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Camminare Insieme 1_.. - Diocesi Altamura - Gravina - Acquaviva ...

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Nuova Serie • Nϒ 1 • Anno 2001<br />

CAMMINARE INSIEME<br />

RIVISTA TRIMESTRALE DELLA DIOCESI<br />

DI ALTAMURA • GRAVINA<br />

ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />

UFFICIALE PER GLI ATTI<br />

DEL VESCOVO E DELLA CURIA<br />

Nuova Serie • Nϒ 1 • Anno 2001


In copertina:<br />

<strong>Acquaviva</strong>. Celebrazione Diocesana del Corpus Domini<br />

(14 giugno 2001)<br />

RIVISTA TRIMESTRALE DELLA DIOCESI<br />

DI ALTAMURA • GRAVINA<br />

ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />

UFFICIALE PER GLI ATTI<br />

DEL VESCOVO E DELLA CURIA<br />

Nuova Serie • Nϒ 1 • Anno 2001


CAMMINARE INSIEME<br />

RIVISTA TRIMESTRALE DELLA DIOCESI<br />

DI ALTAMURA - GRAVINA - ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />

UFFICIALE PER GLI ATTI DEL VESCOVO E DELLA CURIA<br />

Nuova Serie - Anno 2001 - N. 1<br />

Registrazione Tribunale di Bari n. 1384 del 06.08.1998<br />

Direttore Responsabile: Sac. Luigi Dimarno<br />

Redazione: Segreteria della Curia Diocesana<br />

Amministrazione:<br />

Curia Diocesana di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

Arco Duomo, 1 - 70022 ALTAMURA (BA)<br />

Tel. e Fax 080/3117024 - e-mail: curiadiocesana@libero.it<br />

Impianti e Stampa:<br />

Grafiche Grilli srl<br />

Via Manfredonia Km 2.200 - 71100 FOGGIA<br />

Tel. 0881/568034-568040 - Fax 0881/755525


Giovanni Paolo II


4<br />

Visita al Comune di Spinazzola durante la Visita Pastorale.<br />

<strong>Gravina</strong>. Benedizione della Croce nel cimitero dei Colerosi (“Terra Santa”).


DISCORSO<br />

del Santo Padre Giovanni Paolo II<br />

durante l’Udienza<br />

all’Assemblea Generale<br />

della Conferenza Episcopale Italiana<br />

Carissimi Fratelli nell’Episcopato!<br />

17 maggio 2001<br />

1. “Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo”<br />

(1 Cor 1, 3). Mi è caro salutarvi con queste parole dell’apostolo Paolo.<br />

Saluto e ringrazio per l’indirizzo rivoltomi, in particolare per gli auguri<br />

di compleanno, il Cardinale Camillo Ruini, vostro Presidente, insieme<br />

con gli altri Cardinali italiani, i Vicepresidenti e il nuovo Segretario<br />

Generale.<br />

In questa propizia circostanza della vostra Assemblea generale, desidero<br />

esprimere a voi, e attraverso di voi a tutte le comunità ecclesiali italiane,<br />

la mia vivissima gratitudine per l’eccezionale contributo che avete<br />

dato al felice esito del Grande Giubileo del Duemila, che è stato per<br />

tutta la Chiesa una straordinaria stagione di grazia. In particolare, intendo<br />

ringraziarvi dell’impegno profuso per la quindicesima Giornata<br />

Mondiale della Gioventù: oltre due milioni di giovani, di cui una parte<br />

considerevole italiani, sono convenuti a Roma in quei giorni indimenticabili,<br />

a testimonianza di quanto sia viva la fede cristiana e sentita l’appartenenza<br />

ecclesiale tra le nuove generazioni. I giovani provenienti da<br />

altre nazioni, essi pure arrivati in grandissimo numero, hanno potuto<br />

sperimentare le capacità di accoglienza, nutrita di amore, delle <strong>Diocesi</strong><br />

italiane.<br />

2. Tema centrale di questa vostra Assemblea sono gli orientamenti pastorali<br />

che intendete offrire alla Chiesa in Italia per il decennio da poco<br />

iniziato. Molto opportunamente avete unito in maniera stretta ed organica<br />

questi orientamenti alla Lettera apostolica Novo millennio ineunte,<br />

che ho firmato a conclusione dell’Anno Santo. In essa ho indicato i punti<br />

di riferimento fondamentali e irrinunciabili della vita e della pastorale<br />

della Chiesa, impegnando i fedeli a tenere fisso lo sguardo sul volto di<br />

5


6<br />

Cristo. Da questa contemplazione è possibile attingere un rinnovato<br />

slancio nella sequela del Maestro e l’energia ispiratrice per quell’opera<br />

ad ampio respiro di evangelizzazione e di inculturazione della fede, necessaria<br />

e urgente in un mondo attraversato da sfide radicali e da profondi<br />

cambiamenti.<br />

Carissimi Fratelli nell’Episcopato, ringrazio Dio con voi per il dinamismo<br />

spirituale e pastorale che caratterizza la Chiesa in Italia, per la testimonianza<br />

di fedeltà e di zelo apostolico che offrono i sacerdoti, tanto<br />

vicini alle persone e alle famiglie affidate alla loro cura pastorale, per la<br />

generosità con cui tanti religiosi e religiose vivono la loro specifica vocazione<br />

nella contemplazione, nell’evangelizzazione, nella formazione<br />

scolastica, nel servizio agli ammalati e agli emarginati. E come dimenticare<br />

quei cristiani laici, spesso riuniti in associazioni e movimenti, che<br />

maturano una crescente consapevolezza della loro vocazione battesimale,<br />

assumendo la propria parte di responsabilità nell’edificazione<br />

della Chiesa? Con impegno coerente essi si sforzano di dare vita ad autentiche<br />

famiglie cristiane e di offrire una testimonianza convincente<br />

nel lavoro e nello studio, nelle attività sociali, economiche e politiche.<br />

Anche in Italia, però, sono diffuse le tendenze a vivere “come se Dio<br />

non esistesse”, e queste tendenze vengono spesso enfatizzate e rilanciate<br />

dai mezzi di comunicazione sociale, con gravi rischi per la formazione<br />

morale delle persone e della collettività. È parte della missione del<br />

Pastore sia insegnare con chiarezza la retta dottrina in materia di fede e<br />

di morale, sia sostenere e incoraggiare tutte quelle iniziative che possono<br />

porsi come una valida alternativa a simili tendenze. Voi sapete, cari<br />

Fratelli nell’episcopato, che il Papa è al vostro fianco nella testimonianza<br />

che rendete alla verità e all’amore di Cristo. È al vostro fianco nell’impegno<br />

di promuovere e diffondere, anche attraverso gli strumenti<br />

della comunicazione, una cultura e stili di vita ispirati cristianamente.<br />

3. Il Papa condivide con voi un’affettuosa sollecitudine per il bene comune<br />

di questa diletta Nazione che, dopo aver attraversato un decennio<br />

di forti contrasti e cambiamenti, ha bisogno di stabilità e di concordia<br />

per poter esprimere nel modo migliore le sue grandi potenzialità.<br />

Fattore decisivo per il presente e per le sorti future dell’Italia è senza<br />

dubbio la famiglia: su di essa, dunque, giustamente si concentra la vostra<br />

attenzione, come emerge anche dal grande Incontro nazionale delle<br />

famiglie che avete in programma per il 20 e 21 ottobre. Ad esso, a Dio


piacendo, sarò lieto di prendere parte. Occorre incrementare la pastorale<br />

delle famiglie, non limitandola al periodo della preparazione al matrimonio<br />

o alla cura di qualche specifico gruppo. È indispensabile che le<br />

famiglie stesse diventino maggiormente protagoniste, nell’evangelizzazione<br />

e nella vita sociale, affinché sia tutelata la loro autentica fisionomia<br />

e sia adeguatamente riconosciuto il loro ruolo. Rinnovo, pertanto,<br />

la richiesta che siano salvaguardati i diritti della famiglia fondata sul<br />

matrimonio, senza confonderla con altre forme di convivenza. Auspico<br />

di cuore che venga realizzata un’organica politica per la famiglia, idonea<br />

a sostenerla nei suoi compiti essenziali, a cominciare dalla procreazione<br />

e dall’educazione dei figli.<br />

L’impegno per la famiglia è inscindibile da quello a favore della vita<br />

umana, dal concepimento al suo termine naturale. Oggi poi, con lo sviluppo<br />

delle biotecnologie, si allargano le frontiere sulle quali è richiesta<br />

la nostra vigile presenza e la coraggiosa proposta della verità sull’uomo.<br />

Cari Fratelli nell’episcopato, le accuse che oggi ci vengono rivolte di<br />

difendere posizioni ormai superate sono destinate, prima o poi, a lasciare<br />

il passo al riconoscimento che la Chiesa ha saputo guardare avanti e<br />

discernere, alla luce del Vangelo di Cristo, ciò che è indispensabile per<br />

l’autentico progresso umano.<br />

4. L’educazione delle nuove generazioni rappresenta a sua volta una<br />

nostra fondamentale preoccupazione pastorale. Le nostre parrocchie,<br />

oratori, associazioni svolgono al riguardo un servizio prezioso, che va<br />

sostenuto e incrementato. Importantissimo, inoltre, è il compito della<br />

scuola: la Chiesa offre perciò la più convinta collaborazione, anche attraverso<br />

i benemeriti insegnanti di religione, per il miglioramento dell’intero<br />

sistema scolastico italiano. Essa rinnova un forte appello perché<br />

sia finalmente realizzata un’effettiva parità scolastica, superando vecchie<br />

concezioni stataliste per procedere alla luce del principio di sussidiarietà<br />

e della valorizzazione, anche in ambito scolastico, delle molteplici<br />

risorse della società civile.<br />

Il bene comune non può, poi, costruirsi al di fuori di una prospettiva di<br />

concreta solidarietà, che si esprime anzitutto sviluppando nuove possibilità<br />

di lavoro specialmente in quelle aree geografiche, collocate per lo<br />

più nel Meridione, tuttora pesantemente afflitte dalla piaga della disoccupazione.<br />

Di fronte all’aggravarsi delle situazioni di povertà, che coinvolgono<br />

numerose famiglie precedentemente in grado di condurre una<br />

7


8<br />

esistenza normale, le nostre comunità ecclesiali sono chiamate ad impegnarsi<br />

in prima persona, sollecitando al contempo una più solerte e concreta<br />

attenzione da parte delle pubbliche istituzioni. Tutto ciò vale, in<br />

particolare, per quell’opera difficile ma doverosa che è l’accoglienza<br />

degli immigrati, nella quale sono molte le testimonianze esemplari offerte<br />

dagli organismi del volontariato cristiano.<br />

5. Carissimi Fratelli nell’episcopato, mentre continua, pur tra varie<br />

difficoltà, la costruzione della “casa comune” dei popoli europei, chiedo<br />

a voi e alle vostre Chiese di essere presenti in questa impresa di portata<br />

storica, con quelle ricchezze di fede e di cultura che sono proprie del<br />

popolo italiano. Ciò perché, come è scritto nella Dichiarazione che ho<br />

pubblicato unitamente all’Arcivescovo Ortodosso di Atene e di tutta la<br />

Grecia, “siano conservate inviolabili le radici e l’anima cristiana dell’Europa”,<br />

senza cedere alla tendenza “a trasformare alcuni Paesi europei<br />

in Stati secolarizzati senza alcun riferimento alla religione”. Questo<br />

in effetti costituisce “un regresso e una negazione della loro eredità spirituale”.<br />

Vi ringrazio, inoltre, per la generosità di cui date costante prova nei<br />

confronti dei Paesi più poveri e di quelli nei quali la Chiesa ha subito<br />

ostinate persecuzioni. In particolare, ho molto apprezzato l’iniziativa<br />

che avete preso per la riduzione del debito estero di alcune Nazioni, favorendo<br />

così illuminate decisioni da parte dello Stato italiano.<br />

Carissimi Fratelli, vi assicuro la mia quotidiana preghiera per voi e per<br />

le comunità affidate al vostro servizio pastorale. Attraverso l’intercessione<br />

della Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione, esse possano<br />

rafforzarsi nella fede, crescere nella comunione e nel coraggio della<br />

missione. E come segno del mio affetto, perché il Signore vi conceda<br />

questi doni, imparto di cuore la Benedizione Apostolica a voi e a tutto il<br />

popolo italiano.


TELEGRAMMAAUGURALE<br />

AL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II<br />

NEL 81° GENETLIACO<br />

18 maggio 2001<br />

SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II<br />

00120 CITTÀ DEL VATICANO<br />

A NOME MIO PERSONALE ET INTERA COMUNITÀ DIOCESA-<br />

NA DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI FOR-<br />

MULO SANTITÀ VOSTRA FERVIDI AUGURI 81° GENETLIACO,<br />

ACCOMPAGNATI DA UNA PARTICOLARE PREGHIERA A SO-<br />

STEGNO SUPREMO MINISTERO APOSTOLICO.<br />

MARIO PACIELLO<br />

VESCOVO DI ALTAMURA - GRAVINA -<br />

ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />

9


10<br />

SEGRETERIA DI STATO<br />

________<br />

PRIMA SEZIONE - AFFARI GENERALI<br />

N. 495.000<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

Dal Vaticano, 23 maggio 2001<br />

sono regolarmente pervenute al Santo Padre le fervide espressioni di<br />

augurio che Ella, anche a nome di codesta Comunità diocesana, Gli ha<br />

indirizzato nella lieta ricorrenza del Suo genetliaco.<br />

Sua Santità ringrazia vivamente Vostra Eccellenza per l’attestato di<br />

fraterno e devoto affetto, avvalorato dal prezioso dono della preghiera,<br />

e, mentre affida Lei e quanti si sono uniti nel cortese omaggio alla materna<br />

protezione di Maria Santissima, in pegno di benevolenza invia la<br />

propiziatrice Benedizione Apostolica, volentieri estendendola alle persone<br />

care.<br />

Mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinta stima<br />

dell’Eccellenza Vostra Rev.ma<br />

dev.mo<br />

✠ Leonardo Sandri<br />

Sostituto<br />

_________________________________<br />

A Sua Eccellenza Reverendissima<br />

Mons. MARIO PACIELLO<br />

Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

Curia Vescovile - Arco Duomo, 1<br />

70022 ALTAMURA BA


Santa Sede


12<br />

5 gennaio 2001. Cattedrale di <strong>Altamura</strong>. Concelebrazione per la chiusura del Giubileo e l’inizio<br />

della Visita Pastorale.<br />

5 gennaio 2001. Cattedrale di <strong>Altamura</strong>. Concelebrazione per la chiusura del Giubileo e l’inizio<br />

della Visita Pastorale.


N. 493.051<br />

SEGRETERIA DI STATO<br />

________<br />

SEZIONE<br />

PER GLI AFFARI GENERALI<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

Dal Vaticano, 5 aprile 2001<br />

la Curia Vescovile di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti ha recentemente<br />

rimesso a questa Segreteria di Stato la somma di<br />

Lit.7.000.000, offerta dalla <strong>Diocesi</strong> per la Carità del Papa nell’anno<br />

2000.<br />

Il Santo Padre desidera far giungere all’Eccellenza Vostra, per gli<br />

oblatori, l’espressione della Sua gratitudine e della Sua benevolenza, insieme<br />

con la promessa della preghiera per essi e per le loro famiglie.<br />

ALei ed a codesta cara comunità diocesana Sua Santità invia volentieri<br />

l’Apostolica Benedizione, in auspicio di un fedele amore a Cristo e al<br />

suo Vangelo.<br />

Profitto dell’occasione per confermarmi con sensi di distinto ossequio<br />

dell’Eccellenza Vostra Rev.ma<br />

Dev.mo nel Signore<br />

✠ Angelo Card. Sodano<br />

Segretario di Stato<br />

__________________________<br />

A Sua Eccellenza Rev.ma<br />

Mons. Mario PACIELLO<br />

Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

Arco Duomo<br />

70022 ALTAMURA BA<br />

13


14<br />

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE<br />

Istruzione<br />

circa le Preghiere per ottenere da Dio<br />

la guarigione<br />

INTRODUZIONE<br />

L’anelito di felicità, profondamente radicato nel cuore umano, è da<br />

sempre accompagnato dal desiderio di ottenere la liberazione dalla malattia<br />

e di capirne il senso quando se ne fa l’esperienza. Si tratta di un fenomeno<br />

umano, che interessando in un modo o nell’altro ogni persona,<br />

trova nella Chiesa una particolare risonanza. Infatti la malattia viene da<br />

essa compresa come mezzo di unione con Cristo e di purificazione spirituale<br />

e, da parte di coloro che si trovano di fronte alla persona malata,<br />

come occasione di esercizio della carità. Ma non soltanto questo, perché<br />

la malattia, come altre sofferenze umane, costituisce un momento privilegiato<br />

di preghiera: sia di richiesta di grazia, per accoglierla con senso<br />

di fede e di accettazione della volontà divina, sia pure di supplica per ottenere<br />

la guarigione.<br />

La preghiera che implora il riacquisto della salute è pertanto una<br />

esperienza presente in ogni epoca della Chiesa, e naturalmente nel momento<br />

attuale. Ciò che però costituisce un fenomeno per certi versi nuovo<br />

è il moltiplicarsi di riunioni di preghiera, alle volte congiunte a celebrazioni<br />

liturgiche, con lo scopo di ottenere da Dio la guarigione. In diversi<br />

casi, non del tutto sporadici, vi si proclama l’esistenza di avvenute<br />

guarigioni, destando in questo modo delle attese dello stesso fenomeno<br />

in altre simili riunioni. In questo contesto si fa appello, alle volte, a un<br />

preteso carisma di guarigione.<br />

Siffatte riunioni di preghiera per ottenere delle guarigioni pongono<br />

inoltre la questione del loro giusto discernimento sotto il profilo liturgico,<br />

in particolare da parte dell’autorità ecclesiastica, a cui spetta vigilare<br />

e dare le opportune norme per il retto svolgimento delle celebrazioni liturgiche.<br />

È sembrato pertanto opportuno pubblicare una Istruzione, a norma<br />

del can. 34 del Codice di Diritto Canonico, che serva soprattutto di aiuto


agli Ordinari del luogo affinché meglio possano guidare i fedeli in questa<br />

materia, favorendo ciò che vi sia di buono e correggendo ciò che sia<br />

da evitare. Occorreva però che le determinazioni disciplinari trovassero<br />

come riferimento una fondata cornice dottrinale che ne garantisse il giusto<br />

indirizzo e ne chiarisse la ragione normativa. A questo fine è stata<br />

premessa alla parte disciplinare una parte dottrinale sulle grazie di guarigione<br />

e le preghiere per ottenerle.<br />

_________________<br />

I. ASPETTI DOTTRINALI<br />

1. Malattia e guarigione: il loro senso e valore nell'economia<br />

della salvezza<br />

«L’uomo è chiamato alla gioia ma fa quotidiana esperienza di tantissime<br />

forme di sofferenza e di dolore» 1 . Perciò il Signore nelle sue promesse<br />

di redenzione annuncia la gioia del cuore legata alla liberazione<br />

dalle sofferenze (cfr. Is 30, 29; 35, 10; Bar 4, 29). Infatti Egli è «colui<br />

che libera da ogni male» (Sap 16, 8). Tra le sofferenze, quelle che accompagnano<br />

la malattia sono una realtà continuamente presente nella<br />

storia umana e sono anche oggetto del profondo desiderio dell’uomo di<br />

liberazione da ogni male.<br />

Nell’Antico Testamento, «Israele sperimenta che la malattia è legata,<br />

in un modo misterioso, al peccato e al male» 2 . Tra le punizioni minacciate<br />

da Dio all’infedeltà del popolo, le malattie trovano un ampio spazio<br />

(cfr. Dt 28, 21-22.27-29.35). Il malato che implora da Dio la guarigione,<br />

confessa di essere giustamente punito per i suoi peccati (cfr. Sal<br />

37; 40; 106, 17-21).<br />

La malattia però colpisce anche i giusti e l’uomo se ne domanda il<br />

perché. Nel libro di Giobbe questo interrogativo percorre molte delle<br />

sue pagine. «Se è vero che la sofferenza ha un senso come punizione,<br />

quando è legata alla colpa, non è vero, invece, che ogni sofferenza sia<br />

conseguenza della colpa e abbia carattere di punizione. La figura del<br />

1 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Christifideles laici, n. 53, AAS 81<br />

(1989), p. 498.<br />

2 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1502.<br />

15<br />

15


16<br />

giusto Giobbe ne è una prova speciale nell’Antico Testamento. (...) E se<br />

il Signore acconsente a provare Giobbe con la sofferenza, lo fa per dimostrarne<br />

la giustizia. La sofferenza ha carattere di prova» 3 .<br />

La malattia, pur potendo avere un risvolto positivo quale dimostrazione<br />

della fedeltà del giusto e mezzo di ripagare la giustizia violata dal<br />

peccato e anche di far ravvedere il peccatore perché percorra la via della<br />

conversione, rimane tuttavia un male. Perciò il profeta annunzia i tempi<br />

futuri in cui non ci saranno più malanni e invalidità e il decorso della vita<br />

non sarà più troncato dal morbo mortale (cfr. Is 35, 5-6; 65, 19-20).<br />

Tuttavia è nel Nuovo Testamento che l’interrogativo sul perché la<br />

malattia colpisce anche i giusti trova piena risposta. Nell’attività pubblica<br />

di Gesù, i suoi rapporti coi malati non sono sporadici, bensì continui.<br />

Egli ne guarisce molti in modo mirabile, sicché le guarigioni miracolose<br />

caratterizzano la sua attività: «Gesù andava attorno per tutte le<br />

città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo<br />

del regno e curando ogni malattia e infermità» (Mt 9, 35; cfr. 4, 23).<br />

Le guarigioni sono segni della sua missione messianica (cfr. Lc 7,20-23).<br />

Esse manifestano la vittoria del regno di Dio su ogni sorta di male e diventano<br />

simbolo del risanamento dell’uomo tutto intero, corpo e anima.<br />

Infatti servono a dimostrare che Gesù ha il potere di rimettere i peccati<br />

(cfr. Mc 2, 1-12), sono segni dei beni salvifici, come la guarigione del paralitico<br />

di Betzata (cfr. Gv 5, 2-9.19-21) e del cieco nato (cfr. Gv 9).<br />

Anche la prima evangelizzazione, secondo le indicazioni del Nuovo<br />

Testamento, era accompagnata da numerose guarigioni prodigiose che<br />

corroboravano la potenza dell’annuncio evangelico. Questa era stata la<br />

promessa di Gesù risorto e le prime comunità cristiane ne vedevano<br />

l’avverarsi in mezzo a loro: «E questi saranno i segni che accompagneranno<br />

quelli che credono: (...) imporranno le mani ai malati e questi<br />

guariranno» (Mc 16, 17-18). La predicazione di Filippo a Samaria fu<br />

accompagnata da guarigioni miracolose: «Filippo, sceso in una città<br />

della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo. E le folle prestavano<br />

ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i<br />

miracoli che egli compiva. Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi,<br />

emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati»<br />

_________________<br />

3 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Salvifici doloris, n. 11, AAS 76 (1984),<br />

p. 212.


(At 8, 5-7). San Paolo presenta il suo annuncio del vangelo come caratterizzato<br />

da segni e prodigi realizzati con la potenza dello Spirito: «non<br />

oserei infatti parlare di ciò che Cristo non avesse operato per mezzo<br />

mio per condurre i pagani all’obbedienza, con parole e opere, con la<br />

potenza di segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito» (Rm 15, 18-<br />

19; cfr. 1Ts 1, 5; 1Cor 2, 4-5). Non è per nulla arbitrario supporre che tali<br />

segni e prodigi, manifestativi della potenza divina che assisteva la<br />

predicazione, erano costituiti in gran parte da guarigioni portentose.<br />

Erano prodigi non legati esclusivamente alla persona dell’Apostolo, ma<br />

che si manifestavano anche attraverso i fedeli: «Colui che dunque vi<br />

concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere<br />

della legge o perché avete creduto alla predicazione?» (Gal 3, 5).<br />

La vittoria messianica sulla malattia, come su altre sofferenze umane,<br />

non soltanto avviene attraverso la sua eliminazione con guarigioni<br />

portentose, ma anche attraverso la sofferenza volontaria e innocente di<br />

Cristo nella sua passione e dando ad ogni uomo la possibilità di associarsi<br />

ad essa. Infatti «Cristo stesso, che pure è senza peccato, soffrì nella<br />

sua passione pene e tormenti di ogni genere, e fece suoi i dolori di tutti<br />

gli uomini: portava così a compimento quanto aveva scritto di lui il<br />

profeta Isaia (cfr. Is 53, 4-5)» 4 . Ma c’è di più: «Nella croce di Cristo non<br />

solo si è compiuta la redenzione mediante la sofferenza, ma anche la<br />

stessa sofferenza umana è stata redenta. (...) Operando la redenzione<br />

mediante la sofferenza, Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a<br />

livello di redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza,<br />

può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo» 5 .<br />

La Chiesa accoglie i malati non soltanto come oggetto della sua amorevole<br />

sollecitudine, ma anche riconoscendo loro la chiamata “a vivere<br />

la loro vocazione umana e cristiana ed a partecipare alla crescita del Regno<br />

di Dio in modalità nuove, anche più preziose. Le parole dell’apostolo<br />

Paolo devono divenire il loro programma e, prima ancora, sono luce<br />

che fa splendere ai loro occhi il significato di grazia della loro stessa<br />

situazione: “Completo quello che manca ai patimenti di Cristo nella<br />

_________________<br />

4 Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />

Auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque<br />

Pastoralis Curae, Editio typica, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXII, n. 2.<br />

5 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Salvifici doloris, n. 19, AAS 76 (1984),<br />

p. 225.<br />

17


18<br />

mia carne, in favore del suo corpo, che è la Chiesa” (Col 1, 24). Proprio<br />

facendo questa scoperta, l’apostolo è approdato alla gioia: “Perciò sono<br />

lieto delle sofferenze che sopporto per voi” (Col 1,24)» 6 . Si tratta della<br />

gioia pasquale, frutto dello Spirito Santo. E come san Paolo, anche<br />

«molti malati possono diventare portatori della “gioia dello Spirito Santo<br />

in molte tribolazioni” (1Ts 1, 6) ed essere testimoni della risurrezione<br />

di Gesù» 7 .<br />

2. Il desiderio di guarigione e la preghiera per ottenerla<br />

Premessa l’accettazione della volontà di Dio, il desiderio del malato<br />

di ottenere la guarigione è buono e profondamente umano, specie quando<br />

si traduce in preghiera fiduciosa rivolta a Dio. Ad essa esorta il Siracide:<br />

«Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti<br />

guarirà» (Sir 38, 9). Diversi salmi costituiscono una supplica di guarigione<br />

(cfr. Sal 6; 37; 40; 87).<br />

Durante l’attività pubblica di Gesù, molti malati si rivolgono a lui,<br />

sia direttamente sia tramite i loro amici o congiunti, implorando la restituzione<br />

della sanità. Il Signore accoglie queste suppliche e i Vangeli non<br />

contengono neppure un accenno di biasimo di tali preghiere. L’unico lamento<br />

del Signore riguarda l’eventuale mancanza di fede: «Se tu puoi!<br />

Tutto è possibile per chi crede» (Mc 9, 23; cfr. Mc 6, 5-6; Gv 4, 48).<br />

Non soltanto è lodevole la preghiera dei singoli fedeli che chiedono<br />

la guarigione propria o altrui, ma la Chiesa nella liturgia chiede al Signore<br />

la salute degli infermi. Innanzi tutto ha un sacramento «destinato<br />

in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia:<br />

l’Unzione degli infermi» 8 . «In esso, per mezzo di una unzione, accompagnata<br />

dalla preghiera dei sacerdoti, la Chiesa raccomanda i malati al<br />

Signore sofferente e glorificato, perché dia loro sollievo e salvezza» 9 .<br />

Immediatamente prima, nella Benedizione dell’olio, la Chiesa prega:<br />

_________________<br />

6 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Christifideles laici, n. 53, AAS 81<br />

(1989), p. 499.<br />

7 Ibid., n. 53.<br />

8 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1511.<br />

9 Cfr. Rituale Romanum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, n. 5.


«effondi la tua santa benedizione, perché quanti riceveranno l’unzione<br />

di quest’olio ottengano conforto, nel corpo, nell’anima e nello spirito, e<br />

siano liberi da ogni dolore, da ogni debolezza, da ogni sofferenza 10 ; e<br />

poi, nei due primi formulari di preghiera dopo l’unzione, si chiede pure<br />

la guarigione dell’infermo 11 . Questa, poiché il sacramento è pegno e<br />

promessa del regno futuro, è anche annuncio della risurrezione, quando<br />

“non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose<br />

di prima sono passate” (Ap 21,4)».<br />

Inoltre il Missale Romanum contiene una Messa pro infirmis e in essa,<br />

oltre a grazie spirituali, si chiede la salute dei malati 12 .<br />

Nel De benedictionibus del Rituale Romanum, esiste un Ordo benedictionis<br />

infirmorum, nel quale ci sono diversi testi eucologici che implorano<br />

la guarigione: nel secondo formulario delle Preces 13 , nelle quattro<br />

Orationes benedictionis pro adultis 14 , nelle due Orationes benedictionis<br />

pro pueris 15 , nella preghiera del Ritus brevior 16 .<br />

Ovviamente il ricorso alla preghiera non esclude, anzi incoraggia a<br />

fare uso dei mezzi naturali utili a conservare e a ricuperare la salute, come<br />

pure incita i figli della Chiesa a prendersi cura dei malati e a recare<br />

loro sollievo nel corpo e nello spirito, cercando di vincere la malattia.<br />

Infatti «rientra nel piano stesso di Dio e della sua provvidenza che<br />

l’uomo lotti con tutte le sue forze contro la malattia in tutte le sue forme,<br />

e si adoperi in ogni modo per conservarsi in salute» 17 .<br />

_________________<br />

10 Ibid., n. 75.<br />

11 Cfr. Ibid., n. 77.<br />

12 Missale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />

Auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Editio typica altera, Typis Polyglottis<br />

Vaticanis, MCMLXXV, pp. 838-839.<br />

13 Cfr. Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />

Auctoritate Ioannis Paulii II promulgatum, De Benedictionibus, Editio typica,<br />

Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXXIV, n. 305.<br />

14 Cfr. Ibid., nn. 306-309.<br />

15 Cfr. Ibid., nn. 315-316.<br />

16 Cfr. Ibid., n. 319.<br />

17 Rituale Romanum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, n. 3.<br />

19


20<br />

3. Il carisma di guarigione nel Nuovo Testamento<br />

Non soltanto le guarigioni prodigiose confermavano la potenza dell’annuncio<br />

evangelico nei tempi apostolici, ma lo stesso Nuovo Testamento<br />

riferisce circa una vera e propria concessione da parte di Gesù<br />

agli Apostoli e ad altri primi evangelizzatori di un potere di guarire dalle<br />

infermità. Così nella chiamata dei Dodici alla prima loro missione,<br />

secondo i racconti di Matteo e di Luca, il Signore concede loro «il potere<br />

di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e<br />

d’infermità» (Mt 10, 1; cfr. Lc 9, 1), e dà loro l’ordine: «Guarite gli infermi,<br />

risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni» (Mt 10,<br />

8). Anche nella missione dei settantadue discepoli, l’ordine del Signore<br />

è: «curate i malati che vi si trovano» (Lc 10, 9). Il potere, pertanto, viene<br />

donato all’interno di un contesto missionario, non per esaltare le loro<br />

persone, ma per confermarne la missione.<br />

Gli Atti degli Apostoli riferiscono in generale dei prodigi realizzati<br />

da loro: «prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli» (At 2, 43;<br />

cfr. 5, 12). Erano prodigi e segni, quindi opere portentose che manifestavano<br />

la verità e forza della loro missione. Ma, a parte queste brevi indicazioni<br />

generiche, gli Atti riferiscono soprattutto delle guarigioni miracolose<br />

compiute per opera di singoli evangelizzatori: Stefano (cfr. At<br />

6, 8), Filippo (cfr. At 8, 6- 7), e soprattutto Pietro (cfr. At 3, 1-10; 5, 15; 9,<br />

33-34.40-41) e Paolo (cfr. At 14, 3.8-10; 15, 12; 19, 11-12; 20 ,9-10;<br />

28,8-9).<br />

Sia la finale del Vangelo di Marco sia la Lettera ai Galati, come si è<br />

visto sopra, ampliano la prospettiva e non limitano le guarigioni prodigiose<br />

all’attività degli Apostoli e di alcuni evangelizzatori aventi un<br />

ruolo di spicco nella prima missione. Sotto questo profilo acquistano<br />

uno speciale rilievo i riferimenti ai «carismi di guarigioni» (cfr. 1Cor<br />

12, 9.28.30). Il significato di carisma, di per sé assai ampio, è quello di<br />

«doni di guarigioni ottenute». Queste grazie, al plurale, sono attribuite a<br />

un singolo (cfr. 1Cor 12, 9), pertanto non vanno intese in senso distributivo,<br />

come guarigioni che ognuno dei guariti ottiene per se stesso, bensì<br />

come dono concesso a una persona di ottenere grazie di guarigioni per<br />

altri. Esso è dato in un solo Spirito, ma non si specifica nulla sul come<br />

quella persona ottiene le guarigioni. Non è arbitrario sottintendere che<br />

ciò avvenga per mezzo della preghiera, forse accompagnata da qualche<br />

gesto simbolico.


Nella Lettera di san Giacomo si fa riferimento a un intervento della<br />

Chiesa attraverso i presbiteri a favore della salvezza, anche in senso fisico,<br />

dei malati. Ma non si fa intendere che si tratti di guarigioni prodigiose:<br />

siamo in un ambito diverso da quello dei «carismi di guarigioni» di<br />

1Cor 12, 9. «Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino<br />

su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la<br />

preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha<br />

commesso peccati, gli saranno perdonati» (Gc 5, 14-15). Si tratta di<br />

un’azione sacramentale: unzione del malato con olio e preghiera su di<br />

lui, non semplicemente «per lui», quasi non fosse altro che una preghiera<br />

di intercessione o di domanda; si tratta piuttosto di un’azione efficace<br />

sull’infermo 18 . I verbi «salverà» e «rialzerà» non suggeriscono un’azione<br />

mirante esclusivamente, o soprattutto, alla guarigione fisica, ma in<br />

un certo modo la includono. Il primo verbo, benché le altre volte che<br />

compare nella Lettera si riferisca alla salvezza spirituale (cfr. 1, 21; 2,<br />

14; 4, 12; 5, 20), è anche usato nel Nuovo Testamento nel senso di «guarire»<br />

(cfr. Mt 9, 21; Mc 5, 28.34; 6, 56; 10, 52; Lc 8, 48); il secondo verbo,<br />

pur assumendo alle volte il senso di «risorgere» (cfr. Mt 10, 8; 11, 5;<br />

14, 2), viene anche usato per indicare il gesto di «sollevare» la persona<br />

distesa a causa di una malattia guarendola prodigiosamente (cfr. Mt 9, 5;<br />

Mc 1, 31; 9, 27; At 3, 7).<br />

4. Le preghiere per ottenere da Dio la guarigione nella Tradizione<br />

I Padri della Chiesa consideravano normale che il credente chiedesse<br />

a Dio non soltanto la salute dell’anima, ma anche quella del corpo. A<br />

proposito dei beni della vita, della salute e dell’integrità fisica, S. Agostino<br />

scriveva: «Bisogna pregare che ci siano conservati, quando si hanno,<br />

e che ci siano elargiti, quando non si hanno» 19 . Lo stesso Padre della<br />

Chiesa ci ha lasciato la testimonianza di una guarigione di un amico ottenuta<br />

con le preghiere di un Vescovo, di un sacerdote e di alcuni diaconi<br />

nella sua casa 20 .<br />

_________________<br />

18 Cfr. CONCILIO DI TRENTO, sess. XIV, Doctrina de sacramento extremae unctionis,<br />

cap. 2: DS, 1696.<br />

19 AUGUSTINUS IPPONIENSIS, Epistulae 130, VI,13 (= PL, 33,499).<br />

20 Cfr. AUGUSTINUS IPPONIENSIS, De Civitate Dei 22, 8,3 (= PL 41,762-763).<br />

21


22<br />

Uguale orientamento si osserva nei riti liturgici sia Occidentali che<br />

Orientali. In una preghiera dopo la Comunione si chiede che «la potenza<br />

di questo sacramento... ci pervada corpo e anima» 21 . Nella solenne liturgia<br />

del Venerdì Santo viene rivolto l’invito a pregare Dio Padre onnipotente<br />

affinché «allontani le malattie... conceda la salute agli ammalati»<br />

22 . Tra i testi più significativi si segnala quello della benedizione dell’olio<br />

degli infermi. Qui si chiede a Dio di effondere la sua santa benedizione<br />

«perché quanti riceveranno l’unzione di quest’olio ottengano<br />

conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito, e siano liberi da ogni dolore,<br />

da ogni debolezza, da ogni sofferenza» 23 .<br />

Non diverse sono le espressioni che si leggono nei riti Orientali dell’unzione<br />

degli infermi. Ricordiamo solo alcune tra le più significative.<br />

Nel rito bizantino durante l’unzione dell’infermo si prega: «Padre<br />

santo, medico delle anime e dei corpi, che hai mandato il tuo Figlio unigenito<br />

Gesù Cristo a curare ogni malattia e a liberarci dalla morte, guarisci<br />

anche questo tuo servo dall’infermità del corpo e dello spirito, che lo<br />

affligge, per la grazia del tuo Cristo» 24 . Nel rito copto si invoca il Signore<br />

di benedire l’olio affinché tutti coloro che ne verranno unti possano<br />

ottenere la salute dello spirito e del corpo. Poi, durante l’unzione dell’infermo,<br />

i sacerdoti, fatta menzione di Gesù Cristo mandato nel mondo<br />

«a sanare tutte le infermità e a liberare dalla morte», chiedono a Dio<br />

«di guarire l’infermo dalle infermità del corpo e a dargli la via retta» 25 .<br />

5. Il «carisma di guarigione» nel contesto attuale<br />

Lungo i secoli della storia della Chiesa non sono mancati santi taumaturghi<br />

che hanno operato guarigioni miracolose. Il fenomeno, pertanto,<br />

non era limitato al tempo apostolico; tuttavia, il cosiddetto «carisma<br />

di guarigione» sul quale è opportuno attualmente fornire alcuni<br />

chiarimenti dottrinali non rientra fra quei fenomeni taumaturgici.<br />

_________________<br />

21 Cfr. Missale Romanum, p. 563.<br />

22 Ibid., Oratio universalis, n. X (Pro tribulatis), p. 256.<br />

23 Rituale Romanum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, n. 75.<br />

24 GOAR J., Euchologion sive Rituale Graecorum, Venetiis 1730 (Graz 1960), n. 338.<br />

25 DENZINGER H., Ritus Orientalium in administrandis Sacramentis, vv. I- II, Würzburg<br />

1863 (Graz 1961), v. II, pp. 497-498.


La questione si pone piuttosto in riferimento ad apposite riunioni di<br />

preghiera organizzate al fine di ottenere guarigioni prodigiose tra i malati<br />

partecipanti, oppure preghiere di guarigione al termine della comunione<br />

eucaristica con il medesimo scopo.<br />

Quanto alle guarigioni legate ai luoghi di preghiera (santuari, presso<br />

le reliquie di martiri o di altri santi, ecc.) anch’esse sono abbondantemente<br />

testimoniate lungo la storia della Chiesa. Esse contribuirono a<br />

popolarizzare, nell’antichità e nel medioevo, i pellegrinaggi ad alcuni<br />

santuari che divennero famosi anche per questa ragione, come quelli di<br />

san Martino di Tours, o la cattedrale di san Giacomo a Compostela, e<br />

tanti altri. Anche attualmente accade lo stesso, come, ad esempio da più<br />

di un secolo, a Lourdes. Tali guarigioni non implicano però un «carisma<br />

di guarigione», perché non riguardano un eventuale soggetto di tale carisma,<br />

ma occorre tenerne conto nel momento di valutare dottrinalmente<br />

le suddette riunioni di preghiera.<br />

Per quanto riguarda le riunioni di preghiera con lo scopo di ottenere<br />

guarigioni, scopo, se non prevalente, almeno certamente influente nella<br />

loro programmazione, è opportuno distinguere tra quelle che possono<br />

far pensare a un «carisma di guarigione», vero o apparente che sia, e le<br />

altre senza connessione con tale carisma. Perché possano riguardare un<br />

eventuale carisma occorre che vi emerga come determinante per l’efficacia<br />

della preghiera l’intervento di una o di alcune persone singole o di<br />

una categoria qualificata, ad esempio, i dirigenti del gruppo che promuove<br />

la riunione. Se non c’è connessione col «carisma di guarigione»,<br />

ovviamente le celebrazioni previste nei libri liturgici, se si realizzano<br />

nel rispetto delle norme liturgiche, sono lecite, e spesso opportune, come<br />

è il caso della Messa pro infirmis. Se non rispettano la normativa liturgica,<br />

la legittimità viene a mancare.<br />

Nei santuari sono anche frequenti altre celebrazioni che di per sé non<br />

mirano specificamente ad impetrare da Dio grazie di guarigioni, ma che<br />

nelle intenzioni degli organizzatori e dei partecipanti hanno come parte<br />

importante della loro finalità l’ottenimento di guarigioni; si fanno per<br />

questa ragione celebrazioni liturgiche (ad esempio, l’esposizione del<br />

Santissimo Sacramento con la benedizione) o non liturgiche, ma di<br />

pietà popolare incoraggiata dalla Chiesa, come la recita solenne del Rosario.<br />

Anche queste celebrazioni sono legittime, purché non se ne sovverta<br />

l’autentico senso. Ad esempio, non si potrebbe mettere in primo<br />

piano il desiderio di ottenere la guarigione dei malati, facendo perdere<br />

23


24<br />

all’esposizione della Santissima Eucaristia la sua propria finalità; essa<br />

infatti «porta i fedeli a riconoscere in essa la mirabile presenza di Cristo<br />

e li invita all’unione di spirito con lui, unione che trova il suo culmine<br />

nella Comunione sacramentale» 26 .<br />

Il «carisma di guarigione» non è attribuibile a una determinata<br />

classe di fedeli. Infatti è ben chiaro che san Paolo, allorché si riferisce<br />

ai diversi carismi in 1Cor 12, non attribuisce il dono dei “carismi di<br />

guarigione” a un particolare gruppo, sia quello degli apostoli, o dei<br />

profeti, o dei maestri, o di coloro che governano, o qualunque altro;<br />

anzi è un’altra la logica che ne guida la distribuzione: «tutte queste cose<br />

è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno<br />

come vuole» (1Cor 12, 11). Di conseguenza, nelle riunioni di<br />

preghiera organizzate con lo scopo di impetrare delle guarigioni, sarebbe<br />

del tutto arbitrario attribuire un «carisma di guarigione» ad una<br />

categoria di partecipanti, per esempio, ai dirigenti del gruppo; non resta<br />

che affidarsi alla liberissima volontà dello Spirito Santo, il quale<br />

dona ad alcuni un carisma speciale di guarigione per manifestare la<br />

forza della grazia del Risorto. D’altra parte, neppure le preghiere più<br />

intense ottengono la guarigione di tutte le malattie. Così san Paolo deve<br />

imparare dal Signore che «ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti<br />

si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12, 9), e che le<br />

sofferenze da sopportare possono avere come senso quello per cui «io<br />

completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore<br />

del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1, 24).<br />

II. DISPOSIZIONI DISCIPLINARI<br />

Art. 1 – Ad ogni fedele è lecito elevare a Dio preghiere per ottenere<br />

la guarigione. Quando tuttavia queste si svolgono in chiesa o in altro<br />

luogo sacro, è conveniente che esse siano guidate da un ministro ordinato.<br />

_________________<br />

26 Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />

Auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, De Sacra Communione et de Cultu Mysterii<br />

Eucharistici Extra Missam, Editio typica, Typis Polyglottis Vaticanis,<br />

MCMLXXIII, n. 82.


Art. 2 – Le preghiere di guarigione si qualificano come liturgiche, se<br />

sono inserite nei libri liturgici approvati dalla competente autorità della<br />

Chiesa; altrimenti sono non liturgiche.<br />

Art. 3 – § 1. Le preghiere di guarigione liturgiche si celebrano secondo<br />

il rito prescritto e con le vesti sacre indicate nell’Ordo benedictionis<br />

infirmorum del Rituale Romanum 27 .<br />

§ 2. Le Conferenze Episcopali, in conformità a quanto stabilito nei<br />

Praenotanda, V., De aptationibus quae Conferentiae Episcoporum<br />

competunt 28 , del medesimo Rituale Romanum, possono compiere gli<br />

adattamenti al rito delle benedizioni degli infermi, ritenuti pastoralmente<br />

opportuni o eventualmente necessari, previa revisione della Sede<br />

Apostolica.<br />

Art. 4 – § 1. Il Vescovo diocesano 29 ha il diritto di emanare norme per<br />

la propria Chiesa particolare sulle celebrazioni liturgiche di guarigione,<br />

a norma del can. 838 § 4.<br />

§ 2. Coloro che curano la preparazione di siffatte celebrazioni liturgiche,<br />

devono attenersi nella loro realizzazione a tali norme.<br />

§ 3. Il permesso per tenere tali celebrazioni deve essere esplicito, anche<br />

se le organizzano o vi partecipano Vescovi o Cardinali. Stante una<br />

giusta e proporzionata causa, il Vescovo diocesano ha il diritto di porre<br />

il divieto ad un altro Vescovo.<br />

Art. 5 – § 1. Le preghiere di guarigione non liturgiche si realizzano<br />

con modalità distinte dalle celebrazioni liturgiche, come incontri di preghiera<br />

o lettura della Parola di Dio, ferma restando la vigilanza dell’Ordinario<br />

del luogo a norma del can. 839 § 2.<br />

§ 2. Si eviti accuratamente di confondere queste libere preghiere non<br />

liturgiche con le celebrazioni liturgiche propriamente dette.<br />

§ 3. È necessario inoltre che nel loro svolgimento non si pervenga,<br />

soprattutto da parte di coloro che le guidano, a forme simili all’isterismo,<br />

all’artificiosità, alla teatralità o al sensazionalismo.<br />

_________________<br />

27 Cfr. Rituale Romanum, De Benedictionibus, nn. 290-320.<br />

28 Ibid., n. 39.<br />

29 E i suoi equiparati, in forza del can. 381, § 2.<br />

25


26<br />

Art. 6 – L’uso degli strumenti di comunicazione sociale, in particolare<br />

della televisione, mentre si svolgono le preghiere di guarigione, liturgiche<br />

e non liturgiche, è sottoposto alla vigilanza del Vescovo diocesano<br />

in conformità al disposto del can. 823, e delle norme stabilite dalla Congregazione<br />

per la Dottrina della Fede nell’Istruzione del 30 marzo<br />

1992 30 .<br />

Art. 7 – § 1. Fermo restando quanto sopra disposto nell’art. 3 e fatte<br />

salve le funzioni per gli infermi previste nei libri liturgici, nella celebrazione<br />

della Santissima Eucaristia, dei Sacramenti e della Liturgia delle<br />

Ore non si devono introdurre preghiere di guarigione, liturgiche e non<br />

liturgiche.<br />

§ 2. Durante le celebrazioni, di cui nel § 1, è data la possibilità di inserire<br />

speciali intenzioni di preghiera per la guarigione degli infermi<br />

nella preghiera universale o “dei fedeli”, quando questa è in esse prevista.<br />

Art. 8 – § 1. Il ministero dell’esorcismo deve essere esercitato in<br />

stretta dipendenza con il Vescovo diocesano, a norma del can. 1172, della<br />

Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 29 settembre<br />

1985 31 e del Rituale Romanum 32 .<br />

§ 2. Le preghiere di esorcismo, contenute nel Rituale Romanum, devono<br />

restare distinte dalle celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche.<br />

§ 3. È assolutamente vietato inserire tali preghiere di esorcismo nella<br />

celebrazione della Santa Messa, dei Sacramenti e della Liturgia delle<br />

Ore.<br />

_________________<br />

30 Cfr. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione circa alcuni<br />

aspetti dell’uso degli strumenti di comunicazione sociale nella promozione della<br />

dottrina della fede, 30 marzo 1992, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano<br />

1992.<br />

31 Cfr. CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, Epistula Inde ab aliquot annis, Ordinariis<br />

locorum missa: in mentem normae vigentes de exorcismis revocantur, 29 septembris<br />

1985, AAS 77 (1985), pp. 1169-1170.<br />

32 Cfr. Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />

Auctoritate Ioannis Pauli II promulgatum, De Exorcismis et Supplicationibus<br />

quibusdam, Editio typica, Typis Vaticanis MIM, Praenotanda, nn. 13- 19.


Art. 9 – Coloro che guidano le celebrazioni di guarigione, liturgiche<br />

e non liturgiche, si sforzino di mantenere un clima di serena devozione<br />

nell’assemblea e usino la necessaria prudenza se avvengono guarigioni<br />

tra gli astanti; terminata la celebrazione, potranno raccogliere con semplicità<br />

e accuratezza eventuali testimonianze e sottoporre il fatto alla<br />

competente autorità ecclesiastica.<br />

Art. 10 – L’intervento d’autorità del Vescovo diocesano si rende doveroso<br />

e necessario quando si verifichino abusi nelle celebrazioni di<br />

guarigione, liturgiche e non liturgiche, nel caso di evidente scandalo per<br />

la comunità dei fedeli, oppure quando vi siano gravi inosservanze delle<br />

norme liturgiche e disciplinari.<br />

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza accordata<br />

al sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente Istruzione, decisa<br />

nella riunione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato<br />

la pubblicazione.<br />

Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 14<br />

settembre 2000, festa dell’Esaltazione della Santa Croce.<br />

✠ Joseph Card. RATZINGER<br />

Prefetto<br />

✠ Tarcisio BERTONE, S.D.B.<br />

Arciv. Emerito di Vercelli<br />

Segretario<br />

27


28<br />

Risposta al dubbio proposto<br />

sulla validità del Battesimo conferito presso<br />

“La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo Giorno”,<br />

detta “Mormoni”<br />

D. Se è valido il Battesimo conferito presso la comunità chiamata<br />

«La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’Ultimo Giorno», generalmente<br />

conosciuta come «Mormoni».<br />

R. No.<br />

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso di un’Udienza concessa<br />

al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato questa Risposta,<br />

decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato<br />

la pubblicazione.<br />

Dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 5 giugno<br />

2001.<br />

✠ Joseph Card. RATZINGER<br />

Prefetto<br />

✠ Tarcisio BERTONE, S.D.B.<br />

Arciv. emerito di Vercelli<br />

Segretario


La questione della validità del battesimo<br />

conferito nella Chiesa di Gesù Cristo<br />

dei Santi dell’ultimo giorno<br />

P. Luis Ladaria, SJ<br />

Allegato 1<br />

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha dato risposta negativa<br />

ad un “Dubbio” circa la validità del battesimo conferito nella Chiesa<br />

di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, meglio conosciuta come<br />

Mormoni. Dato che questa decisione cambia la pratica del passato di<br />

non contestare la validità di tale battesimo, sembra conveniente spiegare<br />

i motivi che hanno portato ad essa e al conseguente cambiamento di<br />

prassi.<br />

Una tale spiegazione diventa ancora più necessaria, se si tiene presente<br />

che gli errori d’indole dottrinale non sono mai stati sufficienti per contestare<br />

la validità del sacramento del battesimo. Infatti, già nella metà del<br />

III secolo il papa Stefano I, opponendosi alle decisioni di un sinodo africano<br />

dell’anno 256, ricorda che deve essere mantenuta l’antica prassi di<br />

imporre le mani in segno di penitenza, ma non di ribattezzare l’eretico<br />

che viene alla Chiesa cattolica. Così grande profitto reca il nome di Cristo<br />

per la fede e la santificazione, che chiunque è stato battezzato nel nome<br />

di Cristo, in qualsiasi parte sia ciò accaduto, ha conseguito la grazia<br />

di Cristo 1 . Lo stesso principio si mantenne nel sinodo di Arles del 314 2 .È<br />

ben conosciuta la lotta di Sant’Agostino contro i donatisti. Il vescovo<br />

d’Ippona afferma che la validità del sacramento non dipende né della<br />

santità personale del ministro, né dalla sua appartenenza alla Chiesa.<br />

Anche i non cattolici possono amministrare validamente il battesimo.<br />

Si tratta sempre però del battesimo della Chiesa cattolica, che non<br />

appartiene a coloro che si separano da essa, ma alla Chiesa dalla quale si<br />

sono separati 3 . Questa validità è possibile perché Cristo è il vero mini-<br />

_________________<br />

1 Cf. DH 110-111.<br />

2 Cf. DH 123.<br />

3 Cf. AGOSTINO, De Baptismo, I 12.19.<br />

29


30<br />

stro del sacramento: Cristo è l’unico che davvero battezza, siano Pietro,<br />

o Paolo, o Giuda a battezzare 4 . Il concilio di Trento, confermando questa<br />

tradizione, ha definito che il battesimo amministrato dagli eretici nel<br />

nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, con l’intenzione di fare<br />

ciò che fa la Chiesa cattolica, è vero battesimo 5 .<br />

I più recenti documenti della Chiesa cattolica mantengono la stessa<br />

dottrina. Il Codice di Diritto Canonico prescrive che non devono essere<br />

battezzati di nuovo coloro che sono stati battezzati in comunità ecclesiali<br />

non cattoliche (se non in caso di dubbio circa la materia o la forma<br />

o l’intenzione del ministro o del battezzato) 6 . Legato inevitabilmente a<br />

questo problema è quello di chi può essere ministro del battesimo nella<br />

Chiesa cattolica. Secondo lo stesso Codice, in caso di necessità può battezzare<br />

chiunque, purché mosso da retta intenzione 7 . Il Codice di Diritto<br />

Canonico riprende gli elementi fondamentali della dottrina tridentina e<br />

segnala più esplicitamente qual è la retta intenzione richiesta: “in caso<br />

di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l’intenzione<br />

richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria.<br />

L’intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando<br />

battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà<br />

salvifica universale di Dio e nella necessità del battesimo per la<br />

salvezza” 8 . Proprio per questa necessità del battesimo per la salvezza, la<br />

Chiesa cattolica ha avuto la tendenza a riconoscere largamente questa<br />

retta intenzione nel conferimento di questo sacramento, anche nel caso<br />

di una falsa comprensione della fede trinitaria come per es. nel caso degli<br />

ariani.<br />

Tenuto conto di questa radicata prassi della Chiesa, applicata senza<br />

alcun dubbio alla molteplicità di comunità cristiane non cattoliche sorte<br />

dopo la cosiddetta riforma del secolo XVI, si spiega facilmente che<br />

quando negli Stati Uniti d’America apparve il movimento religioso di<br />

Joseph Smith verso il 1830, nel quale si applicavano correttamente la<br />

materia e le parole della forma del battesimo, questo fosse ritenuto vali-<br />

_________________<br />

4 Cf. AGOSTINO, In Joh. Ev. trac. VI, 1, 7. Cf. CCC 1127.<br />

5 Cf. DH 1617.<br />

6 Cf. c. 869, § 2.<br />

7 Cf. c. 861, § 2.<br />

8 CCC 1256. Evidentemente la necessità del battesimo di cui parla non va intesa in senso<br />

assoluto; cf. ib. nn. 1257-1261.


do, alla stregua del battesimo di tante altre comunità ecclesiali non cattoliche.<br />

Joseph Smith e Oliver Cowdery, secondo la loro dottrina, ricevettero<br />

il sacerdozio aaronico nel 1829. Ora considerati sia lo stato della<br />

Chiesa negli Stati Uniti nel secolo XIX sia i mezzi di comunicazione sociale<br />

del tempo, pur se il nuovo movimento religioso ottenne un numero<br />

considerevole di aderenti, la conoscenza che le Autorità ecclesiastiche<br />

potevano avere degli errori dottrinali che in quel nuovo gruppo si professavano<br />

fu necessariamente molto limitata durante tutto il secolo. Per<br />

i casi pratici che potevano presentarsi, si applicava la risposta del<br />

Sant’Uffizio del 9 settembre 1868 data per le comunità cristiane del<br />

Giappone che erano rimaste isolate e senza sacerdoti dal tempo della<br />

persecuzione degli inizi del XVII secolo. Secondo questa risposta, 1)<br />

coloro dei quali si dubita se sono stati battezzati validamente, debbono<br />

essere considerati cristiani; b) il battesimo deve essere considerato valido<br />

in ordine alla validità del matrimonio (GASPARRI, Fontes, IV, n.<br />

1007).<br />

Nel secolo XX sempre più si acquisì nella Chiesa cattolica una conoscenza<br />

più approfondita degli errori trinitari che sotto gli stessi termini<br />

contiene la dottrina proposta dallo Smith e quindi sempre più si andò<br />

spargendo il dubbio sulla validità del battesimo conferito dai Mormoni,<br />

nonostante che la forma quanto alla materialità dei termini coincida con<br />

quella adoperata dalla Chiesa. Ne seguì che insensibilmente si creò una<br />

prassi non uniforme, in quanto coloro che avevano una certa conoscenza<br />

personale della dottrina dei Mormoni ritenevano invalido il loro battesimo,<br />

mentre la prassi comune continuava ad applicare il principio<br />

tradizionale della presunzione di validità di tale battesimo, mancando<br />

una norma ufficiale al riguardo. Negli ultimi anni, in seguito alla richiesta<br />

della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Conferenza Episcopale<br />

degli Stati Uniti ha intrapreso uno studio approfondito della delicata<br />

questione nella speranza di arrivare ad una conclusione definitiva.<br />

Da parte sua la Congregazione per la Dottrina della Fede ha sottoposto a<br />

nuovo esame il materiale pervenuto dagli Stati Uniti, e quindi ha potuto<br />

risolvere il dubbio proposto.<br />

Quali ragioni spingono adesso a questa posizione negativa rispetto<br />

alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, che sembra in<br />

contrasto con l’atteggiamento della Chiesa cattolica lungo i secoli?<br />

Secondo la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica sono quattro i<br />

requisiti per far sì che il sacramento del battesimo sia validamente am-<br />

31


32<br />

ministrato: la materia, la forma, l’intenzione del ministro e la retta disposizione<br />

del soggetto. Esaminiamo brevemente ciascuno dei quattro<br />

elementi nella dottrina e nella prassi dei Mormoni.<br />

I. La materia. Su questo punto non si pone nessun problema. Si tratta<br />

dell’acqua. I Mormoni praticano il battesimo per immersione 9 , che è<br />

uno dei modi della celebrazione del battesimo (applicazione della materia)<br />

che anche la Chiesa cattolica accetta.<br />

II. La forma. Abbiamo visto come nei testi magisteriali sul battesimo<br />

c’è un riferimento all’invocazione della Trinità. La formula trinitaria<br />

è necessaria per la validità del sacramento 10 . La formula usata dai<br />

Mormoni potrebbe sembrare a prima vista una formula trinitaria. Dice<br />

testualmente: “Essendo stato commissionato da Gesù Cristo, io ti battezzo<br />

nel nome dei Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo” 11 .<br />

Le somiglianze con la formula usata nella Chiesa cattolica sono, a<br />

prima vista, evidenti, ma in realtà sono soltanto apparenti. Non c’è, infatti,<br />

coincidenza dottrinale di fondo. Non c’è una vera invocazione della<br />

Trinità perché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, secondo la Chiesa<br />

di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, non sono le tre persone nelle<br />

quali sussiste l’unica divinità, ma tre dèi che formano una divinità.<br />

Ognuno è diverso dall’altro, anche se esistono in armonia perfetta 12 . Lo<br />

stesso termine divinità ha un contenuto soltanto operativo, non sostanziale,<br />

perché la divinità ha avuto origine quando i tre dèi decisero di<br />

unirsi e formare appunto la divinità per operare la salvezza dell’uomo 13 .<br />

Questa divinità e l’uomo condividono la stessa natura e sono sostanzialmente<br />

uguali. Dio Padre è un uomo esaltato, oriundo di un altro pianeta,<br />

che ha acquistato il suo status divino tramite una morte simile a quella<br />

umana, via necessaria alla divinizzazione 14 . Dio Padre ha avuto dei pa-<br />

_________________<br />

9 Cf. DOCTRINE AND COVENANTIS (D&C) 20:74.<br />

10 Ai testi già menzionati si può aggiungere ancora il concilio Lateranense IV (DH<br />

802).<br />

11 Cf. D&C 20:73.<br />

12 JOSEPH F. SMITH, ed., Teachings of Prophet Joseph Smith (TPJS), Salt Lake City:<br />

Desert Book, 1976, p. 372.<br />

13 Encyclopedia of Mormonis (EM), New York: Macmillan, 1992, Cf. Vol. 2, p. 552.<br />

14 Cf. TPJS, p. 345-346.


enti, e questo si spiega con la dottrina della regressione infinita degli<br />

dèi che inizialmente erano mortali 15 . Dio Padre ha una moglie, la Madre<br />

celeste, con la quale condivide la responsabilità della creazione. Procreano<br />

dei figli nel mondo spirituale. Il loro primogenito è Gesù Cristo,<br />

uguale a tutti gli uomini, il quale acquistò la sua divinità in un’esistenza<br />

pre-mortale. Anche lo Spirito Santo è figlio di genitori celesti. Il Figlio e<br />

lo Spirito Santo sono stati procreati dopo l’inizio della creazione del<br />

mondo a noi conosciuto 16 . Quattro dèi sono direttamente responsabili<br />

dell’universo, tre di essi hanno stabilito un’alleanza e formano così la<br />

divinità.<br />

Come facilmente si vede, alla coincidenza dei nomi non corrisponde<br />

in nessun modo un contenuto dottrinale che possa ricondursi alla dottrina<br />

cristiana sulla Trinità. Le parole Padre, Figlio e Spirito Santo per i<br />

Mormoni hanno un significato completamente diverso da quello cristiano.<br />

Le differenze sono talmente grandi, che non si può nemmeno considerare<br />

che questa dottrina sia un’eresia sorta da un falso intendimento<br />

della dottrina cristiana. L’insegnamento dei Mormoni ha una matrice<br />

completamente diversa. Non ci troviamo dunque di fronte al caso della<br />

validità del battesimo amministrato dagli eretici, affermata già fin dai<br />

primi secoli cristiani, né del battesimo conferito nelle comunità ecclesiali<br />

non cattoliche, contemplato nel canone 869, § 2.<br />

III. L’intenzione del ministro celebrante. Una tale diversità dottrinale,<br />

che riguarda la stessa nozione di Dio, impedisce che il ministro<br />

della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno abbia l’intenzione<br />

di fare ciò che fa la Chiesa cattolica quando conferisce il battesimo,<br />

cioè di fare ciò che Cristo ha voluto fare quando ha istituito e comandato<br />

a sacramento del battesimo. Ciò diventa ancora molto più evidente<br />

se si pensa che nella loro concezione il battesimo non è stato istituito<br />

da Cristo, ma da Dio, e incominciò con Adamo 17 . Cristo ha semplicemente<br />

comandato la pratica di questo rito; ma non si tratta di una novità.<br />

È chiaro che l’intenzione della Chiesa nel conferire il battesimo è<br />

certamente di eseguire il mandato di Cristo (cf. Mt 28, 19), ma allo stes-<br />

_________________<br />

15 Cf. TPJS, p. 373.<br />

16 Cf. EM; Vol. 2, p. 961.<br />

17 Cf. BOOK OF MOSES 6:64.<br />

33


34<br />

so tempo di conferire il sacramento che Cristo stesso ha istituito. Secondo<br />

il Nuovo Testamento c’è una differenza essenziale fra il battesimo di<br />

Giovanni e il battesimo cristiano. Il battesimo della Chiesa di Gesù Cristo<br />

dei Santi dell’ultimo giorno, che avrebbe la sua origine non in Cristo<br />

ma già dall’inizio della creazione 18 non è il battesimo cristiano, anzi, nega<br />

la sua novità. Il ministro mormone, che deve essere necessariamente<br />

il “sacerdote” 19 , dunque formato severamente nella propria dottrina, non<br />

può avere altra intenzione se non quella di fare ciò che fa la Chiesa di<br />

Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, che è molto diverso rispetto a<br />

quello che intende fare la Chiesa cattolica quando battezza, cioè il conferimento<br />

del sacramento del battesimo istituito da Cristo, che significa<br />

la partecipazione alla sua morte e alla sua risurrezione (cf. Rom 6, 3-11;<br />

Col 2, 12-13).<br />

Possiamo notare altre due differenze, non così fondamentali come<br />

quella precedente, ma che hanno pure una loro importanza:<br />

A) Secondo la Chiesa cattolica, il battesimo cancella non soltanto i<br />

peccati personali ma anche il peccato originale, e perciò anche i bambini<br />

sono battezzati per la remissione dei peccati (cf. i testi essenziali del<br />

concilio di Trento, DH 1513-1515). Questa remissione del peccato originale<br />

non è accettata dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />

giorno, che nega l’esistenza di tale peccato e perciò battezza soltanto le<br />

persone che hanno l’uso della ragione, al minimo otto anni, esclusi gli<br />

handicappati mentali 20 . Infatti, la pratica della Chiesa cattolica di conferire<br />

il battesimo ai bambini è una delle principali ragioni per la quale i<br />

Mormoni dicono che la Chiesa apostatò nei primi secoli e dunque i sacramenti<br />

in essa celebrati sono tutti invalidi.<br />

B) Se un fedele battezzato nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />

giorno, avendo rinnegato la propria fede o essendo stato scomunicato,<br />

desidera tornare, deve essere ribattezzato 21 .<br />

_________________<br />

18 JAMES E. TALMAGE, Articles of Faith (AF), Salt Lake City: Desert Book, 1990,<br />

Cf. p. 110-111.<br />

19 Cf. D&C 20:38-58. 107:13.14.20.<br />

20 Cf. AF, p. 113-116.<br />

21 Cf. AF, p. 129-131.


Anche per quanto riguarda questi ultimi elementi, è dunque chiaro<br />

che non si può considerare valido il battesimo dei Mormoni; non essendo<br />

un battesimo cristiano, il ministro non può avere l’intenzione di fare<br />

ciò che fa la Chiesa cattolica.<br />

IV. La disposizione del soggetto. Il battezzando, che ha già l’uso<br />

della ragione, è stato istruito con delle regole molto severe secondo la<br />

dottrina e la fede della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno.<br />

Si deve ritenere, pertanto, che non può pensare che il battesimo da<br />

lui ricevuto sia qualcosa di diverso da quanto gli è stato insegnato. Non<br />

sembra possibile che abbia una disposizione equivalente a quella che la<br />

Chiesa cattolica richiede per il battesimo degli adulti.<br />

Riassumendo possiamo dire: il battesimo della Chiesa cattolica e<br />

quello della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno differiscono<br />

essenzialmente, sia per quanto riguarda la fede nel Padre, nel Figlio<br />

e nello Spirito Santo, nel nome dei quali il battesimo viene conferito,<br />

sia per quanto riguarda il riferimento a Cristo che lo ha istituito. Per<br />

tutto questo si capisce che la Chiesa cattolica debba considerare invalido,<br />

vale a dire non possa considerare vero battesimo, il rito così chiamato<br />

dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno.<br />

È ugualmente necessario sottolineare che la decisione della Congregazione<br />

per la Dottrina della Fede è una risposta ad una questione particolare<br />

riguardante la dottrina sul battesimo dei Mormoni, e ovviamente<br />

non indica un giudizio sulle persone che aderiscono alla Chiesa di Gesù<br />

Cristo dei Santi dell’ultimo giorno. Inoltre, Cattolici e Mormoni si sono<br />

trovati spesso a lavorare insieme su una serie di problemi riguardanti il<br />

bene comune dell’intera umanità. Si può quindi sperare che attraverso<br />

ulteriori studi, il dialogo e la buona volontà, sia possibile progredire nella<br />

comprensione reciproca e nel mutuo rispetto.<br />

35


36<br />

Allegato 2<br />

Risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede<br />

ad un dubbio circa la validità del Battesimo<br />

conferito nella Chiesa di Gesù Cristo<br />

dei Santi dell’ultimo giorno<br />

1. Persistenza del dubbio<br />

P. Urbano Navarrete, SJ<br />

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha dato risposta negativa<br />

al dubbio se il battesimo conferito nella Chiesa di Gesù Cristo dei<br />

Santi dell’ultimo giorno, conosciuti come Mormoni, sia da ritenersi valido.<br />

La risposta suppone che c’era una prassi pastorale e amministrativa<br />

da parte della Chiesa cattolica non chiara e unitaria al riguardo.<br />

In un precedente articolo (L. LADARIA, La questione della validità<br />

del battesimo conferito nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />

giorno, L’Osservatore Romano, 16/17 luglio 2001) sono già state<br />

esposte le ragioni storico-dottrinali che fondano detta risposta. Pertanto<br />

mi limito ad illustrare gli effetti pastorali, amministrativi e giudiziari<br />

che possono derivare nella Chiesa cattolica, specialmente nel campo<br />

matrimoniale.<br />

2. Effetti pastorali e giuridici della “Risposta”<br />

La Risposta, a prescindere da altre considerazioni, ha una valenza<br />

pastorale e canonica di grande portata.<br />

Innanzitutto va rilevato che la decisione è finalizzata soprattutto a<br />

dare unità alla prassi pastorale, amministrativa e giudiziaria nella Chiesa<br />

nei confronti dei Mormoni, specialmente in caso di domanda di ammissione<br />

nella Chiesa cattolica oppure in caso di richiesta di matrimonio<br />

con un cattolico. Proprio per gli effetti canonici che essa comporta,<br />

la sua applicazione riveste carattere strettamente obbligatorio per tutti


coloro che hanno responsabilità amministrativa o giudiziaria nella<br />

Chiesa.<br />

Non si tratta, intatti, di una decisione soltanto dottrinale, ma di un<br />

provvedimento di grande rilievo canonico, specialmente nel campo matrimoniale.<br />

Va rilevato che la decisione della Congregazione per la Dottrina<br />

della Fede non stabilisce una presunzione, nel senso tecnico del<br />

termine, secondo cui praesumptio est rei incertae probabilis coniectura”<br />

(can. 1584); ma afferma una verità certa che deve reggere l’attività<br />

amministrativa e giudiziaria in tutta la Chiesa nelle fattispecie in cui sia<br />

da tener presente il battesimo dei Mormoni in relazione alla Chiesa. Basta<br />

che consti con certezza che un battesimo è stato amministrato nella<br />

Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, per ritenerlo invalido<br />

a tuffi gli effetti, senza ulteriori ricerche. Perciò d’ora in poi, nella<br />

problematica riguardante il battesimo dei Mormoni, il dubbio sul battesimo<br />

può versare soltanto sul fatto di essere stato amministrato nella<br />

Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, non però sull’invalidità<br />

del medesimo, se consta che è stato in essa amministrato.<br />

3. Catecumenato e sacramenti dell’iniziazione<br />

La Risposta suppone che i Mormoni a tutti gli effetti della prassi pastorale,<br />

amministrativa e giudiziaria della Chiesa non vanno considerati<br />

come appartenenti ad una “comunità ecclesiale non in piena comunione<br />

con la Chiesa cattolica”, ma semplicemente come non battezzati. Quindi<br />

se un mormone vuole farsi cattolico non possono essergli applicate le<br />

norme che reggono l’ammissione alla Chiesa dei cristiani non cattolici;<br />

ma semplicemente le norme riguardanti i non battezzati in assoluto che<br />

chiedono il battesimo nella Chiesa e si preparano per riceverlo, cioè le<br />

norme dei catecumeni (cf. canoni 606, 788, 1183, § 1).<br />

Da rilevare però che la catechesi in questo caso deve essere molto più<br />

intensa e accurata, in quanto si tratta in primo luogo di correggere e sradicare<br />

gli errori, molto gravi, che sottostanno agli stessi termini che la<br />

Chiesa adopera. Se la Conferenza Episcopale, a norma del can. 788, § 3,<br />

ha emanato statuti con cui ordinare il catecumenato, sarà necessario<br />

adattarli pastoralmente ai catecumeni provenienti dai mormoni, in<br />

quanto è del tutto necessaria per loro una catechesi molto specifica che<br />

tenga conto degli equivoci dottrinali in cui il catecumeno potrebbe in-<br />

37


38<br />

correre. Ovviamente il catecumenato ben fatto prepara comunque alla<br />

recezione dei sacramenti, specialmente ai sacramenti dell’iniziazione<br />

(cann. 851, 1°, 866).<br />

Proprio perché secondo la Risposta i Mormoni sono da considerare<br />

non battezzati, essi non godono del favore che il diritto concede agli appartenenti<br />

ad una comunità ecclesiale non cattolica di poter assistere al<br />

battesimo, insieme con un padrino cattolico, in qualità di testimone del<br />

battesimo (can. 874, § 2). Per lo stesso motivo non si possono applicare<br />

ai Mormoni i canoni che regolano la communicatio in sacris riguardo ai<br />

sacramenti della penitenza, dell’eucaristia e dell’unzione degli infermi<br />

con i cristiani non cattolici (cann. 844-845), dato che i Mormoni vanno<br />

considerati come non battezzati.<br />

4. Matrimonio<br />

a) Questione previa<br />

Nell’ambito del matrimonio, la decisione della Congregazione per la<br />

Dottrina della Fede ha una grande importanza, sia nel campo amministrativo<br />

sia in quello giudiziario. Proprio per tale motivo si pone una<br />

questione previa: questa decisione si applica anche ai matrimoni celebrati<br />

prima della sua pubblicazione oppure soltanto ai matrimoni che<br />

verranno celebrati dopo? La Risposta certamente non è una legge né<br />

un’interpretazione autentica di una legge positiva dubbia, che riguarderebbe<br />

soltanto il futuro (can. 9 e 16). Si tratta invece di una decisione<br />

che presuppone un dubbio riguardante la dottrina sul valore del battesimo<br />

dei Mormoni. Ora il battesimo era lo stesso sia prima che dopo la Risposta.<br />

Gli studi condotti al riguardo hanno portato alla certezza morale<br />

che tale battesimo non è valido, anche se la materia remota e prossima e<br />

le parole della forma prese materialmente sono quelle della Chiesa. Perciò<br />

la Risposta si applica ai matrimoni celebrati dai Mormoni sia prima<br />

che dopo la sua pubblicazione.<br />

b) Ammissione al matrimonio<br />

Ciò premesso, la prima conseguenza che va sottolineata è che il matrimonio<br />

dei Mormoni contratto fra di loro o con altra persona validamente<br />

battezzata non è matrimonio sacramento (can. 1055), e quindi le<br />

proprietà essenziali del matrimonio, l’unità e l’indissolubilità, non con-


seguono quella “peculiare stabilità in ragione del sacramento” che è<br />

propria del matrimonio cristiano (can. 1056). In altre parole, il matrimonio<br />

contratto fra appartenenti alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />

giorno o con una parte battezzata non è matrimonio rato né<br />

quindi rato e consumato, anche “se i coniugi hanno compiuto, in modo<br />

umano, l’atto per se idoneo alla generazione della prole, al quale il matrimonio<br />

