionale.<br />

Domanda: Ci può parlare della migliore dieta vegetariana per i bambini? Specialmente<br />

per i ragazzi piccoli fino a 14-15 anni? Qual’è la sua opinione?<br />

Risposta: Per i bambini piccoli c’è bisogno di un’alimentazione integrata con carboidrati,<br />

proteine e legumi. Il problema è che tanti bambini hanno difficoltà a digerire il<br />

latte, hanno intolleranze al latte, o altre allergie alle proteine. Però in generale, ai<br />

bambini dobbiamo dare latte e cereali facilmente digeribili, e proteine preparate e<br />

cucinate in modo corretto. Se c’è un’allergia di qualsiasi tipo, troviamo che è dovuta<br />

alla digestione, o alle combinazioni alimentari.<br />

Il mio consiglio per i bambini è di prendere un po’ di zenzero e bollirlo nell’acqua, poi<br />

aggiungere un po’ di quest’acqua al latte e questo sarà di aiuto alla digestione. Se il<br />

cibo non è digerito in modo corretto, possono innescarsi dei meccanismi: uno è nutrizionale,<br />

un altro è che il cibo in sé diventa una tossina, e in seguito si sviluppa una<br />

malattia autoimmune. Dobbiamo anche considerare il carattere dei bambini e degli<br />

adolescenti. Dovremo vedere che abitudini hanno - quando vanno in bagno, quanto<br />

acqua bevono, se hanno l’abitudine di bere coca-cola o altro. Dobbiamo equilibrare la<br />

loro alimentazione se sono vegetariani. Per esempio, se vogliamo dare dello yogurt ai<br />

bambini o agli adolescenti, dobbiamo chiedere loro di non prenderlo direttamente dal<br />

frigorifero, ma mangiarlo dopo un po’ a temperatura ambiente, e di non mangiarlo a<br />

stomaco vuoto. Si può aggiungere un po’ di pepe nero e mischiarlo insieme, questo<br />

aiuta a digerire lo yogurt. Insieme al pepe nero, possiamo aggiungere cannella o cardamomo.<br />

Anche questi agevolano la digestione.<br />

Domanda: Nelle malattie immunitarie cosa si ottiene con l’ayurveda?<br />

Risposta: Ci sono diversi tipi di malattia che sono in rapporto con le difese immunitarie,<br />

come l’artrite r<strong>eu</strong>matoide, la sclerosi multipla, lo scleroderma, il lupus r<strong>eu</strong>matoso<br />

plurisistiemico, la dermatobiozite, in questi casi dobbiamo analizzare la digestione<br />

perché le molecole della proteine non digerite bene entrano in circolazione nel sistema.<br />

E questo è una delle cause principali di queste malattie. Dopo molto tempo, un po’<br />

alla volta cominciano a circolare nel sistema. Poi si formano anticorpi che danno origine<br />

a disturbi immunitari. Però dietro a queste malattie spesso c’è una causa psicologica<br />

molto rilevante, o un blocco emozionale, o ci sono molti pensieri di tipo emotivo<br />

•62


che non trovano una via di sfogo. Anche questo è una delle cause delle malattie del<br />

sistema immunitario. Anche le malattie iatrogene sono in relazione alle malattie del<br />

sistema immunitario.<br />

Domanda: Come influisce la memoria cellulare dei nostri genitori su di noi?<br />

Risposta – Questo si chiama trasformazione karmica, entra in modo karmico da generazione<br />

in generazione.<br />

Intervento: Nell’omeopatia si trovano le costituzioni legate alla struttura fisica minerale<br />

della persona, a seconda delle caratteristiche minerali dell’osso, per cui si parla di<br />

struttura carbonica, fosforica o fluorica, naturalmente se è in eccesso il carbonato di<br />

calcio o il fosfato di calcio o il fluorato di calcio, che devono essere in un certo equilibrio,<br />

o altrimenti si parla anche di strutture tubercolinica, psorinica e luosinica.<br />

Luosinica è legata alla lue e alla sifilide perché dà determinate caratteristiche.<br />

Tubercolinica perché è legata alla caratteristica del tubercolare, cioè una persona longilinea<br />

con un certo tipo di struttura facilmente va incontro a delle malattie di tipo<br />

tubercolare, mentre invece il luesinico è una persona che spesso non presenta buone<br />

proporzioni e ha tendenza alla follia, ma allo stesso tempo alla genialità. Lo psorinico<br />

invece è colui che tende alla psora.<br />

La psora nella tradizione omeopatica sarebbe la scabbia, che è una malattia cutanea.<br />

La persona tende ad ingrassare e quindi dovrebbe essere vicina al tipo Kapha.<br />

La stessa classificazione si trova nella medicina ufficiale, poco utilizzata, quando si<br />

parla di longilinei, brevilinei e normolinei divisi in stenici e astenici, cioè forti e deboli.<br />

Ora chiaramente è un discorso abbastanza lungo, ma è anche importante per la medicina<br />

tenere conto che una persona in base alla sua costituzione può andare incontro a<br />

determinate malattie, e quindi si può prevenire l’insorgenza di altre malattie in queste<br />

persone. Vedo che anche la tradizione orientale, con mio grande piacere, ha raggiunto<br />

gli stessi risultati.<br />

Domanda: Che tipo di meditazione è raccomandata per il Vata?<br />

Risposta: È bene prima fare una respirazione lenta, una focalizzazione lineare, non<br />

contrastare i pensieri che entrano nella mente, aspettare che rallentino, questo aiuta<br />

a raggiungere uno stato di tranquillità. Se si cerca di bloccare i pensieri, succede che<br />

arrivano tanti impulsi. Un Vata dovrebbe massaggiarsi la testa, la faccia e sedersi a<br />

meditare.<br />

La chiave è dolcemente e lentamente.<br />

Domanda: Che cosa consiglierebbe per il dosha predominante?<br />

Risposta: In genere il dosha predominante può alterarsi secondo l’età, la professione<br />

e l’atteggiamento, e in base a questo possiamo decidere il tipo di meditazione. Per<br />

esempio, se si pratica una respirazione in modo forzato questo aumenta l’energia solare,<br />

se si chiude la narice sinistra e si respira attraverso la destra questo aumenta l’energia<br />

solare.<br />

Chi ha Kapha predominante può fare una respirazione più energica e effettuare queste<br />

respirazioni attraverso la narice destra.<br />

Namastè<br />

63 •


Sigfrid Camana,<br />

Presidente Ass. Nazionale Architettura biologica<br />

La casa in noi e intorno a noi.<br />

Vi avverto subito: se qualcuno pensa di addormentarsi, facciamo i conti! Nel senso<br />

che vi osserverò uno per uno, perché qualcuno mi ha detto guarda che qui tendono<br />

ad addormentarsi e siccome mi sento a casa, e vi ringrazio per questo, io<br />

ho un mio modo di agire, intanto non riesco a star fermo, ho bisogno di prendere contatto,<br />

quindi mi alzerò, ma non vi preoccupate è una questione caratteriale.<br />

Voglio anche dirvi che io parlo in modo molto semplice, non perché temo che non mi<br />

comprendiate, ma perché sono io che sono un sempliciotto e ho bisogno di parlare in<br />

modo semplice perché quello che ho da dire ha a che fare col buon senso.<br />

Siccome la Natura ha dato a noi tutti il buon senso, non è che dobbiamo fare chissà<br />

che cosa per guadagnare altro buon senso. In realtà ho dei dubbi, forse qualcuno che<br />

sta al di sopra, che decide, avrebbe bisogno di qualche spinta in questa direzione, cioè<br />

passare dalla complessità alla semplicità, perché alla fine dobbiamo sempre ritornare<br />

alle nostre radici per poter poi proporre, incominciare da capo per poi arrivare ad un<br />

traguardo piuttosto semplice, perché i nostri percorsi, almeno quelli che io intendo<br />

percorrere con voi tenendovi per mano, sono percorsi semplici, dalle radici ad oggi, ma<br />

questo non significa tornare indietro, bensì riflettere e portarsi dietro la memoria,<br />

questo mi interessa. La memoria che significa tanta esperienza.<br />

Ieri, durante i due interventi ho preso degli spunti e mi sono accorto che molte riflessioni<br />

sono le stesse riflessioni che io applico all’architettura.<br />

La domanda finale che ha fatto la Prof. Chessa: “Può la letteratura salvare l’umanità?”,<br />

io questa stessa domanda la propongo mettendoci l’architettura: “Può l’architettura<br />

salvare l’umanità?”<br />

Se consideriamo l’architettura come la maggiore espressione della cultura di un popolo,<br />

l’India fa eccezione, almeno i testi antichi, i Veda, mettono l’agricoltura al primo<br />

posto, prima l’agricoltura poi l’architettura.<br />

E anche questa affermazione ha un suo senso, perché il primo messaggio che vorrei<br />

trasmettere si riferisce a me personalmente e poi capirete per quale motivo: io sono la<br />

mia prima casa. Per costruire me, la mia prima casa, devo alimentarmi in modo corretto<br />

e con qualità.<br />

Per alimentarmi in modo corretto e con qualità, evidentemente ho bisogno che la terra<br />

venga rispettata, che possa dare i frutti in modo naturale e non, come spesso succede,<br />

costringendola a produrre, facendole la guerra.<br />

Se osservate, almeno nei nostri paesi così detti civilizzati, i macchinari e gli attrezzi che<br />

si usano oggi in campagna sono tutt’altro che naturali, sono mezzi da guerra, non<br />

hanno rispetto per la terra.<br />

Io sono figlio della terra nel vero senso della parola, perché in me ho minerali, metalli,<br />

acqua, cioè tutti gli elementi che si trovano nella terra li trovo anche in me, in questo<br />

senso sono effettivamente figlio della terra, e stranamente nelle stesse proporzioni<br />

che si trovano nella terra. Stranamente? Ci può far riflettere.<br />

Mi rendo conto che sto dicendo delle cose talmente ovvie per voi che avete già un percorso<br />

illuminato, ma forse tutto questo aiuta me a prendere più coscienza, perché<br />

•64


effettivamente dovremmo esaminarci giorno per giorno.<br />

Qualcuno già si chiede: “Ma questo è un architetto o è un pazzoide?”. Io sono soprattutto<br />

un uomo, prima di essere un architetto, sono nella mia prima casa. Anche il medico<br />

ha la sua prima casa e lui la cura in un altro modo, ma alla fine l’obiettivo è lo stesso,<br />

cioè vogliamo avere la nostra casa sana per poter poi, nel mio caso, proporre altre<br />

case sane che rispecchino un po’ la mia casa.<br />

Perché figlio della terra, perché prima casa, perché effettivamente è un discorso che<br />

continua, la mia prima casa cresce e aiuta a crescere i miei figli o i miei amici, i figli dei<br />

miei amici, e i materiali con i quali questa casa è costituita sono della stessa sostanza<br />

della terra.<br />

Allora è ovvio da questo discorso che la casa ecologica per eccellenza dovrebbe essere<br />

una casa di terra. Mi rendo conto che in molti paesi sudamericani e in molti paesi come<br />

l’India, che appartengono ad un mondo che non è molto evoluto e dove c’è ancora<br />

molta miseria, il materiale terra, in effetti, è l’unico materiale disponibile, ma è anche<br />

il materiale più compatibile col nostro essere, perché è la nostra sostanza.<br />

Quindi alla domanda: “Com’è una casa ecologica?” o meglio “Come posso realizzare<br />

una casa ecologica?” rispondo nel seguente modo: idealmente la casa ecologica la<br />

posso costruire incidendo con molta attenzione e con molta umiltà la pelle del nostro<br />

pianeta, sollevo la pelle, sistemo dei sostegni e mi infilo sotto, ed ecco la casa ideale.<br />

Domani che la casa non serve più, che io stesso non servo più, che biologicamente termina<br />

il mio ciclo, togliamo i paletti e il tutto ritorna pelle del pianeta, io ritorno nel<br />

grembo di madre terra.<br />

Questo è un messaggio chiaramente di ordine filosofico, però facciamo un passo un<br />

po’ più incisivo, più nella realtà: incido la pelle del pianeta, faccio lo scavo, col materiale<br />

dello scavo mi costruisco la casa.<br />

Voi penserete che sia un po’ pazzerello. No! In realtà è così, io vi posso fare poi degli<br />

esempi pratici.<br />

Mi scuso perché le proiezioni non sono come speravo, perché la tecnologia a volte non<br />

riesce a dare risalto. Era meglio il sistema vecchio col proiettore e le diapositive. Più<br />

andiamo avanti e più dovremmo andar meglio, ma in realtà alle volte si peggiora, cioè<br />

ci specializziamo, sappiamo tutto di tutto, ma l’uomo è sempre quello che viene messo<br />

un po’ in disparte, non interessa l’uomo nel suo insieme.<br />

Sono cattivo? La mia cattiveria è solo per stimolare, in realtà tutte le mie accuse o le<br />

mie denunce non vogliono essere negative, per ogni denuncia ho poi una proposta<br />

positiva, quindi non vi preoccupate più di tanto.<br />

Dicevo, in medicina l’uomo non interessa più, ma interessa il piede, il dito, il cuore, la<br />

testa, ecc., ma dell’insieme potremo anche farne a meno, è questo a cui ci porta l’alta<br />

specializzazione.<br />

Ecco, ho detto la mia sulla medicina in generale, poi però devo dire che in medicina<br />

abbiamo fatto tanti di quei progressi sulla diagnostica e su tanti altri aspetti, che<br />

dovremmo solo ricordare appunto di tirar fuori dal cassetto, l’uomo nel suo insieme.<br />

In realtà la specializzazione può essere utile per certi aspetti, è come la tecnologia. Ma<br />

questo progresso esasperato cosa ci porta? Ci porta un sacco di scompensi se ne abusiamo,<br />

ma se riusciamo a riflettere e a ragionare, questi progressi potrebbero essere<br />

utilizzati in modo più interessante, la stessa cosa vale per la medicina, ovviamente.<br />

Quindi, è proprio l’uso che ne facciamo, è questo che dovrebbe farci riflettere.<br />

Questa proposta della casa in terra la vedremo dopo, vi farò vedere un esempio o più<br />

esempi. Quello che a me interessa far capire è che questo modello dei due messaggi<br />

che sembrano un po’ troppo svampiti, in realtà personalmente mi servono di controllo.<br />

65 •


Cioè, quando progetto, seguo mentalmente questo processo e vedo quanto sono vicino<br />

a questa idea, chiamiamola originale, perché più mi sposto da questa idea e più mi<br />

allontano dall’ecologia.<br />

Allora è evidente che tutti i materiali che appartengono a questa pelle del pianeta<br />

vivo, che è la nostra Terra, saranno sicuramente materiali compatibili, sono vicini<br />

all’uomo, sono della stessa sostanza dell’uomo, insisto su questo aspetto. E quindi i<br />

materiali che si usavano una volta, pietra, paglia, terra, acqua, e anche legno, sono<br />

tutti materiali che appartengono alla pelle del pianeta.<br />

Se una volta l’architetto aveva a che fare con dieci o dodici materiali, oggi si trova di<br />

fronte a migliaia di materiali di origine petrolchimica, comunque di origine estranea<br />

alla pelle del pianeta.<br />

Quindi materiali che non sono, comunque, compatibili con l’uomo e non possiamo pretendere<br />

che lo diventino, sono materiali destinati a creare i famosi e futuri bubboni<br />

che da un giorno all’altro possono scoppiare, sono delle bombe chimiche ad orologeria,<br />

che ad un certo punto possono scoppiare.<br />

Pensate solo alle discariche, i problemi delle discariche, pensate alla campagna che ha<br />

già problemi con i rifiuti che sono in giro, che vengono bruciati dalla gente esasperata,<br />

pensate alle discariche delle quali non sappiamo nulla.<br />

Una ventina d’anni fa, ad Amburgo, hanno costruito su un bellissimo prato delle casette<br />

monofamiliari, casette a schiera, che poi sono state vendute I primi mesi qualcuno<br />

ha cercato di crearsi l’orticello per avere l’insalata, per avere la verdura sana, e ogni<br />

tanto si accorgeva che uscivano delle esalazioni molto sgradevoli, come delle bolle, ma<br />

c’è di peggio, i primi bambini sono nati deformi. Ho visto delle fotografie, bambini con<br />

un occhio, ecc., cose assurde.<br />

Cosa è successo? È successo che le case sono state costruite su una discarica dismessa<br />

tanti anni prima, dove si sono sviluppati dei gas difficili da analizzare.<br />

Con questo voglio dire che è non possibile prevedere che cosa può succedere un domani<br />

con la combinazione dei materiali chimici di vario genere, non c’è nessuno scienziato<br />

che sia in grado di prevederlo.<br />

Un altro esempio molto semplice e classico, una signora a Vienna è andata a fare delle<br />

compere, ha acquistato un prodotto per il bagno e un altro prodotto per pulire le piastrelle,<br />

casualmente i due prodotti sono venuti a contatto ed è successo l’ira di Dio, nel<br />

senso che questa signora è stata salvata per miracolo, perché si era creato un gas nervino.<br />

Questi sono i pericoli che oggi noi, o le nostre donne che vanno ad acquistare i prodotti<br />

sul mercato, ci portiamo in casa.<br />

Parlare oggi di casa pericolosa, è parlare dei nemici che ci portiamo a casa senza saperlo,<br />

senza aver nessun avviso, senza avere nessuna garanzia che non possa succedere<br />

qualcosa. Questa è la realtà!<br />

L’altro pericolo è il fuoco. Oggi ci tengono molto alle normative, tutti sono molto preoccupati,<br />

le case devono essere sicure, e su questo siamo d’accordo, devono avere delle<br />

caratteristiche di resistenza al fuoco.<br />

Ma personalmente mi innervosisco sempre di più di fronte a queste normative che<br />

comunque non sono sufficienti, perché oggi il rischio, in caso di incendio, non sta nel<br />

fuoco, bensì in quello che succede prima del fuoco, perché se io vedo il fuoco scappo,<br />

ma se io non vedo il fuoco e si formano delle esalazioni, posso sentirle o non sentirle,<br />

non tutti i veleni sono riscontrabili, né si possono odorare, ci sono dei veleni che sono<br />

assolutamente inodori, quindi si rischia la vita, si rischia di bruciarsi, di morire in un<br />

incendio senza aver visto il fuoco, perché chiaramente c’è una temperatura che porta<br />

a sprigionare questi gas, queste esalazioni, si perdono i sensi e poi arriva il fuoco e fa<br />

•66


il resto. Cose successe, purtroppo.<br />

Il problema non è molto ben gestibile, ci sono difficoltà enormi, allora il buon senso<br />

cosa mi dice? Mi dice che se c’è un minimo di dubbio, io scelgo l’altro materiale, scelgo<br />

un altro prodotto.<br />

Se voglio pulire il gabinetto posso usare l’aceto, la sabbia, ci sono alternative.<br />

Certo che se voglio fare la bella vita e non ho il tempo di pulire e di far tutte queste<br />

cose, allora vado in negozio a comprare la merendina già confezionata. In pratica non<br />

critico le persone, critico il modello di vita. Dovremmo riflettere sul modello di vita,<br />

come possiamo cambiare? Possiamo cambiare solamente rinunciando a certe cose.<br />

Voler la bella vita e voler la vita sana? I conti non tornano, c’è sempre qualcosa che non<br />

funziona, quindi dovremo trovare delle soluzioni fattibili.<br />

Ora dico una cosa che nel vostro ambiente forse non va bene, ma lo dico anche in altri,<br />

si mangia lo zampone e poi si va in sauna per dimagrire. La gente crede di poter andare<br />

in sauna per dimagrire ed espellere le tossine.<br />

Ma il nostro organismo è fatto in modo tale che ha bisogno di sudare per espellere le<br />

tossine, non è cosi? Altrimenti nella nostra evoluzione potremmo essere diversi, non<br />

avremmo bisogno delle mani, non avremmo bisogno di tante altre cose, ma non voglio<br />

entrare più di tanto in certi argomenti.<br />

Bene, non voglio tediarvi più di tanto. Avevo preparato alcune slide, non per fare pubblicità<br />

alla mia associazione ma solamente per farvi capire la nostra filosofia.<br />

È un’elaborazione di disegni rupestri della Val Canonica che risalgono al paleolitico, c’è<br />

una rappresentazione in cui si vede il sole, si vede la casa a mo’ di palafitta e il tutto<br />

somiglia un po’ all’uomo.<br />

Infatti noi tendiamo a questa armonizzazione tra natura, sole, luna e tutto il cosmo, la<br />

casa che diventa appunto anche uomo, ecco il perché dell’affermazione “io sono la<br />

mia prima casa”. Trovo che sia una elaborazione grafica riuscita.<br />

Spiego un attimo perché noi la chiamiamo architettura bioecologica: bios = vita, l’aria<br />

che respiriamo nelle nostre case spesso è più inquinata di quella esterna, perché portiamo<br />

all’interno delle nostre case dei materiali, delle sostanze che sono assolutamente<br />

non compatibili col nostro organismo.<br />

Mi direte: “Ma è lo stato che dovrebbe pensarci”. Noi siamo lo stato, noi dovremo proporli,<br />

noi dovremo fare le cose, non deleghiamo ad altri.<br />

Le scuole, visto che ieri abbiamo parlato di formazione, le scuole siamo noi, non possiamo<br />

pretendere che gli insegnanti facciano tutto, siamo noi genitori che dobbiamo<br />

pensarci e lavorare insieme agli insegnanti.<br />

Pensare che lo stato vi possa garantire, è impossibile, lo so che ci aspettiamo questo,<br />

ma è impossibile, dobbiamo essere noi a proporci e dobbiamo essere noi responsabili.<br />

Chi prende coscienza deve assumersi la responsabilità e dobbiamo iniziare sempre noi,<br />

io. La mia prima casa, sono io quello che deve essere responsabile, non posso pretendere<br />

dall’altro, posso solo sperarlo.<br />

L’altro termine è ecos = ambiente, e ora riusciamo a capire perché io come architetto,<br />

come progettista, come appartenente al settore dell’edilizia, devo assumermi le mie<br />

responsabilità e allora andiamo a vedere perché noi del settore edile siamo responsabili.<br />

Il 45% dell’energia prodotta in Europa viene utilizzata nel settore edilizio, il 50% dell’inquinamento<br />

atmosferico in Europa è prodotto dal settore edilizio, il 50% delle<br />

risorse sottratte alla natura è destinato all’industria edilizia, e il 70% - questo è un dato<br />

che vale per la Germania in particolare - dei prodotti usati annualmente dai paesi <strong>eu</strong>ropei<br />

ad economia avanzata proviene dal settore edilizio.<br />

Voi pensate all’industria automobilistica che ha una bella percentuale, pensate all’agri-<br />

67 •


coltura, ma pensate anche al settore edilizio, alla demenzialità, noi riscaldiamo le<br />

nostre case col petrolio e sono più di 50 anni che ci dicono che il petrolio dovrà finire.<br />

Il petrolio finisce e riscaldiamo col petrolio, è assolutamente demenziale Io non ci sto<br />

e siamo in tanti che non ci stanno, milioni, grazie a Dio, e allora dobbiamo agire in<br />

qualche modo. Noi cerchiamo di dare informazioni, cerchiamo di svegliare gli animi,<br />

facciamo corsi, prendiamo contatti con amministrazioni, cerchiamo di fare la nostra<br />

parte, ma non è sufficiente, perché il tempo passa.<br />

Vediamo subito di entrare un po’ nel vivo. È un momento delicato, e quando si parla<br />

di architettura, l’unica chance che abbiamo è quella di cambiare.<br />

Giorni fa sono stato a Matera, ai famosi sassi di Matera con due architetti, amici miei<br />

che sono rimasti entusiasti, perché è uno scenario molto interessante, e mi hanno<br />

detto: “Ma questa è la culla della civiltà”.<br />

Si, certamente, per certi versi è la culla della civiltà, perché dal buio andiamo alla luce.<br />

Avete presente i sassi? Sono delle abitazioni nelle grotte, ma queste grotte naturali<br />

sono state poi scavate, adattate come abitazioni e piano piano hanno aggiunto la casa<br />

all’esterno ed è nata una città, che poi è stata abbandonata perché si è degradata, e<br />

ora è diventata patrimonio dell’UNESCO, quindi patrimonio di noi tutti.<br />

Stanno riaggiustando, stanno rivitalizzando la città e quello che abbiamo visto noi tre<br />

è proprio l’evoluzione dell’umanità applicata alla città, dal buio della grotta all’architettura<br />

solare.<br />

L’architettura bioecologica non è un nuovo stile, attenzione, è solo una rilettura dell’architettura<br />

del passato. Anzi nego che esista l’architettura bioecologica, perché è<br />

l’architettura semplice, l’architettura con la A maiuscola.<br />

Ma abbiamo questa esigenza di parlare di architettura bioecologica, cosa ha causato<br />

questa necessità di mettere questi timbretti, questi suffissi?<br />

È evidente che sono cambiati i tempi, l’industria è diventata agguerrita, l’industria<br />

vuole il guadagno immediato senza pensare alle conseguenze negative a lungo termine,<br />

vuole favorire il più possibile l’applicazione senza preoccuparsi dei danni che provoca.<br />

Facciamo un esempio: se uso un barattolo di vernice o meglio di pittura ecologica può<br />

costare fino a 4 o 5 volte di più che non la pittura convenzionale, però attenzione, la<br />

pittura ecologica vale veramente il suo prezzo perché tutte le materie prime hanno il<br />

loro costo, se poi qualcuno è anche ecofurbo e ci guadagna di più è un altro paio di<br />

maniche.<br />

C’è sempre quella famosa parola “etica” che qualcuno mette da parte, in realtà<br />

dovremmo sempre metterla al centro: se vogliamo fare gli etici facciamo i prezzi onesti.<br />

Comunque ammettiamo che quattro volte tanto sia il prezzo onesto, perché non<br />

inquina. L’altro prezzo costa troppo poco, nel senso che i danni li dobbiamo pagare<br />

noi. È questa la differenza sostanziale, e il ragionamento sui costi va visto in questa<br />

ottica.<br />

Nel primo caso non facciamo danni e quindi paghiamo il giusto, nel secondo caso non<br />

paghiamo il giusto perché il danno è molto maggiore e lo dobbiamo pagare noi come<br />

società.<br />

La società paga i danni a favore di chi? Di un’industria che non meriterebbe di esistere,<br />

però oggi è così, se volessimo fare una conversione non la potremmo fare da un<br />

giorno all’altro.<br />

Ci sono diverse ditte che chiedono una nostra consulenza, ditte grosse che creano una<br />

linea verde, per noi invece il sogno sarebbe di cambiare completamente produzione,<br />

non solo avere la linea verde. Perché poi succede che presentano la linea verde e poi<br />

hanno anche l’altra che fa danno.<br />

•68


Che cosa preferireste? Che la ditta grossa continui a produrre in modo così negativo o<br />

è meglio che gradualmente si riesca a produrre una linea verde?<br />

Ovviamente il buon senso dice di incominciare intanto a fare la linea verde.<br />

Al nostro interno abbiamo anche avuto dei problemi perché alcuni non volevano lavorare<br />

con le ditte grosse e sostenevano che era meglio favorire i piccoli. Dal punto di<br />

vista logico, del buon senso, la ditta grossa fa tanti danni, la ditta piccola fa del bene,<br />

ma solo in un piccolo settore, quindi io vorrei aiutare sia la ditta piccola che la ditta<br />

grande.<br />

Non è facile far capire che anche il fatto di allacciare dei rapporti con grossi produttori<br />

ha un suo beneficio, non perché ci pagano, ma proprio perché il danno che possiamo<br />

evitare tramite le ditte grosse ovviamente è notevole.<br />

Vediamo un disegno che avrete visto forse anche in altre occasioni. In una casa convenzionale<br />

noi utilizziamo delle risorse come l’ elettricità o l’acqua; prendiamo il caso<br />

acqua perché è un elemento molto importante.<br />

L’acqua viene sfruttata, utilizzata, inquinata e poi ridata alla natura inquinata, questo<br />

nella casa convenzionale. Se prendiamo una casa ecologica, notiamo che non abbiamo<br />

più un utilizzo lineare, ma circolare, ovvero utilizziamo l’acqua, la consumiamo e la<br />

ridiamo in modo non inquinato, quindi può ritornare in circolazione .<br />

Quindi per ogni elemento noi abbiamo questa differenza, nel primo caso uno sfruttamento<br />

lineare e quindi un inquinamento, nel secondo caso un utilizzo saggio, circolare,<br />

ritorno alla natura, ed è quello a cui dovremmo aspirare.<br />

Qualcuno è convinto che siamo un po’ pignoli ed esagerati, ma vorrei farvi vedere questo<br />

esempio della teoria della botte nell’ecologia clinica, cioè cosa significa?<br />

