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Università degli Studi di Roma La Sapienza<br />

Facoltà di Scienze Umanistiche<br />

Corso di Laurea in SCIENZE STORICO ARTISTICHE<br />

Tesi di Laurea<br />

L’universalità della scrittura<br />

I tessuti di Anni Albers<br />

Relatore Laureanda<br />

Prof. Claudio Zambianchi Marianna Franzosi<br />

Matricola: 902534<br />

Correlatore<br />

Prof.ssa Rosalba Zuccaro<br />

Anno Accademico 2009-2010<br />

1


Indice<br />

Indice delle Illustrazioni p. 4<br />

La grammatica dei tessuti p. 5<br />

1 I tessuti nel XX secolo. Una questione artistica e sociale p. 8<br />

1.1 I tessuti e l’arte d’avanguardia p. 11<br />

1.2 Forma e funzione: i tessuti e l’architettura razionalista p. 14<br />

1.3 I tessuti rivoluzionari russi p. 17<br />

2 Il valore culturale dei tessuti p. 20<br />

2.1 Tessere la comunicazione p. 20<br />

2.2 Riprendere i fili del discorso p. 26<br />

3 Gli anni del Bauhaus p. 36<br />

3.1 La fase espressionista p. 36<br />

3.2 Gli insegnamenti di Paul Klee e Wassili Kandinsky p. 44<br />

3.3 Arte e tecnica: una nuova unità. De Stijl e il costruttivismo al Bauhaus p. 50<br />

3.4 La ricerca della qualità p. 60<br />

4 Riconciliare produzione ed espressione: il modello della tessitura andina p. 64<br />

4.1Riegl, Semper, Worringer e la nascita dell’astrazione p. 66<br />

4.2 Gli antichi tessuti andini nelle collezioni tedesche p. 69<br />

4.3La scoperta di un modello p. 72<br />

4.4Un passaporto per l’America p. 76<br />

2


5 Il Nuovo Mondo p. 81<br />

5.1Una scrittura antica p. 87<br />

5.2Tessuti come testi p. 91<br />

5.3Discorsi sulla spiritualità p. 98<br />

La poetica dei tessuti p.102<br />

Appendice fotografica p.107<br />

Bibliografia p.128<br />

3


Figura 1 Benita Otte, arazzo. 1923 p. 108<br />

Figura 2 Paul Klee, Ancient Sound, Abstract on Black, 1925 p. 109<br />

Figura 3 Anni Albers, arazzo, 1925 p. 110<br />

Figura 4 Anni Albers, arazzo, 1924 p. 111<br />

Figura 5 Anni Albers, arazzo, 1925 p. 112<br />

Figura 6 Anni Albers, arazzo, 192 p. 113<br />

Figura 7 Otti Bergner, tappeto, 1930 p. 114<br />

Figura 8 Gunta Stolzl, 5 Chore, arazzo, 1928 p. 115<br />

Figura 9 Paul Klee, Pastoral, 1927 p. 116<br />

Figura 10 Anni Albers, campione di tessuto p. 117<br />

Figura 11 Anni Albers, campione di tessuto p. 117<br />

Figura 12 Anni Albers, campione di tessuto p. 117<br />

Figura 13 Anni Albers, campione di tessuto p. 117<br />

Figura 14 Anni Albers, Black-White-Gray 1927 p. 118<br />

Figura 15 Tunica inca. Prima metà XVI sec. p. 119<br />

Figura 16 Anni Albers, Monte Alban, arazzo, 1936 p. 120<br />

Figura 17 Anni Albers, Ancient Writing, arazzo, 1936 p. 121<br />

Figura 18 Anni Albers, Thickly Settled, arazzo, 1957 p. 122<br />

Figura 19 Tunica inca, cotone e camelide, inizio XVI sec. p. 123<br />

Figura 20 Anni Albers, Black-White-Gold I, 1950 p. 124<br />

Figura 21 Anni Albers, Six Prayers, 1966 p. 125<br />

Figura 22 Anni Albers Epitaph, 1968 p. 126<br />

4


La grammatica dei tessuti<br />

Il dibattito sulla divisione fra le belle arti e le arti decorative era questione antica<br />

ma venne riattualizzato in seguito alla rivoluzione industriale della seconda metà<br />

dell‟Ottocento, per affrontare le difficili questioni non solamente artistiche, ma anche<br />

sociali e morali che l‟industrializzazione aveva portato.<br />

La scissione del rapporto tra produzione e ideazione dell‟oggetto aveva comportato uno<br />

scadimento qualitativo delle merci e una perdita di valore etico nel lavoro.<br />

Diversi movimenti orientati sia sul piano artistico sia su quello sociale, si batterono per<br />

una riunificazione dei momenti produttivi, tuttavia anche in seno a questi contesti gli<br />

oggetti, migliorati qualitativamente dalla ritrovata perizia artigiana e da un‟ideazione<br />

curata artisticamente, stentavano a essere accolti come oggetti d‟arte pura.<br />

Il problema veniva individuato nella facile godibilità di questi oggetti che, pur essendo<br />

realizzati con attenzione ai processi e ai materiali, continuavano a farsi portatori di valori<br />

estetici prettamente decorativi.<br />

La crisi aperta dalla Prima guerra mondiale fece avvertire come più urgente la necessità<br />

di affrontare la questione della produzione e del rapporto tra artisti e meccanizzazione.<br />

Il Bauhaus di Weimar, in Germania e poi ancora di più quello di Dessau, fu<br />

un‟istituzione che cercò, in modo autonomo e del tutto innovativo, di dare una risposta a<br />

queste questioni.<br />

Il metodo didattico sperimentale e soprattutto la presenza di artisti come Paul Klee,<br />

Wassily Kandinsky e László Moholy-Nagy fra i docenti, fece del Bauhaus la fucina da<br />

5


cui uscirono nuove figure, quelle dei designer, preparati ad affrontare con<br />

consapevolezza e creatività la progettazione per la produzione industriale.<br />

Tuttavia fra questi ci fu chi, come Anni Albers, seppe rielaborare autonomamente le<br />

importanti lezioni apprese per proseguire un autonomo percorso artistico.<br />

La Albers, che entrò a far parte dell‟istituto nel 1922, si specializzò nella tessitura nel<br />

laboratorio a questa dedicato, senza prendere a modello l‟antica tradizione tessile<br />

europea, ma partendo da un grado “zero” imparò tecniche e processi costruttivi in modo<br />

sperimentale, prendendo come riferimento concettuale le teorie artistiche dei suoi<br />

insegnanti.<br />

Dalla lezione neoplasticista e dal costruttivismo di László Moholy-Nagy apprese un<br />

linguaggio formale di unità geometriche astratte, che poteva facilmente applicare al<br />

medium tessile perché di fatto erano le forme della stessa struttura soggiacente al tessuto.<br />

La ricerca della Albers si caratterizzò da subito per una profonda attenzione e devozione<br />

alle proprietà dei materiali e alle tecniche costruttive, perché la struttura era la sola che<br />

potesse farsi carico di un processo espressivo e comunicativo. Lungi dall‟essere<br />

meramente decorativi i suoi tessuti si originavano dagli elementi costruttivi primari,<br />

rifiutando qualsiasi forma di decorazione superficiale.<br />

Anni Albers era consapevole del valore rivestito dai tessuti nella storia e presso le più<br />

diverse culture, e una di queste in particolare si rivelò fondamentale nel suo processo<br />

d‟apprendimento e nello sviluppo della propria arte: quella antica del Perù<br />

precolombiano.<br />

6


Lì la tessitura rivestiva un ruolo fondamentale che non era solo utilitaristico ma<br />

eminentemente comunicativo. Gli Inca infatti svilupparono un metodo di scrittura<br />

particolare, basato su ideogrammi che trovavano applicazione proprio nei tessuti.<br />

Le forme geometriche astratte di questi segni linguistici erano le stesse che la Albers<br />

investigava per creare un proprio vocabolario semantico.<br />

La tessitura andina non le fu una fonte di riferimento iconografico, ma fu uno spunto<br />

teorico e tecnico al pari delle lezioni dei grandi artisti coi quali aveva studiato al<br />

Bauhaus, e quando negli anni Trenta emigrò negli Stati Uniti ebbe modo di approfondire<br />

ulteriormente la “lezione” della tessitura precolombiana.<br />

L‟arte di Anni Albers rispondeva alla richiesta di ritorno alle possibilità costruttive dei<br />

materiali e di onestà nei processi costruttivi sia dal punto di vista progettuale sia da<br />

quello realizzativo.<br />

Lei superò questi assunti per cercare di investire la sua produzioni di tessuti di un<br />

referente culturale che fungesse da legante con la totalità dell‟esperienza umana, e<br />

questo lo trovò precisamente nella scrittura.<br />

Grazie al confronto con la tessitura andina apprese che i tessuti potevano farsi portatori<br />

di valori semantici e stringere un legame col linguaggio e la scrittura.<br />

I tessuti nelle sue mani diventavano testi.<br />

7


1. I tessuti nel XX secolo: una questione artistica e sociale<br />

La viva partecipazione di artisti alla progettazione e creazione di tessuti<br />

decorativi, come arazzi e tappeti, piuttosto che stoffe per l‟abbigliamento, apparati<br />

scenografici effimeri per le più diverse manifestazioni, o ancora stoffe celebrative<br />

preziosamente tessute e dipinte, come i gonfaloni delle città, è consuetudine antica. È<br />

noto come nel sistema di produzione artistica su commissione, caratteristico ancora del<br />

pieno Rinascimento, gli artisti lavorassero spesso sotto il patrocinio di una corte, e lì si<br />

impegnassero alla realizzazione di opere artistiche e decorative di vario genere.<br />

Nonostante il processo di divisione fra arti maggiori e arti applicate iniziasse a delinearsi<br />

già sul finire del XVI secolo, la stessa situazione si riproponeva presso le monarchie<br />

europee, allora come nel secolo successivo, quando il complesso sistema delle corti,<br />

esaltato da un sofisticato lusso celebrativo, richiedeva la stretta collaborazione di artisti e<br />

artigiani.<br />

La storia del tessuto come diretta manifestazione artistica, o come veicolo di diffusione<br />

su una scala più ampia di modelli artistici propri della pittura, si intreccia profondamente<br />

con questioni sociali, politiche, economiche e inerenti lo sviluppo tecnologico.<br />

La produzione e l‟utilizzo dei tessuti si trovano al centro di un complesso sistema<br />

economico caratterizzato, nell‟epoca moderna, dai rapporti politici e commerciali che<br />

8


l‟Europa intratteneva con le colonie, e subordinati, quindi, agli andamenti dei flussi di<br />

scambio delle materie prime.<br />

La disponibilità sul mercato locale dei vari paesi di nuove fibre tessili e sostanze<br />

coloranti, nonché le aggiornate possibilità tecnologiche, diedero impulso alla creazione<br />

di nuove stoffe, per i più svariati utilizzi, e influenzarono decisamente il gusto e le mode.<br />

Una volta impiantatosi un nuovo modello di consumo era la moda stessa, affermatasi da<br />

principio presso le corti, a determinare l‟andamento della produzione tessile, nonostante<br />

le numerose leggi suntuarie promulgate, miranti a regolamentare i consumi.<br />

Un esempio caratteristico di questo processo è dato dallo sviluppo della produzione del<br />

cotone nell‟Inghilterra del primo Ottocento. L‟immissione sempre più consistente di tale<br />

materia prima in un mercato sin lì specializzato nella produzione ed esportazione di<br />

panni lana, determinò, alla fine di un processo di abbassamento del costo e di<br />

allargamento del bacino sociale interessato alla nuova moda, addirittura un<br />

sovvertimento nelle gerarchie sociali del consumo.<br />

Nello stesso periodo in Francia il settore tessile subì una profonda ristrutturazione,<br />

attraverso l‟innovazione tecnologica: i telai automatizzati Jacquard e la ricerca sui<br />

materiali comportarono un mutamento evidente nella produzione e nell‟affermarsi di<br />

nuovi modelli di gusto. 1<br />

11 Non è qui possibile approfondire le complesse dinamiche socioculturali, nonché politiche ed<br />

economiche, a cui la produzione tessile fu subordinata in epoca moderna. Si rimanda pertanto, per una<br />

trattazione più esaustiva dell‟argomento, al capitolo “Lusso, moda, e ordine sociale tra XVIII e XIX<br />

secolo” in Paolo Capuzzo, Culture del consumo, Il Mulino, Bologna, 2006; al capitolo “Lo svolgimento<br />

degli stili” in Renata Pompas, Textile design. Ricerca-elaborazione-progetto, Hoepli, Milano, 1994, e al<br />

volume di Mary Schoeser, Tessuti del mondo, Rizzoli Skira, Milano, 2003<br />

9


Le mutate condizioni economiche e sociali a cavallo fra il XIX e il XX secolo,<br />

determinate dallo sviluppo industriale, furono decisive nello sviluppo di un rapporto<br />

diverso fra artisti e produzione, fino al delinearsi di una nuova figura, quella del<br />

designer.<br />

La riflessione critica sulle scarse qualità estetiche dei beni realizzati industrialmente,<br />

nonché sul rapporto drammaticamente reciso fra prodotto e artefice, caratteristico della<br />

produzione in serie industriale, è particolarmente avanzata in Inghilterra. Teorici come<br />

John Ruskin e William Morris si pronunciano sull‟evidente esigenza di colmare un<br />

vuoto estetico inerente l‟oggetto industriale e una conseguente decadenza del gusto, e<br />

sulla necessità di ritornare a un modello produttivo dove ideazione ed esecuzione siano<br />

ricongiunte.<br />

Il movimento Arts&Crafts, teorizzato da Morris, si fa promotore di una rinnovata<br />

attenzione alle capacità creative dell‟artista esecutore, nonché alle intrinseche proprietà<br />

espressive dei diversi materiali. Nella produzione di tessuti per l‟arredamento, ad<br />

esempio, Morris utilizza tinture naturali e tecniche di lavoro tradizionali, prendendo a<br />

modello le stoffe italiane e orientali antiche, rielaborate secondo la propria personale<br />

sensibilità artistica.<br />

La vocazione del movimento Arts&Crafts chiaramente non fu solo commerciale: proprio<br />

nell‟impulso sociale e nell‟intento educativo risiede la peculiarità di un‟iniziativa che<br />

ebbe tra i maggiori risultati acquisiti quello di riportare l‟attenzione sull‟estetica del<br />

prodotto e sulla necessità di riavvicinare l‟arte alla vita.<br />

Su queste stesse basi teoriche si fonda in Austria la Wiener Werkstätte, dall‟iniziativa di<br />

diciannove artisti, tra i quali Klimt, Hoffmann, Olbrich e Moser, consociati per<br />

10


diffondere un nuovo modello estetico, in rottura con il revival storicista allora<br />

incoraggiato dalla Corte Asburgica.<br />

Il merito di questi movimenti risiede, oltre che nella validità estetica delle opere<br />

realizzate, anche nell‟aver riavvicinato gli artisti alle cosiddette arti applicate, con un<br />

intento di superare la tradizionale separazione, elevando a pari dignità il momento<br />

creativo e quello applicativo.<br />

I tessuti, in particolare, in virtù della vasta applicazione, della propria duttilità e<br />

potenziale espressività, e delle peculiari caratteristiche semantiche, si dimostrano<br />

particolarmente efficaci nella diffusione delle nuove teorie artistiche. Oggetto<br />

privilegiato dell‟attenzione creativa di numerosi artisti del XX secolo, il tessuto si rivela<br />

il medium di raccordo tra sperimentazione d‟avanguardia e richieste di consumo da parte<br />

della società. Come si vedrà, le modalità di scambio e incontro fra le due parti si<br />

muoveranno secondo diverse direttrici.<br />

1.1 I tessuti e l’arte d’avanguardia<br />

Nel 1909, Sergej Djaghilev fonda i Ballets Russes e poco dopo porta la sua<br />

compagnia di danza da Mosca a Parigi. La modernità degli spettacoli, che vedono<br />

parteciparvi i migliori ballerini e compositori dell‟epoca e la sconvolgente, fantasiosa<br />

ricchezza cromatica delle scenografie di Leon Bakst e dei costumi, hanno un forte<br />

impatto sulla scena artistica contemporanea. Gli accattivanti allestimenti in stile fauve<br />

impressionano il pubblico e influenzano la moda; contemporaneamente la diretta<br />

partecipazione al disegno di scene e costumi da parte di artisti come Picasso, Derain,<br />

Matisse, Braque, Larionov e la Goncharova, rilancia la popolarità dei Ballets e<br />

11


testimonia di un interesse degli artisti a esprimersi in modo trasversale, attraverso diversi<br />

mezzi.<br />

Il disegno per stoffe coinvolge, quindi, negli anni precedenti la Prima guerra mondiale,<br />

numerosi artisti, che vedono nelle potenzialità dei tessuti un valido mezzo per esprimere<br />

la propria creatività e diffondere più ampiamente le proprie ricerche artistiche.<br />

Diversi artisti, parallelamente al lavoro in pittura, intraprendono una collaborazione di<br />

lunga data con case produttrici di tessili, sia per la moda sia per l‟arredamento,<br />

contribuendo in modo decisivo alla creazione di uno “stile” d‟avanguardia.<br />

In Francia, Raoul Dufy trasporta sulla stoffa le sgargianti cromie fauve delle sue tele e i<br />

tessuti si articolano ora in una composizione di frammeni di fiori, spartiti e violini, che<br />

ricordano da vicino i collage cubisti; ora in una selva popolata di sgargianti pappagalli,<br />

elefanti e leopardi, come nella Jungle in stile déco; ora nella riproduzione di moduli<br />

decorativi incentrati su piccole figure umane e architettoniche (Les Tuileries) inserite in<br />

un intrico di motivi vegetali, che, nonostante il taglio netto, marcato, delle linee di<br />

stampo espressionista, ricordano la decorazione bizarre tipica dei tessuti francesi della<br />

prima metà del Settecento.<br />

Ancor più di Dufy, Sonia Delaunay completa la propria ricerca artistica, iniziata con la<br />

pittura su tela, dedicandosi al disegno tessile. La stoffa diventa così il mezzo privilegiato<br />

per esprimere le teorie artistiche sviluppate dal 1910 assieme al marito Robert Delaunay,<br />

a partire dalle ricerche scientifiche sul colore condotte da Chevreul. La struttura dei<br />

tessuti artistici di Sonia Delaunay si basa sul contrasto simultaneo dei colori puri<br />

giustapposti, creando, attraverso anche un‟originale disposizione ritmica delle forme<br />

geometriche primarie, un sorprendente senso di dinamismo. Fino al 1921 lavora in<br />

12


Spagna dove apre la boutique Casa Sonia; al rientro a Parigi realizza i robes-poemes<br />

ricamati con versi dada di Tristan Tzara, e i rideaux-poemes con scritti surrealisti di<br />

Philippe Soupault. Nel 1923 apre il suo Atelier Simultané dove realizza tessuti<br />

d‟abbigliamento per un pubblico esclusivo.<br />

Anche i Futuristi italiani, nella loro tensione verso la modernità, la tecnologia e il<br />

vitalismo e il rifiuto per tutto ciò che finora intrappolava l‟arte nei musei e imbrigliava<br />

l‟uomo moderno in uno statico passatismo, optano per un superamento dei generi<br />

artistici, in funzione della riconciliazione fra arte e vita.<br />

Nel 1914 Giacomo Balla pubblica il “Manifesto futurista dell‟abito antineutrale”, in cui<br />

promuove un abbigliamento provocatorio, basato su nuovi materiali e nuove tecnologie,<br />

tagli asimmetrici e colori intensi: “Oggi vogliamo abolire [...] il cosiddetto buon gusto e<br />

la cosiddetta armonia di tinte e di forma, che frenano gli entusiasmi e rallentano il passo.<br />

[...] Stoffe di colori e iridescenze entusiasmanti. Impiegare i colori muscolari,<br />

violentissimi, rossissimi, turchinissimi, verdissimi, gialloni, arancioni, vermiglioni.<br />

Illuminati”. 2<br />

Se Balla dimostra di apprezzare il carattere transitorio della moda, in quanto principio di<br />

trasformazione sociale, Fortunato Depero, dal 1920, si dedica ai tessuti d‟arredamento.<br />

Nel suo laboratorio di Rovereto realizza, tra le altre cose, grandi panelli decorativi,<br />

soprattutto nella tecnica a connessione o a intarsio, in un panno di lana tessuto,<br />

appositamente ralizzato. La finalità dichiarata è quella di creare un nuovo ambiente,<br />

“ultramoderno”, espressamente realizzato per accogliere l‟arte d‟avanguardia.<br />

2 Giacomo Balla, Manifesto futurista dell’abito antineutrale, 1914, in Renata Pompas. Op. cit. pag. 220<br />

13


Il diretto coinvolgimento degli artisti esponenti delle avanguardie nella progettazione<br />

artistica di tessuti, in particolare per la moda e la grande diffusione che le ricerche<br />

estetiche e teoriche dell‟epoca riuscirono ad avere, grazie anche alla loro diretta<br />

applicazione sulle stoffe, porta necessariamente a rinegoziare i supposti confini fra arti<br />

maggiori e arti applicate. Come la stessa Sonia Delaunay ebbe a sottolineare: “Si la<br />

peinture est entrée dans la vie, c’est que les femmes la portaient sur elles!”. 3<br />

1.2 Forma e funzione: i tessuti e l’architettura razionalista<br />

“In un mondo caotico come lo era l'Europa dopo la Prima guerra mondiale, ogni<br />

opera artistica sperimentale doveva essere testata in senso molto ampio. Ciò che era<br />

esistito si era dimostrato essere sbagliato e tutto ciò che riportava a esso sembrava essere<br />

altrettanto erroneo. Chiunque cercasse di trovare delle certezze fra la confusione delle<br />

proprie convinzioni sconvolte e sperasse di gettare le basi per un lavoro orientato al<br />

futuro, dovette ricominciare dall‟inizio.” 4<br />

Nelle parole di Anni Albers è contenuta l‟essenza di una nuova attitudine nei confronti<br />

dell‟arte, avvertita come necessaria nel primo dopoguerra.<br />

3 “Se la pittura è entrata a far parte della vita, è perché le donne l‟hanno indossata!” Sonia Delaunay, La<br />

rencontre Sonia Delaunay-Tristan Tzara, Catalogo della mostra, Musèe d‟art moderne de la ville de Paris,<br />

1977, cit. in Isabelle Anscombe, A woman’s touch: women in design from 1860 to the present day,<br />

Penguin Book, 1985, pag. 120<br />

4 “In a world as chaotic as the European world after World War I, any exploratory artistic work had to be<br />

experimented in a very comprehensive sense. What had existed had proved to be wrong; everything<br />

leading up to it seemed wrong too. Anyone seeking to find a point of certainty amid the confusion of upset<br />

beliefs, and hoping to lay a foundation for a work which was orientated toward the future, had to start at<br />

the very beginning.” Anni Albers, On designing, Wesleyan University press, Middletown, 1962<br />

14


La situazione sociale, economica e tecnologica era profondamente cambiata e la società<br />

si trovava ora a doverne affrontare le conseguenze. L‟arte stessa, ora più che mai, veniva<br />

chiamata a dare risposte a esigenze concrete: per buona parte di essa non si trattava più<br />

di affrontare singolarmente l‟angoscia e l‟irrazionalità del proprio tempo storico, ma di<br />

confrontarsi razionalmente, collettivamente, con le mutate condizioni.<br />

L‟approccio degli artisti sul finire del primo ventennio del secolo, è quindi razionalista e<br />

funzionalista, orientato verso una ricostruzione materiale, sociale e culturale della<br />

società intera.<br />

Il problema urbanistico in particolare, portato alla ribalta dalle conseguenze della<br />

guerra, appariva, per la prima volta, in tutta la sua urgenza di soluzioni. Poiché “la forma<br />

della società è la città e costruendo la città la società costruisce se stessa” 5 , è proprio a<br />

partire dall‟architettura che il movimento funzionalista concentra le proprie riflessioni.<br />

Se da un lato l‟architettura cerca di individuare e soddisfare le nuove, pressanti necessità<br />

della società con un approccio non più speculativo, ma razionalmente studiato in base<br />

alle funzioni cui è chiamata a rispondere, contemporaneamente si pone come fattore<br />

condizionante del progresso sociale e dell‟educazione democratica della comunità<br />

stessa.<br />

La questione abitativa chiaramente apre le porte a una riflessione più ampia, che<br />

coinvolge i più diversi aspetti della vita degli individui. L‟approccio funzionalista si<br />

applica quindi alla casa, come contenitore e agli arredi, agli oggetti, all‟individuo come<br />

contenuto, anche e proprio nel senso di portatori di significato.<br />

5 Giulio Carlo Argan, L’arte moderna, 1770-1970, Sansoni, Milano, 2002 Pag. 137<br />

15


Ecco quindi che la fattura e i materiali si rivestono di una nuova importanza, non<br />

meramente funzionale, ma più specificamente semantica.<br />

Il rapporto con l‟industria diventa centrale, poiché il prodotto moderno è proprio quello<br />

industriale e un‟arte così sentitamente rivolta al futuro non può non confrontarvisi.<br />

Essendo quella funzionalista un‟arte rivolta a tutti gli aspetti della vita, è lungi dal<br />

categorizzare le sue applicazioni e distinguere tra arte pura e arti applicate: lo stimolo a<br />

contribuire creativamente a una riforma della società in chiave qualificante, porta a una<br />

collaborazione razionale fra tutti i generi.<br />

All‟interno della nuova cultura abitativa il contributo dell‟arte tessile è centrale: lo stile<br />

eminentemente decorativo degli anni precedenti viene avvertito come borghese, elitario,<br />

