Leggendario, ossia, Raccolta delle vite de' santi e sante

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Leggendario, ossia, Raccolta delle vite de' santi e sante

LEGGENDARIO

os si 4

RACCOLTA

DELLE VITE

DE' SANTI, E SANTE

Ricavate da varj Scrittori recenti

TOMO SESTO.

PADOVA 180O

PRESSO GLI EREDI CAMINO


TAVOLA

DE* SANTI,

I cui Atti defcrivonfi in quefto Seft?

Tomo.

B

Aimone

4 B. Alerino de Rambaldi Ve/cova

d'Alba


Tapparella • • Pag, 250

• . 1*

B. Amedeo Duca di Savoja » • l

B. Angela Ran^i . ^ • *°

B. Angelo da Civajfb . 7

B. Antonio da Rivoli . * l ^S

B. Antonio le Coq Certo/ino - * 2 % z

B. Antonio Rubino . • . 3 2t

B. Areangela da Trino . : *82

B. Bartolommeo da Cernere » , 245 B. Bernardo da Vercelli • • *6j

B. Bernardo Marchefé B. Candido Ran%i

di

.

Baden *

*

* 258

3 6z

B. Cherubino Tefta Agofliniano , * • 3 01

B. Enrico Scarampi Vefcovo di ffa*

jB. Francefchino da Cafale , '

IW

20

2?.

jB.

Giovanni Demoflene Ranzi

Giovanni di Dermonda ,

«

»



4°7

2a

i?. Giovanni Gromis . . 2IO

i*. Giorgio Abate del Villare di S. Co*

Jìanze | • • *59


B.

B.

B

B

Guglielmo Arnaldi ; ; ;

Lodovica di Savoja , Monaca di Santa

Chiara ...

Luigi Alemandr Arcivefcovo d Arles

Maddalena Panatieri da Trino

£. Martino Fontana da Vercelli

\2?. Paola di Bene . . .

^?. Scolajlica da Trino . 4 »

Tadeo Ve/covo in Irlanda . . «

DEL

34*

iz

373

400

130

200

127


DEL

B. GUGLIELMO

ARNALDI

Priore della Grande Certosa.

Onfignor della Chiefa nel

fuo Catalogo de'Pr elati Pie-

montefi l fa menzione di

quefto grand' uomo, gli dà

il titolo di Beato, ed afle-

rifce, effere egli flato Cittadino d' Afti,

della famiglia Arnaldi , che fiori neTecoli

paflati . Ci difpiace molto di non avere

documenti per poter parlare de' fuoi

primi anni . Sappiamo folamente , eh'

egli governava la Certofa di Vallebuona

nella Diocefi d' Uzez con fama di

Religiofo offervantiffimo , e di Prelato

Tom. VL A efem-

i J&ou Cronol. pag. 393.


.

^ Del B. Guglielmo Arnaldi

«femplare, quando con pieni voti dopo

'1 piiffimo Elitario Grimoaldi fu chiamato

al governo di tutta la religione,

nel quale impiego maggiormente fece

rifplendere e 1' umiltà , e '1 zelo dell'

oflervanza

Urbano V. affezionati/lìmo al facro

Ordine della Certofa , nella quale era

Priore il foprannominato Elifario ,

che

gli era nipote , continuò dipoi a favo-

rirlo ;

anzi pretefe con efenzioni di pri-

vilegiarlo . Ma perchè 1' efenzioni tendevano

a rilaffare que' rigori , che fi

praticano nelP Ordine , Guglielmo fi

oppofe a tutto potere , e gli riufcì ,

che non fi donaffe al Priore della Grande

Certofa il decorofo titolo d' Abate

Generale , come defiderava il Sommo

Pontefice. Con pari oflervanza, e gè-

nerofità rifiutò la difpenfa dall' attinen-

za della carne per gì' infermi , e an-

cora dal cibarfi quotidianamente in cel-

la . Onde a lui fi afcrive 1' eflerfi con-

tinuato di non andare al Refettorio ,

fé non fé ne' giorni preferita dalla Re^

gola . Non potè però impedire , che

non


Priore della Grande Cert. 3

non s' introducete tra' Monaci in occa*

fio ne di viaggi Tufo del cappello, di

cui fin allora non fi erano ferviti : perchè

non (blamente lo comandò con un

fuo moto proprio , ma colle proprie

mani il Sommo Pontefice lo pofe in

capo al Priore della Certofa di Tre-

viri , che fu per qualche affare a' fuoi

piedi .

E' dunque molto benemerito della

Certofa il B. Guglielmo per avere proc-

curato di mantenere in effa gli antichi

rigori, che la fanno confiderare, come

l' unica fra le Religioni , alla quale il

tempo non ha pregiudicato ; onde chia-

non lo è

Ma ma fi Ordo non lapfus .

meno per averne ampliate , e molti-

plicate le cafe , e per aver riftorate le

rovine della Grande Certofa . A' fuoi

tempi per opera del Demonio tutta

abbruccionne la fabbrica con quel danno

, che ognuno può immaginare . Accintofi

a ripararla fu con gjofla fomma

di danaro ajutato da Gregorio XI.

Sommo Pontefice, il cui efempio giovò

per muovere a pietà non folamente

A x iCar-


4

Del B. Guglielmo Arnaldi

i Cardinali , e Preiati della (uà Corte,

ma ancora i Re di Francia , d' Inghil-

terra, e di Navarra, i quali co' loro

Vaflalli contribuirono in guifa , che in

breve fi vide rifiorire quel Santuario .

Così truovo fcritto nel Diario di queir

Ordine.

Egli altresì fu, che P introdufle ne*

Regni di Spagna , ed a' fuoi tempi furono

ivi fondate varie Certofe . A lui

debbono la loro origine , ed ancora i

progreffi quella di S. Maria del Paular

vicino a Segovia , quella di Majorica,

quella di Siviglia ; e'd in ciafcuna in-

viò per fondatori uomini di grandi ta-

lenti, onde furono i Monifterj fonda-

ti , e dotati alla grande . Si ha una

lettera del Re D. Giovanni di Cafti-

glia l diretta a Guglielmo, nella quale

il richiede d' inviargli Monaci , e dice

d' avere deftitiato per la loro dimora

un fuo palazzo reale co' giardini , e

poderi , che gli ftavan vicini , nella

Diocefi di Segovia . Si può argomen-

tare della magnificenza di quello di

i Morozzò Teatr. Cronoi. Ccrtof. pag. 27$.

Sivi


Priore della Grande CerT.

y

Siviglia, ove è fepolto il famofo Criftoforo

Colombo , dalie limoline , che

fa giornalmente . Imperocché oltre a

iettanta Monaci , che Y abitano , nu-

trifce ogni dì cinquecento mendici, e

talora fino a mille , e riceve in un Re-

fettorio a parte feffanta poveri vergo-

gnofi , non tralafciando però di ricattare

fchiavi , di veftire nudi, e di man-

tenere nutrici a molti fanciulli efpofti

Mentre governava 1' Ordine il Servo

di Dio , avvenne la grande fcifma ,

che dopo la morte di Gregorio XI.

Sommo Pontefice divife la Chiefa di

Dio . Il noftro Beato feguitando l'efempio

di molti fanti uomini , che vivevano

in quel fecolo , aderì a Clemen-

te VII. , ficcome gli aderiva tutta la

Francia . Quindi derivò parimente nella

Religione Certofina la divifione, per-

chè Urbano VI. prima deputò un Vi-

fitatore generale per opprimere, chi fa-

voriva il fuo Antagonifta , e poi di-

chiarò nullo il Capitolo tenuto alla

Grande Certofa nel 1379. , e a Gu-

glielmo foftituì un altro nel Generala-

A i

to,

.


6 Del B. Guglielmo Arnaldi

to , che fu il P. Giovanni da Bari -, il

quale (labili per fua fede prima la Cer-

tofa di Fiorenza , e poi quella di Seitz

nella Stiria . Continuò ad ogni modo

Guglielmo a governare P Ordine in

tutte le cafe , che fi ritrovavano ne*

paefi, che ubbidivano a Clemente, ed

in feguito a Benedetto, chiamato XIII.

Delle virtù , e della prudenza di

Guglielmo nel governare ne è una gran

pruova T avere avuto dai Cardinali ben

undici voti , quando fi trattò di eleg-

gere un fucceflbre a Clemente ; e pure

i Cardinali di quella fazione erano

(blamente ventidue . E rende teftimon

nianza della fua profonda umiltà Pavere

coftantemente rifiutato il cappello Cardinalizio

, che dal prenominato Bene-

detto gli fu offerto . La memoria della

morte , che è famigliare ai Certofini,

gli fece chiudere gli occhi ad una di-

gnità , fofpirata da tanti, e aprire la

bocca per dire, che contando più di

fettant'anni doveva penfare anzi al fepolcro

, che alla porpora . Vifle ad

ogni modo ancora parecchi anni, che

util-


Priore della Grande Cert, , f

mi] mente impiegò a favore del fuo Or*

dine , e per la fantificazione di fé fteflb «

Finalmente colmo di meriti, e logorato

anche più dalle penitenze , che

dagli anni , morì della morte de' giudi,

ed ottenne il titolo di Beato, con

cui lo veggiamo fregiato da Monfignor

della Chiela , e dall' Alberti nel fuo

Catalogo, e dal Diarto Manofcritto ,

da noi innanzi citato , che mette la

fua morte ai 6. di Giugno dell' anno

1402.

DEL

B. ANGELO

DA CIVASSO

Minore Osservante.

DUra

anche a'noftri giorni in Ci-

vaflb l'antica, e nobile famiglia

de' Carletti , dalla quale ebbe origine

il B. Angelo , che dal nome di fua pa-

A 4

tria


& Del B. Angelo da Civasso

cria fu chiamato da Civaffo . Nacque

egli nel fecolo decimoquinto di Crifto ,

cioè l'anno 1411,, il mefe , e '1 giorno

ci rimangono occulti per le memo-

rie o trafcurate , o fmarrite della fua

Parrocchia . I fuoi genitori furono Pie-

tro Carletti , ed Angela, di cui s'igno-

ra il cafato y convien però crederla di

nobiltà non inferiore a quella del marito

: ed avvegnaché non vi reftino memorie

de' fuoi primi anni, fi può tut-

tavia conghietturare, eh' egli fi donaffe

per tempo allo ftudio , perchè prima

d' entrare nell' Ordine de' Minori fi fa,

che ricevette la laurea di Dottore in

Legge Civile , e Canonica , e in facra

Teologia . Onde fu giudicato degno

non oftante 1' età non matura, d'efiere

eletto Senatore nel Senato di Cafale

Morti poi i Genitori, reftando in to-

tale , e piena fua libertà , deliberò d'en-

trare nelP Ordine Minoritico del Sera-

fico S. Francefco -

9

, .

e per dare efecuzio-

ne alla divota, e generofa fua idea ,

giufta l' infegnamento di Crifto , e la

preferizione del Patriarca Serafico nella

fua


Minore Osservante; 9

Aia Regola , volle disfarfi interamente

di quanto pofledeva ; quindi una por-

zione del ricco fuo patrimonio la rinunziò

a' fuoi confanguinei per parte

di donna ; il rimanente vendutolo , ne

diftribui il prezzo a' poveri -, e un pingue

benefizio di jufpatronato di fua cafa

fondato da' fuoi Maggiori nella Cap-

pella di S. Niccolò della Chiefa Colle-

giata di S. Maria della fua patria rinun-

ziollo alla medefima Chiefa , e la pro-

pria abitazione , o cafa paterna aflegnolla

alla Comunità della medefima

(uà patria , che fin d'allora ha fervi-

to , e in oggi tuttavia ferve per te-

nervi i pubblici Configli della Città

e ad ufo altresì delle pubbliche fcuole.

Rinunziato adunque tutto ciò , che

poteva promettergli il mondo , entrò

nel facro Ordine de' Minori OfTervanti

Tanno del Signore 1440., 01441»

di fua età 30. , e in quello nuovo flato

tutto fi applicò allo ftudio della pietà,

non intraìafciando però quello delle di-

vine lettere. Riufcì pertanto eccellente

Predicatore , e colla fua eloquenza ,

anzi

,


t o Del B. Angelo da Civasso

anzi più col fervore del fuo (pirito fi>

ce molto profitto nella falvezza dell*

anime . La parola di Dio nella (uà bocca

aveva una forza mirabile, perchè egli

era d'ingegno follevato, e molto più,

perchè era accompagnata dall' efempla-

rità della vita, dimoftrandofi umile ,

benigno , manfueto , paziente nelle

avverfìtà, e nelle profperità non altie-

ro . Ben pretto conobbero i Superiori

la fua prudenza, e deftrezza nel ma-

neggiare gli affari , e nel governo *

onde non folamente fu fatto Vicario

Provinciale della Provincia di Genova

P anno 1 464. , ma nel Capitolo generale

degli OfTer vanti celebrato in Mantova

Panno 1467. fu deftinato per compagno

del P.Pietro da Napoli, che col carattere

di Commiffario paflava in Germania

Si doveva colà efeguire , quanto nel

Capitolo fi era ordinato , cioè di di-

videre in tre la Provincia di Germania

, negozio affai delicato j onde

acciocché un tale partimento feguifle

con pace , fu giudicato , che Frate

Angelo vi riufcirebbe 7

attefo le fue

manie-

.


Minore Osservante ; tt

maniere cortei!, e 1' elevazione- del fuo

fpirito, pronto a ritrovare fpedienti per

riportarne P intento . E appunto così

avvenne . Si formarono d' una tre Pro-

vincie , cioè di Boemia , d* Auftria, e

diPollonia, e ciafcheduna eleffe il fuo

Vicario Provinciale .

Spedito da un tale affare continua

ne' fuoi efercizj , e maffimamente di

predicare, infinchè nell' anno 1472.

portofli al Capitolo generale , che fi

tenne in Aquila per la traslazione, che

fi doveva fare del corpo di S. Bernar-

dino dalla Chiefa de' Conventuali nella

nuova dedicata a quel Santo. In quefto

Capitolo , a cui intervennero ben due-

mila Frati , e fra effi molti riguarde-

voli per zelo , e per fantità di vita ,

febbene da principio fi negoziaffe per

altro foggetto, mutatifi poi i vocali di

volere, elefferó Vicario generale il no-

ftro Beato . Né ciò fu (enz£ notabile

vantaggio degli Offervanti ; mercechè

colla fua piacevolezza Teppe fenza al-

gori mantenere in vigore le coftituziofli

, e colla fua deftrezza guadagna

l'ani-


1 2 Del B. Angelo da Civasso

V animo del Papa , eh' era Sifto IV. , il

quale era alterato contro '1 Vicario ge-

nerale paflato, e contro tutta la fami-

glia degii Offervanti

E per non averlo più a replicare ,

per quattro volte fu a lui addoffato il

pefo del governo ; tanto era da tutti

conofeiuta la fua abilità , deftrezza , e

prudenza. Tutto il fuo defiderio però

era di vivere fuddito ; laonde alla fua

umiltà era riufeito di ottenere un Bre-

ve ,

.

per cui il Papa vietava a chiccheffia

di obbligarlo ad accettare dignità, ed

uffizj nell'Ordine. Ma era il buon Pa-

dre sì accetto a tutti , che i Frati colle

loro preghiere più volte lo pregarono

ad accettarli j e per farlo piegare neir

anno 1 488. non poco giovarono le iftan-

ze del B. Cherubino da Spoleti , e del

P. Antonio da Montefalco , i quali gli

dicevano 9 eh' egli voleva contraddire,

e refiftere allo Spirito Santo

Una delle più nobili , e faticofe im-

prefe del Santo fu la predicazione della

Crociata contro i Turchi . Erano que-

fti baldanzofi per aver occupata la Città

.

d' Otran-


Minore Osservante ; i j

tì' Otranto j il che riempiè di terrore

l'Italia, e cagionò ftragi , e defolazio-

ni incredibili nella Puglia . Siilo IV. per

provvedere alle rovine , che fi provavano

grandi , e fi temevano maggiori,

fatto chiamare il Servo di Dio, del

quale conofceva il valore , dichiarolla

Nunzio , e Commiflario Àppoftolico

contra 1 Turchi . Ed egli sì virilmen-

te adoperoffi , fubdelegando altri per

predicare , ov' ei giungere non poteva,

che raunato un efercito potente , Otran-

to fu affediata , e poi ancora abbandonata

dagl' Infedeli . Scrivono però

molti , che più dell' armi de' Criftiani

giovarono al buon riufcimento dell' im-

prefa le orazioni de' Religiofi , e del

noftro Beato , alle quali fi afcrive la

morte improvvifa di Maometo IL Imperocché

fé quefti viveva, lafciati non

avrebbe fenza foccorfo i Turchi , eh*

erano in Puglia; il che poteva tenere

lungo tempo occupate le armi de'Cro-

cefignati

.

Ora sì per quefto fervigio recato

alla Criftianità , che per le altre fue

fante


i4 Del B. Angelo da Civasso

fante azioni fu il B. Angelo molto fa-

vorito dal Papa ; il perchè non gli fu

difficile ottenere molte grazie alla fua

Religione , e varj privilegi a que' del

Terzo Ordine , che vivono in Congregazione

. Innocenzo Vili. , che accedette

a Sifto T fece parimente

Iti ma del noftro Beato ;• e ne

grande

fu una

pruova l'avere a lui appoggiata l'eftir*

pazione degli Eretici Valdelì, dichiarandolo

Commiflario contro de' mede-

limi , Adempì il Beato con diligenza

le fue parti , e fi può dire , che

in tale imprefa terminò la vita : perchè

infermatoli nel Convento di S. An-

tonio della Città di Cuneo , ricevuti

i Sacramenti , dolcemente donò

r anima al fuo Creatore agli undici

d' Aprile del 1495. Seguirono allora

tanti miracoli , a favore di chi invocò

la fua protezione , che ottenne da' popoli

il titolo di Beato , e il fuo corpo

riporto in onorevole depofito è tenuto

in fomma venerazione , continuando

Iddio a manifeftare la fua gloria colle

grazie abbondanti , che li attengono per

la di lui interceffione

.

Trent'


Minore Osservante. if

Trent' anni dopo fua morte nel trat

portarfi il fuo corpo dal Convento di

S. Antonio , che per effere troppo vi-

cincy alle fortificazioni della Città venne

diftrutto, nella Chiefa di S. Maria

degli Angioli , altro Convento , che fin

d'allora abitavano i Padri Minori Of-

fervanti , ed oggidì tuttavia abitano

i Padri Óflfervanti Riformati , fu ritro-

vato incorrotto , e che mandava fragranza

di paradifo, il che accrebbe a

lui la venerazione, e la divozione de*

popoli . Fu ripolto il facro corpo full*

altare di una Cappella efiftente allato

dell' epiftola dell' aitar maggiore , e ci

dimorò in una cafla con criftalli nella

parte anteriore fino all'anno 1590. ,

quando quefta cafla fu collocata fopra

un maufoleo eretto a maggior decoro

del Beato fopra 1' altare nuovo di frefco

cotlrutto ad onore del medefimo

nella fopraddetta fpaziofa Cappella .

Quivi flette fino al 1630. , che tra-

vagliato il Piemonte da fiero contagio,

la Città di Cuneo per fua prefervazio-

ne ordinò con pubblico Configlio ,

che


i6 Del B. Angelo da Civasso

che '1 fanto corpo fi trasferifle nel re-

cinto di effa , perchè il popolo aveffe

più comodo di ricorrere alla fua inter-

ceffione , e fu ripofto nella Cappella

recentemente apparata dell' Ofpizio de*

medefimi Padri ; donde ceffato il con-

tagio fu con pari folennità redimito alla

Chiefa della Madonna degli Angioli ,

e pofto in una nuova Cappella fabbri-

cata a pubbliche fpefe della Città allato

del Vangelo del medefimo altare mag-

giore .

Altra traslazione feguì al medefimo

Ofpizio nel 1640. in occafione di temuto

afledio ; il quale fciolto che fu,

fi riportò il facro corpo al fuo primie-

ro luogo , e ne fu rogato pubblico

iftrumento per F identità dei facro corpo

, il quale iftrumento fi legge appref-

fo '1 P. Codretto * . Altra parimente fi

fece ai 15. di Giugno del 1690. , fo-

praftando un nuovo affedio ,

fatti feguì

.

come in

L' ultima finalmente 2 è fiata quella

fatta

I Parai. Angel. pag. 13.

a Tutto il rimanente della narrazione è feguito dopc*

ia morte dell'Autore.


:

Minore Osservante ; 1

fatta il dì 13. d'Agofto del 1744., alla

quale diede anche impulfo F imminente

affedio, pofto poi di fatto alla Città

dall'efercito Gallifpano nelF ultima guer-

ra d'Italia. Non fi lafciò fermo però

nelF accennata Cappella dell' Ofpizio ,

che per ventitré giorni \ imperocché

la divota gelosia de' Cittadini avendo

offervate le rovine cagionate dalla mol-

titudine delle bombe nemiche in vicinanza

dell' Ofpizio , temendo di qualche

finiftro avvenimento al facro corpo

, vollero meglio afficurarlo , e lo

trafportarono nel palazzo del Conte

Serale di Valdandona, fabbricato da*

periti a prova di bomba, in una camera

con molta decenza ornata , ove

flette efpofto alla divozione del pub-

blico fino alli due di Novembre del

medefimo anno'. In quefto tempo era

cofa , che inteneriva , il vedere la di-

vozione , colla quale il popolo fi por-

fava a vifitare F adorabile corpo , e

la fiducia, colla quale , come a po-

centiffimo fuo Protettore, gli fi raccomandava

in quella comune calamità.

Tom. VI B Né

7


S Del 3. Angelo da Civasso

Né il Beato rendè vani i loro voti ,

perchè oltre alla prefervazione prodi-

giofa della Città in tanto tempo d'af-

Tedio, e dalla quale i nemici dovettero in

fine ritirarfi dopo eflervi flati fotto inutilmente

per giorni quaranta, non man-

cò di far efperimentare la valevole

fua protezione ad innumerabili perfone,

che a lui ricorfero nel tempo , che

durò Poftinatiffimo affedioj il che chiaramente

confermano le obblazioni re-

cate dal popolo al corpo d' eflb San-

to nella ftanza, dove ftava efpofto „

Sciolto poi ai 22. d' Ottobre V af-

fedio, e rimeffiii alquanto dal fofFerto

travaglio i Cittadini , fu fubito trat-

tato di riportare all' Ófpizio de' Padri

il facro cadavere , come di fatto fi

efeguì il giorno fecondo di Novembre

del medelimo anno 1744. con divoto

accompagnamento di molta nobiltà ,

e popolo . Nella Cappella delPOfpizio

fu ritenuto fino ai 21. d'Aprile del

1746., nel qual giorno, fatto prima

precorrere generale invito alle Confraternite

della Città, agli altri Regola-

ri»


Minore Osservante . 1

ri , al Clero fecolare , al Capitolo ,

ai Sindaci , e Configlieli della Città ,

e a tutta la Nobiltà , fu con divota ,

e folenne proceffione reftituito al fuo

Convento di Santa Maria degli An-

gioli .

Finalmente nell' anno 1753. Bene-

detto XIV. Sommo Pontefice perfuafo,

e convinto della fantità , e de' miracoli

del Servo di Dio , dichiarollo con

fuo decreto de' quattordici d' Aprile

Beato : nella qual occafione diede la

Città di Cuneo que' pubblici contraf-

fegni di giubilo , e di confolazione f

che fogliono darfi da popoli ricono-

fcenti a' loro Santi protettori in fimili

incontri , e la Maeftà del Re Carlo

Emmanuele per dimostrare la fua gè*

nerofa divozione in verfo il Beato, fe-

ce lavorare uùa Caffa d'argento maf-

ficcio con ornamenti di bronzo dora-

to , e con criftalli avanti , e dietro , e

a' lati , di vaghiffimo difegno , nella

quale prefentemente ripofa.

B * DEL

9


2

DEL

B. GIOVANNI

DI DERMONDA

CERTOSINO.

MOnfignor Morozzo fa un breve

elogio di Giovanni di Dermonda,

che fii Priore della Certofa Sili*

niacenfe j ma {blamente nell'Ateneo. x

Il Martirologio però Manofcritto ne

parla, come di Beato ai io. di Mag-

gio: ed in fatti il Morozzo fcrive f

che per le lettere fu eccellente , e nella

pietà non fu inferiore . Come poi da

una Città di Fiandra fia venuto a go-

vernare una Certofa in Savoja , a noi

non è manifefto . Anzi quantunque

molti Scrittori parlino di lui , e fpe-

zialmente Sandero lo riponga tra gli

i Pag. 8c.

uomi


Di Dermonda Certosino ; 2

«omini illuftri di Dermonda , a poco

fi riduce ciò , che di lui fi fa , e tutto

confitte nelF elogio , che ne fa il Mar*

tirologio citato . Raccontafi in effo ,

che il B. Giovanni fu ftudiofo, ed eru-

dito nelle Divine Scritture , divoto

nella vita, e nella converfazione, com-

porto nelle fue parole , che fcrifle var)

Opufcoli per edificazione della Chiefa

molto atti ad accendere il bel fuoco

dell' amore di Dio , del quale egli ar-

deva 1 , nel cuore di chi li legge, e

che finalmente dopo aver fervito Dio

divotamente, e coftantemente , pafsò

da quefta vita alla beata immortalità

ai io. di Maggio dell'anno 1420. Il

Raiffio però nelle addizioni al Molano

il fa vivere fino all'anno 1488.

DElle

Annotazioni.

opere del B, Giovanni di Der*

monda parlano Tritemìo , Pojfe*

vino ,

Dei.

ed altri-, e fono

2. De reparatione

1. De notitia

lapfi , 3. De

gaudio hominis . 4. De Fide Catholica»

B 3

j.De

1


.

22 Del B. Giovanni di Derm. ec.

5. De Conceptione B. Maria? . 6. De

natura , & lapfu hominis • 7. De amo-

re Dei. 8. De Sacramento altaris. y é

De honore Dei

DEL

BEATO LUIGI

A L E M A N D I

Arcivescovo D'Arles, e Cardinale

Di S. Chiesa .

NElla

valle di Macra havvi un luo-

go chiamato S. Michele , eh' è

della Diocefi di Saluzzo , in cui fi di-

stingueva fra le altre la famiglia degli

Alemandi . N' è una prova un' antica

Torre, che fi chiama degli Alemandi,

de' quali furono alcuni Configlieri de'

Marchefi di Saluzzo . Da S. Michele è

fama , che traefle origine il B. Luigi

chiamato comunemente il Cardinale

d' Arles , perchè fu Arcivefcovo di quel-

la

,


Arcivescovo d' Arles ec. 1

la Città . Venne al mondo l' anno 1390.*

e dopo aver avuta fin da fanciullo un*

educazione da nobile , fu dal genitore

applicato allo ftudio delle lettere. La

buona indole , che gli era toccata in

forte , e P indefeffa follici tudine, ch'egli

aveva d' imparare , lo fecero fin da

principio considerare, come un giova-

ne di grand' afpettazione j e non tradì

punto la fperanza de' fuoi . Imperocché

crefcendo cogli anni anche nella pietà,

e nelle fcienze , fu ben tofto giudicato

degno d' effere ricevuto tra i Canonici

Conti di S. Giovanni di Lione , ed in

feguito provveduto della Badia di Tour-

nus fopra la Sonna , e ancora eletto

Precentore di Valenza

Ebbe poco dopo il Vefcovado di

Magalona , ora trasferito a Mompelieri

, come notano i Sammartani , a

cagione della peffima qualità dell'aria,

e delle guerre , che avevanla difertata;

e governò quella Diocefi infino all'anno

1424., quando ai 19. di Gennajo

fu chiamato alla Cattedra Arcivefcovile

d' Arles . Il P. Dionigi di S. Marta

B 4

rifa

.

$


24 Del B. Luigi Alemanni

* riferifce una fua carta dei io. di Set-

tembre dell' anno 1423. , nella quale

egli fi qualifica col nome di Vefcovo

di Magalona, fegno evidente, che in-

fino a quel tempo amminiftrò quel

Vefcovado •

Fatto dunque Arcivefcovo , Luigi III.

Re di Napoli , e Conte di Provenza

fìimoflì avventurato per avere ne'fuoi

Stati un Prelato , che tutta 1- Europa

ammirava con rifpetto . Laonde lo volle

fuo primo Configliere , e Miniftro di

Stato, ed a fua contemplazione confermò

tutti i privilegi accordati ad Arles

da'fuoi Anteceflbri . Ora mentre

nella nuova dignità andavafi fempre

più fegnalando, il Sommo Pontefice

Martino V. in una promozione di do-

dici Cardinali, uomini tutti famofi per

virtù, fra' quali contavanfi il B. Niccolò

Albergati, Giuliano Cefarini , e Ar-

dicino della Porta, creollo Cardinale

Prete , dandogli il titolo di S. Cecilia

nell'anno 1426. In quefta qualità egli

fi ritruova fottofcritto ad alcuni ftatu-

t Tom. VI, Cali, Chrift, col. 79$.

ti


Arcivescovo D'ArIes ee; g$

ti fatti pel bene della Chiefa , e pel

decoro del Sacro Collegio dopo reie-

zione d' Eugenio IV. , che gli confermò

prima d'eflere coronato. Il nuovo

Pontefice volendo ricompenfare il me-

rito di si grand' uomo , la cui virtù,

era a tutti palefe , dichiarollo Vicecamerlengo

della Santa Chiefa , e Legato

di Bologna, ne' quali impieghi

portoffi da pari fuo, amminiftrandogli

con fomma giuftizia . Riformò varj

abufi , che ritrovò nelle Città dalla

fua Legazione dipendenti , fpezialmen-

te in Forlì , ed Imola .

Frattanto intimatofi da Eugenio il

Concilio di Bafilea , il noftro Beato

recoffi colà non folamente col carat-

tere di Cardinale, e d' Arcivefcovo ,

ma ancora come Oratore di Renato

Re di Sicilia . E fece così bene le parti

di quefto Re, che non potè giammai

il Re Alfonfo d'Aragona fuo com-

petitore confeguire dal Concilio la confermazione

del Regno di Sicilia . Im-

brogliativi pofcia i Padri del Concilio

£ol Papa per le cagioni a tutti note

,


ifi Del B. Luigi Alemandì

C principalmente per averlo voluto an*

miliare , e poi trasferire , e ritiratofi

il Cardinale Cefarini Legato del Sommo

Pontefice , reftò ivi il Cardinale

cP Avìes in qualità di Prefidente .

Ora ficcome il Concilio fotto la

prefidenza del Cardinale d' Arles aveva

dichiarato Eugenio decaduto dal

Papato , così da Eugenio fu il Cardi-

nale privato della porpora Cardinali-

zia , ed ancora dell' Arcivefcovado

«F Arles per lettere dei 25. di Giugno

dell'anno 1439. Ed affinchè non re-

itafle quella Chiefa fenza chi la governatile

, ne commife V amminiftrazione

a Roggeri Prepofto d' Aix \ fopra di

che fcrifle Eugenio al Clero d' Arles,

e ancora a Renato Re di Sicilia , e

Conte di Provenza, il quale allora riconciliato

con lui , abbandonato il Con-

cilio di Bafilea , fi era accoftato al

Fiorentino . Ma dopo il corfo d' al-

cuni anni morto Eugenio, e follevato

fui trono di S. Pietro Niccolò V. , Lui-

gi fu dal Papa agli onori antichi re-

fìiraito, e però portatofi in Arles pro-

feguì


ARCIVESCOVO D s

ÀRLES e£ tf

feguì, a governare quella Chiefa con

follicitudine veramente paftorale . Ad-

doflbgli ancora Niccolò la cura di vi-

sitare la Germania inferiore in' qualità

di Legato della Sede Appoftolica ; ove

volendo riformare i coftumi ebbe a

foffrire perfecuzioni -

9 e Dio liberollo

da molte imbofcate.

Dopo il fuo ritorno nella Diocefì il

applicò particolarmente a riformare

i coftumi del Clero , volendo , che la

vita degli Ecclefiaftici foffe irreprenfi-

bile . Affinchè poi foffe il popolo in-

ftruito ne' mifterj della Fede , e ne' do-

veri , che gl'impone il carattere di Cri-

stiano , era tutto intento ad annunzia-

re la parola di Dio, che nella fua

bocca aveva un nuovo vigore , perchè

fofteneva co' fatti , quanto infegnava

colla lingua. Ma non pafsò gran tempo

, che aggravato dalle fatiche più ,

che dagli anni ( correva il feffantefimo

) infermoffi in Salon luogo di fua

Diocefi. Conofcendofi vicino al fine,

volle ricevere i Sagramenti, e pochi

giorni dopo fantamente , come viffe ,

morì


tS Del B. Luigi Alemandi

mori ai 16. di Settembre dell'anno

1450. Intervennero alle fue efequie i

popoli di tutta la provincia, tirati dalla

fama,' che correva della (uà fantità ,

manifeftata da Dio con abbondanza di

miracoli j e portato il fuo corpo in

Città fu onorevolmente fepolto nella

Chiefa di S. Trofimo .

Continuando la gente a ricevere gra-

zie al di lui fepolcro, e fapendofi ,

che in vita egli aveva Fatti molti miracoli,

nell'anno feguente fi cominciò

ai dieciannove di Gennajo a prendere

informazione di quelli , che aveva ope-

rati sì in vita, che dopo morte, e fé

ne confervano gli atti nell'Archivio

della Metropolitana. Si fa di lui memoria

in qualche Martirologio , e il

P. Soleri nelle fue giunte a quel di

Ufuardo ai 1 6. di Settembre ha quefte

parole, item fanBce memoria Ludovici

jlrchiepifcopi Arelatenjìs Cardinalis S*

Ccecilice, Per la quhl cofa Clemente

VII. Sommo Pontefice con Bolla dei

nove d'Aprile del 1527. lo ripofe nei

numero de'Beati unitamente col B. Pie*

tro di Luffemburgo Cardinale. An-


Arcivescovo d'Arles ec. i$

Annotazioni.

il CHEin S.

B. Luigi Alemandi nafceffe

Michele , luogo della Dio*

cefi di Saluto , è opinione del P. Monodo

, e di Monsignor della Chiefa l

f

il quale offerva , che ejfendo gli abitanti

di quella Valle di fpirito follevato , e

indujlriofi , molti abbandonate le proprie

cafe , vanno a proccurarfi fortuna in altri

paefi : e rH è anche una pruova affai con*

vincente il vederfi nella Chiefa Parroc*

chiale di quel luogo le armi della Cafa

Alemandi, che fono un l'ione bianco in

campo roffo , Tuttavia Samuele Guifce-

none dopo aver impugnate le varie opi-

nioni , che corrono circa la patria , e i

maggiori del noflro Beato nella fuàfloria

della Breffa 2 9 dice cK egli nacque nel

Bugefe in un Caftetlo chiamato Arbenl

da Giovanni Alemandi Signor di quel

luogo , e Conte di Montegiffone , e da

Maria di Cafliglione , Tutto queflo perà

non

* Coron Real. p. 2. pag. 46?.

2 Continuatici! de la troifcme partii pago 49 ,


3 a Del B. Luigi Alemandi

non pregiudica al parere di Monodo ;

imperocché può Luigi ejfere nato nel

jBupefe , e trarre fua origine dalla Traile

di Macra . Comunque la cofa Jìa , tanto

i Santi della Breffa^ quanto quei del

Marchesato di Saluto deono avere luogo

in quefla raccolta , perchè la Breffa era

anticamente poffeduta dalla Reale Cafa

di Savoja.

Il P. Dionigi Santa Marta l ferire,

che nel tom. 9. de* frammenti diEflienot

fi regiflrano in ver fi , e in profa molti

fatti , e miracoli del nojìro Beato ,

Al fepolcro del Beato fu pòfio il

>}

feguente elogio .

^ Omnia funt tenui hominum pen*

dentia filo,

„Et fubito cafu, quae valuere,ruunt

» Unde ficut Deo placuit 5 anno

milleno quatercenteno cumquinque-

» deno , luce vero fexta menfis Sep-

„ tembris decima B. M. R. in Chrifto

» P. & D. Ludovicus Sacrofan&as Rom.

» Eccl, Tit. S. Cseciliae Presb. Card.

» Arelaten, vulganter nuncupatus, falene

I TW* 1, Gali, Chrift. col 584,

.


Arcivescovo d' Arles ec. 31

^ erse hujus Bafilicse adminiftrator bene

„ meritus, Princeps vit«e laudabilis,&

a converfationis honeftee ad majus vo*

» catus tribunal devote viam efl: uni-

M

verfse carnis , & Catholice ingref*

» fus . Orate prò eo , ut anima e]us

» requiefeat in pace.

Eravi ancora un altro epitafìo , che

per effere poco differente , noi lajdamo ,

potendolo i curiofi vedere nella nuova

Gallia Crijlìana.

Vogliono alcuni , cK ei moriffe nella

Badia £ Altacomba . Altri in altro luogo

della Savoja preffo 7 Lago di Geneva 9

e che foffe fepolto in Lofanna . Ma tutti

convengono , che foffe trasferito a Arles «

DEL,


3*

DEL

B. AMEDEO

DUCA DI SAVOJA.

SCrivo

ora la vita di un gran Prin-

cipe , del quale parlando un gran

Santo ,

ebbe a

e fu

dire ,

S. Francefco di Sales ,

che fecondo 'lfuo nome

fu tanto amato, e amatore di Dio

che ficcome egli con tutto il cuore

magnificò il nome divino, cosi anche

fua Divina Maeftà efaltò il nome di

lui con moltitudine di miracoli > di

un Principe, del quale, fcrive altrove

il medefimo Santo , fono i meriti , ed

i miracoli in pefo , e in numero maffimi

, ed illuftri; di un Principe, che

avendo amato Iddio in fé , e '1 fuo

proffimo in Dio, fi è meritato l'elogio

delP Ecclefiaftico ; di cui altresì

dire iì poffa , che fu diletto di Dio,

degli

e,


Duca di Savoia; 3$

degli uomini : di Amedeo , che fra

Principi, di Savoja di tal nome fu il

nono, e fra Duchi il terzo, il quale

fece vedere poterfi vivere fantamente

in Corte , e che le virtù, colle quali

fi apre la via del Cielo , non fono in-

compatibili collo fcetro , e colle corone.

Fu Amedeo il primogenito di nove

mafchi, e di fette femmine, ch'ebbe

Lodovico Duca di Savoja da Anna fi-

glia di Giano Re di Gerufalemme, e

di Cipro , e nacque al primo di Febbrajo

dell'anno 1435. in Tonone me-

tropoli del Ciablefe . Parve , eh' egli

fofle figlio delle orazioni, perchè ne*

primi due anni di matrimonio non

avendo i fuoi Genitori prole , nel terzo

l'impetrarono a forza di preghiere.

Tre giorni dopo la fua nafeita fu rigenerato

a Dio nelle acque del Santo

Battefimo .Portò fin da principio il titolo

di Conte della Eretta , pofeia di Conte di

Moriana , e di Vercelli, e in feguito

di Principe di Piemonte . Non fittofto

cominciò a far ufo della ragione , che

manifeftò nelle doti dell'anima indizj

Tom. VI. C di


32

Del B.Amedeo

di futura fantità , ficchè e nel volto f

e ne' tratti nulla fi vedeva , che non

aveffe dell' Angelico . I pii Genitori per

coltivare un'indole sì portata al bene

aflegnarongli per governatore, e maeflro

il P. Giovanni Fauffone di Mon-

dovì de' Minori Conventuali, uomo di

tali virtù, che meritò d'effere dodici

anni Provinciale , e dal Duca Filiberto

fu eletto per fuo direttore, e Confi-

gliere dopo la morte del Beato fuo

Padre , a cui nella medefima qualità

aveva sì bene fervito.

Ora febbene quefti non mancafle di

coltivare con ogni attenzione si nobile

pianta, inftillandogli maffime eterne ,

la frequenza de' Sacramenti, lo ftudio

dell' orazione , la mortificazione delle

paffioni , l'amor de' poveri, il zelo della

giuftizia , convien però confeflare , che

vi ebbe ancora buona parte la Madre

cogli ammaeftramenti , il Padre , e

F Avo cogli efempj . Anna di Cipro ,

ferive di lei il P. Binetti, era Signora

dotata di Angolare bontà , e ben degna

d'effere Madre d'un Santo, il

quale


Duca di Savoia. 33

quale fucciò da lei col latte la pietà

infieme , la divozione, e 'l meglio di

tutte le virtù. Nella fcuola di sìfanta

Maeftra egli apprefe maffime tanto

rette , che i primi anni dell' Infanzia 9

i quali negli altri fanciulli fono pura

innocenza , in Amedeo furono una vita

veramente da Angelo j e adulto non

potè apparire , che ornato di perfe-

zione fublime , perchè tutte celefti erano

ftate le inftruzioni avute . Lodovico

il padre era Principe religiofiffimo, e

sì amante della pace della Chiefa, che

non poco contribuì per fare , che il

Padre fuo rinunziafle al Pontificatole

terminafle la fcifma . Di Amedeo l'Ava

nota è l'umiltà, con cui nel fommo

delle profperità fi era fpogliato dell'

onore di Duca per ritirarfi nell'Eremo

di Ripaglia, e lafciato il trono di S.

Pietro ripigliò con piacere la fua fo-

litudine. Maria di Savoja fua zia pa-

terna fioriva in Torino confolatiffima

d'avere lafciato uno fpofo terreno ,

che fu Filippo Maria Duca di Milano,

per uno celefte, vivendo nel Moni-

C 2,

itero


.

$6 Del B. Amedeo

fiero di S. Chiara iti compagnia d'In*

nocentiffime Vergini : Margherita pa-

rimente di Savoja fua Cugina viveva

in un Chioftro nella Città d'Alba più

contenta di fervire alle religiofe fue

forelle in Crifto , che di avere avuto

il comando fopra '1 Monferrato in vita

del Marchefe fuo Marito . Cosi avendo

Amedeo nel fuo cafato tanti efempj

di virtù da imitare , non è maraviglia,

che il fuo cuore sì ben difpofto fòlle

gagliardamente {limolato ad avanzarfi

nella via della più eminente perfezione

. Il fuo rifpetto pel Duca fuo Padre

fu fommo , la fua ubbidienza efattiffi-

ina , la fua dipendenza totale . Eragli

{lato affegnato un appanaggio tenue

in rifpetto del fuo grado; egli mai

non fé ne lamentò , ma vifle contento

di quanto avevagli dato il Padre ; né

è leggieri indizio di quefto rifpetto

1' averlo fempre trattato nello ferver-

gli col titolo di mio formidabile Si-

gnore, e non col folito darfi ad un

Padre

Era


Ouca di Savoia. 37

Era ftata ad Amedeo fin nelle fafce

deftinata per moglie Violanta primo-

genita del Re Carlo VII. di Francia

colla quale contrafle poi matrimonio

in età di diciaflette in dieciotto anni

dell' umana riparazione 1452. Cano-

nizza il Savio , come felice , chi arri-*

va ad incontrare una Conforte di buon

genio ; ed anche per quefto potè il

noftro Principe chiamarfi beato ,

,

,

talché

il P. Binetti , e '1 Cardinale Bellarmino

parlano, come di un miracolo, che

quefti avventurati Conforti tra fé viveffero

in sì perfetta unione . Mentre

fopravvifle al matrimonio il Duca Lodovico

, foggiornò per lo più Amedea

nella Brefla -

9 e Violanta godeva di darci,

perchè vi fi compiaceva il marito

L'autore della ftoria delle parentele

Reali di Francia, e di Savoja, eh' è il

1

celebre P. Monodo parla di , lei r

come di un chiariffimo criftallo , in cui

fi rapprefentavano al naturale quelle

rare virtù, che rifplendevano nel fuo

fpofo . „ Il Principe,

C 3

dice Monodo,

?>ave-

ft Cap. 38.


5)

9y

3 6 Del B. Amedeo^

aveva le lue ore desinate a trattare

da folo a iblo con Dio per imparare

9 , coli' orazione l'arte di ben governare

? , i fudditi j e la Duchefla fi pigliava

„ cura di fare, che niuno impediffe il

# , corfo di quelle confolazioni , che nel

3 , fuo fanto ritiro godeva il marito .

99 Sapeva , l' indifpoiizione del Contorte

„ permeila da Dio per pegno del fuo

9 , amore averli a fchifo -, ma tale non

„ era a lei. Nella tenerezza d'amore

9 , non la cedeva a quella Principefla

„ d'Inghilterra, che a forza di leccare

la piaga del fuo Conforte fucciò tutto

9 ,

„ il veleno, portando fulla punta della

„ lingua amorofa queir antidoto , che

„ niun Medico aveva faputo ritrovare.

n Amedeo le fi tratteneva volentieri

» nelle Chiefe , Violanta le abbelliva^

,, fé negli Spedali ferviva egli a' po-

p veri , ella per gli medefimi fi affatili

cava in cala . Quegli donava fino al

>}

proprio collare, ella non rifparmia-

» va le fue gioje; fé Amedeo non pro-

„ moveva alle cariche, fé non perfo-

» ne di gran merito 9 ella non impie-

» gava


Duca di Savoja. 37

» gava il fuo favore , che per esaltare

„ Cavalieri di tutta cofcienza » Così

il P. Monodo.

Quando l'Avo rinunziò a Lodovico

totalmente gli Stati , fu Amedeo

dichiarato Principe di Piemonte \ e di

più furongli date le Patenti di Luogotenente

generale di tutto lo ftato.

A lui confidava il Padre gli affari di

maggiore importanza o per lettere,

o in voce a fé chiamandolo . Seco la

volle in Piemonte allorché portovvifi

per vegliare più da vicino alla guerra,

che fi faceva contto Sforza P anno

1449. Con lui ritornò in Savoja, allorché

fi riftabilirono in grazia Gio-

vanni di Seiffello Marefciallo di Savoja

ed i compagni, che fi erano collegati

contra Giovanni di Compeys favorito

del Duca , affare di tale importanza

per la quiete dello Stato', che Amedeo

Vili, lafciò il fuo eremo con tre

Cardinali, e più Prelati per ultimarlo*

Nel viaggio ancora fatto in Francia

per riconciliare col Re Carlo VII. il

Delfino, a cui il Duca aveva fpofata

C 4

una


40 Del B. Amedeo

una figlia , (ebbene per non difguftare

il Re non foffe ltato confumato il matrimonio

, feguillo Amedeo con Vio-

la nta . In Piemonte ancora negoziò

cofe d' importanza , fra le quali dee

aver luogo l' elezione di Bonivardo in

Vefcovo di Vercelli , premendo affai

al Duca, che occupaffe quella Catte-

dra un Prelato di petto , che poteffe

far rifiorire V Ecclefiaftica disciplina

affai fcaduta in quella Diocefi per ca-

gion delle guerre; coficchè quantunque

il Beato aveffe affetti tutti celefti,

non trafcurava que'negozj temporali

a' quali la fua condizione di primogenito

, e prefunto fucceffore della Co-

rona obbligavano.

Effendo poi mancato fuo Padre ai

29. di Gennajo del 1465. in Lione,

non fittofto T intefe Amedeo , il quale

allora fi ritrovava in Borgo nella

Breffa, che prefe le redini del governo

. E qui è da notare , che quantunque

il noftro Beato foffe foggetto

all' epilepsia , ebbe non pertanto un

corpo fano, ben fatto, e però abile

a'

,


Duca di Savoia. 41

a' viaggi per vedere, e rimediare a'di-

fordini, non fidandoli delle relazioni,

e di più vigorofo per dare le udienze,

ed afcoltare i ricorrenti . Ebbe ancora

V intelletto vivace * e chiaro , onde

potè rifolvere gli affari più importanti

a norma della prudenza. Di ciò fono

una pruova convincente i molti viag-

gi, che fece in ogni parte del fuo

Stato , i pellegrinaggi fatti a piedi ,

a* quali un corpo mal fano reggere

non avrebbe potuto, ed ancora le prudentiffime

rifoluzioni di lui per mantenere

gli Stati in pace, mentre i Con-

finanti erano in guerra . Onde nel San-

torale Francefe leggonfi di lui quefte

parole ; » la. conformità del fanto Duca

,> al volere di Dio era tale, chePin-

,> fermità non era a lui d' impedimento

„ nel maneggio degli affari dello Stato

» in quella guifa, che permetteva ad

» Ercole P abbattere i moftri, a Cefare

» di governare il Romano Impero, e

» a Platone d' infegnare una filofofia

che gli ha acquiftato il nome di

>}

» Divino, E Ranzi è di opinione %

che

,


40 Del B. Amedeo

che la troppa applicazione alle incumbenze

, che porta feco la reggenza

d'uno flato, foffe la cagione, per cui

più frequentemente fuccumbeffe agli

accidenti epileptici.

Appena terminati i funerali del Pa-

dre , chiamò i fuoi Feudatar) a rendergli

omaggio ; in Marzo convocò

gli Stati generali in Gamberi , per

ordinare le cofe pubbliche ; deputò

Commiflarj per ricevere le fom-

xniffioni de' popoli del Piemonte : fu

in Torino , in Vercelli , in Savigliano,

in Pinerolo, in Carignano , in

Avigliana, in Moncalieri* dipoi ritornò

in Savojaj tutti viaggi, ne' quali

non ricercò il Beato i fuoi diporti ,

ma 'Ibene de' popoli , convinto dall'

cfempio d' Adriano Imperatore , che

non fi provvede mai meglio dal Principe

al bene de' Popoli, e alla ficurezza

delle Provincie , che col vietarle in

perfona per riconofcerne i bifogni

Ma per meglio vedere la perfpica-

eia dell'intelletto d'Amedeo, convien

dare un'occhiata alla fua Corte, nella

.

quale


DUC A D I S A VOJ A. 4t

quale collo ttudio della pietà rifplendeva

la grandezza della fua condizio-

ne , ficchè feppe egli , dice Bellarmino

, foftenerfi con decoro fenza pre-

giudizio dell' umiltà, e della religione.

Dalla fua Corte furono sbanditi gli

adulatori , ed i buffoni , ed in ifeambio

ebbe cura di riempierla di Cava-

lieri riguardevoli per nobiltà, per talenti

, per meriti , onde riufeiffe Accademia

del valore , dell' ingegno ,

della virtù, dell'onore, e Regia della

carità , perchè fempré era aperta a*

poverelli, come altrove fi dirà.

Direttore dell'anima fua era il fo-

pra lodato P. Fauflbne; queft' era il

fuo consigliere non meno negli affari

deli' anima , che in quelli dello Stato

per non ifdrucciolare da' dettami del

Vangelo . Oltre a lui aveva Lamberto

Grimaldi Sig. di Monaco, perfonaggio

di fomma integrità , e fuo Ammiraglio;

Urbano Bonivardo Vefcovo di Ver-

celli uomo pio , e prudente , di cui con-

tano maraviglie gli Scrittori delle vite

de'Vefcovi di quella Città j Giannanto-,

nip


'44 Dei, B, Amedeo

nio Ranzi padre del Beato Candido , che

ne'fuoi figli allevò altrettanti fervi di Dio

Ebbe parimente un genio tutto fa-

vorevole alle lettere, e n' è una pruova

l'avere confermati i privilegi dell'Uni-

verfità di Torino, e l'averle accre-

fciute P entrate . Formò ftatuti per lo

migliore fuo regolamento, e chiamov-

vi lettori di fommo grido. Ne'fuoi

tempi , fcrive Lodovico della Chie-

£a , * » fioriva lo ftudio di Torino

w

per lettori eccellenti , tra' quali era-

» no Coftanzo Roggero , Ambrofio Vi-

» gnate , Criftoforo de Nicelli , Gia-

„ cornino di S. Giorgio, e Giannan-

„ tonio Ponfiglione » In Corte tenne

Filippo Vagnone , che dalla ftatua pofta

al fuo fepolcro nella Collegiata di Mon-

calieri fi fcorge Poeta Laureato, e Scipione

Carra , eccellente Oratore . Per

ordine fuo fu da Guglielmo Fichet dot-

tore di Sorbona, e nato in Savoja, fcritta

la ftoria del paefe , che a lui fu dedicata .

Era veramente il Beato di genio

pacifico , e però proccurò ftiai fempre

di mantenere in pace i fuoi popoli ,

i Lib. 3. delle Aoriedel Piemonte pag. 181.

non

.