Questo è un esempio che prende in considerazione l’aspetto chimico. Abbiamo la chimica<br />

con l’acqua potabile, abbiamo la chimica per contatto, abbiamo la chimica per<br />

inalazione, la chimica negli alimenti, la chimica nei medicinali, e poi a parte ho messo<br />

anche lo stress che non ha a che fare direttamente con la chimica, almeno non quella<br />

che intendo io, e poi la botte. Alla fine è la sommatoria che vale, non ha importanza<br />

se c’è un medicinale in più. “Ma come i medicinali?” voi direte. Un dottore ci può spiegare<br />

che in certe medicine, per esempio i vaccini per i bambini, e altre medicine, si trovano<br />

la formaldeide, il mercurio e tante altre sostanze cancerogene e allora il buon<br />

senso mi dice di non fidarmi, di evitare, di cambiare sistema, per esempio l’omeopatia<br />

mi da altre possibilità e quindi mi rivolgo all’omeopata.<br />

Alla fine è questo che conta, non ha importanza il singolo elemento, ma è la sommatoria<br />

che porta al collasso del nostro sistema immunitario. Tutti gli organismi viventi<br />

hanno un sistema immunitario. Vi potrei parlare del sistema immunitario della pianta,<br />

dell’albero, del legno addirittura.<br />

Avrei bisogno di giornate intere perché l’argomento è talmente vasto, ma propongo<br />

di vedere delle diapositive che purtroppo non rendono come dovrebbero.<br />

Diapositive<br />

Questo è il primo messaggio di cui parlavo prima, cioè di incidere la pelle del pianeta<br />

e sollevare, in questo caso non è una abitazione, ma un rifugio. Potrei farvi vedere altri<br />

esempi dove questo principio è applicato alla lettera. Intanto lo strato di terra è un<br />

ottimo coibente, ogni filo d’erba produce ossigeno e fa parte della pelle del pianeta e<br />

voi potete anche abitarci in una casa del genere, come principio funziona, poi posso<br />

renderla impermeabile, posso garantire tutto.<br />

Struttura in legno con le piante che creano questo involucro, è una casa vivente.<br />

Questa invece è una risposta concreta. In Germania hanno costruito questo palazzo<br />

vegetale vicino a Weimar ed è un progetto interessante perché vi hanno partecipato<br />

69 •


sessanta studenti di nove nazioni <strong>eu</strong>ropee. Praticamente hanno fatto una struttura in<br />

parte in metallo e in parte in legno e poi hanno messo un salice piantato a talea, questo<br />

salice cresce e chiude, dopo qualche anno si ha questa cupola completamente chiusa.<br />

Per capire le dimensioni, sotto questa cupola ci stanno 800 persone, viene utilizzata<br />

non come abitazione ma come punto d’incontro culturale, musicale, ecc.<br />

Questo è un altro esempio di una casa in Danimarca, sulla sinistra vedete qualcosa di<br />

bianco che non è molto chiaro, sono cortecce di betulla. La betulla ha una proprietà<br />

particolare, è battericida, cioè non marcisce. È evidente che non possiamo proporre<br />

oggi in una città, in un condominio, questa copertura, ma questi sono esempi che vi<br />

ricordano un po’ le radici. Oggi possiamo trovare altre soluzioni, ma sempre nella logica<br />

di non creare dei materiali non compatibili col nostro modo di essere, col nostro<br />

mondo.<br />

È una serra fatta in modo molto semplice, con pali non tagliati, normali, e la parete<br />

che potete vedere sulla destra è fatta con elementi di terra cruda impastata, come<br />

fanno i bambini, messi uno sopra l’altro, come dai pani, che possono piacere e non piacere,<br />

in una serra una parete del genere è interessante perché la terra cruda ha un<br />

grosso potere accumulatore di calore, i raggi solari ultravioletti si trasformano in raggi<br />

infrarossi e quindi la parete dietro assorbe questo calore per poi cederlo durante la<br />

notte.<br />

Questa è un’altra risposta al secondo messaggio che vi ho dato, cioè, aprire la pelle e<br />

utilizzare il materiale di scavo per costruire la casa, questo materiale è locale, cioè dove<br />

hanno fatto lo sbancamento hanno costruito in terra cruda con la tecnica della terra<br />

battuta, cioè si mettono dei casseri e poi i materiali a strati di 10 cm, il tutto viene battuto,<br />

poi altri 10 cm, ecc.<br />

Lo scantinato è stato fatto con cemento armato, in realtà si poteva fare benissimo<br />

anche in pietra, però hanno preferito materiale di quel tipo, quindi anche la sequenza<br />

è logica, cioè sotto abbiamo il materiale pesante che potrebbe essere pietra o altro<br />

materiale, sopra la terra e all’ultimo piano il legno, quindi avete il minerale e il vegetale<br />

con una sequenza logica. Rudolf Steiner tiene molto, nella sua architettura organica,<br />

al componente minerale e al componente vegetale, in questo caso abbiamo proprio<br />

questa sequenza, oltre all’apertura al sole, quindi quelle pareti che vedete sono<br />

vetrate, in parte sono pannelli solari, collettori solari, e in parte sono solo vetrate, cioè<br />

una specie di accalappiasole, il vetro fa passare i raggi solari e riscalda il muro in terra<br />

cruda all’interno.<br />

Il colore, la striatura è un accorgimento in più, l’artista ha voluto rendere più bello il<br />

muro aggiungendo del coccio pesto, aggiungendo della ghiaia, ma sempre con i materiali<br />

del luogo.<br />

Qui siamo all’interno, questa è una stufa sempre in terra cruda, ed è una stufa ad irraggiamento,<br />

questo sistema lo avevano adottato i romani. C’è una fonte di calore, l’aria<br />

passa per degli elementi vuoti e riscalda la parete, questa parete a sua volta non riscalda<br />

l’aria, ma riscalda l’organismo, il muro, il mobile, quindi con una temperatura minore<br />

si ha un effetto di confort molto superiore, è un risparmio, quindi la scelta del materiale<br />

può comportare un risparmio energetico, oltre a tutto il resto.<br />

Questa è la cucina. Casa in terra che si trova in Austria, nonostante la temperatura la<br />

casa resiste e resiste benissimo, non ci sono gli spioventi, dipende dalla tecnica, è un<br />

materiale molto resistente, certo se si costruisce con terra e paglia non c’è questa resistenza,<br />

allora ho bisogno d’intonaco, di tetto spiovente, ho bisogno di protezione, in<br />

questo caso, questa tecnica mi permette di costruire anche in climi freddi.<br />

Domanda: E dal punto di vista sismico?<br />

•70


Risposta: È interessante questa domanda in quanto il materiale, nonostante l’ultima<br />

disgrazia in Persia, è molto adattabile, molto elastico, e si può migliorare con la tecnica.<br />

In Italia oggi abbiamo una proposta di legge alla quale io partecipo come consulente,<br />

intitolata “Costruzioni in terra cruda in zona sismica in Italia”. È in discussione, ci sono<br />

delle proposte per costruire in terra cruda in Italia in zona sismica.<br />

Diapositive<br />

Questo è il retro della stufa che comprende questo elemento a destra più la panca,<br />

anche la panca si riscalda, sempre con quel sistema di mandare l’aria calda.<br />

Per non avere una parete monotona l’artista aggiunge questi materiali, attenzione è<br />

un muro di terra senza leganti, non c’è cemento, non c’è chimica, è proprio terra così<br />

com’è, questi aspetti cromatici sono solamente delle aggiunte, ma non hanno nessuna<br />

funzione di legante.<br />

Questo è in Alto Adige, sono tetti a scandole di legno, le pietre servono per non farle<br />

portar via dal vento.<br />

Osservate questa combinazione tra pianta e casa, la pianta ombreggia d’estate e d’inverno<br />

approfitta della casa. La pianta riesce a sopravvivere d’invero perché ottiene<br />

calore dalla casa, in compenso questa pianta che normalmente non cresce a quell’altitudine,<br />

1250 m, è un albicocco, in questo modo la pianta ringrazia dando le albicocche.<br />

Questa è un’altra casa in terra cruda, la struttura è rivestita in legno, è un’altra tecnica,<br />

ci sono dei mattoni in terra cruda e se non si proteggono l’acqua può dare dei problemi.<br />

Questi modelli di casa 1e4liabbiamo costruiti in una certa occasione proprio per far<br />

vedere la semplicità della tecnologia proposta; è una casa che attrae i bambini in modo<br />

impressionante, e questo è molto positivo, è un materiale che è molto vicino ai bambini<br />

e quindi a noi tutti.<br />

Questa è un’altra lavorazione del legno, molto più raffinata se volete, ed è la stazione<br />

di Copenaghen.<br />

È una casa in Francia, in terra cruda e rivestita con vetrate che fanno da serra, riscaldano<br />

la casa perché riscaldano i muri che a loro volta danno del calore con un risparmio<br />

energetico notevole.<br />

Qui potete intuire la raffinatezza del lavoro, è un lavoro fatto molto bene, praticamente<br />

sono dei mattoni crudi, non cotti, mattoni della fornace.<br />

Vasco Merciadri: In Tanzania, in Africa, ho visto usare questo sistema per cuocere i mattoni.<br />

Fanno una serie di mattoni crudi con la terra che lì è ottima, poi fanno una galleria<br />

con questi mattoni, inseriscono dei tronchi d’albero, danno fuoco e poi chiudono.<br />

Lasciano bruciare per una settimana e anche più, con un calore fortissimo, soprattutto<br />

dentro. Lasciano raffreddare, poi tolgono tutta la terra che è stata messa sopra e sotto<br />

ci sono i mattoni perfettamente cotti, in modo naturale.<br />

Relatore: Dietro a questa descrizione c’è una domanda?<br />

Vasco Merciadri – In questo caso non si usa il petrolio.<br />

Risposta – Si, questa è una risposta. Mi chiedo: “É necessario farlo?”. So che in Africa<br />

il legno è piuttosto raro, dipende dalle zone, quindi non è ecologico e nemmeno logi-<br />

71 •


co, o meglio, può essere ecologico fino ad un certo punto. In Marocco, per esempio,<br />

usano la tecnica del “disè” ovvero della terra battuta, in altre zone usano l’impasto con<br />

la paglia, ma sempre a crudo.<br />

Appena uso un combustibile la domanda è: “È sensato, o non è sensato?”.<br />

Io devo costruire sicuramente una casa resistente, ma per farlo non devo prendere per<br />

forza un materiale in mattone cotto, devo adattare la tecnica ai materiali che mi ritrovo,<br />

quindi da un punto di vista eco-compatibile sicuramente non è preferibile la cottura,<br />

però in certe situazioni è improponibile, basti pensare alle nostre città lombarde.<br />

Il cotto è un materiale che ha dato degli esempi di architettura straordinaria, che col<br />

crudo non sarebbero possibili.<br />

Nello Yemen ci sono esempi di nove piani e i due materiali eco-compatibili per eccellenza<br />

sono il legno e la terra cruda. Attenzione!, quello che vale per certi paesi, non<br />

vale necessariamente per altri. Io propongo solo case in terra o in legno, o i due materiali<br />

abbinati. Per esempio, in Puglia il legno diventa tufo marino, in altre zone pietra,<br />

dipende da dove mi trovo, si tratta sempre di preferire materiali locali.<br />

Domanda – Il tufo non dà radiazioni come il radon?<br />

Risposta – Esatto, però è tufo vulcanico. Ci sono due tipi di tufo, il tufo marino che<br />

nasce dalla sedimentazione delle conchiglie ecc. in milioni d’anni, e il tufo vulcanico<br />

che si usa per esempio in Lazio e in Campania, e che di solito è radioattivo.<br />

Però bisogna distinguere. Ci sono per esempio dei graniti radioattivi ed altri che non<br />

lo sono. Ci sono terre argillose radioattive ed altre no.<br />

È chiaro che prima di proporre del materiale bisogna conoscerlo.<br />

Le esperienze del passato servono proprio a questo. Il materiale una volta era conosciuto.<br />

Gli artigiani lo conoscevano, gli architetti lo conoscevano, i famosi manuali dei<br />

nostri maestri sono nati proprio così, con la collaborazione fra artigiano e architetto e<br />

quindi in centinaia d’anni si sono assunte delle esperienze che oggi non possiamo buttare<br />

solo perché abbiamo centomila altri materiali senza storia o con una storia futura<br />

molto dubbia. Questi materiali che buttiamo in discariche speciali che cosa produrranno<br />

un giorno? Potrebbero nascere dei problemi non indifferenti, e vogliamo<br />

lasciarli alle future generazioni? Non è etico!<br />

Domanda – Può dire qualcosa riguardo agli impianti idraulici ed elettrici?<br />

Risposta – Avrei da dirvi troppe cose, ma parliamo un po’ dell’impianto elettrico.<br />

L’elettrificazione in generale può causare dei problemi non indifferenti, più portiamo<br />

nelle nostre case strumenti elettrici e peggio è.<br />

Possiamo risolvere questo problema? Si.<br />

L’impianto può essere fatto in modo tale che non dia fastidio. Spiegarlo ora sarebbe<br />

un problema. Teniamo presente che ci sono degli interruttori particolari chiamati<br />

disgiuntori che eliminano a scelta per un certo periodo e in certi locali la tensione,<br />

ovvero, i campi magnetici o elettromagnetici. Quindi per ogni problema c’è la una<br />

soluzione o un’alternativa, si tratta sempre di trovare la più indicata.<br />

Ora mi viene in mente il cellulare e a tal proposito avrei da dire qualcosa, proprio ieri<br />

mentre si parlava di educazione mi è venuto in mente il cellulare. È possibile che un<br />

oggetto del progresso metta in crisi l’educazione?<br />

Trovo che il cellulare ha portato degli scompensi anche sul piano educativo. Oggi<br />

abbiamo questa grande possibilità di essere reperibili ovunque grazie al cellulare, però<br />

•72


non parliamo più col vicino di casa. Riflettiamo! Come è possibile che io parli con persone<br />

a migliaia di km di distanza e non parli con chi mi sta di fronte, solo perché non<br />

ho tempo o perché devo parlare con altri al telefono?<br />

Riflettiamo su questo aspetto, senza contare poi che provoca anche dei danni.<br />

Dovrei dire qualcosa anche sul forno a microonde. Le microonde cuociono il nostro cervello,<br />

come il cellulare.<br />

Riscaldare l’acqua del thè nel forno a microonde, come mi è capitato di vedere, è una<br />

pazzia, non c’è bisogno di grandi studi per capire, abbiamo già delle conferme, dei dati<br />

allarmanti che inducono a rifiutare il forno a microonde. Dei ricercatori svizzeri hanno<br />

scoperto che il quadro del sangue cambia dopo aver ingerito qualcosa cotto al microonde,<br />

è un dato di fatto. Che cosa aspetto che mi dicano, che mi verrà un cancro?<br />

Preferisco evitare e cucinare normalmente.<br />

Cucinare è importante, e c’è una grande differenza tra cucinare elettricamente e cucinare<br />

col forno a legna, la differenza non è solo nel sapore, ma anche nell’energia che<br />

dà sapori diversi. Perché il fuoco è, comunque, più vicino al Sole. Lo stesso vale per il<br />

riscaldamento, più è vicino alla fonte Sole e più sarà compatibile con noi stessi. Quindi<br />

potete sempre porvi queste domande molto semplici: “Siamo lontani o siamo vicini<br />

alla nostra fonte?”. Più mi avvicino e meglio sarà per il mio organismo.<br />

Domanda – Perché l’acqua in entrata è inquinata?<br />

Risposta – Per prima cosa perché le condotte sono quelle che sono, sono fatte spesso<br />

con materiali non idonei, e soprattutto si interviene con prodotti chimici, il cloro per<br />

esempio. Anche in questo caso non siamo collegati con la fonte, ma c’è sempre una<br />

soluzione. Ci sono dei sistemi che si basano su energie sottili, e voi probabilmente capite<br />

di cosa sto parlando, e in questo modo riuscirete a rivitalizzare l’acqua.<br />

Diciamo che la nostra Era è interessante, un po’ come l’America in cui tante cose vanno<br />

male, ma ci sono anche tante energie dall’altra parte, tanta gente che reagisce, e questo<br />

mi entusiasma.<br />

Dove c’è il male c’è anche il bene e spesso il bene trionfa, ma non vorrei entrare in un<br />

campo religioso che non è il mio, sono però convinto di questo, abbiamo sempre un’altra<br />

possibilità, un’alternativa c’è sempre.<br />

Si tratta solo di usare il buon senso, tutto qua.<br />

Auguro a voi un futuro con futuro.<br />

Grazie<br />

73 •


Cesare Ferzi,<br />

Documentarista<br />

Le produzioni biologiche.<br />

Mi occupo di documentari da molti anni, direi che sono nato da queste parti<br />

come documentarista perché documentai nel 1963 la famosa disgrazia del<br />

Vajont. Da allora ho sempre fatto questa attività, sono stato in Rai per circa 15<br />

anni e poi ho fatto tante altre cose, ma non vi voglio annoiare su questo argomento.<br />

Mi sono sempre occupato di documentari sul settore agricolo, perché ho fatto per 15<br />

anni una rubrica televisiva che si intitolava “A come agricoltura” che oggi è “Linea<br />

Verde”, poi ho fatto in TV 7 “Io compro, tu compri”, “La terza età”, ecc..<br />

In questa occasione vi farò vedere un video che durerà circa 18 minuti, il cui scopo è di<br />

far conoscere le funzioni biologiche: tutti ne parlano, ma poche persone lo conoscono.<br />

Questo documentario è stato realizzato in più di 500 copie e distribuito gratuitamente<br />

agli agricoltori della Basilicata, perché era interessante in questa regione far conoscere<br />

la possibilità di produrre biologicamente in terreni sani.<br />

Tutti i nostri disturbi nascono dall’alimentazione.<br />

Se anche mangiamo vegetariano, ma non biologico, non serve a nulla.<br />

Perché con i prodotti in cui mettiamo pesticidi e tutto il resto, dagli OGM ai trattamenti<br />

che si fanno, mangiamo delle cose pericolosissime.<br />

Con questo video abbiamo cercato di influenzare la prima persona della catena dell’alimentazione<br />

che è l’agricoltore. Se l’agricoltore non produce prodotti sani e biologici,<br />

possiamo anche essere vegetariani, ma non risolveremo il problema alimentazione<br />

sana.<br />

Sono stato anche in India dove ho fatto dei servizi che non vi starò qui a raccontare,<br />

ad ogni modo anche loro si stanno rovinando, anche lì è arrivato Mc Donald e sta arrivando<br />

l’inquinamento, perciò siamo noi in Europa i primi a muoverci nel settore del<br />

biologico.<br />

Cerchiamo di diffonderlo e di imporci perché fra qualche anno arriverà la Cina, so che<br />

stanno impiantando migliaia di piante di ulivi, perciò fra qualche anno avremo l’olio<br />

extravergine “made in Cina”.<br />

Noi cerchiamo solamente di puntare sulla qualità, non sulla quantità.<br />

Prima ho detto che era un documentario realizzato per gli agricoltori della Basilicata<br />

perché è una delle poche regioni in Italia dove i prodotti sono ancora biologici, non<br />

avendo industrie, tranne che a Melfi, non ci sono fabbriche che possono inquinare le<br />

falde acquifere e perciò i prodotti sono veramente sani e buoni.<br />

Abbiamo cercato di coinvolgere gli agricoltori con queste 500 copie del documentario,<br />

date gratuitamente dalla Regione Basilicata, per convincerli a produrre sano per loro<br />

e perché il mercato è in espansione, specialmente nella fascia costiera ionica.<br />

Nel Metapontino ci sono moltissime aziende che producono biologico e che esportano<br />

in Germania quasi l’80% della loro produzione. I mezzi di trasporto partono la sera da<br />

Metaponto, arrivano a Verona, dove si smistano e vanno poi nei mercati del Nord.<br />

Questo fa capire che esistono possibilità importanti da valorizzare perché noi possiamo<br />

cercare i prodotti vegetariani, ma se non sono biologici andiamo incontro a diversi<br />

problemi.<br />

•74


Purtroppo le mele che noi compriamo da queste parti nel Trentino, la famosa<br />

“Melinda”, viene trattata dalle 25 alle 30 volte con anticrittogamici, lo fanno a calendario.<br />

Alcuni agricoltori riescono a mettere delle trappole nei campi e contano quanti insetti<br />

si attaccano a queste trappole, quando sono solo 3 o 4 non fanno nessun trattamento,<br />

ma quando superano la soglia di 7 o 10, allora intervengono col veleno che viene<br />

irrorato sulle mele con delle macchine ogni 15 giorni.<br />

La mela di Biancaneve al confronto è meno velenosa.<br />

Vasco Merciadri: È sempre un piacere vedere un documentario sull’agricoltura biologica,<br />

se cessasse il consumo di carne in tutto il mondo e tutta la Terra fosse utilizzata per<br />

fare una coltura biologica ci sarebbe da mangiare per tutti.<br />

Relatore: Ma avremmo le proteste di tutte le associazioni che allevano animali, dei<br />

veterinari, dei macellai, ci vuole poco per farci gambizzare, certi argomenti bisogna<br />

portarli avanti con cautela, con attenzione.<br />

Forse diventeremo tutti vegetariani fra 100 anni, i nostri figli potranno usufruire di<br />

questo vantaggio.<br />

Vorrei riportarvi una notizia che ho sentito alla radio qualche giorno fa, per farvi capire<br />

la gravità della situazione mondiale.<br />

Il 6 giugno un conduttore di Rai 3, il giornalista Toniolo del “Sole 24 Ore” affermava:<br />

“Poiché è in corso un ristagno economico globale, se migliorasse il consumo dei farmaci<br />

l’economia andrebbe meglio”.<br />

Riflettiamo su questo argomento! Se stiamo male, l’economia va bene? Assurdo!<br />

Ho cercato subito di telefonare per protestare, per dire che va male l’economia di chi?<br />

Delle farmacie, dei farmac<strong>eu</strong>tici, dei medici, delle cliniche, ma non della gente! Ho cercato<br />

di oppormi, ma non mi hanno fatto parlare direttamente né col conduttore né col<br />

giornalista. Purtroppo certe persone dicono cose assurde, l’abbiamo visto anche nell’ultima<br />

guerra.<br />

Questi documentari in Rai e nelle varie emittenti non passeranno mai, io ho portato<br />

avanti certi discorsi di agricoltura biologica già quando facevamo “A come agricoltura”.<br />

Era l’inizio del problema, stiamo parlando degli anni tra il 70 e l’85, quindi per 15<br />

anni, poi è diventata “Linea Verde”, l’ha condotta Fazuoli, ora gli hanno dato una<br />

veste molto più bella, interessante, più spettacolare, è aumentato l’indice di gradimento,<br />

però purtroppo i problemi che riguardano questo settore non vengono trattati perché<br />

toccano gli interessi di grosse multinazionali.<br />

Avrei altri documentari da farvi vedere, però non li ho portati perché ero molto coinvolto<br />

in questo sul biologico.<br />

Ne stiamo preparando un altro sullo sviluppo sostenibile, stiamo intervistando varie<br />

personalità del mondo politico, culturale e dello spettacolo per sapere cosa ne pensano,<br />

e abbiamo una serie di risposte molto interessanti. Molto probabilmente il prossimo<br />

anno sarà pronto, vedremo cosa ne pensano i nostri conoscenti ed amici su questo<br />

argomento.<br />

Domanda: Ho visto con interesse il documentario, una cosa però mi preoccupa: le produzioni<br />

da agricolture biologiche al mercato hanno un costo al banco diverso dal costo<br />

di un prodotto normale. Oggi, con le problematiche che ci sono con l’<strong>eu</strong>ro, con stipendi<br />

mensili che si aggirano sui 1200/1400 <strong>eu</strong>ro, arrivare alla fine del mese diventa un<br />

grosso problema, non solo per il mangiare, anche per gli affitti, il vestire, e tutte quelle<br />

cose che ormai sono diventate di comune uso in una famiglia normale.<br />

75 •


La mia non vuole essere un’accusa, tutt’altro, è un problema che mi coinvolge e mi<br />

chiedo: coloro che capiscono queste cose e che vorrebbero arrivare a preferire certi<br />

prodotti anziché altri, alla faccia delle grandi multinazionali, come faranno alla fine<br />

del mese a sbarcare il lunario?<br />

Questo è il problema che mi pongo, ma ci sono tanti altri aspetti, per esempio la bioedilizia,<br />

l’edilizia sostenibile, dove sappiano che i costi, oggi come oggi, incidono circa<br />

del 10-20% in più del costo normale, ma in questo settore ci potrebbero essere delle<br />

agevolazioni da parte dei comuni, dello stato, delle regioni, potrebbero essere abbattute<br />

le percentuali dell’ICI, potrebbero essere date certe agevolazioni per lo smaltimento<br />

dei rifiuti, ecc., però quando parliamo di prodotti da agricoltura biologica,<br />

quando si va al banco e si deve pagare, si deve fare i conti con lo stipendio che le famiglie<br />

italiane percepiscono alla fine del mese. Grazie, vorrei una risposta in merito.<br />

Relatore: Si, lei ha regione, effettivamente i prodotti biologici costano di più, perché<br />

ci sono molti passaggi.<br />

Se l’agricoltore riesce ad associarsi, i prezzi potrebbero mantenersi bassi, perché effettivamente,<br />

non adoperando dei prodotti chimici, i prezzi diminuiscono, purtroppo<br />

però molte volte questi prodotti passano vari settori e vari canali e il prezzo aumenta.<br />

Dobbiamo anche considerare che noi italiani, in questo momento, siamo i primi a consumare<br />

biologico, bisogna insistere, e poi deve cambiare anche la mentalità del consumatore,<br />

oggi si consuma troppo, per esempio, quanta gente si mette nel piatto più di<br />

quello che gli serviva? Mangiamo troppo, consumiamo troppo, dobbiamo cercare<br />

anche mentalmente di riavvicinarci alla natura, non semplicemente andare al supermercato<br />

e comprare molto.<br />

Molte volte conviene comprare di meno, ma di qualità, la mela ammaccata è molto più<br />

sana della mela perfetta e lucida.<br />

Conosco un agricoltore di nome Fucuoca che abita in Grecia, fa agricoltura naturale,<br />

addirittura non produce nessun prodotto, se non buttando i semi secondo la tecnica<br />

giapponese. Si spargono nel terreno i semi che poi si coprono di fango, quando il seme<br />

è pronto, spunta il germoglio e nasce la pianta.<br />

Non costa nulla, non ha nessuna spesa. Per arrivare a questo si deve modificare mentalmente<br />

il concetto di produrre.<br />

Non avendo nessuna spesa, lui impone a chi vende di tenere più bassi i prezzi dei prodotti<br />

naturali, perché dice: “Io non ho spese, perciò vendo a poco e tu devi vendere a<br />

poco lo stesso”.<br />

Bisogna capire tutta la catena di situazioni, per esempio chi di voi conosce il punto<br />

macrobiotico UPM, in Italia ce ne sono circa un centinaio, adesso non vorrei fare pubblicità,<br />

però riescono a far mangiare le persone con 6 <strong>eu</strong>ro e se uno è pensionato o studente,<br />

mangia con appena 2 <strong>eu</strong>ro, come fanno?<br />

Il costo reale del piatto, del prodotto che è nel piatto è di 2 <strong>eu</strong>ro, perciò loro non guadagnano<br />

nulla, guadagnano però sugli extra, per esempio sul vino, sulla birra o sui<br />

dolci, così guadagnano qualcosa in più.<br />

Da loro tutto è biologico, anche l’acqua di cottura della pasta non è acqua di rubinetto,<br />

perché l’acqua di rubinetto ha il cloro, e il cloro fa male a tutti.<br />

V. Merciadri: Volevo aggiungere una cosa, esistono anche i gruppi di acquisto, che, per<br />

esempio, noi a Viareggio abbiamo utilizzato varie volte, praticamente un certo numero<br />

di persone si mettono d’accordo e si compra direttamente dall’azienda, in questo<br />

modo il biologico costa meno della metà rispetto al non biologico che si trova sempre<br />

al supermercato.<br />

•76


È chiaro che bisogna organizzarsi, perché se vogliamo tutto bello e pronto e non ci<br />

vogliamo sforzare, allora mangiamo tranquillamente quello che abbiamo a disposizione<br />

senza preoccuparci di nulla.<br />

Intervento: Sono d’accordo che bisogna stare attenti da dove viene il prodotto come<br />

diceva lei, menzionando quella persona greca che coltivava in una certa maniera, però<br />

volevo sottolineare che forse la garanzia della certificazione biologica, o dei sistemi di<br />

agricoltura biologica, lascia a volte qualche dubbio alle persone, in quanto normalmente<br />

le aziende che si vogliono far certificare pagano le persone che vengono a controllare,<br />

e quindi è nell’interesse degli organismi di certificazione rilasciare certificati,<br />

anzi spesso gli organismi di certificazione stessi dicono agli ispettori di essere morbidi,<br />

perché altrimenti perdono i clienti.<br />

Allora, dal mio punto di vista, sicuramente si deve sviluppare questa coscienza, come<br />

diceva lei, anche attraverso la conoscenza diretta delle persone che fanno queste produzioni,<br />

ma anche non dare troppo credito al fatto che un prodotto certificato sia sicuramente<br />

perfetto. Io vedo come sta cambiando il mercato, 10 anni fa ero andato al<br />

Sana, c’erano certe persone che vendevano prodotti biologici, sono tornato dopo 6<br />

anni e ho visto delle persone completamente diverse.<br />

Relatore: D’accordo, perché purtroppo ci sono interessi economici dietro, e per tutti<br />

quanti la cosa importante è fare soldi, guadagnarci.<br />

L’unica cosa è avere la fortuna, come ho fatto io, di lasciare la grande città. Io ho lasciato<br />

