sede legale: via dei servi, 21 41121 modena unità ... - A. Venturi

isaventuri.it

sede legale: via dei servi, 21 41121 modena unità ... - A. Venturi

Studio Tecnico ing. Giuseppe Buccheri

ALLEGATI AL

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI

RISCHI A.S. 2011/2012

(redatto ai sensi degli artt.17 c.1 lett.a) e 28 del D.Lgs. 81/08)

studio tecnico ing. giuseppe buccheri - via pederzona, 63 - 41126 modena (mo)-IT -c.f. BCC GPP 53S25 B787N

p.i. 02220950360 tel. + 39 059 51 24 92 - fax +39 059 51 24 92 - e-mail buccheri@tsc4.com

VENTURI

IISTIITUTO SUPERIIORE D’ ’ARTE ““ADOLFO VENTURII””

SEDE LEGALE:

VIA DEI SERVI, 21 41121 MODENA

UNITÀ LAVORATIVA:

VIA DEI SERVI, 21 41121 MODENA

Revisione corrente N.4 Data certa: 21 Marzo 2012

Preparato da: Giuseppe Buccheri Approvato da: Eugenio Sponzilli

Questo documento è di proprietà dell’ISA ADOLFO VENTURI di MODENA.

Sono vietate distribuzioni e fotocopie non espressamente autorizzate


SOMMARIO

ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA PROCEDURE E CHECK LIST

N°PROG. PROCEDURE DI SICUREZZA

P_01 USO IN SICUREZZA DELLE SCALE PORTATILI

P_02 REGOLE PER L’USO CORRETTO DELL’ASCENSORE

‘P_03 PRINCIPALI REGOLE DI IGIENE E SICUREZZA ADOTTATE NELL’USO DEI PRODOTTI CHIMICI

P_04 MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE PER LA MOVIMENTAZIONE DEI CARICHI

P_05 ORGANIZZAZIONE DEL PRIMO SOCCORSO

P_06 COMPORTAMENTI DA TENERE IN CASO DI CONTATTO CON LIQUIDO EMATICO

P_07 COMPORTAMENTI DA TENERE PER LA LOTTA CONTRO LA DIFFUSIONE DELLA ZANZARA TIGRE

P_08 SORVEGLIANZA E CONTROLLO DELLA LEGIONELLOSI

P_09 MISURE DI SICUREZZA PER L’USO DEI LABORATORI DIDATTICI

LISTE DI CONTROLLO

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA USO SCALE PORTATILI P_01

USO IN SICUREZZA DELLE SCALE PORTATILI

Prima dell’uso viene controllata la stabilità della scala portatile;

le scale semplici portatili, quando necessario per assicurare la stabilità della scala, vengono

trattenute al piede da altra persona;

i lavori vengono eseguiti possibilmente con il volto rivolto verso la scala e comunque mai

spostati dall’asse verticale della scala stessa; è vietato sporgersi dai montanti per raggiungere

posizioni diverse (es. spostamenti laterali);

durante l’uso l’operatore è sempre rivolto verso i pioli, non si sporge e fa sempre presa in tre

punti (muove un solo arto alla volta)

durante l’utilizzo della scala i piedi vengono posizionati sul medesimo gradino;

non vengono compiuti movimenti della scala quando l’operatore è su di essa;

qualora sia necessario salire sulla scala con accessori per la pulizia si prendono precauzioni

affinché non cadano;

durante la salita e la discesa dalla scala le mani devono essere libere, eventuali attrezzi vengono

raccolti in borse;

ogni qualvolta il tipo di lavoro e le condizioni lo richiedano una persona assiste il lavoro da terra;

è vietato collocare la scala su casse, bidoni o altri basamenti precari e improvvisati;

la lunghezza della scala deve essere adatta al lavoro da eseguire,

le scale vengono utilizzate da una sola persona alla volta;

non si salta a terra dalla scala, anche da piccole altezze;

se è inevitabile usare una scala in corrispondenza di una porta o in zone di passaggio è

indispensabile farsi assistere da una persona a terra;

durante il trasporto a spalla, la scala viene tenuta inclinata, mai orizzontalmente;

la scala impiegata per raggiungere un ripiano, deve sporgere almeno 1 m oltre il ripiano stesso

per consentire un sicuro accesso;

durante la salita e la discesa dalla scala le mani vengono tenute sui montanti laterali e non sui

gradini.

è assolutamente vietato salire e scendere dalle scale con zoccoli o ciabatte, utilizzare

esclusivamente calzature senza tacco e chiuse.

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA USO DELL’ASCENSORE P_02

LE REGOLE PER L’USO CORRETTO DEGLI ASCENSORI SONO IN GENERALE:

non salire in più persone di quelle previste dalla targhetta di utilizzo;

quando le porte sono in movimento di chiusura, non si deve contrastare il loro movimento

inserendo le mani per impedirne la chiusura;

occorre avvisare se il piano ascensore non è a livello col piano esterno;

chiamare la manutenzione quando si avvertono rumori inconsueti;

in caso di emergenza non si devono utilizzare gli ascensori, se occupati, si devono abbandonare

al più presto;

se nell’edificio non vi sono persone è opportuno non prendere l’ascensore oppure prenderlo a

turno lasciando una persona al piano;

in caso di arresto dell’ascensore mantenere la calma ed utilizzare i pulsanti di allarme od il

citofono;

non premere continuamente il pulsante di chiamata ascensore; se è tutto in regola l’impianto

provvede da solo e nel caso di manovra a prenotazione si evita che l’ascensore raggiunga i piani

molte volte con conseguente accentuazione della usura;

controllare attentamente che le porte di piano siano debitamente chiuse;

non urtare con carichi le porte di piano e di cabina ed in special modo le serrature; le

deformazioni possono ingenerare malfunzionamenti e pericoli.

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA PRODOTTI CHIMICI P_03

PRINCIPALI REGOLE DI IGIENE E SICUREZZA ADOTTATE

NELL’USO DEI PRODOTTI CHIMICI

nel magazzino lo stoccaggio deve essere eseguito in maniera ordinata e stabile, utilizzando gli

appositi scaffali, riponendo in basso i contenitori più pesanti o instabili;

nello stoccaggio aver cura di separare i materiali incompatibili tra di loro e stioccare

separatamenti i pericolosi dai non pericolosi;

accertarsi che gli impianti siano stati sottoposti alla prevista manutenzione, in caso contrario

avvisare il Preposto;

ridurre al minimo del numero di lavoratori che sono o potrebbero essere esposti;

ridurre al minimo della durata e dell'intensità dell'esposizione;

ridurre al minimo della quantità di agenti presenti sul luogo di lavoro in funzione delle necessità

della lavorazione

adottare metodi di lavoro appropriati comprese le disposizioni che garantiscono la sicurezza

nella manipolazione, nell'immagazzinamento e nel trasporto sul luogo di lavoro di agenti chimici

pericolosi nonché dei rifiuti che contengono agenti chimici;

prima di utilizzare qualsiasi prodotto chimico acquisire le informazioni sulle sue caratteristiche

attraverso le schede di sicurezza, le frasi di rischio ed i consigli di prudenza, ed attenersi alle

indicazioni riportate per la manipolazione, lo stoccaggio e lo smaltimento;

etichettare correttamente tutti i recipienti in modo che sia possibile riconoscere il contenuto

anche a distanza di tempo;

non travasare sostanze chimiche in recipienti comunemente destinati ad uso alimentare (bottiglie

dell’acqua, ecc.);

verificare lo stato di conservazione degli imballaggi e dei recipienti per scoprire ed impedire

eventuali perdite;

lavorare attentamente: evitare qualsiasi contaminazione attraverso la pelle. proteggere le parti

esposte del corpo con indumenti individuali di protezione (grembiuli, guanti, occhiali,

mascherina, ecc…);

osservare con cura le norme di igiene personale: lavarsi le mani e togliersi gli indumenti di

lavoro sporchi prima di mangiare. curare e proteggere senza indugio le ferite, anche le piu’

insignificanti.

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ISAA

VENTURI

VIA DEI SERVVI

MODENA

COOMPORTTAMENTI

I GENERAALI

E’ buona norma assiccurarsi

che i contenitoori

dei prodo otti siano sempre

ben sigillati,

al fine di eevitare

spanndimenti,

e che si trovino

comunq que esclusivvamente

alll’interno

di armadi chiusi e fuoori

dalla portata

di nonn

addetti o in luoghi dii

transito acccessibili

a accidenttali

urti.

Nei casi inn

cui la moovimentazioone

dei prodootti

di pr rodotti chimmici

prevedda

grossi

volumi è nnecessario

seguire le indicazioni

ggenerali

di movimentaazione

manuale

dei

carichi e in particoolare

chiedere

l’assisttenza

di un

collega al fine di evitare

imbrattammenti

e ustiooni

o irritazzioni

a caussa

dell’apert tura del carrico.

Durante la

manipolaazione

dei pprodotti

chhimici

è ass solutamentee

vietato fuumare

o

utilizzare ffiamme

libeere

non preeviste

dalle llavorazioni.

.

E’ vietatoo

inoltre coonsumare

ccibi

e bevande

nelle vicinanze v ddi

prodotti chimici,

inoltre al fine di evittare

di ingeerire

prodootti

nocivi è vietato uttilizzare

conntenitori

non idoneei

e non opportunameente

etichetttati

per contenere

sosstanze

chimmiche,

in

particolare

recipientii

solitamentte

usati per contenere cibi o bevande.

Dopo i tuurni

di lavooro

gli adddetti

devono

eseguire un’accurata

pulizia e igiene

personalee.

Prima della

manipolaazione

di quualsiasi

prodotti

chimico

è indispensabile

in ogni caso leggere l la

scheda di sicurezza e l’etichettaatura

del prodotto

al fi ine di verificarne

la peericolosità

e adottare

idonei dispositivi

di pprotezione

individuale.

Durante la

manipolaazione

dei pprodotti

chiimici,

l’adde etto deve pprestare

particolare

at ttenzione

ad evitaree

spandimennti

e cadutee

a terra deii

contenitor ri.

E’ necessaario

mantenere

pulito e in ordine

il proprio o posto di laavoro

senzaa

introdurre

oggetti

estranei aall’attività.

Avvisare ssempre

le ppersone

nonn

a conosceenza

degli eventuali

risschi,

nel casso

in cui ci si s accinga

ad effettuuare

lavorazzioni

che comportino

l’ uso di prod dotti nocivi o tossici perr

inalazione e.

Durante l’ ’utilizzo deggli

impianti di aspirazioone

evitare di creare ccorrenti

d’aria

aprendo o porte o

finestre, aassicurandosi

che non vvi

sia un traffico

freque ente di perssone.

PPagina

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PPRODOTTI

CHIIMICI

P_03

E’ necessaario,

dove previsto inn

modo speecifico,

man nipolare, trravasare

e utilizzare i prodotti

tossici e nocivi

per inalazione

in presenza di

cappe asp piranti.


ISA VVENTURI

VVIA

DEI SERVI MODENA

MISUREE

DI PREVVENZIONE

E PROTEZZIONE

PER R LA MOVIMMENTAZIOONE

DEI CARICHI C

Decalogoo

per la ridduzione

deei

rischi

1. Eseeguire

le azzioni

nell’orddine

insegnaato.

2. Usaare

il più poossibile

entrrambi

gli arrti:

le azioni più facili poossono

esssere

fatte an nche con laa

mano

sinistra.

3. Evitare

di agggiungere

azioni

inutili,

ad esem mpio afferrando

e riaffferrando

pi iù volte unn

ogggetto

primaa

di posizionarlo.

See

non è chiaro c comme

svolgeree

il lavoro o, chiederee

infoormazioni

aal

Capo Reeparto.

Avvvisare

il Ca apo Repartto

quando risultasse necessarioo

utilizzare

o agggiungere

nuuove

azioni rispetto a quelle q stabillite

per svollgere

il lavoro.

4. Non

lanciare ooggetti

ed eevitare

communque

mo ovimenti bruuschi.

Evitare

azioni brusche

conn

usoo

di forza nnell’avvitare

o spingeree

leve. Se la forza ricchiesta

risullta

eccessiv va avvisa ill

Capo

Repartoo

o l’addettoo

al Serviziio

di Prevenzione

e PProtezione:

occorrerà introdurre

o

usaare

un nuovvo

attrezzo o rimuovere

l’inconven niente tecniico.

Segnaalare

la pres senza di unn

ecccessivo

usoo

di forza annche

se fossse

a carico delle sole ddita

della maano.

5. Controlla

chee

gli attrezzi

che usi non prov vochino commpressioni,

, arrossamenti,

bolle, ,

callosità

sulle mani e suulle

dita. RRichiedi

se necessarioo

al Capo RReparto

e al Servizioo

Preevenzione

PProtezione

ddi

rivedere l’attrezzo.

6. Non

prendere oggetti pessanti

usando

solo le dita

(in particcolare

l’ultimma

parte delle

dita). Lee

ditaa

non hannno

molta foorza

: solleevare

spess so con le sole dita ccarichi

anch he di pocoo

supperiore

a unn

kg può provocare

dissagio.

Se po ossibile, agggiungere

una

maniglia a di almenoo

2 cm

di diametro

per pesii

da sollevare

superiori i agli 8-10 kkg.

PPagina

1 di 20 09

MOVIMMENTAZIONI

DDI

CARICHI

P_04


ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA MOVIMENTAZIONI DI CARICHI P_04

7. Se l’impugnatura di un attrezzo e l’esecuzioni di più attrezzi costringono a mantenere a

lungo il polso /i molto piegato/i chiedi al Capo Reparto o all’addetto della sicurezza di

cambiare il tipo di impugnatura dell’attrezzo o di migliorare i punti operativi sul posto di

lavoro.

8. Non accelerare il tuo lavoro per finire prima del tempo accumulando minuti liberi prima di

andare in mensa o prima della fine del turno: questo comportamento risulta dannoso per gli

arti superiori soprattutto se si accumulano intere mezzore. Laddove possibile, è più salutare

far riposare le braccia almeno una volta all’ora e/o turnare su più posti di lavoro che

consentano di utilizzare in modo diverso gli arti superiori.

9. Lavorare spesso con le braccia sopra l’altezza spalle, soprattutto maneggiando pesi o

facendo gesti che richiedono uso di forza, è rischioso per i tendini delle spalle. Chiedi al

Capo Reparto o al Servizio Prevenzione Protezione di disporre attrezzi, oggetti in

lavorazione, leve o pulsanti tutti sotto l’altezza delle spalle e il più vicino al piano di lavoro.

Se è possibile, lavora appoggiando gli avambracci sul piano di lavoro.

10. Rivolgersi al servizio sanitario aziendale quando si avvertono i primi sintomi soprattutto se

legati all’attività lavorativa.

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA MOVIMENTAZIONI DI CARICHI P_04

Infine seguire le regole di base per una corretta movimentazione dei carichi :

evitare il carico prolungato della colonna vertebrale;

non sbilanciarsi;

non sollevare quando la colonna è in rotazione o in inclinazione laterale;

non sollevare di fronte o di lato alle ginocchia, ma tra le ginocchia;

evitare il sollevamento verticale a peso morto;

sfruttare lo slancio per iniziare il movimento e per ridurre lo sforzo di sollevamento verticale;

assicurare la presa

tenere il carico più vicino possibile al corpo;

mantenere la propria schiena diritta quanto più possibile, usando le ginocchia e la corretta

posizione dei piedi.

Evita pesi eccessivi, magari ripartendo il carico in più volte;

Utilizza per il trasporto tutti gli ausili meccanici che hai a disposizione.

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA ORGANIZZAZIONE DEL PRIMO SOCCORSO P_05

1.SCOPO

Definire le responsabilità e i compiti per la corretta organizzazione del Primo Soccorso e del

Pronto Soccorso all’interno dell’Istituto.

Garantire una corretta modalità di gestione della cassetta di pronto soccorso e dei punti di

medicazione.

2. CAMPO DI APPLICAZIONE

A tutto il personale che, all’interno della scuola, può svolgere a vario titolo un intervento di primo

e pronto soccorso, sia sul personale sia sugli allievi.

3. TERMINOLOGIA E ABBREVIAZIONI

- DDL.: Datore di Lavoro (Dirigente Scolastico);

- PS :Pronto Soccorso;

- RSPP :Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione;

- RLS: Rappresentante Lavoratori Sicurezza;

- PRIMO SOCCORSO: Semplici manovre orientate a mantenere in vita l’infortunato e a prevenire

complicazioni;

- CASSETTA DI PRONTO SOCCORSO: contenitore conforme per posizionamento, custodia,

accessibilità, etichettatura, contenuto, completezza e corretto stato d’uso dei presidi all’art.2

Decreto 388/03;

- PUNTI (PACCHETTO) DI MEDICAZIONE: contenitori con presidi di primo soccorso a

tipologia e quantità semplificata, rispetto a quelli della Cassetta di Pronto Soccorso di cui all’art. 2

Decreto 388/03;

- PIANO DI PRONTO SOCCORSO: Indica cosa fare in caso di interventi di pronto soccorso. E’

definito dal DDL in collaborazione con il RSPP e deve essere portato a conoscenza degli addetti al

PS e al RLS .Contiene le informazioni su chi, come e quando attivare il 118. Tale piano è parte

integrante del piano di emergenza.

4 .RESPONSABILITÀ

Vedi paragrafo seguente.

5. DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Compiti e responsabilità dei vari dei soggetti

Il DDL secondo quanto previsto dalle norme vigenti (D.Lgs. 81/2008 e dal Decreto 388/2003), ha

la responsabilità di:

- designare gli addetti all’emergenza per le misure di PS, in numero sufficiente;

- garantire la formazione specifica;

- assicurare la presenza di adeguate attrezzature;

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA ORGANIZZAZIONE DEL PRIMO SOCCORSO P_05

- prendere i provvedimenti necessari in materia di pronto soccorso tenendo conto anche di altre

eventuali persone presenti sul luogo di lavoro.

I lavoratori nominati non possono rifiutare la designazione se non per giustificato motivo.

Compiti dell’addetto al PS

Conoscere il piano di Pronto Soccorso previsto all’interno del piano di emergenza e i

regolamenti dell’istituto.

Attuare tempestivamente e correttamente, secondo la formazione avuta, le procedure di

intervento e soccorso.

Tenere un elenco delle attrezzature e del materiale di medicazione, controllandone efficienza e

scadenza.

Tenersi aggiornato sulla tipologia degli infortuni che accadono, confrontandosi con il

Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione della scuola.

Essere di esempio per il personale lavorando in sicurezza e segnalando le condizioni di pericolo.

Cassetta di Pronto Soccorso e punti di medicazione

Il DDL deve mettere a disposizione dei lavoratori e dei soggetti ad essi equiparati la Cassetta di

Pronto Soccorso, custodita in un luogo facilmente accessibile ed individuabile con segnaletica

appropriata, in cui siano costantemente assicurati la completezza ed il corretto stato d’uso dei

presidi in essa contenuti, per garantire un primo soccorso rapido ed efficace.

Al fine di raggiungere il medesimo obiettivo è opportuno che il DDL renda inoltre disponibili,

all’interno della scuola, contenitori dotati di presidi di pronto soccorso analoghi a quelli contenuti

nella Cassetta di PS, definibili Punti (Pacchetti) di Medicazione.

Ciò si rende necessario per la presenza costante di persone “non lavoratori”, ad es. gli allievi, e la

complessità logistico-organizzativa delle strutture scolastiche.

Per rendere più semplice l’individuazione delle aree in cui collocare la cassetta di Pronto Soccorso

ed i Punti di Medicazione il DS deve operare una disamina riguardo:

- n. di lavoratori presenti o ad essi equiparati (Decreto 388/2003);

- le aree (aule scolastiche, corridoi, palestre, laboratori) dell’edificio scolastico nelle quali si sono

verificati eventi infortunistici;

- n. di allievi presenti;

- dislocazione delle aule su più piani e/o in diversi edifici;

- aule con attività “a rischio”;

- particolari condizioni sanitarie di allievi o personale presenti all’interno dell’istituto.

I Pacchetti di Medicazione devono essere dotati come minimo di: sapone, guanti non sterili,

disinfettante clorato, garze, cerotti.

Solo a titolo esemplificativo si suggerisce:

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA ORGANIZZAZIONE DEL PRIMO SOCCORSO P_05

- il posizionamento della Cassetta di PS presso l’Ambulatorio (ove presente), o presso

l’aulainsegnanti o presso il magazzino delle pulizie

- il posizionamento dei punti di medicazione ad ogni piano della scuola, in Palestra, nelle adiacenze

dei laboratori.

Risulta inoltre utile dotare le classi, di un pacco di guanti non sterili da indossare durante il soccorso

nel caso di possibile contatto con fluidi biologici.

Caratteristica della cassetta di PS

Ogni cassetta di Pronto Soccorso deve essere:

- segnalata con cartello di salvataggio quadrato: croce bianca in campo verde;

- dotata di chiusura, ma non chiusa a chiave;

- posizionata a muro, in luogo protetto, possibilmente vicino ad un lavandino per potersi lavare le

mani prima e dopo l’intervento;

- contrassegnata con un numero o con etichetta specifica, in modo da agevolare le operazioni di

reintegro dei presidi;

- facilmente asportabile in caso di bisogno.

Il contenuto della cassetta di PS viene presentato in allegato con alcune integrazioni proposte dal

sistema di emergenza sanitario locale e dai servizi AUSL.

Gestione della cassetta di PS e dei punti di medicazione

a) utilizzo corrente

La cassetta di PS e i punti di medicazione sono utilizzabili, oltre che dall’addetto al PS, anche dal

resto del personale.

In tal caso è importante che in un momento successivo sia data informazione all’addetto

dell’utilizzo del contenuto della cassetta di PS o del punto di medicazione, al fine di ripristinare i

presidi usati.

b) controllo periodico

E’ fondamentale da parte dell’addetto PS, definito responsabile della tenuta di quella determinata

cassetta di PS o punto di medicazione, il controllo periodico per mantenerne il contenuto in quantità

e stato di conservazione adeguati.

Il controllo deve essere eseguito :

- una volta al mese;

- successivamente in occasione di un infortunio per il quale si possa pensare o si ha la certezza che

il contenuto della cassetta sia significativamente alterato.

Si suggerisce quindi di verificare:

- la presenza dei presidi per tipologia e quantitativo;

- la integrità;

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA ORGANIZZAZIONE DEL PRIMO SOCCORSO P_05

- le date di scadenza del presidio integro;

- le indicazioni specifiche di conservazione e di durata del presidio aperto.

Se al termine del controllo emerge la necessità di acquistare dei presidi, l’addetto al PS informerà

La Segrateria, che vi provvederà.

Il reintegro deve avvenire nel minore tempo possibile.

Il DDL valuta l’opportunità di tenere una scorta di presidi.

6.RIFERIMENTI

D.Lgs. 81/2008

Ministero della sanità- ISS- Ministero della Pubblica istruzione “Linee guida per gli interventi di

educazione alla salute e di prevenzione delle infezioni da HIV nelle scuole” 1992

Decreto 388 del 15 luglio 2003

7.ARCHIVIAZIONE

La presente procedura viene consegnata agli operatori in indirizzo.

E’ custodita in originale negli allegati al Documento di valutazione dei rischi

8.allegati

Allegato 1 “Elenco dei presidi sanitari contenuti nella cassetta di pronto soccorso”

Allegato 2 “Modulo di controllo presidi sanitari cassetta di pronto soccorso”

Allegato n°1

L’elenco dei presidi è quello previsto dall’allegato 1 del D.Lgs. 388/2003, "REGOLAMENTO

RECANTE DISPOSIZIONI SUL PRONTO SOCCORSO AZIENDALE”, integrato con alcuni

presidi (in corsivo nel testo) ritenuti utili dal Sistema di Emergenza Sanitaria Locale e dai Servizi

AUSL. Ogni cassetta di Pronto Soccorso, (opportunamente segnalata e dotata di chiusura) deve

essere posizionata a muro. Deve essere inoltre facilmente asportabile in caso di intervento; deve

contenere almeno:

· N. 1 confezione di sapone liquido (integrato)

· N. 5 paia di guanti sterili monouso

· N. 1 confezione di guanti monouso in vinile o in lattice (integrato)

· N. 1 flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 1 litro

· N. 3 flaconi di soluzione fisiologica (sodio cloruro – 0,9%) da 500 ml

· N. 1 confezione di acqua ossigenata F.U. 10 vol. da 100 g (integrato)

· N. 1 confezione di clorossidante elettrolitico al 10% pronto ferita (ad es. Amuchina o altri

prodotti analoghi) (integrato)

· N. 1 rotolo benda orlata alta 10 cm (integrato)

· N. 2 rotoli di cerotto alto 2,5 cm

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA ORGANIZZAZIONE DEL PRIMO SOCCORSO P_05

· N. 2 confezione di cerotti di varie misure.

· N. 1 confezione di cotone idrofilo da 100 g.

· N. 10 compresse di garze sterili 10x10 in buste singole.

· N. 2 compresse di garza sterile 18x40 in buste singole .

· N. 1 confezione di rete elastica di misura media.

· N. 2 confezioni di ghiaccio pronto uso.

· N. 3 lacci emostatici.

· N. 2 teli sterili monouso

· N. 1 coperta isotermica monouso (integrato)

· N. 1 termometro.

· N. 1 paio di forbici con punta arrotondata (integrato)

· N. 2 paia di pinzette da medicazione sterili monouso.

· N. 2 sacchetti monouso per la raccolta dei rifiuti sanitari.

· N. 1 Visiera Paraschizzi

· N. 1 Apparecchio per la misurazione della pressione arteriosa

· N. 1 Pocket Mask (integrato)

Libretto con nozioni di Pronto Soccorso

Elenco dei presidi contenuti

Istruzione “Prevenzione delle malattie a trasmissione ematica”

Istruzioni sull’uso dei presidi e dei dispositivi di protezione individuale contenuti

NOTA BENE

PUNTI (PACCCHETTI) DI MEDICAZIONE: contenitori con presidi di primo soccorso a

tipologia e quantità semplificata, rispetto a quelli della Cassetta di Pronto Soccorso di cui all’art. 2

Decreto 388/03.

I Punti di Medicazione devono essere dotati come minimo di: sapone, guanti non sterili,

disinfettante clorato (es. Amuchina o altri analoghi), garze, cerotti.

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA ORGANIZZAZIONE DEL PRIMO SOCCORSO P_05

Allegato n°2

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA

Pagina 1 di 209

PREVENZIONE DELLE MALATTIE A

TRASMISSIONE EMATICA

Prevenzione delle malattie a trasmissione ematica

Da affiggere all’interno della cassetta di Pronto Soccorso

P_06

1. SCOPO

Procedura Operativa utile ad evitare rischi di trasmissione di malattie ematiche durante le

operazioni di soccorso, disinfezione di ferite.

2. DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

Al fine di evitare la trasmissione di malattie che si trasmettono con liquidi organici infetti, in

particolare sangue (epatite B - epatite C - AIDS etc.), si danno le seguenti indicazioni:

E’ necessario indossare guanti monouso ogni volta si preveda di venire in contatto con liquidi

organici di altre persone (es. per medicazioni, igiene ambientale)

Gli strumenti didattici taglienti (forbici, punteruoli, cacciaviti ecc.) devono essere

preferibilmente personali e comunque, qualora si imbrattino di sangue, devono essere

opportunamente disinfettati.

Il disinfettante da utilizzare per le superfici e/o i materiali imbrattati di sangue o altri liquidi

organici è una soluzione di cloro attivo allo 0,5% che si ottiene diluendo 1 parte di candeggina

in 9 parti di acqua (es 1 bicchiere di candeggina in 9 di acqua)

Per la disinfezione delle superfici e delle attrezzature si procede come indicato di seguito:

indossare guanti monouso

allontanare il liquido organico dalla superficie con carta assorbente

detergere la superficie con soluzione detergente

disinfettare con una soluzione di cloro attivo allo 0,5% preparata come detto sopra e lasciare

agire la soluzione per un tempo minimo di 10 minuti

sciacquare con acqua

allontanare tutto il materiale utilizzato direttamente nel sacchetto apposito per la raccolta dei

rifiuti

sanitari

togliere i guanti, gettarli nel sacchetto porta-rifiuti, chiudere il sacchetto contenente i rifiuti e

smaltirlo

lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone

N.B.: è necessario controllare la composizione del prodotto a base di Ipoclorito di sodio a

disposizione, ed assicurarsi che abbia una concentrazione di cloro attivo al 5-6%.


ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA LOTTA ALLA ZANZARA TIGRE P_07

COMPORTAMENTI DA TENERE NELLA LOTTA CONTRO LA

DIFFUSIONE DELLA ZANZARA TIGRE

Si ricorda che la lotta alla zanzara tigre non può avere esiti positivi senza una attiva collaborazione della

popolazione. A tal fine l’ISA Venturi ha emanato le seguenti disposizioni, il cui rispetto è obbligatori per i

lavoratori e gli studenti di tutte le sedi dell’istituto.

Particolare attenzione dovrà essere prestata nel periodo da Aprile a Ottobre, compreso il periodo delle

vacanze estive.

1. Richiedere alla Provincia di Modena la pulozia periodica delle grondaie

2. I vasi con piante dovranno essere utilizzati senza sottovaso e ove ciò non sia possibile, evitare il

ristagno d’acqua al loro interno;

3. non lasciare secchi ed innaffiatoi con l’apertura rivolta verso l’alto;

4. eliminare qualsiasi ristagno di acqua;

5. evitare l’abbandono definitivo o temporaneo negli spazi aperti, compresi terrazzi e balconi, di

contenitori di qualsiasi natura e dimensione nei quali si può raccogliere acqua piovana, nonché

evitare il formarsi di qualsiasi raccolta d’acqua stagnante anche temporanea;

6. procedere, ove si tratti di contenitori non abbandonati allo svuotamento dell’eventuale acqua in essi

contenuta e alla loro sistemazione in modo da evitare accumuli idrici a seguito di pioggia;

diversamente, procedere alla loro chiusura mediante rete zanzariera o coperchio a tenuta o al loro

svuotamento giornaliero, con divieto d’immissione dell’acqua nei tombini;

7. richiedere alla Provincia di trattare l’acqua presente in tombini, griglie di scarico, pozzetti di

raccolta delle acque meteoriche, ricorrendo a prodotti di sicura efficacia larvicida.

8. tenere sgombri i cortili e le aree aperte da erbacce, da sterpi e da rifiuti di ogni genere, sistemando

tali aree in modo da evitare il ristagno delle acque meteoriche o di qualsiasi altra provenienza;

9. stoccare i cassonetti del pattume, dopo averli svuotati da eventuali raccolte d’acqua al loro interno,

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA SORVEGLIANZA E CONTROLLO DELLA LEGIONELLOSI P_08

1.SCOPO

Prevenire le infezioni da legionella.

Fornire le indicazioni tecnico organizzative per la gestione e manutenzione degli impianti a

rischio.

2. CAMPO DI APPLICAZIONE

Alla Provincia di Modena, gestore della manutenzione degli impianti

Al personale interno preposto alla gestione dell’impianto docce della palestra e dell’impianto di

acqua calda in generale.

Al personale interno utilizzatore di singoli apparecchi di condizionamento.

3. PREMESSA

La legionellosi si colloca tra le malattie infettive emergenti presenti nel nostro Paese a livello

endemico con tendenza ad un progressivo incremento del numero dei casi.

Le legionelle sono ampiamente diffuse in natura, dove si trovano principalmente associate alla

presenza di acqua. Da queste sorgenti l’agente può colonizzare gli ambienti idrici artificiali (reti

idriche, serbatoi, impianti di condizionamento, ecc.), creando un potenziale rischio per la salute

umana. Essa si moltiplica tra i 25 °C e i 42 °C ed un pH compreso tra 5,5 e 8,3.

La presenza di punti di ristagno dell’acqua (es. cipolla della doccia) costituiscono situazioni ideali

per la presenza della legionella. Si diffonde attraverso l’aerosilizzazione che si produce da azioni

quali l’erogazione dell’acqua da un rompi getto, realizzando le condizioni di esposizione che ne

determinano il passaggio nell’uomo (inalazione di aerosol). Non è possibile la trasmissione

interumana.

La presenza di un serbatoio naturale così ampio rende impossibile l’eliminazione della legionella

dagli impianti, pertanto l’obiettivo che ci si propone è contenere il rischio, sia con interventi

preventivi sia di controllo attraverso la corretta gestione e manutenzione degli impianti.

4 .RESPONSABILITÀ

La responsabilità per la corretta esecuzione degli interventi previsti è della Provincia di Modena,

mentre quale interfaccia interna viene individuato il DSGA.

Agli operatori interni ed agli studenti verrà data adeguata informazione relativamente ai contenuti

della presente procedura.

5. DESCRIZIONE DELLE ATTIVITÀ

5.1 Gestione dell'impianto idro-sanitario

Non avendo la certezza, da parte del gestore del servizio idrico, che la temperatura dell'acqua fredda

distribuita attraverso la rete acquedottistica non superi i 20°C. sarà necessario garantire l'attuazione

delle seguenti misure di controllo:

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a) ispezionare periodicamente l'interno di eventuali serbatoi d'acqua fredda. Nel caso ci siano

depositi o sporcizia, provvedere alla pulizia, e comunque disinfettarli almeno una volta l'anno con

50 ppm di cloro residuo libero per un'ora. La stessa operazione deve essere effettuata a fronte di

lavori che possono aver dato luogo a contaminazioni o a un possibile ingresso di acqua non

potabile;

e) svuotare, disincrostare e disinfettare i serbatoi di accumulo dell'acqua calda (compresi gli scalda

acqua elettrici) almeno due volte all'anno e ripristinarne il funzionamento dopo accurato lavaggio;

d) disinfettare il circuito dell'acqua calda con Cloro ad elevata concentrazione (eloro residuo libero

pari a 50 ppm per un'ora o 20 ppm per due ore) o con altri metodi di comprovata efficacia dopo

interventi sugli scambiatori di calore;

e) ispezionare semestralmente i serbatoi dell'acqua e le tubature visibili. Accertarsi che tutte le

coperture siano intatte e correttamente posizionate;

f) accertarsi che eventuali modifiche apportate all'impianto, oppure nuove installazioni, non creino

bracci morti o tubature con assenza di flusso dell'acqua o flusso intermittente. Ogni qualvolta si

proceda a operazioni di bonifica, occorre accertarsi che subiscano il trattamento di bonifica anche i

bracci morti costituiti dalle tubazioni di spurgo o prelievo, le valvole di sovrapressione e i rubinetti

di bypass presenti sugli impianti;

g) ove si riscontri la crescita di alghe, protozoi e altri batteri che possono costituire nutrimento per la

Legionella, utilizzare appropriati trattamenti biocidi;

h) provvedere, se necessario, ad un efficace programma di trattamento dell'acqua, capace di

prevenire la corrosione e la formazione di film biologico, che potrebbe contenere anche Legionella;

i) ove le caratteristiche dell'impianto lo permettano, l'acqua calda nelle condotte di mandata deve

avere una temperatura superiore ai 50-55°C. Per evitare il rischio di ustioni è necessario installare

rubinetti dotati di valvola termostatica;

m) mantenere le docce, i diffusori delle docce ed i rompigetto dei rubinetti puliti e privi di

incrostazioni, sostituendoli all'occorrenza.

5.2 Gestione degli apparecchi di condizionamento

La scuola non è dotata di impianto di condizionamento centralizzato, nel caso di singoli apparecchi

di condizionamento è importante eseguire controlli prima della messa in funzione estiva.

Va controllato lo stato di efficienza dei filtri ed eliminata l'eventuale presenza di condensa e/o di

gocce d'acqua sulle loro superfici che favorisce la crescita di batteri e la loro diffusione negli

ambienti condizionati. Oltre alla regolare pulizia si raccomanda il periodico ricambio dei filtri stessi

secondo le informazioni fornite dal costruttore. Nel caso, poi, di un intervento di pulizia, occorre

assicurarsi successivamente che le sostanze usate siano rimosse completamente dal sistema.

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA SORVEGLIANZA E CONTROLLO DELLA LEGIONELLOSI P_08

5.3 Documentazione

Allo scopo di fornire evidenza degli interventi eseguiti, quando possibile documentare le suddette

attività (report degli interventi).

6.ULTERIORI NOTE INFORMATIVE

Poiché l’infezione da legionella si manifesta con una sintomatologia seminfluenzale (rialzo termico,

mialgie, mal di testa, tosse) o nei casi più gravi con difficoltà respiratorie e possibile interessamento

di altri organi o apparati, in caso di sospetto contagio, avvisare immediatamente il proprio medico

curante.

7.ARCHIVIAZIONE

La presente procedura viene diffusa agli operatori di cui al punto N.2.

E’ custodita in originale negli allegati al Documento di valutazione dei rischi

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Istituto Statale d'Arte "A.Venturi"

La sicurezza nell'area scolastica ove vengono eseguite le differenti attività, e' affidata

anche al buon senso ed al senso di responsabilità di ciascuno di Voi.

Ogni laboratorio ha i suoi rischi specifici: essi verranno spiegati agli studenti dal

Docente o dall’Assistente Tecnico. In generale:

È consentito accedere al laboratorio solo con la presenza e l’autorizzazione del

docente o dell’assistente;

Connettere le attrezzature di lavoro, le macchine e gli impianti all’alimentazione

elettrica solo con l’autorizzazione esplicita del docente o assistente.

In caso di anomalie in laboratorio, informare immediatamente il docente o

l’assistente.

Indossare i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) qualora necessari per lo

specifico laboratorio o attività da eseguire (es. guanti, mascherina, otoprotettori,

occhiali, ecc.).

È vietato fumare, conservare ed assumere cibi e bevande, anche durante

l’intervallo.

In caso d’infortunio, richiedere immediatamente l’intervento del personale

addetto: mantenere la calma nell’attesa.

REGOLAMENTO DEL LABORATORIO DI ARCHITETTURA

Rev. Marzo 2012

1.SERVIZIO DEL LABORATORIO DI ARCHITETTURA

Utilizzo macchine utensili e macchine mobili manuali, macchine fisse da

banco.

Non e' consentito agli studenti l'uso di macchine utensili e macchine fisse da

banco: tornio, combinata filo spessore, combinata sega toupy, levigatrice a

nastro, carteggiatrice a nastro. Le macchine fisse da banco sono provviste di

dispositivi di aspirazione localizzata per ogni macchina e convogliati

all’elettroaspiratore.

L'uso di macchine portatili quali trapano, trapano montato su colonna,

levigatrice, seghetto alternativo e'consentito agli studenti solo sotto diretta

sorveglianza ed assistenza del docente e/o dell'assistente. Non eseguire

manovre diverse da quelle prescritte. L’uso di macchine mobili manuali e’

consentito solo dopo aver collegato lo strumento all’unita’ mobile di

aspirazione CTM 26 E FESTOOL.

Prima dell’inizio dei lavori verificare sempre che l’aspirazione sia attivata e

funzionante. Posiziona i dispositivi di aspirazione il più vicino possibile


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Utensili

(max.25 cm) al punto di lavorazione, evitando l’inalazione delle polveri di

legno

Per lavori semplici e' consentito l'uso di attrezzature di lavoro manuali o

elettriche, sempre con la supervisione del docente o dell’assistente per:

misurare, tagliare tramite sega a mano, attrezzi da taglio guidato (pialla a

mano), attrezzi da taglio libero, scalpello, bedano, sgorbia, rifinire per mezzo

di raspe, lime, carta vetrata, forare attraverso cacciaviti, trapani, levigatrice

sega a nastro piccola.

Nel caso di dubbio di anomalie elettriche (es. correnti di dispersione sulle

parti metalliche), avvisare sempre il docente o l’assistente.

• Tenere gli utensili a portata di mano, avendo cura che non cadano per terra o

sui piedi.

• Provare l'affilatura degli utensili su un pezzo di legno, non sulle dita.

• Mantenere il piano di lavoro ordinato ed il più possibile sgombro da oggetti

inutili.

• Durante l’impiego degli utensili seguire le istruzioni consigliate dal docente

o dall'assistente. Qualora essi siano impegnati, è necessario attendere

pazientemente il proprio turno.

• Le polveri prodotte con la sega o la carteggiatura sono dannose per la salute

se inalate: utilizzare sempre la mascherina.

• Indossare gli occhiali protettivi nel caso di rimozione della segatura

all'interno dei fori ciechi.

• Le schegge di legno conficcate nella pelle e' necessario che siano rimosse al

più presto possibile.

• Non rivolgere gli utensili verso di voi o altre persone.

• Quando siete stanchi evitate l'utilizzo di certi utensili .

Per le finiture delle superfici vengono utilizzati prodotti chimici, il cui

utilizzo richiede particolare attenzione. Non prelevare, né utilizzare alcun

prodotto in assenza dell’assistente. Verifica lo stato di conservazione dei

recipienti per scoprire eventuali perdite. Non travasare sostanze chimiche in

recipienti comunemente destinati ad uso alimentare (bottiglie dell’acqua,

ecc.) e comunque anonimi.

Seguire sempre attentamente le istruzioni del fabbricante (i prodotti utilizzati

hanno la relativa scheda di sicurezza). Fai attenzione alle frasi di rischio ed ai

consigli di prudenza riportati sulla confezione; in caso di dubbio chiedere

sempre al docente o all’assistente.

Lavorare attentamente: evitare qualsiasi contaminazione attraverso la pelle. e

le mucose. In caso di contatto con gli occhi utilizza il dispositivo lavaocchi.

Uso del materiale

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Ogni docente e' responsabile del materiale che acquista. Tale materiale e' dato

in gestione all’assistente tecnico.

Il materiale ad uso immediato (vernici, stucco mordente, cere, carta vetrata,

smalti acrilici, gesso acrilico, collanti, ecc.) e’ stoccato all’ambiente 017

adiacente all’aula.

Il materiale cartaceo (fogli f4, canson, acetati, ecc ) e' stoccato nel magazzino

(aula 213).

L'uso del materiale e' riservato alle classi dei corsi tradizionale e sperimentale

sezione di Architettura.

L'uso del materiale e' finalizzato esclusivamente a scopo didattico, questo

vale sia per gli studenti che per i docenti.

È fatto divieto di utilizzare la strumentazione per uso personale.

Il materiale per manutenzione e altro viene consegnato direttamente e solo

dall’assistente.

La gestione ,tutela e utilizzo delle macchine, così come il materiale e’ affidata

all’assistente tecnico; si sconsiglia pertanto l’uso delle macchine al personale

docente senza la presenza dell’assistente. È importante sottolineare che

l’utilizzo delle macchine presume una certa loro conoscenza, considerando la

pericolosità che da esse ne deriva.

2.IGIENE E SICUREZZA DEL LAVORO

L'accesso al laboratorio e' consentito alle classi guidate dai docenti delle

discipline interessate. Si fa riferimento a tutte le classi dell'indirizzo

tradizionale e al triennio dell'indirizzo sperimentale della sezione di

Architettura.

Inoltre l'accesso al laboratorio può essere consentito ai docenti di

Professionale e Progettazione previo accordo esclusivamente con l’assistente,

in funzione alle ore disponibili e con debito anticipo (almeno tre giorni

prima).

Si sottolinea l’importanza del rispetto dell’orario relativamente all’accesso del

laboratorio per evitare sovraffollamenti.

Non accedere al laboratorio con accendini, fiammiferi e telefoni cellulari

accesi.

Di regola l’Assistente esegue lavori solo per le classi della sezione di

Architettura, tuttavia egli può eseguire lavori per altre sezioni a seguito del

predetto accordo.

Gli studenti anche se per motivazioni personali ( di salute o altro) non

possono assentarsi dalle proprie ore di lezione e sostare invece nel laboratorio

o nell'aula 016 comunicante con quest'ultimo se non tramite autorizzazione

scritta del dirigente scolastico .

Nella sala macchine possono accedere al massimo dai cinque agli otto

studenti, in presenza del docente e dell’assistente .

All'interno del laboratorio è obbligatorio l'uso del camice e di abbigliamento

adeguato.

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È obbligatorio rispettare quanto previsto nei cartelli antinfortunistici dislocati

all’interno dell’area.

Non possono usufruire del servizio del laboratorio studenti esterni all'istituto .

2.1 DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

Gli studenti ,il docente e l’assistente che si apprestano alle

lavorazioni, con particolare riferimento alla carteggiatura, levigatura

(particelle di piccole dimensioni) devono indossare dispositivi di

protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 (fattore di protezione

operativo 4).

Uso di macchine utensili che producono particelle di grosse

dimensioni utilizzare FFP1 (fattore di protezione 10).

Poichè le polveri di legno esercitano anche un’azione irritante della

cute, delle mucose e della congiuntiva oculare, e’ bene utilizzare

dispositivi per la protezione degli occhi ed indumenti per la

protezione del corpo (camice).

Dispositivi acustici sono a disposizione.

I dispositivi sono conservati dall’assistente tecnico in luogo idoneo e

pulito

2.2 PULIZIA DEI LOCALI E DELLE ATTREZZATURE

Prima del termine della lezione gli studenti in collaborazione con il

docente e l’assistente hanno l’obbligo di riordinare e pulire il

laboratorio, ricollocando al loro posto gli utensili, le attrezzature ed i

prodotti utilizzati (pulizia giornaliera).

Gli stracci imbevuti di liquidi infiammabili devono essere fatti

asciugare prima di essere smaltiti.

La pulizia settimanale e’ eseguita dell’assistente (laboratorio,

macchine ed ambiente 017)

Aula 016, corridoio, bagno a cura del collaboratore scolastico. Le

pulizie sono organizzate dal dirigente amministrativo.

Le lavorazioni meccaniche con asportazione di materiale, effettuate

con macchine utensili o manuali, producono polveri di legno.

Collocare i rifiuti negli appositi contenitori.

Le polveri aereodisperse non sono generate solo dalle lavorazioni

meccaniche, ma anche da operazioni non produttive quali: spolvero

dei pezzi lavorati, spolvero indumenti, movimentazione materiale,

pulizia di locali e macchine.

La pulizia del locale viene effettuata mediante l’uso di unità mobile di

aspirazione CT 33 E FESTOOL.

La pulizia delle macchine viene eseguita mediante l’uso di unità

mobile CTM 26 E FESTOOL per polveri di categoria M

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L’aspiratore e’ dotato di dispositivo FlowDetect che controlla il flusso

volumetrico. Quando la velocita’ dell’aria scende sotto a 20 m/sec,

viene emesso un segnale acustico.

2.3 PULIZIA PERSONALE

E’vietato l’uso di aria compressa per la pulizia personale

Osserva con cura le norme di igiene personale: lavati le mani, cura e

proteggere senza indugio le ferite, anche le più insignificanti;

Gli insegnanti di laboratorio, l'assistente tecnico e gli studenti sono tenuti alla stretta

osservanza delle regole dettagliate in precedenza.

Per il rispetto delle norme da parte degli studenti, si delega il potere di vigilanza al

docente referente di laboratorio ed al tecnico di sezione, i quali avranno l’obbligo di

riferire al Dirigente Scolastico qualsiasi inosservanza delle stesse.

MODENA

IL DIRIGENTE SCOLASTICO IL DOCENTE DI LABORATORIO

Eugenio Sponzilli Alberto Bedini

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L’ ASSISTENTE TECNICO

Rossella Roncaglia


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REGOLAMENTO PER L'UTILIZZO DEL LABORATORIO DI

RIPRESA FOTOGRAFICA Rev. Marzo 2012

1.DISPOSIZIONI OPERATIVE

Prestare la massima attenzione nella fase di accensione e spegnimento delle

apparecchiature elettriche E' assolutamente vietato agli studenti la

manomissione delle prese elettriche. Non manipolare le apparecchiature dopo

l'accensione Nel caso di dubbio di anomalie elettriche (es. correnti di

dispersione sulle parti metalliche), avvisare sempre il docente o l’assistente.

La responsabilità del corretto uso delle apparecchiature fotografiche e delle

attrezzature site in aula di posa e in aula 104 sono sotto la responsabilità

dell'insegnante, dell'assistente tecnico e degli alunni che al momento le

utilizzano sia per la classe che in orario vi è collocata, sia per tutte le classi

che vi accedono contemporaneamente o nel corso della giornata.

. Ogni tipo di malfunzionamento deve essere segnalato dall'insegnante e/o

dall'assistente tecnico specificando data e tipo di guasto utilizzando la tabella

affissa all'armadio stesso.

Al termine dell’utilizzo le apparecchiature fotografiche vanno riposte

dall'insegnante e/o dall'assistente tecnico negli armadi blindati, assicurandosi,

del buon funzionamento delle stesse e della chiusura degli armadi.

Se per necessità didattiche vengono usate attrezzature e macchine fotografiche

al di fuori dell'ambiente scolastico, avvisare sempre tramite la lista posta

all'interno dell'armadio, specificando, con firma leggibile, la data d'uscita e

quella di rientro. Le fotocamere non possono essere prestate per uso

personale.

Assicurarsi che le macchine e le schede SD siano formattate.

Riporre le piastre dei cavalletti dentro l'armadio per evitare che vengano

perse.

Spegnere gli apparecchi fotografici, reflex e digitali, riporli in ordine con i

relativi cavi di connessione.

Dopo l'utilizzo delle attrezzature riporre le stesse, facendo particolare

attenzione alle seguenti regole:

- Cavalletti e lampade accostate al muro (per non ostacolare il passaggio degli

studenti tra un'ora e l'altra e per permettere ai collaboratori scolastici la pulizia

dei locali).

- Arrotolare i cavi elettrici.

- Azzerare le prese elettriche a muro.

- Arrotolare i fondali ed evitare gli sprechi di carta degli stessi.

Per quanto riguarda l'utilizzo delle apparecchiature informatiche portatili e

dei videoproiettori, vale il regolamento vigente del laboratorio di computer

grafica.

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- L’uso dei videoproiettori è destinato alle aule di ripresa e sviluppo e uno di

questi è mobile.

- L’uso dei computers portatili è a disposizione degli insegnanti di laboratorio

di fotografia che esercitano presso le aule assegnate per lo svolgimento di

lezioni frontali, approfondimenti con gli alunni e per agevolare lo

scaricamento delle foto svolte dai ragazzi.

- Non è possibile monopolizzare l’uso degli stessi per lo sviluppo personale

del lavoro, in classe o a casa, né dell’insegnante e tantomeno dell’alunno.

- Non tenere in memoria i files salvati (se non video in fase di realizzazione)

sul computer, per non rallentarne la funzione.

A conclusione della lezione, se non subentrano altre classi, l'insegnante e/o

l'assistente tecnico prima di lasciare il laboratorio, si assicura che le classi

lascino l'ambiente in ordine, per questioni di sicurezza, praticità e rispetto di

chi subentra.