“da salotto”; l‟approccio funzionalista tende invece a una razionalizzazione delle forme,<br />

a un uso ponderato dei complementi decorativi, non già scelti per una mera funzione<br />

ornamentale, ma in virtù, invece, delle specifiche qualità espressive dei materiali e dei<br />

colori.<br />

Nei tessuti è la ricerca di dialogo costante tra forma e funzione, tra materiali, struttura e<br />

colore, a liberarne le qualità plastiche ed estetiche.<br />

Il tappeto, ad esempio, sia da pavimento sia da parete, diventa oggetto privilegiato per<br />

raccordare e rilanciare le qualità estetiche dell‟ambiente abitativo. Non più inteso come<br />

mero supporto che tende a smaterializzarsi dietro la decorazione, le sue intrinseche<br />

qualità materiche e il rapporto specifico tra disegno, colore e fattura ne fanno un<br />

elemento funzionale a esprimere la razionalità dell‟architettura moderna.<br />

Il confronto con la produzione industriale non viene avvertito come particolarmente<br />

problematico, al contrario stimola la riflessione sui materiali e le loro capacità<br />

16


espressive, sulle opzioni tecniche e realizzative, sulla possibilità per la nuova cultura<br />

abitativa di raggiungere, un più gran numero di persone.<br />

Le Corbusier per primo individua i tessuti quali elementi ottimali per rivestire la<br />

funzione decorativa, razionalmente intesa, all‟interno delle moderne abitazioni. Egli<br />

stesso disegna cartoni per arazzi, assieme ad altri importanti artisti dell‟epoca, come<br />

Picasso, Léger, Mirò, Braque e Derain, grandi pannelli tessili che egli significativamente<br />

definisce “muri di lana”: non più rivestimento che smaterializza le strutture, ma elementi<br />

costruttivi essi stessi.<br />

Questi presupposti teorici si ritrovano confermati nell‟insegnamento del Bauhaus, la<br />

Scuola di architettura e arti applicate, nata a Weimar, in Germania, nel 1919, sotto la<br />

direzione dell‟architetto Walter Gropius. Come si vedrà più approfonditamente in<br />

seguito, i laboratori del Bauhaus e quello di tessitura in particolare, lavorano alla ricerca<br />

di una nuova estetica, in cui la bellezza e la qualità del prodotto coincidono col processo<br />

tecnico di costruzione e con la corrispondenza tra la forma e la sua funzione.<br />

1.3 I tessuti rivoluzionari russi<br />

In qualche modo correlata ai principi funzionalisti è l‟arte del Movimento<br />

Costruttivista, nato in Russia verso la metà degli anni Dieci e successivamente approdato<br />

al Produttivismo post rivoluzionario.<br />

Il ruolo educativo e propagandistico affidato ai tessuti all‟indomani della Rivoluzione<br />

d‟ottobre è esemplificativo dell‟importanza accordata ai tessili nella veicolazione non<br />

solo di qualità estetiche, ma soprattutto di valori semantici.<br />

17


I tessuti in Unione Sovietica contribuirono attivamente alla costruzione della nuova via<br />

al Socialismo, attraverso una fondamentale funzione di propaganda e diffusione dei<br />

nuovi valori e concetti, raggiungendo grandi masse più capillarmente di quanto non<br />

potessero fare altri mezzi.<br />

Il tessuto diventa allora medium di comunicazione sociale e politica. Ma non solo: la<br />

teorica Roginskaja sosteneva che: “Il materiale tessile non deve solo essere una<br />

componente attiva della cultura artistica di massa, ma anche un fattore di influenza attiva<br />

ed emozionale” 6 .<br />

Proprio su queste qualità del tessuto numerosi artisti basano il proprio entusiasta lavoro<br />

di ricerca e diffusione di un nuovo stile sovietico moderno, in accordo con i principi<br />

rivoluzionari.<br />

L‟arte pura è vista come borghese e decadente, dannosa alla società che invece deve<br />

muoversi velocemente verso il progresso. E poiché questo passa necessariamente<br />

attraverso l‟industrializzazione, l‟arte moderna viene identificata col design industriale.<br />

La nuova struttura economica, sociale e politica deve manifestarsi in un nuovo ambiente<br />

e il design tessile risponde all‟esigenza di trasformazione dell‟immagine dello Stato<br />

socialista.<br />

L‟aspirazione costruttivista a ridisegnare la società risponde al processo innovativo che<br />

investe tutti i settori del vivere quotidiano, determinando il cambiamento delle funzioni<br />

sociali dell‟arte. Il Produttivismo risulta particolarmente significativo nella formazione<br />

6 F. Roginskaja, Sovetskij textil, Mosca, 1930, pag. 26, cit. in Klaus-Jurghen Winkler, “Lena Meyer-<br />

Bergner”, in Franco Panzini (a cura di), La tessitura del Bauhaus1919-1933 nelle collezioni della<br />

Repubblica Democratica Tedesca (catalogo della mostra), Cataloghi Marsilio, Venezia, 1985<br />

18


di un gusto moderno, soprattutto nei tessuti, caratterizzati da disegni geometrici e<br />

dinamici inediti, e nella divulgazione di un abbigliamento funzionale di massa.<br />

Quando nel 1923 la Pravda richiama gli artisti a disegnare tessuti per la propaganda e la<br />

diffusione della nuova cultura socialista, Ljubov Popova e Varvara Stepanova, pittrici<br />

costruttiviste, rispondono subito, e con loro altri, tra cui Rodchenko e Aleksandra Exter.<br />

I loro disegni si basano inizialmente su moduli di figure geometriche e dinamiche<br />

stampati in diversi colori su cotone.<br />

Successivamente questi modelli astratti vengono integrati con motivi narrativi, o<br />

cosiddetti “tematici” inerenti in qualche modo la società riformata dalla rivoluzione:<br />

compaiono elementi politici simbolici, come la stella rossa e la falce e il martello o<br />

elementi meccanici come ruote, leve, ingranaggi, che rimandano al processo di<br />

industrializzazione in atto. Nel decennio tra il 1920 e il 1930 si diffondono motivi legati<br />

alla rappresentazione di immagini concettuali riferite alle fabbriche, all‟agricoltura, al<br />

lavoro, alla meccanizzazione dei mezzi di trasporto, allo sport come all‟elettricità.<br />

È evidente da queste esperienze come la funzione affidata ai tessili non sia, nell‟arte del<br />

Ventesimo secolo, esclusivamente estetica e decorativa, ma più propriamente culturale e<br />

sociale.<br />

19


2. Tessere la comunicazione<br />

I tessuti costituiscono una componente tra le più antiche e rilevanti della nostra<br />

cultura. La storia della loro produzione è particolarmente interessante perché non segue<br />

un criterio evolutivo, dall‟elementare al complesso: molti dei materiali, delle tecniche e<br />

delle forme in uso nell‟antichità lo sono ancora oggi; inoltre la stretta pertinenza dei<br />

prodotti della tessitura ai più diversi ambiti dell‟attività umana fa dei tessuti degli<br />

indicatori sensibili di meccanismi culturali.<br />

2.1 Dal linguaggio alla tessitura: stoffe come testi<br />

La complessità dei significati assunti dai tessuti si rende evidente nella storia del<br />

loro utilizzo come valore di scambio economico: nel momento in cui vengono offerti<br />

come tributi o donati come omaggi diventano un medium universale per esprimere<br />

ricchezza e potenza, rafforzare un‟identità, costruire un‟immagine. Il rapporto stesso tra<br />

l‟identità del singolo e il potere e la funzione culturale del tessuto come portatore di<br />

valore e significato, storicamente, vengono sottolineati e rafforzati dall‟abito, dal tessuto<br />

in qualche modo legato alla persona. Ne è un esempio il manto eseguito in Sicilia nel<br />

XII secolo che servì per secoli all‟incoronazione dell‟imperatore del Sacro Romano<br />

Impero: attestazione di livello pressoché unico nella storia dell‟arte tessile, è<br />

preziosissimo perché destinato al rango imperiale, ma è quest‟ultimo che viene sancito,<br />

sottolineato, visivamente proclamato, proprio dall‟attribuzione del manto stesso. E ciò<br />

significativamente avviene di generazione in generazione.<br />

20


Allo stesso modo procede la stretta relazione tra abito-tessuto e l‟uomo che lo indossa<br />

che, in particolare nel Medioevo, portava a identificare come reliquie non solo le<br />

particelle corporee del santo, ma anche i frammenti delle sue vesti, secondo un processo<br />

di assimilazione del tessuto alla persona e di incorporazione delle sue virtù.<br />

Ancora più significativo è il rapporto privilegiato che il tessuto intrattiene con il<br />

linguaggio e lo spazio. Si può considerare come la tessitura consista soprattutto nel<br />

pensare in termini di struttura e questo rimandi implicitamente al concetto di<br />

costruzione, che, per la natura peculiare del prodotto tessile, è doppia: innanzitutto, con<br />

le parole di Anni Albers: “Si costruisce un‟unità partendo da elementi separati che<br />

conservano però la propria identità” 7; successivamente il “piano flessibile” del tessuto<br />

entra attivamente in rapporto con la costruzione dello spazio architettonico attraverso la<br />

propria tridimensionalità.<br />

Anche l‟antropologo Jacques Bril attribuisce alle più diverse possibilità d‟intreccio dei<br />

tessuti alcune importanti funzioni: quella di protezione (quasi un doppio della pelle che<br />

avvolge il corpo, lo ripara, lo protegge e che media tra la dimensione interiore<br />

dell‟individuo e lo spazio esterno) e quelle di delimitazione e differenziazione dello<br />

spazio 8 . A tale proposito ricorda, come prima di lui la stessa Albers, le tende:<br />

“Abitazioni tessili” dei popoli nomadi, in particolare quelli dell‟Asia centrale e<br />

dell‟Africa settentrionale, dove il tessuto offre una superficie alla rappresentazione<br />

simbolica dello spazio, che più precisamente è uno spazio vissuto; lo modula in quanto<br />

7 Anni Albers, Il piano flessibile. Tessuti in architettura, cit. in Sigrid Wortmann Weltge, I tessuti del<br />

Bauhaus, Vallardi, Milano, 1993, pag. 101<br />

8 Jacques Bril, Origines et symbolisme des productions textiles. De la toile et du fil, Clancier-Guenaud,<br />

Parigi, 1984, pag. 16<br />

21


elemento costruttivo primario e costruisce un‟identità, esplicitando differenze e<br />

appartenenze. Così come per gli indumenti degli individui, un diverso intreccio di trama<br />

e ordito e l‟abbinamento di colori specifici intervengono anche nella tessitura delle tende<br />

per comunicare i tratti distintivi delle famiglie o delle tribù che le occupano.<br />

Tutto ciò ci introduce al concetto del tessuto inteso come testo, come linguaggio che<br />

comunica, che veicola messaggi e significati.<br />

I collegamenti, di natura sia visiva sia metaforica, fra testo e tessuto sono tantissimi e<br />

ricchi di potenzialità. Da millenni i tessuti hanno accompagnato la vita dell‟uomo<br />

secondo connessioni profonde e complesse, in un contatto costante, ricco di associazioni<br />

culturali ed emozionali; sono un vero e proprio linguaggio attraverso il quale si può<br />

parlare dell‟intera esperienza umana.<br />

A un primo livello, che definiamo come più esplicito, della relazione fra tessuti e<br />

linguaggio ritroviamo l‟uso dei tessili come supporto alla parola scritta: ne sono un<br />

esempio i tiraz, le stoffe islamiche che recano tessute o ricamate sui bordi iscrizioni<br />

coraniche, il cui valore è al di là della mera decorazione. Ma basta anche ricordare come<br />

per secoli nella cultura occidentale intere generazioni di bambine abbiano appreso<br />

l‟alfabeto e i primi rudimenti della scrittura ricamando su stoffa versetti biblici o precetti<br />

edificanti.<br />

Tuttavia, a un livello più profondo, è il tessuto stesso a costituirsi come testo<br />

significante, costruendo la propria narrazione attraverso l‟articolazione dei materiali,<br />

delle trame, dei colori e delle immagini. Régis Debray in un‟intervista rilasciata nel 2005<br />

al sito internet de “L‟Express” riguardante la pubblicazione del Dictionnaire culturel du<br />

tissu, da lui scritto assieme a Patrice Hugues, sottolinea come: “Si dimentica che il testo<br />

22


viene dal tessuto, che questo esista prima ancora della scrittura, che il senso non passava<br />

per le parole ma attraverso i fili” 9 .<br />

Tutto ciò è ancora più esplicito se si analizzano i miti fondatori delle culture europee o<br />

degli altri continenti, dove quasi sempre l‟origine mitica del linguaggio ha una stretta<br />

relazione con quella della tessitura. Le caratteristiche proprie del tessuto ne fanno il<br />

simbolo di una realtà che esiste solo come relazione compositiva delle parti, una<br />

metafora di tutti i processi generativi. Questo è chiaramente evidente nella mitologia dei<br />

Dogon, popolazione africana del Mali, dove si stabilisce un‟esplicita corrispondenza fra<br />

tessuto e parola: al momento della creazione il Demiurgo consegnò all‟uomo la sua<br />

parola rivelatrice, fondamento del linguaggio, attraverso la fibra tessile intrecciata che si<br />

dipanava dalla sua stessa bocca; aprendo e chiudendo la bocca la divinità compiva i<br />

movimenti del telaio, tessendo la fibra e la parola in una stessa unità: “Nella parola si<br />

vede una tessitura di rapporti umani e il tessuto è detto parola perché i suoi fili si<br />

incrociano come gli elementi che costituiscono il linguaggio” 10 .<br />

Secondo un‟altra tradizione, invece, dopo la Creazione la Madre Terra giaceva ancora<br />

nuda e priva del linguaggio, allora il Demiurgo intessé per lei una veste di fibre e parole<br />

e con questa la rivestì; il tessuto creato per la Terra dalla divinità fu quindi anche la<br />

prima parola conosciuta.<br />

Le profonde implicazioni del significato del mito Dogon gettano luce sull‟importanza<br />

dei tessuti nell‟aprire “uno spazio metaforico che consente di pensare la cultura<br />

9 “On oublie que le texte vient du textile, qu'il y a eu des tissus avant les écrits, que le sens ne passait pas<br />

par les mots mais par les fils.” Régis Debray in Jacqueline Remy, “Le sens du tissu” , L’Express, 3<br />

novembre 2005 http://www.lexpress.fr/culture/livre/le-sens-du-tissu_820862.html<br />

10 Ivan Bargna, Arte africana, Jaca Book, Milano, 2003, pag. 32<br />

23


distinguendola dalla natura, attraverso la polarità nudo-vestito”, 11 ma soprattutto<br />

attraverso l‟assimilazione della tessitura al linguaggio per via delle proprietà generative<br />

di entrambi.<br />

La proprietà del tessuto di agire come supporto alla scrittura o farsi esso stesso materia<br />

scrittoria appare evidente nei tessuti dell‟area andina precolombiana, che, come si avrà<br />

modo di vedere in seguito, saranno una fonte fondamentale di apprendimento e<br />

riflessione per la Albers. Nell‟antico Perù il tessuto era un elemento culturale di primaria<br />

importanza: non vi erano relazioni sociali che non venissero sanzionate dalla produzione<br />

e dallo scambio di stoffe e abiti, per cui più che un oggetto il tessuto costituiva un<br />

valore 12 .<br />

Ancora più importante è il fatto che nella cultura inca, nella quale tradizionalmente<br />

mancava una scrittura alfabetica, erano proprio i tessuti ad assumere il ruolo di mezzo<br />

principale di comunicazione scritta. Elizabeth Hill Boone e Walter Mignolo classificano<br />

la scrittura mesoamericana precolombiana come sostanzialmente semasiografica, in cui,<br />

cioè, una serie di segni rappresentano altrettanti concetti di per sé non riferibili a una<br />

data struttura linguistica, ma dotati di una funzione pienamente narrativa e in cui il<br />

significato è dato dalle relazioni fra gli elementi 13 .<br />

Secondo gli studi di Victoria de la Jara si ritiene che gli Inca avessero un sistema di<br />

scrittura costituito da unità quadrangolari in cui compaiono vari disegni risultanti dalla<br />

11 Ivi pag. 34<br />

12 Valeria Petrucci (a cura di ), Simbolo e tecnica nei tessuti dell’antico Perú (Museo Luigi Pigorini,<br />

catalogo della mostra), De Luca, Roma, 1982 pag. 41<br />

13 Elizabeth Hill Boone (a cura di), Writing without words: alternative literacies in mesoamerica and the<br />

Andes, Duke University Press, Durham, 1994<br />

24


combinazione di diversi elementi, per lo più geometrici, differentemente colorati; questo<br />

tipo di segno grafico sui tessuti è chiamato tocapu. La studiosa individua proprio nella<br />

natura del supporto un condizionamento alla forma del segno: i testi inca sono tessuti su<br />

stoffa, da lì la forma quadrata dei segni-tocapu. Spiega inoltre che: “La lingua degli<br />

Inca, la Runa-Simi o quechua è giustappositiva, impiega suffissi e una sola parola può<br />

rappresentare tutta la frase. Questa caratteristica della lingua fa sì che il sistema grafico<br />

inca sia costituito da forme fondamentali che si modificano per aggiunte di linee, punti,<br />

cerchi, fusione di più segni e variazioni di colore” 14 . Nel tessuto si ritrovano quindi<br />

elementi per esprimere concetti astratti e comunicare, ad esempio, conoscenze inerenti lo<br />

spazio terrestre, il trascorrere del tempo, l‟alternarsi delle fasi solari e lunari e i cicli<br />

stagionali 15 .<br />

La fibra tessile per gli Inca si conferma nuovamente mezzo privilegiato di<br />

comunicazione attraverso i quipu: ancora più criptici dei tocapu, sono costituiti da un<br />

sistema di corde pendenti da una principale, segnate da diversi tipi di nodi e da differenti<br />

colori, ognuno dei quali rimanda a un significato specifico, ulteriormente arricchito dalle<br />

possibili combinazioni. Questo sistema combinatorio razionalmente strutturato e<br />

minuziosamente applicato permetteva di esprimere attraverso le corde non solo<br />

numerosi concetti concreti ma anche diverse idee astratte. Seppur non ancora<br />

decodificati sappiamo che la varietà di tipologie di quipu permetteva la registrazione di<br />

informazioni numeriche, amministrative, storiche e cultuali.<br />

14 Victoria de la Jara, Introducciòn al estudio de la escritura de los inkas, INIDE, Lima, 1975, pag. 44<br />

15 Gail Silvermann, El tejido andino: un libro de sabiduría, Banco Central de Reserva del Perú,<br />

Lima,1994<br />

25


La straordinaria produzione tessile andina, veicolo di un linguaggio di segni visuali, a<br />

secoli di distanza, fu per gli artisti moderni alla ricerca di un metodo universale di<br />

comunicazione visiva, un riferimento fondamentale; per dirla non con le parole bensì<br />

con i “fili” di Anni Albers, fu una “Lettera Aperta” 16 alle riflessioni sulle infinite<br />

possibilità semantiche ed espressive della tessitura.<br />

2.2 Riprendere i fili del discorso<br />

Il tessuto ancora oggi non cessa di veicolare messaggi attraverso la propria<br />

struttura e i propri elementi costitutivi. Ancora una volta si configura come un testo<br />

sempre più spesso inserito in strategie di comunicazione e di espressione artistica,<br />

culturale, sociale.<br />

È particolarmente interessante l‟uso che negli ultimi decenni, nell‟Africa subsahariana,<br />

viene affidato alla stoffa per esprimere la posizione, in particolare delle donne,<br />

all‟interno delle più diverse dinamiche sociali: i pagnes, “i tessuti da indossare”,<br />

funzionano come un linguaggio che si sostituisce alla comunicazione verbale.<br />

Nei paesi dell'Africa francofona il termine pagne designa il taglio di tessuto di forma<br />

rettangolare e di vario genere usato come indumento. Etimologicamente, il vocabolo<br />

pagne deriva dallo spagnolo paño che significa panno. Questo termine si trova utilizzato<br />

a partire dal XVII secolo per designare l‟indumento annodato intorno alla vita in uso<br />

nell'Africa sub-sahariana. A seconda delle sue dimensioni, il rettangolo di stoffa –<br />

disponibile nella sua versione industriale in una straordinaria varietà di disegni e di<br />

16 Anni Albers, Open Letter, Tessuto in cotone, 58,4x 59,7, 1958, The Josef and Anni Albers Foundation,<br />

Bethany<br />

26


colori – può essere utilizzato come gonna, toga, sciarpa, velo, turbante, fascia porte-<br />

enfant e lo si ritrova anche usato come coperta e sudario.<br />

Attraverso le numerose fantasie dei pagnes si esplicita un vero e proprio sistema di<br />

comunicazione non verbale collegato alle stoffe di cotone stampato, commercializzate<br />

nei mercati e destinate in genere alla clientela femminile. Questo linguaggio dei tessuti<br />

trova terreno fertile nell‟antagonismo tra i sessi e nell'accesa competizione fra donne,<br />

comuni a molte società africane d‟oggi, presente soprattutto nei centri urbani. Nelle<br />

espressioni e nei proverbi associati ai diversi motivi delle stoffe si riflettono e si<br />

rilanciano le aspirazioni e le preoccupazioni dell'immaginario femminile. II tessuto<br />

indossato, infatti, attraverso i motivi e i disegni della decorazione, veicola un<br />

messaggio, consentendo alle donne di oggi d'esprimere ciò che non possono dire a<br />

parole. Nelle società akan tradizionali le donne intervengono pubblicamente solo se<br />

invitate a farlo, o se un rituale lo richiede, tanto che, a proposito della parola loro negata,<br />

si può parlare di una strategia del silenzio.<br />

Dal momento che sentimenti e pensieri non possono essere liberati a parole, i segni della<br />

comunicazione non verbale assurgono a mezzi d'espressione fondamentali: fra tutti,<br />

emerge per importanza, diffusione, inventiva e colore il linguaggio dei tessuti.<br />

In aree in transizione, come la Costa d‟Avorio e il Burkina Faso, ciò che caratterizza la<br />

maniera di vestirsi delle donne, è proprio l‟uso dell‟abbigliamento per trasmettere<br />

messaggi attraverso le centinaia di nomi, proverbi e motti abbinati ai vari motivi dei<br />

tessuti. La società africana attribuisce un grande potere alla parola e si è visto come già<br />

nei miti fondatori questa sia di pertinenza maschile, perché è la divinità stessa a donarla<br />

all‟uomo. In una società a tradizione orale, come appunto quella africana, la parola è il<br />

27


fondamento stesso della cultura e della società e per questo chi può accedervi assume di<br />

conseguenza un notevole potere. Il perdurare della configurazione dei diritti alla parola e<br />

del relativo obbligo all‟osservanza dei tempi e dei luoghi della parola, negata in più<br />

contesti alle donne e ai giovani, è indicativo di un perdurare delle gerarchie dell‟età e<br />

soprattutto dei generi 17 .<br />

L‟accesso al linguaggio è dunque alla base dell‟ordine simbolico sociale che si fonda,<br />

appunto, su una struttura della comunicabilità. La parola negata e la parola rivendicata<br />

costituiscono due atti forti nel complesso sistema delle relazioni sociali e culturali fra<br />

individui di una società e investono particolarmente, come si è visto, i rapporti di genere.<br />

Nella sua analisi della tragedia di Antigone, Judith Butler evidenzia in primis come<br />

l‟atto di insubordinazione al potere politico di cui si macchia l‟eroina sia più di ogni altra<br />

cosa un atto verbale 18 : Antigone sfida la legge dello Stato opponendo la propria parola a<br />

quella di Creonte, rivendicando le proprie azioni (l‟aver seppellito il fratello Polinice<br />

affrontando l‟interdizione emessa dal re Creonte, sovrano di Tebe) con un atto di potere<br />

che rientra pienamente nella sfera del linguaggio. L‟autrice del saggio ci fa notare più<br />

avanti come “Sia l‟atto della sepoltura compiuto da Antigone sia la sua sfida verbale<br />

diventano le occasioni in cui il coro, Creonte e i nunzi la definiscono „uomo‟” 19 . Mentre<br />

Creonte impone la propria parola aspettandosi tramite questa di controllare l‟agire di<br />

Antigone, questa, tramite un‟azione e la sua rivendicazione orale (un‟amplificazione per<br />

mezzo del linguaggio) risponde affermando automaticamente il proprio potere:<br />

17 Sull‟argomento cfr. Giovanna Parodi da Passano, “Il linguaggio dei tessuti”, Afriche. Quaderni di<br />

introduzione alle realtà africane, Genova, N. 52<br />

18 Judith Butler, La rivendicazione di Antigone, Bollati Boringhieri, Torino, 2003, pag. 24<br />

19 Ivi pag. 21<br />

28


“Afferma se stessa appropriandosi della voce dell‟altro, colui al quale si contrappone.<br />

Essa conquista così la propria autonomia appropriandosi della voce autorevole di colui<br />

cui resiste” 20 .<br />

L‟agire dell‟eroina classica, estrapolato dalle specificità della tragedia cui appartiene, è<br />

lo stesso delle donne africane d‟oggi che rivendicano potere nel conflitto fra i generi<br />

attraverso una forma di comunicazione. È significativo prendere atto di come questa<br />

comunicazione, in qualche modo strategica, avvenga, ancora una volta, attraverso i<br />

tessuti.<br />

Si è cercato fin qui di far luce sulle profonde relazioni che l‟arte tessile ha intrattenuto,<br />

dall‟antichità fino ai nostri giorni, con gli aspetti più rilevanti dell‟esistenza umana per<br />

evidenziare la complessità dei significati di cui i tessuti sono investiti. Ben lungi<br />

dall‟essere un semplice elemento di rivestimento, la stoffa, quale che sia la sua<br />

lavorazione, ha assunto la funzione semantica del testo, creando di volta in volta codici<br />

di comunicazione attraverso i quali è possibile stabilire dei rapporti che, come si è visto,<br />

sono rapporti di potere.<br />

La tessitura, con queste caratteristiche, rientra dunque di diritto nella sfera superiore<br />

della cultura.<br />

Tuttavia, se questo è evidente per le società non europee (e lo era ancora per la nostra fin<br />

quando il modello sociale era di stampo corporativo e non vi era distinzione ideologica<br />

fra l‟oggetto prodotto e la fase ideativa precedente la sua creazione) nell‟Europa<br />