Roma e sono andato a vivere in un posto dove siamo riusciti a trovare degli agricoltori<br />

che fanno biologico, ma non perché sono iscritti alle varie nuove associazioni,<br />

come l’AIAB, ma perché basta andare nel campo e vedere se ci sono le formiche, le<br />

lucertole, le farfalle, i grilli, allora si sa che è veramente biologico.<br />

Se voi non vivete in una grande città e avete la fortuna di vedere direttamente l’agricoltore<br />

quando produce le zucchine, le patate, le insalate, le verdure e, mentre parlate,<br />

guardate anche se per caso c’è qualche lombrico, allora siete fortunati, mangiate<br />

sano. Tutti i nostri mali nascono dall’alimentazione.<br />

Domanda: Che lei sappia, ci sono dei prodotti che sono certificati come biologici, prodotti<br />

magari fuori dell’Italia, magari in Spagna, dove hanno una percentuale di OGM<br />

al di sotto della famosa soglia <strong>eu</strong>ropea dello 0,9%, ne sa qualcosa?<br />

Relatore: A questa domanda dovrebbe rispondere il nostro dott. Gurnari, perché lui è<br />

un po’ più coinvolto in questo argomento degli OGM.<br />

L. Gurnari – Abbiamo discusso di questo anche in seno alla tavola rotonda di oggi, e<br />

questa perplessità, questo interrogativo è emerso e abbiamo anche detto di attivarci<br />

per dare informazioni su questo tema, per cui ho fatto alcune copie di un documento<br />

dove vengono forniti dei dati su quello che sono le così dette biotecnologie e su quelli<br />

che sono gli OGM. Andando a modificare, come si diceva con alcuni esperti proprio<br />

stamane, da un ibrido F1 di prima generazione ad un F3 di terza generazione, vediamo<br />

che naturalmente si tende a ritornare a quello che madre natura aveva creato nello<br />

stesso essere, quindi nella stessa pianta o in parte di essa.<br />

La domanda del signore è molto pertinente, ma non credo sia questa la sede adatta<br />

per disquisire su questo argomento, in ogni caso ritengo sia difficile affiancare alla produzione<br />

biologica la tematica dell’introduzione di una o più proteine per la produzione<br />

di una pianta in parte modificata.<br />

77 •


Mi preme aggiungere che il problema non sta nella modificazione della pianta, ma<br />

nell’inserimento di questa proteina di questo gene.<br />

Il problema vero consiste nel fatto che viene disseminata nell’area di sperimentazione,<br />

quindi nel processo di emissione in campo, una serie di organismi, di batteri che non<br />

sappiamo realmente come si comportano se vengono a contatto con un corso d’acqua,<br />

oppure con un presidio dove insistono uccelli o altri vettori.<br />

Possiamo dire che si è elaborato in tal senso un sistema di cattura, che agisce entro un<br />

raggio di 600 metri circa dal sistema di emissione, e quindi di introduzione in campo<br />

di questi organismi. Nelle indagini esperite da laboratori riconosciuti e all’avanguardia,<br />

non si è ancora riscontrata la presenza di questo trasferimento.<br />

Quello che bisogna fare sicuramente, ed è un compito di tutti noi, è cercare di dare<br />

informazione, di divulgare quello che la scienza, la tecnica e la ricerca stanno sperimentando<br />

e portarlo a conoscenza dell’opinione pubblica.<br />

Quindi, informazione e ricerca, l’uomo vive di questo. Grazie<br />

Domanda: Io vengo dall’Argentina che è un paese tipicamente agricolo, dove nella<br />

produzione del grano si utilizza il 95% di prodotti chimici e prodotti transgenici.<br />

Ora che stiamo parlando di educazione, vorrei sapere cosa fare per creare coscienza,<br />

per ribaltare questa situazione, cioè creare coscienza nell’agricoltore affinché il denaro<br />

con prevalga sulla salute?<br />

Relatore: Per arrivare a questo occorrono dei regolamenti governativi, cercare di non<br />

fare grandi estensioni di grano, ma di riportare l’equilibrio naturale facendo delle<br />

siepi, mettendo delle piante diversificate in modo di poter ruotare.<br />

Se noi facciamo 700 ettari solamente di grano, squilibriamo completamente la<br />

natura. Indubbiamente il proprietario terriero guadagnerà molto sul raccolto, però poi<br />

andrà a discapito di tutti gli altri fattori perché si squilibra completamente il suolo.<br />

Bisognerebbe cercare di fare piccoli campi, piccole zone, riportare nel terreno gli insetti<br />

e la frutta tipica del posto. È inutile andare a coltivare l’olivo in Cile, come sta avvenendo<br />

ora, l’olivo nasce nel Mediterraneo. Questi sono degli squilibri, dobbiamo cercare<br />

di valorizzare i prodotti tipici del posto.<br />

Voi dite che in Argentina avete problemi di alimentazione e dovete per forza produrre<br />

una certa quantità di grano e avete bisogno di grandi estensioni, però se noi riduciamo<br />

le quantità di terreno e lo ripartiamo a piccole zone in modo che tutti possiamo<br />

andare a produrre e coltivare questi terreni, allora possiamo liberamente riportare un<br />

certo equilibrio come avveniva 50 anni fa, prima della rivoluzione industriale in campo<br />

agricolo con i trattori e con i concimi.<br />

I nostri nonni e i nostri genitori vivevano bene con piccoli pezzi di terra, è l’arrivo del<br />

trattore e il dissodamento del terreno che ha portato un’infinità di squilibri, e oggi ne<br />

paghiamo le conseguenze.<br />

V. Merciadri: Fra l’altro oggi si è fatta anche una tavola rotonda, per favore può anticiparcene<br />

le conclusioni?<br />

Relatore: È meglio che sia il dott. Gurnari a darci delle delucidazioni su questo argomento.<br />

•78


Lorenzo Gurnari<br />

Relazione della Tavola Rotonda.<br />

Relaziono brevemente sui punti che sono emersi nell’incontro di stamane. Sono<br />

cinque punti. Si è partiti da questa importante iniziativa che è <strong>Coplanet</strong> per avviare<br />

un processo concreto di informazione e formazione sull’ambiente, sull’alimentazione.<br />

Il primo punto che è emerso e che potrebbe essere a nostro avviso anche il titolo stesso,<br />

è “educare ad una alimentazione sana”.<br />

Questo progetto prevede sicuramente la partecipazione di più soggetti pubblici e privati,<br />

perché attraverso questa collaborazione tra un po’ di pubblico e molto privato, si<br />

può riuscire a presentare un programma che dia informazione e formazione a vari<br />

livelli.<br />

Formazione attraverso un gruppo di lavoro, attraverso un gruppo di giovani che si facciano<br />

promotori di divulgare queste informazioni a livello internazionale, formazione<br />

delle scolaresche, dei corsisti, degli studenti, per educarli a una sana alimentazione, a<br />

un tenore di vita più equilibrato.<br />

Questo progetto, promosso dalla RedGFU, vede il coinvolgimento di un gruppo di<br />

lavoro interdisciplinare e intercontinentale, attraverso questo confronto tra culture,<br />

con la partecipazione di esponenti italiani, spagnoli, cileni, messicani e tanti altri, e di<br />

chimici, agronomi, biologi, psicologi e medici, ognuno dei quali, a mio avviso, ha un<br />

ruolo importante nell’attuazione del programma nella società e nel luogo in cui vive.<br />

Questo progetto in parte è già applicato in Messico con il titolo “Città solidale e salutare”,<br />

vede il coinvolgimento e l’integrazione di varie figure, istituzioni pubbliche,<br />

medici, psicologi, famiglie, ragazzi.<br />

Gli altri punti del progetto riguardano in linea di massima la produzione in maniera<br />

biologica, per garantire la bio-diversità. Solo di “chichercuia” (?), di questa leguminosa<br />

tanto importante, ricca dal punto di vista nutrizionale, ce ne sono 3500 varietà,<br />

quindi manteniamo la bio-diversità.<br />

La bio-diversità nei fagioli, negli ortaggi, ben vengano le carote rosse, le carote nere,<br />

le carote arancione, manteniamo tutto questo.<br />

Un altro punto è educare i produttori al controllo biologico, alla produzione biologica<br />

e non al prodotto biologico, il prodotto non è altro che la risultante di questa attività.<br />

Concludo dicendo che ci siamo presi un impegno, ci siamo dati dei tempi e a partire da<br />

oggi avremo circa 180 giorni per la presentazione di un progetto-programma che sarà<br />

elaborato e messo insieme all’interno della RedGFU. Personalmente mi farò carico di<br />

chiedere la partecipazione della FAO, come organismo proponente, la partecipazione<br />

del Ministero dell’agricoltura e, attraverso direttive comunitarie che sono di fatto già<br />

attivate, si potrà attingere a dei finanziamenti. Quello che verrà fuori a livello finanziario<br />

lo sapremo solo dopo di che il progetto sarà presentato.<br />

L’augurio che noi facciamo a questo programma è che al prossimo <strong>Coplanet</strong> possa già<br />

essere stato applicato, in modo da poter presentare un sunto del lavoro fatto e quello<br />

che si andrà a fare.<br />

79 •


Si auspica la collaborazione di tutti, ci sarà sicuramente uno scambio di e-mail, tutti i<br />

suggerimenti saranno sicuramente valutati e, come si dice in gergo, si parte.<br />

Vi ringrazio.<br />

Dhanya Bozzini,<br />

Rappresentante nazionale del movimento Sufi<br />

L’importanza dell’armonia<br />

per la salute e il benessere.<br />

L’inquietudine che si trova oggi giorno in tutto il mondo, le guerre, le difficoltà fra<br />

le nazioni, l’odio che esiste fra la gente delle diverse religioni, delle diverse culture,<br />

il grido di miseria che arriva da tutte le parti, ci fa pensare a cosa si può fare<br />

per trovare una soluzione a questo grido dell’umanità.<br />

Ciò che oggi le diverse istituzioni cercano di fare è di estinguere i fuochi che si accendono<br />

continuamente qua e là nel mondo, ma questo non potrà mai risolvere il problema<br />

mondiale.<br />

La prima cosa che si dovrebbe ricordare è che qualsiasi attività è connessa ad un’altra,<br />

e che quando si mette in ordine una cosa, un’altra si guasta, è come quando una persona<br />

è malata e ha bisogno di sonno e di una dieta sana, se dorme soltanto senza la<br />

giusta dieta, non avrà alcun beneficio, né l’aiuterà una dieta sana senza il giusto riposo.<br />

E così mentre i problemi economici vengono sistemati, sorgono problemi politici.<br />

Quando si considerano questioni sociali, si manifestano difficoltà morali, perciò se si<br />

vuol servire l’umanità nel ruolo di ricostruzione che è il dovere e la responsabilità di<br />

ogni anima sensibile, qualsiasi rango, posizione o qualifica una persona possa avere<br />

nella vita, per prima cosa si deve studiare quale sarà il rimedio per tutte le malattie che<br />

si manifestano nella vita odierna.<br />

La cosa principale che può realmente aiutare in ogni direzione della vita è il cambiamento<br />

di atteggiamento dell’umanità e l’atteggiamento può essere cambiato tramite<br />

lo sviluppo morale, spirituale e religioso.<br />

L’umanità è talmente assorbita nei piaceri, nei dolori e nei problemi della vita che l’uomo<br />

non trova il tempo per pensare quale grande privilegio è essere un essere umano.<br />

Senza dubbio la vita contiene più dolori che piaceri, e quelli che consideriamo piaceri<br />

costano così tanto rispetto ai dolori, che anche i così detti piaceri alla fine diventano<br />

dolori.<br />

E così, essendo totalmente assorbito dall’aspetto terreno dell’esistenza, l’uomo non<br />

crea niente altro che dolore nella vita. Ma fino a che non cambia la sia visione della<br />

vita, non può capire il privilegio di essere umano.<br />

Tuttavia, nonostante tutti i lamenti, che poi non sono altro che autocommiserazioni,<br />

se si chiedesse ad una persona infelice: “Preferisce essere una roccia o un albero?” la<br />

risposta sarà che certamente preferisce soffrire come essere umano, piuttosto che essere<br />

una roccia.<br />

Questo dimostra che se la vita umana è paragonata ad altri aspetti della vita, mostra<br />

la sua grandezza ed il suo privilegio, ma se l’uomo non fa un confronto con altre forme<br />

•80


di vita sarà sempre malcontento e i suoi occhi non vedranno il privilegio di cui gode<br />

come essere umano.<br />

E così siamo capiamo che cambiare l’atteggiamento dell’umanità è possibile solo se<br />

l’uomo cambia innanzi tutto il suo atteggiamento.<br />

Non ha mai funzionato, e non funzionerà mai, dire che loro, gli altri, chiunque essi<br />

siano, devono cambiare, no, siamo noi che dobbiamo cambiare noi stessi se vogliamo<br />

essere utili all’umanità.<br />

Ognuno per sé, perché non si può mai cambiare attraverso un’altra persona nonostante<br />

tutti provino a farlo. Se mia moglie non cambia questo, se il mio amico non cambia<br />

quello, se il governo non cambia, e così via. No, questo non funzionerà mai.<br />

La domanda che ovviamente può sorgere adesso è: “Ma come possiamo cambiare noi<br />

stessi?”. Come vi ho già detto: tramite lo sviluppo morale, spirituale e religioso.<br />

Ma queste sono parole, che cosa può aiutare questo sviluppo? Con questa domanda<br />

arrivo alla parola chiave del titolo del mio discorso, cioè: armonia.<br />

Più cerchiamo di metterci in armonia con noi stessi, più saremo capaci di metterci in<br />

armonia con il nostro ambiente e più armonia potremo creare intorno a noi.<br />

Il nostro mondo comincia in noi, non in America, Spagna o Svizzera.<br />

Da dove viene la tendenza all’armonia e da dove viene la tendenza alla disarmonia?<br />

La tendenza naturale di ogni anima è verso l’armonia e la tendenza alla disarmonia è<br />

uno stato mentale innaturale o una situazione innaturale.<br />

Il fatto stesso che non sia naturale la rende priva di bellezza. Psicologicamente l’uomo<br />

reagisce sia all’armonia che alla disarmonia, non può evitarlo, perché per natura è<br />

fatto così, risponde mentalmente e fisicamente a tutto ciò che gli si presenta sia di<br />

armonioso che di disarmonioso.<br />

L’insegnamento di Cristo “non opporti al male” suggerisce di non rispondere alla disarmonia.<br />

Per esempio una parola di gentilezza, di simpatia, un’azione d’amore e d’affetto<br />

suscita una reazione, ma anche una parola offensiva, un’azione di rivolta, o di odio<br />

genera una reazione e questa reazione accrescerà la disarmonia nel mondo.<br />

Chi si lascia prendere dalla disarmonia permette alla disarmonia di moltiplicarsi, se una<br />

persona viene insultata, la sua tendenza naturale è di rispondere insultando a sua<br />

volta, ancora di più l’altra persona. Con ciò ottiene una soddisfazione momentanea<br />

per avere risposto a tono, ma così ha risposto ad una forza esteriore e le due forze,<br />

essendo l’una negativa e l’altra positiva, accrescono la disarmonia.<br />

Però non opporsi al male non significa accogliere il male in se stessi, significa soltanto<br />

non rinviare la disarmonia diretta contro di noi, come farebbe un tennista che rimanda<br />

indietro la palla con la racchetta, ma non vuol dire neppure che dobbiamo raccogliere<br />

la palla, del tutto indifesi.<br />

La tendenza verso l’armonia può essere paragonata ad uno scoglio sul mare, malgrado<br />

il vento, malgrado la tempesta lo scoglio rimane fermo, le onde giungono a tutta<br />

forza ma lo scoglio resiste, sopporta tutto, lascia che le onde gli sbattano contro.<br />

Lottando contro la disarmonia, la si aumenta, non lottandovi contro non si alimenta il<br />

fuoco che altrimenti divamperebbe in modo distruttivo.<br />

Ma non c’è dubbio che più saggi diventiamo più difficoltà abbiamo da affrontare, perché<br />

ogni sorta di disarmonia ci potrà colpire proprio perché non la condividiamo, ma<br />

allo stesso tempo ci rendiamo conto che sopportare tutte queste difficoltà, ha contribuito<br />

ad eliminare una disarmonia che avrebbe potuto moltiplicarsi, e questo serve<br />

senz’altro a migliorare anche in piccolissima misura l’atteggiamento dell’umanità.<br />

Pensiamo ad una goccia d’olio sull’acqua.<br />

Tuttavia tutto questo non è senza frutto per noi, in quanto ogni volta che sopportiamo<br />

saldamente la disarmonia aumentiamo la nostra forza, il nostro magnetismo,<br />

81 •


anche se apparentemente la nostra può sembrare una sconfitta, e quando quel<br />

momento sarà passato, la persona a cui si è resistito comprenderà che la sconfitta è<br />

sua.<br />

La vita nel mondo produce continui stridori e più ci si affina più dura diventa la vita.<br />

Viene il tempo in cui più una persona è sincera e benevola, gentile e comprensiva, peggio<br />

vanno per lei le cose. Se si scoraggia affonda, se invece non perde il coraggio si<br />

accorge che non ha avuto solo svantaggi nella vita perché la sua energia un giorno<br />

arriverà ad un tale stadio, ad un tale grado di potere che la sua sola presenza, la sua<br />

parola, la sua intuizione, saranno sufficienti a controllare i pensieri, i sentimenti e le<br />

azioni degli altri.<br />

Tutto ciò non è facile, ma si sa che quello che si ottiene facilmente non dà molta soddisfazione.<br />

Più si deve lottare, ovviamente con se stessi, per ottenere qualcosa, più soddisfazione<br />

ci darà.<br />

Il benessere non dipende mai da fatti esteriori ma solo da noi stessi, la parola stessa lo<br />

dice: ben-essere, non ben-avere.<br />

La persona saggia evita le azioni che mancano di ritmo perché non c’è armonia senza<br />

un ritmo saldo, cerca, cioè, di tenere il proprio ritmo sotto il controllo della pazienza,<br />

non pronuncia alcuna parola prima del momento giusto, né risponde prima che la<br />

domanda sia interamente esposta. Una parola contraddittoria è da lei considerata una<br />

dissonanza, a meno che sia pronunciata in un dibattito, e anche allora cerca di far si<br />

che crei un accordo armonioso.<br />

La tendenza contraddittoria nell’uomo finisce per sfociare in passione, fino al punto di<br />

contraddire la sua stessa idea se capita che questa sia esposta da altri.<br />

Invece chi riesce a mantenere il proprio ritmo diverrà forte, e il ritmo degli altri dovrà<br />

adeguarsi al suo.<br />

Questa qualità in Oriente è chiamata Mente Maestra, ma per rimanere saldi di fronte<br />

alla disarmonia che viene dall’esterno ci si deve prima esercitare per affrontare fermamente<br />

tutto ciò che viene da dentro, dal proprio Io, poiché è più difficile controllare il<br />

proprio Io che quello degli altri, e quando non si è capaci, e non si è riusciti a controllare<br />

se stessi è difficilissimo non essere intaccati dalla disarmonia esterna.<br />

Che cosa provoca disarmonia in noi stessi? La debolezza. Debolezza fisica o/e mentale,<br />

ma sempre debolezza.<br />

Molto spesso si riscontra che una malattia fisica causa disarmonia e tendenze disarmoniche,<br />

inoltre ci sono molte malattie della mente che gli scienziati di oggi non hanno<br />

ancora scoperto. Talvolta persone la cui mente è effettivamente malata vengono considerate<br />

sane, e poiché non si presta abbastanza attenzione ai difetti inerenti alle<br />

malattie della mente, queste persone non hanno mai avuto la possibilità di notarli in<br />

se stessi. Trovano continuamente difetti negli altri con cui lavorano in ufficio, magari<br />

in una buona posizione, o nelle persone a casa, e dovunque causano disarmonia.<br />

Nessuno ci bada perché per essere trattati da pazzi occorre prima essere riconosciuti<br />

come tali.<br />

La causa di ogni sconforto e fallimento è la disarmonia, e la cosa più utile oggi all’educazione<br />

è insegnare il senso d’armonia, sviluppare l’armonia nei bambini. Portarla alla<br />

loro attenzione non è così difficile come sembra, ciò che occorre è indicare ai giovani<br />

i vari aspetti dell’armonia in tutte le manifestazioni della vita, per esempio in ogni<br />

manifestazione della bellezza, nella musica, nella poesia, nella scrittura, nell’arte, e<br />

specialmente nella bellezza della Natura.<br />

Se noi cerchiamo bellezza in tutto ciò che vediamo e sentiamo, possiamo trasmetterla<br />

agli altri.<br />

Bellezza è armonia, e l’armonia si trova dove è la pace, non la pace nel mondo che nes-<br />

•82


suno può creare, ma la pace in noi stessi, per dare pace agli altri.<br />

Nessun rimedio è più forte della pace, le medicine possono aiutare ma solo fino ad un<br />

certo punto, per esempio la medicina può aiutare il corpo, ma non la mente, il trattamento<br />

psicologico può forse aiutare la mente, ma non l’anima.<br />

Tutte queste cose, cioè medicine e trattamenti psicologici, vengono da fuori e il<br />

paziente diventerà dipendente da loro, mentre nel processo meditativo il paziente<br />

crea il suo rimedio da se stesso.<br />

Riassumendo:<br />

la salute è l’armonia della mente e del corpo<br />

l’armonia della mente è creata tramite il comando dei pensieri e il controllo dei sensi<br />

l’attività e il riposo dei sensi dovrebbero essere regolati, poiché il magnetismo della<br />

mente è mantenuto quando la mente può essere mantenuta ferma nei pensieri armoniosi<br />

i pensieri, le parole e le azioni armoniosi, positivi e ottimisti, sono la fonte del nostro<br />

benessere ed equilibrio.<br />

Gustavo Toro,<br />

Maestro della RedGFU<br />

Conclusioni.<br />

83 •


•84<br />

PONZANO VENETO<br />

Hotel Relais Monaco,<br />

20 giugno 2004<br />

COSCIENZA E SPIRITUALITÀ


Giangiorgio Pasqualotto,<br />

Facoltà di Filosofia, Università di Padova<br />

Dialogo tra Occidente e Oriente.<br />

Io credo che molte volte sia necessario fare una pausa di riflessione e pensare e ripensare<br />

ai termini, alle parole e ai concetti che noi usiamo. Quindi quando parliamo di<br />

dialogo interculturale, e poi di dialogo interculturale tra Oriente e Occidente dobbiamo<br />

fare una serie di precisazioni che riguardano la parola e il concetto “dialogo”,<br />

la parola e il concetto “interculturale” e anche i termini e i concetti di “Oriente” e<br />

“Occidente”.<br />

Cominciamo con la parola “dialogo”. La parola dialogo è fin troppo usata in questi<br />

periodi, anche perché giustamente, in presenza di grandi conflitti, ci invoca il dialogo.<br />

Ma che cosa si intende per dialogo? Ci sono sostanzialmente due modi di intendere il<br />

dialogo. Ce ne sono molti, ma io semplifico e li riduco a due.<br />

Un modo fondamentale, quello più comune, più superficiale, è quello di considerare il<br />

dialogo l’equivalente di un incontro nel quale si confrontano delle idee, si confrontano<br />

delle opinioni, si confrontano delle posizioni, ma - questo è il punto fondamentale<br />

- in questo tipo di dialogo ognuno pensa che la propria posizione, la propria opinione,<br />

la propria idea sia quella vera.<br />

Quindi, in questo tipo di dialogo, ognuno dei dialoganti cerca di convincere l’altro<br />

delle proprie opinioni, della propria verità, e questo nella migliore delle ipotesi.<br />

Quindi a questo livello di dialogo, come equivalente, come sinonimo di confronto,<br />

abbiamo due dialoganti che nella maggior parte dei casi quando hanno finito l’incontro<br />

vanno a casa con le stesse idee che avevano prima. Quindi è un dialogo che non<br />

serve a niente, o serve a pochissimo.<br />

Invece io credo, assieme a Raymond Panicar, ma prima di lui, soprattutto, Socrate e<br />

Platone, che il vero dialogo sia il dialogo radicale cioè il dialogo profondo.<br />

Quello che Raymond Panicar chiama “dialogo dialogale” e che Socrate, appunto, diceva:<br />

“dialogo che mette a rischio la propria vita”.<br />

Cosa si intende con questo? Si intende un dialogo in cui gli interlocutori, i dialoganti,<br />

si confrontano senza nessun pregiudizio, cioè si confrontano con mente aperta, aperta<br />

al punto da essere disposti a mettere in discussione anche le verità, le opinioni, le<br />

idee, le certezze che essi hanno.<br />

Allora voi capite che questo è il dialogo più radicale, perché è anche il più pericoloso,<br />

perché ogni volta che noi dialoghiamo in questo modo mettiamo a repentaglio, mettiamo<br />

a rischio le nostre sicurezze o le sicurezze che costituiscono la nostra identità.<br />

Quindi è un dialogo rarissimo, difficilissimo da trovare, ma io credo che, soprattutto in<br />

questi periodi estremamente duri nei confronti delle relazioni internazionali, tra popoli,<br />

tra etnie, questa sia la via da seguire, altrimenti potremmo andare avanti per decine<br />

d’anni e forse secoli a fare dei confronti in cui ognuno resta della propria opinione.<br />

Questa è la prima precisazione, quindi dialogo dialogale o dialogo radicale.<br />

La seconda precisazione riguarda il concetto e il termine di “intercultura”. Anche qui,<br />

in questi ultimi 5–10 anni, questo aggettivo “interculturale” e questo concetto “intercultura”<br />

si sono fatti strada, molta strada e ormai non c’è convegno in cui non si parli<br />

di intercultura.<br />

85 •


Ma, che cosa intendiamo per intercultura? Anche qui bisogna stare attenti e fare delle<br />

precisazioni. Quando noi parliamo di intercultura, abbiamo questo pregiudizio, questo<br />

preconcetto che ci sono tante culture, ognuna delle quali ha una propria identità<br />

particolare, fissa, autonoma, e nella migliore delle ipotesi, facciamo una prospettiva,<br />

pensiamo ad un quadro in cui queste diverse culture si incontrano e dialogano.<br />

Di solito dialogano nel senso del termine che abbiamo visto prima.<br />

Invece io credo che il concetto stesso di intercultura vada profondamente rivisto, e<br />

vada rivisto non perché lo dico io, ma perché ormai gli studi antropologici, più che<br />

quelli filosofici, gli studi dell’antropologia contemporanea, almeno da vent’anni a questa<br />

parte, faccio alcuni nomi: Amsell, Affergan, Chilani, grandi antropologi contemporanei<br />

che hanno chiarito una volta per tutte che le culture con esistono. Non spaventatevi,<br />

non è che non esistano in senso banale. Le culture intese come universi chiusi,<br />

come atomi, le culture intese con una identità assolutamente impermeabile, non esistono.<br />

E non sono mai esistite!<br />

Allora che cosa vuol dire questo in positivo? Vuol dire che tutte le culture, oggi, come<br />

500 anni fa, come 2000 anni fa, come 3000 anni fa, tutte le culture sono prodotti interculturali,<br />

cioè le culture in sé e per sé non esistono, ma si continuano a produrre, fare<br />

e disfare, modificare, trasformare, in rapporto una all’altra.<br />

Faccio degli esempi banali che appartengono in particolare alla nostra radice <strong>eu</strong>ropea,<br />

soprattutto la mia generazione e ancora più la generazione che mi ha preceduto, è<br />

cresciuta in una mitologia, che poi si è trasformata anche in ideologia, per cui la cultura<br />

greca prima e la cultura romana, la cultura latina poi, erano due pilastri della cultura<br />

moderna <strong>eu</strong>ropea.<br />

Certamente sono due pilastri fondamentali, ma noi li abbiamo sempre intesi come due<br />

cose perfettamente omogenee, come dire, due oggetti dai limiti perfettamente lisci ed<br />

esatti, e invece, anche qui alla luce degli ultimi 50 anni di studi, si è visto che per esempio<br />

la cultura greca si è formata costantemente in contatto con altre culture e che alla<br />

radice della cultura greca non c’è affatto un qualcosa di autoctono, di indigeno, di<br />

etnico, ma esiste un’enorme quantità di rapporti che alcuni greci di alcune regioni<br />

hanno avuto con tutti i popoli del Mediterraneo, non solo i Fenici, non solo i Traci, ma<br />

anche gli Egizi e addirittura gli Etiopi attraverso gli Egizi.<br />

Cioè, c’è stato addirittura Bernard che ha scritto un’opera particolarmente provocatoria<br />

intitolata “Atena nera” per mostrare che una parte significativa della cultura greca<br />

ha le sue radici in Africa.<br />

Questa è una tesi che poi è stata in parte smentita, ma non del tutto, si è dovuto riconoscere<br />

che in parte Bernard aveva ragione.<br />

Quindi la cultura greca non è greca, è stata plasmata in modo particolare dai greci, ma<br />

la cultura greca ha raccolto e messo in ordine una quantità enorme di apporti che non<br />

erano greci.<br />

Non parliamo poi della cultura romana, perché la cultura romana, di per sé, non esiste,<br />

nel senso che la lingua latina ha consentito ad una enorme quantità di popoli che<br />

venivano dall’Africa, dall’Asia, dalla Spagna, dal Medio Oriente, di accedere alla grande<br />

città di Roma e di rappresentarsi.<br />

Ma la cultura latina è in gran parte prodotta da altro. Vi faccio l’esempio più eclatante,<br />

il più grande filosofo latino è un filosofo spagnolo: Seneca.<br />

Il più grande teologo latino è S. Agostino che era nord africano.<br />

Quindi, questi pochi esempi - potremmo andare avanti parlando dell’India, della Cina,<br />

parlando ai giorni nostri degli Stati Uniti - mostrano che le culture non esistono, se noi<br />

intendiamo le culture come organismi autonomi, chiusi, monolitici.<br />

Le culture quindi si producono, si creano e si disfano solo nei rapporti tra di loro.<br />