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INDICAZIONI DI SICUREZZA E BUON FUNZIONAMENTO DELLE

LAMPADE IANIRO, ILLUMINATORE 210 MK1:

Questo illuminatore è stato progettato per uso professionale e deve essere utilizzato

solo da personale qualificato.

Prima di collegare l'illuminatore alla presa di alimentazione assicurarsi che la

messa a terra sia stata effettuata, che il voltaggio corrisponda a quello della

lampada impiegata.

La sostituzione della lampada deve essere effettuata a illuminatore spento o

staccato dalla presa di alimentazione.

Per montare e sostituire la lampada occorre rimuovere gli schermi di protezione

fissati a mezzo viti sulla parte frontale dell'apparecchio.

Prima di rimuovere la lampada occorre lasciare che si raffreddi.

Si raccomanda di impiegare le lampade consigliate e di rispettare il wattaggio

massimo indicato sull'illuminatore e sopra riportato.

L'illuminatore deve operare con la lampada sempre in posizione orizzontale.

Montata la lampada rimontare accuratamente gli schermi di protezione rimossi.

La lampada deve essere sostituita se è stata danneggiata o deformata dal calore.

Non accendere mai senza gli schermi di protezione dell'apparecchio.

Se visibilmente danneggiati gli schermi di protezione vanno sostituiti.

L'illuminatore non è idoneo ad essere montato su superfici infiammabili.

Mantenere da queste una distanza di metri 1,0.

Le inclinazioni massime di funzionamento sono di 45° verso il basso

(pavimento) e di 90° verso l'alto (soffitto).

L'illuminatore se montato sospeso dall'alto, deve essere assicurato al traliccio di

sostegno tramite catenella o funicella d'acciaio per prevenire la caduta. Servirsi

dell'apposito gancio supplementare di ancoraggio dell'apparecchio.

Quando l'illuminatore è montato su stativo assicurarsi che questo abbia portata

peso e stabilità tali da prevenire il ribaltamento.

Per prevenire surriscaldamenti dell'illuminatore è necessario non ridurre mai la

sua ventilazione. Montarlo a non meno di 60 cm dal pavimento o altre superfici,

e quando si usa il paraluce, non chiudere mai le sue alette oltre i 90°.

Se l'illuminatore è alimentato dall'alto con canalette o blindo sbarre, accertarsi

che la distanza dello stesso sia tale da non surriscaldare superando la massima

temperatura consentita dal costruttore.

Effettuare ispezioni specifiche e periodiche dei componenti più salienti (cavi,

portalampada, schermi di protezione) e sostituire quando è necessario

tempestivamente servendosi esclusivamente di ricambi originali e personale

qualificato.

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Uso del materiale

Ogni docente e' responsabile del materiale che acquista. Tale materiale e' dato

in gestione all’assistente tecnico.

Sostituire lampadine e fusibili quando questi risultino bruciati e fare

riferimento all'assistente tecnico o al docente in quel momento presente.

Assicurarsi che vi sia sempre un ricambio pronto di batterie per le macchine

fotografiche.

L'uso del materiale e' finalizzato esclusivamente a scopo didattico, questo

vale sia per gli studenti che per i docenti.

È fatto divieto di utilizzare la strumentazione per uso personale.

La gestione ,tutela e utilizzo delle attrezzature, così come il materiale e’

affidata all’assistente tecnico.

Il materiale di consumo deve essere utilizzato con giusta parsimonia, evitando

sprechi e provvedendo al maggior risparmio possibile.

2.IGIENE E SICUREZZA DEL LAVORO

Assicurarsi che gli illuminatori abbiano sempre le griglie di metallo o il vetro

di protezione davanti alla lampadina prima dell'accensione.

Non accedere al laboratorio con accendini, fiammiferi e telefoni cellulari

accesi.

Non è consentito utilizzare le apparecchiature con le mani bagnate o sporche.

È obbligatoria la scrupolosa osservanza degli avvisi posizionati nei locali di

laboratorio.

Non possono usufruire del servizio del laboratorio studenti esterni all'istituto .

2.1 PULIZIA DEI LOCALI E DELLE ATTREZZATURE

I collaboratori scolastici sono incaricati di aprire e chiudere a chiave i

laboratori al mattino (prima dell'inizio delle lezioni) e al termine delle

attività didattiche (dopo le pulizie ordinarie). Per la cura e l'igiene

personale dell'alunno, i collaboratori scolastici dovranno rimuovere i

residui di polvere e lo sporco (ove possibile) dagli arredi, mentre la

manutenzione, la custodia e la cura nel tempo degli stessi, è affidata

esclusivamente al tecnico di laboratorio.

Collocare i rifiuti negli appositi contenitori.

2.2 PULIZIA PERSONALE

Osserva con cura le norme di igiene personale: lavati le mani, cura e

proteggere senza indugio le ferite, anche le più insignificanti;

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA SICUREZZA DEI LABORATORI DIDATTICI P_09

Gli insegnanti di laboratorio, l'assistente tecnico e gli studenti sono tenuti alla stretta

osservanza delle regole dettagliate in precedenza.

Per il rispetto delle norme da parte degli studenti, si delega il potere di vigilanza al

docente referente di laboratorio ed al tecnico di sezione, i quali avranno l’obbligo di

riferire al Dirigente Scolastico qualsiasi inosservanza delle stesse.

MODENA

IL DIRIGENTE SCOLASTICO IL DOCENTE REF. LABORATORIO

Eugenio Sponzilli Eugenia Martini

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L’ ASSISTENTE TECNICO

Camilla Caliendo


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REGOLAMENTO DEI LABORATORI DI COMPUTER GRAFICA

1.DISPOSIZIONI OPERATIVE

Rev. Marzo 2012

Prestare la massima attenzione nella fase di accensione e spegnimento delle

apparecchiature elettriche E' assolutamente vietato agli studenti la

manomissione delle prese elettriche. Non manipolare le apparecchiature dopo

l'accensione Nel caso di dubbio di anomalie elettriche (es. correnti di

dispersione sulle parti metalliche), avvisare sempre il docente o l’assistente.

E' vietata la riproduzione e la stampa di elaborati non attinenti alle attività

didattiche delle materie di Dis. Professionale/Progettazione e Laboratori della

sezione di Grafica.

Non è consentito duplicare, copiare e/o installare software di qualsiasi tipo

senza l'autorizzazione dei docenti o dei tecnici di laboratorio.

E' vietato l'ascolto di brani musicali tramite i computer.

Le stampanti, le fotocopiatrici ed in particolare il plotter, devono essere

gestite esclusivamente dal tecnico di laboratorio di grafica e dai docenti delle

discipline d'indirizzo.

Gli elaborati devono indicare in maniera inequivocabile la classe di

appartenenza dell'autore (per es.” progetto.1 Valli 4D.jpeg”). È consentito il

loro salvataggio sull'hard-disk del computer nella cartella della classe di

appartenenza contenuta all'interno della cartella generale dei documenti che si

trova sulla scrivania. Si consiglia di eseguire una copia di riserva su CD,

chiavetta USB, o altro supporto removibile. I documenti sprovvisti di

elementi d'identificazione o archiviati al di fuori delle cartelle previste

verranno cestinati a cura del referente di laboratorio o dell'assistente di

laboratorio, che si occuperà, infine, della pulizia dei file in eccesso sul

desktop. In nessun caso è garantita l'integrità dei dati residenti sui computer.

Per nessun motivo i dispositivi hardware (mouse, lettori, schede fotografiche,

scanner, e ingranditori) possono essere rimossi, spostati o configurati in

maniera difforme da quella originariamente prevista.

Non è consentita la configurazione dell'ambiente di lavoro (sfondo scrivania,

segnali d'attenzione, suoni, colori, ecc.) che deve essere riconosciuta da tutti

gli utilizzatori.

L'integrità delle attrezzature è affidata agli alunni, agli insegnanti e agli

assistenti di laboratorio, che si assumono la responsabilità del loro corretto

impiego. Ogni anomalia o malfunzionamento deve essere immediatamente

segnalata al referente di laboratorio ed ai tecnici tramite compilazione

dell'apposita scheda affissa all'aula.

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA SICUREZZA DEI LABORATORI DIDATTICI P_09

• Durante le attività seguire le istruzioni consigliate dal docente o

dall'assistente. Qualora essi siano impegnati, è necessario attendere

pazientemente il proprio turno.

A conclusione della lezione, se non subentrano altre classi, l'insegnante e/o

l'assistente tecnico (quando previsto), deve provvedere a spegnere i computer

e le stampanti.

Uso del materiale

Ogni docente e' responsabile del materiale che acquista. Tale materiale e' dato

in gestione all’assistente tecnico.

I dispositivi di stampa devono essere mantenuti in efficienza, sostituendo le

cartucce d'inchiostro in caso di esaurimento e curando che non permangano

code di stampa nella memoria del computer, con la supervisione del referente

di laboratorio e l'applicazione del tecnico di sezione. Si richiede l'impiego di

supporti idonei ed espressamente previsti per la stampa delle attrezzature in

utilizzo (carta laser per stampanti laser, carta fotografica per getto

d'inchiostro).

L'uso del materiale e' finalizzato esclusivamente a scopo didattico, questo

vale sia per gli studenti che per i docenti.

È fatto divieto di utilizzare la strumentazione per uso personale.

La gestione ,tutela e utilizzo delle attrezzature, così come il materiale e’

affidata all’assistente tecnico.

Il materiale di consumo deve essere utilizzato con giusta parsimonia, evitando

sprechi e provvedendo al maggior risparmio possibile, concordando con il

proprio tecnico di sezione reali esigenze di acquisto di facile consumo, e di

approvvigionamento giornaliero durante i momenti di compresenza con

l’assistente di laboratorio della propria sezione.

2.IGIENE E SICUREZZA DEL LAVORO

Non possono accedere ai laboratori grafici gli studenti del primo anno se non

accompagnati. In nessun caso potranno accedere ai laboratori di computer

grafica studenti di altre sezioni o insegnanti di altre materie senza il consenso

del responsabile di sezione.

Non accedere al laboratorio con accendini, fiammiferi e telefoni cellulari

accesi.

Non è consentito utilizzare le apparecchiature infografiche con le mani

bagnate o sporche.

• Mantenere il piano di lavoro ordinato ed il più possibile sgombro da oggetti

inutili.

È obbligatoria la scrupolosa osservanza degli avvisi posizionati nei locali di

laboratorio.

Non possono usufruire del servizio del laboratorio studenti esterni all'istituto .

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA SICUREZZA DEI LABORATORI DIDATTICI P_09

2.1 PULIZIA DEI LOCALI E DELLE ATTREZZATURE

I collaboratori scolastici sono incaricati di aprire e chiudere a chiave i

laboratori al mattino (prima dell'inizio delle lezioni) e al termine delle

attività didattiche (dopo le pulizie ordinarie). Per la cura e l'igiene

personale dell'alunno, i collaboratori scolastici dovranno rimuovere i

residui di polvere e lo sporco (ove possibile) dalle attrezzature, dai

locali e loro arredi, mentre la manutenzione, la custodia e la cura nel

tempo degli stessi, è affidata esclusivamente al tecnico di laboratorio.

Prima del termine della lezione gli studenti in collaborazione con il

docente e l’assistente hanno l’obbligo di riordinare il laboratorio,

ricollocando al loro posto le attrezzature ed i prodotti utilizzati.

Collocare i rifiuti negli appositi contenitori.

2.2 PULIZIA PERSONALE

Osserva con cura le norme di igiene personale: lavati le mani, cura e

proteggere senza indugio le ferite, anche le più insignificanti;

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA SICUREZZA DEI LABORATORI DIDATTICI P_09

Gli insegnanti di laboratorio, l'assistente tecnico e gli studenti sono tenuti alla stretta

osservanza delle regole dettagliate in precedenza.

Per il rispetto delle norme da parte degli studenti, si delega il potere di vigilanza al

docente referente di laboratorio ed al tecnico di sezione, i quali avranno l’obbligo di

riferire al Dirigente Scolastico qualsiasi inosservanza delle stesse.

MODENA

IL DIRIGENTE SCOLASTICO IL DOCENTE RESPONS. DI SEZIONE

Eugenio Sponzilli Paola Macchi

I DOCENTI REFERENTI DI LABORATORIO

Franca Albonetti Nicoletta Braida Luigi Cappelli

L’ ASSISTENTE TECNICO L’ ASSISTENTE TECNICO

Archimede Meo Camilla Caliendo

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA SICUREZZA DEI LABORATORI DIDATTICI P_09

REGOLAMENTO DEL LABORATORIO DI SVILUPPO STAMPA E RIFINITURA ‐ CAMERA

OSCURA Rev. Marzo 2012

1.PRECAUZIONI OPERATIVE

Non fare entrare luce bianca in camera oscura durante le operazioni di stampa.

Bussare sempre alla porta prima di entrare ed uscire, allo scopo di garantire

che l’unica illuminazione ambientale sia costituita dalla luce rossa.

Nel caso di dubbio di anomalie elettriche (es. correnti di dispersione sulle

parti metalliche), avvisare sempre il docente o l’assistente.

• Mantenere il piano di lavoro ordinato ed il più possibile sgombro da oggetti

inutili.

• Durante le attività seguire le istruzioni consigliate dal docente o

dall'assistente. Qualora essi siano impegnati, è necessario attendere

pazientemente il proprio turno.

Per le attività vengono utilizzati prodotti chimici, il cui utilizzo richiede

particolare attenzione. Non prelevare, né utilizzare alcun prodotto in assenza

dell’assistente. Verifica lo stato di conservazione dei recipienti per scoprire

eventuali perdite. Non travasare sostanze chimiche in recipienti

comunemente destinati ad uso alimentare (bottiglie dell’acqua, ecc.) e

comunque anonimi.

Selezionare le sostanze dall'apposito armadio deputato alla raccolta degli acidi

e riporre le taniche ad ogni operazione richiudendo e a chiave dopo ogni

lezione.

Seguire sempre attentamente le istruzioni del fabbricante (i prodotti utilizzati

hanno la relativa scheda di sicurezza). Fai attenzione alle frasi di rischio ed ai

consigli di prudenza riportati sulla confezione; in caso di dubbio chiedere

sempre al docente o all’assistente.

Usare il giusto quantitativo di sviluppo e fissaggio per la preparazione.

Depositare gli acidi esausti nell'apposita tanica per lo smaltimento.

Areare i locali alla fine di ogni operazione.

Non buttare sviluppo e fissaggio nello scarico del lavandino.

Riporre gi acidi pronti e riutilizzabili nell'apposito contenitore a soffietto e

rimetterlo nell'armadio contenitore.

Togliere i filtri dal cassetto dell'ingranditore dopo l'uso (per non surriscaldare)

e spegnere sempre l'apparecchio a fine lezione.

Uso del materiale

Ogni docente e' responsabile del materiale che acquista. Tale materiale e' dato

in gestione all’assistente tecnico.

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA SICUREZZA DEI LABORATORI DIDATTICI P_09

L'uso del materiale e' finalizzato esclusivamente a scopo didattico, questo

vale sia per gli studenti che per i docenti.

È fatto divieto di utilizzare la strumentazione per uso personale.

2.IGIENE E SICUREZZA DEL LAVORO

Non accedere al laboratorio con accendini, fiammiferi e telefoni cellulari

accesi.

Non utilizzare l'ingranditore e il bromografo per la stampa fotografica a mani

bagnate.

Non ingerire le sostanze.

2.1 DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

Munirsi sempre di guanti monouso e mascherine ai carboni attivi: nel

caso di contatto di liquidi con la pelle o con gli occhi sciacquare con

abbondante quantità di acqua, rimuovere gli indumenti impregnati,

lavare con acqua e sapone le mani, contattare un medico se

l'irritazione persiste.

Indossare gli occhiali durante le fasi di travaso-

I dispositivi sono conservati dall’assistente tecnico in luogo idoneo e

pulito

2.2 PULIZIA DEI LOCALI E DELLE ATTREZZATURE

Prima del termine della lezione gli studenti in collaborazione con il

docente e l’assistente hanno l’obbligo di riordinare e pulire il

laboratorio, ricollocando al loro posto le attrezzature ed i prodotti

utilizzati.

Collocare i rifiuti negli appositi contenitori. Quando le taniche di acidi

esausti sono piene fare riferimento all'assistente tecnico.

2.3 PULIZIA PERSONALE

Osserva con cura le norme di igiene personale: lavati le mani dopo

ogni lezione, cura e proteggere senza indugio le ferite, anche le più

insignificanti.

Assicurarsi che nel laboratorio sia presente la carta per asciugarsi le

mani.

Gli insegnanti di laboratorio, l'assistente tecnico e gli studenti sono tenuti alla stretta

osservanza delle regole dettagliate in precedenza.

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ISA VENTURI VIA DEI SERVI MODENA SICUREZZA DEI LABORATORI DIDATTICI P_09

Per il rispetto delle norme da parte degli studenti, si delega il potere di vigilanza al

docente referente di laboratorio ed al tecnico di sezione, i quali avranno l’obbligo di

riferire al Dirigente Scolastico qualsiasi inosservanza delle stesse.

MODENA

IL DIRIGENTE SCOLASTICO IL DOCENTE DI LABORATORIO

Eugenio Sponzilli Maria Menziani

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L’ ASSISTENTE TECNICO

Camilla Caliendo


D.LGS 81/2008 e ss.mm.ii. - LISTE DI CONTROLLO PARSIFAL: Elenco dei Rischi

RISCHI PER LA SICUREZZA DEI LAVORATORI

1. RISCHI TERRITORIALI, DELLE AREE ESTERNE E DEGLI ACCESSI

2. AREE DI TRANSITO INTERNE, RISCHI DI CADUTA IN PIANO

3. STRUTTURE EDILIZIE, SPAZI DI LAVORO INTERNI E ARREDI, RISCHI DI CADUTA DALL’ALTO

4. PORTE, VIE E USCITE IN CASO DI EMERGENZA

5. SCALE FISSE E PORTATILI

6. PONTEGGI FISSI E MOVIBILI, SISTEMI DI ACCESSO E POSIZIONAMENTO A FUNE E ALTRE

ATTREZZATURE PER LAVORI IN QUOTA

7. MACCHINE

8. ATTREZZI MANUALI E PORTATILI E UTENSILI

9. MANIPOLAZIONE DIRETTA DI OGGETTI E MATERIALI

10. IMMAGAZZINAMENTO DI OGGETTI E MATERIALI

11. RISCHI ELETTRICI

12. ATTREZZATURE A PRESSIONE

13. RETI E APPARECCHI DI DISTRIBUZIONE GAS E LIQUIDI COMBUSTIBILI, IMPIANTI TERMICI

14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO

15. MEZZI DI TRASPORTO

16. RISCHI DI INCENDIO ED ESPLOSIONE

17. RISCHI PER LA PRESENZA DI ESPLOSIVI

18. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SICUREZZA

RISCHI PER LA SALUTE DEI LAVORATORI

19. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SALUTE

20. AGENTI CANCEROGENI O MUTAGENI

21. AGENTI BIOLOGICI PERICOLOSI

22. AREAZIONE E VENTILAZIONE DEI LOCALI DI LAVORO E INQUINAMENTO INDOOR

23. CLIMATIZZAZIONE E MICROCLIMA DEI LUOGHI DI LAVORO

24. ILLUMINAZIONE DEGLI SPAZI E POSTAZIONI DI LAVORO

25. RUMORE

26. VIBRAZIONI

27. RADIAZIONI IONIZZANTI

28. RADIAZIONI NON IONIZZANTI

29. ALTRI AGENTI FISICI

30. CARICO DI LAVORO FISICO, MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI E MOVIMENTI RIPETITIVI

31. LAVORO AI VIDEOTERMINALI

32. IGIENE DEGLI AMBIENTI, SERVIZI IGIENICI, LOCALI DI REFEZIONE E RIPOSO

FATTORI ERGONOMICI, ORGANIZZATIVI E GESTIONALI

33. ERGONOMIA DELL’ORGANIZZAZIONE, DEI SISTEMI DI LAVORO, DEGLI AMBIENTI E DELLE

POSTAZIONI DI LAVORO,

34. FATTORI DI STRESS LAVORO-CORRELATO

35. ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO, COMPITI, FUNZIONI E RESPONSABILITÀ, LAVORO

NOTTURNO,LAVORATRICI GESTANTI, LAVORATORI MINORI

36. PIANIFICAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO DELLA SICUREZZA

37. INFORMAZIONE DEI LAVORATORI, PREPOSTI E DIRIGENTI

38. FORMAZIONE E ADDESTRAMENTO DEI LAVORATORI, PREPOSTI E DIRIGENTI

39. PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI, PREPOSTI E DIRIGENTI

40. ISTRUZIONI, PRASSI E PROCEDURE DI LAVORO IN SICUREZZA

41. SEGNALETICA DI SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO

42. USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

43. ATTUAZIONE DELLA SORVEGLIANZA SANITARIA

44. GESTIONE EMERGENZE E PRONTO SOCCORSO

45. CONTROLLI, VERIFICHE E MANUTENZIONI



PUNTO DI VERIFICA

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FONTI

1. RISCHI TERRITORIALI, DELLE AREE ESTERNE E DEGLI ACCESSI

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

presenti nelle aree esterne all’azienda, negli accessi all’area

aziendale e alle aree aziendali in esterno

02. Nell’area circostante l’azienda vi sono attività soggette alla

normativa sui rischi di incidente rilevante (Direttive

“Seveso”) 1

02.01. Si è a conoscenza dei requisiti normativi minimi di sicurezza

in materia di pianificazione urbanistica e territoriale, che

devono essere soddisfatti nelle zone in cui vi sono attività

soggette alla normativa

02.02. L’azienda è stata coinvolta nella consultazione della

popolazione svolta nel corso della predisposizione e/o

aggiornamento del Piano di Emergenza Esterno da parte della

prefettura

02.03. L’azienda è in possesso della scheda di informazione alla

popolazione predisposta dalle aziende soggette alla

normativa e distribuita dall’amministrazione del comune ove

è localizzata l’attività a rischio di incidente rilevante,

nonché delle altre informazioni pertinenti fornite dalle

autorità competenti

03. Nell’area circostante l’azienda si trovano infrastrutture di

trasporto (ferrovie, strade, autostrade o altre vie di grande

traffico) o aziende o altre attività antropiche che possono

produrre rischi esterni in caso di incidente

03.01. Sono stati individuati, per quanto possibile, gli eventuali

rischi connessi con gli incidenti legati alle attività antropiche

del territorio, che possono avere conseguenze all’interno

della sede aziendale

04. Sono stati individuati gli eventuali rischi territoriali naturali

(alluvione, terremoto, etc.) che potrebbero interessare

l’area in cui si trova l’azienda o unità operativa

05. L’azienda condivide l’edificio o le aree esterne

immediatamente circostanti con altre attività facenti capo ad

altri datori di lavoro

05.01. Ai fini della valutazione dei rischi e della gestione delle

emergenze ci si è coordinati con i responsabili delle attività

con cui si condividono spazi o aree

06. La regolamentazione della circolazione veicolare

immediatamente all’esterno dell’azienda garantisce un accesso

sicuro per i lavoratori e i mezzi dell’azienda

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

Titolo II

D.Lgs. 334/99 Art. 15 c.4

Dir. 96/82/CE; 2003/105/CE

D.Lgs. 334/99 art.14

D.M. 09/5/01

D.Lgs. 81/2008 art. 43 c.1;

D.Lgs. 334/99 art.20; D.P.C.M.

25/2/05; D.M. Min. Amb.

24/7/2009

D.Lgs. 334/99 artt. 6 c.5, 22

c.4; All. V

D.P.C.M. 16/2/07

Circ. Min. Int. 6/7/07

D.Lgs. 81/2008 art. 43 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 43 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 43 c.1

D.M. 10/3/98 All. VIII p.to 8.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.4.1, 1.4.3, 1.4.4, 1.4.14,

1.8.3; All. VI p.to 2.2

1 Un elenco delle aziende soggette alla normativa in questione e della relativa attività svolta, è contenuto nell’

“Inventario Nazionale degli stabilimenti a Rischio di incidente rilevante” del Ministero dell’Ambiente, disponibile anche

in rete (www.minambiente.it/menu/menu_attivita/Inventario_Nazionale_degli_Stabilimenti_.html)


1. RISCHI TERRITORIALI, DELLE AREE ESTERNE E DEGLI ACCESSI

07. Le zone esterne di transito, manovra e sosta veicolare di

pertinenza dell’azienda sono idoneamente progettate,

segnalate, e tenute sgombre da ostacoli e altri pericoli

08. Nelle aree aziendali esterne eventuali aperture nel suolo,

passaggi e piani sopraelevati sono protetti

09. Sono assicurati accessi all’area aziendale e passaggi pedonali

separati da quelli destinati ai mezzi di trasporto

10. Gli accessi stradali all’area di pertinenza aziendale

consentono l’agevole passaggio dei veicoli di soccorso

11. Esistono postazioni di lavoro all’aperto

11.01. I posti di lavoro all’aperto sono difesi contro le cadute e gli

investimenti

11.02. I posti di lavoro all’aperto sono protetti, se necessario, dalla

caduta di oggetti dall’alto

11.03. I posti di lavoro all’aperto sono protetti contro gli agenti

atmosferici

11.04. I posti di lavoro all’aperto non sono esposti a livelli sonori

pericolosi

11.05. I posti di lavoro all’aperto non sono esposti ad agenti chimici

pericolosi

11.06. I posti di lavoro all’aperto possono essere abbandonati

facilmente, in caso di pericolo

11.07. Il fondo delle aree aziendali esterne è regolare e uniforme.

Le aree di transito non presentano fonti d’inciampo,

scivolamento, buche o avvallamenti pericolosi

11.08. Nelle aree esterne non vi sono depositi di materiali di scarto,

obsoleti etc.

11.09. I luoghi di lavoro all’aperto e le aree di transito esterne sono

adeguatamente illuminati

11.10. Sono adottate idonee misure per i pericoli dovuti a guasti o

lavori di riparazione e manutenzione delle aree di transito

esterne

Pagina 3 di 209

D.Lgs. 81/2008 art. 64; All. IV

p.ti 1.4.1, 1.4.2, 1.4.11, 1.8.3;

All. VI p.to 2.2; Titolo V All.

XXIV, XXV, XXVIII

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.5.14.1, 1.5.14.2, 1.5.14.3,

1.7.2.1, 1.7.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.4.1,

1.4.3, 1.4.4, 1.4.5, 1.4.14,

1.8.3; Titolo V All. XXIV, XXV,

XXVIII

D.Lgs. 81/2008 art. 43 c.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to1.8;

Titolo V All. XXIV, XXV, XXVIII

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.8.7.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.8.7.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.8.7.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.8.7.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.8.7.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.4,

1.8.7.4, 1.8.8

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.4.9, 1.4.10, 1.8.7.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.8.6; UNI EN 12464-2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.4.16.1, 1.4.16.2, 1.4.17; Titolo

V All. XXV e XXVIII



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 4 di 209

FONTI

2. AREE DI TRANSITO INTERNE, RISCHI DI CADUTA IN PIANO

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati alle aree di transito interne, con particolare

riferimento ai rischi di caduta in piano (per scivolamento o

inciampo)

02. Il pavimento delle aree di transito interne dell’azienda è

realizzato con materiali idonei alla natura delle lavorazioni e

delle attività svolte

02.01. Il pavimento dei corridoi e degli altri passaggi è regolare e

uniforme.

Le aree di transito non presentano fonti d’inciampo, buche o

avvallamenti pericolosi

02.02. Il pavimento dei corridoi e dei passaggi viene mantenuto

pulito in particolare da sostanze sdrucciolevoli

02.03. I dislivelli del pavimento dei corridoi e passaggi vengono

superati con rampe di pendenza inferiore al 8%

03. Le zone di transito interne sono chiaramente delimitate ed

evidenziate

03.01. Le zone di transito interne sono mantenute libere da ostacoli

pericolosi e da sversamenti di liquidi che li rendono scivolosi

03.02. Nelle zone interne di transito veicolare è garantita

sufficiente visibilità anche quando il conducente non può,

direttamente o tramite altra persona sistemata sul veicolo,

controllarne il percorso

03.03. Le zone interne di transito veicolare prevedono un passaggio

per i pedoni sicuro, visibile, segnalato e sgombro da ostacoli

permanenti

03.04. Le zone di transito interne sono di dimensioni idonee, in

considerazione dei pericoli presenti, delle attività svolte e

del numero potenziale di utenti

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

Titolo II

Dir. 89/654/CEE, 2007/30/CE

D.Lgs. 81/2008 art. 64; All. IV

p.ti 1.3.2, 1.4 1, 1.4.9; UNI

7999, 8273, 10966, 11322; UNI

CEN/TS 14472; UNI EN 548,

649, 651, 652, 654, 655, 686,

687, 688, 1338, 1816, 1817,

12058, 12103, 12104, 12199,

13413, 13329, 13533, 13845,

14041, 14085, 14565

D.Lgs. 81/2008 art. 64; All. IV

p.ti 1.3.2, 1.4.9

D.Lgs. 81/2008 art. 64; All. IV

p.ti 1.3.2, 1.4.9, 1.4.10

D.Lgs. 81/2008 art. 63, c.2 e

3; All. IV p.ti 1.4.1, 1.4.9

L.13/89

D.M. 236/89 art. 8 p.to 8.1.11

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.ti 1.4.1, 1.4.5, 1.4.8;

All. VI p.to 2.2; Titolo V All.

XXIV, XXV, XXVIII

D.Lgs. 81/2008 art. 64; All. IV

p.ti 1.4.9, 1.4.10, 1.4.11;

Titolo V All. XXIV, XXVIII

UNI 7545-17/19/25/26

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.4.18; All. VI p.to 2.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.4.1, 1.4.3, 1.4.5, 1.4.14; All.

VI p.to 2.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.4.2


2. AREE DI TRANSITO INTERNE, RISCHI DI CADUTA IN PIANO

03.05. Nelle zone di transito interne pericolose sono presenti

adeguati dispositivi per impedire che i lavoratori e le altre

persone non autorizzate possano accedervi

03.06. Laddove i carichi sospesi in corrispondenza delle zone di

transito interne siano inevitabili, le aree interessate sono

adeguatamente delimitate e segnalate

03.07. Sono adottate idonee misure per controllare i pericoli dovuti

a guasti o lavori di riparazione e manutenzione delle aree di

transito

04. Il livello di illuminamento è adeguato in ogni zona di transito

interna

Pagina 5 di 209

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.4.6, 1.4.7, 1.4.8; Titolo V

All. XXIV, XXV, XXVIII, XXIX, XXX

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.4.6, 1.4.7, 1.4.8; All. VI p.ti

3.1.5, 3.2.6; Titolo V All. XXIV,

XXV, XXVIII, XXIX, XXX

UNI 7545-8/18

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.4.16.1, 1.4.16.2, 1.4.17; Titolo

V All. XXV e XXVIII, XXIX

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.10

UNI EN 12464-1

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione nei

luoghi di lavoro” del CTSLL 2

delle Regioni e Provin- ce

Autonome

2 Coordinamento Tecnico per la Sicurezza nei luoghi di Lavoro. Le linee guida “Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi

di lavoro” elaborate in collaborazione con l’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca), in particolare al punto 4

della parte I, fanno riferimento alla norma UNI EN 12464-1:2004. Questa riporta al punto 5 un elenco, a cui si rimanda, di

zone e compiti con i relativi valori consigliati dei principali parametri illuminotecnici: Illuminamento medio mantenuto

(Em) richiesto, limiti dell’indice unico di abbagliamento (UGR L) e Indice minimo di resa del colore (R a.) . Qui si è riportato

il solo valore di E m.



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 6 di 209

FONTI

3. STRUTTURE EDILIZIE, SPAZI DI LAVORO INTERNI E ARREDI,

RISCHI DI CADUTA DALL’ALTO

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati alle strutture, agli spazi di lavoro, ai loro arredi, con

particolare riferimento ai rischi di caduta dall’alto

02. I luoghi di lavoro 3 sono conformi ai requisiti di salute e

sicurezza previsti dalla normativa

03. Il pavimento di tutti i locali di lavoro è realizzato con

materiali idonei alla natura delle lavorazioni e attività svolte

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

Titolo II ; Dir. 89/654/CEE,

2007/30/CE

D.Lgs. 81/2008 artt. 63 c.1, 64

c.1; All. IV

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.3.2,

1.4.9

UNI 7999, 8273, 10966, 11322

UNI CEN/TS 14472

UNI EN 548, 649, 651, 652,

654, 655, 686, 687, 688, 1338,

1816, 1817, 12058, 12103,

12104, 12199, 13413, 13329,

13533, 13845, 14041, 14085,

14565

03.01. Il pavimento dei locali di lavoro è regolare e uniforme D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.3.2, 1.4.9

03.02. Il pavimento dei locali di lavoro è pulito e tenuto libero da

sostanze sdrucciolevoli

04. Gli spazi di lavoro sono sufficienti per caratteristiche e

dimensioni a garantire i normali movimenti dei lavoratori e

delle attrezzature, e ad assicurare uno spazio adeguato per

effettuare le operazioni di lavoro in condizioni ergonomiche e

sicure, anche in relazione alle esigenze di deposito

04.01. A ogni lavoratore sono messi a disposizione spazi di lavoro

adeguati per altezza, superficie e cubatura

04.02. E’ assicurata una distanza minima relativa di sicurezza tra

parti delle strutture edilizie , dei macchinari e degli arredi

D.Lgs. 81/2008

3 Le disposizioni del Titolo II del D.Lgs. 81/2008 si applicano ai luoghi di lavoro intesi come (art. 62 c.1):

All. IV p.ti 1.3.2, 1.3.3, 1.3.4,

1.4.9

D.Lgs. 81/2008 art.15 c.1

lettera d; artt. 63, 64; All. IV

p.to 1.2.6

Regolamenti di igiene o edilizi

comunali

D.Lgs. 81/2008 art.15 c.1

lettera d; art. 64; All. IV p.to

1.2

Regolamenti di igiene o edilizi

comunali

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.2.6, 1.4.1; All. VI p.to 1.1

i luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo

di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro.

Le disposizioni del Titolo II non si applicano (art. 62 c.2):

ai mezzi di trasporto (oggetto di altra regolamentazione)

ai cantieri temporanei o mobili (a cui si applicano le disposizioni del Titolo IV del D.Lgs. 81/2008, non prese in

considerazione nel loro complesso nel presente Dossier Ambiente)

alle industrie estrattive (oggetto di altra regolamentazione)

ai pescherecci (oggetto di altra regolamentazione)

ai campi, ai boschi e agli altri terreni facenti parte di un’azienda agricola o forestale.



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 7 di 209

FONTI

3. STRUTTURE EDILIZIE, SPAZI DI LAVORO INTERNI E ARREDI,

RISCHI DI CADUTA DALL’ALTO

04.03. La superficie degli spazi di lavoro è libera da ostacoli sia a

terra sia in altezza

05. Gli spazi di lavoro sono mantenuti in ordine e dotati delle

attrezzature di lavoro necessarie

05.01. Sono disponibili gli spazi e i mezzi per il posizionamento

ottimale di materiali e attrezzature

06. I diversi posti di lavoro non sono soggetti a interferenze per

cadute o spandimenti di materiali

07. L'accesso per i normali lavori di manutenzione e riparazione

ai posti elevati di edifici, parti di impianti, apparecchi,

macchine, pali e simili è sicuro

08. I posti di lavoro, i soppalchi, le piattaforme, le rampe, le

passerelle e i passaggi sopraelevati sono protetti dal rischio di

caduta

09. Le condizioni di illuminazione generale e delle singole

postazioni di lavoro, sia naturale che artificiale, sono idonee

alle lavorazioni e attività svolte

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.ti 1.4.9, 1.4.10,

1.4.11; Titolo V All. XXIV, XXV,

XXVIII, XXIX

D.Lgs. 81/2008 art. 64 c.1

lettere c, d

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.ti 1.2.6

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.ti 1.8.1, 1.8.2

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.to 1.1.5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.7.3

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.to 1.10

UNI EN 12464-1 4

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione nei

luoghi di lavoro” del CTSLL 5 delle

Regioni e Provin- ce Autonome

09.01. Le pareti e i soffitti sono tinteggiati con colori chiari D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.3.5

10. Le aperture nel suolo o nel pavimento dei luoghi di lavoro

sono protette dai rischi di caduta

11. Le pareti trasparenti o traslucide, in particolare quelle

completamente vetrate, sono sicure e segnalate

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.5.14.1; Titolo V All. XXIV, XXV,

XXVIII, XXIX

UNI 7545-17/26

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.to 1.3.6

4 Si vedano le linee guida “Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro” del Coordinamento Tecnico per la

Sicurezza nei luoghi di Lavoro delle Regioni e Province Autonome in collaborazione con l’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-

Scientifico e Ricerca), in particolare il punto 4 della parte I, che fa riferimento alla norma UNI EN 12464-1.

5 Coordinamento Tecnico per la Sicurezza nei luoghi di Lavoro. Le linee guida “Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi

di lavoro” elaborate in collaborazione con l’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca), in particolare al punto 4

della parte I, fanno riferimento alla norma UNI EN 12464-1:2004. Questa riporta al punto 5 un elenco, a cui si rimanda, di

zone e compiti con i relativi valori consigliati dei principali parametri illuminotecnici: Illuminamento medio mantenuto

(Em) richiesto, limiti dell’indice unico di abbagliamento (UGR L) e Indice minimo di resa del colore (R a.) . Qui si è riportato

il solo valore di E m.



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 8 di 209

FONTI

3. STRUTTURE EDILIZIE, SPAZI DI LAVORO INTERNI E ARREDI,

RISCHI DI CADUTA DALL’ALTO

12. Non si accede ai tetti costituiti da materiali non

sufficientemente resistenti

13. Le aperture nelle pareti che presentano pericoli di caduta da

quota superiore a 1 m sono protette dai rischi di caduta

14. Sono stati applicati criteri di ergonomia nella progettazione

del lay-out dei diversi posti di lavoro

15. Gli spazi di lavoro non presentano gli effetti di infiltrazioni

d’acqua o tracce di umidità, e sono ovunque adeguatamente

protetti dagli agenti atmosferici

16. La scelta sulla forma, le caratteristiche e le funzionalità di

arredi e complementi avviene anche tenendo in

considerazione le modalità della loro pulizia e manutenzione

17. Gli infissi e i serramenti sono mantenuti in buono stato di

conservazione

18. Le finestre, i lucernari e i dispositivi di aerazione e

ventilazione sono funzionali e sicuri

19. Le strutture all’interno delle quali si trovano gli spazi di

lavoro non presentano segni di dissesto strutturale (crepe,

fessure, distacchi murari etc.)

20. I solai di pavimento non sono sconnessi e non presentano

avvallamenti o pendenze anomale

21. I locali destinati a deposito hanno una chiara indicazione del

carico massimo del solaio di pavimento appoggio (pavimenti,

solai etc.)

22. Viene effettuata una verifica periodica degli elementi edilizi

a possibile rischio di caduta dall’alto

23. Sono adottate idonee misure per controllare i pericoli dovuti

a guasti o lavori di riparazione e manutenzione degli spazi di

lavoro

24. Sono utilizzate vasche, canalizzazioni, tubazioni, serbatoi,

recipienti, silos e altri ambienti confinati

24.01. Le tubazioni, canalizzazioni vasche, serbatoi e simili, in cui

debbano entrare lavoratori per operazioni di controllo, o

altro, sono predisposti per agevolare il recupero di un

lavoratore dal loro interno

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.to 1.3.9

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.ti 1.5.14.1, 1.5.14.3;

Titolo V All. XXIV, XXV, XXVIII

UNI 7545-26

D.Lgs. 81/2008 art.15 c.1

lettera d

UNI EN ISO 6385 p.to 3.6.6

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.to 1.3.1.3

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.ti 1.1.6, 1.3.1.4

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.ti 1.3.1.1, 1.3.1.3

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.ti 1.3.7, 1.3.8

D.Lgs. 81/2008 art.64 c.1

lettera c; All. IV p.ti 1.1.1 e

1.1.2

D.Lgs. 81/2008 art.64 c.1

lettera c; All. IV p.ti 1.1.1,

1.1.2, 1.4.9

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.1.1,

1.1.3, 1.1.4, 1.8.1, 1.8.2

D.Lgs. 81/2008 art.64 c.1

lettera c

D.Lgs. 81/2008 ; All. IV p.ti

1.4.16.1, 1.4.16.2, 1.4.17; Titolo

V All. XXIV, XXV, XXVIII, XXIX

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV p.to

3.1



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 9 di 209

FONTI

3. STRUTTURE EDILIZIE, SPAZI DI LAVORO INTERNI E ARREDI,

RISCHI DI CADUTA DALL’ALTO

24.02. Le vasche, i serbatoi e i recipienti aperti con i bordi a livello

o ad altezza inferiore a cm. 90 dal pavimento o dalla

piattaforma di lavoro, qualunque ne sia il contenuto, sono

adeguatamente protetti dai rischi di caduta al loro interno

24.03. Nei serbatoi, tini, vasche e simili con profondità di oltre 2

metri e privi di aperture al fondo, è comunque assicurata la

possibilità di accesso sicuro al fondo

24.04. Le tubazioni, le canalizzazioni e le relative apparecchiature

accessorie e ausiliarie sono costruite, collocate e segnalate in

modo sicuro

25. Se sono presenti o possono essere presenti lavoratori disabili

sono stati attuati i necessari interventi di superamento delle

barriere architettoniche

26. Sono utilizzati luoghi di lavoro sotterranei o semisotterranei

26.01.

L’uso dei locali di lavoro è richiesto da particolari esigenze

tecniche e si è provvisto ad assicurare adeguate condizioni di

lavoro

27. La costruzione, realizzazione, ampliamento e ristrutturazione

di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, in cui è

prevista la presenza di più di tre lavoratori, sono stati

notificati all’organo di vigilanza

28. L’azienda è un’azienda agricola

28.01. Abitazioni e dormitori dei lavoratori stabili o stagionali hanno

adeguati requisiti di abitabilità

28.02. I luoghi di lavoro dispongono di adeguate riserve d’acqua e

servizi igienici

28.03 Le stalle sono adeguatamente separate dai locali di

abitazione.

Le concimaie si trovano a distanza adeguata dalle abitazioni

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV p.ti

3.4.1, 3.4.2, 3.4.3, 3.4.4

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV p.to

3.5

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV p.ti

3.6.1, 3.6.2; Titolo V All. XXIV,

XXV, XXVI

UNI 5634

D.Lgs. 81/2008 art.63, c.2 e 3

L. 13/89

D.M. 236/89

D.P.R. 503/96 (per i luoghi

pubblici)

D.Lgs. 81/2008 art. 65

D.Lgs. 81/2008 art. 67

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV p.ti

6.1, 6.2

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV p.ti

6.3, 6.4

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV p.to

6.5



PUNTO DI VERIFICA

4. PORTE, VIE E USCITE IN CASO DI EMERGENZA

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati alle porte dei locali, e alle porte e vie di

uscita in caso di emergenza

02. Le porte dei locali di lavoro consentono una comoda e

rapida uscita dei lavoratori

03. Le porte dei locali di lavoro hanno larghezza adeguata

e sono in numero sufficiente

04. Le uscite dei locali e le vie che immettono

direttamente in una zona di transito di mezzi

meccanici sono adeguatamente protette

05. Nei locali di lavoro esistono porte apribili nei due

sensi di transito (porte a vento), o trasparenti

05.01. Le porte e i portoni apribili nei due sensi di transito (a

vento) sono trasparenti o muniti di pannelli

trasparenti

05.02. Le porte i portoni e i pannelli divisori interamente

trasparenti recano un segnale indicativo ad altezza

d'occhi

05.02. Se c’è il rischio che i lavoratori possano rimanere

feriti in caso di loro rottura, le porte i portoni e i

pannelli trasparenti sono realizzati con materiali

sicuri

06. Nei locali di lavoro esistono porte o portoni scorrevoli

o apribili verso l’alto

06.01. Le porte o portoni scorrevoli dispongono di sistema di

sicurezza e blocco

06.02. Le porte o portoni che si aprono verso l'alto

dispongono di sistema di sicurezza e blocco

06.03. Le porte o portoni scorrevoli verticalmente, le

saracinesche a rullo, le porte girevoli su asse centrale

non sono le uniche aperture verso l’esterno dei locali di

lavoro

07. Le porte ad azionamento meccanico dispongono di

sistema di arresto di emergenza, e di azionamento

anche manuale (a meno che l'apertura automatica

possa avvenire anche in mancanza di energia

elettrica)

08. Nei locali di lavoro esistono uscite di emergenza di

caratteristiche e numero adeguati 6

Pagina 10 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2; Titolo II

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.6.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.6.1–1.6.5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.4.14; Titolo

V, All. XXIV, XXV, XVIII, XXIX, XXX

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.to 1.6.9

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.to 1.6.10

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.6.11

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.6.12

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.6.13

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.6.7

D.Lgs. 81/2008

All. IV p.to 1.6.14

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.11

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5

D.M. 10/3/987 All. III

6 “Uscita di emergenza” (D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.5.1.2 e 1.5.1.3): passaggio che immette in luogo sicuro ossia luogo

nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall'incendio o altre situazioni di emergenza. La

normativa di prevenzione incendi utilizza invece la definizione di “Uscita di piano” definita come (D.M. 10/3/98 All. III p.to



PUNTO DI VERIFICA

4. PORTE, VIE E USCITE IN CASO DI EMERGENZA

08.01. Nei luoghi di lavoro a rischio d’incendio alto e medio,

soggetti a controllo da parte dei VV.F., le uscite di

piano 8 rispondono ai requisiti previsti dalla specifica

normativa di prevenzione incendi

08.02. Nei luoghi di lavoro a rischio d’incendio medio o

basso 9 , in attività non soggette a controllo da parte

dei VV.F., la larghezza complessiva delle uscite di

piano è commisurata al numero di persone presenti in

accordo con i requisiti generali di sicurezza

antincendio

08.03. Gli edifici costruiti o adattati interamente per

lavorazioni che presentano pericoli di esplosioni o

specifici rischi di incendio, a cui sono adibiti più di

cinque lavoratori hanno almeno due scale distinte di

facile accesso

08.04. Quando richiesto dalla normativa vi sono almeno due

uscite di piano per ogni piano in cui sono ospitati i

luoghi di lavoro

08.05. Le uscite e le vie di uscita in caso di emergenza hanno

un'altezza minima di 2 m

08.06. Le uscite di piano non sono realizzate con

saracinesche a rullo, o porte scorrevoli verticalmente,

o girevoli su asse verticale

Pagina 11 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.4

D.M. 10/3/98 art. 3 c.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.4

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.12

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.8

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.11

3.1) uscita che consente alle persone di non essere ulteriormente esposte al rischio diretto degli effetti di un incendio e che

può configurarsi come:

a) uscita che immette direttamente in un luogo sicuro;

b) uscita che immette in un percorso protetto attraverso il quale può essere raggiunta l'uscita che immette in un luogo

sicuro;

c) uscita che immette su di una scala esterna.

7 Il D.M. 10/3/98 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione delle emergenza nei luoghi di lavoro” dovrà

essere sostituito da disposizioni contenute in uno o più nuovi decreti dei Ministero dell’interno, del lavoro e della

previdenza sociale.

Il decreto si applica alle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, elencate nel D.M.16/2/82, solo limitatamente

ai criteri generali di riduzione della probabilità di incendio (Allegato II), ai controlli e manutenzioni delle misure antincendio

(Allegato VI), alla nomina e formazione della squadra di lotta antincendio (Allegato IX). Per gli altri aspetti, compresa

l’organizzazione delle vie di esodo, per tali attività vale quanto, se del caso, diversamente previsto dalla specifica

regolamentazione di prevenzione incendi.

8 Un’uscita di piano è definita come (All. III D.M. 10/3/98): uscita che consente alle persone di non essere ulteriormente

esposte al rischio diretto degli effetti di un incendio e che può configurarsi come segue:

a) uscita che immette direttamente in un luogo sicuro;

b) uscita che immette in un percorso protetto attraverso il quale può essere raggiunta l'uscita che immette in un luogo

sicuro;

c) uscita che immette su di una scala esterna.

9 I luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1 gennaio 1993 basta siano provvisti di porte agevolmente apribili dall'interno

che, per numero e ubicazione, consentono la rapida uscita delle persone.



PUNTO DI VERIFICA

4. PORTE, VIE E USCITE IN CASO DI EMERGENZA

08.07. Le porte delle uscite di piano e quelle installate lungo

le vie di uscita si aprono nel verso dell'esodo in modo

facile e immediato

08.08. Le porte delle uscite di piano e quelle installate lungo

le vie di uscita sono segnalate in modo chiaro e dotate

di adeguata illuminazione di emergenza

08.09. Le porte delle uscite di piano e quelle installate lungo

le vie di uscita, nonché le vie di uscita nel loro

complesso sono mantenute permanentemente

sgombre da qualsiasi ostacolo e consentono l'uscita

rapida e sicura

08.10. All’inizio della giornata viene verificato che le porte

lungo le vie di uscita siano sgombre, non siano chiuse

a chiave e possano essere aperte immediatamente e

facilmente dall’interno senza uso di chiavi per tutto il

tempo di presenza di lavoratori

08.11. Ogni porta sulle vie di uscita è dotata di sistemi di

apertura ad azionamento facile e immediato da parte

delle persone in uscita in caso di emergenza

09. Le uscite di piano su aree esterne sono

adeguatamente protette e segnalate in modo da

evitare che vengano ostruite (dal parcheggio di

veicoli, deposito momentaneo di materiali etc.)

