Memorie storico-critiche della città di Siena, che servono alla vita ...

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Memorie storico-critiche della città di Siena, che servono alla vita ...

MEMORIE STORlCOzCRITlCHE

DELLA CITTÀ DI SIENA

CHE SERVONO ALLA VITA CIVILE

P A NDÒLFO

P E T R U C Qf:j.^

DJL MCCCCLXXX, JlL M&kf^^^^^ ^

RACCOLTE DAL SIGNOR C A v'a L IER'E„-U)

GIO. ANTONIO

PATRIZIO SANESE

PARTE PRIMA

Public A TE da Visceì^iio Pazzini Carli

IN SIENA V ANNO MDCCLV-

Njlla Stamp^^rìa d' Agostino Bindi )( Colht fitcoltd ^•^' Si


M-J


i


M

volte , da per fé ftefTo , non poche ne

furono confegnare alle ftampe , di que-

lla però i' ìncomparabil modeftia , del-

la quale è egli dotato , fé ne farebbe

certamente aftenuto , perchè giuftamente

tcmca, che, narrando, con (lorica, e fin-

cera verità , la ferie d' alcuni fatti par-

ticolari di certi Cittadini , che , non troppo

lodevolmente nel maneggio de' publici

affiri, ò nell' efecuzione mal configliata

delle private vendette, fi dipor-

tarono , potere offendere la delicatezza

di moki, e tirarfi addolfj queir odio,

e quella taccia , che a tutti i più ve-

ridici Storici fuol effer comune . Per fu-

perar dunque una si giuda renitenza ,

come che s' è mantenuto fempre d' indole

la più docile, e continuamentej»

intento a beneficare gli akrui defiderj,

non potè, benché di mala voglia, fa-

re a m no di non concedermi T origi-

nale, che, impreflb, con accuratezza , ne'

Torchj di qu.^da Città , e nella Stamperia

d* Agostino Bindi ^ diligente Stam-

patore SaacCe , pongo, eoa franchezza,

fotto


fotte gli occhi, é la cenfura deir Uni*

verfale y ficuro al certo ^ che , ad un'

Opera così fadigata ^ ne rifulterà una

ben dovuta acclamazione ^ e che fia vero

quanto ardifco d' efporre , pubHcata

appena il manifcllo , comparvero d' ogni

Nazione affollati gli Affociati, perfochè^

con mio fomma rammarica, e pregiudizio

5 poche copie rimarranno per poterfene

fare efito agli altri ^ che non Q

fono, in tempo, fatti regiftrare. Riceva

dunque, in buon grado, la Kepublica^

dei Letterati V ardente mìa brama ,

che fempre ho nutrita nell' anima , col

comunicargli quelle ftoriche memorie ^

moltO: profittevoli per fchiarire diverfl

fatti , ì pili ofcuri ^ e i più intrigati

che ^ nelle Storie d' Italia, di quei tem-

pi, s' offervano , mentre, col dichiararmi

obligatiffima Servidore ài tutti ^ riman-

^ 2 PRE-


'o^ o

wu>

>•^,\

PREFAZIONE

DELL'AUTORE

E // d^^blto di


VI

rofa critica , rhe alia maggior parte dsgli Scrittori , »f//j

froprta Tatrta , JuoJe ejjer comune . %efonjt, con tutto cw, daU

U psrjuafìont dt fedeli atmct animojo ^ e yda più. dotti , e

dei fatti accaduti meglio informati , incoraggtto , ecco che nìen-»

go , colla (incera , e 'vendica Jcorta degli Storta , e de*

Lromiii contemporanei , degli Atti publtci , e documenti

Jicuri , a porre , con francht'^^a sfotto gli occhi dt tutti Ir

pre/enti memorie , e fé ntruonjeraffi alcuno , che pf'teffe fup^

porre effer giammai riufcito mendace y rincontri , rincontri pU"

re le itta^toni , che bene Jpeffo riportate s* ojjer^varanno ,

e confermerà quanta , in quefto racconto^ aferifca . Tutta njoU

ta non appagando/^ del ^ero chi leggerà , ò fcorgenda a'^to^

m no^ molto decorofe fm que/ìa Storia^ di talun Soggetto

fpnjamenteydejcrftte,ardifce l alatore pregare quel tale y che,

mn alla sfuggita y e dietro alle f palle y ma auanti fé Rejfo y

V m njoce y ò in Jcritto y degmft y per correttone y palefargli

r animo proprio , perchè , rimanendo convinto , fi protefia

mn svoler mancare di rendergliene infinite le grafie , ma

interpo-

fé poi , alt oppofto , rifponderà con ^vigore ^

é"

,

hen-i'ine ti gtudf^io degV intendenti , e de" dtfappaffonati ,

darà a conoscere all' Uni^erfale le di Uà ragioni .

Molto meglio, alerei potuto efeguire quanta a^ea neW

animo propo/lo , fé maggior copia degli tAttt publtci mi fof-

Je fata palefata , ma l' indtfcreta accurate'^T^a , per non

hominavìa mancan7a di cogni'^ione , di quei tali , che ne

pìcfi^den^ano alla cuftodta y mi vietarono y per quante reite^

rate iftan?^ , e ricerche n;cniffero da me tentate , la co-

ìr.odidi


VII

blicl citati i Lthn , e le carte , J! CQnflàert , che , alla sfug^

gita , €y qua/! , furti^amefite y me ne forti lo Jcuoprtmrnto y all'

oppo/ìo dt quel tanto , che avvenir fuole in altre Città ,

doue fpontayieamente a colui , che^ in /er^ji


vili

de}}clo fempre di trattare dei Secoli baffi ) cf arer podot^

ti al mondo Soggetti , non meno chiari , ed illufori , nel prt-

vìato delle loro %epublkhe y certamente TuANVO LF O non

rimarrà in dietro ad alcuno . Se Lucca , Tifa , e Tt/Ioja porran»

m in ceduta unCAST DUCCIO CASTRACANI, un

UGUCCIONB della FAGGIUOLA, e Tifa fola il GIU-

DICE di GALLURA, i Signori dell' AGNELLO, quegli

d' ATTIANO , e t GAM'BACOKTI , Cortona i CASALI,

^rex^X?

i TAR^LATl, e Firenze il VUC


Aravjglia recarà fempre ad ognuno

, che rivolgendo gli Annali >

e le Storie della Città di SIENA ,

fempre involta nelle più oftinatc

fazioni, e nelle più fiere turbolenze

Civili 5 non fìafene alcuno , ( fuori

che il noflro Tmdolfo ) approfittandofi delle fpeffe , e

opportune occafioni , refo poc© meno > che indepcndente

Signore, e , con ftabilire un nuovo Principato , abbia per i

propri Defcendenti procurato la grandezza , e '1 vantaggio;

Eppure è verità infallibile , e le continuate telHmonianz«

delle Scritture, e de' Documenti ce ne porgono indubirata

r afferzione , fé però chi leggerà , fpogliato d' ogni paifione,

vorrà offervare colla più attenta accuratezza la verità de*

fatti , e delle circoftanze di tempo in tempo accadute . Si po^

trebberò , nel foftenere un fimile azzardofo projetto , facilnìcnte

produrre efempj di contrario avvenimento, e rimanendo

chi fcrive giuftamente attaccato d' inavveduto ofTervatore

,

riportarne la taccia, ò di poco accurato, ò di poco veridico

5 ed io con quella medcfima finccrità , che è liata fempre

A r og-


oggetto più fpecchiato delle mre operazioni, noit voglio

lafciare d'accennare , che ho Iene, e confiderato, non folo i

due Storici Sancfi Campati MaUnjohf , e Torftmajì '^

molt' filtri ancora , che inediti fi confervano , ed ho-

ma

beniffiino faputo raffigurare , che colà nel MCLL ritrovafì

col nome di Signore di Siena , fenza. penetrar/i di qual

Famiglia , un tal { a ) Scudacolla d* Aldobrandino , ma_*.

ho ancora ne' iuddetti Scrittori ofTervata , che una tal

Signoria non era altro, che Dittatura, e in luogo de' Con*

foli annuali comandava . Forfè maggiore fu V autorità y

che fopra degli altri feppc acquiKarfi Tro'vewz.ano SaU

^vani , Uomo , che formontato in Siena ad una univerfalc

eitimazione , era da' Nobili , e Popolari egualmente riguardato

, come de' più efperti ne' maneggi politici,, e de' più ze«

lanti , e amatori del publico bene; Io veramente nonpolfo

fare a meno di non confcffare , che un tal Cittadino noa

fia Itato, come capo della Rcpublica , fulla metà del XIIL

Secolo riputato , e da non pochi Scrittori , come Signore

liconofciuto, ma vedo altresì chiaro , che alla potenza, e

poco meno che fuprema autotita, alla qnale giunfe ?/?»

Ed è qui , perche fu prefontuofo

A recar Siena tutta alle (uq mani

Non

[ a ] Strumento nello Spedale di S. Maria della Scala ,

contrafc.^nato di num. 453. rogato da- Rolando Giudice , ed

Uberto iienvoglienti nell' annotazioni alla Cronaca d'Andrea Dei)


Voti avrà forfè confìdcrato", clie avanti alla vittoria famofa

de'Sanefi contro i Fiorentini fullc rive dell' Aibia a Monte

Aperto il 4. Scttembie 1260. eraftato,più volte , dalla di

luì Republica inviato Ambafciatore-, e nelle mcdefime Spedizioni

, tanto negli Itrumenti -, t:he nelle itont^ o fi

trova nominato in ultimo luogo -» o poco meno, ^^

dopo la gran giornata , fé folle llato primario nelT autorità

, non avcrebe accettato 1' Officio di PotCx;à delia

Terra di Montepulciano nel 12^1. e nel 1262. quelio

di Arezzo { e ) Molti più in ogni fecolo , o colU

A 2 potenza

Stamp. nella Raccolta degli "Scrìttori Ttaliani del Muratori >

Tom. XV. a 14. dove SciidiiCoHo è intitolato Signore , e Dittatore-

[ À ] Dante nel Purgatorio , Canto XI ; dì cui iì riporta 'l tefto->

flampato in Lucca nei 1732.» in Venezia per Giambatilìa Pasquali

a tenore di quello della Crufca nel 17^9 ;« ultimamente in Verona

nel 1749. [ lafciando ogni altra edizione antica, e moderna ] ne*

quali molto divcrfamente dal Landino, e da altri viene, a tenore del

giufto Tenti mento , fpiegata la parola Sire , della qual Republica egli

era ben


potenza dell' armi , ò coli' abbondanza delle ricchezze, é

de' fottopolti arrivarono a qualche forra di maggioranza , e

di prepotenza fopra degl'altri nella Citta di Siena, ma,

ò {ìa ciò accaduto per le vicende de' tempi, ò perchè non

ebbero mente, e capacità atta a governare, nonlcppero,

ò non poterono giugnere a ilabilirfi nella Suprema autorità

, e mantenere fino all' ultimo vivere quella medefima

grandezza > che al folo Tanthlfo fi refe poffibile , perchè

dotato d' animo grande, d'accortezza incomparabile,

e della più fina politica, cattivandofi l'animo de' Concittadini

, fcppe ancora, veleggiando, fecondo le contingenze

de' tempi, acqeiftarfi appoggi cosi validi di Potenze Itra-

tiiere, e di Principi più potenti , che in quel tempo nell*

Italia , e ( non è tropo il dirfì ) tiell' Europa tutta prefedeflero

, conforme nel progreflb di quefta narrativa mi

sforzarò con ficuri documenti dimokrare . Le Storie

tutte d' Italia dal terminare dal XV. fino al principiare

del XVI. fecolo , o alla sfuggita , o un poco più alla

fìefa fanno lodevole menzione di queito accorto , e intra-»

prendente Perfonaggio , non pochi celo deferirono per

prudente 5 e celo dimoitrano di mente, veramente nata pei*

governare , ma niuno Scrittore però , tra contemporanei

«3 ritrova prodotto alla luce , che abbia cotali operazioni

defcrittc particolarmente . Verrà forfè oppoito , che nella

Orlando Malaisohi compoita ( ^ ) baftan-

Storia di Siena , da

temente fi parla deir inalzamento di Tandolfo^ e delle maniere

praticate per confervarfi in quel grado , ma io qui

con rifpettofo contegno, ardifco replicare , che lo Scrittore

fudd. troppo riltrette, e angutte ci fa comparire le azioni, e

forfc intieramente ne tace le.più eroiche, e fegnalate . ( ^ )

Taolo

{ ^ .] Malavolti Storia di Siena Stamp. Par. 3. Lib. 6. a p^.

« fcg.

[ y ] Paolo Giovio, nel Lib. delle Vite dcgl' Uomini illuftri,

Lib. 5. a 392. della trad. del Domenichi, defcrive la azioni di Pan^

duifo, iiu confonde bene fpcifc) i tempi, e le circollanze»


fd9lo (jio'vlo artcoi'l 5 Con limitata, e non tropo veridica

narrativa, ma con molta lod« del noitro Soggetto , dì? al

Mondo relazione del di lui contegno nel vivcre> e nel procedere

, e (ì persuade da:ci a conofcere le maniere, colle

quali fi fcppe inlìeme fare amare , e temere . E per

ultimo più diffufamente ne fcriffe la vita il Dottore liladelfo

M:igms { a ) ma talmente rrasiormata , e involta nell' ofcurita,

ripiena di fatti fittizj , e favolofi , che nulla di veridica

fembiknza ritiene . Tali iono le teitimonianze fin ora

in palel'c prodotte , e tali rimarrebbero in avvenire , fé

procurando io fcioverare il favolofo dal vero, non aveffe

intraprefo , attingendo da più veridici Scrittori contemporanei,

e più d'ogni altro dagli Atti publici , di pone

in veduta, per quanto mi farà polfibilc , la più ficura ài^

moitrazione . Certamente mi perfuado , che non farà difcaro

al Lettore , prima di giugnere al particolare di Pri«*

^#//> , defcrivere con riftretta narrativa, e quafi volando,

le contingenze fatali , nelle quali la mifera Città di Sien^

fi ritrovava per la moltiplìcità delle oliinate Fazioni , per

le guerre eiìerne foitenute , per gì' incendi, e devaltamenti

delle Campagne fofferti , che motivi ben giuili , da chiunque

faviamente vi rifletterà , doveano efl'er giudicati , di

più tolto doverfi penfare ad un quieto ripofo , che nell'

oltinazione di continuare , con irreptrabil danno , nellc-»

diflìpazioni dell'entrate publiche,e private, nelle rapine ,

e morti crudeliflìme contro degl' Uomini praticate ; Eppure

è certezza , che non calmati gli animai turbolenti de' Sinefi,

a nuli* altro penfavafi , che alT oppreflìone de' più innocenti,

dall'invidia folamentc de' maliziofi tenuti depreffi , all' abbaflamento

de' più potenti , per ingrandirfi colla roba , e

facoltà de' niedefirai> e finalmente all'cfilio, e alla mort


de' più zelanti , e amatori del publìco bene , per levarli

ogni freno dagl'occhj, e poter vivere , a tenore della li*

berta più licenziofa , a loro capriccio . Così appunto avvenne

all'infelice Citta di Siena, che per non farmi così

da lontano , lafcio da parte le turbolenze accadute dalla

metà del :XIV. Secolo fino al terminare del medefimo , le

quali-, dopo una lunga , e difalirofa guerra , con vicendevole

evento, accaduta co' Fiorentini , condufTero i Sanefi a

foccombere nel dominio de Tz/fo^/-/ , Duchi, e Signori dello

Stato di Milano , e vengo , come ho detto , a fuccintamentc

defcrivere ciò che dal principiare del XV. Secolo in qua

è accaduto di più rimarcabile .

Correva l'anno 1403. e il dì 25. di Novembre , quando

congiurati i Salimbeni , ( Pamigli:a in Siena delle più po-

tenti , e numerofe ) follevarono coli' unione de' Dodicini ,

tumulto { a ) ma oppoitifi i Nove, e una gran parte dei

Popò o, rimafero forzati^ con non lieve perdita di loro, a

ritirarfi, e foffrire di reilare , non folo /ammoniti da public!

Onori, ma efiliatije difperfi, ed allora n'accadde , che a 6. del

Mefe d'Aprile d..l fcguente anno 1404. fatta primalapace,

e accordati i Salimbeni, ( ^ ) fermarono i Sanefi la lega, e

4inione co' Fiorentini , e i Luogotenenti Ducali ItimaronQ

1^1 1 Dodic'ni furono moniti da' public! onori jcperdelì-

"berazione del ConJìglio dell' 8. di Febraro 1403. dall' Incarnazione,

come al Lib. de' Configli a. 6p., e '70. fi legge, eletto il nuovo Governo

fenza la loro participazioae , e così continuarono fino a tanto

che più oltre fi defcriverà. Era il novero de' Dodici un comporto

tutto d' Artefici , e di Plebe minuta , che principiò a godere de*

Maeftrati nel 1355. allor quando , deporti i Nove, col favore dell*

Imperator Carlo IV. che in Siena di quel tempo fi ritrovava, e d'

alcuni de' Nobili , fi riformò il Governo , ed eicndo ilMaertrato di

dodici Soggetti, per qucrto tutte quelle Famiglie , che participarono

in quel Governo , furono di poi addimandatc Dodlc'ne.

{ /» ] Al Kaletfo, nominato il Nero num. 276. 700. del iS.

Marzo 1404.

Siena, e Coccho Salimbeni Capo di qucil' iilurtre Famiglia.

fi leggono le convenzioni d'accordo tra il Comune di


cfpedfente laTciare la Città di Siena liberamente .. Recuperate

di poi tutte le Caftella , e Rocche dello Stato.

Saneie, e Itabilita la Republica , venng , tra Siena,

e Firenze , con reciproche giovevoli condizioni, a rtabilirfiv

tra cfTe , una ialutcvole unione. ( ^ ) Poco durevole

profeguf in Siena U quiete ; Perciochè Ladislao Ré

di Md^oli , che al Dominio della Toicana facilmente afpirava,

defiderando, per diminuire la potenza de' Fiorentini,

feparare i Sanefi dalla Lega , che viva con loro tenevano,

gli aiTaltò nel 1409. nello Stato, e nella Città, ma i Sanefi

rinnovando co' Fiorentini le condizioni di confederazione ,

e ricevendo confiderabili foccorfi da quelli, ributtarono,

con ardimento , gU affalti , e fi liberarono^, con coraggiofo

valore, dall' iminente tempefta , che ne produfle un' etfetto

totalmente diverfb , poiché neir anno fequente tra le due

Republiche , e il Rè fuddetto fi concordarono articoli

di pace . Si fcguì nella Città di Siena internamente per più

anni a mantenerfi qualche apparente concordia tra di lei

Cittadini , ma efteriormente non mancavano potenti Fuo-

lufciti, che alfalendo, continuamente il Contado , ora in

una.

[ ^ ] Li Scrittori, da' quali (\ fono tratti 1 fatti a tutto il

vivere di Pandolfo , fono le deliberazioni del Configlio Generale,

e dei Collegio di Balìa, in molti Tomi efpreffe ;

i libri , chiamati

Kaieffi neir Archivio delle Reformagioni ; Je Scritture fciolte nel

CalTone di Balìa , divife in quatro Caflette ; Sigismondo Tizio fioria

inedita , partita in più Tomi , contemporaneo a Pandolfo , Giugurta

Tommali Storia di Siena parte 5. inedita, Cronache d'Autori Anonimi

contemporanei ; TommaHb , e Simone Fccini , e Domenico

Aldobrandini Cronifti contemporanei lino al 1478. Orlando Mala-

volti Storia, dì Siena Stamp ; Allegretto Allegretti Diario (iarp-pato

nella raccolta degli Scrittori Italiani del Muratori Tomo 23^

Siccome nei medefimo. Tomo Giovanni di Bandino de' Bartolom.ei

ovvero Tommali , Francefco Tommali Pronipote di Giovanni Bandini,

Storie contemporane dal 1422. al 1^16. e dal 1440. al 147Z. e Pietro

Rolfi dal 1429. al 1437. Criltofano Cantoni Storia inedita dal

1483. al 1490. gli Scrittori della Storia Fiorentina , e tutti

quelli, che hanno fcritto la ferie de' fatti di quei tempi.


.-8

lina, ora in altra parte, fomentati da* Salimbetii , e da aT*

tri potenti Nemici , lalciarono poco tranquillamente godere

a' Governatori della Republica la quiete , fin tanto che fi

venne per varie cagioni , che troppo lunghe farebbero a

raccontarfi5ad una aperta , e opinata nemicizia tra Siena,

e Firenze 5 poiché collegatifi i Sanefi nel 1431. col Duca

Fii/j?po di Milano, e co' Gcnovefi , apportarono a Fiorentini

conlìderabili danni , e con perdita di numerofc loro Caftella

5 gli convenne ancora foffrire in diver/1 combattimenti

la peggio, ma finalmente l'anno 1433. a preghiere dell'

liripei'a.doì: SigifriOfi^o i che in Siena per lo fpazio di nove

niefi s'era trattenuto , la pace traSencfi, e Duca di Milano

da una, e Fiorentini , e Veneziani dall' alrra , venne conclufa .

In quello tempo di mezzo varie ellerne turbolenze travagliarono

non poco i Sanefi , ma vennero dall' unione de*

Cittadini , che comandavano allora , facilmente fopite j

quando nel 1445. il Rè Alfonfo di Napli , procurando ,

ina in vano , di fciorre i Sanefi dalla Lega , che aveano antecedentemente

co' Fiorentini accordata , dopo efierfi coU*

cfercito apprefiato alle mura di Siena, e feguiti fcambievoli

abboccamenti, finalmente fi partf, fenza cagionar danni ,

e verfo Firenze fpingendo impetuofamente le forze , dopo

avere a detta Città cagionata non leggiera moleftia , rivol*

fé r animo all' occupazione di Piombino (^[n ) ma

Rinalde Orfno , che ne riteneva il dominio , così bene fi di-

{^{q, che feppe render vano ogni tentativo , e refpingere i

replicati affalti , che dall' efercito di quel Rè gli vennero

ilati.(^) Correva Tanno i^^i,{c) allorché ftipulata tra i

Sanefi

I «^ ] Agoftino Dati Sanefe nella di lui Storia contemporanea

ImprelTa in Siena nel 1503., intitolata Plumbiiienjjs IJloria defcrivc

tutte l'operazioni à'^ì Kc Alfonfo in Tofcana

[ ^ ] Bar tal. Fonjtus M, S. 1448. Guidacciu^ Favenji"^ dom:-^

«.vr, ex Bctlncis reditus , Senis moritur menfe Junio , /;/ Fiorentini

Top idi tutela 5 reliei is Ftliis . Gravijfìma per omnem Tbujliam pejliffuity

^Hce etiam per totam fere ItnUttni ejl evagaiit.


Sanefi, e .Veneziani una recìproca confederazione.;; vennero

i noitri liimolati a rompere di nuovo co' Fiorentini la Guerra

, refiilerono un tempo y, pe^, nQn^ imbarazzarfi in nuovi

dilailri , ma finalmente, prevalfe il pa,rtito de' fcdiziofi nel;

i45g. in una aperta rottura ?.e quelta finalmente lopita , i

Reo^gcnti rivolfcro le mire loro, alla nuova guerra in-

ibrta col Conte Ald(>br£',idmodiTitiglianoyhtnQ\\h quelta

ancora calmata nel 1455. per opera del Pontefice Califio III ; e dell' Oratore Veneto 5 li venne con quel Conte, e con

condizioni a Sanefi molto vantaggiofe , ad un amichevole

accordo . Quando fi fperava dover continuare la quiete co/;

confinanti alDom.inio Sanefe , inforfero da a.ltre parti impeniate

turbolenze 5 perchè il Conte JacomQ PJ^ e viino, noi.

I4!t5. {a) con finti pretelti , ad onta dei Pontefice , chedimoilrava

a' Sanefi remoto un tal pericolo ,6 li iperanzava

di validi foccorfi , entrò con potenti forz.e . nello. Stato

della Republica , aiTalendo , e occupando T;


io

mafc ideigli amatori deK pul>lico bene , dì pugnalate oc-

cii'o , e gettato il cadavere femivivo per le iìnellre ,

ed in tal majiiera ripararono i Sancii , in gran partt!

air imminente rovina , che gli lovrallava j fin tanto

che Tanno feguentc i45


nome dì Vìa 77., ognuno fi farebbe figorato , che duranre

il di lui dominio, tuile per goderfi in Siena internamente

la pace, e la quiete più tranquilla, eppure inforfero inafpet-

tate diicordie ,

natori della Republica , perchè nato Fio dalla Famiglia

Piccolomini , una di quelle , che fi dicono de' Grandi («)

eper confegacnza per legge llatutaria , , eiclula dall' ammiri

ilh-azionc , e dai godimento del Supremo Maeftrato , procu-

Il

che commoilero non poco lo llato de'Govcr^

rò iubito la reitituzione di tutto quelT Ordine agli onori, de'

quali, per lunga ferie di tempo, non aveano participato*.

Trovò non poche contrarietà il Pontefice negli animi de'

Cittadini, ma finalmente per la di lui autorevole dignità^

e per i generofi benefizj , co' quali rimunerò largamente la

patria , ottenne l'intento, e i Gentiluomini, per decreto

publico, nel 1459. furono al iupremo Maeftrato , per I*

ottava parte , riallunti . Appena palTato P/o //. all' altra

vita, i Grandi vennero- lubito dal Governo depofli Tanno

1464; e di 279. Senatori adunati y foli otto votaiono in

loro favore , ed a rilerva della Famiglia Ticcolomini , tutti

privati del fuprcmo Maeitrato reltarono . Frattanto Tanno

J471. Francefco da Sét'vona Frate Minorità col nome di ^S'i*

Jìo IV, divenne Pontefice Romano , d'ingegno penetrante > e

dì mente nata a tentare cofe grandi , rivolfe fubito la mi-'

ra ad ingrandire due giovani , che , con onclio titolo>

chiamava Nipoti , e benché poco dopo il maggiore

d' eflì moriiie , e la raffredafle alquanto > non lo di-

B 2 ilolfe

[ /* ] I Nobili addi ma noi a ti M.tgnates- {^itctno di fangue o Tofcani

originar}, o Longobardi , o Francelì , ed altri Tedefchi , traendo

V origine chi da una , echi da altra di quelle Nazioni , pigliarono

i'ariiiiiinlilrazione del Governo fubito chela Città principiò a rej^olarli

colie proprie le^gi' nella metà del Secolo Xil. fcplVa la foggezione

r COSI lì mantennero , ora foli , ora in compagnia di Popolari fino

al 12^^. ed in quel tempo intieramente recarono efclu.'i , e detcrminato

poi per legge nel .1277. , e confermato nello Statuto del

13 IO. , che del Supremo Maeitrato non putelfero in conto alcuno

participare


12

Holfe però dair intraprefo penHero, e , collegatofi col R^

Férrànee'di Na^^òli -, procurò, per arrivare a' di lui difegni,

d'indurvi i Sanefi , che confinanti collo Itato' Fiorentino,

-Ticonofceva non poco profittevoli per àffaltare con maggior

vigore da quella pjìrre i Fiorentini . Non molto llentò

a perfuadere i Sanefi a quella guerra , perchè fperan-

zati di nuovi acquiiti , e emuli antichi de' loro vicini,

meditavano continuamente negli animi loro operazioni fuperiori

alli^- Forze; Scibiliti duiqu':: la ie^-a fuddetta ,

venne in Siena con gran felta publicata il dì 2 Febrajo

1477. dall'Incarnazione. Mentre i Sancfi s'andavano alla

nuova guerra preparando , fopraggiunfc loro inafpettatamente

altro difaitxo, perchè il Coni^ Carlo da Montone (^n)

con finti preteiti , aflaltà lo Itato loro , ma però, dopo non

leggieri danni cagionati , gli convenne lafciare l'imprela*

L'anno di poi- con numerofo efercito arrivarono nel dominio

Sanefe , per il Rè di Napoli Alfonfo Duca di Calabria , e

per il Pontefice Federigo Conte d'Urbino , onde , rotta la

guerra co' Fiorentini, convenne a quelli perdere non poche

Terre del dominio loro , e l'offrire la peggio in diverfi

combattimenti : Continuata più tempo , con molta oftina-

2Ìone la guerra , e lianche ormai le parti per i lunghi

difaitri, il di 13. dì Marzo fi venne finalmente agli tecord

[ a ] In annif t/^ff. Carolnf Montontus ( Cofi feri ve Gio!

Michele Bruto nella Storia Fiorentina Lib. ^, } Sene njt bus inferre

hellum decrevtt ; né 'Vtderetur gerere inìujlit arma , ingenti fecuniit

a Ctvttate -pojtulata , quam Patri mnltts nomini bus debitfim^ fibi

dtutiui deberi intquum cenfebat . Ergo tllos de improififo adortus ^

fum agro late vajtato , omnia ferro , ignique populatus ejfet , ac ma*

^nnm in dtfcnmen Ctvitatem addujjìjjet ^ ut funt Sene/tfes acri in-.^enii^ (h*

Acuti , atque quod per magni refert , midth de caujìs femper Floren»

ttnts infenfi^ non obf:ur} querebantur ^ nfìmine Ce a Carolo ^ re ver

a Flori^ntinif peti , quibus autoribuf , & belli fumptum fubminijintniibuf

^ rem Jfbi agendam -^ quam nequa priv4t$ bonunis fortumi ^

-Hejus vires esquaret , fufcepijj'et .


cordi di Pace (^1 tra Collegati da una parte^e la Republica

^

Fiorentina , e i di lei Seguaci dall' altra , e ptrtlic nelle '

condizioni iiabilite da principio , veniva ordinato, che tutte

le Terre, che a Fiorentini reitalfcro tolre , a Sancn liberamente

dovelTL-ro appartenere , ed ora eilendo^i nella pace

( dopo che fi refero note lo condizioni ) diverfamenrc

ordinato, e i Sanefi oltinati per qualche tempo rimanendo,

e infiitendo a non volerle reiiituire , una tal reHllenza diede

occallone a alterazioni tali ncir annuo univerfale d^:*

Cittadini , che partorirono dipoi gravi fcandoli , e dìfafìrofe

difcordie . ( ^ ) Le fuddette cagioni dunque , l'ambizione

conceputa dal Duca di C^//?^r/^, da pervcrfi Cittadini

fomentata , d' impadionirfi di Siena , ferv irono per

principal materia di cagionare cangiamenti tali nel gover-.

ebbero, in pro-

non no, che, con perìcolofe difT.nzioni ,

grelfo di tempo, altro fine, fé non andare a radere ntlK

ultimo precipizio della Republica . Mi perdonerà il Lettore,

perche non polTo in queico luogo fare a meno, e

contenermi a non dimollrare con alquanto più (tela narrativa

tutte le turbolenze , e mutazioni di Governo, che

colla depreffionC} ora d' un Monte, ora d' un' altro, e coli*

cfilj

[ et ] Laurent ius Medicea die 15. Mitrtii ( feriva il Tizio

nel Tom. 5. ) Florentiam tngrejjur ejl , ingenti omnium lcetitt>t ,

qua funi omnia. Pacif celebrato^ tnditia erant , veruntamen dte Martit

17 Olivee ramus , Pacis confeóiee ^ ad Senenfes delatuf ejt ^ ejnfque

dtei vcfpcre Campano are ^ tuhis , atque ignihus tngenf htlanta^ ^ at»

que latttia celebrata ejl , quamquam conditiones pacts Senenjiouì

adbuc iftcognitce ejfent .

{ b ) Die Aprilif 2^. (il medefimo Tizio ) Antonia^ Cecio

Htìus €ptes y Oratnr ad SenenCef dejiinatur a Kege KeapnliLtno : Eadem

qwiq.ie ite AJphonfus Dux Calabria Senam rcvertttur^ Medto^

lanenfet fubinde Oratorer die Aprtlis 28. , ut Komam pergcrtut ,

tldvenere , tum die ijo. Fiorentini qut ad Ponttjìcem ,

, & Kegem peteinnt ,

ut C a, iella crepta ^ qua parttm occupabant Senenfef pire Joedcrif ^

^

recuperare tentarent ^ Mediolanenjes Magtjiratum y Florenttm Magi'

fir^tuni: ^ Dt'.Qcm vijjtavcrc»


J4

Ann. 14804

cfilj , e colla morte di molti, convenne alla mifcra Città di

Siena ibffrire, poiché da quello racconto dipende intiera^»

•mente la cognizione dell'indole fediziofa degli animi Sanefi,

le variazioni così frequenti del Governo , e tutte le altre

peripezie , che acciiderono in quel fccolo , e furono la

principal cagione deli' efaltazionc di Tandolfo , ( del quale

è mio fcopo precifamente parlare ) alla fuprema autori-

tà .( ^ )

Quei, che meditavano fottomettere l'anno 1480. la

Città di Siena al Duca Alfonfo di Calabria , ( benché effo

fing^ile, forfè a arte, non confentirvi ) trattenutoii a tale

cftctto coU'efercito in Siena, erano i Cittadini dell'Ordine

del Riformatore, e alcuni pochi di quello de" Nove, ma

gli altri Novefchi di maggior novero, e i Popolari, non

confentcndo di paiTare ad una foggezione , della quale

forfè non fi farebbero in avvenire liberati , procurarono , ed

ottennero in Senato V ammonizione dell' intiero Ordine

de' Riformatori, (^) cftabiliiono, ed cleflcio il Maeftrato

Supre-

( (t ] Crlftofano Cantoni Scrittore di Croniche Sanefi, dal

1480, ai 1490. inedito, e contemporaneo, dal quale si è tratto un

gran lume per quefta Storia, dcfcrive minutamente tutti i fatti accaduti,

ficcomeii defcrivono Sigismondo Titio, aneli' elfo inedito , e

allegretto Allegretti Stampato nel Tom. 23. delli Scrittori Italia ni,

e Tommè di Nofrio

( b ) In Archivio Keformxtionum ^ ejl in Libro fer Jn: Danielem

Ptotarium /cripto j interaliaj leguntur haec ;r; Cum itaque in hac Setiarum

Givi tate antiquituf rexerint ufque hodìc tre! Montes Popularer

fctlicet-i mons Hovem , mons Pabuli , & mons' Reformatorum osquali

nuiìicrorum diJhibutiOfte , modo tumultus ortuf ej} , per quem omne^

Ctves tarmati ad FaUtium decurrerunt , ut novus Ordo conftituatur .

Reltqui 'Vero , quorum opera turbolenta fuerunt , eiiciuntur , Propts^eit

Domintii Burg.be/iuf Domini Augìtfitni ^ Do fior,, & aequer propojitis prius

(t Cipttanea Populi^ atque Priore Magijlratus^ qua propouenda erant^ con^

f^'.luit , quod propter demerita , &

multa dclifla Civium de monte Re^

fìrmulorum, ipjj Reformatorer omnes^& omnes eorum defcendentes per

line.immafi;ultn.'im j ex nunc intelligantur^ & Jùit penituf amoti , & pn^

TJ.tii in perpetuum Regimine ^ & ili omm quoliùct Ojjìcioy honare , tm-


Ann. 1480. 15

Supremo di foli Novcfchi ^ e Popolari , e 80. de* n-jcdefim.i

Riformatori ne confinarono, e i Capi dichiararono ribelli.

I Nove accarezzati , in apparenza, dal Duca , che dalla Citta

s'era ritirato nella Terra di Buonconvento , e che il di

2g. di Giugno 1480 era , con incontri foienni , e donati^

vii ritornato a Siena, aggiunfero al Senato 150. Cittadini

partiti per Terzi , de' Nove , Gentiluomini , e Popolari , [rf J

diqnei,che fino allora non aveano goduto T onore del Priorato,

e di tutte quelli ne formarono un nuovo Monte , e,

in luogo de' Riformatori, lo nominarono il Monte degli

Aggregati, e per intercezione del Duca, alcuni pochi dell*

Ordine del Riformatore , nel fuddetto Monte , nuovamente

istituito, vennero ÌNcorporati , ficchè a favore del medefi^

mo Duca pareva , che il Governo rellalTe riformato, (^)U

qual cofa difpiaceva non poco agli amatori del publico bene,

perche, con ragione, temevonopalfare alla fervitù . Si vennero

però ben preito a liberare del loro fondato fofpetto , perche

aifaltata dall'Armata Turca la Riviera di Puglia, venne

dal Rè Ferdinando richiamato il Figliuolo alla difeia

de'propj Stati, ( e ) ed elfo prontamente obbedendo, a 7. d*

Agoitp

munitate ^ & privilegio Communif Senarum ^ & quod pò fi hac non tntelligantur

eJJe de Regimine Civiteitts &c. Cujuì' conjiliimi obtentum

fui t per lupinos (tlbos 441. unico nigro minime objiunte

( a ) K^bilef SenenTef, Alphonjt oper^, ad Kegimen fuerunt

rejlitutt , & ex tllrf 60. nominati fuerunt .

( ^ ) Rumoribuf interea ( idem Titiuf ) per univerfani

Aufontam fj^argi cepit Alphonfum Calabrice Ducem , Senenfim jam oc-

iupajj'e Kempubltcam j tta ut quee forir cantabantur , tpjimet C/-

'Ves igtiorarent .

Non folamente ne' Sanefi, ma ne' Fiorentini ancora era caduto

il timore, che il Duca Alfonzo tramalfe di farli dell' una, e l'al-

tra Republica Signore, conforme da Ciò; Michele Bruto nella Sto-

ria Fiorentina colle feguenti parole li ritrac — 'tion Senen/ibri/

modo ^ ftd Fiorentini^ novif fociif ( gli chiama Ibc'i , perche già aveano

con qudla Republica contratta confederazione) in ma^'^>'i*n

fttfpidjnem Civitattf §ccupandii venerat . s


1(5 Ann, i4Si,-

Agodo 1480.50011 tutto r efercito, da Siena fece partenza,

ed in tal maniera rimafcro i Sanefi illefi dall' imminente

giogo, che forie loro fovrallava .

Pronunziato il 29 di Marzo 1481. dal Rè di Napoli

il Lodo , e ordinato che Colle , Poggibonzi , il Poggio Imperiale

, e il Monte S. Savino fi doveilero a Fiorentini re-

itituire 5 fé intendere la di lui volontà più mefi dopo a

Sanefi , per la qual nuova fi lufcitarono in un iflante nuovi

femi di turbolenze tra Governatori di Siena, (^) ed a tutto

quelto s'aggiungeva il timore de' Fuorufciti Riformatori, che,

fomentati {(?) da'Fiorentini, e dal Conte di Pitigliano, ammaffavano

non poche truppe, e meditavano, con intelligenza

dentro la Citta, ritornarfene alla Patria, ma fvaniti quelli

loro difegni , per il trattato fcoverto , gli ccnvene alquanto

più foffrire r efilio . Tali accidenti, fé venivano per

una parte fopiti , ne producevano fempre de' nuovi, perche

alcuni Cittadini Novefchi , e Popolari , Capo de'

quali era Cìjio Cinughi Rettore dello Spedale della Scala,

tramando deporre dal Governg j Gentiluomini, rellituire i

con»

[ e [ Prima della partenza del Duca da Siena , fcrive II

Tizio nel Tomo V. delle di lui Storie — Bartohrn^us quoque Jacob

Tetruccius ^ Jacoppusque ejus Filìuf cum ulttf Fmtribus ^ Ftltts Burto~

loniaei , qui ad femptem erant , Senam redierunt — ti^a Figliuoli di

Bartolomeo Petrucci vi era Pandolfo .

[ a ] Scrive l'Allegretti, che tutti ì Riformator' flronoammoniti

, e parte dicliiaratì ribelli , e altri confinati ,e alììeme con effi

alcuni de' Nove, e Popolari, e Girolamo Saracini decapitato.

I Riformatori principiarono a godere de' Supremi onori Panano

il^^' compolti tutti di Popolo di Botteghe, e di" quel novero*,

e condizione, ciie non avca participato co' Dodici ; di poi nel 1371

'accrefci'uti coli' incorporazione della minuta Plebe , la parte maggiore

della quale tralfj origine dalle Coite d'Ovile, e dalla Contrada',

che chiamali del Bruco , conforme con maggior chiarezza

'fi };Uò riconofcere dalla Cronica di Neri di Donato, lUmpata nella

"raccolta delli Scrittori Italiani del Muratori , Tomo XV. a_.

116. e {cg^ da quella d'Agnolo di Tura del Graflb manofcritta , e

da tanti altri CroniiU di quel f


Ann. 14S1. 1482. 17

confinati, e gli ammoniti, e rimettere nelle Borfe quei Popola-

riyche nella pafsat^i novità n'erano flati cavati, non reitavano

, indagando le maniere pofllbili , per arrivare all'ideato

disegno, e di gii aveano ottenuto di render cafTata la.

guardia della Piazza, e del Palazzo, e l'elezione de' Nove

Deputati Ibpra la medelima guardia era caduta in foggetti,

da efTì dependenti, quando finalmente fi veniiQ a fcoveiti

fedizione, perche armata la Plebe , e in Piazza adunata,.,

gridava, che fi rimetteflfero tutt' i Confinati Popolari, gli airi

moniti del Nove, e del Ritormatore , e, annullando il Monta

degli Aggregati, fi reiHtuiiìero a Riformatori le provifioni

del monte del Sale. Il Senato sbigottito dal fopraggiunto

accidente, adunato coli' intervento del Caidinale Arcivefcovo

di Siena , altra reioluzione non fcppe intraprendere,.

che concedere alla Plebe tutto ciò, che, con tanto ardire^

domandava , ed in tal forma , per allora > rimafe quietato

il tumulto.

Il di 15. Giugno 1482., dopo altro rumore fufcitato,

i Gentiluomini tutti , a riferva della fola Famiglia Piccolomini,

per deliberazione di Balìa, rimafero deli' armi Ipogliati

, ma non contenta l'impertinente Plebe, ( tanto può

la moltitudine in una Citta divifa in tanti partiti ) di nuovo

lufcitato il tumulto, ed armata, accoliatafi al Palazzo

produiie una lilta di aiomi , quella domandò , che dovcife

ellere la Balìa , e , a viva forza , dalli sbigottiti Senatori >

n' ottenne l'intento . Era tutta quella Balìa compoiia di

Novcfchi,e di Popolari, onde i Nove, riprclo alquanto T

ardire, s'andavano provedendo d'anni, e di configlio^ quando

alcoltataiì la nuova, che i ribelli Riformatoti erano a

Staggia con quantità di Fanti venuti , e i confinati rutti

aveano rotto Paffegnato loro confino, allora perdutofì

d.\ Nove il coraggio, e la Piebe rimaita arrogante , fufcitò

jiuovo tumulto, ma riprelTa da una gagliarda banda di Novef-

•chi , fi ritirò dalla Zuria , e a Novj s'unirono i Popolari,

e l'altra parte della Piebe, e così i Nove , per allora viitoriolì

, fi difarmarono,^ e per deliberazione del rg. Luglio

rimafeio richiamati all' Otiìcj quei P^ifoiinflitoii, che in hie-

C na li


i8 Ann. 14S1. 1482;

na {ì ritrovavano, e didribuiti egualmente tra '1 Popolo, e

Nove,! Gentiluomini privati, e i Dodicini, che per lungo

cori'b di tempo erano ammoniti , riammeflì tutti , e dipoi

co'Riformatori incorporati per deliberazione del 5. Agoito

1482. Il quieto procedere de' Nove aflìcurò la Plebe dal timore

della potenza loro, perochc impetuofamente armata,

domandò giultizia de' Tiranni de' Nove, e che Neri Pla^

cidi , uno del Maeftrato della Signoria , fé ne tornalTe a

caia privato, conforme iitantemcnte feguì , e gli altri Capi

de' Move , che erano maggiormente in veduta , per liberarli

dal furore della Plebe , in diverfi luoghi confinarono;

Ni-ppure lì contentarono i Plebei, finche non ebbero pollo

il fuoco alle cafe di Bsfis detto Martinoz>z,i , e di Luzio BeU

tanti ^ che a gran Itento fcamparono le vite loro. Si mantenne

per più giorni alquanto quieta la Città , nel qual

tempo l'Ordine de' Gentiluomini, a riferva della Famiglia

Sauledo ni^Andrea Buonfignori , e Tietro Fa'volo MignansUi ^

fu richiamato al governo. Timorofi i Nove, e arditi i Popolari

, il ^. di Luglio 1482.. fuUe loro Contrade s'armarono,

allora il Cardinale Francefco Ticcolomini Arci^sfco'vo , per

quietare il tumulto , affaticandofi , efortò i Popolari ,e An^

tonio Bsllanti , Capo de' Nove , a deporre 1' armi ; Averebbe

facilmente ottenuto l' intento , fé Niccolò Petrucci con cinque

Figliuoli di Btrtalom^o di Gia(^o/po Petrucci , ( tra quali

Pandolfo ^ che è la prima volta , che fi ritrova d'elfo nelle

turbolenze di Siena fatta menzione ) tentando in vano

d'unirfi co' Pecci ^ e co' Borghejt alla Poftierla , non aveflero

elfi foli attaccata, e sbaragliata una Compagnia di Popolari armati

, i quali poi inoltratifi per la llrada di Città , s'incon»»

trarono con altra Banda di Popolari , che correva armata

in foccorfo de' fuoi, onde rimalH rotti , e fugati i Petruc-

ci, timoroG, fi ritirarono nelle cafe de' Pecci , e de' Borghejiy

dove il Popolo furiofo, con fafcine appiccandovi fuoco,

fi falvarono , fuggendo dalla parte di dietro per gli Orti >

nelle Chiese vicine . Efpugnate le fudette Cafe s' inviarono

i Popolari vcrfo CamoUìa , dove altra truppa de* Nove corL.

Prospero da Cabale , in loro focorfo venuto dalla Caltcl-

liua


Ann. 1482. 19

lina con gente armata, faceva valida rcfiftenza , la quale,

in due /quadre partirà , e alla Piazza del Conte uni-

tafì con Antonio , e Léonard» Ballanti , e con Dìko de*

Marzi fi

i

rarc . Il

credeva poteri! dal furore

Cardinale Arcivefcovo , che

del Popolo

non cefsava

allkuveglia-

re alla publica quiete , unito con più Cittadini , dclìde-

lofi della falute dell'Ordine de' Nove , e del Popolo (^)

procurò con efficaci perfuafive quietare il tuniulto , e così

Dino fuddettOje i due Bellmiti alle cafe loro le ne ritornarono;

Ma, mutato di poi cofjglio , i Nove , foUevati ,

aifaltaronoi Popolari, e fino alla Piazza del Conte, in Ca-r

mollia li refpinlero , dove ivi i Popolari con alcuni Riformatori

fortifìcatifi , uccifero Tommajfo Tommafi con altri

fei dei di lui fcguaci , e nell' ifteffo tempo da altra fquadra

di Popolari aifaliti , recarono i Nove racchiufi nel

mezzo, e Frofpero da Canale con Leonardo Bellanti fi falvarono

fuggendo , e Antonio Bellanti s' afficurò nel Monalèero

degli Umiliati . In tal maniera rimale opprelfo V

Ordine de* Nove per poco coraggio d' Antonio Bellanti

il quale, incambio di acquiftarfi il Principato della Republica

, venutogli nelle mani , e offertogli in quei giorni

tante volte da' Nove, avvilito, e confufo, non feppe con-

C 2 durre

( ^ ) Avanti, che fegui (Te r intiera dcpreffione de* Nove vi fcorfero

più giorni , e più volte follcvato il Popolo , e la Plebe combattè

co' Nove , e con vicendevoli fucceffi, e occilioni, ora una, ora un

altra parte rimaneva fuperiore , confornue ne' fopraqitati Scrittori

Tizio, Allegretti, e Cantoni fi può rawifare .

Non è da trafcurar/i il dar contezza d' una legge utile, e giovevole

, che fu labilità in tempo di tante perniciolc fedizionl il di

7. Luglio 1482., e che a'publici libri di Balia a 94.

sì legge regiftrata,

:=: i'rovijìom ^ e ordini^ che alcuno non polla avere OFrìc) dentro,

e fuora della Citta , fé non efcrcitara qualche arte , o terrà tralììco)

o n:^^jz!0 in M.iremui,o V'aldjrcia , cu:; iia di tre paja di Uovi,

o Bufili , eccettuati però da detta legge i Cavalieri , Dottori, (O

NoLaj 5 e Studenti, die attualiu^-nu* vaciino alle publiciie ItuoL' > e

cii pailaUj 1" età ci' anni 6j.


20 Ann. i^ti»

durre in di lui favore ì\ Conte d' Urinino , ne valerfi degli

ajuti del Signor di Piombino , né delle forze di tutto il

fuo Ordine , che gli erano offerte , tutte pronte , e preparate

a' di lui cenni . Nel giorno feguente tutt' i Fuorufciti

•d'^ir Ordine del Riformatore furono rclb'tuiti alia Città

eccettuati ioìSLmeme. Fil/^^o BuovmCegm ^ TommAjfo Biringuc^

ti:^ Sartalì'-no Ciani^ e mola de' Nove mandati a confino . (^ )

Nell'ordine de' Nove furono incorporati i Gentiluomini,

e i Riform.atori ibaldanzofi , unici co' Dodici , tramarono

coir arme occidere Aittonio Ballanti, il quale la Balla , pei:

Hbcrarlo dal pericolo , chiamandolo in Palazzo , lo mandò

di poi nella Rocca di Mont' Alcino racchiuib, e M. Fla~

cido flacìdi ^ levato -da quella, lo fecero rachiudere nella

Rocca di Pian Callagnajo . Di tutto il feguito fin qui $

non contenta la Plebe, audacemente domandò la parcicipazione

del Governo , di manierachè , per non elTere i

Reggenti foverchiati dalla moltitudine, convenne ad ella cedere

alcuni Officj del Dominio, e 38. di quel coi pò viliifuno,

fcontrinati, ammettere al godimento del Maeitrato fupremo^e

altri 35. deir Ordine de' Nove j la maggior parte de

Bellanti^

( « ) D:n(?ecim pra'erea ^ [ Scrive il Tizio ] & Reformafo^

ref omnes- ^ qn't in Urbe erant ^ tunc air eodem Bal/ae conCeJìu ni regi-*

msn rejhtH.tntii.r Ctvitatis , delìbaratun eji Kjb.iles quoque iam amo»

tof regimine, Pruncifcus Curdin.tlif ipse , Vopulo ^ u.c KoH^nis tm*

mtfcutt , cua5lofque fuis fnrttbus- partttus efl .

Alle delth. di Balìa del i:^. Luglio 14S2. ag5.fi legge la reflituzione

de' Rifonnatori alla Patria, e agli onori, ed altri, d' altri

Mont' , aruinoniti, e confinati.

Alle deltb. à^tiQ del 20. di Luglio a 45. fu /^abilito, che il Reggimento

fuifc comporto di tre Monti, Nov^e, Popolo , e Riformatore^

e i Nobili incorporati n"I Nove, e i Dodici nel Riformatore, o

.d; poi 15. de' Nobili vennero eletti di Coniìglio, che il Popolo aveise

11 primo laogo, poi i Nove, e il terzo i Riformatori a 46. e 53. Il di prl»

nio ^.go'co di dJtto anno, come allc//é'//^. dette a 60. furono ^o.Dodi-

•cìni aiUinsUì al Consìglio di Popolo. Il di ó. dei fuddetto mefe, come

a 60, fu eletta la Balia in num. di 6o\ nella quale erano 24. dei

Popolo; 18. de' Nove 3 e iS. dtl Riformatore'


Ann. i^^u

Bìchs\ l^a^zz ^ e Tettucci ^ tra quali Fipf>^

dolfo e Caratilo ^ ^ refero moniti da tutti gli onori . u^ ) Alle

petulanci domande de' Riformatoli d'tileio rimbo; i]cii.i .li

Bellanti ^ TlacUi •)

15000. Fiorini, fpefi neire(ìiio ibttcrto , venne pie > u.^m^

penfo , che \ì eiaminaifcro i Cittadini ritenuti ptr k Roc*

che , e ritruovati colpevoli j colie confifcazioni degli averi

dì quelli , \\ rimboilaiTcro i Riformatori , ma ritrovati

innocenti non ii potè procedere aiie condanne d erti ,.

onde, fvaniro quciio penfìcro , finfero , che il Duca di

Calabria fuile per pailare coH'Efcrcito nello Srato di Siena,

che però in apparenza , fpedirono per tutto il DominiQ

C immilTar) col preteso di fervire il Duca, e il d'i lui Efer^

cito, ma con fegrete iitruzioni di re;,cringere j confinati

nelle Rocche, e cosi M. Leonardo Gucci ^ M. henedctto

Marpìnozzi , M. Antonio Oriandini , e VIacido VIacidi il

25. Settembre 1482. vennero tutti racchiufì . Moltiplicando

ogni giorno più i fedizioli contro gl'innocenti Cittadini,

nelle Rocche ritenuti , mandarono p^r efaminarli quatno

Commi ifarj , e tutto ciò, non ad altro fine, praticaionoi

Riformatori, reiì potenti ^ fé non per elfer rimborfati de'

1 5 . m. Fiorini, ma perche il Collegio di Balìa , difcorde , len*

tamente procedeva contro i fuddetti , i Popolari , e Riformatori

ebbero il coraggio prefentare una liita per una nuo«

va elezione d'altra Balìa, 'n\ luogo à^\ quella , che non

cfeguiva la volontà loro, ma non avendo ottenuto l'intento

, provocata la Plebe a tumulto , e minacciati più

Senatori elTer gittati fuora delle fine/Ire , ottennero tuanultuariamente

la Balìa , che dimandavano . ( /^ ) Inforfe

'

zt

allora

[ a ] Animonire, voc^ ufata dalla Crufca per privare altri

«iair onore de' Maertrati , conforme fcrive il Segretario Fiorentino

nella Storia 3. a 128. Molti Cittadini ammoniti^ e cnn^nati furono,

e moniti s' ifa nel buon Dialetto Sanefe, che fignìfica degli onori

privati ^ conforme in molti Scrittori del buon fccoio li legge.

53. Delib. di Balia dal 4. Settembre 1482. a 92.

[ b ] Fu quella Balìa compolta di Popolari, e Riformatori

in nu:n. di g'5., e rimafe eletta il 30. Ottobre di detto AnnO) co-j

me alle delib. di Balia a 12S.

óM


2 2 Aiin. 1482.

allora una voce nel Popolo , che i Riformatori avelTero

per loro foli occupato' il Palazzo , a una tal nuova il

Popolo ) geioib della propria autorità , coife fubbito in

Piazza armato , e i Riformatori atterriti , difTimulando

prefero partito di framifchiarfi tra '1 Popolo ; il Senato,

che temeva di fiera, e imminente zuffa, fi difcioUe iu^

bito, e ufcendo di Palazzo riparò, che non feguilTe^ dijbrdine

alcuno ; Ripigliato allora da' Riformatori V ar-

dire , fi rivoltarono alle cafe de' Nove , e non pochi di

queir Ordine ne ferirono , ed altri ne occifero , e i tre

di quel medefimo Ordine , minacciati , fé non deponevano

1' Infegne publiche , che vivi di Palazzo non larcbbero

fortiti , finalmente fcaffarono le Prigioni , in con-.

trailegno di vittoria, contro de' Nove, ottenuta , e fé non

fopragiungeva una repentina pioggia , e la notte non gli

conduceva à difarmarfi , certamente farebbe in quel giorno

un orribile ftrage feguita , {a) Il Fofa , già a queir

ora riputato valorofo Capitano , non potendo più fopportare

V infolenza de' Riformatori , facilmente foUevò la_.

minuta Plebe contro di quelli, e gli coftrinfe , afTalendo-


Ann. 1482. 2^

he


24 Ann, 1452,

la pace , poiché tutti, con giuramcntOj promefTero rimetterfì

icambievoimente V ingiuiiv: , e non uiFenderli nel tempo

ftituro; Il novero de' Senatori , che giurò, aiceie a 400 , e

agii altri afì'enti lù ordinato, dovelFero giurare , e niuno pòteife

eiFere ne' Boilbli incorporato , fé prima non avea giurato

, di poi allegramente fi portarono al Duomo a renderne

grazie ali' Al^iflìmo, e, riaccompagnata la Signorìa a

palazzo, ciafcuno lietamente ritornò alla propria abitazione .

Neir elezione delia nwova Signoria determinarono, che il

novero rimaneife compoito d' undici , quattro fufTero de'

Popolari, tre de' Nove, tre de' Riformatori , e con tutti

il Capitano di Popolo, e negli altri Maeitrati fu riformato,

che il Popolo participafse fopra i due Ordini . Si farebbe

facilmente la Plebe follevata di nuovo a favore de* Nove,

fé avefse trovato chi fé ne fufse dichiarato Capo, ma non

efsendo alcuno ardito d' intraprendere queli' imprefa , la

congiura de' Plebei , colla carcerazione di molti di loro ,

fvanì, perche armati i Popolari riprefsero il furore dcgl'

infoienti , e i Novefchi non ebbero coraggi© farfi vedere ,

In queitO itato di cofe a dì ig. di Gennajo , creata la nuova

Balìa in novero di 16. , tutta di Popolari (a) compoita j

i Nove rimafero confufì , onde molti di loro s' allontanarono

, e altri fé n' andarono a trovare Lnzio Bellanti , che

unito con alcuni Popolari difguilati , e con abito men-

tito di Cacciatori > gli forti occupare la Fortezza di

Monte


Ann. 1482, 55

Monte Riggionl. Alla nuova d* una tal forprefa ì Popelaii,

Riformatori , e Dodici armati , raccolicro fubito

tutt'iNove," che poterono avere in novero di 140.; e

in Palazzo gli co/lrinfero , { a ) Un vilifTimo Plebeo >

per nome Niccolo Amideì^ occile Pietro Hiccolucgl del Golìay

e ardì alTaltare , benché ritruovatolo in abito civile , (M

Bartalomeo di Jacomo Tetrucct -iVààiQ dì Landolfo y vecchio d'

anni 70; e con tiedici ferite lo percofTe , né morì, lic-

hene dall' afialitorc regalie in terra abbandonato per morto;.

Cmo Cinnghi Rettole dello Spedale ,

1' ambizione del

quale avea

benché di

a tanti mali data cagione > perche invidiolo,

queli' ordire , delT avanzamento de* Nove 5

avea tramato contro deffi, anch' elio in Palazzo, cogli

altri, venne liitretto, con tutto, che poco dopo fuffe liberato

, fpogliato però dalla Carica , e rimellbvi SaUmh^ns

Caiacci . Servì a Nove queir occupazione di grave nocumento,

poiché fu ordinato per. bando , ci e tutti quelli

che per lo btato fulTero venuti nelle mani, fi carccrailero,

e quelli , che in Siena fi ritruovavano ,, tutti racco. ti , furono

nel publico Palazzo rachiufi , e d^M.K^ccolà Borghejì

Gonfaloniere del Terzo di S. Martino , e a Bartalameo

dcìV Jg^zzaja Centurione del Terzo di Città vennero tolti

i Gonfaloni. Temevano i Popolari, che fufseroi Nove

per ricevere ajuto da' Fiorentini, onde per ovviare , che

con quelle forze non fi rendefsero più potenti, fpedirpnQ

Ambafciatore a Firenze , acciò quella Republica fi con-

tentafse non preitargli foccorfo. I Fiorentini , che defidera-

D vano

[ it ] Alle dellb. del primo Febrajo 1482. a 8. e ic. appari fce ,

cheud-tal' occupazion.; di Monte Riggioni , fatta da alcuni Cittadini

ctclla maggior parte de' Nove, vienj ordinato , cne fi procuri r^.cquillarlo

, e per tale imprefa fu clctLO Cummilìario Giovanni d'Antonio

di Neri , e Toramaflo Luti , e Agnolo Palmieri ConniiiiTario

del Campo, e a 13. di detto mele gli occiipatori di Monte Ri^


^^

Ann. 14S2.

Vano la reftituzionc delle Terre loro , fino a quclF ora

dirferita: ,- bandirono da quello Siico tatt' i Fuorufciti

ijanefi , ma neppure giovando queita cautela per ricupera-

re Monre R'ggioni , che con lommo valore da' dircnfori

veniva cu.Lodito, con animo di mai abbandonarlo, fin

tanto che tutti alla Patria r .ialsero riinelFi , liiclverono

gli aggrelsori adoprare , con barbarie , mai più afcoitata, un

partito, qualfù, che cavati i Nove di Palazzo, e condotti

avanti la Piazza afsediata , fecero intendere a quelli di den-

tro, che avcrebbero dato 1' aiialto , e tenuti elpoiti alla

prima fila i coitrerti , accio fuiTcro i primi a eisere dalle

loro botte, e moiri, e itriri . A colpo così inaip^ttato > ri*r

Ipolero vaioroiamente glialsediati , che già erano preparati

occorrendo-, d'occidnfr uno coli' altro, e benché fi venifse

con una rale inumana; azione alPafsalto , nulla fi i'bigottirono

i Difenforì, e coraggiofamence gli ributtarono. Se

aveano dimostrato tanto valore in difendere, fino allora,

Monte R'ggioni , s'avvilirono p~rò , allor quando intefcro,

che da' Fiorentini , cosi perfuafi dal Pontefice , per non

accendere nuova guerra in Tofcana > t^ow potevano fperare

foccorfo, ondj venuti a patteggiare a 18. di Febrajo

1482. dall' Incarnazione, falve le robe , e le Perfo


Ann. 1482. 1483, 27

care i Cittadini, ma nulla profittando, il 20. di Febraja

folievatitì, armata mano, i Riformatori, Dodicini, e Pppoìari

domandarono V intiera monizione de' Nove , e che

Jnfonio Beilanti , ritenuto , fufse morto , reitò vinta in

Senato la propoita , e ordinato, che Leoiiardo Gucci il iuddctto

Antonio , e Vlacido Vlacidt venilsero iì\ nuovo eiaminati

, e per fomarnc i Proccffi ipedirono quattro Commii-

farj , che fatti condurre nella Rocca di Mcntalcinoi pri-

gionieri con molti tormenti eiequirono la loro ingiurLa

incumhenza . ( a) I fuddetti Procedi compiuti, condufsero

A-no-TÌo nella Penna di Radicofani, M. Placido nella Rocca

di Piau Caicagn.ijo, e M. Leonardo in quella di Monticchiello .