Duca di Sàvojav 4$

non entrando nelle querele de' Principi

confinanti. Ma non pertanto non trafcurò

di mantenere le fortezze ben munite,

e di avere genti affoldate. Mandò

truppe alla Francia, allorché guerreggiava

co' Borgognoni a" tempi di

Luigi XI. E P Argentone « , che fu

teftimonio di veduta , racconta, a' Ca-

valieri della Savoja efferfi attribuita la

più nobile parte di quella Vittoria f

che il Re ottenne a Montlerì, nella

quale poco mancò , che non reftafle

prigione il Conte di Charrolois , erede

della Borgogna . Le fue truppe poi

erano sì bene difciplinate , che offervavano

efattamente il comando di San

Giovanni Batifta a' foldati : così, diceva

il Beato, fono pia genero/i , perchè niuno

è più coraggiofo di colui, il quale non

teme , che Dio ; e chi non ha at-

tacco alla vita , facilmente /' efpone a*

pericoli , allorché lo richiede il ben co*

mune , ed il fervigio della nazione . Due

fole volte ebbe occafione di guerreggiare

j la prima per foccorrere Lam-

t Mem. di Comincs lib. i. cap. 3*

berto


44 Del B. Amedeo

berto Grimaldi Signore di Monaco, a

cui fi erano ribellati i fudditi di Mentone,

e di Roccabruna, che ben predo

dal prefidio di Nizza furono ridotti al

dovere. La feconda contro del Marchefe

di Monferrato , il quale aveva

mancato alle convenzioni giurate agli

antichi Duchi di Savoja; e quantunque

il Marchefe aveffe chiamato a fuo fa-

vore il Duca di Milano , V efercito di

Savoja condotto dal Conte della Brefla

fratello d'Amedeo, uno de' più eccel-

lenti capitani della fua età , trionfò delP

uno , e dell' altro .

Non era però fuo genio V accrefcere

gli Stati coli' armi. Ricuperò con que-

lle Valenza fui Pò , e altri luoghi occupati

a fuo Padre da Sforza; ma molto

più conquiftò colla foavità delle fue

maniere, e col danaro . La dolcezza del

fuo governo guadagnogli i cuori dei

Conti di Vintimiglia della Imperiale fa-

miglia de'Lafcaris, che fegli fottomifero

pel Contado del Cartellare; i Contadi

pei del Villars, di Loyes , e di Avouet

caderongli nelle mani mediante lo sborfo

di


Duca di Savoia. 4$

di trentamila feudi, danaro avanzato

dal rifparmio de' luffi , e congregato

dall'accuratezza fopra le Finanze . Cambiò

il Gattello di Rovanfino da lui dato

ai Fiefchi Conti di Lavagna , con Mon-

crivello da' medefimi cedutegli . Affi-

curò nel fuo Cafato la Sovranità del

Contado di Nizza, e racquiftò il Con-

tado di Gex alienato da fuo Padre per

foccorrere Lodovico fuo fratello Re di

Cipro

.

Infin qui non abbiamo parlato d'Amedeo

, che come di un pio Principe j tempo

è ormai, che lo confideriamo , come

Santo . E in quefto profpetto ci occorre

in primo luogo riflettere , poni*

egli feppe unire la vita attiva colla

contemplativa , licchè dall' azione dif-

giunta non andaffe l'orazione. Parve,

che in vita del Padre la feconda teneffe

appreffo di lui le prime parti j perocv

che libero dalle follecitudini, che fi tira

dietro il governo di uno flato, dava la

maggior parte del tempo alla divozione.

Contuttociò anche allora i viaggi pel

bene dello ftato* le commiflioni dategli

dal


4$ Del B. Amedeo

dal Padre, il governo de' luoghi di fuo

appanaggio non gli permettevano di ef-

fere tutro della fua quiete . Mortogli

poi il Padre, divife il fuo tempo, Acche

ne aveffero la loro parte uguale

la coltura della fua anima, e la cura

de' fuoi popoli

Si levava di mattina affai per tempo,

e prima di trattare cogli uomini, fi

tratteneva a parlare col Crocififfo . Prima

d'ogni altra cofa udire voleva la

fanta Melfa , e fé fi crede a Francefco

Ranzi, e agli autori di que' tempi, o

recitava il Salterio, o diceva l'uffizio

grande ad efempio de'Religiofi. Pofcia

efponevafi alle udienze, fottofcriveva

le fuppliche, e fuppliva agli altri doveri

d'un Sovrano. Andava alla men(a

imbandita più dalla frugalità , che dalla

lautezza, il meglio della quale era de*

poveri . Quefta terminata parlava col

fuo direttore, vifitava Chiefe, o in com-

pagnia di fua Conforte ricamava fagri

arredi per adornare gli altari . Non

amava di villeggiare, o patteggiare ,

giudicando tempo perduto quello , che

s'im-


Duca di S a voj a. 49

s'impiegava nel divertirli , e godere le

delizie del Mondo. Ne'giorni deftinati

alla Sagramentale comunione paffava

tutta la mattina in Chieia o per apparecchiarfi

a quel divino convito, o

per ringraziare il fuo grand' ofpite , o

per negoziare con lui gli affari dell*

anima , o dello Stato . Accrefceva le

fue divozioni ordinarie , quando gli

occorreva qualche negozio d' importanza

, nelle quali occasioni il fuo gran

configliere era il Crocififlò , dal quale

prima di trattarne cogli uomini , pi*

gliava gli oracoli. Quindi è, che dis-

correndone poi co' fuoi Miniftri , ogn'

uno poteva avvederfi, che Dio parlava

in lui, dappoiché egli del negozio

parlato aveva con Dio . Al fuo ma-

trimonio premile infervorate preghiere

-

ad

imitazione del giovane Tobia, co-

me racconta il Cardinale Bellarmino

Efempio da imitarfi da chiunque paffa

a quello (lato, in cui fé tanti incon-

trano più fciagure , che contentamenti,

noi non fapremmo aferi verlo , che alle

poche , fé non anche colpevoli difpofi-

Tom, VL D zioni

.


jo Del B. Amedeo

zioni , colle quali ad un tale fagramen-

to fi accortane) i Criftiani

In fine di lui leggiamo appreflb i

Bollandifti l , che 'Ifuo primo ftudio

era di pregar Dio ? che niuna azione

intraprendeva per piccola, ch'ella fofle,

fé prima non premetteva l'orazione $

che non accudiva agli affari, fé non

fé dopo udita la S. Meda ; che fra

9

Ì dì follevava fpeffo la fua mente a

Dio, ora recitando Salmi, ed Inni ,

ora adorando con frequenti genuflef-


Duca di Savoia. 51

tata nell'anno 1 453. da Agoftino della

Chiefaj e diede ogni fua opera, perchè

quelle non ricadeffero nel!' eresia ;

benché dappoi col favore delle guerre,

e delle Provincie confinami fienfi di

nuovo infettate. Puniva feveramente i

beftiemmatori , e per quefto peccato

cacciò alcuni de'fuoi migliori fervidori

dalla Corte , ancorché raccomandati

da tefte coronate , Verfo la Beatiflìma

Vergine non mancava d* oflequio , e

di teneriffimo amore. Ogni giorno re-

citava il fuo uffizio, e meditava i mi-

fterj operati in lei dallo Spirito Santo.

Fabbricò a di lei onore nel fuo Pa-

lazzo un tempio . Ed era così nota la

divozione di lui alla Madonna, che in

più luoghi fi vede dipinto inanzi a

lei in pitture fatte nel fuo fecolo. Fu

pendere d' alcuni appreflb a Morozzo,

ch'egli meritaffe d'effere abbracciato

dal bambino Gesù, perchè in una pit-

tura del 1481. nella Parrocchiale di

Doves diocefi d' Aofta, fi vede il Beato

a pie della Vergine col Bambino

in braccio , che gli porge un abbrac-

D 2

eia-


52 Del B. Amedeo

ciamento , mentre coli' altra mano flange

il collo della madre . A' Santi ancora

aveva una particolare divozione,

come k> mànifeftò nelle Cappelle fab-

bricate a loro onore . Rifpettava particolarmente

S. Eufebio il- Grande Ve-

fcovo di Vercelli , e nella dedicatoria

della vita d' effo Santo fi legge , eh' egli

non trafeurò occafione veruna di onorarlo

con culto fpeziale . A' Santi Mar-

co, Maurizio. Paolo, Giorgio , Caterina

i, Cofma , e Damiano o fabbricò

Tempj, o ereffe Cappelle . Confervanfi

ancor' al prefente in molti luoghi lefa-

gre fuppellettili da lui donate alle Chie-

fe , di molto preziofe , perchè opera di

lui , e della pia conforte Violanta .

Il Piemonte , e la Savoja , mentr' égli

era anco.ra fotto la poteftà del Padre

furono fingolarizzati per due gran mi-

racoli ; il primo fu quello del Santif-

fimo Sacramento in Torino , di cui -è

affai nota la ftoria ; e '1 fecondo quello

della Santiffima Sindone rimafta prodigiofamente

in Gamberi . Vifitò egli con

ifpeziale divozione la fama Qftia in

Torino,

,


Duca t>i Savoia; 53

Torino , e da Torino in abito di pelle*

grino a piedi colla reale Conforte fi por-

tò non di rado a Gamberi per venerate

la Sindone . E parendogli inferiori al

merito di sì facrofanta reliquia gli offe-

quj predatile fin a quel tempo , intra-

prefe con Regia magnificenza la fabbrica

di quella Reale Cappella , che

ancor oggidì è un monumento della

fua gran religione . Di ciò non con-

tento vi erelfe una Collegiata di Canonici

con numero competente di Chetici

per celebrarvi i divini uffizj . Ottenne

da Paolo IL allora Sommo Pon-

tefice un Breve per 1' erezione d' effa

Collegiata , di cui è capo un Decano,

che ha diritto di -portare la Croce fui

petto , e la mitra in varie folennità

Volle , che tutti i Canonici foffero dot-

tori , e di più (labili fei P*eti , fei fan-

ciulli pel canto , quattro Cherici , e

TOrganifta , i quali efenti da ogni giurifdizione

di Vefcovo , al folo Romano

Pontefice foffero immediatamente fog-

getti , e perchè gli premeva molto , che

quefti ficcome a lui erano sì vicini

?

D 3

uffi-

.


54 Del B. Amedeo

ufficiando nella Cappella del fuo Ca-

rtello , così rifplendeflero fra tutti per

bontà di coftumi, e regolarità di vita,

fece varie ordinanze, in virtù delle

quali ogni altercatone , giuoco vieta-

to ,

1' andare in abito corto , toltone in

occafione di viaggi , le irriverenze in

Chiefa , gli errori in Coro erano mancamenti

puniti colla diminuzione degli

ftipendj , e con altre pene dal Decano,

Collocò in quel luogo , a cui da Si-

ilo IV. fu dato il nome della Santa

Cappella , oltre alla Santiffima Sindone

varie reliquie, o già poffedute da'fuoi

Maggiori , o da lui acquiftate , o por-

tate da Roma , e quefte ripofte in re-

liquia^ tempeftati di gemme , o in

caffè d' oro , e d' argento .

Contraffegno anche della grande fua

religione fir il pellegrinaggio , ch'egli

fece a Roma in compagnia di fua Con-

forte per vifitare le facre reliquie de*

Principi degli Appoftòli. All' Altare

di quefti offerì doni degni della fua

pietà , e condizione , talché in quel

viaggio, come fcrive il Cardinal Bel-

lar-


Duca dx Savoia; 55

larmirto, fi trattò in tutto da povero i

fuorché ne' doni fatti a' Santuarj , e

celle limoline lafciate agli Spedali „

Quanto poi avefle a cuore il decoro

delle Cafe di Dio, manifeftamente

appare nelle fabbriche facre o fatte

di pianta , o perfezionate dalla fua di-

vota , e Reale magnificenza. Nelle

Chiefe del Carmine , e di S. Marca

in Vercelli fi veggono nella volta le

fue armi, perchè furono fatte a fue

fpefe , come fcrive * Cufani . In Pi-

nerolo gettò le fondamenta della Chie-

fa , e del Convento della Madonna degli

Angioli , tenuto da' Padri Minori

Offervanti . A' Francefcani d'Aofta donò

grolle fomme per compire la loro

Chiefa, e'1 loro Convento. La Parrocchiale

di BrefTogne di quella Dio-

cefi riconofce da lui la prima, ed ultima

pietra . In Ciamberì ebbe gran

parte nella fabbrica della Chiéfa , e del

Convento de'Padri Predicatori; edificò

ancora il Moniftero di S. Chiara , e

v'introduffe coir autorità del Sommo

D 4

Pon-

i Difc. 7j. n> ?. pag. ui.


j6 Del B. Amedeo

Pontefice le Monache della Riforma

della Beata Colletta. In Vercelli contribuì

allo ftabilimento del Moniftero

della Santiffima Nunziata , e dònollo

alle Canonicheffe Regolari di S. Agoftino

, chiamando da Milano le Fon-

datrici. Grandi opere al certo, fé fi

riflette maffimamente al breve tempo

della fua fovranità , che non oltrepafso

i fette anni \ onde fi può dire , che

la morte feppellì con elfo lui molte

altre divote idee , che vivendo avreb-

be mefle in opera

.

Pari alla fua religione era il zelo

che aveva della dilatazione della Cattolica

fede . Già accennammo , come

a' fuoi tempi fi riduflero alla fede Cat-

tolica gli eretici delle Valli, la qual

opera sì egli , che la pia Violanta dopo

la di lui morte favorirono a tutto

potere. Per impedire gli avanzamen-

ti del Turco intervenne al Concilio

di Mantova , intimato da Pio Secondo,

in qualità di Principe di Piemonte,

e Luogotenente generale di fuo padre,

e offerì le fue Truppe, il fuo erario^

e

,


Duca di Sa voj a, 57

e fino la propria perfona per sì pia

caufa . Già Sovrano pofponendo le ra-

gioni di Stato , e preferendo la caufa

di # Dio a' particolari intereffi di fua

Cafa , quantunque i Veneziani fé l'intendeffero

coli' inimico della Regina

Carlotta , con effo loro collegatofi coo-

però ad afficurare loro il dominio de-

gli Stati , che pofledevano in Italia ,

affinchè poteflero opporfi ai Turchi

oppreffori

Ma e chi

di tanto paefe Criftiano

potrà numerare i foccorfi

.

che diede a Luigi fuo fratello Re di

Cipro, acciò fi foftenefle fui Trono ?

Il Duca Lodovico in una fua lettera

alla Regina fcrive , eh' egli per fofte-

nerla aveva alienato tutte le gabelle

e tutti i Cenfi -, ma il Beato non la*

fciò con vettovaglie, con danaro , con

truppe d' aflìfterle , raccomandandola

ancora a' Cavalieri di Rodi, affinchè

ella foggiornando in 'vicinanza di Ci-

pro potefle rientrarci, fé nafcevà qual-

che favorevole occafione

Se ogni Beato ha il fuo carattere

particolare , per cui da ogni altro fi

.

diftin-

,


j8 Del B. Amedeo

diftingue, ben fi può dire , che Ame«

deo , avvegnaché nelle altre virtù fof-

fe Angolare , neli' amore però della

giuftizia , e nella carità verfo de' po-

veri fuperò fé medefimoj tantoché fi

pofla dire , che quefte furono il fua

proprio diftintiyo . E per parlare in

primo luogo della giuftizia , egli dirnoftrò

, quanto quefta gli foffe a

cuore , nello ftabilimento , e nella riforma

del Configlio di Piemonte , oggidì

nobilitato col nome di fupremo

Senato . Erafi il Configlio a cagione

della peftilenza trasferito a Moncalie-

ri per ordine del Duca Lodovico ; il

Beato lo fece reftiruire a Torino, come

a luogo più comodo , e più decorofo

, perchè ft^tropoli del Piemon-

te , e fedia dell' univerfità . Il che fece

fino nel primo anno del fuo Regno

. Dipoi prefiffe il numero de*Mi-

niftri , moderò le fpefe de' Litiganti ,

prefcrifle nuove tafle, vietò a' Caufi-

dici di aggravare i Clienti , ebbe l'oc-

chio, che l'intereffe non accecaffe i

Giudici, e fé taluno in ciò mancò, fu

. punito


Duca di Sa voi a; jj

punito o colla perdita della carica , o

ancora della tefta > quando l' ingiufti-

zia era notabile > fenza aver riguarda

alle qualità degne di lode , che pote-

va avere il delinquente . Siccome poi

ai fapere accompagnato dalla retta co-

fcienza conferiva gratuitamente le ca-

riche , così affegnava ftipendj ragionevoli

. Si racconta fra* fuoi detti me-

morabili il feguente difcorfo degno di

sì pio Principe : ho da rendere conta

a Dio della mia cofcien^a , e de miei

Stati . La cofaenza /' ho depofitata nelle

mani d*un Confeffore il più abile , che mi

Jia (lato propojlo , ed ho appoggiati gli

affari dello Stato a persone le più inteU

ligenti, e le più faggie de* miei Domi"

nj . Tali fono i miei conjiglieri , che

[pero mi farà Dio mìfericordia con fai-

rare /' anima mìa, e benedire i miei affari.

Ora avvegnaché avelie Miniftri di

tanta probità , non ripofava non pertanto

interamente fopra di effi . Non

(blamente vegliava fopra i loro andamenti

; ma egli era sì affiduo nel dare

le udienze, che né meno volle difpen-

farfene


6o Del B. Amedeo

farfene in occafione , che fu vifitato da

Giangaleazzo Sforza fuo Cognato . Ammirò

quel gran Principe P attenzione

del Beato , che teppe ritrovar tempo

per accudire alle urgenze de' fudditi ,

e per accoglierlo civilmente nella tua

Corte . Ebbe ad ogni modo curiofità

d' oflervare la maniera , colla quale fi

regolava Amedeo in quefte udienze ,

e vide , che gli arbitrj erano tutti a

favore de' poveri , delle vedove , de*

pupilli , e che le orecchie erano più

attente ad afcoltarne i richiami . Quindi

è , che gli diffe con grazia , mio

Cognato , per mia fé , il Mondo va alla

rovefcia ne vofiri Stati . Negli altri pae-

fi i ricchi fono preferiti 'a poveri , e qui

vedo i poveri , e i hifognofi ejfere an-

teponi d ricchi . Tale era la fua pra-

tica } ed a' Magiftrati raccomandava di

così operare , e per tre ragioni , diceva

egli faviamente : una , perchè la

prima carità da ufarfi a' poveri dee

eflere il difenderli da' ricchi ; la feconda,

perchè i potenti fi raccomandano

da* fé , laddove vanno male gì' inte-

reffi


Duca di Savoia. Sì

reffi de' poveri fenza protezione ; la

terza, perchè' il. rifpetto , che li ha

a' ricchi , e le loro aderenze fanno ,

che non fi bilancino da' Giudici le ragioni

de' poveri, come fi dovrebbe.

Non (blamente poi le porte delle

lue camere ftavano aperte a' ricorren-

ti , ma facilitavate i ricorri col girare

per le Città , e pei Luoghi del fuo

Dominio . E certamente i fuoi viaggi

non avevano altro fine, che o di e{er-

citare la pietà nella vifita de' Santua-

rj , o di amminiftr'are la giuftizia a'popoli

. In quefti non era accompagnato

da Cavalieri per grandezza, rha da un

Magistrato, il quale Io feguiva col nome

di Configlio di refidenza appreffo

'1 Duca . E per lo più a quefto Con'

figlio aflifteva egli in perfona giudicando

fommariarnente , correggendo

gl'inconvenienti, e udendo le appella-

zioni . Ora chi in vita coli' autorità ,

e coli' efempio aveva fantamente ammtniftrata

la giuftizia , volle in punto

di morte raccomandarla con premura,

ficchè quando già aveva 1' anima fulle

labbra.


6t Del B. Amedeo

labbra, ebbe la giuftizia , il giudizio,

e la protezione de' poveri Culla lingua.

Chiamata pertanto la Conforte , e i Miniftri

al letto , facite , diffe loro con

tuono d'autorità in quel punto , nel

quale ogni fillaba delle perfone accre-

ditate fi tiene in conto d' oracolo , fa-

cite judicium , & juftitiam , & diligite

paupereS) & Dominus dabit pacem in fi"

nibus ve/iris , Parole , che fogliono

chiamarfi il teftamento del B. Amedeo,

che Violanta ordinò poi , che col fuo

ritratto fi collocaflero in faccia d' ogni

Tribunale , affinchè il Beato continui

a raccoman3are colla fua memoria ciò,

che vivendo infegnò coli' efempio , e

in morte lafciò per ricordo , come

elegantemente fcriffe Morozzo

Non fi contentò il B. Amedeo di

manifeftarfi vero Padre de' poveri colP

impedirne V oppreffione col favore , fi

fegnalò ancora col follevarli dalle loro

neceffità con abbondanti fbecorfi , Per

!a fua carità fi meritò d' eflere fommamente

commendato non folamente

dagli Scrittori cattolici , ma ancora

,

d^gli


.

Duca di Savoja. 6$

dagli eretici , né vi è autore , che di

lui parli , il quale non racconti le pro-

fufe , e quafi prodigiofe fue liberalità,

effendo flato fuo ftile non (blamente

provvederli del vitto , ma ancora il

fervidi a tavola in perfona . Nel Gio-

vedì Santo lavando i piedi a' poveri

voleva, che altrettanto faceffero i fi-

gliuoli , onde pigliandone tredici per

caduno, nell'anno 1468. in Carignano

fé ne contarono fettantotto . Ed è

da offervare , che uno de' Principi nel

1 47 1 . non aveva , che un anno, e qualche

mefe ; e pure volle il caritatevole

Duca , che altri a nome di lui facefle

tale funzione . O andaffe per la Città,

o ftefle in palazzo , teneva fempr£ a

canto una borfa , colla quale in tutte

le pitture più antiche vedefi dipinto ;

e la portava palefemente per invitare

i bifognofi a ricorrere a lui, come a

loro depofitario

Amava diftribuire egli medefimo le

limoline, avvegnaché taluno de'fuoi

ciò non approvafle 5 perchè , diceva , fé

Gesù riceve le noftre carità in perfo*

na

,


64

Del'B. Amedeo

na de' poveri , non è dovere di man-»

dargliele da un valletto , o da un fervidore

. Era poi sì generofo, che non

di rado fi ritrovava efaufto 1' erario ,

ed in confeguenza vota la borfa. E' no-

tiffimo il caio; che gli avvenne in tale

incontro nella Città di Vercelli . Paf-

feggiava il Duca nella galleria del fuo

Cartello , quando gli accade d'udire

un funajuolo, che fotto alle fineftre attendendo

con altri al fuo lavoro , rac-

contava altresì le fue miferie . Dolevafi

fopra tutto di certa gravezza importa

di frefco ; alla quale diceva di non poter

fupplire . Fece fubito- il Duca dimandare

T afflitto artigiano, e con lui il Con-

figli© Ducale per fapere , fé giufta era

la gabella * Ed avendo fa'puto effere ra«

gionevole, e quegli non potere pagarla

a cagione di fua.p


Duca di Savoia. 6


66 Del B. Amedeo

tri dicono eflergli accaduto col Duca

di Milano . Il cafo è raccontato da

Monsignor Morozzo in quefta guifa .

Spendeva il Duca di Milano fedici-

mila Scudi ogni anno in cani , e in fal-

coni , Ora avendo egli alcuni de' fuoi

cani feco , de' quaji lodava la bravura,

interrogò il Beato , come ne fteffe egli

ben provveduto . Rifpofe Amedeo, averne

anch' egli molti , che nel feguente

mattino gli avrebbe fatti vedere . Giun-

to il domane il Beato conduffe Pofpite

Duca fuo Cognato fòpra una ringhie-

ra, dalla quale feorgevafi gran molti-

tudine di pezzenti, cui ordinariamente

egli nutriva , e che già flava pranzando

. Il Duca Galeazzo offervando

la grande fpefa in alimentare tanta

gente , la diligenza nel farla fervire ,

e F abbondanza de' cibi , reftò ammi-

rato • E molto più nel fentirfi dire dal

Beato , quelli effere i fuoi cani , co*

quali pretendeva d' andare a caccia

del Paradifo , e che fé altri fpefavano

fiere per pigliar fiere , ei provvedeva»

i raccomandati da Dio per far acquifto

di


Duca di Savoia. 67

di Dio. Volendo colorire il Duca Galeazzo

il fuo amore a' cani , che da

lui erano preferiti ai poveri , adduffe

varie ragioni per provare, che la ca-

rirà dee efiere occulta, perchè là do-

ve abbondano i foccorfi , abbonda al-

tresì la pigrizia, fé non ancora la fro-

de, dando motivo di fingere miferiej

oltredichè potere la troppa generofità

in verfo i mendici privare il paefe di

foldati , le campagne d'agricoltori, e

di fervitù i Cavalieri . Al che Amedeo

replicò , eh' egli in quefta parte

non poteva eflere fcrupolofo , né vo-

leva eflere troppo fonile indagatore

dell' altrui miferie : accadere talora ,

che la carità fi faccia a chi non la

merita, meritare però fempre appreflò

Dio , chi la fa , perchè la fa per fuo

amore . Che fé il Signore manda le

fue benedizioni fopra i giufti, e fopra

gl'ingiufti, eflere noftro dovere fegui-

tarne gli efempj . E tante ragioni ad-

dufle a favore della carità , e de' poveri,

che finalmente conchiufe il Du-

ca di Milano, che ove tutti i Princi-

E 2 pi


6S Del B. Amedeo

pi foffero del fuo parere, ben pretto

Tederebbe la povertà cara , e prezio-

fa, quanto ella era allora vilipefa,ed

abborrita . In fine chi legge più ampiamente

quello , che fcrivono altri fu

quefto fuggetto , ben potrà conchiude-

re , che il B. Amedeo in quefto fu fin-

golare , in vita con far tante limoline

, in morte con tanto raccomandar-

le . Si ha ancora memoria , eh' egli

con pia magnificenza abbia eretti Spe-

dali per gì' infermi , e pei pellegrini

Uno ne fabbricò in Conflans pei lebbrosi,

dotandolo con fondi affai com-

petenti j ne' borghi di Ciamberì alzò

di pianta un Lazzeretto per gli appe-

llati , del quale febbene ora diftrutto,

refta però memoria ne' privilegi ac-

cordati al medefimo da Sifto IV. nelP

anno 1472.

Un Principe , che così alla dimeftica

trattava co' poveri, la vifta de'qua-

li nulla ha di aggradevole a' fenfì ,

non poteva, che avere ben dome le

fue paffioni colla pratica della morti-

ficazione • Si può dire , che queft' era

il

.


.

Duca di S avoj a. 69

il fuo ftudio principale, le fi riflette

alla divifa , eh' egli ufava : era queita

una tomba coronata del diadema fpi-

1

nofo del Redentore , e adorna dei tre

chiodi della fua Croce col motto, his

animam corpufque devovi . Che fé Co-

gliono gli Eroi per via. dell' imprefe

manifeftare i voti loro più ardenti ,

potremo dire, che il Beato con que-

fta volle fignificare , eh' egli aveva a

cuore di crocifiggere le concupifeenze

della carne coi chiodi , e tenere fé-

polte nella tomba del Signore le paf-

fioni dello fpirito per non vivere più

in fé , ma in Dio

Trattava in fatti il fuo corpo affai

aufteramente ; onde il P. Binetti , e i

Bollandoti r fcrivono , che fotto gli

abiti proporzionati alla fua nafeita

ufava rigorofi ciliccj per macerare

la carne . Per fottrarre poi alla

carne il fomite praticava 1' attinenza

nel cibarfi , e nel bevere ; e affinechè

non fi aferiveffe a virtù , ne

adduceva per ragione le fue indif-

E 3

pofi-

1 1W J. Martii pag. 88o,


70 Del B. Amedeo

posizioni . Per lui non vi erano rè

cacce , né teatri , né giuochi , perchè

a miglior ufo aveva detonato il

tempo . Ne' fuoi dì fi ufavano affai le

gioftre, ed i Tornei, ne' quali fparge-

vafi molto fangue per dar faggio di

valore cavallerefco * Una foia volta fi

ritruova, che a quelle interveniffe Amedeo

in vita di fuo padre, affine di compiacerlo.

Affunto poi al trono, giammai

non tollerò , che la fua nobiltà

per un vano onore arrifchiaffe quelle

vite , eh' erano deftinate per difendere

la Religione , e per confervare gli

Stati .

Quefto rigido trattamento del fuo

corpo fu F origine dell'Angelica puri-

tà della fua anima . In mezzo della

Corte confervò immacolata la fua vir-

ginità , che doveva effere fagrificata

per avere fucceffori nel Sagramento

del Matrimonio ; e nel Matrimonio feppe

vivere ad efempio d' Ifaaco molto

continente, al dire di Raffaello Volteranno

. Era fuo coftume di ftare mol-

to ritirato , il che in gioventù non pòteva>


Duca di Savoia. 7»

teva, eh' effergli affai fenfibilej ma

pratica , che molto contribuifee allo

fpirito con tenere il corpo digiuno da*

gufti terreni . Ne* giardini godeva il

puro benefizio dell' aria aperta , cofa

molto lodatagli dai Medici , ma non

raccoglieva 1 né odorava un fiore: piuttofto

inginocchiato in qualche angolo

attendeva all' orazione , o paffeggiando

leggeva qualche libro fpirituale »

Nelle nozze de' fratelli , e delle forel-

le , che fi celebrarono con gran folennità

in Savoja , non intervenne giammai

j e quando fi maritò in Geneva

Giano Barone di Foffignì , egli pigliò

il pretefto di venire in Piemonte per

accudire a' Cuoi affari

Pari poi alla mortificazione efterio-

re era V interiore , tenendo in freno le

tre potenze dell' anima . La fua volon-

tà pareva in lui morta , perchè tutta

trasformata in quella di Dio . Curiofo

è il fatto ,

.

che fuccedette in una fua ma-

lattia . Aveva egli mandato da Ver-

celli alcuni Cavalieri alla* tomba di

S. Ambrogio per pregarlo ad interce-

E 4

dergli


72 Del B. Amedeo

dergli la fanità , e ottennero l'intenta.

Ritornati quefti feftofi , il Duca inter-

rogogli , (e chiamata avevano la fua

faniià condizionatamente, e voleva di-

re , fé tale era il volere del Signore,

e fé ciò era fpediente alla falvezza

dell' anima. Ora fentendofi dire, }che a

ciò non avevano penfato , ritornate dun-

que , foggiunfe il Beato, e rifate la

voftra orazione con metterci la condizione

. Ubbidirono effi j il Duca di nuovo

s' infermò , e vedendogli poi compari-

re dinanzi , adeffo , diffe , avete fatto

bene la voftra ambafciata . Avevagli Id-

dio accordato la grazia delle curazio-

ni j con tutto ciò egli fempre mole-

ftato dal tuo male rafiegnavafi , fé cu-

ratore degli altri non era curato dalla

fua indifpofizione , della quale non vo-

leva fi chiedeffe la guarigione.

Dotato d' ingegno perfpicace , nulladimeno

fi regolava col parere de'

fuoi Configlieri . Nelle cofe di cofcien-

za dipendeva interamente dal Confef-

fore, e camminava le ftrade antiche

fenza ricercare nuove pratiche , nel

che


Duca di Savoia. 73

che talora havvi più di prefunzione >

che di pietà . Negli affari del governo

dopo averli raccomandati a Dio, voleva

il parere de' fuoi Miniftri . Non

fi curava d' intendere nuove , non ri-

cercava curiofo gli affari degli altri

Principi, fé quelli a lui non appartenevano

, per non imbrogliare la fua

memoria , né divertirla dal fuo ultimo

fine. Di fé baffamente fentiva, né vo-

leva , che di lui fi regiftraffero azioni

virtuofe, le quali poteffero effere di-

vulgate dalla fama con gloria del fuo

nome . Non fi curava di guiH nell'ora-

zione, non ricercando in effa altro ,

che Dio : talché fi può ben dire , eh'

egli batteva la ftrada ficura per arri-

vare alla perfezione , che confitte nella

religione verfo Dio , nella carità ver-

fo de' poveri , nella mortificazione di

fé, e nella giuftizia in riguardo de*

Tudditi.

Tra le grandezze della Corte non

mancò al noftro Beato il fapere effe-

re umile . Sebben da principio rtfnr-

maffe la Corte, licenziando gì' inutili,

e


74 DEI» B. Amedeo

e Superflui , ritenne però un numero

competente di cortigiani . Senza verun

affetto alle pompe veftiva pompofamente

nelle funzioni da Sovrano , e

negli altri tempi fi compiaceva d'ufa-

re abiti femplici , e modelli , fenza

punto perdere del fuo decoro. Nulla

curando la ftima , e gli onori del Mondo,

al dire di Maccaneo , li chiamava

pure vanità , onde né volle procac-

ciarli grido di guerriere col moleftare

i vicini, né di magnifico innalzando

fabbriche faftofe , o trattandoli fplendidamente

. Non valfe a rimuoverlo

dal fuo penfìere 1' effere informato ,

che il Duca di Milano fuo cognato ,

Principe faftofiffimo, di lui fi burlava,

o il (apere , che i fuoi fratelli preflb

a* prudenti del fecolo più di lui erano

ftimati, perchè più vaghi di conqui-

stare gloria . Nelle fue monete non vo-

leva , come pur fi praticava dagli al-

tri , il fuo ritratto ; in alcune , che fi

confervano, fi vede da un lato la Cro-

de bianca, e nell'altro quella dell'Or-

dine militare di S. Maurizio . Tratta-

va


Duca di Savoia; 77

va si alla familiare co' poveri , che pa-

reva uno di eflì * lavava loro i piedi,

li fé r viva alla menfa , gradiva le loro

conferenze

.

Ne' fuoi pellegrinaggi, come racconta

il Cardinal Bellarmino , camminò

incognito in abito di pellegrino ,

con poco accompagnamento , talché

non potè riconofcerfi per quel gran

Principe , eh' egli era , fé non fé dalle

limoline fatte a' poveri , e dalle ricche

offerte , che lafciò nelle Chiefe :

così di quel di Roma . Più ancora fu

umile, e faticofo l'altro, che fece in

Ciamberì, per venerare la Santiffima

Sindone , perchè lo fece a piedi . Di

fé parlava baiamente , e perchè i po-

poli lo ammiravano con venerazione,

egli di rado ufciva in pubblico , riunendogli

infoffribile la ftima degli uomini

. Era il Beato foggetto agli ac-

cidenti epileptici , e quefto a lui fer-

viva di pretefto per afcondere, quan-

to in lui compariva di bello , e di

buono . Chi lodava le fue fattezze ,

fentiva dirli, che quefte non lo libe-

ravano


7


Duca di Savoia. 77

lebraffero alla femplice, e che il fuo

corpo folte portato fenza pompa non

già ne' maufolei de' fuoi Antenati >

ma nella Chiefa di S. Eufebio , ove

volle effere fepolto fenza verun ornamento

di tomba fotto agli fcaglioni

del Santuario .

La pazienza eroica del Beato fpiccò

in molte occafioni , ma fpezialmen-

te nella fofferenza de' fuoi mali , nella

perdita della prole , nelle trame de*

Fratelli, e nelle mormorazioni, che

di lui fi fecero. Quanto al primo, il

P. Binetti porta opinione , che non

foffe il folo Regolamento degli umori,

che gli cagionafle le fue infermità ,

ma che ci aveffe molta parte la per-

miffione di Dio , per efercitare la fua

pazienza , e per accrefcerne i meriti.

E fembra lo dica con fondamento, sì

perchè niuno degli Antenati , o de' Suc-

ceffori d'Amedeo patì tal male, sì

perchè è coitume di Dio il flagellare

i fuoi più diletti figliuoli . Comunque

fiafi , ammirabile era la pazienza del

Beato, il quale benefpeffo aflalito da-

gli


7? Del B. Amedeo

gli accidenti, non moftrò mai d'aver-

ne difpiacere , che anzi ritornato in fé

dopo effi, difapprovava le lagrime di

Violanta , e k pianti de' Cortigiani , e

diceva , che tenendo quella malattia per

un grande, e Angolare benefizio di Dio,

ognuno doveva fèco benedirlo .

Parlava fovente dell' obbligo , che

abbiamo di ricevere dalla mano di

Dio le afflizioni, e di credere, eh'

fuo difegno di purificarci con effe; e

che chi non ha forza per amarle, dee

almeno aver fede , tanto che fi ricevano

, come grazie , In fine ben lun-

gi dall' efigere dagli altri confolazione,

egli punto non fi attriftava per la fua

infermità; anzi confolava i fuoi , che

lo compativano . Giudicava il fuo male

a lui riufeire di gran bene , perchè

credeva gli fofle flato dato dal Signo-

re come un freno , che lo tratteneva

dal cadere in peccato , e come uno

ftimolo per darfi più alla virtù; foli*

to dire , che il Signore fi ^avvicina

più all' uomo , quando lo flagella ,

che quando lo accarezza. Diceva an-

cora y

è


Duca d i Savoia; 79

cora , che la fua malattia era il fuo

predicatore ordinario, PEvangelifta di

iua falute, e 1* Angelo fuo tutelare ,

che lo difendeva da molti pericoli .

Taluno gli replicava , che un'altra malattia

farebbe meno faftidiofa. Ed egli con

leggiadria rifpondeva , che fé i mali

veniffero per nojlra elezione , noi non ne

vorremmo niuno affatto.

Nella perdita de' fuoi figliuoli mo-

ftrò parimente , quanto foffe radicata

nel fuo cuore la pazienza. Non gli

fu tanto fenlìbile la morte di Bernardo

, e di Claudio Galeazzo pattati dal-

la cula alla tomba . Ma la morte di

Carlo fuo primogenito gli toccò il cuo-

re: era Principe di grande fperanze j

allevato nella Corte del Re di Fran-

cia fuo zio dava fegni d* ottima riu-

fcita , quando appoggiato a lui il foccorfo,

che il Re mandava ad Amedeo

attediato colla Conforte da' Prin-

cipi fratelli , e da' malcontenti , lafciò

in Orleans di vivere . Grande fa la

perdita, che in lui fecero la Savoja

ed il Beato, il quale fi vide mancare

un

,


$o Del B. Amedeo

un figlio , che per gli anni , e per Pefperienza

già era capace di governare,

laddove gli altri per P età minore ,

ove fuccedeffero a lui , non potevano,

che imbrogliare gli Stati per le contefe

a cagione della Reggenza , come

pofcia avvenne . Contuttociò tanti col-

pi in un colpo non alterarono punto

la fua coftanza , fagrificando al fanto

volere di Dio un figlio sì caro per

molti titoli

,

Né fu diffimile la fua pazienza nel

vedere , che Filippo fuo fratello afpi-

raffe alla Sovranità, e con attentati

fino in vita del padre proccurafle d'ufur-

pargliela. A. tal effetto gli follevò con*

tro i Nobili, lo affali in Mommigliano

, lo arreftò quafi prigione alcuni

giorni , avendogli rotta la .fede data.

Ad ogni modo il pio Principe non fi

rifentì punto.

Anzi fé il manfuetiffimo Davide non

di rado fi lamenta ne'fuoi Salmi delle

dicerie , che conrro di lui fi facevano

, il Beato foffrì con inalteràbile pa-

ce gli ftrali delle lingue malediche .

La


Duca di Savoj a. 8t

La fila umiltà era (ereditata, come baflez-

za d' animo j

il trattare fchietto era attri-

buito a difetto d'accorgimento \ la ritira-

tezza a malinconia j

la benignità a man-

camento di gravità , e le fue parole

fempre efemplari a linguaggio da Clau-

ftraie . Egli , che tutto quello fapeva,

al dire di Maccaneo, rifondeva, che

le lingue dovevano effer libere ; baitare

a lui, che nocumento alcuno non

gli recavano : poco importare , fé non

poteva piacere a tutti , fapendofi nato

per contentare Iddio. Anche da' fuoi

più intrinfeci veniva difapprovata sì la

fua divozione fervendo a' poveri , quafi

quella diminuifle .la riverenza , che a

lui dovevano i fuoi Baroni, che la fua generofità

nel provvederli, come fi mettere

in

donare .

rifehio

Ma il

di non avere più che

Santo Principe di altro

non fi affliggeva , fé non fé di vede-

re la poca fede de' Cortigiani , infognandoci

quefta , che fi ferve a Dio

nel fervire a' poveri, e la minore loro

confidenza , eflendo certo , che il Signore

è liberale co' limofinieri . Il Du-

Tom. VL F ca


Si Del B. Amed eo

ca di Milano di lui fi faceva beffe .

Lo fapeva il Beato -

9 non pertanto

non tralafciò di continuare nello ftef-

fo tenore di vita divota fino alla

morte . Fu offervazione di uno degli

Scrittori delle fue gefte, che non fenza

ragione fu egli paragonato a Giobbe,

e con eflb lui dipinto in una pittura

fatta 1' anno feguente alla fua morte

nella Chiefa di S. Pietro di Piofafco $

forfè perchè dalla fua interceffione ot-

tenne la pazienza , dice Ranzi , ficcome

in quella virtù fu fuo imitatore .

Pianfe come Giobbe la morte di tre

fuoi figliuoli : udì rimproveri de' do-

meftici ; per la fua. infermità vedevafi

talora sbalzato dal trono cadere mez-

zo cadavere fui fuolo ; fé non incon-

trò una petulante conforte , fé non per-

dette la magnificenza dell^ Corte, fé

non fu ridotto al letamajo , ebbe Amedeo

altre fciagure , perchè combattuto

dalle trame de' fratelli y l'infermità non

fé gli cambiò in cortame falute ; la

prole non gli fu reftituita al doppio

che anzi poco durò dipoi > tutti incon-

tri

,


Duca di Savoia. 83

tri moletti ; pei quali ben fi meritò

il titolo di Principe pazientiffimo

L' ardua virtù di perdonare P offefe,

e di amare gì* inimici coronò tutte le

altre virtù del noftro Beato Principe,

contra'l quale fé la prefero i Fratel-

li , i Sudditi , e i Confinanti \ ed a

tutti quefti per vincere nel bene il

male rendè bene per male . Filippo

Conte di Brefla fuo fratello gli donò

non poca occafione d'efercitare quefta

virtù . Già in vita del padre poftofi

alla tefta de' malcontenti fconvolfe tut-

ta la Corte di Savoja , uccidendo di

propria mano Giovanni di Varax , Ca-

valiere Gerofolimitano , perchè favori-

to di fua madre , e fece gettare nel

Lago Giacomo di Valperga Cancellie-

re di Savoja . Si oflervava ne'fuoi por-

tamenti , che feguitando gli adulatori,

i quali a cagione del fuo genio armi-

gero lo credevano più d'Amedeo degno

del trono , nulla meno pretendeva

, che di ufurpargli la Corona . E

il Duca padre per ciò impedire conduffelo

con induftria in Francia , ove

F % il

.


?4 Del B. Amedeo

il Re Luigi lo fece ritenere prigione

nel Caftello di Loches , e la medefima

forte ebbero in divertì Cartelli cen-

to , e venti gentiluomini , che io fe-

guitavano

.

H Beato appena falito fui trono fi

adoperò efficacemente col Re, affine di

confeguirne la liberazione , con in-

viarvi il Signore di Chandée , il quale

con alcune condizioni ottenne , che gli

follerò aperte le porte del Caftello .

Né di ciò contento , andato egli fteffo

dipoi in Francia , negoziò il Matnmo*

nio di lui con Margherita figlia del

Duca di Borbone, che fi effettuò due

anni apprefib, e volendo aggiungere

benefizj a benefizj gli reftituì P appanaggio

, e lo dichiarò fuo Luogote-

nente generale . Se Filippo in feguito,

dimemicatofi di tantf favori , unitofi

co' fratelli affediò il fuo liberatote in

Mommigliano fotto '1 pretefto di vo-

lere riformati i Miniftri , onde fi por-

tò da ingrato,, Amedeo trattò con lui

da fanto , e da clemente . A1P arrivo

del foccorfo mandatogli dal Re fuo Cognato


Duca di Savoia. $y

gnato poteva prenderne vendetta , e

pure fi contentò di rimetterfi all' arbitrio

di alcuni deputati , i quali compoiero

ogni contefa col far redimire

la piazza occupata più con tradimen-

to , che per forza , e col dare quefta

foddisfazione a' Fratelli di avere nel Con-

figlio di Stato qualche loro aderente .

Efalta il Cardinale Bellarmino la

manfuetudine del B. Amdeo, e l'antepone

a quella del Patriarca Giufeppe

per molte ragioni , delle quali due

Solamente ne fcelgo . Giufeppe compatì

il mancamento , il Beato perdonò

le recidive . Giufeppe fé' federe alla fua

menfa i fratelli, il Beato al più col-

pevole conferì ancora la generale luogotenenza

de' fuoi Dominj . Ma quafi

non baftafle l' aver beneficati i Fratelli,

da' quali era flato offefo , non trattò

difterentem.ente que' fudditi , che ne

avevano feguitato il partito . Secondo

la qualità de' foggetti anch' efli furono

onorati cogP impieghi , e favoriti colle

confidenze

.

F *

Cadde


g6 Del B. Amedeo

Cadde ancora nelle fue mani Galeazzo

Maria Sforza Duca di Milano:

ognuno la , che con Francefco di lui

padre lungamente guerreggiato aveva

il Duca Lodovico , il quale fé foffe

flato o più attivo , o meglio fervito

avrebbe potuto ottenere Milano . Ora

morto il Duca Francefco, mentre Ga-

leazzo Maria era in Francia, ov'egli

guerreggiava a favore de' Francefi con-

tro i Borgognoni, non fittofto gliene

fu portata la nuova , che per ritro-

varvi fubito in Milano credette di po-

ter paffare per gli Stati di Savoja in-

cognito . Licenziato dunque tutto il fuo

feguito , trafveftito fi accompagnò con

un Mercatante Piacentino . Ma eflèndo

flato riconofciuto alla Novalefa , ne fu

fubito dato avvifo ad Amedeo. Giudicarono

i fuoi Configlieri , che quello

foffe un colpo a propofito per ricupe-

rare le terre , che fuo Padre nelP ultima

pace col Duca Francefco aveva perdute

nel Milanefe . Altri anche più

baldanzofi avrebbero voluto, che Amedeo

tentaffe di nuovo l'inclinazione

de'

,


Duca di Savoia. 87

de' Milanefi, potendo 1' acquifto di quella

Città tirarfi dietro tutto il Ducato

Ma il Beato non afcoltando tali per-

fuafioni , né offefo per la poca confidenza

del Milanefe , ordinò fubito ad

Antonio Romagnano , che gli facefle

fcorta , e lo ferviffe fino a Novara ,

conducendolo per la ftrada più corta,

affinchè giungeffe ne'fuoi Stati al più

pretto,, e quando fotte meno afpettato .

Così il pio Principe antepofe l'amore

prefcritto dal Vangelo de' nemici al

vantaggio , che sì favorevole congiontura

poteva recargli . Dimenticò Galeazzo

un tale benefizio ; onde non

cefsò dipoi di indettarlo e coli' armi

, e co' motti . Ma non dimenticò il

Signore di dare al fuo fervo una gui-

tta ricompenfa anche in quefta vita

con rendere vittoriofe le fue armi .

Accordogli pofcia Amedeo Bona fua

forellaper moglie. Ma non pertanro

non potè godere perfetta pace con lui

prima dell' anno 1 47 1 .

, che fi conchiu-

fe tra effi una lega

.

4

Alla

.


-88 Del B. Amedeo

Alla per fine fentendofi il Beato per

le molte infermità di non poter più

reggere il pefo del governo , avealo

fin dal 1469. coli' approvazione degli

Stati appoggiato alla conforte Violan-

ta , e prevedendo con lume fopranna-

turale, come dicono Ranzi , Bellarmino

, e Malletti , la vicina fua morte,

volle , che alla medefima nella minorità

de' figliuoli fofle affidata la Reggenza,

come altre volte fu praticato.

Correva dunque Tanno 1472. quando

afTalito in Vercelli da grave malattia

ringraziò P Altiffimo, che afe lo chiamava

nel fior degli anni , e mentre

godeva il fuo Dominio tranquilla pa-

ce . Chiamati dinanzi a fé la Ducheffa

, e i principali Miniftri , raccomandò

loro feriofamente il giudizio , la

giuftizia, e P amore de' poverelli colle

memorabili parole Facite judìcium &c.

già da noi ricordate . Applicato pofcia

a quanto richiedevano que' preziofi momenti

di vita , che gli reftavano , chie-

fe divotamente i fanti Sacramenti , e

con umiltà veramente Criftiana , di

cui


1

Duca di Savoia.

«9

cui rari fono gli efempj , dimandò perdono

del cattivo efempio , che in vita

aveva dato , e delle offefe , che po-

tette aver fatte a chiccheffia -

9 azione,

che cavò le lagrime dagli occhi di

quanti gli affiftevano . Ordinò , che il

fuo cadavere fofle fepolto fenza pompa

nella Cattedrale di S. Eufebio , determinando

il fito, cioè i gradini, Co-

pra de' quali flava P Altare d' eflb San-

to , ove già aveva fatto riporre il corpo

del fuo primogenito . E finalmente

fui farfi del giorno trentefimo del me-

fe di Marzo fpirò , e riposò nel Signo-

re P anno trentefimo fettimo di fua

età .

L'afflizione de' popoli, e maflimamente

de' Cortigiani fu proporzionata

al fuo gran merito . E veramente doveva

piangerfi a lagrime di fangue un

Sovrano , che aveva governati i Sud-

diti , come fé foflero flati fuoi figli-

uoli, Cofa mirabile! Ebbe Sorelle, al-

le quali convenne dar doti ; ebbe Fra-

telli , che buona parte degli Stati go-

devano in appanaggio $ mandò foc-

corfi


$0 Del B. Amedeo

corfi' a Lodovico per foftenerfi nel Regno

di Cipro, donò largamente a' pò*

veri ; fece molte fabbriche attorno le

Chiefe > e pure mai non fi ridufle ad

aggravare i popoli con gravezze : col

fuo rifparmio , e col maneggiare accuratamente

le fue Finanze potè ar-

rivare a tutto , mantenendo la tranquillità

, la pace , Y abbondanza , men-

tre tutti i Confinanti vivevano in tur-

bolenze .

Spirato che fu il Santo Principe ,

manifeftò il Signore con più prodi gj

effere 1' anima fua fiata accolta nella

gloria . Udironfi nell'aria concerti d'An-

gioli , che foavemente cantando pareva

accompagnaffèro il fuo trionfo . An-

cora fopra la Torre del Caftello di

Vercelli fi offervò uno fplendore sì chia-

ro , che fembrava tutta divampafle ,

come ne renderono teftimonianza alcuni

Romiti, i quali in abitazione af-

fai comoda vicino alla Chiefa di S. Se-

baftiano preffo alla Sefia albergavano

i pellegrini , che talora non potevano

tragittare il fiume . Tra tutti gì* indizj

della


Duca di Savoia. 91

della fua gloria fu Angolare quello ,

che accadde in Torino . Giunta in quel-

la Città la nuova della grave infermità

del Duca, il dolore affali il cuore di

ciascheduno . Il Vefcovo pertanto , eh'

era Monfignor Giovanni Compefio , per

impetrare più lunga vita ad un Principe

sì amato, (ingoiare benefattore di fua

Chiefa , e della Città , ordinò una pub-

blica proceffione , che ben manifeftò

l'affetto del popolo verfo '1 fuo Sovrano

; poiché v' intervennero più di tren-

tamila perfone veftite di facco , e la

maggior parte a piedi fcalzi . Era il

Lunedì dopo Pafqua . Nel corfo della

proceffione il dolore il convertì in ammirazione,

e pofeia in giubilo. Imperocché

fi vide in aria il Beato attor-

niato da raggi in un trono più rifplen-

dente , e più luminofo del Sole , ma sì

vicino a terra , che da ciafeheduno po-

teva edere raffigurato; e più fi mirava

, più vicino compariva . Conobbero

il Vefcovo , ed i Magiftrati , che

quel nuovo fplendore comparfo in Cie-

lo indicava la perdita , che fatta aveano

>


9ì Del B. Amedeo

no, onde compirono la proceffione tramifchiando

le lagrime di dolore per

averlo perduto col giubilo del cuore pel

fuo innalzamento alla gloria . Il Vefcovo

partì poi fubito per ritrovarfi al

fuo funerale, che gli fu celebrato fecondo

il genio del Beato con più di

pietà , che di pompa

Era precorfa ne' luoghi vicini la nuo-

va della morte del pio Principe $ e

per T opinione , che fi aveva di fua

fantità, grandiffimo fu il concorfo de*

popoli, che fi portarono in Vercelli,

non meno per dimandare grazie ne*

loro bifogni , che per onorare le fue

efequie . Volle la DuchefTà , che il

cadavere del Beato foffe accompagna-

to da numero grande di poveri , de 9

quali egli era flato vero padre , e che

appunto in vita folevano formargli la

più gradita corte , e tutti con un dop-

piere in mano , e veftiti di bianco .

