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Julius Evola: un esoteristi prestato alla politica - PoliticaMente

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<strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>: <strong>un</strong> esoterista <strong>prestato</strong> <strong>alla</strong> <strong>politica</strong>.<br />

di Marco Rossi<br />

I non molti studi scientifici usciti in questi anni, che si sono posti il problema di<br />

approfondire la complessità della figura di <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> hanno mostrato a sufficienza<br />

l’importanza delle tematiche esoteriche e tradizionali nella Weltanschau<strong>un</strong>g di questo<br />

autore (1), per la cultura italiana, per certi aspetti straordinario e quindi discusso: noi<br />

riteniamo però che la radice ideologica più profonda e vera di <strong>Evola</strong>, il motore immobile, il<br />

centro di gravità permanente ( 2) che sta costantemente e coerentemente <strong>alla</strong> scaturigine<br />

del suo pensiero e della sua molteplice attività vada individuata proprio nel fatto che<br />

questo autore vive ed opera come <strong>un</strong> esoterista, come <strong>un</strong> antico esoterista, nel pieno delle<br />

contraddizioni del Novecento.<br />

In questa prospettiva l’interesse per il piano politico, sia della grande <strong>politica</strong> che<br />

dell’operare nella realtà effettuale contingente, certamente esiste e va adeguatamente<br />

collocato; ancora <strong>un</strong>a volta come in molte realtà storiche del passato, che a loro volta<br />

andrebbero maggiormente contestualizzate a partire anche da seri e spregiudicati studi<br />

che evidenzino l’incidenza reale della storia dell’esoterismo su quella della storia religiosa,<br />

culturale e filosofica che, generalmente, conosciamo meglio.<br />

In tale interessantissima area di studi <strong>Evola</strong> dovrebbe essere studiato come si dovrebbe<br />

studiare Pitagora e il pitagorismo, Platone, e pure Plotino e l’ultima Accademia<br />

neoplatonica; eguale trattamento andrebbe poi compiuto nei confronti di personaggi del<br />

rinascimento come Marsilio Ficino o meglio ancora Giordano Br<strong>un</strong>o (3) e Tommaso<br />

Campanella: tutte personalità che catalizzarono forti interessi anche per la <strong>politica</strong>, ma<br />

vivendo lo stesso fervore per l’impegno politico come <strong>un</strong> modus operandi particolare, <strong>un</strong>a<br />

proiezione secondaria del vero e proprio eroico furore interno, speso nell’interesse e<br />

nell’operare all’interno di <strong>un</strong>a realtà che veniva percepita come <strong>un</strong>a vera e propria<br />

Tradizione Esoterica.<br />

In questa ottica cercheremo di evidenziare alc<strong>un</strong>i esempi significativi della vita e dell’opera<br />

di <strong>Evola</strong> in relazione all’interesse politico, il quale, a nostro avviso, rimane sempre<br />

periferico e più metapolitico che veramente politico in senso moderno.<br />

1


L’incidenza del contesto storico, spesso difficile e talvolta assolutamente tragico, e il suo<br />

contrasto evidente e non poche volte paradossale con l’operare di <strong>Evola</strong>, ci aiuterà a<br />

chiarire ciò che intendiamo dimostrare.<br />

Sappiamo bene che <strong>Evola</strong> inizia la sua carriera di intellettuale come pittore, prima futurista<br />

e poi dadaista (4), e già nel 1921 lo troviamo non solo tra i più importanti artisti dada<br />

d’Europa ma anche tra i più lucidi teorici e filosofi di questa corrente artistico-letteraria<br />

d’avanguardia (5).<br />

Siamo così nel gennaio del 1921, la prestigiosa rivista di Anton Giulio Bragaglia Cronache<br />

d’Attualità, che spesso ha ospitato contributi di <strong>Evola</strong>, ci fa sapere che a <strong>Evola</strong> “piace tanto<br />

d’esser detto filosofo” e che “ha formalmente assicurato che il movimento dada prospera<br />

sfruttando le donne” (6). E’ il gennaio del 1921, a Livorno, dopo <strong>un</strong> durissimo congresso,<br />

nasce il Partito Com<strong>un</strong>ista Italiano, sulle ceneri del fallimento delle occupazioni delle<br />

fabbriche dell’estate precedente: la rivoluzione strisciante bolscevica sta fallendo perché la<br />

classe dirigente del vecchio Partito Socialista si sta piegando alle vecchie prospettive<br />

riformiste, riproposte dal Primo Ministro Giovanni Giolitti. Ma le campagne italiane<br />

registrano ancora <strong>un</strong>a rivoluzione ammezzata e la reazione fascista sta montando tra la<br />

debolezza dei governi liberal-democratici.<br />

Ma ancora nel numero di marzo 1921 di Cronache d’Attualità troviamo che l’amico <strong>Evola</strong> “<br />

ci prega di com<strong>un</strong>icare come gli uomini nudi gli destino ribrezzo quasi come le donne<br />

nude. La qualcosa, per lui, è tutto dire. Aggi<strong>un</strong>ge che è molto desolato di non poter<br />

accontentare gli amici che amerebbero ora vederlo pederasta: ma fa sperare che, col<br />

tempo, possa anche diventarlo, per vederli contenti.” (7)<br />

<strong>Evola</strong> del resto è impegnatissimo nella propaganda dadaista, organizza <strong>un</strong> Jazz-Band-<br />

Dada-Bal, per quell’aprile, con musiche appositamente composte e per “orchestrina,<br />

strumenti a percussione, voci, fischi, rivoltelle.” (8)<br />

Quel 1921 è per l’Italia <strong>un</strong> anno tragico, di guerra civile: <strong>Evola</strong> pubblica e costruisce le sue<br />

migliori opere d’arte d’avanguardia e decide pure, <strong>alla</strong> fine dell’anno, di concludere la sua<br />

esperienza artistica e di dedicarsi allo studio della filosofia oppure di suicidarsi.<br />

Non si pensi che l’alternativa che affronta <strong>Evola</strong> allora sia esteriorità o semplice<br />

atteggiamento estetico: lo studio attento delle sue opere e delle lettere confermano la<br />

massima serietà del passo, che noi non intendiamo mettere per nulla in discussione.<br />

