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Università degli Studi di Roma La Sapienza<br />
Facoltà di Scienze Umanistiche<br />
Corso di Laurea in SCIENZE STORICO ARTISTICHE<br />
Tesi di Laurea<br />
L’universalità della scrittura<br />
I tessuti di Anni Albers<br />
Relatore Laureanda<br />
Prof. Claudio Zambianchi Marianna Franzosi<br />
Matricola: 902534<br />
Correlatore<br />
Prof.ssa Rosalba Zuccaro<br />
Anno Accademico 2009-2010<br />
1
Indice<br />
Indice delle Illustrazioni p. 4<br />
La grammatica dei tessuti p. 5<br />
1 I tessuti nel XX secolo. Una questione artistica e sociale p. 8<br />
1.1 I tessuti e l’arte d’avanguardia p. 11<br />
1.2 Forma e funzione: i tessuti e l’architettura razionalista p. 14<br />
1.3 I tessuti rivoluzionari russi p. 17<br />
2 Il valore culturale dei tessuti p. 20<br />
2.1 Tessere la comunicazione p. 20<br />
2.2 Riprendere i fili del discorso p. 26<br />
3 Gli anni del Bauhaus p. 36<br />
3.1 La fase espressionista p. 36<br />
3.2 Gli insegnamenti di Paul Klee e Wassili Kandinsky p. 44<br />
3.3 Arte e tecnica: una nuova unità. De Stijl e il costruttivismo al Bauhaus p. 50<br />
3.4 La ricerca della qualità p. 60<br />
4 Riconciliare produzione ed espressione: il modello della tessitura andina p. 64<br />
4.1Riegl, Semper, Worringer e la nascita dell’astrazione p. 66<br />
4.2 Gli antichi tessuti andini nelle collezioni tedesche p. 69<br />
4.3La scoperta di un modello p. 72<br />
4.4Un passaporto per l’America p. 76<br />
2
5 Il Nuovo Mondo p. 81<br />
5.1Una scrittura antica p. 87<br />
5.2Tessuti come testi p. 91<br />
5.3Discorsi sulla spiritualità p. 98<br />
La poetica dei tessuti p.102<br />
Appendice fotografica p.107<br />
Bibliografia p.128<br />
3
Figura 1 Benita Otte, arazzo. 1923 p. 108<br />
Figura 2 Paul Klee, Ancient Sound, Abstract on Black, 1925 p. 109<br />
Figura 3 Anni Albers, arazzo, 1925 p. 110<br />
Figura 4 Anni Albers, arazzo, 1924 p. 111<br />
Figura 5 Anni Albers, arazzo, 1925 p. 112<br />
Figura 6 Anni Albers, arazzo, 192 p. 113<br />
Figura 7 Otti Bergner, tappeto, 1930 p. 114<br />
Figura 8 Gunta Stolzl, 5 Chore, arazzo, 1928 p. 115<br />
Figura 9 Paul Klee, Pastoral, 1927 p. 116<br />
Figura 10 Anni Albers, campione di tessuto p. 117<br />
Figura 11 Anni Albers, campione di tessuto p. 117<br />
Figura 12 Anni Albers, campione di tessuto p. 117<br />
Figura 13 Anni Albers, campione di tessuto p. 117<br />
Figura 14 Anni Albers, Black-White-Gray 1927 p. 118<br />
Figura 15 Tunica inca. Prima metà XVI sec. p. 119<br />
Figura 16 Anni Albers, Monte Alban, arazzo, 1936 p. 120<br />
Figura 17 Anni Albers, Ancient Writing, arazzo, 1936 p. 121<br />
Figura 18 Anni Albers, Thickly Settled, arazzo, 1957 p. 122<br />
Figura 19 Tunica inca, cotone e camelide, inizio XVI sec. p. 123<br />
Figura 20 Anni Albers, Black-White-Gold I, 1950 p. 124<br />
Figura 21 Anni Albers, Six Prayers, 1966 p. 125<br />
Figura 22 Anni Albers Epitaph, 1968 p. 126<br />
4
La grammatica dei tessuti<br />
Il dibattito sulla divisione fra le belle arti e le arti decorative era questione antica<br />
ma venne riattualizzato in seguito alla rivoluzione industriale della seconda metà<br />
dell‟Ottocento, per affrontare le difficili questioni non solamente artistiche, ma anche<br />
sociali e morali che l‟industrializzazione aveva portato.<br />
La scissione del rapporto tra produzione e ideazione dell‟oggetto aveva comportato uno<br />
scadimento qualitativo delle merci e una perdita di valore etico nel lavoro.<br />
Diversi movimenti orientati sia sul piano artistico sia su quello sociale, si batterono per<br />
una riunificazione dei momenti produttivi, tuttavia anche in seno a questi contesti gli<br />
oggetti, migliorati qualitativamente dalla ritrovata perizia artigiana e da un‟ideazione<br />
curata artisticamente, stentavano a essere accolti come oggetti d‟arte pura.<br />
Il problema veniva individuato nella facile godibilità di questi oggetti che, pur essendo<br />
realizzati con attenzione ai processi e ai materiali, continuavano a farsi portatori di valori<br />
estetici prettamente decorativi.<br />
La crisi aperta dalla Prima guerra mondiale fece avvertire come più urgente la necessità<br />
di affrontare la questione della produzione e del rapporto tra artisti e meccanizzazione.<br />
Il Bauhaus di Weimar, in Germania e poi ancora di più quello di Dessau, fu<br />
un‟istituzione che cercò, in modo autonomo e del tutto innovativo, di dare una risposta a<br />
queste questioni.<br />
Il metodo didattico sperimentale e soprattutto la presenza di artisti come Paul Klee,<br />
Wassily Kandinsky e László Moholy-Nagy fra i docenti, fece del Bauhaus la fucina da<br />
5
cui uscirono nuove figure, quelle dei designer, preparati ad affrontare con<br />
consapevolezza e creatività la progettazione per la produzione industriale.<br />
Tuttavia fra questi ci fu chi, come Anni Albers, seppe rielaborare autonomamente le<br />
importanti lezioni apprese per proseguire un autonomo percorso artistico.<br />
La Albers, che entrò a far parte dell‟istituto nel 1922, si specializzò nella tessitura nel<br />
laboratorio a questa dedicato, senza prendere a modello l‟antica tradizione tessile<br />
europea, ma partendo da un grado “zero” imparò tecniche e processi costruttivi in modo<br />
sperimentale, prendendo come riferimento concettuale le teorie artistiche dei suoi<br />
insegnanti.<br />
Dalla lezione neoplasticista e dal costruttivismo di László Moholy-Nagy apprese un<br />
linguaggio formale di unità geometriche astratte, che poteva facilmente applicare al<br />
medium tessile perché di fatto erano le forme della stessa struttura soggiacente al tessuto.<br />
La ricerca della Albers si caratterizzò da subito per una profonda attenzione e devozione<br />
alle proprietà dei materiali e alle tecniche costruttive, perché la struttura era la sola che<br />
potesse farsi carico di un processo espressivo e comunicativo. Lungi dall‟essere<br />
meramente decorativi i suoi tessuti si originavano dagli elementi costruttivi primari,<br />
rifiutando qualsiasi forma di decorazione superficiale.<br />
Anni Albers era consapevole del valore rivestito dai tessuti nella storia e presso le più<br />
diverse culture, e una di queste in particolare si rivelò fondamentale nel suo processo<br />
d‟apprendimento e nello sviluppo della propria arte: quella antica del Perù<br />
precolombiano.<br />
6
Lì la tessitura rivestiva un ruolo fondamentale che non era solo utilitaristico ma<br />
eminentemente comunicativo. Gli Inca infatti svilupparono un metodo di scrittura<br />
particolare, basato su ideogrammi che trovavano applicazione proprio nei tessuti.<br />
Le forme geometriche astratte di questi segni linguistici erano le stesse che la Albers<br />
investigava per creare un proprio vocabolario semantico.<br />
La tessitura andina non le fu una fonte di riferimento iconografico, ma fu uno spunto<br />
teorico e tecnico al pari delle lezioni dei grandi artisti coi quali aveva studiato al<br />
Bauhaus, e quando negli anni Trenta emigrò negli Stati Uniti ebbe modo di approfondire<br />
ulteriormente la “lezione” della tessitura precolombiana.<br />
L‟arte di Anni Albers rispondeva alla richiesta di ritorno alle possibilità costruttive dei<br />
materiali e di onestà nei processi costruttivi sia dal punto di vista progettuale sia da<br />
quello realizzativo.<br />
Lei superò questi assunti per cercare di investire la sua produzioni di tessuti di un<br />
referente culturale che fungesse da legante con la totalità dell‟esperienza umana, e<br />
questo lo trovò precisamente nella scrittura.<br />
Grazie al confronto con la tessitura andina apprese che i tessuti potevano farsi portatori<br />
di valori semantici e stringere un legame col linguaggio e la scrittura.<br />
I tessuti nelle sue mani diventavano testi.<br />
7
1. I tessuti nel XX secolo: una questione artistica e sociale<br />
La viva partecipazione di artisti alla progettazione e creazione di tessuti<br />
decorativi, come arazzi e tappeti, piuttosto che stoffe per l‟abbigliamento, apparati<br />
scenografici effimeri per le più diverse manifestazioni, o ancora stoffe celebrative<br />
preziosamente tessute e dipinte, come i gonfaloni delle città, è consuetudine antica. È<br />
noto come nel sistema di produzione artistica su commissione, caratteristico ancora del<br />
pieno Rinascimento, gli artisti lavorassero spesso sotto il patrocinio di una corte, e lì si<br />
impegnassero alla realizzazione di opere artistiche e decorative di vario genere.<br />
Nonostante il processo di divisione fra arti maggiori e arti applicate iniziasse a delinearsi<br />
già sul finire del XVI secolo, la stessa situazione si riproponeva presso le monarchie<br />
europee, allora come nel secolo successivo, quando il complesso sistema delle corti,<br />
esaltato da un sofisticato lusso celebrativo, richiedeva la stretta collaborazione di artisti e<br />
artigiani.<br />
La storia del tessuto come diretta manifestazione artistica, o come veicolo di diffusione<br />
su una scala più ampia di modelli artistici propri della pittura, si intreccia profondamente<br />
con questioni sociali, politiche, economiche e inerenti lo sviluppo tecnologico.<br />
La produzione e l‟utilizzo dei tessuti si trovano al centro di un complesso sistema<br />
economico caratterizzato, nell‟epoca moderna, dai rapporti politici e commerciali che<br />
8
l‟Europa intratteneva con le colonie, e subordinati, quindi, agli andamenti dei flussi di<br />
scambio delle materie prime.<br />
La disponibilità sul mercato locale dei vari paesi di nuove fibre tessili e sostanze<br />
coloranti, nonché le aggiornate possibilità tecnologiche, diedero impulso alla creazione<br />
di nuove stoffe, per i più svariati utilizzi, e influenzarono decisamente il gusto e le mode.<br />
Una volta impiantatosi un nuovo modello di consumo era la moda stessa, affermatasi da<br />
principio presso le corti, a determinare l‟andamento della produzione tessile, nonostante<br />
le numerose leggi suntuarie promulgate, miranti a regolamentare i consumi.<br />
Un esempio caratteristico di questo processo è dato dallo sviluppo della produzione del<br />
cotone nell‟Inghilterra del primo Ottocento. L‟immissione sempre più consistente di tale<br />
materia prima in un mercato sin lì specializzato nella produzione ed esportazione di<br />
panni lana, determinò, alla fine di un processo di abbassamento del costo e di<br />
allargamento del bacino sociale interessato alla nuova moda, addirittura un<br />
sovvertimento nelle gerarchie sociali del consumo.<br />
Nello stesso periodo in Francia il settore tessile subì una profonda ristrutturazione,<br />
attraverso l‟innovazione tecnologica: i telai automatizzati Jacquard e la ricerca sui<br />
materiali comportarono un mutamento evidente nella produzione e nell‟affermarsi di<br />
nuovi modelli di gusto. 1<br />
11 Non è qui possibile approfondire le complesse dinamiche socioculturali, nonché politiche ed<br />
economiche, a cui la produzione tessile fu subordinata in epoca moderna. Si rimanda pertanto, per una<br />
trattazione più esaustiva dell‟argomento, al capitolo “Lusso, moda, e ordine sociale tra XVIII e XIX<br />
secolo” in Paolo Capuzzo, Culture del consumo, Il Mulino, Bologna, 2006; al capitolo “Lo svolgimento<br />
degli stili” in Renata Pompas, Textile design. Ricerca-elaborazione-progetto, Hoepli, Milano, 1994, e al<br />
volume di Mary Schoeser, Tessuti del mondo, Rizzoli Skira, Milano, 2003<br />
9
Le mutate condizioni economiche e sociali a cavallo fra il XIX e il XX secolo,<br />
determinate dallo sviluppo industriale, furono decisive nello sviluppo di un rapporto<br />
diverso fra artisti e produzione, fino al delinearsi di una nuova figura, quella del<br />
designer.<br />
La riflessione critica sulle scarse qualità estetiche dei beni realizzati industrialmente,<br />
nonché sul rapporto drammaticamente reciso fra prodotto e artefice, caratteristico della<br />
produzione in serie industriale, è particolarmente avanzata in Inghilterra. Teorici come<br />
John Ruskin e William Morris si pronunciano sull‟evidente esigenza di colmare un<br />
vuoto estetico inerente l‟oggetto industriale e una conseguente decadenza del gusto, e<br />
sulla necessità di ritornare a un modello produttivo dove ideazione ed esecuzione siano<br />
ricongiunte.<br />
Il movimento Arts&Crafts, teorizzato da Morris, si fa promotore di una rinnovata<br />
attenzione alle capacità creative dell‟artista esecutore, nonché alle intrinseche proprietà<br />
espressive dei diversi materiali. Nella produzione di tessuti per l‟arredamento, ad<br />
esempio, Morris utilizza tinture naturali e tecniche di lavoro tradizionali, prendendo a<br />
modello le stoffe italiane e orientali antiche, rielaborate secondo la propria personale<br />
sensibilità artistica.<br />
La vocazione del movimento Arts&Crafts chiaramente non fu solo commerciale: proprio<br />
nell‟impulso sociale e nell‟intento educativo risiede la peculiarità di un‟iniziativa che<br />
ebbe tra i maggiori risultati acquisiti quello di riportare l‟attenzione sull‟estetica del<br />
prodotto e sulla necessità di riavvicinare l‟arte alla vita.<br />
Su queste stesse basi teoriche si fonda in Austria la Wiener Werkstätte, dall‟iniziativa di<br />
diciannove artisti, tra i quali Klimt, Hoffmann, Olbrich e Moser, consociati per<br />
10
diffondere un nuovo modello estetico, in rottura con il revival storicista allora<br />
incoraggiato dalla Corte Asburgica.<br />
Il merito di questi movimenti risiede, oltre che nella validità estetica delle opere<br />
realizzate, anche nell‟aver riavvicinato gli artisti alle cosiddette arti applicate, con un<br />
intento di superare la tradizionale separazione, elevando a pari dignità il momento<br />
creativo e quello applicativo.<br />
I tessuti, in particolare, in virtù della vasta applicazione, della propria duttilità e<br />
potenziale espressività, e delle peculiari caratteristiche semantiche, si dimostrano<br />
particolarmente efficaci nella diffusione delle nuove teorie artistiche. Oggetto<br />
privilegiato dell‟attenzione creativa di numerosi artisti del XX secolo, il tessuto si rivela<br />
il medium di raccordo tra sperimentazione d‟avanguardia e richieste di consumo da parte<br />
della società. Come si vedrà, le modalità di scambio e incontro fra le due parti si<br />
muoveranno secondo diverse direttrici.<br />
1.1 I tessuti e l’arte d’avanguardia<br />
Nel 1909, Sergej Djaghilev fonda i Ballets Russes e poco dopo porta la sua<br />
compagnia di danza da Mosca a Parigi. La modernità degli spettacoli, che vedono<br />
parteciparvi i migliori ballerini e compositori dell‟epoca e la sconvolgente, fantasiosa<br />
ricchezza cromatica delle scenografie di Leon Bakst e dei costumi, hanno un forte<br />
impatto sulla scena artistica contemporanea. Gli accattivanti allestimenti in stile fauve<br />
impressionano il pubblico e influenzano la moda; contemporaneamente la diretta<br />
partecipazione al disegno di scene e costumi da parte di artisti come Picasso, Derain,<br />
Matisse, Braque, Larionov e la Goncharova, rilancia la popolarità dei Ballets e<br />
11
testimonia di un interesse degli artisti a esprimersi in modo trasversale, attraverso diversi<br />
mezzi.<br />
Il disegno per stoffe coinvolge, quindi, negli anni precedenti la Prima guerra mondiale,<br />
numerosi artisti, che vedono nelle potenzialità dei tessuti un valido mezzo per esprimere<br />
la propria creatività e diffondere più ampiamente le proprie ricerche artistiche.<br />
Diversi artisti, parallelamente al lavoro in pittura, intraprendono una collaborazione di<br />
lunga data con case produttrici di tessili, sia per la moda sia per l‟arredamento,<br />
contribuendo in modo decisivo alla creazione di uno “stile” d‟avanguardia.<br />
In Francia, Raoul Dufy trasporta sulla stoffa le sgargianti cromie fauve delle sue tele e i<br />
tessuti si articolano ora in una composizione di frammeni di fiori, spartiti e violini, che<br />
ricordano da vicino i collage cubisti; ora in una selva popolata di sgargianti pappagalli,<br />
elefanti e leopardi, come nella Jungle in stile déco; ora nella riproduzione di moduli<br />
decorativi incentrati su piccole figure umane e architettoniche (Les Tuileries) inserite in<br />
un intrico di motivi vegetali, che, nonostante il taglio netto, marcato, delle linee di<br />
stampo espressionista, ricordano la decorazione bizarre tipica dei tessuti francesi della<br />
prima metà del Settecento.<br />
Ancor più di Dufy, Sonia Delaunay completa la propria ricerca artistica, iniziata con la<br />
pittura su tela, dedicandosi al disegno tessile. La stoffa diventa così il mezzo privilegiato<br />
per esprimere le teorie artistiche sviluppate dal 1910 assieme al marito Robert Delaunay,<br />
a partire dalle ricerche scientifiche sul colore condotte da Chevreul. La struttura dei<br />
tessuti artistici di Sonia Delaunay si basa sul contrasto simultaneo dei colori puri<br />
giustapposti, creando, attraverso anche un‟originale disposizione ritmica delle forme<br />
geometriche primarie, un sorprendente senso di dinamismo. Fino al 1921 lavora in<br />
12
Spagna dove apre la boutique Casa Sonia; al rientro a Parigi realizza i robes-poemes<br />
ricamati con versi dada di Tristan Tzara, e i rideaux-poemes con scritti surrealisti di<br />
Philippe Soupault. Nel 1923 apre il suo Atelier Simultané dove realizza tessuti<br />
d‟abbigliamento per un pubblico esclusivo.<br />
Anche i Futuristi italiani, nella loro tensione verso la modernità, la tecnologia e il<br />
vitalismo e il rifiuto per tutto ciò che finora intrappolava l‟arte nei musei e imbrigliava<br />
l‟uomo moderno in uno statico passatismo, optano per un superamento dei generi<br />
artistici, in funzione della riconciliazione fra arte e vita.<br />
Nel 1914 Giacomo Balla pubblica il “Manifesto futurista dell‟abito antineutrale”, in cui<br />
promuove un abbigliamento provocatorio, basato su nuovi materiali e nuove tecnologie,<br />
tagli asimmetrici e colori intensi: “Oggi vogliamo abolire [...] il cosiddetto buon gusto e<br />
la cosiddetta armonia di tinte e di forma, che frenano gli entusiasmi e rallentano il passo.<br />
[...] Stoffe di colori e iridescenze entusiasmanti. Impiegare i colori muscolari,<br />
violentissimi, rossissimi, turchinissimi, verdissimi, gialloni, arancioni, vermiglioni.<br />
Illuminati”. 2<br />
Se Balla dimostra di apprezzare il carattere transitorio della moda, in quanto principio di<br />
trasformazione sociale, Fortunato Depero, dal 1920, si dedica ai tessuti d‟arredamento.<br />
Nel suo laboratorio di Rovereto realizza, tra le altre cose, grandi panelli decorativi,<br />
soprattutto nella tecnica a connessione o a intarsio, in un panno di lana tessuto,<br />
appositamente ralizzato. La finalità dichiarata è quella di creare un nuovo ambiente,<br />
“ultramoderno”, espressamente realizzato per accogliere l‟arte d‟avanguardia.<br />
2 Giacomo Balla, Manifesto futurista dell’abito antineutrale, 1914, in Renata Pompas. Op. cit. pag. 220<br />
13
Il diretto coinvolgimento degli artisti esponenti delle avanguardie nella progettazione<br />
artistica di tessuti, in particolare per la moda e la grande diffusione che le ricerche<br />
estetiche e teoriche dell‟epoca riuscirono ad avere, grazie anche alla loro diretta<br />
applicazione sulle stoffe, porta necessariamente a rinegoziare i supposti confini fra arti<br />
maggiori e arti applicate. Come la stessa Sonia Delaunay ebbe a sottolineare: “Si la<br />
peinture est entrée dans la vie, c’est que les femmes la portaient sur elles!”. 3<br />
1.2 Forma e funzione: i tessuti e l’architettura razionalista<br />
“In un mondo caotico come lo era l'Europa dopo la Prima guerra mondiale, ogni<br />
opera artistica sperimentale doveva essere testata in senso molto ampio. Ciò che era<br />
esistito si era dimostrato essere sbagliato e tutto ciò che riportava a esso sembrava essere<br />
altrettanto erroneo. Chiunque cercasse di trovare delle certezze fra la confusione delle<br />
proprie convinzioni sconvolte e sperasse di gettare le basi per un lavoro orientato al<br />
futuro, dovette ricominciare dall‟inizio.” 4<br />
Nelle parole di Anni Albers è contenuta l‟essenza di una nuova attitudine nei confronti<br />
dell‟arte, avvertita come necessaria nel primo dopoguerra.<br />
3 “Se la pittura è entrata a far parte della vita, è perché le donne l‟hanno indossata!” Sonia Delaunay, La<br />
rencontre Sonia Delaunay-Tristan Tzara, Catalogo della mostra, Musèe d‟art moderne de la ville de Paris,<br />
1977, cit. in Isabelle Anscombe, A woman’s touch: women in design from 1860 to the present day,<br />
Penguin Book, 1985, pag. 120<br />
4 “In a world as chaotic as the European world after World War I, any exploratory artistic work had to be<br />
experimented in a very comprehensive sense. What had existed had proved to be wrong; everything<br />
leading up to it seemed wrong too. Anyone seeking to find a point of certainty amid the confusion of upset<br />
beliefs, and hoping to lay a foundation for a work which was orientated toward the future, had to start at<br />
the very beginning.” Anni Albers, On designing, Wesleyan University press, Middletown, 1962<br />
14
La situazione sociale, economica e tecnologica era profondamente cambiata e la società<br />
si trovava ora a doverne affrontare le conseguenze. L‟arte stessa, ora più che mai, veniva<br />
chiamata a dare risposte a esigenze concrete: per buona parte di essa non si trattava più<br />
di affrontare singolarmente l‟angoscia e l‟irrazionalità del proprio tempo storico, ma di<br />
confrontarsi razionalmente, collettivamente, con le mutate condizioni.<br />
L‟approccio degli artisti sul finire del primo ventennio del secolo, è quindi razionalista e<br />
funzionalista, orientato verso una ricostruzione materiale, sociale e culturale della<br />
società intera.<br />
Il problema urbanistico in particolare, portato alla ribalta dalle conseguenze della<br />
guerra, appariva, per la prima volta, in tutta la sua urgenza di soluzioni. Poiché “la forma<br />
della società è la città e costruendo la città la società costruisce se stessa” 5 , è proprio a<br />
partire dall‟architettura che il movimento funzionalista concentra le proprie riflessioni.<br />
Se da un lato l‟architettura cerca di individuare e soddisfare le nuove, pressanti necessità<br />
della società con un approccio non più speculativo, ma razionalmente studiato in base<br />
alle funzioni cui è chiamata a rispondere, contemporaneamente si pone come fattore<br />
condizionante del progresso sociale e dell‟educazione democratica della comunità<br />
stessa.<br />
La questione abitativa chiaramente apre le porte a una riflessione più ampia, che<br />
coinvolge i più diversi aspetti della vita degli individui. L‟approccio funzionalista si<br />
applica quindi alla casa, come contenitore e agli arredi, agli oggetti, all‟individuo come<br />
contenuto, anche e proprio nel senso di portatori di significato.<br />
5 Giulio Carlo Argan, L’arte moderna, 1770-1970, Sansoni, Milano, 2002 Pag. 137<br />
15
Ecco quindi che la fattura e i materiali si rivestono di una nuova importanza, non<br />
meramente funzionale, ma più specificamente semantica.<br />
Il rapporto con l‟industria diventa centrale, poiché il prodotto moderno è proprio quello<br />
industriale e un‟arte così sentitamente rivolta al futuro non può non confrontarvisi.<br />
Essendo quella funzionalista un‟arte rivolta a tutti gli aspetti della vita, è lungi dal<br />
categorizzare le sue applicazioni e distinguere tra arte pura e arti applicate: lo stimolo a<br />
contribuire creativamente a una riforma della società in chiave qualificante, porta a una<br />
collaborazione razionale fra tutti i generi.<br />
All‟interno della nuova cultura abitativa il contributo dell‟arte tessile è centrale: lo stile<br />
eminentemente decorativo degli anni precedenti viene avvertito come borghese, elitario,<br />
“da salotto”; l‟approccio funzionalista tende invece a una razionalizzazione delle forme,<br />
a un uso ponderato dei complementi decorativi, non già scelti per una mera funzione<br />
ornamentale, ma in virtù, invece, delle specifiche qualità espressive dei materiali e dei<br />
colori.<br />
Nei tessuti è la ricerca di dialogo costante tra forma e funzione, tra materiali, struttura e<br />
colore, a liberarne le qualità plastiche ed estetiche.<br />
Il tappeto, ad esempio, sia da pavimento sia da parete, diventa oggetto privilegiato per<br />
raccordare e rilanciare le qualità estetiche dell‟ambiente abitativo. Non più inteso come<br />