•86


Questo è un punto di vista molto radicale e molto<br />

importante, perché questo vuol dire che le culture non<br />

è che prima ci sono e poi si mettono in contatto, ma le<br />

culture esistono solo attraverso i contatti, cioè, solo<br />

attraverso le relazioni.<br />

E qui vengo all’ultimo e terzo punto del mio discorso.<br />

Il ragionamento che abbiamo fatto a proposito del dialogo<br />

e del concetto di intercultura a che cosa ci porta?<br />

Ci porta direttamente a riflettere in modo problematico,<br />

in modo radicale, sul concetto di identità. Questo è il punto fondamentale!<br />

Voi sapete che è un punto fondamentale non solo dal punto di vista teoretico, teorico,<br />

astratto, ma anche un punto fondamentale in una prospettiva etica, politica, sociale,<br />

in questi anni, anche a pochi kilometri dall’Italia, abbiamo avuto delle tragedie etniche,<br />

umanitarie dovute ad un’interpretazione troppo stretta, troppo unilaterale dell’identità<br />

etnica.<br />

Quindi è inutile che vi stia qui a dire che questo è un ragionamento che non ha un<br />

valore formale, ha un valore fondamentale anche per i nostri comportamenti nella vita<br />

quotidiana.<br />

A questo proposito allora che cosa propongo per verificare la consistenza di questo<br />

concetto di identità? Propongo che, per non fare gli <strong>eu</strong>rocentrici, si vada a vedere i<br />

punti alti, le zone alte del pensiero occidentale ma anche del pensiero orientale per<br />

vedere quali pensatori, quali filosofie, hanno pensato il concetto di identità in maniera<br />

diciamo dialettica o in maniera non atomistica, cioè non isolata. Mi permetto di fare<br />

alcuni rimandi molto semplici ma che implicano un po’ di erudizione.<br />

Per quanto riguarda la tradizione occidentale, sono richiami che molti di voi conoscono,<br />

e sono innanzi tutto i contenuti che ci ha trasmesso uno dei primi grandi filosofi<br />

greci, Eraclito, il quale, appunto sosteneva che l’arco e la lira svolgono le loro funzioni<br />

- questo è il suo frammento più famoso - loro attraverso una tensione di opposti.<br />

Se voi pensate all’arco e alla lira, appare immediatamente chiaro anche a chi non ha<br />

mai studiato filosofia, che è ovvio che un arco che abbia soltanto un polo e una lira che<br />

abbia soltanto un corno non funzionano.<br />

Perché l’arco riesca a far scattare la freccia ci devono essere due poli che sono in stretto<br />

contatto tra di loro, esattamente come i due corni della lira devono essere uniti da<br />

un’asticella di legno che permette alle corde di suonare.<br />

Cosa vuol dire questo? Vuol dire una cosa molto importante. Di solito nella storia della<br />

filosofia si dice che Eraclito è il filosofo della guerra, perché ha parlato di polo, niente<br />

di più sbagliato! È il filosofo dell’armonia, l’armonia che si attua attraverso la tensione<br />

di due opposti.<br />

Quindi la lira suona perché c’è questa tensione.<br />

Cosa vuol dire questo? Che il corno A e il corno B da soli non significano assolutamente<br />

nulla. Essi hanno una funzione, hanno una esistenza, hanno una realtà solo nel loro<br />

rapporto reciproco.<br />

Faccio un esempio banale che penso tutti voi conosciate: pensate ad un campo magneticooauncampo<br />

elettromagnetico. Nel campo elettromagnetico noi abbiamo il<br />

campo, il polo positivo, il polo negativo. Adesso, fate questo esperimento, provate a<br />

pensare ad uno di questi tre elementi da solo, senza gli altri due, non esiste.<br />

Il polo positivo, esiste solo in rapporto al polo negativo, in rapporto al campo che esso<br />

produce insieme all’altro. Un esperimento banalissimo che è assolutamente inconfutabile.<br />

La stessa cosa vale per le identità. Un’identità, da sola, non può fare niente, semplice-<br />

87 •


mente non esiste.<br />

Il secondo esempio che faccio della tradizione occidentale è un esempio più importante,<br />

più difficile anche, su cui però non mi soffermo, ed è tratto da Platone. Se voi andate<br />

alla fine del Sofista (259A - 259B) trovate il famoso ragionamento che Platone fa a<br />

proposito della esistenza del non essere.<br />

I grandi generi del pensiero cosa sono? Essere e non essere.<br />

Prima di Platone, soprattutto Parmenide aveva detto che il non essere non esiste, esiste<br />

solo l’essere.<br />

Platone, lo dico in maniera molto rapida ed elementare, dimostra che il non essere è<br />

fondamentale all’essere, per esistere.<br />

Quindi quando io dico che questo è un bicchiere, implicitamente definisco questo bicchiere<br />

anche attraverso tutto ciò che esso non è. Quando dico questo è un bicchiere è<br />

implicito che non è il tavolo, non è il microfono, non è una sala.<br />

Quindi, il non essere è assolutamente necessario per la conoscenza.<br />

E poi è necessario dal punto di vista ontologico, ma lasciamo stare.<br />

Quindi, Platone e poi quello che forse è il più conosciuto nella filosofia contemporanea,<br />

Hegel, che dico subito aveva dei fortissimi pregiudizi razziali, basta leggere le<br />

lezioni di filosofia della storia per accorgersi che razza di pregiudizi erano radicati nell’animo<br />

tedesco di Hegel. Ma a parte questo, dato che non si può giudicare il pensiero<br />

dei grandi pensatori in base solo alle biografie, a parte questo, Hegel ha un passaggio,<br />

o più passaggi, sul concetto di identità nella sua Storia della logica che sono eccezionali.<br />

In particolare uno in cui spiega che cosa è la relazione, anche qui, semplifico molto. Ci<br />

sono due tipi di relazione. C’è una relazione tra identità che si suppongono assolutamente<br />

diverse, e allora nascono grandissimi problemi, perché quando ho un punto A<br />

e un punto B, devo trovare una forza che si chiama Dio, che si chiama Stato, che si chiama<br />

Chiesa, una forza che colleghi A e B perché di per sé A e B sono separati, sono identità<br />

separate. Questo è quello che Hegel chiama “relazione estrinseca”, cioè è una relazione<br />

esterna. AeBpossono essere messe in relazione solo da C, da un altro. Che sia<br />

una forza storica o una forza trascendente non ha importanza.<br />

L’altra relazione, quella che per Hegel è più importante e che è fondamentale anche<br />

per il nostro discorso, è quella che si chiama “relazione intrinseca”, e che cosa dice questo<br />

concetto di relazione? Dice che A e B, tutti e due, non sussistono autonomamente,<br />

ma sussistono soltanto con e attraverso le relazioni che le costituiscono.<br />

Quindi A c’è solo perché in relazione a B, C, D e tutto quello che volete, e B solo perché<br />

è in relazione con tutto il resto: A, D, C, ecc.<br />

Quindi in altro modo si può dire che questa relazione intrinseca è una relazione costitutiva,<br />

che costituisce i termini della relazione.<br />

Vi faccio un esempio banalissimo che non è né di Platone né di altri, è solo mio per<br />

motivi di semplificazione. Se voi prendete un punto, lo potete disegnare su un foglio<br />

o sulla lavagna come se fosse una cosa isolata e poi ne potete mettere un altro.<br />

Il punto ovviamente indica l’identità, un punto può essere disegnato anche in un altro<br />

modo, anche geometricamente è corretto dire che un punto è il luogo di incrocio di<br />

almeno due linee.<br />

Non è un esempio molto difficile, non occorre che vi faccia nessun disegno. Allora<br />

attenzione, non è che in questo modo il punto non esista, che cioè l’identità non esista,<br />

ma l’identità si definisce solo perché è costituita da almeno due,o virtualmente<br />

infinite linee.<br />

Ecco, il pensiero che ha più radicalmente elaborato questo tipo di identità costitutiva<br />

è un pensiero che non c’è in Occidente ma si è prodotto in Oriente.<br />

•88


Questo pensiero è il pensiero buddhista.<br />

Infatti, e adesso passo all’ultima parte della mia piccola relazione, se andiamo a vedere<br />

quali sono i grandi punti della tradizione orientale che parlano di identità in questo<br />

modo, cioè identità molteplice o relazionale, vediamo sostanzialmente due grandi<br />

tradizioni, la tradizione cinese e la tradizione indiana.<br />

In particolare all’interno della tradizione indiana troviamo il Buddhismo e all’interno<br />

della tradizione cinese il Taoismo.<br />

All’interno della tradizione buddhista io cerco di focalizzare il punto da cui si può partire<br />

per descrivere ciò che ho appena detto, cioè, il punto visto come intersezione di<br />

linee.<br />

E nonostante che il canone buddhista sia formato da quindicimila pagine, in realtà<br />

questa idea è contenuta in tre parole, anzi in una parola che è contenuta in una frase,<br />

la frase è: “Sab dam anatta”. Sab vuol dire tutti. Dam vuol dire realtà, tutte le cose che<br />

esistono a vari livelli, per cui dam indica la realtà, sia quella materiale, sia quella psicologica,<br />

sia quella spirituale e addirittura la divinità. Dam vuol dire tutto ciò che esiste<br />

ai diversi livelli.<br />

Sam dam = tutte le realtà<br />

Anatta, questa è la parola chiave della tradizione buddhista. Anatta che cosa vuol<br />

dire? Non sé. Cioè, tutte le realtà sono prive di sé.<br />

Attenzione, qui bisogna fare un passo indietro e ricordare che per secoli questa frase,<br />

questo concetto di Anatta, è stato interpretato dagli occidentali come una parola con<br />

valore nichilistico, cioè come se il Buddha avesse detto. “Tutte le realtà non esistono”.<br />

Non è così! Vuol dire che tutte le realtà hanno un’esistenza, ma non una esistenza<br />

autonoma, hanno un’esistenza relazionale, esattamente come abbiamo visto nei primi<br />

esempi e in quest’ultimo del punto.<br />

Quindi si comprende che tutte le realtà esistenti hanno bisogno di altro per esistere, il<br />

Buddha non dice: ”Sbagliano dal punto di vista teorico”, ma dice. “finiranno male”,<br />

nel senso che saranno preda del dolore. Tanto è vero che nel Damapada 279 si dice<br />

”Sab dam anatt?”. E il 278 dice” Sab dam annicc?”, cioè impermanente. Se non si capisce<br />

che tutte le cose sono impermanenti e prive di sé, si finisce col soffrire per tutta la<br />

vita.<br />

Molto rapidamente faccio due citazioni che interessano questo discorso della relazionalità<br />

di ogni elemento, sia per quanto riguarda la tradizione taoista che per quanto<br />

riguarda la tradizione confuciana.<br />

Lo dico in termini molto rapidi, uno degli elementi fondamentali della dottrina di<br />

Confucio, dico dottrina e non religione, e a ragion veduta, perché il Confucianesimo<br />

non è una religione, è un etica pubblica. Il Confucianesimo è fondato sul concetto di<br />

Ren che vuol dire Umanità o benevolenza.<br />

Ora ciascun uomo per realizzare la propria umanità, per realizzare il proprio Ren, di<br />

cosa ha bisogno? Ha bisogno delle cinque relazioni che Confucio stabilisce:<br />

relazione inferiore superiore, cioè suddito e sovrano<br />

relazione tra marito e moglie<br />

relazione fra fratello e sorella<br />

relazione tra padre e figlio, ovviamente madre e figlio<br />

relazione tra amici.<br />

Queste sono le cinque relazioni di cui parla il Confucianesimo.<br />

Ancor oggi, nonostante la modernizzazione, la Cina è dominata da questa idea, che<br />

un individuo da solo non esiste, cioè ciascuno di noi esiste in quanto parte integrante<br />

di una comunità, che sia una comunità ristretta come la famiglia, come il villaggio, che<br />

sia la comunità dello Stato, della Chiesa o della Nazione, non ha importanza.<br />

89 •


Un individuo privato di questa relazione non esiste, e questo è molto importante<br />

anche ai giorni nostri perché quando parliamo con i cinesi di diritti umani dobbiamo<br />

ricordare questo, altrimenti non ci capiamo. La storia dei diritti umani in Occidente è<br />

storia di documenti che iniziano tutti con: “Dobbiamo preservare i diritti dell’individuo”<br />

questa è la nostra grande tradizione, dall’Habeas corpus fino alla dichiarazione<br />

di indipendenza degli Stati Uniti, e poi nella dichiarazione dell’ONU del 1948. Questa<br />

è la nostra dichiarazione e se noi vogliamo esportare questa formula in Asia, non solo<br />

in Cina, troveremo delle grandi difficoltà.<br />

“Se stesso” vuole dire che ha un valore autonomo, è considerato qualcosa di negativo,<br />

è come se una cellula volesse separarsi dal tessuto in cui è, e dicesse “io sono più importante<br />

del tessuto”.<br />

L’ultimo esempio che volevo farvi è quello taoista. Il taoismo ha avuto un influsso<br />

molto meno forte nella storia della cultura cinese, ma in modo sotterraneo ha sostenuto<br />

per 3500 anni il substrato religioso popolare della Cina.<br />

Il Taoismo è fondato sul concetto di Tao che normalmente si traduce con “Via”, energia<br />

cosmica o altro.<br />

Ebbene, questo Tao che possiamo dire Principio o Assoluto, non esiste se non attraverso<br />

due modalità fondamentali che sono lo Yin e lo Yang, cioè la sua modalità per così<br />

dire luminosa, attiva (Yang) e la sua modalità oscura, passiva (Yin).<br />

Ora, l’analogia tra questa energia che governa tutte le cose, dalle piante a noi stessi,<br />

agli Stati, ecc., e lo Yin e lo Yang, è una analogia che troviamo nel rapporto tra campo<br />

e polo magnetico positivo e polo magnetico negativo.<br />

Cioè, in sostanza, cosa si dice? Si dice che ogni Tao, che sia il Tao di questo bicchiere,<br />

di quella pianta, o nostro, cioè ogni energia che si concretizza, non lo fa da sola, ma<br />

lo fa attraverso due modalità che si alternano.<br />

Facciamo un esempio classico, un esempio taoistico: prendiamo una montagna, la<br />

montagna ha un lato al sole Yang e un lato all’ombra Yin. Allora possiamo chiederci<br />

“esiste la montagna indipendentemente dal suo lato al sole e dal suo lato all’ombra?”.<br />

Ovviamente no.<br />

Quindi, non possiamo isolare la montagna da una parte e dall’altra, il lato ombra e il<br />

lato luce, ma d’altra parte non esiste nemmeno l’ombra da sola o la luce da sola.<br />

Dunque è una relazione trivalente.<br />

Ora, se si applica questo a tutte le manifestazioni della nostra esistenza, si arriva ad un<br />

punto comune a quelli che abbiamo visto in precedenza, e qual’è il punto? Il punto è<br />

sempre quello per cui ciascuna identità, in questo caso Yin e Yang, non si costruisce,<br />

non è attiva, non è potente, non esiste se non in rapporto alla sua opposta, anche profondamente<br />

diversa.<br />

Quindi, l’opposto non si esclude mai, l’opposto è la ragione di vita dell’altro opposto.<br />

Domanda: Ha dimostrato che nelle varie culture c’è un filo comune, dall’arco allo Yin<br />

e Yang. Vorrei alcune delucidazioni sul dialogo dialogante che ritengo molto importante.<br />

Io lo vedrei come una capacità di ascolto che per essere veramente profonda,<br />

implica la capacità di riuscire a mettersi in relazione con l’altra persona.<br />

Però quello che vorrei chiedere, secondo Lei, con il pensiero, con le filosofie, è possibile<br />

arrivare a questa capacità di ascolto, a questo dialogo dialogante, oppure ci deve<br />

essere una pratica più radicale, che dia la giusta importanza al pensiero stesso?<br />

Come lei ha detto, giustamente, Hegel aveva dei grandi picchi di pensiero, ma questi<br />

picchi di pensiero si traducevano in una vita, in una cosa che non era in relazione a<br />

questo. Non so se mi sono spiegato.<br />

•90


Relatore: Si, sono perfettamente d’accordo, anzi lei mi da l’occasione per dire che<br />

nonostante ci siano grandi punti in comune tra l’Oriente e l’Occidente su questi temi<br />

della relazione - badate però che sono pochissimi in Occidente, io li ho trovati con le<br />

lanternine - la maggioranza degli altri filosofi, degli altri pensatori la pensano in<br />

maniera diversa rispetto a quelli che ho citato. In Oriente è esattamente il contrario,<br />

cioè la maggioranza dei pensatori, dei fondatori di religioni, è naturalmente molto più<br />

vicina al concetto di relazione come l’abbiamo visto.<br />

A parte questo, se ci sono forti analogie, quindi un filo forte che lega i pensieri sulla<br />

relazione Oriente-Occidente, c’è però, a mio avviso, soprattutto nell’epoca moderna,<br />

una grande differenza: a partire dalla morte di Plotino, cioè dal III secolo d.C., dalla<br />

fine della filosofia greca, c’è stata una separazione tra la filosofia e il modo di vita,<br />

questo è il punto fondamentale. Cioè la filosofia è diventata esercizio teoretico raffinatissimo,<br />

certe volte molto più raffinato che in Oriente, ma si è per così dire separata<br />

dalla vita. È molto difficile capire il perché, sicuramente uno degli elementi più importanti<br />

è stata la nascita del cristianesimo, che ha assunto in sé l’elevata capacità di astrazione<br />

con la teologia, e nello stesso tempo la capacità di un’etica e di una proposta di<br />

esistenza concreta, e quindi ha praticamente tolto l’erba sotto ai piedi alla vecchia filosofia<br />

greca.<br />

Ma se andiamo agli inizi della filosofia greca, da Pitagora fino a Plotino compreso, si<br />

può riscoprire, non lo dico io, lo dice quel grande storico della filosofia antica che è<br />

Pierre Radeau che ha scritto un bellissimo libro Esercizi spirituali nella filosofia antica,<br />

dove appunto ricorda che anche in Occidente la filosofia per secoli è stata anche stile<br />

di vita, basta pensare alle grandi scuole epicuree storiche che sono quelle più famose,<br />

ma anche i pensieri di un certo tipo, profondi, raffinati, che avevano come scopo fondamentale<br />

quello dell’<strong>eu</strong> zen, del vivere bene e anche del morire bene, di avere una<br />

buona morte, cioè avevano direttamente a che fare con le cose principali della vita.<br />

Se noi in Occidente abbiamo avuto questa frattura da Plotino in poi, in Oriente questo<br />

non è mai avvenuto, perché se vedete la storia della filosofia indiana, dal Veda fino<br />

ad oggi, vi è una continuità, per cui ogni riflessione teoretica ha una finalità e anche<br />

delle conseguenze o dovrebbe avere delle conseguenze sul piano non tanto etico in<br />

senso astratto, ma proprio del comportamento, una trasformazione dei modi di vita<br />

individuali e collettivi.<br />

Lo stesso vale per il Buddhismo, per il Taoismo. Allora per farla breve, ci si può chiedere:<br />

“Ma perché c’è questa differenza?”. Io credo che uno degli elementi fondamentali<br />

che ha aiutato i popoli dell’Asia e dell’India a rendere, per così dire pratico, concreto<br />

il pensiero sia la meditazione, la pratica meditativa, la disciplina della meditazione<br />

o le molte forme di meditazione.<br />

Perché? Basta prendere qualsiasi manuale di meditazione, oppure prendere gli Yoga<br />

Sutra di Patanjali e vediamo che l’attenzione al corpo non è mai disgiunta dall’attenzione<br />

a ciò che avviene dentro il corpo, cioè nella mente e viceversa.<br />

Quindi, l’attenzione al corpo non è una distrazione rispetto alla profondità psicologica,<br />

anzi può essere la base per capire di più il mondo.<br />

Vi faccio un esempio molto semplice. Fino a pochi anni fa gli studiosi di Buddhismo<br />

pensavano che tutto quello che il Buddha aveva pensato, lo avesse elaborato in modo<br />

simile a quello dei nostri filosofi, che stanno seduti a tavolino a pensare o a riflettere<br />

e hanno creduto che la meditazione fosse questa.<br />

Invece ormai è stato provato, attraverso tutta una serie di ragionamenti basati sui testi,<br />

che tutto ciò che il Buddha ha scoperto, lo ha scoperto attraverso la meditazione, ma<br />

non la meditazione nel senso cartesiano, a cui siamo abituati noi, cioè meditazione su<br />

un oggetto che è concentrazione o visualizzazione, ma la meditazione della tradizio-<br />

91 •


ne buddhista e prima ancora brahmanica, che è innanzi tutto attenzione al pranayama,<br />

cioè alla respirazione.<br />

Quindi tutto ciò che il Buddha ha pensato è frutto della meditazione.<br />

Faccio un esempio ancora più semplice. Questo concetto di anatt?, per cui qualsiasi elemento<br />

esiste solo in relazione all’altro, è un ragionamento che avviene osservando<br />

l’andamento del respiro.<br />

Allora, provate, se inspirate, trattenete per un po’ il respiro e poi espirate, di cosa vi<br />

accorgete? Innanzi tutto di anicc?, cioè dell’impermanenza, il respiro non sta fermo un<br />

attimo. Ma la seconda cosa di cui vi accorgete subito anche se non avete letto neanche<br />

una riga di Buddhismo, è che il vostro respiro vi mostra la qualità anatt? della realtà.<br />

Perché? Perché non è mai vostro, voi non potete dire il “mio” respiro, perché il<br />

vostro respiro è vostro nella misura in cui tira dentro aria che non è vostra e rimanda<br />

ad altro, cioè all’esterno, l’aria che per un po’ è rimasta dentro di voi, ma il respiro<br />

quando è vostro? Mai.<br />

Anzi, se uno volesse trattenere questo respiro, farlo proprio, morirebbe, nel senso che<br />

farebbe una grande inspirazione e poi basta.<br />

Anche questo dimostra che però deve inspirare, cioè deve dipendere da altro da sé.<br />

Uno non respira da solo, ha bisogno dell’aria che è fuori di sé.<br />

Quindi questo concetto di anatt? che è stato tradotto in moltissimi modi, lo capiamo<br />

andando a vedere l’andamento del respiro.<br />

Non so se mi sono spiegato.<br />

Domanda: Qual’è nell’ambito <strong>eu</strong>ropeo attuale, nell’ambito accademico universitario, il<br />

livello di accettazione, di apertura e di dialogo? Che apertura esiste attualmente verso<br />

la visione orientale, verso la visione che lei stesso ci ha spiegato? Qual’è la realtà attuale<br />

nell’ambito accademico e universitario <strong>eu</strong>ropeo in campo filosofico?<br />

Relatore: Sarebbe piuttosto lungo fare la mappa <strong>eu</strong>ropea, ma è anche abbastanza<br />

semplice. Da un lato vi sono luoghi di eccellenza per lo studio delle civiltà orientali e<br />

delle lingue orientali, anche in Italia ne abbiamo due molto forti che sono l’Istituto<br />

Orientale di Napoli e l’Università Ca’ Foscari di Venezia che ha un corso di lingue orientali<br />

e di filosofie e religioni orientali.<br />

Ebbene questo è sicuramente un panorama molto positivo. In Europa poi, pensate soltanto<br />

alla SAOS a Londra, cioè uno dei più grandi Istituti per lo studio delle civiltà asiatiche<br />

ed africane, e questa è una realtà ormai consolidata.<br />

L’Italia ovviamente è arrivata un po’ dopo rispetto alla Francia, all’Inghilterra, anche<br />

per motivi storici, perché non è mai stata una potenza coloniale, quindi per esempio il<br />

Buddhismo in Italia sta movendo i primi passi da vent’anni, mentre in Inghilterra veniva<br />

studiato già alla fine dell’ ‘800.<br />

Però per me questa è una realtà positiva. Ma mi interessa di più quella parte<br />

dell’Accademia che produce esperimenti di intercultura, nel senso che dicevo prima,<br />

cioè di conoscenza delle altre culture con una propria consapevolezza della contaminazione,<br />

con la necessità di capire che noi siamo quello che siamo perché ci sono stati<br />

tanti altri che ci hanno prodotto in questa maniera,<br />

A questo livello penso che ci siano 5 o 6 persone in Europa: Franz Vimmer a Vienna che<br />

fa filosofia interculturale, Mal che è un indiano che ora insegna a Bonn, il terzo sempre<br />

in Germania è Kimerle che insegna ad Amburgo, e basta per quanto riguarda<br />

l’area tedesca.<br />

Per quanto riguarda l’area anglosassone, conosco soltanto il grande esperimento fatto<br />

negli ultimi cinquanta anni dall’università di Honolulu, che si raccoglie attorno alla rivi-<br />

•92


sta Philosophy - East and West, che però solo negli ultimi vent’anni ha prodotto cose<br />

molto importanti dal punto di vista interculturale.<br />

In Francia conosco soltanto un personaggio, magari ce ne sono molti altri, ma all’università<br />

di Parigi c’è soltanto François Julien, che ha la grande fortuna di avere una formazione<br />

come grecista, come studioso della lingua, letteratura e filosofia greca e<br />

anche come sinologo, e da tanti anni ormai si occupa soprattutto di Cina. Si rifà dal<br />

punto di vista interculturale a una importantissima lezione di Michèle Foucault.<br />

Michèle Foucault negli anni ‘80 aveva fatto una lezione eccezionale, che poi aveva<br />

messo anche per iscritto, sull’eterotopia. Spiego brevemente in che cosa consiste. La<br />

nostra identità acquisisce, vive e si arricchisce nella misura in cui si espone all’altro.<br />

Questa è un’idea, a dir la verità, che già aveva avuto George Bataille.<br />

Quindi Julien che cosa dice? Quanto più “altro” rispetto alla civiltà <strong>eu</strong>rocentrica, diciamo<br />

alle civiltà <strong>eu</strong>ropee, della Cina? Addirittura la scrittura è totalmente diversa, non è<br />

neanche alfabetica. Quanto diverso è il concetto dell’agire rispetto al nostro. Julien ha<br />

scritto tutta una serie di libri di cui vi consiglio per esempio l’eccellente testo tradotto<br />

in italiano da Einaudi Trattato dell’efficacia, dove mostra come il concetto di azione in<br />

Cina sia profondamente diverso da quello occidentale. Questo non per dire se è meglio<br />

il nostro concetto di azione o è meglio il concetto di azione visto dai cinesi, ma per<br />

approfondire, per confrontarci con qualcosa di totalmente “altro”. Siamo proprio sicuri<br />

che il nostro concetto di azione sia il migliore, sia quello più efficace, sia quello da<br />

prendere in considerazione come l’unico paradigmatico? In questo trattato ci sono<br />

delle pagine eccezionali in cui parla per esempio della guerra.<br />

Siamo proprio convinti che il concetto di guerra occidentale sia il migliore possibile?<br />

Vi lascio, perché se vi racconto come va a finire, vi tolgo la voglia di leggere questo bellissimo<br />

libro di Julien.<br />

Kalil Samir Kalil,<br />

Università Saint-Joseph di Beirut<br />

Il dialogo come cammino<br />

verso la coscienza e l’unione.<br />

Sono egiziano e attualmente insegno a Beirut e ogni tanto anche a Roma e a Parigi,<br />

ma principalmente insegno a Beirut nella linea dei rapporti islamo-cristiani<br />

all’Istituto delle Relazioni Islamo-cristiane e nel rapporto tra cultura e fede cristiana.<br />

Ed è in questo ambito che parlerò questa mattina. Il titolo mi è stato proposto, l’ho<br />

preso tale e quale.<br />

Arrivando qui, ho fatto un po’ conoscenza e mi sono detto: il titolo più giusto sarebbe<br />

“Il dialogo come cammino verso la pace, l’amore e la saggezza universale”. Ed è<br />

quello che vorrei sviluppare fermandomi più a lungo su che cosa può significare “dialogo”.<br />

La mia formazione è in partenza linguistica, perciò talvolta ci sarà qualche accenno di<br />

questo tipo.<br />

“Dialogo”: se prendo il dizionario dice è una conversazione tra due o più persone, e di<br />

93 •


fatti, dialogo viene da dia – due e logos - parola o ragione. Il dialogo è dunque uno<br />

scambio tra persone.<br />

Perché persone? Perché nella tradizione della parola greca la persona è caratterizzata<br />

dal fatto di avere la parola e la ragione. Parola e ragione sono collegate nel pensiero<br />

greco orientale.<br />

Allora il dialogo è tipico della persona, dell’essere umano o dell’essere divino.<br />

La tradizione biblica ci dice che il Logos era al principio; nella prima pagina della Bibbia<br />

Dio crea dicendo “sia”, ed “è”.<br />

E questa tradizione è ripresa nel Corano quando si dice che Dio ha creato tutto con il<br />

“kon” che è “sia”.<br />

E la tradizione Sufi svilupperà questa parola “kon” formata dalle due lettere k e n.<br />