L’autore del resto ha 24 anni, ha vissuto l’intensa stagione artistica come <strong>un</strong>a vera e<br />

propria pars destruens interiore, e il Dadaismo stesso del resto trova il suo significato più<br />

profondo, spirituale, proprio in questa cifra (9); nasce nell’inferno della prima guerra<br />

2


mondiale come segno di auto-distruzione totale di tutte le vecchie logiche, ultima delle<br />

avanguardie che si collegano, organicamente, con la grande stagione letteraria-artistica<br />

occidentale dell’Ottocento e con la sensibilità romantica e decadente.<br />

<strong>Evola</strong> vive sinceramente e profondamente queste tematiche, per questo non ci si può<br />

meravigliare della gravità del suo passo: dopo il nulla, il nichilismo, occorre ritrovare dei<br />

valori autentici, oppure si deve avere il coraggio di chiudere con <strong>un</strong>a vita senza significati.<br />

<strong>Evola</strong>, com<strong>un</strong>que, già in quegli anni, ha la stima anche di Arturo Reghini (10) e sappiamo<br />

che, almeno prima della marcia su Roma, Mussolini stesso lo incontra con interesse, e<br />

sembra che proprio da <strong>Evola</strong> il futuro Duce abbia sentito parlare per la prima volta di<br />

Freud e della psicoanalisi (11).<br />

Passa com<strong>un</strong>que il 1922 come <strong>un</strong>a tormenta: tutti sappiamo dell’importanza <strong>politica</strong> del 28<br />

ottobre e del primo governo Mussolini, segue il 1923 con i primi tentativi di ricostruire <strong>un</strong>a<br />

frantumata <strong>un</strong>ità nazionale ed <strong>Evola</strong> esce con la traduzione di <strong>un</strong> testo esoterico e<br />

sapienziale cinese: si tratta del testo di Lao-Tze, Il libro della Via e della Virtù, che viene<br />

stampato per le prestigiose edizioni Carabba (12). <strong>Evola</strong> ha ormai 25 anni, ha scoperto il<br />

valore e l’importanza spirituale di <strong>un</strong> qualcosa che, col tempo, chiamerà Tradizione; per il<br />

momento l’Oriente del Buddismo, il Taoismo e il neospiritualismo europeo, assieme <strong>alla</strong><br />

filosofia idealistica del romanticismo tedesco, gli forniscono <strong>un</strong>a strada di ricostruzione<br />

esistenziale e spirituale.<br />

E’ del 1923 anche <strong>un</strong> suo saggio dove indica nella Teosofia della Blavatsky e<br />

nell’Antroposofia di Steiner le due vie realizzative, idonee <strong>alla</strong> costruzione di <strong>un</strong>a realtà<br />

individuale e spirituale effettiva, mentre sul piano della conoscenza continua a sostenere<br />

la priorità dell’idealismo tedesco (13).<br />

Il 1924 in Italia è <strong>un</strong> anno particolarmente tragico: delitto Matteotti a giugno, crisi del<br />

fascismo sino a fine dicembre, secessione dell’Aventino dei partiti anti-fascisti, ancora il<br />

paese sull’orlo della guerra civile; intanto <strong>Evola</strong> diventa <strong>un</strong> pubblicista delle maggiori riviste<br />

dell’ambiente esoterico-spiritualista: collabora a Atànor (14) del neo-pagano e massone<br />

Reghini, a Ultra (15) del teosofo indipendente Decio Calvari, a Bilychnis (16) della scuola<br />

teologica Battista; partecipa a conferenze sui temi dell’esoterismo e inizia anche a<br />

collaborare con alc<strong>un</strong>i quotidiani, sia di parte fascista, come L’Impero, che di parte<br />

antifascista, come Sereno e soprattutto Il Mondo (17), la prestigiosa testata che faceva<br />

capo al leader liberal-democratico Giovanni Amendola.<br />

I suoi scritti si occupano com<strong>un</strong>que di argomenti legati <strong>alla</strong> filosofia o all’esoterismo: a fine<br />

anno finisce di scrivere Teoria e Fenomenologia dell’Individuo Assoluto (18), opera che<br />

3


intende portare a conclusioni di Idealismo magico (19) la filosofia classica dell’idealismo<br />

tedesco, da Kant a Hegel; i due tomi dello studio vedranno la luce nel 1927 e nel 1930 e<br />

riscuoteranno l’apprezzamento dello stesso Benedetto Croce.<br />

Finalmente arriviamo al 1925, duro anno di svolta per il nostro paese: con il discorso del 3<br />

gennaio Mussolini si prende la responsabilità di ciò che sappiamo e inizia la<br />

trasformazione dello Stato liberal-democratico nel regime fascista, che si voleva totalitario<br />

e che com<strong>un</strong>que, con le leggi fascistissime, abolirà tutti gli altri partiti e limiterà fortemente<br />

la libertà di stampa.<br />

Proprio in questa situazione, dove ormai il conflitto politico sembra definitivamente<br />

concluso a favore del fascismo, <strong>Evola</strong> scopre di possedere <strong>un</strong>a qualche sensibilità <strong>politica</strong>:<br />

sino a quel momento aveva rasentato <strong>un</strong>a posizione esistenziale vicina al vero e proprio<br />

solipsismo, dove gli <strong>un</strong>ici interessi concreti e reali sino ad allora erano infatti rappresentati<br />

da quelli artistici, seguiti da quelli filosofici ed esoterici.<br />

E a coloro che ritengono il termine solipsismo <strong>un</strong>a esagerazione, consiglio di leggere <strong>un</strong><br />

eloquente saggio del nostro, pubblicato su L’idealismo realistico nell’aprile di quel 1925<br />

(20), dove si sosteneva, in 6 pagine di dimostrazioni logiche stringenti, che il solipsismo<br />

idealistico è la posizione gnoseologica più alta fornita d<strong>alla</strong> filosofia occidentale.<br />

