ancora sull'orologio astronomico di chiaravalle - Orologiko
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ANCORA SULL’OROLOGIO ASTRONOMICO<br />
DI CHIARAVALLE<br />
E<br />
’ noto ma <strong>ancora</strong> non del tutto approfon<strong>di</strong>to<br />
il ruolo che rivestì l’or<strong>di</strong>ne<br />
Cistercense, fondato da Roberto <strong>di</strong> Molesme<br />
nel 1098 a Clairvaux, in Francia, nel<br />
settore dell’innovazione tecnologica: autentici<br />
ingegneri, i Cistercensi furono i<br />
veri fautori delle gran<strong>di</strong> bonifiche che risanarono<br />
la pianura Padana, trasformatasi<br />
in palu<strong>di</strong> ed acquitrini dopo l’abbandono<br />
e l’incuria del territorio seguiti alla decadenza<br />
ed alla caduta dell’Impero Romano.<br />
Le loro opere <strong>di</strong> ingegneria idraulica<br />
permisero <strong>di</strong> trasformare l’economia locale<br />
- nel cui ambito la morte per fame e<br />
MARISA ADDOMINE<br />
Alle porte <strong>di</strong> Milano, lungo l’antica strada che dal centro della città conduceva a Pavia, sorge la<br />
bellissima Abbazia Cistercense <strong>di</strong> Chiaravalle, fondata nel 1135 secondo la linea <strong>di</strong> filiazione <strong>di</strong><br />
Clairvaux. Un autentico gioiello architettonico, fu centro <strong>di</strong> attività religiose, culturali e lavorative<br />
che ebbero enorme impatto sul territorio circostante sino alla fine del XVIII secolo, epoca in<br />
cui i monaci furono allontanati.<br />
Un ringraziamento particolare a Padre Alberico Giorgetti, bibliotecario dell’Abbazia <strong>di</strong> Chiaravalle, ed a<br />
Daniele Pons, per il sostegno in questa ricerca.<br />
carestia intorno all’anno Mille era tema<br />
quoti<strong>di</strong>ano - ad un sistema tanto florido<br />
da avere il problema della gestione dei<br />
surplus, e della loro conservazione in una<br />
epoca in cui la refrigerazione non era<br />
<strong>di</strong>sponibile.<br />
Non stupisce quin<strong>di</strong> che proprio presso<br />
quest’Or<strong>di</strong>ne, in cui le conoscenze tecniche<br />
erano assai più <strong>di</strong>ffuse ed organizzate<br />
che altrove, si potessero riscontrare interessi<br />
e capacità progettuali e realizzative<br />
necessari per affrontare problemi complessi<br />
quale quello della creazione <strong>di</strong><br />
macchine evolute.<br />
1
2<br />
Più volte, ed in più occasioni, Autori<br />
che si sono occupati <strong>di</strong> orologeria me<strong>di</strong>evale<br />
hanno toccato il tema della presenza<br />
<strong>di</strong> un orologio <strong>astronomico</strong> <strong>di</strong> antica costruzione<br />
all’interno dell’e<strong>di</strong>ficio della<br />
Abbazia. Questo articolo desidera riprendere<br />
il tema della ricerca, cercando<br />
<strong>di</strong> trarre le fila tra le tante ipotesi ed i<br />
tanti percorsi <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o, ed aggiungere<br />
qualche elemento, venuto alla luce recentemente.<br />
Un comune riferimento, parlando del-<br />
LA VOCE DI HORA<br />
Fig. 1 - L’abbazia cistercense <strong>di</strong> Chiaravalle<br />
Milanese (Foto L. Magistretti).<br />
l’orologio <strong>di</strong> Chiaravalle, deriva<br />
da alcune note che compaiono<br />
principalmente in due co<strong>di</strong>ci<br />
leonardeschi: l’Atlantico ed il<br />
Madrid I.<br />
Nell’Atlantico, al f. 399v-b, è<br />
riportato il <strong>di</strong>segno dettagliato<br />
del meccanismo <strong>di</strong> Chiaravalle<br />
(Fig. 2), completo delle in<strong>di</strong>cazioni<br />
circa il numero <strong>di</strong> denti<br />
delle ruote, oltre ad alcuni particolari<br />
meccanici molto interessanti<br />
- sui quali ritorneremo<br />
nei prossimi paragrafi, anche<br />
alla luce delle più recenti scoperte<br />
- e ad una serie <strong>di</strong> brevi<br />
note circa le in<strong>di</strong>cazioni che il<br />
meccanismo forniva a livello <strong>di</strong><br />
quadranti.<br />
Una nota <strong>di</strong> pugno <strong>di</strong> Leonardo<br />
cita testualmente “Oriolo<br />
della torre <strong>di</strong> Chiaravalle il quale<br />
mostra luna, sole ore e minuti”,<br />
subito in calce al <strong>di</strong>segno che<br />
raffigura il meccanismo, caratterizzato<br />
dalla posizione ortogonale<br />
degli assi, del tutto inconsueta<br />