10. Il luogo di lavoro dispone di vie di uscita alternative

(non monodirezionali) che assicurino la possibilità di

uscita in direzioni diverse

10.01. Ciascuna via di uscita alternativa è indipendente dalle

altre

Pagina 12 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.6

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.9

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.5.10, 1.5.11; Titolo V All. XXIV

e XXV p.to 3.4

D.M. 10/3/98 All. III p.ti 3.12 e

3.13

UNI EN 1838

UNI CEI 11222

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.5.2, 1.5.9

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.3 lettere l, m

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.7

D.M. 10/3/98 All.III, p.to 3.10

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.6

D.M. 10/3/98 All. III p.ti 3.3 lettera m,

3.10

D.M. 3/11/2004 art. 3

UNI EN 179,1125

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.5.2, 1.5.9

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.12

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.3

D.M. 10/3/983 All. III p.ti 3.2 e 3.3

lettera a

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.3

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.3 lettera b



PUNTO DI VERIFICA

4. PORTE, VIE E USCITE IN CASO DI EMERGENZA

11. La lunghezza delle vie di uscita in caso di emergenza

fino alle uscite di piano non supera i limiti massimi

previsti dalla normativa

11.01. Nei luoghi di lavoro soggetti a controllo da parte dei

VV.F., la lunghezza massima dei percorsi di uscita in

caso di emergenza risponde ai requisiti previsti dalla

specifica normativa di prevenzione incendi

11.02. La lunghezza del percorso di uscita dai locali a rischio

di incendio alto alla più vicina uscita di piano non è

superiore a 30 m (tempo max di evacuazione 1

minuto) e l’eventuale loro tratto monodirezionale non

supera i 15 m (tempo max di evacuazione 30

secondi) 10

11.03 La lunghezza del percorso di uscita dai locali a rischio

di incendio medio alla più vicina uscita di piano non è

superiore a 45 m (tempo max di evacuazione 3 minuti)

e l’eventuale loro tratto monodirezionale non supera i

30 m (tempo max di evacuazione 1 minuto)

11.04. La lunghezza del percorso di uscita dai locali a rischio

di incendio basso alla più vicina uscita di piano non è

superiore a 60 m (tempo max di evacuazione 5 minuti)

e l’eventuale loro tratto monodirezionale non supera i

45 m (tempo max di evacuazione 3 minuti)

12. Le vie di uscita in caso di emergenza, incluse le loro

parti all’esterno, sono adeguatamente illuminate, per

consentire la loro percorribilità in sicurezza fino

all’uscita su luogo sicuro

13. Lungo le vie di uscita esiste un sistema di

illuminazione di emergenza, per il caso di

interruzione di energia elettrica, con inserimento

automatico (autoalimentato)

14. Lungo le vie di uscita in caso di emergenza è presente

un’adeguata segnaletica con l’indicazione dei percorsi

da seguire

Pagina 13 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.4

D.M. 10/3/983 All. III p.to 3.3 lettere c, d

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.4

D.M. 10/3/98 art. 3 c.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.4

D.M. 10/3/983 All. III p.to 3.3 lettere c, d

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.4

D.M. 10/3/983 All. III p.to 3.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.4

D.M. 10/3/982 All. III p.to 3.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.3

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.13

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.11

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.13

UNI EN 1838

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.10; Titolo

V All. XXIV, XXV p.to 3.4

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.12

10 Tali valori possono variare in funzione delle misure compensative adottate. Se le prescrizioni non possono essere

rispettate per motivi architettonici o urbanistici, il rischio per le persone presenti, può essere limitato mediante

l'adozione di uno o più dei seguenti accorgimenti:

a) risistemazione dei luogo di lavoro e/o della attività così che le persone lavorino il più vicino possibile alle uscite di

piano ed i pericoli non possano interdire il sicuro utilizzo delle vie di uscita.

b) riduzione dei percorso totale delle vie di uscita,

c) realizzazione di ulteriori uscite di piano;

d) realizzazione di percorsi protetti addizionati o estensione dei percorsi protetti esistenti.

e) installazione di un sistema automatico di rivelazione ed allarme incendio per ridurre i tempi di evacuazione.



PUNTO DI VERIFICA

4. PORTE, VIE E USCITE IN CASO DI EMERGENZA

15. Lungo le vie di uscita, i corridoi e le scale non sono

installate attrezzature o materiali che possano

costituire pericoli potenziali di incendio, e non si

depositano attrezzature o materiali che comunque le

ostruiscano

16. Le aperture su pareti e solai delle vie di esodo sono

adeguatamente sigillate

17. Le eventuali porte resistenti al fuoco sono munite di

dispositivo di autochiusura

Addetti

presenti

Pagina 14 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.3

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.14

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.5.3

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.8

D.M. 10/3/98 All.III p.to 3.9

Tabella 1: Numero e larghezza delle porte dei locali di lavoro*

Locali con pericoli di esplosione o

specifici rischi di incendio

Fino a 5 Almeno una porta di larghezza minima di

m 0,80

Da 6 a 25 Almeno una porta ogni 5 lavoratori di

larghezza minima di m 1,20 che si apra nel

verso dell'esodo

Da 26 a 50 Almeno una porta ogni 5 lavoratori di

larghezza minima di m 1,20 che si apra nel

verso dell'esodo

Da 51 a 100 Almeno una porta ogni 5 lavoratori di

larghezza minima di m 1,20 che si apra nel

verso dell'esodo

Oltre 100 Almeno una porta ogni 5 lavoratori di

larghezza minima di m 1,20 che si apra nel

verso dell'esodo

Altri locali (diversi da quelli con pericolo di esplosione

o specifici rischi di incendio)

Almeno una porta di larghezza minima di m 0,80

Almeno una porta di larghezza minima di m 0,80

Almeno una porta di larghezza minima di m 1,20 che si apra

verso l'esodo

Almeno una porta di larghezza minima di m 1,20, e almeno

una porta di larghezza minima di m 0,80 che si aprano

entrambe verso l'esodo

Una porta di larghezza minima di m 1,20 e una porta di

larghezza minima di m 0,80 che si aprano entrambe verso

l'esodo, oltre ad almeno una porta che si apra verso l'esodo

di larghezza minima m 1,20 per ogni 50 lavoratori

normalmente occupati (o frazione compresa tra 10 e 50)

eccedenti i 100

*Il numero complessivo delle porte dei locali senza pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio, con oltre 100

persone presenti, può anche essere minore, purché la loro larghezza complessiva non risulti inferiore.

Quando in un locale di lavoro le uscite di emergenza o lungo le vie di uscita comuni, coincidono con le porte del locale si

applicano le disposizioni per le uscite di emergenza (Si veda il punto di controllo 08. della presente lista)

Per i luoghi di lavoro costruiti o utilizzati prima del 27 novembre 1994 non si applicano le disposizioni indicate

concernenti la larghezza delle porte. In ogni caso la larghezza delle porte di uscita di detti luoghi di lavoro deve essere

conforme a quanto previsto dalla concessione edilizia ovvero dalla licenza di abitabilità

Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 1,20 è applicabile una tolleranza in meno del 5%. Alle porte

per le quali è prevista una larghezza minima di m 0,80 è applicabile una tolleranza in meno del 2%.



PUNTO DI VERIFICA

5. SCALE FISSE E PORTATILI

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati alle scale fisse portatili

Pagina 15 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

Titolo II

02. Nei luoghi di lavoro sono utilizzate scale fisse a gradini D.Lgs. 81/2008 Titolo IV Capo

II

02.01. Le scale che presentano dislivelli pericolosi dispongono di

parapetti sugli eventuali lati aperti

02.02. I parapetti a protezione delle scale e dei pianerottoli sono:

costruiti con materiale rigido e resistente, in buono stato di

conservazione, fissati in modo da resistere allo sforzo

massimo prevedibile, tenuto conto delle condizioni

ambientali;

alti almeno 1 m;

costituiti da almeno due correnti, di cui quello intermedio

posto a circa metà distanza fra quello superiore e il

pavimento;

dotati, quando necessario, di fascia di arresto al piede alta

almeno 15 cm

02.03. Le rampe di scale delimitate da due pareti dispongono di

almeno un corrimano

02.04. Le scale fisse sono realizzate a regola d’arte, e i gradini non

sono scivolosi in relazione alle condizioni di utilizzo della

scala

02.05. Le scale fisse sono robuste, e costruite e mantenute in modo

adeguato alle modalità d'uso, e sono in grado di resistere ai

carichi massimi ipotizzabili

02.06. Le scale fisse e i relativi pianerottoli sono adeguatamente

illuminati

02.07. Le scale fisse sono protette tramite strutture portanti e

separanti resistenti al fuoco e porte resistenti al fuoco munite

di dispositivo di autochiusura

02.08. Gli edifici costruiti o adattati interamente per lavorazioni con

pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio a cui siano

adibiti più di cinque lavoratori, o gli edifici di altezza

antincendi 12 superiore a 24 m, o adibiti a luoghi di lavoro con

rischio di incendio alto, o dove comunque ogni piano non può

essere servito da una sola uscita (si veda la lista di controllo

4. PORTE, VIE E USCITE DI EMERGENZA), sono dotati di

almeno due scale

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.1;

All. IV p.ti 1.7.1.2, 1.7.2.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.7.2.1; All. XVIII p.ti 2.1.5.1 e

3.2.2

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.1;

All. IV p.ti 1.7.1.2

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.1;

All. IV p.to 1.7.1.1

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.1;

All. IV p.to 1.7.1.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.5.3, 1.5.11

D.M. 10/3/98 11 All. III p.to

3.13; UNI EN 1838

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.3

lettera i

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.5.12

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.6

11 Il D.M. 10/3/98 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione delle emergenza nei luoghi di lavoro” dovrà

essere sostituito da disposizioni contenute in uno o più nuovi decreti dei Ministero dell’interno, del lavoro e della

previdenza sociale.

12 Altezza ai fini antincendi: altezza massima misurata dal livello inferiore dell'apertura più alta dell'ultimo piano

abitabile e/o agibile, escluse quelle dei vani tecnici, al livello del piano esterno più basso (D.M. 30/11/1983).



PUNTO DI VERIFICA

5. SCALE FISSE E PORTATILI

02.09. Le scale che servono un solo piano al di sopra o al di sotto del

piano terra, hanno, ciascuna, larghezza adeguata

all’affollamento del piano servito

02.10. Le scale che servono più piani, al di sopra o al di sotto del

piano terra, hanno larghezza adeguata all’affollamento dei

piani serviti

02.11. Le scale a servizio dei piani interrati non si estendono anche

ai piani fuori terra

02.12. La scala di emergenza esterna, da utilizzare in caso

d’incendio, è sufficientemente protetta da fiamme, fumo

etc.

03. Sono utilizzate scale (a pioli fissate, a pioli portatili, aeree

sviluppabili) per lavori temporanei in quota 13

03.01. Le scale per lavori temporanei in quota sono state adottate

solo dopo aver verificato l’impossibilità di eseguire i lavori a

partire da un luogo adatto allo scopo, in condizioni di

sicurezza ed ergonomia adeguate

03.02. I lavori temporanei in quota su scale sono effettuati

all’esterno solo in condizioni meteorologiche sicure

03.03. I lavoratori addetti ai lavori in quota non assumono bevande

alcoliche

04. Sono utilizzate scale a pioli fissate

04.01. Se la lunghezza è superiore a 5 m e l'inclinazione superiore a

75°, la scala a pioli fissata dispone di gabbia metallica

anticaduta

04.02. Ove la gabbia non sia realizzabile sono state previste altre

misure di protezione dalle cadute dall’alto

04.03. Le scale di collegamento tra impalcature sovrapposte non si

trovano l’una in prosecuzione dell’altra, e le scale che

servono a collegare stabilmente due ponti, sono

adeguatamente protette

04.04 Le scale a pioli fissate per l’accesso a piani o impalcati

sporgono a sufficienza oltre il livello del piano di accesso

Pagina 16 di 209

FONTI

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.6

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.6

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.8

lettera D

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.8

lettera E

Dir. 89/655/CEE, 2001/45/CE

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV Capo

II

D.Lgs. 81/2008 art. 111 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 111 c.7

D.Lgs. 81/2008 art. 111 c.8

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.2;

All. IV p.ti 1.7.1.3 - 1.7.1.5

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.2;

All. IV p.to 1.7.1.6

UNI EN 341, 353-1/2, 354,

355, 358, 360, 361, 362, 363,

795, 11158

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.4

D.Lgs. 81/2008 artt. 111 c.2,

113 c.6 lettera d

13 Per lavoro in quota si intende (art. 107 D.Lgs. 81/2008) un’attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di

caduta da un’altezza da un piano stabile superiore a 2 m. Il titolo IV del D.Lgs. 81/2008 riguarda i cantieri temporanei o

mobili, ma il Capo II “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota” si

applica, in virtù di quanto previsto all’art. 105, a qualsiasi attività che implichi un “lavoro in quota”, inteso come

indicato.



PUNTO DI VERIFICA

5. SCALE FISSE E PORTATILI

05. Sono utilizzate scale a pioli portatili (ad appoggio semplice o

doppie, allungabili o non allungabili) 14

05.01. Le scale portatili si utilizzano per lavori in quota solo se l’uso

di attrezzature più sicure non è giustificato per il limitato

livello di rischio, della breve durata d’impiego, o delle

caratteristiche non modificabili dei luoghi

05.02. Le scale portatili sono conformi alla normativa vigente al

momento della messa in servizio (attualmente art. 113 del

D.Lgs. 81/2008), oppure alla norma tecnica UNI EN 131 parte

1ª e parte 2ª, e dotate di specifica certificazione tecnica 15

05.03. Le scale portatili sono utilizzate secondo specifiche

procedure di sicurezza

05.04. Le scale portatili sono mantenute in buono stato, con pioli

integri e, per le scale in legno, del tipo a incastro sui montanti

05.05. Nelle scale portatili in legno i pioli sono trattenuti con tiranti

in ferro applicati sotto i due pioli estremi

05.06. Lo scivolamento delle scale a pioli portatili ad appoggio

semplice è impedito con il fissaggio della parte superiore o

inferiore dei montanti, o con idonei appoggi di base e di testa

antisdrucciolevoli

05.07. Le scale portatili appoggiano su un supporto resistente,

stabile, perfettamente orizzontale, di dimensioni adeguate

05.08. Sulle scale portatili sono sempre garantiti all’utilizzatore un

appoggio e una presa sicuri in qualsiasi circostanza, anche nel

trasporto a mano di pesi

Pagina 17 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 111 c.3

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

lettera ; art. 113 c.10; All. XX

D.M. 23/03/2000 art.1

UNI EN 131-1/2

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

lettera a; art. 113 c.6

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.2

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.3 9

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.3, 6 9

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.6

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.7

05.09. Le scale portatili sospese sono agganciate in modo sicuro D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.6

05.10. Le scale portatili usate per l’accesso a postazioni in quota

sporgono a sufficienza oltre il livello di accesso

05.11. Le modalità d'uso delle scale portatili sono corrette e in

particolare è previsto, in caso di pericolo di sbandamento,

che una persona ne assicuri il piede

05.12. le scale ad appoggio semplice non sono utilizzate con

inclinazione eccessiva o insufficiente

05.13. Le scale portatili doppie (a compasso) sono di lunghezza non

superiore a 5 m, e sono dotate di dispositivo che ne

impedisce l'apertura oltre il limite di sicurezza

D.Lgs. 81/2008 artt. 111 c.2,

113 c.6 e 7

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

lettera a; c.7 lettera b; art.

113 c.5

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

lettera a

UNI EN 131-1

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.9 9

14 Per le scale aeree ad inclinazione variabile si veda la lista di controllo 14. Mezzi di sollevamento.

15 La conformità alla norma UNI EN 131 consente la deroga alle prescrizioni di carattere costruttive dell’articolo 113 del

D.Lgs. 81/2008 di cui ai commi 3 (scale semplici), 8 (scale a elementi innestati) e 9 (scale doppie).



PUNTO DI VERIFICA

5. SCALE FISSE E PORTATILI

05.14. Le scale portatili doppie hanno i montanti prolungati di

almeno circa 60 cm oltre la piattaforma terminale

(guardacorpo)

05.15. Le scale portatili allungabili a innesti o a sfilo sono utilizzate

in modo da assicurare il fermo reciproco dei vari elementi

05.16. La lunghezza in opera delle scale portatili allungabili a innesti

o a sfilo non supera 15 m

05.17. Le scale portatili allungabili a innesti o a sfilo di lunghezza

superiore a 8 m sono munite di rompitratta

05.18. Durante l'esecuzione dei lavori con scale a innesti o a sfilo

una persona a terra vigila in modo continuo sulla scala

05.19. Non è ammessa la presenza di lavoratori sulle scale portatili

durante il loro spostamento

05.20. Prima del loro uso viene sempre controllata la stabilità delle

scale portatili

05.21. Durante l’uso delle scale gli utensili sono agganciati o riposti

in borse a tracolla

05.22. Durante l’uso delle scale portatili l’operatore è sempre

rivolto verso i pioli, non si sporge e fa sempre presa in tre

punti (muove un solo arto alla volta)

Pagina 18 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.7

UNI EN 131-1

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.6

UNI EN 131-1

UNI 10401

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.8 9

D.Lgs. 81/2008 art. 113 c.8 9

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

lettera a; art. 113 c.8

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

lettera a; art. 113 c.8

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.6

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 1.7

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

lettera a; 7 lettera a



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 19 di 209

FONTI

6. PONTEGGI FISSI E MOBILI, SISTEMI DI ACCESSO E POSIZIONAMENTO A

FUNE E ALTRE ATTREZZATURE PER LAVORI IN QUOTA

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati alle attrezzature per i lavori temporanei in quota

02. Sono utilizzate attrezzature per lavori temporanei in quota 16

diverse dalle scale portatili o aeree 17

02.01. Le attrezzature per lavori temporanei in quota sono state

adottate solo dopo aver verificato l’impossibilità di eseguire i

lavori a partire da un luogo fisso adatto, in condizioni di

sicurezza ed ergonomia adeguate

02.02. Il sistema di accesso ai posti di lavoro in quota temporanei è

il più idoneo

02.03. Sono applicate tutte le misure atte a minimizzare i rischi per

gli utilizzatori dovute alle caratteristiche nelle attrezzature

02.04. Sono utilizzate specifiche procedure per il corretto utilizzo

delle attrezzature per lavori temporanei in quota

02.05. Le operazioni su attrezzature per lavori temporanei in quota

sono effettuate all’esterno solo in condizioni meteorologiche

sicure

02.06. I lavoratori addetti ai lavori in quota non assumono bevande

alcoliche

03. Sono utilizzati ponteggi fissi

03.01. Preventivamente all’utilizzo dei ponteggi è stata verificata la

disponibilità dell’autorizzazione alla costruzione, e la

restante documentazione obbligatoria

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

Titolo IV Capo II

Dir. 89/655/CE, 2001/45/CEE

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV Capo

II

D.Lgs. 81/2008 art. 111 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 111 c.2

D.Lgs. 81/2008 art. 111 c.5 e

6; Titolo III Capo II; All. VIII p.to

4 tabella 9; D.M. 466/92; UNI

EN 341, 353, 354, 355-1/2,

358, 360, 361, 362, 363, 795,

11158

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

lettera a

D.Lgs. 81/2008 art. 111 c.7

D.Lgs. 81/2008 art. 111 c.8

D.Lgs. 81/2008 art. 131

UNI EN 12811-2/3

03.02. E’ sempre noto in maniera certa il fabbricante del ponteggio D.Lgs. 81/2008 art. 135

03.03. I ponteggi fissi sono allestiti con materiali idonei e a regola

d'arte, sono proporzionati e adeguati agli scopi di utilizzo, e

sono conservati in efficienza per l’intera durata del loro

impiego

03.04. Quando necessario i ponteggi fissi sono eretti in base a un

apposito progetto

D.Lgs. 81/2008 artt. 112, 137;

All. XIX; UNI EN 39, 74/1/2/3,

12810-1/2, 12811-1

D.Lgs. 81/2008 art. 133

UNI EN 12810-2

16 Per lavoro in quota si intende (art. 107 D.Lgs. 81/2008) un’attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di

caduta da un’altezza da un piano stabile superiore a 2 m. Il titolo IV del D.Lgs. 81/2008 riguarda i cantieri temporanei o

mobili, ma il Capo II “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni e nei lavori in quota” si

applica, in virtù di quanto previsto all’art. 105, a qualsiasi attività che preveda “lavoro in quota”, inteso come indicato.

17 Per le scale portatili si veda la lista di controllo 5.SCALE FISSE E PORTATILI. Per le scale aeree ad inclinazione

variabile, i ponti sospesi e i ponti sviluppabili ovvero piattaforme elevabili si veda la lista di controllo 14. MEZZI DI

SOLLEVAMENTO.



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 20 di 209

FONTI

6. PONTEGGI FISSI E MOBILI, SISTEMI DI ACCESSO E POSIZIONAMENTO A

FUNE E ALTRE ATTREZZATURE PER LAVORI IN QUOTA

03.05. Ogni ponteggio fisso è montato, usato e smontato secondo

uno specifico piano 4 di montaggio, uso e smontaggio

(Pi.M.U.S.) e nel rispetto dei requisiti di norma

03.06. Ogni impalcato dei ponteggi posto ad altezza superiore a 2

metri è dotato, verso il vuoto di adeguato parapetto, fascia di

arresto al piede e scala di accesso

03.07. Ad ogni piano dei ponteggi fissi sono applicati due correnti

orizzontali di protezione dalle cadute correttamente serrati

D.Lgs. 81/2008 artt. 134, 136,

138; Titolo IV, Capo II, Sezioni

IV, V, VI; All. XVIII

D.Lgs. 81/2008 artt. 126, 138;

All. XVIII p.ti 2.1.5.1 e 2.1.5.2

D.Lgs. 81/2008 art. 136, c.2 e

3

03.08. E’ assicurata la stabilità degli appoggi dei ponteggi fissi D.Lgs. 81/2008 art. 136 c.4

lettere a, b

03.09. I ponteggi fissi sono resi stabili grazie ad adeguati dispositivi e

sistemi di ancoraggio

03.10. I montanti dei ponteggi rispettano i requisiti di legge per

disposizione, modalità di giunzione, sovrapposizione e

suddivisione

03.11. I montanti dei ponteggi rispettano i requisiti di legge per

quanto riguarda l’assicurazione alla base di appoggio

03.12. Dimensioni, forma e disposizione degli impalcati dei ponteggi

sono idonee alla natura dei lavori e adeguate ai carichi

03.13. Il personale addetto alla sorveglianza ed esecuzione delle

operazioni di montaggio, trasformazione e smontaggio dei

ponteggi ha ricevuto una formazione specifica adeguata

04. Sono utilizzati ponteggi movibili (su cavalletti o su ruote:

“trabattelli”)

D.Lgs. 81/2008 artt. 125 c.6,

136 c.4 lettera c, 138 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 125

D.Lgs. 81/2008 art. 125 c.3;

All. XVIII p.to 2.2.1.2

D.Lgs. 81/2008 artt. 136 c.4

lettere e, f; 138; All. XVIII p.ti

2.1.4.1, 2.1.4.2, 2.1.4.3,

2.1.4.4

D.Lgs. 81/2008 artt. 136 c.6,

7, 8; All. XXI

Provvedimento Conferenza

Stato Regioni del 26/01/2006

04.01. I ponti su cavalletti non hanno altezza superiore a 2 m D.Lgs. 81/2008 art. 139

04.02. I ponti su cavalletti sono stabili e costruiti secondo le

prescrizioni di norma

04.03. I ponteggi su ruote a torre (tra battelli) sono stabili in

relazione ai carichi e alle oscillazioni ipotizzabili durante gli

spostamenti, o per colpi di vento, e costruiti secondo le

prescrizioni di norma

04.04. I ponteggi a torre su ruote sono adeguatamente ancorati alle

costruzioni

D.Lgs. 81/2008 All. XVIII p.to

2.2.2

D.Lgs. 81/2008 art. 140 c.1, 2,

3, 5; All. V, parte II p.to 4.2

UNI EN 1004

D.Lgs. 81/2008 art. 140 c.4;

All. V, parte II, p.to 4.2; All.

XXIII; UNI EN 1004

04.05. I ponteggi a torre su ruote non sono spostati quando carichi D.Lgs. 81/2008 art. 140 c.6;

All. V, parte II, p.to 4.2

05. Sono utilizzati sistemi di accesso e posizionamento mediante

funi



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 21 di 209

FONTI

6. PONTEGGI FISSI E MOBILI, SISTEMI DI ACCESSO E POSIZIONAMENTO A

FUNE E ALTRE ATTREZZATURE PER LAVORI IN QUOTA

05.01. I sistemi a fune sono utilizzati solo se l’impiego di altre

attrezzature più sicure non è giustificato, a causa della breve

durata d’impiego, e delle caratteristiche, non modificabili,

dei luoghi

05.02. I sistemi a fune rispondono ai requisiti generali di sicurezza

previsti dalle norme

D.Lgs. 81/2008 art. 111

D.Lgs. 81/2008 art. 116 c.1

05.03. I lavoratori sono dotati di adeguata imbracatura di sostegno D.Lgs. 81/2008 art. 116 c.1

05.04. Le funi di lavoro e quelle di sicurezza e le imbracature sono

dotate di adeguati dispositivi per evitare cadute dei

lavoratori, delle attrezzature e degli oggetti

05.05. I lavori sono programmati e sorvegliati in modo adeguato,

anche al fine di poter soccorrere i lavoratori in caso di

emergenza

05.06. Il personale addetto alle operazioni con sistemi a fune ha

ricevuto una formazione specifica adeguata

UNI EN 361, 363

D.Lgs. 81/2008 art. 116 c.1

UNI EN 341, 353-1/2, 355, 358,

360, 362, 363, 11158

D.Lgs. 81/2008 art. 116, c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 116 c.2;

All. XXI

Provvedimento Conferenza

Stato Regioni del 26/01/2006


01.


PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

Le macchine 18 sono conformi alla pertinente norma di

recepimento delle direttive europee di prodotto e dotate di

marcatura CE, se immesse per la prima volta sul mercato o

messe in servizio dopo il 21/9/1996 19 , o dopo modifiche non

rientranti nell’ordinaria o straordinaria manutenzione 20

02. Le macchine acquistate, ricevute in uso, noleggio o locazione

finanziaria, costruite in assenza o messe in servizio prima

dell’emanazione della norma specifica di prodotto, sono

dotate di attestazione di conformità alla previgente

normativa sulla sicurezza

03. Le macchine noleggiate o concesse in uso senza operatore

sono dotate di attestazione del buono stato di conservazione,

manutenzione ed efficienza a fini di sicurezza

Pagina 22 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 Titolo III Capo

I; art. 70, c.1 e 2

D.Lgs. 17/2010 art. 3 c.1

Dir. 89/392/CEE;

2006/42/CE art. 5

D.Lgs. 81/2008 art. 72 c.1; All. V

D.P.R. 459/96 art.11 c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 72 c.2; 73

c.5

18

Il D.Lgs. 17/2010, recepimento della direttiva 2006/42/CE, che ha sostituito il D.P.R. 459/96, è la vigente norma di

prodotto per le macchine, rivolta pertanto essenzialmente a progettisti e costruttori (fabbricanti). E’ tuttavia di

interesse anche per il datore di lavoro utilizzatore, ai fini della necessaria verifica di rischi dovuti a difetti evidenti di

progettazione o costruzione, nonché per assicurarne il corretto uso in conformità a quanto previsto dal fabbricante. Ai

sensi del suddetto, decreto si intende per “macchina”:

1) insieme equipaggiato o destinato ad essere equipaggiato di un sistema di azionamento diverso dalla forza umana o

animale diretta, composto di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidamente per

un'applicazione ben determinata;

2) insieme di cui a numero 1, al quale mancano solamente elementi di collegamento al sito di impiego o di allacciamento

alle fonti di energia e di movimento;

3) insieme di cui ai numeri 1 e 2, pronto per essere installato e che può funzionare solo dopo essere stato montato su un

mezzo di trasporto o installato in un edificio o in una costruzione;

4) insiemi di macchine ai numeri 1, 2 e 3, o di quasi-macchine, … che per raggiungere uno stesso risultato sono disposti e

comandati in modo da avere un funzionamento solidale;

5) insieme di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidalmente e destinati al sollevamento

di pesi e la cui unica fonte di energia è la forza umana diretta.

Rientrano in questa definizione anche i mezzi di sollevamento e di trasporto interno, che devono soddisfare i requisiti

generali indicati nella presente lista di controllo, ma ai quali sono state dedicate due specifiche liste di controllo (14.

MEZZI DI SOLLEVAMENTO e 15. MEZZI DI TRASPORTO) a cui si rimanda per le disposizioni particolari.

Per quasi-macchina si intende (art. 2 D.Lgs. 17/2010): insiemi che costituiscono quasi una macchina, ma che, da soli,

non sono in grado di garantire un'applicazione ben determinata; un sistema di azionamento è una quasi-macchina; le

quasi-macchine sono unicamente destinate ad essere incorporate o assemblate ad altre macchine o ad altre quasimacchine

o apparecchi per costituire una macchina. Ad esempio è una quasi macchina un sistema dii azionamento. Le

quasi-macchine non necessitano di marcatura CE ma devono essere accompagnate da apposite istruzioni per

l'assemblaggio e dalla dichiarazione di incorporazione, che richieda che la quasi-macchina non sia messa in servizio

finché la macchina finale in cui deve essere incorporata non è stata dichiarata conforme.

Le macchine rientrano nell’insieme più generale delle attrezzature di lavoro definite come (art. 69 c.1 lettera a D.Lgs.

81/2008) qualsiasi macchina, apparecchio, utensile o impianto inteso come il complesso di macchine, attrezzature e

componenti necessari all’attuazione di un processo produttivo, destinato ad essere usato durante il lavoro.

19 Quanto si dirà per le macchine in senso stretto, relativamente al D.Lgs. 17/2010, vale anche per le “attrezzature

intercambiabili”, le “componenti di sicurezza”, gli accessori di sollevamento, catene, funi e cinghie, dispositivi amovibili

di trasmissione meccanica, quasi macchine (Per le definizioni si veda l’art. 2 del D.Lgs. 17/2010).

20 Le modifiche apportate alle macchine per migliorarne le condizioni di sicurezza, in relazione ai requisiti di norma e al

loro aggiornamento, non configurano immissione sul mercato ai sensi del D.Lgs. 17/2010 e non richiedono pertanto la

certificazione di conformità, sempre che non comportino modifiche delle modalità di utilizzo e delle prestazioni previste

dal fabbricante (D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.5).


04.


PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

Nella scelta delle macchine sono tenute in considerazione

l’adeguatezza al lavoro da svolgere, e l’idoneità ai fini della

sicurezza e salute dei lavoratori, in rapporto a tutti gli usi

previsti e alle reali condizioni di uso e di guasto prevedibili

05. Sono state adeguatamente valutate le caratteristiche di

pericolosità delle macchine, associate alle lavorazioni per cui

sono utilizzate, al loro attrezzaggio, montaggio, smontaggio,

pulizia, manutenzione, trasporto etc.

06. Le macchine sono trasportate, installate, utilizzate,

mantenute, riparate, regolate e smontate in maniera

conforme alle istruzioni del fabbricante 22

07. Le macchine sono installate, disposte e utilizzate in maniera

tale da ridurre i rischi per i loro utilizzatori e per le altre

persone presenti

08. Le macchine sono assoggettate alle misure di aggiornamento

dei requisiti richiesti dalla normativa

09. Le macchine sono scelte e sono attuate specifiche misure,

per assicurare che il lavoro su di esse si svolga nel rispetto dei

principi ergonomici

10. L’uso delle macchine è riservato a lavoratori appositamente

incaricati, o quando richiesto, abilitati

11. Le macchine, compresi i loro elementi e attrezzature, sono

posizionate in modo stabile

12. Gli elementi accessibili delle macchine sono privi di parti che

possono causare lesioni, nei limiti consentiti dalle loro

funzioni

13. Gli elementi mobili di trasmissione e tutti gli altri elementi

mobili delle macchine, compresi quelli che partecipano

direttamente alla lavorazione (es. lame, punte, dischi, mole

etc.), sono dotati di adeguati ripari 23 o dispositivi di

protezione 24

Pagina 23 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.2

Dir. 89/655/CEE, 95/63/CEE

UNI EN ISO 13849-1

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera a, 18 c.1 lettera t; 28

c.1 e 2; 71 c.4 lettera a; All.

VI 21 p.to 1.2

D.Lgs. 17/2010 All. 1 p.to

1.7.4.1

UNI EN ISO 14121-1

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

lettera a; Allegato V; Allegato

VI

D.P.R. 17/2010 All. 1 p.to 1.7.4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.3; All.

VI p.to 1.1

D.Lgs. 81/2008 art. 18 c.1

lettera z; art. 71 c.4 lettera a

numero 3

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera d, 71 c.6

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.1.6

UNI EN 614, 1005-1/2/3/4/5

D.Lgs. 81/2008 artt. 71 c.7; 73

c.5

D.Lgs. 81/2008 art. 71 All. VI

p.to 1.1

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.3.1

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.3.4

D.Lgs. 17/2010 All. I p.ti

1.3.8.2.

UNI EN 349, 953, 1760, 574

21

Le prescrizioni dell’Allegato VI del D.Lgs. 81/2008 si applicano a tutte le macchine e attrezzature, indipendentemente

dalla data della loro messa in servizio

22

L’obbligo di utilizzare le macchine e le altre attrezzature di lavoro secondo le disposizioni del Titolo III Capo I del

D.Lgs. 81/2008 vige anche (art. 21 comma 1 del D.Lgs. 81/2008) per i componenti delle imprese familiari, i lavoratori

autonomi, i piccoli imprenditori di cui all’art. 2083 del Codice Civile, e i soci delle società semplici del settore

agricolo.

23

Ai sensi del D.Lgs. 17/2001 per riparo si intende (UNI EN ISO 12100-1:2005) un elemento della macchina utilizzato

specificamente per garantire la protezione tramite una barriera materiale (Es. schermo, cuffia, sportello, barriera di

protezione etc.).



PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

14. I ripari e i dispositivi di protezione delle macchine hanno

caratteristiche adeguate

15. I ripari fissi sono fissati saldamente, con sistemi che

richiedono l'uso di utensili per la loro apertura

16. I ripari mobili interbloccati assicurano un’adeguata protezione

in tutte le condizioni di funzionamento previste

16.01. I ripari mobili interbloccati sono adeguatamente collegati alle

macchine e regolabili solo intenzionalmente

16.02. I ripari mobili interbloccati intervengono in modo efficace sul

funzionamento delle macchine

16.03. La mancanza o il guasto dei ripari mobili interbloccati delle parti

che partecipano alla lavorazione (utensili da taglio, elementi

mobili delle presse, cilindri, pezzi in corso di lavorazione etc.) e

degli elementi mobili di trasmissione delle macchine ne

impedisce o blocca il movimento

17. I ripari regolabili si possono regolare facilmente e senza

necessità di attrezzi

18. I dispositivi di protezione delle macchine (es. interblocchi,

fine corsa, fotocellule, comandi di consenso etc.)

intervengono in modo efficace sul funzionamento delle

macchine

19. Gli equipaggiamenti elettrici delle macchine sono

adeguatamente protetti contro contatti diretti e indiretti e

contro sovraccarichi e cortocircuiti

20. Le macchine trasportabili sono progettate e costruite in modo

da poter essere trasportate e/o immagazzinate in modo

sicuro

21. Gli organi di comando delle macchine sono adeguati per

collocazione, robustezza e funzionalità, in tutte le condizioni

di funzionamento previste

21.01. Gli organi di comando delle macchine sono collocati fuori

dalle zone di pericolo, e la loro manovra e logica funzionale

non comporta rischi supplementari o posizioni non

ergonomiche

21.02. Gli organi di comando delle macchine sono sufficientemente

robusti

Pagina 24 di 209

FONTI

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.4.1

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to

1.4.2.1

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to

1.4.2.2

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to

1.4.2.2

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to

1.4.2.2

UNI EN 1088

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to

1.4.2.2

UNI EN 1088, 14656, 14673

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to

1.4.2.3

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to

1.4.2.2

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 6.1

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.5.1

CEI EN 60204-1 e tutta la serie

60204

D.Lgs. 81/2008 art. 71 All. VI

p.to 1.1

D.Lgs. 17/2010 All. I p.ti 1.1.5,

1.5.15

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.2.2

UNI EN 894

UNI EN 13849-1

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.2.2

UNI EN ISO 13849-1

CEI EN 62061/EC

UNI EN 614, 894

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.2.2

UNI EN 894

24 Ai sensi del D.Lgs. 17/2001 per dispositivo di protezione si intende (UNI EN ISO 12100-1:2005) un dispositivo (diverso da

un riparo definito come alla nota precedente) che riduce il rischio, da solo o associato ad un riparo (es. interblocco, fine

corsa, valvola di sicurezza, fotocellula, comando a pressione continua, a due mani etc.).



PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

21.03. Gli organi di comando delle macchine sono chiaramente

visibili, riconoscibili in modo univoco nella loro funzione,

azionabili solo intenzionalmente e funzionalmente sicuri

22. Esistono uno o più dispositivi di arresto di emergenza 25 ,

dislocati in posizioni rapidamente accessibili, e chiaramente

individuabili che provoca l’arresto del processo pericoloso nel

tempo più breve possibile, senza creare rischi supplementari

23. L’avviamento e la modifica delle condizioni di

funzionamento25delle macchine sono possibili solo tramite

un’azione volontaria e su un dispositivo apposito

24. L’interruzione e il successivo ripristino della fornitura

dell’energia elettrica non comportano il riavviamento

automatico della macchina

25. Nelle lavorazioni con macchine che producono rischi di

proiezione di oggetti, parti o materiali, sono adottate

adeguate misure di protezione

26. E’ vietato pulire, oliare, ingrassare a mano, riparare e

registrare gli organi e gli elementi delle macchine durante il

loro movimento

27. I motori pericolosi per chi li avvicina a causa delle loro

caratteristiche di costruzione, sono installati in appositi locali

o recintati o comunque protetti

28. Per Il lavoro su macchine che presentano particolari pericoli,

per prodotti o materie pericolosi, sono elaborate specifiche

disposizioni e istruzioni di sicurezza

29. Le macchine che comportano rischi per l’emanazione di gas,

vapori, liquidi, o polveri pericolosi sono dotate di adeguati

dispositivi di ritenuta

30. L’accesso alle macchine per i normali lavori di manutenzione

e riparazione è agevole e sicuro

31. Sulle macchine sono montati utensili rispondenti alle

caratteristiche richieste per essi nelle istruzioni del

fabbricante

Pagina 25 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 1.1

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.2.2

UNI EN ISO 13849

CEI EN 62061/EC

UNI EN 894, 1037

D.Lgs. 17/2010 All. 1 p.to

1.2.4.3

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.2.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 2.2

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.2.3

UNI EN 1037

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 3; All. VI p.to 1.5; Titolo

III Capo II; All. VIII p.to 4

tabelle 1-7

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.3.3

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.t 1.6.1

e 1.6.2; D.Lgs. 17/2010 All. I

p.to 1.6

UNI 7544-8

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to

1.6.3; Titolo V, All. XXIV, XXV,

XXVIII , XXIX ; UNI 7544-11

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to

1.8.1; Titolo V, All. XXIV, XXV

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to

1.8.1;

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.5.13

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.1.5; UNI EN ISO 14122

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.7.4

10 Sono escluse dall’obbligo le macchine per le quali il dispositivo non può ridurre il rischio perché non riduce il tempo

per ottenere l'arresto normale, oppure perché non permette di prendere le misure specifiche che il rischio richiede,

nonché le macchine portatili tenute e/o condotte a mano (D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.2.4.3).



PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

32. L’utilizzo delle macchine avviene in condizioni di

illuminazione tali da evitare l’insorgere di rischi

33. Nell’illuminazione delle macchine sono evitati intermittenze,

sfarfallii, abbagli, ombre ed effetti stroboscopici

34. Sono utilizzate macchine per la lavorazione di materiali

incandescenti

34.01 I lavoratori addetti alle operazioni di colata, e quelli che

comunque possono essere investiti da spruzzi di metallo fuso

o di materiali incandescenti, sono adeguatamente protetti

34.02 Nelle installazioni in cui la colata avviene entro canali o fosse

o simili sono predisposte idonee misure di sicurezza

35. Sono utilizzate macchine mobili semoventi o non semoventi

35.01. Le macchine semoventi sono condotte da lavoratori

specificamente formati e incaricati

35.02. Nell’uso delle macchine mobili si rispettano apposite regole

di circolazione, anche per evitare che lavoratori a piedi si

trovino nelle loro zone di attività

35.03. Il trasporto di lavoratori sulle macchine semoventi avviene

solo su posti sicuri

35.04. Le macchine mobili dotate di motore a combustione interna,

sono usate solo in condizioni tali che i gas di scarico non

costituiscano pericoli

35.05. Nella conduzione di macchine semoventi è garantita una

sufficiente visibilità anche quando il conducente non può,

direttamente o tramite altra persona sistemata su esse,

controllarne il percorso

36. Nella lavorazione di pezzi di piccole dimensioni con macchine

per legno e materiali affini, si utilizzano adeguati dispositivi di

accompagnamento del pezzo da lavorare

37. Nell’uso dei filatoi automatici intermittenti sono adottate

apposite misure e precauzioni per evitare che durante il loro

funzionamento un lavoratore si trovi tra il carro mobile e il

banco fisso dei cilindri alimentatori

38. Sono utilizzate macchine o altre attrezzature costruite in

assenza di specifiche norme di prodotto (es. direttiva

macchine), o messe in servizio prima dell’emanazione di tali

norme

38.01. Le macchine sono conformi ai requisiti generali di sicurezza

per esse richiesti dalla normativa

Pagina 26 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.ti 1.3.1

e 1.3.2; D.Lgs. 17/2001 All. I

p.to 1.1.4; UNI EN 1837, 1838

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.ti 1.3.1

e 1.3.2; D.Lgs. 17/2001 All. I

p.to 1.1.4; UNI EN 1837

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.ti

1.9.1, 5.2.1, 5.2.2 Titolo III

Capo II; All. VIII; UNI EN 14753

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 4; All. VI p.to 1.9.2; UNI

EN 14753

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

lettera a

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.ti 2.1 e

2.2

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 2.3

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 2.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.4.18; All. VI p.to 2.2

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 9

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 10

D.Lgs. 81/2008 art. 70 c.1 e 2



PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

38.02. I sistemi di comando sono adeguati in relazione ai guasti,

disturbi e delle sollecitazioni prevedibili nell’ambito dell’uso

progettato dell’attrezzatura, e chiaramente visibili e

individuabili.

38.03. Sono evitati rischi dovuti alla presenza di persone nelle zone

pericolose

38.04. I motori soggetti a variazioni di velocità pericolose devono

essere provvisti di regolatore automatico di velocità

38.05. Se una scorretta sequenza delle fasi della tensione di

alimentazione di una macchina elettrica può causare pericoli

sono adottate adeguate misure per evitarli

38.06. La messa in moto delle macchine può essere effettuata

soltanto mediante un’azione volontaria, su un organo di

comando concepito a tal fine

38.07. Le macchine sono dotate di un dispositivo di comando che ne

permette l’arresto generale in condizioni di sicurezza

38.08. Le macchine, se ciò è appropriato e funzionale, sono dotate

di un dispositivo di arresto di emergenza

38.09. Le macchine che presentano pericoli di caduta o di proiezione

di oggetti o loro parti sono munite di appropriati dispositivi di

sicurezza

38.10. Le macchine che comportano pericoli per emissioni di gas,

vapori, liquidi, polveri, fumi o altre sostanze prodotte, in

esse usate o depositate, sono dotate di appropriati dispositivi

di sicurezza

38.11. Le macchine sono stabili durante tutte le fasi e condizioni del

loro utilizzo

38.12. Gli elementi mobili delle macchine che presentano rischi di

contatti meccanici pericolosi, sono dotati di ripari o

dispositivi di sicurezza che impediscono l’accesso alle zone

pericolose o arrestano i movimenti pericolosi prima che sia

possibile accedere a tali zone

38.13. Se per ragioni tecniche o di lavorazione non è possibile

conseguire un’efficace protezione degli organi lavoratori e

delle zone di operazione pericolose delle macchine, si

adottano altre misure equivalenti

38.14. Se gli organi lavoratori che non possono essere protetti o

completamente protetti possono afferrare, trascinare o

schiacciare e sono dotati di notevole inerzia, il dispositivo di

arresto della macchina di lavoro, deve avere efficacia nel più

breve tempo possibile

Pagina 27 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 2.1

UNI EN ISO 13849-1

UNI EN 1037

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 2.1; Titolo V, All. XXIV,

XXIX, XXX

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 2.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 2.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 2.2

UNI EN 1037

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 2.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 2.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.ti 3.1 e 3.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 4.1

UNI EN 626

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 5.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 6.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 6.2 e 6.5

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 6.4



PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

38.15. I ripari amovibili degli organi lavoratori, delle zone di

operazione e degli altri organi pericolosi delle macchine,

quando sia tecnicamente possibile e si tratti di eliminare un

rischio grave e specifico, sono provvisti di un adeguato

dispositivo di blocco

38.16. Le macchine e le relative postazioni di lavoro sono

adeguatamente illuminate

38.17. Le parti delle macchine a temperatura elevata o molto bassa

devono, ove necessario, essere protette

38.19. I dispositivi di allarme delle macchine sono ben visibili e

identificabili

38.20. Le macchine recano gli avvertimenti e le indicazioni

indispensabili a garantire la sicurezza dei lavoratori

38.21. Esiste un segnale acustico o luminoso di messa in marcia, per

ogni inizio o ripresa di movimento di trasmissioni inseribili

senza arrestare il motore che muove la trasmissione

principale

38.22. Le macchine sono costruite, installate e mantenute in modo

da evitare scuotimenti o vibrazioni che possano pregiudicare

la loro stabilità, la resistenza dei loro elementi e la stabilità

degli edifici in cui sono installate

38.23. Le operazioni di manutenzione sono effettuate solo quando le

macchine sono ferme

38.24. Le macchine sono munite di dispositivi chiaramente

identificabili che consentono di isolarle da ciascuna delle loro

fonti di energia per effettuare le manutenzioni

38.25. I lavoratori possono accedere in condizioni di sicurezza a tutte

le zone interessate per effettuare le operazioni di utilizzo,

cambio pezzi, riparazione regolazione e manutenzione delle

macchine

38.26. Le macchine sono dotate di apposite istruzioni di uso e

manutenzione

38.27. Le macchine sono realizzate in modo da evitare di sottoporre i

lavoratori ai rischi d’incendio, di esplosione o di loro

surriscaldamento

38.28. Sono utilizzate macchine mobili, semoventi o non semoventi,

messe in servizio dei lavoratori prima dell’emanazione della

relativa norma di prodotto

Pagina 28 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 6.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 7

UNI EN 1837, 1838

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 8.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 9.1; Titolo V, All. XXIX, XXX

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.ti 9.2, 9.3, 9.4; Titolo V, All.

XXIV, XXV

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 9.5; Titolo V, All. XXIX, XXX

UNI EN ISO 7731

UNI EN 842, 891

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.ti 10.1 e 10.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 11.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 11.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.ti 11.3 e 11.4

UNI EN 547

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

V parte I p.to 11.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.ti 12.1 e 12.2

UNI EN 13478, 626



PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

38.28.01 Le macchine mobili con lavoratore/i a bordo sono strutturate

in modo tale da ridurre i rischi per i lavoratori durante lo

spostamento

38.28.02 Le macchine mobili sono realizzate in modo da impedire il

bloccaggio intempestivo degli eventuali elementi di trasmissione

d’energia accoppiabili tra essa e i suoi accessori e/o traini, se

ciò può provocare rischi specifici

38.28.03 Le macchine mobili con lavoratore/i a bordo sono tali da

limitare, nelle condizioni di utilizzazione reali, i rischi derivanti

da un ribaltamento

38.28.04 Le macchine mobili semoventi soddisfano i requisiti di sicurezza

atti ad evitare i rischi per le persone legati al loro spostamento

38.28.05 Le macchine mobili telecomandate sono dotate di adeguate

misure per evitare urti o intrappolamenti in caso di uscita dal

campo di controllo

38.29. Sono utilizzate presse o cesoie messe in servizio prima

dell’emanazione della relativa norma di prodotto

38.29.01 Le presse, le trance e le macchine simili sono munite di ripari e

dispositivi atti ad evitare che le mani o altre parti del corpo

dei lavoratori siano colpite dal punzone o da altri organi mobili

38.29.02 Nei lavori di meccanica minuta con macchine di piccole

dimensioni, se non possono essere adottai i ripari e dispositivi

di cui al punto precedente, le trance e le macchine simili sono

munite di misure alternative

38.29.03 Le presse meccaniche alimentate a mano sono munite di

dispositivo antiripetitore del colpo

38.29.04 Le presse a bilanciere azionate a mano, quando il volano in

movimento rappresenta un pericolo per il lavoratore, hanno

le masse rotanti protette

38.29.05 Le cesoie a ghigliottina a motore sono provviste di dispositivo

atto a impedire che le mani o altre parti del corpo dei

lavoratori addetti possano comunque essere colpite dalla

lama

38.29.06 Le grandi cesoie a ghigliottina alle quali sono addetti due o

più lavoratori contemporaneamente sono provviste di

dispositivi di comando doppi

38.29.07 Le cesoie a coltelli circolari, quando questi ultimi sono

accessibili e pericolosi, sono provviste di cuffia o di schermi o

di altri mezzi di protezione idonei

38.29.08 Le cesoie a tamburo portacoltelli e simili sono provviste di

adeguati mezzi di protezione

Pagina 29 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 2.2 e 2.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.6

UNI EN 13478

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.6

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 5.6.1, 5.6.3

UNI 11009

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.6.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.6.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.6.5

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.6.6

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.6.7

UNI EN 574

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.6.8

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.6.9



PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

38.30. Sono utilizzate altre macchine per la lavorazione metalli messe

in servizio prima dell’emanazione della relativa norma di

prodotto

38.30.01 Nei torni, le viti o la briglia di fissaggio del pezzo al mandrino

sono incassate o protette

38.30.02 Neri torni per la lavorazione di pezzi da barra questa è

adeguatamente protetta

38.30.03 I grandi torni e gli alesatori a piattaforma orizzontale girevole,

sono provvisti di un adeguato dispositivo di arresto

38.30.04 Nelle piallatrici i vani esistenti nella parte superiore del

bancale fisso sono chiusi

Pagina 30 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.4.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.4.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.4.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.4.3

38.30.05 Nei trapani i pezzi da forare sono adeguatamente trattenuti D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.4.4

38.30.06 Le seghe a nastro per metalli hanno i volani di rinvio del nastro

completamente protetti, e il nastro protetto per quanto

possibile

38.30.07 Le seghe circolari a caldo devono essere munite di adeguata

cuffia di protezione

38.31. Sono utilizzate macchine per la lavorazione del legno o

materiali similari messe in servizio prima dell’emanazione

della relativa norma di prodotto

38.31.01 Le seghe alternative a movimento orizzontale sono munite di

una solida protezione della biella

38.31.02 Le seghe a nastro per legno e materiali similari hanno i volani

di rinvio del nastro completamente protetti, e il nastro

protetto per quanto possibile

38.31.03 Le seghe circolari fisse sono provviste di adeguate protezioni

e dispositivi di sicurezza

38.31.04 Le seghe circolari a pendolo, a bilanciere e simili sono

provviste di adeguate cuffie di protezione

38.31.05 Le pialle a filo sono dotate di adeguate protezioni e dispositivi di

sicurezza

38.31.06 Le pialle a spessore sono munite di dispositivo atto a impedire il

rifiuto dei pezzi in lavorazione

38.32. Altre macchine particolari in servizio prima dell’emanazione della

relativa norma di prodotto sono conformi ai requisiti di sicurezza

stabiliti dalla normativa

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.4.5

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.4.6

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.5.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.5.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.5.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.5.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.5.6

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.5.7

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 5.1, 5.2, 5.3, 5.7, 5.8, 5.9,

5,10, 5,11, 5.12, 5.13

UNI EN 1010 (stampa e simili)

UNI EN 1034 (carta)

UNI EN 13675, 15093, 15094

(laminatoi e simili)



PUNTO DI VERIFICA

7. MACCHINE

39. Quando necessario è previsto l’utilizzo di mezzi di protezione

individuale per il lavoro con macchine o in condizioni pericolose

40. Tutti i lavoratori sono stati informati e formati sui rischi a cui sono

esposti durante il normale uso delle macchine, e nelle situazioni

anomale prevedibili, nonché, se necessario specificamente

addestrati, anche in relazione ai rischi che possono essere causati

a terzi

41. I lavoratori sono informati sulla necessità di astenersi dal lavoro e

avvisare i diretti superiori in caso di anomalia che produca un

pericolo grave e immediato, e si attengono alle istruzioni per l’uso

impartite

42. I rischi residui delle macchine, che sussistono dopo l’adozione

delle altre misure di prevenzione e protezione, sono

adeguatamente segnalati

43. L’ingombro massimo delle macchine viene segnalato, mediante

strisce dipinte sulla pavimentazione, in modo da limitare il più

possibile contatti accidentali

44. Le macchine sono dotate di adeguate informazioni e avvertenze

per l’uso in sicurezza

45. Le macchine e le attrezzature in genere sono oggetto di verifiche

effettuate da personale competente, al fine di garantire nel

tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza, il buono stato di

conservazione e l’efficienza

45.01. Sono richieste all’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e

Ricerca) e alle ASL le verifiche volte a valutare l’effettivo stato di

conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza, delle macchine e

delle attrezzature per le quali tipologia e periodicità sono definite

dalla normativa

45.02. I risultati dei controlli delle macchine e delle attrezzature in

genere sono registrati per iscritto e conservati

Pagina 31 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera i; Titolo III Capo II, artt.