Il numero de' Religiofi fu grandiffimo.

Ma vediamo quefta funzione defcritta

da un autore contemporaneo, che fedelmente

tradotta del Latino così di-

> ce «

.


Duca di SaVoja; 95

ce » 1471. al primo d'Aprile qui da-

y> vanti 1' altare maggiore tra l'altare,

„ e '1 coro fu feppellito rilluftriffimo,

w

e Divotifficno Signore,il Signore Ame-

5> deo Duca di Savoja , il quale ter-

# minò i fuoi giorni nel dì penultimo

u

di Marzo alle ore dieci . Alla fua

m fepoltura ben meritò , che interve-

„ niflero tre Vefcovi veramente de-

y>

gniffimi, e furono l' Arcivefcovo di

„ Tarantafia, il Vefcovo di Vercelli,

M ed il Vefcovo di Torino , con gran-

„ de , e copiofa moltitudine di Reli-

» gioii ,- e Prelati , ficchè a memoria

n

d'uomini tanti non fi erano giam-

5> mai veduti in Vercelli , e tutti ve-

„ ftiti con nere , e lunghe vefti por*

„ tando un doppiere accefo in manoj

„ così pure fecero i Nota] , gli Arti-

,, giani , i Magiftrati , e alcuni luo-

5> ghi vicini , che intervennero pari-

,> mente con loro ceri . Era cofa no-

„ tabile , divotiffima , e pietofa F of-

w fervare ancora, che F Illuftriffima Du-

» cheffa aveva fatti veftire di panno

w

bianco , e buono col fuo cappuccio


94 Del' B. Amedeo

>, i poveri , ciafcheduno de' quali por-

% tava una torcia b e i poveri erano più

» di cento. In quella Chiefa per l'ani-

„ ma di quello Divotiffimo , e Sere-

» niffimo Duca furono celebrate per

» nove giorni ogni dì Meffe cento

» donandoli a ciafchedun Sacerdote una

„ larga limolìna . Ogni giorno il Vef-

„ covo ha celebrato Meffa Pontificale,

» e in canto -, ma nel giorno della fe-

» poltura , e nel nono i tre Vefcovi

» hanno tutti tre cantata la Meffa Pon-

„ tificale , cioè quello di Vercelli la

» Mefla/dello Spirito Santo , quel di

„ Torino quella della Beatiffima Ver-

» gine, e l'Arcivefcovo di Tarantalìa

» pei defunti il tutto per 1* anima

» del Sopraddetto noftro Duca , la cui

» anima lia in pace . „ Così una memoria

della Chiefa di Vercelli

Ma a favore di Amedeo perorò Id-

dio con quella lingua fua propria , vo-

glio dire quella de' miracoli, in guifa,

che S. Francefco di Sales potè afficu-

rare il Sommo Pontefice Paolo V. ef-

fere flati quelli pel loro numero , e

.

per

,


Duca di Savoia; 9j

per la qualità maffimi , ed illuftri : della

maggior parte di effi fa menzione

Monlignor Morozzo, al quale pertanto

rimettiamo il curiolb lettore. Non

lanceremo però di notare , che già a*

tempi del Duca Filiberto fuo figliuo-

lo , e fuo fucceffore immediato , il

quale regnò folamente fino all' anno

1439.^ le Dignità , ed i Canonici della

Cattedrale di Vercelli mandarongli un

catalogo di cento , e trentotto mira-

coli , faputi , dicono effi nella relazio-

ne , da perfone bensì idiote , e fem-

plici , che non potevano dar talora

contezza di tutte le circoftanze , ma

lontane da ogni fofpetto di finzione .

Anzi non era ancora compito V anno

dopo la morte del Beato , che già vedevano

le pareti coperte di voti at-

torno la tomba . Perciò la pia Vio-

lanta ne celebrò Panniverfario con ap-

parato , che per riverenza della San-

ta Sede , a cui appartiene giudicare

dei meriti de' defunti , portò il nome

di religiofo lutto , ma molto ebbe del

pubblico culto d'un Beato, come dap-

poi



.

9 6 DelB. Amedeo

poi fi continuò col tacito confenfo de-

gli Ordmarj , e finalmente coli' autorità

Appoftolica

Ma non riftrinfe il Beato le fue beneficenze

a coloro , che lo invocavano

preffo alla fua tomba j che anzi badava

indirizzarfi a qualche fua immagine

per confeguire favori . E fu al certo

difpofizione di Dio, che molti -foflero

i fuoi ritratti , affinchè molti luoghi

godeffero delle grazie , che per mezzo

di lui fi ottenevano . Tutti per appun-

to fi ritrovavano adorni di voti , in te-

ftimonianza non meno della gratitudine

de' popoli , che della protezione , e

del potere del Beato . In Savoja fono

miracolofe le immagini , che fi veggono

in Tonone d'Anifsì , in Seiflello, in

Conflans , ed in Ciamberì . Nella Valle

d' Aofta fono miracolofe quelle , che fi

veggono nella Parrocchiale di Breffogne

, nella Chiefa campeftre de' Santi

Lazzaro , e Maddalena , ed in S. Frarr-

cefco della Città . In Vercelli fono affai

frequenti le vifite de' Fedeli all' imma-

gine del Beato P che fi onora nella

Chie-


1

Duca di Savoia. $j

Chiefa degli AgolHniani di S.Bernardo,

e ancora a quelle della Parrocchiale

di S. Lorenzo , e del Moniitero di

S. Agata . In Rivoli nella Chiefa de'

Padri Predicatori un fuo quadro ve-

devafi già attorniato da molti voti* e

lo fteffo dovremo dire di un'antichif-

fima fua immagine in Piofafco.

Infigne fra tutte per la copia delle

grazie, per la frequenza de' devoti, e

per la qualità del luogo fi è quella,

che fta in S, Domenico di Torino . Il

Pilaftro , fui quale è dipinta a fecco

»era fempre attorniato da' voti nel Chio-

venne

ftro de' Padri Predicatori -, onde

in penfiere al P. Giambatifta Ferreri

da Pinerolo , allora ConfefTore di Carlo

Emmanuele I. , e poi Arcivefcovo

di Torino, di trasferire il Pilaftro ad

un Altare della Chiefa . Riufcì il ta-

glio , ed ancora il trafporto maravi-

^gliofamente bene , e la funzione fi fece

con magnificenza , intervenendovi

la flbrte. Sta ora ricoperto quel ri-

tratto da un velo , e da una piaftra

di puro argento, che lo rapprefenta al

Tem, VI G na-

,


98 Del B, Amedeo

naturale , opera del Principe Maurizia

Cardinale di Savoja . Nella fua fefta

ed in altre occorrenze fi fcuopre la

facra immagine , e tanre ivi i Fedeli

hanno ottenute le grazie , che già il

prenominato Padre ne fece un lungo

catalogo , il quale fi è poi fmarrito ..

Né fi riftrinfe ne' foli Stati de' Du-

chi di Savoja il culto , che a lui fi rendeva

, fapendofi, che nel Delfinato, e

nel refto dell' Italia ancora molte imma-

gini , e cappelle a lui confecrate vi furono

. In Modena nelP incominciare del

fecolo paffato una ne erefle la piiffima

Infanta Ifabella , e in Roma verfo la

metà del fecolo una gli fu eretta dall'

Infanta Caterina fua forella nella Chiefa

Nazionale del Santiffimo Sudario.

In tanto ebbe a maravigliai S. Car-

lo r il quale in Vercelli vifitò il fepolcro

del Beato, e vi pafsò lungo tempo

in orazione , perchè non s' interef-

faffe la Reale Cafa per proccurarglLdall*

Oracolo Pontifizio quegli onori , che fi

debbono a' Santi , e non meno il Car-

dinale Bellarmino • Quefti nel libro dell'

Uffi*

,


Duca di Savoia. 99

Uffizio del Principe Criftiano lo aveva

propofto a' Sovrani , come un modelo

di chi vuol vivere piamente in Criilo

Né di ciò contento fece dire al Prin-

cipe Cardinale di Savoja , che ove fé

ne intraprendeffe la canonizzazione , il

fuo voto gli farebbe molto favorevole;

parole, che impegnarono il Cardinale

a trattare coi Duca fuo Padre , e a fare

varie diligenze per un sì grandmare .

Se ciò confolafle S. Francefco di Sa*

les , fi rende manifefto da più lettere,

che fcriffe a quefto fine, le quali vanno

ftampate nel libro primo . N' era

egli divotiffimo , e a fuo onore aveva

dedicata la Chiefa de' PP. Cappuccini

in Tonone . Fece una raccolta di va-

rie memorie , che provavano 1' opi-

nione , che della fua fantità fi aveva

in Savoja , onde tutto fi rallegrò, al-

lorché vide , che fi facevano i proceffi

. Ma k guerre , e le calamità de'

tempi avendo interrotta la caufa della

canonizzazione , febbene più volte fi

ripigliaffe per opera dell' Infanta Ca-

terina , che ne trattò col Papa Alef-

G a fan-

.


ioo Del B. Amedeo

fandro VII. , e poi ancora per le ri-

chietìe del Duca Carlo Emmanuele IL,

e dell'Elettore di Baviera fuo cogna-

to , finalmente per le follicitazioni di

Madama Reale Giovanna Batifta di Sa-

voja , allora Reggente degli Stati pel

Re Vittorio fuo figlio , fi videro terminati

due proceffi , ne' quali fi producono

trentotto teftimonj fettuagena-

rj , e ancora più attempati , che affi-

curano averlo Tempre fentito chiama-

re con titolo di Beato j e altrettante fue

immagini co' raggi , e col titolo di

Beato , e fatte cento , e più anni prima

del decreto d'Urbano Vili, fi par-

lò e della traslazione delle fue reli-

quie , e delle diligenze di S. Francefco

di Sales per promuoverne la ca-

nonizzazione , pefando affai la teftimo-

nianza di sì gran Santo. Si riferifcono

gli encomj datigli da Scrittori famofi

antichi , e moderni d' ogni na-

zione . E finalmente fi adduce la ve-

nerazione immemorabile colla tolleran-

za , anzi coli' affiftenza degli Ordinar),

e la quantità de' voti . E quefti pre-

Tentati


Duca di Savoia; ior

fentati alla facra Congregazione de*

riti in tempo d' Innocenzo XI. , dichia-

rò la medefima Congregazione coftare

evidentemente del culto immemorabi-

le , e però il cafo eflere degli eccet-

tuati nel decreto d' Urbano Vili. Per-

tanto quel Sommo Pontefice inclinato

a favorire le pie richiede della Du-

cheffa , accordò , che in tutti gli

Stati della Corona di Savoja, e parimente

nella Chiefa Nazionale di Roma

fé ne recitaffe V uffizio fotto rito di doppio

, affegnandogli alcune lezioni , e

T orazione propria , tantoché poco manca

per la canonizzazione . Anzi quel

Sommo Pontefice non contento d'avere

palefata la fua divozione al Beato con

applicare indulgenze a molte meda-

glie coniate colla fua immagine , fe-

ce ancora battere Scudi Romani col

fuo impronto , come fi vede in un libro

di medaglie , e monete de' Pon-

tefici,ftampato fui fine del fecolo paffato.

Refta ora per compimento dell'ope-

ra a parlare delle traslazioni delle fa-

cre fpoglie del B. Principe . La prima

G 3

feguì


loz Del B. Amedeo

feguì nell' anno 1518., infino al qual

tempo erano (late nel fito umile , in

cui egli aveva ordinato d' effere fep-

pellito . La fama della fua fantità,che

fi andava divolgando in tutta la Cri-

ftianità ,

la copia de' miracoli , co'quali

Iddio autenticava la fua gloria , la par-

ticolare divozione del Duca Carlo III. ,

che del Beato era nipote ex Fratre ,

le iftanze del Capitolo , e della No-

biltà di Vercelli fecero prendere la

rifoluzione di riporre in luogo più de-

cente quelle facre offa, acciocché, fé

nel tempo avvenire , come fperavafi,

e fi è poi verificato , efporre fi potef-

fero in venerazione , fi trovaffero in-

tere , e pulite . In prefenza dunque del

Duca , di Claudio di Seiffello , Arcivescovo

di Torino , de' Canonici , e di

molta Nobiltà apertala Sepoltura, dalla

caffa , ove giaceva il morto corpo ,

furono eftratte tutte le offa , e pofte

in altra caffa veftita di panno , la qua-

le fu collocata nel teforo della Chiefa,

lafciandofi la caffa vecchia cogP inte-

stini nel luogo di prima . Il che tutto

narra-


Duca di Savoia. ioj

narrafi nelP iftrumento rogato dal No-

tajo Giantommafo de* Ferreri neli' anno

iji8. indizione 6. agli n. di

Giugno

.

Dopo furono ancora trasferte due vol-

te; cioè a dire, quando fi fabbricò il nuovo

Coro , nella qualoccafione rovinata

il luogo , che a cagione delle molte reli-

quie chiamavafi il teforo, furono portate

nella Sagreftia . Di là furono pofcia ri-

pofte nel luogo , ove molti anni fletterò

le reliquie di S. Eufebio . Ma non

era paga la venerazione comune , fé

non fi collocavano in luogo , dove da

tutti fi poteffero venerare . Perciò Mon-

fignor Gianftefano Ferreri volle ripor-

le in una cappella , che anticamente

ferviva di Sagreftia a' Cappellani , la

quale a queft' effetto fi fece pulire , e

adornare ; funzione , che fi fece ad

un' ora di notte del dì 15. di Giugno

del 1609. Portarono la cafla quattro

Canonici , e intervenne il Vefcovo col

Capitolo, e alcuni nobili . Rimafenoa

poco confolata la pubblica pietà, perchè

il luogo era più

G 4

aperto , ond' era

facile


104 Del B. Amedeo

facile F acceffo per porgervi le loro

preghiere, e i loro voti , i quali d'allora

in poi fono crefciuti oltre modo.

Ma dappoiché per F Oracolo del Vaticano

fi potè venerare pubblicamente,

e dirne la meffa, e l'uffizio, i noftri

Sovrani gli hanno eretta una Cappella

magnifica , adorna di marmi , full'al-

tare della quale fu riporto il facrode-

pofito racchiufo in una caffa d'argento

, donata già da Carlo Emmanuele

il Grande . In due Tribune della medefima

Hanno anche i cadaveri di Carlo

III, , e di Vittorio Amedeo I. , i qua-

li erano prima in caffè di piombo nelF

altra Cappelletta dedicata al Beato .

Seguì tal funzione Fanno 17 14., che

doveva effere onorata dalla prefenza

del Re, e della Corte , fé la morte

di Vittorio Amedeo Principe di Piemonte

nonne aveffe impedito l'andata.

Del B. Amedeo parlano molti auto-

ri , ed è notabile , che ne commenda le

virtù anche un eretico , eh' è Sebaftiano

Munftero « nella fua Cosmografia •

La

* Lib. 2.


Duca di Savoia. 105

La fua vita fu fcritta da' Cronifti della

Reale Cafa , e di più da Giovanni Bo-

terò nelle vite de' Principi Criftiani ,

da Gianfrancefco Ranzi , dal P. Stefano

Binetti, dall' autore anonimo Francefe

de' nuovi Fiori di Santità , da Monsignor

Malletti, Vefcovo di Nizza, da

chi fece le giunte al Vigliegas ftam-

pato in Piemonte , e finalmente dall'

Abate Morozzo Ciftercienfe Riforma-

to , Vefcovo di Saluzzo .

DEL

B. A L E R I N O

DE' RAMBALDI

VESCOVO D' ALBA.

QUefto grand' uomo ebbe Alba pet

patria, ove nacque dalla nobile

famiglia de' Rambaldi . Paflata

lodevolmente la fua prima età , fu per

li


io6 Del B. Alerino

li fuoi meriti afcritto all' Ordine Cleri-»

cale, e provveduto d' un Canonicato

nella Cattedrale , che è dedicata a

S. Lorenzo . In quefto flato diede sì

chiari fegni di probità, di prudenza,

e di zelo , che vacando la Sede Epifco-

pale per la morte del Vefcovo Giacomo

, Martino V. Sommo Pontefice follevollo

a quella Prelatura nell' anno

141 9. Governò Alerino la fua Diocefi

lungo tempo , cioè trentafette anni , e

fegnaloffi nelF amminiftrazione della

giù/tizia , e nella follicitudine di racqui-

fiare i beni delle Chiefe

In un Sinodo da lui tenuto F anno

1434. fra gli altri falutevoli decreti ,

eh' egli fece , uno fi fu di far allibrare

i beni immobili del Clero Secolare, e

Regolare, per impedire, che in avve-

nire non fi alienaflero con tanta facilità .

Ma ebbe anche molto a patire sì per

confervare , che per ricuperare le ren-

dite della menfa Epifcopale o ufurpate

da perfone prepotenti , o alienate malamente

da chi per F innanzi le aveva

amminiftrate •

,

Viffe


Vescovo d' Alba; 107

Viflfe a' fuoi tempi in Alba la Beata

Margherita di Savoja , che dopo la morte

del Marchefedi Monferrato fuo Con-

forte , rinunziate le pompe del fecolo,

veftì r abito di S. Domenico , e fondò

un famofo Moniftero . Gran motivo di

confolazione fu certamente al buon Vefcovo

il vedere accrefciuta la fua Chie-

fa d' un buon numero di elette fpofe di

Gesù Crifto , che fotto la fcorta della

pia Principeffa ad altro non attendevano

, che a fantificare fé fteffe . E di

non minor giubilo fu al fuo cuore la miracolofa

invenzione del corpo di S. Teo-

baldo l

, che flava bensì nella Chiefa

Cattedrale , ma per non faperfi il luogo

precifo , con minore venerazione di

quella , che convenivafi . Perciò volendo

il S. Vefcovo metterlo in pubbli-

co, una fera coli' affiftenza d'alcuni de'

principali Canonici , e Cittadini entra-

to in Chiefa, e fattavi orazione, fece

fcavare vicino ali' altare eretto ad ono-

re dei Santo . E fu non leggieri in-

dizio , che Iddio aveva illuminato il

Ve-

1 V. la yita di S. Teobaldo.


io8 Del B. Alerino

Vefcovo , F efferfi offervato , che in

poco d' ora s' incontrò il nobile avel-

lo del Santo , nel qual punto da fé

cominciarono a fonare tutte le campane

della Città con maraviglia univer-

fale del popolo , che correndo in folla

alla Chiefa , con fommo giubilo rin-

graziò Iddio della manifeftazione d'un

ranto Teforo . Ordinò poi il Beato , che

a perpetua memoria dello fcoprimento

ciò foffe fcolpito in un marmo , che

ancora a' giorni noftri fi vede , il che

accadde nell'anno 1429.

NelF anno precedente alla fua morte,

vedendo in cattivo flato la Badia di

S. Frontiniano , e .però in pericolo

le reliquie del Santo , che ftavano

in quella Chiefa , egli per affienar-

le ordinò , che fé ne faceffe la fo-

lenne translazione entro la Cattedrale.

Anzi avendo fatto ergere un altare a

fuo onore , in effo le ripofe decentemente

; onde ficcome quel Santo Diacono

è riconofeiuto, come uno de'primi

Appoftoli di quella Città , così è

ora nel numero de' fuoi principali protettori

• ^# Quefto


Vescovo d 1

Alba. 109

Quefto è , quanto fi è potuto dire

del noitro B. Alerino, il quale dopo

avere governata sì lodevolmente la Tua

Diocefi fu chiamato a godere in Cie-

lo le ricompenfe dovute a'fuoi meriti,

lafciando per la fua morte fommamente

afflitto il fuo popolo , ai % 1 . di Lu-

glio dell'anno 1456. come fi legge

nel Necrologio della Cattedrale d'Alba.

Le fue eccellenti virtù gli hanno fatto

ottenere da' popoli il titolo di Beato,

e tale lo manifeflarono le grazie , che

al fuo fepolcro confeguirono i di lui

divoti . Ne parlano , come d' un Pre-

lato infigne per fantità , varj autori , e

fpezialmente quei del noftro paefe

.

DEL


no

DEL

B. ENRICO

SCARAMP I

VESCOVO DI FELTRE.

FRA

.

le più illuftri famiglie della

Città cP Afti contafi quella degli

Scarampi , la quale oltre a molte al-

tre glorie fi può vantare di aver dato

nel medelimo fecolo un Patriarca a Co-

ftantinopoli , che fu Rolando , di cui

fa menzione Bzovio , ed un Beato al

Cielo nella perfona d' Enrico Vefcovo

di Feltre . Fu quefti figliuolo d* Oddone

, o fia Oddonino Signor di Corte-

miglia; e iìccome non è venuto a no-

ftra notizia il nome di fua madre , così

nemmeno i fuoi primi ftudj , e le fue

prime occupazioni

Di lui dunque altro non fi ritruova,

fe non che nelP anno 1 3 96. era Vefcovo

d'Aqui

.


Vescovo di Feltre. in

perchè durava allora la

d' Aqui . Ma

grande fcifma , che sìr lungo tempo

affiiffe la Chiefa di Dio , non ben la-

prei, s'egli godeffe il Vefcovado con

pacifico poffeflb , vedenclofi dal Cata-

logo , che teffe Ferdinando Ughelli l

,

di que* Vefcovi , che alcuni erano intrufi

da Clemente VII. Antipapa . Comunque

fia la faccenda , fi legge , che

il noftro Enrico ebbe buona parte nel-

la direzione della Beata Margherita di

Savoja , che aveva fpofato il Marchefe

Teodoro Paleologo Marchefe di Monferrato

. Egli F accompagnò , quando

dal Piemonte pafsò negli Stati del Con-

forte , e ancora a Genova , de^la quale

Città il Marchefe era Governatore. Fu

ancora deftinato dal medefimo Marchefe

in compagnia d' Aleramo del Car-

retto, allora Abate di S. Benigno Frut-

tuarienfe , e poi Vefcovo , per trattare

il matrimonio di Giangiacomo figliuo-

lo del prenominato Marchefe con Giovanna

forella d' Amedeo Vili, di Sa-

voja . E' però credibile, che in que*

tempi

x Tom, IV. lui. Sac. col 330»


in Del B. Enrico

tempi egli foffe già paflato dalla Cat-

tedra d' Aqui a quella di Feltre , e

Belluno , Vefcovadi allora uniti * il che

per qual occafione avveniffe , noi non

{apremmo dire . Scrivendo tuttavia gli

autori , che Enrico fu molto caro a

Bonifacio IX- , del quale tenne mai

Tempre le parti contro gli Antipapi

d'Avignone , ficchè ne fu anche Teforiere

, fi dee (limare , che il cambiamento

di Cattedra procedette dal

fqpremo comando del Sommo Ponte-

fice , al quale premeva avere in quelle

parti perfone aderenti , e leali -, laonde

fu in grande ftima preflb l' Imperatore

Sigifmondo, che fidandogli i fuoi più

intimi fecreti lo volle fuo Consigliere,

e Segretario , Mentr' egli fu in Feltre,

fece riporre in nobile avello di marmo

i corpi de' Santi Martiri Vittore , e

Corona , che fono i protettori di quella

Città

,

Intanto per la lunga fcifma , che

divideva la Chiefa di Dio , intimatoci

in Coftanza il generale Concilio , il

Beato Vefcovo animato dal zelo, che

aveva


Vescovo di Feltre. 113

aveva di vedere il Criftianefimo in pa-

ce, non fu lento a portarvifi. E fece

per appunto in quel nobile Congreflò

una delle più belle comparfe . Imperocché

dopo la rinunzia , o fia depo-

fizione de' tre Papi , che allora dividevano

in tre fazioni la fanta Cafa di

Dio, fu egli uno degli Elettori del nuovo

Pontefice per la nazione Italiana : per

intelligenza di che dobbiamo qui ac-

cennare , che effendofi allora ftabilito ,

che oltre a 5

Cardinali avellerò voto al-

quanti Prelati delle Nazioni Italiana

Francefe, Inglefe, Alemanna, e Spagnuo-

uno di quelli

la nelP elezione del Papa ,

fu Enrico Scarampi . Martino V. det-

to da altri III. , che fu F eletto in quel

Conclave , fece molta ftima di lui ,

onde confermollo nelP uffizio di Tefo-

riere della Camera Appoltolica, anzi

gli commife ancora F amminiltrazione

del Patrimonio di S. Pietro . Segnaloffi

il S. Vefcovo in quelle cariche in gui-

fa, che fé niuno ebbe a dolerli di lui,

molti ebbero campo di lodare la fua

incorrotta giuflizia , il fuo diltaccamemo

Tom. VI. H dalF

,


.

ii4 Del B. Enrico

dall' intereffe , e la fua carità verfo de*

poveri • E* ancora molto commendata

la fua perizia delle cofe Ecclefiaftiche,

la facra erudizione , e la fantità de*

coftumi

Governò lungo tempo que' Vefcova-

di , infmchè confumato dalle fatiche ,

e ricco di meriti , gloriofo per gl'im-

pieghi , anzi per la fantimonia della

vita , e per miracoli , volò al Cielo

ai 29. di Settembre dell' anno 1440.

Il fuo cadavere fu accompagnato dalle

lagrime del Clero , e del popolo, e

fepolto nella Cattedrale di Feltre . Dopo

molti anni ritr©vatofi incorrotto fu

riporto nella Cappella di S, Michele,

e poi di là trafportato dentro a un*1

arca di legno, fopra la quale fi vede

dipinto lo flemma della Famiglia Scarampi

, cioè uno Scudo d' argento caricato

di cinque pali roffi, inunacel-

letta vicino alla fcala della Sagreftia ,

ove oggidì pure fi conferva intero , e

palpabile . Per lungo tratto di tempo

fi è efpofto nelle maggiori folen-

nità , con aprirfi T arca preflò d' una

fine-


Vescovo di Feltre. hj

fineftra con grata di ferro , alfa vene-

razione de' popoli , i quali concorrevano

da molte parti con gran divo-

zione , chiamandolo comunemente Bea-

to y

infintantochè con decreto della Sa-

cra Congregazione del 1 66 j .

fu fofpefa

quefta pubblica efpofizione. Le continue

Angolari grazie però, che ricevono

coloro , i quali ricorrono alla di

lui interceffione , rendono fufficiente

teftimonianza della gloria, eh' egli gode

dinanzi a Dio , come fcrive Ferdinando

Ughelli nella fua Italia Sacra ,

ove parla.de' Vefcovi di Feltre , e Bel-

luno l , e trattando de' Vefcovi d' Arti 2

aggiunge del noftro Scarampi , qui cum

vivens fé bonum paftorem , & fidelem

fervum in omnibus probajfet , defunclus

Beati cultum , ac nomen affecutus , Beatus

in ea regione ab omnibus cenfetur. E Fran-

cefeo Agoftino della Chiefa nella fua

Cronologica ftoria de' Vefcovi Pedemontani

nella ferie de'Vefcovi d' A qui lo

chiamò uomo infigne per dottrinale fantità*

i Tom. V. pag. 349,

a Tom. VI. pag. ^50.

H x Anno-


I ti Del B. Enrico

Annotazioni.

Circa V anno , in cui il noflro Beato

fu trasferito dalla Cattedra d!Aqui

a quella di Belluno , oggidì Cividal , e

di Feltre , fcrive Ferdinando Ughelli l

,

che fu neW anno 1404. ai 9. di Aprile

in luogo di Giovanni Capogalli ^ trasfe-

rito da Belluno alla Cattedra di Novara .

Ma perchè fi ritruova , che quefii neW anno

1401. fuccedette a Pietro Filargo , che fu

poi Aleffandrò V. , nel Vefcovado di Novara

, ptnjano alcuni , che due anni prima

Enrico portato a Belluno . In queW

fiafe

occafione però non farebbe cofa flrania^

che quella fedia fojfe vacata due anni a

cagione della fcifma y che tal volta vie-

tava a Vefcovi il pigliar poffeffo de^be*

ne fi\] 1 & quali erano nominati .

// fopraddetto Ughelli dopo fatte mol-

te diligente per fapere più al minuto i

fatti di sì grand? uomo , conchiude il pò-,

co , che ne dice , con quefle parole ,

ejus afta defiderantur . E

perciò anche

noi fìamo flati in quefla parte aflretti

t. Ita!. Sac. Tom. 5. pag. 163,

d'effere


Vescovo di Feltre ny

J* e (Tere più brevi di quello , che voleva

il merito del Beato , e H noflro defiderio •

Notifi , che a tempi del B. Enrico

i Vescovadi d* Aqui , e d' Alexandria,

erano uniti, il che durò dall' anno 1 17 6.

fino al 1406.

Pochi giorni prima di dare alle flam*

ve gli Atti del Beato Enrico ci perven*

nero alcune notizie tratte da un Tejlo a

penna, e(i(lente neW Archivio della Chic

fa di Feltre ? comunicateci dalla genti"

lezza del Signor Abate Giufeppe Scaram-

pi di Pruney , uno degli Elemo/inieri di

S. M. , e de* Riformatori degli Studj ,

e Governatore del Regio Collegio delle

Provincie , le quali noi abbiamo filma-

to d y

aggiungere alle cofe dette dal no-

flro erudito Scrittore per far maggior*

mente conoscere i meriti 9 e 7 credito del

Santo Vefcovo .

Narrafi dunque nel libro quinto della

Storia manofcritta univerfale della Città

di Feltre *fcritta dal P. M. F. Antonio

Cambrw^i Min, Conventi Feltrino , come

ai nove £ Aprile deW anno 1404. En*

fico Scarampi uomo nelle politiche , e nelU

H Ecclc

3


ii s Del B. Enrico

Ecclefiafìiche faccende verfatijjimo facce*

dette a Giovanni Capogalli j ma che non

andò al poffeffo del Vefcovado , fé non

fé neW anno 1406. per effere flato occurato

negli affari de* Vifcond ; e che

frattanto egli governò le due Chiefe di

Feltre , e Belluno per meffo di Fran-

cefeo Vefcovo Dragonenfefuo Vicegeren-

te , e Suffraganeo ; e che portatofi nel

mefe di Mar^o del fuddetto anno prima

in Belluno , e poi a Feltre fece in am-

bedue quelle Città la fua folenne entra-

la , incontrato con applaufi , e ricevuto

con molti onori da! fuoi Diocefani .

Si aggiunge , che neW anno 1408,

effendo ripullulate nello Stato di Milano f

e maffimamente nella Metropoli , le fa-

zioni Guelfa , e Gibellina^ e però effendo

nuovamente inforti grandiffimi difor-

dini , a tal che venuti i Fazionar} alle

mani , tra gli altri rimafe uccifo Ga-

briele Maria Visconti , figliuolo naturale

del fu Duca Giovanni Galeaffo , furo*

no per togliere di mefóo quefìe civili

difeordìe eletti in Milano due Governa-

tori , F uno per parte de* Guelfi , che fu

Ugo-


Vescovo di Feltre. ne,

Ugolino da Fano , e V altro a nome de*

Gibellini , e fu il nofiro Enrico Sca*

rampi , nel cui valore , e defire^a mol-

to confidava quella fazione ; onde con*

venne al Vefcovo , la/ciati i fuoi Vice*

gerenti in Feltre , e in Belluno , pajfa*»

re fen^a indugio a Milano per fopran*

tendere , ed acquietare le turbolente di

quella Città .

NeW anno poi 141 4. chiamato dall*

Imperatore Sigifmondo , che voleva della

di lui opera fervirji in rilevantiffimi affari

dell' Imperio , porto (fi il S. Vefcovo

follecitamente in Germania, sì per affifle*

re alla Dieta , che per intervenire anco-

ra nel famofo Concilio generale intima*

tofi nella Città di Coflan^a , ove oltre

alla fcifma di tre Capi , doveafi efami*

nare V eresia feminata in Boemia da

Giovanni Hus; e in ambedue fu diflin*

tamente impiegato il Vefcovo Scarampi »

Imperocché fu dal Concilio deputato Le-

gato al Pontefice Giovanni, il quale do*

pò avere pubblicamente promejjo di rinun*

fiare alla dignità Pontificia erafi fuggitoda

Coflan^a y acciocché

H 4

il perfuadeffe

man*

a


no Del B. Enrico

mantenere la promejfa rajfegna^ione del

Pontificato , cotanto neceffaria per cai*

mare le tempefie della Chiefa , e lo efortaffe

a ritornare nel Concilio , e a non

impedirne il buon ejito con nuovi fcan-

dali . Riufcì però inutile la Legazione ,

avvegnaché ejeguita con valida eloquenza

dallo Scarampi , tantoché non volendo

Giovanni deporre il Triregno , fagli dal

Concilio medefimo levato di capo , dichiarandolo

depoflo , e degradato . Quanto

poi air erefiarca Hus , dopo la folenne

condanna del Concilio fu dallo Scarampi

con altri Vefcovi degradato , e pò feia

pubblicamente abbruciato .

Regi/Ira ancora ilfoprannominato Scrit-

tore della Storia Feljrina una lettera di

Martino V. ai Bellunefi, data in Firenze il

giorno decimo quinto di Maggio , che fa.

molto onore al SantoPrelato; e ce ne fa fapere

/' occafione . Avendo la vicinanza

dell* armi Venete impadronitefi già di

Feltre , portato molto terrore nella Città

di Belluno , raunaronfi que^ Cittadini per

deliberare ciò , che aveano a fare , e con-

fidiate, le poche loro for^e non valevoli

a re-


Vescovo di Feltré, tté

d refiflere, rifolvettero in fine^ aderendo

al configlio de* Feltrini , di dar fi ancìi ejji

cl Veneziani . Il primo giorno dunque di

Maggio ( non fi dice di che anno , ma

t dalla lettera del Papa fi comprendetene

fu il ter^o del fuo Pontificato , vale a

dire di noflra Redenzione 1420. ) accor*

date alcune capitolazioni in Venezia , fu

introdotto il Conte Arcelli con altri in

nome della Repubblica al poffefio di Bel*

luno , avendo que* popoli ad efempio di

Feltre promejfo di contribuire diecimila

Ducati per effere liberi daW infoientedelia

milizia . Sollicitati pertanto i BeU

lunefi dal Provveditore Loredano a dover

trovare quanto prima il danaro per la taglia

fiabilito coWArcelli y taffarono il Ve*

feovo Scarampi nella fomma di Ducati

quattrocento : di che dolendo fi egli , che

fi ritrovava governatore pel Pontefice in

Terra di Lavoro , e in Maremma , impe*

irò da S. Santità lettere di efficace racco*

mandatone , per le quali il Papa pre*

gavai Bellune/i a voler ritrattare per fuo

amore V impofi^ione fatta al loro Vefco*

vo , e in riguardo de* meriti 9 e delle fati-

che *


tu Del B. Enrico

ehe , che fofleneva il medefimo per la

Romana Chiefa y efentarlo da ogni gravena

.

Ritornato Enrico neW anno 142.9. alla

fua Rejldenia ,

avendo ritrovata la Chiefa

dello Spirito Santo fuori della Città poco

lungi dal Borgo delleTeggie da alcuni vio-

lata , riconciliolla fecondo '/ rito della

Romana Chiefa confolenne benedhione ai

13. di Luglio del feguente anno 1 4 3 ó. , e

nel 1438, ad iflania^ e raccomandatone

del Doge Fofcari rinnovò V inveflitura

dell" Avvocarla del Vefcovado di Feltre,

e Belluno già alla menfa Epifcopale de-

voluta , a Manfredo , e Antonio Conti

di Collalto, i cui Maggiori aveanla fin

dall'* anno 1347. alla famiglia loro acqui-

fiata .

Alla fine delle memorie 'comunicateci

abbiamo ritrovata una deferitone affai

efatta dello flato , in cui prefentemente

ritruovafi il corpo del Beato ; // che noi

qui riferiremo appuntino colle fteffìffìme

parole dello Scrittore , acciocché maggiormente

apparifea la cura fpeiiale , che ha

Iddio anche dopo loro morte de* fuoi Servi

fede*


Vescovo di Feltre; hj

fedeli , che P hanno glorificato In vita *

dobbiamo però prima notare un avvi/o ,

che ci dà il medefimo Scrittore , effere il

corpo del Beato di prefente ripojlo in un

luogo non abbaflan^a difefo né daW in-

giurie del tempo , né dalla polvere , e

però non effere più in quel buono flato t

in cui havvi tutta la ragione di credere,

ctì egli foffe molti anni prima . Onde è

da defiderarfi , che fla tenuto con mag-

giore decenza , e venerazione .

„ Incominciando adunque ( così comin-

n eia la deferitone ) a dire degC ime-

>} gumenti , fon ejji quafi da per tutto

» molli y cedenti^ pieghevoli, di un co-

H lore non molto ofeuro , fegnatamente

f

alle cofeie : quelli fpe^ialmente , che

H ricoprono il dorfo , ficcome quello, che

» reflò fempre meno a" ogni altra parte

„ [coperto , fono poco , o nulla difjimili

» dal comune colorito de cadaveri , il

» quale hanno innanzi a" effere feppelliti .

» Egli è d'uopo però eccettuare la teflaf

* ed i piedi , ov* eglino fono fecchi , ed

» un poco nericcj . Effl non fonò co-

perù d! alcuna maniera di balfamo , né

n


i24 Del B. Enrico

» fi f cor S e f e S no » °^ in dì{io } [ime anteriormente .

» Per parlare del capo , mancano a

» quefio le pinne , la /pina , e porzione

# del dorfo 'del nafo , effendone guafle 9

$ e corrotte le cartilagini . Appariscono

» per anco le tonache degli occhi , prive

però degli umori , che contenevano *

>y

Sulla parte manca della faccia fcorgefi

s> un taglio , od uri accidentale crepatu-

5> ra , che vogliamo dirla piuttofio , la

» quale comincia dall' offo del nafo , e

y> difcende per fino a meffa la guancia +

>> La m afe e Ila fuperiore verfo la parte,

» diritta è fen^a uno dei denti incifori^

» e fenice il canino contìguo : ficcome

» alla mafcella inferiore alla fi ejfa par-

H te diritta manca il fecondo molar e ,

A

cor

» minciandone il novero dai canini ,

tor

di-

ritta parimente nell\ occidietro P orec*

4 chio vedejì una corrofione di tre , #

auat-


Vescovo di Feltre. h 5

^ quattro pollici . Non fi può ben, difcer-

» nere , fé vi fia

la lingua .

„ Intorno al Torace non fi offervano

M magagne ài forte r toltone il danno \

H che gli cagionò qualche tarlo , che vi

» s 1

introdujfe .

w NeW Addomine air Ipocondrio fini*

w firo evvi una laceratura^ od una corro*

% fione , la quale comincia aperta di fotp

to le cofiole , e termina aW offo inno-

w minale . Introducendo per codefia aper*

m tura le dita ,

pare dijentire delle mem-

y> brane del tutto Jteche , e raggrinzate .

m La metà finiflra dello fcroto è affatto

„ corrofa , e mancante .

„ Rifpetto agli arti inferiori ,

le cofeie,

w come fi è detto , fono beniffimo confer-

ii vate y offervandofi evidentemente nella

» parte interna a" effe P origine , e fine

di parecchi mufcoli . Sono di colore un

x

9 poco più fofeo le gambe , e in tutti due

» i piedi le offa del calcagno f polpate

» difeopronfi , e slogate , feorgendofi an-

» che il tendine d? Achille in parte corro-

>y fo si nel finiflro 7 come nel dritto

»piede.

» Spol-


126 Del r.Enrico Ves.di Feltre.

M Spolpato , e nudo del pari apparifce

w il Jini/iro cubito , antiche per il tratto

» di fei pollici daW articolazione evvi un*

w apertura , per la quale fi conofce 9 che

n tutto ciò i cK era mufcolo di fotto alla

„ cute , è divenuto polvere , e fibre fot-

9>

tili . Mancano a tutte due le mani i

n pollici , e la dritta ha perduti e inte-

# gumenti, e mufcoli , che coprivano il

iy dorfo della mano, rimafiine i foli ten-

ti

dini intatti

.

>y Queflo è tutto quello , che V angu-

a flia del luogo permife di. offervare •

5>

Giacomo Mardi M. F.

» Stefano Gafparetti M. F. e P. di

» Chirurgia .

„ Io Zaccaria Conti di Cefana Cano-

x nico Decano fui prefente .

» Io Paolo Z&mbalel fui prefente .

» Addì i • Ma^o 1756. in Feltre «

DEL


1*7

jUk # * .* .* * #*..** * jfc * .* * .# * .* * .* «ft * £ * * *'

DEL

B- T A D E O

NElla

VESCOVO IN IRLANDA.

Cattedrale d' Ivrea , dedicata

alla Regina del Cielo , ove al

tempo de' Pagani adoravafi il Sole , fu

onorevolmente feppellito un Vefcovo

Irlandefe, chiamato per nome Tadeo,

nell'anno 1492. E perchè incominciò

fubito dopo fua morte a rifplendere

per miracoli , ficcome in vita fu chia-

ro per meriti , ottenne il titolo di Bea-

to dalla divozione de' popoli . Di lui

però fono sì fcarfe le notizie , che né

meno ci è riufcitp di ritrovare , quale

delle trenf una Diocefi , che fono in

Irlanda , egli governata aveffe -, e che

motivo lo portafle in Ivrea . In tanta

ofcurità mi pare di poter conghiettu-

rare, eh* egli infermato*! nel ritornar ,

che


n8 Del B. Tadeo

che faceva da Roma alla patria , ve*

nifle poi a morire in Ivrea . E forfè

ivi pafsò con animo di valicare le alpi

pel monte di S. Bernardo , come pare

fi ricavi da alcuni verfi , i quali fedelmente

copiati da un'antica pergamena

ritrovata nel? archivio capitolare

di queir inclita Chiefa noi metteremo

qui fotto » E da effi veniamo altresì in

cognizione , eh' egli fu di fangue Reale,

e di una-famiglia , che Maker fi chiamava,

il che non è inverifimile , fé fi

riflette, che queir Ifola aveva a' tempi

d' Enrico IL Re d' Inghilterra cinque

Re. Mancandoci memorie de' fatti del

Beato, altro dunque non ci refta,che

collocare qui i verfi già menzionati ,

che forfè fin ora veduta non han la

luce delle ftampe,

j, Marmoreis tumulis hoc tempio Virginis alm£

„ Corpora San&orum plura fepulta j acent

„ Martyris hìc Beffi , Teguli, fancìique Savini

„ Atque Varimundi mollius offa jacent

.

. ,

#a Inde Thadeus adeft , quem mifit Hibernia , Pracfuh

,, Sofpite quo venit fepe petita falus ,

» Regia


Vescovo in Irlanda. 129

„ Regia progenies alto de fanguine Macher

„ Quem noftri in genua nunc, Latiique vocant

„ Ingemuit moriens, quem Hiberno fydere cretum

„ Non Carienfe tener , non Clavinenfe folilm

„ Sic vifum fuperis, Urbs Eporedia corpus

„ Tempio majori mirmore claudat opus..

„ Nunc jacet Eufebii teftudinis ipfe facello

„ PauperiemChrifti divitis inde tulit

. . , , . , . . ,

„ Hunc ciarum reddunt miracula Tancia , Beatus

„ Extat , & in toto dicitur orbe pius

„ Huc quicunque venis , divum venerare Thadeum ,

„ Votaque fac precibùs , dicque viator , ave

5 , Mille quatercentum annos tunc orbis agebat

„ Ateme nonagenos poftmodo junge duos

Colle parole folum Clarienfe , & Cla-

vinenfe intende il Poeta qualche Città


130

DELLA

B. P A O L A

DI BENE..

UNA delle più illuftri famiglie f

che vanti P antica Città di Brefcia,

è quella deiGambara, la quale ha pro-

dotti in ogni fecolo uomini e pe o r lettere

j e per valore riguardevoli . Di

quefta famiglia fu Gianpaolo , .che di

Caterina fua Conforte ai tre di Marzo,

nell'anno 1463. ebbe una figlia , la

quale acquiftatafì pei fuoi meriti il titolo

di Beata , fi può dire , che ne fa

il principale ornamento . Fu tenuta al

facro fónte da Federigo Vifconti , e da

Maria Bevilacqua , e battezzata da

Monfignor Francefco Bragadini , tutti

perfojiaggi affai noti pei loro meriti ,

e per la loro nobiltà . Ebbero cura i

l fuoi


Di Bene. * 31

fuoi Genitori di dare alla Bambina una

nutrice di molte virtù , eh' ebbe grandemente

a cuore d' allevarla nel Tanto

timore di Dio Laonde non è maravi-

glia , fé infino dalla fanciullezza offer-

voffi in lei una fomma inclinazione ad

ogni opera buona.

Tutto '1 fuo genio era di vivere ri-

tirata nella propria camera, attendendo

all' orazione , e alla lettura de' libri

fpirituali , fé non in quanto a titolo

d' umiltà godeva d* impiegar/! negli

uffizj più vili di cafa Recitava ogni

giorno fedelmente V uffizio delia Bea-

tiffima Vergine in compagnia d'un divoto

Sacerdote, dal quale imparò ad

offequiare la gran Madre di Dio , e

poftafi fotto la direzione del P. An-

drea da Quinzano Minore Oflervante,

cogli ammaeftramenti di lui attendeva

a perfezionare fé ftefla , tantoché anche

ne' primi anni deila fua adolefcen-

za nulla fi vedeva in lei , che non di~

moftraffe inclinazione al bene, e avver-

{ione alle leggerezze, e alle vanità ,

nelle quali perdoni! per Io più le zi*

I x telle.


i 3 2 Della B. Paola

telle . 1 balli , e feftini , che ad altre

Xue pari erano il più caro divertimen-

to , fervivano a Paola di martirio -

9 non

rifiutava però d'intervenirci , quando

così comandava la madre . Ma prima

fi apparecchiava non già colP adornarfi,

bensì coli' orazione , fupplicando l'Al-

.tiffimo a volerla prefervare da ogni

colpa in tale occasione . Ed appunto

dovendo una volta per ordine de' tuoi

Genitori comparire ad un ballo , men-

tre tutti fi credevano , eh' ella fi fofle

ritirata nella fua camera per abbelìir-

fi , fu forprefa dalla madre , che te-

neva in braccio il Crocifìffo , con cui

sfogava gli affetti dei fuo cirore in cal-

di fofpiri , e lagrime abbondanti

Paflata così lodevolmente la fua più

tenera età, per le fue nobili qualità %

e per P eccelfe virtù , che in lei fi ammiravano

, fu ricercata da molti in

matrimonio. $fa Iddio, che deftinata

l'aveva pel noftro Piemonte, e per

effere la gloria , e la protettrice d' uno

de' fuoi più riguardevoli borghi , con

un tiro di provvidenza la fece accafare

.

cpl


Di Bene: 13;

col Conte Lodovico Antonio Corta gentiluomo

di rare virtù, il che avvenne

per quello incontro*. Aveva il Difca"

Filiberto fpedito alla Repubblica di Venezia

in qualità di tuo Ambafciatore

il Conte Lodovico , altri dicono Gian-

francefco di Bene . Terminati gli affari

appoggiati alla fua destrezza , e prudenza

dal fuo Sovrano , nel ritornare

da Venezia fu in Brefcia afialito da

grave infermità in una gamba , che

T impedì da profeguire il viaggio .

La qualità dei personaggio impegnò

alcuni de' Nobili Brefciani ad offerirgli

1' albergo , ed egli accettò i cortei!

inviti del Conte Gianpaolo Gambara ,

onde fu portato nel fuo palazzo . Quivi

ebbe campo di trattare colla modefta

figlia del Conte , e guadagnato

dalle fue virtù , e belle qualità pensò

di ricercarla in matrimonio' pel Conte

Lodovico fuo figliuolo .

Rifanato che fu , e ritornato a To-

rino , ne trattò col Sovrano , e col

futuro fpofo , e col confenfo di tutte

le parti reftò il matrimonio conchiufo.

I 3 W


ij4 Dell a B. Paola

La fola fpofa tra le comuni conten*

tezze reftò in un mare d' afflizione ,

atrefochè il fuo gfenio la portava piuttosto

al chioftro , che al talamo . Con-

tuttociò efortata dal fuo Confeffore fi

fottomife a' voleri del Padre, abben-

chè non poco di cruccio le recaffe il

doverlo abbandonare , perchè la podagra

, che lo moleftava , non gli per-»

metteva di feguitarla in Piemonte #

Ne ricevè però gli avvitì proporzio-

nati allo flato , in cui entrava $ e finalmente

già feguite le nozze, Iddio,

che nelle occafioni fuole confolare gli

umili , mandò alla nuova fpofa un con-

forto, che non fi affettava. Reftarono

gli fpofi qualche mefe in Brefcia,

e in quel tempo giunfe in quella Città

il B. Angelo da Civaffo dell' Ordine

de' Minori Offervanti col titolo di Commiflario

generale per la Crociata , e

intefa la nuova del matrimonio fegui-

to , follecitato dal Confeffore di Paola,

e dal merito del Conte Lodovico fu

a vifitarla . In qualche conferenza avuta

infieme conobbe il B. Angelo il buon

fondo


Di Bene; 135

fondo della Contefla , le promife ogni

affiftenza , la provvide d' un Confeflò-

re, che la fervifle in Piemonte, e affi-

curolla ,• che di lei egli avrebbe avuta

memoria nelle fue orazioni -, cofa, che

recò molto giubilo alla Serva di Dio.

Licenziatifi poi da' parenti, e dagli

amici , partironfi da Brefcia i due Spo-

fi , e fi conduffero in Bene , ove furono

ricevuti con grande pompa , e

con molti applaufi da' loro fudditi .

Ma Paola fdegnando tutte quelle va-

nità , che terminano in fumo , di nulla

moftrò più di curarfi , che delle an-

gustie d' una cameretta , ove ritiravafì

a godere Iddio , o di reftare nelle

Chiefe a pregarlo di mantenere illiba-

to il fuo cuore , e libero da ogni attacco

alle cofe mondane . Gradiva non

pertanto le vifite, e cortefemènte corrifpondeva

a' complimenti , onde gua-

dagnoffi la ftima , e F affetto di tutti

Vifìtava non di rado la Chiefa de' Pa-

dri Minori Offervanti , fondata alcuni

anni prima da S. Bernardino poco lun-

gi dalle mura del Cartello , e quivi era

folita confeflarfi. I 4 Non

.


f 3 ($ Dell a* B> Paola

Nofl erano ancora parlati due anni,

dacqhè Paola era giunta in Piemon-

te , quando arrivò in Bene ancora il

B. Angelo , col quale potè di nuovo

conferire lo flato della fua cofcienza

ricevendone documenti falutari , ch'ella

pigliava appunto, come fé venifieroda

un Angelo , e non poco giovarono a

farla avanzare nel cammino della per-

fezione . Poco dopo avendo Dio be-

nedetto il matrimonio della fua Serva*

fentendo d' avere concepito , non cef-

fava di raccomandare fé , ed il fuo

portato al Signore , ed a fuo tempo

partorendo un figlio confolò non meno

tutti i fudditi , che '1 marito . Quefti

fu poi il Conte Giambatifla , che

allevato in ogni genere di virtù riufrì

paggio d* onore del fuo Sovrano ; ma

la morte , che il rapì ben giovane ,

troncò tutte le fperanze , che in lui fondava

P inclito Genitore .