rispetto alle più comuni strutture con i<br />
tamburi <strong>di</strong> carica in linea.<br />
La presenza <strong>di</strong> questi <strong>di</strong>segni ha indotto<br />
alcuni stu<strong>di</strong>osi a ritenere erroneamente<br />
che Leonardo avesse progettato un<br />
orologio <strong>astronomico</strong> per l’Abbazia, <strong>di</strong><br />
fatto mai realizzato.<br />
L’epoca <strong>di</strong> composizione dell’Atlantico<br />
è collocabile tra il 1478 ed il 1518, e gli<br />
schizzi sarebbero stati quin<strong>di</strong>, secondo una<br />
scuola <strong>di</strong> pensiero, semplici appunti<br />
progettuali, un abbozzo per una realizza-
SULL’OROLOGIO ASTRONOMICO DI CHIARAVALLE<br />
zione che non avrebbe mai visto la luce.<br />
Nel 1966, presso la Biblioteca Nazionale<br />
<strong>di</strong> Madrid, furono identificati due<br />
co<strong>di</strong>ci leonardeschi ine<strong>di</strong>ti, detti Madrid I<br />
e II, riconosciuti come autentici, <strong>di</strong> straor<strong>di</strong>naria<br />
importanza dal punto <strong>di</strong> vista<br />
dello stu<strong>di</strong>o <strong>di</strong> Leonardo tecnologo. La<br />
loro redazione viene fatta risalire al<br />
periodo tra il 1490 ed il 1496.<br />
Contrariamente all’Atlantico - che ci<br />
Fig. 2 - Leonardo da Vinci,<br />
Codex Atlanticus, f. 399v-b. Il<br />
movimento dell’orologio <strong>astronomico</strong><br />
<strong>di</strong> Chiaravalle rilevato<br />
al vero da Leonardo.<br />
appare come uno sterminato repertorio <strong>di</strong><br />
idee, appunti, schizzi, copie al vero e note<br />
il cui campo <strong>di</strong> interesse spazia tra <strong>di</strong>scipline<br />
<strong>di</strong> ogni tipo - il Madrid I si presenta<br />
come un trattato sistematico sulle<br />
Macchine, in cui Leonardo, pur con la<br />
libertà <strong>di</strong> pensiero che caratterizzava i<br />
suoi scritti, focalizzava la propria attenzione<br />
su temi meccanici affrontandoli<br />
organicamente.<br />
3
4<br />
In particolare, il f. 10v (Fig. 3a) contiene<br />
alcuni appunti e alcuni <strong>di</strong>segni <strong>di</strong> particolari<br />
che, analizzati, ci rivelano come<br />
egli si fosse concentrato sull’analisi <strong>di</strong> alcuni<br />
dettagli meccanici presenti nell’oro-<br />
LA VOCE DI HORA<br />
Fig. 3a - Leonardo da Vinci, Codex Madrid I: il foglio 10v, in cui Leonardo riporta le varianti <strong>di</strong> sua concezione<br />
del cinematismo delle fasi lunari, a partire da quello rilevato al vero a Chiaravalle.<br />
logio <strong>di</strong> Chiaravalle, cercando <strong>di</strong> trovare<br />
soluzioni alternative, magari ad<strong>di</strong>rittura<br />
migliorative. Emerge la sua attenzione al<br />
problema della trasmissione del moto attraverso<br />
assi ortogonali e alla rappresen-
SULL’OROLOGIO ASTRONOMICO DI CHIARAVALLE<br />
tazione delle fasi lunari tramite il moto<br />
relativo tra un globo rotante parzialmente<br />
dorato ed un guscio semisferico che lo<br />
conteneva. Il moto della sfera che rappresenta<br />
le fasi lunari viene ripreso più<br />
Fig. 3b - Il foglio 11r, sempre dal Codex Madrid I.<br />
volte nella suddetta pagina, in <strong>di</strong>verse<br />
varianti; come se Leonardo intendesse<br />
sviscerarlo ritenendolo <strong>di</strong> proprio particolare<br />
interesse.<br />
Sul tema <strong>di</strong> questi <strong>di</strong>segni del Madrid I,<br />
5
6<br />
(si vedano anche le Figg. 3a-g) il Colonnello<br />
Antonio Simoni si espresse con veemenza,<br />
in un articolo intitolato Leonar-<br />
LA VOCE DI HORA<br />
Fig. 3c, d, e, f, g - Dettagli del cinematismo delle fasi lunari,<br />
dal Codex Madrid I, fogli precedentemente illustrati.<br />
do and the Chiaravalle Abbey Clock pubblicato<br />
nel Giugno 1975 su Antiquarian<br />
Horology.<br />
A detta del Simoni, gli schizzi non erano<br />
altro che improponibili falsi, da cui<br />
emergevano ingenuità meccaniche non<br />
ascrivibili a Leonardo. L’articolo fu fonte<br />
<strong>di</strong> un <strong>di</strong>battito e <strong>di</strong>ede luogo ad una puntuale<br />
risposta da parte <strong>di</strong> Bert S. Hall e<br />
Ian Bates, in un articolo, sempre su Antiquarian<br />
Horology dello stesso anno, intitolato<br />
Leonardo, the Chiaravalle Clock and<br />
Epicyclic Gearing: A Reply to Antonio Simoni:<br />