Non mancarono allora diverfi neniici de' Nove à^i chiedere

la morte di quei mefchini ritenuti, e facilmente fi farebbe

venuto air efecuzione, fc il Cardinal Legato, ( ^ ) interponendofì,

non avefse impedito , e arfaiicandofi per quietar-^

i Cittadini, non avefse ottenuto , che tutt' i Monti a un

iolo fi jiducefsero, ei Nove intieramente, a riferva de' foli

ribelli, e confinati, venilsero al Reggimento rimeflì . Poco

durevoli rcitarono le promefse fatte al Cardinale , poiché

il primo d' Aprile 148^. follevati alcuni fediziofi , averebbero

facilmente partorito graviifimi fcandali , fé il medefimo

Cardinale, chiamandoli a fé , non gli avefse polio m

veduta le promefse , poco avanti fermate , e in tal manicjra

gii fufse fortito , per poco tempo, quietare

P %

il tumulto.

Erano

[ A ] Deputati a craminare i Cittadini ritenuti aflleme col

Giudice de' Ptipiili , e il Giudice de' Malefizj, furono

Niccolò di Meo di Maeftro Antonio

Jacomo d'Angiolo Buoninfegni

Niccolò di Maurizio Luti

Ser Mariano Tantucci , delib, del 28. Febrajo a gg,

[ ^ ] Revercndiifimo Cardinal Gio; Battila Moirttano, fpedito

Legato dal Pontefice in Jiiena per paciticare i Sancii , aHienie

co' fuoi Fratelli, Nipoti ,e delcendenti, dichiarati Cittadini Sanc/i,

e per maggior gratitìcazion? , concclfagli ancora la Poicitari:: di

Chiufi per «lefi lei. V. dclib. di Balia dv'l io» Marzo 14S2..143.


28

Ann. 14?^.

Erano in più volte flati liberati tutti quelli de' Nove ri*

ftretti n'„-lia Sala del Configlio , e ii tanto novero , foli

cinque erano reliari nrig'oni Biagio Turchi ^ Agnolo ?etr:tcciy

Lods-oico Tondi ^ M.i'fdo Colo>fthini ^ e, con qjj.ti, un Pìebeo,

c\\'\ì'^à^o Leo'iardo Cavallino ^ { 4 ^ quando i fed i ^:io 1 , appena

partiti dilli prefeiiza del Cardinale , guidati (\a.GionjaJt^

ni Cecchini da Virna^o^ feguitati da Gio'vanni Talmien , da

Chiedi di Mattee Chigi ^ e da molti Pi.bji, corfero armati

al Palazzo, e aperte le prigioni, cavarono a furia di turite

i Circerati, e con inauiita , e barbara cruielti,ga gettarono

in Piaz/ja per le fincllre ; U 1 fitro così atroce co'nmofs'^

s\ fattamente il Legato , eie iubiro moncato a cavallo,

e doluto! colla Signoiìa di tatica eforbitan/a , pra-

ticata contro SI fpefse promefse , sdv:;gnato , di Siena fi

parti . E fé bene a placarlo fufsero fpediti M, Andrea del

Tapa

[ t ] D*'crivc li Tizio n^I Tomo 5. il crudeli (fimo trafporto

della Pljbe infuriata , guidata da alcuni Popolari , e Kiforiuatori

colle fegucnti parole '^ Extemplo ctittsm Ftlii fcdejhs , abeuntes a.

Legato , FaLttium verfus Senenjts- Prcstorts contendimi , qui fatilo unts

reLifsctndt animi graJta ^ ilio prodierat , forte , ut quidum fcrtpferey

tementutts PopuluMs non infcius ^ furoribus eedens ^ exjlrci Urbis ianiiam

cum umverjli Famtlia fputiaturus . In ejus interea Palattum.

armati irrumpunt , ergajlula in penetralibus Cjfringtint , capttvos ra*

Jpiunt 5 in primis hlajium Tetri Turchium quem , fublatum e fenejiris

r ilatii dsicere conantur , tpfe vero parvam fenejlrx Columnam am"

flefus , vulneratus manibus , m Forum decidere €ompulfus eji , percuffoque

in fedilibus laptdeis capite , confejiim exptravit , Kumortbusfe"

rebatur hunc Blajìum facram Vngtnem fuijje poUutam , Tum Angelum

ivltriani Giacoppi Petrucctum^ Leonardumque Mariani ^ Cavallinum^

nuncupatum populare,n^ pedes catenis ferreis confìriófum quartum , vero

hudiutcuni AnttniiTurchtum^ e fenejlris jacnlavere .Ludovicus enim in

Jiatione ante Prcetoi-is talamum inclufus erat , & latebris delittterat y

fyiitrju-im entm untverfa frangerentur hojiia , mora interveniente j

delitel'cenii facultatem^ quamquam inamter^ Ludovicus hilpuerat^fer"

ro primum impetitus , Leonardus igitur (patio bone dimidia ^ Ludovicus

horis tribus fuptrvixit ^ tnarmoy-eam lu Cappellam Fort gejlatus :

fuj nlj L>?ro orniles ad majorum JepuLr4 fu9rum ^ Jhis juneris jompay

kUii fitere .


Ann. 1483. 1 5>

Fa^fa , e

ghi , e

M. BéD-tutomco Lan^ucci ,

titornorscne a Roma . Il

nulla prcfitrarono

giorno d\\Q\ iiì

i pre-»

eletta

nuova Balìa in novero di g5. divila per Terzi , e non ner

Munti, perchè, come fi dilse , ciano 1 Reggenti furto il

nome ài tutto un Popolo quella toniegnò , i Proceflì dei

tre ritenuti nelle Rocche al Potcìià, acciò gli condannaffé

ncWà vita , e nella confiicaiiionc della icvba , conioime

a 12. d'Aprile venne eTcr^uito . {a)

Una tale efecuzione

fbigoitl i)i fattamente i Nove, che quafi tutti s' allontanarono

tuo. a del dominio , de' quali furono molti i

confinati , e a^ii aitii fu afsegnato termine un mefe a ritornare

nella Cittì , e orato, futto pena della confifcazione

ds' bjii!/, e Fandolfo^ e Cantilo dì Bartalomeo Fe^mC"

ci .reiaficro .onfiii iti fuora d.lla Città per anni cinque)

( b ) in cafo faceisero pace con Me colò d' Aifonio di MiC"

«olajo i e altrimenti feguendo, y^nÌM^ afsegnato loro per

confino

[ ^ ] La fentenza di morte fu proferita II ^, d' Aprile 145^.

fofpefa poi per alcuni giorni , venne efeguita il 12. come alle dei'b.

di Balia di qviel tempo a 5. e, tra gli altri , fu decapitato Antonio B^llanti

, Soggetto à\ gran valore , conforme fi ha dal Tizio -- £0

fiihinde quo retidimus m)d>i nudutus deorfum , tn frtmum Arcis arcui

tiaìi deCcendere jubetuf , tn,h-unenttf^: nects conf^eHis , fficw

latorem ijehementer orut ^ né ^ Ji pojjtoile ejjet ^ pojl terga manuf -vincere

velit , fed tllis folutts , quonium fortts , & immobtlts pernu*

neret , funejlum exequi minijlertum , quce fune condttto , neque mtlt'*

tt , nec ceeteris exfedire Antonio vifu eji^ rationitus ttitque illorunL^

acquievit &c.

I b ] Delib. di Balia del 24. Aprile 1483. a 29. e 37.

II Tizio feri ve— Pundulphuf ^ & Camtllus Burtholomoet Ciacop"

pt Petruccii exjhu IJrbem reltgutt funt .

I Cittadini banditi, e dicniarati ribelli , mandati a confino, e

moniti il 24. d'Aprile 148^. comprdivi di tutt' i Monti, furono in

no^^ero di 91. , e tutti quelli delle i-amiglic Bcllanti , e Placidi , e

a tatti i Novefchi alVentati venne ordinato, per publico bando,

Cile dofcifero cller tornati nella Città. Dclib. fuddette a 29. 37»

e 38.


.^0 Ann. I 4£3.

confino Paganico, e 14. miglia intorno , dove volevano . I

Nove intanto piocuiaiono apprefso divcrfi Piincipi favore

perii ritorno loro, e quelli che in Siena governavano,

per {ìcure/za maggiore, s' accoliarono a Fiorentini, a quali

andò Ambalciatore Bar^alomeo Sozzimi celebre Giureconlulto

de' fuoi tempi , e per cattivarfi maggiormente

la benevolenza di quella Rcpublica , a 15 di .Giugno

reititum no la Cadeilina , Monte Domenici, S. Polo, e T al-

•cre Fortczie del Chic-'nti . ( ^ ) Erano in tanto per vigore

de' capitoli delia nuova Lega i Fuoiufciti tutti fcacciati

dal Dominio ^Fiorentino , per lo che fi ritirarono in

.cucilo della .Ghie fa , e principiarono ammafsare a^uti ., e

Soldati per rientrare neììa Citta., e già del Mefe d' Agolto

aveano raccolte alcune fquadre di Cavallerìa , e Fanterìa-, e-

fi erano ridotti nel Perugino a Caitel della Pieve . Allora

i Reggenti fpedirono Comn-kiflarj per arreiiare nel Domiilio

tutti quelli de' Nove , che avelfero potuto forprendele

, e trenta altri , tra ,quali Fandolfo fetrucci , per non

avere olFervato il confino, vennero dichiarati ribelli, e i

beni loro confiscati * i h ) Stavano in pronto i Fuorufci*

^i per

[ a ] KWt dclib. di Balia del ^. di G'ugno 148^. ^ 5. € 16, fi

legge, che furono reitituite le Terre a Fiorentini , e contratta Lega

con quella RepubUca, e alle delib. del io. Luglio dì detto anno a 2i^.

apparìlce ia L«ga fatta da Sancii col Pontefice . Il Tizio poi , nei Tomo

5. ieri ve n: dtc :tJ.qt4e Jumi lySenenfes mtfer^-^ qui Cajhlla Fiorentini^

rejiitiierent . Ffduf 'Vero cum Florenttnis J^ercujj'um die ^ojierit , quaz

luHoe fiiity i'0,,e Pr^econif y apud Senenfes puOlicè tiuntiatum ejt per

Urbem . Curruf entm cum Dex Faca , ttliifque Virtutthus , cernente

Angdo ^ per Civitulem ducfusejl more folemnt \ Feri(^ indiai


Ann.. 14S3V ST

ti per muoverfi colT armi in verfo lo Stato di Siena) quando

a 16. d' Agoiio ir publicò la Lega tra il Papa , e Sancfiy

ficchè, murando proponimento , i] portarono per occupa-

re Saturnia , e altre Terre di Maremma , ma non fucc^f^d^ndo

loro il dilegno, fi ritirarono in dietro nel Perugii'O.

Cefsati qaeiti Ibfpetti, cominciò in Siena a nal*cerc emulazione

tra Reggenti , e dar cagione di formare una nuora

Setra, compoita di m.oiti , che i Bigi lì facevano addimandare,

coiioro cofpiiavano contro j Ruoxmaiori» e

continuamente tentavano di muovere la plebe, e far novità >

non mancava altro per efeguire T attentato , che taluno

fé ne fufse farro capo, quando i Reggenti > per ovviare

alle novici, fecero carcerare alcuni plebei, e con ciu

Lorenzo de' Rocchi^ queiti , incntre era co* torirehtiailretto

a confefsare , calato nella corda fuora delle finelire del

Poteltà, caduto nel Cortile , vi morì, e i Plebei , parte

impiccatile parte decapitati, e, poca dopo efli, decapitato^

aaco-

Ordine de' Nove , e i nomi de' quali vi fi leggono diftintanieptc

reg ihat! , dipoi, oltre 30. altri venne d'chiarato ribelle M. C"no'

Cinugiii per cagione di non avere oflervaio il confino, e adìcme con'

cifi Pandolfo, come qui nella Storia fi defcrive , e fegui il di 6,

d'Agoièo.A di 22. Agolto 148^. come alle deliberazioni a 19. furono

fcontrinati p^r la Signorìa diverfi Soggetti deir infima , e più vile

Plebaglia, die i loro Antenati mai aveano rifeduto , e da .aiCuni

di quelti annicifi al godimento, ne derivarono molte Famiglie, clic

alcune poi s' illuitrarono con diverfe azioni, e alire avvilite rimafc-

ro tali , quali era T antica loro origine.

Alle medefime delib. di Balìa del ig. di Settembre 1483. a 39.(1

Icggw r ord'-ne dato di fcriverii al Poteftà, e ConiUnità di Mafia,

che tengliino la tenuta , e poifeifo del Ve covado di quella Città,

ad iitanza della Republica , ne lo con'cgnino ad alcuno , fenza licenza

de' Magnifici S'gnori , e della Balia a ó^,

A di 13. Agoto 1483. i^rancei'co , detto Barnefe , decapitato

, Benedetto ai Trectlano Lucchefe , Favolo ui G'ovann. di

Paolo d' anni i.;. anca' eifi decapitati , conforme ii legge nel

regiiUT de' §'.u;tiz!ati , esiliente nella Compagnia della noite, e Nail-

€Ìo di Niccolo di Naddo Colombini decapitato ii 9. ai ciu^no i^^i»


3» Ann. 1483. 1484.

ancora Nai^J.o Colomhini^ fu cagione , che la Setta de"* Bìgf

intieramente fvanl , e M. Alberto Aringhierì Rettore dell*

Opra del Duomo , e 'Brancefco Marretta , che aveano dato

fomento a quella Conventicola , sbigottiti , fé n' uicircno

di Siena, e di tutto lo Stato . ( a ) Nel principio dell'

Agolto deir anno 5 che feguì 1484. fucctfse la Pace, e

Lega trai Veneziani , e Ferrara, nella quale vennero afsegnati

a'Sanefi due mefi di tempo a entrarvi , della quale

erano garanti le prime Potenze d'Italia. Quelta Pace cagionò

ne' Reggenti della Republica non lieve fofpetto, perciocnè

fi dubitava, che V Efercito del Papa, e quello del

Duca di Calabria , ritornando da quella guerra , fofiero

per rimettere in Siena l'Ordine de' Nove, ma la morte

repentina di Papa Sifto IV; che fuccefse a 12. d' AgoitO »

dileguò ogni timore , benché a momenti inforfe nuovo

accidente, poiché il 15. d' Agolto avendo Mattìo Pannili^

ni ferito Marce Lundiicci ^ fi levò in arme la Plebe , fomentata

da alcuni Riformatori , e da altri de' Dodici , e

correndo a cafa di detto Marco , gridando carne, e faccO)

tuo y e altri di lui amici facilmente incorrevano in grave

pericolo , fé Uomini di mezzo non fi fufsero intromeflì , e

altra partita di Plebei fcorrendo per la Campagna , cagionò

alle Cafe , e b.^ni de* Nove confiderabili danni , né qui

finirono le fciagure , perche da' Reggenti fu ordinato, che

tutte le Fortezze colle Tenute de' Teireni de' Nove , fi vendef

fero

^, ,-I^] In guefto tempo di mezzo , oltre molte provifìoni utili , e

giovevoli al piiblicb avanzamento, come farebbono , che ì Corfi

non potelTero Itabilire nello Stato , che Ci piglialfc dal Poteltà la

tenuta 'del '

V^'efco vado di 'Malfa, come fi è detto , che (i agumentalfero

g'^.' provilìonati per guardia della Piazza , ordinazioni per

foitincarj Port' Ercole, e che li fabbricalfe un Fortilizio a S. Giniigi>anclio

vcrfo i confini del Fiorentino, il 9. Maggio 1484. furono

i^iptilatc le condiz'oni, per le quali il Signore ài Piombino venne

raccomandato alla protezione della Republica , delìb. de'rcfpettivi

giorni a iz* 39., e nel' Lib. che fegue, a 9. z6* 78.


Ann. J4S4* ^ ^^

fero, «d il prezzo fi deppfitafsc a iilajaza del Comune

éi Si.ena . ,,\ -

fetta >>

- ':r^'>^-

Eietto Pontefice il Cardinal Gio: Battila Cibo det: MoU,

col nome d' Innocenzio VILI, cagionò a tutta la Cit-

tà un grave fcompiglio ? poiché beniflìmo fi ricordavano

con quanta ingratitudine aveano corriipolto , quando, venuto

legato Apoitolico , s'era induitriato per ledaie , e

ridurre a concordia i Cittadini, ond^ , per evitare ogni

difordine, piocurarono metter pace neli' Univerfale , e nel

pubiico Confìgiio di Popolo convennero, ehc fufsero rimclfé

tra tutti le publiche , e le private ingiurie , legandofi

le parti , per 1' ofservanza, con gravi giuramenti , poco nel-

le pafsate controverse temuti , né mantenuti , vietando il

portare irmc per la Città, tanto di giorno, che di notte ^

ad ognuno. Per il pafsaggio, che fece il Duca di Calabria

nei ritorno di Lombardia , per il Valdarno , fpedirono a

cfso i Sanefi Oratori, il quale, ringraziandoli dell' offerte

che gli fecero , lodò, che nelle pafsate turbolenze fufsero

flati i Gentiluomini prefervati . Spedirono ancora M. An*

drs9Ccio Ghinucci Vsfco'vo di So'vajfa > ( ^ ) ^^ Salimhene

Caiacci , M. Lorenzo Bua,HÌnfegni , e^ il Conte Acchille d' Elei

a rallegrarfi col nuovo Pontefice , co' quali S» Beatitudine

fi querelò leggiermente del fatto de' Nove . { b ) Rimaneva

a Sanefi d'entrare nella Lega delle Potenze Italiane,

onde, a tale eifetto, con pieno mandato , furono fpediti

E M. Wc^

{ a ] Da Cronici di quel tempo fi trova annotato ciTere

andato per uno d^' quattro Anibafciatori al Pontefice M. Andrcoccio

Giiimucci , Vefcovo di Sovana, che fu poi di Grolfcto , ma alle

delib. dv;l z6. Agoito 14^4., a 38. dove apparifce F elezione fegu'ta,

fi leg^e, che fuiie preicelto M. Bartolomeo Sozzini , e pcrca'j

quclto era impedito, il Prepofto Bartolomeo Benvoglienti

[ Z' ] Nel di 23. Settembre 1484. a 48. fu eletta una nuova

Balìa, cniamata dal maggior novero, e compolla ^di^ nove Soggetti,

e il primo di i^ebr;ijo di detto Anno altra Balia in num. di i^.iua

icmprc etcluii da quello Maeih-aio i Soggetti del Nov.c


g4 Ann. 14S5.

Af. Niccolò Rocchi 9l Venezia , M. Orlando Saracini a Mi'»

lano^ e Lonnzo Venturini^ affi eme con Bartalomeo La>fdiiccl

a-1 Rè Etrrants di Macoli ^ e al Duca di Calabria. Nel

principio dell' anno 1485. fi ritruovaronof Reggenti iti

graviriìmc angultic , perche i Fuoi'ufciri , fpallcggiari dal

di Ni? poli , e conceduto loro il Signor Giulio Orjìno

con alcune iquadre di Cavalli , e molte genti , afsoldate da

elfi, co' propr) denari, verioTodi, Perugia , e Orvieto,

iperan^ati dall'' adcreiize , che aveano C ^ ) '" Siena d'

amici , e paranti , entrarono nel Dominio, in Val d' Orcia»

e assaltarono la Terra di S. Quirico , ma ributt.tti da cuci

Terrazzani Ibandarono poco dopo tutte le loro truppe)

perche lenrendo i preparativi dacjanefi, foccorfi da Fioren*

tini eoi loro Generale Ranuccio da Farne fé con 7000. fol-»

dati, non fi riconolcevano valevoli a foiccnere un impeto

così gagliardo. Ne fece di quella mofsa il Pontefice fimulate

doglianze, ma, in verità, dimotrò poi co' fatti, che

forfè n' era confapevole , e fomminiitràya a Fuorufciti foc-

corfi. Non lieve fofpetto recarono ancora alla Città i iocr

corfi, troppo gagliardi , de' Fiorentini di già fpediti, ed

altri, che li fentivarto all' ordine per fpediriT, onde i Gover^

natoli con bella maniera gli licenziarono, e alcuni Plebei,

che liberamente fparlavano , furono cauigati , e a quat-

tordici capi de' ribelli vennero imposte grofse taglie, {io)

S'ag.

[ ^ ] A Libri di Balìa del 9. Maggio I485. a 7^, fi legge —

Exuler intraverunt cum eC


Ann. 748J.

S' aggiugneva a un tal timore jcbc Roberto Sanfe^erino Gfìisrals

della Chieda ^ adunata grofsa mafsa di gente d'arme,

era con pochi Cavalli pattato per Siena, ritornando da

Ferrara , e inviandoli a Roma , onde i Fuoruiciti , còl

tavorc del Pontefice, poco amico de' Reggenti, potevano

qaaa ij di un Fra-

venire iOi.cenutì a ritornare alla-Pitria ^

te di S. Francelco a 29. Novembre venne fjo/erto un trattato,

concertato di rimettere i Nfjve , allegando i congiurati

non poter più lopportare l'infolenza di quelli , che

tutto giorno commettevano ladroneggi, e airaflìn^menti ,

e dalla giuiaJa ne rimanevano impuniti , ma il trattato

icoverto andò a finire colla morte d alcuni, e altri in graa

novero euliati , e confinati . I Reggeilti medefimi , pieni >

gli uni contro degli altri , d'invidia , vennero a divifioni ,

e fé non gli fermava il timore delle lorze etterne , già pronte

> e non molto lontane dallo Stato loro, cornee noto per

E 2

tante

Il 12. di Magg'o fu ftabilito, che fi pcrfegu'tafTero eolie genti

de' Fiorentini, e colle proprie i ribelli fino a contini della Cuiela,

e di poi 1' ajuti de' Fiorentini fi licenzialfero . Delib. a 78. e nel

niedemno giorno fu dcft'nato ancora , che Lorenzo d* Antonio

Venturini andalTe Ambalciatore al Pontefice , pregandolo a non

interel&rfi nell' affare de' Fuoruiciti. Il di 14. del lliddetto Me-

di Maggio I4


^6 Ann \ 14S5;

tante Storie di quei tempi , fi farebbe certamente venuto

alle mani . In mezzo a tali fofpetti gli umori agirati dalle

due Sette, fi venivano temprando in maniera , che a peggio

non n traicorreva : Di quelte Sette , Ja maggiore , e più

potente era chiamata de' Bìribattì -^ che vale a dire Uomini

fenza ragione, inquieti, r^^paci dell' altrui , e languinarj ,

de' quali erano capi alcuni Popolari , e con effi andava

quafi tutta la Plebe ; Dell'altra Setta erano capi altri Popolari,

e a inedefuTii aderivano i Rirbrmatori, e Dodicini

Non potevano a lungo contenere di non fare ftrepito , e

dimandare ciafcuno 1' efecuzione dell'intento , fino allora

tenuto nafcoito , onde trafcorrendo armati a Cavallo, e ma-^

fchcrati , perciochè era Carnevale , circa un cento di

Popolari dimandarono, e otténero dal Senato, che nel Supremo

Macerato della Signorìa il Popolo participaife per

la metà , e in tutti gii altri officj per tre quinti , e furono

ordinari due BoiToli ^ { a ) uno nominato del primo Po*

polo, dove fi racchi ufero con quella proporzione tutt' i

Popolari, r altro del fecondo Popolo , dove ripofero per

i due quinti i Riformatori , i Dodici , e i Gentiluomini

Una tale così eforbitante participazione , accordata a Popolari

, cagionò ne' Riformatori motivo di tramare nuove

turbolenze , perchè riconofcendo elTere a efll la loia feita

parte .degli onori rimalta , non potevano fofFrìre così ecceffiva

diminuzione , e fé non fopragiugneva una fiera peiHlenza

[ /z ] L' Allegretti , accurato Cronica , lafciò fcr'tto =! A di

9. di Marzo nacque infra quegli del Reggimento difcordia , e

fa, perchè alla tratta delle Poteftarìc furono tratti 22. Riformatori

5 e tre foli del Monte del Popolo , in modo che i Popola*

ri fi sdegnarono, e poco mancò, che non fi prcfe 1' arme, e

rimafero d' accordo di chiamare dieci Cittadini per rivedere, e

raccomodare tutt' i Bofsoli in quello modo, che il Popolo avcffe

tre qu'nti , e i Riformatori, e i Gentiluomini due quinti,

eccettuata h Signoria , che dovrà eifere comporta per la meti

dc^ii uni « e 1' altra irnvi à'^^à altri :=i


Ann. i4?jr. i48^« 37

lenza, che coftrinfe la maggior parte de* Cittadini a ritirarfi

alle Ville , fi farebbe fenza dubbio proceduto più

oltre .

i a ) Durando negli animi de' Sanefi la rtefla di-

fpofizione, a cofe nuove, a 27. di Marzo 1485. fidubitava

da molti , fé fi doveffe co' Fiorentini rimuovere la Lega,

perciochè pochi giorni prima { è> ) M. Alberto Jrhighteri

Ti* era andato Ambafciatore a difciorla , non parendo a molti

decorofo reitar collegati co' nemici del Papa . Già s' intendeva,

che i Fiorentini per tale disdetta erano non poco

fdegnati , ed in Siena per fciorre V amicizia con quella

Republica era uno de' capi Gio'vanni Cecchhii , Uomo fediziofo

, che difcendcnte da vii Contadino da Vignano, divenuto

Notajo , s' era colla gente bafla acquiitato molto

credito , queiti , credcndofi accrefcer feguaci al di lui par-

tito, fcoverfe, che le Terre erano Itate a Fiorentini relti-

tuite

'

f /r

Mefe di

] Il mede/imo Allegretti « Di queft* Anno 148*5; e del

Giugno cominciò in Siena morìa, che ammalofìene aliai,

ben de' Poveri, che Ricchi , in modo che chi fi potè partire,

andò in Villa, e i Fiorentini, che erano in Siena, al lor Paefs,

e la Città rimafe quafi vota,

Contado per guardare la Città

e bifognò provedere

di Siena

a fanti del

( ^ ) Il titolo di Miflere , fra laici , fi dava folo a Cavalieri

, Giudici, e Dottori di Li^ggc , I Sanefi dicono Mijjere ^

e i Fiorentini Mefjere^ la voce dei Sanefi è di migliore itrmonìa

, e s' accorda più coli' analogia. Ser Giovanni Cecchini ftì

Figliuolo di Niccolò d' altro Scr Giovanni , che lifedè nel Supremo

Maellrato la prima volta nel 141^. per Gennajo , e Febbrajo

e quelli nacque da Niccolò di Cecchino da Vignano, 1*

ultimo Scr Giovanni, del quale ù parla nella Storia, ebbe più

Fratelli, e, tra gli altri, Girolamo, ad quale, dice T Allegret-

ti, che cflcndo nel 1485. Poteflà della Terra d' lichia, e per i

di lui cattivi portamenti facendo quegli Uomini riccrfo , per

mezzo de' loro Ambafciadori , alla Republica. Scr Giovanni, pigliando

le parti del Fratello, occife il di 17. d' Aprile uno d'

elTì Ambafciadori , e benché un tal misfatto difpiacclìe a tutta

la Città, non fu nondimeno punito, perchè era uno de' Capi

de Popolari .


3^ . Ann. 14??^.

tutte per baratterìa , e clie i n^edefmi , per ricuperarle , aveano

sbur/ati a l:'ra:icefco Senjerhi, hgnalomeo Sozz/ri , e

Lorenx-é Venturini ^oco. Fioiini d' oro .

\^ a ) tmì itfofi

paieie, che ancora il nicdefiniG Cecchino de' detti dcriri ne

avca participaio, la

due RepublKhe alla

ccik fi

P?ce .

cuietò, e ù venne tra le dette

Si iparicio in quel ttrpo diverfe voci delT ira Divina,

prclìima a caicigaie i'iici'iao vivere de' SaneO, n^a i Pvtg-

^tnti iidendofi óì ibrjigliahii giudizj , procedevano d* errore

in exTore , peiciocl è i Lr,\yatti , e M. Criftofa^zo dì

Cuidoccio di Gioniu 1 Capo loio , intendendo, che M.Fran*

csfco ^e^erini a Monùnaoli , dove s* era per la Pel e rifu*

giato , colle geneiolc maniere di fplcndido trattairento ,

andava acquietando credito, e feguito , s'unirono co' Eigiy

avendoli Iperanzati, che gli amr^oniti , e confinati di quella

parte farebbero richiamati al Reggimento, e credev/ano

con tale arte poter guadagnare pjr la letta loro 1* autorità

della Rcpubiica . Era Capitano di Popolo M. Sa^viua

Sauim\ uno degli emuli àS Birihatti ^ì\ quale alcoltaiido >

che in gran nDvero i pjpDÌiri s' eranj u iti per venir quella

notte in Siena, cercò d'ottenere in fuo potere le chiavi

tutte delle Porte della Cittì , e gli forti acquiitare quelle

del Terzo di Città, e del Terzo di S. Martino , ma Andrea

Andreucci , che era Gonfaloniere di CamoUìa , negando

quelle, che elio avea in confegna, riipofe , che a onore

della Republica fapea confervarle , e dar conto , occorenào

, del di lui offijio . Q^ieMa refoluzione del Capitano di

Popolo, prefa da e.fo , fa:ilmente a buon fine, melfc i 5/rib^tti

in lofpetto maggiore > temendo di trattatone' nemici

Icio j

[ a ] \\ Cantoni nella di lui Cronaca pone aver rccvuti ì

denari di' Fiorencini i lo^g^'^ti qui nella Storia descritti , ma

r Alles;i>;tii non vi d»f'cr' /e Bartaloraeo Sozz'ni , e dice eflere

i ("cruenti — Lorenzo d Antonio di Ser Lorenz») ^ [ che era de*

Veniur'ni ] Fr4ni:eji§ di KiccoLò Beverini y M* Kni;to ^ e Ber Cto-

ifunui Cec{,bini •


Ann. i45(?. ip

loro , de cuali, uno era M, Sa'vino , {ìcc?.è» intefisi interne >

lunedì niattina a 18. dì Settembre per ia Pena Ovile , e

pei quella di .CamoHìa , cl)C gli furono aprite , entiarono

fecero da Montccciiio veaire M. Cnjlo*

dd Hmdo di Ser Mì^

ìioccio^ e da gran novero di Popolari, u poitò in Piazza,

dove poco dopo cli'endo itato avvifato di cuci progrcflì,

(/eie in biena -

fan^ clic ieguitato da Mattìo Tantidini ,

comparve co* Tuoi , ma

difaimato, Francefco Se^srìjii . Quivi

tra poco levatoi; il rumore, e vedendofi il S?u?r:Jii di novero

aifai inferiore, fi ritirò con alquanti de' Tuoi, e par-

tito'! fubito di Siena , Te n' andò nel Dominio Fiorentino .

Ri mail i Birìhatti fuperiori , e fegaitanJo il rumore per

la C'Ita contro i loro nemici , follevarono la Plebe , e ritornando

in Piazza armati , ottennero una Balìa di 27. Popolari

.tutti di , quella Setta , ( M i quali in latti dichialarono

ribelli il Seuerini^ e molti altri. Si fparfe allora,

arte, una voce, che i Fiorentini armati, e n numerofe truppe,

fulfero per venire in focorfo dt' Seu^rini^ il timore de*

quali» Wj^ionò , che tutti quelli, che fiiitrovavano {^c) perle

\ il-

[ tf

] L' Allegretti nella decnz'on? del fatto de*

così la ciò fcritt^ '^ A dì 18. Settembre 1481 torno

Bir'battl»

in S ena

Mittio Pannilini, G'onta di Jacoiuo di Gionta , e M. Favolo di

Gajrardo, Cii:^ ila /ano fuora per cagione della Pcft^i, e la mattina

fa pi'-.') ivli) di

del Polla Pad-Hajo,

•Jioi-^o Ct!zola)o,

Saccuino Djnzedo

AL'fìQindro Gl^ilM

di Y^aIclzzo^-W^^^o

Fratello

del Primaticcio,

I ^uali era:i3 amici di Franc^fco Se/e'rini, e So/.z"no

fuo Fratello, e a ore 22. furono publicati tiut'. ribelli, e anco

tutt' ì Sederini, eia loro roDa in comune, eccetto la dote del-

le loro Donne r:

[ /? ] La Balia in num di 27. tutta di Popolari , dice l' Allegretti

, Cile fu eietta per di.tribuzione de' Terzi, alla ragione

di no /e per ciascuno .

[ t ] P(;r io petto, che

' Fiorentini fulTcro per ajutarc i Fuo-

ru^'citi , e per fraiiornare tali foccor:i , [ leggen nelle Delib. di

B^iia j ìa ,>jd:t) il 5. d' Ottobre a i:'ircnze M. Alberto Aring.ieri

p-r ric;.rdirc a quella Republica i capitoli delia le^a, cac

Vieuvaao inirumetterli in un conumile alTare .


4^ Ann. t^^S^

Ville circonvicine a caufa della pcftc, come s'è detto , fretto*

lofamente ne vennero a Siena, e j /J;>i^/?^/-/, prevalendofì dell'

occafionc , arreicarono alcuni de' Riformatori > tra quali Af,

Lorejizo Bnonirifegjzi ^ e altri di quella Famiglia, Trance fca

Gabbrielli , e Lorenzo Venturini con Alejfandrò , e Camillo

di lui Figliuoli. Parendo di poi , che il teimine della nuo»

va Balìa reitaife a0ai breve a tenore della fmifurata voglia

^\ comandare , che vegliava ne* Popolari , e di voler tutti

participare, fcrive l'Allegretti , che il 19. Novembre fu

per Configlio Itabiiito di confermare la Balìa per fette Anni,

tutta di Popolari 5 e palliti fei mcfi fé n'aggiugnellcro della

medefima fazzionc dieci altri. Di quefta Balìa fi moilero a

grave fdegno i Riformatori , e i Dodicini , perciochè conofcevano

, che i Popolari , non contenti de' tre quinti 5 vo-^

levano ufurparfi , e arrogarfi a fé 1' intiero governò della

Republica 5 la qual cola, per diverfi rifpetti , difpiaceva

ancora a molti Popolari della Setta contraria . Era Làren-

0.0 Venturini uno di quei Popolari , che nel 1480. fu cacciato

co' Riformatori , ficchè ritornato , ritrovando^ quafi fempre

di Balìa , in fatti , e in detti , fi dimoiirò nemico de'

Nove, il quale arieitato, e, co' tormenti, agretto a confeffare,

fvelò , che da Fiorentini 5 in tre volte, avea 1000.

ducati ricevuti per favorire la leitituzione delle Terre loiO,

;iccusò complici Francefco Sf'verini ^ e Gio^vanni Cecchini -^ e.

dcpofe aver congiurato con molti de* Riformatori , e de*

Dodici , ajutati da Fiorentini , d' occidcre M, Crijlofano

di Olii doccia' con m.olti de' fuoi feguaci , e per quello a 9.

d' Ottobre'flt pie del Palazzo gli fu mozzata la Tefta . (^)

Decapitato 'iy^py/Z'O, gli altri prigioni furono liberati, e in

compagnia di 50; parte de' Riformatori , e parte de' Dodici ,

e alqui*nti Popolari) furono dalla Balìa ammoniti, e mandati

a

[ (t ] La decapitazione di Lorenz;? d' Antonio Vcntarini è

attribuita ( lo fcrive 1' Allegretti ] alla nemìcizia, che avea con

M. Crillofano, e Mattìo Pannilini , e lora feguaci j per la maggioranza,

cne tra eifi fi contralUva


Ann. i4S


} 4i Ann. i^S6. 1487.

pochi quello, che era con tutt*i Cittadini comune, gli di^loglieva

da quel pernierò. Finalmente, previdendo il timore,

deliberarono, che tutt' i Popohiri , o banditi, o ribelli, ò

confinati, rimanendo però ammoniti, ritornaifero a lipa-

triare , e ioli da quel Dvjcrjto iuioiio eccettuati i Figliuoli

di M, Niccolo Se^criv/ s e quegli di Lorenzo Veu^

t urini . Ritornati molti alla Citta, cominciaiono fegretamente

a trattare con alcuni Riformatori , e con alcuni

Popolari, de' quali molti erano ammoniti, che, per

quiete univerfale, farebbe tornato bene, fé tutti fuiiero

l:ati al Reggimento rimeffi . Quella pratica, d' uno in

un* altro allargandofi , cominciò a eiler p.ilel'e a tutti ,

ficchè , apertamente trattandofi, fi riduiTe a manifcita gaia,

altri volendo 5 altri negando, bialìmando quelli, e

lodando quegli , che gli ammoniti tornaflero alla parte

del Governo publico . In mezzo a tante turbolenze alcu^

ni Uomini da bene, e d^ld^rol del quieto vivere, meffero

in campo quello , che ragionevolmente ciaicuno dovea

bramare, cioè una pace univerl'ak, colla quale le.

membra della Republica, ormai da tante fedizioni lacerate,

venilFero a riunirfi \\\ un corpo iiabile, che ab^

bracciale i Nove, e tutti gii Ordini de' Cittadini . Que-

fio penderò, non folamente fu ricevuto ne' privati ragionamenti

, ma portato nel Collegio di Balìa , fu meilo

in pratica, ed in confujta : QLiegli del Collegio, imbrat-

tati del fangue, e arricchiti colla roba de' Nove, conìtradicevano

, biasimando quel difegno, altro r\^òn eiiere

il richiamare i Nove, che fomentare gli icandali , pcrciochè

i Nove ilari. perfeguitati nella vira, n:lie facoltà,

coli' efilj , e colla morte, non erano, come nobili, e ge-

li erofì , per dimenticare queir ingiurie, tanto più gravi,

CjUanro venivano da perfoue , nioito più baifetii loro,

.laonde in luogo ^\ perdonare, andartbbero llmpre mac-

ciiiìiando la vendetta, dalla quale farebbero a dann(^ pu-.

blico nati femore rumori pericolofi . Finalmente contro;

li ritOLJio de' r^ove lì oilinarono M. Criflofano di Cuuhicfit>jt

e i di lui Nipoti MM^ìa ^ e M^na Va-'inilirii , Bibulo t

e Bar-


Ann. 1487. 4i

e Bartalowcò ^ì Ser Mlnoccio , Domenico , e Irance[c9 Mìglioritti

y Aleffandro Daitici e ^ e Girolamo Martini^ {a) li qua-

Ser Giouanni Cecchini\ [ una volta fcordatofi d' elisir

fomentatore delle fedizioni ] e alcuni altri , de' quali

nondimeno correva opinione , che in palefe dimoftrallero

defidtrarla , per compiacere al Cardinale, ma però chiedevano,

che dalla pace rimanedero eiclufe le Famiglie

più offele , che erano i Billanti ^ Fetrtnci ^ Vlacidi , e

Marzi per T Ordine de' Nove ,

e tra Popolari i Veutn^

vini , e i Sederini , e de' Riformatori alcuni de' Buonin-

[egjii . Quelte eccezioni erano rigettate da' buoni Citta-

dini > che defìderavano la pace, e la quiete di tutto il

corpo della Città, e da quella parte, colla quale s' accordava

la Plebe , che non avendo più Cafe da faccheg-

giare, e avendo del mal tolto fatto poco capitale, deii-

F 2 derava

[ a ] V Ordine de' Nove, con tutta gluftizia',' in qnefto

:empo potea doiuundarl'i Nobile , benchì; compolto nella prima,

)rig!ne di Famiglie di Popolo di mezzo, e di Mercanti , Dotori,

e Notaj , come nello Statuto del 13 io. fi legge, la maggior

parte delle quali Famiglie però avea participato degli onori

supremi, prima co' Grandi, e unitamente foltcnutonc il Conlb-

ato., di poi co' 24. nel 1233., co' ^6. nel 1270. co' 15. nel

i2ÌÌo., e finalmente col novero, e nome di Nove dal 11H6. (ino

il ig)). ed erano di giù divenuti così potenti , che colT unione

ielle ricchezze, poifcdevano ancora Terre, Caltella , e Ville, di

illaniera che i Grandi tenuti lontani, fino allora-, dall' ammini-

trazionc del. Governo, i Nove, come fuperiori di forze, e di fa-

;aità, formavano un corpo Nobile, non meno ragguardevole de'

I)randi, e- luperiore a' Dodieini , Riformuori , e Popolari. Il Tomnau

parla con troppa par/ialità de' Njvc'chi, e il Malavo'ti dj'

Npbiii , ma li. verità e , con. e qui ij dclcrivc ,. tratta da Libri

publi^i .

s


44^

Ann. 14I57,

derava veder la Città ripiena di Cittadini potenti , da*

quali ciafcuno , nel proprio efercizio affaticandod , utile »

e commodo poteffe cavarne. In mezzo a queile difficoltà,

pcnfarono i Fuorufciti di farfi ftrada al ritorno coli* ar«

me, e a tal fine diedero in Siena coli* amici, e parenti

loro di

tato , e

diverfi Ordini , ò Monti ,

cominciarono i Se^erÌ7ii

principio a certo trat-

con molti de* Nove a

congregarli

fcrivendo a

a Staggia ,

Napoli, a

ricevuti da Vado Salletti ,

Roma, e in altre parti d'

quindi

Italia,

richiamarono gli altri Fuorufciti , acciò congiungendo tutti

infieme le forze, diveniifero più potenti, e maggiori.

Jn Siena quelH andamenti de' Fuorufciti rifaputi, non

erano riputati di molto momento , ò variamente fé ne

parlava j ma conchiudevano i Reggenti , che i Nove non

lufsero per fidarfi de' Sederini , ne quefti di quegli , perciochè

erano ftati de' più perverfi nemici in quella cacciata

j e alcuni di loro s' erano ritruovati a gettare dalle

fineflre Biagio Turchi -^ e quegl' altri . Giunti finalmen*.

te a quel tempo, nel quale la Divina bontà volea libe*

lar Siena dalla sfrenata licenza di gente vile, e non atta

a governare, inefperta negli affari di Stato, e a nuli' altro

valevole , che , colla forza , e colla tirannìa , foyerchiare

i meritevoli, e conculcare le leggi Divine, e urna*

ne , ora colla morte dcgl' innocenti , ora coli' acquifto

ò per meglio dire , ufurpamenro degli averi de' più facoU

tofi , fi faceva lecito ciò, che le aggradiva, e non quello,

che con giulbzia dovea . Vedremo col ritorno de'

Nove , per lunga ferie di Secoli affucfatti , e refi efperti

neir anminiiirazione de' publici affari , incaminarfi i negozj

più gravi con diverfa , e più prudente maniera politica

, e reitituita la Republica più rifpettevole alle potenze

ftranicre , e più vantaggiofa nella riputazione , e

avanzamento de' proprj Cittadini. QueÙa dunque è quell'

epoca , alia quale defiderando pervenire , mi fu neceffario,

prima di giugnervi , dare a dimoitrare una fuccinta

dcfcrizione , fecondo le contingenze de' tempi, e una

giuda idea delle fazioni > e de' Monti, che aveano te-

liuto


Ann. 14S7. 4j

nuto Siena lungamente deprefTai cagioni cffTcacifllme, per

le quali inforfero i maggiori impedimenti per giugnere

alla fovranità della Tofcana , conforme ne' tempi fcorfi

ne avca avute [ come è noto per le Storie ] opportune

occafioni , e furono di poi motivi fortiflìmi per condurli

fotto la foggezione . Col ritorno adunque dell* Ordine

de' Nove ^ { a- ) conforme per il paffato , quando per

lungo tratto confcrvò T amminiftrazione del governo*

accrebbe la magnificenza della Città nelle ricchezze) nel-

le fabbriche , nel commercio , e nella mercatura > nella

moltiplicitk degli abitatori , e nel rifpetto maggiore prefso

i Popoli vicini, e remoti, così colla defcrizione del fuddetto

ritorno , vedremo ade/To 1' inalzamento di FaftdolfQ

Vttrucci^ e nel feguito della Storia fcorgeremo le di lui

maflìme , e fentimenti , benché inclinati allo

àÀ fe , e de' proprj Figliuoli, non difgiunti

itabilimcnto

però da uno

Splendore diilinto , col quale poteffe tra le Republiche

più potenti , e

quella di Siena .

meglio regolate d' Italia parragonarfi

,

La faviezza d' un tal Uomo nel regolar/i,

r accortezza nel maneggiare, V amicizie, e aderenze

procacciatefi , T affetto , e l** amore degli amici, e

il timore dei di lui Nemici, che non ardivano palefarfi,

recarono foggezione a più Potenze, e benché diverfe fiate

a di lui danni congiuralfero, e ne muovelfero V armi,

nondimeno potè egli fchermire i colpi , e accumulare

groffi fondi di ftabili , tefori di non lieve confiderazio*

ne , ingrandire i Figliuoli , e morire , fé non Principe

affoluto , perchè forfè non volle con tal titolo collerna-

re i proprj Cittadini , non alfuefatti a fopportare la

Monarchia, almeno colla Suprema poteilù in mano, e

nella propria Cafa , efempio veramente raro , che a po'chi

[ /r ] Ritorno de' Nove Fuonifcitì alla Patria , defcritto di

Criftofano Cantoni, Allegretto Allegretti , Sigiliiiondo Tizio, e

da. moki altri contemporanei , da qucfto ^'cmpo in avvenire la

Storia d«IU vita ^i Pundulfo prende U fua cpoc4.


4^^ Ann. 1487.

chi altri Tiranni , ò Signori d* altre Repubiiche foggiogate,

Zìa giammai accaduto. Veniamo dunque alla de- .

jcrizione^ della maniera, che adoprò eflb, e gli altri

della di lui l'azzione per ritornare alla Patria , e al pof-

Cedimento degli onori , e feguiremo di poi a defcrivere 1*

altre operazioni , che ne fuccederono dopo . perciocché tutto

ciò , che di profittevole , e decorofo alla Rcpublicà

accadde, alla lavia, e delira condotta di Tandolfo meritamente

fi può attribuire .

Corrpoue da' Nove le cofe loro , e determinato il

tempo d' intraprendere 1' imprela per ritornare alla Fatua

, ia fera del 20. di Luglio 1487. mollerò da Staggia

con alquanti Cavalli , e cento Fanti del Contado di Firenze

, guidati dal Capitan Brufco da Verona^ il camino

loro tu fuora di lìrada , acciò 1 Nemici di Siena non

avellerò fcntore di quel moyim.ento , nel quale ebbero

per guida un Lavoratore di Vaolo ^al'vetti


Ann. 1487.

gamente coli' arme in dolTo , e tenute le guardie alle

Porte j e in più luoghi, di fovente , intefo dulie spie»

mandate fuora , che non s* aicoltava in luogo alcuno

rumore di genti , depoito il fofpetto > fé n* andarono t

disarmare , e a ripoiaie . I Fuorufciti dunque venuti avanti,

fuir alba, arrivarono alla Porta Fonteblanda . Gii

tutti nella Citta dormivano , llanclii dalle vigilie delle

pafTate notti, ficchè poterono, fenza elTer Tentiti, accoiìarfi

a quella parte di mura, che vien dietro il Convento

delle Suore Ingiefuate di Vallepiatta . In quel luogo

da Giovanni di Jai:omo Spinelli , da Giorgio Arrigucci ,

e da Antonio di Gregorio , tutti de' Riformatori , gli fu

fomminiitrata una Icala, per la quale intrepidamente falirono

, e prima d' ogn* altro Vandolfo

come giovine animoib , e corraggiofo

Vetrucci )

d' Anni

( a

g(5:

)

e

con eiTo fcguirono Fa-volo Sal'vetti >> e Francefco Sederini ^

e dopo queùi Maefiro Lmio Bellanti , e Camillo Venturi^

ni ^ Seguitati da alcuni foldati , e altri Fuoruiciti in novero

di 30. Qì^iindi fcefi dentro, coriero impetuofamente

alla Porta iuddetta di Fonteblanda, e fatte prigioniere

le guardie, ( eh;.-, volendo fare ftrepito, e giidare,

le percoifcro ) fcaiìarono la Porta , e a tutt' i Compa-

gni apiiroiìo il pafso ; Sterono di poi alquanto fofpefì ,

ie dovelfero procedere avanti , perciochè i Soldati , che

a p2rraafi.:>n: d:' FuDruiciti , aveano fperato truovare

ìì\ ajuto dentro alla Citta quegli della fazione , non (f^^ntendo

muovere alcuno, e per ciTere in poco noveio , necravano


[ a. ] Pandolfo à:i tirrti gli Scrittori è reputato il Capo de*

ru^ruiciii, il pili animoib, e incrapr.ndente , e col fatto di la-

V.t primo le mura, d;mo:h-:>> e diecic i primi faggi della fupcrJo-

r'ta, ciìt* fopra gW altri dovea acqaiiì:arc.

In a/vcQ're dagli Scrittori Fiorentini, e da altri d' rJtre K.i-

zloni , q'undo li pu.-ia d;;' S.meii , viene fcritto , il più delle vo!i,',

n^ì i b:injù, ò i Governatcri della ilepublica, ma Pandol-

fo fecj, Paadolia difse oc e.

^

47


4?

'"

Ann. 1487.

^.'tvano inoltrare j duKtan^O) che il Popolo, tumultuando,

^li faceffe tutti morire. Ma i Fuorusciti facevano

animo a Soldati , « dimoitravano la parte a favor loro

fion muoverfi , perciochè non faceva bifogno, non ufcendo

i nemici a combattere, né efsendo da alcuni, ò con*

tramati , ò impediti . In quella var-ietà di pareri quei tre

Riformatori , che aveano apprelfate le fcaie , temendo

àeW infelice fucceflb del fatto , ufciti per la Porta , e

r iratifi a Montecchio, non prima ritornarono alia Cit-

t 5 che avellerò intefo V efito fortunato dell' imprefa •

{ a ) Finalmc^ire rifoluti tutti, e concordi, lafciata una

(Squadra alla guardia della Porta, acciò in ogni cafo gli

rananeffe fìcura la ritirata, gli altri faliti per la coita .4

ài Fonteblanda, da Bottcgaj , efciti fuora al mormorio *

armati , [ come il volgo è vago per natura di cofe nuo*

ve ] furono janimofameiite feguitati . Pervenuti alla Croce

del Travaglio, e divifi in due fquadre , quella di mipior

novero, fi voltò per la ftrada di Camollìa, gridando

Fopolo , e Nonj^ , Libertà , e Face , né truovando chi le

eontrafìalTe il pafso, ritornò indietro per la ftrada di S.

Martino , fempre gridando colle medefime voci ; Da

quelle animati più Popolari , e Riformatori, armati, s'

accompagnarono con eflì , tra quali alcuni de' Donati ,

de' Marretti ^ de' Fongaj ^ e molti altri. Dell* altra fqua*

dra j che era ja più numcrpfa , fi fece capo Camillo Ven-»

turini >

( ^ ) Paolo Giovio nella vit* , fuccintamente defcritta , del

Petiucci, racconta il prefcnte fatto colle appreflb precife parole

[ credo più opportuno, per migliore intelligenza d' ognuno,

fcrvirmi della vcrlìone del Domenici ] — Avendo meflo iniìeme

non più, che 500. Uomini della fua fazione, aflaltò di notte la

Città , e colle fca.le fubito paliate le mura , e rotta la Porta

prcfc la Città, e il Palazzo, e cacciò gli avvcrfarj dalla Terra,

lalcnè coloro, i quali poco dianzi erano Fuoruiciti, governarono

la^Città, e tutti i Cittadini} in ogni deliberazione del Scnal^j,

oifervarono i cenni loro -»


Ann. 1487.

tur ini') che correndo per il TerzcJ di Citrìi , non prima fi

fermò, che giunfc al Palazzo di S. Marta, { a ) ?l\ prefente

abitato dalie Monache di S. Maria Maddalena , ove

dimorava M. Criflofano di Guidoccio , e chiamatolo, 1' affrettarono

a efcir fuora , fotto pretefto , che i Fuorufci-

ti fulfero alla Porta Camollìa con numerofe truppe ar-

rivati . Il fatto era credibile per il fofpetto , e per le

notizie , che il giorno precedente erano venute alla Città

5 fìcchè egli , come capo de' Birihatti , balzò toflo di

Cala per provedere alle bifogna di quello fiato , ma nel

fortire , non eifendo bea chiaro il giorno , tu da Camillo

Venturini , in vendetta della morte di Lorenzo fuo Padre

, fubbito trucidato.

A quelto xumoxG Eindo di Ser Minoccio^Gnidoccio Gionti

con molti fcguaci, s'

e i Figliuoli di Martino Martini .>

erano armati in Camporegio ,

G

( ^ ) e in novero di

40.

circa

in

( rz ) S. Marta era un Palazzo vicino alla Porta Tufi d' antico

padronato de' Padri Agoftuiiani , dove Donufdci Vclcovo di

Siena fondò un' Ofpizio per ricovero de' Sacerdoti Viandanti,

comprato poi dalla Republica , fervi fempre per ricettarvi i Principi

, e gran Signori, fino a tanto, che demolito li Convento

delle Monache di S. Maria Maddalena, che era fuori della fudd,

Porta nel 152Ó. , vi furono efìe collocate.

-

[ ^ ] CamporcSio ftrada

rivò dal Rè Arrigo, poiché,

in Siena, la cui denominazione de-

come s' oiferva in un' antico Cartulario,

efidentc nell' Opera del Duomo, all' ultimo


5© Alili. 14S7.

.)ó. in fretta s' mcammavan^ verfo la Piazza > do/e aveano

udito effere i Fu^rufjiti, quando, alla Piazza To1o:tijì,

fattili loro incontro 'f. C}:rf)lct^n) , e A-tto-t Biagio Tolìmfi

gli diflero, no» insltrats ^iU il catn'r-io ^ percb) fdy'it(f t^if"

tt trucidati 't

^erciochì

in Fiaz,za ^'ìno mUti a*'^nati ^ che

hantio avwazzato M. Crìflofano , e altri ; Coloro , prestando

fede alle parole di quei due Gcntiluom'ni , dette, non

fi sa , fé ad arte i ò per cafo , taciti , ti ritirarono: ma

alcuni, fui timore di ciò, che farebbe avvenuto, partirono

ancor di Si.ni . Vi fu opinione , cl'^e fé Bindo , co*

Compagni, fi fuife con lotto in Piazza, dai Fuorufciti , fi

farebbe corfo grave pericolo , perciochè non era a quell*

ora Camillo Vent inni ^q,o\ i fegUaci , ritornato a unirli.

co' fuoi , ma venutivi poco dopo, e queiti, e quegli, che

erano rimaili alla guardia di Fontcblanda , che intefa la

profperità del fucceifo , vollero ritruovarfi con tutti, s'

unirono infieme , e , volendo impadronirfi del public© Palazzo,

truovarono ferrata la Porta j perciochè Mattia Tan^

nilini Capitano di Popolo , intefa la venuta > e i profperi

fuecefli de* Fuorufciti , T avea ferrata , e armato , e

proveduto di commeftibili , s' era ritirato , colle chiavi,

nella Torre, e quivi fattofi forte , con poca prudenza ,

perciochè ben potea efcire ài Palazzo , prima che i Fuorufciti

arrivàlfero in piazza , ma avvertito da piiì Tavo-

lacci i

fatto da Arrigo , diede il noras a dui; luoghi , cioè a Campc>

PvCgio , dove prefentemente evvi il Convento di S. Domenico ,

nel qua! luogo \\ dovette accampare Arrigo , quando scmiz

contro Siena, e a due ftradc , che fi chiamano Stalloreggì di den-

tro, e Scalloreggi di fuora, ( al prel'cnLe dette delie due Porte, e

del Laterino) così nominate dall'abitazione, che vi i'>:.z


Ann, 1487. 51

laccini , ( a ) che, fé la porta del Palazzo non s' apriiTe,

farebbe nata bruciata, glie la con legnò . Così a 22. di

Luglio 1487., in Domenica, 1' Ordine de* Nove , ajutato ,

e tavoiito da' Fuorufciti dei Popolo, e de' Riformatori ,

ritornò, dopo aver loffciti per più anni infoffribiii difa-

itri , a ripatriare . { b) Ritornati in biena i Cittadini deli'

Ordi-

G 2

[ ^ ] Tavolacc^no voce Tofcana j ammeffa dalla Crufca , che

{ìgnitìca Servo de' Mag'ftrati , ò raccoglitore pel novero delle fave

, pigliate in mano, da votanti ne' Consìgli, in latino Acccnfus

In Siena per antica conluetudine ii ulano i Lupini , e di color

bianco, e nero, efprimenti la Balzana, che è l'Arme di tutto il

Comune d" effa Città .

( ^ ) S^gilmondo Tizio nella di lui Storia inedita, all' anno

1487. Tom. V^I , Crifiofano Cantoni , e Allegretto Allegretti ,

ftampato nella raccolta delli Scrittori Italiani lacccrtano tutto il

narrato fuccellb , liccome gli antecedenti , e pofter-'cri , e perchè

non iàrà di Icaro al Lettore a.'coltare una più diitinta descrizione

della maniera , colla quale principiò Pandolfo a ingrandirli fcpra

gli altri Cittadini , voglio qui rapportare le parole precilè

riferite dal Tizio nel luogo fopracitato. — Tamen^ fiu Ltfo tpjo

voknte ^ ftu f^tts tmyellenttbus ^ feu nuiuni ipfii ^ qute ceeterif ^roSf^f-

fe"* bominihus fuadcre ijtdttur , feu homtne tn auducium frorun:pente

y ac fé ad uegocm ingerente^ Fandulj^hus^ Burtholomoet Fctrucctus^

Vtr bonis fortunte non dtt.ttus , Ittens mdlis confperjui , unus ex

^// , , (7«/ , revt^rtt^H'ihus Hj*iairits .^ ììieenia confcendtrat ^ amios notidiim

qu.tttior , ac trtgtni'i tutus , ^rmius ad omnia negocia publica inter

alios fa tngererii videbatur , frimum fé fu^er alios excrcrc ^ ungere

, atque e'^tollere fponte curahat , Jiltntibus cceteris , ac ta>ii-

q'iam j ccelo adiuiuf^ tn dies extollendus tveht ad fuììitì^tim , Ctvibus

et mul.um tribuentthus ^ deferenttbufque ejje zndcyetiir . Katio

§nim de tllo apud Ctijes hauert ceptt , tjfe tn pretto teneri , tnde

jormidart , Frimuin loie peditilus fori^ atque armatir cujindieniibui

^ Capitaneique pr4ejeòius ^ ad fuum t)>iperium illos di:duxvrat y

tuie tn.er nove'H. ciijtodioe Ojpctales creai ns^ ac ij'.Katus , qn^ ctt-

fi.bat'i i.xtcns^ mini tpjìus , dtfp'ìU'rntiinii ^ prò arbitrio , quoe •vo-

Icoii ^ dr]':ìuci>ai ^ aie) ut in dics lUiiif ni.tinutudo ^ ac pnt:jtas ud

eiHi'.jiìi Kct puulica famynam zufa cjl cre/lcre —

li i izio abbaglia nirll' età di i^indolio, perchè clìènco n:ito


51 Alio. 1487..

Oidìne Novefco, Tandolf» Figlinolo di Bartalomeo dì Gia^

'co^qfo Vetrucci ^ benché di letteratura quali digiuno , e di

beni di fortuna non troppo tornito , ma d' ingegno acuto

, e penetrante , ed amatore degli Uomini di buon (^w^

no 5 e letterati , fattofi il primo merito per aver falite le

mura della Cittì, cominciò ben preito a mefcolarii ne*,

publici atfari, e fopra d' ogni altro a inalzarli , non elicndovi

chi avelTe il coraggio d' opporlegli, ed ogni giorno

più andava acquiibndo credito , e riputazione , di maniera

tale , che preio giunfe a grado altilTimo di credito

, ed era da molti temuto per elferfi primieramente faputo

guadagnare la benevolenza, e 1' affetto del Capita

no, e di tutt' i Fanti alla guardia della Piazza deltinati ;

Prefcelto di poi , e comprefo tra i nove Officiali Ibpra la

difefa della Città , tutto ciò, che defiderava , veniva a

di lui cenni determinato, conforme in quefta Storia ,

fcorrendo più avanti , fi potrà vedere . I Novcfchi alTue-

fatti per lunga ferie di tempo all' amminiitrazionc dei

governo , dimenticati , almeno fui principio , come d*

animo ''

il 14. di Febbraio 145 1. dall'Incarnazione , confórme a libri de'

Battezzati, eliltenti neir Archivio di Biccherna , fi legge , avea in

quel tempo anni g^. compiuti

Il MaccniaveÙi nel Lib. Vili, delle Storie Fiorentine deferivo

r ingrandimento 3 e autorità acquiftata da Pandolfo, e Giacoppo

Fratelli ó.^' Petrucci nella maniera apprelfo — Seguirono ancora

per n;oIti anni aifai tumulti in Romagna, nella Marca, e in Siena,

i quali per elfcre ftati di poco momento, giudico clfere fupcrfluo

il raccontargli. Vero è, che quelli di Siena , poiché il Duca ^i

Calabria, dopo la guerra del 88. fé ne parti, furono più fpeflì

e dopo molte variazioni, [ che ora dominava la Plebe, ora i

Nobili ] reltarono i Nobili Superiori, tra i quali prefero più autolità,

che gli altri, Pandolfo, e Giacoppo Petrucci, ì quali 1' un per

prudenza, l'altro per animo, diventarono come Principi di quella

Città — l! Macchiavelli riconofce per Nobili di Siena i Nove, e

con giù,Vizia lo dice, percaj più potenti degli altri , ed ormai per

più ìecoli refe cognite al Mondo le Famiglie loro per P ammini-

flrazione del Governo > fuperavaoi> i Gran41 nel aovero, e aellc

ricchezze

e

J


Ann, 1487. jg

animo grande, dell* ingiurie ricevute, «on permefìTero»

che venillero facchcggiatc le Cafe , né arie le Ville , né

omicidj fi commettelTero , fé non quello, che per privat:a

vendetta fuccclTe nella perfona di S^r Gnidoccio ; Nondtnieno

ne* principi fuoi un tal governo riufcì grave al rimanente

de' Cittadini , perciochè molti , che afsuefatti ail

libertinaggio, poco temendo le pene, e i rigori della giù-

ftizia, perclìè quafi deprefsa , ò almeno di poca forza ridotta,

s' erano fatti capi di quelle Sette, e di quelle

Fazioni, e s' erano in diverfe maniere impadroniti della

roba , e delle foitanze de' Nove , furono confinati , e coftretti

a rcftituire , molti fatti ribelli , e altri con più grave

pena calHgati , tra quali , più di tutti , Mattia Tannili-'

ni per la di lui orinazione, come qui apprefso fi vedrà»

perchè poco dopo , privata la Balìa d' autorità , fu cominefso

alla Signorìa , e Gonfalonieri , che in loro compagnia

elegefsero 20. Cittadini , mifchiati di tutti gli Ordini

della Citta, li quali, con piena autorità, provedefsero

a prefenti bifogni, finché ritornafse in Siena il Cardinale

Arcivcfcovo, e due giorni di poi. Era il Cardinale andato

a Pienza , dopo che non potendofi ottenere il ritorno

de' Nove co' negoziati , vedendo nafcere alterazioni ^

non voleva ritruovarfi a nuovi rumori, perchè ben conoiceva,

che s' era per venire alle mani . Fecero quegli

eletti molte provifioni , fra le quali , la prima fu vietare

a ciafcuno 1' offendere in roba , ò in perfona , dopo privare

Mattia VannìVr.ii della dignità di Capitano di Popolo

, in luogo del quale a terminare il corfo de' due me-

fi, che rimanevano, clefsero Francefco Marretti


5jI

Anxì. 1487-

//^ diTarmato ) e condotto alla prefenza de' 20. Deputati,

gli quali lo fecero carcerare nella Sagreltìa del Palazzo >

e poco di poi lo confegnarono al Poteità , dai quale pid

giorni con gravi tormenti, alla prcftnza d' alquanti di

quei Deputati) fu efaminato, t 2l 6. di Agoiio , condotto

in Piazza 1 innanzi la Porta del Palazzo del Poteità >

alla prefenza di tutto il Popolo, decapitato, i a) Nel

giorno jnedefimo, nql quale i Nove litornarono a Siena,

diedero ftibito efecuzione, come arbitri del governo, a

ciò, che pareva opportuno al loro ftabilimento , e oidi*

naiono al Camarlengo {^

a ) dì Biccheina, C ^) ^-^'^e per

ordne della SignoiU donafse al Brufco da. VeroKa feudi

2CO. , e che fufse con 50. fanti fermato alla guardia della

Piazza, e altrettanti ne concefsero al Capitan Tetri^za

[ a ] lì fopracitato Tizio nel Tomo VI. delle fue Storie,

lacconta , che ritrovandoli egli — in Foro duohus eum FtUts Amireit

l^tccolominet 1 Joanuc aftdiUaet ^ & Petro Francifco ad occtfum confpiciendum

me contult ^ non repul/us^ Caput a fptcuLttore me petente^

vix ambabus manihuf fubjtinere valebftm^ grat Caput m.tgnum

y fttque ponderofum ^ ojéendenCque Andrete Httff » Vidtte Filii^

' foyreéfum ,i

'• lo

i niiìimo

tnquam , memem otp , n) unquam libera in Civita te fupra alios elatt ,

velitis Kempuhlicam prò artyttrto gubernare ^ fummaque poltri, Mctibtte

corpui' ^ una cum capite ^ in Sepulcro Mijorum tn Divi Martini

A.de tumulatumfun " SegUc; di poi a defcrivere l'operazioni di Mattia

ddlla prima Giovc^nuù /ino alla morte..