Godeva in tanto fomma pace lo fpi-

rito della B. Conteffa , quando Iddio

folito di provare nel crocinolo della

tribolazione le anime chiamate ad una

per-*

,


Di Bene; 137

perfezione eminente , volle , che pro«

vaile Paola una delle più pefanti croci

, che incontrino le perfone ammogliate

• S' invaghì il Conte Lodovico

d' una giovane , e fé da principio le

trefche furono fegrete , coli' andar del

tempo accecato da una paffione , di cui

è proprio offufcar la mente , fenza verun

riguardo Fintroduffe non folamen-

te nel Cartello , ma P ammife fino alla

propria menfa . Quali fodero i lenti-

menti della B. Contefla , è facile V in-

dovinarlo . Stette però faldo il fuo

petto in un incontro sì faftidiofo ;

ftruggevafi il fuo cuore in lagrime

a'' piedi del CrocififTo , pregandolo a

non vibrare i fuoi fulmini fopra P in-

fedele Conforte, ma all' oppofto rifchia-

rare con un raggio di fua luce la di

lui mente ottenebrata . Incontratali a

fola a fola colla femmina impudica ,

T ammoniva con dolci maniere a cam-

biar vita , fé non voleva provare ciò

che poffa un Dio fdegnato per le tan-

te ofFefe . V afficurava , che poco a lei

caleva il torto , che riceveva da lei , e

da

,


Ì38 Delia B. Paola

da fuo Conforte , fupponendolo per»

meflb da Dio in pena de* proprj pec-

cati . Eflerle però pena infoffribile vedere

un Dio sì buono, e sì amabile

sì gravemente oflrefo : diceva , che pa-

lefe era lo fcandalo , e però doverfi

temere Y ira del Signore : afficurarla ,

che fé la neceffità l' induceva a peccare

, effere apparecchiata a provvederla

in guifa , che di nulla avrebbe

bifogno: che perciò la pregava a ri-

flettere allo flato , in cui effa fi ritrovava,

e pofto aveva fuo marito , ed

effere fuo dovere riparare al piuttofto

il male fatto con un falutare pentimen-

to, e col ritirarfi dall' occafione .

Non udì F impudica femmina le voci

cordiali , e gli avvifi falutevoli della

Conteffa : ma di là a poco le fece fentire

Iddio la fua mano pefante con man-

darle una grave infermità, che fu giu-

dicata mortale . Or mentre quefta la

tormentava nel corpo ,

molto più cru-

ciavala il rimorfo della cofcienza per la

vita mal menata . E qui per appunto

fpiccò la carità di Paola, che non con*

tenta


Di Bene; 139

tenta d* affifterle di continuo , la fervi*

va con ogni puntualità , e profittando

d' ogni momento colle fue efortazioni

la induffe a pentirfi , a confeffarfi, a ricevere

gli ultimi Sacramenti . Fu cofa

notabile il vedere , che donò la morte

per così dire tempo, acciocché poteffe

quella infelice adempire i doveri , che

prefcrive la religione Cristiana negli

eftremi della vita* e potè ciò aferi verfi

alle preghiere, che la B. Contefla per lei

porgeva a Dio . Morta che fu, proccurò,

che foffe onorevolmente feppellita , e

con replicati facrifizj , con molte ora-

zioni , con abbondanti limofine , e col

digiuno per otto giorni continui fi Au-

dio di abbreviarle quelle pene , che po-

teva avere meritate

Nella morte di coftei non finirono

però le afflizioni della pia Dama . Imperocché

effendo quella morta in pochi

giorni , e con alcuni fegni equivoci di

veleno, il Conte fofpettò, che quella

morte foffe ftata proccurata alla rea femmina

dalla noftra Beata , onde per lungo

tempo la rimirò di mal occhio , e

.

fi


i4o Della B. Paola

fi ftudiava in più maniere d'inquietarla.

Quelli fofpetti , e trattamenti erano a

Paola un continuo foggetto d' affanni ,

ne' quali altro conforto non ritrovava,

che a' pie «del Crocififlb , dove sfogava

'1 fuo cuore , "fi offeriva a nuove

pene , e chiedeva forze per foffrirle.

Effendo la Beata così benignale ca-

ritatevole verfo chi 1' aveva offefa , fi

può quindi argomentare , di quale lega

fofie la carità , che aveva in riguardo

degli altri . Erano perciò i poveri le fue

più care delizie, perchè in effi rimirava

la perfona diCrifto cogli occhi della

fede . Era il fuo cuore tenero, e la fua

mano fempre aperta, allorché fi trattava

d'affiftere a'bifognofi . Baftava , che

a lei ricorrdlero per ottenere, quan-

to bramavano ; e di ciò non contenta

li ricercava ancora nelle proprie cafe ,

visitandoli infermi , e confidandoli , fé

afflitti , e vertendoli , fé nudi . Ed ecco

nuova materia d'angofcie al cuore della

Cornelia . Imperocché accufata al ma-

rito , come fé diffipaffe le foftanze del-

la cafa , egli ne la fgridava acremente -

Pigliò


Di Bene. 141

Pigliò il Signore la protezione della Tua

Serva in due occasioni con evidenti , e

palefi miracoli.

Ritornato il fuo unigenito dalla Cor-

te del Sovrano fu in Bene vifitato da tutta

la nobiltà di que' contorni . Ora men-

tre il Conte faceva feftini agli ofpiti ,

Paola più generofamente del (olito ac-

correva i poveri , difpenfando pane, e

vino in abbondanza , talché refto vota

una • botte del vino più delicato, che

ci fofle nella cantina. Chiamato il ma-

rito , fentendofi dire da' fervi , che la

Contefla donato lo aveva a' poveri ,

infuriatoti la minacciò anche in pre-

fenza de' foreftieri . La pia Dama per

mitigare il fuo fdegno calò in cantina

, e toccata la botte, ritrovoffi piena

di vino perfettiffimo con maravig lia

non ordinaria di coloro , che prima

ritrovata P avevano del tutto vota

Cònofcendo poi la Serva di Dio i\

genio del marito, d'allora in poi non

folamente fi moderava , ma ufando

Criftiana prudenza efercitava di nafcofto

le opere di mifericordia . Non potè

ad

.


%42 Della B. Paola

ad ogni modo un giorno sfuggire fan*

contro del marito , che falendo le leale,

mentre effa feendeva , nel vederle il

grembiale pieno , ben s' immaginò ,

eh' ella portava roba pei mendici . Fermatala

pertanto, con volto adirato le

dimandò , cofa portaffe . La BeataTor-

prefa dall' incontro , e dall' interroga-

zione, rifpofe, che portava rofe , e

fiori . E come , replicò il marito , in

gennajo fi raccolgono rofe , e fiori ì

Correva per appunto quel mefe , ed

aperto a viva forza il grembiale , penfando

ritrovar pane , vide frefehiffime

rofe , e fiori $ avendo rinnovato il Signore

a favore di Paola il miracolo fuo

teduto a S. Elifabetta

Confufo adunque il Conte , ed ammirato,

riconobbe la fanti tà della Con-

forte , e d' allora in poi lafciolle più

libro il campo d' efercitare la carità

verfo de' poveri , e di attendere alle

opere della pietà . Di ciò la Beata ebbe

a renderne molte grazie al Signore ,

al quale di buon cuore farebbefi del

tutto fagrificata, rinunziando in effetto

ad

.


Di Bene. 143

ad ogni fafto delfecolo, ficcome rinun-

ciato gli ayeva col cuore , fé il Aio

flato glielo avefle permeilo . In ifcam*

bio proccurò di maggiormente atten-

dere alla perfezione del fuo interno ,

alla quale per giungere volle veftire

T abito del Terzo Ordine del P. S. Francefco

. Ji ricevette adunque dalle mani

del B. Angelo di Civaflb allora Guar- .

diano dei Convento , e fuo Confetto*

re , e fotto queli' abito divenne una

vera Serafina per P amore di Dio -, e

tutta s' impiegò per 1' acquifto della

fanta umiltà ad efempio di S. Elifabetta

d' Ungheria fua avvocata , nella cui

fetta fu ricevuta Terziaria,

I più vili efercizj di cafa in aflenza

del marito erano i fuoi più cari . An-

zi non ifdegnò d'impiegarli in pubblico

ne' miniftrerj più abbietti , tanto che

riparandoli il Convento de* Padri , fu

veduta faticare, come una fantefca , e fol-

licitare , chi portava i materiali • E a

chi le rapprefentava , eh' ella fi avviliva

troppo, rifpondeva, che non perde

f onojre , chi s' kppiega a gloria di

Dio ?


144 Della B. Paola

Dio , e de' Santi , o de' luoghi loro

confecrati . Accrebbe dappoi notabilmente

le fue penitenze , velli più modeftamente,

e paflava le notti in ora-

zione , dando pochiffimo tempo al fonno.

Non mancava non pertanto a' doveri,

che le prefcriveva il tuo flato, invigi-

lando , che non vi foffero difordini in

cafa , e che ciascheduno della famiglia

viveffe nel fanto timore di Dio.

Era cofa di flupore il vederla Tempre

occupata o nel lavoro , o in leggere

libri divoti , o nel recitare preghiere

. Oltre alle ore canoniche ogni

giorno recitava V uffizio della Beatiffima

Vergine con quello de' morti, e di

più i fette Salmi Penitenziali , ed il

Rofario , Afcoltava tutte le meffe , che*

poteva , nella Chiefa de' Padri , o almeno

quelle , che fi dicevano nella

cappella del Cartello, quando non po-

teva andare alla Chiefa $ il perchè fi

vede , che a chi ama Iddio , non man-

ca il tempo per far molto a di lui

gloria

.

Coli!


Di Bene. s

14?

Coli' andare del tempo ottenne dal

marito, a* cenni del quale puntualmen-

te ubbidiva , d' effere liberata dagli afi

fari domeftici per poterfi tutta impie-

gare negli efercizj dello fpirito; ed al-

lora lafciata la briglia alla fua divo-

zione , pareva ? che più non viveffe

che a Dio -,

ftavafene o immobile in

Chiefa , o rinchiufa nella fua cella a

pregare, fé non la fpingevano a ufci-

re di cafa i bifogni de' poverelli .

Quelli vifitava sì nelle proprie cafe,

che negli Spedali , confolandoli , e fer-

vendoli con ogni carità . Non ifdegnava

di nettare le piaghe più fetenti , e

le ulcere verminofe , impiegavafi nei

pulire, e votare i vafi più ftomache-

voli , entrava ne' tugurj più fozzi , e

mal in ordine , nulla ritrovando la fua

carità , che fofle difdicevole alla fua

nobiltà , avvegnaché taluno di villa

meno acuta, e vale a dire, che non

vedeva Crifto ne' poveri , perciò ne la

fgridaffe .

Incontratali un giorno, mentre ritornava

dalla Meffa, in una povera donna

Tom. VL K qua-


146 Della B. Paola

quafi ignuda , che flava limofinando

fi fece da lei feguitare fino al Cartello,

ove giunta la rinchiufe in una camera

fegreta ; non folamente la veftì con

abiti decenti, ma volle lavarle i pie-

di . Ricusò lungo tempo la donna quella

carità, perchè avendo le gambe pia-

gate , temeva cagionare naufea alla

pia Dama . Quefta però efpugnò la

ripugnanza della mendica , e non folamente

la nettò , ma ancora colla lingua

fi pofe a lambire le piaghe . E parve

voleffe Iddio ricompenfare un atto di ca-

rità cotanto infigne , conciofliachè la povera

ne retto in breve guarita . Ad

un' altra donna, che per la tigna aveva

in tefta piaghe fetenti, applicando

lo fteflb rimedio della fua lingua , lambendole

, reftituì intera la falute .

Non badava a' proprj incomodi , né

alle naufee la Serva di Dio , allorché

fi trattava d' affiftere a' poveri , e ne

fu ancora una pruova 1' aver date le

proprie fcarpe ad una donna, che ri-

trovò fcalza fopra '1 ghiaccio , quan-

tunque poi doveffe ella fare qualche

tfattQ

,


Di Bene. 147

tratto di ftrada a piedi fcalzi prima di

giungere al Cafteilo

Era divotiflìma della paffione di no

ftro Signore , e ne meditava di con-

.

tinuo i dolori , né minore affetto por-

tava al Santiffimo Sacramento dell'altare

, eh' è per appunto il memoria-

le della paffione di Crifto . Da princi-

pio lo riceveva ogni quindici giorni $

e perchè lungo al fuo amore pareva

quel tempo, per configlio del Confeflbre

fi accollava poi ogni Domenica

alla comunione , e ciò con «ì rara modeftia,

umiltà , e riverenza , che ognuno

ne reftava edificato . Infin da bam-

bina fi può dire , che col latte fucchiaf-

fe la divozione alla Beatiffima Vergine,

ad onore della quale pigliò crefeiuta

negli anni il pio coftume di recitare

ogni giorno il Rofario . Premetteva alle

fue fefte varie opere di pietà , ne di-

giunava rigorofamente le vigilie , ficcome

a fuo onore paffava ogni Sabbato

con Colo pane , ed acqua . Voleva pe-

rò in quel giorno raddoppiar la limo-

fina 7 fui rifleffo , che doveva fervire a

K> » rifto-


148 Della B. Paola

riftorare il povero ciò , che di bocca

fi toglie il ricco

.

Stava verfo Monetavi fopra una rocca

una piccola Chiefa, chiamata la Madonna

delle grazie : colà non di rado

portavafi la Conteffa , paflando per la

porta del foccorfo , eh' era in Caftello,

uè avendo riguardo al gelo, e alle ne-

vi anche nel più freddo dell' inverno

faceva a pie fcalzi quella via feofeefa

cinta d' afpro ciliccio nelle reni . Delle

altre lue penitenze molto ci farebbe

che dire . Baderà folamente accennare,

eh* ella digiunava ancora ogni merco-

ledì , e che negli altri giorni era par-

eli iiilma nel pigliare il cibo : fotto le

lenzuola teneva pezzi di legno , acciocché

tormentofo le foffe anche il ripofo

Racconteremo a fuo luogo , che né meno

neir ultima Tua infermità depofe il

ciliccio , che dopo fua morte le fu ri-

trovato indoflb

.

Volava intanto la fama delle fue virtù

per tutto '1 Piemonte j laonde molte

perfone date allo fpirito vollero trattare

con lei gli affari delle loro cofeienze , e


.


Di Bene* 14$

le ne partivano foddisfattiffime. Il P. Bai-

daffare da Caftelnuovo di Scrivia, che fi

venera , come Beato in Mondovì , nel

vifitarla difcorrendo con lei di materie

fpirituali , fi avvide , eh' ella era fondatiffima

nella miftica Teologia , e che

camminava la ftrada della più fublime

perfezione . Stupì fopra tutto di ritro-

vare in una donna tanto zelo per la

falvezza dell' anime ; perchè offervò ,

eh' ella efpofta avrebbe la propria vita

a mille pericoli per falvarne una fola

dalle fauci del lupo Infernale * E toccò

con mano , eh' ella s' impiegava a tutto

potere per togliere gli abufi , per im-

pedire le colpe, per promuovere al bene,

e non meno coli' efempio , che colle

fue infocate parole

Né mancarono alla noftra Beata per

perfezionare interamente la fua pazienza

infermità corporali e affai frequen-

ti, e molto lunghe . Portò lunghiflimo

tempo un acutiffimo dolore di tefta, a

cui non foffrì giammai , che fi appli-

caffe verun rimedio , contenta di patirla

ad onore di quelle fpine , che trapaffa-

K 3

ron#

.


ijo Della B* Paola;

rono le tempia del fuo Salvatore . Ben

fi conofceva , che le rigorofe fue au*

fterità erano de' fuoi mali la cagione i

e tendevano ad a&elerarle la morte .

Ma a Paola poco caleva il vivere , e

molto il patire per meritarci quella gloria

eterna , eh' è premio di momenta-

nee fofferenze

.

Agli altri mali fi aggiunfe fui fine

de' fuoi anni una fomma debolezza ,

originata dalle fue antiche , e continue

aufterità . Affalita poi da ardentiffima

febbre fu aftretta di tenere il letto ai 14. .

di Gennajo dei 1505,, giorno, in cui

la Religione Francefcana celebrava la

fetta del Santiffimo nome di Gesù y e

ftando colla mente fempre unita al fuo

Dio , è fama collante , che le foffe ri-

velato il proffimo termine di fua vita

Chiamato perciò il Conte fuo marito,

dimandogli in grazia d* effere vefti-

ta dell' abito di S. Chiara , dicendo,

che fé in vita occultamente portato lo

aveva per molti anni , defiderava in

queir abito palefemente morire , e fu

compiaciuta . Ricevette in feguito co»

graa

.


Di Bene; iji

gran divozione i Santiffimi Sacramenti f

e pregò il Confeffore a recitare ogni

dì con voce alta i fette Salmi Peni-

tenziali, e la ftoria della paffione del

Signore defcritta da S. Giovanni , accompagnando

effa tale lettura con vivi

affetti del fuo cuore , come appa-

riva dal tenere lo fguardo fiffo nel Signore

appaffionato , che aveva al pie

del letto»

Nel giorno precedente alla fua mor-

te volle di nuovo ricevere il Santiffimo

Viatico * ma prima follevatafi fui

letto , con profonda umiltà dimandò

perdono a tutta la famiglia , che le

flava attorno piangendo , e lafciò va-

rj ricordi fpirituali al marito , raccomandogli

particolarmente la protezione

della Religione Francefcana , dal-

la quale aveva ricevuti molti ajuti

per avanzarfi nella via del Cielo. Finalmente

ai 14. di gennajo invocato i\

Salvatore, la Santiffima Vergine , il fua

Angelo Cuftode , il P. S. Francesco, co*;

fuoi Santi avvocati , fattale la raccoman-

dazione dell' anima , placidamente fpirà

K in

4 .


1f1 DfittA B. Paoià

in giorno di Sabbato , reftando il Aio

volto sì avvenente , che moveva a divozione

chiunque la mirava * Fu ri-

trovato nel fuo dilicato corpo un afpro

ciliccio , che né meno nelle Aie ultime

ore volle toglierti d' indoffo , in-

dizio non leggeri dell' affetto , eh 1

aveva alla penitenza *

ella

Pubblicatafi col fuono lugubre delle

campane , e molto più colle lagrime,

t co' finghiozzi de' famigliari la fua

morte , tutto '1 popolo $* incamminò al

Cartello , ove fi udiva un confufo mormorio

di poveri , che piangevano la

morte della loro affettuofa madre , di

fudditi, che fi lamentavano per avere

perduta una padrona sì amorevole, e

di altri , che giudicandola Beata , raccomandavano

fé , e le loro neceffità

alla di lei protezione . Nel giorno fe-

guente accompagnato dal Clero Seco-

lare, e Regolare fu portato il fuo cadavere

alla Chiefa di S. Francefco, ove

le furono fatte folenni efequie. Fu poi

ripofto nella fepoltura de 7

Conti Cofta

nella medefima Chiefa 5 ma in una

tomba particolare Quivi


T) i Bene* 155

Quivi però rimafe per poco tempo

la Serva di Dio; concioffiachè vedu-

toli , come diremo , un grande fplen-

dore fui fuo fepolcro , di là fu leva-

ta , e collocata in una Cappella de'

Conti a vifta d'ognuno. Seguirono po-

fcia le guerre , per le quali giudicò

la pietà de' Cittadini di fabbricare fra

le mura la Chiefa , e '1 Convento de*

Padri, come poi feguì. In effa fu ri-

porta F arca , che contiene quel facro

corpo , il quale vedefi ancora al pre-

fente incorrotto nella Cappella de 5

Conti

Cofta dedicata allora alla Natività di

noftro Signore. Quivi fi fcorge un nume-

ro non difprezzevole di voti d* argento ,

fra' quali è notabile uno mandato dalF

A. R. di Madama Criftina , come con-

crafTegno di grazia ricevuta per F in-

terceffione della Serva di Dio. Al pre-

fente è quella Cappella dedicata alla

Beata, il cui corpo in cafla decente

ripofto fi vede da un criftallo intero a

e incorrotto , effendo riconofciuta *

quale Avvocata principale della Città

di Bene*

Nella


1 54 Delia B, Paola

Nella fera appretto la fepoltura della

Beata flava genufletto il Sagreftano nella

Cappella, ov' era fepolto il fuo corpo,

in orazione, quando vide fui depofito

un'ombra , come di donna, e ciò gli

accade di vedere per alcune fere . Giu-

dicò per tanto di darne ragguaglio al

P. Guardiano , il quale ordinogli di par*

lare all'ombra, affinchè fi potette aiu-

tare co* fuffragj , fé taluno fotto di effa

compariffe , che ne aveffe bifogno .

Ubbidì il Sagreftano , e fentì rifpon-

derfi con voce allegra , effere Paola

Cornetta di Bene , che avendo trala-

fciato in vita di pigliare per quindici

fere le indulgenze fecondo prefcriveva

la Regola del Terzo Ordine , per comando

di Dio foddisfaceva ivi alle fue

negligenze » Due altri Religiofi , cioè

il P. Stefano Vacchini da Mondovì , e

il P. Angelo Bonaldi ebbero la mede-

sima vifione , ma con queftà differenza,

eh' effi ci videro di là a poco molto

fplendore , come -depofero con loro

giuramento . Anzi effendofi di ciò fpar-

fa la fama , il Conte Lodovico voli»

certi-


.

Di Bene: i jj*

certificarfene . E però mandò prima

alcuni de' fuoi , né predando fede alla

relazione , che quefti gli fecero , volle

portarfi egli medefirho una fera in Chie-

fa . E dando ivi dalle tre ore della notte

fino ai mattutino , fu degno di vedere

tale fplendore , che appena Affarvi po-

tè lo fguardo : argomentando però la

gloria di queir ànima volle , che foffe

di là cavato il corpo , che albergata

1' aveva , e ottenuta dal Provinziale la

licenza così fu fatto . Grande fu lo ftupore

di tutti gli aftanti ; imperocché

laddove credevano doverlo ritrovare infracidito

sì per ragione del fito umido

, che per la condizione naturale de*

cadaveri, lo ritrovarono intero, frefco*

e bello , mandando un odore di Para-

difo , che tutti confolava . Ripofto poi

in una caffa decente, fu collocato fa*

pra r altare della Sagreftia , indi in uà

luogo pubblico , come abbiam detto ,

affinchè da ciafcheduno poteffe vene?-

rarfi

Anche i miracoli , e le grazie ottenute

per interceffione della Beau

xeo-


t}6 Della B. Paola

rendono teftimonianza della fua gloria I

Ed in primo luogo dee ricordarfi una

forella del Cardinale Gambara allora

Vefcovo di Viterbo ,* fua ftretta parente

Quefta ftando per rendere lo fpirito a

Dio in un parto, perchè attraverfato-

fi il fuo portato mortole nel corpo ,

non poteva darlo alla luce , fu raccomandata

alla B. Paola dal Cardinale •

Mirabile cofa ! fubito fenza dolore par-

torì la creatura morta, il che tanto più

fu afcritto a miracolo , perchè già erano

paflati più giorni , da che la Dama

pativa ecceffivi dolori . Del fucceffo fu

poi levata autentica teftimonianza per

mano di Francefco Simonetta Protono-

tario Appoftolico nel 1556.

Una confimile grazia ottenne Paola

moglie di Francefco Antonio Serra, che

fatto voto di vifitare il fepolcro della

Beata , e di portarvi una torcia , fi

fgravò d' una creatura morta fenza pena

, quando già era difperata da' Me-

dici la fua vita , attefo la violenza de*

dolori patiti per tre giorni . Le donn©

perciò partorienti provano 1' efficacia,

della fua protezione. U


Di Bene. 157

Il Conte Gianpaolo Coita per abbon-

danza di peffimi vajuoli reftato totalmente

cieco d' un occhio , ebbe in tale

afflizione ricorfo alla poffente intercef-

fione della B. Paola con promeffa di vi-

sitarne il fepolcro . Appena terminato

il voto confeguì la grazia , onde con

cuore ripieno di gratitudine portoli! poi

a foddisfare al fuo voto

Il figlio d'un Molinaro in età di cin-

que anni caduto nelP acqua , e rapito

fotto la ruota del molino , fu dalla ma-

dre , che ciò vide in qualche diftanza,

votato alla Beata, e accorrendo prontamente

eftrafle il figlio vivo , e fenza

veruna offefa , quando fecondo le apparenze

doveva ritrovarne il corpo in-

franto .

NelP anno 1 630. facendo ftrage quali

per ogni luogo d' Italia la peftilenza ,

la Città di Bene fu prefervata dal comune

flagello , talché ivi fi ritirò , come

in ficuro azilo , il Principe Cardinale

di Savoja col Senato di Piemonte,

Fu attribuita la grazia alla protezione

della B, Paola , alla quale fi votarano

.

fuir


.

iy8 Della B. Paola

full' incominciarfi del male que' Citta-

dini , che da altri cafi erano convinti

dei potere, che ha la Beata in Cielo

Il P. Paolo Chini da Trino Guar-

diano del Convento di Bene per lo

fpazio di 25. anni fu travagliato da

acerbi dolori per rottura d' inteftini

Ciò lo moleftava anche più in occafione

di predicare : ora vedendo , che

difperavano i Chirurgi di follevarlo ,

non che di guarirlo , ripofe la fua fi-

ducia nella B. Paola . Né andarono a

voto le fue preghiere, perchè impen-

fatamente un giorno reftò fano , e libero

da' fuoi dolori , rendendo poi

molte grazie al Signore , e alla fua

Avvocata

Dall' ernia reftò parimente rifanato

un figlio d' Antonio Coftamagna di Bene

per voto fatto da fua madre di

portare al fepolcro della Beata tante

libbre d'olio, quanto ne pefava l'infermo

. Molti altri miracoli , o grazie

leggonfi nella fua vita \ e provano que*

terrazzani ancora a' giorni noftri,quanto

poffa in Cielo i'interceffione della Beata,

Di

•.


Di Bene. 159

Di lei ha fcritto la vita il P. Salvatore

Pafquale da Bene ftampata in To-

rino Tanno 1695. , e riftampata in

Savigliano nel 1725. Della medefima

parlano Barezio , Vadingo , il Marti-

rologio Francefcano , il P. Codretti

MonfignorBrizio, ed altri Scrittori del

Piemonte . Per altro io mi fono non

poco maravigliato , perchè non fiafì

pofta la vita di quefta Beata , che fu

certamente del Terzo Ordine , nel nuovo

Leggendario Francefcano

DEL

B.GIORGIO

ABATE DEL VILLÀRE

DI S. COSTANZO.

NEL

luogo, dov'è fama, che fof-

fero martirizzati i Santi Coftanzo

, Vittore , ed alcuni altri Campioni

Jebei , il pio Re Ariperto fondò una

Chiefa

.

,


160 Del B. Giorgio

Chiefa con un Moniftero a lor onore,

introducendovi alcuni Servi di Dio , i

quali abbracciarono la regola del famofo

S.Colombano Abate di Bobbio.

Riufcì affai infigne quella Badia , perchè

quantunque da' Saraceni foffe dipoi

incenerita, dalla pia Adelaide Marchefa

di Sufa fu riftorata , da' Marche-

fi di Saluzzo , e di Bufca in feguito

di rendite accrefciuta , e fia 1

Sommi

Pontefici di molti privilegi arricchita,

tantoché al prefente , ieblbene fi dia

in Commenda , e non abbra più Monaci

, ha la giurifdizione quafi Epifco-

che chiamar! di S. Co-

pale nel Villare ,

fìanzo , in Pagherò , S. Damiano , Co-

ftigliole , e Villanovetta , tutte terre

del Marchefato di Saluzzo . Reggeva

verfo la metà del fecolo decimo quin-

to la Badia il B. Giorgio , di cui pe-

riti effendo , e forfè né meno fcritti

gli atti , poco ci fomminiftrano che

dire le memorie, che di lui fi hanno.

Era Giorgio della nobile famiglia

dei Coftanzia, Signora di Coftigliole,

che chiamano di Saluzzo, a differenza

di


.

Abate del Villare di S.Cos. i Si

di un luogo di confinale nome fituato

nel!' Artigiano , famiglia sì diftinta , che

tutte le altre precedeva del Marchefato

, come notò Monfignor della Chiefa

nella Aia Corona Reale l .Fatto Abate

di S. Coftanzo, per la divozione , ch'egli

aveva al Santo 7 di cui portava il nome

, fondò nella Chiefa Abaziale una

Cappella ad onore di S. Giorgio , la

quale , come appare da un pubblico

documento , e parimente dall' Hcrizione

, che ita al fuo fepolcro , fu da

Pietro fuo fratello dotata con un fondo

di feicento fiorini , obbligando il

Rettore, che farebbe nominato dal fuo

Cafato , a celebrare quattro mefle per

fettimana in fuffragio dell' anima fua,

e del fratello . Anche nella Parrocchiale

di Coftigliole fondò una Cappella ad

onore di S. Elena ; fegno evidente del

buon ufo ,

Chiefa

eh' egli faceva de' beni della

Chiaro dunque per meriti , e per

fantità fini i fuoi giorni dopo la metà

del fecolo decimoquinto nel Villare

Tom. VI. L di

i P%rt. I, pag. 456,


1 6 1 Del B. Giorgio Abate ec.

di S. Coftanzo , e fu feppellito nella

Cappella di S. Giorgio entro un avello

di marmo , ove fi vede anche aggior-

ni noftri il fuo elogio , che gli dà il

titolo di Beato , e di Reverendiffimo,

indizio evidente del gran concetto , in

cui era preflb a" popoli per le fue virtù»

E* credibile, eh' egli foffe Abate Commendatario

, e non Clauftrale ; e prima

di lui .tali furono apparentemente

alcuni altri, ficcome è evidente , che

Abate Commendatario fu il fuo fuc-

ceflbre , l' infigne Stefano Nardino Car-

dinale , ed Arcivefcovo di Milano ,

Prelato di grandi talenti , e molto lo*

dato dagli Storici •

peg


DEL

1 6j

B. BERNARDO

DA VERCELLI

Abate del Monistero di S. Paolo

de' Monaci Olivetani in Buda.

AVendo per le

ma moglie

P Imperatore Sigifmondo

ragioni di Maria fua pri-

ereditato il Regno d' Un-

gheria, affine di domare colla religione

gli fpiriti torbidi degli Ungheri proo

curò d' introdurre in quel Regno varie,

e nuove Congregazioni di Reiigiofi :.

fanta , e religiofa politica , della quale*

ancora fi fervi per acquetare le turbo-

lenze della Boemia . Nell'anno dunque*

1435. offe" a Lorenzo d' Arezzo Abate

Olivetano il Moniftero di S. Paolo

eretto in Buda ; e l' Abate vi dettino

uno de' più offervanti Monaci , che fu

il B.Bernardo, col carattere d'Abate,

L z Anoi


164 Del B. Bernardo

À noi non è pervenuta notizia della

famiglia , donde egli traffe 1' origine ,

avvegnaché fia certa la patria, che fu

Vercelli . E fono sì fcarfe le memorie,

che di lui ci reftano , che il tutto fi

riduce a dire , eh' egli giunfe in Buda

con quattro compagni al più , e che

ivi raunò fino a dieci Religiofi , governolli

con fomma fua lode , e non

minore profitto de' Sudditi . Si aggiunge

, che dopo avere lafciati efempj

d' una vita totalmente religiofa ,

incon-

trò con allegrezza la morte , meritan-

doli da' popoli il titolo di Beato . Della

fua fantità ne furono prova le molte

tgrazie, che Iddio accordò a' Fedeli, che

accorrevano al fuo fepolcro , onde gli

Ungheri con culto particolare venerano

il fuo fepolcro, come fcrive Enea Silvio,

che fu poi Pio IL , ne' fuoi commentar;

Da Enfienti x è annoverato fra gli

Scrittori della noftra nazione per un

libro di varie preci , e meditazioni ,

ch'egli fcriffe, ed inviò a Antonio da

Barge , che a lui fuccedette nel ca-

rico d' Abate di S. Paolo . E* quel li-

jt In Syllabo Script, Ped. pag. 120. ^rO

.


.

Da Vercelli Abate ec. 165

bro fcritto in forma di dialogo, nèfa-

prei dire, fé veduta abbia la luce delle

ftampe. Quanto qui fcriviamo,*è ca-

vato dalla Storia Olivetana del P. Secondo

Lancellotti Abate del medefimo

Ordine

«ESSSSSa»^^

DEL

B. ANTONIO

DA RIVOLI.

QUefto Santo nato in Rivoli fu

della famiglia dei Neirotti , che

fuffifte ancora a' giorni noftri ; ed

una delle regioni più favorite dal Cie-

lo di quel luogo, ove reftano alcune

cafe avanzo delle guerre , porta an-

cor* al prefente il nome dei Neirotti

indizio delle antiche facoltà di quel

Cafato • Non è venuto a noflxa notizia

il nome de' fuoi Genitori , anzi né

L 3 mene

,


i66 Del B. Antonio

meno il motivo, per cui egli andò iti

Firenze , ove pigliò V abito del P. S.Domenico

. Forfè la fama , che correva

delle virtù di S. Antonino , che allora

era o Priore di quel Convento, o Pa-

dre di quella Provincia , Io fpinfe a por*

tarfi in tale Città per entrar^ ivi nell*

Ordine de' Predicatori , e vi fu ricevuto

io compagnia di un certo Fra Giam-

batifta. Nella religione fece gran pro-

fitto nelle lettere mercè la vivacità del

fuo fpirito , onde dava fperanza di non

ordinaria riufcita •

Ma egli è pur vero , che la viva-

cità dello fpirito , ed i talenti più riguardevoli

fervono alla rovina de' Religione

quando non fono accompagnati

dall'ubbidienza, e dalla mortificazio*

ne . Entrò nel cuore del giovane Fra

Antonio il defiderio di vedere la Sici-

lia, e quantunque S.Antonino lo dif-

fuadefle dal viaggio , reftò egli coftan-

te nel fuo proponimento di portarfì

ad abitare in uno di que' Conventi .

Fu dunque uopo contentarlo , dandogli

una patente : ma mentre paffava il mare

in


Da Rivoli; 167

in una Caravella , capitò nelle mani

de' Corfari , da' quali fu condotto nella

Città di Tunifi , correndo V anno di

Crifto 1458. Cofa ivi gli accadeffe,

lo vedremo da una relazione , che

mandò un Religiofo , il quale fu teftimonio

di veduta , a' Padri dell' Ordine

de' Predicatori , la quale relazione

avvegnaché rifenta molto della (impli-

cita di quel fecolo , noi giudichiamo

fedeliffima , ed è nel Latino idioma ,

incominciando con quefte parole : Gesù,

e Maria fiano fempre con me .

Incomincia felicemente il martirio del

Divo y ed invittijjimo foldato di Crijlo il

B. Antonio di Rivoli .

In Tunifi ai 20. d* Aprile deW anno

2460. Trattato del martirio d'un certo

Reverendo Padre Fra Antonio di Rivoli

deir Ordine de* Predicatori fatto da Fra

Cofian^o Romito di S.Girolamo del Mo*

nijìero di S. Rafaele di Venezia

A tutti i fedeli , principalmente dRe~

yerendiffimi Maeflri , Baccalaurei , Let-

tori, e Frati dell'Ordine de Predicatori

prega faluu 7 e rende

L 4

tejlimonian^a Fra

Co*

.


\6% Del B. Antonio

Coflan^o dell' I/ola di Cipri de* Romiti

della compagnia di Fra Pietro diPifa i

ora fchiavo del Re di Tunifi . Ci è pa-

rtito di farvi fapere un fatto degno d'ogni

memoria fucceduto in quejla Città , effen-

do io Cri/i'iano , Sacerdote, e Religiofo,

abbenchè indegno di sì bei titoli .

Seguita poi la relazione , la quale

in foftanza contiene le cofe feguenti

che noi daremo un po' più compendiofamente

, che non fcriffe il buon

Padre Coftanzo.

Fra Antonio da Rivoli Piemontefe,

che entrò nelP Ordine de' Predicatori

nel Convento di S. Marco di Firenze,

dei quale Convento era Priore Fra Antonino

, che poi per le Aie virtù ne

fu fatto Àrcivefcovo , cadde nelle mani

de' Corfari ai due d' Agofìo dell'anno

1458. Ritornava egli dalla Sicilia nel

Regno di Napoli in una Caravella co-

riandata da Giovanni Sardo, che fu

pigliata da Nardo Algerino , il quale

avvegnaché Criftiano , efercita l'uffizio,

di Corfaro pel Re di Tunifi . Ai nove

d'Agofto Fra Antonio cogli altri della

Cara-

,


Da Rivoii; k$$

Caravella furono poi introdotti nella

Città Sopraddetta , e dopo effere ftati

ai folito condotti ne' luoghi più popolati

per dare uno fpettacolo giocondo

a' Maometani carichi di catene , furono

cacciati nella prigione comune de-

gli Schiavi

*

Racconta F. Coftanzo , che fubito

egli vifitollo, e proccu(% di follevare

fecondo le fue forze la di lui povertà

, e miferia . Era Coftanzo nella medesima

prigione , e perciò trattava con

lui familiarmente , e ne udiva ancora

le confezioni . Soggiunge però , che fé

nel reftante egli moftrava coftumi di

religiofo , in una cofa gli difpiaceva,

ed era ? ch'egli foffriva con molta impazienza

la Tua fchiavitù , onde è , che

pochi giorni dopo fi mife in anima

di adoperarci per ufcirne . Permettendo

quel Re agli fchiavi d' abitare in

Città , ov* effi ritruovino cauzione ,

fcriffe Antonio a Clemente Cicero 9

allora Confole de' Genovefi , una lunga

lettera , pregandolo ad intereflarfi

per la fua liberazione . La fua imp^«

zieiua


tyo Del H. Antonio

fcienza però gli fece fcrivere alcune cofé

fuori di propofito , fé non anche

fcandalofe , tantoché il Confole fu in

penfiere di non ingerirai con un tal

uomo \ ma guadagnato poi da F. Giovanni,

eh' era del medefìmo Ordine,

e ferviva di Cappellano alla nazione

Genovefe , fi compiacque di farlo ca-

vare dalla prigione , e provvederlo col

fuo danaro delle cofe neceflarie. Spe-

rava ancora di liberarlo del tutto, fpacciandolo

per Genovefe ; il perchè ne

aveva ferino alla fua Repubblica , che

di que' tempi aveva co' Tunefini un

trattato di pace , coficchè quefti non

potevano fare fchiavi i di lei fudditù

In mentre che fi afpettava la rifpo-

fta, Frate Antonio abitava, e conviveva

col Cappellano -, ma ancorché non

gli mancaffe niente del neceflario ad

un Religiofo, continuava ad ogni modo

nelle fue impazienze , e nel lamen-

tarli della fua forte . Cinque mefi pafsò

egli in quefta vita , Criftiano sì , ma

quando un giorno annoja-

impaziente ,

to del fuo penare , e tentato dal Demonio

,


Da Rivoli: 171

monio, prefentatofi al Re rinegò la

fede Cattolica , ed abbracciò la fetta

Maqmetana con grande giubilo de' Mo-

ri, a' quali V Apoftasia di un Italiano,

e fpezialmente Religiofo, pareva nota-

bile conquifta . Succedette la fua ca-

duta ai 6» d'Aprile dell'anno 1459.,

correndo il venerdì dopo Pafqua

Eccolo dunque doppiamente Apofta-

ta e dalla Fede, e dalla Religione -

7

ma quafi quello non baftaffe , pigliò

moglie , e fi prefe a difendere a tutto

potere la Religione Maometana e colla

voce , e cogli fcritti . Predicava altamente

contro la fede Cattolica, e come

fi legge in quella relazione , innalzava

fino alle ftelle la fetta Maometana

; e per maggiormente propagarla , fi

accinfe a tradurre dalla lingua Arabica

r Alcorano -, e perchè egli non era ben

pratico della predetta lingua, fi valeva


ìjk Del B. Antonio

duffe lui medefimo alla fede Cattolica :

concioffiachè conobbe, che quel libro

conteneva altrettante fallita , quanti erano

i periodi , e eh' era ripieno di cofe

o ridicole , o orribili . Non poco giovò

ancora per riéondurlo fui buon fenderò

la notizia, che gli giunfe in tal tempo

, della morte di S. Antonino, e de'

miracoli, che operava Iddio per la di

lui interceffione . Imperocché paragonando

il fuo vivere a quello del Santo,

dal quale aveva ricevuto Y abito reli-

giofo , incominciò a confonderli nel ve-

dervi da lui così diffimile e nella fede,

e ne' coftumi . Dalla vita del Santo ri-

cavata dal fuo proceflb pare , che que-

fti appariffe ad Antonio , ed è verifi-

mile , che colla fua interceffione gli

abbia almeno ottenuto , che Dio gli

toccarle il cuore,

Riconofciuto adunque il fuo errore,

e '1 fuo peccato , Iddio , che non vuole

la morte , ma la conversione del pec-

catore , toccogli mifericordiofamente

il cuore , e di un Saolo perfecutofe ,

eh' egli era , ne fece un martire ,

Difcac-


Da Rivoli. 17 j

Difcacciata di cafa la donna, ripiglio

le antiche pratiche di Religioso , reci*

tando l'uffizio divino ; ma* non l'abito,

giudicando fpediente nafcondere la fua

converfione , infinchè ritornafle il Re,

che allora fi ritrovava in campagna .

E ciò con fine di confettare la fede

dinanzi a colui, ch'era ftato prefente

alla fua apoftasia -, e però «deftinò il

giorno , che n' era 1' anniverfario .

Arrivato dunque il Re nella Dome-

nica delle Palme , il Soldato di Crifto

fi provvide di quelle armi , che potevano

renderlo vittoriofo nel cimento ;

intervenne cogli altri Criftiani alle fun-

zioni Ecclefìaftiche ,

deteftò il fuo pec-

cato in prefenza di tutti , dal prenominato

Coftanzo fu ricevuto ai Sacramenti

, e da Fra Giovanni fu di nuovo

veftito dell' abito di S. Domenico . Ben

previde il B. Confettare di Crifto, che

un tale procedere gli doveva coftare la

vita ; ma quefta pofe.in non cale per

riparare allo fcandalo dato , ed afficu-

rarfi la vita eterna . Dalla Chiefa por-

tofiji intrepido alpalazzp Reale , e intro-

dotto


174 Del B. Antonio.

dotto alla prefenza dei Re, che fi ri-

trovava circondato da nobile corona

di Magnati , confefsò d' effere Criftiano

con animo generofo , protetto d'effere

pentito del fuo errore , e fi dimo-

ftrò d* eflere^ apparecchiato a foffrire

qualunque tormento piuttofto, che la-

fciare una fede , fenza la quale niuno

può fare k propria falvezza

Fu ammirato dal Re , e da' circo-

ftanti il coraggio del Servo di Dio ,

ed ancorché concepifle non poco fdegno

contro di lui , perchè nel fervore

del difcorfo tramifchiò parole di fprezzo

contro la fetta Maometana , fi fece

violenza per non manifeftarlo . Anzi

con parole piacevoli proccurò d' in-

durlo a rientrare nella religione di

Maometo , che gli dava agio di menare

una vita tutta delizie , afficuran-

dolo, che in quel cafo colmato l'avreb-

be di doni ; laddove volendo continuare

nel Criftianefimo , non gli poteva

mancare una morte non meno

ignominiofa , che orribile , Ma il Soldato

di Crifto gè allettato dalle pn>

.

ineffe,


Da Rivoli. 17 j

meffe , né atterrito per le minacce re*

plico non volere i fuoi doni , bensì de-

fìderare la falvezza di lui , e de' fuoi

fudditi ; e perciò lo efortava a ricorre-

re a Gesù Crilto fonte di mjfericor-

dia , e coli' abbracciare la di lui legge

afficurarfi un' eterna felicità . Finalmen-

te dopo molte propofte , e repliche ordinò

il Re , che foffe il Servo di Dio

condotto alle carceri , e deputò uno

de' fuoi Miniftri per punirlo efemplarmente

, ove non gli riufciffe di farlo

rientrare nella fetta di Maometo .

Neil' ufcire dunque dal palazzo ra-

pito con "furia, fu ftrafcinato alle pri-

gioni , facendogli mille ftrazi per iftrada

i manigoldi , che giudicavano farfi

maggior merito col trattarlo alla" peggio

. In carcere non fi udì da lui un

lamento , né più fi offervò impazienza

, talché quantunque la carità de' Fe-

deli lo provvedefle del bifognevole ,

egli nulla volle per fé , che puro pane

con un poco d'acqua, diftribuendo

ogni altra cofa a coloro , che fiavano

con lui in prigione • Confolollo , e

ani-


i 7 6 Del B. Antonio:

ammollo ancora con fue lettere il P. Fra

Coftanzo, ed altri Criftiani ; egli però

fi può dire , che interiormente con-

fortato da Dio , non aveva bifogno di

umana confolazione . Nel giorno Tegnente

condotto davanti al Miniftro

deputato , quefti in varie guife tentò,

fé poteva indurlo a nuovamente rinegare

la fedeCriftiana, e vedendo, che

non gli riufciva , affegnò all' uomo di

Dio tre giorni di tempo per penfare

a' cafi fuoi -, anzi ogni dì fé lo faceva

venire dinanzi , replicando minacce 3 e

promefle .

Finalmente nel giovedì , e correva

appunto il giorno della Cena del Signore

, prefentato di nuovo al fuo

tribunale , e ritrovatolo collante nella

fua rifoluzione, anzi fempre più gene-

rofo nel confeflare il fanto nome di

Gesù Crifto, e nel maledire la fetta

Maometana, condannollo il Prendente

a morire lapidato . Ordinò .ad ogni

modo ad alcuni de' carnefici , i quali

parlavano la lingua Latina , che con-

tinuaffero a follicitarlo di ritornare al

Maome-


Da Rivoli. 177

Maometifmo , nel qual cafo lo ricon-

duceffero a lui falvo , e vivo . Ma il

B. Martire ancorché ftrafcinato al luogo

deftinato per la fua carnificina eoa

mille oltraggi , fempre più manifeftò

la fua collante perfeveranza, e la carità

verfo de' fuoi perfecutori , per li quali

ad efempio di S. Stefano continuamen-

te pregava . Nei paflare dinanzi a' fon-

dachi de' Criftiani fpogliatofì dell' abito

religiofo , donollo a' manigoldi , ingiungendo

loro di confervarlo per far-

ne vendita a' Criftiani , da' quali avrebbero

ricevuto un prezzo competente*

Giunto al luogo deftinato al fuo mar-

tirio dimandò un po' di tempo per far

orazione ; laonde pofte le ginocchia a

terra colle mani alzate al Cielo verfo

l'Oriente, incominciò a pregare contai

fervore , che pareva foffe follevato il fuo

fpirito al paradifo . Intanto i Maometani

{cagliandogli contro gran quantità di pie-

tre, incominciarono a ferirlo , ed egli

quantunque non fofte legato, fé neretto

immobile fenza fare un minimo mo-

to o per isfuggire i colpi , o per la

Tom, VL M vio-


178 Del B. Antonio

violenza d'elfi -, il che fuconfiderato, come

cofa maravigliofa . Ma finalmente

dalla gran copia delle pietre proftrato

a terra , e tra effe fepolto , ficchè più

non compariva il corpo, la fua beata

anima volò in Cielo colla palma di

martire , potendoli dire , che ficcome

già prima colle lagrime , così allora

col (angue aveva cancellato il peccato

della fua apoftasia

.

Dubitarono però i Mori , che poteffe

venire in potere de' Criftiani il fuo

corpo , e per tanto pigliarono rifolu-

zione d* incenerirlo . Levate dunque le

pietre , che ricoprivamo, efattafopra

di effo un' alta catafta di legne , accefero

un gran fuoco . Il predetto F. Co-

stanzo , che trovoffi prefente al fatto,

racconta con fua grande maraviglia ,

effere quel fanto corpo reftato lungo

tempo bensì fra le fiamme , ma che

quando ne lo tolfero , non fi ritrovò,

che gli mancaffe né pur un capello .

Per la qual cofa levato da' Mori fu a

terrore de' Criftiani ftrafcinato per li

luoghi più pubblici della Città , e finalmente


Da Rivoli. 179

mente gettato in una foffa puzzolente.

Rifcattato poi da' Mercatanti Genovefi

con groffa Comma di danaro , fu portato

alla loro Cappella , lavato con

Angolare cura , ed ivi feppellito con

grand' onore . Il P. Coftanzo lo rivetti

egli medefimo col fuo abito religiofo,

e lo ripofe in una cafla di legno, che

poi fu collocata fotto i piedi del Cro-

cififfo , com' egli in vita aveva or-

dinato .

Termina il buon Padre la fua rela-

zione con dire , che ficcome niuno fu,

che non ammirafle la coftanza dell'uomo

di Dio , così niuno potè mettere

in dubbio, ch'egli foffe falito al Cielo

colla palma di martire , e che ne ren-

dettero palefe teftimonianza i miracoli

per fua irfterceffione fucceduti

A quefta relazione noi aggiugneremo

alcuni verfi , che furono compo-

rti a fuo onore , e che ritroviamo in

un Manofcritto comunicatoci da' Padri

dell' Ordine de' Predicatori del Conven-

to di Rivoli :

M * §> Iftc

.


V,

i8o Del B. Antonio

Ifte Ligur natus Ripolis Antonius extat,

9>

.

Cujus mors noftro tempore fanóta fuit«

',, Nam fé cultorem Chrifli dum rite fatetur ,

„ Impia gens faxis enecat Afra virum

,, Ignibus extincìum tentarunt urere corpus -

9

„ Fiamma tàmen non eft viribus ufa fuis •

Dopo la fepoltura del B. Martire il

Signore , che coronato lo aveva colla

gloria in Cielo , rendevalo ancora glo-

riofo in terra co' miracoli , che alla iua

tomba fuccedevano . Perciò i Genovefi,

che abitavano in Tunifi, giudicarono

a propofito di levare di là quelle fa-

cre offa , immaginandofi , che fé i

Mori aveiTero avuto femore del culto,

che rendevano ad uno, a cui effi da-

ta avevano fpietatamente la morte ,

avrebbero loro tolto quel facro teforo.

Trafportaronlo adunque in una nave ,

che veleggiava per Genova , e lo ri-

pofero nella Chiefa de' Padri del fuo

Ordine

Rifplendendo anche colà per mira-

coli , ne giunfe la fama in Rivoli ; onde

que'Borghefi loro compatriota s'in-

.

voglia-


Da Rivoli. iSi

fogliarono d' averne le reliquie , Fecero

perciò una deputazione al B. Amedeo

, allora Duca di Savoja , richiedendolo

d' interporre il fuo credito *

affine d' avere quel fanto corpo. Il

"Duca non meno di effi anfiofo d'averlo

ne'fuoi Stati , tanto fi adoperò , che

ne fu concertata la traslazione , e per

renderla più augufta , con fue patenti

date in Avigliana a* iz. d' Agofto del

1468. comandò a tutti i fuoi Uffiziali

, e Sudditi di far accompagnare

col dovuto offequio quelle facre reli-

quie . Segnalò Iddio quella traslazione

con alcuni miracoli , che fi leggono

nelle antiche fcritture del luogo. Col-

locata la caffa in Rivoli nella Chiefa

de' Padri Predicatori , fu eretto a fuo

onore un altare, che fi vedeva attem-

pi andati carico di voti in teftimonian-

za delle grazie , che ricevevano , quanti

a lui fi raccomandavano . E' poi ftato

rifabbricato quelP altare ; e fopra di

effo in un avello di marmo bianco

ftanno le fue reliquie con una breve

ifcrizione , Il Santo è rapprefentato nel

M 3

qua-


1

8

1 Del B. Antonio da Rivoli»

quadro con faccia giovanile in atto di

pregare, mentre i Mori fcaglianocon

furia fafli contro di lui ; e continua

Iddio a far grazie per la di lui inter-

ceffione . Refta ora a defiderarfi , che

la Chiefa illuminata dallo Spirito Santo

gli permetta quel maggior culto, che

accorda a coloro , che per la fede

Cattolica fparfero il loro (angue

DELLA

B. ARCANGELA

DA TRINO

CARMELITANA.