le posizioni espostevi erano in com-
SULL’OROLOGIO ASTRONOMICO DI CHIARAVALLE<br />
pleto <strong>di</strong>ssenso rispetto a quelle formulate<br />
dall’orologista italiano. Poco dopo, le polemiche<br />
si sopirono e l’orologio <strong>di</strong> Chiaravalle<br />
continuò a restare avvolto nel mistero.<br />
Uno spunto notevole fu dato dalle ricerche<br />
<strong>di</strong> Silvio Be<strong>di</strong>ni. Nel capitolo de<strong>di</strong>cato<br />
alle attività <strong>di</strong> Leonardo nel settore<br />
dell’orologeria, da lui curato nel bel<br />
volume The Unknown Leonardo, (Leonardo<br />
Sconosciuto, a cura <strong>di</strong> La<strong>di</strong>slao Reti,<br />
McGraw-Hill 1974), Be<strong>di</strong>ni portò alla<br />
luce una serie <strong>di</strong> informazioni <strong>di</strong> grande<br />
interesse a corollario dell’analisi degli<br />
schizzi vinciani. Mi sembra opportuno<br />
ricordarle in questa sede.<br />
In primo luogo, l’epoca in cui Leonardo<br />
compose l’Atlantico corrisponde al<br />
periodo in cui egli abitava a Milano, che<br />
lasciò nel 1499. Ma si recava spesso a Pavia,<br />
non senza frequentare Vigevano.<br />
Il piccolo centro aveva dato i natali a<br />
Ludovico il Moro (1466-1480), che aveva<br />
deciso <strong>di</strong> trasformarlo in un nobile<br />
borgo - quasi una città ideale, secondo<br />
un’utopia architettonica cara al Rinascimento<br />
- al punto <strong>di</strong> chiamare i migliori<br />
artisti del tempo per la costruzione del<br />
Castello e l’impostazione dell’urbanistica,<br />
e <strong>di</strong> affidare la realizzazione delle decorazioni<br />
parietali del Castello stesso a Donato<br />
Bramante (1444-1514). E’ storicamente<br />
accertato che nel medesimo periodo<br />
anche Leonardo fu invitato più volte<br />
a Vigevano, dove progettò opere idrauliche.<br />
Ed il Be<strong>di</strong>ni ci dà notizia del fatto<br />
che al Bramante venne commissionata la<br />
realizzazione <strong>di</strong> una sala affrescata in cui<br />
il tema delle decorazioni fosse il Tempo,<br />
e che il soggetto <strong>di</strong> una delle pareti dovesse<br />
essere la raffigurazione dell’Astrario<br />
del Don<strong>di</strong>, che in quegli anni si trovava<br />
presso la Libreria Ducale del Palazzo<br />
Visconteo <strong>di</strong> Pavia, dove l’artista marchigiano<br />
si recò nel Marzo 1495 per prenderne<br />
schizzi al vero. Nessuna traccia ci è<br />
pervenuta <strong>di</strong> tale affresco.<br />
Inoltre, Bramante non solo si sarebbe<br />
potuto a propria volta recare con facilità<br />
a Chiaravalle - che si trovava, ricor<strong>di</strong>amo,<br />
lungo la strada che portava a Pavia -<br />
ma ne progettò ad<strong>di</strong>rittura il Chiostro<br />
Grande, su incarico del Car<strong>di</strong>nale Ascanio<br />
Maria Sforza Visconti (1455-1505).<br />
Il chiostro fu purtroppo <strong>di</strong>strutto nel corso<br />
dei lavori per la realizzazione della<br />
vicina linea ferroviaria, nel 1861.<br />
D’altro canto, al f. 92v del Co<strong>di</strong>ce L,<br />
conservato presso l’Institut de France,<br />
Leonardo raffigurò con ogni probabilità<br />
uno dei quadranti dell’Astrario del Don<strong>di</strong>,<br />
quello <strong>di</strong> Venere: né deve stupire che<br />
un genio meccanico del suo calibro avesse<br />
approfon<strong>di</strong>to lo stu<strong>di</strong>o <strong>di</strong> ciò che era<br />
considerata la più straor<strong>di</strong>naria creazione<br />
orologistica del tempo, <strong>di</strong> cui si favoleggiava<br />
in tutta Europa e che egli aveva la<br />
possibilità <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>are al vero.<br />
Molteplici testimonianze ci portano<br />
quin<strong>di</strong> a considerare come, alla fine del<br />
XV secolo, l’asse Milano-Pavia costituisse<br />
un vero crocevia <strong>di</strong> scambi culturali<br />
tra quelli che erano i massimi ingegni del<br />
tempo, che troviamo coinvolti in attività<br />
in cui la misura del tempo e l’Arte si<br />
intersecano e compenetrano.<br />
Nel saggio <strong>di</strong> Be<strong>di</strong>ni si fa riferimento<br />
ad un testo conservato presso la Biblioteca<br />
<strong>di</strong> Brera, cui l’autore fa concisamente<br />
cenno: esso narra <strong>di</strong> come una cronaca<br />
dell’Abbazia riferisse che nel 1568 fosse<br />