è ordinato per sua natura” (cf. can. 1061).<br />

Per celebrare il matrimonio di un cattolico con un mormone, il parroco<br />

dovrà stare particolarmente attento a non applicare le norme dei matrimoni<br />

misti, relative al matrimonio “fra due persone battezzate delle<br />

quali una sia stata battezzata nella chiesa cattolica o in essa accolta dopo<br />

il battesimo e non separata dalla medesima con atto formale, l’altra invece<br />

sia iscritta a una Chiesa o comunità ecclesiale non in piena comunione<br />

con la Chiesa cattolica” (can. 1124). Il matrimonio di cui in questo<br />

canone è certamente vietato senza la licenza dell’Ordinario del luogo,<br />

il quale, adempiute le condizioni prescritte, la può concedere se vi è<br />

una giusta e ragionevole causa, ma il matrimonio sarebbe valido anche<br />

se celebrato senza tale licenza dato che la proibizione non costituisce<br />

una legge invalidante (cf. cann. 1125-1126).<br />

Debbono, invece, essere applicate le norme che reggono i matrimoni<br />

ai quali si oppone l’impedimento di disparità di culto, di cui al can.<br />

1086: “È invalido il matrimonio tra due persone, di cui una sia battezzata<br />

nella Chiesa cattolica o in essa accolta e non separata dalla medesima<br />

con atto formale, e l’altra non battezzata” (§ 1).<br />

I Mormoni sono da considerare non battezzati, quindi il matrimonio<br />

di uno di loro con un cattolico senza la dispensa dall’impedimento,<br />

concessa dall’autorità competente – l’Ordinario del luogo – è invalido,<br />

non solo illecito. L’Ordinario del luogo non deve concedere la<br />

dispensa se non consta dell’adempimento delle condizioni di cui ai<br />

cann. 1125-1126; tuttavia l’omissione di questo requisito previsto<br />

non rende nulla la concessione della licenza (§ 2). Va rilevato inoltre<br />

che in forza della Risposta non ha applicazione ai Mormoni il caso<br />

previsto nel § 3: “Se al tempo della celebrazione del matrimonio una<br />

parte era ritenuta comunemente battezzata o era dubbio il suo battesimo,<br />

si deve presumere a norma del can. 1060 la validità del matrimonio<br />

finché non sia provato con certezza che una parte era battezzata e<br />

l’altra invece non battezzata”. Oggi non c’è dubbio sulla non validità<br />

del battesimo dei Mormoni, quindi il caso previsto in questa norma di<br />

39


40<br />

per sé non si pone quando si tratta di un matrimonio fra un cattolico e<br />

un mormone.<br />

c) Forma di celebrazione<br />

Presupposta la dispensa dall’impedimento di disparità di culto, particolarmente<br />

delicata può diventare la celebrazione di un tale matrimonio<br />

per quanto concerne la forma canonica e liturgica.<br />

Da una parte non c’è dubbio che la forma canonica è obbligatoria per<br />

la validità del matrimonio fra un cattolico e un mormone (can. 1117);<br />

tuttavia l’Ordinario del luogo può dispensare, osservando le condizioni<br />

prescritte dal can. 1127, § 2. Dovrà però tener ben presente che, benché<br />

socialmente i Mormoni forse possano essere considerati cristiani, nel<br />

foro ecclesiastico sono da considerare non battezzati e quindi per la dispensa<br />

della forma canonica si dovranno applicare i criteri che la Conferenza<br />

Episcopale abbia stabilito per la dispensa della forma nei matrimoni<br />

fra un cattolico e uno non battezzato (cann. 1128 e 1127, § 2).<br />

Per quanto riguarda la forma liturgica, bisogna tener ben presenti le<br />

differenze che sia il can. 1118 sia i libri liturgici stabiliscono fra il matrimonio<br />

di un cattolico con un battezzato non cattolico, e il matrimonio di<br />

un cattolico con un non battezzato. Secondo il can. 1118 il matrimonio<br />

tra cattolici o tra una parte cattolica e un’altra non cattolica battezzata<br />

deve essere celebrato nella chiesa parrocchiale; con il permesso dell’Ordinario<br />

del luogo o del parroco potrà essere celebrato in altra chiesa<br />

o oratorio (§ 1) tuttavia l’Ordinario del luogo può permettere che il matrimonio<br />

sia celebrato in altro luogo conveniente (§ 2); invece la celebrazione<br />

in chiesa non è obbligatoria, ma soltanto permessa, se si tratta<br />

di un matrimonio fra cattolico e non battezzato (§ 3). Quindi al matrimonio<br />

di un cattolico con un mormone, a prescindere dalla prassi che<br />

sia stata seguita prima, dopo la Risposta della Congregazione per la<br />

Dottrina della Fede deve essere applicata la norma del § 3 del can. 1118.<br />

d) Privilegio paolino<br />

È dottrina cattolica che “il matrimonio rato e consumato non può essere<br />

sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la<br />

morte” (can. 1141), mentre i matrimoni non rati anche se consumati, dati<br />

determinati presupposti, possono essere sciolti per la potestà concessa<br />

da Cristo alla Chiesa. La Risposta della Congregazione per la Dottrina<br />

della Fede ha una rilevanza particolare in questo settore. Dato che il bat-


tesimo dei Mormoni va considerato non valido a tutti gli effetti amministrativi<br />

e giudiziali, per quanto concerne il loro eventuale scioglimento,<br />

il loro matrimonio va trattato come tutti i matrimoni che non sono rati<br />

anche se consumati. E in primo luogo può avere applicazione il privilegio<br />

paolino, se si verificano le condizioni che tale istituto richiede.<br />

La prima condizione perché possa essere applicato il privilegio paolino<br />

è che il matrimonio sia stato celebrato fra due non battezzati. Nel<br />

caso dei Mormoni le possibilità sono due: che il matrimonio sia stato celebrato<br />

fra due Mormoni oppure fra un mormone e un altro non battezzato.<br />

Per semplificare, prendiamo in considerazione soltanto il matrimonio<br />

fra due Mormoni.<br />

La seconda condizione è il battesimo di uno dei due coniugi. Ripetiamo<br />

che nel caso presente non si tratta, nonostante le apparenze, dell’ammissione<br />

alla piena comunione della Chiesa di un cristiano appartenente<br />

ad una comunità ecclesiale che non è in piena comunione con la medesima,<br />

ma della conversione e battesimo di un non battezzato, con la<br />

particolare difficoltà che abbiamo sottolineato sopra parlando del catecumenato,<br />

che nel caso viene aggravata dal fatto che si tratta di una persona<br />

sposata con un coniuge che rimane negli errori dei Mormoni, dai<br />

quali il coniuge battezzato ha dovuto liberarsi per accettare le verità della<br />

fede cristiana.<br />

Superato il catecumenato e ricevuto il battesimo, perché possa essere<br />

applicato il privilegio paolino si richiede il cosiddetto “discessus” del<br />

coniuge che rimane mormone. Tale “discessus” si verifica se costui<br />

“non vuole coabitare con la parte battezzata o non vuole coabitare pacificamente<br />

senza offesa al Creatore, eccetto che sia stata questa a darle,<br />

dopo il battesimo, una giusta causa per separarsi” (can. 1143, § 2). Anche<br />

su questo punto, il caso di un coniuge mormone che si battezza di<br />

per sé sembra debba comportare peculiari difficoltà perché il coniuge<br />

non battezzato, specialmente se è fervente credente e praticante della<br />

dottrina dei Mormoni, voglia coabitare pacificamente con la parte battezzata<br />

senza offesa al Creatore. Un semplice pagano, infatti, di solito<br />

ha ignoranza piuttosto che errori radicati in materie religiose, specialmente<br />

relative al cristianesimo; un mormone invece ha un insieme di errori,<br />

generalmente molto radicati, espressi per di più con termini presi<br />

dalla Rivelazione e dalla teologia cristiana. Una pastorale accurata dovrà<br />

assistere in modo molto peculiare la parte battezzata, illuminandola<br />

sulle possibilità di soluzione che le offre il privilegio paolino, se vera-<br />

41


42<br />

mente la vita con il coniuge non battezzato diventa molto difficile per<br />

l’esercizio della vita cristiana.<br />

Perché il coniuge battezzato possa validamente contrarre nuovo matrimonio,<br />

si deve sempre interpellare la parte non battezzata se voglia<br />

essa pure ricevere il battesimo, o se almeno voglia coabitare con la parte<br />

battezzata pacificamente, senza offesa al Creatore (can. 1144, § 1). Nel<br />

caso dei Mormoni, per quanto riguarda la domanda se vuole ricevere il<br />

battesimo, sarà pastoralmente necessaria una spiegazione assai approfondita,<br />

anzi una vera catechesi, sul senso del nuovo battesimo, essenzialmente<br />

diverso da quello ricevuto nella sua Chiesa di Gesù Cristo<br />

dei Santi dell’ultimo giorno. Nella pratica non sembra facile che si possano<br />

dare dei casi nei quali, da un lato, la parte battezzata abbia fondamento<br />

sufficiente per tentare l’iter verso un eventuale futuro matrimonio<br />

cristiano e, dall’altro canto, che il coniuge non battezzato si decida<br />

anche a ricevere il battesimo di fronte a questa eventualità. Per lo più il<br />

non battezzato risponderà negativamente. Anche riguardo alla domanda<br />

se vuole coabitare pacificamente con la parte battezzata, senza offesa al<br />

Creatore, per lo più risponderà negativamente. Tuttavia può verificarsi<br />

il caso, anche fra i Mormoni, che di fronte alla possibilità di cui gode il<br />

coniuge battezzato di contrarre secondo matrimonio, il coniuge non battezzata<br />

accetti le condizioni di coabitare pacificamente, rispettando le<br />

esigenze religiose dell’altro. In questa ipotesi, probabilmente poco frequente,<br />

si richiede una cura pastorale molto attenta verso la parte battezzata<br />

per sostenerla nella sua convivenza coniugale che senza dubbio diventerà<br />

non facile, a causa della diversità della fede e dei sentimenti religiosi.<br />

Ovviamente tale interpellazione può essere omessa quando “da un<br />

procedimento almeno sommario e extragiudiziale risulti che non è possibile<br />

o che sarebbe inutile farla” (c. 1144, § 2). Se la parte non battezzata<br />

risponde negativamente all’interpellazione o questa è stata omessa legittimamente,<br />

“la parte battezzata ha diritto a contrarre nuovo matrimonio<br />

con una parte cattolica” (can. 1146) e il primo matrimonio verrà sciolto<br />

al momento stesso della celebrazione del secondo (can. 1143, § 1).<br />

L’Ordinario del luogo, osservata la normativa dei matrimoni misti,<br />

può concedere che la parte battezzata possa contrarre matrimonio, applicando<br />

il privilegio paolino, con una parte non cattolica, battezzata o<br />

non battezzata (can. 1147). Nel caso dei Mormoni, difficilmente sarà<br />

pastoralmente consigliabile concedere la dispensa dall’impedimento di


disparità di culto perché la parte battezzata possa contrarre un secondo<br />

matrimonio con un altro mormone. La convivenza coniugale infatti con<br />

uno che professa gli stessi errori dai quali il neofita con tanta fatica è riuscito<br />

a liberarsi comporterebbe pericoli non indifferenti per la sua fede e<br />

per la pratica della sua vita cristiana.<br />

I Mormoni attualmente non ammettono la poligamia. Perciò il privilegio<br />

di cui gode il non battezzato che abbia contemporaneamente più<br />

mogli non battezzate, secondo il quale, se riceve il battesimo nella Chiesa<br />

cattolica, può ritenerne una qualsiasi, licenziando le altre (can. 1148),<br />

non può avere applicazione ai Mormoni. Invece può essere loro applicabile<br />

l’altro privilegio previsto nel diritto (can. 1149), secondo il quale in<br />

caso di due coniugi non battezzati, se uno di loro, ricevuto il battesimo<br />

nella Chiesa cattolica, non può stabilire la coabitazione con l’altro coniuge<br />

non battezzato a causa della prigionia o della persecuzione, può<br />

contrarre un altro matrimonio, anche se nel frattempo l’altra parte avesse<br />

ricevuto il battesimo, ferma restando che dopo il battesimo dei due<br />

non ci sia stata la consumazione del loro matrimonio.<br />

e) Scioglimento del matrimonio “in favorem fidei”<br />

Ci sono matrimoni celebrati fra due non battezzati che, anche se uno<br />

di loro si battezza, non adempiono le condizioni del privilegio paolino.<br />

Inoltre ci sono i matrimoni celebrati fra un battezzato e uno non battezzato<br />

ai quali ovviamente non può essere applicato il privilegio paolino,<br />

che richiede come punto di partenza un matrimonio celebrato fra due<br />

non battezzati. Tali matrimoni però, dati determinati presupposti, possono<br />

essere sciolti dalla potestà suprema del Romano Pontefice. Nel caso<br />

dei Mormoni, applicando la Risposta della Congregazione per la<br />

Dottrina della Fede, tali fattispecie possono verificarsi sia nei matrimoni<br />

fra due Mormoni che nei matrimoni fra un mormone e un battezzato<br />

sia cattolico sia non cattolico. Dato che è certo che il battesimo dei Mormoni<br />

non è valido, si ha la certezza che il matrimonio fra due Mormoni<br />

e il matrimonio di un mormone con un battezzato non è rato e quindi è<br />

suscettibile di essere sciolto come gli altri matrimoni fra due non battezzati<br />

oppure fra un battezzato e uno non battezzato, purché si verifichino<br />

le condizioni richieste.<br />

Dopo la Risposta non può esserci dubbio che, per i casi che possano<br />

presentarsi, ai matrimoni dei Mormoni si debbono applicare le Norme<br />

della Congregazione per la Dottrina della Fede relative allo scioglimen-<br />

43


44<br />

to del matrimonio “in favorem fidei”. Per economia procedurale sarà<br />

opportuno che nelle Curie diocesane i casi dei Mormoni vengano istruiti<br />

con particolare diligenza, specialmente per quanto riguarda la prova<br />

del battesimo ricevuto nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />

giorno, punto chiave per avere la certezza che la persona in questione<br />

non è stata battezzata validamente. Gli altri elementi di prova sono quelli<br />

richiesti nelle Norme per tutti i casi.<br />

f) Cause di nullità<br />

La Risposta potrebbe dare luogo ad alcune cause di nullità dei matrimoni<br />

celebrati fra Mormoni e cattolici, sia di matrimoni celebrati prima<br />

che dopo la pubblicazione della medesima. La causa principale di tali<br />

nullità senza dubbio viene costituita dalla non difficile confusione fra le<br />

due specie di matrimoni misti: quella cioè fra un cattolico e uno iscritto<br />

a una comunità ecclesiale non in piena comunione con la Chiesa cattolica<br />

(can. 1124) e quella fra un cattolico e uno non battezzato (can. 1086).<br />

Come abbiamo accennato sopra, il matrimonio fra cattolici e altri<br />

battezzati non cattolici è proibito senza la licenza dell’Ordinario del<br />

luogo, ma è valido anche se celebrato senza tale licenza, mentre il matrimonio<br />

fra un cattolico e uno non battezzato non solo è proibito, ma la<br />

proibizione comporta un impedimento, che se non interviene la dispensa,<br />

rende nullo il matrimonio. Perciò se un matrimonio fra un cattolico e<br />

un mormone fosse stato trattato nel passato o lo fosse nell’avvenire come<br />

matrimonio fra cattolico e battezzato, e quindi senza la dispensa dall’impedimento<br />

di disparità di culto, tale matrimonio dovrebbe essere sanato<br />

in radice, se si verificano le condizioni richieste, altrimenti sarebbe<br />

suscettibile di una causa di nullità matrimoniale. Riguardo agli altri capi<br />

di nullità, non sembra ci siano cause specifiche nei matrimoni fra cattolici<br />

e Mormoni che potrebbero dare fondamento a nullità particolari.


Prot. N. 2330/00/L<br />

CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO<br />

E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI<br />

Risposte a quesiti<br />

sull’obbligo della celebrazione della Liturgia delle Ore*<br />

La celebrazione integra e quotidiana della Liturgia delle Ore è, per i<br />

sacerdoti e i diaconi aspiranti al presbiterato, parte sostanziale del loro<br />

ministero ecclesiastico.<br />

Sarebbe, perciò, una visione impoverita intendere la celebrazione<br />

della Liturgia delle Ore come il semplice adempimento di un obbligo<br />

canonico, per quanto effettivamente lo sia, senza considerare che l’ordinazione<br />

sacramentale conferisce al diacono e al sacerdote l’ufficio proprio<br />

e specifico di elevare a Dio Uno e Trino la lode per la sua sovrana<br />

bontà e bellezza e per il suo disegno misericordioso riguardo alla nostra<br />

salvezza soprannaturale.<br />

<strong>Insieme</strong> con la lode, i sacerdoti e i diaconi presentano alla Maestà Divina<br />

le preghiere di intercessione, affinché voglia venire incontro alle<br />

necessità spirituali e temporali, sia della Chiesa, sia dell’intero genere<br />

umano.<br />

Il “sacrificio della lode” si realizza anzitutto nella celebrazione della<br />

santissima Eucaristia, ma è preparato e prolungato nella celebrazione<br />

della Liturgia delle Ore (cf. PNLO, n. 12), la cui forma privilegiata è la<br />

celebrazione comunitaria, sia in una comunità di chierici, sia di religiosi;<br />

è pure molto auspicabile che si aggiunga la partecipazione dei fedeli<br />

laici.<br />

La Liturgia delle Ore, però, chiamata pure Ufficio Divino o Breviario,<br />

non perde affatto di valore quando è recitata da soli o, in certo senso,<br />

_________________<br />

* La traduzione dal latino è nostra.<br />

45


46<br />

“privatamente”, dal momento che “quelle preghiere sono fatte privatamente,<br />

ma non implorano cose private” (GILBERTUS DE HOLLAND,<br />

Sermo XXIII in Cant., in PL 184, 120).<br />

In effetti, anche in tali circostanze, quella preghiera non è un atto<br />

privato, ma appartiene al culto pubblico della Chiesa, in modo tale che<br />

il ministro sacro adempie, nel recitarla, al suo ufficio ecclesiastico: il<br />

sacerdote o il diacono, che nell’intimità di una chiesa o di un oratorio,<br />

oppure nella propria casa si dedica alla celebrazione dell’Ufficio Divino,<br />

anche quando nessuno è presente, compie un atto eminentemente<br />

ecclesiale, in nome della Chiesa e a favore della Chiesa, anzi per<br />

l’intera famiglia umana, come si legge nel Pontificale Romano: “Volete<br />

custodire e alimentare nel vostro stato di vita lo spirito di orazione<br />

e adempiere fedelmente l’impegno della Liturgia delle Ore, secondo<br />

la vostra condizione, insieme con il popolo di Dio per la Chiesa e il<br />

mondo intero?” (cf. Pontificale Romano, Rito dell’Ordinazione dei<br />

Diaconi).<br />

E così, nello stesso rito di ordinazione diaconale, il sacro ministro<br />

domanda e riceve dalla Chiesa il mandato di celebrare la Liturgia delle<br />

Ore, che, pertanto, appartiene all’ambito dei compiti ministeriali dell’ordinato,<br />

e va ben oltre la sua pietà personale. I ministri sacri, insieme<br />

con il Vescovo, sono congiunti nel ministero d’intercessione del popolo<br />

di Dio loro affidato, come Mosè (Es 17, 8-16) e gli Apostoli (1Tim 2, 1-<br />

6) e lo stesso Gesù Cristo, “che è alla destra del Padre e intercede per<br />

noi” (Rm 8, 34). Negli stessi Principi e Norme per la Liturgia delle Ore,<br />

al n. 108 si afferma: “Chi recita i salmi nella Liturgia delle Ore, li recita<br />

non tanto a nome proprio quanto a nome di tutto il Corpo di Cristo, anzi<br />

nella persona di Cristo stesso”.<br />

Negli stessi Principi, al n. 29 si afferma: “I vescovi, dunque, i sacerdoti<br />

e gli altri ministri sacri, che hanno ricevuto dalla Chiesa il mandato<br />

di celebrare la Liturgia delle Ore, recitino ogni giorno tutte le Ore, osservando,<br />

per quanto è possibile, il loro vero tempo”.<br />

Il Codice di Diritto Canonico, da parte sua, al can. 276 § 2, n. 3 stabilisce:<br />

“i sacerdoti, come pure i diaconi aspiranti al presbiterato, sono obbligati<br />

a celebrare ogni giorno la Liturgia delle Ore, secondo i propri libri<br />

liturgici regolarmente approvati; i diaconi permanenti la celebrino<br />

per la parte definita per essi dalla Conferenza Episcopale”.<br />

Ciò premesso, alle questioni proposte si può rispondere come segue:


1) Qual è il pensiero della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina<br />

dei Sacramenti circa l’estensione dell’obbligo di celebrare o<br />

recitare quotidianamente la Liturgia delle Ore?<br />

R. Quanti sono stati ordinati hanno l’obbligo morale, in virtù della<br />

stessa ordinazione ricevuta, di celebrare o recitare integralmente e quotidianamente<br />

l’Ufficio Divino, come appare dal rito dell’ordinazione<br />

diaconale ed è canonicamente stabilito dal citato canone 276 § 2, n. 3<br />

del C.I.C. Questa recita non ha il carattere di una devozione privata, né<br />

di un pio esercizio scelto di propria volontà del chierico, ma è un atto<br />

proprio del sacro ministero e dell’ufficio pastorale.<br />

2) L’obbligo “sub gravi” si estende alla recita integrale dell’Ufficio<br />

Divino?<br />

R. Occorre tenere presente quanto segue:<br />

a) un motivo grave, sia di salute, sia di ministro pastorale, sia di esercizio<br />

della carità, sia di stanchezza a motivo del lavoro, non però<br />

un lieve incomodo, può scusare dalla recita parziale o anche totale<br />

dell’Ufficio Divino, secondo il principio generale: lex ecclesiastica<br />

mere positiva non obligat cum gravi incommodo;<br />

b) l’omissione, sia totale sia parziale dell’Ufficio Divino, per pigrizia<br />

o per compiere azioni non necessarie, non è lecita, ed anzi costituisce<br />

un disprezzo, secondo la gravità della materia, dell’ufficio<br />

ministeriale e della legge positiva della Chiesa;<br />

c) per omettere la recita delle Lodi e dei Vespri è richiesta una causa<br />

di maggiore gravità, poiché queste Ore Liturgiche sono il “duplex<br />

cardo Officii cotidiani” (SC 89);<br />

d) se il sacerdote, nello stesso giorno, deve celebrare più volte la<br />

Santa Messa, oppure deve attendere a ricevere le confessioni sacramentali<br />

per più ore, oppure deve predicare più volte, e questo è<br />

per lui motivo di stanchezza, può con tranquilla coscienza ritenere<br />

di avere una legittima ragione per omettere una parte proporzionata<br />

dell’Ufficio Divino;<br />

e) l’Ordinario proprio del sacerdote o del diacono può, ex iusta causa<br />

aut gravi, quando ricorre il caso, dispensarlo in parte o in tutto<br />

dalla recita dell’Ufficio Divino, oppure commutarla con un altro<br />

atto di pietà (come, ad esempio, il rosario mariano, la Via crucis,<br />

la lettura biblica o spirituale o la meditazione protratta per un tempo<br />

ragionevole, ecc.).<br />

47


48<br />

3) Qual è al riguardo l’incidenza del criterio della “veritas temporis”?<br />

R. La risposta esige delle distinzioni, a seconda della diversità dei casi.<br />

a) L’Ufficio delle Letture non è legato in senso stretto a un tempo determinato,<br />

e quindi lo si può celebrare in qualunque ora, e lo si<br />

può omettere se esiste una delle cause tra quelle indicate al n. 2.<br />

Secondo la consuetudine, l’Ufficio delle Letture si può celebrare<br />

a partire dalle ore serali o notturne del giorno precedente, dopo la<br />

celebrazione dei Vespri (cf. PNLO, n. 59).<br />

b) Lo stesso si dica dell’Ora Media, giacché neppure ad essa è assegnato<br />

un tempo determinato. Per la sua recita si osservi il tempo<br />

che intercorre tra le ore mattutine e quelle vespertine. Al di fuori<br />

del coro, dalle tre Ore di Terza, Sesta e Nona “si può scegliere<br />

quella che più si adatta al momento della giornata, in modo che sia<br />

conservata la tradizione di pregare nel corso della giornata nel<br />

mezzo del lavoro” (PNLO, n. 77).<br />

c) Di per sé le Lodi debbono essere recitate nelle ore del mattino, e i<br />

Vespri nelle ore serali, come indicano le stesse denominazioni; se<br />

qualcuno, però, non può recitare le Lodi nelle ore del mattino, ha<br />

l’obbligo di recitarle appena possibile. Ugualmente, se i Vespri<br />

non possono essere recitati nelle ore serali, si dovranno recitare appena<br />

possibile. In altre parole, l’ostacolo che impedisce la “veritas<br />

horarum” non costituisce di per sé una causa scusante dal recitare<br />

le Lodi o i Vespri, poiché si tratta di “ore principali” (SC 89), che<br />

“si devono tenere in grandissima considerazione” (PNLO, n. 40).<br />

Chi celebra con animo volenteroso la Liturgia delle Ore ed eleva con<br />

ardore le lodi al Creatore dell’universo, dopo l’Inno dell’Ora competente,<br />

può recuperare almeno la salmodia dell’Ora omessa e concludere<br />

con una sola lettura breve e una preghiera.<br />

Queste risposte siano di pubblico diritto, con il consenso della Congregazione<br />

per il Clero.<br />

Città del Vaticano, 15 novembre 2000<br />

Jorge A. Card. MEDINA ESTÉVEZ<br />

Prefetto<br />

✠ Francesco Pio TAMBURRINO<br />

Arcivescovo Segretario


Allegato al Prot. 291/01/L<br />

La Comunione sotto le due specie<br />

La “Institutio Generalis Missalis Romani” approvata dal Santo Padre<br />

Giovanni Paolo II in data 20 aprile 2000, contiene al n. 283 diverse<br />

disposizioni che estendono, nell’ambito del solo Rito Romano, le possibilità<br />

della distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie.<br />

Lo scopo di questo breve commento non è di tracciare la storia di<br />

questa prassi liturgica e nemmeno di approfondire il senso di questa forma<br />

di ricevere il Sacramento del Corpo e Sangue del Signore Gesù, ma<br />

si tratta semplicemente di cercare di meglio spiegare la normativa in vigore<br />

al riguardo.<br />

Ecco il testo della Institutio Generalis Missalis Romani, n. 283:<br />

“Communio sub utraque specie permittitur, praeter casus in libris ritualibus<br />

expositos:<br />

a) sacerdotibus qui sacrum celebrare vel concelebrare non possunt;<br />

b) diacono et ceteris qui aliquod officium in Missa implent;<br />

c) sodalibus communitatum in Missa conventuali vel in illa quae<br />

“communitatis” dicitur, alumnis seminariorum, omnibus qui<br />

exercitiis spiritualibus vacant vel conventum spiritualem aut pastoralem<br />

participant.<br />

Episcopus dioecesanus normas circa Communionem sub utraque<br />

specie pro sua dioecesi definire potest, etiam in ecclesiis religiosorum et<br />

in parvis coetibus servandas. Eidem Episcopo facultas datur Communionem<br />

sub utraque specie permittendi, quoties id sacerdoti cui uti pastori<br />

proprio communitas commissa est opportunum videatur, dummodo<br />

fideles bene instructi sint et absit omne periculum profanationis Sacramenti<br />

vel ritus difficilior evadat, ob multitudinem participantium<br />

aliamve causam.<br />

Quod autem ad modum distribuendi fidelibus sacram Communionem<br />

sub utraque specie, et ad facultatis extensionem Conferentiae Episcoporum<br />

normas edere possunt, actis a Sede Apostolica recognitis”.<br />

49


50<br />

“Fuori dei casi segnalati nei libri rituali, la Comunione sotto le due<br />

specie eucaristiche si permette:<br />

a) ai sacerdoti che non possono celebrare o concelebrare la S. Messa;<br />

b) al diacono e alle altre persone che svolgono qualche ufficio nella<br />

celebrazione della S. Messa;<br />

c) ai membri delle comunità nella Messa conventuale oppure in<br />

quella che viene chiamata «della comunità», agli alunni dei Seminari,<br />

a quelli che fanno esercizi spirituali oppure partecipano in<br />

adunanze spirituali o pastorali.<br />

Il Vescovo diocesano può emanare per la sua diocesi norme sulla Comunione<br />

sotto le due specie, e queste debbono essere osservate anche<br />

nelle chiese dei religiosi e nelle Messe che si celebrano con piccoli<br />

gruppi. Si concede al Vescovo diocesano la facoltà di permettere la Comunione<br />

sotto le due specie quando ciò sembrerà opportuno al sacerdote,<br />

in quanto pastore proprio di quella comunità, a condizione che i fedeli<br />

abbiano ricevuto un’appropriata istruzione e venga escluso il pericolo<br />

di profanazione del Sacramento, oppure che il rito non diventi più difficile<br />

da compiere sia per l’elevato numero dei partecipanti, sia per un’altra<br />

giusta causa.<br />

Per ciò che riguarda il modo di distribuire ai fedeli la Santa Comunione<br />

sotto le due specie, e all’estensione di tale facoltà, la Conferenza<br />

dei Vescovi può emanare norme, le quali debbono essere sottoposte alla<br />

“recognitio” della Sede Apostolica”.<br />

Queste norme liturgiche costituiscono un’estensione notevole di<br />

quanto finora stabilito, e sembra opportuno darne al riguardo qualche<br />

spiegazione.<br />

I principi generali sono i seguenti:<br />

1. Rimangono in vigore tutti i numerosi casi contenuti nella legislazione<br />

precedente e nei libri liturgici finora promulgati, per ciò che<br />

riguarda le diverse possibilità di distribuire la S. Comunione sotto<br />

le due specie;<br />

2. I casi segnalati nelle lettere a), b) e c) sono riformulazioni o ritocchi<br />

di concessioni precedentemente ammesse;


3. D’ora in poi è competenza del Vescovo diocesano (e questo è un<br />

atto legislativo che non può essere delegato, cfr. cann. 135, § 2;<br />

391) di emanare norme per la sua diocesi sulla distribuzione della<br />

S. Comunione sotto le due specie. La competenza del Vescovo è,<br />

conforme al diritto, primaria (cfr. can. 381, § 1), e non è sottoposta<br />

ad una previa «autorizzazione» della Conferenza Episcopale.<br />

4. La competenza del Vescovo diocesano si estende sino a rimettere<br />

a ciascun sacerdote in quanto pastore proprio di quella comunità<br />

il giudizio sull’opportunità di distribuire la S. Comunione sotto le<br />

due specie, al di fuori dei casi segnalati nei quali essa viene sconsigliata.<br />

5. Il paragrafo finale del n. 283 concede alle Conferenze Nazionali<br />

dei Vescovi la facoltà sussidiaria di legiferare in materia.<br />

Questa facoltà deve essere correttamente intesa, cioè:<br />

I Vescovi membri dell’Assemblea della Conferenza possono emanare<br />

norme in materia, ma non è necessario che lo facciano. Se decidono di<br />

emanare norme, questo dev’essere perché lo giudicano necessario, e non<br />

per il semplice desiderio di legiferare. Se emanano norme, esse debbono<br />

essere approvate in seduta dall’Assemblea Plenaria della Conferenza,<br />

con la dovuta maggioranza dei 2/3 dei membri aventi pieno diritto.<br />

Le norme approvate debbono essere sottoposte alla recognitio della<br />

Sede Apostolica, senza la quale non hanno valore vincolante.<br />

La materia dell’eventuale normativa è:<br />

- il modo della distribuzione della S. Comunione sotto ambedue le<br />

specie, cioè se bevendo nel calice, se utilizzando un cucchiaino o<br />

una cannula, se per intinzione, e d’altra parte l’estensione della facoltà,<br />

stabilendo qualche restrizione richiesta dalle particolari circostanze<br />

generalizzate nell’ambito delle diocesi appartenenti alla<br />

Conferenza. È chiaro che le norme della legislazione particolare<br />

della Conferenza non possono né annullare le concessioni generali<br />

contenute nel diritto liturgico, e nemmeno annullare le facoltà<br />

del Vescovo diocesano.<br />

Sembra che possa essere applicato un principio generale enunciato<br />

dal Concilio Vaticano II, sebbene in un’altra materia: «la libertà non<br />

51


52<br />

viene ristretta a meno che ciò sia necessario e nella misura che lo sia»<br />

(Dignitatis humanae n. 7).<br />

Sarebbe opportuno che i Vescovi diocesani studino quanto stabilito<br />

nel n. 283 della Institutio Generalis Missalis Romani, ed emanino poche<br />

e semplici norme sulla distribuzione della S. Comunione sotto le<br />

due specie, sottolineando soprattutto i criteri pastorali affinché essa diventi<br />

uno stimolo per una fede sempre più consapevole del fatto che la<br />

Comunione eucaristica è partecipazione al Sacrificio di Cristo, che si fa<br />

presente in ogni celebrazione della S. Messa. Ricevere degnamente la S.<br />

Comunione è certamente ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo, veramente<br />

e sostanzialmente presente sotto le specie eucaristiche, ma va<br />

sottolineato che questa presenza ha una dimensione sacrificale, poiché,<br />

nella celebrazione dell’Eucaristia, Cristo è presente come offerto in sacrificio<br />

ed è ricevuto come vittima della Nuova Alleanza: pertanto chi<br />

riceve la S. Comunione inserisce se stesso nel movimento di offerta che<br />

è quello di Cristo e che è la sostanza della vita cristiana (Rom 12, 1).<br />

APPENDICE:<br />

Jorge A. Card. MEDINA ESTÉVEZ<br />

Prefetto<br />

✠ Francesco Pio TAMBURRINO<br />

Arcivescovo Segretario<br />

Elenco dei casi nei quali è possibile la Comunione sotto le due specie,<br />

secondo la legislazione liturgica in vigore:<br />

Ordo Confirmationis, Praenotanda n. 13<br />

Ordo Initiationis Christianis Adultorum, n. 368<br />

Ordo Celebrandi Matrimonium, n. 76


CONGREGAZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE<br />

DEI POPOLI<br />

Istruzione<br />

sull’invio e la permanenza all’estero<br />

dei Sacerdoti del clero diocesano<br />

dei territori di missione<br />

1. La missione universale dei presbiteri «fino agli ultimi confini della<br />

terra» (At 1, 8) è stata ribadita con forza dal Concilio Vaticano II e dal<br />

Magistero dei Pontefici 1 . Nel Decreto sull’attività missionaria Ad gentes,<br />

i Padri Conciliari esortavano i presbiteri ad essere “profondamente<br />

convinti che la loro vita è stata consacrata anche al servizio delle missioni”<br />

2 .<br />

Lo spirito che anima questa apertura del servizio presbiterale è innanzitutto<br />

missionario, nelle varie situazioni del mondo d’oggi, in modo<br />

particolare l’evangelizzazione verso le popolazioni e i contesti socio-culturali<br />

in cui Cristo e il suo Vangelo non sono conosciuti 3 .<br />

I Padri Conciliari avevano così continuato ed ampliato l’intuizione<br />

profetica dell’Enciclica Fidei donum di Pio XII, che, come sottolinea<br />

autorevolmente il Santo Padre Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Redemptoris<br />

missio: “incoraggiò i Vescovi a offrire alcuni dei loro sacerdoti<br />

per un servizio temporaneo alle Chiese d’Africa, approvando le<br />

iniziative già esistenti” 4 .<br />

_________________<br />

1 Cfr. CONC. ECUM. VAT. II, Decreto sul ministero e la vita sacerdotale Presbyterorum<br />

Ordinis, 10: AAS 58 (1966) 1007; GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptoris<br />

missio, 7 dicembre 1990, 67-68: AAS 83 (1991) 315-326.<br />

2 CONC. ECUM. VAT. II, Decreto sull’attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 39:<br />

AAS 58 (1966) 986-987.<br />

3 Cfr. Lett. enc. Redemptoris Missio, 33: AAS 83 (1991) 278-279.<br />

4 Lett. enc. Redemptoris missio, 68. Cfr. pure S. CONGREGAZIONE PER IL CLE-<br />

RO, Note direttive Postquam apostoli, 23 luglio 1980, 23-31: AAS 72 (1980) 360-<br />

363; GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, 25 marzo<br />

1992, 18: AAS 84 (1992) 684-686.<br />

53


54<br />

2. In effetti, dalla seconda metà del novecento, la particolare forma di<br />

cooperazione missionaria tra le Chiese dei sacerdoti diocesani detti fidei<br />

donum ha avuto e sta ancora avendo piena validità. Innanzitutto dalle<br />

Chiese di antica fondazione verso le Chiese particolari non solo dell’Africa,<br />

ma anche degli altri Continenti – quali l’Asia, l’America Latina e<br />

l’Oceania –, dove l’evangelizzazione esigeva ed esige ancora oggi nuova<br />

spinta e vigore per la povertà di mezzi e di personale.<br />

Questo dono missionario ha portato a sperimentare pure lo scambio<br />

di sacerdoti diocesani tra le Chiese degli stessi territori di missione, sia<br />

nel medesimo Paese, verso zone e regioni meno evangelizzate, sia verso<br />

Paesi, più bisognosi di personale apostolico dello stesso Continente o<br />

addirittura di altri Continenti, sempre in ambito missionario. Tale scambio<br />

è certamente da promuovere e alimentare, tenuto conto della diminuzione<br />

dei missionari a vita provenienti dalle Chiese di antica fondazione<br />

5 .<br />

3. Questo scambio tra Chiese, frutto concreto di comunione universale,<br />

deve mantenere una forte spinta missionaria, per evitare la tendenza<br />

riscontrata di un certo numero di sacerdoti diocesani, incardinati nelle<br />

Chiese particolari dei territori di missione, a voler lasciare il proprio<br />

Paese, spesso con la motivazione di proseguire gli studi, o per altri motivi<br />

non propriamente missionari, e a recarsi nei Paesi Europei o del<br />

Nord-America.<br />

Tali motivi spesso sono solo le migliori condizioni di vita offerte da<br />

questi Paesi e anche la necessità di giovane clero in alcune Chiese di antica<br />

fondazione. Questi convincono il sacerdote a non ritornare più nel<br />

proprio Paese, talvolta con il tacito consenso del proprio Vescovo, talvolta<br />

disubbidendo alla richiesta di rientro da parte del medesimo. Le<br />

distanze e le difficoltà di comunicazione spesso contribuiscono al permanere<br />

di tali situazioni irregolari.<br />

4. Con questa Istruzione, il Dicastero Missionario intende pertanto<br />

regolamentare la permanenza all’estero dei sacerdoti diocesani dei territori<br />

di missione, per evitare che le giovani Chiese missionarie, ancora<br />

_________________<br />

5 Cfr. CONGREGAZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI, Istruzione<br />

Cooperatio missionalis, 1 ottobre 1998, 16-17.


molto bisognose di personale e in particolare di sacerdoti, vengano private<br />

di notevoli forze apostoliche, assolutamente indispensabili per la<br />

loro vita cristiana e per lo sviluppo dell’evangelizzazione tra popolazioni<br />

in gran parte ancora non battezzate 6 .<br />

5. I destinatari di questa Istruzione sono innanzitutto i Vescovi diocesani<br />

e coloro che sono equiparati nel diritto 7 delle circoscrizioni ecclesiastiche<br />

che dipendono dalla Congregazione per l’Evangelizzazione<br />

dei Popoli, che dovranno quindi attenersi alle norme ivi contenute,<br />

dandone immediata applicazione, specie per risolvere i casi di situazioni<br />

irregolari.<br />

L’Istruzione viene pure inviata, di concerto con la Congregazione<br />

per i Vescovi, agli Episcopati dell’Europa occidentale, del Nord-America<br />

e dell’Australia, perché siano informati dell’esistenza del fenomeno<br />

e prendano adeguati provvedimenti, affinché venga ristabilito un corretto<br />

scambio tra le Chiese, motivato da vero spirito missionario. L’Istruzione<br />

mantiene il proprio valore anche per altri Paesi, qui non citati, dove<br />

eventualmente si verifichi il medesimo problema.<br />

6. La formazione dei seminaristi dei territori di missione. La proposta<br />

educativa del seminario deve farsi carico di una vera e propria iniziazione<br />

dei seminaristi alla sensibilità del pastore e alle sue responsabilità, inserendosi<br />

nella pastorale della propria Chiesa particolare, dove con il diaconato<br />

verranno incardinati. È necessario però che vengano anche aiutati<br />

ad aprire l’orizzonte della propria mente e del proprio cuore alla dimensione<br />

specificamente missionaria ed universale della vita ecclesiale 8 .<br />

Nei territori di missione si dovrà fare particolare attenzione perché<br />

non si formi la mentalità che un seminarista, una volta ordinato sacerdote,<br />

abbia il diritto di proseguire negli studi superiori e che il Vescovo abbia<br />

l’obbligo di inviarlo all’estero.<br />

È invece importante promuovere con cura la formazione permanente<br />

dei sacerdoti, nella sua dimensione spirituale, intellettuale e pastorale,<br />

sia a livello diocesano che provinciale o nazionale 9 .<br />

_________________<br />

6 Cfr. Istruzione Cooperatio missionalis, 20.<br />

7 Cfr. C.I.C., can. 381 §2.<br />

8 Cfr. Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, 58: AAS 84 (1992) 759-761.<br />

9 Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, 72: AAS 84 (1992) 783-787.<br />

55


56<br />

7. I motivi della permanenza all’estero. Uno dei motivi principali per<br />

cui un sacerdote diocesano dei territori di missione è inviato in Occidente<br />

dal proprio Ordinario è per proseguire gli studi in vista di uno specifico<br />

servizio ecclesiale, quando nella propria Regione non vi siano<br />

strutture accademiche adatte.<br />

La formazione intellettuale dei sacerdoti, sia nelle discipline teologiche<br />

che in quelle di altra natura, si è da sempre rivelata utile per ogni<br />

Chiesa particolare. Così afferma il Concilio Vaticano II, nel Decreto Optatam<br />

totius: “Sarà cura dei Vescovi curare che giovani capaci per indole,<br />

virtù e ingegno vengano inviati, in speciali istituti, facoltà o università,<br />

affinché nelle scienze sacre o in altre che sembrino opportune, si<br />

preparino sacerdoti muniti di una formazione scientifica più profonda,<br />

che siano in grado di soddisfare alle varie esigenze dell’apostolato” 10 .<br />

Ogni Vescovo quindi deve compiere un’accurata selezione tra i suoi<br />

sacerdoti, insieme ai suoi collaboratori, per inviare agli studi superiori<br />

quelli veramente dotati e capaci, sulla base delle esigenze e necessità<br />

della stessa <strong>Diocesi</strong>, quali l’insegnamento nel Seminario minore e maggiore,<br />

la formazione permanente del clero, gli uffici di curia e particolari<br />

settori della pastorale diocesana, oppure a livello provinciale o nazionale,<br />

in questo caso d’intesa con la rispettiva Conferenza Episcopale.<br />

Si raccomanda vivamente che non vengano inviati agli studi quei sacerdoti<br />

che presentino problemi di natura personale, nel vano tentativo<br />

di trovare una soluzione, che invece devono essere aiutati in modi più<br />

opportuni e specifici.<br />

Il Vescovo che accoglie nella propria <strong>Diocesi</strong> sacerdoti dei territori di<br />

missione per motivi di studio, dovrà provvedere alla loro formazione<br />

spirituale, come già viene portato avanti con frutto in vari Paesi. Sarà<br />

bene che la Conferenza Episcopale stabilisca delle norme particolari<br />

che regolino la permanenza per motivi di studio di tali sacerdoti 11 .<br />

8. Un altro motivo per cui un sacerdote diocesano può venire scelto e<br />

inviato all’estero per un certo tempo è l’assistenza pastorale agli emigrati<br />

della propria nazione.<br />

_________________<br />

10 CONC. ECUM. VAT. II, Decreto sulla formazione sacerdotale Optatam totius, 18:<br />

AAS 58 (1966) 725.<br />

11 A questo proposito da notare le direttive già emanate dalla Conferenza Episcopale<br />

Italiana, Tedesca e degli Stati Uniti d’America.


Il fenomeno della mobilità umana si sta ripresentando in forme nuove<br />

e necessita di vera attenzione pastorale. È quindi quanto mai opportuna<br />

la scelta di taluni Episcopati dei Paesi di missione di inviare all’estero,<br />

in precise zone, sacerdoti capaci e animati da vero spirito missionario,<br />

che seguano e raccolgano gli uomini e le donne del proprio Paese<br />

che sono emigrati – e tra questi le persone emigrate o rifugiate in Paesi a<br />

maggioranza non-cristiana – per assisterli spiritualmente e tenere i contatti<br />

con il Paese di origine. Questo evidentemente dovrà avvenire con<br />

precisi accordi con i Vescovi ed eventualmente con le Conferenze Episcopali<br />

dove gli emigrati risiedono 12 .<br />

9. Un ulteriore motivo lo si riscontra eccezionalmente nei casi di sacerdoti<br />

costretti a lasciare il proprio Paese, a causa di persecuzioni,<br />

guerre o altri gravissimi motivi. Anche se spesso l’incombere degli<br />

eventi non permette previsioni, è necessario poi chiarire le situazioni e<br />

le posizioni di ciascun caso, tenuto conto anche delle esigenze della legislazione<br />

delle singole Nazioni che accolgono i profughi.<br />

NORME<br />

Come regola generale, si ribadisce innanzitutto quanto sancito dal<br />

can. 283 §1, del C.I.C.:<br />

“I chierici, anche se non hanno un ufficio residenziale, non possono<br />

assentarsi dalla propria <strong>Diocesi</strong>, per un tempo notevole, da determinarsi<br />

dal diritto particolare, senza la licenza almeno presunta del proprio<br />

Ordinario”.<br />

La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli richiama tutti i<br />

Vescovi e i Sacerdoti diocesani alla stretta osservanza del citato canone,<br />

in rapporto anche ai casi segnalati al n.3 della presente Istruzione.<br />

_________________<br />

12 Cfr. CONC. ECUM. VAT. II, Decreto sull’ufficio pastorale dei Vescovi nella Chiesa<br />

Christus Dominus, 18: AAS 58 (1996) 682; PAOLO VI, Motu pr. Pastoralis migratorum<br />

cura, 15 agosto 1969: AAS 61 (1969) 601-603; PONT. COMM. PER LAPASTO-<br />

RALE DELLE MIGRAZIONI E DEL TURISMO, Lettera circ. Nella sua sollecitudine,<br />

26 maggio 1978: AAS 70 (1978) 357-378; C.I.C., can. 568;CONGREGAZIONE<br />

PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA e PONT. COMM. PER LA PASTORALE<br />

DELLE MIGRAZIONI E DEL TURISMO, Lettera circ. La Pastorale della Mobilità<br />

umana nella formazione dei futuri sacerdoti, 25 gennaio 1986.<br />

57


58<br />

A. Norme per l’invio agli studi dopo l’ordinazione sacerdotale<br />

art. 1 - Il Vescovo diocesano dei Paesi di missione, valutati i bisogni<br />

concreti e sentito il parere dei suoi collaboratori, scelga il sacerdote più<br />

idoneo a proseguire gli studi per la specializzazione richiesta, e ne chieda<br />

il consenso. Stabilisca quindi la materia di studio in cui il sacerdote<br />

dovrà specializzarsi, la Facoltà a cui si dovrà iscrivere e la data del rientro<br />

definitivo.<br />

art. 2 - Prenda accordi, per iscritto, con il Vescovo della <strong>Diocesi</strong> e<br />

con l’Organismo preposto ove ha deciso di inviare il sacerdote, anche<br />

per quanto riguarda il suo sostentamento economico.<br />

art. 3 - Concordi con il Vescovo ospitante l’attività pastorale che il<br />

sacerdote potrà svolgere, per il solo periodo della durata degli studi,<br />

senza che questa comporti incarichi gravosi che impediscano il completamento<br />

degli studi nel tempo convenuto e che non richiedano la stabilità<br />

prevista dal diritto 13 .<br />

art. 4 - Il Vescovo diocesano che accoglie nella propria <strong>Diocesi</strong> sacerdoti<br />

studenti dei Paesi di missione, verifichi che vi siano accordi precisi,<br />

come sopra specificato, con il Vescovo che invia agli studi il sacerdote.<br />

art. 5 - Il Vescovo che accoglie assicuri un’assistenza spirituale adeguata<br />

per i sacerdoti studenti nella propria <strong>Diocesi</strong>, li inserisca nella pastorale<br />

diocesana e li renda partecipi della vita del Presbiterio, seguendoli<br />

con paterna sollecitudine.<br />

art. 6 - Il medesimo, in caso di gravi problemi, sentito il Vescovo che<br />

ha inviato il sacerdote, prenda provvedimenti adeguati che possono<br />

giungere fino a negare la licenza di permanere nella propria <strong>Diocesi</strong> 14 .<br />

art. 7 - Il sacerdote che si rifiuti ostinatamente, anche dopo l’ammonizione<br />

prescritta 15 , di obbedire alla decisione del proprio Vescovo di<br />

rientrare in <strong>Diocesi</strong>, venga punito con giusta pena, secondo le norme del<br />

diritto 16 . Prima di procedere, il Vescovo che invia informi debitamente il<br />

Vescovo ospitante.<br />

_________________<br />

13 Per esempio l’ufficio di parroco, secondo il can. 522 del C.I.C.<br />

14 Cfr. C.I.C., can. 271 §3.<br />

15 Cfr. C.I.C., can. 1347 § 1.<br />

16 Cfr. C.I.C., can. 273 e can. 1371 n. 2.


B. Norme per la permanenza all’estero per l’assistenza pastorale a<br />

emigrati<br />

art. 8 - Oltre alle norme già emanate sia nel diritto universale che nel<br />

diritto particolare, da parte dei due Vescovi interessati si provveda, a<br />

concordare, con accordo scritto, le modalità e i tempi dell’assistenza pastorale<br />

richiesta, prima di conferire l’incarico di cappellano di gruppi di<br />

emigrati a un sacerdote incardinato in circoscrizioni ecclesiastiche dei<br />

territori di missione. Tale sacerdote sia introdotto nella pastorale diocesana<br />

e partecipi alla vita del presbiterio.<br />

art. 9 - In caso di gruppi numerosi di emigrati vi potranno essere pure<br />

accordi tra le Conferenze Episcopali interessate.<br />

C. Norme per i casi di sacerdoti rifugiati per gravi motivi<br />

art. 10 - Il Vescovo che accoglie nella propria <strong>Diocesi</strong> un sacerdote<br />

rifugiato dai territori di missione, per gravi motivi, prima di assegnargli<br />

un ufficio pastorale, senta anche il parere della Congregazione per l’Evangelizzazione<br />

dei Popoli.<br />

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell’Udienza concessa<br />

al sottoscritto Cardinale, il 24 aprile 2001, ha approvato la presente<br />

Istruzione e ne ha ordinato la pubblicazione.<br />

Roma, dalla sede della Congregazione per l’Evangelizzazione dei<br />

Popoli, il 25 aprile 2001, Festa di San Marco, Evangelista.<br />

Jozef Card. TOMKO<br />

Prefetto<br />

✠ Charles A. SCHLECK, C.S.C.<br />

Arcivescovo tit. di Africa<br />

Segretario Aggiunto<br />

59


60<br />

N. 2111/2001/FAX<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

NUNCIATURAAPOSTOLICA<br />

EN EL SALVADOR<br />

San Salvador, 8 marzo 2001<br />

Per mezzo della. Curia Vescovile di <strong>Altamura</strong> mi è pervenuta la somma<br />

di £. 37.400.000 (trenta sette milioni quattrocento mila lire), come<br />

risultato di una colletta diocesana a favore delle vittime dei due terremoti,<br />

del 13 gennaio e del 13 febbraio scorsi, che hanno seminato morte<br />

e distruzione in vaste zone di El Salvador.<br />

Si sono registrate oltre 1500 vittime mortali, varie migliaia di feriti,<br />

oltre 1 milione e mezzo di senzatetto, decine di migliaia di case crollate,<br />

centinaia di scuole e chiese distrutte o seriamente danneggiate.<br />

L’iniziativa di indire una colletta nella diocesi di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<br />

<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti per venire incontro alle necessità di tanti salvadoregni<br />

è veramente encomiabile per la sua tempestività e per la generosità<br />

dimostrata da quanti, sacerdoti e fedeli, vi hanno aderito.<br />

A nome delle persone che si gioveranno del consistente aiuto inviato<br />

da codesta <strong>Diocesi</strong>, desidero ringraziare l’Eccellenza Vostra e tutti i generosi<br />

offerenti per questo gesto di solidarietà e di cristiana carità.<br />

Prego il Signore che effonda su di voi le sue benedizioni e vi ricompensi<br />

abbondantemente come lui solo sa fare.<br />

Ringrazio anche per i numerosi segni di fervida preghiera e di fraterna<br />

vicinanza che mi sono pervenuti da tanti cari fratelli e sorelle della<br />

diocesi.


Per me e per quanti ancora viviamo con il timore di nuovi terremoti,<br />

dal momento che le scosse telluriche si sono fatte sentire praticamente<br />

tutti i giorni, ci è di conforto il pensiero che tanti fratelli nella fede continuano<br />

a pregare per questo caro popolo salvadoregno.<br />

Un ultimo pensiero che vorrei trasmettere è che i salvadoregni hanno<br />

una fede profondissima, sono coraggiosi nell’affrontare le avversità,<br />

molto laboriosi ed hanno una grande determinazione nell’intraprendere<br />

l’opera di ricostruzione della nazione. Con queste buone qualità e con<br />

l’aiuto di Dio confidiamo che questa Nazione possa risorgere dallo stato<br />

di prostrazione in cui si trova attualmente.<br />

Eccellenza, riceva i sensi della mia profonda gratitudine e di un fraterno<br />

ricordo,<br />

dev.mo e aff.mo nel Signore<br />

✠ Giacinto Berloco<br />

Nunzio Apostolico in El Salvador<br />

______________________________<br />

A Sua Eccellenza Rev.ma<br />

Mons. Mario PACIELLO<br />

Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

Curia Vescovile - Arco Duomo, 1<br />

70022 ALTAMURA (Bari) (Italia)<br />

61


62<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

A Sua Eccellenza Reverendissima<br />

Mons. Giacinto BERLOCO<br />

Nunzio Apostolico in El Salvador<br />

Segreteria di Stato<br />

00120 CITTÀ DEL VATICANO<br />

Le giunga il mio saluto cordiale ed affettuoso, unito a quello dei Sacerdoti<br />

e dell’intera Comunità diocesana di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />

delle Fonti.<br />

Siamo ancora in apprensione per quanto sta succedendo in El Salvador<br />

a causa del terremoto, mentre ci addolorano profondamente le notizie<br />

ricevute circa le numerosissime vittime mortali, le diverse migliaia<br />

di feriti e senzatetto, l’altissimo numero di case crollate e di scuole e<br />

chiese distrutte o danneggiate.<br />

Le siamo vicini, Eccellenza, in questo momento così difficile e dai<br />

risvolti alquanto imprevedibili. La somma di denaro che, a nome della<br />

<strong>Diocesi</strong>, Le è stata inviata vuol essere un piccolo segno di questa nostra<br />

vicinanza e solidarietà con l’intero popolo salvadoregno, già provato<br />

dalla povertà, nella fiducia che possa presto superare quest’ora oscura<br />

della sua storia.<br />

AssicurandoLe ancora il ricordo continuo nelle nostre preghiere, mi<br />

è gradita l’occasione per salutarLa fraternamente nel Signore.<br />

<strong>Altamura</strong>, 19 marzo 2001<br />

✠ Mario Paciello<br />

Vescovo


NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN ITALIA<br />

E NELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO<br />

Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica<br />

di San Marino S.E. Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo titolare<br />

di Vulturia, finora Nunzio Apostolico in Canada (da L’Osservatore Romano,<br />

18 aprile 2001).<br />

Telegramma augurale<br />

a S.E. Mons. Paolo Romeo<br />

per la nomina a Nunzio Apostolico in Italia<br />

18 aprile 2001<br />

ECCELLENZA REVERENDISSIMA<br />

MONSIGNOR PAOLO ROMEO<br />

NUNZIO APOSTOLICO IN ITALIA<br />

VIA PO’ N. 27/A<br />

00198 ROMA<br />

FORMULO VIVISSIMI AUGURI SUA NOMINA NUNZIO APO-<br />

STOLICO IN ITALIA ET IMPLORO DAL SIGNORE COPIOSI DO-<br />

NI CELESTI NUOVO LAVORO APOSTOLICO IN SPIRITO DI<br />

FRATERNA COMUNIONE.<br />

MARIO PACIELLO<br />

VESCOVO DI ALTAMURA-GRAVINA-<br />

ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />

63


64<br />

NONCIATURE APOSTOLIQUE<br />

------------------------<br />

APOSTOLIC NUNCIATURE<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

Ottawa, 18 maggio 2001<br />

sentimenti di viva riconoscenza ha suscitato in me il gesto di amabile e<br />

attenta sollecitudine, radicata nella comune partecipazione alla successione<br />

apostolica, con cui l’Eccellenza Vostra Reverendissima mi ha fatto<br />

pervenire un fraterno messaggio augurale per la mia nomina a Nunzio<br />

Apostolico in Italia, che il Santo Padre Si è degnato di indicarmi come<br />

porzione della Vigna del Signore dove esercitare il ministero episcopale.<br />

Vengo come un fratello in mezzo a dei fratelli a condividere il cammino<br />

della Chiesa italiana e fin d’ora desidero dirLe la mia completa disponibilità<br />

in tutto ciò che potrà apparirLe utile nel favorire e sostenere<br />

la Sua missione di Padre e di Pastore della comunità diocesana affidata<br />

alle Sue cure pastorali.<br />

Cosciente dell’importanza e della delicatezza del servizio che mi<br />

viene confidato, oso chiedere la carità di una preghiera che fa comunione<br />

tra noi nel Signore Risorto, mentre mi è grato pensare che presto avrò<br />

occasione di poterLa incontrare e stabilire un rapporto personale e diretto<br />

con Vostra Eccellenza.<br />

Con sensi di cordiale e distinta stima, mi confermo<br />

_____________________________<br />

A Sua Eccellenza Reverendissima<br />

Monsignor Mario PACIELLO<br />

Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

Suo dev.mo nel Signore<br />

✠ Paolo Romeo


NUNZIATURAAPOSTOLICA<br />

IN ITALIA<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

Roma, 13 luglio 2001<br />

Con la nomina a Nunzio Apostolico in Italia, il Sommo Pontefice mi<br />

ha chiamato ad esercitare il mio ministero episcopale in questa particolare<br />

porzione della Vigna del Signore, tanto cara al suo cuore di Padre.<br />

Dopo il mio arrivo a Roma, ho avuto la gioia di incontrarlo personalmente<br />

sabato scorso, 7 c.m.: a lui ho affidato il mio ministero, invocando<br />

una particolare Benedizione Apostolica per tutte le Chiese particolari<br />

che sono in Italia e per i loro Pastori. Con la presentazione, poi, delle<br />

Lettere Credenziali al Presidente della Repubblica, in data di ieri 12<br />

c.m., ho adempiuto gli obblighi protocollari per il pieno esercizio delle<br />

mie funzioni.<br />

Il mio primo pensiero ed il mio primo saluto, pertanto, va a Lei, Eccellenza,<br />

che con tanto zelo e dedizione porta il peso quotidiano del governo<br />

pastorale della Sua <strong>Diocesi</strong>. Da parte mia, posso assicurarLe che<br />

vengo come un fratello in mezzo ai fratelli, per condividere insieme il<br />

cammino della Chiesa Italiana. Fin d’ora, desidero offrirLe la mia totale<br />

disponibilità in tutto ciò che potrà apparire utile nel favorire e sostenere<br />

la Sua missione di “Padre e di Pastore” della comunità diocesana affidata<br />

alle Sue cure. Anzi, Le chiedo di considerare la Nunziatura Apostolica<br />

a Suo servizio ed a completa disposizione per venire incontro, nei limiti<br />

della sua missione e delle sue possibilità, a qualsiasi esigenza di<br />

Vostra Eccellenza e della comunità posta sotto la Sua guida. Per quanto<br />

mi riguarda, sarò sempre ben lieto, ogni qual volta mi sarà offerta l’occasione,<br />

di stabilire un rapporto diretto con Vostra Eccellenza, incontrandoLa<br />

personalmente o anche insieme alla Sua comunità ecclesiale.<br />

Cosciente dell’importanza e della delicatezza della missione che mi<br />

viene confidata, oso chiedere la carità di un particolare “memento” nel-<br />

65


66<br />

la preghiera, “memento” che a mia volta ricambio di cuore per l’Eccellenza<br />

Vostra e per la Sua <strong>Diocesi</strong>.<br />

Con i migliori auguri per un proficuo ministero apostolico a beneficio<br />

della porzione di Popolo di Dio a Lei affidata, volentieri mi confermo<br />

con sensi di cordiale e fraterna stima<br />

_____________________________<br />

A Sua Eccellenza Reverendissima<br />

Monsignor MARIO PACIELLO<br />

Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

P.zza Benedetto XIII n. 26<br />

70024 GRAVINA DI PUGLIA (BA)<br />

Suo dev.mo nel Signore<br />

✠ Paolo Romeo<br />

Nunzio Apostolico


Consiglio delle<br />

Conferenze Episcopali<br />

Europee


68<br />

5 gennaio 2001. Fine celebrazione: chiusura del Giubileo, apertura Visita Pastorale.


LA “CHARTA ŒCUMENICA” DI STRASBURGO<br />

Il VII incontro ecumenico europeo che si è svolto a Strasburgo dal 19<br />

al 22 aprile è stato il primo grande avvenimento ecumenico del nuovo<br />

millennio.<br />

Nei quattro giorni del Convegno, 100 leaders cattolici, protestanti ed<br />

ortodossi e 100 giovani rigorosamente sotto i 30 anni, scelti in rappresentanza<br />

dalle rispettive chiese, hanno discusso dell’impegno alla comune<br />

testimonianza cristiana in Europa e per L’Europa. Al centro dei<br />

lavori c’è stata la Charta Œcumenica, il documento che un comitato misto<br />

(KEK-CCEE), dando esecuzione ad una indicazione emersa nell’ultima<br />

assemblea ecumenica di Graz, aveva elaborato e da qualche mese<br />

fatto circolare per raccogliere i pareri delle varie chiese.<br />

Pubblichiamo qui di seguito il testo integrale della Charta firmata dal<br />

Card. Miloslav Vlk per il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee<br />

e dal Metropolita Ortodosso greco Jérémie per la Conferenza delle<br />

Chiese Europee (Strasburgo, 22 aprile 2001).<br />

Linee guida per la crescita della collaborazione<br />

tra le Chiese in Europa<br />

“Gloria al Padre, al Figlio, ed allo Spirito Santo!”<br />

In quanto Conferenza delle Chiese europee (KEK) e Consiglio delle<br />

Conferenze episcopali europee (CCEE) 1 siamo fermamente determinati<br />

nello spirito del messaggio scaturito dalle due Assemblee Ecumeniche<br />

europee di Basilea 1989 e di Graz 1997 a mantenere ed a sviluppare ulteriormente<br />

la comunione che è cresciuta tra noi. Ringraziamo il nostro<br />

Dio Trinità che mediante lo Spirito Santo conduce i nostri passi verso<br />

una comunione sempre più intensa.<br />

_________________<br />

1 Alla Conferenza delle Chiese europee (KEK) appartengono la maggior parte delle<br />

chiese ortodosse, riformate, anglicane, libere e vecchio-cattoliche d’Europa. Nel Consiglio<br />

delle Conferenze episcopali europee (CCEE) sono incluse le Conferenze episcopali<br />

cattolico-romane d’Europa.<br />

69


70<br />

Si sono già affermate svariate forme di collaborazione ecumenica ma<br />

fedeli alla preghiera di Cristo: “Tutti siano una sola cosa. Come tu Padre<br />

sei in me ed io in te siano anch’essi in noi una cosa sola affinché il mondo<br />

creda che tu mi hai inviato” (Gv 17, 21), non possiamo ritenerci appagati<br />

dell’attuale stato di cose. Coscienti della nostra colpa e pronti alla<br />

conversione dobbiamo impegnarci a superare le divisioni che esistono<br />

ancora tra noi, in modo da annunciare insieme, in modo credibile, il<br />

messaggio del vangelo tra i popoli.<br />

Nel comune ascolto della Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura<br />

e chiamati a confessare la nostra fede comune e parimenti ad agire<br />

insieme in conformità alla verità che abbiamo riconosciuto, noi vogliamo<br />

rendere testimonianza dell’amore e della speranza per tutti gli esseri<br />

umani.<br />

Nel nostro continente europeo, dall’Atlantico agli Urali, da Capo<br />

Nord al Mediterraneo, oggi più che mai caratterizzato da un pluralismo<br />

culturale, noi vogliamo impegnarci con il Vangelo per la dignità della<br />

persona umana creata ad immagine di Dio e contribuire insieme come<br />

Chiese alla riconciliazione dei popoli e delle culture.<br />

In tal senso accogliamo questa Charta come impegno comune al dialogo<br />

ed alla collaborazione. Essa descrive fondamentali compiti ecumenici<br />

e ne fa derivare una serie di linee guida e di impegni. Essa deve promuovere,<br />

a tutti i livelli della vita delle Chiese, una cultura ecumenica del<br />

dialogo e della collaborazione e creare a tal fine un criterio vincolante.<br />

Essa non riveste tuttavia alcun carattere dogmatico-magisteriale o giuridico-ecclesiale.<br />

La sua normatività consiste piuttosto nell’auto-obbligazione<br />

da parte delle Chiese e delle organizzazioni ecumeniche europee.<br />

Queste possono “sulla base di questo testo” formulare nel loro contesto<br />

proprie integrazioni ed orientamenti comuni che tengano concretamente<br />

conto delle proprie specifiche sfide e dei doveri che ne scaturiscono.<br />

Dopo la seconda assemblea ecumenica celebrata a Graz nel giugno<br />

1997, i cristiani delegati di tutte le Chiese e le Conferenze episcopali<br />

d’Europa si ritrovano all’inizio del nuovo millennio.<br />

L’occasione della coincidenza della festa di Pasqua per la tradizione<br />

dell’oriente e dell’occidente ha un significato particolare. Per questo, il<br />

CCEE e la KEK hanno scelto di celebrare l’incontro ecumenico europeo<br />

proprio nella settimana “pasquale”.<br />

Crediamo che il Cristo morto e risorto che “resta con noi fino alla fine<br />

dei tempi” è l’origine dell’unica Chiesa e via per la riconciliazione


tra i cristiani. Ci incontriamo a Strasburgo per implorare da Dio il dono<br />

dell’unità, ponendoci insieme in ascolto della Parola. È il Risorto il vero<br />

protagonista nell’incontro!<br />

Crediamo che la presenza di Gesù risorto è viva e reale nel cuore degli<br />

uomini e delle donne, nelle strade nel nostro continente e nella comunione<br />

dei credenti. Il programma dell’incontro ecumenico europeo<br />

di Strasburgo è caratterizzato dal dialogo e dallo scambio. Esso sarà una<br />

“palestra” perché insieme possiamo scoprire le meraviglie che Dio<br />

compie nelle Chiese dell’Europa, in un clima di profondo ascolto e rispetto<br />

reciproco. “Al di sopra di tutto vi sia la carità” (Col 3, 14).<br />

Crediamo che la gioia è un segno della presenza del Cristo Risorto. Il<br />

nostro incontro tra figli dello stesso Padre a Strasburgo sia segnato dalla<br />

gioia e dalla festa! “Com’è bello e come dà gioia che i fratelli stiano insieme”<br />

(Salmo 133).<br />

Crediamo che i giovani e gli adulti, i pastori delle Chiese e il popolo<br />

di Dio abbiano insieme la possibilità del discernimento e dell’ascolto<br />

dello Spirito che ci spinge a rinnovare il processo di riconciliazione all’inizio<br />

del nuovo millennio.<br />

Crediamo che i cristiani in Europa abbiano una grande responsabilità<br />

per una testimonianza credibile del Vangelo e per la convivenza pacifica<br />

e costruttiva tra i popoli del nostro continente e del mondo. AStrasburgo<br />

i presidenti del CCEE e della KEK firmano la Charta Œcumenica - Linee<br />

per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa, che<br />

sarà affidata alle Chiese e alle Conferenze episcopali del nostro continente<br />

perché esse vivano insieme gli impegni che essa contiene, nello<br />

spirito del Vangelo, a sostegno della riconciliazione.<br />

Ringraziamo tutti coloro che hanno donato il loro tempo, il loro lavoro<br />

e la loro passione per preparare questo incontro:<br />

- il comitato ecumenico preparatorio che per due anni ha camminato<br />

insieme, nel lavoro e nella organizzazione di questo evento;<br />

- il comitato locale e le Chiese di Strasburgo e della Francia che hanno<br />

accolto e sostenuto con entusiasmo l’incontro e la sua preparazione;<br />

- tutti coloro che hanno risposto all’invito e sono venuti a Strasburgo:<br />

la loro presenza è un segno prezioso della volontà delle Chiese<br />

di camminare ancora insieme;<br />

- tutti coloro che non sono potuti venire a Strasburgo e che nelle loro<br />

realtà locali sostengono e accompagnano attraverso la preghiera<br />

questi giorni di incontro.<br />

71


72<br />

“Ora è tempo di gioia: non ve ne accorgete? Ecco faccio una cosa<br />

nuova, proprio ora germoglia” (Is 43, 19).<br />

Che lo Spirito rinnovi la nostra mente e i nostri cuori perché Strasburgo<br />

possa diventare il luogo in cui la novità germoglia.<br />

Aldo GIORDANO Keith CLEMENTS<br />

Segretario generale CCEE Segretario generale KEK


I.<br />

Crediamo “la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica”<br />

“Cercate di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della<br />

pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla<br />

quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore,<br />

una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra<br />

di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 3-6).<br />

1. Chiamati insieme all’unità della fede<br />

In conformità al Vangelo di Gesù Cristo, come ci è testimoniato nella<br />

Sacra Scrittura ed è formulato nella Confessione ecumenica di fede di<br />

Nicea-Costantinopoli (381), crediamo al Dio Trinità: Padre, Figlio e<br />

Spirito Santo.<br />

Dal momento che, con questo Credo, professiamo la Chiesa “una,<br />

santa, cattolica ed apostolica”, il nostro ineludibile compito ecumenico<br />

consiste nel rendere visibile questa unità, che è sempre dono di Dio.<br />

Differenze essenziali sul piano della fede impediscono ancora l’unità<br />

visibile. Sussistono concezioni differenti soprattutto a proposito della<br />

Chiesa e della sua unità, dei sacramenti e dei ministeri. Non ci è concesso<br />

rassegnarci a questa situazione. Gesù Cristo ci ha rivelato sulla croce<br />

il suo amore ed il segreto della riconciliazione: alla sua sequela vogliamo<br />

fare tutto il possibile per superare i problemi e gli ostacoli, che ancora<br />

dividono le Chiese.<br />

Ci impegniamo<br />

- a seguire l’esortazione apostolica all’unità dell’epistola agli Efesini<br />

(Ef 4, 3-6) e ad impegnarci con perseveranza a raggiungere<br />

una comprensione comune del messaggio salvifico di Cristo contenuto<br />

nel Vangelo;<br />

- ad operare, nella forza dello Spirito Santo, per l’unità visibile<br />

della Chiesa di Gesù Cristo nell’unica fede, che trova la sua<br />

espressione nel reciproco riconoscimento del battesimo e nella<br />

condivisione eucaristica, nonché nella testimonianza e nel servizio<br />

comune.<br />

73


74<br />

II.<br />

In cammino verso l’unità visibile delle Chiese in Europa<br />

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore<br />

gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).<br />

2. Annunciare insieme il Vangelo<br />

Il compito più importante delle Chiese in Europa è quello di annunciare<br />

insieme il Vangelo attraverso la parola e l’azione, per la salvezza<br />

di tutti gli esseri umani. Di fronte alla multiforme mancanza di riferimenti,<br />

all’allontanamento dai valori cristiani, ma anche alla variegata<br />

ricerca di senso, le cristiane e i cristiani sono particolarmente sollecitati<br />

a testimoniare la propria fede. A tal fine occorrono, al livello locale delle<br />

comunità, un accresciuto impegno ed uno scambio di esperienze sul<br />

piano della catechesi e della pastorale. Al tempo stesso è importante che<br />

l’intero popolo di Dio si impegni a diffondere insieme l’Evangelo all’interno<br />

dello spazio pubblico della società, ed a conferirgli valore e<br />

credibilità anche attraverso l’impegno sociale e l’assunzione di responsabilità<br />

nel politico.<br />

Ci impegniamo<br />

- a far conoscere alle altre Chiese le nostre iniziative per l’evangelizzazione<br />

e a raggiungere intese in proposito, per evitare in tal<br />

modo una dannosa concorrenza ed il pericolo di nuove divisioni;<br />

- a riconoscere che ogni essere umano può scegliere, liberamente e<br />

secondo coscienza, la propria appartenenza religiosa ed ecclesiale.<br />

Nessuno può essere indotto alla conversione attraverso pressioni<br />

morali o incentivi materiali. Al tempo stesso a nessuno può<br />

essere impedita una conversione che sia conseguenza di una libera<br />

scelta.<br />

3. Andare l’uno incontro all’altro<br />

Nello spirito del Vangelo dobbiamo rielaborare insieme la storia delle<br />

Chiese cristiane, che è caratterizzata oltre che da molte buone esperienze,<br />

anche da divisioni, inimicizie e addirittura da scontri bellici. La<br />

colpa umana, la mancanza di amore, e la frequente strumentalizzazione<br />

della fede e delle Chiese in vista di interessi politici hanno gravemente<br />

nuociuto alla credibilità della testimonianza cristiana.


L’ecumenismo, per le cristiane e i cristiani, inizia pertanto con il rinnovamento<br />

dei cuori e con la disponibilità alla penitenza ed alla conversione.<br />

Constatiamo che la riconciliazione è già cresciuta nell’ambito del<br />

movimento ecumenico.<br />

È importante riconoscere i doni spirituali delle diverse tradizioni cristiane,<br />

imparare gli uni dagli altri e accogliere i doni gli uni degli altri.<br />

Per un ulteriore sviluppo dell’ecumenismo è particolarmente auspicabile<br />

coinvolgere le esperienze e le aspettative dei giovani e promuovere<br />

con forza la loro partecipazione e collaborazione.<br />

Ci impegniamo<br />

- a superare l’autosufficienza e a mettere da parte i pregiudizi, a ricercare<br />

l’incontro reciproco e ad essere gli uni per gli altri;<br />

- a promuovere l’apertura ecumenica e la collaborazione nel campo<br />

dell’educazione cristiana, nella formazione teologica iniziale e<br />

permanente, come pure nell’ambito della ricerca.<br />

4. Operare insieme<br />

L’ecumenismo si esprime già in molteplici forme di azione comune.<br />

Numerose cristiane e cristiani di Chiese differenti vivono ed operano insieme,<br />

come amici, vicini, sul lavoro e nell’ambito della propria famiglia.<br />

In particolare, le coppie interconfessionali devono essere aiutate a<br />

vivere l’ecumenismo nel quotidiano.<br />

Raccomandiamo di creare e di sostenere a livello locale, regionale,<br />

nazionale ed internazionale organismi finalizzati alla cooperazione ecumenica<br />

a carattere bilaterale e multilaterale.<br />

A livello europeo è necessario rafforzare la collaborazione tra la<br />

Conferenza delle Chiese europee (KEK) ed il Consiglio delle Conferenze<br />

episcopali europee (CCEE) e realizzare ulteriori assemblee ecumeniche<br />

europee.<br />

In caso di conflitti tra Chiese occorre avviare e sostenere sforzi di<br />

mediazione e di pace.<br />

Ci impegniamo<br />

- ad operare insieme, a tutti i livelli della vita ecclesiale, laddove ne<br />

esistano i presupposti e ciò non sia impedito da motivi di fede o da<br />

finalità di maggiore importanza;<br />

75


76<br />

- a difendere i diritti delle minoranze e ad aiutare a sgombrare il<br />

campo da equivoci e pregiudizi tra le chiese maggioritarie e minoritarie<br />

nei nostri paesi.<br />

5. Pregare insieme<br />

L’ecumenismo vive del fatto che noi ascoltiamo insieme la parola di<br />

Dio e lasciamo che lo Spirito Santo operi in noi ed attraverso di noi. In<br />

forza della grazia in tal modo ricevuta esistono oggi molteplici sforzi,<br />

attraverso preghiere e celebrazioni, tesi ad approfondire la comunione<br />

spirituale tra le Chiese, e a pregare per l’unità visibile della Chiesa di<br />

Cristo. Un segno particolarmente doloroso della divisione ancora esistente<br />

tra molte Chiese cristiane è la mancanza della condivisione eucaristica.<br />

In alcune Chiese esistono riserve rispetto alla preghiera ecumenica<br />

in comune. Tuttavia, numerose celebrazioni ecumeniche, canti e preghiere<br />

comuni, in particolare il Padre Nostro, caratterizzano la nostra<br />

spiritualità cristiana.<br />

Ci impegniamo<br />

- a pregare gli uni per gli altri e per l’unità dei cristiani;<br />

- ad imparare a conoscere e ad apprezzare le celebrazioni e le altre<br />

forme di vita spirituale delle altre chiese;<br />

- a muoverci in direzione dell’obiettivo della condivisione eucaristica.<br />

6. Proseguire i dialoghi<br />

La nostra comune appartenenza fondata in Cristo ha un significato<br />

più fondamentale delle nostre differenze in campo teologico ed etico.<br />

Esiste una pluralità che è dono e arricchimento, ma esistono anche contrasti<br />

sulla dottrina, sulle questioni etiche e sulle norme di diritto ecclesiastico<br />

che hanno invece condotto a rotture tra le Chiese; un ruolo decisivo<br />

in tal senso è stato spesso giocato anche da specifiche circostanze<br />

storiche e da differenti tradizioni culturali.<br />

Al fine di approfondire la comunione ecumenica, occorre assolutamente<br />

proseguire negli sforzi tesi al raggiungimento di un consenso di<br />

fede. Senza unità nella fede non esiste piena comunione ecclesiale. Non<br />

c’è alcuna alternativa al dialogo.