La parola è dunque creatrice. Il dialogo è fatto dallo scambio di due parole ognuna<br />

creatrice, creatrice di me, creatrice dell’altro e creatrice attraverso il dialogo di una<br />

nuova persona, perché dialogando sono un altro, altrimenti non è più dialogo ma due<br />

mono-loghi.<br />

Come nell’idea sviluppata in modo bellissimo dal Prof. Pasqualotto, il dialogo è tra due<br />

opposti, spesso, comunque, tra due diversi se non opposti, e questo dialogo, nella tradizione<br />

biblica, sta all’origine di tutto, anche dell’Universo. Dio ha promosso con la sua<br />

parola creatrice il dialogo con l’Universo.<br />

Lo ha fatto “essere”, e dalla prima pagina si vede questo dialogo tra Dio e Adamo. Nel<br />

Corano lo abbiamo in un modo diverso, ma nella tradizione biblica Dio viene e dice:<br />

“Adamo dove sei?”<br />

“Mi sono nascosto”.<br />

“Come mai?”<br />

“Ho avuto paura”.<br />

“Paura? Ma di che?”<br />

“Perché sono nudo”.<br />

“Come, sei nudo? E chi te lo ha detto? Ma eri sempre nudo”.<br />

È la coscienza. Tutto comincia con un dialogo. E nell’altro modello della tradizione<br />

biblica, nella tradizione cristiana, in principio era il Logos, era il Verbo, la Parola che<br />

sarà però umanizzata nella persona di Gesù.<br />

Allora il dialogo è presente nella nostra tradizione mediterranea, <strong>eu</strong>ropea, araba e<br />

anche si è esteso in tutto il mondo occidentale: nella nostra tradizione la parola è iniziatrice<br />

e creatrice ed è in Dio che è l’essenza.<br />

Alcuni teologi arabi - quando dico teologi arabi, intendo arabi cristiani - dicono che<br />

DioèlaRes, la cosa, la realtà cioè più che la cosa, la realtà e tutto il resto che ne deriva.<br />

La realtà iniziale è dunque già dialogante ed è credo - io capisco così - il concetto di<br />

trinità che è vero, più che le tre persone, però ho trovato una parola nella vostra preghiera<br />

che mi ha molto toccato perché la ritrovo tra i pensatori arabi cristiani, Dio è<br />

Padre Unimultiple. Unimultiple è la traduzione esatta dei trattati che abbiamo in<br />

arabo.<br />

Il che significa che dentro Dio c’è il dialogo, perché è multiplo, ma è un dialogo portato<br />

a un grado impossibile a livello umano, il grado dell’unione, uni-multiple.<br />

Lo esprimiamo con parole inadatte parlando di tre persone in una. Il senso è che Dio<br />

in sé è dialogo.<br />

Giovanni dirà che è amore, non si poteva esprimere meglio il dialogo. Allora il dialogo<br />

è nell’essenza divina, che dialogando crea il mondo.<br />

C’è un autore, un filosofo del IX secolo, Aboraita che scrive verso l’820 in arabo, e parla<br />

di un cristiano che dialoga con mussulmani e dice:<br />

•94


“Perché mai Dio, ha creato l’Universo, e soprattutto<br />

l’uomo? Mica può essere per gioco” e lì riprende una<br />

parola del Corano che dice: “Non per gioco”.<br />

“Non può essere perché si annoia? E allora cerca un<br />

compagno? Veramente è abbassare la visione di Dio”.<br />

“Non può essere” e qui c’è già un riferimento all’Islam<br />

un po’ polemico.<br />

“Non può essere perché vuol essere adorato dall’uomo?”<br />

perché la tradizione coranica dice che Dio crea<br />

l’uomo per esserne adorato.<br />

“Allora vuol dire che ha un ego egoista, crea non per l’altro, ma per sé, e non può essere<br />

Dio”<br />

Ma se ha creato, l’unico motivo è per amore, il voler dare, la comunicazione. Il mondo,<br />

l’universo ne sono un’emanazione. C’è discussione filosofica su questo termine.<br />

L’Universo deriva dal fatto stesso che Dio è in sé dialogo, comunicazione, condivisione,<br />

ed esiste l’uomo non come l’opposto, ma come l’altro. L’uomo è visto e presentato<br />

come lo stesso e l’altro di Dio, perché sin dalla prima pagina si dice che Dio creò l’uomo<br />

a sua immagine e somiglianza.<br />

L’uomo non è l’immagine di Dio, è a immagine di Dio diranno i Padri della Chiesa, i<br />

Saggi dei primi secoli cristiani.<br />

Dio addirittura soffia in lui il soffio divino ed è per questo, tra l’altro, che possiamo dialogare,<br />

perché in ogni persona scopriamo l’immagine di Dio, in un certo modo, la somiglianza<br />

di Dio.<br />

E il saggio che sta cercando la realtà ultima, la ritrova nell’Universo che è un riflesso di<br />

Dio, e nell’uomo che è ad immagine e somiglianza di Dio.<br />

In tutto l’Universo ci sono le tracce di questa realtà ultima che, per chi è credente, si<br />

chiama Dio.<br />

Parlando banalmente, se c’è un dialogo interno e un dialogo esterno, il dialogo interno<br />

è quello che faccio tra me e me nella meditazione, nel riscoprire chi sono attraverso<br />

la vita quotidiana.<br />

Nella tradizione dei Padri del deserto d’Egitto, in quella che come diceva il Professore<br />

or ora, si chiamava la filosofia cristiana, filosofia non astratta ma vissuta in un certo<br />

modo, in questa tradizione in Egitto, il dialogo interno si fa meditando, cioè facendo<br />

l’esame di coscienza.<br />

A partire dall’esperienza quotidiana, scopro chi sono, e a partire dalla riflessione su<br />

Dio, scopro chi sono per poter camminare.<br />

Questo dialogo si esprime in un modo interno, in un modo più sublime nella preghiera<br />

che ognuno pratica nel modo che gli è proprio.<br />

Si dice che la preghiera solleva l’anima verso Dio o fa entrare in contatto con Dio.<br />

Un saggio del XVI secolo, Ignazio di Lojola, diceva: “La preghiera è il dialogo che si fa<br />

come un amico con l’amico, come l’amante con l’amante, o talvolta come il servo con<br />

il padrone, come il fratello col fratello”.<br />

Ci sono vari tipi e tutti esistono in noi secondo lo stato d’animo in cui ci troviamo, questo<br />

è il dialogo interno che riflette il dialogo interno in Dio unimultiple.<br />

Dialogo esterno è quello che faccio essenzialmente con le persone, anche se si potrebbe<br />

estendere al mondo, all’Universo, ma etimologicamente non sarebbe molto esatto.<br />

Questo dialogo suppone, prima di riconoscere l’altro come diverso da me, di scoprire<br />

il non me nell’altro. Questo è un falso dialogo, devo scoprire l’altro in quanto altro,<br />

riconoscerlo come diverso, con il diritto di essere diverso, anzi, come arricchimento per<br />

me, proprio perché è diverso. Se è simile a me in realtà è noioso, in un dialogo fra due<br />

95 •


simili, dopo cinque minuti non c’è più niente da dire. Ci può essere però la tentazione<br />

di assimilare l’altro dicendo: “Si, tu lo dici diversamente, ma in realtà siamo d’accordo”.<br />

È meglio dire: “tu mi spieghi chi sei, io ti dico chi sono, e cerchiamo di …”.<br />

Perciò quello che viene proposto è un cammino verso …, è una dinamica.<br />

Il riconoscere l’altro come altro è la prima cosa fondamentale, e tutti siamo “altri”.<br />

L’alterità poco o molto esiste, è come l’alterità fra Dio e l’uomo, non è assoluta, lo è<br />

nella trascendenza, ma nella visione cristiana, e anche biblica, c’è l’immanenza, c’è Dio<br />

in me e dunque non è più totalmente diverso.<br />

E tra uomo e uomo, tra due persone qualunque, c’è in comune l’essere umano, la<br />

razionalità, ecc. Filosoficamente potremmo prendere l’albero di Porfirio o teologicamente<br />

la somiglianza di Dio, comunque, c’è molto in comune e molto di diverso.<br />

Vi racconto un’esperienza che faccio con i miei amici mussulmani. Spesso loro mi pongono<br />

una condizione prima di dialogare: “Tu devi riconoscere che il Corano viene da<br />

Dio e che Maometto è il Messaggero di Dio”<br />

E io rispondo: “ Questo sarà forse il punto d’arrivo del cammino, non il punto di partenza,<br />

perché io non ti chiedo di riconoscere, prima, che Cristo è figlio di Dio o che la<br />

Bibbia sia la parola di Dio rivelata, non posso porre un prerequisito, cercheremo, faremo<br />

un cammino insieme”. E loro mi rispondono: “Ma se tu non riconosci che noi siamo<br />

una religione divina rivelata, allora che dialogo è?”.<br />

Rispondo: “Se è così, come faresti a dialogare con chi non crede? Con lo gnostico o<br />

l’ateo, anche loro hanno il loro diritto”<br />

Questo è successo anche in televisione, due mesi fa ho avuto un incontro di due ore<br />

con un Imam ed è uscito questo argomento. Ho detto: “Il requisito è che sei una persona,<br />

e io sono una persona. Io vedo in te la cosa più splendida che c’è nell’Universo<br />

creato, e basta. Cosa vogliamo di più?”.<br />

E allora camminiamo, il dialogo dunque come cammino verso …<br />

Cammino vuol dire che c’è una dinamica, camminiamo, non si sta fermi. Il falso dialogo<br />

è fermo, cioè la conclusione è uguale all’introduzione. Ma allora non è un dialogo.<br />

È una dinamica, una dinamica della quale non si sa la conclusione né il punto d’arrivo<br />

perché l’altro è sempre per me una sorpresa, anche se lo conosco, anche se è mio fratello,<br />

o mia madre. Scoprirò sempre qualcosa.<br />

Dunque il dialogo è una dinamica continua, ma c’è un verso, c’è uno scopo da raggiungere<br />

che non conosco, lo scopo è amore, unione, ecc. Non vado senza scopo, alla cieca,<br />

ho un cammino verso …, so che cosa vorrei raggiungere anche se non so né come, né<br />

quando, non so niente. È un cammino orientato, ma aperto e non contraddittorio.<br />

Orientato perché ho degli obiettivi da raggiungere, per esempio l’armonia, l’amore, la<br />

saggezza universale, l’intesa, l’unione, ecc. Ma non è determinato perché sto scoprendo,<br />

secondo per secondo, con l’altro, chi è e chi sono.<br />

Devo dire che sto facendo l’esperienza anche in questo momento, non riesco a scrivere<br />

una cosa prima, come ho detto a chi mi aveva chiesto un testo.<br />

Se scrivo non riesco a dire ciò che ho scritto, perché non è più valido.<br />

È solo nel contatto attraverso gli occhi, che si crea una nuova relazione che detterà il<br />

mio pensiero.<br />

Un cammino verso …, è un cammino, non è la fine. Il dialogo non ha scopo a sé, perché<br />

allora diviene dialogare per dialogare.<br />

Temo che oggi sia un po’ questa la situazione che viviamo.<br />

Prima di venire ho fatto una ricerca su internet. Vi dico il risultato: Ho battuto la parola<br />

dialog, dialogo, dialogue, dialogare, e la risposta, (non vi do tutti i particolari) per<br />

dialog era 8.520.000 siti, per dialogo 7.130.000 siti, tutto sommato facevano<br />

17.195.000 siti. È pazzesco. Certo se digitassi “Sex”arriverebbero al miliardo.<br />

•96


Sociologicamente è interessante, vuol dire che c’è una sete, una fame di dialogo, eppure<br />

ho l’impressione che mai abbiamo anti-dialogato come oggi, mai la disarmonia è<br />

stata a questo livello, di guerre, di conflitti continui.<br />

E non è contraddittorio, è proprio forse perché viviamo questa fase che proviamo il<br />

bisogno tanto più forte di dialogare. È diventata una moda. I francesi dicono “la tartre<br />

a la crème”, sempre c’è dialogo, dialogo tra culture, religioni, tra tutto. Fra poco ci<br />

sarà anche il dialogo tra cani e gatti.<br />

Il dialogo è solo un mezzo, come il cammino, conduce ad un’altra cosa, ed è su questo<br />

che mi voglio soffermare per concludere.<br />

È un dialogo verso - e riprendo la formula dalla vostra preghiera che mi ha molto toccato<br />

-, verso Pace, Amore e Saggezza Universale e penso che non si poteva esprimere<br />

meglio.<br />

Dialogo verso la pace, pace tra le persone, tra i gruppi, tra i popoli, la non guerra, siano<br />

ancora lontanissimi e lo saremo, credo, fino alla fine del mondo, perché l’uomo porta<br />

in sé il seme della violenza non superata.<br />

Pace tra i popoli, pace tra le culture, che ancora una volta non significa inghiottire l’altro.<br />

Questo è un rischio reale, c’è una super-cultura che si sta diffondendo, che se la<br />

lasciamo fare, se non c’è resistenza organizzata, ci mangerà tutti, e sarà un infracultura.<br />

La cultura ha dello specifico, la cultura italiana è italiana e rimane tale, ma non posso<br />

dire questa è la cultura italiana, perché nel momento in cui lo dico, è già un po’ cambiata,<br />

per me la cultura è un essere vivente perché di fatto rappresenta il gruppo, la<br />

società, e sta cambiando come ognuno di noi ogni giorno.<br />

Se si imponesse una sopracultura che distruggesse le culture, le migliaia di culture<br />

diventerebbero un’infracultura.<br />

La prima tentazione è quella di assimilare l’altro, di mangiarlo, il più forte mangia il<br />

più debole. Ma per arrivare alla pace tra i popoli, tra le culture, forse è meglio partire<br />

dalla pace interna, cioè trovare dentro di sé, creare dentro di sé la pace e l’armonia.<br />

Anche se dentro di noi c’è, ovviamente, tensione. Nel mito platonico questo era espresso<br />

con le tre forze dell’anima: la potenza aggressiva, la potenza razionale, il mito dell’(<br />

………) che sono i due cavalli, le due potenze dentro ognuno di noi, però regolate<br />

dalla forza razionale.<br />

Abbiamo in noi delle potenze straordinarie, che non dobbiamo distruggere, perché<br />

allora non ci sarebbe più in noi la forza.<br />

L’aggressività è necessaria, la sessualità è necessaria, ma bisogna imparare a gestirle.<br />

Ora forse dirò una cosa che non piacerà, non lasciate che il cuore prenda il sopravvento,<br />

né la potenza irascibile, ma lasciare che sia il logos, la ragione, a decidere tenendo<br />

conto di tutti gli elementi. Questo per arrivare all’armonia, alla pace interna, nessuno<br />

la raggiunge al cento per cento, ma è un cammino verso …, verso la pace interna, e<br />

solo allora possiamo costruire la pace esterna. Non c’è altra strada, va sempre dall’interno<br />

all’esterno.<br />

Lo stesso vale per l’amore, questo cammino, il dialogo interno che faccio dentro di me<br />

tra tutte le mie potenzialità, faccio questo dialogo dentro di me, amando me stesso,<br />

imparando ad amare me stesso con tutto ciò che sono, senza cadere nell’egoismo di<br />

chi non ama che se stesso, ma amando me stesso come una parte di questo amore più<br />

universale, dove io sono un pezzo di questo amore universale.<br />

Amare me stesso anche per conoscermi e per sviluppare in me le potenzialità che mi<br />

permettono di amare l’altro.<br />

Insomma, il dialogo come cammino per arrivare in fine ad una visione che sia comune<br />

a tutti gli esseri umani.<br />

97 •


È stato detto, e sono ben d’accordo, che la visione occidentale è basata sulla persona.<br />

Potrei dire che nella visione mussulmana, non è la persona che è primaria, è il gruppo,<br />

è proteggere, difendere il gruppo come tale. Abbiamo per esempio il detto: “Aiuta tuo<br />

fratello, che sia giusto o ingiusto”. È la solidarietà tribale, iniziale, allargata alla religione,<br />

al fratello di fede. Non a caso il concetto di persona si è sviluppato in Occidente.<br />

Malgrado tutto, io difendo l’universalità del concetto dei diritti della persona, anche<br />

se ho difficoltà nella mia cultura araba ad accettare tutto, ad accettare culture che non<br />

conosco, come quella cinese.<br />

È un passo dell’umanità. Se riusciamo ad evidenziare quali sono i punti fondamentali,<br />

universali, come l’uguaglianza di tutte le persone, la libertà assoluta dell’uomo, benché<br />

limitata dalla libertà dell’altro e del gruppo, ecc., allora ci si può avvicinare ad una<br />

saggezza universale.<br />

Ieri ho sentito la spiegazione di COPLANET che è un progetto planetario, è questo lo<br />

scopo, attraverso un dialogo talvolta faticoso di persone, di culture, di religioni, di<br />

ideologie, attraverso tutte le forme di dialogo, riconoscere che io sono solo uno in una<br />

molteplicità di approcci e che ogni approccio è legittimo, finché sarà dimostrato che<br />

non lo è.<br />

Chi è credente riconosce che questa unità è Dio, ma non è un obbligo.<br />

Allora si può arrivare a far si che il dialogo raggiunga veramente l’unità dell’umanità,<br />

l’unione.<br />

Per concludere, parto sempre dalla mia realtà, io sono un arabo cristiano e da noi le<br />

due realtà sono fondamentali. Nella nostra visione questo dialogo è stato realizzato<br />

da Dio diventando l’altro, non solo dialogando, il Verbo si è fatto uomo.<br />

Nella persona di Gesù ritrovo l’unico caso del dialogo che diviene totalmente l’altro<br />

senza negarsi né negare l’altro. Perciò non riusciamo ad esprimerlo nel modo corretto.<br />

Quando parlo con i mussulmani dico: “Hai ragione, sono un po’ illogico nel mio discorso<br />

di essere me stesso e l’altro, non posso esserlo, posso solo avere la tendenza ad<br />

esserlo”. Questo è il dialogo vero.<br />

Tendere ad essere me stesso e l’altro, ma ho un modello che lo ha realizzato, Gesù, che<br />

in questo senso ci guida.<br />

Ecco, questi sono alcuni pensieri partendo dalla mia esperienza, Vi ringrazio dell’ascolto.<br />

Domanda: Nella sua esperienza di vita a Beirut, come sente la cultura libanese? Lei trae<br />

la sua cultura tanto dall’ambito dell’università di Beirut, che dalla comunità araba e<br />

mussulmana, che nel 1975 si è rivoltata contro gli arabi cristiani perseguitandoli. Nella<br />

sua esperienza personale che ha esposto oggi lei vede il dialogo come un mezzo per<br />

l’unione cosciente delle culture.<br />

Relatore: Cercherò di essere conciso. Per me il dialogo significa anche dialogo in verità,<br />

in autenticità, dialogo con amore. Se uno dei due elementi manca, allora non c’è<br />

dialogo. Tra l’altro nella seconda Lettera di S. Pietro (III, v. 15-16), si legge: “Date testimonianza<br />

della speranza che è in noi, purché sia con umiltà e amore”.<br />

Ci sono anche, come lei ha detto, la guerra, le persecuzioni e, diciamo la verità, fino al<br />

VII secolo il Medio Oriente era quasi totalmente cristiano con pochi ebrei, poca gente<br />

che non aveva aderito al cristianesimo, ma almeno al 95% l’Egitto, la Siria, la Palestina,<br />

la Turchia, l’Irak, la Persia (la Persia un po’ meno) erano cristianizzati.<br />

E poi è venuta la conquista o l’invasione arabo-mussulmana, non è stata una persecuzione<br />

violenta. L’Islam talvolta è violento, ma di solito è dominante, domina e assimila,<br />

perché ha un sistema straordinario per prendere l’altro, perché è integralista.<br />

•98


Allora ogni tanto c’erano delle persecuzioni. In Libano negli anni 1840-60 la persecuzione<br />

contro i cristiani è stata forte.<br />

Se torniamo sempre al passato questo può bloccare, se dimentichiamo il passato non<br />

abbiamo più cultura e il processo consiste nell’integrare il passato purificando la<br />

memoria, facendo un lavoro anche di critica e di autocritica.<br />

Nel 1860 la persecuzione non era puramente religiosa, c’èntrava l’economia, c’era il<br />

conflitto tra Francia e Inghilterra attraverso la comunità cristiana e la comunità drusa,<br />

ecc.<br />

Si deve cercare di vivere con l’altro dicendo: “Io so che l’altro può diventare pericoloso,<br />

ma non dico è pericoloso”. Non dimentico, ma non mi soffermo sul passato, sulle<br />

cose brutte perché, d’altra parte, abbiamo vissuto anche cose bellissime.<br />

La guerra del Libano è durata 15 anni, dall’aprile 1975 all’ottobre del 1990, più di 15<br />

anni. Una guerra civile terribile. Io l’ho vissuta.<br />

Una guerra mostruosa da parte dei cristiani come dei mussulmani, ma c’erano delle<br />

testimonianze bellissime di persone che hanno protetto l’altro perché dicevano: “ è<br />

mio fratello”.<br />

Oggi ricostruiamo. Questa ricostruzione deve essere voluta, positiva, non è naturale, ci<br />

vuole una decisione del gruppo e a questo livello va abbastanza bene.<br />

C’è una particolarità del Libano, che non esiste negli altri paesi, né arabi né mussulmani<br />

ed è questa: il Libano non è un paese mussulmano e non è un paese cristiano. Nella<br />

costituzione del Libano c’è la parità delle due religioni. Gli ebrei non ci sono quasi più,<br />

ma una volta avevano un delegato nel parlamento, oggi ci sono 18 comunità ufficialmente<br />

riconosciute.<br />

L’importante è che sia costituzionale, non dipende dalla disponibilità del Presidente<br />

della Repubblica. Il Presidente è per costituzione un cristiano cattolico, il presidente<br />

del Parlamento è costituzionalmente un mussulmano sunnita e poi l’altro è un mussulmano<br />

shiita e poi i cristiani ortodossi hanno il loro posto. Tutto è ripartito, distribuito.<br />

È stato fatto così perché si è riconosciuto che i due gruppi hanno diritto a questa terra,<br />

hanno vissuto insieme, allora si sono stabiliti i diritti di ognuno per evitare che qualcuno<br />

diventando più forte possa dominare.<br />

Non si può creare un’Università mussulmana o cristiana se non c’è l’altra, e così si creano<br />

sempre due Università insieme, una cristiana e una mussulmana.<br />

Ci sono sette o otto scuole cristiane e altrettante mussulmane private. Si sono aggiunti<br />

due giorni festivi, perché gli armeni chiedevano il giorno di Natale armeno che è il<br />

6 gennaio, e non si poteva concedere se non si trovava un giorno festivo mussulmano,<br />

e allora si è trovato il giorno della nascita del Profeta, vero o falso che sia, non importa,<br />

e così si sono creati due giorni festivi.<br />

Questa è la particolarità del Libano, che è interessante perché permette ad ambedue<br />

le comunità di vivere senza la paura di essere dominata dall’altra.<br />

La paura tronca alla base, alla radice il desiderio di dialogo, ma se sono sicuro, tranquillo,<br />

l’altro non mi mangerà, e allora potrò cercare di fare un patto con lui, ma se in<br />

partenza sono piccolo e l’altro è grosso, allora teniamoci lontani.<br />

Domanda: Lei ha detto che in Oriente si parla più della collettività che dell’ individualità,<br />

non si potrebbe considerare la collettività in modo un po’ più ampio, comprendendo<br />

tutto l’Universo?<br />

Relatore: Io volevo dire che nella tradizione arabo-mussulmana la comunità Laumma<br />

ha prevalenza sull’individuo. Mi pare di ricordare che già con S. Tommaso d’Aquino<br />

c’era la prevalenza della comunità cristiana sull’individuo. Secondo il pensiero medioe-<br />

99 •


vale, mi pare che ci sia questa priorità, è la persona che costituisce la comunità, non la<br />

comunità che costituisce le persone, anche se è un rapporto dialettico.<br />

Andiamo verso il personalismo, per me questo è una delle grandi ricchezze che<br />

l’Occidente ci porta e a cui non si dovrebbe rinunciare.<br />

Si dovrebbe tener conto dei gruppi. Ed è lo sforzo che fanno anche i politici quando<br />

dicono che i diritti della persona sono sacri.<br />

Faccio un esempio, nel mondo arabo mussulmano la donna non ha gli stessi diritti dell’uomo,<br />

ci sono tanti libri sull’uguaglianza della donna e dell’uomo nell’islam, ma sono<br />

tutte parole. Il diritto non conosce l’uguaglianza, per diritto la donna vale metà dell’uomo<br />

in molte cose.<br />

Per noi questo è un passo avanti, d’altra parte trovo importante ciò che si trova in<br />

tante culture in cui la comunità ha un valore e si tratta di vedere come riconoscerlo<br />

giuridicamente.<br />

Se la politica è fatta per affermare il diritto di alcuni su altri, non ci riusciremo, ma se<br />

cerchiamo di fare una società comune, come per esempio l’Europa, che avrà sempre<br />

più mussulmani, la domanda è: ”possiamo vivere insieme?”. Dobbiamo! Questo è un<br />

fatto.<br />

Un’altra domanda è: “Come fare una comunità solidale fra tutti, ricchi e poveri, analfabeti<br />

e colti, mussulmani, atei, cristiani, ebrei, indù, ecc.?”.<br />

Dobbiamo vedere quali sono le radici della persona umana, che cosa la costituisce, e<br />

magari costruire su questo, se vogliamo fare una comunità.<br />

Se non c’è la volontà, se in partenza voglio escludere, non va bene.<br />

Dunque, ritroviamo questo progetto planetario, ciò che si dice a livello di una nazione<br />

vale a livello del mondo.<br />

Per me la cosa brutta della guerra in Irak è che la decisione di fare la guerra è stata<br />

presa da un solo paese. È molto brutto non riconoscere la comunità mondiale e planetaria,<br />

malamente rappresentata dall’ONU, anche se almeno è un punto di partenza che<br />

vogliamo migliorare. Che progetto planetario abbiamo, se non costruire la pace o<br />

almeno la non guerra e tutto ciò che ne deriva?<br />

L’economia mondiale è ingiusta, lo vivete in Messico come lo viviamo in Egitto, l’ora di<br />

lavoro di questi paesi non vale 10 minuti dell’ora di lavoro in Italia, e perché? Sono un<br />

sott’uomo? C’è un rapporto di forza che ci sarà sempre, ma dobbiamo ridurlo, si tratta<br />

veramente di costruire un progetto universale e planetario dove esistono amore e<br />

giustizia. Senza amore la giustizia è dura, già i romani dicevano che troppa giustizia è<br />

il massimo dell’ingiustizia.<br />

Grazie.<br />

• 100


Adrian Marcelli,<br />

RedGFU<br />

Presentazione<br />

del 2° libro sul Pratyahara.<br />

Le immagini che vedrete dietro di me sono immagini che hanno una stretta relazione<br />

col libro, molte appaiono nel testo e sono in relazione col contenuto, ma non<br />

con ciò che sto dicendo in questo momento.<br />

Mi fa molto piacere fare la presentazione di questo libro in Italia, perché in un mio precedente<br />

viaggio, ho avuto l’opportunità di stare in contatto con molti di voi sia in<br />

Veneto che a Reggio Calabria dando seminari di Pratyahara.<br />

Oggi sono qui per presentare il secondo volume e sono contento che sia in Italia dove<br />

è già stato tradotto il primo volume e sicuramente presto sarà tradotto anche questo.<br />

Voglio dire che il mio interesse su questo tema parte da due elementi essenziali.<br />

Innanzi tutto mi sembra fondamentale per capirci tra Oriente ed Occidente.<br />

Una delle tradizioni spirituali che ha sviluppato questa comunicazione è senza dubbio<br />

il Buddhismo perché ha approfondito lo studio di ciò che in Occidente chiamiamo psicologia<br />

transpersonale.<br />

Mi pare il che pratyahara sia poco studiato, poco valutato e si confonde comunemente<br />

con una parte di quello che è il samyama, la meditazione.<br />

Senza dubbio è il ponte per arrivare all’esperienza profonda di sé, all’interiorizzazione.<br />

È questo il primo aspetto che mi interessa commentare: il pratyahara come punto di<br />

equilibrio tra le tecniche psicofisiche e le tecniche di interiorizzazione transpersonali<br />

del samyama.<br />

Il secondo aspetto che ho osservato, è che il sistema Yoga, nei trenta paesi dove la<br />

RedGFU sta lavorando, si confonde molto.<br />

Si parla anche dello Yoga Solar come se fosse una scuola filosofica, e quello che abbiamo<br />

qui è lo Yoghismo, una sintesi delle diverse tendenze e tradizioni di Yoga.<br />