stata eretta una torre per ospitare il meccanismo<br />
dell’orologio <strong>astronomico</strong>. Il<br />
testo risultava essere una copia ottocen-<br />
7
8<br />
tesca <strong>di</strong> un originale più antico, non reperito.<br />
Una ricostruzione dell’orologio sulla<br />
base <strong>di</strong> tale descrizione è stata tentata dal<br />
nostro Socio Alberto Gorla ed è stata oggetto<br />
<strong>di</strong> esposizione in <strong>di</strong>verse mostre in<br />
Italia ed all’Estero.<br />
Fino ad ora, abbiamo seguito quanto<br />
negli anni si sia scritto e detto circa l’orologio.<br />
Cercherò quin<strong>di</strong> <strong>di</strong> fornire una<br />
breve sintesi delle sue caratteristiche<br />
meccaniche - già descritte con dovizia <strong>di</strong><br />
dettaglio nelle se<strong>di</strong> sopra in<strong>di</strong>cate - per<br />
poi ritornare alle fonti documentarie.<br />
L’orologio <strong>di</strong> Chiaravalle in<strong>di</strong>cava ore<br />
e minuti su due quadranti <strong>di</strong>stinti, mentre<br />
altre lancette mostravano il giorno<br />
dell’anno, il mese ed il segno zo<strong>di</strong>acale,<br />
oltre a fornire le grandezze del mese sino<strong>di</strong>co<br />
e sidereo, visualizzando le fasi della<br />
luna per il tramite <strong>di</strong> un globo dorato.<br />
Era presente una suoneria ad ore e mezze,<br />
in do<strong>di</strong>ci.<br />
Lo scorso anno, recatami presso la Biblioteca<br />
dell’Abbazia in cerca <strong>di</strong> documentazione<br />
sulle attività tecnologiche<br />
dei monaci, dopo un’interessantissima<br />
conversazione con Padre Alberico Giorgetti,<br />
bibliotecario, emerse il fatto che in<br />
biblioteca fosse presente un antico manoscritto<br />
che parlava <strong>di</strong>ffusamente dell’orologio.<br />
Nonostante la chiusura al pubblico per<br />
ristrutturazione, la cortesia <strong>di</strong> Padre Alberico<br />
fece sì che mi fosse data l’opportunità<br />
<strong>di</strong> prendere ugualmente visione del<br />
testo e <strong>di</strong> ottenere fotocopie delle pagine<br />
<strong>di</strong> mio interesse.<br />
Si trattava <strong>di</strong> un manoscritto del 1591,<br />
redatto da Benedetto De Blachis da Parma,<br />
converso presso l’Abbazia. I fratelli<br />
conversi, pur non prerogativa esclusiva<br />
LA VOCE DI HORA<br />
dei Cistercensi, erano religiosi a tutti gli<br />
effetti che venivano incaricati <strong>di</strong> tenere i<br />
rapporti con le istituzioni laiche e comunque<br />
esterne al monastero: l’istituzione<br />
dei fratelli conversi fu presso i Cistercensi<br />
molto più importante che presso<br />
altri Or<strong>di</strong>ni.<br />
Il volume in<strong>di</strong>cato da Padre Alberico<br />
era chiaramente il testo originale tardocinquecentesco<br />
da cui era stata posteriormente<br />
tratta la copia conservata a Brera<br />
e citata da Silvio Be<strong>di</strong>ni: un co<strong>di</strong>ce cartaceo,<br />
in quarto, legato in pergamena, in<br />
ottimo stato <strong>di</strong> conservazione. Il testo era<br />
vergato in una grafia nitida e ben leggibile,<br />
sebbene nello stile e con le regole<br />
scrittorie dell’epoca (Fig. 4).<br />
Vi si narrava in forma sintetica la storia<br />
dell’Abbazia, tratta da altre fonti più<br />
antiche al tempo presenti nella Biblioteca<br />
del Monastero, e doveva costituire<br />
degno omaggio per un importante personaggio<br />
in visita presso il Monastero, come<br />
risulta dalla lettura della pagina iniziale.<br />
Nel capitolo nono viene dato ampio<br />
spazio alla descrizione dell’orologio. Ho<br />
quin<strong>di</strong> il piacere <strong>di</strong> poter presentare qui<br />
la trascrizione del testo da me effettuata a<br />
partire dall’originale manoscritto.<br />
Essa riporta tra parentesi la risoluzione<br />
delle abbreviazioni paleografiche, ed è<br />
assolutamente fedele - anche laddove<br />
potrebbe sembrare inconsueta od erronea<br />
- al testo originale.<br />
Fig. 4 (nella pagina a fianco) - Il capitolo sull’orologio<br />
<strong>di</strong> Chiaravalle, tratto dal manoscritto <strong>di</strong><br />
Benedetto De Blachis, risalente al 1591 secolo<br />
e conservato presso la biblioteca dell’Abbazia <strong>di</strong><br />
Chiaravalle Milanese.<br />
Per cortesia dell’Abbazia <strong>di</strong> Chiaravalle.