75, 76, 77, 79; All. VIII p.to 4

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001

D.Lgs. 81/2008 art. 73

D.Lgs. 81/2008 artt. 20 c.1

lettera e; 43 c.1 lettera e; 44

D.Lgs. 81/2008 Titolo V All.

XXIV – XXXII

UNI 7545-16/20/22

UNI EN 891

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.2;

Titolo V, All. XXVIII

D.Lgs. 17/2010 All. 1 p.to 1.7

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4 e 8

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.11, 12

e 13; All. VII

D.M. 11/4/2011 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4, 9 e

10



PUNTO DI VERIFICA

8. ATTREZZI MANUALI E PORTATILI E UTENSILI

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati all’uso degli attrezzi manuali

02.

Gli attrezzi manuali che sono macchine sono conformi ai

requisiti essenziali di sicurezza (RES) previsti dalle norme di

prodotto applicabili

03. Gli attrezzi manuali sono di tipologia appropriata al lavoro da

svolgere e di qualità adeguata

03.01. Gli attrezzi manuali sono utilizzati e mantenuti in modo

corretto

03.02. Gli attrezzi manuali si trovano in un buono stato di pulizia e

conservazione

03.03. L'utilizzo degli attrezzi manuali non richiede sforzi eccessivi o

incongrui o movimenti bruschi

04. Gli attrezzi manuali sono numericamente sufficienti, in

relazione alle esigenze del processo produttivo

05. Gli attrezzi manuali sono riposti ordinatamente in luoghi

appositi e sicuri, quando non utilizzati

06. Durante l'impiego in postazioni in quota o comunque

sopralevate, gli attrezzi manuali sono adeguatamente fissati

o assicurati

07. Gli attrezzi manuali sono adeguati ai rischi presenti

nell'ambiente di lavoro (rischi di infiammabilità, esplosività,

contaminazione etc.)

08. Gli attrezzi manuali che possono provocare proiezione di

parti, schegge e materiali sono muniti di schermi o dispositivi

di sicurezza

09. Gli attrezzi manuali che presentano pericolo di emanazione di

sostanze e materiali pericolosi, sono muniti di dispositivi di

ritenuta e/o di estrazione

10. Si effettuano operazioni di saldatura manuale

10.01. Non sono effettuate operazioni di saldatura o taglio, al

cannello od elettricamente, in condizioni pericolose

Pagina 32 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

Titolo III Dir. 89/655/CEE

D.Lgs. 81/2008 Titolo III Capo

I; art. 70 c.1 D.Lgs. 17/2010

art. 3 Dir. 89/392/CEE,

2006/42/CE 26 art. 5

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.2, 3, 4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera d; 71 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.2

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.3 e 4;

All. VI p.to 1.1

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI parte I p.to 1.7

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.2; All.

V 27 parte I p.ti 12.1, 12.2; All.

VI p.ti 1.1, 1.8.1

D.Lgs. 81/2008 All. V 3 parte I

p.ti 3.1, 3.2; All. VI p.to 1.5

D.Lgs. 81/2008 All. V 3 parte I

p.to 4; All. VI p.to 1.8.1

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 8.4

26 Il D.Lgs. 17/2010, recepimento della direttiva 2006/42/CE, che ha sostituito il D.P.R. 459/96, è la vigente norma di

prodotto per le macchine, rivolta pertanto essenzialmente a progettisti e costruttori (fabbricanti). E’ tuttavia di

interesse anche per il datore di lavoro utilizzatore, ai fini della necessaria verifica di rischi dovuti a difetti evidenti di

progettazione o costruzione, nonché per assicurarne il corretto uso in conformità a quanto previsto dal fabbricante. Per

la definizione di macchina si veda la lista di controllo 7. Macchine.

27 Si ricorda (si veda la lista di controllo 7. MACCHINE) che l’Allegato V contiene le prescrizioni generali di salute e

sicurezza per le attrezzature costruite in assenza di specifiche norme di prodotto (es. direttiva macchine), o messe a

disposizione dei lavoratori prima dell’emanazione di tali norme. Si considerano conformi a tali prescrizioni le

attrezzature di lavoro costruite secondo le prescrizioni dei decreti ministeriali emanati ai sensi dell’art. 395 del D.P.R.

547/55, o dell’articolo 28 del D.Lgs. 626/94



PUNTO DI VERIFICA

8. ATTREZZI MANUALI E PORTATILI E UTENSILI

10.02. Nelle operazioni di saldatura elettrica e simili nell'interno di

recipienti metallici sono adottate ulteriori cautele

10.03. Fra apparecchi a fiamma libera o i corpi incandescenti e i

generatori o gasometri di acetilene esiste una adeguata

distanza di sicurezza

10.04. Sulle derivazioni di gas acetilene o di altri gas combustibili di

alimentazione nel cannello di saldatura è inserita una valvola

idraulica o altro dispositivo di sicurezza

10.05. Le attrezzature per saldatura elettrica o per operazioni simili

sono adeguatamente protette dai rischi elettrici

10.06. Il trasporto all’interno dei locali di lavoro degli apparecchi

mobili di saldatura al cannello è effettuato in sicurezza

11. Le condizioni di illuminazione dei luoghi di lavoro consentono

l'uso sicuro degli attrezzi manuali

12. L'uso di eventuali attrezzi manuali di lavoro pericolosi è

riservato a lavoratori appositamente incaricati

13. Quando necessario è previsto l'utilizzo di mezzi di protezione

individuale per il lavoro con attrezzi manuali o in condizioni

pericolosi

14. Tutti i lavoratori sono stati informati e formati sui rischi a cui

sono esposti durante il normale uso degli attrezzi manuali, e

nelle situazioni anomale prevedibili, nonché, se necessario

specificamente addestrati

Pagina 33 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 8.5

D.Lgs. 81/2008 All. V 3 parte II,

p.to 5.14.1; All. VI p.to 8.1

D.Lgs. 81/2008 All. V 3 , parte II,

p.to 5.14.2

D.Lgs. 81/2008 All. V 3 , parte II,

p.ti 5.14.3, 5.14.4

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 8.2

D.Lgs. 81/2008 All. V 3 parte I

p.to 7; All. VI p.ti 1.3.1 e 1.3.2

UNI EN 1837, 1838, 12464-1/2

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera i; Titolo III Capo II, artt.

75, 76, 77, 79; All. VIII p.to 4

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001

D.Lgs. 81/2008 art. 73



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 34 di 209

FONTI

9. MANIPOLAZIONE DIRETTA DI OGGETTI E MATERIALI

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati manipolazione diretta di oggetti e materiali

02. Durante le operazioni lavorative la manipolazione diretta di

oggetti o materiali non comporta il rischio di caduta degli

stessi

03. Gli oggetti e materiali sono provvisti, ove possibile, di

sistema di agganciamento o anticaduta

04. Gli oggetti e materiali da manipolare sono puliti e non

scivolosi

05. La forma e le dimensioni degli oggetti e materiali da

manipolare sono tali da facilitarne l'utilizzo

06. Gli oggetti e materiali da manipolare hanno una base di

appoggio stabile

07. La manipolazione di oggetti o materiali e loro contenitori

pericolosi (molto caldi o freddi, o taglienti, pungenti,

abrasivi, irritanti, tossici, polverosi etc.) viene effettuata in

adeguate condizioni di sicurezza

07.01. I lavoratori sono sempre a conoscenza del contenuto dei

contenitori manipolati

07.02. La manipolazione delle materie e prodotti corrosivi o aventi

temperature dannose si effettua con mezzi o sistemi che

prevengono i contatti diretti

07.03. Se si producono o si manipolano liquidi corrosivi sono

disponibili adeguate prese di acqua corrente o recipienti

contenenti specifiche e adeguate soluzioni neutralizzanti

07.04. La manipolazione di oggetti o materiali taglienti o pungenti

(es. lamiere sottili, trucioli metallici, vetri, aghi etc.) si

effettua con mezzi o sistemi che prevengono i contatti diretti

08. Il livello di illuminazione è adeguato alle attività di

manipolazione da effettuare

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera i; artt. 75, 76, 77, 168

c.2; All. V parte I p.to 3.1;

All.VI p.to 1.7; Titolo III Capo II;

All. VIII p.to 4 . D.Lgs. 475/92

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 3.1; All. VI p.to 1.7

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera z

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera d; 168 c.2

D.Lgs. 81/2008 art. 168 c.2

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera i; artt. 75, 76, 77; 168

c.2; All. IV p.to 2.1.6.1,

2.1.6.2, 2.1.7; Titolo III Capo

II; All. VIII p.to 4 . D.Lgs.

475/92

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.3;

Titolo V All. XXVI

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera i; artt. 75, 76, 77; All.

IV p.ti 2.1.10.1, 2.1.10.2;

Titolo III Capo II; All. VIII p.to 4

D.Lgs. 475/92

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.11.1, 2.1.11.2, 2.1.12

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera i; artt. 75, 76, 77;

Titolo III Capo II; All. VIII p.to 4

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.10.1, 1.10.2, 1.10.5

UNI EN 1837, 1838, 12464-1/2



PUNTO DI VERIFICA

10. IMMAGAZZINAMENTO DI OGGETTI E MATERIALI

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati all’immagazzinamento di oggetti e materiali

02. Esistono appositi luoghi idonei per l’immagazzinamento di

oggetti e materiali

02.01. Gli spazi previsti sono di dimensioni adeguate e sufficienti

all'immagazzinamento

02.02. Gli spazi per l'immagazzinamento sono chiaramente delimitati

e segnalati

02.03. Gli oggetti e i materiali sono immagazzinati in modo ordinato

e stabile, tale da evitare cadute e urti accidentali

02.04. L’immagazzinamento di oggetti e materiali pericolosi

(infiammabili, tossici, a temperatura dannosa, taglienti o

pungenti etc.), avviene secondo specifici criteri di sicurezza

02.05. I locali destinati a deposito hanno chiara indicazione del

carico massimo dei solai di appoggio (pavimenti, soppalchi,

passaggi utilizzabili per il trasporto etc.)

03. L'immagazzinamento di oggetti e materiali è effettuato

evitando l’impilamento verticale

03.01. Se viene effettuato l’impilamento verticale la forma e le

caratteristiche di resistenza dei materiali sono tali da

permetterne l'impilamento sicuro

04. Gli oggetti e i materiali sono immagazzinati in bancali

(pallets)

Pagina 35 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

Titolo III

D.Lgs. 81/2008 Titolo II; All. IV

p.to 1.1.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.2.6

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.4.6,

1.4.8; All. XXV; XXVI p.to 5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.4.6,

1.4.7, 1.4.10, 1.8.1, 1.8.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.1.1, 1.4.6, 1.4.7, 1.4.8,

1.4.10; All. XXV; XXVI p.to 5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.1.1.,1.1.3, 1.1.4, 1.8.1,

1.8.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2, 1.8.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2, 1.8.3

04.01. I bancali sono in buono stato di conservazione D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2

04.02. I carichi sono ben sicuri e fermi sui bancali D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2

04.03. Si evita l'impilamento diretto di bancali già carichi, qualora la

resistenza degli imballi non lo consenta

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2

04.04. E' previsto un limite massimo di carico per ogni bancale D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2

05. Esistono sistemi per la stabilizzazione di oggetti di forma

lineare/allungata quali sbarre, tubi, travi, ante di porte,

bombole etc. immagazzinati in senso verticale

06. Gli oggetti e i materiali sono immagazzinati su supporti

appositi

06.01. Le caratteristiche dei supporti sono tali da facilitare

l'immagazzinamento e l'utilizzo degli oggetti e materiali

impilati

06.02. Le eventuali estremità sporgenti degli elementi di forma

lineare immagazzinati orizzontalmente sono protette

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.4.1,

1.4.6, 1.4.8; All. XXVIII



PUNTO DI VERIFICA

10. IMMAGAZZINAMENTO DI OGGETTI E MATERIALI

07. Gli oggetti e i materiali sono immagazzinati in scaffalature

07.01. Le scaffalature sono stabilmente fissate agli elementi

strutturali dell’edificio

07.02. Le scaffalature sono protette frontalmente contro possibili

urti

07.03. Le scaffalature hanno forma e caratteristiche di resistenza

adeguate agli oggetti e materiali che vi si immagazzinano

07.04. Le scaffalature per l’im-magazzinamento riportano l’indicazione

del carico massimo am-missibile

07.05. Viene verificato periodicamente lo stato di conservazione

strutturale degli scaffali

07.06. Le scaffalature sono conformate in modo che il carrello

elevatore possa raggiungere con facilità i materiali posti su

tutti i ripiani

07.07. Le scaffalature accessibili da due lati opposti sono dotate di

sistema di trattenuta intermedio

08. I locali dove si immagazzinano agenti chimici pericolosi sono

costruiti e attrezzati contro rilasci e spargimenti accidentali

09. Nei locali destinati a macchine e apparecchiature elettriche

non sono depositati materiali

10. Esistono banchine e rampe di carico

10.01. Le banchine e rampe di carico sono adeguate alle dimensioni

dei carichi movimentati

10.02. Le banchine di carico dispongono di almeno un'uscita

10.03. Le rampe di carico sono adeguatamente protette da rischi di

caduta

11 Le aperture nei solai o pareti per il carico e scarico da piani

diversi di edifici o da soppalchi, sono protette contro i rischi

di caduta di persone od oggetti

Pagina 36 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.1.1,

1.8.1, 1.8.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.1.1,

1.4.1, 1.4.8, 1.8.1, 1.8.2, 1.8.3;

All. XXVIII

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.1.1,

1.8.1, 1.8.2, 1.8.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.1.1,

1.8.1, 1.8.2, 1.8.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.1.1,

1.8.1, 1.8.2, 1.8.3

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.2; All.

IV p.ti 1.8.1, 1.8.2, 1.8.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2, 1.8.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.3.3, 2.1.1, 2.1.4, 2.1.4 bis,

2.1.5, 2.1.7

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1, c.2

lettera b

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.3.11

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.3.12

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2, 1.8.3, 1.3.13

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 1.8.1,

1.8.2, 1.8.3, 1.4.12.1, 1.4.12.2,

1.4.12.3



PUNTO DI VERIFICA

11. RISCHI ELETTRICI

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

elettrici in relazione alla possibilità di contatti diretti e

indiretti, archi elettrici, surriscaldamenti, innesco e

propagazione di incendi, innesco di esplosioni,

fulminazione diretta o indiretta, sovratensioni, altri guasti

prevedibili

02. A seguito della valutazione dei rischi elettrici sono state

adottate le misure necessarie a eliminare o, se ciò non è

possibile, ridurre al minimo i rischi presenti

03. Sono adottate le misure necessarie affinché i materiali, le

apparecchiature e gli impianti elettrici siano tali da

salvaguardare i lavoratori da tutti i rischi di natura

elettrica

03.01. Tutti i materiali elettrici utilizzati rispettano i requisiti

essenziali di sicurezza per essi previsti dalle applicabili

norme di prodotto

03.02. Gli impianti, le apparecchiature e i materiali elettrici

(di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione,

uso dell'energia elettrica, di messa a terra e di

protezione contro le scariche atmosferiche, e di

automazione di porte, cancelli e barriere) sono

progettati, costruiti, installati, e mantenuti, secondo la

regola d’arte, come definita dalle norme di buona

tecnica

04. E’ assicurata la protezione elettrica dagli effetti dei

fulmini di edifici, impianti, strutture e attrezzature

05. E’ assicurata la protezione dai rischi derivanti dagli

inneschi elettrici in luoghi con pericolo di esplosione 28

05.01. E’ effettuata, quando richiesto, la classificazione delle

aree e dei luoghi di lavoro, in base alla frequenza e alla

durata della presenza di atmosfere esplosive

05.02. Nelle aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive

sono impiegati solo apparecchi e sistemi di protezione

elettrici appositamente progettati e realizzati

Pagina 37 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 artt. 18 c.1 lettera t; Titolo

III Capo III; art. 80 c.1 e 2

D.Lgs. 81/2008 80 c.1, 83; Titolo III Capo II;

All.VIII p.to 4 tabelle 1, 5, 6, 7

CEI EN 50286; 50321; 60900; 60903;

61243; 61229; 61230; 61318; 61477;

61478; 61482; 62237

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 81 c.2

L. 791/77, Dir. 94/9/CE, 2006/95/CE

D.P.R. 126/98, CEI 64-8/4

D.Lgs. 81/2008 art. 81 c.1

L. 186/68 artt.1, 2

D.M. 37/2008 artt. 5, 6, 7, 8 c.1, 12

D.M. 19/5/2010

CEI EN 61936-1

CEI 0-2/6/10; 64-8

D.Lgs. 81/2008 art. 84, CEI EN 50164-

1/2/3/5/6; 62305-1/2/3/4

CEI 81-10

D.Lgs. 81/2008 artt. 81, 85, 289; All. IV

p.to 4.5.1; All. L parte A p.to 2.4, parte B,

CEI EN 60079-14 /0/1/2/5/6/7/

11/15/17/18/19/25/26/31 , 61241-

14/2/4/ 11/14, CEI 64-2 29

D.Lgs. 81/2008 artt. 293, 294; All. XLIX

CEI EN 60079-10-1 (gas, vapori); 60079-10-

2 (polveri), CEI 64-2 2 CEI 31-35, 31-56

D.Lgs. 81/2008 art. 293; All. L parte A

p.to 2.4, parte B

D.P.R. 126/98

28

Sono compresi fra i luoghi con pericolo di esplosione le aree classificate come zone 0, 1, 20 e 21 ai sensi dell’allegato

XLIX del D.Lgs. 81/2008.

29 La norma CEI 64-2 “impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione…” è stata abrogata per tutte le parti

eccetto quelle relative ai luoghi con pericolo di esplosione per la presenza di sostanze classificate come esplosive. La

norma rimarrà in vigore in attesa delle nuove CEI EN sullo stesso argomento, attualmente in preparazione.



PUNTO DI VERIFICA

11. RISCHI ELETTRICI

05.03. Le batterie di accumulatori elettrici sono collocate e

ricaricate in locali idonei

06. Gli impianti elettrici negli ambienti a maggior rischio in

caso di incendio 30 sono conformi alle normative tecniche

vigenti anche in relazione agli aspetti di prevenzione

incendi

07. L’installazione di impianti di messa terra, di impianti

elettrici e dispositivi di protezione dalle scariche

atmosferiche, e di impianti elettrici in luoghi con

pericolo di esplosione, è stata denunciata all’organismo

competente

07.01. Sono comunicate agli organismi competenti le modifiche

sostanziali e il trasferimento o spostamento degli

impianti elettrici di cui al punto precedente

08. Gli impianti e le attrezzature elettrici sono costruiti,

installati e mantenuti in modo da prevenire i pericoli

derivanti da contatti accidentali, sia diretti sia indiretti,

con la corrente elettrica

09. Sono adottate le misure necessarie per conservare nel

tempo le caratteristiche di sicurezza degli impianti

elettrici previste dalla normativa

10. Per l'esecuzione dei lavori di riparazione e di

manutenzione vengono adottate misure, usate

attrezzature e disposte opere provvisionali di sicurezza

11. I lavori di riparazione, manutenzione etc. degli impianti

e apparecchiature elettriche sono eseguiti fuori tensione

Pagina 38 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 289 c.1; All. XLIX, L

D.P.R. 126/98

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1

L. 186/68 artt.1, 2

D.M. 37/2008 artt. 5, 6, 7, 8 c.1, 12

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3.2; All. II p.to

2.5, CEI 64-8/7 sez. 751

D.P.R. 462/2001 art.2

CEI 0-14

D.P.R. 462/2001 art. 8

CEI 0-14

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1; All. VI p.to 6.1

CEI EN 50110-1; 50522; 61936

CEI 64-8/4; 64-12; 11-1 31

D.M. 37/2008 art. 8 c.2

CEI 0-10/15; 64-8/6

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1 e 3; All. VI p.to

6.1

CEI 0-10/15; 64-8/6

D.Lgs. 81/2008 art. 82, All. IX; Titolo V;

All. XXIV, XXV

D.M. 4/2/2011 32 (Min. Lav.)

CEI EN 61477

CEI EN 50110-1; CEI 11-15/27 (procedure di

sicurezza e idoneità degli operatori)

CEI EN 50286, 50321; 50365; 60743; 60832;

60855; 60895; 60900; 60903; 61111; 61112;

60984; 61057; 61219; 61229; 61230; 61235;

61236; 61243; 61318; 61478; 61479; 61481;

61482; 62193; 62237 (DPI e attrezzature)

UNI 7545-7 (segnaletica di pericolo)

30 Le norme CEI classificano ambienti a maggior rischio di incendio per:

densità di affollamento (es. cinema, ospedali, scuole);

presenza di strutture portanti combustibili

presenza di combustibili (es. biblioteche e archivi, depositi di gas combustibili o prodotti chimici etc.).

31 La norma CEI 11-1 è applicabile fino al 1/11/2013

32 Il D.M. 4/2/2011 definisce i criteri per il rilascio delle autorizzazioni nonché le modalità di formazione e abilitazione

del personale autorizzato e il regime delle verifiche delle attrezzature di lavoro.



PUNTO DI VERIFICA

11. RISCHI ELETTRICI

12. Non sono eseguiti lavori non elettrici in prossimità di linee

elettriche o di impianti elettrici con parti attive non

protette, o, che per circostanze particolari, si debbano

ritenere non sufficientemente protette

13. Gli impianti elettrici sono progettati, realizzati e

periodicamente mantenuti da soggetto abilitato ai sensi

dell’art. 3 del D.M. 37/2008

14. Gli impianti elettrici sono periodicamente controllati

per verificarne lo stato di conservazione ed efficienza ai

fini della sicurezza

14.01. Gli impianti di messa terra, e di protezione dalle

scariche atmosferiche sono verificati periodicamente

14.02. Gli impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione

sono verificati periodicamente

15. Le attrezzature elettriche portano l'indicazione delle

caratteristiche costruttive, tensione, intensità e tipo di

corrente e altre eventuali caratteristiche importanti per

l'uso

16. Gli impianti elettrici sono dotati di idoneo interruttore

differenziale “salvavita”

17. Gli impianti elettrici sono dotati di protezioni contro le

sovratensioni e i sovraccarichi

18. Gli impianti elettrici sono dotati di idonee protezioni

contro il contatto accidentale con conduttori ed

elementi in tensione

19. L'isolamento dei conduttori elettrici è adeguato alla

tensione di funzionamento degli impianti

20. Gli organi di interruzione, manovra e sezionamento

elettrico sono alloggiati in idonei quadri elettrici

21. Le macchine, i trasformatori e i condensatori elettrici

hanno le parti nude in tensione chiuse in adeguati

involucri protettivi

22.

Se le caratteristiche dell'impianto elettrico o

dell’ambiente lo richiedono, sono stati predisposti

tappeti e pedane e altri dispositivi isolanti

23. Le parti metalliche degli impianti e delle protezioni

contro il contatto accidentale sono collegate a terra

Pagina 39 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 83; All. IX

CEI EN 61472; 50110-1/2

CEI ENV 50196

CEI 11-15; 11-27

D.Lgs. 81/2008 art. 81 c.1, D.M. 37/2008

artt. 3, 8 c.1, D.P.R. 462/2001 art. 4

D.Lgs. 81/2008 art. 86

CEI EN 60079-17, CEI 0-10; 23-51; 64-8/6;

64-14

D.Lgs. 81/2008 art. 86 c.1

D.P.R. 462/2001 Capi II e IV

D.Lgs. 81/2008 art. 86 c.1, 296, D.P.R.

462/2001 Capi III e IV, CEI EN 60079-17/19

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I p.ti 9.4,

parte II 5.16.1

CEI EN 60204-1

D.Lgs. 81/2008 art. 81 c.1; All. VI p.to 6.1

CEI EN 61008; 61009; 61543; 62423

CEI 23-78; 23-95; 23-98

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1

CEI 11-1 6 ; 64-8/4

CEI EN 61936

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1; All. VI p.to 6.1

CEI 11-1 6 ; 64-8/4

CEI EN 61936

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1; All. VI p.to 6.1

CEI 11-1 6 ; 64-8/4; 64-8/7

CEI EN 61936

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1; All. VI p.to 6.1

CEI 11-1 6 ; 64-8/5 art. 537.2.5

CEI EN 61936

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1; All. VI p.to 6.1

CEI 11-1 6 ; 64-8/4

CEI EN 61936

D.Lgs. 81/2008 Titolo III Capo II, art. 80

c.1; All. VI p.to 6.1

CEI EN 50321; 60855; 60900; 60903, 61111

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1; All. VI p.to 6.1

CEI 11-1 6 ; CEI 64-8/4; 64-8/5; 64-12

CEI EN 50522



PUNTO DI VERIFICA

11. RISCHI ELETTRICI

24. Le strutture metalliche degli edifici e delle opere

provvisionali, i recipienti e gli apparecchi metallici, di

notevoli dimensioni, situati all'aperto, sono collegati

elettricamente a terra

25. Sono utilizzate attrezzature elettriche portatili per

lavori all’aperto o in luoghi bagnati, o per lavori a

contatto con o entro masse metalliche

25.01. Per i lavori all’aperto, ferme restando le altre

disposizioni di norma, non sono utilizzati utensili

elettrici portatili a tensioni pericolose

25.02. Per i lavori in luoghi bagnati o molto umidi, e quelli a

contatto o entro grandi masse metalliche, non sono

utilizzati utensili elettrici portatili a tensioni pericolose

26. Sono utilizzate attrezzature elettriche mobili o portatili

costruite in assenza di specifica norma di prodotto, o

messe in servizio antecedentemente alla data della sua

emanazione

26.01. Le attrezzature elettriche mobili o portatili sono

alimentate solo da circuiti a bassa tensione

26.02. Gli utensili elettrici portatili e gli apparecchi elettrici

mobili hanno un isolamento interno supplementare

26.03. Gli apparecchi per saldatura elettrica o per operazioni

simili sono adeguatamente protetti dai rischi elettrici

Pagina 40 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 81 c.1

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 6.2

CEI 64-8/7

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 6.2

CEI 64-8/7

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II p.to 5.16.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II p.to 5.16.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II p.ti 5.14.3,

5.14.4



PUNTO DI VERIFICA

12. ATREZZATURE A PRESSIONE

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati alle attrezzature a pressione, con particolare

riferimento ai pericoli di scoppio.

02. Le attrezzature a pressione 33 e i loro insiemi sono conformi

alle specifiche norme di prodotto, e sono dotati di marcatura

CE

Pagina 41 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e

2; Titolo III

D.P.R. 741/82, D.Lgs. 311/91

D.Lgs. 93/2000, D.Lgs.

81/2008 art. 70 c.1

Dir. 97/23/CE, Dir.

2010/35/UE 34 , Dir.

87/404/CEE, 90/488/CEE

UNI EN 286-1, 764-1/2/3/4,

13445, 14726

33

La normativa di recepimento delle norme europee riguardanti i requisiti di sicurezza e la marcatura CE delle

attrezzature a pressione ha un campo di applicazione ampio e differenziato (molto di più di quello degli “apparecchi a

pressione” a cui sin riferiva la previgente normativa nazionale) di cui si riportano gli elementi principali.

D.P.R. 741/1982 (modificato dal D.M. 208/1997): riguarda i “generatori di aerosol”; entrata in vigore 15/10/1982 e

commercializzazione senza marcatura ammessa fino al 15/10/1983.

D.Lgs. 311/91 (modificato dal D.Lgs. 42/1997): riguarda i “recipienti a pressione semplici”, ossia ad aria o azoto, non

destinati a essere esposti alla fiamma, con particolari caratteristiche costruttive per le quali si rimanda al decreto

stesso; entrata in vigore 5/10/1991 e commercializzazione senza marcatura ammessa fino al 1/7/1992.

D.Lgs. 93/2000: riguarda le attrezzature a pressione e i loro insiemi con pressione massima ammissibile PS superiore a

0,5 bar, quali:

- recipienti: compressori, reattori, scambiatori, generatori di vapore, autoclavi, pressofiltri, accumulatori a pressione,

presse pneumatiche, essiccatori sotto pressione, estintori, pentole a pressione, silos a pressione, attrezzature per

imbottigliamento bevande;

– tubazioni: trasporto fluidi in generale;

- accessori di sicurezza: valvole di sicurezza, dispositivi di limitazione attivati da pressione, temperatura etc.;

- accessori a pressione: valvole, manometri, giunti di dilatazione etc.

- “insiemi”: varie attrezzature a pressione assemblate in un tutto integrato e funzionale contenente almeno

un’attrezzatura a pressione di quelle sopraelencate

Sono escluse dal campo di applicazione, oltre alle attrezzature normate dalle disposizioni precedenti, quelle destinate al

funzionamento dei veicoli, quelle che ai sensi del decreto presentano il livello di rischio più basso e rientrano anche nel

campo di applicazione di altre normative (macchine, ascensori, dispositivi medici, apparecchi a gas ecc.), quelle facenti

parte di motori a combustione interna, macchine a vapore, turbine a gas o vapore, le pompe e gli attuatori, gli altiforni,

le attrezzature composte di un involucro leggero, come pneumatici, le palle e i palloni da gioco, le imbarcazioni

gonfiabili, i silenziatori di scarico e di immissione, i contenitori per bevande gassate destinati al consumo o al trasporto e

distribuzione di bevande con un prodotto PSxV non superiore a 500 bar x l e una PS (pressione massima ammissibile) non

superiore a 7 bar, le attrezzature contemplate nei regolamenti internazionali sul trasporto di merci pericolose (ADR, RID,

ICAO), i termosifoni e tubi degli impianti di riscaldamento ad acqua calda, e altre per cui si rimanda all’articolo 1, c.3

del decreto; entrata in vigore 19/4/2000 e commercializzazione senza marcatura ammessa fino al 29/5/2002.

I riferimenti normativi generali previgenti sono il R.D. 824/27, il D.M. 21/11/72 e il D.M. 21/05/74

34

La direttiva 2010/35/UE è la norma europea di prodotto riguardante le attrezzature a pressione trasportabili, intese

come (art. 2):

a) tutti i recipienti a pressione, i loro rubinetti e altri accessori, se presenti, di cui al punto 6.2 degli allegati della

direttiva 2008/68/CE;

b) le cisterne, i veicoli/vagoni batteria, i contenitori per gas a elementi multipli (MEGC), i loro rubinetti e altri

accessori, se presenti, di cui al punto 6.8 degli allegati della direttiva 2008/68/CE,

quando le attrezzature di cui alle lettere a) o b) sono utilizzate conformemente a tali allegati per il trasporto di gas della

classe 2, esclusi i gas o gli oggetti con codici di classificazione contenenti le cifre 6 e 7, nonché per il trasporto delle

sostanze pericolose di altre classi indicate nell’allegato I della direttiva 2010/3%/UE. Nella definizione di attrezzature a

pressione trasportabili si intendono incluse le cartucce di gas ed esclusi i diffusori di aerosol, i recipienti criogenici

aperti, le bombole per gas per apparecchi di respirazione, gli estintori, le attrezzature a pressione trasportabili soggette

a esenzione a norma del punto 1.1.3.2 degli allegati della direttiva 2008/68/CE e le attrezzature a pressione



PUNTO DI VERIFICA

12. ATREZZATURE A PRESSIONE

03. Nei casi previsti dalla normativa è effettuata la verifica di

primo impianto ovvero della messa in servizio delle

attrezzature a pressione e dei loro insiemi

04. Nei casi previsti dalla normativa l’installazione delle

attrezzature a pressione e dei loro insiemi è denunciata agli

organismi di controllo competenti

04.01. Nei casi previsti dalla normativa l’installazione degli impianti

termici è denunciata agli organismi di controllo competenti ai

fini del controllo delle apparecchiature a pressione in essi

contenute

05. Sono utilizzate attrezzature a pressione immesse mercato sul

mercato prima del 29/5/2002

05.01. Le attrezzature, insiemi e impianti sottoposti a pressione di

liquidi, gas, vapori, e loro miscele, sono progettati e costruiti

in conformità ai requisiti di resistenza stabiliti dalle

previgenti norme applicabili (es. regolamenti emessi

dall’ANCC o ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e

Ricerca))

05.02. Le attrezzature a pressione acquistate, ricevute in uso,

noleggio o locazione finanziaria, costruite o messe in servizio

in assenza o prima dell’emanazione della norma specifica di

prodotto, sono dotate di attestazione di conformità alla

normativa sulla sicurezza

05.03. Le attrezzature a pressione e i loro insiemi sono stati

regolarmente collaudati prima della messa in esercizio

05.04. Quando previsto, l’installazione o l’utilizzo delle attrezzature

a pressione e loro insiemi non certificati ai sensi della

pertinente norma di prodotto sono stati denunciati agli

organismi di controllo competenti

06. Le attrezzature a pressione e i loro insiemi sono mantenuti e

verificati secondo quanto previsto dalla normativa

07. I controlli e le revisioni delle attrezzature a pressione e loro

insiemi sono registrati per iscritto, e le registrazioni sono

conservate

Pagina 42 di 209

FONTI

D.M. 329/2004 artt. 4, 5

D.M. 329/2004 artt. 1, 6 e 16

D.M. 1/12/75 art. 18

R.D. 824/1927

D.M. 21/11/72

D.M. 21/5/74

D.M. 1/12/75, D.M. 15/1/98

D.Lgs. 81/2008 art. 70 c.2;

All. V parte II p.to 1.1

D.Lgs. 81/2008 art. 72 c.1;

All. V

R.D. 824/27 art. 46

D.M. 21/5/74

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.11;

All. VII. D.M. 329 /2004 artt.

2, 6, 16, Circ. eplicativa

ISPESL n. A00-09/0005411/08

del 10/11/2008

R.D. 824/27, D.M. 21/5/74

D.Lgs. 93/2000 art. 19

D.M. 329 /2004

D.M. 11/4/2011 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.11;

All. VII, UNI/TS 11325

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.9 e

10

trasportabili soggette a esenzione dalle prescrizioni per la costruzione e il collaudo degli imballaggi. La direttiva dovrà

essere recepita con norma nazionale entro il 30 giugno 2011.



PUNTO DI VERIFICA

12. ATREZZATURE A PRESSIONE

08. I sistemi di funzionamento delle attrezzature a pressione sono

tali da escludere qualsiasi rischio ragionevolmente

prevedibile derivante dal funzionamento

09. Gli insiemi di attrezzature a pressione sono progettati e

realizzati in modo sicuro

10. Le attrezzature a pressione e i loro insiemi dispongono dei

dispositivi di protezione e sicurezza (valvole di sicurezza,

dischi di rottura etc.) dimensionati opportunamente

11. Se necessario l’uso delle attrezzature a pressione è riservato

a lavoratori all'uopo incaricati

11.01. E' esplicitamente vietata la manutenzione delle attrezzature

a pressione e loro insiemi da parte di personale non

specificatamente autorizzato

11.02. Il personale addetto alle attrezzature a pressione e loro

insiemi dispone di idonea strumentazione per verificarne il

corretto funzionamento

12. Sono utilizzati compressori

12.01. I compressori sono provvisti, in posizione visibile, di una targa

riportante i dati di riferimento chiaramente leggibili

Pagina 43 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.1

D.Lgs. 93/2000 All.I p.to 2.3

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.1

D.Lgs. 93/2000 All.I p.to 2.8

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.1

D.M. 21/5/74 capo IV D.Lgs.

93/2000 All.I p.ti 2.10, 2.11

UNI EN 88-2

UNI EN 764-7

D.Lgs. 81/2008 artt. 71 c.7

lettera a; 73 c.5

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

UNI 7545-31

D.Lgs. 81/2008 artt. 71 c.3

D.M. 21/5/74

D.Lgs. 311/91 All. II p.to 1

D.Lgs. 93/2000 artt. 15, 19,

All. I p.to 3.3

12.02. I compressori sono corredati da idonea documentazione D.M. 21/05/74

12.03. I compressori sono provvisti di una valvola di sicurezza tarata

per la pressione massima di esercizio e di relativo dispositivo

automatico di blocco

12.04. Viene verificato prima dell’inizio delle lavorazioni il buon

funzionamento dei manometri e dei dispositivi contro le

sovrappressioni (valvole di sicurezza etc.)

12.05. Viene verificata prima dell’inizio delle lavorazioni l’efficienza

del filtro sul condotto di aspirazione aria esterna, laddove

necessario

D.Lgs. 311/91 All. II p.to 2

D.Lgs. 93/2000 All. I p.to 3.4

UNI EN 764-5

UNI CEN/TS 764-6

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 5.13.15, D.Lgs. 93/2001

All. I p.to 2.11.2, UNI EN 88-2

UNI EN 764-7

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4



PUNTO DI VERIFICA

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FONTI

13. RETI E APPARECCHI DI DISTRIBUZIONE GAS E

LIQUIDI COMBUSTIBILI, IMPIANTI TERMICI

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei

rischi associati agli impianti termici e ai relativi

recipienti, mobili o fissi e reti di distribuzione di gas

o liquidi combustibili

02. Nei luoghi di lavoro sono utilizzati recipienti 35 di

distribuzione di gas o liquidi combustibili

02.01. I recipienti di distribuzione di gas o liquidi

combustibili hanno adeguati requisiti di sicurezza

02.02. I recipienti di gas o liquidi combustibili, sia pieni che

vuoti dopo l’uso, sono immagazzinati all'aperto, o in

locali a uso esclusivo, dotati di idonea ventilazione, e

in condizioni di sicurezza

02.03. I recipienti di gas o liquidi combustibili sono dotati di

idonei sistemi di etichettatura, che consentano di

identificare in modo chiaro e univoco la natura del

contenuto e i relativi rischi connessi

02.04. I recipienti di gas o liquidi combustibili vuoti sono

conservati in posti appositi, separatamente da quelli

pieni

02.05. Nei locali dove sono presenti i gas o liquidi

combustibili sono installati, ove necessario, adeguati

sistemi di aspirazione o contenimento fughe, e/o di

rilevazione e allarme

03. Esistono locali dove si immagazzinano e/o si

utilizzano gas o liquidi combustibili o comburenti in

quantità non trascurabili

03.01. L’azienda, nei casi previsti dalla normativa, ha

richiesto e ottenuto il Certificato di Prevenzione

Incendi

03.02. I locali di immagazzinamento/uso dispongono di

mezzi o impianto antincendio adeguati per tipologia e

prestazioni

03.03 I locali di immagazzinamento/uso sono

adeguatamente separati da quelli adiacenti dal punto

di vista della propagazione degli effetti di un

possibile incendi

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2; Titolo III

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 2.1.1, 3.10

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 2.1.7, 3.11.1, 3.11.2,

3.11.3; Titolo V All. XXIV, XXV, XXVI

Uni 7545-2/3

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.3; Titolo V All. XXIV

p.to 12, All. XXV p.to 3.2, All. XXVI p.to 1

L 256/74

D.Lgs. 52/97 art. 20

D.Lgs. 65/2003 art. 9

Regolam. (CE) 1272/2008 (CLP)

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.t0 3.11.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 2.1.4 bis, 2.1.5,

2.1.8.1, 2.1.8.2

CEI EN 60079-29

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 4.3, 4.4.1

D.P.R. 577/82 art. 15

D.P.R. 689/59

D.M.16/2/82

D.P.R. 37/98

D.Lgs. 81/2008 art. 43 c.1 lettere e, e-bis; All.

IV p.to 4.1.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 2.1.7

D.M. 9/3/2007

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3; All II p.to 2.3

35 Fra i “recipienti” sono incluse le bombole portatili per le quali sono fornite ulteriori indicazioni più avanti.



PUNTO DI VERIFICA

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FONTI

13. RETI E APPARECCHI DI DISTRIBUZIONE GAS E

LIQUIDI COMBUSTIBILI, IMPIANTI TERMICI

03.04. Le installazioni elettriche nei locali di

immagazzinamento/uso dei gas o liquidi combustibili

o comburenti sono conformi alle norme CEI

03.05. Per i recipienti di gas o liquidi combustibili non si

utilizzano lubrificanti e altri materiali incompatibili

con il loro contenuto

03.06. Fra gli impianti di combustione, gli apparecchi a

fiamma o i corpi incandescenti e i generatori o

gasometri di acetilene esiste una adeguata distanza

di sicurezza

03.06. Il trasporto all’interno dei locali di lavoro degli

apparecchi mobili di saldatura al cannello è

effettuato in sicurezza

03.07. Si adottano adeguate misure per evitare

surriscaldamenti o urti dei recipienti di gas o liquidi

combustibili od esplodenti

03.08. Si adottano adeguate misure per evitare la caduta dei

recipienti dei gas compressi o sciolti

03.09. Sulle derivazioni di gas acetilene o di altri gas

combustibili di alimentazione dei cannelli di

saldatura è inserita una valvola idraulica o altro

dispositivo di sicurezza

04. Nei luoghi di lavoro sono utilizzate reti di

distribuzione gas combustibile

04.01. Le tubazioni di distribuzione sono ubicate in zone e

posizioni protette

04.02. Le tubazioni di distribuzione e gli accessori fuori

terra sono adeguatamente colorati e contrassegnati

con segnaletica di salute e sicurezza

04.03. Sulle componenti della rete di distribuzione non sono

utilizzati lubrificanti e altri materiali incompatibili

con il gas

D.Lgs. 81/2008 artt. 81, 85, 289; All. IV p.to

4.5.1; All. L parte a p.to 2.4, parte B

CEI 64-2 36 , 64-8/7

CEI EN 60079-14/0/1/2/5/6/7/11/15/17/18/

19/25/26/31

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.5; All. VI p.to 1.8.2

D.Lgs. 81/2008 All. V 37 parte II p.to 5.14.1; All.

VI p.to 8.1

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 8.2

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.5 lettera a; All. IV p.ti

4.5.1, 4.5.2

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.ti 8.2, 8.3

D.Lgs. 81/2008 All. V 4 parte II p.to 5.14.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 3.6.1.1

D.M. 12/4/96 All. p.to 5.4.2

UNI/TR 11228

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 3.6.2; All. XXVI

UNI 5634

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 4.9; All. VI p.ti 1.8.2,

7.1

36 La norma CEI 64-2 “impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione…” è stata abrogata per tutte le parti eccetto

quelle relative ai luoghi con pericolo di esplosione per la presenza di sostanze esplosive. La norma rimarrà in vigore in

attesa delle nuove CEI EN sullo stesso argomento, attualmente in preparazione.

37 Si ricorda che nell’allegato V sono contenute le prescrizioni per le attrezzature di lavoro costruite in assenza di

disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, o messe a disposizione

dei lavoratori antecedentemente alla data della loro emanazione.



PUNTO DI VERIFICA

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FONTI

13. RETI E APPARECCHI DI DISTRIBUZIONE GAS E

LIQUIDI COMBUSTIBILI, IMPIANTI TERMICI

04.04. Le tubazioni di distribuzione e i relativi componenti e

dispositivi sono realizzate e installate con materiali

idonei e nel rispetto delle indicazioni normative

04.05. La posa in opera delle tubazioni della rete di

distribuzione avviene nel rispetto delle indicazioni

fissate dalla normativa

04.06. La rete di distribuzione è provvista di dispositivi atti

ad effettuare l'isolamento di suoi determinati tratti in

caso di necessità

04.07. La rete di trasporto e distribuzione di gas combustibili

naturali leggeri (es. metano) rispetta le prescrizioni

normative di prevenzione incendi

04.08. Le tubazioni di distribuzione sono regolarmente

mantenute, e non presentano segni di corrosione o

danneggiamento

05. Sono utilizzate bombole portatili per il deposito e la

distribuzione dei gas combustibili

05.01. Le bombole sono posizionate, trattenute

adeguatamente, e movimentate in sicurezza

05.02. Le bombole, comprese quelle vuote dopo l’uso, sono

conservate in luoghi appositi e separati, con

l'indicazione di pieno o vuoto

05.03. Le bombole, incluse quelle vuote, sono dotate di

cappuccio di protezione e valvola bloccata in

posizione di chiusura durante il deposito

05.04. Ciascuna bombola è chiaramente identificata,

corredata di fascia colorata di contrassegno del

contenuto e di simbologia appropriata

05.05. Sono stati effettuati i collaudi e le revisioni

periodiche delle bombole previsti

05.06. I depositi di bombole di gas naturale rispettano le

prescrizioni normative di prevenzione incendi

06. I contenitori e le relative condotte di distribuzione gas

e liquidi combustibili sono realizzati in conformità alle

pertinenti norme tecniche

D.M. 12/4/96 All. p.to 5.2, D.M. 12/4/96 All.

p.to 5.2, UNI/TS 11343

UNI EN 1555, 1775, 12514, 13942

D.M. 12/4/96 All. p.to 5.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 3.7

D.M. 12/4/96 All. p.to 5.4.2

D.M. 24/11/84 parte prima

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.ti 8.2, 8.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 2.1.7, 3.11.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 3.10

UNI EN ISO 10297, 11117, 13340, 15996, 22435

D.M. 7/1/99

UNI EN ISO 13769

UNI EN 1089-3,14894

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4, 8, 11; All. VII, R.D.

824/27, D.M. 21/5/74, D.Lgs. 93/2000 art. 19,

D.M. 329/2004

D.M. 24/11/84 parte seconda

D.M. 37/2008 art. 6

D.M. 19/5/2010

UNI 7129-1, 9034, 9165

UNI EN 1555, 1594, 1800, 1964, 1775, 1975,

12205, 12245, 12257, 12514, 12862, 13322,

13769



PUNTO DI VERIFICA

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FONTI

13. RETI E APPARECCHI DI DISTRIBUZIONE GAS E

LIQUIDI COMBUSTIBILI, IMPIANTI TERMICI

07. Esiste un programma di informazione e formazione

del personale sui pericoli associati ai gas e liquidi

combustibili utilizzati

08. Vengono messe a disposizione dei lavoratori le schede

dati di sicurezza relative ai gas e liquidi combustibili

utilizzati

09. Esistono depositi di g.p.l. in serbatoi fissi e/o in

recipienti mobili

09.01. I depositi in recipienti mobili rispettano le specifiche

regole tecniche di prevenzione incendi

09.02. I depositi in serbatoi fissi di g.p.l. rispettano le

specifiche normative regole tecniche di prevenzione

incendi

09.03. I recipienti mobili e fissi e le condotte delle reti di

distribuzione g.p.l. sono realizzati in conformità alle

pertinenti norme tecniche

10. Gli apparecchi termici e i relativi dispositivi di

regolazione e sicurezza sono dotati di marcatura di

conformità alla normativa CE, se immessi sul mercato

dopo la data di entrata in vigore della specifica norma

di prodotto.

Se immessi sul mercato prima di tale data sono

conformi alla previgente normativa nazionale e

comunque alle norme tecniche applicabili

D.Lgs. 81/2008 art. 227

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.1 lettera d

Regolam. (CE) 1907/2008 (REACH) All. II 38

Regolam. (CE) 453/2010

D.M. 13/10/94

Circ. Min. int. 74/56

D.M. 13/10/94

D.M. 14/5/2004

D.M. 37/2008 art. 6, D.M. 19/5/2010

UNI 9034, 9165, UNI EN 1442, 7131, 12493, 12542,

12807, 13110, 14140, 14427, 14570, 14893

UNI/TS 11147, 11343

D.M. 12/4/96 artt. 4, 5

D.M. 28/4/2005 artt. 5, 6

D.P.R. 661/96

UNI 8061, 10412-1/2

UNI EN 297, 303, 419, 449, 461, 483, 525, 613,

621, 656, 677, 778, 1020, 1264, 1266, 1319, 1596,

7131, 12669, 12809, 12952, 12953, 13203, 13278,

13410, 13836, 14222, 14394, 14438, 14785,

14829, 15034, 15035, 15417

38

La normativa sulle schede dati di sicurezza (SDS) delle sostanze e miscele pericolose è attualmente in corso di

revisione attraverso l’applicazione progressiva del Regolamento (CE) 453/2010 che modifica il Regolamento (CE)

1907/2006 (REACH), in particolare l’All. II attualmente in vigore, per la parte relativa alle prescrizioni per la

compilazione delle SDS. L’entrata in vigore del Regolamento avviene nelle seguenti fasi:

Sostanze:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per sostanze immesse sul

mercato prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti

all’art. 31.9 del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010.

Miscele:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010, o, se volontariamente classificate secondo CLP,

conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per miscele fornite ai destinatari almeno una volta

prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9

del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/6/2017 per miscele immesse sul mercato

prima del 1/6/2015, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9 del

REACH.