Sostanzialmente <strong>Evola</strong> allora differiva da Max Stirner, il padre dell’anarchismo e autore<br />

dell’Unico e la sua proprietà (21), dal fatto, per fort<strong>un</strong>a non indifferente, che l’io individuale<br />

viene letto, non sempre a proposito, come <strong>un</strong>a possibilità all’interno dell’Io<br />

Trascendentale-Universale, a sua volta individuato, in quel 1925 ancora confusamente,<br />

con la realtà metafisica dell’Uno di plotiniana memoria.<br />

Insomma dalle altezze stratosferiche del solipsismo alle concrete vicende erotiche o<br />

d’amore con la bella e stagionata femme fatale Sibilla Aleramo, che lo coinvolgerà e lo<br />

descriverà persino nel suo romanzo Amo, d<strong>un</strong>que sono (22); e ancora dalle rarefatte<br />

speculazioni teologiche alle considerazioni contingenti e non sulla ben triste <strong>politica</strong><br />

italiana, che l’amico steineriano Giovanni Colonna Di Cesarò gli chiederà per la sua rivista<br />

<strong>politica</strong> Lo Stato Democratico (23), proprio mentre il suo partito Democrazia Sociale stava<br />

franando sotto i colpi della normalizzazione fascista: in effetti, quel 1925 fu per <strong>Evola</strong> quasi<br />

<strong>un</strong> brusco atterraggio forzato nei dintorni della verità effettuale.<br />

<strong>Evola</strong> ha ormai 27 anni, ma partecipa all’attività culturale e artistica da almeno dieci anni,<br />

possiede amicizie varie e importanti, sia nel campo fascista, prima di tutto la stima<br />

personale di Mussolini e quella di Bottai, che tra gli antifascisti, da Tilgher <strong>alla</strong> Aleramo, da<br />

4


Croce a Colonna Di Cesarò: da queste posizioni decide di esprimersi per la prima volta<br />

sulle questioni politiche.<br />

Così, mentre la sua amante firma il manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce, <strong>Evola</strong><br />

scrive su Lo Stato Democratico alc<strong>un</strong>i articoli molto significativi e compromettenti nei quali<br />

sostanzialmente afferma: il fascismo è <strong>un</strong>a forza <strong>politica</strong> d<strong>alla</strong> sostanza democratica,<br />

popolare, senza alc<strong>un</strong>a base spirituale, che si nutre di violenza e di vuoti ideali patriottardi,<br />

ogni teoria <strong>politica</strong> democratica è com<strong>un</strong>que <strong>un</strong>a truffa, il popolo non può che essere<br />

dominato, perciò <strong>un</strong>a democrazia effettiva è <strong>un</strong>a vera e propria impossibilità pratica, inoltre<br />

l’autore non teme di sospettare, e noi possiamo oggi dire con molte ragioni, che l’ideologia<br />

democratica sia la forma di dominio sulle masse che potrebbe, meglio di qual<strong>un</strong>que altra,<br />

rivelarsi efficace nel dominio politico sulle masse stesse, riuscendo nell’effetto di dominare<br />

le masse popolari senza che queste se ne accorgano minimamente.<br />

<strong>Evola</strong> non manca certo di rigore e profondità nell’analisi, ma, il suo forte e prioritario<br />

impegno sul versante dell’esoterismo, che si realizza in <strong>un</strong>a amplissima collaborazione<br />

con quasi tutti gli ambienti spiritualisti e magici italiani del tempo, lo porta, nel dicembre di<br />

quel 1925, a prospettare, proprio nell’ultimo numero de Lo Stato Democratico, prima che<br />

la censura fascista impedisca la sopravvivenza della testata di opposizione, la sua<br />

soluzione <strong>alla</strong> crisi <strong>politica</strong> italiana: egli propone <strong>un</strong>a élite intellettuale, come già indicato<br />

dal Guénon, negli esponenti antifascisti dell’ambiente esoterico italiano, i quali potrebbero<br />

rettificare spiritualmente la nostra nazione, al posto delle violenze popolari e patriottarde<br />

messe in atto dal fascismo.<br />

Il grado di irrealismo di <strong>un</strong>a tale proposta penso che risulti evidente a chi<strong>un</strong>que abbia <strong>un</strong>a<br />

sia pur minima conoscenza della situazione sociale e <strong>politica</strong> dell’Italia di quegli anni:<br />

l’autarca spirituale, che indica nell’Individuo Assoluto il fine della costruzione magica<br />

dell’immortalità, ha evidentemente qualche problema reale nel fare i conti con la verità<br />

effettuale della <strong>politica</strong> italiana.<br />

Gli anni che seguono, del resto, confermeranno pienamente questo modus operandi:<br />

<strong>Evola</strong> infatti continua il suo straordinario lavoro di scavo e valorizzazione della Tradizione<br />

Esoterica e spirituale; nel 1926 esce il saggio sui Tantra L’Uomo come Potenza (24), dal<br />

1927 al 1929 <strong>Evola</strong> dirige prima Ur e poi Krur (25), le due famose riviste mensili di indirizzi<br />

per <strong>un</strong>a scienza dell’Io, sicuramente le più importanti pubblicazioni di studi iniziatici ed<br />

esoterici che siano mai state pubblicate in Italia nel Novecento; ma sul piano dell’impegno<br />

meta-politico che cosa troviamo?<br />

5


<strong>Evola</strong> sostanzialmente tenta di traghettare l’idea dell’élite intellettuale del Guénon<br />

dall’ambiente esoterico antifascista ad <strong>un</strong>a eventuale infiltrazione e rettificazione all’interno<br />

dell’ambiente culturale fascista.<br />

In questa ottica si spiega la sua collaborazione a Vita Nova di Leandro Arpinati e<br />

soprattutto a Critica Fascista di Giuseppe Bottai: i due gerarchi fascisti permettono ad<br />

<strong>Evola</strong> di ripresentare <strong>un</strong>a versione parzialmente aggiornata dell’imperialismo pagano, che<br />

già il neo-pagano e massone Reghini aveva prospettato nel 1914 e ancora nel 1924.<br />