Fiorì

lungo tempo in Trino la fa-

miglia de" Girlami , o come altri

la chiamano , de' Girolami , ora per le

rivoluzioni , che ha patite quel luogo,

del tutto eftinta • Da quefta ebbe fua

origine la B. Arcangela . Suo padre

.

chia-


Da Trino. 183

chiamava^ Giovanni , e la madre An-

gela ; ambi riguardevoli fra loro concittadini

non tanto per le richezze,che

poiTedevano , e per li favori di Guglielmo

Vili. Marchefe di Monferrato ,

quanto ancora per le Criftiane virtù ,

alle quali dee ascriverli 1' onore , ch'ebbero

di dare al Cielo tre Beate , che

furono Arcangela, di cui ora fcriviamo

, Scolaftica , e Maria . Nel battei!mo

portò la prima il nome d'Eleonora,

che pofcia cangiò entrando in religione

in quello d' Arcangela

Infino da' fuoi primi anni offervoflt

in lei un non fo che di fovrumano ,

ed inclinazioni tutte portate alla pietà:

imperocché abborrendo i traftulli fan-

ciullefchi impiegava il tempo negli efer-

cizj della divozione. Era folita dV in-

dirizzare fin d'allora ogni fua azione

a Dio , invocava fovente 1' affiftenza

della Santiffima Vergine , e pareva ,

che da lei gì' indrizzi afpettaffe nel fuo

operare . A fuo tempo dimandò d' eC-

fere condotta ad un Moniilero dell'Ordina

di S.Francefco fituato poco lungi da

M 4

Trino

.


184 Della B* ArcangeLà

Trino in un luogo chiamato Rocca delie

Donne , che poi fu tresferito in Cafale

, per effere là educata. Ed avendolo

ottenuto, ben tofto fi guadagnò la ftima,

e l'amore di quelle Religiofe. Ma perchè

defiderava di renderfi religiofa ,

e non ritrovava in quel Moniftero le

afprezze , che defiderava il fuo cuo-

re infervorato , difpiacendole ancora

la vicinanza della Cafa paterna, donde

venivano a lei troppe delicatezze, pregò

i fuoi genitori a collocarla altrove .

Anzi vedendo, che fuo padre avea della

ripugnanza, ebbe ricorfo al Marchefe,

Applicandolo d' interporre la fua autorità

a fine di confeguire 1' adempimen-

to de' fuoi defiderj . Ma fcufatofi il Pa-

dre col Sovrano fotto '1 bel titolo di pro-

varne meglio la vocazione , ritirolla a

cafa col penfiero d' accafarla . Ciò dif-

pofe Iddio a vantaggio di due altre

Sforelle, le quali allettate dalla di lei

converfazione , ed efempio concepirono

anch' effe il defiderio di rinunziare

al mondo, e renderfi religiofe.

Guadi-


Da Trino; 185

Guadagnate a Dio le forelle, mag-

giore difficoltà incontrò la Beata di

guadagnare a' fuoi voleri il padre ; il

che piuttoito a forza delle preghiere

fatte da tutte le forelle all' Àltiffimo

che per le loro iftanze, finalmente riu-

fcì di confeguìre . Ma

, .

l' amore di pa-

dre portollo a fare alle figlie la grazia,

dirò così , folamente per metà; perchè

defiderando d'averle vicine , giacché

non poteva ritenerle in cafa , confentì

bensì , eh' effe pigliaffero 1' abito religiofo

, ma però non più lontano da

Rocca delle Donne, in diftanza di foli

due miglia da Trino . Allora più che

mai rinnovò le preghiere al Signore

la pia Eleonora , che bramava d'en-

trare in Moniftero di maggior rigore,

e più lontano da' fuoi parenti, per non

ricevere colle frequenti vifite i difturbi

Efaudì il Signore le fuppliche della fua

Serva in una maniera del tutto nii-

racolofa .

Nel giorno deftinato alla partenza

dopo un fontuofo banchetto , a cui in-

tervenne lo fteffo Marchefe con la fua

Corte,


186 Della B. Arcangela

Corte , quando già falite a cavallo

colla nobile comitiva s' incamminavano

a Rocca delle Donne , il deftriero ,

fopra cui fedeva Eleonora, reftò immobile

, ficchè né per iftimoli , ne per

isferzate avanzò un palio . Un tale ac-

cidente afcritto, come ragion voleva,

a miracolo , ordinò il Marchefe , che

ognuno fi ritiraffe alle proprie cafe , e

che le figlie rimaneflero nel paterno

albergo, infinchè fi conofceffe il divin

beneplacito , effendo credibile , diceva

, che Iddio ad altro Moniftero desinate

le aveffe . Le cofe, clie avvennero

dappoi , ben manifeftano , che il

Marchefe fu da Dio illuminato ; perchè

giunto in Trino un Padre dell'Or-

dine Carmelitano familiare di Cafa Girlami

, da quefto vennero propofti alle

forelle due Monifteri del fuo Ordine,

ne' quali era in fommo rigore V oflervanza

religiofa , P uno in Reggio , e

1' altro in Parma \ e quefto per appunta

fu eletto.

Colà dunque portatafi col dovuta

accompagnamento Eleonora infieme col*

le


Da Trino; i%?

le forelle , veftì F abito religiofo ai

25. di gennajo del 1478. , eh* era il

decimo fettimo di Aia età , cangiando

il nome d* Eleonora in Arcangela . E

ben conveniva un tal nome a chi in

carne mortale faceva una vita da An-

gelo sì pel fervore delle fue orazioni,

che per P ubbidienza a' cenni de' fuoi

Superiori , e per la purità de' fuoi coftumi

. Di lei dicevafi , eh' era prima

profeffa ? che religiofa : tanto ella era

efatta nelF offervanza della regola , onde

maraviglia non è , che pocfyi anni

appreffo la profeffione foffe di comune

confentimento eletta Priora del Mo-

niftero -

Ed allora fu , che maggiormente

splendettero le virtù , che adornavano

quella bell'anima, tantoché fé prima

ammiravafì la fua perfetta unione

con Dio per la frequenza delle fue ora-

zioni % e il baffo fentimento , che per

umiltjà aveva di fé fteffa, e lo fvifeerato

amore verfo '1 fuo proffimo j com-

parve ancora unitamente con quefte

virtù una fomma prudenza dal zelo

difere*


i88

Della B. àrcangela

difcreto nel governare accompagnata 2

Deftra nel rimediare agli abufi , folle-

cita nel provvedere a'bifogni di tutte,

fempre apparecchiata per udirle , e

consolarle, guadagnoffi il cuore delle

fue Religione , talché ognuna fi teneva

fortunata per avere una tal Madre , e

fi faceva gloria d' incontrarne il genio.

Il Aio efempio piucchè le fue eforta-

zioni , portava le Monache alla pratica

delle virtù ; e fé effe non potevano

andarle del pari , almeno proccuravano

di temerle dietro , e d' imitare le vir-

tuofe fue operazioni ; onde affidue al co-

ro , e all' orazione , fedeli a tutti gli atti

di Comunità , unite tra fé colla carità,

ritirate dal conforzio degli uomini , fol-

lecite di cuftodire la purità de' loro

cuori , ben pretto volò la fama della

regolarità di quel Chioftro \ il che pri-

vollo bensì del più bello de'fuoi ornamenti

, ma con vantaggio di . molte

anime , e con accrefcimento di ^gloria

alla religione Carmelitana ? come fiamo

per raccontare •

Ave*


Da Trino. 189

Aveva la Beata paflato quindici an-

ni nel Moniftero di Parma dedicato a

S. Maria Maddalena , quando nell'anno

1491. alcune zitelle raunatefi in Mantova

defiderarono di fondare un nuovo

Convento di Carmelitane . Contribuirono

alla pia opera il Marchefe Francefco

, ed Elifabetta d' Efte tua Conforte

col danaro , e Monfignor Lodo-

vico Gonzaga coli' aflenfo . Dopo varj

trattati col P. Tomafo di Caravaggio

allora Vicario Generale , accettò que-

fti P imprefa , e per dirigere le figlie

fu que' principj pofe gli occhi fopra la

noftra Beata , deftinandola per Fondatrice

, e Superiora di quella nuova Cafa

dell' Ordine Carmelitano . Ma perchè

non era facile il cavare da Parma la

noftr' Arcangela , effendo ivi amata, e

riverita , colP ubbidienza , che le mandò

, commife ancora , che fegretamente

, e con cautela foffe cavata dal

Moniftero , e tradotta in Mantova ,

come fi fece . Quale foffe il dolore delle

fue figlie , ed ancora della Città , al-

lorché fi avvidero della perdita fatta,egli

non è facile il raccontarlo

Ri-

.


1 9d Della B. Arcangela

Ritrovò Arcangela in Mantova quelle

figlie , che anfiofamente Pafpettavano,

le ammife all' abito , e fondò quel Moniftero

, cui fi diede il nome di S. Maria

del Paradifo , ora chiamato il Carminino

, fotto la direzione del P. Angelo

da Pontevico da Mantova. Ciò

diede motivo ad alcuni di icrivere , che

un Angelo, ed un Arcangela avevano

formato fui Mincio un Paradifo ad onore

di quella , che n' è la Regina . E

ben meritava tal nome quel luogo , in

cui la noftra Beata ftabilì un tal ge-

nere di vita , che aveva molto dell*

Angelico . Né poco giovava a quelle

Religiofe T udirfi non di rado ripetere

dalla loro Superiora , e Fondatrice ,

ecco forelle , noi fiamo in Paradifo ,

conviene Jìar liete , come fi jla in Pa-

radifo , amar Dio , come chi Jla in

Paradifo , non curarfi delle cofe terre-

ne , come non Ji curano gli abitanti del

Paradifo .

Ebbe al certo Arcangela , com' è fo-

lito fuccedere nelle nuove fondazioni , a

provare molte contrarietà , e a foffrir

penu-


Da Trino. 191

ma non perciò giani*

penuria di roba ;

mai perdette la (uà quiete d* animo, e

fperando talora contr' ogni fperanza y

non mancò mai la divina provvidenza

a' di lei bifogni ; onde in breve fi vide

il Moniftero pel numero delle figlie ,

e per le fabbriche ridotto in ottimo

flato . Fiorifce anche oggidì in eflb la

regolare offervanza , contandovi/! più

di cento Religiofe , e febbene moltipli-

non è punto fcemata l'allegrezza.

cato ,

Conobbe la Beata , che quelle pian-

te novelle richiedevano coltura parti-

colare , e che più avrebbe giovato

P efempio , che V efortazioni per animarle

a camminare nella via della per-

fezione ; e però raddoppiò i fuoi an-

tichi fervori . Paflava la vita in continui

digiuni , contenta di poco pane

con acqua pura , macerava le fue de-

licate carni col ciliccio, ufava per bat-

terti afpre funi , e difcipline di ferro ,

talché fi vedeva colare in terra il fangue

; onde non è da ftupirfi , che il Signore

compenfaffe i fuoi meriti coir ac-

cordarle eftafi, e rapimenti divoti , anzi

anco-


i 9 2 Della B. Arcangela

ancora il dono de' miracoli , e della

profezia . Non di rado fu ritrovata in

cella a guifa d' un Angelo follevata da

terra, o dagli Angioli foftenut a in aria:

ma fra tutte 1' eftafi , eh' ella ebbe , due

furono più notabili . La prima nella

notte del S. Natale reftando aflbrta in

Dio infino all'ora di Prima : la feconda

il Venerdì Santo , quando nell' adorare

a piedi fcalzi la Croce , rapita dal mi-

ftero , che rammemora in quel dì la

Chiefa , pafsò tutta intera quella gior-

nata immobile, quafi una ftatua cogli

occhi fifi in Cielo , e col cuore ricolmo

d'un mifto di gioia , e di dolore .

E quanto a' miracoli , a richieda

d' una Religiofa del fuo Convento afflit-

ta in fommo pei fieriffimi dolori di

podagra, che pativa fuo padre , Ar-

cangela raccomandandolo a Dio gli ot-

tenne perfetta falute , Una vedova addolorata

a cagione d'un Genero , che

trattata peffimamente fua Conforte, le

aveva ambidue abbandonate , coli' avere

ricorfo alla Beata , fu poco dopo

confolata ; perchè illuminato il Genero

~

per


Da Trino. 193

per le orazioni della Serva di Dio ri-

tornò nella cafa , cui aveva giurato di

non più rivedere , e fece poi loro buona

compagnia infino alla morte . In una

grande penuria cagionata dal gonfiamento

delle acque del Mincio , che ri-

duffero Mantova a patire fòmma care-

ftia di vettovaglie , mancato del tutta

il pane nel Moniftero , poftafi colle

Religiofe in orazione , fu recato da un

Angelo tanto pane , che badò al bifogno

. E affinchè non fi aveffe a du-

bitare , che il foccorfo veniva dal Cielo

, alla Rotara , che dimandò al bene-

fattore , donde veniffe tale provvifione

, fu rifpofto ; chi mi mandò , non vi

mancherà mai . Se allora fu loro provveduto

il pane per le orazioni della Serva

di Dio , in un* altra occafione per un

fegno di


.

*i94 Della B. Arcangela

affodava , ficchè non ne ufcì più goc-

cia, fintantoché ripigliata la cannella

fu di nuovo otturato il forame della

botte

Ch' ella poi conofceffe le cofe occul-

te , ne rende teftimonianza il feguente

avvenimento . Mentre un giorno di

venerdì teneva la B. Priora il folito

capitolo delle colpe , e dava alle fue

figlie gli ammaeftramenti convenevoli

a 5

loro bifogni , fi udì in cucina un tale

ftrepito , che ne reftarono tutte intimorite

• Volevano le più coraggiofe

andar a vedere", donde ciò procedeflej

Arcangela le ritenne , dicendo , che

ciò procedeva dal nemico Infernale ,

il quale ftudiavafi con quel romore di

fturbare una funzione a lui infoffri-

bile , perchè ivi fi accufano con de-

teftazione le colpe, e fi riceve umilmente

colla correzione il rimedio. E

così per appunto era fucceduto, come

ne dava indizio Pavere ritrovato ogni

cofa a fuo pofto.

Due anni pafsò la Beata in Mantova

> tutta impiegando/! nelle cofe, che

riguar-


Da Trino. 195?

riguardavano il fervizio , ed il profitto

del Moniftero , e la buona educazione

delle Religiofe, le quali (otto la fua

direzione fecero ammirabili progreffi .

Inftillava loro un tale abbonimento alla

colpa , che ognuna fi ftudiava per quan-

to io (offre P umana fragilità , di afte-

nerfene : anzi voleva ancora , che fof-

fero pulite nel corpo , e nelle vefti .

Amava , che con una fomma povertà fi

vedeffe in quella Cafa una fomma pulitezza

, e ne dava in ogni cofaPefempio

. Si oflervò , che non toccava mai

il Breviario , fé prima non fi lavava le

mani , tenendolo in conto di facra

reliquia , pei mifterj , che in fé con-

tiene.

Ma dopo i due anni infermatafi di

febbre continua , accompagnata da gotta

artetiea, conobbe avvicinarfi il fuo fine.

Congregate adunque nella fua povera

cella le Religiofe , raccomandò loro la

vicendevole dilezione , V offervanza de'

loro voti , e maffimamente P ubbidien-

za , e la fanta umiltà , fcongiurandole

9 far si, che paffaffero

N %

in retaggio

quelle

a


i$6 Delia B.Arcangelà

quelle, che loro fuccederebbero • Dimandati

poi , ed ottenuti gli Ecclefia-

ftici Sacramenti , rivolti gli occhi al

facro coftato del Salvatore, la cui immagine

teneva in mano, recitò divo*

tamente il Simbolo degli Appoftoli col

Salmo In te , Domine ,'

Jper avi . Con-

tinuò poi a pronunziare divotamente

varie jaculatorie, e fpezialmente , Jefu

amor meus 9 Chrifle fili Dei vivi mife~

re nobisj colle quali parole in bocca

fi può dire , che dolcemente fpiraffe

ai 2 5. di gennajo dell' anno 1 494, , correndo

di fua età il trentefimo quarto*

Tale fu la vita , e tale la morte di

quella beli' anima , che introdotta nella

gloria non cefla di fpargere grazie a fa-

vore de' fuoi divori ^. còme appreflb diremo

. Fu per allora feppellito il fuo

corpo nella fepoltura comune . Ma tre

anni appreflb volendo le Monache coli*

occafione di dar fepoltura ad una delle

loro forelle vifitare i facri avanzi della

loro cara Priora , che Iddio rendeva

fempre più fajmofa per grazie , ritrovarono

il di \éi corpo totalmente intero,

anzi


D A T Kl N O; 197

anzi colle vefti ancora intatte , come

fé di frefco fofle fiata ivi riporta . Ma

ciocché di più ammirabile avvenne, fu,

che avvicinata alla faccia della Beata

una torcia , immantinente fi eftinfe f

follevandofi la fiamma fin fopra terra,

e ricadendo poi in forma di ftella difparve

. 11 che effendo fucceduto la feconda

volta , chiamarono le Monache

il P. Confeflbre , e in prefenza di lui

rinnovoffi il prodigio . Giudicò pertan-

to egli doverfi dare più onorevole fe-

poltura a quel fanto cadavere per confolazione

delle Religiofe , e per mag-

giore decenza , come fu fatto, riponendolo

fopra l'altare, ove tuttavia è

efpofto alla pubblica venerazione in

un' arca dorata adorna di criftalli

Manifeftò il Signore la gloria della

Beata con una mirabile apparizione di

lei feguita nello fteflb momento di fua

morte , e con varie grazie miracolofe,

che per la fua interceffione confeguirono

i Fedeli . Quanto all' apparizione

, gli Scrittori di fua vita la regimano

in quefta guifa ,

N 3

Stavano le Mo*

nache

.


198

Della B. Arcangelà

nache Carmelitane , tra le quali Ar*

cangela fatta aveva la profeffione, recitando

mattutino in una camera chiufa

per configlio de 1

Medici , a cagione

della foverchia umidità , che nell'inverno

rendeva il Coro mal fano ." Ed ecco

fi vide in un fubito fpaiancata la porta

fenza però vedere, chi aperta Paveffe.

La Madre Priora però , che Scolaftica

chiamavafi , e fi giudica foffe forella

della noftra Beata, la vide venire a fé

tutta giuliva : onde offervando , che

tutte le altre erano fp'aventate del romore

fatto dalla porta nell* aprirfi ,

talché temettero foffe qualche fantafima

, ella le avvisò di non temere ,

dicendo $ non vedete voi, Sorelle , che

quefia è la Madre Arcangelà venuta a vi"

Jitarci , non avendole cancellata dal cuo»

re la memoria di noi la lontananza ? Ma

nulla vedevano le Suore , avvegnaché

duraffe alla Priora un quarto d' ora la

vifione . Poco tempo dopo venuta la

novella della fua morte , conobbero ,

che fui punto di falire alla gloria erafi

lafciara vedere ? quafi da effe fi licen-

ziale .

La


Da Trino: 199

La Fefta della Beata fi celebra in

Mantova nel giorno della Aia morte

con grande pompa. In tal giorno diftribuifcono

le Madri una fua immagine

, che la rapprefenta in eftafi , ed

è ricevuta da' Fedeli con dimoftrazione


zoo

DELLA

B. SCOLASTICA

DA TRINO

CARMELITANA.

FU

la B. Scolaftica forella della B.Ar-

cangela , e della B. Maria , e però

della nobile famiglia de'Girlami da

Trino . Educata piamente nella cafa pa-

terna , veftì infieme colle due forelle

1* abito Carmelitano in Parma , e viffe

ivi con tale oflervanza , che febbene

giovine d* anni , meritò dopo la partenza

d' Arcangela, fondatrice del Convento

di S, Maria del Paradifo in Man-

tova, d' eflere eletta Priora . Governò il

JMoniftero sì lodevolmente , e diede

in vita efempj sì rari di virtù confumata

, che dopo la morte meritò il ti-

tolo di Beata P datole dalla divozione

de*


.

Da Trino; ioi

ite' popoli , e 1' incorruzione del fud

corpo , che fi vede anche a' giorni no-

ilri intero . Già raccontammo nella vi-

ta della B. Àrcangela , che quefta le

apparve nel punto di fua morte , fe«

gno evidente della buona unione , che

paffava tra effe , e dell' uniformità de*

defiderj , i quali ad altro non tendeva-

no, che a glorificare Dio , e ramificare

fé medefime

DEL

B- FRANCESCHINO

£> A Cà SALE

CANONICO REGOLARE.

RA '1 T via,

diftretto del Contado di Pa«

e quello della Signoria dì

Novara ritruovafi la Lòmellina , di cui

è capo Mortara , così chiamata dalla

grande ftrage fatta dall' efercito di Carlo

Magno de' Soldati del Re Defiderio

laddove

,


iòi Del B< Franceschino

laddove prima chiamavafi Selva Bella;

Viveva in quel luogo a' tempi di Gregorio

VII. Sommo Pontefice un pio ,

e devoto Sacerdote , o Chierico , ch'ei

fofle , chiamato Adamo, eh' era molto

facoltofo . Quefti fecondando le maflì-

ine del Vangelo ,

volle collocare le fue

ricchezze, dove non giunge né mano

di ladro , né dente di tignuola -, e pe-

rò in un Aio podere verfo la parte

Occidentale di Mortara fabbricò una

magnifica Chiefa con un competente

Moniftero , che dedicò ad onore di

Dio , e della Santa Croce , chiamando

dal Moniftero di S. Michele della Stella,

detto volgarmente Cl^fino , Religiofì

Benedettini per abitare P uno , ed uffi-

ziare l'altra . MaT> Ila poi , che il

luogo non convenire a'Monaci,o che

il buon Chierico amafle meglio Religiofì

di fua profeffione , tre anni dopo

licenziati i Benedettini , chiamò Chierici

Regolari dell' Ordine di S. Agoftino,

i quali in breve tempo fi mol-

tiplicarono a fegno, che diedero Pincominciamemo

ad una Congregazione

parti*


Da Casale; 20$

particolare di Canonici Regolari , della

quale primo Prepofito fu D. Gandolfo

che per effere vecchio, la durò poco

tempo , lafciando la fua dignità a D. Ai-

raldo , che fu pofcia Arcivefcovo di

Genova . Sotto quefto Prepofito fecero

tale progreflb nella pietà quei Canonici

, che a gara contribuivano i Ve-

fcovi , e i popoli al loro ingrandimento

. Per la qual cofa meritaronfi

da Gregorio VII. il privilegio d' effere

ricevuti fotto la fpeziale protezione della

Sede Appoftolica , e che Urbano IL pa£

fando per là confegraffe l'altare mag-

giore della loro Chiefa . Fu poi la

Chiefa confegrata da Innocenzo II. , e

dalle Bolle di più Pontefici fi vede ,

che in molte Città , e Diocefi poffedeva

quella Congregazione varie Badie,

Prepofiture, e Priorati , né èpo-

ca gloria della medefima P aver dati

a varie Diocefi zelanti Paftori fino af

numero di nove , fra' quali fi contano

S. Guarino Cardinale, Vefcovo di Prenette

, e S. Alberto , Patriarca di Gerusalemme


Durò

,


104 D£L & Franceschino

Durò quefta Congregazione fino ali*

anno 1449. > c^ìe Niccolò V. la unì

alla Congregazione de' Canonici Late-

ranenfi per opera di F. Rafaello d'Altomonte

, ultimo Prepofito Generale ,

che la rinunziò all' Abate Lateranenfe,

per ritornare al fuo Ordine de' Predi-

catori , donde era flato levato per la

fperanza , che fi aveva , che un tant*

uomo potrebbe rimettere in piedi quella

Congregazione , la quale a cagione delle

guerre , delle ruberie , e ancora della

contumacia d' alcuni Priori , che andavano

proccurando di ibttrarfi dall' ub-

bidienza, che pure, avevano giurata al

Prepofito Generale , era dal fuo primiero

fplendore di molto caduta.

Ora fra quelli, che in quefta infigne

Canonica fiorirono , due foli ap*

par tengono alla noftra Storia, e fono

il prenominato S. Alberto , di cui ab*

biamo altrove parlato , e il B. Francefchino

da Cafale , di cui diremo ora

alcune cofe. Nacque quefto pio Religiofo

in Cafale di Monferrato, e fé a

cagione della fua piccola ftatura fu,

chia-


Da Gasale, ioj

chiamato Francefchino , per la fanrità

però della vita fu grande davanti a Dio,

e davanti agli uomini . Entrò affai giovine

nella Congregazione , e nella Canonica

di S. Croce di Mortara ; e fé

pei fuoi Angelici coftumi fu ben tofto

Sollevato al grado di Diacono , per la

fua profonda umiltà , che lo faceva

avere baffiffima opinione di fé , non

volle falire più oltre , imitando il Se-

rafino d' Affifi, di cui egli portava il

nome . Chi di lui fcrifle , ebbe a dire,

che a tutti fu palefe nel fuo tempo ,

quanto lodevolmente , e con quanta

fantità abbia egli paflato nella Reli-

gione fua vita fino ali* ultima vecchiaja,

facendo fempre 1* uffizio di portinajo .

Che fé tutti raccomandano di non dare

un tale uffizio , che a perfone di giudizio

maturo , e capaci di dare buona

edificazione a' Secolari, co* quali il por-

tinajo più degli altri per ragione dell*

impiego dee trattare , non s' ingannarono

i fuoi Superiori nell' addoffare un

tal pefo all'umile Francefco. Imperoc-

ché chiunque con lui aveva a trattare,

parti-


no 6 Del B. Franceschino

partivafi foddisfatto , e compunto . Recava

ammirazione il ritrovare ivi un

uomicciuolo a primo afpetto di poca

apparenza , ma venerando per la fua

canizie , con faccia d* Angelo , difcreto

nel parlare , dolce nel converfare , che

in tutto dimoftrava efemplaritàj onde

era lo fpecchio non (blamente di quel

Moniftero , ma ancora di tutto V Or-

dine . E per quanto egli fi ftudiaffe,

com' è proprietà degli umili, di nafcon-

derfì , di lui vantaggiofamente parlava

la fama , ficchè era in tutto quel di-

ftretto conosciuto.

Anzi parve, che ancora Iddio concorreffe

a renderlo famofo , mercechè

dotollo del dono della profezia , e della

grazia delle guarigioni oltre alle efta-

fi, e ai rapimenti ammirabili. A lui

non vi era cofa , che non foffe palefe,

onde prediffe a molti la vicina morte,

ad altri poco meno che difperati avven*

ture felici , che dopo le tribolazioni

doveano fuccedere . Molti ancora furono

gì' infermi detenuti da malattie

incurabili , che per le di lui orazioni

retta-


Da Casale. 107

recarono immantinente rifattati ; per la

qual cofa era molto frequentata la por-

teria della Canonica . Ed effendo affe-

zionato di molto all' orazione, nella

quale fpendeva tutto quel tempo , che

permettevangli le occupazioni dell'Or-

dine, e dell'uffizio , bene fpeflb fi è

veduto portato in aria dalla violenza

dell'amore, che lo rapiva in Dio , o

alienato da' tenti , e tutto afforto nell*

amato fuo bene . Meritò ancora , che

nella notte del S. Natale la Beatiffima

Vergine gli prefentaffe vifibiìmente il

Bambino Gesù. , cui egli abbracciò con

quel contento di cuore , che non fi

può fpiegare con parole.

Era poi sì mifericordiofo , e pien

di compaffione, che vivamente fentiva

le miferie, e calamità de' fuoi prof-

fimi, onde a tutto potere proccurava

di follevarli ; nel che riufcì in guifa f

eh' era chiamato il padre de' poveri •

Volle Iddio rimunerare la fua carità

con un infigne miracolo , raccontato

da un Religiofo fuo coetaneo, che al-

lora era Vicario nella Canonica di

S. Cro-


xo8 Del B. Francescano

S. Croce . Dice adunque , che il venerabile

Servo di Dio dimandò al Padre

Prepofito licenza di donare a' poveri

quella poca porzione di vino, che dopo

la rifezione de' Canonici era rima-

ila nella brocca ; il che gli fu conceduto

. Se ne andò tutto contento Fran-

cefchino alla porta , e quivi ritrovando

al folito quantità di poveri , che

afpettavano la limofina , diede del vino

a tutti

-, e ben fi vide , che erafi mol-

tiplicato nelle mani del Servo di Dio,

perchè non ve n* era avanzato tanto ,

che poteffe

di perfone .

badare per quel numero

Ma qui non terminò il mi-

racolo : per fei mei! continui fi ritrovò

fempre del vino a fufficienza per di-

stribuire a' miferabili in quel vafo , ftu-

pendofi gli altri nel vedere rinnovarli

nel vino per mezzo del loro Collega

quel prodigio , che feguì nelP olio per

le preghiere d' Elifeo 5 anzi anche con

maggiore portento: perchè l'olio mot

tiplicoffi per lo fpazio di poche ore,

e nel noftro caio durò molti mefi il

miracolo

,

Nuli*


Da Casale. 209

Nulla di più ho potuto ritrovare del

S. Uomo . Si fa , che pieno di giorni,

ricco di meriti , e chiaro per miracoli

morì nel Moniftero di S. Croce , e che

ivi fepolto continuò a far grazie a prò

di chi ricorreva alla fua interceffione

tanto ne' bifogni fpirituali , che ne' corporali

, Lamentano i Padri , perchè non

fanno , dove fia riporto il fuo facro corpo

, avendo le guerre rovinato il Convento

, che (lava fuori della Città ; anzi

ben tre volte fono flati eoftretti a cambiare

il fito della Chiefa . Non mette

Pennotti V anno di fua morte , ma è da

crederfi , che fia morto dopo il 1450»

Imperocché D.Gianfilippo da Novara ? ,

che viveva ancora nell' anno 1529.,

raccontando il miracolo della moltipli-

cazione del vino, dice , eh' egli lo feppe

da un coetaneo del Beato , che fu

D. Agoftino Fagnana da Milano , Vica-

cario dei Moniftero- , mentre viveva

il Beato , effendo Priore D. Andrea

de Billy.

Tom. VI O DEL

% Chron. Canon, Ordini* 1. 7. e. 13.


no

DEL

B. GIOVANNI

G R O M I S.

NAcque in Biella della nobile famiglia

Gromis , difcendente dall' an-

tichiffimo Cafato de'Capris, il noftro

Giovanni , il quale per le fue virtù fu

in vita follevato a molte dignità Ecclefiaftiche

, e dopo morte annoverato

fra' Beati . Pafsò i primi anni di fua

età nella cafa paterna , e di lui fi potè

dire , come del giovane Tobia , che

nella fua fanciullezza nulla fi vide , che

avefle del puerile. Applicato allo Au-

dio delle lettere imparò in patria i primi

erudimenti della lingua Latina fenza

punto trafcurare gli efercizj di divozione

all' età fua proporzionati , in-

sinché fatto grandicello fu mandato ali*

Univerfità di Torino

.

Era


Gromis, III

Era genio de'fuoi genitori, ch'egli

attendere allo ftudio delle leggi Imperiali

. Ma Giovanni non accomodando*!

a quefta profeffione , tutto fi applicò

per impoffeffarfi della fcienza de' Santi,

e della Criftiana filofofia , non trafcurando

ad ogni modo lo ftudio de' Ca-

noni , a che portavalo la naturale in-

clinazione -, e tale profitto fece in que-

fto , eh' era comunemente chiamato il

Dottore de' Decreti. Impiegava il tempo

, che gli avanzava dallo ftudio

nella vifita delle Chiefe , e nelP ora-

zione : laonde fparfa la fama della fua

fanta condotta per tutta la Città, volle

il Vefcovo di Torino contrarre con lui

amicizia: credefi foffe Monfignor Lo-

dovico Romagnano . Trattando pertanto

con lui familiarmente confortollo ad

abbracciare lo flato Ecclefiaftico , al

quale Giovanni fentivafi già inclinato;

ma per umiltà non aveva mai voluto

chiamarlo , giudicandofi indegno di sì

alto pofto : onde falito per tutti i gradi

dell' Ordine fu fatto Sacerdote , Anzi

«flfendo vacato 1* Arcidiaconato di quella

O % Catte-

,


2.12 Del B. Giovanni

Cattedrale, ne fu del medefimo provve-

duto .

Amminiftrò per alcuni anni quel-

la dignità , ma poi per defiderio di vi-

vere tutto a fé, e tutto a Dio rinun-

ziolla generofamente con fommo rin-

crefcimento non meno del Vefcovo ,

che di chiunque lo conofceva .

Ritiroffi a Biella fua patria , dove

per confolazione de' domeilici , e de*

parenti ,

ma principalmente della ma-

Dama dotata di Angolare pietà, e

dre ,

divozione , pafsò qualche tempo . Volle

pofcia vifitare le reliquie di S. Eufe-

bio, che con grande venerazione con-

fervanfi nella Cattedrale di Vercelli -,

il

perchè incamminoffi verfo quella Città,

febbene quafi di nafcofto per non effe-

re riconofciuto . Ma andogli fallito il

difegno ; perchè faputofi dal Vefcovo,

eh' era Urbano Bonivardo , Prelato di

grandi virtù , e dal Clero il fuo arrivo,

fu centra '1 fuo defiderio , e la fua

efpettazione onorevolmente ricevuto •

Anzi volle il Vefcovo , che ivi fi trat-

tenefle , e vacata la Prebenda Archi-

presbiterale , gli fu ingiunto per ubbi-

dienza di accettarla

.

i Rife-


Gromis; 21 j

Rifedeva allora in Vercelli il B. Amedeo

, il quale udita la fama de' me-

riti del noftro Servo di Dio, volle ve-

derlo . Trattò lungamente con lui gli

affari più premurofi tanto dello Stato,

che della propria cofcienza, e ne rimafe

pienamente foddisfatto : che pe-

rò riconofciuto il grand* uomo, ch'egli

era , fé lo tenne ben caro ; nel che

punto non gli cedeva la pia Violanta

fua conforte . Laonde per dargli un

chiaro contraflegno della ftima , che

ne facevano , lo dichiararono loro li-

mofiniere , carica, eh 1

piacere ,

.

egli accettò con

perchè davagli campo d'efer-

citare la mifericordia verfo i poverelli ,

eh' erano i cari oggetti della fua fvifee-

rata carità

Ora mentre come miniftro fedele

efercitava Giovanni il fuo uffizio, conobbero

maggiormente que' Principi la

di lui abilità nel condurre a buon porto

anche negozj di tutta importanza ; per la

qual cofa gli appoggiarono affari di fommo

rilievo . Pareva appunto , che ogni

cofa da lui intraprefa riufeiffe a livello

O 3

de'


2i4 Del B. Giovanni

de' fuoi defiderj, per le virtù, che in

quella benedetta anima avea collocate

il Signore * Fu dunque mandato a Mi-

lano a negoziare con quel Duca alcune

cole a vantaggio della Reale Ca-

fa di Savoja , ed eziandio della Chiefa.

Nei tempo della fua dimora in quella

Metropoli avvenne un giorno, che vi-

fitando Giovanni la miracolofa Chiefa

di S. Maria , che chiamano di S. Celfo,

incontraffe due venerabili Monaci ve-

ftiti di bigio, i quali per infpirazione

divina conofcendone i meriti , ancorché

giammai non F aveffero veduto ,

non {blamente vollero baciargli le ma-

ni, ma fi proftrarono a' fuoi piedi f

ringraziando il Signore, che gli aveva

fatti degni d'aver l'incontro d'un tanto

uomo. Egli, che già prima aveva

udito ciò , che raccontava la fama delle

virtù , e della regolare offervanza de'

Romiti di S.Girolamo, ammirò l'umil-

tà di que' Religiofi , ' e molto più i loro

difcorfi ripieni dello fpirito di Dio .

Laonde facilmente lafcioffi indurre a vi-

etare il loro Moniftero fituato due mi-

glia


.

G R 0~M I Si 1IJ

glia lontano dalla Città , fervendogli

di follievo nel viaggio la lezione della

divina Scrittura, Giunti al Moniftero,

vennero tutti i Monaci , difpenfati in

queir ora dal rigorofo filenzio, che ivi

inviolabilmente fi offervà , dal Serva

di Dio, e con voce fediva benedicevano

il Signore , che facevagli degni

d' albergare Y uomo giufto , V uomo

pio ,

1' uomo fanto . E volendo poi fecondo

'1 loro ufo lavargli i piedi , coftantemente

egli rifiutollo , fé prima

effi non gli accordavano un altro fa-

vore . Il Prepofto generale , che di

quel tempo faceva ivi fua refidenza ,

gli rifpofe cortefemente, non aver lui,

che a comandare , dichiarandofi pron-

to a fare qualunque cofa foffe di fuo

gradimento

Allora il Beato dimandò di condurre

feco alla patria dueReligiofi per fondare

in effa un Moniftero di quelF Or-

dine -, il che fubito fugli accordato «

Dimorò con que' Monaci molti giorni,

non per fuo follievo , ma per eferci-

tarfi nella vita Monadica, come fi vide.

Q 4

Impe-


n6 Del B. Giovanni

Imperocché egli era il primo in Chiefà

fulla mezza notte al mattutino , e non

ne ufciva più infinchè foffe giorno 5

pattando il reftante della notte in ora-

zione . Era così dato alle attinenze ,

che fé i Religiofi non 1' aveffero con

fante induftrie sforzato , il puro pane

con acqua farebbe fiato il fuo alimento •

Nelle ore deftinate al lavoro delle ma-

ni era cofa notabile vedere il Servo di

Dio in graziofa contefa co' più giova-

ni per avere lo finimento da lavorare

più greve, e pefante , e premeiTa l'ora-

zione fi accingeva alla fatica , e la pro-

feguiva infinchè fi dava il fegno del

coro . Nel cantare le lodi del Signore

ben fi vedeva , eh' egli era tutto ripieno

della prefenza dell' Altiffimo -, onde

Angolare fu la confolazione , e an-

cora P edificazione de' Monaci

Così dimentico delle cofe del mondo

viveva tranquillamente tra' Monaci

il B. Gipvanni , quando da Vercelli

giunfe un meffaggiero con lettere de*

Principi, e del Vefcovo, che gP in-

giungevano di ritornare fubito alla fua

.

refi-


Gromis; li?

feiìdenza . Un tale avvifo afflifle non

meno i Monaci, i quali godevano della

prefenza di un tant' uomo , che il Servo

di Dio, che già per lettere aveva dato

nuove della buona riufcita degli affari a

fé appoggiati j e però non penfava di ave-

re sì predo a ripatriare. Giudicò ad ogni

modo di ubbidire, e dato a tutti que'Re-

ligiofi il bacio di pace, coll'accompagna-

mento di due Monaci, e di Maeltro

famofo architet-

Criftoforo Cartellano ,

to , fi difpofe alla partenza . Volle però

prima ricevere dal Padre Generale

la benedizione proftrato a terra dinan-

zi a lui , il che finì 'di convincere i

Monaci della profonda umiltà del Servo

di Dìo •

Così armato coli' orazione , e benedizione

intraprefe il fuo viaggio , e

giunfe felicemente a Vercelli j ovein-

tefe dalla Corte , e dal Vefcovo la cagione

, per la quale aveanlo chiama-

to -,

ed

era pel timore d* averlo a per-

dere , effendofi fparfa voce , eh' egli

o era già Monaco , o in procinto di

farfi Monaco. Poco tempo ad ogni

modo


Sii Del B. Giovanni

modo poterono ritenerlo in Città , effendo

egli determinato di fabbricare un

Moniftero a' Geronimiani nella fua pa^

tria . Incamminatofi dunque verfo Biella,

s' incontrò in Chiavazza nel Rettore di

quella Chiefa parrocchiale dedicata a

S. Maria , uomo ftraniero , che chia-

mavafi Agoftino . Ora mentre tra fé

familiarmente difcorrono , conofciuto

dal Rettore il merito del B. Giovanni,

e la pia intenzione , eh' egli aveva ,

rinunziogli liberamente il fuo benefizio

, pregandolo di fondare ivi il Mo-

niftero, che defignava di fare. E così

per appunto fi fece, ergendo da' fondamenti

la cafa pei Religiofi , e riftorando

nobilmente la Chiefa , al che

contribuì non poco la pietà di quel

popolo , eh' egli colle fue virtù , e

maniere amabili fi era guadagnato

Vifle ivi qualche anno , portandoli

però di tempo in tempo a Vercelli per

ìfere le funzioni , che gli appartenevano

, o in Biella fecondo le occorrente

ze , che gli accadevano . Edificò an-

cora nelle fini di Chiavazza una Chiefit

ad

.


Cromisi 119

ad òfìore de' Santi Quirico , e Giulita ,

e nella Cattedrale la Cappella , nella

quale fu fepolto . Lunga cofa poi farebbe

voler nominare ad uno ad uno

i copiofi donativi , che fece a varie

Chiefe , di reliquiari , calici , croci ,

piffidi , ornamenti per gli altari, e vefti

facerdotali , e tutti di preziofa ma-

teria fecondo la grandezza del fuo animo

, che veramente era nobile , e generofo

.Si vedeva crefcere nelle fue ma-

ni il danaro a proporzione , che lo fpendeva

, iì che avrebbe recato maravi-

glia , fé non fi foffe faputo , eh' era

ciò non meno frutto de' fuoi rifparmj,

trattando la perfona fua alla peggio ,

che effetto della divina provvidenza %

la quale per fegrete vie a tempo , e

luogo facevagli capitare foccorfi impen-

fati . E ciò lenza dubbio fu , che lo

fece intraprendere in feguito la grand*

opra , di cui fiamo per favellare .

In Chiavazza non godeva il Sant' uo*

mo quella pace , eh' egli defiderava 9

non potendo a cagione dell' uffizio par-

rocchiale godere queir ozio , che £

j&ecef-


aio Del B. Giovanni

neceflario per trattenerfi col fuo Dio

nella contemplazione . Propofe pertan-

to a' Monaci di ricercare qualche luogo

più folitario per fabbricafvi un al-

tro Moniftero $ e finalmente determinò

di valerfi della fommità d' un monte

nella parte fettentrionale di Biella ,

a' piedi del quale fcorre il fiume Cervio.

Alcuni , che ciò riguardavano col cor-

to lume della ragione , proccurarono di

fargliene deporre il penfiero , per effere

quel luogo ripieno di afpre rupi , e di

folti fterpi , incolto , e fprovveduto di

tutto ciò , che può effere bifognevole

per fabbricare; ma fopra tutto infame,

perchè ivi fi giuftiziavano i malfattori.

Ma il Servo del Signore, che rimirava

la cofa cogli occhi animati da viva

fede, rifpondeva benignamente a tutte

quelle ragioni, che l'Unigenito Figliuolo

di Dio aveva voluto operare la noftra

falute fopra 'I monte Calvario tra' la-

droni ; e quanto alle difficoltà, che fi

proponevano, fperar lui coli' ajuto dell'

Altiffimo, per Pinterceffione della Bea-

tiffima Vergine , e di S. Girolamo diji

fupe-


G R O M I Si 221

fuperarle tutte ; laonde continuò nella

fua opinione

.

Intanto effendofi fparfa la fama di

tal deliberazione dell'uomo di Dio ,

venne una gran moltitudine d' uomini

cogli finimenti proporzionati al lavoro

e gettato a terra il patibolo , raccolte

le offa difperfe , incominciarono a pur-

gare quel luogo dai virgulti r e dalle

fpine , e a formare una ftrada , che

con minore incomodo conducefle alla

fommità del monte , follevato all' al-

tezza di un miglio , a cagione deli' ap-

prezza del fìto j che obbligò a fare la,

ftrada a traverfo , e non diritta . La

maggiore difficoltà confìfteva in ritrovare

un fito a propofito per cavare un

pozzo d'acqua viva , e durevole -, né

piccola fu la contefa , che per ciò ebbero

gli artefici , i quali avevano poca

fperanza d' incontrare tra quelle rupi

una vena d' acqua . Ma arrivato Gio-

vanni , piantato in terra il fuo battone

qui cavate , difle loro ; imperocché io

confido j che Gesù Criflo noflro Signore^

il quale accordo la Juq grafia a? Sama~

ritani .

,


ut Del B. Giovanni

rìtani , che vennero a ritrovarlo pfeffb al

poffo di Giacobbe , noi ancora renderà

degni della fua grafia , e ne donerà

acqua falubre . Cavoffi dunque nel po-

fto indicato dal Santo la terra , infintantochè

mcontratofi nel profondo un

gran faffo , in eflb fece fare una buca

quadra air altezza d' un uomo , e fopra

tale pietra ordinò, che fi ergeffero

le fondamenta del pozzo . Rima*

neva sì poca apparenza , che doveffe

riempier*! d* acqua il pozzo ,

che molti

difapprovarono gli ordini del Servo di

Dio, Nel mattino feguente però non

poco ebbero da maravigliarli , veden-

do, che V acqua aveva formontate le

onde lo attribuirono anne-

fondamenta ,

riti , ed alle preghiere del Beato , non

effendo cofa naturale, che in una not-

te tra le rupi forga tant 1

acqua -,

la qua-

le continuamente provvide dipoi gli

operai del neceffario rinfrefcamento ,

Terminata la ftrada , il pozzo , e

una fcala di varj gradini di pietra, fi

andò accrescendo *l numero de' lavo*

latori * effendo «venuti sì da Milano 7

che


G R O M I Si 223

che da Crema alcuni maftri di varie

profeffioni . E perchè grande era il numero

degli operaj, convenne dividergli

in varie fquadre , ed affegnar loro fo

praftanti , che invigilàflero air opera ,

ed ancora qualche Scrivano , che no-

taffe i nomi, e le giornate, che quelli

facevano. Ammirabile era la concor-

dia , e '1 filenzio in tutti . Tanta era la

moltitudine della gente minuta , che

dal baffo dei monte , e dal fiume fi

facevano paffare a mano fulla fommi-

tà le pietre , ed i materiali. In fine

colla diligenza del Beato in cinque an-

ni fu terminata una Chiefa vafta di

mole , e ricca di marmi , col Moni-

ftero attiguo , che fra i più ampj , e

ben intefi dei Piemonte fi può anno-

verare. Proccurogli poi rendite fufficienti

pel mantenimento de'Monaci sì c^i uni-

re al Moniftero i Priorati di S. Maria di

Chiavazza, di S. Michele di Bellino , e di

S.Pietro diSaluzzola, che con donar-

gli un podere di cinquanta giornate fi-

tuato nelle fini di Valdengo , con fua

pefchiera , e cafa , come ne appare

per


. .

224 Del B. Giovanni

per ifcrittura , la quale è fottofcritta

ancora da un fuo fratello , che chiamavafi

Bartolommeo

Provvide parimente laChiefa ditut-

te le cofe neceffarie per P uffiziatura ,

fra le quali debbono ricordarci due ca-

lici , una piflide , quattro candelieri ,

un bacile con fuoi vafetti pel vino, e

per T acqua , tutto di fino argento , e

di più una croce con un iitrumenro

per dare la pace di madre perla . Delle

velli facerdotali non fé ne tenne con-

to : ma merita d' effere ricordata la

grande copia de' libri in ogni materia,

de' quali fu riempiuta la Biblioteca 9

uè vi ha dubbio, che a tanto non farebbero

arrivate le fue rendite , fé da*

divoti non folle flato per infpirazione

.del Signore ajutato

Ndh fenza prodigj terminò la fab-

brica del Moniflero • Oltre al miraco-

lofo ritrovamento dell'acqua due altri

cafi fi raccontano . Fu confederata come

cofa degna di maraviglia Y abbondanza

delle vettovaglie, che non mancò

mai , mentre fi continuò Y edifizio >

in


G R O M I Si 225

in un paefe montuoib , e fteriìe . Ma

non meno recò di ftupore 1' aver fatto

paffare da Vercelli a Biella molte fomme

di danari in tempo, che le ftrade

erano infettate da' ladri, fenzachè mai

accadeffe alcun finiftro incontro . Guglielmo

Ceruti , che ritrovato dal Bea-

to in Vercelli fu incaricato di portare

a Biella un facco di moneta , fé ne fcusò

pel pericolo , che correva allora : ma

afficuraro dal Servo di Dio pigliò il

danaro , ed incamminatofi con varj al-

tri alla patria , laddove tutti gli altri,

che o lo precedevano , o lo feguivano,

furona fpogliati , e battuti dagli affaffini

, egli né pur uno ne vide ; onde

giunto a falvamento ringraziò il Signore

d' averlo liberato pei meriti del fuo

Servo da ogni finiftro incontro

Più ammirabile è ancora il fatto feguente

. Quando il Beato fi ritrovava

al Moniftero per accudire all' opera

non mancava di girare attorno le cafe

vicine per affiftere ai mendici , e vifi-

tare gl'infermi . Ora mentr' egli s'im-

piegava in quefte opere di carità , in?

Tom, VL P contro

.

,


2*6 Del B, Giovanni

contro in Chiavazza Maftro Stefano de'

Groffi , il quale da più d' un anno te«

neva il letto , ed era oppreflò da tale

infermità , che né meno fi poteva muo-

vere fenza l'altrui ajuto . Giovanni vifi-

toilo un giorno, e compatendolo affai,

con voce rifoluta gli diffe , Stefano mio

figlio , già fi va avanzando al termine

defiderato il noflro edifìcio ; or prima

che Jia del tutto compito , io voglio , che

to vediate . Rifpofe F infermo -, mio ca-

riffimo Padre , ben vorrei non folamen-

te vederlo , ma anche contribuire al fini-

mento coir opera mia . E pure mi con*

vien darmi pace, perchè d* alcun tempo

non poffo muovermi fen^a V altrui ajuto.

Replicò allora il Servo di Dio, forgete

fu nel nome di Dio , vefiitevi , e feguitatemi.

Sforzoffi il buon Maftro di

adempire il comando, e con fua grande

maraviglia fi fentì in forze d' alzar-

fi , e di camminare con lui fino all' al-

tezza dei monte con pari paffo ; anzi

colà giunto , non fia mai vero , diffe ,

che quefia gran macchina abbia a finire

fen^a 7 mio ajuto \ e fubito cogli altri

maftri


Gromis, 227

maftri fi pofe a lavorare , lodando il

Signore ammirabile ne' fuoi Servi

Non era poi sì intento il Beato a

quella grand' opera , che tutto ad efla

donafle il fuo avere . Appena s' intra-

prefe a' Gioì tempi in Vercelli cofa di

pietà , alla quale non contribuire col

configlio , e col danaro . Monfignor

Bonivardo, che fondò un Collegio di

fei fanciulli per cantare le divine iodi

nella Cattedrale , fu da lui ajutato 9

confentendo, che per loro mantenimen-

to fi unifie a queir opera pia un fuo benefizio;

anzi a fue fpefe fabbricò una

cafa , dove ora fi vede te Chiefa di

S. Carlo , preflb al Seminano , e

provvide la loro cappella di facre fup-

pellettili , e di alcuni vafi d' argento

Impegnò ancora la Duchefia Bianca

Maria a compire la fabbrica delia Chie-

fa, e del Convento di S. Maria di

Betlemme preffo le mura di Vercelli

ora uffiziata da' Padri Minori dell' Offervanza

. Edificò parimente la Chiefa di

S, Bartolommeo fuori delle mura di

Vercelli , ch'era ridotta in peffimo fiato,

P 2 ' efi

.

, .


2i$ Del B. Giovanni

e fi adoperò, affinchè foffe data a' Padri

Gefuati , laddove a'tempi andati veniva

fervita da' Canonici Regolari di S. Eu-

febio . In fine fece un ottimo ufo sì

de' talenti donatigli da Dio, che de'be-

ni patrimoniali, e delle rendite de' fuoi

benefizj ,

valendofene a prò de' pove-

relli, o per accrefcere il culto divino.

In fua aflenza avevano i Direttori

delia fabbrica fatto lavorare un belliffimo

marmo quadrato , e ripofto lo avevano

fopra la porta della Chiefa di S. Girolamo

con queft' ifcrizione : Joannes

de Gromis Archipresbyter Vercellenjis col-

lem ex profano religiofum ad honorem

Sancii Hieronymi fecit MDXII. Il Beato

nel vederlo efclamò , o buon Gesù , non

a noi , ma al vojlro nome Jl dia gloria^

e non fi die pace ,infinchè da'Maitri non

fu levato di là quel marmo, il quale fu

poi fatto da lui riporre fotto d' una fca-

la , talché non fi farebbe mai più vedu-

to , fé in occafione di qualche ripara-

zione molti anni appreflb non fi foffe

diflbtterrato . Per opera d' un Priore di

quel Moniftero fta ora collocato nella

Chiefa fotterranea

.