mero supporto che tende a smaterializzarsi dietro la decorazione, le sue intrinseche<br />
qualità materiche e il rapporto specifico tra disegno, colore e fattura ne fanno un<br />
elemento funzionale a esprimere la razionalità dell‟architettura moderna.<br />
Il confronto con la produzione industriale non viene avvertito come particolarmente<br />
problematico, al contrario stimola la riflessione sui materiali e le loro capacità<br />
16
espressive, sulle opzioni tecniche e realizzative, sulla possibilità per la nuova cultura<br />
abitativa di raggiungere, un più gran numero di persone.<br />
Le Corbusier per primo individua i tessuti quali elementi ottimali per rivestire la<br />
funzione decorativa, razionalmente intesa, all‟interno delle moderne abitazioni. Egli<br />
stesso disegna cartoni per arazzi, assieme ad altri importanti artisti dell‟epoca, come<br />
Picasso, Léger, Mirò, Braque e Derain, grandi pannelli tessili che egli significativamente<br />
definisce “muri di lana”: non più rivestimento che smaterializza le strutture, ma elementi<br />
costruttivi essi stessi.<br />
Questi presupposti teorici si ritrovano confermati nell‟insegnamento del Bauhaus, la<br />
Scuola di architettura e arti applicate, nata a Weimar, in Germania, nel 1919, sotto la<br />
direzione dell‟architetto Walter Gropius. Come si vedrà più approfonditamente in<br />
seguito, i laboratori del Bauhaus e quello di tessitura in particolare, lavorano alla ricerca<br />
di una nuova estetica, in cui la bellezza e la qualità del prodotto coincidono col processo<br />
tecnico di costruzione e con la corrispondenza tra la forma e la sua funzione.<br />
1.3 I tessuti rivoluzionari russi<br />
In qualche modo correlata ai principi funzionalisti è l‟arte del Movimento<br />
Costruttivista, nato in Russia verso la metà degli anni Dieci e successivamente approdato<br />
al Produttivismo post rivoluzionario.<br />
Il ruolo educativo e propagandistico affidato ai tessuti all‟indomani della Rivoluzione<br />
d‟ottobre è esemplificativo dell‟importanza accordata ai tessili nella veicolazione non<br />
solo di qualità estetiche, ma soprattutto di valori semantici.<br />
17
I tessuti in Unione Sovietica contribuirono attivamente alla costruzione della nuova via<br />
al Socialismo, attraverso una fondamentale funzione di propaganda e diffusione dei<br />
nuovi valori e concetti, raggiungendo grandi masse più capillarmente di quanto non<br />
potessero fare altri mezzi.<br />
Il tessuto diventa allora medium di comunicazione sociale e politica. Ma non solo: la<br />
teorica Roginskaja sosteneva che: “Il materiale tessile non deve solo essere una<br />
componente attiva della cultura artistica di massa, ma anche un fattore di influenza attiva<br />
ed emozionale” 6 .<br />
Proprio su queste qualità del tessuto numerosi artisti basano il proprio entusiasta lavoro<br />
di ricerca e diffusione di un nuovo stile sovietico moderno, in accordo con i principi<br />
rivoluzionari.<br />
L‟arte pura è vista come borghese e decadente, dannosa alla società che invece deve<br />
muoversi velocemente verso il progresso. E poiché questo passa necessariamente<br />
attraverso l‟industrializzazione, l‟arte moderna viene identificata col design industriale.<br />
La nuova struttura economica, sociale e politica deve manifestarsi in un nuovo ambiente<br />
e il design tessile risponde all‟esigenza di trasformazione dell‟immagine dello Stato<br />
socialista.<br />
L‟aspirazione costruttivista a ridisegnare la società risponde al processo innovativo che<br />
investe tutti i settori del vivere quotidiano, determinando il cambiamento delle funzioni<br />
sociali dell‟arte. Il Produttivismo risulta particolarmente significativo nella formazione<br />
6 F. Roginskaja, Sovetskij textil, Mosca, 1930, pag. 26, cit. in Klaus-Jurghen Winkler, “Lena Meyer-<br />
Bergner”, in Franco Panzini (a cura di), La tessitura del Bauhaus1919-1933 nelle collezioni della<br />
Repubblica Democratica Tedesca (catalogo della mostra), Cataloghi Marsilio, Venezia, 1985<br />
18
di un gusto moderno, soprattutto nei tessuti, caratterizzati da disegni geometrici e<br />
dinamici inediti, e nella divulgazione di un abbigliamento funzionale di massa.<br />
Quando nel 1923 la Pravda richiama gli artisti a disegnare tessuti per la propaganda e la<br />
diffusione della nuova cultura socialista, Ljubov Popova e Varvara Stepanova, pittrici<br />
costruttiviste, rispondono subito, e con loro altri, tra cui Rodchenko e Aleksandra Exter.<br />
I loro disegni si basano inizialmente su moduli di figure geometriche e dinamiche<br />
stampati in diversi colori su cotone.<br />
Successivamente questi modelli astratti vengono integrati con motivi narrativi, o<br />
cosiddetti “tematici” inerenti in qualche modo la società riformata dalla rivoluzione:<br />
compaiono elementi politici simbolici, come la stella rossa e la falce e il martello o<br />
elementi meccanici come ruote, leve, ingranaggi, che rimandano al processo di<br />
industrializzazione in atto. Nel decennio tra il 1920 e il 1930 si diffondono motivi legati<br />
alla rappresentazione di immagini concettuali riferite alle fabbriche, all‟agricoltura, al<br />
lavoro, alla meccanizzazione dei mezzi di trasporto, allo sport come all‟elettricità.<br />
È evidente da queste esperienze come la funzione affidata ai tessili non sia, nell‟arte del<br />
Ventesimo secolo, esclusivamente estetica e decorativa, ma più propriamente culturale e<br />
sociale.<br />
19
2. Tessere la comunicazione<br />
I tessuti costituiscono una componente tra le più antiche e rilevanti della nostra<br />
cultura. La storia della loro produzione è particolarmente interessante perché non segue<br />
un criterio evolutivo, dall‟elementare al complesso: molti dei materiali, delle tecniche e<br />
delle forme in uso nell‟antichità lo sono ancora oggi; inoltre la stretta pertinenza dei<br />
prodotti della tessitura ai più diversi ambiti dell‟attività umana fa dei tessuti degli<br />
indicatori sensibili di meccanismi culturali.<br />
2.1 Dal linguaggio alla tessitura: stoffe come testi<br />
La complessità dei significati assunti dai tessuti si rende evidente nella storia del<br />
loro utilizzo come valore di scambio economico: nel momento in cui vengono offerti<br />
come tributi o donati come omaggi diventano un medium universale per esprimere<br />
ricchezza e potenza, rafforzare un‟identità, costruire un‟immagine. Il rapporto stesso tra<br />
l‟identità del singolo e il potere e la funzione culturale del tessuto come portatore di<br />
valore e significato, storicamente, vengono sottolineati e rafforzati dall‟abito, dal tessuto<br />
in qualche modo legato alla persona. Ne è un esempio il manto eseguito in Sicilia nel<br />
XII secolo che servì per secoli all‟incoronazione dell‟imperatore del Sacro Romano<br />
Impero: attestazione di livello pressoché unico nella storia dell‟arte tessile, è<br />
preziosissimo perché destinato al rango imperiale, ma è quest‟ultimo che viene sancito,<br />
sottolineato, visivamente proclamato, proprio dall‟attribuzione del manto stesso. E ciò<br />
significativamente avviene di generazione in generazione.<br />
20
Allo stesso modo procede la stretta relazione tra abito-tessuto e l‟uomo che lo indossa<br />
che, in particolare nel Medioevo, portava a identificare come reliquie non solo le<br />
particelle corporee del santo, ma anche i frammenti delle sue vesti, secondo un processo<br />
di assimilazione del tessuto alla persona e di incorporazione delle sue virtù.<br />
Ancora più significativo è il rapporto privilegiato che il tessuto intrattiene con il<br />
linguaggio e lo spazio. Si può considerare come la tessitura consista soprattutto nel<br />
pensare in termini di struttura e questo rimandi implicitamente al concetto di<br />
costruzione, che, per la natura peculiare del prodotto tessile, è doppia: innanzitutto, con<br />
le parole di Anni Albers: “Si costruisce un‟unità partendo da elementi separati che<br />
conservano però la propria identità” 7; successivamente il “piano flessibile” del tessuto<br />
entra attivamente in rapporto con la costruzione dello spazio architettonico attraverso la<br />
propria tridimensionalità.<br />
Anche l‟antropologo Jacques Bril attribuisce alle più diverse possibilità d‟intreccio dei<br />
tessuti alcune importanti funzioni: quella di protezione (quasi un doppio della pelle che<br />
avvolge il corpo, lo ripara, lo protegge e che media tra la dimensione interiore<br />
dell‟individuo e lo spazio esterno) e quelle di delimitazione e differenziazione dello<br />
spazio 8 . A tale proposito ricorda, come prima di lui la stessa Albers, le tende:<br />
“Abitazioni tessili” dei popoli nomadi, in particolare quelli dell‟Asia centrale e<br />
dell‟Africa settentrionale, dove il tessuto offre una superficie alla rappresentazione<br />
simbolica dello spazio, che più precisamente è uno spazio vissuto; lo modula in quanto<br />
7 Anni Albers, Il piano flessibile. Tessuti in architettura, cit. in Sigrid Wortmann Weltge, I tessuti del<br />
Bauhaus, Vallardi, Milano, 1993, pag. 101<br />
8 Jacques Bril, Origines et symbolisme des productions textiles. De la toile et du fil, Clancier-Guenaud,<br />
Parigi, 1984, pag. 16<br />
21
elemento costruttivo primario e costruisce un‟identità, esplicitando differenze e<br />
appartenenze. Così come per gli indumenti degli individui, un diverso intreccio di trama<br />
e ordito e l‟abbinamento di colori specifici intervengono anche nella tessitura delle tende<br />
per comunicare i tratti distintivi delle famiglie o delle tribù che le occupano.<br />
Tutto ciò ci introduce al concetto del tessuto inteso come testo, come linguaggio che<br />
comunica, che veicola messaggi e significati.<br />
I collegamenti, di natura sia visiva sia metaforica, fra testo e tessuto sono tantissimi e<br />
ricchi di potenzialità. Da millenni i tessuti hanno accompagnato la vita dell‟uomo<br />
secondo connessioni profonde e complesse, in un contatto costante, ricco di associazioni<br />
culturali ed emozionali; sono un vero e proprio linguaggio attraverso il quale si può<br />
parlare dell‟intera esperienza umana.<br />
A un primo livello, che definiamo come più esplicito, della relazione fra tessuti e<br />
linguaggio ritroviamo l‟uso dei tessili come supporto alla parola scritta: ne sono un<br />
esempio i tiraz, le stoffe islamiche che recano tessute o ricamate sui bordi iscrizioni<br />
coraniche, il cui valore è al di là della mera decorazione. Ma basta anche ricordare come<br />
per secoli nella cultura occidentale intere generazioni di bambine abbiano appreso<br />
l‟alfabeto e i primi rudimenti della scrittura ricamando su stoffa versetti biblici o precetti<br />
edificanti.<br />
Tuttavia, a un livello più profondo, è il tessuto stesso a costituirsi come testo<br />
significante, costruendo la propria narrazione attraverso l‟articolazione dei materiali,<br />
delle trame, dei colori e delle immagini. Régis Debray in un‟intervista rilasciata nel 2005<br />
al sito internet de “L‟Express” riguardante la pubblicazione del Dictionnaire culturel du<br />
tissu, da lui scritto assieme a Patrice Hugues, sottolinea come: “Si dimentica che il testo<br />
22
viene dal tessuto, che questo esista prima ancora della scrittura, che il senso non passava<br />
per le parole ma attraverso i fili” 9 .<br />
Tutto ciò è ancora più esplicito se si analizzano i miti fondatori delle culture europee o<br />
degli altri continenti, dove quasi sempre l‟origine mitica del linguaggio ha una stretta<br />
relazione con quella della tessitura. Le caratteristiche proprie del tessuto ne fanno il<br />
simbolo di una realtà che esiste solo come relazione compositiva delle parti, una<br />
metafora di tutti i processi generativi. Questo è chiaramente evidente nella mitologia dei<br />
Dogon, popolazione africana del Mali, dove si stabilisce un‟esplicita corrispondenza fra<br />
tessuto e parola: al momento della creazione il Demiurgo consegnò all‟uomo la sua<br />
parola rivelatrice, fondamento del linguaggio, attraverso la fibra tessile intrecciata che si<br />
dipanava dalla sua stessa bocca; aprendo e chiudendo la bocca la divinità compiva i<br />
movimenti del telaio, tessendo la fibra e la parola in una stessa unità: “Nella parola si<br />
vede una tessitura di rapporti umani e il tessuto è detto parola perché i suoi fili si<br />
incrociano come gli elementi che costituiscono il linguaggio” 10 .<br />
Secondo un‟altra tradizione, invece, dopo la Creazione la Madre Terra giaceva ancora<br />
nuda e priva del linguaggio, allora il Demiurgo intessé per lei una veste di fibre e parole<br />
e con questa la rivestì; il tessuto creato per la Terra dalla divinità fu quindi anche la<br />
prima parola conosciuta.<br />
Le profonde implicazioni del significato del mito Dogon gettano luce sull‟importanza<br />
dei tessuti nell‟aprire “uno spazio metaforico che consente di pensare la cultura<br />
9 “On oublie que le texte vient du textile, qu'il y a eu des tissus avant les écrits, que le sens ne passait pas<br />
par les mots mais par les fils.” Régis Debray in Jacqueline Remy, “Le sens du tissu” , L’Express, 3<br />
novembre 2005 http://www.lexpress.fr/culture/livre/le-sens-du-tissu_820862.html<br />
10 Ivan Bargna, Arte africana, Jaca Book, Milano, 2003, pag. 32<br />
23
distinguendola dalla natura, attraverso la polarità nudo-vestito”, 11 ma soprattutto<br />
attraverso l‟assimilazione della tessitura al linguaggio per via delle proprietà generative<br />
di entrambi.<br />
La proprietà del tessuto di agire come supporto alla scrittura o farsi esso stesso materia<br />
scrittoria appare evidente nei tessuti dell‟area andina precolombiana, che, come si avrà<br />
modo di vedere in seguito, saranno una fonte fondamentale di apprendimento e<br />
riflessione per la Albers. Nell‟antico Perù il tessuto era un elemento culturale di primaria<br />
importanza: non vi erano relazioni sociali che non venissero sanzionate dalla produzione<br />
e dallo scambio di stoffe e abiti, per cui più che un oggetto il tessuto costituiva un<br />
valore 12 .<br />
Ancora più importante è il fatto che nella cultura inca, nella quale tradizionalmente<br />
mancava una scrittura alfabetica, erano proprio i tessuti ad assumere il ruolo di mezzo<br />
principale di comunicazione scritta. Elizabeth Hill Boone e Walter Mignolo classificano<br />
la scrittura mesoamericana precolombiana come sostanzialmente semasiografica, in cui,<br />
cioè, una serie di segni rappresentano altrettanti concetti di per sé non riferibili a una<br />
data struttura linguistica, ma dotati di una funzione pienamente narrativa e in cui il<br />
significato è dato dalle relazioni fra gli elementi 13 .<br />
Secondo gli studi di Victoria de la Jara si ritiene che gli Inca avessero un sistema di<br />
scrittura costituito da unità quadrangolari in cui compaiono vari disegni risultanti dalla<br />
11 Ivi pag. 34<br />
12 Valeria Petrucci (a cura di ), Simbolo e tecnica nei tessuti dell’antico Perú (Museo Luigi Pigorini,<br />
catalogo della mostra), De Luca, Roma, 1982 pag. 41<br />
13 Elizabeth Hill Boone (a cura di), Writing without words: alternative literacies in mesoamerica and the<br />
Andes, Duke University Press, Durham, 1994<br />
24
combinazione di diversi elementi, per lo più geometrici, differentemente colorati; questo<br />
tipo di segno grafico sui tessuti è chiamato tocapu. La studiosa individua proprio nella<br />
natura del supporto un condizionamento alla forma del segno: i testi inca sono tessuti su<br />
stoffa, da lì la forma quadrata dei segni-tocapu. Spiega inoltre che: “La lingua degli<br />
Inca, la Runa-Simi o quechua è giustappositiva, impiega suffissi e una sola parola può<br />
rappresentare tutta la frase. Questa caratteristica della lingua fa sì che il sistema grafico<br />
inca sia costituito da forme fondamentali che si modificano per aggiunte di linee, punti,<br />
cerchi, fusione di più segni e variazioni di colore” 14 . Nel tessuto si ritrovano quindi<br />
elementi per esprimere concetti astratti e comunicare, ad esempio, conoscenze inerenti lo<br />
spazio terrestre, il trascorrere del tempo, l‟alternarsi delle fasi solari e lunari e i cicli<br />
stagionali 15 .<br />
La fibra tessile per gli Inca si conferma nuovamente mezzo privilegiato di<br />
comunicazione attraverso i quipu: ancora più criptici dei tocapu, sono costituiti da un<br />
sistema di corde pendenti da una principale, segnate da diversi tipi di nodi e da differenti<br />
colori, ognuno dei quali rimanda a un significato specifico, ulteriormente arricchito dalle<br />
possibili combinazioni. Questo sistema combinatorio razionalmente strutturato e<br />
minuziosamente applicato permetteva di esprimere attraverso le corde non solo<br />
numerosi concetti concreti ma anche diverse idee astratte. Seppur non ancora<br />
decodificati sappiamo che la varietà di tipologie di quipu permetteva la registrazione di<br />
informazioni numeriche, amministrative, storiche e cultuali.<br />
14 Victoria de la Jara, Introducciòn al estudio de la escritura de los inkas, INIDE, Lima, 1975, pag. 44<br />
15 Gail Silvermann, El tejido andino: un libro de sabiduría, Banco Central de Reserva del Perú,<br />
Lima,1994<br />
25
La straordinaria produzione tessile andina, veicolo di un linguaggio di segni visuali, a<br />
secoli di distanza, fu per gli artisti moderni alla ricerca di un metodo universale di<br />
comunicazione visiva, un riferimento fondamentale; per dirla non con le parole bensì<br />
con i “fili” di Anni Albers, fu una “Lettera Aperta” 16 alle riflessioni sulle infinite<br />
possibilità semantiche ed espressive della tessitura.<br />
2.2 Riprendere i fili del discorso<br />
Il tessuto ancora oggi non cessa di veicolare messaggi attraverso la propria<br />
struttura e i propri elementi costitutivi. Ancora una volta si configura come un testo<br />
sempre più spesso inserito in strategie di comunicazione e di espressione artistica,<br />
culturale, sociale.<br />
È particolarmente interessante l‟uso che negli ultimi decenni, nell‟Africa subsahariana,<br />
viene affidato alla stoffa per esprimere la posizione, in particolare delle donne,<br />
all‟interno delle più diverse dinamiche sociali: i pagnes, “i tessuti da indossare”,<br />
funzionano come un linguaggio che si sostituisce alla comunicazione verbale.<br />
Nei paesi dell'Africa francofona il termine pagne designa il taglio di tessuto di forma<br />
rettangolare e di vario genere usato come indumento. Etimologicamente, il vocabolo<br />
pagne deriva dallo spagnolo paño che significa panno. Questo termine si trova utilizzato<br />
a partire dal XVII secolo per designare l‟indumento annodato intorno alla vita in uso<br />
nell'Africa sub-sahariana. A seconda delle sue dimensioni, il rettangolo di stoffa –<br />
disponibile nella sua versione industriale in una straordinaria varietà di disegni e di<br />
16 Anni Albers, Open Letter, Tessuto in cotone, 58,4x 59,7, 1958, The Josef and Anni Albers Foundation,<br />
Bethany<br />
26
colori – può essere utilizzato come gonna, toga, sciarpa, velo, turbante, fascia porte-<br />
enfant e lo si ritrova anche usato come coperta e sudario.<br />
Attraverso le numerose fantasie dei pagnes si esplicita un vero e proprio sistema di<br />
comunicazione non verbale collegato alle stoffe di cotone stampato, commercializzate<br />
nei mercati e destinate in genere alla clientela femminile. Questo linguaggio dei tessuti<br />
trova terreno fertile nell‟antagonismo tra i sessi e nell'accesa competizione fra donne,<br />
comuni a molte società africane d‟oggi, presente soprattutto nei centri urbani. Nelle<br />
espressioni e nei proverbi associati ai diversi motivi delle stoffe si riflettono e si<br />
rilanciano le aspirazioni e le preoccupazioni dell'immaginario femminile. II tessuto<br />
indossato, infatti, attraverso i motivi e i disegni della decorazione, veicola un<br />
messaggio, consentendo alle donne di oggi d'esprimere ciò che non possono dire a<br />
parole. Nelle società akan tradizionali le donne intervengono pubblicamente solo se<br />
invitate a farlo, o se un rituale lo richiede, tanto che, a proposito della parola loro negata,<br />
si può parlare di una strategia del silenzio.<br />
Dal momento che sentimenti e pensieri non possono essere liberati a parole, i segni della<br />
comunicazione non verbale assurgono a mezzi d'espressione fondamentali: fra tutti,<br />
emerge per importanza, diffusione, inventiva e colore il linguaggio dei tessuti.<br />
In aree in transizione, come la Costa d‟Avorio e il Burkina Faso, ciò che caratterizza la<br />
maniera di vestirsi delle donne, è proprio l‟uso dell‟abbigliamento per trasmettere<br />
messaggi attraverso le centinaia di nomi, proverbi e motti abbinati ai vari motivi dei<br />
tessuti. La società africana attribuisce un grande potere alla parola e si è visto come già<br />
nei miti fondatori questa sia di pertinenza maschile, perché è la divinità stessa a donarla<br />
all‟uomo. In una società a tradizione orale, come appunto quella africana, la parola è il<br />
27
fondamento stesso della cultura e della società e per questo chi può accedervi assume di<br />
conseguenza un notevole potere. Il perdurare della configurazione dei diritti alla parola e<br />
del relativo obbligo all‟osservanza dei tempi e dei luoghi della parola, negata in più<br />
contesti alle donne e ai giovani, è indicativo di un perdurare delle gerarchie dell‟età e<br />
soprattutto dei generi 17 .<br />
L‟accesso al linguaggio è dunque alla base dell‟ordine simbolico sociale che si fonda,<br />
appunto, su una struttura della comunicabilità. La parola negata e la parola rivendicata<br />
costituiscono due atti forti nel complesso sistema delle relazioni sociali e culturali fra<br />
individui di una società e investono particolarmente, come si è visto, i rapporti di genere.<br />
Nella sua analisi della tragedia di Antigone, Judith Butler evidenzia in primis come<br />
l‟atto di insubordinazione al potere politico di cui si macchia l‟eroina sia più di ogni altra<br />
cosa un atto verbale 18 : Antigone sfida la legge dello Stato opponendo la propria parola a<br />
quella di Creonte, rivendicando le proprie azioni (l‟aver seppellito il fratello Polinice<br />
affrontando l‟interdizione emessa dal re Creonte, sovrano di Tebe) con un atto di potere<br />
che rientra pienamente nella sfera del linguaggio. L‟autrice del saggio ci fa notare più<br />
avanti come “Sia l‟atto della sepoltura compiuto da Antigone sia la sua sfida verbale<br />
diventano le occasioni in cui il coro, Creonte e i nunzi la definiscono „uomo‟” 19 . Mentre<br />
Creonte impone la propria parola aspettandosi tramite questa di controllare l‟agire di<br />
Antigone, questa, tramite un‟azione e la sua rivendicazione orale (un‟amplificazione per<br />
mezzo del linguaggio) risponde affermando automaticamente il proprio potere:<br />
17 Sull‟argomento cfr. Giovanna Parodi da Passano, “Il linguaggio dei tessuti”, Afriche. Quaderni di<br />
introduzione alle realtà africane, Genova, N. 52<br />
18 Judith Butler, La rivendicazione di Antigone, Bollati Boringhieri, Torino, 2003, pag. 24<br />
19 Ivi pag. 21<br />
28
“Afferma se stessa appropriandosi della voce dell‟altro, colui al quale si contrappone.<br />
Essa conquista così la propria autonomia appropriandosi della voce autorevole di colui<br />
cui resiste” 20 .<br />
L‟agire dell‟eroina classica, estrapolato dalle specificità della tragedia cui appartiene, è<br />
lo stesso delle donne africane d‟oggi che rivendicano potere nel conflitto fra i generi<br />
attraverso una forma di comunicazione. È significativo prendere atto di come questa<br />
comunicazione, in qualche modo strategica, avvenga, ancora una volta, attraverso i<br />
tessuti.<br />
Si è cercato fin qui di far luce sulle profonde relazioni che l‟arte tessile ha intrattenuto,<br />
dall‟antichità fino ai nostri giorni, con gli aspetti più rilevanti dell‟esistenza umana per<br />
evidenziare la complessità dei significati di cui i tessuti sono investiti. Ben lungi<br />
dall‟essere un semplice elemento di rivestimento, la stoffa, quale che sia la sua<br />
lavorazione, ha assunto la funzione semantica del testo, creando di volta in volta codici<br />
di comunicazione attraverso i quali è possibile stabilire dei rapporti che, come si è visto,<br />
sono rapporti di potere.<br />
La tessitura, con queste caratteristiche, rientra dunque di diritto nella sfera superiore<br />
della cultura.<br />
Tuttavia, se questo è evidente per le società non europee (e lo era ancora per la nostra fin<br />
quando il modello sociale era di stampo corporativo e non vi era distinzione ideologica<br />