Occidentale e negli Stati Uniti, in particolare in seguito alla seconda rivoluzione<br />

industriale, si innesca un processo di svalutazione del valore culturale e semantico della<br />

20 Ivi pag. 25<br />

29


tessitura. Le ragioni si possono presumibilmente rintracciare in una sempre più netta<br />

distinzione tra le fasi produttive ma è soprattutto a livello sociale, laddove il valore<br />

testuale del tessuto trovava ricezione, che si attua il cambiamento. La tessitura<br />

industriale, con la sua produzione utilitaristica, si contrappone alla produzione<br />

artigianale che, nella maggioranza dei casi, avviene in ambito domestico; che sia per<br />

finalità sussistenziali o più semplicemente un‟occupazione socialmente rispettabile per<br />

le donne della borghesia urbana, la tessitura si lega sempre di più alla sfera domestica e a<br />

quella dei lavori “femminili”, subendo per questo una svalutazione. L‟assimilazione<br />

della tessitura alla donna, in una società caratterizzata da rapporti di genere che tendono<br />

a mortificare le potenzialità intellettuali ed espressive femminili, giustifica la<br />

subordinazione dell‟arte tessile a forme d‟espressione più elevate e concettualmente più<br />

articolate.<br />

Ben dentro il XX secolo la critica artistica stenta a collocare le opere tessili sullo stesso<br />

piano di valore dell‟arte cosiddetta “alta”, fondando, sembrerebbe, le proprie<br />

considerazioni sulla scia del paternalismo ideologico ottocentesco che investe i rapporti<br />

sociali e quelli produttivi.<br />

È emblematico il caso riguardante la prima e più importante mostra di fiber art, Wall<br />

hangings allestita al MoMA nel 1968 da Mildred Constantine e Jack Lanor Larsen.<br />

La mostra per la prima volta presentò al pubblico americano un‟indagine su scala<br />

internazionale sui tessuti astratti e i lavori in fibra non eseguiti al telaio.<br />

Significativamente, su richiesta dei curatori, la mostra venne allestita nelle gallerie del<br />

primo piano destinate alle esposizioni speciali invece che nel dipartimento di<br />

Architettura e design. Inoltre le strategie espositive adottate da Constantine e Larsen<br />

30


nella loro mostra sulla fiber art evidenziano la sicurezza dei curatori sullo status degli<br />

oggetti esposti: l‟allestimento sottolinea le caratteristiche formali e i valori estetici delle<br />

opere, cercando in questo modo di legittimarne il valore artistico e fondare<br />

l‟appartenenza dell‟oggetto alle categorie di arte piuttosto che dell‟artigianato,<br />

nell‟oggetto stesso.<br />

Tuttavia l‟unica recensione che Wall hangings ricevette dalla stampa americana fu<br />

quella commissionata alla scultrice Louise Bourgeois da “Craft Horizon”. La sua<br />

reazione alla mostra contrasta in modo sorprendente con le considerazioni dei curatori,<br />

evidenziando il perdurare di un fenomeno di gerarchizzazione delle espressioni<br />

artistiche. Laddove essi affermavano: “Negli ultimi dieci anni gli sviluppi della tessitura<br />

ci hanno costretti a rivedere le nostre idee su questa forma artigianale e a riconsiderare<br />

questi lavori nel contesto dell‟arte del Ventesimo secolo”, 21 la scultrice concludeva<br />

invece che: “i pezzi esposti difficilmente si liberano da un effetto decorativo [...] un<br />

quadro o una scultura richiedono un impegno notevole dello spettatore. Questi tessuti,<br />

incantevoli come sono, sembrano più accattivanti che impegnativi. Se dovessero essere<br />

classificati andrebbero collocati da qualche parte tra l‟arte e le arti applicate”. 22<br />

21 “During the last ten years, developments in weaving had caused us to revise our concepts of this craft<br />

and to view the work within the context of twentieth-century art” Mildred Constantine e Jack Lanor<br />

Larsen in Elissa Auther, “Fiber art and the hierarchy of art and craft, 1960-1980”, The journal of modern<br />

craft, volume 1, marzo 2008, pagg. 13-34<br />

22 “The pieces in the show rarely liberate themselves from decoration… a painting or a sculpture makes<br />

great demand on the onlooker at the same time that it is independent of him. These weaves, delightful as<br />

they are, seem more engaging and less demanding. If they must be classified, they would fall somewhere<br />

between fine and applied art” Louise Bourgeois, “The fabric of construction” , Craft horizons, 1969, in<br />

ibidem<br />

31


La valutazione della Bourgeois dei lavori esposti in Wall hangings come “decorativi”<br />

ripropone il discorso sulla distinzione tra arte e artigianato, riaffermando quei confini<br />

estetici che gli artisti e i curatori della mostra cercavano di superare.<br />

Elissa Auther sottolinea come nella critica moderna di Clement Greenberg l‟essere<br />

“incantevole” e “accattivante” significhi soccombere all‟ornamentale, rendendo<br />

facilmente godibile ciò che l‟artista ottiene attraverso un rigoroso lavoro intellettuale,<br />

assumendosene il rischio 23 .<br />

La Bourgeois conferma lo status artistico della pittura e della scultura a partire da una<br />

supposta mancanza di complessità della fiber art nel rapporto con il fruitore. Così,<br />

l‟opposizione che la scultrice rinforza tra oggetti meramente piacevoli, come i tessuti e<br />

quelli che richiedono un‟osservazione più ponderata, è centrale nel dibattito sulle<br />

gerarchie dell‟arte e pone la questione dell‟identità dei lavori tessili, allorché si<br />

associano l‟arte alla dimensione cognitiva e le arti decorative alle impressioni<br />

superficiali.<br />

Anni Albers che, come si approfondirà in seguito, era ben consapevole del valore<br />

testuale, linguistico e culturale dei tessuti grazie alla sua formazione presso il Bauhaus e<br />

al contatto diretto e approfondito con l‟antica tessitura andina, si inserì attivamente nel<br />

dibattito sulla gerarchia delle arti e la separazione tra arte e artigianato. Conscia<br />

dell‟associazione detrattiva tra tessitura e lavoro domestico prevalentemente femminile,<br />

retaggio del secolo precedente, invocava una necessaria autonomia dell‟arte tessile da<br />

una supposta vocazione utilitaristica: “Articoliamo i fili e troviamo loro una forma senza<br />

23 Cfr. ivi Op. cit. pag. 21<br />

32


altro scopo che la loro organizzazione, non per sedervisi sopra, camminarvi, solo per<br />

poterli guardare”. 24<br />

Sull‟autonomia espressiva dei mezzi propri del tessuto e la necessità di svincolare questo<br />

da propositi meramente decorativi, si era già espressa, nel 1930, la sua compagna di<br />

studi al Bauhaus, Otti Berger: “Esaminando nella stoffa i rapporti tra colore e materiale e<br />

tra colore e struttura, vediamo che le possibilità di creare una stoffa sono illimitate. [...]<br />

Il materiale si modifica a seconda della struttura, il colore si modifica secondo il<br />

materiale e la struttura. [...] In questo contesto si può parlare della “plasticità” del<br />

tessuto. Il tessuto diventa espressione. A che cosa servono ancora fiori, ghirlande e altri<br />

ornamenti?”. 25<br />

Negli anni Quaranta il Museum of Modern Art di New York incrementa le proprie<br />

collezioni d‟arte moderna aggiungendo anche opere di design rilevanti per la propria<br />

consonanza con le recenti norme di innovazione e astrazione.<br />

Nel 1949 Anni Albers espone i suoi tessuti al MoMA in una prima personale. La sua<br />

provenienza dal Bauhaus, il suo impegno nella sperimentazione sui materiali, la ricerca<br />

di un linguaggio di forme non oggettive con cui esprimersi nei tessuti, incontrano<br />

favorevolmente la visione del museo newyorchese sull‟arte moderna.<br />

24 “Let threads be articulate…and find a form for themselves to no other end than their own orchestration,<br />

not to be sat on, walked on, only to be looked at.” Anni Albers, Pictorial weaves, MIT Press, Cambridges,<br />

1959 in ivi pag. 27<br />

25 Otti Berger, “Tessuti nell‟ambiente”, RED anno III, n. 5, 1930 in Franco Panzini (a cura di), La tessitura<br />

del Bauhaus 1919-1933 nelle collezioni della Repubblica Democratica Tedesca (catalogo della mostra),<br />

Cataloghi Marsilio, Venezia, 1985<br />

33


In questi stessi anni apre un dibattito sulle pagine del trimestrale americano “The<br />

Weaver” sulla funzione e il valore della tessitura con Mary Atwater, leader del<br />

movimento americano dei tessitori non professionisti, destinato a porre in luce gli<br />

ostacoli reali cui la tessitura artistica andava incontro in quel periodo.<br />

La Atwater, che aveva fondato nel 1920 la Shuttle Craft Guild e istituito dei corsi di<br />

tessitura per corrispondenza, sosteneva una visione della tessitura come occupazione per<br />

il tempo libero o come attività terapeutica; le sue ricerche sulle forme tradizionali<br />

americane di tessitura erano volte alla conservazione delle tecniche tradizionali e si<br />

opponeva all‟idea che potesse essere una forma d‟arte.<br />

Dal canto suo la Albers era particolarmente esplicita nel sottolineare come le<br />

potenzialità del tessuto andassero molto oltre i risultati di un‟attività di svago: ravvisava<br />

in questi lavori amatoriali il tentativo di recuperare il ricordo di un “Temps perdu” 26 ,<br />

mentre riteneva opportuno ritrovare le basi dell‟espressione creativa nella libera<br />

sperimentazione, per incoraggiare l‟innovazione.<br />

Il rifiuto di Mary Atwater di considerare la tessitura come arte, esplicitato nell‟articolo<br />

“It‟s pretty, but is it art?” in risposta alle considerazioni della Albers è rappresentativo<br />

della diffidenza manifestata nei confronti delle fibre tessili nel venire considerate mezzi<br />

d‟espressione artistica e la tessitura il risultato di una preventiva elaborazione<br />

26 Anni Albers, “Hand weaving today: textile work at Black Mountain College”, The weaver, n. 6, 1940,<br />

pagg. 3-7 in Elissa Auther Op.cit. pag. 27<br />

34


concettuale da parte dell‟artista. Se il problema veniva individuato nel confronto<br />

considerato troppo facile e immediato tra fruitore e tessuti, per via dell‟apparente<br />

piacevolezza decorativa di questi ultimi, è perché non si teneva debitamente in conto<br />

della complessità del tessuto come medium semantico, rappresentativo a livello<br />

universale dei processi generativi alla base di qualunque forma di cultura: quelli del<br />

linguaggio.<br />

35


3. Gli anni del Bauhaus<br />

Anni Albers, il cui nome da nubile era Annelise Fleischmann nacque a Berlino<br />

nel 1899 da un‟agiata famiglia borghese. Affascinata fin dall‟infanzia dal mondo delle<br />

immagini si avvicina presto all‟arte e alla pittura, attraverso lezioni private e le ricorrenti<br />

visite ai musei della città con il padre. Nel 1920 inizia a frequentare la Scuola di Arti<br />

Applicate di Amburgo, ma sarà l‟iscrizione al Bauhaus nel 1922 a decidere del suo<br />

destino, come donna e come artista.<br />

3.1 La fase espressionista<br />

Nel 1919 l‟architetto Walter Gropius fonda a Weimar lo Staatliches Bauhaus,<br />

istituto d‟arte nato dalla fusione della preesistente Accademia di Belle Arti con la Scuola<br />

di Arti e Mestieri del belga Henri van de Velde. Questi era stato una figura di primo<br />

piano del movimento Jugendstil e uno dei fondatori del Deutscher Werkbund,<br />

un‟istituzione culturale sorta per iniziativa di un gruppo di artisti, architetti e industriali<br />

con l‟obiettivo di perfezionare la qualità estetica dei prodotti realizzati a macchina.<br />

Tuttavia le sue idee progressiste e cosmopolite lo posero in contrasto con gli ambienti<br />

nazionalistici che alla soglia del primo conflitto mondiale andavano acquistando<br />

maggiore potere, tanto che fu costretto a dimettersi e lasciare la Germania, riuscendo<br />

prima a raccomandare Gropius come uno dei suoi possibili successori.<br />

Nonostante l‟assimilazione degli istituti precedenti, il Bauhaus segna da subito una<br />

radicale frattura con la tradizione: non più modellato sull‟insegnamento esclusivo delle<br />

belle arti, ne tantomeno su quello delle arti decorative intese in senso tradizionale, la<br />

36


nuova scuola volge la propria didattica verso l‟architettura del futuro, poiché, come si<br />

legge nel manifesto, “la meta ultima di tutte le arti visive è l‟edificio totale”.<br />

Il manifesto pubblicato da Gropius nel 1919 si apre con una xilografia di Lyonel<br />

Feininger in cui spiccano, significativamente, le linee slanciate di una cattedrale tra<br />

colonne radianti di luce emanate da tre stelle scintillanti, probabili simboli di<br />

Architettura, Pittura e Scultura. Segue poi il programma della scuola con la<br />

presentazione degli obiettivi, delle teorie e degli scopi didattici. Nonostante la retorica<br />

emotiva del manifesto, la dichiarazione di Gropius è, nella Germania atterrita dalla<br />

Prima Guerra Mondiale, un grido di incitamento per una nuova concezione delle arti.<br />

Secondo l‟architetto, infatti, il necessario rinnovamento delle arti può realizzarsi<br />

solamente attraverso la cooperazione fra artisti e artigiani; elevando il livello delle arti<br />

decorative allo status di belle arti immagina l‟artista come un “artigiano nobilitato”, una<br />

figura creativa e competente che superi le tradizionali distinzioni colpevoli di aver<br />

innalzato dannose barriere nel mondo dell‟espressione artistica.<br />

Nel delineare i principi del Bauhaus Gropius dichiara che l‟arte si crea<br />

indipendentemente da metodi specifici e non può essere insegnata. Proprio su questo<br />

paradosso si fonda il particolare metodo didattico della scuola che, come si vedrà, univa<br />

all‟insegnamento teorico di artisti all‟avanguardia come Paul Klee e Wassily Kandinsky<br />

una costante e fondamentale sperimentazione pratica nei laboratori artigianali. Se è vero<br />

che l‟arte non può essere insegnata è pur vero che le lezioni formali di teoria artistica<br />

costituiranno per gli studenti un‟impareggiabile fonte d‟ispirazione e confronto, i cui<br />

influssi si percepiranno in profondità nei lavori realizzati con la pratica di laboratorio.<br />

37


L‟architetto Mies van der Rohe giunse a una definizione particolarmente pregnante della<br />

scuola quando affermò che “il Bauhaus non era un‟istituzione con un programma chiaro:<br />

era un‟idea” 27 . E tale idea di fatto offrì nuove speranze e aspirazioni nella lotta per la<br />

creazione di un futuro artistico e sociale diverso e di un ambiente più rispondente alle<br />

esigenze contemporanee.<br />

Poiché il Bauhaus immaginava il professionista del futuro come un designer con abilità<br />

tecniche ed estetiche acquisite da un maestro capace di insegnarle entrambe, organizzò il<br />

metodo didattico per la formazione di tale figura; la professionalità raggiunta da artisti<br />

come Josef Albers, Marcel Breuer e Gunta Stölzl, divenuti Jungmeister (insegnanti<br />

giovani) alla fine del loro percorso formativo, confermò la validità delle idee di Gropius.<br />

L‟insegnamento si fondava dunque su un insieme di esperienze tecniche e formali, con<br />

un maestro di “forma”, responsabile per la teoria e la creatività, e un maestro di<br />

“mestiere” che insegnava la tecnica, assegnati a ciascun laboratorio. Tutti gli studenti,<br />

inoltre, erano tenuti a seguire un corso propedeutico preliminare all‟assegnazione a un<br />

laboratorio, della durata di un semestre.<br />

Nonostante il manifesto del Bauhaus si rivolgesse a tutti senza distinzioni di sesso o di<br />

età, di fatto alle numerose studentesse veniva di rado concesso di frequentare un<br />

laboratorio che non fosse quello di tessitura; a questo potevano accedere anche uomini,<br />

ma si trattò sempre di casi isolati. Se è vero che a diverse ragazze questo indirizzamento<br />

forzato non era, almeno inizialmente, gradito, e la stessa Anni Albers ebbe a ricordare<br />

27 Mies Van der Rohe in Sigrid Wortman Weltge, I tessuti del Bauhaus, l’arte e l’artigianato di un<br />

laboratorio femminile, Vallardi, Milano, 1993 pag. 16<br />

38


anni dopo come si fosse rammaricata allora che il destino le avesse posto in mano “dei<br />

flosci fili” per costruire il suo futuro, molti altri consideravano la tessitura naturalmente<br />

adatta al temperamento femminile.<br />

In realtà, storicamente, in Europa i maestri delle corporazioni medievali dei tessitori e<br />

dei sarti erano tutti uomini e alle donne era addirittura vietato farne parte; fu in seguito al<br />

sorgere del capitalismo e all‟introduzione del telaio meccanico nel XIX secolo che le<br />

donne entrarono massicciamente a far parte della forza lavoro, rimpiazzando, nella<br />

maggioranza dei casi come semplici operaie gli esperti tessitori maschi. Non era quindi<br />

il mestiere, in sostanza, a essere messo in gioco, ma il titolo di professionista contro<br />

quello di dilettante. Nonostante il Bauhaus facesse riferimento nei suoi principi<br />

costitutivi all‟utopia medievale della perfetta integrazione di arte e artigianato, creazione<br />

ed esecuzione, il paternalismo ottocentesco derivato dai cambiamenti economici e<br />

sociali apportati dal capitalismo, pesava ancora nelle decisioni finali.<br />

Ciò nonostante la vita all‟istituto di Weimar assorbiva totalmente tutti gli studenti senza<br />

distinzioni: era estremamente coinvolgente e stimolante, non solo dal punto di vista<br />

didattico ma anche da quello sociale: il laboratorio teatrale sperimentale, i balletti e le<br />

numerose feste legavano fra loro insegnanti e allievi, creando una sorta di enclave<br />

rispetto al resto della città, con pratiche sociali e costumi comportamentali moderni,<br />

liberi da rigidi schemi borghesi.<br />

La prostrazione in cui versava la Germania dopo il conflitto influenzò<br />

inequivocabilmente le scelte e i percorsi che la scuola si trovò a intraprendere: se<br />

all‟inizio era prevalso l‟ideale ben presto la cronica mancanza di fondi e materiali per i<br />

laboratori spinse il Bauhaus a cercare in modo sempre più impellente l‟indipendenza<br />

39


economica dalle scarse sovvenzioni statali. L‟attività di laboratorio e la preparazione<br />

teorico formale che la precedeva, andarono oltre la didattica, per configurarsi come una<br />

vera e propria attività produttiva. Dopo il primo anno di sperimentazione Gropius poteva<br />

finalmente riassumere il credo della scuola nel binomio “arte e tecnica” 28 .<br />

Il laboratorio di tessitura divenne operativo dal 1921 e si avvalse dell‟utilizzo dei telai<br />

della scuola di Van de Velde e per l‟insegnamento tecnico di Helene Börner, anche se la<br />

sua esperienza didattica al Bauhaus fu di pochi anni per via delle conoscenze tecniche<br />

limitate e le idee tradizionaliste; il maestro di forma che gli venne assegnato era il<br />

giovane pittore Georg Muche il quale però non si dimostrò mai pienamente convinto<br />

della necessità di riunificare l‟arte con la pratica artigianale e, pertanto, fu poco partecipe<br />

all‟attività del laboratorio. Accordò la massima libertà creativa alle studentesse, ma non<br />

sviluppò mai per loro un metodo didattico specifico per conoscere e applicare<br />

pienamente le potenzialità espressive e costruttive del medium tessile. Espresse spesso<br />

riserve sui legami fra arte e industria e, nei confronti della tessitura, anni dopo ebbe a<br />

ricordare: “Il mio alfabeto di forme per la pittura astratta si convertiva in fantasia e nelle<br />

mani delle tessitrici, in tappezzerie, tappeti e tessuti. Avevo promesso a me stesso che<br />

non avrei mai tessuto un singolo filo, fatto un nodo, eseguito un solo disegno tessile<br />

nella mia vita. Avevo mantenuto la parola” 29 .<br />

28 Cfr. Magdalena Droste, Bahuahs. 1919-1933, Taschen, Colonia, 2006 pag. 58<br />

29 George Muche, 1965, in Sigrid Wortman Weltge, op. cit. pag. 59<br />

40


Sotto la sua direzione si sperimentò liberamente nel campo delle forme e delle strutture,<br />

anche perché, del tutto impreparato sulle tecniche di tessitura, dovette imparare<br />

l‟artigianato al pari delle sue studentesse 30 .<br />

Dal punto di vista dell‟insegnamento tecnico le tessitrici erano per necessità<br />

sostanzialmente autodidatte. L‟apprendimento dell‟uso dei telai e dei materiali<br />

procedeva per tentativi: “Tutto ciò che aveva a che fare con la tecnica – il<br />

funzionamento del telaio, le varie possibilità relative all‟incrociatura dei fili, l‟arte di<br />

preparare la trama- noi lo potevamo apprendere solo provando e riprovando; così molte<br />

di noi povere autodidatte tiravano ad indovinare e a volte ci scappava anche qualche<br />

lacrima” 31 . Le allieve erano quindi costrette ad apprendere una parte delle nozioni<br />

tecniche al di fuori del Bauhaus e così fu, in particolare, per Gunta Stölzl e Benita Otte,<br />

che nel 1922 frequentarono un corso di quattro settimane presso la scuola tessile di<br />

Krefeld per approfondire le conoscenze su tessitura e tintura delle fibre. Al ritorno la<br />

Stölzl assunse un ruolo guida all‟interno del laboratorio, mettendo il proprio entusiasmo<br />

e la crescente competenza a disposizione di tutte le colleghe. Anni Albers pensava a lei<br />

come a qualcuno che avesse “Quasi un istinto animale per i tessuti” e ricordava come<br />

“In quei giorni non c‟era nessun vero insegnante di tessitura. Io imparavo da Gunta, che<br />

era una grande insegnante. Ci sedevamo e provavamo a fare. A volte ci mettevamo a<br />

sedere insieme e tentavamo di risolvere i problemi di costruzione 32 ”. Sotto la direzione<br />

30 Benita Otte in Franco Panzini (a cura di), La tessitura del Bauhaus1919-1933 nelle collezioni della<br />

Repubblica Democratica Tedesca (catalogo della mostra), Cataloghi Marsilio, Venezia, 1985, pag.8<br />

31 Gunta Stölzl, In der textilwerkstatt des bauhauses, 1919 in Magdalena Droste, op. cit. pag. 72<br />

32 Anni Albers in un colloquio con Sigrid Wortman Weltge, 21 febbraio 1987, in Sigrid Wortman Weltge,<br />

op. cit. pag. 46<br />

41


ufficiosa della Stölzl i problemi venivano superati rapidamente; la sua comprensione e<br />

conoscenza delle potenzialità dei telai e la sua sensibilità per i materiali resero ben<br />

presto il laboratorio pienamente funzionante, tanto che nel 1923 prese parte alla prima<br />

esposizione del Bauhaus, arredando la casa sperimentale Haus am Horn con i tessuti<br />

prodotti e ottenendo per questi una menzione favorevole dalla critica.<br />

L‟attività del laboratorio risentì particolarmente, nella sua prima fase, dell‟influenza del<br />

corso preliminare di Johannes Itten. Insegnante carismatico, credeva nell‟intrinseca<br />

creatività di ogni individuo e cercava di accrescere l‟autoconsapevolezza delle<br />

potenzialità dei propri studenti; i suoi insegnamenti miravano ad accrescere la sensibilità<br />

verso le proprietà dei materiali , nel tentativo di esprimere l‟essenza di ogni forma.<br />

Invitava gli studenti a realizzare piccole costruzioni tridimensionali giustapponendo<br />

materiali dalle diverse caratteristiche fisiche e negli studi sulla natura raccomandava di<br />

ritrarre non solo l‟apparenza esteriore dell‟oggetto ma di tentare soprattutto di catturare<br />

la risposta sensibile al contatto con esso, al fine di acquisire una comprensione profonda<br />

delle proprietà plastiche e materiche, evitando la mera imitazione. Anche nello studio<br />

delle opere d‟arte cercava di condurre l‟analisi verso la struttura soggiacente ai dipinti<br />

evidenziando le relazioni formali interne. In definitiva il suo insegnamento mirava a<br />

condurre gli studenti a una comprensione profonda delle caratteristiche dei materiali e<br />

dei mezzi esplorati.<br />

L‟insistenza sui materiali e sulla struttura chiaramente fu di grande impatto sulle<br />

tessitrici, le quali, ora, iniziarono a disegnare prima la struttura dei tessuti e poi<br />

procedere alla scelta dei colori e dei materiali che meglio l‟avrebbero espressa e<br />

sottolineata; l‟accresciuta sensibilità verso i propri mezzi costruttivi, i filati, portò a una<br />

42


più sentita consapevolezza delle possibilità applicative, sviluppando quella che Anni<br />

