Camminare Insieme 1_.. - Diocesi Altamura - Gravina - Acquaviva ...
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Nuova Serie • Nϒ 1 • Anno 2001<br />
CAMMINARE INSIEME<br />
RIVISTA TRIMESTRALE DELLA DIOCESI<br />
DI ALTAMURA • GRAVINA<br />
ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />
UFFICIALE PER GLI ATTI<br />
DEL VESCOVO E DELLA CURIA<br />
Nuova Serie • Nϒ 1 • Anno 2001
In copertina:<br />
<strong>Acquaviva</strong>. Celebrazione Diocesana del Corpus Domini<br />
(14 giugno 2001)<br />
RIVISTA TRIMESTRALE DELLA DIOCESI<br />
DI ALTAMURA • GRAVINA<br />
ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />
UFFICIALE PER GLI ATTI<br />
DEL VESCOVO E DELLA CURIA<br />
Nuova Serie • Nϒ 1 • Anno 2001
CAMMINARE INSIEME<br />
RIVISTA TRIMESTRALE DELLA DIOCESI<br />
DI ALTAMURA - GRAVINA - ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />
UFFICIALE PER GLI ATTI DEL VESCOVO E DELLA CURIA<br />
Nuova Serie - Anno 2001 - N. 1<br />
Registrazione Tribunale di Bari n. 1384 del 06.08.1998<br />
Direttore Responsabile: Sac. Luigi Dimarno<br />
Redazione: Segreteria della Curia Diocesana<br />
Amministrazione:<br />
Curia Diocesana di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
Arco Duomo, 1 - 70022 ALTAMURA (BA)<br />
Tel. e Fax 080/3117024 - e-mail: curiadiocesana@libero.it<br />
Impianti e Stampa:<br />
Grafiche Grilli srl<br />
Via Manfredonia Km 2.200 - 71100 FOGGIA<br />
Tel. 0881/568034-568040 - Fax 0881/755525
Giovanni Paolo II
4<br />
Visita al Comune di Spinazzola durante la Visita Pastorale.<br />
<strong>Gravina</strong>. Benedizione della Croce nel cimitero dei Colerosi (“Terra Santa”).
DISCORSO<br />
del Santo Padre Giovanni Paolo II<br />
durante l’Udienza<br />
all’Assemblea Generale<br />
della Conferenza Episcopale Italiana<br />
Carissimi Fratelli nell’Episcopato!<br />
17 maggio 2001<br />
1. “Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo”<br />
(1 Cor 1, 3). Mi è caro salutarvi con queste parole dell’apostolo Paolo.<br />
Saluto e ringrazio per l’indirizzo rivoltomi, in particolare per gli auguri<br />
di compleanno, il Cardinale Camillo Ruini, vostro Presidente, insieme<br />
con gli altri Cardinali italiani, i Vicepresidenti e il nuovo Segretario<br />
Generale.<br />
In questa propizia circostanza della vostra Assemblea generale, desidero<br />
esprimere a voi, e attraverso di voi a tutte le comunità ecclesiali italiane,<br />
la mia vivissima gratitudine per l’eccezionale contributo che avete<br />
dato al felice esito del Grande Giubileo del Duemila, che è stato per<br />
tutta la Chiesa una straordinaria stagione di grazia. In particolare, intendo<br />
ringraziarvi dell’impegno profuso per la quindicesima Giornata<br />
Mondiale della Gioventù: oltre due milioni di giovani, di cui una parte<br />
considerevole italiani, sono convenuti a Roma in quei giorni indimenticabili,<br />
a testimonianza di quanto sia viva la fede cristiana e sentita l’appartenenza<br />
ecclesiale tra le nuove generazioni. I giovani provenienti da<br />
altre nazioni, essi pure arrivati in grandissimo numero, hanno potuto<br />
sperimentare le capacità di accoglienza, nutrita di amore, delle <strong>Diocesi</strong><br />
italiane.<br />
2. Tema centrale di questa vostra Assemblea sono gli orientamenti pastorali<br />
che intendete offrire alla Chiesa in Italia per il decennio da poco<br />
iniziato. Molto opportunamente avete unito in maniera stretta ed organica<br />
questi orientamenti alla Lettera apostolica Novo millennio ineunte,<br />
che ho firmato a conclusione dell’Anno Santo. In essa ho indicato i punti<br />
di riferimento fondamentali e irrinunciabili della vita e della pastorale<br />
della Chiesa, impegnando i fedeli a tenere fisso lo sguardo sul volto di<br />
5
6<br />
Cristo. Da questa contemplazione è possibile attingere un rinnovato<br />
slancio nella sequela del Maestro e l’energia ispiratrice per quell’opera<br />
ad ampio respiro di evangelizzazione e di inculturazione della fede, necessaria<br />
e urgente in un mondo attraversato da sfide radicali e da profondi<br />
cambiamenti.<br />
Carissimi Fratelli nell’Episcopato, ringrazio Dio con voi per il dinamismo<br />
spirituale e pastorale che caratterizza la Chiesa in Italia, per la testimonianza<br />
di fedeltà e di zelo apostolico che offrono i sacerdoti, tanto<br />
vicini alle persone e alle famiglie affidate alla loro cura pastorale, per la<br />
generosità con cui tanti religiosi e religiose vivono la loro specifica vocazione<br />
nella contemplazione, nell’evangelizzazione, nella formazione<br />
scolastica, nel servizio agli ammalati e agli emarginati. E come dimenticare<br />
quei cristiani laici, spesso riuniti in associazioni e movimenti, che<br />
maturano una crescente consapevolezza della loro vocazione battesimale,<br />
assumendo la propria parte di responsabilità nell’edificazione<br />
della Chiesa? Con impegno coerente essi si sforzano di dare vita ad autentiche<br />
famiglie cristiane e di offrire una testimonianza convincente<br />
nel lavoro e nello studio, nelle attività sociali, economiche e politiche.<br />
Anche in Italia, però, sono diffuse le tendenze a vivere “come se Dio<br />
non esistesse”, e queste tendenze vengono spesso enfatizzate e rilanciate<br />
dai mezzi di comunicazione sociale, con gravi rischi per la formazione<br />
morale delle persone e della collettività. È parte della missione del<br />
Pastore sia insegnare con chiarezza la retta dottrina in materia di fede e<br />
di morale, sia sostenere e incoraggiare tutte quelle iniziative che possono<br />
porsi come una valida alternativa a simili tendenze. Voi sapete, cari<br />
Fratelli nell’episcopato, che il Papa è al vostro fianco nella testimonianza<br />