SULL’OROLOGIO ASTRONOMICO DI CHIARAVALLE<br />
9
10<br />
Del campanile de Horologio cap. IX<br />
Per che s’è fatto menzione <strong>di</strong> sopra <strong>di</strong>l<br />
Campanile del Horologio questo è un campanile<br />
fatto a posta l’an(n)o 1368 p(er)<br />
questo Horologio, qual è antico ma trasportato<br />
nel fabricare, era a quei tempi qua(n)do<br />
fu fatto detto artificio cosa rara p(er)che<br />
questa scienza ed arte no(n) era tenuta tanto<br />
in prezzo come hora è né ma(n)cho p(er)<br />
questo resta che questo horologio no(n) sia<br />
cosa rara p(er) soi effetti <strong>di</strong> più delli altri<br />
or<strong>di</strong>narij. Primo contiene una sfera che<br />
mo(n)stra li Minuti che son n° 60 p(er) hora<br />
co(n) li quarti, e circuisse ogni hora una<br />
volta la detta Sfera. Nella seconda Sfera<br />
mostra le hore qua(n)to sono da una fino<br />
alle 24 e circuisse la detta sfera in spazio <strong>di</strong><br />
hore 24 e queste due sfere sono al paro e<br />
tutte due <strong>di</strong> una medesima gra(n)dezza.<br />
Nel altra sfera, ch’è maggiore e tiene<br />
tutta la facciata del Campanile gli son <strong>di</strong>pinti<br />
li XII mesi del anno dalla parte <strong>di</strong> fuori,<br />
co(n) li XII segni del Zo<strong>di</strong>aco e ivi si vede a<br />
mese p(er) mese quando il Sole entra in ciascuno<br />
<strong>di</strong> detti mesi et segni, quando son li<br />
doi Equinozij Vernale et Autunnale, e<br />
qua(n)do sono li doi Solstizij Estivo et Hiemale<br />
co(n) alcuni segni bianchi e rossi quali<br />
il Sole ne passa uno ogni giorno co(n) bell’or<strong>di</strong>ne<br />
e sono tutto n° 365 qua(n)ti sono i<br />
giorni del an(n)o.<br />
Per il segno <strong>di</strong>l Sole vi è una bachetta <strong>di</strong><br />
ferro co(n) un sole piano adorato.<br />
Nella medesima Sfera gli è parime(n)te<br />
una bacheta <strong>di</strong> ferro ch’è busa come una<br />
cana dove passa un’altra bachetta che tiene<br />
una balla d’ottone adorata la metà e l’altra<br />
metà nera qual balla d’ottone è governata da<br />
un’altra mezza balla e si va girando intorno<br />
alla detta Sfera volta(n)dosi la parte adorata,<br />
ora ascondendosi come fa la Luna nel<br />
LA VOCE DI HORA<br />
suo Cielo: e talche qua(n)do si fa la congiunzione<br />
della Luna co(n) il Sole, la Luna<br />
è p(er) scontro a esso Sole et dalla parte <strong>di</strong><br />
fuori appare come nera, p(er)ché la parte<br />
adorata è tutta ascosa. Partendosi poi dal<br />
Sole si va scoprendo a poco a poco a tal che<br />
in XIIII giorni e alcune hore si ritrova p(er)<br />
<strong>di</strong>ametro col Sole e così appare a noi tutta<br />
scoperta e <strong>di</strong>ciamo che è l’opposizione ciò è<br />
Luna piena. E <strong>ancora</strong> si ritorna a serrare<br />
come è suo or<strong>di</strong>nario che fugendo dal Sole si<br />
scopre e cresce e seguitando esso Sole si asconde<br />
e cala. E a circuire tutto il Zo<strong>di</strong>aco in<br />
giorni 27 e ore 9. Ma p(er) aggiongere il<br />
Sole p(er)che è caminato inanzi un segno del<br />
detto Zo<strong>di</strong>aco gli pena doi <strong>di</strong> e ore 3 che sono<br />
in tutto giorni 29 e ore 12.<br />
E si sta a passare p(er) ogni segno dei<br />
giorni hore 6 e minuti 45. Ha molte ruote et<br />
vite p(er)petue che gli fanno far tutto quel<br />
che si è detto, e però una sol’ruota che fa il<br />
tutto, qual è la ruota <strong>di</strong>l Tempo, fermato<br />
quella ogni cosa si ferma, sole, luna, hore e<br />
minuti. Detto horologio batte poi le hore a<br />
XII come fanno li altri Italiani, batte poi un<br />
botto ogni mezza hora. Et è fabricato in<br />
forma <strong>di</strong> croce no(n) come son li altri quali<br />
son fatti su quatro colo(n)ne.<br />
Emerge imme<strong>di</strong>atamente che la data<br />
<strong>di</strong> erezione della torretta campanaria -<br />
ancor oggi visibile a destra della facciata<br />
della Chiesa dell’Abbazia, e da non confondersi<br />