Albers definì una “sensibilità tattile” 33 .<br />

Le studentesse indagavano come si potesse realizzare la struttura attraverso l‟uso delle<br />

forme e delle linee e come fosse possibile ottenere variazioni ritmiche organizzando<br />

questi elementi, ripetendoli od opponendoli nella composizione, secondo i principi di<br />

contrasto e di unità. L‟uso della griglia come schema, formato intrinseco al tessuto, e le<br />

indagini sulle proprietà dei materiali, introdussero le ragazze del laboratorio ai principi<br />

della tessitura senza la necessità di utilizzare i tessuti europei tradizionali come esempi.<br />

Altrettanto importante degli esperimenti con i materiali era per Itten l‟insegnamento<br />

della teoria dei colori, i cui principi aveva appreso dal suo mentore Adolf Hölzel:<br />

condivideva pienamente con questi l‟idea che il colore, pur essendo una scienza,<br />

comunicasse profonde qualità spirituali ed emotive. Itten, come più tardi Kandinsky,<br />

promosse il colore quale aspetto essenziale dell‟insegnamento nel laboratorio,<br />

applicabile a tutte le forme di espressione.<br />

La sua teoria cromatica si basava su una serie di contrasti, come quelli di tono, di<br />

chiaroscuro, di intensità e calore, nonché contrasti simultanei, contrasti fra colori<br />

complementari, contrasti di saturazione e di estensione 34 .<br />

Le caratteristiche dei primi prodotti del laboratorio tessile, sotto queste influenze,<br />

evidenziano un‟espressività più profonda di quanto non fosse invece il bagaglio tecnico:<br />

colori forti ed enfatizzazione delle emozioni tattili generate dall‟uso dei materiali e delle<br />

33 Isabelle Anscombe, A woman’s touch: women in design from 1860 to the present day, Penguin Book,<br />

1985 pag. 140<br />

34 Johannes Itten, Arte del colore: esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l'arte. A.<br />

Mondadori Il Saggiatore, Milano, 1992<br />

43


armature in parte insolito: preferenza per filati di grosse dimensioni o di spessori diversi,<br />

fili di ordito colorati parzialmente, tessitura con navetta rigirata. Lo studio dei rapporti<br />

fra arte e tecnica non pretendeva ancora di avere fondamenti scientifici ma mirava<br />

soprattutto a raggiungere effetti estetici. L‟uso del piano tessile come supporto per<br />

composizioni grafiche e coloristiche, più influenzate dalla personale volontà espressiva<br />

che dalla comprensione delle peculiarità dei metodi della tessitura, ascrivono questi<br />

lavori alla cosiddetta fase “espressionista” del Bauhaus.<br />

3.2 Gli insegnamenti di Paul Klee e Wassily Kandinsky<br />

Wassily Kandinsky iniziò la sua collaborazione con il Bauhaus verso la metà del<br />

1922, dirigendo il laboratorio di pittura murale e tenendo un corso di “composizione<br />

cromatica”.<br />

La ricerca delle radici universali del linguaggio visuale, attraverso l‟esplorazione di un<br />

primitivismo universalista delle forme e dei colori, per rispondere all‟esigenza interiore<br />

di esprimere emozioni e sentimenti, un pensiero pienamente sviluppato durante il<br />

periodo del Blaue Reiter, continuò a permeare il suo lavoro e la sua pedagogia anche al<br />

Bauhaus.<br />

Il percorso verso l‟astrazione, nutritosi dell‟esperienza simbolista francese, dell‟arte<br />

popolare, di quella decorativa e di quella non europea, approdò alla realizzazione di<br />

opere svincolate dalla necessità di un referente che non fosse l'indagine teorica o la<br />

verifica delle componenti formali del linguaggio, una pittura senza alcun rapporto con la<br />

realtà esteriore, libera da ogni condizionamento di esperienza visiva e finalità narrativa.<br />

Tuttavia Kandinsky vedeva nella pittura il mezzo per esprimere nella forma un<br />

44


contenuto spirituale ed emozionale: “L‟artista deve avere qualcosa da dire perché il suo<br />

compito non è quello di dominare la forma, ma di adattare la forma al contenuto” 35 .<br />

Elaborando un “linguaggio delle forme e dei colori” formulò una “semantica intuitiva<br />

degli effetti cromatici” per stabilire un “fondamento oggettivo, dunque condiviso” che<br />

spiegasse “l‟azione diretta degli elementi plastici sull‟occhio, e, per il suo tramite,<br />

sull‟anima dello spettatore” 36 .<br />

La sostanza delle sue teorie venne profondamente recepita da molte delle studentesse del<br />

laboratorio di tessitura e in particolare da Gunta Stölzl, la quale era convinta che la<br />

ricerca della forma, il rapporto tra le figure, le linee e i colori fossero soltanto arricchiti<br />

dalla struttura e dalla trama, elementi distintivi della sua arte: le costruzioni formali<br />

scaturivano prima ancora che dall‟analisi teorica, da un dettato interiore. L‟aspetto<br />

“spirituale” dell‟arte, essenziale per il pittore del Bauhaus, lo fu anche per lei e rimase<br />

tale durante tutta la sua vita artistica, anche quando successivamente i nuovi percorsi<br />

intrapresi dall‟istituto l‟avrebbero portata ad affrontare la tessitura da un punto di vista<br />

prettamente strutturale.<br />

Anni Albers all‟inizio dei suoi studi al Bauhaus rimase particolarmente colpita dalla<br />

lettura del testo fondamentale di Wilhelm Worringer Astrazione ed empatia, del<br />

1908,dove la forma viene intesa come risultato dell'incontro tra l‟uomo e il mondo e<br />

l‟astrazione come un rifugio di forme visive dalla realtà del mondo naturale. L‟interesse<br />

della Albers, a differenza della sua collega, andava a un‟arte che potesse essere<br />

35 Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, Bompiani, Milano, 1995 in Denys Riout, L’arte del<br />

ventesimo secolo, Einaudi, Torino, 2002 pag. 39<br />

36 Denys Riout, op. cit. pag. 42<br />

45


svincolata tanto da delimitazioni di tempo e di luogo, quanto da riferimenti diretti<br />

all‟esperienza e alla sensibilità personale dell‟artista. Dunque un‟arte universale in cui<br />

l‟identità e le emozioni personali potessero svanire dietro la purezza dell‟estetica e le<br />

questioni pratiche della tecnica. L‟impegno verso questi assunti le imponeva di rifuggire<br />

facili soluzioni formali, optando invece per un‟astrazione permeata da una certa<br />

tensione, nell‟articolazione dei piani, nel gioco continuo tra immagine e fondo.<br />

A partire dal 1920 Paul Klee insegna un corso di “teoria della forma”, che si rivelerà di<br />

grande influenza per i risultati del laboratorio tessile ma, in particolare, per lo sviluppo<br />

dell‟arte di Anni Albers. Egli infatti non tendeva a un superamento del mondo sensibile<br />

verso l‟espressione di contenuti spirituali, al contrario ricercava “l‟assoluto nel finito” 37<br />

per far emergere nella forma la sua stessa genesi, a partire dagli elementi strutturali della<br />

figurazione, le linee e i colori. Il valore, dunque, non era la forma in sé, ma il suo<br />

processo di formazione. Infine Klee individua gli elementi semantici proprio nelle<br />

strutture materiali e formali dell‟opera, senza avere bisogno di un referente esterno al<br />

quadro e senza passare per la narrazione.<br />

Nel disegnare i suoi tessuti la Albers impiegava un sistema basato su un linguaggio di<br />

forme geometriche e modulari, che poteva organizzare secondo i principi di rotazione,<br />

variazione del colore, ripetizione, moltiplicazione e divisione. Questi principi, appresi<br />

dalle lezioni teoriche di Paul Klee, rimandavano direttamente alle possibili<br />

organizzazioni delle strutture soggiacenti al tessuto.<br />

Nel 1927 fu tra quelle studentesse che poterono seguire un corso di Klee specificamente<br />

preparato per il laboratorio di tessitura: “Eravamo così piene di ammirazione per<br />

37 Giuseppe Di Giacomo, Introduzione a Klee, Editori Laterza, Roma - Bari, 2003 pag. 40<br />

46


Klee” 38 ricordava, aggiungendo in seguito “Era il mio dio a quei tempi” 39 . Di quelle<br />

lezioni recepì con interesse gli insegnamenti sulla composizione strutturale, con<br />

particolare riferimento all‟uso della griglia, una struttura generata dalla ripetizione delle<br />

unità formali quanto dal sovrapporsi e intersecarsi delle strisce. Dalla struttura della<br />

griglia di partenza si poteva ulteriormente organizzare lo spazio moltiplicando o<br />

dividendo i moduli per ottenere strutture ritmiche più complesse. Questa pratica<br />

consentiva lo sviluppo di un linguaggio formale specificamente inerente alla tessitura:<br />

l‟intrinseca struttura a griglia del tessuto, creata dall‟intreccio di trama e ordito, trovava<br />

risalto nelle pressoché infinite possibilità formali del motivo a scacchiera, ottenendo una<br />

forma visiva non più di mera decorazione superficiale, ma di diretta derivazione dai<br />

propri mezzi costitutivi.<br />

Nelle sue lezioni sul colore Klee analizzava le possibili relazioni cromatiche a partire da<br />

una loro organizzazione sempre all‟interno del modulo della griglia: l‟utilizzo della<br />

struttura stratificata serviva da base per esperimenti sulle gradazioni dei toni, per<br />

verificare i meccanismi di recessione e movimento nello spazio. È un buon esempio di<br />

ricezione delle sue teorie l‟arazzo tessuto da Benita Otte nel 1923, in cui le combinazioni<br />

di quadrati e rettangoli di diversa tessitura creano un equilibrio dinamico, fondato sul<br />

gioco dei pesi e delle trasparenze cromatiche. (Fig. 1)<br />

Nelle sue lezioni al Bauhaus Klee dedicò sempre una grande attenzione alle leggi<br />

relative alla superficie del quadro; le sue esercitazioni di planimetria e stereometria<br />

38 Anni Albers in Neil Welliwer, A conversation with Anni Albers, “Craft Horizons” Luglio-agosto 1967<br />

cit. in Nicholas Fox Weber e Pandora Tabatai Asbaghi (a cura di), Anni Albers, (Catalogo della mostra),<br />

The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, 1999 pag. 30<br />

39 Anni Albers in Ibidem<br />

47


servivano a evidenziare la necessità di conferire un fondamento logico a ogni intervento<br />

sulla superficie. E sono proprio questi insegnamenti che Anni Albers applica ai suoi<br />

tessuti in quegli stessi anni: in un arazzo in seta, cotone e acetato del 1925 (Fig. 3) il<br />

modulo compositivo a bande orizzontali viene suddiviso in estensioni diverse mentre la<br />

sua frammentazione in misure via via più ridotte crea, dall‟unità originale, moduli più<br />

piccoli che nella loro moltiplicazione e ripetizione sembrano contraddire l‟assunto<br />

orizzontale di partenza con un andamento perpendicolare lungo la verticale. I movimenti<br />

dovuti alla dilatazione e concentrazione di misura e peso imprimono alla costruzione un<br />

ritmo che genera un tipo di mobilità “dinamica”: da una “statica centrata sull‟equilibrio<br />

si sviluppa l‟assetto plurimotorio” 40 .<br />

Un arazzo del 1924 (Fig. 4) e un altro del 1925 (Fig. 5) risentono degli insegnamenti di<br />

Klee sulle proprietà dei mezzi formali di misura, peso e qualità, rispettivamente riferiti<br />

alla linea, al chiaroscuro e al colore. Nel primo la Albers ottiene una composizione<br />

giocando con le variazioni di valore del colore e con le sottili tensioni che le differenze<br />

di misura della linea generano sulla superficie. La sottile linea di un bruno più scuro<br />

taglia a metà la superficie della composizione dividendola in due parti speculari; a<br />

partire dal centro la linea cambia misura fino a divenire un campo omogeneo di colore<br />

che muta valore nello schiarirsi della tonalità. Le bande giustapposte, o meglio i campi<br />

di colore di peso diverso, sembrano generare un moto lento verso i margini esterni, ma<br />

proprio qui la griglia del tessuto, in un alternarsi serrato di sottili linee nere e linee<br />

chiare, sembra rimandare indietro il movimento fino al campo centrale di massima<br />

luminosità, tagliato in due dalla linea scura, l‟elemento di tensione da cui tutto sembra<br />

40 Paul Klee, Teoria della forma e figurazione, Feltrinelli, Milano, 1976<br />

48


avere origine. L‟equilibrio che ne deriva sembra stabilizzarsi nelle sottili bande verticali<br />

che, tessute come quelle dei margini, si intersecano perpendicolarmente alla linea<br />

centrale bloccandone il movimento.<br />

Nell‟arazzo del 1925 la struttura si organizza, invece, sulle differenze di peso e qualità<br />

dei valori cromatici, realizzando una composizione che è sì in equilibrio, ma è pervasa<br />

da una tensione di movimento. Lo stesso Klee, in una delle sue lezioni, chiarisce meglio<br />

la questione: “Su una base statica di ferme misure simmetriche si compie un movimento<br />

nell‟ambito cromatico e chiaroscurale [...] all‟inerzia del campo della misura fa riscontro<br />

l‟intensità di movimento nel campo del colore” 41 .<br />

Se per molte delle tessitrici del laboratorio del Bauhaus l‟insegnamento di Paul Klee fu<br />

un importante riferimento visivo per le proprie composizioni, per la Albers fu anche un<br />

impareggiabile fonte d‟apprendimento e di riflessione per ciò che riguardava la struttura<br />

della composizione nel suo processo formativo, per esplorarne i principi generativi<br />

sottesi ai mezzi d‟espressione. Solo così poté procedere allo sviluppo coerente di un<br />

personale linguaggio di segni visivi.<br />

“Penso di dovere molto nelle mie considerazioni sui problemi formali a Klee” 42 dichiarò<br />

Anni Albers tempo dopo, sottolineando l‟importanza del pittore come fonte per le sue<br />

prime investigazioni su un linguaggio di forme non oggettive e le possibili applicazioni a<br />

quello specifico della tessitura.<br />

I primi tessuti del Bauhaus vennero prodotti in circostanze straordinariamente<br />

favorevoli: un‟atmosfera che incoraggiava l‟esplorazione personale, l‟impegno e la<br />

41 Ivi pag. 235<br />

42 Anni Albers in Neil Welliwer, op. cit. in Nicholas Fox Weber e Pandora Tabatai Asbaghi, op. cit. pag.<br />

30<br />

49


guida di Gunta Stölzl e soprattutto l‟insegnamento artistico di un gruppo di docenti mai<br />

più riuniti sotto lo stesso tetto.<br />

Come ebbe a ricordare la Stölzl: “Il periodo del Bauhaus fu, per tutte noi, come una<br />

stanza di tesori inalienabili, specialmente il periodo di Weimar, quando ci si poteva<br />

dedicare pienamente al proprio lavoro senza nessun programma prestabilito” 43 .<br />

3.3 Arte e tecnica: una nuova unità. De Stijl e il Costruttivismo al<br />

Bauhaus<br />

Le dimissioni di Itten nel 1923 aprirono lentamente la strada a un nuovo<br />

indirizzo pedagogico basato non più sulla centralità del singolo individuo, ma sulla<br />

creazione di nuovi prodotti più in linea con le esigenze dell‟industria. Determinante in<br />

tal senso fu l‟assunzione di László Moholy-Nagy come nuovo direttore del corso<br />

propedeutico e del laboratorio del metallo, anche se ben presto, grazie al suo entusiasmo<br />

e al suo slancio innovatore, egli finì per esercitare una grande e positiva influenza su<br />

tutto il Bauhaus. Attraverso di lui le idee costruttiviste penetrarono nell‟istituto,<br />

preparandolo ad affrontare l‟inevitabile svolta verso la collaborazione con l‟industria;<br />

pretendeva, infatti, che il problema del rapporto con la macchina venisse discusso e<br />

affrontato in modo consapevole perché questo, ormai, doveva essere alla base di ogni<br />

processo creativo e progettuale. “Il design ha molti aspetti”, scrisse Moholy-Nagy. “È<br />

43 “The Bauhaus period was, for all of us, like a chamber of inalienable treasures, especially the Weimar<br />

period, when one could devote oneself fully to one‟s work without any sort of calculation”. Gunta Stölzl<br />

in Monika Stadler e Yael Aloni, Gunta Stölzl: Bauhaus master, Museum of Modern Art, New York, 2009<br />

pag. 13<br />

50


un‟organizzazione dei materiali che procede nel modo più produttivo ed economico,<br />

nell‟armonico equilibrio di tutti gli elementi necessari per una certa funzione. Non è<br />

questione di facciata, di semplice apparenza esterna; al contrario è l‟elemento costitutivo<br />

di prodotti e istituzioni, penetrante e comprensivo.[...] È l‟integrazione di esigenze<br />

tecnologiche, sociali ed economiche, di necessità biologiche e degli effetti psicofisici di<br />

materiali, forma, colore, volume e spazio: riflessione sui sistemi di relazione” 44 .<br />

Al suo arrivo al Bauhaus Moholy-Nagy si stupì di trovare un approccio al fare artistico<br />

che lui riteneva ancora troppo legato all‟espressione personale e soggettiva, in un<br />

attardarsi di “romanticismo e naturalismo” 45 , il suo apporto fondamentale fu dunque<br />

quello di introdurre al Bauhaus una mentalità specificamente analitica e l‟esigenza di<br />

trasferire i procedimenti dell‟arte sul piano di un‟esattezza prossima al lavoro<br />

scientifico. L‟epurazione netta dei contenuti espressivi e simbolici dall‟arte giocava in<br />

favore di un‟operazione condotta sul piano che Filiberto Menna definisce “sintattico” 46 :<br />

riformare la pittura partendo dagli elementi costitutivi di superficie e colore, eliminando<br />

ogni forma di prospettiva tradizionale e riducendo il linguaggio a forme geometriche<br />

semplici, campi di colore omogenei, uniti e piatti, con accostamenti dai margini netti.<br />

Le stesse premesse si ritrovavano nelle teorie e nella prassi artistica di Josef Albers che,<br />

divenuto dopo la partenza di Itten titolare del corso propedeutico insieme con Moholy-<br />

Nagy, contribuì con questi al rinnovamento su basi analitiche della didattica del<br />

44 László Moholy-Nagy cit. in Sigrid Wortman Weltge, op. cit. pag. 113<br />

45 László Moholy-Nagy in Filiberto Menna, La linea analitica dell’arte moderna, Einaudi, Torino, 2001<br />

pag. 77<br />

46 Ivi pag. 78<br />

51


Bauhaus. Albers non era interessato agli aspetti psicologici e sentimentali della ricezione<br />

dell‟arte ma all‟oggettività della forma e dei suoi elementi costitutivi. La preminenza<br />

dell‟assoluta fisicità della superficie pittorica riduceva la questione agli elementi formali,<br />

ora i soli in piena autonomia, recidendo ogni associazione tra forme e colori e situazione<br />

interna tanto dell‟artista quanto dello spettatore.<br />

L‟indagine sul linguaggio plastico si arricchì in quegli stessi anni delle riflessioni dei<br />

neoplastici olandesi riuniti attorno alla rivista De Stijl, fondata da Theo van Doesburg.<br />

Questi nel 1921 si era trasferito a Weimar sperando in un incarico come docente al<br />

Bauhaus; un anno dopo aprì nella stessa città un corso per conto proprio sul De Stijl<br />

rivolto ai giovani artisti.<br />

Il Neoplasticismo non era interessato tanto alla genesi quanto alla struttura linguistica<br />

dell‟arte; la volontà era quella di agire sull‟ambiente e nell‟arte attraverso il linguaggio e<br />

per questo occorreva una revisione analitica dei propri mezzi specifici. L‟astrattismo<br />

venne inteso come un sistema dell‟arte costituito da unità costanti di base e da regole<br />

grammaticali e sintattiche rigorose che ne rendevano possibile il funzionamento in<br />

contesti diversi. Volendo ridurre l‟infinita varietà della realtà fenomenica a elementi<br />

limitati e invariabili, l‟opera d‟arte, venne ricondotta su un piano di criteri oggettivi,<br />

risolvendola nella struttura, intesa come organizzazione degli elementi basata sulla<br />

sintassi. L‟individuazione delle unità elementari e la loro articolazione si fondava su un<br />

criterio linguistico innanzitutto di ordine paradigmatico, nell‟adozione della linea retta e<br />

dei colori primari quali unità elementari, escludendo categoricamente qualsiasi altro tipo<br />

di linea o combinazione di colori, e successivamente sintagmatico nell‟articolazione<br />

delle linee sul piano della superficie.<br />

52


Si trasferiva così nell‟arte l‟ideale di una lingua oggettiva e soprattutto universale.<br />

Proprio questo concetto fu fonte di approfondita riflessione per Anni Albers, la quale,<br />

anche senza elaborare con metodo altrettanto rigoroso delle invariabili di base, intese<br />

tuttavia la propria arte come una forma linguistica, un discorso aperto articolato<br />

attraverso i fili, le trame e i colori. (Fig. 6)<br />

I membri del Bauhaus abbracciarono questo universalismo come la soluzione per i<br />

problemi connessi alla meccanizzazione e al suo rapporto con la produzione artistica. Se<br />

le forme universali, elementari, geometriche dell‟astrattismo potevano essere adottate<br />

nell‟arte moderna e se queste forme potevano essere riprodotte attraverso processi<br />

manuali quanto meccanici, allora il legame cruciale tra prodotto e processo poteva dirsi<br />

salvaguardato. Sotto la spinta del Costruttivismo e l‟influenza del De Stijl il Bauhaus,<br />

ora, poteva dirsi pronto a rispondere alla chiamata internazionale per un‟arte nuova e<br />

universale, in cui le forme non oggettive e senza tempo, estranee alle questioni<br />

psicologiche ed emotive del soggetto, risolvevano senza conflitti il rapporto con la<br />

macchina, adattandosi al design industriale, tanto che Gropius sul finire del 1923 poteva<br />

dichiarare il nuovo motto “Arte e industria, la nuova unione” 47 .<br />

Nel 1922 a Weimar si tenne un incontro Dada-costruttivista dove Van Doesburg,<br />

Moholy-Nagy e El Lissitzky unirono le forze nel proclamare i principi dell‟arte<br />

universale; contemporaneamente a Berlino venne allestita la Prima mostra di arte russa,<br />

alla galleria von Demian che ottenne un‟ampia risonanza e partecipazione di pubblico.<br />

47 Walter Gropius in Virginia Gardner Troy, Anni Albers and ancient American textiles: from Bauhaus to<br />

Black Mountain, Ashgate Publishing, Aldershot, 2002 pag. 98<br />

53


Queste iniziative contribuirono a diffondere e precisare i principi espressivi della<br />

contemporanea ricerca costruttivista dell‟arte russa, basata sull‟implementazione dei<br />

materiali utilizzati, sulla costruzione e sull‟utilizzo delle nuove tecnologie per realizzare<br />

oggetti non più per un‟élite ma per le masse.<br />

Il Costruttivismo fornì al Bauhaus un‟ideologia favorevole alla meccanizzazione e un<br />

linguaggio astratto, antipittorico che rinforzò ciò che la scuola aveva già appreso dai<br />

principi del De Stijl; introdusse inoltre il concetto di artista come tecnico, confermando<br />

l‟iniziale visione di Gropius, espressa nel manifesto del Bauhaus, dell‟artista come<br />

artigiano potenziato.<br />

La stessa idea veniva sostenuta nel 1923 da Nikolaj Tarabukin nel suo libro Dal<br />

cavalletto alla macchina in cui auspicava l‟avvento di forme e contenuti nuovi sotto il<br />

nome di “artigianato produttivista”, attraverso il quale “Collegare l‟arte al lavoro, il<br />

lavoro alla produzione e la produzione alla vita quotidiana” 48 , poiché l‟artista era<br />

innanzitutto colui capace di mettere in forma un materiale, una competenza che andava<br />

condivisa con la società intera per partecipare in prima persona alla trasformazione del<br />

lavoro. Aggiungeva Tarabukin: “Una tale arte è realmente in grado di cambiare la vita,<br />

in quanto trasforma il lavoro, fondamento della vita, rendendolo disciplinato, creativo e<br />

gioioso” 49 . Questa visione dell‟arte apriva la strada alla “cultura dei materiali” come<br />

Tatlin aveva sostenuto qualche anno addietro 50 , considerando la “fattura”, intesa come la<br />

relazione tra le qualità intrinseche dei materiali, compresi quelli industriali, e la loro<br />

48 Nikolaj Tarabukin, Dal cavalletto alla macchina, in Denys Riout, op. cit. pag. 54<br />

49 Ibidem<br />

50 Ivi pag. 144<br />

54


articolazione nella struttura, potesse essere considerata un elemento plastico a tutti gli<br />

effetti. La riflessione sui materiali portò a sottolinearne l‟importanza in quanto ora<br />

dovevano essere questi a dettare la forma all‟artista e non il contrario; di conseguenza<br />

era il materiale a “determinare l‟organizzazione costruttiva dell‟oggetto” 51 .<br />

A questo punto vale la pena citare un articolo del 1924 dal titolo Bauhaus Weimar in cui<br />

Anni Albers chiarisce il valore del materiale per la tessitura: “La tessitura è un mestiere<br />

antico”, afferma la Albers, “la meccanizzazione non l‟ha modificato sostanzialmente, ma<br />

ha prodotto un distacco tecnico fra tessitore e materiale utilizzato. Una volta il rapporto<br />

del tessitore con il telaio e il materiale era molto stretto e questo si rifletteva nella<br />

produzione. [...] Oggigiorno invece il tessitore ha un rapporto impersonale e<br />

programmato in anticipo con il telaio. [...] Il disegnatore svolge il lavoro propriamente<br />

creativo stando al di fuori del mestiere, egli concepisce materiale e tecnica in modo del<br />

tutto intellettuale. [...] La qualità è più nel materiale e meno nelle capacità materiali; il<br />