PUNTO DI VERIFICA

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FONTI

13. RETI E APPARECCHI DI DISTRIBUZIONE GAS E

LIQUIDI COMBUSTIBILI, IMPIANTI TERMICI

11. Sono utilizzati impianti termici alimentati a gas di

potenzialità inferiore a 35 kW

11.01. L'ambiente che contiene l’impianto termico è dotato,

se richiesto, di aperture atte a garantire il ricambio

dell'aria

12. Sono utilizzati impianti termici alimentati a gas con

potenzialità complessiva superiore a 35 kW 39

12.01. Gli impianti termici installati all’aperto sono costruiti

appositamente per tale tipo di installazione e

rispettano le specifiche prescrizioni di legge

12.02. Gli impianti termici installati in locali chiusi esterni

rispettano le specifiche prescrizioni di legge

12.03. Gli impianti termici installati in fabbricati destinati

anche ad altro uso rispettano le specifiche

prescrizioni di legge

12.04. I locali che ospitano gli impianti termici sono dotati di

aperture permanenti di aerazione, realizzate su pareti

esterne, di dimensioni adeguate

12.05. Sono rispettati i requisiti di disposizione degli

apparecchi termici all’interno dei locali che li

ospitano

12.06. I locali che ospitano gli impianti termici costituiscono

un compartimento antincendio

12.07. Le porte dei locali che ospitano gli impianti termici e i

loro disimpegni sono apribili verso l’esterno e

possiedono adeguate caratteristiche di resistenza al

fuoco

12.08. I locali per forni da pane, lavaggio biancheria e altri

laboratori artigiani rispettano le specifiche

prescrizioni normative di prevenzione incendi

12.09. I locali di installazione di impianti per cucina e

lavaggio stoviglie rispettano le specifiche prescrizioni

normative di prevenzione incendi

12.10. I locali di installazione di apparecchi per la

climatizzazione e la produzione centralizzata di acqua

calda, acqua surriscaldata e/o vapore sono utilizzati

correttamente

UNI 7129 p.to 3

D.M. 12/4/96 All. Titolo II

D.M. 12/4/96 All. Titolo III

D.M. 12/4/96 All. Titolo IV

D.M. 12/4/96 All. p.to 4.1.2.

D.M. 12/4/96 All. p.ti 4.1.3 e 4.2.4

D.M. 12/4/96 All. p.to 4.2.2

D.M. 12/4/96 All. p.to 4.2.5.1

D.M. 12/4/96 All. p.to 4.3

D.M. 12/4/96 All. p.to 4.4

D.M. 12/4/96 All. p.to 6.4

39 S tralasciate le prescrizioni stabilite per i locali di installazione di generatori di aria calda a scambio diretto, di moduli a tubi radianti, di

i sono all’interno di serre,

nastri radianti

contenute rispettivamente nei punti 4.5, 4.6, 4.7 e 4.8 dell’allegato al D.M. 12/4/96, ai quali si rimanda.



PUNTO DI VERIFICA

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FONTI

13. RETI E APPARECCHI DI DISTRIBUZIONE GAS E

LIQUIDI COMBUSTIBILI, IMPIANTI TERMICI

12.11. A servizio degli impianti termici sono disponibili

adeguati mezzi di estinzione incendi

12.12. A servizio degli impianti termici è apposta adeguata

segnaletica di sicurezza

13. Sono utilizzati 40 impianti termici alimentati a

combustibile liquido di potenzialità complessiva

superiore a 35 kW 41

13.01. Gli impianti termici installati all’aperto sono costruiti

appositamente per tale tipo di installazione e

rispettano le specifiche prescrizioni di legge

13.01.01 Il serbatoio di combustibile a servizio dell’impianto è

dotato, se necessario, di bacino di contenimento delle

perdite di combustibile

13.02. Gli impianti termici installati in locali esterni

all’edificio rispettano le specifiche prescrizioni

normative di prevenzione incendi

13.03. Gli impianti termici installati in fabbricati destinati

anche ad altro uso rispettano le specifiche

prescrizioni di legge

13.03.01 I locali che ospitano gli impianti termici installati in

fabbricati destinati anche ad altri usi hanno adeguate

caratteristiche costruttive

13.03.02 I locali che ospitano gli impianti termici sono dotati,

se necessario, di sistema di contenimento delle

perdite di combustibile

13.04. I locali che ospitano gli impianti termici sono dotati di

aperture permanenti di aerazione, realizzate su pareti

esterne, di dimensioni adeguate

13.05. Sono rispettati i requisiti di disposizione degli

apparecchi al all’interno dei locali che li ospitano

13.06. I locali per forni da pane, lavaggio biancheria e altri

laboratori artigiani rispettano le specifiche

prescrizioni normative di prevenzione incendi

D.Lgs. 81/2008 Art. 43 c.1 lettera e-bis; All. IV

p.to 4.1.3, D.M. 12/4/96 All. p.to 6.2

D.Lgs. 81/2008 Titolo V, All. XXV, XXVI, XXVII

D.M. 12/4/96 All. p.to 6.2, UNI 7545-2

D.M. 28/4/2005 All. p.to 2.1

D.M. 28/4/2005 All. p.to 2.1

D.M. 28/4/2005 All. Titolo III

D.M. 28/4/2005 All. p.ti 4.1 e 4.2

D.M. 28/4/2005 All. p.to 4.2

D.M. 28/4/2005 All. p.to 4.2

D.M. 28/4/2005 All. p.to 4.1.2 e 4.2.1

D.M. 28/4/2005 All. p.to 4.1.3

D.M. 28/4/2005 All. p.to 4.3

40

Per gli impianti termici esistenti alla data di entrata in vigore del D.M. 28/4/05 i termini per l’adeguamento alle

prescrizioni che seguono erano:

impianti di potenzialità superiore a 116 kW, approvati o autorizzati dai competenti organi dei VV.F in base alla previgente

normativa: adeguamento solo in caso di aumento di portata termica superiori al 20% di quella approvata od autorizzata

impianti di potenzialità termica fino a 116 kW conformi alla previgente normativa: non è richiesto alcun adeguamento.

41 Si sono tralasciate le prescrizioni stabilite per i locali di installazione di generatori di aria calda a scambio diretto, di

moduli a tubi radianti, di nastri radianti e all’interno di serre, contenute rispettivamente nei punti 4.6, 4.7 e 4.8 e nel

Titolo V dell’allegato al D.M. 28/4/2005, ai quali si rimanda.



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 50 di 209

FONTI

13. RETI E APPARECCHI DI DISTRIBUZIONE GAS E

LIQUIDI COMBUSTIBILI, IMPIANTI TERMICI

13.07. I locali di installazione di impianti cucina e lavaggio

stoviglie rispettano le specifiche prescrizioni normative

di prevenzione incendi

13.08. Il deposito di combustibile liquido è correttamente

ubicato

13.09. I depositi di combustibile liquido non superano le

capacità massime consentite

13.10. I serbatoi di combustibile liquido sono correttamente

installati

13.11. A servizio degli impianti termici sono disponibili

adeguati mezzi di estinzione

13.12. A servizio degli impianti termici è apposta adeguata

segnaletica di sicurezza

14. Gli apparecchi a diretto focolare aperto destinati al

riscaldamento dell'ambiente nei locali chiusi, sono

muniti di adeguati condotti di estrazione del fumo

15. Gli impianti termici sono controllati e mantenuti

secondo le vigenti prescrizioni di legge

15. 01. Gli interventi di controllo e manutenzione degli

impianti termici sono sistematicamente registrati

D.M. 28/4/2005 All. p.to 4.4

D.M. 28/4/2005 All. p.to 6.1

D.M. 28/4/2005 All. p.to 6.2

D.M. 28/4/2005 All. p.to 6.3

D.M. 28/4/2005 All. p.to 7.3

D.M. 28/4/2005 All. p.to 7.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 1.9.2.6

UNI EN 13278

D.Lgs. 81/2008 Art. 71 c.11; All. VII

D.P.R. 412/93 art. 11

D.Lgs. 192/2005 artt. 7, 12; All. F, G, L

D.M. 11/4/2011 (Min. Lav.)

Dir. 2002/91/CE

UNI 7129, 8364-2/3, 10435, 10436

UNI EN 15378

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.9

D.P.R. 412/93 art. 11 c.9

D.Lgs. 192/2005 artt. 7,12; All. F, G, L



PUNTO DI VERIFICA

14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati ai mezzi di sollevamento, con particolare

riferimento ai pericolo di urto, schiacciamento, investimento

01.01. I mezzi di sollevamento 42 messi in servizio sono conformi alla

pertinente norma di recepimento delle direttive europee di

prodotto e dotati di marcatura CE

02. I mezzi di sollevamento sono scelti in modo da risultare

appropriati al lavoro da svolgere per quanto riguarda la

salute e la sicurezza del loro uso

03. I mezzi di sollevamento sono installati e utilizzati secondo le

istruzioni d’uso fornite dal fabbricante e le regolamentazioni

aziendali

03.01. I mezzi di sollevamento smontabili o mobili (es. gru) sono

utilizzati in modo tale da garantirne la stabilità

04. Il sollevamento di persone è effettuato esclusivamente con

mezzi e accessori appositamente progettati

05. Sono adottate specifiche misure per impedire che i

lavoratori sostino sotto i carichi sospesi, salvo che ciò sia

indispensabile per il buon funzionamento dei lavori

Pagina 51 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

Titolo III

Dir. 89/655/CEE, 95/63/CEE

D.Lgs. 81/2008 art. 70 c.1

D.Lgs. 17/2010 art. 3 43

D.P.R. 162/99 44 All. I

Dir. 95/16/CEE

Dir. 89/392/CEE;

2006/42/CE 45 art. 5

UNI ISO 4190; 4301; 7363; 8686

UNI EN 81-1/2/

3/21/31/40/43/80; 280; 1494;

1495; 1808; 10411; 12077;

12159; 12999; 13000; 13001;

13157; 14439; 14492; 14502;

15056

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.2; All.

VI p.to 3.1.1

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

lettera a; All. VI p.ti 1.1 e 1.2

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.1.3, D.Lgs. 17/2010 All.I

p.to 4.1.2.1

UNI ISO 4304

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.1.4

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to 5

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

IV p.to 1.4.6; All. VI p.to 3.1.5;

Titolo V All. XXV, XXVIII

UNI 7545-18

42 Qui si intenderanno quelli destinati esclusivamente al sollevamento in loco dei carichi (gru, argani, paranchi, carri

ponte, piattaforme elevabili, ascensori, montacarichi etc.) e non al loro trasporto (es. carrelli elevatori, che sono presi

in considerazione nella lista di controllo 15. MEZZI DI TRASPORTO).

Per quanto pertinente, per i punti di verifica generali da applicare ai mezzi di sollevamento si rimanda anche alla lista

di controllo 7. MACCHINE (ad esempio per le prescrizioni generali, quelle per le macchine mobili etc.).

43 Il D. 7/2010 2006/42/CE è la norma di prodotto per le macchine. Le

Lgs 1 , recepimento della direttiva disposizioni in esso contenute sono

entrate in vigore il 6 marzo 2010.

44 Il D. P.R. 162/99, recepimento della direttiva 95/16/CE è la norma di prodotto per gli ascensori attualmente vigente . Il D.Lgs. 17/2010

ha previsto (art. 16) che macchine le disposizioni di attuazione della dir. 2006/42/CE, per la parte relativa alle modifiche

della direttiva 95/16/CE in materia di ascensori, siano adottate con provvedimento di modifica del D.P.R. 162/99.

45 Il D.Lgs. 17/2010 il D.P.R. 459/96 è la norma di prodotto per le macchine

, recepimento della direttiva 2006/42/CE, che ha sostituito , vigente ,

rivolta essenzialmente a progettisti e costruttori . E’ tuttavia di interesse anche per il datore di lavoro utilizzatore, per la necessaria verifica di

pertanto (fabbricanti)

rischi dovuti a difetti evidenti di progettazione o costruzione, nonché per corretto

assicurarne il uso in conformità all’uso previsto dal fabbricante.

Per le definizioni di macchina si veda la lista di controllo 7. Macchine.



PUNTO DI VERIFICA

14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO

06. Gli accessori di sollevamento 46 sono attentamente e

adeguatamente scelti e utilizzati.

I carichi sono sempre correttamente imbracati per

prevenirne la caduta o spostamenti pericolosi

07. Le funi e le catene 4 usate per il sollevamento sono

sottoposte a verifiche trimestrali

08. Sono utilizzati mezzi di sollevamento di carichi non guidati

(es. gru)

08.01. Quando due o più mezzi di sollevamento carichi non guidati

sono installati o montati in modo che i loro raggi di azione si

intersecano, sono adottate appropriate misure di sicurezza

08.02. Nell’utilizzo dei mezzi di sollevamento carichi non guidati, si

adottano adeguate misure per evitarne l’instabilità

08.03. Se l'operatore di un mezzo di sollevamento carichi non

guidati non può osservare l'intera traiettoria del carico né

direttamente né per mezzo di dispositivi ausiliari, si ricorre a

un capomanovra

08.04. Le operazioni di aggancio e sgancio manuale dei carichi sono

effettuate in massima sicurezza

08.05. Le operazioni di sollevamento carichi sono opportunamente

progettate, eseguite e controllate

08.06. I mezzi di sollevamento carichi non guidati possono sempre

trattenere i carichi in caso di interruzione parziale o totale

della loro alimentazione di energia

Pagina 52 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 71

c.2 e 4; All. VI p.ti 3.1.6

e 3.1.7, D.Lgs. 17/2010

All.I p.to 4.1.2.5, UNI ISO

4308; 4779; 8792; 9926;

15513; 23853; UNI EN

1492; 1677; 12644-1;

13414-1; 13889, UNI 9465;

9468; 9469; 9470

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.1.2, UNI ISO 3056;

4308; 4309, UNI EN 818; 12385-4

UNI 9424

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.2.1

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.2.2

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to 4.1.2.1

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.2.3

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to

4.1.2.7

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.2.4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.2.5

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.2.6

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to 4.1.2.6

08.07. I carichi sospesi non rimangono mai senza sorveglianza D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.2.6

08.08. L’uso all’aperto di mezzi di sollevamento carichi non guidati,

è effettuato tenendo conto degli eventuali pericoli derivanti

dalle condizioni meteorologiche

08.09. Quando argani, paranchi e simili sono usati per sollevare o

deporre carichi tra piani diversi di un edificio attraverso

aperture nei solai o pareti, le aperture, nonché il

sottostante spazio di arrivo o di sganciamento del carico

sono adeguatamente protetti su tutti i lati, mediante

parapetti normali

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.2.7

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4,

All. IV p.ti 1.8.1, 1.8.2,

1.8.3, 1.4.12.1, 1.4.12.2,

1.4.12.3 , D.Lgs. 17/2010

All.I p.to 4.1.2.8.5

46 D. Lgs 10/2010 , recepimento della direttiva 2006/42/CE , norma di prodotto per le macchine , si applica anche agli accessori di

sollevamento, nonché alle catene, funi e cinghie, per i quali è quindi prevista la marcatura CE.



PUNTO DI VERIFICA

14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO

08.10. Il sollevamento di laterizi, pietrame, ghiaia e altri materiali

minuti è effettuato esclusivamente tramite benne o cassoni

metallici

09. Sono utilizzati mezzi di sollevamento come ponti sviluppabili

o piattaforme elevabili o simili 47

09.01. Sui ponti sviluppabili o piattaforme elevabili i lavoratori

addetti adottano specifici dispositivi di protezione dalle

cadute

09.02. I ponti sviluppabili o piattaforme elevabili sono usati

esclusivamente per l'altezza per la quale sono costruiti,

senza aggiunte di sovrastrutture, e in modo sicuro

09.03. Nei ponti sviluppabili o piattaforme elevabili i movimenti

pericolosi sono impediti quando il carro supera la pendenza

nominale

10. Sono utilizzati ascensori e montacarichi 48

10.01. Gli ascensori e i loro componenti di sicurezza sono conformi

alla specifica norma di recepimento delle direttive europee

di prodotto applicabili 49

10.02. Nella messa in esercizio e per le verifiche periodiche degli

ascensori e montacarichi sono rispettate le disposizioni di

legge vigenti

11. Sono utilizzati mezzi di sollevamento messi in servizio prima

dell’emanazione delle specifiche norme di prodotto

11.01. I mezzi di sollevamento sono conformi ai requisiti generali di

sicurezza per essi richiesti

11.02. I mezzi di sollevamento carichi installati stabilmente sono

costruiti in modo da assicurare la solidità e la stabilità

durante l’uso

11.02.01 I mezzi di sollevamento di carichi installati stabilmente sono

disposti in modo tale da ridurre i rischi dovuti ai carichi

11.03. I mezzi di sollevamento con lavoratore/i a bordo limitano al

massimo, nelle condizioni reali di lavoro, i rischi derivanti da

un ribaltamento

11.04. I mezzi di sollevamento sono provvisti di dispositivi di

frenatura del carico

Pagina 53 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.2.9

D.Lgs. 81/2008 art. 71

c.4; All. VI p.to 4.1

UNI EN 280

D.Lgs. 81/2008 art. 71

c.4; All. VI p.to 4.2

UNI EN 280

UNI EN 280

D.Lgs. 81/2008 art. 70 c.1

D.P.R. 162/99 All. I

D.Lgs. 17/2010 ALL.I punti 4 e 6

D.Lgs. 81/2008 art. 70 c.1

D.P.R. 162/99 Capo II

D.Lgs. 81/2008 art. 70 c.1 e

2; All. V

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.4

D.Lgs. 81/2008 All. V

parte II p.to 2.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.5

47 La normativa tecnica italiana definisce “ponti sviluppabili” le attrezzature che a livello europeo sono definite

“piattaforme elevabili” ovvero Mobile Elevating Work Platform (MEWB). In questa lista di controllo ci riferiremo

genericamente a tali attrezzature col termine “ponti sviluppabili o piattaforme elevabili”.

48

Qui si considereranno i soli ascensori e montacarichi in servizio privato oggetto del D.P.R. 162/99, fatto salvo quanto

precisato nelle altre note.

49

Le disposizioni del D.Lgs. 17/2010 si applicano anche agli ascensori e montacarichi di cantiere e a quelli con velocità

fino a 0,15 m/sec.



PUNTO DI VERIFICA

14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO

11.05. Nei casi in cui l’interruzione dell’energia di azionamento può

comportare pericoli per le persone, i mezzi di sollevamento

sono provvisti di dispositivi che ne provocano l’arresto

automatico

11.06. I mezzi di sollevamento, quando ricorrano specifiche

condizioni di pericolo, sono provvisti di appropriati

dispositivi di segnalazione

11.07. I mezzi di sollevamento provvisti di tamburi di avvolgimento

e di pulegge di frizione, come pure di apparecchi di

sollevamento a vite, sono muniti di dispositivi che

garantiscono il funzionamento sicuro di tali tamburi, pulegge

o viti

11.07.01 I tamburi e le pulegge, hanno le sedi delle funi e delle

catene atte, per dimensioni e profilo, a permettere il libero

e normale avvolgimento delle stesse

11.07.02 I tamburi e le pulegge motrici degli apparecchi su cui si

avvolgono funi metalliche, hanno diametri di dimensioni

adeguate in relazione alle dimensioni delle funi avvolte

11.08. Le funi e le catene dei mezzi di sollevamento salvo quanto

previsto da regolamenti speciali, hanno un adeguato

coefficiente di sicurezza, in rapporto alla portata e allo

sforzo massimo ammissibili

11.09. Gli attacchi delle funi e delle catene sono realizzati in modo

da evitare sollecitazioni pericolose, impigliamenti o

accavallamenti

11.10. I posti di manovra dei mezzi di sollevamento hanno

adeguate caratteristiche di sicurezza

11.11. Gli organi di comando dei mezzi di sollevamento sono

collocati in posizione agevole, e protetti contro l'avviamento

accidentale

11.12. I mezzi di sollevamento di carichi, esclusi quelli azionati a

mano, recano un’indicazione chiaramente visibile del loro

carico nominale, nonché le altre segnalazioni necessarie o

utili per un uso sicuro

11.13. Le modalità di impiego dei mezzi di sollevamento sono

riportate in avvisi chiaramente leggibili

11.14. Sono utilizzate gru, argani, paranchi e simili messi in servizio

prima dell’emanazione delle specifiche norme di prodotto

11.14.01 I piani di posa delle rotaie di scorrimento delle gru a ponte

accessibili ai lavoratori, sono percorribili agevolmente e in

sicurezza

Pagina 54 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.6

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.7

D.Lgs. 81/2008 All. V

parte II p.to 3.1.8

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.9

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.10

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 3.1.11, 3.3.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.12

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.13

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.14

UNI ISO 7752

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.15; Titolo V All. XXIV,

XXV, UNI EN 12644-1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.2.1



PUNTO DI VERIFICA

14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO

11.14.02 Le gru a ponte, le gru a portale e gli altri mezzi di

sollevamento-trasporto su rotaie sono provvisti di adeguati

blocchi di fine corsa

11.14.03 Gli elevatori azionati a motore sono costruiti in modo da

funzionare a motore innestato anche nella discesa

11.15. Sono utilizzati mezzi di sollevamento (es. argani) per

l’esecuzione di lavori di costruzione, manutenzione,

demolizione etc. messi in servizio prima dell’emanazione delle

specifiche norme di prodotto

11.15.01 Gli elevatori montati su impalcature di ponteggi hanno i

montanti delle impalcature, quando vengono fissati

direttamente ad essi, rafforzati e controventati

11.15.02 I bracci girevoli che portano le carrucole ed eventualmente

gli argani degli elevatori sono adeguatamente assicurati ai

montanti

11.15.03 Gli argani a motore sono muniti di dispositivi di extra-corsa

superiore, e le loro modalità di comando sono sicure

11.16. Sono utilizzati elevatori e trasportatori a piani mobili, a tazze,

a coclea, a nastro, a piano inclinato e simili messi in servizio

prima dell’emanazione delle specifiche norme di prodotto

11.16.01 I trasportatori verticali a piani mobili e quelli a tazza e simili

sono sistemati all’interno di vani o condotti protetti

11.16.02 I trasportatori verticali a piani mobili sono dotati di un

dispositivo per l’arresto rapido

11.16.03 I trasportatori verticali a piani mobili, quelli a tazza e simili

e i trasportatori a nastro e simili aventi tratti del percorso in

pendenza sono dotati di dispositivi di arresto in caso di

interruzione della forza motrice

11.16.04 Le aperture di carico dei piani inclinati (scivoli) sono

adeguatamente protette

11.16.05 Lo spazio sottostante agli elevatori/trasportatori orizzontali o

inclinati è inaccessibile

11.17. Sono utilizzati mezzi di sollevamento di persone e di persone

e carichi 50 messi in servizio prima dell’emanazione delle

specifiche norme di prodotto

Pagina 55 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 3.2.2, 3.2.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.2.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.3.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.3.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.3.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 3.4.1, 3.4.4, 3.4.5

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.4.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.4.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.4.6

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.4.13

50

Qui considereremo i ponti su ruote sviluppabili a torre e a forbice o piattaforme elevabili (a tal riguardo si veda più

sopra la nota 7), scale aeree, ponti sospesi.



PUNTO DI VERIFICA

14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO

11.17.01 I mezzi di sollevamento o spostamento di persone e di

persone e carichi sono tali da:

a) evitare i rischi di caduta dall’abitacolo, se esiste, per

mezzo di dispositivi appropriati

b) escludere qualsiasi rischio di schiacciamento,

intrappolamento o urto dell’utilizzatore, in particolare in

caso di collisione accidentale

c) garantire che i lavoratori bloccati in caso di incidente

nell’abitacolo non siano esposti a pericoli, e possano essere

liberati

11.17.02 I ponti su ruote sviluppabili a torre e a forbice o piattaforme

elevabili sono stabili in relazione ai carichi e alle oscillazioni

ipotizzabili durante gli spostamenti o per colpi di vento, e

costruiti secondo i requisiti generali di sicurezza

11.17.03 I ponti su ruote sviluppabili o piattaforme elevabili non sono

spostati quando carichi

11.17.04 I ponti su ruote sviluppabili o piattaforme elevabili sono

usati solo nei limiti di altezza per i quali sono stati costruiti

11.17.05 Le scale aeree ad inclinazione variabile su carro sono

sistemate su base non cedevole e in modo da assicurarne la

stabilità

11.17.06 Le scale aeree a inclinazione variabile montate su carro sono

munite di indicatore della messa a livello del carro, nonché

dell’elevazione massima e minima della volata

11.17.07 Le scale aeree ad inclinazione variabile sono adoperate

entro limiti sicuri di pendenza

11.17.08 Sono evitate tutte le operazioni che potrebbero favorire

l’instabilità della scala aerea ad inclinazione variabile

11.17.09 Nell’uso dei ponti su ruote sviluppabili o piattaforme

elevabili e delle scale aeree, per l'esecuzione di lavori non

elettrici, sono prese tutte le precauzioni necessarie ad

evitare il contatto con linee elettriche

11.17.10 Le scale aeree ad inclinazione variabile e i ponti sviluppabili

o piattaforme elevabili montati su carro sono muniti di

dispositivi per assicurare la stabilità del carro

11.17.11 Le scale a inclinazione variabile e i ponti sviluppabili o

piattaforme elevabili sono utilizzati solo da personale

specificamente incaricato, formato e addestrato

11.17.12 I ponti sospesi leggeri, con una fune di sospensione e un

argano di manovra per ciascuna estremità, non sono

sovraccaricati, e hanno adeguate caratteristiche

dimensionali e funzionali

Pagina 56 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.2.1

D.Lgs. 81/2008 art. All. V parte

II p.to 4.2.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.2.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.3.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.3.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.3.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.3.2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.3.2; art. 83; All. IX tab.1

UNI EN 1495, 1570

UNI EN 280

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.4.1, 4.4.8



PUNTO DI VERIFICA

14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO

11.17.13 I ponti sospesi pesanti con quattro funi di sospensione per

ogni unità (ponte singolo) e quattro argani di manovra, non

sono sovraccaricati, e hanno adeguate caratteristiche

dimensionali e funzionali

11.17.14 L'unità di ponte è costituita da due telai metallici, collegati

da correnti sostenenti i traversi, sui quali viene fissato il

tavolato, e soddisfa i requisiti dimensionali e funzionali di

sicurezza

11.17.15 Sui lati prospicienti il vuoto, il ponte sospeso è munito di

parapetti normali e tavola fermapiede

11.17.16 Gli argani dei ponti sospesi sono rigidamente connessi con i

telai di sospensione e hanno adeguate caratteristiche di

sicurezza

11.17.17 Le funi dei ponti sospesi devono essere di tipo flessibile,

formate con fili di acciaio al crogiuolo, con un carico di

rottura non minore di 120 e non maggiore di 160 kg/mm² , e

con adeguato coefficiente di sicurezza

11.17.18 Le travi di sostegno dei ponti sospesi sono in profilati di

acciaio, poggiano su strutture e materiali adeguatamente

resistenti, e hanno idonee caratteristiche di sicurezza

11.17.19 I ponti sospesi sono utilizzati in sicurezza, assicurando in

ogni condizione di impiego accesso e uscita sicuri, da punti e

con mezzi tali da rendere sicuri il passaggio e la manovra

11.17.20 Nella manovra dei ponti sospesi si accerta preventivamente

che non esistano ostacoli al movimento, e si rispettano

specifiche procedure di sicurezza.

Viene curata la manutenzione ed efficienza dei ponti

11.18. Sono utilizzati ascensori o montacarichi messi in servizio

prima dell’emanazione delle specifiche norme di prodotto

11.18.01 Gli spazi e i vani nei quali si muovono le cabine o le

piattaforme degli ascensori e dei montacarichi, sono

segregati mediante solide difese per tutte le parti che

distano dagli organi mobili meno di 70 cm

11.18.02 Gli accessi al vano degli ascensori e dei montacarichi sono

adeguatamente protetti tramite porte apribili verso l'esterno

o a scorrimento lungo le pareti, di altezza minima di m 1,80

quando la cabina è accessibile alle persone, e comunque

eguale all'altezza dell'apertura del vano se questa è inferiore

a m 1,80

11.18.03 Le cabine degli ascensori e montacarichi per trasporto di

cose accompagnate da persone hanno pareti di altezza non

minore di m 1,80 e porte apribili verso l'interno o a

scorrimento di altezza non minore a m 1,80, e con adeguate

caratteristiche di sicurezza

Pagina 57 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 4.4.1, 4.4.2, 4.4.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.4.2

D.Lgs. 81/2008 All.IV p.to

1.7.2.1; All. V parte II p.to 4.4.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.4.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.4.5

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.4.6

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 4.4.7, 4.4.8

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 4.4.9, 4.4.10

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.5.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 4.5.2, 4.5.3

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.5.5



PUNTO DI VERIFICA

14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO

11.18.04 E’ assicurato uno spazio di protezione libero al fondo e alla

sommità del vano corsa degli ascensori e montacarichi,

nonché l’arresto automatico della cabina o piattaforma a

fine corsa

11.18.05 I montacarichi per trasporto di sole cose hanno i comandi di

manovra posti in posizione sicura

11.18.06 Se la cabina è sospesa a funi o catene e la corsa della stessa

è superiore a 4 m, gli ascensori, i montacarichi per trasporto

cose accompagnate da persone, e quelli per trasporto di sole

cose con cabina accessibile per le operazioni di carico e

scarico, nonché i montacarichi con cabina non accessibile

per le operazioni di carico e scarico di portata superiore ai

100 Kg, sono provvisti di un adeguato apparecchio

paracadute

11.18.07 E’ sempre assicurata la discesa controllata degli ascensori e

dei montacarichi

11.18.08 Gli ascensori e montacarichi da cantiere sono conformi agli

specifici requisiti generali di sicurezza

12. L’uso dei mezzi di sollevamento è riservato a lavoratori

appositamente incaricati

13. Tutti i lavoratori interessati sono stati informati sui rischi a

cui sono esposti durante l’uso dei mezzi di sollevamento

14. Gli operatori sono stati adeguatamente informati, formati e

addestrati alla conduzione dei mezzi di sollevamento, anche

in relazione ai rischi che possono essere causati a terzi

15. E’ stata effettuata la denuncia di messa in servizio di

apparecchi motorizzati di sollevamento con portata

superiore a 200 Kg.

16. Viene attuato uno specifico programma di manutenzione

periodico dei mezzi

17. I mezzi di sollevamento sono oggetto di verifiche al fine di

garantire nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza,

il buono stato di conservazione e l’efficienza delle

macchine, effettuate da persona competente

17.01. Sono richieste all’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico

e Ricerca) e alle ASL le verifiche volte a valutare l’effettivo

stato di conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza, dei

mezzi di sollevamento per i quali tipologia e periodicità sono

definite dalla normativa

17.02. I risultati dei controlli dei mezzi di sollevamento in genere

sono registrati per iscritto e conservati

Pagina 58 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 4.5.6, 4.5.9

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.5.7

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.5.8

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 4.5.10, 4.5.11, 4.5.12

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 4.5.13, UNI EN 12158-1/2;

12159

D.Lgs. 81/2008 artt. 71 c.7

lettera a; 73 c.5

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

lettera a

D.Lgs. 81/2008 artt. 71 c.7

lettera a; 73

UNI ISO 9926; 15513; 23853

D.M. 12/9/59 art. 7

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4, UNI

ISO 9927; 12478, UNI EN 13015

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4 e 8

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.11 e 12;

All. VII

D.M. 11/4/2011 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4, 9 e

10



PUNTO DI VERIFICA

15. MEZZI DI TRASPORTO

01. E’ stata effettuata una specifica valutazione dei rischi

associati ai mezzi di trasporto, con particolare riferimento ai

pericolo di urto, schiacciamento, investimento

02. I mezzi di trasporto 51 messi in servizio sono conformi alla

pertinente norma di recepimento delle direttive europee di

prodotto e dotati di marcatura CE

03. I mezzi di trasporto sono scelti in modo da risultare

appropriati al lavoro da svolgere per quanto riguarda la salute

e la sicurezza del loro uso

04. I mezzi di trasporto sono utilizzati secondo le istruzioni d’uso

fornite dal fabbricante e le regolamentazioni aziendali

interne

04.01. E' assicurata la stabilità dei mezzi di trasporto e dei loro

carichi in tutte le condizioni d'uso prevedibili

05. I mezzi di trasporto, anche telecomandati, sono provvisti di

idonei sistemi di frenatura e di arresto

06. Sono adottate specifiche misure per impedire che i lavoratori

sostino sotto i carichi sospesi durante le manovre di trasporto

e sollevamento, salvo che ciò sia indispensabile per il buon

funzionamento dei lavori

07. La velocità dei mezzi di trasporto è adeguatamente regolata

e controllata

08. Esistono percorsi di circolazione di mezzi collocati in interno

od esterno, entro la sede aziendale

08.01. La circolazione dei mezzi di trasporto, anche telecomandati,

entro la sede aziendale non comporta rischi di investimento e

collisione

08.02. Gli accessi pedonali sono adeguatamente separati e protetti

da quelli veicolari

Pagina 59 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

Titolo III

Dir. 89/655/CEE, 95/63/CEE

D.Lgs. 81/2008 art. 70 c.1

D.Lgs. 17/2010 art. 5 52 ,UNI EN

12397; 12927; 12929; 13223;

13796

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.2; All.

VI p.to 3.1.1

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

lettera a; All. VI p.ti 1.1 e 1.2

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.3 e.7

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to

4.1.2.1,D.P.R. 285/92 e s.m.i

(codice della strada)

UNI ISO 8792; 23853,UNI EN

1492; 1677; 12640; 13199

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.1 e 2

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to 3.3.3

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

VI p.to 3.1.5; Titolo V All. XXV,

XXVIII

UNI 7545-8

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4; All.

IV p.ti 1.4.1, 1.4.2, 1.4.3,

1.4.4, 1.6.8, 1.8.3

D.Lgs. 17/2010 All.I p.ti 3.3.1,

3.6.1

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.3; All.

IV p.ti 1.6.8, 1.8.3

51

Qui si intenderanno quelli destinati al trasporto e immagazzinamento con o senza sollevamento dei carichi (es.

carrelli per il traino, carrelli elevatori etc.)

Per quanto pertinente, per i punti di verifica generali da applicare ai mezzi di trasporto si rimanda anche alla lista di

controllo 7. MACCHINE (ad esempio per le prescrizioni generali, quelle per le macchine mobili etc.). Inoltre per quanto

riguarda le eventuali operazioni di sollevamento si rimanda alla lista di controllo 14. MEZZI DI SOLLEVAMENTO.

52 Il D.Lgs 17/2010, recepimento della direttiva 2006/42/CE è la norma di prodotto per le macchine. Le disposizioni in

esso contenute sono entrate in vigore il 6 marzo 2010. Si sottolinea che gli autoveicoli per uso stradale e in generale i

veicoli a motore e loro rimorchi sono esclusi dall’applicazione del decreto.



PUNTO DI VERIFICA

08.03. I percorsi veicolari sono ben predisposti e segnalati, e i mezzi

di trasporto si muovono in aree contrassegnate

08.04. I percorsi veicolari passano a distanza di sicurezza sufficiente

dai punti di passaggio pedonale

08.05. Esiste un luogo specificamente destinato alla sosta dei veicoli

quando non utilizzati

09. Le funi e le catene usate sui mezzi di trasporto per il tiro o il

sollevamento rispettano i requisiti previsti nelle pertinenti

norme tecniche e sono sottoposte a verifiche trimestrali

10. I mezzi di trasporto dotati di motore a combustione interna

sono usati solo in condizioni in cui i gas di scarico non

costituiscono pericoli

Pagina 60 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.4.5, 1.4.7, 1.4.8; Titolo V All.

XXIV, XXV, XVIII, UNI 7545-9/13

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.4.1, 1.4.3, 1.4.4, 1.8.3, 1.8.4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to

3.1.2, D.Lgs. 17/2010

UNI EN 12385-4/8/9

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 2.4

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to 1.5.13

11. I mezzi di trasporto sono utilizzati su strada pubblica D.P.R. 285/92 e s.m.i. art. 71,

72, 75, 76

11.01. Sono assicurate specifiche misure di sicurezza per l’utilizzo

dei mezzi di trasporto su strada pubblica

12. La cabina dei mezzi di trasporto consente la perfetta

visibilità dell’area delle operazioni, ed è dotata di tutti i

requisiti di sicurezza, ergonomia e comfort. L’impianto di

illuminazione consente una buona visibilità, quando

necessario. Il sedile dei mezzi di trasporto, soprattutto se

utilizzati a lungo, è ammortizzato

13. Sono applicate idonee procedure per assicurare che durante

la sosta vengano rimosse le chiavi d’accensione dai mezzi di

trasporto

14. Sono utilizzati mezzi di trasporto destinati regolarmente o

saltuariamente al trasporto di persone o promiscuo

14.01. Se le condizioni di uso prevedono che, oltre al conducente,

siano trasportate o lavorino sul mezzo altre persone, sono

previsti per esse posti adeguati e sicuri

14.02. E' vietato il trasporto delle persone su carrelli di teleferiche o

di altri sistemi di funicolari aeree costruiti per il trasporto di

sole cose

15. Sono utilizzati mezzi di trasporto con conducente a piedi

15.01. I mezzi di sollevamento con conducente piedi hanno sistemi

di comando sicuri per funzionalità e collocazione

15.02. La velocità di spostamento dei mezzi con conducente a piedi

è adeguata

16. Sono utilizzati mezzi di trasporto messi in servizio prima

dell’emanazione delle specifiche norme di prodotto (es.

direttiva macchine), o tali norme

16.01. I mezzi di trasporto sono conformi ai requisiti generali di

sicurezza per esse richiesti

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera d; art. 71 c.1 e 2

D.Lgs. 17/2010 All.I p.ti 1.1.4,

3.2.1

D.P.R. 285/92 e s.m.i.

UNI EN ISO 15005

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.1 e 2

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to 3.2.3

D.Lgs. 81/2008 All. VI p.to 2.5

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.1 e 2

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to 3.3.4

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.1 e 2

D.Lgs. 17/2010 All.I p.to 3.3.4

D.Lgs. 81/2008 art. 70 c.1 e 2;

All. V



PUNTO DI VERIFICA

16.02. I mezzi di trasporto con lavoratore/i a bordo sono strutturati

in modo tale da ridurre i rischi per i lavoratori durante lo

spostamento

16.03. I mezzi di trasporto con lavoratore/i a bordo limitano al

massimo, nelle condizioni reali di lavoro, i rischi derivanti da

un ribaltamento

16.04. I posti di manovra dei mezzi di trasporto hanno adeguate

caratteristiche di sicurezza

16.05. E’ impedita la messa in moto non autorizzata dei mezzi di

trasporto il cui spostamento può comportare rischi per le

persone possono

16.06. I mezzi di trasporto sono dotati di adeguati dispositivi di

frenatura e arresto

16.07. Il campo di visione diretto dei conducenti dei mezzi di

trasporto è sempre sufficiente per garantire la sicurezza

16.08. I mezzi di trasporto usati di notte o in luoghi bui sono

dotati di adeguati dispositivi di illuminazione

16.09. I mezzi di trasporto che comportano, di per sé o a causa dei

loro traini e/o carichi, un rischio di incendio suscettibile sono

dotati di adeguati dispositivi antincendio

16.10 I mezzi di trasporto telecomandati, se necessario, sono

dotate di dispositivi di protezione contro rischi di urto o

intrappolamento

16.11. Le modalità di impiego delle attrezzature di trasporto sono

riportate in avvisi chiaramente leggibili

16.12. I dispositivi che collegano fra loro i mezzi di trasporto sono

costruiti in modo da permettere di effettuare con sicurezza

le manovre di attacco e di distacco

16.13. I mezzi di trasporto azionati da motori elettrici sono dotati di

dispositivi adatti a impedirne l’avvio non autorizzato

16.14. I mezzi di trasporto meccanici, se per tratti di percorso sono

mossi direttamente dai lavoratori, sono dotati di adeguati

dispositivi di presa

16.15. I mezzi di trasporto nei quali lo scarico si effettua mediante

ribaltamento sono provvisti di dispositivi che ne impediscano

il ribaltamento accidentale

16.16. I mezzi di trasporto provvisti di tamburi di avvolgimento e di

pulegge di frizione, sono muniti di dispositivi ne garantiscono

il funzionamento sicuro

16.16.01 I tamburi e le pulegge, hanno le sedi delle funi e delle catene

atte, per dimensioni e profilo, a permettere il libero e

normale avvolgimento delle stesse funi o catene

Pagina 61 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.1

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.13

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.6 lettera a

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.6 lettera c

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.6 lettere d, g

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.6 lettera e

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.6 lettera f

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.6 lettera h

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.15; Titolo V All. XXIV,

XXV

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.8

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.9

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.13

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.14

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.8

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.9



PUNTO DI VERIFICA

16.16.02 I tamburi e le pulegge motrici degli apparecchi su cui si

avvolgono funi metalliche, hanno diametri di dimensioni

adeguate in relazione alle dimensioni delle funi avvolte

16.17. Le funi e le catene dei mezzi di trasporto, salvo quanto

previsto da regolamenti speciali, hanno un adeguato

coefficiente di sicurezza, in rapporto alla portata e allo

sforzo massimo ammissibili

16.18. Sono utilizzati carrelli elevatori messi a disposizione dei

lavoratori prima dell’emanazione delle specifiche norme di

prodotto

16.18.01 I carrelli elevatori su cui prendono posto uno o più lavoratori

sono sistemati o attrezzati in modo da ridurre il rischio di

ribaltamento

16.18.02 I carrelli elevatori su cui prendono posto uno o più lavoratori

sono attrezzati in modo da ridurre il rischio derivante dalla

caduta del carico

16.18.03 I carrelli elevatori sono provvisti di dispositivi di arresto

automatico del carico in mancanza di forza motrice

16.18.04 Il gruppo di sollevamento dei carrelli elevatori è

adeguatamente protetto da rischi di cesoiamento o

schiacciamento di parti del corpo del conducente

16.18.05 Gli organi di comando dei carrelli elevatori sono collocati in

posizione agevole e protetti contro l'avviamento accidentale

16.19. Sono utilizzati mezzi di trasporto su rotaia messi a

disposizione dei lavoratori prima dell’emanazione delle

specifiche norme di prodotto

16.19.01 I mezzi di trasporto su rotaia adottano misure appropriate

che consentono di ridurre al minimo le conseguenze di

un’eventuale collisione

16.19.02 I piani inclinati con rotaie sono provvisti, all'inizio del

percorso in pendenza e alla stazione superiore, di dispositivi

automatici di sbarramento e altri dispositivi di sicurezza a

protezione dei lavoratori

16.19.03 I piani inclinati con rotaie sono provvisti di dispositivo di

sicurezza di pronto arresto dei carrelli o dei convogli, in caso

di rottura o allentamento degli organi di trazione

16.19.04 Durante l’esecuzione di lavori di costruzione, manutenzione,

demolizione, il binario di corsa di eventuali vagonetti con

guida è posato su terreno o altro piano resistente e

mantenuto in buono stato per tutta la durata dei lavori, e

sono ridotti al minimo i rischi di investimento

Pagina 62 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.10

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.11

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.5, Linee guida

“adeguamento dei carrelli

elevatori in riferimento al

rischio di perdita accidentale di

stabilità” dell’ISPESL, luglio

2002 (www.ispesl.it)

Circ. Min. Lav. 9/79

UNI ISO 6055

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.5 , Circ. Min. Lav. 9/79

Circ. Min. Lav. 9/4/98

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.1.14

Circ. Min. Lav. 9/79 e 9/4/98

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.6 lettera b

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.10

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.8; All.

V parte II p.to 2.11

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.ti 3.3.3, 3.3.5



PUNTO DI VERIFICA

16.19.05 Durante l’esecuzione di lavori di costruzione, manutenzione,

demolizione, non viene mai posto in pendenza l’eventuale

binario adducente alle scariche delle materie scavate o

demolite

16.20. Sono utilizzate teleferiche messe a disposizione dei lavoratori

prima dell’emanazione delle specifiche norme di prodotto

16.20.01 All'esterno delle fronti di partenza e di arrivo dei vagonetti

alle stazioni delle teleferiche sono applicati solidi ripari

16.20.02 Le teleferiche dai cui posti di manovra non è possibile

controllare tutto il percorso sono dotate di un sistema di

trasmissione dei segnali di manovra

16.20.03 Le funi portanti delle teleferiche sono ingrassate con

continuità

17. Sono utilizzate scale o marciapiedi mobili

17.01. Le scale e i marciapiedi mobili sono muniti dei necessari

dispositivi di sicurezza e di arresto di emergenza

17.02. Le scale e i marciapiedi mobili destinati ad uso pubblico

soddisfano i requisiti specifici di norma

18. L’uso dei mezzi di trasporto è riservato a lavoratori

appositamente incaricati

19. I lavoratori sono stati informati sui rischi a cui sono esposti

durante l’uso dei mezzi di trasporto

20. Gli operatori sono stati adeguatamente informati, formati e

addestrati alla conduzione dei mezzi di trasporto, anche in

relazione ai rischi che possono essere causati a terzi

21. Viene attuato uno specifico programma di manutenzione

periodico dei mezzi di trasporto

22. I mezzi di trasporto sono oggetto di verifiche al fine di

garantire nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza,

il buono stato di conservazione e l’efficienza delle macchine,

effettuate da persona competente

23. Sono richieste all’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e

Ricerca) e alle ASL le verifiche volte a valutare l’effettivo

stato di conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza, dei

mezzi di trasporto per i quali tipologia e periodicità sono

definite dalla normativa

24. I risultati dei controlli dei mezzi di trasporto in genere sono

registrati per iscritto e conservati

Pagina 63 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 3.3.4

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.15

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.16

D.Lgs. 81/2008 All. V parte II

p.to 2.17

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.3.10: All. XIII p.to 8.1

UNI EN 115-1/2

D.M. 18/9/75

UNI 7744

D.Lgs. 81/2008 artt. 71 c.7

lettera a; 73 c.5

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.7

lettera a

D.Lgs. 81/2008 artt. 71 c.7

lettera a; 73

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4

UNI EN 1709 Linee guida

“Controllo periodico dello stato di

manutenzione ed efficienza dei

carrelli elevatorI” dell’ISPESL

(www.ispesl.it)

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4 e 8

D.P.R. 285/92 e s.m.i.

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.11 e

12; All. VII

D.M. 11/4/2011 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.4, 9 e

10



PUNTO DI VERIFICA

16. RISCHI DI INCENDIO ED ESPLOSIONE

01. E’ stata effettuata la valutazione specifica dei rischi

d’incendio, e per tutti i luoghi di lavoro è stato definito il

livello di rischio di incendio corrispondente

02. Sono stati identificati tutti i materiali comburenti,

combustibili e infiammabili presenti (Gas, vapori, liquidi,

solidi, polveri) 54

02.01. I materiali comburenti, combustibili e infiammabili sono

stati rimossi o ridotti al quantitativo minimo

indispensabile

02.03. I materiali pericolosi dal punto di vista della

combustibilità o della comburenza sono stati sostituiti

con altri meno pericolosi

02.03. La quantità di agenti chimici comburenti, combustibili o

infiammabili presenti è uguale o superiore ai quantitativi

riportati nell’Allegato I del D.Lgs. 334/99

02.03.01 Sono stati attuati gli adempimenti di legge previsti per le

attività regolate dalla normativa in materia di controllo

dei rischi di incidente rilevante

02.04. I materiali comburenti, combustibili e infiammabili sono

immagazzinati in locali adeguatamente separati

(compartimentati) da quelli adiacenti dal punto di vista

della propagazione degli effetti di un possibile incendio

02.05. I materiali di rivestimento o gli arredi che favoriscono la

propagazione dell'incendio sono stati rimossi e sostituiti

03. Sono state identificate tutte le possibili sorgenti

d’innesco di incendio (fiamme, scintille, calore da

attrito, surriscaldamenti elettrici, autocombustione etc.)

03.01. Sono state rimosse tutte le sorgenti di calore non

necessarie, e sostituite quelle non sicure

Pagina 64 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 artt. 17 c.1, 18 c.1

lettera t, 28 c.1 e 2, 46 c.2

D.M. 10/3/98 53

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.1

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3; All. II p.to

2.3

D.Lgs. 81/2008 art. 15, c.1 lettera f

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3; All. II p.to

2.3

D.Lgs. 334/99 All. I parti 1 e 2

D.Lgs. 238/2005

Dir. 96/82/CE; 2003/105/CE

D.Lgs. 334/99 artt. 5, 6, 7, 8, D.M.

16/3/98, D.M. 9/8/2000 , D.P.C.M.

25/2/2005, D.M. 26/5/2009

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 2.1.7

D.M. 9/3/2007

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3; All. II p.to

2.3

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.1.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 4.6.1

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3.2

53 Il D.M. 10/3/98 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione delle emergenza nei luoghi di lavoro” dovrà

essere sostituito da disposizioni contenute in uno o più nuovi decreti dei Ministero dell’interno, del lavoro e della

previdenza sociale (D.Lgs. 81/2008 art. 46 c.3 e 4).

Il decreto si applica anche alle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, elencate nel D.M.16/2/82, solo

limitatamente ai criteri generali di riduzione della probabilità di incendio (Allegato II), ai controlli e manutenzioni delle

misure antincendio (Allegato VI), alla nomina e formazione della squadra di lotta antincendio, del restante personale, e

delle atre persone presenti (Allegato IX). Per gli altri aspetti (misure tecniche di protezione antincendio, organizzazione

delle vie di esodo etc.) per tali attività vale quanto, se del caso, diversamente previsto dalla specifica regolamentazione

di prevenzione incendi.

54 Nella presente lista di controllo ci riferiremo col termine generico di “materiali” all’insieme di materiali, sostanze e

miscele.



PUNTO DI VERIFICA

16. RISCHI DI INCENDIO ED ESPLOSIONE

03.02. Gli impianti elettrici negli ambienti a maggior rischio in

caso di incendio 55 sono conformi alle normative tecniche

vigenti anche in relazione agli aspetti di prevenzione

incendi

03.03. Si effettuano controlli periodici del corretto stato di

funzionamento e dell’integrità di apparecchiature

elettriche e meccaniche

03.04. I generatori di calore sono utilizzati secondo le istruzioni

dei costruttori

03.05. Nei luoghi dove si effettuano lavori di saldatura o di

taglio a fiamma è evitata la possibilità di inneschi

03.06. Si effettua una pulizia periodica dei condotti di

aspirazione, di ventilazione e delle canne fumarie

03.07. Nei locali in cui sono presenti materiali comburenti,

facilmente combustibili o infiammabili non sono e non

possono essere presenti scintille, fiamme libere,

apparecchiature od oggetti che possano produrre

surriscaldamenti

03.08. Nei luoghi di lavoro non sono accumulati materiali

combustibili (carta, legno, plastica etc.)