Ci impegniamo<br />

- a proseguire coscienziosamente e con intensità il dialogo tra le<br />

nostre Chiese ai diversi livelli ecclesiali e a verificare quali risultati<br />

del dialogo possano e debbano essere dichiarati in forma vincolante<br />

dalle autorità ecclesiastiche;<br />

- a ricercare il dialogo sui temi controversi, in particolare su questioni<br />

di fede e di etica sulle quali incombe il rischio della divisione,<br />

e dibattere insieme tali problemi alla luce del Vangelo.<br />

III.<br />

La nostra comune responsabilità in Europa<br />

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”<br />

(Mt 5, 9).<br />

7. Contribuire a plasmare l’Europa<br />

Nel corso dei secoli si è sviluppata un’Europa caratterizzata sul piano<br />

religioso e culturale prevalentemente dal cristianesimo. Nel contempo,<br />

a causa delle deficienze dei cristiani, si è diffuso molto male in Europa<br />

ed al di là dei suoi confini. Confessiamo la nostra corresponsabilità<br />

in tale colpa e ne chiediamo perdono a Dio e alle persone.<br />

La nostra fede ci aiuta ad imparare dal passato e ad impegnarci affinché<br />

la fede cristiana e l’amore del prossimo irraggino speranza per la<br />

morale e l’etica, per l’educazione e la cultura, per la politica e l’economia<br />

in Europa e nel mondo intero.<br />

Le Chiese promuovono una unificazione del continente europeo.<br />

Non si può raggiungere l’unità in forma duratura senza valori comuni.<br />

Siamo persuasi che l’eredità spirituale del cristianesimo rappresenti una<br />

forza ispiratrice arricchente l’Europa. Sul fondamento della nostra fede<br />

cristiana ci impegniamo per un’Europa umana e sociale, in cui si facciano<br />

valere i diritti umani ed i valori basilari della pace, della giustizia,<br />

della libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà.<br />

Insistiamo sul rispetto per la vita, sul valore del matrimonio e della famiglia,<br />

sull’opzione prioritaria per i poveri, sulla disponibilità al perdono<br />

ed in ogni caso sulla misericordia.<br />

In quanto Chiese e comunità internazionali dobbiamo contrastare il<br />

pericolo che l’Europa si sviluppi in un Ovest integrato ed un Est disinte-<br />

77


78<br />

grato. Anche il divario Nord-Sud deve essere tenuto in conto. Occorre<br />

nel contempo evitare ogni forma di eurocentrismo e rafforzare la responsabilità<br />

dell’Europa nei confronti dell’intera umanità, in particolare<br />

verso i poveri di tutto il mondo.<br />

Ci impegniamo<br />

- ad intenderci tra noi sui contenuti e gli obbiettivi della nostra responsabilità<br />

sociale ed a sostenere il più possibile insieme le<br />

istanze e la concezione delle Chiese di fronte alle istituzioni civili<br />

europee;<br />

- a difendere i valori fondamentali contro tutti gli attacchi;<br />

- a resistere ad ogni tentativo di strumentalizzare la religione e la<br />

Chiesa a fini etnici o nazionalistici.<br />

8. Riconciliare popoli e culture<br />

Noi consideriamo come una ricchezza dell’Europa la molteplicità<br />

delle tradizioni regionali, nazionali, culturali e religiose. Di fronte ai numerosi<br />

conflitti è compito delle Chiese assumersi congiuntamente il<br />

servizio della riconciliazione anche per i popoli e le culture. Sappiamo<br />

che la pace tra le Chiese costituisce a tal fine un presupposto altrettanto<br />

importante.<br />

I nostri sforzi comuni sono diretti alla valutazione e alla risoluzione<br />

dei problemi politici e sociali nello spirito del Vangelo. Dal momento<br />

che noi valorizziamo la persona e la dignità di ognuno in quanto immagine<br />

di Dio, ci impegniamo per l’assoluta eguaglianza di valore di ogni<br />

essere umano.<br />

In quanto Chiese vogliamo promuovere insieme il processo di democratizzazione<br />

in Europa. Ci impegniamo per un ordine pacifico, fondato<br />

sulla soluzione non violenta dei conflitti. Condanniamo pertanto ogni<br />

forma di violenza contro gli esseri umani, soprattutto contro le donne ed<br />

i bambini.<br />

Riconciliazione significa promuovere la giustizia sociale all’interno<br />

di un popolo e tra tutti i popoli ed in particolare superare l’abisso che separa<br />

il ricco dal povero, come pure la disoccupazione.<br />

Vogliamo contribuire insieme affinché venga concessa un’accoglienza<br />

umana e dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi ed a<br />

chi cerca asilo in Europa.


Ci impegniamo<br />

- a contrastare ogni forma di nazionalismo che conduca all’oppressione<br />

di altri popoli e di minoranze nazionali ed a ricercare una<br />

soluzione non violenta dei conflitti;<br />

- a migliorare e a rafforzare la condizione e la parità di diritto delle<br />

donne in tutte le sfere della vita e a promuovere la giusta comunione<br />

tra donne e uomini in seno alla Chiesa e alla società.<br />

9. Salvaguardare il creato<br />

Credendo all’amore di Dio creatore, riconosciamo con gratitudine il<br />

dono del creato, il valore e la bellezza della natura. Guardiamo tuttavia<br />

con apprensione al fatto che i beni della terra vengono sfruttati senza tener<br />

conto del loro valore intrinseco, senza considerazione per la loro limitatezza<br />

e senza riguardo per il bene delle generazioni future.<br />

Vogliamo impegnarci insieme per realizzare condizioni sostenibili di<br />

vita per l’intero creato. Consci della nostra responsabilità di fronte a<br />

Dio, dobbiamo far valere e sviluppare ulteriormente criteri comuni per<br />

determinare ciò che è illecito sul piano etico, anche se è realizzabile sotto<br />

il profilo scientifico e tecnologico. In ogni caso la dignità unica di<br />

ogni essere umano deve avere il primato nei confronti di ciò che è tecnicamente<br />

realizzabile.<br />

Raccomandiamo l’istituzione da parte delle Chiese europee di una<br />

giornata ecumenica di preghiera per la salvaguardia del creato.<br />

Ci impegniamo<br />

- a sviluppare ulteriormente uno stile di vita nel quale, in contrapposizione<br />

al dominio della logica economica ed alla costrizione al<br />

consumo, accordiamo valore ad una qualità di vita responsabile e<br />

sostenibile;<br />

- a sostenere le organizzazioni ambientali delle Chiese e le reti ecumeniche<br />

che si assumono una responsabilità per la salvaguardia<br />

della creazione.<br />

10. Approfondire la comunione con l’Ebraismo<br />

Una speciale comunione ci lega al popolo d’Israele, con il quale Dio<br />

ha stipulato una eterna alleanza. Sappiamo nella fede che le nostre sorelle<br />

ed i nostri fratelli ebrei “sono amati (da Dio), a causa dei Padri, perché<br />

i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!” (Rm 11, 28-29). Essi<br />

79


80<br />

posseggono “l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il<br />

culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne…”<br />

(Rm 9, 4-5).<br />

Noi deploriamo e condanniamo tutte le manifestazioni di antisemitismo,<br />

i “pogrom”, le persecuzioni. Per l’antigiudaismo in ambito cristiano<br />

chiediamo a Dio il perdono e alle nostre sorelle e ai nostri fratelli<br />

ebrei il dono della riconciliazione.<br />

È urgente e necessario far prendere coscienza, nell’annuncio e nell’insegnamento,<br />

nella dottrina e nella vita delle nostre Chiese, del<br />

profondo legame esistente tra la fede cristiana e l’ebraismo e sostenere<br />

la collaborazione tra cristiani ed ebrei.<br />

Ci impegniamo<br />

- a contrastare tutte le forme di antisemitismo ed antigiudaismo<br />

nella Chiesa e nella società;<br />

- a cercare ed intensificare a tutti i livelli il dialogo con le nostre sorelle<br />

e i nostri fratelli ebrei.<br />

11. Curare le relazioni con l’Islam<br />

Da secoli musulmani vivono in Europa. In alcuni paesi essi rappresentano<br />

forti minoranze. Per questo motivo ci sono stati e ci sono molti contatti<br />

positivi e buoni rapporti di vicinato tra musulmani e cristiani, ma anche,<br />

da entrambe le parti, grossolane riserve e pregiudizi, che risalgono a<br />

dolorose esperienze vissute nel corso della storia e nel recente passato.<br />

Vogliamo intensificare a tutti i livelli l’incontro tra cristiani e musulmani<br />

ed il dialogo cristiano-islamico. Raccomandiamo in particolare di<br />

riflettere insieme sul tema della fede nel Dio unico e di chiarire la comprensione<br />

dei diritti umani.<br />

Ci impegniamo<br />

- ad incontrare i musulmani con un atteggiamento di stima;<br />

- ad operare insieme ai musulmani su temi di comune interesse.<br />

12. L’incontro con altre religioni e visioni del mondo<br />

La pluralità di convinzioni religiose, di visioni del mondo e di forme<br />

di vita è divenuta un tratto caratterizzante la cultura europea. Si diffondono<br />

religioni orientali e nuove comunità religiose, suscitando anche<br />

l’interesse di molti cristiani. Ci sono inoltre sempre più uomini e donne


che rigettano la fede cristiana, si rapportano ad essa con indifferenza o<br />

seguono altre visioni del mondo.<br />

Vogliamo prendere sul serio le questioni critiche che ci vengono rivolte,<br />

e sforzarci di instaurare un confronto leale. Occorre in proposito discernere<br />

le comunità con le quali si devono ricercare dialoghi ed incontri da<br />

quelle di fronte alle quali, in un’ottica cristiana, occorre invece cautelarsi.<br />

Ci impegniamo<br />

- a riconoscere la libertà religiosa e di coscienza delle persone e delle<br />

comunità ed a fare in modo che esse, individualmente e comunitariamente,<br />

in privato ed in pubblico, possano praticare la propria<br />

religione o visione del mondo, nel rispetto del diritto vigente;<br />

- ad essere aperti al dialogo con tutte le persone di buona volontà, a<br />

perseguire con esse scopi comuni ed a testimoniare loro la fede<br />

cristiana.<br />

Gesù Cristo, Signore della chiesa “una”,<br />

è la nostra più grande speranza di riconciliazione e di pace.<br />

Nel suo nome vogliamo proseguire in Europa il nostro cammino insieme.<br />

Dio ci assista con il suo Santo Spirito!<br />

“Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede,<br />

perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo”<br />

(Rm 15, 13).<br />

In qualità di Presidenti delle Conferenze delle Chiese europee<br />

(KEK) e del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE) noi<br />

raccomandiamo questa Charta Œcumenica quale testo base per tutte le<br />

Chiese e Conferenze episcopali d’Europa affinché venga recepita ed<br />

adeguata allo specifico contesto di ciascuna di esse.<br />

Con questa raccomandazione sottoscriviamo la Charta Œcumenica<br />

nel contesto dell’Incontro ecumenico europeo, che si svolge la prima<br />

domenica dopo la Pasqua comune dell’anno 2001.<br />

Strasburgo, 22 aprile 2001<br />

Metropolita Jérémie Card. Miloslav VLK<br />

Presidente KEK Presidente CCEE<br />

81


82<br />

18-25 febbraio 2001. Visita Pastorale Parrocchia S. Erasmo a Santeramo. Scuola Elementare.<br />

18-25 febbraio 2001. Visita Pastorale Parrocchia S. Erasmo a Santeramo. Scuola Elementare.


Conferenza<br />

Episcopale<br />

Italiana


84<br />

2 maggio 2001. Visita Pastorale ad <strong>Acquaviva</strong>. Zona industriale.<br />

2 maggio 2001. Visita Pastorale parrocchia San Francesco ad <strong>Acquaviva</strong>. Zona industriale.


COMUNICARE IL VANGELO<br />

IN UN MONDO CHE CAMBIA<br />

Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano<br />

per il primo decennio del 2000<br />

PRESENTAZIONE<br />

L’Assemblea Generale dei Vescovi italiani ha approvato, nel maggio<br />

scorso, un documento che offre alcuni orientamenti pastorali per<br />

un fecondo cammino delle nostre comunità lungo il prossimo decennio.<br />

Il tema di fondo è indicato già nel titolo: «Comunicare il Vangelo in<br />

un mondo che cambia». Esso include la prospettiva della missione e ne<br />

privilegia il compito. Invita per questo a dare uno sguardo realistico al<br />

contesto nel quale siamo chiamati a offrire la nostra testimonianza: si<br />

tratta infatti di scorgere l’“oggi di Dio” e le sue attese su di noi. E infine<br />

solleva interrogativi e offre indicazioni circa la “conversione pastorale”<br />

richiesta dalla chiamata a servire nel modo più adeguato l’annuncio del<br />

Vangelo oggi.<br />

Questo documento, mentre intende sostenere – e non certo sostituire<br />

– le responsabilità pastorali a cui sono chiamate le singole Chiese particolari,<br />

vuol essere una prima risposta all’invito rivolto a noi tutti da Giovanni<br />

Paolo II nella lettera apostolica Novo millennio ineunte. Il Papa ci<br />

sospinge ad affrontare il nuovo millennio con piena fiducia nella presenza<br />

tra noi di Cristo risorto e con il coraggio che ci è donato dall’azione<br />

decisiva dello Spirito Santo.<br />

Vogliamo anche noi “andare al largo”, salpare senza paura, non temere<br />

la notte infruttuosa, riprendere con fiducia la pesca. Vogliamo soprattutto<br />

dare gloria a Dio ed essergli profondamente grati. Attraverso<br />

l’incarnazione di suo Figlio, egli ha infatti deposto nel grembo della<br />

Chiesa il seme di una speranza che non delude. E così ci ha resi capaci di<br />

ravvivare la speranza di ogni uomo. È ciò che, umilmente e senza tentennamenti,<br />

vogliamo fare nel prossimo futuro.<br />

85


86<br />

Ci accompagni sempre, con la sua silenziosa testimonianza e il suo<br />

affetto materno, Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, “Stella dell’evangelizzazione”.<br />

Roma, 29 giugno 2001<br />

Solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo<br />

CAMILLO Card. RUINI<br />

Presidente della Conferenza Episcopale Italiana<br />

INTRODUZIONE<br />

“Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito…<br />

il Verbo della vita… Queste cose vi scriviamo,<br />

perché la nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1, 1.4)<br />

Al servizio della gioia e della speranza di ogni uomo<br />

1. - Amatissimi fratelli e sorelle in Cristo, ci rivolgiamo a voi, all’inizio<br />

di questo nuovo millennio, con sentimenti di lode e di ringraziamento<br />

al Signore, perché ha operato e continua a operare meraviglie in mezzo<br />

a noi: è il Signore vivente, il Dio con noi, la nostra speranza. Ci rivolgiamo<br />

a voi anche con sentimenti di profonda gratitudine per il cammino<br />

che, grazie a voi tutti, le Chiese di Dio che sono in Italia hanno compiuto<br />

dal Concilio Vaticano II ad oggi. <strong>Insieme</strong> a voi abbiamo cercato di<br />

condividere il peso delle tristezze e delle angosce dei nostri contemporanei1<br />

, convinti che compito primario della Chiesa sia testimoniare la<br />

gioia e la speranza originate dalla fede nel Signore Gesù Cristo, vivendo<br />

nella compagnia degli uomini, in piena solidarietà con loro, soprattutto<br />

con i più deboli.<br />

Come pastori, vorremmo essere soprattutto i “collaboratori della vostra<br />

gioia”, senza “far da padroni sulla vostra fede” (2Cor 1, 24). Non<br />

abbiamo la presunzione di credere di non avervi mai dato giusto motivo<br />

_________________<br />

1 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et<br />

spes, 1: AAS 58 (1966) 1025-1026.


di lamentarvi di noi nel nostro servizio episcopale 2 ; perciò chiediamo<br />

perdono al Signore e a voi per tutte le mancanze a questo nostro ministero,<br />

e desideriamo rinnovare il nostro impegno di confermarvi nella fede<br />

e di alimentare in voi con tutte le nostre forze la gioia evangelica, per essere<br />

insieme a voi portatori della gioia a ogni uomo.<br />

2. - Atutti vogliamo recare una parola di speranza. Non è cosa facile,<br />

oggi, la speranza. Non ci aiuta il suo progressivo ridimensionamento: è<br />

offuscato se non addirittura scomparso nella nostra cultura l’orizzonte<br />

escatologico, l’idea che la storia abbia una direzione, che sia incamminata<br />

verso una pienezza che va al di là di essa. Tale eclissi si manifesta a<br />

volte negli stessi ambienti ecclesiali, se è vero che a fatica si trovano le<br />

parole per parlare delle realtà ultime e della vita eterna.<br />

C’è poi la tentazione di dilatare il tempo presente, togliendo spazio e<br />

valore al passato, alla tradizione e alla memoria. A volte abbiamo paura<br />

di fermarci per ricordare, per ripensare a ciò che abbiamo vissuto e ricevuto.<br />

Preferiamo fare molte cose, o cercare distrazioni. Eppure sono l’ascolto,<br />

la memoria e il pensare a dischiudere il futuro, ad aiutarci a vivere<br />

il presente non solo come tempo del soddisfacimento dei bisogni, ma<br />

anche come luogo dell’attesa, del manifestarsi di desideri che ci precedono<br />

e ci conducono oltre, legandoci agli altri uomini e rendendoci tutti<br />

compagni nel meraviglioso e misterioso viaggio che è la vita.<br />

Vorremmo perciò invitare con forza tutti i cristiani del nostro paese a<br />

riscoprire, insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, i fili<br />

invisibili della vita, per cui nulla si perde nella storia e ogni cosa può essere<br />

riscattata e acquisire un senso.<br />

Attingendo alla Parola della vita<br />

3. - Ma dove potrà mai volgersi il nostro cuore per indicare prospettive<br />

reali e concrete di speranza a ogni uomo? Dove potremo, noi pastori,<br />

attingere le forze per vegliare su noi stessi e su tutto il gregge, in mezzo<br />

al quale lo Spirito Santo ci ha costituiti vescovi per pascere la Chiesa di<br />

Dio (cf. At 20, 28), per essere servitori della gioia? Non possiamo far al-<br />

_________________<br />

2 Cf. SANT’AGOSTINO, Sermo 383, 3.<br />

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tro che sentirci affidati, come gli anziani di Efeso, “al Signore e alla parola<br />

della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità”<br />

(At 20, 32), cioè il suo regno, vero orizzonte di speranza.<br />

Risuonano ai nostri orecchi le parole dell’apostolo Giovanni: “Ciò<br />

che era da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo<br />

veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le<br />

nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è<br />

fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi<br />

annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a<br />

noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi,<br />

perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col<br />

Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la<br />

nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1, 1-4).<br />

“Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito…”: la fede<br />

nasce dall’ascolto della parola di Dio contenuta nelle Sante Scritture e<br />

nella Tradizione, trasmessa soprattutto nella liturgia della Chiesa mediante<br />

la predicazione, operante nei segni sacramentali come principio di<br />

vita nuova. Non ci stancheremo mai di ribadire questa fonte da cui tutto<br />

scaturisce nelle nostre vite: “la parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1, 23).<br />

“…ossia il Verbo della vita”: l’ascolto dei cristiani è rivolto soprattutto<br />

alla Parola fatta carne, a colui che secondo l’evangelista Giovanni<br />

è la narrazione, la spiegazione, cioè la rivelazione del Padre (cf. Gv 1,<br />

18). Tale ascolto apre a una conoscenza esperienziale e amorosa, capace<br />

di incidere profondamente sulle nostre vite trasmettendoci la vita<br />

stessa di Dio: “È apparsa la grazia di Dio”, dice l’apostolo Paolo, “apportatrice<br />

di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna… a vivere… in<br />

questo mondo” (Tt 2, 11-12).<br />

“Ciò che noi abbiamo udito… lo annunziamo anche a voi, perché anche<br />

voi siate in comunione con noi… Queste cose vi scriviamo, perché<br />

la nostra gioia [di noi e di voi tutti] sia perfetta”: grazie all’ascolto, all’esperienza<br />

e alla contemplazione del Verbo, i nostri cuori si trasformano,<br />

sino a plasmare le nostre vite, sino a farle diventare a loro volta capaci<br />

e desiderose di offrire e comunicare la vita ricevuta. Nel cuore di<br />

chi ha aderito al Signore Gesù Cristo, non può non nascere il desiderio<br />

di condividere il dono ricevuto, di “amare come siamo stati amati”.<br />

4. - L’itinerario dall’ascolto alla condivisione per amore – tratteggiato<br />

nel prologo della prima lettera di Giovanni e tipico della fede cristia-


na – è la via che Cristo ci ha indicato, è ciò per cui è stato inviato dal Padre,<br />

è la ragione ultima per cui si è fatto “obbediente fino alla morte, e<br />

alla morte di croce” (Fil 2, 8). Ma un tale itinerario è in realtà eloquente<br />

per ogni uomo, perché è una via che conduce alla speranza e alla<br />

gioia. Permette, infatti, che gli uomini possano trovare un senso nella<br />

tribolazione e nella sofferenza, confortandosi e perdonandosi a vicenda,<br />

e rende loro possibile godere pienamente della gioia: perché, altrimenti,<br />

l’uomo avrebbe l’irresistibile bisogno di far festa, se non per<br />

quel “di più” di gioia che soltanto la condivisione può permettergli di<br />

vivere?<br />

Per questo, ci pare che compito assolutamente primario per la Chiesa,<br />

in un mondo che cambia e che cerca ragioni per gioire e sperare, sia e<br />

resti sempre la comunicazione della fede, della vita in Cristo sotto la<br />

guida dello Spirito, della perla preziosa del Vangelo.<br />

Assumendo il cammino percorso insieme dal Concilio a oggi<br />

5. - Guardando agli anni dal Concilio – «la grande grazia di cui la<br />

Chiesa ha beneficiato nel secolo XX» 3 – fino a oggi, ci pare di poter dire<br />

che la Chiesa italiana ha cercato di interrogarsi in profondità, e l’ha fatto<br />

seguendo l’itinerario poc’anzi ricordato, ossia il cammino della fede<br />

che nasce dall’ascolto e che attraverso l’esperienza vissuta si fa testimonianza<br />

dell’amore di Dio e condivisione con tutti gli uomini della speranza<br />

e della gioia cristiane.<br />

Nel contempo si è sviluppato e ha preso corpo l’insegnamento del<br />

Santo Padre Giovanni Paolo II, che continuamente invita la Chiesa a riflettere<br />

sul mistero di Cristo, per porsi, sotto la guida dello Spirito, al<br />

servizio della missione dell’Inviato del Padre. Il successore di Pietro ha<br />

invitato in questi anni tutte le Chiese, soprattutto quelle dei paesi occidentali,<br />

a ripartire da una profonda opera di evangelizzazione e catechesi<br />

4 , tesa a rendere sempre più salda la fede e l’esperienza spirituale dei<br />

_________________<br />

3 GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte, 57: OR, 8-9 gennaio<br />

2001, 6.<br />

4 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Catechesi tradendae: AAS 71<br />

(1979) 1277-1340; ID., Lettera enciclica Redemptor hominis, 15-16: AAS 71 (1979)<br />

286-295.<br />

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cristiani, al fine di renderli testimoni del Vangelo in un mondo che sta<br />

attraversando profondi mutamenti culturali.<br />

6. - Negli ultimi anni, in particolare, ci siamo sentiti fortemente coinvolti<br />

nell’itinerario di preparazione all’evento giubilare. La lettera apostolica<br />

Tertio millennio adveniente ci ha aiutati a riporre al centro Cristo,<br />

salvatore ed evangelizzatore, invitandoci a un rinnovato studio del<br />

Vangelo, per approfondire la figura di Gesù, la sua storia, fino a comprendere<br />

con sempre maggiore profondità la sua vera identità 5 . Siamo<br />

stati quindi guidati a riscoprire la presenza e l’azione dello Spirito, che<br />

costituisce il culmine del mistero dell’Incarnazione e che compagina i<br />

cristiani nella Chiesa, rendendoli testimoni della speranza nell’avvento<br />

del Regno 6 . Infine, nell’ultimo anno di preparazione al Giubileo, il nostro<br />

sguardo si è rivolto al Padre, verso il quale tutti gli uomini – quale<br />

che sia la loro razza, la loro cultura o la loro religione – sono incamminati<br />

e nel cui abbraccio si incontreranno alla fine della storia 7 .<br />

La chiamata alla conversione e l’eloquenza della santità<br />

7. - Occorre aggiungere che il Giubileo, tempo di grazia e di misericordia,<br />

ci ha lasciato anche impressa nella memoria la necessità di purificazione<br />

che sempre permane nella Chiesa 8 . Come non pensare a immagini<br />

che hanno colpito il mondo intero, quali quella di Giovanni Paolo<br />

II che abbraccia la croce invocando la misericordia del Signore, o<br />

quella del Pontefice pellegrino al muro del tempio di Gerusalemme, per<br />

chiedere perdono a Dio per le sofferenze che alcuni figli della Chiesa<br />

hanno inflitto al popolo d’Israele? L’anno giubilare è stato così occasione<br />

per riscoprire che la vita cristiana è sì tesa all’annuncio, alla condivisione<br />

della Buona Notizia di Cristo, ma che ciò è possibile solo se la<br />

Chiesa per prima si lascia purificare e santificare dall’amore misericor-<br />

_________________<br />

5 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Tertio millennio adveniente, 40-42:<br />

AAS 87 (1995) 31-32.<br />

6 Cf. Ibidem, 44-46: AAS 87 (1995) 33-34.<br />

7 Cf. Ibidem, 49-53: AAS 87 (1995) 35-37.<br />

8 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione dogmatica Lumen gentium,<br />

8: AAS 57 (1965) 12.


dioso di Dio, dall’ascolto della Parola della croce. Ogni cristiano, nel<br />

Giubileo, ha potuto vivere un’esperienza forte della misericordia di<br />

Dio, riscoprendosi, con tanti fratelli, popolo pellegrinante verso la sorgente<br />

del perdono e della riconciliazione.<br />

La risposta libera e responsabile a tale appello del Signore, con la conversione<br />

e nella perseveranza fino al martirio, è e rimane il messaggio<br />

più forte e convincente che la Chiesa può trasmettere nella storia. Non a<br />

caso, altro momento fondamentale dell’anno giubilare è stata la celebrazione<br />

della moltitudine di testimoni della fede, la cui vita nel corso del<br />

XX secolo è stata pienamente conformata a quella dell’Agnello. Ed è<br />

stato importante accorgersi che i martiri hanno già saputo vivere quell’unità<br />

della Chiesa che noi oggi purtroppo non sappiamo ancora realizzare,<br />

sebbene tale desiderio abiti nel cuore del Signore che noi diciamo di<br />

amare (cf. 1Pt 1, 8). “Circondati da un così grande numero di testimoni”<br />

(Eb 12, 1), ci sentiamo accompagnati e incoraggiati in un cammino di costante<br />

e profonda conversione verso la gioia e la speranza 9 .<br />

8. - Consapevoli del bisogno di senso dell’uomo d’oggi, teniamo<br />

“fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,<br />

2). Nel contempo, vogliamo custodire nella memoria e nei cuori come<br />

un bene prezioso i tesori di sapienza e i moniti accumulati negli oltre<br />

trent’anni trascorsi dal grande evento del Concilio. Tutto questo ci fa<br />

avvertire l’urgenza di rinnovare e approfondire la nostra collaborazione<br />

alla missione di Cristo. L’amore di Cristo ci spinge ad annunciare la<br />

speranza a tutti i fratelli e le sorelle del nostro paese: Cristo è risorto, la<br />

morte è vinta, e vi sono ancora migliaia di uomini che accettano di morire<br />

per testimoniare la verità della risurrezione del Signore.<br />

Ora sta a noi metterci al servizio della missione dell’Inviato del Padre,<br />

assumendo la vocazione battesimale alla santità. Ci potranno accompagnare<br />

ed essere di stimolo le parole di John Henry Newman, che<br />

così amava rivolgersi in preghiera al Signore:<br />

«Stai con me, e io inizierò a risplendere come tu risplendi;<br />

a risplendere fino ad essere luce per gli altri.<br />

La luce, o Gesù, verrà tutta da te: nulla sarà merito mio.<br />

_________________<br />

9 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 48: OR, 8-9 gennaio<br />

2001, 5.<br />

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Sarai tu a risplendere, attraverso di me, sugli altri.<br />

Fa’ che io ti lodi così, nel modo che tu più gradisci,<br />

risplendendo sopra tutti coloro che sono intorno a me.<br />

Da’ luce a loro e da’ luce a me;<br />

illumina loro insieme a me, attraverso di me.<br />

Insegnami a diffondere la tua lode, la tua verità, la tua volontà.<br />

Fa’ che io ti annunci non con le parole ma con l’esempio,<br />

con quella forza attraente, quella influenza solidale<br />

che proviene da ciò che faccio,<br />

con la mia visibile somiglianza ai tuoi santi,<br />

e con la chiara pienezza dell’amore che il mio cuore nutre per te» 10 .<br />

9. - Gli orientamenti pastorali che seguono scaturiscono da queste<br />

considerazioni introduttive e, nel medesimo tempo, vogliono essere<br />

una risposta all’invito formulato da Giovanni Paolo II a guardare avanti,<br />

a “prendere il largo”, con un dinamismo nuovo e nuove iniziative<br />

concrete 11 .<br />

Lo stesso Santo Padre, nella lettera apostolica Novo millennio ineunte,<br />

invita esplicitamente le singole Chiese a raccogliere le indicazioni<br />

pastorali che emergono dall’esperienza giubilare e a incarnarle nella loro<br />

situazione culturale ed ecclesiale, avvalendosi anche del lavoro collegiale<br />

svolto nelle Conferenze episcopali 12 . Abbiamo accolto tale invito<br />

e, senza fare un nostro diverso cammino, ci siamo inseriti nel solco<br />

aperto dalla lettera apostolica di Giovanni Paolo II, per meditarla, cogliervi<br />

le indicazioni più pertinenti per la situazione italiana e favorire<br />

così, da parte di ciascuna diocesi, la formulazione dei veri e propri itinerari<br />

pastorali.<br />

La Novo millennio ineunte è da considerarsi pertanto il testo di primario<br />

riferimento di questi anni. Gli orientamenti pastorali che seguono<br />

ne sono una lettura e uno sviluppo, per meglio accoglierlo e attuarlo.<br />

Nella prima parte, stimolati dalla celebrazione del Giubileo, concentreremo<br />

l’attenzione su Gesù Cristo, l’Inviato del Padre. Quindi, partendo<br />

_________________<br />

10 Cf. J.H. NEWMAN, Meditations and Devotions, London - New York - Bombay,<br />

1907, 365.<br />

11 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 15: OR, 8-9 gennaio<br />

2001, 3.<br />

12 Cf. Ibidem, 29: OR, 8-9 gennaio 2001, 4.


da alcuni elementi di analisi dell’ambiente culturale in cui viviamo, offriremo<br />

indicazioni ecclesiologiche e pastorali per la comunicazione del<br />

lieto annuncio cristiano, centrandole sul mistero dell’Incarnazione. Solo<br />

guardando ad esso le nostre Chiese particolari potranno riprendere<br />

con rinnovato slancio la propria missione evangelizzatrice, a servizio<br />

della missione di Cristo.<br />

CAPITOLO I<br />

LO SGUARDO FISSO SU GESÙ,<br />

L’INVIATO DEL PADRE<br />

“La vita si è fatta visibile… la vita eterna,<br />

che era presso il Padre e si è resa visibile a noi” (1Gv 1, 2)<br />

10. - La Chiesa può affrontare il compito dell’evangelizzazione solo<br />

ponendosi, anzitutto e sempre, di fronte a Gesù Cristo, parola di Dio fatta<br />

carne. Egli è “la grande sorpresa di Dio” 13 , colui che è all’origine della<br />

nostra fede e che nella sua vita ci ha lasciato un esempio, affinché<br />

camminassimo sulle sue tracce (cf. 1Pt 2, 21). Solo il continuo e rinnovato<br />

ascolto del Verbo della vita, solo la contemplazione costante del<br />

suo volto permetteranno ancora una volta alla Chiesa di comprendere<br />

chi è il Dio vivo e vero, ma anche chi è l’uomo. Solo seguendo l’itinerario<br />

della missione dell’Inviato – dal seno del Padre fino alla glorificazione<br />

alla destra di Dio, passando per l’abbassamento e l’umiliazione<br />

del Messia –, sarà possibile per la Chiesa assumere uno stile missionario<br />

conforme a quello del Servo, di cui essa stessa è serva. La Chiesa,<br />

come ha detto il Concilio, “mira a questo solo: a continuare, sotto la guida<br />

dello Spirito Paraclito, l’opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel<br />

mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare,<br />

a servire e non ad essere servito” 14 . Questa è la missione della Chiesa<br />

nella storia e al cuore dell’umanità. Perciò essa medita anzitutto e sem-<br />

_________________<br />

13 Cf. Ibidem, 4: OR, 8-9 gennaio 2001, 2.<br />

14 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 3: AAS 58<br />

(1966) 1027; cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente, 56:<br />

AAS 87 (1995) 39.<br />

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pre “sul mistero di Cristo, fondamento assoluto di ogni nostra azione<br />

pastorale” 15 .<br />

Il primo passo per riprendere vigore e motivazioni autentiche nel servizio<br />

che ci è stato affidato, consisterà quindi nel rivolgerci all’itinerario<br />

del Verbo della vita, in tutta la sua interezza: egli è colui che è uscito<br />

dal Padre ed è venuto nel mondo (cf. Gv 16, 28) per rivelarci il volto del<br />

Padre e donarci lo Spirito Santo, perché potessimo partecipare alla vita<br />

divina. Ci soffermeremo anzitutto a guardare Gesù l’Inviato del Padre,<br />

poi Gesù in mezzo a noi, quindi Gesù il Risorto e infine Gesù che viene<br />

già ora e poi nella gloria, nel suo Regno eterno. Si tratta di quattro momenti<br />

di un’unica e indissociabile missione che dev’essere contemplata<br />

quale fonte ispiratrice della nostra pastorale.<br />

Gesù, l’Inviato del Padre<br />

11. - “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi<br />

modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni,<br />

ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1, 1-2). L’invio del Figlio da<br />

parte del Padre avviene in una storia, che ha inizio con la creazione<br />

stessa dell’umanità. Non sorprenda se, parlando di Cristo, risaliamo fino<br />

all’”in principio” (Gen 1, 1). Lo ricorda san Paolo agli Efesini: “Dio,<br />

Padre del Signore nostro Gesù Cristo,… in lui ci ha scelti prima della<br />

creazione del mondo… predestinandoci a essere suoi figli adottivi” (Ef<br />

1, 3-5).<br />

Nel libro della Genesi ci viene rivelato che Dio crea l’uomo a sua immagine<br />

e somiglianza (cf. Gen 1, 26-27), gli affida un creato frutto della<br />

sua parola benedicente e lo pone in un giardino, spazio di bellezza che<br />

racchiude l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del<br />

male (cf. Gen 2, 8-16). Il primo simboleggia la vocazione alla pienezza,<br />

alla comunione; il secondo rappresenta la condizione fondamentale per<br />

godere pienamente del dono della vita: saper discernere dietro al dono il<br />

Donatore, imparare che solo nel riconoscimento del Creatore e di sé come<br />

creatura è possibile la comunione con Dio, con l’altro, con la creazione.<br />

L’albero della conoscenza del bene e del male raffigura il limite<br />

_________________<br />

15 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 15: OR, 8-9 gennaio 2001, 3.


della creaturalità, condizione indispensabile per un autentico esercizio<br />

della libertà.<br />

Il cammino dell’uomo è però tragicamente messo in crisi dal peccato<br />

(cf. Gen 3), perché – come commenta sant’Ireneo – “l’uomo era bambino,<br />

e il suo senso del discernimento non era ancora sviluppato. Così<br />

venne facilmente ingannato dal seduttore” 16 . È il dramma della storia, in<br />

cui la libertà ha saputo a volte declinarsi come amore, ma spesso anche<br />

come negazione dell’altro e di Dio. E tale duplice possibilità attraversa<br />

la vita di ciascuno di noi: nessuno è senza peccato, e tuttavia nessuno di<br />

noi è totalmente estraneo all’esperienza del vero amore.<br />

12. - L’Antico Testamento narra i ripetuti tentativi di Dio per ricondurre<br />

la creazione al fine per cui l’ha creata: essere spazio di vita e di<br />

bellezza. Ma, per attuare questo disegno, Dio si serve sempre della libertà<br />

dell’uomo. Con ogni essere umano che viene al mondo è immesso<br />

un potenziale di novità nella storia 17 , nel bene come nel male. L’uomo è<br />

creatura responsabile, capace con la sua libertà di dare inizio a nuove<br />

vie, di vita o di morte.<br />

Così, Dio fa un’alleanza con Noè, quindi con Abramo, e poi ancora<br />

con Mosè. Attraverso tali proposte, Dio chiama gli uomini a riscoprire<br />

la loro dignità di figli e la loro vocazione alla santità mediante l’ascolto<br />

della sua parola. Alle alleanze si aggiungono le incessanti esortazioni<br />

alla conversione che Dio fa al suo popolo Israele per mezzo dei profeti.<br />

Così si legge, ad esempio, nel profeta Geremia: “Io inviai a voi tutti i<br />

miei servitori, i profeti, con premura e sempre; eppure essi non li ascoltarono<br />

e non prestarono orecchio… Questo è il popolo che non ascolta<br />

la voce del Signore suo Dio né accetta la correzione” (Ger 7, 25.28).<br />

I profeti mettono in guardia anche gli uomini più “religiosi”; il rischio<br />

maggiore è stato ed è quello di cadere nell’equivoco di compiere<br />

atti di culto al Signore senza che sia coinvolto il cuore, senza permettere<br />

al Signore di entrare veramente nella nostra vita e senza compiere poi il<br />

cammino imprevedibile a cui egli chiama (cf. Os 6, 6; Am 5, 21; Is 1, 12-<br />

17; Ger 7, 1-15). Il salmista riconosce: “Sacrificio e offerta non gradisci,<br />

gli orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per<br />

_________________<br />

16 SANT’IRENEO DI LIONE, Demonstratio praedicationis apostolicae, Prol., 12.<br />

17 Cf. SANT’AGOSTINO, De civitate Dei, 12, 20, 4.<br />

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colpa. Allora ho detto: ‘Ecco, io vengo’. Sul rotolo del libro di me è<br />

scritto, che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua<br />

legge è nel profondo del mio cuore” (Sal 40, 7-9). E la volontà del Signore<br />

è la pace, la giustizia, il bene, è soprattutto l’amore per i più piccoli<br />

e indifesi; la sua volontà è che gli uomini vivano una vita piena,<br />

cioè buona, bella e beata.<br />

Ma è l’incarnazione del Verbo l’evento che rende visibile, tangibile e<br />

sperimentabile, da parte degli uomini, l’intenzione eterna di Dio. Egli<br />

non parla più attraverso intermediari. La sua Parola si fa carne, nascendo<br />

dalla Vergine Maria, e nell’umanità che assume diventa completamente<br />

solidale con noi. Tutta la storia era orientata a questo evento. L’apostolo<br />

Paolo esprime costantemente questa intenzione: il nostro riferimento<br />

a Cristo non è qualcosa di secondario, né tanto meno di casuale.<br />

A questa relazione noi siamo preordinati da sempre: costituisce la nostra<br />

vocazione a quella pienezza di vita che è stata pensata da Dio per<br />

noi sin dal principio e che ci sarà data nel Regno, quando tutte le realtà<br />

saranno ricapitolate in Cristo (cf. Ef 1, 10) 18 .<br />

13. - La storia della salvezza non è segnata solo dalle ripetute chiamate<br />

di Dio, ma anche dai ripetuti rifiuti da parte dell’uomo di accogliere<br />

la via della vita. Lo stesso Verbo di Dio, ci ricorda l’evangelista Giovanni,<br />

“venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1, 11).<br />

Gesù, nel Vangelo di Giovanni, indica la radice profonda del rifiuto,<br />

dell’incredulità, e lo fa servendosi di un linguaggio duro, che richiede di<br />

essere decifrato: “Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi<br />

dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!… Chi è da Dio<br />

ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete<br />

da Dio” (Gv 8, 38.47). La radice della fede biblica sta nell’ascolto, attività<br />

vitale, ma anche esigente. Perché ascoltare significa lasciarsi trasformare,<br />

a poco a poco, fino a essere condotti su strade spesso diverse<br />

da quelle che avremmo potuto immaginare chiudendoci in noi stessi. Le<br />

vie che Gesù indica sono segnate dalla bellezza, perché bella è la vita di<br />

comunione, bello lo scambio dei doni e della misericordia; ma sono vie<br />

impegnative. Di qui la tentazione di non aprirgli la porta, di lasciarlo<br />

fuori dalla nostra esistenza reale. La storia del peccato, infatti, è sempre<br />

_________________<br />

18 Cf. SANT’IRENEO DI LIONE, Adversus haereses, 3, 16, 6.


adicata nella storia del non ascolto. Anche se – va detto con forza –<br />

nessuno di noi può giudicare l’ascolto degli altri, neppure di coloro che<br />

si dichiarano lontani dalla fede.<br />

14. - Colui che è stato inviato per manifestarci in pienezza l’intenzione<br />

del Padre, nel farsi vicino a noi segue l’unica traiettoria capace di fare<br />

breccia nella nostra sordità, di parlare realmente al nostro cuore: la<br />

via della kènosis, dell’abbassamento, dell’umiliazione. L’umiltà è il<br />

tratto più caratteristico dell’amore di Dio rivelato dall’Inviato del Padre.<br />

Scrive san Tommaso, riprendendo sant’Agostino: “Una così grande<br />

umiltà di Dio [manifestatasi nell’Incarnazione, cioè nell’invio del Figlio]<br />

è in grado di rimproverare e di guarire la superbia dell’uomo” 19 .<br />

La discesa, l’umiliazione del Verbo ci è spiegata da una pagina preziosa<br />

della lettera ai Filippesi, che non a caso la liturgia della Chiesa ripropone<br />

in occasione delle maggiori feste cristologiche: “Abbiate in voi<br />

gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di<br />

natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con<br />

Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo<br />

simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi<br />

obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 5-8). In Cristo,<br />

Dio si è comunicato e si comunica mediante una profonda condivisione<br />

dell’esperienza umana. Egli non ha rifuggito l’opacità della storia,<br />

ma l’ha assunta per redimerla. Il Verbo, condividendo la condizione<br />

umana, l’ha illuminata rivelando le profondità di Dio. Lui che da<br />

sempre era presso Dio, per rivelare Dio si è posto accanto all’uomo. Anzi,<br />

si può dire di più: ha mostrato il volto di Dio attraverso il dono di sé<br />

sino alla morte, e alla morte in croce. La croce è diventata la suprema<br />

cattedra per la rivelazione della sua nascosta e imprevedibile identità: il<br />

volto dell’amore che si dona e che salva l’uomo condividendone in tutto<br />

la condizione, “escluso il peccato” (Eb 4, 15). La Chiesa non lo dovrà<br />

mai dimenticare: sarà questa la sua strada a servizio dell’amore e della<br />

rivelazione di Dio agli uomini.<br />

15. - In tal modo l’abbassamento divino, manifestato dall’Inviato del<br />

Padre, diviene rivelazione di ciò che regge l’universo: l’amore di Dio,<br />

_________________<br />

19 SAN TOMMASO D’AQUINO, Summa theologiae, III, q. 1, a. 2; cf. SANT’AGO-<br />

STINO, De Trinitate, 13, 17, 22.<br />

97


98<br />

un amore tale da prevedere e superare anche l’infedeltà dell’uomo, il<br />

cattivo uso che questi avrebbe fatto del dono della libertà; in una parola,<br />

il peccato. L’Apocalisse di Giovanni, spingendosi fino alle profondità<br />

ultime del mistero dell’Inviato del Padre, arriva a riconoscere in lui l’Agnello<br />

immolato “fin dalla fondazione del mondo” (Ap 13, 8), Colui<br />

dalle cui piaghe siamo stati guariti (cf. 1Pt 2, 25; Is 53, 5).<br />

Gesù in mezzo a noi<br />

16. - La missione dell’Inviato del Padre diventa visibile e udibile soprattutto<br />

dal giorno in cui Gesù dà inizio all’annuncio del regno di Dio e<br />

lo manifesta in mezzo a Israele. Essa trova il suo vertice nei giorni in<br />

cui, affrontando la passione e la croce, Gesù svela pienamente il volto<br />

del Padre con il dono totale di sé e opera la nostra redenzione. Tuttavia,<br />

non è soltanto la vita pubblica di Gesù a esprimerne la missione, ma è<br />

tutta la parabola della sua esistenza.<br />

È significativo il gesto che Giovanni Paolo II ha voluto compiere durante<br />

il Giubileo: uno speciale pellegrinaggio lungo la storia, “sostando<br />

in alcuni dei luoghi che sono particolarmente legati all’Incarnazione del<br />

Verbo di Dio” 20 . Così facendo, il Papa ha dato evidenza a una regola fondamentale<br />

per la Chiesa: tornare sempre alle proprie origini, ricavare<br />

linfa dalle proprie radici, ridare evidenza all’essenziale. Tutto ciò che<br />

Gesù ha vissuto nella sua carne è per noi un’occasione fondamentale di<br />

insegnamento, poiché “Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo” 21 .<br />

17. - Gesù ha conosciuto come ogni uomo le tappe della crescita fisica,<br />

psicologica, spirituale. Emblematiche, al riguardo, sono le parole<br />

dell’evangelista Luca, che descrivono la vita di Gesù a Nazaret con i<br />

suoi genitori e la partecipazione alla vita religiosa del suo popolo (cf. Lc<br />

2). Ciò significa che anch’egli, come ogni uomo, ha dovuto accettare la<br />

famiglia in cui è nato, il contesto culturale in cui è cresciuto, nonché le<br />

potenzialità e i limiti della propria corporeità. Sono queste le condizioni<br />

_________________<br />

20 GIOVANNI PAOLO II, Lettera sul pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della<br />

salvezza, 1: OR, 30 giugno-1 luglio 1999, 8.<br />

21 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 22: AAS 58<br />

(1966) 1042.


umanissime per crescere in età e sapienza. Ma, come ogni figlio di<br />

Israele, egli ha altresì letto e ascoltato le parole del Dio dei padri, cogliendovi<br />

la propria storia e quella del suo popolo. Lo vediamo pertanto<br />

frequentare le sinagoghe e il tempio, per pregare e per ascoltare e interrogare<br />

i maestri del suo tempo. Luca riassume, in forma assai breve ma<br />

efficace: “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli<br />

uomini” (Lc 2, 52).<br />

18. - I Vangeli narrano poi il suo battesimo (cf. Mt 3, 13-17), evento<br />

denso di significati. Recandosi dal Battista, Gesù mostra – come farà<br />

per tutta la vita – il proprio grande amore per i peccatori, facendosi solidale<br />

con loro; ma, soprattutto, egli riceve la testimonianza dall’alto di<br />

essere il Figlio, l’Amato, colui nel quale il Padre ha posto ogni compiacimento.<br />

L’esperienza del battesimo segna una svolta decisiva nella vita<br />

di Gesù: lascia la casa e si prepara a svolgere un ministero pubblico, ad<br />

assumere fino in fondo la propria missione di Inviato del Padre, predicando<br />

l’avvento del regno di Dio.<br />

19. - A questo punto, i Vangeli sinottici narrano di un tempo vissuto<br />

da Gesù nel deserto, a lottare contro Satana, armato soltanto delle Scritture<br />

e della consapevolezza di essere amato dal Padre (cf. Mt 4, 1-11).<br />

Egli ripercorre l’esperienza della tentazione, come Adamo nel giardino<br />

dell’Eden, come Israele nel deserto e come ciascuno di noi nella vita<br />

quotidiana, uscendone però vincitore: è lui il nuovo Adamo, l’uomo che<br />

ha saputo crescere nella propria libertà fino a essere capofila di una<br />

nuova umanità, condotta, al suo seguito, dal deserto del peccato alla terra<br />

promessa del Regno. Ascoltare la Parola di Dio e lottare contro le tentazioni,<br />

contro i “pensieri malvagi” (Mc 7, 21) che allontanano dalla via<br />

della vita: è il cammino necessario a ogni cristiano per imparare a usare<br />

la propria libertà amando Dio e i fratelli.<br />

20. - Gesù inizia ad annunciare ciò che in lui si è compiuto: l’instaurarsi<br />

della regalità di Dio, della sua volontà che rende pienamente uomini<br />

(cf. Mc 1, 14-15). Il “Figlio dell’uomo” invita a seguire il suo cammino,<br />

che è quello del Regno, “e ne illustra le esigenze e la potenza attraverso<br />

parole e segni di grazia e misericordia” 22 . Dalla Galilea, in cui è<br />

_________________<br />

22 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 18: OR, 8-9 gennaio 2001, 3.<br />

99


100<br />

cresciuto, risuona così il Vangelo, la buona notizia per i poveri, i prigionieri,<br />

gli oppressi: Gesù proclama e inaugura l’anno di grazia del Signore<br />

(cf. Lc 4, 14-21), annuncia che saranno i piccoli e gli umili a “regnare”<br />

(cf. Mt 5, 3-12).<br />

L’opera di evangelizzazione da parte di Gesù è così riassunta nella<br />

predicazione di Pietro: “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di<br />

Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano<br />

sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10, 38). Gesù è<br />

passato facendo il bene: ha condotto una vita buona, nel senso che ha<br />

aiutato gli altri a far emergere il potenziale di bene e di vita che li abitava,<br />

liberandoli dal potere del demonio e risanandoli dalle contraddizioni<br />

di cui erano prigionieri. Egli è stato anche un ascoltatore attento del suo<br />

tempo, capace di valorizzare tutto il bene disseminato in Israele e nella<br />

cultura del suo popolo.<br />

21. - Ma in che cosa consiste la via verso il Regno che Cristo illustra?<br />

Essa è fatta di ascolto della volontà del Padre, di pratica della misericordia<br />

e della giustizia, di servizio umile e amoroso per i fratelli; tutto per<br />

poter giungere a condividere con ogni essere umano il banchetto escatologico,<br />

segno di quella comunione che è la vita stessa di Dio.<br />

A questa missione Gesù associa i Dodici e li rende partecipi del suo<br />

annuncio e della sua autorità sulle forze del male (cf. Mc 3, 13-15). Egli<br />

li istruisce, li chiama a stare con lui, a imparare dalla sua umiltà e mitezza<br />

(cf. Mt 11,29).<br />

È molto significativo anche il linguaggio scelto da Gesù per fare entrare<br />

i suoi interlocutori nella comprensione del Regno. Egli parla in parabole,<br />

ricorre cioè all’esperienza di ogni figlio del suo popolo: nelle parabole<br />

e nelle similitudini impiegate da Gesù troviamo allusioni alla vita<br />

di ogni giorno. In tal modo si svela una profonda capacità di trarre lezione<br />

e consolazione da ogni creatura e da ogni evento. Gesù sa discernere e<br />

far comprendere la bellezza della vita attraverso i simboli che si celano<br />

dietro alle esperienze umanissime della vita quotidiana. E fare appello<br />

all’esperienza significa coinvolgere la libertà di colui che ascolta.<br />

Sì, la sua è stata una vita bella, vissuta in pienezza: è stato un uomo<br />

sapiente, capace di vivere tutti i registri delle relazioni umane, compreso<br />

quello dell’amicizia; le pagine evangeliche sulla “casa di Betania”<br />

sono tra le più affascinanti di tutta la Scrittura (cf. Lc 10, 38-42; Gv 11,<br />

1-44; 12, 1-8). Se non comprendiamo come tutta l’esistenza di Gesù sia


stata manifestazione di una vita vissuta nell’amore di Dio e degli uomini<br />

e nella libertà integrale, rischiamo di fraintendere anche l’esito drammatico<br />

della sua storia.<br />

22. - Tutti i Vangeli concordano nel narrare una crescente tensione<br />

nei confronti di Gesù. Egli ne porta il peso sempre più da solo, fino all’abbandono<br />

da parte di tutti (cf. Mc 14, 50) di fronte alla sua fine “ingloriosa”.<br />

Sulla croce, come un “maledetto da Dio” (cf. Gal 3, 13), egli<br />

non ha più attorno a sé alcun segno tangibile dell’amore del Padre, neppure<br />

la voce dall’alto che aveva dato inizio alla sua missione al Giordano<br />

e che lo aveva confermato nell’ora della Trasfigurazione (cf. Mt 3,<br />

17; 17, 5). Anche quegli evangelisti che ricordano la presenza sotto la<br />

croce di persone a lui care, ce le presentano mute: solo Gesù parla e<br />

conforta. Egli aveva instancabilmente insegnato che la via verso la pienezza<br />

della vita consiste nel sacrificare la propria vita liberamente e per<br />

amore: ora, nonostante l’estrema solitudine, rimane totalmente fedele<br />

alla missione ricevuta, amando sino alla fine, continuando a perdonare<br />

anche dalla croce (cf. Lc 23, 34) 23 .<br />

È importante, però, sottolineare che Gesù si mostra capace di giungere<br />

a questa estrema libertà perché ha coltivato una vita interiore, un dialogo<br />

con il Padre. I Vangeli ci dicono come egli amasse ritirarsi in preghiera<br />

prima di iniziare le sue giornate, soprattutto nelle ore più decisive<br />

della sua vita: prima di iniziare il suo ministero pubblico, di fronte alla<br />

crescente popolarità in Galilea e ancora quando ormai si profila evidente<br />

l’ostilità che porterà al “fallimento” umano della sua missione. Come<br />

non ricordare, poi, la preghiera al Padre nel Getsemani, prima dell’ora<br />

decisiva della sua morte in croce? Per quanto immerso nella paura e nell’angoscia,<br />

egli si rivolge a Dio con la tenerezza e la fiducia del Figlio<br />

amato: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice!<br />

Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14, 36).<br />

23. - L’intima relazione con il Padre fa sì che Gesù sappia amare i<br />

suoi “sino alla fine” (Gv 13, 1). E non solo i suoi: tutti gli evangelisti ci<br />

raccontano i gesti di amore, le parole che egli rivolge a tutti coloro che<br />

gli sono accanto e a tutti coloro che incontra, fino alla morte. Alla luce<br />

_________________<br />

23 Cf. Ibidem, 27: OR, 8-9 gennaio 2001, 4.<br />

101


102<br />

dei suoi gesti e delle sue parole, rivolti soprattutto ai peccatori che rappresentano<br />

un po’ tutta l’umanità, è possibile leggere la croce stessa come<br />

una parola d’amore di Dio in Gesù, come l’estremo appello della<br />

misericordia divina affinché ci convertiamo alla volontà del Padre.<br />

Anche il pensiero di Gesù, nei giorni della sua passione, rivolto al futuro<br />

della sua comunità e del suo messaggio è il frutto dell’amore “sino<br />

alla fine”. Nel Vangelo di Giovanni, questa sollecitudine ci è narrata<br />

nelle figure di Maria e del discepolo amato, affidati da Gesù l’uno all’altra,<br />

affinché prosegua e si realizzi nella storia la vocazione filiale di ogni<br />

uomo (cf. Gv 19, 25-27). Ma, ancor più chiaramente, tale compito di trasmissione<br />

del Vangelo del Regno è affidato da Gesù ai suoi discepoli<br />

nell’ultima cena consumata con loro, quando egli consegna loro un memoriale,<br />

un racconto e dei gesti capaci di trasmettere il senso della sua<br />

vita e della sua morte per ogni uomo.<br />

Nell’istituzione dell’Eucaristia, egli spiega e rende presente la Nuova<br />

Alleanza che sta per siglare con il suo sangue: non più i sacrifici di un<br />

tempo, bensì il totale dono di sé, il totale affidamento alla volontà del Padre,<br />

l’amore “sino alla fine”, sul suo esempio. Commenterà san Paolo: il<br />

“culto spirituale” dei cristiani consiste nell’offrire a Dio tutta la vita (cf.<br />

Rm 12, 1-3), per farne una narrazione dell’amore di Dio per gli uomini.<br />

Gesù, il Risorto<br />

24. - Se il racconto terminasse qui, non sarebbe sufficiente a suscitare<br />

e sostenere la nostra fede. Il Messia che annunciava l’imminenza del<br />

regno di Dio è morto come un maledetto, appeso al legno della croce. I<br />

discepoli si smarriscono, hanno paura (cf. Gv 20, 19); alcuni, come i due<br />

di Emmaus, lasciano Gerusalemme (cf. Lc 24, 13). Il pastore è stato colpito<br />

e le pecore sono disperse. Gesù stesso l’aveva annunciato: “Voi tutti<br />

vi scandalizzerete per causa mia in questa notte” (Mt 26, 31).<br />

Qui interviene invece un’esperienza decisiva per la comprensione<br />

del significato della morte di Gesù, per l’origine della Chiesa, per il raduno<br />

dei figli di Dio in Cristo e per l’annuncio della parola definitiva di<br />

Dio sulla storia: la Risurrezione. È la Risurrezione il fondamento della<br />

nostra fede e della nostra speranza, come ricorda l’apostolo Paolo: “Se<br />

Cristo non è risorto, è vana la vostra fede” (1Cor 15, 14). La Risurrezione<br />

è infatti la conferma che, davanti agli uomini, Dio dà alla missione


portata a compimento dal Figlio; è l’elevazione del Messia crocifisso a<br />

Signore del cosmo e della storia, la sua esaltazione a redentore e giudice<br />

dell’umanità intera. Così canta l’inno della lettera ai Filippesi, dopo<br />

aver sottolineato l’abbassamento di Cristo Gesù fino alla morte di croce:<br />

“Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di<br />

ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei<br />

cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il<br />

Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 9-11). La Chiesa, professando la<br />

risurrezione di Gesù e la sua ascensione alla destra del Padre, riconosce<br />

che l’umanità intera è ormai con Cristo in Dio (cf. Col 3, 1-4). Infatti<br />

Dio “nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione<br />

di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità<br />

che non si corrompe, non si macchia e non marcisce” (1Pt 1, 3-4).<br />

25. - La Risurrezione è altresì accompagnata dall’effusione dello Spirito<br />

Santo, che rende possibile anche a noi di seguire l’itinerario di abbassamento<br />

e di innalzamento del Figlio: è l’evento che ci dischiude la<br />

possibilità di diventare “partecipi della natura divina” (2Pt 1, 4), di essere<br />

figli nel Figlio.<br />

La nostra speranza si fonda unicamente sul fatto che la via tracciata<br />

da Gesù di Nazaret è quella che conduce anche noi alla vita piena ed<br />

eterna: “Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la<br />

sua potenza” (1Cor 6, 14). Noi possiamo comprendere, di giorno in<br />

giorno, che vivendo cristianamente si fa il bene – lo si fa emergere nella<br />

storia –, che la vita cristiana è bella, degna di essere vissuta; possiamo<br />

anche sperimentare umanamente che vale la pena di vivere offrendo la<br />

vita per amore. Ma, senza l’intervento divino che risuscita il Figlio, senza<br />

l’azione potente dello Spirito, l’orizzonte della nostra speranza si farebbe<br />

labile e nell’ora della prova e della debolezza non potremmo far<br />

altro che venire meno. Grande “prova” della risurrezione del Signore è<br />

proprio l’immensa schiera di uomini e donne che hanno trovato la forza<br />

per rimanere fedeli al Vangelo fino alla morte. Mostrando che c’è una<br />

ragione per cui vale la pena di dare la vita – cioè l’amore di Dio e dei fratelli<br />

–, essi hanno svelato di essere abitati da una ragione per cui valeva<br />

la pena di vivere: hanno trovato il senso della vita, della storia, del mondo,<br />

riconoscendo, con l’apostolo Paolo, che la potenza di Dio si manifesta<br />

nella debolezza (cf. 2Cor 12, 9) e che la nostra fede non è fondata<br />

sulla sapienza umana ma sulla potenza di Dio (cf. 1Cor 2, 3-5).<br />

103


104<br />

Le apparizioni del Risorto riguardarono solo la prima generazione di<br />

testimoni; anche a noi tuttavia, come a loro, è possibile fare un’esperienza<br />

della Risurrezione, anzitutto nell’adesione alla testimonianza<br />

apostolica e poi nel dono vicendevole dell’amore e del perdono: è in vista<br />

di questi doni, infatti, che è stato effuso dal Risorto lo Spirito sulla<br />

Chiesa, come testimoniano i racconti evangelici delle apparizioni (cf.<br />

Gv 20, 19-23). Dono della comunione, testimonianza sino alla fine, remissione<br />

dei peccati: sono i segni grandi della presenza dello Spirito del<br />

Risorto nella storia.<br />

26. - La Risurrezione fa della storia umana lo spazio dell’incontro<br />

possibile con la grazia di Dio, con quell’amore gratuito che fin dall’inizio<br />

ha creato l’uomo per vivere in comunione con lui e donargli la vita<br />

eterna. Questo è il progetto di Dio, questa la sua volontà, per tutti! Ed è<br />

bene che torniamo a insistere, nella predicazione e in altre forme di comunicazione,<br />

sul fondamento e sul significato di questa speranza per la<br />

vita dei cristiani e degli uomini tutti.<br />

Dio ci ha fatti venire all’esistenza con la sua parola, ci ha pensati e<br />

amati da sempre e chiama ciascuno per nome. Qui sta la ragione profonda<br />

della nostra vita sulla terra e qui sta il fondamento della nostra speranza<br />

in una vita oltre la morte: Dio ci ama “di amore eterno” (Ger 31,<br />

3). Va aggiunto che la vita eterna non scaturisce dall’esistenza isolata e<br />

autosufficiente dell’uomo, né dalla sua propria forza, ma unicamente<br />

dalla vita di relazione con il suo Creatore: tale relazione è costitutiva del<br />

suo essere più profondo. Dio stesso non è solitudine, ma relazione sussistente:<br />

“Dio è amore” (1Gv 4, 8). Ma relazione, amore, significano vita:<br />

Dio ha fatto esistere l’uomo per renderlo partecipe della sua stessa vita.<br />

27. - Attraverso Gesù Cristo, suo inviato nel mondo, il Padre ha manifestato<br />

definitivamente il suo desiderio di una vita piena ed eterna per<br />

gli uomini e ha attuato tale disegno nella storia (cf. Ef 3,11). Ancora una<br />

volta ritornano alla mente le parole della prima lettera di Giovanni che<br />

abbiamo scelto come icona biblica per questi nostri orientamenti: noi<br />

annunciamo il Verbo della vita che abbiamo udito e contemplato, “poiché<br />

la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza<br />

e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e che<br />

si è resa visibile a noi” (1Gv 1, 2). Con la sua vita Gesù ci ha mostrato<br />

come vivere e come morire, con la sua risurrezione ci ha svelato qual è il


cammino nel quale la parola del Padre introduce colui che lo ascolta ed<br />

entra pienamente in relazione con lui.<br />

Il primo passo per aprirci al dono della vita è aprire l’orecchio del nostro<br />

cuore alla parola di Dio, è affidarci ad essa, lasciando che la nostra<br />

assiduità con Gesù Cristo e con il suo Vangelo illumini e sostenga ogni<br />

istante delle nostre esistenze. Gesù è l’Inviato del Padre che ci chiama alla<br />

pienezza della vita: è aderendo a lui – questo significa “credere” – che<br />

anche noi potremo partecipare pienamente al dialogo che non ha fine tra<br />

il Figlio e il Padre, imparando a dire in verità: “Abbà, Padre!”.<br />

28. - Gesù ci ha insegnato a dire “Abbà”, a pregare il Padre nel segreto<br />

(cf. Mt 6, 6). Ci ha consegnato anche una preghiera che noi tutti recitiamo<br />

ogni giorno e che inizia con le parole “Padre nostro”: essere in<br />

Cristo significa riconoscere l’unica fonte della vita, il Padre di tutti, e significa<br />

riconoscere il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Non potrebbe essere<br />

altrimenti: se la vita che Dio ci ha dato trova un senso e una pienezza<br />

nella relazione, se Gesù Cristo l’ha manifestata agli uomini attraverso<br />

relazioni concrete d’amore per i fratelli e le sorelle con cui è vissuto,<br />

anche noi possiamo pregustare la vita eterna soltanto attraverso i tangibili<br />

e quotidiani rapporti di amore che riusciamo a intessere con tutti gli<br />

altri figli dell’unico Padre. Ogni forma di amore – il perdono, il dono di<br />

sé, la condivisione, e mille altre ancora – è il luogo in cui trapela per<br />

ognuno di noi qualche raggio dell’eternità. Perché la vita eterna è l’amore<br />

(cf. 1Cor 13, 8; 1Gv 3, 14).<br />

Chi è assiduo nell’ascolto del Signore e si apre all’ascolto dei fratelli,<br />

diventerà capace a poco a poco di vincere la paura della morte. Solo i<br />

profondi rapporti d’amore con Dio e con chi ci è accanto, infatti, sanno<br />

indicarci con forza un “al di là”, una verità verso la quale siamo incamminati<br />

e che sta sotto il segno dell’eternità. Allora anche il lento declino<br />

del nostro corpo potrà lasciar spazio ad altre certezze interiori, come ricorda<br />

san Paolo: “Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo,<br />

quello interiore si rinnova di giorno in giorno” (2Cor 4, 16).<br />

Questo è l’annuncio cristiano sulla vita eterna: esso si fonda sulla Risurrezione<br />

di Cristo, ma già fin d’ora ognuno di noi può intuire e pregustare<br />

la vita eterna nella Chiesa, nella communio sanctorum, così come<br />

in ogni relazione umana segretamente trasfigurata dall’amore di Dio, in<br />

ogni esperienza di perdono accolto e donato. Testimoniando e predicando<br />

tutto questo, noi svolgiamo il nostro servizio alla missione di Cristo.<br />

105


106<br />

Gesù, colui che viene<br />

29. - Noi viviamo tra il giorno della risurrezione di Cristo e quello<br />

della sua venuta. Egli è colui che verrà alla fine dei tempi, per portare a<br />

compimento in tutto il creato la volontà del Padre. Per questo il cristianesimo<br />

vive nell’attesa, nella costante tensione verso il compimento; e<br />

dove tale attesa viene meno c’è da chiedersi quanto la fede sia viva, la<br />

carità possibile, la speranza fondata.<br />

Gesù è colui che è venuto, viene e verrà. È venuto nell’Incarnazione,<br />

verrà nella gloria e nel frattempo non ci lascia soli: egli continua a venire<br />

a noi nei doni del suo Spirito, nella predicazione della parola di verità,<br />

nella liturgia e nei sacramenti, nella comunione attorno ai pastori nella<br />

Chiesa, nell’esperienza della sua misericordia che a ciascuno è possibile<br />

fare, per grazia, nell’intimo della coscienza. San Bernardo di Chiaravalle<br />

parla, con termini assai indovinati, di un medius adventus 24 , di un<br />

dolce e misterioso venire a noi già oggi del Verbo, che ci visita per<br />

confortarci e darci forza nel cammino della vita. Così dice la liturgia:<br />

“Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo<br />

accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del<br />

suo regno” 25 .<br />

Dire che Gesù è colui che viene, significa rimandare soprattutto, come<br />

ricorda il Credo, al giorno in cui egli “verrà nella gloria a giudicare i<br />

vivi e i morti”. Dio, infatti, ha l’iniziativa: egli chiama all’esistenza,<br />

ama di amore preveniente, elargisce con totale gratuità i suoi doni agli<br />

uomini. L’uomo, tuttavia, resta libero di accogliere o di rifiutare il dono<br />

della figliolanza divina in Cristo. È qui che si radica il tema del giudizio,<br />

così difficile oggi da esprimere senza dar luogo a malintesi, eppure così<br />

urgente. Si tratta, infatti, di una realtà presente nelle Scritture e nelle parole<br />

stesse di Gesù: la Chiesa non può dimenticarla, né può smettere di<br />

annunciarla per conformarsi alle attese mondane. Ma come parlare oggi<br />

del giudizio di cui Gesù è portatore? Come proclamare oggi le verità<br />

circa la vita eterna in modo che suscitino un profondo interesse negli<br />

uomini alla ricerca di “che cosa sperare” e siano capaci di scuotere le<br />

coscienze e di provocare conversione?<br />

_________________<br />

24 SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE, Sermo V in Adventu Domini, 1.<br />

25 MESSALE ROMANO, Prefazio dell’Avvento I/A.


Anzitutto, dobbiamo osservare come la morte sia per ciascun uomo<br />

il momento della verità, della caduta delle maschere. Ciò che noi siamo<br />

realmente si esprime nello spazio tra l’inizio e la fine della nostra vita<br />

terrena. In termini umani, in questo svelamento finale, che ci rende responsabili<br />

di quanto abbiamo espresso nell’arco dell’unica vita a noi<br />

data, consiste il giudizio per ognuno di noi.<br />

In questo spazio che è l’esistenza terrena, Dio parla all’uomo, gli indica<br />

in mille modi la via che porta alla vita. Come ricorda il Concilio: “La<br />

vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò<br />

dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire<br />

a contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale” 26 .<br />

Ma il giudizio non è solo un fatto personale: esso è anche la risposta<br />

di Dio alle domande di giustizia degli uomini. Alla fine dei tempi si rivelerà<br />

la giustizia e la verità del Signore e troveranno risposta i tanti perché,<br />

le tante sofferenze patite ingiustamente dagli uomini. Il regno di<br />

Dio è compimento della giustizia vera per tutti coloro che nel mondo<br />

hanno subìto afflizione e hanno atteso l’epifania del Signore; è incontro<br />

e riconciliazione tra ogni essere umano, e tra gli uomini e il Padre che è<br />

nei cieli.<br />

30. - Gesù ha annunciato in vari modi il giudizio e la vita eterna. Lo<br />

ha fatto con parole di rivelazione e di esortazione, nei discorsi escatologici<br />

dei Vangeli sinottici, e ponendo la carità come criterio del giudizio<br />

con cui, al suo ritorno glorioso, chiederà conto a ognuno dell’uso fatto<br />

del dono della vita (cf. Mt 25, 31-46). Come ha ammonito san Giovanni<br />

della Croce, “alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore” 27 .<br />

Ma proprio perché il fine ultimo delle nostre vite è l’amore e la comunione,<br />

non possiamo, in una visione veramente conforme al Vangelo,<br />

restare indifferenti nel vedere altri che rifiutano l’accesso al regno<br />

della vita, siano pure nostri nemici o persecutori. Gesù non è venuto a<br />

condannare, ma a salvare: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le<br />

osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il<br />

mondo, ma per salvare il mondo” (Gv 12, 47).<br />

_________________<br />

26 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 22: AAS 58<br />

(1966) 1043.<br />

27 SAN GIOVANNI DELLA CROCE, Avisos y sentencias, 57.<br />

107


108<br />

Gesù, nella sua vita, non ha condannato nessuno, ma ha mostrato in<br />

ogni recesso della nostra tenebra vie di luce, in ogni luogo della nostra<br />

disobbedienza la strada dell’adesione alla volontà del Padre. Le sue ultime<br />

parole dalla croce sono state di perdono verso i suoi persecutori. La<br />

croce stessa è stata lo svelamento di una verità che è misericordia, che<br />

apre alla speranza invitando l’uomo fino all’ultimo istante alla conversione.<br />

La croce è lo svelamento di un Dio che ha voluto condividere le<br />

nostre sofferenze facendosi solidale fin dove ha potuto con noi peccatori,<br />

cioè portando il suo amore al cuore della nostra stessa inimicizia. Dice<br />

san Paolo: “Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre<br />

eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5, 8). Si ricordino<br />

le parole di un Padre della Chiesa: “Il più grande peccato è non credere<br />

nelle energie della Risurrezione” 28 , ovvero disperare della misericordia<br />

divina.<br />

31. - Contemplando le realtà ultime nelle Scritture e soprattutto nelle<br />

parole di Gesù, la Chiesa ha sempre riconosciuto che Dio rispetta a tal<br />

punto l’uomo da lasciarlo libero di accogliere o non accogliere la grazia.<br />

Per questo, la Chiesa ritiene che sia possibile sottrarsi allo spazio della<br />

figliolanza divina, operando in tal modo da se stessi un giudizio sulla<br />

propria vita.<br />

Inoltre, la tradizione cattolica sottolinea come lo svelamento della<br />

nostra verità alla fine della vita comporti l’esigenza di una purificazione<br />

per poter accedere al banchetto del Regno, alla comunione con tutta l’umanità<br />

radunata attorno all’Agnello. Perché solo ciò che è stato in noi<br />

sotto il segno dell’amore non avrà mai fine, come ricorda l’apostolo<br />

Paolo, mentre ciò che è imperfetto è destinato a scomparire (cf. 1Cor<br />

13, 8-10). Davanti a Dio proveremo disgusto di noi stessi (cf. Ez 20, 43)<br />

e il suo amore misericordioso compirà in ciascuno di noi la necessaria<br />

purificazione affinché possiamo entrare a far parte della Gerusalemme<br />

celeste.<br />

Infine, il tema del giudizio è stato assunto con profonda serietà a partire<br />

dal pressante invito di Gesù alla vigilanza: “Vegliate!” (Mc 13, 37).<br />

Ogni uomo è chiamato a prestare attenzione in ogni momento al rivelarsi<br />

gratuito di Dio, della sua misericordia che purifica e risana; è chiama-<br />

_________________<br />

29 Cf. SANT’AGOSTINO, Sermo 88, 14, 13.


to a scorgere la presenza della grazia divina attraverso persone ed eventi.<br />

Solo custodendo il timore di non riconoscere Colui che passa tra noi e<br />

rimane con noi 29 , potremo realmente vivere una vita degna dell’eternità.<br />

L’unico timore che si addice a un cristiano maturo è quello di ferire<br />

l’amore con cui Dio continuamente vuole beneficarci 30 , non il timore<br />

di un castigo. Soltanto così l’annuncio del giudizio può essere “Vangelo”,<br />

buona notizia, appello alla conversione, parola che dischiude<br />

un orizzonte di vita e di speranza, che non chiude le porte, ma le apre.<br />

La Chiesa non deve mai dimenticare di essere chiamata a un ministero<br />

di misericordia. A ciascuno di noi spetta, poi, la scelta di entrare o di<br />

rimanere fuori, usufruendo di quella libertà che Dio ha dato all’uomo<br />

e che Cristo non ha mai contraddetto, preferendo piuttosto la via della<br />

croce. È la sua grande debolezza, ma anche la sua più grande forza:<br />

“Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). L’uomo<br />

ha la possibilità di rifiutare Dio e il suo amore, ma le braccia di Gesù<br />

restano sempre spalancate, pronte ad accogliere chi si lascia attrarre<br />

da lui.<br />

CAPITOLO II<br />

LA CHIESAA SERVIZIO<br />

DELLA MISSIONE DI CRISTO<br />

“La vita… noi l’abbiamo veduta<br />

e di ciò rendiamo testimonianza” (1Gv 1, 2)<br />

Per una missione senza confini<br />

32. - Comunicare il Vangelo è il compito fondamentale della Chiesa.<br />

Questo si attua, in primo luogo, facendo il possibile perché attraverso la<br />

preghiera liturgica la parola del Signore contenuta nelle Scritture si faccia<br />

evento, risuoni nella storia, susciti la trasformazione del cuore dei<br />

credenti. Ma ciò non basta. Il Vangelo è il più grande dono di cui dispongano<br />

i cristiani. Perciò essi devono condividerlo con tutti gli uomi-<br />

_________________<br />

30 Cf. SAN GIOVANNI CASSIANO, Conlatio 11, 13.<br />

109


110<br />

ni e le donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere, di una pienezza<br />

della vita 31 .<br />

L’Eucaristia, fonte e culmine della vita di fede, ci ricorda come la<br />

Nuova Alleanza che in essa si celebra è principio di novità e di comunione<br />

per il mondo intero: Dio continua a radunare intorno a sé un popolo<br />

da un confine all’altro della terra 32 . La missione ad gentes non è soltanto<br />

il punto conclusivo dell’impegno pastorale, ma il suo costante orizzonte<br />

e il suo paradigma per eccellenza. Proprio la dedizione a questo compito<br />

ci chiede di essere disposti anche a operare cambiamenti, qualora siano<br />

necessari, nella pastorale e nelle forme di evangelizzazione, ad assumere<br />

nuove iniziative, “fiduciosi nella parola di Cristo: Duc in altum!” 33 .<br />

33. - Lo Spirito Santo opera liberamente, a somiglianza del vento che<br />

soffia dove vuole (cf. Gv 3, 8) e, al di là delle opache testimonianze che<br />

sappiamo dare, la nostra speranza si fonda soprattutto sulla fiducia che è<br />

Dio stesso a condurre in modo misterioso i fili invisibili della storia. Ma<br />

questo non può affatto deresponsabilizzarci: lo Spirito Santo opera normalmente<br />

nel mondo attraverso la nostra cooperazione. Per questo i credenti<br />

sono chiamati a vegliare in ogni momento, a custodire la grazia<br />

della loro vocazione, a collaborare alla gioia e alla speranza del mondo<br />

condividendo la perla preziosa del Vangelo. Ha detto il Signore Gesù:<br />

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa<br />

lo si potrà rendere salato?” (Mt 5, 13).<br />

La presenza certa dello Spirito, semmai, è lì a ricordarci costantemente<br />

come soltanto lasciandoci conformare a Cristo, fino ad assumere<br />

il suo stesso sentire (cf. Fil 2, 5), potremo predicare Gesù Cristo e non<br />

noi stessi. L’evangelizzazione può avvenire solo seguendo lo stile del<br />

Signore Gesù, il “primo e più grande evangelizzatore” 34 . Con questo<br />

spirito, dopo aver contemplato il Verbo della vita, intendiamo in questo<br />

capitolo dei nostri orientamenti suggerire alcune linee di fondo sulla<br />

missione della Chiesa, intesa in senso ampio come comunicazione del<br />

Vangelo nel mondo odierno.<br />

_________________<br />

31 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Redemptoris missio, 20: AAS 83<br />