[ b ] 'Camarlengo e colui , cne ha in cultod'a il denaro pubi!co

5 i Fiorentini nella Cruica dicono Camarlingo ^ ed in tal torma

pronunziavano ancora i Sancii ne' tempi p'u antichi , come be-

ollvjrva il Benvogiienti nelle note alli Statuti Piftoje/i , inierite

nella ^.tpria di mezza età de' Signor- Muratori Tom. IV.

a 545;

ma- dalla metà dei XI /. Secolo in qua, in circa, hanno

Icmpre dato Camarlengo ^ cà il più delle volte, o lia nella Latina,

o nella Toxana favella, in Siena, fi trova Icritto colla lettera K.

[e ] Biccherna voce, che non fi trova nella Crufca, uf::r;L_.

folament'e in biena , ed ha la fiia origine dal D'alctto Tedcfco , chj

•• iign'fica Caha, ovvero Erario del PuMico, e del Fifco, introdotid

in titna jic;ia venuta dtgl' Iinperadori eli qudia Nazione.


Ann. 14S7. a

Spagnuolo i venuto per il mede/Imo effetto, e ftabilfrono»

che a Cittadini itati efulf , gli fi reftituirsero le lobc tolte,

M, Bartalomco Soz^zini dovefse andare a Firenze a

dar parte dei prefente ordinato Reggimento , e in tanta

s* adoprafse per comporre la lite de' confini tra Cliiancianefi

5 e Fojanefi, e due altri Oratori ancora furono

ipediti , uno ai Papa,, e 1* altro al Rè di Napoli. ( ^ )

Furono liberati il dì feiio da qualunque pregiudizio, 6

condannagione tutti g\ì ammoniti > confinati, condanna-

ti, ò Fuorufciti di qualunque Ordine, ò Monte fi tulse-»

IO, aggiunfero al novero de' Signori, quattro Cittadini >

che furono \_ b 1 Scipions di M, Bartalomea Sozzoni de*

Dodici , e tre deli' Ordine dei Nove Girolamo Borghejt*

Giovanni Orlan'dìni , e VaoU Salletti , che di Popolare

era fatto de' Nove. Due giorni dopo Ja tornata, il Car«

dinaie Arcivefcovo, con Andrea fuo Fratello , che fu la

mattina de^ 24. Luglio , ritornò alla Cirtà, e> con gran

defiderio, fubito fi portò a Palazzo , dove, con cinque

de' 20. Deputati eletti a fua compagnia, ordinarono il

nuovo Reggimento per tre Monti , afTegnandonc una

terza parte a' Nove ^ co' quali unirono i Grandi , che fi

dicevano

[

iX

] Atti di Balìa dal 2g. 28; e 29. Luglio 1487. ^ 3* ^»

IO., e

dir fu

fcq. dove, infra le cofe narrate qui nella Storia, apparifce,

liabilito, che gliefuli ritornalfcro alla Città, ma fenza pompa,

e comitiva, e clic tutt' i ribelli, confinati, e moniti venilfero

ajfoluti, e reilituiti al Reggimento , e tutte le proibizioni relUlfero

calfe , e annullate, e che per il dì k), lì rendelle ornata la Chie'a

Cattedrale, e la Biccnerna vi mandalTe 1' offerta per l'allegrezza

de' Cittadini del Nove, e de' Dodici, reftituiti ai Reggimento, e

per ringraziamento fi facelTe Proceilionc lòlenne

to,

[ h

che

1

r

Alle Dcliber.

elezione- della

del 21.. Agoflo a

Signorìa li faccia

25. fu determina-

con tre Soggetti

per ciafcun Terzo de' tre Ordini N.

ci, e uno del Gentiiuc^mo, ovvero

P. ,

due

e R. e

Ngbili,,^

due de' Dodi-

e uno de' Dodici

a vicenda


^6

Ann. 14S7,

dicevano i Gentiluomini, ( d ) V altra terza parte affégnarono

a Popolari , e V ultima terza parte a Riformatori

, co' quali incorporarono i Dodici . Convcnnefi

concordemente doverfi il primo luogo a Nove , il ie»

condo a Popolari , e il terzo a Riformatori . Di quefto

corpo, colla medefima proporzione , elelTero a 27. di

Luglio la Balìa in novero di 51. , la quale fu dagli

opportuni Configli folennemente approvata . Quella Ba-

lìa ordinò a Nove, Itati Fuorufciti, doverfi reiHtuire i

beni, e la roba , che nelle pafTate novità gli era ftata

nfurpata , che a Leonardo Bellanti , e a Tandolfo Vetrucci

[ del quale a gran paflì crefceva la ftima , e T autorità

, che fi era acquiitata ] gli fi conceda { b ) poter feminare

in Corte di Montauto di Maremma per fei ara*

tri per termine d* Anni otto , e fenza gabella di tratta >

poter tenere la guardia nella Rocca di quella Terra per

quel tempo, che ve la dovea tenere Francefco Seq)er;m y

e ciò per ricompenfa de' danni fofferti nel lungo cfilio

ficcome al medefimo Tandolfo venne ordinato doverfegli

jjborfare 324. Ducati in riniborfo della fua parte delle

fpefe

[ /z ] I Grandi, e Gentiluomini, Quefle voci fono finonimi

e tanto in quei tempi importa Grande^ che Gentiluomo ^ ò Ko'

bile . Ne' tempi antichi in Italia non era conofciuta altra Nobiltà

, che r alfokìta , ma nel Secolo XV., anco i Popolari, che

per lunga ferie aveano goduto i fupremi onori , conforme erano

in Siena, i Nove fi cominciavano a diftinguere per Nobili, e

nella noÓra età, ò per dir meglio, dal Secolo XVI. in qua,

ancora gli altri tre Ordini Dodici. Riformatori, e Popolo, che

!lanno participato per lungo tratto degli onori fupremi, reftano

anìmclfi a^i' Ordini di Cavalleria colle provanze di NobUtà, e fecondo

la Legge Cefarca del r75o. tutte quelle famigiic, che^

avranno, colle loro pruovanzc, dimoftrato il godimento de' Supremi

Onori per il e orlo di dug Secoli, reAeranno alcritte nell*

Ordine de' Patrizi .

( h ) Dclib. di Balìa del ;r, Agoiloj e 21. Novembre 1487.

a 34., e 33,


Ann. 14S7. 57

ipefe fatte nel dì lui ritorno , e di tutt' ì Nove, che

erano importate Ducati 134^. e furono tutte, per una

tal fomma , a proporzione , licompenlatc . ( ^ ) Difpoie

la mcdefima Balìa, che nel giorno di S. Maria Mad-,

dalena fi facelfero ogni Anno dimoftrazioni di foknnità

in memoria del ritorno de* Nove , e attcfo elTer conveniente

pareggiare il Monte del Riformatore a, quegli

de' Nove, e Z^opolo , che comprendevano per ciakuno

180. Rifeduti 5 non avendone quello del Riformatore,

fé non 151. 5, fé n' aggiunsero a queflo Mpnte 28., e

ptrcjiè i Dodici ,: e Gentiluomini erano in novero di

.170., e pochi ne, mancavano, che a cffi ancora fi doyeliero

aggiugnere tanti foggetti fino al compimento,

Venne detcrminato, onde vollero, che 90. tufferò quegli

dc\ Gentiluomini , e altrettanti de' Dodici . In tal maniera)

dopo- n^olti danni, travagli, e pericoli gravitimi

ix fermò un governo , che nel principio fuo pareva.,

che a tutti gii Ordini de' Cittadini doveffe riefcir grato

, perciochè tutti egualmente participavano , ma in

progreifo di tempo i Popolari , che erano alfuefatti a

comandare , e a godere la maggior parte degli onori

disgustati, diedero cagione a nuove turbolenze. Le refo-

lu^ioni pigliate da queilo governo , benché giufte , q

ragionevoli , anch' effe cagionarono diifapori ne' Cittadini,

perchè molti, a' quali la roba altrui ingiuilamente

appropriata, convenne relHtuire , rimal'ero amareggiati.

i\i tempo dunque di quefta Balìa, fìccome furono re-

ilituiti alla Patria tutti quegli , che dalla cacciata de'

Hove in qu:i erano ftati confinati , e am.moniti , così

molti di quegli , che furono cagione di {turbare la quie-

te della Città , e il Reggimento nella novità del 1482.

reilarono condannati a reiiituire i beni comprati delle

confiicazioni a quegli , a' quali erano itati confiscati , e

H alla

( a ) Delib. di ;

Balia

del 19. Settembre 1487. a 43.

Verbajmerirc' qudìa rifoi'ma i-cgift5-;ii.'iMi lcg.


5?

Ann. 1487,

alla perdita del prezzo , [a ] e , tra quefti molti, M/W

Fannilini , Fratello di MaitìU', Mercante di con(ìderazione,

che teneva \n Siena dieci Botteghe di diverfi traffichi

aperte , fu in gooo. Fiorini d' oro condannato , e

^\ più a reih'tuire i beni de' Perugini, che la Republica

con riprcfaglie avea occupati, e che Mino in luo

potere, per ibla prepotenza delia fazione Popolare, riteneva

, per ricuperare da quegli 1' Anello della Santif»

fìma Vergine , ( h ) che , molti anni prima, un Frate

Minore furtivamente trafportò da Chiufì a Perugia, e

molti altri ne furono ammoniti , e parte confinati , ò

cfiliati 5 e obligati a restituire il tolto , ò indoverolamente

ufurpato. Correvano per la Citta diverfi ragionamenti

di rimuovere V Ordine dato de' tre Monti , e

ridurre il Reggimento a un folo Ordine, ò Monte, e

parlava/! di quefto diifufamente in tutt' i luoghi della

Città, e r opinioni, e i pareri , come fono varj i cer-

velli

( ^ ) Glugurta Tommafi nella terza parte della Storia di Siena

, che inedita il ritruova , e die, molto più delia già Campata,

meritarebbe la publicazione , fomnriniftra con molto fondamento

non pochi lumi, opportuni alia prefente narrativa, del

quale autore, confelTo con fincerità, che in quei luoghi , dove

rimangono mancanti gli Atti public! , cfTcrmi non poco approiittaro,

fenza però lafciar mai di mira li Scrittori contemporanei.

[ h ] Acciò fi veda , quanto i Popoli , in materia di Reii^'

quìe, e cofe facre, in quel Secolo, e negli antecedenti, fulferp

creduli, voglio qui rapportare la deliberazione del Configlio Generale,

che il 23. Agoito 1473. j come a 93. e 94. fu inabilita,

per recuperare il fnppolio Anello di Maria Santiiiìma, che

in Chiufi, dicevano, coniervarfi — Sentendofi , che da' Perugini

[ neli' Originale iU fcritto in lingua latina ] non il voglia

neppure afcoitare di refHtuirc 1' .Anello di Maria Santiiiìma ^

tolto nella Città di Chiuii, fu deliberato, cke fi fpedifchino due

Oratori ai Papa con comitiva di 16. Cavalli per ottenerne la

rcilituzionc , e a tale eifctto li elegga una Deputazione di nove

Cittadini da durare, iinj a tanto 1 che non farà ultimato 1' af-

fu-j , pjr il quale fi pollino fpcndcrc fiao a fiorini 50000. -r?


Ahn. 1487. 59

velli degli Uomini, erano molto diverfi . La mcdcfìiiia

diverfità era nel Collegio di Balia , dove in più volte

queita materia s' iera maneggiata . Fina indente un' accidente

improvifo diitUibò allora la conelufìone, perciochè

trattandoli un giorno fopra queùo privatamente , nella

Camera del Capitano di Popolo, che era ìrancefco Marretti

, egli gagliardamente contradiceva . Erano a quel

Collegio Leonardo^ e fetrin» Bellanti ^ i quali aìlolutarntnte

affermavano cfler nccefTaiio annullale i nomi di

tutti gli Oidini , e a un Monte iblo tutto il Corpo

de' Reggenti ridurre, perciochè, né i Riformatori volevano

1 Dodici in compagnia, né i Nove i Gentiluomini

, a queita propoita rilpofe il Capitano prontamente

— R'toniijt^ come p-'ima — Una tal rifpolia , che veniva

da Uomo molto autorevole 5 e di leguito , detta

da elio, forfè , a buon fé ufo , fu da diverfi , fecondo la

varietà delle palfioni , diverfamente ricevuta, nondimeno

la parte maggiore calunniava il Marrettì^ come nemico

de' Riformatori 5 e più de' Gentiluomini, per lo che

andò vicino a reitar privato della Dignità , e dubitoilì

ancora della vita, poiché quella fera , che fu a 16. ^\

Agoiìo , i Nove s' armarono , e con loro i Dodici , e

i Riformatori , e molti de' Gentiluomini , e divifi cia-

fcuni nella propria fquadra, trafcorrevano per la Citta ,

vegliando, ie il Popolo fi foUevaife ; I Riformatori,

che attendevano 1' occafione di nuocere , mandarono

Biioua-vsnt-.'.ra hiringnccì , e Antovio Qahhrìelli a f gnifìcare

a Nove, die in Cafa di Giunta Giunti^ e di

Faolo Qhnardi , e de' Mannucci fi faceva ragunata di Popolari,

la qual cofa , ricercata, riufcì vana, e conobbero

1 Nove elfcr quella un' arte de' Riformatori , rinnovata

per atterrare M. Vaolo Glrsrardì ^ Frutice [co Marretti^

M. Alberto ArÌ72ghieri ^ e Giunta dumi quattro

Popolari de' i^/,W , amici de' Nove, la deprefFione de'

quali a effi era femprc difpiaciuta. Qiiefto Ihattagcmma

de* Riiormatori iù conolciuto pienamente da' Gentiluo-

inini , gli quali, con molta loro lode, quella notte li

H 2 dimoifra-


g-Q Ann. 1487.

diinoftrarono favorevoli al Popolo . Quelle alte reazioni

operarono, che il Senato { a ) elefse 50. del Collegio

di Balìa , a quali commeiTe , che , eiHnti tutt' i nomi

degli Ordini, ò Monti, truovailero maniera, che, fotcO

un nome folo, tutta la malfa de' Cittadini Reggenti fi

contenelTc . Quelli dicci eletti erano divifi , fecondo la

divifionc degli Ordini , onde era difficile , che tra elfi

potcfiero convenire , come appunto accadde , perciochè

dovendo la Balìa eleggere la nuova Signorìa per Settcm-*

brc, e Ottobre per non elTervi la Borfa , V eleffe con

tre Soggetti per ciafcun Terzo dei tre Ordini Nove ,

Popolo , e Riformatore , e due de' Dodici , e uno de*

Gentiluomini, ovvero due Nobili, e uno de' Dodici a

vicenda , é initutti in novero di dodici, a quali aggiun-

fe il Capitano di Popolo, [ ^ ] ficchè , in luogo d' un*'

folo Ordine, il Governo rimafe divifo in quattro ,diinolrrando

hr quello modo, che le riforme , non alla

publica utilità , ma all' interelFe delle Sette erano indi-

rizzate . E perciochè il novero de' Rifeduti > [


Ann. 14 §7,

Coiicgio di Balìa 'terminava nel Mefe d' Ottobre, e a

volere il modello di quei Reggimento llabilirc centro a

follevatori , e fediziofi , era quei Collegio creduto ne-

teifario . Dunque in quel Senato l'ù propolla Lna lilla

ài 24. Cittadini, per gli quattro Monti egualmente compartiti

, acciochè per la nuova Balìa venillero approvati-

Qiiello modo d' eleggere la Balìa, diverfo dagli Ordini

della Città , non era ricevuto , e molte volte meffo a

partito , fcm.pre fu reprovato . Finalmente , vicino alle

cinque ore di notte , eilendo riferito in Senato i Provifionati

della Piazza , accrefciuti fino a 250. effere nel-

la Piana del I^alazzo armati , e con efll ritruovarfi ( a )

molti Cittadini coli' armi fotto a mantelli, a 24. d' Ottobre

fu quella lilla , quali forzatamente , ricevuta , e approvata

, e per Anni cinque ordinato , che quelT OfEzio

dovefle durare. Io non dubito, che oltre alla flizietìi

e fallidio, che hanno quelli, che leggono già in tante

carte il variar così fpelfa lo (lato . di quella Republica»

e le così freguenti novità fuccedute tra Cittadini fuoi)

non poflìno ancora confiderare, e feco medefimi ricercar

quello, che a me ancora ha recato maraviglia , quando

io lono llato ripenlando , e rivolgendo meco lleiTo

1' infelicità di quei tempi, cioè, come fia in quello Po«

polo fin da primi Anni Hata fempre tanta difcordia, e

come durarebbe ancora, le tra noi ftelfi continualfe 1*

amminiilrazione de' publici affari . La qual cofa non confiderata

da' noilri Scrittori , dirò quello , che a me ne

pare , lafciando a ciafeuno libero il congetturare , come

più le piace .

Dico dunque, che tra le Città, che in Tofcana,

dopo che Carlo Magno liberò 1' Italia da' Barbari, rimafero

di qualche nome , [ come afferma Leonardo Ar(f^

6'i

tino

[ a ] Dal 21 Ottobre 14S7. al 2, AgoUo 148S. manca il rJ-

g|fli-o dc;.gli Atti publici , e però e itato necclfario ricorrere in-

ticramcnce agli Scrittori contemporanei .


^2 Ann. 1487'

fhio, e come da infallibili documenti fi ritrae ] una fu

bicna, la quale dallo fplendore delle Famiglie di molti

fuoi Gentiluomini, 6 originar), ò aventiz), s' era grandemente

iiluitrata . Q.uelte Generazioni d' Uomini , vivendo

delle rendite delle proprie poiTcffioni , o ne' loro

Pcudi , ò dentro U Città abbondantemente , e date ali*

ozio, e perciò, emulando tra lorp cpn alterigia 5 vogliono

feguiro, e per ottenerlo, comportano a icgaaci ìoìO

qualunque più pcrverfo, e viziofo coitume . Non poten-.

dofi dunque formare una Republica , dove fono queii

Gentiluomini, fé prima non fi fpengono tutti, il Popolo

tentò di fradicarii, ò almeno, abballandoli, ridurli debili

da non recare foggezione , e piincipalmentc proibì

per Legge del 1277. a tutte le Famiglie di Cafato , che fu

poi confermata per Statuto n^l 13 io. T onore del lommo

Maciirato , la quale fu inviolabilmente olTervata ,

finche Pa^a Vio IL , che era di quella generazione , afcefé

ai Pontificato j Di poi ftabilorono gli Ordini del pacifico

btato , in modo tale , cjie ad altro i)on riguardavano,

che a frenare 1' infolenza , e abbalfare la potenza

loro col continuo caltigo . Sì fatto contegno temuto

da' Nove , defiderofi di fondare la Republica , fopra

r uguaglianza de' Cittadini , gli refero a Gentiluomini

odiolìflìmi , ficchè quefti più volte con diverfe congiule

, nelle quali intereffarono la Plebe minuta ? portata

per natura alle novità, e de' Maeftrati poco rifpettofaj

tentarono di vendicarfi . Finalmente 1' Anno 1355- >

col favore di Carlo IV. Im^eradore , che in Siena fi ritruovava

, unitamente colla Plebe , invitata alla licenza,

e al facco djile Cafe di quei ricchi Cittadini, fpoglia-

ti del governo, v' introduiferq i Dodici, compoiti tutti


Ann. 1487. ^3

fprezzo della religione > uè di fede , uè di giuramenti

fi tenne più conto, fé non quanto potefTe eliere ifhuinento

a poter più facilniente ingannare, quello era più

reputato, che con più deprezza teifeva V inganno. E cosi

i rei fi lodavano, e s* apprezzavano, come induitiiofi,

i buoni , come fciocchi , e da poco , fi biafimavano , e

fi fchernivano . Comincioffi con quelli mezzi a odiarfi I a

fatica, ficchc V efercizj , e la mercatura, che fino a quel

tempo erano fioriti, e aveano mantenuta abondante, e

ricca k Città, fi abandonarono , onde i giovani oziofi

, e i vecchi iafcivj divennero , e tutti unitamente rapaci

, e violenti ;. Sicché , mancato in ogni età, ed in

ogni feifo il buon cOitume , le leggi agli abufi non potevano

refiftere ; E quelle Sette , che di tempo in tempo

fìgnorcggiarono , hanno obligato i' autorità publica a

perfeguitare i buoni , e a favorire i fazziofi , onde fono

luccedute le perfecuzioni , gli efìlj , le rubberìe , e le

ucciiioni de' migliori Cittadini ; Ed in sì fatto modo divenuta

una Republica per ogni parte intieramente corrotta,

nella continua difcordia non fi è potuta la volontà

de^ Cittadini più riunire, come avveniva nel tempo,

del quale di prei'ente fcriviamo j Perciochè la Balìa,

or per forza approvata , ed or da diverfi , per diverfe

cagioni , recufata , fempre fi eleggeva con particolare intrinfeco

fpirito di fazione ; I migliori la giudicavano

fuperflua, e dimoièravano , che la Signorìa era il capo

del Senato , e che non conveniva lafciare quel fommo

Maeftraro , nel quale rifplendeva la maeftà della Republicav

, fenza autorità , come fé fufle un Maeftrato

fantailico , e immaginario . Altri non approvavano la foverchia

autorità, che la Balìa s' arrogava, perciochè giudicavano

, che in breve il governo del Senato , e del

Popolo fi reilringerebbe in mano di pochi , e fi andarebbe

incontro al difpotifmo, conforme accadde, perchè

Tandolfo , approfittandofene con deilrezza , ò era conti-

' nuamentc uno del corpo della mcdefima , ò difponeva

a proprio talento, p.^r mezzo di Itretti amici, degli affari

più


^4 A^f^"* t^^f»

più importanti delia Republica . Altri biadmavano il modo

deir elezione, contraria alle Leggi della Città, per*

:cÌGchè, feppure Balìa conveniva fare, non era giulto ^^

che ì\ elezione feguifle , fecondo V appetito di quei po-

chi , che quella litta aveano formata, ma che reitafìero

liberi gli fcontrinii , ficchè, fecondo il coilume, il Senato

liberamente fceglieffe quegli , che al publico governo:

avelie conofciuti più atti ; ma non fu pofTibile refiiiere a

chi ayca la forza in mano. Moila finalmente la Balìa da

forti motivi , ,e dal valevo! configiio di molti Cittadini^

deijderofi d' una quiete durevole, diede autorità a^ dieci^

de' iuoi Colleglli, perchè alla falute della Republica pròvedelìeiD

. Quelli convennero, che tutt' i Monti , ò Ordini^

cailciti, e annullati ^' intendeliero ridotti in un'Ordine, evn

Monte folo , nel quale fi comprendeile, come fi è accen->

nato, di lopia , tutta la maifa de' Reggenti, è cjie in futuro^

gli onori, e i Mae.i.rati publici, non più per Monti, ma *,

per Terzi fi diftribuiiTero con diverfe limitazioni, e prQV*f

vedi menti . Quella riforma fu confermata dal fentimeJHo.di

ti4tti gli Ordini , imperciochè congregatofi alcuni

giorni prima ciafcun Monte feparatamente , deliberarono

doverfi provederc alla Icabilità della quiete univerfale co.nquella

forma di governo, che fulle a Nove aggradita j >

gli quali adunati nella Sala del Configlio , lodarono, e

approvarono la provifìone della Balìa . Congregatofi dun-'

que il Senato a 5. di Dicembre 1487., e propofìa per

dove.rfì approvare quella provifione, M. Barfalomeo Sozzi^

»/' , allora Capitano dì Popolo» che da Pifa , ove era

Lettore , a Sijsna era venuto con genti d' arme due foli

giorni dopo il ritorno d^' Nove, perche aderente a

queir Ordina, come celebre Giureconfuito , e Uomo

molto deitro , perorò a favore della provifìone . Poterono

sì fattamente le ragioni del ^ozpini nelle menti de'

Senatori , ricordevoli de' danni fucceduti dalla divifione

de' paiìati governi, che concordemente, tra ^6q. Senatori

, foli %6. repugnando , s' ottenne , che tutti gli Ordini

di Jjiena a un Ordine , o a un Mente folo lì ridu-

ceUero ,


cefferiD, con quel name , che dal Senato vcnìAc éeÙ.in^^

to, e che il nuovo BofTolo del Maeftrato della Signorìa

fi Itahiliilc per Anni dieci, il numero fofTe di nove, da

eleggerfi per fquittinio, tre per Terzo, e a quelti s' ag-

^iungelFe un Capitano di Popolo con queir autorità,

the piacefle al Senato concedergli. Deliberate così le co-

{e pubiiche dalia Signorìa > e dal Senato, col feguito di

un novero grande di Cittadini fi andò da Palazzo al

Duomo a render grazie a Dio di quella tanto defiderata

unione , e la fera con fuochi di gio)a fi diede iegno del

contento univerfale pel governo prudentemente riformato.

Di quelto nuovo liabilimento mal contenti i Riforma*

tori, perchè avendo nemici i Nove, e gran parte de' Po-

polari , conofcevano , che nelli fcontrinii, e nella diilribuzione

de' publici onori, non avrebbero il conto loro,

ordinarono un trattato per rompere quella riforma , nel

quale intereffarono Lorenzo de' Medici , a cui 1' unione della

Città, forfè non piaceva ; Ma Nemccio Bjwnìnfegiii ^ uno

de' Congiurati, communicò quei maneggi a Gionta di Jacorno

Gionti fuo compagno , ed amico Itretto , infìn da Fan-

ciullo , procurò tirarlo nel proprio fentimento , ma s' ingannò

, perchè Gionta temendo dell' incertezza del fatto ,

della propria vita , manifeflò tutto il difcorfo agli Officiali

di Balìa , e fattofi fubitamente dall' Officio di guardia

arreiUre Neruccio , fcnza tormenti fcopcrfe i compagni,

e V ordine di tutto il trattato, del quale faceva

capo Lorenzo de' Medici. Furono a 20. di Febbraio car-

cerati, dopo Neruccio, ( ^ ) diverfi altri 3 e a Gionta ^

l

che

( ^ ) L' Allegretti fcrive , che a 20. di Febrajo - Fu prefo

Neruccio Buonrnfegni , Tommaflo Fec'ni, [ quello, che fcrJlfe

Cronache ] Matteo Salvr , e Dino di Pucc'no di Bambo , e fono

fuggiti Crefcenz-o di Pietro di Coro, Agnolo Palmieri , e

Conte Luti, e qiiefto, perchè volevano far novità nella Città ^

e U 25. detto fu fatto Cavaliere Gionta di Jacomo Gionti -


55

Ann. i48'7.

che revclò quel maneggio, furono donati 200. Fiorini

dal Publfco, e, per due Anni, la Poteitarìa di Montalcino

, con iacoltà di potere abilitare fei Soggetti al Reggimento

a fu..i diipofizione , e a 25., pur di Febrajo , fu, a

piedi del publico Palazzo, Iblennemente creato Cava-

liere . { a ) 1 Congiurati in novero di iS. furono in di-

velle parti mandati a confino, e a Lorenzo de' Medici ^^

che già era venuto a Arezzo con gente d' arme, andò

M. Niccolò Borghejt per intendere la verità delle cole,

il quale non negò d' aver ordinato iomminiilrarfi a

Riformatori foccorfo , pcrciochè nella Repiibìica non

aveano la parte loro, e pertanto defìderava liberare il

Popolo Sanelc dalla fervitù . Quo-iia rifpolta mcfle in gelosìa

i Governatori della Repubiica , e perciò s' accrebbe

il numero de' Provifionati delia Piazza , e molti del-

le Cerne ( ^ ) del Contado furono fatti venire alla

suar-

( (t ) (^éiH Cavp/iicri èrano in' latina chiamatr '^fV/Z/'^T, nò"

per fervi re ' .' alla milizia 1

giù per cingciii il Baltico mliita-re, ina •

e \d loro carica, folo per. jtal cagione , ne' più antichi fec oli ;

era illituita nella nobiltà aiToluca , ^e per fervire hi guerra il proprio

Principe. La forma ..,c,olla .quale ,..s.'. inveiti vano di queRa au-

torità era di p'ù forfi /.ma ,. "la. piiY lììai^ta , .era forie quella

del Bagno V confórme' ce ''né' dà quafch-i notizia Ju^ùlfo nella di

lui Storia" a '70. Mon'^ricénófcarto; le -rsligiofii la toro origine più

antica d^l -tempo .'dèlie iQri)cÌfctc..) % 1'; Oa-dine Gavallerefco ritruova

il di

gobardi ,

lui- principio nelì'

i primi avevr.no U

impeto de' Goti > ò al più de' Lon-

titolo di Fricri ^ e i fecondi di Domìni

^, tà Q^nTendp così^ chiaro quefto fatto 5. molto mi maraviglio,

che il dottiiììrno Autore del Domiinio temporale della Sede Apoilolica

fopra la Città di Comacchio a 392. confonda queiti Or-

djnl-.- -

(^-jZ^.^^./^^ipia.,. yoce aninieiTa d?f,,lla,CrLi^ che figniiica i Pc-

dpar,fcrelw'ij in Contado, .per ^li b^fog ni duella guerr;i; Nello Sp::du'è


Ann. 1487. 1488. 67

guardia delle Porte 5 e della '

Citta

, Furono nello fleflo

• tempo ordinate nuove proville di munizionr , u di n:ili-

. zie^,, e fi fortificò Lucignano , Torrida, e Afìnalonga, pcr-

. ciochè fi temeva.,' .che i Fiorentini inveltircbbcio quciie

- Terre .'di Valdichiana , e le moflc di Lerenzo ds' Meduì

colle £ue genti verfo Montepulciano, e Arezzo crefcevano

.,ji foiìpeno jie', npUri . Nel niezzovdi queiti ioipetti il

Collegio di Balla attefe a purgare^ la Citta di per ione

foipctte a quel governo, delle quali molte confinò in diverfe

parti v e alcune>,(ii minor condizione, che nella cac»

tìsutdi de' Nove ,i e dppo ancora più vbites- erano ritruovate

a rubare, e a molti eccelli nella Città, e nel

Contado , lece impiccare , tra quelli tu il Calnjnja , che

andò efecutore a • far decapitare ncMe Rocche quei tre

Primati de' Nove. Del Mele di Gen.najo 1488.. alcuni

Coifi avendo pigliata domeltichczza con Car Letto Docci

Caitpllano d^^lla Hocca di Montautoio di Maremm.a, a

tradimento ,

1' .uccitejro , è fi ferrarono in. quella Fortezza ,

la quale non era molto munita , Di Siena, iaputo il fait*

to, vi fi mandò- fubito gente a cingerla' intorno , acciò 'i

traditori non venilìero foccorfi di Soldati, e munizioni.

Andò Commillario, con quelle truppe. Bertoldo Fofchèranì'y

il quale^ venuto a patteggiare co' Corfi , efiì promeliero

^i partirfi , e lafciar libera la Rocca, e ilCauello. affida-

to da tali piomeiTe, il CommJilario, niente più cauto di

Carhetto , ritirò le fue genti , ficch-è'rimi^/e libero il paf-'

fo\ e a un cenno, dato da Corfi v'Vi'l Conte di Pitigtia-'

no ( ^ ) v' introdufle gente, artiglieria , e munizioni-,*

I 2 AvLa

le Carte — La qual cofa farà poca'verifimlle, che, fecondo la

Crufca,'fign'tìca ancora Soldato- rifiutato .

( '^ ) Dario -Stanchi niìla Storia manofcritta dalla coipicua

Famiglia Aldobrandcii^hi -, e più -modernrauicnce --il Sìgn» Dottor

Luigi Antonio Paoiozzi di Chianciano , vivente , diligente in7e[tigat

or^:? cle.^l' antichi monum^nti'^' 6' che, con giultizia, merita d'

eiìer coiiùcLerato tra gii. eruditi ctel St'Coia. noitro , nella genealo-»


6^ Ann. i4§g.

Avca la Balìa canccfTa (juefta Rocca, e la Terra a P/z«dolfo

Vetrncci , [ come fopra fi è detto ] e a Leonardo

Bellanti^ ed efli 1' aveaiio concelfa in affitto a Francia

Tolomeì , e a Guicciardo Forteguerri s che , poco avveduta-

mente , la diedero in guardia a Carletto . Fu

creduto fer-

mamente, che il Conte ^ fenza intelligenza altrui, non fi

farebbe impegnato in quel!' imprefa, laonde la Balhi dubitando

, che quel fatto potelTe avere più alte radici per

accenderfi , e mantenerfi la guerra in Tofcana , fpedì

3iuove milizie intorno a Montautolo , e al Papà , al Rè

di Napoli 5 e a Fiorentini mandò Oratori , (^ a ) ì quali

volen»

già di quella Famiglia , raccontano , che ta Contea di Pitigliano

rimafe in potere della nobiliflìma Famiglia Orfini Romana

nella feguente maniera. Il Conte Aldobrandino Roflb Figliuolo

del Conte Guglielmo Aldobrandefchì di S. Fiora, Pitigliano, e

altre numerole Terre, non ebbe fucceffione niafeolina, ma folamente

una Femmina. , per nome , Margarita , qiaefia diehiar 6

erede della fuddetta Contea, e la maritò al Conte Guidone di

Monforte ; Da Margarita ne nacque, fenza altri Figli Mafchi,

Anadasìa , e quefta maritata al Cónte Romano dal Conte Gendie

Orfini, portò in quella Famiglia 1' eredita della Contea di

Pitigliano. Non venne, per allora a eftinguerfi intieramente la

Famiglia. Aldobrandelchi , perchè altro ramo ne rimale , derivante

da Bonifazio, Fratello del fopranominato Conte Guglielmo

, e Figliuoli ambedue del Conte Aldobrandino , da Bonifazio

ne fuccelTe Aldobrandino , da quelli Aldobrandino novello , di

poi Stefano , da Stefano il Conte Sanefe , e da Sanefe il Conte

Guidone, nel quale intieramente s' eftinfe la linea mafcolina

della Famiglia Aldobrandcfchi , ne reftarono però dal d. Cont^^

Guidone tre Femmin-e, la maggiore- delle quali, per nome, Cecilia,

fi maritò a Buofo Sforza da Cotignola 3 e quella portò

iti, q.uella Caia, colla vio>lenza dell' Armi, la Contea di S. Fio-

ra , la feconda Femmina , chiamata Gix)vanna fu maritata al

Conte Galeazzo d' Arco, e la terza, per nome Gabbriella, s'

accasò col Conte Bartalomeo , del Conte Tommafso Pecci, dalla

quale deicendc a retta^ linea V Autore di quella Storia .

( a ) L' Ammirati nel Lib. 20; Anno 1488. fcriy'e, che: Domenico

Bajftali GonfaloLnicre di Firenze confermò la lega co' Sa*


1

Ann. 14^'^. ^g

volendo togliere V occafìone di nuova guerra, e difpftTcendogli

quel motivo , inviarono unitamente loio Am-,

barciadcri a Sanefi , e dopo molte giultificazioni portatici

a Montautolo, a Majfctìno Muffaini ^ nuovo Commiliario»

reitituirono quel Caitello , e la Rocca . Fraudo Toh"

mei i

er Guicciardo Forteguerri furono dalla Balìa multa-

ti in 400. Fiorini , ma

Vandolfo Ferrucci ^ { a ) e L^o*

riardo^ e per elfo Giulio di lui Figliuolo de' Bellanti ^ la

potenza de' quali cominciava a recar foggezione a quegli,

che governavano, in eambio d' eiTer mortifrcatr, in.

conguaglio del frutto , che ritraevano ài Montautolo »

ebbero la tratta di goo. moggia di grano 1' Anno per

tutto quel tempo , che durava la conceflìone , con condizione

, che ne deponeflero la cuifodia , e il Fommafi

nella terza parte inedita foggiugne, fé fuffe occorfo la-

fciarla fenza prefidio , confeguirebbero T aiTegnamento di

goo. Fiorini, ed in detta Rocca furono dopoi desinati

per Commiflarj ( ^ ) Frò'venzano $divani ^ e Sir/ione del

Baja , obbligati

nalmente . Non

a rifedervi

fapevano i

fempre uno di loro

Nove [ benché d'

perfo-

animo

generofo, e aveffero determinato aitenerfi dalla vendet-

ta^ conforme praticarono nel loro ritorno] fiati da tanti,

tante volte offefi gravemente , contenerfi di non ca^

ftigare

nefi ) allora travagfiati dalle fcdizioni , e aveano confinati 22>

de' loro Cittadini ? e a tre dato bando di ribelli .

( ^ ) Giovanni Tarchagnota nella Storia del Mondo p. 2*

Lib. 21. air Anno 1488. ferive di Pandolfo del feguente tenore

— Nel medciimo tempo in Siena , che da che il Duca di

Calabria, per foccorrerc le co fé d' Otranto, lafeiata 1' avca »

prevalendovi ora la Plebe , ora i Nobili , fé n' era in gran

difcordia , e dilfenzione ritruovata , rellandon'e i Nobili final-*

mente fuperiori , il Governo ne tolfero ^ e elVendo fra loro prin*

cipali Pandolfo, e Giacoppo Petrucci , ne divennero, come Si*

gnor! —

ih) Delib, di Balìa dell' 8. Luglio 14S9. a- 153.


^Q

Ann. 1.48J.

jfligarc i loro nemici, e quindi erano fpefTo, per forpct-

to di Stato, dall' Officio della guardia diverfi de' Jli^orlibatori,,

e de' Popolari carcerari, ed efaminati con tpr-

nignti afpriffimi , condotti a pericolo di perdere la vi-

ra , e le quella fcampavano , erano almeno multati in

grofse fomme di denaro , e mandati in confino . Queite

maniere di crudeltà non erano folamente praticate

cogli Uomini, ma colle Donne ancora, e più volte avvenne

, che diverle ne furono carcerate , e torm.entate

, acculate d'avere Icritto, ò ricevuto lettere da' Padri,

da' Mariti,' da' fratelli, ò da altri Parenti loro

JFuorufciti , ò vere, ò finte, che fullero V accuie . La

Città era piena di fofpetti, perciochè i Fuorulciti fi ritiravano

a Città di Caitello, né mancavano emuli .po-

tenti de' Sanefi, che gli fomentafTero , e gli trattenef-

fero fotto diverfe fperanze » Fu per fimil fofpetto cat-

e DoPtore ^ e M. Lo-

turato M. Lorenzo Lariti Ca^ali^re •>

reuT^o del Csncìa'^o , Uomini nuovi , e nelle pa0ate revoluzioni

crefciuti in credito, e divenuti, tra Popolari,

Cittadini principali , e , con queùi , molti altri di minor

nome, e tutti, dopo molti tormenti, condannati, e

mandati a confini , e di più \ì\ fine venne con feverifiìme

Leggi oidinato , che niuno ardiire macchinare ,

trattare , e parlare contro quel Reggimento . [ /Z J Intanto

Co7ite di M. F i-ancefco Lift} ^ benché fuife di Balìa,

vedendo 1' autorità di quel Collegio riltre^tta .in inano

di pochi , e quegli de' Nove , s' era , nel principio di

Lugjio , dell' Anno pailato , ritirato di Siena : Coiuii (il

y\

,[ a] Delib. di Balta del 2. e 27. A^^oflo, e 19. Novembre

148S. a 3. i:^. )g.

Alle Dclib. del 27. Settembre di detto Anno 1488. a 25. ordine

premurofo, emanato dalla Balìa , che fi faccia intendere al

Vicario dell' Arcivcfcovo , che contegni a Domenico Politi Depo-

iitario turt' i denari cfatti , e da eiìgcrlì fopra la prella impoua al

Clericato della Diosjeiì Sanele.


Ann. 1488.

'•

Padre del quale era

unitofì con Maeltro

amicifìlino di LoVsn%o de^ Msiìjci )

Maurizio Luti ^ con Daffieie Martin

ni >> con Niccolo di Magno ^ con Girolamo Ta^viani ^ con Vi-

co di Svr Filippa ( ^) e altri di quei Plebei^ che fi erano

[ A ] Era coftume in quel tempo , e negli antecedenti j'a' Dot-

tori di Filofofia j e di Medicina, dargli il titolo di Maeftri) a_.

d'tferenza de' Giureconfulti , a' quali, come Ci e detto di Ibpra

gli fi dovea quello di Mifìere .

Il titolo di Sere non credo , che fìa jRato ritruovato da*

Tofcani prima del 1300. Nella leggenda di S. Caterina, Icrìtta

dal B. Raimondo di lei Confellbre , fi legge — Fuit in Ci-

'vitiite Senarum vi*' (quidam , voccttus , juxta Patrice moi-em , Sc^r

Michael Ser Monaldi — Qiie/to titolo era comune a feniplici Sacerdoti

, e a Notai, e non già fi dava a puri Sacerdoti il di-

ftintìvoài

^ e'

origine

di Milfere, come Ci penfa il Puccinelli a 143. della Cq-

nobiltà del Notajo , Non i\ p,uò negare j che nella fua

Sere fia 1' iftefìb, che Signore, ma è da olTervarfi, che

i nomi accorciati Ci davano a perfone d' inferior condizione ,

:ne è noto ne' titoli di Madonna^ e di Monna , il primo fi

:va alle Donne di nobiltà ailbluta, V altro alle Donne di*

• '-migli-e rlfedute , il qual dubbio il Padre Burlamacchi nelle

te alle lettere di S. Caterina a /^fx^» non ha a pieno fpìe-

|';-Uo ; Così è avvenuto a titoli dì MiJJère^ e di Sere y il primo

li dava a Cavalieri ) e Dottori di Leggi, e V altro a Notaj'*

Il titolo di Sere non credo, con Francefco Galeotti, che fi ritruovi

fin dal 1200., come egli alferiice appreiTo il mentovato

Puccinelli, e in tante migliaja di Strumenti, che ho Icorfo,

non r ho r'truovato prima, che in . uno

71

rogato nel Contado

Fiorentino del 12S6. efificnte ncli' Archivio delle Rcformagioni

di Siena- tra gli Strumenti iciolti al n. 18; negli Strumenti rogati

nej Sanefe lo fcorgo qualche tempo dopo, la qual cofa mi

fa pcn.are, che 1' origine di quefto titolo. Ila apprelfp de'. Fio-

rentini , e non de' Sancii. Non prima dell* accennato tempo fi

può porre 1' origine di (juciìo titolo, perche non vi è da du-

biiarc,. che la parola Ser(^ non fia corrotta da Mijjers, che vie-,

ne dalla iin.i^ua Provenzale, Io fiudio, 'della quale non credo,"

cne- u palfa filTaré" più an:ico de' tempi di Ser Bruneito h' ti-

ni ) Macih-o di D^^ntc .



Ann. 14SS. 14 Sp

no dichiarati coraggiofa mente contro a' Nove , ricevuto

da altri Fuorufciti tanto denaro , che baiiò a muovere

il ^ign. Camillo Vitelli, la notte feguente al 21. di

G'i-ugno 1489. piovendo gagliardamente , s' acGoft:arono

a Ca^el nuovo in Berardcnga , e fenza efTer ferititi dal-

le guardie, a cagione del vento, e della pioggia, colle

fcale entrarono in ^ucl -Ca.icìlo , dalla Città otto miglia

diitante , commodo a ricevere dallo itato Fiorentino

gl'ajuti , e a offendere da quella parte Siena , e il fuo

Contado. La perdita di Cauel nuovo turbò aliai i Reggenti

, sì 5 perché era il tempo della r^pcolta, e perche fi du-

bitava che il mpto vcnijpfe da più alto principio : La

Balìa

il dì medefimo con molta foUecitudine vi fpedì i Centulioni

da' Ter^i, da' quali fubito con più ordine, che pru»

denza, datofi l'afTaltoal Caftello , fui-ono forzati a ritirarli.

S' erano in tanto i Fuorufciti , con nuovi foccorfi , fortificati,

quando chiamato da Giorgio Trearchi , CommilTario

del Campo , il Signore Guido da Caftcl Ottieri , foldato

de' Sancfij cpila fua Compagnia , 5' accordarono V alTediati

a rendere la piazza , percìoche accollate le Bombarde , e

accrefcijiito il Campo a 2000. foldati., e con elfi il signore

ili Piombino, Generale della Republica , non fi credevano

Sufficienti a poterfi difendere . Si convenne con Maurizio

Luti , capo ào:^' alTediati , che rendeilero il Caitello , con

condizione, che gli ftipendiati fé n' efciffero liberi, e i

Fuorufciti rimanefiero prigioni ^ difcrezione della Balìa ^ di

queiti , tre ne furono [ /? ] decapitati , e tre altri impic-.

cati , i quali poco cautamente rimafero in potere degl' af^.

Tediati, gii altri poi, che con ragione dubitavano delT efìto

infelice delle perfone loro, mentre fi trattava T accordo

per U

[ ^ ] Le Deliberazioni del 2:5. Giugno 1489. a 144, ei deferi-,

vano per decapitati Maeitro Maurizio Luti , Daniele di Mattia

d' Antonio di Neri, e Lodovico di Ser Filippo, e impiccati Autonlo

dol Frierc , Pietro ^ellajo, e Migliorino.

\

i


Ann. 14 §9'. 73

^cr la parte del RiveHino , fé n' ufciroriO liberi . Non

fu r imprefa di Cailel nuovo moda fenza fondamento,

ma i Fuorufcici vennero , fuora della loro opinione , trop •

pò foUeeiramente affaltati , e il Signore Virginio Orfino ^

che con 12. fquadre di Cavalli era deltinato da qualche

Potenza a quell' imprefa, tardi fi molle , ficchè , quando

giunfe nei Dominio di Siena., già era Calkl nuovo ri«

tornato ai Sanefi .

Dopo un tale acquillo la Balla condannò molti a confino,

e altri ne dichiarò ribelli. ( ^ ) Con tutto che la

Città di Siena, da oitinate Fazioni divifa , non pofledefle,

né internamente, né eltcrnamente , ripofo di pace, nondimeno,

attefo 1' efatto regolamento de' Nove, non può

negarfi , che i Cittadini applicati all' cfercizio de' meltieri

loro , non producelTero giovevoli ^'S.^tii a vantaggio comune,

quindi è, che l'arte di Lana, qual fempre ì\\ Siena

fiori , in quel tempo , non meno , che in altri , dava

contrafegni della grande utilità , che ne rifultava , perciochè,

dalle deliberazioni de' Confoli della Lana, fi ha

che fu rimeifo in Coitantinopoli il Refidcnte con titolo di

Bajlo, ( ^ ) e deflinato ne venne a quell' incarico Mae-

flro Jacomo da Monte^sfcali >, al quale , fui finire d' Ago-

Ilo 5 mandarono un faggio delle loro pannine, afcendentc

^

»1

[ (i ] Deliberazioni del 25. e 16. Giugno 1489. a 144. 14^5.

(iimolh'ano i Cittadini dichiarati ribelli afcendere at num. di go.,

e, tra quelli, di Famiglie cognite, vi erano de' Luti, Palmieri

Cecchini, Mattioli, Giovannelli , Buon'inlegni , Magni, Mcnfiini, e

altri

( ^ ) Bajlo, voce accettata dalla Crufca per grado d' onore,

e dignità. Alle Delib. de' Confoli della Lana del 14S9. e a

quelle di Balia del 5. DeccNnbre 1492. a 8. lì legge, che fu

venduta la gabella per V eltrazionj delle pannine da mandarli

in Levante, per prezzo di Fiorini 600. ma con patto però,

che dal compratore non i\ pollino eligere più di ire quaLtro di

gabella p.-r cialcuna pezza di ranno .


*jj^ Ann. 148^9,

al valore di quarantamila Fiorini d' oro. Si fcopcrfe in quel

tempo un' altro trattato , tenuto da un tal Mino di Ehi)h d'

Alìnalonga^, che, a periuafione di Mmo Vanmlini^ tramava

confegnare quella Terra a Fiorentini, ma, colla tefta del

colpevole , ^\ rimediò a quello fconcerto . A Cittadini

grandi de' Nove, e particolarmente a Tandolfo ^ che afpirava

fopra degli altri alla maggioranza, non piaceva la

moltipiicita di tanti Governatori, onde, cercando la maniera

di relhingerla in pochi , e tirare a fé tutta la potenza

, col plaufibil pretelto d' andare incontro ai difordini,

procurò, che la Balìa vietaile a tutti il portare arme ài

giorno, e di notte, A quelli di Reggimento fu permeilo

poterle ritenere in Cafa , ina tolte poi affatto a

tutta la Plebe , furono trafportate nella publica Camera .

L'arme levata alla Plebe, minorò al Popolo affai di credito

, e d-' autorità , e andò la cofa tanto innanzi , che alcuni

propofero di deporre tutto quell' Ordine , e privarlo

del Governo , in modo che fi ragionava di mutare il nome

del Capitano di Popolo , di fpegnerc 1' Arma del

Leone bianco rampante , ( ^ ) e mutar quel fegno del

Con*

( ^ ) Il Leone bianco rampante in campo roffo fu inalberato

dal Popolo, quando venne ammelfo alla participazione degli

onori fupremi , il che facilmente avvenne nel cadere dei

XII. Secolo , non molto dopo all' introduzione del Maeftrato

de' Confoli . Teofilo Gallaccini erudito antiquario lo crede di

più antica invenzione, ma la verità è, che non prima di quel

tempo fi ritruova in pietra fcolpito, conforme in Fonteblanda,

fabbricata nel 119^. fi vede . Il Padr3y Buondelmontì Servita ne' fuoi

notandi aiferifce aver veduto uno frumento del ii'^ó. dove, per

publico figlilo, veniva efprclfo il Leone caminante con una Croce

fopra la telbi , e nel Tizio fi leggono le apprelfo parole —

Veruni Othonem [ non fcrive quale Ottone ] in Injigntu Vopuh

^eyitnjì ^ Leonem , 'vtdclicct album , dedtjfe . Sunt , qui dtcunt Pofulum

Senenfi'in prius tlLt habuijje tnjignix , veruni Othonem auream

coyon.tm. , unguefque uuyeos fuperaddtdijie , quid probilhilius


Ann. 1489. 75

Gonfalone del Capitano. Con tutto che, da quelli , che_.

governavano, veniliero tali penfieri ributtati, nondimeno

in molti luoghi publici della Citta, le Arme del Popolo

furono cancellate . Fu in quel tempo, per ritrarre maggiore

abondanza di pefce , in fervizio dtlla Citta, con grandiofo

dileguo, pcnlatodidar compimento al nuovo Lago, già di

prima incominciato, vicino alla Terra di Pietra, fituataiopiail

Fiume delle Brune , infra la Città di MafTa in Maremma

,e la Fortezza di MontemaflìjC però, con certi pat-

ti, ne preicrj il carico per i' efecuzione Neri TUcidi , e

Giacop^o Fetrucci . ( a ) Le provifioni fatte a deprcflìone

della Plebe , e del Popolo generarono negli animi

loro nuovi fdegni , iìcchè i Fuorufciti defiderofl per

le medchmi ritornare alla Patria , e agi' onori , fomentati,

Q itimolati da' malcontenti della Città, continuamente

K 2

cronaca fcrive , che 1' anno lirg. V Imperadore Ottone pofc la

Corona d' oro in capo al Leone, Arma del Popolo di Siena.

[ a ] Fin dall' anno 1469. coni;; iì legge alle delib. del Configlio

di detto tempo a 266. fu deliberato, per avere abondanza di

P»:?fce, che li fabbricalle un nuovo Lago, vicino alia Terra di Pie-

tra in Maremma, tirando un grolTo , e lungo muro dal mulino di

Montemalli , Non li principiò nondimeno il lavoro fino agli anni

*474') come ii kggQ in uno iftrumento nell'Archivio dello Spedale

dei di 13. Maggio anno fuddetto, contrafegnato di num. 577. del

fecondo compendio, nel quale Spinello di Giovanni Spinelli , e_y

Bartalomeo di Tommalfo Pecci , in vigore dell' itutorità, dal Configiio

accordatagli, concelfero, e fermarono le condizioni con Pace

dal già Ceccho Pacini , e con Antonio di Mattia di Francio,

clit^ pigliarono l'imprelà di murare una grolfa muraglia con pietre,

e calcina al di dentro , e all' eiteriore di mattoni , che il prezzo

iiilfe di lire cinque, e foldi diciotto per canna, a fpele tutte delT

jmprefarj d'ogni' Torta materiale, che vi s'adopratfe. Quella grand'

opera fu compiila nell'anno fudd. 14S9. ,e, come fcrive Allegretto

Allegretti nelle di lui contemporanee croniche, a cagione dell'impeto

dell'acque, nel niele di Dicembre 1492. il muro rovinò, e,

allagando U Campagna vicina , ciigionò molti danni con morte

d'Uomini, e di beltiami .


^^ Ann, 14^9. i49^#

mente macchinavano nuove turbolenze, e fpeffo fi fco"

priva qualche trattato ; Uno de' quali , venuto alla

luce, e trovatofi , che GìoDauiii Bnojiinfegni n' era colpevole,

fu decapitato: Si dubitò, che i Fiorentini fomentalTero

tali difcordie per profittare (ì'i qualche favorevole

occ.afione d' impadronirfi di Siena , onde s' inviò

ad efli Fra?!cefco Server ini per efplorarne gli animi , ma

non ne avendo riportato , che parole generali , ed inconcludenti,

fu da' Governatori della Republica , per toglierli

ogni fofp^tto internò, deliberato , che fino le Madri , e

le Mogli de' Fuorufciti partiiìcro dalla Città. In mezzo

a tali turbolenze nel principio di Maggio 1490. comparvero

alla Balìa gli Uomini dì Montieri , dolendofi ei-

iergii il:ati da quelli di Prata d'i Maremma rotti i confini

«. predato certo belliamc j La Balìa ipedì Jacamo Tolomeo

e Leonardo Bellunti Commifsarj a terminare quelle differenze,

ma follevatifi i Pratefi , poco mancò, che non vi

lafciafsero , fé frettolofi non fuggivano , la vita . Giunta

a Siena una tal novella , furono a Prata fpedite diverie

milizie , le quali ^ arrivate colà , truovarono la Terra

vuota d'Uomini, che per timore del caitigo s'erano fuggiti

5 onde fcacciate le Donne , e i fanciulli , Prata fu

sfafciata d\ mura, e arfe le cafe , a riferva delle Chiefe,

e di tre abitazioni d'Uomini da bene , che s'erano afratigati

per fedare il tumulto. Intanto ne' 24. Settembre

mancò di vita M, Borghefe di M. Agoftino Borgheji^ famoio

Giureconfulto , e Cavaliere di fomma prudenza , ( ^ ) la

di lui

( ^ ) Mors Burghejti plur aué^oritatis- Pandulpho TetruccÌ9

accrevtt , /;/ eju^ funere Kespubliea. ' Florenof auri ducentoT expendit

y & vexillt^ decomvit qtiibur per Urhem y funur publicè^ ad

injlar pr


Ann. 149Q. 1491. 77

di lui morte rincrebbe agli amatori del ben publico, per^

ciocliè vedendo , che egli non avca in vita potuto intieramente

far' argine all'ambizione de' Vetrucci^ e d'alcuni

altri di queir Ordine , che già manifellamcntc afpiravano

lopra gli altri Cittadini , dubitavano , mancato il Borghejt^

non elsere del tutto iagrificati , e Ibttomeflì . Furono l'ciequie

lue , come il Tizio ci dcfcrive , con diicintiffimi

onori celebrate dal Publico , e da' privati, ed allora, per

legge, fu inabilito, che mai più in avvenire i morti fi ban*

diilero, conforme per deliberazione Itatutaria s' era fino a

quel tempo ^ praticato. Il medefimo Tizio fcrittore di quei

tempi afierifce ^ che la morte del Borghejì {cxvi Si Landolfo

per accrelcere l'autorità, e che Miccoìò Boyghefi Suocero

del mQà.Q(\n\o V andaifo volle nel Figliuolo del Fetrucci y

poco dopo nato, { a ) rinnuovare la memoria di Bovghefr

col porgli il nome di quello. Nell'anno 1491. due volte,

ma per cagioni > V una dall' akr^ molto diverfe , la Balla

elefse il Capitano del Popolo; Fu il primo da due eletti

per i mefi di Luglio, e Ago:lo M.^Jacomi Tolomei ; Q.nciH

lotto il Ponteficato di Fio IL go-iernò Roma , e tenne in

dovere molti di quei Baroni ufiti a vivere con poco ri*

( guardo

hh Slum tin:i die , mane videlicjet , ac i/efperì , equifeLnfe

Ve trilione , lugubri

ifepcilla ferentibus ,

indino hnhitu ^nonnuUis , equo

pojl eum , alta 1 voce , deccjjtjfe

fedeuttbiif , ai:

altqiiem icnun*

ùahatur , Jìngults autem proclamatiònibns Camerario Bicchernac fo*

lidi quadragtnta folvehantur ; -plerique antan Jolummodo vcjpert

froclamabantur , pauperes ijerò nunquam , ut fumptut parcerctar :

Tofl mortem Burghejii Officiules Balìcs decernerunt ab bis ejìc

abjìinendum , -vijttationibus quoque parcendum ejje , cuiqus iierò tn

funus 'Volenti comitando procedere^ liceret ^ pojìera autem die ad

inferias , quitf vigilia^ nuncupant , exceptif cognatis , ac contrihulibuf

^ nemini accedere fit coticejìum . V, Sigilmondo Tizio, Sto*

jfla inedita, Tomo VI. all' Anno 1490.