La


G R O M I S, 229

La fua pietà , e confumata pruden-

za lo refero caro a 5

Principi ,

e a' Pre-

lati , i quali a lui appoggiarono affari

di fomma importanza . 11 Cardinale

Domenico della Rovere , Vefcovo di

Torino, a cagione degP impieghi , che

aveva nella Corte Romana , non potendo

fare continua refidenza nella fua

Diocefi , pensò di non poter meglio

acquetare la fua cofcienza , che col

dichiarare un tant' uomo fuo Vicario

generale per governarla -,

e con tale

qualità lo ritroviamo intitolato nelle

patenti del Dottorato di Fra Bernar-

dino Prato da Riva preffo Chieri , il

quale fu poi Miniftro generale de'Minori

, e Arcivefcovo d'Atene . Ma o

fia per 1' obbligazione , eh' egli aveva

di fare in Vercelli la refidenza , o a

titolo di pafiare lontano da' vizj la vi-

ta , rinunziò a quell'onore

Correva intanto il B.Giovanni l'anno

feflantefimo di fua età , quando fapendo

per rivelazione , che fi avvicinava

il fine del fuo vivere , come lo

manifeftano le cofe, che accadderono,

p 3

fi

.


%$o Del B. Giovanni

fi difpofe alla morre con quegli atti ,

che fono proprj de' Santi . Portatofi in

Biella , e raccolte le poche fuppellet-

tili , che ancora gli reftavano, le con-

fegnò a' Monaci . Poi ratinatili, pigliò

da loro comiato , dicendo ; miei ca-

riffimì Fratelli dilettiffimi in Crifio , io

rendo infinite grafie al Signore per tutti

i doni , che fi è degnato a" accordare a

me , fua vile fattura , e particolarmente

per avermi aggregato alla voflra /anta

compagnia . Si avvicina il giorno dì mia

morte , non vi attrijlate per ciò , né fi

turbi il cuor vofiro

. Se non è del tutto

compita la fabbrica del Moni fi ero , miei

Fratelli faranno in vofiro ajuto per termi»

narla , come ne gli ho pregati .

Cosi difpofte le cofe , fi armò coi

fantifficni Sacramenti , e col? orazione

, e accompagnato dalle lagrime de*

Monaci ufcì dal Moniftero . Andò in

feguito a licenziarci dalla pia fua Ge-

nitrice, che chiamavafi Giovanna , alla

quale dimandò con grand' iftanza la benedizione

. Quefta neir intendere, che

ben tofto doveva mancarle un tal figlio,

{venne


Gromis. 231

Retine tra le braccia de' fuoi , e gittando

un mar di lagrime , fu di nuovo

pregata da Giovanni ad accordargli la

fua benedizione , dicendo , non eflere

quello tempo di piangere , ma bensì

di contentarlo , perchè a tutti è inevi-

tabile la morte. La divota Dama rif-

pofe allora , fé così è , mio carijjlmo

figlio , adempia/i il divino volere , e'po-

ile le ginocchia a terra, vicendevolmente

fi benediffero . Salita poi una

piccola mula , della quale fervivafi nel

viaggiare, fi pofe incammino coìl'accompagnamento

di alcuni fuoi fami-

liari . Fu offervato , che fece tutta la

ftrada, che conduce da Biella a Ver-

celli , recitando Salmi , o in orazione

cogli occhi follevati al Cielo .

Giunto alla porta della Città , difle

a coloro, che lo accompagnavano, di

fermarfi, perchè gli flava davanti la

morte , onde calandolo dalla mula ù

sforzavano di recargli follievo : ma egli,

bafla , diceva , bajìa , Fratelli, e follevando

gli occhi , e le mani al Cielo,

pronunziò con Angolare divozione le

P 4

parole


23«

Del B. Giovanni

parole del Salvatore , in manus tuas%

Domine , commendo fpiritum meum , e

come fé dolcemente fi adddormentafle,

fpirò . Fu fubito portato il fuo corpo

nella vicina Chiefa di S. Andrea , per-

chè fi faceva notte , ed avendolo ve-

ftito cogli abiti Sacerdotali , gli pofero

in capo una corona d' alloro , e di

mirto

.

Nella feguente mattina tutti gli Ordini

della Città col Vefcovo , e Clero

fi raunarono per fargli fontuofe efequie,

proporzionate ai meriti d' un trfnt' uomo

, che per le fue virtù guadagnata

fi era la (lima, e l'amore di tutti. Con

tale accompagnamento fu portato alla

Cattedrale , e riporto nel Sepolcro ,

che moki anni prima fi era fatto apparecchiare

. Stava quefto nella Cap-

pella di S. Maria da lui eretta , leggen-

doli preflb al primo gradino dell' alta-

re quefta ifcrizione , Hoc Virgini fa*

cellum , & (ibi farcophagum Johannes

Gromus vivens pofuit . 1496. Reftò co-

là il fuo corpo per lo fpazio d' anni

(effanta 3 infinchè rinnovandoli la Chiefa

a'tem-


G R O M 1 s; 233

a* tempi di Monfignor Bonomio , fu ritrovato

tutto intero , febbene maneg-

giandolo fi riduffe in offa. Aveva an^

cora gli abiti Sacerdotali in buoniffi-

mo flato colla croce al collo . E

non

poca maraviglia recò l'offervarfi, che

la ghirlanda, che teneva in capo , era

sì verdeggiante , come fé di frefco fot

fero ftate pigliate dall' albero quelle

frondi -, il che fu afcritto alla laureola

dì Vergine , che fi era meritata in

Gelo .

Né fu minore in Biella il cordoglio

uriveriale , allorché giunfe la nuova

dela morte del Servo di Dio . Al eer-

to :>er alcuni giorni nel Moniftero più

fi jenfò a piangere , che a fabbricare :

ma finalmente rafferenati gli animi ,

fi pofeguì il lavoro , onde in breve

fi vde la Chiefa compita , anzi adorna

di \aghiffime pitture. Non fi ebbe alìon

più timore d' offendere la fua mo-

defia , ed umiltà : per lo che collocate

in più luoghi le armi del fuo nobile

Ofato , fi pofe ancora quefta ifcrizio-

n? : Anno f aiuti* MÙXVIL quinto poft

• jacium


234 Del B. Giovanni

jactum primarium lapidem Johannes Gru'

mjs Ecclejice Vèrcellenfis Archipresbyter

Fùndator collem hunc ex profano religiofum

, ex fierili uberem factum ad honorem

S. DoBoris Hieronymi facrari cu*

ravk , ut fieret mons pinguis , mons ,

in quo beneplacitum ejfet Deo habitare

in eo ufque in finem .

* Dopo la morte del Servo di Dio

parve , che fi rifvegliaffero da un grave

letargo gli uomini, che nel coro

della di lui vita poco avevano bada:o

alle eroiche fue virtù , ed alle cofe ni-

rabili da lui operate . Allora s' in:ominciò

a parlare di lui , quando son

T ebbero più prefente . Ed al orto

abbondante era la materia, fé fi tveva

riguardo a quel molto , che iveva

fatto. La fua attinenza fu tale. che

compariva macilente in faccia , e i farebbe

potuto dire di lui , come'fi fcrifle

di S. Bafilio , che pareva , che non

aveffe altro , fé non fé" ofla , fpirio ,

e pelle , onde dicevafi nel vederb ,

ecco un morto in piedi , che faviaggo.

E* fama coftante , eh' egli conferve ili-

iato


Gromis; 23?

bato il giglio della Virginità , al che

può avere contribuito si la parfimonia

nel vitto , che la fua divozione alla

Santiffima Madre di Dio . Aveva poi

dichiarata la guerra all' ozio , onde il

Demonio non ritrovava tempo a pro-

posito per tentarlo , perchè Tempre lo

ritrovava occupato . Notabile fu la fua

mifericordia verfQ i poverelli , e non

meno lo ftùdio dell' orazione , eh' era

il fuo più ordinario efercizio. Paflava

a tal effetto buona parte della notte in

facre veglie . E fé tal volta fui mezzo

dì era oppreffo dal fonno , entrando in

qualche cafa fi metteva a ripofare fo-

pra le affi ; e fé talora gli accadeva ,

che da' benevoli , o familiari gli fofTtro

recati guanciali , o coltri , ' acciocché

fé la pafTaffe con maggior agio, difdegnando

quefte delicatezze , diceva ,

no , no , io non uferò quejle cofe , //

mio Signore padrone del mondo non ave-

va, dove pofare il capo , mentre vijfe

falla terra , e però io non debbo fervirmi

di quejle morbideffe.

Mani-


i 5 6 Del B. Giovanni

Manifeftò Iddio la gloria del fuo

Servo con molti miracoli , ma o fìa

incuria di chi non K regiftrò , oppiu-

tofto l' infelicità de' tempi , di pochi fi

è tenuta memoria , che noi qui fcriveremo

. Girolamo de' Burfani di Chiavazza

era molto divoto del B. Giovanni,

e non di rado faliva alla Chiefa de*

Monaci per divozione . Accadde , che

una fera della fefta d' Ogniffanti , ment-

ire fi ritirava a cafa , foffe forprefo

per cammino dalia notte . Erano le

ilrade poco ficure sì per ragione delle

beftie feroci , che le infettavano , che

per altri pericoli; onde fentendo ftre-

piti , e romori vicino a. fé, incomin-

racco-

Ma ciò a temere di fua vita .

mandandofi a Dio, e al B.Giovanni,

ecco che fi vide davanti una chiara

luce , al favore della quale fcorgeva

dove fi ritrovaffe ; e così felicemente,

e tutto allegro giunfe a falvamento

Bernardino figlio di Pietro Gromis

parente del Snnro fu nella fua adole-

fcenza travagliato nelle membra da acer-

bi dolori, talché pareva paralitico, né

fi

.

,


GROMIS. 237

fi poteva punto muovere . I fuoi ge-

nitori fecero per lui voto di portarlo

al Moniftero di S. Girolamo per paffarvi

nove giorni , come feguì . I Mo-

naci portaronlo nella Chiefa, ove avendo

pregato qualche tempo dinanzi alle

immagini di S. Girolamo , e del Beato,

incominciò a fentirfi meglio , talché

coli' ajuto di un folo baffone potè an-

dare . Continuando poi con grande fi-

ducia le fue orazioni , nel giorno ottavo

reftò libero affatto , onde rendute

le debite grazie a Dio potè ritornare

fano , e (alvo a proprj piedi a cafa .

Niccolò de 1

Burfani andando in tem-

po delle guerre per fuoi affari fu da'

foldati degli inimici affalito, e Apertamente

incatenato . Proccurarono queftì

a forza di tormenti di cavargli danari

pel fuo rifcatto ; ed egli vedendofi man-

care ogni fperanza d'umano ajuto invocò

S. Girolamo , ed il B. Giovanni . Cofa

mirabile ! appena fatto il voto, ritrovoflì

libero dalle catene, pafsò per mezzo de*

foldati , e fé ne andò (alvo a cafa, benedicendo

il Signore, ed i fuoi Santi . Ciò fe-

guì nell'Aprile del 1 5 2 2

.

An-


z$8 Del B. Giovanni

Annotazioni.

NELL*

Archivio del Conte Gromis in

Torino conferva/i un Mano/crino

Latino , che in quattordici pagine contiene

la vita del nojlro Beato, di autore anonimo .

E* facile venire in cognizione , cK egli fu

Monaco Geronimiano, e chefcriffe a tempi

del Duca Emmanuele Filiberto , dicendo^

che conobbe il prenominato Niccolò de Bur-

fani già nonagenario . Si lamenta egli ,

che ver le guerre , che fuccedettero dopo

la morte del Beato , fisnfi [marrite molte

memorie ; ed io Jìupifco , che quejìo au-

tore non abbia fatto menzione de genito-

ri del Beato : imperocché fé bene nomini

la madre , non ci dice però, di che cafato

ella . fojfe Abbiamo tuttavia aggiunto

aW opera del Monaco alcune altre noti{ie9 ricavate non meno da Manoferini y che

da varj autori .

Nella patente da noi accennata a favore

del P. Bernardino s* intitola il B. Gio-

vanni Arcidiacono £ Ivrea . Diamo volen-

tieri il tenore del titolo sì per prova di

quejlo , che per convincere £ errore , chi

pr&*


Gromis. 239

-pretende , che quel Padre foffe da Prato

in Tofcana ; ed eccolo : Jo. de Gromis

Archidiaconus Yporeienfis , Vicarius

R. mi Dfii Dominici de Ruvere Epifcopi

Taurinenfis, Venerando F. Bernardino de

Prato de Ripa prope Cherium Ordinis

Minorum Taurinenfis Dioecefis, Sacrse

Thelogiae Doftori falutem in eo , qui

eft omnium vera falus &c. Da ciò

fi

vede y che almeno in un tempo fu il no-

firo Beato Arcidiacono d* Ivrea .

Scrive Monfignor della Chiefa nella

Corona Reale x , che Giovanni fu ajuta-

to a fondare il Monifiero di S* Girolamo

dalla divota Ducheffa Violanta. Ciò non

è verifimile -, perchè quella incomparabile ^

Principeffa cefsò di vivere molti anni pri-

ma , che s y

incominciaffe la fabbrica cioè

9

lafua morte accadde nel 1478*

t Par. 2. pag. 214.

DELLA


*4*

DELLA

B- ANGELA

R A N Z I

AGOSTINIANA.

LA nobile famiglia Ranzi , che fin

nell'anno 1130. li meritò Ango-

lari favori da Regemberto Vefcovo di

Vercelli per la protezione , eh' ella pi-

gliò di quella Chiefa , donò a Dio nei

fecolo decimoquinto tre gran Servi , e

al Cielo tre Beati . Quefti furono

il B. Candido , ed il B. Giandemoftene,

a' quali dee aggiunger/! la B. Angela fo-

rella del B. Candido , che ambidue pre-

cedette nel darfi a Dio . Fu quefta la

quarta .delle cinque figliuole, eh' ebbe

Giannantonio Ranzi di Dorotea de'Coc-

carelli fua Conforte, e nelBattefimo fa

chiamata Ifebella • Ora avvegnaché le

tre


R A N Z I. 241

tre prime foflero nobilmente maritate,

Ifabella eleggendo la parte migliore ,

volle entrare nel Moniilero delie Ago-

ftiniane , chiamato delle Grazie , ai 1 2.

di Maggio dell' anno 1475. ^ quale

allora era governato dalla B. Michela *

Fioriva in quel religiofo Convento la

regolare offervanza in guifa , che fu ri-

velato al B. Candido , che tutte le Religiofe

viveano in iftato di grazia. Ma

la noftra Beata fegnalandofì fra tutte

ne' dieciaffette anni , che ville in reli-

gione , venendo a morte nel 1492.

ottenne dalla divozione, de' popoli il titolo

di Beata . Tale viene chiamata

dagli Scrittori Vercellefi, chela collocano

fra i perfonaggi infigni per la

fantità della vita della loro patria.

Paflata che fu a miglior vita la

della quale abbiamo fatto

B. Angela ,

menzione, unafua forella minore chiamata

Bartolommea entrò nel medefimo

Moi^iftero delle Grazie , e volle

pigliare il nome della Defunta . Poche

memorie abbiamo delle virtù , e

de ? fatti di queile forelle ,

Tom. VL Q

che per altro

per


242. Della B. Angela Ranzi

per teftimonianza del Dottore Gian-

francefco Ranzi furono illuftrate ia

morte col dono de' miracoli . Si narra

però di quella, che ne facefle ancora

in vita, e che caduta in grave infermità

, per la quale fé le diftaccò un

braccio dal corpo , diede fegni d' una

pazienza eroica . Era cofa , che reca-

va non meno ammirazione, che edificazione

, T udirla confolare le fue Re-

ligiofe forelle , le quali pareva fentif-

fero maggior dolore di lei, che chiamava

dolcezze i fuoi tormenti , onde

li pativa con ,fomma raflegnazione .

Crebbero però a legno , che non reggendo

la carne ad un tanto patire ,

benché lo fpirito folfe pronto , e gè-

nerofo , finalmente fé ne diftaccò la

beli' anima dal corpo , volando al Cie-

lo ad abbracciare il fuo diletto circa

Tanno 1515.

DEL


a 45

^XXXXXX)^

XXXXXXXXXXXXXXXXX

DEL

B BARTOLOMMEO

DA CERVERE

FU il

MARTIRE DELL' ORDINE

DE' PREDICATORI.

B. Rartolommeo , come nota-

no alcuni Manofcritti del fuo Con-

vento , di cognome Cerveri , e patri-

zio di Savigliano , ch'entrato nell'in-

clito Ordine de' Padri Predicatori pro-

fefsò nel Convento di fua patria . Sa-

lito per. tutti i gradi della Religione,

a' quali fu portato dal fuo merito, ar-

rivò ad effere dichiarato Inquifitore del-

le Fede nel fecolo decimoquinto*, va-

le a dire in un tempo, che quel? uffizio

richiedeva uomini dotati di fomma

fortezza, e di Angolare zelo a cagione

degli eretici, che calati dalla

Q 2 Valle


444 DEL B. Bartolommeo

Valle di Lucerna andavano infettando

il Piemonte . Gli atti del fuo marti-

rio in pocjie parole ci manifeftano le

prerogative del B, Martire \ dicendo

che fu Maeftro in Teologia , di vita

irreprenfibile , chiariffimo per 1' opi-

nione, che fi aveva della fua fantità.

Aggiungono ancora, ch'egli era ferven-

tiflìmo nel predicare , Inquifitore in-

vitto contro P eretica pravità , e generofo

difenfore della Cattolica Fede

Dopo eflerfi molto adoperato per

difcacciare gli eretici da' contorni di

Savigliano , giudicò di portarli colà a

fine d' efercitarvi il fuo uffizio ; maprefago

per divina revelazione di ciò, che

gli àvea a fuccedere , volle prima con-

fettarli . Chiamò adunque per tal effet-

to il P. Criltoforo da Caramagna , e

fece a lui la fua ultima confezione con

molte lagrime , e con particolare divozióne

. Dopo la confezione confidò

al medefimo la fua vicina morte , di-

cendogli : io mi chiamo Fra Bartolommeo

da Cervere , e pure non fui mai

a Cervere « Debbo ora portarmi colà,

.

per

,


Da Cervere; 24 f

per affari del mio ufficio , e là finirò di

vivere . Pigliati poi due compagni, s'incamminò

a quella volta » Pafsò perBrà,

e giunto in vicinanza di mezzo miglio

da Cervere , riconofciuto da alcuni ere-

tici dall'abito, chi egli era, fu affol-

lato da cinque di loro . Due gli paf-

farono il ventre colle alabarde in fog-

gia di croce , mentr' egli non facendo

veruna difefa , e foffrendo volentieri il

martirio raccomandava fé fteflb , ed i

fuoi uccifori al? Altiffimo . Fra Giovanni

Bofcato, uno de' fuoi compagnia

anch' egli gravemente ferito in una fpal-

la, ed in una cofcia; ma pure fcampò dal-

le mani di quegli aflaffini , e Fra Gianpiero

de' Ricardi redo del tutto illefo •

Moltr prodigi fi raccontano fucce-

duti in tale occasione , co' quali volle

manifeftare Iddio i meriti del B. Mar-

tire . Ed in primo luogo fu notabile

1' offervare , che dal fuo corpo non ufct

né pure una goccia di fangue , infin-

tantochè già portato da' Fedeli nella

Chiefa di Cervere , arrivarono alcuni

Religioli del fuo Convento diSavigliano,

Q 3

che


246 Del B. Bàrtolommeg

che avvifati del funefto incontro fubito

fi portarono a quel luogo . Ed allora

fi vide dalle ferite fcorrere in grande

abbondanza . Neil' ora parimente del

fuo martirio ftando il Sole per tramon-

tare , fu dal popolo della fua patria ve-

duto un altro Sole verfo Cervere , eh' è

fituato a levante di Savigliano . E finalmente

eflendo nato un albero di no-

ce nel pofto, ov'egli fu martirizzato,

fi oflervò , che tutti i fuoi rami , e

tutte le fue foglie erano difpofte in fog-

gia di croce .

Fu poi portato il corpo del S. Mar-

tire al fuo Convento di Savigliano :

illuftrollo Iddio con molti miracoli , ed

è particolarmente invocato contra le

grandini, ed i fulmini, o altre intem-

perie dell' aria . Stanno ora ripofte le

fue reliquie fotto 1' altare , ove fono

ancora quelle del B.Aimone Tapparelle.

Anche nel luogo di Cavalermaggiore

ha il B. Martire particolar venerazione,

vedendoli ivi neh' altare della famiglia

Garneri, pofto nella Parrocchiale antica,

dipinto co' Santi Bernardo , e Lazzaro •

Fra


1

D a Cervere.

447

Fra miracoli ? che di lui fi raccon-

tano , ritruovo fcritto il feguente\ di

cui ho giudicato fare menzione . Un

Decano della Città di Savigiiano , incarcerato

nel Caftello di Sommariva

del Bofco , fi ritrovava in molte an-

guftie, e co* ceppi a' piedi. Dopo ef-

fere flato lungo* tempo in sì penofo (tato

, gli venne in mente il noftro B. Mar-

tire j e però fece voto a Dio , ed al

B. Bartolommeo di portare un cero al

fuo fepolcro , ove pei fuoi meriti foffe

liberato dalla lunga prigionia . Cofa

mirabile ! nella notte feguente ftando

tra fonno , e veglia ritrovoffi fuori del

Caftello , e ancora del luogo di Sommariva

co' ferri appiedi, i quali fi levò

facilmente . Portatofi adunque a Savi-

giiano adempì il fuo voto , lafciando

al fepoloro del Martire i ceppi in memoria

della fua miracolofa liberazione,

che fu pubblicata a tutto '1 popolo col

feftivo fuono delle campane

Q 4

.

Anno-


P Rende

248 Del B, Bartolommeo

Annotazioni.

abbaglio , chi crede , che que+

fio B. Martire foffe di Cervere, luo-

go Jìtuato alle ripe della Stura . Fu egli

bensì ivi uccifo dagli eretici-, ma la fua

patria fu la Città di Savigliano , ove an-

ticamente fioriva la famiglia de* Cerveri

ora efiinta, del che rendono tefiimonian-

7a gli atti del fuo martirio . Ed è pa-

rimente errore il penfare , che fofiriffe

il martirio neW anno 1 2 2 1. 9 o nel 1230.,

o nel 1250. , come fcrivono Cafiiglione %

e Antonio da Siena , perchè alcune me-

morie di Scrittori coetanei afficurano 9

ctì egli fu meffo a morte nel 1466. ai

ai. d y

Aprile . Poche notizie abbiamo

della fua vita , ed è ancora fortuna , che

fienfì confervate quelle , che parlano del-

la fua prediofa morte , e il tutto fi ridu-

ce , a quanto di fopra abbiamo detto .

/ nomi degli uccifori fono notati in un f

antica Cronaca, e chiamavanfi Giovanni

Baridon, Andrea Giaime , Francefco Co-

notta , Michele Morello con un altro di

Cer-


Da Cervere; 249

Cervere , tutti eretici. Del B. Bartolom*

meo trattano Ambrogio Tegio , Michele

Piò, ed altri Croni(li dell' Ordine , come

fi

può vedere apprejp) i Bollandijli ai 21.

a" Aprile l

. Ne parlano ancora le Cro-

nache di Savigliano , le quali notano una

particolarità da non ometter fi , cioè che

attempi andati £ ufficio della S. Inquifizione

flava in quella Città , e che /' autorità di

queW Inquifizione diflendeyafì /opra tut-

to 7 Piemonte , la Liguria , e parte

della Lombardia . E ciò forfè , perchè

quel Convento di domenicani fu il primo

fondato dal S. Patriarca in Piemon-

te , toltone quello di Vercelli , che allora

dal Piemonte era feparato . Ed in fegno

di queflo dicono , che il Priore di Savi-

gliano precede nelle Congreghe a tutti gli

altri della Provincia . Quindi ne viene y

che molti de* Padri di quel Convento ab-

biano avuto P onorevole carico a" Inquifi-

tore 9 fra quali contanfi tre Martiri, cioè

oltre al nojlro Beato anche il B. Antonio

Pavonio , e il B % Pietro di Ruffia

1 Tom. 2. pag. 955,

DEL


DEL

B. AIMONE

TAPPARE LLI

Dell' Ordine de' Predicatori .

LA

nobile famiglia dei Tapparelli

una delle più antiche fra le pa-

trizie di Savigliano, ha dati in diverfì

tempi alla Chiefa tre uomini infigni in

fantità , nel fecolo decimoquinto il

Beato Aimone dell'Ordine de' Predi-

catori , nel decimofefto nella perfona

di Giammaria un degniffimo Vefcovo

di Saluzzo , e nel decimofettimo il

P. Cefare Michele della Compagnia di

Gesù , che in vita fu chiamato Santo,

e dopo morte fu illuftrato con mira-

coli nelP America , ove piamente finì

i fuoi giorni . Noi lafciata per ora Pim-

prefa di parlare degli altri, daremo qui

Col-

,


Tapparella *j $

foltanto qualche notitia del primo , non

fenza rincrefcimento di dover per di-

fetto di documenti dir meno del fuo

merito , ed ancora del noftro defiderio.

Fu il B. Aimone Tapparelli de' Signori

di Lagnafco

?

ed ebbe Savigliano

ove dopo aver paffuti lode-

per patria ,

volmente i primi fuoianni, entrò neir

Ordine de' Predicatori , in cui ebbe

largo campo d' efercitarfi nello ftudio

sì della pietà , che delle lettere . Si

refe il Beato perfetto imitatore del

S. Padre Domenico non tanto coir aufterità

della vita , per lo che è fomrna-

niente lodato da Piò, quanto per V effi-

cacia del fermoneggiare . Ed appunto

per ben riufcire in quefto , fi applicò

da dovero allo ftudio delle facre lette-

re , onde fu dichiarato non {blamente

Maeftro in Teologia , ma ancora Pro-

feffore della Sacra Scrittura . Leffe* que-

fta pubblicamente nell' Univerfità di

Torino con grande «roplaufo, e con

Angolare profitto di otì ebbe la forte

d' udirlo . Arrivata alla Corte di Sa-

Voja la fama delle fue virtù , e de' fuoi

meri-


.

252 De l B. Aimone

meriti , il B. Amedeo, che ben fapeva

conofcere il valore degli uomini , Io

volle per fuo Predicatore , e poi ancora

per qualche tempo per fuo Con-

feflbre

Richiamato pofci^ da' fuoi Superiori

dalla Corte alla patria col confentimento

del B. Sovrano , fu impiegato

neir uffizio della S. Inquifizione , e di-

chiaratone Commiffario , e Vicario

Generale in tutto '1 Marchefato di Sa-

luzzo , e nelle Oiocefi d' Alba , e di

Mondovì,come parimente in Cherafco,

in Savigliano, nella Liguria fuperiore,

e in Lombardia . Di ciò rende teftimonianza

la patente , che gli fu data

nelP anno 1467. dal Venerabile P. Antonio

Ferreri , che dopo aver gover-

nata la provincia fu fatto Inquifitore

generale . Nel fuo nuovo impiego die

molti contraffegni del zelo , che gli

ardeva nel cuore per confervare illiba-

ta la fede , e j^r opporfi agli errori ,

non rifparmiancft fatica , qualora trattavafi

d' efercitare il fuo uffizio . Anzi

nemmeno poterono atcerirlo gli efempj

d* al-


m

Tappar e lli. 253

dV altri Padri del fuo Convento , che

efercitando un .limile uffizio furono martirizzati

dagli eretici , e eh' egli ebbe

cura di far feppellire onorevolmente ,

come abbiamo detto negli atti del B.An-

tonio da Savigliano

Una vita menata sì Tantamente non

poteva , eh' eflere feguitata da una

morte preziofa, della quale ebbe l'avvifo

dagli Angioli, che gli erano molto

familiari . Scrivefi , che ciò feguiffe ,

mentr' egli tutto raccolto , e già ri-

dotto a tenere il letto recitava 1' uffizio

de' Ss. Martiri Ippolito , e Com-

pagni . Nella fefta dunque della glo-

riofa Affunzione al Cielo della Beatif-

fima Vergine Maria , della quale egli

era divotiffimo , ricevuti divotamente

i Sacramenti , e recitate le ore dell*

uffizio , poftofi a contemplare il mifterio

della folennità ,

.

che correva, abbraccia-

to fortemente un Crocififfo , che teneva

nelle mani, e pronunziate dolcemente

quelle parole , eh' erano come la fua

divifa , jervire Deo regnare efl , fpirò

l'anima, che fu ricevuta dagli Angioli

in


\

254 Del B. Ai mone

in Cielo , correndo V anno del Signore

1495. ^u notato, come cofa Angolare,

che morì per appunto , mentre i Frati

in coro cantavano V introito della meffa

folenne , che incomincia , Gaudeamus

omnes in Domino , e che dopo la mor-

te con grande ftento potè cavarfegli

dalle mani il Crocififfo , che teneva .

Divolgatafi la morte del Servo di

Dio , fi vide tutto '1 popolo di Savigliano

in commozione , concorrendo

oguno, a gara per venire a venerare

quel facro corpo . Non perdonò la pie-

de' devoti a' fuoi abiti , buona par-

te de' quali furongli levati per tener-

fegli j come reliquie . Fu poi feppellito

il fuo cadavere in un fepolcro nuovo,

fatto di frefco nel coro ad ufo de'Frati,

ove continuando il concorfo del popo-

lo per dimandare grazie, ben fovente

fi vedevano cere , figure , e tavolette

in fegno delle guarigioni , che per

l'interceffione del Beato da Dio otte-

9.

nevano.

Le pestilenze , e le guerre ci hanno

privati di molte fcritture , ed' altre

infe-


TàPPARELLI. 255

infegne , che manifestavano la prodi-

gioia quantità de' miracoli feguiti al

fuo fepolcro . Di due però è reftata

particolare memoria . Per comando de*

Medici nella fua decrepita età aveva

il Santo ufato il latte di donna . Ora

dopo la fua morte a cagione d' un'ul-

cera maligna venne un canchero nella

mammella della donna jficchè giudicarono

i Cerufici di troncarla affatto .

In tale occafione ebbe ella ricorfo ai

B. Aimone^, il quale comparendole ,

miracolofamente la guarì in un iftante

con quella maraviglia di chi la medicava,

che ognuno può immaginare»

Parimente dopo paffati lunghi anni in

onefto matrimonio, credeva di reftare

fenza prole Giovanni Cravetta de' Si-

gnori di Genola per la fterilità di fua

Conforte . Ma fatto voto al B. Aimo-

ne, ecco che la Conforte concepire

partorì un figlio , a cui in memoria

del benefizio fu porto il nome del

Beato , e fu queir Aimone Cravetta

tanto celebre per la fua dottrina.

L'ini*


25Ó Del B. Aimone

L' immagine del noftro Beato ve-

deri in molte Chiefe , ed altri luoghi

pubblici co' raggi al capo, fatta di mano

antica . E di ordinario fi dipinge

col CrocififTo in mano in fegno del

prodigio accaduto dopo la morte col

fuo motto, fervìre Deo regnare ejl .

Nella Chiefa de' Padri Predicatori di

Savigliano fi vede la fua effigie alla

Cappella de' Conti Tapparelli, dedi-

cata a Santa Maria Maddalena , in

compagnia del P. Cefare Michele di

fopra nominato . Ma il fuo corpo ,

per guanto mi dicono , fta fotto Tal-

tare maggiore con quello del B. Bartolommeo

Cerveri

.

La relazione mandatami termina coti

quefte parole : „ Ceterum B. Patris

» Parentum , & familise nobilitatem ,

„ pietatis ab ipfa ferme infantia ftu-

dium , adolefcentis eruditionem , re-

„ ligionis ingreffum , & profeffionem,

u humilitatem , obedientiam , pauper-

» tatem , vitaeque munditiam , oran-

» di , & contemplandi affiduitatem 5

i, uberes animarum falutis fru&us f &

» cete-


Tafparelli; 257

£ cetera plurimarum virtutum infignia,

H non eft hujus vel fcribere, vei enu-

„ merare loci , vel paginse . Hasc ut

» plurimum collegit ex brevi, fed fi-

» deli Chronico hujus Conventus R.

» P. Magifter Fr. Peronini ( era quefti

uno de' molti , che il B. Aimone

effendo Priore, aveva ricevuti nella Re-

ligione, e che nelle di lui mani pro-

fefsò ai 1 5. d' Agofto dell'anno 1475.)

» ficut etiam reliqua, quas fequuntur

( e parla, degli altri due Beati di Savigliano

) „ & ex aliorum veterum

» fcriptorum monumentis authenticis,

„ quamvis femilaceratis . Fr. Thomas

» Aimo Bonjoannes nec aliquid addidir,

U

vel demit, quam quod debita veritas

» requirit, ad majorem Dei gloriam ,

» & San&orum ejus.

Tom. VI R DEL


15?

DEL

B. BERNARDO

MARCHESE DI BADEN

PROTETTORE DELLA CITTA 1

DI MONCALIERI.

IL Beato Bernardo , primogenito di

molti figliuoli , che Giacomo Mar-

chefe di Baden ebbe di Caterina fi-

glia di Cado I. Duca di Lorena fua

Conforte,venne al mondo Tanno 1438.,

e nel fanto Battefimo ricevette quel

nome in memoria del fuo Avo pater-

perfonaggio dotato di Angolare fa-

no ,

pienza . Il fuo genitore uomo di grande

pietà ebbe cura di allevare la fua

figliuolanza nel Tanto timore di Dio :

ma fi. può dire, che il maggiore fuo

ftudio foffe di ben coltivare il primo-

genito.


Marchese di Baden. .259

genito . Camparvero fino negli anni

di lui più teneri i frutti della buona

coltura, cioè l'ubbidienza a'Superiori,

la riverenza alle Chiefe, P amore a Dio;

e com' egli univa alla vivacità dell'in-

gegno la ferietà dello fpirito , così nulla

in lui offervavafi di puerile . Godevano

i genitori ,• vedendolo crefeere anche

più nella pietà , che negli anni ;

e argomentavano da que' principi , ch >

falirebbe col tempo a fublime perfe-

zione .

Defiderando il Marchefe Padre , che

fi continuafle per mezzo di lui la fua

difeendenza , trattò d* accafarlo con

Maddalena figlia del Re Carlo VII. di

Francia , e forella minore di Violanta,

maritata al B. Amedeo : a quell'effetto

già erano feguiti dopo i trattati anche

gli fponfali . Ma il fanto Giovine , che

già prima col parere del fuo Confef-

fore aveva offerta a Dio con voto la

fua virginità, fé ne feusò bellamente*

anzi rinunziò ancora a tutte le ragio-

ni, che gli dava la fua qualità di primogenito,

a favore di Carlo fuo fra-

li 2 tello.

ei


i6o Del B. Bernardo

tello. Contento dunque di fare vita

privata, dbbenchè gli moriffe il padre

nell'anno 1453. , non fi frammifchiò

nel governo degli Stati , fé non per

follevarli dagli aggravj . Le fue ren-

dite erano da lui diftribuite piuttofto

fecondo la regola , che prefcrivono

a' Cherici i Sacri Canoni , che fecondo

lo ftile de' Grandi del fecolo.Una

parte ne applicava per ornamento delle

Chiefe , le quali- non poteva foffrire

di vedere o fprovvedute di facri arre-

di , o ruinofe per l' antichità . La feconda

era deftinata pel mantenimento

de' poveri , fapendo , che Iddio ha

{labilità la pendone de' miferabili nel

foverchio, cui non di rado abufano i

ricchi . La terza impiegava nel mantenimento

di fua Corte 9 e di fé medefimo,

abbenchè quanto a lui ^ ogni

poco baftava.

Le fue camere nulla avevano di vano

; alcuni quadri divoti più adattati

ad eccitare pietà , che a manifeflare

fallo ; varj libri facri per mantenere

la divozione , e non per appagare la

*

curio-


Marchese di Badem; 261

curiofitàj pochi mobili proporzionati

al bifogno della noftra umanità, e non

già capaci di fervire al luffo , n'erano

tutto F ornamento . Il letto però , che

ufava , febbene efteriormente aveffe

qualche cofa degna d' un pari fuo , ad

ogni modo in foftanza era da vero penitente.

Imperocché confifteva in un

ruvido pagliariccio, fopra cui donava

non fo, fé io dica ripofo, o tormento

alle membra ftanche per le fatiche della

giornata ?

Frugale era nel vitto, e modefto

nel veftire ; fotto gli abiti , che efte-

riormente non difdicevano al fuo grado,

portava fullenude carni un orrido

ciliccio, tutto teffuto d' ifpide fetole

in foggia di corazza , e di giubbone,

che confervatofi fino al giorno d' oggi

ben rimprovera la noftra morbidezza -

Quanto al digiuno, puà dirfi , ch'era co-

tidiago, perchè anche, quando viveva il

padre , ben fapeva tra la lautezza delle

menfe con faggia induftria fottrarre alla

gola , ciocché vi era di più guftofo .

Una vita sì efemplare ,

R j

e Criftiana

ficco-


161 Del B. Bernardo

ficcome a molti fervi d'incentivo per

darfi alla pietà , così da altri fu derifa,

e fchernita , come viltà d' animo Egli

però nulla curando le dicerie degli uomini,

attendeva a contentare Iddio ,

benedicendolo ancora , quando vedeva,

che il fuo efempio giovava per tenere

i Cortigiani ne' limiti del giufto , e

dell' onefto

.

Quelle aufterità in un Principe erano

dall' Altiffimo contraccambiate con

molte dolcezze , dalle quali reftava

inondato il fuo cuore nel tempo dell'

orazione ; efercizio , in cui egli im-

piegava buona parte del giorno , e della

notte . Si conferva nell' urna delle fue

reliquie il fuo Salterio fcritto in pergamena

, e fi fa , che lo recitava ogni

dì tutto intero ginocchioni. PafTava

anche molte ore nella contemplazione

de' divini mifterj , ritirandoli a tempi

determinati per ciò nel fuo gabiuetto,

dove licenziato ogni altro pendere ap-

plicavafi tutto a trattare con Dio il

grande negozio di fua falute . E quan-

tunque permetteffe il Signore , che foffe

trava-


Marchese di Baden. i6f

travagliato da penofe aridità , o mo

Iettato da' Demonj con importune tentazioni

, e diffrazioni , non volle giammai

intralafciare quefto fanto efercizio.

Si era parimente accoftumato il fuo

cuore a sfogarfi fpeflb in orazioni ja-

culatorie , per mezzo delle quali arrivò

ad una poco meno , che continua

unione con Dio : mercechè ogni pian-

ta , ogni creatura , ogni cofa , che fé

gli parava dinanzi, era per lui un li-

bro, nel quale leggendo le perfezioni

del fuo Creatore , al medefimo folle-

vava il fuo fpirito .

Troppo breve fu il tempo del fuo governo

, e troppo fcarfamente ne ragionano

gli Scrittori per poter parlare a

lungo della giuftizia, e della clemen-

za , che fono per appunto i due poli

per ben governare . Ad ogni modo non

come fenza pregiudizio dell*

tacquero ,

una egli feppe praticare Y altra , tan-

toché nel fuo beli' animo fi videro ac-

coppiate ambidue quefte virtù . La prima

pefando il merito fenz' aver riguardo

al genio , non lafciava

R 4

o che i me^

rite-


164 & EL B. Bernardo

ritevoli foflero defraudati del premio,

o che gì' impieghi reftaflero nelle ma-

ni di perfone incapaci , o che i vizj

rimaneflero impuniti . La feconda , eh'

il vero diftintivo de' Principi, badava

più al ravvedimento di chi mancava ,

che alla punizione de' rei ; onde compatendo

1' umana fragilità desiderava

fopra tutto l'emendazione de'coftumi.

Se fi trattava però di punire facrilegi,

e beftemmiatori , perchè quefti più che

delle umane , fono violatori delle di-

vine leggi , la clemenza lafciava tutto

il luogo alla giuftizia , né quelli andavano

mai fenza provare i dovuti rigori.

Dalla fanta vita adunque del noftro

Beato è facile argomentare , quanto

foflero morigerati i fuoi popoli , quanto

modefta , e comporta la fua Corte

E' rimafto in memoria un detto del

P. Ergor Francefcano , il quale gli fer-

viva di Confeflbre , che Bernardo ti-

rava più feguaci alla pietà coli' efem-

pio, che gli Oratori facri co* loro fermoni

. Ma meglio di me raccontano

in ifeorcio le virtù eroice di Bernardo

i prò-

è.


Marchese di Baden: 16$

i proceffi fatti per la fua Canonizza-

zione , colle feguenti parole fedelmen-

te tradotte dal Latino . „ L' illuftre

» Marchefe , e Beato era uomo tutto

„ di Dio , verace nelle fue parole , mo-

„ defto ne'fuoi portamenti, fobrio nel

,> cibo , fapientiffimp nelle fue rifolu-

zioni . Egli era accetto a Dio , e

„ agli uomini , e tutto piacevole colla

» fervitù . Rifplendeva V uomo Beato

» per ifcienza, e ancora più per man-

p fuetudine . Fu fempre vergine , e col-

» la divozione mantenne quefta virjù

„ Vifitava con tenerezza i poverelli ,

„ fu grande elemofiniere, come quegli,

a che difprezzava ogni cofa terrena .

» Il fuo cuore ripieno di fanto timore

» di Dio amava la giuftizia, ricerca-

» ya la pace , s' impiegava con dili-

» genza per acchettare le riffe. Sicco-

» me poi aveva eccellente ingegno ,

„ così fempre furono eccellenti i fuoi

w

n

w

configli . Digiunava ogni Tettimana

qualche giorno . Ogni mefe due vol-

te riceveva i Santiffimi Sacramenti

^ della Penitenza , e dell' Eucariftia : ( e

in

.


1

166 Del B. Bernardo

in que' tempi era cofa poco comune .

„ Proccurava a tutto potere di sfug-

^

gire le corruttele , le fallacie , e le

„ malignità , e quanto vietavano i co-

„ mandamenti di Dio , e della Chiefa t

» ajizi metteva ogni sforzo per pia-

» cere a Dio , e a tutta la Corte Ce-

» lefte . In fine operava in guifa , che

a ben fi fcorgeva voler lui adempire

» ciò , che ogni uomo chiamato alla

» gloria del Regno eterno fi ftudia di

» fare . Ripieno di mifericordia , di

^ pietà , di benignità , di dolcezza ,

M difprezzava le ricchezze , e le va-

„ nità , né mai fi farebbe lafciato

indurre a darfi alle diffolutezze . Fa-

M

„ ceva tutto '1 bene , che poteva , e

non fi può in verun modo dubitare,

n

5> eh' ei non moriffe in iftato di gra-

» zia . Era folito distribuire i fuoi be-

>} ni in tre parti , delle quali una cey>

deva in favore de' poveri di Gesù

» Crifto , T altra impiegavala a favo-

» re delle Chiefe, e la terza fpende-

„ va nelle fue occorrenze » Fin qui nei

proceflb , donde fi vede , qual tenore di

vita menaffe H S.Principe •

An-

}


Marchese di Baden. iGy

Ancorché poi foffe Bernardo affai

giovine , fu non pertanto mandato alla

Corte dell' Imperatore Federigo III.

il quale dimorava allora in Erlingen

e da quel faggio Cefare fu amato anche

più per le virtù , che nella fua età

giovanile rifplendevano , che per T at-

tinenza del (angue . Soleva dire Fede-

rigo , che i Regnanti fono fempre affe-

diati dagli adulatori , ed eflere impof-

fibile di sbrigarfene , fé non fi naviga-

va fuori del mondo . Quando però ar-

rivò a conofcere , ed ebbe praticato

Bernardo , in lui fcoprì un prodigio

di fincerità veramente Criftiana . Lo

volle dunque per fuo Consigliere , e

Miniftro ,

avvegnaché poco avanzato

negli anni , e con raro efempio con-

tando pochi luftri per la fola via del

merito giunfe , dove .appena giungono

gli altri nella vecchiaia, cioè a dire alla

carica di Prefidente Imperiale . In queir

impiego tutto applicoffi per amminiftra-

re la giuftizia a' particolari ,

,

ma molto

più per tenere , e mettere in pace i

Principi , e difapprovando le guerre

ime-


%6$ Del B. Bernardo

inteftine tra' Criftiani diceva doverti im-

piegare le fpade de' tBattezzati per rintuzzare

F orgoglio de' Turchi

Aveva per' appunto in que' tempi

Maometo IL efpugnata la Città di Co-

stantinopoli , onde reftava minacciata

l'Ungheria , e temevafì per l'Imperio

d' Occidente . Il S, Marchete ben ve-,

dendo, che pericolava la fede , con fer-

venti preghiere fupplicava F Altiffimo

ad infpirare penfieri di pace a' Principi

Cattolici , acciocché fi uniffero contra

gli sforzi degli Ottomani . Fu egli uno

de' principali promotori della Dieta tenuta

in Francfort , dove fu (labilità una

facra lega tra' Principi d' Alemagna ,

i quali concorrendo a proporzione delle

forze , dovevano fare un' armata , della

quale Cefare fi offeriva d' effefe il con-

dqttiere . Né fu poco efficace la zelante

facondia del Beato per promuovere

una tale imprefa. Continue erano

ancora le premure , che faceva Cali-

ffo III. Sommo Pontefice, uomo di gran!

cuore , e tanto affezionato per una tali

opera, ch'era apparecchiato a contri-i

.

buirvi


Marchese di Baden; 169

buirvi colla perfona , non che cogli

uffizj, e co' tefori -, e per opporfi più validamente

ai progreffi de' Barbari ani*

mava i Fedeli a formare una Crociata

di tutte le armi Criftiane , cofa più vol-

te intrapreia ,

e ferjipre interrotta dalle

difcordie .

Ora mentre ciò fi andava meditando,

Federigo per avere foccorfi anche

da' Principi ftranieri , e riunire gli animi

difcordi , dettino il Marchefe di

Baden , di- cui eragli nota la prudenza

, e '1 configlio . Abbracciò volen-

tieri il Marchefe 1' imprefa per folle-

vare la fede periclitante , e fi accinfe

al viaggio . Negoziò con più potentati,^

fpezialmente col Duca Lodovica

di Savoja , che fu V ultimo , con cui

egli trattaffe , perorando da per tutto

in favore della caufa di Dio, e lafciando

in ogni Corte efempj d'un zelo eroico.

Ma non volle Iddio da lui altro,

che il defiderio . Imperocché partitoci

da Ciamberì poco dopo venne a morte,

e a ricevere la ricompenfa non meno

delle fue virtù -, che della buona

volon-


ijo Del B. Bernardo

volontà, di cui ardeva il fuo cuore, dì

fervire Iddio in quella imprefa.

E' opinione di qualche Scrittore della

vita del Beato , che in Ciamberì dal

Duca Lodovico gli folle fatta vedere

la Santiffima Sindone, pochi anni prima

da lui acquietata con que' prodigj , che

non occorre qui ricordare . E fé ciò è,

ben è da crederli , che nel contemplare

quella facra immagine dell' appaffiona-

to Signore , il fuo cuore fi farà sfogato

in teneri affetti d' amore , e di com-

paffione . Anzi che in lui fi faranno an~

cora accrefciute le fiamme della carità

con un intenfo defiderio di patire per

amore del fuo Salvatore , e per F efaitazione

della fua fede . Comunque fiafi,

egli è certo , che licenziatoli dal Duca

pafsò le Alpi , e fi trattenne qualche

giorno in Torino . Volendo poi profe-

guire il fuo viaggio, pigliò la firada di

Moncalìeri , ove pehfava di foggiornare

qualche giorno per attendere agli efer*

cizj di divozione . Rifiutò il palazzo,

che quel Pubblico nelF andarlo a com-

plimentare gli offerfe $ì per lui, che pel

fuo


Marchese di Baden. 2,71

nel Convento

iuo feguito , e ritiroffi (

di S. Francefco .

Quivi full' incominciare del mefe di

Luglio fotto la direzione del prenominato

P. Ergot fuo Confeflbre attefe per

alcuni giorni a raccogliere il fuo Spi-

rito con grande ammirazione di tutti

quei Religiofi , Terminati i giorni de-

sinati a quel facro ritiro, mentre fi

difponeva alla partenza, fugli da Dio

.manifestata la fua morte vicina . Per la

qual cofa deporto il pèndere di par-

tire per F Italia , tutto fi applicò per

difporfi alla morte . Fu in fatti Bernardo

affaiito da cocente febbre , che

in pochi giorni lo condufle 3I fuo fine .

Fra gli ardori de' parofifmi maggiormente

rifplendeva F eroica pazienza , e

raffegnazione del S. Giovane, il quale

pareva , che totalmente dimentico di

(e , al fuo Dio folo penfaffe , con cui teneva

continui colloquj •

Tutta la fua follicitudine fu di ri-

cevere i Santiffimi Sacramenti per pre-

munirvi contro le tentazioni , colle quali

fuole F inimico dell' umano genere affal-

tare


*7* Del B. Bernardo

tare con più di violenza in punto di

morte anche i maggiori Santi . Ordinò

in feguito, che le fue foftanze , ed

arredi foflero diftribuiti fecondo '1 fuo

coftume parte a' poveri , parte alle

Chiefe ,

e parte per ricompenfare i Cor-

tigiani . ^Chiamati pofcia tutti alla fua

prefenza , dopo avere con parole dettate

da un vero amore raccomandata

loro di vivere ìh guifa , che non ave£

fero a paventare la morte , ringraziolli.

con termini di tutta cortesia per la

fervitù , che gli avevano predata ; né

di ciò contento, fi abbafsò fino a dimandar

loro perdono di qualunque

difgufto potefle loro aver datò . Poi

da loro congedatoci , non volle altra

compagnia, che del Confeffore , o di

Sacerdoti zelanti , nelle braccia de*

quali tra continui colloquj col fuo Crocififlb

Signore , che teneva nelle ma-

ni , fpirò , e P anima fua innocente fé

ne volò al Cielo a godere l'eterno ripofo

. Segui la fua morte ai 1 5 di Lu-

glio nell'anno 1459. , di fua etkvetìrì

tunefimo , giorno per appunto , come

fu


Marchese di Baden. 273

fu da alcuni offervato , nel quale tanti

anni prima Gottifredo Buglione , fuo

afcendente per canto di madre , entrò

trionfante in Gerufalemme .

Appena fpirato , incominciò nel cadavere

di Bernardo a rifplendere qualche

raggio di quelle doti , delle quali

goderanno i corpi gloriofi . Reflò luminofo

il fuo volto , e dalle fue carni,

che fi ritrovarono coperte di ciliccio

cofa , che recò non poca compunzione

agli aftaiui , ufciva 4ina fragranza di

Paradifo . Affoiloflì il popolo per ve-

nerare un Principe morto in opinione

di Santo; e ognuno fentiva in fé una

certa confolazione , che non fapeva fpie-

gare, in vece di fentire ribrezzo, come

fuol cagionare la vifta de'cadaveri.

Il fuo corpo colla dovuta pompa fu-

nebre , e con numerofo feguito di Pa-

trizj , e del popolo fu portato all'infigne

Chiefa Collegiata parrocchiale di

S. Maria , ove furongli celebrate (o-

lenni efequie . Il P. Ergot fuo Confef-

fore fece V orazione funebre ,

,

nella qua-

le fatto un epilogo delle fue eccellenti

Tom. VL 5 virtù,

\


2,74 Del B. Bernardo

rendette teftimonianza della fan-

virtù ,

tità di fùa vita , e eh' era morto ver-

gine , e innocente , ficcome depofe an-

cora nel proceffo . Meglio però a favore

della fantità di Bernardo perorò

F Altiffimo co' miracoli , come a fuo

luogo racconteremo.

Fu lafciato più giorni efpofto il fuo

corpo per foddisfare alla pubblica di-

vozione , e depositato in una caffa di

legno preziofo fu riporto nel Coro y

dove dilatandoli fempre più la fama

de' fuoi meriti , molti perfonaggi fi por-

tarono a venerarlo : fra quelli fu la

piiffima Viola nta , la quale non folamente

vifitò il fuo depofito , ma s'impiegò

ancora per promuovere il fuo cul-

to , e la fua canonizzazione prefib a

Siilo IV. Sommo Pontefice , il quale

avendo delegato prima il Vefcovo

d' Aofta nel 1478. , e poi nelF anno

fuffeguente il Vefcovo d' Ivrea , piglia-

te le dovute informazioni , io dichiarò

Beato nell'anno 1480., come ritruovo

regiftrato in più Autori. Allora furono

efpofte alla pubblica venerazione le fue

reli-


Marchese di Baden. 275

reliquie , che ora fi confervano in un'

urna dorata fotto 1' Altare maggiore

di quella Collegiata .