che rendete alla verità e all’amore di Cristo. È al vostro fianco nell’impegno<br />
di promuovere e diffondere, anche attraverso gli strumenti<br />
della comunicazione, una cultura e stili di vita ispirati cristianamente.<br />
3. Il Papa condivide con voi un’affettuosa sollecitudine per il bene comune<br />
di questa diletta Nazione che, dopo aver attraversato un decennio<br />
di forti contrasti e cambiamenti, ha bisogno di stabilità e di concordia<br />
per poter esprimere nel modo migliore le sue grandi potenzialità.<br />
Fattore decisivo per il presente e per le sorti future dell’Italia è senza<br />
dubbio la famiglia: su di essa, dunque, giustamente si concentra la vostra<br />
attenzione, come emerge anche dal grande Incontro nazionale delle<br />
famiglie che avete in programma per il 20 e 21 ottobre. Ad esso, a Dio
piacendo, sarò lieto di prendere parte. Occorre incrementare la pastorale<br />
delle famiglie, non limitandola al periodo della preparazione al matrimonio<br />
o alla cura di qualche specifico gruppo. È indispensabile che le<br />
famiglie stesse diventino maggiormente protagoniste, nell’evangelizzazione<br />
e nella vita sociale, affinché sia tutelata la loro autentica fisionomia<br />
e sia adeguatamente riconosciuto il loro ruolo. Rinnovo, pertanto,<br />
la richiesta che siano salvaguardati i diritti della famiglia fondata sul<br />
matrimonio, senza confonderla con altre forme di convivenza. Auspico<br />
di cuore che venga realizzata un’organica politica per la famiglia, idonea<br />
a sostenerla nei suoi compiti essenziali, a cominciare dalla procreazione<br />
e dall’educazione dei figli.<br />
L’impegno per la famiglia è inscindibile da quello a favore della vita<br />
umana, dal concepimento al suo termine naturale. Oggi poi, con lo sviluppo<br />
delle biotecnologie, si allargano le frontiere sulle quali è richiesta<br />
la nostra vigile presenza e la coraggiosa proposta della verità sull’uomo.<br />
Cari Fratelli nell’episcopato, le accuse che oggi ci vengono rivolte di<br />
difendere posizioni ormai superate sono destinate, prima o poi, a lasciare<br />
il passo al riconoscimento che la Chiesa ha saputo guardare avanti e<br />
discernere, alla luce del Vangelo di Cristo, ciò che è indispensabile per<br />
l’autentico progresso umano.<br />
4. L’educazione delle nuove generazioni rappresenta a sua volta una<br />
nostra fondamentale preoccupazione pastorale. Le nostre parrocchie,<br />
oratori, associazioni svolgono al riguardo un servizio prezioso, che va<br />
sostenuto e incrementato. Importantissimo, inoltre, è il compito della<br />
scuola: la Chiesa offre perciò la più convinta collaborazione, anche attraverso<br />
i benemeriti insegnanti di religione, per il miglioramento dell’intero<br />
sistema scolastico italiano. Essa rinnova un forte appello perché<br />
sia finalmente realizzata un’effettiva parità scolastica, superando vecchie<br />
concezioni stataliste per procedere alla luce del principio di sussidiarietà<br />
e della valorizzazione, anche in ambito scolastico, delle molteplici<br />
risorse della società civile.<br />
Il bene comune non può, poi, costruirsi al di fuori di una prospettiva di<br />
concreta solidarietà, che si esprime anzitutto sviluppando nuove possibilità<br />
di lavoro specialmente in quelle aree geografiche, collocate per lo<br />
più nel Meridione, tuttora pesantemente afflitte dalla piaga della disoccupazione.<br />
Di fronte all’aggravarsi delle situazioni di povertà, che coinvolgono<br />
numerose famiglie precedentemente in grado di condurre una<br />
7
8<br />
esistenza normale, le nostre comunità ecclesiali sono chiamate ad impegnarsi<br />
in prima persona, sollecitando al contempo una più solerte e concreta<br />
attenzione da parte delle pubbliche istituzioni. Tutto ciò vale, in<br />
particolare, per quell’opera difficile ma doverosa che è l’accoglienza<br />
degli immigrati, nella quale sono molte le testimonianze esemplari offerte<br />
dagli organismi del volontariato cristiano.<br />
5. Carissimi Fratelli nell’episcopato, mentre continua, pur tra varie<br />
difficoltà, la costruzione della “casa comune” dei popoli europei, chiedo<br />
a voi e alle vostre Chiese di essere presenti in questa impresa di portata<br />
storica, con quelle ricchezze di fede e di cultura che sono proprie del<br />
popolo italiano. Ciò perché, come è scritto nella Dichiarazione che ho<br />
pubblicato unitamente all’Arcivescovo Ortodosso di Atene e di tutta la<br />
Grecia, “siano conservate inviolabili le radici e l’anima cristiana dell’Europa”,<br />
senza cedere alla tendenza “a trasformare alcuni Paesi europei<br />
in Stati secolarizzati senza alcun riferimento alla religione”. Questo<br />
in effetti costituisce “un regresso e una negazione della loro eredità spirituale”.<br />
Vi ringrazio, inoltre, per la generosità di cui date costante prova nei<br />
confronti dei Paesi più poveri e di quelli nei quali la Chiesa ha subito<br />
ostinate persecuzioni. In particolare, ho molto apprezzato l’iniziativa<br />
che avete preso per la riduzione del debito estero di alcune Nazioni, favorendo<br />
così illuminate decisioni da parte dello Stato italiano.<br />
Carissimi Fratelli, vi assicuro la mia quotidiana preghiera per voi e per<br />
le comunità affidate al vostro servizio pastorale. Attraverso l’intercessione<br />
della Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione, esse possano<br />
rafforzarsi nella fede, crescere nella comunione e nel coraggio della<br />
missione. E come segno del mio affetto, perché il Signore vi conceda<br />
questi doni, imparto di cuore la Benedizione Apostolica a voi e a tutto il<br />
popolo italiano.