{ ^ ) Borghefc Teofilo di Pandolfo dì Bartalomeo Pctrucci

a Libri de' Battezzati , eiiftenti nel publico Archivio di iSiccaer-»

ua, appatifce battezzato il io. Decerabre 1490»


7^ ^^'^^' 149I'

guardo del Principato, Vagolo il; niente amico della memoria

di P/o , tenne il Tolomei prigione , finché ne

fu liberato col favore di Ferdinando Re di Macoli , che_#

bL'nifììmo conofceva il di lui valore, e prudenza, dichia*

randolo fuo Segretario, jFatto poi vecchio, negli ultimi

anni fuoi , e ritornato alla Patria , fu onorato del

fupreniQ grado della Republica , per profittare del fuo

confìglio , ed avvedimento in ogni pubblico rifcontro, ma

il Rè, non volendone rimaner privato, nelP entrante

iettimana lo coitrinle a ritornare a Napoli , dove arrivato ,

dopo pochi giorni, morì. ( a ) Grand' onore fece il Rè

a di lui funerali , e la Famiglia Tolomei in Siena ne celebrò

y efequie nella publica Piazza di tal nome , e in

S. Criltofano , Parrocchia di fua giurifdizione , ove la

Republica mandò le Bandiere , coli' Arma publica , e de'

Tolomei. L'altro Capitano di Popolo eletto, fu M. Anionio

Bichi per le ragioni , che apprello ; La prima

Balìa eletta con fomma autorità , dopo che furono ritornati

i Nove, dovea continuare cinque anni , de' quali

cfTendone confumati già quattro , né volendofi indugiare

alia fine del tempo a creare nuova Balìa , oppure

( come difegnarono i Nove di quel Governo ) a confermare

quella Itefla , elelTe la medefìma Balìa M. Antonio

Bichi ^ che era del novero di quel Collegio , il quale en-

trato di Gennajo in Palazzo, congregò il Senato, e quelli

alla mcdefìma J3alìa prolungò l'autorità per cinque anni

dì più . Qiictta Balìa liberò la Provincia di Maremma

dair opprciTione , e jnfolenza de' Corfi , che coiiQ

continue invafioni , e rubberìe aveano dato il guaito

a quegli abitatori ; e quindi furono caifati dalle Guardie

della Piazza, e del Palazzo quaranta di loro nazione, benché

{ et ') Sigifniondo Tizio dopo aver defcritto 1 coftiim?, le

qualità, gii avanzamenti, e le virtù di Jaconio Tolomei, fcri-

Ve , -che — Verjìbus , rithimtf vulgaribi'.s- znllcbut mirijìcè ^ quos

flurcs n')t.t'jtlcr , tic pèyej^r: no.f legt --


Ann. 1492. 7'9

che fofTero valorofi ibldati . L'anno, che fcguirò 1492.

rimafe memorabile per la morte di tre grand' Uomini >

perciochè , nel mele d'Aprile, morì Lorenz^o de' Medici^

le qualità del quale, notiifime per molte Storie, non

v' è bjfogno in quello luogo rammentare , iblo acceniiarò

, cho. , la m.orte fua importuna a tutta Italia , fu

commoda ai Sanefl , perchè i Fuorufciti , favoriti ,

da eiTo, forfè pelT oggetto di fuo ingrandimento, fi perderono

d' animo , e piegarono a più moderati penfieri .

A Papa Imiocenzio Vili, mancato nel Luglio , fuccelTe Ro^

dirigo Borgia-, col nome d' AleJfandrò VI. A quelti mandarono

i Sanefì, fecondo il collume, per fuoi Oratori, M.

Aliffandrò Borgheji Ca^ualiere , Leonardo Bellanti , che fu

dal Papa creato Cavaliere , BarPalomeo Sozz^ini tjacomo Tolo^

mei ^ ( diverib dal fopraccennato ) Francefco Seqjerini,, e Ma^

rlano Chigi , {a) gli quali a nove d' Ottobre, accompagnati

da

( ^ ) Il CiacconÌQ nella vita d' Alelìandro VI. fcrive —

Legatos Fri/icipum , Jalutaudt fui cuujju , Romam mijfos , comiter

Inter ceetsrof duos prceclut'os -viros Angelum PolttiU'

exceptt , ^

num , qui^ Senenjìum nomine , ad eum orattonem habuit — Certamente

fbaglia il Ciacconio , perche negl'Atti publici fi leggono

regiftrati gli Oratori qui nella Storia defcritti , e lèppure è vero

, che Angelo Poliziano fulfe da' Sanefi fpedito , farà ciò

feguito in altra occafione , perche molte fi prefentarono a Sanefì

in quel Pontiticato , e con tutto che da quelli , che fecero al

fuddetto fcrittore 1' addizioni , venga aflerito d' aver veduto 1'

orazione

che nell'

colle Stampe imprelTa, non s' accorda nondimeno ,

occalìone dell' inalzainento d' Aleflandro , furono gì'

perindicati

foggetri, e non altri, fpcditi Ambafciatori . Due anni dopo

morì Angiolo Poliziano, conforme nel Tizio coli' apprelTo parole

fi legge la di lui morte annotata — Angelus enim rulitiufws

'vir alioquin doóiuf , & Domus Medicorum AIumniMy circi Autumni

pnnciptum , /;/ umentittm , ex re.ttu ohiefìo , converfus , non

abfcjue dedecore , exjlremum chtuferat dtem , non fine Vetri Me^

dicef riihore , atque dedecore — Morì a 24. Settembre 1494. K

1' Abate Pier' Antonio Seraifi , che del Poliziano , unita alle

di lui Poesie, e imprelfa in Padova nel 17) i. , ne ha fcritt;t


io

Ann. i4p8.

da loo, Cavalli, attdarowo a rendere la folita obbedienza.

Del mefe di Gennajo morì in Celano M. Antoitio Fic^

tolom'niì , Duca d' Amalfi , Nipote di Vio II, per Landomìct^

di lui Sorella , e Genero del Rè di Napoli : Li Fratelli

fnoi , che erano il Cardinale , Arciyeicovo di Siena >

M Jacoì7ìo 5 e M. Andrea celebrarono la pompa funebre

.i

jiciia Loggia del Papa , dove la Repubiica mi andò le_»

J3andiere , come g'à a M. ]acomo Tolomei^ e più di 27.

paja di doppieri di ciera , avvolti , domandati in Siena

Tromboni . Morto Loreni^o de' Medici ^^ volendo i Sancii

^flìcurarfi degli animi de' Fioreniini , finfero certi fofpetti,

perciochc dalla parte del Patrimonio eraro fucceduti

alcuni follevamenti, ficchè furono fpedite più Compagnie

di fanti, e altra gente d'arme, in guarnigione a S. Quilieo

in Ofenna , e a Fiorentini furono domandati gT

jijuti, i quali mandarono in fatti tre fquadre di Cavalli ,

ma , fvanito il rumore , che fi diceva fufcitato nello

Stato della Chiefa , furono licenziate le genti , e ria*

graziati i Fit^rentiai

V autorità dei SenatQ era ( può àìx^x \\\ tutto )

trasferita in quella Balla, nella quale, per induitria cji

Qincojfp Tetnicci , le cofe appartenenti più principal-

mente allo Stato , fi governavano da' tre .

fegreti , eletti

del corpo di quel Collegio , ma noti iolamente a M,

Irancsfco Martini da Cafole , Cancelliere della Balla

i^ (f ) E percÌQchè Francefco ^ Uomo ingegnofo, dipendeva

ìa vita, non pnncj c}\t andalìe Amba fci a ci ere a Alefilindro VI. ma u

Innocenzio VIIJ. a nonjc nella Repubiica Fiorentina , e non della

S:ine(e.

{ it ) Ntll' anno corrente 1492. fi leggono a Libri ..di Balia

dìverie imprefs promoffe , e in gran parte effettuate per utile , e

publico avanzamento , primieramente il Cardinale Arclvefcovo

meditando a proprie fpefe , con magnifica fabbrica , ingrandir*?

la Cafa di Sapienza , e fattone a tale effetto dal famofo Ar-

chitete'3 Giuliano da Si Gallo [ che fi cojilerva nei proprio ori-

in


Ann. i492< Si

in tutto da' fetniccl^ fi credeva ^ che tra i tre fcgrcti vi

fofTe ficuramente Giaco^p , e dopo la di lui moire Tan^

ilolfo Fratello del medefimo , che non folo ieguitò le

inedefìnie pedate, ma più oltre , di gran lunga, trapal'sò;

Siccome i tre legreti , nelle cofe più importanti avcano

arrogata a fé

avea ufurpata

V autorità del Collegio ,

quella del Senato . Con

così

tali

il Collegio

medi procedendo

i Fratelli de' Tetrucci^ ajutati dalia qualità de'

tempi, e dagli accidenti, c]:e nacquero , i quali feppcro

con politica accomodare a dilegni loro , divennero ( particolarmente

Fandoljo, perchè Giacofp poco dopo morì,

come pivi avanti s accennerà ) cerne piincipi della Republica

. 1 primi modi diipotici iurono alcuni gìIìzj

divifi tra pochi, e tra quelli, che afìezienati i. Nove tavorircno

il loro ritorno, ovvero tra Nove lh(rj,a quali,

ptr tenuifllmo prezzo, gli venderono all' incinto ^ E sl Pan*

éioifo , che ogni giorno più andava crefcendo neir autorità

, e nelle facoltà , concefiero licenza d' occupare

diverfi terreni nella Corte di Boccheggiano per fabbricarvi

mulini 5 e nell'altre Corti di Pari, Jela , Tocchi,

e Montepefcini im.padronirri , per compra , d' una vaita

citenzione di campagna , di prendere a enfiteufi perpetuo

dalla

Moniftero ,

Cala ó^ì

ed altre

Sapienza certi

gratificazioni

beni , preilo Siena a ^

di non lieve conleguenza

, che fi leggono rigiftrate a libri di Balìa di quel

L

tempo

ginale il difegno nelle mani dell' Autore /di quefta Storia ] dl^

legnare la pianta , e la profpettiva , la Republica donò al mcddimo

la fituazione , relafciò tutte le gabelle , che , per tiafporto

de' materiali, foflcro occorle , e iì contentò, che fei luoghi

pii per religiofi maichi venifìfero Ibpprcifi , e i fondi di quelli

ioflero alla fabrica della Sapienza applicati. Ordinò ancora,

che fi coltruilfero diverfe Bombarde, e ciie a Ha Ipelà ilippii fiero

r entrate di lei Spedali, che il lago delle Chiane, a petizic-

He degli Oratori della Città di Ciiiuii , non ii potellc rafciugarc,

e che per tale effetto le ne Icriveflero lettere a Roma, e a i'i-


Bz Ann. i49g'.

tempo . ( à ) Quelle maniere df procedere commofTero

molti Cittadini di tutti gli Ordini, gli quali ricorlero

alla Balìa , e dimoitrarono i danni , e la mala contentezza

, che a tutta la Citta fi cagionava, e pregarono,

che, per degni rifpetti , fi ritornaif-^ alla reciproca diltribuzione

degli offizj , acciò qualunque Cittadino potefle

fperare qualche volta di participare degli utili , e degli

onori. Dalle preghiere fi venne a parole , alle ingiurie,

e minacce , giacche tenutofi ierio abboccamento fra mol-

ti Cittadini, richieièi di confìglio , intorno a quella dimanda

, fu rifoluto in Senato , che la Balìa né dovelTe >

wè potelle più compartire offizj, ma air ufo de' tem-

pi andati, s' elh-aelfero dai Boiroli, già più anni fa iU-.

biliti ; Furono nondimeno eccettuate alcune Poteikrìc

vendute, e veline deliberato crearfi i Boilbli de' Maellrati

che mancavano , lafciando dieci Rocche a governo del-

la Balìa per tre anni. Quelle riforme ( fatti nafcere,

alcuni impedimenti ) non ebbero elocuzione, { h ) laonde

renze , e che all' acqua del Luco , acciò non allaghi le Campagne

vicine , gli lia dato lo fcolo pc-r la gora , e altjri Folli

da far/ì , e il tutto fi legge alle Deliberazioni di quell' anno

a 6. Il, ip. e 62.

l a ] Delib. di Balìa del 2. Giugno , e 15. e 29. Ottobre

1492. a 2. 88. 96.

[ ^ } I Nove , che , dlfpoticaniente , a voglia loro , regolavano

gli affari della Repiiblica , in cambio di diminuire 1' autorità

della Balìa , deliberarono il 13. d' Agolto , come alla

delib. di queir anno a 24. appiirifce , che non li potelfero in

avvenire concludere, nb trattare confederazioni , paci , tregue,

Ei arruolare, ne condurre loldati , lenza 1' autorità della Baiia.

Che non li polfa rimuovere , ò diminuire 1' autorità della

Balìa 5 ne lì polfa annullare alcuna deliberazione , labilità dal

mcKlefimo Collegio.

La guardia delle Rocche , e delle Porte della Citta s' intenda

, e iia rilervata al fuddetto Collegio.

Eccettuate tutte le predette coie , tutte V altre vadino, fi

propanga'iio , e ri riiblvino dai Conciitoro.


Ann. 1493. S3

de confìdcrando qiici , die fia i Kcve, ermo i più pò*

tenti 5 che il Senato ritornava aii' antica iha autorità,

ordinarono, che tutt' i Figliuoli de' riicduti Reggenti,

dopo i 22. anni deli' età loio, s' intendelìero di Coniìglio

di Popolo? e potefìcro intervenire in Senato, fi ed è

più dì 600. furono aggiunti, per età, e per coftumi

j più dì loro , poco degni d' intervenire nelle pubiiclie

confulte . Di quella ritoiina erano i principali motori »

M. Niccolò Bcrghejt ^ che ( benché Suocero di Tandolfo )

non vedeva volentieri il di lui ingrandimento , e M.

Leotrarcìo hcl/aj/ti ^ anch' elio, di Tandolfo xivdXt'» contor-*

me più avanti in quella Storia fi vedrà , e gli altri le»

guaci loro . Difpiacque quello regolamento a quattro delle

cinque parti de' Cittadini, e molti giovani onorati»

e ben coliumati, comprelì da quella legge, liberamente

la biafimarono , perciochè conolcendo , che il merito

proprio era per condurli a quel!' onore , .fi giudicavano

offefi , dovendo entrarvi in compagnia à" altri non meritevoli.

Tandolfo intanto, che deiiramcnt-e fapea mancg-

giarfi a proprio vantaggio , non perdeva la mira, CQXX

nuovi acquiiti d'ingrandire fé, e i Figliuoli, quindi è,

che, con maniere adattate alle contingenze de' tempi»

fborzando prontamente la tenue fomma [ perchè l'erario

publico era efauito ] di mille Fiorini , ottenne in com-

pra la valla esenzione di tutto il Territorio di Monte

{ a ) Delle cole

Curliano , e di Mofcona in Maremma >

L e

fcgui-

Che fi elegga ogni fei niefi un Confìglio dì richieda di 60,

Cittadini, ma non fi dc/a però adunave, fé nona difpofizionc

della Balìa.

Chi trattafle, ò parlaffe contro le predette cofe deliberate»

e fermate perla Ealia > incorra, nvUa monizione per anni dicci,

e in pena di Fiorini 50^3.

F chi trattalic , è traniaiTe contro la fofìanza dì dett?^

deliberazioni , rimanga neihi moni/ione perpetua , e in mille

ducati condannato.

[ a ] Dclib. di Balìa del 7. S^ttcmS. 149.^. a 39.


^4 Ann. 1493. i494*

fcgiiire Panno 1404. farò breviflì'na menzione, perciochè

fono Itati quegli avvenimenti accennati da moltif-

fìmi Scrittori , e folamente m' emenderò in quelle parti

nelle quali , per qualunque cagione concorfe la Republica

, e il Popolo di Siena

Era nel principio di queft' anno» del mefe di Maggio

la feconda volta Capitano di Popolo M. Bastalo-

97260 Sozzini 5 quancio5fr/zr^y d' OvignU il Gsnsrale dì 'Francia^

il Trefidente di Vronjenza ^ e Verone di Bacca ^ Uomini rinomati

, vennero Ambafciadori ài\ Carlo Vili. Rè di Fran^

cia^ mandati a Potentati d' Italia a fìgnificare il fuo

pailaggio con potentiilìm.o eiercito ali' aquilto del Regno

di Napoli contro gli Aragor.efi . Coloro a dicci di

Maggio h\ Sabato, venuti in Conciiroro, domandarono

Eipoiero le ragioni)

paflo , e vettovaglie per loro denari :

che muovevano il Rè loro a venire in Italia, notilnme

per le Storie , foggiunlero , che la foia giuiiizia lo Itimolava,

e lo ipronava air acquifto del Regno, che, per retaggio

, era iuo : Che fé da cupidigia d' accrefcer domixio

egli fi folFe mollo , non averebbe , con magnanima

cortesìa, rcnduto al Rè di' Spagna il Contado di Roffigjione

, e Perpignano , tenuto da elio in pegno per

cagione di dote . Il Capitano di Popolo avendo lodata

ia grandezza dell' animo del Rè, e ringraziandolo, che,

con tanta confidenza, aveife mandato per valerfi de' commodi

, che poteva preitargli la Republica, dilfe , che fi

farebbe configiiato co' principali Cittadini dello Stato >

ficcome il giorno feguente , ritornati gii Ambafciadori,

a nome del Popolo Sanefe, rifpofe, che per non tirar-

fi addoifo 1' odio, e la nemicizia d' alcuni Potentati ,

giacché per anco S. Maeità non eia, coli' efercito, così

vicina, non ardiva la Republica, né negare, né concedere

il palfo , e le vettovaglie . ( /? ) Siccome in

tutte

[ n ] Poco d'ver'''ainente da Paolo Giovto , nelle Storie, vien

rip.«:L a'.j. hi rilpoUa de' *.iDeu a^ii A.iujaiciadori iranceu 1 mi


Ann. 1494. S$

tutte le Corti d' Italia , e > fpecialmentc agli Stati della

Chieia , cagionò gran commozione la venuta del Rè

di Francia 5 così in Siena, partiti gli Am.bafciadori , fi

fcopericro dfverli umori . Coloro , che aveano in mano

il governo, per tutte le vie pofTibili fraltornavano il ritorno

de' Fuorufciti , e nella Città la maggior parte

de' Cittadini di più cofe icgrctamente fi lamentavano j

fopra tutto delle gravezze , che recavano feco i Solda-

ti del Signore di Piombino Generale dell' Arme , e i

goo. Provilìonati della Piazza > che tutti erano, per que-

lie nuove alterazioni , venuti a guardia della Città , i

quali pefi fi facevano tanto più fentire, quanto, come

fi difie , gli utili, e gli onori publici non andavano

diiiribuiti fecondo le leggi , ma fi davano per diverfi

privati interefiì , a piacimento di chi governava . A

Landolfo Vetruccì [ contingenza molto a propofito per

i di lui fmilurati diiegni ] venne confegnata la cura ,

e la Vigilanza degli itipendiatt, e loro Capitano ; ( ^ )

qlie-

fervo, per migliore intelligenza, della verfìone del Doiiienici ]

colle" feguenti parole — Ciie in tutt' i modi averebbero datò

ajuto a Franceli , ma che però per Ilare Ail ficuro > non volevano

nioftrare di tener co' Franceli, le prima non vedevano uu

grolfo efercito loro in^ Tofcana , acciochè eglino

iproveduti, e falcili a eiVere ingiuriati, non veniiiero

Fiorentini , loro eterni nemici —

per quello ,

oppreilì da*

Gli Ambafciadori Franceli [ feri ve 1' rono in fcritto la rifpoita de'

Allegretti ] domanda-

Sancii , ma ii Capitano di Popolo

rifpofe , che fenza il parere della Balìa non poteva fopra

tal propoiito riiolvere , onde partiti di Palazzo gli Ambalciadori

, adunata la Balia , fu appruovato

meo Sozzini , che la rilpofta in fcritto

il conliglio di

non fi rendelfc

Bartalo-

[ a. ] Delib. di Balia dal 5. Giugno 1494. a i^'è *

Scrive il Giovio nel primo Libro delle lue Storie all' anno

1494. - E poiché alcuni Plebei , e nuovi uomini ebbero per molti

anni contelb co' Nobili , e di nuovo i Nobili tra loro , con diver'.à

fortuna , Pandolfo Petrucci , uomo molto altuto , aveva poco

dianzi levata U libertà de' Spaaeu "< X Novcicni in a^;i tem^o


......

Bichi

refi potent' per le r'chezze > e aderenze 3 vengono dal Glovìo

riconofciutì per i Nobili di Siena

[ ^ 3 Sigifmondo Tizio, Storia inedita, Tomo VI. all'anno

1494. — Veritt triteyea y KonUi-it ^ tres precipue ^ Fandulphuy fa-

Ucet Petrncfius , Antontus Bichtus Eques , & Giacoppus I-'etrucciusex

ad'Ventu CHllomm Lrbe depellt , & Tiranmde prt'Ucirt , S^fiam

Vrhcm fubitcere ^ atque venuiidi-ire d^^^yeiierunt ^ & qui fé oderant LV-

h.e propellere . Igtur Gutdonem Tifernatem , Panda!phi ajfechtm

ad L'iim rem defltnaverunt cum Carolo Comìte de Behgtois tméìaturum

apud kegem , ut Galeaz/um Domtnum , Kubertt S^'^e^ìff^i'^

tis Filluni , tn Domtnum accipercnt , Rege annuente , fuhtnde vero

Faulum Salvetium y iurum mnirtum , Fhrentiam tanfmtferunt y

ut peditcs trecentof ad id negocit ex Gallis fecum Senas pcrducat »

Àdtrat forte fortuna eu>n Galeazio Johannes MaUzmltii ajfnis- ,

& Senenjif Ctvis ^ hic a Galeazio de rs certior fadus j affnitate

cifenfum prc^biturus , animose refpondtt j aliim in Dominum nos liùeri

volumus , atque adeo , ut Carolo Comttt diceret mentiri tlium ^

itaque pauloque rejtpifcente , res ad vota non fuccejjtt , —

Lucrezia Malavolti , ferine Gio; Pietro Crelcenzi nella coro*

na della Nobiltà d' Italia j che Joiìe Moglie di Roberto San-

ie-verino, Padre di Galeazzo, benché da alcuni Cronilti Saneli li

abbia-, che tbjl e Moglie di Galeazzo Sanfeverino, Conte di Gajazzo,

e che foiVe Ipoiata del Mele di Gennajo 1472. e regalaf^ dalla

Repiibiica d' un Bacino con Melcircba, e Nappo d' argento.

Sig'ilmondo Tizio nel Tomo V, delle di lui Storie afferma , che

fbile Moglie di Roberto coli' apprellb verlì — Ctrca vero Januarii

^}ìetfìi' hujus ca-lcem ^ anni 1472. Gannoccta ^ mutato in Lucretiani

^h'm'fric y atque Angeli Mahivoltcc , ex Stlvidenfibus , Flit a , ii«-

•^tr/o tievcrinatt Domino nuptiis copulata , S^na digredtens ^ ad

Vinm perdiifla , Sunt qui dicunt utroque nomine ad facrum Fonii'm

jutjje mmcupatam , primo nf


Ann. 1494. 87

tale effetto ne fpedirono fcgretamente a Firenze , per?

che condotti follerò a Siena 300. Pedoni, perluadendofia

con fimile ajuto , di potere effettuare il loro difegno ,

€ vendicarfi in tal maniera degli emuli loro; Scoverto

però il trattato da Gionjau72Ì Mala'volti , non ebbe

altro effetto , ma non rimai'ero però i macchinatori caligati

del loro attentato per il timore , che fi avca

della foverchia autorità, che aveano , fopra degli altri»

acquiltata i Vetruccì . Per Je fopra accennate cagioni ,

e altre dì più, che fi potrebbero addurre, pareva, che

ciafcuno in Siena defidcraffe la venuta del Rè di Fran-

cia, fperando , che egli foffe per ridurre le cofe trafcorfe

dello Stato» a qualche perfezione . Il Capitano

di Popolo penetrando quelli difcorfi , e quefta voglia

de' Cittadini mal contenti , de/ìderando ordinare le cofe

della Republica in tal modo, che, nella paffata de' Francefi

5 non avellerò a far mutazione, il dì 30. di Maggio

chiamò in propria Camera circa dodici Soggetti de'

più riputati deli' Ordine de' Riformatori , e da quegli»

chiefe il modo , e V intenzione per 1' accomodamento

della Città , perciochè allora quegli àX quelT Ordine

erano i più perfeguitati da' Nove, antichi nemici loro.

Dopo nei medelìmo giorno congregò nella Sala del

Coniglio circa 50: mefcolati Nove, Dodici, e Gentiluomini,

a' quali propofe alcune proviiloni , difegnate

da certi Cittadini in pregiudizio del ben publico, e chie-

fe loto configlio . Erano molti degli adunati di fentimento

, che dovendoci dare un qualche nuovo regolamento

di governo , liava btne fcemare T ecceflìva autorità

della Balìa, vietandogli, fopra tutto, il confeii-

^hls RefpuhlicA Senenjìs donavit — Giovanni Malavolti , che,

per la parentela, li tratteneva prelfo il Sign. Galeazzo, penetrato

ii dilegno de' congiurati, non ebbe cuore di loifrirc,

che la Republica rimanefle foggctta , e antepofe 1' auìOr^; deli*

Patria air i-tt.aenza del fangue .

re


gg Ann. 1494..

re offizj , die avefifero falarìo ^ e ordlnvindo , che doveffcio

render fedel conto deli' entrate publiche, che pervenivano

nelle loro mani . Di quello tenore parlavano

ìd, Acchilh fetr/icci , M. Sozzi}w Bellnrmtiti , M. Nic^

•€oló Andrea


pregato , ordinò molte provi{ioni ragionevoli , e a nove

di Giugno 1494. le produlle, per appruovazione , in Senato

; Contenevano rifervariì a loro dieci Rocche , doven-

dofi crear di Balìa quelli , che per il ritorno de' Nove fi

erano affaticati , e s' intendeffero di quel Collegio , durante

la vita loro. Dimandarono ancora a loro rifeibar-

fi gli Offizj 5 e gli onori , fino a quel tempo difpeniati ,

che erano circa quaranta Poteltarìe , molte Caftellanìc, e

non pochi Vicariati : Chiedevano in ultimo una generale

afioluzione intorno V entrate publiche , fino a quel dì

.ramminillrate , ed altre cofe , tutte del medefimo tenoie,

le quali , mandate tre volte a partito , furono lem.pre

rigettate, e fu licenziato il Senato . Ma a 17. dello

ilelfo mefe richiamato , e adunato in novero di 704.

Senatori furono propofte le provifioni dettate da 60.

de' Nove col Capitano di Popolo» e, dopo lunga.*

controverfia, reftarono approvate , { a ) Dunque fi

providde , che follerò annullati tutti gli Offizj , con^

feriti dalla Balìa, eccettuate dieci Rocche, le quali

per tre anni folamente s' intendefiero concedute,

che di prefente le Poteiiarìe s' efìraeilero dagli antichi

ordinati bolloli , che in un Configlio di popolo fi fcontrinalfero

tutti quelli , che dalla Balìa avellerò ottenu-

te Poteiiarìe, e rimanelTero Potelià quei tali, che reftalanno

per la metà de* voti approvati , che in avvenire

fia tolta alla Balìa 1' autorità di conferire Offizj , che

avellerò falario , che delle pecunie publiche fi rendefic

buon conto da chiunque V avefie amminiilrate , che

le deliberazioni, che fi Ifabiliranno in Balìa , fé non faranno

per più de' due terzi appruovate , fiano di niun

M valore

( n ) V Allegretti Cronift:: Campato, [ come fi è deferì:to

di fopra ] con molta chiarezza deferì ve tutte le proporte,

"qui nella Storia riferire con altre pnvticoJarirà più diftinte, conforme

rjì mede^'ìmo Autore e facile da chiunq'ie potcrfi oifervare

.


pò Ann. 1494.

valore. Non era minore il travaglio de' Governatori

delia Republica per cagione delle cofe di fuora , che fi

foife per la confusone , che d-ntro la Città era tra tutti

gli ordini de' Cittadini, come s' è dimoitrato, e quindi

col timore, che i Fuorufciti , non tramalFero nell' alterazioni

, che verifimilmente potevano nella pacata de' France(l

nafcere inTofcana, o per via di trattato, o altrimenti

, ordinarono nella Citta i corpi di guardia con provifioni^di

munizioni, e di Soldati in diverfi Luoghi forti del

Dominio , e fpedirono a Roma , a Firenze , e in altre

parti Ambafciadori , per esplorare , fé v' erano novità da

temerfi in pregiudizio dello itato prefentc della Republica,

e ne accrebbe il fofpetto la rotta data da' Francefì nel

Genovefato agli Aragonefi , t giacché poi 1' Tanto

Armata dei

di Napoli , comandata da D)>i Federigo di lui

Fratello, fi era in quei giorni fatta vedere ne' porti di

Siena a Fort' Ercole , e a Talamone, i Saned vi

mandato un Ambafciadore con molti donativi

avevano

all' Ammiraglio

, con commiilìonc per intendere , fé egli aveffe

'qualche intelligenza co' Fuorufciti .

in ogni tempo

nelle Città divife ha ogni minimo moto potuto generar

di fofpetto . Era in quell' Armata navale Obietto dsl f/V-

yco , Fuorufcito ( ^ ) di Genova, colla mira di toglie*

re quella Città dalle mani di Lodo'vico Sforza , Signor

di Milano , il quale avea in Genova ricevuti molti foldati

Franccfi, convogliati dal Rè per 1' Italia . Ma avendo

in vano tentato di efpugnar Porto Venere, fu quell'Armata

( flf ) L' Allegretti colle apprefTo parole ci dinioilra — A

dì 28. di Giugno M. Obietto Genovefe di Cafa del Fiefco ,

che era confinato per lo Duca di Milano , a Carpi , e avea

provinone dal Rè di Napoli 150. Ducati il niefe , venne in

Siena, e difinò in Cafa di Francefco Severin' , e la fera fi

partì , e andolfene verlb i noiìri Porti per rnontare su 1' Armata

del Rè di Napoli , e andare a Genova a farla rivoltare

dalla devoiioni d^i D-i:^ di Muano^ le poteva —


Ann. 1494* 91

mata in pochi giorni disfatta > non avendo Don Fedc^

rigOì e Obietto confeguito altro, che la Terra di Rapale.

Dunque quefta vittoria de' Francefi riiVcgliò nell' aninìO

de' Fuorusciti Sanefì , e ne' Cittadini malcontenti gran-

di Speranze 5 perfuadendofi , che il Rè , venendo , loilc

per rimetterli nella Città, e riformar qut4 governo, e

cominciavano , fenza riguardo, a biafimare il contegno di

coloro, che governavano la Republica , ed erano querele

di quelle itelfe cole , che ho accennato di fopra.

E pcrciochè in sì fatto modo, con tali ragionamenti andavano

ibllevando il Popolo a nuovi tumulti, il Collegio

di Bulla , volendo reprimere la loro baldanza , lece

arrenare i Capi , che più degli altri fediziofi fi dimoltravano ,

che furono /^fo;^o , Guafj>arre , e huonmfegna Buomììjegni ^

Domenico di Pietro Tuliti , Donato di Marchionne , e Ser

Antonio di Mariano Tantncci ì{ a ) la cattura de* quali

avendo inteia molti altri della medefima fazione , deliramente

fi partirono di ^iena. Già era il Rè di Francia

a Pila , e in onta de' Fiorentini , collegati col Rè di

Napoli iuo nemico , avea a Pifani 1* antica libertà re-

mandato

fìituita . Era colà M. Niccolò di M. Bartalomeo Borgììejl

Ifato da

mentare

Siena fpedito Ambafciadore , (^ h ) per compli-

S. M. dei felice arrivo in Italia, e per pregarlo,

come promife , à^\ confervare il prefente Stato , e Reggimento

della Republica . Divcrfamentc erafi il Pvè diportato in

Lucca col Cardinal Francesco Piccolomini -^

a lui

M 2 dal

{ a ) V Allegretti concorda , che il 24. d' Ottobre , dopo

la corda io ffe r ta , folfero confinati i de'critti qui nella Storia,

ma non vi comprende Guafparre , e Buoninfegna Buoniniegni , i

quali, che anch' eili foflliro connnati , vien deicritto da altri

contemporanei .

( ^ ) Il Tomm^fì fcrive, che, in compagnia di M. Niccolò

Borg.ìc^l, andò a Pifa ambafciadors un' altro, ma non nomina

ctìi folU', n«.*gli Atri publici di Balia però fi truova dciCritto foiamente

M. Niccolò .


gì Ann. 1494.

dal Pontefice , perciochè > come Legato dal Papa , noti

volle afcoltarlo , ficchè , temendo il Cardinale qualche

ftrana cofa

Siena, dove

di

a

fua perfona , da Lucca

ig. di Novembre ritornò

fé ne venne a

da Pifa T Ambafciadore

in compagnia di due Francefi , mandati dal

alla Republica , gli quali M. Niccolò Borghejì ricevè

in propria Cafa , { a ) Nel medefimo giorno giunfe in

Siena 1* Antiguardia del Rè Criitianiflìmo , che era di

^500. Cavalli , come avvertano più CionitH di quei

tempi 5 ò veramente , fecondo 1' Allegretti , di 2000; guidati

da Gilberto

'

da Monpenjter , detto il Badar do di

JBorhone ,il quale, con tutta quella gente , fu alloggiato

p!^r le Cafe de' Cittadini , che, poco moieìcamenre contenendoiì

5 figurava d' eifere co' Sanefi alquanto fdcgnato , a

fine d' eitraere da' medefimi qualche rilevante fomma di

denari 5 onde lalciava alla licenza militare la Città, i

Borghi» ed il Contado. Pretendeva \w oltre confegnarfegli

tutt' i Cittadini amici degli Aragonelì , ficchè Keri

Tlacidi , che, di frefco, era da Napoli tornato, Agjiolo

Tancredi y e alcuni altri prontamente fi fuggirono. Ancora

un

[ A ] Scrive r Allegretti , che 1* Antiguardia del Rè in

mini, di 2000. Cavalli [ e non 3500. coiae fcriifero altri ] en-

tr.ilìc in Siena il ^. di No"/eaabrs nel giorno Il:*ilìb , cne ritornò

il Cardinale, e eli;; il R.2 dalfe la libertà a Pilani il di 9.

del fuddetto Meie, e il io. da quella Città fu a Sancii noti-

ficata, e i 3>oo. di più entrarono dopo in Siena il 17. del

detto Mefe .

Fu importa a' Cittadini una preftanza alla ragione di Fiorini

tre per migl'ajo, per fare onore ai R.^ di Francia nella di

lui venuta in S;ena . Goniìgli del primo No/embre 1494. a 273.

Prefla, ò prefUnza era una forta di taglia, perchè li dava nome

d'i reiHtuire , e per lo p"ù n'jlla fé ne faceva. La voce

p'ejtct è accorciata da p-eJlitnxjX^ e qui deve accufarlì la negligenza

del G^gii, che nel di lui Vocaoolario Cateriniano alieriìce

, cne la Cruica non abbia , nel fuo pizionario j regiilrata

qu-vta voce in tale figniiìcato .


Ann, 1494. ^f

un certo M. Antonio' da Venafro , (


icco i] conduiTe nel Patrimonio, ma per gli ordini del

juo Kè ) ai quale i Sanefi, per mezzo di loro Ambafciadoii,

àveano ratte le maggiori premure, con tutte le di

lui lobe , lo rimandò , onorevolmente accompagnato ,

nvl pubiico Palazzo il 27. del fuddetto mele di Novembre

, 11 viaggio di queita truppa fu per la Maremma

,

alle

dove per tutta la itrada commefiTe gravitimi danni

Campagne , alle Cale , e agli Abitatori . Gli Amba-

ccn Af. Niccolò BorgheJÌ a. 23.

jciadori Fr-incefi , venuti .

di quel Mele, a nome del Rè loro , domandarono alla

Signorìa trentamila Fiorini d' oro { a ) in preitanza , e

eh i Porti di Mare gli fofleio dati in guardia, durante

la guerra di Napoli, nia quelte domande turbarono

irandcmente gli animi deV Cittadini. I Fuorulciti Sanefi,

iterando coi favore de' Fiancefi ritornare alla Patria,

s' erano a confini appresati , ma i Primati de* Nove,

che s* erano infinuati nella grazia dei Rè, e de' di iui .

i^Iiniitii a 23. di Novembre fecero, per bando, publicare,

che niuno, l'otto pena della forca, ò confinato, ò ribel-

le, ardiife entrare in Siena, e nel fuo Stato, ed in tan-

to diedero intenzione a Popolari, che, partito il Rè di

Siena, i Fuorufciti farebbero ritornati, e che per allora ,

per non introdurre nuove confufioni , fi contcntaflero rijinaner

lontani. Con tali modi, o veri, o fimulati, che

foifero, i Nove acquietarono i moti de' Popolari , il Rè

a 2. di Dicembre 1494. con grandillìma pompa a ore

2?. per la Porta Camoliìa entro in -Siena, [ ^ ] e benché

( a ) Torame dì Nofrio , accUiatiiTimo Cronifta eontempo-

Vanco inedito, fcrive, come qui nella Storia fi racconta, ma

,r Allegretti aiferifce, che 1 Porti di Mare furono agli Amba-

'fc'adori accordati, e i 30. m. ducati negati. Il fuddetto Tommb

è molto da me feguitato, perchè, a mio giudizio, mi pare il

più veridico, e meno parziale degli altri in quello fiitto particolarmen:c,

e s" accorda cogli Atti publici .

[ if

] Jacopo Nardi fcrittore di Storie Fiorentine, fcrive.


che il Rè entrato in Siena, fopraftette alcuni giorni in fefte, banchetti,

e follazzj di Donne, ma quivi ancora fu cagione di mutazione

di rtato, perciocché' il Governo, che allora comandava,

non molti giorni innanzi avea rimelTo d' accordo in Siena certi

Cittadini ribelli, i quali ora di nuovo, coli' ajuto de' Franceh , 'figiuftamente

mandò fuora , di poi coli* ajuto de' medeiinii Francesi

tenne difefa , e guardata molto tirannicamente la violenza

di quello itato

Francelco Guicciardini nel primo Libro delle Storie d'Italia,

lafciò fcritto del fcguente tenore — Tartì Carlo di Firenze , ove

era dimorato dicci dì, e andò a Siena ^ Ix qual Città ^confederata

col Kè di Kapoli , e co'' Fiorentini , aveva fequitato la loro autorità

tnjìno a tanto , che /' andata dt Fiero de' Medici a Serazz-ana , //

cojirtnfe a penfare da Je JleJJì alla propria faiut e . La Città di

Siena, Citta popolo fa , e di Territorio molto fertile , e la quale

ottenne in Tofcana già lungo tempo ti primo luogo di potenza ,

dopo t Fiorentini >, Jt governava, per fé medejìma , ma in modo ,

che conofcev.t più preft} il jiome della libertà^ che gli effetti, per-

che di/iratta in molle fazioni , e membri dt Cittadini , chiamatt ,

apprejjo a loro Ordini , ubbidivano a quella parte, la quale , fecondo

gli accidenti de' tempi, e i favori de' Potentati foreflieri , era più

potente, che P altra , e allora vi prevaleva /' Ordine del Monte de'

Kove , In Siena dimorò pochijjimi giorni, e vi lafciò gente a guardia

, perche, per ejjere quella Città inclinata injìno da' tempi an-

tichi alla devozione dell*' Imperio , gli era fofpetta

Il Guicciardini intorno alla guarnigione , che fuppone avere il

Rè nella Tua prima venuta lalciata in Siena , abbaglia grandemente,

perchè, come lì ha da tutt' i contelU contemporanei Sa-

neli , meglio informati de' Fiorentini , non feguì , fc non nel

ritorno dell' imprela di Napoli , e perche da' Governatori della

Republica ne fu richiedo, e non per metter giogo alla Città.

Col fuddetto Guicciardini s' accorda il Giovio, nelle Storie, colle

feguenti parole — Il Rè Carlo fèrmatojì pochi giorni in Firenze

, accomodate le cofe, venne a Siena, dove, venendo, i Sa-

nefì lo raccolfero , avendo ornate le Forte , e le Contrade di

frenai, e *delicata^>ente , e liberalmente alloggiarono i Soldati Francejì

per le Cafe , Ma il Rè mandato un bando per lo Trombetta

, e minacciati di fargli ammazzzare , fé fubtto non mettevano

già P armi , e non ufcivano del luogo , nella fua prima giun-

ta , cacciò dalla Piazza , e dalla Città la guardia , la quale foleva

jiarc in Piazza, e a difefa degli Anziani — All' olcuriià

del palio del Giovio, s' wniice j cric il bando fu mancunu il

«?5

dt


.«^ì 2^ Novembre, noVe giorni avanti all' arrivo del Rè, e fa

mandato dalla 5'ignorìa , e quello conteneva , che i Fuorulclti

^cn potelFero tornare, e non, come fuppone il luddetto Gio-

Vxo, che tiunulto folle nato nel tempo della permanenza del

^è in Siena, fìccome altresì non è vero, che Icaccialfe dalla

*-^itta hi guardia, poiché quefta ancora leguitò a dimorarvi,

'^ionforme. da tutti gli Scrittori Saneli , che h truovarono prelen-

tì 5 iì può ravvilare .

Giulio Mancini , che fu Medico d* Urbano Vili, nel fuo

l'agguaglio inedito delle cofe di Siena , parlando de' governi della

Città, cne di tempo in tempo iaanno regolato la Republica

, anch* elfo invillupandofì nel lentimento de' fopracitati

Scrittori, cosi lafciò fcritto - Pctjj'itndo Carlo l^lll,^ ed ejjcndogli

J>er necejfltd aperte le Fot-te ^ lufctatido 300. Fanti ^ Jt mutò jialo

€oti purticipaztone di Monarchia , e fuccedendo Landolfo , Ancorché

yejiujkro t Maejirati , e loro eiez^zione al gran Conjìglto , nondimeno

fu Monarchia^ poiché per lo fuo gran fapere , e artifizio

reggeva 5 e governava ogni cofa , e così fuccejjé la Monarchia.

'Violenta del Duca l^^alenttno , la ritornata colla Monarchia dì

V indolfo — Suppone faliamente il Mancini avere i Sancii fof*

i^no la Monarchia del Valentino, la quale, benché 1' ambifie

j non arrivò in conto alcuno a ottenerla, bene è vero pelò,

ctìe coartò i fuddetti a fcacciare dalla Citta Pandolfo, co-

Jaie più oltre fi dinioftrerà ; Neppure è vero, che i Saneli apriffero

forzatamente le Porte a Carlo Vili, ma fpontaneamente

ed eflo entrò con fefle , e allegrezza , ricevuto da' Cittadini .

Filippo di Comines nelle fue memorie lìoriche , Scrittore contemporaneo

, che fervi , e feguì il Rè Carlo Vili, nel fuo paflaggìo

in Italia, fchiarifce ogni dubbio, fufcitato dagli Scrittoli

tiorentini, primieramente a 445. parlando del viaggio da Fi-

i-e-nze a Ronia , e ilio paffo per Siena , non dice , che in Sie-

na ^ vi

guardia ^- Fermato^ poco a Firenze ^ andò poi

. lafcialìe

a Siena ^ e quivi amor evoluente ricevuto pafsò a Fiterho — E nc:ì

Uh. vaiL.a 4 '>7, parlando del ritorno del Ré dall' imprefa dì

•Napoli, loggi unge ,--. Si trattenne ti R^ m Siena fet ^ fette gior^

m ^ nd^qual icìKpQ i Saneft lo fvjieggiamno in comp.^gn)a delle loro

o.tghtjfìnìc Gentildonne ^ lafciovvi 3Q0. Vammi ^ non avendo mijliero

d' indeboliate il fuo piccolo efercito «- dunque la guardia fu luf-

ciata in Siena la feconda volta, che in quella Cirtà fece V in-

grjllo, dunque in queihi Storia, contro il fcntimento delìi fcrit-

.tori Fiorentini 5 t] raconta la verità?


Ann. 1494. :97

che aveiTe feco più di dieci mila armati, tra pedoni,

€ Cavalli 5 entrò nondimeno dii'aimato, pacifico, e lenza

ibipetto . Alia Porta, dove iì icorgevano Archi trionfali

con ii'crizioni allufive, e altri coniìderabili , e grandi ofl

apparati, fu dalia Signorìa, e da tutt' i Maeiuati ricevuto

fotto il Baldacchino, e accompagnato fino al Palazzo

del Vefcovado , dove , con regia magnificenza , era

il di lui allogiamento preparato-. La Signoria la mat-

tina feguente , vilitando il Uè, lo pregò a contentarfi di

non moleitarc la Republica colla richieita de' 30. m. Fiorini,

e della confegna de' Forti , ed elio generofamente rifpofé,

che di fimil dom.anda averebbe ordinato agli Ambafciadori

, che più non ne avellerò trattato . La permanenza

del Rè in Siena fu folamente di due giorni ,

perciochè a 4. di quel mefe , dopo le ore 20. 5 s' inviò

verfo Roma, affrettato a caminare da una Collegazione,

che a difefa loro trattavano i Veneziani , e Lodo'vico Sfor^

za ì e dair aver penetrato, che il Papa avea mefìo in

Roma, con tutto 1' eiercito , Ferdivando il giovine nuovo

Duca di Calabria. Favoriva mirabilmente 1' imprela

di quello Rè il tempo fereno , e tranquillo, lopra quello,

che nella Cagione delT Inverno cller luole , ficche ancor

queito era cagione d' affrettare il viaggio , e benché

dopo la Vanguardia conducelTe feco 30. Cannoni di

bronzo , Ibpra i loro Carri , tirati da' Cavalli , nondimeno,

a gran giornate, gli forti fare 1' intiero camino.

Partito il Rè, ed efcito dallo Stato di Siena, veniva 1*

affare de' Fuorufciti foilecitato da' Popolari per il ritorno

d' tfìì , e ricordavano a Nove le promclse , che ultimamente

aveano loro fatte , le quali furono configliati a olscrvare

dal Cardinal di S. Pietro in Vincoli , che , venuto

a trovare il Rè, era alloggiato in Cafa d' Antonio Sj^tn-

7iocchj , dove , andatolo la Balìa a vifitare , non ma anco >

con cfhcaci ragionamenti , a pcrfuadcrc la quiete univerlale

, ricordando a Nove la connivenza , che praticarono

verfo i loro parziali, che fcnza pena, bene fpefso , rimanevano

di non lievi delitti , come avvenne il giorno n^^e-

N d.fi-


98

Ann. 1494.

defimo , che il Rè partì di Siena , quando Pietro Paolo

Mignandli avendo avuto che fare in parole con uno de'

Ssurriai ^ entrò, con dieci armati, in Piazza, gridando

Nonje ^ AT^nyÈ- , Francia Francia t , a

marono i Provifionati Italiani della

que.to

Piazza

rumore s' ar-

, ma Pandolfo

Petrucci^ a cui s' afpettava 1' s'interpofe, e a tutti fece 1'

autorità fopra i medefimi ,

Arme pofare , Roberto S e-

'vsri'rii però , fcntito V attacco , col di lui Fratello , al

Ponte, dove abitava, s' armò, e fenza ricercare altra compagnia,

correndo, andava al foccorfo del Fratello ; A

COitui scoppole, in Pantaneto, G/Vo/^.v^o di Lorenzo Griffoli ^

e, con una lancia, lo ferì nella fronte , il quale così

ferito, fu faJvato in cafa di Niccolò Borgheji. Nel medefimo

tempo Bigonzino de' Mar^i allaltò in Camollla

M, Girolamo Sergardi ^ il quale, molto a tempo, {\ falvò

in cafa di M. Bulgarino Bulgarini •> Niccolò Padre di M. Gi^

rolamo , a difefa del Figliuolo , armò tutti gli altri Figliuoli

M.

fuof , e i familiari

LeoJiardo Bella^iti ^

di cafa ,

fi mofTe

i quali moti faputiii da

con alcuni, e feco andò

a cafa del Sergardi ^ riprendendo Niccolò ^ che volelle ,

armandoil , far/i capo di parte , il quale , conofcendo

anch' egli il dover fuo , rifpofe , che iblamentc a difeia

propria , e de' fuoi , rifpetto all' ingiuria ricevuta da Bigovzino

^ itava armato in cala , lìcche M. Leonardo^ fcuiandolo

, fi partì . Mancò in queito tempo a Tiranni dell'

Ordine de' Nove il favore di Pierino de' Medici , il

quale fu difcacciato di Firenze nel modo, che è noto

per le Storie ; e perciò a quegli Uomini da bene parve

tempo parlare liberamente, e di voler provedere al vantaggio

della Citta . Il Cardinal Francesco Piccolommi ,

Arci^efco^o di Siena ^ fempre intento a procurare la concordia

tra Cittadini, avuto trattato tra capi de' Nove,

e de' Popolari, gli riufcì fermare tra mcdefimi alcune

Capitolazioni , delle

Duomo in novero

quali a

di circa

30. Dicembre convocati

300. per parte , d pò

in

un

fervorofo difcorfo del medefimo Cardinale , giurarono

r ollervanza . Così con grave giuramento s' obligaro-

110


Ann. 1494. 99

no ( a ) vicendevolmente , e due Notaj per parte fi rogarono,

notandone i nomi di tutti quelli ? clie a tal giuramento

intervennero. In elecuzione della Pace, venne

fìabiiito , che i Fuorufciti tornalfero , ma per fuggire

ogni icandolo fuiiero primi rutti quelli, che avocano il

confine oiìervato , e gli altri venifTeio a quattro per vol-

ta, dovendoli, tra V una , V atra tornata» interpone lo

fpazio di meizo di giorni quindici . { b ) Furono

eccettuati da quello ordinamento Ser Girolan70 di Nan^

ni di Clone , 'ber Vietro dell' Oca , Niccolò /.midei dtu

Lncca,'^ Niccolò di Monna Lifabetta d' Arezz^o , Niccolò di

Giovanni di Magno , e il di lui Figliuolo , Carlo Bar-»

here , e Criflojano Vetraio , perciochè le cattive operazioni

loro, nella novità contro a Nove , erano Hate tali, che

non meritavano , che , a Uomini dell' infima Plebe , e

malvagi, s' ufalìe diicretezza, o riguardo . Mentre i Fuorufciti,

conforme agli ordini itabiliti , ritornavano a Siena,

s* attendeva a dar nuova forma al Reggimento, e s' ebhero

a fuperare molte difficoltà, perciochè V intereffe di par-

ticipare degli onori, e degli utili publici vegliava in tuiti,

e non era facile di trovare una giulta maniera di diitribuzione,

che a tutti piacelfe . Finalm.ente non ollanre

r adunanza tenuta da Maejlro Francefco di M. Mino Medi-

co del Monte de' Dodici, e Grpitaiio di Popolo, [ e ]

N 2

fu

( rf ) Il giuramento ftefo , ed efprefib in otto carte, conteneva

le maledizioni più orribili, che (i poteiTero mai immaginare,

di modo che fcrive I' Allegretti — lo Allegretto dt Kanm Allegret-

ti ejicndo frefente alle dette coje ^ non credo ^ che fitjJe mai fdttu ^

n^ udito ti più Jlupendo , e il più orribile giuramento dt quello . ~

l b ] La dwlib. per il ritorna de' Fuorufciti legni tra i 24.

Cittadini, eletti fopra 1' accordo de' ribelli, e ruorulciti , aggiun-

tovi M. Bartalonieo Sozzini, il 5. di Gennajo 1494. dall' Incarnazione.

[ e J Maellro Francefco di Mino Medico a dì 7. di FebiMio

aàinj, come Cap'cano di Popolo , njl publico Pitlazzo

14^. So^^j^etti dS Nobili, e Dedici , ad ilìanza dt;' Nove, e pero-


100 Ann. 1494. 1495.

fu rfibliito , con poco fano Configlio , che le diiiribuzfoni

procederselo per Monti , e per Terzi , e così fu

afsegnaro un Terzo del governo a Nove , un Terzo a

Popolari, r altro a Gentiluomini , Dodici, e Riformatori

gli quali perciocnè erano in poco novero , ciafcuni di

,

loro furono uniti fotto un Monte , e chiamato da' Gentiluomini

, nel quale foli 350. de' Riformatori fuisero

comprefi , e il rimanente di qucll' Ordine fi dividefse

egualmente tra Popolari , e Nove . In tal forma terminò

1' anno 1494. , nel quale i luccefTì del Ke Carlo a Napoli,

e tutti gli altri accidenti, originati dalla pafsata de' Francefì

inltalia , che furono molti, e molto notabili, efsendo

pienamente narrati da tanti Scrittori , lafcio volentieri

fotto filenzio . Nel principio dell' anno 1495. i Montepulcianefi

in diverfe maniere moieitati da' Fiorentini ,

xibellandofi, fi ridufsero , prima in libertà, e poco dopo

ritornarono fotto il dominio de' Sanefi , antichi Signori

di quella Terra . ( ^ ) A queft' effetto fpedirono alla

Signo-

rò, che Ci ftabilifìfe la mafia de' Reggenti a un Monte folo

nondimeno fu rifoluto , come qui nella Storia fi racconta. Allegretti

Cron

La capitolazione di mantenere la malfa de' Reggenti a tre

Monti, dopo diverfi congreui , e configli, ed in fpecie di M. Bartalomeo

Sozzini , fu ^abilita [ fcrive 1' Allegreti ] // 18. dt

Marzo \ e che Jt governajfe U Città a tre Monti , // frim» luogo ,

tra quali, dnvejfe occupare il Monte del Nove, il fecondo il Popolo,

e il terzo Genttlaomtnt , e Dodici con g^o. Riforrnatort , ma che

confervajìe il nome di Gentiluomo ; Per tale unione la Signorìa Jì

porto a Duomo a renderne grazie alV AUtJftmo , e ritornati tutt' i

Fuorufciti , e rejlituili agli onori , // 24. di Marzo fu Jltpul.tta

concordia, e unione tra Dodici, Genttlujmtni , e Ktformatori —

[ ^ ] V Ammirati nel Lib. 20. delle Storie Fiorentine

fcrive — V'ennero avvijt , che gli Ihrmni di Montepulciano , gridando

liberta , e Lupa, s' erano ribellati alla Repitblica ^ non njianie

la confederazione , che aveano con ejio loro i Sanejì ^ i quali ave^

vano u quejto Jìne porto loro ogni ajuto ^ e favore


Ann. 1494. 1495. loi

Signorìa fei Oratori , con pieno mandato, onorevolmente

accompagnati con altri uomini in novero di 4©. , li quali

convennero , e itipularono una decorofa capitolazione per

ambe le parti ; ( ^ ) La Signorìa ordinò , che fulscro

a fpe-

Gli AmbafcJadori di Montepulciano erano Lodovico Pagliarucci

Arciprete di quella Cattedrale, Tiberio de' Fuochi, Paiolo

Rolli, Merlotto Cervini, Michel Angelo Panini, e Pavoio Norì .

[ il ] Le Capitolazioni di fottomiflionc della Terra di Montepulciano

apparifcono regiitrate nello Strumentario , chiamato

Kletfetto , Rum. 144. a 352., e fono del 4. Aprile 1495. , e tra le

altre molte condizioni, in legno di vallellaggio , vi li legge 1'

obiigo di pagare ogni anno un Palio del valore di Fiorini 50; e

il primo anno di 100,

Jacopo Nardi nel Lib. 2. delle di lui Storie Fiorentine, ci

rapprefenta la cagione della ribellione di Montepulciano etìere

Itata — Per rtffetto delle nuove monete bianche , per /' ufo delle

quali quegli uomini venivano a pagare ì falarj de^ loro Rettori ,

la valuta del [ale , e altre Gabelle , colV accrefcimento del quarto

pia degli altri luoghi fottopojh a Fiorentini , Per le quali co/e tutte

potevano dire ragionevolmente ^ non ejjere ojiervati loro i Capitoli --

Il Guicciardino fcrive — che Lucio Malvezzi Soldato del Duca

di Milano , fctto nome de"* Genoveji , per fomentare le molejiie de*

Fiorentini , condujje Jacopo d' Appiano Signore di Piombino , e

Giovanni Savello a comune co' Saneji per dare loro animo a fojlenere

Montepulciano ^ la qual Terra ejj'endoji nuovamente ribellata

da'* Fiorentini a Saneji ^ era fiata accettata da loro , fenza rifpet-

to della confederazione ^ che tenevano infteme — Mon/ignore Spinello

Benci nella Storia di Montepulciano, nel Libro Lv'. da pag.

85. a 91. dcfcrive tutto il fatto della follevazìone di quella Terra,

le cagioni, per le quali vennero moiìi quegli abitatori, il patrv)cinio

de' Sancii ottenuto , tutte le fazioni per detta cagione

fcguite, e finalmente la reftituzione della medeimia a Fiorentini,

ma sì slontanata un poco «alla llorica verità, conforme da cniunquc

è facile il poterli comprendere.

Erano le ragioni de' Sancii lopra Montepulciano così antiche

, fin dalla metà del XII. Secolo, e forie prima, quando vi

rìtcdevanj i Conti Governatori per i' Imperadore lo poileacvano ,

come chiaramente lì legge in un depolto di molti Tcltimonj, e


ìò% Ann. 1495.

9 fpele pubiiche ricevuti, e trattati ,e ftipulate in Contiuoro

le convenzioni , veltiti gli Ambafciadori tutti di

panno rofado , alla Compagnia loro donati , a chi ve-

ltiti, e a chi denaii , e per tre giorni perla Città intimate

le Ferie, e Tuonate le Campane a feiia , inviati gli

Ambafciadori da molti particolari, più volte, a convito,

onorati, e accarezzati Tene ritornarono a Montepulciano.

Per ajuto de' Montepulcianeli la Rcpublica ordinò a

Giorgio Trecercbi , che , da Chianciano, muovelfe con 300,

fanti , conforme efequito il comando , fervi quella truppa

a o


di

Ann. 1495» Ì03

banda ( /z ) a flarc in reciproca offervazionc , perciochò ì

Fiorentini s' erano fatti forti al Ponte a Valiano , e i

Sanefi tutte le Frontiere da quella parte avcano provedute

di gente d' arme , e a Montepulciano , dopo M,

Lodovico Martinozzi , che riordinò il governo di quella

Terra, andò M. Antonio Bichi Coinmiirario, Luogotenente

della Republica , in cambio del Potellà , e fece molti

foldati conduiTe , che accampandofi fuora delle mura j

rimaneOe in oilervazione delle genti de' Fiorentini , In

quelli giorni il Rè di Francia fcriife alla Signorìa , dandogli

ragguaglio , come s' era impadronito di Napoli j

e di tutto quel Regno j I Sanefi tale offizio lo giudicarono

molto alfettuofo verfo la Republica loro , che da

un Monarca sì grande venifTero refi partecipi della pro-

pria contentezza , iìccliè , per non mancare al debito di

riconofcenza, non per lettere ? ma a viva voce , {limarono

opportuno riipondere j A tale effetto dunque fpcdirono

a Napoli, a ralìegrafi con quel Sovrano, Baudino

di Francsfco Tommafi t e Agnolo Valmisri , gli quali lurono

lietamente da Sua Maeltà ricevuti, ed a fpcfe del Rè

trattati ; E benché il Rè CriitianifTimo venifsc dagli Ambafciadori

Sanefi fuplicato a voler mantenere alla Republica

di Siena T acquiito di Montepulciano, nondimeno,

ftimolato da' Fiorentini , ( ^ ) co' quali tutte le cofo

deilreg-

( tf ) Un fitto raccontato dall' Allegretti non è da tacere,

ed è, che i Fiorentini il 17. d' Aprile palfarono le Chiane, e

alfaltando i Saneli , occuparono i ripari , che vi avevano fatti , e

predarono i Palfavolanti , che tenevano alla Torre del Ponte a

Valiano, e i Montepulciancli , per ottenere più validi Ibccorii

fpedircDno a Siena M. G'o/anni Medico, Antonio Tarugi , e un

tal Jacomo, loro Ambafciadori

[ b ] Secondo il parere del Guicciardini, non pare, che al Rè

di Francia importalfe molto, che Montepulciano venilfe dal dominio

Fiorentino alienato, perciochè quelio Autore nel fecondo Libro delle

lui Storie, icrive — \yi modo ^ che qmreUxndnJì gli Oratori loro

( cioè de' Fiorentiiu ) delU ribellione dt Mofiie^ulctatio y efacendo ijian-


J04 » Ann. 1495.

deilre^g*ava 5 coinmerse al di lui Ambafciadore in Firenze,"

cliQ {] f.onferiise a Montepulciano, e quegli Uomini fotro

jJ Do'ninip Fiorentino ritornare confortalse , il quale,

portaiovifi, a 17. di

Rè , ma ritruovata

Maggio

in quel

efpofe

Popolo

il defìderio del fuo

ferma , e ilabile la

pcrfiuenzn a voler fotro la Signorìa di Siena perfeverare

poco mancò , che V Ambalciadorc, nel

ibllevò , non ricevefse danni, e infulti .

tumulto, eh? fi

Dopo quelli fucceifi

il Rè , per fue lettere , avendo ordinato a Girolamo

Tutta^oilla fuo Ambafciadore in Siena , che fofpendelTe

r armi tra Fiorentini , e Sanefi , la caufa di Montepulciano

avvocò a fé, per terminarla nel di lui ritorno in

Tofcana, le quali lettere V Ambafciadore recitò in Senato,

e ne prefentò altra del medefimo Rè alla Signorìa , nel-

la quale fi doleva, che in quella Città alcuni fediziofi

aveano tramato contro S. Maeità , e a danno del publico

bene , ed eforravala a ritruovare il fondamento dì

tanta malignità . Lettefi d' ordine del Conci. toro le lettere

in Ringhiera , e fattacene nel Senato propofta , M. Barta^

lomeo Sozzmi , il primo di {fé , che febbene non fi fapeifc

perfuadere , che alcuno, in Siena, aveife penfato

contro il decoro dì S. Maeità , pure fé ne commettefTe

a^"ii Otto di guardia , diligente , e fevera ricerca . Ma

Nerucc^o Buoninfegni s' oppofe , e dimoitrò , che inveftigare,

con tali inquifizioni , i colpevoli , altro non era , che

fomentare difcordie , e che meglio farebbe (tato il licenziare

i Provifìonati della Piazza, e s' impiegafiero quei denari

a fare onore a S. Maeltà nel vittoriofo ritorno da

Napoli. Il Gonflglio di coitui diede a conofcere , che efib

foite r autore dì tali Icandali, perchè, unito con diverfi

Popolari , e Rifoimatori , per arrivare al loro intento d' abbattere

r autorità della JBalìa , q dp' Nove s vedevano

non

za. , che , coyjK era -tenuto , coJlriìigejTe i Sane fi et rejtttiiirlo , nf^o-

fel^ qtiAj'ì deridendo ^ che prjj'o to'fare, t fé fudditt -vojiri per ejjer

,

m.lhr.zttati ^ j7 ribcl'ano ì' —


Ann. 1495;

non potere effettuare il diTegno , fé prima non fi levavano

d' intorno il forte Oxiacolo de' Provifìonati , che

il prefente governo veniva a ftabilire , e però 1' intenzione

di queito non era creduta fìncera , ma con doppiezza

palefata per arrivare alT effettuazione di più occulti

difcgni . Per altro francefco del Marretta approvò il configlio

del Sozzini , e aggiunfe , che i delinquenti , doveffero

effer decapitati . Somigliante fu il Confìglio di

Tommè Vannini ^ t ^ì\x di tutti di Neri d' Aldello VUcidi ^

il quale , con parole gravilfime , dopo, che ebbe detcllato

chiunque avelie ardito tramare contro il Rè , dille , che

de* Provifionati non potevail trattare , perciochè non n'

era da Agoftmo Vini Capitano di Popolo , e da' Signori

Colleghi fuoi fatta propoita , ma che quando favellar fc

ne do ve (Te , averebbe dimoitrato, che i Provifionati erano

di molto profìtto a mantenere la quiete , e il pacifico

flato della Città j Fatto il partito, venne il Configifo

del Sozzini appruovato per 443. voti favorevoli , non

Gitanti 130. in contrario. L'accidente di quella lettera,

tra i Nove j e Popolari , cagionò qualche indignazione ,

perciochè i Nove conobbero poterli poco fidare dell' amicizia

di coloro , che con ogni induitria cercavano di

levare 1 Provifionati , i quali erano la ficurczza della maggioranza

, che i Nove , e particolarmente Pandolfo, all' autorità

del quale era quella guardia affidata , aveano in

quel Reggimento. Ma i Popolari volendo addormentare,

oppure lealmente afiìcurare i Nove , congregatifi a 4. di

Giugno in novero di 170. nella Sala del Coniiglio , eleifero

unitamente due per Terzo, i quali convcnillero co*

Nove a far tutto quello, che fi giudicalTe opportuno per

confervare la quiete , e pace univerlale .