03.09. I locali in cui sono presenti materie e prodotti

infiammabili o comburenti hanno pavimento

elettricamente non isolante

03.10. Nei locali in cui sono presenti materiali e prodotti

infiammabili non vi sono apparecchi portatili di

riscaldamento, e gli impianti di riscaldamento e

l'irraggiamento solare non possono produrre inneschi

03.11. I lubrificanti usati sono tali da non dar luogo a reazioni

pericolose con materiali con cui sono a contatto

04. Gli spazi e volumi chiusi (locali o recipienti) in cui possono

essere presenti gas, vapori, nebbie o polveri infiammabili,

sono protetti da valvole e sfiati di esplosione

04.01. Se in tubazioni, canalizzazioni vasche, serbatoi e simili,

in cui debbano entrare lavoratori per operazioni di

controllo, o altro non si può escludere la presenza di gas,

vapori, nebbie o polveri infiammabili od esplosivi, si

adottano specifiche cautele per evitare inneschi di

incendi od esplosioni

Pagina 65 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.1, L. 186/68

artt.1, 2, D.M. 37/2008 artt. 5, 6, 7, 8

c.1, 12, D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3.2;

All. II p.to 2.5, CEI 64-8/7 sez. 751

D.Lgs. 81/2008 art. 80 c.3

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3.2

D.M. 10/3/98 All. II p.to 2.4

D.M. 10/3/98 All. II p.to 2.4

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3.2; All. II

p.to 2.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 4.1.2, 4.5.1,

4.5.2, 4.5.3

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.1.2; All. II

p.to 2.5

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.1.1; All. II

p.to 2.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 4.5.1

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.1.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 4.5.1, 4.6.1

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.5; All. VI p.ti

1.8.2, 7.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 3.8

D.Lgs. 81/2008 Titolo IV p.to 3.3

55 Le norme CEI classificano ambienti a maggior rischio di incendio (CEI 64-8/6) per:

densità di affollamento (es. cinema, ospedali, scuole);

presenza di strutture portanti combustibili;

presenza di combustibili (es. biblioteche e archivi, depositi di gas combustibili o prodotti chimici etc.).



PUNTO DI VERIFICA

16. RISCHI DI INCENDIO ED ESPLOSIONE

05. Nei locali in cui si possono accumulare gas, vapori, nebbie

o polveri infiammabili esistono idonei sistemi di

aspirazione e ventilazione

06. Sono adottate le misure necessarie ad evitare

miscelazioni di prodotti che possono dar luogo a gas,

vapori, nebbie o polveri infiammabili

07. I depositi di materiali infiammabili sono separati dai

depositi di sostanze tossiche, infettanti e corrosive, e

adeguatamente segnalati

08. Eventuali sversamenti di prodotti infiammabili sono

assorbibili, asportabili o lavabili immediatamente

09. I materiali di pulizia combustibili sono tenuti in appositi

ripostigli o locali

10. Le operazioni di trasferimento e manipolazione degli

agenti chimici pericolosi per la sicurezza avvengono in

circuito chiuso

11. E’ assicurata la protezione dai rischi derivanti dagli inneschi

elettrici in luoghi con pericolo di esplosione 56

12. E' espressamente vietato fumare in tutti gli ambienti in

cui sono presenti specifici rischi di incendio

13. Nelle aree ove è consentito fumare, sono messi a

disposizione posacenere che vengono svuotati

regolarmente

14. Nei locali di cui sono presenti materiali comburenti,

combustibili o infiammabili si previene la formazione di

scariche elettrostatiche provenienti dall’ambiente di lavoro

o prodotte dai lavoratori

15. Sono stati individuati i lavoratori e le eventuali altre

persone presenti nei luoghi di lavoro esposte a particolari

rischi d’incendio, a causa della loro specifica attività o

per il tipo di attività che si svolge nel luogo di lavoro

Pagina 66 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 2.1.8.1, 4.11

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.5; All. IV p.ti

4.8.1, 4.8.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 2.1.7; Titolo

V All. XXIV, XXV, XXVII, D.M. 10/3/98

All. II p.to 2.3, UNI 7545-2/3/12

D.M. 10/3/98 All. II p.to 2.9

D.M. 10/3/98 All. II p.to 2.3

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 81, 85, 289; All. IV

p.to 4.5.1; All. L parte A p.to 2.4, parte

B, D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3.2

D.P.R. 126/98, D.M. 27/1/06, CEI EN

60079-14

/0/1/2/5/6/7/11/15/17/18/19/25/26/3

1 61241-14/2/4/11/14, CEI 64-2 57

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 4.1.1

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3.2; AII II

p.to 2.7

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.3.2; AII II

p.to 2.7

D.Lgs. 81/2008 art. 289; All. IV p.ti

4.5.1, 4.5.2,, 4.5.3; All. L p.to 2.3

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 lettera f

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.2

Circ. Min. Int. 4/2002

56

Fra i luoghi con pericolo di esplosione sono comprese le aree classificate come zone 0, 1, 20 e 21 ai sensi

dell’allegato XLIX del D.Lgs. 81/2008.

57 La norma CEI 64-2 “impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione…” è stata abrogata per tutte le parti eccetto

quelle relative ai luoghi con pericolo di esplosione per la presenza di sostanze classificate come esplosive. La norma

rimarrà in vigore in attesa delle nuove CEI EN sullo stesso argomento, attualmente in preparazione.



PUNTO DI VERIFICA

16. RISCHI DI INCENDIO ED ESPLOSIONE

16. Sono stati individuati i lavoratori, ed eventuali altre

persone presenti in azienda, che si trovano in condizioni

di particolare vulnerabilità in caso d’incendio

17. Sono stati individuati i lavoratori incaricati

dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e

lotta antincendi

18. Esistono idonei sistemi per il rilevamento della presenza

di miscele con gas, vapori, nebbie o polveri infiammabili

19. Le aperture o il passaggio di condotte o tubazioni, su

solai, pareti e soffitti, sono realizzati in modo tale da non

consentire la propagazione di fumi e fiamme

20. Nei luoghi di lavoro esistono adeguati mezzi di estinzione

e altri sistemi di protezione antincendi

20.01. Per gli incendi di classe A (incendi di materiali solidi,

usualmente di natura organica, con formazione di braci)

sono utilizzate sostanze estinguenti specificamente

efficaci

20.02. Per gli incendi di classe B (incendi di materiali liquidi o

solidi liquefacibili, quali petrolio, paraffina, vernici, oli,

grassi etc.) sono utilizzate sostanze estinguenti

specificamente efficaci

20.03. Per gli incendi di classe C (incendi di gas) l'intervento

principale previsto è il blocco del flusso di gas, e sono

utilizzate sostanze estinguenti specificamente efficaci

20.04. Per gli incendi di impianti e attrezzature elettriche sotto

tensione (tipo E) come sostanze estinguenti sono

utilizzate sostanze estinguenti specificamente efficaci

20.05. Per gli incendi di classe D (incendi di sostanze metalliche)

come sostanze estinguenti sono utilizzate sostanze

estinguenti specificamente efficaci

20.06 Sono presenti estintori che per numero, collocazione e

capacità estinguente sono adeguati alle tipologie di

fuoco, alle quantità di combustibili presenti e alla

dimensione e strutturazione degli ambienti di lavoro

20.07. Gli estintori portatili sono ubicati in punti idonei,

preferibilmente lungo le vie di uscita, in prossimità delle

uscite, fissati a muro o comunque in posizione tale da

consentire l’immediata e agevole utilizzabilità, e sono

adeguatamente segnalati

Pagina 67 di 209

FONTI

D.M. 10/3/98 All. I p.to 1.4.2

Circ. Min. Int. 4/2002

D.Lgs. 81/2008 artt. 18 c.1; 37 c.9; 43

D.M. 10/3/98 art. 6; All. VII

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 2.1.8.2; All. L

D.M. 10/3/98 All. IV

D.M. 10/3/98 All. III p.to 3.8

D.Lgs. 81/2008 artt. 43 c.1 lettera e-bis;

46 c.2; All. IV p.to 4.1.3

D.M. 10/3/98 art.3 c.1 lettera d

UNI CEN/TS 14816; 14972

UNI EN 3-7/8/9; 1866 ; 15004

UNI 671-1/2; 9494; 10779; 9795; 12845

D.Lgs. 81/2008 artt. 43 c.1 lettera e-bis;

46 c.2; All. IV p.to 4.1.3

D.M. 10/3/98 All. V p.to 5.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 43 c.1 lettera e-bis;

46 c.2; All. IV p.to 4.1.3

D.M. 10/3/98 All. V p.to 5.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 43 c.1 lettera e-bis;

46 c.2; All. IV p.to 4.1.3

D.M. 10/3/98 All. V p.to 5.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 43 c.1 lettera e-bis;

46 c.2; All. IV p.to 4.1.3

D.M. 10/3/98 All. V p.to 5.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 43 c.1 lettera e-bis;

46 c.2; All. IV p.to 4.1.3

D.M. 10/3/98 All. V p.to 5.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 43 c.1 lettera e-bis;

46 c.2; All. IV p.to 4.1.3

D.M. 10/3/98 1 All. V p.to 5.2

D.Lgs. 81/2008 artt. 43 c.1 lettera e-bis;

46 c.2; Titolo V All. XXV, XXVII

D.M. 10/3/98 All. V p.to 5.4

UNI 7546-6/7 / 15



PUNTO DI VERIFICA

16. RISCHI DI INCENDIO ED ESPLOSIONE

20.08. Idranti e naspi, se richiesti, sono ubicati in punti visibili e

accessibili lungo le vie di uscita, a eccezione delle scale,

e opportunamente segnalati

21. L'azienda svolge una o più delle attività soggette ai

controlli di prevenzione incendi (es. impianto termico con

potenzialità superiore a 116 kW), elencate nell’allegato al

D.M. 16/2/82 58

21.01. L’azienda dispone di Certificato di Prevenzione Incendi

(CPI) in corso di validità, rilasciato dal competente

comando VV.F., per tutte le attività soggette e relativo

alle condizioni di rischio attualmente sussistenti

21.02. L’azienda dispone di Nulla Osta Provvisorio, rilasciato dal

competente comando VV.F., per tutte le attività soggette

e relativo alle condizioni di rischio attualmente

sussistenti

22. In azienda sono disponibili le schede dati di sicurezza di

tutti i materiali comburenti e infiammabili presenti, e di

quelli che in caso di combustione potrebbero emettere

prodotti pericolosi

23. I recipienti contenenti materiali comburenti e

infiammabili, o che in caso di combustione potrebbero

emettere prodotti pericolosi sono adeguat.contrassegnati

24. Tutti i lavoratori sono informati e formati sui principi di

base di prev.incendi e le azioni da attuare caso di incendio

Pagina 68 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 artt. 43 c.1 lettera e-bis;

46 c.2; All. XXV, XXVII

D.M. 10/3/98 All. V p.to 5.4

UNI 671-1/2; 10779

UNI 7546-7/8/ 12/14

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 4.3

D.P.R. 577/82 art. 15

D.M.16/2/82

D.P.R. 37/98

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 4.3.1

D.P.R. 37/98

D.M. 4/5/98

D.P.R. 37/98 art. 7

D.M. 4/5/98

D.M. 29/12/2005

D.Lgs. 81/2008 art. 227

Regolam. (CE) 1907/2008 (REACH) All. II

59

Regolam. (CE) 453/2010

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.3; Titolo V All.

XXVI p.to 1

D.Lgs. 81/2008 art. 43 c.1 lettera c

D.M. 10/3/98 All. VII

58 L’elenco delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi è in corso di revisione, così come le modalità

amministrative per l’otenimento del Certificato di revenzione Incendi

59

La normativa sulle schede dati di sicurezza (SDS) delle sostanze e miscele pericolose è attualmente in corso di

revisione attraverso l’applicazione progressiva del Regolamento (CE) 453/2010 che modifica il Regolamento (CE)

1907/2006 (REACH), in particolare l’All. II attualmente in vigore, per la parte relativa alle prescrizioni per la

compilazione delle SDS. L’entrata in vigore del Regolamento avviene nelle seguenti fasi:

Sostanze:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per sostanze immesse sul

mercato prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti

all’art. 31.9 del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010.

Miscele:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010, o, se volontariamente classificate secondo CLP,

conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per miscele fornite ai destinatari almeno una volta

prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9

del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/6/2017 per miscele immesse sul mercato

prima del 1/6/2015, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9 del

REACH.



PUNTO DI VERIFICA

16. RISCHI DI INCENDIO ED ESPLOSIONE

25. Gli estintori, gli impianti di spegnimento manuali (naspi,

idranti) e automatici (sprinkler, sistemi a saturazione di

ambiente etc.), di segnalazione e allarme incendio, di

illuminazione di emergenza, e di evacuazione fumi, sono

oggetto di regolari controlli e interventi di manutenzione

25.01. I controlli, le verifiche, gli interventi di manutenzione e

formazione, che vengono effettuati, sono annotati in un

apposito registro

25.02. I controlli periodici e la manutenzione delle misure di

prevenzione e protezione antincendi sono eseguiti da

personale competente e qualificato

26. I lavoratori possono essere esposti al rischio di atmosfere

esplosive 60

26.01. Sono stati valutati i rischi specifici derivanti da atmosfere

esplosive dovute a gas, vapori, nebbie o polveri

26.02. Sono stati valutati anche i rischi specifici derivanti da

atmosfere esplosive diverse da quelle definite nel Titolo

XI del D.Lgs. 81/2008

26.03. E’ stato elaborato una specifica valutazione,

preventivamente all’inizio della attività lavorative

interessate dalla presenza di atmosfere esplosive

26.04. Sono state adottate tutte le misure tecniche e

organizzative adeguate alla natura dell’attività, atte a

prevenire la formazione di atmosfere esplosive

Pagina 69 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 4.1.3

D.M. 10/3/98 All. VI p.to 6.4

UNI CEI 11222, UNI EN 671-3, 12845

CEI EN 50172,

UNI 9994, 11224, 11280

D.Lgs. 81/2008 art. 71 c.9

D.P.R. 37/98 art. 5, D.M. 10/3/98 All. VI

D.Lgs. 81/2008 art. 26 c.1 lettera a

D.M. 10/3/98 All. VI p.to 6.4

D.Lgs. 81/2008 Titolo XI ; artt. 287, 288

Dir. 1999/92/CE

D.Lgs. 81/2008 art. 290

UNI EN 1127-1

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1

UNI EN 1127-1

D.Lgs. 81/2008 art. 294

D.Lgs. 81/2008 art. 289

UNI EN 1127-1

60 Si intende per «atmosfera esplosiva» (art. 288 D.Lgs. 81/2008); una miscela con l'aria, a condizioni atmosferiche, di

sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri, in cui, dopo accensione, la combustione si propaga

nell’insieme della miscela incombusta.

Per condizioni atmosferiche si intendono condizioni nelle quali la concentrazione di ossigeno nell’atmosfera è

approssimativamente del 21% e che includono variazioni di pressione e temperatura al di sopra e al di sotto dei livelli

denominati atmosferici normali (pressione pari a 101325 Pa, temperatura pari a 293 K), purché tali variazioni abbiano un

effetto trascurabile sulle proprietà esplosive della sostanza infiammabile o combustibile

Le disposizioni del Titolo XI, riportate di seguito, non si applicano:

a) alle aree utilizzate direttamente per le cure mediche dei pazienti, nel corso di esse;

b) all'uso di apparecchi a gas di cui al D.P.R. 661/96;

c) alla produzione, alla manipolazione, all'uso, allo stoccaggio ed al trasporto di esplosivi o di sostanze chimicamente

instabili (Per questi si veda la lista di controllo 17.RISCHI PER LA PRESENZA DI ESPLOSIVI);

d) alle industrie estrattive a cui si applica il D.Lgs. 624/96;

e) all'impiego di mezzi di trasporto terrestre, marittimo, fluviale e aereo per i quali si applicano le pertinenti disposizioni

di accordi internazionali.



PUNTO DI VERIFICA

16. RISCHI DI INCENDIO ED ESPLOSIONE

26.05. La natura dell’attività non consente di prevenire la

formazione di atmosfere esplosive dovute a gas, vapori,

nebbie o polveri

26.05.01 Le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive sono

state ripartite in zone e classificate

26.05.02 Nelle aree in cui possono formarsi atm.esplosive sono

applicate le presc.minime della vigente normativa

26.05.03 E’ evitata l’accensione delle atmosfere esplosive e sono

attenuati gli effetti dannosi di un’eventuale esplosione

26.05.04 Gli ambienti di lavoro dove possono svilupparsi atmosfere

esplosive sono adeguatamente strutturati e controllati

26.05.05 Nei locali in cui si lavorano o depositano materiali

esplodenti è evitata la penetraz. diretta dei raggi solari

26.05.06 Nei locali in cui si lavorano o depositano materiali

esplodenti sono predisposte adeguate superfici di minor

resistenza atte a limitare gli effetti delle esplosioni

26.05.07 Quando nello stesso luogo di lavoro operano lavoratori di

più imprese, ciascun datore di lavoro è responsabile per

le questioni soggette al suo controllo, e viene assicurato

il coordinamento dell’attuazione delle misure di salute e

sicurezza dei lavoratori relative ai rischi di atm.esplosive

26.05.08 Nelle le aree in cui possono formarsi atmo esplosive sono

impiegati adeguati apparecchi e sistemi di protezione 61

26.05.09 Le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive, in

quantità tale da mettere in pericolo la salute e sicurezza

dei lavoratori, sono adeguatamente segnalate

26.05.10 I lavoratori impegnati in luoghi dove possono formarsi

atmosfere esplosive sono adeguatamente informati,

formati e addestrati

61 Ai fini del D.P.R. 126/98, recepimento della direttiva 94/9/CE, si intende per:

Pagina 70 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 293 c.1; All. XLIX , CEI

EN 60079-10-1; 60079-10-2, CEI 31-35,

31-56

D.Lgs. 81/2008 art. 293 c.2; All. L parti A e

B , UNI EN 1127-1

D.Lgs. 81/2008 art. 289 c.2; All. L, parti A

e B , UNI EN 1127-1

D.Lgs. 81/2008 art. 291 All. L, parte A

UNI EN 1127-1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 4.6.2; All. L,

parte A

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti 4.7.1, 4.7.2,

4.7.3; All. L, parte A

D.Lgs. 81/2008 art. 292; All. L, parte A

D.Lgs. 81/2008 art. 293 c.2; All. L parte B

D.P.R. 126/98 All. I UNI EN 1127-1,

13463

D.Lgs. 81/2008 art. 293 c.3; Titolo V, All.

XXIX e XXX; All. LI

D.Lgs. 81/2008 art. 294 bis; All. L p.ti

1.1, 1.2 UNI 10449

a) apparecchi: le macchine, i materiali, i dispositivi fissi o mobili, gli organi di comando, la strumentazione e i sistemi

di rilevazione e di prevenzione che, da soli o combinati, sono destinati alla produzione, al trasporto, al deposito, alla

misurazione, alla regolazione e alla conversione di energia e al trattamento di materiale e che, per via delle potenziali

sorgenti di innesco che sono loro proprie, rischiano di provocare una esplosione;

b) sistemi di protezione: i dispositivi, incorporati negli apparecchi o separati da essi, diversi dai componenti degli

apparecchi di cui alla lettera a), la cui funzione e' arrestare le esplosioni o circoscrivere la zona da esse colpita, se immessi

separatamente sul mercato come sistemi con funzioni autonome.



PUNTO DI VERIFICA

17. RISCHI PER LA PRESENZA DI ESPLOSIVI

01. Le lavorazioni svolte comportano l’impiego, fabbricazione,

recupero, conservazione, distribuzione, trasporto o utilizzo di

sostanze o preparati esplosivi 62

01.01 La quantità di agenti chimici esplosivi presenti è uguale o

superiore ai quantitativi riportati nell’Allegato I del D.Lgs.

334/99

01.01.01 Sono stati attuati tutti gli adempimenti di legge previsti per

le attività regolate dalla normativa in materia di controllo

dei rischi di incidente rilevante

02. Ai lavori con impiego di esplosivi sono adibiti solo lavoratori

maggiorenni

03. Le singole operazioni di fabbricazione e manipolazione degli

esplosivi sono eseguite in laboratori distinti e isolati

04. I lavoratori che effettuano le operazioni sono protetti con

mezzi e attrezzature adeguati

04.01. I singoli posti di lavoro e i lavoratori sono protetti con

adeguati schermi di sicurezza

04.02. Sono adottati dispositivi che consentano di effettuare le

lavorazioni ad adeguata distanza o in blinda

05. I lavoratori hanno in dotazione e utilizzano appositi

indumenti e calzature di lavoro, prima di entrare negli

ambienti di lavoro con esplosivi

05.01. I lavoratori non indossano indumenti o usano accessori e

attrezzi che possano produrre scintille

Pagina 71 di 209

FONTI

D.P.R. 302/56, D.Lgs. 52/97

art. 20. D.Lgs. 65/2003 art. 9

Regolam. (CE) 1272/2008 (CLP)

D.Lgs. 334/99

Dir. 96/82/CE; 2003/105/CE

D.Lgs. 334/99 artt. 5, 6, 7, 8

D.M. 16/3/98, D.M. 9/8/2000

D.P.C.M. 25/2/2005. D.M.

26/5/2009

D.P.R. 302/56 art. 5

D.P.R. 302/56 art. 6,D.Lgs.

81/2008 All. IV p.to 2.1.4

D.P.R. 302/56 art. 6, D.Lgs.

81/2008 art. 75, 76, 77; All.

VIII

D.P.R. 302/56 art. 6

D.P.R. 302/56 art. 6

D.P.R. 302/56 art. 7

D.P.R. 302/56 art. 7, D.Lgs.

81/2008 All. IV p.ti 3.3, 4.5.3

62

La normativa su classificazione, etichettatura e imballaggio (CLP) delle sostanze e miscele pericolose è attualmente

in corso di revisione attraverso l’applicazione progressiva del Regolamento (CE) 1272/2008, entrato in vigore a partire

dal 20 gennaio 2009 che abrogherà le Dir. 67/548/CEE e 1999/45/CE, recepite rispettivamente con i D.Lgs. 52/97

(sostanze) e 65/2003 (preparati). L’entrata in vigore del Regolamento avviene nelle seguenti fasi:

Sostanze:

dal 1/12/2010 doppia Classificazione secondo Dir. 67/548 e Regolam. 1272/2008, Etichettatura e Imballaggio

secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2012 per sostanze immesse sul mercato prima del 1/12/2010; dal

1/6/2015 Classificazione, Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008.

Miscele:

dal 1/12/2010 Classificazione secondo Dir. 1999/45 e, volontariamente, anche secondo Regolam. 1272/2008. In tale

caso Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2012 per miscele fornite una

prima volta ai destinatari prima del 1/12/2010;

dal 1/6/2015 Classificazione, Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2017

per miscele immesse sul mercato prima del 1/6/2015.

In senso più generale ci si riferisce qui anche ai prodotti elencati nell’allegato I del D.Lgs. 7/97, recepimento della

direttiva 93/15/CEE relativa all'armonizzazione delle disposizioni in materia di immissione sul mercato e controllo degli

esplosivi per uso civile. Nella presente lista di controllo ci riferiremo alle sostanze, preparati e materiali esplosivi e con il

termine generico di “esplosivi”



PUNTO DI VERIFICA

17. RISCHI PER LA PRESENZA DI ESPLOSIVI

05.02. Gli addetti alle lavorazioni che comportano particolari rischi,

quale la laminazione della polvere, sono protetti con appositi

indumenti

06. I lavoratori addetti alle lavorazioni con esplosivi raccolgono i

capelli in cuffia

07. I pavimenti dei locali in cui si usano esplosivi sono idonei alle

caratteristiche dell'esplosivo/i trattato/i

08. In azienda sono disponibili le schede dati di sicurezza di tutte

le sostanze e preparati esplosivi presenti

09. Nei locali in cui si lavorano o depositano esplosivi è evitata la

penetrazione diretta dei raggi solari

10. Nei locali in cui si lavorano o depositano esplosivi sono

predisposte adeguate superfici di minor resistenza atte a

limitare gli effetti delle esplosioni

11. I depositi di esplosivi sono separati dai quelli di sostanze

tossiche, asfissianti, infettanti e corrosive e adeguatamente

segnalati

Pagina 72 di 209

FONTI

D.P.R. 302/56 art. 7

D.P.R. 302/56 art. 7

D.P.R. 302/56 art. 8

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.1

lettera d, Regolam. (CE)

907/2008 (REACH) All. II 63

Regolam. (CE) 453/2010

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

4.6.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

4.7.1, 4.7.2, 4.7.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.7; All. XXIV, XXV, XXVII

D.M. 10/3/98 All. II p.to 2.3.

UNI7545-3

63

La normativa sulle schede dati di sicurezza (SDS) delle sostanze e miscele pericolose è attualmente in corso di

revisione attraverso l’applicazione progressiva del Regolamento (CE) 453/2010 che modifica il Regolamento (CE)

1907/2006 (REACH), in particolare l’All. II attualmente in vigore, per la parte relativa alle prescrizioni per la

compilazione delle SDS. L’entrata in vigore del Regolamento avviene nelle seguenti fasi:

Sostanze:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per sostanze immesse sul

mercato prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti

all’art. 31.9 del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010.

Miscele:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010, o, se volontariamente classificate secondo CLP,

conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per miscele fornite ai destinatari almeno una volta

prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9

del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/6/2017 per miscele immesse sul mercato

prima del 1/6/2015, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9 del

REACH.



PUNTO DI VERIFICA

17. RISCHI PER LA PRESENZA DI ESPLOSIVI

12. Nei locali di lavorazione è presente la quantità di esplosivi in

uso giornaliero minima, compatibilmente con le esigenze di

produzione

13. Gli impianti elettrici e le altre apparecchiature nei locali in

cui sono presenti esplosivi sono tali da evitare gli inneschi di

esplosioni

14. I mezzi e le attrezzature per il trasporto degli esplosivi da

una fase all'altra della lavorazione, e nel corso delle

lavorazioni stesse, tengono conto del grado di sensibilità e

delle caratteristiche dell'esplosivo

15. I cascami sono distrutti o inertizzati da lavoratori

appositamente incaricati e sotto la sorveglianza di persona

competente

16. I locali, le macchine e le altre attrezzature utilizzati per le

lavorazioni degli esplosivi sono sottoposti a periodiche

revisioni e pulizie

17. Nei locali con presenza di esplosivi i lavori di manutenzione,

riparazione o demolizione sono effettuati solo secondo

procedure formalizzate con specifica autorizzazione o

permesso di lavoro

17.01. Prima dell'inizio dei lavori di manutenzione, riparazione e

demolizione, nei locali con presenza di esplosivi, tutti gli

esplosivi e i loro componenti sono trasportati al deposito, e

vengono bonificate accuratamente le parti di locali,

macchine o organi

17.02. I lavori di manutenzione, riparazione o demolizione sono

condotti sotto la diretta sorveglianza di persona competente

17.03. Gli apparecchi e i recipienti impiegati nella lavorazione degli

esplosivi, prima di essere portati alla riparazione, sono

inertizzati

18. Sono adottate precauzioni contro l'accumulo di elettricità

statica in vicinanza di esplosivi

18.01. Sono adottati mezzi idonei per evitare la possibilità di

scariche dovute all'elettricità statica

18.02. Ai lavoratori è imposto l'obbligo di far uso dei mezzi

predisposti per evitare la possibilità di scariche

elettrostatiche

Pagina 73 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera h)

D.Lgs. 81/2008 artt. 81, 85;

All. IV p.to 4.5.1; All. L parte

A p.to 2.4, parte B, D.M.

10/3/98 All. I p.to 1.4.3.2

D.P.R. 126/98, CEI EN 64-2 64

D.P.R. 302/56 art. 9

D.P.R. 302/56 art. 10

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.9

D.P.R. 302/56 art. 11

D.P.R. 302/56 art. 12

UNI 10449

D.P.R. 302/56 art. 12

UNI 10449

D.P.R. 302/56 art. 12

D.P.R. 302/565 art. 12

D.P.R. 302/56 art. 13

D.P.R. 302/56 art. 13, D.Lgs.

81/2008 All. IV p.to 4.5.1

D.P.R. 302/56 art. 13

64 La norma CEI 64-2 “impianti elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione…” è stata abrogata per tutte le parti

eccetto quelle relative ai luoghi con pericolo di esplosione per la presenza di sostanze esplosive. La norma rimarrà in

vigore in attesa delle nuove CEI EN sullo stesso argomento, attualmente in preparazione



PUNTO DI VERIFICA

17. RISCHI PER LA PRESENZA DI ESPLOSIVI

18.03. E' vietato l'uso di indumenti di lavoro formati con fibre

facilmente elettrizzabili

19. Per le diverse lavorazioni con gli esplosivi sono seguite le

specifiche modalità prescritte dalla normativa

20. Sono installati adeguati sistemi di allarme e rivelazione

incendi

21. Il personale addetto alle lavorazioni degli esplosivi è

specificamente informato, formato e addestrato

21.01. Per le operazioni di: disgelamento delle dinamiti;

confezionamento e innesco delle cariche e caricamento dei fori

da mina: brillamento delle mine, sia a fuoco che elettrico:

eliminazione delle cariche inesplose; è impiegato solo personale

munito di speciale licenza

Pagina 74 di 209

FONTI

D.P.R. 302/56 art. 13

D.P.R. 302/56 artt. 15-18, 22-

38

D.P.R. 302/56 art. 14

D.Lgs. 81/2008 art. 46 c. 2

UNI 9795

D.P.R. 302/56 art. 21

D.P.R. 302/56 art. 27



PUNTO DI VERIFICA

18. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SICUREZZA

01. Sono utilizzati o presenti in qualsiasi fase lavorativa, agenti

chimici pericolosi per la sicurezza dei lavoratori, classificati 65 o

classificabili, ai sensi di legge, come corrosivi, comburenti,

infiammabili, facilmente infiammabili, estremamente

infiammabili, esplosivi), oppure agenti chimici non

classificabili come pericolosi per la sicurezza, ma che possono

comportare un rischio per la sicurezza a causa delle loro

proprietà chimico-fisiche e del modo in cui sono utilizzati o

presenti, o ai quali è stato assegnato un valore limite di

esposizione professionale (Elenco nell’allegato XXXVIII del

D.Lgs. 81/2008)

01.01. Sono stati valutati i rischi per la sicurezza (rischi di infortunio

inteso come evento lesivo dovuto a causa istantanea) dei

lavoratori dovuti alla presenza di agenti chimici come sopra

definiti, comprendendo nella valutazione anche le attività di

servizio (es. manutenzione o pulizia) o straordinarie. La

valutazione è stata effettuata prima dell’inizio delle attività

stesse

01.02. Sono stati valutati i rischi per la sicurezza derivanti dalla

presenza di più agenti chimici pericolosi

02. Sono monitorati i quantitativi di agenti chimici pericolosi per

la sicurezza presenti in azienda

03. La quantità di sostanze e miscele pericolosi per la sicurezza 66

presenti in azienda è uguale o superiore ai valori riportati

nell’Allegato I del D.Lgs. 334/99

Pagina 75 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 Titolo IX Capo

I

D.Lgs. 52/97

D.Lgs. 65/2003

D.Lgs. 145/2008

Dir. 98/24/CE, 2007/30/CE,

2006/121/CE

Regolamento (CE) 1907/2006

(REACH),Regolam. (CE)

1272/2008 (CLP)

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera a, 17 c.1, 28 c.1 e 2,

29, 223, “Linee guida per la

protezione da agenti chimici”

Coordinamento Tecnico per la

Sicurezza nei luoghi di Lavoro

delle Regioni e Province

Autonome, “Threshold Limit

Values and Biological

Exposure Indices” dell’ACGIH

“Valori limite di soglia e

indici biologici di

esposizione” dell’AIDII

D.Lgs. 81/2008 art. 223 c.3

D.Lgs. 81/2008 art. 223 c.1

D.Lgs. 334/99 All. I parti 1 e

2,

Dir. 96/82/CE; 2003/105/CE

65

La normativa su classificazione, etichettatura e imballaggio (CLP) delle sostanze e miscele pericolose è attualmente

in corso di revisione attraverso l’applicazione progressiva del Regolamento (CE) 1272/2008, entrato in vigore a partire

dal 20 gennaio 2009 che abrogherà le Dir. 67/548/CEE e 1999/45/CE, recepite rispettivamente con i D.Lgs. 52/97

(sostanze) e 65/2003 (preparati). L’entrata in vigore del Regolamento avviene nelle seguenti fasi:

Sostanze:

dal 1/12/2010 doppia Classificazione secondo Dir. 67/548 e Regolam. 1272/2008, Etichettatura e Imballaggio

secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2012 per sostanze immesse sul mercato prima del 1/12/2010; dal

1/6/2015 Classificazione, Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008.

Miscele:

dal 1/12/2010 Classificazione secondo Dir. 1999/45 e, volontariamente, anche secondo Regolam. 1272/2008. In tale

caso Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2012 per miscele fornite una

prima volta ai destinatari prima del 1/12/2010;

dal 1/6/2015 Classificazione, Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2017

per miscele immesse sul mercato prima del 1/6/2015.

66

Per la classificazione di sostanze e miscele pericolosi ai sensi della normativa sul rischio di incidente rilevante si deve

fare riferimento all’allegato I del D.Lgs. 334/99.



PUNTO DI VERIFICA

18. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SICUREZZA

03.01. Sono stati attuati tutti gli adempimenti di legge previsti per

le attività regolate dalla normativa in materia di rischio di

incidente rilevante

04. I sistemi di lavorazione sono progettati e organizzati in modo

da eliminare o ridurre al minimo i rischi per la sicurezza

derivanti dagli agenti chimici

04.01. Il numero di lavoratori esposti agli agenti chimici pericolosi è

ridotto al minimo

04.02. La durata e l’intensità dell’espo-sizione ad agenti chimici

pericolosi sono ridotte al minimo

04.03. Sono adottate adeguate misure igieniche per evitare il

contatto e l’esposizione agli agenti chimici pericolosi per la

sicurezza

04.04. Le quantità di agenti chimici pericolosi per la sicurezza

presenti sono ridotte al minimo

04.05. Sono adottati metodi di lavoro appropriati per l’uso degli

agenti chimici pericolosi per la sicurezza

05. I risultati della valutazione dei rischi dimostrano che, in

relazione al tipo e quantità di un agente chimico pericoloso

per la sicurezza e alle modalità e frequenza di esposizione, vi

è un rischio per la sicurezza valutato come non “basso” 67 o,

comunque, che le misure generali indicate ai precedenti

punti 04 non sono sufficienti a ridurre il rischio 68

05.01. Il rischio rappresentato dagli agenti chimici pericolosi per la

sicurezza è stato eliminato o ridotto mediante la sostituzione

degli agenti o dei processi

05.02. Se non è possibile utilizzare agenti o processi sostitutivi non

pericolosi o meno pericolosi sono adottate altre adeguate

misure di riduzione del rischio

05.03. Se non è possibile dimostrare altrimenti il conseguimento di

un adeguato livello di prevenzione e protezione 69 , viene

effettuata la misurazione degli agenti chimici pericolosi per

la sicurezza

Pagina 76 di 209

FONTI

D.Lgs. 334/99 artt. 5, 6, 7, 8

D.M. 16/3/98, D.M. 9/8/2000

D.P.C.M. 25/2/2005, D.M.

26/5/2009

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera c, 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera g, 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera e, 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1;

All. IV p.ti 1.3.16, 1.3.17

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera h, 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.2

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera f, 225 c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 15

lettere b, i; 225 c.1; Titolo III

Capo II; All. VIII p.to 4

tabelle 2, 4, 5, 6, 7

D.Lgs. 475/92, D.M.

2/5/2001 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.2;

All. XLI,

UNI EN 482, 689

UNI CEI EN 45544

67 Con uno o più decreti dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute, sono devono essere, fra l’altro,

definiti i criteri per la determinazione del rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori in

relazione al tipo, alle quantità ed alla esposizione di agenti chimici, anche tenuto conto dei valori limite indicativi fissati

dalla Unione europea e dei parametri di sicurezza (D.Lgs. 81/2008 art. 232 c.3).

68

In tal caso è necessario applicare le “misure specifiche di prevenzione e protezione” che sono descritte nei punti che

seguono.

69

Le linee guida per la “Protezione da agenti chimici” del Coordinamento Tecnico per la Sicurezza nei luoghi di lavoro

delle Regioni e Province autonome, scaricabili dal sito dell’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca,

www.ispesl.it), richiedono che i mezzi per dimostrare tale conseguimento debbano basarsi su elementi oggettivi e



PUNTO DI VERIFICA

18. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SICUREZZA

05.04. Sono adottate misure tecniche e organizzative, adeguate alla

natura delle operazioni, che tengono conto dei risultati delle

misurazioni effettuate

05.05. Se per la natura dell’attività lavorativa non è possibile

prevenire la presenza di concentrazioni pericolose di

sostanze infiammabili e comburenti o quantità pericolose di

sostanze chimicamente instabili, si applicano adeguate

misure specifiche

05.06. Sono messe a disposizione dei lavoratori adeguate

attrezzature di lavoro e dispositivi di protezione

05.07. Sono adottate adeguate misure di controllo degli impianti in

cui sono utilizzati agenti chimici pericolosi per la sicurezza

05.08. Sono presenti appositi locali in cui si effettuano operazioni

con agenti chimici pericolosi per la sicurezza

05.08.01 I locali sono isolati e difesi contro la propagazione degli

agenti pericolosi

05.08.02 Nei locali esistono sistemi di ventilazione o captazione atti a

impedire l'accumulo di gas, vapori o polveri di sostanze

pericolosi

05.08.03 Nei locali sono presenti sistemi di rilevamento della presenza

di concentrazioni pericolose di gas, vapori o polveri pericolosi

per la sicurezza

05.08.04 I pavimenti e le pareti dei locali consentono la facile e

completa asportazione di materiali eventualmente sversati

05.08.05 Nei locali, se si impiegano agenti chimici corrosivi, sono

disponibili soluzioni neutralizzanti, bagni o docce

05.08.06 Se necessario, l'accesso ai locali è subordinato alla verifica

della loro agibilità e ad operazioni di ventilazione

05.08.07 All'ingresso dei locali e presso le macchine e gli apparecchi in

cui si manipolano agenti chimici pericolosi per la sicurezza

sono esposte specifiche disposizioni e istruzioni di sicurezza

05.09. Esistono recipienti/serbatoi che contengono agenti chimici

pericolosi per la sicurezza

05.09.01 I recipienti/serbatoi possiedono idonee caratteristiche di

robustezza, resistenza alla corrosione, chiusura e presa

Pagina 77 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.5;

All. IV p.to 4.5.1

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.1;

Titolo III Capo II; All. VIII

D.Lgs. 475/92, D.M.

2/5/2001 (Min. Lav.), D.P.R.

126/98

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.7

D.Lgs. 81/2008 artt. 224,

225; All. IV p.to 2.1.7

D.Lgs. 81/2008 artt. 224,

225; All. IV p.to 2.1.8.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 244, 225;

All. IV p.to 2.1.8.2

UNI CEI EN 45544-

1/2/3/4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.3.16

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.11.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.6.1, 2.1.6.2; Titolo V All.

XXIV, XXV, UNI 7545-5/11/12

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.6.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.1, 3.10

verificabili come: misurazioni di parametri di impianto quali velocità dell’aria in impianti di ventilazione, temperatura

quando sia direttamente collegata all’esposizione, prove di tenuta di impianti a ciclo chiuso, dati sperimentali di

esposizione validi per determinate procedure etc.



PUNTO DI VERIFICA

18. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SICUREZZA

05.09.02 I serbatoi e le vasche contenenti agenti chimici pericolosi per

la sicurezza possiedono idonee caratteristiche di tenuta,

chiusura e controllo dei traboccamenti

05.09.03 Prima dell'utilizzo con sostanze diverse da quelle

precedentemente contenute, tutti i recipienti di agenti

chimici pericolosi per la sicurezza sono accuratamente

svuotati, lavati e, se necessario nuovamente etichettati

05.09.04 Sono presenti bacini di contenimento e cordoli intorno ai

recipienti/serbatoi

05.09.05 I recipienti di agenti chimici pericolosi per la sicurezza, sia

pieni che vuoti dopo l’uso, sono immagazzinati all'aperto, o

in locali a uso esclusivo, dotati di idonea ventilazione, e in

condizioni di sicurezza

05.10. Sono state predisposte adeguate procedure di intervento in

caso di emergenze derivanti dalla presenza di agenti chimici

pericolosi per la sicurezza sul luogo di lavoro

06. I responsabili dell’immissione sul mercato trasmettono

all’azienda le schede dati di sicurezza di tutti gli agenti

chimici pericolosi per la sicurezza

06.01. Le schede dati di sicurezza degli agenti chimici pericolosi per

la sicurezza sono oggetto di attività di informazione e

formazione specifiche

Pagina 78 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

3.9.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

3.11.1, 3.11.2, 3.11.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

3.6.1.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.7, 3.11.3; Titolo V All.

XXIV, XXV, XXVI

UNI 7545-2/3 /5/12

D.Lgs. 81/2008 art. 226;

Titolo III Capo II, All. VIII

D.Lgs. 475/92 D.M. 2/5/2001

(Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.4

Regolam. (CE) 1907/2008

(REACH) All. II 70

Regolam. (CE) 453/2010

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.1

70

La normativa sulle schede dati di sicurezza (SDS) delle sostanze e miscele pericolose è attualmente in corso di

revisione attraverso l’applicazione progressiva del Regolamento (CE) 453/2010 che modifica il Regolamento (CE)

1907/2006 (REACH), in particolare l’All. II attualmente in vigore, per la parte relativa alle prescrizioni per la

compilazione delle SDS. L’entrata in vigore del Regolamento avviene nelle seguenti fasi:

Sostanze:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per sostanze immesse sul

mercato prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti

all’art. 31.9 del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010.

Miscele:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010, o, se volontariamente classificate secondo CLP,

conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per miscele fornite ai destinatari almeno una volta

prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9

del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/6/2017 per miscele immesse sul mercato

prima del 1/6/2015, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9 del

REACH.



PUNTO DI VERIFICA

18. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SICUREZZA

07. La presenza nei luoghi di lavoro di agenti chimici pericolosi

per la sicurezza è sempre adeguatamente segnalata

08. Esiste la possibilità che si generino sostanze e miscele pericolosi

per la sicurezza a seguito di reazioni, decomposizioni,

miscelazioni indesiderate etc.

09. Gli scarti di lavorazione e i rifiuti contenenti agenti chimici

pericolosi per la sicurezza sono raccolti e rimossi

frequentemente con mezzi appropriati

09.01. Nella raccolta degli scarti di lavorazione e dei rifiuti di

materie pericolose si tiene conto delle eventuali

incompatibilità chimiche

10. Il trasporto e l'impiego dei prodotti corrosivi o aventi

temperature pericolose avviene in modo che i lavoratori non

ne vengano a diretto contatto

11. L'immagazzinamento degli agenti chimici pericolosi per la

sicurezza avviene separando i prodotti chimicamente

incompatibili

12. Le operazioni di trasferimento e manipolazione degli agenti

chimici pericolosi per la sicurezza avvengono in circuito

chiuso

13. Le tubazioni di interconnessione tra serbatoi,

apparecchiature e punti di travaso degli agenti chimici

pericolosi per la sicurezza sono individuate in modo tale da

evitare errori nel trasferimento e nell’utilizzo dei prodotti

14. Negli ambienti di lavoro possono essere presenti o formarsi e

diffondersi polveri pericolose per la sicurezza

14.01. Negli ambienti in cui è possibile la presenza o formazione di

polveri sono presi tutti i provvedimenti atti a ridurne lo

sviluppo e diffusione

14.02. Le lavorazioni che utilizzano o producono polveri sono

eseguite in apparecchi chiusi o dotati di adeguati sistemi di

aspirazione e di raccolta

14.03. Il sistema di raccolta ed eliminazione delle polveri impedisce

che queste possano rientrare nell'ambiente di lavoro

14.04. Quando non siano attuabili o sufficienti le misure di cui ai

punti precedenti si provvede all’inumidimento delle polveri

Pagina 79 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.3;

Titolo V, All. XXIV p.to 12,

XXV p.to 3.2, XXVI p.to 1

D.Lgs. 52/97 art. 20, D.Lgs.

65/2003 art. 9, UNI 5634;

7545-2/3 /5/12

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.5;

All. IV p.to 4.9; All. VI p.ti

1.8.2, 7.1

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1

lettera b; All. IV p.to 2.1.9

D.Lgs. 152/2006 parte quarta

D.Lgs. 4/2008

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.9

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.10.1, 2.1.10.2; Titolo III

Capo II, All. VIII

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to 4.9

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 All. XXVI

UNI 5634

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.2.1, 2.2.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.2.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.2.5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.2.4



PUNTO DI VERIFICA

19. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SALUTE

01. Sono utilizzati o presenti in qualsiasi fase lavorativa, agenti

chimici pericolosi per la salute (esposizioni acute, subacute e

croniche), classificati 71 o classificabili, ai sensi di legge, come

sensibilizzanti, irritanti, corrosivi, nocivi, tossici,

cancerogeni, mutageni 72 , teratogeni etc.) oppure agenti

chimici che, pur non essendo classificabili come pericolosi,

possono comportare un rischio a causa di loro proprietà

chimico-fisiche chimiche o tossicologiche e del modo in cui

sono utilizzati o presenti, o ai quali è stato assegnato un

valore limite di esposizione professionale (Elenco negli

allegati XXXVIII del D.Lgs. 81/2008)

01.01. Sono stati valutati i rischi per la salute (rischi di malattia) dei

lavoratori dovuti alla presenza di agenti chimici come sopra

definiti, comprendendo nella valutazione anche le attività

straordinarie o di manutenzione o pulizia. La valutazione per

attività nuove è effettuata prima dell’inizio delle attività

stesse

01.02. Sono stati valutati i rischi per la salute derivanti dalla

presenza contemporanea di più agenti chimici pericolosi

Pagina 80 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 Titolo IX Capo I

D.Lgs. 52/97

D.Lgs. 65/2003

D.Lgs. 145/2008

Dir. 98/24/CE, 2007/30/CE,

2006/121/CE

Regolamento (CE) 1907/2006

(REACH)

Regolam. (CE) 1272/2008

(CLP)

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera a, 17 c.1, 28 c.1 e 2,

29, 223, “Linee guida per la

protezione da agenti chimici”

Coordinamento Tecnico per la

Sicurezza nei luoghi di Lavoro

delle Regioni e Province

Autonome, “Threshold Limit

Values and Biological Exposure

Indices” dell’ACGIH

“Valori limite di soglia e indici

biologici di esposizione”

dell’AIDII

D.Lgs. 81/2008 art. 223 c.3

71

La normativa su classificazione, etichettatura e imballaggio (CLP) delle sostanze e miscele pericolose è attualmente

in corso di revisione attraverso l’applicazione progressiva del Regolamento (CE) 1272/2008, entrato in vigore a partire

dal 20 gennaio 2009 che abrogherà le Dir. 67/548/CEE e 1999/45/CE, recepite rispettivamente con i D.Lgs. 52/97

(sostanze) e 65/2003 (preparati). L’entrata in vigore del Regolamento avviene nelle seguenti fasi:

Sostanze:

dal 1/12/2010 doppia Classificazione secondo Dir. 67/548 e Regolam. 1272/2008, Etichettatura e Imballaggio

secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2012 per sostanze immesse sul mercato prima del 1/12/2010; dal

1/6/2015 Classificazione, Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008.

Miscele:

dal 1/12/2010 Classificazione secondo Dir. 1999/45 e, volontariamente, anche secondo Regolam. 1272/2008. In tale

caso Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2012 per miscele fornite una

prima volta ai destinatari prima del 1/12/2010;

dal 1/6/2015 Classificazione, Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2017

per miscele immesse sul mercato prima del 1/6/2015.

72 Le prescrizioni indicate per il presente fattore di rischio sono applicabili alle sostanze e miscele cancerogeni e

mutageni, di categoria 1 e 2, solo per quanto non diversamente indicato nella lista di controllo 20. AGENTI

CANCEROGENI O MUTAGENI.



PUNTO DI VERIFICA

19. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SALUTE

02. Sono monitorati i quantitativi di agenti chimici pericolosi per

la salute presenti in azienda

03. La quantità di sostanze e preparati pericolosi per la salute 73

presenti in azienda è uguale o superiore ai valori riportati

nell’Allegato I del D.Lgs. 334/99

03.01 Sono stati attuati tutti gli adempimenti di legge previsti per

le attività regolate dalla normativa in materia di rischio di

incidente rilevante

04. La produzione, custodia, conservazione di gas tossici è stata

specificamente autorizzata

05. Qualora si svolga un’attività “insalubre” ai sensi del Testo

Unico delle leggi sanitarie si è richiesta è ottenuta la

specifica autorizzazione comunale

06. I sistemi di lavorazione sono progettati e organizzati in modo

da eliminare o ridurre al minimo i rischi per la salute

derivanti dagli agenti chimici

06.01. Il numero di lavoratori esposti agli agenti chimici pericolosi è

ridotto al minimo

06.02. La durata e l’intensità dell’esposizione ad agenti chimici

pericolosi sono ridotte al minimo

06.03. Sono adottate misure igieniche adeguate per evitare il

contatto e l’esposizione agli agenti chimici pericolosi per la

salute

06.04. Le quantità di agenti chimici pericolosi per la salute presenti

sono ridotte al minimo

06.05. Sono adottati metodi di lavoro appropriati per l’uso degli

agenti chimici pericolosi per la salute

07. I risultati della valutazione dei rischi dimostrano che, in

relazione al tipo e alle quantità di un agente chimico

pericoloso per la salute e alle modalità e frequenza di

esposizione, vi è un rischio per la salute valutato come non

“irrilevante” 74 o, comunque, che le misure indicate ai

precedenti punti 05 non sono sufficienti a ridurre il rischio 75

Pagina 81 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 223 c.1

D.Lgs. 334/99 All. I parti 1 e 2

Dir. 96/82/CE; 2003/105/CE

D.Lgs. 334/99 artt. 5, 6, 7, 8

D.M. 16/3/98, D.M. 9/8/2000

D.P.C.M. 25/2/2005, D.M.

26/5/2009

R.D. 147/27 art. 6

R.D. 1265/34 art. 216

D.M. 5/9/94

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera c, 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera g, 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera e, 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1;

All. IV p.to 1.3.16, 1.3.17

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera h, 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 224 c.2

73

Per la classificazione di sostanze e miscele pericolosi ai sensi della normativa sul rischio di incidente rilevante si deve

fare riferimento all’allegato I del D.Lgs. 334/99.