con il sontuoso campanile denominato<br />
popolarmente Ciribiciacola, da<br />
sempre icona <strong>di</strong> Chiaravalle - non era il<br />
1568, come erroneamente trascritto nella<br />
copia del XIX secolo, bensì il 1368: una<br />
errata lettura dell’in<strong>di</strong>cazione dataria, sicuramente<br />
dettata da una trascrizione<br />
imprecisa.<br />
La descrizione del meccanismo è det-
SULL’OROLOGIO ASTRONOMICO DI CHIARAVALLE<br />
tagliata e puntuale, sicuramente scritta<br />
dal converso sotto la dettatura o con la<br />
supervisione <strong>di</strong> una persona esperta, con<br />
ogni probabilità il temperatore.<br />
A <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong> oltre duecento anni,<br />
emerge l’orgoglio del cronista per la presenza<br />
<strong>di</strong> un <strong>di</strong>spositivo straor<strong>di</strong>nario (...era<br />
a quei tempi quando fu fatto detto artificio<br />
cosa rara...), e l’attenzione puntigliosa<br />
con cui le note lo descrivono.<br />
Alcuni dettagli colpiscono imme<strong>di</strong>atamente:<br />
la descrizione delle complicazioni<br />
coincide perfettamente con le <strong>di</strong>citure e<br />
gli appunti dei co<strong>di</strong>ci vinciani, ed alcuni<br />
punti sembrano essere stati trascurati<br />
dagli Autori che hanno precedentemente<br />
trattato la materia.<br />
Il De Blachis rimarca l’originalità della<br />
struttura meccanica (Et è fabricato in forma<br />
<strong>di</strong> croce..., si veda il <strong>di</strong>segno <strong>di</strong> Leonardo<br />
in cui gli assi ortogonali sono ben<br />
visibili), in contrapposizione alle più comuni<br />
strutture su montanti a gabbia<br />
(...son fatti su quatro colonne...).<br />
Non può passare inosservato l’uso <strong>di</strong><br />
trasmissioni ortogonali basate su viti<br />
senza fine ad un solo giro, che sono descritte<br />
nel testo come ...et ha molte ruote<br />
et vite perpetue, e che compaiono nel<br />
celebre <strong>di</strong>segno dell’Atlantico, f. 399v-b,<br />
soluzione anch’essa originale, su cui forse<br />
non ci si è soffermati a sufficienza.<br />
Ultima, ma non da ultimo, la descrizione<br />
dettagliata <strong>di</strong> come si sia ottenuto<br />
l’effetto <strong>di</strong> rotazione del globo lunare per<br />
la rappresentazione delle fasi, attraverso<br />
una sfera cava che contiene un’altra sfera<br />
parzialmente dorata, e che il moto relativo<br />
tra le due avvenga attraverso una trasmissione<br />
per mezzo <strong>di</strong> aste tubolari concentriche:<br />
una realizzazione tutt’altro che<br />
banale per la tecnologia dei tempi.<br />
Nel Madrid I, f. 10v, troviamo a fronte<br />
<strong>di</strong> uno schizzo sulla realizzazione <strong>di</strong> assi<br />
concentrici per la trasmissione <strong>di</strong> moti<br />
tramite ruote dentate, l’in<strong>di</strong>cazione “poli<br />
in poli, come a Chiaravalle”, e questo ci<br />
permette <strong>di</strong> desumere che a Leonardo la<br />
brillante ed inconsueta soluzione fosse<br />
passata tutt’altro che inosservata.<br />
La data del 1368 fissa un ante quem<br />
che ci permette <strong>di</strong> stabilire come, a tutt’oggi,<br />
si sia <strong>di</strong> fronte alla descrizione del<br />
più antico meccanismo orario in grado <strong>di</strong><br />
fornire l’in<strong>di</strong>cazione dei minuti.<br />
Nessuna menzione purtroppo viene<br />
fatta circa l’autore del movimento.<br />
Il metodo per la rappresentazione delle<br />
fasi lunari trova peraltro uno straor<strong>di</strong>nario<br />
riscontro in un reperto geograficamente<br />
lontano ma culturalmente vicino.<br />
Nel periodo che va dal XIV al XVI<br />
secolo, nell’area dei Paesi che si affacciano<br />
sul Mare Baltico furono realizzati orologi<br />
astronomici collocati all’interno<br />
delle strutture ecclesiastiche: <strong>di</strong> grande<br />
bellezza e notevole complessità, presentano<br />
tutti notevoli analogie progettuali che<br />