Bauhaus tenta di ristabilire il contatto completo con la materia”. E aggiunge poi: “ Il<br />

lavoro deve oggi svolgersi in maniera sperimentale: abbiamo troppo tralasciato la<br />

conoscenza del materiale viva nei tempi passati. Dobbiamo oggi ricercare questa<br />

conoscenza e solo il lavoro a mano, con il suo lento procedimento, permette ogni tipo di<br />

esperimento, permette una completa creazione formale, tecnica e materiale. Solo così<br />

potremo comprendere l‟industria come „artigianato meccanico‟, potremo lavorare per<br />

l‟industria in quanto ne avremo capito la sostanza” 52 .<br />

51 Nikolaj Tarabukin, Per una teoria della pittura, Officina, Roma 1979 in Ivi pag. 145<br />

52 Anni Albers in Junge Menschen, “Bauhaus Weimar”, annoV, numero 8, novembre 1924, Amburgo, in<br />

Franco Panzini (a cura di), La tessitura del Bauhaus1919-1933 nelle collezioni della Repubblica<br />

Democratica Tedesca (catalogo della mostra), Cataloghi Marsilio, Venezia, 1985 pag. 42<br />

55


Anni Albers ritornò su queste stesse posizioni anche successivamente nei suoi scritti,<br />

affermando quanto il materiale stesso sia ricco di suggerimenti circa il suo possibile<br />

utilizzo se ci si accosta ad esso con sensibilità e in modo ricettivo, assecondando le sue<br />

caratteristiche e la necessità di utilità degli oggetti prodotti. 53<br />

Nel 1925 il Bauhaus si trasferì nella città industriale di Dessau, nei nuovi edifici<br />

disegnati da Gropius. Qui, nel laboratorio di tessitura il lavoro al telaio orizzontale, la<br />

tecnica della lavorazione e la particolarità del materiale ebbero un‟influenza sempre più<br />

grande sulla progettazione, i cui elementi base -armatura, colore, materiale e possibilità<br />

del tessuto- furono analizzati in tutta la loro complessità.<br />

Poco prima del trasferimento George Muche aveva acquistato dei telai Jacquard, in<br />

accordo con la svolta verso la meccanizzazione intrapresa dalla scuola.<br />

Grazie a questi telai semi-meccanici le tessitrici potevano articolare i fili dell‟ordito<br />

secondo composizioni precedentemente realizzate su apposite schede perforate capaci di<br />

realizzare linee estremamente precise.<br />

I tessuti a macchina si rivelarono una sfida inaspettata per le studentesse di Dessau; se<br />

era vero che i tessuti stavano diventando parte integrante dell‟edificio moderno, allora<br />

anche il ruolo del designer doveva cambiare. Si dovevano prendere in considerazione<br />

criteri diversi dall‟espressione personale e artistica: ricerche sull‟utilizzazione finale del<br />

tessuto, riesame delle applicazioni tradizionali e produzione di campionari da cui poter<br />

scegliere il tessuto più adatto.<br />

Le tessitrici sperimentarono la struttura come elemento principale, valorizzando le<br />

caratteristiche del tessuto stesso, giocando abilmente con tutte le sue proprietà. Si<br />

53 Anni Albers in Isabelle Anscombe, op. cit. pag. 137<br />

56


sperimentarono materiali originali come rafia, fibra di tiglio, cellophane e si testarono le<br />

caratteristiche tecniche: resistenza all‟uso e durata, flessibilità, trasparenza o meno alla<br />

luce, elasticità, resistenza del colore venivano accordate sistematicamente all‟utilizzo<br />

finale del tessuto.<br />

Durante il periodo di Dessau i tessuti realizzati, oltre a rispondere ai criteri della<br />

produzione industriale, condividevano tutti un‟enfasi sulla struttura e la costruzione più<br />

che sul colore o sui motivi superficiali. Il colore, invero, veniva usato per sottolineare la<br />

costruzione, mentre la struttura emergeva tramite i motivi creati dall‟intreccio di fili di<br />

diversi materiali e quindi di diversi spessori e consistenze; gli elementi strutturali<br />

venivano dunque selezionati non perché potessero enfatizzare un disegno precostituito,<br />

ma come fattore determinante di per sé.<br />

Nel 1926 Gunta Stölzl divenne maestra artigiana del laboratorio e un anno dopo, alla<br />

partenza di Muche riunì sotto di se la direzione generale della tessitoria. Tramite il suo<br />

insegnamento appassionato Anni Albers risolse molti problemi di tecnica,<br />

approfondendo ulteriormente il rapporto tra produzione e creazione; ulteriori conoscenze<br />

dei metodi industriali portarono a nuovi esperimenti con le stoffe, mentre l‟accento fu<br />

posto sulla funzione e sull‟uso dei tessuti.<br />

Nonostante la crescente meccanizzazione, ogni prototipo non veniva semplicemente<br />

disegnato, ma tessuto prima sul telaio a mano, ed è da questa pratica che le stoffe del<br />

Bauhaus derivavano la loro qualità unica, perché tramite la sperimentazione manuale<br />

57


ogni tessuto era frutto di una lenta maturazione “fra le mani” della sua produttrice, che<br />

in questo modo poteva verificare contestualmente la qualità del design 54 .<br />

Anche Otti Berger vedeva nel telaio manuale lo strumento indispensabile per lo sviluppo<br />

dei prototipi poiché nessun disegno su carta avrebbe potuto sostituire un campione<br />

realizzato a telaio nel comunicare le caratteristiche di un tessuto, specialmente gli effetti<br />

di filati inusuali.<br />

Ferma restando questa sua ammirazione la Berger temeva che la libertà illimitata offerta<br />

dal telaio manuale avrebbe potuto portare facilmente a una perdita di disciplina e al<br />

dilettantismo. La struttura, infatti, a suo parere, era determinante per il carattere di un<br />

tessuto, unitamente alle infinite combinazioni di colore, alla composizione e alla<br />

relazione tra i fili.<br />

Durante questi anni la Albers fu molto vicina alla Berger; oltre a condividere un intenso<br />

interesse per tutti i tessuti storici, etnici e contemporanei, erano entrambe dell‟opinione<br />

che il designer moderno dovesse avere dimestichezza tanto con le possibilità quanto con<br />

le limitazioni di ogni tipo di telaio, per essere in grado di sviluppare tessuti dalle qualità<br />

sia visibili che tattili. Nessuna delle due era troppo sentimentale a proposito della<br />

tessitura a mano e la Albers in particolare salutò come “una fortuna” 55 la precisione del<br />

telaio meccanico.<br />

54 Gunta Stölzl ebbe più volte a sottolineare che dei tessuti si predisponevano campioni al telaio a mano<br />

“Poiché solo il lavoro con il telaio manuale permette di sviluppare un‟idea, passando da un esperimento<br />

all‟altro, fino a che le idee stesse non si siano sufficientemente maturate e chiarite. Solo a questo punto il<br />

modello può essere inoltrato all‟industria per la produzione in serie”. Gunta Stölzl in Offset, buch und<br />

werbekunst, Quaderno n. 7, 1926, in Franco Panzini op. cit. pag. 44<br />

55 Anni Albers, “Conversations with Artists,” ACC (American Craftsmen’s Council) Forum, July-August,<br />

1961, in Sigrid Wortmann Weltge op.cit. Pag. 114<br />

58


Da Otti Berger la Albers apprese una particolare sensibilità nei confronti delle qualità<br />

tattili dei filati e delle loro più diverse possibilità combinatorie; focalizzò ancora di più<br />

la propria ricerca sulle armature poiché era la trama strutturale a determinare il carattere<br />

alla stoffa, conferendo alle superfici un aspetto specifico. (Fig. 7)<br />

Mentre negli stessi anni la maggior parte delle sue colleghe, come la Stölzl, rimase<br />

legata a un uso ancora emotivo del colore e a composizioni articolate principalmente sul<br />

piano cromatico, se pur realizzate su armature più complesse e con filati misti (Fig. 8) la<br />

Albers concentrò il proprio lavoro principalmente nella realizzazione di tessuti strutturali<br />

in cui l‟interesse visivo e tattile erano resi quasi esclusivamente dalla costruzione e dalle<br />

proprietà dei filati. (Figg. 10, 11, 12, 13) Emblematico di quel periodo resta il tessuto per<br />

tende da lei realizzato nel 1928, per la Federazione dei sindacati a Bernau, realizzato in<br />

ciniglia e cellophane con caratteristiche fisiche particolari (proprietà riflettenti,<br />

isolamento acustico, assorbimento del calore). Quella stoffa assommava in sé tutti i<br />

caratteri che, anche in architettura, venivano in quel momento ritenuti prioritari:<br />

enfatizzazione tecnologica, novità dei materiali, sobrio rigore formale, tanto che le valse<br />

per il conseguimento del diploma.<br />

La ricerca sui tessuti strutturali destinati alla produzione industriale fu per la Albers di<br />

fondamentale importanza per lo sviluppo dei suoi tessuti artistici degli anni a venire.<br />

Anziché impoverire la prassi artistica, la progressiva epurazione di ogni elemento<br />

decorativo ed emotivamente espressivo dalle sue composizioni, le diede modo di<br />

ricondurre la riflessione sugli elementi plastici di base, irriducibili a ogni costruzione e<br />

fondare su questi la propria estetica. L‟approfondita conoscenza degli strumenti della<br />

propria arte le permise di articolare una semantica degli elementi formali a sua<br />

59


disposizione nella tensione verso una comunicazione universale che, evidentemente,<br />

poteva costruirsi solo sugli elementi costitutivi del mezzo artistico da lei usato, il tessuto,<br />

appunto.<br />

3.4 La ricerca della qualità<br />

Guardando oltre i risultati pratici ottenuti, che pure furono notevoli e duraturi, il<br />

Bauhaus ebbe il pregio di assimilare in sé e rappresentare attraverso lo sviluppo delle<br />

proprie vicende, le tendenze artistiche contemporanee e soprattutto quel passaggio<br />

culturale, prima ancora che artistico, da una prassi manuale a una meccanizzata. Come si<br />

è visto nel paragrafo precedente il progressivo abbraccio della tecnologia da parte degli<br />

artisti fu supportato da ampi dibattiti vertenti soprattutto sulla riappropriazione del<br />

contatto con il materiale e sulle capacità costruttive di questo. Una volta riportata la<br />

discussione sui mezzi formali della prassi artistica l‟apertura verso la meccanizzazione<br />

non sembrava ai più problematica: aveva anzi condotto a una riflessione ancora più<br />

ampia sulle finalità artistiche, venuta ormai meno quella narrativa e rappresentativa,<br />

nella ricerca di un linguaggio universale.<br />

Giulio Carlo Argan, nei suoi scritti sul Bauhaus, salutava nei fondamenti dell‟istituto la<br />

nascita di un “umanesimo tecnico” che accettò la sfida, anche e soprattutto, intellettuale<br />

che la tecnica proponeva 56 . Il compito dell‟artista era allora quello di una progettazione<br />

integrale dell‟oggetto in funzione della sua produzione meccanica, che diventava in<br />

questo modo processo espressivo. Attraverso l‟atto creativo preliminare e la successiva<br />

realizzazione industriale, l‟intenzione originale dell‟artista si moltiplicava nel numero<br />

56 Giulio Carlo Argan, Progetto e oggetto, Medusa, Milano, 2003<br />

60


degli oggetti prodotti raggiungendo altrettanti spettatori-utilizzatori, veicolando idee<br />

artistiche originali, la cui integrità era garantita proprio dall‟esattezza del processo<br />

meccanico.<br />

Secondo Argan, quando ci si interroga sulla situazione e sulle finalità dell‟arte<br />

all‟interno della società contemporanea e il discorso cade sui mezzi di produzione e sulla<br />

tecnica, è lecito chiedersi se tali mezzi creativi corrispondano alle richieste della società.<br />

La questione inerente la tecnica e i mezzi di produzione nella critica artistica, dalla metà<br />

dell‟Ottocento in poi, si era incentrata sul rapporto oppositivo di artigianato e industria,<br />

con riferimento quasi esclusivo alle arti applicate. La riflessione di Argan si indirizza<br />

verso il superamento di tale rapporto a causa dell‟impossibilità di stabilire un confine fra<br />

un‟arte “pura” e un‟arte “applicata” soprattutto relativamente ai metodi realizzativi.<br />

Infatti, se la distinzione delle arti per categorie si fonda su “differenze di tecnica e non di<br />

visione” 57 , su quali basi si può giustificare un‟esclusione a priori della possibilità per le<br />

tecniche artistiche, di svilupparsi secondo il progresso della tecnica in generale? 58 La<br />

risposta che il critico fornisce è l‟esempio del Bauhaus come “Il più serio tentativo di<br />

sviluppare la produzione artistica attraverso i processi industriali [che] ha distrutto ogni<br />

barriera tecnicistica tra le arti e ha potenziato il „disegno‟ o progetto, come pura<br />

ideazione formale” 59 .<br />

L‟articolo da cui è tratta questa riflessione è del 1949 ed è in qualche modo parallelo al<br />

dibattito, condotto attraverso una serie di scritti, dalla Albers in quegli stessi anni, come<br />

57 Ivi pag.34<br />

58 Ibidem<br />

59 Ibidem<br />

61


si è visto nel capitolo 2, sulle finalità semantiche dell‟arte e, specificatamente, di quella<br />

tessile e sulla necessità di evitare una categorizzazione delle arti in base alla tecnica ma<br />

operare, semmai, delle distinzioni motivate sulle intenzioni e le finalità espressive<br />

dell‟artista.<br />

La visione artistica di Anni Albers sembra abbracciare come fonte la cultura come<br />

totalità di esperienze spogliate da possibili riferimenti spaziali e temporali, e per questo i<br />

mezzi espressivi si fanno mezzi linguistici, come meglio si chiarirà successivamente, per<br />

una comunicazione aperta e universale.<br />

L‟analogia con le riflessioni sull‟arte di Paul Klee, suo mentore per diversi anni, è<br />

evidente: per il pittore il fare artistico investe tutta la dimensione dell‟essere e l‟oggetto<br />

artistico contiene una somma dell‟intera esperienza umana.<br />

Il filo conduttore della teoria di Klee è la ricerca della qualità, che si realizza appunto nel<br />

fare artistico e nell‟opera d‟arte, e i cui valori si estrapolano dall‟esperienza, dalla<br />

quantità dei fenomeni che riempiono l‟universo, attraverso il filtro della coscienza.<br />

Lo sviluppo della tecnica fa parte dell‟esperienza umana e come tale non va osteggiato;<br />

al contrario, la tecnica va sviluppata ulteriormente in una “più sottile e penetrante, che<br />

sia insieme fare e conoscere, operazione manuale nella materia e operazione mentale,<br />

ideazione” 60 .<br />

Klee condivideva il programma del Bauhaus di ricondurre la produzione, che l‟industria<br />

fin‟ora aveva sviluppato solo in senso quantitativo, verso i valori della qualità, perché<br />

questa via avrebbe permesso di salvare l‟autonomia e la creatività, la libertà di<br />

un‟esistenza autentica per gli individui della società di massa. Tuttavia l‟istituto d‟arte,<br />

60 Paul Klee, op. cit. pag. XV<br />

62


secondo Argan, si dimostrò incerto nell‟individuare con precisione i valori nei quali si<br />

potesse esplicare la qualità: nel periodo di Weimar, la cosiddetta fase espressionista del<br />

Bauhaus, si rielaboravano temi e processi dell‟artigianato tradizionale in forme visive<br />

applicabili alla produzione industriale. Nella fase seguente, a Dessau, si ricercava la<br />

qualità in una razionalità matematica della forma, sotto l‟esempio soprattutto del<br />

Neoplasticismo olandese 61 .<br />

Paul Klee, dal canto suo, provò a trasformare il “culto della razionalità nel culto della<br />

coscienza, conducendo in primo piano il valore dell‟esperienza vissuta” 62 e il concetto di<br />

società nel suo insieme, “ricondotta alla sua fondamentale condizione etica, dalla quale<br />

tutte le contraddizioni storiche siano escluse, ad un suo stato profondo e remoto, di pre-<br />

storia o di mito” 63 .<br />

61 Cfr. Giulio Carlo Argan, ibidem<br />

62 Giulio Carlo Argan, op. cit. pag.142<br />

63 Giulio Carlo Argan, ibidem<br />

63


4. Riconciliare produzione ed espressione: il modello della tessitura<br />

andina<br />

Il confronto diretto con le teorie artistiche contemporanee, nonché<br />

l‟insegnamento di pittori come Kandinsky, Klee, Moholy-Nagy furono per Anni Albers<br />

e le sue colleghe del Bauhaus una fonte di impareggiabile valore per lo sviluppo del<br />

proprio fare artistico. Tuttavia si è visto come l‟insegnamento tecnico della tessitura<br />

fosse stato poco curato nella programmazione didattica e le studentesse dovettero<br />

affrontare ogni aspetto tecnico con la pazienza e la creatività della sperimentazione<br />

personale. Anche quando negli ultimi anni, grazie alla guida di Gunta Stölzl e ai risultati<br />

conseguiti dalla stessa Albers (che di fatto assunse la direzione del laboratorio nel 1931<br />

in seguito alle dimissioni della collega) le tecniche di tessitura, sui telai meccanici e<br />

manuali, erano ormai del tutto padroneggiate, le studentesse guardarono oltre i modelli<br />

europei tradizionali per migliorare e approfondire le proprie conoscenze sulla<br />

costruzione del tessuto.<br />

Già nei tappeti di William Morris, uno dei primi designer, nella seconda metà del secolo<br />

precedente ad aver cercato ispirazione per i proprio tessuti in culture al di fuori<br />

dell‟Europa, si scorgeva chiaramente il debito nei confronti delle tecniche esecutive e<br />

dei motivi decorativi dei tappeti persiani tipici di Turchia e Iran.<br />

Successivamente, la crescente stilizzazione delle forme negli anni dello Jugendstil portò<br />

anche in Germania alla realizzazione di tessuti caratterizzati da un linguaggio visivo di<br />

forme sempre meno naturalistiche, in cui la progressiva astrazione suggeriva le forme<br />

vegetali della natura senza tuttavia rappresentarle illusionisticamente. I riferimenti più<br />

64


immediati per questo tipo di decorazione erano non solo le forme piatte e sintetiche<br />

tipiche delle stampe giapponesi, ma anche le astrazioni grafiche della decorazione<br />

islamica. Questo conferma da un lato la tendenza per molti artisti e designer all‟utilizzo<br />

di fonti alternative a quelle tradizionali europee per la propria arte, dall‟altro che le<br />

novità in questo settore venivano promosse su larga scala proprio attraverso i tessuti. La<br />

modernità di queste realizzazioni consisteva nell‟utilizzo dei mezzi (colore e filati) per<br />

comporre strutture non più dall‟aspetto rappresentativo e pittorico, ma basate<br />

dichiaratamente sulle possibilità espressive degli stessi. Tuttavia si trattava ancora di<br />

composizioni realizzate con motivi risolti esclusivamente sulla superficie del tessuto,<br />

ripresi dai cartoni come nella tradizione, senza un coinvolgimento della struttura<br />

soggiacente.<br />

Le novità apportate in questo senso dal laboratorio tessile del Bauhaus furono due e<br />

riguardarono le fonti di riferimento e l‟elaborazione delle possibilità applicative.<br />

Innanzitutto ci si rivolse, per la prima volta, ai tessuti precolombiani, esplorando una<br />

cultura tessile estremamente ricca e raffinata e, cosa ancora più importante, se ne<br />

esplorarono soprattutto gli aspetti della tecnica realizzativa per trovare forme di<br />

costruzione da rielaborare sui tessuti moderni.<br />

Anni Albers si dimostrò particolarmente sensibile e ricettiva nel confronto con le<br />

complesse realizzazioni tessili andine e, assieme ad alcune sue colleghe al Bauhaus,<br />

seppe comprendere e applicare gli aspetti più funzionali di queste antiche tecniche, per<br />

risolvere con successo i problemi legati alla costruzione.<br />

65


4.1 Riegl, Semper, Worringer e l’origine dell’astrazione<br />

In Austria e Germania verso la fine del XIX secolo, Gottfried Semper e Alois<br />

Riegl fecero studi su un gran numero di tessuti, inclusi quelli dell‟Asia, dell‟antica<br />

Grecia e romani, nonché quelli dei paesi islamici del bacino del Mediterraneo, al fine di<br />

individuare le contaminazioni e le transizioni degli stili artistici e delle tecniche tra un<br />

medium e un altro e da un gruppo culturale a un altro.<br />

L‟interesse di Riegl nella decorazione derivava dalla sua esperienza come curatore del<br />

settore tessile all‟Oesterreichische Museum fuer Angewandte Kunst (il Museo austriaco<br />

di Arti Applicate) dal 1885 al 1897, che portò alla stesura del suo Problemi di Stile. In<br />

questo testo lo studioso sosteneva come ogni cultura creasse l‟ornamentazione a partire<br />

da una propria, specifica volontà, al di là di possibili intenti mimetici o rappresentativi,<br />

per cui il disegno decorativo poteva assurgere a fenomeno storico e culturale, di volta in<br />

volta trasformabile a seconda dei luoghi e delle epoche.<br />

La tesi di Riegl si opponeva alla teoria di un determinismo tecnico, indicato come<br />

“materialismo”, elaborata da Gottfried Semper, che collocava l‟origine dell‟arte nella<br />

materia e nella tecnica, piuttosto che in un istinto creativo. Ad esempio nel suo libro del<br />

1879, Lo stile, sosteneva che la tessitura, l‟arte di intrecciare prima i rami, poi la rafia,<br />

fosse il mestiere più antico insieme a quello della ceramica. Ed era proprio il tappeto,<br />

l‟arazzo, l‟oggetto attorno al quale ruotava la sua teoria sulla decorazione, arrivando a<br />

considerare la pittura e la scultura non come rappresentazione della natura ma come<br />

trasposizioni dell‟arte del tessere. Poiché la fibra intrecciata nel tessuto fu la prima<br />

materia usata con finalità costruttive, i motivi lineari e geometrici derivati dagli intrecci<br />

furono allo stesso modo le prime formule decorative, applicate successivamente ad altri<br />

66


media come la ceramica e l‟architettura. Nonostante anche Riegl riconoscesse ai tessuti<br />

un ruolo fondamentale nello sviluppo culturale, egli contestava il fatto che i motivi<br />

geometrici con cui erano decorati traessero origine dal processo tecnico della tessitura,<br />

piuttosto che dal bisogno insito nell‟uomo di organizzare le forme visive in una modalità<br />

decorativa. Sosteneva, dunque, che questi motivi fossero il risultato dei primi tentativi di<br />

espressione artistica, realizzata attraverso principi di astrazione, ritmo e simmetria.<br />

Entrambe queste teorie erano importanti nella riflessione sulla produzione di tessuti al<br />

Bauhaus perché evidenziavano un precedente stilistico e teorico nell‟astrazione<br />

geometrica dei primi tessuti non europei 64 .<br />

Riegl, attraverso i suoi studi dettagliati sugli aspetti formali dei tessuti storici e dei paesi<br />

non europei, fu tra i primi a individuare i tessuti come punto di partenza per lo studio e<br />

la comprensione dei motivi e delle iconografie delle arti decorative 65 .<br />

Bisogna considerare che in ogni caso gli studi di Riegl, come quelli di Semper e di<br />

Owen Jones, con la sua Grammar of Ornament, non prendono in considerazione i tessuti<br />

e le arti delle antiche popolazioni americane, anche se questo è in parte ascrivibile al<br />

fatto che gli studiosi in quegli anni non avevano ancora a disposizione sufficienti esempi<br />

di arte degli antichi imperi americani per poterne fare oggetto di studio.<br />

In ogni caso gli studi di Riegl furono importanti soprattutto per il movimento<br />

espressionista tedesco, alla ricerca di una natura spirituale nell‟arte; gli artisti<br />

64 Il termine “non europeo” è qui usato per descrivere ciò che, nel periodo tra la fine del XIX secolo e la<br />

prima metà del XX, veniva percepito come non facente parte di quella che convenzionalmente veniva<br />

indicata come la tradizione culturale europea. Questo termine, che oggi è indicativo di una visione<br />

eurocentrica della cultura, è tuttavia usato in questa sede per esprimere le differenze che gli europei<br />

dell‟epoca avvertivano fra la loro tradizione e quella di altre culture.<br />

65 Cfr. Virginia Gardner Troy, Anni Albers and ancient American textiles: from Bauhaus to Black<br />

Mountain, Ashgate Publishing, Aldershot, 2002<br />

67


espressionisti, infatti, ritenevano che, nelle condizioni in cui l‟arte “primitiva” 66 era stata<br />

prodotta, il rapporto tra spiritualità e processi produttivi non fosse ancora stato corrotto<br />

dalla “civilizzazione” della società moderna.<br />

Dunque si vede come all‟inizio del XX secolo in Germania si cercasse di affrontare<br />

l‟irrazionalità della società contemporanea attraverso la rivalutazione dell‟artigianato e<br />

soprattutto la ricerca di possibili alternative, avvertite come più autentiche, ai temi e alle<br />

forme tradizionali europei, attraverso il riferimento all‟arte “non europea”.<br />