Le cose sembrano andare in modo accettabile sino <strong>alla</strong> fine del 1927, quando l’ambiente<br />

cattolico italiano, e soprattutto il settore che prospettava <strong>un</strong> concreto incontro tra il<br />

cattolicesimo e il fascismo, si accorgono della provocazione: in riviste quasi ufficiali del<br />

fascismo, quali almeno Critica Fascista, si osa d<strong>un</strong>que proporre l’<strong>un</strong>iversalismo pagano e<br />

romano dell’Impero dei Cesari, oltre tutto in piena contrapposizione con l’<strong>un</strong>iversalismo<br />

della Chiesa Cattolica? E questo mentre il medesimo neopagano politico, app<strong>un</strong>to <strong>Evola</strong>,<br />

dirige <strong>un</strong>a pericolosissima rivista di studi magici, app<strong>un</strong>to Ur, firmata da occulti e ambigui<br />

pseudonimi, ma che si sa raccogliere il meglio dell’ambiente esoterico e occultista<br />

italiano?<br />

Certo <strong>Evola</strong> non poteva sospettare le articolate manovre che stavano portando <strong>alla</strong><br />

Conciliazione e ai Patti Lateranensi del febbraio 1929: com<strong>un</strong>que, Bottai non perde tempo<br />

e lo elimina dai collaboratori già nel dicembre del 1927; ma <strong>Evola</strong> non si fa intimorire e<br />

prepara la controffensiva polemica nel libro Imperialismo Pagano (26), edito d<strong>alla</strong> casa<br />

editrice massonica Atànor agli inizi del 1928.<br />

Le polemiche furono talmente forti e velenose che portarono non solo allo scontro diretto<br />

tra <strong>Evola</strong> e l’ambiente cattolico del tempo, ma isolarono le pur residue simpatie che <strong>Evola</strong><br />

godeva in seno al fascismo e trascinarono ad <strong>un</strong>a ulteriore frattura persino l’ambiente<br />

esoterico e magico che dava vita al mensile Ur.<br />

Evidentemente il progetto di rettificazione esoterica e tradizionale all’interno del fascismo<br />

non sembrava dare frutti di rilievo: anche per questo, ricorda Emilio Servadio, che sembra<br />

esserne stato <strong>un</strong>o degli ispiratori (27), <strong>Evola</strong> decide di presentarsi con <strong>un</strong> quindicinale<br />

indipendente, app<strong>un</strong>to La Torre (28); siamo ormai agli inizi del 1930 e il titolo della rivista<br />

intende sottolineare la situazione di isolamento che la cultura spirituale e tradizionale vive<br />

sia in Italia che nel Mondo moderno.<br />

<strong>Evola</strong> ha 32 anni e sta ultimando La Tradizione ermetica (29), che l’anno seguente uscirà<br />

addirittura per Laterza, anche per i buoni uffici del senatore Benedetto Croce (30): ma la<br />

violenza delle polemiche suscitate da L’arco e la clava (31), la rubrica battagliera de La<br />

6


Torre, è tale che <strong>Evola</strong> è costretto a chiudere il quindicinale, a causa degli impedimenti<br />

che vengono d<strong>alla</strong> polizia e dal Ministero degli Interni, e nonostante alc<strong>un</strong>e sue amicizie in<br />

alto loco, che gli consigliano apertamente di prendersi <strong>un</strong>a l<strong>un</strong>ga vacanza in alta<br />

montagna.<br />

Addirittura, ricorda l’esoterista Massimo Scaligero (32), <strong>Evola</strong> arrivò a dover uscire per<br />

Roma con <strong>un</strong>a specie di guardia del corpo, formata da simpatizzanti e maneschi<br />

trasteverini, per difendersi dalle numerose aggressioni che dovette subire da certi ambienti<br />

fascisti, che non rimasero per nulla contenti della relativa clemenza che il regime stava<br />

dimostrando nei confronti di questo ben strano intellettuale, apertamente ex-antifascista.<br />

Del resto gli ambienti fascisti che si scontrarono con <strong>Evola</strong> non potevano sospettare, a loro<br />

volta, che quella relativa clemenza aveva <strong>un</strong>a ben salda radice nella simpatia e nella stima<br />

che Mussolini nutriva per l’intellettuale esoterico, l’artista e persino il tradizionalista, come<br />

hanno ben mostrato, dopo, i Taccuini Mussoliniani raccolti da Yvon De Begnac.<br />

La catastrofe de La Torre fa capire finalmente ad <strong>Evola</strong> che nel regime fascista del 1930<br />

non c’è spazio per <strong>un</strong>a presenza autonoma, totalmente libera, nella cultura: questa è<br />

certamente <strong>un</strong>a maturazione pragmatica e <strong>politica</strong> di <strong>un</strong> certo rilievo.<br />

Ma nell’infuriare di questi scontri <strong>Evola</strong> incontra inaspettatamente la simpatia dell’ex-<br />

cattolico Giovanni Preziosi (33) e del gerarca, estremista e quasi capo spirituale dello<br />

squadrismo fascista rivoluzionario, Roberto Farinacci; nascono così nuove iniziative<br />

culturali di stampo esoterico e tradizionale all’interno di due storiche testate vicine al<br />

regime: La Vita Italiana e Regime Fascista.<br />

Forse anche per questi importanti legami, le pubblicazioni di <strong>Evola</strong> più caratteristiche non<br />

trovano ostacoli, e sono opere di grande respiro e rilevanza: La Tradizione Ermetica nel<br />

1931, Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo nel 1932 (34), Rivolta contro il<br />

mondo moderno nel 1934 (35), Il Mistero del Graal e la tradizione ghibellina dell’Impero<br />

nel 1937 (36).<br />

Ma <strong>Evola</strong> non ha certo cessato di sperare in <strong>un</strong>a rettificazione esoterica e tradizionale del<br />

fascismo italiano, al contrario, molti articoli e pubblicazioni degli anni Trenta e, ancor di<br />

più, degli anni della guerra, riflettono questa costante preoccupazione.<br />

Del resto l’appoggio di Farinacci, che gli mette a disposizione ampi spazi sul suo<br />

prestigioso quotidiano, probabilmente alimentano le speranze di <strong>Evola</strong>: così nella pagina<br />

speciale Diorama Filosofico che il nostro cura p<strong>un</strong>tualmente all’interno di Regime Fascista,<br />

dal 1934 al 1943 (37), escono articoli di grande rilievo, su argomenti di cultura dello spirito,<br />

di antropologia, storia, filosofia, di spiritualismo, e tra i prestigiosi collaboratori, italiani e<br />