TELEGRAMMAAUGURALE<br />
AL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II<br />
NEL 81° GENETLIACO<br />
18 maggio 2001<br />
SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II<br />
00120 CITTÀ DEL VATICANO<br />
A NOME MIO PERSONALE ET INTERA COMUNITÀ DIOCESA-<br />
NA DI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE FONTI FOR-<br />
MULO SANTITÀ VOSTRA FERVIDI AUGURI 81° GENETLIACO,<br />
ACCOMPAGNATI DA UNA PARTICOLARE PREGHIERA A SO-<br />
STEGNO SUPREMO MINISTERO APOSTOLICO.<br />
MARIO PACIELLO<br />
VESCOVO DI ALTAMURA - GRAVINA -<br />
ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />
9
10<br />
SEGRETERIA DI STATO<br />
________<br />
PRIMA SEZIONE - AFFARI GENERALI<br />
N. 495.000<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
Dal Vaticano, 23 maggio 2001<br />
sono regolarmente pervenute al Santo Padre le fervide espressioni di<br />
augurio che Ella, anche a nome di codesta Comunità diocesana, Gli ha<br />
indirizzato nella lieta ricorrenza del Suo genetliaco.<br />
Sua Santità ringrazia vivamente Vostra Eccellenza per l’attestato di<br />
fraterno e devoto affetto, avvalorato dal prezioso dono della preghiera,<br />
e, mentre affida Lei e quanti si sono uniti nel cortese omaggio alla materna<br />
protezione di Maria Santissima, in pegno di benevolenza invia la<br />
propiziatrice Benedizione Apostolica, volentieri estendendola alle persone<br />
care.<br />
Mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinta stima<br />
dell’Eccellenza Vostra Rev.ma<br />
dev.mo<br />
✠ Leonardo Sandri<br />
Sostituto<br />
_________________________________<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Mons. MARIO PACIELLO<br />
Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
Curia Vescovile - Arco Duomo, 1<br />
70022 ALTAMURA BA
Santa Sede
12<br />
5 gennaio 2001. Cattedrale di <strong>Altamura</strong>. Concelebrazione per la chiusura del Giubileo e l’inizio<br />
della Visita Pastorale.<br />
5 gennaio 2001. Cattedrale di <strong>Altamura</strong>. Concelebrazione per la chiusura del Giubileo e l’inizio<br />
della Visita Pastorale.
N. 493.051<br />
SEGRETERIA DI STATO<br />
________<br />
SEZIONE<br />
PER GLI AFFARI GENERALI<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
Dal Vaticano, 5 aprile 2001<br />
la Curia Vescovile di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti ha recentemente<br />
rimesso a questa Segreteria di Stato la somma di<br />
Lit.7.000.000, offerta dalla <strong>Diocesi</strong> per la Carità del Papa nell’anno<br />
2000.<br />
Il Santo Padre desidera far giungere all’Eccellenza Vostra, per gli<br />
oblatori, l’espressione della Sua gratitudine e della Sua benevolenza, insieme<br />
con la promessa della preghiera per essi e per le loro famiglie.<br />
ALei ed a codesta cara comunità diocesana Sua Santità invia volentieri<br />
l’Apostolica Benedizione, in auspicio di un fedele amore a Cristo e al<br />
suo Vangelo.<br />
Profitto dell’occasione per confermarmi con sensi di distinto ossequio<br />
dell’Eccellenza Vostra Rev.ma<br />
Dev.mo nel Signore<br />
✠ Angelo Card. Sodano<br />
Segretario di Stato<br />
__________________________<br />
A Sua Eccellenza Rev.ma<br />
Mons. Mario PACIELLO<br />
Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
Arco Duomo<br />
70022 ALTAMURA BA<br />
13
14<br />
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE<br />
Istruzione<br />
circa le Preghiere per ottenere da Dio<br />
la guarigione<br />
INTRODUZIONE<br />
L’anelito di felicità, profondamente radicato nel cuore umano, è da<br />
sempre accompagnato dal desiderio di ottenere la liberazione dalla malattia<br />
e di capirne il senso quando se ne fa l’esperienza. Si tratta di un fenomeno<br />
umano, che interessando in un modo o nell’altro ogni persona,<br />
trova nella Chiesa una particolare risonanza. Infatti la malattia viene da<br />
essa compresa come mezzo di unione con Cristo e di purificazione spirituale<br />
e, da parte di coloro che si trovano di fronte alla persona malata,<br />
come occasione di esercizio della carità. Ma non soltanto questo, perché<br />
la malattia, come altre sofferenze umane, costituisce un momento privilegiato<br />
di preghiera: sia di richiesta di grazia, per accoglierla con senso<br />
di fede e di accettazione della volontà divina, sia pure di supplica per ottenere<br />
la guarigione.<br />
La preghiera che implora il riacquisto della salute è pertanto una<br />
esperienza presente in ogni epoca della Chiesa, e naturalmente nel momento<br />
attuale. Ciò che però costituisce un fenomeno per certi versi nuovo<br />
è il moltiplicarsi di riunioni di preghiera, alle volte congiunte a celebrazioni<br />
liturgiche, con lo scopo di ottenere da Dio la guarigione. In diversi<br />
casi, non del tutto sporadici, vi si proclama l’esistenza di avvenute<br />
guarigioni, destando in questo modo delle attese dello stesso fenomeno<br />
in altre simili riunioni. In questo contesto si fa appello, alle volte, a un<br />
preteso carisma di guarigione.<br />
Siffatte riunioni di preghiera per ottenere delle guarigioni pongono<br />
inoltre la questione del loro giusto discernimento sotto il profilo liturgico,<br />
in particolare da parte dell’autorità ecclesiastica, a cui spetta vigilare<br />
e dare le opportune norme per il retto svolgimento delle celebrazioni liturgiche.<br />
È sembrato pertanto opportuno pubblicare una Istruzione, a norma<br />
del can. 34 del Codice di Diritto Canonico, che serva soprattutto di aiuto
agli Ordinari del luogo affinché meglio possano guidare i fedeli in questa<br />
materia, favorendo ciò che vi sia di buono e correggendo ciò che sia<br />
da evitare. Occorreva però che le determinazioni disciplinari trovassero<br />
come riferimento una fondata cornice dottrinale che ne garantisse il giusto<br />
indirizzo e ne chiarisse la ragione normativa. A questo fine è stata<br />
premessa alla parte disciplinare una parte dottrinale sulle grazie di guarigione<br />
e le preghiere per ottenerle.<br />
_________________<br />
I. ASPETTI DOTTRINALI<br />
1. Malattia e guarigione: il loro senso e valore nell'economia<br />
della salvezza<br />
«L’uomo è chiamato alla gioia ma fa quotidiana esperienza di tantissime<br />
forme di sofferenza e di dolore» 1 . Perciò il Signore nelle sue promesse<br />
di redenzione annuncia la gioia del cuore legata alla liberazione<br />
dalle sofferenze (cfr. Is 30, 29; 35, 10; Bar 4, 29). Infatti Egli è «colui<br />
che libera da ogni male» (Sap 16, 8). Tra le sofferenze, quelle che accompagnano<br />
la malattia sono una realtà continuamente presente nella<br />
storia umana e sono anche oggetto del profondo desiderio dell’uomo di<br />
liberazione da ogni male.<br />
Nell’Antico Testamento, «Israele sperimenta che la malattia è legata,<br />
in un modo misterioso, al peccato e al male» 2 . Tra le punizioni minacciate<br />