In quelto mezzo il Rè, che vittoriofo , da Napoli,

era venuto a Roma, e a gran giornate voleva ritornare

in Francia, s' incarnino alia volta di Tofcana , onde parve

tempo ad alcuni fcandalofì amatori di novità, di fufcitarc

qualche tumulto , acciò , venendo il Rè, truovafse

le cole alterate , in rpodo che fofse necefsario dar nuo-

O va

105


io6

Ann. I4PJ.

va forma al governo . Per tanto Niccolò Luti procurò d'iflfgare

Ciga^ Uomo viliffimo, ad armarfi prontamente, ma coitui

defiderofo di quiete , riferendo V animo del Luti ad alcuni

de* Nove, fu da queiti , unitifi con alquanti Popolari»

e con certi de' Riformatori , il Luti feveramente riprefo •

Ma egli conofciutofl fcoverto , ne avvisò V Ambafciadore

Francefe, il quale, portato^ in Balìa, efibl una lettera del

fuo Rè, che conteneva doverfi levare i 300. Provifionati j

fìcchè Tandolfo llefso, che ne avea la cura , ( dopo più

confultc tenute dagli Officiali di Balìa col Cardinal di

Lione, e col Cardinal di S. Pietro in Vincoli , che fi

jitruovavano in Siena ) fu coitretto a farli fubito efcire ,

e mandolli a Montepulciano . Poco dopo fu mandato

bando per due Trombetti , uno della Signorìa , e V altro

del Rè , che , in termine di due ore , i fuddetti Provifionati

dovefsero efscre dalla Città fortiti , eccettuati però

da detta legge quelli , che fofsero Sanefi , o Famigli

ufati , o familiari d' alcun Cittadino . (^ a ) l\ giorno

dopo, che fu il i^. di Giugno, il Rè entrò in Siena

con gran parte dell' efercito fuo , con 70. Carri carichi

d' Artigliarle , Pafsavolanti , e diverfe munizioni da

guerra, e fu ricevuto nelle Cafe de' Paltoni a S.Vigilio,

dove abitava ìì Cardinale Arcivefcovo . I Fiorentini, che

a molti fegni aveano conofciuto la mala difpofizione

del Rè verfo le cofe loro , non mancarono domandargli,

conforme alle fatte convenzioni, la reilituzione di

Pila, e delle Fortezze , e a orferirgli buona fomraa di denari,

e di gente d' arme, percio.hè gran parte ^del di

lui efercito era rimada nelle guarnigioni del Regno ^

e altri s' erano sbandati , ma non convenendo in un

parere coloro, che lo consigliavano, gli Ambafciadori non

otte-

[ ^ 1 0^1 "^V ord'ne promulgato nel ritorno d^l Re Carlo

in S'.jni, .; qMwi.o j Càj i>o-c2,z cohlu ione alli bcrittori i^i 're 't'n: ,

c.ij iijii oA\^:-.^vAj L)jaj, ]u n^vt .."gu.*lf*, icr.i/ano, eh:; ia Guaf»


Ann. 1495.

107

ottennero altro , che buone speranze . ScriTse Jacop Mar*

ili Scrittore della Storia Fiorentina, ( ^ ) il Rè , in

Siena, aver fatto deporre tutte V armi al Popolo, aver

ordinato Icvarfì la guardia della Piazza, aver voluto il

O 2 pof-

[ ^ ] Il Guicciardini nel Lib. 2. delle fue Storie d' Italia,

deferi ve queiVi fatti colle feguenti prccife parole — TrattoJJt ancord

in StcnH del g07)erno dt queliti Citta , perche molti delP

Ordine del Popolo , e de' Riformatori^ per reprimere la pntenz-a dell*

Ordine del Monte del Kove , injiavano , che introdotta una miovet

forma di governo , e levata la guardia , tenuta duci Monte de*

Kove [dunque non è vero , che Carlo Vili, vi lafcialTe prclidio la

prima volta , che fu in Siena ] al Palagio publico , vt rejiajfe

una guardia di Prancejì ^ fatto la cura dt Ltgnt , la quale offerta

^ benché nel conjjglio Regio ) come cofa poco dwahile , e impertinente

al tempo frefente , rifiutata fuffe , nondimeno Ltgnt , // quale vana-^

niente difegnava dt far fé ne Signore , ottenne , che Carlo piglia fé

in protezione , con certi Capitoli , quella Citta , ohhltgandofì alla

difeft dt tutto lo Stato , che pofedeva , eccetto che dt Montepulciano^

del quale i ^^Jj^ ì ^^on volere ^ né per i Fiorentini , n) per t Sanefì

intrometterfi ^ e la Comunità di Siena ^ con tutto che dt queflo non

Jt facejìe menzione nella Capitolaztone ^ elejfe , cou confentimento di

Carlo y Ligni per fuo Capitano ^ promettendogli 20. nula Ducati

per ciafcun anno ^ con obligaziene di tenervi un Luogstenente con

^00. fami per guardia della Piazza^ che vi Ufciò di quelli^ che

erano coli' eferctto Francefe , la vanita delle quali deliberazioni

prejlo apparì^ perche non molto di poi V Ordine de' Kove y vendi-

,catofi coli' arme la foltta autorità , cacciò di Siena la guardia^ e-

licenziò Monfìgnors di Lilla ^ che Carlo vi aveva lafciato per fuo

Ambafciatore — V Ammirati nella Storia Fiorentina Lib. '20.

dice, che il Rà fi fermò in Siena fei giorni .

Il Giovio nella Storia d* Italia feri ve — che i Capitani di

Siena erano divtft in quattro fazioni , e per V odio dell' una , contro

dell' altra ^ domandamno al Rè un Governatore

Giovanni Torchagnota nel 20. Lib. delle Storie del Mondo

all' anno 1495. racconta — Giunto il Rè in Siena ^ così mruovò dt^


io8

Ann. 1495,

pofserso del Palazzo de' Signori, dentro efservi dimorato

due giorni , feièeggiando , e follazzando , aver deporto,

e annullato il Reggimento de' Nove, che tirannicajnente

governava, e aver relb'tuita la libertà al Popolo,

lafciandovi però in quella Citta una ga iriia di 400.

uomini , tra Pedoni , e Baleftrieri a Cavallo . Così fcrive il

fuddetto Nardi ^ defideroib ( ficcome gli altri Scrittori

di quella nazione ) d' citenuare , e ridurre al nulla la

gloria del nome Sanefe . Ma la verità è , che il Rè fi

fermò in Siena, non due giorni, ma quattro, computando

il dj , che venne coir altro, quando partì , abitò

in S. Vigilio nella fopraddetta Cafa de' Paltoni , e nel

publico Palazzo entrò a 15. del mele , invitato dalla

Signorìa , e quivi, per onorarlo, nella Sala de* Baleitrieri ^

fi rapprefentò un ballo , dove intervenne una nume-

rofa Icielta delle più giovani , e belle Donne della Città >

e redo nel m^defimo luogo fervito d' una nobile , e

abondante colazione di confetture, e delicati vini , fecondo

il coitume , che fi folea praticare in quei tempi »

per fare onore a Principi grandi , neppure fi legge , che

dalla Signorìa foife vifitato a S. Vigilio , dove , per Quar-

tiere , era alloggiato, ma dalla Balìa folamente. Afcoltò 3

feparatamente , ciafcuno da per fé , tutti gli Ordini del-

la Città, e particolarmente Jacopo d' Agnolo BuoHiufegtii ^

come capo de' Riformatori, e Giofvanni Sederini de' Popolari

contro r Ordine de' Nove, il quale per 1' appoggio,

che avea della guardia della Piazza, e del publico

Palazzo , moitrava eifere agli altri fuperiore , mentre i

Provifionati vi abitavano , ficche pregarono il Rè , per mantenere

r uguaglianza tra Cittadini , che fi compiacelfe , in

luogo della piefente guardia , lafciare in Siena un novero

fufrìciente delle proprie milizie, e benché s' oppo-

nelfe M. Bulgaf'mo Bulgarhii ^ e con efficaci ragioni faceifc

al Rè co. care dell' inlblenzc, praticate da' Popolari

e Riformatori , che aveano ardito in fino a gettare da}le

fineire alcuni de* Nove , e ad altri, facendogli mozzare il

Capo j gli aveano colia vita , infiemc tolto la roba , non^

dime*


Ann. 149$. loc?

dimeno fi mofTe, per quiete univerfale, a concedere quanto

veniva domandato, né altra alterazione fece intorno al

governo publico, che in vece di 300. Italiani, che, per

deliberazioni di Balìa, Tandolfo Vetruccì fece partire di

Siena , vi lafciò ^00. Franccfi , e Monfignore di Lignì

Capitano di 200. Lancie , domandategli da lopra men-

tovati Cittadini, e dalla Balìa per favore, pcrciochè il

Signore di Piombino, itipcndiato, come fi dilTe , con

130. Lancie avea , per la prima terzarla di fua condotta

, ricevuto dalla Republica 5000. Ducati , e non

ofTervata la fede in grave danno dalla difefa di Montepulciano

: Prele la Republica in protezione 5 (


110 Ann. 1495.

flccome gli Atti publici della Balìa 5 e ritruoveraflì

coriirponderc a quanto alTerifco .

Volle il Rè nel partir fuo , con tutt' i contraflegni

a lui pofTibili , dimoicrare , che della Republica di

Siena , e de' Sanefi fi ritornava in Francia ben iodisfatto

, e però gli concelfe privilegio, e volle, che tolTero

franchi nel trarre , e portare mercanzie di tutt' i di

lui Regni. ( ^ ) La mattina a dì 17. di Giugno udì in

Luomo la MeiTa ^ la quale terminata , innanzi al mag*

gioie

Scrittori Italiani dd Muratori Tomo XXIII., Tommè di Nofrio,

diario, e Sigismondo Tiz.o , ftoria Tomo VI* manoicritti .

( a ) l Sancii , fin da' Secoli antichi , in Francia , aveano

tenuto banchi aperti, e ricchìliimi fondi di mercanzie, conforme

fi può da chiunque oflervare , cne leggendo le Storie della

Città, ritruovera, che la Banca Buonlignori , colà aperta, era

conliderata la più denarolk d' Europa , e Bartalomeo , e Giovanni

Fratelli, e Figliuoli di Ciampolo Cerretani nel i^6z. furono

d'chiarati creditori dal Rè Giovanni [ la carta originale

del qual credito elifte apprelfo 1' Autore della preiente Storia ]

di Fiorini 60, m. di foli frutti , ed erano in quel Regno numerofì

i negozianti Sanefi, che nelle Fiere vi li portavano a

corpo di nazione . Nel memoriale Piccolomini al num. c)6. vl è

una lettera, rozzamente fcritta , dalle parti di Francia del 12^5.

nella quale, fra V altre particolarità, il \eggQ — Domino Tohmeo

, e gli à'fr: Comfugm . Andreti fi fuluta , e /apriate , cb^_j,

gli Uomiìtt di Sieìui , qua fono qui in qunjto luogo , non v' andavo

in comune in ejìo al dietro de la Fiera di Santjvolo pajjdta , /iccowc

follano - E Benvenuto da Imola , nel Comento lopra la Comm>;dia

di Dante — Conjiuxerunt illuc ( ideji in Callia ) ex aliif

Italie^ Vrbtbus eiufdem generis hominem ^ fub mercatorum nomine benigne

accepti , omnepjue concordi jludto , ac Jlrenue rem foeneratonam

agcùant , nobiles pariter , atque tgnnbiles . Et quod mter eos

prtfii.is tenerent Mediolanenfes Ajhnfes , Flaeentini é'c. ium Fiorentini

^ Sencnfes , Luce n fé s &c; htnc faiìum futt , ut palfm appel-

larent.ur , ///• C.tUiA , & hnttannta y Mercatores Lombardi 5 & 'i u-

fii .

~


Ann. 1495. IH

gl'ore Altare, ordinò Gayalicri Jacomo BuoninCegnl >,

co L(tnducci •>

Gio,

Mar*

BatPiJla Borghejt^ e Cioiianni del Ca^


112 Ann. 149J-

racchiudere i Morchetti , e Arcobufi, ed erano quefte Macchine

commode nelle Cittadinefche battaglie a trafcorrere

•pj^r le ftrade, e fenza pericolo di ricevere dalla parte di

iopra delle Cafe , offefe , ò impedimento , atte a potere

offendere gli avverfarj , e i' avevano ricoverate nel Palazzo

de' Terroni , dove abitavano i proviHonati . Quelte i

nemici de' Nove , dicevano elTer macchine da Tiranni

e con quelle voci gli provocavano la Plebe contro , ora,

volendola incitare a pigliare V arme , onde f) fufcitalTe

tumulto, produfTero quei Carri in Piazza, e alla prefen-

2a del Popolo , ponendovi il Fuoco , V arlero . (


Ann. 1495. 113

ììa j e domandarono \ che fotto il nome loro doveffero >

per la terza parte, participare degli onori. Non piaceva

, per molte cagioni , ^quella innovazione a' Principi

della Republica 5 e però penfarono quegli di Balia, le

riducendo molte cole a' principi loro , e molte di nuovo

ritruovate , togliendo via , potelfero faziare il defide-

rio de' Riformatori . Dunque dichiararono i Proviiìonati

elTer caffi, privarono molti Cittadini delle provifìoni,

che per rimunerargli de' danni ibfFcrti nelle palfatc

novità , gli erano itate alTcgnate dal Publico V entrate

, che erano alienate, e vendute, rimafero nella Camera

publica , e le Rocche , che quegli di Balìa s' erano

appropriate, ridullcro al modo liabilito per legge ,

che era di trarre , ogni certo tempo , i Caltellani dall'

ordinato BoiTolo, ficchè tutti i Cittadini potevano operare

di godere di quelT onore, e di queir emolumen-

to . E

[ quello, che era d'i confiderabile impedimento

al viver libero , e ad una buona forma di Stato Popolare

] annullarono i tre Segreti di Balìa, ( ^ ) a' qua-

li già fu data autorità fuprema , che non fapendofi le

refoluzioni donde venifiero , non aveano gli Uomini

luogo di ricorfo , neppur fapeano di chi doveffero lamentarfi

. Era antica coriituzione , che in Senato fi do-

vefle, ogni fei mefi , una volta, far dalla Signorìa la

propoita generale , la quale avea la Balfa proibito , e

ora allretta più da neceflìtà , che da proprio volere ,

la reititui, e la riordinò. Rim.eife nelle mani del Poterà

le caufe criminali, che fé 1' erano arrogate a fé gli

Otto di guardia, dichiarò doverfi licomare a eleggere

P i nuo-

( ^ ) La riforma del governo , e V abolizione de' tre Segreti

di Balìa fcguì il 23. di Giugno, conforme nel!' Allegret-

ti, affieme con altre particolarità, qui nella Storia omcùe , i\

ravvila. Non molto tempo di poi 1' ufo de' tre Segreti venne

rìafCunto, e Pandolfo , con quei mez/.o opportuno, potè mcgiio

ilabllirii nella grandezza, fopra degli altri , della Repubiic.i .


,,4

^"*^' ^495-

f nuovi Centurioni de' Terzi, [ a]che erano dirmeffi , e

finalmente le chiavi delie pubiiche Porte rcihtui, quella

fera mcdefima , a' Gonfalonieri Maeirri . ( ^ ) E

perciochè la difefa di Montepulciano coniumava molti

denari, pofero , il medefimo giorno, una preita a quattro

per micrliajo . [ e ] Potevano quefti ordini , Itabiliti dal-

la Balìa , e dovevano quietare gli animi de' Cittadini ,

fé le voglie di tutti , divile , folfero Itatc di quelto capaci

, ma dove V amor publico è bandito , né ad al-

tro, che al proprio commodo s' ha la mira , tra l'

ignoranza , e 1' affetto di cialcuno è imponìbile fermare

una regola iiabile , fotto la quale quietamente vivere

fi pò (fa .

Era il 2 1. di Luglio, e i Nove doveano , come era

confueto , celebrare il dì folenne della tornata loro per

S. Maria Maddalena; ( d ) A quella folennità s' oppofcro

f a ) l Centurioni de' Terzi erano tre , uno per ciafcun

Terzo, ne' quali è divifa la Citta, ogn' uno di quelli comandava

a cento Uomini d' arme di milizia feielta^ e tutti , fiCr

come i Gonfalonieri , dependevano dal Capitano di Popolo , loro

Generale .

[ b ] Anco i Gonfalonieri Maeftri erano tre , uno per

Terzo, cuilodivano le Porte della Città, ritenendone le chiavi,

e comandavano alle 42. Compagnie della milizia Urbana

[ e ] A 27. di Giugno il Campo de' Fiorentini a Montepulciano

, attaccò co' Sancii , che Io difendevano , la zuffa , e

vi rimafero morti più de' Fiorentini, che de' Sanefì , ma, au-

^umentati poi quegli di forze , e fcovcrto un trattato dentro

quella Terra , convenne a' Sanelì ritirarli dentro le mura

I Pifani , che penuriavano di vettovaglie , pregarono i Sancu

a fommlni.'trargliele, onde mofli a compallione , la Signo-

ria gli concelfc 400. m )ggia di grano ; V. V Allegretti .

[ d ] Nella ritornata de* Nove V Anno 14^7. come, in

dietro, li è defcricto, fu Itabilito, che ogni anno, a perpetua

memoria, lì faceilero fe'te' folenni , fuoco per le pubiiche Torri,

e li corr.'lfj il Palio, n-.la maniera, cac ù pratica/a, e anco-

ra ii cxtj.iU, p^v S. Maria d' Agolto .


Ann. 14^5. US

fero i Riformatori, e alcuni Popolari, feguaci loro, (ìcche

le fette publiche ceilarono , ma fietro Borghejl ^ alla

Cafa fua in Poitierla > fece fuochi , e a molte genti ,

che vi concorfero , usò magnificamente, e con grande

allegrezza , molte amorevolezze . Tra il fofpetto , e 1'

invidia , per il concorfo di molti Cittadini , e della Plebe

a favore di Tietro , gli emuli fuoi commoflero il

Capitano della guardia , ficchè 5 cen parte de' Provifìonati,

armato, corle a quella Cafa , e colle trombe fece

dar bando a tutti i Puovifìonati , che erano di quei antecedenti

, già licenziati , de* quali molti venivano da

Tietro trattenuti , gii quali temendo della pena della vi*

ta , che il bando imponeva, iubito s' ufcirono dalla Città,

e Tietro con altri Cittadini dì fuo feguiro, temcn*

do d' eilere all'alito , fi partì di Siena con loro il 25.

di Luglio, Non parve tempo a' Riformatori, e agli al-

tri di quella Fazione a differire , pciciochè M. Gio'vaK^

ni Sederini ^ che fé n' era fatto capo, affermava, niuna

cofa nuocere tanto al tempo, quanto il tempo ii^U

fo j E per queiio il dì leguente , dopo pranzo , vennero

armati in Piazza per tar novità , avendo la mattina Al^

herto Venturini , nel publico Palazzo , per certe parole

ingiuriofe , ferito M. Niccolò //' Aldobrandino di 'Berto .

Aveano le diicordie di Siena condotto a tanta grandezza

il Capitano della guardia Francei'c-, che arditamente fe-

ce precetto a

ninfegni , che

M. Cioijanni Sederini , e

doveflero pofire i' Arme .

a Jacomo Bno-

Grande veramente

era la miferia delia Città , la quale > né le prefenti

, né le pa fiate di l'union i , né il timore de' nemici,

fatti potenti , e defiderofi d' allargare i confini ,

aveano potuto tener ferma , tanto che in pcfllmo fiato fi

ritruovava . E. fé alla forza, iì Capitano Francefc , aveffe

unito la iiniitra opinione, poteva lacilmente fucceder cofa

5 da produrli per molti fecoli in efempio , ma egli , con

retta intenzione ? andò fempre a incontrare i difordini per

riordinarli, e nel fatto, del quale. ora fi fcrive , vedendo

la contumacia del Sederini , e di M. Jacomo Bnoninfegni, i

P 2 quali


ii5 Ann. 149J.

quali, al prcccttD rifpofero , non voler difarmarfì ,e che

erano baitanti a rilpondcrt: a tutti, chiamò in Piazza M.

Moccolo // M. Bartahmeo Borghfffi^ e Va-idolfo Fetrucci^ Cit-

tadini primarj de' Nove , li quali, elftindo con incito fé-,

guito , in fatti , venuti , s' appiccò la zuifa , nella quale.»

circa 50. da ogni parte feriti rimafero . Morì Grillo Bor^

ghejt >> e

mcnte ,

rono di

perchè non volle gridare Popolo , e Nove ; Fu-

quelta novità accuTati , come principali, M Jaco^

mo ^ due Figliuoli di M. Filij^po , e Me r,: e ciò ^^ tutti de*

Buoninfegffi i Niccolo col Figliuolo, e Alberto Lati', Gi^

yoiaffjo Majfanii , e Jacomo Ducei ? i quali fubito furono

tutti confinati , ma i:avoriti da alcuni Popolari , che ordivano

nuovi tumulti, negavano d'obbedire. Era P intenzione

di coiloro di caitigare alcuni de' Nove , e , tra

quelH, la mira principale voltavano verfo Fandolfo ^ che

già cominciava in queìl' Ordine a

Non pertanto era creduto, che a

renderli

peggior

formidabile ;

condizione li

fofse per venire , perciochè queiti

Tirannide , la povertà do' quali ,

ancora delidcravano la

quando V avefsero ottenuta

, farebbe itata infopportabile . Di quelta novità, effondo

molti de' Nove fdegnati , tentarono, colla forza, reprimere

lo sfrenato ardire , e la diiubbidienza de' nuovi

confinati, e convennero con Maefiro Luzio Bellauti ^ che ve-

M. Giorgio Senjt vi reitò gravemente ferito, iola-

riiife armato alla Cittìi, ed effi dentro averebbcro pigliate

r armi in di lui favore. Fu la cofa fegreta , fkche a

28. di quel mufe, innanzi giorno, Maeflro Luz^io venne

alla Porta Tufi con Vistro Burghefi-^ Icco conduife \a)

froiie Capitano de' Prcvilìonati vecchi , con tutti i ài

lui foidati , uomini d' arme , e baieideri a cavallo , che

erano iw Montepulciano . E giacche quella Porta è in

luo- -

_ [ .? ] Vioi'i d' Agnolo di Fabbrica, Ca;3;tano de' Proyifjonuri

vjiTv: al foldo dei Comune di Siena la lirlma volta nzi

lyì)' tionforaa: ap^)iciibj in Bicciisi-iu al Libr. fi. joÌ. a Z62*


Ann. I49S» J17

luogo lohtano dalT abitato della Cltt^, poterono, fenza

elTere fcoverti, comodainente gittare a terra ; Così entrati

dentio , con fìlcnzio, fi conduflero a cala di M. Leonardo

hellanti , dove unitifi con tutti i Nove , che erano

in Siena , fi portarono a truovare M, Gion^anni VtC"

colominl . Già era il giorno, e il Capitano Francefe della

Piazza avendo intefa la notizia della venuta di Maeitro

Luzio^ con circa 30. de' fuoi , in quel luogo, V incontrò,

e con elTo , e con M. Niccolò Borghejl , M, Leonardo , e

Nari riacidi altamente fi dolle , che fenza la di lui laputa

, ( elTendo confidente di loro ) e contro fua voglia,

avcflero condotti i Provifionati vecchi in Siena , e per-

fuafeii a difarmarfi . A queiio i Nove non repugnavano»

purché i nuovi confinati avelsero obbedito : Aggiugnevano

volere efiere buoni fratelli de' Popolari , e accomodare a

voglia loro tutte le differenze della Città ; E quanto ai

Capitano , s' aflìcuraiìe , che avertbbe ricevuto onore, e

cortesìa . Con queue perfuafioni unitamente calarono in

Piazza 5 avendo mandata tutta la gente d'arme , che aveano

feco, nel Poggio Malavolti .{a ) In Piazza a piedi del

Pala2zo , cominciandofi a trattare dell' accordo , il primo

patto era , che tutti deponejGTero V arme ,

mo agiato , e concorde s' acconciafiero le

e che

cofc .

con ani-

Piaceva a

Nert FUcidi^ che primi di tutti fi difarmalfcro i Rtfoimatori

, i quali erano Itati cagione dello fcandalo; A queiio

oggetto fi ordinò bando, che rimanendo in arme i Novene ilPopolo

\ a ] Poggio Malavolti, è un Monte in Camollia, àoiQ Va

Famiglia di tal cognome a?ea Torri , Caùaienti , e la Chicca di

S. Egidio, al prelente abitata dalle Povere Cappuccine, circondato,

a guii'a di Fortezza, di mura, e con Porte, le quali li chiudevano,

fopra quefte, in una, che e ancora , accollo 1' Oratorio

di S. Mar'a della Neve, fi riguarda i' Arnu Gentilizia, lòi^enuta

da due Leoni, in legno della fazione GnibeiUna , inalberatavi

da Donufdei Malavolti, V'efcovci ai bieaa avi principiar d-l

XIV. Secolo.


ììt Ann. Mps*

jk>Jo^ tutti gli altri la deponefTpm, a tal refoluzione s*

oppouevano ì Gentiluomini , e ì Dodici, i quali, effendofì

interpoli a pacifi are, non volevano confentire di rimaner

difarmatì * e molto meno, che a Riformatori foife refo il

nome, e la terza parte del governo, per il qual fine sperano

mofll a far novità, ed eflì rimaneiTero efclufi, e fepolti

. Per quelto fu di nuovo bandito, che i Riformatori

foli dovelfero difarmarfi, né quello elTcndo accettato, M,

Andrea Vlccolùmini del Taf a confìgliav^ , che tutti unitamente

fi difarmaffero, ma Meri Fhcidi fi proteltò, che ave'rebbe

acconfentito ài configlio di M. Andrea^ purché primi

di tutti a pofarc V armi ^\ difponefiero i Riformatori ,

còme quelli , che erano fiati cagione di tal novità, e

però fecero , per bando , publicare » che da' Nove , e

Popolari in poi , tutti gli altri doveflero 1' armi deporre,

fi dolerono d' un tal Ordine i Dodicini , e i Gentiluomini

, onde fi convenne unitcìmente , che a foli Riforma-

t'ori convenifie obbedire, per il che nafcendo altercazio-

Jie di parole, M. Andrea per reprimere ogni fcandalo,

->

che vicino a nafcere conofceva , vedendo i Nove fuperio-

ri, s' ufcì di Piazza, non volendo , cQlla perfona fua >

dare ardimento, e cpn elfo andarono Tandolfo fetrucci •^

Agnolo T^lmieri ^ Lorenzo Donati ^ e M. Bartalomeo Tecci-i

e per k Porta Tufi, feguitari da molti Popolari , e Riformatori,

fi conduiTero a Buonconvento . M. Gio'vanni

Senjerinì ^ Capo della novità, fi fuggì ne*!- Val d' Arno,

e altri.fi ritiiarono altrove. E* Itato fciitto da altri ,

Maiflro Lfizio nel ritornare a Siena per la Porta Tufi cf-

ferlì a S. Pietro in Caitelvecchio incontrato con 400.

Porolari , e Pvuorinatori , efciti di cafa Tegiiacci ^{ a )

awhati per ba;t£el'o i' Ordine de' Nove , e combattendo

;> •:. -

. con

( /i

)' ' La Cafa Tegiiacci a S. Pietro in Cadel vecchio è

quella'; '(?he al ^pi'iefente-frpdttìcde rìii'.Buanfìgnori , e vi fi Icor^ony

ancora le xAriiìe di delta iramigiia .


Ann. 1495. •

ixp

con loro averli rotti, e corfa tutta la Citta, ma Jllle^

gretto Allegretti ^ nelle di lui fedeli, e contemporanee

memorie , pone il fuccefTo dell* imprefa di Maeftro Lu%io

nel modo defcritto da me . Come fi {ìa , il giuramento

grande , con tanta

non è da prender

folennità prefcritto , fu rotto , onde

maraviglia , fé delitto così grave , e

publico è

conforme

flato

ogn'

dalla

uno

Divina giuiiizia fevcramente punito ,

può beniffimo reliettere nei fatti

poUeriormente accaduti .

Mentre in Siena il capriccio dìfcorde de' Cittadini,

per cagione

teneva tutto

delle forme del governo

il Popolo in arme , e in

della Republica ,

divifìone , erano a

Montepulciano { a ) fuccedute alcune fazioni , nelle^

qua-

[ a ] Jacopo Nardi Scrittore Fiorent'no tace il primo fat^

to in disfavore della di lui Patria , e pone folamente il feconda

colla prigionìa del Sa velli

E' opportuno in quc'fio luogo riportare ancora il paflo , ri-

ferito da Francefco Guicc:irdini nel Lib. 3. della Storia d' Italia,

poco dilfimile da ciò, che ne tratta il Nardi, ad eifetto che à

veda, che in fini'li Scrittori , benché accreditati, e veridici riputati,

s' ofcura,tal volta, la ilorica verità, e fifa conolcere, a favore delle

proprie Patrie,la paflìonc, dice dunque quello Storico — Che il Signor

Virginio Orjìnn mejji injieme t fuot antichi Soldati y e con io. mtU

Ducati^ i quali Piero de'' Medici uvea raccolti de' fuoi profrj derra-

ri i e degV amici ^ Giovanni hentivoglt foldat» de' Veneziani] e del

Duca di Milano , fu ordinato romfejje nel tempo medeji'yno la gìier'

ra da' confini di Bologna ^ e che Caterina Sforza , / Figliuoli della

quale erano allt Jiipendj del Duca di Milano ^ dajj'e dalle Cittd

d' Imola, e di Furi) y che confinavano co' Fiorentini ^ qualche molc^

flia , e fi promettevano, non 'vanamente , aver difpojti al deftdtrio

loro i Sanefi'y accefì dall' odiò inveterato conirn i Ftoreniim ^ e dal-

la cupididi confervarfì Montepulciano^ la qual Terra non fi confidavano

poter fìjtencre da loro medefimt ^ perche avendo pochi mefi

innanzi culle forze proprie ^ e colle ^enti del Signor di Ftomhtnoy

e di Giovanni Savello ^ foldati comunemente dal Duca di Milano ^

e da ejjiy tentato d' infignorirfi del papa della Palude delle Chia-

tte ^ la quale y da quella banda ^ era confine .ra Fioremini , e Inr^

fer lungo tratto y e a quejio e/fetta cominciato a lavorare apprcjjè


110

Ann. 14^5; '•

quali , era i Sanefi , ora 1 Fiorentini erano rimafti fupe*

liori, perciochè a 12. d' Agofto avendo i Fiorentini tentato,

per inganno 5 di prendere j col favore della notte,

la Terra , fu la trama fcoverta 5 ficchè condotti i Fiorentini

in un aguato , dopo una breve zuffa , gli Uomini

della Terra, uniti colle genti de* Sanefi , prefero

350. fanti de' nemici, e 40. Cavallegieri , laonde per

accrefceic il coraggio a' Montepulcianefi , vi fi mandò di

nuovo buon corpo di foldati , i quali erano necefsarj,

perciochè dopo la partenza del Ctiìtianiflìmo , i Fiorentini

in Campagna riufcivano fuperiori, co' quali Ipefso

fi commettevano non leggiere fcaramuccie , in una delle

quali il Signor Gio'vanni Sacelli fu feiito , e rimafe prigione

di Francesco Orlandi Fiorentino, e così reitarono

prigioni, e morti molti degli Uomini d' arme del Sa'veU

li , e alcuni Terrieri di Montepulciano . Per quelto effendo

le forze de' Sanefi divenute inferiori , e , per la

venuta del Duca d* Urbino , quelle de' nemici crefciutCj

fi ritirarono dentro la Terra , né avendo più ardire

d' efcir fqora , fu dato il ^uaiio a quel Contado , ficchè

tutta Ja raccolta fi perde . Ma fuccedendo a Fiorentini

AÌ Ponte a Vaìiitm un hctflione per battere una Torre de^ Fiorent'tnìy

^oj'ia in fu la putita diverfo Montepuìctano , era riufcito tutto il

eo}t:rii


Ann. 1495. iii

in quel diPifa, le cofe poco felicemente , Furono forzati a

ritirarfi da Montepulciano , onde , lalciatc alcune guardie

ai Ponte a V'aliano , e guarnite le Terre vicine di.l Dominio

loro , ridufsero il rimanente delle genti in quel

di Pifa.

Erano nclT ultima novità i Nove, Dodici, e Gentil

luomini nella Citta relèati fuperiori , né fcandali , dispiaceri,

o rubbarìe erano fuccedutc , come ( fecondo la comune

opinione di tutti ) era per accadere, fé gli Avverfarj

loro avefsero vinto . Il dì feguente 29. di Luglio

fi congregarono quelli della Balìa j che fi ritruovavano

in Siena , la quale , sì per cagione della Pelte , sì per le

difcordie civili, era poco abitata, e mandarono M. Bar*

talor/ieo Sozzini ^ Tietro BargaglJ ^ e Duccio Saracini a chiamare

M, Andrea del fa^a , Tandolfo fetrucci , Agnolo

Talmieri^ e alcuni altri principali a Buonconvento, i quali

certificati, che nella novità non erano intervenuti altri Forcitieri,

che i Provifìonati Italiani, fubiro ritornarono,

eccettuati alcuni pochi , e tra queiti Mattia di Tavolo dì

Coro , che difse tornare il dì feguente . Stavano le per Ione

attonite, e confufe coli' arme in mano, perciochè ,

né r una parte, né V altra fi confidava, volendo dunque

la Balìa, che il Senato procedefse intorno alla pace

e publica quiete, e che fi dalse forma al governo , e ai

Reggimento, a 5. d' Agolto li fece congregare, nel quale,

dopo lunghe confulte, furono eletti 18. Cittadini,

per diJribuzione di Monti, ( i nomi de' quali non ho ritruovato

) tutti del novero della Balìa , a quali fu data

piena autorità di ricercare, e punire i perturbatori della

Pace, e di dare ordine alla confervazione di quel Reggi?rienro

, premiando tutti quelli, che in tante fedizioni,

con incomparabile pericolo delle perfone loro , T aveano

valorofamente difefo . Erano dopo la novità cfciti di Palazzo

tre del novero djlla Signorìa , perciochè er.ino

ftati catturati M-") Micb:di Popolare , e M. CanìLÌlo ?a[q::a-

li Pvifoimatore , due dei corpo de' congiurati , li ne furono

Loco-aco Luti , Gitglieh}20 di Co/ del Taja , e J'/rro

Q.

di


isx Ann. 1495,

dì M. Vangeli 'la Snlrv'i , li due primi Riformatori , e V

ultimo Popolare, ii qiili, com? DaTJc'pi dcda congiara,

ientendo arrextati quei due, dubitarono d' efscr maniteftati,

ma li 18. di Bilia, attendendo al bjne della Pace,

li fecero ritornare in Palazzo . Accordarono allora la licenza

al Capitano Francefe cogli Tuoi Svizzeri, perciochè

egli, dopo ch-^ i Pro/ifionati Italiani licornarono ,

conofcendo i' opjra Tua wjn efsjre più neceisiiia , molte

volte avea domandata licenza . [ a '\ Era qued' Uomo

itato nelle novità , al tempo fuo fuccedate , utile

alla Citta, e , fenza pe^^ire ad alcuna djlie parti, avea

fempre fatti baoni o.nzj eoa tutri , e molti fcandali

avea fopiti. Per qu-\to , agli uomini di buona mente»

la partita fua difpiaceva , e per riconofcere più distinta

mente le di lui buone qualitìi , ebbe , fopra le coniuete

proviloni, in dono, dal Senato 500. Fioiini d' oro,

e partendo, hi, per ordine del Senato, accompagnato

molte miglia fuora della Citta da Agnolo Valrnisn , e da

Vandolfo V etracci ^ ambidue del Collegio di Balìa, fcgui-

tari da molti Cittadini . Eletto Vandolfo uno di Baila, col-

la di lui accortezza, e cortesia, cominciando, tra Nove >

ad efsere nconoi'.iuto uno de' principali , era da quelli

itimato, e apprezzato, perchè il iavio configlio , dei quale

era d'arato , molto cooperava all' ingrandimento di tutto

qucii' Ordine, e gli altri Monti, fé lo vedevano neii'

interno loro di mal animo, nelT eiterno però gii dimoitravano

ubbidienza, fommiffione , e atfetto , Ritruovatofi

alcritto a quel Collegio , nel novero del quale avea afpilato

una volta arrivare feppe , coli' arri fae , mantener-

\\ì\ per fempre, e benché gi convenilse ufcirne, quando

fu forzato partire dalla Citta , come più avanti deicriverò

[ /? ] Il Cap'tano Francefe, [ fcrive 1' Allegretti] — atteCelc

fpejje nivii-.i ^ e il ntoni) dj' Provijl^n^t^t veccbf ^ chiefe licenz,.i y e

dijl'reniì II BiTlì il concL'der^liiiU y jìndminte ti 31. di Luglio

^li ne.'ihi' ucc'jrdiitA —


Ann. 1495. 123

vero, vi ritornò però, tofto clic fu riciiiamato alla Parria,

e vi perieverò , finché vilTc . QiJando T ntta'vìlla Oratore

Francsfe^ come fopra fi è accennato, venne Ipediio dal

di lui Sovrano Oratore alla Repubiica di Siena per chiedere

il palFo , e le vettovaglie , ottenne , per privilegio,

dalla Balìa, d' eiiraere , kn^a gabella di tratta , 400»

Moggia di grano , nel tempo prefcnte una tale medesima

grazia ( ^ ) venne conceifa a Fandolfo , che già meditando

grandi imprefe, feguiva d' accumulare ricchezze,

e molto più, a tale oggetto, gli rimafe aperta laiUada,

perchè a 23. di Dicembre del mcdefmo ( ^ anno 1495.

reitò libero padrone di fé per la morte feguita di Bartalomeo

di Giacoppo Vetrncci di lui Padre , a funerali del

quale la Repubiica , per fargli onoranza , mandò quattro

doppieri. Li 18. Deputati eletti, come fopra fi è dcfcritto

, caminavano con molta moderazione al caltigo degli

Uomini inquieti, e per queito giudicando, che i tre fegre-

ti troppo feveramente avellerò ufato V autorità loro ,

moderarono alcune provifioni, e mitigarono molte condannagioni,

perciochè , dove fi parlava d' ammonire i

delinquenti , dichiararono V ammonizione terminare ne*

nominati , e non eitenderfi a' fucceffori loro , il qual

benefizio fu negato iolamente a Niccolò di Luca , e a

Niccolo //' Antonio Amìdei : Dell' Ordine de' Riformatori

ne caftigarono folamentc 38; parte de' quali mandarono

a confini , (


124 Ann. 1495.

mcdcfìma miTura ne punirono 25; ma M. Giovanni', M,

Rohsrto , e Sozzino Sederini , e M. Mi e colo di Luca %

Baoninfegna ? e Giovanni di Filippo Buoninfigni , Niccolò

Lnti , e Girola>920 Maffaini ^ Riforinatori , dichiararono

ribelli , e i beni loro pubiicarono . All' incontro più

di :?oo. Cittadini, indiitintamente di tutti gli Ordini,

rimunerarono, compartendo tra quelli le Caitellanle 5

Poteaarfe, e Vicariati del dominio a godere per molto

tempo . A molti di quegli diiiribuirono de' beni

de' ribelli , ad altri affegnarono , fopra 1' entrate publiche

, conlderabili proviiìoni , e alcuni privilegiarono

come fé foiFero itati del Supremo Maeltrato delia Signorìa.

( a ) Perdjnriionv) , per quiete univeriaie , a

tutti quelli , che , con parole , e con fatti , avellerò

operato contro del governo, che allora reggeva la Republica

, e che perciò s' erano allontanati dalla Citta,

e dallo Stato , e , per publico bando, dichiararono , che,

in termine d' otto giorni, potelFero ficuramente tornare,

con patto efprelìò , che fé, paflato quello fpazio

non foifero tornati , non poteifero godere dell' aflfoluzione

. ( ^ ) Prov^iddero ancora alla ficurezza della..

Citta

( ^ ) Trentatre C"ttadìni, la maggior parte delj' .infima , e

p'ù abietta Plebe, dichiararono, come riiiduti , e come tali potef-

fero godere tutti gli offizj , e onori, e a Agnolo, Crcfcenzio, s

Lorjnzo Palmieri, iìccome a Antonio Biciii , Niccolò Borgiiciì

M. Leonardo Beilanti, M. Gionta di Jacomo, Antonio di B-agio,

Mariano Gaigi , Jacomo di Nanni e a Miriano del Bileltriere gli

fu concciìo privilegio di poter dicaiarare un Cittadino rifcduto

per ciaicheduno, coJiie alle deiib. di Balia del 31. Ago.lo 1495.

a 15. e 16. ne colta. Un conilmil Privilegio, poco più avanti

Icorrer.do, fi legge concelfo a molti p'ù.

[ o j Alle delib, dell' 11. Settembre di detto anno .à ^o.

appari/ce l' autorità concelìa al Capitano di Popolo di coftituire

Sindici M. B.irtalom:;o Sozzinl , e Antonio Spannochj con facoltà,

come 0;-itori delia Kepublica , di concludere , e llipulare Lega ,

e confjdrr.i/.ione col Papa, con Mailìaiiliauo Ks de',K.omani, con


Ann. 1495' i'5

Città, e dello Stato 5 ordinando, dentro, per le Contrade

, e fuoia in più luoghi, divcric l'cielte di giovani

de' più atti a corpi di guardie > perciocché i Fuo-

rufciti erano ricórfi agli ajuti de' Fiorentini , i quali ,

alla nemicizia , e all' emulazione antica , aveano aggiunto

lo fdegno per cauia di Montepulciano . Alla

cura de' Provifionati della guardia propolero Maejiro Ln^

zio Bellanti^ e Vctndoìfo Tetrucci , che , altre volte, s' era

ritruovato in fìmile offizio , da durare V autorità loro tutto

il proflìmo mele di Febrajo . (


xi6 Ann. 1495.

volere in due giorni* ritornare in Firenze. Vegliando^

in tanto nella Cict\, per alcun- congetture, e indizj , furono

mcflì prigioni , e proceifati Andrea Mattioli , 'Eederigo

del Tortatore , e alcuni altri , che fpelfo erano veduti

a fegreti coUoquj convenire infìeme , li quali , efaminati,

depofero 1' ordine di tutto il trattato, per il qua-

le fi feppe , che Conte , Niccolò , e Lodovico Luti , fe-

guitati dagli altri Fuorufciti Riformatori , e da alcu-

ni Popolari , aveano promelTo a' Fiorentini la Citta di

Siena mettere a facco , fé colle forze loio foifero rientrati

a vendicarfi de' nemici, e degli emuli . Spaven-

tò qu€ii:a procefTura tutta la Città maravigliandofi i

,

più fav) , come a tant' eccefTo , V odio , e 1' ambizione

avelfe condotti tanti Cittadini, fino a procurare V

eiierminio delia propria Patria, e a mettere fc mede-

fimi in perpetua fervitù . Seguì dopo pochi giorni ,

quanto

ultnno

alia parte

di Gennajo,

loro ,

verfo

1'

la

effetto perciochè il dì

,

fera , alT ore 22. il Du-

ca d' Urbino , e il Conte Ranuccio da Marciano.,

con 22. fquadre di Cavalli , e con molte cerne del

Con-

Tiucci d* Urbino , condotta foco innanzi da loro^ j^oo. Uomini d*

arme , e l'^oo. fanti , e aggtiinìivt molti de' FuoruCcitt di 5/f-^

na , ter tenere quella Città in maggior terrore — Scrive 1' Amm'ratl

nel Llb. 20. delle Storie Fiorentine , che gli Uomini 'd*

arine del D'-ica d' Urbino furono 280, cne fu fpedito il Conte

Ranucc-.o da Mirciano, e Fratelli, con looo. fanti , e 200. Uom'ni

d' arme verfo Cortona, e a Vallano per refiftere all' impeto

degli Orfin' , e di Piero de' Medici , che Paolo Orfino ,

che fi ritruovava in Montepulciano, avea 50. Uomini d' arme,

e le «enti de' Saneii , tra il Signor di Piombino, Giovanni SaveHi

, e un Figl'uolo del Conte di P. figliano non palfavano il

novero di 230. Uomini d' arme .

Njgti Atti piiblici di Balia dell' 11, di Novembre a 54. ap-

parlfce la comm^lìone impoita a v^irg'nio Orfini , e a Piero de*

Med'ci , contorme aveano promeffo, d' efpugnare la Torre, e,

Ponte a Vallano, e coniegnarla in mano del Comune di Siena.


Ann. 14^5. 127

Contado di Firenze , vennero a Fonte Becci . Erano

i Luti ^ e gli altri Fuorulciti con quell' efcrcito , ( perciochè

aveano ipcrato corre la Citta alT improvilb )

come Commiirari , per dare gli ordini opportuni, entrati,

che follerò in Siena, e aveano il comando Vier Giom

rvanni ile' Ri ea foli , Tier Capjfoni , Braccio Martelli , e Bernardo

Najì-i quali vennero innanzi per alloggiare nel Palazzo

de' Turchi , chiamato , dal volgo , de' Diavoli .

I Gonfalonieri Maeitri , e i Centurioni delle Compagnie

mellero tutta la Citta in arme, e ordinarono ne' pofti

più importanti le guardie . { a ) Più groife Compagnie

di Cittadini , di Plebei , e di Soldati cfcirono

contro a nemici , e , fuora della loro credenza , gli affrontarono

, fcaramucciando al Palazzo de' Diavoli, n' uccifero

dieci, circa 20. ne furono feriti, ma fopragiugendo

la notte , vennero richiamati alla Città, e fecefi alto alla

Porta CamoUìa , re-lando, per quella notte , continuamente

aperta. Ma vedendo i Commilfar) Fiorentini, che in Siena

ninno a favore de' Fuorufciti fi muoveva , e che tutti

i gradi del Popolo erano uniti a difefa della Patria loro,

due ore avanti giorno sbandarono per tre vie , parte per

la Val d' Fifa, pirte p^r la Camellina , e parte per la via

del Chianti, ficchè la mattina, liberata Siena da quafì

irremediabile pericolo di facco , e da una perpetua

fervitù , i nemici fuoi , come fé un fogno flato fofTe,

non apparvero in luogo alcuno, benché, coli' efercito,

vi fofse concorfa una numerofa turba di fudditi de*

Fiorentini, invitati dalla fperanza d' arricchirli nel facco

di

( * ) L' abondanza, e la fertilità de' terreni dello Stato

Sancfc , non

di grani per

folo rendeva, in quei

alimentare i numeroli

tempi

fwdditi

quantità iiifficicnte

,

della Republica , ma,

fopravanzando , poteva il governo donarne , e farne retratto,

quindi e, che alle delib. dell' 8. di Gennajo 149). a iiii. ,

li

legge, cac aiille moggia ne furono donate al Re di Fran-

cia .


liS

Ann. 14^5*

co di Siena . Quefta venuta de* Fuorufciti afFiettò la morte

d' Andrea Mattioli , e di Federigo del Portatore , perciocché

erano itati convinti d' aver mandate , e ricevute

lettere da medefimi , e da' Fiorentini in ajuto di quell*

imprefa , e perciò a tre di Febra)o, aore tre della notte)

furono nel Mercato Vecchio appiccati per la gola -

Gik i Pifani aveano ottenuto da Entraghes Caftellano

Francefe la Cittadella di Fifa per denari , quando

diverfi Potentati d' Italia , infieme collegati , defiderofì

di fraitornare a Fiorentini , con nuova guerra , V acquiilo

di quella Citta , davano intenzione a Ttero di Loren*

zo de* Medici d' ajutarlo con gente , e con denari per

ritornare a Firenze , d' onde nella pafsata del Rè di Francia

era liato dilcacciato, ed egli avendo tentato, in vanO)

d' inrignorirfi di Cortona, con 400. Uomini d* arme, e

con 3000. fanti, che, col favore del Papa, e degli Or»

fini, parenti fuoi , e con denari, ricevuti fegretamente

da' Veneziani , avea mclso infieme 5 difegn ava ( /? )

pafsa -

( ^ ) Il Signor Virginio Orfìno, e Piero de' Medici ( fcrive

il Guicc'arclini nel Libro III. delle Storie d' Italia )=: Paffarono

le Chiane con goo. Uomini d' arme, e 3000. fanti, ma

la più parte , gente male in ordine > per eflfere ftati raccolti

con pociii denari , e iì condulTero nel Sanefe prelTo a Montepulciano,

Ciiianciano, Torrita , e Annalunga , dove fopraftettero

raolti giorni, icnza fazione algurja, eccetto che qualcne preda,

e fcorreria , perche le genti Fiorentine , paffate le chiane al

Ponte a /aliano, li erano melfe ali' oppolto nei Monte San Savino,

e negli altri luoglii circoitanti , ne' da Bologna , fecondo

r intenzione, che era itata loro' data , fi faceva movimento alcuno.

Perciò mancando a Piero, e ai Signor Virginio, non folo

le fperanze , le quali fi avevano propolte , ma acora i denari

per ibftenere le gemi, diminuiti aliai di fanti, e di Cavalli, fi

ritornarono al Bagno a Rapolano , nel Contado di Chiulì, Città

fuddita a Saneli, e poco dopo fvanì tutto queil' apparato (&c. ;=:

Sbag'ia ii Guicciaraini nella Topograiia perchè Rapolano

è mo'.LO lontano da Chiuii , ne in alcun tempo unito al Contado

di quella CiiLa e rtato conliderato


Ann. 1495. 129

pafsare nel Dominio di Siena, e trattenervifi , tanto che

jnutafse , e colorilse i dilegni . Per quelto venne egli

itefso in Siena , dove fu coitefemente, e con molta gratitudine

ricevuto, ed egli vifitò la Signorìa, e domandò

palso , e vettovaglia per le fue genti . Non inrontiò

difficoltà la domanda di riero , perciocb^ prometteva a

Sancfi , prima, che fofse entrato nel Dominio loro, di

dargli nelle mani , a lue ipeie , il Ponte a Valiano , e

Ja Baitìa , che i Fiorentini guardavano contro Montepulciano

. I Sanefi, che cercavano di confermarfi nel poiiefso

di Montepulciano , deiideravano , con anzictà , la muta-

2Ìone dello Stato di Firenze , laonde egli tornò all' clercito,

pienamente fodisfatto , per le larghe promelTe, che

dalia Signorìa di Siena gli vennero fatte . Erano quel»

le truppe guidate dal Signor Virgiìjìo Orjìno , colle quali

pafsò ne' terreni de' Sanefi , e s' accampò prelTo a Montepulciano

, tra Chianciano , Torrita , e Afinalunga . Afpettava,in

quel luogo, che, conlorme alle fperanze dategli

, Giovanni Bentiwogl; , Capitano del Duca di Milano

e de' Veneziani , dalla banda di Bologna, aflaltalie io

Stato Fiorentino, acciò, mentre i Fiorentini follerò ftati

occupati da quella parte alla difefa delle cofe loro ,

egli , da quella di Siena , caminando a gran giornate ,

potelse ritornare a Firenze . Aveano i Sancii fpcditi Coni-

miilar], per le opportune proviiioni, M. Leonardo Bellanti'^

e

ro

M. Antonio Bichi , i quali, non iblamcnte piovidde-

queir elercito abondantementc di vettovaglie ma , 1'

accomodarono di due pezzi d' Artiglierìe , e di molti

Aiclicbufì , che erano nelle munizioni di Montepulciano;

Dopo queiti ajuti domandò a Sanefi, pjr fue lettere, che

con lui, e col Signor Virgi:?io >,

congiungefiero

il Signor

lacoy}'2o Appago , quarto Signore di piombino , e il Signor

Gionjanni Sa'veili , con tutte le genti d' arme , che militavano

per la Rcpublica lotto quelle condotte . La domanda

, perciochè avea congiunte molte fequelc ,

p^'itve

degna , che fé ne portalie rifpoita a bocca, on-l-:

fi poteiie , difcorrendo , conofcerc fino a qu:.nro i SanuU

il

dovei"-


130 Ann. 1495. 149^,

doveffero operare a favore di Tìetro . Andò dunque , fpe*'

diro dalla Signorìa, Meri Flacidi ^ uno del Collegio di

B-ilìa, al Bagno a Rapolano , dowd Fiero ^ col Signor F;>-

ginio^ii trattenevano , e , a nome publico , gli oifeifero la

pronta intenzione della Signorìa, e del Collegio, e loggiunfe

tutta la Città cfTcr difpoia al di lui tavore , sì 9

perchè fperava , che i Medici , ritornando in Itato , ricordevoli

del benefizio ricevuto , gli farebbero fcmprc

flati buoni amici, sì, per vendicare dell' ingiurie, che,

air antiche, avea, di frefco, accumulate il Popolo Fiorentino,

ma però non poterfi muovere, finche d' altronde

non folTc di già, co' Fiorentini, rotta la guerra. Interpola

questa difficoltà , cominciarono a mincare le_.

Speranze di Piero ^ psrciochè , né le difcordie de' Sanefi

permettevano , che effi foli poreir^ro , con fperanza di

buon fucceiTo , abbracciare la caufa fua , né il Bjhpì^

fvogli fi moife contro i Fiorentini , ficchè Piero tofto

conobbe, quanto debile fia il fondamento, che fanno

i Fuorulciti fopra le promelfe de' Principi . Rimaito

dunque abandonato , con poca gente , fi^ ritirò nello

Stato della Chiefa , e il Signor Virginio fé n' andò alli

Itipendj del Rè di Francia, lafciando a Sanefi confidelabili

danni, cagionati da quei Soldati, e le cole loro

in pericolofo travaglio, perciochè le genti de' Fioren-

tini non partivano dal Poggio Imperiale, e, con elfe, affìdaamente

praticavano i Fuorufciti . Né la dimora loro

in quel luogo era fenza grave cagione , perciochè Mae-

d' animo inquieto, nel go-

flro Lfizio hellanti ,

verno , che avea de'

Uomo

Provifionati della Piazza, in compagnia

di Pa'tdolfo Petrucci , cominciò a competere col

Collega, il quale conofceva , con molta deltrezza , efferfi

cattivata la grazia di quei Provifionati , e che vedendolo,

e obbedendolo aliai

mo , temeva da quello la

più volentieri

caduta , in tal

di

modo

medefi-

che in

tutte r occorrenze prevaleva Pandolfo . Difegnando dunque

compiacere , e faziare r ambiziofo animo fuo , macchi-

nava uccìdere moki del Collegio di Balìa, e fopra tut-

ti


Ann, 1495. 131

ti Tandilfo ^ ( 4 ) e ridurre la Città a devozione de*

Fiorentini ; Ma conofcendo non poter folo tanta macchina

folte nere , i difegni Tuoi con Tietto di No/rio Bor^

ghejì confciì,e, con diverfe ragioni per averlo difpoito

alle di lui voglie , s' induftriò , il quale , come buon

R 2 Citta-

( ^ ) Acciò fi veda , e conofca a qual reputazione era

in quel tempo pervenuto Pandolfo , e come Principe delia Città

decorato del titolo d' lUultriirimo , ( folito in quei tempi

darli folamentc a' Sovrani ) ftà bene in quello luogo riportare

una lettera , confervata nell' Archivio della Città di Mont'

Alcino ) riferita ancora dal Sign. Dottor Tullio Canali nella

Storia di quella Citta , che ha in pronto di publicare , e ritruoveralli

quanto apprcffo , — Moujìgnor BtfruarcitHO Cajirocani Frate

AgnJhnt.tP.j Montalcinefe ^ ò come altrt vogltono Moutepulctrìtiefe ^

commorunte in Mo/it' Alcino 5 diede p.trte^ colla fcguente lettera^

a Priori di Montalctno della dt lai prornozitone al Vefcovado di

Bobio , fegiitta per intercejjìone del P et me et —

Alli Magnifici Signori deir inclita Comunità di Mont*

Alcino — intus —

Magnifici Signori in Crijto dilettijfìmi ,

PEr benché abbiamo differito notificarvi la nojlra^ per grazia

di Dio , e dell' lllujlrijfìtno Principe^ efaltaziotie , quantunque

in noi non benemeriti $ nondimeno non voliamo ejjer negligenti

a farvi partecipi del vojlro ^ e dt tutta la Terra ^ e nojlri onore ^

& etiam quanta obligazione refia dt voi ver/o quejéo lUujtrijflmo

Principe , e benigno Signore , per la cui falutc vi confortiamo

Jlrettamente pregare Dio per il fuo felicijjìmo fiato y ti che rifui-

ta di n')n poca falute alT alma ^ e inclita Citta Sanefe^ e noi)

dal nofìro canto , sì per quella , e per qualunque altro della

Terra vylra , sì tn publico , // in privato .forziamoci ejfcr

pronti 5 e of'equinfijfmi , Pregandovi umilmente ^ che il nojiro^

e voftro Convento , e Monafiero di S, Agofiino vi fi-i raccomandato

y e fé gli è necejjario di qualcb) cofi per vnire della Terra

y e di cjjo Monafiero ^ vi degnarete figntficarlo j e noi ci s;'jyz-aremo

a provcdergh , Valete, Die 2^. junti 1496; MediuLint —

Verter V. Bcrnardinus Ilcinsnfisj Epifcopus, & Comes Bobieni's,


1^2 Ann. 149^,

Cittadino, tutto 1* ordine del trattato il dì 15. d' Aprile

riferi . Menavano con Maeflro Lu:lìo queiie pratiche

Giorgio Vieri , e frode Capitano de' provifionati , e aveano

pronto alle voglie loro un povero uomo, Schiavone

di Nazione, aituto, e fagace, abitante in Borgo Franco,

vicino a Fonte nuova . Coilui andava nel Popolo ignorante

, e che facilmente da certe credulità fi lafcia.»

perfuadcre, fpargendo , che la Vergine Maria ^ apparendogli

, «fortava tutti unitamente , e procefTionalmente a

portarfi alla Chiefa Parrochiale della Madonna di Treila ,

dalla Città mezzo miglio diièante ; S' univano , a tali

invenzioni , altre voci di confimil natura fparfe , o da

femplicità , o da malizia, di modo che la Città, e particolarmente

il bailo Popolo, in commozione fi vedeva.

Ma fcoverto, e revelato il trattato, fi truovò quelle finzioni

aver macchinate Maeitro Luzio , acciò , mentre il

Popolo vcnifTe tratto fuora della Città a vifitare il Tempio

di Treifa, egli potè ile , fcnza contrailo , introdurre i

Fuoiufciti Riformatori 5 e le genti de' Fiorentini, e cors.

lere a im.pradronirfi di Siena. Pietro Borgheji^ revelata,

che ebbe la congiura, fece intendere al Capitan Trode-^

che, fé voleva ialvare la vita, fubito dalia Città frettolofamente

fuggiile; ma difprezzando egli il falutevole

avvertimento , Pietro fdegnato , con certi làtelliti 1' aiTal-

tò nel Palazzo di fua abitazione , e come traditore , e

disleale, lo ferì per ucciderlo, ma egli, benché ferito,

fuggendo, campò la vita nel Palazzo della Signorìa,

la quale 5 avendolo licenziato, la Balìa il 6. di Maggio

7495. vi pofe nel fuo luogo il Signor Giovanni Sanjelliy

fenza privarlo dalla condotta , che avea degl' 80. uomini

d' arme, e M:ie:l-ro Lazio fi falvò colla fuga, e dichiarato

nbelhi, gli fu poito il fonaglio di feudi 500.

L'ordine di quello trattato, dopo la rivelazione di Pie-

più patticolarmente riferì alla Balìa Bai-

tro Borgheji -,

dajìarre di Scl^ioud Kimhotti , ( a ) famofo Capitano de'

fuoi

( a ) B:ildairan-e di Scipione Fvimbottlj di Famiglia , che fi credei'


'Ann. 1495. 135

fuoi tempi , il quale , per cagione di certa briga avuta

con 'Birmano Bhhi^ era confinato a Campagnatico per un*

anno, dove praticando con molti de' Fuorufciti , avea

intefo tutto queir ordine , e faputo , come molto efìfì

confidavano neir aftiologìa di Maeftro Luzio , il quale ,

come profejfTore della vanità giudiciaria, avca ofTervato

gli accidenti , e gli afpetti de' Pianeti , che (ìcuramente

era per condurre queir affare al defiderato finej { a )

Ma 1' efito dimoerò , che egli non avea bene intefo

le retrogradazioni , e fopra tutto il beneplacito delia

Divina Providenza . Saputofi in Firenze la congiura effer

manifeitata , e Maeftro Luz^io^ autore , eflerfi fuggito di

Siena 5 e il 15. Dicembre mefTo h\ bando della vita colla

confifcazione dellla roba , le genti dal Poggio Im-

periale furono levate , e andarono a unirfi con altre >

che i Fiorentini aveano nel Contado di Pifa 1 ( ^ ) ed

i Sa-

iflefìfa degli Accarigi , coiiiìnato in Campagnatico, per delitto >

coma qui nella Storia lì deferì ve , rincrefcendogli dimorare in

così piccola Teria , rotto il confino , ò per dir meglio , liberato

, in remunerazione del trattato revelato , andò a militare

fotto Cefare Borgia Duca di Valenza , chiamato il Duca Valentino

, e fu eletto Capitano Generale degli Uomini d' arme

del medelìmo Duca , morto il Valentino , Baldalfarre fi pofe

al fervizio de' Veneziani , ed è noto per le Storie di quella

Kepublica , che egli d imo (irò , in tutte 1' azioni, nelle quali fi

rìtruovò , valore , e militar cognizione, che però in premio ne

riportò dalla medefima la decorazione d' efìfer dichiarato nobile

Veneziano con tutti i di lui deicendenti , e dopo la mor-

te 5 a perpetua memoria , eifergli eretta la Statua equeftre di

marmo .