fra l‟oggetto prodotto e la fase ideativa precedente la sua creazione) nell‟Europa<br />
Occidentale e negli Stati Uniti, in particolare in seguito alla seconda rivoluzione<br />
industriale, si innesca un processo di svalutazione del valore culturale e semantico della<br />
20 Ivi pag. 25<br />
29
tessitura. Le ragioni si possono presumibilmente rintracciare in una sempre più netta<br />
distinzione tra le fasi produttive ma è soprattutto a livello sociale, laddove il valore<br />
testuale del tessuto trovava ricezione, che si attua il cambiamento. La tessitura<br />
industriale, con la sua produzione utilitaristica, si contrappone alla produzione<br />
artigianale che, nella maggioranza dei casi, avviene in ambito domestico; che sia per<br />
finalità sussistenziali o più semplicemente un‟occupazione socialmente rispettabile per<br />
le donne della borghesia urbana, la tessitura si lega sempre di più alla sfera domestica e a<br />
quella dei lavori “femminili”, subendo per questo una svalutazione. L‟assimilazione<br />
della tessitura alla donna, in una società caratterizzata da rapporti di genere che tendono<br />
a mortificare le potenzialità intellettuali ed espressive femminili, giustifica la<br />
subordinazione dell‟arte tessile a forme d‟espressione più elevate e concettualmente più<br />
articolate.<br />
Ben dentro il XX secolo la critica artistica stenta a collocare le opere tessili sullo stesso<br />
piano di valore dell‟arte cosiddetta “alta”, fondando, sembrerebbe, le proprie<br />
considerazioni sulla scia del paternalismo ideologico ottocentesco che investe i rapporti<br />
sociali e quelli produttivi.<br />
È emblematico il caso riguardante la prima e più importante mostra di fiber art, Wall<br />
hangings allestita al MoMA nel 1968 da Mildred Constantine e Jack Lanor Larsen.<br />
La mostra per la prima volta presentò al pubblico americano un‟indagine su scala<br />
internazionale sui tessuti astratti e i lavori in fibra non eseguiti al telaio.<br />
Significativamente, su richiesta dei curatori, la mostra venne allestita nelle gallerie del<br />
primo piano destinate alle esposizioni speciali invece che nel dipartimento di<br />
Architettura e design. Inoltre le strategie espositive adottate da Constantine e Larsen<br />
30
nella loro mostra sulla fiber art evidenziano la sicurezza dei curatori sullo status degli<br />
oggetti esposti: l‟allestimento sottolinea le caratteristiche formali e i valori estetici delle<br />
opere, cercando in questo modo di legittimarne il valore artistico e fondare<br />
l‟appartenenza dell‟oggetto alle categorie di arte piuttosto che dell‟artigianato,<br />
nell‟oggetto stesso.<br />
Tuttavia l‟unica recensione che Wall hangings ricevette dalla stampa americana fu<br />
quella commissionata alla scultrice Louise Bourgeois da “Craft Horizon”. La sua<br />
reazione alla mostra contrasta in modo sorprendente con le considerazioni dei curatori,<br />
evidenziando il perdurare di un fenomeno di gerarchizzazione delle espressioni<br />
artistiche. Laddove essi affermavano: “Negli ultimi dieci anni gli sviluppi della tessitura<br />
ci hanno costretti a rivedere le nostre idee su questa forma artigianale e a riconsiderare<br />
questi lavori nel contesto dell‟arte del Ventesimo secolo”, 21 la scultrice concludeva<br />
invece che: “i pezzi esposti difficilmente si liberano da un effetto decorativo [...] un<br />
quadro o una scultura richiedono un impegno notevole dello spettatore. Questi tessuti,<br />
incantevoli come sono, sembrano più accattivanti che impegnativi. Se dovessero essere<br />
classificati andrebbero collocati da qualche parte tra l‟arte e le arti applicate”. 22<br />
21 “During the last ten years, developments in weaving had caused us to revise our concepts of this craft<br />
and to view the work within the context of twentieth-century art” Mildred Constantine e Jack Lanor<br />
Larsen in Elissa Auther, “Fiber art and the hierarchy of art and craft, 1960-1980”, The journal of modern<br />
craft, volume 1, marzo 2008, pagg. 13-34<br />
22 “The pieces in the show rarely liberate themselves from decoration… a painting or a sculpture makes<br />
great demand on the onlooker at the same time that it is independent of him. These weaves, delightful as<br />
they are, seem more engaging and less demanding. If they must be classified, they would fall somewhere<br />
between fine and applied art” Louise Bourgeois, “The fabric of construction” , Craft horizons, 1969, in<br />
ibidem<br />
31
La valutazione della Bourgeois dei lavori esposti in Wall hangings come “decorativi”<br />
ripropone il discorso sulla distinzione tra arte e artigianato, riaffermando quei confini<br />
estetici che gli artisti e i curatori della mostra cercavano di superare.<br />
Elissa Auther sottolinea come nella critica moderna di Clement Greenberg l‟essere<br />
“incantevole” e “accattivante” significhi soccombere all‟ornamentale, rendendo<br />
facilmente godibile ciò che l‟artista ottiene attraverso un rigoroso lavoro intellettuale,<br />
assumendosene il rischio 23 .<br />
La Bourgeois conferma lo status artistico della pittura e della scultura a partire da una<br />
supposta mancanza di complessità della fiber art nel rapporto con il fruitore. Così,<br />
l‟opposizione che la scultrice rinforza tra oggetti meramente piacevoli, come i tessuti e<br />
quelli che richiedono un‟osservazione più ponderata, è centrale nel dibattito sulle<br />
gerarchie dell‟arte e pone la questione dell‟identità dei lavori tessili, allorché si<br />
associano l‟arte alla dimensione cognitiva e le arti decorative alle impressioni<br />
superficiali.<br />
Anni Albers che, come si approfondirà in seguito, era ben consapevole del valore<br />
testuale, linguistico e culturale dei tessuti grazie alla sua formazione presso il Bauhaus e<br />
al contatto diretto e approfondito con l‟antica tessitura andina, si inserì attivamente nel<br />
dibattito sulla gerarchia delle arti e la separazione tra arte e artigianato. Conscia<br />
dell‟associazione detrattiva tra tessitura e lavoro domestico prevalentemente femminile,<br />
retaggio del secolo precedente, invocava una necessaria autonomia dell‟arte tessile da<br />
una supposta vocazione utilitaristica: “Articoliamo i fili e troviamo loro una forma senza<br />
23 Cfr. ivi Op. cit. pag. 21<br />
32
altro scopo che la loro organizzazione, non per sedervisi sopra, camminarvi, solo per<br />
poterli guardare”. 24<br />
Sull‟autonomia espressiva dei mezzi propri del tessuto e la necessità di svincolare questo<br />
da propositi meramente decorativi, si era già espressa, nel 1930, la sua compagna di<br />
studi al Bauhaus, Otti Berger: “Esaminando nella stoffa i rapporti tra colore e materiale e<br />
tra colore e struttura, vediamo che le possibilità di creare una stoffa sono illimitate. [...]<br />
Il materiale si modifica a seconda della struttura, il colore si modifica secondo il<br />
materiale e la struttura. [...] In questo contesto si può parlare della “plasticità” del<br />
tessuto. Il tessuto diventa espressione. A che cosa servono ancora fiori, ghirlande e altri<br />
ornamenti?”. 25<br />
Negli anni Quaranta il Museum of Modern Art di New York incrementa le proprie<br />
collezioni d‟arte moderna aggiungendo anche opere di design rilevanti per la propria<br />
consonanza con le recenti norme di innovazione e astrazione.<br />
Nel 1949 Anni Albers espone i suoi tessuti al MoMA in una prima personale. La sua<br />
provenienza dal Bauhaus, il suo impegno nella sperimentazione sui materiali, la ricerca<br />
di un linguaggio di forme non oggettive con cui esprimersi nei tessuti, incontrano<br />
favorevolmente la visione del museo newyorchese sull‟arte moderna.<br />
24 “Let threads be articulate…and find a form for themselves to no other end than their own orchestration,<br />
not to be sat on, walked on, only to be looked at.” Anni Albers, Pictorial weaves, MIT Press, Cambridges,<br />
1959 in ivi pag. 27<br />
25 Otti Berger, “Tessuti nell‟ambiente”, RED anno III, n. 5, 1930 in Franco Panzini (a cura di), La tessitura<br />
del Bauhaus 1919-1933 nelle collezioni della Repubblica Democratica Tedesca (catalogo della mostra),<br />
Cataloghi Marsilio, Venezia, 1985<br />
33
In questi stessi anni apre un dibattito sulle pagine del trimestrale americano “The<br />
Weaver” sulla funzione e il valore della tessitura con Mary Atwater, leader del<br />
movimento americano dei tessitori non professionisti, destinato a porre in luce gli<br />
ostacoli reali cui la tessitura artistica andava incontro in quel periodo.<br />
La Atwater, che aveva fondato nel 1920 la Shuttle Craft Guild e istituito dei corsi di<br />
tessitura per corrispondenza, sosteneva una visione della tessitura come occupazione per<br />
il tempo libero o come attività terapeutica; le sue ricerche sulle forme tradizionali<br />
americane di tessitura erano volte alla conservazione delle tecniche tradizionali e si<br />
opponeva all‟idea che potesse essere una forma d‟arte.<br />
Dal canto suo la Albers era particolarmente esplicita nel sottolineare come le<br />
potenzialità del tessuto andassero molto oltre i risultati di un‟attività di svago: ravvisava<br />
in questi lavori amatoriali il tentativo di recuperare il ricordo di un “Temps perdu” 26 ,<br />
mentre riteneva opportuno ritrovare le basi dell‟espressione creativa nella libera<br />
sperimentazione, per incoraggiare l‟innovazione.<br />
Il rifiuto di Mary Atwater di considerare la tessitura come arte, esplicitato nell‟articolo<br />
“It‟s pretty, but is it art?” in risposta alle considerazioni della Albers è rappresentativo<br />
della diffidenza manifestata nei confronti delle fibre tessili nel venire considerate mezzi<br />
d‟espressione artistica e la tessitura il risultato di una preventiva elaborazione<br />
26 Anni Albers, “Hand weaving today: textile work at Black Mountain College”, The weaver, n. 6, 1940,<br />
pagg. 3-7 in Elissa Auther Op.cit. pag. 27<br />
34
concettuale da parte dell‟artista. Se il problema veniva individuato nel confronto<br />
considerato troppo facile e immediato tra fruitore e tessuti, per via dell‟apparente<br />
piacevolezza decorativa di questi ultimi, è perché non si teneva debitamente in conto<br />
della complessità del tessuto come medium semantico, rappresentativo a livello<br />
universale dei processi generativi alla base di qualunque forma di cultura: quelli del<br />
linguaggio.<br />
35
3. Gli anni del Bauhaus<br />
Anni Albers, il cui nome da nubile era Annelise Fleischmann nacque a Berlino<br />
nel 1899 da un‟agiata famiglia borghese. Affascinata fin dall‟infanzia dal mondo delle<br />
immagini si avvicina presto all‟arte e alla pittura, attraverso lezioni private e le ricorrenti<br />
visite ai musei della città con il padre. Nel 1920 inizia a frequentare la Scuola di Arti<br />
Applicate di Amburgo, ma sarà l‟iscrizione al Bauhaus nel 1922 a decidere del suo<br />
destino, come donna e come artista.<br />
3.1 La fase espressionista<br />
Nel 1919 l‟architetto Walter Gropius fonda a Weimar lo Staatliches Bauhaus,<br />
istituto d‟arte nato dalla fusione della preesistente Accademia di Belle Arti con la Scuola<br />
di Arti e Mestieri del belga Henri van de Velde. Questi era stato una figura di primo<br />
piano del movimento Jugendstil e uno dei fondatori del Deutscher Werkbund,<br />
un‟istituzione culturale sorta per iniziativa di un gruppo di artisti, architetti e industriali<br />
con l‟obiettivo di perfezionare la qualità estetica dei prodotti realizzati a macchina.<br />
Tuttavia le sue idee progressiste e cosmopolite lo posero in contrasto con gli ambienti<br />
nazionalistici che alla soglia del primo conflitto mondiale andavano acquistando<br />
maggiore potere, tanto che fu costretto a dimettersi e lasciare la Germania, riuscendo<br />
prima a raccomandare Gropius come uno dei suoi possibili successori.<br />
Nonostante l‟assimilazione degli istituti precedenti, il Bauhaus segna da subito una<br />
radicale frattura con la tradizione: non più modellato sull‟insegnamento esclusivo delle<br />
belle arti, ne tantomeno su quello delle arti decorative intese in senso tradizionale, la<br />
36
nuova scuola volge la propria didattica verso l‟architettura del futuro, poiché, come si<br />
legge nel manifesto, “la meta ultima di tutte le arti visive è l‟edificio totale”.<br />
Il manifesto pubblicato da Gropius nel 1919 si apre con una xilografia di Lyonel<br />
Feininger in cui spiccano, significativamente, le linee slanciate di una cattedrale tra<br />
colonne radianti di luce emanate da tre stelle scintillanti, probabili simboli di<br />
Architettura, Pittura e Scultura. Segue poi il programma della scuola con la<br />
presentazione degli obiettivi, delle teorie e degli scopi didattici. Nonostante la retorica<br />
emotiva del manifesto, la dichiarazione di Gropius è, nella Germania atterrita dalla<br />
Prima Guerra Mondiale, un grido di incitamento per una nuova concezione delle arti.<br />
Secondo l‟architetto, infatti, il necessario rinnovamento delle arti può realizzarsi<br />
solamente attraverso la cooperazione fra artisti e artigiani; elevando il livello delle arti<br />
decorative allo status di belle arti immagina l‟artista come un “artigiano nobilitato”, una<br />
figura creativa e competente che superi le tradizionali distinzioni colpevoli di aver<br />
innalzato dannose barriere nel mondo dell‟espressione artistica.<br />
Nel delineare i principi del Bauhaus Gropius dichiara che l‟arte si crea<br />
indipendentemente da metodi specifici e non può essere insegnata. Proprio su questo<br />
paradosso si fonda il particolare metodo didattico della scuola che, come si vedrà, univa<br />
all‟insegnamento teorico di artisti all‟avanguardia come Paul Klee e Wassily Kandinsky<br />
una costante e fondamentale sperimentazione pratica nei laboratori artigianali. Se è vero<br />
che l‟arte non può essere insegnata è pur vero che le lezioni formali di teoria artistica<br />
costituiranno per gli studenti un‟impareggiabile fonte d‟ispirazione e confronto, i cui<br />
influssi si percepiranno in profondità nei lavori realizzati con la pratica di laboratorio.<br />
37
L‟architetto Mies van der Rohe giunse a una definizione particolarmente pregnante della<br />
scuola quando affermò che “il Bauhaus non era un‟istituzione con un programma chiaro:<br />
era un‟idea” 27 . E tale idea di fatto offrì nuove speranze e aspirazioni nella lotta per la<br />
creazione di un futuro artistico e sociale diverso e di un ambiente più rispondente alle<br />
esigenze contemporanee.<br />
Poiché il Bauhaus immaginava il professionista del futuro come un designer con abilità<br />
tecniche ed estetiche acquisite da un maestro capace di insegnarle entrambe, organizzò il<br />
metodo didattico per la formazione di tale figura; la professionalità raggiunta da artisti<br />
come Josef Albers, Marcel Breuer e Gunta Stölzl, divenuti Jungmeister (insegnanti<br />
giovani) alla fine del loro percorso formativo, confermò la validità delle idee di Gropius.<br />
L‟insegnamento si fondava dunque su un insieme di esperienze tecniche e formali, con<br />
un maestro di “forma”, responsabile per la teoria e la creatività, e un maestro di<br />
“mestiere” che insegnava la tecnica, assegnati a ciascun laboratorio. Tutti gli studenti,<br />
inoltre, erano tenuti a seguire un corso propedeutico preliminare all‟assegnazione a un<br />
laboratorio, della durata di un semestre.<br />
Nonostante il manifesto del Bauhaus si rivolgesse a tutti senza distinzioni di sesso o di<br />
età, di fatto alle numerose studentesse veniva di rado concesso di frequentare un<br />
laboratorio che non fosse quello di tessitura; a questo potevano accedere anche uomini,<br />
ma si trattò sempre di casi isolati. Se è vero che a diverse ragazze questo indirizzamento<br />
forzato non era, almeno inizialmente, gradito, e la stessa Anni Albers ebbe a ricordare<br />
27 Mies Van der Rohe in Sigrid Wortman Weltge, I tessuti del Bauhaus, l’arte e l’artigianato di un<br />
laboratorio femminile, Vallardi, Milano, 1993 pag. 16<br />
38
anni dopo come si fosse rammaricata allora che il destino le avesse posto in mano “dei<br />
flosci fili” per costruire il suo futuro, molti altri consideravano la tessitura naturalmente<br />
adatta al temperamento femminile.<br />
In realtà, storicamente, in Europa i maestri delle corporazioni medievali dei tessitori e<br />
dei sarti erano tutti uomini e alle donne era addirittura vietato farne parte; fu in seguito al<br />
sorgere del capitalismo e all‟introduzione del telaio meccanico nel XIX secolo che le<br />
donne entrarono massicciamente a far parte della forza lavoro, rimpiazzando, nella<br />
maggioranza dei casi come semplici operaie gli esperti tessitori maschi. Non era quindi<br />
il mestiere, in sostanza, a essere messo in gioco, ma il titolo di professionista contro<br />
quello di dilettante. Nonostante il Bauhaus facesse riferimento nei suoi principi<br />
costitutivi all‟utopia medievale della perfetta integrazione di arte e artigianato, creazione<br />
ed esecuzione, il paternalismo ottocentesco derivato dai cambiamenti economici e<br />
sociali apportati dal capitalismo, pesava ancora nelle decisioni finali.<br />
Ciò nonostante la vita all‟istituto di Weimar assorbiva totalmente tutti gli studenti senza<br />
distinzioni: era estremamente coinvolgente e stimolante, non solo dal punto di vista<br />
didattico ma anche da quello sociale: il laboratorio teatrale sperimentale, i balletti e le<br />
numerose feste legavano fra loro insegnanti e allievi, creando una sorta di enclave<br />
rispetto al resto della città, con pratiche sociali e costumi comportamentali moderni,<br />
liberi da rigidi schemi borghesi.<br />
La prostrazione in cui versava la Germania dopo il conflitto influenzò<br />
inequivocabilmente le scelte e i percorsi che la scuola si trovò a intraprendere: se<br />
all‟inizio era prevalso l‟ideale ben presto la cronica mancanza di fondi e materiali per i<br />
laboratori spinse il Bauhaus a cercare in modo sempre più impellente l‟indipendenza<br />
39
economica dalle scarse sovvenzioni statali. L‟attività di laboratorio e la preparazione<br />
teorico formale che la precedeva, andarono oltre la didattica, per configurarsi come una<br />
vera e propria attività produttiva. Dopo il primo anno di sperimentazione Gropius poteva<br />
finalmente riassumere il credo della scuola nel binomio “arte e tecnica” 28 .<br />
Il laboratorio di tessitura divenne operativo dal 1921 e si avvalse dell‟utilizzo dei telai<br />
della scuola di Van de Velde e per l‟insegnamento tecnico di Helene Börner, anche se la<br />
sua esperienza didattica al Bauhaus fu di pochi anni per via delle conoscenze tecniche<br />
limitate e le idee tradizionaliste; il maestro di forma che gli venne assegnato era il<br />
giovane pittore Georg Muche il quale però non si dimostrò mai pienamente convinto<br />
della necessità di riunificare l‟arte con la pratica artigianale e, pertanto, fu poco partecipe<br />
all‟attività del laboratorio. Accordò la massima libertà creativa alle studentesse, ma non<br />
sviluppò mai per loro un metodo didattico specifico per conoscere e applicare<br />
pienamente le potenzialità espressive e costruttive del medium tessile. Espresse spesso<br />
riserve sui legami fra arte e industria e, nei confronti della tessitura, anni dopo ebbe a<br />
ricordare: “Il mio alfabeto di forme per la pittura astratta si convertiva in fantasia e nelle<br />
mani delle tessitrici, in tappezzerie, tappeti e tessuti. Avevo promesso a me stesso che<br />
non avrei mai tessuto un singolo filo, fatto un nodo, eseguito un solo disegno tessile<br />
nella mia vita. Avevo mantenuto la parola” 29 .<br />
28 Cfr. Magdalena Droste, Bahuahs. 1919-1933, Taschen, Colonia, 2006 pag. 58<br />
29 George Muche, 1965, in Sigrid Wortman Weltge, op. cit. pag. 59<br />
40
Sotto la sua direzione si sperimentò liberamente nel campo delle forme e delle strutture,<br />
anche perché, del tutto impreparato sulle tecniche di tessitura, dovette imparare<br />
l‟artigianato al pari delle sue studentesse 30 .<br />
Dal punto di vista dell‟insegnamento tecnico le tessitrici erano per necessità<br />
sostanzialmente autodidatte. L‟apprendimento dell‟uso dei telai e dei materiali<br />
procedeva per tentativi: “Tutto ciò che aveva a che fare con la tecnica – il<br />
funzionamento del telaio, le varie possibilità relative all‟incrociatura dei fili, l‟arte di<br />
preparare la trama- noi lo potevamo apprendere solo provando e riprovando; così molte<br />
di noi povere autodidatte tiravano ad indovinare e a volte ci scappava anche qualche<br />
lacrima” 31 . Le allieve erano quindi costrette ad apprendere una parte delle nozioni<br />
tecniche al di fuori del Bauhaus e così fu, in particolare, per Gunta Stölzl e Benita Otte,<br />
che nel 1922 frequentarono un corso di quattro settimane presso la scuola tessile di<br />
Krefeld per approfondire le conoscenze su tessitura e tintura delle fibre. Al ritorno la<br />
Stölzl assunse un ruolo guida all‟interno del laboratorio, mettendo il proprio entusiasmo<br />
e la crescente competenza a disposizione di tutte le colleghe. Anni Albers pensava a lei<br />
come a qualcuno che avesse “Quasi un istinto animale per i tessuti” e ricordava come<br />
“In quei giorni non c‟era nessun vero insegnante di tessitura. Io imparavo da Gunta, che<br />
era una grande insegnante. Ci sedevamo e provavamo a fare. A volte ci mettevamo a<br />
sedere insieme e tentavamo di risolvere i problemi di costruzione 32 ”. Sotto la direzione<br />
30 Benita Otte in Franco Panzini (a cura di), La tessitura del Bauhaus1919-1933 nelle collezioni della<br />
Repubblica Democratica Tedesca (catalogo della mostra), Cataloghi Marsilio, Venezia, 1985, pag.8<br />
31 Gunta Stölzl, In der textilwerkstatt des bauhauses, 1919 in Magdalena Droste, op. cit. pag. 72<br />
32 Anni Albers in un colloquio con Sigrid Wortman Weltge, 21 febbraio 1987, in Sigrid Wortman Weltge,<br />
op. cit. pag. 46<br />
41
ufficiosa della Stölzl i problemi venivano superati rapidamente; la sua comprensione e<br />
conoscenza delle potenzialità dei telai e la sua sensibilità per i materiali resero ben<br />
presto il laboratorio pienamente funzionante, tanto che nel 1923 prese parte alla prima<br />
esposizione del Bauhaus, arredando la casa sperimentale Haus am Horn con i tessuti<br />
prodotti e ottenendo per questi una menzione favorevole dalla critica.<br />
L‟attività del laboratorio risentì particolarmente, nella sua prima fase, dell‟influenza del<br />
corso preliminare di Johannes Itten. Insegnante carismatico, credeva nell‟intrinseca<br />
creatività di ogni individuo e cercava di accrescere l‟autoconsapevolezza delle<br />
potenzialità dei propri studenti; i suoi insegnamenti miravano ad accrescere la sensibilità<br />
verso le proprietà dei materiali , nel tentativo di esprimere l‟essenza di ogni forma.<br />
Invitava gli studenti a realizzare piccole costruzioni tridimensionali giustapponendo<br />
materiali dalle diverse caratteristiche fisiche e negli studi sulla natura raccomandava di<br />
ritrarre non solo l‟apparenza esteriore dell‟oggetto ma di tentare soprattutto di catturare<br />
la risposta sensibile al contatto con esso, al fine di acquisire una comprensione profonda<br />
delle proprietà plastiche e materiche, evitando la mera imitazione. Anche nello studio<br />
delle opere d‟arte cercava di condurre l‟analisi verso la struttura soggiacente ai dipinti<br />
evidenziando le relazioni formali interne. In definitiva il suo insegnamento mirava a<br />
condurre gli studenti a una comprensione profonda delle caratteristiche dei materiali e<br />
dei mezzi esplorati.<br />
L‟insistenza sui materiali e sulla struttura chiaramente fu di grande impatto sulle<br />
tessitrici, le quali, ora, iniziarono a disegnare prima la struttura dei tessuti e poi<br />
procedere alla scelta dei colori e dei materiali che meglio l‟avrebbero espressa e<br />
sottolineata; l‟accresciuta sensibilità verso i propri mezzi costruttivi, i filati, portò a una<br />
42
più sentita consapevolezza delle possibilità applicative, sviluppando quella che Anni<br />
Albers definì una “sensibilità tattile” 33 .<br />
Le studentesse indagavano come si potesse realizzare la struttura attraverso l‟uso delle<br />
forme e delle linee e come fosse possibile ottenere variazioni ritmiche organizzando<br />
questi elementi, ripetendoli od opponendoli nella composizione, secondo i principi di<br />
contrasto e di unità. L‟uso della griglia come schema, formato intrinseco al tessuto, e le<br />