La base teorica a questi processi era fornita anche dagli scritti di Wilhelm Worringer, in<br />

particolare Astrazione ed empatia, in cui si rifletteva sulle possibilità di ritorno a uno<br />

stadio originario, per l‟umanità, di consapevolezza e conoscenza, per riscoprire la base<br />

spirituale dell‟arte. Il concetto di “primitivismo” venne applicato all‟indagine<br />

sull‟origine delle forme, in rapporto ai concetti di astrazione e di empatia col mondo<br />

circostante. Worringer attribuiva il principio dell‟astrazione a una necessità di<br />

razionalizzazione del caos esperito dall‟uomo, mentre l‟impulso empatico nei confronti<br />

del mondo era alla base di un‟arte naturalistica e imitativa, tramite la quale l‟uomo<br />

poteva darsi una rappresentazione di se stesso e del mondo. Poiché la società<br />

contemporanea si configurava nuovamente come caotica, l‟artista moderno ancora una<br />

volta si volgeva ai principi d‟astrazione.<br />

66 Il termine “primitivo” è problematico nella sua accezione peggiorativa, essendo tradizionalmente usato<br />

per indicare ciò che viene percepito come meno “civilizzato” o sviluppato sul piano culturale, rispetto alla<br />

tradizione di chi opera questa attribuzione semantica. Tuttavia è usato qui per descrivere una categoria<br />

artistica alla quale la maggior parte dell‟arte “non europea” veniva attribuita nel periodo preso in esame.<br />

Con primitivismo dunque si intende l‟attitudine europea nei confronti della cultura altra, e l‟utilizzo che si<br />

fece di quest‟ultima come fonte d‟ispirazione artistica.<br />

68


La somma di queste esperienze e le riflessioni che ne erano alla base si spinsero oltre il<br />

periodo della guerra fino alla formazione del Bauhaus, contribuendo alle successive<br />

indagini sull‟astrazione, l‟espressione e l‟eventuale ruolo dell‟arte “primitiva” nella<br />

società moderna.<br />

4.2 Gli antichi tessuti andini nelle collezioni tedesche<br />

I diversi approcci all‟arte non tradizionalmente europea rappresentavano un<br />

interesse collettivo condiviso da molti artisti e studiosi tedeschi nel periodo precedente<br />

la Prima Guerra Mondiale, interesse che sarebbe poi confluito nell‟esperienza del<br />

Bauhaus.<br />

L‟arte “primitiva” veniva rivalutata per il suo carattere artigianale e il legame che,<br />

presumibilmente, la legava alla società per via del suo valore d‟utilità, ma anche per lo<br />

spiritualismo e l‟autenticità espressi e soprattutto per l‟utilizzo di un linguaggio di forme<br />

universali basate sull‟astrazione geometrica. L‟attenzione dei moderni si focalizzava<br />

particolarmente sui tessuti perché la complessità e ricchezza di esecuzione e utilizzo<br />

offrivano lo spunto ideale per affrontare il discorso sulla riforma delle arti decorative e<br />

le questioni propriamente artistiche avanzate dalle avanguardie. L‟indagine sui tessuti<br />

sollevava questioni inerenti la produzione, come il rapporto tra artigianato e industria e il<br />

ruolo dell‟artista all‟interno della società, ma anche questioni di forma ed espressione,<br />

come quelle inerenti le capacità comunicative di un linguaggio basato su astrazione e<br />

forme ideografiche.<br />

Come si vedrà di seguito, i tessuti andini fornirono al Bauhaus e agli artisti moderni un<br />

modello di riferimento valido per affrontare queste questioni. E ciò fu possibile grazie<br />

69


anche all‟accresciuta disponibilità in Germania di materiale tessile proveniente dalle<br />

ricerche in corso in Perù condotte negli anni immediatamente precedenti il Conflitto<br />

Mondiale.<br />

Si è già discusso precedentemente, nel secondo capitolo, della complessità, ricchezza e<br />

finezza d‟esecuzione raggiunta dai tessuti andini e soprattutto dal valore loro attribuito<br />

dalla società cui appartenevano. Commissionati, prodotti, accumulati, scambiati o<br />

regalati, i tessuti investivano tutte le relazioni sociali, i rapporti col potere e con il sacro,<br />

l‟ordine economico dell‟impero 67 .<br />

La qualità della fattura evidenziava l‟unità fra artigianato, intenzionalità artistiche e<br />

finalità utilitaristiche facendo di queste stoffe non solo un importante riferimento<br />

formale per gli artisti moderni, ma anche e soprattutto un esempio ideologico per una<br />

società in cerca di nuovi modelli di produzione eticamente sostenibile.<br />

La funzione dei tessuti peruviani riconducibile alla scrittura 68 attraverso codici<br />

convenzionali veicolati dalle strutture, dai motivi e dai colori, faceva di queste stoffe<br />

l‟antecedente e il riferimento diretto della possibilità, per gli artisti contemporanei, di<br />

elaborare un linguaggio universale basato sui valori costruttivi della propria arte.<br />

Come già accennato, le collezioni di tessuti andini si andavano incrementando in<br />

Germania proprio negli anni a cavallo della guerra, grazie alle campagne di scavo<br />

condotte in Perù dagli archeologi tedeschi. Già nel 1979 Alphons Stubel e Wilhelm<br />

Reiss avevano scoperto e intrapreso gli scavi della necropoli di Ancòn, registrando i<br />

67 Cfr. Valeria Petrucci (a cura di), Simbolo e tecnica nei tessuti dell’antico Perù, Museo Luigi Pigorini,<br />

catalogo della mostra, De Luca, Roma, 1982<br />

68 Cfr. Victoria de la Jara, Introducciòn al estudio de la escritura de los inkas, INIDE, Lima, 1975<br />

70


isultati in un resoconto in tre volumi dove furono riprodotti e descritti centinaia di<br />

tessuti.<br />

Nel 1907 il Museum fur Volkerkunde di Berlino ospitava nelle sue collezioni ben<br />

quarantacinquemila oggetti provenienti dalla regione andina, di cui quasi ottocento erano<br />

tessuti. La ricchezza quantitativa e qualitativa delle collezioni del museo attiravano, in<br />

quegli anni, molti artisti d‟avanguardia provenienti da tutt‟Europa, tra cui senz‟altro<br />

Klee, Nolde e Macke 69 .<br />

La vastità dei reperti artistici e tessili rinvenuti nei siti peruviani trovava risonanza nelle<br />

diverse pubblicazioni a riguardo. In un articolo del 1910 di Max Shmidt, curatore del<br />

museo, venivano analizzati numerosi tessuti presenti nelle collezioni, ponendo in<br />

evidenza il fatto che i disegni geometrici e le relazioni tra vuoti e pieni nella<br />

composizione delle forme era direttamente correlata alla struttura del tessuto stesso 70 .<br />

Informazioni di questo tipo si sarebbero rivelate di grande importanza per le tessitrici del<br />

Bauhaus e per Anni Albers in primis, le quali se inizialmente presero a prestito da questi<br />

esempi solo i motivi formali, in seguito, con un‟acquisita profonda comprensione delle<br />

relazioni tra disegno e struttura, poterono applicare ai loro lavori anche i principi delle<br />

tecniche costruttive.<br />

Nel 1911 il Museum fur Volkerkunde pubblicò il catalogo delle raccolte: un‟intera<br />

sezione era dedicata alla collezione andina. Vi si poteva apprendere la ricchezza dei<br />

tessuti, distinti per diversità di tecniche, disegni e funzioni. Vi erano arazzi, tessuti<br />

69 Cfr. Virginia Gardner Troy, op. cit. pagg. 39, 40<br />

70 Max Shmidt, “Uber alteperuanische gewebe mit szenenhaften darstellungen” in Baessler Archiv, 1910,<br />

in ivi pag.41<br />

71


dipinti e altri intrecciati con una tecnica che li rendeva simili a merletti; i motivi<br />

decorativi erano moduli astratti ma anche figure naturalistiche tuttavia rese con una<br />

idealizzazione geometrizzante.<br />

Tra le collezioni private è rilevante menzionare quella di arte non europea assemblata da<br />

Nell Walden, la moglie di Herwarth Walden, direttore della galleria e omonima rivista<br />

“Der Sturm”. La collezione, iniziata nel 1914, dieci anni dopo contava trentanove<br />

esemplari di antichi tessuti peruviani, molti dei quali vennero dalla Walden restaurati e<br />

incorniciati, secondo la tradizione occidentale, come opere pittoriche. Gli artisti<br />

dell‟avanguardia espressionista associati alla galleria, tra cui Klee, Kandinsky, Marc,<br />

Macke e più tardi Moholy-Nagy, ebbero modo di vederli molte volte esposti giustapposti<br />

a opere d‟arte contemporanea, e nel 1924 la collezione di tessuti peruviani venne esposta<br />

insieme a trentatré lavori di Moholy-Nagy.<br />

4.3 La scoperta di un modello<br />

Il Bauhaus centrava il suo programma di riforma tanto delle arti quanto<br />

dell‟artista sui metodi produttivi, cercando di ristabilire un rapporto organico fra<br />

materiali, processi e prodotti finali. I tessuti precolombiani rievocavano una società in<br />

cui tale rapporto era ancora vivo e per tale motivo venivano valutati non solo sulla base<br />

delle qualità estetiche e tecniche, ma anche come modello sociale cui guardare per<br />

risolvere l‟esigenza moderna di riconciliare produzione ed espressione.<br />

Anni Albers e gli altri studenti del Bauhaus ebbero modo di conoscere la tessitura andina<br />

non solo attraverso le collezioni, pubbliche e private, sopra citate, ma anche grazie a<br />

72


Itten, che già in quegli anni dimostrava di avere interesse e conoscenza verso tali<br />

prodotti 71 .<br />

Inoltre un‟importante fonte di conoscenza per la Albers furono sicuramente due testi<br />

pubblicati proprio negli anni dei suoi studi: Kunstgeschichte des alten Peru, di Walter<br />

Lehmann, pubblicato nel 1923, e Les tissus indiens du vieux Pérou di Raoul D‟Harcourt,<br />

del 1924 72 .<br />

Il testo di Lehmann si avvaleva di numerose riproduzioni dei tessuti presenti nelle<br />

collezioni tedesche. Il materiale selezionato riguardava soprattutto le tappezzerie del<br />

periodo Tardo Intermedio, caratterizzate da una particolare lavorazione a fessure e da<br />

una decorazione astratta, e le stoffe del periodo Wari e Inca, dai motivi rigorosamente<br />

geometrici. Si potevano inoltre vedere e apprezzare le complesse tecniche con cui erano<br />

realizzate, come le tessiture doppie o le slegature di trama e ordito.<br />

Da questo testo la Albers apprese innanzitutto che i motivi geometrici delle stoffe andine<br />

non riflettevano solo la forma intrinseca al tessuto, ma erano portatori di significati<br />

simbolici collegati al mondo naturale e concettuale degli Inca, costituendo un<br />

vocabolario di segni visivi, in cui le forme della natura venivano stilizzate in un processo<br />

di progressiva astrazione 73 . In secondo luogo ebbe modo di vedere molte delle tecniche<br />

impiegate nella tessitura e di constatare come spesso alcune di queste venissero usate<br />

71 Cfr. Johannes Itten, Arte del colore: esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l’arte,<br />

Mondadori Il Saggiatore, Milano, 1992<br />

72 Anni Albers utilizzò entrambe le pubblicazioni, insieme con quella di Max Schmidt Kunst und kultur<br />

von Peru, del 1929, come supporto didattico nel suo corso al Black Mountain College, North Carolina. Tra<br />

l‟altro il libro di Shmidt era stato pubblicato dalla casa editrice Ullstein, di proprietà della famiglia<br />

materna della Albers. Cfr. Nicholas Fox Weber e Pandora Tabatai Asbaghi (a cura di), Anni Albers,<br />

(Catalogo della mostra), The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, 1999, pag. 38<br />

73 Virginia Gardner Troy op. cit.<br />

73


contemporaneamente sullo stesso tessuto. Lehmann, inoltre, sosteneva la presenza di una<br />

forte relazione tra tessuti, architettura e produzione di manufatti in ceramica, con una<br />

trasmigrazione di motivi e moduli decorativi dai tessuti agli altri media, secondo un<br />

processo di derivazione della decorazione dalle forme visive tipiche dei tessili, simile a<br />

quella formulata anni prima da Semper.<br />

Allo stesso modo, il testo di D‟Harcourt fornì alla Albers e alle altre tessitrici del<br />

Bauhaus ulteriori esempi della decorazione tessile andina, accompagnati da analisi e<br />

approfondimenti sulle tecniche, con particolare riferimento ai processi di tintura delle<br />

stoffe e delle fibre.<br />

Le riflessioni teoriche e le opere degli artisti che insegnavano al Bauhaus, come<br />

Kandinsky, Itten, Klee, Moholy-Nagy e più tardi Josef Albers, e l‟influenza esterna di<br />

De Stijl, avevano fornito alla Albers e alle sue colleghe un insieme di riferimenti visivi e<br />

di parametri teorici, da applicare alle proprie opere tessili. Tuttavia per evitare che<br />

questo si risolvesse in una mera decorazione superficiale occorreva fondare il valore del<br />

tessuto sulla costruzione, in una fusione ponderata di materia e colore per valorizzare la<br />

struttura.<br />

Nella tradizione europea non vi erano tessuti con queste caratteristiche che potessero<br />

fungere da modello per le giovani tessitrici, invece quelli dell‟antico Perù si<br />

dimostrarono l‟esempio migliore di applicazione di contenuti visivi astratti applicati al<br />

medium della fibra tessile.<br />

La struttura di questi tessuti e la decorazione basata sul modulo della griglia, permise<br />

alle tessitrici di trasporre su tessuto quel linguaggio visivo astratto e universale che<br />

avevano appreso dall‟insegnamento dell‟arte contemporanea.<br />

74


L‟arrangiamento delle forme astratte e geometriche in moduli giustapponibili secondo<br />

diverse combinazioni, tipico delle bordure delle tuniche inca, fu d‟ispirazione per molte<br />

composizioni nei tessuti del Bauhaus. Le tessitrici avevano avuto la possibilità di vedere<br />

questi esempi sia nei musei sia soprattutto nelle riproduzioni presenti nei testi già<br />

menzionati, usufruendo di un confronto diretto con l‟applicazione sul medium tessile<br />

delle forme artistiche indagate durante i corsi.<br />

L‟arazzo di Benita Otte (Fig. 1), per esempio, dimostra quanto le teorie formali di Klee<br />

avessero trovato applicazione in una costruzione molto simile a quelle delle tuniche inca,<br />

in cui piccole unità geometriche ripetibili secondo principi di inversione e rotazione,<br />

formavano strutture ulteriormente arricchite dalle relazioni cromatiche.<br />

Gunta Stolzl, invece, più che alle possibilità combinatorie dei motivi, applicò alcune<br />

delle tecniche di tessitura tipiche andine alle sue realizzazioni, ottenendo delle<br />

composizioni complesse per ricchezza degli effetti visivi, cromatici e tattili.<br />

In particolare utilizzò la tecnica delle slegature di trama e ordito, in cui l‟armatura era<br />

costituita da fili di trama passanti sopra più fili di ordito o viceversa, e da orditi o trame<br />

“discontinue” in cui l‟intreccio particolare dei fili determinava una stoffa leggera e dalle<br />

sfumature cromatiche intense, particolarmente adatta a disegni geometrici rettilinei.<br />

Anni Albers, più delle sue colleghe, ricondusse l‟indagine agli elementi primari della<br />

tessitura, quelli che lei individuava come fattori condizionanti: la fibra di cui sono<br />

costituiti i filati, sarebbe a dire il “materiale costruttivo” e il tessuto stesso, cioè la<br />

“costruzione” e, soprattutto, le relazioni che intercorrevano fra questi 74 .<br />

74 Anni Albers, On weaving, Wesleyan University Press, Middletown, Connecticut, 1974, pag. 59<br />

75


Era particolarmente interessata a trovare una struttura che, usata insieme alle tinte<br />

naturali dei filati, potesse delineare autonomamente il motivo del tessuto. In altre parole<br />

cercava di realizzare dei tessuti “autoreferenziali” in grado di mostrare con chiarezza la<br />

natura della propria costruzione attraverso la forma. Sotto l‟influenza del Costruttivismo<br />

e delle composizioni basate sul modulo geometrico della griglia, appreso da Klee e dal<br />

De Stijl, utilizzò le antiche tecniche di tessitura peruviane per ottenere delle strutture che<br />

da sole determinassero i motivi dei pattern.<br />

Nessun altro modello dell‟antichità le fornì una così vasta quantità di esempi di<br />

costruzioni né una così ricca fonte d‟ispirazione come i tessuti andini precolombiani,<br />

come lei stessa successivamente avrebbe affermato nei suoi scritti 75 .<br />

4.4 Un passaporto per l’America<br />

L‟interesse della Albers era, a partire dai suoi anni di studio al Bauhaus, quello di<br />

sviluppare un linguaggio visivo universale di forme non oggettive che potessero<br />

originarsi direttamente dalla struttura del tessuto,come aveva avuto modo di vedere in<br />

molte realizzazioni peruviane. La comprensione delle teorie artistiche di Klee,<br />

l‟aspirazione all‟universalismo della sintassi di forme geometriche del De Stijl,<br />

l‟apertura alla tecnologia dell‟ideologia costruttivista, le fornirono le basi teoriche per<br />

esprimersi; la conoscenza delle tecniche andine le permise di applicarle al mezzo tessile.<br />

In quegli anni la Albers, anche grazie alle nuove conoscenze tecniche acquisite, iniziò a<br />

sperimentare sistemi di composizioni cromatiche più complesse applicate a costruzioni<br />

basate su tessiture multiple, che ancora oggi sono fra le sue realizzazioni più note.<br />

75 Ivi pag. 69<br />

76


Una tessitura multipla, che può essere doppia, tripla o quadrupla, si ottiene tessendo<br />

contemporaneamente più strati di stoffa; in una doppia, ad esempio, la stoffa è costituita<br />

da due serie di trame e due serie di orditi armati sul telaio, i cui fili possono intrecciarsi<br />

fra di loro laddove richiesto dal disegno del tessuto. Poiché le due armature sono di fili<br />

di colore differente, il risultato è un pattern di campi di colori contrastanti su entrambe<br />

le facce del tessuto.<br />

La caratteristica principale di una tessitura multipla è quella di ottenere stoffe più calde e<br />

resistenti, tuttavia gli scavi archeologici hanno dimostrato come nell‟antico Perù tessuti<br />

del genere venissero realizzati soprattutto per i corredi funerari, ove questa funzione era<br />

quindi del tutto superflua. Ma poiché una prerogativa della tessitura multipla è quella di<br />

poter ottenere con un‟accurata organizzazione degli intrecci praticamente ogni tipo di<br />

disegno, questa tecnica veniva utilizzata per realizzare tessuti riccamente colorati e<br />

disegnati 76 . Spiega, infatti, la stessa Anni Albers come: “La finalità di queste antiche<br />

tessiture doppie o multiple sia essenzialmente estetica, ossia la possibilità di creare<br />

disegni dal colore compatto in contrasto con altrettante aree di colore. Mentre nelle<br />

normali tessiture i diversi colori di trama e ordito formano sfumature laddove si<br />

intrecciano, nelle tessiture multiple ogni strato della stoffa è tessuto in un unico colore,<br />

anche quando in alcune parti si intreccia allo strato sottostante; quindi il colore della<br />

stoffa emerge sulla superficie del tessuto solo dove il disegno lo richiede, creando delle<br />

piccole forme colorate” 77 .<br />

76 Cfr. M. D. C. Crawford, “Peruvian fabrics”, in Anthropological papers of the American Museum of<br />

Natural History, VOL. XII, Parte IV, Harvard University, New York, 1916 pag. 135<br />

77<br />

“The purpose of these ancient double and multi-ply waves was in most instances an aesthetic one, that is<br />

they were to make possible designs of solid colored areas within other contrasting solid colored areas. In<br />

77


La Albers comprese che le tessiture multiple costituivano il metodo ideale per ottenere le<br />

relazioni di colore che stava cercando di applicare al suo vocabolario di forme<br />

geometriche, da utilizzare come moduli ripetibili e accostabili secondo diverse<br />

possibilità costruttive. Inoltre con questa tecnica poteva ottenere un tessuto molto<br />

resistente la cui articolazione formale fosse il risultato diretto della sua costruzione.<br />

L‟arazzo in seta del 1926 (Fig. 6) per esempio è una delle sue prime realizzazioni in<br />

tripla tessitura e dimostra del suo interesse di quegli anni per l‟articolazione delle forme<br />

geometriche secondo diversi piani di colore, separati nettamente eppure compenetranti,<br />

creando diversi gradi di contrasto e movimento fra forme e fondo. Le stesse elaborazioni<br />

visive venivano in quegli anni condotte da Josef Albers, che lei sposò nel 1925, a<br />

testimonianza dell‟intenso sodalizio artistico che li unì per tutta la vita. Le barre e le<br />

strisce orizzontali severamente ripetute in tutta la composizione, trovano movimento<br />

nelle differenze e alternanze di colore; le tonalità utilizzate sono sei: nero, bianco, giallo-<br />

oro intenso e giallo-oro chiaro, un grigio e un grigio-verde più scuro, che a seconda degli<br />

accostamenti creano un‟impressione dinamica di contasto o fusione, enfatizzata dalla<br />

struttura del tessuto. La tessitura tripla le permise di ottenere le diverse sfumature<br />

intrecciando fra loro i vari livelli di trama e ordito da soltanto tre colori di partenza.<br />

In un arazzo in seta del 1927 Black White Grey (Fig. 14) la doppia tessitura le permise<br />

di articolare la composizione attraverso la ripetizione costante del modulo quadrato in<br />

the usual process of weaving mixtures of color occur wherever warp and weft of different color cross each<br />

other. In multi-ply weaves, however, each layer of clothes is woven with its own color even when sections<br />

of different layers are interchanged, and they rise to the surface only where their specific color takes part<br />

in the play of forms and the results are little pouches in the form of each color area”, Anni Albers, “A<br />

structural problem in weaving” in On designing, Wesleyan University Press, Middletown, CT 1962, pag.<br />

69<br />

78


quattro diversi toni, dal bianco al nero più due grigi intermedi, uno chiaro, l‟altro più<br />

scuro. La giustapposizione dei moduli differentemente colorati creava una composizione<br />

serrata e precisa, quasi fosse un codice da decifrare, o meglio, da leggere: in questo<br />

tessuto era forte il riferimento ai tocapu, ideogrammi costituiti da piccole forme<br />

quadrangolari, variabili nei colori e nei segni contenuti all‟interno, tipici della scrittura<br />

andina che, caratteristicamente, si veicolava sui tessuti. (Fig. 15)<br />

L‟analisi che Anni Albers deve aver compiuto, negli anni di studio, dei tessuti inca e<br />

l‟apprendimento delle tecniche andine le permisero di applicare l‟impianto costruttivo<br />

della scacchiera appreso al Bauhaus dagli artisti contemporanei, alla sua personale<br />

ricerca di forme artistiche, attraverso le quali esprimere non solo valori estetici ma prima<br />

di tutto semantici. Seppe coniugare riferimenti tecnici e visivi in una personale<br />

elaborazione finalizzata a ricondurre il nocciolo della questione artistica sul piano della<br />

costruzione e delle potenzialità espressive, volendo infinite, dei mezzi costruttivi propri<br />

del suo medium, il tessuto.<br />

Anche quando in seguito alla svolta industrialista del Bauhaus l‟artista dovette<br />

concentrare il proprio lavoro sulla produzione di prototipi di tessuti, lo studio e<br />

l‟applicazione delle tecniche andine le venne incontro per realizzare campioni tessili<br />

particolarmente funzionali. Le tessiture multiple e le strutture aperte, come quelle delle<br />

garze, apprese dal confronto con i numerosi reperti precolombiani delle collezioni<br />

tedesche, vennero da lei applicate alla costruzione di tessuti “strutturali” particolarmente<br />

adatti a fungere da completamento della costruzione architettonica, mantenendo così<br />

l‟assunto di Lehmann sull‟affinità fra tessuti e architettura.<br />

79


Quando Philip Johnson, che nel 1930, aveva fondato il Dipartimento di Architettura e<br />

Design presso il Museum of Modern Art di New York, nel 1932 visitò la Germania per<br />

indagare sullo stato dell‟architettura e del design in Europa, incontrò Anni e Josef Albers<br />

a Berlino, il materiale che lei aveva raccolto negli anni precedenti fu sufficiente per<br />

assicurarle l‟uscita dalla Germania, verso gli Stati Uniti, insieme al marito.<br />

Anni Albers poté definire questi tessuti il suo “passaporto per l‟America” 78 .<br />

78 Mary jane Jacob, “Anni Albers: a modern weaver as artist” in Lloyd E. Herman (a cura di), The Woven<br />

and Graphic Art of Anni Alber, Smithsonian institution press, Washington D. C.,1985, pag. 104<br />

80


5. Il Nuovo Mondo<br />

Josef e Anni Albers arrivarono negli Stati Uniti alla fine del 1933; grazie alla<br />

mediazione di Philip Johnson e del Museum of Modern Art di New York, nel marzo del<br />

1934 Josef ricevette l‟incarico come professore di Arte al Black Mountain College,<br />

presso Asheville, nella Carolina del Nord.<br />

Fondato nel 1933 da John Andrew Rice Jr, il Black Mountain College era un‟istituzione<br />

innovativa, dove lo studio dell'arte nelle sue varie espressioni era posto al centro<br />

dell'educazione. Situazione del tutto particolare rispetto agli altri college americani, il<br />

Black Mountain era libero da condizionamenti esterni poiché era fondato e<br />

amministrato da un consiglio di docenti interni all‟istituto. Di conseguenza<br />

l‟organizzazione dell‟insegnamento poteva procedere con un approccio sperimentale e<br />

votato all‟interdisciplinarietà. Tra i docenti annoverava, fino alla chiusura nel 1957,<br />

molti dei massimi artisti visivi, poeti e designer americani e non solo, come John Cage, i<br />

fotografi Harry Callahan e Aaron Siskind, il coreografo Merce Cunningham, artisti come<br />