( « ) Luzio Sellanti Fiìofofo diede alle ftampe , in Firenze,

1' Anno 1498. ( benjh-2 il Fontana nella Bibiioteca Legale dica

nel 1488. ) un Libro — Da Ajtrologtc^t vci-it.ite , & tn difputatioHcs

Jo; Pici M.iranduLtn'1 aJz/O'fur AjhologoT refpoujtoncf —

Ne fa menzione il B:;jerling. /;/ Tbcatro vttac bnnum,^ Tom, i.

in AJhon: a 583.

(_ b ) V Ammirati Lib. 21. fa'ive, che cfTendo i Fiorentini


134 Ann. 14^5.

i Sanefi, con pfemj utili , e amorevoli, remunerarono J5^/daffare

di Scìpone ^ perchè oltre T aver revelata la congiura

, nella di lui Ofleiìa di Caitiglioncello, fece far prigione

un certo Gio: Antonio del Ve\loijo ^ e da efTo feppe , che,

tra Fuorufciti, e Maejlro Luzio^ era patto, che dovefTero

uccidere Giacoppo ^ e Vandolfo T et r ucci , N.eri VInei di , M.

Antonio , con Firmano Bichi di lui Figliuolo , e M, Niccolò

Borghejì, Queita notizia , che appariva nelle mani del

prigioniere, firmata con fofcrizione delle parti , operò 5

che dopo la partenza delle genti Fiorentine dal Poggio

Imperiale, non fi lafsò di praticare in Siena la medeGma

diligenza , tanto che maggiore non fi farebbe^

ulata , fé folfe itata affediata la Città, e caminoflì con


Ann. 1495. ijj

( a ) Era ftato mandato all' imprefa contro la Baftìa

di Vallano il Signor Gio'vanm Vitelli , il quale , dopo

pochi giorni , fentendo , che il Conte Ranuccio dn Mar*

ciano ^ con iti fquadre di Cavalli, e 2000. fanti, era arrivato

ne* terreni de' Sanefi alle Bettolle , per andare

in ajuto degli afTediati , difordinatamente , e quafi fuggendo,

con fuo difonore , e danno della Republica , Ci

ritirò da quella oppugnazione . ( ^ ) In queito medefimo

tempo i Montepulcianefi defiderofi , che i Sanell vivcflero

ficuri di quella Terra , ed efll venifTero meglio

da loro difefi , deliberarono ne' loro Configli , che la

Republica di Siena, a Tuo piacimento, vi fabbricafife la

Rocca . ( e )

Non celTavano in tanto i Fuorufciti di tentar nuo*

ve

( ^ ) L' Allegretti contemporaneo riferifce dii^intamente

quefto fatto •

{ h ) Il Nardi fcrive , che le genti Sanefi nel!' oppugnazione

del Ponte a Vallano, e Baitla , erano unite con quelle

del Papa, ( rn.a jpiò non è vero in conto alcuno , conforme fi

ravvifa da tutti i Cronirti Sancii contemporanei , e dagli Atti

public! ) dice però , che i Fiorentini volendo foccorrere quei

Forti , nel primo attacco furono ributtati , ma agumentati di

poi di forze , per lo fpavento , i Saneli furono corretti fuggire,

e abandonarc, in preda a nemici, 1' artiglierìe .

( e ) La deliberazione de' Montepulcianefi , e la conceffione

a' Sanefi di fabbricare la Rocca in Montepulciano, fcrive

V Allegretti , che feguì a di 8. del Mefe d' Ottobre 149^.

Rocca , o Fortezza , conforme al prefente fi dice , ne' fecoli

dì mezza età , fpeffc volte, rinominava Caflaro, che è voce? Araba,

introdotta nelle Crociate. L' imprefa di Terra Santa, il commercio,

che i Tofcani aveano nelle Terre degli Arabi, la letteratura

de' mcdefimi , e il dominio loro , cnc , per lungo tempo, hanno

tenuto nella Sicilia, tutte quelte cole , unite infieme, hanno introdotto

nella noftra lingua frafi gagliarde , voci di Mercatura ,

nomi propri di luoghi, parole appartenenti alla medicina j all' Aitrologìa,

all'Aritmetica, e ad altro, che lungo farebbe il divifare.


13^

Ann. i4^?(5'.

ve flracje per rientrare nella Città , perciochè > dopo

che il trattato di Masftro Luzio era andato a vuoto,

Antonio d' Andrea della Vacca avea contrafatte le chiavi

della Porta S. Marco per riceverli dentro, e condottovifi

a pruovare , ie aveifero aperto , inavvedutamente ne

ruppe una dentro la ferratura, e, volendola cavare, ten«

Tò un certo Agoftino di Martirio Portiere , otferendogli

molti denari, fé folle voluto ellere in fuo ajutOjaffermando

aver da* Fuorufciti larghe commiflìoni di fpendere

in fervizio della tornata loro , il quale avendogli

data Speranza , e fingendo andare a prendere ordigni per

ricuperare la chiave , andò a manifeitare il fegreto a

Landolfo Vetrucci^ ma , mentre fi fa diligenza per avere

il Bargello, e non fi truova , Antonio infofpettito per la

dimora, fé n' andò con Dio. Ne' medefimi giorni lor^

tino tortini accusò Galgano di lui Figliuolo , il quale ,

a petiz-ione de' Fuorufciti , in un fuo Orto congiunto

alle mura , vicino alla Porta Camollìa , avea rotte le

mura publiche, d' onde voleva riceverli dentro. Ma il

Padre vinto da naturale amore , non prima manifeitò

il fallo del Figliuolo, che egli fi rolfe partito di Sie*

na . Artefi i difaitri , che , per le fedizioni inteicine , foffriva

la Città , e per le gravi fpefe , che giornalmente

accadevano per difendere la Terra di Montepulciano,

e guardare la Città , il publico erario fi ritruovava

ciauito, perciò ordinò la Balìa a M. Bulganno Bnlga^

ri-li ^ che già fi ritruovava in Venezia, [ a ] Oratore

a quella Republica , che fi portaife alla Cefarea Maeità ,

ed cfponcLTe 1' iinpoffibilità di potere, così fubito , a

tenore delie convenzioni liabiiite, pagare la terza parte de'

Ducati IO. m., ed in tanto eletti vennero ancora tre Deputati

da fpedirfi , e trattare il medefimo affare col Duca

di Milano . Era in quel tempo arrivato a Vi{i\MnjJìr>nlianQ

Ce^

) Bcìib. eli lialia del primo S'^ttcTùbie 149^* a 3.


Ann. i^gS» i7f

Cefare , deliberato difendere quella Republica dalle forze

de* Fiorentini , come foldato della Lega , e per proprio

interelle , il quale , nel fine di Settembre , fpedì fuoi

Oratori a Siena, che, faliti nel Palazzo della Signorìa,

a nome di Cefare , domandarono più cofe , la prima,

che fi doveflero fpedire Ambafciadori a lui, e furono

eletti , e andarono M, Gio: Battifia Santi , e in luogo di

Maejìro Irancefco Nini , che non potè , o non volle accettare

Monjignor A7idreoccio Ghinucci Vefcoqjo di Groffeto , ( a )

la feconda, che i Saneiì V accomodaflero di due Bombarde

, le quali, aliai preiio, per la via di Mare , da

Talamone furono fpedire a Livorno , la terza , che per

certo tempo gli veniliero accomodate le genti d'arme,

condotte dalla Republica a fpeie del Comune , e a

quello ancoia fi giudicò efpediente condelcendere , ultimamente,

che fotro niuna forma d' accordo fi convenilfe

co' Fiorentini , la qual dimanda tu con modeita

maniera negata , perciochè non era creduto prudente

partito provocar/] quei Popolo, col quale , dimenticati

del paifato, per la vicinanza , doveano fempre avere affari,

ora pacifici, ed ora inquieti, e molto più, perche

di già erano eletti fei Cittadini , ( ^ ) tra quali,

uno rfifidolfo , con pieno mandato per concludere accordo

, e Lega con quella Republica , colla condizione

elprelfa però , che alla reltituzione di Montepulciano

nun fi procedelle : Con tali reloluzioni , ben ludisiaiti >

ritornarono gli Ambafciadori Imperiali a Pila

Continuarono di tenrare i Fuorufciti con varj mez-

S ZI

( ^t ) Delib. eli Balìa del 14. e 27. Ottobre 149^. a 2Z.

( /? ) I cinque compagni di Pandolfo per concludere accordo co*

Fiorentini, erar.o , ^^Icri Piac'di , M. Andrea pjccoloni; ni , Mae-

Ih'O Francefco Nini, Angiolo Palmieri , e Lorenzo Bcccafuini.

D-lib. d.'l 16. Sjttjmbrc a i'5. co.i qij' parti , e condizioni ,

chci laluLti 7o:ia:ia.>3 purciu nj.i i\ rjitituiica Montcpi-''c'an >.


i3§ Ann. 1495.

2Ì, e fperanze ritornare alla Patria, e dopo che V inedie,

e i tradimenti non aveano avuto effetto, fi voltarono

alla forza, e, con denari, e promelfe, mOifero VitelloTLzo

Vitelli ad aifaltarc il Dominio di -Siena , Coitui , che in

Città di Caitello ordinava le fue genti per andare a

foccorrere gli Orfinì ^ alfediati dalie genti del Papa in

Bracciano, avido di preda, e defiderofo rinfrcfcare colla

roba d' altri i proprj foidati , entrò, con molti fanti ,

e Cavalli, nello Stato di Siena, e aiTaltò la Terra di

San Cafciano de' Bagni , e, a patti, la prefe , perciochè

alcuni de' Fuorufcici , che fi ritruovavano con Vitellozzoy

erano arnie i di quegli abitanti. Quivi era ordinato fer^

marfi , tanto che in Siena fi maturalle il trattato delle

chiavi d' Antonio dslla Vacca , ( come s' è deicritto ) e

la rottura del muro del Fortini^ ma avendo intefo ef-

ferfi difcoperto , e i traditori fuggiti , rotti i patti , faccheggiò

San Cafciano, e con quanta roba i Soldati fuoi

ne pDteroii) portare, e co' Fuorusciti, fi ritirò a Cit-

di Cartello .

Andava viepiù in Siona di Vandolfo crefcendo l'au-

torità , e già alle di lui voglie difponeva de' pubiici ,

e privati aifari , ed a riferva d' alcuni pochi emuli, quafi

tutti i Cittadini da' di lui comandi dependevano . E*

vero , che dell' Offizio fupremo delia Balìa tutti gli Or-

dini ne participavano , ma è vero, altresì, che i ioli

Nove, a loro arbitrio , difponevano , e tra quelti uno de*

principali , e facilmente il primo , unito col di lui

la Fratello Giacoppo ^ tx3i Pandolfo -^

fapea così deliramente veleggiare alle contingenze de*

tempi , che tutti gli accidenti , che ad altro foggetto

farebbero ferviti per mandarlo in rovina, ad elfo, e

fagacità del quale_,

alla di lui grandezza, contribuivano favorevoli . { a )

* Accom-

[ ^ ] Apprcfe Pandoltb ( fcrive 11 Segretario Fiorentino )

per lUbilirii) e manten^^rii nel Principato della Patria, le priii-


Ann. 1495, i^p

Accompagnava i fentimenti con flrnordinaria generofirà

d' animo , poiché bene ipello premiava taluni , a quali,

fenza avergli obligo alcuno, procurava, che veniifero

gli Off)ZJ publici diltribuiti , ed a iblo motivo di caitivarfelij

Altri, con laute menle, bene Ipcilo ne convitava

, agli Artefici di baila condizione teneva continuamente

aperto tinello, e a poveri, e mendicanti contribuiva

abondanti limofine ; Alcuni altri poi , che gli

potevano contraitare , con diverle maniere violente , come

fi vedrà in feguito di quelta narrativa , fece levare

dal mondo , Dopo la fuga , e V efilio di Maeftro Luzio

Bellanfi ^ rimallo folo alla loprintendenza delli Itipendiati

della guardia, per j di lui fini fecondi, e per lèabilimento

proprio , ottenne dalla Balìa potere accrefcere il

novero delli Itipendiati di altri 50 ; ma neppure parendogli

baitante un tale appoggio, 1' anno feguente , con

fimil grazia, n' ottenne un altro accrelcimento di 2 50. di

più. ( // )

Pendevano i negoziati d' accordo tra Fiorentini , e

Sanefi per caufa di Montepulciano , e, benché fi folfero

più tempo difculTe le convenzioni , non fi veniva però

slW effettuazione , onde la Balìa , per arrivare al defiderato

compimento, ordinò Icriverlene al Cardinal di Siena,

che in Roma fi ritruovaya , acciò prelio il Pontefice

s' adoprafle , ficcome le medefime incumbenze vennero

impolte a M. Eulgarino Bulgarinit Oratore a Venezia , e

a Guido Bellanti^ Oratore a Milano , acciò ,giullificando

la Republica Sanel'e , fé per caufa di Montepulciano

era altretta a pigliar partito , volcifero i luddctti Potentati

preltargli ajutOjC favore, o veramente co' Fioren-

S 2 tini

cipali maflìmc, e 1 fentimenti più intimi dal Pontefice AlefìTandro

VI; e AnX \Kc Ferrante di Napoli.

[ a J Delib. dell' 11. Febrajo I4y5. a 109.. e del 2. Giugno

1497. a 179.


I40

Ann. 1495.

tini a qualche onorevole convenzione fi potefTe venirci'

( /? ) e , neir iiteifo tempo, per fimili negoziati, furono

eletti quattro deputati per trattare una tal materia coli*

Ambalciadore Ducale, che in Siena rifedeva. Le cole

dei governo , pareva , che potelTero fomminiitrare nuove

turbolenze, e ledizioni , onde il Collegio di Balìa, per

riparare alT inconvenienti , giudicò efpediente eleggere

45. Cittadini, per diitnbuzione di Monti , ( ^ ) ed a

questi, per it.ibilire provifioni utili, e giovevoli per la concordia,

tutta la piena autorità conferì, e d' eflì facendone

una fcielta di fei per ciafcun Monte , volle , che

proponeiTero tutto ciò , che a loro particolari Ordini

avelfero riconofciuto profittevole. In tanto, per adempimento

delle capitolazioni della Lega vegliante , ( e )

fu fatto comandamento al Vefcovo di Sovana , acciò

facendo fubito venire a Siena le truppe offerte al Pontefice

, e al Rè di Napoli, n' incaricafTe il Signor Si^

Ttolfo da Cdftdl' Onieri a condurle prontamente . Neil*

iiiefso tempo il Signor VitelloLzo Vitsìli ^ che, vicino al

Dominio Sanefe , ancora con molta gente dimorava,

andava cagionando fofpetto non leggiero, che potefse

niuoverfi un altra volta ad ogni cenno de' Fuorufciti >

onde fu ordinato all' Oratore Sanefe , prefso il Pontefice

refidente , acciò pregando S. Santità a non dargli

quartiere in vicinanza di quindici , ò vinti miglia da

confini della Republica , l' allontanafse in parti più

remote . [ ^ ] 1 Sanell avendo finalmente , per mezzo

[ u ] Delib. dell' 11 ; e 15. Ottobre I49'5. a 19. dove

apparifce tutto il riferito trattato.

.. . [ ^ ] Delib. del 4. , e 15. Novembre 149'^. a 43 ; e a 5©.

dove ;ì leggono regirtrati i ncnii di tutti.

{ e ) Delib. del 24. Febr. 149(5. a 124. Aldello di Spinello

P-iccoiomini , della nobiltà Sanefe, eletto nel 1492., che morì

poi in Sien:i nel l'^io. come nell' Ughelli al Tomo III. della

di lui Italia Sacra, a 589., e ieguen. era Vefcovo di Sovana.

{ li ) D-"iib. dell' II. e 27. Febrajo a 109., e 127. , e del


Afln. 1495» 14Ì»

20 di GIo. Antonio Saf acini ^ loro Oratore, afcolrata la

xifpofta del Duca di Milano, deliberaiono , che tre Deputati

s* eleggefsero , i quali , lefe prima le dovute grazie

al Duca, giuliificafsero la Republica nelT occorien-

2a co* Fiorentini , e rapprelentafsero 1' operato da efll

contro la Republica Sanefe , e contro 1' amicizia , e

la vicinanza . Ritruovavafi ancora in quel tempo la pubiica

Cam.cra efaufta di danari , né efsendo V entrate

annuali fufficienti alle gravi, e continue Ipefe , dopo di-

ver fé

i^. Marzo 1496. dall' Incarnazione a 132.) dove Ci legge 5 che

oltre all' Oratore rcfuientc in Roma , per la medesima comniirfione,

furono al Pontefice Ipedlti , M. Ratf^icUo di Giacoppo

Petrucci , Protonotario Apoftolico , [ che poco dopo fu Vefcovo

di Grolfcto, e fuire^^uentemente Gaiteliano di Caltel S. Angiolo,

Cardinale , e fuccellbre a Borghele nell' autorità della Republica

Siena ] e Bernardino Borghefi .

Piero de' Medici [ fcrivc il Nardi ] raccolti ne' confini del

Dominio Sanefc 500. Cavalli leggieri, fi condulft: alle Porte di

Firenze, fperando da' fuai partigiani gli venilìe ccnceffb favorevole

l' ingreiTo , ma , delufo , fé ne ritornò , fuggendo nel

Dominio Sanefe.

Il Guicciardini dice, che Piero de' Medici and-ito a Siena

per favore di Gian. Jacopo, e di Pandolfo Petrucci, Cittadini

principali di quel governo , e amici paterni , e fuoi , ebbe fegretamcnte

altre genti, in modo, clic, con doo. Cavalli, e 400.

fanti eletti, lì partì due giorni poi, che era cominciata la tregua,

nella quale non li comprendevano i Sanefi , verfo Firenze.

Dall' Ammirati al Lib. 27. lì ha — P/fro de' Medici mejìe in-

Jteme con djnxrt d' umici ^ e de* funi molte genti , cosi U ftedi^

come a cav.illo ^ fé ne ve/ine a 23. d' Aprile a Sienx ^ ove foprU'

giunto dx Bartolomeo d' Alviano , alliezn deglt Or/ùii , gtavine

feroce^ e di grande fperdn'Zi.t ^ u 28. ufi) di Siena con 8dd. Ca-

qj.illi , tra Uomini d' arme , e Cavalleggieri , circa 3000. fanti ,

fcniitato dal l'rotonjturto Petrucci , in cift di cui era jiato alloggiato

y e da aliri Cittadini Sancjt ^ e uenendìne per via larga^

l'jn.arn da' luoghi guariati^ fece il fu) alljggiamenio alle Ta-

vernelle — d' p )i — Senz,a aver di quejta Jaa >'>i.hja frutto cavetto

^ a Sn-mi fé ne ritornò —


i4i Ann. 149^. 1497.

verfe maniere propelle per provedere alle bifogna ,

ottenne , che in avvenire Je mercanzìe d' ogni genere 5

( che erano in quei tempi di molta confiderazione , e

valore , perchè i Mercanti Catalani , Portughefi , Fran«

cefi, e d'altre molti/Time nazioni approdavano, pigliando

Porto, in Talamone, e quindi trafporrandole per la

maggior parte di Tofcana , e forfè d' Italia , producevano

confiderabili vantaggi alla Republica di Siena )

entrate , che fofTero ne' Porti di Port' Ercole , e Talamone,

tanto per paffo , che per Città, e Contado, doveiTero

un mezzo per cento , della valuta , pagare , e

la gabella del Pane venale , per Anni quattro a Bar^

talomso di Vietro Tiiramini rimale venduta per prezzo di

lire ventimila trecento . ( /? ) S' accoitava il tempo >

nel quale il Signore Gio'vanni Salibili , itipendiato dalla

Republica, terminava la condotta , onde , perchè non

rimanelTe la Citta fproveduta di Capitano , la Balìa con-i.

duffe il 18. d' Aprile 1497. TochinteBa da Luco , acciò

alla guardia della Piazza doveife prefedere . Refi avvifati

i Sanefi , per mandato a tale effetto fpeditogli , della Tre^

gua conclufa tra i Re di Francia , e di Spagna , noru

mancarono fubito , per elfervi, in vigore de' patti , comprefi,

di fpediivi uno de' loro Cittadini, col titolo di Sindico

, e coir opportuno mandato, per ratificare quanto

[^] dalle dette Corone folFe rimaito conclufo .

crefcendo ogni

difgurcati per la

giorno più i

ritenzione di

fofpetti , che i Fiorentini ,

Montepulciano, e per altre

$'

In tanto

dii'krenze , in quel tempo pendenti, folTero per tentare-^

contro i Saneiì qualche nuova imprefa , per lo che defiderando

e(31 viverne cautelati, determinò la Balìa , che

ne fcrivelTe alla Republica Veneta, e al Duca di Milano,

iicer^

{ a ) D'-'lib. del 13. Marzo 149(5. a 134. , e del 28.

Aprile 14^7. ''i 1)7-

[ h ] Deiib. dell' 8. , e 16. Maggio 1497. a 1153: e

IÓ3.


Ann. 1497. I4S

ricercando quelle potenze a fciiverne a' meclefìmi Fiorentini,

acciò defiitendo da i tramati difcgni, fi poteife quietamente

da quella parte, ripofarc in pace ,e fc, con dub*

biezza , e cavillazioni, fi folTe ottenuta rifpofla , in tal ca«

fo M. Gio: Battifia Santi , e Fatio Bcnaffal » ( ^ ) incaricati

a portarfi Ambalciadori a niedefimi Veneziani , e Duca

di Milano, ricliiedeirero T ajuti convenuti, di gente d*

arme , ed in tanto le Cerne del Contado fi facelTero

venire alla Citta per guardia , e che fi fermaiTe al foldo

del Comune il Signor Ercole Benti^ogli , per due ,

o tre mefi , con 100. Armatori .

gli affari della Rcpublica nelle

rimaner ficuri di non eifere, in

Per meglio confolidare

parti di Maremma , e

quella Provincia , molettati,

rinnuovarono col Conte Niccola OrJJui di Titigitano

( obligandofi egli per ie, e fuoi Figliuoli ) i patti,

e le convenzioni, altre volte fermate, e lo condullero j

di nuovo, con onorato afftgnamento, alli ibpendj loro .

( ^ ) I preparativi ordinati , non parendo baitanti a

Sanefi per difendere con ficurezza le cofe loro , conduffero

ancora, per certo limitato tempo , e con novero

di truppe , non ordinario , M. Bartalomeo d^ Alnjiano ,

e il Signor Jacomo IV. d* Appiano , Signor di Viornhino

conferm.arono , e a fandolfo Ferrucci conceifero autorità,

come di fopra fi è accennato , oltre al confucto prefidio,

di llipendiare altri 250. Provifionati , e per la fedeltà

, Tempre all' Imperio mantenuta , ne refero ancora

confapevoli del loro operato la Maeflà dell' Imperador

Majfimiliano , per mezzo d' Agnolo Fondi , e il Rè Cattolico

, di lui collegato, per M, Niccolò TalazzeJ^^ Ambafciadori

, inviati alle medefime Potenze . E per me-

glio ilabilire tra Cittadini la concordia , e fciemare il

novero

(^ /? ) Qiiefto negoziato appari fce alle dclib. dì Balìa del

16. di Maggio 1497., e fulfcgiien temente a i6S. 172.6 174.

{ b ) Delib. di Balìa dei 25. e 29. Maggio, e 2. Giugno

1497. ^ n^- iT^- 177- 5 e 179.


144 Ann. 14^7.

novero de' nemici , molti confinati , ed efuli , vennero

a ia Patria rcilituiti, altri a confino più mite ridulTero,

e , a riferva Ibiamente d' alcuni pochi , creduti più colpevoli

» a tutti gli altri mitigarono la pena . [ /5J ] Mancò

di vita il 25. Settembre Giaco^po Fratello tìi Tandolfo

Ferrucci , e quando ogn* uno lì farebbe creduto , che

privato egli di sì valido foitegno , potefle la di lui autorità

diminuire di credito , allora ^.ppunto feguì , che

tutta la mafia del governo in Vandolfo folo fi liabilì ,{b)

Venuto intanto alia Ci ttà T Ambafciadore Imperiale, e

provedutolo, a publiche fpefe , di quartiere, s'introdulfero

col medefimodiverfi trattati , e le deliberazioni , che ci ragguagliano

del di lui arrivo, feguito il 2. d' Agoito , non

ci tengono però in giorno del refultato ; E perchè la

Città di Malfa in Maremma > fino a quel tempo molto

confiderata per la popolazione , ^ per le facoltà di

quei Cittadini , poteva cagionare , con alienaril dalla

devozione della Hepublica, nuove turbolenze , procurò

la Balìa rinnuovare colla medefima i patti, e le

capitolazioni del medefnno tenore , che già ftipulate furono

nei 1482. fotto rogito di Ser Jacomo dì Tietr9

{ fi ) Vedi alle Delib. di Balìa del 2., e 12. Agofto 1497.

e io6. 2. 4; e 21(5; dove apparifcc , che per liberaril in parte

dalle nemicizie de' propr) Cittadini, gli eTuli furono riniellì , e

i confinati ridetti a confino più mite, e a Bernardino Piccolomini

abbreviata la pena a foli quattro mefi di carcere , a AlelTandro

Ragnonl ridotta a un folo mele, e

Pio Tolomci condannato in denari

col pagamento dì Ducati 25.

, e Pietro Borgìieiì privata

de' ^Privilegi

{ b

) Jacobuf de Petrucciif de B-tl/a , obiit die 25. Sf^*

tcmbrfs idg-].-, ut in Libro moriuorum Eccle/ia S. Domniici — Scrive

il Giovio, che dopo la morte di Giacoppo , tutta 1' importan-

za del governo venne appoggiata a Pandoltb .

Jo: Mtchdcl Bruluì' in hijhri.t Fiorentina , Lib. VIIL et

459. =; hjdem fere' temporibus Scuce , cum pnjl Alphnnji pr>)fetl:v2CiH

y ut jit/H amen dc-ih^njlnivimus y nihtlo res quietiores fuif-

di


Ann. 1497. 145

di Moco Notajo di Concidoro . .( ^ ) Venuto frattsnfo

il tempo di creare la nuova Balìa , o di conrcrmaic

la pafTata, in Configlio , più volte, a tale effetto adunato

, non fu valevole , con molte fcflìoni , ottenere

cola alcuna di itabile, quando finalmente a 21. di Novembre

1497. 5 P^i' timore delle turbolenze , che vertevano

tra Principi d' Italia, ò , per dir meglio , d:ll'

Europa tutta, rimale appruovr.ta una lilla di 45. fog-

. getti, alla ragione di 15. per ciafcuno dei tre Monti,

che allora participavano, tra quali Tandolfo , [ /; 1 che

da quel tempo in avvenire , mai più da quel Collegio

venne rimoiio , e con autorità , quanto la pallata , da

continuare per lo fpazio d' anni cinque , e perche in

eguaglianza rimancilero i tre Ordini participanti, Nove,

Popolo, e Gentiluomo , ilabilirono diverle giovevoli proviiioni

per mantenimento del prefente governo, o più

tolto , del iblo Ordine de' Nove , che a tutti gli altri

imponeva le leggi, e alcuni de' Primarj dell' Ordine

de' Riformatori, antichi emuli loro, che recavano ombra

5 [ e ] gli refero co' loro Figliuoli moniti dagli onori

in perpetuo , e la maggior parte di quelli furono

delle Famiglie Buoninf^gni , Luti , GahbrisUi , Zondadari ,

e Bindiicci . Avendo di poi i deputati fopra V adequa/io-

T ne

fent : tandem viélu Tlebs pernicin/is Ciziium contentionibus , ìis

Ctvttiti'.f Pì'inctpittiim 5 ac Ket^uhlicce a.dfn:niJlr.ttio:iem dncefjh .

Ka- multò pijhd Pandulpbus- Peirutiuf , mnrtui Jucobo Fratre ,

grandiore ncttu partim obfdquio ,

, & indiflgcnii.t part'nn lurj^i'

,

lijfiihns , é" }?iuiieribus

y fibi Vopiili ftiidiis concili sitt s ^ ncque tnii-

guìfe.'ù- contra.dicente nobtln.it e , qu(S fejj'u nutgnitudtns malonniiy

Oiiutìi , & concordiam yefpicfQÒat , rerum potttus eji . ::=;

( ^O Dclib. elei 7^0. Ottobre 1497. a 243.

( ^ j Deìib. del Consìglio Generale del 21. Novcmb. 1497.

a 3^5. do. e \\ leggono regiitrati i nomi .

( f ) A!'e DeiJb. di Hiiia del ló. Decembre, e 4. Gennaro

1497. a 25. e 40. vi 1''ì:^ noininaf.nrjente delcritti i C't-

tadJni ainnioniti .


jAÓ Ann. 1497.-

ne dei Monti ufata ogni diligenza per inveitigarc tutti

i Riit'duti di ciafcLino dei tre Monti , ritruovarono i

Nove eilcrc in novero .di 358., i Popolari 435. , e i

GennluQ-mini 377.5 onde venne ftabilico , che i Rifcduti

de i due Monri, che iuperavano. i Nove , fconrrinandoli)

veniiroro diminuiti , e che tutti quelli , e loro defcendenti,

che fulTero nel libro de.' rifeduti flati delcritti

e che iuperailero 1' etÌL degli anni 20. , s' intendefTero

di configlio di Popolo

La milizia ailbldata per difefa dt Montepulciano

portava alla Republica non piccolo aggravio , ed il publico

erario non fuppliva alle continue Tpefe , fìcchè ,

per ditela di quella Terra , non volendo abandonarla

providdero raccoglierli da' Cittadini un impreilito

\ a ) di Ducati lei mila , e gli Uomini delle Terre,

e Città delio Stato vennero obligati a preilare alla Republica

una fom.ma affai confidcrabile 5 ( ^ ) e , per ficurezza

loro , gli venne obligata la. gabella della tratta

del grano, ed in tanto nella Città fi fece la diitribuzione

," alla ragione di Fiorini tre per migliajo. Agli Uomini

poi di Montepulciano, per mantenerli in fede della

Republica , conceilero , per Privilegio, ( e ) poter fare

( a ) Dclib. di Balìa del 26. Dicembre , e del 12: e 17.

Gcnnajo 1497. a. 34. 48. e 53.

{ b ) V accurato Sign. Dott. Canali , nella Storia inedita

della di lui Patria Montalcino, racconta, che avendo Pandolfo

Impoda-^a^Montalcindì. una contribuzione di Ducati 900.

e parendo a qiie^^ii Uomini molto gravofo un tal dazio , fpccirono

gli Ambaìciadori loro a Pandoifo , che fi ritruovava a

bagni di V^ignone in conipignìa di Niccolò Borghefi , e che

11' ottcnellero da elfo la liberazione , attefe V epidemia , e la

care'lia de' viveri , che travagliavano , in quel tempo, miferaments

quella Città .

^'^^^' Incarna-

( e ) Delib. di BaUa del 13. S^Iarzo 1497.

zione a 8^.

nel


Ann. 1497. 149. 147

nel Dominio Sanefe quanti lavori volevano , e tagliar

legnami nella Corte di Chianciano a loro diipofizionc

Confideravano intanto i Reggenti , che dentro la Città

fi viveva con inquietudine, e che, con facilita, potevano

nafcere nuove turbolenze, cagionate dagli animi inquieti,

e fediziofi , [ ^ ] e reflettevano a diiaitri , che poua

feco la guerra, e ie guerra aperta allora non era, almeno

un fondato loipetto correva di poter venire ad

una manifeita rottura co' vicini loro, onde dilpoiti alla

pace, introdufTero maneggi per Itabilire , non la Tregua,

ma una Pace ferma , e durabile, e n'inviarono per xendcrné

confapevoli , { l^ ) M. agnolo Talmisri al Duca di

Milano, e M, Niccolò Borgheji a Venezia, e perchè V Olatore

di Milano, che in Siena ancora fi ritruovava,

perfuadeva la Tregua apertamente, gli venne rifpoìLO, che

la Città desiderava la Pace , purché le pendenze fopra

Montepulciano vi venilTero inferite , e che fi ritruovaile

maniera, acciò il paffo del Ponte, e BalHone di Valiano

potelfe renderfi ficuro , ed in tal cafo la Republica

di Siena dimollrarebbe la buona intenzione verfo la

Fiorentina , ( e ) ed in tanto, a dodici deputati l'opra

T 2 ia

( ^ ) Si I(ji5gono ncgl' Arti public! del 4; Aprile 149*^.

condannati a conHno , lenza addurre la cagione eie' demeriti

loro , tre della Famiglia Pece! , uno de' Beccafumi , altro de'

Tondi, altro de' Tancredi, altro de' Marzi, e con eiìi Girolamo

di Bartalomeo d' Antonio Petrircci .

{ h ) Delib. di Balia del 16, Marzo, 4. Maggio, e 30.

Luglio 1498. a 95. 150. 207. M. Gio; Battiiia Santi , per il

meaeiano effetto. Oratore al Pontefice .

( f ) Biagio- Buonaccorfì a giorni 6. , e 11. di Giugno

1498. a 3. 4. racconta, che i Fiorentini erano dal Duca di sfilano

periuaiì a far tregua co' Sancii , per ferrare quei p'à\\o a

cni volelfe, per quella itrada, ali'airare Firenze. li medewnio ricercavano

gli Oratori del Papa , e ere Tregua co' Sancii li f..-

C'jffe per tre anni , e c-ie ii B:i;f:one a Vadano , rovinato , ciie

folfc , ii depolitaUe in mano di S. buutita, e che fallerò le luu-


14S Ann. 149?.

la fudrietta pratica , venne impoHo , che feguitalTera

neir incominciato maneggio per giorni quindici , ma

non il trafcuralfe però di fpedire Antonio Barili per

fortificare il luogo, al Ba.èìone di Vaiiano vicino. Alle

milizie Pontificie, che nello Stato Sanefe domandavano

CiTere introdotte, non parve efpediente negarglifi il paiFo)

ma con condizione però , che il Pontefice s' adoprafìfe

per la Pace tra Fiorentini, e Sanefi , ed all' onpoito ali*

Oratore Veneto gli fi faceife precetto, finche altrimenti

non reitafTe proveduto, che le truppe di quella Republìca

non poneifero piede nello Stato di Siena , temendo,

con tale introduzione , poterfi tirare addoifo V odio

de' Fiorentini , e fraiornare la Pace , che aveano in

animo di ftabiiire . { a ) Seguitava in tanto con molto

calore in Tofcana la guerra , perchè eiTendo ftato rotto

da Pifani nella valle di S- Regolo 1' eiercito de' Fiorentini

, vennero quefti aigretti a domandare ajuto al

Rè Liigi XII. di Francia , che lucceduto a Carlo Vili.

era divenuto di quella Monarchia Sovrano , e al Duca

dcttt pratiche mofle a foggeftlone di Pandolfo per aflfìcurarfi di

Montepulciano ; di poi i niedefimi Ambafciadori Pontifici perfaadcvano

, clie la tregua fi facelTe per un anno folo , con facoltà

ai Papa di poterla prorogare.

Il Guicciardini nel Lib. 4. intorno a maneggi di pace tra

Fiorentini , e Sancii , fcrive di que;ì:o tenore — Kejhivano i

Genov^^fì ^ e Sdnsfi ^ n'imtci anttchi de' Fiorsntim ^ e tr.t quatti

miìit.tv.tno le c.t^ioni delle controverfie , con quejli per riJ])etto a.

Montepulci;tno , con quegli , per le cofe di Lunigitna . De' Sa-

nejì era d-t temere , che , accieaitt dall' odio , non dejjero , come ,

in altri te^npi , rriolte volte con danno proprio avevano fatto ^ corn')ittd

a cia/luv) dì turbare per il loro Stato t Fiorentini , Però

per conJi^Uo di Lodovico , furono da' Fiorentini mandati a Genova

, e a Siena^ Ambafciadori per trattare ^ per mezzo fuo ^ di

comporre le controverjte —

e 2 1 b'.'

( a ) L)2[iD. di B.i'ìa dell' ir. Settembre 1498. a 217.

di


Ann. 149S. 149

d'i Milano, che , per timore de* Veneziani, Isfciata di Pifa

la protezione , s* era , a favore de' Fiorentini, cambiato

. Ma i Veneziani opinati a difendere la Città di

Pifa , non avendo ritruovata maniera di difporre G/o-

n)anni Benti^oili a muovere contro i Fiorentini dalla

parte di Bologna le forze , tentarono i Sancfi a con-

tentarfi, che lì portalfero V armi dalla banda loro, il

che facilmente farebbe potuto fuccedere , fé le continue

difcordie di quella Città , non avelfero frailornato il

dileguo , { a ) Avca Vandolfo Ictruccl , approfittandoli

delle

( ^r ) Scrive Jacopo Nardi nel Lib. III. della Storia Fiorentina

~ Che procur:zndo i Veneziitni dalla parte dello Stato dt

Siena attaccare i Fiorentini , e /occorrere Fifa , che fujfero del sì >

e del nò fatte milte dtfpute tra Fandolfo Fetrucci ^ chs quajì fola

tiranneggiava , e difponeva ^ a guifa di Signore di quello Stato^

e r Oratore Veneziano ^^ che per tale e£-^etto era /lato mandato a

quella Citta , la quale , benché fujfe per natura poco amica de^

Fiorentini , per opera del detto Fandolfo , negò il pafo fuddetto

per non Jt mettere in Cafa così potente e/eretto —

Il Guicciardini nel Lib. IV. delle Storie d' Italia deferì ve

quafi a parola tutto il contenuto della dimanda del paifo , fatta

da Veneziani a Sancii , 1' oppofizione di Fandolfo , e le ragioni

contrarie a quelli, che 1' averebbero accordato , nella maniera,

che in quefla Storia fi riferifce , onde lafciando tutta la narrativa

di quello Scrittore, che non farebbe altro, che replicare

il medeiimo contenuto , iolamente voglio riferire quelle refleffioni

5 che egli fa fopra la grandezza di Fandolfo, che fono —

La divijione , che era in Siena tra i Cittadini , perche avendojt

Fandolfo Feirucciy colF ingegno^ e afluzia fua ^ arrogata autorità

grande^ Kiccol) Eorghejt fuo Suocero^, eia Famiglia de' Bcllanti

dejìderavano^ che Ji concedejje il pajfo &c,

L' Annotatore alla Storia del Guicciardini reflette , che il

conliglio di Pandolfo Ferrucci di non metter fé llelfo in fervi-

tù, per deliderio d' offendere i nemici, e fmiile alla favola del

Cavallo , che per vaghezza di vendicarti contro gli avvcrfarj

fuoi , fi lafciò imbrigliare, e cavalcare da Tnelfalo , e rimanere

in ferviti! dura, e afpra. Alle Delib. del Conliglio Generale d.l

n- Novembre 149S. a 4^, fi legge regillrata la domanda tic"


150

Ann. 1498.

tclle frequenti fedizioni , che dal 14S7; dopo la torna,

da de' Nove alla Patria , così ipelle erano fuccedute

acquiftata tanta autorità nel governo , che pareva già

la Balìa, da e flb, intieramente dependente, perchè a di

lui cenni le grazie , e i favori al Popolo fi difpenfavano,

di maniera tale, che, pochi eccettuati, non al Maeftra*

JCO ,

Veneziani per rimettere In flato Piero de* Medici, refìbizione

di dare in mano de' Sanelì il Ponte, e Torre di V'aliano, e P

offerta della Tregua, fatta da Fiorentini^ per mezzo del loro

Oratore, e di quello del Duca di Milano, di concedere ciocche i

Veneziani medelìmi offerivano , e che il fuddetto affare foffe

rimeilb in 27. Cittadini alla ragione di nove per ciafcun

Monte .

Il Buonaccorfì a! gì. d' Agofto del 1498. a 7. e 8. de-

feri ve il foprariferito fatto nel l'eguente modo — Seguitando i

Vcnczita-nt nclP oftimziione loro -^

tìnindarono

d dì ^1. d' Agofii

eli Duca d' Urbino , e ad Agokbio , acctoch.è di v.erjo Siena con

Piero de' Medici , e cogli ali ri Or/ini fuoi parenti , ventjìe verfo

Firenze , e per quejht via cojìritigejje le genti dall' ajfedio di Fija^

al che fi rimediò fubito , perche Jì fece , con Pandolfo Fetrucct

Governatore di Siena , e con quella Comunità , una Tregua per anni

cinque , con condizione , che s' dvejje, a rovinare il Bajiìoue di Valla-

no -^

e infra detto iewpo non Jt niolcjlafie Montepulciano'^ con oblligo

ancora di fervirli di gente d' arme , quando fujìero ajj aitati , e

all' incontro Fandolfo , e quella Citta ,

/' obbligò non dar pajjb

a nemici , ne ad alcuno , che per quella via volejfe offèndere t'i-

renz-e ^ per) furono t nemni necefjìtati mutare ordine , e voltarjì

q.icrfo la Romagna , ejfendo loro chtufo el Sanefé ^ e Ferugino —

Il Giovio nel V. Libro delie Storie d' Italia a 107. racconta —

tutta l' aUerccizionc feguita per caufa di Montepulciano tra Fandol-

fo Feirucci 1 e Niccolò Borghcjj unito con Leonardo 2 ellantf^c feriva,

di più, che il mcdefì-.no Fandolfo^ per fojlenere il di lui partito

chiamajn' ) a Siena, dalle Ville, più Cittadini , e operajfe , che i

Fiorentini fpedif'ero al Foggio imperiale 3 DO. Uomini d arme , e

IQQO, fanti -, dice in oltre * che per quejto fatto, divenuto maggiore

Fandolfo, potè p:ìco di poi fare ammazz- ire il Suocero, che troppo

arditamente x* attraverfava a fuoi dijegni , e tolto via quejF cnulo,

e ''r)t ventati

: ide —

gli aUri , confermarjì ogni giorno- più nella Ftran-


Ann. 1498. 151

to, ma ad eflo ricorrevano, ed egli , acutamente approfittandofcne

, difpenfava a parziali larghi bcnifìz) , e vicevcrfa

toglieva , tal volta, agli emuli la vita, e la roba

, e tutto ciò, che volea , a guifa di Principe indcpendente,

diiponeva . M, Miccold Borghejì ^ benché Suocero

di Tandolfo ^ e M. Leonardo Bellanti ^ due de' Primarj

delT Ordine de' Nove , vedevano di mal animo V

ingrandimento dei Vetmcci , e temendo , che giunto

ad una difpotica tirrannide , toccalTe poi ali* Univeriale

della Città a foccombcrc al giogo , cominciarono a

traverfare la di lui nafcente fortuna, e, per folo publico

zelo, tentarono tutti i mezzi pofTibili per abbafsare

P orgoglio dcir emulo loro, di maniera tale , che

avendo i Veneziani richieiìo la Republica della permiffìone

d' attaccare i Fiorentini dalla parte del Dominio

Saneie , M. Niccolò^ cogli altri òì lui feguaci , conicntiva

, che s' accordafse , quanto i Veneziani richiedevano,

e lì conccdeiìe il

Duca d* Urbino,

palso

nello

alle

Stato

truppe , che guidati dal

,

di Perugia fi trattenevano,

onde facilmente ne farebbe awenuro , ch^ i Fiorentini

, da altra parte divertiti, averebbero lafciato di molef^are

i Pifani . Tandolfo all' oppollo , che facilmente prevedeva

i frequenti difaltri , che porta feco la guerra, e

che da quefta ne potevano fuccedere nuovi tumulti , e

forfè la di lui deprefllone, a viva forza, e , con efficaci

ragioni , s'opponeva, e molto più per cfser così vicina

alla Città , e dentro al Contado di Siena , dalla quale

non ne potevano, fé non danni, e diiaihi rcfultare , fenza

fperanza di nuovi acquilti , e da non poterfcnc poi,

volendo,

forze de'

fviluppare,

Veneziani ,

e molto più , che introducendo le

m quel tempo , molto potenti , nel

Contado loro, era da temerfi, che fortificativiiì , poteffe

poi a Sanefi toccare la forte , e correre pericolo

di perdere la libertà , e portava per elempio i cafi accaduti,

e particolarmente, quando uniti col Duca di Ca-

labria, contro de' Fiorentini, s' erano di già ridotti 1*

anno 1478. vicini al giogo, né altro fcampo farebbe

loro


15^ Ann. 1498.

loro rimailo, fé il medefimo Duca per la perdita d' Otranto,

occupato da' Turchi, non foiTe ftato nel Regno

richiamato, più antecedentemente, allor quando nel 1399.

per la difefa di Lucignano impegnati , ricorfcro al patrocinio

di Gio: Galeazzo Vifcotiti ^ Duca di Milano, e

dopo lunghi difartri , indebiliti i Sancii , xlovettero dì

quel Principe la Monarchia foffrire . Con tali ragioni

andava Fandolfo ì luoi emuli perluadendo , e fi sterzava

dimoitrare , che era efpediente ilare in pace co' Fiorentini,

facendo Tregua, e molto meglio la Pace con

elfi, come domandavano. A queito veniva rifpoito , che

il far pace , non era altro , che dar loro coinmodi

d' efpugnar Pifa , col quale acquiito , divenuti poi più

potenti, avercbbero effettuato, più facilmente,!'' nnprefa

di Montepulciano , e fé pure dovefle nafcere accordo

con efll , mofll dal timore della guerra preparata contro

di loro, e aveùeio dovuto cedere alle ragioni fopra di

quella Terra, in quciio modo ( levandole cagioni, che

avelTero potuto muoverli a nuova guerra ) ritrarre quel

maggior frutto, che fi folfe potuto dall' occafione , che

porgeva loro . Il Maeilrato di Balìa , a favore delle ragioni

di Vandolfa piegando, eleife tre deputati, e uno

di quciti la di lui Perfona , acciò le milizie Itraniere

non ponefiTero piede nello Stato , e che in Senato s' efponeflero

1' oiferte della Republica Veneta , le perfuafioni

del Duca di Milano, le ricerche de' Fiorentini,

i Brevi Pontefìcj, e le refponfwe della Republica Sa-

Jiei'e) p-r determinare poi a quel partito {\ dovelfe accon-

ientire . Fatta dunque la propolta indicata, venne alla

Italia il dì II. Settembre ( a ) accordata la facoltà

d'^ eleggere z-j. Cittadini di giunta, per prevedere agli

aìfari prefcnti , molto importanti, 1 quali aflìeine colia

lì: e ila

( ^a ) D::Iib. di Balìa dell' 11. Sc^ttcnibre 149S. a 21S. e

2i-y- djvc lì kggjii ) eipréfiì i nomi dy 27. Cittadini eleìti , iìc-

: :?e

i fopranunin-arj , e gli altri nove D.-putati .


Ann. 149S. 15^

fleifa Balìa determinarono , che nove altri Deputati, da

durare la loro autorità otto mefi , tra quali uno P^;/-

dolfo , avellerò la facoltà di dar rifpofla alle domande del

Papa, del Dominio Veneto, e del Duca di Milano, circa

poi a quella da renderfi a Fiorentini, gli ordinarono, che

la Tregua durar dovciTc anni cinque con disdetta di meli

{


154 Ann. 1498. 1499.

zione del medefìmo anno 149S ; a nom-na del Priore,

altri Tei Depuriti, da' qaali djp.'iii:.ie li negozialijne

della Pace , da accordarfi co' Fiorentini , o con altro

Principe, o Republica , la Tpedizione di quanti Oratori

follerò occorfi , e la demolizione di Valiano , che

ancora non lì era effettuata la condizione impoita neU

la Tregua, ma, V ultima firma, e 1' intiero Itabilimen-

to , da tutto il corpo della Balìa depend^ife .

Giunfe intanto in Siena fulla metà di Febrajo 1*

Ambafciadore del Rè di Francia, ( ^ ) e ricercò i Sa-

nefi di coUegarfi con quella M'ieila , efTì , per allora , ir-

refoluti , per mezzo di tre Deputati eletti a tale etfetto

, rifpofero per le generali , dimoltrando la devozione

della Republica loro, e il fommo rifpetto

che profetfavano al di lui Sovrano . Sulla fine di Maggio

dell' Anno futuro 1409. i Pifani , fortemente angustiati

da' Fiorentini, fpedirono a Siena un loro Oratore,

con incumbenza , ( b ) che, procurando perluadere

i Sanefi a fomminiilrargli foccorlì , ufaile tutte le

maniere polTibili per arrivare all' intento , il Priore di

Balìa elelle tre Deputati , i quali, veduti i patri , e le convenzioni

, tra Fiorentini, e Sanefi veglianti, rendeifero intefi,

tanto i medefmii Fiorentini, che il Duca di Milano,

( r Oratore del quale per mantenere in fede i Sanefi co'

Fiorentini , era giunto in Siena il medefìmo giorno ,

che vi arrivò il Pifano ) che inviolabile gli farebbe

confervata la fede, lenza cavillazione alcuna, e all' Ambafciadore

di Pifa gli vennero accordate buone parole,

ma che, atcefe le contingenze de' tempi, non fi poteva,

almeno per allora, condefcendere alle di lui ri-

chielèe . Travagliava in quel tempo fortemente la Città

( a ) D-lib. di Balìa del 14. Febraro 1498. dall' Incarnazion;^

a i.j6.

( o ) Delib. di Balìa del 27. Maggio 1499. a 25.

di


Ann. 1499. 155

di Siena una fiera pcflilcnza , onde pigliare le debite

precauzioni, venne jì Confervarorio { a ) delle Clamidate

di Valle piatra depurato per Lazzaretto degli Infetti

. Deiiderofi più che mai i Sanefi d* effettuare co' Fiorentini

la Pace, a 16. { b ) di Luglio fpedirono a Milano

M. Antonio da Venafro , già aichiarato loro Cittadino,

con commidìone di iupplicare quel Duca a interporiì

con eflì , e in Siena elelfero fei Deputati , e uno

di quelU Tandolfo , acciò , Inabilita una volta , fi potelle

quietamente, intorno le coie di Montepulciano, ripolare,

e vollero, che 1' autorità di quelli reltaile durevole

per tutto Settembre futuro , e del n:iedefimo affare ne

vollero rendere confapevole il Pontefice per mezzo di

M. AUjfandrò Eorghejì ^ loro Oratore a tale effetto ^ ( f)

e i Veneziani, a quali fpedirono M. Bartalomeo Sozzhi

Al Rè Crìfiianijfmo poi , per rcndegli adequata rifpolta ,

a tenore della richieita fatta per mezzo del di lui Oratore

, fpedirono i Sanefi tre loro Oratori , che furono

M. Gio: Battijìa Santi , Luca Martini , e GiroUono Telomei

. Tandolfo^ che, a gran palli, al Principato s' incaminava,

aicoltando , ch^ Lodovico Luti efule dalla Pa-

tria fin dal 1489; ricoveratofi in Firenze , andava in

quella Città fpargendo difcorfi fopra le di lui maniere

praticate per opprimere i contrarj , e ([abilire la di lui potenza

, e che per eiìere uomo molto efficace nel diicoilo,

dì buone maniere nel procedere , e d' avvenente prc-

fenza , poteva facilmente, ritornato alla Patria , acqui-

ffare del feguito, e fraiiornare a Fandolfo i ccnceputi d'i-

fegni , volfe per tanto, col levarfi d' attorno un fimilc

oiiacolo, non aver più, che remere di cuci nemico,

onde commeilc ad alcuni Sicarj, che in Firenze 1' oc.

V 2 cidef-

( A ) Delib. di B-iTu del 21. Giugno 1499. a 53.

( ^ ) Deilb. del 16, Luglio , e djl 7. AgOito M9P* ^

55. e 0.

( e ) Delib. di Biilìa del 15. Settembre 1499. a 8j.


i5


Ann. 1499» 1^7

vano a cagione della pefte 5 [ Come fi è detto, ed è

nccefrarfo in parte repetere per dare una giufta idea

delie contingenze de* tempi J e ordinato-, che da' Fio-i

renrini fofTero mandati ^00, Uomini d' arme, e 1000.

Panti al Poggio Imperiale, e molTo avea il Senato 3t

voltarfi, per timore della guerra, alia quiete, e a deliberare

[ avendo più confiderazione alle cofc , che erano pre*

fenti 5 che a quelle , che da tale occafione , in fervizio

publico potevano rifultare } di far tregua co' Fiorentini

per cinque anni, i quali proponendo , anch' efll la iìcur-

ta deir offefe , che fi preparavano a danni loro, alla dignità

publica , fi erano obbligati disfare da' fondamenti , fenza

intermiffione di tempo, il Baftione, che aveano fatto

nel Contado di Montepulciano, accoi]:o al Ponte aValiano,

uflìeme col Ponte medefìmo , concedendo di più, che

a Sa n e fi foffe lecito, ( paifato il tempo d' otto mcfi ) ad

arbitrio loro , edificare una , o più Fortezze tra il Letto

delle Chiane, e la Terra di Montepulciano, con dichiarazione

, [ oltre molt' altri Capitoli ] che la Republìca

Fiorentina non porefTe , né doveile ricettare nella Città

né in alcun luogo della di lei giurifdizione, alcun ribelle

della Città di Siena , né alcuno fofpetto al Reggimento,

e Stato di quella Republica ; Col quale accordo

5 fé non afficurato fandolfo dell' offefe, che, colT

ajuto de' Fiorentini , aveflero potuto cagionargli i Fuorufciti,

acquiitò , nondimeno tanta reputazione, e credit®)

che, con ardire maggiore, e, con forze più gagliarde,

potè fuperare tutti gli emuli , del medefimo Ordine

ancora de' Nove , che fi farebbero potuti opporre aU

ia di lui grandezza

La confederazione col Rè di Francia , molto tem-*


Lib. VI. a 105. pone quefti fatti , (ìccome la Tregua co' Fiorentini

nel 1499., ma egli prende certamente errore , perchè-

da^lì Atti pubiici chiaramcnLe Uw refiilta , eh.; feguirono ivA i^;)l»


15S Ann. i49p..

pO avanti maneggiata , forti il fuo. effetto nel mefe d'-

Ottobre del fuddetto anno 1499. ( ^ )• che, cacciandone

Lodo'vico Sforza , aveano occupato Milano , con tutto

quello Stato, e , tra gli altri Capitoli, s' era il Rè obbligato

mantenere, e difendere la Città di Siena col fuo

Reggimento, del quale Landolfo ^ più in effetto, che in

apparenza, era capo. Letti in Balìa i Capitoli v e appruovati

, furono eletti Deputati a formarne la llipulazione M,

Girolamo Tolomei , M, Gio: Batttfia Santi , e M. G ir olarno

Sergardi , a quali fu data commiffione di ritiuovare

la maniera di fgravare la Città dalla contribuzione delle

Lancie convenute , e che la protezione di quella Corona

doveffe durare in perpetuo . Gli Ambafciadori Saneii,

portatifi a Milano, ove erano concorfi la maggior

parte degli Ambafciadori de' Potentati d' Italia per congratularfi

feco di tanta vittoria , accolti i noitri benignamente

dalla Maeità Criitianiffima , fi Itipulò la Lega

tra elfa, e la, Republica di Siena, obbligandoli quel Monarca

di tenerne la protezione , e difenderla da chiunque

aveife voluto offenderla , e confervarla nel medefimo

Stato, e Reggimento, nel quale allora fi ritruovava ,

dovendo il Comune di Siena tenere per amici gli amici

e per nemici i nemici , né potere contraere Lega , e

Confederazione con alcun Potentato , o Republica , lenza

licenza del nVedefimo R-^ , che , vicendevolmente , nella

raedeùma maniera, e patti, s' .obbligò a favore de' Sanefi ,

fenza pregiudizio però fempre delle ragioni dclT Imperio

, e per avere alcuno ne' bifogni , ciie occorrcffero

appreifo la Maeità Regia , eleilero i Deputati di Balla

pjr. Capitano Generale delT Armi della Republica. Sanefe

, fuor de' Proviiìohati.. della Guardia , Monfignor Lo^

dovi co

( a ) Alle DJÌib. di Balia del io. Ottobre 1499. a lor.

e fulicg. apparillc la raiiiica , e tutte le commilHoni fopra

qu>jiito fatto .


Amii. I49P» 1500. 159

dorico dì Sanhurgh ///' 'Z/^;;/ per un triennio { a^ profiìmo

5 da cominciare il primo Dicembre 1499. con pròvifione

di ducati 5000. d' oro V anno , con obbligo di

promettere , e giurare nelle mani dell' Ambafciadore Sa-

ri efe , commorante in Milano, appreiTo la Criftianiflìma

Maeiià , di coiifervare la Città di Siena , e fuo Stato

e nominatamente la Terra di Montepulciano, venirla a

difendere con quella '^ente , e'àrnli,'ché fuffe'ro neceffarie

, e che s' interponclTe colla mcdcfima Maeflìi , acciò

venilFe levato alla Republica il pefo delle 200, Lancie,

conForme ne farebbe Itato dagli Oratori Sanefi richieilo,

nella maniera , che fi contenne il Ré Carlo Vili; quando

andò air acquiilo del Regno di hJapoli , die la prele

in protezione, lenza alcuna gravezza. Per la parte de*

Sanefi fermarono, le capitolazioni fopraccennate gli Ambafciadori

fpediti , e per quella del Rè, Filippo da Rocca Al^

hertina fuo Procuratore . In Siena fra tanto vennero

eletti il Cavaliere Ahjfandro Borghejì , e M. Girolamo

Sergardi Oratori , ( ^ ) per andare a congratularfi col

dellaf vittoria' ottenuta , e conferire molti affari importanti

col Signor di Ligm' . I Pifani , fortemente af-

tretti 1 mai celiavano per mezzo di loro Oratori, a Siena

fpediti ,_ di chieder foccorfo, e benché più volte porta-

tivifi , fenza averne riportato altro profìtto , che parole »

di nuovo nell'Aprile 1500. mandarono a Siena un' altro

loro AmbafcTa^ore , il quale , efpoila in Balìa 1' incumbenza,

niuna altra refoluzione ne riiultò, che T elezione di tre Deputati

per trattare con eiTo r affare, e la fpedizione di M,

Eartalomeo Sozzini alla Republica Veneta , { e ) Van-

dolfo

{ a ) Dcrlib. di Balìa del gr. Ottobre 1499. a iiS. 12S.

{b ) D-lib. di Balìa del 14. Aprile 1500. a io. ,e 11.

{ e ) Dclib. di' Balia del 14. , e 25. Maggio, e del 13.

Giugno 1500. a 25. 34., e 51.

"li Guicciardini nel Lib. V^. defila Storia d' Italia - Fu conlento

il Rè di Francia di concedere le gemi d:)mand.tte -d.t lij'


i6q

Ann, i5oo«

(klfo in tanto Tempre più refo orgogliofo per la tregua

co' Fiorentini contratta , e per Ja confederazione col Rè

di Francia liabilira, ottenne a fua difpoiìzione per me-

diciotto la Poteitarìa della Città di Mont* Alcino, e

perche la pellilenza , da più tempo travagliava la Città,

venne al medcfnno accordata autorità , quanta il Collegio

tutto di Balìa, acciò , adoprandofi, procuraiTe quel

flagello della Città tenere, lontano . In breve tempo

Lodo


Ann. 1500. 161

non poter ritenere nella fua Compsgnìa /c.-ldati , Sud-

diti del Coinune di Siena .

Non contento Tu'^dolfo d' aver fatti occidcrc ,in

Firenze, Lorlo'vh'o Luti , e poco dopo Luzio llelLvuì Pifico

, di lai Fratello uterino , volle ancora kvaiTi davanti

gli occhi Niccolò Borgheji Suocero ^ { a ) che , da

lungo tempo., non potendo «fpffrirc 1' . inalzamenco del

Vetrucci , gli attraveriava tutte le lirade per tenerlo agli

altri del pari , o foirc egli molTo da publico zelo , conforme

da più venne creduto, oppure, perchè egli medefìino

afpiralfe a quel poito , al quale , a gran pafij,

vedeva giugnere il Genero , e benché aveife il favore

della fazione Novefca , contraria a T^ndolfo , che lo

fpalleggiava , temeva nondimeno del cafo , al quale,

mifcramente £[li toccò a foccombere , e non odante che

continuamente conduceiTe feco due Uomini bene armati

, con tutto ciò alfalito nella foglia della folta della

Cafa d' Antonio Richi , funata in faccia a quella de'

lecci •) e dove adeffo , ix\ parte, fi fcorge V Imperiai Va^

laz^zo , dopo che tornato dalla Chieia Maggiore , conforme

era foiito ogni giorno portarvifi , andava verfo

la Piazza di Poltierla , e giunto poco difcoito dalla Torre

[ ^ ] de' Foyfeguerri i

' che oggi de' Bardi il chia-

{ t ) Siglfniondo Tizio nella di lui Storia inedita Tomo

VI. air anno 1500, deferi ve diftintamentc', con tutte le più minute

C'rcoftanzc, 1' occifione di Niccolò Borghelì

{ b ) Il novero delle Torri era già in Siena cosi ecccf-

{\wo i che facilmente in alcun altra Cilui d' Italia fi viddc mai

una quantità dì tali inutili macchine inalzata . Parte di qu-Ue

rimafe da' Cittadini demolita , o almeno rafata al pari de" v^t^

ti, per dilatare le fabrit:he > ed altre , come ne' Croniili Sanefi

s' ollerva , infrante

Iteìfe a cadere. Ne

dall' ingiurie del tempo , veiinero da loro

reftava nondimeno' a tempi di Don Diego

Mendozza la maggior parte , del materiale uellc quali il iervì

queir

freno

Agente Imperiale per colh'u're , d' ordine Ce-areo p^'^"

,

de' Sanefi , la Cittadella, il dottilììino Signor Dottore


i52 .