indagini sulle proprietà dei materiali, introdussero le ragazze del laboratorio ai principi<br />
della tessitura senza la necessità di utilizzare i tessuti europei tradizionali come esempi.<br />
Altrettanto importante degli esperimenti con i materiali era per Itten l‟insegnamento<br />
della teoria dei colori, i cui principi aveva appreso dal suo mentore Adolf Hölzel:<br />
condivideva pienamente con questi l‟idea che il colore, pur essendo una scienza,<br />
comunicasse profonde qualità spirituali ed emotive. Itten, come più tardi Kandinsky,<br />
promosse il colore quale aspetto essenziale dell‟insegnamento nel laboratorio,<br />
applicabile a tutte le forme di espressione.<br />
La sua teoria cromatica si basava su una serie di contrasti, come quelli di tono, di<br />
chiaroscuro, di intensità e calore, nonché contrasti simultanei, contrasti fra colori<br />
complementari, contrasti di saturazione e di estensione 34 .<br />
Le caratteristiche dei primi prodotti del laboratorio tessile, sotto queste influenze,<br />
evidenziano un‟espressività più profonda di quanto non fosse invece il bagaglio tecnico:<br />
colori forti ed enfatizzazione delle emozioni tattili generate dall‟uso dei materiali e delle<br />
33 Isabelle Anscombe, A woman’s touch: women in design from 1860 to the present day, Penguin Book,<br />
1985 pag. 140<br />
34 Johannes Itten, Arte del colore: esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l'arte. A.<br />
Mondadori Il Saggiatore, Milano, 1992<br />
43
armature in parte insolito: preferenza per filati di grosse dimensioni o di spessori diversi,<br />
fili di ordito colorati parzialmente, tessitura con navetta rigirata. Lo studio dei rapporti<br />
fra arte e tecnica non pretendeva ancora di avere fondamenti scientifici ma mirava<br />
soprattutto a raggiungere effetti estetici. L‟uso del piano tessile come supporto per<br />
composizioni grafiche e coloristiche, più influenzate dalla personale volontà espressiva<br />
che dalla comprensione delle peculiarità dei metodi della tessitura, ascrivono questi<br />
lavori alla cosiddetta fase “espressionista” del Bauhaus.<br />
3.2 Gli insegnamenti di Paul Klee e Wassily Kandinsky<br />
Wassily Kandinsky iniziò la sua collaborazione con il Bauhaus verso la metà del<br />
1922, dirigendo il laboratorio di pittura murale e tenendo un corso di “composizione<br />
cromatica”.<br />
La ricerca delle radici universali del linguaggio visuale, attraverso l‟esplorazione di un<br />
primitivismo universalista delle forme e dei colori, per rispondere all‟esigenza interiore<br />
di esprimere emozioni e sentimenti, un pensiero pienamente sviluppato durante il<br />
periodo del Blaue Reiter, continuò a permeare il suo lavoro e la sua pedagogia anche al<br />
Bauhaus.<br />
Il percorso verso l‟astrazione, nutritosi dell‟esperienza simbolista francese, dell‟arte<br />
popolare, di quella decorativa e di quella non europea, approdò alla realizzazione di<br />
opere svincolate dalla necessità di un referente che non fosse l'indagine teorica o la<br />
verifica delle componenti formali del linguaggio, una pittura senza alcun rapporto con la<br />
realtà esteriore, libera da ogni condizionamento di esperienza visiva e finalità narrativa.<br />
Tuttavia Kandinsky vedeva nella pittura il mezzo per esprimere nella forma un<br />
44
contenuto spirituale ed emozionale: “L‟artista deve avere qualcosa da dire perché il suo<br />
compito non è quello di dominare la forma, ma di adattare la forma al contenuto” 35 .<br />
Elaborando un “linguaggio delle forme e dei colori” formulò una “semantica intuitiva<br />
degli effetti cromatici” per stabilire un “fondamento oggettivo, dunque condiviso” che<br />
spiegasse “l‟azione diretta degli elementi plastici sull‟occhio, e, per il suo tramite,<br />
sull‟anima dello spettatore” 36 .<br />
La sostanza delle sue teorie venne profondamente recepita da molte delle studentesse del<br />
laboratorio di tessitura e in particolare da Gunta Stölzl, la quale era convinta che la<br />
ricerca della forma, il rapporto tra le figure, le linee e i colori fossero soltanto arricchiti<br />
dalla struttura e dalla trama, elementi distintivi della sua arte: le costruzioni formali<br />
scaturivano prima ancora che dall‟analisi teorica, da un dettato interiore. L‟aspetto<br />
“spirituale” dell‟arte, essenziale per il pittore del Bauhaus, lo fu anche per lei e rimase<br />
tale durante tutta la sua vita artistica, anche quando successivamente i nuovi percorsi<br />
intrapresi dall‟istituto l‟avrebbero portata ad affrontare la tessitura da un punto di vista<br />
prettamente strutturale.<br />
Anni Albers all‟inizio dei suoi studi al Bauhaus rimase particolarmente colpita dalla<br />
lettura del testo fondamentale di Wilhelm Worringer Astrazione ed empatia, del<br />
1908,dove la forma viene intesa come risultato dell'incontro tra l‟uomo e il mondo e<br />
l‟astrazione come un rifugio di forme visive dalla realtà del mondo naturale. L‟interesse<br />
della Albers, a differenza della sua collega, andava a un‟arte che potesse essere<br />
35 Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, Bompiani, Milano, 1995 in Denys Riout, L’arte del<br />
ventesimo secolo, Einaudi, Torino, 2002 pag. 39<br />
36 Denys Riout, op. cit. pag. 42<br />
45
svincolata tanto da delimitazioni di tempo e di luogo, quanto da riferimenti diretti<br />
all‟esperienza e alla sensibilità personale dell‟artista. Dunque un‟arte universale in cui<br />
l‟identità e le emozioni personali potessero svanire dietro la purezza dell‟estetica e le<br />
questioni pratiche della tecnica. L‟impegno verso questi assunti le imponeva di rifuggire<br />
facili soluzioni formali, optando invece per un‟astrazione permeata da una certa<br />
tensione, nell‟articolazione dei piani, nel gioco continuo tra immagine e fondo.<br />
A partire dal 1920 Paul Klee insegna un corso di “teoria della forma”, che si rivelerà di<br />
grande influenza per i risultati del laboratorio tessile ma, in particolare, per lo sviluppo<br />
dell‟arte di Anni Albers. Egli infatti non tendeva a un superamento del mondo sensibile<br />
verso l‟espressione di contenuti spirituali, al contrario ricercava “l‟assoluto nel finito” 37<br />
per far emergere nella forma la sua stessa genesi, a partire dagli elementi strutturali della<br />
figurazione, le linee e i colori. Il valore, dunque, non era la forma in sé, ma il suo<br />
processo di formazione. Infine Klee individua gli elementi semantici proprio nelle<br />
strutture materiali e formali dell‟opera, senza avere bisogno di un referente esterno al<br />
quadro e senza passare per la narrazione.<br />
Nel disegnare i suoi tessuti la Albers impiegava un sistema basato su un linguaggio di<br />
forme geometriche e modulari, che poteva organizzare secondo i principi di rotazione,<br />
variazione del colore, ripetizione, moltiplicazione e divisione. Questi principi, appresi<br />
dalle lezioni teoriche di Paul Klee, rimandavano direttamente alle possibili<br />
organizzazioni delle strutture soggiacenti al tessuto.<br />
Nel 1927 fu tra quelle studentesse che poterono seguire un corso di Klee specificamente<br />
preparato per il laboratorio di tessitura: “Eravamo così piene di ammirazione per<br />
37 Giuseppe Di Giacomo, Introduzione a Klee, Editori Laterza, Roma - Bari, 2003 pag. 40<br />
46
Klee” 38 ricordava, aggiungendo in seguito “Era il mio dio a quei tempi” 39 . Di quelle<br />
lezioni recepì con interesse gli insegnamenti sulla composizione strutturale, con<br />
particolare riferimento all‟uso della griglia, una struttura generata dalla ripetizione delle<br />
unità formali quanto dal sovrapporsi e intersecarsi delle strisce. Dalla struttura della<br />
griglia di partenza si poteva ulteriormente organizzare lo spazio moltiplicando o<br />
dividendo i moduli per ottenere strutture ritmiche più complesse. Questa pratica<br />
consentiva lo sviluppo di un linguaggio formale specificamente inerente alla tessitura:<br />
l‟intrinseca struttura a griglia del tessuto, creata dall‟intreccio di trama e ordito, trovava<br />
risalto nelle pressoché infinite possibilità formali del motivo a scacchiera, ottenendo una<br />
forma visiva non più di mera decorazione superficiale, ma di diretta derivazione dai<br />
propri mezzi costitutivi.<br />
Nelle sue lezioni sul colore Klee analizzava le possibili relazioni cromatiche a partire da<br />
una loro organizzazione sempre all‟interno del modulo della griglia: l‟utilizzo della<br />
struttura stratificata serviva da base per esperimenti sulle gradazioni dei toni, per<br />
verificare i meccanismi di recessione e movimento nello spazio. È un buon esempio di<br />
ricezione delle sue teorie l‟arazzo tessuto da Benita Otte nel 1923, in cui le combinazioni<br />
di quadrati e rettangoli di diversa tessitura creano un equilibrio dinamico, fondato sul<br />
gioco dei pesi e delle trasparenze cromatiche. (Fig. 1)<br />
Nelle sue lezioni al Bauhaus Klee dedicò sempre una grande attenzione alle leggi<br />
relative alla superficie del quadro; le sue esercitazioni di planimetria e stereometria<br />
38 Anni Albers in Neil Welliwer, A conversation with Anni Albers, “Craft Horizons” Luglio-agosto 1967<br />
cit. in Nicholas Fox Weber e Pandora Tabatai Asbaghi (a cura di), Anni Albers, (Catalogo della mostra),<br />
The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, 1999 pag. 30<br />
39 Anni Albers in Ibidem<br />
47
servivano a evidenziare la necessità di conferire un fondamento logico a ogni intervento<br />
sulla superficie. E sono proprio questi insegnamenti che Anni Albers applica ai suoi<br />
tessuti in quegli stessi anni: in un arazzo in seta, cotone e acetato del 1925 (Fig. 3) il<br />
modulo compositivo a bande orizzontali viene suddiviso in estensioni diverse mentre la<br />
sua frammentazione in misure via via più ridotte crea, dall‟unità originale, moduli più<br />
piccoli che nella loro moltiplicazione e ripetizione sembrano contraddire l‟assunto<br />
orizzontale di partenza con un andamento perpendicolare lungo la verticale. I movimenti<br />
dovuti alla dilatazione e concentrazione di misura e peso imprimono alla costruzione un<br />
ritmo che genera un tipo di mobilità “dinamica”: da una “statica centrata sull‟equilibrio<br />
si sviluppa l‟assetto plurimotorio” 40 .<br />
Un arazzo del 1924 (Fig. 4) e un altro del 1925 (Fig. 5) risentono degli insegnamenti di<br />
Klee sulle proprietà dei mezzi formali di misura, peso e qualità, rispettivamente riferiti<br />
alla linea, al chiaroscuro e al colore. Nel primo la Albers ottiene una composizione<br />
giocando con le variazioni di valore del colore e con le sottili tensioni che le differenze<br />
di misura della linea generano sulla superficie. La sottile linea di un bruno più scuro<br />
taglia a metà la superficie della composizione dividendola in due parti speculari; a<br />
partire dal centro la linea cambia misura fino a divenire un campo omogeneo di colore<br />
che muta valore nello schiarirsi della tonalità. Le bande giustapposte, o meglio i campi<br />
di colore di peso diverso, sembrano generare un moto lento verso i margini esterni, ma<br />
proprio qui la griglia del tessuto, in un alternarsi serrato di sottili linee nere e linee<br />
chiare, sembra rimandare indietro il movimento fino al campo centrale di massima<br />
luminosità, tagliato in due dalla linea scura, l‟elemento di tensione da cui tutto sembra<br />
40 Paul Klee, Teoria della forma e figurazione, Feltrinelli, Milano, 1976<br />
48
avere origine. L‟equilibrio che ne deriva sembra stabilizzarsi nelle sottili bande verticali<br />
che, tessute come quelle dei margini, si intersecano perpendicolarmente alla linea<br />
centrale bloccandone il movimento.<br />
Nell‟arazzo del 1925 la struttura si organizza, invece, sulle differenze di peso e qualità<br />
dei valori cromatici, realizzando una composizione che è sì in equilibrio, ma è pervasa<br />
da una tensione di movimento. Lo stesso Klee, in una delle sue lezioni, chiarisce meglio<br />
la questione: “Su una base statica di ferme misure simmetriche si compie un movimento<br />
nell‟ambito cromatico e chiaroscurale [...] all‟inerzia del campo della misura fa riscontro<br />
l‟intensità di movimento nel campo del colore” 41 .<br />
Se per molte delle tessitrici del laboratorio del Bauhaus l‟insegnamento di Paul Klee fu<br />
un importante riferimento visivo per le proprie composizioni, per la Albers fu anche un<br />
impareggiabile fonte d‟apprendimento e di riflessione per ciò che riguardava la struttura<br />
della composizione nel suo processo formativo, per esplorarne i principi generativi<br />
sottesi ai mezzi d‟espressione. Solo così poté procedere allo sviluppo coerente di un<br />
personale linguaggio di segni visivi.<br />
“Penso di dovere molto nelle mie considerazioni sui problemi formali a Klee” 42 dichiarò<br />
Anni Albers tempo dopo, sottolineando l‟importanza del pittore come fonte per le sue<br />
prime investigazioni su un linguaggio di forme non oggettive e le possibili applicazioni a<br />
quello specifico della tessitura.<br />
I primi tessuti del Bauhaus vennero prodotti in circostanze straordinariamente<br />
favorevoli: un‟atmosfera che incoraggiava l‟esplorazione personale, l‟impegno e la<br />
41 Ivi pag. 235<br />
42 Anni Albers in Neil Welliwer, op. cit. in Nicholas Fox Weber e Pandora Tabatai Asbaghi, op. cit. pag.<br />
30<br />
49
guida di Gunta Stölzl e soprattutto l‟insegnamento artistico di un gruppo di docenti mai<br />
più riuniti sotto lo stesso tetto.<br />
Come ebbe a ricordare la Stölzl: “Il periodo del Bauhaus fu, per tutte noi, come una<br />
stanza di tesori inalienabili, specialmente il periodo di Weimar, quando ci si poteva<br />
dedicare pienamente al proprio lavoro senza nessun programma prestabilito” 43 .<br />
3.3 Arte e tecnica: una nuova unità. De Stijl e il Costruttivismo al<br />
Bauhaus<br />
Le dimissioni di Itten nel 1923 aprirono lentamente la strada a un nuovo<br />
indirizzo pedagogico basato non più sulla centralità del singolo individuo, ma sulla<br />
creazione di nuovi prodotti più in linea con le esigenze dell‟industria. Determinante in<br />
tal senso fu l‟assunzione di László Moholy-Nagy come nuovo direttore del corso<br />
propedeutico e del laboratorio del metallo, anche se ben presto, grazie al suo entusiasmo<br />
e al suo slancio innovatore, egli finì per esercitare una grande e positiva influenza su<br />
tutto il Bauhaus. Attraverso di lui le idee costruttiviste penetrarono nell‟istituto,<br />
preparandolo ad affrontare l‟inevitabile svolta verso la collaborazione con l‟industria;<br />
pretendeva, infatti, che il problema del rapporto con la macchina venisse discusso e<br />
affrontato in modo consapevole perché questo, ormai, doveva essere alla base di ogni<br />
processo creativo e progettuale. “Il design ha molti aspetti”, scrisse Moholy-Nagy. “È<br />
43 “The Bauhaus period was, for all of us, like a chamber of inalienable treasures, especially the Weimar<br />
period, when one could devote oneself fully to one‟s work without any sort of calculation”. Gunta Stölzl<br />
in Monika Stadler e Yael Aloni, Gunta Stölzl: Bauhaus master, Museum of Modern Art, New York, 2009<br />
pag. 13<br />
50
un‟organizzazione dei materiali che procede nel modo più produttivo ed economico,<br />
nell‟armonico equilibrio di tutti gli elementi necessari per una certa funzione. Non è<br />
questione di facciata, di semplice apparenza esterna; al contrario è l‟elemento costitutivo<br />
di prodotti e istituzioni, penetrante e comprensivo.[...] È l‟integrazione di esigenze<br />
tecnologiche, sociali ed economiche, di necessità biologiche e degli effetti psicofisici di<br />
materiali, forma, colore, volume e spazio: riflessione sui sistemi di relazione” 44 .<br />
Al suo arrivo al Bauhaus Moholy-Nagy si stupì di trovare un approccio al fare artistico<br />
che lui riteneva ancora troppo legato all‟espressione personale e soggettiva, in un<br />
attardarsi di “romanticismo e naturalismo” 45 , il suo apporto fondamentale fu dunque<br />
quello di introdurre al Bauhaus una mentalità specificamente analitica e l‟esigenza di<br />
trasferire i procedimenti dell‟arte sul piano di un‟esattezza prossima al lavoro<br />
scientifico. L‟epurazione netta dei contenuti espressivi e simbolici dall‟arte giocava in<br />
favore di un‟operazione condotta sul piano che Filiberto Menna definisce “sintattico” 46 :<br />
riformare la pittura partendo dagli elementi costitutivi di superficie e colore, eliminando<br />
ogni forma di prospettiva tradizionale e riducendo il linguaggio a forme geometriche<br />
semplici, campi di colore omogenei, uniti e piatti, con accostamenti dai margini netti.<br />
Le stesse premesse si ritrovavano nelle teorie e nella prassi artistica di Josef Albers che,<br />
divenuto dopo la partenza di Itten titolare del corso propedeutico insieme con Moholy-<br />
Nagy, contribuì con questi al rinnovamento su basi analitiche della didattica del<br />
44 László Moholy-Nagy cit. in Sigrid Wortman Weltge, op. cit. pag. 113<br />
45 László Moholy-Nagy in Filiberto Menna, La linea analitica dell’arte moderna, Einaudi, Torino, 2001<br />
pag. 77<br />
46 Ivi pag. 78<br />
51
Bauhaus. Albers non era interessato agli aspetti psicologici e sentimentali della ricezione<br />
dell‟arte ma all‟oggettività della forma e dei suoi elementi costitutivi. La preminenza<br />
dell‟assoluta fisicità della superficie pittorica riduceva la questione agli elementi formali,<br />
ora i soli in piena autonomia, recidendo ogni associazione tra forme e colori e situazione<br />
interna tanto dell‟artista quanto dello spettatore.<br />
L‟indagine sul linguaggio plastico si arricchì in quegli stessi anni delle riflessioni dei<br />
neoplastici olandesi riuniti attorno alla rivista De Stijl, fondata da Theo van Doesburg.<br />
Questi nel 1921 si era trasferito a Weimar sperando in un incarico come docente al<br />
Bauhaus; un anno dopo aprì nella stessa città un corso per conto proprio sul De Stijl<br />
rivolto ai giovani artisti.<br />
Il Neoplasticismo non era interessato tanto alla genesi quanto alla struttura linguistica<br />
dell‟arte; la volontà era quella di agire sull‟ambiente e nell‟arte attraverso il linguaggio e<br />
per questo occorreva una revisione analitica dei propri mezzi specifici. L‟astrattismo<br />
venne inteso come un sistema dell‟arte costituito da unità costanti di base e da regole<br />
grammaticali e sintattiche rigorose che ne rendevano possibile il funzionamento in<br />
contesti diversi. Volendo ridurre l‟infinita varietà della realtà fenomenica a elementi<br />
limitati e invariabili, l‟opera d‟arte, venne ricondotta su un piano di criteri oggettivi,<br />
risolvendola nella struttura, intesa come organizzazione degli elementi basata sulla<br />
sintassi. L‟individuazione delle unità elementari e la loro articolazione si fondava su un<br />
criterio linguistico innanzitutto di ordine paradigmatico, nell‟adozione della linea retta e<br />
dei colori primari quali unità elementari, escludendo categoricamente qualsiasi altro tipo<br />
di linea o combinazione di colori, e successivamente sintagmatico nell‟articolazione<br />
delle linee sul piano della superficie.<br />
52
Si trasferiva così nell‟arte l‟ideale di una lingua oggettiva e soprattutto universale.<br />
Proprio questo concetto fu fonte di approfondita riflessione per Anni Albers, la quale,<br />
anche senza elaborare con metodo altrettanto rigoroso delle invariabili di base, intese<br />
tuttavia la propria arte come una forma linguistica, un discorso aperto articolato<br />
attraverso i fili, le trame e i colori. (Fig. 6)<br />
I membri del Bauhaus abbracciarono questo universalismo come la soluzione per i<br />
problemi connessi alla meccanizzazione e al suo rapporto con la produzione artistica. Se<br />
le forme universali, elementari, geometriche dell‟astrattismo potevano essere adottate<br />
nell‟arte moderna e se queste forme potevano essere riprodotte attraverso processi<br />
manuali quanto meccanici, allora il legame cruciale tra prodotto e processo poteva dirsi<br />
salvaguardato. Sotto la spinta del Costruttivismo e l‟influenza del De Stijl il Bauhaus,<br />
ora, poteva dirsi pronto a rispondere alla chiamata internazionale per un‟arte nuova e<br />
universale, in cui le forme non oggettive e senza tempo, estranee alle questioni<br />
psicologiche ed emotive del soggetto, risolvevano senza conflitti il rapporto con la<br />
macchina, adattandosi al design industriale, tanto che Gropius sul finire del 1923 poteva<br />
dichiarare il nuovo motto “Arte e industria, la nuova unione” 47 .<br />
Nel 1922 a Weimar si tenne un incontro Dada-costruttivista dove Van Doesburg,<br />
Moholy-Nagy e El Lissitzky unirono le forze nel proclamare i principi dell‟arte<br />
universale; contemporaneamente a Berlino venne allestita la Prima mostra di arte russa,<br />
alla galleria von Demian che ottenne un‟ampia risonanza e partecipazione di pubblico.<br />
47 Walter Gropius in Virginia Gardner Troy, Anni Albers and ancient American textiles: from Bauhaus to<br />
Black Mountain, Ashgate Publishing, Aldershot, 2002 pag. 98<br />
53
Queste iniziative contribuirono a diffondere e precisare i principi espressivi della<br />
contemporanea ricerca costruttivista dell‟arte russa, basata sull‟implementazione dei<br />
materiali utilizzati, sulla costruzione e sull‟utilizzo delle nuove tecnologie per realizzare<br />
oggetti non più per un‟élite ma per le masse.<br />
Il Costruttivismo fornì al Bauhaus un‟ideologia favorevole alla meccanizzazione e un<br />
linguaggio astratto, antipittorico che rinforzò ciò che la scuola aveva già appreso dai<br />
principi del De Stijl; introdusse inoltre il concetto di artista come tecnico, confermando<br />
l‟iniziale visione di Gropius, espressa nel manifesto del Bauhaus, dell‟artista come<br />
artigiano potenziato.<br />
La stessa idea veniva sostenuta nel 1923 da Nikolaj Tarabukin nel suo libro Dal<br />
cavalletto alla macchina in cui auspicava l‟avvento di forme e contenuti nuovi sotto il<br />
nome di “artigianato produttivista”, attraverso il quale “Collegare l‟arte al lavoro, il<br />
lavoro alla produzione e la produzione alla vita quotidiana” 48 , poiché l‟artista era<br />
innanzitutto colui capace di mettere in forma un materiale, una competenza che andava<br />
condivisa con la società intera per partecipare in prima persona alla trasformazione del<br />
lavoro. Aggiungeva Tarabukin: “Una tale arte è realmente in grado di cambiare la vita,<br />
in quanto trasforma il lavoro, fondamento della vita, rendendolo disciplinato, creativo e<br />
gioioso” 49 . Questa visione dell‟arte apriva la strada alla “cultura dei materiali” come<br />
Tatlin aveva sostenuto qualche anno addietro 50 , considerando la “fattura”, intesa come la<br />
relazione tra le qualità intrinseche dei materiali, compresi quelli industriali, e la loro<br />
48 Nikolaj Tarabukin, Dal cavalletto alla macchina, in Denys Riout, op. cit. pag. 54<br />
49 Ibidem<br />
50 Ivi pag. 144<br />
54
articolazione nella struttura, potesse essere considerata un elemento plastico a tutti gli<br />
effetti. La riflessione sui materiali portò a sottolinearne l‟importanza in quanto ora<br />
dovevano essere questi a dettare la forma all‟artista e non il contrario; di conseguenza<br />
era il materiale a “determinare l‟organizzazione costruttiva dell‟oggetto” 51 .<br />
A questo punto vale la pena citare un articolo del 1924 dal titolo Bauhaus Weimar in cui<br />
Anni Albers chiarisce il valore del materiale per la tessitura: “La tessitura è un mestiere<br />
antico”, afferma la Albers, “la meccanizzazione non l‟ha modificato sostanzialmente, ma<br />
ha prodotto un distacco tecnico fra tessitore e materiale utilizzato. Una volta il rapporto<br />
del tessitore con il telaio e il materiale era molto stretto e questo si rifletteva nella<br />
produzione. [...] Oggigiorno invece il tessitore ha un rapporto impersonale e<br />
programmato in anticipo con il telaio. [...] Il disegnatore svolge il lavoro propriamente<br />
creativo stando al di fuori del mestiere, egli concepisce materiale e tecnica in modo del<br />
tutto intellettuale. [...] La qualità è più nel materiale e meno nelle capacità materiali; il<br />
Bauhaus tenta di ristabilire il contatto completo con la materia”. E aggiunge poi: “ Il<br />
lavoro deve oggi svolgersi in maniera sperimentale: abbiamo troppo tralasciato la<br />
conoscenza del materiale viva nei tempi passati. Dobbiamo oggi ricercare questa<br />
conoscenza e solo il lavoro a mano, con il suo lento procedimento, permette ogni tipo di<br />
esperimento, permette una completa creazione formale, tecnica e materiale. Solo così<br />