Willem de Kooning, Franz Kline e Robert Motherwell; in un tale clima la figura di Josef<br />

Albers sembrò al Consiglio dei docenti estremamente interessante, per i suoi trascorsi al<br />

Bauhaus e la novità del suo metodo didattico sperimentato nel Corso Preliminare,<br />

nonostante le dichiarate difficoltà con la lingua inglese 79 .<br />

79 Cfr. il capitolo “ A pioneering venture” in Mary Emma Harris, The arts at Black Mountain College, MIT<br />

Press, Cambridge, Massachusetts, 1987<br />

81


Tra i vari laboratori presenti al Black Mountain l‟unico a fondarsi su un coerente metodo<br />

teorico e didattico era quello di tessitura tenuto da Anni Albers; infatti al suo arrivo al<br />

College era stata designata tutor per il programma di tessitura mentre nell‟autunno<br />

successivo entrò a far parte del corpo docenti.<br />

Per molti aspetti il suo programma si sviluppava in continuità con l‟ideale del Buhaus di<br />

riunificazione fra le figure dell‟artista e dell‟artigiano, riportando l‟attenzione sui<br />

materiali, i processi e la funzione. A partire dai suoi studi in Germania aveva sviluppato<br />

la convinzione che i materiali stessi detenessero la chiave del processo creativo e<br />

pertanto era fondamentale conoscere le loro potenzialità e caratteristiche; per questo ai<br />

suoi studenti al Black Mountain insegnava a costruire delle composizioni con materiali<br />

disparati, anche non propriamente tessili, come foglie, fili metallici, carta intrecciata o<br />

fili d‟erba, e a realizzare pattern punzonando fogli di carta, per ottenere contrasti tattili e<br />

visivi. In questo modo cercava di stimolare negli studenti un approccio intuitivo,<br />

sensoriale, ludico perfino, ai processi creativi. Successivamente insegnava loro le basi<br />

della tessitura con le tre armature fondamentali, per poi passare a costruzioni via via più<br />

complesse. Gli aspetti cromatici delle composizioni venivano studiati attentamente per<br />

evitarene un uso troppo emotivo, slegato dalle necessità costruttive; sottolineava la<br />

Albers che: “Attribuendo colori diversi a fili con funzioni diverse, si intensificherà il<br />

carattere strutturale del tessuto. Inoltre il colore, più della struttura, trasmette valori<br />

emozionali, ma se gli si accorda un‟eccessiva indipendenza potrebbe portare il tessuto al<br />

di fuori del proprio territorio, in quello della pittura. Quando in un tessuto il colore viene<br />

82


messo al primo posto, oltrepassando gli altri valori, l‟arte della tessitura subisce una<br />

regressione” 80 .<br />

Anni Albers tornò più volte sulla necessità di distinguere fra tessuti strutturali che<br />

dichiarano la propria costruzione e fondano su questa la propria estetica e tessuti che<br />

invece cercano di celare le caratteristiche costruttive del proprio mezzo, sconfinando nel<br />

campo della pittura. Per questo motivo ai suoi studenti spiegava come la tessitura fosse<br />

innanzitutto un processo che dovesse tenere in conto le possibilità quanto i limiti di<br />

ciascun materiale, le caratteristiche delle tecniche costruttive e quelle delle funzioni cui<br />

il tessuto era destinato 81 .<br />

Il suo scopo, come era stato del resto anche quello del Bauhaus, era di preparare una<br />

figura professionale che di fatto superasse quella attuale del designer e riunisse in sé la<br />

creatività dell‟artista e l‟esperienza dell‟artigiano. La distinzione fra queste figure non<br />

operava solo sul piano concettuale ma chiamava in causa in primo luogo la prassi<br />

artistica, il processo costruttivo dell‟oggetto che doveva tornare ad essere un tutt‟uno col<br />

momento creativo. La Albers deplorava la pratica contemporanea del design di ideare e<br />

realizzare su carta il disegno da cui poi si sarebbe realizzato l‟oggetto; non poneva in<br />

questione l‟utilizzo della tecnologia e della macchina, che anzi vedeva come un<br />

potenziale valido aiuto nella realizzazione e moltiplicazione dei prodotti, ma il<br />

80 “By giving different colors to the differently functioning threads, the structural character of the weaving<br />

will be intensified. In addition, color, more acutely than texture, convey emotional values; but if it is<br />

introduced as too independent an agent, it may carry the weaving outside of its own territory into the<br />

painterly province. When color in weaving moves into a first place, suppressing the main textile<br />

ingredients, we find a regression of the art of weaving”. Anni Albers, On weaving, Wesleyan University<br />

Press, Middletown, Connecticut, 1974 pag. 76<br />

81 Cfr Mary Emma Harris, op. cit. pag 24<br />

83


disgiungimento tra materia e progettazione, laddove il designer concepiva a tavolino la<br />

costruzione dell‟oggetto, senza implicarsi nella materia costitutiva.<br />

Anni Albers spiegava come al giorno d‟oggi la specializzazione delle competenze,<br />

derivata dalla divisione del lavoro, avesse portato a una perdita dell‟esperienza diretta e<br />

alla sostituzione di questa con l‟“informazione”; tuttavia in questo modo il design era<br />

diventato una pratica esclusivamente intellettuale, dove il contatto con la materia era<br />

filtrato attraverso la pratica grafica e verbale. La Albers riteneva un approccio di questo<br />

tipo “incompleto” e da parte sua insegnava e praticava l‟esperienza diretta del medium<br />

tessile 82 .<br />

Era in questo senso che intendeva la rivalutazione dell‟artigianato, e non in un romantico<br />

ritorno all‟era preindustriale.<br />

Durante la permanenza al Black Mountain College Anni e Josef Albers, grazie alla<br />

vicinanza col confine, poterono effetture numerosi viaggi in America Latina,<br />

specialmente in Messico, che di fatto visitarono varie volte, ma anche a Cuba, in Cile e<br />

in Peru`. Nel 1946 spesero l‟intero anno in Messico, essendosi presi entrambi un anno<br />

sabbatico dall‟insegnamento. Qui Anni poté imparare dalle tessitrici locali l‟uso del<br />

caratteristico telaio a tensione, assicurato alla vita tramite una fascia o una cinghia, uno<br />

dei più antichi e dei più diffusi sia in Asia che in Sud America. Estremamente semplice<br />

nella sua costituzione questo telaio permetteva di realizzare lunghe strisce di stoffa dal<br />

disegno anche complesso. La praticità del congegno in rapporto alla grande varietà di<br />

82 Cfr. Anni Albers, “Design, anonymous and timeless” in Brenda Danilowitz (a cura di ) Anni Albers:<br />

selected writings on design, Wesleyan University press, Middletown, 2000<br />

84


tessuti realizzabili con esso fecero decidere alla Albers di utilizzare telai a tensione a<br />

scopo didattico nel suo corso al Black Mountain.<br />

I numerosi e prolungati viaggi in America Latina permisero agli Albers di approfondire<br />

le conoscenze sull‟arte e la tessitura locale e Anni poté finalmente avere un confronto<br />

diretto con i tessuti andini visti e studiati anni prima in Germania.<br />

L‟analisi dei tessuti sudamericani, e peruviani in particolare, e la comprensione sempre<br />

più profonda delle tecniche realizzative e della funzione sociale e culturale che questi<br />

avevano, e in qualche modo conservavano ancora, all‟interno della società che li aveva<br />

prodotti, condussero Anni Albers ad alcune considerazioni fondamentali: “Insieme alle<br />

pitture rupestri i fili furono tra i primi mezzi impiegati per trasmettere significati. In<br />

Perù, dove non si sviluppò una forma di scrittura come comunemente la si intende,<br />

neanche ai tempi della Conquista nel XVI secolo, troviamo –secondo la mia opinione<br />

proprio per questo motivo- una delle culture tessili più elevate che si siano conosciute. In<br />

altre epoche e in altre parti del mondo si sono realizzati tessuti anche tecnicamente più<br />

complessi, ma nessuno è riuscito a conservare la propria forza e autenticità espressiva.<br />

In questa luce potremmo riconsiderare quelli che fin‟ora si sono ritenuti i più alti risultati<br />

dell‟arte tessile: i magnifici arazzi gotici, rinascimentali e barocchi; i preziosi broccati e<br />

damaschi del lontano Oriente, le stoffe rinascimetali. Nonostante l‟alta qualità<br />

d‟esecuzione questi tessuti hanno ricoperto in primo luogo una funzione decorativa o di<br />

illustrazioni monumentali. Per questo, li ritengo reponsabili della collocazione dei tessuti<br />

85


nelle arti minori. Ma a priscindere dalle dimensioni una stoffa può essere arte nel<br />

momento in cui mantiene chiarezza comunicativa attraverso il suo mezzo specifico.” 83<br />

Tale chiarezza presupponeva una stretta relazione fra medium e design che nelle epoche<br />

passate la tradizione occidentale di trasporre opere pittoriche su tessuto, da appositi<br />

cartoni preparatori, aveva disgiunto. Celando le proprietà intrinseche del mezzo tessile<br />

sotto la complessità del disegno di superficie, si esaltavano gli aspetti estetici a discapito<br />

di quelli costruttivi. Negli anni in cui la Albers lavorava ai suoi tessuti come ai suoi<br />

scritti, questo rapporto risultava ancora una volta interrotto dalla pratica intellettualizzata<br />

del design. Albers indicava la via da seguire ai moderni designer invitandoli a creare, a<br />

partire dalle caratteristiche materiali del mezzo tessile, nuove combinazioni di materiali<br />

e strutture senza copiarli da disegni preparatori. 84<br />

In un articolo del 1941 85 Anni Albers scriveva che la forma emerge col procedere del<br />

lavoro, e questa affermazione è fondamentale nel mostrare il suo approccio costruttivo<br />

alla tessitura e la distanza dai metodi tradizionali europei, basati sulla trasposizione al<br />

83 “Along with cave paintings threads were among the earliest transmitters of meaning. In Peru where no<br />

written language in the generally understood sense had developed even by the time of the Conquest in the<br />

sixteenth century, we find –to my mind not in spite of it but because of it- one of the highest textile<br />

cultures we have come to know. Other periods in other parts of the world have achieved highly developed<br />

textiles, perhaps even technically more intricate ones, but none has preserved the expressive directness<br />

throughout its own history by this specific means. In this light we may revaluate what we have been made<br />

to think of as the high points of the art of weaving: the famous great tapestries of the Gothic, the<br />

Renaissance, the Baroque; the precious brocades and damasks from the far East; the Renaissance fabrics.<br />

Tremendous achievements in textile art that they are they play first of all the role of monumental<br />

illustrations or have decorative supporting parts to play. They are responsible I think, for textiles being<br />

relegated to the place of a minor art. But regardless of scale a fabric can be great art if it retains directness<br />

of communication in its specific medium”. Anni Albers, On weaving, op. cit. pag. 68<br />

84 Cfr. Virginia Gardner Troy, Anni Albers and ancient American textiles: from Bauhaus to Black<br />

Mountain, Ashgate Publishing, Aldershot, 2002<br />

85 Anni Albers, “Hand weaving today” in Weaver 6, N.1, Gennaio 1941 cit. in Ibidem<br />

86


telaio del disegno preparatorio. L‟uso del telaio a tensione appreso in Messico, lo stesso<br />

utilizzato dai tessitori dell‟antico Perù, le confermò ancora una volta le possibilità<br />

pressoché infinite di creare motivi a partire dai processi costruttivi.<br />

5.1 Una scrittura antica<br />

Durante gli anni di insegnamento al Black Mountain College Anni Albers ebbe<br />

modo di approfondire la propria indagine sulle possibilità espressive della tessitura,<br />

esplorando ulteriormente le tecniche e le potenzialità dei materiali. Si è già visto come la<br />

propria profonda devozione alla verità della materia e alla chiarezza della costruzione<br />

l‟avesse, fin dagli anni di studio, tenuta lontana da soluzioni coloristiche e costruttive<br />

decorative, che non fossero inerenti alla struttura stessa del tessuto.<br />

La rinuncia a esprimere emozioni personali o contenuti spirituali nei suoi tessuti la portò<br />

a cercare un referente esterno alla propria soggettività e questo la spinse verso<br />

l‟articolazione di un linguaggio di forme potenzialmente universali e all‟idea di poter<br />

utilizzare il tessuto stesso come un “testo”.<br />

Dall‟emigrazione negli Stati Uniti Anni Albers rielaborò la lezione costruttivista appresa<br />

al Bauhaus e, soprattutto, gli insegnamenti di Klee, che ora comprendeva molto più<br />

pienamente, in una personale forma espressiva, sempre più implicata nelle possibilità<br />

semaniche del tessuto.<br />

In questo percorso lo studio dei tessuti peruviani antichi e della cultura precolombiana<br />

furono un supporto tecnico e teorico insostituibile.<br />

Durante l‟estate del 1935 gli Albers visitarono il Messico, in particolare la regione di<br />

Oaxaca e il sito archeologico di Monte Albán.<br />

87


L‟impressione che ne ricevette Anni Albers si ripercosse profondamente sul prorpio<br />

lavoro e nei primi due arazzi tessuti negli Stati Uniti si assiste a un cambiamento rispetto<br />

a quelli eseguiti al Bauhaus, sotto diversi aspetti. “Monte Albán” e il suo probabile<br />

pendant, date le affinità di misura, colori e impianto compositivo, “Ancient Writing”,<br />

entrambi realizzati nel 1936, continuano a utilizzare la struttura della griglia, tuttavia<br />

questa è data in primo luogo dalla costruzione del tessuto prim‟ancora che dall‟uso del<br />

colore, il quale tra l‟altro è risolto in entrambi quasi esclusivamente nella gamma dei<br />

grigi, dal bianco al nero. Lo spazio del tessuto, anche se continua ad essere governato<br />

geometricamente, è più libero e si configura come un campo scuro incorniciato<br />

lateralmente da bande chiare, in cui emergono elementi che potremmo definire narrativi.<br />

Infatti, per la prima volta, Anni Albers attribuisce a due dei suoi tessuti un titolo con un<br />

riferimento poetico. La Albers si sentì particolarmente ispirata dalle antiche rovine<br />

messicane di Monte Albán e percepì con acutezza la stratificazione storica del sito 86 ;<br />

attraverso la struttura del tessuto, in “Monte Albán” (Fig. 16) riuscì a evocare l‟idea del<br />

progressivo crescere, livello su livello, dell‟antica civiltà mesoamericana.<br />

Ottenne questo effetto inserendo in un campo grigio scuro centrale, dallo spiccato<br />

slancio verticale, una linea mobile, sottile, bianca e una nera a farle da contrappunto, con<br />

le quali suggerì appena i profili delle tipiche piramidi precolombiane ed evocò un<br />

percorso ascendente dal fondo del terreno, di uno strato sull‟altro fino alla superficie<br />

visibile, e uno discendente attraverso i percorsi e i tempi della Storia.<br />

Per realizzare questi effetti la Albers usò qui, per la prima volta, una tecnica che<br />

avrebbe trovato largo impiego nei suoi tessuti degli anni successivi, quella dell‟aggiunta<br />

86 Cfr. Virginia Gardner Troy, op. cit. pag. 139<br />

88


di una trama supplementare broccata (cioè fili di trama supplementari a quelli che<br />

costituiscono l‟armatura sottostante, inseriti liberamente sulla superficie del tessuto a<br />

seconda delle esigenze del disegno).<br />

La tecnica del broccato era certamente antica e ampiamente utilizzata nella tradizione<br />

tessile europea, ma in questo caso il suo utilizzo si svincolava dalle consuete finalità<br />

decorative per assumere un ruolo costruttivo e soprattutto un valore semantico.<br />

“Ancient Writing” (Fig. 17) evidenziava l‟assimilazione a un livello più profondo dei<br />

principi artistici di Klee, avvenuta in un tempo successivo alla frequentazione del<br />

Bauhaus e in particolare era evidente la riflessione sugli aspetti generativi del fare<br />

artistico con particolare riferimento al contesto semantico. Qui la Albers utilizzò il titolo<br />

e le forme astratte per far emergere il contenuto; evocò l‟idea di un possibile linguaggio<br />

visivo raggruppando secondo diversi schemi, rettangoli di varia misura e<br />

differentemente tessuti, come insiemi di parole o meglio di ideogrammi, e inserendo<br />

questo “testo” in una griglia sottostante, creata dalle differenze di intreccio nel tessuto. Il<br />

“testo”, inserito entro margini di colore e struttura diversi, sembrava così emergere dal<br />

fondo e venire verso l‟osservatore, pronto per essere letto.<br />

Anche Klee, suo mentore al Bauhaus, era solito usare segni pittografici e calligrafici,<br />

come lettere e numeri, nelle sue opere, inserendoli in composizioni spesso stratificate e<br />

dense di rimandi simbolici. Questi segni grafici e linguistici non erano usati per scrivere<br />

o comporre frasi in senso tradizionale ed essere letti di conseguenza, ma contribuivano a<br />

formare il significato simbolico dell‟opera come “testo” in cui “leggere” i segni<br />

dell‟esperienza umana, intesa nella sua totalità di esperienze possibili e per questo ancor<br />

aperte a infinite possibilità combinatorie e di lettura.<br />

89


In “Ancient Writing”, dal campo scuro del fondo risalivano verso la superficie le forme<br />

geometriche, ora libere nello spazio, ora raggruppate fra loro, in una diversità di texture,<br />

estensione e colore, incapaci di essere decifrate proprio perché parte di una “scrittura”<br />

ormai antica.<br />

Questi due arazzi del 1936 sono importanti anche perché per la prima volta nella<br />

tessitura di Anni Albers si distingue chiaramente l‟introduzione di quella che Paul Klee<br />

denominava “la quarta dimensione immaginaria, la dimensione tempo” 87 . Il fattore<br />

temporale naturalmente connesso alla produzione artistica, “l‟atto primo del creatore” 88 ,<br />

era già implicito in tutte le opere tessili precedenti perché la tessitura stessa era<br />

chiaramente un procedimento temporale, reso manifesto dalla struttura, in cui sia trama<br />

che ordito venivano lasciati in vista, rimarcandone le qualità generative. Tuttavia nelle<br />

prime realizzazioni americane il fattore temporale si implica anche e soprattutto, nel<br />

processo ricettivo dell‟opera che, secondo Klee, avviene in un movimento dell‟occhio<br />

portato a “brucare la superficie” 89 ; un processo di lettura dunque, reso ancora più<br />

evidente dalla presenza di una “scrittura” in entrambi gli arazzi.<br />

In “Monte Albán” e “Ancient Writing” non cambiarono i processi costruttivi della<br />

Albers, che continuò a utilizzare forme geometriche astratte derivate dalla struttura<br />

stessa del tessuto; diverso fu invece l‟approccio al contenuto e ai significati. Le<br />

composizioni comprendevano un‟implicazione poetica e un riferimento esterno che,<br />

insieme alle forme della costruzione, completavano il valore espressivo delle opere, che<br />

87 Paul Klee, Teoria della forma e figurazione, Feltrinelli, Milano, 1976 pag 49<br />

88 Ivi pag. 357<br />

89 Ivi pag. 371<br />

90


da questo momento denominò “tessuti pittorici” 90 . In essi il contenuto poetico si<br />

esprimeva attraverso il suo personale metodo creativo, la tecnica, e la pratica di<br />

“disegnare” con i fili sulla superficie del tessuto, per creare dei segni visivi artistici e<br />

semantici allo stesso tempo.<br />

5.2 Tessuti come testi<br />

Il periodo più prolifico nella carriera di Anni Albers si aprì con il trasferimento a<br />

New Heaven, nel Connecticut, nel 1950, quando, dopo aver rassegnato entrambi le<br />

dimissioni dal Black Mountain College, nello stesso anno, Josef Albers divenne a capo<br />

del dipartimento di Design presso l‟università di Yale.<br />

L‟anno prima la Albers aveva esposto i suoi lavori in una grande mostra personale<br />

organizzata da Philip Johnson e Edgar Kaufmann presso il Museum of Modern Art di<br />

New York; inoltre questa era la prima mostra che l‟importante museo dedicava<br />

interamente ai tessuti.<br />

La mostra consisteva soprattutto di campioni di tessuti strutturali creati per l‟industria,<br />

un po` perché la produzione di tessuti pittorici in quegli anni era appena stata iniziata<br />

dalla Albers, e in secondo luogo perché il museo cercava di sottolineare il legame tra<br />

l‟artista e i suoi trascorsi al Bauhaus, ed evidenziare i pregi del design utilitaristico di<br />

alta qualità.<br />

La mostra constava di circa novanta opere, tra tessuti pittorici e tessuti per l‟architettura;<br />

in più erano esposti alcuni lavori realizzati al Bauhaus e diverso materiale fotografico.<br />

90 Cfr. Virginia Gardner Troy, op.cit. pag. 148<br />

91


Per l‟allestimento la stessa Albers tessé otto divisori che vennero appesi ai soffitti per<br />

modulare gli spazi delle sale. Il pregio di questi lavori risiedeva nella particolare tecnica<br />

esecutiva, grazie alla quale era riuscita a creare dei pattern nella struttura abbastanza<br />

densi da rendere i tessuti sufficientemente coprenti e, allo stesso tempo, capaci di far<br />

passare luce e aria attraverso gli intrecci. La capacità della Albers di usare i tessuti per<br />

finalità architettoniche le derivava dagli studi sulla funzione e la costruzione degli anni<br />

del Bauhaus, ma ebbe modo, in seguito, di approfondire le ricerche nel suo corso<br />

d‟insegnamento presso il Black Mountain College.<br />

I lavori della Albers degli anni cinquanta, compresi i numerosi articoli che scrisse,<br />

riflettevano un progressivo approfondimento nell‟esplorazione del tessuto come “testo”<br />

e di un linguaggio di forme visive che potesse farsi portatore di valori semantici nei<br />

tessuti; gli stessi anni furono caratterizzati, inoltre, da un crescente interesse per lo studio<br />

dei tessuti peruviani e dell‟arte precolombiana.<br />

Di fatto gli Albers continuarono anche in questi anni i loro viaggi in Sud America e<br />

America Centrale, e nel 1953 visitarono Cile e Peru` 91 .<br />

Consapevole ormai del valore culturale dei tessuti, prim‟ancora che estetico, ne<br />

approfondì il legame con la scrittura, avvalendosi dello studio della tessitura<br />

precolombiana, che sapeva essere una forma di trasmissione di significati.<br />

Anni Albers non era interessata a decifrare o a trasporre su tessuto un particolare tipo di<br />

linguaggio, ma esplorò piuttosto l‟“idea” che marchi e segni potevano evocare del<br />

linguaggio, grazie alla loro articolazione sulla superficie, che in questo modo assumeva<br />

la struttura di un testo. L‟uso che fece dei segni calligrafici e soprattutto ideografici<br />

91 Ivi pag. 137<br />

92


serviva a suggerire le componenti del liguaggio e la capacità del tessuto di farsi portatore<br />

di valori semantici, come era stato secoli prima nella cultura Inca.<br />

Durante questo decennio realizzò una serie di tessuti che sembravano trovare un<br />

confronto diretto con i tocapu delle stoffe andine: “Development in Rose I” del 1952,<br />

“Thickly Settled” del 1957, “Variation on a Theme” 1958 e “Open Letter” anch‟esso<br />

eseguito nel 1958, sono solo alcuni esempi di tessuti realizzati attraverso una<br />

sovrapposizione di almeno due orditi che conferivano al tessuto un particolare aspetto di<br />

lavorazione su due livelli. Il fondo piano del primo livello, tessuto generalmente in<br />

armatura tela, contrastava con la lavorazione a trama larga tipica della garza, del livello<br />

soprastante; spesso i filati stessi comparivano torti e di spessori diversi e questo<br />

conferiva ai tessuti un aspetto materico delle superfici ancora più ricco. Tuttavia la<br />

Albers preferiva da sempre lavorare con le possibilità costruttive della tessitura piuttosto<br />

che sulle qualità dei filati, per questo agiva sulle strutture per controllora l‟effetto<br />

d‟insieme del tessuto 92 .<br />

Nonostante la varietà dei risultati ottenuti, anche cromaticamente, poiché le due<br />

armature generalmente erano costituite da filati di colori differenti, il pattern visivo di<br />

questa serie di tessuti era costituito da una serie di piccole unità geometriche<br />

prevalentemente quadrate, realizzate in rilievo sul tessuto di fondo tramite la seconda<br />

orditura. Come si vede in “Thickly Settled” (Fig.18) ogni unità si distingueva dal fondo<br />

verde, scuro per la presenza di fili d‟ordito neri, tramite la lavorazione in superficie di un<br />

un secondo ordine di fili d‟ordito, questa volta bianchi. I diversi intrecci realizzati sulla<br />

92 Cfr. Nicholas Fox Weber e Pandora Tabatai Asbaghi, op. cit. pag. 69<br />

93


superficie del tessuto caratterizzavano ogni piccolo modulo quadrato, creando una<br />

struttura complessa e visivamente molto articolata.<br />

In questo tipo di composizioni Anni Albers riprendeva ancora più analiticamente la<br />

struttura delle tuniche Inca decorate da centinaia di tocapu, le piccole unità<br />

quadrangolari fittamente disposte una accanto all‟altra su un formato sottostante a<br />

griglia, e variate al loro interno da diverse possibilità combinatorie di piccoli elementi<br />

grafici. (Fig. 19)<br />

Sappiamo oggi che i tocapu prima di essere elementi decorativi erano simboli semantici<br />

portatori di significato, l‟unica forma di scrittura utilizzata dalle civiltà andine<br />

precolombiane 93 ; applicati alla struttura delle tuniche Inca il pattern formato dalle<br />

singole unità andava letto come un insieme coerente portatore di contenuti, in una<br />

organizzazione degli elementi espressivi analoga a quella di un paragrafo composto da<br />

frasi, parole e lettere 94 .<br />

Consapevole di questa funzione Anni Albers propose nei suoi tessuti degli anni<br />

cinquanta una rielaborazione di questa antica formula tessile per sottolineare il valore<br />

culturale della tessitura e rivendicarne l‟autonomia artistica 95 .<br />

Nel 1955 Anni Albers tessé un piccolo pezzo di stoffa, “Play of Squares” importante in<br />

questa discussione perché nella sua struttura e composizione si pone come punto<br />