"

^^^' '500.

ma, da Tei uomini coir arme , pofto in mezzo , crudelmente

ferito, venne gittato in terra, benché difdo

da proprj armati , e fi condufTe a quel modo rimpetto

la Torre , dove da' nemici lafciato , dopo occifi i di

lui difenlbri , venne trafportato femivivo nella Cafa di

Cio'vanm Borghejt, e il ig. di Luglio 1500. terminò il

corlb della di lui vita, ( ^ ) e perchè era Uomo orna-

Gio: Lami fuppone, ( parlando di quelle della di lui Città di

Firenze ) che il gufto di fabricare le Torri non fufìfe appreffo

de' Romani, neppure tra Goti, ne tra Longobardi, onde s' induce

a credere, col fondamento d' autorevoli Scrittori , e particolarmente

di Vetruvio, e di Vegezio, che i Romani noH fab-

bricalTero , fé non Torri di fortificazione ell:eriore , ma che nei

foli Tofcani rimanelfe un tal ufo per abitare con fìcurczza . Gli

Sci-ittori Sancfi le vogliono de' tempi di Carlo Magno, e Uberto

Benvoglicnti le crede d' erezione più moderna ,, e dopo le Crociate.

Io veramente non faprei contradire ne all' uno, né agli

altri , ma diilinguerei , chj le Torri ( conforme il medelìmo

Signor Lami giudiziolamente reflette } Itaccate , e ifolare dal-

le fabriche, come farebbero , in Siena , quelta della quale fi

parla , altra ad effa dirimpetto , quelle del Poggio di Cartel

vecchio, e dell' Oratorio di S. Anfano , la Rocca Bruna , le

quattro vicine a S. Donato, quella del Pulcino, quella de' Mignanelli

, e altre non poche, che fé non rimangano, a riferva

delle prime quattro, nel più antico circuito della Città vecchia,

conservano nondimeno dell' Ordine Tofcano 1' Archittetura , e

ifolate s.' olfervano, e che tutte quelte abbiano fortiti principi

antichiifnui , e lin da tempi di Siena nafcente , molto più

mi crefce una tale credenza , che le il fuddetto Signor Lami

confiderà Siena fondata da' Galli , la riconofce nondimeno

come Tofcanizzata , e adattata a colliimi di quella antichilfima

nazione

( rf ) Racconta il Giovlo, che il Borghefi andando in Piazza

( ch-^ non è vero, ma tornando dal Duomo ) reltò occifo,

e che , (paventati i di lui emuli , acquiitò Pandolfo riputazione,

e lìngolar grandezza, e che s' ailenne di poi a fpargere altro

fangue


Ann. 1500, i


1^4

Ann. 1500^

tanto d' autorità ? e dì grandezza , e univerfalmente

da rutci era così temuto , di modo che non ardivano i

di lui nemici d' opporli , né contradire alle di lui

determinazioni ; L' eiempio del Suocero , benché uomo

vecchio , e autorevole , occifo , frenava 1' ardire de' ri-

vali, e fomentava la baldanza degli aderenti, il. di lui

inaizamento era inevitabile, ed ognuno, come Principe

lo riguardava, ed elfo orgogliofo, tutto a proprio arbitrio

, o di giurisdizione Ecclefialtica , o Laicale , che

folle , difponeva . Era folito Tandnlfo fpefso trattenere

in una Bottega , fituata m Piazza fotto le cafe de'

Saraclnl , do'sj^ Giovanni Marretti , per cfso , eiercitava

la ptofeflione di Mercante , ed ivi, co' fuoi feguaci, conveniva

, ivi nuove imprefe il meditavano , ed ivi fi trattava

del mantenimento deli' Ordine del Nove , o , per

dir meglio, del Principato del fetrucci fi procurava lo

fìabihmento , E perche non rimanga all' ofcuro la cognizione

di quei piimarj , che a Fand^lfo aderivano ,

non mi pare da lafciare fotto filenzio di defcrivernc

i nomi: Erano" dunque quelli, Antonio Bichi Can)aliere^

Gio: Bai^tifla Santi Dottore , M. Antonio de' Giordani da Vc"

nafro , Girolamo Tolomei C cavaliere , Gio: Antomo Sara^

cini Ca'valiere , Bartalomeo Pecci Ca'valiere , Pietro Bor^

gheji^ Luca Martini Dottore , e molti altri Cittadini , i

quali continuamente, ovunque perla Città andava, feguendolo

, tenevano per couume marciare alquanti palli

in dietro, dopo efso, di modo che per un firn ile appoggio

refi forfè infoienti , e infoiTribili al rimanente

del Popolo , e fcordati delle proprie fazioni , fenza alcuna

vergognia , fi facevano lecito tutto ciò , che in

mente loro veniva .

Si rinnuovarono nel corrente Novembre ( /? ) le

capi-

( a ) Dslib. di Balìa del 17. Novembre i)00. a 134.

e i^ó. Li Terra deli' Abbadia di S. Salvadore , 'ìtuata

Hwl Monte Amiata, d' anticaillima pertinenza a,** Monaci Ci-


Ann. 1500. 1^5

capitolazioni tra la Republica, e P Abbadia di S. Salva*

dorè, perciocché quella Terra, copiofa d* Uomini, e

vicina allo Stato Eccleiìaftico , poteva facilmente cagionare

materia di turbolenze , alienandofi dalla foggezione

della Città ; E perchè Landolfo diceva d' avere {"pelo del

proprio confiderabili fomme di contante a benefizio comune

, ò vero , ò fallo , che fofse , fenza alcuna rimazione

di conti, ne commefsero V opportuno Decreto

di rimborfo . M. Antonio da Veuafro , che, [ ^ ] col

favore del Vetrucci continuamente arricchiva , fece la

compra , aflicme con M, Qio. Batti fia Stinti d' una fpaziofa

eftenzionc di beni in Corte di S. Angiolo \\\ Colle

5 molti altri in Corte di Camigliano , altri ne' con-

torni di Cailiglion d' Orcia , e tutta

llrctto di Contignano . A rcquifizione

la Corte , e di-

del Pontefice , e

del 'Rè Criliiani filmo venne a Gio. FaoU Buglioni accrefciuta

la condotta d' altri 50. ^ Armatori , { b) ma

con condizione però , che rim.anefsero a difefa della

libertà , e della Terra di Montepulciano , Gii Uomini

di Lucignano di Valdichiana , venuti in quel tempo a

contefa tra loro, e, da queita, pailati all' occiiioni , e

alle rapine, ponevano foifopra tutta quella Provincia»

di ma-

fìercienfi, era di già da più tempo pafflita forto il Dominio

de* Sancii, ma con certe limitazioni, e convenzioni a favore di

quei Monaci , che tuttavia vanno confervando . Qiiella celebre

Abbadia , clie da' Rè Longobardi riconofcc la fondazione , e

dotazione, fu arricchita ne' tempi fuccclfivi da' Pontefici, e Impcradori

di moltiffimi Privilegi, clie nell' Archivio di quella il

vanno confervando, ficcome in elfo fi cultodifcono ancora moltiifime

altre pergamene, delle quali formatone indice, e conpendio,

e tratti i nomi proprj delle Città , Terre , e Villaggi

dal Signor Dottore Luigi Antonio Paolozzi vivente , medita il

medelimo publicare alla luce un efata defcrizione della geogra-

fia di tutta ToiCana de' fecoli avanti il mille .

{a) Delib. del ig. e 30. Marzo 1^00, e 1501. a 203. e 5»

{ h ) Delib. del zo. Febraro 1500. a i^i.


ìSS Ann. 1500.

ài maniera che ^

' per quietarli , convenne alla Rcpublica

fpedirvi Commiifario { a ) Firmano Bichi , al quale,

giunto colà, parte col caihVo , e parte con maniere

dolci, e manfuete 5 forti di mettergli in pace.

Recuperato , che ebbe il Rè di Francia il Ducato

di Milano, {h ) come fopra fi è detto, vi mandò Governatore

Giorgio d' Ambnofa Cardinale di Koano , al qua-

le , tra gli altri Ambafciadori , che vi concoriero di

molte Città d' Italia per diverll interellì , v' andarono

M, Alejfandrò Borgheji ^ e M. Girolamo Vergar di per la

Republica di Siena, con ordine di rifpondere alla richieda,

che avea fatto alla medefima, un Ambafciadore

del Rè fopra la reltituzione , che cercavano i Fiorentini

fi faceiie loro della Terra di Montepulciano , mo-

Itrando i Capitoli della tregua , fatta con eifi , durante

n qual tempo non doveano fare innovazione alcuna m^"

torno a tale domanda , e facendo vedere le Capitolazioni

con iua Macirà Itabilite , dove s' era obiigato difendere

gli amici della Republica , e viceverfa tener

per nemici i nemici, ma venendo d^' medefimi Ambafciadori

ragguagliata la Republica , che nelle cofe ài

Montepulciano s' incontrava non poca difficoltà , fu dal

Senato fatta deìibcrazio.ne ( e ) [ non volendo provoyaril

nemico iì Rè di Francia col ritener Montepulciano

( /z ) Delib. di Balìa del 28. Marzo 1501. a 2.

{ b ) Malavolti Storia rtamp. p. HI. Lib. VI. a ioì5.

( f ) Si legge alle Dclib. dei Connglio Generale àt\ 27.

Maggio i)Oo. a 72; che foife da perlbna autorevole propoùo ,

ciij ritenere la Terra di Montepulciano contro la volontà del

Crilb'aniiììnio , farebbe ièato la deitruzione della Republica, on.

de eiòrtava a donare le ragioni fopra detta lY'rru al medeiìmo

Rè , e che venille dal Coniìglio la medesima propof-a appruovara

. Il mcdeHmo fatto Io deferire ancora il Benci nella

Srori^i di Montepulciano, ma sbaglia aliai nel tempo, perche

lo pone feguiio nel i)ir.


Ann. 1)00. 1501. 1^7

ciano contro Tua voglia ] di donargli le ragioni , che

aveano i Sanefi in quella Terra , e , con fìmile relbluzione

5 fu fpedito Ambafciadoue .SVr Antonio Vitelli Cancelliere

del Maeltrato di Balìa. Mandò nondimeno il Rè,

ad iilanza de' Fiorentini, truovandofi in Lione , 1' eier-

cito in Italia, benché da' Pilani, Genovefi, Sancii, e

LucchefI fi fuiTe molto contradetto, offerendogli buone

fomme di denari, fc mediante ledi lui forze, non fuf-

fe ftata ,

Santa, e

da' Fiorentini , offefa

Montepulciano , ma

la Città di Fifa , Pietra

volendo il Rè ricompenfare

la Republica Fiorentina dell' ajuto , che n' ebbe

neir occupare il Ducato di Milano, con molti denari,

e fdegnato alquanto co' Sanefi ,

vargli , accomodarono Lodoqjico

perchè, incambio gio-

Sforza di certa fomma

di contante perla ricuperazione nel medefimo Ducato,

deiìinò quell' efercito in fervizio de' Fiorentini nell' efpugnazione

di Pila, dove, poiché vi fii arrivato, fpedirono

i Sanefi M.Rinaldo Itnigaj a complimentare Monfi-

gnor dì Bsmmonte -i

che

lo comandava, e infiemc a pre-

fentargli, a nome publico , alcune migliaja di Duc;^ti ,

acciò, confervando la Città di Siena, non venilTe in

alcuna parte quel Reggimento alterato • onde s' afficu-.

rarono alquanto coloro , che la governavano , e P/z;/-

dolfo depofe il timore d' elTer rimofTo, poiché queiV efer-

cito fi fu partito di Tofcana , non eOendogli riufcito

occupar Fifa, benché in un affalto avelie coli' artiglie-

rìe abbattute intorno a 5o. braccia di mura , ed ellendofi

i Guafconi, che erano in quell' efercito , ammuti-

nati , acciò non fi voltalfero a danneggiare lo Stato di

Siena , furono dalla Republica pagati loro duemila Du-

cati . In quanti travagli fi ritruovafse, in quel tempo, 1*

Italia, non é così facile a defcriverfi , perch da una

parte, erano le Truppe del Rè di Francia in Lombardia,

e, dall' altra, V efercito del Duca Valentino , che

andava occupando le Città di Roinagna con deftruzione

di quelle Famiglie, che , con titolo di Vicarj, V

aveano lungo tempo pofsedutc , riconofcendo la Sede

Apoùolica . Era


i


Ann. 1501; i


170 Ann. 1501.

r Ifola deir Elba , e quella di Piartofa -> { a ) luoghi di

quella Signorìa , onde lafciando mal culèodiro , e quafi

in abandono Piombino, fé n' andò, con un fuo Figliuolo,

come dal Diario del Buonaccorfi fi ricava , il 27.

d* Agoio , a Livorno , ed ivi lafciato il Figliuolo in

mano d' Antonio da FilUaja'i pafsò alla volta di Francia

per implorare V ajuto di quel Monarca . [ ^ ] Volendo

il Rè di Francia mandare il fuo efercito nel Regno

per la via di Tofcana , fece intendere a' Sanefi

che foffe nella Citta , e Contado comodamente alloggiato,

proveduto dì vettovaglie, e di quanto le faceffe

bifogno ,

• no fatte (

perlochè da fei Deputati della

e ) abondantiflìme provi/Ioni ,

Balia furo-

ed elTendo

paiTata una parte delT efercito , tra fanterìa , e caval-

lerìa in novero di 12. m. con notabile difagio, e fpefa

publica, e privata, donò il Mieltrato 1500. Ducati

al Signor d' Aubignj , pregandolo a operare , che

il rellante delle truppe teneife altra ftrada , e a Fazio

'Eenajfai , Ambafciadore de' Sanefi , a Milano , avvisò s

che fi maneggiaife apprelTo al Cardinal di Roano , Governatore

, per il Rè, di quel Ducato , e fuo Vicario in

Italia 5 mostrandogli V impotenza della Republica , che

non era polfibile d' accomodarlo di così groffa fomma

di danaro domandatole , e lo pregaOTe d' elfer contento

accettare, in cambio de* danari, 100. Uomini d' arme

per fervizio del Rè in queir imprefa , e di tenere la

protezione della Citta , e Stato di Siena colla prefervazione

delle ragioni di Montepulciano , nel modo ,

che

( ^ ) Il ' Buonaccor/1 fcr'ive, che quefte Terre fi refero al

Valentino il 28. Giugno 1301.

( i? ) II Gio/io dice , che andò a Roma per Seguitare 1' efercito

dei Rè, clìe condotto da Moniìgnor d' Aubignj, s' inviava

ai.ia volta del Regno di Napoli , ma io tengo per opinione ,

ciie deva feguitani il Buonacoorlì , coni;; Scrittore di quei tem-

pi, e ciii , cjn ciicoitanz^* minute, il fatto defcrive .

[ e- j "ùzii^, di tóu.iu dwi primJ Giu^nv^ ijoi, a 28.


Ann. 1501, 171

che allora fi truovavano ; Delle quali cofe il Pontefice >

a requifizione de' Sanefi , operò, che in nojne iuo ne

fofle parlato a S, Maeltà j raccomandandogli caldaniente

quella Republica j Ed eflendo pallata la Retroguardia

di queir efercito per altra via , s' intefe , dopo

pochi giorni, che avea occupata la Città di Capua

mettendola a crudeliirimg iacco , della qual vittoria ne

^imolirarono i Sar.eiì ailegre^tza, come collegati col Rè,

mix tra pochi giorni fi cangiò in travaglio , eifendod

inteio , che il Kè di Francia nel colhgarfi co' Fioren^»

tini avea conceduto loro potcj: fare guerra a Pifani

e a qualfivoglia , che ritenere alcuna delle Terre lo»

IO , onde corofccndo il pencolo , che {ì portava delle

cofe di Montepulciano, per afTicuraricne più, che toiV^

poif bile , ccnduiieio molte compagnie di Soldati, e a

Fifani , che da' Fiorentini erano moleftati , rnandò

landolfo fetrticcì ^ in nome publico , acciò poteifero di»

fendeffi , grolle fomme di danari . Il VaUntniQ , dopo

che i Francefi reliarono fuperiori nel Regno di Napoli

, elfendo tornato per occupare i Ducati d' Urbino,

e Cam.arino , ottenne d' accordo , ( /? ) per mezzo del

iQtrucci ^\di Terra, e la Fortezza di Piombino , non

avendo voluto il Rè , con poco onor fuo , avendone

prefa la protezione, difendere quel Signore, che era andato

a pregarlo 5 conforme , con poche parole , poteva farlo ,

Convennero i Sanefi col VciUnt'rao ^ a fua requiflzione ,

che i delitti , ò malefìzj , che folTero commeilì nel dominio

di Siena , e in quel di Piombino , doveifero effer

Y 2 puniti

( /? ) Il Muratori negli Annali d* Italia , Tom. X; a 7»

ferivo , che Piombi no'i, e fua Fortezza s* arrendè al Valentino

per opera di Pandolfo Pctvucei •

Il Nardi, a il Buonagcorfi , due concerti contemporanei , rcftano

di contravio fentìm^^nto , e dicono, che il Vaj-.-ntino non

potclfj OGCup.irg Piom.bino , nvi ch" parlc-nciolene dall' ailedio, e

paUando per ii Domingo banefe preùalfc bellianii de' Sancii, e


puniti indiiterentemente , e pafTando il Papa, afTieme col

Valentino-, e Vitelloz^'zo Vitelli al principio di Marzo del

medefimo anno 150 1. per il Dominio di Siena, fu dalla Republica

5 per mezzo de' fuoi Ambafciadori, onoratamente,

nella Città di MafTa , in Maremma , ricevuto, e

prefentato , e con tutta la Corte per lo Stato Sanefe

jpefato , e alloggiato , ed cirendofi ritruovati in Siena,

Vitellozzo , come Itipendiato dal Valentino , e Gio: Taolo

Baglioni foldato de' Sancfi, con alcuni di Cafa Orfini ^

cagionarono non leggiero fofpetto a Fiorentini , che

per rimettere Visro ds'' Mietici , in Firenze , fi trattaffe

qualche congiura . Il Pontefice ( per ritornare alquanto

indietro , e non lafciare alcun fatto memorabile aU

Ja Storia Sanèfe ) avido d' impradronirfi di tutta Tofcana

, e renderne Signore il Valentino , crefe , per ar-

rivare al di lui intento, che, rimoifo di Siena Fandolfo^

più facilrnente gli fé ne poteife aprire la ilrada , arrivato

per tanto a Piombino nei primi d' Aprile, conforme

annotarono diverfi Scrittori Sancii { a ) contemporanei

Fiorentini, e che fc n' irapadronilTe poi alli 1^. di Settembre 1501.

( rf "VI.

) Slgiiìnondo Tizio Storia contemporanea inedita, Tom.

^ Alexiinder VI, Font ifex Maxima qui fuhmovsre Senam

,

JJrbem , ac unczjerjlim occupare JEtrurtam fuerat molttus , ut Ccefareni

Valentinum extolleret , nec non Paadulpbum Fetrucctum , ^

VìtellotJum Tifernatem comprenderei:

Aprili s ^ navigì ^ appltcuit ^ ut tota

, Flnniotnum ctrciter tnitia

miraretuy JEtruria ^ & ad-

'vsntum formtdaret . Flumhmt tgitur conjijleni Alexander , ut ojlendehat

^ & zìifendi , & recreationis gratia ^ Fandulpbunt ^ ne Viiellatium

, ut illue ad filati a féfé conferant , tuvitat . Acceder:

itaque Pandulphuf imprjuiduf decreverat ^ ilio Comite ^ & ecce a

Ma! imo litter


'Ann. 1501^ l'j^

ranci, ( e non di Febrajo , ovvero a 2. di Marzo, come

lardarono fcritto gli Storici ( a ) Fiorentini ) fece no-

tificare al fetrucci , e a VitelloLLO , che averebbe ricev-ct-

to il piacere, che, per loro divertimento, colà fi iuilero

jDortati . Avea, fenza penfarvi , incautamente Vandolfo riibluto

d' andarvi , ma avvilato , per lettere , da amici

fedeli a non volerfi fidare , perchè fi tramava d' arreftarlo

prigione , e trafmctterlo poi nel!' Ifbla dell' Elba,

o forfè vi averebbe ialciata la vita \ Illuminato per tanto

il Vetrucci , fingendo di metterfi air ordine per fnnil

viaggio , s' andava trattenendo , adducendo d' efler malato

, e sì lunga fu la fua dimora , che attediato il Pon-

tefice , ò forfè fupponendo d' eflere fcoverto , fi partì

da Piombino , e a Port' Ercole fi portò , ivi trattato da

Angiolo Vlacidì^ e da altri Cittadini Sanefi a nome della

Republica, e di Vandolfo , e di poi , per mare, a Roma

fé ne ritornò . Afcoltatafi il 14. di Luglio in Siena Lx*

ribellione di Scariino , venne dalla Balìa, approfittandoli

deir opportuna occafione , ordinato fcriverfene a M. An^

tonio da Vsnafro , e a Angiolo Placidi , che in Maremma

fi ritruovavano, acciò, adoprando tutt' i modi polfibili ,

procuraflero , che quella Rocca in potere della Republica

perveniife , ma incanto fé ne rendefie cerziorato

quel

{ a ) V Ammirati nella Storia Fiorentina fcrive nel Libro

XXVIL che il Pontefice arrivò a Piombino a 16. di Febrajo j

e che correva opinione , x:hc egli volcffe dar Piombino a Pandolfo

Petrucci per levarlo di Siena , la quale di legnava dare

al Duca Valentino. Qiiefto è certo, che avendoli Pontefice

fotto diverfi colori , mandato due volte a richiedere Pandolfo 5

che veniffe a Piombino, il Petrucci , fcufandoli tutte due le

volte di truovarfi infermo di dolori dì fianco , non acconfenti

d' andarvi .

li Buonaccorfi nel Diario — Che partì il Tonte/ice di Romic

21. di Febr.tjo con fette Cardiìuli , e giunfe a Piombino a z«

di MxyzjO 5 e dt quejia gitu variamente venne dijlorjo —


"i^^ Ann. 1501. I502,

^ucl signore , acciò non forpettaffe , che fi fofTe pi.

giiato ad offenderlo , e ciocché s* era , fino allora >

operato , era flato contro la volontà della Republica >

e per la fede data , contro fua voglia 5 al Valentino ,

( a ) Intanto meditando il Fetrucci a più llabilmente

conlblidare il governo- di Siena , e potere in pace ficurumente

ripofare , vedendo , che V armi Francefi vit»-

toriofe andavano minacciando chiunque avelie a difegni

loro cercato d' opporfi ; Pensò dunque , col medesimo

Rè> introdurre nuovi maneggi, e nuova confederazione»

acciò ricevendo in protezione h Republica di Siena >

potelFe , oltj:e alle piimc convenzioni , ftabilirfi col medefìmo

, e fermare più tenaci le capitolazioni . IntrodulTe?

e determinò c^ueiti dikp^i fin dal 22. Settembre

1501. ( b ) ma affare così rilevante portò in lungo

fino air Anno futuro > ed a tale effetto il 17. di Mar-

?o fpedì in Francia, con piena commiflìone, G«/V{) Feccia

di poi altri Oratori . { e ) Era il Rè paffato in Italia

( intefa 1' alterazione della Citta d' Arezzo ) per

i Fiorentini a recuperarla , e fdegnatofi per quc»

aiutare

ito col Valentino , minacciava di torgli la Romagna j e

di c^icciare Fandolfo di Siena , come autori , d' aver

turbato» colla revoluzione d' Arezzo , la pace di To-

fca-

( ^ ) Delib. di Balìa del 14. Luglio 1501. a 44.

( /» ) D-'lib. dì Balìa del 22. Settembre 1501. a 6j»

{ e ) Lancillotto Politi , che poi palfato alla Religione

Domenicana,

li ciìiainò Ambruogio Caterino, Uomo celebre nel-

Ja Teologia , e in diverfc altre fcienze > come ne fanno ìcAq

nioltìlTime di lui oper» meffe alle Stampa » dedica a Pandolfo il

Libro, im.preflb in Siena per Simone Cartolaio il i"]. d' Aprile

1502; intitolato la fconfitta . data da' Sanefì a Fiorentini a Mont*

Aperto il 4. Settembre 1160 \ e nella Dedicatoria s' eltende

Belle lodi di Pandolfo, chiamandolo umaniìfimo , e però fortQ

l'aufpicj del medeiimo ardifce I' Autore publicare la di lui

opera , perchè, proietta dall' autorità d' un tal Uomo , polla,

in palefc , fotto gli occhi de' critici , comparire con franchezza.


Ann. 150Ì. t75

fcana 5 ma poiché coli* armi fue fece reftituire quella

Città, e r altre Terre, e che per non provocar nemico

il Papa , fperando valerfì del di lui ajuro nella_.

guerra di Napoli, ebbe, contro al primo difcgno , ricevuto

in grazia il Vale}2tino , prefe ancora , per mezzo

del Cardinal San Severino, nella di lui protezione la

Republica di Siena , ( ^ ) lua libertà, e Srato, Sudditi,

Vafalli , raccomandati, e confederati , obbligandoli Fazio

BenAJfdi Ambafciadore Sanefe , a nome publico , a

pagargli di prelente 20. m. ducati , de' quali le ne

fboriarono fubito 10. m. , in nome di Vantlolfo nel mefe

à.\ Settembre , al Signor Frante fco Tuo mandato , e altri

die:i mila a certi determinati tempi, e cosi fino al compimento,

in tutto, di quarantamila. Ritruovavafi in quel

tempo la Republica di Siena in qualche anguftia per

l'obbligazione contratta col Rè di Francia, e penlando

alla maniera di raccorre la fomma del contante convenuto

j fpedì Un fuo Cittadino al Pontefice per impetrare

, che il Clero Saneic pagalTe la Decima dell'

impofìzione dei io. m. Ducati, (^ b ) pregandone il Cardinal

di Siena a interporfi per ottenere un fìmil indulto»

e intanto fi faceflero itozzare Quadranti ( f ) d' argc

n-

{ fi ) Il Guicciardini nel V. Libro fcrive. :=: Fh rlceuuté

tn Milano^ il Valentin') con dimoftraztone

dal Kè di Fritnciu


ì-jó Xnn. 1502;

gento , e d' oro , fecondo la Lega di Firenze , e di Lucca •

Ribcllatofi Arezzo, [ come s' è detto ] e chiamata

ViieUoz-zo j ( '^ ) il


'Ann. 102; 177

quei follevati colla fua Coinpagnla, di genti d* arme , e

con molti fanti, e corfovi ancora con altri ajuti G/o: Fao^

lo Baglioni da Perugia , ftipendiato de' Sanefi , da Siena

per opera di Vandolfo Fetruccì^ che era concorfo in quella

congiura, furono mandate agli Aretini, oltre più migliaja

ùi Ducati , dodici fome di polvere , e gran novero di palle

di ferro per V Artiglierìa, colle quali battendola Cit-

tadella il di, e la notte , V ebbe Vileilozzo a difcrezione ,

affieme con Fiero de' Medici^ che per fervizio fuo, (ì diffe,

che s' era /atta queir imprefa, e in feguito d* Arezzo, poco

dopo fu occupata la Città di Cortona , Caltiglione Aretino

, Anghiari , il Borgo S. Sepolcro , il Monte di S. Savino

, e altre Terre di Valdichiana, dicendo ritenerle ad

iftanza del Duca Valentino^ il quale avea in quel tempo toU

to, con fraude,lo Stato al Duca d' Urbino, ed ellendofì

con tanti acquilti molto ingrandito, diede fofpetto colle

fue forze, unite a quelle della Chiefa , non iblamente a

Potentati d' Italia, ma ancora al Rè di Francia , il quale

considerando [ per elTer nata difcordia nel Reame di Napoli

tra elfo , e il Rè di Spagna ] quanto gli avefTe

potuto nuocere , fé egli fi fofse impadronito della

Tofcana , mandò fubito un fuo Araldo a comandare a

ViPellozzo ) a Gio: Faolo , e a Fandoljo Fetrucci princi-

Z palmen-

trattavuno contro la Citta' di Firenze -• feguc inoltre il mede/imo

Nardi — Fer vendicarfì in tanto in qualche parte dell' ingiurie ^

che facevano continuamente i Sanc\fi a Fiorentini , fìi deliberato 4i

voltare tutte le genti nel Contado di Siena ^ jer mutare , fé fi

potejie ^ quello jlato , che governava ^ perciochè Fandolfo Fetrucci^

Capo del medejìmo , avea fatto fempre ogni poJFbile o^efa alla

Citta nojlra^ ìion folamente per la ribellione d' Arezzo , ma tn

ogni altra cofa ^ e >, particolarmente ^ nella rifpojta data a Francefco

Gualterotti ^ quando a Sanefi fu fpedito Ambafciadorc ^ avea ufato

sì j atte parole ) che grandemente cornmojfero a fd-^gno i Fiorentini ^

dicendogli efer necejjario , che fi difponcjfe a rimettere i Medici ,

alinmenti la loro ftlute non averebbe rimedio alcuno , ma non fé-

'. giù di poi altra, pratica di far danno a Fandolfo , e V imprcfa fvanì —


i-jS Ann. 1502.

palmente, che non fcgui^ero a offendere i Fiorentini. I

Sanefi temendo , a un tempo mede 'Imo 1'

, Armi del Rè,

e g-r ingiinni del Vai^niino^ fi prepararono, col condurre

nuovi foldati , a difenderfi da nemici ftranieri , e per

impedire le fedizioni , che fufsero potute nafcere nella

Cittì , confermarono il 15. Nov^embre 1502. la medefìma

Balìa ( benché con non poche dilHjolta , cagionate

dalle divjrfe voglie , e partiti de'

que anni, e Fandolfo^ in nome

Cittadini )

di quella

per altri cin-

Republica , fi

congiunle con Paolo, e altri della Cafa Orfina'> con F/'-

tcllo2:zo , Gio: Paolo Bastioni , e Li'vsrotfo da Fermo , i

quali conoiciuto V infaziabile defiderio di dominare j

che era nel Valentino , temevano della di lui infedeltà >

e, ultimamente, benché fofsero fuoi Soldati, fi congregarono

in quel di Perugia in luogo detto la Magione,

i a ) dove Landolfo non andò in perfona , conforma

il Nardi defcrive , ma vi mandò, conforme ci lafciarono

fcritto i Croniili Smefì, e apparifce dagli Atti pubiici

, M. Antonio Ja Vsnafro fuo intrinfeco Famig.iare,

e, quivi, fatto difcorfo deli' evidente pericolo , in cui fi

litruovavano i loro Stari , porgendofegli occafìone dall'

efsergliil ribellato il Ducato d* Urbino, e rimafto con poca

gente , fecero confederazione a difefa comune , e a ofFe-

i'a del Valsntlno , e forfè con fegrcta intelligenza di

rimet-

( /5r ) Ciacconuis in vita Alexandrl VI.

pan forymdtne ajjìciebant unz confpiriint .

rri Itaque cum bis qui

,

JErant autem Jo. Benlivoluf

j Jo: Pauluf Balio, Vttdlottus , Ltbern^lus ,

Petrucciuf , Baptijla Cardinalts , & Paulus Urjjiii —

Pandulphur

Il Buonaccorfi

a Ó4. , e il Guicciardini defcrivono anch' eglino qucfto

fatto colle feguenti precifc parole — Il R^ di Francia , che Jt

truoziava in Lione con tntenZ'tone di pajfare , fé bifignajfe , in

Italia , ma a quejlo fare prejiamente lo cojlrtnfero nuovi titmr.U

li, che fopravennero in Tofcana, concitati da Vitellozzo con fa-

piita di Gianpaolo Paglioni , e degli Orjint , e con conjiglio , e

a-'itorità principalmente, di Landolfo Petrucci , , dejìderojì tutti ^

che Piero de' Medici ritornajk nello Stato di Firenze ^ &c. —


Ann. 1502. 179

limettere» come fcrive il Guicciardini, Fiero d


iSo

Ann. i50f;

Fgt'^20, e .volendo vendìcarfi ancora contro Tandolfo , fei

ce inrendere aSanefi, che, per l'alute della Patria loro,

volefsero fcacciarlo dalla Città di Siena , come occupatore

della liberta. Il Maeftrato di Balìa fenrendo, che

il Valentino era giunto colle truppe a Città della Pieve,

{ a) e però , ritruovandofi, per così fubito, e inafpettato

affronto , in confiderabile confusone , e molto più

perche, in quel tempo, poche truppe fi ritruovavano al

foldo, commefse di nuovo agli Oratori Sanefi , che già

al Valentino erano ftati fpediti, ( b ) che ritornafsero

ad efso altra volta, e fentendo , che fufse mente , e

volontà del medefnno, che Fandolfo ekìfst ^ e s' allontanafse

dalla Città, la Republica di Siena lo confentiva ,

con condizione però, che 1' efercito del medefimo Duca

non entrafse nella Città , e Dominio di Siena , e

lafciafse quel governo nella maniera , che s' era rego»

lato per il pafsato , né efso s' intramettefse in cofa».

alcuna della Città, né in favore de' Fuorufciti, ( e )

€5 ncir iitefso tempo, Ser Antonio Vitelli Cancelliere di

Balk >

{ u ) Lettera de' Priori della Città di Chiufi, in data de'

13. Gennaio 1502. dall' Incarnazione , efiftente nel Caflbne di

Balìa, Galletta della Lupa, num. 117. per la quale avvifano la

Republica, che il Valentino firitruovava coli' efercito a Città della

PieVe, e però pregano , per difendere , che voglia mandare gli

ajuti

{ b ) Delib. di Balìa del 15. Gennajo 1502. dall' Incarnazione

a 102.

Il Guicciardini nel Lib. V. delle Storie d' Italia , defcrivc

il fatto del Valentino, che accollandoli a Siena , fotto coperta

di cacciarne Pandolfo , ambiva al Dominio di quella Città , e

che il Popolo era difpofto più volentieri a tollerare la Tirannide

del Petrucci , che foft'rire

1' altra del Duca.

( e ) SJgiimondo Tizio nella Storia M. S. Tom. VI; Orlando

Malavotti Storia llampata P. III. Lib. VI. a 109. , gli

Atti pubiic! di Balìa , e diverà altri CronilH Sanefi deferivano

iTiiautamL^nte quelto ratio.


'Ann. 1502; iSx

Balìa, fu fpedito Oratore a Firenze per rapprcfentare 1

pericoli, e Ibfpetti prefenti, e chiedere ajuto, con{lglio>

e favore. Il Duca accettò quella refoluzione, con patto

però , che al ritorno de' medefimi Ambafciadori , dovcffero

i Sanefi, fotto pena di 100. m. Ducati, fenza in-<

termiffione di tempo, fcacciare Fandolfo ^ obligandofì egli

a osservare quanto avea promefsodi non cagionare danno

alcuno alla Città, e Contado di Siena, e, con tal refoluzione

, ritornarono gli Ambafciadori , dove , benché

dai Maeftrato fi follecitafse la fpedizione > fi trattenne

per varie cagioni qualche giorno Landolfo , prima che

di Siena fi partifse, di maniera che il Valentino^ dicenr«

do, che non gli erano ofservati i patti , e , pretendendo ,

che la Rcpublica fufse incorfa nella pena de' 100. m.

Ducati, entrò, coir efercito , nel Dominio di Siena, feguitandolo

alcuni Fuorufciti di quella Città, e, commettendo

infiniti ;danni , prefe la Città dì Chiufi , la Terra

dì Sarteano, e quella di Cetona , e diverfe Fortezze

di Valdichiana , e volendo pafsare in Val d' Orcia

occupò la Città di Pienza , {a)

dorè, da Siena, gli

furono dì nuovo fpediti Ambafciadori a giuftifìcare la

Città, che , contro fua voglia, s'era trattenuta, per moU

ti impedimenti , la partenza del Vetruccl , moitrando^

che da sì corta brevità di tempo, non efsendo prefilTo altro

termine , non pareva fi ioi^^ contravvenuto a Capitoli j

perciò

( /z ) In Pienza, dice il Buonaccorfl a 7r. e 72., che II

Valentino capitolò cogli Oratori della Republica di Siena per

la partenza del Petrucci , promettendo il Duca d' ottenergli da*

Piorentini il fulvo condotto per il Dominio loro, conforme

veramente l' ottenne .

Dal Giovio ancora fi ha la partenza forzata del Petrucci >

quafi ne' medefimi termini , qui nella Storia dcfcritti .

che

Il Muratori negli Annali d' Italia Tomo X. a

dopo la partenza di Pandolfo da Siena, il

13, racconta,

Valentino non

usò di più perche , Siena, ( parole del Muratori

e di ^ì'.in popal.iX>fon(^

, Jt fiiiQva afsui np^stturs

) Città forte j


jgj Ann. 1502.

perciò r crortafsero a non Seguitare più oltre. Non fi

lafciava in tanto di far quclk provifioni , che giudi

il Maei.rato i'ofiero bifognevoii per difefa della Città ,

che continuamente ne Itava , quando una parte , e quando

un altra, in arme ? con molti ibldati itipcndiati , che_,

v' erano , e cosi dare ordini opportuni alle guardie delle

Porte, e d' alcuni poiu importanti, far bruciare gli ilrami

per la Campagna , mandar Commiflarj , acciò fi

cuilodiffcro le Fortezze, provedendole di viveri, d' armi

, e m.unizioni , ed, acciochè poteife ciafcuno attendere»

colle proprie armi , fenza altro penfiero , al iervizio

publico, fi levarono le Corti de' Maeitraii , fofpendendo

r iiianze delle caufe, e, umilmente, le lezioni dell*

Uuivcffìtà , e , quel che pili impotava, fi difpoi'e finalmente

Vandolfo a cadere, e partire. Vedeva il Vetmccì

che facilmente averebbe potuto refillere alla dimanda

del Vcile7itino , e , procraitinando , col favore degli aderenti,

e deir autorità acquiitata , evitare quella tcmpefl4

, ma feriamente confiderava eilere il Contado, parte

faccheggiato , e parte minacciato del medefimo pregiudizio

, la Citta in grave pericolo di tumulto , e avea

in villa la pena > alla quale s' erano fottopofti ì Sanefi,

in cafo di contravenzione , e ( quel che più lo mol-

fé a rifolvej,"e ) rifletteva, che partendo per amore , fi

veniva fempre più a cattivare l' affetto degli amici, ed

evitare 1' odioiltà de' nemici, laddove fé gli fofle convenuto

farlo per forza, era fpenta ogni fperanza del

di lui ritorno per fempre . [ ^ ] Mandò nondimeno,

due

( ;/ ) Brc>ve di Papr; Aleffandra VI. in data de* 25. Gennajo,

cuiipditQ nel Calìbnc di Balìa, Caiìetta della I,upa , nuni.

11^. , diretto agli Officiali di Balìa, per il quale rende noto,

che Pepone Cancelliere di Pandolfo gli avea efpofto , che el-

fo farebbe partito di Siena, il qhe molto gradiva, e però dal

Valentino gii avea impetrato il falvo condotto , ma non avendo

poi obbedito, eforta la Balia a Icacciarlo, ^e fé ciò non fari


Ann. 1502. iSj

due giorni più del convennro a lungo la partenza , da

Siena, Vandolfoi poiché dovendo ulcire il 26. Gennaio,

e, trattenendofl ancora , il V^alentino rpinfe una ioiiadia

di Cavalli in novero di 500. alla volta della Citta,

che, giunti fino a Lucignano dì Val d' Arbia , cagio*

nando danni , e devairainenti , in Siena fu neceflltà dare

air armi , ficchè tutti i Novefchi s' armarono , e Gio:

Taolo Baglionì^ colle Tue truppe , unito con eflì , occuparono

fubito tutte le ftrade, che portano in Piazza,

e la Piazza Ik-fTa ; Seguì ciò nel dì 28. del fuddetto

niefe di Gennajo 1502. dall' Incarnazione , ed il medefimo

Gio: Taoh Baglionh^ introdotto primo in Balìa,

chicle licenza partire dalla Citta, e, con parole cortefì,

e obbliganti, s' ofFerfe , come Figliuolo affezionato alla

Republica , elTer lempre pronto, in qualunque luogo fi

foOe rruovato , in fervizio della medefima • [ ^ ] Partito

il Baglioni , fu ammeiTo in quel Collegio Vandolfo

Tetrucci^ il quale, dopo aver dimoilrato le fatiche fof-

ferte

efeguito , il detto Pontefice minacciava di venire , anch' egh',

colle di lui forze, a danni della Città.

Da Sigifmondo Tizio lì ritrae intorno al procraftìnamento»

della partenza di Pandolfo quanto apprelfo — Piindnlphus interex

de die in diem difcejfum ab Urbe differebat , ut Jt forte cafus

altquis emergerei , abty-e nm cogeretur , frocrujiimin'do fper.tm' .

Orxtores ad Ducem Vulentinum , conditionibuf ab eo , ac Jhpdatione

penae tnterpojìtts ^ Senenfef redtbant ^ qui medio in itinere^ no6le op-

frejjì ^ Jietere , Dux autem ipfe ^ refponfo non accepto ^ die l'i, Januarii

equite^ quingentof velttarios Senam verfuf direxit , qui ad

Ltctmanum Vallis Arbiae , ufque curjìtantes , udvenere , damnaquQ

multa agricoli!^ & vafìationibus ^ & p^e^dis ^ intulcre

Il Valentino fcrilfe due lettere alla Republica, in data del

27. Gennajo , che efiftano nel Gallone di Balia , Galfetta della

Lupa, a nini. 118. e 119; per le quali avvisò , che le Pandolfo

non ufciva di Siena , alerebbe proceduto a danneggia-

re lo Stato .

{ a ) Alle Delib. di Balìa del 28. Gennajo 1502. a 112.

11^. a^panlce quanto qui nella Storia fi racconta.


1^4 ^^^"' 1505-

ferte a benefizio della Citta per più , e più anni , fi

fcusò , fé in cofa alcuna potefTe avere errato , non elTer

derivato da cattiva volontà , ma da inavvertenza , e da

motivo d' infutijciente capacità , e, chiedendo licenza >

s' offciTe pronto, per falute della Republica , in tutti

i tempi, e in tutte V occaOoni .

i a ) Dal Priore di

Balìa , con parole > di cortesìa ripiene , gli vennero diinoftrate

le contingenze fcabroie , nelle quali di preftnte

fi ritruovava la Città , e che dalle forze , non da

cattiva volontà > era aiiretta a quella refoluzione, per-

ciò r efortava a foffrire di buona voglia quel difaltrO)

€ adattarfi alle publiche refoluzioni . Allora Tandolfo >

lacrimando , raccomandò fe , e i Figliuoli alla protezioaie

della Republica , e chieita , e accordatagli la tratta di

50. Moggia di grano, baciati, in faccia, tutti i CoUe-

^hi componenti il Collegio di Balìa 5 il 2S. [ ^ ] di

( a ) Scrive Paolo Giovio nella vita di Pandolfo — /' ac-^

cr»'fe F3.niiolfo dell' tnjidte dt quelP uomo ambiz-iofo , e crudele^

( cioè del V'alsntino ) e con genero fo conjtglto fi deliberò fuggire

quella tempejLt , e liberare di pericolo i Cittadini Sanefi ^ e

ragionando publicamente gli rnoftr) ^ che eglt non avea cofa alcuna^

che 'Veder Calva la dt lui Patria , e perciò era per dar luogo allit

malignità ^ e all' ardire di quello jlraniero ^ e crudelijjìmo 'Tiran-

ìio , con animo di ritornar tojh . £ così , con dolore , e pianto di

molti Ctttadin .) fé ;/' ufct dalla Città •^ con onorata^ più tojlo ^ che

forte Compagnia , lafciando un particolar libro a Cittadini , nel

quale egli avea fritto favijjìmi -precetti a confermare , e difendere

la Patria , Ora con quefto bellifjìtmo fatto , egli non pure fi levò

V invidia da dojfo , ma ancora s' acquijlò maggior grazia appref-

fj

tui.ti gli Ordini -r

{ b ) li Nardi ( mi perfuado certamente per abbaglio ) deferivi.*

la partenza di Pandolfo eiler leguita il 28. di Settembre.

Il Panvinio nella vita di Papa /\]elìandro VI. a 537. lì

peruiade la partenza di Pandolfo di Siena eller feguita , perch'.

così efortato da' Governatori della P^epublica per evitare il

I


Ann» 15 osi iS^

Gennajo -fé ne partì . Partirono ancora col Tetruccl ,'

Antonio Bichi Cnualiere > con tutta la di lui Famiglia ,

e M, Antonio da Venafro amico, e Cv:>nfìgl!cre , il più

intimo, che Landolfo riconofcclic , da' configli del quale

dependevano intieramente le refoiuzioni , e i publici af-

fari . Della partenza feguita ne furono fubito al Va^,

A 4

hnti'

pericolo d' una dlfartrofa guerra? che gli nrnacclava Valentino.

Raffaello Volterrano nelle quattro Vite aggiunte a quelle

defcritte dal Platina, nella vita del Pontefice Aleffandro VI. -*

At Ceeftr Clan ferfi.qui rdiquÌ4^ CànjttratorHm jhituìfiet ^ e Senogolii.

t e uni exercittt quindect'ìi niiìUum urmiiiomm cantra Vandul-

fbton Fetniccìum froftfius , in (igyum Senenfem trruptt , Opfiditque

ttonnull.i ccptt , Scncnjl's ^ qui ab tnitio rifjtjicrc ^ Fandulphoqut?

omnia peymtttpre Jlatuijjent , cum tamen no» t^quis -vinbuf rcf-^uH'

derent •) cedere Alhtni ftd tempuf maluerunt ^ quJm uniuF hom:nif

cfluft Kempuhìfcam periclititt-i ^ quapropto- ilio Lucani cum ojnni

FamiHa difcedente hellum dijìolutum —

' Sigifmondo Tizio , che nel!' atto deUa partenza di Pandolfó

fi ritruovò prefente, dcfcrive la feguente particolarità , che

per maggior lume della Storia, mi periuado eiier neceliario rife^

rire ~ Ego quoque dum Forum petercm , Barigellt Angiporturn

'ingrejfuf , Bal/Jìas mane fagittas jam jam axeumes non Jinc mc^

tu porredas , confpexi , quarum Ancìorss vcrbis moUt-vi j '^ ^'^

Forum tranjiens joannem Fi^ulum Baltonum haec accl^tmantem , cum

equo magna caterva injidcrat , Vandulpho comes audivt ; Fia pa^

tiemur ni- e domo expelli nofira ? Curiique a Palatto Paudulphus ,

ìindtif ftipatus , Cerretanoriim Falatium -verfus ; Forum ctrcnjcn-'

do procederei ^ Ildebrandi water, a Pandulpbo necati , e jtv/c-

Jfrif i 'Vociferando , clamai : Froditorem ijium ad Crucpm perdu^

ette, Fandulphus vero rem in deuteri us procejjuram arbitratuf ì die

'

Sabbaii qu^ y fuit iS. Januarij int(.'r horam decimam feptimam ,

cum Joanne Paulo, multts cum armati^, & Civibua (omitantihui' >

equo infidens t e Ciytiaie abire incepit —

Ildebrando Cerretani [ non quello, che tradufll' , e rtamp^>

1' Eneidi di Virgilio in ottava rima , e altri componimenti i"

lede della bel'ez/a , e fuirito 'delle Donne Saneli ] fu fatto oc;

tidere legrjtanieijte da. Pandolfo di norce tempo per mezzo d^

ijicarj .


i^S Ann. 1502;

tentino Tpediti Ambafciadorf per ragguagliarlo , e feco

loro 5 a nome publico portarono generofi , regali . Il

ValentÌ7io , air elleriore , adducendo , che fi era • unicamente

molTo per odio verlo Vandolfo , e non per altra

cagione , procurò naicondere il defiderio , che lungamente

avea nutrito nell' animo , di renderfi padrone

di Siena, perchè, fraftornato , per allora, ben fapea>

che gli Orjrni , per giufte cagioni diiguitati col Papa

fi erano uniti co' Sacelli ^ e Colonnejt


Jinn. 1505", iSj

{ì elegge fscro 50. Cittadini per ciafcun Monte, i quali af-

fiemc co' Signori Priori, Capitano di Popolo, e Offi-

ciali di Balja 5 facendo coniglio, tutti unitamente trat-

.tailero gli affari cfpolìi, e da efporfì dal niedefìmo Ora-

tore i ed 5 in tanto , affieme colla provinone di Cafa ,

per quartiere, gli foifero donati 60, Ducali, e ili Cittadini

dovefsero efscre apprefso il medefimo continuajnentc

per conferire , ed , in oltre , altri fei Deputati

enn ero eletti s. ii ipulare V accordo , che furono M. Leo^

nardo Bellanti , M, Qig\ Battila Sa'f^tl , M. Andrea Vic^

folomini , Tone Salnji , M. Bartalo}?zeo Sa^ifedonì ,


iSS Ann. 1492I

'Fiorentini ( poiché Vietrs Soderln'i ^ che era flato, à\

frcfco, creato perpetuo Gonfaloniere di quella Città,

era del Te trac ci amici (Timo ) pafsò per il Drf^minio delibi

Republica Fiorentina , e fi portò , primieramente a

Lucca , di poi a Pila . Il fecondo giorno » dopo la partenza,

50. cavalli del Duca Valentino^ di nazione Spagnuoli)

armati alla leggiera , paiTarono per Siena con

ordine 5 ch^ ^ infegucndo Tandolfo ^ e Gio: Paolo Bagl'ioni y

ovunque V avclfero raggiunti, gli trucidalTero , ma ?an^

dolfo', traveilito con fìnta chioma , e con v^ììq alla Teu-*

tonica , d* Albergo in Albergo ricoveratofi , ma fempre

fuora di ftrada maeitra , deludendo 1' infidie , a falvamento

, prima a Lucca , ( ^ ) e poi a Pila , fi

conduife .

Ritruovandofi, per la partenza del Baglio}2Ì ^ la Città

quali difarmata , fece il Maeflrato di Balìa nuova.

con^.

Trotettcre, [ la detta fpedlzìone bifogna 5 che folle fatta a Lucca,

ovvero a Fifa, poiché fé era partito di Siena, a Siena certamen-

te non fu, non accennando il detto Autore il luogo ] e a fcufctrji

ìnfìeme , eh: fb Jtve.tno pjmminijirati 'viveri al Valentino , era ciò

fe^nito fsr obbedire agli ordini del Commijfario Sane/e , via che

\eyò fi erano dimojlrati fronti^ fu le miira^ a difendere quelhi

Citi a a favore di Fandolfo j tn eufo che attaccata fujfe fiata,

dall' armi di quel Duca —

( 'a ) Scrive il Nardi nella Storia Fiorentina — che in

apparenzjO. fcy-ilfe il Duca Valentino a Lucchefi , cb^ ricevcfiero^

Vandolfo nella Città loro , niente di meno tra -pochi giorni vi

mandò un fuo Condottiere con 50. Cavalli per farlo tagliare a

pezz-i y i quali , fé non fujìero fiati dal Commifiario Fiorentino ^

a Calcina ^ trattenuti ^ il difegno del Duca farebbe riufito , e

Vandolfo^ da Lucca ^ fé «' andò a Fifa , / cavalli , intanto , mn

avendolo truovato^ n} in Lujca ^ n) in Fifi y finfero non ejfere

andati per infeguire Fandolfo^ ma più tojlo Gio: Faolo Baglio-

ni — Deferivano ancora ne' medeiimi termini del Nardi , il fo^

pra dcifcrltto fatto, il Biionaccorl] , Sigifmondo Tizio, e il Giovio

nei Lib. V'III. delle Storie, d' Italia,


Ann. 149ÌÌ i8p

condotta di foldati , e , cafTato il Capitano della guar^

dia 5 elefTe , per modo di provifione , in detto offizio M,

bernardino Camajano^ al quale poi il 20. d' Aprile {o*

ftituì M, Vochintejltt de' Voch'mtefti con 200. Provifìo*

nati j Con quefte, ( /? ) e altre opportune cautele pcn^

so mantenere quieta la Città, e, per fuplire alle fpelc,

ftabilì tra Citradini una preftanza alla ragione di quattro

Fiorini per migliajo . AH' Ambafciadore Pifano >

venuto a Siena per ottenere foccorfi , venne decretato

che, con parole meno afpre, che fuflero poflìbili , gH

fi negafTcro ( ^ ) gli ajuti domandati, e, per fcufa , s'

adducelle la tregua co' Fiorentini veglfante , e T erario

publico efaufto . Al Rè di Francia , che {\ moftrava in

parte alterata per le cofe à\ Siena , feguite fei^^za la di

lui intelligenza , fi procurafìTe , rifpondendo per ora con

lettere, giudificare la Republica, che non avea ricevuto

ordine alcuno, e poco dopo venne deliberato, che 3

colla medefima commiffione , fi portaiTero a quel Mo*

narca , prima Ltica Martini , e M. Jacomo Germon/'a , e

poco dopo M. Bernardino Ben^u^glienti- . [ r ] Al Pontefice

, per ringraziarlo d' eiTerfi adoprato , ( o vero , o

finto, che fulle ) che il Valentino avelTe d^/filtito éì molcfìare

la Città di Siena, e contentatofi della fola partenza

di VandQlfo , avelie inabilita con quella Republica

una defiderabile unione , furono fpediti Ambafciadori

M. Sir,2one Borghejì^ [ e perche non vollero accettare ?

né il Reverendifiìm.o Arcivefcovo, né M. Alberto Arin^

ghieri ) M. Girolamo Sergardi , e M. Mariano Chigi , e

poco dopo M. Aleffandro Borghefi, Non poche inquietudini

turbarono, dopo la partenza di Tandolfo , la pa-

ce 5

{ it ) Djlib. di Balìa del ^i. Gcrlnajo 1502. a 11^. e in

Bicchcrna al Lib. detto 38, a 15.

{ b ) Dclib. di Balia del 4. Febrajo 1502. a iig.

( e ) Dclib. di Balìa del 7. 18, e io- Febrajo 150:. dall'

Incariuz-ione a 127. 144. 147.


ipo Ann. 150J.'

ice , che , {1 credea poterne fuccedere alla Città , perche

alcuni defldcrofi di novijii ^ ( a ) accordatifi affi e me , e

inritc andjfi Venturieri , andavano la notte armati per

Siena, commettendo, con gran tumulto , molti fcanfcJali

, ed cffendo la maggior parte Riformatori , e Popajari

, diedero fondato fofpetto alT Ordine de' Nove

di qualche novità, in danno del governo, onde, uni-

tafì affieme numerofa Compagnia di giovani , affrontò

una notte i fuddetti

ne recarono alcuni

Venturieri , e , mettendoli in fuga

feriti , e altri morti , A quefti inconvenienti

volendo la Balìa rirnediare, e, per maggiore

ilabilimento, e

ogn' ombra di

ficurtà dello Stato ,

fofpetto a Cittadini

che reggeva , levare

di ciaicun Mpnte

i b ) dichiarò il 18, di Febrajo , chq tutti i Riformatori

, che erano ammoniti , venilTero al Reggimento , e

agli onori reftituiti, ma comprefi nell' Ordine de' Nobili,

e quei Riformatori, che erano uniti colT Ordine

de' Nove , avelfero facoltà , fé volevano , continuare di

ilare in detto Ordine, oppure ritornare all' antico Or-

dne de' Riformatori, compreio, e incorporato co' Nobili

. Non celfavano nondimeno alcuni fcdiziofi di com-

mettere per la Città nuovi tumulti , la qual cofa fu

caini del r^ila^ Tato

doccio ->

Tomy}7ajfo

^

Caiacci y e i ÌFigliUoii di Favolo Orefice, a quali tutti

furono

II I.

1:H'

( t ) Malav. Storiai d'i Siena parte III. Lib, VI. a no.

( b ) Dclibcr. di Balìa del iS, di Febrajo 1502. a


Ann. i49i# «pi

furono fatte molte riprcnfìoni , per efTerd più volte.»

ritruovati aifieme, e aver trattato, e macchinato in pregiudizio

della publica quiete , minacciandoli di leverò

caltigo ) fé , per T avvenire , non fi fulfero aftenuti da

finiili infolenze .

Con tutto che Tandolfo ( a ) foffe flato una del-

le principali cagioni della foUevazione d' Arezzo, avelTe

fomminiftrato vettovaglie, denari a Pifani , e aveife configliato

i Cittadini Sanefi a tramare contro i Fiorentini

molti fatti dannoH , e pregiudiciali , nondimeno , portatofi

a Firenze, Itabili con Pietro ^oderìni Gonfaloniere

di

( ^ ) II raccontò riferito intorno alla ritornata di Pancfolfo

è correlativo agli Atti pUblici , alla Storia contemporanea

del Tizio, d' Orl;tndo Malavolti , e di più altri Scrittori Sanefi

di quei tempi, gli Scrittori Fiorentini poi, variando in alcun»

circolUnze , io deferivano a tenore dell' annotazioni in apprel-

fo riportate .

Biagio Buonaccorrt , nel Diario a 73., e, particolarmente, il

Nardi, lafciò fcritto , com^ apprclfo — l Ftot-enttni impofiro a Jacopo

Salviati I, chsf^iiel ritorno dt Roma^ rercdjìe d' introdurre tu

StcHit qualche form4 di nuovo governo per cavarne qualche i'0~

modita e tre et le co/e di Montepulciano . // qual tentativo riujct

tutto vano perche ,

accaduta , e i Kove

in quella Città non era

fegmvano ft governare , e

alcuna mutazione

la medefirna guar^

dia dt P/az-za Jì manteneva , e Pandolfo non era pojio in alcun pregiudizio

. Per la qual co/a temendo poi i Fiorentini , che non accadejfe

qualche notabile cangiamento , e che chiamajj'ero i Saneji per loro Signore

ti Valentino, procurarono i Fto^'enttni , col favore del Kè dt

Francia, di rimettere in Stato Pandolfo, onde da quel Rè mandato

in Fi}'V»z(r Francefco da Kami, per concertare una certa untone tra

Siena , Lulcca^, 'Bologna , e Firenze , accioch) , f)tto colore di quejlo

maneggio , Ji praticajfe in Siena la tornata di Pandolfo per non

,

dar ombra al Pontefice, e al Duca , del qual benefizio fi fperava cavarne

àxiaUhe fruUi per la rejlit azione di Montepulciano , e cos) oùhgatofi

Pand'ìlfo co' Fiorentini , ritorno in Siena a 25. /// MarziO —

Il Nardi non è efatràmente informato del ritorno di PancTolfoj

pjrch'J Ciirtauiv-nte legai il ig. del lliddetto mele.


di quella Città > pac« > e confederazione , di maniera

tale, che cifievcrantementc fu giudicato da molti , che

il fetrucci avcffe promefib tra Fiorentini , e Pifani ( poi*

che di quefH fi poteva quafi V arbitro giudicare ) accorali

d' unione j e di pace, fìccome , a Siena ritornando,

leib'tuire a quella, Republica la Terra dì Montepulciano.

li Rè di Francia ( fottp la protezione del quale avea'

non fole rippf^toj ma pervenuto alla maggioranza di Siena

Tandolfo ) non volle tollerare , che , ad ilianza del Va^

Untino >, rimaneile il Tstrucci efule dalla Patria , fpedì

pertanto M, FraneefcQ Cardnlo , Prctenotario Apoftolico ,

fuo Oratore alla Republica di Siena, ed attefa la protezione

5 che di quella Città 5 e di Tandolfo particolarmente

, riteneva , efponeffe , che mal volentieri foffriya

il di lui efìlio 5 onde ne dimandava la reftituzione alla

Patria per prefervazione della dignità , p della protezione

del mcdeilmo Rè . Congregato il Configiio di richieita,

affieme col Collegio di Balfa , il i


Ann. 1502*1503.' -ip3

' |),ropofta a tenore del domandato ,

non fi iiieghi Ja fuddetta ilianza ,

e


fu

fi

riToIuto , che

conceda, ma fi

dica , che fono eletti Oratori alla Regfa MaciHi per

altra caufa , a quali fi farebbe data conimillione , che, a

bocca 5 difcorrino , e trattino ancora del propoito arfarc.