potremo comprendere l‟industria come „artigianato meccanico‟, potremo lavorare per<br />
l‟industria in quanto ne avremo capito la sostanza” 52 .<br />
51 Nikolaj Tarabukin, Per una teoria della pittura, Officina, Roma 1979 in Ivi pag. 145<br />
52 Anni Albers in Junge Menschen, “Bauhaus Weimar”, annoV, numero 8, novembre 1924, Amburgo, in<br />
Franco Panzini (a cura di), La tessitura del Bauhaus1919-1933 nelle collezioni della Repubblica<br />
Democratica Tedesca (catalogo della mostra), Cataloghi Marsilio, Venezia, 1985 pag. 42<br />
55
Anni Albers ritornò su queste stesse posizioni anche successivamente nei suoi scritti,<br />
affermando quanto il materiale stesso sia ricco di suggerimenti circa il suo possibile<br />
utilizzo se ci si accosta ad esso con sensibilità e in modo ricettivo, assecondando le sue<br />
caratteristiche e la necessità di utilità degli oggetti prodotti. 53<br />
Nel 1925 il Bauhaus si trasferì nella città industriale di Dessau, nei nuovi edifici<br />
disegnati da Gropius. Qui, nel laboratorio di tessitura il lavoro al telaio orizzontale, la<br />
tecnica della lavorazione e la particolarità del materiale ebbero un‟influenza sempre più<br />
grande sulla progettazione, i cui elementi base -armatura, colore, materiale e possibilità<br />
del tessuto- furono analizzati in tutta la loro complessità.<br />
Poco prima del trasferimento George Muche aveva acquistato dei telai Jacquard, in<br />
accordo con la svolta verso la meccanizzazione intrapresa dalla scuola.<br />
Grazie a questi telai semi-meccanici le tessitrici potevano articolare i fili dell‟ordito<br />
secondo composizioni precedentemente realizzate su apposite schede perforate capaci di<br />
realizzare linee estremamente precise.<br />
I tessuti a macchina si rivelarono una sfida inaspettata per le studentesse di Dessau; se<br />
era vero che i tessuti stavano diventando parte integrante dell‟edificio moderno, allora<br />
anche il ruolo del designer doveva cambiare. Si dovevano prendere in considerazione<br />
criteri diversi dall‟espressione personale e artistica: ricerche sull‟utilizzazione finale del<br />
tessuto, riesame delle applicazioni tradizionali e produzione di campionari da cui poter<br />
scegliere il tessuto più adatto.<br />
Le tessitrici sperimentarono la struttura come elemento principale, valorizzando le<br />
caratteristiche del tessuto stesso, giocando abilmente con tutte le sue proprietà. Si<br />
53 Anni Albers in Isabelle Anscombe, op. cit. pag. 137<br />
56
sperimentarono materiali originali come rafia, fibra di tiglio, cellophane e si testarono le<br />
caratteristiche tecniche: resistenza all‟uso e durata, flessibilità, trasparenza o meno alla<br />
luce, elasticità, resistenza del colore venivano accordate sistematicamente all‟utilizzo<br />
finale del tessuto.<br />
Durante il periodo di Dessau i tessuti realizzati, oltre a rispondere ai criteri della<br />
produzione industriale, condividevano tutti un‟enfasi sulla struttura e la costruzione più<br />
che sul colore o sui motivi superficiali. Il colore, invero, veniva usato per sottolineare la<br />
costruzione, mentre la struttura emergeva tramite i motivi creati dall‟intreccio di fili di<br />
diversi materiali e quindi di diversi spessori e consistenze; gli elementi strutturali<br />
venivano dunque selezionati non perché potessero enfatizzare un disegno precostituito,<br />
ma come fattore determinante di per sé.<br />
Nel 1926 Gunta Stölzl divenne maestra artigiana del laboratorio e un anno dopo, alla<br />
partenza di Muche riunì sotto di se la direzione generale della tessitoria. Tramite il suo<br />
insegnamento appassionato Anni Albers risolse molti problemi di tecnica,<br />
approfondendo ulteriormente il rapporto tra produzione e creazione; ulteriori conoscenze<br />
dei metodi industriali portarono a nuovi esperimenti con le stoffe, mentre l‟accento fu<br />
posto sulla funzione e sull‟uso dei tessuti.<br />
Nonostante la crescente meccanizzazione, ogni prototipo non veniva semplicemente<br />
disegnato, ma tessuto prima sul telaio a mano, ed è da questa pratica che le stoffe del<br />
Bauhaus derivavano la loro qualità unica, perché tramite la sperimentazione manuale<br />
57
ogni tessuto era frutto di una lenta maturazione “fra le mani” della sua produttrice, che<br />
in questo modo poteva verificare contestualmente la qualità del design 54 .<br />
Anche Otti Berger vedeva nel telaio manuale lo strumento indispensabile per lo sviluppo<br />
dei prototipi poiché nessun disegno su carta avrebbe potuto sostituire un campione<br />
realizzato a telaio nel comunicare le caratteristiche di un tessuto, specialmente gli effetti<br />
di filati inusuali.<br />
Ferma restando questa sua ammirazione la Berger temeva che la libertà illimitata offerta<br />
dal telaio manuale avrebbe potuto portare facilmente a una perdita di disciplina e al<br />
dilettantismo. La struttura, infatti, a suo parere, era determinante per il carattere di un<br />
tessuto, unitamente alle infinite combinazioni di colore, alla composizione e alla<br />
relazione tra i fili.<br />
Durante questi anni la Albers fu molto vicina alla Berger; oltre a condividere un intenso<br />
interesse per tutti i tessuti storici, etnici e contemporanei, erano entrambe dell‟opinione<br />
che il designer moderno dovesse avere dimestichezza tanto con le possibilità quanto con<br />
le limitazioni di ogni tipo di telaio, per essere in grado di sviluppare tessuti dalle qualità<br />
sia visibili che tattili. Nessuna delle due era troppo sentimentale a proposito della<br />
tessitura a mano e la Albers in particolare salutò come “una fortuna” 55 la precisione del<br />
telaio meccanico.<br />
54 Gunta Stölzl ebbe più volte a sottolineare che dei tessuti si predisponevano campioni al telaio a mano<br />
“Poiché solo il lavoro con il telaio manuale permette di sviluppare un‟idea, passando da un esperimento<br />
all‟altro, fino a che le idee stesse non si siano sufficientemente maturate e chiarite. Solo a questo punto il<br />
modello può essere inoltrato all‟industria per la produzione in serie”. Gunta Stölzl in Offset, buch und<br />
werbekunst, Quaderno n. 7, 1926, in Franco Panzini op. cit. pag. 44<br />
55 Anni Albers, “Conversations with Artists,” ACC (American Craftsmen’s Council) Forum, July-August,<br />
1961, in Sigrid Wortmann Weltge op.cit. Pag. 114<br />
58
Da Otti Berger la Albers apprese una particolare sensibilità nei confronti delle qualità<br />
tattili dei filati e delle loro più diverse possibilità combinatorie; focalizzò ancora di più<br />
la propria ricerca sulle armature poiché era la trama strutturale a determinare il carattere<br />
alla stoffa, conferendo alle superfici un aspetto specifico. (Fig. 7)<br />
Mentre negli stessi anni la maggior parte delle sue colleghe, come la Stölzl, rimase<br />
legata a un uso ancora emotivo del colore e a composizioni articolate principalmente sul<br />
piano cromatico, se pur realizzate su armature più complesse e con filati misti (Fig. 8) la<br />
Albers concentrò il proprio lavoro principalmente nella realizzazione di tessuti strutturali<br />
in cui l‟interesse visivo e tattile erano resi quasi esclusivamente dalla costruzione e dalle<br />
proprietà dei filati. (Figg. 10, 11, 12, 13) Emblematico di quel periodo resta il tessuto per<br />
tende da lei realizzato nel 1928, per la Federazione dei sindacati a Bernau, realizzato in<br />
ciniglia e cellophane con caratteristiche fisiche particolari (proprietà riflettenti,<br />
isolamento acustico, assorbimento del calore). Quella stoffa assommava in sé tutti i<br />
caratteri che, anche in architettura, venivano in quel momento ritenuti prioritari:<br />
enfatizzazione tecnologica, novità dei materiali, sobrio rigore formale, tanto che le valse<br />
per il conseguimento del diploma.<br />
La ricerca sui tessuti strutturali destinati alla produzione industriale fu per la Albers di<br />
fondamentale importanza per lo sviluppo dei suoi tessuti artistici degli anni a venire.<br />
Anziché impoverire la prassi artistica, la progressiva epurazione di ogni elemento<br />
decorativo ed emotivamente espressivo dalle sue composizioni, le diede modo di<br />
ricondurre la riflessione sugli elementi plastici di base, irriducibili a ogni costruzione e<br />
fondare su questi la propria estetica. L‟approfondita conoscenza degli strumenti della<br />
propria arte le permise di articolare una semantica degli elementi formali a sua<br />
59
disposizione nella tensione verso una comunicazione universale che, evidentemente,<br />
poteva costruirsi solo sugli elementi costitutivi del mezzo artistico da lei usato, il tessuto,<br />
appunto.<br />
3.4 La ricerca della qualità<br />
Guardando oltre i risultati pratici ottenuti, che pure furono notevoli e duraturi, il<br />
Bauhaus ebbe il pregio di assimilare in sé e rappresentare attraverso lo sviluppo delle<br />
proprie vicende, le tendenze artistiche contemporanee e soprattutto quel passaggio<br />
culturale, prima ancora che artistico, da una prassi manuale a una meccanizzata. Come si<br />
è visto nel paragrafo precedente il progressivo abbraccio della tecnologia da parte degli<br />
artisti fu supportato da ampi dibattiti vertenti soprattutto sulla riappropriazione del<br />
contatto con il materiale e sulle capacità costruttive di questo. Una volta riportata la<br />
discussione sui mezzi formali della prassi artistica l‟apertura verso la meccanizzazione<br />
non sembrava ai più problematica: aveva anzi condotto a una riflessione ancora più<br />
ampia sulle finalità artistiche, venuta ormai meno quella narrativa e rappresentativa,<br />
nella ricerca di un linguaggio universale.<br />
Giulio Carlo Argan, nei suoi scritti sul Bauhaus, salutava nei fondamenti dell‟istituto la<br />
nascita di un “umanesimo tecnico” che accettò la sfida, anche e soprattutto, intellettuale<br />
che la tecnica proponeva 56 . Il compito dell‟artista era allora quello di una progettazione<br />
integrale dell‟oggetto in funzione della sua produzione meccanica, che diventava in<br />
questo modo processo espressivo. Attraverso l‟atto creativo preliminare e la successiva<br />
realizzazione industriale, l‟intenzione originale dell‟artista si moltiplicava nel numero<br />
56 Giulio Carlo Argan, Progetto e oggetto, Medusa, Milano, 2003<br />
60
degli oggetti prodotti raggiungendo altrettanti spettatori-utilizzatori, veicolando idee<br />
artistiche originali, la cui integrità era garantita proprio dall‟esattezza del processo<br />
meccanico.<br />
Secondo Argan, quando ci si interroga sulla situazione e sulle finalità dell‟arte<br />
all‟interno della società contemporanea e il discorso cade sui mezzi di produzione e sulla<br />
tecnica, è lecito chiedersi se tali mezzi creativi corrispondano alle richieste della società.<br />
La questione inerente la tecnica e i mezzi di produzione nella critica artistica, dalla metà<br />
dell‟Ottocento in poi, si era incentrata sul rapporto oppositivo di artigianato e industria,<br />
con riferimento quasi esclusivo alle arti applicate. La riflessione di Argan si indirizza<br />
verso il superamento di tale rapporto a causa dell‟impossibilità di stabilire un confine fra<br />
un‟arte “pura” e un‟arte “applicata” soprattutto relativamente ai metodi realizzativi.<br />
Infatti, se la distinzione delle arti per categorie si fonda su “differenze di tecnica e non di<br />
visione” 57 , su quali basi si può giustificare un‟esclusione a priori della possibilità per le<br />
tecniche artistiche, di svilupparsi secondo il progresso della tecnica in generale? 58 La<br />
risposta che il critico fornisce è l‟esempio del Bauhaus come “Il più serio tentativo di<br />
sviluppare la produzione artistica attraverso i processi industriali [che] ha distrutto ogni<br />
barriera tecnicistica tra le arti e ha potenziato il „disegno‟ o progetto, come pura<br />
ideazione formale” 59 .<br />
L‟articolo da cui è tratta questa riflessione è del 1949 ed è in qualche modo parallelo al<br />
dibattito, condotto attraverso una serie di scritti, dalla Albers in quegli stessi anni, come<br />
57 Ivi pag.34<br />
58 Ibidem<br />
59 Ibidem<br />
61
si è visto nel capitolo 2, sulle finalità semantiche dell‟arte e, specificatamente, di quella<br />
tessile e sulla necessità di evitare una categorizzazione delle arti in base alla tecnica ma<br />
operare, semmai, delle distinzioni motivate sulle intenzioni e le finalità espressive<br />
dell‟artista.<br />
La visione artistica di Anni Albers sembra abbracciare come fonte la cultura come<br />
totalità di esperienze spogliate da possibili riferimenti spaziali e temporali, e per questo i<br />
mezzi espressivi si fanno mezzi linguistici, come meglio si chiarirà successivamente, per<br />
una comunicazione aperta e universale.<br />
L‟analogia con le riflessioni sull‟arte di Paul Klee, suo mentore per diversi anni, è<br />
evidente: per il pittore il fare artistico investe tutta la dimensione dell‟essere e l‟oggetto<br />
artistico contiene una somma dell‟intera esperienza umana.<br />
Il filo conduttore della teoria di Klee è la ricerca della qualità, che si realizza appunto nel<br />
fare artistico e nell‟opera d‟arte, e i cui valori si estrapolano dall‟esperienza, dalla<br />
quantità dei fenomeni che riempiono l‟universo, attraverso il filtro della coscienza.<br />
Lo sviluppo della tecnica fa parte dell‟esperienza umana e come tale non va osteggiato;<br />
al contrario, la tecnica va sviluppata ulteriormente in una “più sottile e penetrante, che<br />
sia insieme fare e conoscere, operazione manuale nella materia e operazione mentale,<br />
ideazione” 60 .<br />
Klee condivideva il programma del Bauhaus di ricondurre la produzione, che l‟industria<br />
fin‟ora aveva sviluppato solo in senso quantitativo, verso i valori della qualità, perché<br />
questa via avrebbe permesso di salvare l‟autonomia e la creatività, la libertà di<br />
un‟esistenza autentica per gli individui della società di massa. Tuttavia l‟istituto d‟arte,<br />
60 Paul Klee, op. cit. pag. XV<br />
62
secondo Argan, si dimostrò incerto nell‟individuare con precisione i valori nei quali si<br />
potesse esplicare la qualità: nel periodo di Weimar, la cosiddetta fase espressionista del<br />
Bauhaus, si rielaboravano temi e processi dell‟artigianato tradizionale in forme visive<br />
applicabili alla produzione industriale. Nella fase seguente, a Dessau, si ricercava la<br />
qualità in una razionalità matematica della forma, sotto l‟esempio soprattutto del<br />
Neoplasticismo olandese 61 .<br />
Paul Klee, dal canto suo, provò a trasformare il “culto della razionalità nel culto della<br />
coscienza, conducendo in primo piano il valore dell‟esperienza vissuta” 62 e il concetto di<br />
società nel suo insieme, “ricondotta alla sua fondamentale condizione etica, dalla quale<br />
tutte le contraddizioni storiche siano escluse, ad un suo stato profondo e remoto, di pre-<br />
storia o di mito” 63 .<br />
61 Cfr. Giulio Carlo Argan, ibidem<br />
62 Giulio Carlo Argan, op. cit. pag.142<br />
63 Giulio Carlo Argan, ibidem<br />
63
4. Riconciliare produzione ed espressione: il modello della tessitura<br />
andina<br />
Il confronto diretto con le teorie artistiche contemporanee, nonché<br />
l‟insegnamento di pittori come Kandinsky, Klee, Moholy-Nagy furono per Anni Albers<br />
e le sue colleghe del Bauhaus una fonte di impareggiabile valore per lo sviluppo del<br />
proprio fare artistico. Tuttavia si è visto come l‟insegnamento tecnico della tessitura<br />
fosse stato poco curato nella programmazione didattica e le studentesse dovettero<br />
affrontare ogni aspetto tecnico con la pazienza e la creatività della sperimentazione<br />
personale. Anche quando negli ultimi anni, grazie alla guida di Gunta Stölzl e ai risultati<br />
conseguiti dalla stessa Albers (che di fatto assunse la direzione del laboratorio nel 1931<br />
in seguito alle dimissioni della collega) le tecniche di tessitura, sui telai meccanici e<br />
manuali, erano ormai del tutto padroneggiate, le studentesse guardarono oltre i modelli<br />
europei tradizionali per migliorare e approfondire le proprie conoscenze sulla<br />
costruzione del tessuto.<br />
Già nei tappeti di William Morris, uno dei primi designer, nella seconda metà del secolo<br />
precedente ad aver cercato ispirazione per i proprio tessuti in culture al di fuori<br />
dell‟Europa, si scorgeva chiaramente il debito nei confronti delle tecniche esecutive e<br />
dei motivi decorativi dei tappeti persiani tipici di Turchia e Iran.<br />
Successivamente, la crescente stilizzazione delle forme negli anni dello Jugendstil portò<br />
anche in Germania alla realizzazione di tessuti caratterizzati da un linguaggio visivo di<br />
forme sempre meno naturalistiche, in cui la progressiva astrazione suggeriva le forme<br />
vegetali della natura senza tuttavia rappresentarle illusionisticamente. I riferimenti più<br />
64
immediati per questo tipo di decorazione erano non solo le forme piatte e sintetiche<br />
tipiche delle stampe giapponesi, ma anche le astrazioni grafiche della decorazione<br />
islamica. Questo conferma da un lato la tendenza per molti artisti e designer all‟utilizzo<br />
di fonti alternative a quelle tradizionali europee per la propria arte, dall‟altro che le<br />
novità in questo settore venivano promosse su larga scala proprio attraverso i tessuti. La<br />
modernità di queste realizzazioni consisteva nell‟utilizzo dei mezzi (colore e filati) per<br />
comporre strutture non più dall‟aspetto rappresentativo e pittorico, ma basate<br />
dichiaratamente sulle possibilità espressive degli stessi. Tuttavia si trattava ancora di<br />
composizioni realizzate con motivi risolti esclusivamente sulla superficie del tessuto,<br />
ripresi dai cartoni come nella tradizione, senza un coinvolgimento della struttura<br />
soggiacente.<br />
Le novità apportate in questo senso dal laboratorio tessile del Bauhaus furono due e<br />
riguardarono le fonti di riferimento e l‟elaborazione delle possibilità applicative.<br />
Innanzitutto ci si rivolse, per la prima volta, ai tessuti precolombiani, esplorando una<br />
cultura tessile estremamente ricca e raffinata e, cosa ancora più importante, se ne<br />
esplorarono soprattutto gli aspetti della tecnica realizzativa per trovare forme di<br />
costruzione da rielaborare sui tessuti moderni.<br />
Anni Albers si dimostrò particolarmente sensibile e ricettiva nel confronto con le<br />
complesse realizzazioni tessili andine e, assieme ad alcune sue colleghe al Bauhaus,<br />
seppe comprendere e applicare gli aspetti più funzionali di queste antiche tecniche, per<br />
risolvere con successo i problemi legati alla costruzione.<br />
65
4.1 Riegl, Semper, Worringer e l’origine dell’astrazione<br />
In Austria e Germania verso la fine del XIX secolo, Gottfried Semper e Alois<br />
Riegl fecero studi su un gran numero di tessuti, inclusi quelli dell‟Asia, dell‟antica<br />
Grecia e romani, nonché quelli dei paesi islamici del bacino del Mediterraneo, al fine di<br />
individuare le contaminazioni e le transizioni degli stili artistici e delle tecniche tra un<br />
medium e un altro e da un gruppo culturale a un altro.<br />
L‟interesse di Riegl nella decorazione derivava dalla sua esperienza come curatore del<br />
settore tessile all‟Oesterreichische Museum fuer Angewandte Kunst (il Museo austriaco<br />
di Arti Applicate) dal 1885 al 1897, che portò alla stesura del suo Problemi di Stile. In<br />
questo testo lo studioso sosteneva come ogni cultura creasse l‟ornamentazione a partire<br />
da una propria, specifica volontà, al di là di possibili intenti mimetici o rappresentativi,<br />
per cui il disegno decorativo poteva assurgere a fenomeno storico e culturale, di volta in<br />
volta trasformabile a seconda dei luoghi e delle epoche.<br />
La tesi di Riegl si opponeva alla teoria di un determinismo tecnico, indicato come<br />
“materialismo”, elaborata da Gottfried Semper, che collocava l‟origine dell‟arte nella<br />
materia e nella tecnica, piuttosto che in un istinto creativo. Ad esempio nel suo libro del<br />
1879, Lo stile, sosteneva che la tessitura, l‟arte di intrecciare prima i rami, poi la rafia,<br />
fosse il mestiere più antico insieme a quello della ceramica. Ed era proprio il tappeto,<br />
l‟arazzo, l‟oggetto attorno al quale ruotava la sua teoria sulla decorazione, arrivando a<br />
considerare la pittura e la scultura non come rappresentazione della natura ma come<br />
trasposizioni dell‟arte del tessere. Poiché la fibra intrecciata nel tessuto fu la prima<br />
materia usata con finalità costruttive, i motivi lineari e geometrici derivati dagli intrecci<br />
furono allo stesso modo le prime formule decorative, applicate successivamente ad altri<br />
66
media come la ceramica e l‟architettura. Nonostante anche Riegl riconoscesse ai tessuti<br />
un ruolo fondamentale nello sviluppo culturale, egli contestava il fatto che i motivi<br />
geometrici con cui erano decorati traessero origine dal processo tecnico della tessitura,<br />
piuttosto che dal bisogno insito nell‟uomo di organizzare le forme visive in una modalità<br />
decorativa. Sosteneva, dunque, che questi motivi fossero il risultato dei primi tentativi di<br />
espressione artistica, realizzata attraverso principi di astrazione, ritmo e simmetria.<br />
Entrambe queste teorie erano importanti nella riflessione sulla produzione di tessuti al<br />
Bauhaus perché evidenziavano un precedente stilistico e teorico nell‟astrazione<br />
geometrica dei primi tessuti non europei 64 .<br />
Riegl, attraverso i suoi studi dettagliati sugli aspetti formali dei tessuti storici e dei paesi<br />
non europei, fu tra i primi a individuare i tessuti come punto di partenza per lo studio e<br />
la comprensione dei motivi e delle iconografie delle arti decorative 65 .<br />
Bisogna considerare che in ogni caso gli studi di Riegl, come quelli di Semper e di<br />
Owen Jones, con la sua Grammar of Ornament, non prendono in considerazione i tessuti<br />
e le arti delle antiche popolazioni americane, anche se questo è in parte ascrivibile al<br />
fatto che gli studiosi in quegli anni non avevano ancora a disposizione sufficienti esempi<br />
di arte degli antichi imperi americani per poterne fare oggetto di studio.<br />
In ogni caso gli studi di Riegl furono importanti soprattutto per il movimento<br />
espressionista tedesco, alla ricerca di una natura spirituale nell‟arte; gli artisti<br />
64 Il termine “non europeo” è qui usato per descrivere ciò che, nel periodo tra la fine del XIX secolo e la<br />
prima metà del XX, veniva percepito come non facente parte di quella che convenzionalmente veniva<br />
indicata come la tradizione culturale europea. Questo termine, che oggi è indicativo di una visione<br />
eurocentrica della cultura, è tuttavia usato in questa sede per esprimere le differenze che gli europei<br />
dell‟epoca avvertivano fra la loro tradizione e quella di altre culture.<br />
65 Cfr. Virginia Gardner Troy, Anni Albers and ancient American textiles: from Bauhaus to Black<br />
Mountain, Ashgate Publishing, Aldershot, 2002<br />
67
espressionisti, infatti, ritenevano che, nelle condizioni in cui l‟arte “primitiva” 66 era stata<br />
prodotta, il rapporto tra spiritualità e processi produttivi non fosse ancora stato corrotto<br />
dalla “civilizzazione” della società moderna.<br />
Dunque si vede come all‟inizio del XX secolo in Germania si cercasse di affrontare<br />
l‟irrazionalità della società contemporanea attraverso la rivalutazione dell‟artigianato e<br />
soprattutto la ricerca di possibili alternative, avvertite come più autentiche, ai temi e alle<br />
forme tradizionali europei, attraverso il riferimento all‟arte “non europea”.<br />
La base teorica a questi processi era fornita anche dagli scritti di Wilhelm Worringer, in<br />
particolare Astrazione ed empatia, in cui si rifletteva sulle possibilità di ritorno a uno<br />
stadio originario, per l‟umanità, di consapevolezza e conoscenza, per riscoprire la base<br />
spirituale dell‟arte. Il concetto di “primitivismo” venne applicato all‟indagine<br />
sull‟origine delle forme, in rapporto ai concetti di astrazione e di empatia col mondo<br />
circostante. Worringer attribuiva il principio dell‟astrazione a una necessità di<br />
razionalizzazione del caos esperito dall‟uomo, mentre l‟impulso empatico nei confronti<br />
del mondo era alla base di un‟arte naturalistica e imitativa, tramite la quale l‟uomo<br />
poteva darsi una rappresentazione di se stesso e del mondo. Poiché la società<br />