(1991) 267-268.<br />

32 Cf. MESSALE ROMANO, Preghiera eucaristica III.<br />

33 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 15: OR, 8-9 gennaio 2001, 3.<br />

34 PAOLO VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 7: AAS 68 (1976) 9.


34. - Partiremo dunque interrogandoci sull’oggi di Dio, sulle opportunità<br />

e sui problemi posti alla missione della Chiesa dal tempo in cui<br />

viviamo e dai mutamenti che lo caratterizzano, per passare poi a mettere<br />

a fuoco alcuni compiti e priorità pastorali che ci pare di intravedere per<br />

i prossimi anni. Vi è però un’ulteriore e importante premessa da fare. Se<br />

vogliamo adottare un criterio opportuno dal quale lasciarci guidare per<br />

compiere un discernimento evangelico, dovremo coltivare due attenzioni<br />

tra loro complementari anche se, a prima vista, contrapposte. Di<br />

entrambe ci è testimone lo stesso Gesù Cristo.<br />

La prima consiste nello sforzo di metterci in ascolto della cultura del<br />

nostro mondo, per discernere i semi del Verbo già presenti in essa, anche<br />

al di là dei confini visibili della Chiesa. Ascoltare le attese più intime dei<br />

nostri contemporanei, prenderne sul serio desideri e ricerche, cercare di<br />

capire che cosa fa ardere i loro cuori e cosa invece suscita in loro paura e<br />

diffidenza, è importante per poterci fare servi della loro gioia e della loro<br />

speranza. Non possiamo affatto escludere, inoltre, che i non credenti<br />

abbiano qualcosa da insegnarci riguardo alla comprensione della vita e<br />

che dunque, per vie inattese, il Signore possa in certi momenti farci sentire<br />

la sua voce attraverso di loro. L’animo giusto ci pare essere quello<br />

che, come scrive san Luca, l’apostolo Paolo assume dinanzi agli ateniesi<br />

riuniti nell’areopago della città (cf. At 17, 22-31): vi è un Dio ignoto<br />

che abita nei cuori degli uomini e che è da essi cercato; allo svelamento<br />

del volto di Dio noi possiamo contribuire, per grazia, nella consapevolezza<br />

che in quest’opera di annuncio noi stessi approfondiamo la sua conoscenza.<br />

35. - L’attenzione a ciò che emerge nella ricerca dell’uomo non significa<br />

rinuncia alla differenza cristiana, alla trascendenza del Vangelo, per<br />

acquiescenza alle attese più immediate di un’epoca o di una cultura. Come<br />

ricorda san Paolo ai cristiani della Galazia: “Vi dichiaro, fratelli, che<br />

il Vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non<br />

l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù<br />

Cristo” (Gal 1, 11-12). Vi è una novità irriducibile del messaggio cristiano:<br />

pur additando un cammino di piena umanizzazione, esso non si<br />

limita a proporre un mero umanesimo. Gesù Cristo è venuto a renderci<br />

partecipi della vita divina, di quella che felicemente è stata chiamata<br />

“l’umanità di Dio”. Il Signore ci ha fatti annunciatori della sua vita rivelata<br />

agli uomini e non possiamo misurare con criteri mondani l’annun-<br />

111


112<br />

cio che siamo chiamati a fare. In certi momenti il Vangelo è duro, impopolare,<br />

perché duri sono i cuori degli uomini – i nostri, a volte, più di<br />

quelli degli altri –, bisognosi di essere ricondotti sulla via della vita per<br />

aprirsi al dono di una nuova e più piena umanità.<br />

Questa duplice attenzione costituisce la paradossalità dell’esperienza<br />

cristiana, di cui parla uno scritto del secondo secolo: i cristiani sono<br />

uomini come tutti gli altri, pienamente partecipi della vita nella città e<br />

nella società, dei successi e dei fallimenti sperimentati dagli uomini; ma<br />

sono anche ascoltatori della Parola, chiamati a trasmettere la differenza<br />

evangelica nella storia, a dare un’anima al mondo, perché l’umanità tutta<br />

possa incamminarsi verso quel Regno per il quale è stata creata 35 .<br />

Discernere l’oggi di Dio<br />

36. - Ma quali sono le potenzialità e gli ostacoli che si incontrano oggi<br />

nelle nostre comunità e nel nostro paese per quanto riguarda la diffusione<br />

della Buona Notizia cristiana? Offriamo qui alcune linee di riflessione,<br />

ricordando però che con quanto segue non intendiamo descrivere<br />

la mentalità dell’uomo moderno o delineare un profilo dei non credenti,<br />

quasi fossero un mondo a parte rispetto ai credenti. La mentalità del<br />

mondo in cui viviamo può permeare anche noi cristiani e l’incredulità è<br />

tentazione che attraversa anche il nostro cuore: prendere coscienza dei<br />

suoi tratti essenziali è fondamentale per discernere potenzialità e rischi<br />

presenti anche nella nostra esistenza.<br />

37. - Una prima opportunità che ci pare di poter riconoscere, almeno<br />

in qualche misura, in molte persone è il desiderio di autenticità. I giovani,<br />

in particolare, sono disposti a investire con generosità energie, ove<br />

sentano che davvero quanto stanno facendo ha un senso. Certo, il puro<br />

desiderio di autenticità non basta: va integrato con il riconoscimento<br />

dell’autenticità degli altri, dell’autenticità della storia, del valore di tutto<br />

ciò che, in poche parole, è esterno alla nostra coscienza e alle nostre sensazioni<br />

emotive. La ricerca dell’autenticità, se non è integrata da altri<br />

fattori, può portare a esiti individualistici, in casi estremi anche violenti.<br />

_________________<br />

35 Cf. Lettera a Diogneto, 5-6.


Ma solo riconoscendo questa esigenza come un valore, sarà possibile<br />

dare risposte vere e profonde alla ricerca di significato che abita le nostre<br />

vite.<br />

Vi sono poi altre potenzialità: sono da discernere là dove emerge il<br />

desiderio di “prossimità”, di socialità, di incontro, di solidarietà e di ricerca<br />

della pace. È il segno che l’autenticità a cui mira l’uomo moderno<br />

non si orienta soltanto verso la ricerca di emozioni immediate e a basso<br />

prezzo, che essa non è di per sé inesorabilmente destinata all’individualismo:<br />

gli occhi dei nostri contemporanei continuano a dischiudersi sull’altro,<br />

specie su chi è sofferente e bisognoso, e questo è un motivo di<br />

speranza. Anche in questa prospettiva non mancano ovviamente ambiguità,<br />

specialmente quando il desiderio dell’incontro con l’altro si traduce<br />

in passivo adeguamento alla massificazione, o quando la scoperta<br />

della ricchezza dell’incontro tra culture diverse scade a indifferentismo<br />

verso la verità. I grandi movimenti migratori accentuano la condizione<br />

di multiculturalità, nel duplice versante di risorsa e problema.<br />

Questi fermenti possono essere estremamente fecondi se si saprà coniugare<br />

ricerca dell’autenticità e accettazione dell’alterità. Si cresce<br />

realmente in umanità – in età, sapienza e grazia… – soltanto se, oltre a<br />

prestare ascolto ai nostri desideri, sappiamo riconoscere di essere preceduti<br />

da una storia, da tradizioni e culture che veicolano un senso che va<br />

al di là di noi. Alla spontaneità va aggiunta la capacità di perseverare<br />

nelle inevitabili oscurità della vita, all’espressione della libertà non può<br />

mancare il riconoscimento della verità, dello spessore della realtà che ci<br />

circonda, nonché della verità ultima che costituisce anche l’orizzonte<br />

verso cui siamo tutti incamminati. Gesù ha promesso ai credenti in lui:<br />

“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 32). Nessuno può<br />

pretendere di disporre totalmente della verità che sempre ci precede; solo<br />

cercandola, e cercandola insieme, tutti i nostri desideri potranno trovare<br />

un senso, già anticipato ora nell’evento della riconciliazione e della<br />

comunione tra gli uomini: quaerere veritatem in dulcedine societatis<br />

è il metodo della grande tradizione cattolica. E resta per i credenti la serena<br />

certezza di avere già incontrato questa verità nella persona di Gesù:<br />

il suo volto risplende già nei nostri cuori e alla nostra mente, anche<br />

se la ricerca del suo mistero è senza fine.<br />

38. - Per questo guardiamo con interesse alla rinnovata ricerca di<br />

senso che sta, almeno un poco, riavvicinando molti uomini e donne del<br />

113


114<br />

nostro paese all’esperienza religiosa e in particolare a Gesù Cristo. Dopo<br />

stagioni di forte contrapposizione tra credenti e non credenti, emerge<br />

un rinnovato desiderio di incontro, che non va tradito. Ci pare di cogliere<br />

in questo qualcosa di più importante e di meno ambiguo rispetto a un<br />

vago “risveglio religioso”: oggi è infatti rintracciabile un anelito alla<br />

trascendenza.<br />

Anche lo sviluppo della scienza e della tecnica presenta aspetti<br />

positivi da cogliere e valorizzare. L’uomo che si spinge avanti nelle<br />

vie del sapere scientifico si trova di fronte a domande non di tipo tecnico,<br />

e tuttavia ineludibili, che riguardano il fondamento e il senso<br />

dell’esistenza. Si aprono frontiere nuove, legate in particolare a un<br />

rapporto inedito dell’uomo con il corpo, oscuro ancora però negli<br />

esiti: prevale infatti la tendenza a percepire e vivere il corpo come<br />

luogo di desiderio e soddisfazione e come oggetto di sperimentazione<br />

e manipolazione.<br />

Il superamento del dualismo, della contrapposizione tra mentale e<br />

corporeo, come pure il miglioramento delle condizioni materiali di<br />

vita possono tuttavia far crescere verso una più compiuta sintesi dell’esperienza<br />

personale, al cui centro si colloca la dimensione spirituale.<br />

Nella stessa letteratura e nelle arti figurative sembrano emergere<br />

segni di un superamento di quella crisi nel rapporto con il reale<br />

che a lungo le aveva caratterizzate e si intravedono nuove possibilità<br />

e rinnovato interesse per un incontro con l’esperienza religiosa.<br />

Prendiamo atto con gioia anche dell’accresciuta sensibilità ai temi<br />

della salvaguardia del creato, che indicano come gli uomini e le donne<br />

del nostro tempo se ne sentano in qualche misura corresponsabili. Sarà<br />

importante, in avvenire, accogliere maggiormente questa sensibilità,<br />

approfondendo la riflessione sui corretti fondamenti del rapporto tra uomo<br />

e natura e cooperando con quanti sono sinceramente preoccupati e<br />

impegnati per il futuro della terra.<br />

Come cristiani siamo condotti a interrogarci sul contributo che possiamo<br />

dare alla comprensione del cosmo, della vita, dell’uomo.<br />

39. - Un campo in cui stanno emergendo grandi potenzialità è anche<br />

quello della comunicazione sociale. Nuove opportunità di conoscenza,<br />

scambio e partecipazione accompagnano le innovazioni tecnologiche in<br />

questo ambito. Ci troviamo di fronte a una nuova cultura che “nasce,<br />

prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi


di comunicare, con nuovi linguaggi, nuove tecniche, nuovi atteggiamenti<br />

psicologici” 36 .<br />

La possibilità di comunicare in modo nuovo e diffuso è un bene di<br />

tutta l’umanità e come tale va promosso e tutelato. Quanto più potenti<br />

sono i mezzi di comunicazione tanto più deve essere forte la coscienza<br />

etica di chi in essi opera e di chi ne fruisce. È necessario pertanto che la<br />

comunicazione sociale non sia considerata solo in termini economici o<br />

di potere, ma resti e si sviluppi nel quadro dei beni di primaria importanza<br />

per il futuro dell’umanità.<br />

La comunione ecclesiale e la missione evangelizzatrice della Chiesa<br />

trovano inoltre nei media un campo privilegiato di espressione. Dal<br />

Concilio ad oggi la Chiesa ha preso ancor più coscienza di quanto sia<br />

importante coniugare tutti gli ambiti della vita ecclesiale con questa<br />

nuova realtà culturale e sociale. Le iniziative avviate in questi anni dalla<br />

Chiesa in Italia per raccordare e promuovere la comunicazione in campo<br />

ecclesiale e per rendere più incisiva la presenza della Chiesa nei media<br />

dovranno trovare in questo decennio un’ulteriore realizzazione nel<br />

quadro di un’organica pastorale delle comunicazioni sociali e nella prospettiva<br />

del progetto culturale. Qui si colloca anche l’impegno di promuovere<br />

il ruolo e la formazione di tutti i comunicatori, ovunque essi<br />

operino.<br />

40. - Ma accanto alle potenzialità a cui abbiamo fatto cenno, non si<br />

possono tacere i rischi e i problemi che riscontriamo oggi nel nostro<br />

paese riguardo al compito della trasmissione della fede.<br />

In primo luogo, dobbiamo prendere atto che le persone che si dicono<br />

“senza religione” sono in aumento; vi sono poi persone disposte a riconoscere<br />

un certo riferimento a Cristo, ma non alla Chiesa; non mancano<br />

neppure le conversioni dal cristianesimo ad altre religioni. Ciò che tuttavia<br />

è più preoccupante è il crescente analfabetismo religioso delle giovani<br />

generazioni, per tanti versi ben disposte e generose, ma spesso non<br />

adeguatamente formate all’essenziale dell’esperienza cristiana e ancor<br />

meno a una fede capace di farsi cultura e di avere un impatto sulla storia.<br />

È poi indubbio che, nella mentalità comune e di conseguenza nella<br />

legislazione, si diffondono su diversi argomenti prese di posizione lon-<br />

_________________<br />

36 GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptoris missio, 37: AAS 83 (1991) 285.<br />

115


116<br />

tane dal Vangelo e in netto contrasto con la tradizione cristiana. Questo<br />

sia riguardo alla maniera di intendere questioni assai delicate come i<br />

problemi del rapporto tra lo Stato e le formazioni sociali – in primo luogo<br />

la famiglia –, dell’economia e delle migrazioni dei popoli, sia in merito<br />

alla visione della sessualità, della procreazione, della vita, della<br />

morte e della facoltà di intervento dell’uomo sull’uomo. Oggi più che<br />

mai su questi temi è richiesta a ogni cristiano un’autentica vigilanza<br />

profetica: la sua testimonianza e il suo annuncio devono essere conformi<br />

al Vangelo.<br />

41. - Non si può poi tacere sul fatto che è avvenuta alla fine del secondo<br />

millennio cristiano una vera e propria eclissi del senso morale.<br />

Con questo non vogliamo né possiamo dire che la gente sia più cattiva<br />

di un tempo: piuttosto, è diventato difficile perfino parlare dell’idea del<br />

bene, come di quella del male, senza suscitare non tanto reazioni, quanto<br />

molto più semplicemente una forte incomprensione. Gli uomini e le<br />

donne del nostro tempo hanno indubbiamente dei valori di riferimento –<br />

chi potrebbe vivere senza affidarsi a qualcosa o a qualcuno? –, ma spesso<br />

trovano difficile o poco interessante dar ragione di ciò che guida le<br />

loro scelte di vita, rischiando così di esporsi fortemente all’arbitrarietà<br />

delle emozioni o – fatto molto più insidioso – ai miti occulti che permeano<br />

la nostra società su diversi temi morali non periferici.<br />

Più radicalmente, la caduta delle ideologie totalizzanti e delle grandi<br />

utopie di liberazione storica – insieme con le cause più antiche che già<br />

da molto tempo sospingono verso un agnosticismo razionalista e talvolta<br />

verso un vero e proprio nichilismo – ha lasciato spazio a forme di relativismo,<br />

di indifferenza diffusa per le domande più radicali, senso del<br />

provvisorio, frammentazione del sapere e delle esperienze. Oggi assistiamo<br />

poi a un vero e proprio smarrimento, nel contesto di una società<br />

multimediale che tende a stordire con il vorticoso susseguirsi di immagini<br />

e informazioni, mentre rischia di perdersi il valore della lettura e<br />

dell’ascolto. Avvertiamo da tempo l’importanza di un’educazione all’uso<br />

dei mezzi di comunicazione sociale e nei prossimi anni l’attenzione<br />

formativa al riguardo dovrà essere rafforzata. Senza uno sguardo contemplativo<br />

diventa difficile interiorizzare gli eventi, la storia in cui viviamo,<br />

fino a discernervi un senso e a farla nostra. Oggi aumentano le<br />

informazioni e le conoscenze, ma con esse non aumentano affatto automaticamente<br />

l’unità della persona e la sapienza della vita, anzi, si mani-


festa sempre di più il rischio della scissione interiore tra razionalità, dimensione<br />

affettivo-emotiva e vita spirituale.<br />

42. - Un altro fenomeno legato al precedente, che desta interrogativi,<br />

è la scarsa trasmissione della memoria storica. È urgente assumersi la<br />

responsabilità di trasmettere pazientemente il senso di ciò che ci ha preceduti,<br />

delle tradizioni e delle vicende senza le quali noi non saremmo<br />

ciò che siamo oggi; non per irrigidirci o ripiegarci sul passato, bensì per<br />

trasmetterne lo spirito, pur nel necessario mutare delle forme. In questo<br />

senso noi cristiani dovremmo insistere perché l’Italia sappia valorizzare<br />

e trasmettere anche la sua tradizione religiosa: il patrimonio cristiano è<br />

anche un patrimonio storico, culturale, artistico comune a credenti e a<br />

non credenti, e nessuno può saggiamente guardare avanti senza confrontarsi<br />

seriamente con il proprio passato.<br />

Senza questo allargamento dello sguardo fino ad abbracciare la dimensione<br />

storica delle nostre esistenze personali e comunitarie, non saremo<br />

capaci di far fronte alle sfide della globalizzazione, la quale amplia<br />

sì gli orizzonti spaziali delle nostre vite, creando grandi e sempre<br />

nuove opportunità, ma in realtà restringe quelli temporali, appiattendoci<br />

sul presente e chiedendoci nel contempo una capacità di risposta e una<br />

velocità di adeguamento ai cambiamenti tutt’altro che facili da conseguire.<br />

Se non si attuerà ciò che è in nostro potere per rimuovere l’attuale<br />

appiattimento sul presente, non sarà certo facile combattere gli esiti individualistici<br />

della cultura in cui viviamo.<br />

43. - Infine, noi cristiani, insieme a tutti gli uomini che vivono accanto<br />

a noi, dobbiamo sempre essere pronti a discernere ogni forma di idolatria,<br />

ogni costruzione della mente umana che sia portatrice di morte e<br />

non di vita. Ebbene, nella nostra società sono presenti dei “miti” che<br />

vanno smascherati. Il cristianesimo non può accettare ad esempio la logica<br />

del più forte, l’idea che la presenza di poveri, sfruttati e umiliati sia<br />

frutto dell’inesorabile fluire della storia: Gesù ha annunciato che saranno<br />

proprio i poveri a regnare, a precederci nel regno dei cieli. Sono essi i<br />

nostri “signori” 37 . Su questo punto il cristianesimo non può scendere af-<br />

_________________<br />

37 San Giuseppe Cottolengo, sull’esempio di San Vincenzo de’Paoli, amava dire che “i<br />

poveri sono i nostri padroni” (cf. Fiori e profumi raccolti dai detti di san Giuseppe Benedetto<br />

Cottolengo, Torino 1997, 33-34: detto n. 19).<br />

117


118<br />

fatto a compromessi: il povero, il viandante, lo straniero non sono cittadini<br />

qualunque per la Chiesa, proprio perché essa è mossa verso di loro<br />

dalla carità di Cristo e non da altre ragioni.<br />

Quali compiti per il prossimo decennio?<br />

44. - Se comunicare il Vangelo è e resta il compito primario della<br />

Chiesa, guardando al prossimo decennio, alla luce del contesto socioculturale<br />

di cui abbiamo offerto qualche lineamento, intravediamo alcune<br />

decisioni di fondo capaci di qualificare il nostro cammino ecclesiale.<br />

In particolare: dare a tutta la vita quotidiana della Chiesa, anche attraverso<br />

mutamenti nella pastorale, una chiara connotazione missionaria;<br />

fondare tale scelta su un forte impegno in ordine alla qualità formativa,<br />

in senso spirituale, teologico, culturale, umano 38 ; favorire, in definitiva,<br />

una più adeguata ed efficace comunicazione agli uomini, in mezzo ai<br />

quali viviamo, del mistero del Dio vivente e vero, fonte di gioia e di speranza<br />

per l’umanità intera.<br />

Le proposte pastorali dei Vescovi italiani, nel corso degli ultimi<br />

trent’anni, hanno rimarcato con vigore la centralità dell’educazione alla<br />

fede e della sua comunicazione. A partire dal Concilio, alcune scelte significative<br />

sono state compiute ad esempio con il progetto catechistico<br />

e l’impegno per il rinnovamento liturgico, quindi con la sottolineatura<br />

della comunità quale soggetto dell’evangelizzazione e, infine, evidenziando<br />

il segno della carità come qualificante la missione cristiana. Non<br />

possiamo però ritenerci soddisfatti. Dobbiamo chiederci: la comunicazione<br />

delle proposte che abbiamo formulato, anche attraverso convegni<br />

e documenti, è stata comprensibile per la gente e ha saputo toccare il suo<br />

cuore? Coloro che sono gli strumenti vivi e vitali della traduzione degli<br />

orientamenti pastorali – sacerdoti, religiosi, operatori pastorali – si sono<br />

coinvolti in maniera corresponsabile e intelligente nel cammino delle<br />

loro Chiese locali? E i singoli credenti stanno affrontando il loro cammino<br />

cristiano non individualisticamente, bensì nel contesto della comunità<br />

dei discepoli di Cristo, che è la Chiesa? E noi Vescovi abbiamo<br />

_________________<br />

38 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici,<br />

57-63: AAS 81 (1989) 506-518.


saputo dare gli impulsi necessari perché i nostri stessi orientamenti pastorali<br />

non restassero lettera morta?<br />

45. - Negli ultimi decenni e anche recentemente non sono mancati,<br />

nella vita della Chiesa, cristiani – vorremmo dire “profeti” – dallo<br />

sguardo penetrante, i quali hanno intuito e intravisto la necessità di<br />

esperienze di vita, personali e comunitarie, fortemente ancorate al Vangelo<br />

per dare un avvenire alla trasmissione della fede in un mondo in<br />

forte cambiamento. Abbiamo bisogno di cristiani con una fede adulta,<br />

costantemente impegnati nella conversione, infiammati dalla chiamata<br />

alla santità, capaci di testimoniare con assoluta dedizione, con piena<br />

adesione e con grande umiltà e mitezza il Vangelo. Ma ciò è possibile<br />

soltanto se nella Chiesa rimarrà assolutamente centrale la docile accoglienza<br />

dello Spirito, da cui deriva la forza capace di plasmare i cuori e<br />

di far sì che le comunità divengano segni eloquenti a motivo della loro<br />

vita “diversa”. Ciò non significa credersi migliori, né comporta l’esigenza<br />

di separarsi dagli altri uomini, ma vuol dire prendere sul serio il<br />

Vangelo, lasciando che sia esso a portarci dove noi forse non sapremmo<br />

neppure immaginare e a costituirci testimoni.<br />

46. - Per dare concretezza alle decisioni che abbiamo indicato – e<br />

che, ne siamo consapevoli, richiedono “una conversione pastorale” 39 –,<br />

per imprimere un dinamismo missionario, vogliamo delineare i due livelli<br />

specifici, ai quali ci pare si debba rivolgere l’attenzione nelle nostre<br />

comunità locali. Parleremo anzitutto di quella che potremmo chiamare<br />

“comunità eucaristica”, cioè coloro che si riuniscono con assiduità<br />

nella eucaristia domenicale, e in particolare quanti collaborano regolarmente<br />

alla vita delle nostre parrocchie; passeremo quindi ad affrontare<br />

la vasta realtà di coloro che, pur essendo battezzati, hanno un<br />

rapporto con la comunità ecclesiale che si limita a qualche incontro più<br />

o meno sporadico, in occasioni particolari della vita, o rischiano di dimenticare<br />

il loro battesimo e vivono nell’indifferenza religiosa.<br />

Se questi due livelli saranno assunti seriamente e responsabilmente,<br />

saremo aiutati ad allargare il nostro sguardo a quanti hanno aderito ad<br />

_________________<br />

39 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Con il dono della carità dentro la storia.<br />

La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo. Nota pastorale, 23: Notiziario<br />

CEI 1996, 173.<br />

119


120<br />

altre religioni e ai non battezzati presenti nelle nostre terre. Anche la vera<br />

e propria missione ad gentes, già indicata come paradigma dell’evangelizzazione<br />

40 , riprenderà vigore e il suo significato diventerà pienamente<br />

intelligibile nelle nostre comunità ecclesiali. Una Chiesa che dalla<br />

contemplazione del Verbo della vita si apre al desiderio di condividere<br />

e comunicare la sua gioia, non leggerà più l’impegno dell’evangelizzazione<br />

del mondo come riservato agli “specialisti”, quali potrebbero<br />

essere considerati i missionari, ma lo sentirà come proprio di tutta la comunità.<br />

D’altro canto, l’allargamento dello sguardo verso un orizzonte<br />

planetario, compiuto riaprendo il “libro delle missioni” 41 , aiuterà le nostre<br />

comunità a non chiudersi nel “qui e ora” della loro situazione peculiare<br />

e consentirà loro di attingere risorse di speranza e intuizione apostoliche<br />

nuove guardando a realtà spesso più povere materialmente, ma<br />

nient’affatto tali a livello spirituale e pastorale.<br />

Il giorno del Signore e la parrocchia, tempo e spazio per una comunità<br />

realmente eucaristica<br />

47. - Giovanni Paolo II ci ricorda che “la nostra testimonianza sarebbe<br />

insopportabilmente povera se noi per primi non fossimo contemplatori<br />

del volto di Cristo… E la contemplazione del volto di Cristo non<br />

può che ispirarsi a quanto di lui ci dice la Sacra Scrittura, che è, da capo<br />

a fondo, attraversata dal suo mistero” 42 . La parola di Dio, che è capace di<br />

farci apostoli, ci chiede anzitutto di essere discepoli. I cristiani maturi<br />

dovrebbero essere dei “rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale,<br />

cioè dalla parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1, 23). Così nasce<br />

la Chiesa e così vive e si espande. Va dunque attentamente meditato il<br />

fatto che essa è chiamata a essere il luogo nel quale si riuniscono coloro<br />

che anzitutto vengono evangelizzati. Sarebbe assurdo pretendere di<br />

evangelizzare, se per primi non si desiderasse costantemente di essere<br />

_________________<br />

40 Cf. Ibidem, 32: Notiziario CEI 1996, 181.<br />

41 Cf. CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE, L’amore di Cristo ci sospinge.<br />

Lettera alle comunità cristiane per un rinnovato impegno missionario, 3: Notiziario<br />

CEI 1999, 136.<br />

42 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 16-17: OR, 8-9 gennaio<br />

2001, 3.


evangelizzati. Dovremmo nutrirci della parola di Dio “bramandola”,<br />

come il bambino cerca il latte di sua madre (cf. 1Pt 2, 2): per la vitalità<br />

della Chiesa, questa è un’esperienza essenziale.<br />

Perché la parola e l’opera di Dio e la risposta dell’uomo si tramandino<br />

lungo la storia, è assolutamente indispensabile che vi siano tempi e<br />

spazi precisi nella nostra vita dedicati all’incontro con il Signore. Dall’ascolto<br />

e dal dono di grazia nasce la conversione e l’intera nostra esistenza<br />

può divenire testimonianza del lieto annuncio che abbiamo accolto.<br />

Ci sembra pertanto fondamentale ribadire che la comunità cristiana<br />

potrà essere una comunità di servi del Signore soltanto se custodirà la<br />

centralità della domenica, “giorno fatto dal Signore” (Sal 118, 24), “Pasqua<br />

settimanale”, con al centro la celebrazione dell’Eucaristia, e se custodirà<br />

nel contempo la parrocchia quale luogo – anche fisico – a cui la<br />

comunità stessa fa costante riferimento. Ci sembra molto fecondo recuperare<br />

la centralità della parrocchia e rileggere la sua funzione storica<br />

concreta a partire dall’Eucaristia, fonte e manifestazione del raduno dei<br />

figli di Dio e vero antidoto alla loro dispersione nel pellegrinaggio verso<br />

il Regno 43 .<br />

48. - Nonostante la diminuzione dei praticanti avvenuta negli ultimi<br />

decenni, per la comunicazione del Vangelo è e rimane essenziale la comunità<br />

di coloro che con regolarità si riuniscono per fare memoria del<br />

Signore e celebrare l’Alleanza nel suo corpo e nel suo sangue. Nel giorno<br />

del Signore, come ha ricordato Giovanni Paolo II nella lettera apostolica<br />

Dies Domini, noi facciamo memoria della parola di Dio che ci ha<br />

creati, del Verbo fatto carne, morto e risorto per la nostra salvezza, dell’effusione<br />

dello Spirito sulla Chiesa. Ma ricordiamo anche che la vita<br />

umana acquista senso quando vi sono tempi e spazi di riposo e di gratuità,<br />

destinati alla relazione tra gli esseri umani. In tal modo, facendo<br />

memoria di Colui che ci ha preceduti, possiamo riconoscere il destino a<br />

cui siamo orientati insieme a tutti i fratelli e le sorelle a fianco dei quali<br />

viviamo 44 .<br />

_________________<br />

43 Cf. Ibidem, 35-36: OR, 8-9 gennaio 2001, 4.<br />

44 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Dies Domini: AAS 90 (1998) 713-<br />

766; cf. anche CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il giorno del Signore. Nota<br />

pastorale: Notiziario CEI 1984, 177-195.<br />

121


122<br />

Se un anello fondamentale per la comunicazione del vangelo è la comunità<br />

fedele al “giorno del Signore”, la celebrazione eucaristica domenicale,<br />

al cui centro sta Cristo che è morto per tutti ed è diventato il<br />

Signore di tutta l’umanità, dovrà essere condotta a far crescere i fedeli,<br />

mediante l’ascolto della Parola e la comunione al corpo di Cristo, così<br />

che possano poi uscire dalle mura della chiesa con un animo apostolico,<br />

aperto alla condivisione e pronto a rendere ragione della speranza che<br />

abita i credenti (cf. 1Pt 3, 15). In tal modo la celebrazione eucaristica risulterà<br />

luogo veramente significativo dell’educazione missionaria della<br />

comunità cristiana.<br />

In questo contesto ricordiamo anche l’importanza che nella vita cristiana<br />

ha avuto ed ha ancora per molti fedeli la partecipazione quotidiana<br />

alla celebrazione eucaristica e il culto eucaristico – in particolare,<br />

l’adorazione eucaristica –, che danno continuità al cammino di crescita<br />

spirituale.<br />

49. - Assolutamente centrale sarà approfondire il senso della festa e<br />

della liturgia, della celebrazione comunitaria attorno alla mensa della<br />

Parola e dell’Eucaristia, del cammino di fede costituito dall’anno liturgico.<br />

La Chiesa deve sempre ricordare l’antico adagio, secondo cui è la<br />

lex orandi a stabilire la lex credendi 45 : la fonte della nostra fede è la preghiera<br />

comune della Chiesa.<br />

Nonostante i tantissimi benefici apportati dalla riforma liturgica del<br />

Concilio Vaticano II, spesso uno dei problemi più difficili oggi è proprio<br />

la trasmissione del vero senso della liturgia cristiana. Si constata qua e<br />

là una certa stanchezza e anche la tentazione di tornare a vecchi formalismi<br />

o di avventurarsi alla ricerca ingenua dello spettacolare. Pare, talvolta,<br />

che l’evento sacramentale non venga colto. Di qui l’urgenza di<br />

esplicitare la rilevanza della liturgia quale luogo educativo e rivelativo,<br />

facendone emergere la dignità e l’orientamento verso l’edificazione del<br />

Regno. La celebrazione eucaristica chiede molto al sacerdote che presiede<br />

l’assemblea e va sostenuta con una robusta formazione liturgica<br />

dei fedeli. Serve una liturgia insieme seria, semplice e bella, che sia veicolo<br />

del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare<br />

la perenne alleanza di Dio con gli uomini.<br />

_________________<br />

45 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1124.


Potrà aiutarci in questo la valorizzazione – sia nella vita personale<br />

dei credenti sia in quella delle comunità cristiane – della pratica della<br />

lectio divina, intesa come continua e intima celebrazione dell’Alleanza<br />

con il Signore mediante un ascolto orante delle Sacre Scritture, capace<br />

di trasformare i nostri cuori e di iniziare ognuno di noi all’arte della preghiera<br />

e della comunione. Più ampiamente, va coltivato l’assiduo contatto,<br />

personale e comunitario, con la Bibbia, diffondendone il testo,<br />

promuovendone la conoscenza, anche con incontri e gruppi biblici, sostenendone<br />

una lettura sapienziale, aiutando a pregare con la Bibbia soprattutto<br />

nelle famiglie 46 . La qualità sia della presidenza eucaristica, sia<br />

dell’omelia, sia della preghiera dei fedeli ne risulterà rafforzata, resa più<br />

aderente alla parola di Dio e agli eventi della storia letti alla luce della<br />

fede. È nostro modello la Vergine Maria, che accoglie fatti e parole “meditandole<br />

nel suo cuore” (Lc 2, 19) e rilegge la sua esistenza mediante<br />

immagini e testi della Scrittura (cf. Lc 1, 46-55).<br />

Una fede adulta e “pensata”<br />

50. - La valorizzazione della liturgia non mira a sottrarci al rapporto<br />

vitale con il mondo di ogni giorno, nel quale sono presenti opportunità<br />

per la nostra crescita cristiana, insieme a sfide che non rendono agevole<br />

la nostra fedeltà ai valori evangelici.<br />

Per questo, ci sembra importante che la comunità sia coraggiosamente<br />

aiutata a maturare una fede adulta, “pensata”, capace di tenere<br />

insieme i vari aspetti della vita facendo unità di tutto in Cristo. Solo così<br />

i cristiani saranno capaci di vivere nel quotidiano, nel feriale – fatto di<br />

famiglia, lavoro, studio, tempo libero – la sequela del Signore, fino a<br />

rendere conto della speranza che li abita (cf. 1Pt 3, 15). A questo obiettivo<br />

di maturità della fede, avendo considerazione delle diverse età, cercando<br />

di fare unità tra ascolto, celebrazione e esperienza testimoniale di<br />

fede, tende il progetto catechistico delle nostre Chiese, impostato agli<br />

inizi degli anni ’70 e arricchitosi via via di indicazioni e strumenti. Esso<br />

_________________<br />

46 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 39: OR, 8-9 gennaio<br />

2001, 4; cf. anche COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FE-<br />

DE E LA CATECHESI, La Bibbia nella vita della Chiesa. “La parola del Signore si<br />

diffonda e sia glorificata” (2Ts 3,1). Nota pastorale: Notiziario CEI 1995, 381-412.<br />

123


124<br />

mantiene tutta la sua attualità e va riproposto con fedeltà nelle nostre comunità,<br />

orientandolo più esplicitamente nella prospettiva dell’evangelizzazione.<br />

Oggi questo progetto deve tra l’altro connotarsi anche in<br />

senso più culturale.<br />

Già nell’ormai lontano 1975 Paolo VI ammoniva la Chiesa tutta a riconoscere<br />

come la rottura tra Vangelo e cultura fosse senz’altro il<br />

dramma per eccellenza della nostra epoca 47 . I cristiani possono fecondare<br />

il tempo in cui vivono solo se sono continuamente attenti a cogliere le<br />

sfide che provengono loro dalla storia, e se si esercitano a rispondervi<br />

alla luce del Vangelo.<br />

La comunità cristiana deve costituire il grembo in cui avviene il discernimento<br />

comunitario, indicato nel convegno ecclesiale di Palermo<br />

del 1995 come scuola di comunione ecclesiale e metodo fondamentale<br />

per il rapporto Chiesa-mondo 48 . Oggi più che mai i cristiani sono chiamati<br />

a essere partecipi della vita della città, senza esenzioni, portando in<br />

essa una testimonianza ispirata dal Vangelo e costruendo con gli altri<br />

uomini un mondo più abitabile.<br />

Detto questo, non possiamo tacere come in non poche comunità questo<br />

lavoro formativo e di aiuto al discernimento dei giovani e degli adulti<br />

sia carente o addirittura assente; è necessario allora maturare una decisione<br />

coraggiosa a cambiare le cose. Se ciò non avverrà, mostreremo<br />

di essere ben poco realisti e di non tener conto di quanto viene chiesto<br />

ogni giorno al cristiano comune negli ambienti che caratterizzano la sua<br />

vita di famiglia, di lavoro, di scuola. Alle risorse, a volte limitate di una<br />

realtà parrocchiale, verrà in aiuto la sinergia tra più parrocchie, nonché<br />

la relazione tra le comunità cristiane e le varie aggregazioni ecclesiali<br />

presenti nel territorio; senza parlare delle associazioni professionali di<br />

ispirazione cristiana e dei vari centri e istituti culturali cattolici, chiamati<br />

anch’essi a prendere sul serio il loro compito di stimolo e di elaborazione<br />

di una fede adulta e pensata a partire dall’ascolto intelligente delle<br />

Scritture e della Tradizione.<br />

In rapporto a questo impegno formativo, qualificante per il futuro, è<br />

certamente di stimolo e di aiuto ciò che viene proposto in termini di progetto<br />

culturale orientato in senso cristiano. Tutte le Chiese particolari e<br />

ciascuna delle nostre piccole o grandi comunità devono prestare atten-<br />

_________________<br />

47 Cf. PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 20: AAS 68 (1976) 18-19.


zione a questa conversione culturale, in modo che il Vangelo sia incarnato<br />

nel nostro tempo per ispirare la cultura e aprirla all’accoglienza integrale<br />

di tutto ciò che è autenticamente umano 49 .<br />

Desideriamo a questo proposito sottolineare che la creazione di occasioni<br />

per approfondire tematiche cruciali alla luce della fede non è<br />

una scelta elitaria, così come non è affatto elitario chiedere alle comunità<br />

cristiane uno sforzo di pensiero a partire dal Vangelo e dalla storia.<br />

Avere una vita interiore, custodire nella memoria le cose, riflettere dentro<br />

di sé e nel confronto comunitario è quanto di più umano ci sia dato, e<br />

non è certo appannaggio di pochi, perché la fede è sempre ragionevole!<br />

I giovani e la famiglia<br />

51. - Ci pare opportuno chiedere per gli anni a venire un’attenzione<br />

particolare ai giovani e alla famiglia50 . Questo è l’impegno che affidiamo<br />

e raccomandiamo alla comunità cristiana.<br />

Partiamo dai giovani, nei quali va riconosciuto “un talento che il Signore<br />

ci ha messo nelle mani perché lo facciamo fruttificare” 51 . Nei loro<br />

confronti le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a<br />

un grande amore. È proprio a loro che vanno insegnati e trasmessi il gusto<br />

per la preghiera e per la liturgia, l’attenzione alla vita interiore e la<br />

capacità di leggere il mondo attraverso la riflessione e il dialogo con<br />

ogni persona che incontrano, a cominciare dai membri delle comunità<br />

cristiane. Le Giornate Mondiali della Gioventù ci hanno restituito molte<br />

speranze: abbiamo visto moltissimi giovani attirati dal Gesù e dal suo<br />

Vangelo. Già abbiamo sottolineato alcuni valori di cui il mondo moderno,<br />

talvolta con i giovani in prima fila, è portatore.<br />

Va detto però che ora abbiamo tutti una grande responsabilità: se non<br />

sapremo trasmettere alle nuove generazioni l’amore per la vita interio-<br />

_________________<br />

48 Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Con il dono della carità dentro la<br />

storia. La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo. Nota pastorale, 21: Notiziario<br />

CEI 1996, 171-172; cf. anche GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio<br />

ineunte, 43-45: OR, 8-9 gennaio 2001, 5.<br />

49 Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Con il dono della carità dentro la<br />

storia, 25: Notiziario CEI 1996, 175-177.<br />

50 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 9; 40; 47: OR, 8-9 gennaio<br />

2001, 2; 5; 5.<br />

125


126<br />

re, per l’ascolto perseverante della parola di Dio, per l’assiduità con il<br />

Signore nella preghiera, per una ordinata vita sacramentale nutrita di<br />

Eucaristia e Riconciliazione, per la capacità di “lavorare su se stessi” attraverso<br />

l’arte della lotta spirituale, rischieremo di non rispondere adeguatamente<br />

a una sete di senso che pure si è manifestata. Non solo: se<br />

non sapremo trasmettere loro un’attenzione a tutto campo verso tutto<br />

ciò che è umano – la storia, le tradizioni culturali, religiose e artistiche<br />

del passato e del presente –, saremo corresponsabili dello smarrirsi del<br />

loro entusiasmo, dell’isterilirsi della loro ricerca di autenticità, dello<br />

svuotarsi del loro anelito alla vera libertà.<br />

Nel decennio scorso ci eravamo volutamente soffermati sull’importanza<br />

del dare fiducia ai giovani, di favorirne l’inserimento nel volontariato,<br />

in tutto ciò che li aiuta a vivere il fine unico della vita cristiana, che<br />

è la carità. Rimane vero, peraltro, che per amare da persone adulte, mature<br />

e responsabili, bisogna saper assumere tutte le responsabilità della<br />

vita umana: studio, acquisizione di una professionalità, impegno nella<br />

comunità civile. Le esperienze forti possono tanto più giovare quanto<br />

più si coniugano con i cammini ordinari della vita, che consistono nell’operare<br />

scelte di cui poi si è responsabili. Occorre saper creare veri laboratori<br />

della fede 52 , in cui i giovani crescano, si irrobustiscano nella vita<br />

spirituale e diventino capaci di testimoniare la Buona Notizia del Signore.<br />

Occorre impegnarsi perché scuola e università siano luoghi di<br />

piena umanizzazione aperta alla dimensione religiosa, sostenere i giovani<br />

perché vivano da protagonisti il delicato passaggio al mondo del<br />

lavoro, aiutare a dare senso e autenticità al loro tempo libero. Certamente<br />

le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a un grande<br />

amore per i giovani.<br />

In questa direzione, avvertiamo la necessità di favorire un maggiore<br />

coordinamento tra la pastorale giovanile, quella familiare e quella vocazionale:<br />

il tema della vocazione è infatti del tutto centrale per la vita di<br />

un giovane. Dobbiamo far sì che ciascuno giunga a discernere la “forma<br />

di vita” in cui è chiamato a spendere tutta la propria libertà e creatività:<br />

allora sarà possibile valorizzare energie e tesori preziosi. Per ciascuno,<br />

infatti, la fede si traduce in vocazione e sequela del Signore Gesù.<br />

_________________<br />

51 Ibidem, 40: OR, 8-9 gennaio 2001, 5.<br />

52 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Omelia durante la veglia a Tor Vergata per la XV Giornata<br />

Mondiale della Gioventù, 2-3: OR, 21-22 agosto 2000, 4-5.


52. - Per quanto riguarda la famiglia, va ricordato che essa è il luogo<br />

privilegiato dell’esperienza dell’amore, nonché dell’esperienza e della<br />

trasmissione della fede. La famiglia cristiana è inoltre il luogo dell’obbedienza<br />

e sottomissione reciproca e della manifestazione dell’alleanza<br />

tra Cristo e la Chiesa. La famiglia è l’ambiente educativo e di trasmissione<br />

della fede per eccellenza: spetta dunque anzitutto alle famiglie comunicare<br />

i primi elementi della fede ai propri figli, sin da bambini. Sono<br />

esse le prime “scuole di preghiera”, gli ambienti in cui insegnare quanto<br />

sia importante stare con Gesù ascoltando i Vangeli che ci parlano di lui.<br />

I coniugi cristiani sono i primi responsabili di quella “introduzione” all’esperienza<br />

del cristianesimo di cui poi chi è beneficiario porterà in sé<br />

il seme per tutta la vita.<br />

Proprio per il ruolo delicato e decisivo della famiglia nella società, la<br />

Chiesa, nonostante l’evidente crisi culturale dell’istituzione familiare, desidera<br />

assumere l’accompagnamento delle famiglie come priorità di importanza<br />

pari, in questi tempi, a quella della pastorale giovanile. Invitiamo<br />

tutti gli operatori pastorali a promuovere riflessioni serie sui perché delle<br />

frequenti crisi matrimoniali, pensando con creatività a rinnovare l’annuncio<br />

cristiano sul matrimonio, per dare forza, ragioni e coraggio alle coppie<br />

in difficoltà. Per questo contiamo molto sulla solidarietà tra le famiglie,<br />

ma anche sulla creazione di nuove forme ministeriali tese ad ascoltare, accompagnare<br />

e sostenere una realtà dalla quale molto dipende il futuro della<br />

Chiesa e della stessa società. Le nostre parrocchie dovrebbero essere<br />

sempre più luoghi di ascolto e di sostegno delle famiglie in difficoltà,<br />

avendo ben chiaro che la medicina dell’amore fraterno e della misericordia<br />

è l’unica in cui la Chiesa creda fermamente. A questo fine, una delle<br />

scelte da compiere è quella di riuscire a stabilire, da parte delle comunità<br />

cristiane, attraverso i presbiteri, i religiosi e gli operatori pastorali, rapporti<br />

personali con ogni famiglia – sia che frequenti la Chiesa sia che non la<br />

incontri mai – in un tessuto relazionale nuovo, veramente capillare.<br />

In questo come in altri ambiti della pastorale è particolarmente importante<br />

il contributo che le donne potranno portare affinché la Chiesa<br />

assuma un volto diverso, più sensibile e più umano. Non si dà pienezza<br />

di umanità senza che uomo e donna si esprimano liberamente e pienamente,<br />

secondo i rispettivi doni.<br />

53. - Concludendo queste indicazioni dedicate alla comunità dei fedeli<br />

che si raccolgono con assiduità attorno all’Eucaristia e alla sua fun-<br />

127


128<br />

zione cruciale nella comunicazione della fede, non possiamo non dire<br />

qualcosa sul ruolo dei presbiteri e dei loro collaboratori.<br />

Desideriamo ringraziarli, e con loro i nostri diaconi, per l’impegno<br />

generoso, testimoniato in un’epoca nella quale è divenuto difficile e<br />

spesso assai poco gratificante il servizio alla comunità cristiana e a<br />

quella umana più in generale. Noi Vescovi li sentiamo vicini e vogliamo<br />

ribadire tutta la nostra solidarietà e la nostra gratitudine con parole chiare<br />

e forti.<br />

Le osservazioni pastorali che abbiamo appena formulato chiamano<br />

in causa anzitutto proprio i sacerdoti. Sono loro i presidenti della comunità<br />

che si raduna nella celebrazione dell’Eucaristia e dunque spetta a<br />

loro promuovere una celebrazione della liturgia che sappia formare i<br />

cristiani al sensus fidei, alla capacità di gustare la parola di Dio e all’acquisizione<br />

del sentire di Cristo. Inoltre, nelle comunità si avverte un accresciuto<br />

bisogno di iniziatori e di accompagnatori nella vita spirituale:<br />

i presbiteri devono valorizzare sempre più la loro missione di padri nella<br />

fede e di guide nella vita secondo lo Spirito, evitando con grande cura<br />

di cadere in un certo “funzionalismo”. In tal modo, sorretti dalla fraternità<br />

presbiterale e dalla solidarietà pastorale, essi potranno essere i servi<br />

della comunione ecclesiale, coloro che conducono a unità i carismi e i<br />

ministeri nella comunità, gli educatori missionari di cui tutti abbiamo<br />

bisogno.<br />

54. - Chiesa di Dio, insieme a noi, ministri ordinati, sono i laici; di loro<br />

il Signore si serve per la testimonianza e la comunicazione del Vangelo<br />

in mezzo agli uomini. Oltre a essere esperti in un determinato settore<br />

pastorale (carità, catechesi, cultura, lavoro, tempo libero…) devono<br />

crescere nella capacità di leggere nella fede e sostenere con sapienza il<br />

cammino della comunità nel suo insieme. C’è bisogno di laici che non<br />

solo attendano generosamente ai ministeri tradizionali, ma che sappiano<br />

anche assumerne di nuovi, dando vita a forme inedite di educazione<br />

alla fede e di pastorale, sempre nella logica della comunione ecclesiale.<br />

Riconoscendo l’importanza e la preziosità di questa presenza, si<br />

provvederà, da parte delle diocesi e delle parrocchie, anche alla destinazione<br />

coraggiosa e illuminata di risorse per la formazione dei laici.<br />

In questo contesto vogliamo esprimere gratitudine e insieme attesa<br />

nei confronti di quelle realtà, alcune nuove, altre antiche, prima fra tutte<br />

l’Azione Cattolica, che contribuiscono ad arricchire in maniera consi-


derevole la comunità, come le associazioni e i movimenti ecclesiali. La<br />

fede cristiana, infatti, non pretende di omologare e di appiattire le varie<br />

sensibilità religiose dei credenti; lo Spirito suscita in ogni epoca carismi<br />

idonei ad arricchire la Chiesa e a sostenerla nella sua missione. Naturalmente<br />

ognuna di queste realtà dev’essere sottoposta a discernimento 53 :<br />

già nella prima lettera di Giovanni i cristiani erano invitati a mettere “alla<br />

prova le ispirazioni” (1Gv 4, 1); i veri carismi dello Spirito contribuiscono<br />

sempre a riconoscere Gesù Cristo “venuto nella carne” (1Gv 4, 2),<br />

a discernere la sua presenza in tutti i fratelli cristiani e a riconoscere nella<br />

comunità, nel Corpo ecclesiale del Risorto, il luogo in cui convergono<br />

e da cui partono tutti i carismi e le vocazioni.<br />

55. - Un’ultima parola, nell’orizzonte della vita ordinaria delle nostre<br />

comunità, vogliamo dedicare alle devozioni popolari. Esse arricchiscono<br />

la comunità nella misura in cui esprimono un desiderio di approfondimento<br />

religioso e di preghiera: si tratta infatti di un linguaggio<br />

che il popolo parla e comprende. Come ricordava Paolo VI, con esse<br />

“tocchiamo un aspetto dell’evangelizzazione che non può lasciare insensibili…<br />

Per lungo tempo considerate meno pure, talvolta disprezzate,<br />

queste espressioni formano oggi un po’ dappertutto l’oggetto di una<br />

riscoperta” 54 . Bisogna naturalmente vigilare perché non si sostituiscano<br />

ai momenti ordinari di vita liturgica della comunità parrocchiale, come<br />

pure alle forme di meditazione e di preghiera, personale e comunitaria,<br />

legate ai grandi filoni di spiritualità della tradizione cristiana, antichi e<br />

recenti. Lo stesso Paolo VI ammoniva ad affrontare tali espressioni nel<br />

quadro generale del rinnovamento pastorale, anche perché la storia ci<br />

dice che la devozione popolare “è frequentemente aperta alla penetrazione<br />

di molte deformazioni della religione, anzi di superstizioni. Resta<br />

spesso a livello di manifestazioni culturali senza impegnare un’autentica<br />

adesione di fede” 55 . Ma cercare di comprendere questo linguaggio,<br />

purificarlo e vivificarlo, permette di far incontrare con la fede la vita di<br />

tanta gente semplice e disponibile.<br />

_________________<br />

53 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Christifideles laici, 30: AAS 81 (1989) 446-<br />

448; cf. anche COMMISSIONE EPISCOPALE PER IL LAICATO, Le aggregazioni<br />

laicali nella Chiesa. Nota pastorale: Notiziario CEI 1993, 81-119.<br />

54 PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 48: AAS 68 (1976) 37.<br />

55 Ibidem.<br />

129


130<br />

Una rinnovata attenzione a tutti i battezzati<br />

56. - Abbiamo parlato fin qui dei cristiani che partecipano attivamente<br />

alla vita delle parrocchie, o che perlomeno frequentano assiduamente<br />

l’eucaristia domenicale; ma al centro della nostra preoccupazione missionaria<br />

ci sono anche tutti quegli uomini e quelle donne che, pur avendo<br />

ricevuto il battesimo, non vivono legami di piena e stabile comunione<br />

con le nostre Chiese locali.<br />

Il riferimento al battesimo richiama anzitutto al nostro pensiero i cristiani<br />

appartenenti ad altre Chiese e comunità ecclesiali, “coloro che<br />

credono in Cristo e hanno ricevuto debitamente il battesimo” e che “sono<br />

costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa<br />

cattolica” 56 . Non è possibile, per un cristiano che ascolti con attenzione<br />

le parole del suo Signore Gesù Cristo, restare indifferente alla sua preghiera<br />

al Padre “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17, 21).<br />

L’ecumenismo è una sfida fondamentale perché è una verifica della<br />

nostra fedeltà al Vangelo; ma è anche una grande scuola di comunione:<br />

proprio di fronte ai cristiani di altre Chiese e comunità ecclesiali, palesemente<br />

“diversi” da me, sono chiamato a riconoscere quell’unità che, a<br />

dispetto delle differenze, ci lega e ci chiama a una comunione sempre<br />

più piena. Vivere l’impegno ecumenico può essere di grande aiuto anche<br />

per riscoprire le vie che portano alla riconciliazione in seno alle nostre<br />

stesse comunità parrocchiali e viceversa. Non si dà unità senza il rispetto<br />

delle differenze, senza portare i pesi gli uni degli altri, ma soprattutto<br />

senza cercare insieme la verità che è l’unica vera fonte di unità,<br />

nonché l’unica ragione del nostro esistere come comunità ecclesiali:<br />

Gesù Cristo, l’unico nostro Signore.<br />

57. - La stessa ricerca della piena comunione induce a una sempre<br />

più convinta attenzione nella pastorale della Chiesa verso i cosiddetti<br />

“non praticanti”, ossia verso quel gran numero di battezzati che, pur<br />

non avendo rinnegato formalmente il loro battesimo, spesso non ne vivono<br />

la forza di trasformazione e di speranza e stanno ai margini della<br />

comunità ecclesiale 57 . Sovente si tratta di persone di grande dignità, che<br />

_________________<br />

56 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto Unitatis redintegratio, 3: AAS<br />

57 (1965) 93.<br />

57 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptoris missio, 33: AAS 83 (1991) 278-279.


portano in sé ferite inferte dalle circostanze della vita familiare, sociale<br />

e, in qualche caso, dalle nostre stesse comunità, o più semplicemente<br />

sono cristiani abbandonati, verso i quali non si è stati capaci di mostrare<br />

ascolto, interesse, simpatia, condivisione.<br />

Questa area umana, cresciuta in modo rilevante negli ultimi decenni,<br />

chiede un rinnovamento pastorale: un’attenzione ai battezzati che vivono<br />

un fragile rapporto con la Chiesa e un impegno di primo annuncio, su<br />

cui innestare un vero e proprio itinerario di iniziazione o di ripresa della<br />

loro vita cristiana.<br />

In primo luogo, si tratta di valorizzare quei momenti in cui le parrocchie<br />

incontrano concretamente quei battezzati che non partecipano all’eucaristia<br />

domenicale e alla vita parrocchiale: quando i genitori chiedono<br />

che i loro bambini siano ammessi ai sacramenti dell’iniziazione<br />

cristiana; quando una coppia di adulti domanda la celebrazione religiosa<br />

del matrimonio; in occasione dei funerali e dei momenti di preghiera per<br />

i defunti; alcune feste del calendario liturgico nelle quali anche i non praticanti<br />

si affacciano alla porta delle nostre chiese. Tutti questi momenti,<br />

che a volte potrebbero essere sciupati da atteggiamenti di fretta da parte<br />

dei presbiteri o da freddezza e indifferenza da parte della comunità parrocchiale,<br />

devono diventare preziosi momenti di ascolto e di accoglienza.<br />

Solo a partire da una buona qualità dei rapporti umani sarà possibile<br />

far risuonare nei nostri interlocutori l’annuncio del Vangelo: essi l’hanno<br />

ascoltato, ma magari sonnecchia nei loro cuori in attesa di qualcuno o di<br />

qualcosa che ravvivi in loro il fuoco della fede e dell’amore.<br />

Gli stessi fanciulli battezzati hanno bisogno di essere interpellati<br />

dall’annuncio del Vangelo nel momento in cui iniziano il loro cammino<br />

catechistico. Sempre più spesso, infatti, non si può presupporre<br />

quasi nulla riguardo alla loro educazione alla fede nelle famiglie di<br />

provenienza. L’incontro con i catechisti diviene per i fanciulli una vera<br />

e propria occasione di “prima evangelizzazione”. È importante che<br />

venga annunciato loro il Vangelo della vita buona, bella e beata che i<br />

cristiani possono vivere sulle tracce del Signore Gesù. Vitale è la qualità<br />

kerygmatica e mistagogica degli incontri: i fanciulli vanno condotti<br />

a compiere l’atto di fede, il gesto della preghiera, la partecipazione<br />

alla liturgia e soprattutto a trovare alimento costante nel rapporto<br />

con Gesù, lasciandosi accompagnare dalla sua vita narrata dai Vangeli.<br />

Questa attenzione dovrà accompagnare ancor più la catechesi dei<br />

ragazzi e dei giovani e ci dovrà sospingere a ripensare costantemente<br />

131


132<br />

l’iniziazione cristiana nel suo insieme e gli strumenti catechistici che<br />

l’accompagnano.<br />

58. - Ma, al di là delle occasioni in cui ogni battezzato viene a contatto<br />

con la comunità eucaristica, ci sembra importante che i cristiani più<br />

consapevoli della loro fede, insieme con le loro comunità, non si stanchino<br />

di pensare a forme di dialogo e di incontro con tutti coloro che<br />

non sono partecipi degli ordinari cammini della pastorale. Nella vita<br />

quotidiana, nel contatto giornaliero nei luoghi di lavoro e di vita sociale<br />

si creano occasioni di testimonianza e di comunicazione del Vangelo.<br />

Qui si incontrano battezzati da risvegliare alla fede, ma anche sempre<br />

più numerosi uomini e donne, giovani e fanciulli non battezzati, eredi di<br />

situazioni di ateismo o agnosticismo, seguaci di altre religioni. Diventa<br />

difficile stabilire i confini tra impegno di rivitalizzazione della speranza<br />

e della fede in coloro che, pur battezzati, vivono lontani dalla Chiesa, e<br />

vero e proprio primo annuncio del Vangelo. Su questi terreni di frontiera<br />

va incoraggiata l’opera di associazioni e movimenti che si spendono<br />

sul versante dell’evangelizzazione.<br />

Occorre inoltre tener presente che ormai la nostra società si configura<br />

sempre di più come multietnica e multireligiosa. Dobbiamo affrontare<br />

un capitolo sostanzialmente inedito del compito missionario: quello<br />

dell’evangelizzazione di persone condotte tra noi dalle migrazioni in atto.<br />

Ci è chiesto in un certo senso di compiere la missione ad gentes qui<br />

nelle nostre terre. Seppur con molto rispetto e attenzione per le loro tradizioni<br />

e culture, dobbiamo essere capaci di testimoniare il Vangelo anche<br />

a loro e, se piace al Signore ed essi lo desiderano, annunciare loro la<br />

parola di Dio 58 , in modo che li raggiunga la benedizione di Dio promessa<br />

ad Abramo per tutte le genti (cf. Gen 12, 3) 59 .<br />

59. - La comunità cristiana dev’essere sempre pronta a offrire itinerari<br />

di iniziazione e di catecumenato vero e proprio. Nuovi percorsi sono<br />

richiesti infatti dalla presenza non più rara di adulti che chiedono il<br />

battesimo, di “cristiani della soglia” a cui occorre offrire particolare attenzione,<br />

di persone che hanno bisogno di cammini per “ricominciare”.<br />

_________________<br />

58 Cf. SAN FRANCESCO D’ASSISI, Regula non bullata, 16.<br />

59 Cf. CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE, L’amore di Cristo ci sospinge, 7:<br />

Notiziario CEI 1999, 139-142.


La nostra “conversione pastorale” è, in qualche misura, già in atto ed è<br />

sollecitata dai cambiamenti nella società e di fronte alla fede. Ci è richiesta<br />

intelligenza, creatività, coraggio. Occorrerà impegnare le nostre<br />

migliori energie in questo campo, mediante una riflessione teologicopastorale<br />

e attraverso l’individuazione di concrete e significative proposte<br />

nelle nostre comunità; sarà fondamentale garantire un’adeguata preparazione<br />

a tutti coloro che, in prima persona, risulteranno coinvolti a<br />

nome della comunità ecclesiale in tali iniziative di evangelizzazione.<br />

Anche in questo ambito di iniziazione e di rivitalizzazione della fede è<br />

importante il contributo di associazioni e movimenti ecclesiali.<br />

Al centro di tale rinnovamento va collocata la scelta di configurare la<br />

pastorale secondo il modello della iniziazione cristiana, che – intessendo<br />

tra loro testimonianza e annuncio, itinerario catecumenale, sostegno<br />

permanente della fede mediante la catechesi, vita sacramentale, mistagogia<br />

e testimonianza della carità – permette di dare unità alla vita della<br />

comunità e di aprirsi alle diverse situazioni spirituali dei non credenti,<br />

degli indifferenti, di quanti si accostano o si riaccostano al Vangelo, di<br />

coloro che cercano alimento per il loro impegno cristiano.<br />

60. - Occasione importante di apertura alle nuove sfide della pastorale<br />

è indubbiamente il dialogo culturale sui grandi temi della nostra società<br />

e della vita quotidiana. Incontri di dialogo e di confronto – iniziative<br />

da assumere con discernimento – possono essere un grande beneficio<br />

per i cristiani. Il dialogo infatti aiuta ad ascoltare e a capire meglio il<br />

cuore dei loro contemporanei, e spesso, in tal modo, a capire meglio la<br />

vita e lo stesso Vangelo. In secondo luogo, il dialogo permette la crescita<br />

di relazioni umane, di scambi fecondi e arricchenti per tutti. Solo condividendo<br />

le angosce e le speranze, le ricerche e le difficoltà di chi ci sta<br />

accanto, sarà possibile trasmettergli la speranza che sgorga dalla nostra<br />

fede.<br />

L’insegnamento sociale della Chiesa ha sempre insistito sulla collaborazione<br />

con gli “uomini di buona volontà”. Proprio perché il Vangelo<br />

divenga cultura e questo seme divino possa dare i suoi frutti più belli<br />

nella storia, noi cristiani vivremo nella compagnia degli uomini l’ascolto<br />

e il confronto, la condivisione dell’impegno per la promozione della<br />

giustizia e della pace, di condizioni di vita più degne per ogni persona e<br />

per tutti i popoli, fiduciosi in un arricchimento reciproco per il bene di<br />

tutti.<br />

133


134<br />

61. - In rapporto a quanto si è detto e perché a tutti coloro che l’attendono<br />

sia donata la parola del Vangelo, è importante la presenza significativa<br />

dei fedeli laici negli ambienti di vita. Il riconoscimento della laicità<br />

dello Stato e delle sue istituzioni non ci sottrae dal dovere di collaborare<br />

al bene del Paese: costituisce piuttosto il terreno della piena cittadinanza<br />

dei cattolici italiani. Alla sua vita essi partecipano sostenuti dalla<br />

convinzione che il fermento del Vangelo non è un bene loro esclusivo,<br />

ma un dono da condividere, perché contributo decisivo per creare condizioni<br />

di piena umanità per tutti.<br />

Sentiamo così di condividere la speranza con i tanti giovani che sono<br />

in ricerca di un lavoro, o con tutti quei lavoratori che faticano a trovare<br />

punti di riferimento nella complessità e precarietà del mondo del lavoro.<br />

La stessa attenzione e partecipazione riteniamo che i laici cristiani devono<br />

poter offrire alla scuola e all’università, interessate da processi di<br />

trasformazione in cui occorre ribadire le ragioni dell’educazione della<br />

persona nella sua globalità e nella reale libertà. Ancora, il mondo della<br />

salute chiede una presenza che garantisca il pieno rispetto dei valori della<br />

vita e della persona e assicuri l’accesso di tutti alle cure di cui hanno<br />

bisogno. Processi di umanizzazione piena e vera socializzazione toccano<br />

anche l’ambito sempre più ampio del tempo libero, con le attività<br />

sportive e turistiche ad esso connesse. La stessa attività propriamente<br />

politica non può fare a meno del contributo dei fedeli laici: competente,<br />

responsabile e coerente, nel rispetto del valore della persona umana e<br />

dei principi fondamentali di libertà e solidarietà, nella ricerca del bene<br />

comune.<br />

L’intera società, nei suoi vari ambiti, è attraversata da un processo di<br />

cambiamenti profondi e accelerati. Diventa prioritaria, di conseguenza,<br />

una lettura attenta di tali contesti, onde poter rilanciare una pastorale<br />

d’ambiente sempre più indispensabile per compaginare la comunità<br />

battesimale, per raggiungere quanti sono in attesa dell’annuncio cristiano,<br />

per dare efficacia al contributo dei cattolici alla vita della società.<br />

Qui si inserisce l’esigenza di una sempre maggiore vitalità dell’associazionismo<br />

sociale e professionale di ispirazione cristiana, come pure, in<br />

forma diversa, dell’apporto di quanti hanno scelto di essere nel mondo<br />

testimoni del Regno negli istituti secolari o in altre forme di consacrazione<br />

personale.<br />

La pastorale d’ambiente richiederà che le parrocchie ripensino le<br />

proprie forme di presenza e di missione e il loro rapporto con il territo-


io, aprendosi alla collaborazione con le parrocchie confinanti e a un’azione<br />

concertata con associazioni, movimenti e gruppi che esprimono la<br />

loro carica educativa soprattutto negli ambienti. Dove questa dimensione<br />

della pastorale eccede la parrocchia, sarà fondamentale il riferimento<br />

alla Chiesa diocesana: è responsabilità e compito dei Vescovi, infatti,<br />

dare un volto autenticamente ecclesiale al generoso impegno che le varie<br />

forme di apostolato dei cristiani esprimono in seno alla loro diocesi.<br />

In questa prospettiva intendiamo sostenere con attenzione e speranza il<br />

cammino dell’Azione Cattolica, da cui, in particolare, ci attendiamo<br />

un’esemplarità formativa e un impegno che, mentre si fa sensibile alle<br />

necessità pastorali delle parrocchie, contribuisca a rinvigorire, mediante<br />

la testimonianza apostolica tipicamente laicale dei suoi aderenti, il<br />

dialogo e la condivisione della speranza evangelica in tutti gli ambienti<br />

della vita quotidiana.<br />

62. - Vogliamo infine sottolineare come tutti i cristiani, in forza del<br />

battesimo che li unisce al Verbo diventato uomo per noi e per la nostra<br />

salvezza, siano chiamati a farsi prossimi agli uomini e alle donne che vivono<br />

situazioni di frontiera: i malati e i sofferenti, i poveri, gli immigrati,<br />

le tante persone che faticano a trovare ragioni per vivere e sono sull’orlo<br />

della disperazione, le famiglie in crisi e in difficoltà materiale e<br />

spirituale. Il cristiano, sull’esempio di Gesù, “buon samaritano”, non si<br />

domanda chi è il suo prossimo, ma si fa egli stesso prossimo all’altro,<br />

entrando in un rapporto realmente fraterno con lui (cf. Lc 10, 29-37), riconoscendo<br />

e amando in lui il volto di Cristo, che ha voluto identificarsi<br />

con i “fratelli più piccoli”. Giovanni Paolo II ricorda che la pagina del<br />

giudizio in cui Cristo chiama “benedetti” quelli che si sono fatti prossimi<br />

a lui nei piccoli (cf. Mt 25, 31-46) non riguarda solo l’etica, ma è innanzitutto<br />

“una pagina di cristologia che proietta un fascio di luce sul<br />

mistero di Cristo” 60 . Ai credenti è chiesto di prendere a cuore tutte queste<br />

forme, nuove e antiche, di povertà e a inventare nuove forme di solidarietà<br />

e di condivisione: “è l’ora di una nuova fantasia della carità” 61 .<br />

Su questo terreno della carità le nostre comunità sono state invitate a<br />

un particolare impegno nell’ultimo decennio, ribadendo l’intima connessione<br />

tra Evangelizzazione e testimonianza della carità. Nel mo-<br />

_________________<br />

60 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 49: OR, 8-9 gennaio 2001, 5.<br />

61 Ibidem, 50: OR, 8-9 gennaio 2001, 6.<br />

135


136<br />

mento in cui avviamo un nuovo decennio, anch’esso sulla linea della<br />

evangelizzazione, le istanze indicate agli inizi degli anni ’90 mantengono<br />

tutt’intera la loro validità. In particolare resta sempre attuale la necessità<br />

di pensare che ogni attività evangelizzatrice è per sua natura indirizzata<br />

verso una concreta testimonianza della carità e che in ogni<br />

azione di carità va resa evidente la sua identità profonda di rivelazione<br />

dell’amore stesso di Dio.<br />

In questo modo si fanno emergere le radici trinitarie e cristologiche<br />

della carità, per cui il Vangelo di Gesù è servizio di carità e la vera carità<br />

è il dono del Vangelo. Nel quadro di vari gesti di attenzione a tale testimonianza,<br />

sarebbe bello anche riprendere l’invito del Convegno ecclesiale<br />

di Palermo a far sorgere in ogni comunità, accanto agli spazi per il<br />

culto e la catechesi, una struttura di servizio per i poveri.<br />

La prospettiva del servizio della carità ci dà occasione di rivolgerci ai<br />

religiosi, chiamati proprio in virtù della loro scelta di vita, che li rende<br />

“poveri e marginali”, a essere segno di speranza, testimoniando la possibilità<br />

data a ogni uomo di abitare le frontiere della società e della vita<br />

trovandovi un senso, una ragione per cui è possibile vivere e dare la vita.<br />

Perché questo avvenga, sarà necessario che essi si consacrino alla<br />

conoscenza amorosa di Dio, fino a far sì che la loro esistenza diventi segno<br />

della presenza di Dio fra gli uomini. Ognuno secondo il proprio carisma:<br />

i religiosi di vita apostolica andando incontro attivamente ai bisogni<br />

e alle sofferenze degli uomini, quelli di vita contemplativa praticando<br />

con amore e dedizione il ministero dell’ospitalità.<br />

<strong>Insieme</strong> con i religiosi, però, abbiamo bisogno di laici che siano disposti<br />

ad assumersi dei ministeri con fisionomia missionaria in tutti i<br />

campi della pastorale a cui abbiamo accennato. Diventando cioè catechisti,<br />

animatori, responsabili di “gruppi di ascolto” nelle case, visitatori<br />

delle famiglie, accompagnatori delle giovani coppie di sposi: uomini<br />

e donne pienamente disponibili a riallacciare quei rapporti di comunione<br />

tra le persone che soli possono dar loro un segno di speranza. Questo<br />

significa essere corresponsabili del servizio di Cristo all’uomo: servizio<br />

che costituisce la ragione per cui la Chiesa esiste e continua la sua missione<br />

nella storia.


CONCLUSIONE<br />

UNA VITA DI COMUNIONE<br />

“Perché anche voi siate in comunione con noi” (1Gv 1,3)<br />

Una Chiesa di discepoli e di inviati<br />

63. - “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre<br />

erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore<br />

dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: ‘Pace a voi!’.<br />

Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al<br />

vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: ‘Pace a voi! Come il Padre<br />

ha mandato me, anch’io mando voi’” (Gv 20, 19-21). Il Signore mostra i<br />

segni della sua Passione: il Risorto è l’Agnello, che ha preso su di sé le<br />

nostre sofferenze, le nostre sconfitte, i nostri fallimenti, i nostri peccati,<br />

per mostrarci una via di luce nelle tenebre. Ora egli invia i suoi discepoli:<br />

la Chiesa è fin dall’inizio missionaria.<br />

Ma ciò che è fondamentale, è quel “come” sulla bocca di Gesù: “Come<br />

il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Il Verbo ha compiuto<br />

la sua missione scendendo, calandosi in ogni nostra oscurità, con umiltà<br />

e con un profondo amore per gli uomini, per tutti noi peccatori. Anche la<br />

Chiesa, allora, non potrà seguire altra via che quella della kènosis per rivelare<br />

al mondo il Servo del Signore, l’Agnello di Dio che porta i peccati<br />

del mondo. Per questo san Paolo chiede a Tito di insegnare ai suoi fedeli<br />

a “esser mansueti, mostrando ogni dolcezza verso tutti gli uomini”<br />

(Tt 3, 2).<br />

Lo stesso san Paolo, proprio perché consapevole della sua condizione<br />

di peccatore perdonato, di “vaso di misericordia” (cf. Rm 9, 23), a cui<br />

Dio ha mostrato la via della vita nella sua infinita misericordia, comprende<br />

che l’unico modo per rivolgersi agli uomini in maniera conforme<br />

alla grazia ricevuta è quello di parlare loro in ginocchio: “Vi supplichiamo<br />

in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5, 20).<br />

Per questo la Chiesa ha bisogno soprattutto di santi, di uomini che<br />

diffondano il buon profumo di Cristo con la loro mitezza, mostrando<br />

piena consapevolezza di essere servi della misericordia di Dio manifestatasi<br />

in Gesù Cristo.<br />

137


138<br />

64. - È questa la via che porta alla fecondità: la Chiesa umile e serva,<br />

che scende accanto agli uomini, soffrendo con loro in ogni loro debolezza,<br />

può trasmettere davvero il Verbo della vita fino a far rinascere la speranza<br />

e la gioia nei cuori degli uomini. Per questo l’apostolo Paolo legge<br />

le sue sofferenze e umiliazioni apostoliche come le doglie necessarie<br />

perché Cristo sia formato nei suoi interlocutori (cf. Gal 4, 19). Ma la<br />

Chiesa può essere realmente madre solo se compie la volontà del Padre,<br />

se ascolta la sua Parola e si lascia trasformare da essa giorno dopo giorno:<br />

“Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”<br />

(Mc 3, 35), ha detto Gesù.<br />

Per rinnovare il nostro apostolato, il nostro slancio missionario, che è<br />

servizio alla missione dell’Inviato del Padre, dovremo perciò essere<br />

sempre i primi ad ascoltare assiduamente la parola di Dio, a lasciarci<br />

permeare della sua grazia, a convertirci instancabilmente. In tutto questo<br />

trova fondamento la nostra esperienza di fede, fino all’ultimo giorno<br />

della nostra vita.<br />

Una Chiesa “casa e scuola di comunione”<br />

65. - Raggiunti dall’amore di Dio “mentre noi eravamo ancora peccatori”<br />

(Rm 5, 8), siamo condotti ad aprirci alla solidarietà con tutti gli<br />

uomini, al desiderio di condividere con loro l’amore misericordioso di<br />

Gesù che ci fa vivere. La Chiesa è totalmente orientata alla comunione.<br />

Essa è e dev’essere sempre, come ricorda Giovanni Paolo II, “casa e<br />

scuola di comunione” 62 .<br />

La Chiesa è casa, edificio, dimora ospitale che va costruita mediante<br />

l’educazione a una spiritualità di comunione. Questo significa far spazio<br />

costantemente al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,<br />

2). Ma ciò è possibile solo se, consapevoli di essere peccatori perdonati,<br />

guardiamo a tutta la comunità come alla comunione di coloro che il Signore<br />

santifica ogni giorno. L’altro non sarà più un nemico, né un peccatore<br />

da cui separarmi, bensì “uno che mi appartiene”. Con lui potrò<br />

rallegrarmi della comune misericordia, potrò condividere gioie e dolori,<br />

contraddizioni e speranze. <strong>Insieme</strong>, saremo a poco a poco spinti ad al-<br />

_________________<br />

62 Ibidem, 43: OR, 8-9 gennaio 2001, 5.


largare il cerchio di questa condivisione, a farci annunciatori della gioia<br />

e della speranza che insieme abbiamo scoperto nelle nostre vite grazie<br />

al Verbo della vita.<br />

Soltanto se sarà davvero “casa di comunione”, resa salda dal Signore<br />

e dalla Parola della sua grazia, che ha il potere di edificare (cf. At 20,<br />

32), la Chiesa potrà diventare anche “scuola di comunione”. È importante<br />

che ciò avvenga: in ogni luogo le nostre comunità sono chiamate a<br />

essere segni di unità, promotori di comunione, per additare umilmente<br />

ma con convinzione a tutti gli uomini la Gerusalemme celeste, che è al<br />

tempo stesso la loro “madre” (Gal 4, 26) e la patria verso la quale sono<br />

incamminati. In essa, come ricorda l’Apocalisse, Dio “dimorerà tra di<br />

loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il ‘Dio-con-loro’. E tergerà<br />

ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento,<br />

né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21, 3-4). Le<br />

differenze saranno accolte e riconciliate, le sofferenze troveranno senso<br />

e definitiva consolazione e la morte stessa perderà ogni suo potere di<br />

fronte alla comunione nell’amore, alla partecipazione estesa a ogni uomo<br />

della vita trinitaria.<br />

Ma non dimentichiamo l’avvertimento di Giovanni Paolo II: “Non ci<br />

facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero<br />

gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati<br />

senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e<br />

di crescita” 63 .<br />

66. - Il Papa ha invitato tutte le Chiese particolari a “prendere il largo”:<br />

Duc in altum! (Lc 5, 4), sono le parole di Gesù che egli sente risuonare<br />

nel suo cuore di Pastore della Chiesa universale. È l’invito più giusto<br />

per impostare nei prossimi anni il nostro cammino pastorale.<br />

Certo, alcuni di noi, osservando alcuni fenomeni negativi, potrebbero<br />

lasciarsi andare a un certo pessimismo. Ma la Chiesa conosce<br />

un solo criterio per rinnovare ogni giorno la speranza: essa sa che<br />

“fedele è Dio”, dal quale siamo stati “chiamati alla comunione del<br />

Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!” (1Cor 1, 9). Coloro che<br />

ascoltano davvero il loro Signore non si preoccupano nemmeno di<br />

possibili insuccessi. Dicono con Pietro: “Maestro, abbiamo faticato<br />

_________________<br />

63 Ibidem.<br />

139


140<br />

tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le<br />

reti” (Lc 5, 5).<br />

67. - Nei prossimi anni compiremo dunque un cammino guidato da<br />

un costante riferimento al Concilio Vaticano II e dal suo messaggio. Alcuni<br />

passi saranno:<br />

- l’impegno per una pastorale della santità, perché la Chiesa sia la<br />

Sposa santa del Signore che viene;<br />

- la comunicazione del Vangelo ai fedeli, a quanti vivono nell’indifferenza<br />

e ai non cristiani, qui nelle nostre terre e nella missione ad<br />

gentes;<br />

- il rinnovamento della vita delle nostre comunità, attraverso la<br />

centralità data alla domenica, il primato dell’ascolto della Parola,<br />

anche nella lectio divina, e la vita liturgica che abbisogna di una<br />

conoscenza più approfondita;<br />

- il percorrere vie di comunione, perché la Chiesa, vera scuola di<br />

comunione, possa chiamare tutti gli uomini alla comunione con<br />

Cristo;<br />

- l’impegno dei fedeli laici alla testimonianza evangelica, all’assunzione<br />

di nuove forme ministeriali, soprattutto a essere, nella<br />

società e nei diversi ambienti di vita, capaci di vigilanza profetica<br />

e costruttori di una città terrena in cui regnino sempre di più la<br />

giustizia, la pace, l’amore.<br />

68. - La presenza del Signore “sempre con noi” (cf. Mt 28, 20) e dello<br />

Spirito Santo, che accompagna ogni cristiano e tutta la Chiesa nel<br />

cammino verso il Padre, ispirino il lavoro pastorale delle singole Chiese<br />

in Italia e rendano fruttuosa la fatica apostolica che ci attende nei prossimi<br />

anni del terzo millennio.<br />

Questo nostro cammino avviene sotto la sguardo di Maria, la madre<br />

del Signore, e conta sulla sua intercessione. Ella ha acconsentito al mistero<br />

dell’incarnazione del Verbo di Dio, ha ascoltato e realizzato la parola<br />

di Dio, è figura della Chiesa santa, serva del Signore e madre dei<br />

credenti, è donna di fede obbediente, pronta a sperare contro ogni speranza,<br />

piena dell’amore di Dio e capace di carità senza confini. A lei affidiamo<br />

con piena fiducia il nostro cammino in attesa della venuta del<br />

Signore.