Non parve prudente refoluzione al Maeitrato negare a

un Rè così potente la grazia , e, in tanto , a concedeila

, temevano del Valentino , che fi ritruovava coli*

efercito, com.battendo gli Srati degli Orjìni intorno la

Terra di Ceri , della quale n' era Padrone Gìorvanni

Orjlni'i e non tornava conto provocarfelo nemico , e

dargli occafione ( truovandofi così vicino ) di tornare a

danni della Republica . Prefero efpediente , per tanto

di renderne intefo il Valentino ^ il quale, ( benché con

grandi/fimo dilpiaccre V afcoltaffe ) per non turbare la

mente d>.i Rè, non volle , per allora, contradirgli , onde

più arditamente potè ordinare la Balla , che fi faceffero

quelle provifioni , che fuffero bifognevoli per

tener quieta la Città 3 volendo ovviare ad ogni fcan-

dalo , che da quelli , che s' erano moilrati nemici di

Tandolfo , fuife potuto nafcerc . Fu dunque deliberato

alli 2^. di Marzo J503. 5 ( a ) che tre deputati del

13 b Colkc^-

Intorno a fatti di Pandolfo in non poca confu/lone- è in-»

torfo il Tarchagnota nel Lio. XXII. delle Storie del Mondo

raccontando all' Anno 1502. colle feguenti parole il preferite

fatto — ludi ne pafsò ti Ducei tutto quieto per quel di Sten:i ,

dove Pandulfo Fett'ucci ^ che n' era per opera di lui /lato V an-

fio avanti cacciato , vt era poc' anzi da'* fuoi Cittadini fiato >'/-

mejfo 5 e perchè . fi era nelV imprefa di Viombino portato bene

^

finfé ti Borgia non vedere , che e^li in Siena rtpofio fojfe --

( a ) Alle Delib. di Balìa del 29. Marzo 1^03. a 4. 5.

e 6, apparifce regiftrato .ij ritorno di Pandolfo, feguito in

quel giorno, [ col qual fentinrento s' accorda ancora il Buoìiaccorli

nei Diario ] colla comitiva d' alcune truppe de' Fio-

rentini, avendo il ^.lonrc de' Nove, il giorno precedente, prefe

r armi in di lui^ favore , lìcchc nella fua tornata non ie-uì


jp4

*

Ann. 150^*

Collegio di Calìa fi portaflcro ad abboccarfi con Tan-^

dulfo TetrHci per perfuderlo a fofpendere il ritorno iuo

alla Patria , fino a tanto che non farà deliberato , e,

nel medefimo tempo, fi tratti del di lui ritorno , acciò

proceda con quiete , e publica falute . Nel medefimo

giorno, adunato di nuovo il Collegio, ordinò rellituir-

fi , e restituì il medefiiTio Pa^tdolfo alla Patria , e , liberandolo

dalTefilio, a cui era Itato condannato, lo rimelfe

quale

nel medefimo Collegio

avanti la partenza fi

di Balia , nel novero

ritruovava , ma fu

del

però

inabilito 5 che , fenza comitiva di gt^niQ d' arme , dovefie

veniie . Da tal deliberazione rimafero efclufi Gìo: Paolo

Bagliori; , e M. Antonio da

altra refoluzione , il loro

V^nafro , e vollero , che fenza

ritorno rimaneife fofpefo , ma

ciò non Gitante, fi portò nondimeno ABaglioni , in compagnia

di Tandolfo^ alla Città . ( ^ ) In detto giorno

ximafe inabilito notificarfene al Vetrucci il refultato , e

Tenderne confapevoli per mezzo d' Ambafciadori , , il Pontefice,

e il Rè di Francia, calla Repubiica Fiorentina

fé n' inviaifero lettere relative del luccelfo , Nel medefimo

giorno appunto, che fegui la deliberazione, a ore

21, Fandolfo , col favore { If ) del Rè Lodovico di Fran-

cia)

fcandalo alcuno , eflend^ accompagnato dall* Ainbafciadore del

Re, acciò fi vedelft;, cùe il tutto l'eguiva per opera di que'U

MaeU, e non pj: nij^./.o dj' Fiorentini, per non dare ombra,

in apparenza , ai Pontelicj , e al ^"alwntino .

( ./ ) Delib. di Bafia fuddstte a 3^. e Lib. fulfeq. a 5. e (5.

( /? ) Sigi finendo Tizio, Storia in^viita, Tom. VI. — Die

tntersi Mxrtn noni , itt^ue vi^ejLìni , hor.i vigejìmit prima , quce

a Mercurio n^men accepifrat j P.tndulphus Fcrrucctuf , Ludovico

Fr.tn^ìrnrn Kege , Fetrjque Sodc^rini Gnufulonerto procurantibus y

ScU'U revertitur , cut Diuumeri Ct^t^ Honjrtee Fa6Ìionis obvt^m

pricejjlrcr . Er.t:i- cum cu;n eo brAmorum Ke^jf Orxtores duo ,

Fr.i;iciri,H! ìiirniAT vidcltcst , AÌier quj'.jus n.ittoni: ^ ut ijidtp.ttur

Ita'.iijs ^ q:(! dt^'huT JU'fi qu:i:dt^*nn y priuCfi^'n tlle rcdiret , t\sn:s

ujru it mjr4^iy er ^j.U' ((;,: ad r.fjuinl^huru introduceadum ^'roucj^

/


;Ann. 1505. 195

eia 5 e di Tietro Soderlnl Gonfaloniere di Firenze, hc^

in Siena V ingrefìTo, al quale moltiffimi Cittadini della

fazione Novefca corfero incontro . Erano col mcdcfimo

accompagnati gli Oratori del Rè dì Francia .. quegli lèeffi

5 che quindici giorni prima, venuti in Siena, aveano

trattato del di lui ritorno . Co' detti Oratori dunque

entrò in Siena , e colla comitiva di gran novero di

cavalli , e pedoni , Capitano de' quali era Tochmtejla

da Bagnaca'vallo , quelT illcffo , che era poco prima Itato

Capitano della guardia di Piazza , e Gio: Vaolo Ba^

glioni ( come fopra s' è detto ) con una Compagnia di

Cavallerìa .

Ritornato il Tetrucci ^ Antonio Spannocchj ^^

fubito fé n' ufcì , portofTì a Montepulciano , e fu detto

mercante,

elTerne cagione , che ritruovandofi in Roma una confiderabile

quantità di Mercanzie, temendo, che , fdegnato

il

."

Valetìtino , potelTe elfo , per vendicarfi contro i Sa-

Jiefì, foffriine

ancora, che fi

la rapprefaglia . ( ^

era intromeifo per

)

la

Andrea Vìccolomini

Pace tra Nove , e

Popolari , vedendofi delufo , e temendo de' cafì iuoi

iraveftito, fé n' ufcì di Siena, Tochintefia dì nuovo fu eletto

Capitano della guardia , e a Bernardino Camajano , in

luogo della guardia , fu data una Compagnia di Cavalli

leggieri, e alla foprintcndenza de' Provifionati , \x\ luogo

di M. Bartolomeo Tecd^ così richiedendolo egli, venne

B b 2 dcpu-

prant . Cum Oratoriùuf igittir Fandulphas intntvit , equttihus , ac

pedittbus muhts comttanttbus . Pojl illuni ciutcm -vcntt Fochtntcjlci

Maria , peditum Cupitaneus , exindc 'vero Jo: Vaulus Buliouus'

eqiittiim cum caterva, Igitur Pandulphuf cum honore difttjjìt , 6*

trmorificc ejl reverfur , Fopulurcf entm [ale carcntes ^ ne rcdirct

cluKCidum Senam llrbem noélu cujiodtentes ambiebant , ille i^tro

fitlam de die , omnibus confpictenttbus , fttque Jileutiius . cjl

rcverfus —

{ a ) Rapprefaglia , quefLi voce non e fpicgata a pieno

dal lett'jratiffiino Du Gange nel di lui gloinirio — Jus recipuuiit

qu)d cut'^uc ablaium fucu' , ^ -voce Gallica reproidit —


19^ Ann. 150^»

deputato fa^idolfo fetrnccl , f /? ] La ^alfa rifolvè, che nel'

xifpoiidcre a M. Niccolò Macchia'v^llh Segretario de* Fio-

rentini, fi rendeifero grazie dell' avvifo datogli per la con-»

federazione da Itabilirfi da effi con S. Santità , e col Duca

di Romandiola , e, ftendendofì generalmente , intorno

agli altri particolari non fi rendeife altra riipoita , lenza

prima confultarne d Rè Griiianiffnio , e che i Sajie/ì

non intraprenderanno altra conclufione > fé non

con'-

[ /2 ] D^Iib. di Baila del iS. e 28. Aprile 1503. a i^»

e 17. Il Macchiavelli ne' diiconl fopra le D^cie di Tito Livio

— Partii )lfo Petnicct tornò ^ con altri Fuorufiiti ^ in Siena ,

t gli fu data la guardia della Piazza , come coft oneratrt-

f e , e che gli altri ri^fìufarono , nondimeno quelli armiti) con il

t^m^'y ^ ^'i der-ìno tanta riputazione ^ che in foco tempo ne diven^

ti) Pr'ndpe — Nfon è vero , clis 1' OiiÌ7.ìo della gairdi.i foife

gravo.b, e n:>n (ì truova altri, cne il P^cci , che io rinuiziaif;

e le quj io lo fecj , ù fec^ onor^J di ciò , chj gli farebbe (tato

tolto .

A di 17. Aprile 150J. [ fcrive il Buonaccor/ì a 75. 77. ]

mandò il Valentino parte delle Tue genti ^^^c^o Pit'gliano , ove

erano ridotti tutti gli Or/ini , ciie erano ufcitì d* Cjri — E poco

più dopo — E perche Ji ordinava di nuovo aj^altare lo Stato di

Siena per cavtrne Pandolfo ^ però vi mandi da Milano el Kè un

fuo uom^ y chiamato Richamagni ^ per favorirlo ^ e ouvure , che

non /' injjgnortffe di quella Città —

Il p'ù \^olte citato Tizio nel Tom. VI. — Qujefcente autem

Pand'dphj in Urbe dehuì nonnullis y & vires ^ & robur affatim

refurnenie , quofdam Cives capi jubet , ( cum Kege entm Francorum

, l^exdhfero Fiorentino jam procurante , fosdu^ inierat , pecU'

niaT.juc , Jiig-ilis annif , foluturum fé promiferat ) qui autem capti

funt y hi fuere Enea! Bartolomei Doctorts Majjant ex P:Ci,olomineO'

rum domo , Andreas Piccolommeo , tognatione jun6ìus , huic Ences

tributa indica funt ^ fot vere enim coacìuy eji Ducatorum fix mil'

Ha) Andreas- Anfani Popularis , qui Trapczita ^ K.)m muUtl Uanorum

millit i-ijerre coinfulLantur -"^


Ann. 1503; i^^

Confacentc alla falute dello Stato loro , e de' loro Con^

federati , per ripofare fotto la protezione del medellmo

Rè ; Che fé ne renda confapevole 1' Ambafciadorc

Ideale , acciò , fcrivendone al di lui Sovrano , s' intenda

la di lui volontà , e chiedafenc , nell* iltelTo tempo,

confìglio, ajuto , e favore .

*'''

Si fecero in Siena il dì .

8/

d* Aprile particolari

fe/le , e fuochi di gioja per la paté inabilita tra i Rò

di Francia, e di Spagna, ma eifendo riufcita , per le

cagioni notilfime per Té Storie , poco durevole , fi ritornò

't)en preito a medefimi travagli di guerra. Alquanto

tempo dopo al ritorno in Siena del Ferrucci^ fu itimato

TDpportuno accrefcere il novero del Collegio di Balìa, e

così { a ) fu efeguito di nove Soggetti di più , tre

de' quali

aderenti.

Novefcbi ,

Non lafciò

e gli altri fei a

Fandolfo , poiché

quella fazion e

fu ritornato a

Sie-

( /? ) Delib. di Balìa del 19. Maggio, e 3. Giugno 1503.

a 23. e 2p.

Non è da tralafciarfi il carattere , che ne forma Benedetto

Varchi nella Storia Fiorentina , imprelfa modcrnamoitc in

Colònia nel 1721, dice dunque quefto Scrittore — Cacciato di

'

dt

Siena a furia dt Fopolo ^ poco dopo ^ più

della parte fua ^ che con altre forze -^

p€r incanno , e favore

notte tempo -vi ritornò^

ed avendo dt poi fatto ammazzare Kiccolò Borghejt fno Suocero j

che j' opponeva /copertamente a difegni fuoi ^ fé ne fece , a poco

(t poco , più con occulta ajiuzia , che con pale fé violenza , Tiran-^

no y colla quale aftuzta non trapajjando ^ nel vivere^ e nel vestire^

gli altri Cittadini^ tanta potenza s' acquifio ^ che non ojiante ^

che per l armi del Valentino due volte fojìe Jlato fojhetto par-*

tirjt volontariamente di Siena ) nondimeno V una ^ e V altra fiata

la pi' ima richiamato , e la feconda per la morte di Papa AUffandroj

fenìpre maggiore , che prima , vi ritornò — Nel fupporre

Gue partenze del Petrucci da Siena , per opera del Valentino

il Varciii fortemente s' inganna , perche la gita , che fece ad

Afciano non fu partenza , ed in elfa il V^alentino non v' ebi

be patte, ma i Generali francelìj che coi* io caiaraarono.


i5>2 Ann. 15037

Siena, e ridotto il governo ne' di lui amici, e feguaci

a fua difpofìzione , di inandare , in efecuzione delle

promefTe fatte al Rè , Borghefe di lui Figliuolo in Francia

, come ftalico della fede data , per dover dimorare

alla Corte del. Rè a publiche fpefe , e in compagnia

dell' Oratore della Republica • Scntendofi feguitare la

guerra nel Reame di Napoli con maggior calore j uè

celiando il timor grande , che fi avea del Valentino , il

quale ( trattando d' accettare la Città di Pila , offertagli

( iJ ) dagli ilkflì Pifani ) moilrava , che T animo

fuo folfe , non folamente d' occupar Siena , ma tutta

Tcicana , i Sane/l pertanto, preparandofì alia difefa, condu/Tero

al foldo loro più Compagnie di Soldati , e Generale

della Cavallerìa il Signor Trailo Sacelli deftinarono

. E benché i Fiorentini conofcelTero effere nel medeiimo

pericolo de* Sanefi, non vollero nondimeno convenire

, né co' Sanefi , né co' Bolognefi unirli , come

dal Rè di Francia , per ficurtà della Tofcana , erano Ita-

ti coniìgliati , fé da' Sanefi non era reitituita loro la

^erra ài Montepulciano , Al Rè di Francia , mandato

in

( « ) li Guicciardini ci dimoftra — che Pandolfo , dopo il

dt hit ritorno , foco grato de* bemjìz,j ricevuti da' Ftoreuttni ,

jommin'fjìntvit a Ptfani continui foccorji , ed il Valentino , che

tr.ittavx co' Pifani occupare prima quella Citta ^ e poi tutta:

j'oJcHn:t y della quxl cofli'^ bench) i Sanejt^ e Fiorentini n avejìero

grandtjjtììn f)f]^etto ^ nondimeno non Jt tirava avanti T unione propojlct

dal Rè di Francia tra Fiorentini ^ Bologneji ^ e Sanejì ^ perche i Fio-

reni ini ricufavano di farla fenza la reflituzione di Montepulciano , e

PAndolfy Fé tr ucci avendone V animo alieno , benché le fue parole

fu'jnajfero altrimenti , allegava , che il refi ituirio gli conciliàrebhe

tanto odio nel Popolo Sanefe , che farebbe neceffìtato a parttrjì di

nuovo da quella Città , e però efiere più benefìzio comune dijferi-

re qualche poco per farlo con migliore occajione y che per rejiitu-

tri) di pre/en'e, facilitare al Valentino /' occupar Siena ^ e cosi y

non negando , ma prolungando , s' ingegnava , che t Fiorenltni

acchetiafftroi la fvcranza per V effetto — -


in Italia numerofo efercito per 1* acqulflo del Reame

di Napoli fotto la condotta di Monfignore della Tra^

7tioglia;i gli furono da' Sanefi fomminiitrati in ajuto 100.

Uomini d* arme, e fborfatagli ^ { a ) a. tenore del convenuto

la fomma di ;» 9500. ducati , onde rimanendo la

Città diminuita di truppe , per tenerfi lontana la guerra

> accettò foccorfl

uomo per cafa per

da\Fiorentini , e fu coiTiandato un

poterfene,in cafo di bifogno , fcrvire

alla difefa , perche riconofcendo nel Val entifio la

cupidigia di dominare, non fi poteva reftar ficuri , che,

pallate V Armi Francefì nel Regno, e diminuita di forze

la Tofcana , egli , ali* improvifo , fi rifolvelFe d' al-

faltarla . Ma ecco , che in un tratto le sfrenate voglie^

che palefemente fi riconofccvano nel VaUìitino d' ingrandiifi,

mutarono faccia, perche, morto a di iS. d'

Agoito 150^. il Pontefice AleJfandrò VI, , di lui Padre

js' aflìcurarono i Sanefi da più ulteriori ofìfefe, e ne di*

mofirarono publici conrrafegni d' allegrezza per elTere

ximalti liberi da un timore , che per lungo tempo i'

avea

( ^ ) Delib. di Balla del 30. Giugno, e 2(5. Luglio 150^.

a ^4. 45* Il Nardi feri ve — che Vandolfo non ardiva, mmverff.

rctgionitnienti delle co fa di Montepulciano per non alterare il Po»

folo di Siena , benché mqflrajfe in apparenza ejjer conforme alla

'volontà

Patria y

de'

a'vea

Fiorentini , fecondo che

promejfo — il medesimo

nella

Nardi

fua

più

tornata alla

avanti — chs

dal Papay e dal Valentino j' ordinava dt nuovo aJJ altare lo Sta^

to di Sterni , e cavarne Pandolfo , e a rtchiejla de* Fiorentint >

q)i mandò ti Rè di Francia un certo Riccomunno per favorire

Pandolfo , e colla fua autorità opporji a difegm del Papa , ancorché

il detto Rè fi truovajfe in quel tempo in gravijjtmi travagli

per i dt fardi ni fsguitt nel Regno di Hapoli — poco più dopo

— Vedendo S, Santità il bifogno grande , che avea il Kè det

fuo foccorfoy cercava y con dilazione) che il Rè dijjìmulajfe y echini

dendo gli occhia Ltfciajje in preda Giovanni Giordano y e Pandolf9

Petrucct — Sbaglia il Nardi nel nome del GiordanQ , perciic

certamente fi chiamò Antonio > e non Gioyanai»


jJOO

avea tenuti travagliati.. lEi'a flato in quelli tempi [ a "i

Tandoljo'fétrucci chiamato, per jnaiidato a polla , a Siena >

ipedito? dà Coiidotticri dell' esercito prancefe , che nella

Terra d' Asciano ìi\ gran novero fi trattenevano, per

coniparire avanti di loro,, e con eflì di rilevanti affari

conlult^re ; Alcrmi 'della fazione Novcfca lo pefuadevano

andarvi', altri poi , z\Y oppoito , lo diiTuadevano,

ma elio , che avea contratta confederazione col Kè Lo^

iloqjica i e che gli avea , pe*: ficurtà , dato in oiiaggio

il Figliuolo, che ancora in Milano era trattenuto , Sepolto

ogni timore d' inganno, rifolvè obbedire. Partito

dunque di Siena Tandolfo il 19. d' Agoito , non s era

allontanato dalia Citta , fé non miglia fette , che , ricevuta

una lettera , fpeditagli con foliecitudine da Jacomo

Tentiivi Mercante 5 afcoito la nuova del Pontefice morto,

ficchè, per tale avvilo ,- i'efo più franco , fegul con ficurezza

il deitinato viaggio, e arrivato al luogo concertato

, dopo poco tempo , lenza alcuna conci ufione

venne il Congr^liò diTcìolto , e Landolfo fé ne ritorno

a rialTumere ^\\ affari politici , che nella Citta lo trat-^

temevano continuamente occupato.

Un impcnfata allegrezza fopraggiunfe in quello tenv

pò a Governatori della Repu'blica , poiché , dopo Ta morte

d' AleffiipJro VL. , .adunati i Cardinali in Conclave,

cleiTero per nuovo Pontefice il 22. di Settembre il fcaròxrxdX'TranceJce

della Famiglia Tsdefchhii , Figliuolo dì

tarhiomln F/ccohmiriiSovQÌh del Pontefice Pio IL , adottato

dal

veicovo

Zio neir Agnatizia Famiglia , e ilato Arci-

di Siena , ( O il quale per rinnuovare liu

memo-

( ^z ) Sigifinondo tizio Storia inedita , Tomo VI. ali*

^Jipo. 15,03. racconta quefto fatto.

"'"'•

t ^ ) n Giovio nwlla vita di Fandolfo fcrivc , che cgl»

^ell'" afianTÌonc di Pio III. non fc ne rallegrò molto, perchè

é.*a d' Un'Ordine dlvcrfo da quello dei Pontciìce, il quale luppvòli'evAi-ì',

cht- non tulìc per fopportare , ciie n^Iia Patria"" libera un


Ann. 150^. 201

memoria di fio , volle anch* cfìb farfi chiamare fio

in. Pervenuta , con molta celerità , V incfTo giorno , a

Siena la nuova , fubito adunato il Collegio di Balia

eleile { a ) nove Deputati con piena autorità per lappi

cfcntarc publiche dimollrazioni d' allegrezza, e furono

gli eletti M. Bartalcmeo Fecci , M. Leo72ar(fo Bellanti 5

Trìncio!fo Fetrucci ^ Agnolo Palmieri ^ Tietro Baldi', Loren^

zo Donati^ Lorenzo Beccafumi ^ M. Gio: Antonio Saracini -^

e M Jacomo Germania •> i quali, data ciecuzione all' incumbenza

loro, per tre giorni , ftabilirono publiche Proceflìoni,

e ordinarono, che la Chiefa principale fi rendere

vagamente adornata , per tre giorni rimanefìTe proibito

agli Artefici aprire le Botteghe lóro , che a M. Jacomo

^ e a M. Andrea-^ Fratelli del Pontefice, fi fcriveilero

lettere di congratulazione , che per tutto il futuro

mefe d' Ottobre reltaffero fofpefe le caufe, e V efccuzioni

reali , e perfonali , e per il dì 23. fi portalTe al Duomo

la Signorìa , accompagnata da' Macerati , e da tutta la

Cittadinanza per aflìftere alla Mefla folenne , che in perpetuo

, ogn' anno, nel giorno dell' incoronazione doveffe

elTer feriato, e quello dell' alTunzione, come giorno

di Domenica, fi guardalfe , e per congratularfi col nuovo

Sommo Pontefice fi fpediffero nove Oratori , tre per

ciaicun Monte, ma uno vi foife della Famiglia Piccolo-

mini ^ e ciafcuno d' effi , a publiche fpcfc , conducete dieci

Cavalli di fervizio , e due muli per 1* equipaggi , e ri*»

mafero [ ^ ] eletti M. '

Alejfandro Ferrucci -, M. Barta^

C e

lomeo

Cittadino reilafìe agli altri fuperlore, ma 1' immatura raorte di

Pio libci-vò ben prefto Pandolfo da quel timore .

( (t ) Delib. di Balìa del 22, Settembre 150;^. a 54. e 55.

a ere Tei' della notte adunata il Coi!e5^io di Bdlia determinò

le qu: , nella Storia, riferite dimofirazioni d.' allegrezza

( b ) Delib. di Balìa del 16. Settembre 150:5. a 57. e 62;

che agli Oratori da fp'-.*ciirfì a S. Santità fi diano lire tre per

ciafcun cavallo , e per ciafcun giorno , e gli fano reftiiuiti i


202 Ann. 150^,

lomeo feccia Al dello Vlacutl ^ M, Luca Martini, Angiolo

Valmìeri , M. Girolamo Ssrgardi , M. Jacomo Germonìa ,

M. Bartalomeo Sanfedoni , e Angiolo Fondi , e per la Fainfglia

Viccolomini , Biagio di M. Guid' Antonio . Le concepute

fperanze de' Sanefi per vedere inalzato al Trono

del Vaticano un loro Concittadino, temprarono alquanto

il travaglio , che nel palfarc V efercito del Rè di

Francia , guidato dal Marchefe di Mantova , che andava

nel Regno di Napoli, fofferfe il Contado loro, dove,

per diverfl accidenti, foggiornò più giorni, facendo,

come è coilume de' ibldati , molti danni; Ma tolto

fi convertì V allegrezza della creazione del Pontefice

in fomma meflizia , poiché , dopo foli 16. giorni

di Pontificato, il 18. del mefe d' Ottobre 1503. a cagione

d' una piaga , che avca nella gamba , pafsò all'

altra vita , non lenza opinione , che gli vcniliie accelerata

la morte da potente { a ) veleno, ( conforme

era coltume in quei tempi , che tutte le morti , repentinamente

accadute , ad una tal cagione erano attribuite

) applicatogli nella medefima piaga per opera

di chi governava allora la Republica di Siena 5 molTo

da

denari , eh- fp^ndcvano nei Trombetti , e altri fuonatori nella

loro legazione.

{ -i feri Ve

)

— dtf

il Ciacconio

tlUto ulceri

nsll' addizione alla

vsnenj fi^n i fuity

vita di P"o III;

Pxniulpbi l'etrujcii

Sanemis con/tlio ^ v:fnen:rn

l'ita , ^ elogio , OrUfiJuf

ulceri iidh:bitum ^ F.tnuin, in Pii IlL

Mala-volta multos in ea opinione futffi

fateiu)' .

S!gi;hi.)ndo Tizio n^l Tom. VI. — Ajebant enim pojl illiur

tnorten y Pitm vemno a Ptncern.t y tmielam porngente y & fi.-eleris'

ompltce f'aijìe nec team , & ne prce^Ujllntt Fincernas virus nojere

valer et y nDrttferum in filcCy V-ilde ex ignee duriorif y fjli.lt )rjfqte

f'ji'.n.tm Jiitj'e ms.itctHje fuhmijì i/H y

h^c eniin vjra fu-it jaiiaet Deus — Si y

tlloque

truj/a

Piani necatum , Si

re^i h^ato ancora

nil Pi.it; na rliì-inpito colia giunte del Blqvìo in Venezia, nel

lózi. e in di/ei\ì aicri Scrittori.


Ann. 1503. 20J

da gelosìa per efTere il Pontefice di fazione alla Novefca

contraria . A Pio III, nel Pontefìcato iuccelle il Cardinal

Giuliano della Ro^3re V



a 04 .

Ann.

1503';.

il Collegio di Bali'a dì prefcrivere nuova forma ali*

amminillrazione della giudizia , così civile, come criminaie,

e però ordinò,

( carica continuata

che , in luogo

in Siena fin

del

dal

Poteità ,

11 99. )

(

e

a )

del

Collaterale, e AQellbre, vi fuiTero altri Giudici d' Ap*

pellagioni , e , di quelli, uno teneiTe il luogo del Potèiìk

, nominandoli la Congregazione de' tre Giudici , o

vero il configlio della giuilizia, quelli appunto, che, in

oggi i Giudici di Ruota, s' appellano, e la giurifdizione

ancora di ciafcun Maeitrato della Città , e fuo domi-»

nio , con nuove coltituzioni , ftabilirono •

La guerra , fino a quel tempo agitata nel Regno

di Napoli favorevole a Francefi , cominciò a cangi ari.,

fortuna , perche non poche rotte riceverono , onde gli

convenne p'irdere molte Città, e Fortezze, già acquiitate,

della quale occafione approfittandofene ( b ) Borghsfe Fi»

gliuo-

( ;0 NjU' Ori:*o di Poteli di S'eni , prina femsftralc,

e poi annuale , hanno rifeduto Tempre i principali Nobili , Signor!

, e ritolati Icaliani , come fi può vedjrj nella Cronologìa,

rtefa , e raccolta dall' Autore della prefente Storia, tratta

tutta da Struu-^nci, e Scrittori contemporanei

( h ) Cacio e' ò , C;U n^'ia SLoria d. q'iet.3 particolare

fi djicrl\re, è appoggiato all' autorità di più contedi autori SantAì

e ad em , C.onj più infoiioati , m' dciiiaro aderire , con

tutto cae il Ga :clard'ni icri'/a diverfanunce , ed eccone I-o

parole -- L' efl-npio d' ejìere finta. Lt fui crudeltiì [ cioè del

Ponterìce ] Psbsriitx iti Cxriin.tU Aicctnii ^ non fece il Cardinel

il R'hinì più cauto nc^lh co fé di

ricevndd) ni Siena fon grandifjftmo

Landolfo Fetrucct ^ il qu.ile

oaìre , e injìnnatofei^li con

grande a^i iZi /, e con artijlciojì cvijìgli , e p rome ti end Ài Lt. re/ritiiZiione

di Aijnte pulci ano a Fiorentini ^ oper) tanto ) che il Cardi"

fiale

^ qui'id) fu in Francia^ oUre V affermare non aver trmv.ito

in

il

tutta Italia

K) cm:ed.\,fe

uimo più faggio di

, che Borghefe fuo

Fandolfo , fu operatore^ che

Figliuih , mandato tn Fran-

ne ri-

cia per Ji curia dell' njjèrva.iz>a delle pro,nejje parerne y fé

torn.tjle a Siena — Inira gli altri ScritLori bane.i , i'cri\^e il Ti-

zio — Cuji igitur adjjrfuf Frain,jy jortuaa aiam , ac ntm:s in^


Ann. 1503.

20-5

gliuolo di Tandolfo^ che, come di fopra s' è accennata^

fi ritruovava ancora in Milano per oltaggio , fé n' ufcì

furtivamente da quella Città, e a Siena Te ne tornò.

Intorno a quel tempo elTendofi conclufa la Tregua ira

i Rè di Francia , e Cattolico , con penfiero , che in

breve ne dovelTe fuccedere la pace , fi fofpeie la guerra

tra quei Sovrani -> { a ) onde il Rè di Francia fi difpofe

mandare i foldaii , che avea in Italia , eccetto quelli

, che teneva in prefidio ne' luoghi forti, in diverfe

bande, alle Itanze , de* quali difegnando mandarne una

parte nel Dominio di Siena, fcriiìe alla Republica, che

gli accomodalfe gli alloggiamenti per 300. Lancie , ma venne

riipoito al Rè , che per mancamento di vettovaglie , e di

foraggi , eifendo riufcito quell' anno iterile hclle raccolte

non era pojfnbile poterle accettare , e , per la medefima

cagione , fi negò alla Republica di Lucca ( Z> ) la tratta

di 200. Moggia di grano . Tanciolfo , che continuamente

teneva la. mira attenta all' occafioni per ingrandire fé,

e i propj Figliuoli , ottenne, in queito tempo, da' Reggenti

della Republica, in dono, il Palazzo , dove era

folito abitare il Poteita nella Terra d' Orbetello , ed

in. tale occafione , ad iflanza del medefimo Tandolfo >

venicjro itabilite diverfe provifioni , concernenti , non

folo il mantenimento , e V agumento della medefima

Terra d' Orbetello , e iuoi abitatori , ma ancora di

quella di Talamone , e di tutti gli altri Porti di mare,

che la Republica poifedeva ; Poco dopo Vfmdolfo co*

proprj denari compio la Corte , e Caitello della Selva •

e il

fevìjpft^ Burghejìiis Fandulphi Vitruccii Fil'tus , qui Kegis Frctncortim

Mcdiolant obles erxt , inde abtens , ad Urùern Senttm die Domi'ntcA

, que fepttnu fuit Jununrti , tncolumti ejl revsrfus —

( il ) Nella tregua concluia ( Icrivano il Nardi , e il Ruonaccoriì

) trx le Corone dt Francia , e Spagna , per la parte di

Francia vi vennro compreji i Sanejì

(^ b ) Djub. 4i Balia dell' 8. Gennajo 1503. d;ill' lacar-


2®^ Ann. 1503. 1054.

{ a ) e il Comune di Campagnatico donò al medcfinio

una valla cilen^ione di terreni in quelle vicinante;

Comprò ancora le ragioni della Rcpublica in Corro

della Befa . e nel Pigelieto ( ^ ) del Monte Amiata

gli fu accordata licenza di far tagliare legnami per

ufo della propria Caia, ridotta da elfo in forma di

grandioio Palazzp , conforme fi vede al prefcnte , fituato

lateralmente alla Piazza della Pieve di S. Gio:

Battila , e pofTeduto in oggi dal Signor Bemarduto

Sa'vìni . h' entrate de' Pafchi , che erano di fomma con-

fiderabile jn quei tempi , comprò , affieme con altri

Compagni , per certo limitato tempo ^ e vi fece confiderabiU

guadagni . Con tali mezzi dunque Landolfo

ogni giorno più fi fpbiliva nella grandezza , e neil'

autorità fopra degli altri, e accumulando ricchezze, non

ordinarie, non altro mancavagli ? che il titolo di Principe,

perche già dalle di lui voglie le cofe del publico

governo dependevano . Per rixrreazione dell' animo,

tenuto pili tempo occupato nelle più ferie applicazioni

del politico governo > [ f ] fi portò Tandoljo , nei

mefe

nnzìone a loi. , e dall' 11. Marzo di detto anno a 128.

( ^ ) Delib. di Balìa del io. Maggio , e 13. Novembre

1504. a 17. 61, e leg. A quelle del 19. di Luglio a 28. ap-

pririlce T ordine dato dalla Balìa , acciò fia meiTo in polleifo del

Vefcovado di Chi ufi M. Niccolò Buonafede Vefcovo eletto .

( ^ ) Il Pigelieto del Monte Amiata , infra gli altri legni

nii 5 produce Abeti altllfimi , de' quali molti fi fervi Pando:rb

per travi , e impalcare il di lui Palazzo comprato dalla

fa. uiglia Accarigi di quella de' Grandi , diveria della prefente

del Monte del Nove

{ e ) Sigifmondo Tizio nel Tom. VI. — Menfc ìntereu Ju-

l'to cuiu rand.ilp'jiif Petmcctu^ ^ rfLixandi ctHuni


Ann. 1504Ì

'

207

niefe di Luglio di qucIP anno, a divertir/I alquanto per

le Campagne bofcareccie , ripiene d* alberi , e piant^^

fruttifere, e ombrofe, che nel Monte Amiata fi ravvifano,

( luogo alTai dilettevole nel tempo dej maggior caldo,

e celebrato da Fio II ; dove più volte fu folito in

quella ftagionc , per diporto, trattenervifi ) e vifitando ,

la maggior parte di quelle popolate Terre , ne ricevè

da quegli Abitatori diainti onori, e publiche acclamazioni,

pafsò di poi , nel ritorno, per Montalcino, e quivi

, dopo aver lafciati [ a ] diverfi ordini opportuni

per regolamento vantaggiofo di quella Rocca , e di

quella Comunità, fi dichiarò eipreiramente , che farebbe

lUto di quel Popolo particolari/fimo Protettore .

Diverfi infortuni in quel tempo travagliarono la

Città di Siena, primieramente la peitilenza, che da più

tempo 1* avea alfaiita , non ceffata ancora , per quante

precauzioni opportune fi fuifero pigliate , cagionava non

così piccola Itrage ne' fuoi Cittadini . Il Rè Criilaniffimo,

a cui 5 a tenore delle convenzioni , erano obli-

gati

cum Montem fuperafJet ^ nequijie confìcere^ mtjoreì aisbtint ^ igittir

^

trabìhus , arborihiifjuc efctfjìs , agncolec multi convenere , ut pye*

cipttem darent . E>\tt tunc cum Fandulpho Corneltus quidum Ti'

fernas , ejufdem Municipi Canonicus qui tn , fuxo evolvendo ,

atque rutiluMÀo cum vitce difcnmine multum infudaverat , leviteh'

bue , atque illuc injìlutns , die igitur julii 28. ftxo in frc^ceps

demerfo , nec non quercus , ac robora depopuluvit --

i u ] Adt 27. dt Luglio 1504. and) Pandìlfo , ( così

fcnve il S'gnor Dottore Canali nella ftoria inedita di qiielU

Città, il quiiie , ^iubitarei , che sbaglialfe nel giorno , poiclic

dal paiTo del Tizio lì riconofce, che ancora il 28. li ritniovava

nel Monte Amiata ) con comitiva di gente , a Montalcino pe>*

regolare gli uj/i^i di quella liocca , e della Comunitd ^ e vi Jì trattene

fin-) u 4. d' Agojh , lod) n:n poco quegli abitanti per aver

guardato ^ a fa i d^/pjJiZ'ione , la Terra di Mìn:epulciaH) ^ e per il

fede mt.iten-i^a mila uerra del Dica l^aleuinj ^ e /' cjìj) cjhferifar^

ndLt fui protezione quella Ctttd —


2o8 Ann. 1504.

4^ati i Sancfi di pagare ogn* iinno certa fomma di dena-

ji, non mancava per fue lettere, e mandati di Iblle^

citarli air effettuazione , Al Rè fu ordinato fcriveriì

.pregando quella Maeltà a volere fculare la tardanza,

cagionata dall' atliizione della Pelèe , che i* avea tenuti

ppprcflì) ma che quanto prima fi farebbe adem.piuto all'

obligo contratto, ficcome in fatti il dì 13. Novembre

3504. furono sborfati io. m. Ducati. ( a ) Non così

Ji


Ann. 1504.

2cr7

per giorni 20. nondimeno tornò ad crTcre di nuovo

publicato , i Canonici, per timore d


2 IO Ann. 1504;

Il Gu'cciard'nl, che I fatti di qoel tempi ci dcfcrlve, e come

Storico efatto (fé non fulfe talvolta tacciato , come troppo parziale

della propria Patria ) ci fommini/tra di Pandolfo in queiP anno le

feguenti notizie -- Kè fi dubitò , che qudV anno i Pi funi f^trebbera

fi itti co first ti per la farne a ricevere il giogo de' Fiorentini j fé non

fiijftro ftati fjìenuti da' -vicini^ e mafftmamente dcC Genovefi ^ e Lue

chefir perche Pandolfo Fetrncct p-ontiffìrm ti confortare gli altri .^ lar*

ghijfpmo a promettere di concorrere alle fpefe , em tardi ffìmo agli ef'

fetti , co' denari de' quali Ranieri della Sajfetta. faldato del gran

Capitano , ottenne lice;iz,.i da lui , e alcuni altri Condottieri con'

dujfero^per mare^ 200. Cavxlli , e i Genovefi vi mandoroti') un

Commijfario con looD.- fanti ^ oltre le quali pnvfijnt il Bfdd-

la da Porto Venere^ Corfile ftmof) nd M ir Tirrent ^ e che p tgato

-da predetti avea titolo di Capitana de' Pftni , mettevi^

tn Pifa continuamente con un Galeone^ e altri B'-tgaitinì vettoviglie—

Poco più dopo— Pandolfo Petrucci defiisrandi ^per fuggire

le continue fpefe, e molejlie^ ohligare i Genovefi a difender Ptfa ^

offerendo , perche più facilmente vi concorrejìero , fjjlensre per tre

anni qualche p.trte defilé fpefe -.

Segue il Nardiche ti Signor Bartalomeo d' Alviano itt

quel di Roma mejfe infieme la fua Compagnia e così t con 300.

uomini d' arme ^ e ^oo. Cavalli leggieri fi credeva , che zwlejJe

ajfaltare Firenze per foccorrere i Pifani per la Jlrada della Maremma

di Siena , avendo difpofto per opera dt Pandolfo , , alle

voglie fue il Signor di Piombino , al quale ti medefimo PanioU

jo avea mejfj in capo tanta gelosìa , e fofpetto de' Fiorentini

facilmenìe gli credeva ogni

che e acqiitfiato con lui tanta fede ^^

cofa , onde t Fiorentini s' adoperarono di maniera , che quel fo^

ravvedejfe degl' ingan-

fpetto fvanijfe ^ e il Signor di Piombino fi

ni di Pandolfo , acciò in quella Terrea non avejjerj ricovero gli

Spagnoli — ^

Soggiunge il Guicciardini nel Lib. VI. - che Pandolfo non

avendo voluto pagare i denari al Rè di Francia , e c!r:;:)nvenu*

tolj fpejfo con vane arti y totalmente dal R} di Spagna dependeva

-^ e convenuto con Gio: Paolìf Paglioni) e Bartalomeo d' /f/viano

5 non più con fperanzt dt rimettere t Medici

ma perche l' Alviano^ entrando in Pifiy molefiaje i

in Firenze ^

Fiorentini —

Il B'jonaccor!] a g6. 97. ~ Che P Ahian) fujìe Jlimolato

a far guerra a Fiorentini da Pandìlfo Petrucc: ^ il quale avendo

propijìo condizjioni d' accordi co' medefimi ^ e n)n acceitatefi y fi

V)!tj a offendergli evi incitare l' Aiutano , e con ajutarlo di

quant) gli l^if'gnaje —

I! Gio/io xrA Lib. IX. delle ftoric d' Icwlia concorre nel

iciulia-iito del ijuonaccorii


Ann. 1504, 1505. 2ii

Non poco travaglio recava creerà a Sanefi il pericolo

di guerra imminente , benché per turca la Provincia

d' Italia fuffe ceflata, poiché non reilavano i Fiorentini

d' afToldare nuove truppe, condotte da CoIoìjuj/ì y

e San)elli , per otfendere i Pifani , dando loro il guaito,

occupar qualche Terra di quella Republica, onde pcnfarono

i Sanefi, periìcurtà loro, provederfi di qualche

Capitano , fapendo quanto i Fiorentini portafTero odio a

Tandolfo per gP ajuti , che giornalmente fomminiltrava

col confìglio, e denari a Piiani , e defiderando qualche

occafione di valerfene , non poteva ciò accadere fenza

graviffimo fconcerto della Città, tiranneggiata da elio,

perciò al principio d' Aprile 1505; oltre al Conte

Miccola Orjìnì da Pitigliano , che già da più anni militava

alli itipendj loro, conduffero il Signor G/o; Vao^

lo Baglionl da Perugia con no. Uomini d' arme, e

altre Compagnie di fanti , acquartierandole in più luoghi

del Contado, prolTìmi , ad ogni cenno , da poterle

fare accorrere , ovunque avelie richiefìo la neceifità , e

avendo i Fiorentini effettuato il guaito alle Campagne

Pifane , furono ( eifendo ilata Pifa ioccorfa da più popoli

€ Signori convicini , come qui fotto nelP annotazioni

fi può riconofcere ) cottretti , per quclT anno , laiciarc

quella Città nella fua libertà , poiché efiendofi mcilb U

Signor Eartalomeo- d' Al^iano^ con geo. Uomini d'arme,

e 4C0. Cavalleggieri , che , dopo lafciato il fervizio nel

Regno dì Napoli , fotto il gran Capirano Confnl'vo ,

avea raccolto in quel di Roma, e per configlio ( come

fu fama coltante, autorizzata dagli Scrittori Fiorentini

) di Tandolfo Tetrucci > pafsò pi:r le Maremme di

D d 2 Siena

Il GuicciaiGÌn: fegi^e a d^fcrr/cre , eh- 1! 5>;i-an Capitan;)

Coniaivo ricerco P^irc.c.rb Fu: 1 ucci , ciic non itnicnialle 1' A!v'ano,

e, come rilcrnc::' il Glovio, pandolfo iinitr^^iìtcnce dal Rq


21i

Ann. ijoji

Siena , e benché dille di lui milizie venilTero più dan*«

ni commeilì, gli furono, nondimeno, per decreto pubiico

, fomminiilrate le vettovaglie amichevolmente > e fecondo

il bifogno, e, per qujl di Piombino, (il Signore

del qual Prin:ipuo , comi^ dependente , da Fandolfo

era llaio da elTo nerfuafo a fomminiitrare, contro i Fiorentini

. air Al^ìano , foccorTi ) fi condu'Tc alla Torre

di S. Vincenti per andare a Fifa , dove cif.Mido melfo in

rotta d:iir efercito dj' Fiorentini , guidato da Ercolp^

Bcnpi'vo^l:^ fi falvò 5 ( ^ ) fuggendo con pochi de' fuoi 5

a Mon,

luf.icilìtì fynzii ci^nptfaz^ionefujfe mt^^hre y n) perct) fenz^a notabile

p-'-^fìtto y n'tim^ ejjer/t più oppojh y n} oppor^/t conttnuimente a difegni

loro niunj av-f ptii fmpif.it to l^ rifcup^r dizione di PiCx , muna

più procurato d' xlterx^e ti prafi^n-e givr-'d) , cb^ P.in.i)lfo Pe-

irucci • t^£li civ^'^e confortato ti Vxlentinì a entrare armato nel

D-^mimn Fiorenthn^

egli ejìere flato pnnciptl cvintltore^ e guida

delP ajftU-) di V;reliiZ>z>o , e della ribellione d' Arezz,') ; EjjerjT,

mediante i Cini C^nJi^Uy congiunti collo Jlato di Siena i Gen^ztejty

€ i L-acche/t a fo,tenere i Pifani , egli avere indotto Con Calvo et.

•pigliare la protezame di Piombino^ e ad intrametterjì nelle cofe di

pifa^ e al in-^ertr^i ndle cjfe di Tofcana^ e chi altri ejjere jLtto

flimolatore y e fautore di quejh moto delP Alviano ? doverfi

Vìltare V el'erc^to contro di //


Ann'. 150^; "fttj

a Monte rotondo , Caflello nel Dominio Sanefe , I Ffo*

rentini baldanzofi per la vittoria contro V Al'vìaftn acquiùata

, ritruovatiìì con numeroie , e bene agguerrite

milizie , meditarono fubito neli' animo loro tentare nuove

imprcfe , e nuovi acquilti , perche vedevano nel Governo

di Siena ?andolfo^ reio cosi- formidabile, e che

continuamente macehinav^a contro di loro , ora con

ajuti fomminillrati a Pifani con denari, e vettovaglie fégretamcnte,

ora palefamente con incitare divcrfi Popoli»

e Signori a intraprendere dèlia Città di Pifa la difeia,

perìfarono , col levarlo di Siena, poterfi da tali mole-

Irie liberare affatto, e ' renderli , fé non padroni, almeno

r arbitri di turca Tofcana . Adunarono , per tanto

, il Configlio loro, e porrate \xì elfo feriamente tutfe

le cagioni , per le quali lì perfuadevano doverfi muo-

A/ere a dinni di PàJid'oìfo^ ( conforme nel Guicciardini

fi leggono inferite ) procurarono indurre qutl Popolo

a loro defiderj , ma

elfo, o che vedeiTe V imprefa dif-

ficile a poter fortire buono ettetto, perche ttìo Tandolfo

r arbitrò indcpendcnte di tutte le forz.e unite del Popolo

Sanefe-, o perche ajutato , e piotetto da più alti

Sovrani, o veramente, perche quel Popolo avea tutto il

penfiero rivolto alla recuper azione di Pifa , non atiefe

quel fejrtimento , e volle, che iubito, colla maggior celerità

, s' andalle quella Repiibiica a molefcare

In quello tempo di mezzo, vedendo .Tandolfo in

quanta dejlma.Jone fuifero le cole de' Francefì in

Italia , preie a tenere fcgreta pratica , e eretta intelli-

gen^.a co' Mini.ai , e Agenti del Rè di Spagna, ( a )

alienandoli ( ancorché non lo dimoiLralle apertamente )

dalla

{a) Pandolfo, fcrive il Nardi, per fcacciare i Francc/1

di tutta Lai a, e mutaic Io Itato di tirenze, e aviere uno flato

fonroniii; al di lui de.'iderio , s' uni cogli Orlìni , col gran Capitano

Confai/o, e con altri per concertare della maniera , e

d}iie furie coniacenti per tale ini:'refa.


2t4' Ann. 1505.

daJIa devozione del Uè di Francia , la qual cofa produlTe

, che qijel Rè mandò un certo M. Guglielma di

lui miniltro a Siena, che a 20. d' Ottobre 1505. domantiò

illantementej come Procuratore, al Maeitrato di Balì4

Icudi 20, m. , de' quali la Republica , fecondo i patti

, e le convenzioni fermate con S. Maeita , gii era

debitrice , ^ avendoli, più volte per mezzo di lettere >

e Araldi, domandati, gli era Itata fempre richiefta dilazione

a pagarli , adducendo varie fcufe, e ragioni,

ma , elTendo tutti i tempi paifati , gli comminò quel Rè

tutti 1 danni , fpefe , e interefll . Fu nondimeno così

in lungo mandato l'affare , che i 20, m, feudi non vennero

pagati prima del 13, Aprile 1507. e sborfati de'

propri ^i Vandqlfo , con animo però di rimborfo fopra

r entrate degli Offizj venduti , e da venderfì , come alle

deìibLra^;ioni di Balìa di quei tempo chiaramente ap-

parilct. Temevano i Sanefi, che i Fiorentini, difguilati ,

futfero per recargli, colla guerra , molelHa , e però,

come fopra fi è defcritto, s'erano bailantemente di milizie

pioveduti , ma , fé fulTe itato polli bile , defideravano

jìondiiT.^-no, con una pace itabile, dar fefto alle cole lo-

10 , onde adunato il Collegio di Balìa ( /z ) a 6. ài

Giù-

( flf ) Delib, di Balìa del 6, Giugno 1505. a 25.

Scrive il Nardi — Ave et Fandolfo Fetrucct mandato uno de' fuoi

t>^imt confidenti a fare a Fiorentini fegretamente intendere^ come

dalla qualità de'' tempi era afìretto figliare qualche pan ito utile

allo flato fiio ^ e non flare più lungamente colla Cittd di Firenze

f)fpep) , e potendo truovar luogo con chi convenire era forz^ato a

ripiinerjì . Ma^ volendo Ftrenz-e intender/i /eco , off'ertva di pre-

fente fcrvirla di loo. Uomini //' arme per F impreja dt Fifa , e

di 50; /' anno Jeguente , e dargli ognt altro favore , che pojf-

hile fujfe per Li recnperaztone di

domandava , che riavuta Fifa , e

ragioni , che aveano i Sane/i fopra

quella Citta , e all' in.jouiro

non prima , fé

gli cedcjjcro le

Mntepulciano , voleva , che

lafciajse icrr.-^-. u Lucchejì due mcfì dt poicrc entrare in quctta

6 ajedcraz-i'-ne elle yntdtjìme condiZiioni di Fieira Santa ^ oùligan-


Ann. 1505. ^

Giugno 150J, eleffero M, Gio: BanlBa Santi, e Anfrios

lo londì loro Sindici , con piena autorità , per convenire

di far pace, e confederazione co'medefìmi Fiorentini»

con condizione però, che fuflero efiì tenuti renunziare

a qualunque ragione , fé pure ne aveffero , fopra Iìl,

Terra di Montepulciano, e che fufTe loro a cuore nelle

medefime convenzioni includervi i Lucchefi , e in

favore dell' cfpugnazionc di Fifa , fi potelTero oblio-are,

per un anno, al mantenimento di 130. Uomini d'arme.

Tali erano le procedure de' Sanefi citeriormente , ma

in fegreto rincrefceva loro affai , che i Fiorentini s* impadroniifero

di Pila , reilertendo , che dopo 1' acquilto

di quella Città, refi più formidabili, poteva fovraitare

a cflì il medefimo avvenimento , oppure fi farebbero

tirati addofTo una lunga, e pericolofa guerra , ficche il

Maeilrato di Balìa, ad illanza di Tandolfo, e a richiefta

degli Ambafciadori Pifani , mandò loro fegretamentc

una confiderabil fomma di denari , confortando quei

Cittadini a difendere valorofamente , conforme aveano

fatto per il palTato , e a Landolfo , da' Governatori deU

dojt anch' ejjt prejlure ajuto alla rccuperazione di Tifa, Cotìful-

tato in Firenze V affare , e benché alcuni aderijìero , nondimeno ,

per allora , venne interrotto il trattato , dt modo che il mandato

di Pandilfo Jì partì , non per interrompere la pratica , ma per

differirla , onde fa cauft , che VandÀfi intraprefe altra Jlrada

per arrivare a proprj difegni , e permeffe al Signor Bartalomeo ,

aiutandolo con denari^ e ^vettovaglie ^ a portarfi a danni de'' Fio^

renttnt per ajutare i Fffani , Fingeva Fandolfo non ejìer fua colpa

quejla venuta , e di quei movimenti ne teneva i Fiorentiniragguagliati

, ficche Fandolfo in quejla azione , conforme in tutte

V altre , non fi volle partire dalla natura fua , piena dt doppiereza

) e finzioni, E fé f perava ingannare i Fiorentini , ufava non meno

le medefìme arti per confondere il Signor di Fiombino , ali*

acquiflo dello flato del quale anziofamente afpirava. — V Animir.in

n'jl Lib. XXVIII; e il Buonaccorfi a 107. e 108. poco diveu-

l'ajì^ntc dciCrivaii'j quanto dal N^irdi vicae di iopia affetUo


ii6 Ai'^tt- 1505'

la Republica , fi dì^ 6, Vecetnhre fu conceiTa piena fa^

colta d'obligare, a favore de' Pifanijlii Republica Sar

iiefe, ovvero le ftcìro particolarmente, ed. in tal cafo il

Publico tutto gli prometteva la relevazione .

Meditava , in quel tempo, MaJfimH'nvto Rè de' Romani

palTare, con potente eiercito, in Italia per prendere la

Corona deli' Imperio, conforme jda molli altri di. lui

anteceffori era itato praticato , e benché da Veneziani

gli venille ,il pa;ro.. negato per noia alterare, con nuo-

vi eferciti , la quiete d' Italia, fignificò nondimeno la

ò\ lui venuta per mezzo del Signor AgoBnio Semanjìo

fuo Oratore alla Ci età di Siena , ficcome ali' altre

Città Italiane , acciò fi preparaifero le piovifìoni convenienti

alla Miieira" iua, e il di ii. Febrajo 1505.^ dall'

Incarnazione , (^ ^ ) dal Collegio di Balìa iù ordinato

rifponderfi all' Oratore Cefareo , che fé verrà in Italia

il di lui Sovrano , non vi truovarà altra Città più

fedele , e più devota all' Imperio di Siena , e fé fi erano

Jflabiliti patti, e convenzioni con altr( Principi, e còl

di Francia particolarmente , fempre fi era confervato.

il gius del Sagro Romano Imperio i Ma occorQ

poi diverfì impedimenti in Alcmagna , e in Ungheria,

venne diiferira ad altro tempo la venuta di Cefare in

Italia. La Città ài Cairo in quel tempo, dehderando

efTer.fòvvenuta, e protetta per 1' occorenze pericolofc

, che gli fovraiavano , ricoife , per mezzo de' fuoi

Mandati, alla "P^epubiica àiì Siena, e il Collegio di Balìa ,

\


ab-

[ a ] Delib. di Balìa dell'- 11. ài f^b.raro 1505. dall' In-

a^ I4^i. dove appariffe la rifpoHa data ali' Oratore

carnazione .

CcfàrcD del tenoiC appunto, ,. che qui nella "

lloria li raccoiu:i .

il a qujlje del, 29, Gennajo a 141. li legge l'ordine dato, acc'ìò

Ila' catturato il Guarciiciiio de' Frati Conventuali di S. fran-

c'j:co di Montepulciano, p^grclie era caduto in fofpetio, che cgii

p.-rfiiadclie quel Popolo a ritornare fotto il Dorainio de' li^-

rentini.


Ann. 1505.' 217

abbracciando volentieri una tal nuova ai-nicizia , ordi

il 2. di Marzo, ( a ) che fi llabiliilero le condizioni,

ma che , in elle , fi doveffe apporre , che quei Cittadini

fodero tenuti prendere T armi in difefa de* Sanefi , qualunque

volta foffero venute genti armate da quelle parti .

Tant^olfo , che in Siena dilponeva ( ^ ) il tutto

a tenore delle di lui voglie , andava crelcendo vie più

ogni giorno di facoltà , e di prepotenza , onde , alpirando

all' acquifto di nuovi ftabili , ordinò forzatamente

a Miniflri dello Spedale di S. Maria della Scala,

che , alla fubafta, faceffero vendere i Beni , che a Stacchi*

lagi , e in Marfilir.na poffedevano , ed efTo ne fu il

compratore, e Camillo^ Fratello del medefimo Tandolfo^

comprò, con molti poderi, la pingue Tenuta di Pia*

Ila in Valdarbia .

Defiderava Papa Giulio forzare la Città di Perugia

, tiranneggiata da Gio: Taolo Baglioni , e quella di

Bologna da Qionjanni 'Reminogli , a ritornare all' obbedienza

della Sede Apoitolica , ed effendo convenuto col

di Francia, che gli fomminillrò 500. Lancie , e volendo

afìlcurarfi , che altri Potentati d' Italia non sii

fulTero contrar; , fece lega , conforme con altre Repabliche

, e Frinci.pi , colla Città di Siena , obligandola

a difendere, ( e ) con tutte le forze, lo (tato del]«_.

Chiefa , quando però nel medefimo tempo non avelfe

«Ila guerra con altri, e non fulTe afiretta a difender/^

dall' oifefe , che gli venilfero fatte, e il Pontefice s' obligò

[ ^/

] parimente difendere

E e

i Sanefi , e il loro ào^

minio

( ^ ) D-lib. di Balìa del 2. ò^i Marzo cfall' Incarnazione

a 154.

{ h ) Sigifniondo Tizio , Storia contemporanea inedita Tom. VI.

( f ) I Siinefi fommìnilb-Cvronp conlidcru!)ili :iju;i al Pontcficc,

conforme, infra gli. altri , lo feri ve il Ruonnccorfì a 122.

( ^ ) De'ib. di Balia del z.^. Mar/.Q j e ^. A^Jrik 130'.

a 2. e il.


tìS Ann. ijoj. rjo(^/

~m'nio, il governo, i Sudditi, iValTalli, e , in qualunque

modo, Confederati , fotte i quali termi-ni volle compr^n»

dere la Terra di Montepulciano, non avendo voluto

per non pruovocarfi i Fiorentini , fpecifìcamente nomi-

•Ba-rla., e promelHi a Ser Antonio Vitelli Cancelliere di

Balìa , e Sindico d,*' Sanefì , a Roini , a tale effetto

ipedFto, fomminidrarc in tempo di bifogno loo. Cavalli..

f maneggi di pice incroi )cti co' Fiorentini 1' anno

proiffimo fcorfo , e non psr anco eif^ttuati fi rinnuovarono,

e, a tale effetto, il di 3. Aprile 1505. fu fpedito

a Firenze, da fandoljo , M.- Antonio da Venafro con

pieno mandato , quanto tutto il Collegio , e con iitruzione

particolare, che fé l'ultimazione della pace non

fi poteva conleguire, fi confermaOTe , almeno, la tregua

, che da più anni vegliava ; M. Antonio giurito

colà, e introdotti maneggi per effettuazione d' una pace

'ferma, e durevole, ritruovò non poche difficoltà,

e la più importante di tutte era quella , che non fi

fejitivano i Fiorentini a cedere liberamente Montepulciano

, conforme i Sanefi richiedevano , ficche perduto il

tempo intorno la pace , ottenne la conferma di tregua

per tre anni, e con condizione , conforme fcrivono

gli Storici Fiorentini ^ {a) che i Saiieii non fidoveffero

im«

( ^ ) Il Nardi , e il Guicciardini afferifcono quanto qui

nella ftoria fi dcfcrive, e che la Tregua venilfe ftipulata nell*

Aprile 150^. L' Ammirati nel Lib. XX Vili, conferma il detto

de' fuddetti Scrittori , e dice in oltre , che i Fiorentini non fi

vollero, col Rè di Francia , conforme n' erano richiedi , imbarazzare,

p^r cacciare di Siena il Ferrucci, dal che facilmente farebbe

riufcito ricuperare Montepulciano, il Buonaccorfi ancora

nel Diario a 119. , ^ i^o- fcrive quanto 1' Ammirati riferifce.

Don Silvano Pvazzi nella vita di Pietro Soderini , ftampata

in Padova ulti inamente nel 1737. ^ ^^' » ^^ confronta in gran

parte con quello , cne qui di ibpra fi è detto , e foggiunge,

Cile i*-indolfo parcicip-i/a a Fiorentini tutto ciò > ^che accadeva


Ann. 1505» 21^

impieGiare nelle cofe di Pifa , né i Fiorentini moleliar

doveiTero Montepulciano, eziandio, che quei Terrieri

^li il voleiTero dare ..

L* interdetto contro de' Sanefi fulminato, un. altr*.

volta , cagionava non piccola moleftia ne^ Cittadini , e

molto più, perche , a caufa d' un folo , non gli pareva

giuitizia , che V univerfale doveiTe loffrirlo • Morivo^

dunque n' avea fomminiitrato Jutonio , Abate della fa*

mafa Abazia di S. Galgano., al quale Tandaifo era fcopertamente

nemico, perche avea il detto Antonio la medeilma

Abazia al Cardinal di Recanati confcgnata , e

Tarrdolfe volendo , che Francefco da Marni ne confeguii-

le il poflelTo , s' opponeva gagliardementc a Pontifìcj

decreti , e ne teneva lontano il Cardinale . Il Collegio

di Balìa, che, al Vetrucci y non ardiva d'opporfi, elef-

fe tre deputati , [ ^ ] prefTo de' quali rimaneffe V autorità

di Ipedire uno a polta al Pontefice per ottenerne

1' aflbluzione, e fu ordinato , con general praibizione ,,

che niuno di qualunque grado , o condizione > ardifTe

ricevere , o maleftare alcun benefizio , tanto fecolare ^

che regolare vacante , o da vacare per la celebrazione:

de* Divini Officj nel tempo della foknnità del SS*

Corpo di Crilto- , e prome&ro relevare qualunque Sacerdote

da ciaicuna moleitia , nella quale ,. per caufa

deir interdetto , folfe incorfo.

Si prorogarono nel medefimo tempo , per anni cinque

di più , da Fandaijo fetrucci , Agnolo Talmieri , e M.

Gio: Antonio Saracini , dalla Balla a tale effetto depurati,

le convenzioni con M. Bartalomeo Crijfoli Procuratore

del Conte NiccQla di Pitigliano nella maniera IteOa ,

E e 2 che

per ottenere da loro la tregna per tre anni y e clic vT s* adopcraiie

non poco il Gonfaloniere Soderini per fcpurarlo dagli

•;i!tri nemici de' Fiorentini, ma che nondimeno non s' alteneUc

-^i favorire i Pi funi col conlìglio , e denari

{ a) Delib. di B:tlÌH del ^. Giugno 1306. a 49.


i2o Ann, 150^.

che furono accordate nella raccomandigia , efprefìTa nel

contratto, celebrato 1' anno 1501. del mefe d' Ottobre.

Non può controvertcrfi certamente da alcuno , che fotto

r ottimo regolamento di Landolfo , ( ^ ) più che

in

{ et ") B2nchc dal Crefcimbeni nel Volumt* IV. Lib. i. a

(5^. della ftoria della volgar Poesìa venga confiderato Pandolfo

tra Poeti del XV. fecolo, e feriva eflcrgli itato alferito ritruovarii

una raccolta, nella quale eilftono le di lui Poesie, ma non

averle però vedute per tutte le diligenze praticate, e benché da

Pietro Ragnoni , che tradufTe, dall' idioma latino nel vero dialetto

Sanefe, 1' Opera di C. Plinio degli Uomini illuftri , e Campandole

in Siena nei 1505. a Pandolfo le dedicaife , non s' accorda

, nondimeno , nel noftro foggetto il polfedi mento di letteratura

di forta alcuna , poiché, fé del detto Ragnoni attentamente

la dedicatoria fi confiderà , fi ritruoverà , che in efla

vien defcritto per Uomo illuftre, e nelle cure più importanti feriamente

occupato, ma non di dottr'na alc