74 Con uno o più decreti dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della salute, sono devono essere, fra l’altro,

definiti i criteri per la determinazione del rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori in

relazione al tipo, alle quantità ed alla esposizione di agenti chimici, anche tenuto conto dei valori limite indicativi fissati

dalla Unione europea e dei parametri di sicurezza (D.Lgs. 81/2008 art. 232 c.3).

75

In tal caso è necessario applicare le “misure specifiche di prevenzione e protezione” che sono descritte nei punti che

seguono.



PUNTO DI VERIFICA

19. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SALUTE

07.01. Il rischio rappresentato dagli agenti chimici pericolosi per la

salute è stato eliminato o ridotto mediante la sostituzione

degli agenti o dei processi

07.02. Se non è possibile utilizzare agenti o processi sostitutivi sono

adottate altre adeguate misure di riduzione del rischio

07.03. Se non è possibile dimostrare altrimenti il conseguimento di

un adeguato livello di prevenzione e protezione 76 , viene

effettuata la misurazione degli agenti chimici pericolosi per

la salute

07.04. Sono adottate misure tecniche e organizzative adeguate alla

natura delle operazioni, che tengono conto dei risultati delle

misurazioni effettuate

07.05. Se è stato misurato il superamento di un valore limite di

esposizione professionale ne sono state individuate e rimosse le

cause

07.06. I lavoratori interessati dal superamento dei valori limite di

esposizione professionale sono informati sui rischi ad esso

associati

07.07. Se per la natura dell’attività lavorativa non è possibile

prevenire la presenza di quantità pericolose di sostanze

chimicamente instabili, si applicano adeguate misure

specifiche

07.08. Sono messe a disposizione dei lavoratori adeguate

attrezzature di lavoro e dispositivi di protezione

07.09. Sono adottate adeguate misure di controllo degli impianti in

cui sono utilizzati agenti chimici pericolosi per la salute

07.10. Sono presenti appositi locali in cui si effettuano operazioni

con agenti chimici pericolosi per la salute

07.10.01 I locali sono isolati e difesi contro la propagazione degli

agenti pericolosi

Pagina 82 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera f, 225 c.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettere b, i; 225 c.1; Titolo III

Capo II; All. VIII p.to 4 tabelle

2, 4, 5, 6, 7

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.2;

All. XLI

UNI EN 482, 689

UNI CEI EN 45544

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.3;

All. XXXVIII

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.3 e 8

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.5

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.1;

Titolo III Capo II; All. VIII

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.7

D.Lgs. 81/2008 artt. 224, 225;

All. IV p.to 2.1.7

76 Le linee guida per la “Protezione da agenti chimici” del Coordinamento Tecnico per la Sicurezza nei luoghi di lavoro

delle Regioni e Province autonome, scaricabili dal sito dell’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca,

www.ispesl.it), richiedono che i mezzi per dimostrare tale conseguimento debbano basarsi su elementi oggettivi e

verificabili come: misurazioni di parametri di impianto quali velocità dell’aria in impianti di ventilazione, temperatura

quando sia direttamente collegata all’esposizione, prove di tenuta di impianti a ciclo chiuso, dati sperimentali di

esposizione validi per determinate procedure etc.



PUNTO DI VERIFICA

19. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SALUTE

07.10.02 Nei locali esistono sistemi di ventilazione o captazione atti a

impedire l'accumulo di gas, vapori e polveri di sostanze

pericolose

07.10.03 Nei locali sono presenti sistemi di rilevamento della presenza

di concentrazioni pericolose di gas, vapori o polveri pericolosi

per la salute

07.10.04 I pavimenti e le pareti dei locali consentono la facile e

completa asportazione di materiali eventualmente sversati

07.10.05 Nei locali, se si impiegano agenti chimici corrosivi, sono

disponibili soluzioni neutralizzanti, bagni o docce

07.10.06 Se necessario, l'accesso ai locali è subordinato alla verifica

della loro agibilità e ad operazioni di ventilazione

07.10.07 All'ingresso dei locali e presso le macchine e gli apparecchi in

cui si manipolano agenti chimici pericolosi per la salute sono

esposte le specifiche disposizioni ed istruzioni di sicurezza

07.11. Esistono recipienti/serbatoi che contengono agenti chimici

pericolosi per la salute

07.11.01 I recipienti/serbatoi possiedono idonee caratteristiche di

robustezza, resistenza alla corrosione, chiusura e presa

07.11.02 I serbatoi e le vasche contenenti agenti chimici pericolosi per

la salute possiedono idonee caratteristiche di tenuta,

chiusura e controllo dei traboccamenti

07.11.03 Prima dell'utilizzo con sostanze diverse da quelle

precedentemente contenute, tutti i recipienti di agenti

chimici pericolosi per la salute sono accuratamente svuotati,

lavati e, se necessario, nuovamente etichettati

07.11.04 Sono presenti bacini di contenimento e cordoli intorno ai

recipienti/serbatoi e alle apparecchiature che contengono agenti

chimici pericolosi per la salute

07.11.05 I recipienti di agenti chimici pericolosi per la salute, sia pieni

che vuoti dopo l’uso, sono immagazzinati all'aperto, o in

locali a uso esclusivo, dotati di idonea ventilazione, e in

condizioni di sicurezza

07.12. Sono state predisposte adeguate procedure di intervento in caso

di emergenze derivanti dalla presenza di agenti chimici pericolosi

per la salute sul luogo di lavoro

Pagina 83 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 artt. 224, 225;

All. IV p.to 2.1.8.1

D.Lgs. 81/2008 artt. 2224, 225;

All. IV p.to 2.1.8.2

UNI CEI EN 45544-1/2/3/4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.3.16

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.11.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.6.1, 2.1.6.2; Titolo V All.

XXIV, XXV

UNI 7545-4/5/11

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.6.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.1, 3.10

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

3.9.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

3.11.1, 3.11.2, 3.11.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

3.6.1.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.7, 3.11.3; Titolo V All.

XXIV, XXV, XXVI

UNI 7545-4/5/11

D.Lgs. 81/2008 art. 226; Titolo

III Capo II, All. VIII

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)



PUNTO DI VERIFICA

19. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SALUTE

07.13. I lavoratori esposti agli agenti chimici pericolosi per la salute

che rispondono ai criteri per la classificazione come molto

tossici, tossici, nocivi, sensibilizzanti, corrosivi, irritanti,

tossici per il ciclo riproduttivo, cancerogeni e mutageni di

terza categoria sono sottoposti a sorveglianza sanitaria

07.13.01 I lavoratori esposti agli agenti chimici pericolosi per i quali è

stato fissato un valore limite biologico (Elenco nell’allegato

XXXIX 77 del D.Lgs. 81/2008) sono sottoposti a monitoraggio

07.13.02 Si adottano misure preventive e protettive particolari per

singoli lavoratori sulla base delle risultanze degli esami clinici

e biologici effettuati

07.13.03 Il medico competente informa individualmente i lavoratori

interessati e il datore di lavoro dell’esistenza di effetti

pregiudizievoli per la salute, imputabili all’esposizione ad

agenti chimici o al superamento di un valore limite biologico

in atto

07.13.04 Se si evidenzia l’esistenza di effetti pregiudizievoli per la

salute, dovuti all’esposizione ad agenti chimici pericolosi,

sono adottate specifiche ulteriori misure

07.13.03 Per ciascun lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria il

medico competente ha istituito una cartella sanitaria e di

rischio, con registrazioni specifiche relative all’esposizione ad

agenti chimici pericolosi per la salute

08. I responsabili dell’immissione sul mercato trasmettono

all’azienda le schede dati di sicurezza di tutti gli agenti

chimici pericolosi per la salute

Pagina 84 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 artt. 41 c.2,

229 c.1 e 2

D.Lgs. 81/2008 art. 229 c.3;

All. XXXIX

D.Lgs. 81/2008 art. 229 c.5

D.Lgs. 81/2008 art. 229 c.6

D.Lgs. 81/2008 art. 229 c.7

D.Lgs. 81/2008 artt. 25, 230

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.4

Regolam. (CE) 1907/2008

(REACH) All. II 78

Regolam. (CE) 453/2010

77

Attualmente l’Allegato XXXIX riporta valori limite biologici solo per il piombo, in termini di concentrazione dell’agente

nel sangue (Piombemia).

78

La normativa sulle schede dati di sicurezza (SDS) delle sostanze e miscele pericolose è attualmente in corso di

revisione attraverso l’applicazione progressiva del Regolamento (CE) 453/2010 che modifica il Regolamento (CE)

1907/2006 (REACH), in particolare l’All. II attualmente in vigore, per la parte relativa alle prescrizioni per la

compilazione delle SDS. L’entrata in vigore del Regolamento avviene nelle seguenti fasi:

Sostanze:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per sostanze immesse sul

mercato prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti

all’art. 31.9 del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010.

Miscele:

dal 1/12/2010 SDS conforme all’All. I del Regolam. 453/2010, o, se volontariamente classificate secondo CLP,

conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/12/2012 per miscele fornite ai destinatari almeno una volta

prima del 1/12/2010, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9

del REACH;

dal 1/6/2015 SDS conforme all’All. II Regolam. 453/2010. Deroga fino al 1/6/2017 per miscele immesse sul mercato



PUNTO DI VERIFICA

19. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SALUTE

08.01. Le schede dati di sicurezza degli agenti chimici pericolosi per

la salute sono oggetto di specifiche attività di informazione e

formazione

09. La presenza nei luoghi di lavoro di agenti chimici pericolosi

per la salute è sempre adeguatamente segnalata

10. Non sono prodotti, lavorati o impiegati agenti chimici

pericolosi per la salute vietati dalle norme vigenti

11. Esiste la possibilità che si generino sostanze e preparati

pericolosi per la salute a seguito di reazioni, decomposizioni,

miscelazioni indesiderate etc.

12. Gli scarti di lavorazione e i rifiuti contenenti agenti chimici

pericolosi per la salute sono raccolti e rimossi

frequentemente con mezzi appropriati

12.01. Nella raccolta degli scarti di lavorazione e dei rifiuti di

materie pericolose si tiene conto delle eventuali

incompatibilità chimiche

13. Le operazioni di trasferimento e manipolazione degli agenti

chimici pericolosi per la salute avvengono in circuito chiuso

14. Le tubazioni di interconnessione tra serbatoi,

apparecchiature e punti di travaso degli agenti chimici

pericolosi per la salute sono individuate in modo tale da

evitare errori nel trasferimento e nell’utilizzo dei prodotti

15. Si possono generare e diffondere nell'ambiente di lavoro agenti

pericolosi per la salute sotto forma di polveri, fumi, gas o vapori

15.01. L’esposizione dei lavoratori agli agenti chimici pericolosi per

la salute presenti non supera mai i valori limite di esposizione

professionale

15.02. Nei locali in cui è possibile la diffusione di agenti chimici

pericolosi per la salute in fase aeriforme sono stati adottati

tutti i provvedimenti per ridurne la propagazione

15.03. Sono presenti agenti chimici pericolosi per inalazione

14.03.01 I possibili punti di emissione di agenti chimici pericolosi per

inalazione sono adeguatamente isolati

Pagina 85 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 227 c.3;

Titolo V, All. XXIV p.to 12, XXV

p.to 3.2, XXVI p.to 1

D.Lgs. 52/97 art. 20

D.Lgs. 65/2003 art. 9

UNI 5634; 7545-4/5/11/12

D.Lgs. 88/08 art. 228; All. XL

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.5;

All. IV p.to 4.9; All. VI p.ti

1.8.2, 7.1

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1

lettera b; All. IV p.to 2.1.9

D.Lgs. 152/2006 parte quarta

D.Lgs. 4/2008

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.9

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1

D.Lgs. 81/2008 All. XXVI

UNI 5634

D.Lgs. 81/2008 artt. 223 c.1

lettera e, 225 c.3; All. XXXVIII

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.4, 2.1.4 bis

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.4, 2.1.4 bis

prima del 1/6/2015, purché non sia necessario un aggiornamento della SDS in base ai criteri stabiliti all’art. 31.9 del

REACH.



PUNTO DI VERIFICA

19. AGENTI CHIMICI PERICOLOSI PER LA SALUTE

15.03.02 Quando esigenze tecniche o di lavorazione non consentano di

impedire o ridurre adeguatamente le esposizioni con altre

misure tecniche e organizzative è previsto l'uso di sistemi di

protezione individuale

15.03.03 Gli ambienti di lavoro esposti alla possibile dispersione di

agenti chimici pericolosi per inalazione sono periodicamente

monitorati

16. Sono presenti agenti chimici pericolosi per contatto

16.01. Quando esigenze tecniche o di lavorazione non consentano di

impedire o ridurre adeguatamente il contatto con altre

misure tecniche e organizzative, ono utilizzati gli appropriati

mezzi di protezione individuale in caso di uso di sostanze

pericolose per contatto con la pelle

17. Sono presenti agenti chimici pericolosi per ingestione

17.01. E' espressamente vietato bere, mangiare, masticare gomma e

fumare e negli ambienti di lavoro

18. Negli ambienti di lavoro possono essere presenti o formarsi e

diffondersi polveri pericolose per la salute

18.01. Negli ambienti in cui è possibile la presenza o formazione di

polveri, comprese le fibre vetrose artificiali 79 , sono presi tutti

i provvedimenti atti a impedirne o ridurne lo sviluppo e

diffusione

18.02. Le lavorazioni che utilizzano o producono polveri sono

eseguite in apparecchi chiusi o dotati di adeguati sistemi di

aspirazione e di raccolta

18.03. Il sistema di raccolta ed eliminazione delle polveri impedisce

che queste possano rientrare nell'ambiente di lavoro

18.04. Quando non siano attuabili o sufficienti le misure di cui ai

punti precedenti si provvede all’inumidimento delle polveri

18.05. Quando esigenze tecniche non consentano di impedire o

ridurre adeguatamente le esposizioni con altre misure

tecniche e organizzative il personale esposto in ambienti

polverosi dispone di idonei mezzi di protezione personale

Pagina 86 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.1;

Titolo III Capo II, All. VIII,

tabella 4; All. IV p.to 2.1.10.2

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

D..Lgs. 81/2008 art. 225 c.1;

All. IV p.to 2.1.8.2

UNI EN 482; 689

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.1;

Titolo III Capo II, All. VIII,

tabelle 2, 5, 6, 7 ; All. IV p.to

2.1.10.2

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 224 c.1;

Titolo V All. XXIV, XXV

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.4, 2.1.4 bis, 2.2.1, 2.2.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.2.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.2.5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.2.4

D.Lgs. 81/2008 art. 225 c.1;

Titolo III Capo II, All. VIII,

tabelle 2, 4, 5, 7; All. IV p.ti

2.2.6, 2.2.7

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

UNI EN 529

79 Le fibre vetrose artificiali (acronimo inglese MMVF) sono una famiglia di prodotti inorganici fibrosi (lana di vetro, di

roccia, di scoria, fibre ceramiche, fibre di carbonio e grafite) ottenuti per sintesi, e di impiego molto diffuso per

l’isolamento termico e acustico ma anche per il rinforzo di materiali plastici o tessuti. Le caratteristiche di pericolo di

tali agenti sono diversificate secondo la tipologia di fibra, ma in genere sono quelle di irritanti e sospetti o possibili

cancerogeni. Recentemente la la Direzione generale sanità della Regione Lombardia ha emanato il decreto 13541 del

22/12/2010 riportante le “Linea guida per la bonifica di manufatti in posa contenenti fibre vetrose artificiali (FAV)”.



PUNTO DI VERIFICA

20. AGENTI CANGEROGENI O MUTAGENI

01. I lavoratori possono essere esposti ad agenti classificati o

classificabili come cancerogeni o mutageni 80 , o ad agenti

emessi durante un processo previsto nell’allegato XLII del

D.Lgs. 81/2008

02. Sono state adottate tutte le misure atte a evitare o ridurre

l’uso di agenti cancerogeni o mutageni

03. Fatta salva l’adozione delle misure di sostituzione e

riduzione, è stata effettuata una valutazione dei rischi

specifica per l’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni,

tenendo conto delle caratteristiche delle lavorazioni, della

loro durata e frequenza, dei quantitativi degli agenti usati o

prodotti, della loro concentrazione e capacità di

penetrazione nell’organismo

04. Se la sostituzione di sostanze, miscele e procedimenti non è

tecnicamente possibile, l’uso o la produzione degli agenti

cancerogeni o mutageni avviene in un sistema chiuso

05. Se l’eliminazione dal ciclo produttivo di agenti cancerogeni o

mutageni o la loro produzione o uso in ciclo chiuso non sono

tecnicamente possibili, il livello di esposizione dei lavoratori

è ridotto al minimo

Pagina 87 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 Titolo IX, Capi II

e III, All. XL, XLI, XLII, XLIII ,

D.Lgs. 52/97, D.Lgs. 65/2003

D.Lgs. 145/2008,

Dir.90/394/CEE, 97/42/CE,

99/38/CE, 2006/121/CE,

Regolamento (CE) 1907/2006

(REACH),

Regolam. (CE) 1272/2008

(CLP)

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera f; 235 c.1 81

D.Lgs. 81/2008 artt. 17 c.1, 28

c.1 e 2, 236 c.4 e 5, 248

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 C.1

lettera c, 235 c.2

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera c, 235 c.3, 251, 252;

All. XLIII “Valori limite di soglia

e indici biologici di

esposizione” dell’AIDII

80

Le prescrizioni indicate nella presente lista di controllo riguardano le sostanze e miscele rispondenti ai criteri di

classificazione come cancerogeni o mutageni di categoria 1 e 2, ai sensi del D.Lgs. 52/97 e del D.Lgs. 65/2003 e successive

modifiche e integrazioni, nonché le sostanze e miscele che possono essere prodotti durante uno dei processi di cui

all’allagato XLII del D.Lgs. 81/2008, e l’amianto. Per quanto non diversamente qui indicato, a tali sostanze e miscele sono

applicabili anche le prescrizioni riportate nella lista di controllo 19. RISCHI CHIMICI PER LA SALUTE.

La normativa su classificazione, etichettatura e imballaggio (CLP) delle sostanze e miscele pericolose è attualmente in

corso di revisione attraverso l’applicazione progressiva del Regolamento (CE) 1272/2008, entrato in vigore a partire dal

20 gennaio 2009 che abrogherà le Dir. 67/548/CEE e 1999/45/CE, recepite rispettivamente con i D.Lgs. 52/97 (sostanze)

e 65/2003 (preparati). L’entrata in vigore del Regolamento avviene nelle seguenti fasi:

Sostanze:

dal 1/12/2010 doppia Classificazione secondo Dir. 67/548 e Regolam. 1272/2008, Etichettatura e Imballaggio

secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2012 per sostanze immesse sul mercato prima del 1/12/2010; dal

1/6/2015 Classificazione, Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008.

Miscele:

dal 1/12/2010 Classificazione secondo Dir. 1999/45 e, volontariamente, anche secondo Regolam. 1272/2008. In tale

caso Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2012 per miscele fornite una

prima volta ai destinatari prima del 1/12/2010;

dal 1/6/2015 Classificazione, Etichettatura e Imballaggio secondo Regolam. 1272/2008. Deroga fino al 1/12/2017 per

miscele immesse sul mercato prima del 1/6/2015.

81 Si vedano anche le “Linee guida per la protezione da agenti cancerogeni e/o mutageni” e le “Linee guida per la protezione

da agenti cancerogeni: Lavorazioni che espongono a polveri di legno duro” del Coordinamento Tecnico per la Sicurezza nei

luoghi di Lavoro delle Regioni e Province Autonome, per l’applicazione del Titolo VII del D.Lgs. 626/94, scaricabili dal sito

dell’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca, www.ispesl.it)



PUNTO DI VERIFICA

20. AGENTI CANGEROGENI O MUTAGENI

05.01. Sono attuate tutte le misure necessarie per ridurre al minimo

i quantitativi di agenti cancerogeni o mutageni utilizzati o

presenti

05.02. Sono attuate tutte le misure necessarie per ridurre al minimo

il numero di lavoratori esposti

05.03. Sono attuate tutte le misure necessarie per evitare

l’emissione di agenti cancerogeni o mutageni in aria

05.04. Sono misurate le concentrazioni in aria di agenti cancerogeni

o mutageni

05.05. La conservazione, manipolazione, trasporto ed eventuale

smaltimento di agenti cancerogeni o mutageni avvengono in

sicurezza

05.06. Sono attuate specifiche misure per i casi di emergenza o per

le categorie di lavoratori particolarmente vulnerabili

all’esposizione a determinati agenti cancerogeni o mutageni

05.07. Sono attuate specifiche misure tecniche per la riduzione

dell’esposizione dei lavoratori

06. I lavoratori esposti ad agenti cancerogeni o mutageni sono

specificamente informati sui rischi derivanti dall’esposizione

e formati in ordine alle tematiche previste dalla normativa

07. Se si verificano eventi non prevedibili o incidenti che possono

comportare un'esposizione anomala dei lavoratori ad agenti

cancerogeni o mutageni, sono adottate ulteriori adeguate

misure per la loro protezione

07.01. Per le operazioni lavorative per le quali è prevedibile,

nonostante l'adozione di tutte le misure di prevenzione

tecnicamente applicabili, un'esposizione rilevante ad agenti

cancerogeni o mutageni, sono disposte ulteriori misure,

previa consultazione con i RLS

08. I lavoratori per i quali la valutazione dei rischi ha evidenziato

un rischio per la salute dovuto all’esposizione ad agenti

cancerogeni o mutageni sono sottoposti a sorveglianza

sanitaria, e per essi è istituito e aggiornato uno specifico

registro di esposizione

Pagina 88 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera h, 237 c.1 lettera a

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera g, 237 c.1 lettera b, 251

c.1 lettera a; Titolo V All. XXIV,

XXV

UNI 7544-11

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera g, 18 c.1 lettera q, 237

c.1 lettere c, e, 251 c.1 lettere

e, f

D.Lgs. 81/2008 artt. 237 c.1

lettera d; All. XLI

UNI EN 482, 689

UNI CEI EN 45544

D.Lgs. 81/2008 artt. 237 c.1

lettera h, 251 c.1 lettere g, h;

256

D.Lgs. 81/2008 artt. 43, 46,

226, 237 c.1 lettere f, i

D.Lgs. 81/2008 artt. 238, 252;

Titolo III Capo II, All. VIII p.to 4

tabelle 2, 4, 5, 6, 7

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 239

D.Lgs. 81/2008 art. 240

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 241; Titolo

III Capo II, All. VIII; Titolo V

All. XXIV, XXV

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. lav.)

D.Lgs. 81/2008 artt. 18 c.1

lettera g, 242 c.1, 243

D.M. 12/7/2007



PUNTO DI VERIFICA

20. AGENTI CANGEROGENI O MUTAGENI

08.01. Copia del registro di esposizione è consegnata all’ISPESL (ora

INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca) e all’ASL

08.02. Il medico competente, per ciascuno dei lavoratori esposti

soggetti a sorveglianza sanitaria per l’esposizione ad agenti

cancerogeni o mutageni ha istituito e tiene aggiornata una

cartella sanitaria e di rischio

08.03. Qualora gli accertamenti sanitari abbiano evidenziato

anomalie nei lavoratori esposti in modo analogo allo stesso

ag. cancerogeno o mutageno sono adottate specifiche misure

08.04. Sono fornite ai lavoratori adeguate informazioni sulla

sorveglianza sanitaria a cui sono sottoposti

08.05. Al momento della cessazione del rapporto di lavoro, le

cartelle sanitarie e di rischio vengono trasmesse all’ISPESL

(ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca)

08.06. Al momento della cessazione dell’attività dell’azienda, le

cartelle sanitarie e di rischio e il registro di esposizione sono

trasmessi all’ISPESL (ora INAIL Sett.Tecnico-Scientifico, Ricerca)

08.07. In caso di assunzione di lavoratori che hanno già esercitato

attività implicanti l’esposizione ad agenti cancerogeni o

mutageni ne è richiesta all’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-

Scientifico e Ricerca) la relativa documentazione sanitaria

Pagina 89 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 243 c.8

D.Lgs. 81/2008 artt. 18 c.1

lettera g, 25 c.1 lettera c, 243,

260

D.M. 12/7/2007

D.Lgs. 81/2008 art. 242 c.4 e 5

D.Lgs. 81/2008 art. 242 c.6,

243 c.3

D.Lgs. 81/2008 artt. 25 c.1

lettera e, 243 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 243 c.5, 6 e

8

D.Lgs. 81/2008 art. 243 c.8

09. L'attività lavorativa comporta il rischio di espos. all'amianto 82 D.Lgs. 81/2008 Titolo IX capo

III; art. 248, Dir. 2003/18/CE

09.01. E’ stata effettuata la valutazione, dei materiali d'amianto

presenti in coibentazioni, rivestimenti, tubature etc., e sono

state attuate le conseguenti misure richieste dalla normativa

09.02. E' stata effettuata la valut.preventiva dei rischi associati

all’att. lavorativa su materiali di amianto dovuti alla polvere

proveniente dall'amianto e dai materiali che lo contengono

L. 257/92, D.M. 6/9/94

D.M. 14/5/96

UNI 10686; 10687

D.Lgs. 81/2008 artt. 28, 249 c.1

e 3, Lett. Circ. (Min. Lav.)

25/1/2011

82 Fermo restando quanto previsto dalla L. 257/92 relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto, ossia la scomparsa

delle attività di produzione di materiali contenenti amianto, le norme del Capo III del Titolo IX del D.Lgs. 81/2008 si

applicano a tutte le residue attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, il rischio di esposizione ad

amianto, quali manutenzione, rimozione dell'amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e

trattamento dei relativi rifiuti, misurazione della concentrazione, nonché bonifica delle aree interessate (art. 246). Il

Capo III non riguarda pertanto esposizioni indirette o accidentali, quali quelle delle persone che operano in ambienti

contenenti materiali contenenti amianto, alle quali si applica la normativa sulla valutazione del rischio, il controllo, la

manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto nelle strutture edilizie e negli impianti (D.M. 6/9/94, D.M.

14/5/96).



PUNTO DI VERIFICA

20. AGENTI CANGEROGENI O MUTAGENI

09.03. Prima dell'inizio delle attività di manutenzione, rimozione,

smaltimento e trattamento dei rifiuti, misurazione della

concentrazione, nonché bonifica dell’amianto e dei materiali

che lo contengono, è presentata una notifica all'organo di

vigilanza competente per territorio, alla quale i lavoratori

addetti ai lavori o i loro rappresentanti hanno accesso

09.04. La concentrazione in aria della polvere proveniente

dall’amianto o dai materiali contenenti amianto è ridotta al

minimo e, in ogni caso, al di sotto del valore limite fissato 83

09.04.01 I lavoratori esposti alla polvere proveniente dall’amianto o

dai materiali contenenti amianto utilizzano dispositivi di

protezione individuale delle vie respiratorie di caratteristiche

e con modalità adeguate

09.05. I rifiuti di amianto o contenenti amianto sono raccolti e

rimossi dal luogo di lavoro il più presto possibile in appropriati

imballaggi

09.06. Nei luoghi in cui si svolgono le attività che determinano

l’esposizione ad amianto sono adottate le necessarie misure

igieniche

09.07. I lavoratori addetti alle attività sui materiali di amianto sono

dotati di adeguati indumenti di lavoro e di tutti gli specifici

idonei dispositivi di protezione individuale, che devono

restare all'interno dell'impresa

09.08. Nelle attività sui materiali di amianto viene effettuata

periodicamente la misurazione della concentrazione di

polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti

amianto, al fine di garantire il rispetto del valore limite

fissato e in funzione dei risultati della valutazione iniziale dei

rischi

09.09. Nessun lavoratore addetto alle attività sui materiali di

amianto è esposto a una concentrazione di amianto nell'aria

superiore al valore limite

09.10. Se l'esposizione non può essere ridotta con altri mezzi, e per

rispettare il valore limite, è usato un dispositivo di protezione

individuale delle vie respiratorie

Pagina 90 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 250

D.Lgs. 81/2008 art. 251 c.1

lettere a, e, f, g

D.Lgs. 81/2008 art. 251 c.1

lettere b, c, d; Titolo III Capo

II, All. VIII p.to 4 tabella 4

D.Lgs. 81/2008 art. 251 c.1

lettera h, D.M. 6/9/94 Allegato

p.to 5.6, D.M. 29/7/2004 (Min.

Amb.), D.M. 3/8/2005 (Min.

Amb.)

D.Lgs. 81/2008 art. 252 ; Titolo

V All. XXIV, XXV

UNI 7544-11

D.Lgs. 81/2008 art. 252; Titolo

III Capo II, All. VIII, Tabelle 4,

5, 7, D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

D.Lgs. 81/2008 art. 253

D.M. 14/5/96 “Determinazione

della concentrazione delle

fibre in sospensione nell’aria.

Metodo raccomandato:

microscopia ottica in contrasto

di fase” OMS, Ginevra 1997

UNI ISO 10397; 16000

D.Lgs. 81/2008 art. 254

D.Lgs. 81/2008 art. 254; Titolo

III Capo II, All. VIII, Tabella 4

D.Lgs. 475/92, D.M. 2/5/2001

(Min. Lav.)

83 Il valore limite di esposizione per l'amianto è fissato a 0,1 fibre per centimetro cubo di

aria (100 fibre/litro), misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di otto ore.



PUNTO DI VERIFICA

20. AGENTI CANGEROGENI O MUTAGENI

09.11. Se in determinate operazioni lavorative sui materiali di

amianto, nonostante l'adozione di misure tecniche

preventive, è prevedibile che la concentrazione dell’amianto

in aria superi il valore limite, sono adottate ulteriori

adeguate misure per la protezione dei lavoratori addetti

09.12. Sono affidati lavori di demolizione o rimozione dell'amianto o

di materiali che lo contengono da edifici, strutture,

apparecchi e impianti, mezzi di trasporto

09.12.01 Prima dell'inizio dei lavori di demolizione o di rimozione

dell’amianto o di materiali che lo contengono è predisposto

un piano di lavoro, per garantire la sicurezza e salute dei

lavoratori e la protezione dell'ambiente esterno, al quale

hanno accesso i lavoratori e i loro rappresentanti

09.12.02 Copia del piano di lavoro è inviata all'organo di vigilanza,

almeno trenta giorni prima dell'inizio dei lavori 84

09.13. I lavoratori addetti ai lavori esposti ad amianto sono informati

sui rischi e sono provvisti di adeguata formazione, in ordine

alle tematiche previste dalla normativa

09.14. Sono addetti alla rimozione e smaltimento dell'amianto o dei

materiali contenenti amianto e alla bonifica delle aree

interessate solo lavoratori con specifica abilitazione

09.15. I lavoratori addetti alle opere di manutenzione, rimozione

dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento

e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica, sono

sottoposti ad un controllo sanitario volto a verificare la

possibilità di indossare dispositivi di protezione respiratoria

durante il lavoro

09.16. I lavoratori di cui sopra, per i quali, nonostante le misure di

prevenzione e protezione adottate, la valutazione dell’esposizione

accerti che l’esposizione è stata superiore a 1/10 del

valore limite, o che siano stati esposti ad un’esposizione

anomala sono iscritti nel registro degli esposti agli agenti

cancerogeni

10. E’ stato imposto il divieto di fumare 85 negli ambienti di lavoro

Pagina 91 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 255; Titolo

III Capo II, All. VIII, Tabella 4, 5,

7

D.Lgs.475/92

D.M. 2/5/2001

D.Lgs. 81/2008 art. 256

D.Lgs. 152/2006 art. 212

D.M. 28/4/98 n°406

D.Lgs. 81/2008 art. 256

D.Lgs. 81/2008 art. 256 c.5

D.Lgs. 81/2008 artt. 257, 258

D.Lgs. 81/2008 art. 258 c.3

L. 257/92 art. 10

D.Lgs. 81/2008 art. 259

D.Lgs. 81/2008 art. 260

84 L’obbligo del preavviso di trenta giorni prima dell’inizio dei lavori non si applica nei casi di urgenza. In tale ipotesi,

oltre alla data di inizio, deve essere fornita l’indicazione dell’orario di inizio delle attività.

85

Il fumo passivo è stato classificato come cancerogeno di Gruppo I (cancerogeno accertato) nella monografia IARC,

volume 83, sulla valutazione del rischio da cancerogeni per l’essere umano.



PUNTO DI VERIFICA

20. AGENTI CANGEROGENI O MUTAGENI

10.01. La decisione e le modalità attuative del divieto di fumare

sono riportate nel documento di valutazione dei rischi

10.02. Eventuali locali destinati ai fumatori rispondono ai requisiti di

legge

Pagina 92 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 Titolo IX, Capi I

e II, L. 584/75

L. 3/2003 art. 51

L. 3/2003 art. 51

D.P.C.M. 23/12/2003 All. I


01.


PUNTO DI VERIFICA

21. AGENTI BIOLOGICI PERICOLOSI

La natura del lavoro implica la manipolazione o il contatto dei

lavoratori con agenti biologici 86

01.01. E’ stata effettuata la valutazione specifica dei rischi dovuti

all’esposizione ad agenti biologici, tenendo conto di tutte le

informazioni disponibili relative alle caratteristiche di ciascuno

di tali agenti e delle modalità lavorative

01.02 Il documento di valutazione dei rischi contiene tutti i dati

specifici relativi al rischio biologico

02. La valutazione dei rischi ha evidenziato rischi per la salute dei

lavoratori dovuti ad agenti biologici (caso generale)

02.01. Se l’attività lo consente, si evita l'utilizzazione o presenza di

agenti biologici

02.02. Si limita al minimo il numero dei lavoratori esposti ad agenti

biologici

Pagina 93 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 Titolo X

Dir. 90/679/CEE, 93/88/CEE

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera a, 17 c.1, 28 c.1 e 2,

268, 271; All. XLVI

“Linee guida per la protezione

da agenti biologici” del

Coordinamento Tecnico per la

Sicurezza nei luoghi di Lavoro

delle Regioni e Province

Autonome 87

D.Lgs. 81/2008 art. 271 c.5

D.Lgs. 81/2008 artt. 28, 271

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera c, 272 c.2 lettera a

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera g, 272 c.2 lettera b

02.03. I processi produttivi sono adeguatamente progettati D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera c, 272 c.2 lettera c

02.04. Se non è possibile evitare l’esposizione in altro modo sono

adottate adeguate misure di protezione collettiva o di

protezione individuale

02.05. Sono adottate tutte le misure igieniche atte a evitare la

propagazione degli agenti pericolosi all’esterno dai luoghi di

lavoro

02.06. Gli ambienti a rischio sono segnalati con l'apposita simbologia

(simbolo di rischio biologico)

02.07. Esistono idonee procedure per prelevare, manipolare e

trattare campioni di origine umana o animale

02.08. Esistono procedure di emergenza per eventuali incidenti che

coinvolgano agenti biologici pericolosi

02.09. E’ verificata l'eventuale presenza dell'agente pericoloso al di

fuori dei contenimenti fisici primari

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera i, 272 c.2 lettera d ;

Titolo III, Capo II, All. VIII p.to 4

tabelle 4, 5, 7, D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

UNI EN 455, 14126

D.Lgs. 81/2008 art. 272 c.2

lettera e

D.Lgs. 81/2008 art. 272 c.2

lettera f; All. XLV

UNI 7545-27

D.Lgs. 81/2008 art. 272 c.2

lettera g

D.Lgs. 81/2008 art. 43 c.1

lettera d; 272 c.2 lettera h

D.Lgs. 81/2008 art. 272 c.2

lettera I UNI EN 13098; 14042

86 Per agente biologico si intende (art. 267 D.Lgs. 81/2008) qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato,

coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni.

Le disposizioni del Titolo X del D.Lgs. 81/2008 si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è un rischio di

esposizione a tali agenti.

Restano ferme le disposizioni particolari di recepimento delle norme comunitarie sull'impiego confinato di

microrganismi geneticamente modificati (m.o.g.m.) e sull'emissione deliberata nell'ambiente di m.o.g.m.

87 Le linee guida sono scaricabili dal sito dell’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca, www.ispesl.it)



PUNTO DI VERIFICA

21. AGENTI BIOLOGICI PERICOLOSI

02.10. Sono predisposti i mezzi e le procedure necessari per la

raccolta, immagazzinamento e smaltimento di rifiuti

contaminati o che possono essere contaminati da agenti

biologici pericolosi

02.11. Sono state definite e applicate procedure per la manipolazione

e il trasporto in condizioni di sicurezza di agenti biologici

02.12. Si è provveduto ad informare e formare specificamente il

personale addetto sui rischi inerenti alla manipolazione di

agenti biologici pericolosi

02.13. Sono attuate specifiche misure di protezione e igieniche 88

relative a servizi igienici e a indumenti e dispositivi di

protezione individuale

03. Gli agenti biologici utilizzati sono classificati di gruppo 1 89 in

base all’allegato XLVI del D.Lgs. 81/2008

Pagina 94 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 272 c.2

lettera l

D.Lgs. 81/2008 art. 272 c.2

lettera m

D.Lgs. 81/2008 art. 278

D.Lgs. 81/2008 art. 273; Titolo

III Capo II, All. VIII p.to 4

tabella 4

D.Lgs. 81/2008 All. XLVI

03.01. Sono applicate le normali misure igieniche e preventive D.Lgs. 81/2008 art. 272 c.1

lettera e

04. Gli agenti biologici utilizzati sono classificati di gruppo 2 90 o 3 91

in base all'allegato XLVI del D.Lgs. 81/2008

04.01. Sono state comunicate all’organo di vigilanza competente per

territorio le informazioni relative all’esercizio dell’attività

04.02. I rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno libero

accesso alle informazioni inerenti gli agenti biologici

05. Gli agenti biologici utilizzati sono classificati di gruppo 4 92 in

base all'allegato XLVI del D.Lgs. 81/2008

05.01. E' stata richiesta al Ministero della salute l’autorizzazione

all’utilizzo degli agenti biologici

05.02. Ottenuta l'autorizzazione, è stato comunicato all’organo di

vigilanza competente per territorio l’esercizio dell’attività

05.03. Comunicazione e richiesta di autorizzazione sono rinnovate

per ogni nuovo agente di gruppo 4

D.Lgs. 81/2008 All. XLVI

D.Lgs. 81/2008 art. 269

D.Lgs. 81/2008 art. 269

D.Lgs. 81/2008 All. XLVI

D.Lgs. 81/2008 art. 270

D.Lgs. 81/2008 art. 269 c.1 e 2

D.Lgs. 81/2008 art. 269 c.3

88 Nelle attività, quali quelle esemplificate nell'allegato XLIV del D.Lgs. 81/2008 (attività in industrie alimentari; in

agricoltura; che implicano contatto con animali e/o prodotti di origine animale; nei servizi sanitari, comprese le unità di

isolamento e post mortem; nei laboratori clinici, veterinari e diagnostici, esclusi i laboratori di diagnosi microbiologica;

in impianti di smaltimento rifiuti e di raccolta di rifiuti speciali potenzialmente Infetti; in impianti di depurazione di

acque di scarico), che non comportano l’uso deliberato di agenti biologici, ma possono implicare il rischio di esposizioni

dei lavoratori, si può prescindere dall'applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 273, 274 c.1 e 2, 275, c.3, e

279, qualora la valutazione dei rischi dimostri che non sono necessarie.

89 Agenti con bassa probabilità di causare malattie nell'uomo (art. 268 D.Lgs. 81/2008).

90 Agenti che possono provocare malattie nell'uomo, con bassa probabilità di propagarsi alla comunità, per i quali siano

disponibili efficaci misure profilattiche e terapeutiche (art. 268 D.Lgs. 81/2008).

91 Agenti ad alto rischio per l'uomo, che possono propagarsi alla comunità, per i quali sono disponibili efficaci misure

profilattiche e terapeutiche (art. 268 D.Lgs. 81/2008).

92 Agenti ad alto rischio per il lavoratore e l'intera comunità in quanto non esistono efficaci misure profilattiche e

terapeutiche che ne evitino la propagazione (art. 268 D.Lgs. 81/2008).



PUNTO DI VERIFICA

21. AGENTI BIOLOGICI PERICOLOSI

06. Qualora l’esito della valutazione del rischio ne rilevi la

necessità i lavoratori esposti ad agenti biologici sono soggetti

a sorveglianza sanitaria

06.01. Sulla base degli esiti della sorveglianza sanitaria sono

adottate, misure preventive e protettive per singoli lavoratori

06.02. Se gli accertamenti sanitari hanno evidenziato anomalie nei

lavoratori esposti in modo analogo allo stesso agente, sono

adottate specifiche misure

06.03. Il medico competente fornisce adeguate informazioni ai

lavoratori sulla sorveglianza sanitaria a cui sono sottoposti

06.04. I nominativi dei lavoratori che svolgono attività che

comportano l’uso di agenti del gruppo 3 o 4 sono inseriti in un

apposito registro di esposizione

06.06. In caso di assunzione di lavoratori che hanno esercitato

attività con rischio di esposizione agli agenti usati in azienda,

è richiesta all'ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e

Ricerca) copia della relativa documentazione sanitaria

06.07. Al momento della cessazione del rapporto di lavoro con i

lavoratori iscritti nel registro, il registro e le cartelle

sanitarie e di rischio sono trasmesse all’ISPESL (ora INAIL

Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca)

06.08. In caso di cessazione di attività dell'azienda, sono consegnati

agli enti competenti copia del registro di esposizione e delle

cartelle sanitarie e di rischio

07. L’attività lavorativa si svolge in strutture sanitarie e

veterinarie

07.01. E’ stata valutata la presenza di agenti biologici in pazienti,

animali, residui e rifiuti per definire adeguate procedure di

manipolazione e decontaminazione

07.02. Nelle strutture di isolamento in cui siano presenti pazienti o

animali che sono o potrebbero essere contaminati da agenti

dei gruppi 2, 3 o 4 sono applicate adeguate misure di

contenimento

08. L’attività lavorativa si svolge in laboratori o stabulari

08.01. Nei laboratori e stabulari in cui sono utilizzati agenti dei

gruppi 2, 3 o 4, sono adottate adeguate misure di

contenimento

08.02. Nei laboratori e stabulari di cui sopra, nei quali si fa uso di

agenti biologici non ancora classificati, sono adottate misure

di contenimento adeguate

08.03. Nei laboratori che comportano l'uso di materiali con possibile

contaminazione da agenti biologici patogeni per l'uomo e nei

locali destinati ad animali da esperimento possibili portatori,

sono adottate adeguate misure di contenimento

Pagina 95 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 artt. 41 c.2,

279, 280 c.4

D.Lgs. 81/2008 art. 279 c.2

D.Lgs. 81/2008 art. 279 c.3 e 4

D.Lgs. 81/2008 art. 279 c.5

D.Lgs. 81/2008 art. 280 c.1, 2 e

3

D.Lgs. 81/2008 art. 280 c.3

lettera d

D.Lgs. 81/2008 art. 280 c.3

lettera b

D.Lgs. 81/2008 art. 280 c.3

lettera c

D.Lgs. 81/2008 art. 274 c.1 e 2

D.Lgs. 81/2008 art. 274 c.3; All.

XLVII

D.Lgs. 81/2008 art. 275; All.

XLVII

D.Lgs. 81/2008 art. 275 c.4 e 5;

All. XLVII

D.Lgs. 81/2008 art. 275 c.3; All.

XLVII



PUNTO DI VERIFICA

21. AGENTI BIOLOGICI PERICOLOSI

09. Nei processi industriali comportanti l'uso di agenti biologici

dei gruppi 2, 3 o 4, sono adottate adeguate misure di

contenimento

10. In caso di incidente che possa causare la dispersione di agenti

biologici dei gruppi 2, 3 e 4 sono seguite specifiche misure di

emergenza ed evacuazione

11. Si effettua un impiego confinato di microorganismi

geneticamente modificati93 (MOGM)

11.01. E’ stata inoltrata apposita notifica al Ministero della Salute al

fine di ottenere la relativa autorizzazione all’impiego, in

relazione alla classe di impiego determinata 95

11.02. Nei luoghi di lavoro interessati dall’impiego confinato di

MOGM sono attuate specifiche misure di contenimento per gli

impieghi confinati di MOGM

93 Per le esclusioni dal campo di applicazione del D.Lgs. 206/2001 se ne vedano gli articoli 3 e 4 .

Pagina 96 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 276; All.

XLVIII

D.Lgs. 81/2008 artt. 43, 44, 45,

277

D. Lgs. 206/2001

D.M. 25/9/2001

Dir. 98/81/CE, 2009/41/CE 94

D. Lgs. 206/2001 artt. 7-11, All.

V parti A, B e C

D. Lgs. 206/2001 art. 5, All. IV

94 La direttiva 2009/41/CE ha abrogato la direttiva 98/81/CE, recepita con il D.Lgs. 206/2001, e definisce una nuova

regolamentazione dell’impiego confinato di MOGM che prevede, fra l’altro:

1. valutazione degli impieghi confinati utilizzando gli elementi di valutazione e la procedura prevista di cui agli allegati

tecnici

2. classificazione finale degli impieghi confinati in quattro classi in base ai risultati della valutazione

95 L 'utilizzatore è tenuto a classificare l'impiego degli MOGM in una d i quattro classi a rischio crescente (da 1 a 4) e ad applica re il relativo

livello di contenimento .



PUNTO DI VERIFICA

22. AREAZIONE E VENTILAZIONE DEI LOCALI DI LAVORO

E INQUINAMENTO INDOOR

01. Nella valutazione dei rischi è stata analizzata la disponibilità

nei locali di lavoro di sistemi di aerazione e ventilazione,

naturale o forzata, che garantiscono adeguate caratteristiche

di qualità e movimento dell’aria, atte a consentire un

corretto processo di respirazione, facilitare la rimozione degli

inquinanti indoor, e, nella stagione calda, controllare la

temperatura per convezione

01.01. I sistemi di aerazione e ventilazione naturale o forzata

disponibili garantiscono ricambi d'aria sufficienti per

assicurare adeguate caratteristiche di qualità e movimento

dell’aria

01.02. I sistemi di aerazione e ventilazione naturale o forzata

disponibili assicurano un’adeguata qualità dell’aria

01.03. I sistemi di aerazione e ventilazione naturale o forzata non

producono flussi d’aria pericolosi o fastidiosi in relazione alle

attività svolte, agli indumenti indossati dai lavoratori e alle

condizioni microclimatiche degli ambienti di lavoro

03. Se sono stati predisposti, i locali separati per fumatori

rispondono ai requisiti di legge

03.01. I sistemi di ventilazione forzata disponibili per locali fumatori

consentono una portata di aria supplementare minima

adeguata

04. Sono presenti servizi igienici privi di aperture dirette verso

l'esterno

04.01. Nei servizi igienici privi di aperture dirette verso l’esterno è

assicurato un numero adeguato di ricambi d’aria attraverso

un idoneo sistema di estrazione aria forzata

05. Il sistema generale di immissione-estrazione forzata dell’aria

è correttamente dimensionato (portate, pressioni, perdite di

carico etc.)

Pagina 97 di 209

FONTI

96 D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e

2; All. IV p.to 1.9.1.1

UNI 10339

UNI EN 13779, 15665

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione nei

luoghi di lavoro”

Coordinamento Tecnico per la

Sicurezza nei Luoghi di Lavoro

delle Regioni e Province

Autonome (www.ispesl.it)

Regolamenti edilizi e di igiene

locali

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.1.1

UNI 10339:1995 p.to 9.1.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.1.1, 2.1.8.1

UNI 10339 p.to 9.1.2

UNI 1822

UNI EN 779

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.1.3

UNI EN ISO 7730 p.ti 5 e 6;

Appendici C e D

UNI 10339:1995 p.to 9.1.3;

Appendice C

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.1.1, 2.1.4 bis, 2.1.8.1

D.P.C.M. 23/12/2003 Allegato

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.1.1, 2.1.4 bis, 2.1.8.1

D.P.C.M. 23/12/2003, UNI

10339:1995 p.ti 9.1.1, 9.1.3

UNI 10339:1995 p.to 9.1.1

UNI 10339

96 Si vedano anche le "Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati", contenute nel

documento oggetto dell’accordo tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome del 27 settembre 2001

(G.U. 276, s.o., del 27 novembre 2001)



PUNTO DI VERIFICA

22. AREAZIONE E VENTILAZIONE DEI LOCALI DI LAVORO

E INQUINAMENTO INDOOR

05.01. La direzione della corrente d'aria nel locale di lavoro è tale

da allontanare eventuali inquinanti dalle postazioni di lavoro

05.02. Le prese d'aria esterna sono lontane dai punti di emissione

dell'aria esausta e comunque da fonti di aria inquinata

05.03. I sistemi di ventilazione forzata ed estrazione aria sono

regolarmente puliti mantenuti e puliti

06. Dove si usano agenti chimici pericolosi o esistono specifici

rischi di contaminazione (fumi, polveri, nebbie, gas, vapori,

aerosol) sono installati sistemi di aspirazione localizzati

06.01. I sistemi di aspirazione localizzata sono progettati e realizzati

in modo da evitare l’inalazione di agenti chimici pericolosi da

parte dei lavoratori

06.02. I sistemi di aspirazione localizzata sono adeguati come forma,

dimensioni e posizionamento alle caratteristiche delle

emissioni da catturare

06.03. I ventilatori dei sistemi di aspirazione localizzata sono stati

dimensionati in modo adeguato alle necessità, ed esiste la

relativa documentazione tecnica

06.04. Si effettuano regolari verifiche dell’efficienza dei sistemi di

aspirazione localizzata

06.05. Si effettua regolare manutenzione dei sistemi di aspirazione

localizzata

Pagina 98 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.8.1, UNI 10339:1995 p.to

9.1.3

UNI 10339:1995 p.to 9.1.1.3

D.Lgs. 81/2008 art. 64 c.1

lettera c; All. IV p.to 1.9.1.4

UNI EN 12097, 15240

UNI CEN/TS 14175-5

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.4 bis, 2.1.5, 2.1.8.1, 2.2.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.4 bis, 2.1.5

UNI EN 14175-2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.4. bis, 2.1.5

UNI EN 14175-2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.5, 2.1.8.1

UNI EN 14175-2

D.Lgs. 81/2008 art. 64; All. IV

p.to 1.9.1.4

UNI CEN/TS 14175-5

D.Lgs. 81/2008 artt. 64 c.1

lettera c, 71 c.4; All. IV p.to

1.9.1.4 UNI EN 14175-4

07. Sono presenti cappe o altri sistemi aspiranti con filtro UNI EN 779, 14175-42

07.01. E' stata verificata la compatibilità del filtro con gli inquinanti

interni aspirati

08. Sono presenti aspiratori localizzati mobili

08.01. I tubi aspiranti sono correttamente dimensionati, in funzione

delle emissioni da captare

UNI 10339:1995 p.to 9.1.2;

1822, 8130, UNI EN 14175-2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.4 bis, 2.1.5, 2.1.8.1

08.02. I tubi aspiranti sono correttamente posizionati D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.4 bis, 2.1.5, 2.1.8.1

08.03. Viene periodicamente controllato lo stato di integrità delle

tubazioni, in modo da evitare perdite pericolose dai condotti

09. Gli apparecchi a diretto focolare aperto destinati al

riscaldamento dell'ambiente nei locali chiusi, sono muniti di

adeguati condotti di estrazione del fumo

10. Le tecniche di pulizia prevedono procedure corrette per

garantire la qualità dell’aria dei locali di lavoro

D.Lgs. 81/2008 art. 64 c.1

lettera c; All. IV p.to 1.9.1.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.6

UNI EN 13278

D.Lgs. 81/2008 art. 64 c.1

lettera d; All. IV p.to 1.1.6



PUNTO DI VERIFICA

22. AREAZIONE E VENTILAZIONE DEI LOCALI DI LAVORO

E INQUINAMENTO INDOOR

10.01. I locali o luoghi nei quali si fabbricano, manipolano,

utilizzano materie o prodotti pericolosi sono frequentemente

e accuratamente puliti

11. Viene verificato che gli arredi e i rivestimenti non sono stati

realizzati o installati utilizzando agenti chimici nocivi

12. Le fotocopiatrici e le stampanti sono collocate in ambienti

areati e separati da quelli con permanenza di persone

13. E’ stata verificata l’assenza di concentrazioni di attività di

Radon pericolose e di altre fonti naturali di radioattività

naturale negli ambienti chiusi sotterranei

14. Le eventuali materie in corso di lavorazione fermentescibili o

di odore sgradevole sono presenti nei locali di lavoro solo

nelle quantità e nei tempi strettamente necessari agli

impieghi immediati

15. Qualsiasi sedimento o rifiuto viene eliminato rapidamente

dagli ambienti di lavoro

16.