APPENDICE<br />

INDICAZIONI PER UNA “AGENDA PASTORALE”<br />

DEL PROSSIMO DECENNIO<br />

Concilio Vaticano II<br />

Accogliendo l’invito del Santo Padre Giovanni Paolo II, occorre prevedere,<br />

nel prossimo decennio, una ripresa dei documenti del Concilio<br />

Vaticano II (soprattutto delle quattro grandi costituzioni), perché siano<br />

profondamente meditati nelle nostre comunità e diventino concretamente<br />

la “bussola” che ci orienta in questo nuovo millennio.<br />

1. Ragioni della speranza<br />

L’anno giubilare ha messo in primo piano l’evento dell’Incarnazione,<br />

che testimonia la partecipazione piena di Dio alla vita dell’uomo e<br />

apre per l’uomo un sentiero di vita eterna. Dopo avere privilegiato negli<br />

orientamenti pastorali dello scorso decennio la virtù teologale e l’esperienza<br />

concreta della carità, al centro del nostro interesse si colloca ora<br />

la speranza. Si tratta di:<br />

a) cogliere l’originalità e la ricchezza teologica e pedagogica della<br />

speranza, in un contesto culturale, come quello attuale, che ne è<br />

molto povero;<br />

b) individuare atteggiamenti e scelte che rendano la Chiesa una comunità<br />

a servizio della speranza per ogni uomo.<br />

2. Vie per la comunicazione<br />

Il tema di fondo di questo documento è la “comunicazione del Vangelo<br />

in un mondo che cambia”; dovremo pertanto approfondire, in vario<br />

modo, il compito della trasmissione della fede. Si tratta di:<br />

a) coglierne l’originalità e le esigenze, in quanto comunicazione dell’evento<br />

del mistero cristiano;<br />

b) sostare, con grande senso di responsabilità, sul capitolo della comunicazione<br />

della fede ai giovani;<br />

141


142<br />

c) riflettere sul valore della comunicazione sociale, sulla situazione<br />

attuale e sulle iniziative che vanno sostenute o che attendono di<br />

essere avviate;<br />

d) approfondire alcuni sentieri particolarmente significativi della<br />

comunicazione (ad es. comunicazione e arte, nuove tecnologie…).<br />

3. Qualità della formazione<br />

La condizione storica nella quale ci troviamo raccomanda, anzi esige,<br />

una vigorosa scelta formativa dei cristiani. Si tratta di:<br />

a) garantire qualità formativa (nel senso dell’incontro con Cristo e<br />

della comunione con lui fino alla santità, del dare ragione della<br />

speranza che abbiamo nel cuore, dell’accrescere la nostra ricchezza<br />

di umanità) a ogni momento e incontro proposto alle nostre<br />

comunità: iniziazione cristiana, omelia, catechesi, colloqui<br />

personali, lavoro nei gruppi, ecc.;<br />

b) dare spazio a momenti propriamente culturali, portando a livello<br />

di base (diocesi, vicariati, parrocchie, gruppi, ecc.) l’intento di cui<br />

è espressione, a livello di Chiesa italiana, il “progetto culturale<br />

orientato in senso cristiano”, con una forte attenzione alle domande<br />

antropologiche che ogni giorno il dibattito pubblico e la cronaca<br />

introducono nelle nostre case;<br />

c) ripensare coraggiosamente il volto spirituale che è dato di incontrare,<br />

in questi anni, a chi osserva le nostre comunità: c’è forse<br />

una mediocrità da combattere e l’urgenza di pensare la vocazione<br />

universale alla santità, mirando a tradurla quotidianamente in pedagogia<br />

e pastorale della santità.<br />

4. Esigenze della missione<br />

In un tempo di secolarizzazione e nel quale la nostra società diventa<br />

multietnica e multiculturale, la comunicazione del Vangelo rende necessario<br />

compiere una paziente e coraggiosa revisione di tutto il tessuto<br />

pastorale delle nostre comunità dal punto di vista missionario. Ciò significa<br />

una vera “conversione pastorale”. Si tratta, per esempio, di:


a) soffermarsi sulla fisionomia della comunità eucaristica domenicale<br />

per mettere a fuoco, in vario modo, la scelta di farla diventare<br />

una reale comunità di discepoli che si lasciano evangelizzare e<br />

che poi, uscendo dalla celebrazione, mostrano una crescente passione<br />

apostolica;<br />

b) domandarsi quali passi concreti si possono e si debbono compiere<br />

perché le nostre comunità cristiane si facciano carico di tutti i battezzati,<br />

valorizzando le opportunità già esistenti e immaginandone<br />

di nuove;<br />

c) rileggere dal punto di vista missionario la formazione degli operatori<br />

pastorali, nonché il lavoro dei consigli pastorali parrocchiali e<br />

delle commissioni impegnate in ambiti specifici, valutando i temi<br />

che vengono privilegiati e lo stile con cui sono affrontati;<br />

d) assumere decisamente una prassi di comunione che, a partire da<br />

una costante educazione del sensus fidei, allena al “discernimento<br />

comunitario” cristiano, riconoscendo in tal modo tutti i doni che<br />

lo Spirito effonde e percorrendo insieme e corresponsabilmente,<br />

pastori e fedeli, i sentieri del Vangelo;<br />

e) rilanciare e valorizzare la presenza e l’azione dei laici espressa<br />

dalle aggregazioni ecclesiali e dalle associazioni professionali di<br />

ispirazione cristiana nei vari ambienti di vita;<br />

f) verificare le scelte formative di coloro che si preparano a diventare<br />

presbiteri e la formazione permanente dei sacerdoti, perché siano<br />

veramente padri nella fede e acquisiscano una mentalità missionaria;<br />

g) dare tempo e spazio a un serio approfondimento del senso, dei<br />

modi e degli strumenti con cui mettere in atto un lavoro di “primo<br />

annuncio”, di accompagnamento al battesimo di persone che si<br />

convertono al cristianesimo, di approfondimento di un serio cammino<br />

di catecumenato, con l’aiuto delle indicazioni date in questi<br />

anni dalla Conferenza episcopale;<br />

h) riflettere sulla creazione e valorizzazione di nuovi ministeri laicali<br />

di tipo missionario: visitatori delle famiglie, moderatori di<br />

gruppi di ascolto, responsabili di incontri con gli adulti, in particolare<br />

con i genitori che chiedono i sacramenti dell’iniziazione<br />

cristiana per i loro figli, ecc.<br />

143


144<br />

Anno pastorale 2001-2002<br />

È bene fare di questo primo anno un tempo quasi di preludio. Guardiamo<br />

al futuro chiedendoci come dare forma, in ognuna delle nostre<br />

diocesi lungo il prossimo anno, anche a un “evento ecclesiale”, che favorisca<br />

largamente il coinvolgimento delle nostre comunità nei propositi<br />

espressi dal Papa nella lettera apostolica Novo millennio ineunte e<br />

da noi Vescovi in questi orientamenti pastorali.<br />

Roma, dalla sede della C.E.I., 29 giugno 2001<br />

Solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo


TESTO APPLICATIVO<br />

DEL TESTO COMUNE PER UN INDIRIZZO PASTORALE<br />

DEI MATRIMONI<br />

TRA CATTOLICI E VALDESI O METODISTI<br />

A seguito della promulgazione del Testo comune per un indirizzo pastorale<br />

dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti (cf. Notiziario<br />

C.E.I./1997, pp. 147-178), secondo il dettato dello stesso documento,<br />

nella parte conclusiva, la Conferenza Episcopale Italiana e il Sinodo<br />

Valdese-Metodista hanno nominato le rispettive Commissioni, composte<br />

come segue, aventi lo scopo di redigere le indicazioni applicative del<br />

“Testo comune”.<br />

Da parte della Conferenza Episcopale Italiana:<br />

Presidente: S.E. Mons. Alberto Ablondi, Vescovo di Livorno e Vicepresidente<br />

della C.E.I.;<br />

Membri: S.E. Mons. Giuseppe Chiaretti, Arcivescovo di Perugia-Città<br />

della Pieve, Presidente del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo;<br />

S.E. Mons. Francesco Coccopalmerio, Vescovo ausiliare di Milano e<br />

membro della Commissione Episcopale per i problemi giuridici; Padre<br />

Silvano Maggiani, dei Servi di Maria, Presidente dell’Associazione<br />

Professori e Cultori di Liturgia; don Claudio Giuliodori, docente di teologia<br />

del matrimonio e della famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo<br />

II della Lateranense; don Mario Polastro, della diocesi di Pinerolo,<br />

membro del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo.<br />

Da parte del Sinodo Valdese-Metodista:<br />

Presidente: Maria Sbaffi Girardet, Presidente della Commissione consultiva<br />

della Tavola Valdese per le relazioni ecumeniche;<br />

Membri: Maria Bonafede, Pastora della Chiesa Evangelica Valdese<br />

di Piazza Cavour in Roma; Franco Giampiccoli, Pastore della Chiesa<br />

Valdese della comunità di Palermo; Dott. Giulio Maisano, magistrato,<br />

Consulente della Tavola Valdese per le questioni giuridiche; Prof.<br />

Paolo Ricca, Pastore, docente di storia della Chiesa presso la facoltà<br />

145


146<br />

valdese di teologia; Alberto Taccia, Pastore della comunità valdese di<br />

Torino.<br />

La Commissione mista ha iniziato i suoi lavori il 29 ottobre 1997. Il<br />

Testo applicativo prodotto è stato esaminato ed accolto nella struttura e<br />

nei suoi principali contenuti dal Consiglio Episcopale Permanente nella<br />

riunione del 20-23 settembre 1999. Le osservazioni emerse sono state<br />

presentate alla Commissione mista in vista della stesura definitiva.<br />

Il 25 agosto 2000 il “Testo applicativo” è stato firmato congiuntamente<br />

a Torre Pellice dai co-Presidenti della Commissione mista, S.E.<br />

Mons. Alberto Ablondi e la Sig.ra Maria Sbaffi Girardet.<br />

Il documento è stato trasmesso alla Conferenza Episcopale Italiana,<br />

con lettera del 30 agosto 2000, da S.E. Mons. Alberto Ablondi, delegato<br />

dalla Presidenza della C.E.I. a fungere da Presidente della delegazione<br />

cattolica nella Commissione mista per la redazione delle disposizioni<br />

applicative dell’Intesa sui matrimoni misti. Nella lettera di trasmissione<br />

Mons. Ablondi affermava: “... mi auguro che la pubblicazione del<br />

‘Testo applicativo’, a complemento del ‘Testo comune’, riveli, riconosca<br />

e fecondi fatiche e sofferenze del passato, così come spero vivamente<br />

che questa importante tappa ci incoraggi ancor di più nel proseguire<br />

il cammino ecumenico, inteso come desiderio di unità che rende piena<br />

la fraternità e fa della nostra comune testimonianza cristiana un annuncio<br />

autentico, credibile ed attraente”.<br />

Il Cardinale Presidente Camillo Ruini, con lettera n. 1136/00 dell’11<br />

settembre, rispondendo a S.E. Mons. Ablondi così si esprimeva: “Mi<br />

compiaccio che l’atto della firma si sia svolto in quel clima di fraternità<br />

e di mutua accoglienza che sempre deve essere presente nelle manifestazioni<br />

ecumeniche e che ha animato il cammino di questi anni per<br />

portare a termine il lavoro sui matrimoni tra cattolici e valdo-metodisti”.<br />

...“Mentre mi congratulo con Lei e con i membri tutti della Commissione<br />

per il buon esito del lavoro da voi svolto con pazienza, desidero<br />

comunicarLe che il ‘Testo applicativo’verrà ora pubblicato nel ‘Notiziario’ufficiale<br />

della Conferenza Episcopale Italiana e sarà diffuso al<br />

fine di adeguare la prassi dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti<br />

nelle diocesi italiane”.


PREMESSA<br />

La Conferenza Episcopale Italiana e il Sinodo Valdese-Metodista,<br />

ravvisando la necessità di “rendere operativo” il “Testo comune per un<br />

indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti”,<br />

hanno nominato le rispettive commissioni al fine di giungere ad un “Testo<br />

applicativo” approvato dalle due parti.<br />

La commissione della Conferenza Episcopale Italiana è stata così<br />

composta: Alberto Ablondi, Giuseppe Chiaretti, Francesco Coccopalmerio,<br />

Silvano Maggiani, Mario Polastro, Claudio Giuliodori (passato<br />

dopo alcune riunioni ad altro incarico e non sostituito).<br />

La commissione del Sinodo Valdese-Metodista è stata formata da:<br />

Maria Sbaffi Girardet, Maria Bonafede, Franco Giampiccoli, Giulio<br />

Maisano, Paolo Ricca, Alberto Taccia.<br />

Nella loro prima riunione le due commissioni hanno cooptato Myriam<br />

e Gianni Marcheselli, coppia interconfessionale di Milano.<br />

In uno spirito di vera fraternità, ma anche di chiarezza e di franchezza,<br />

si sono svolte le 15 riunioni congiunte di lavoro tra il 29 ottobre 1997<br />

(prima seduta) e il 10 gennaio 2000 (ultima seduta).<br />

Il risultato di questo cammino impegnativo, che ha coinvolto profondamente<br />

i membri delle due commissioni, è il “Testo applicativo” formato<br />

da una introduzione e da 8 capitoli, per un totale di 52 paragrafi.<br />

1. - Il Testo comune<br />

INTRODUZIONE<br />

Nel cammino ecumenico in Italia assume un grande valore il “Testo<br />

comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o<br />

metodisti” sottoscritto dalle due Chiese il 16 giugno 1997. Il documento<br />

affronta la questione dei matrimoni misti interconfessionali 1 , che nel<br />

passato è stata causa non solo di forti contrasti tra le due chiese, ma anche<br />

motivo di sofferenza per le famiglie coinvolte.<br />

_________________<br />

1 In questa dizione è compresa sia la formulazione cattolica, matrimoni misti, sia quella<br />

evangelica, matrimoni interconfessionali. Ambedue le formulazioni indicano il matrimonio<br />

tra cristiani di diversa confessione.<br />

147


148<br />

Il Testo comune sottolinea che “i matrimoni misti possono oggi esser<br />

visti nel loro aspetto positivo per l’apporto che possono dare al movimento<br />

ecumenico, specialmente quando ambedue i coniugi sono fedeli<br />

alla vocazione cristiana nella loro chiesa” (3.1; cf. 1.9; 2.5). Questa visione,<br />

più serena e positiva, ha condotto al superamento di molti pregiudizi<br />

e tensioni, così che il Testo comune ha potuto cogliere tutti gli<br />

aspetti positivi insiti nelle discipline delle due chiese, senza peraltro sottacere<br />

gli elementi di differenziazione.<br />

Sia la Chiesa cattolica 2 sia la Chiesa evangelica valdese (Unione delle<br />

chiese valdesi e metodiste) 3 – di seguito indicata come Chiesa valdese<br />

– stabiliscono norme per la celebrazione di un matrimonio misto interconfessionale<br />

4 .<br />

Il Testo comune ha inteso affrontare il problema sotto tutti gli aspetti,<br />

offrendo una soluzione accettabile per le due chiese senza contravvenire<br />

allo spirito dei rispettivi ordinamenti matrimoniali, i quali peraltro,<br />

dal 1970, sono stati oggetto di notevoli modificazioni e di rilevanti accentuazioni<br />

nel senso dell’apertura ecumenica.<br />

_________________<br />

2 CONFERENZAEPISCOPALE ITALIANA, Decreto generale sul matrimonio canonico<br />

(1990), nn. 48-53.<br />

3 SINODO VALDESE, Documento sinodale sul matrimonio (art. 46/SI/1971),<br />

nn. 19-54.<br />

4 Ricordiamo in ordine cronologico i documenti più importanti delle due Chiese in riferimento<br />

ai matrimoni misti interconfessionali: Motu proprio Matrimonia mixta di<br />

Paolo VI (1970); Documento sinodale valdese sul matrimonio (1971); Documento sinodale<br />

valdese sull’ecumenismo (1982); Codice di diritto canonico (1983); Decreto<br />

generale sul matrimonio canonico della C.E.I. (1990); Ordo celebrandi matrimonium.<br />

Editio typica altera (1991); Indicazioni pastorali per il matrimonio misto della diocesi<br />

di Pinerolo (1992); Direttorio per l’applicazione dei principi delle norme sull’ecumenismo<br />

del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (1993); Indicazioni<br />

per la celebrazione di un matrimonio interconfessionale del IV circuito della<br />

Chiesa valdese (1994); Testo comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici<br />

e valdesi o metodisti (Assemblea generale della C.E.I., maggio 1996; Sinodo<br />

delle chiese valdesi e metodiste, agosto 1996; sottoscrizione congiunta, giugno 1997);<br />

Prontuario per la celebrazione di matrimoni secondo le norme dell’ordinamento valdese<br />

(Tavola valdese, 1997); Documento sinodale valdese sull’ecumenismo e il dialogo<br />

interreligioso (1998).


2. - Un documento applicativo<br />

Il Testo comune prevede un documento applicativo che permetta di<br />

rendere operative le indicazioni pastorali contenute nel testo stesso (Testo<br />

comune, Conclusione).<br />

Il presente documento offre le necessarie indicazioni applicative in relazione<br />

ai problemi che di volta in volta si pongono in un matrimonio misto<br />

interconfessionale, tenendo conto degli aspetti teologici ed ecclesiologici,<br />

chiariti nel Testo comune, e approfondendo in particolare gli aspetti<br />

liturgici, disciplinari e pastorali. E ciò anche in riferimento alle fasi che<br />

precedono e a quelle che seguono la celebrazione del matrimonio stesso.<br />

Le indicazioni applicative del presente documento si fondano sul riconoscimento<br />

della parità di diritti e doveri tra gli sposi, sul sostegno<br />

che le chiese offriranno loro, e in particolare sul rispetto della libertà dei<br />

futuri sposi. Tale libertà, riguardante la scelta del modo della celebrazione,<br />

la comunità in cui battezzare i figli e l’impostazione della loro<br />

educazione religiosa, si esprimerà in decisioni comuni che le chiese accoglieranno<br />

senza opporre ostacoli al loro adempimento.<br />

3. - Destinatari<br />

Il documento è indirizzato alle comunità locali, in particolare ai parroci<br />

e ai pastori, responsabili delle comunità stesse, perché sappiano accompagnare,<br />

con rispetto e chiarezza, le scelte dei futuri coniugi; è rivolto<br />

altresì alle coppie stesse, perché siano agevolate nel cammino verso<br />

il matrimonio e nella vita coniugale e familiare, nella consapevolezza<br />

dei loro diritti e doveri.<br />

4. - Normative diverse<br />

I - I PRELIMINARI<br />

Le differenze e le divergenze tra la concezione cattolica e quella<br />

evangelica del matrimonio implicano, di conseguenza, una differenziazione<br />

delle disposizioni applicative che derivano dal Testo comune –<br />

parte seconda.<br />

149


150<br />

5. - Conoscenza, comprensione, applicazione<br />

Nella celebrazione di un matrimonio misto interconfessionale, che<br />

avvenga sia in una chiesa cattolica sia in una chiesa valdese o metodista,<br />

tali norme devono essere rese note agli sposi, comprese nel loro significato<br />

autentico e applicate correttamente nelle forme stabilite per tale caso,<br />

al fine di raggiungere l’obiettivo comune di assicurare per entrambe<br />

le chiese pieno riconoscimento del matrimonio così celebrato.<br />

6. - La normativa cattolica<br />

Per quanto concerne la Chiesa cattolica tali norme sono contenute<br />

nel codice di diritto canonico e riprese, per quel che attiene all’Italia, nel<br />

decreto generale della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.). È necessario<br />

chiarire il significato di tale normativa e precisare i termini di applicazione<br />

degli impegni assunti dalla parte cattolica, formulandoli in<br />

modo da non ledere la libertà e la coscienza della parte evangelica.<br />

7. - La licenza<br />

Il codice di diritto canonico stabilisce che “il matrimonio tra due persone<br />

battezzate (di cui una sola cattolica)..., non può essere celebrato<br />

senza espressa licenza da parte della competente autorità” (can. 1124).<br />

Il requisito della licenza non deriva dal fatto che il matrimonio misto<br />

interconfessionale sia considerato in se stesso negativo, ma deriva dalla<br />

particolare difficoltà insita in tale matrimonio. L’autorità cattolica sente<br />

pertanto l’obbligo di esaminare il caso al fine di accertare che esistano i<br />

presupposti per una valida e fruttuosa celebrazione del matrimonio.<br />

Con la concessione della licenza l’autorità cattolica dichiara che tali<br />

presupposti esistono ed esprime il proprio assenso alla celebrazione del<br />

matrimonio stesso.<br />

È chiaro che tale assenso è dato alla parte cattolica e non riguarda, se<br />

non indirettamente, la parte evangelica, che non è soggetta alla giurisdizione<br />

della Chiesa cattolica (cf. can. 11). E tanto meno riguarda il ministro<br />

evangelico, al quale è riconosciuta piena autonomia nell’esercizio della<br />

sua funzione, qualora il matrimonio sia celebrato in chiesa evangelica.


8. - Dichiarazioni e promesse<br />

Il can. 1125, n. 1 stabilisce: “La parte cattolica si dichiari pronta ad<br />

allontanare i pericoli di abbandonare la fede e prometta sinceramente di<br />

fare quanto è in suo potere perché tutti i figli siano battezzati ed educati<br />

nella Chiesa cattolica”.<br />

Su tale norma sono opportune le seguenti osservazioni:<br />

a) Per quanto riguarda la dichiarazione della parte cattolica di essere<br />

pronta ad allontanare i pericoli di abbandonare la fede, si precisa<br />

che tali pericoli non derivano dalla fede della parte evangelica, la<br />

quale anzi può concorrere ad edificare la fede del coniuge cattolico,<br />

e viceversa, ma derivano dal rischio di indebolire la propria<br />

identità ecclesiale o addirittura di cadere nell’indifferentismo o<br />

nel relativismo religioso, trascurando, o abbandonando, la frequentazione<br />

della propria chiesa.<br />

È bene precisare che tale rischio può essere corso anche dalla parte<br />

evangelica. È dunque impegno di entrambi i coniugi di vigilare<br />

al fine di vivere in modo autentico e coerente la propria fede in reciproco<br />

confronto e sostegno.<br />

b) In riferimento inoltre alla promessa di fare quanto è possibile perché<br />

tutti i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica, si<br />

precisa che tale promessa vuole esprimere l’impegno di fedeltà<br />

della parte cattolica di vivere e testimoniare compiutamente la<br />

propria fede anche verso i figli, tenendo conto che uguale dirittodovere<br />

ha la parte evangelica relativamente alla propria vocazione<br />

così come è condivisa nella sua chiesa di appartenenza.<br />

Tale situazione, anziché essere fonte di conflitti, dovrebbe condurre<br />

a operare, di comune accordo, quelle scelte che concretamente<br />

si riveleranno più adatte al consolidamento della comunione<br />

della coppia e al bene della prole in ordine alla vita spirituale.<br />

c) “Se nonostante tutti gli sforzi i figli non vengono battezzati né<br />

educati nella Chiesa cattolica, il genitore cattolico non incorre<br />

nella censura comminata dal diritto canonico. Tuttavia non cessa<br />

per lui l’obbligo di condividere con i figli la fede cattolica. Tale<br />

esigenza rimane e può comportare, per esempio, che egli svolga<br />

151


152<br />

una parte attiva nel contribuire all’atmosfera cristiana della famiglia;<br />

che faccia quanto è in suo potere con la parola e con l’esempio<br />

per aiutare gli altri membri della famiglia ad apprezzare i valori<br />

peculiari della tradizione cattolica; che coltivi tutte le disposizioni<br />

necessarie perché, ben istruito nella propria fede, sia capace<br />

di esporla e di discuterne con gli altri; che preghi con la sua famiglia<br />

per implorare la grazia dell’unità dei cristiani, come è nella<br />

volontà del Signore” 5 .<br />

Tali indicazioni hanno pari rilevanza per la parte evangelica nei confronti<br />

dei figli nel caso in cui vengano battezzati ed educati nella Chiesa<br />

cattolica.<br />

9. - L’informazione alla parte evangelica<br />

Il parroco è tenuto a informare la parte evangelica delle dichiarazioni<br />

e delle promesse formulate dalla parte cattolica (cf. can. 1125, n. 2) illustrandone<br />

la portata e il significato.<br />

La parte evangelica ne prende atto senza obbligo né di adesione, né<br />

di firma. Il parroco deve attestare tale presa d’atto.<br />

La parte cattolica deve a sua volta essere consapevole dell’analogo<br />

impegno di fedeltà della parte evangelica.<br />

10. - Fini e proprietà essenziali del matrimonio<br />

Il can. 1125, n. 3 recita: “entrambe le parti siano istruite sui fini e<br />

le proprietà essenziali del matrimonio, che non devono essere escluse<br />

da nessuno dei contraenti”. Si tratta dei principi dell’unità della coppia,<br />

dell’indissolubilità del matrimonio e dell’apertura in ordine alla<br />

procreazione, che devono essere accettati da entrambe le parti contraenti.<br />

A tal fine è necessario e sufficiente che la parte cattolica e la parte<br />

evangelica, in dialogo con le rispettive chiese, accettino ciò che esse affermano<br />

nel Testo comune (parte prima: ciò che come cristiani possia-<br />

_________________<br />

5 Direttorio, cit., n. 151.


mo dire in comune sul matrimonio; e parte seconda i paragrafi 2.1, 2.2,<br />

2.3 relativi al modo di comprendere le differenze e le divergenze su sacramentalità,<br />

indissolubilità e procreazione ed educazione dei figli).<br />

La preparazione dei futuri sposi su tale materia potrà essere fatta al<br />

meglio in forma congiunta dai due ministri, cattolico ed evangelico,<br />

nello spirito e secondo i contenuti del Testo comune, accertando che vi<br />

sia negli sposi l’integrità e la libertà del consenso.<br />

In ogni caso il parroco, per la sola parte cattolica, procederà all’istruttoria<br />

matrimoniale limitandosi, per la parte evangelica, a ricevere il<br />

certificato di battesimo e a registrare i dati anagrafici, l’appartenenza<br />

ecclesiastica e la posizione matrimoniale. I dati relativi a quest’ultima<br />

risulteranno da un certificato contestuale (rilasciato dall’ufficiale dello<br />

stato civile), e, se necessario, da un’autocertificazione che non si limiti<br />

alla sola dichiarazione di stato libero.<br />

11. - Forma di celebrazione dei matrimoni misti interconfessionali<br />

Il matrimonio misto interconfessionale può essere celebrato o in<br />

chiesa cattolica o in chiesa evangelica o di fronte all’ufficiale di stato civile.<br />

12. - La “forma canonica” e la dispensa dalla “forma canonica”<br />

Nel caso in cui il matrimonio misto interconfessionale sia celebrato<br />

nella chiesa cattolica, la validità di detta celebrazione è condizionata all’osservanza<br />

della “forma canonica” che consiste nella celebrazione del<br />

matrimonio alla presenza dell’Ordinario o del parroco del luogo o di un<br />

loro delegato e di due testimoni.<br />

Nel caso in cui il matrimonio misto interconfessionale venga celebrato<br />

in chiesa evangelica o di fronte all’ufficiale di stato civile, la parte<br />

cattolica, oltre alla licenza (cf. sopra, n. 7), dovrà anche ottenere la dispensa<br />

dalla “forma canonica”. Tale dispensa ha la funzione di togliere<br />

l’obbligo della predetta osservanza per il caso particolare.<br />

La concessione della dispensa (cf. Testo comune, 2.5) ha come motivo<br />

valido la libera scelta degli sposi, che la parte cattolica comunicherà<br />

alle competenti autorità della propria chiesa.<br />

153


154<br />

La dispensa dalla forma canonica ha rilevanza unicamente nel rapporto<br />

tra il coniuge cattolico e la sua chiesa e in nessun modo può essere<br />

compresa come autorizzazione alla chiesa evangelica di procedere alla<br />

celebrazione di un matrimonio valido anche ai fini della Chiesa cattolica.<br />

Per tutti gli adempimenti previsti per il caso in questione, la parte<br />

evangelica non è tenuta a recarsi presso la curia diocesana, essendo sufficiente<br />

che vi provvedano il parroco e il coniuge cattolico.<br />

13. - Il luogo della celebrazione di un matrimonio misto<br />

interconfessionale<br />

Nel caso in cui le parti scelgano di celebrare il matrimonio nella chiesa<br />

cattolica, tale celebrazione avverrà ordinariamente nella parrocchia<br />

in cui la parte cattolica è inserita, a norma del can. 1115.<br />

Nel caso in cui venga scelta la chiesa evangelica o il municipio, la<br />

parte cattolica dovrà indicarne il luogo nella domanda di dispensa dalla<br />

“forma canonica” al fine di dar modo al proprio Ordinario diocesano di<br />

interpellare l’Ordinario del luogo in cui avverrà la celebrazione (cf. can.<br />

1127, n. 2).<br />

14. - Trasmissione alle chiese della dichiarazione<br />

di avvenuto matrimonio<br />

Il Testo comune (2.5) stabilisce che il coniuge cattolico e quello<br />

evangelico avranno cura che il loro matrimonio, celebrato fuori dalla loro<br />

chiesa di appartenenza, venga poi registrato presso la propria comunità,<br />

ove ciò sia richiesto e in conformità alla disciplina di quest’ultima.<br />

15. - Casi particolari<br />

Il decreto generale sul matrimonio canonico della C.E.I. tratta, ai<br />

capp. V (36-47), VI, VII e VIII, una serie di situazioni particolari, alcune<br />

delle quali possono riguardare un matrimonio misto interconfessionale.<br />

In tali casi la miglior soluzione per il bene della coppia, ed eventualmente<br />

della prole, dovrà essere ricercata avendo consultato il mini-


stro della chiesa evangelica di competenza al fine di rispettare le disposizioni<br />

delle chiese e la coscienza dei coniugi.<br />

16. - Nuove formulazioni<br />

Il can. 1126 del codice di diritto canonico attribuisce alle Conferenze<br />

Episcopali una certa libertà nel definire i modi in cui le dichiarazioni e<br />

le promesse della parte cattolica possono essere formulate al fine di ottenere<br />

la licenza. Nell’ambito di tale concessione si propone una formulazione<br />

in positivo di alcune espressioni che, senza modificarne il significato,<br />

possono più facilmente essere comprese e ricevute nell’ambito<br />

di una fraternità ecumenica.<br />

Ad es. in riferimento e in sostituzione alla modulistica in uso presso<br />

le curie diocesane per quanto concerne i matrimoni misti interconfessionali:<br />

a) La formula della dichiarazione potrebbe essere così concepita:<br />

“Dichiaro di impegnarmi a mantenere e approfondire la mia fede<br />

e riconosco al contempo la fede cristiana del mio coniuge evangelico”;<br />

oppure: “Dichiaro di impegnarmi a mantenere la mia fede<br />

cattolica come il mio coniuge si impegna a mantenere la sua fede<br />

evangelica, edificandoci reciprocamente ed evitando ogni forma<br />

di compromesso o di indifferentismo”.<br />

b) La formula della promessa potrebbe essere: “Prometto di (o mi<br />

impegno a) fare quanto sarà in mio potere perché tutti i figli siano<br />

battezzati ed educati nella fede cattolica, tenendo conto che il mio<br />

coniuge ha lo stesso diritto-dovere di fedeltà nei confronti della<br />

propria vocazione così come è vissuta nella sua chiesa di appartenenza.<br />

Cercherò pertanto di concordare con il mio coniuge quelle<br />

scelte che si riveleranno più adeguate per il mantenimento e l’approfondimento<br />

della nostra comunione e per il bene della vita spirituale<br />

dei nostri figli”.<br />

155


156<br />

17. - Gli effetti civili<br />

II - GLI ASPETTI CIVILISTICI<br />

La Repubblica Italiana riconosce gli effetti civili ai matrimoni contratti<br />

secondo le norme del diritto canonico cattolico 6 e ai matrimoni celebrati<br />

secondo le norme dell’ordinamento valdese 7 , a condizione che<br />

siano state fatte le pubblicazioni nella casa comunale e che l’atto di matrimonio<br />

sia trascritto nei registri dello stato civile.<br />

18. - Procedura per la celebrazione secondo le norme del CDC<br />

Da parte cattolica è il parroco che, dopo aver espletato l’istruttoria<br />

matrimoniale, indirizza all’ufficiale dello stato civile nel comune nel<br />

quale uno dei contraenti ha la residenza la richiesta delle pubblicazioni<br />

civili. L’ufficiale dello stato civile, a sua volta, invia al parroco il certificato<br />

di eseguite pubblicazioni civili. Il parroco allora procede alla celebrazione<br />

del matrimonio, dà lettura agli sposi degli articoli 143, 144 e<br />

147 del codice civile e trasmette uno degli originali dell’atto per la trascrizione.<br />

19. - Procedura per la celebrazione secondo le norme<br />

dell’ordinamento valdese<br />

Da parte valdese sono gli sposi stessi che richiedono le pubblicazioni<br />

civili dichiarando di voler celebrare il matrimonio secondo le norme<br />

dell’ordinamento valdese. L’ufficiale dello stato civile dà lettura agli<br />

sposi degli articoli 143, 144 e 147 del codice civile. Eseguite le pubblicazioni,<br />

l’ufficiale dello stato civile rilascia agli sposi in doppia copia<br />

un “nulla osta” in base al quale è possibile procedere alla celebrazione<br />

_________________<br />

6 Accordo di modifica del Concordato lateranense del 18 febbraio 1984, art. 8 - Protocollo<br />

addizionale, n. 4.<br />

7 Intesa tra il Governo della Repubblica e la Tavola valdese, in attuazione dell’art. 8,<br />

comma terzo, della Costituzione e legge, applicativa dell’Intesa, 11 agosto 1984, n.<br />

449, art. 11.


del matrimonio. Avvenuta la stessa, il pastore trasmette all’ufficiale dello<br />

stato civile uno degli originali dell’atto e del “nulla osta” per la trascrizione.<br />

20. – L’atto di matrimonio<br />

Nell’atto di matrimonio può essere dichiarata la scelta del regime di<br />

separazione dei beni (c.c. art. 162, 2° comma) e possono essere riconosciuti<br />

i figli naturali (c.c. art. 283).<br />

21. - Rilevanza della preparazione<br />

III - LA PREPARAZIONE<br />

Il Testo comune attribuisce una particolare importanza alla fase di<br />

preparazione di un matrimonio misto interconfessionale. Non stabilisce<br />

procedure rigide, ma lascia alle due parti ampi spazi di creatività in spirito<br />

di cordiale intesa e nel rispetto delle disposizioni disciplinari proprie<br />

di ciascuna comunità (Testo comune, 3.2).<br />

Appare pertanto opportuno offrire alcuni suggerimenti per attuare<br />

un’adeguata preparazione.<br />

22. - Il contenuto della preparazione<br />

Quanto ai contenuti, la preparazione dovrebbe consistere:<br />

a) nella spiegazione del matrimonio relativamente alla dottrina e alla<br />

disciplina dell’una e dell’altra chiesa, nell’illustrazione degli<br />

elementi comuni e di quelli discordanti, avendo la Parola del Signore<br />

come riferimento di fondo e gli orientamenti del Testo comune<br />

come guida pratica;<br />

b) nella conoscenza più ampia delle due chiese e del modo in cui esse<br />

vivono concretamente la fede cristiana;<br />

157


158<br />

c) nella predisposizione di quanto riguarda la celebrazione, laddove<br />

sia stata concordata la partecipazione di rappresentanti dell’altra<br />

chiesa.<br />

23. - Gli ambiti della preparazione<br />

Quanto agli ambiti:<br />

a) occorre concordare con le coppie interconfessionali l’ambito cattolico<br />

o evangelico o comune della preparazione;<br />

b) è opportuno in ogni caso che la preparazione preveda uno o più<br />

colloqui della coppia congiuntamente con i due ministri;<br />

c) è inoltre auspicabile che, dove esiste un gruppo di coppie interconfessionali,<br />

i fidanzati vi partecipino per confrontarsi e far tesoro<br />

delle esperienze di tali coppie. È opportuna, ove esso manchi,<br />

la costituzione di un gruppo locale con l’attiva partecipazione dei<br />

ministri delle due chiese.<br />

24. - Libertà di scelta degli sposi<br />

Al fine di tutelare la libertà degli sposi di scegliere la forma della celebrazione<br />

che riterranno ad essi più consona, verranno illustrate agli<br />

stessi le tre possibilità in cui il matrimonio può essere celebrato: secondo<br />

la “forma canonica”, secondo l’ordinamento valdese, davanti all’ufficiale<br />

dello stato civile.<br />

25. - Informazione e formazione di base<br />

La preparazione ad un matrimonio misto interconfessionale non dovrebbe<br />

comunque essere solo quella immediata di una concreta coppia<br />

interconfessionale. Si auspica invece che, in accordo con il Testo comune<br />

(3.2 b), la trattazione del matrimonio misto interconfessionale sia introdotta<br />

nei normali corsi catechistici per giovani ed adulti. Ne conse-


gue, per le due chiese, l’opportunità di un aggiornamento dei testi di catechesi<br />

e di formazione così che essi comprendano la tematica dei matrimoni<br />

misti interconfessionali.<br />

IV - LA CELEBRAZIONE LITURGICA<br />

26. - Adozione e adattamenti della liturgia della chiesa<br />

in cui è celebrato il matrimonio<br />

Le parti scelgono liberamente la chiesa nel cui ambito intendono<br />

sposarsi e il matrimonio viene celebrato secondo la liturgia di tale chiesa,<br />

con opportuni adattamenti concordati insieme ai ministri: scelta dei<br />

testi biblici, interventi per brevi dichiarazioni, intenzioni di preghiera,<br />

parti cantate, ecc., che tuttavia dovranno inserirsi in modo armonico<br />

nello schema liturgico.<br />

27. - Rappresentanza e partecipazione dell’altra chiesa<br />

Se i futuri sposi lo chiedono, il ministro o un rappresentante dell’altra<br />

chiesa può partecipare attivamente alla celebrazione del matrimonio<br />

interconfessionale, rivolgendo un messaggio, o facendo una preghiera<br />

di intercessione, o tenendo la predicazione, ecc. A tal fine la liturgia può<br />

essere preparata insieme dai ministri e dai futuri sposi. Soltanto il ministro<br />

della chiesa in cui si celebra il matrimonio è autorizzato a ricevere il<br />

consenso e a dichiarare uniti gli sposi.<br />

28. - Opportunità dei segni di accoglienza ecumenica<br />

Non è prevista una “liturgia ecumenica” del matrimonio misto interconfessionale<br />

concordata dalle due chiese.<br />

In ogni caso la celebrazione liturgica di un matrimonio misto interconfessionale<br />

deve avere un carattere ecumenico in armonia con il Testo<br />

comune, tenendo conto del fatto che la coppia è mista, che gli intervenuti<br />

appartengono a chiese diverse, che tutti debbono essere messi a<br />

loro agio e debbono poter capire e partecipare. È importante, ad esem-<br />

159


160<br />

pio, il saluto iniziale rivolto in modo esplicito anche ai membri dell’altra<br />

chiesa, nonché l’accoglienza e il posto che viene riservato al rappresentante<br />

dell’altra chiesa. Così pure è apprezzato il dono della Bibbia in<br />

una traduzione interconfessionale fatto insieme dalle due comunità con<br />

la firma dei rispettivi ministri.<br />

29. - La liturgia della Parola nella celebrazione<br />

Il matrimonio misto interconfessionale, tanto nella chiesa cattolica<br />

quanto nella chiesa evangelica, viene celebrato con una liturgia basata<br />

sulla parola del Signore (liturgia della Parola). Viene di norma esclusa la<br />

celebrazione dell’Eucarestia o della Cena del Signore, per non inserire<br />

un elemento di separazione in un atto tutto concentrato sull’unione degli<br />

sposi e per ricordare che la piena comunione tra le chiese non è ancora<br />

raggiunta.<br />

30. - La formulazione del consenso<br />

Per la celebrazione del matrimonio lo scambio del consenso avviene<br />

nelle forme stabilite dalle chiese.<br />

La liturgia della Chiesa cattolica non prevede nel rito del matrimonio,<br />

secondo l’attuale adattamento curato dalla Conferenza Episcopale<br />

Italiana, una formula particolare per il consenso in un matrimonio misto<br />

interconfessionale.<br />

La liturgia della Chiesa valdese prevede, per lo scambio delle promesse,<br />

tre formule alternative al fine di rispettare le diverse situazioni<br />

personali, una delle quali riguarda i matrimoni misti interconfessionali 8 .<br />

_________________<br />

8 “N.N. prometti tu a N. N. di volerla(lo) amare e servire nel dono totale di te stesso(a) e<br />

di essere solidale con lei (lui) in ogni circostanza della vita, nella gioia come nel dolore,<br />

di ricercare con lei (lui) l’unità nella fede sulla base dell’Evangelo e rimanerle(gli) fedele<br />

secondo l’insegnamento della Parola di Dio?” (Prontuario, cit., p. 24).


V - MATRIMONI MISTI INTERCONFESSIONALI<br />

IN FORMA CIVILE<br />

31. - La celebrazione in sede o forma civile<br />

La celebrazione in sede o forma civile di un matrimonio misto interconfessionale<br />

consiste nell’espressione del consenso non di fronte a un<br />

ministro dell’una o dell’altra chiesa, bensì di fronte all’ufficiale dello<br />

stato civile.<br />

32. - Il matrimonio in forma civile per la Chiesa cattolica<br />

Per la Chiesa cattolica, la suddetta celebrazione non è esclusa nell’ampia<br />

formulazione del can. 1127, n. 2, è implicita nella dizione “salvo<br />

...eventuali intese” del decreto generale sul matrimonio canonico al<br />

n. 50 ed era già prevista per la diocesi di Pinerolo dal 1970.<br />

La possibilità della celebrazione in forma civile di un matrimonio<br />

misto interconfessionale tra una parte cattolica e una parte valdese o<br />

metodista è ora ammessa per tutte le diocesi italiane dal Testo comune<br />

(3.3 c).<br />

La parte cattolica deve ottenere dall’Ordinario diocesano la prescritta<br />

dispensa, in modo che il matrimonio celebrato nella forma civile, in<br />

forza del battesimo, sia per essa valido e perciò stesso sacramento.<br />

La parte cattolica viene esortata a prepararsi adeguatamente attraverso<br />

il sacramento della riconciliazione e la comunione eucaristica.<br />

33. - Precisazione<br />

Per quanto attiene alla celebrazione del matrimonio davanti all’ufficiale<br />

dello stato civile è necessario precisare e quindi spiegare, specialmente<br />

ai fedeli cattolici, che questa forma di matrimonio non è matrimonio<br />

“civile” nel senso generalmente inteso dai cattolici, ma è un matrimonio<br />

“in forma civile”.<br />

Il matrimonio “civile”, nel senso generalmente inteso dai cattolici,<br />

è quello contratto da due fedeli che non vogliono o non possono sposarsi<br />

“in chiesa” e quindi si sposano “in municipio”, per cui questo<br />

161


162<br />

matrimonio avviene in disaccordo con la loro chiesa che non lo ritiene<br />

valido.<br />

Quando, invece, il matrimonio “in forma civile” avviene con il consenso<br />

della Chiesa cattolica, esso è valido ed è sacramento.<br />

34. - Il matrimonio in sede civile per la Chiesa valdese<br />

Per la Chiesa valdese la celebrazione del matrimonio in sede civile<br />

non costituisce problema, per il fatto che essa non dà rilevanza ad una<br />

particolare forma certificativa del matrimonio: “I credenti sanno per fede<br />

che il loro matrimonio è contratto davanti a Dio qualunque sia la forma<br />

nuziale che essi decidono di seguire per darne pubblica certificazione”<br />

(Documento sinodale valdese sul matrimonio, n. 15).<br />

35. - Rilevanza del matrimonio in sede civile<br />

In ogni caso è bene che le chiese sottolineino la rilevanza della celebrazione<br />

del matrimonio misto interconfessionale di fronte all’ufficiale<br />

dello stato civile, in quanto anche tale atto esprime un impegno sociale e<br />

l’assunzione di responsabilità civili e morali.<br />

36. - A seguito del matrimonio celebrato in sede civile<br />

Il Testo comune (3.3 c) si preoccupa che al compimento della celebrazione<br />

di un matrimonio misto interconfessionale in sede civile faccia<br />

seguito, senza rinnovare la dichiarazione del consenso, un momento di<br />

preghiera e di testimonianza che renda visibile la specificità cristiana<br />

del matrimonio insita nella fede degli sposi. A questo riguardo non si<br />

danno indicazioni definite; la scelta è lasciata alla decisione degli sposi,<br />

accompagnati dai rispettivi ministri o da altri rappresentanti delle comunità<br />

di appartenenza.<br />

Ecco alcune indicazioni a titolo esemplificativo: incontro ecumenico<br />

con lettura della parola di Dio, predicazione e benedizione degli sposi;<br />

culto familiare con lettura biblica e preghiera.<br />

Nelle Chiese valdesi e metodiste al matrimonio celebrato in sede civile<br />

segue normalmente nella comunità un atto di benedizione, lo scam-


io delle promesse, una preghiera di intercessione e il dono della Bibbia,<br />

esclusa, comunque, la ripetizione del consenso.<br />

37. - Comunicazione dell’avvenuta celebrazione del matrimonio<br />

alle rispettive chiese<br />

Gli sposi sono tenuti a fornire alle rispettive chiese una dichiarazione<br />

di avvenuta celebrazione del matrimonio in sede civile (estratto dell’atto<br />

di matrimonio), affinché esso possa essere annotato negli appositi registri<br />

delle loro comunità.<br />

VI- IL BATTESIMO DEI FIGLI<br />

38. - Mutuo riconoscimento del Battesimo<br />

Tra la Chiesa cattolica e le Chiese evangeliche (ad esclusione di<br />

quelle a tradizione battista) si è da tempo stabilito un consenso circa il<br />

mutuo riconoscimento della validità del Battesimo celebrato nell’una o<br />

nell’altra chiesa. Per tale motivo il battesimo non viene mai ripetuto 9 .<br />

39. - Collaborazione ecumenica per il battesimo di figli<br />

di coppie interconfessionali<br />

La coppia interconfessionale che intende presentare al Battesimo i<br />

figli decide liberamente in quale Chiesa farli battezzare.<br />

Il battesimo si svolge secondo la liturgia in vigore nella chiesa prescelta<br />

con opportuni adattamenti ed è possibile che il ministro o un<br />

_________________<br />

9 Il riconoscimento del battesimo anche se conferito da una chiesa non in piena comunione<br />

con quella cattolica è chiaramente affermato dal Concilio Vaticano II: “Il battesimo<br />

costituisce il vincolo sacramentale dell’unità, che vige tra quelli che per mezzo di<br />

esso sono stati rigenerati.” Decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio, n. 22 (cfr.<br />

Direttorio, cit. n. 95). Per parte sua, l’ordinamento valdese afferma: “Il battesimo amministrato<br />

dalle altre confessioni cristiane è riconosciuto. In nessun caso viene rinnovato.”<br />

Regolamenti Organici 2, “Le persone nella chiesa”, art. 18.<br />

163


164<br />

membro qualificato dell’altra Chiesa sia invitato per l’occasione. Egli<br />

può partecipare attivamente rivolgendo un messaggio, o tenendo la predicazione,<br />

o proponendo una preghiera.<br />

Per la preparazione di tale celebrazione è necessario un previo incontro<br />

dei ministri e della coppia interconfessionale, come già avviene per<br />

la preparazione della liturgia matrimoniale.<br />

Questo Battesimo celebrato nell’ambito di una collaborazione ecumenica<br />

può costituire, per gli sposi e per le Chiese, uno stimolo a camminare<br />

verso l’unità dei cristiani.<br />

Il ministro della comunità in cui il battesimo viene celebrato è tenuto a<br />

registrarlo come d’uso e a darne comunicazione al ministro competente<br />

dell’altra chiesa che lo annota nella maniera ritenuta più adeguata. Questa<br />

procedura è analoga a quanto previsto per la trasmissione alle chiese<br />

della dichiarazione di avvenuta celebrazione del matrimonio.<br />

40. - Padrini e madrine<br />

Nelle chiese valdesi e metodiste il ruolo del padrino e della madrina<br />

non è ritenuto essenziale. Qualora nella celebrazione di un Battesimo in<br />

chiesa valdese o metodista un fedele cattolico chieda di essere padrino o<br />

madrina, la sua domanda viene accolta sulla base di una sua piena consapevolezza<br />

del significato del battesimo e delle promesse che è chiamato<br />

a condividere con i genitori.<br />

Nella Chiesa cattolica il ruolo dei padrini, pur non ritenuto di per sé<br />

indispensabile (cf. can. 872), deve essere svolto da cattolici che abbiano<br />

ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana e conducano una vita<br />

conforme alla fede. Un evangelico può presenziare al Battesimo in qualità<br />

di testimone.<br />

VII - L’EDUCAZIONE RELIGIOSA DEI FIGLI<br />

41. - Parità dei diritti e dei doveri di entrambi i coniugi<br />

L’educazione religiosa dei figli delle coppie interconfessionali è diritto<br />

e dovere di entrambi i coniugi. Questo significa che in un matrimonio<br />

misto interconfessionale un coniuge non può delegare interamente


all’altro questo compito sottraendosi così a una diretta responsabilità<br />

che gli è propria.<br />

Il Testo comune (2.4) suggerisce al riguardo l’assunzione di un impegno<br />

particolare da parte di uno dei due coniugi, sulla base di una decisione<br />

comunemente concordata. Essa intende conferire ai figli una precisa<br />

identità confessionale.<br />

Nell’ambito di questo orientamento prevalente rimane irrinunciabile<br />

l’apporto di testimonianza e di educazione da parte dell’altro coniuge.<br />

42. - Modalità dell’educazione religiosa dei figli<br />

Le coppie interconfessionali hanno adottato al riguardo dell’educazione<br />

religiosa dei figli modi diversi di comportamento, sempre nell’ottica<br />

di dare ai figli una formazione di base sostanzialmente biblica e nel<br />

contempo di fare conoscere la realtà dell’una e dell’altra chiesa tutelando<br />

la loro libertà di scelta in vista della confermazione oppure del battesimo<br />

qualora questo non sia già avvenuto in età infantile.<br />

Si esclude quindi, come osserva il Testo comune (2.4), l’adozione di<br />

una linea agnostica, neutrale o confusa, che nel nome dell’equidistanza<br />

non preveda nessuna formazione rinviando l’eventuale scelta in età matura.<br />

È chiaro d’altra parte che non esiste una “Chiesa ecumenica” intermedia<br />

tra le due e che l’inserimento deve avvenire nell’una o nell’altra<br />

comunità senza escludere la partecipazione alla vita di entrambe sulla<br />

base di un impegno ecumenico vissuto.<br />

43. - Collaborazione ecumenica nel campo della catechesi<br />

Nell’ambito della educazione alla fede delle Chiese a cui le coppie<br />

interconfessionali si riferiscono è sentita l’esigenza di una collaborazione<br />

ecumenica nel campo della catechesi. Essa consiste in una presentazione<br />

di quello che i cristiani hanno in comune senza tacere le differenze<br />

e le divergenze e in una presentazione dell’altra Chiesa (storia, teologia,<br />

spiritualità) fatta con obiettività e senza pregiudizi.<br />

165


166<br />

44. - Collaborazione interconfessionale nel campo della catechesi<br />

Là dove sono presenti figli di coppie interconfessionali, è necessario<br />

sviluppare una collaborazione interconfessionale nel campo della catechesi<br />

attuando una comune programmazione di percorsi catechistici a<br />

contenuto biblico elaborati dalle chiese locali. In questi percorsi si potranno<br />

inserire momenti di confronto anche sulle differenze e sulle divergenze,<br />

in modo da aiutare una scelta confessionale là dove questa<br />

non sia ancora stata fatta. Il primo ambito naturale di tale catechesi è la<br />

“chiesa domestica” che è costituita dalla famiglia interconfessionale.<br />

45. - La promessa in una prospettiva ecumenica<br />

Chi si dispone ad essere battezzato o confermato nell’una o nell’altra<br />

chiesa promette di essere testimone di Cristo e di diffondere la fede. In<br />

questa promessa sono impliciti la responsabilità di affermare i contenuti<br />

comuni e l’apprezzamento dei valori peculiari dell’altra Chiesa, favorendo<br />

e promovendo così il cammino ecumenico delle due Chiese, costruendo<br />

ponti là dove sono stati elevati muri.<br />

VIII - COINVOLGIMENTO DELLE COMUNITÀ<br />

46. - Interesse, sostegno e accoglienza da parte delle comunità<br />

Il Testo comune (3.1 e 3.4) sottolinea la necessità che le comunità interessate<br />

siano in qualche modo coinvolte nell’evento del matrimonio<br />

misto interconfessionale al fine di evitare che questo resti solo una questione<br />

privata delle singole famiglie che spesso si sentono circondate da<br />

poca comprensione e molta diffidenza.<br />

La crescita dello spirito ecumenico delle comunità è fondamentale<br />

per un’adeguata e fraterna accoglienza del matrimonio misto interconfessionale.<br />

Proprio perché nessuno nasconde le difficoltà di tale scelta,<br />

la coppia che intraprende questo cammino deve sentirsi compresa e sostenuta,<br />

sia al momento della decisione sia dopo la celebrazione del matrimonio,<br />

nel suo inserimento nell’una e nell’altra comunità. Una parola<br />

di accoglienza in un culto pubblico, rivolta in particolare al coniuge appartenente<br />

all’altra Chiesa, può essere utile e opportuna.


47. - Presenza attiva da parte delle coppie interconfessionali<br />

Per quanto possibile, nel pieno rispetto della loro specificità, le coppie<br />

interconfessionali devono essere attivamente presenti nelle comunità<br />

costruendo quelle relazioni che sono così importanti per sviluppare<br />

conoscenza e comprensione e contribuendo a promuovere attività ecumeniche<br />

di incontro, studio biblico e preghiera.<br />

48. - Il problema della reciproca ospitalità eucaristica<br />

Dei “nuovi problemi” e delle “nuove responsabilità” che le coppie<br />

interconfessionali dovranno affrontare con il sostegno fraterno della comunità<br />

cristiana (Testo comune, 3.4), fa parte il problema delicato della<br />

reciproca ospitalità eucaristica e cioè dell’accoglienza alla Cena del Signore<br />

del coniuge che è membro dell’altra chiesa.<br />

49. - L’ospitalità eucaristica per la Chiesa valdese<br />

La Chiesa valdese, in coerenza con la Concordia di Leuenberg, afferma<br />

che “nella Santa Cena Gesù Cristo risorto si dona nel suo corpo e nel<br />

suo sangue dati per tutti, attraverso le parole della sua promessa, con pane<br />

e vino. Così Egli dà se stesso senza riserve a tutti coloro che ricevono<br />

il pane e il vino. La fede li riceve per la salvezza, l’incredulità per il giudizio”<br />

10 . La Chiesa valdese accoglie tutti coloro che nella fede liberamente<br />

“esaminando se stessi” (1Cor 11, 28) si avvicinano alla mensa<br />

che è confessata essere del Signore e non di una particolare chiesa.<br />

50. - L’ospitalità eucaristica per la Chiesa cattolica<br />

La Chiesa cattolica, dal canto suo, ritiene che la piena comunione ecclesiale<br />

e la sua espressione visibile siano indispensabili per la reciproca<br />

ospitalità eucaristica. D’altra parte il Battesimo “costituisce il vinco-<br />

_________________<br />

10 Concordia di Leuenberg, 1973, art. 18.<br />

167


168<br />

lo sacramentale dell’unità...e tende interamente all’acquisto della pienezza<br />

della vita in Cristo”; per questo motivo la Chiesa cattolica “ riconosce<br />

anche che in certe circostanze, in via eccezionale, e a determinate<br />

condizioni, l’ammissione a questo sacramento (l’Eucaristia) può essere<br />

autorizzata e perfino raccomandata a cristiani di altre Chiese e comunità<br />

ecclesiali” 11 .<br />

Non è consentita la partecipazione di cattolici alla Cena del Signore<br />

in una chiesa evangelica, in quanto non c’è il reciproco riconoscimento<br />

del ministero ordinato.<br />

51. - Comunione eucaristica e comunione della chiesa universale<br />

Cattolici e valdesi-metodisti in modi diversi affermano lo stretto legame<br />

tra comunione eucaristica e comunione della chiesa universale secondo<br />

la parola dell’Apostolo Paolo: “Siccome vi è un unico pane, noi, che<br />

siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico<br />

pane” (1Cor 10, 17). Tuttavia permangono diversità nell’interpretare<br />

questo legame e nel trarne le conseguenze a livello teologico e pastorale.<br />

52. - Le coppie interconfessionali<br />

In questo contesto di consonanze e differenze le coppie interconfessionali<br />

si sforzano comunque di vivere, con l’aiuto dello Spirito e il<br />

conforto della parola, come “chiesa domestica” una e indivisibile.<br />

Torre Pellice, 25.08.2000<br />

✠ ALBERTO ABLONDI<br />

Vescovo di Livorno<br />

Presidente della Commissione<br />

cattolica per la redazione delle<br />

norme applicative<br />

dell’Intesa sui matrimoni misti<br />

interconfessionali<br />

_________________<br />

11 Direttorio, cit., nn. 129-132, 160.<br />

MARIA SBAFFI GIRARDET<br />

Presidente della Commissione<br />

sinodale valdese-metodista<br />

per la redazione delle<br />

norme applicative<br />

dell’Intesa sui matrimoni misti<br />

interconfessionali


NOTA DELLA PRESIDENZA<br />

CIRCA L’ISTRUTTORIA DEI MATRIMONI CONCORDATARI<br />

CON RIFERIMENTO ALLE DISPOSIZIONI CIVILI<br />

CONCERNENTI LA DOCUMENTAZIONE AMMINISTRATIVA<br />

E IL REGOLAMENTO DELLO STATO CIVILE<br />

La semplificazione dei procedimenti amministrativi civili ha trovato<br />

negli ultimi tempi la sua espressione più evidente nell’ampio spazio riconosciuto<br />

alla c.d. autocertificazione da parte del cittadino in ordine<br />

allo svolgimento di diverse pratiche che lo riguardano. Nella stessa<br />

prospettiva di semplificazione si colloca anche la recente revisione dell’ordinamento<br />

dello stato civile. Queste innovazioni hanno creato dubbi<br />

e incertezze circa le modalità di compimento dell’istruttoria, che doverosamente<br />

precede l’ammissione dei nubendi alla celebrazione del<br />

matrimonio canonico. La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana<br />

ha ritenuto perciò opportuno, in continuità con la precedente<br />

“Nota” del 15 maggio 1999 (cf. Notiziario CEI/1999, n. 6, pp. 247-<br />

249), aggiornare i Vescovi sul quadro normativo oggi vigente a livello<br />

civile e riprecisare gli indirizzi da tenere in ordine all’istruttoria canonica<br />

nel rispetto della singolarità e dell’autonomia dell’ordinamento<br />

giuridico della Chiesa.<br />

1. A seguito dell’entrata in vigore nell’ordinamento italiano delle disposizioni<br />

riguardanti l’autocertificazione (cf gli artt. 1, 2 e 3 della legge<br />

15 maggio 1997, n. 127 e il regolamento attuativo, adottato con<br />

D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 403) la Presidenza della C.E.I., udito il parere<br />

della Commissione Episcopale per i problemi giuridici e sentito il Consiglio<br />

Episcopale Permanente, ha emanato il 15 maggio 1999 una “Nota<br />

circa le istruttorie matrimoniali e le nuove disposizioni civili concernenti<br />

l’autocertificazione”: in essa si ribadiva «l’obbligo per i nubendi<br />

di presentare al parroco che esegue l’istruttoria matrimoniale il certificato<br />

di battesimo, il certificato di confermazione, il certificato canonico<br />

di stato libero (quando è richiesto), il certificato di morte del coniuge<br />

per le persone vedove, e altri documenti secondo i singoli casi (cf.<br />

C.E.I., “Decreto generale sul matrimonio canonico”, nn. 6-9)» (n. 2).<br />

169


170<br />

Con riferimento agli «altri documenti» e alla necessità di «acquisire elementi<br />

certi, particolarmente in merito alla libertà di stato», la “Nota” ricordava<br />

al parroco l’obbligo di richiedere ai nubendi la presentazione<br />

del «certificato contestuale di cittadinanza - residenza - stato civile in<br />

carta semplice, contenente i dati anagrafici e la condizione di stato di<br />

ciascun contraente, a maggior tutela degli interessati e del matrimonio<br />

che essi intendono celebrare» (n. 3).<br />

2. L’applicazione di tali disposizioni ha messo in luce una certa<br />

difformità della prassi adottata dagli uffici comunali, specialmente sotto<br />

il profilo fiscale: alcuni rilasciavano il certificato contestuale con gli<br />

oneri di bollo, mentre altri si limitavano a richiedere il pagamento dei<br />

soli diritti di segreteria; si sono così determinati disagi nei parroci e rimostranze<br />

nei fedeli per l’imposta richiesta, che sembrava creare disparità<br />

di trattamento.<br />

Considerato che era data per imminente l’approvazione e l’entrata in<br />

vigore di un nuovo “Regolamento per la semplificazione dell’ordinamento<br />

dello stato civile”, non sembrò opportuno modificare gli indirizzi<br />

dati. Pertanto, in data 23 giugno 1999 S.E. Mons. Antonelli inviò ai<br />

Vescovi una precisazione nella quale ribadì la validità delle disposizioni<br />

contenute nella “Nota”; confermò l’indicazione di richiedere a tutti i<br />

nubendi la presentazione del certificato anagrafico contestuale di residenza,<br />

cittadinanza e stato civile; suggerì che, ove l’ufficio comunale<br />

competente esigesse il pagamento dell’imposta di bollo per il rilascio, si<br />

ottemperasse alla richiesta.<br />

3. Il 7 marzo scorso è entrato in vigore il D.P.R. 28 dicembre 2000, n.<br />

445 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia<br />

di documentazione amministrativa), il quale ha raccolto tutta la normativa<br />

in materia di autocertificazione, senza alcuna modifica del quadro<br />

sopra sinteticamente esposto. Al riguardo è bene peraltro ribadire<br />

che la pubblica amministrazione ha il dovere di accettare l’autocertificazione;<br />

che tale obbligo non riguarda le amministrazioni private e, a<br />

diverso titolo, la Chiesa cattolica; che i cittadini hanno in ogni caso il diritto<br />

di richiedere tutti i certificati che li riguardano.<br />

4. Il 30 dicembre 2000 è stato inoltre pubblicato il “Regolamento per<br />

la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a


norma dell’articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127”,<br />

emanato con D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 («Gazzetta Ufficiale della<br />

Repubblica Italiana», supplemento ordinario n. 303 del 30 dicembre<br />

2000, serie generale, n. 223/L); esso entrerà in vigore il 31 marzo 2001<br />

(cf. art. 109, comma 1).<br />

Le novità introdotte sono diverse e di rilievo.<br />

Per prima cosa viene determinato un passaggio di competenze dal<br />

Ministero della giustizia (organi centrali e periferici) al Ministero dell’Interno<br />

(organi centrali e periferici) (cf. art. 9).<br />

Il “Regolamento” stabilisce che devono essere «registrati e conservati<br />

in un unico archivio informatico tutti gli atti formati nel comune o<br />

comunque relativi a soggetti ivi residenti, riguardanti la cittadinanza, la<br />

nascita, i matrimoni, la morte» (art. 10). Nella fase transitoria, con decreto<br />

da emanarsi entro sessanta giorni dalla pubblicazione del “Regolamento”<br />

stesso, il Ministro dell’Interno dovrà dare disposizioni per la<br />

tenuta dei registri fino a che saranno attivati i predetti archivi informatici<br />

(cf. art. 109, comma 3).<br />

Il “Regolamento” dà inoltre disposizioni che concernono la celebrazione<br />

del matrimonio, la trascrizione del medesimo e dei provvedimenti<br />

canonici di dichiarazione di nullità [cf., rispettivamente, artt. 49, comma<br />

1, h); 63, comma 2, a) e h); 69, comma 1, a) e d)].<br />

Con riferimento alla certificazione di atti dello stato civile, il “Regolamento”<br />

offre alcuni chiarimenti interessanti:<br />

- l’art. 106 disciplina gli “estratti per riassunto”, che riportano le indicazioni<br />

contenute nell’atto dello stato civile e nelle relative annotazioni;<br />

non sono riportate però le annotazioni di atti prodromici<br />

a quello definitivo: ad es. l’estratto per riassunto dell’atto di nascita<br />

riporterà la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti<br />

civili del matrimonio ma non il precedente provvedimento di<br />

omologazione della separazione;<br />

- l’art. 107 abroga l’attuale normativa che esige l’autorizzazione<br />

della Procura della Repubblica per il rilascio dell’atto integrale di<br />

nascita e stabilisce che «gli estratti degli atti dello stato civile possono<br />

essere rilasciati dall’ufficiale dello stato civile per copia integrale<br />

soltanto quando ne è fatta espressa richiesta da chi vi ha interesse<br />

e il rilascio non è vietato dalla legge» (comma 1).<br />

L’innovazione è particolarmente significativa in quanto amplia la<br />

possibilità di richiedere l’estratto per copia integrale, con l’unica pre-<br />

171


172<br />

clusione di un eventuale espresso divieto al rilascio disposto dalla legge,<br />

come ad esempio quello stabilito dalla legge sull’adozione, la quale<br />

vieta il rilascio di atti idonei a rivelare l’esistenza del rapporto di adozione.<br />

Il comma 2 elenca i dati che l’estratto per copia integrale deve contenere,<br />

e cioè:<br />

«a) la trascrizione esatta dell’atto come trovasi negli archivi di cui<br />

all’articolo 10, compresi il numero e le firme appostevi;<br />

b) le singole annotazioni che si trovano sull’atto originale;<br />

c) l’attestazione, da parte di chi rilascia l’estratto, che la copia è<br />

conforme all’originale».<br />

Si tratta di due strumenti che potranno rivelarsi preziosi ai fini dell’istruttoria<br />

matrimoniale. Sembra tuttavia prematuro farvi già ora riferimento,<br />

decidendo anche se dare la preferenza all’estratto per riassunto o<br />

a quello per copia integrale: ciò sia perché è prevedibile che occorrerà<br />

non poco tempo perché i Comuni realizzino la strumentazione e la rete<br />

di collegamento necessarie per un agile funzionamento del nuovo sistema<br />

(che consentirà di richiedere gli estratti non più al comune di nascita<br />

ma al comune di attuale residenza), sia perché è prudente attendere le<br />

ulteriori determinazioni che saranno assunte con l’emanazione dei decreti<br />

previsti dalla nuova disciplina.<br />

5. Non sono state invece introdotte modificazioni all’ordinamento<br />

dell’anagrafe, che continua a essere disciplinato dal D.P.R. 30 maggio<br />

1989, n. 223 (Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della<br />

popolazione residente).<br />

6. Tutto valutato, alla luce di quanto sopra esposto, la Presidenza<br />

della C.E.I. ribadisce che, sino a nuovo avviso, ci si deve attenere a<br />

quanto già indicato nella Nota del 15 maggio 1999, così come precisata<br />

dalla lettera del Segretario Generale del 23 giugno successivo:<br />

il parroco che procede all’istruttoria richieda a tutti i nubendi la presentazione<br />

del certificato anagrafico contestuale, contenente l’indicazione<br />

relativa a residenza, cittadinanza e stato civile, con l’avvertenza che,<br />

ove in relazione allo stato civile risulti l’indicazione “libero/a di stato”<br />

invece di “celibe”, “nubile” o “vedovo/a”, è da ritenere che si sia in presenza<br />

di persona divorziata o il cui matrimonio è stato annullato. In questo<br />

caso, la situazione va esaminata con particolare attenzione, facen-


do ricorso all’ausilio del competente ufficio della curia diocesana (cf.<br />

can. 1071, § 1 del codice di diritto canonico e C.E.I., “Decreto generale<br />

sul matrimonio canonico”).<br />

7. Nel contesto della normativa concernente l’autocertificazione e in<br />

vista dell’entrata in vigore del nuovo “Regolamento” si invitano gli<br />

E.mi Ordinari diocesani a trasmettere ai sacerdoti, in modo particolare<br />

ai parroci, le indicazioni sopra riportate, anche diffondendo, se lo ritengono<br />

opportuno, la presente “Nota” o il modello di comunicato allegato.<br />

È necessario infatti dare un’adeguata e motivata informazione, chiarendo<br />

le ragioni che giustificano le presenti disposizioni.<br />

Occorre in particolare mettere in evidenza che la certificazione civile<br />

è richiesta non per mancanza di fiducia nei fedeli, o per continuare a imporre<br />

vincoli e adempimenti burocratici, ma perché il carattere peculiare<br />

del matrimonio concordatario e le complesse situazioni nelle quali i<br />

nubendi possono non infrequentemente essere oggi implicati raccomandano<br />

sempre più di acquisire elementi certi, particolarmente in merito<br />

all’identità anagrafica e alla libertà di stato degli stessi, fin dall’inizio<br />

dell’istruttoria. Si pensi, per esempio, alle unioni civili tra cattolici<br />

o ai matrimoni “legittimi” tra persone non battezzate, ai quali sia seguita<br />

una sentenza di divorzio, e alle complicate fattispecie che ne possono<br />

derivare. Se il matrimonio civile, infatti, fosse stato contratto da persone<br />

non tenute alla celebrazione secondo la forma canonica, avrebbe originato<br />

un vincolo indissolubile che, nonostante il divorzio, preclude l’ammissione<br />

al sacramento del matrimonio per la presenza dell’impedimento<br />

di legame (cf. can. 1085). In ogni caso sarebbe da verificare e valutare<br />

con cura la vicenda pregressa e l’esistenza in capo a uno o ad ambedue<br />

i nubendi di obblighi eventualmente contratti verso altre persone<br />

(cf. C.E.I., “Decreto generale sul matrimonio canonico”, n. 44, 3).<br />

Per questo è assolutamente necessario conoscere – per ora, dal certificato<br />

anagrafico contestuale – quale sia in effetti l’identità anagrafica e<br />

la precisa condizione di stato civile dei soggetti che chiedono il matrimonio<br />

alla Chiesa.<br />

Giova infine sottolineare che le presenti disposizioni intendono rendere<br />

ancora più manifesti il carattere sacro del vincolo coniugale e il valore<br />

impegnativo dell’itinerario di preparazione che trova il suo momento<br />

culminante e impegnativo nel legittimo espletamento dell’istruttoria<br />

matrimoniale.<br />

173


174<br />

8. In conclusione, si richiamano sinteticamente i punti essenziali che<br />

i pastori d’anime debbono far conoscere ai nubendi:<br />

• la normativa statale concernente l’autocertificazione riguarda la<br />

pubblica amministrazione e non l’ordinamento giuridico canonico,<br />

il quale può e deve muoversi secondo propri criteri;<br />

• la richiesta di idonea documentazione che certifichi la condizione<br />

di stato civile non rappresenta, ai fini dell’istruttoria matrimoniale<br />

canonica, un adempimento burocratico aggiuntivo, ma costituisce<br />

uno strumento necessario complementare a garanzia dei fedeli:<br />

la verifica di alcuni dati relativi alla condizione anagrafica personale<br />

originaria e successiva è infatti necessaria per assicurare la<br />

stessa validità del matrimonio canonico che si intende celebrare;<br />

• il cittadino ha in ogni caso il diritto di richiedere certificazione di<br />

quanto lo riguarda;<br />

• l’eventuale rifiuto di rilasciare l’atto richiesto deve essere motivato<br />

da parte del pubblico ufficiale per iscritto ai fini di eventuali opposizioni.<br />

9. Quanto al regime tributario del rilascio del certificato anagrafico<br />

contestuale occorre attenersi alle disposizioni vigenti: si è definitivamente<br />

accertato che il certificato, in quanto attestazione anagrafica (non<br />

di stato civile), è soggetto a imposta di bollo nella misura di £. 20.000.<br />

Si aiutino i nubendi a capire che, in ogni caso, l’importanza delle ragioni<br />

sopra richiamate compensa ampiamente il modesto onere fiscale<br />

che debbono sostenere.<br />

Roma, 26 marzo 2001


DETERMINAZIONE<br />

RIGUARDANTE LA CONVERSIONE DA LIRE IN EURO<br />

DELLE MISURE PREVISTE DALLAVIGENTE DISCIPLINA<br />

DEL SOSTENTAMENTO DEL CLERO<br />

Il Consiglio Episcopale Permanente, nella sessione del 26-29 marzo<br />

2001, ha esaminato e approvato la determinazione che segue.<br />

Il Consiglio Episcopale Permanente<br />

TENENDO CONTO della circostanza che<br />

- a partire dal l° gennaio 2002 l’unica moneta avente corso legale in<br />

Italia, così come negli altri Stati membri della Comunità Economica<br />

Europea che hanno aderito all’Unione monetaria, sarà costituita dall’EURO;<br />

- tutti i valori e le misure comunque determinati saranno convertiti<br />

dall’attuale lira italiana in EURO attraverso il tasso di conversione<br />

fissato in lire 1.936,27 per EURO;<br />

- essendo la nuova moneta divisa in centesimi, la conversione sarà ordinariamente<br />

operata arrotondando per difetto la seconda cifra decimale<br />

se la terza cifra decimale è compresa tra 0 e 4, o per eccesso se<br />

la terza cifra decimale è compresa tra 5 e 9;<br />

CONSIDERATA l’opportunità che tutte le misure previste dalla vigente<br />

disciplina del sistema di sostentamento del clero, per motivi di<br />

semplicità, vengano convertite in EURO in valori interi, eccezion fatta<br />

per la quota capitaria dovuta dalla parrocchia al parroco che vi presta<br />

servizio, stante l’esiguità della misura e l’opportunità di rispettare<br />

per quanto possibile l’articolazione delle ipotesi di riduzione della<br />

medesima;<br />

VISTO l’art. 6 della delibera C.E.I. n. 58,<br />

175


176<br />

approva<br />

la seguente determinazione<br />

“A partire dal l° gennaio 2002 le misure e i valori previsti dalla disciplina<br />

del sostentamento del clero vengono convertiti in EURO secondo<br />

il tasso di conversione stabilito, riconducendo il risultato a valore intero<br />

attraverso l’aumento di una unità dell’ultima cifra intera se la prima cifra<br />

decimale è pari a 5 o maggiore di 5, ad eccezione della quota capitaria<br />

di cui alla lettera a) del § 3 dell’art. 4 della delibera C.E.I. n. 58”.