da Dio all’infedeltà del popolo, le malattie trovano un ampio spazio<br />
(cfr. Dt 28, 21-22.27-29.35). Il malato che implora da Dio la guarigione,<br />
confessa di essere giustamente punito per i suoi peccati (cfr. Sal<br />
37; 40; 106, 17-21).<br />
La malattia però colpisce anche i giusti e l’uomo se ne domanda il<br />
perché. Nel libro di Giobbe questo interrogativo percorre molte delle<br />
sue pagine. «Se è vero che la sofferenza ha un senso come punizione,<br />
quando è legata alla colpa, non è vero, invece, che ogni sofferenza sia<br />
conseguenza della colpa e abbia carattere di punizione. La figura del<br />
1 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Christifideles laici, n. 53, AAS 81<br />
(1989), p. 498.<br />
2 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1502.<br />
15<br />
15
16<br />
giusto Giobbe ne è una prova speciale nell’Antico Testamento. (...) E se<br />
il Signore acconsente a provare Giobbe con la sofferenza, lo fa per dimostrarne<br />
la giustizia. La sofferenza ha carattere di prova» 3 .<br />
La malattia, pur potendo avere un risvolto positivo quale dimostrazione<br />
della fedeltà del giusto e mezzo di ripagare la giustizia violata dal<br />
peccato e anche di far ravvedere il peccatore perché percorra la via della<br />
conversione, rimane tuttavia un male. Perciò il profeta annunzia i tempi<br />
futuri in cui non ci saranno più malanni e invalidità e il decorso della vita<br />
non sarà più troncato dal morbo mortale (cfr. Is 35, 5-6; 65, 19-20).<br />
Tuttavia è nel Nuovo Testamento che l’interrogativo sul perché la<br />
malattia colpisce anche i giusti trova piena risposta. Nell’attività pubblica<br />
di Gesù, i suoi rapporti coi malati non sono sporadici, bensì continui.<br />
Egli ne guarisce molti in modo mirabile, sicché le guarigioni miracolose<br />
caratterizzano la sua attività: «Gesù andava attorno per tutte le<br />
città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo<br />
del regno e curando ogni malattia e infermità» (Mt 9, 35; cfr. 4, 23).<br />
Le guarigioni sono segni della sua missione messianica (cfr. Lc 7,20-23).<br />
Esse manifestano la vittoria del regno di Dio su ogni sorta di male e diventano<br />
simbolo del risanamento dell’uomo tutto intero, corpo e anima.<br />
Infatti servono a dimostrare che Gesù ha il potere di rimettere i peccati<br />
(cfr. Mc 2, 1-12), sono segni dei beni salvifici, come la guarigione del paralitico<br />
di Betzata (cfr. Gv 5, 2-9.19-21) e del cieco nato (cfr. Gv 9).<br />
Anche la prima evangelizzazione, secondo le indicazioni del Nuovo<br />
Testamento, era accompagnata da numerose guarigioni prodigiose che<br />
corroboravano la potenza dell’annuncio evangelico. Questa era stata la<br />
promessa di Gesù risorto e le prime comunità cristiane ne vedevano<br />
l’avverarsi in mezzo a loro: «E questi saranno i segni che accompagneranno<br />
quelli che credono: (...) imporranno le mani ai malati e questi<br />
guariranno» (Mc 16, 17-18). La predicazione di Filippo a Samaria fu<br />
accompagnata da guarigioni miracolose: «Filippo, sceso in una città<br />
della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo. E le folle prestavano<br />
ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i<br />
miracoli che egli compiva. Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi,<br />
emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati»<br />
_________________<br />
3 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Salvifici doloris, n. 11, AAS 76 (1984),<br />
p. 212.
(At 8, 5-7). San Paolo presenta il suo annuncio del vangelo come caratterizzato<br />
da segni e prodigi realizzati con la potenza dello Spirito: «non<br />
oserei infatti parlare di ciò che Cristo non avesse operato per mezzo<br />
mio per condurre i pagani all’obbedienza, con parole e opere, con la<br />
potenza di segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito» (Rm 15, 18-<br />
19; cfr. 1Ts 1, 5; 1Cor 2, 4-5). Non è per nulla arbitrario supporre che tali<br />
segni e prodigi, manifestativi della potenza divina che assisteva la<br />
predicazione, erano costituiti in gran parte da guarigioni portentose.<br />
Erano prodigi non legati esclusivamente alla persona dell’Apostolo, ma<br />
che si manifestavano anche attraverso i fedeli: «Colui che dunque vi<br />
concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere<br />
della legge o perché avete creduto alla predicazione?» (Gal 3, 5).<br />
La vittoria messianica sulla malattia, come su altre sofferenze umane,<br />
non soltanto avviene attraverso la sua eliminazione con guarigioni<br />
portentose, ma anche attraverso la sofferenza volontaria e innocente di<br />
Cristo nella sua passione e dando ad ogni uomo la possibilità di associarsi<br />
ad essa. Infatti «Cristo stesso, che pure è senza peccato, soffrì nella<br />
sua passione pene e tormenti di ogni genere, e fece suoi i dolori di tutti<br />
gli uomini: portava così a compimento quanto aveva scritto di lui il<br />
profeta Isaia (cfr. Is 53, 4-5)» 4 . Ma c’è di più: «Nella croce di Cristo non<br />
solo si è compiuta la redenzione mediante la sofferenza, ma anche la<br />
stessa sofferenza umana è stata redenta. (...) Operando la redenzione<br />
mediante la sofferenza, Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a<br />
livello di redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza,<br />
può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo» 5 .<br />
La Chiesa accoglie i malati non soltanto come oggetto della sua amorevole<br />
sollecitudine, ma anche riconoscendo loro la chiamata “a vivere<br />
la loro vocazione umana e cristiana ed a partecipare alla crescita del Regno<br />
di Dio in modalità nuove, anche più preziose. Le parole dell’apostolo<br />
Paolo devono divenire il loro programma e, prima ancora, sono luce<br />
che fa splendere ai loro occhi il significato di grazia della loro stessa<br />
situazione: “Completo quello che manca ai patimenti di Cristo nella<br />
_________________<br />
4 Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />
Auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque<br />
Pastoralis Curae, Editio typica, Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXII, n. 2.<br />
5 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Salvifici doloris, n. 19, AAS 76 (1984),<br />
p. 225.<br />
17
18<br />
mia carne, in favore del suo corpo, che è la Chiesa” (Col 1, 24). Proprio<br />
facendo questa scoperta, l’apostolo è approdato alla gioia: “Perciò sono<br />
lieto delle sofferenze che sopporto per voi” (Col 1,24)» 6 . Si tratta della<br />
gioia pasquale, frutto dello Spirito Santo. E come san Paolo, anche<br />
«molti malati possono diventare portatori della “gioia dello Spirito Santo<br />
in molte tribolazioni” (1Ts 1, 6) ed essere testimoni della risurrezione<br />