Si utilizzano locali sotterranei o semisotterranei solo se ciò è

richiesto da particolari esigenze tecniche, e si è provveduto

ad assicurare adeguate condizioni di aerazione

17. Sono utilizzate vasche, canalizzazioni, tubazioni, serbatoi,

recipienti, silos o altri ambienti confinati

17.01. Non è consentito l’accesso dei lavoratori in pozzi neri, fogne,

camini, fosse, gallerie e in generale in ambienti e recipienti

chiusi, condutture, caldaie e simili, ove sia possibile il rilascio

di gas pericolosi, senza preventivo accertamento dell’assenza

di pericolo

17.02. Le tubazioni, canalizzazioni vasche, serbatoi e simili, in cui

debbano entrare lavoratori per operazioni di controllo, o

altro, sono predisposti per agevolare il recupero di un

lavoratore dal loro interno

17.03. Prima di disporre l'entrata di lavoratori nei luoghi di cui

sopra, chi sovrintende ai lavori si assicura che nell'interno non

esistano gas o vapori nocivi o una temperatura pericolosa e,

se necessario, adotta specifiche misure

Pagina 99 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.3.17

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.8.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

2.1.4, 2.1.8.1

D.Lgs 230/95 Capo III bis

“Linee guida per le misure di

concentrazione del Radon nei

luoghi di lavoro sotterranei”

Conferenza dei Presidenti delle

Regioni e Province autonome

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

2.1.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.1.5

D.Lgs. 81/2008 art. 65

D.Lgs. 81/2008 art. 66; All.IV

p.ti 3.1, 3.2.1, 3.2.2, 3.2.3,

3.2.4; ; All. VIII p.to 4 tabelle

2, 4, 5, 7

D.Lgs. 81/2008 art. 66; All. IV

p.to 3.1

D.Lgs. 81/2008 art. 66; All. IV

p.ti 3.2.1, 3.2.2, 3.2.3, 3.2.4,

3.3; Titolo III Capo II; All. VIII

p.to 4 tabelle 4, 9

D.Lgs. 475/92

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)



PUNTO DI VERIFICA

23. CLIMATIZZAZIONE E MICROCLIMA DEI LUOGHI DI LAVORO

01. Sono stati valutati i rischi derivanti dall’esposizione agli

agenti fisici microclimatici (temperatura, umidità, velocità

delle correnti d’aria), con particolare riferimento alle norme

di buona tecnica, alle buone prassi e alle linee guida

01.01. La valutazione è programmata ed effettuata periodicamente,

con cadenza almeno quadriennale, da parte di personale

qualificato, in possesso di specifiche conoscenze, nell’ambito

del servizio di prevenzione e protezione aziendale

01.02. I rischi da esposizione ad agenti fisici microclimatici sono

eliminati alla fonte o ridotti al minimo, tenuto conto del

progresso tecnico e della disponibilità di misure

01.03. Le misure individuate nella valutazione sono adattate alle

esigenze degli eventuali lavoratori che appartengano a gruppi

particolarmente sensibili al rischio

02. Sono state rilevate condizioni di disagio termico per

temperatura eccessiva (i luoghi di lavoro possono essere

severi97 caldi)

02.01. Sono stati valutati degli indici di benessere termico dei

lavoratori

02.02. In ambienti moderati (la temperatura operativa nel luogo di

lavoro è comunque inferiore a 26°C in estate - periodo con

raffrescamento - e a 24°C in inverno - periodo con

riscaldamento)99 sono adottate adeguate misure per

l’ottimizzazione delle condizioni microclimatiche

Pagina 100 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 artt. 17 c.1, 28

c.1 e 2; All. IV p.to 19.2.2;

Titolo VIII Capo I artt. 181 c.1 e

3, UNI EN ISO 7726; 7730; 7933;

10551; 11079; 11399; 15265;

15743, UNI EN 27243

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione nei

luoghi di lavoro”

Coordinamento Tecnico per la

Sicurezza nei Luoghi di Lavoro

delle Regioni e Province

Autonome (www.ispesl.it)

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I

artt. 181 c.2, 185 c.2

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera c; All. IV p.to 1.9.2.1;

Titolo VIII Capo I art. 182 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1; All.

IV p.to 1.9.2.1; Titolo VIII Capo

I art. 183

D.Lgs. 81/200898 All. IV p.to

1.9.2.1

UNI EN ISO 15265

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.2.1, 1.9.2.2

UNI EN ISO 7726

UNI EN ISO 7730; 7933

UNI EN 27243

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.2.1, 1.9.2.2, 1.9.2.4,

1.9.2.5

UNI EN ISO 7730:2006 p.ti 8, 9;

Appendice ° p.to A.4

97 Si definiscono moderati i luoghi di lavoro nei quali non esistono specifiche esigenze produttive che, vincolando uno o

più dei principali parametri microclimatici (principalmente temperatura dell’aria, ma anche umidità relativa, velocità

dell’aria, temperatura radiante e resistenza termica del vestiario), impediscano il raggiungimento del comfort

termoigrometrico. Gli ambienti (es. vicinanze di forni o fusori, celle frigorifere,lavorazioni effettuate all’aperto) nei

quali tali esigenze determinano parametri termoigrometrici stressanti sono definiti severi.

98 Si vedano in particolare le citate linee guida “Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro” del CTSLL delle

Regioni e Province Autonome in collaborazione con l’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca, www.ispesl.it),

nonché le norme tecniche UNI EN ISO 7730, 7933, UNI EN 27243.

99 I valori dei parametri termoigrometrici consigliati che compaiono nella presente lista di controllo sono ricavati dalla

norma UNI EN ISO 7730:2006 “Determinazione degli indici PMV e PPD e specifica delle condizioni di benessere

termico”, e sono relativi solo ad attività di lavoro leggera, fondamentalmente sedentaria, quale quella normale negli



PUNTO DI VERIFICA

23. CLIMATIZZAZIONE E MICROCLIMA DEI LUOGHI DI LAVORO

02.03. Negli ambienti severi sono adottate adeguate misure per

minimizzare le condizioni di discomfort termico

02.03.01 Se non è possibile evitare condizioni di disagio termico per

caldo eccessivo il numero di lavoratori esposti è ridotto al

minimo

02.03.02 La durata di esposizione dei lavoratori in ambienti caldi è

limitata il più possibile

02.03.03 Contro le temperature estreme, se non è possibile ridurre

quella dell’intero ambiente, si adottano tecniche localizzate

02.03.04 Negli ambienti termici caldi severi è previsto un periodo di

acclimatazione al calore per i lavoratori neoassunti o di

ritorno da periodi feriali

02.03.05 In ambienti termici caldi severi sono previsti periodi di riposo

in locali con condizioni di comfort microclimatico

02.04. L'umidità relativa è prossima al 60% in estate e al 40 % in

inverno3 e comunque tale da evitare la formazione di nebbie

e di condense in caso di abbassamento della temperatura

02.05. E' assicurata una circolazione di aria fresca nelle postazioni di

lavoro particolarmente calde sufficiente e non pericolosa

02.06. Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate sono tali da evitare

un soleggiamento eccessivo

Pagina 101 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.2.1, 1.9.2.2, 1.9.2.4,

1.9.2.5

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera g; All. IV p.to 1.9.2.1

D.Lgs. 81/2008 All. art. 15 c.1

lettera h; All. IV p.to 1.9.2.1

UNI EN ISO 7933

UNI EN 27243

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.5; All. VIII p.to 4 tabelle

5, 6, 7

UNI EN ISO 7933; 11612

UNI EN 27243

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.1

UNI EN ISO 7933

UNI EN 27243

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.1

UNI EN ISO 7933

UNI EN 27243

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.2.1, 1.9.2.2, 1.9.3.1

UNI EN ISO 7730 Appendice A

p.to A.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.1

UNI EN ISO 7730 Appendice A,

p.to A.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.4

uffici, svolta con abbigliamento ordinario per la stagione considerata (con raffrescamento o riscaldamento). I valori

consigliati, che dovrebbero garantire una percentuale di insoddisfatti (PPD) INFERIORE AL 10%, variano tuttavia in

considerazione del tipo di attività svolta e di abbigliamento utilizzato e degli altri parametri termoigrometrici: per la

loro determinazione nelle diverse condizioni operative si rimanda alla norma citata in particolare alla Appendice A. In

essa con il termine “temperatura” ci si riferisce più precisamente alla “temperatura operativa”, definita al punto 3.4

della norma tecnica come: la temperatura uniforme di una cavità nera in cui un soggetto scambierebbe la stessa

quantità di energia termica per irraggiamento e convezione che scambia nell’ambiente reale non uniforme. Dipende

dalla temperatura dell’aria secca, dalla temperatura media radiante e dalla velocità relativa dell’aria, e in generale

se la velocità di movimento dell’aria è bassa (< 20 cm/s) o la differenza fra temperatura dell’aria e temperatura media

radiante è piccola (< 4°C) può essere approssimata con la media aritmetica fra le due suddette temperature.

La norma contiene nell’Appendice E numerose tabelle che consentono di stimare il livello di benessere sulla base del

livello di attività fisica, tipo di abbigliamento, temperatura operativa e velocità dell’aria.



PUNTO DI VERIFICA

23. CLIMATIZZAZIONE E MICROCLIMA DEI LUOGHI DI LAVORO

02.07. Sono state adeguatamente isolate le fonti di calore passive

(macchine, attrezzature e impianti)

03. Sono state rilevate condizioni di disagio termico per freddo

eccessivo (i luoghi di lavoro possono essere severi freddi)

03.01. Sono stati valutati degli indici di benessere termico dei

lavoratori

03.02. In ambienti moderati (la temperatura operativa nel luogo di

lavoro è comunque superiore a 23°C in estate - periodo con

raffrescamento - e a 20°C in inverno - periodo con

riscaldamento)3 sono adottate adeguate misure per

l’ottimizzazione delle condizioni microclimatiche

03.03. Negli ambienti severi sono adottate adeguate misure per

minimizzare le condizioni di discomfort termico

03.03.01 Se non è possibile evitare condizioni di disagio termico il

numero di lavoratori esposti è ridotto al minimo e sono

adottate adeguate misure di riduzione del rischio

03.03.02 La durata di esposizione dei lavoratori in ambienti freddi è

limitata il più possibile

03.03.03 Contro le temperature basse estreme, se non è possibile

aumentare quella dell’intero ambiente, si adottano tecniche

localizzate

03.04. L'umidità relativa è prossima al 60% in estate e al 40 % in

inverno3 e comunque tale da evitare la formazione di nebbie

e di condense

03.05. Sono state adeguatamente isolate le fonti di freddo passive

(impianti frigoriferi)

04. La temperatura nei locali interni è sufficientemente

omogenea

05. I sistemi di ventilazione naturale o forzata non producono

flussi d’aria pericolosi o fastidiosi in relazione alle attività

svolte, agli indumenti indossati dai lavoratori e alle

condizioni microclimatiche degli ambienti di lavoro

Pagina 102 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.1

D.Lgs. 81/2008100 All. IV p.to

1.9.2.1

UNI EN ISO 15265

ISO 15743

UNI EN ISO 7730; 15265; 11079

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.2.1, 1.9.2.2, 1.9.2.4,

1.9.2.5

UNI EN ISO 7730:2006 p.ti 8, 9;

Appendice A p.to A.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.2.1, 1.9.2.2, 1.9.2.4,

1.9.2.5

D.Lgs. 81/2008 All. art. 15 c.1

lettera g; All. IV p.to 1.9.2.1

UNI EN ISO 11709; 15743

D.Lgs. 81/2008 All. art. 15 c.1

lettera g; All. IV p.to 1.9.2.1

ISO 14743

UNI EN ISO 11079

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.5; All. VIII p.to 4 tabelle

1, 2, 5, 6, 7

UNI EN 342; 343; 511

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.9.2.1, 1.9.2.2, 1.9.3.1

UNI EN ISO 7730:2006

Appendice A p.to A.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.1

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.1

UNI EN ISO 7730:2006

Appendice A p.to A.3, tabelle

A.2, A.3, A.4

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.1.3

UNI EN ISO 7730:2006

Appendice A p.to A.4

100 Si vedano in particolare le citate linee guida “Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro” del

Coordinamento Tecnico per la Sicurezza nei luoghi di Lavoro delle Regioni e Province Autonome in collaborazione con l’ISPESL

(ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca, www.ispesl.it), nonché le norme tecniche UNI EN ISO 7730, 11079, 15743.



PUNTO DI VERIFICA

23. CLIMATIZZAZIONE E MICROCLIMA DEI LUOGHI DI LAVORO

06. Durante l’attività lavorativa non si verificano bruschi sbalzi di

temperatura nel tempo

07. La temperatura e gli altri parametri microclimatici dei locali

di riposo, mense e pronto soccorso assicurano il benessere

termoigrometrico

08. La temperatura nei locali di lavoro tiene conto degli sforzi

fisici richiesti ai lavoratori (sollevamento e trasporto pesi

etc.)

09. I lavoratori esposti e i loro RLS sono informati e formati sui

rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici microclimatici

10. In base ai risultati della valutazione, i lavoratori esposti a

rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici microclimatici,

in particolare quelli particolarmente sensibili ad essi, sono

sottoposti a sorveglianza sanitaria

Pagina 103 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.1.1

UNI EN ISO 7730:2006 p.to 8

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.3

UNI EN ISO 7730

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.9.2.1

UNI EN ISO 7730; 15265; 11079

UNI EN 27243

D.Lgs. 81/2008 art. 184

D.Lgs. 81/2008 art. 185



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 104 di 209

FONTI

24. ILLUMINAZIONE DEGLI SPAZI E POSTAZIONI DI LAVORO

01. E’ stata valutata la disponibilità nei luoghi di lavoro interni di

luce naturale sufficiente per salvaguardare la sicurezza, la

salute e il benessere dei lavoratori

01.01. L’incidenza diretta o riflessa del flusso di luce naturale non

crea fenomeni di abbagliamento

02. E’ stata valutata la disponibilità nei luoghi di lavoro interni ed

esterni di illuminazione in complesso (naturale e artificiale)

adeguata e sufficiente per assicurare comfort visivo,

prestazione visiva e sicurezza 101

02.01. I locali di lavoro hanno livelli di illuminamento medio

adeguati al tipo di zona e di compito visivo richiesto

02.02. Gli impianti di illuminazione artificiale sono tali da evitare

abbagliamenti diretti o riflessi dei lavoratori o zone d’ombra,

e il loro posizionamento è corretto in rapporto a quello delle

postazioni di lavoro

02.03. Pareti, soffitti, pavimenti e piani di lavoro non sono

eccessivamente riflettenti

02.04. Gli impianti di illuminazione sono tali da evitare contrasti

eccessivi o insufficienti

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

All. IV p.ti 1.10. 1.10.5

UNI EN 12464-1, 12665

UNI 10840

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione nei

luoghi di lavoro” Coordinamento

Tecnico per la Sicurezza nei

Luoghi di Lavoro delle Regioni e

Province Autonome,

(www.ispesl.it) parte I p.to

4.2.1; parte 2 p.to 3

Regolamenti edilizi o di igiene

locali

D.Lgs. 81/2008 All. XXXIV p.to

2 lettera b

UNI EN 12464-1

UNI 11165

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione”,

parte I, p.to 4.2.2

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1 e 2;

All. IV p.ti 1.10.1, 1.10.5

UNI EN

12464-1:2004; 12464-2; 13201

UNI 10840

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.10, 1.10.5

UNI EN 12464-1:2004 p.ti

4.3.1, 5.3

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione”,

parte I p.to 4.3.2; parte II p.to 3

D.Lgs. 81/2008 All. XXXIV p.to

2 lettera b

UNI EN 12464-1:2004 p.ti 4.4,

5.3

UNI 11165

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione”,

parte I p.to 4.3.4

D.Lgs. 81/2008 All. XXXIV p.to

2 lettera b UNI EN 12464-

1:2004 p.to 4.2

UNI EN 12464-1:2004 p.ti 4.2 e

4.3.2 IEC 60050-845

101 La norma UNI EN 12464-1:2004, che si applica agli ambienti di lavoro interni, riporta al punto 5.3 un lungo elenco di

zone e compiti con i relativi valori consigliati dei principali parametri illuminotecnica: Illuminamento medio (E m), indice

unico di abbagliamento (UGR L) e Indice di resa del colore (R a.) . Qui si riportano solo alcuni dei valori di E m.



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 105 di 209

FONTI

24. ILLUMINAZIONE DEGLI SPAZI E POSTAZIONI DI LAVORO

02.05. L’illuminamento diffuso e quello direzionale localizzato sono

equilibrati

02.06. La temperatura di colore della luce artificiale è

tendenzialmente neutra

02.07. L’illuminazione assicura un adeguato livello di riproduzione

dei colori

02.08. L’illuminazione artificiale è priva di sfarfallamenti ed effetti

stroboscopici

02.09. I luoghi di lavoro all’aperto e le aree di transito esterne sono

adeguatamente illuminati

02.10. Le attrezzature di lavoro sono dotate di illuminazione

localizzata in tutte le zone o punti in cui l'illuminazione

generale è insufficiente (es. punti di pericolo, organi interni

ispezionati di frequente, punti che richiedono compiti visivi

critici etc.)

03. Gli impianti di illuminazione sono realizzati in modo tale da

non contribuire indirettamente ai rischi di infortunio per i

lavoratori

04. Se per esigenze tecniche di particolari lavorazioni o

procedimenti, non è possibile illuminare adeguatamente gli

ambienti e le postazioni di lavoro, si adottano adeguate misure

compensative

05. E’ attuato un programma di pulizia e manutenzione

preventiva e periodica degli impianti di illuminazione e delle

superfici vetrate

05.01. Il programma di manutenzione degli impianti di illuminazione

prevede l’attuazione di interventi ordinari o straordinari

06. Sono presenti mezzi di illuminazione sussidiaria da impiegare

in caso di necessità, ed è prevista la loro costante

manutenzione

UNI EN 12464-1:2004 p.to 4.5

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione” parte

I p.to 4.1.3

UNI EN 12464-1:2004 p.to

4.6.1

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione” parte

I p.to 4.3.6; parte II p.to 2

UNI EN 12464-1:2004 p.ti

4.6.2, 5.3

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione” parte

I p.to 4.3.5; parte II p.to 2

UNI EN 12464-1:2004 p.to 4.7

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.8.6

UNI EN 12464-2

D.Lgs. 81/2008 All. V parte I

p.to 7; All. VI p.ti 1.3.1, 1.3.2

D.Lgs. 17/2010 All. I p.to 1.1.4

UNI EN 1837, 1838

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.10.2; All. VI p.ti 1.3.1, 1.3.2

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.10.6

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.10.4

UNI EN 12464-1:2004 p.to 4.8

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.10.4

UNI EN 12464-1:2004 p.to 4.8

Linee guida “Microclima,

aerazione e illuminazione”

parte III p.to 1.3

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.10.7.1, 1.10.7.2

UNI EN 1838



PUNTO DI VERIFICA

Pagina 106 di 209

FONTI

24. ILLUMINAZIONE DEGLI SPAZI E POSTAZIONI DI LAVORO

06.01. Quando sono presenti più di 100 lavoratori e la loro uscita

all'aperto in condizioni di oscurità non è sicura e agevole;

quando l'abbandono imprevisto e immediato del controllo delle

attrezzature è pericoloso per la sicurezza delle persone o degli

impianti; quando si lavorano o sono depositate materie

esplodenti o infiammabili, l’illuminazione sussidiaria è fornita

con sufficienti mezzi di sicurezza atti ad entrare in funzione

in modo immediato e automatico in caso di necessità

06.02. L'illuminazione sussidiaria, se necessario, è fornita da un

impianto fisso

07. Nei luoghi di lavoro dove i lavoratori sono esposti a rischi in

caso di guasto dell’illuminazione artificiale, vi è adeguata

illuminazione di sicurezza

08. Nei luoghi di lavoro privi di illuminazione naturale o che

possono essere usati in assenza di illuminazione naturale,

esiste un sistema di illuminazione di sicurezza delle vie di

uscita, inclusi i percorsi esterni

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.ti

1.10.7.3, 1.10.7.4

UNI EN 1838

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.10.8

UNI EN 1838

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.10.3

UNI EN 1838

D.Lgs. 81/2008 All. IV p.to

1.10.3

D.M. 10/3/98 All. IV, p.to

1.5.11

UNI EN 1838



PUNTO DI VERIFICA

25. RUMORE

01. E’ stata valutata l’esposizione dei lavoratori al rumore nei

tempi e modi previsti dalla normativa, con riferimento alle

norme tecniche e alle buone prassi pertinenti

01.01. E’ stata effettuata una verifica dell’eventuale superamento

dei livelli inferiori di azione basata su elementi di valutazione

oggettivi

01.02. Se, a seguito della valutazione di cui sopra, si può

fondatamente ritenere che i valori inferiori di azione possono

essere superati, i livelli di rumore cui i lavoratori sono esposti

sono misurati per via strumentale, e i risultati delle

misurazioni sono riportati nel documento di valutazione dei

rischi

01.03. Sono state individuate le misure di prevenzione e protezione

necessarie a eliminare o ridurre i rischi da esposizione a

rumore

01.04. La valutazione, compresi eventuali calcoli e misurazioni, è

programmata ed effettuata periodicamente da parte di

personale qualificato, in possesso di specifiche conoscenze,

nell'ambito del servizio di prevenzione e protezione aziendale

01.05. Per attività con elevata fluttuazione dei livelli di esposizione

personale dei lavoratori, fatto salvo il divieto di superamento

dei valori limite di esposizione, è attribuito ai lavoratori un

livello di esposizione al di sopra dei valori superiori di azione

Pagina 107 di 209

FONTI

102 D.Lgs. 81/2008 artt. 17 c.1,

28 c.1 e 2; Titolo VIII Capo I art.

181; Capo II art. 190 c.1

Dir. 2003/10/CE

“Linee guida per la valutazione

del rischio rumore negli

ambienti di lavoro” ISPESL (ora

INAIL Settore Tecnico-Scientifico

e Ricerca, www.ispesl.it)

“Prime indicazioni applicative

sul Titolo VIII, Capi I, II, III e IV

del D.Lgs. 81/2008”

Coordinamento Tecnico per la

sicurezza nei luoghi di lavoro

(www.ispesl.it)

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I

art. 181 c.2; Capo II art. 190

c.2, 5 bis

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo II

art. 190 c.2, 3 e 4

ISO 1999

UNI EN ISO 9612; 11200; 11202;

11203; 11204; 11205

UNI 9432; 9612; 11143

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo II

art. 190 c.5

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I

art. 181 c.2

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo II

art. 191

102 Per tutti gli aspetti trattati nella presente lista di controllo si vedano anche le linee guida: “Metodologie e interventi

tecnici per la riduzione del rumore negli ambienti di lavoro” dell’ISPESL (ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca,

www.ispesl.it).

Entro il 29 aprile 2009 era previsto che la Conferenza Stato/Regioni, su proposta della Commissione permanente per la del

salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, definisse le linee guida per l’applicazione del Capo II del Titolo VIII del D.gs. 81/2008 nei

settori della musica, delle attività ricreative e dei call center.



PUNTO DI VERIFICA

25. RUMORE

02. I rischi da esposizione a rumore sono eliminati alla fonte o

ridotti al minimo, tenuto conto del progresso tecnico e della

disponibilità di misure, e in ogni caso a livelli non superiori ai

valori limite di esposizione fissati dalla normativa

02.01. La scelta di nuove attrezzature o la loro trasformazione è

subordinata alla verifica delle informazioni sul rumore

emesso, fornite dal fabbricante

02.02. Se, nonostante l'adozione delle misure previste, si

individuano esposizioni superiori ai valori limite di esposizione

sono adottate ulteriori immediate misure specifiche

03. Se a seguito della valutazione risulta che sono superati i

valori di superiori di azione fissati dalla normativa, si applica

un apposito programma di misure tecniche e organizzative

04. Se i rischi derivanti da rumore non possono essere evitati con

misure di prevenzione o protezione collettiva di cui al

precedente punto 02, sono forniti adeguati dispositivi di

protezione individuali per l'udito che consentano di eliminare

o ridurre al minimo il rischio per l'udito, previa consultazione

dei lavoratori o dei RLS

04.01. Si tiene conto dell'uso dei dispositivi di protezione individuale

dell'udito nella valutazione delle esposizioni

04.02. I dispositivi individuali di protezione dell'udito sono scelti

correttamente

05. I lavoratori esposti a rischi derivanti dal rumore e i loro RLS

sono informati e formati in relazione a essi, in particolare se

il livello di esposizione è uguale o superiore ai valori inferiori

di azione

Pagina 108 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettera c; Titolo III Capo II;

Titolo VIII Capo I art. 182; Capo

II art. 192 UNI EN ISO 14163;

14759; 15667; 17624

UNI/TR 11347

“Metodologie e interventi

tecnici per la riduzione del

rumore nei luoghi di lavoro”

della Conferenza dei presidenti

delle regioni e province

autonome (www.ispesl.it)

D.Lgs. 81/2008 art. 28 c.1;

Titolo VIII Capo II art. 192

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I

art. 182 c.2; Capo II art. 194

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo

II art. 192 c.2; Titolo V; All.

XXIV, XXV, XXVIII

UNI EN ISO 14163; 14759;

15667; 17624

UNI/TR 11347

UNI 7545-22

D.Lgs. 81/2008 Titolo III Capo II;

All. VIII p.to 4 tabella 3; Titolo

VIII Capo II art. 193 c.1

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

UNI EN 352, 458

D.Lgs. 81/2008 Titolo III Capo II;

All. VIII; Titolo VIII Capo II art.

193 c.2

D.M. 2/5/2001 (Min. Lav.)

UNI EN 458

D.Lgs. 81/2008 Titolo III Capo II

art. 77 c.1

D.M. 02/5/2001 (Min. Lav.) All.

1

UNI EN 458

D.Lgs. 81/2008 art. 77 c.5;

Titolo VIII Capo I art. 184; Capo

II art. 195



PUNTO DI VERIFICA

25. RUMORE

06. I lavoratori sono sottoposti a sorveglianza sanitaria quando il

loro livello di esposizione personale al rumore eccede i valori

superiori di azione, o, se l’esposizione supera i valori inferiori

di azione, su loro richiesta e se il medico competente ne

conferma l'opportunità

06.01. I minori esposti a livelli di esposizione giornaliera al rumore

superiori a 80 dB(A) sono sottoposti a visite mediche

periodiche

06.02. I minori esposti a livelli di esposizione giornaliera al rumore

compresi tra 85 e 90 dB(A) sono sottoposti ad accertamenti

sanitari ogni anno

06.03. Se la sorveglianza sanitaria rivela, in un lavoratore,

l'esistenza di anomalie imputabili all’esposizione a rumore, il

medico competente informa il lavoratore e, nel rispetto del

segreto professionale, il datore di lavoro, e sono adottate

ulteriori misure specifiche

07. Quando, per la natura del lavoro, l'uso corretto dei DPI

potrebbe comportare rischi per la salute o la sicurezza dei

lavoratori maggiori di quelli evitati, è richiesta deroga al loro

uso e al rispetto del valore limite di esposizione, nei modi

previsti

Pagina 109 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 41 c.1

lettera d; Titolo III Capo I art.

186, Capo II art. 196

D.Lgs. 262/2000 art. 2 comma

9

D.Lgs. 262/2000 art. 2 comma

10

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I

art. 185

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo

II art. 197



PUNTO DI VERIFICA

26. VIBRAZIONI

01. E’ stata valutata l’esposizione dei lavoratori alle vibrazioni

trasmesse al sistema mano-braccio o a quelle trasmesse al

corpo intero, dalle lavorazioni meccaniche o manuali, nei

tempi e modi previsti dalla normativa, con riferimento alle

norme tecniche e alle buone prassi pertinenti

01.01. La valutazione dell’esposizione dei lavoratori a vibrazioni è

effettuata in conformità a metodiche previste dalle

pertinenti norme tecniche indicate dalla normativa

01.02. Ai fini della valutazione dei rischi da esposizione a

vibrazioni si valutano i livelli di vibrazioni meccaniche ai

quali i lavoratori sono esposti

01.03. La valutazione dell’esposizione dei lavoratori a vibrazioni è

effettuata attraverso misurazioni condotte in conformità a

metodiche previste dalle pertinenti norme tecniche

indicate dalla normativa

01.04. La valutazione, compresi eventuali calcoli e misurazioni, è

programmata ed effettuata periodicamente, da parte di

personale qualificato in possesso di specifiche conoscenze,

nell'ambito del servizio di prevenzione e protezione

aziendale

02. I rischi da esposizione a vibrazioni sono eliminati alla fonte

o ridotti al minimo, tenuto conto del progresso tecnico e

della disponibilità di misure, e in ogni caso a livelli non

superiori ai valori limite di esposizione fissati dalla

normativa

02.01. Le sorgenti di vibrazioni e le relative modalità di lavoro

sono tali da ridurre al minimo l’estensione della zona di

contatto con l’utilizzatore

02.02. Si evita la presenza prolungata di lavoratori con lesioni

osteo-muscolari, vascolari o neurologiche in postazioni o

luoghi di lavoro soggetti a vibrazioni

Pagina 110 di 209

FONTI

103 D.Lgs. 81/2008 artt. 17 c.1, 28

c.1 e 2; Titolo VIII Capo I art. 181

c.1; Capo III art. 202 c.1, 5

Dir. 2002/44/CE “Linee guida per la

valutazione del rischio da vibrazioni

negli ambienti di lavoro” ISPESL (ora

INAIL Settore Tecnico-Scientifico e

Ricerca,www.ispesl.it) “Prime

indicazioni applicative sul Titolo

VIII, Capi I, II, III e IV del D.Lgs.

81/2008” Coordinamento Tecnico

per la sicurezza nei luoghi di lavoro

(www.ispesl.it). UNI TR 11159

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I art.

181; Capo III art. 202 c.2, 3, 4; All,

XXXV, UNI EN ISO 5349-1/2, UNI ISO

2631-1

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I art.

181 c.1, 2; Capo III art. 202 c.1, 2

Banca dati Vibrazioni e relativa

Guida all’utilizzo dell’ISPESL (ora

INAIL Settore Tecnico-Scientifico e

Ricerca,www.ispesl.it), UNI CEN/TR

15350

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I art.

181; Capo III art. 202 c.2, 3, 4; UNI

EN ISO 5349-1/2; 8041; 10819

UNI EN 28662; 30326-1; 14253 ; UNI

ISO 2631-1; 4867; 5348

UNI CEN ISO/TS 15694, UNI 10786

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I art.

181 c.2

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1 lettera c;

Titolo III Capo II; All. VIII p.to 4

tabella 5; Titolo VIII Capo I art. 182

c.2; Capo III art. 203 c.1

UNI EN 1299 UNI CEN/TR 11232-1/2,

15172-1/2, UNI 10570

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo III art.

203 c.1 lettera a

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I artt.

183; Capo III art. 202 c.5 lettera c

103 Si vedano anche le “Linee guida per la valutazione del rischio da vibrazioni negli ambienti di lavoro” (2002) pubblicate

dall’ISPESL ( ora INAIL Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca, www.ispesl.it)



PUNTO DI VERIFICA

26. VIBRAZIONI

02.03. Si adottano le misure necessarie affinché lo scuotimento o le

vibrazioni connessi all’uso di una attrezzatura di lavoro non

siano pericolose per la stabilità dell’edificio e delle sue

strutture

02.04. Se, nonostante l'adozione delle misure previste, si

individuano esposizioni superiori ai valori limite di

esposizione sono adottate ulteriori immediate misure

specifiche

03. I lavoratori esposti a rischi derivanti da vibrazioni e i loro

RLS sono adeguatamente informati e formati in relazione

ad essi

04. I lavoratori sono sottoposti a sorveglianza sanitaria quando il

loro livello di esposizione eccede i valori di azione, o

quando, secondo il medico competente, si verifichino

particolari condizioni 104

04.01. Se la sorveglianza sanitaria rivela, in un lavoratore,

l'esistenza di anomalie imputabili all’esposizione a

vibrazioni, il medico competente informa il lavoratore e,

nel rispetto del segreto professionale, il datore di lavoro, e

sono adottate ulteriori misure specifiche

05. Nel caso di attività lavorative in cui l'esposizione alle

vibrazioni è abitualmente inferiore ai valori di azione, ma

varia sensibilmente da un momento all'altro, e può

occasionalmente superare il valore limite di esposizione, è

richiesta deroga al rispetto dei valori limite, nei modi

previsti

06. Quando, nei settori della navigazione marittima e aerea,

nonostante le misure attuate e tenuto conto delle misure

tecniche disponibili e delle caratteristiche specifiche dei

luoghi di lavoro, non è possibile rispettare i valori limite di

esposizione per il corpo intero, è richiesta specifica deroga

nei modi previsti

Pagina 111 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo III art.

203 c.1 lettere b, e; All. V parte I p.ti

10.1, 10.2; All. VI p.to 1.1

UNI 9916

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I art.

182 c.2; Capo III art. 203 c.2

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I art.

184

D.Lgs. 81/2008 artt. 41 c.1 lettera d,

186; Titolo VIII Capo III art. 204

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo I art.

185

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo III art.

205 c.2, 3

D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo III art.

205 c.1

UNI ISO 4867, 6954

104 Si devono verificare una o più delle seguenti condizioni: l'esposizione dei lavoratori alle vibrazioni è tale che permette di

individuare un nesso tra l’esposizione e una malattia identificabile o effetti nocivi per la salute, ed è probabile che la

malattia o gli effetti sopraggiungano nelle particolari condizioni di lavoro del lavoratore, ed esistono tecniche sperimentate

che consentono di individuare la malattia o gli effetti nocivi per la salute



PUNTO DI VERIFICA

27. RADIAZIONI IONIZZANTI

01. Si effettuano lavorazioni che implicano rischi dovuti a:

produzione, trattamento, manipolazione, detenzione,

deposito, trasporto, importazione, esportazione, impiego,

commercio, cessazione della detenzione, raccolta e

smaltimento di materie radioattive

utilizzo di macchine radiogene

lavorazioni minerarie

radiazioni ionizzanti provenienti da sorgenti artificiali o

naturali

01.01. E’ stato richiesto il nulla osta all’impiego di sorgenti di

radiazioni ionizzanti e per tutte le altre attività comportanti la

detenzione, l'uso, la manipolazione di materie radioattive, che

implichino esposizioni di categoria A o B 106

01.02. E' stata effettuata la comunicazione preventiva per le attività

che implichino la detenzione di sorgenti di radiazioni

ionizzanti agli organi competenti

01.03. Prima dell'inizio delle attività è stata acquisita da un “esperto

qualificato” una relazione scritta contenente le valutazioni e

le indicazioni di radioprotezione

01.04. Sono intrapresi tutti i provvedimenti per limitare le

esposizioni e il numero degli esposti, evitando l'esposizione

dei soggetti più vulnerabili

02. L’azienda effettua trasporto di materie radioattive

Pagina 112 di 209

FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 180 c.3

D.Lgs. 230/95

D.Lgs. 241/2000

Dir. Euratom 89/618; 90/641;

96/29; 2006/117

D.M. 24/7/2007 105

D.Lgs. 230/95 art. 27

D.Lgs. 230/95 art. 22

D.Lgs. 81/2008 artt. 15 c.1

lettera a, 17 c.1, 28 c.1 ,

.Lgs. 230/95 art. 61 c.2, 80

c.1, 82 c.1

D.Lgs. 81/2008 art. 15 c.1

lettere c, g, D.Lgs. 230/95

artt. 61 c.3, 69, 70, 71, 72, 73

02.01. E' stata inoltrata la richiesta di autorizzazione al trasporto L. 1860/62 art. 5

02.02. Viene inviato all' ISPRA (ex ANPA) un riepilogo dei trasporti

effettuati

03. L’azienda effettua commercio di sostanze radioattive

03.01. E' stata inoltrata la notifica preventiva per l’importazione e la

produzione a fini commerciali di materie radioattive

03.02. Sono registrati tutti gli atti di commercio relativi alle materie

radioattive

D.Lgs. 230/95 art. 21 c.3

D.Lgs. 230/95 art.18 c.1

D.Lgs. 230/95 art. 20

105 Il D.M. 24/7/2007 disciplina l’organizzazione operativa della tutela dai rischi da radiazioni ionizzanti per le attività

svolte da personale civile e militare nell’ambito dell’Amministrazione della difesa.

106 Sono “lavoratori esposti” di categoria A i lavoratori che, per il lavoro che svolgono, sono suscettibili di ricevere in un

anno solare una dose superiore a uno dei pertinenti valori stabiliti dalla normativa (D.Lgs. 230/95 art. 82 e All. III); gli

altri “lavoratori esposti” sono classificarti in categoria B (Per la definizione di “lavoratori esposti” si veda il seguente

p.to 05.01).



PUNTO DI VERIFICA

27. RADIAZIONI IONIZZANTI

04. Se si effettuano lavorazioni che implicano rischi dovuti a

radiazioni ionizzanti provenienti da sorgenti sia artificiali che

naturali è stata affidata a un “esperto qualificato” la

definizione delle misure di radioprotezione, sulla base della

classificazione dei “lavoratori esposti” 2 e delle aree di lavoro

04.01. All'“esperto qualificato” sono assicurati i mezzi e le

condizioni necessarie per lo svolgimento dei propri compiti

04.02. L’“esperto qualificato” effettua la sorveglianza fisica dei

“lavoratori esposti” 2 e delle zone classificate

04.03. Sono noti e registrati i livelli di radiazione ambientale

normalmente esistenti

04.04. I controlli dosimetrici dei lavoratori sono regolarmente

eseguiti e registrati

05. Sono superati i limiti di dose di esposizione definiti

nell’allegato IV del D.Lgs. 230/95 per i lavoratori, gli

apprendisti, gli studenti e gli individui della popolazione

05.01. I lavoratori, gli apprendisti e gli studenti suscettibili di

esposizione a radiazioni ionizzanti in misura superiore a uno

dei limiti fissati sono stati classificati come “lavoratori

esposti”

05.02. Avvalendosi dell’“esperto qualificato” sono state adottate e

attuate le azioni idonee a ridurre le grandezze misurate al di

sotto dei livelli fissati dalla normativa

06. L’attività lavorativa comporta l’esposizione a particolari

sorgenti naturali di radiazioni 107

Pagina 113 di 209

FONTI

D.Lgs. 230/95 artt. 4 c.1

lettera u, 10 ter e quinquies,

12, 61 c.3 lettera a; All. III

p.to 4, “Indicazioni operative

per la qualità della misura in

radioprotezione” ISPESL (ora

INAIL Settore Tecnico-Scientifico

e Ricerca, www.ispesl.it)

D.Lgs. 230/95 art. 12

D.Lgs. 230/95 art. 77: All. III

p.to 6

D.Lgs. 230/95 art. 79 c.1

lettera c

D.Lgs. 230/95 art. 79 c.1

lettera c.

D.Lgs. 230/95 art. 96; All. IV

D.Lgs. 241/2000 art. 36

D.Lgs. 257/2001 artt. 5, 6

D.Lgs. 230/95 artt. 96, 152;

All. IV

D.Lgs. 230/95 artt. 67, 72, 73

Capo VIII ; All. IV

D.Lgs. 151/2001 Capo II art. 8

UNI ISO 2919; 3999; 4037-2;

9978; 12794; 14146; 14152;

20553

UNI 8143; 8144; 8846; 10798

Pubblicazioni ICRP

(Commissione Internazionale

sulla Radio -Protezione) n° 65,

68, 75, 78

D.Lgs. 230/95 Capo III bis

D.Lgs. 241/2000

107 1. Le disposizioni del capo III bis del D.Lgs. 230/95 si applicano alle attività lavorative nelle quali la presenza di sorgenti di

radiazioni naturali conduce a un significativo aumento dell'esposizione, che comprendono (art. 10 bis c.1):

a) attività lavorative che espongono a prodotti di decadimento del Radon o del Toron o a radiazioni gamma o a ogni altra

esposizione in particolari luoghi di lavoro quali tunnel, sottovie, catacombe, grotte e, comunque, in tutti i luoghi di

lavoro sotterranei;

b) attività lavorative che espongono a prodotti di decadimento del Radon o del Toron, o a radiazioni gamma o a ogni

altra esposizione in luoghi di lavoro diversi da quelli di cui alla lettera a) in zone ben individuate o con caratteristiche

determinate;

c) attività lavorative implicanti l'uso o lo stoccaggio di materiali abitualmente non considerati radioattivi, ma che

contengono radionuclidi naturali e provocano un aumento significativo dell'esposizione;

d) attività lavorative che comportano la produzione di residui abitualmente non considerati radioattivi, ma che

contengono radionuclidi naturali e provocano un aumento significativo dell'esposizione;

e) attività lavorative in stabilimenti termali o attività estrattive non disciplinate dal capo IV;

f) attività lavorative su aerei per quanto riguarda il personale navigante.



PUNTO DI VERIFICA

27. RADIAZIONI IONIZZANTI

06.01. L’attività lavorativa svolta in zone non ad elevata probabilità

di concentrazioni di attività di Radon o Toron, comporta

l’esposizione dei lavoratori, ed eventualmente, di persone del

pubblico ai prodotti del loro decadimento o a radiazioni

gamma (Es. nei luoghi di lavoro sotterranei)

06.02. L’attività lavorativa comporta l’esposizione dei lavoratori e,

eventualmente, di persone del pubblico a prodotti di

decadimento del Radon o del Toron o a radiazioni gamma o a

ogni altra esposizione in luoghi diversi da quelli del punto

precedente, in zone ben individuate o con caratteristiche

determinate 108

06.03. L’attività lavorativa implica l'uso, stoccaggio o produzione di

residui di materiali abitualmente non considerati radioattivi,

ma che contengono radionuclidi naturali, oppure si svolge in

stabilimenti termali o è un’attività estrattiva 109

06.04. Le misurazioni effettuate dimostrano il superamento dei

livelli di azione fissati dalla normativa per i lavoratori e per

gli individui della popolazione

06.04.01 E’ stata inviata agli organi competenti una comunicazione, in

cui viene indicato il tipo di attività lavorativa svolta

06.04.02 Avvalendosi dell’“esperto qualificato”, sono state disposte

azioni idonee a riportare le grandezze misurate al di sotto dei

livelli di azione fissati dalla normativa, e quindi si procede

nuovamente alla misurazione al fine di verificare l'efficacia

delle suddette azioni

07. Sulla base della relazione di radioprotezione i “lavoratori

esposti”, gli studenti e gli apprendisti sono oggetto di

sorveglianza fisica e medica

07.01. Le zone classificate come “controllate” o “sorvegliate” sono

appositamente delimitate e segnalate conformemente alle

pertinenti norme tecniche, o comunque in maniera ben

visibile e comprensibile

07.02. Sono state emanate specifiche norme interne di prevenzione

e protezione e ne viene controllata l’applicazione

Pagina 114 di 209

FONTI

D.Lgs. 230/95 art.10 ter c.1 e

4

D.Lgs. 241/2000 All. I bis

“Linee guida per le misure di

concentrazione del Radon nei

luoghi di lavoro sotterranei”

Conferenza dei Presidenti

delle Regioni e Province

autonome

D.Lgs. 230/95 art.10 ter c.2 e

4

D.Lgs. 241/2000 All. I bis

Linee guida per le misure di

concentrazione del Radon nei

luoghi di lavoro sotterranei”

Conferenza dei Presidenti

delle Regioni e Province

autonome

D.Lgs. 230/95 art. 10 ter c.3 e

5

D.Lgs. 230/95 artt. 2 c.4, 10

ter c.4 e 5,

D.Lgs. 241/2000 All. I bis

D.Lgs. 230/95 art. 10 quater

c.3

D.Lgs. 230/95 artt. 10

quinquies ; Capo VIII

D.Lgs. 230/95 artt. 61, 75, 83;

All. III

D.Lgs. 230/95 art. 61 c.3

lettera a; All. III p.to 4

D.Lgs. 81/2008 Titolo V; All.

XXIV, XXV,

UNI ISO 21482

UNI EN 7545-6

D.Lgs. 230/95 art. 61 c.3

lettere c, f

108 Zone o luoghi di lavoro con caratteristiche determinate individuati dalle regioni e province autonome, ad elevata

probabilità di alte concentrazioni di attività di Radon.

109 L’elaborazione dei criteri per individuare tali attività è compito della Commissione tecnica per la sicurezza nucleare e

la protezione sanitaria, istituita presso A (oggi ISPRA).



PUNTO DI VERIFICA

27. RADIAZIONI IONIZZANTI

07.03. I lavoratori sono dotati dei necessari dispositivi di protezione

e di sorveglianza dosimetrica, individuali e collettivi

07.04. I lavoratori sono adeguatamente informati e formati sui rischi

specifici cui sono esposti, e conseguentemente addestrati

07.05. I “lavoratori esposti” e gli apprendisti e studenti sono

classificati ai fini della radioprotezione e sottoposti, a cura

del medico addetto alla sorveglianza medica, a visita medica

periodica almeno una volta all'anno

07.06. Sono forniti ai lavoratori i risultati relativi alla sorveglianza

dosimetrica

07.07. Negli ambienti in cui si manipolano radioisotopi le superfici di

lavoro sono lisce, impermeabili e senza fessure

08. La sorveglianza sanitaria dei lavoratori è eseguita da un

medico autorizzato o da medico competente

08.01. Le visite mediche periodiche e preventive dei lavoratori sono

effettuate, con la frequenza prevista dalla normativa, o

stabilita dal medico autorizzato o competente o disposta dagli

organi di vigilanza

08.02. Le procedure di emergenza e decontaminazione sono

coordinate dal medico autorizzato o competente

08.03. Tutti i “lavoratori esposti” sono dotati di documento sanitario

personale

08.04. Dopo la cessazione del rapporto di lavoro comportante

esposizione a radiazioni ionizzanti Il medico autorizzato o

competente provvede a consegnare all'ISPESL (ora INAIL

Settore Tecnico-Scientifico e Ricerca) i documenti sanitari

personali

09. Sono stati presi in esame gli aspetti di rischio relativi alla

prevenzione e lotta antincendio ai fini di evitare incidenti che

possano produrre perdite di contenimento e contaminazioni

radioattive

10. Dopo ogni esposizione accidentale o di emergenza si

acquisisce apposita relazione tecnica

11. Sono intraprese tutte le misure previste per la protezione

sanitaria della popolazione

12. E’ disponibile tutta la documentazione relativa alla

sorveglianza fisica aggiornata

Pagina 115 di 209

FONTI

D.Lgs. 230/95 art. 61 c.3

lettere d, f

UNI ISO 7212, UNI EN 421;

1073-1/2, CEI EN 61331-2, UNI

7804

D.Lgs. 81/2008 artt. 36, 37

D.Lgs. 230/95 art. 61 c.3

lettera e

D.Lgs. 230/95 art. 85

D.Lgs. 241/2000 art. 19

D.Lgs. 230/95 art. 61 c.3

lettera h

D.Lgs. 230/95 art. 83

D.Lgs. 81/2008 art. 18 c.1

lettera g

D.Lgs. 230/95 artt. 84, 85

D.Lgs. 230/95 artt 91 All. IV

p.to 5

D.Lgs. 230/95 art. 90

D.Lgs. 230/95 art. 90 c.4

ISPESL circolare 3 gennaio

2002, n. 40

D.Lgs. 81/2008 art. 43

D.M. 16/2/82

D.M. 10/3/98

D.Lgs. 230/95 art. 24

D.Lgs. 230/95 art. 99

D.Lgs. 241/2000 art. 22

D.Lgs. 230/95 art. 81



PUNTO DI VERIFICA

27. RADIAZIONI IONIZZANTI

13. E’ assicurata la collaborazione, nell'ambito delle rispettive

competenze, tra l'“esperto qualificato” e il servizio di

prevenzione e protezione aziendale

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FONTI

D.Lgs. 81/2008 art. 35

D.Lgs. 230/95 art. 80 c.3

14. Vengono prodotti rifiuti radioattivi D.Lgs. 230/95 artt. 30-34

14.01. I rifiuti radioattivi solidi, liquidi o gassosi sono smaltiti in

modo da assicurare la salute e la sicurezza dei lavoratori e

della popolazione

14.02. Le operazioni di allontanamento, smaltimento, riciclo e

riutilizzazione di materiali radioattivi hanno ottenuto il nulla

osta autorizzativo

14.03. Qualora vengano conferiti rifiuti radioattivi a terzi, si verifica

che il trasportatore sia in possesso di autorizzazione al

trasporto, e che il destinatario sia in possesso di

autorizzazione alla gestione di u