MODIFICHE AL REGOLAMENTO<br />

DEL COMITATO PER GLI INTERVENTI CARITATIVI<br />

A FAVORE DEI PAESI DEL TERZO MONDO<br />

Il Comitato per gli interventi caritativi a favore del terzo mondo è<br />

stato costituito “ad experimentum” dal Consiglio Episcopale Permanente<br />

nella sessione straordinaria del 5 giugno 1990 (cf Notiziario<br />

C.E.I. n. 5, 27 giugno 1990, p. 133).<br />

Esso è stato confermato “ad quinquennium” dallo stesso Consiglio<br />

nella sessione del 25-28 marzo 1996 (cf. Notiziario C.E.I. n. 2, 30 marzo<br />

1996, pp. 62-63).<br />

Il Consiglio Permanente, nella sessione del 26-29 marzo 2001, approvando<br />

alcune modifiche al Regolamento, che viene qui riportato, ha<br />

deliberato la continuità del Comitato a tempo indeterminato.<br />

ART. 1<br />

Costituzione e denominazione<br />

È costituito presso la Segreteria Generale della Conferenza Episcopale<br />

Italiana, ai sensi dell’art. 29, § 3 dello statuto e della delibera n. 57,<br />

§ 6 della medesima Conferenza, il Comitato per gli interventi caritativi<br />

a favore dei paesi del terzo mondo, avente lo scopo di studiare i criteri e<br />

di istruire le pratiche concernenti gli interventi caritativi a favore di paesi<br />

del terzo mondo, previsti dall’art. 48 delle Norme approvate con il<br />

Protocollo firmato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede il 15 novembre<br />

1984.<br />

ART. 2<br />

Composizione<br />

Il Comitato è composto da un Presidente, nominato dal Consiglio<br />

Episcopale Permanente, dal Direttore della Caritas Italiana, dal Direttore<br />

dell’Ufficio Nazionale per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese,<br />

nonché da tre membri del Consiglio Missionario Nazionale, tra cui un<br />

177


178<br />

religioso e una religiosa, e da cinque esperti, nominati dalla Presidenza<br />

della Conferenza Episcopale Italiana.<br />

ART. 3<br />

Compiti<br />

Il Comitato ha funzioni consultive e opera a nome e in servizio della<br />

Conferenza Episcopale Italiana, nel quadro dei criteri generali indicati<br />

dalla Presidenza.<br />

Esso provvede all’individuazione dei principali interventi, alla valutazione<br />

dei relativi progetti e alla definizione dei tempi e delle modalità<br />

di erogazione degli aiuti.<br />

Il Comitato trasmette l’istruttoria, debitamente perfezionata, alla<br />

Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana per la deliberazione<br />

dei singoli interventi.<br />

ART. 4<br />

Spese<br />

Per le spese necessarie viene presentata documentata richiesta all’amministrazione<br />

della Conferenza Episcopale Italiana.<br />

ART. 5<br />

Durata<br />

Il Comitato svolge la sua funzione fino all’esaurimento, dichiarato<br />

dal Consiglio Episcopale Permanente, dei compiti affidatigli.<br />

I membri del Comitato durano nell’incarico per un quinquennio. In<br />

caso di cessazione anticipata dall’incarico per una delle cause previste<br />

dal diritto, la persona che subentra assume l’ufficio fino al termine del<br />

quinquennio in corso.


RIPARTIZIONE E ASSEGNAZIONE<br />

DELL’OTTO PER MILLE IRPEF<br />

PER L’ANNO 2001<br />

DETERMINAZIONE<br />

La XLVIII Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana<br />

- PRESO ATTO che, sulla base delle informazioni ricevute il 9 maggio<br />

2001 dal Ministero delle Finanze, la somma relativa all’8 per<br />

mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla C.E.I. nel corso dell’anno<br />

2001 risulta pari a £. 1.476.079.564.150 (£. 259.289.529.150<br />

a titolo di conguaglio per l’anno 1998 e £. 1.216.790.035.000 a titolo<br />

di anticipo dell’anno 2001);<br />

- CONSIDERATE le proposte di ripartizione e assegnazione presentate<br />

dalla Presidenza della C.E.I.;<br />

- VISTI i paragrafi 1 e 5 della delibera C.E.I. n. 57,<br />

approva<br />

le seguenti determinazioni<br />

1. La somma di £. 1.476.079.564.150, di cui in premessa, è così ripartita<br />

e assegnata:<br />

a) all’Istituto centrale per il sostentamento<br />

del clero: 562 miliardi;<br />

b) per le esigenze di culto e pastorale: 626 miliardi, di cui:<br />

- alle diocesi: 260 miliardi;<br />

- per la nuova edilizia di culto: 160 miliardi<br />

(di cui 10 destinati alla costruzione di case<br />

canoniche nel Sud d’Italia);<br />

- per i beni culturali ecclesiastici: 50 miliardi;<br />

- al Fondo per la catechesi e l’educazione cristiana: 90 miliardi;<br />

- ai Tribunali Ecclesiastici Regionali: 10 miliardi;<br />

179


180<br />

- per esigenze di culto e pastorale<br />

di rilievo nazionale: 56 miliardi;<br />

c) per gli interventi caritativi: 288.079.564.150, di cui:<br />

- alle diocesi: 133 miliardi;<br />

- per esigenze caritative di rilievo nazionale: 30.079.564.150;<br />

- per interventi nei Paesi del terzo mondo: 125 miliardi.<br />

2. Eventuali incrementi della somma, di cui in premessa, derivanti dalle<br />

comunicazioni definitive dell’Amministrazione statale competente<br />

saranno assegnati per metà alla nuova edilizia di culto e per metà<br />

agli interventi caritativi nei Paesi del terzo mondo.<br />

Ove dalle medesime comunicazioni risultasse che la somma effettivamente<br />

dovuta dallo Stato è inferiore a quella indicata in premessa<br />

si provvederà alla copertura delle assegnazioni di cui al n. 1 attingendo<br />

al “fondo di riserva” costituito presso la C.E.I.<br />

3. Le somme assegnate al fondo speciale per la costruzione di case canoniche<br />

nel Sud d’Italia prima dell’anno 2000 e ancora disponibili<br />

sono utilizzabili fino alla scadenza del termine perentorio del 30 giugno<br />

2002 alle condizioni previste dal Regolamento approvato dalla<br />

Presidenza della C.E.I. l’11 novembre 1996.<br />

La somma che eventualmente risulterà non coperta dalle richieste<br />

presentate entro tale data e ammesse al finanziamento sarà stornata<br />

al capitolo di spesa concernente l’edilizia di culto ordinaria.<br />

4. A partire dall’entrata in vigore della presente determinazione le somme<br />

assegnate per la costruzione di case canoniche nelle regioni ecclesiastiche<br />

Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia nel quadro<br />

del finanziamento dell’edilizia di culto sono erogate attraverso<br />

contributi concessi in conto capitale e in forma forfetaria fino a un<br />

massimo dell’85% del costo preventivato nei limiti dei parametri indicativi<br />

previsti dalle vigenti “Disposizioni concernenti la concessione<br />

di contributi finanziari della Conferenza Episcopale Italiana<br />

per la nuova edilizia di culto”.


I contributi sono regolati dalle richiamate “Disposizioni”, restando<br />

inteso che:<br />

A) Essi sono erogabili:<br />

- in favore di parrocchie prive di casa canonica, per la costruzione<br />

ex novo della stessa oppure per l’acquisto e il conseguente adattamento<br />

di edifici o complessi abitativi interparrocchiali da destinare<br />

all’abitazione di sacerdoti in cura d’anime;<br />

- in favore di parrocchie dotate di casa canonica dichiarata inagibile<br />

con provvedimento della competente autorità civile, per interventi<br />

di recupero, risanamento conservativo, consolidamento,<br />

adeguamento a norma, ristrutturazione, fino a un massimo, in tali<br />

casi, del 50% del costo preventivato.<br />

B) Essi non possono in ogni caso riguardare:<br />

a) gli edifici danneggiati da eventi calamitosi ammissibili a provvidenze<br />

pubbliche secondo la normativa dello Stato o delle Regioni;<br />

b) le porzioni del fabbricato non destinate all’abitazione dei sacerdoti<br />

in cura d’anime.<br />

181


182<br />

MODIFICA<br />

DELLA MISURA DELLA QUOTA CAPITARIA<br />

PREVISTA DALLA DELIBERA N. 58 (ART. 4, § 3)<br />

DETERMINAZIONE<br />

La XLVIII Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana<br />

- CONSIDERATO che l’attuale misura della quota capitaria dovuta<br />

dalla parrocchia al parroco che vi svolge il proprio ministero è stata<br />

stabilita con decorrenza dal mese di gennaio 1999 ed è pari a £. 130;<br />

- PRESO ATTO degli oneri crescenti gravanti sul sistema di sostentamento<br />

del clero a motivo del progressivo aumento del valore monetario<br />

del punto e soprattutto della consistente rivalutazione della misura<br />

del contributo annuo, versato per ciascun sacerdote che vi è tenuto,<br />

al Fondo Clero istituito presso l’INPS, avvenuta a partire dall’anno<br />

2000;<br />

- RITENUTO che debba essere con ogni attenzione mantenuto l’equilibrio<br />

tra le diverse fonti del sostentamento del clero previste dal sistema<br />

pattizio per salvaguardarne lo spirito ispiratore e la sostenibilità<br />

economica, e che quindi, trascorso un triennio, si renda necessario<br />

un pur modesto adeguamento della misura capitaria (da £. 130 a<br />

£. 140);<br />

- VISTO l’art. 4 della delibera C.E.I. n. 58<br />

approva<br />

la seguente determinazione<br />

“La misura della quota capitaria dovuta dalla parrocchia per la remunerazione<br />

del parroco che vi presta servizio a norma del § 3 dell’art. 4<br />

della delibera C.E.I. n. 58 è stabilita, a partire dal 1° gennaio 2002, in<br />

EURO 0,07230”.


Tribunale<br />

Ecclesiastico<br />

Regionale<br />

Pugliese


184<br />

22 aprile-1 maggio 2001. Visita Pastorale parrocchia S. Domenico ad <strong>Acquaviva</strong>. Visita ad un<br />

supermercato.


Eccellenze Reverendissime,<br />

RELAZIONE DELL’ANNO 2000<br />

agli Eccellentissimi Vescovi<br />

della Regione Pugliese<br />

con piacere torno a relazionare sull’andamento del nostro Tribunale<br />

Regionale a Voi che siete i primi responsabili di questo organismo deputato<br />

a giudicare in nome vostro circa la validità o meno del sacramento<br />

del matrimonio celebrato dai fedeli della nostra Regione.<br />

1. Ci tengo ad evidenziare che da parte di tutti gli operatori del nostro<br />

Tribunale, anche durante l’anno 2000, c’è stato l’impegno costante,<br />

generoso e appassionato nel rendere questo delicatissimo servizio<br />

di Chiesa.<br />

2. Il numero dei giudici si è ampliato dopo la nomina di don Giuseppe<br />

Montanaro dell’Arcidiocesi di Taranto e di don Gianfranco Aquino<br />

della <strong>Diocesi</strong> di Oria. Quest’ultimo, aveva già fatto per due anni l’esperienza<br />

di “uditore”.<br />

3. Anche il numero degli “uditori” è aumentato perché si sono aggiunti<br />

don Giovanni Pinto della <strong>Diocesi</strong> di Lucera, don Giuseppe Laterza<br />

della <strong>Diocesi</strong> di Conversano, il dott. Antonio Capoccia dell’Arcidiocesi<br />

di Lecce, la dott.ssa Maria Colaluce della <strong>Diocesi</strong> di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi<br />

e il dott. Vittorio Palumbieri dell’Arcidiocesi di<br />

Trani-Barletta-Bisceglie.<br />

4. L’aumento del personale disponibile per il lavoro in Tribunale è un<br />

chiaro segno della vostra sensibilità e della vostra attenzione. Questo ci<br />

incoraggia e ve ne siamo grati.<br />

Certamente il numero dei giudici a confronto delle 619 cause pendenti<br />

al 31 Dicembre 2000 e di quelle che si andranno ad aggiungere nel<br />

2001, è sempre inadeguato.<br />

Non oso insistere, ma l’ideale sarebbe che ogni <strong>Diocesi</strong> mettesse a<br />

disposizione un sacerdote (competente) per l’ufficio di giudice.<br />

185


186<br />

5. Per comprendere il lavoro svolto è necessario porre l’attenzione ai<br />

dati statistici riportati negli allegati.<br />

In particolare: nel 2000 sono stati introdotti 284 nuovi libelli (17 in<br />

più del 1999); sono state decise 182 cause; ne sono state archiviate 25;<br />

al 31 Dicembre 2000 risultano pendenti 619 cause.<br />

Delle 182 cause decise:<br />

- 149 sono state affermative (82%), cioè si sono concluse con la dichiarazione<br />

di nullità del matrimonio;<br />

- 33 sono state negative (18%), cioè il matrimonio è stato riconosciuto<br />

valido.<br />

6. È ancora impressionante constatare che è sempre alto il numero<br />

dei matrimoni dichiarati nulli:<br />

- per simulazione di consenso: n. 92 (più del 50%)<br />

ed in particolare: per la esclusione della indissolubilità: n.49<br />

per la simulazione totale: n. 23<br />

per la esclusione della prole: n. 27<br />

- per incapacità ad assumere gli obblighi essenziali del matrimonio:<br />

n.28<br />

e che dei matrimoni presentati nel 2000 per l’esame circa la invalidità,<br />

93 sono durati tra un giorno e un anno.<br />

Nonostante i cosiddetti corsi di preparazione al matrimonio per i giovani<br />

fidanzati, risulta ancora molto radicata la mentalità del disimpegno,<br />

della paura per un impegno duraturo con tutti i relativi doveri.<br />

Così pure sono molti i matrimoni che non sono mai esistiti come tali<br />

a motivo del grave defectus discretionis iudicii o della incapacità dell’uno<br />

o dell’altro, oppure di entrambi, ad assumere i doveri essenziali del<br />

matrimonio.<br />

7. Questa dolorosa constatazione, che viene dall’osservatorio del nostro<br />

Tribunale, dovrebbe indurre tutti gli operatori responsabili ed impegnati<br />

nella pastorale familiare, giovanile, catechistica e vocazionale a<br />

fare delle scelte coraggiose prioritarie per aiutare i giovani a prepararsi<br />

al matrimonio in maniera tempestiva ed efficace in modo che il fidanzamento<br />

sia vissuto come tempo di crescita, di responsabilità e di grazia.<br />

Gli “itinerari di fede” per i nubendi, secondo il Direttorio di Pastorale<br />

Familiare (n. 53), devono “diventare sempre più la ‘norma’ nel cammino<br />

di preparazione al matrimonio”.


“E quando tutti i tentativi per ottenere un segno di fede, sia pure germinale,<br />

risultassero vani e i nubendi mostrassero di rifiutare in modo<br />

esplicito e formale ciò che la Chiesa intende compiere quando celebra<br />

il matrimonio dei battezzati, sarebbe necessaria la doverosa decisione<br />

di non ammettere al sacramento” (cfr. Dir. Past. Fam. n. 86).<br />

8. Una segnalazione che mi preme porre alla vostra attenzione di Pastori<br />

è la seguente: quando, nella sentenza di dichiarazione di nullità del<br />

matrimonio per simulazione totale o parziale (esclusione dell’indissolubilità,<br />

della fedeltà e della prole) viene indicato il divieto di passare a<br />

nuove nozze, queste sono possibili solo se la parte, per cui è stato imposto<br />

il divieto, giuri dinanzi all’Ordinario che non ha l’intenzione di ripetere<br />

la simulazione.<br />

Mi permetto proporre un possibile suggerimento per la prassi giuridico-pastorale:<br />

far precedere la rimozione del divieto da un discernimento<br />

pastorale che favorisca l’effettivo emendamento del simulante e<br />

il recupero del valore del sacramento e della sua ecclesialità. L’Ufficio<br />

di pastorale familiare potrebbe svolgere questo servizio in collaborazione<br />

con il delegato in re matrimoniali (o il vicario competente).<br />

Ora, proprio per far sì che l’interessato si renda conto che si tratta di<br />

una cosa seria, è opportuno che il giuramento e l’impegno sia preso dinanzi<br />

al Vescovo o al Vicario generale. La opportuna formalità della celebrazione<br />

del giuramento (p. es. in una cappellina, con formula adeguata,<br />

sul libro del vangelo) aiuterà il pentito-simulante a sigillare l’emendamento<br />

della sua condotta.<br />

Purtroppo è capitato che qualcuno, avendo stimato il giuramento fatto<br />

dinanzi al parroco (delegato dal Vescovo per questo adempimento),<br />

una “cosa di routine” e quindi di poca importanza, ha ripetuto due volte<br />

il matrimonio nullo.<br />

9. L’attività dei patroni stabili durante l’anno 2000 è stata abbastanza<br />

intensa.<br />

Il dott. Antonio Lia e la dott.ssa Maria Luisa Lo Giacco, così come<br />

prescrive il can.1490 e l’art.9 del Regolamento del nostro Tribunale,<br />

hanno svolto consulenze non solo presso la sede del Tribunale ma anche<br />

presso le Curie Vescovili dei capoluoghi di provincia: a Bari 132; a Taranto<br />

41; a Lecce 30; a Brindisi 25; a Foggia 25.<br />

Ad entrambi sono attualmente affidate circa 80 cause per l’assistenza<br />

tecnica come patroni.<br />

187


188<br />

10. Per quanto riguarda l’attività dei patroni di fiducia ritengo utile<br />

porre in evidenza:<br />

a) Gli avvocati sanno che il loro compito è quello di aiutare il giudice<br />

nella ricerca della verità e devo dare atto che generalmente<br />

questa consapevolezza e questo impegno sono evidenti.<br />

b) Nel nostro Tribunale attualmente gli avvocati residenti in Regione<br />

che hanno conseguito il diploma e il titolo di avvocati rotali sono<br />

10; degli altri, alcuni, oltre alla laurea in giurisprudenza, hanno<br />

conseguito la laurea in Diritto Canonico, altri sono stati ammessi<br />

a patrocinare solo col titolo accademico della licenza in Diritto<br />

Canonico.<br />

c) S.E. Mons. Magrassi dal 1998 ha ammesso all’esercizio del patrocinio<br />

“ad biennium” gli avvocati forniti solo della licenza per dare<br />

la possibilità di conseguire anche la laurea nell’arco dei due anni.<br />

La stessa linea ha assunto anche il nuovo Moderatore, Mons. Cacucci.<br />

d) Sarebbe bene che siano direttamente i Vescovi (o Ordinari) degli<br />

interessati a presentare al Moderatore coloro i quali, col titolo del<br />

grado di Licenza in Diritto Canonico, chiedono “ad biennium”<br />

l’ammissione all’esercizio del patrocinio.<br />

e) Per quanto riguarda gli onorari spettanti agli avvocati secondo il<br />

deliberato dalla CEI all’art. 5 par. 3 delle “Norme circa il regime<br />

amministrativo dei Tribunali Ecclesiastici Regionali Italiani e<br />

l’attività di patrocinio svolta presso gli stessi”: “Il Preside del Collegio<br />

giudicante determina, in riferimento alla tabella stabilita dal<br />

Consiglio Episcopale Permanente, la misura degli onorari dovuti<br />

dalle parti agli avvocati e procuratori, nonché l’importo degli ulteriori<br />

compensi che non possono ritenersi compresi in tali onorari.<br />

Tale determinazione, in primo grado di giudizio:<br />

a) avviene a preventivo, per la parte attrice al momento della ammissione<br />

del libello e per la parte convenuta al momento della<br />

presentazione del mandato al Preside del Collegio giudicante;<br />

b) avviene a consuntivo al momento della conclusione della fase<br />

istruttoria previa presentazione degli oneri sostenuti dal Patrono”<br />

(da un minimo di £. 2.500.000 ad un massimo di £.<br />

5.000.000, escluse l’I.V.A., il contributo per la cassa dei procuratori<br />

e avvocati, eventuali consulti con altri avvocati ed esperti,<br />

eventuali trasferte e spese vive per produzione di materiale).


“La suddetta determinazione stabilisce la somma da richiedere dal<br />

patrono alla parte a titolo di compenso definitivo”.<br />

Nel nostro Tribunale i patroni sono stati invitati dal Vicario Giudiziale<br />

a presentare al Preside del Collegio quanto è richiesto dalle norme,<br />

dopo aver ricevuto il Decreto di conclusione in causa, unitamente al Restrictus<br />

responsionis.<br />

11. La cancelleria è l’organismo che porta il peso dell’aumento delle<br />

cause.<br />

Don Vito Spinelli, Cancelliere, è coadiuvato da un collaboratore, addetto<br />

principalmente al lavoro organizzativo-tecnico della cancelleria, e<br />

da 5 attuari-notai.<br />

Per snellire il lavoro certamente ha molto contribuito il fatto che il<br />

Tribunale si è dotato di una fotocopiatrice con fascicolatore e di 9 computer<br />

di cui 8 collegati in rete.<br />

12. Dal 1° Gennaio 2001 il Capitolo Metropolitano di Bari, con generosa<br />

sensibilità, corrispondendo alla sollecitazione di codesta Conferenza<br />

Episcopale Pugliese, ha messo a disposizione del Tribunale, in<br />

comodato gratuito, tutti gli ambienti che finora sono stati utilizzati per il<br />

Tribunale e per il quale veniva pagato un fitto. Al Capitolo di Bari esprimiamo<br />

la nostra sincera gratitudine.<br />

13. L’amministrazione, tecnicamente affidata al segretario tesoriere,<br />

don Marco Cisternino, è stata regolare, con tutti gli adempimenti<br />

che riguardano i rapporti del Tribunale con l’Istituto Centrale Sostentamento<br />

Clero, con i dipendenti laici che hanno normale assunzione<br />

con contratto AGIDAE, con Istituti di Previdenza e Assistenza per i<br />

cosiddetti oneri sociali e con i periti e i patroni stabili per il relativo<br />

compenso.<br />

Dalla lettura del bilancio, allegato alla presente relazione, risulta evidente<br />

il costo della gestione di questo nostro Tribunale.<br />

Le maggiori spese sono per il personale (con i relativi oneri sociali) e<br />

per le perizie.<br />

Il contributo alle spese processuali di £. 700.000, secondo le determinazioni<br />

delle norme della CEI, versato dalla parte attrice, l’integrazione<br />

che ha dato la CEI, secondo la determinazione delle stesse norme, e il<br />

189


190<br />

contributo di £. 2.000.000 delle singole <strong>Diocesi</strong>, non sono stati sufficienti<br />

a far chiudere il bilancio in pareggio.<br />

14. In continuità con una preziosa tradizione, il nostro Tribunale favorisce<br />

l’aggiornamento culturale degli operatori:<br />

- In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che si terrà<br />

il 15 Marzo p.v., il Rev.mo Mons. Serrano Ruiz, Prelato Uditore<br />

della Rota Romana, terrà la prolusione trattando il tema: “L’incapacità<br />

e l’esclusione del “bonum familiae” nelle cause di dichiarazione<br />

di nullità matrimoniale”.<br />

- Il 5 Marzo 2001, in collaborazione con la facoltà di Giurisprudenza<br />

della Università degli Studi di Bari (cattedra di Diritto ecclesiastico<br />

e canonico) ci sarà un incontro di studio con il prof. Federico<br />

R. Aznar-Gil, Ordinario della Pontificia Università di Salamanca<br />

che tratterà il tema: “I matrimoni di convenienza: annotazioni canoniche”.<br />

- Il 23 Aprile 2001, in collaborazione con la stessa facoltà di Giurisprudenza,<br />

ci sarà un incontro di studio con Mons. A.<br />

Stankiewicz, Prelato Uditore della Rota Romana, e il prof. Gianfranco<br />

Zuanazzi, perito della Rota Romana, sul tema: “Il valore<br />

delle perizie nelle cause di nullità matrimoniali: profili sostanziali<br />

e processuali”.<br />

15. In conclusione, a nome di tutti i collaboratori impegnati come<br />

operatori nel Tribunale Regionale, confermo l’impegno e la fedeltà nel<br />

servizio.<br />

Bari, 5 febbraio 2001<br />

Sac. Luca Murolo<br />

Vicario Giudiziale


RELAZIONE ANNO 2000<br />

Cause pendenti negli anni precedente il 1998 55<br />

Cause pendenti al 31 dicembre 1999 487<br />

Cause introdotte nel 2000 284<br />

Cause archiviate 25<br />

Cause decise 182<br />

Cause pendenti al 31 dicembre 2000 619<br />

Delle 182 cause decise:<br />

Affermativamente 149<br />

Negativamente 33<br />

Capi di nullità:<br />

Esclusione dell’indissolubilità 49 affermative 35 negative<br />

Incapac. assum. onera coniugalia 28 affermative 13 negative<br />

Esclusione della prole 27 affermative 28 negative<br />

Timore 23 affermative 22 negative<br />

Simulazione totale del consenso 23 affermative 18 negative<br />

Errore di qualità 4 affermative 18 negative<br />

Dolo 3 affermative 6 negative<br />

Impotenza 3 affermative 2 negative<br />

Defectus discretionis iudicii 3 affermative 2 negative<br />

Esclusione del “bonum coniugum” 2 affermative 6 negative<br />

Esclusione della sacramentalità 2 affermative 2 negative<br />

Esclusione della fedeltà 1 affermative 4 negative<br />

Esclusione della “communio vitae” 1 affermative 2 negative<br />

Condizione 1 affermative 1 negative<br />

Mancanza di dispensa per disparità di culto 1 affermative 0 negative<br />

La somma dei capi ammessi o respinti non corrisponde al numero delle<br />

sentenze affermative o negative in quanto alcune volte nella stessa sentenza<br />

il Tribunale si è pronunziato su più capi, alcuni dei quali vengono<br />

ammessi e altri respinti.<br />

191


192<br />

<strong>Diocesi</strong> di provenienza delle 284 cause introdotte nel 2000:<br />

Bari- Bitonto 72<br />

Brindisi-Ostuni 29<br />

Conversano-Monopoli 21<br />

Lecce 20<br />

Taranto 18<br />

Nardò-Gallipoli 17<br />

Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi 15<br />

Trani-Barletta-Bisceglie 15<br />

Oria 14<br />

Foggia-Bovino 11<br />

Otranto 10<br />

Andria 8<br />

<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> 8<br />

San Severo 7<br />

Ugento-S. Maria di Leuca 6<br />

Lucera-Troia 5<br />

Castellaneta 4<br />

Manfredonia-Vieste 3<br />

Cerignola-Ascoli Satriano 2<br />

Durata della convivenza matrimoniale delle coppie che hanno introdotto<br />

il libello nel 2000:<br />

1 giorno 2<br />

3 giorni 1<br />

6 giorni 1<br />

15 giorni 1<br />

1 mese 6<br />

2 mesi 6<br />

3 mesi 7<br />

4 mesi 3<br />

5 mesi 6<br />

6 mesi 6<br />

7 mesi 6<br />

8 mesi 4<br />

9 mesi 4<br />

10 mesi 1


11 mesi 1<br />

1 anno 38<br />

2 anni 41<br />

3 anni 23<br />

4 anni 18<br />

5 anni 19<br />

6 anni 9<br />

7 anni 12<br />

8 anni 4<br />

9 anni 1<br />

10 anni 4<br />

11 anni 3<br />

12 anni 2<br />

13 anni 4<br />

14 anni 3<br />

15 anni 2<br />

16 anni 3<br />

17 anni 1<br />

18 anni 3<br />

19 anni 1<br />

20 anni 6<br />

21 anni 1<br />

22 anni 2<br />

24 anni 2<br />

28 anni 1<br />

32 anni 1<br />

di 12 coppie non è stato dichiarato<br />

193


194<br />

PROFESSIONI di<br />

Attori Attrici Convenuti Convenute<br />

Impiegato 59 28 25 37<br />

Operaio 35 9 33 8<br />

Casalinga – 30 – 51<br />

Artigiano 9 5 6 8<br />

Commerciante 15 – 13 5<br />

Studente 8 9 2 30<br />

Insegnante 7 6 2 14<br />

Militare 20 2 10 2<br />

Avvocato – 3 4 1<br />

Medico 11 2 6 2<br />

Infermiere 4 3 1 5<br />

Imprenditore 4 – 1 –<br />

Farmacista – 1 – –<br />

Psicologo – – – 3<br />

Ingegnere 3 2 2 –<br />

Disoccupato 2 8 1 8<br />

Cantante lirico – 1 – 1<br />

Direttore orch. – – 1 –


ORGANICO<br />

del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese<br />

nell’anno 2001<br />

Moderatore S.E. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo<br />

di Bari-Bitonto<br />

Vicario Giudiziale Mons. Luca Murolo (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />

Vicario Giudiziale emerito Mons. Luigi Stangarone (Bari-Bitonto)<br />

Vicario Giudiziale agg. Mons. Antonio Caricato (Lecce)<br />

Vicario Giudiziale agg. Sac. Pasquale Larocca (Bari-Bitonto)<br />

Segretario - Tesoriere Sac. Marco Cisternino (Nardò-Gallipoli)<br />

Giudici Sac. Gianfranco Aquino (Oria)<br />

Sac. Mario Cota (San Severo)<br />

Sac. Nicola Dileo (<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />

delle Fonti)<br />

Sac. Michele Di Nunzio (Foggia-Bovino)<br />

Mons. Domenico Fusillo (Conversano-Monopoli)<br />

Sac. Antonio Magnocavallo (Bari-Bitonto)<br />

Sac. Giuseppe Montanaro (Taranto)<br />

P. Antonio Neri (Ist. Betania - Terlizzi)<br />

Sac. Nunzio Palmiotti (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />

Sac. Giuseppe Pica (Nardò-Gallipoli)<br />

Sac. Filippo Salvo (Trani-Barletta-Bisceglie)<br />

Difensori del Vincolo<br />

Titolare Mons. Felice Posa (<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />

delle Fonti)<br />

Sostituti Sac. Ignazio Pansini (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />

Sac. Giuseppe Romagno (Conversano-Monopoli)<br />

Dott.ssa Valentina Bovio (Bari-Bitonto)<br />

Dott. Vito Giannelli (Bari-Bitonto)<br />

Dott.ssa Franca Maria Lorusso (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />

195


196<br />

Dott. Paolo Stefanì (Bari-Bitonto)<br />

Uditori Sac. Giuseppe Laterza (Conversano-Monopoli)<br />

Sac. Giovanni Pinto (Lucera-Troia)<br />

Dott. Antonio Capoccia (Lecce)<br />

Dott.ssa Maria Coialuce (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />

Dott.ssa Sabina Dicuonzo (Trani-Barletta-Bisceglie)<br />

Dott. Mario Macrì (Ugento-S. Maria di Leuca)<br />

Dott. Vittorio Palumbieri (Trani-Barletta-Bisceglie)<br />

Ins. Giulia Villani (Ugento-S. Maria di Leuca)<br />

Cancelleria<br />

Cancelliere - Notaio Sac. Vito Spinelli (Bari-Bitonto)<br />

Addetto alla Cancelleria Rag. Alfonso de Leo (Terlizzi)<br />

Attuari - Notai sostituti Rag. Leonardo Amato (Bari)<br />

Rag. Maria Antonietta Baronchelli (Molfetta)<br />

Rag. Antonio Iurilli (Ruvo)<br />

Rag. Angela Sette (Bari)<br />

Rag. Rosa Zaffanella (Bari)<br />

Attuari - Notai deputati Rag. Gianni Giannone (Squinzano)<br />

Rag. Palma <strong>Acquaviva</strong> (Taranto)<br />

Patroni stabili Dott. Antonio Lia (Bari)<br />

Dott.ssa Maria Luisa Lo Giacco (Bari)


Atti<br />

del Vescovo


198<br />

9 maggio 2001. Convegno Pastorale Diocesano.<br />

9 maggio 2001. Convegno Pastorale Diocesano.


GEMELLAGGIO<br />

CON LA DIOCESI DI AWASA - ETIOPIA<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

A Sua Eccellenza Reverendissima<br />

Mons. Lorenzo CERESOLI<br />

Vicario Apostolico di Awasa<br />

Catholic Mission<br />

P.O. Box 12<br />

AWASA – Sidamo [ETHIOPIA]<br />

lo Spirito Santo, che guida e vivifica la Chiesa e i suoi Pastori, Le dia<br />

salute, forza e consolazione nel Suo impegno di portare a Cristo ogni<br />

uomo affidato alle Sue cure pastorali.<br />

All’inizio del nuovo millennio, quale frutto concreto dell’impegno<br />

di conversione che l’anno giubilare ci ha indicato, intendo riconfermare<br />

il gemellaggio che il mio predecessore, Mons. Tarcisio Pisani, di v. m.,<br />

volle avviare con la Comunità diocesana di Awasa.<br />

Già a suo tempo, Mons. Tarcisio Pisani ha visitato codesta <strong>Diocesi</strong>,<br />

così come Mons. Armido Gasparini più volte ha visitato la nostra, con<br />

ottimi risultati. Ora, con l’aiuto di Dio, vorrei che questa esperienza di<br />

apertura missionaria e di reciproco scambio non rimanesse per noi un<br />

fatto relegato nel passato, ma fosse opportunamente ripresa ed intensificata.<br />

Sono consapevole che stabilire un gemellaggio con un’altra <strong>Diocesi</strong><br />

è sì un dono, ma anche un impegno: l’impegno a vivere in profonda comunione<br />

spirituale, nella condivisione delle gioie e delle sofferenze che<br />

riguardano la vita delle nostre Comunità ecclesiali, mediante la preghiera,<br />

il contatto frequente e l’impegno alla solidarietà. Per questo, avendo<br />

già raccolto una somma in denaro, Le sarei grato se vorrà comunicarmi<br />

la forma più breve per farLe pervenire questo nostro segno di aiuto.<br />

Con la gioia e la speranza che sostiene il nostro comune impegno di<br />

annuncio e di testimonianza, nella prospettiva di un legame sempre più<br />

199


200<br />

intenso e proficuo, colgo l’occasione per inviare a Lei, ai Sacerdoti e a<br />

tutti i fedeli della <strong>Diocesi</strong> di Awasa il saluto mio personale e dell’intera<br />

Comunità diocesana di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti.<br />

<strong>Altamura</strong>, 19 marzo 2001<br />

✠ Mario Paciello<br />

Vescovo


CATHOLIC CHURCH<br />

P. O. Box 12<br />

AWASA – Sidamo Province (ETHIOPIA)<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

Awasa, 18 aprile 2001<br />

Eccellenza Rev.ma<br />

Mons. Mario Paciello<br />

Arco Duomo, 1<br />

70022 ALTAMURA (Bari)<br />

Pace e unità nel Signore risorto. La ringrazio vivamente della sua<br />

gradita lettera con l’augurio di buon apostolato missionario. Le sono<br />

molto grato delle sue parole di benevolenza verso la nostra Comunità<br />

diocesana di Awasa, e della riconferma del gemellaggio tra le due diocesi,<br />

già avviato dal suo predecessore, Mons. Tarcisio Pisani in accordo<br />

con Mons. Armido Gasparini.<br />

Anche da parte mia spero che questo legame ecclesiale porti frutti<br />

spirituali di comunione e condivisione tra le nostre due diverse realtà di<br />

chiese locali, a beneficio dei fedeli e dello slancio missionario per portare<br />

il vangelo a tutte le creature.<br />

La ringrazio di cuore dell’iniziativa che ha preso per una raccolta di<br />

una somma di denaro, da inviarci come segno di fraterna solidarietà con<br />

la nostra chiesa più segnata dal bisogno.<br />

Le indico qui sotto la Banca e relative specificazioni alla quale inviare<br />

il danaro. È bene mettere chiaramente in iscritto ogni dettaglio<br />

espresso:<br />

COMMERCIAL BANK OF ETHIOPIA<br />

P.O. BOX 255<br />

ADDIS ABEBA, ETHIOPIA<br />

N.T. Account no. 01704/173073/00<br />

Account Holder: Catholic Church Awassa<br />

201


202<br />

Accolgo con gratitudine questo aiuto provvidenziale che intendo devolvere<br />

al sostegno dei sacerdoti diocesani autoctoni per i bisogni delle<br />

loro attività pastorali e per la carità ai poveri.<br />

Il Signore benedica lei e tutta la comunità diocesana. Nella preghiera<br />

rinsaldiamo il nostro legame spirituale e fraterno.<br />

Dev.mo nel Signore<br />

✠ Lorenzo Ceresoli<br />

Vicario Apostolico di Awasa


Eccellenza Reverendissima,<br />

A Sua Eccellenza Reverendissima<br />

Mons. Lorenzo CERESOLI<br />

Vicario Apostolico di Awasa<br />

Catholic Mission<br />

P.O. Box 12<br />

AWASA – Sidamo Province [ETHIOPIA]<br />

in seguito alle indicazioni da Lei forniteci, in data 5 giugno 2001 ho<br />

inviato, tramite bonifico bancario, la somma di £. 10.000.000, quale piccolo<br />

segno di vicinanza, di comunione e di fraterna condivisione tra la<br />

<strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti e quella di Awasa.<br />

Sono certo che il legame ecclesiale tra le nostre Comunità diocesane<br />

sarà di grande aiuto per rafforzare in tutti – Vescovo, Sacerdoti, Religiosi<br />

e Laici – la consapevolezza di partecipare pienamente alla vocazione<br />

missionaria propria di tutta la Chiesa.<br />

Nella speranza di poter programmare un incontro, durante una delle<br />

Sue venute in Italia, per una più profonda e reciproca conoscenza e<br />

scambio con la realtà ecclesiale di Awasa, colgo l’occasione per salutar-<br />

La cordialmente nel Signore, unitamente a tutta la Comunità diocesana.<br />

<strong>Altamura</strong>, 12 giugno 2001<br />

✠ Mario Paciello<br />

Vescovo<br />

203


204<br />

CATHOLIC CHURCH<br />

P. O. Box 12<br />

AWASA – Sidamo Province (ETHIOPIA)<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

Awasa, 11 agosto 2001<br />

Eccellenza Rev.ma<br />

Mons. Mario Paciello<br />

Arco Duomo, 1<br />

70022 ALTAMURA (BARI)<br />

Pace e unità nel Signore nostra pace e forza. Grazie della sua gradita<br />

lettera che ricevetti ai primi di luglio del 2001 con l’informazione che,<br />

in data 5 giugno 2001, ha inviato tramite bonifico bancario la somma di<br />

Lit. 10.000.000. Ho atteso per accertarmi che detta somma arrivasse a<br />

destinazione sul conto bancario che le avevo indicato. E solo ieri ho<br />

avuto la conferma che il denaro è stato accreditato sul conto di Addis<br />

Abeba della diocesi.<br />

Voglio perciò ringraziare lei e la comunità diocesana per questo concreto<br />

segno di comunione e solidarietà della chiesa di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />

delle Fonti con la giovane chiesa di Awasa. Come le avevo<br />

accennato nella mia ultima lettera, il denaro sarà usato per il sostegno<br />

delle missioni-parrocchie affidate al clero diocesano, tre per ora, e ai sacerdoti<br />

missionari che provengono da paesi africani, i quali essi pure<br />

hanno in cura tre missioni-parrocchie prelevate dai missionari europei<br />

(comboniani), i quali, come è facile capire, hanno maggiori risorse di<br />

aiuti finanziari dei sacerdoti africani.<br />

La programmazione pastorale del Vicariato Apostolico di Awasa prevede<br />

uno sforzo continuo di sensibilizzazione dei cristiani e dei sacerdoti<br />

stessi perché promuovano, oltre che un’attiva partecipazione alla<br />

vita e alla crescita della comunità cristiana, anche un sostegno finanziario<br />

più responsabile e generoso. Tuttavia, alcuni costi non possono esse-


e coperti se non con i sussidi che il Vicariato deve corrispondere mensilmente,<br />

e che il vescovo e l’economo devono reperire facendo appello<br />

alla generosità dei benefattori e devoti delle missioni in Italia e altrove,<br />

sia da privati come da gruppi ecclesiali ed anche diocesi.<br />

Anche per questo ho accolto con gioia e gratitudine il rinnovo dei<br />

vincoli di comunione ecclesiale che lei ha voluto benignamente riallacciare<br />

con la nostra chiesa locale africana. Di cuore ringrazio anche a nome<br />

dei nostri sacerdoti diocesani tutti coloro che in varie maniere hanno<br />

contributo a rendere possibile l’offerta che ci ha inviato. Il Signore benedica<br />

e ricompensi tutti con l’abbondanza dei suoi doni.<br />

Alla mia prossima venuta in Italia, che non sarà comunque durante<br />

l’anno in corso, mi farò premura di venire a farle visita. D’altra parte,<br />

qualora lei volessi venire a trovarci qui ad Awasa, sappia che saremmo<br />

più che felici ed onorati. In comunione di preghiera e di fraternità episcopale<br />

le porgo i miei più vivi auguri di ogni bene e di copiosi frutti<br />

apostolici.<br />

Dev.mo nel Signore Gesù<br />

✠ Lorenzo Ceresoli<br />

Vicario Apostolico<br />

205


206<br />

Articoli<br />

“È OPPORTUNO NON CHIUDERE GLI OCCHI”<br />

La recente processione del Crocifisso, che tanta attenzione riscuote e<br />

tanta devozione suscita nel popolo di Dio, ha dato motivo di porsi interrogativi<br />

e di interpellare il Vescovo per avere risposte chiare e illuminanti.<br />

In molti ci si è chiesto, non senza una buona dose di amaro stupore, di<br />

giustificato disagio e di perplessa ironia, “se il Vescovo sa”, “come mai<br />

il Vescovo permette”, “perché ci si comporta in modo contrario alle disposizioni<br />

dei Vescovi”.<br />

La decisione del Comitato della festa del Crocifisso, di fare la questua<br />

durante la processione, è nata dalla considerazione, non giustificata,<br />

che alcuni Comitati si comportano abitualmente in modo difforme<br />

dalle norme, quasi avessero un sommesso benestare del Vescovo.<br />

Bisogna riconoscere che simili comportamenti non si verificherebbero<br />

se i Comitati trovassero maggiore fermezza nei sacerdoti; se non<br />

fossero costretti a premeditate trasgressioni della norma da preventivi di<br />

spesa e contratti che esigono entrate sempre più elevate; se i Comitati<br />

programmassero la festa in seno a Consigli pastorali parrocchiali funzionanti.<br />

Per fugare dubbi, per ribadire la serietà, la validità, l’attualità e il peso<br />

normativo della Nota Pastorale dei Vescovi della Puglia sulle feste<br />

religiose popolari, richiamo semplicemente alcuni punti della Nota Pastorale,<br />

con la speranza che tutte le persone in qualunque modo coinvolte<br />

nella preparazione e nello svolgimento delle feste religiose li meditino<br />

con la dovuta attenzione.<br />

Comportamenti diversi, scelte autonome, contestazioni soffuse non<br />

glorificano Dio, non onorano i Santi, non edificano la Chiesa, precludono<br />

i passi verso l’unità e la comunione pastorale, sono una aperta disobbedienza<br />

all’autorità dei Vescovi.<br />

Ai Comitati, va la gratitudine della Comunità cristiana per l’impegno<br />

che profondono per la riuscita delle feste; ma essi non sono i padroni<br />

esclusivi o i gestori autonomi della festa.<br />

I Vescovi della Puglia, nella Nota Pastorale del 1998 scrivevano: Il<br />

Comitato deve essere “emanazione del Consiglio Pastorale e si avvarrà<br />

di persone cattoliche, abitualmente praticanti e sulle quali non ci deve<br />

essere ombra di sospetto o di interessi personali o privati. Il Comitato,


nel suo costituirsi deve essere abitualmente approvato dalla competente<br />

autorità ecclesiastica” (n. 48).<br />

Nei Comitati ci sono uomini e donne animati da sincera e annosa devozione<br />

verso i Santi di cui curano la festa. Talvolta però si verifica ciò<br />

che i Vescovi della Conferenza Pugliese lamentano: “Per un errato senso<br />

di modernità, per l’intromissione di persone preoccupate più dell’apparato,<br />

…per il prepotere di Comitati non sensibili ai valori morali<br />

e religiosi, le feste religiose spesso si sono trasformate in occasione di<br />

sperpero di denaro” (n. 3).<br />

Il momento più delicato della festa, la manifestazione che fa da anello<br />

di congiunzione tra il programma religioso e quello ludico o profano<br />

è la “processione”.<br />

La processione, dice la Conferenza Episcopale nella citata Nota:<br />

“Deve mantenere il suo carattere sacro evitando ogni commistione con<br />

realtà profane …essa deve essere animata da canti, brani biblici e preghiere”<br />

(n. 37).<br />

Purtroppo non sempre e non dappertutto questo “carattere sacro” è rispettato<br />

pienamente: “Ribadiamo con fermezza quanto già disposto da<br />

questa Conferenza: è vietato fare aste pubbliche per portare la statua di<br />

un santo; chiedere offerte nel corso della processione; esibire denaro su<br />

simulacri; far sostare la processione in vista dei fuochi d’artificio” (n.44).<br />

Da qualche parte, anziché fare un passo indietro per rientrare nella<br />

norma, si sono ideati “camuffamenti” di discutibile utilità e di malcelato<br />

sotterfugio, che certamente non sono graditi al Signore né ai Santi.<br />

È questo il sentire dei Vescovi della Puglia, espresso nella Nota Pastorale:<br />

“È opportuno non chiudere gli occhi su elementi estranei o ambigui<br />

e su abitudini distorte e consolidate, sfocianti su anacronismi evidenti<br />

nella organizzazione e nello svolgimento di dette feste (religiose, popolari,<br />

n.d.r.); aspetti questi che, non poche volte, fanno acquisire modalità<br />

contrarie al messaggio evangelico e allo stile ecclesiale” (n. 2).<br />

Spero che la fede che anima i Comitati e che essi vogliono celebrare<br />

onorando la Vergine e i Santi, e il rapporto di fiduciosa, filiale obbedienza<br />

alla Chiesa li aiutino a seguire la via migliore, perché ogni festa sia<br />

“momento forte di evangelizzazione teso a coinvolgere in ogni modo, vicini<br />

e lontani” (n. 3).<br />

✠ Mario, Vescovo<br />

(Pubblicato in Avvenire - 3 giugno 2001)<br />

207


208<br />

OMELIA<br />

PER LA CHIUSURA DEL GIUBILEO<br />

E L’INDIZIONE DELLA VISITA PASTORALE<br />

Cattedrale di <strong>Altamura</strong>, 5 gennaio 2001<br />

“O Dio, conduci anche noi… a contemplare la grandezza<br />

della Tua gloria” (Orazione).<br />

Omelie<br />

1. L’orazione della Messa dell’Epifania richiama e trasforma in preghiera<br />

il progetto pastorale di questa Chiesa Locale. Modellandoci<br />

sull’agire di Dio verso il mondo, vogliamo essere un popolo che<br />

cammina nella fede, nella speranza e nella carità, per contemplare in<br />

terra e nel Regno la grandezza della gloria di Dio.<br />

2. “O Dio, conduci anche noi a contemplare la grandezza della Tua<br />

gloria”: è una preghiera che esprime le tre grandi ragioni di questo<br />

importante momento di vita diocesana.<br />

Questa solenne concelebrazione eucaristica è:<br />

A)memoriale della manifestazione del Signore;<br />

B) espressione di gratitudine per il dono dell’Anno Giubilare;<br />

C) invocazione di grazia e di forza per vivere le decisioni maturate<br />

nell’Anno Giubilare e accogliere con frutto la Visita Pastorale del<br />

Vescovo.<br />

A) L’Epifania<br />

L’Epifania è il memoriale della manifestazione di Cristo Gesù, Luce<br />

delle Genti, salvatore e Signore di ogni uomo;<br />

• è l’annuncio, la presentazione della vocazione della Chiesa, Luce<br />

del mondo;<br />

• è l’investitura della missionarietà della Chiesa e di ogni battezzato.


“Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia” (Mt 2):<br />

questo immenso gaudio, ogni persona umana ha diritto a provarlo, perché<br />

quella stella è il simbolo della chiamata che Dio fa a cercare il Cristo<br />

e a camminare alla sua luce.<br />

2000 anni fa, la stella non la videro solo i magi, ma tanti altri; almeno gli<br />

esperti e gli amanti degli astri: tutti restarono indifferenti e distratti. Eppure<br />

i magi dovettero affrontare un viaggio né breve, né facile; ma l’incontro col<br />

Re, col Figlio di Dio, col Salvatore valeva tutti i sacrifici della vita.<br />

L’Epifania deve farci prendere coscienza che il vivere cristiano è difficile:<br />

• non è un muoversi senza meta o una ripetizione abitudinaria di riti;<br />

• non è passare da un’esperienza all’altra, da un’emozione all’altra;<br />

• è un nascere nella luce del Battesimo; camminare come luce mentre<br />

le tenebre ricoprono la terra; puntare verso la Fonte della Luce<br />

che è il grembo della Trinità.<br />

B) Il Giubileo<br />

Il Giubileo del 2000 è stato l’Anno del cammino incontro a Cristo. Il<br />

passaggio attraverso la Porta Santa è stato non solo simbolo, ma segno,<br />

rito sacramentale di volontà di passare dal peccato alla grazia, dall’egoismo<br />

all’apertura, dal vecchio al nuovo.<br />

Il pellegrinaggio ha espresso lo sforzo individuale e comunitario di<br />

cambiare, di migliorarsi, di riaccendere la fede, di vivere nella grazia<br />

del Signore.<br />

Solo il cuore del Padre misericordioso conosce cosa il Cristo, per<br />

mezzo dello Spirito, ha provocato nel cuore degli uomini e delle donne<br />

che si sono aperti alla grazia del Giubileo: conversioni, fedeltà rinnovata,<br />

famiglie vivificate, fioritura del volontariato, riscoperta della Chiesa,<br />

della preghiera, del vero volto dell’uomo, del senso genuino della giovinezza,<br />

del valore del sacrificio, della solidarietà.<br />

C) 2001 e Visita Pastorale<br />

Antonietta Molle (ex insegnante, ex catechista di Roma, madre di famiglia,<br />

che ogni giorno ha attraversato la Porta Santa delle quattro Basi-<br />

209


210<br />

liche): “Bisogna predisporre il cuore a percepire la presenza di Cristo<br />

nella propria realtà giornaliera, come il Buon Pastore che ci ama e<br />

aspetta la nostra ospitalità” (da L’Osservatore Romano).<br />

Il Papa (a mezzanotte del 31 dicembre 2000), ai Fedeli che vegliavano<br />

in Piazza San Pietro, ha detto: “È Lui (Gesù) che ci rende capaci di<br />

spendere l’esistenza per la Gloria di Dio e per il bene dell’umanità.<br />

Dobbiamo ripartire da Lui ed essere i suoi testimoni nel futuro che ci attende”.<br />

Si chiude il Giubileo, ma si apre il pellegrinaggio della vita dei cristiani<br />

del terzo millennio. Il fiume di grazia e di luce che ha attraversato<br />

l’Anno Giubilare non deve inabissarsi o disperarsi. Il terzo millennio ha<br />

posto le radici nel Giubileo; è nato nel Giubileo, inizia il suo cammino<br />

dalla Porta Santa che è Cristo.<br />

Il verbo che il Papa ci ha consegnato è ripartire; l’atteggiamento che<br />

ci chiede di avere è di: essere in cammino verso il futuro che ci attende.<br />

Non potevamo avere mandato più esplicito, incoraggiamento più lusinghiero,<br />

momento più favorevole per dare inizio alla Visita Pastorale.<br />

Come le istanze giubilari sono state il motore e l’anima della grande<br />

Missione Diocesana, del Corpus Domini (Diocesano), del grande Pellegrinaggio<br />

delle Famiglie e di tutte le attività e iniziative parrocchiali e<br />

associative; …così questo invito a “ripartire” ci mette in fermento per<br />

vivere l’altro grande evento di grazia che è la Visita Pastorale.<br />

“Il ministero della Grazia di Dio a me affidato a vostro beneficio”<br />

(come ci ha detto Paolo in Ef 3, 2) mi chiama a farmi umile pellegrino<br />

attraverso le Comunità parrocchiali, rivestito dello Spirito di Cristo, per<br />

aiutare tutti, nella Verità e nella Carità, a risplendere di luce, perché ogni<br />

uomo veda la salvezza del Signore.<br />

Maria, la prima pellegrina del Cristo, la prima missionaria della<br />

Chiesa, ci guidi, ci sostenga e ci benedica.<br />

✠ Mario, Vescovo


OMELIA<br />

PER LA MESSA CRISMALE<br />

Cattedrale di <strong>Altamura</strong>, 11 aprile 2001<br />

«Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui» (Lc 4,<br />

20). Gesù aveva svolto il rito sinagogale di “alzarsi in piedi”, “aprire il<br />

libro che gli viene presentato”, “leggerlo”, “arrotolare il volume”,<br />

“consegnarlo”, “sedersi”.<br />

Un rito abituale, solito; ma la cui ripetizione non toglieva nulla all’attenzione<br />

dei congregati.<br />

“Gli occhi fissi su di lui” erano più curiosi di vedere, di quanto non lo<br />

fossero gli orecchi di ascoltare.<br />

In quella cornice di occhi puntati e di fronti corrugate per l’attesa,<br />

Gesù fa la solenne proclamazione, che per Luca ha la stessa centralità<br />

che ha il discorso della Montagna in Matteo.<br />

«Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri<br />

orecchi» (Lc 4, 21). Infatti, ciò che Isaia nel passo appena proclamato,<br />

annunziava, si era manifestato presente nella teofania presso il Giordano.<br />

Mentre Gesù, dopo essere stato già battezzato, pregava, lo Spirito<br />

Santo scese su di Lui; e la Voce, richiamando Isaia (42, 1) «Ecco… il<br />

mio eletto in cui mi sono compiaciuto», e il Salmo 2 (v. 7) «Tu sei mio figlio,<br />

io oggi ti ho generato», aveva affermato l’origine e la dignità divina<br />

di Gesù e la sua missione di salvatore: «Tu sei il mio figlio prediletto,<br />

in te mi sono compiaciuto» (Lc 3, 22).<br />

Questo Gesù, pieno dello Spirito del Padre, consacrato e mandato ad<br />

annunziare, a liberare, ad inaugurare il tempo della grazia, gli occhi dei<br />

presenti e di tutta la Chiesa desiderano vedere in coloro che Egli ha<br />

chiamato a perpetuare la sua missione e il suo servizio.<br />

Oggi, gli occhi di tutto il popolo sono rivolti verso di noi, perché stiamo<br />

insieme, presbiterio riunito, fratelli intorno al Vescovo, perché facciamo<br />

memoria del giorno in cui Cristo comunicò agli apostoli e a noi il<br />

Suo sacerdozio.<br />

Questi occhi fissi su di noi, li sperimentiamo ogni volta che presiediamo<br />

un’assemblea; ogni giorno, in qualunque luogo ci troviamo,<br />

qualsiasi cosa facciamo.<br />

211


212<br />

«Siamo divenuti spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini»<br />

(1Cor 4, 9) e dobbiamo accettare le conseguenze proprie di coloro che,<br />

loro malgrado, danno spettacolo: essere approvati e condannati, assolti<br />

e rifiutati, seguiti e non compresi, benedetti e vilipesi.<br />

Carissimi confratelli, presbiteri e diaconi, la solenne concelebrazione<br />

della Messa del Crisma è una risalita alle sorgenti della nostra identità<br />

e del nostro ministero. Contemplando Cristo consacrato e inviato<br />

dallo Spirito del Padre ad annunziare, a liberare, a proclamare il tempo<br />

della grazia, prendiamo coscienza della grandezza, della sublimità e<br />

della bellezza del dono che ci è stato fatto, di partecipare al sacerdozio<br />

di Cristo; ma comprendiamo anche le grandi responsabilità che gravano<br />

sulle nostre spalle, per essere stati costituiti anche noi strumenti di liberazione<br />

e di grazia.<br />

Nella celebrazione crismale dell’anno giubilare, su invito del Santo<br />

Padre, abbiamo fatto un esame di coscienza ad alta voce e chiesto pubblicamente<br />

perdono a Dio e al popolo cristiano delle infedeltà e incoerenze<br />

con cui gualciamo il nostro abito sacerdotale.<br />

La celebrazione odierna è stata preceduta e arricchita da due preziosi<br />

documenti magisteriali di Giovanni Paolo II, che si integrano e si richiamano<br />

a vicenda: la lettera apostolica “Novo Millennio Ineunte” e il<br />

Messaggio ai Sacerdoti per il Giovedì Santo.<br />

In tutti e due gli scritti il Papa ci aiuta a guardarci dentro sotto tre<br />

aspetti: come chiamati alla santità, come mistero di misericordia, come<br />

testimoni dell’Amore.<br />

Chiamati alla santità<br />

Il Papa chiede ai Pastori delle Chiese Particolari di “delineare con fiducia<br />

le tappe del cammino futuro”, “aiutati dalla partecipazione delle<br />

diverse componenti del Popolo di Dio”. Grazie a Dio, questo è già un<br />

cammino in atto nella nostra <strong>Diocesi</strong>.<br />

Ma l’“entusiasmante opera di ripresa pastorale che ci attende”<br />

(NMI 29) e che il Santo Padre ci esorta ad iniziare, non è possibile realizzarla<br />

se non comprendiamo la santità come “un’urgenza della pastorale”<br />

(NMI 30). Apparteniamo a “Colui che è per antonomasia il San-


to” (ibidem). Abbiamo bisogno di “conoscere, amare, imitare Cristo,<br />

per vivere in Lui la Vita Trinitaria e trasformare con Lui la storia fino al<br />

suo compimento nella Gerusalemme Celeste” (NMI 29).<br />

Non possiamo annunciare Gesù Cristo, senza l’intimità con Lui: non<br />

possiamo dare agli altri ciò che non abbiamo (Messaggio di Giovanni<br />

Paolo II ai Sacerdoti per il Giovedì Santo 2001, 3).<br />

L’entusiasmo per la testimonianza al Vangelo scaturisce dalla<br />

contemplazione del volto di Cristo (cfr. Messaggio, 2). Senza interiorità,<br />

senza esperienza di pause in disparte, senza esercizi spirituali,<br />

ritiri partecipati in modo attivo e coinvolto, siamo solo banditori,<br />

manager, funzionari, addetti al servizio religioso. “Abbiamo il dovere<br />

di mostrare a quale profondità possa portare il rapporto con Lui”<br />

(NMI 33).<br />

In un mondo che si ubriaca sempre più di secolarismo, che sottilmente<br />

e insensibilmente si infiltra nei seminari, nelle case sacerdotali e religiose,<br />

dobbiamo saper dare risposte convincenti a una richiesta stranamente<br />

forte di spiritualità, che, se resta inappagata, non ha difficoltà a rivolgersi<br />

a surrogati e alternative alienanti.<br />

Nel labirinto dei difficili rapporti umani, solo partendo da Gesù e tenendoci<br />

legati al filo della carità, riusciremo a fare cammini di vera fraternità<br />

(Messaggio, 2).<br />

Se non teniamo presente il primato di Cristo, della vita interiore, della<br />

santità (cfr. NMI 38), non “c’è da meravigliarsi se i progetti pastorali<br />

vanno incontro al fallimento e lasciano nell’anima un avvilente senso<br />

di frustrazione”.<br />

Mistero di misericordia<br />

Nel messaggio per questo Giovedì Santo il Santo Padre dedica un’attenzione<br />

particolare al sacramento della riconciliazione che i sacerdoti<br />

devono ricevere e celebrare per i fedeli laici.<br />

Non deve sfuggirci la consapevolezza che noi, ministri ordinati, più<br />

dei fedeli laici siamo un “mistero di misericordia” di Dio verso noi. Nonostante<br />

che Concilio, magistero e ascetica cristiana ci ripetano che il<br />

sacerdote si santifica attraverso l’esercizio del suo stesso ministero, i<br />

più esposti a non essere santi, siamo noi; coloro ai quali può più facil-<br />

213


214<br />

mente sfuggire la potenza salvifica della Parola, della preghiera, della<br />

Grazia, siamo noi; la difficoltà di stupirci e di sperimentare in modo<br />

sempre vivo e nuovo l’amore del Padre, la forza redentrice del sangue di<br />

Cristo, l’efficacia di una Sua parola accolta nella fede, può essere soprattutto<br />

nostra.<br />

Il Papa, dall’alto della sua esperienza e della sua saggezza di pastore<br />

ottantunenne, con molta schiettezza e senza eufemismi ci suggerisce<br />

come rimedio indispensabile, «come sostegno, orientamento e medicina<br />

della vita sacerdotale» (n. 11), la Confessione, assiduamente fatta<br />

«perché il Signore possa purificare costantemente il nostro cuore, rendendoci<br />

meno indegni dei misteri che celebriamo» (ibidem).<br />

Il Santo Padre ci fa osservare anche come la disaffezione alla confessione<br />

da parte dei fedeli non deriva solo dall’affievolimento del senso<br />

del peccato, ma anche dall’indebolimento della nostra disponibilità e<br />

del nostro entusiasmo verso il ministero della confessione e dagli eventuali<br />

contesti non sempre “liturgici” in cui celebriamo il sacramento<br />

della misericordia.<br />

La Missione Diocesana, le celebrazioni giubilari e penitenziali, i pellegrinaggi,<br />

la GMG ci hanno fatto toccare con mano come i laici, pur<br />

condizionati da coscienze sfocate, da sensibilità sempre più opache, da<br />

giudizi morali sempre più permissivi, hanno sete di liberazione, di riconciliazione,<br />

di luce, di grazia. Ci convincano le esperienze fatte, a riscoprire<br />

la confessione come il sacramento della nostra e della altrui ricerca<br />

di Dio e del cammino di perfezione.<br />

Testimoni dell’Amore<br />

Non operiamo più in una “società cristiana”, ci ricorda il Papa (NMI<br />

40), per cui dobbiamo riaccendere lo slancio della Chiesa delle origini<br />

nella quale l’ascolto e l’annuncio della Parola, la Frazione del Pane e la<br />

testimonianza dell’Amore erano la forza dell’evangelizzazione del<br />

mondo giudaico e del mondo pagano, e il principio di coesione e di comunione<br />

fraterna.<br />

Ciò che non potevano le mentalità e i temperamenti, la povertà, la diversità<br />

di lingue e di provenienze, lo poteva la carità che scaturiva dall’esperienza<br />

della presenza di Cristo.


Noi abbiamo quartieri nuovi senza chiese; parrocchie senza strutture<br />

pastorali; edifici sacri e di ministero bisognosi di intervento; parecchi<br />

sacerdoti anziani e infermi, e un numero di sacerdoti che riescono appena<br />

a coprire tutte le necessità pastorali; abbiamo debiti e problemi pastorali<br />

in ogni settore della vita della <strong>Diocesi</strong>; ma tutto questo non è un<br />

ostacolo alla costruzione del Regno di Dio, se abbiamo la carità.<br />

La nostra salvezza è la carità; il nostro patrimonio è l’amore; la nostra<br />

eredità è l’agape; la forza di ognuno di noi è un cuore grande, benevolo,<br />

misericordioso, capace di comprendere, perdonare, donarsi.<br />

Senza la carità non siamo nulla; senza la carità non abbiamo niente.<br />

Se, come scrive Teresa di Lisieux, la Chiesa ha un cuore e il cuore è<br />

l’amore, noi siamo Chiesa se amiamo. Trasformiamo in dono e testimonianza<br />

di amore tutto quello che viviamo e facciamo.<br />

I presbiteri più avanti negli anni o in condizioni di salute malferma<br />

preghino di più per sostenere i confratelli che sono nella vigna; quelli<br />

che hanno energie per lavorare, siano più essenziali e generosi nel<br />

ministero; cerchiamo tutti di recuperare e valorizzare per il ministero<br />

il tempo sprecato in discorsi inutili e critiche sterili, che non accrescono<br />

certo l’affetto fraterno e l’unità di intenti. Convinciamoci che<br />

non abbiamo il diritto di essere prevenuti o di giudicare tutto e tutti.<br />

Se dal nostro capo, come dalla barba di Aronne, scende l’olio della<br />

benevolenza, della comprensione, del retto sentire, del rispetto; se invece<br />

di giustificare le distanze psicologiche e pastorali, cerchiamo di<br />

eliminarle; se guardiamo più dentro di noi e meno intorno a noi; se<br />

cerchiamo di proiettarci verso il futuro, più prossimo dello stesso<br />

presente; se una maggiore luce di fede illumina le nostre pupille; se<br />

siamo pronti a condividere e collaborare, docili e disponibili a servire<br />

dove il Signore vuole mandarci; se ci sentiamo più inviati e meno padroni;<br />

se siamo più aperti al dialogo, al confronto fraterno, alla discussione<br />

responsabile, alla ricerca di linee comuni; se siamo capaci<br />

di mettere da parte le nostre idee, quando ostacolano l’unità, la carità<br />

di Cristo brilla in questa Chiesa Locale e noi ci ritroviamo sorprendentemente<br />

- preparati a formare personalità umane e cristiane capaci di assicurare<br />

al Paese la salvaguardia e la promozione di tutti i principi e i<br />

valori che garantiscono un sereno e dignitoso vivere sociale, senza<br />

scadere in inopportuni e discutibili appoggi partitici;<br />

215


216<br />

- desiderosi di dare risposte più responsabili e fattive all’ultima generazione,<br />

che non sa più che cosa è bene e che cosa è male e non<br />

ha alcuna ragione per cui fare il bene o non fare il male;<br />

- aperti e pronti a dare risposte unitarie e organiche a tutte le necessità<br />

pastorali della Chiesa Locale, particolarmente per la cura, la<br />

salvaguardia e la formazione della famiglia.<br />

Mentre ci accingiamo a riconfermare le nostre promesse sacerdotali,<br />

il Papa, come Cristo sulla riva del lago, pur intuendo la nostra stanchezza<br />

e le nostre fatiche sterili, ci invita coraggiosamente a gettare le reti in<br />

alto, verso un nuovo cammino di santità.<br />

Noi, con la fiducia e l’affetto di Pietro gli rispondiamo: “sulla tua parola,<br />

getterò la rete”. Il frutto di questo incontro tra il comando di Cristo<br />

e la nostra docile obbedienza non può non essere che una pesca abbondante.<br />

La vergine Maria, regina degli Apostoli, presieda e custodisca questo<br />

nostro incontro e le nostre volontà nell’amore del Cristo.<br />

✠ Mario, Vescovo


CELEBRAZIONE DIOCESANA<br />

DEL CORPUS DOMINI 2001<br />

<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, 14 giugno 2001<br />

SALUTO INIZIALE<br />

“La pace sia con voi!”<br />

Con le parole con cui Cristo Risorto ha salutato i suoi discepoli radunati<br />

nel cenacolo, il giorno di Pasqua, io saluto tutti voi, fratelli e sorelle,<br />

che muovendovi da tutti i paesi e da tutte le parrocchie della <strong>Diocesi</strong>,<br />

siete venuti a formare l’Assemblea di Dio insieme ai vostri Sacerdoti e<br />

agli Amministratori locali.<br />

Un grato e cordiale augurio di pace rivolgo ai Sindaci della <strong>Diocesi</strong>,<br />

e al loro corpo di Polizia municipale.<br />

Un saluto particolarmente riconoscente, al Sindaco di <strong>Acquaviva</strong>, all’Amministrazione<br />

Comunale e ai Vigili Urbani di questa città, per l’accoglienza,<br />

la disponibilità, il servizio. Un deferente ossequio a tutte le<br />

Autorità civili, politiche e militari.<br />

Un saluto fraterno a tutti i sacerdoti e religiosi insieme e un grazie<br />

sincero per la loro personale presenza e per aver portato qui numerosi<br />

fedeli.<br />

La riconoscenza di tutti va ai Sacerdoti di <strong>Acquaviva</strong> e al Comitato<br />

che, insieme alla Curia, hanno curato l’organizzazione di questa solenne<br />

concelebrazione.<br />

Un saluto fraterno, da parte di tutta l’assemblea ai Sacerdoti assenti<br />

per motivi di salute e a tutti i fedeli laici che avrebbero voluto partecipare<br />

e non hanno potuto. Li terremo presenti nella preghiera personale e<br />

comunitaria.<br />

Con questi sentimenti, accostiamoci all’altare di Dio per confessargli<br />

con umiltà le nostre manchevolezze, e per domandargli umilmente<br />

perdono.<br />

217


218<br />

OMELIA<br />

La vita cristiana, una continua Eucarestia<br />

“Dio Padre buono, che<br />

ci raduni in festosa assemblea<br />

per celebrare il sacramento pasquale<br />

del Corpo e Sangue del tuo Figlio,<br />

donaci il tuo Spirito, perché,<br />

nella partecipazione al Sommo Bene<br />

di tutta la Chiesa,<br />

la nostra vita diventi<br />

un continuo rendimento di grazie,<br />

espressione perfetta<br />

della lode che sale a te da tutto il creato”.<br />

L’Eucarestia è il Sommo Bene di tutta la Chiesa. Il Padre celeste ci<br />

raduna in festosa assemblea perché, per mezzo della celebrazione del<br />

sacramento pasquale del Corpo e del Sangue di Cristo, la nostra vita diventi:<br />

continua eucaristia, espressione perfetta della lode che da tutta la<br />

creazione sale a Lui.<br />

* * * * *<br />

Questa grande Assemblea liturgica è un incontro unico, eccezionale di<br />

tutta la Chiesa Diocesana, con il Cristo Risorto, mentre siamo in cammino<br />

sulla strada di Emmaus; un cammino cominciato il cinque gennaio 2001,<br />

a conclusione del Giubileo e con l’apertura della Visita Pastorale.<br />

Scopo di questa celebrazione plenaria è:<br />

• prendere coscienza e proclamare al mondo che Gesù Eucarestia è<br />

“il Sommo Bene di tutta la Chiesa”, perché è il sacramento che ci<br />

fa celebrare e annunziare la morte e la risurrezione di Cristo, fino<br />

al suo ritorno;<br />

• chiedere insieme al Padre il dono dello Spirito perché la nostra vita<br />

diventi un’Eucarestia, “un continuo rendimento di grazie”, voce<br />

perfetta, senza incrinature, del canto di lode di tutto il creato.


Eucarestia, Sommo Bene della Chiesa<br />

L’Eucarestia è il Bene Sommo che la Chiesa possiede, perché nel pane<br />

e nel vino è Cristo stesso che si rende fisicamente presente; perché<br />

dall’Eucarestia nasce la Chiesa, dell’Eucarestia essa si nutre nel suo<br />

cammino terreno; senza Eucarestia non c’è Chiesa e non è possibile essere<br />

cristiani.<br />

La Chiesa è “comunione di missionari, generata dalla partecipazione<br />

allo stesso Pane e allo stesso Calice” (Lettera Pastorale).<br />

Nella Lettera Pastorale “Sulla strada di Emmaus” ho scritto che, nella<br />

volontà di Gesù, la Cena Pasquale, celebrata con i suoi discepoli la sera<br />

in cui veniva tradito, “doveva passare nella storia come rito indefettibilmente<br />

presente, come memoria sempre attuale, come dono perennemente<br />

efficace, come fonte sempre viva di comunione di grazia, come<br />

sacrificio sempre in atto di espiazione e di salvezza, come convivio di<br />

vita eterna, come alleanza sempre nuova di amore, come sacramento<br />

della sua presenza nella Chiesa e nel mondo, fino alla fine dei secoli”.<br />

In ogni celebrazione eucaristica, “rivelandosi nello spezzare il pane,<br />

Gesù insegna a tutti coloro che credono in Lui, la via per incontrarlo,<br />

risorto e vivo” (Lettera Pastorale).<br />

L’Eucarestia è nata dall’anelito di unità che era nel cuore di Cristo.<br />

Spezzando se stesso e dando il suo corpo e il suo sangue in cibo e bevanda,<br />

Egli mette quelli che credono in Lui in comunione profonda col<br />

Padre e con lo Spirito Santo.<br />

L’Eucarestia, infatti, è una tale assimilazione a Cristo; è una carica<br />

così forte di carità; è un’immersione così profonda, diretta e immediata<br />

nel cuore di Dio e nella comunione trinitaria, che è teologicamente impossibile<br />

non restarne presi, non venire trasformati.<br />

Dopo aver spezzato il pane con Gesù risorto, i due discepoli di Emmaus,<br />

prima “delusi, tristi, sfiduciati, sono diventati testimoni gioiosi,<br />

portatori di speranza, missionari irrefrenabili, uomini nuovi” (Lettera<br />

Pastorale).<br />

Essere un continuo rendimento di grazie<br />

• Nello spezzare del pane “i commensali di Emmaus entrano nel<br />

mistero della risurrezione e ne restano presi per sempre. Ricono-<br />

219


220<br />

scerlo e capovolgere se stessi è un tutt’uno: la novità del Risorto è<br />

diventata la loro vita nuova” (Lettera Pastorale).<br />

• Per diventare eucaristia, cioè perché la nostra vita sia un continuo<br />

rendimento di grazie ed espressione perfetta della lode del<br />

Cristo;<br />

• mentre siamo radunati dalla fede ai piedi del Sacramento dell’amore,<br />

davanti a Colui che ha spezzato se stesso per amore;<br />

• non possiamo non chiederci che cosa abbiamo capito dell’Eucarestia,<br />

esaminando la nostra capacità di amare, chiedendoci quanto<br />

l’amore del Cristo dà forma e volto a ciò che pensiamo, diciamo<br />

e facciamo.<br />

Non vergogniamoci di ammettere che, come gli Scribi e i Farisei avevano<br />

“annullato la Parola di Dio… insegnando dottrine che sono precetti<br />

di uomini” (Mt 15, 6-9), così noi oggi corriamo il rischio di svuotare,<br />

minimizzare o deformare il grande comandamento dell’Amore.<br />

La carità, che come discepoli del Maestro dell’Amore, siamo chiamati<br />

a vivere e a testimoniare non è l’aiuto, l’elemosina, il pacco, il contributo,<br />

l’articolo di prima necessità. Carità non è nemmeno il semplice<br />

prestare un servizio catechistico, liturgico, sacramentale: tutto questo è<br />

necessario ma non è la sostanza della carità.<br />

Carità è amare Dio e amare l’uomo: è mettere al primo posto Dio e<br />

pensare bene dell’uomo; ubbidire a Dio e rispettare l’uomo; rendere se<br />

stessi graditi a Dio con una costante ascesi, e avvicinarsi all’uomo con<br />

umiltà; è entrare in profonda comunione di ascolto e di dialogo con Dio,<br />

e andare incontro all’uomo non da benefattori, non come coloro che<br />

hanno potere, non da personaggi che contano e che devono essere temuti<br />

e ringraziati, ma in spirito di doveroso servizio.<br />

Le cose che diamo noi, le possono dare in maggiore misura le organizzazioni<br />

umanitarie. Non abbassiamo l’orizzonte della carità: se il nostro<br />

amore si esaurisce nella prestazione di un servizio che soddisfa un<br />

bisogno materiale, noi tradiamo la carità, tradiamo l’uomo.<br />

Come Redenti dall’Amore e credenti nell’Amore, dobbiamo dare al<br />

mondo la sorgente stessa della carità, che è Cristo.<br />

Un Cristo non solo “insegnato”, “oggetto di catechesi” ma un Cristo<br />

che si manifesta attraverso noi, nei segni di ciò che siamo, col profumo<br />

della parola che incarniamo, con la luce che emana da una mente e da un<br />

cuore pieni di amore per Dio e di tenerezza verso gli uomini.