La Città di Moncalieri , che fi glo-

ria di pofledere un tanto teforo col

fuo ciliccio , Salterio , e parte delle Aie

vefti, lo ha fcelto per fuo principale

Protettore , e nelle occafìoni ha fpe-

rimentato, quanto vaglia il fuo patro-

cinio dinanzi a Dio. Qualche porzione

delle fue reliquie fi è mandata in

Alemagna-per appagare la divozione

de' fuoi congiunti , i quali fi gloriano

d' averlo in Cielo Avvocato . Tra que-

lli il Principe Ferdinando Maffimiliano,

Spofo di Lodovica Criftina, figlia

del Principe Tomafo di Savoja , effondo

in Torino nelP anno 1658. volle a

bella pofta portarfi in Moncalieri per

venerarlo ; ma di ciò non contento pre-

gò , ed ottenne da quel Pubblico qualche

porzione di que' facri avanzi , che

ora confervafi in Baden colla dovuta

cautela, e fi onora con culto fpeziale. E

noi aggiugneremo la vifita fatta nell'anno

1727. del Principe Auguflo Guglie!-

S 2 mo é


ij6 Del B. Bernardo

ino, Canonico di Bamberga, figlio cadet-

to del famofo Principe di Baden, a quelle

reliquie , e il giubilo , con cui ricevette

dal Capitolo di Moncal;eri un

pezzo delle fue facre offa -, onde

alla

tomba del Beato veggonfi molti voti

preziofi , che furonvi mandati da Baden

in fegno de' favori , che per l' in-

terceflione di lui hanno da Dio confe-

guito que* fuoi congiunti , degni pei

loro meriti, e per la venerazione, che

gli profeffano , d' averlo per avvocato

in Cielo , ficcome fu in terra loro pa-

rente . In Moncalieri fé ne celebra la

fefta nel giorno del fuo paflaggio , e ficcome

la Città è follecita nel tributar-

gli divoti oflequj , altrettanto è egli

parziale nel proteggerla, impetrandole

dal Signore continui favori.

E di fatto non poche fono le gra-

zie miracolofe, che ne hanno ottenute

i fuoi divoti . Dovremo in primo

luogo ricordare , che mentre il P. Ergot

recitava V orazione funebre , un

certo Giorgio Corrafio ftorpio nelle

cofcie, e lebbrofo fi fentì infpirato ad

invo-


Marchese di BadenT 277

invocare l'ajuto del Beato Marchefe 2

Si sforzò dunque d'avvicinarfi alla ba-

ra, ed in un fubito fi fentì guarito

dal doppio male con grande confolazione

del Clero , e del popolo , onde

ognuno ebbe a benedire il Signore am-

mirabile ne' Tuoi Santi.

Adelio Martinoglio Bertola abitante

in Moncalieri ebbe a riconofcere più

miracoli nella fua perfona dall' inter-

ceffione del Beato * Idropico da più

anni , per voto fatto ottenne neli*

anno 1463. perfetta falute, ed in fegno

di gratitudine Coleva poi ogni giorno

vifitarne la tomba . Pofcia un dì ritrovandoti

forprefo in campagna da una

orribile tempefta, rimafe uccifo da un

fulmine : il giorno feguente portarono

i parenti con fiducia V abbruflolito ca-

davere al fepolcro del Beato , ed ivi

ricuperata miracolofamente la vita, non

cefsò fintantoché viffe , di pubblicare

le fue grazie

.

Il Canonico Bartolommeo Ferrari

travagliato da infermità incurabile , e

da afpriffimi dolori per voto fatto ne

S 3 redo

\


.

ijS Del B. Bernardo

reftò libero: e dalla podagra, e dal

dolore di ftomaco rimafe parimente ri-

fanato il Canonico Ercole Cravetta dopo

aver promeflo di digiunare ogni an-

no nella fua vigilia

Profpero Marchettone, mentre puli-

va nella Chiefa diCumiana un'irrimagine

polverofa del Beato, incontrò in un

banco , ficchè ne rimafe gravemente

impiagata la gamba . Ed egli raccomandatofi

a Bernardo , e mettendo po-

ca polvere tolta dall' immagine filila

piaga , guarì fenzachè ne apparifce la

cicatrice . Ma perchè altrove può appagarfi

il Lettore defiderofo di vedere

più ampiamente defcritti i miracoli del

Beato , noi diremo in fafcio, che fi

legge .ne' proceffi , come* per 1' inter-

ceffione di lui una Aerile divenne feconda

, molti eflere flati rifanati da

febbri difperate ; altri aver ricuperato

P ufo delle membra ; alcuni fanciulli

mal conci da varie indifpofizioni eflere

flati graziati

Non debbo però tacere, che la Città

di Moncalieri da lui riconofce ¥ eflere

.

fiata


Marchese di Baden. 279

tìata nell'anno 1599. prefervata dalla

pefte: imperocché ad alcuni malvagi

uomini , che da Torino andavano per

infettarla , comparve fui ponte del Po

un belliffimo giovane a cavallo, creduto

il Beato , che gli refpinfe : e parimente

P eflere fiata liberata dal fu-

ror militare de' Francefi nel 1706. ,

concioffiachè avendo quella truppa , che

ivi reftava di guarnigione , ordine d'incendiare

la Città, e ritirarfi al campo,

non ebbe o tempo , o comodità di efe-

guirlo , anzi già disfatto T efercito de*

Francefi fotto Torino, volendo gli avanzi

dell' armata paffare per Moncalieri

e ritirarfi in Italia , il che non farebbe

feguito fenza grave danno della Cit-

tà , avvifato il Generale da perfona

fconofciuta , che colà era già avanza-

to il nemico , mutato difegno, pigliò

il cammino deli' Alpi per andare in

Francia . E non fenza ragione al Beato

attribuì la Città quella grazia -,

,

peroc-

ché in tal tempo attualmente ne invo-

cava P ajuto con una folenne novena • .

S a

Non

I


.

a8o Del B. Bernardo

Non fi riftrinfe nel folo Piemonte là

beneficenza del Beato * Francefco Ire-

nico antico Scrittore racconta , che in

Mompelir , Borgo di Lorena , ( forfè

ivi ila qualche altare eretto ad onore

del Santo ) rifuona il fuo nome per

molti , e pregevoli miracoli , reftituendo

la vifta a' ciechi, e l'udito a' fordi:

aggiunge , che perciò egli è invocato

con voti nelle occafioni -, e che fuccedendo

accidenti infelici, col fuo ajuto

fi fcampano

Anche Monfignor Giorgio di Baden

Vefcovo di Metz , fratello del Beato

in una lettera fcritta alla Città di Mon-

calieri , dopo aver detto, eflergli pervenuto

a notizia, che alla fua tomba

feguivano frequenti miracoli , dà loro

ragguaglio , che nella Chiefa di S. Ste-

fano in un borgo di fua Diocefi, chiamato

Vico , egli era celebre per non

pochi prodigi , e portenti . E Sifto IV.

in due fuoi Brevi, dei 25. di Dicembre

dell'anno 1478., e dei 7. d' A go-

tto del 1479. accenna i varj miracoli

dal Beato operati in diverfi luogi , ma

prin-

,


Marchese di Baden: %ti

principalmente quelli , che fuccedevano

alla fua tomba ? ed alla fua immagine

.

Parlano del B.Marchefe tutti quelli,

che Tarifferò la genealogia , o le gefte

della Sereniffima Cafa di Baden , oltre

agii Scrittori del noftro paefe . Abbiamo

ancora la di lui vita fcritta nel

1628. dal Senatore Giambatifta Blan-

cardi

-, la quale di frefco ha parimen-

te data alla luce il Prefetto Mombello

in rima , -e in profa colla teffitura di

molti ammaeftramenti fpirituali.

DEL


. funata

D E.L

B. ANTONIO

LE C CL

CERTOSINO.

AVigliana , che ne' fecoli paffati fu

uno de* più riguardevoli , e mer-

cantili Borghi del Piemonte , fu la forpatria

del B. Antonio le Coq

Non fono a noi reftate memorie né

de' fuoi Genitori , né del fuo Cafato %

perchè Avigliana fu sì fovente dal fu-

rore militare data a facco , ed ancora

incendiata , che in vano ivi fi ricercano

le notizie de' tempi antichi . La

fua nafcita avvenne verfo '1 declinare

del fecolo decimoquarto . Conviene

però penfare , eh' egli fofle da celefti

benedizioni prevenuto , mentre nel fiore

dsgli

.


Le Coq Certosino^ iSj

degli anni ebbe lume non folamente

per conofcere gì' inganni del mondo

ma ancora per eleggere fra le religio-

ni quella , che da Arnoldo Boftio Car-

melitano fu chiamata flore del monafti-

co germe , decoro , e ornamento della vi-

ta Jpirituale , e ordine non caduto -

9

dimandò, ed ottenne d' effere ricevuto

tra' Monaci Certofini . Anzi quantunque

,

cioè

di que* tempi poche miglia lontano dal-

la fua patria fi ritrovarle la Certofa di

Montebenedetto , volle egli effere ve-

ftito in quella di Granoble , che per

effere la prima fondata , di tutte le

altre è capo , e però fi chiama la

Grande . Dopo le folite prove , per

la fperanza , che diede di ben riufcire,

fatto il Noviziato , nel corfo di cui

corrifpofe beniffimo , e ftiperò anche

T efpettazione comune , fu a fuo tempo

arnmeffo alia folenne profeffione.

Ed avvegnaché fieno fcarfiffimi i Pa-

dri Certofini nel parlare delle virtù

de' loro Confratelli , talché conviene

fempre penfare molto più di quello ,

che dicono , ad ogni modo regiftra*

rono


184 Del B. Antonio

fono nel loro Necrologio, che D.An*

ionio (T Avigliana fu molto celebre per la

maravigliofa fua aflinen^a ,

per P ubbi-

dienza , per la povertà , e monajlica of-

fervan^a . Quindi per quefte ine virtù

divenne famofo in tutta la Francia, non

che nel Delfinato , tantoché aveva frequenti

vifite e di Principi , e di No-

bili , e di Privati . Perciò i Superiori,

nemici d* ogni cofa , che polla dare

neir occhio al mondo , e difturbare

la quiete , e quell' alto filenzio , che

nelle Certole fi profefla , con faggio

avvedimento giudicarono fargli cam-

biare foggiorno . Temevano ancora ,

che gli applaufi potettero in progreffo

di tempo pregiudicare alla virtù del

Servo di Dio allora giovine : per la

qual cofa nel Capitolo Generale tenuto

fecondo '1 folito nell'anno 141 6. , determinarono

di allontanarlo dalla Fran-

cia . Fu dunque mandato alla Certofa

di Pefio nella Diocefi di Mondovì , la

quale per effere afcofa fra monti , e

lontana dalle Città , giovava fperare

che non farebbe il fuo fpirito disturbato

.dalle

,


Le Coq Certosino. 2S5

dalle vifite de' Secolari , che di rado

vi comparivano . Ma

non vi è nafcon-

diglio , che baili a celare certi gran-

di uomini , i quali non più , che le

Città pofte fopra monti, poffono oc-

cultarci

.

Ubbidì il Servo del Signore agli or-

dini de' Superiori \ portoffi alla Valle

di Pefio , vi fu ricevuto , come figlio

di quella Certofa , e ne fu confederato

dipoi come profeffo . E quantunque a

guifa della lucerna ardente del Vange*

lo ei proccuràfle di tenerfi fotto al

moggio , con tutto ciò la fama delle

fue virtù , e de' doni , de' quali Iddio

avealo arricchito ,

volava per ogni par-

te ; ficchè ad iftanza di grandi per-

fonaggi veniva di bel nuovo richiama-

to da' Padri Vifitatori della Provincia

di Lombardia . Laonde ufcì nelP anno

1447. un nuovo decreto del Capitolo

Generale, in cui fi vietava fotto gravi

pene a chiccheffia di levarlo da

quella Certofa , e di promuoverlo a

cariche, ed uffizj della Religione a fug-

geftione di qualunque perfona fi folte,


i$6 Del B. Antonio

e con ordine a lui di dover ivi con-

tinuare per fempre fua dimora *

Chi leggefle quel decreto fenza in-

formarfi del fine di chi lo fece , crederebbe

di certo, che ^d un comando

sì rifoluto aveffe dato luogo qualche

colpa ben grave del Servo di Dio.

Ma tutto all' oppofto : V umiltà pro-

feffata in quel facro Ordine folito a

difprezzare la vana ftima , e P opinio-

ne degli uomini , ne fu tutto '1 motivo

. Viene D. Antonio in quel decre-

to chiamato profeffo della Certofa della

non già perchè egli qui-

Valle di Pefio ,

vi faceffe la prima profeffione , ;che fi

fa effere feguita nella Grande Certofa,

ma bensì, perchè per una feconda filiazione

fu afcritto a quella di Pèfio , come

allora non di rado fi praticava .

D' allora in poi più non ufcì il noftro

Beato dal fuo caro ritiro . E ben

fapendo, che poco giova la folitudine

del corpo , quando non è accompagna-

ta da quella del cuore , quefto egli fi

fìudiava di tenere perpetuamente unito

« Moroz. Teatr. Cronol, Cert. pag. 184.

.

a


Le Coq Certosino . 187

a Dio. La fua vita poteva chiamarti

un' orazione continua : imperocché tol-

tone un breviffimo tempo deftinato al

ripofo , che nella Certofa , attefa la

qualità de' letti, è ancora afflittivo de 1

corpi , il rimanente era da lui impie-

gato o nel falmeggiare f o nel pregare

. Anzi quelle ore , che tra' Monaci

fono deftinate al lavoro , per lui erano

ore di orazione *, non tanto per

quella ragione di S. Agoftino , non poterjì

dire , che ceffi dal pregare , chi non

ceffa di far bene , quanto dal genere

di fue occupazioni in tal tempo . Imperocché

fpendendolo nel dipingere fa-

cre immagini o di Crifto ,

o della Bea-

tiffima Vergine , o de' Santi , quefte

fuggerivano alla fua mente sì ben dif-

pofta fantiffimi penfieri , come fuccedeva

appunto nel medefimo fecolo al

B. Giovanni da Fiefole dell' Ordine de'

Predicatori

.

Se compariva poi in tutte le funzioni

Monadiche la divozione del Servo

di Dio , in niuna però meglio rifplen-

deva , che nella celebrazione della fanta

Meffa.


*$$ Del B. Antonio

Meffa . Manifeftavanfi allora gli ardori

del fuo cuore infervorato , e {correvano

da' fuoi occhi abbondanti le lagrime

di tenerezza , onde ne reftavano

bagnate lefacre vefti , taluna delle qua-

li ne fu anche macchiata . Ma

dopo

la Prefazione per deliziarci meglio con

Dio , licenziato il Servo , quefti non

ritornava, che dopo un' ora , quando

egli con un fegnb concertato lo richiamava

, come dappoi praticò S. Filippo

Neri . Ciò , che in quel tempo parlava

tra lui , e '1 Sagramentato Signore,

che teneva nelle mani , è più facile

l'immaginarlo , che '1 dirlo . Quindi pe-

rò fi può argomentare , eh' egli rice-

veife quegli ajuti , per mezzo de'quali

menò una vita innocentiffima, ed aufte-

riffima, talché per lui riufeiffe la Certofa

, come chiamolla il Dottore Na-

varro * , un carcere , che tiene lontani

tutti i piaceri del corpo , ed un paradi-

foj

che riempie H anima d? ogni fpiri*

tuale contentamento.

£ Navar. com. 3. de Regala**

Che


Le Coq Certosino; ftp

Che poi reftafle egli non di rado

inebriato da quelle dolcezze , con le

quali inonda l' Altiffimo le anime de*

fuoi più cari , e fofle con eftafi , e

rapimenti favorito , ne fono a' poderi

pervenute memorie / che ben lo comprovano

. E fé non è venuto alla luce

quello , che tra lui , e Dio paflava

nel fegreto della cella , dove ben fo-

vente era ammeflò alle confidenze del

celefte Spofo , fi fa però , e ne rendette

teftimonianza, chi lo vide, che non di

rado il fuo corpo era follevato in aria.

Oflervò più volte il Portinajo della Cer-

tofa di Pefio , che ufcendo talora il

Beato dal Moniftero per falire fopra

un monticello vicino, che per luterà

collis thuris , dove anelava la Spofa de'

Cantici , appena meflb il piede fuori

della porta più noi vedeva. Bensì lo

vide più volte nel fito , ov' era folito

andare , miracolofamente follevato da

terra più. alto di qualunque albero ivi

fofle , con le mani ftefe in forma di

croce . Né pochi fono quelli , eh' ebbero

la forte ancora di vederlo col

Tom* VL T capo


290

Del B. Antonio

capo circondato da rifplendentiffimi rag-

gi : donde fi può trarre argomento della

bellezza di fua anima, che comunicava

al corpo fplendori di luce , e gli

faceva anticipatamente godere 1' agili-

tà , dote , che folamente dopo la glo-

riofa rifurrezione pare , che a' corpi

convenga

.

Scopriva parimente il B. Antonio i

fegreti del cuore , le cofe occulte ,- e

quelle, che dovevano avvenire, ficcome

fi è in molte occafioni oflervato ;

fegno evidente della fua grande familiarità

con Dio . D. Raimondo Franco

della Briga Monaco Profeffo era ftato

da' Superiori deftinato Priore della Certofa

di S. Pietro nella Riviera di Genova

. Ma allettato dall' amore della

folitudine (lava penfando tra fé di ri-

nunziare a tale offizio. Lo conobbe fupernalmente

il Beato , e con forti ra-

gioni dimoftrogli, che doveva ubbidi-

re , come fece dappoi , reftando però

molto ammirato , che la fua occulta

rifoluzione fofTe al Confratello Monaco

manifefta . Anche alla piiffima Violanta

di


Le Coq Certosino. 291

di Francia Duchefla di Savoja , e mo-

glie del B.Amedeo, che avealo in gran-

diifima ftima , ei prediffe molte fciagure

j che doveano accadere sì a lei

che a' fuoi

Ma più

figliuoli.

di tutte è reftata famofa la

predizione fatta dal Servo di Dio al

fratello di Violanta , allora Delfino ,

Carlo VII. Re di Francia mal conten-

to de' portamenti di Luigi fuo figliuolo,

che fu poi Tundgcimo di tal nome ,

a cui V impazienza di regnare grave

rendeva la vita del Padre , obbligollo

di ritirarli dalla Corte . Il Delfino adi-

rato per un tal comando , non folamente

ufcì dalla Corte , ma ancora dal

Regno. Portatoli nel Delfinato, e ne

meno ivi tenendofi ficuro , per avere

il Padre mandato gente con difegno

d' arreftarlo , ricoverofiì negli Stati del

Duca di Borgogna . Prima però d'andare

nella Franca Contea vagò per varie

provincie fconofciuto , e con poco

accompagnamento : e celando a tutto

potere la fua qualità , giunfe ancora

alla Certofa, dove il B. Antonio face-

T 2 va

,

\


19* Del B. Antonio

va fua dimora , e fu ricevuto da' Mo-

naci , come un femplice gentiluomo ,

e non già con quelle diftinzioni , che

il doveano all' erede prefuntivo della

Corona di Francia . Solamente il Beato

per lume fuperiore lo riconobbe tra

quelli del fuo feguito , e gli fece que-

gli onori , che il fuo grado meritava,

non fenza grande ammirazione degli

altri Monaci . Ne fu di poco giovamento

al Delfino P eflerfi imbattuto in

un tanto uomo . Imperocché ne ricevè

configli proporzionati al fuo bifogno

Ammollo a deporre il timore , eh' egli

continuamente aveva, di cadere nelle

mani del Re Padre , e lo ammonì fedamente

a non ambire la Corona pa-

terna , finché piacefle a Dio di chiamare

a fé, chi la portava, predicendo

, che P avrebbe avuta per fucceflione

, e che fotto '1 fuo governo la Fran-

cia fiorirebbe . Paflarono alcune ore

infieme , nelle quali non fi dee met-

tere in dubbio, che il Sant' uomo gli

donafle ammaeftramenti convenevoli ,

che a noi non fono manifefti . Egli è

certo

,

.


Le Coq Certosino. 295

certo , che d' allora in poi Luigi conferyò

un rifpettofo affetto inverfo'l B.An-

tonio f e vi è apparenza , che s' egli

giungeva al Regno prima della morte

dell' Uomo di Dio ,

avrebbe meflb ogni

cofa in opera per averlo preflb di fé,

come volle dappoi S. Francefco di Paola,

Si confervavano nella Certofa di Pefio

alcune lettere fcrittegli di proprio pugno

dal Delfino , che furono arfe nell'

anno 1515. in occaiione d'un furiofo

incendio di quelle fabbriche . Ma

vi re-

ftano ancora alcune facre fuppellettili

mandate da quel gran Principe fra mol-

te altre di prezzo, le quali o convin-

te dalP ufo , o cambiate in ufo differente

più non fi vedono . Ed è fama

cofiante , che la magnifica Chiefa di

quella Certofa fiaiì fabbricata col da-

naro ricavato dalla vendita delle gioie,

che adornavano alcune pianete inviate

al B. Antonio dal Delfino . Da quel

tempo reftò anche più famofo , e rinomato

nella Francia il Servo di Dio ,

venendo ivi confederato non folamente

come un Santo Religiofo, ma ancora

T come

3


i94 Del B. Antonio

come un veridico Profeta . Niuna luti*

§hezza d' anni ballò a diminuire quea

fama , fapendofi, che molta tempo

dopo la di lui morte era giunta

agli orecchi del Re Carlo Vili, figlio,

e fucceffore di Luigi , come a fuo tem-

po racconteremo

.

Non fu però il folo Delfino , che

regalaffe la Certofa in grazia di D.An-

tonio. La buona opinione , in cui egli

era , apportò molti vantaggi ancora

temporali al Moniftero , che in queir

età fcarfeggiava di rendite . A fua contemplazione

, dice la Cronica di quella

Certofa , da perfone divote di varie pro-

vincie furono mandati paramenti per la

Chiefa , il che il buon Padre avea cu-

ra di regiftrare fedelmente per aver

nella celebrazione della fanta Meffa fpe-

ziale memoria de' fuoi Benefattori .

Dalle fcritture del Moniftero di que*

tempi apparifce , che una tale Rifetta

vedova di Biagio Doglio di Mondovì

lafciò erede univerfale de' fuoi averi la

Certofa ; che Menfa Dadona Matrona

della medesima Città le fece donazione

d'un


Le Coq Certosino. 295

d'un fuo campo, il cui prezzo volle,

che s' impiegafle per far coprire la

Chiefa ;

e che Andrietta Faufìbna, gran

ferva di Dio del Terzo Ordine di

S. Francefco , donò quattro giornate di

terra arativa , dicendofi nello ftromen-

to di donazione , che le lafciava a dif-

pofizione di D. Antonio d' Avigliana

Finalmente ripieno di meriti , e confumato

dalle penitenze , dopo qua-

rantotto anni di profeffione , de' quali

fei avea paiTati nella Certofa di Gre-

noble , lenti approffimarfi il fine de*

fuoi giorni . Non è venuto a noftra

notizia il genere di fua motte y ma

dalla vita , che fu sì innocente , ben

fi può dedurre , che la morte nulla

ebbe per lui di amaro, effendoviii addeftrato

da lungo tempo , e morendo

ogni giorno per la continua pratica

della mortificazione . Giubilando dunque

non come chi muore , ma come

chi é chiamato alla Corona , dolcemente

fpirò ai 11. di Marzo dell'anno

1458. con fommo cordoglio de' fuoi

Confratelli , che ben conofcevano di

T 4

per-

.


*c)6 D EL B. Antonio

perdere in lui un efemplare di tutta

perfezione.

Onorò Iddio il fepolcro del noftro

Beato con un palefe miracolo . E* noto

al mondo il coftume de' Monaci

Certofini di mettere i cadaveri de' lo*

ro defunti in terra all' aperto , e ne*

Cimiteri ; e così appunto fu fepolto

il Beato . Ora nafcendo erba , e fiori

fopra quella terra , quefti erano un fi-

curiffimo, e potentiffimo rimedio per

chi pativa di febbre , foltanto che o

F erba , o i fiori fopra di fé applicaffe

con viva fede . Durò ben cento anni

il miracolo , e però durava il concor-

fo al Moniftero per ottenere grazie .

Ma perchè le frequenti vifite de' po-

poli di que' contorni recavano qualche

difturbo a' Monaci , il Priore ftimò a

propofito portarfi al Cimitero, e comandare

al Beato, che ceffafle di far

miracoli . Ed allora appunto feguì un

miracolo maggiore degli altri . Imperocché

dappoi e l'erba, e i fiori per-

dettero 1' antica virtù , e non ha più

per elfi il Beato fatte grazie a veruno.

E' tra-


Le Coq Certosino. 297

1

E tradizione collante ,

che eflendofi

in progreflb di tempo cangiato il fito

del Cimitero , il corpo del Servo di

Dio fia ftato trasferito dall' antico al

nuovo , ma fecondo V umile ftile de*

Padri fenza veruna pompa, e fia ftato

collocato a pie della croce di marmo,

che fi vede in mezzo

Annotazioni.

LA Certo/a di Montebenedetto pofìa

/opra monti altijjimi fette miglia in

circa lontano da Sufa , fu fondata neli

anno 1200. dal Conte -Tommafo di Sa-

voja. Ma nel 1498. per le infefìanioni

degli eretici di Pragelato furono li Mo-

naci aflretti di ritirar(i più vicino al Vil-

lar Fochiardo in una loro tenuta chia-

mata Banda.. Di là furono poi trasferiti

ad Avigliana , ove furono loro affegnati

la Chicfa , ed i Beni degli Umiliati $

allorché quefta Religione fu foppreffa ;

Ma rovinato poi il Monifìero d Aviglia*

na , quando quefla fu ridotta da Carlo

Emmanuele L in Fonema , quelli ripaf

furono a Banda , e quindi a Colegno

.

,

Fu


498 I5el B. Antonio

Fu poi* il B. Antonio non folamente

celebre per fantità , ma ancora per favere

. Lafciò tre libri , che penfo non

Jienfi mai dati alle (lampe , onde fi po-

trebbe accrescere il Catalogo degli Scrit-

tori Piemonteji del Padre Roffotti . Il

primo contiene una /piegatone del libro

di Giobbe , cui egli indiriffò a Madama

Violanta, madre de* Duchi. Filiberto,

e Carlo di Savoja , la quale ri! era mol-

s

to divota . E credibile , che con quel libro

voleffe il Servo di Dio fuggerirle

motivi di pa^ien^a per [offrire con me*

rito quelle tante traversie 9 che a Lei ,

al Beato Amedeo , fuo marito , ed a loro

figliuoli accadderono ' Il fecondo ha per

titolo liber confolationis , e tratta ma-

teria conjìmile ;

contiene un gran numero

di femende cavate dalle opere de y

Santi

Bernardo , e Bonaventura , talché fi può

dire , che nel teffere queflo componimen-

to egli ha sfiorato i libri di que* due

grandi uomini , fcegliendo ciò , che di

pia a propofito quelli fcriffero per confo*

lare un affitto . // ter^o è un libro di Pro*

fe{ie 7 di cui ora non fapendo fi più , cheU

nome 7


Le Coq Certosino. 299

nome, giova almeno ricordare , come fiali

Jmarrito .

Carlo Vili, nel pajjare alla con-

quifla del Regno di Napoli, infermatoji

in Afii di vajuoli, fu ajìretto di foggiornarri

per un mefe . E forfè ricordatofi

di ciò , che a fuo Padre era fucceduto col

B. Mitonìo , fepp e , che nella Certofa

della Valle di Pefio fi confervava un li"

bro di profezie del medefimo . Invoglia"

tofi pertanto di vederlo , fpedì un fuo

Cavaliere con lettera al P. Priore , richie-

dendo quel libro . Ora non permettendo il

tempo di farlo copiare , fu mandato il li"

bro nelfuo originale, ne mai più fi è riavu-

to : fi perdette forfi nella battaglia di

Fornovo , nella quale furono involati

tanti degli arreda Regj ; laonde non

11 è rima/la alcuna copia.

Nella Cronaca della Certofa di Pefio

fi kgge un Anagramma , che allude al

nome France fé le Coq , che in Italiano

fignifca il Gallo: Antonius le Coq*

Canto , Liqu^fco .

e immediatamente appreffo fla fritto ilfe-

guente dì(lieo , nel quale in poche parole

fi manìfejlano le grafie y che /' Altiffimo

comunicò al B. Antonio . diri-


3oo Del B. Antonio

Chrifto canto hymnos , lacrymans

quafi cera liquefco ,

Hinc vates Aftra peto , pondere

necque gravor

Sì dee finalmente avvertire , che il

B. Antonio non è fiato dichiarato per ta-

le dalla S, Sede , ma folamenfe dMa di-

vozione de popoli , come il B. Stefano

Maccono Priore dì Pavia, e tanti altri :

il che non è maraviglia : perocché P Or-

dine della Certoja non è tanto follecito

di manifefiare , e proccurare la gloria

de* fiuoi Santi , quanto d y

.

acquifiare la

fantità ; onde due foli ne conta canoniz-

zati dalla S. Sede , e fono S. Ugone Lin-

colnìenfe , ed il fondatore S. Brunone , il

quale però fu lafciato ben quattrocento an-

ni , fen^a che fé ne promoveffe la cano-

nìz\azìone , ancorché per fantità , per mi-

racoli , per dottrina , e per la qualità de'

fuoi alunni foffe tanto benemerito di San'

ta Chiefa . Anzi i Santi Stefano , e Anr

telmo Certofini , quefii Vefcovo di Beliey^

e quegli di Dia , fono fidamente rìco-

conofcìuti per Santi dalla divozione de'

popoli 5 e dalla tacita approvazione de]

Supe?


Le Coq Certosino; 301

Superiori , come notò il P. Raynaudi nel

fuo Stilita Myfticus , benché fé ne fac-

cia V ufficio nelle loro Diocefi , e fia

anche S. Antelmo nominato nel Martiro*

logio Romano ai 2 6. di Giugno . E que-

fla è pratica sì antica di que Religiofi ,

che il B. Bonifacio fratello di S. Vincenzo

Ferreri , efj'endo Generale dell' Or-

dine fui principio del fecolo decimoquin-

to , fcriffe un trattato con queflo titolo ,

cur Ordo Carthufianorum non habeat

inuitos Sanftos canonizatos

DEL

B. CHERUBINO

TESTA

DELL' ORDINE DI S.AGOSTINO.

L>

Inclita Religione del gran Pa-

triarca S. Agoftino non è tanto

commendabile per la fua antichità ,

piece-

.


30 2 Del B. Cherubino Testa

precedendo tutte le altre ftabilite in

Occidente , quanto per P eccellenza

del fuo Iftitutore , e per la fantità , e

dottrina di molti Soggetti , che in effa

fiorirono . Ne farebbe opera di pochi

fogli il regiftrare i foli nomi d' infi-

niti alunni , che illuftrarono la Chiefa

di Dio co* loro meriti , come fi può

vedere ne' fecoli Agoftiniani del P. To-

relli . Ma

di ciò lafciando ad altri la

cura 9 non pafferò più oltre , che a

dare un corto ragguaglio della vita

del B. Cherubino Tefta , il quale fiorì

in tale Religione poco dopo la metà

del fecolo decimoquinto , ed è un

grand' ornamento non meno della Congregazione

dell' Offervanza di Lombar-

dia , che della fua patria , e del nobile

fuo Cafato . Dalle memorie , che

il confervano nel Convento di S. Ago-

ftino in Avigliana , abbiamo ricavato

ciò, che di lui più gloriofo fi legge,

e che ora pubblichiamo colle (lampe

Molte nobili famiglie vanta l'antico

Borgo d' Avigliana $ e fra effe una fi

fu quella dei Tefta P eh* eftintafi nel

con-

.


Dell* Ord. di S. Agostino . 305

contagio , fuffifte però ancora in altri

rami in alcune Città si di là, che di

qua da' Monti . Sino nell' anno 1421.

viffe un Domenico Tefta ^ che fu dalP

Imperatore Sigifmondo creato Cava-

liere dello Sperone d' oro in Boemia .

Da Domenico in progreffo di tempo

venne Filippo > uomo affai accreditato

nella fua patria , e ancora molto pio ,

del che rendono teftimonianza varie

fcritture autentiche da me vedute , dalle

quali fi fcorge , eh' egli era P arbitro

delle differenze , che occorrevano tra*

fuoi compatriota, e che favorì molto

il nafeente Convento di S. Àgoftino,

per cui non di rado impiegò il fuo

credito . Da Filippo nacque il B. Che-

rubino circa Panno 145 1., come ne fa

fede una fcrittura antica del Convento

La fua educazione fu proporzionata

alla nobiltà de' fuoi natali , ed alla

pietà de' genitori j laonde moftrando

nella fua infanzia molta inclinazione

a' Religiofi , e molto affetto alla divo-

zione , fin da quel tempo fi potè far

prefagio della fantità ?

alla quale ne-

.


3^4 Del B. Cherubino Testa

gli anni più avanzati egli pervenne;

Succedette di que' tempi , che alcuni

Padri Eremitani ftabilirono una

nuova Congregazione d'Agoftiniani, che

chiamarono poi di Lombardia , nella

quale fi faceva profeffione di una pia

«fatta offervanza . Propagoffi ben pre-

tto il nuovo indiano nelle più fiorite

Provincie d' Italia ; ma nel Piemonte

non pervenne, che verfo l'anno 1460.

Ora mentre fé ne trattava in Avi-

gliana la fondazione , il che fuole por-

tare lunghezza di tempo per concer-

tare il luogo , e la maniera , e fpia-

nare le difficoltà , che d' ordinario accompagnano

quefte opere , predicava

nel medefimo luogo il P. Agoftino Anna

di Carignano con grand' energia la pa-

rola di Dio . Tra le varie converfioni

feguite per virtù de' fuoi infocati ragionamenti

fi conta quella del noftro

Cherubino , che tocco dalla divina gra-

zia dimandò V abito AgofHniano , e per

la fama , che avea , di giovane ben

coftumato , facilmente l'ottenne. Entrato

dunque nel Chioftro incrminciòa

rifplen-


Dell'Oro, bi S. Agostino. 305

rifplendere il fanto Novizio per le fue

virtù . Ma fpezialmente fi ammirava

in lui un* impareggiabile modeftia , e

pudicizia, onde è tradizione collante,

eh' ei abbia mantenuta fino al fine della

vita la virginità , con grande cautela

Tempre mai cuftodita . A tal effetto ben

fapendo , che quello giglio non mai

meglio fi conferva , che tra le fpine,

egli praticava rigorofi digiuni, fanguinofe

difcipline, ed afpri ciliccj . Con-

fervafi infieme colle fue reliquie un iftrumento

di penitenza , che dopo morte

fu ritrovato fui di lui corpo ; e confitte

in una croce di cuoio lunga un

palmo , e mezzo , e larga quafi tre

dita . E* quella croce maeftrevolmente

lavorata , e di fili di ferro intefluta armati

d'infinite, e pungentiffime punte,

talché fa orrore il rimirarla, e ben fi

feorge effere molto ufata pel fuccidume,

che vi fta fopra . Ma non era il folo iftrumento

, con cui egli macerava la carne,

febbene fia il folo , che fiafi ritrovato

fapendofi, effere folita l'umiltà di celare,

quanto può dare agii occhi del mondo „

Tom. FL V Arden-

,


3 o 6 Del B. Cherubino Testa

Ardentiffimo fu ancora in lui l'amore

di Dio , mantenuto colla continua me-

ditazione della vita , e de' patimenti

del noftro Salvatore Gesù Crifto, che

al dire di una grande anima è il pane

cotidiano de' Santi . Le me orazioni

non erano meno ferventi , che lunghe,

effendo folito di paffare la più gran

parte del tempo in un camerino affai

ofcuro vicino alla Chiefa , dove fi deli-

ziava col fuo Dio , ed è appunto quel-

lo , in cui confervafi oggidì il fuo corpo

dietro all' altare a lui dedicato .

Degno perciò, che fi dipinga d'ordinario

col Crocififfo in mano , e con

un' ifcrizione , in cui fieno registrate

le parole della Cantica , Dileclus meus

mihi, & ego itti , o quelle del Profeta,

carnate perpetua dilexi te . E non meno

accefa era in lui la carità del proffimo,

gemella dell' amore di Dio, ficcome

profonda fu la fua umiltà, e puntualiffima

l'ubbidienza.

Fece a fuo tempo la profeffione ,

nella quale fi offerfe a Dio in olocau-

sto perfetto coli' offervanza efatta de!

ire


Dell* Ord. di S. Agostino . 307

tre voti : viffe d' allora in poi , come

fé non avefle più né volontà , né corpo

, fé non in quanto a quefto egli

negava ogni follievo , e quella a' cen-

ni legata teneva de' Cuoi Superiori »

Quafi però fi avvedeffe , breve dover

effere il fuo vivere , Tempre più ogni

giorno raddoppiava i fuoi fervori , per

fupplire al mancamento del tempo col-

la intensione degli atti virtuofì . Solle-

vato pofcia al grado Sacerdotale , a cui

portò ottime difpofizioni ,' quefto nuovo

carattere , del quale ben conofceva

il fanto Religiofo la dignità, e '1 pefo,

davagli nuove fpinte per avanzarfi nel

cammino della perfezione . Cantò la

fua prima Merla nella Chiefa , che chiamano

ora di S. Agoftino , detta allora

della Madonna della Mifericordia, con

infolito fervore di fpirito , e col inedefimo

continuò a celebrarla ne' nove

mefi , che fopravvifle.

E qui debbono compiangerli le .calamità

del Paefe . Avigliana è ftata sì

fovente dalle guerre , e da' contagi fpopolata

, che fi è fmarrita la memoria

V x di


308 Del B. Cherubino Testa

di molte maraviglie feguite per opera

fua , delle quali però è a noi rimafto

qualche veitigio nelle poche fcritture,

che ancora fi confervano in quel Con-

vento ; e quel , eh' è peggio , fi è al-

tresì fmarrita la notizia di parecchi

fatti dell' uomo di Dio degni d' imita-

zione . Tutto quello , che di lui fi fa

di più , fi riduce a poco . Si fa però ,

che purificato da lunga malattia , come

1' oro nel crocciuolo , giunfe bensì pretto

al fine de' fuoi giorni , fine , che

rimirano i mondani con pena $ ma Fra

Cherubino andovvì all'incontro con giu-

bilo pel defiderio della beata eternità,

che nel cuore gli ardeva . Se P infermità

a parere d' ognuno fu occafiona-

ta dalle molte fue penitenze, eroici

furono nel corfo di effa gli efempj di

pazienza , che diede . Più fi accrefeevano

in lui .i dolori , maggiori erano

i fervori del fuo fpirito , cui egli di

continuo unito teneva con Dio a for-

za di teneri colloquj , e di accefe ja-

culatorie . Quando finalmente ricevuti

i fantiffimi Sacramenti, tra le braccia de'

fuoi


Dell'Oro, di S.Agostino « 309

fuoi Religioli Confratelli, e neli'ampleflo

del Crocififfo fuo Bene dolcemente fpi-

rò , morendo veramente della morte

de' Giufti

.

E ben volle Iddio manifeftare , quan-

to foffe preziofa la morte del fuo Servo,

e quali follerò i fuoi meriti, con

un palefe prodigio. Imperocché appena

il Beato fpirò P anima , che le campane

del Convento da fé fteffe fonarono

per lungo tratto di tempo, come

rendono teftimonianza molte de-

pofizioni giurate \ anzi è tradizione

collante del luogo, che non folamente

le campane del Convento , ma che

tutte le campane delle altre Chiefe da

fé fteffe fonarono per celebrare il feli-

ce tranfito del fanto Religiofo . Un tan-

to prodigio moffe il popolo a portarli

in folla per venerare , e rimirare quel

facro cadavere , che ben lungi dal

cagionare orrore , tutto al contrario

recava Angolare divozione , a chi in elfo

fiffava gli fguardi . Pareva ad ognuno,

che trafpirafle fu quella faccia un rag-

gio di quella gloria , della quale go*

V deva

3


5 1 o Del B. C herubino Testa

deva l'anima fua beatale fattegli afuo

tempo convenienti efequie , acclama-

valo ognuno per Santo . Sebbene grande

foffe P univerfale dolore per la per-

dita di un tant' uomo mancato nel fio-

re degli anni , ciafcuno però confola-

vafi colla fperanza d' averlo in Cielo

per Avvocato . Fu riporto il fuo corpo

in una fepoltura vicina al Corone fic-

corne fu il primo in Avigliana , eh' en-

traffe nella Religione Agoftiniana di

Lombardia , e il primo, che cantafle

la prima Meffa nella Chiefa della Madonna

, ora chiamata di S. Agoftino ,

così fu '1 primo nella medefima fepolto,

correndo P anno di fua età ventottefimo,

di noftra falute 1479., e 'l giorno decimo

fettimo di Decembre , regnando

in Savoja Filiberto , figliuolo del Beato

Amedeo

.

Se manifeftò Iddio col fuono mira-

colofo delle campane i meriti del Bea-

to Cherubino nella fua morte , volle

ancora dimoftrarli nella fepoltura con

uh odore prodigiofo . Sentiva chiunque

metteva il piede nella Chiefa , una

fra-


Dell' Ord. di S. Agostino ; 311

fragranza di paradifo , la quale crefce-

va a proporzione , che fi avvicinava

al fepolcro. Né potendofi capire, donde

quella venifle , dopo varj efami fi

giudicò , che ufciffe per appunto dal

fepolcro . Si pigliò pertanto rifoluzione

di riaprirlo , e tolta la pietra fepol-

crale , là dove, naturalmente parlan-

do, fentir dovevafi puzzo di cadavere

per eflere paflati pochi mefi dopo la

Sepoltura , o almeno queir odore in-

grato , che ufcir fuole da' luoghi fot-

terranei , e racchiufi , la miracolofa

fragranza maggiormente fi diffufe.

Quale fofle allora il giubilo interno

degli affilienti, e quale la loro ammi-

razione , non è facile lo fpiegarlo *

Ma quefta ebbe ancora a crefcere ,

quando difcefi alcuni de' Padri nel fepolcro

, videro , che dal petto dei Ve-

nerabile Servo di Dio ufciva una pian-

ta verdeggiante di giglio , che da tre

parti mandava i fuoi candidi fiori .

Parve a' Padri , ed a' circoftanti di fco-

prire in tal prodigio un' evidentiffima

teftimonianza della

V 4

fantità dell' uomo

di


3 1 * Del B. Cherubino Testa

di Dio j laonde fu riabilito di cavare

il facro cadavere dal fepolcro , e met-

terlo in venerazione . Fabbricatali perciò

una convenevole arca di legno, ve

lo ripofero dentro , e la collocarono

in alto nel camerino , che a lui aveva

in vita fervito di oratorio , con una

fineftrella , che corrifponde in Chiefa

come prefentemente ancora fi vede al

fuo altare. Quefto fin d'allora fu de-

dicato a fuo onore, e dotato dalla ge-

nerofità de' fuoi parenti , che vi col-

locarono un divoto quadro , rappre-

Tentante il Beato col nome nella tela,

forfè per diilinguerlo da S. Niccola di

Tolentino . Ed allora fu , che il po-

polo maggiormente dimoftrò la fua ve-

nerazione verfo le reliquie del loro

Beato compatriotto, e la fiducia, che

avevano nella fua protezione . Ben predo

fi videro lampadi accefe dinanzi

all' altare , preziofe fuppellettili per ornamento

della cappella , e quantità di

voti appefi attorno le mura in teftimonianza

e delle grazie ricevute , e di

gratitudine per gli ottenuti benefizj

Tra

,


Dell' Ord. di S. Agostino j 15

Tra le molte , che fece ivi il Signore

per manifestare la gloria , ed i meriti

del fuo Servo fedele , ed il potare ,

ch'egli ha in Cielo, giova farne memoria

d' una fola , come più delle al-

tre confacente al filo della noftra nar-

razione.

Il Padre Bartolommeo Falcombello

d' Avigliana , Vicario Generale degli

Agoftiniani delia Congregazione di

Lombardia , mentre vifitava i Conventi

dell'. Ordine, ebbe a patire molte

infermità . Appena riftabilitofi da

grave malattia , che lo forprefe in

Cremona , ficcome già un' altra ne

aveva fofferta in quell'anno nella Cit-

tà di Genova , ecco che portatofi in

Bologna nel 1603. fu quivi da più mali

nuovamente affalito . Dopo praticati

tutti i rimedj , che feppero proporre

più medici accreditati , fu da' medefimi

dato per morto , e come tale abbandonato,

ritrovandolo totalmente privo

dell' ufo de' fenfi efterni . Ma perchè

confervava ancora l' intelletto qualche

cognizione , gli venne in mente d' invo-

li' > care


314 Del B. Cherubino Testa

care 1* interceffione del B. Cherubino ^

dicendo tra fé , che non ardiva più

rivogjierfi alla Maeftà Divina , dalla

quale due volte in queir anno era fla-

to liberato dalla morte , fenza un in-

terceflbre: che però eleggeva per tale

il B. Cherubino , fperando non ricufe-

rebbe di proteggerlo per effere tutti

due figli della medefima patria , del

P. S. Agoftino , e del Convento d' Avi-

gliana . Promife in feguito d'adorna-

re maggiormente la fua cappella , di

adoperarfi, acciocché foffero tenute in

più venerazione le fue reliquie, e provvedere

di facri paramenti l'altare , ove

Iddio per li meriti del Beato gli réftiiuifle

la falute . Cofa mirabile ! Appena

fatto il voto , fé gli ruppe una poftema

, che aveva nel capo , e purgatali

per le vie ordinarie , in breve tempo

ritornò l' infermo al fuo flato di fa-

Iute con ammirazione de' medici, e

con fommo godimento de' Padri , che

molto lo ftimavano per la fua prudenza

nel governo , e 'per effere Predicatore

eccellente . Viffe dipoi ancora molti

anni


Dell'Oro, di S. Agostino ; "jì

5

anni , morendo poco meno , che ottua-

genario .

Ora ritornato ? che fu il Padre ai

Convento , ricordevole delle fue promeffe

, afFrettoffi per adempirle . Provvide

in primo luogo un gran quadro di

mano del famofo Moncalvo da Savi-

gliano , in cui è dipinta la Beatiffima

Vergine affunta in aria col B. Cheru-

bino , e con S. Caterina martire , pro-

tettrice della famiglia Tefta , e tutti

gli ornamenti neceffarj per la celebra-»

2Ìone de' divini uffizj ; e cantataci folennemente

la MefTa alla predetta Cap-

pella , e '1 Vefpero coli* affiftenza di

tutto '1 Clero Secolare , e Regolare, fo-

lito intervenire alle proceffioni più fo-

lenni, alla prefenza degli Amminiftra-

tori del Pubblico , e d' innumerabile

popolo cavatefi le facre reliquie dalla

vecchia caffa , fufono in una nuova di

ciprefib ripofte . In feguito furono por-

tate in proceffione , e quefta terminata

fi ripofero nel luogo folito in faccia

della fineftra con molto godimento del-

lo fpirito di chiunque v'intervenne ,

del


3 "i 6 Del B. Cherubino Testa

del che tutto ne fu rogato un atto giu-

diziale avanti D. Michele Cravotto Prio-

re della Parrocchiale di S. Maria , de-

legato dall' Arcivefcovo di Torino , ai

trentuno di Maggio dell' anno 1610*

Continuò dipoi la divozione degli Aviglianefi

al loro Beato compatriotto ; ed

avvegnaché interrotta per le guerre ,

per la pefte , e per altre fciagure , che

affliffero il Piemonte , non fi è però

giammai fpenta , che anzi giova fpe-

rare , che vie più fi propagherà per

r attenzione de' Padri , che uffiziano

lodevolmente quella Chiefa.

E ben fi può dire , che quefti nulla

trafcurarono per promuovere gli onori

del loro Beato Confratello . Imperocché

fino nel 1608. uditi i prodigj operati,

e veduta la divozione de' popoli , per

accrefcere venerazione al Beato , pen-

farono a fargli formare il proceffo nel-

le forme confuete • E per procedere

con le regole dovute, fi ebbe ricorfo

all'Ordinario. Era allora Arcivefcovo

di Torino Monfìgnor Carlo Broglia ,

il quale fecondando le richiede del

P. Gio.


Delx'Ord. :di S. Agostino. 3 1

P. Gio. Maria di Livorno , Priore dei

Convento , e de' fuoi Religioii , depu-

tò il foprannòminato D. Michele Cra-

votto , il quale era fuo Vicario Foraneo,

acciò vifitaffe gli antichi quadri,

che rapprefentavano il P. Cherubino

co' raggi di Beato , ed efaminaffe i te-

ftimonj, che potevano deporre o le gra-

zie miracolofe ottenute per fua inter-

ceffione , o i fatti virtuofi di lui, chs

giovar potevano per comprovare la

fantità della vita . Adempì quefti la

fua commiffione con tutta efattezza ,

ed appunto dalle informazioni allora

prefe fi è ricavato quel tanto , che sì

nel libro de' fecoli Agoftiniani , come

in quefti fogli fta regiftrato . Le guer-

re, e 'l contagio , che dipoi avvennero,

hanno bensì impedito quelle altre di-

ligenze , che richiedeva un affare di

tanto rilievo ; ma in tanto fi vede ,

che fin nel 160$. già aveva il B. Che-

rubino culto immemorabile , che fopravanzava

i cento anni , come nel fuo

decreto pofteriore richiede Urbano VIIL

per la venerazione di coloro , che mori-

7

rono


3 1 8 Del B. Cherubino Testa

rono in concetto di Santi . Anche nel

Convento de' P. P. Agostiniani di Tolentino

fi vede un quadro antico , che

rapprefenta il B. Cherubino con raggi

al capo y e per teflimonianza non meno

del Torelli , che di tanti , che

F hanno veduto y

fi legge nel quadro

quello breve , ma fenfato elogio ; B£herubinus

de Aviliana Conventus S. Augu-

(lini Aviliance magnus fplendor . Un altro

confinale fé ne vede nel Conven*

to di Ciriè •

Annotazioni.

E1

Notabile , che a Padri Errerà , e

Torelli fia reflato ignoto il nome

del genitore del B, Cherubino . Molte

fcritture antiche conservate nel Convento

d 7

Avigitana , comunicatemi dalla corte-

sia del P. Stella Vifitatore generale nel-

la fua Congregazione , ci ajjicurano , che

fi chiamava

ne parla ,

Filippo „ Della madre non


In un libro della famiglia Tefla y

cui Jla defcriUQ tutto ciò, che può ejferlc

deco"

in.


.

Dell'Oro, di S. Agostino . 319

decoro/o , come fono le dignità y e pre-

rogative , che ottenne da Papi , Impe-

ratori , e Principi , fi leggono quejle

parole : Sexto honoratur a B. Cheru-

bino Tefta, qui quoque nunc in oppido

Avilianse miraculis fulget multis ,

Poi Soggiunge fi ,

Hinc efl: Teftifers Cherubinus glo-

ria gentis,

Qui nunc miraculis

be novis

fulget in Or-

Dalle foprannominate memorie fi

vie-

ne in cognizione non folamente della fon-

dazione della Chiefa feguita neW anno

1479. 9 ma ancor'63 cne febbene am-

pia , in tre anni fu perfezionata . Fu poi

con/aerata neIP anno 1494. per mano di

Monfìgnor Giovanni di Varax Vefcovo

di Belley , eh? era Abate di S. Michele

della Chiufa . Dappoi è fiata accrefeiuta

d* un arco verfo la porta .

Scriffe il P. Errerà , che il B. P. Adriano

Berretti da Buron^o fondò il Convento

d Avigliana circa l anno 1452. Ma,

ciò ripugna agli finimenti autentici , che

fi confervano in auelH archivio 7

da' quali


5 io Del B. Cherubino Testa

fi fcorSe > c^ e ^ ^anvent0 non fu fonda*

to j che nel 1479» per opera del divoto

K

P. Agojlino Anna di Carignano . E mia

conghiettura , che il P. Berretti abbia

cominciato a trattare , e che al P. Anna

(la veramente riufeito di terminare la

fondazione .