di Gesù» 7 .<br />
2. Il desiderio di guarigione e la preghiera per ottenerla<br />
Premessa l’accettazione della volontà di Dio, il desiderio del malato<br />
di ottenere la guarigione è buono e profondamente umano, specie quando<br />
si traduce in preghiera fiduciosa rivolta a Dio. Ad essa esorta il Siracide:<br />
«Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti<br />
guarirà» (Sir 38, 9). Diversi salmi costituiscono una supplica di guarigione<br />
(cfr. Sal 6; 37; 40; 87).<br />
Durante l’attività pubblica di Gesù, molti malati si rivolgono a lui,<br />
sia direttamente sia tramite i loro amici o congiunti, implorando la restituzione<br />
della sanità. Il Signore accoglie queste suppliche e i Vangeli non<br />
contengono neppure un accenno di biasimo di tali preghiere. L’unico lamento<br />
del Signore riguarda l’eventuale mancanza di fede: «Se tu puoi!<br />
Tutto è possibile per chi crede» (Mc 9, 23; cfr. Mc 6, 5-6; Gv 4, 48).<br />
Non soltanto è lodevole la preghiera dei singoli fedeli che chiedono<br />
la guarigione propria o altrui, ma la Chiesa nella liturgia chiede al Signore<br />
la salute degli infermi. Innanzi tutto ha un sacramento «destinato<br />
in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia:<br />
l’Unzione degli infermi» 8 . «In esso, per mezzo di una unzione, accompagnata<br />
dalla preghiera dei sacerdoti, la Chiesa raccomanda i malati al<br />
Signore sofferente e glorificato, perché dia loro sollievo e salvezza» 9 .<br />
Immediatamente prima, nella Benedizione dell’olio, la Chiesa prega:<br />
_________________<br />
6 GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Christifideles laici, n. 53, AAS 81<br />
(1989), p. 499.<br />
7 Ibid., n. 53.<br />
8 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1511.<br />
9 Cfr. Rituale Romanum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, n. 5.
«effondi la tua santa benedizione, perché quanti riceveranno l’unzione<br />
di quest’olio ottengano conforto, nel corpo, nell’anima e nello spirito, e<br />
siano liberi da ogni dolore, da ogni debolezza, da ogni sofferenza 10 ; e<br />
poi, nei due primi formulari di preghiera dopo l’unzione, si chiede pure<br />
la guarigione dell’infermo 11 . Questa, poiché il sacramento è pegno e<br />
promessa del regno futuro, è anche annuncio della risurrezione, quando<br />
“non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose<br />
di prima sono passate” (Ap 21,4)».<br />
Inoltre il Missale Romanum contiene una Messa pro infirmis e in essa,<br />
oltre a grazie spirituali, si chiede la salute dei malati 12 .<br />
Nel De benedictionibus del Rituale Romanum, esiste un Ordo benedictionis<br />
infirmorum, nel quale ci sono diversi testi eucologici che implorano<br />
la guarigione: nel secondo formulario delle Preces 13 , nelle quattro<br />
Orationes benedictionis pro adultis 14 , nelle due Orationes benedictionis<br />
pro pueris 15 , nella preghiera del Ritus brevior 16 .<br />
Ovviamente il ricorso alla preghiera non esclude, anzi incoraggia a<br />
fare uso dei mezzi naturali utili a conservare e a ricuperare la salute, come<br />
pure incita i figli della Chiesa a prendersi cura dei malati e a recare<br />
loro sollievo nel corpo e nello spirito, cercando di vincere la malattia.<br />
Infatti «rientra nel piano stesso di Dio e della sua provvidenza che<br />
l’uomo lotti con tutte le sue forze contro la malattia in tutte le sue forme,<br />
e si adoperi in ogni modo per conservarsi in salute» 17 .<br />
_________________<br />
10 Ibid., n. 75.<br />
11 Cfr. Ibid., n. 77.<br />
12 Missale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />
Auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Editio typica altera, Typis Polyglottis<br />
Vaticanis, MCMLXXV, pp. 838-839.<br />
13 Cfr. Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />
Auctoritate Ioannis Paulii II promulgatum, De Benedictionibus, Editio typica,<br />
Typis Polyglottis Vaticanis, MCMLXXXIV, n. 305.<br />
14 Cfr. Ibid., nn. 306-309.<br />
15 Cfr. Ibid., nn. 315-316.<br />
16 Cfr. Ibid., n. 319.<br />
17 Rituale Romanum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, n. 3.<br />
19
20<br />
3. Il carisma di guarigione nel Nuovo Testamento<br />
Non soltanto le guarigioni prodigiose confermavano la potenza dell’annuncio<br />
evangelico nei tempi apostolici, ma lo stesso Nuovo Testamento<br />
riferisce circa una vera e propria concessione da parte di Gesù<br />
agli Apostoli e ad altri primi evangelizzatori di un potere di guarire dalle<br />
infermità. Così nella chiamata dei Dodici alla prima loro missione,<br />
secondo i racconti di Matteo e di Luca, il Signore concede loro «il potere<br />
di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e<br />
d’infermità» (Mt 10, 1; cfr. Lc 9, 1), e dà loro l’ordine: «Guarite gli infermi,<br />
risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni» (Mt 10,<br />
8). Anche nella missione dei settantadue discepoli, l’ordine del Signore<br />
è: «curate i malati che vi si trovano» (Lc 10, 9). Il potere, pertanto, viene<br />
donato all’interno di un contesto missionario, non per esaltare le loro<br />
persone, ma per confermarne la missione.<br />
Gli Atti degli Apostoli riferiscono in generale dei prodigi realizzati<br />
da loro: «prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli» (At 2, 43;<br />
cfr. 5, 12). Erano prodigi e segni, quindi opere portentose che manifestavano<br />
la verità e forza della loro missione. Ma, a parte queste brevi indicazioni<br />
generiche, gli Atti riferiscono soprattutto delle guarigioni miracolose<br />
compiute per opera di singoli evangelizzatori: Stefano (cfr. At<br />
6, 8), Filippo (cfr. At 8, 6- 7), e soprattutto Pietro (cfr. At 3, 1-10; 5, 15; 9,<br />
33-34.40-41) e Paolo (cfr. At 14, 3.8-10; 15, 12; 19, 11-12; 20 ,9-10;<br />
28,8-9).<br />
Sia la finale del Vangelo di Marco sia la Lettera ai Galati, come si è<br />
visto sopra, ampliano la prospettiva e non limitano le guarigioni prodigiose<br />
all’attività degli Apostoli e di alcuni evangelizzatori aventi un<br />
ruolo di spicco nella prima missione. Sotto questo profilo acquistano<br />
uno speciale rilievo i riferimenti ai «carismi di guarigioni» (cfr. 1Cor<br />
12, 9.28.30). Il significato di carisma, di per sé assai ampio, è quello di<br />
«doni di guarigioni ottenute». Queste grazie, al plurale, sono attribuite a<br />
un singolo (cfr. 1Cor 12, 9), pertanto non vanno intese in senso distributivo,<br />
come guarigioni che ognuno dei guariti ottiene per se stesso, bensì<br />
come dono concesso a una persona di ottenere grazie di guarigioni per<br />
altri. Esso è dato in un solo Spirito, ma non si specifica nulla sul come<br />
quella persona ottiene le guarigioni. Non è arbitrario sottintendere che<br />
ciò avvenga per mezzo della preghiera, forse accompagnata da qualche<br />
gesto simbolico.