Se un inappuntabile servizio pastorale, umanitario, liturgico, convive<br />

in noi con giudizi spietati, rancori, maldicenze, sospetti e dispetti, arroganza,<br />

critiche e pregiudizi, ironia, atteggiamenti di distanza, di rifiuto<br />

di incontro e di dialogo, noi tradiamo le attese di salvezza del nostro<br />

tempo, tradiamo la Missione, rinneghiamo Cristo.<br />

Se i laici cristiani vivono una vita familiare e sociale in contrasto con<br />

la morale evangelica; se i consacrati e i ministri ordinati non sono esempio<br />

convincente di obbedienza, di povertà, di distacco, di purezza di<br />

cuore, di spirito di fede, di preghiera, di fortezza nelle prove, …lavorano<br />

invano, o non ottengono i frutti di grazia e di conversione che Cristo<br />

vorrebbe far germogliare.<br />

“Se i cristiani amano davvero l’uomo, glielo dimostrano offrendogli,<br />

in ciò che sono, l’immagine viva del Cristo. Solo i santi amano il mondo<br />

da cristiani, perché solo essi possono soddisfare la prima elemosina<br />

che chiede il mondo; solo essi sono portatori di luce, di verità, di vita, di<br />

amore incarnato. Perché cresca tra gli uomini la carità, capace di incendiare<br />

il mondo, ci vogliono santi” (Lettera Pastorale).<br />

“Se la santità è la perfezione dell’amore, la vera carità è la santità di<br />

vita” (Lettera Pastorale). Senza santità, cioè senza carità fraterna e pastorale,<br />

la comunione è impossibile; la missione è uno sterile e inutile<br />

attivismo; l’evangelizzazione è propaganda che non convince.<br />

In un contesto culturale nel quale, in tutti i modi e le circostanze, si<br />

vuol far credere che la fede non serve, che Cristo non ha nulla da dire,<br />

che ci si può autogestire in assoluta autonomia, che non c’è verità, né<br />

salvezza da cercare, tutti, sacerdoti, consacrati e laici, siamo chiamati ad<br />

essere i profeti del nostro tempo, a camminare accanto a chi è smarrito o<br />

in ricerca o in difficoltà di credere.<br />

Il Giubileo celebrato, la Visita Pastorale in atto, il Programma Pastorale<br />

Diocesano, in questa solenne Assemblea Eucaristica, ci esortano a<br />

ripartire con una più chiara e ferma convinzione che dobbiamo imparare<br />

a credere, a sperare ad amare, a pregare, ad assumere i sentimenti e i<br />

comportamenti che furono in Cristo Gesù.<br />

Dobbiamo convertirci innanzitutto all’idea che tutti abbiamo bisogno<br />

di formazione.<br />

L’uomo, con la scienza e la tecnologia può informatizzare, digitalizzare,<br />

robotizzare tutto; ma quando vuole far sviluppare la “vita” ha bisogno<br />

di cellule vive; e quando vuol far vivere se stesso ha bisogno di incontrare<br />

uomini e donne che sono Risorti con Cristo e vivono di Lui.<br />

221


222<br />

Per questo, nel prossimo Programma Pastorale riproporremo molto<br />

di quanto è contenuto nel Programma 2000-2001; ma metteremo l’accento,<br />

sulla formazione dei presbiteri e diaconi, dei laici e di coloro che<br />

chiedono di essere iniziati alla fede cristiana, promuovendo “luoghi di<br />

profonda spiritualità, dove man mano si ingigantisce la figura del Cristo,<br />

si alimenta la vita interiore, si avvertono gli appelli alla santità e al<br />

dono di sé” (Lettera Pastorale).<br />

Il Signore Gesù, che fa nuova ogni cosa, (cfr. Ap 21, 5) rinnovi la nostra<br />

mente, infiammi il nostro cuore della sua carità; e Maria, Madre Sua<br />

e “Madre della Chiesa, cuore materno della comunione apostolica, maestra<br />

dei pensieri e delle attese del Figlio, animatrice di coraggiosa testimonianza,<br />

coppa prelibata delle Spirito Santo, Figlia obbediente ai desideri<br />

del Padre, ci accompagni nel cammino”.<br />

✠ Mario, Vescovo


Messaggi<br />

MESSAGGIO AUGURALE<br />

AL CLERO E A TUTTA LA COMUNITÀ DIOCESANA<br />

IN OCCASIONE DELLA SANTA PASQUA 2001<br />

Come Padre,<br />

dalla casa della Vita,<br />

della Gioia, dell’Amore,<br />

rivestito di splendore,<br />

Tu,<br />

dal sepolcro glorioso,<br />

dimora sofferta di Beni Eterni,<br />

vieni, nella notte,<br />

incontro a me,<br />

per avvolgermi di Luce<br />

e stringermi<br />

in un soffocante abbraccio<br />

di amore e di salvezza.<br />

✠ Mario, Vescovo<br />

223


224<br />

Lettere<br />

A Sua Eccellenza Reverendissima<br />

Mons. Domenico PADOVANO<br />

Vescovo di Conversano-Monopoli<br />

Via San Benedetto, 1<br />

70014 CONVERSANO (BA)<br />

Relazione conclusiva<br />

del Grande Giubileo dell’anno 2000<br />

nella <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

1.1. Il Grande Giubileo dell’anno 2000 ha rappresentato per la nostra<br />

<strong>Diocesi</strong> veramente il traguardo del cammino di 3 anni di preparazione.<br />

Esso è stato pensato e vissuto come anno favorevole per la liberazione<br />

dal peccato e dalle sue conseguenze; anno di gioia per il ritorno del figlio<br />

prodigo e per la chiamata ad un nuovo inizio; anno della Chiesa, comunione<br />

di credenti e missione di salvati (cfr. Programma Pastorale<br />

Diocesano 1999-2000). Vari messaggi sono stati inviati dal Vescovo sul<br />

tema del Giubileo, sotto forma di articoli per la pagina diocesana settimanale<br />

di Avvenire.<br />

1.2. Fra le iniziative proposte e realizzate per l’anno giubilare, si colloca<br />

innanzitutto la grande Missione Diocesana (marzo - giugno), realizzata<br />

grazie alla disponibilità e all’impegno dei Sacerdoti e di più di<br />

600 missionari tra i fedeli laici pastoralmente impegnati della nostra<br />

<strong>Diocesi</strong>; tale Missione è stata preparata, oltre che da una serie di incontri<br />

di formazione a carattere teologico e metodologico, anche da una importante<br />

ed articolata Mostra sulla Bibbia, e si è idealmente conclusa<br />

con la celebrazione diocesana del Corpus Domini (giovedì 22 giugno) e<br />

del Convegno di studio (13-15 settembre) sul tema “Famiglia e Liturgia”.<br />

Come ricordo della Missione Diocesana, è stato distribuito a tutte<br />

le famiglie un libretto, dal titolo “Le labbra e il cuore”, che raccoglie le<br />

riflessioni del Vescovo sul “Padre nostro”. A questo si aggiungono momenti<br />

di Ritiro per le famiglie e la nascita della Scuola di preghiera per i


giovani. Inoltre, la <strong>Diocesi</strong> ha partecipato alla ricostruzione delle case<br />

di un villaggio del Kosovo e ha avviato un rapporto di gemellaggio con<br />

la <strong>Diocesi</strong> di Awasa (Etiopia).<br />

2.1. Quanto alla celebrazione del Giubileo in <strong>Diocesi</strong>, soprattutto<br />

nelle “Chiese giubilari” (in tutto 11) è stata data la possibilità ai fedeli,<br />

singolarmente o in gruppo, di vivere quest’anno di grazia e di usufruirne.<br />

Molto partecipate, quantitativamente e qualitativamente, le varie celebrazioni<br />

in queste chiese, con buoni risultati sul piano pastorale; da segnalare:<br />

la celebrazione comunitaria del Sacramento del Battesimo (9<br />

gennaio, Festa del Battesimo di Gesù) e della Cresima degli adolescenti<br />

(a livello interparrocchiale, secondo il calendario della Missione diocesana).<br />

2.2. Massiccia la frequenza al Sacramento della Penitenza, soprattutto<br />

durante i tempi forti dell’anno liturgico – in cui non sono mancate<br />

diverse celebrazioni comunitarie – oppure in vista di Feste particolarmente<br />

solenni o di pellegrinaggi.<br />

2.3. Tenendo presente quanto suggerito dal Comitato Centrale del<br />

Grande Giubileo, si è cercato di favorire la partecipazione a Roma in occasione<br />

del Giubileo di alcune categorie (Mondo del lavoro, Giovani,<br />

Famiglie, Catechisti, Mondo agricolo), mentre sono stati celebrati a livello<br />

diocesano il Giubileo dei Bambini, dei Consacrati, degli Ammalati<br />

e del Clero. Buona anche la partecipazione alle Veglie di preghiera<br />

proposte per quest’anno giubilare, tutte celebrate a livello cittadino: per<br />

il passaggio all’anno 2000 (31 dicembre 1999), dell’Annunciazione (25<br />

marzo), per il passaggio al nuovo millennio (31 dicembre 2000).<br />

2.4. Oltre ai pellegrinaggi individuali, numerosi sono stati i pellegrinaggi<br />

parrocchiali, interparrocchiali e di gruppo (ad es. Scuole) verso le<br />

“Chiese giubilari”, soprattutto durante la Missione diocesana o in occasione<br />

di alcune Solennità dell’anno liturgico (Natale, Pasqua, ecc.).<br />

3.1. Tre sono stati i pellegrinaggi diocesani giubilari: a Fatima e Santiago<br />

de Compostela (26 luglio-2 agosto); al Santuario dell’Incoronata<br />

di Foggia per tutte le famiglie (16 settembre); a Roma in udienza dal<br />

Santo Padre (25 ottobre). A questi si aggiunge la partecipazione alla<br />

225


226<br />

Giornata Mondiale della Gioventù da parte di 200 giovani e 100 volontari<br />

della <strong>Diocesi</strong>, preparata in modo particolare dall’accoglienza in<br />

<strong>Diocesi</strong> della Croce della Giornata Mondiale della Gioventù (22-24 febbraio).<br />

A livello parrocchiale, poi, quasi ogni comunità ha organizzato<br />

uno o più pellegrinaggi (è difficile quantificarne il numero), soprattutto<br />

a Roma, ma anche verso altri luoghi Santi della tradizione cristiana<br />

(Lourdes, Assisi, ecc.).<br />

3.2. Buona la qualità spirituale della partecipazione.<br />

3.3. È stata realizzata una videocassetta del Vescovo per parlare del<br />

Giubileo ai bambini delle Elementari.<br />

4. Intensa l’attività pastorale, soprattutto per quanto attiene la celebrazione<br />

dei Sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, nei<br />

Santuari giubilari della <strong>Diocesi</strong>, frequentati da un numero di fedeli<br />

superiore alla media, per lo più appartenenti alla nostra <strong>Diocesi</strong>.<br />

5. Avendo investito tutte le forze ed il tempo alla preparazione e allo<br />

svolgimento della grande Missione diocesana e delle celebrazioni<br />

e dei pellegrinaggi giubilari, non si è data importanza ad altri<br />

aspetti.<br />

6. La <strong>Diocesi</strong> si è dimostrata particolarmente sensibile all’accoglienza<br />

dei pellegrini, soprattutto in occasione della Giornata<br />

Mondiale della Gioventù, quando sono stati ospitati dalle famiglie<br />

circa 70 giovani provenienti da diverse nazioni dell’Est europeo<br />

e dell’Asia. Sono stati restaurati 2 Conventi dai Comuni, con<br />

fondi per il Giubileo, ma non sono serviti per l’ospitalità.<br />

<strong>Altamura</strong>, 10 febbraio 2001<br />

* * *<br />

✠ Mario Paciello<br />

Vescovo


Eccellenza Reverendissima,<br />

A Sua Eccellenza Reverendissima<br />

Mons. Ennio ANTONELLI<br />

Segretario Generale della C.E.I.<br />

Circonvallazione Aurelia, 50<br />

00165 ROMA<br />

con la presente faccio seguito alla Sua cortese del 6 febbraio u.s., in<br />

merito alla “Campagna” indetta dal Comitato Ecclesiale per la riduzione<br />

del debito estero dei Paesi più poveri.<br />

Le comunico, pertanto, che, nell’ambito della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />

delle Fonti, è stata raccolta la somma di<br />

£. 34.603.800, inviata al suddetto Comitato Ecclesiale in diverse soluzioni<br />

a nome delle singole persone o realtà ecclesiali che hanno mostrato<br />

una particolare sensibilità per questa iniziativa. Mi è impossibile<br />

quantificare ciò che tanti altri privati hanno inviato direttamente al Comitato<br />

senza darne notizia alla Curia.<br />

A livello diocesano, invece, abbiamo sostenuto il progetto della Caritas<br />

Regionale Pugliese per la ricostruzione di 80 case e di una Scuola<br />

in Kosovo: è stato anche questo un modo concreto per manifestare l’impegno<br />

di conversione proprio dell’anno giubilare, nonché una forma di<br />

solidarietà verso un Paese prostrato dalla guerra e dalla povertà. Faccio<br />

presente, inoltre, che la <strong>Diocesi</strong> ha un gemellaggio con la <strong>Diocesi</strong> di<br />

Awasa in Etiopia.<br />

Profitto della circostanza per salutarLa con sensi di distinto ossequio.<br />

<strong>Altamura</strong>, 9 marzo 2001<br />

* * *<br />

✠ Mario Paciello<br />

Vescovo<br />

227


228<br />

TELEGRAMMAAUGURALE<br />

ALL’AVV. RACHELE POPOLIZIO<br />

NEO-ELETTA SINDACO DI ALTAMURA<br />

AVV. RACHELE POPOLIZIO<br />

SINDACO DI ALTAMURA<br />

VIA ROMAGNA, 7<br />

ALTAMURA<br />

16 maggio 2001<br />

ESPRIMO VIVE FELICITAZIONI SUA ELEZIONE SINDACO AL-<br />

TAMURA ET FORMULO FERVIDI AUGURI ALTO SERVIZIO IN-<br />

TERA CITTADINANZA.<br />

MARIO PACIELLO<br />

VESCOVO DI ALTAMURA-GRAVINA-<br />

ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />

* * *<br />

Ai Rev.di<br />

Presbiteri e Diaconi<br />

Diocesani e Religiosi<br />

Carissimi,<br />

“Grazia a voi e pace da Dio, Padre Nostro, e dal Signore Gesù Cristo”<br />

(Rm 1, 7).<br />

Presso il Santuario della Madonna del Buoncammino, in occasione<br />

dell’ultimo ritiro, ho rivolto a Presbiteri e Diaconi un caloroso invito a<br />

partecipare alla celebrazione diocesana del Corpus Domini, il 14 giugno,<br />

ad <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti.<br />

Torno per iscritto, come promesso, sull’iniziativa, non solo per far<br />

giungere la notizia anche agli assenti al ritiro o per allegare qualche dato


tecnico-organizzativo, ma soprattutto per rinnovare l’appello a far incontrare<br />

con Gesù Eucarestia, con tutto il Presbiterio e tra di loro, gli<br />

operatori pastorali, i laici impegnati, le giovani coppie, i giovani, le associazioni<br />

di ogni parrocchia e paese.<br />

È importante per i nostri fedeli avere nell’anno almeno due grandi<br />

occasioni di incontro diocesano plenario e assembleare: uno eucaristico<br />

(Corpus Domini) e uno mariano (pellegrinaggio delle famiglie al Santuario<br />

dell’Incoronata).<br />

L’impegno per suscitare la partecipazione, e i piccoli inevitabili disagi<br />

che queste convocazioni comportano, sono largamente compensati<br />

da frutti spirituali impensabili, da esperienze di fede e di Chiesa che<br />

contribuiscono moltissimo a segnare il cammino di crescita cristiana di<br />

persone e comunità.<br />

Poiché la Giornata di Santificazione Sacerdotale ci troverà tutti impegnati<br />

per la festa del Sacro Cuore, desidero che la celebrazione diocesana<br />

del Corpo e del Sangue di Cristo si rivesta anche di questo significato.<br />

L’abbinamento ci permette di coinvolgere tutta la Comunità Diocesana<br />

nella preghiera per i Ministri ordinati, e di evitare altre riunioni<br />

presbiterali, in un mese pregno di lavoro e di impegni.<br />

Per questi motivi, vi prego di informare ampiamente Comunità e Associazioni<br />

e di dare incarico a qualche collaboratore di organizzare almeno<br />

la formazione di un pullman.<br />

Mi permetto ancora una volta di invitarvi a partecipare al corso diocesano<br />

di esercizi spirituali a Campo di Giove, dal 25 al 29 giugno, per<br />

fare un passo avanti verso una comunione più profonda, una più sentita<br />

fraternità in Cristo e una gioiosa condivisione di doni spirituali.<br />

Nella speranza di vivere momenti di intensa esperienza di fede, di<br />

spiritualità e di Chiesa, fraternamente vi abbraccio e vi benedico.<br />

Dal Palazzo Vescovile, 24 maggio 2001<br />

* * *<br />

✠ Mario, Vescovo<br />

229


230<br />

Gentilissimo Signor Sindaco,<br />

Ai Signori Sindaci<br />

della <strong>Diocesi</strong><br />

la Solennità del Corpus Domini, che celebreremo giovedì 14 giugno<br />

p.v. ad <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, sarà un evento molto importante per la<br />

nostra <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti che, riunita<br />

intorno al suo Pastore, esprimerà la propria fede nel Sacramento dell’Eucaristia,<br />

mistero di comunione e vincolo di carità.<br />

Con la presente, La invito a partecipare, unitamente alla Giunta Comunale,<br />

alla Celebrazione Eucaristica, che si svolgerà in Piazza G. Garibaldi,<br />

alle ore 19.00. È gradita la partecipazione in forma ufficiale,<br />

con le insegne personali ed il gonfalone del Comune.<br />

ConfermandoLe la stima mia personale e di tutta la Comunità ecclesiale<br />

per l’alto servizio che svolge in favore dell’intera cittadinanza,<br />

profitto della circostanza per porgerLe distinti ossequi.<br />

<strong>Altamura</strong>, 30 maggio 2001<br />

✠ Mario Paciello<br />

Vescovo


Prot. n. 5/2001<br />

Decreti<br />

- IN SEGUITO al decesso del Rev.mo Can. Sac. Vito Cassano, Presidente<br />

del Capitolo Concattedrale di <strong>Gravina</strong>, avvenuto in data 3 gennaio<br />

2001;<br />

- VISTA la domanda presentata in data 12 gennaio 2001 dal Presidente<br />

f. f. del medesimo Capitolo Concattedrale, Can. Mons. Domenico<br />

Farella, con la quale si chiede la conferma del Presidente eletto;<br />

- PRESO ATTO del risultato dell’elezione, avvenuta in pari data;<br />

- A NORMA del can. 509 §1 del Codice di Diritto Canonico,<br />

CONFERMO<br />

l’elezione del nuovo Presidente<br />

del Capitolo Concattedrale di <strong>Gravina</strong><br />

nella persona del<br />

Rev.mo Can. Sac. Giuseppe Lofrese<br />

Con la mia paterna Benedizione.<br />

<strong>Altamura</strong>, 15 gennaio 2001<br />

Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />

Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />

231


232<br />

Prot. n. 7/2001<br />

- VISTO il nostro Decreto in data 11 febbraio 1999, prot. n. 10/99, con<br />

il quale si autorizza il Capitolo Cattedrale di <strong>Altamura</strong> ad accettare<br />

l’eredità della Sig.na Francesca Carlucci, consistente in un pianterreno<br />

sito in <strong>Altamura</strong>, in Corso Federico II di Svevia n. 73, meglio noto<br />

come “Caffè Striccoli”;<br />

- VISTO il Tariffario Regionale, approvato dalla Congregazione per il<br />

Clero il 6 giugno 2000 ed entrato in vigore nella nostra <strong>Diocesi</strong> il 1<br />

gennaio 2001, circa la tassa per autorizzazione a compiere atti di<br />

straordinaria amministrazione dovuta da tutti gli Enti Ecclesiastici<br />

soggetti alla giurisdizione del Vescovo diocesano;<br />

- CONSIDERATO l’alto valore dell’immobile, e quindi l’impossibilità<br />

da parte del suddetto Capitolo Cattedrale di far fronte a tale onere,<br />

nella misura del 15% sul valore del bene al netto di altri oneri,<br />

STABILISCO<br />

che il Capitolo Cattedrale di <strong>Altamura</strong> versi alla Cassa Diocesana, per<br />

un periodo di cinquant’anni, la somma pari al 10% sul fitto mensile derivante<br />

dal suddetto immobile.<br />

<strong>Altamura</strong>, 1 febbraio 2001<br />

Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />

Mons. Diego Carlucci Vescovo


Prot. n. 16/2001<br />

- VISTO il Decreto del mio Venerato Predecessore, Mons. Tarcisio Pisani,<br />

in data 8 settembre 1988, con il quale si istituiva in tutte le Parrocchie<br />

della <strong>Diocesi</strong> il Consiglio Pastorale Parrocchiale, a norma<br />

del can. 536 § 1 del Codice di Diritto Canonico;<br />

- VISTO lo Statuto del medesimo Consiglio, promulgato in pari data<br />

“ad experimentum” per un quinquennio, riconfermabile;<br />

- PRESO ATTO della necessità di rivedere il suddetto Statuto, al fine<br />

di renderlo più rispondente alle attuali situazioni e attese pastorali;<br />

- A CONFERMA degli indirizzi pastorali espressi in questi anni del<br />

mio ministero episcopale e come premessa necessaria per la costituzione<br />

del Consiglio Pastorale Diocesano;<br />

- A NORMA del Can. 536 § 2 del Codice di Diritto Canonico,<br />

DECRETO<br />

la promulgazione del nuovo Statuto del Consiglio Pastorale Parrocchiale<br />

per la <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, disponendone<br />

l’immediata entrata in vigore.<br />

Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />

Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />

Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />

* * *<br />

233


234<br />

CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE<br />

STATUTO<br />

Art. 1 – Costituzione e sede<br />

In ogni Parrocchia della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />

delle Fonti è costituito, ai sensi del can. 536 del Codice di Diritto Canonico,<br />

il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP).<br />

Art. 2 – Natura<br />

Il CPP è l’organo di comunione ecclesiale e di partecipazione dei fedeli<br />

nel sostenere e promuovere l’attività pastorale della Parrocchia, nel<br />

rispetto degli orientamenti indicati dalla <strong>Diocesi</strong>.<br />

Esso gode soltanto di voto consultivo.<br />

Art. 3 – Finalità e attribuzioni<br />

Spetta al CPP:<br />

a) approfondire la vita della Parrocchia nelle sue diverse articolazioni:<br />

evangelizzazione e catechesi, liturgia e santificazione, carità e<br />

testimonianza cristiana;<br />

b) proporre un programma pastorale annuale, in armonia con gli<br />

orientamenti del Programma Pastorale diocesano, individuando<br />

gli impegni prioritari e indicando i tempi, gli strumenti e i metodi<br />

per la sua attuazione;<br />

c) verificare periodicamente l’attuazione del programma elaborato;<br />

d) collaborare con il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici<br />

per una valutazione delle spese occorrenti, individuando iniziative<br />

utili al reperimento dei relativi mezzi finanziari.


Art. 4 – Composizione e rappresentanza<br />

Il CPP è composto da chierici, consacrati e laici che partecipano attivamente<br />

alla vita pastorale della Parrocchia.<br />

1. Entrano a far parte di diritto del CPP:<br />

a) i Sacerdoti e i Diaconi;<br />

b) un rappresentante per ogni Istituto di vita consacrata, dallo<br />

stesso designato;<br />

c) l’animatore responsabile per la Catechesi, la Liturgia e la Caritas;<br />

d) un componente del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici,<br />

dallo stesso designato;<br />

e) i presidenti degli Ordini secolari, delle Confraternite, delle Associazioni<br />

nelle loro articolazioni, dei gruppi e dei movimenti<br />

ecclesiali o di ispirazione cristiana.<br />

2. La comunità parrocchiale può eleggere, durante un’assemblea, un<br />

terzo dei membri del CPP tra laici disponibili e ritenuti idonei.<br />

Art. 5 - Durata<br />

Il CPP dura in carica cinque anni. Può cessare prima, se si rende vacante<br />

la Parrocchia o per dimissioni della maggioranza dei membri.<br />

I membri del Consiglio non possono essere revocati, se non per gravi<br />

e comprovati motivi, o nel caso in cui abbiano mancato di presenziare,<br />

senza giustificazione alcuna, a tre adunanze consecutive del Consiglio<br />

medesimo.<br />

In caso di morte, dimissioni, revoca o permanente invalidità di uno o<br />

più componenti del Consiglio, il Parroco provvede a nominarne i sostituti.<br />

I Consiglieri, così nominati, rimangono in carica fino alla scadenza<br />

del mandato, e possono essere riconfermati.<br />

Art. 6 – Organi<br />

1. Presidente di diritto del CPP è il Parroco, al quale compete:<br />

a) convocare e presiedere il Consiglio;<br />

b) formulare l’ordine del giorno.<br />

In caso di impedimento, può incaricare un suo delegato.<br />

235


236<br />

2. Il Parroco nomina un Segretario, il quale provvede a:<br />

a) inviare l’avviso di convocazione del Consiglio, con l’indicazione<br />

del relativo ordine del giorno;<br />

b) redigere il verbale delle riunioni e tenere il relativo registro;<br />

c) conservare tutti gli atti del Consiglio.<br />

3. Il CPP, per specifiche esigenze dell’attività pastorale, può istituire<br />

al suo interno delle Commissioni, composte da membri scelti nell’ambito<br />

del medesimo Consiglio o da persone esterne, in ragione<br />

della loro specifica competenza.<br />

Art. 7 – Riunioni<br />

1. Il CPP si riunisce, per quanto è possibile, una volta al mese, e<br />

quando il Parroco o la maggioranza dei Consiglieri lo ritenga opportuno.<br />

2. I verbali delle riunioni, redatti su apposito registro, debbono essere<br />

approvati nella seduta successiva e sottoscritti dal Parroco e dal<br />

Segretario.<br />

3. Le riunioni sono pubbliche e chiunque può assistervi come osservatore.<br />

Art. 8 – Rinvio a norme generali<br />

Per tutto quanto non contemplato nel presente Statuto, si applicheranno<br />

le norme generali del Diritto Canonico e le disposizioni del diritto<br />

particolare.<br />

Art. 9 - Entrata in vigore<br />

Il presente Statuto entra in vigore con effetto immediato ed abroga<br />

ogni Statuto precedente.<br />

Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />

Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />

Mons. Diego Carlucci Vescovo


Prot. n. 17/2001<br />

- VISTO lo Statuto del Consiglio Pastorale Diocesano, approvato e<br />

promulgato dal mio Venerato Predecessore, Mons. Tarcisio Pisani, in<br />

data 25 marzo 1991;<br />

- PRESO ATTO della necessità di rivedere il suddetto Statuto, al fine<br />

di renderlo più rispondente alle attuali situazioni e attese pastorali;<br />

- A CONFERMA degli indirizzi pastorali espressi in questi anni del<br />

mio ministero episcopale e come premessa necessaria per la costituzione<br />

del Consiglio Pastorale Diocesano;<br />

- A NORMA dei Cann. 511 e 513 § 1 del Codice di Diritto Canonico,<br />

DECRETO<br />

la promulgazione del nuovo Statuto del Consiglio Pastorale Diocesano<br />

per la <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, disponendone<br />

l’immediata entrata in vigore.<br />

Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />

Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />

Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />

* * *<br />

237


238<br />

CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO<br />

STATUTO<br />

Art. 1 – Costituzione e sede<br />

Nella <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti è costituito,<br />

ai sensi del can. 511 del Codice di Diritto Canonico, il Consiglio Pastorale<br />

Diocesano (CPD).<br />

Art. 2 – Natura<br />

Il CPD è l’organo consultivo permanente che esprime e realizza nella<br />

<strong>Diocesi</strong> la comunione responsabile e la partecipazione attiva del popolo<br />

di Dio alla missione di salvezza della Chiesa, a servizio dell’evangelizzazione,<br />

della santificazione e della carità.<br />

Art. 3 – Finalità e attribuzioni<br />

Spetta al CPD, sotto l’autorità del Vescovo:<br />

a) ricercare, discutere e presentare proposte concrete in ordine alle<br />

attività pastorali della <strong>Diocesi</strong>;<br />

b) elaborare proposte concrete per l’attuazione del Progetto e del Programma<br />

Pastorale della <strong>Diocesi</strong>, individuando metodi, tempi e strumenti<br />

e verificandone periodicamente l’effettiva realizzazione;<br />

c) promuovere l’azione e la collaborazione tra i vari organismi e<br />

gruppi ecclesiali operanti nella <strong>Diocesi</strong>;<br />

d) eleggere, nel numero e secondo le modalità stabilite dal Vescovo,<br />

i fedeli laici, anche membri di Istituti di vita consacrata, che devono<br />

partecipare al Sinodo diocesano;<br />

e) designare nel proprio ambito due rappresentanti che avranno il diritto-dovere<br />

di partecipare al Concilio Provinciale con voto consultivo.


Art. 4 – Composizione e rappresentanza<br />

Il CPD è composto dal Vescovo, che lo presiede, da chierici, da consacrati,<br />

e da laici.<br />

Ne fanno parte:<br />

a) membri di diritto, in ragione dell’ufficio ricoperto:<br />

- il Vicario Generale e i Vicari Episcopali;<br />

- i Coordinatori di zona;<br />

- il Segretario del Consiglio Presbiterale;<br />

- i Direttori degli Uffici Pastorali;<br />

- i Segretari di C.I.S.M. e U.S.M.I. diocesani;<br />

- il Presidente diocesano di Azione Cattolica;<br />

b) membri designati da istituzioni e organismi ecclesiali:<br />

- un Diacono permanente;<br />

- un rappresentante dei Ministri istituiti;<br />

- un rappresentante laico di ogni Consiglio Pastorale Parrocchiale;<br />

- due rappresentanti della Consulta Diocesana dell’Apostolato<br />

dei laici;<br />

c) sette membri designati dal Vescovo.<br />

Art. 5 – Durata<br />

Il CPD dura in carica cinque anni. Può cessare prima, se si rende vacante<br />

la <strong>Diocesi</strong> o per dimissioni della maggioranza dei membri.<br />

Inoltre, decadono dal CPD:<br />

- i membri di diritto che, facendone parte a motivo dell’ufficio, non<br />

ricoprono più il medesimo ufficio;<br />

- i rappresentanti laici delle Parrocchie che non fanno più parte del<br />

CPP;<br />

- coloro che non ne sono più ritenuti idonei per gravi motivi accertati<br />

dal Vescovo.<br />

239


240<br />

Art. 6 – Organi<br />

1. Presidente di diritto del CPD è il Vescovo, al quale compete:<br />

a) convocare e presiedere il Consiglio;<br />

b) formulare l’ordine del giorno;<br />

c) favorire il coordinamento fra il CPD e gli altri organi della <strong>Diocesi</strong>.<br />

In caso di impedimento, il Vescovo può delegare il Vicario Generale<br />

o un altro Presbitero.<br />

2. Il Vescovo nomina un Segretario, il quale provvede a:<br />

a) inviare l’avviso di convocazione del Consiglio, con l’indicazione<br />

del relativo ordine del giorno, almeno cinque giorni prima<br />

della riunione;<br />

b) redigere il verbale delle riunioni e tenere il relativo registro;<br />

c) comunicare le decadenze e/o sostituzioni dei componenti del<br />

CPD;<br />

d) conservare tutti gli atti del Consiglio.<br />

3. Il CPD, per specifiche esigenze dell’attività pastorale, può istituire<br />

al suo interno delle Commissioni, composte da membri scelti<br />

nell’ambito del medesimo Consiglio o da persone esterne, in ragione<br />

della loro specifica competenza.<br />

Art. 7 – Riunioni<br />

1. Il CPD si riunisce tre volte l’anno, e quando il Vescovo o la maggioranza<br />

dei Consiglieri lo ritenga opportuno.<br />

2. I verbali delle riunioni del Consiglio, redatti su apposito registro,<br />

debbono essere approvati nella seduta successiva e sottoscritti dal<br />

Vescovo e dal Segretario.<br />

Art. 8 – Rinvio a norme generali<br />

Per tutto quanto non contemplato nel presente Statuto, si applicheranno<br />

le norme generali del Diritto Canonico e le disposizioni del diritto<br />

particolare.


Art. 9 – Entrata in vigore<br />

Il presente Statuto entra in vigore con effetto immediato ed abroga<br />

ogni Statuto precedente.<br />

Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />

Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />

Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />

241


242<br />

Prot. n. 19/2001<br />

- VISTA la domanda di incardinazione, presentata a voce in data 2 settembre<br />

2000 e formalizzata il 5 aprile 2001 dal Rev.do Mons. Felice<br />

POSA, nato ad <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti il 27 settembre 1930 e ordinato<br />

Sacerdote per la <strong>Diocesi</strong> di Bisceglie il 14 agosto 1955, attualmente<br />

incardinato nell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie;<br />

- VISTA la lettera di disponibilità all’escardinazione in data 11 gennaio<br />

2001 a firma di S.E. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo<br />

di Trani-Barletta-Bisceglie;<br />

- CONSIDERATA la personalità umana e sacerdotale di Mons. Felice<br />

Posa, nonché la sua esperienza e preparazione culturale;<br />

- OTTENUTO il parere favorevole del Collegio dei Consultori in data<br />

19 marzo 2001;<br />

- A NORMA dei Cann. 265, 267, 269 e 270 del Codice di Diritto Canonico,<br />

DECRETO<br />

l’incardinazione del Rev.do Mons. Felice Posa<br />

nella <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

Il presente Decreto ha effetto immediato.<br />

Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />

Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />

Mons. Diego Carlucci Vescovo


Prot. n. 24/2001<br />

• VISTA la richiesta in data 23.01.2001 del Rev.do Sac. Carlo Carducci,<br />

Parroco e Legale rappresentante della Parrocchia S. Pietro Apostolo<br />

in Spinazzola, con la quale si chiede l’autorizzazione all’accettazione<br />

del lascito, con testamento olografo, della signora Barbera<br />

Maria Rosato, deceduta in Spinazzola il 16.11.1996;<br />

• VISTA copia fotostatica del suddetto testamento olografo, redatto in<br />

data 20.10.1968, pubblicato in data 27.11.1997, Repertorio n. 340,<br />

Raccolta n. 137 del Notaio Stefano Santangelo in Spinazzola, registrato<br />

a Barletta in data 11.12.97 al n. 2126;<br />

• VISTA la documentazione allegata alla richiesta, da cui si evince il<br />

contenuto del lascito, comprendente i “progressivi” da n. 01 a n. 022<br />

dell’Attivo ereditario – Quadro B1: Immobili e Diritti reali immobiliari,<br />

Intercalare n. 1 e 2, nonché l’iter seguito dal Curatore testamentario,<br />

Rag. Luigi Giorgio, con studio in Minervino Murge a Corso<br />

Cavour, 42;<br />

• VISTI i canoni 1299 – 1301 del Codice di Diritto Canonico;<br />

• RITENENDO che il patrimonio lasciato dalla suddetta signora Barbera<br />

Maria Rosato è di vantaggio per l’esercizio del culto e per la pastorale,<br />

AUTORIZZO<br />

l’accettazione della donazione “Barbera Maria Rosato”<br />

a favore della Parrocchia S. Pietro Apostolo in Spinazzola.<br />

Il Rev.do Sac. Carlo Carducci, Parroco e Legale rappresentante della<br />

suddetta Parrocchia, Ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, regolarmente<br />

iscritto nel Registro delle Persone Giuridiche del Tribunale di<br />

Bari il 20 ottobre 1988 al n. 553, nell’accettare la donazione provvederà<br />

all’espletamento della relativa pratica.<br />

<strong>Altamura</strong>, 24 maggio 2001<br />

Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />

Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />

243


244<br />

CONVENZIONE<br />

tra la <strong>Diocesi</strong> di<br />

<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

e la Congregazione dei Missionari Monfortani<br />

per l’affidamento del Santuario<br />

Maria SS. del Buoncammino in <strong>Altamura</strong><br />

Prot. n. 26/2001<br />

Tra la <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti,<br />

nella persona del Vescovo, S.E. Mons. Mario Paciello,<br />

che ne fa richiesta,<br />

e<br />

la Compagnia di Maria dei Missionari Monfortani (S.M.M.),<br />

nella persona del Superiore Provinciale, P. Daniele Carraro,<br />

SI CONVIENE QUANTO SEGUE:<br />

1. Il Superiore Provinciale dei Missionari Monfortani, P. Daniele<br />

Carraro, si impegna a consentire, ad almeno due Religiosi, di essere<br />

a servizio della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle<br />

Fonti per tre anni, a partire dal 1 settembre 2000, per reggere il<br />

Santuario Maria SS.ma del Buoncammino, con sede in <strong>Altamura</strong>.<br />

2. Il Sacerdote che svolgerà la funzione di Rettore del Santuario, e<br />

chi collabora con lui, opereranno in piena sintonia con il Vescovo<br />

Diocesano, attenendosi alle Sue indicazioni e allo Statuto del<br />

Santuario. Condivideranno le scelte pastorali della <strong>Diocesi</strong>, impegnandosi<br />

in modo specifico per la promozione della vera devozione<br />

mariana.<br />

3. Il Rettore presterà obbedienza al Vescovo Diocesano, prima di essere<br />

immesso nell’ufficio.<br />

4. Il servizio ministeriale della Comunità religiosa dei Missionari<br />

Monfortani per il Santuario viene stabilito per le celebrazioni li-


turgiche, le confessioni sacramentali, la direzione spirituale, l’animazione<br />

mariana in <strong>Diocesi</strong>. La Comunità avrà spazi propri, sia<br />

per il buon andamento nella gestione del Santuario, sia per la pastorale<br />

mariana nella Regione ecclesiastica.<br />

5. Ai Missionari Monfortani è affidata anche la responsabilità e il<br />

coordinamento dell’Associazione “Maria SS. del Buoncammino”,<br />

che ha sede presso il Santuario stesso, sia per la sezione maschile<br />

sia per quella femminile, in ordine al servizio che gli Associati<br />

renderanno al Santuario.<br />

6. Il Rettore curerà la gestione economica ordinaria del Santuario,<br />

mentre per la gestione straordinaria si avvarrà di un Consiglio di<br />

Amministrazione, per ciò che è di sua competenza statutaria.<br />

Ogni eventuale spesa straordinaria, legata ad iniziative particolari<br />

del Santuario, deve essere messa in bilancio preventivo o sottoposta<br />

al Consiglio di Amministrazione. Il Rettore non può accettare<br />

offerte finalizzate all’acquisto di arredi o alla modifica di ambienti,<br />

non approvati dal Consiglio di Amministrazione e, se è necessario,<br />

dall’Ufficio Diocesano dei Beni Culturali. Per le spese, le<br />

alienazioni o le donazioni superiori al limite stabilito dal Diritto e<br />

dalle delibere C.E.I., il Consiglio di Amministrazione chiederà il<br />

“nulla osta” agli Organismi diocesani competenti.<br />

7. Il Rettore e gli altri Religiosi collaboratori avranno gli stessi obblighi<br />

e gli stessi diritti dei Sacerdoti diocesani.<br />

8. Le parti costituite danno atto che il Santuario e le parti annesse sono<br />

di esclusiva proprietà della <strong>Diocesi</strong> innanzi indicata. Il Santuario<br />

viene dato in uso gratuito ai Missionari Monfortani, che provvederanno<br />

alla custodia dello stesso, come si compete al buon padre<br />

di famiglia, provvedendo, inoltre, alla manutenzione ordinaria<br />

(cfr. n. 6).<br />

9. All’Amministrazione del Santuario andranno le offerte dei fedeli,<br />

salvo diversa destinazione voluta dal donante. La medesima Amministrazione<br />

si impegnerà per il pagamento delle spese di assicurazione,<br />

luce, acqua, gas e telefono.<br />

245


246<br />

10. Il Rettore e gli altri Religiosi collaboratori, a diverso titolo, saranno<br />

inseriti nel sistema di sostentamento del Clero Diocesano. Il<br />

Santuario integrerà la somma percepita con £. 100.000 (centomila)<br />

mensili per il Rettore e £. 50.000 (cinquantamila) mensili per il<br />

Vice-Rettore, da versare ogni sei mesi, per un totale di £.<br />

1.800.000 (unmilioneottocentomila) annue. Le offerte delle Messe<br />

binate o trinate rimarranno ai Missionari Monfortani per le loro<br />

opere di formazione. L’offerta per gli anniversari di matrimonio<br />

rimarrà per metà al celebrante, l’altra metà sarà versata al Santuario.<br />

Delle offerte dei matrimoni celebrati, £. 150.000 (centocinquantamila)<br />

andranno al Santuario, £. 50.000 (cinquantamila) al<br />

celebrante.<br />

11. Il Rettore e i suoi collaboratori potranno, secondo le norme del<br />

Diritto Canonico e le consuetudini del luogo, assentarsi dal Santuario<br />

presso il quale esercitano il loro ministero per alcuni periodi<br />

di tempo, per le loro esigenze e per le vacanze annuali, tenuto<br />

conto delle necessità del Santuario stesso e dopo aver informato il<br />

Vescovo Diocesano.<br />

12. Il Superiore Provinciale, per grave causa, può sostituire il Rettore<br />

o uno dei suoi collaboratori prima della scadenza della convenzione,<br />

tenendo conto delle reali esigenze di ministero che questi<br />

sta svolgendo e salva sempre l’equità naturale. Avrà cura di operare<br />

la scelta attraverso un dialogo con il Vescovo Diocesano,<br />

informandolo per tempo della sua decisione e mandando persone<br />

che possono continuare o migliorare il lavoro svolto.<br />

13. Resta fermo il diritto del Vescovo Diocesano di rimettere in qualunque<br />

momento la disponibilità del Rettore e dei suoi collaboratori<br />

nelle mani del Superiore Provinciale, osservata l’equità canonica<br />

e naturale.<br />

14. La presente convenzione può essere rinnovata una o più volte,<br />

ove non vi dovesse essere disdetta da una delle due parti entro sei<br />

mesi prima della scadenza convenuta, e non può essere mutata<br />

senza il consenso di tutte le parti in causa.


15. La presente convenzione è sottoscritta del Superiore Provinciale<br />

“pro-tempore” dei Missionari Monfortani, dal Vescovo della <strong>Diocesi</strong><br />

di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti e dal Rettore designato,<br />

che ne conservano copia originale.<br />

<strong>Altamura</strong>, 31 maggio 2001, Festa della Visitazione della B. V. Maria<br />

P. Daniele Carraro, smm ✠ Mario Paciello<br />

Superiore Provinciale Vescovo<br />

P. Sergio Gaspari, smm<br />

Rettore Santuario Buoncammino<br />

Il Cancelliere Vescovile<br />

Mons. Diego Carlucci<br />

247


248<br />

Mons. Vescovo ha nominato:<br />

Nomine<br />

1 gennaio 2001: il Rev.do Sac. Giuseppe NUZZI, Parroco dei Santi<br />

Nicola e Cecilia in <strong>Gravina</strong>, per nove anni (Prot. n.<br />

1/2001).<br />

6 gennaio 2001: il Rev.do Sac. Nicola SCARCELLA, Parroco dello<br />

Spirito Santo in <strong>Gravina</strong>, per nove anni (Prot. n.<br />

3/2001).<br />

31 gennaio 2001: il Rev.do Sac. Michele COLANGELO, Canonico e<br />

Arciprete del Capitolo della Basilica Concattedrale<br />

di <strong>Gravina</strong> (Prot. n. 6/2001).<br />

20 febbraio 2001:il Rev.do Sac. Pasquale SETTEMBRE, Membro del<br />

Consiglio Presbiterale (Prot. n. 8/2001).<br />

26 febbraio 2001:il Rev.do P. Giovanni PROTOPAPA, ofm Conv.,<br />

Confessore ordinario del Monastero di S. Chiara in<br />

<strong>Altamura</strong>, “ad nutum Episcopi” (Prot. n. 9/2001);<br />

il Rev.do P. Sergio GASPARI, smm, Confessore<br />

straordinario del Monastero di S. Chiara in <strong>Altamura</strong>,<br />

“ad nutum Episcopi” (Prot. n. 10/2001).<br />

10 marzo 2001: il Rev.do Sac. Giacomo LORUSSO, Consulente<br />

personale in questioni bibliche e teologiche (Prot. n.<br />

11/2001).<br />

25 marzo 2001: il Rev.do Mons. Carlo CAPUTO, Canonico Teologo<br />

del Capitolo della Basilica Concattedrale di <strong>Gravina</strong><br />

(Prot. n. 13/2001);<br />

il Rev.do Sac. Giacomo LORUSSO, Canonico del<br />

Capitolo della Basilica Concattedrale di <strong>Gravina</strong><br />

(Prot. n. 14/2001);


25 marzo 2001: il Rev.do Sac. Michele CAPODIFERRO, Canonico<br />

del Capitolo della Basilica Concattedrale di <strong>Gravina</strong><br />

(Prot. n. 15/2001).<br />

1 maggio 2001: il Rev.do Mons. Felice POSA, Direttore del Centro<br />

Studi dell’Ente Ecclesiastico Ospedale Generale Regionale<br />

“F. Miulli” in <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, “ad nutum<br />

Episcopi”.<br />

8 maggio 2001: il Rev.do Sac. Giacomo LORUSSO, Vicario Parrocchiale<br />

di San Domenico in <strong>Gravina</strong>, nonché Amministratore<br />

Parrocchiale della stessa Comunità dal 1<br />

giugno fino all’insediamento del nuovo Parroco<br />

(Prot. n. 20/2001).<br />

il Rev.do Sac. Michele CAPODIFERRO, Vicario<br />

Parrocchiale dei S.S. Pietro e Paolo in <strong>Gravina</strong> (Prot.<br />

21/2001).<br />

il Rev.do Mons. Carlo CAPUTO, Notaio dell’Ufficio<br />

di Curia di <strong>Gravina</strong> (Prot. 22/2001).<br />

13 maggio 2001: il Rev.do Sac. Michele CAPODIFERRO, Incaricato<br />

del Servizio diocesano per la promozione del sostegno<br />

economico alla Chiesa (Prot. 23/2001).<br />

3 giugno 2001: il Rev.do Sac. Pasquale SETTEMBRE, Parroco di<br />

San Domenico in <strong>Gravina</strong>, per nove anni (Prot. n.<br />

25/2001).<br />

Nella sessione del 3 aprile 2001, la Conferenza Episcopale Pugliese ha<br />

confermato la nomina del Rev.do Mons. Felice POSA a Promotore di<br />

Giustizia del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese, con sede in<br />

Bari.<br />

Con lettera al Card. Angelo Sodano in data 18 giugno 2001 (Prot. n.<br />

176/01), Mons. Vescovo ha dato il suo assenso circa l’ammissione del<br />

249


250<br />

Rev.do Sac. Andrea FERRANTE, attualmente già in servizio presso la<br />

Sede Apostolica, alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, per essere<br />

destinato al servizio diplomatico della Santa Sede.<br />

Approvazioni<br />

Mons. Vescovo ha approvato e promulgato, disponendone l’immediata<br />

entrata in vigore:<br />

11 aprile 2001: - il nuovo Statuto del Consiglio Pastorale Parrocchiale<br />

(Prot. n. 16/2001);<br />

- il nuovo Statuto del Consiglio Pastorale Diocesano<br />

(Prot. n. 17/2001);<br />

- il nuovo Statuto dell’Associazione “SS. Medici”,<br />

con sede nella Parrocchia S. Maria della Consolazione<br />

in <strong>Altamura</strong> (Prot. n. 18/2001).<br />

31 maggio 2001: - il nuovo Statuto dell’Associazione “Maria SS.ma<br />

del Buoncammino”, con sede nel Santuario omonimo<br />

in <strong>Altamura</strong> (Prot. 27/2001);<br />

- lo Statuto del Santuario Maria SS.ma del Buoncammino<br />

in <strong>Altamura</strong> (Prot. 28/2001).<br />

Licenze<br />

In data 19 marzo 2001, Mons. Vescovo ha concesso la Licenza a S.E.<br />

Mons. Vito De Grisantis, Vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca, di conferire,<br />

nella Cappella Maggiore del Pontificio Seminario Regionale<br />

Teologico di Molfetta, il Ministero del Lettorato al Seminarista Nunzio<br />

FALCICCHIO (Prot. n. 12/2001).


Onorificenze<br />

Con Biglietti della Segreteria di Stato in data 31 gennaio 2001, il<br />

Santo Padre Giovanni Paolo II ha nominato Cappellani di Sua Santità i<br />

Rev.di Monsignori:<br />

• Giancarlo CAPUTO<br />

• Francesco Paolo COLONNA<br />

• Giovanni GIORGIO<br />

• Vincenzo CIAURRI<br />

• Michele COLANGELO<br />

• Lorenzo COLANINNO<br />

• Antonio FIORE<br />

• Antonio LORUSSO<br />

• Vito Michele MASTROGIACOMO<br />

• Giacinto VENTURA<br />

• Oronzo Luigi SIMONE<br />

• Antonio VIOLETTA<br />

• Orazio TRANI<br />

251


252<br />

Ordinazione<br />

Il 24 marzo 2001, nella Cattedrale di <strong>Altamura</strong>, Mons. Vescovo, con<br />

le legittime dimissorie del Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini<br />

di Puglia, ha ordinato Presbitero il professo fr. Giuseppe CIC-<br />

CIMARRA, OFM Capp.<br />

Ministeri<br />

Il 25 marzo 2001, nella Cappella Maggiore del Pontificio Seminario<br />

Regionale Teologico di Molfetta, S.E. Mons. Vito De Grisantis, Vescovo<br />

di Ugento-S. Maria di Leuca, previe lettere dimissorie del Vescovo<br />

diocesano, ha conferito il Ministero del Lettorato al Seminarista Nunzio<br />

FALCICCHIO, della Parrocchia del SS. Rosario di Pompei in <strong>Altamura</strong>.<br />

Il 12 aprile 2001, durante la Messa In Coena Domini nella Cattedrale<br />

di <strong>Altamura</strong>, Mons. Vescovo ha istituito Ministri straordinari della<br />

Comunione i Signori:<br />

- Ciccimarra Maria (Parrocchia S. Agostino in <strong>Altamura</strong>);<br />

- Forte Rita (Parrocchia S. Giovanni Bosco in <strong>Altamura</strong>);<br />

- Farella Simone, Laterza Pasqua, Mancini Rosa Aurelia, Massaro<br />

Maddalena Lucia, Ragone Caterina (Parrocchia S. Sepolcro in<br />

<strong>Altamura</strong>);<br />

- Ciurlia Rita, Larocca Luigi, Loiodice Barbara, Scalera Carmela<br />

(Parrocchia S. Domenico in <strong>Gravina</strong>);<br />

- Calculli Giacinto, Fiore Angela, Manicone Salvatore, Susino Rita<br />

(Parrocchia SS. Pietro e Paolo in <strong>Gravina</strong>);<br />

- Miani Riccardo (Parrocchia S. Pietro Apostolo in Spinazzola).<br />

Il 17 aprile 2001, nella Parrocchia di S. Agostino in <strong>Altamura</strong>, Mons.<br />

Vescovo ha ammesso tra i candidati all’Ordine Sacro il Seminarista<br />

Giuseppe CIFARELLI, della medesima Comunità parrocchiale.


Atti<br />

della Curia


254<br />

6 giugno 2001. Visita Pastorale ad <strong>Altamura</strong>. Visita al 3° Circolo Via Minniti.<br />

6 giugno 2001. Visita Pastorale ad <strong>Altamura</strong>. Visita al 3° Circolo Via Minniti.


Prot. n. 119/01<br />

L’ORDINARIO DIOCESANO:<br />

VICARIO GENERALE<br />

- VISTA la richiesta in data 20 aprile 2001 da parte del Rev.do Sac.<br />

Giovanni Monitillo, Parroco di S. Nicola dei Greci in <strong>Altamura</strong>, di<br />

poter celebrare i matrimoni nella chiesa di S. Francesco di Paola, sita<br />

in Corso Federico II di Svevia, a motivo dei lavori di ristrutturazione<br />

del tetto nella suddetta chiesa parrocchiale;<br />

- ACCERTATA l’effettiva difficoltà a poter svolgere le suddette celebrazioni<br />

in tale situazione, a motivo di una ingombrante impalcatura<br />

che occupa tutta la chiesa;<br />

- VISTI il can. 1118 § 1 del Codice di Diritto Canonico ed il n. 24 del<br />

Decreto Generale della Conferenza Episcopale Italiana sul matrimonio<br />

Canonico,<br />

CONCEDE LA LICENZA<br />

affinché i matrimoni della parrocchia di S. Nicola dei Greci in <strong>Altamura</strong><br />

siano celebrati nella chiesa di S. Francesco di Paola, sino alla conclusione<br />

dei lavori.<br />

<strong>Altamura</strong>, 21 aprile 2001<br />

* * *<br />

Sac. Vito Colonna<br />

Vicario Generale<br />

255


256<br />

Indirizzo augurale<br />

a S.E. Mons. Vescovo<br />

per la festa onomastica di S. Mario<br />

Eccellenza Reverendissima,<br />

19 gennaio 2001<br />

da pochi giorni (6 gennaio 2001) il Papa Giovanni Paolo II ha chiuso<br />

ufficialmente in S. Pietro la Porta Santa del Grande Giubileo del 2000,<br />

porta però che rimane sempre aperta per chi cerca la verità e si affida fiducioso<br />

alle mani del Padre che nel Figlio salva tutti gli uomini.<br />

Lo Spirito giubilare, all’alba del terzo millennio, continua a soffiare<br />

nella nostra <strong>Diocesi</strong> con la VISITA PASTORALE, di cui Lei ci fa dono<br />

e che speriamo segni per ogni parrocchia e per ciascun fedele l’inizio di<br />

un rinnovamento interiore, capace di trasformare il volto delle nostre<br />

città a immagine di Gesù Cristo.<br />

Anome di tutti i confratelli, AUGURI, Eccellenza, per il Suo onomastico<br />

e per il cammino ecclesiale intrapreso: che il Signore confermi tutti<br />

i desideri di bene e di santità che Lei nutre per la porzione di Chiesa affidataLe<br />

quattro anni fa, e spalanchi le porte dei nostri cuori al Pastore<br />

che custodisce amorevolmente il gregge e non permette che alcuna pecora<br />

si smarrisca.<br />

* * *<br />

Don Vito Colonna<br />

Vicario Generale


Carissimi Confratelli,<br />

Ai Reverendissimi Sacerdoti<br />

Diocesani e Religiosi<br />

della <strong>Diocesi</strong><br />

sono sempre più numerosi i gruppi di fedeli che, dai Paesi della nostra<br />

<strong>Diocesi</strong>, si recano in pellegrinaggio a Torre Mileto, frazione di Sannicandro<br />

Garganico (FG), presso una certa Signora Lucia Frascaria,<br />

meglio conosciuta come “Mamma Lucia”, la quale afferma di avere<br />

continue visioni e colloqui con la Madonna, insieme ad altri fenomeni<br />

straordinari (stimmate, miracoli, ecc.).<br />

Inoltre, strumentalizzando immagini sacre, riunisce le persone e raccoglie<br />

denaro per opere che nulla hanno a che fare con la religione, illudendo<br />

in questo modo tanti creduloni o ingenui che pensano ad un rapporto<br />

“privilegiato” di questa donna con la Madonna.<br />

A conferma di ciò, sono arrivate le smentite da parte della Curia Vescovile<br />

di Lucera nel 1974 e, ancora prima, della Curia Arcivescovile di<br />

Milano, avendo la suddetta Signora dimorato per diverso tempo a Sesto<br />

San Giovanni (MI): nulla è vero e fondato, dal momento che non risulta<br />

trattarsi di fatti di natura soprannaturale e che la donna non presenta alcuna<br />

credibilità; inoltre, l’“Associazione Mamma Lucia”, da lei costituita<br />

a Torre Mileto, non ha mai ottenuto il benestare dell’Autorità Ecclesiastica.<br />

Vi chiedo, pertanto, di dare pubblica notizia ai fedeli di questo, nei<br />

modi che riterrete più opportuni, onde evitare che qualcuno – in buona<br />

fede – dia credito e seguito a simili individui.<br />

<strong>Altamura</strong>, 13 marzo 2001<br />

* * *<br />

Sac. Vito Colonna<br />

Vicario Generale<br />

257


258<br />

Carissimi Confratelli,<br />

Ai Reverendissimi Sacerdoti di<br />

ALTAMURA<br />

e p.c. Al Sig. Sindaco di<br />

ALTAMURA<br />

Al Sig. Comandante<br />

di Polizia Municipale di<br />

ALTAMURA<br />

il Comandante di Polizia Municipale, Magg. Maiullari Avv. Michele,<br />

in data 16 marzo u.s. ha inviato al nostro Vescovo una lettera in cui chiedeva<br />

un autorevole intervento per disciplinare le molteplici manifestazioni<br />

religiose esterne.<br />

Per questo, in sintonia con il Vescovo e lo stesso Comandante, ritengo<br />

opportuno suggerire quanto segue:<br />

1. la domanda per le manifestazioni religiose esterne deve essere<br />

inoltrata alla Curia Diocesana 10 gg. prima per il relativo nulla<br />

osta, e direttamente al Comando di Polizia Municipale 5 gg. prima<br />

della manifestazione stessa, entrambe corredate dall’indicazione<br />

del percorso;<br />

2. si evitino, per quanto è possibile, concomitanze di giorni e l’attraversamento<br />

di strade a grande densità di traffico;<br />

3. nel periodo di Quaresima, si organizzi la Via Crucis esterna possibilmente<br />

per zone pastorali o più parrocchie insieme, una sola<br />

volta e in giorni diversi da parrocchia a parrocchia;<br />

4. si comunichi presso questa Curia Diocesana, entro il 1 gennaio di<br />

ogni anno, il calendario delle manifestazioni esterne previste durante<br />

il corso dell’anno, al fine di comunicare le date al Comando<br />

di Polizia Municipale per la programmazione del relativo servizio<br />

d’ordine.<br />

Confidando nella Vostra collaborazione, cordialmente Vi saluto.<br />

<strong>Altamura</strong>, 22 marzo 2001<br />

Sac. Vito Colonna<br />

Vicario Generale


Carissimi,<br />

Ai Rev.di Sacerdoti<br />

e Diaconi<br />

della <strong>Diocesi</strong><br />

Vi comunico alcune notizie utili per il Corso degli Esercizi Spirituali<br />

che, ogni due anni, la <strong>Diocesi</strong> organizza per il Clero insieme con il Vescovo.<br />

Gli Esercizi inizieranno con il pranzo di lunedì 25 giugno e si concluderanno<br />

con il pranzo di venerdì 29 giugno p.v.<br />

Si svolgeranno presso:<br />

Oasi “S. Francesco d’Assisi”<br />

Viale S. Francesco d’Assisi, 30<br />

67030 CAMPO DI GIOVE (AQ)<br />

Tel. e Fax 0864/40394<br />

Direttore: P. Salvatore Zavarella.<br />

Detterà le meditazioni P. Francesco CATTADORI, OFM, Vicario<br />

Provinciale della Provincia Umbra dei Frati Minori.<br />

La quota di partecipazione è di £. 270.000 (da consegnare a Don<br />

Luigi Dimarno durante gli Esercizi); il compenso per il Predicatore sarà<br />

a carico della <strong>Diocesi</strong>.<br />

Per raggiungere Campo di Giove (a 16 Km da Sulmona, a 1.100 mt.<br />

sul livello del mare): Autostrada Pescara-Roma: uscita Pratola Peligna-<br />

Sulmona; quindi seguire le indicazioni per Campo di Giove. L’Oasi dista<br />

dalla Stazione di Campo di Giove circa 500 mt.<br />

Vogliate comunicare la Vostra adesione entro e non oltre il 31 maggio<br />

p.v., presso la Segreteria della Curia Diocesana.<br />

Un saluto cordiale.<br />

<strong>Altamura</strong>, 9 aprile 2001<br />

Sac. Vito Colonna<br />

Vicario Generale<br />

259


260<br />

Carissimi,<br />

- A tutti i Sacerdoti<br />

Diocesani e Religiosi<br />

- Alle Religiose<br />

- Ai Responsabili degli Ordini Secolari,<br />

delle Confraternite, Associazioni,<br />

Gruppi e Movimenti ecclesiali<br />

la solennità del Corpus Domini, che celebreremo giovedì 14 giugno<br />

p.v. ad <strong>Acquaviva</strong>, alle ore 19.00 (ore 18.30: arrivi ed accoglienza), sarà<br />

un evento molto importante, che vedrà tutta la <strong>Diocesi</strong> riunita, insieme<br />

al suo Pastore, intorno al Sacramento dell’Eucaristia, che è mistero di<br />

comunione e vincolo di unità.<br />

Con la presente Vi comunico alcune notizie utili:<br />

- La Celebrazione Eucaristica si svolgerà in Piazza G. Garibaldi.<br />

Seguirà la Processione Eucaristica, che si snoderà all’interno dello<br />

spazio celebrativo, e alla quale prenderanno parte il Vescovo, i<br />

Sacerdoti, i Diaconi, i Ministri istituiti, i Seminaristi, i Ministranti.<br />

Faranno corona al SS.mo Sacramento i membri delle Confraternite<br />

del SS.mo Sacramento presenti in <strong>Diocesi</strong>.<br />

- Per raggiungere il luogo della celebrazione: alle porte di <strong>Acquaviva</strong>,<br />

prendere la circonvallazione per Bari e uscire per Via Adelfia<br />

o Via Mons. Laera; quindi, proseguire per Piazza G. Garibaldi<br />

- Il parcheggio:<br />

1. per gli Autoveicoli, muniti del PASS della Curia, sarà su Via<br />

Sammichele (zona Cimitero);<br />

2. per gli Autobus, saranno fornite le indicazioni dai Vigili Urbani<br />

in Piazza Garibaldi.


- Ai Sacerdoti si ricorda di:<br />

1. portare solo il camice per la celebrazione; la Curia provvede<br />

alle stole e alle casule. I paramenti sacri saranno indossati<br />

presso la Parrocchia di S. Domenico;<br />

2. affiggere per tempo nelle parrocchie i manifesti per la celebrazione.<br />

I libretti saranno distribuiti al momento dell’arrivo;<br />

3. invitare i fedeli a confessarsi, per ricevere convenientemente<br />

l’Eucarestia.<br />

- Alla celebrazione potranno partecipare tutti i membri delle<br />

Confraternite, delle Associazioni, dei Gruppi e dei Movimenti<br />

ecclesiali, portando stendardi e labari propri.<br />

- Per l’UNITALSI, gli ammalati e gli anziani sono riservati posti<br />

a sedere. Tutti gli altri fedeli parteciperanno alla celebrazione<br />

stando in piedi.<br />

- L’animazione dei canti della Celebrazione Eucaristica e della<br />

Processione sarà affidata al Coro della Cattedrale (S. Eustachio<br />

e S. Agostino). A partire dalle ore 18.00, ci saranno le prove<br />

dei canti già riportati nel libretto.<br />

Eventuali altre notizie e/o disposizioni saranno date immediatamente<br />

prima della celebrazione.<br />

In attesa di incontrarVi, fraternamente Vi saluto nel Signore.<br />

<strong>Altamura</strong>, 30 maggio 2001<br />

* * *<br />

Sac. Vito Colonna<br />

Vicario Generale<br />

261


262<br />

Ai Sacerdoti di<br />

<strong>Altamura</strong><br />

e p. c. A S. E. Mons. Mario Paciello<br />

Al Sindaco di <strong>Altamura</strong><br />

Oggetto: Chiarimenti circa le domande di finanziamento da parte del<br />

Comune per lavori alle chiese.<br />

Carissimi Confratelli,<br />

con la presente desidero chiarire, in maniera definitiva, la problematica<br />

relativa alle domande finora inoltrate al Comune da parte dei Parroci<br />

e Rettori per il finanziamento di lavori alle chiese.<br />

Esiste una Legge Regionale del 04-02-1994 n° 4, che detta le “Norme<br />

in materia di edilizia di culto e di utilizzazione degli oneri di urbanizzazione”.<br />

Detta Legge, all’art. 3.1, afferma: “I Comuni, entro il 31 marzo di<br />

ogni anno, devolvono alle competenti autorità religiose una somma non<br />

inferiore al sette per cento dei contributi loro spettanti per oneri di urbanizzazione<br />

secondaria”.<br />

In questi ultimi anni, diversi Parroci e Rettori di chiese si sono rivolti<br />

direttamente al Sindaco per avere aiuti finanziari per i lavori da eseguire<br />

nelle chiese o strutture adiacenti.<br />

Finora il Sindaco, previa autorizzazione della Curia, ha erogato delle<br />

somme ai singoli richiedenti.<br />

Mi permetto di ricordare che tali procedure non erano pienamente<br />

conformi alla Legge. Pertanto, invito i Sacerdoti ad inoltrare, d’ora innanzi,<br />

le eventuali richieste di contributo economico solo ed esclusivamente<br />

al Vescovo.<br />

Cordiali saluti.<br />

<strong>Altamura</strong>, 13 giugno 2001<br />

Sac. Vito Colonna<br />

Vicario Generale


Oggetto: Convocazione<br />

UFFICIO SCUOLA<br />

A tutti gli Insegnanti di Religione Cattolica<br />

della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />

In seguito a giuste sollecitazioni di diversi colleghi che ritengono doveroso<br />

mantenere alta l’attenzione sui principali temi politici, sindacali<br />

ed ecclesiali che ci riguardano, vogliamo incontrarci, obblighi scolastici<br />

permettendo,<br />

martedì 29 maggio, ore 16.30<br />

presso il Centro Giovanile “Benedetto XIII”, <strong>Gravina</strong>.<br />

Michele D’Ambrosio provvederà a darci delle informazioni a partire<br />

dagli ultimi incontri a cui ha partecipato; Giovanni Cornacchia abbozzerà<br />

qualche proposta di aggiornamento; tutti insieme cercheremo una<br />

via comune in vista degli ultimi adempimenti di fine anno.<br />

Invito tutti, soprattutto i supplenti, a produrre un’autocertificazione<br />

di eventuali nuovi titoli e servizi da consegnare a Vito Raguso, referente<br />

diocesano per l’aggiornamento della graduatoria IRC.<br />

Confido ancora che, in questa prossima occasione, chi avesse ancora<br />

delle pendenze economiche con l’Ufficio relative agli anni scolastici<br />

99/2000 e 2000/2001 (sia laici che sacerdoti), provveda di conseguenza.<br />

Ricordo che quello che si versa serve soprattutto a sostenere la Scuola di<br />

Formazione Teologico-pastorale.<br />

Non avendo il quadro completo delle supplenze di questi due ultimi<br />

anni, ricordo che solo i supplenti con più di 6 mesi di lavoro e con un<br />

monte ore superiore a 12, sono tenuti a versare il contributo. I sacerdoti<br />

incaricati annuali con un monte ore inferiore a 12, devono un contributo<br />

dimezzato.<br />

263


264<br />

Rinnovo l’invito ad essere tutti presenti; può darsi che non avendo io<br />

indirizzi e numeri telefonici aggiornati, qualcuno possa non venire mai<br />

a conoscenza delle iniziative che prendiamo a livello diocesano. Mi è<br />

stato fatto notare che non tutti hanno saputo del grave male che ha colpito<br />

Vito Cristella poco prima di Pasqua, così come di altri eventi lieti che<br />

sono capitati. Chiedo perdono, ma occorre che tutti proviamo a comunicare<br />

un po’ di più e a sentirci non solo un insieme di professionisti della<br />

scuola, ma una comunità di amici.<br />

Cordialmente vi saluto, con la speranza di un ricordo vicendevole<br />

nella preghiera.<br />

<strong>Altamura</strong>, 18 maggio 2001<br />

* * *<br />

Diac. Leonardo Ferrulli<br />

Vice Direttore<br />

A tutti gli Insegnanti di Religione Cattolica<br />

della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />

e p.c. Al Vescovo Mons. Mario Paciello<br />

Oggetto:- Convocazione<br />

- Verbale ultimo incontro<br />

Il giorno 29 maggio alle ore 17.00 presso la sala biblioteca del Centro<br />

Giovanile “Benedetto XIII” a <strong>Gravina</strong> si sono riuniti gli insegnanti<br />

di religione della diocesi per discutere il seguente ordine del giorno:<br />

• relazione del prof. Michele D’Ambrosio sullo stato giuridico degli<br />

insegnanti di religione dopo l’incontro nazionale dello Snadir;<br />

• emergenze didattiche e metodologiche in vista dei cambiamenti<br />

in atto nella scuola: proposta di incontri del prof. Giovanni Cornacchia.


Ricco di spunti e di informazioni l’intervento di Michele D’Ambrosio,<br />

il quale, dopo aver delineato alcune questioni ancora calde sullo stato<br />

giuridico, ha sottolineato l’impegno profuso da parte di molti insegnanti<br />

a favore della dignità culturale della religione scolastica e della<br />

stessa dignità lavorativa dei docenti.<br />

Michele ha altresì illustrato gli ultimi passi compiuti dal sindacato<br />

Snadir alla fine della XIII legislatura e le assicurazioni fatte dalla Casa<br />

delle Libertà poco prima delle elezioni, sottolineando alcuni possibili<br />

buoni motivi per noi.<br />

Ha infine ricordato (in linea con quanto sollecitato anche dalla CEI<br />

per la rideterminazione della idoneità) il piano di aggiornamento degli<br />

IdR che sta interessando tutte le diocesi italiane, al fine di realizzare una<br />

sana reazione ai profondi cambiamenti in atto nella scuola dell’autonomia.<br />

Occorre essere vigili, sempre pronti, attivi, appassionati delle persone,<br />

aggiornati e colti: questa è la vera risposta che si può dare ai ricorrenti<br />

tentativi di marginalizzazione dell’IRC.<br />

In linea con quanto era stato affermato, Giovanni Cornacchia ha sollecitato<br />

un impegno e un clima più partecipativo e solidale (anche nelle<br />

piccole cose), proponendo infine lo studio e la riflessione sui nuovi programmi<br />

IRC e su altre questioni fondamentali, da approfondire nell’arco<br />

di un’intera giornata. Durante questa giornata, oltre a un vero laboratorio<br />

a gruppi, si potrà anche programmare bene il nuovo anno scolastico<br />

che necessariamente dovrà aprirsi all’insegna di una mentalità nuova,<br />

la quale non prevede né una gestione privatistica, timorosa e passiva<br />

dei problemi (“non partecipo agli incontri, sono solo chiacchiere e perdita<br />

di tempo, non si risolverà mai niente”), né tantomeno l’impiego secondario<br />

nella scuola dopo altri impegni pastoralmente più rilevanti.<br />

È stato anche ricordato che, a partire esattamente da un anno fa, giugno<br />

2000, ci siamo incontrati, con una certa regolarità, per ben 6 volte<br />

per affrontare sia la questione dello stato giuridico, che altre tematiche<br />

riguardanti la didattica, l’autonomia, le metodologie usate e per esprimere<br />

sempre il desiderio di approfondire la spiritualità dell’insegnante<br />

di religione. Occorre sottolineare che a quegli incontri sono stati presenti<br />

sempre più o meno una ventina di persone: certamente è qualcosa!<br />

Ma, considerando che tutti insieme siamo 50, fra preti e laici e fra incaricati<br />

e supplenti, allora forse una presenza più massiccia avremmo potuto<br />

pure realizzarla.<br />

265


266<br />

Qualcuno avanza l’ipotesi, che ovviamente dovrà essere formalizzata<br />

da chi ha l’autorità, che d’ora in avanti i nostri incontri abbiano il carattere<br />

di ordini di servizio (con tanto di crediti da attribuire), siano perciò<br />

resi obbligatori a tutti gli effetti, secondo un preciso calendario concordato<br />

per tempo da tutti.<br />

Da quella riunione è venuta, dunque, la sollecitazione ad incontrarsi<br />

al più presto.<br />

Avevamo pensato di incontrarci venerdì 6 luglio per l’intera giornata<br />

con il prof. Pasquale Troìa curatore di molti testi IRC ed esperto dei<br />

Nuovi Programmi, ma dal momento che in quella data saremmo stati<br />

presenti in pochi, d’accordo con don Peppino Lofrese, abbiamo deciso<br />

di rimandare il tutto ai primi di settembre e di concludere invece, con un<br />

incontro di fine anno<br />

Venerdì 29 giugno alle ore 17.00<br />

presso il Centro giovanile “Benedetto XIII” a <strong>Gravina</strong>.<br />

Il sottoscritto riferirà a proposito dell’incontro della Consulta Regionale<br />

per l’IRC e la Pastorale scolastica che si è tenuto a Bari il 18 giugno.<br />

Michele D’Ambrosio ci porterà le ultime notizie dal convegno Snadir<br />

sugli scenari futuri circa lo stato giuridico.<br />

Don Peppino concluderà e ci proietterà verso il nuovo anno scolastico<br />

con qualche utile indicazione.<br />

Saluti fraterni a tutti.<br />

<strong>Altamura</strong>, 15 giugno 2001<br />

Diac. Leonardo Ferrulli<br />

Vice Direttore


UFFICIO CULTURA<br />

- Ai Centri culturali cattolici<br />

- Alle Associazioni, Movimenti<br />

e Gruppi ecclesiali<br />

- Alle altre Associazioni culturali<br />

e p.c. A S.E. Mons. Mario Paciello<br />

Ai Rev.mi Parroci della <strong>Diocesi</strong><br />

LORO SEDI<br />

L’Ufficio diocesano Cultura, che opera già da due anni per promuovere<br />

e coordinare la pastorale della cultura nella nostra Chiesa particolare,<br />

in dialogo con il mondo culturale circostante, organizza un incontro<br />

dei Centri culturali cattolici e delle Associazioni, movimenti e gruppi<br />

ecclesiali della <strong>Diocesi</strong> sul tema:<br />

“IL CANTIERE DEL PROGETTO CULTURALE DELLA CHIE-<br />

SA ITALIANA”.<br />

L’incontro avrà luogo domenica 28 gennaio 2001, ore 17.30, presso<br />

il Centro Giovanile “Benedetto XIII” in <strong>Gravina</strong>.<br />

Interverrà il Dr. VITTORIO SOZZI, responsabile organizzativo del<br />

Servizio nazionale per il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale<br />

Italiana.<br />

Vi invitiamo calorosamente a partecipare.<br />

Per prepararci a tale incontro, si è pensato ad una scheda informativa,<br />

che alleghiamo alla presente lettera di invito e che vorrete compilare –<br />

come Centro culturale o Associazione – ed illustrare attraverso un vostro<br />

rappresentante durante l’incontro stesso, “…portando così il proprio<br />

mattone” nella realizzazione di questo “cantiere”.<br />

All’incontro sono invitate anche le altre Associazioni culturali operanti<br />

nei Comuni che fanno parte della nostra <strong>Diocesi</strong>.<br />

Sarà questo un momento importante di conoscenza e di confronto tra<br />

le diverse realtà associative e culturali della nostra Chiesa locale, in dia-<br />

267


268<br />

logo con le altre esperienze culturali del territorio e con quanto sta fermentando<br />

nelle altre diocesi italiane circa il rapporto vangelo - fede -<br />

cultura.<br />

In attesa di incontrarci, ricevete i più fraterni saluti da parte di tutti i<br />

componenti l’Ufficio Cultura della <strong>Diocesi</strong>.<br />

<strong>Altamura</strong>, 8 gennaio 2001<br />

Il Direttore<br />

Sac. Vito Incampo


Carissimi,<br />

CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI<br />

Ai Rev.mi Parroci e Collaboratori<br />

Animatori vocazionali parrocchiali<br />

e p.c. A S.E. Mons. Mario Paciello<br />

il prossimo 6 maggio, Quarta Domenica di Pasqua, si celebra la 38ª<br />

Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Il tema di quest’anno<br />

è: Vocazioni: luce della vita.<br />

Come afferma il Papa nel suo Messaggio per questa Giornata, la parola<br />

vocazione:<br />

- «qualifica molto bene i rapporti di Dio con ogni essere umano nella<br />

libertà dell’amore, perché “ogni vita è vocazione” (Paolo VI)»;<br />

- fa in modo che la vita assuma così «il valore di dono ricevuto, che<br />

tende per natura sua a divenire bene donato».<br />

Infatti, solo l’incontro personale con Cristo, mentre ci rivela il volto<br />

ricco di tenerezza e di amore del Padre per ciascuno di noi, è capace di<br />

avvolgere di una luce divina la nostra stessa esistenza. Cristo è luce del<br />

mondo e vuole che noi, suoi discepoli, diventiamo a nostra volta luce<br />

del nostro mondo, accogliendo e vivendo la nostra vocazione!<br />

Come afferma sempre il Papa, «oggi però questa lettura cristiana dell’esistenza<br />

deve fare i conti con alcuni tratti caratteristici della cultura<br />

occidentale, in cui Dio è praticamente emarginato dal vivere quotidiano.<br />

Ecco perché è necessario un impegno concorde dell’intera comunità<br />

cristiana per “rievangelizzare la vita”. Occorre per questo fondamentale<br />

impegno pastorale la testimonianza di uomini e di donne che mostrino<br />

la fecondità di un’esistenza che ha in Dio la sua sorgente, nella docilità<br />

all’azione dello Spirito la sua forza, nella comunione con Cristo e con la<br />

Chiesa la garanzia del senso autentico della fatica quotidiana. Occorre<br />

che nella comunità cristiana ciascuno scopra la sua personale vocazione<br />

e vi risponda con generosità».<br />

L’impegno è allora di ciascuno di noi e di ogni comunità!<br />

Per questo, Vi invio i sussidi utili per animare, non solo la Giornata<br />

Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, ma anche tutti gli incontri della<br />

269


270<br />

Comunità, in virtù del fatto che “la pastorale vocazionale non è un qualcosa<br />

da aggiungere, ma l’anima di ogni pastorale”. Tra i sussidi c’è anche<br />

quello di Preghiera per Comunità Parrocchiali curato da don Mimmo<br />

Cornacchia, Direttore del CRV della Puglia.<br />

Con gioia e gratitudine vi comunico che, grazie alla felice collaborazione<br />

con la Pastorale Giovanile, durante la Giornata dei Giovani del 25<br />

aprile p.v. la preghiera sarà animata dal Centro Diocesano Vocazioni e<br />

avrà quindi una dimensione vocazionale. Un’occasione privilegiata per<br />

annunciare ai giovani il Vangelo della Vocazione.<br />

Inoltre, in preparazione alla Professione Solenne di Sr. Clarita, Monaca<br />

Clarissa del Monastero di Santa Chiara in <strong>Altamura</strong>, vivremo una “tre<br />

giorni” di preghiera e di animazione vocazionale, dal 2 al 4 maggio p.v. Il<br />

programma dettagliato Vi sarà inviato quanto prima.<br />

Auguro a tutti un fecondo lavoro pastorale nella luce del Cristo Risorto.<br />

<strong>Altamura</strong>, 18 aprile 2001<br />

Il Direttore<br />

don Angelo Cianciotta


UFFICIO FORMAZIONE PERMANENTE<br />

UFFICIO LITURGICO<br />

Carissimi,<br />

Ai ministri straordinari della Comunione<br />

Ai Candidati ministri straordinari<br />

p.c. Al Vescovo Mons. Mario Paciello<br />

Ai Rev. mi Parroci<br />

è ormai da anni che ci prepariamo a festeggiare l’Istituzione dell’Eucarestia<br />

il Giovedì Santo con un Ritiro Spirituale comunitario.<br />

Anche in questo anno, vogliamo radunarci lunedì 9 aprile p.v., alle<br />

ore 17.00, presso l’Istituto dei Salesiani a Santeramo, per pregare e riflettere<br />

insieme su questo sublime dono che Gesù ha fatto all’umanità<br />

prima di consegnarsi per la salvezza di tutti. Terrà la meditazione Don<br />

Venturino Lorusso.<br />

Il giorno successivo, martedì 10 aprile, sarà tenuta una istruzione sul<br />

rito della distribuzione della Comunione. L’incontro è per tutti, specialmente<br />

per coloro che saranno istituiti ministri straordinari della Comunione<br />

durante la Santa Messa In Coena Domini, celebrata dal Vescovo<br />

nella Cattedrale di <strong>Altamura</strong> il 12 aprile, alle ore 18.00. La relazione<br />

sarà tenuta da Don Vincenzo Panaro.<br />

Siamo certi che organizzerete gli impegni in maniera da essere presenti.<br />

Con spirito di servizio e fraterna stima.<br />

<strong>Altamura</strong>, 31 marzo 2001<br />

Don Venturino Lorusso Don Vincenzo Panaro<br />

Direttore UFP Direttore ULD<br />

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272<br />

Carissimi/e!<br />

UFFICIO VITA CONSACRATA<br />

<strong>Altamura</strong>, 10 gennaio 2001<br />

Ai Religiosi, alle Religiose<br />

Agli Istituti Secolari<br />

e p.c. A Mons. Mario Paciello,<br />

nostro Vescovo<br />

La giornata del 2 febbraio, per espresso desiderio di Giovanni Paolo<br />

II, è stata scelta come “Giornata Mondiale della Vita consacrata”. È<br />

un’occasione propizia per rinnovare i nostri Voti e dare testimonianza al<br />

popolo di Dio della nostra appartenenza a Cristo e alla Chiesa.<br />

In diocesi è stato deciso che quest’anno la celebrazione si inserisca<br />

nel contesto della Visita pastorale che inizierà nei prossimi giorni. Il 2<br />

febbraio il Vescovo sarà in Visita ad <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, pertanto la<br />

prossima festa dei Consacrati avrà luogo in quella città, nella chiesa parrocchiale<br />

di Santa Maria Maggiore.<br />

Al significativo momento vogliamo prepararci con un incontro spirituale<br />

aperto a tutti i Religiosi, le Religiose e agli Istituti Secolari che<br />

operano in diocesi. Sarà un’occasione per riflettere, pregare e ringraziare<br />

insieme il Signore del dono della vocazione.<br />

RITIRO SPIRITUALE<br />

Data: 28 gennaio, domenica.<br />

Luogo: <strong>Altamura</strong>, presso le “Ancelle del Sacro Cuore”, viale<br />

Regina Margherita, 42 (davanti all’ospedale).<br />

Programma: ore 9.00: Recita delle Lodi e Meditazione proposta da<br />

Don Minimo Cornacchia.<br />

Adorazione eucaristica.<br />

ore 11.45: Santa Messa.