contemporanea si configurava nuovamente come caotica, l‟artista moderno ancora una<br />
volta si volgeva ai principi d‟astrazione.<br />
66 Il termine “primitivo” è problematico nella sua accezione peggiorativa, essendo tradizionalmente usato<br />
per indicare ciò che viene percepito come meno “civilizzato” o sviluppato sul piano culturale, rispetto alla<br />
tradizione di chi opera questa attribuzione semantica. Tuttavia è usato qui per descrivere una categoria<br />
artistica alla quale la maggior parte dell‟arte “non europea” veniva attribuita nel periodo preso in esame.<br />
Con primitivismo dunque si intende l‟attitudine europea nei confronti della cultura altra, e l‟utilizzo che si<br />
fece di quest‟ultima come fonte d‟ispirazione artistica.<br />
68
La somma di queste esperienze e le riflessioni che ne erano alla base si spinsero oltre il<br />
periodo della guerra fino alla formazione del Bauhaus, contribuendo alle successive<br />
indagini sull‟astrazione, l‟espressione e l‟eventuale ruolo dell‟arte “primitiva” nella<br />
società moderna.<br />
4.2 Gli antichi tessuti andini nelle collezioni tedesche<br />
I diversi approcci all‟arte non tradizionalmente europea rappresentavano un<br />
interesse collettivo condiviso da molti artisti e studiosi tedeschi nel periodo precedente<br />
la Prima Guerra Mondiale, interesse che sarebbe poi confluito nell‟esperienza del<br />
Bauhaus.<br />
L‟arte “primitiva” veniva rivalutata per il suo carattere artigianale e il legame che,<br />
presumibilmente, la legava alla società per via del suo valore d‟utilità, ma anche per lo<br />
spiritualismo e l‟autenticità espressi e soprattutto per l‟utilizzo di un linguaggio di forme<br />
universali basate sull‟astrazione geometrica. L‟attenzione dei moderni si focalizzava<br />
particolarmente sui tessuti perché la complessità e ricchezza di esecuzione e utilizzo<br />
offrivano lo spunto ideale per affrontare il discorso sulla riforma delle arti decorative e<br />
le questioni propriamente artistiche avanzate dalle avanguardie. L‟indagine sui tessuti<br />
sollevava questioni inerenti la produzione, come il rapporto tra artigianato e industria e il<br />
ruolo dell‟artista all‟interno della società, ma anche questioni di forma ed espressione,<br />
come quelle inerenti le capacità comunicative di un linguaggio basato su astrazione e<br />
forme ideografiche.<br />
Come si vedrà di seguito, i tessuti andini fornirono al Bauhaus e agli artisti moderni un<br />
modello di riferimento valido per affrontare queste questioni. E ciò fu possibile grazie<br />
69
anche all‟accresciuta disponibilità in Germania di materiale tessile proveniente dalle<br />
ricerche in corso in Perù condotte negli anni immediatamente precedenti il Conflitto<br />
Mondiale.<br />
Si è già discusso precedentemente, nel secondo capitolo, della complessità, ricchezza e<br />
finezza d‟esecuzione raggiunta dai tessuti andini e soprattutto dal valore loro attribuito<br />
dalla società cui appartenevano. Commissionati, prodotti, accumulati, scambiati o<br />
regalati, i tessuti investivano tutte le relazioni sociali, i rapporti col potere e con il sacro,<br />
l‟ordine economico dell‟impero 67 .<br />
La qualità della fattura evidenziava l‟unità fra artigianato, intenzionalità artistiche e<br />
finalità utilitaristiche facendo di queste stoffe non solo un importante riferimento<br />
formale per gli artisti moderni, ma anche e soprattutto un esempio ideologico per una<br />
società in cerca di nuovi modelli di produzione eticamente sostenibile.<br />
La funzione dei tessuti peruviani riconducibile alla scrittura 68 attraverso codici<br />
convenzionali veicolati dalle strutture, dai motivi e dai colori, faceva di queste stoffe<br />
l‟antecedente e il riferimento diretto della possibilità, per gli artisti contemporanei, di<br />
elaborare un linguaggio universale basato sui valori costruttivi della propria arte.<br />
Come già accennato, le collezioni di tessuti andini si andavano incrementando in<br />
Germania proprio negli anni a cavallo della guerra, grazie alle campagne di scavo<br />
condotte in Perù dagli archeologi tedeschi. Già nel 1979 Alphons Stubel e Wilhelm<br />
Reiss avevano scoperto e intrapreso gli scavi della necropoli di Ancòn, registrando i<br />
67 Cfr. Valeria Petrucci (a cura di), Simbolo e tecnica nei tessuti dell’antico Perù, Museo Luigi Pigorini,<br />
catalogo della mostra, De Luca, Roma, 1982<br />
68 Cfr. Victoria de la Jara, Introducciòn al estudio de la escritura de los inkas, INIDE, Lima, 1975<br />
70
isultati in un resoconto in tre volumi dove furono riprodotti e descritti centinaia di<br />
tessuti.<br />
Nel 1907 il Museum fur Volkerkunde di Berlino ospitava nelle sue collezioni ben<br />
quarantacinquemila oggetti provenienti dalla regione andina, di cui quasi ottocento erano<br />
tessuti. La ricchezza quantitativa e qualitativa delle collezioni del museo attiravano, in<br />
quegli anni, molti artisti d‟avanguardia provenienti da tutt‟Europa, tra cui senz‟altro<br />
Klee, Nolde e Macke 69 .<br />
La vastità dei reperti artistici e tessili rinvenuti nei siti peruviani trovava risonanza nelle<br />
diverse pubblicazioni a riguardo. In un articolo del 1910 di Max Shmidt, curatore del<br />
museo, venivano analizzati numerosi tessuti presenti nelle collezioni, ponendo in<br />
evidenza il fatto che i disegni geometrici e le relazioni tra vuoti e pieni nella<br />
composizione delle forme era direttamente correlata alla struttura del tessuto stesso 70 .<br />
Informazioni di questo tipo si sarebbero rivelate di grande importanza per le tessitrici del<br />
Bauhaus e per Anni Albers in primis, le quali se inizialmente presero a prestito da questi<br />
esempi solo i motivi formali, in seguito, con un‟acquisita profonda comprensione delle<br />
relazioni tra disegno e struttura, poterono applicare ai loro lavori anche i principi delle<br />
tecniche costruttive.<br />
Nel 1911 il Museum fur Volkerkunde pubblicò il catalogo delle raccolte: un‟intera<br />
sezione era dedicata alla collezione andina. Vi si poteva apprendere la ricchezza dei<br />
tessuti, distinti per diversità di tecniche, disegni e funzioni. Vi erano arazzi, tessuti<br />
69 Cfr. Virginia Gardner Troy, op. cit. pagg. 39, 40<br />
70 Max Shmidt, “Uber alteperuanische gewebe mit szenenhaften darstellungen” in Baessler Archiv, 1910,<br />
in ivi pag.41<br />
71
dipinti e altri intrecciati con una tecnica che li rendeva simili a merletti; i motivi<br />
decorativi erano moduli astratti ma anche figure naturalistiche tuttavia rese con una<br />
idealizzazione geometrizzante.<br />
Tra le collezioni private è rilevante menzionare quella di arte non europea assemblata da<br />
Nell Walden, la moglie di Herwarth Walden, direttore della galleria e omonima rivista<br />
“Der Sturm”. La collezione, iniziata nel 1914, dieci anni dopo contava trentanove<br />
esemplari di antichi tessuti peruviani, molti dei quali vennero dalla Walden restaurati e<br />
incorniciati, secondo la tradizione occidentale, come opere pittoriche. Gli artisti<br />
dell‟avanguardia espressionista associati alla galleria, tra cui Klee, Kandinsky, Marc,<br />
Macke e più tardi Moholy-Nagy, ebbero modo di vederli molte volte esposti giustapposti<br />
a opere d‟arte contemporanea, e nel 1924 la collezione di tessuti peruviani venne esposta<br />
insieme a trentatré lavori di Moholy-Nagy.<br />
4.3 La scoperta di un modello<br />
Il Bauhaus centrava il suo programma di riforma tanto delle arti quanto<br />
dell‟artista sui metodi produttivi, cercando di ristabilire un rapporto organico fra<br />
materiali, processi e prodotti finali. I tessuti precolombiani rievocavano una società in<br />
cui tale rapporto era ancora vivo e per tale motivo venivano valutati non solo sulla base<br />
delle qualità estetiche e tecniche, ma anche come modello sociale cui guardare per<br />
risolvere l‟esigenza moderna di riconciliare produzione ed espressione.<br />
Anni Albers e gli altri studenti del Bauhaus ebbero modo di conoscere la tessitura andina<br />
non solo attraverso le collezioni, pubbliche e private, sopra citate, ma anche grazie a<br />
72
Itten, che già in quegli anni dimostrava di avere interesse e conoscenza verso tali<br />
prodotti 71 .<br />
Inoltre un‟importante fonte di conoscenza per la Albers furono sicuramente due testi<br />
pubblicati proprio negli anni dei suoi studi: Kunstgeschichte des alten Peru, di Walter<br />
Lehmann, pubblicato nel 1923, e Les tissus indiens du vieux Pérou di Raoul D‟Harcourt,<br />
del 1924 72 .<br />
Il testo di Lehmann si avvaleva di numerose riproduzioni dei tessuti presenti nelle<br />
collezioni tedesche. Il materiale selezionato riguardava soprattutto le tappezzerie del<br />
periodo Tardo Intermedio, caratterizzate da una particolare lavorazione a fessure e da<br />
una decorazione astratta, e le stoffe del periodo Wari e Inca, dai motivi rigorosamente<br />
geometrici. Si potevano inoltre vedere e apprezzare le complesse tecniche con cui erano<br />
realizzate, come le tessiture doppie o le slegature di trama e ordito.<br />
Da questo testo la Albers apprese innanzitutto che i motivi geometrici delle stoffe andine<br />
non riflettevano solo la forma intrinseca al tessuto, ma erano portatori di significati<br />
simbolici collegati al mondo naturale e concettuale degli Inca, costituendo un<br />
vocabolario di segni visivi, in cui le forme della natura venivano stilizzate in un processo<br />
di progressiva astrazione 73 . In secondo luogo ebbe modo di vedere molte delle tecniche<br />
impiegate nella tessitura e di constatare come spesso alcune di queste venissero usate<br />
71 Cfr. Johannes Itten, Arte del colore: esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l’arte,<br />
Mondadori Il Saggiatore, Milano, 1992<br />
72 Anni Albers utilizzò entrambe le pubblicazioni, insieme con quella di Max Schmidt Kunst und kultur<br />
von Peru, del 1929, come supporto didattico nel suo corso al Black Mountain College, North Carolina. Tra<br />
l‟altro il libro di Shmidt era stato pubblicato dalla casa editrice Ullstein, di proprietà della famiglia<br />
materna della Albers. Cfr. Nicholas Fox Weber e Pandora Tabatai Asbaghi (a cura di), Anni Albers,<br />
(Catalogo della mostra), The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, 1999, pag. 38<br />
73 Virginia Gardner Troy op. cit.<br />
73
contemporaneamente sullo stesso tessuto. Lehmann, inoltre, sosteneva la presenza di una<br />
forte relazione tra tessuti, architettura e produzione di manufatti in ceramica, con una<br />
trasmigrazione di motivi e moduli decorativi dai tessuti agli altri media, secondo un<br />
processo di derivazione della decorazione dalle forme visive tipiche dei tessili, simile a<br />
quella formulata anni prima da Semper.<br />
Allo stesso modo, il testo di D‟Harcourt fornì alla Albers e alle altre tessitrici del<br />
Bauhaus ulteriori esempi della decorazione tessile andina, accompagnati da analisi e<br />
approfondimenti sulle tecniche, con particolare riferimento ai processi di tintura delle<br />
stoffe e delle fibre.<br />
Le riflessioni teoriche e le opere degli artisti che insegnavano al Bauhaus, come<br />
Kandinsky, Itten, Klee, Moholy-Nagy e più tardi Josef Albers, e l‟influenza esterna di<br />
De Stijl, avevano fornito alla Albers e alle sue colleghe un insieme di riferimenti visivi e<br />
di parametri teorici, da applicare alle proprie opere tessili. Tuttavia per evitare che<br />
questo si risolvesse in una mera decorazione superficiale occorreva fondare il valore del<br />
tessuto sulla costruzione, in una fusione ponderata di materia e colore per valorizzare la<br />
struttura.<br />
Nella tradizione europea non vi erano tessuti con queste caratteristiche che potessero<br />
fungere da modello per le giovani tessitrici, invece quelli dell‟antico Perù si<br />
dimostrarono l‟esempio migliore di applicazione di contenuti visivi astratti applicati al<br />
medium della fibra tessile.<br />
La struttura di questi tessuti e la decorazione basata sul modulo della griglia, permise<br />
alle tessitrici di trasporre su tessuto quel linguaggio visivo astratto e universale che<br />
avevano appreso dall‟insegnamento dell‟arte contemporanea.<br />
74
L‟arrangiamento delle forme astratte e geometriche in moduli giustapponibili secondo<br />
diverse combinazioni, tipico delle bordure delle tuniche inca, fu d‟ispirazione per molte<br />
composizioni nei tessuti del Bauhaus. Le tessitrici avevano avuto la possibilità di vedere<br />
questi esempi sia nei musei sia soprattutto nelle riproduzioni presenti nei testi già<br />
menzionati, usufruendo di un confronto diretto con l‟applicazione sul medium tessile<br />
delle forme artistiche indagate durante i corsi.<br />
L‟arazzo di Benita Otte (Fig. 1), per esempio, dimostra quanto le teorie formali di Klee<br />
avessero trovato applicazione in una costruzione molto simile a quelle delle tuniche inca,<br />
in cui piccole unità geometriche ripetibili secondo principi di inversione e rotazione,<br />
formavano strutture ulteriormente arricchite dalle relazioni cromatiche.<br />
Gunta Stolzl, invece, più che alle possibilità combinatorie dei motivi, applicò alcune<br />
delle tecniche di tessitura tipiche andine alle sue realizzazioni, ottenendo delle<br />
composizioni complesse per ricchezza degli effetti visivi, cromatici e tattili.<br />
In particolare utilizzò la tecnica delle slegature di trama e ordito, in cui l‟armatura era<br />
costituita da fili di trama passanti sopra più fili di ordito o viceversa, e da orditi o trame<br />
“discontinue” in cui l‟intreccio particolare dei fili determinava una stoffa leggera e dalle<br />
sfumature cromatiche intense, particolarmente adatta a disegni geometrici rettilinei.<br />
Anni Albers, più delle sue colleghe, ricondusse l‟indagine agli elementi primari della<br />
tessitura, quelli che lei individuava come fattori condizionanti: la fibra di cui sono<br />
costituiti i filati, sarebbe a dire il “materiale costruttivo” e il tessuto stesso, cioè la<br />
“costruzione” e, soprattutto, le relazioni che intercorrevano fra questi 74 .<br />
74 Anni Albers, On weaving, Wesleyan University Press, Middletown, Connecticut, 1974, pag. 59<br />
75
Era particolarmente interessata a trovare una struttura che, usata insieme alle tinte<br />
naturali dei filati, potesse delineare autonomamente il motivo del tessuto. In altre parole<br />
cercava di realizzare dei tessuti “autoreferenziali” in grado di mostrare con chiarezza la<br />
natura della propria costruzione attraverso la forma. Sotto l‟influenza del Costruttivismo<br />
e delle composizioni basate sul modulo geometrico della griglia, appreso da Klee e dal<br />
De Stijl, utilizzò le antiche tecniche di tessitura peruviane per ottenere delle strutture che<br />
da sole determinassero i motivi dei pattern.<br />
Nessun altro modello dell‟antichità le fornì una così vasta quantità di esempi di<br />
costruzioni né una così ricca fonte d‟ispirazione come i tessuti andini precolombiani,<br />
come lei stessa successivamente avrebbe affermato nei suoi scritti 75 .<br />
4.4 Un passaporto per l’America<br />
L‟interesse della Albers era, a partire dai suoi anni di studio al Bauhaus, quello di<br />
sviluppare un linguaggio visivo universale di forme non oggettive che potessero<br />
originarsi direttamente dalla struttura del tessuto,come aveva avuto modo di vedere in<br />
molte realizzazioni peruviane. La comprensione delle teorie artistiche di Klee,<br />
l‟aspirazione all‟universalismo della sintassi di forme geometriche del De Stijl,<br />
l‟apertura alla tecnologia dell‟ideologia costruttivista, le fornirono le basi teoriche per<br />
esprimersi; la conoscenza delle tecniche andine le permise di applicarle al mezzo tessile.<br />
In quegli anni la Albers, anche grazie alle nuove conoscenze tecniche acquisite, iniziò a<br />
sperimentare sistemi di composizioni cromatiche più complesse applicate a costruzioni<br />
basate su tessiture multiple, che ancora oggi sono fra le sue realizzazioni più note.<br />
75 Ivi pag. 69<br />
76
Una tessitura multipla, che può essere doppia, tripla o quadrupla, si ottiene tessendo<br />
contemporaneamente più strati di stoffa; in una doppia, ad esempio, la stoffa è costituita<br />
da due serie di trame e due serie di orditi armati sul telaio, i cui fili possono intrecciarsi<br />
fra di loro laddove richiesto dal disegno del tessuto. Poiché le due armature sono di fili<br />
di colore differente, il risultato è un pattern di campi di colori contrastanti su entrambe<br />
le facce del tessuto.<br />
La caratteristica principale di una tessitura multipla è quella di ottenere stoffe più calde e<br />
resistenti, tuttavia gli scavi archeologici hanno dimostrato come nell‟antico Perù tessuti<br />
del genere venissero realizzati soprattutto per i corredi funerari, ove questa funzione era<br />
quindi del tutto superflua. Ma poiché una prerogativa della tessitura multipla è quella di<br />
poter ottenere con un‟accurata organizzazione degli intrecci praticamente ogni tipo di<br />
disegno, questa tecnica veniva utilizzata per realizzare tessuti riccamente colorati e<br />
disegnati 76 . Spiega, infatti, la stessa Anni Albers come: “La finalità di queste antiche<br />
tessiture doppie o multiple sia essenzialmente estetica, ossia la possibilità di creare<br />
disegni dal colore compatto in contrasto con altrettante aree di colore. Mentre nelle<br />
normali tessiture i diversi colori di trama e ordito formano sfumature laddove si<br />
intrecciano, nelle tessiture multiple ogni strato della stoffa è tessuto in un unico colore,<br />
anche quando in alcune parti si intreccia allo strato sottostante; quindi il colore della<br />
stoffa emerge sulla superficie del tessuto solo dove il disegno lo richiede, creando delle<br />
piccole forme colorate” 77 .<br />
76 Cfr. M. D. C. Crawford, “Peruvian fabrics”, in Anthropological papers of the American Museum of<br />
Natural History, VOL. XII, Parte IV, Harvard University, New York, 1916 pag. 135<br />
77<br />
“The purpose of these ancient double and multi-ply waves was in most instances an aesthetic one, that is<br />
they were to make possible designs of solid colored areas within other contrasting solid colored areas. In<br />
77
La Albers comprese che le tessiture multiple costituivano il metodo ideale per ottenere le<br />
relazioni di colore che stava cercando di applicare al suo vocabolario di forme<br />
geometriche, da utilizzare come moduli ripetibili e accostabili secondo diverse<br />
possibilità costruttive. Inoltre con questa tecnica poteva ottenere un tessuto molto<br />
resistente la cui articolazione formale fosse il risultato diretto della sua costruzione.<br />
L‟arazzo in seta del 1926 (Fig. 6) per esempio è una delle sue prime realizzazioni in<br />
tripla tessitura e dimostra del suo interesse di quegli anni per l‟articolazione delle forme<br />
geometriche secondo diversi piani di colore, separati nettamente eppure compenetranti,<br />
creando diversi gradi di contrasto e movimento fra forme e fondo. Le stesse elaborazioni<br />
visive venivano in quegli anni condotte da Josef Albers, che lei sposò nel 1925, a<br />
testimonianza dell‟intenso sodalizio artistico che li unì per tutta la vita. Le barre e le<br />
strisce orizzontali severamente ripetute in tutta la composizione, trovano movimento<br />
nelle differenze e alternanze di colore; le tonalità utilizzate sono sei: nero, bianco, giallo-<br />
oro intenso e giallo-oro chiaro, un grigio e un grigio-verde più scuro, che a seconda degli<br />
accostamenti creano un‟impressione dinamica di contasto o fusione, enfatizzata dalla<br />
struttura del tessuto. La tessitura tripla le permise di ottenere le diverse sfumature<br />
intrecciando fra loro i vari livelli di trama e ordito da soltanto tre colori di partenza.<br />
In un arazzo in seta del 1927 Black White Grey (Fig. 14) la doppia tessitura le permise<br />
di articolare la composizione attraverso la ripetizione costante del modulo quadrato in<br />
the usual process of weaving mixtures of color occur wherever warp and weft of different color cross each<br />
other. In multi-ply weaves, however, each layer of clothes is woven with its own color even when sections<br />
of different layers are interchanged, and they rise to the surface only where their specific color takes part<br />
in the play of forms and the results are little pouches in the form of each color area”, Anni Albers, “A<br />
structural problem in weaving” in On designing, Wesleyan University Press, Middletown, CT 1962, pag.<br />
69<br />
78
quattro diversi toni, dal bianco al nero più due grigi intermedi, uno chiaro, l‟altro più<br />
scuro. La giustapposizione dei moduli differentemente colorati creava una composizione<br />
serrata e precisa, quasi fosse un codice da decifrare, o meglio, da leggere: in questo<br />
tessuto era forte il riferimento ai tocapu, ideogrammi costituiti da piccole forme<br />
quadrangolari, variabili nei colori e nei segni contenuti all‟interno, tipici della scrittura<br />
andina che, caratteristicamente, si veicolava sui tessuti. (Fig. 15)<br />
L‟analisi che Anni Albers deve aver compiuto, negli anni di studio, dei tessuti inca e<br />
l‟apprendimento delle tecniche andine le permisero di applicare l‟impianto costruttivo<br />
della scacchiera appreso al Bauhaus dagli artisti contemporanei, alla sua personale<br />
ricerca di forme artistiche, attraverso le quali esprimere non solo valori estetici ma prima<br />
di tutto semantici. Seppe coniugare riferimenti tecnici e visivi in una personale<br />
elaborazione finalizzata a ricondurre il nocciolo della questione artistica sul piano della<br />
costruzione e delle potenzialità espressive, volendo infinite, dei mezzi costruttivi propri<br />
del suo medium, il tessuto.<br />
Anche quando in seguito alla svolta industrialista del Bauhaus l‟artista dovette<br />
concentrare il proprio lavoro sulla produzione di prototipi di tessuti, lo studio e<br />
l‟applicazione delle tecniche andine le venne incontro per realizzare campioni tessili<br />
particolarmente funzionali. Le tessiture multiple e le strutture aperte, come quelle delle<br />
garze, apprese dal confronto con i numerosi reperti precolombiani delle collezioni<br />
tedesche, vennero da lei applicate alla costruzione di tessuti “strutturali” particolarmente<br />
adatti a fungere da completamento della costruzione architettonica, mantenendo così<br />
l‟assunto di Lehmann sull‟affinità fra tessuti e architettura.<br />
79
Quando Philip Johnson, che nel 1930, aveva fondato il Dipartimento di Architettura e<br />
Design presso il Museum of Modern Art di New York, nel 1932 visitò la Germania per<br />
indagare sullo stato dell‟architettura e del design in Europa, incontrò Anni e Josef Albers<br />
a Berlino, il materiale che lei aveva raccolto negli anni precedenti fu sufficiente per<br />
assicurarle l‟uscita dalla Germania, verso gli Stati Uniti, insieme al marito.<br />
Anni Albers poté definire questi tessuti il suo “passaporto per l‟America” 78 .<br />
78 Mary jane Jacob, “Anni Albers: a modern weaver as artist” in Lloyd E. Herman (a cura di), The Woven<br />
and Graphic Art of Anni Alber, Smithsonian institution press, Washington D. C.,1985, pag. 104<br />
80
5. Il Nuovo Mondo<br />
Josef e Anni Albers arrivarono negli Stati Uniti alla fine del 1933; grazie alla<br />
mediazione di Philip Johnson e del Museum of Modern Art di New York, nel marzo del<br />
1934 Josef ricevette l‟incarico come professore di Arte al Black Mountain College,<br />
presso Asheville, nella Carolina del Nord.<br />
Fondato nel 1933 da John Andrew Rice Jr, il Black Mountain College era un‟istituzione<br />
innovativa, dove lo studio dell'arte nelle sue varie espressioni era posto al centro<br />
dell'educazione. Situazione del tutto particolare rispetto agli altri college americani, il<br />
Black Mountain era libero da condizionamenti esterni poiché era fondato e<br />
amministrato da un consiglio di docenti interni all‟istituto. Di conseguenza<br />
l‟organizzazione dell‟insegnamento poteva procedere con un approccio sperimentale e<br />
votato all‟interdisciplinarietà. Tra i docenti annoverava, fino alla chiusura nel 1957,<br />
molti dei massimi artisti visivi, poeti e designer americani e non solo, come John Cage, i<br />
fotografi Harry Callahan e Aaron Siskind, il coreografo Merce Cunningham, artisti come<br />
Willem de Kooning, Franz Kline e Robert Motherwell; in un tale clima la figura di Josef<br />
Albers sembrò al Consiglio dei docenti estremamente interessante, per i suoi trascorsi al<br />