La stesura di questo secondo libro è cominciata in Italia, in un dialogo per concretizzare<br />

alcuni aspetti sostanziali del pratyahara.<br />

La prima sorpresa trattando il tema dello Yoghismo, è che il fondatore di questo pensiero,<br />

di questo linguaggio, Serge Raynaud de la Ferrière, non dà soluzioni nello Yoga<br />

classico, ma nel Tantra Yoga cita molti temi fondamentali dello Yoga.<br />

Come ho commentato in altre occasioni, lo Yoghismo è una sintesi di tante correnti,<br />

sintetizzate in molto tempo. Però ha tre colonne fondamentali. La prima di queste è il<br />

pensiero dello Yoga classico.<br />

La seconda è una delle correnti dello Yoga popolare,<br />

specificatamente il Tantra.<br />

È importante parlare di questo, perché c’è una discussione<br />

filosofica che immagino non risolta nel pensiero del<br />

dottor de la Ferrière, che si riassume in questa metafora:<br />

siamo una goccia d’acqua che arriva all’oceano e si<br />

perde nelle sue acque e termina così di essere una goccia<br />

d’acqua. Questo è il pensiero dello Yoga classico.<br />

Invece lo Yoga tantrico dice che siamo una goccia d’ac-<br />

101 •


qua che pur perdendosi nell’oceano, continua ad essere una goccia d’acqua e anche<br />

oceano.<br />

Il senso profondo del Tantra dà al Maestre de la Ferrière la chiave per esprimere il suo<br />

pensiero sul Pratyahara.<br />

Fa una similitudine con una lampada che funge da allarme contro gli incendi, un fuoco<br />

che si accende e si spegne quando abbiamo problemi emozionali di percezione.<br />

Nella tradizione dello Yoga classico la soluzione è tagliare l’energia per non avere più<br />

contatti con il fuoco.<br />

Però in Occidente corriamo un rischio perché è un allarme che ci parla del clima e dello<br />

stato di energia che abbiamo, e quindi questa soluzione non ci soddisfa.<br />

Lo Yoghismo si distanzia dal concetto dello Yoga classico e dice: “Io preferisco, per la<br />

mia mentalità occidentale, avere un interruttore per controllare il fuoco. Lo spengo,<br />

cerco qual’è il problema e, quando si è risolto, riaccendo l’interruttore”.<br />

Questa è una visione tantrica delle cose: nel corpo umano c’è la soluzione di ciò che è<br />

trascendente, intendendo il corpo umano come un insieme di insiemi.<br />

Quella che sembrava un’idea metafisica o esoterica della genetica nella pecora Dolly,<br />

ora capiamo che non è tanto esoterica, in quanto in tutte le particelle del nostro essere,<br />

c’è la sintesi di tutte le informazioni genetiche degli insiemi del nostro corpo.<br />

Per questo bisogna riflettere su alcune idee basiche del pratyahara.<br />

Una di queste è che nella realtà occidentale, a partire dal pensiero di René Decar,<br />

siamo abituati a frammentare il nostro corpo.<br />

Per capire in senso profondo lo Yoga dobbiamo ritornare ad avere una visione integrale,<br />

olistica della realtà. Dobbiamo rivedere il concetto di mente. Dobbiamo vederla<br />

sotto due aspetti, la mente nello yoga è ragione e anche emozione.<br />

Altro elemento fondamentale è che le emozioni non stanno in una parte specifica del<br />

corpo, ma stanno in ogni particella della nostra pelle, in ogni cellula del nostro corpo.<br />

Il nostro corpo fisico, emozionale, mentale è sintetizzato in ogni cellula e, per questo,<br />

il primo aspetto che su cui si riflette in questo testo è il concetto di energia.<br />

La grande rottura dello Yoga con il Samkhya, lo sappiamo parlando dello yoga classico,<br />

è la necessità di una metodologia per guidare l’energia con profondità, sia nello<br />

yoga classico che nello yoga tantrico e nello yoghismo.<br />

Prima dicevo che erano tre le colonne dello yoghismo:<br />

1° - Yoga tantrico<br />

2° - Yoga classico<br />

3° - ciò che il Maestre chiama “una matesi di psicologia”.<br />

Ricordiamo che la sua opera risale alla metà del secolo scorso, agli anni ‘50, questo vuol<br />

dire che alcuni concetti che oggi non sono normali o quotidiani, a quel tempo invece<br />

erano appropriati.<br />

Quando parla di matesi, di psicologia, il Maestre usa la parola transpersonale, per questo<br />

la terza colonna dello Yoghismo si può intendere come psicoterapia umanista e psicologia<br />

traspersonale, cioè una psicologia che va più in là del corpo umano.<br />

Tornando al punto dell’energia, la rottura dello Yoga con il Samkhya è la scoperta che<br />

esistono tecniche per energizzare il nostro corpo e guidare la nostra energia.<br />

Bisogna rompere con il concetto cartesiano che esiste un’energia sessuale, un’ energia<br />

emozionale e un’energia mentale. Esiste un’energia che si blocca o fluisce in base alla<br />

nostra capacità di controllo.<br />

Questo è un principio fondamentale, perché molte persone si domandano se per esempio<br />

l’astinenza sessuale è un problema per la trascendenza. Non è l’astinenza sessuale,<br />

è, come direbbe il tantra, che non sappiamo guidare questa energia e quindi si genera<br />

un turbine o un conflitto.<br />

• 102


Il secondo tema che comincio a sviluppare in questo<br />

secondo libro è la complessa relazione corpo-mente ispirandomi<br />

al Maestro Estrada che ci diceva che la realtà è<br />

un insieme di insiemi e lo diceva con degli esempi perché<br />

ci rendessimo conto che il lavoro emozionale è più<br />

che cerebrale, coinvolge più che alcuni globuli del cervello.<br />

Per esempio, ho notato, nei miei molti viaggi, che alcune<br />

hostess hanno una tensione costante man mano che<br />

si avvicina il momento di salire sull’aereo, sembrerebbe il contrario, ma molte di loro<br />

rinunciano al loro incarico perché hanno una memoria emozionale vincolata ad ognuna<br />

delle parti del loro corpo.<br />

Anni fa una persona era sul punto di morire sulla sedia elettrica, e nel momento fatidico<br />

ci fu un suono terribile e questa persona cadde svenuta. Passarono alcuni anni e<br />

la persona pensava di aver superato il trauma, però un giorno si avvicinò ad un trasformatore<br />

che improvvisamente emise il suono che le era costato quasi la vita, e la persona<br />

cadde morta.<br />

In tutto il nostro essere c’è una memoria emozionale.<br />

Ai nostri giorni la psicologia e la biologia si stanno rendendo conto che a livello del<br />

nostro corpo, della nostra intelligenza corporale, è accumulata una memoria.<br />

Dico questo per riflettere sulla relazione mente-corpo e su qualcosa che il Maestre e<br />

Iyengar, alcuni fra gli ispiratori delle questioni tecniche di questo libro, dicono sul pratyahara<br />

è precisamente: superare il concetto di memoria, non permettere che la<br />

memoria realizzi i suoi giochi preferiti. La memoria, quando raggiunge la sua maturità,<br />

perde la sua esistenza e la mente, libera dai ricordi del passato, ritorna vigile, rinnovata<br />

e saggia.<br />

Con questo concetto di memoria, non mi riferisco al fatto di memorizzare informazioni,<br />

ma alla memoria che va creando ciò che conosciamo come psicologia transpersonale<br />

o umanista, o l’ombra dell’individuo, cioè le memorie che impediscono che l’ energia<br />

fluisca, si trasformi e viva nel presente.<br />

La ricerca dello Yoga è la vita nel presente, l’esperienza profonda del sé nel presente.<br />

Più avanti in questo testo faccio una riflessione su sensazioni, percezioni e sui sensi.<br />

Questo è importante perché in qualche maniera si è pensato che il pratyahara si ricollegasse<br />

al controllo delle percezioni organiche, quasi questo fosse lo slogan per definirlo.<br />

La tecnologia del pratyahara consiste nell’ottenere una ipersensibilità per ognuno dei<br />

nostri cinque sensi. Come lo facciamo? Impedendone il contatto con gli altri.<br />

Da bambino mi sono allenato a lungo nel judo: ci bendavano gli occhi e ci ponevano<br />

al centro del dojo, e i nostri compagni ci attaccavano con dei bastoni di bambù, i primi<br />

anni in maniera lenta e poi sempre più veloce.<br />

Il risultato era una ipersensibilità del tatto, e qualsiasi movimento dell’aria ci faceva sviluppare<br />

questo senso quando chiudevamo gli occhi.<br />

Lo cito come esempio per dare un’idea della tecnologia del pratyahara, che è mettere<br />

profonda coscienza in un senso per rompere la barriera dei cinque sensi e accedere a<br />

dieci. Cosa vuol dire? Vuol dire avere una vista e una ipervista, avere un olfatto e un<br />

iperolfatto, avere un udito e un iperudito, questo è il cammino di espansione delle percezioni,<br />

e quando cominciamo a sviluppare ognuna delle nostre percezioni succede che<br />

rompiamo la memoria perché stiamo nel presente, in una iperattenzione, e allora<br />

entriamo nei primi passi della tappa superiore che è il samyama.<br />

Nel libro le emozioni e i sentimenti vengono considerati come fonte di conoscenza,<br />

103 •


non come ostacolo, e in questa visione la percezione, l’emozione, il sentimento e l’intuizione<br />

sono diverse tappe di un processo di apprendimento della realtà esterna e<br />

della realtà interna.<br />

Le emozioni sono fonti validissime di informazioni. Dico sempre ai miei allievi, negli<br />

stage di pratyahara, che quando devono prendere una decisione, facciano attenzione<br />

alle emozioni e al sentimento perché si può arrivare più facilmente all’intuizione.<br />

Nella seconda parte del libro si fa riferimento a tecniche espressive. La grande scoperta<br />

del pratyahara è che nel cuore del Pratyahara c’è ekagrata.<br />

ekagrata non è una tensione, né un’attenzione razionale, ma come diceva il M. Josè<br />

Manuel Estrada “Non perdete un solo dettaglio”, cioè è un allenamento costante per<br />

sentire, percepire con profondità il presente attraverso l’energia.<br />

Come il Pratyahara è il ponte per il samyama, l’ekagrata è il ponte per il pratyahara.<br />

Se rivedete alcune tradizioni iniziatiche e spirituali dei tempi passati, troverete che alla<br />

fine di un complesso insieme di leggende, conoscenze, simboli e tradizioni, il messaggio<br />

è “ Non perdete un solo dettaglio”.<br />

Il Pratyahara riguarda l’arte dello sviluppo delle nostre capacità di apprendimento, la<br />

realtà interna ed esterna, perché, come esistono emozioni che ci mettono in contatto<br />

col mondo, esistono anche emozioni interne che possono trasformarsi in emozioni esistenziali<br />

profonde, quelle che ci dicono qual’ è il cammino che dobbiamo prendere.<br />

Di solito faccio l’esempio di un aereo che decolla dall’aeroporto ed arriva ad un punto<br />

immaginario che è il punto del non ritorno, e da lì non gli conviene più ritornare al<br />

punto di partenza.<br />

Nello yoga questo punto è ekagrata, quando cioè prendiamo coscienza che possiamo<br />

concentrare l’energia e lasciarla fluire in momenti diversi.<br />

Le due colonne iniziali del Prathyahara sono le posture e il pranayama, ancora nella<br />

concezione psicofisiologica dello yoga.<br />

Quando parliamo di asana dobbiamo fare attenzione perché in Occidente alcune persone<br />

che li praticano sono bloccate emozionalmente e invece di liberarsi, si ritrovano<br />

esperti nel costruire barriere tra loro e il proprio sé.<br />

Per questo dobbiamo vedere gli asana nella loro immagine più primitiva. Gli asana<br />

sono il risultato di un processo di osservazione della Natura. Io preferisco dire che sono<br />

il momento in cui gli esseri umani riescono ad entrare in un processo di empatia con le<br />

forme organizzate di energia della Natura.<br />

Così un giorno qualcuno vide un fiore di loto, entrò in empatia con esso, creò una<br />

forma di energia con il suo corpo cercando di empatizzare col fiore di loto e ne scoprì<br />

il potere.<br />

Potremmo quindi dire che le diverse posture, come ad esempio l’Arco, sono un profondo<br />

processo di connessione con l’intelligenza della forma di energia della Natura.<br />

Però, nelle posture non ci deve essere tensione, ma deve esserci ekagrata.<br />

Il punto di partenza per una profonda esperienza degli asana, è quando siamo profondamente<br />

coscienti di noi stessi e del movimento della nostra energia.<br />

Questo è anche possibile attraverso il secondo elemento fondamentale che è il pranayama,<br />

la tecnica della energizzazione attraverso la lingua, la pelle e la respirazione.<br />

Ho notato un atteggiamento un po’ violento nelle pratiche del pranayama, soprattutto<br />

nelle persone che non hanno sperimentato la soavità del sistema Yoga.<br />

Alcuni giorni fa, parlando con alcuni insegnanti di yoga, ci siamo trovati d’accordo nel<br />

ritornare ad un pranayama leggero.<br />

Pranayama con bandha. Il M. Marcelli, per esempio, parla di una micro tecnica che è<br />

poco percepita perché sembra fatta molto rapidamente, ma è fondamentale per il pratyahara.<br />

• 104


Quando si prova una forte emozione nella vita, non si deve far salire l’energia, perché<br />

è un’energia fuori controllo, un turbine emozionale. Si deve praticare mulabandha,<br />

abbassare l’energia alla base della colonna vertebrale e porre l’attenzione nel centro<br />

di potere più evidente per il controllo delle emozioni, non l’unico ma il più importante,<br />

Hara, quattro dita sotto l’ombelico, perché questo punto è collegato col terzo chakra<br />

e con le ghiandole surrenali che generano tutti gli atti emozionali incontrollati.<br />

Per questo motivo, in questo libro propongo una serie di asana, che permettono di evitare<br />

di cadere in pratiche un poco circensi, un poco meccanicistiche, un gruppo di<br />

asana che permette di rafforzare tutta la zona delle ghiandole surrenali e la parte<br />

addominale del corpo.<br />

Abbiamo bisogno di rafforzare il nostro Hara. È importante anche nel Buddhismo:<br />

Buddha s’illuminò sviluppando solamente una profonda coscienza del Hara.<br />

Per questo in alcune tecniche di meditazione ci si concentra sull’espansione e la contrazione<br />

dell’addome sotto l’ombelico.<br />

Come ekagrata e pranayama sono il punto di riferimento per la concentrazione dell’energia,<br />

ho scoperto che per approfondire l’ekagrata le tecniche a noi più accessibili<br />

sono mudra, mandala e mantram.<br />

Nel sistema yoga che ho insegnato per più di trent’anni come istruttore, abbiamo dato<br />

poca importanza alle mudra. Il mio libro vuole richiamare l’attenzione su questo<br />

punto, per ritornare a pensare, a sentire, a vivere il potere delle mudra.<br />

Per esempio, una mudra del pratyahara tradizionale che si può usare quando si sale su<br />

un aereo e c’è una turbolenza e comincia la paura, è quella di toccarsi il dito indice con<br />

una mano per un minuto e poi fare la stessa cosa con l’altro, il tutto con una respirazione<br />

adeguata. Non è che sparisca la paura, però la si può controllare.<br />

È ciò che ci ha insegnato il Maestre de la Ferrière: non evitare la paura, perché è un<br />

sentimento che ci permette di essere vivi, ma graduarla per poterne approfittare e<br />

vivere intensamente i momenti senza cadere in quella “passione della paura” che è il<br />

panico.<br />

E come questa mudra, ce ne sono tante altre che richiedono sensibilità. Se si ha l’opportunità<br />

di cominciare a fare mudra negli anana, dapprima dolgono le mani, però poi<br />

si sente una sensibilità impressionante, perché è qualcosa di così sottile che dà un altro<br />

spessore ai propri asana, alla propria respirazione e si può accedere al contatto con<br />

momenti emozionali.<br />

Un altro elemento molto importante sono i mandala. Dò particolare importanza ai<br />

mandala perché in Occidente siamo un po’ robotizzati. Mi riferisco alle immagini subliminali<br />

che ci fanno entrare in un processo incosciente di consumo.<br />

Però i mandala sono come la pubblicità, ma non agiscono in modo subliminale bensì<br />

sopralineare, cioè le immagini vanno profondamente verso il nostro essere più profondo<br />

per contattare la nostra identità nel presente.<br />

I mandala e le mudra permettono l’accesso ad uno stato vibratorio che implica l’opportunità<br />

di entrare in uno stato di coscienza.<br />

Mi sembra -emipiacerebbe dialogare su questo con i Maestri - che esistano due tipi<br />

di mantram. Unmantram che ha un senso tecnico specifico nel pratyahara, vale a dire<br />

il suono si genera nella nostra mente per poterci ubicare nel presente, non ha altri<br />

obiettivi che questo, è ciò che si chiama il bija mantram, e ogni suono si connette con<br />

un livello di vibrazione della nostra coscienza.<br />

Esiste un altro tipo di mantram che ho chiamato provvisoriamente “mantram t<strong>eu</strong>rgico”,<br />

che richiede una trasmissione specifica tra Maestro e discepolo e che si utilizza per<br />

creare ambienti, che noi conosciamo con il termine di risonanza morfica. Questo implica<br />

maestria e una trasmissione da Maestro a discepolo.<br />

105 •


Dunque i bija mantram, come vibrazione di suoni, ci permettono di ubicarci nel presente<br />

In una maniera molto sintetica questo è il panorama del secondo volume: una tecnologia<br />

che permette di ritornare al tema centrale dello yoghismo, la sintesi delle diverse<br />

esperienze e delle diverse tradizioni per lo sviluppo della coscienza e una tecnologia<br />

per vivere il presente e per armonizzare le nostre emozioni, la nostra ragione, il<br />

nostro corpo in una prospettiva spirituale, intendendo per spirituale la capacità di integrazione<br />

e di espansione della coscienza.<br />

Tara Gandhi Bhattacharjee<br />

Coscienza e Spiritualita.<br />

Libertà, paura e la cultura della pace.<br />

Ringrazio tutti per questa accoglienza, per questa occasione, e soprattutto questa<br />

ospitalità, e per questa satsangha. Satsangha è una parola sanscrita usata anche<br />

nello Yoga e nella meditazione, sat significa “verità” e sangha significa “in compagnia”,<br />

e qualche volta quando si dice che uno va in satsangha significa che va ad un<br />

raduno di spiritualità. Anche se si sta solo meditando, si è in satsangha.<br />

Voi mi avete dato un satsangha qui e vi ringrazio per questo.<br />

Tutti questi titoli come “Coscienza e spiritualità”,“Ayurveda”, “Arte ed educazione”,<br />

tutto questo è legato, non si può separare.<br />

Io mi sento molto piccola, quello che ho visto e sentito, ognuno di quelli che hanno<br />

parlato, ognuno è stato speciale, ognuno ha parlato con grande profondità, esperienza,<br />

e per me è stato uno spettacolo spirituale.<br />

Le persone che hanno parlato, e anche gli ascoltatori, tutti eravate per me un insieme<br />

di spiritualità, anche se stavate parlando della nostra filosofia indiana.<br />

Allora, io veramente non mi sento in grado di dire niente, perciò parlerò come sono<br />

abituata a parlare.<br />

Sono veramente grata per questa occasione, e mi sento anche un po’ umile, perché in<br />

India pensiamo che abbiamo già capito tutto di meditazione, spiritualità, però penso<br />

che tutte le cose belle come Buddha, come Gandhi, come yoga, possano essere riassunte<br />

nella parola “globalistic”. Mi piace “globalistic action”, non come in India dove c’è<br />

lo sfruttamento delle persone che restano senza lavoro. Gandhi ha detto, per necessità<br />

di economia, “il villaggio è il tuo mondo, e per il tuo bisogno spirituale il mondo è<br />

il tuo villaggio”.<br />

Non parlo da studiosa, ma come una persona che ama molto l’Italia, sono una donna<br />

con un po’ di esperienza, questo “dialogo fra culture” per me vuol dire molto. In India<br />

sono abituata a questo.<br />

Senza andare fuori dall’India, lì ogni persona è uno straniero, perché abbiamo mille<br />

livelli, tante maniere di vivere.<br />

Per me il problema è cominciato alla mia nascita, ho visto diverse lingue, diverse religioni,<br />

anche questo vuol dire “dialogo”, così la battaglia per l’ambiente, per tutte le<br />

forme di vita, gli animali, le piante, questo è dialogo.<br />

• 106


La cultura deve includere anche altre forme di vita, anche le cose che non hanno vita,<br />

che sembra che non abbiano vita, per esempio questo tavolo.<br />

Gandhi quando toccava le cose, sembrava che toccasse la vita di quella cosa, anche se<br />

era un bicchiere d’acqua o una cosa qualunque. Ricordando la maniera di toccare di<br />

Gandhi, il dialogo è con tutto.<br />

Che cosa porta, alla fine, questo dialogo fra culture? Porta la libertà. Libertà totale.<br />

Io parlerò del mio Paese perché contiene tutto il mondo, non è solo il mio paese, parlerò<br />

di Gandhi perché Gandhi appartiene a voi tutti, se parlo di me stessa, penso che<br />

stiamo parlando di voi. Quando parlo di queste cose, non parlo solo delle mie cose,<br />

perché sono anche cose vostre.<br />

“Suaragi” vuol dire libertà, autocontrollo, libertà non vuol dire essere liberi di fare ciò<br />

che vogliamo, dobbiamo controllarci e fare il nostro dovere, questo è suaragi. Dagli<br />

inglesi abbiamo preso la libertà politica. Suaragi vuol dire rinascimento dello spirito in<br />

armonia con tutte le forme di vita, un ordine sociale nuovo dove non c’è sfruttamento.<br />

In India abbiamo tanti problemi, però è anche così piena di contraddizioni che se dico<br />

nero invece è bianco, se dico rosso è giallo.<br />

Abbiamo tutto, io non posso definire l’India. Per favore non chiedetemi di parlare<br />

dell’India perché c’è una grande confusione, perché c’è di tutto.<br />

Vi dirò una cosa, solo per fare una risata, ma per me è anche una cosa seria.<br />

Io ho imparato molte cose da Ganghi, e grazie a lui oggi posso parlare di lui con persone<br />

di tutto il mondo, molto diverse da quelle del mio paese. Erano i giorni precedenti<br />

la libertà dell’India, quando il Pakistan non esisteva, la moglie di Ganghi era morta<br />

in prigione e tutti gli chiedevano se l’India sarebbe mai stata libera, ben poca era la<br />

gente rimasta accanto a lui, come Pandhit Neru e poche altre persone, ed io ero li una<br />

sera con altri nove nipoti durante la preghiera che lui diceva, avevo 13 anni.<br />

Quel giorno era venuto un uomo importante dall’Inghilterra che si chiamava Sir<br />

Stephen Chirps. Gandhi gli disse: “Sir Stephen, le presento mia nipote, la figlia del mio<br />

ultimo figlio”. Io ero così felice, era la prima volta che mi presentavo ad un bianco, e<br />

lui mi disse: “ How do you do?”. Ero così fiera della domanda che risposi: “Ieri non<br />

stavo bene, avevo la febbre, la mamma mi ha dato l’aspirina, ma ancora ho male”. Alla<br />

domanda “How do you do?” io ho fatto tutto un resoconto sulla mia salute. Allora<br />

Gandhi mi ha preso da parte e mi ha detto: “Senti, quando un inglese di dice “how do<br />

you do?”, la risposta è “how do you do?”, non devi parlare della salute”.<br />

Va bene, ho imparato, ma ho imparato anche l’ipocrisia, perché non posso parlare<br />

della mia salute se uno mi dice “How do you do”?<br />

Questi sono gli ostacoli che dobbiamo superare per questi ideali. Non so che cosa abbia<br />

pensato di me Sir Stephen Chirps, ma per me è stata la prima lezione d’inglese.<br />

Ora parlerò delle mie idee, non sono molto coerente, ma ho alcune idee.<br />

Quanti elementi avete? Quattro: fuoco, aria, terra, acqua. Nella nostra filosofia ci<br />

hanno insegnato che ci sono cinque elementi, il quinto è lo spazio ed è molto importante.<br />

Abbiamo inquinato tutti gli elementi, possiamo inquinare anche questo quinto elemento<br />

con il nostro pensiero.<br />

Penso che come ora si possono raccogliere tutti i suoni, si possano raccogliere anche le<br />

idee. Satsangha, ovvero “dire bene”, e questo forse va diritto nello spazio e poi ritorna<br />

a noi. Quindi il quinto elemento è molto importante perché va direttamente alla<br />

nostra mente, perché niente è più veloce della mente, che può spaziare ovunque.<br />

Il giorno in cui si è trattato il tema dell’educazione, un relatore ha parlato di educazione,<br />

di educatori e di artisti, ha detto delle cose molto belle. Veramente avrei voluto<br />

107 •


parlare con ognuno di voi separatamente, perché siete così ricchi di idee e di esperienze.<br />

Secondo me il regalo più bello per i bambini e per qualsiasi persona è una bella memoria<br />

per il futuro. Oggi i bambini sono rimasti senza le memorie per il futuro.<br />

Il bambino che alleviamo con dolcezza, con amore, con perdono, avrà dei ricordi quando<br />

diventerà grande? E questo vale anche per noi: quando vi lascerò, vi lascerò con una<br />

bella memoria? Questo è importante, la forma di vita vicino a me è un dono di Dio.<br />

Io non sto parlando coma una studiosa, sto solo parlando come una donna.<br />

Poi abbiamo tre livelli di vita, uno è chiamato tamas, cioè violenza, invidia, ecc., poi c’è<br />

rajas che significa lusso, godimento, mangiare bene, vestirsi bene, il terzo è sattva, cioè<br />

la purezza, la bellezza.<br />

Si dice che l’elefante è sattvico, la tigre è rajasica e gli avvoltoi sono tamasici.<br />

Questi tre stati si possono mettere in relazione col vestire, col mangiare, col pensare.<br />

Nelle varie relazioni che ho ascoltato in questi giorni, non sono mai stati menzionati,<br />

ma parlando dello Yoga, è naturale che si parli di sattva.<br />

In India distinguiamo quattro stati della vita: il primo è quando nasci e devi imparare<br />

le cose, chiedi aiuto, nella seconda fase, si studia, si fa la propria professione, il medico<br />

o altro, in questa fase sono proibite molte cose, è proibito il lusso, si deve avere un<br />

po’ di disciplina, ecc.<br />

Il secondo stato è materialista, devi godere la vita, devi avere moglie, marito, casa,<br />

bambini, una delle regole per il secondo stato è di avere ospiti, dare agli ospiti.<br />

Il terzo stato è: tutto è mio. Questa non è casa mia, non è il mio paese, non è la mia<br />

lingua, ma sto viaggiando, quindi tutto il mondo è mio.<br />

Il quarto stato è: niente è mio.<br />

Dobbiamo passare da uno stato all’altro, però sfortunatamente, o fortunatamente,<br />

non è tutto regolato, non ci sono tempi ben definiti per le varie tappe, quindi uno può<br />

vivere in brahmacharya, oingrahastha, oinvanaprasthya o sanniasya, può cambiare,<br />

e portare dentro di sé un po’ di tutte le esperienze.<br />

Ho visto in tutti voi un po’ del terzo stato, cioè tutto il mondo è nostro. Anche io<br />

appartengo a questo stato, allora mi permettete di dire che in questo momento tutta<br />

l’Italia è mia? Spagna, Brasile, Messico, e altri paesi, sono miei.<br />

È importante godere appieno di ogni stato. C’è tanta sofferenza nella vita, uno non è<br />

mai contento dello stato in cui si trova: quando siamo nel primo stato sogniamo di<br />

essere nel secondo stato, e così via. I problemi vengono per questo motivo.<br />

La violenza è inquinamento, e l’inquinamento è violenza, cioè la violenza della mente<br />

e inquinamento dell’ambiente sono legati.<br />

In India abbiamo avuto tanta violenza in questi ultimi anni, e anche prima, perché ci<br />

sono delle contraddizioni, nel paese della non violenza c’è la violenza.<br />

Sono andata in due posti, volevo vedere due grandi fiumi che erano sempre pieni di<br />

acqua e Gandhi era solito pregare vicino a uno di questi. Sono andata a vedere e li ho<br />

trovati secchi, non c’era più una goccia d’acqua. In quel posto è successo qualcosa! Se<br />

non c’è acqua nei fiumi non c’è compassione nella mente e nel cuore.<br />

La violenza della mente ci porta verso l’inquinamento dell’ambiente.<br />

Sto pensando a ciò che ha detto P. Samir, che scrivere è difficile, e al momento di esporre<br />

tutto può essere cambiato. Comunque, io vi leggerò alcune righe:<br />

La coscienza è una verità, è la realtà suprema di ognuno, quando questa verità ci conduce<br />

alla ricerca dell’ignoto nel cosmo e oltre, diventa un viaggio spirituale.<br />

La coscienza è la nostra guida suprema in questa vita, la ricerca ci conduce ai misteri<br />

della creazione eternamente irrisolti, ma la spiritualità pura diventa debole se non c’è<br />

realizzazione della coscienza.<br />

• 108


La verità della coscienza è anche il flusso d’amore della creazione.<br />

Come il viaggio spirituale si realizza nel profondo silenzio, la realizzazione della<br />

coscienza è nel suono del silenzio e non nel suono delle parole.<br />

Quando parliamo di dialogo tra le culture intendiamo solo il dialogo in termini di<br />

parole e non in termini di silenzio.<br />

Le parole sono importantissime, necessarie, ma senza la realizzazione della coscienza<br />

non avranno lo stesso effetto del suono del silenzio che proviene dal flusso d’amore e<br />

di amicizia della coscienza.<br />

Il nostro compito è rafforzare la nostra anima in modo che le vibrazioni del nostro<br />

silenzio possano portare il messaggio d’amore e amicizia al nostro prossimo, a tutte le<br />

forme di vita e all’ambiente.<br />

Ci siamo raccolti qui come cittadini del mondo per condividere le nostre opinioni sull’<br />

armonia globale: Il dialogo fra le culture.<br />

Noi rappresentiamo i milioni di esseri invisibili e anonimi, ci sono meravigliose diversità<br />

fra le culture umane, ma i valori rimangono gli stessi.<br />

Spero che i miei pensieri di oggi trovino una corrispondenza nei vostri pensieri e nelle<br />

vostre idee.<br />

Una volta, durante una conferenza sulla pace, un signore mi chiese: “Che cos’è l’opposto<br />

della pace?”.<br />

Ho risposto: indifferenza, rabbia, odio, vendetta, potevo dire tante altre parole.<br />