7


stranieri, appaiono i migliori rappresentanti dell’esoterismo europeo, tra i quali Domenico<br />

Rudatis, Massimo Scaligero, Guido De Giorgio e soprattutto René Guénon.<br />

<strong>Evola</strong> spera di condizionare il fascismo indicando la cultura tradizionalista ed esoterica<br />

come il centro di gravità spirituale, attorno al quale il regime mussoliniano potrebbe<br />

davvero superare le sue molte contraddizioni e costruire <strong>un</strong>a civiltà fascista e tradizionale,<br />

italiana e romana.<br />

Certo <strong>Evola</strong> deve stare molto attento all’influenza della Chiesa Cattolica, che dopo il 1929<br />

tende a collocarsi quasi come il polo complementare spirituale e religioso dell’ideologia<br />

fascista di regime; ma in questa prospettiva <strong>Evola</strong> non può concedere più di <strong>un</strong>a<br />

ragionevole valorizzazione della Tradizione Cattolica medioevale, com<strong>un</strong>que a discapito di<br />

<strong>un</strong>a eloquente e ferma opposizione al Cristianesimo delle origini, valutato addirittura come<br />

<strong>un</strong>a specie di dionisismo esasperato, da anime sfaldate e decadenti.<br />

Il tentativo com<strong>un</strong>que di collegare la grande cultura esoterica con il fascismo si evidenzia<br />

in <strong>un</strong> modo abbastanza clamoroso nel 1937, quando <strong>Evola</strong> traduce e fa pubblicare in<br />

Italia, da Hoepli, La Crisi del mondo moderno (38) del Guénon, opera capitale<br />

dell’esoterista francese che, in quel periodo, mandava i suoi articoli per il quotidiano di<br />

Farinacci, direttamente d<strong>alla</strong> capitale egiziana, dove si era oramai ritirato, risposato e,<br />

come può farlo <strong>un</strong> esoterista, anche convertito all’Islam.<br />

<strong>Evola</strong> nella sua introduzione (39) presenta Guénon e La Crisi del mondo moderno come<br />

<strong>un</strong> testo chiave, idoneo ad esser preso come l’<strong>un</strong>ico vero modello ideologico dalle Camice<br />

Nere del fascismo, in modo che l’imperialismo, tanto sbandierato dal regime, possa<br />

attuare quello che indica il Duce Mussolini stesso: “..poiché le premesse del<br />

tradizionalismo integrale difeso dal Guénon al di là di ogni particolarismo condizionato dal<br />

sangue e d<strong>alla</strong> materia, in fondo, son quelle stesse dell’ideale mussoliniano della<br />

conquista di “ <strong>un</strong>a realtà permanente <strong>un</strong>iversale “ come condizione per chi<strong>un</strong>que voglia<br />

agire spiritualmente nel mondo come “ volontà umana dominatrice di volontà “ e della<br />

stessa persuasione di Mussolini, che oggi la nostra civiltà “ deve ritornare <strong>un</strong>iversale, se<br />

essa non vuole perire “.<br />

Il riferimento, fondamentale, all’<strong>un</strong>iversalismo fascista fa da contraltare <strong>alla</strong> base<br />

ideologica dell’<strong>un</strong>iversalismo esoterico, Weltanchau<strong>un</strong>g che <strong>Evola</strong> propone al regime<br />

mussoliniano, certo ben al di là di ogni particolarismo “ del sangue e della materia”; e<br />

questo stesso p<strong>un</strong>to ci permette di spostare <strong>un</strong> attimo l’attenzione sul problema del<br />

razzismo spirituale proposto d<strong>alla</strong> ristretta falange di <strong>esoteristi</strong> e tradizionalisti dopo la<br />

promulgazione delle leggi razziali nel 1938.<br />

8


Certo il problema del razzismo spirituale è molto complesso, recentemente chi scrive ha<br />

cercato di dare <strong>un</strong> contributo scientifico (40) allo studio di <strong>un</strong>a materia che, se non viene<br />

adeguatamente contestualizzata, da <strong>un</strong>a parte all’interno della cultura antigiudaica e<br />

antisemita europea e dall’altra nell’ambito delle plurali concezioni delle razze spirituali<br />

proposte dalle varie scuole esoteriche, si rischia di non comprendere nulla di quello che si<br />

pretende di trattare.<br />

Ma qui ci basti sottolineare due soli aspetti qualificanti e fuori discussione del problema: in<br />

primo luogo alc<strong>un</strong>i studi seri affettuati negli ultimi decenni hanno confermato chiaramente<br />

quanto avesse ragione Renzo De Felice (41) quando distingueva la posizione del<br />

razzismo proposta da <strong>Evola</strong> in Sintesi di Dottrina della razza (42) del 1941 e le proposte<br />

biologiche, materialiste, tardo-positiviste, caldeggiate dal nazismo.<br />

Se Mussolini non riuscì a far valere la sua evidente simpatia per la proposta evoliana lo si<br />

deve a quello che già Mario Raspanti ha individuato chiaramente in alc<strong>un</strong>i fondamentali<br />

studi del 1994 (43), dove si evidenzia come <strong>Evola</strong> catalizzasse contro di sè sia<br />

l’opposizione dei cattolici, guidati dal gesuita Tacchi Venturi, e sia quella dei razzisti<br />

germanofili e materialisti, guidati da Telesio Interlandi.<br />

I primi temevano naturalmente il noto neo-paganesimo di <strong>Evola</strong> mentre i secondi non<br />

vedevano di buon occhio la proposta di <strong>un</strong> intellettuale anomalo, legato a sospetti circoli<br />

aristocratici o esoterici, e per nulla integrato nelle gerarchie del regime fascista.<br />