li rendono interessantissimi. Il tema mi è<br />
particolarmente caro e mi auguro <strong>di</strong><br />
poterlo affrontare prossimamente da queste<br />
stesse pagine.<br />
Una fioritura <strong>di</strong> competenze orologistiche<br />
nella zona che vide la fioritura delle<br />
Città Anseatiche e la presenza dei Cavalieri<br />
Teutonici - sulla cui importanza come<br />
tramite culturale <strong>ancora</strong> molto deve<br />
essere approfon<strong>di</strong>to - permise la costruzione<br />
<strong>di</strong> movimenti <strong>di</strong> grande complessità<br />
e straor<strong>di</strong>naria bellezza. Alcuni <strong>di</strong> essi andarono<br />
<strong>di</strong>sgraziatamente <strong>di</strong>strutti nei<br />
bombardamenti del secondo conflitto<br />
mon<strong>di</strong>ale, altri furono oggetto <strong>di</strong> rifacimenti.<br />
Un paio si sono conservati com-<br />
11
12<br />
plessivamente in buono stato e, per uno<br />
in particolare, solo il quadrante e poche<br />
parti superstiti sono giunti sino a noi e<br />
sono conservati nel Museo citta<strong>di</strong>no.<br />
Si tratta dell’orologio <strong>astronomico</strong> <strong>di</strong><br />
Bad Doberan - località tedesca sul Baltico,<br />
in Pomerania - anticamente posto<br />
all’interno del Chiostro della locale abbazia<br />
Cistercense (una coincidenza che<br />
non ritengo certo casuale), fondata nel<br />
1171.<br />
I resti dell’orologio mostrano un meraviglioso<br />
quadrante con decorazioni gotiche<br />
caratteristiche, con i ritratti <strong>di</strong> quattro<br />
‘Savi dell’Antichità’ ad occupare le<br />
quattro riserve che si formano tra la circonferenza<br />
esterna del quadrante vero e<br />
proprio e la cornice quadrata entro la<br />
quale è iscritto, e la raffigurazione sullo<br />
LA VOCE DI HORA<br />
Fig. 5 - Il quadrante superstite dell’orologio<br />
<strong>astronomico</strong> del chiostro dell’abbazia<br />
cistercense <strong>di</strong> Bad Doberan,<br />
circa 1390.<br />
Da Wunderuhren.<br />
sfondo del quadrante vero e<br />
proprio della proiezione stereografica<br />
su cui si muoveva la rete<br />
astrolabica (Fig. 5).<br />
Il quadrante <strong>di</strong> Bad Doberan<br />
(in Pomerania) è del tutto simile<br />
a quello dell’orologio della<br />
chiesa <strong>di</strong> San Nicola a Stralsund<br />
(Fig. 6, pure in Pomerania),<br />
assai meglio conservato,<br />
ed a quello della Marienkirche<br />
<strong>di</strong> Wismar, in cui compare un<br />
in<strong>di</strong>catore delle fasi lunari assolutamente<br />
assimilabile a quello<br />
dettagliatamente descritto da<br />
De Blachis e raffigurato da Leonardo.<br />
L’orologio <strong>di</strong> Bad Doberan<br />
risale al 1390, mentre il grande <strong>astronomico</strong><br />
della Chiesa <strong>di</strong> San Nicola a<br />
Stralsund viene datato dagli esperti come<br />
opera del terzo quarto del Trecento (per<br />
una trattazione sugli orologi astronomici<br />
dell’area Baltica si veda l’ottimo volume<br />
Wunderuhren, <strong>di</strong> Manfred Schukowski,<br />
e<strong>di</strong>to da Thomas Helms Verlag nel 2006<br />
e purtroppo attualmente <strong>di</strong>sponibile solo<br />
in lingua tedesca).<br />
Analogie meccaniche ed architetturali<br />
sono presenti anche con il bellissimo<br />
orologio della Marienkirche <strong>di</strong> Wismar,<br />
databile intorno agli anni Trenta del<br />
quin<strong>di</strong>cesimo secolo (Fig. 7).<br />
Molto resta sicuramente da comprendere<br />
sul tema della circolazione delle<br />
competenze tecniche e scientifiche nel<br />
mondo del XIV secolo, ed in particolar
SULL’OROLOGIO ASTRONOMICO DI CHIARAVALLE<br />
Fig. 6 - Il quadrante dell’orologio<br />
<strong>astronomico</strong> <strong>di</strong> S. Nicola a Stralsund,<br />
XV secolo.<br />
Da Wunderuhren.<br />
modo sul ruolo degli or<strong>di</strong>ni<br />
monastici, che sempre più<br />
emergono come dei veri e<br />
propri network <strong>di</strong> scambio <strong>di</strong><br />