Nella Lettera di san Giacomo si fa riferimento a un intervento della<br />
Chiesa attraverso i presbiteri a favore della salvezza, anche in senso fisico,<br />
dei malati. Ma non si fa intendere che si tratti di guarigioni prodigiose:<br />
siamo in un ambito diverso da quello dei «carismi di guarigioni» di<br />
1Cor 12, 9. «Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino<br />
su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la<br />
preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha<br />
commesso peccati, gli saranno perdonati» (Gc 5, 14-15). Si tratta di<br />
un’azione sacramentale: unzione del malato con olio e preghiera su di<br />
lui, non semplicemente «per lui», quasi non fosse altro che una preghiera<br />
di intercessione o di domanda; si tratta piuttosto di un’azione efficace<br />
sull’infermo 18 . I verbi «salverà» e «rialzerà» non suggeriscono un’azione<br />
mirante esclusivamente, o soprattutto, alla guarigione fisica, ma in<br />
un certo modo la includono. Il primo verbo, benché le altre volte che<br />
compare nella Lettera si riferisca alla salvezza spirituale (cfr. 1, 21; 2,<br />
14; 4, 12; 5, 20), è anche usato nel Nuovo Testamento nel senso di «guarire»<br />
(cfr. Mt 9, 21; Mc 5, 28.34; 6, 56; 10, 52; Lc 8, 48); il secondo verbo,<br />
pur assumendo alle volte il senso di «risorgere» (cfr. Mt 10, 8; 11, 5;<br />
14, 2), viene anche usato per indicare il gesto di «sollevare» la persona<br />
distesa a causa di una malattia guarendola prodigiosamente (cfr. Mt 9, 5;<br />
Mc 1, 31; 9, 27; At 3, 7).<br />
4. Le preghiere per ottenere da Dio la guarigione nella Tradizione<br />
I Padri della Chiesa consideravano normale che il credente chiedesse<br />
a Dio non soltanto la salute dell’anima, ma anche quella del corpo. A<br />
proposito dei beni della vita, della salute e dell’integrità fisica, S. Agostino<br />
scriveva: «Bisogna pregare che ci siano conservati, quando si hanno,<br />
e che ci siano elargiti, quando non si hanno» 19 . Lo stesso Padre della<br />
Chiesa ci ha lasciato la testimonianza di una guarigione di un amico ottenuta<br />
con le preghiere di un Vescovo, di un sacerdote e di alcuni diaconi<br />
nella sua casa 20 .<br />
_________________<br />
18 Cfr. CONCILIO DI TRENTO, sess. XIV, Doctrina de sacramento extremae unctionis,<br />
cap. 2: DS, 1696.<br />
19 AUGUSTINUS IPPONIENSIS, Epistulae 130, VI,13 (= PL, 33,499).<br />
20 Cfr. AUGUSTINUS IPPONIENSIS, De Civitate Dei 22, 8,3 (= PL 41,762-763).<br />
21
22<br />
Uguale orientamento si osserva nei riti liturgici sia Occidentali che<br />
Orientali. In una preghiera dopo la Comunione si chiede che «la potenza<br />
di questo sacramento... ci pervada corpo e anima» 21 . Nella solenne liturgia<br />
del Venerdì Santo viene rivolto l’invito a pregare Dio Padre onnipotente<br />
affinché «allontani le malattie... conceda la salute agli ammalati»<br />
22 . Tra i testi più significativi si segnala quello della benedizione dell’olio<br />
degli infermi. Qui si chiede a Dio di effondere la sua santa benedizione<br />
«perché quanti riceveranno l’unzione di quest’olio ottengano<br />
conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito, e siano liberi da ogni dolore,<br />
da ogni debolezza, da ogni sofferenza» 23 .<br />
Non diverse sono le espressioni che si leggono nei riti Orientali dell’unzione<br />
degli infermi. Ricordiamo solo alcune tra le più significative.<br />
Nel rito bizantino durante l’unzione dell’infermo si prega: «Padre<br />
santo, medico delle anime e dei corpi, che hai mandato il tuo Figlio unigenito<br />
Gesù Cristo a curare ogni malattia e a liberarci dalla morte, guarisci<br />
anche questo tuo servo dall’infermità del corpo e dello spirito, che lo<br />
affligge, per la grazia del tuo Cristo» 24 . Nel rito copto si invoca il Signore<br />
di benedire l’olio affinché tutti coloro che ne verranno unti possano<br />
ottenere la salute dello spirito e del corpo. Poi, durante l’unzione dell’infermo,<br />
i sacerdoti, fatta menzione di Gesù Cristo mandato nel mondo<br />
«a sanare tutte le infermità e a liberare dalla morte», chiedono a Dio<br />
«di guarire l’infermo dalle infermità del corpo e a dargli la via retta» 25 .<br />
5. Il «carisma di guarigione» nel contesto attuale<br />
Lungo i secoli della storia della Chiesa non sono mancati santi taumaturghi<br />
che hanno operato guarigioni miracolose. Il fenomeno, pertanto,<br />
non era limitato al tempo apostolico; tuttavia, il cosiddetto «carisma<br />
di guarigione» sul quale è opportuno attualmente fornire alcuni<br />
chiarimenti dottrinali non rientra fra quei fenomeni taumaturgici.<br />
_________________<br />
21 Cfr. Missale Romanum, p. 563.<br />
22 Ibid., Oratio universalis, n. X (Pro tribulatis), p. 256.<br />
23 Rituale Romanum, Ordo Unctionis Infirmorum eorumque Pastoralis Curae, n. 75.<br />
24 GOAR J., Euchologion sive Rituale Graecorum, Venetiis 1730 (Graz 1960), n. 338.<br />
25 DENZINGER H., Ritus Orientalium in administrandis Sacramentis, vv. I- II, Würzburg<br />
1863 (Graz 1961), v. II, pp. 497-498.