FESTA DELLA VITA CONSACRATA<br />

Data: 2 febbraio, venerdì.<br />

Luogo: <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />

Programma: ore 18.00: Raduno in Piazza Kennedy. Benedizione delle<br />

candele. Processione verso la chiesa di Santa Maria<br />

Maggiore.<br />

Celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo. Dopo<br />

l’omelia, confermeremo la nostra consacrazione con la<br />

rinnovazione dei Voti.<br />

Raccomando ai superiori/e e ai responsabili degli Istituti Secolari di<br />

sollecitare la partecipazione dei confratelli e delle consorelle alla celebrazione,<br />

perché questa diventi significativa e testimoniante per il popolo<br />

di Dio.<br />

Vi auguro un Anno di Grazia ricco di santità e di fecondo apostolato.<br />

Arrivederci.<br />

Il Direttore<br />

P. Pasquale Cenciarelli, cmf<br />

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274<br />

UFFICIO CONFRATERNITE<br />

- Ai Gent.mi Priori<br />

- Ai Rev.mi Padri Spirituali<br />

e p.c. A S. E. Mons. Mario Paciello<br />

Oggetto: Convocazione incontro dei Priori delle Confraternite<br />

Carissimi,<br />

l’esperienza del nostro primo incontro è stata abbastanza positiva.<br />

Ora, in riferimento al nostro impegno, riteniamo opportuno rivederci<br />

per puntualizzare e concretizzare alcune proposte fatte:<br />

- costituzione del Consiglio Diocesano;<br />

- presentazione del periodo liturgico che ci apprestiamo a vivere: la<br />

Quaresima;<br />

- comunicazioni varie.<br />

L’incontro è fissato per Lunedì 12 febbraio, alle ore 18.00, presso la<br />

Curia Diocesana.<br />

Sono invitati a partecipare all’incontro tutti i Priori ed i Segretari.<br />

Poiché si tratta di problematiche attinenti tutte le Confraternite, sollecito<br />

ad essere presenti e puntuali.<br />

Un cordiale saluto nel Signore.<br />

<strong>Altamura</strong>, 29 gennaio 2001<br />

* * *<br />

Il Direttore<br />

Sac. Giovanni Monitillo


- Ai Gent.mi Priori<br />

- Ai Rev.mi Padri Spirituali<br />

e p.c. A Sua Ecc.za Mario Paciello<br />

Oggetto: Convocazione incontro dei Priori delle Confraternite<br />

Carissimi,<br />

il cammino percorso finora è stato vantaggioso, sia a livello personale,<br />

sia a livello comunitario.<br />

Ora, dopo il Convegno diocesano, a cui abbiamo partecipato con interesse<br />

e impegno, è opportuno rivederci, per discutere sui seguenti<br />

punti all’ordine del giorno:<br />

- proposte per il periodo estivo;<br />

- iniziative provenienti dal Consiglio Regionale;<br />

- comunicazioni varie.<br />

L’incontro è fissato per Lunedì 4 giugno, alle ore 18.00, presso la Curia<br />

Diocesana in <strong>Altamura</strong>.<br />

Sono invitati a partecipare tutti i Sig.ri Priori con i Sig.ri Segretari.<br />

Poiché si tratta di problematiche attinenti tutte le Confraternite, sollecito<br />

ad essere presenti e puntuali.<br />

Un cordiale saluto nel Signore!<br />

<strong>Altamura</strong>, 26 maggio 2001<br />

Il Direttore<br />

Sac. Giovanni Monitillo<br />

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276<br />

UFFICIO FAMIGLIA<br />

- Ai Rev.mi Parroci<br />

- Alle coppie animatrici parrocchiali<br />

dei gruppi-famiglia e dei fidanzati<br />

e p.c. A Sua Ecc.za Mons. Mario Paciello<br />

LORO SEDI<br />

Oggetto: Attività di pastorale familiare a livello diocesano e nazionale.<br />

Bibliografia.<br />

In attuazione del Programma Pastorale diocesano, l’Ufficio di pastorale<br />

familiare intende realizzare alcune attività formative per le coppie<br />

impegnate al servizio delle famiglie.<br />

In particolare:<br />

1. Come momento di formazione spirituale, all’inizio della Quaresima<br />

il 4 marzo p.v., alle ore 9.30 si terrà un Ritiro per le famiglie<br />

presso il Centro Giovanile “Benedetto XIII” di <strong>Gravina</strong>, a cui sono<br />

particolarmente invitati i giovani sposi. È un’occasione per avviare<br />

il gruppo di giovani sposi, ove non vi fosse, e per facilitare<br />

lo scambio di esperienze e testimonianze in questo settore difficile<br />

della pastorale familiare. Il programma dettagliato sarà comunicato<br />

quanto prima.<br />

2. Il discorso scuola-famiglia, iniziato con il convegno del 13 gennaio<br />

u.s. sull’autonomia scolastica, si svilupperà in un secondo incontro<br />

più concreto ed operativo, teso alla organizzazione e nascita di locali<br />

Associazioni AGE. La naturale adesione a questo cammino di<br />

crescita delle coppie cristiane, specie di quelle impegnate nella pastorale<br />

familiare, non impedisce di coinvolgere quanti condividono<br />

i valori cristiani e/o sono impegnati come operatori nel mondo scolastico.<br />

L’incontro si terrà sabato 10 marzo p.v., ore 17.00, presso il<br />

salone della parrocchia S. Anna di <strong>Altamura</strong>.


3. Per la catechesi ai genitori dei battezzandi promuove un incontro<br />

di formazione per le coppie che già operano in tale servizio e per<br />

quante intendono impegnarsi in futuro. Naturalmente, in collaborazione<br />

con l’Ufficio Catechistico, si è ritenuto opportuno allargarlo<br />

anche a quanti non sono coppie (catechiste, religiose/i, diaconi,<br />

etc...) per una collaborazione ed un arricchimento reciproco<br />

tra sposati e non. L’incontro, di tipo seminariale, si terrà il prossimo<br />

24 marzo presso il Centro giovanile Benedetto XIII di <strong>Gravina</strong>,<br />

dalle ore 15.30 alle ore 20.00, e sarà guidato dalla coppia<br />

Scafoglieri di Oria, esperta in itinerari catechistici.<br />

4. Per la crescita della spiritualità della coppia e della famiglia,<br />

informiamo che dal 28 al 31 luglio 2001, in <strong>Gravina</strong>, Centro Giovanile<br />

“Benedetto XIII”, si terrà un corso residenziale di Esercizi<br />

Spirituali per coppie, cui è possibile prenotarsi già dal mese di<br />

aprile presso i coniugi Nuzzi (Tel. 0803262779). A detto corso di<br />

Esercizi parteciperanno anche coppie provenienti da altre regioni<br />

italiane.<br />

5. Per la formazione specifica di operatori nei corsi di preparazione<br />

al matrimonio, sì cerchi fin da ora di individuare e di sollecitare<br />

coppie e religiosi disponibili a frequentare un breve campo scuola<br />

estivo (3-4 giorni).<br />

6. Alleghiamo l’elenco dei Convegni e dei Corsi di formazione organizzati<br />

dall’Ufficio nazionale CEI di Pastorale familiare, per<br />

sollecitare una partecipazione sempre più ampia delle coppie della<br />

nostra diocesi. Per informazioni più dettagliate, rivolgersi all’Ufficio<br />

famiglia diocesano, presso la Curia, il lunedì dalle ore<br />

11.00 alle ore 12.00, o contattando i coniugi Nuzzi.<br />

7. Suggeriamo una bibliografia utile per la formazione degli animatori<br />

e delle coppie dei gruppi-famiglia, da cui attingere itinerari<br />

catechistici e formativi:<br />

- F. DUMESNIL, Genitore responsabile, bambino equilibrato,<br />

Ed. Paoline<br />

277


278<br />

- GILLINI-RATTONI, I tempi della famiglia, Ed. Ancora<br />

- DIOCESI DI LOMBARDIA, In cammino verso il<br />

matrimonio, Ed. Centro Ambrosiano (guida e quaderno)<br />

- C.L. GENTILI, Per star bene in famiglia. Lectio divina, Ed.<br />

Nuova Fiordaliso<br />

- UFFICIO FAMIGLIA CEI, Tornare al principio, Ed. S. Paolo<br />

- G. FREGNI, Tobia e Sara, EDB (per giovani coppie)<br />

- C. CALLAGHER, Celebrare l’amore, LDC (guida e quaderno<br />

per coppie di sposi<br />

<strong>Altamura</strong>, 12 febbraio 2001<br />

I Collaboratori Responsabili Il Direttore dell’Ufficio Famiglia<br />

Enza e Peppino Nuzzi don Giacomo Fiore


UFFICIO CARITAS<br />

OGGETTO: Comunicazione circa il Centro di accoglienza e il Servizio<br />

ai malati.<br />

“NON FARTI TANTE DOMANDE;<br />

NON ATTIVARE ECCESSIVAMENTE LA TUA CURIOSITÀ<br />

NON PENSARE TROPPO A DOMANI<br />

FAI IL BENE OGGI”.<br />

Non è ipotizzabile un cammino di Carità avulso dalla realtà. Non è<br />

pensabile un’attenzione ai più poveri senza gesti concreti. Non si può<br />

parlare di amore preferenziale per i più poveri senza dimostrare con i<br />

fatti di accoglierli con lo stesso amore con cui siamo accolti dal Cristo<br />

che ci ha salvati nonostante le nostre miserie.<br />

Se tutto questo è vero, l’esigenza di aprirsi alle necessità di chi si trova<br />

nel disagio è diventato l’impegno sempre più forte di questa Caritas<br />

Diocesana che vuole sforzarsi di creare strutture, di supporto anche alle<br />

comunità parrocchiali, che cercano di far fronte alle diverse problematiche<br />

di povertà che ci attanagliano giornalmente.<br />

Con questa convinzione siamo entrati con più energia ed entusiasmo<br />

nelle diverse realtà della nostra <strong>Diocesi</strong> ed abbiamo cominciato ad affrontare<br />

i problemi più urgenti senza trascurare gli altri e l’emergenza.<br />

Dopo aver tanto penato, approfondito e pensato, finalmente crediamo<br />

di poter affrontare e porre in essere alcuni servizi per l’accoglienza<br />

ed ulteriore attenzione ai malati senza alcun scopo di lucro.<br />

• IL CENTRO DI PRIMAACCOGLIENZA IN ACQUAVIVA;<br />

• L’AMBULANZAA SERVIZIO DEI MALATI IN DIOCESI.<br />

Sono le attenzioni ed i servizi che da subito, con il parere favorevole<br />

del nostro Vescovo stiamo varando. Le schede allegate si sforzano di<br />

fornire ulteriori dettagli ed elementi di chiarimento che fanno comprendere<br />

meglio un po’ tutto e come poter usufruire di questi servizi.<br />

Con l’occasione vi informiamo che sulla stessa linea di <strong>Acquaviva</strong> ci<br />

stiamo muovendo per realizzare in altri centri della <strong>Diocesi</strong> ulteriori<br />

279


280<br />

centri di prima accoglienza perché il servizio dell’accoglienza possa<br />

crescere e svilupparsi in tutte le nostre realtà Diocesane.<br />

Non si tratta di voler fare delle cose per prendersi dei meriti, ma di<br />

tentare di dare delle risposte vere e sostanziali; per questo non intendiamo<br />

ricevere consensi o riconoscimenti onorifici, ma vogliamo che con<br />

il vostro aiuto l’informazione possa giungere a tutta la comunità, soprattutto<br />

ai poveri della Vostra comunità.<br />

L’informazione possa anche far comprendere che queste realtà e<br />

quanto in diocesi si sta cercando di realizzare, sono il frutto della fiducia<br />

che ognuno ripone nel destinare alla Chiesa l’otto per mille in occasione<br />

della denunzia dei redditi. Questa informazione, oltre a gridare la verità,<br />

farebbe toccare con mano le realtà e potrebbe dare ulteriore trasparenza<br />

alla fiducia che riceviamo (questo, come è nello stile ormai consolidato<br />

di questa Caritas Diocesana, resta solo un suggerimento di cui si può anche<br />

non tenere conto).<br />

Vogliate, infine, far presente a coloro che intendono sostenere ed incoraggiare<br />

queste iniziative, che possono devolvere, anche in forma periodica,<br />

il loro contributo direttamente alla Caritas Diocesana sul Conto<br />

Corrente N° 12539706 intestato a CARITAS DIOCESANA <strong>Altamura</strong>,<br />

<strong>Gravina</strong>, <strong>Acquaviva</strong>, c/o Curia Vescovile - Arco Duomo N° 2 – 70022<br />

ALTAMURA con la seguente causale “CONTRIBUTO PRO CENTRO<br />

DI PRIMAACCOGLIENZA – ACQUAVIVA”. A tal proposito va chiarito<br />

che questi eventuali contributi potranno detrarsi dalla denunzia dei<br />

redditi, presentando la copia del versamento.<br />

Credendo di aver fornito un primo aggiornamento e con il fermo impegno<br />

di fornire, a fine anno un adeguato rendiconto dell’impegno di<br />

questa Caritas Diocesana nei vari settori operativi, vi ringraziamo per<br />

quanto avete già fatto e per quanto farete e cogliamo l’occasione per<br />

porgere distinti saluti.<br />

<strong>Altamura</strong>, 29 Aprile 2001<br />

Con affetto e sempre a totale servizio<br />

Il Direttore Caritas diocesano<br />

Diac. Pinuccio ANGELILLO


UFFICIO PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO<br />

UFFICIO PASTORALE GIOVANILE<br />

CARITAS DIOCESANA<br />

- Alle Comunità Parrocchiali<br />

- Ai Movimenti e Gruppi Ecclesiali<br />

- Ai Sindacati<br />

- Alle Associazioni di Categoria<br />

- Alle Realtà Lavorative<br />

Oggetto:“II Festa Nazionale dei Giovani Lavoratori... o quasi”(tra lavoro<br />

e disoccupazione)<br />

Carissimi,<br />

il prossimo 9 e 10 Giugno si svolgerà a Bari, presso i padiglioni della<br />

Fiera del Levante, la<br />

II FESTA NAZIONALE PER I GIOVANI LAVORATORI...<br />

O QUASI<br />

(i giovani tra lavoro e disoccupazione).<br />

Questa festa è proposta dalla GIOC nazionale e da tutto l’insieme del<br />

Progetto Policoro.<br />

Il Progetto Policoro, nato nel 1995 dagli stessi organismi della C.E.I.<br />

e sostenuto dalla collaborazione viva di tante Associazioni formative,<br />

aiuta le comunità cristiane nel loro compito di evangelizzazione e di<br />

promozione dei giovani in cerca di lavoro al Sud.<br />

Sappiamo che una festa non può bastare a risolvere i problemi, ma<br />

sarebbe certamente più tragico non ricordarceli neppure, non discuterne<br />

perché, tanto, non saremmo in grado di dare risposte. Porre all’attenzione<br />

di tutti la tematica del lavoro e del non-lavoro è già un modo per attivare<br />

le risorse (persone, istituzioni, impresa, cooperazione...) e per fare<br />

uscire allo scoperto il mondo dei giovani che lavorano.<br />

281


282<br />

Riteniamo importante che si attivi una sensibilizzazione capillare<br />

nelle nostre realtà specifiche che vedono la presenza di giovani lavoratori,<br />

cosiddetti “invisibili”, perché difficilmente inseriti nei circuiti delle<br />

nostre attività.<br />

Il programma di massima è il seguente:<br />

Sabato 9 giugno<br />

8.30: Arrivi e manifestazione per le vie di Bari<br />

12.00: Spostamento alla Fiera del Levante<br />

14.30: Apertura della “Cittadella dei Giovani”<br />

16.30: Talk Show con video, Sketch, Esperienze<br />

21.30: Megaconcerto<br />

24.00: Pernottamento con sacco a pelo nei locali della Fiera<br />

Domenica 10 giugno<br />

I Protagonisti si incontrano: scambio di esperienze, progetti, animazione,<br />

incontri<br />

Celebrazione Eucaristica con i Vescovi di Puglia<br />

È a disposizione materiale informativo (manifesto e sussidio) che vi<br />

presentano l’iniziativa e vi aiutano a fare incontri formativi preparatori.<br />

Vi alleghiamo in busta due schede: una per le iscrizioni all’iniziativa<br />

(da inviare entro il 31 maggio) e l’altra per la richiesta (da parte di cooperative,<br />

enti, istituzioni, gruppi, movimenti, associazioni...) di uno o<br />

più STAND per esporre i propri prodotti o idee (scheda da inviare entro<br />

e non oltre il 25 maggio).<br />

Altre informazioni particolari potrete averle mettendovi in contatto<br />

con la Segreteria organizzativa di Bari: tel.: 0805029044 fax:<br />

0805029045 E-mail: ufficio.giovani@odegitria.bari.it


Quale realtà diocesana ci siamo organizzati per venire incontro ai<br />

nostri giovani lavoratori e per favorire la loro partecipazione e aggregazione.<br />

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi:<br />

d. Mimmo Natale cell.: 3398784439<br />

Seminario Diocesano: 0803221009<br />

E-mail: mimmo.nat@giovanimurgia.it<br />

d. Michele Lorusso tel.: 0803117781 (dalle 9.30 alle 13.00)<br />

Carmela Dibattista cell.: 330562930<br />

Sono possibili 3 forme di iscrizione (i pullman sono gratis):<br />

A. £. 40.000 4 pasti + pass di accesso alla fiera<br />

B. £. 30.000 2 pasti a scelta + pass di ingresso<br />

C. £. 20.000 una consumazione + pass di ingresso<br />

In attesa di incontrarci vi salutiamo.<br />

<strong>Altamura</strong>, 7 maggio 2001<br />

don Michele Lorusso don Alessandro Amapani Giuseppe Angelillo<br />

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284<br />

UFFICIO PASTORALE SANITARIA<br />

Ai Rev.mi Cappellani Ospedalieri<br />

Ai Rev.mi Parroci<br />

A tutti i Sacerdoti e Diaconi<br />

e p.c. A S.E. Mons. Mario Paciello<br />

Vescovo Diocesano<br />

Oggetto: 9 a Giornata Mondiale del Malato.<br />

Carissimi Confratelli,<br />

1. L’11 Febbraio 2001 si celebrerà la 9 a GIORNATA MONDIALE<br />

DEL MALATO, col tema:<br />

“COSTRUIRE PONTI NON SOLITUDINI”<br />

Spero che in tutte le comunità, la Giornata del Malato sia curata con<br />

impegno.<br />

Quest’anno la Giornata del Malato cade di Domenica.<br />

Avremo così l’occasione di sensibilizzare e coinvolgere meglio tutta<br />

la Comunità nella preghiera e nell’attenzione al mondo della sofferenza.<br />

2. Anche quest’anno l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Sanità,<br />

tramite l’Ufficio Regionale, ha fatto pervenire alle <strong>Diocesi</strong> un certo<br />

quantitativo di materiale che ho diviso equamente tra tutte le Parrocchie<br />

e gli Ospedali della <strong>Diocesi</strong>. Vi trasmetto in allegato alla presente<br />

una copia di tutto il materiale.<br />

3. Attraverso i fedeli da voi inviati alla Consulta Diocesana per la Pastorale<br />

Sanitaria, potrete ritirare tutto il materiale e apprendere quali iniziative<br />

sono state programmate a livello diocesano per l’animazione di


detta giornata. Le iniziative parrocchiali è opportuno che siano programmate<br />

da ciascuna Comunità in seno ai Consigli Pastorali ospedalieri<br />

e parrocchiali, per sensibilizzare a dovere la base al tema della<br />

Giornata Mondiale del Malato del 2001.<br />

Grato per la gentile collaborazione, Vi saluto fraternamente in Cristo.<br />

<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, 18 gennaio 2001<br />

Il Direttore<br />

Sac. Vincenzo Confetti<br />

285


286<br />

Carissimo/a,<br />

UFFICIO PASTORALE GIOVANILE<br />

Alla cortese attenzione dei membri<br />

dell’équipe diocesana di Pastorale Giovanile<br />

e p.c. Al Vescovo Mons. Mario Paciello<br />

eccoci di nuovo! In questi mesi di grandi attività abbiamo lavorato<br />

con e per voi!<br />

Abbiamo organizzato e vissute le tappe importanti per i giovani della<br />

diocesi: “La scuola di preghiera”, “La Via Crucis” (Spinazzola 31<br />

marzo), “Il IV incontro diocesano dei giovani” (<strong>Gravina</strong> 25 aprile). Siamo<br />

dunque alla fine del cammino pastorale di questo anno 2000-2001!<br />

Riteniamo ora necessario incontrarci per diverse ragioni. Dobbiamo<br />

rilanciare il cammino di pastorale dei giovani in termini PROGETTUA-<br />

LI, riprendere e verificare gli obbiettivi che avevamo pensato all’inizio<br />

dell’anno dopo la XV GMG, coinvolgerci per la festa nazionale, che si<br />

svolgerà a Bari il 9-10 giugno p.v. per i “giovani lavoratori.. o quasi”<br />

(realizzata dagli Uffici della CEI: Servizio Nazionale per la Pastorale<br />

Giovanile, Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, Caritas<br />

nazionale e dalla GIOC Nazionale), dove come Ufficio diocesano abbiamo<br />

le mani e non solo quelle..., in pasta!<br />

Vi diamo appuntamento perciò per: domenica 20 maggio 2001, dalle<br />

13.30 (per il pranzo insieme) alle 19.30 (per la celebrazione Eucaristica),<br />

presso la parrocchia SS. Pietro e Paolo di <strong>Gravina</strong>.<br />

Questa sarà la nostra tabella di marcia:<br />

1. Verifica di tutto il lavoro di équipe diocesana, delle iniziative realizzate<br />

in questo anno... per pensare il cammino futuro.<br />

2. Festa Nazionale per i giovani lavoratori... o quasi (9-10 giugno<br />

2001, Bari).


È superfluo ma comunque necessario ricordarti che è assolutamente<br />

necessaria la tua presenza!<br />

A presto!<br />

<strong>Altamura</strong>, 5 maggio 2001<br />

Annarita Scalera Don Alessandro Amapani<br />

Carissimi,<br />

* * *<br />

All’équipe diocesana di PG<br />

Ai responsabili di gruppi, associazioni<br />

e movimenti<br />

e p.c. A Mons. Mario Paciello<br />

Ai Sacerdoti diocesani e religiosi<br />

vi scriviamo all’inizio di quest’estate, tanto desiderata da tutti, visto<br />

l’intenso lavoro in questo anno post-giubileo e di visita pastorale!<br />

L’anno pastorale 2000-2001 è terminato e capiamo che questa lettera<br />

potrebbe spaventarvi... non desideriamo organizzare l’ennesimo incontro,<br />

o darvi date di appuntamenti immediati ma vogliamo soltanto comunicarvi<br />

alcune informazioni sulle tappe diocesane dei giovani per il<br />

prossimo anno pastorale 2001-2002, per questo vi alleghiamo il testo<br />

comunicato nell’ultimo incontro degli uffici pastorali di Curia con il Vescovo<br />

perché queste date siano inserite già nelle prossime programmazioni<br />

delle vostre parrocchie o dei movimenti o delle associazioni.<br />

Vi scriviamo anche per segnalarvi due iniziative importanti, una a<br />

carattere regionale l’altra mondiale:<br />

- dal 7 al 9 settembre 2001 si svolgerà il IX Capitolo dei Giovani<br />

organizzato dalla GiFra di Puglia e Molise nel paesino di Celenza<br />

Valfortore (Foggia); questa esperienza unica di comunione tra i<br />

gruppi ecclesiali pugliesi è indirizzata a tutti i giovanissimi e giovani;<br />

perché non parteciparvi come gruppo?! Vi alleghiamo il ma-<br />

287


288<br />

nifesto dell’iniziativa. Per qualsiasi informazione potete rivolgervi<br />

al presidente della GiFra della parrocchia della Consolazione di<br />

<strong>Altamura</strong>: Nicola Moramarco telefonando al numero 328<br />

0350065.<br />

- Dal 22 al 28 luglio 2002 a Toronto (Canada) si svolgerà la XVII<br />

Giornata Mondiale della Gioventù, come diocesi stiamo pensando<br />

di organizzare un aereo tutto per noi che parta da Bari e arrivi<br />

all’aeroporto di Toronto (volo già attivo dal mese di maggio<br />

scorso) questo però sarà possibile prenotandolo al più presto; nel<br />

mese di settembre quando cominceremo a lavorare per questo<br />

evento avremo dall’ufficio nazionale di Pastorale Giovanile<br />

informazioni più precise, cominciatene a parlare e a mettere da<br />

parte i soldini (servono minimo 1.500.000), vi ricordo che con la<br />

diocesi vi possono partecipare solo i maggiorenni. Vi alleghiamo<br />

le primissime informazioni per questo appuntamento.<br />

Augurandovi una splendida estate di riposo e di grande entusiasmo<br />

nei campi-scuola vi salutiamo e siamo a totale disposizione per qualsiasi<br />

informazione o altro per la formazione e la crescita nella fede dei giovani!<br />

<strong>Altamura</strong>, 22 giugno 2001<br />

Annarita Scalera Don Alessandro Amapani


SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO<br />

- Ai Rev.mi Parroci, Sacerdoti, Delegati<br />

parrocchiali per l’Ecumenismo<br />

e altri collaboratori pastorali<br />

- Alle Comunità religiose<br />

e p.c. Al Vescovo, Mons. Mario Paciello<br />

LORO SEDI<br />

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,<br />

1- Risuona ancora nelle nostre orecchie e nel nostro cuore il messaggio<br />

del S. Padre, Giovanni Paolo II, per la Giornata mondiale della<br />

Pace appena celebrata; messaggio nel quale afferma che il dialogo<br />

fra le culture è “strumento eminente per realizzare la civiltà dell’amore<br />

e della pace”. Nello stesso tempo, il Papa spinge lo sguardo di<br />

fede dei credenti sull’icona del Crocifisso, come “richiamo esigente<br />

di riconciliazione”. In questo respiro di grande apertura ecumenica<br />

e di conversione del cuore, siamo invitati a vivere la prossima<br />

Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio<br />

2001), che avrà per tema l’importante affermazione autorivelativa<br />

di Gesù: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6).<br />

2- Anche quest’anno il Segretariato diocesano per l’ecumenismo e il<br />

dialogo si è impegnato, con l’aiuto di Dio e grazie alla collaborazione<br />

di alcuni parroci e dei pastori e responsabili di chiesa delle comunità<br />

evangeliche presenti nel territorio della nostra diocesi, a preparare<br />

i Sussidi e a programmare a livello diocesano gli Incontri ecumenici<br />

di preghiera e di riflessione biblica, che potranno aiutarvi ad<br />

accogliere più in profondità i contenuti biblici e spirituali della stessa<br />

Settimana di Preghiera e a ravvivare in voi e nei fedeli l’interesse<br />

e l’attenzione all’ecumenismo e al dialogo interreligioso.<br />

3- Nella busta dei sussidi che vi facciamo pervenire troverete:<br />

a) il manifesto della Settimana di Preghiera, alcune pagelline e il<br />

libretto-guida per le celebrazioni comunitarie della parola di<br />

Dio e dell’Eucaristia;<br />

289


290<br />

b) il programma diocesano degli incontri ecumenici di preghiera<br />

e di riflessione biblica, sia sotto forma di locandina da affiggere<br />

alle porte delle chiese insieme al manifesto della Settimana,<br />

sia sotto forma di pieghevole da diffondere tra i fedeli.<br />

4 - Suggerimenti pastorali:<br />

a) Domenica 14 gennaio, alla fine delle SS. Messe, informare i<br />

fedeli sulla Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani che<br />

si celebra dal 18 al 25 gennaio e sulle iniziative ecumeniche<br />

diocesane, invitandoli a partecipare;<br />

b) Domenica 21 gennaio, durante le SS. Messe, inserire nella<br />

Preghiera dei Fedeli invocazioni specifiche per l’unità dei cristiani<br />

e per lo sviluppo del cammino ecumenico; come Preghiera<br />

Eucaristica si potrebbe scegliere il Formulario V/D del<br />

Messale Romano, che porta come titolo “La Chiesa in cammino<br />

verso l’unità”.<br />

5 - In conclusione della presente, mi permetto di chiedervi due cose:<br />

a) vi prego di segnalare a questo Segretariato un delegato, particolarmente<br />

preparato, per l’ecumenismo e il dialogo, che possa<br />

fare da punto di riferimento e da animatore ecumenico della<br />

comunità. Per la formazione ecumenica dei delegati parrocchiali<br />

e religiosi il Segretariato ha riservato degli incontri che<br />

avranno luogo ogni secondo lunedì del mese presso la Curia<br />

diocesana ad <strong>Altamura</strong>, alle ore 18.30;<br />

b) la vostra generosità ci permetterà di sopperire alle spese occorse<br />

per preparare i Sussidi per la Settimana e di aderire al progetto<br />

dell’Alleanza Biblica Italiana di diffondere la Parola di<br />

Dio nelle carceri del nostro Paese. Il minimo di contributo richiestovi<br />

è di L.10.000. Grazie!<br />

Vi saluto con fraterna amicizia, anche a nome degli altri membri del<br />

nostro Segretariato.<br />

<strong>Altamura</strong>, 4 gennaio 2001<br />

L’Incaricato diocesano per l’Ecumenismo<br />

Sac. Vito Incampo


Carissimi,<br />

UFFICIO PELLEGRINAGGI<br />

Ai Rev.mi Sacerdoti<br />

della <strong>Diocesi</strong><br />

anche quest’anno la <strong>Diocesi</strong> organizza, tramite l’Opera Romana Pellegrinaggi,<br />

un Pellegrinaggio, guidato dal nostro Vescovo, che avrà come<br />

meta Lourdes e La Salette.<br />

D’accordo con il Vescovo, si è pensato di proporre 2 modalità di partecipazione:<br />

1. in pullman, dal 30 luglio al 6 agosto (vedi programma allegato);<br />

2. in aereo (30 posti prenotati), dal 30 luglio al 3 agosto, con partenza<br />

e ritorno da Brindisi direttamente per Lourdes.<br />

L’opzione del viaggio in aereo è stata presa in considerazione per dare<br />

la possibilità, a coloro che non possono disporre di 8 giorni, di poter<br />

partecipare in 5 giorni al Pellegrinaggio, sostando un giorno in più degli<br />

altri pellegrini a Lourdes.<br />

- Per coloro che parteciperanno in pullman: le iscrizioni si chiudono<br />

il 15 giugno p.v.; la quota di partecipazione a persona è di £.<br />

1.400.000 in stanza doppia (per la stanza singola il supplemento è<br />

di £. 280.000). La quota comprende anche acqua minerale a tutti i<br />

pasti e in pullman durante il viaggio, come pure l’Assicurazione<br />

E. A.<br />

- Per coloro che parteciperanno in aereo: le iscrizioni si chiudono il<br />

9 maggio p.v.; la quota di partecipazione a persona è di £.<br />

1.200.000 in stanza doppia (per la stanza singola il supplemento è<br />

di £. 180.000). La quota comprende anche il viaggio in pullman di<br />

andata e ritorno a e da Brindisi, come pure l’acqua minerale ai pasti<br />

nel soggiorno a Lourdes.<br />

Prego gentilmente i Rev.mi Parroci di comunicare subito ai parrocchiani<br />

la proposta di questo Pellegrinaggio Diocesano, con la possibilità<br />

di scegliere una delle 2 modalità di partecipazione (pullman o aereo).<br />

291


292<br />

È possibile già comunicare le prenotazioni presso l’Ufficio Pellegrinaggi<br />

in Curia, versando come anticipo la quota di £. 500.000. Il saldo<br />

deve essere versato entro i termini dell’iscrizione.<br />

In attesa di potervi dare i manifesti del Pellegrinaggio, appena giungono<br />

da Roma, Vi saluto cordialmente.<br />

<strong>Altamura</strong>, 1 marzo 2001<br />

Il Direttore dell’Ufficio Pellegrinaggi<br />

Sac. Luigi Dimarno<br />

Programma<br />

30 luglio (lunedì): ore 5.00: Partenza in pullman dal territorio della<br />

<strong>Diocesi</strong>.<br />

Pranzo a Rimini. Proseguimento per NIZZA:<br />

cena e pernottamento in albergo.<br />

31 luglio (martedì): NIZZA: prima colazione e partenza per NI-<br />

MES: pranzo in ristorante.<br />

Proseguimento per LOURDES: cena in albergo.<br />

Dopo cena: Saluto alla Madonna presso la<br />

grotta delle Apparizioni. Pernottamento.<br />

1 - 2 agosto (mercoledì - giovedì): LOURDES: pensione completa.<br />

Durante il soggiorno: S. Messa internazionale,<br />

funzioni alla grotta, Via Crucis, Processione<br />

Eucaristica con benedizione degli ammalati,<br />

Processione “aux flambeaux”, visita ai “ricordi”<br />

di S. Bernadette.<br />

3 agosto (venerdì): LOURDES: prima colazione e partenza per<br />

NIMES: pranzo.<br />

Proseguimento per GRENOBLE: cena e pernottamento.


4 agosto (sabato): GRENOBLE: prima colazione e partenza per<br />

il Santuario de LA SALETTE: Celebrazione<br />

della S. Messa, visita del Santuario e pranzo.<br />

Proseguimento per TORINO: cena e pernottamento.<br />

5 agosto (domenica): TORINO: pensione completa.<br />

Al mattino: Celebrazione della S. Messa e visita<br />

guidata della città. Pranzo.<br />

Nel pomeriggio: salita al Santuario di SU-<br />

PERGA.<br />

6 agosto (lunedi): Prima colazione e S. Messa. Partenza per Rimini:<br />

Pranzo.<br />

Rientro in <strong>Diocesi</strong> in tarda serata.<br />

N. B.: Coloro che raggiungeranno Lourdes in aereo, dalla sera del 30 alla<br />

sera del 31 luglio sono liberi di gestirsi la giornata a loro piacimento. I<br />

giorni 1 e 2 agosto si uniranno al resto del gruppo dei pellegrini.<br />

293


294<br />

RENDICONTO<br />

RELATIVO ALLA EROGAZIONE<br />

DELLE SOMME DERIVANTI<br />

DALL’OTTO PER MILLE DELL’IRPEF<br />

PER L’ESERCIZIO 2000<br />

I. PER ESIGENZE DI CULTO E PASTORALE<br />

A. Esercizio del culto:<br />

1. Nuovi complessi parrocchiali 10.000.000<br />

2. Conservazione o restauro edifici di culto già<br />

esistenti o di altri beni culturali ecclesiastici 123.000.000<br />

3. Sussidi liturgici 750.000<br />

4. Centro Giovanile “Benedetto XIII” 70.000.000<br />

203.750.000<br />

B. Esercizio della cura delle anime:<br />

1. Curia diocesana e centri pastorali diocesani 50.000.000<br />

2. Mezzi di comunicazione sociale a finalità<br />

pastorale 35.880.000<br />

3. Istituto di scienze religiose 15.000.000<br />

4. Manutenzione straordinaria di case canoniche<br />

e/o locali di ministero pastorale 11.300.000<br />

5. Enti ecclesiastici per il sostentamento dei<br />

sacerdoti addetti 1.200.000<br />

6. Istituti di vita consacrata in straordinaria necessità 10.000.000<br />

123.380.000<br />

C. Formazione del clero:<br />

1. Seminario diocesano, interdiocesano, regionale 51.932.000<br />

51.932.000<br />

E. Catechesi ed educazione cristiana:<br />

1. Iniziative di cultura religiosa<br />

nell’ambito della diocesi 500.000<br />

500.000


H. Somme impegnate per iniziative pluriennali:<br />

1. Fondo diocesano di garanzia 76.502.728<br />

76.502.728<br />

I) TOTALE DELLE EROGAZIONI<br />

EFFETTUATE NEL 1999 456.064.728<br />

Riepilogo<br />

TOTALE DELLE SOMME DA EROGARE<br />

PER L’ANNO 2000 811.752.728<br />

A DEDURRE TOTALE DELLE EROGAZIONI<br />

EFFETTUATE NELL’ANNO 2000 456.064.728<br />

RIMANENZA 355.688.000<br />

FONDO DIOCESANO DI GARANZIA 76.502.728<br />

SALDO CONTO CORRENTE<br />

E/O DEPOSITO TITOLI AL 31 MARZO 2001 449.261.963<br />

II. PER INTERVENTI CARITATIVI<br />

A. Distribuzione a persone bisognose:<br />

1. Da parte della diocesi 20.000.000<br />

2. Da parte delle parrocchie 20.000.000<br />

3. Da parte di altri enti ecclesiastici 50.000.000<br />

90.000.000<br />

B. Opere caritative diocesane:<br />

1. In favore di extracomunitari 10.000.000<br />

10.000.000<br />

295


296<br />

D. Opere caritative di altri enti ecclesiastici<br />

1. Centro di accoglienza “Benedetto XIII” 100.000.000<br />

2. Opere caritative di religione 26.600.000<br />

126.600.000<br />

G) TOTALE DELLE EROGAZIONI<br />

EFFETTUATE NEL 1999 226.600.000<br />

Riepilogo<br />

TOTALE DELLE SOMME DA EROGARE<br />

PER L’ANNO 2000 446.462.788<br />

A DEDURRE TOTALE DELLE EROGAZIONI<br />

EFFETTUATE NELL’ANNO 2000 226.600.000<br />

RIMANENZA 219.862.788<br />

SALDO CONTO CORRENTE<br />

E/O DEPOSITO TITOLI AL 31 MARZO 2001 240.734.706<br />

Si allegano:<br />

1. relazione esplicativa del rendiconto relativo alle somme erogate;<br />

2. fotocopia delle pagine di tutti gli estratti conto bancari dal<br />

1°.04.2000 al 31.03.2001;<br />

3. documentazione dei depositi amministrati o della gestione patrimoniale<br />

nel caso in cui le disponibilità siano state temporaneamente<br />

investite.<br />

Si attesta che:<br />

• Il presente “Rendiconto” è stato sottoposto alla verifica del Consiglio<br />

Diocesano per gli affari economici nella seduta in data 5 luglio<br />

2001.


• Il “Rendiconto” è pubblicato nel bollettino ufficiale della diocesi<br />

n. 1, in data 2001, in corso di stampa.<br />

<strong>Gravina</strong> in Puglia, 5 luglio 2001<br />

p. l’Economo Diocesano<br />

Rev. Laddaga Domenico<br />

* * *<br />

RELAZIONE<br />

Il Vescovo Diocesano<br />

✠ Mario Paciello<br />

Il rendiconto della erogazione delle somme attribuite alla <strong>Diocesi</strong> di<br />

<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti dalla Conferenza Episcopale<br />

Italiana per l’anno 2000, in osservanza alla “Nota illustrativa” si ferma<br />

al 31 marzo 2001.<br />

Tuttavia, per una giusta comprensione della situazione al 31 marzo<br />

2001, si prega di tener presente quanto segue:<br />

1) a causa della lunga malattia dell’Economo, i due nuovi conti correnti<br />

per Culto e Pastorale e Interventi Caritativi sono stati aperti<br />

nel luglio 2000;<br />

2) le somme della C.E.I. sono pervenute nel mese di settembre 2000;<br />

3) la morte dell’Economo, il 3 gennaio 2001, ha ritardato l’erogazione<br />

delle precedenti assegnazioni; per tale motivo non è stato possibile<br />

distribuire le somme entro il 31 marzo 2001.<br />

4) Si comunica, inoltre, che al presente quasi tutte le somme assegnate<br />

sono state erogate e si è in grado di poter rendicontare in<br />

modo dettagliato e preciso.<br />

297


298<br />

5) Il saldo contabile al 2/7/2001 del conto Culto e Pastorale<br />

(c.c. 103-6969501-6) è di £ 267.044.347<br />

(compreso il fondo di garanzia);<br />

- del conto Interventi Caritativi<br />

(c.c. 103-6969502-4) è di £ 45.749.013.<br />

6) La rimanenza al 31/3/2001 per Culto e Pastorale<br />

(compreso il fondo di garanzia) è di £ 432.190.728,<br />

mentre il saldo contabile della Banca è di £ 449.261.963.<br />

La differenza si spiega nel modo seguente:<br />

Rimanenza £ 432.190.728 +<br />

Competenze al 30/9/’00 £ 582.948 +<br />

Conguaglio C.E.I. £ 4.526.726 +<br />

Competenze al 31/12/’00 £ 6.944.877 +<br />

Competenze al 31/03/’01 £ 5.097.684 =<br />

£ 449.342.963 –<br />

3 imposte di bollo £ 81.000 =<br />

£ 449.261.963<br />

7) La rimanenza al 31/3/2001<br />

per Interventi Caritativi è di £ 219.862.788;<br />

il saldo contabile della Banca è di £ 240.734.706.<br />

La differenza si giustifica nel modo seguente:<br />

Rimanenza al 31/3/’01 £ 219.862.788 +<br />

Competenze al 30/9/’00 £ 317.965 +<br />

Conguaglio C.E.I. £ 2.487.474 +<br />

Competenze al 31/12/’00 £ 3.792.333 +<br />

Competenze al 31/3/’01 £ 2.355.146 +<br />

Assegno emesso e non riscosso al 31/3/’01 £ 12.000.000 =<br />

£ 240.815.706 –<br />

3 imposte di bollo £ 81.000 =<br />

£ 240.734.706


Chiedo scusa per il ritardo, dovuto anche alla complessità delle verifiche<br />

e degli adempimenti per la rendicontazione, che tuttavia, temo<br />

possa non soddisfare il Comitato.<br />

Con la speranza che si giunga a far coincidere l’anno finanziario con<br />

l’anno pastorale, cordialmente ossequio e ringrazio.<br />

<strong>Gravina</strong>, 4 luglio 2001<br />

✠ Mario Paciello<br />

Vescovo<br />

299


300<br />

NECROLOGIO<br />

È deceduto il 3 gennaio 2001, all’età di 77 anni, dopo un lungo e doloroso<br />

periodo di malattia, il Rev.mo Sac. Vito CASSANO, Presidente<br />

del Capitolo Concattedrale di <strong>Gravina</strong> ed Economo Diocesano.<br />

Nato a <strong>Gravina</strong> il 26 aprile 1924 da Donato e Ceriaca Rutigliano, dopo<br />

aver compiuto gli studi ginnasiali nel Seminario Diocesano di <strong>Gravina</strong>,<br />

passò al Pontificio Seminario Regionale di Molfetta per quelli filosofici<br />

e teologici.<br />

Ordinato Sacerdote nella Cattedrale di <strong>Gravina</strong> il 31 agosto 1947, fu<br />

nominato Vice Rettore del Seminario Vescovile di <strong>Gravina</strong> e Vicario<br />

Cooperatore della Parrocchia di San Giovanni Battista. Nello stesso<br />

tempo, si prodigò all’insegnamento delle Lettere classiche nello stesso<br />

Seminario Diocesano, mantenendo la cattedra fino al 1967, quando<br />

Mons. Giuseppe Vairo dispose che i Seminaristi frequentassero le Scuole<br />

Statali.<br />

Il 31 marzo 1952 venne nominato Canonico della Cattedrale e parroco<br />

di San Matteo in <strong>Gravina</strong>. Svolse il suo ministero sacerdotale nella<br />

piccola chiesa di Santa Teresa, cui dedicò gran parte della sua vita, fino<br />

al trasferimento della Parrocchia in Mater Ecclesiae.<br />

Nel 1953 divenne Procuratore generale del Capitolo, e nel 1970 Primicerio<br />

del medesimo.<br />

Mentre era ancora Parroco di San Matteo, laureatosi in Lettere classiche<br />

all’Università di Bari, inserì il suo ministero sacerdotale nell’ambiente<br />

scolastico, insegnando materie letterarie nel Liceo Scientifico<br />

“G. Tarantino” di <strong>Gravina</strong>.<br />

Nel frattempo, fu nominato anche Assistente Diocesano dei fanciulli<br />

cattolici e delle donne di A.C.<br />

Uomo mite e dall’animo umile, sempre disponibile nei confronti di<br />

quanti si rivolgevano a lui, Don Vito lascia in quanti lo hanno conosciuto<br />

il ricordo di una testimonianza sacerdotale autentica e generosa.


Diario<br />

del Vescovo


302<br />

<strong>Altamura</strong>. La Chiesa Madonna della Croce restaurata e riaperta al culto.


GENNAIO 2001<br />

1 Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

2 Udienze<br />

3 Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - Foggia<br />

4 Esequie don Vito Cassano - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

Udienze<br />

Visita alla Parrocchia di Poggiorsini<br />

5 Celebrazione per la chiusura del Giubileo - Indizione Visita Pastorale<br />

- Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />

6 Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

7 Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />

Partecipazione Giubileo degli Artisti - <strong>Altamura</strong><br />

8-9 Roma - Incontro con le Suore Oblate<br />

12 Udienze<br />

13 Udienze<br />

Apertura Visita Pastorale - <strong>Altamura</strong><br />

Partecipazione Concerto al Sidion - <strong>Gravina</strong><br />

14 Celebrazione Eucaristica - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />

Celebrazione Eucaristica - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />

15 Incontro con la Comunità - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Giovani delle parrocchie in Visita<br />

Pastorale - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />

303


304<br />

16 Incontro con la Comunità - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Catechisti delle parrocchie in<br />

Visita Pastorale - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />

17 Incontro con la Comunità - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />

18 Incontro con la Comunità - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con le Suore del Divino Zelo - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro interparrocchiale con le Famiglie e le Coppie di fidanzati<br />

delle parrocchie in Visita Pastorale - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />

19 Concelebrazione - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />

20 Incontro con la Comunità - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro interparrocchiale con le Associazioni, Ordini secolari e<br />

Adulti delle parrocchie in Visita Pastorale - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />

21 Celebrazione Eucaristica - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />

Celebrazione Eucaristica - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />

22 Incontro con la Comunità - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />

23 Commissione CEI - Servizio della Carità - Roma<br />

24 Incontro con la Comunità - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />

Udienze<br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />

25 Incontro con la Comunità - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />

Udienze<br />

Liturgia della Parola - Chiusura Settimana Ecumenica - S. Anna<br />

- <strong>Altamura</strong><br />

26 Aggiornamento dei Presbiteri<br />

Assemblea conclusiva - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong>


27 Udienze<br />

Incontro con la Comunità - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />

Assemblea conclusiva - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />

28 Celebrazione Eucaristica - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />

Celebrazione Eucaristica - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />

29 Udienze<br />

Incontro con i Vicari e i Direttori di Curia - Curia - <strong>Altamura</strong><br />

Assemblea conclusiva - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />

30 Incontro in Regione per l’Ospedale “Miulli”<br />

31 Visite a malati e Unzione degli Infermi - <strong>Gravina</strong><br />

FEBBRAIO 2001<br />

1 Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica per la presa di possesso di don Giuseppe<br />

Nuzzi della parrocchia dei Santi Nicola e Cecilia - <strong>Gravina</strong><br />

2 Udienze<br />

Inizio Visita Pastorale - <strong>Acquaviva</strong><br />

3 Incontro con la Comunità - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />

4 Celebrazione Eucaristica per la presa di possesso di don Nicola<br />

Scarcella della parrocchia dello Spirito Santo - <strong>Gravina</strong><br />

Celebrazione Eucaristica - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />

5 Incontro con la Comunità - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i ragazzi della catechesi e dell’ACR - Sacro Cuore -<br />

<strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />

6 Incontro con la Comunità - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />

305


306<br />

6 Incontro interparrocchiale con il gruppo Caritas - Sacro Cuore -<br />

<strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Giovani e Fidanzati - Sacro<br />

Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />

7 Incontro con la Comunità - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i ragazzi della catechesi e dell’ACR - S. M. Maggiore<br />

- <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Catechisti - S. M. Maggiore -<br />

<strong>Acquaviva</strong><br />

8 Udienze<br />

Incontro con la Comunità - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro interparrocchiale con le Associazioni e Gruppi - Oasi<br />

S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />

9 Incontro con la Comunità - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i Gruppi Liturgici - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />

Assemblea conclusiva - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />

10 Visita agli ammalati - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />

Assemblea conclusiva - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />

11 Celebrazione Eucaristica - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />

Celebrazione Eucaristica e festa interparrocchiale - Sacro Cuore<br />

- <strong>Acquaviva</strong><br />

12 Visita Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />

16 Ritiro dei Presbiteri<br />

Celebrazione Eucaristica per l’A.d.P. - San Sebastiano - <strong>Gravina</strong><br />

18 Udienze<br />

Inizio Visita Pastorale con Celebrazione Eucaristica - S. Erasmo<br />

- Santeramo<br />

19 Incontro con i Padri Monfortani - Santeramo<br />

Incontro con i Giovani - Teatro Salesiano - Santeramo


20 Incontro con i bambini della Scuola Elementare “Mons. Rago” -<br />

Santeramo<br />

Visita al Comune - Santeramo<br />

Incontro con i Catechisti - S. Erasmo - Santeramo<br />

Incontro con le Associazioni e Movimenti - S. Erasmo - Santeramo<br />

21 Incontro con i ragazzi delle Scuole Medie e Superiori - Santeramo<br />

Udienze<br />

Incontro con il C.P.P. - S. Erasmo - Santeramo<br />

Incontro con i cooperatori, ex allievi e famiglie - Oratorio Salesiano<br />

- Santeramo<br />

22 Visita Ospedale - Santeramo<br />

Visita Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong><br />

Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Erasmo - Santeramo<br />

23 Aggiornamento del Clero<br />

Incontro - Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />

Udienze<br />

Incontro con le Confraternite - S. Erasmo - Santeramo<br />

24 Incontro con i malati - S. Erasmo - Santeramo<br />

Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Erasmo - Santeramo<br />

Incontro con i Fidanzati - S. Erasmo - Santeramo<br />

25 Udienze<br />

Assemblea Conclusiva - S. Erasmo - Santeramo<br />

Chiusura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica - S. Erasmo<br />

- Santeramo<br />

26 Incontro con i Vicari e i Direttori degli Uffici di Curia - Curia -<br />

<strong>Altamura</strong><br />

27 Udienze<br />

28 Benedizione delle Ceneri - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

307


308<br />

MARZO 2001<br />

3 Partecipazione al Concerto - Museo - <strong>Gravina</strong><br />

4 Apertura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica - S. Matteo<br />

- <strong>Gravina</strong><br />

5 Inaugurazione Casa disagiati psichici - <strong>Gravina</strong><br />

Udienze<br />

Incontro interparrocchiale con le Famiglie - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

6 Celebrazione Eucaristica - Madonna di Costantinopoli - S. Agostino<br />

- <strong>Acquaviva</strong><br />

Celebrazione Eucaristica - Madonna di Costantinopoli - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Fidanzati - S.S. Pietro e Paolo -<br />

<strong>Gravina</strong><br />

7 Incontro con la Comunità e visita territorio - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro con i minori del Centro past. Sociale “F. Saverio” - S.S.<br />

Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro con il C.P.P. - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />

8 Visita territorio - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro con le Famiglie in cammino - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro con il C.P.A.E. - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />

9 Visita territorio - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

Udienze<br />

Catechesi - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />

10 Visita Madonna della Croce - <strong>Altamura</strong><br />

Visite ai malati e al territorio - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />

Celebrazione Eucaristica per conclusione triduo del 30° anniversario<br />

della parrocchia - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

11 Celebrazione Eucaristica con Battesimi - S.S. Pietro e Paolo -<br />

<strong>Gravina</strong>


11 Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica con benedizione statua della Madonna<br />

- S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong>;<br />

12 Esequie don Antonio Valentino - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro diocesano - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A. E. - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

13 Incontro con la Comunità - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Catechisti - S.S. Pietro e Paolo -<br />

<strong>Gravina</strong><br />

14 Incontro i bambini della Scuola Elementare “Cervi” - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Movimenti, Associazioni e<br />

Gruppi - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

15 Udienze<br />

Visita territorio della Murgetta - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Giovani - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

16 Ritiro dei Presbiteri e Diaconi<br />

Assemblea conclusiva - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />

17 Udienze<br />

Ascolto dei fedeli - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />

Assemblea conclusiva - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

18 Celebrazione Eucaristica per gli Artigiani - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

Celebrazione Eucaristica per il XXV° di Sacerdozio di don Nicola<br />

Scarcella - Spirito Santo - <strong>Gravina</strong><br />

19 Udienze - Curia - <strong>Altamura</strong><br />

Messa per gli Artigiani - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />

20 Udienze<br />

22 Udienze<br />

309


310<br />

23 Udienze<br />

Ritiro AMCI di Bari-<strong>Acquaviva</strong> - Oasi “Santa Maria” - Cassano<br />

24 Visita Cattedrale <strong>Acquaviva</strong> e Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />

Ordinazione Sacerdotale di P. Giuseppe Ciccimarra, ofm Capp -<br />

Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />

25 Inizio Visita Pastorale con Celebrazione Eucaristica - Spinazzola<br />

Celebrazione Eucaristica per il 50° di Sacerdozio di Mons. Carlo<br />

Caputo - S. Domenico - <strong>Gravina</strong><br />

26 Commissione Servizio della Carità CEI - Roma<br />

27 Udienze<br />

Incontro con i bambini della Scuola Elementare - Spinazzola<br />

Incontro con i ragazzi della Scuola Media - Spinazzola<br />

Visita al Comune e ai Vigili Urbani - Spinazzola<br />

Incontro sul volontariato - Salone “Salomone” - Spinazzola<br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />

28 Udienze<br />

Visita strutture e colloqui - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />

Incontro con le Famiglie - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />

Incontro con i Catechisti - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />

29 Udienze<br />

Visita ammalati - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />

Incontro con i ragazzi del Catechismo - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />

Incontro con i Giovani - S. Sebastiano - Spinazzola<br />

30 Udienze<br />

Visita ammalati - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

Visita Santuario - Madonna del Bosco - Spinazzola<br />

Incontro con i Cresimandi - Spinazzola<br />

Incontro con gli Anziani - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

Incontro con i Catechisti - S. Pietro Apostolo - Spinazzola


31 Visita Ospedale - Spinazzola<br />

Visita Scuole Superiori - Spinazzola<br />

Via Crucis Diocesana - Spinazzola<br />

APRILE 2001<br />

1 Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

Incontro con i ragazzi dell’ACR - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

Incontro con i Fidanzati - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

2 Udienze<br />

Colloqui - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

Incontro con le Associazioni, Gruppi e Movimenti - M. SS. Annunziata<br />

- Spinazzola<br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

3 CEP<br />

Incontro con le Associazioni, Gruppi e Movimenti - S. Pietro<br />

Apostolo - Spinazzola<br />

Incontro con le Famiglie - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

4 Visita al Cimitero - Spinazzola<br />

Visita alle strutture - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

Celebrazione Eucaristica e Assemblea conclusiva - M. SS. Annunziata<br />

- Spinazzola<br />

5 Udienze<br />

Visita Forze dell’Ordine - Spinazzola<br />

Celebrazione Eucaristica, Adorazione e Assemblea conclusiva -<br />

S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />

7 Udienze<br />

Inaugurazione statua “Cristo morto” - SS. Crocifisso - Santeramo<br />

8 Udienze<br />

Benedizione delle Palme e Celebrazione Eucaristica - Cattedrale<br />

- <strong>Gravina</strong><br />

311


312<br />

11 Santa Messa del Crisma - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />

12 Ufficio delle Letture e Lodi - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

Visita Monasteri e Preti infermi - <strong>Gravina</strong><br />

Udienze<br />

Messa In Coena Domini - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />

13 Ufficio delle Letture e Lodi - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

Visita Colonia Hanseniana - Gioia del Colle<br />

Solenne Azione Liturgica - S. Agostino - <strong>Acquaviva</strong><br />

Processione del Legno Santo - <strong>Gravina</strong><br />

14 Ufficio delle Letture e Lodi - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

Udienze<br />

Solenne Veglia Pasquale - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />

15 Celebrazione Eucaristica di Pasqua - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica di Pasqua - S. Agostino - <strong>Acquaviva</strong><br />

17 Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica - Madonna del Bosco - Spinazzola<br />

Celebrazione Eucaristica e Ammissione tra i Candidati agli Ordini<br />

Sacri del Seminarista Giuseppe Cifarelli - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

21 Catechesi al Convegno Vocazionale dei PP. Vocazionisti e Celebrazione<br />

Eucaristica - Paestum<br />

22 Apertura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica e Cresime -<br />

S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Agostino - <strong>Acquaviva</strong><br />

23 Udienze<br />

Incontro con i bambini della Scuola Materna - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con gli studenti dell’IPSIA - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i Vicari e i Direttori degli Uffici di Curia - Curia -<br />

<strong>Altamura</strong>


Incontro con le Suore Vocazioniste - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

Apertura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica - S. Francesco<br />

- <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

24 Incontro con i bambini della Scuola Materna - S. Domenico -<br />

<strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i bambini della Scuola Elementare - S. Domenico -<br />

<strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro interparrocchiale con le Confraternite, Associazioni e<br />

Gruppi - S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

25 IV Incontro Diocesano dei Giovani - <strong>Gravina</strong><br />

26 Udienze<br />

Incontro con i ragazzi della Scuola Media - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con gli studenti del Liceo “don Milani” - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i ragazzi del catechismo della Scuola Elementare -<br />

S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i ragazzi del catechismo della Scuola Media - S.<br />

Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro interparrocchiale delle Famiglie - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i Cresimandi - S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

27 Visita ammalati e territorio - S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i ragazzi del catechismo della Scuola Elementare -<br />

S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i ragazzi del catechismo della Scuola Media - S.<br />

Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro interparrocchiale dei Fidanzati - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

28 Visita ammalati e territorio - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro interparrocchiale dei Catechisti, Gruppo liturgico e Caritas<br />

- S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

313


314<br />

29 Celebrazione Eucaristica con fanciulli e adolescenti - S. Domenico<br />

- <strong>Acquaviva</strong><br />

Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

30 Udienze<br />

Visita del territorio, aziende e attività lavorative - S. Domenico -<br />

<strong>Acquaviva</strong><br />

Ascolto dei fedeli e dei presbiteri - Vespri e Assemblea conclusiva<br />

- S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

MAGGIO 2001<br />

1 Ascolto dei fedeli e dei presbiteri - Visita territorio - S. Francesco<br />

- <strong>Acquaviva</strong><br />

2 Assemblea conclusiva - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

Festa interparrocchiale - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />

5 Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica con Cresime - Madonna della Grazia -<br />

<strong>Gravina</strong><br />

6 Celebrazione Eucaristica con Cresime - Buon Pastore - <strong>Gravina</strong><br />

Incontro diocesano Familiari del Clero: Relazione e Celebrazione<br />

Eucaristica - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />

Inaugurazione sede “Fratres” - <strong>Gravina</strong><br />

7 Convegno Pastorale Diocesano - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />

Celebrazione Eucaristica per Professione religiosa Suora Clarissa<br />

- Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />

8 Visita cantiere Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong><br />

Convegno Pastorale Diocesano - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />

Celebrazione Eucaristica con Cresime - SS. Rosario - <strong>Altamura</strong><br />

9 Convegno Pastorale Diocesano - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong>


10 Incontro presso la Congregazione per il Clero - Roma<br />

11 Udienze<br />

12 Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Giovanni Evangelista<br />

- <strong>Gravina</strong><br />

Conversazione sulla famiglia - Lions Club - <strong>Gravina</strong><br />

13 Apertura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica con Prime<br />

Comunioni - M. SS. Addolorata - Poggiorsini<br />

14 Udienze<br />

Colloqui con i fedeli - Poggiorsini<br />

Incontro con l’Associazione laicale “Sacro Costato” - Poggiorsini<br />

Incontro con le Suore del Sacro Costato - Poggiorsini<br />

Incontro con i Giovani - Poggiorsini<br />

15 Udienze<br />

Incontro in Curia con gli alunni di V e II Elementare di una Scuola<br />

Elementare di <strong>Altamura</strong><br />

Cenacolo 1 - Catechesi e Rosario - Poggiorsini<br />

Incontro con l’ANSPI - Poggiorsini<br />

Incontro con il Comitato Festa - Poggiorsini<br />

16 Incontro con gli alunni di Scuola Materna, Scuola Elementare e<br />

Scuola Media - Poggiorsini<br />

Cenacolo 2 - Catechesi e Rosario - Poggiorsini<br />

Incontro con i Ministranti - Poggiorsini<br />

Incontro con i Giovanissimi - Poggiorsini<br />

17 Visita ammalati - Poggiorsini<br />

Cenacolo 3 - Catechesi e Rosario - Poggiorsini<br />

Incontro con le Coppie - Poggiorsini<br />

18 Ritiro dei Presbiteri<br />

Liturgia Penitenziale - Poggiorsini<br />

Incontro con i Catechisti - Poggiorsini<br />

315


316<br />

19 Incontro con l’Amministrazione Comunale - Poggiorsini<br />

Visita Caserma dei Carabinieri - Poggiorsini<br />

Udienze<br />

Cenacolo 4 - Catechesi e Rosario - Poggiorsini<br />

Assemblea conclusiva - Poggiorsini<br />

20 Celebrazione Eucaristica - M. SS. Addolorata - Poggiorsini<br />

Celebrazione Eucaristica con Cresime e conclusione Visita Pastorale<br />

- M. SS. Addolorata - Poggiorsini<br />

21 Visita cantiere Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong><br />

Udienze<br />

Consacrazione altare - Madonna della Croce - <strong>Altamura</strong><br />

22 Udienze<br />

24 Udienze<br />

25 Udienze<br />

Incontro con l’Ufficio Catechistico<br />

Apertura Visita Pastorale - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

Scuola di Preghiera - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />

26 Incontro Diocesano dei Catechisti - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />

Celebrazione Eucaristica con Professione Religiosa - S. Francesco<br />

- <strong>Gravina</strong><br />

27 Celebrazione Eucaristica - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Celebrazione Eucaristica in Seminario - <strong>Gravina</strong><br />

Celebrazione Eucaristica - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro interparrocchiale dei Giovani - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

28 Visita Scuola Media “P. Pio” - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro di Curia - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro personale con i fedeli - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con le Famiglie - S. Teresa - <strong>Altamura</strong>


29 Visita Liceo “C. Volpicelli” - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con le Suore del Volpicelli - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro interparrocchiale con le Associazioni e Comitati Festa -<br />

S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Messaggio di saluto e augurio al Preside Novelli per presentazione<br />

libro - <strong>Altamura</strong><br />

30 Udienze - Curia - <strong>Altamura</strong><br />

Visita al territorio - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con le Famiglie - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Gruppi - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

31 Visita Scuola Media “O. Serena” - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />

Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica - Buoncammino - <strong>Altamura</strong><br />

GIUGNO 2001<br />

1 Visita ammalati - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

Udienze<br />

Incontro con le Suore del Cottolengo - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

2 Celebrazione Eucaristica Festa patronale - S. Erasmo - Santeramo<br />

Visita ammalati - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro personale con i fedeli - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />

3 Celebrazione Eucaristica per i fanciulli - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />

Celebrazione Eucaristica con Battesimo e 50° di Matrimonio - S.<br />

Teresa - <strong>Altamura</strong><br />

Visita al Collone<br />

Celebrazione Eucaristica interparrocchiale con Cresime - S. Michele<br />

- <strong>Altamura</strong><br />

4 CEP - Molfetta<br />

317


318<br />

4 Incontro con le Famiglie - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro interparrocchiale con i Catechisti - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

5 Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica per Festa Madonna della Croce - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con la Soprintendenza sul cantiere della Cattedrale di<br />

<strong>Acquaviva</strong><br />

Visita “Casa Claret” - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />

6 Visita alla parrocchia del Carmine - <strong>Altamura</strong><br />

Visita alla Scuola Elementare “M. Teresa di Calcutta” - S. Teresa<br />

- <strong>Altamura</strong><br />

Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

7 Visita ai luoghi di lavoro - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />

Pranzo con i parroci in Visita Pastorale a Fornello - <strong>Altamura</strong><br />

Udienze<br />

Assemblea conclusiva - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />

8 Udienze<br />

Visita agli ammalati e ai luoghi di lavoro - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro personale con i fedeli - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />

Preghiera comunitaria - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />

9 Visita ai luoghi di lavoro - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro personale con i fedeli - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

Assemblea conclusiva - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

10 Celebrazione Eucaristica - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />

Celebrazione Eucaristica con Prime Comunioni - S. Agostino -<br />

<strong>Altamura</strong><br />

Assemblea conclusiva - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />

Celebrazione Eucaristica - S. Sabino - <strong>Altamura</strong>


11 Visita agli ammalati - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

Udienze<br />

Assemblea conclusiva - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />

12 Udienze<br />

Presentazione Lettera Pastorale - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />

16 Udienze<br />

17 Celebrazione Eucaristica per AGESCI di Zona - Stadio - <strong>Gravina</strong><br />

18 Udienze in Curia - <strong>Altamura</strong><br />

Celebrazione Eucaristica per Beata Caterina Volpicelli - Cattedrale<br />

- <strong>Altamura</strong><br />

19 Udienze<br />

Celebrazione Eucaristica all’Abbazia di Noci per la Comunità di<br />

S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

Incontro con i Diaconi ed i Ministri Istituiti - S. Cuore - <strong>Altamura</strong><br />

20 Assemblea Pastorale Sanitaria - Bari<br />

21 Visita Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />

Udienze<br />

Incontro in Episcopio con le famiglie di San Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />

22 Celebrazione Eucaristica - S. Cuore - <strong>Altamura</strong><br />

Incontro di programmazione di Visita Pastorale con alcuni Parroci<br />

Udienze<br />

23 Incontro con il Consiglio - Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />

Celebrazione Eucaristica con Cresime - Buon Pastore - <strong>Gravina</strong><br />

24 Benedizione di una edicola al Cimitero - <strong>Gravina</strong><br />

Celebrazione Eucaristica per presa di possesso dei nuovi Canonici<br />

- Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />

319


320<br />

24 Celebrazione Eucaristica con Cresime - SS. Crocifisso - <strong>Gravina</strong><br />

25-29 Esercizi Spirituali dei Presbiteri e dei Diaconi - Campo di Giove<br />

(AQ)<br />

30 Celebrazione Eucaristica per presa di possesso di don Pasquale<br />

Settembre - S. Domenico - <strong>Gravina</strong>


SUSSIDIO RICCHISSIMO<br />

PER L’ANNUNCIO LITURGICO DELLA PAROLA DI DIO<br />

temi di predicazione<br />

OMELIE<br />

QUOTE ABBONAMENTO 2001/2002<br />

ITALIA: € 33,57<br />

Effettuare i versamenti sul CCP 24794802<br />

EDITRICE DOMENICANA ITALIANA<br />

80133 NAPOLI - Via L. Palmieri, 19 - Tel. / Fax (081) 5526670


322<br />

14 giugno 2001. <strong>Acquaviva</strong>. Processione del Corpus Domini.


Indice<br />

GIOVANNI PAOLO II ................................................................................3<br />

Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II<br />

durante l’Udienza all’Assemblea Generale<br />

della Conferenza Episcopale Italiana ..............................................................5<br />

Telegramma augurale al Santo Padre Giovanni Paolo II<br />

nel 81° genetliaco............................................................................................9<br />

Risposta della Segreteria di Stato ..................................................................10<br />

SANTA SEDE ..............................................................................................11<br />

Segreteria di Stato ......................................................................................13<br />

Congregazione per la Dottrina della Fede<br />

Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione......................14<br />

Risposta al dubbio proposto sulla validità del Battesimo<br />

conferito presso «La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno» ....28<br />

Allegato 1: “La questione della validità del battesimo conferito<br />

nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno”<br />

(P. Luis Ladaria, SJ) ......................................................................................29<br />

Allegato 2: “Risposta della Congregazione per la Dottrina<br />

della Fede ad un dubbio circa la validità del Battesimo conferito<br />

nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno”<br />

(P. Urbano Navarrete, SJ)..............................................................................36<br />

Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti<br />

Risposte a quesiti sull’obbligo della celebrazione della Liturgia delle Ore ..45


324<br />

La Comunione sotto le due specie ................................................................49<br />

Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli<br />

Istruzione sull’invio e la permanenza all’estero dei Sacerdoti<br />

del clero diocesano dei territori di missione ..................................................53<br />

Nunziatura Apostolica in El Salvador ......................................................60<br />

Nomina del Nunzio Apostolico in Italia e<br />

nella Repubblica di San Marino ................................................................63<br />

CONSIGLIO DELLE CONFERENZE EPISCOPALI EUROPEE ......67<br />

La «Charta Œcumenica» di Strasburgo ........................................................69<br />

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA............................................83<br />

“Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”.<br />

Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano<br />

per il primo decennio del 2000 ......................................................................85<br />

Testo applicativo del Testo comune per un indirizzo pastorale<br />

dei matrimoni tra Cattolici e Valdesi o Metodisti ........................................145<br />

Nota della Presidenza circa l’Istruttoria dei Matrimoni<br />

concordatari con riferimento alle disposizioni civili<br />

concernenti la documentazione amministrativa<br />

e il “Regolamento dello Stato Civile” ........................................................169<br />

Determinazione riguardante la conversione da Lire in Euro delle<br />

misure previste dalla vigente disciplina del sostentamento del clero ..........175<br />

Modifiche al Regolamento del Comitato per gli interventi<br />

caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo..............................................177<br />

Ripartizione e assegnazione dell’otto per mille IRPEF per l’anno 2001 ....179<br />

Modifica della misura della quota capitaria prevista<br />

dalla Delibera n. 58 (art. 4, § 3) ..................................................................182<br />

TRIBUNALE ECCLESIASTICO REGIONALE PUGLIESE ............183<br />

Relazione dell’anno 2000 agli Eccellentissimi Vescovi<br />

della Regione Pugliese ................................................................................185<br />

Relazione anno 2000 ..................................................................................191<br />

Organico del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese<br />

nell’anno 2001 ............................................................................................195


ATTI DEL VESCOVO..............................................................................197<br />

Gemellaggio con la <strong>Diocesi</strong> di Awasa - Etiopia ..........................................199<br />

Articoli<br />

“È opportuno non chiudere gli occhi” ........................................................206<br />

Omelie<br />

Omelia per la chiusura del Giubileo e l’indizione<br />

della Visita Pastorale ..................................................................................208<br />

Omelia per la Messa Crismale ....................................................................211<br />

Omelia per la Celebrazione diocesana del Corpus Domini ........................217<br />

Messaggi<br />

Messaggio augurale al Clero e a tutta la Comunità diocesana<br />

in occasione della Santa Pasqua 2001 ........................................................223<br />

Lettere........................................................................................................224<br />

Decreti........................................................................................................231<br />

Convenzione<br />

Affidamento del Santuario Maria SS. del Buoncammino<br />

in <strong>Altamura</strong> alla Congregazione dei Missionari Monfortani ......................244<br />

Nomine - Approvazioni - Licenze - Onorificenze ....................................248<br />

Ordinazione - Ministeri ............................................................................252<br />

ATTI DELLA CURIA ..............................................................................253<br />

Vicario Generale ........................................................................................255<br />

Ufficio Scuola ............................................................................................263<br />

Ufficio Cultura ............................................................................................267<br />

Centro Diocesano Vocazioni ......................................................................269<br />

Ufficio Formazione Permanente - Ufficio Liturgico ..................................271<br />

Ufficio Vita Consacrata ..............................................................................272<br />

Ufficio Confraternite ..................................................................................274<br />

Ufficio Famiglia..........................................................................................276<br />

Ufficio Caritas ............................................................................................279<br />

Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro -<br />

Ufficio Pastorale Giovanile - Caritas Diocesana ........................................281<br />

Ufficio Pastorale Sanitaria ..........................................................................284<br />

325


326<br />

Ufficio Pastorale Giovanile ........................................................................286<br />

Segretariato per l’Ecumenismo e il Dialogo................................................289<br />

Ufficio Pellegrinaggi ..................................................................................291<br />

Rendiconto relativo alla erogazione delle somme derivanti<br />

dall’otto per mille dell’IRPEF per l’esercizio 2000 ....................................294<br />

Necrologio ..................................................................................................300<br />

DIARIO DEL VESCOVO ........................................................................301


Grafiche Grilli srl<br />

Via Manfredonia Km 2,200 - 71100 Foggia<br />

Tel. 0881 568040 / 568034 - Fax 0881 755525<br />

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