Così Mussolini, nel corso del 1942, pressato anche d<strong>alla</strong> drammatica situazione bellica,<br />

probabilmente non se la sentì di andar a <strong>un</strong> tempo contro l’ingombrante alleato tedesco, la<br />

nomenklatura del regime fascista e pure la chiesa Cattolica: per questo di tutti quei<br />

progetti non se ne fece sostanzialmente nulla.<br />

Ma è interessante evidenziare <strong>un</strong> secondo aspetto: Sintesi di dottrina della razza, come<br />

altri testi di quel genere, portava <strong>un</strong>’appendice iconografica con le immagini di vari tipi<br />

umani, ma nel testo di <strong>Evola</strong>, siccome la personalità spirituale era al centro anche della<br />

sua visione razzista, l’autore aveva deciso di presentare, pur senza riportare il nome,<br />

alc<strong>un</strong>e foto di personalità ben precise e talvolta famose.<br />

In questa strana silloge si possono incontrare, tra gli altri, il generale Rodolfo Graziani e lo<br />

scrittore Giovanni Papini; ma quello che meraviglia è trovare ben due foto dell’esoterista<br />

Rudolf Steiner ( e lo Steiner è l’<strong>un</strong>ico “tipo umano” qui presente con due foto), dove le<br />

diciture relative sprecano elogi straordinari: infatti “in questo tipo vediamo l’elemento<br />

solare differenziarsi prevalentemente in senso ascetico” e ancora “i tratti fisici qui fan<br />

presentire forme di illuminazione e <strong>un</strong> potere di penetrazione spirituale” (44).<br />

9


D<strong>un</strong>que <strong>Evola</strong>, addirittura in contrasto con quanto aveva scritto su Maschera e volto dello<br />

spiritualismo contemporaneo, proponeva Rudolf Steiner come tipo-modello del suo<br />

razzismo spirituale: d<strong>un</strong>que <strong>un</strong>o degli <strong>esoteristi</strong> più famosi e discussi della sua epoca<br />

diventava il campione di <strong>un</strong>a razza superiore da proporre ad <strong>un</strong>a eventuale Asse vincente.<br />

Intanto passa la furia della guerra e la catastrofe della sconfitta e del conflitto civile in<br />

Italia: <strong>Evola</strong> fa in tempo a dare alle stampe <strong>un</strong>o dei suoi studi più belli e profondi, La<br />

dottrina del Risveglio (45), il celebre saggio sull’ascesi del buddhismo antico.<br />

Nel convulso dopoguerra, dopo le rocambolesche vicende del suo rientro in patria, <strong>Evola</strong><br />

riprende poi tutti i suoi studi di esoterismo, di filosofia e di tradizionalismo, ma torna ad<br />

inserirsi, con il suo modo anomalo, anche sulle questioni politiche.<br />

Sì è molto discusso sull’origine dei suoi più importanti interventi di meta-<strong>politica</strong> del<br />

dopoguerra: Gli uomini e le rovine del 1953 (46) e Cavalcare la tigre del 1961 (47), si è<br />

voluto vedere in questi due scritti due opposte interpretazioni del problema politico ed<br />

esistenziale, sino a farle coincidere quasi con due periodi diversi, dove l’autore avrebbe<br />

cambiato le sue idee in relazione alle vicende politiche contingenti dell’Italia di allora.<br />

Per fort<strong>un</strong>a Gianfranco De Turris ha chiarito a sufficienza (48) come tutto ciò sia illusorio:<br />

<strong>Evola</strong> in realtà aveva concepito i due libri contemporaneamente, ma per due scelte<br />

esistenziali diverse, l’<strong>un</strong>a per chi ricercava <strong>un</strong> impegno costruttivo nella meta-<strong>politica</strong><br />

concreta, l’altra per l’asceta, l’anarca di destra, il filosofo esoterico, o come si preferisce,<br />

che invece intendeva perseguire <strong>un</strong>a libertà da Individuo Assoluto, da uomo della<br />

Tradizione, anche tra i veleni del Mondo Moderno.<br />

Ancora <strong>un</strong>a volta, anche nel secondo dopoguerra, si ripete d<strong>un</strong>que l’ottica che negli anni<br />

Venti, Trenta e Quaranta aveva portato <strong>Evola</strong> a sondare, da uomo della Tradizione<br />

esoterica, le possibilità diverse e aristocratiche di realizzazione spirituale dell’uomo<br />

differenziato, nell’azione, nell’ascesi, nella cultura, ma sempre in <strong>un</strong>a prospettiva dove la<br />

<strong>politica</strong>, la <strong>politica</strong> in senso moderno e machiavelliano, rimane <strong>un</strong> eventuale sfondo, <strong>un</strong>a<br />

delle tante possibilità dell’azione ascetica e forse anche sacrificale, di <strong>un</strong> uomo che trae le<br />

sue ragioni profonde e i suoi valori da <strong>un</strong>a Weltanchau<strong>un</strong>g dove l’esoterismo adombra la<br />

realtà immanente della Trascendenza.<br />

Marco Rossi<br />

10


NOTE<br />

1) Mancando <strong>un</strong>’opera completa sulla biografia di questo autore, intendiamo per<br />

“scientifici” quegli studi non settoriali, anche se gli studi di qualche aspetto<br />

particolare sono naturalmente utili e anch’essi “scientifici”, che si sono posti il<br />

problema assai complesso di <strong>un</strong>ificare e contestualizzare la lettura, tentando <strong>un</strong>a<br />

interpretazione <strong>un</strong>itaria e omogenea del personaggio. In questa prospettiva si<br />

ritengono ancora fondamentali gli studi di Piero Di Vona, <strong>Evola</strong> e Guénon –<br />

Tradizione e Civiltà, Società Editrice Napoletana, Napoli, 1985 e <strong>Evola</strong> Guénon De<br />

Giorgio, Sear Edizioni, Borzano, 1993, oltre all’opera di Christophe Boutin,<br />