Al detto Convento di S. Ago/lino fu

nel 1588. unita la Chiefa di S. Maria

del Ponte , già membro della Badia di

S. Pietro della Novalefa . Da alcune pit~

ture , che vi erano anticamente , fi è da

molti giudicato , che vi fieffero ab anti-

ca Monache di S. Chiara . Ma

dalle fab-

briche reflate non fi può trarre conghiet-

tura baflante per offerirlo . Vi fi vedono

le Arme £ Amedeo Vili. , di Lodovico

fuo figliuolo , di Anna di Cipro , e di

Vincenzo de'* Signori di Giaglione Abate

della Novalefa . E" pòfia la Chiefa nelle

fini d* Avigliana in un Monticetlo vici*

no alla Dora ,

Si dee finalmente offervare r che feb*

lene neW anno 1610. il Comune d'Avi*

gliana dimoflraffe molta divozione al t

Sn Cherubino 7 e l\ abbia continuata pe^

plcuni


Dell' Ord. di S. Agostino, 321

alcuni anni , dappoi molto £ è rallen-

tata $ e quejlo a mìo parere per ubbi-

dire d fanti decreti della Sede Appoflo-

lica emanati fono Urbano VUL , ed

Aleffandro VII.

DEL

B. ANTONIO

RUBINO

DELLA COMPAGNIA DI GESÙ.

STrambino

, terra dell' Infubria fotto

P Alpi all' eftremità dell' Italia , fu

la fortunata patria , ove nacque di chia-

ro fangue al primo di Marzo deli' anno

1578. il P.Antonio 'Rubino. Fatti

i primi ftudj proprj della fanciullezza

in patria , fu da' Genitori mandato a

Torino, ove ftudiò lettere umane nel

Collegio de' Padri Gefuiti ; e chiama-

to dallo Spirito Santo ad entrare in

Tom. VL X quel


3 lì Del B. Antonio Rubino

quel venendo Inftituto ,

veftì l'abito,

e fece il fuo noviziato nel • Collegio

d' Arona , ed infieme i voti nelP anno

1596» Pofcia pafsò a Milano , ove

imprefe il corfo delle filolofiche fpe-

culazioni , e cominciò a dare faggio

della fua carità , manfuetudine , e di-

ligenza , maffimamente nella fervitù

faftidiofa , che fece al P. Giambatifta

Vellato , vecchio decrepito infermic-

cio .

Quivi ebbe da Dio la vocazione

alle miffioni dell' Indie , vocazione ,

che lo rendè poi martire della fede ,

e il modo ancora di preftamente effet-

tuarla . Imperocché venuto in Italia il

P. Alberto Laerzio , Proccuratore

dell' Indie , lo condufle feco a Goa

nell' anno 1612., ove riftaurate ch'ebbe

le forze , dagl' incomodi della na-

vigazione alquanto debilitate , applicoffi

allo ftudio della Teologia, enei

medefimo tempo lefle agli ftudenti di

Filofofia le Matematiche

Forniti gli ftudj fu mandato alla Mif-

fione Bifnagenfe, nella quale gli accadde

fui bel principio d' ammirare un tiro

.

della


.

Della Compagnia di Gesù 1

. 323

della divina predeftinazione in un fanciullo

di tre anni . Era il P. Antonio

in viaggio coli' Ambafciatore del Re

di Bifnagà . Arrivato a Tingim , città

di quel Regno , difpofe Iddio , che 1

Padre non trovafle albergo : onde {ot-

to ad un portico fi mife a giacere per

ripofare . Quando non fi fa , da qual

impulfo tratti, giungono colà un uomo,

ed una donna , ambidue Barbari , con

un fanciullino in collo più morto, che

vivo ; pregano il Padre , fé mai potefle

dargli qualche rimedio per rifanarlo .

L' eterna falute vo' dargli , rifpofe il

Padre , fé vi contentate , eh' io lo bat-

tezzi ; quelli fé ne contentano, e bat-

tezzato che fu il fanciullo , di là a poco

fé ne morì

In quefto medefimo viaggio ebbe

due mirabili pegni in riguardo a fé del-

la Provvidenza Divina ; il primo fu Veffere

liberato dalla morte , macchinatagli

da un certo Principe , per mezzo

de' fudditi del medefimo Principe, uo-

mini per altro barbari , e fenza fede :

il fecondo nel ritorno a Melliapor ,

X i

fopra-


324 Del B. Antonio Rubino

fopraitandogli il pericolo di naufragare,

dal quale ufcinne fano , e falvo coli'

invocare in fuo ajuto il P. Ignazio Azevedo

, e '1 P. Ridolfo Acquaviva , am-

faidue in odio della fede martirizzati.

Appena ebbe raeffo il piede in Mel-

liapor , che vide la Città cinta d'affe-

dio dall' efercito del Re di Bifnagà :

non c'era veramente pretefto alcuno

di guerra ; ma quefta fu mofla dalla

Regina, donna quanto crudele, altret-

tanto avara , la quale dopo aver fatto

ammazzare cento perfone, e dopo avere

nel fangue loro immerfo il capo

d'un idolo il più famofo, che ci avef-

fé ,

per redimire all' infermo marito la

fanità , fapendo, che in Melliapor erano

grandi ricchezze , la fece pe' fuoi

Capitani aflediare . Quelli veggendo ,

che non la potevano efpugnare , fece-

ro dire a' Cittadini , che fé volevano

pace , mandaffero il P. Antonio , eh' era

loro conofeente, a farne il trattato .

Ne portarono que' Cittadini 1' iftanza

al Padre , il quale pel ben pubblico ac-

cettò volentieri d'efporre la propria vita-

Ito


Della Compagnia di Gesù* . 325

Ito dunque il P.Antonio fu da princi-

pio da' Capitani ben accolto , ma poiché

chieftagli una groffiffimafomma di

danari , fentirono dirfi , eh* egli povero

Religiofo non aveva il capitale

d' un quattrino , né poteva fperare di

cavar quella fomma da' Cuoi Portughefi,

il fecero inettamente carcerare , e poi

ferrargli in ceppi i piedi con guardie

air intorno , e con ordine , che dormendo

in terra , come un cane , non

fé gli deffe in cibo , che rifo nero

e qualche erba cotta . Seflantacinque

giorni flette il Padre in quefta duriffima

prigionia , ringraziando continuamente

il Signore , che facevalo par-

tecipe de' travagli di iua croce : quando

finalmente i Cittadini di Melliapor

per liberare il Padre da quelle angu-

ftie , e fé medefimi dall' affedio , fe-

cero un pagameeto di quarantamila

feudi , e cosi comperarono la libertà

e a fé , e al P. Antonio , cui riguar-

davano, come falvatore della loro patria.

Si trattenne il buon Padre tutto 1' anno

161 2. in Melliapor fpiegando Teo-

X logia

3

,


326 Del 3. Antonio Rubino

logia morale al Clero, infegnando la

dottrina Criftiana a' fanciulli , predicando

, e confeffando indefeffamente

Richiamato poi dal Re di Bifnagà ,

non ci volle tornare , fé prima egli

non riparava le Chiefe in occafione

della fopraddetta guerra profanate , e

fé non compenfava i danni iniquamen-

te fatti a' Cittadini

.

Intanto ricevette da' Padri della Com-

pagnia , ch'erano nella Cina, una let-

tera , nella quale invitavanlo ad en-

trare anch' eflb a parte della coltura

di quel Regno col mezzo delle matematiche

, nella cui profeffione era mol-

to eccellente . Fu quefta una gran lu-

singa al fuo zelo , ma ritraevalo dall'

accettare F invito la fperanza concepu-

ta di convertire a Crifto il Regno Bifnagenfe

, per la cognizione , che aveva

di quel linguaggio, e non efTendo

vi altri de' Padri , che lo fapeffe . Ma

per non rifolvere niente a fuo capric-

cio , ne rimife al P. Generale 1' arbi-

trio ; non lafciando però frattanto il

penfiero del Regno di Bifnagà , alla

cui

.


Della Compagnia di Gesù 1

. 317

cui conversione aveva già dato comin*

ciamento .

Mentre flava afpettando la rifpofta

da Roma, gli venne ordine di gover-

nare il Collegio di Melliapor . Si mi-

fe dunque ad adempire con la poffi-

bile attenzione , e diligenza l'impofto

uffizio in guifa , che '1 fuo governo fu

di giovamento eziandio alla Città tutta.

Imperocché a fua requifizione fu ritol-

ta a forza d' armi dalle mani degli

Olandefi tutta la Coftiera di Palliacata.

Morì nel medefimo tempo il Re di Bifnagà

; onde il Regno tutto diftratto

in guerre civili tolfe del tutto ogni

fperanza al P. Antonio di poter ripi-

gliare quella miffione

Dopo quattr' anni reftò libero dalla

cura del Collegio , e fi die a fcorre-

re la cofta di Pefcheria, per fare appunto

pefca d'anime . Nel 161 6. il

Viceré dell' Indie deftinollo fuo Ambafciatore

al Re del Perù per vedere

di liberare cinquemila Criftiani , che

da cinque anni davano fchiavi in quel

Regno infieme con un Padre della

X 4 Com-

.


3 1 8 Del B. Antonio Rubino

Compagnia. Accettò egli piucchè vo-

lentieri quel carico ; ma qual efito poi

abbia avuto , non è a noftra notizia

pervenuto .

Nel 1618. fu chiamato a leggere

Teologia in Cucino ; e nel 1619. do-

vette addoffarfi la reggenza del Colle-

gio di Colombai , il quale aveva (ot-

to di fé (ette refidenze nelP Ifola di

Ceilano , e bifognava vifitarle tutte

due volte V anno . Quivi effendo flati

uccifi da' Barbari due Padri della medefima

Compagnia, fentiffi il P, Rubino

piucchè mai altrove , accefo di desi-

derio d' effere anch' effo martire per la

fede . E già voleva rinunziare al fuo

carico per andare in cerca del marti-

rio in quelle barbare terre ; ma il ten-

nero forte i fuoi Superiori . Imperocché

fappiamo, che fu anche Rettore

del Collegio di Cucino , e che pafsò

dieci anni nella Cofta di Pefcheria;

ma non fappiamo per mancanza di

memorie le azioni particolari di quelle

fue Miffioni, «

Dalla



Della Compagnia di Gesù .

3 1 9

Dalla Provincia di Cucino ebbe or-

dine di portarli a Machao , e ci arrivò

ai 19. di Maggio nel 1638. , e dopo

aver pigliata qualche pratica di

quella Provincia ricevette ai 21. d'Ottobre

nel 1639. una lettera dal Prope-

llo jSenerale , che lo coftituiva Vifita-

tore della Provincia del Giapone,ed infieme

della Viceprovincia Cinefe . Era

allora chiufo ogni paflb per entrare

nel Giapone ; onde il P. Rubino ftrug-

gevaiì di desiderio di penetrarvi , ne

cercava là via, e finalmente determinò

di paflare alle Filippine , e di là

per la via di Manilla al Giapone . Nel

mefe dunque di Novembre del 1640.

fi pofe in mare in Machao col P. Fran-

cesco Merquez Teologo j ma dai venti

contrarj fu balzato alla Cocina , ove

fi trattenne più mefi con grandiffima

confolazione di que' Criftiani . Paffato

il verno imbarcoffi agli 1 1 . di Aprile

nei 1641., e dopo una travagliofiffima

navigazione d' un mefe, e mezzo arrivò

a Manilla , e fu sì da' Padri della Compagnia

, che dagli altri Criftiani amore-

voliffimamente accolto

.

Ora


330 Del B. Antonio Rubino

Ora per procedere in quella fpedizione

con tutta pofatézza, e pruden-

za , e non di fua tefta , pregò il Padre

Francefco Collin, Provinciale delle

Filippine , che a fuo nome convocaffe

i più fcelti Padri a dire ciafcheduno

il fuo parere fopra i punti feguenti :


in tempi tanto- torbidi *, e di perfe*

cupone sì fiera convenire ai Padri por-

tarji al Giapone \ fé ciò foffe fpediente;

fé il Vifitatore doveffe aneti effo trasfe-

rirvifl con quei , che vi farebbero defli-

/iati-, e finalmente fé doveffe comunicar*

fi queflo penfiero ad altri Religio fi per

vedere con quefla confidenza d y

ottenere

da loro di mandare in tal pericolo comune

, come altre volte era fucceduto ,

uomini pratici della lingua • R aun a ronfi

ai 12. di Luglio del 1641. i Padri in

una generale confulta , cioè il P. Provinciale

co' fuoi Confultori , i Conditori

del Collegio di Manilla , il Ret-

tóre del Collegio , e quello del Se-

minario di S. Giufeppe , ed i Lettori

di Teologia . E dopo avere ciafeuno

efaminato da fé in privato ogni punto

prò-


Della Compagnia di Gesv\ 331

propofto , tornarono a congregarli , e

pronunciò ognuno il fuo parere , che

anche in compendio farebbe cofa troppo

lunga il recitarlo in'quefta leggenda.

La conclusone fu , che fi poteva , an-

zi che fi doveva proccurare ogni ajuto

al Giapone * ma con cautela, e non

entrarvi a dirittura con certezza mani-

fefta d' effere fatti prigioni , ed uccifi,

per non recar danno a' que 5

pochi Cri-

ftiani , che vi erano j che il P. Vifi-

tatore avendo uomo idoneo da fofti-

tuire in fua vece al governo della Pro-

vincia , potefle in quelle circoftanze

portarfi infieme con quelli , eh' egli desinerebbe

, ai Giapone , fenza comu-

nicare ad altri il difegno di quella fpe-

dizione.

Aggiuftate dunque bene le cofe della

Provincia partiffi il P, Rubino da Machao

nel 1642. , e in pochi giorni

approdò a Manilla , dove fé' fcelta di

que' foggetti , che voleva in fua compagnia

, e fcriffe più lettere , una delle

quali regiftreremo qui per diftefo , ac-

ciocché fi conofea 1* animo invincibile

di


33* Del B. Antonio Rubino

di quei!:' uomo Appoftolico . Ella è feru-

ta al Collegio di Milano , a cui era

affezionatiflìmo , perchè avea quindi

fucciato il primo latte dello fpirito

» Dopo aver lungo tempo penfato,

„ e ripehfato al modo d' ajutare il

„ Giapone , ho determinato di man-

5> dar colà nove Padri , fcelti fra mol-

5> ti, di gran fervore , e di fpirito ,

» ed ho rifoluto d'eflere io per giun-

,, ta il decimo, e andar io fteffo con

„ loro , giacché effendo io coftituito

„ Vifitatore del Giapone , è dovere ,

„ che non lo fia folamente nel nome,

,, ma ne' fatti ancora , vifitando perfo-

>}

nalmente quella tribolata Criftianità,

,, della quale polliamo dire , fingula*

5> ris ferus depaflus ejl eam; e quel ,

„ eh' è peggio, non contento di que-

M fio il Tiranno va di più gridando ,

y> exinanite , esinanite ufaue ad flinda-

J mentum in ea , con desio di volerla

„ fpiantare dalle radici. E per dirvela,

y> Padri amatiffimi , come la fento ,

„ io non avrei animo , né parole d'a vvi-

5)

fare alcuno de' miei per una così peri-

.

n colofa


»

»

»

»

Della Compagnia di Gesù*. 333

colofa fpedizione , fé io non andafli

avanti coi mio efempio , e non folli

io il primo ad aprir loro la ftrada .

Quando mi ricordo , che uno de'fegni

di buon pallore accennati da Gri-

llo fi è quello, & ante oves fuas raditi

veggio , eh' io non farei buon pallore

di quelle fue care pecore , (e non

mi avviaffi avanti. Quella è la condizione,

eh' io debbo offervare, mentre

fuori d' ogni mio merito fono

flato dichiarato pallore di quella fua

greggia . Se i Superiori non faranno

elfi i primi alle Milfioni più ardue,

con difficoltà troveranno , chi eli-

bifeafi a quelle , e fé, al contrario

coli' efempio faranno elfi de 7

primi

tireranno dietro a fé molti . Più Pa-

dri mi hanno , dirò così, fatta violenza,

acciò non andalfi al Giapone*

ma Iddio mi cafligherebbe , fé non

feguilfi la fua chiamata . E di verità,

che mentre Iddio per fua mifericor-

dia mi ha data in mano P occafione,

farebbe una viltà non fervirfene . Perciò

ho deliberato portarmici con nove

* com-

,


3 3 4

^EL B. Antonio Rubino

„ compagni, fperando per gli meriti,

» e virtù loro , che abbia Iddio a com-

partire anche a me qualche particella

» di quelle grazie , che verterà Copra

» effi . Faremo il poffibile di pigliar

,> terra nafcoftamente ; ma fé a Dio

» piàcefle , che non aveffimo a porre

» il piede in qualche fuolo , contutto-

» ciò ci confoleremo, perchè l'anime,

» fé fumo martirizzati , occuperanno

» il Cielo f Qual forte , fé moriamo

» martiri, qual felicità maggiore fi può

» desiderare ! Ma

io non merito di mo-

» rire per Crifto ; egli sì merita , che

» tutti moriamo per lui . Perciò io

» fconfidato di me , e tutto affidato in

» lui mi efporrò volentieri ad ogni tor-

» mento, fapendo , eh' egli è quello,

» che patiife ne' martiri , come difle

» a S. Pietro , vado Romam iterum cru*

, le quali parole fpiegaS. Am-

» effigi

» brogio così ; intellexit ergo Petrus ,

» quoi Chriflus iterum crucifigendus erat

» in fervuto . Che paura abbiamo J egli

» ci darà tanta forza , quanta ne ba-

» fterà per foftenere i tormenti , che

vorrà,


Della Compagnia di Gesù 1

. 335

a vorrà , che patiamo . Ed è certo ,

# che /z #

„ Dovendo io fra due giorni mettermi

» in mare , non ho voluto mancare di

„ dar F ultimo faluto a tutti i Padri ,

w e Fratelli di quefto Collegio, ed invi-

# tarli a recarmi ajuto in quella ma-

» gnanima Miffione. Lafciamo ordine,

n che di qui avanti ogni anno fi afle-

» gnino per quefta Miffione Padri di

H quei , che fi faranno più avvantag-

„ giati nelle virtù , e nella mortifica-

„ zione , e fé tra voi vi è neffuno ,

» ( voglio credere , che fieno molti)

„ che defideri di facrificare il fuo fan-

„ gue, a chi diede il fuo preziofo per

„ noi , ora è il tempo opportuno

» Gesù Crifto ha fete del fangue no-

y> ftro , però grida in croce , fido ; e

# perchè non gli fmorziamo quefta fe-

» te , offerendogli quello, che abbiamo

» noi

.


3 3 6 Del B. Antonio Rubino

a noi nelle vene ? Non ci atterrifcano

# i tormenti , co' quali martirizza il

„ Tiranno i Miniftri dell' Evangelio .

„ Non fiamo noi quelli , che patiremo,

w ma Crifto in noi 9 fé crediamo al

„ martire S.Cipriano, il quale al mar-

„ tirio ci conforta con quefte belle

>y parole , militate fortiter , dimicate

# conflanter , fcientes vos fub oculis

» prafentis Domini dimicare , confejjio-

>} ne nominis ejufdem ad ipflus gloriam

# pervenire , qui non fio e 'fi , ut fervos

» fuos tantum fpeclet , fed ut ipfe lu-

y> cletur in nobis : ipfe congreditur , ipfe

y>

in certamine agonis noflri & coronat

$ pariter , & coronatur . E fé è così ,

5> come fi è veramente , che temia-

» mo ? che dubitiamo ? Buttiamoci nelw

le braccia amorofe , e ficure di Gesù

„ crocifìffo ? e fidiamoci di lui , dicen-

» dogli con S. Paolo , [ciò , cui credidi.

Padri miei ,

Gesù non e' inganna ,

w mentre e' invita ; ma combarte con

f> noi , fortificandoci con benefizj , e

» favori eftraordinarj . Noi andiamo

n inanzi.per aprire te ftrada , e per

n accen^


Della Compagnia di Gesù*. 337

p accendere la catafta . Venite, Padri

» miei , venite , (occorreteci , e non

n tardate più ; appropinquava enim Re-

H gnum Ccclorum . Via fu fcoftiamoci

» da tutte le comodità , e bagatelle ,

f>

econfecriamoci a Crifto fedamente,

quia merces noflra copiosa ejl nimis .

„ A' fantiffimi Sacrifizj , e alle orazio-

f> ni di tutti mi raccomando .

Di Manilla il dì primo di Giugno

^ .

„ Di tutti Servo indegno in Crifto

„ Antonio Rubino

E in fatti quanto egli ardeffe di de-

siderio di propagare la fede, e di patire

il martirio per amore del fuo Ge-

sù , fi comprende da molte fue lette-

re fcritte dall' Indie a fuo Padre , e tra

le altre da quella fcritta a' 28. d'Otto-

bre del 161 z. dalla Città dell'AppoftoIo

S. Tomafo , ove fcrive : » Dalla Cina mi

» chiamano, e mi fcrivono, che in ogni

» modo proccuri quella Miffione , per-

„ che fi fpera grandiffimo frutto per

„ mezzo della Matematica . Io fono

» già di 3 5. anni, e molto debole,

Tom, VL Y « fiacco

.

e


3 3 8 Del B. Antonio Rubino

» fiacco di modo , che fé V. S. mi ve-

^ defle , non mi conofcerebbe , e temo

$ di mettermi ad apprendere un'altra

*, lingua , o per dir meglio , molte

,> altre lingue , che nella Cina fi ufa-

„ no, perchè fo , quanto mi ha coftato

» quella lingua Badagà , e fopra tutto

„ mi trattiene il grande defiderio, che

» il Signore mi dà di convertire que-

» fti Gentili del Regno di Bifnagà ,

H giacché fo la lingua , e i loro co-

>y

» P

itumi ...... Contuttociò io prò»

ong° il negozio al noftro Padre

; Generale con lettere , che gli fcri-

» vo , e m' offerifco a tal imprefa con

» ogni indifferenza, e fé fua Paterni-

» tà giudicherà , eh' io poffa fare più

„ fervizio al Signore nella Cina , che

» in Bifnagà, la prego, che mi man-

„ di , ch'io altro non pretendo, che

b

» per amor fuo , e di guadagnare mol-

la maggior gloria di Dio, di patire

M te anime a Crifto fia in Bifnagà ,

„ o nella Cina , o dove fi voglia .

w Vedrò quello , che mi rifponderà ,

» frattanto non manchi di raccomann

darmi


Della Compagnia di Gesù* . 339

*, darmi Tempre al Signore , acciocché

j> mi dia grazia di poter corrifponde*

„ re a tanti benefizj , che mi fa , e di

» patire molto per amor fuo.

In un' altra feruta dalla medefima

Città al medefimo fuo Padre li 20. di

Decembre del 161 5. „ Sto afpettando

» una rifpofta da Roma del nottro P. Ge-

» nerale , acciocché mi dia licenza per

» andare alla Cina a fpendere quefti

» due giorni di vita , che mi reftano,

» nella conversione di quell' anime ,

t> perchè non venni ali 9

M

Indie per effe-

re Rettore , ma per affaticarmi nella

„ falute di quefti Gentili .

In una ancora fcritta dalla Cina

ai 2.0. di Settembre del 1641. a fua

forella Margherita più chiaramente fcuo-

pre il fuo defiderio del martirio : » Io

» mi fono rifoluto d' andar a vifitare

„ la Criftianità del Giapone , eh' è

a molto grande • L' Imperatore del Già-

» pone martirizza quanti Padri , e Sa-

» cerdoti può ritrovare , alli quali dà

„ tormenti crudeliflimi . Se mi feopri-

• » rà, fenza dubbio mi manderà a mar-

Y z » tiriz-


340 Del B. Antonio Rubino

» drizzare , come ha fatto a più di

„ cinquanta Padri noftri . Ma fé Iddio

„ mi vorrà fare grazia si fegnalata ,

„ che poffo io più defiderare in que-

» fta vita ? Sarò feliciflimo , e bea-

toccherà forte sì fe-

ti tiffimo , fé ' mi

„ lice . Voi raccomandatemi davvero

M a noftro Signore , acciocché faccia

„ di me quello , che farà maggior glo-

» ria fua , eh' io altro non defidero

Rifoluto dunque il P. Vifitatore Ru-

bino di partire pel Giapone , lafciati

per l'anno feguente cinque foggetti ,

falì in nave ai 5. di Luglio dei 1642,

dopo la mezza notte con quattro compagni

, cioè il P. Alberto Micinski ,

il P. Antonio Capice , il P. Francefco

Merquez, e '1 P. Diego Morales , tutti

in abito daCinefi, e ai 12. d* Agofto

arrivarono all' Ifola di Sodfuma . Scefi

dalla nave s' inginocchiarono , e cogli

occhi molli per confolazione di dolce

pianto ringraziarono il Signore d' averli

finalmente condotti alla meta de' loro

defieferj , e mille baci diedero a quella

terra. Alzato quivi un picciolo tugu-

rio

.


Della Compagnia di Gesù 1

. 341

rio prefero quafi poffeffo di quel paefej

ma durò poco quefto poffeffo . Imperocché

effendo quelle fpiagge guar-

date da fpie 5 e da guardie attentiffime

, furono in pochi giorni fcoperti,

e fatti prigioni : e trafportati a Nan-

gafachi, ove furono in iftretta carcere

chiufi , e poi condotti legati al Governatore,

che avea per interprete un

certo Apoftata per nome Giovanni .

Fatte loro furono varie dimande , e

per tutti rifpofe il P. Vifitatore con

gran coraggio , e diffe , che tutti erano

Sacerdoti di Gesù, venuti per pre-

dicare all' ingrato Giapone la fanta

Fede di Crifto . Allora V Interprete per

comando del Governatore domandò lo-

ro , fé volevano rinunziando alla fede

di Crifto vivere alla Giaponefe , e fecondo

i fuoi riti . A queft' empia pro-

pofta inorridì il P. Rubino , e con tal

fuoco di zelo fcaglioffi contea quell*

Apoftata , che impaurito il perfido ammutolì

, né più ebbe ardire di comparirgli

dinanzi . Il Governatore mede-

fimo fece al Padre alcune dimande , e

Y 3

quefta


342 Del 3. Antonio Rubino

quefta maffimamente, perchè fapendo

gli editti Teveri dell' Imperatore , e le

pene in particolare contra i Sacerdoti

Romani , nondimeno aveffe avuto ar-

dire di penetrare nel Giapone . Rifpo-

fe il P. Vifitatore , che per obbedire ai

comandi del Dio Grande, e di fuo Fi-

gliuolo Gesù Crifto aveva quel viaggio

intraprefo, pronto a (ottenere ogni più

crudo martoro in testimonio della Tan-

ta Fede Criftiana . Ammirò l' Impera-

tore tanta intrepidezza ; onde la disputa

di quel giorno finì con lode , e

furono i Padri ricondotti in prigione .

A' travagli della carcere , ed alla pe-

nuria del cibo quali ogni giorno fi ag-

giunfe il tormento dell' acqua infufa

per bocca a gran copia , e poi cava-

ta loro di corpo con violenza . Il tra-

canare di quell' acqua ferrava loro il

refpiro , e il renderla poi con vio-

lenza er^ un fentirfi {frappare , e vo-

mitar le vifcere . Sette meli durò que-

fta crudeltà , gareggiando colla perti-

nacia de' tormentatori la coftanza de*

tormentati

.

Veden-


Della Compagnia di Gesù' , 345

Vedendo il Governatore ftracca , e

confufa la fua barbarie , venne finalmente

all' ultima ferale fentenza, condannando

tutti e cinque i Padri a mo-

rire lentamente nel fupplizio della foffa ,

Pertanto ai 17. di Marzo del 1643.

furono meffi a cavallo fopra giumen-

tacci rognofi colla tefta mezzo rafa per

ignominia , colle mani legate dietro

alle reni , con una mufoliera alla becca

, e con un cartello alle /palle , che

notificava, come contro '1 divieto dell'

Imperatore Tongoncufciama erano quel-

li venuti a predicar la legge di Crifto

al Giapone . Così tra le fifchiate del po-

polaccio cavalcarono per le ftrade principali

di Nangafachi . Arrivati al Monte

de' Martiri ciafcuno bacciò prima

T iftrumento del fuo fupplizio ,

cioè un

groflò palo , a cui attaccati pei piedi,

e capovolti all' ingiù , furono fino alla

metà del corpo chiufi dentro la foffa •

II primo a mo|jre, come l'Antefignano

di tutti fu il P. Antonio Rubino ; Vi-

sitatore dopo fei giorni , eh' era flato

fofpefo , ai ai. di

Y 4

Marzo -,

1

il di vegnente


.

j 44 Del B. Antonio Rubino

gnente feguillo alla gloria il P. Alberto

Micinski . Gli altri durarono a vivere

fino ai 2 5.


Dèlia Compagnia di Gesù' . 345

Saputali la nuova di quella morte

in Machao , fubito la Città tutta ne

fece feda , e andò a rallegrarli col

Collegio della Compagnia > come d'una

Provincia, la quale tra* fuoi eroi numerava

già un, P. Francefco Paceccho

Provinciale , ed ora il P. Antonio Ru-

bino Vifitatore : tutte le campane fonarono

a fefta, e fi fecero fpari d'artiglieria

> fi cantò

Deum lauydamus, e

foleniiemente il

fi fecero fuochi

Te

di

gioia per otto giorni . Quafi il medefimo

, ma più tardi fi fece in Goa

Così T autore Anonimo di fua Leggenda

; al che abbiamo noi aggiunte

alcune cofe tratte da dieciaflette fue let-

tere manofcritte a diverfe perfone ,

comunicateci cortefemente da un fuo

divoto •

DELLA

.


DELLA

B. LODOVICA

DI SAVOIA

MONACA DI S. CHIARA.

LA Beata Lodovica di Savoja , figliuola

del Beato Amedeo Duca

di Savoja, e di Violauta di Francia ,

venne ai mondo ai 28. di Decembre,

in cui la Chiefa celebra le glorie de*

Santi Innocenti , dell'anno 1463. Pafsò

la fua fanciullezza fotto gli occhi de*

fuoi piiffimi genitori , i quali fi prefero

una cura Angolare di educarla criftianamente,

e d'inftillarle per tempo l'amore

alla virtù , il che Tuoi effere un

grand' ajuto per profeguire poi nel recante

della vita la ftrada , che guida

al Cielo . Di nove anni perdette il piif-

fimo genitore , ma ebbe la confola*

zione


Monaca di S. Chiara 347

zione di poterlo giudicare glorioio iti

Cielo per F abbondanza de' miracoli ,

che fi operavano alla fua tomba . Or

febbene la Ducheffa madre foffe dopo

la morte del marito dalle fazioni de*

Cognati moleftata , non perdette ad

ogni modo di vifta la buona educa- *

zione de' figliuoli , e fpezialmente del-

la noftra Beata , nella quale fcorgeva

una fomma inclinazione ad ogni opera

virtuofa ,, grande drftaccamento dalle

vanità, genio alla ritiratezza, ed ali*

orazione ; laonde teneramente amavate.

Correndo perciò la fama delle fue virtù

\ fu ricercata in matrimonio da Ugone

di Chalon figlio di Lodovico , Principe

d'Oranges, eh' era Signore d'Orbe

, e di Caftelguione , e non di caia

d' Orleans , come fcriffero alcuni malamente

.

Avrebbe voluto Lodovica confervar-

fi nello ftato di vergine ; ma eflendo

già paflata ad altra vita la Ducheffa fua

madre , le convenne in tutto regolarfi

fecondo i voleri di Luigi XI- Re

di Francia , fuo zio , principale promotore


3 4* B. Lodovica di Savoia

motore di quel matrimonio . Sposò dunque

il Principe Ugone l'anno decimo-

fefto di fua età, ch'era appunto il fé*

guente alla morte della madre . Ma

prima delle nozze è fama, che ritirata

nel fuo gabinetto faceffe voto a Dio

di offervare la caftità coniugale , giac-

ché non poteva confervare il bel giglio

della virginità , com' era fua brama ,

talché in cafo premorifle a lei il Prin-

cipe fuo fpofo , obbligoffi di reftare

nello flato vedovile .

Paffata dunque allo flato del matrimonio

nulla più ebbe a cuore , che di

fantificare la Corte , e fé fteffa con

promuovere tra' Cortigiani una fama

gara di adempire i doveri, che n'impone

il Criftianefimo . Fuggiva , dice

di lei Monfignor Morozzo , ogni forta

di vanità , dicendo , le danze , e le

comedie eflere , come i funghi, il mi-

gliore de' quali a nulla vale $ ed efler

più facile il lafciarle , che '1 fervirfene

in bene . Induffe il marito a fgravare

i popoli da' tributi , ad effere pronto

all' udiente , ad amminiftrare la giufti-

zia,


.

Monaca di S. Chiara. 349

zia , a tal che Ugone per le ammoni-

zioni della beata Conforte riufcì padre

de' poveri, protettore degli orfani, di-

fenfore delle vedove, ed era cofa no-

tabile il vedere , com' egli ufava pia-

cevolezza con tutti, e provvedeva alla

felicità de' Sudditi , il che tutto era

effetto de' fanti avvili, e della divota

converfazione di sì pia Conforte . Viffe

con lei Ugone in perfetta concordia

undici anni in circa , quando Iddio ,

che voleva per fé tutto '1 cuore di Lodovica

, la fciolfe dal vincolo matrimoniale

, togliendole queir unic' oggetto

, eh' ella innocentemente amando

, poteva effefe al fuo cuore un impedimento

per arrivare al perfetto amore

di Dio . Jnfermatofi adunque il Con-

forte dopo breve malattia donò 1' anima

al fuo Creatore , lafciandola vedova

in età di anni ventifette non ancora

compiti

L'afflizione, che le cagionò la per-

dita del marito, abbenchè fomma , fu

temperata dalla fperanza , che aveva,

di poteri! dare a Dio del tutto ; e

però


3 5 o Della B. Lodovica di Savoja

però fece voto neile mani del fuo

Confeffore d' entrare nel Moniftero

in Orbe, ove iì óffervava la primitiva

regola di S. Chiara * Ad ogni modo

non potè efeguire sì tofto la fua

pia intenzione , attefo varie .

emergen-

ze, che lungo tempo ne fecero differire

V efecuzione . Donoffi in cambio

la pia Principefia a praticare quelle

virtù , che raccomanda alle vedove

1' Appoftolo , attendendo all' opere di

carità , ed efercitando la mifericordia

verfo i poveri , e gì' infermi . Inco-

minciò, infin d'allora a veftire gli abi-

ti della religione filila nuda carne , e

ben ruvidi, ancorché efteriormente comparile

colle vefti proprie del fuo grado

Ebbe però molto a foffrire da'iuoi

Sudditi , non già , perchè allora ab-

bracciaffero 1' eresia , come qualche autore

per inavvertenza ha ferino, ben

fapendoiì , che non prima di Lutero,

e di Calvino fu quel paefe ingolfato

negli errori. Più facilmente crederei ,

che di ciò cagione foflfe la generofa

munificenza 9 e liberalità ereditate da*

fuoi

.


Monaca di S. Chiara . 351

fuoi genitori , colle quali provvedeva

alle neceffità de' poverelli , e all' ornamento

de' fagri tempi , o de' Conven-

ti de' Religiofi . Si fa , che riftorò il

Convento de' Frati Minori in Orbe ,

e che vi abbellì il Moniftero di Santa

Chiara . I fuoi Teforieri fi opponevano

a tanta liberalità , ed efortavanla

a moderare le fpefe , che in tali opere

faceva. Ma la pia Principeffa ad efempio

del fuo B. padre rifpondeva, che

la carità non impoverifce V erario de'

Principi . In fine o fia per quefta , o

fia per altra cagione patì la Beata varie

perfecuzioni , eh' ella foffrì co»

tutta pace . Addottrinata nella fcuola

di Criito , per teftimonianza d'uno Scrittore

di fua vita , diceva , che 1' uomo

non ha avverfario più molefto di fé

fteflb , e che chi fa fuperare le proprie

paffioni , ottiene il maggiore trionfo,

che immaginare fi poffa

Superata dunque colle armi della

fanta pazienza ogni contraddizione , ebbe

poi largo campo di continuare ne'

fuoi foiiti efercizj . Fra quelli non era

.

il


3 1 Della B.Lodovicà di Savojà

5

il meno caro al fuo benigno cuore la

vifita de' poveri infermi , eh' effa voleva

fervire colle proprie mani , non

potendo né le ulcere più ftomachevo*

li , né le malattie più pericolofe , ed

attaccaticcie ,

né T immondezza de'tu-

gurj diiìoglierla da quefto pio uffizio

di carità , in cui fapeva , che le Eli*

iabette , e tante altre fante Princi-

pefle eranfi fegnalate. Tanta virtù fu

contraccambiata dal Signore con molti

favori fpeziali; particolarmente nell'ora-

zione , efercizio , che le era molto fa-

miliare ,

inondavale il cuore con quelle

confolazioni , e dolcezze di fpirito ,

con le quali egli è folito di ricompen-

fare anche in quefto mondo le pratiche

di virtù , che per amor fuo s'intraprendono

j a tal che ad efempio di

S. Efrem, fé crediamo al foprannomi-

nato Scrittore , foleva dire al Signore,

rallentate 7 o mia Dio ,

/' abbondanza

delle voftre grafie , perchè non può il

mio povera cuore portare tanti favori ,

M^ non erano paghi i defiderj del-

ia pi$ Principe qon quelli virtù,


Monaca di S. Ghiara . 353

virtù , eh' ella poteva praticare nel fe-

cplo , dove Aio malgrado , attefo la

fua condizione , era da molti onora-

ta, e fervita . Da

lungo tempo pen-

fava alla Religione , ove deponendo

ogni fafto poteffe feguitare Gesù per

la ftrada delle umiliazioni , e delle

dipendenze • Fra molti luoghi , ne*

quali poteva co' facri voti dedicarti a

Dio , ebbe Tempre nell' animo il Mo-

niftero d'Orbe, luoero di fua refiden-

za , in cui profeffandofi la regola primitiva

di S. Chiara fenza rendite ne

meno in comune ,

1' oflervanza era in

tutto rigore , e i rigori erano né po-

chi , né pìccoli . Dato dunque ordine

a' fuoi affari domeftici, e vinte quelle

difficoltà , che ritenuta P avevano poco

più di fei anni nel fecolo, dimandò

, ed ottenne d' entrare in quel Mo-

niftero , dove fra molte altre Religiofe

per la fantità della vira anche più, che

per la nobiltà del fangue, ficontraddifìingueva

Suor Filippina di Chalon , fua

cognata. Entrò dunque nel Moniftero

con due fue Damigelle , che furono

Tom. VL Z Suor


3 54 Della B. Lodovica di Savoja

Suor Caterina di Sau , e Suor Carlotta

di S. Marioer , nelP anno di noftra fa-

Iute i486. Nel prefentarfi alla porta

del Moniftero parlò con tale coraggio

alla Badefla , che tutte le Religiofe ne

furono forprefe . Imperocché diffe ,

eh' entrava in quel Chioftro con rifo-

luzione di non volere in avvenire altro

arbitrio , fuorché auello di rinnovare

continuamente la rinunzia del fuo libe-

ro arbitrio . Qui fi dovrebbe deferive-

re P afflizione de' popoli , le lagrime

de' poveri , la defolazione degli orfani,

i quali piangevano il ritiro della cara

lor madre , che con tanta tenerezza

gli aveva provveduti : noi però lafciando

quello alla confiderazione de' Let-

tori, paffiam' oltre per dare un piccolo

faggio delle virtù religiofe , che la

Beata Monaca praticò in quel fagro

Chioftro, e della maniera 5 con cui

óffervò la fanta Regola . Ma nello

fleffo tempo compiangere dobbiamo la

perdita irreparabile fatta dal Mondo ,

allorché avendo quel paefe abbracciata

r eresia di Calvino , difeacciò le Monache


Monaca di S. Chiara . 355

che dal loro Convento , occupò ie te-

nute de'Religiofi , e $' impoffefsò delle

loro fcritture ; onde reftiamo privi de*

documenti , ne' quali (lavano regìftrate

le fue eroiche virtù

Si fa però , ' che avendo del tutto

dimenticato il fuo grado , vefliva i pan-

ni più rozzi, e vili, che foffero nel

non diftinguendofi dalle al-

Moniftero ,

tre , fé non nel comparire più di tutte

abbietta : che fi procacciava il cibo

limofinandolo dalle Monache , e quello

fcarfarnente , ficchè appena badava

al bifogno : che non mangiò mai

più carne, quafi cangiando di flato ,

avefle cangiato di compleffione : che

non usò mai più vedi di lino , e dormì

fempre veftita, come ordina la Regola

. Era fempre la prima in Coro al

mattutino , che fi recita di notte , i

fuoi digiuni furono quotidiani , e fem-

pre volle andare del tutto fcalza . Il

fuo genio era di fervire alle altre Monache

, ed ubbidire a chiunque le comandava,

fenza riflettere alle perfone,

perchè in tutte rimirava il fuo Dio: e

Z z come

.

,


3 5 6 Della B.Lodovica di Savoia

come fé di tutte foffe la minima , di

tutte la più forte , ' non

ifdegnava di

abbaffarfì agli uffizj più vili , né ricu-

fava alcuna fatica . All' orazione , in

cui ritrovava le fue delizie, univa uno

Audio ben particolare di mortificarli in

tutto , con che venne a confeguire non

folamente. un gran dominio fopra le

proprie paffioni, ma ancora una fomma

gurità di cofcienza ; né altro fapeva

nelle fue orazioni chiamare per

fé, che la grazia del perdono di fue

colpe , e fortezza per non cadere più

in effe

E* fama cortame , che più volte fu

dal Signore favorita con grazie Ango-

lari d' eftafi , di rapimenti , di rive-

lazioni ; il che febbene per lo più fuc-

cedeva in fegreto ,

accadde però talora

anch' in pubblico , effendo fiata ve-

duta innalzata da terra . Le compariva

eziandio tal volta la B. Vergine ,

fua Angolare Avvocata ,

dalla quale fu

un giorno avvifata della fua vicina mor-

te : awifo , che le recò fommo con-

tento , perchè vivendo totalmente di-

stacca-


Monaca di S. Chiara . 357

fiaccata da' beni della terra , a nulla

più penfava , che a quelli del Cielo »

Sapendo ad ogni modo , che non fi

fa mai troppo nell' apparecchiarfi a

quel granpaffo, dal quale dipende un'

eternità o felice , o mifera , raddop-

piò le fue divozioni , e fi rinnovò in

ifpirito , operando fempre più con fer-

vore . Prediffe pertanto Y ora di fua

morte , della


3 y 8 Della B.Lodovica di Savoja

Finalmente fentendofi vicina al fofpira-

to fuo fine , poftafi fulla nuda terra ad

efempio «del fuo Serafico Padre , nel

pronunziare Maria Mater gratice , giun-

ta a quelle parole, & mortis fiora fufcipe

, dolcemente fpirò ai 24. di Luglio

dell' anno 1503. , lafciando le Re-

ligiofe per una parte fommamente afflitte

, perchè in lei perdevano una madre

tutta benigna ; ma per 1' altra ancora

confolate per la fperanza fondatifiìma,

che farebbe loro Avvocata in Cielo

Grande fu '1 concorfo del popolo al

Moniftero , chi per venerare la loro

PrincipeflTa, e chi per chiederle grazie.

Ed è tradizione, che feguiflero -allora

varie guarigioni prodigiose, che molto

giovarono per farle ottenere dalla comune

voce de' popoli il titolo di Beata,

che fin d' allora datole continua ad avere

anco di prefente . L' opinione, che

fi aveva della fua fantità , fece , che '1

fuo cadavere fu pofto in un fepolcro

a parte, a cui ricorrevano con grande

fiducia gl'infermi . Giacque ivi infino

al tempo della ribellione di que* popoli

.

dalla


Monaca di S. Chiara. 359

dalla Religione , e dal Sovrano $ per-

chè abbrucciando quelli, quante reli-

quie aver potevano, fi proccurò di met*

tere in falvo il corpo della Beata Prin-

ciperà , e quello di Suor Filippina fua

cognata . Ciò fuccedette per opera di

Donna Filippina di Lucemburgo Ba-

deffa di Moncel , che lo fece trasfe-

rire in Nozzaret della Borgogna nel

Convento de' Frati Minori j ove fi tiene

con venerazione dentro una cafla

nel Capitolo , ed è onorato da que' po-

poli , che ricorrono al fuo fepolcro ,

e ne ottengono molte grazie , come

ne rendono teftimonianza le tavolette

ivi appefe.

Le Religiofe d' Orbe in tale occa-

fione fi ritirarono in Evian , dove Ci

continua nel loro Moniftero ad offer-

vare la primitiva Regola di S. Chiara,

non poffedendo alcuna rendita né meno

in comune. Fu defiderio diS.Fran-

cefco di Sales , che foffero difpenfate

da sì rigorofa povertà , vivendo in un

paefe , che con le quotidiane limofìne

non è valevole a provvedere del ne-

Z 4

cefla-


3 So Della B. Lodovica di Savoja

ceffario foftentamento; ma ciò finora

non fi è efeguito . Laonde fono le Re-

ligiofe aftrette a mandare più coppie

di Converfe nelle Provincie vicine a

queftuare

NEL

.

Annotazioni.

Leggendario Francefcatto dice*

fi , che la Beata vijfe fino all'anno

quarantefimo di fua età ,

undici pafsò nel Monifiero

de* quali

. Ma ciò ,

quanto al tempo della fua profejjione, non

può (lare . Imperocché la maggior par-

te degli autori da me veduti ferirono ,

che fio marito non morì prima dell* an-

no 1490., e che dopo la di lui morte

lungo tempo pafsò , prima che la conforte

foteffe entrare nella Religione , e tutti

fono d' accordo , cK ella fu ricevuta ali*

abito nella vigilia della Natività di S. Gio-

vanni . Quanto all' anno variano \ gVlfiorici

della Cafa di Savoja fcrivono , che

fu nel 1502., ficchi poco più a" un anno

farebbe viffuta nel Monifiero . Ne ri-

farò contuttociò le fabbriche , vi fondò

una


Monaca di S. Chiara ~.

361

una Meffa cotidiana , e arricchì di pre*

[iofe fuppellettili la Sagrejlia .

Della Beata Lodovica furono molto

divote le Sereniffime Infante Maria , e

Caterina di Savoja figlie di Carlo Em-

manuele il Grande . Era loro penfiere

il proccurare , che dalla Borgogna fi traf

feriffero nella Savoja • le fue reliquie $

ma i contrattempi impedirono sì pia ri-

folu^ione . Se non poterono però avere le

fue reliquie , fi può dire , che ereditarono

7 fuo fpirito , perchè vefìite deW

abito del Ter^o Ordine viffero , e mori-

rono fintamente ,

/' Infanta Caterina in

Biella Panno 1647. , e V Infanta Ma-

ria in Roma P anno 1656.

DEL

-


DEL

B. CANDIDO

R A 'N Z I

MINORE DELL* OSSERVANZA.

NAcque il B. Candido in Vercelli

da Antonio Ranzi gentiluomo

,

Vercellefe , che per li fuoi meriti fu

Configliere del B. Amedeo , e da Do-

rotea di Cafa Coccarelli , Dama di tale

virtù , che giunta all' anno centefimo

di fua vita ebbe rivelazione del giorno

di fua morte . De' loro figliuoli tre pi-

gliarono T abito Francefcano , cioè Eli-

sabetta, ed Angiola tra le ClarifTe di

Vercelli , e il noftro Beato tra gli Of-

fervami . Nel battefhno , eh' ei rice-

vette ai 28. d' Agofto del 1456. , fu

chiamato Giannagoftino , ed ebbero i

fuoi cura d' allevarlo ben coturnato,


.

Minore dell' Osservanza ; 363

e Cotto buoni maeftri . Ma fi può dire

, che Iddio meglio, che gli uomi-

ni, ammaeftravalo colle fue ispirazio-

ni-. Appena fapeva pronunziare le ora-

zioni , che fu oflervato più volte fermarfi

ginocchione dinanzi ad un'imma-

gine della Santiffima Vergine , e di

S. Francefco , dipinta dietro alla porta

d' una Sala . In fine fi vide in lui una

sì buona indole , e diede sì manifefti

fegni d'ottima riufcita , che Monfignor

Bonivardo non {blamente diegli P àbito

Ecclefiaftico nell'anno 1471. , ma

ancora gli ottenne la dignità di Maffaro

nella fua Cattedrale di S. Maria

Maggiore nel 1474. dal Sommo Pon-

tefice Sifto IV. E ben meritava egli

un tale uffizio , eh' è de' principali fra*

Canonici, perocché eflendo dottore in

Legge Canonica , e Civile , veniva

confide rato , come un dotto Giurifta

per la fua fapienza , e per le fue vir-

tù , come un efemplare perfetto agli

Ecclefiaftici

Ma non erano le dignità Ecclefia*

ftiche capaci d' appagare il gran cuore

di


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Del B. Candido Ranzi

di Giannagoftino , il quale conofcendone

i pefi, ed i pericoli , e per al-

tra parte anelando a maggior perfe-

zione di vita , due anni dopo rinun-

ziò fpontaneamente a quell^onore. per

veftire l'abito de' Minori Ofler vanti . La

funzione fi fece con molta pompa dal

Vefcovo nella Cattedrale di Vercelli

affittendovi la Duchefla Violanta col

Duca Filiberto , e tutta la Corte ai 4.

d' Agofto del 1476. Fatto Religiofo,

a gran paffi avanzando*! nella via del-

la perfezione , gli fu dato il carico di

Predicatore. Dopo avere foggiornato

alcuni anni nel Moniftero di Betlemme

vicino a Vercelli , fu mandato in

Corfica, paefe allora ripieno di ribal-

derie ; e fu notabile il profitto , che

vi fece , foftenendo colla fantità del-

la vita la divina parola , che predica-

va colla lingua . Era vero umile di

cuore , affezionatiffimo al fuo Inftituto,

zelante dell' oflervanza , attinente , e

dotato d' una Angolare carità verfo del

proffimo , onde fi guadagnò in breve

la ftima de 1

popoli . Richiamato in

Lom-

,


Minore dell'Osservanza. 365

Lombardia 'continuò il fuo efercizio di

predicatore con molta confolazione di

chi F udiva . Monfignor Bonivardo eb-

be più volte campo di godere della

converfazione del Beato, e non poco

godeva di trattare con lui di cofe eli

fpirito . Molte perfone ancora date alla

divozione fi compiacevano di trattenerfi

col fanto Padre, fra le quali merita

particolare memoria la B. Michela

Ranzi , Priora del Moniftero delle Grazie

in Vercelli dell' Ordine di S. Ago-

stino , alla quale manifeftò varie cofe,

che da Dio folo egli poteva fapere ,

come a dire , che tutte le Monache

defunte in tempo del di lei governo

erano in iftato di grazia

Era egli offervantiffimo della regolare

offervanza; per quanto gli veniva per-

meffo , non voleva mangiare fuori del

Convento , e molto meno dormirvi „

Anzi quantunque i fuoi parenti fofle-

ro perfone molto virtuofe , ne fuggiva

la cafa ; in prova di che fi legge

in una fua lettera dei 25. di Marzo

dell* anno 1507. indiritta a Carlo fuo

.

fra-


$66 Del B. Candido Ranzi

fratello, ch'egli aveva fafto rifoluzione

di non vedere né lui, ne gli altri

fuoi parenti, fé non veniva coftretto

dall' ubbidienza . Già prima fi offervava

, che in cafa de' fratelli non com-

pariva , che per ordine de' Superiori,

ed allora flava colla faccia a terra ,

col cappuccio calato , e colle mani

nelle maniche dell' abito, rifiutando

coftantemente di lafciarle baciare dalle

donne, alle quali con parole rifolute

raccomandava il difprezzo di ciò , che

fi può perdere , e ricordava all' oppo-

fto 1' offervanza della Legge di Dio ,

che può rendere 1' uomo eternamente