La questione si pone piuttosto in riferimento ad apposite riunioni di<br />
preghiera organizzate al fine di ottenere guarigioni prodigiose tra i malati<br />
partecipanti, oppure preghiere di guarigione al termine della comunione<br />
eucaristica con il medesimo scopo.<br />
Quanto alle guarigioni legate ai luoghi di preghiera (santuari, presso<br />
le reliquie di martiri o di altri santi, ecc.) anch’esse sono abbondantemente<br />
testimoniate lungo la storia della Chiesa. Esse contribuirono a<br />
popolarizzare, nell’antichità e nel medioevo, i pellegrinaggi ad alcuni<br />
santuari che divennero famosi anche per questa ragione, come quelli di<br />
san Martino di Tours, o la cattedrale di san Giacomo a Compostela, e<br />
tanti altri. Anche attualmente accade lo stesso, come, ad esempio da più<br />
di un secolo, a Lourdes. Tali guarigioni non implicano però un «carisma<br />
di guarigione», perché non riguardano un eventuale soggetto di tale carisma,<br />
ma occorre tenerne conto nel momento di valutare dottrinalmente<br />
le suddette riunioni di preghiera.<br />
Per quanto riguarda le riunioni di preghiera con lo scopo di ottenere<br />
guarigioni, scopo, se non prevalente, almeno certamente influente nella<br />
loro programmazione, è opportuno distinguere tra quelle che possono<br />
far pensare a un «carisma di guarigione», vero o apparente che sia, e le<br />
altre senza connessione con tale carisma. Perché possano riguardare un<br />
eventuale carisma occorre che vi emerga come determinante per l’efficacia<br />
della preghiera l’intervento di una o di alcune persone singole o di<br />
una categoria qualificata, ad esempio, i dirigenti del gruppo che promuove<br />
la riunione. Se non c’è connessione col «carisma di guarigione»,<br />
ovviamente le celebrazioni previste nei libri liturgici, se si realizzano<br />
nel rispetto delle norme liturgiche, sono lecite, e spesso opportune, come<br />
è il caso della Messa pro infirmis. Se non rispettano la normativa liturgica,<br />
la legittimità viene a mancare.<br />
Nei santuari sono anche frequenti altre celebrazioni che di per sé non<br />
mirano specificamente ad impetrare da Dio grazie di guarigioni, ma che<br />
nelle intenzioni degli organizzatori e dei partecipanti hanno come parte<br />
importante della loro finalità l’ottenimento di guarigioni; si fanno per<br />
questa ragione celebrazioni liturgiche (ad esempio, l’esposizione del<br />
Santissimo Sacramento con la benedizione) o non liturgiche, ma di<br />
pietà popolare incoraggiata dalla Chiesa, come la recita solenne del Rosario.<br />
Anche queste celebrazioni sono legittime, purché non se ne sovverta<br />
l’autentico senso. Ad esempio, non si potrebbe mettere in primo<br />
piano il desiderio di ottenere la guarigione dei malati, facendo perdere<br />
23
24<br />
all’esposizione della Santissima Eucaristia la sua propria finalità; essa<br />
infatti «porta i fedeli a riconoscere in essa la mirabile presenza di Cristo<br />
e li invita all’unione di spirito con lui, unione che trova il suo culmine<br />
nella Comunione sacramentale» 26 .<br />
Il «carisma di guarigione» non è attribuibile a una determinata<br />
classe di fedeli. Infatti è ben chiaro che san Paolo, allorché si riferisce<br />
ai diversi carismi in 1Cor 12, non attribuisce il dono dei “carismi di<br />
guarigione” a un particolare gruppo, sia quello degli apostoli, o dei<br />
profeti, o dei maestri, o di coloro che governano, o qualunque altro;<br />
anzi è un’altra la logica che ne guida la distribuzione: «tutte queste cose<br />
è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno<br />
come vuole» (1Cor 12, 11). Di conseguenza, nelle riunioni di<br />
preghiera organizzate con lo scopo di impetrare delle guarigioni, sarebbe<br />
del tutto arbitrario attribuire un «carisma di guarigione» ad una<br />
categoria di partecipanti, per esempio, ai dirigenti del gruppo; non resta<br />
che affidarsi alla liberissima volontà dello Spirito Santo, il quale<br />
dona ad alcuni un carisma speciale di guarigione per manifestare la<br />
forza della grazia del Risorto. D’altra parte, neppure le preghiere più<br />
intense ottengono la guarigione di tutte le malattie. Così san Paolo deve<br />
imparare dal Signore che «ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti<br />
si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12, 9), e che le<br />
sofferenze da sopportare possono avere come senso quello per cui «io<br />
completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore<br />
del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1, 24).<br />
II. DISPOSIZIONI DISCIPLINARI<br />
Art. 1 – Ad ogni fedele è lecito elevare a Dio preghiere per ottenere<br />
la guarigione. Quando tuttavia queste si svolgono in chiesa o in altro<br />
luogo sacro, è conveniente che esse siano guidate da un ministro ordinato.<br />
_________________<br />
26 Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />
Auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, De Sacra Communione et de Cultu Mysterii<br />
Eucharistici Extra Missam, Editio typica, Typis Polyglottis Vaticanis,<br />
MCMLXXIII, n. 82.