“Tutto questo è vero” - rispose il signore - “ma l’autentico opposto della pace è la<br />

paura”.<br />

La realtà di oggi è una catena di sentimenti di paura che si traducono in sconvolgente<br />

inquinamento ambientale e in ancor più raccapricciante violenza umana con la minaccia<br />

di armi biologiche, chimiche e nucleari.<br />

La paura è anche la causa dell’invenzione della bomba atomica e delle armi nucleari.<br />

La paura è la mancanza di fiducia nel prossimo, la sfida che oggi è di fronte all’umanità<br />

è la conquista della libertà dalla fame, insieme alla libertà dalla paura.<br />

La cultura della pace dovrebbe includere lo studio della paura e della violenza. Non<br />

basta temere la violenza, ma bisogna avere il coraggio di essere non violenti in favore<br />

della verità e dell’amore.<br />

Non violenza e pace sono il modo di onorare la vita e la creazione.<br />

Leggendo un libro di John Ruskin durante un viaggio in treno in Sud Africa, Gandhi fu<br />

ispirato da una filosofia che chiamò sarvodaya, un termine sanscrito che significa il<br />

risveglio dello spirito in armonia con la natura e l’ambiente per tutte le forme di vita.<br />

Anche la ricostruzione dell’ordine sociale senza sfruttamento dell’essere umano e della<br />

natura è suo frutto.<br />

Qualche anno fa l’India è stata liberata politicamente dagli inglesi, in tempi recenti<br />

abbiamo visto anche la rimozione della Apartheid in Sud Africa, ma chi è davvero divenuto<br />

libero in India dopo l’indipendenza politica del nostro paese?<br />

Abbiamo ottenuto l’indipendenza politica, ma anche gli inglesi hanno ottenuto la loro<br />

liberazione, si sono liberati della loro stessa ingiustizia, come sono stati liberati anche<br />

i bianchi in Sud Africa.<br />

Tutti noi potremmo dover rispondere a domande come: “Quali sono i nostri pensieri e<br />

le nostre azioni nei confronti delle persone che vivono in condizioni disumane?”.<br />

Questo vale più per l’India che per altri paesi.<br />

La maggioranza dei nostri bambini è privata di compassione e amore, che atteggiamento<br />

abbiamo verso questi bambini che rappresentano il futuro? Perché non diamo<br />

loro bei sogni per il futuro?<br />

Potrebbe essere in gran parte vero che in India non abbiamo ancora incominciato la<br />

109 •


nostra liberazione morale e spirituale. Eppure l’India è così piena di contraddizioni che<br />

qualunque cosa si dica è vera, ma è vero anche il contrario.<br />

Abbiamo parlato di violenza, quindi da qualche parte l’opposto della violenza è una<br />

realtà.<br />

In India se uno è bisognoso e chiede aiuto, chi lo aiuta? Una persona ancora più povera<br />

e bisognosa di lui.<br />

Con tutto il rispetto e l’amore che ho per questo mondo, devo dire che ci sono grandi<br />

e belle case con le maniglie lucide, ma nessuno ha il coraggio di bussare alla porta.<br />

In India si può ancora bussare alla porta dei vicini di casa. Dobbiamo avere un mondo<br />

in cui si può andare a bussare alla porta delle persone.<br />

Nel mio paese di sorprendenti contraddizioni, dove il messaggio spirituale è molto<br />

forte, c’è anche un meraviglioso messaggio umano, ripeto chi è bisognoso troverà<br />

aiuto da parte di chi è ancora più povero e bisognoso.<br />

In India l’età è rispettata e questo conferisce dignità alle persone anziane che non si<br />

sentono cancellate dal flusso principale della società.<br />

Voi mi avete rispettato molto e per questo vi ringrazio, possiamo ancora andare a bussare<br />

alla porta del nostro vicino. Tuttavia le contraddizioni rimangono.<br />

In India l’indipendenza è responsabilità individuale e collettiva.<br />

Violenza e inquinamento, inquinamento e violenza. Una cultura della pace deve includere<br />

lo studio della causa della violenza e del terrorismo nella nostra società, uno studio<br />

psicologico dei violenti e dei terroristi.<br />

Mantenere la mente libera dalla violenza è una sfida per tutti noi, affrontare le sfide<br />

della propria verità è fondamento e base dell’armonia universale.<br />

L’unica via verso la pace globale e universale è cominciare da se stessi, mantenere la<br />

mente libera dalla violenza è una sfida per tutti noi.<br />

La pace e la non violenza ci permettono di onorare la vita e la creazione.<br />

Questo dovrebbe tradursi in un movimento di popoli per liberare la mente umana<br />

dalla violenza e proteggere l’ambiente dall’inquinamento.<br />

Ci dovrebbe essere un messaggio universale che va oltre le divisioni sociali, politiche e<br />

religiose.<br />

Non violenza è molto di più che semplice assenza di violenza, non violenza è anche<br />

azione e introspezione, il coraggio della verità e dell’amore e il risveglio dello spirito<br />

in armonia con la natura.<br />

Sono qui con tutti voi per rendere omaggio al Mahatma Gandhi e rendo omaggio<br />

anche a sua moglie Casturba Gandhi.<br />

Casturba Gandhi rappresenta la forza della donna che non sapeva né leggere né scrivere,<br />

da lei e dalla madre, Gandhi ha imparato la forza della donna, la forza della<br />

madre che si trova anche nell’uomo e in ogni forma di vita.<br />

Questo flusso è in ognuno di noi e in tutte le forme di vita. Rendo omaggio anche a<br />

questo eterno flusso.<br />

Parlando di non violenza e pace con tutti voi, rendo omaggio ai grandi flussi spirituali<br />

e creativi dell’essere umano e della natura, del passato e del presente, che hanno<br />

tenuto accesa la scintilla dell’amore eterno in ognuno di noi. È a questa fiamma che<br />

offro le mie preghiere.<br />

Voglio leggere solo una piccola cosa di Gandhi, per celebrare con voi la vita e la creazione<br />

e poi finisco.<br />

Il portafortuna di Gandhi: “Ti voglio dare un portafortuna, quando hai dei dubbi o<br />

quando l’egoismo ti assale, prova a pensare al volto dell’uomo più povero e più disperato<br />

che hai visto e chiediti se ciò che stai facendo gli può essere d’aiuto. I tuoi dubbi<br />

e il tuo egoismo se ne andranno”.<br />

• 110


Grazie<br />

Intervento: Ho sentito tante belle cose, tante cose sagge, da una persona che ha avuto<br />

delle esperienze vissute principalmente nel suo paese. Ho visto il titolo dell’intervento<br />

della Signora Gandhi: “Libertà, paura e la cultura della pace”. Tra tutte le cose che ho<br />

sentito mi pare che manchi un riferimento importante. Non ho sentito parlare dell’economia<br />

mondiale, e credo che questo sia uno dei motori negativi del mondo, lo è stato<br />

per il passato, lo è per il presente e probabilmente lo sarà per il futuro.<br />

Questo a che cosa porta? Porta a grandi ricchezze e a grandi povertà, a grandi conflittieagrandicosenegative.Volevo<br />

sentire dalla Signora Gandhi come la pensa su questo<br />

aspetto.<br />

Relatore: Quello che vale per l’Italia non vale per l’India, o per lo meno non vale per<br />

tutta l’India. La maggioranza delle persone vive con l’artigianato, con la filatura e la<br />

tessitura a mano. Se uno porta una macchina per aiutare queste persone va bene, ma<br />

molte macchine per fare una grande produzione non vanno bene, per noi vale la produzione<br />

delle persone e non grandi produzioni fatte da macchine. In India non vale<br />

quello che vale qui in Italia.<br />

Domanda: Raramente abbiamo l’opportunità di avere una donna che siede alla tavola<br />

della saggezza.<br />

Quello che mi colpisce molto della cultura indiana e che è incomprensibile per una persona<br />

che vive in Italia è che i matrimoni spesso sono pre-organizzati, ma molto spesso<br />

funzionano bene in India. Vorrei che lei commentasse questo dal suo punto di vista di<br />

donna.<br />

Relatore: Vi avevo chiesto di non farmi troppe domande sull’India perché ogni cosa è<br />

vera ma è vero anche il contrario. Ci sono tanti divorzi, ci sono persone che vivono<br />

insieme, tutto è possibile in India. Si, è vero che c’erano matrimoni organizzati, perché<br />

non c’era un modo tradizionale per cui un uomo e una donna potessero vedersi per<br />

decidere che cosa è la vita.<br />

Succede ancor oggi che sono organizzati, può essere che due amiche si dicano: “io ho<br />

un figlio e tu una figlia, da grandi si sposeranno”, poi mantengono la parola e li fanno<br />

sposare e qualche volta il matrimonio riesce bene.<br />

Però il matrimonio non è facile e lo sappiamo tutti. Se dei genitori scelgono per i loro<br />

figli la persona giusta, che abbia le stesse loro tradizioni, può avere un senso. Io però<br />

non posso giudicare, perché il mio matrimonio non è stato organizzato, io ho scelto<br />

mio marito ed era una brava persona, anche mia madre ha scelto il suo sposo. Gandhi<br />

incoraggiava molto le persone perché scegliessero il loro partner di vita.<br />

Domanda: Ho sentito un accenno al movimento mondiale per la pace e vorrei un<br />

approfondimento, capire meglio se esiste qualcosa di più.<br />

Relatore: Si, è un movimento. All’inizio del terzo millennio mi trovavo in Uruguay e in<br />

America Latina, e avevo suggerito di celebrare questo terzo millennio con un secondo<br />

di silenzio, incominciando dalla mezzanotte in Giappone, e poi piano piano, ogni due<br />

secondi organizzare un’onda di silenzio. Questo è un movimento che non è contro nessuna<br />

religione.<br />

Oggi abbiamo a che fare col terrorista islamico, col terrorista indù, ecc. Usiamo le parole<br />

senza pensare, un terrorista è un terrorista, non ha importanza se è islamico o indù,<br />

111 •


è un criminale e basta.<br />

Scusate se approfitto dell’occasione per dire che non mi piace la parola “pagano”<br />

usata dalla religione. Gli inglesi usano molto questa parola, ma che cosa vuole dire<br />

“pagano”? Non mi piace, perché io trovo Dio dappertutto, come si può dire chi è superiore<br />

o inferiore rispetto agli altri. Non si può.<br />

Per rispondere alla sua domanda, volevo dire che la violenza della mente è importante,<br />

è importante che pensiamo prima di parlare, io posso dire tante belle cose, ma se<br />

non sono convinta di quello che dico, non posso convincere gli altri, è meglio allora che<br />

stia in silenzio. Sono stata una volta in Cina dove non ho potuto capire una sola parola,<br />

però sapevo chi era simpatico e chi non lo era, e questo per merito del silenzio.<br />

Bisogna creare il suono del silenzio, per celebrare la mezzanotte, è accettato da tutte<br />

le religioni, islamici, cattolici, protestanti, anche quelli che non credono in Dio.<br />

Il silenzio dà l’occasione di introspezione. Questo è quello che io chiamo movimento,<br />

però prima il movimento deve cominciare in se stessi.<br />

Domanda: Secondo la sua esperienza, quale dovrebbe essere il ruolo della donna nel<br />

mondo attuale?<br />

Relatore: Il ruolo della donna per me è coraggio, è verità, è tutto. Io non vedo molto<br />

diversi l’uomo e la donna, io sono madre di un maschio e di una femmina. La donna<br />

ha però questa forza spirituale, l’amore verso i figli. Se potessimo dare una piccolissima<br />

percentuale di quell’amore al prossimo non ci sarebbe più la violenza nel mondo.<br />

Domanda: Lei ha menzionato l’amore, l’amore universale, per tutti, però vorrei chiederle<br />

qualcosa. Lei dice che per arrivare alla libertà e alla pace abbiamo bisogna dell’amore,<br />

ma siamo contaminati da tutte le parti. Per me questa contaminazione ci sta<br />

imprigionando. Qual è la sua opinione?<br />

Relatore: L’amore c’è, per questo il mondo è andato avanti fino ad ora. L’amore c’è,<br />

però manca la fiducia nel prossimo, nessuno ha fiducia. Perché non bussiamo alle porte<br />

dei vicini? Perché non c’è fiducia, ecco perché la bomba atomica ci fa paura, c’è la<br />

paura in ognuno di noi.<br />

In India abbiamo paura di tante cose, in altre parti c’è il terrorismo, in altre parti ancora<br />

si ha paura della vecchiaia e delle malattie, ci fa paura anche che gli altri abbiano<br />

più di noi, e che noi non possiamo avere ciò che vogliamo. Io ho una casa di tre stanze<br />

e gli altri di cinque. Questa è paura, e questa paura è il sintomo di mancanza d’amore.<br />

Domanda: Volevo chiedere una cosa riguardo al rapporto con l’arte, la bellezza, cosa<br />

ne pensava Gandhi? In Italia abbiamo una grande quantità di opere d’arte che supera<br />

quasi quelle dei paesi <strong>eu</strong>ropei, però abbiamo anche tanto inquinamento, come in India<br />

e in altre parti del mondo industrializzato. È possibile riconciliarsi attraverso il bello,<br />

attraverso l’arte con l’ambiente?<br />

Relatore: Mi piace questa domanda, perché ho l’occasione di parlare di questo aspetto<br />

di Gandhi, però prima voglio complimentarmi perché in Italia c’è tanta bellezza<br />

dappertutto.<br />

Non sono stata in altri paesi, ma in Italia ogni angolo è molto bello. Ci sono grandi<br />

monumenti artistici del Rinascimento, e tante altre cose meravigliose.<br />

Riguardo a Gandhi e al suo senso artistico, Gandhi non è stato capito bene in India, lui<br />

• 112


non cercava la bellezza, però viveva totalmente in armonia che la bellezza. Vivendo in<br />

verità ed armonia con la natura faceva nascere la bellezza intorno a lui.<br />

Ogni frase che scriveva era classica, ho letto da qualche parte che a una definizione<br />

“classica” non si può togliere né aggiungere una parola.<br />

Sempre c’era bellezza intorno a Gandhi, anche se in confronto a voi qui in Italia, noi<br />

in India non siamo niente, rispetto alla bellezza.<br />

Intervento: Signora Tara Gandhi, come lei giustamente ha detto prima, in queste giornate<br />

di COPLANET ci sono state molte persone che hanno parlato profondamente di<br />

pace e di amore, poi lei ha parlato anche di silenzio, giustamente, con il silenzio si possono<br />

sacralizzare quelle che sono le cose più profonde che ci legano, e prima che quest’ultima<br />

giornata chiuda mi piacerebbe poter abbracciare tutti, e che tutti si abbracciassero<br />

tra loro, ma indubbiamente è un po’ difficoltoso, e allora chiedo se simbolicamente<br />

potete voi relatori abbracciarvi silenziosamente, voi che ci rappresentate e che<br />

rappresentate tutto il mondo.<br />

Relatore: E anche voi tutti, in silenzio ho già abbracciato tutti.<br />

M. Josè Marcelli:– Un abbraccio silenzioso trascende il tempo e lo spazio, da essere a<br />

essere e con l’unico essere possibile che siamo tutti.<br />

Intervento: Questo che ho appena visto mi fa sorgere una domanda. Se io capisco che<br />

il silenzio trascende lo spazio e il tempo e tutti riusciamo a capirlo, allora perché è<br />

necessario spiegare, contattare fisicamente, riflettere, perché la parola “terrorismo”<br />

muove tanto gli esseri umani, perché quando i nostri Maestri ci dicono di cercare il centro,<br />

in qualche maniera l’altro o l’altra arriva a decentrarci, a che cosa si deve questa<br />

paura inconscia che tutti abbiamo, quale è l’alternativa o perché è necessario contattare<br />

verbalmente e fisicamente?<br />

Relatore: La Signora ha fatto tre domande: una, perché c’è bisogno di parole per esprimersi<br />

quando c’è il silenzio. Invece riguardo al terrorismo forse lei ha paura di quello<br />

che può fare. Il silenzio, non sempre possiamo essere silenziosi, siamo esseri umani, in<br />

India la nostra filosofia parla di maya, ovvero tutto è illusione, però il silenzio dà il<br />

nutrimento. È importante quello che pensiamo, e se la pensiamo in modo diverso, è<br />

importante quello che diciamo.<br />

Quando andiamo a pregare nelle chiese siamo silenziosi, ma il pensiero è forte.<br />

Due amici o due persone che si vogliono bene, come madre e figlia, stanno bene insieme<br />

anche se stanno in silenzio.<br />

I terroristi hanno paura, e sono usati per fare paura, ecco perché abbiamo detto che<br />

dobbiamo studiare la causa del terrorismo, in ogni posto c’è una causa diversa, ad<br />

esempio anche la mancanza di lavoro porta al terrorismo.<br />

Gandhi diceva: “Date un lavoro alla gente, c’è gente che muore di fame e altri che non<br />

hanno un lavoro e se non hanno un lavoro finiscono per diventare terroristi”.<br />

Le cause sono diverse, ma dietro a tutto c’è la paura di qualche cosa, degli stranieri,<br />

degli sconosciuti, e di tante altre cose.<br />

Cosa si può fare contro la paura? Anch’io sono piena di paure, però in ogni momento<br />

possiamo recuperare, come ha spiegato il nostro amico, col pratyahara, con lo yoga,<br />

con la meditazione, non si risolverà tutto, ma un poco alla volta tutto aiuta.<br />

Lei sta facendo una domanda ad una persona che ha lo stesso suo problema e che sta<br />

cercando di darsi una risposta.<br />

113 •


P. Anthony Elenjimittam<br />

L’integrazione della<br />

tecnologia scientifica dell’Occidente<br />

con la psicologia religiosa dell’Oriente.<br />

Non volendo trascurare la tradizione gloriosa della terra del Gange e<br />

dell’Himalaya, voglio cominciare con un pensiero e una preghiera a Dio per<br />

poter trovare la soluzione ai nostri problemi, perché ignorando o lasciando da<br />

parte Dio non risolviamo nessun problema.<br />

Prima una preghiera in nome delle quattro grandi religioni che racchiudono centinaia<br />

di milioni di anime: Cristianesimo – Induismo – Buddismo – Islamismo.<br />

Traduzione in italiano: O vita che vibra in ogni attimo, o luce che splende in tutto il<br />

creato, o amore che abbraccia tutta l’umanità, possa colui che si sente uno con Te sentirsi<br />

perciò uno con tutti, uno con tutto.<br />

Entrati che siamo nel terzo millennio dopo Cristo, stiamo vedendo un cielo nuovo e<br />

una terra nuova, perché è questa visione intuitiva dell’anima, l’anima che è un raggio<br />

di Dio stesso, la realtà suprema è quest’anima, cioè la vita intellettuale, spirituale,<br />

intuitiva che tutti noi abbiamo. Mettendosi in contatto si risolvono tutti i problemi,<br />

ecco perché Gesù disse. “Cercate prima il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato”, ma<br />

noi non lo facciamo, per questo i problemi aumentano e le soluzioni sono sempre<br />

meno.<br />

Prima di tutto, carissimi amici, in questo tema generale di salute e benessere, l’unica<br />

via da percorrere è scoprire se stessi. Questa affannosa ricerca di trovare la felicità nelle<br />

cose, nelle persone, in questo o in quell’altro, è uno sbaglio le cui conseguenze si ripercuotono<br />

nella vita giornaliera, ecco perché bisogna destarsi a quella realtà che è tutt’uno<br />

con la Coscienza Universale, e che potrà indicarci la strada che dobbiamo seguire<br />

per conseguire lo scopo per cui tutti noi siamo scesi quaggiù sulla Terra per alcuni<br />

anni.<br />

Ricordo un’altra frase di Cristo che dice: “A cosa vale conquistare tutto il mondo se poi<br />

perdi te stesso?” e noi stiamo perdendo noi stessi, perché non abbiamo questa intuizione<br />

introspettiva per poter realizzare, toccare con mano, per così dire, questa realtà<br />

essenziale, Dio non è una stazione, è la Coscienza Universale.<br />

Ci sono due cose, e qui subentra il ruolo di integrazione dell’Occidente con l’Oriente.<br />

In Europa, la cultura greco-romana è più pragmatica, positiva, e di conseguenza abbiamo<br />

un progresso scientifico e tecnologico, ma quando andiamo in Asia abbiamo lo sviluppo<br />

della coscienza, la psicologia, la saggezza di vita, l’etica, tutto questo è importante.<br />

È giunta l’ora per noi di effettuare questa integrazione tra la psicologia asiatica<br />

e la tecnologia scientifica dell’Occidente.<br />

Quanto all’induismo, fin dai tempi remotissimi, agli albori della storia, vi è una capacità<br />

meditativa e introspettiva per poter trovare la realtà essenziale che dà il senso della<br />

vita.<br />

Se leggete il libro di Capra Il Tao della fisica, trovate ciò che la fisica subatomica di oggi<br />

ha scoperto in laboratorio.<br />

Loro con la meditazione lo avevano scoperto.<br />

• 114


È giunta l’ora, oggi più che mai, di capire. Non dobbiamo più restare in superficie delle<br />

cose, si le diete sono importanti, ma la mente ha l’infinita capacità di n<strong>eu</strong>tralizzare<br />

anche le conseguenze del cibo, perché la mente è tutto.<br />

Dico questo perché oggi è giunta l’ora per tutti noi di effettuare un’integrazione. Tutti<br />

noi abbiamo il cuore che batte, c’è il battito sistolico e diastolico, due battiti che conferiscono<br />

la vita.<br />

Dobbiamo abbinare questi due aspetti, la vita empirica dell’Occidente e l’altra vita speculativa,<br />

meditativa, introspettiva, estasiante, per trovare il nuovo equilibrio.<br />

Io ho avuto la fortuna di vivere metà della mia vita in Asia e metà in Occidente, ho cercato<br />

di assorbire, di integrare queste due realtà, di trovare l’uomo universale che non<br />

ha più questa dicotomia tra Occidente e Oriente, ma questo risultato l’ho ottenuto<br />

vivendo epidermicamente e non superficialmente.<br />

Quando andiamo dentro di noi troviamo la nostra identità, adesso mi spiego.<br />

S. Francesco d’Assisi non era un uomo colto, ma con la meditazione ha trovato questa<br />

realtà cosciente di modo che poteva rivendicare la sua fratellanza: Fratello Sole, Sorella<br />

Luna, Sorella Acqua casta e pura, Sorella Morte. Sono le parole di un pazzo o di un saggio?<br />

La vita passa giorno per giorno, ogni giorno che passa è un passo avanti verso il sepolcro.<br />

Ma prima che si sia realizzata questa realtà, si vive in compagnia di Dio.<br />

Quando noi guardiamo l’universo vediamo che tutto è regolato da leggi e ordine. Ci<br />

sono certe leggi e ordine nel nostro pensiero, il pensiero è la radice. Voi vedete un<br />

albero, ma quello che non vedete è la radice, dove sta la radice? Non si vede, eppure<br />

è quella che mantiene la vita, così i pensieri sono la radice della nostra vita, pensieri,<br />

parole ed opere.<br />

Per capire dobbiamo ricorrere al buddhismo che ci insegna tutte queste cose, mentre<br />

la Chiesa ufficiale, con le messe, il rosario e tutte le cose dogmatiche, non ci ha dato<br />

niente spiritualmente.<br />

Un giorno dissi a Papa Woytila, quando lo incontrai a Bombay, (era venuto in visita alla<br />

scuola dove io lavoravo, un istituto abbastanza grosso per i bambini emarginati di<br />

Bombay): “In India abbiamo bisogno di una tecnologia sperimentale non dogmatica,<br />

noi con la meditazione possiamo scoprire la realtà coscienziale dentro di noi, che ha la<br />

capacità di trasformare e metamorfizzare ogni cellula della nostra vita e ci conferisce<br />

energia e nuova vitalità e una visione del tutto differente. Allora si apre il terzo occhio<br />

con cui si vede il mondo invisibile, si ascolta il mondo inaudibile. Questo mondo fisico<br />

che abbiamo è piccolo, piccolo, mentre il mondo invisibile è tutto”.<br />

Qui ci sono questi apparecchi e là ci sono le trasmittenti, mandano onde elettromagnetiche<br />

che voi non vedete, ci sono queste forze dappertutto.<br />

Soltanto quando la nostra mente si trova sintonizzata può captare e trasmettere il<br />

messaggio di Dio, noi diventiamo i canali di Dio.<br />

In questo grande universo, solo la Via Lattea, che è la galassia a cui noi apparteniamo,<br />

ha più di 100 miliardi di stelle e il Sole è una stella media, e poi ci sono questi pianeti<br />

che appartengono alla famiglia del Sole, quando noi studiamo tutto questo allora<br />

vediamo Dio.<br />

Einstein diceva: “Solo la scienza non basta, la scienza senza religione è zoppicante e la<br />

religione senza la scienza è cieca”.<br />

Ora guardate la storia del cristianesimo ufficiale, l’Inquisizione, i disordini, milioni di<br />

spagnoli in America, alcuni grandi saggi trucidati dall’ignoranza spirituale, Savonarola<br />

a Firenze fu arso vivo, Giordano Bruno, Galileo condannato, tutta una serie di misfatti,<br />

ecco perché dico che abbiamo bisogno dell’Occidente e dell’Oriente, perché se noi<br />

viviamo soltanto in una parte non possiamo risolvere tutti i problemi, ci sentiremo sof-<br />

115 •


focati.<br />

Va bene la salute fisica si, ma anche quella della mente, quando si vive lo yoga si ha<br />

un’altra visione, non vediamo più con i cinque sensi ma sveglieremo il sesto senso e<br />

l’uomo quindi vedrà Dio e in Dio vedremo l’uomo.<br />

L’uomo è pieno di ego, Dio ha meno ego, ecco perché Gesù disse: ”Se uno vuol seguirmi<br />

neghi se stesso e prenda la sua croce e mi segua”.<br />

L’ego è l’illusione che ti fa identificare e pensi io sono questo. È come se io dicessi che<br />

l’aria nei miei polmoni è nei miei polmoni, ma deve essere collegata con l’aria atmosferica,<br />

altrimenti mi sentirei soffocare.<br />

Noi siamo particelle di un unico universo, non ci sono due universi. Non ci possono<br />

essere due realtà, Dio è l’Universo, non possono esserci due realtà, ecco l’illusione della<br />

creazione, l’universo non è stato creato dalla mente umana, l’universo è una apparenza,<br />

cioè Dio visto dai cinque sensi.<br />

Dio visto solo dai cinque sensi è il mondo fisico, lo stesso universo visto dal sesto senso,<br />

il terzo occhio, è Dio. Allora possiamo vedere e sentire Dio dappertutto come lo sentiva<br />

S. Francesco.<br />

Dico questo perché bisogna risvegliarsi a questa centralità, a questa essenzialità della<br />

vita spirituale e allora troveremo delle possibilità racchiuse dentro di noi, perché un<br />

Dio uomo è un Dio mascherato, togli la maschera e troverai Dio. Ma non lo facciamo<br />

perché siamo troppo legati alle cose dei sensi, accettiamo questo mondo sensibile e<br />

pensiamo che sia reale. No, è solo una apparenza come l’acqua nel deserto che si vede<br />

nel miraggio e invece non c’è. Tu vedi il cielo azzurro ma nella realtà non c’è né il cielo<br />

né l’azzurro.<br />

Un uomo pensa di trovare la felicità in una donna, anche questa è un’altra illusione.<br />

Bisogna entrare in se stessi, allora si capirà il significato delle parole di Cristo che dice:<br />

“Il Regno di Dio è dentro di voi”. Con questo tipo di coscienza si troverà pace, serenità,<br />

beatitudine, immortalità conscia, qui e ora, non è necessario aspettare la morte, e<br />

poi la morte non incute più terrore perché è soltanto un cambio di residenza e basta.<br />

Io sono stanco di questo corpo, lo butto via e ne prendo un altro, niente di più.<br />

E questo continuerà fino a che non si sarà incontrata la vera saggezza. Però bisogna<br />

studiare un po’, invece di sprecare il tempo della vita in parole inutili, in compagnie<br />

controproducenti, bisogna utilizzare tutta questa energia per poter scoprire queste<br />

grandi verità ora, altrimenti bisogna ripetere gli esami perché saremo bocciati.<br />

Capito?<br />

Carissimi amici, io mi sono fatto frate domenicano perché lo scopo dell’Ordine domenicano<br />

era di contemplare e condividere con gli altri le verità contemplate. Ma purtroppo<br />

la religione e tutti questi ordini monastici rinchiusi nelle vecchie tradizioni si<br />

trovano in prigionia, allora sono andato in India e ho vissuto anche con Gandhi, il più<br />

grande uomo del secolo scorso. Lì si vede la spiritualità, lì si vedono anche i problemi<br />

da risolvere, non con questi due occhi, ma col terzo occhio, con la meditazione.<br />