93 Sull‟ argomento si rimanda al secondo capitolo di questa tesi, in cui vengono citati diversi studi riguardo<br />

la relazione fra i tessuti e la scrittura Inca.<br />

94 Cfr. Virginia Gardner Troy, op.cit. pag. 147<br />

95 Questo e` quanto la stessa Anni Albers espresse nel catalogo di una grande retrospettiva a lei dedicata<br />

nel 1959. Tutti i tessuti pittorici sopra citati vennero esposti in questa mostra itinerante che, organizzata<br />

dal Massachusetts Institute of Technology, venne poi esposta al Carnegie Institute of Technology, al<br />

Baltimore Museum of Art e alla Yale University Art Gallery. Cfr. Ivi pag. 177<br />

94


d‟incontro tra la complessità strutturale di tessuti come “Thickly Settled” o “Open<br />

Letter”, e il rigore geometrico e formale, ancora in pieno stile Bauhaus, di “Black White<br />

Gray” del 1927, apportando nuove possibilità di lettura. Entrambi realizzati nei soli toni<br />

del bianco, del nero e di una gamma di grigi intermedi ristretta a due sfumature, una più<br />

chiara, l‟altra più scura, presentano una struttura estremamente simile, costituita da<br />

piccole unità quadrate accostate una all‟altra in diverse combinazioni del valore<br />

cromatico. La differenza principale, consiste nella texture della stoffa, che nell‟arazzo<br />

del 1927 è liscia e compatta, essendo di cotone e seta, mentre la lana e il lino di “Play of<br />

Squares” conferiscono al tessuto un‟impressione di ruvidezza e consistenza materica,<br />

accentuata dal contrasto cromatico di trama e ordito lasciati entrambi in evidenza.<br />

Similmente a “Black White Gray” anche “Play of Squares” è strutturato in un rigido<br />

formato a griglia di bande orizzontali, interrotte ciascuna da unità minime di forma, i<br />

quadratini, o bianchi o neri.<br />

Per quanto estremamente simili nell‟impianto compositivo i due tessuti presentano delle<br />

differenze che sono rivelatrici degli avvenuti cambiamenti nell‟arte tessile della Albers:<br />

l‟arazzo del Bauhaus si presenta con la rigidità formale e la chiarezza di un codice visivo<br />

la cui autoreferenzialità era rafforzata dal titolo stesso, mentre “Play of Squares” sembra<br />

aver subito un processo non di semplificazione, ma di “liberazione”. Per quanto<br />

geometricamente costruito, le forme delle unità costitutive hanno allentato la rigidezza<br />

dei margini mentre l‟eliminazione dai quadratini delle sottili linee che li incrociavano in<br />

“Black White Gray” ha spostato il valore delle piccole unità nell‟evidenza compatta<br />

della propria forma. Ora i quadratini sembrano più concreti, meno grafici, e la loro<br />

disposizione nello spazio costruito dal tessuto più libera ed espressiva. In un gioco<br />

95


continuo tra fondo e figura le piccole unità risaltano alternativamente nel loro continuo<br />

contrasto di peso e colore, conferendo al tessuto quello che Klee avrebbe definito un<br />

“equilibrio dinamico”.<br />

Il titolo dell‟opera è indicativo del nuovo approccio della Albers alle possibilità<br />

comunicative dei suoi tessuti: non più rigidi schemi di forme universali ma, anche se pur<br />

sempre basate sull‟intrinseca struttura del tessuto, composizioni più libere e poetiche che<br />

implicano un riferimento simbolico al valore semantico del linguaggio. Anni Albers<br />

esplora con questa stoffa il concetto di “gioco” e improvvisazione nelle possibilità<br />

espressive e senza mai arrivare ad attribuire alle forme un valore soggettivo o emotivo,<br />

le articola come fossero “un gioco di parole” 96 all‟interno di una frase o, meglio ancora,<br />

come note musicali in una melodia.<br />

Claude Levi Strauss annoverava la musica fra i sistemi linguistici ma ne individuava la<br />

particolarità nell‟assenza di un livello di articolazione intermedio fra le note (i sonemi,<br />

come li definiva) e la frase; per cui il senso della comunicazione emergeva direttamente<br />

dalla composizione delle unità minime 97 . Inoltre sottolineava come lo “spirito” fosse in<br />

grado di cogliere dei rapporti invarianti fra loro nella relazione delle unità semantiche e<br />

che non ci fosse necessità di attribuire loro un contenuto perché si trattava di forme, il<br />

cui valore era dato dalle sole relazioni 98 . Allo stesso modo sembra procedere<br />

l‟articolazione semantica di “Play of Squares”, in cui le unità minime irriducibili, i<br />

96 Virginia Gardner Troy, op.cit. pag. 140<br />

97 Claude Levi Strauss, Guardare ascoltare leggere, Il Saggiatore, Milano, 1994 pag. 79<br />

98 Ivi pag. 83<br />

96


quadratini, rimandano nella loro relazione, all‟atto comunicativo senza necessità di<br />

essere investite di un particolare contenuto, estraneo alla propria forma.<br />

Nel 1950 Anni Albers realizzò un tessuto di dimensioni ridotte in cotone, juita e<br />

fettuccia metallica cui diede il nome di “Black White Gold I” (Fig.20). Questo era il<br />

primo tessuto dopo “Monte Albán” a presentare un uso calligrafico della linea attraverso<br />

una trama broccata aggiuntiva.<br />

La struttura della composizione si basava su un fondo di strisce verticali di un singolo<br />

colore o di una combinazione di due –nero, nero e bianco, marrone e nero, marrone-<br />

tagliate orizzontalmente da bande parallele più chiare, esaltate dalla lucentezza della<br />

lamella dorata. La scarsa densità della tessitura, comparata alle ridotte dimensioni del<br />

pezzo, permetteva di individuare singolarmente i vari fili sia di trama sia d‟ordito, e<br />

sottolineava, rispetto al fondo, le linee serpeggianti delle trame broccate.<br />

Infatti sulla struttura a griglia del fondo si stagliavano nettamente due linee, una bianca e<br />

una nera, che progredivano in senso orizzontale sulla superficie del tessuto, con un<br />

andamento sinuoso, allacciandosi di tanto in tanto fra di loro nei meandri delle curve. La<br />

progressione continua delle linee, in un sali-scendi interrotto da tratti rettilinei più o<br />

meno estesi, si svolgeva sul tessuto come una scrittura continua, evocando addirittura<br />

nel contrasto del bianco e del nero, un dialogo a due voci.<br />

Le possibilità semantiche del tessuto, sottolineate dall‟effetto calligrafico dei fili di<br />

trama broccati, vennero rafforzate dalla Albers con l‟introduzione di alcuni nodi ben<br />

visibili sui fili di trama; questi elementi ricordavano l‟uso di annodare in vario modo i<br />

fili dei quipu, strumenti di registrazione di dati in uso presso il popolo Inca, nei quali la<br />

97


codificazione delle informazioni avveniva attraverso le possibilità combinatorie dei fili,<br />

dei nodi e dei colori.<br />

Non sorprende quindi che la Albers introducesse nei propri tessuti un ulteriore elemento<br />

simbolico di rappresentazione semantica.<br />

L‟uso dei nodi e della trama broccata per realizzare effetti calligrafici fu ampiamente<br />

impiegato dalla Albers nei suoi tessuti della fine degli anni Cinquanta e dei primi anni<br />

sessanta: “Dotted”, del 1959, era una piccola striscia di tessuto bianco intervallato da<br />

bande orizzontali rigate bianche e rosse, bianche e nere, bianche e gialle, fittamente<br />

ricoperte, in apparente casualità, da numerosi nodi di filo colorato.<br />

E ancora una coppia di tessuti sempre di ridotte dimensioni e ad andamento verticale,<br />

riprendeva il motivo calligrafico della linea costellata in entrambi i casi da numerosi<br />

nodi; “Haiku” del 1961, e “Code” del 1962, sottolineavano la propria valenza come<br />

“testi” a partire dal titolo e approfondivano il contenuto calligrafico in uno sviluppo<br />

crescente della linea “narrante”.<br />

5.3 Discorsi sulla spiritualità<br />

Durante gli anni Sessanta Anni Albers produsse alcuni lavori importanti su scala<br />

monumentale, commissionateli da due sinagoghe e dal Museo Ebraico di New York.<br />

Il primo di questi lavori le era stato richiesto dal Tempio Emanu-El di Dallas ed era stato<br />

realizzato di concerto con lo scultore Gyorgy Kepes, responsabile della decorazione<br />

interna della nuova sinagoga; alla Albers vennero affidati il disegno e la realizzazione<br />

della copertura dell‟arca.<br />

98


Per questa realizzò un sistema di pannelli scorrevoli in pendant con le vetrate realizzate<br />

dallo scultore e con il colore caldo dell‟interno in mattoni; i pannelli erano realizzati in<br />

lurex dorato e blocchi geometrici di colore blu e verde intensi. Quando la tenda era<br />

chiusa e i pannelli si trovavano uno a fianco all‟altro, la copertura dell‟arca sembrava<br />

essere un mosaico. La Albers, che da tempo aveva esplorato le possibilità costruttive del<br />

linguaggio astratto e geometrico, ottenne questo effetto partendo da una struttura<br />

modulare: ogni pannello presentava esattamente lo stesso pattern degli altri ma<br />

appendendoli ad altezze diverse e rigirando sotto-sopra quelli centrali, si ottenne una<br />

composizione scalata.<br />

Lungi dall‟essere dei meri tessuti decorativi, i pannelli per la sinagoga furono concepiti<br />

prima di tutto come elementi architettonici.<br />

Quattro anni dopo la congregazione B‟nai Israel di Woonsocket, nel Rhode Island,<br />

invitò la Albers a realizzare una copertura anche per l‟arca del loro nuovo tempio.<br />

La tessitrice in questa occasione tessé sul telaio manuale sei arazzi che, come per la<br />

sinagoga di Dallas, montò su pannelli scorrevoli di legno.<br />

Anche per questi tessuti la lavorazione del fondo in lurex dorato conferì loro una<br />

luminosità intensa e preziosa, ma in questo caso sviluppò il motivo del tessuto<br />

riprendendo l‟uso della trama broccata per creare un effetto calligrafico sulla superficie<br />

brillante dei pannelli.<br />

Il contrasto materico della trama aggiuntiva, realizzata in cotone e juta, con il tessuto di<br />

fondo, accentuava la consistenza e visibilità della “scrittura” in superficie, evidenziando<br />

il carattere simbolico della parola, con un riferimento diretto alle Sacre Scritture che i<br />

pannelli erano tenuti a poteggere e adornare.<br />

99


La commissione più importante le venne nel 1966 quando il Museo Ebraico di New<br />

York le chiese di realizzare un arazzo commemorativo per le vittime dell‟Olocausto.<br />

Anni Albers lavorò diversi mesi alla realizzazione del tessuto e alla fine questa si risolse<br />

in sei pannelli monumentali dal titolo “Six Preyers”, (Fig. 21) tessuti in cotone, lino,<br />

rafia e filo d‟argento, destinati a essere istallati vicini ma non intesi come un unicuum:<br />

come steli funerarie, dovevano infatti rappresentare i sei milioni di vittime.<br />

Anche in quest‟opera la Albers utilizzò la trama broccata per evocare le linee di una<br />

scrittura simbolica sulla superficie del tessuto.<br />

Nonostante le affinità con i pannelli realizzati per la sinagoga della Congregazione,<br />

questi di New York erano caratterizzati da un diffuso senso di intimo raccoglimento e il<br />

carattere commemorativo si opponeva allo scintillio celebrativo dei pannelli<br />

precedentemente realizzati.<br />

Il fondo dei tessuti era costituito da una struttura a scacchiera evidenziata da sottili<br />

variazioni cromatiche, tutte giocate sui toni neutri del grigio e del marrone chiari. Nella<br />

parte centrale ogni pannello sviluppava su un fondo colorato diversamente, grazie<br />

all‟utilizzo di trame lanciate di colore nero, crema e ambra, un motivo calligrafico in filo<br />

broccato nero e bianco, più fitto rispetto alle realizzazioni precedenti.<br />

La grafia sinuosa dei pannelli evocava intensamente un intimo ascolto alla storia delle<br />

vittime della persecuzione nazista e si concretizzava in preghiera, riuscendo a<br />

comunicare, come nella tessitura antica peruviana tanto apprezzata dalla Albers, al di<br />

fuori di un qualsiasi linguaggio riconoscibile.<br />

Nella sobria, evocativa, monumentalità di “Six Preyers” poteva vedersi la summa<br />

dell‟arte tessile di Anni Albers: il carattere costruttivo e l‟attenzione per la funzione<br />

100


architettonica, l‟uso sapiente dei materiali e dei mezzi tecnici, e soprattutto la<br />

consapevolezza del valore semantico della tessitura e dell‟implicita relazione fra questa<br />

e il linguaggio.<br />

L‟esplorazione delle possibilità analogiche fra tessitura e comunicazione per Anni<br />

Albers arriverà al culmine in “Epitaph” (Fig. 22) del 1968, dove la decisa linea nera, in<br />

netto contrasto col fondo dorato laminato in metallo, e in un gioco di tensioni con una<br />

sottostante linea bianca più sottile, si arrovellava su se stessa fino alla frantumazione.<br />

Di fatto queste furono le ultime realizzazioni tessili di Anni Albers; negli anni successivi<br />

avrebbe abbandonato la tessitura per esplorare un nuovo mezzo espressivo, quello della<br />

stampa.<br />

101


La poetica dei tessuti<br />

L‟intera opera di Anni Albers, comprese le realizzazioni degli anni formativi al<br />

Bauhaus in Germania, è pervasa da un‟evidente tensione verso la comunicazione. Ebbe<br />

la capacità di analizzare gli spunti teorici dei grandi artisti moderni coi quali ebbe la<br />

fortuna di studiare, Klee, Kandinsky, Moholy-Nagy, e di rielaborare autonomamente tali<br />

assunti in una personale poetica fondata sulle capacità semantiche dei mezzi costruttivi.<br />

Le teorie artistiche del dopoguerra basate sull‟aspirazione all‟universalismo si erano<br />

declinate in diverse soluzioni formali, ma erano accomunate dalla ricerca di un<br />

linguaggio formale prevalentemente astratto, basato sugli elementi costitutivi dell‟opera<br />

d‟arte. Anche dove la figurazione non venne mai del tutto superata, come in Klee,<br />

l‟indagine sul fare artistico venne ricondotta agli strumenti della costruzione e ai<br />

processi generativi dell‟opera d‟arte.<br />

Importante per la Albers fu la lezione del De Stijl; il gruppo neoplasticista si era<br />

impegnato in una riforma della pittura a partire dalla sua struttura linguistica e dalla<br />

revisione analitica dei suoi elementi costitutivi. Individuate delle unità costanti e<br />

invariabili di base, la struttura dell‟opera si basava sulla loro organizzazione sintattica,<br />

realizzando un linguaggio artistico coerente e universale.<br />

Anni Albers non si avvalse sempre dello stesso rigore formale ma condusse l‟indagine<br />

sugli elementi primi della costruzione artistica con la stessa acutezza analitica.<br />

Ricondusse i fondamenti del proprio lavoro alla materia prima, la fibra, e con curiosità<br />

conoscitiva sperimentò le proprietà costruttive e le qualità materiche di ogni tipo di<br />

filato, sia naturale sia sintetico. La consapevolezza dei propri strumenti le permise di<br />

102


andare ben oltre i risultati della tessitura tradizionale europea, rifuggendo l‟appagamento<br />

visivo degli effetti di superficie tipici dei tessuti “decorativi”.<br />

L‟assunto di base fu sempre per la Albers la costruzione: l‟uso sapiente dei materiali e<br />

la conoscenza tecnica generavano la struttura e questa a sua volta determinava la<br />

composizione.<br />

Dal punto di vista costitutivo questo procedere partendo sempre dalla struttura intrinseca<br />

del tessuto accomunava sia i suoi lavori da lei stessa definiti “pittorici”, sia i tessuti<br />

strutturali prodotti come campionari per l‟industria. In questo senso potrebbe sembrare<br />

improprio distinguere tra la sua attività artistica e quella di designer, se non altro perché<br />

entrambe le produzioni trovavano fondamento nell‟analisi dei mezzi costruttivi, che di<br />

fatto venivano lasciati sempre in evidenza, e dallo studio di come questi potessero venire<br />

applicati alla funzione dei tessuti, sia che si trattasse di un uso architettonico, sia che la<br />

funzione fosse quella, più alta, della comunicazione.<br />

Bisogna avere presente che le opere tessili di Anni Albers realizzate a partire dalla fine<br />

degli anni Trenta e in massima parte in poco più di un decennio, dal 1950 ai primi anni<br />

Sessanta, i cosiddetti “Tessuti pittorici” furono definibili tali non per un uso<br />

effettivamente pittorico o rappresentativo dei mezzi espressivi (la Albers diffidava di<br />

una tessitura che sconfinasse nel campo della pittura perché nel passaggio da un mezzo a<br />

un altro si correva sempre il rischio di una perdita di significati 99 ) ma per l‟aggiunta di<br />

un contenuto poetico.<br />

Se la lezione neoplasticista e quella costruttivista le fornirono gli strumenti per<br />

approfondire la conoscenza del linguaggio costruttivo proprio del suo medium e per<br />

99 Cfr. Anni Albers, On Weaving, op. Cit. Pag. 68<br />

103


affrontare con maggiore consapevolezza il rapporto con la meccanizzazione, la teoria<br />

artistica di Paul Klee, digerita e rielaborata negli anni, fu di fondamentale importanza<br />

nella creazione di una sua poetica.<br />

Per Klee i valori dell‟opera e del fare artistico andavano ricercati nell‟intera esperienza<br />

umana, compresa nella storia e nel mito. Parimenti Anni Albers fondò il valore<br />

qualitativo della propria arte sull‟universalità della comunicazione e della scrittura,<br />

fondamento di ogni cultura. Non era interessata all‟individuazione di un linguaggio in<br />

particolare, ma volle suggerire attraverso segni grafici –ottenuti con un uso sapiente e<br />

creativo delle tecniche- l‟“idea”, il concetto della scrittura come comunicazione.<br />

Conscia del valore culturale che i tessuti avevano ricoperto in molte società trasse<br />

preziosi insegnamenti tecnici e spunti creativi in particolare dal confronto con l‟antica<br />

tessitura peruviana. Da sempre impegnata nella ricerca e trasmissione di valori semantici<br />

attraverso i tessuti, Anni Albers trovò nella ricca tessitura della cultura inca il precedente<br />

storico di una forma di comunicazione attraverso la struttura stessa del tessuto. Gli Inca,<br />

infatti non svilupparono una forma di scrittura se non attraverso l‟uso di moduli<br />

geometrici variabili nel colore e nel contenuto segnico, tessuti nella stoffa, i tocapu.<br />

Il valore di questi segni, o ideogrammi, risiedeva, oltre che nel sofisticato grado di<br />

astrazione, nell‟originarsi direttamente dalla struttura intrinseca del tessuto.<br />

Proprio su queste caratteristiche si fondava il linguaggio costruttivo ed espressivo della<br />

Albers; il valore semantico dei suoi tessuti si generava esclusivamente dalla struttura<br />

degli stessi, che, in questo modo, assumevano la valenza culturale di un testo.<br />

Tutta la sua opera è permeata da questa presenza linguistica, manifestata attraverso<br />

l‟astratta geometria delle forme, che articolate in composizioni serrate sulla struttura<br />

104


della griglia, o dinamicamente realizzate attraverso la complessità delle armature<br />

multiple, si presta a un‟indagine visiva che è poi quella di una lettura.<br />

L‟uso delle trame lanciate creava nei tessuti una sovrastruttura alla griglia del campo di<br />

fondo, sulla quale il procedere sinuoso delle trame broccate evocava visivamente il<br />

procedere della scrittura come su una pagina.<br />

Proprio l‟uso delle linee curve intersecantisi, spesso in colori contrastanti, delle trame<br />

broccate è quello che maggiormente contraddistingue le realizzazioni più mature della<br />

Albers e che maggiormente evoca il contenuto semantico di una comunicazione in atto.<br />

Nel tempo le linee del testo si arricchiscono di nodi –possibili citazioni dei quipu,<br />

strumenti tessili inca di registrazione di dati e concetti attraverso l‟uso di corde, nodi e<br />

colori differenti- e si articolano in composizioni differenti a seconda del tipo di<br />

comunicazione suggerita. In “Haiku” la linea si svolge leggera e procede secondo<br />

un‟apparente organizzazione di equilibrio e simmetria, rispettando il ritmo implicito del<br />

breve componimento poetico. In “Six Preyers”, i sei pannelli monumentali realizzati in<br />

ricordo delle vittime dell‟Olocausto, si dipana in un ritmo più serrato, le “frasi” sono<br />

brevi ma molte sono le cose da dire, da ricordare. E tutto questo Anni Albers lo<br />

comunica senza parole, ma pienamente attraverso i mezzi primari della propria arte.<br />

Nel 1968 realizzò “Epitaph”, che si configura come il punto d‟arrivo ideale di un<br />

percorso artistico e di conoscenza durato quasi cinquant‟anni; in un impianto<br />

compositivo simile a questi precedenti, la linea si spezza frequentemente, procedendo a<br />

scatti in un percorso complesso. Il linguaggio si scompone fino a frantumarsi.<br />

L‟immagine è quella di una comunicazione impossibilitata a spingersi oltre.<br />

105


Anni Albers sembra aver esaurito l‟esplorazione semantica dei propri tessuti, ogni<br />

ulteriore forma di comunicazione si spinge negli estremi confini di un metalinguaggio<br />

che riflette su se stesso.<br />

Anni Albers abbandonerà la tessitura e poiché, come sosteneva McLuhan 100 , il vero<br />

messaggio che ogni medium trasmette è costituito dalla natura del medium stesso, negli<br />

anni successivi si avvarrà di un altro mezzo espressivo, quello della stampa, per portare<br />

avanti la sua ricerca artistica e personale.<br />

100 Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Milano, Il Saggiatore, 1999 pagg. 15-30<br />

106


Appendice fotografica<br />

107


1. Benita Otte, arazzo. 1923. Collocazione sconosciuta.<br />

108


2. Paul Klee, Ancient Sound, Abstract on Black, 1925. Olio su carta<br />

Kunstsammlung, Basilea<br />

109


3. Anni Albers, arazzo, 1925. Seta, cotone, acetato. 145x92 cm<br />

Die Neue Sammlungstaatliches Museum fur angewandte Kunst, Monaco<br />

110


4. Anni Albers, arazzo, 1924. Cotone e seta 169,6x100,3 cm<br />

The Josef and anni Albers Foundation, Bethany<br />

111


5. Anni Albers, arazzo, 1925. Lana e seta 236x96 cm<br />

Die Neue Sammlungstaatliches Museum fur angewandte Kunst, Monaco<br />

112


6. Anni Albers, arazzo, 1926. Seta 182,9x122 cm<br />

The Bush-Reisinger Museum, Harvard Univerity Art Museum, Cambridge<br />

113


7. Otti Bergner, tappeto, 1930. Lana e canapa. Collocazione sconosciuta<br />

114


8. Gunta Stolzl, 5 Chore, arazzo, 1928. Cotone, lana, ryon e seta 229x143 cm<br />

Museum fur Kunst und Kulturgeschichte, Lubecca<br />

115


9. Paul Klee, Pastoral, 1927, tempera su tela montata su legno 69,3x52,4<br />

Museum of Modern Art, New York<br />

116


117


14. Anni Albers,Black-White-Gray, 1927. Cotone e seta 147x118 cm<br />

Bauhaus Archiv, Berlino<br />

118


15. Tunica inca. Prima metà XVI sec. Cotone e camelide 96,5x80,5 cm<br />

Museum fur Volkerkunde, Monaco<br />

119


16. Anni Albers, Monte Alban, arazzo. 1936. Seta, lino e lana 146x112<br />

The Bush-Reisinger Museum, Harvard Univerity Art Museum, Cambridge<br />

120


17. Anni Albers, Ancient Writing, arazzo 1936. Ryon, lino, cotone e juta 149,8x111 cm<br />

National Museum of American Art, Smithsonian Institution, Washington<br />

121


18. Anni Albers, Thickly Settled, arazzo, 1957. Cotone e juta 77,7x62 cm<br />

Yale University art Gallery, New Haven<br />

122


19. Tunica inca, cotone e camelide, inizio XVI sec. 96,3x92,5<br />

American Museum of Natural History, New York<br />

123


20. Anni Albers, Black-White-Gold I, 1950. Cotone, juta e fettuccia metallica 63,5x48,3<br />

The Josef and Anni Albers Foundation, Bethany<br />

124


21. Anni Albers, Six Prayers, 1966. Cotone, lino, raffia e filo d‟argento.<br />

Sei pannelli 186x50 ognuno.<br />

The Jewish Museum, New York<br />

125


22. Anni Albers Epitaph, 1968. Cotone, juta e fettuccia metallica 149,86x58,42<br />

The Josef and Anni Albers Foundation, Bethany<br />

126


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129

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