Politique et Tradition – <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> dans le siècle (1898-1974), èditions Kimé,<br />

Paris, 1992.<br />

2) Per il concetto di centro di gravità permanente, che è ripreso direttamente d<strong>alla</strong><br />

psicologia esoterica di Gurdjieff, vedi soprattutto P. D. Ouspensky, Frammenti di <strong>un</strong><br />

insegnamento sconosciuto, Astrolabio, Roma, 1976.<br />

3) Forse solo Giordano Br<strong>un</strong>o ha avuto, sin’ora, attenzioni adeguate e di grande<br />

spessore in questa prospettiva; si veda in proposito F. A. Yates, Giordano Br<strong>un</strong>o e<br />

la tradizione ermetica, Laterza, Bari, 1969 e, per <strong>un</strong>a ponderata introduzione al<br />

personaggio, Michele Ciliberto, Giordano Br<strong>un</strong>o, Laterza, Roma-Bari, 2005.<br />

4) Cfr. Patricia Chiantera-Stutte, <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> Dal dadaismo <strong>alla</strong> rivoluzione<br />

conservatrice (1919-1940), Aracne, Roma, 2001; Elisabetta Valento, Homo faber –<br />

<strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> fra arte e alchimia, Fondazione <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Roma, 1994 e Marco<br />

Rossi, L’avanguardia che si fa tradizione: l’itinerario culturale di <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> dal<br />

primo dopoguerra <strong>alla</strong> metà degli anni trenta, in AA.VV. Delle rovine ed oltre –<br />

saggi su <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, a cura di Mario Bernardi Guardi e Marco Rossi, Antonio<br />

Pellicani Editore, Roma, 1995.<br />

5) Basterebbe in questa prospettiva valutare di <strong>Evola</strong> Arte astratta, uscita per la prima<br />

volta per la Collection Dada di Zurigo e stampata da Maglioni e Strini, a Roma, nel<br />

1920.<br />

6) Brano in Cronache D’Attualità, gennaio 1921, anno V, nella rubrica I misteri della<br />

cabala, a cura di Anton Giulio Bragaglia, p. 43.<br />

7) Brano in Cronache D’Attualità, febbraio-marzo 1921, anno V, stessa rubrica I<br />

misteri della cabala, pp.45-46.<br />

8) Ibidem. p. 46.<br />

11


9) Cfr. a cura di Elisabetta Valento gli scritti di <strong>Evola</strong>, Scritti sull’arte d’avanguardia,<br />

Fondazione <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Roma, 1994.<br />

10) Sulla figura del Reghini vedi soprattutto Natale Mario di Luca, Arturo Reghini – Un<br />

intellettuale neo-pitagorico tra massoneria e fascismo, Atànor, Roma, 2003 e<br />

l’importante numero monografico della rivista La Cittadella, n° 23-24-25, del luglio-<br />

dicembre 2006, dedicato a Arturo Reghini – La sapienza pagana e pitagorica del<br />

‘900, a cura di Sandro Consolato.<br />

11) Cfr. Yvon De Begnac, Taccuini mussoliniani, a cura di Francesco Perfetti,<br />

prefazione di Renzo De Felice, Il Mulino, Bologna, 1990: quest’opera è della<br />

massima importanza per valutare accuratamente la reale incidenza dell’intellettuale<br />

<strong>Evola</strong> nella cultura del fascismo e soprattutto per verificare la stima che Mussolini<br />

aveva per <strong>Evola</strong> come artista, filosofo e persino esoterista; il brano su Freud si<br />

trova a p. 646.<br />

12) Lao-Tze, Il libro della Via e della Virtù, con introduzione di <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Carabba,<br />

Lanciano, 1923.<br />

13) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Idealismo, occultismo e il problema dello spirito contemporaneo, in<br />

Ultra, anno XVII, n° 6, dicembre 1923, pp. 304-316.<br />

14) Cfr. Atanòr – Rivista di studi iniziatici, a cura di Gastone Ventura, Ed. Atanòr,<br />

Roma, 1980; vedi anche Marco Rossi, L’interventismo politico-culturale delle riviste<br />

tradizionaliste negli anni venti: Atanòr (1924) e Ignis (1925), in Storia<br />

Contemporanea, anno XVIII, n° 3, giugno 1987.<br />

15) Cfr. in proposito Marco Rossi, <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> e la Lega teosofica indipendente di<br />

Roma, in Storia Contemporanea, anno XXV, n° 1, febbraio 1994.<br />

16) Cfr. <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, I saggi di Bilychnis, Edizioni di Ar, Padova, 1987.<br />

17) Cfr. Marco Rossi, <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> e la pubblicistica antifascista liberal-democratica:<br />

1924-1925, in Futuro Presente, n° 6, primavera 1995.<br />

18) Le due opere di <strong>Evola</strong> furono pubblicate, rispettivamente, Teoria dell’Individuo<br />

assoluto, nel 1927 e Fenomenologia dell’Individuo assoluto, nel 1930, sempre per i<br />

tipi di Fratelli Bocca Editori, di Torino.<br />

19) Cfr. <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Saggi sull’Idealismo Magico, casa Editrice Atanòr, Todi-Roma,<br />

1925.<br />

20) Cfr. <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Sulle ragioni del Solipsismo, in L’Idealismo Realistico, anno II, n°<br />

6-7, 15 marzo-1 aprile 1925, pp. 38-44; oggi riproposto in L’Idealismo Realistico<br />

(1924-1928), a cura di Gian Franco Lami, Fondazione <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Roma, 1997.<br />

12


21) Cfr. Max Stirner, L’<strong>un</strong>ico e la sua proprietà, Annesse Editrice, Roma, 1970, ma<br />

esiste anche <strong>un</strong>a edizione Adelphi, di Milano.<br />

22) Cfr. Sibilla Aleramo, Amo d<strong>un</strong>que sono, Mondadori, Milano, 1927, riedito da<br />

Mondadori nel 1982; sulla questione vedi Giovanni Monastra, <strong>Evola</strong> nel giudizio di<br />

<strong>un</strong>a donna: Sibilla Aleramo, in Futuro Presente, n° 6, primavera 1995.<br />