saperi e conoscenze.<br />
Dopo l’emozione della<br />
lettura ed il confronto con<br />
Padre Alberico per il conforto<br />
circa la correttezza della<br />
trascrizione da me effettuata,<br />
non restava naturalmente<br />
che chiedere se qualcosa<br />
rimanesse dell’antico<br />
orologio.<br />
Nel primo Ottocento, l’orologio<br />
era <strong>ancora</strong> presente sulla torre<br />
campanaria - come troviamo in<strong>di</strong>cato nel<br />
volume Dell’Abbazia <strong>di</strong> Chiaravalle in<br />
Lombar<strong>di</strong>a, <strong>di</strong> Michele Caffi, e<strong>di</strong>to a Mi-<br />
lano nel 1842 per i tipi <strong>di</strong> Giacomo Gnocchi<br />
(Fig. 8, pagina successiva) - seppure<br />
mutilo dopo il saccheggio dell’Abbazia<br />
perpetrato dalle truppe francesi alla fine<br />
del XVIII secolo.<br />
Le note del Caffi ci <strong>di</strong>cono infatti:<br />
“Nell’anno 1568 (n.d.A.: sempre la<br />
solita trascrizione errata), s’innalzò la torre,<br />
e vi si trasportò un antico orologio ch’esisteva<br />
ivi presso, e che era uno de’ primi<br />
introdotti in Milano nel secolo XIV. Questo,<br />
riformato in gran parte, sta tuttora al primiero<br />
suo posto”.<br />
Ottenuto il permesso <strong>di</strong> salire sino alla<br />
torre, attraverso un dedalo <strong>di</strong> passaggi tra<br />
i sottotetti, non mi è rimasto che riscontrare<br />
come nulla fosse sopravvissuto dell’antico<br />
e meraviglioso meccanismo. Al<br />
Fig. 7 - Il cinematismo delle fasi lunari dell’antico orologio <strong>astronomico</strong><br />
della Marienkirche <strong>di</strong> Wismar (Germania), XV secolo, del<br />
tutto analogo a quello riprodotto da Leonardo e descritto dettagliatamente<br />
dal De Blachis.<br />
13
14<br />
Fig. 8 - Il frontespizio del volume del Caffi, Milano<br />
1842. In esso l’ultima notizia pervenutaci<br />
della sopravvivenza dell’antico orologio <strong>astronomico</strong>,<br />
seppure rimaneggiato.<br />
suo posto, un movimento realizzato nel<br />
1862 dai Fratelli Cappè <strong>di</strong> Casorate (Fig.<br />
9, dei quali un altro esemplare è presente<br />
nella collezione del Museo Arte Tempo<br />
<strong>di</strong> Clusone), autori sconosciuti sia al Dizionario<br />
degli Orologiai Italiani del Morpurgo<br />
che all’Addenda curata da Gian<br />
Carlo Del Vecchio, e su cui non ho sinora<br />
personalmente reperito alcuna notizia<br />
nelle fonti d’archivio.<br />
Il movimento, con due treni ad assi<br />
affiancati, è interessante per la suoneria -<br />
in do<strong>di</strong>ci, con ripetizione delle ore in<br />
LA VOCE DI HORA<br />
Fig. 9 - L’orologio attualmente presente nella torretta<br />
dell’abbazia <strong>di</strong> Chiaravalle reca la firma Cappé a<br />
Casorate. Foto <strong>di</strong> Daniele Marini.<br />
corrispondenza delle mezze - ottenuta<br />
con una inusuale cremagliera: certo, non<br />
tanto interessante da sopire in me la<br />
delusione per la per<strong>di</strong>ta dell’<strong>astronomico</strong>.<br />
Ciononostante, ritengo che il reperimento<br />
del testo manoscritto ed il riscontro<br />
con gli scritti leonardeschi mi abbiano<br />
comunque ben ripagato per il tempo<br />
de<strong>di</strong>cato a questa ricerca.<br />
Quanto sopra esposto sottolinea una<br />
volta <strong>di</strong> più quanto le nostre conoscenze<br />
circa le capacità tecnologiche e la circolazione<br />
delle idee nel mondo del XIV<br />
secolo siano lungi dall’essere complete.<br />
Molte delle opinioni correnti, frutto in<br />
buona parte <strong>di</strong> una storiografia ottocentesca<br />
che voleva a tutti i costi attribuire<br />
al Me<strong>di</strong>o Evo una connotazione <strong>di</strong> oscurantismo<br />
totale, meritano <strong>di</strong> essere rivisitate<br />
non tanto alla luce <strong>di</strong> nuove opinioni,<br />
quanto tramite il confronto con le<br />
fonti autentiche, non me<strong>di</strong>ate da interpretazioni<br />
e trascrizioni filtrate dal preconcetto.