Bauhaus e la novità del suo metodo didattico sperimentato nel Corso Preliminare,<br />
nonostante le dichiarate difficoltà con la lingua inglese 79 .<br />
79 Cfr. il capitolo “ A pioneering venture” in Mary Emma Harris, The arts at Black Mountain College, MIT<br />
Press, Cambridge, Massachusetts, 1987<br />
81
Tra i vari laboratori presenti al Black Mountain l‟unico a fondarsi su un coerente metodo<br />
teorico e didattico era quello di tessitura tenuto da Anni Albers; infatti al suo arrivo al<br />
College era stata designata tutor per il programma di tessitura mentre nell‟autunno<br />
successivo entrò a far parte del corpo docenti.<br />
Per molti aspetti il suo programma si sviluppava in continuità con l‟ideale del Buhaus di<br />
riunificazione fra le figure dell‟artista e dell‟artigiano, riportando l‟attenzione sui<br />
materiali, i processi e la funzione. A partire dai suoi studi in Germania aveva sviluppato<br />
la convinzione che i materiali stessi detenessero la chiave del processo creativo e<br />
pertanto era fondamentale conoscere le loro potenzialità e caratteristiche; per questo ai<br />
suoi studenti al Black Mountain insegnava a costruire delle composizioni con materiali<br />
disparati, anche non propriamente tessili, come foglie, fili metallici, carta intrecciata o<br />
fili d‟erba, e a realizzare pattern punzonando fogli di carta, per ottenere contrasti tattili e<br />
visivi. In questo modo cercava di stimolare negli studenti un approccio intuitivo,<br />
sensoriale, ludico perfino, ai processi creativi. Successivamente insegnava loro le basi<br />
della tessitura con le tre armature fondamentali, per poi passare a costruzioni via via più<br />
complesse. Gli aspetti cromatici delle composizioni venivano studiati attentamente per<br />
evitarene un uso troppo emotivo, slegato dalle necessità costruttive; sottolineava la<br />
Albers che: “Attribuendo colori diversi a fili con funzioni diverse, si intensificherà il<br />
carattere strutturale del tessuto. Inoltre il colore, più della struttura, trasmette valori<br />
emozionali, ma se gli si accorda un‟eccessiva indipendenza potrebbe portare il tessuto al<br />
di fuori del proprio territorio, in quello della pittura. Quando in un tessuto il colore viene<br />
82
messo al primo posto, oltrepassando gli altri valori, l‟arte della tessitura subisce una<br />
regressione” 80 .<br />
Anni Albers tornò più volte sulla necessità di distinguere fra tessuti strutturali che<br />
dichiarano la propria costruzione e fondano su questa la propria estetica e tessuti che<br />
invece cercano di celare le caratteristiche costruttive del proprio mezzo, sconfinando nel<br />
campo della pittura. Per questo motivo ai suoi studenti spiegava come la tessitura fosse<br />
innanzitutto un processo che dovesse tenere in conto le possibilità quanto i limiti di<br />
ciascun materiale, le caratteristiche delle tecniche costruttive e quelle delle funzioni cui<br />
il tessuto era destinato 81 .<br />
Il suo scopo, come era stato del resto anche quello del Bauhaus, era di preparare una<br />
figura professionale che di fatto superasse quella attuale del designer e riunisse in sé la<br />
creatività dell‟artista e l‟esperienza dell‟artigiano. La distinzione fra queste figure non<br />
operava solo sul piano concettuale ma chiamava in causa in primo luogo la prassi<br />
artistica, il processo costruttivo dell‟oggetto che doveva tornare ad essere un tutt‟uno col<br />
momento creativo. La Albers deplorava la pratica contemporanea del design di ideare e<br />
realizzare su carta il disegno da cui poi si sarebbe realizzato l‟oggetto; non poneva in<br />
questione l‟utilizzo della tecnologia e della macchina, che anzi vedeva come un<br />
potenziale valido aiuto nella realizzazione e moltiplicazione dei prodotti, ma il<br />
80 “By giving different colors to the differently functioning threads, the structural character of the weaving<br />
will be intensified. In addition, color, more acutely than texture, convey emotional values; but if it is<br />
introduced as too independent an agent, it may carry the weaving outside of its own territory into the<br />
painterly province. When color in weaving moves into a first place, suppressing the main textile<br />
ingredients, we find a regression of the art of weaving”. Anni Albers, On weaving, Wesleyan University<br />
Press, Middletown, Connecticut, 1974 pag. 76<br />
81 Cfr Mary Emma Harris, op. cit. pag 24<br />
83
disgiungimento tra materia e progettazione, laddove il designer concepiva a tavolino la<br />
costruzione dell‟oggetto, senza implicarsi nella materia costitutiva.<br />
Anni Albers spiegava come al giorno d‟oggi la specializzazione delle competenze,<br />
derivata dalla divisione del lavoro, avesse portato a una perdita dell‟esperienza diretta e<br />
alla sostituzione di questa con l‟“informazione”; tuttavia in questo modo il design era<br />
diventato una pratica esclusivamente intellettuale, dove il contatto con la materia era<br />
filtrato attraverso la pratica grafica e verbale. La Albers riteneva un approccio di questo<br />
tipo “incompleto” e da parte sua insegnava e praticava l‟esperienza diretta del medium<br />
tessile 82 .<br />
Era in questo senso che intendeva la rivalutazione dell‟artigianato, e non in un romantico<br />
ritorno all‟era preindustriale.<br />
Durante la permanenza al Black Mountain College Anni e Josef Albers, grazie alla<br />
vicinanza col confine, poterono effetture numerosi viaggi in America Latina,<br />
specialmente in Messico, che di fatto visitarono varie volte, ma anche a Cuba, in Cile e<br />
in Peru`. Nel 1946 spesero l‟intero anno in Messico, essendosi presi entrambi un anno<br />
sabbatico dall‟insegnamento. Qui Anni poté imparare dalle tessitrici locali l‟uso del<br />
caratteristico telaio a tensione, assicurato alla vita tramite una fascia o una cinghia, uno<br />
dei più antichi e dei più diffusi sia in Asia che in Sud America. Estremamente semplice<br />
nella sua costituzione questo telaio permetteva di realizzare lunghe strisce di stoffa dal<br />
disegno anche complesso. La praticità del congegno in rapporto alla grande varietà di<br />
82 Cfr. Anni Albers, “Design, anonymous and timeless” in Brenda Danilowitz (a cura di ) Anni Albers:<br />
selected writings on design, Wesleyan University press, Middletown, 2000<br />
84
tessuti realizzabili con esso fecero decidere alla Albers di utilizzare telai a tensione a<br />
scopo didattico nel suo corso al Black Mountain.<br />
I numerosi e prolungati viaggi in America Latina permisero agli Albers di approfondire<br />
le conoscenze sull‟arte e la tessitura locale e Anni poté finalmente avere un confronto<br />
diretto con i tessuti andini visti e studiati anni prima in Germania.<br />
L‟analisi dei tessuti sudamericani, e peruviani in particolare, e la comprensione sempre<br />
più profonda delle tecniche realizzative e della funzione sociale e culturale che questi<br />
avevano, e in qualche modo conservavano ancora, all‟interno della società che li aveva<br />
prodotti, condussero Anni Albers ad alcune considerazioni fondamentali: “Insieme alle<br />
pitture rupestri i fili furono tra i primi mezzi impiegati per trasmettere significati. In<br />
Perù, dove non si sviluppò una forma di scrittura come comunemente la si intende,<br />
neanche ai tempi della Conquista nel XVI secolo, troviamo –secondo la mia opinione<br />
proprio per questo motivo- una delle culture tessili più elevate che si siano conosciute. In<br />
altre epoche e in altre parti del mondo si sono realizzati tessuti anche tecnicamente più<br />
complessi, ma nessuno è riuscito a conservare la propria forza e autenticità espressiva.<br />
In questa luce potremmo riconsiderare quelli che fin‟ora si sono ritenuti i più alti risultati<br />
dell‟arte tessile: i magnifici arazzi gotici, rinascimentali e barocchi; i preziosi broccati e<br />
damaschi del lontano Oriente, le stoffe rinascimetali. Nonostante l‟alta qualità<br />
d‟esecuzione questi tessuti hanno ricoperto in primo luogo una funzione decorativa o di<br />
illustrazioni monumentali. Per questo, li ritengo reponsabili della collocazione dei tessuti<br />
85
nelle arti minori. Ma a priscindere dalle dimensioni una stoffa può essere arte nel<br />
momento in cui mantiene chiarezza comunicativa attraverso il suo mezzo specifico.” 83<br />
Tale chiarezza presupponeva una stretta relazione fra medium e design che nelle epoche<br />
passate la tradizione occidentale di trasporre opere pittoriche su tessuto, da appositi<br />
cartoni preparatori, aveva disgiunto. Celando le proprietà intrinseche del mezzo tessile<br />
sotto la complessità del disegno di superficie, si esaltavano gli aspetti estetici a discapito<br />
di quelli costruttivi. Negli anni in cui la Albers lavorava ai suoi tessuti come ai suoi<br />
scritti, questo rapporto risultava ancora una volta interrotto dalla pratica intellettualizzata<br />
del design. Albers indicava la via da seguire ai moderni designer invitandoli a creare, a<br />
partire dalle caratteristiche materiali del mezzo tessile, nuove combinazioni di materiali<br />
e strutture senza copiarli da disegni preparatori. 84<br />
In un articolo del 1941 85 Anni Albers scriveva che la forma emerge col procedere del<br />
lavoro, e questa affermazione è fondamentale nel mostrare il suo approccio costruttivo<br />
alla tessitura e la distanza dai metodi tradizionali europei, basati sulla trasposizione al<br />
83 “Along with cave paintings threads were among the earliest transmitters of meaning. In Peru where no<br />
written language in the generally understood sense had developed even by the time of the Conquest in the<br />
sixteenth century, we find –to my mind not in spite of it but because of it- one of the highest textile<br />
cultures we have come to know. Other periods in other parts of the world have achieved highly developed<br />
textiles, perhaps even technically more intricate ones, but none has preserved the expressive directness<br />
throughout its own history by this specific means. In this light we may revaluate what we have been made<br />
to think of as the high points of the art of weaving: the famous great tapestries of the Gothic, the<br />
Renaissance, the Baroque; the precious brocades and damasks from the far East; the Renaissance fabrics.<br />
Tremendous achievements in textile art that they are they play first of all the role of monumental<br />
illustrations or have decorative supporting parts to play. They are responsible I think, for textiles being<br />
relegated to the place of a minor art. But regardless of scale a fabric can be great art if it retains directness<br />
of communication in its specific medium”. Anni Albers, On weaving, op. cit. pag. 68<br />
84 Cfr. Virginia Gardner Troy, Anni Albers and ancient American textiles: from Bauhaus to Black<br />
Mountain, Ashgate Publishing, Aldershot, 2002<br />
85 Anni Albers, “Hand weaving today” in Weaver 6, N.1, Gennaio 1941 cit. in Ibidem<br />
86
telaio del disegno preparatorio. L‟uso del telaio a tensione appreso in Messico, lo stesso<br />
utilizzato dai tessitori dell‟antico Perù, le confermò ancora una volta le possibilità<br />
pressoché infinite di creare motivi a partire dai processi costruttivi.<br />
5.1 Una scrittura antica<br />
Durante gli anni di insegnamento al Black Mountain College Anni Albers ebbe<br />
modo di approfondire la propria indagine sulle possibilità espressive della tessitura,<br />
esplorando ulteriormente le tecniche e le potenzialità dei materiali. Si è già visto come la<br />
propria profonda devozione alla verità della materia e alla chiarezza della costruzione<br />
l‟avesse, fin dagli anni di studio, tenuta lontana da soluzioni coloristiche e costruttive<br />
decorative, che non fossero inerenti alla struttura stessa del tessuto.<br />
La rinuncia a esprimere emozioni personali o contenuti spirituali nei suoi tessuti la portò<br />
a cercare un referente esterno alla propria soggettività e questo la spinse verso<br />
l‟articolazione di un linguaggio di forme potenzialmente universali e all‟idea di poter<br />
utilizzare il tessuto stesso come un “testo”.<br />
Dall‟emigrazione negli Stati Uniti Anni Albers rielaborò la lezione costruttivista appresa<br />
al Bauhaus e, soprattutto, gli insegnamenti di Klee, che ora comprendeva molto più<br />
pienamente, in una personale forma espressiva, sempre più implicata nelle possibilità<br />
semaniche del tessuto.<br />
In questo percorso lo studio dei tessuti peruviani antichi e della cultura precolombiana<br />
furono un supporto tecnico e teorico insostituibile.<br />
Durante l‟estate del 1935 gli Albers visitarono il Messico, in particolare la regione di<br />
Oaxaca e il sito archeologico di Monte Albán.<br />
87
L‟impressione che ne ricevette Anni Albers si ripercosse profondamente sul prorpio<br />
lavoro e nei primi due arazzi tessuti negli Stati Uniti si assiste a un cambiamento rispetto<br />
a quelli eseguiti al Bauhaus, sotto diversi aspetti. “Monte Albán” e il suo probabile<br />
pendant, date le affinità di misura, colori e impianto compositivo, “Ancient Writing”,<br />
entrambi realizzati nel 1936, continuano a utilizzare la struttura della griglia, tuttavia<br />
questa è data in primo luogo dalla costruzione del tessuto prim‟ancora che dall‟uso del<br />
colore, il quale tra l‟altro è risolto in entrambi quasi esclusivamente nella gamma dei<br />
grigi, dal bianco al nero. Lo spazio del tessuto, anche se continua ad essere governato<br />
geometricamente, è più libero e si configura come un campo scuro incorniciato<br />
lateralmente da bande chiare, in cui emergono elementi che potremmo definire narrativi.<br />
Infatti, per la prima volta, Anni Albers attribuisce a due dei suoi tessuti un titolo con un<br />
riferimento poetico. La Albers si sentì particolarmente ispirata dalle antiche rovine<br />
messicane di Monte Albán e percepì con acutezza la stratificazione storica del sito 86 ;<br />
attraverso la struttura del tessuto, in “Monte Albán” (Fig. 16) riuscì a evocare l‟idea del<br />
progressivo crescere, livello su livello, dell‟antica civiltà mesoamericana.<br />
Ottenne questo effetto inserendo in un campo grigio scuro centrale, dallo spiccato<br />
slancio verticale, una linea mobile, sottile, bianca e una nera a farle da contrappunto, con<br />
le quali suggerì appena i profili delle tipiche piramidi precolombiane ed evocò un<br />
percorso ascendente dal fondo del terreno, di uno strato sull‟altro fino alla superficie<br />
visibile, e uno discendente attraverso i percorsi e i tempi della Storia.<br />
Per realizzare questi effetti la Albers usò qui, per la prima volta, una tecnica che<br />
avrebbe trovato largo impiego nei suoi tessuti degli anni successivi, quella dell‟aggiunta<br />
86 Cfr. Virginia Gardner Troy, op. cit. pag. 139<br />
88
di una trama supplementare broccata (cioè fili di trama supplementari a quelli che<br />
costituiscono l‟armatura sottostante, inseriti liberamente sulla superficie del tessuto a<br />
seconda delle esigenze del disegno).<br />
La tecnica del broccato era certamente antica e ampiamente utilizzata nella tradizione<br />
tessile europea, ma in questo caso il suo utilizzo si svincolava dalle consuete finalità<br />
decorative per assumere un ruolo costruttivo e soprattutto un valore semantico.<br />
“Ancient Writing” (Fig. 17) evidenziava l‟assimilazione a un livello più profondo dei<br />
principi artistici di Klee, avvenuta in un tempo successivo alla frequentazione del<br />
Bauhaus e in particolare era evidente la riflessione sugli aspetti generativi del fare<br />
artistico con particolare riferimento al contesto semantico. Qui la Albers utilizzò il titolo<br />
e le forme astratte per far emergere il contenuto; evocò l‟idea di un possibile linguaggio<br />
visivo raggruppando secondo diversi schemi, rettangoli di varia misura e<br />
differentemente tessuti, come insiemi di parole o meglio di ideogrammi, e inserendo<br />
questo “testo” in una griglia sottostante, creata dalle differenze di intreccio nel tessuto. Il<br />
“testo”, inserito entro margini di colore e struttura diversi, sembrava così emergere dal<br />
fondo e venire verso l‟osservatore, pronto per essere letto.<br />
Anche Klee, suo mentore al Bauhaus, era solito usare segni pittografici e calligrafici,<br />
come lettere e numeri, nelle sue opere, inserendoli in composizioni spesso stratificate e<br />
dense di rimandi simbolici. Questi segni grafici e linguistici non erano usati per scrivere<br />
o comporre frasi in senso tradizionale ed essere letti di conseguenza, ma contribuivano a<br />
formare il significato simbolico dell‟opera come “testo” in cui “leggere” i segni<br />
dell‟esperienza umana, intesa nella sua totalità di esperienze possibili e per questo ancor<br />
aperte a infinite possibilità combinatorie e di lettura.<br />
89
In “Ancient Writing”, dal campo scuro del fondo risalivano verso la superficie le forme<br />
geometriche, ora libere nello spazio, ora raggruppate fra loro, in una diversità di texture,<br />
estensione e colore, incapaci di essere decifrate proprio perché parte di una “scrittura”<br />
ormai antica.<br />
Questi due arazzi del 1936 sono importanti anche perché per la prima volta nella<br />
tessitura di Anni Albers si distingue chiaramente l‟introduzione di quella che Paul Klee<br />
denominava “la quarta dimensione immaginaria, la dimensione tempo” 87 . Il fattore<br />
temporale naturalmente connesso alla produzione artistica, “l‟atto primo del creatore” 88 ,<br />
era già implicito in tutte le opere tessili precedenti perché la tessitura stessa era<br />
chiaramente un procedimento temporale, reso manifesto dalla struttura, in cui sia trama<br />
che ordito venivano lasciati in vista, rimarcandone le qualità generative. Tuttavia nelle<br />
prime realizzazioni americane il fattore temporale si implica anche e soprattutto, nel<br />
processo ricettivo dell‟opera che, secondo Klee, avviene in un movimento dell‟occhio<br />
portato a “brucare la superficie” 89 ; un processo di lettura dunque, reso ancora più<br />
evidente dalla presenza di una “scrittura” in entrambi gli arazzi.<br />
In “Monte Albán” e “Ancient Writing” non cambiarono i processi costruttivi della<br />
Albers, che continuò a utilizzare forme geometriche astratte derivate dalla struttura<br />
stessa del tessuto; diverso fu invece l‟approccio al contenuto e ai significati. Le<br />
composizioni comprendevano un‟implicazione poetica e un riferimento esterno che,<br />
insieme alle forme della costruzione, completavano il valore espressivo delle opere, che<br />
87 Paul Klee, Teoria della forma e figurazione, Feltrinelli, Milano, 1976 pag 49<br />
88 Ivi pag. 357<br />
89 Ivi pag. 371<br />
90
da questo momento denominò “tessuti pittorici” 90 . In essi il contenuto poetico si<br />
esprimeva attraverso il suo personale metodo creativo, la tecnica, e la pratica di<br />
“disegnare” con i fili sulla superficie del tessuto, per creare dei segni visivi artistici e<br />
semantici allo stesso tempo.<br />
5.2 Tessuti come testi<br />
Il periodo più prolifico nella carriera di Anni Albers si aprì con il trasferimento a<br />
New Heaven, nel Connecticut, nel 1950, quando, dopo aver rassegnato entrambi le<br />
dimissioni dal Black Mountain College, nello stesso anno, Josef Albers divenne a capo<br />
del dipartimento di Design presso l‟università di Yale.<br />
L‟anno prima la Albers aveva esposto i suoi lavori in una grande mostra personale<br />
organizzata da Philip Johnson e Edgar Kaufmann presso il Museum of Modern Art di<br />
New York; inoltre questa era la prima mostra che l‟importante museo dedicava<br />
interamente ai tessuti.<br />
La mostra consisteva soprattutto di campioni di tessuti strutturali creati per l‟industria,<br />
un po` perché la produzione di tessuti pittorici in quegli anni era appena stata iniziata<br />
dalla Albers, e in secondo luogo perché il museo cercava di sottolineare il legame tra<br />
l‟artista e i suoi trascorsi al Bauhaus, ed evidenziare i pregi del design utilitaristico di<br />
alta qualità.<br />
La mostra constava di circa novanta opere, tra tessuti pittorici e tessuti per l‟architettura;<br />
in più erano esposti alcuni lavori realizzati al Bauhaus e diverso materiale fotografico.<br />
90 Cfr. Virginia Gardner Troy, op.cit. pag. 148<br />
91
Per l‟allestimento la stessa Albers tessé otto divisori che vennero appesi ai soffitti per<br />
modulare gli spazi delle sale. Il pregio di questi lavori risiedeva nella particolare tecnica<br />
esecutiva, grazie alla quale era riuscita a creare dei pattern nella struttura abbastanza<br />
densi da rendere i tessuti sufficientemente coprenti e, allo stesso tempo, capaci di far<br />
passare luce e aria attraverso gli intrecci. La capacità della Albers di usare i tessuti per<br />
finalità architettoniche le derivava dagli studi sulla funzione e la costruzione degli anni<br />
del Bauhaus, ma ebbe modo, in seguito, di approfondire le ricerche nel suo corso<br />
d‟insegnamento presso il Black Mountain College.<br />
I lavori della Albers degli anni cinquanta, compresi i numerosi articoli che scrisse,<br />
riflettevano un progressivo approfondimento nell‟esplorazione del tessuto come “testo”<br />
e di un linguaggio di forme visive che potesse farsi portatore di valori semantici nei<br />
tessuti; gli stessi anni furono caratterizzati, inoltre, da un crescente interesse per lo studio<br />
dei tessuti peruviani e dell‟arte precolombiana.<br />
Di fatto gli Albers continuarono anche in questi anni i loro viaggi in Sud America e<br />
America Centrale, e nel 1953 visitarono Cile e Peru` 91 .<br />
Consapevole ormai del valore culturale dei tessuti, prim‟ancora che estetico, ne<br />
approfondì il legame con la scrittura, avvalendosi dello studio della tessitura<br />
precolombiana, che sapeva essere una forma di trasmissione di significati.<br />
Anni Albers non era interessata a decifrare o a trasporre su tessuto un particolare tipo di<br />
linguaggio, ma esplorò piuttosto l‟“idea” che marchi e segni potevano evocare del<br />
linguaggio, grazie alla loro articolazione sulla superficie, che in questo modo assumeva<br />
la struttura di un testo. L‟uso che fece dei segni calligrafici e soprattutto ideografici<br />
91 Ivi pag. 137<br />
92
serviva a suggerire le componenti del liguaggio e la capacità del tessuto di farsi portatore<br />
di valori semantici, come era stato secoli prima nella cultura Inca.<br />
Durante questo decennio realizzò una serie di tessuti che sembravano trovare un<br />
confronto diretto con i tocapu delle stoffe andine: “Development in Rose I” del 1952,<br />
“Thickly Settled” del 1957, “Variation on a Theme” 1958 e “Open Letter” anch‟esso<br />
eseguito nel 1958, sono solo alcuni esempi di tessuti realizzati attraverso una<br />
sovrapposizione di almeno due orditi che conferivano al tessuto un particolare aspetto di<br />
lavorazione su due livelli. Il fondo piano del primo livello, tessuto generalmente in<br />
armatura tela, contrastava con la lavorazione a trama larga tipica della garza, del livello<br />
soprastante; spesso i filati stessi comparivano torti e di spessori diversi e questo<br />
conferiva ai tessuti un aspetto materico delle superfici ancora più ricco. Tuttavia la<br />
Albers preferiva da sempre lavorare con le possibilità costruttive della tessitura piuttosto<br />
che sulle qualità dei filati, per questo agiva sulle strutture per controllora l‟effetto<br />
d‟insieme del tessuto 92 .<br />
Nonostante la varietà dei risultati ottenuti, anche cromaticamente, poiché le due<br />
armature generalmente erano costituite da filati di colori differenti, il pattern visivo di<br />
questa serie di tessuti era costituito da una serie di piccole unità geometriche<br />
prevalentemente quadrate, realizzate in rilievo sul tessuto di fondo tramite la seconda<br />
orditura. Come si vede in “Thickly Settled” (Fig.18) ogni unità si distingueva dal fondo<br />
verde, scuro per la presenza di fili d‟ordito neri, tramite la lavorazione in superficie di un<br />
un secondo ordine di fili d‟ordito, questa volta bianchi. I diversi intrecci realizzati sulla<br />
92 Cfr. Nicholas Fox Weber e Pandora Tabatai Asbaghi, op. cit. pag. 69<br />
93
superficie del tessuto caratterizzavano ogni piccolo modulo quadrato, creando una<br />
struttura complessa e visivamente molto articolata.<br />
In questo tipo di composizioni Anni Albers riprendeva ancora più analiticamente la<br />
struttura delle tuniche Inca decorate da centinaia di tocapu, le piccole unità<br />
quadrangolari fittamente disposte una accanto all‟altra su un formato sottostante a<br />