23) Cfr. Marco Rossi, “Lo Stato Democratico” (1925) e l’antifascismo antidemocratico<br />

di <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, in Storia Contemporanea, anno XX, n° 1, febbraio 1989.<br />

24) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, L’Uomo come Potenza. I Tantra nella loro metafisica e nei loro<br />

metodi di autorealizzazione magica, Casa Editrice Atanòr, Todi-Roma, 1926.<br />

25) Al di là dell’importante silloge curata dallo stesso <strong>Evola</strong>, Introduzione <strong>alla</strong> Magia,<br />

Mediterranee, Roma, 1971, che però fu <strong>un</strong>a edizione parzialmente rielaborata e<br />

talvolta emendata sempre da <strong>Evola</strong>, storicamente e filologicamente è assai più<br />

importante l’edizione anastatica, curata da Massimo Scaligero, di Ur Rivista di<br />

indirizzi per <strong>un</strong>a scienza dell’Io, Tilopa, Roma, 1980, che naturalmente riporta<br />

integralmente, e senza aggiustamenti postumi, i testi dal 1927 al 1929.<br />

26) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Imperialismo pagano, Casa Editrice Atanòr, Todi-Roma, 1928.<br />

27) Il grande psicanalista Emilio Servadio, che era anche <strong>un</strong> grande cultore di<br />

esoterismo e di metapsichica, collaborava con <strong>Evola</strong> già d<strong>alla</strong> metà degli anni<br />

Venti; in <strong>un</strong>a sua rara confessione, data peraltro ad <strong>un</strong>a rivistina neo-pagana degli<br />

anni Ottanta, Servadio descrive come si arrivò <strong>alla</strong> fondazione de La Torre e come<br />

fosse stato proprio lui a suggerire ad <strong>Evola</strong> quel titolo; cfr. il brano, Come nacque<br />

La Torre, in Solstitium, anno VII, n° 3, marzo 1982, pp. 15-16.<br />

28) Cfr. <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, La Torre, introduzione di Marco Tarchi, Società Editrice Il Falco,<br />

Milano, 1977.<br />

29) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, La Tradizione Ermetica nei suoi simboli, nella sua dottrina e nella sua<br />

“Arte Regia”, Laterza, Bari, 1931.<br />

30) Cfr. <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, La Biblioteca esoterica – <strong>Evola</strong>-Croce-Laterza carteggi editoriali<br />

1925-1959, a cura di Alessandro Barbera, Fondazione <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Roma, 1997.<br />

31) Sulla violenza di queste polemiche si veda anche di Marco Rossi, <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> e la<br />

“rete di protezione”, assieme all’appendice, nel volume di <strong>Evola</strong>, L’arco e la clava,<br />

edizione Mediterranee, Roma, 2000, con introduzione di Giorgio Galli.<br />

32) Cfr. Massimo Scaligero, Dioniso, in Testimonianze su <strong>Evola</strong>, a cura di Gianfranco<br />

De Turris, Mediterranee, Roma, 1973-1985, pp. 180-189.<br />

13


33) Sulla figura del Preziosi rimane fondamentale il saggio di Renzo De Felice,<br />

Giovanni Preziosi e le origini del fascismo (1917-1931), in Renzo De Felice,<br />

Intellettuali di fronte al fascismo, Bonacci Editore, Roma, 1985.<br />

34) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, Fratelli Bocca<br />

Editori, Torino, 1932.<br />

35) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Rivolta contro il mondo moderno, Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1934.<br />

36) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Il Mistero del Graal e la tradizione ghibellina dell’Impero, Laterza,<br />

Bari, 1937.<br />

37) Cfr. <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Diorama filosofico – Antologia della pagina speciale di “Regime<br />

Fascista” diretta da <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, a cura di Marco Tarchi, Edizioni Europa, Roma,<br />

1974.<br />

38) Cfr. René Guénon, La crisi del mondo moderno, con introduzione e note di<br />

J.<strong>Evola</strong>, Ulrico Hoepli Editore, Milano 1937.<br />

39) Cfr. l’importante introduzione di <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, pp. 1-14; naturalmente nelle edizioni<br />

realizzate dopo la seconda guerra mondiale questa significativa e<br />

“compromettente” introduzione del 1937 non verrà più ristampata.<br />

40) Cfr. Marco Rossi, Esoterismo e razzismo spirituale – <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> e l’ambiente<br />

esoterico nel conflitto ideologico del Novecento, Name Edizioni, Genova, 2007.<br />

41) Cfr. Renzo De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Einaudi, Torino,<br />

1988.<br />

42) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Sintesi di dottrina della razza, Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1941.<br />

43) Cfr. Mario Raspanti, I razzismo del fascismo e Il razzismo esoterico-tradizionalista,<br />

nel volume La menzogna della razza, a cura del Centro Furio Jesi, Grafis, Bologna,<br />

1994.<br />

44) Cfr. nell’appendice iconografica, <strong>alla</strong> fine del volume di J.<strong>Evola</strong>, Sintesi di dottrina<br />

della razza, cit., le foto n° 2 e 3, con le relative descrizioni, delle 37 complessive.<br />

45) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, La dottrina del risveglio. Saggio sull’ascesi buddhista, Laterza, Bari,<br />

1943.<br />

46) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Gli uomini e le rovine, Edizioni dell’Ascia, Roma, 1953.<br />

47) <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong>, Cavalcare la tigre. Orientamenti esistenziali per <strong>un</strong>’epoca della<br />

dissoluzione, Ed. Vanni Scheiwiller, Milano, 1971.<br />

48) Cfr. di Gianfranco De Turris l’introduzione a Gli uomini e le rovine, edizioni Settimo<br />

Sigillo, Roma, 1990, titolata, <strong>Evola</strong> e le rovine elettroniche degli anni Novanta, pp. I-<br />

14


XXXVIII, oltre naturalmente all’importante studio Elogio e difesa di <strong>Julius</strong> <strong>Evola</strong> – il<br />

barone ei terroristi, Mediterranee, Roma, 1997.<br />

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