Ci sono delle forze bianche, l’angelo custode, diciamo l’Angelo di Dio, che ci accompagnano,<br />

e anziché ascoltare le parole sataniche che ci insidiano, bisogna tenere un cane<br />

da guardia davanti alla mente, ogni tanto controllarla e vedere cosa pensa, sforzarsi di<br />

togliere ciò che è negativo, se ci si lascia andare si scivola, si scivola giù e si cade nel<br />

fango e invece noi dobbiamo camminare.<br />

Adattiamoci alla nostra dimensione divina e per questo ci vuole comprensione, integrazione,<br />

una osmosi tra la psicologia iniziatica e la tecnologia occidentale, perché se<br />

una è senza l’altra c’è incomprensione, come i due battiti del cuore, sistole e diastole,<br />

tutti e due sono necessari.<br />

Quelli che hanno capito questo e hanno vissuto in questa dimensione coscienziale e<br />

• 116


universale hanno trasceso come hanno fatto Capra, Einstein e diversi altri, perché<br />

hanno capito che la fisica subatomica è Dio, tutto è Dio: questa pianta ha il nome e la<br />

forma di Dio, tutto il creato non è altro che il nome e la forma di Dio. Purtroppo in<br />

Occidente non si pensa in questi termini.<br />

Dio esiste in senso universale, è la parola più grande che esiste in qualsiasi scrittura e<br />

vocabolario. Nelle Upanishad si parla di Sat, Cit, Ananda: dove sat significa essere, cit<br />

significa coscienza e ananda beatitudine<br />

In ultima analisi tutto non è altro che coscienza, coscienza limitata da certi nomi e<br />

forme, io mi chiamo Anthony e ho questo nome e questa forma, una forma evanescente,<br />

ma attraverso questo io dovrei vedere l’essere, l’esistenza di Dio.<br />

Quando questa esistenza viene analizzata e studiata si trasforma in coscienza, consapevolezza,<br />

autoconsapevolezza e via dicendo, ovvero Sat-Cit-Ananda, e in questo stato<br />

di coscienza si trova felicità, beatitudine.<br />

Dobbiamo capire che tutto l’universo non è altro che la manifestazione di questo grande<br />

amore, ecco perché Dante scrisse “la gloria di Colui che tutto muove nell’Universo,<br />

penetra e risplende in una parte più o meno altrove, nel cielo che più della sua luce<br />

prende”, è un contatto dell’anima e lo possiamo effettuare in questa vita. E qui subentra<br />

il ruolo dello yoga. Bisogna studiare, il nostro tempo è prezioso. Se mi ammalo, con<br />

una medicina, con una cura posso ritrovare la salute persa, se perdo il mio denaro,<br />

posso lavorare un po’ di più e così guadagnare, ma se perdo il mio tempo, passa per<br />

sempre!<br />

Bisogna essere gelosi, non permettersi di sprecare anche solo due minuti in chiacchiere<br />

inutili, questo era anche l’atteggiamento di Cristo che diceva che ognuno di noi<br />

deve rendere conto di ogni parola inutile detta.<br />

Vi auguro ogni bene. Ciascuno di noi è l’architetto del proprio destino, il timoniere<br />

della propria barca, non si deve lasciarla ad altri.<br />

Prenditi la responsabilità e raggiungi queste possibilità perché tu non sei figlio o figlia<br />

di un uomo e di una donna, tu sei un raggio del Sole dei Soli, tu sei figlio di Dio.<br />

Bisogna realizzarlo non con parole ma con i fatti.<br />

Gesù rivendicò questo titolo sebbene i sacerdoti e i farisei lo condannassero accusandolo<br />

di eresia.<br />

S. Paolo diceva: “Tutto questo è grande”. Però bisogna riflettere, meditare e, vivendo<br />

in questa dimensione, raggiungere il grande scopo per cui tutti siamo venuti quaggiù,<br />

cioè la realizzazione, l’autorealizzazione.<br />

Yogananda istituì in America un centro che si chiama Centro di Autorealizzazione. Si<br />

tratta di comprendere che il vero Sé non è l’ Ego.<br />

Bisogna andare oltre, perché se Dio non fosse saggio non esisterebbe niente, perché<br />

Lui è esistenza, coscienza, beatitudine: Sat Cit Ananda.<br />

Ritorno a quella grande frase di Cristo: “Cercate prima il regno di Dio e la Sua legge”,<br />

e tutto il resto sarà dato in più. Cerchiamo di farlo, carissimi amici, andiamo avanti.<br />

Maestro Gesù che stai ascoltando le nostre parole, Gesù che dicesti: “Dove sarete due<br />

o più riuniti nel mio nome, lì Io sarò con Voi”, insegnaci Gesù ad avere quello spirito<br />

evangelico, meditando.<br />

Immedesimandoci nel Tuo spirito, possiamo navigare insieme perché noi stiamo navigando<br />

in questa spiaggia del mondo del divenire, del cambiamento, del disordine e<br />

stiamo arrivando alla spiaggia dell’unità, della luminosità, della verità, della beatitudine.<br />

Aiutaci Gesù, perché ci sono tante scogliere, pescecani e balene che minacciano di<br />

inghiottire la nostra vita.<br />

Aiutaci affinché possiamo viaggiare insieme, Tu, Gesù, rimanendo come timoniere<br />

117 •


della nostra barchetta, ci permetterai di andare avanti e raggiungere questa beatitudine<br />

eterna, trascendentale e immortale in questa stessa vita.<br />

E così raggiungere lo scopo per cui Tu ci hai inviato su questa Terra per pochi anni,<br />

pochi decenni.<br />

Grande è il tuo regno e noi ripetiamo ancora una volta quella preghiera che ci hai insegnato,<br />

diciamo insieme:<br />

Padre nostro, che sei nei cieli,<br />

sia santificato il Tuo nome,<br />

venga il Tuo regno,<br />

sia fatta la Tua volontà, come in Cielo così in Terra.<br />

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,<br />

rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori<br />

e non ci indurre in tentazione,<br />

ma liberaci dal male. Amen<br />

M. Josè Michàn,<br />

Maestro della RedGFU<br />

Conclusione.<br />

La Cooperazione Planetaria che ha riunito gente di tanti paesi, di tutte le filosofie,<br />

ci sta mostrando qualcosa di straordinario, ovvero che in ogni riunione di COPLA-<br />

NET stiamo facendo un passo avanti, guadagnando terreno, conquistando autorità,<br />

conquistando elementi del mondo dell’arte e delle varie filosofie e delle varie religioni,<br />

e quindi si sta portando avanti il proposito del nostro fondatore il Dott. Serge<br />

Raynaud de la Ferrière, fondatore della Gran Fratellanza Universale e del suo veicolo<br />

pubblico il Supremo Ordine dell’Acquario, e si stanno realizzando gli obiettivi della sua<br />

fondazione.<br />

Siamo a 57 anni dalla fondazione dell’Istituzione e dall’iniziò della Nuova Era di<br />

Acquario. Si è calcolato che questa Era durerà approssimativamente 2160 e si preannuncia<br />

come un’era d’oro, un’era in cui i grandi Maestri, assieme al fondatore, ci insegnano<br />

come poter fondare sul nostro pianeta un vero paradiso terrestre.<br />

I relatori di questo COPLANET ci hanno esposto cose meravigliose, su come poter utilizzare<br />

i diversi espedienti per poter far nascere la pace.<br />

Mi ha colpito molto l’esposizione che ha fatto il dott. Giangiorgio Pasqualotto, che ci<br />

ha parlato sulla comunicazione,come anche P. Samir Khalil Samir.<br />

Quello che ho ascoltato mi ha impressionato e ora vorrei ampliare un po’ il tema esposto.<br />

Si è parlato del Taoismo, dell’Islam, dell’Induismo, si è parlato del partyahara, si è parlato<br />

di dialogo.<br />

La tradizione qabbalistica dà molta importanza al verbo, alla parola.<br />

La parola si materializza nella forma, la parola ha effetto sulla materia, e si è detto che<br />

nel dialogo è necessario un opposto perché diventi una creazione, qualcosa di dinamico.<br />

• 118


Nella tradizione qabbalistica esistono 22 lettere dell’alfabeto ebraico e nessuna di esse<br />

è vocale, tutte sono consonanti, che cosa significa questo? Che la parola che si forma<br />

dipende dalla consonante cha sta davanti e della consonante che sta dietro.<br />

Questo schema che si forma dà un’idea più profonda di ciò che stiamo costruendo, per<br />

questo perché ognuna di queste 22 lettere abbia un senso, dipende dalla lettera che<br />

la precede e dalla lettera che segue.<br />

Pertanto la prima lettera dell’alfabeto ebraico, la lettera aleph, ha in sé un significato<br />

e un simbolo, per esempio aleph rappresenta il potere generativo della Natura, rappresenta<br />

anche il soffio vitale, rappresenta la forza e l’energia e ha relazione col petto<br />

e col numero 1, con l’elemento aria e con la seconda lettera, beth che è la lettera con<br />

cui inizia il Pentat<strong>eu</strong>co e la lettera con cui inizia la Genesi, nel primo capitolo che dice.<br />

“ Al principio Dio creò il cielo e la terra”.<br />

È molto interessante osservare perché il Pentat<strong>eu</strong>co inizia con questa lettera che ha<br />

una relazione con la casa, con l’utero: una casa terrena per Dio.<br />

Il dott. Pasqualotto e P. Samir hanno detto che il dialogo deve trasformarsi in qualcosa<br />

di dinamico e che c’è bisogno degli opposti per poter esistere, vediamo allora nella<br />

simbologia della Qabbalah, quando si dice “ Il Verbo si fa carne e abita in mezzo a noi”<br />

che questo verbo che si fa carne e sta in mezzo a noi è la materializzazione della parte<br />

divina che si manifesta in speciali esponenti dell’umanità.<br />

Quando i precedenti relatori hanno citato Maometto, Gesù il Cristo, e Buddha, hanno<br />

fatto riferimento a questa manifestazione divina che si fà carne e ciò ci dà una prova<br />

della potenza che ha l’essere umano.<br />

Nel suo intervento il P. Samir ha detto che nelle culture orientali si parla in forma collettiva<br />

e non in forma di unità, e anche di come abbiamo scoperto una forma diretta<br />

nel dialogo, vediamolo ora dal punto di vista qabbalistico.<br />

Per esempio per capire il nome di Dio “Yod He Wau He”, abbiamo bisogno del codice<br />

maschile e femminile. Yod rappresenta Adam e He rappresenta Eva.<br />

Per capire la nostra provenienza abbiamo bisogno dell’opposto, come si diceva parlando<br />

del dialogo, e meglio ancora, nella Qabbalah e nella numerologia, vediamo che il<br />

nome di Dio, uno dei 22 nomi di Dio, è composto dal principio maschile e dal principio<br />

femminile e quando sommiamo queste lettere Yod He Wau He abbiamo il nome di Dio<br />

e anche il numero 26.<br />

Se andiamo alla Genes,i capitolo 1, versetto 26, che cosa troviamo? Dio disse “Facciamo<br />

l’uomo a immagine e somiglianza di uno di noi”. Perché usa il plurale? A chi sta parlando?<br />

E perché per capire la manifestazione divina deve esistere il maschile e il femminile?<br />

In un altro intervento si è detto che attraverso il dialogo si può anche pregare. Uno dei<br />

relatori ha partecipato al nostro Cerimoniale Cosmico e ha detto che gli era piaciuto il<br />

riferimento al Dio Uni-multiple.<br />

Questo Dio Uni-multiple creatore dell’Universo indica l’1 e indica il multiplo, e vediamo<br />

che in tutte le culture si parla di una manifestazione divina attraverso aspetti<br />

distinti, quindi la credenziale di entrata al Paradiso non è un’esclusività solo<br />

dell’Islamismo, del Giudaismo o del Cattolicesimo.<br />

Quando il dott. de la Ferrière ci parla di una cittadinanza universale nell’Era di<br />

Aquarius, ci parla anche di un ritorno alla Religione Universale e per questo si richiede<br />

una crescita della coscienza umana.<br />

E cosa sta succedendo con questo tipo di crescita? Che ogni giorno l’umanità sta acquisendo<br />

maggiore cultura, ogni giorno abbiamo maggiore professionalità, la tecnologia<br />

attuale sta avanzando ad una velocità vertiginosa, in pochi anni potremo eliminare<br />

l’analfabetismo, potremo ottenere professionalità a livello planetario e questo auto-<br />

119 •


maticamente eleverà il livello di coscienza della nostra umanità.<br />

Uno dei relatori ha detto che possiamo raggiungere anche una pace esterna, naturalmente<br />

proveniente da una pace interiore, quindi è indiscutibile che l’individuo, prima<br />

di tutto, deve avere rispetto di se stesso e del suo corpo, non si può dare ciò che non<br />

si ha.<br />

Le prime forme di rispetto verso noi stessi sono legate a ciò che mangiamo, a come<br />

curiamo il nostro corpo, come eliminiamo gli abiti che ci danneggiano, tutto questo<br />

contribuisce a raggiungere una vera pace sul pianeta.<br />

Si parla dell’Era d’oro, dell’Era di luce che durerà approssimativamente 2160 anni, ma<br />

siamo solo al principio di una grande trasformazione perché siamo solo all’anno 57°.<br />

Cose che 50 o 60 anni fa non si potevano nemmeno menzionare, oggi invece vengono<br />

discusse. Ora possiamo manifestarle.<br />

Per questa ragione eventi come COPLANET arricchiscono non solo la nostra Istituzione,<br />

ma arricchiscono anche le comunità dove si realizzano e arricchiscono anche il nostro<br />

pianeta.<br />

Io, a nome della GFU, a nome degli organizzatori di questo evento e a nome di tutti i<br />

partecipanti, voglio ringraziare per lo sforzo che ognuno ha compiuto perché questo<br />

evento potesse arrivare fino alla fine con successo<br />

È molto significativo poter osservare che abbiamo le potenzialità e gli elementi necessari<br />

per poter cooperare con ciò che il nostro pianeta ci sta richiedendo.<br />

È per questo motivo che in forma sintetica ho preso degli spunti da tutti i relatori e li<br />

ringrazio nuovamente, come pure ringrazio tutti i partecipanti.<br />

Josè Marcelli Noli,<br />

Maestro della RedGFU<br />

Conclusioni del Convegno.<br />

Bene, ho osservato che si è fatto un grande sforzo. Non ho conclusioni, solamente<br />

sono un Iniziato, non sono terminato, e non ho terminato di concludere niente.<br />

La mia speranza è che la vita non abbia conclusioni, è semplicemente un processo<br />

che stiamo arricchendo col nostro sforzo e questo sforzo lo facciamo non tanto per<br />

nostra bontà ma per nostra necessità, perché siamo nell’Universo e non possiamo sistemare<br />

i nostri problemi solamente in forma individuale, ma attraverso gli altri.<br />

Nessuno si può salvare singolarmente; per essere migliori, è necessario creare qualcosa<br />

che ispiri anche gli altri ad avanzare un poco.<br />

Credete che i grandi Maestri dell’Umanità siano venuti sulla Terra solo per essere trattati<br />

male o per essere crocifissi?<br />

Sono venuti sulla Terra perché avevano bisogno di farlo, perché noi avevamo bisogno<br />

di loro. Oggi siamo arrivati fino a questo punto perché tutti siamo venuti da una unica<br />

fonte e cerchiamo una unica fonte, solo ci siamo dimenticati che questa unica fonte<br />

che chiamiamo Verità, Dio, Assoluto, è nel nostro essere e l’unica cosa che ci manca è<br />

di rendercene conto.<br />

Per rendercene conto ci riuniamo fraternamente. Che cosa vuol dire riunirsi fraterna-<br />

• 120


mente? Semplicemente riunirsi rispettosamente con tutti quelli che hanno le proprie<br />

idee e che ascoltano un poco anche le nostre, e tutti, insieme, avere la capacità di<br />

accettare le esperienze degli altri per arricchirsi reciprocamente. Finché ci arricchiamo,<br />

guadagniamo molto denaro, anche in questo incontro guadagniamo, anche se siamo<br />

sempre noi a spendere, questo è quello che succede normalmente, ma lo facciamo con<br />

molta dignità e con molto entusiasmo.<br />

Bisogna imparare a pensare in un altro modo e non tanto in forma individuale, però<br />

come possiamo farlo qui nella realtà, se ogni testa è un mondo a sé?<br />

Naturalmente fraternizzando, condividendo, crescendo assieme, perché?<br />

Semplicemente per capire bene quello che siamo e quello che siamo sempre stati e che<br />

non finiremo mai di essere nel potenziale puro, che dal punto di vista religioso si chiama<br />

Divinità, il Sacro, perché Sacro?<br />

Perché ancora non abbiamo ottenuto che si manifesti, e stiamo lottando perché si<br />

manifesti sempre un po’ di più in ognuno di noi per risolvere i problemi dell’Umanità,<br />

a patto di risolvere prima i nostri, per togliere un problema all’umanità, e cerchiamo<br />

anche di ispirare gli altri affinché cerchino di togliere un problema all’umanità, di<br />

modo che tutti toglieremo un problema all’umanità, e se l’umanità non resterà senza<br />

problemi, per lo meno avrà problemi meno gravi.<br />

Ho sentito qui cose formidabili, ho imparato molto, non solo oggi, già nel 1° incontro<br />

a cui ho partecipato a Coatepec, un incontro molto alla messicana.<br />

A quel tempo c’erano due Fratelli molto giovani che si compromisero con cifre elevate<br />

di migliaia di pesos, in un’epoca i pesos valevano molto, e fino all’ultimo momento<br />

ebbero solo 30 iscrizioni. Erano pallidi perché era un vero disastro e non solo per loro,<br />

ma anche per tutti quelli che erano loro vicini.<br />

Però poi arrivarono 1200 persone e tutte chiedevano un alloggio e nessuno si era iscritto.<br />

Allora quelli che erano pallidi diventarono rossi e poi si stancarono fino a diventare<br />

marrone, poi diventarono grigi però con un grande sorriso, perché erano riusciti a<br />

portare avanti questo grande progetto.<br />

Ora si parla già di un corpo mondiale per la Pace, e dov’è? Qui. Qui dove? In ognuno<br />

di noi. Ognuno sta cercando il corpo della Pace nel suo proprio corpo.<br />

E come si cerca? Pagando un prezzo. E qual è il prezzo? Autodisciplina, per avere pace<br />

qui, nell’umano, nella realtà, nella relatività di spazio, di tempo curvo e continuo, nel<br />

relativo, in ognuno di noi, per avere salute e poter sentire, valutare, pensare, amare<br />

con più precisione, ogni volta con un po’ più di precisione, cercando di capire che per<br />

quanta precisione avremo, non arriveremo mai alle conclusioni, perché se arrivassimo<br />

alle conclusioni, tutto questo processo tanto ingarbugliato che chiamiamo vita, tutto<br />

quello che godiamo, che soffriamo, non significherebbe niente, perché arriverebbe un<br />

momento in cui tutto finisce, ma siccome non c’è fine, allora dobbiamo pensare ad<br />

aggiustare la nostra vita per l’eternità.<br />

E siccome la cosa si dilunga, ci può succedere quello che è successo ad un personaggio<br />

di Bernard Show nella sua opera Le cose succedono. In sintesi c’è una persona che scopre<br />

che dovrà vivere per 600 anni e allora comincia a preoccuparsi perché sarà tremendo<br />

avere del catarro per 600 anni, avere dei r<strong>eu</strong>matismi per 600 anni, vivere povero per<br />

600 anni e quindi pensa che è meglio perdere la vita.<br />

Accettiamo le cose come sono, già come sono, anche con tutta la loro miseria, sono<br />

miracolose, non rendiamo culto al sentimentalismo, al dolore, alla tragedia, a quelle<br />

cose a cui siamo abituati, utilizziamo la colonna della misericordia perché ci dia aiuto,<br />

e cerchiamo di utilizzare la colonna della giustizia per elevarci attraverso il nostro sforzo.<br />

Se avessimo una bilancia per pesare tutto il male che abbiamo fatto e il poco bene che<br />

121 •


abbiamo fatto, risulterebbe che abbiamo fatto più bene che male, altrimenti non<br />

saremmo qui a sfruttare lo sforzo di tanta gente o in qualche altro posto a sfruttare lo<br />

sforzo di tante persone che ci permette di avere un vestito che noi non abbiamo fatto<br />

e ci permette di avere un auto che non abbiamo fabbricato o volare in un aereo che<br />

non sappiamo pilotare Almeno è quello che succede a me che ho qui un computer<br />

meraviglioso che è un miracolo della comunicazione dovuto alle generazioni degli<br />

hippy e di tutti quei ragazzi che quando arrivarono alla maggiore età nell’era di<br />

Aquarius cominciarono a ribellarsi contro tutte le regole, chiedendo la pace e l’amore<br />

e non la guerra e nessuno dava loro retta, anche perché non si conformavano al sistema,<br />

ma poi improvvisamente ci hanno dato quel miracolo che è la comunicazione,<br />

naturalmente appoggiandosi allo sforzo di molti altri, perché è un processo umano, e<br />

grazie a questo ora possiamo sapere tutto ciò che succede in ogni parte del mondo.<br />

Una piccola macchinetta come questa ha più conoscenza immagazzinata che la famosa<br />

biblioteca di Alessandria incendiata da Giulio Cesare per un motivo di strategia militare.<br />

Bisogna essere preparati, capire che la conoscenza sta ovunque e, se siamo preparati,<br />

con molta facilità la possiamo avere al nostro servizio.<br />

Non abbiamo realmente molto su cui soffermarci, guardate queste istallazioni, sono<br />

meglio di quelle del Medio Evo e di quelle delle caverne, stiamo avanzando, e in questo<br />

consiste la nostra dignità, finché paghiamo il prezzo.<br />

A poco a poco ci rendiamo conto che veniamo dalla stessa fonte e andiamo verso la<br />

stessa meta e che in noi c’è qualcosa di divino e quel qualcosa ci dà un’enorme dignità,<br />

ma allo stesso tempo abbiamo una grande responsabilità, però tutti vogliamo partecipare<br />

alla dignità e non alla responsabilità e sempre cerchiamo chi ci salvi, chi ci<br />

risolva il problema, chi si assuma la responsabilità al posto nostro.<br />

Assumiamola noi! Come ve la siete assunta voi, nel venire fin qui per scambiare le<br />

vostre esperienze perché è questo abbiamo fatto.<br />

Non crediate che un signore che sta qui e che voi chiamate Maestro - mi riferisco a me,<br />

perché qui ci sono autentici Maestri, non necessariamente nell’Iniziazione, ma in molte<br />

altre cose delle attività umane - venga e risolva tutto, viene qui perché voi lo aiutiate<br />

a rendersi conto.<br />

Si racconta in un libro di un ebreo molto noto che un giardiniere invocava la pioggia.<br />

Colui che è tra le nuvole sente l’invocazione e fa piovere, e il giardiniere d’un tratto si<br />

accorge che sta piovendo e che si sta bagnando, e allora si rende conto che è in contatto<br />

con qualcosa di superiore a lui.<br />

Faccio un’ultima considerazione, per non stancarvi. Continuiamo a pensare che c’è<br />

qualcosa di superiore alla nostra condizione, cerchiamo di avere interesse, entusiasmo<br />

e continuiamo a cercare. Abbiamo anche la fede, cerchiamo di averne un po’ di più,<br />

non abbandoniamo la fede in qualcosa di superiore alla nostra condizione, in qualcosa<br />

che ci appartiene quando ce lo siamo guadagnato.<br />

Allo stesso tempo cerchiamo di sviluppare una conoscenza che<br />

ci permetta di scoprire che ciò che stiamo cercando con tanto<br />

impegno e che sembra tanto lontano, è qui e ora, sta in tutto<br />

ciò che ci circonda, nel miracolo della vita minerale, vegetale,<br />

animale e umana e nel miracolo della nostra dignità.<br />

In questo modo risulta che questo COPLANET non è che un<br />

pretesto per condividere.<br />

La gran fortuna è che esiste la generosità umana, la ricerca di<br />

quelli che sanno, che sanno di più, e che hanno bisogno di<br />

sapere di più finché non si fermano, come il grande Socrate<br />

• 122


che sapeva di non saper niente, e per questo vengono<br />

qui, come hanno fatto, lasciando le loro attività molto<br />

importanti, magari anche lucrative, per venire qui.<br />

Sono venuti a condividere il loro sapere, per avere più<br />

sapere e per rendersi conto di tante cose, per essere più<br />

di quello che sono, per essere migliori di quello che sono<br />

e per ispirarsi, perché tutti noi cerchiamo di esseri<br />

migliori di quello che siamo.<br />

Non c’è bisogno di armarsi per la pace né formare un<br />

nuovo partito politico o una nuova religione, facciamo il nostro COPLANET per noi<br />

stessi come lo stanno facendo tutti i partecipanti a questo evento realizzato grazie allo<br />

sforzo che hanno fatto i fratelli italiani per offrirci questa possibilità di condividere con<br />

i nostri relatori ai quali voglio esprimere con tutta onestà la mia gratitudine per tutto<br />

ciò che mi hanno apportato.<br />

Grazie a tutti per continuare ad organizzare COPLANET e a svilupparlo al massimo in<br />

modo che ogni volta sia migliore.<br />

Maestro Carlos Michán – Una persona che ci accompagna, di nazionalità ucraina ci<br />

chiede di condividere con voi ciò che si può dire in quattro minuti di intervento, è<br />

Svetlana Patrusheva.<br />

Svetlana Patrusheva – Volevo dire che mi dispiace che non ci siano i Maestri della Gran<br />

Fratellanza Bianca che da noi è molto conosciuta da moltissimi anni, anche noi lavoriamo<br />

come voi nello stesso campo, facciamo le stesse conferenze, purtroppo qui non è<br />

arrivato nessun nostro Maestro, non so perché, probabilmente non lo sapevano.<br />

Parlando con i vostri Maestri, raccontavo del mio lavoro qui in Italia, io sono fuggita in<br />

Italia dalla persecuzione del nazionalismo e qui lavoro con ragazzi italiani, lavoro con<br />

persone da 1 a 45 anni e vorrei cantare una canzone popolare ucraina che racconta gli<br />

affetti di una donna che soffre per amore e non chiede aiuto solo alle persone umane,<br />

per lei tutta la natura è umana e quindi chiede al salice, al vento, alla colomba, all’usignolo<br />

perché l’amore è così sofferente, chiede, ma non cerca risposta perché la risposta<br />

è nella vita che va avanti, dopo la gioia c’è la sofferenza, dopo la sofferenza c’è la<br />

gioia, ma sempre c’è la speranza.<br />

Canto<br />

M. Josè Marcelli – Bene, tutto quello che<br />

comincia termina. Mi hanno incaricato<br />

di concludere i lavori, però in realtà li<br />

chiuderò simbolicamente perché li lascio<br />

totalmente aperti, non c’è nessuna chiusura,<br />

il processo continua, solamente<br />

abbiamo compiuto un ciclo e ora riassumiamo<br />

tutta l’esperienza di questo ciclo<br />

per iniziare il seguente, come ogni giorno<br />

ci svegliamo al mattino per acquisire nuove esperienze fino alla sera e poter avanzare<br />

di nuovo il giorno dopo, lo stesso facciamo con la vita e con la morte, il processo<br />

è eterno.<br />

123 •


Allora chiudiamo questo ciclo: Carissimi e rispettabilissimi partecipanti a questo X<br />

COPLANET, collaboratori planetari, a nome di tutti i presenti e di tutti gli assenti che ci<br />

aiutarono ad iniziare questo processo, dichiaro terminato questo ciclo di lavori per prepararci<br />

al seguente COPLANET a New York nel 2006.<br />

Grazie a tutti con grande amore e grande rispetto per la vostra libertà, perché finché<br />

non rispetteremo la libertà degli altri faremo guerre sante e dialoghi con le bombe.<br />

Grazie a tutti con tanto amore e rispetto.<br />

• 124<br />

ARRIVEDERCI NEL 2006


PROVINCIA<br />

DI TREVISO<br />

COMUNE DI<br />

PONZANO VENETO<br />

REGIONE BASILICATA<br />

Assessorato all’Agricoltura<br />

REGIONE CALABRIA<br />

Assessorato all’Agricoltura<br />

Ministero dell’Istruzione,<br />

dell’Università e della Ricerca<br />

DIREZIONE GENERALE <strong>DEL</strong> VENETO<br />

La RedGFU è un'associazione culturale internazionale, fondata nel 1948 dallo<br />

psicologo francese dr. Serge Raynaud de la Ferrière, che accoglie tutti coloro che<br />

in nome dello sviluppo della coscienza umana, cercano di annullare ogni forma<br />

di discriminazione e di promuovere una cultura di pace.<br />

La RedGFU si prefigge di rinnovare i valori dell'umanità cercando di operare per<br />

la realizzazione di una spiritualità che ha come fine l'unione, la fratellanza, la<br />

solidarietà, il rispetto reciproco fra tutti gli esseri umani. Tale obiettivo può<br />

essere raggiunto solo se prima si è compiuto un profondo e sincero lavoro di<br />

introspezione e rieducazione individuale. E' perciò che l'associazione offre<br />

possibilità pratiche per elevare lo stato di coscienza dell'essere umano: Yoga, Arti<br />

Marziali, Alimentazione Naturale, Cosmobiologia, incontri su Filosofia, Scienza<br />

ed Etica, gruppi di lavoro per confrontare idee ed esperienze.

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