griglia, e variate al loro interno da diverse possibilità combinatorie di piccoli elementi<br />
grafici. (Fig. 19)<br />
Sappiamo oggi che i tocapu prima di essere elementi decorativi erano simboli semantici<br />
portatori di significato, l‟unica forma di scrittura utilizzata dalle civiltà andine<br />
precolombiane 93 ; applicati alla struttura delle tuniche Inca il pattern formato dalle<br />
singole unità andava letto come un insieme coerente portatore di contenuti, in una<br />
organizzazione degli elementi espressivi analoga a quella di un paragrafo composto da<br />
frasi, parole e lettere 94 .<br />
Consapevole di questa funzione Anni Albers propose nei suoi tessuti degli anni<br />
cinquanta una rielaborazione di questa antica formula tessile per sottolineare il valore<br />
culturale della tessitura e rivendicarne l‟autonomia artistica 95 .<br />
Nel 1955 Anni Albers tessé un piccolo pezzo di stoffa, “Play of Squares” importante in<br />
questa discussione perché nella sua struttura e composizione si pone come punto<br />
93 Sull‟ argomento si rimanda al secondo capitolo di questa tesi, in cui vengono citati diversi studi riguardo<br />
la relazione fra i tessuti e la scrittura Inca.<br />
94 Cfr. Virginia Gardner Troy, op.cit. pag. 147<br />
95 Questo e` quanto la stessa Anni Albers espresse nel catalogo di una grande retrospettiva a lei dedicata<br />
nel 1959. Tutti i tessuti pittorici sopra citati vennero esposti in questa mostra itinerante che, organizzata<br />
dal Massachusetts Institute of Technology, venne poi esposta al Carnegie Institute of Technology, al<br />
Baltimore Museum of Art e alla Yale University Art Gallery. Cfr. Ivi pag. 177<br />
94
d‟incontro tra la complessità strutturale di tessuti come “Thickly Settled” o “Open<br />
Letter”, e il rigore geometrico e formale, ancora in pieno stile Bauhaus, di “Black White<br />
Gray” del 1927, apportando nuove possibilità di lettura. Entrambi realizzati nei soli toni<br />
del bianco, del nero e di una gamma di grigi intermedi ristretta a due sfumature, una più<br />
chiara, l‟altra più scura, presentano una struttura estremamente simile, costituita da<br />
piccole unità quadrate accostate una all‟altra in diverse combinazioni del valore<br />
cromatico. La differenza principale, consiste nella texture della stoffa, che nell‟arazzo<br />
del 1927 è liscia e compatta, essendo di cotone e seta, mentre la lana e il lino di “Play of<br />
Squares” conferiscono al tessuto un‟impressione di ruvidezza e consistenza materica,<br />
accentuata dal contrasto cromatico di trama e ordito lasciati entrambi in evidenza.<br />
Similmente a “Black White Gray” anche “Play of Squares” è strutturato in un rigido<br />
formato a griglia di bande orizzontali, interrotte ciascuna da unità minime di forma, i<br />
quadratini, o bianchi o neri.<br />
Per quanto estremamente simili nell‟impianto compositivo i due tessuti presentano delle<br />
differenze che sono rivelatrici degli avvenuti cambiamenti nell‟arte tessile della Albers:<br />
l‟arazzo del Bauhaus si presenta con la rigidità formale e la chiarezza di un codice visivo<br />
la cui autoreferenzialità era rafforzata dal titolo stesso, mentre “Play of Squares” sembra<br />
aver subito un processo non di semplificazione, ma di “liberazione”. Per quanto<br />
geometricamente costruito, le forme delle unità costitutive hanno allentato la rigidezza<br />
dei margini mentre l‟eliminazione dai quadratini delle sottili linee che li incrociavano in<br />
“Black White Gray” ha spostato il valore delle piccole unità nell‟evidenza compatta<br />
della propria forma. Ora i quadratini sembrano più concreti, meno grafici, e la loro<br />
disposizione nello spazio costruito dal tessuto più libera ed espressiva. In un gioco<br />
95
continuo tra fondo e figura le piccole unità risaltano alternativamente nel loro continuo<br />
contrasto di peso e colore, conferendo al tessuto quello che Klee avrebbe definito un<br />
“equilibrio dinamico”.<br />
Il titolo dell‟opera è indicativo del nuovo approccio della Albers alle possibilità<br />
comunicative dei suoi tessuti: non più rigidi schemi di forme universali ma, anche se pur<br />
sempre basate sull‟intrinseca struttura del tessuto, composizioni più libere e poetiche che<br />
implicano un riferimento simbolico al valore semantico del linguaggio. Anni Albers<br />
esplora con questa stoffa il concetto di “gioco” e improvvisazione nelle possibilità<br />
espressive e senza mai arrivare ad attribuire alle forme un valore soggettivo o emotivo,<br />
le articola come fossero “un gioco di parole” 96 all‟interno di una frase o, meglio ancora,<br />
come note musicali in una melodia.<br />
Claude Levi Strauss annoverava la musica fra i sistemi linguistici ma ne individuava la<br />
particolarità nell‟assenza di un livello di articolazione intermedio fra le note (i sonemi,<br />
come li definiva) e la frase; per cui il senso della comunicazione emergeva direttamente<br />
dalla composizione delle unità minime 97 . Inoltre sottolineava come lo “spirito” fosse in<br />
grado di cogliere dei rapporti invarianti fra loro nella relazione delle unità semantiche e<br />
che non ci fosse necessità di attribuire loro un contenuto perché si trattava di forme, il<br />
cui valore era dato dalle sole relazioni 98 . Allo stesso modo sembra procedere<br />
l‟articolazione semantica di “Play of Squares”, in cui le unità minime irriducibili, i<br />
96 Virginia Gardner Troy, op.cit. pag. 140<br />
97 Claude Levi Strauss, Guardare ascoltare leggere, Il Saggiatore, Milano, 1994 pag. 79<br />
98 Ivi pag. 83<br />
96
quadratini, rimandano nella loro relazione, all‟atto comunicativo senza necessità di<br />
essere investite di un particolare contenuto, estraneo alla propria forma.<br />
Nel 1950 Anni Albers realizzò un tessuto di dimensioni ridotte in cotone, juita e<br />
fettuccia metallica cui diede il nome di “Black White Gold I” (Fig.20). Questo era il<br />
primo tessuto dopo “Monte Albán” a presentare un uso calligrafico della linea attraverso<br />
una trama broccata aggiuntiva.<br />
La struttura della composizione si basava su un fondo di strisce verticali di un singolo<br />
colore o di una combinazione di due –nero, nero e bianco, marrone e nero, marrone-<br />
tagliate orizzontalmente da bande parallele più chiare, esaltate dalla lucentezza della<br />
lamella dorata. La scarsa densità della tessitura, comparata alle ridotte dimensioni del<br />
pezzo, permetteva di individuare singolarmente i vari fili sia di trama sia d‟ordito, e<br />
sottolineava, rispetto al fondo, le linee serpeggianti delle trame broccate.<br />
Infatti sulla struttura a griglia del fondo si stagliavano nettamente due linee, una bianca e<br />
una nera, che progredivano in senso orizzontale sulla superficie del tessuto, con un<br />
andamento sinuoso, allacciandosi di tanto in tanto fra di loro nei meandri delle curve. La<br />
progressione continua delle linee, in un sali-scendi interrotto da tratti rettilinei più o<br />
meno estesi, si svolgeva sul tessuto come una scrittura continua, evocando addirittura<br />
nel contrasto del bianco e del nero, un dialogo a due voci.<br />
Le possibilità semantiche del tessuto, sottolineate dall‟effetto calligrafico dei fili di<br />
trama broccati, vennero rafforzate dalla Albers con l‟introduzione di alcuni nodi ben<br />
visibili sui fili di trama; questi elementi ricordavano l‟uso di annodare in vario modo i<br />
fili dei quipu, strumenti di registrazione di dati in uso presso il popolo Inca, nei quali la<br />
97
codificazione delle informazioni avveniva attraverso le possibilità combinatorie dei fili,<br />
dei nodi e dei colori.<br />
Non sorprende quindi che la Albers introducesse nei propri tessuti un ulteriore elemento<br />
simbolico di rappresentazione semantica.<br />
L‟uso dei nodi e della trama broccata per realizzare effetti calligrafici fu ampiamente<br />
impiegato dalla Albers nei suoi tessuti della fine degli anni Cinquanta e dei primi anni<br />
sessanta: “Dotted”, del 1959, era una piccola striscia di tessuto bianco intervallato da<br />
bande orizzontali rigate bianche e rosse, bianche e nere, bianche e gialle, fittamente<br />
ricoperte, in apparente casualità, da numerosi nodi di filo colorato.<br />
E ancora una coppia di tessuti sempre di ridotte dimensioni e ad andamento verticale,<br />
riprendeva il motivo calligrafico della linea costellata in entrambi i casi da numerosi<br />
nodi; “Haiku” del 1961, e “Code” del 1962, sottolineavano la propria valenza come<br />
“testi” a partire dal titolo e approfondivano il contenuto calligrafico in uno sviluppo<br />
crescente della linea “narrante”.<br />
5.3 Discorsi sulla spiritualità<br />
Durante gli anni Sessanta Anni Albers produsse alcuni lavori importanti su scala<br />
monumentale, commissionateli da due sinagoghe e dal Museo Ebraico di New York.<br />
Il primo di questi lavori le era stato richiesto dal Tempio Emanu-El di Dallas ed era stato<br />
realizzato di concerto con lo scultore Gyorgy Kepes, responsabile della decorazione<br />
interna della nuova sinagoga; alla Albers vennero affidati il disegno e la realizzazione<br />
della copertura dell‟arca.<br />
98
Per questa realizzò un sistema di pannelli scorrevoli in pendant con le vetrate realizzate<br />
dallo scultore e con il colore caldo dell‟interno in mattoni; i pannelli erano realizzati in<br />
lurex dorato e blocchi geometrici di colore blu e verde intensi. Quando la tenda era<br />
chiusa e i pannelli si trovavano uno a fianco all‟altro, la copertura dell‟arca sembrava<br />
essere un mosaico. La Albers, che da tempo aveva esplorato le possibilità costruttive del<br />
linguaggio astratto e geometrico, ottenne questo effetto partendo da una struttura<br />
modulare: ogni pannello presentava esattamente lo stesso pattern degli altri ma<br />
appendendoli ad altezze diverse e rigirando sotto-sopra quelli centrali, si ottenne una<br />
composizione scalata.<br />
Lungi dall‟essere dei meri tessuti decorativi, i pannelli per la sinagoga furono concepiti<br />
prima di tutto come elementi architettonici.<br />
Quattro anni dopo la congregazione B‟nai Israel di Woonsocket, nel Rhode Island,<br />
invitò la Albers a realizzare una copertura anche per l‟arca del loro nuovo tempio.<br />
La tessitrice in questa occasione tessé sul telaio manuale sei arazzi che, come per la<br />
sinagoga di Dallas, montò su pannelli scorrevoli di legno.<br />
Anche per questi tessuti la lavorazione del fondo in lurex dorato conferì loro una<br />
luminosità intensa e preziosa, ma in questo caso sviluppò il motivo del tessuto<br />
riprendendo l‟uso della trama broccata per creare un effetto calligrafico sulla superficie<br />
brillante dei pannelli.<br />
Il contrasto materico della trama aggiuntiva, realizzata in cotone e juta, con il tessuto di<br />
fondo, accentuava la consistenza e visibilità della “scrittura” in superficie, evidenziando<br />
il carattere simbolico della parola, con un riferimento diretto alle Sacre Scritture che i<br />
pannelli erano tenuti a poteggere e adornare.<br />
99
La commissione più importante le venne nel 1966 quando il Museo Ebraico di New<br />
York le chiese di realizzare un arazzo commemorativo per le vittime dell‟Olocausto.<br />
Anni Albers lavorò diversi mesi alla realizzazione del tessuto e alla fine questa si risolse<br />
in sei pannelli monumentali dal titolo “Six Preyers”, (Fig. 21) tessuti in cotone, lino,<br />
rafia e filo d‟argento, destinati a essere istallati vicini ma non intesi come un unicuum:<br />
come steli funerarie, dovevano infatti rappresentare i sei milioni di vittime.<br />
Anche in quest‟opera la Albers utilizzò la trama broccata per evocare le linee di una<br />
scrittura simbolica sulla superficie del tessuto.<br />
Nonostante le affinità con i pannelli realizzati per la sinagoga della Congregazione,<br />
questi di New York erano caratterizzati da un diffuso senso di intimo raccoglimento e il<br />
carattere commemorativo si opponeva allo scintillio celebrativo dei pannelli<br />
precedentemente realizzati.<br />
Il fondo dei tessuti era costituito da una struttura a scacchiera evidenziata da sottili<br />
variazioni cromatiche, tutte giocate sui toni neutri del grigio e del marrone chiari. Nella<br />
parte centrale ogni pannello sviluppava su un fondo colorato diversamente, grazie<br />
all‟utilizzo di trame lanciate di colore nero, crema e ambra, un motivo calligrafico in filo<br />
broccato nero e bianco, più fitto rispetto alle realizzazioni precedenti.<br />
La grafia sinuosa dei pannelli evocava intensamente un intimo ascolto alla storia delle<br />
vittime della persecuzione nazista e si concretizzava in preghiera, riuscendo a<br />
comunicare, come nella tessitura antica peruviana tanto apprezzata dalla Albers, al di<br />
fuori di un qualsiasi linguaggio riconoscibile.<br />
Nella sobria, evocativa, monumentalità di “Six Preyers” poteva vedersi la summa<br />
dell‟arte tessile di Anni Albers: il carattere costruttivo e l‟attenzione per la funzione<br />
100
architettonica, l‟uso sapiente dei materiali e dei mezzi tecnici, e soprattutto la<br />
consapevolezza del valore semantico della tessitura e dell‟implicita relazione fra questa<br />
e il linguaggio.<br />
L‟esplorazione delle possibilità analogiche fra tessitura e comunicazione per Anni<br />
Albers arriverà al culmine in “Epitaph” (Fig. 22) del 1968, dove la decisa linea nera, in<br />
netto contrasto col fondo dorato laminato in metallo, e in un gioco di tensioni con una<br />
sottostante linea bianca più sottile, si arrovellava su se stessa fino alla frantumazione.<br />
Di fatto queste furono le ultime realizzazioni tessili di Anni Albers; negli anni successivi<br />
avrebbe abbandonato la tessitura per esplorare un nuovo mezzo espressivo, quello della<br />
stampa.<br />
101
La poetica dei tessuti<br />
L‟intera opera di Anni Albers, comprese le realizzazioni degli anni formativi al<br />
Bauhaus in Germania, è pervasa da un‟evidente tensione verso la comunicazione. Ebbe<br />
la capacità di analizzare gli spunti teorici dei grandi artisti moderni coi quali ebbe la<br />
fortuna di studiare, Klee, Kandinsky, Moholy-Nagy, e di rielaborare autonomamente tali<br />
assunti in una personale poetica fondata sulle capacità semantiche dei mezzi costruttivi.<br />
Le teorie artistiche del dopoguerra basate sull‟aspirazione all‟universalismo si erano<br />
declinate in diverse soluzioni formali, ma erano accomunate dalla ricerca di un<br />
linguaggio formale prevalentemente astratto, basato sugli elementi costitutivi dell‟opera<br />
d‟arte. Anche dove la figurazione non venne mai del tutto superata, come in Klee,<br />
l‟indagine sul fare artistico venne ricondotta agli strumenti della costruzione e ai<br />
processi generativi dell‟opera d‟arte.<br />
Importante per la Albers fu la lezione del De Stijl; il gruppo neoplasticista si era<br />
impegnato in una riforma della pittura a partire dalla sua struttura linguistica e dalla<br />
revisione analitica dei suoi elementi costitutivi. Individuate delle unità costanti e<br />
invariabili di base, la struttura dell‟opera si basava sulla loro organizzazione sintattica,<br />
realizzando un linguaggio artistico coerente e universale.<br />
Anni Albers non si avvalse sempre dello stesso rigore formale ma condusse l‟indagine<br />
sugli elementi primi della costruzione artistica con la stessa acutezza analitica.<br />
Ricondusse i fondamenti del proprio lavoro alla materia prima, la fibra, e con curiosità<br />
conoscitiva sperimentò le proprietà costruttive e le qualità materiche di ogni tipo di<br />
filato, sia naturale sia sintetico. La consapevolezza dei propri strumenti le permise di<br />
102
andare ben oltre i risultati della tessitura tradizionale europea, rifuggendo l‟appagamento<br />
visivo degli effetti di superficie tipici dei tessuti “decorativi”.<br />
L‟assunto di base fu sempre per la Albers la costruzione: l‟uso sapiente dei materiali e<br />
la conoscenza tecnica generavano la struttura e questa a sua volta determinava la<br />
composizione.<br />
Dal punto di vista costitutivo questo procedere partendo sempre dalla struttura intrinseca<br />
del tessuto accomunava sia i suoi lavori da lei stessa definiti “pittorici”, sia i tessuti<br />
strutturali prodotti come campionari per l‟industria. In questo senso potrebbe sembrare<br />
improprio distinguere tra la sua attività artistica e quella di designer, se non altro perché<br />
entrambe le produzioni trovavano fondamento nell‟analisi dei mezzi costruttivi, che di<br />
fatto venivano lasciati sempre in evidenza, e dallo studio di come questi potessero venire<br />
applicati alla funzione dei tessuti, sia che si trattasse di un uso architettonico, sia che la<br />
funzione fosse quella, più alta, della comunicazione.<br />
Bisogna avere presente che le opere tessili di Anni Albers realizzate a partire dalla fine<br />
degli anni Trenta e in massima parte in poco più di un decennio, dal 1950 ai primi anni<br />
Sessanta, i cosiddetti “Tessuti pittorici” furono definibili tali non per un uso<br />
effettivamente pittorico o rappresentativo dei mezzi espressivi (la Albers diffidava di<br />
una tessitura che sconfinasse nel campo della pittura perché nel passaggio da un mezzo a<br />
un altro si correva sempre il rischio di una perdita di significati 99 ) ma per l‟aggiunta di<br />
un contenuto poetico.<br />
Se la lezione neoplasticista e quella costruttivista le fornirono gli strumenti per<br />
approfondire la conoscenza del linguaggio costruttivo proprio del suo medium e per<br />
99 Cfr. Anni Albers, On Weaving, op. Cit. Pag. 68<br />
103
affrontare con maggiore consapevolezza il rapporto con la meccanizzazione, la teoria<br />
artistica di Paul Klee, digerita e rielaborata negli anni, fu di fondamentale importanza<br />
nella creazione di una sua poetica.<br />
Per Klee i valori dell‟opera e del fare artistico andavano ricercati nell‟intera esperienza<br />
umana, compresa nella storia e nel mito. Parimenti Anni Albers fondò il valore<br />
qualitativo della propria arte sull‟universalità della comunicazione e della scrittura,<br />
fondamento di ogni cultura. Non era interessata all‟individuazione di un linguaggio in<br />
particolare, ma volle suggerire attraverso segni grafici –ottenuti con un uso sapiente e<br />
creativo delle tecniche- l‟“idea”, il concetto della scrittura come comunicazione.<br />
Conscia del valore culturale che i tessuti avevano ricoperto in molte società trasse<br />
preziosi insegnamenti tecnici e spunti creativi in particolare dal confronto con l‟antica<br />
tessitura peruviana. Da sempre impegnata nella ricerca e trasmissione di valori semantici<br />
attraverso i tessuti, Anni Albers trovò nella ricca tessitura della cultura inca il precedente<br />
storico di una forma di comunicazione attraverso la struttura stessa del tessuto. Gli Inca,<br />
infatti non svilupparono una forma di scrittura se non attraverso l‟uso di moduli<br />
geometrici variabili nel colore e nel contenuto segnico, tessuti nella stoffa, i tocapu.<br />
Il valore di questi segni, o ideogrammi, risiedeva, oltre che nel sofisticato grado di<br />
astrazione, nell‟originarsi direttamente dalla struttura intrinseca del tessuto.<br />
Proprio su queste caratteristiche si fondava il linguaggio costruttivo ed espressivo della<br />
Albers; il valore semantico dei suoi tessuti si generava esclusivamente dalla struttura<br />
degli stessi, che, in questo modo, assumevano la valenza culturale di un testo.<br />
Tutta la sua opera è permeata da questa presenza linguistica, manifestata attraverso<br />
l‟astratta geometria delle forme, che articolate in composizioni serrate sulla struttura<br />
104
della griglia, o dinamicamente realizzate attraverso la complessità delle armature<br />
multiple, si presta a un‟indagine visiva che è poi quella di una lettura.<br />
L‟uso delle trame lanciate creava nei tessuti una sovrastruttura alla griglia del campo di<br />
fondo, sulla quale il procedere sinuoso delle trame broccate evocava visivamente il<br />
procedere della scrittura come su una pagina.<br />
Proprio l‟uso delle linee curve intersecantisi, spesso in colori contrastanti, delle trame<br />
broccate è quello che maggiormente contraddistingue le realizzazioni più mature della<br />
Albers e che maggiormente evoca il contenuto semantico di una comunicazione in atto.<br />
Nel tempo le linee del testo si arricchiscono di nodi –possibili citazioni dei quipu,<br />
strumenti tessili inca di registrazione di dati e concetti attraverso l‟uso di corde, nodi e<br />
colori differenti- e si articolano in composizioni differenti a seconda del tipo di<br />
comunicazione suggerita. In “Haiku” la linea si svolge leggera e procede secondo<br />
un‟apparente organizzazione di equilibrio e simmetria, rispettando il ritmo implicito del<br />
breve componimento poetico. In “Six Preyers”, i sei pannelli monumentali realizzati in<br />
ricordo delle vittime dell‟Olocausto, si dipana in un ritmo più serrato, le “frasi” sono<br />
brevi ma molte sono le cose da dire, da ricordare. E tutto questo Anni Albers lo<br />
comunica senza parole, ma pienamente attraverso i mezzi primari della propria arte.<br />
Nel 1968 realizzò “Epitaph”, che si configura come il punto d‟arrivo ideale di un<br />
percorso artistico e di conoscenza durato quasi cinquant‟anni; in un impianto<br />
compositivo simile a questi precedenti, la linea si spezza frequentemente, procedendo a<br />
scatti in un percorso complesso. Il linguaggio si scompone fino a frantumarsi.<br />
L‟immagine è quella di una comunicazione impossibilitata a spingersi oltre.<br />
105
Anni Albers sembra aver esaurito l‟esplorazione semantica dei propri tessuti, ogni<br />
ulteriore forma di comunicazione si spinge negli estremi confini di un metalinguaggio<br />
che riflette su se stesso.<br />
Anni Albers abbandonerà la tessitura e poiché, come sosteneva McLuhan 100 , il vero<br />
messaggio che ogni medium trasmette è costituito dalla natura del medium stesso, negli<br />
anni successivi si avvarrà di un altro mezzo espressivo, quello della stampa, per portare<br />
avanti la sua ricerca artistica e personale.<br />
100 Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Milano, Il Saggiatore, 1999 pagg. 15-30<br />
106
Appendice fotografica<br />
107
1. Benita Otte, arazzo. 1923. Collocazione sconosciuta.<br />
108
2. Paul Klee, Ancient Sound, Abstract on Black, 1925. Olio su carta<br />
Kunstsammlung, Basilea<br />
109
3. Anni Albers, arazzo, 1925. Seta, cotone, acetato. 145x92 cm<br />
Die Neue Sammlungstaatliches Museum fur angewandte Kunst, Monaco<br />
110
4. Anni Albers, arazzo, 1924. Cotone e seta 169,6x100,3 cm<br />
The Josef and anni Albers Foundation, Bethany<br />
111
5. Anni Albers, arazzo, 1925. Lana e seta 236x96 cm<br />
Die Neue Sammlungstaatliches Museum fur angewandte Kunst, Monaco<br />
112
6. Anni Albers, arazzo, 1926. Seta 182,9x122 cm<br />
The Bush-Reisinger Museum, Harvard Univerity Art Museum, Cambridge<br />
113
7. Otti Bergner, tappeto, 1930. Lana e canapa. Collocazione sconosciuta<br />
114
8. Gunta Stolzl, 5 Chore, arazzo, 1928. Cotone, lana, ryon e seta 229x143 cm<br />
Museum fur Kunst und Kulturgeschichte, Lubecca<br />
115
9. Paul Klee, Pastoral, 1927, tempera su tela montata su legno 69,3x52,4<br />
Museum of Modern Art, New York<br />
116
117
14. Anni Albers,Black-White-Gray, 1927. Cotone e seta 147x118 cm<br />
Bauhaus Archiv, Berlino<br />
118
15. Tunica inca. Prima metà XVI sec. Cotone e camelide 96,5x80,5 cm<br />
Museum fur Volkerkunde, Monaco<br />
119
16. Anni Albers, Monte Alban, arazzo. 1936. Seta, lino e lana 146x112<br />
The Bush-Reisinger Museum, Harvard Univerity Art Museum, Cambridge<br />
120
17. Anni Albers, Ancient Writing, arazzo 1936. Ryon, lino, cotone e juta 149,8x111 cm<br />
National Museum of American Art, Smithsonian Institution, Washington<br />
121
18. Anni Albers, Thickly Settled, arazzo, 1957. Cotone e juta 77,7x62 cm<br />
Yale University art Gallery, New Haven<br />
122
19. Tunica inca, cotone e camelide, inizio XVI sec. 96,3x92,5<br />
American Museum of Natural History, New York<br />
123
20. Anni Albers, Black-White-Gold I, 1950. Cotone, juta e fettuccia metallica 63,5x48,3<br />
The Josef and Anni Albers Foundation, Bethany<br />
124
21. Anni Albers, Six Prayers, 1966. Cotone, lino, raffia e filo d‟argento.<br />
Sei pannelli 186x50 ognuno.<br />
The Jewish Museum, New York<br />
125
22. Anni Albers Epitaph, 1968. Cotone, juta e fettuccia metallica 149,86x58,42<br />
The Josef and Anni Albers Foundation, Bethany<br />
126
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