Art. 2 – Le preghiere di guarigione si qualificano come liturgiche, se<br />
sono inserite nei libri liturgici approvati dalla competente autorità della<br />
Chiesa; altrimenti sono non liturgiche.<br />
Art. 3 – § 1. Le preghiere di guarigione liturgiche si celebrano secondo<br />
il rito prescritto e con le vesti sacre indicate nell’Ordo benedictionis<br />
infirmorum del Rituale Romanum 27 .<br />
§ 2. Le Conferenze Episcopali, in conformità a quanto stabilito nei<br />
Praenotanda, V., De aptationibus quae Conferentiae Episcoporum<br />
competunt 28 , del medesimo Rituale Romanum, possono compiere gli<br />
adattamenti al rito delle benedizioni degli infermi, ritenuti pastoralmente<br />
opportuni o eventualmente necessari, previa revisione della Sede<br />
Apostolica.<br />
Art. 4 – § 1. Il Vescovo diocesano 29 ha il diritto di emanare norme per<br />
la propria Chiesa particolare sulle celebrazioni liturgiche di guarigione,<br />
a norma del can. 838 § 4.<br />
§ 2. Coloro che curano la preparazione di siffatte celebrazioni liturgiche,<br />
devono attenersi nella loro realizzazione a tali norme.<br />
§ 3. Il permesso per tenere tali celebrazioni deve essere esplicito, anche<br />
se le organizzano o vi partecipano Vescovi o Cardinali. Stante una<br />
giusta e proporzionata causa, il Vescovo diocesano ha il diritto di porre<br />
il divieto ad un altro Vescovo.<br />
Art. 5 – § 1. Le preghiere di guarigione non liturgiche si realizzano<br />
con modalità distinte dalle celebrazioni liturgiche, come incontri di preghiera<br />
o lettura della Parola di Dio, ferma restando la vigilanza dell’Ordinario<br />
del luogo a norma del can. 839 § 2.<br />
§ 2. Si eviti accuratamente di confondere queste libere preghiere non<br />
liturgiche con le celebrazioni liturgiche propriamente dette.<br />
§ 3. È necessario inoltre che nel loro svolgimento non si pervenga,<br />
soprattutto da parte di coloro che le guidano, a forme simili all’isterismo,<br />
all’artificiosità, alla teatralità o al sensazionalismo.<br />
_________________<br />
27 Cfr. Rituale Romanum, De Benedictionibus, nn. 290-320.<br />
28 Ibid., n. 39.<br />
29 E i suoi equiparati, in forza del can. 381, § 2.<br />
25
26<br />
Art. 6 – L’uso degli strumenti di comunicazione sociale, in particolare<br />
della televisione, mentre si svolgono le preghiere di guarigione, liturgiche<br />
e non liturgiche, è sottoposto alla vigilanza del Vescovo diocesano<br />
in conformità al disposto del can. 823, e delle norme stabilite dalla Congregazione<br />
per la Dottrina della Fede nell’Istruzione del 30 marzo<br />
1992 30 .<br />
Art. 7 – § 1. Fermo restando quanto sopra disposto nell’art. 3 e fatte<br />
salve le funzioni per gli infermi previste nei libri liturgici, nella celebrazione<br />
della Santissima Eucaristia, dei Sacramenti e della Liturgia delle<br />
Ore non si devono introdurre preghiere di guarigione, liturgiche e non<br />
liturgiche.<br />
§ 2. Durante le celebrazioni, di cui nel § 1, è data la possibilità di inserire<br />
speciali intenzioni di preghiera per la guarigione degli infermi<br />
nella preghiera universale o “dei fedeli”, quando questa è in esse prevista.<br />
Art. 8 – § 1. Il ministero dell’esorcismo deve essere esercitato in<br />
stretta dipendenza con il Vescovo diocesano, a norma del can. 1172, della<br />
Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 29 settembre<br />
1985 31 e del Rituale Romanum 32 .<br />
§ 2. Le preghiere di esorcismo, contenute nel Rituale Romanum, devono<br />
restare distinte dalle celebrazioni di guarigione, liturgiche e non liturgiche.<br />
§ 3. È assolutamente vietato inserire tali preghiere di esorcismo nella<br />
celebrazione della Santa Messa, dei Sacramenti e della Liturgia delle<br />
Ore.<br />
_________________<br />
30 Cfr. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione circa alcuni<br />
aspetti dell’uso degli strumenti di comunicazione sociale nella promozione della<br />
dottrina della fede, 30 marzo 1992, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano<br />
1992.<br />
31 Cfr. CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, Epistula Inde ab aliquot annis, Ordinariis<br />
locorum missa: in mentem normae vigentes de exorcismis revocantur, 29 septembris<br />
1985, AAS 77 (1985), pp. 1169-1170.<br />
32 Cfr. Rituale Romanum, Ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum,<br />
Auctoritate Ioannis Pauli II promulgatum, De Exorcismis et Supplicationibus<br />
quibusdam, Editio typica, Typis Vaticanis MIM, Praenotanda, nn. 13- 19.
Art. 9 – Coloro che guidano le celebrazioni di guarigione, liturgiche<br />
e non liturgiche, si sforzino di mantenere un clima di serena devozione<br />
nell’assemblea e usino la necessaria prudenza se avvengono guarigioni<br />
tra gli astanti; terminata la celebrazione, potranno raccogliere con semplicità<br />
e accuratezza eventuali testimonianze e sottoporre il fatto alla<br />
competente autorità ecclesiastica.<br />
Art. 10 – L’intervento d’autorità del Vescovo diocesano si rende doveroso<br />
e necessario quando si verifichino abusi nelle celebrazioni di<br />
guarigione, liturgiche e non liturgiche, nel caso di evidente scandalo per<br />
la comunità dei fedeli, oppure quando vi siano gravi inosservanze delle<br />
norme liturgiche e disciplinari.<br />
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza accordata<br />
al sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente Istruzione, decisa<br />
nella riunione ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato<br />
la pubblicazione.<br />
Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 14<br />
settembre 2000, festa dell’Esaltazione della Santa Croce.<br />
✠ Joseph Card. RATZINGER<br />
Prefetto<br />
✠ Tarcisio BERTONE, S.D.B.<br />
Arciv. Emerito di Vercelli<br />
Segretario<br />
27
28<br />
Risposta al dubbio proposto<br />
sulla validità del Battesimo conferito presso<br />
“La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo Giorno”,<br />
detta “Mormoni”<br />
D. Se è valido il Battesimo conferito presso la comunità chiamata<br />
«La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’Ultimo Giorno», generalmente<br />
conosciuta come «Mormoni».<br />
R. No.<br />
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso di un’Udienza concessa<br />
al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato questa Risposta,<br />
decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato<br />
la pubblicazione.<br />
Dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 5 giugno<br />
2001.<br />
✠ Joseph Card. RATZINGER<br />
Prefetto<br />
✠ Tarcisio BERTONE, S.D.B.<br />
Arciv. emerito di Vercelli<br />
Segretario
La questione della validità del battesimo<br />
conferito nella Chiesa di Gesù Cristo<br />
dei Santi dell’ultimo giorno<br />
P. Luis Ladaria, SJ<br />
Allegato 1<br />
La Congregazione per la Dottrina della Fede ha dato risposta negativa<br />
ad un “Dubbio” circa la validità del battesimo conferito nella Chiesa<br />
di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, meglio conosciuta come<br />
Mormoni. Dato che questa decisione cambia la pratica del passato di<br />
non contestare la validità di tale battesimo, sembra conveniente spiegare<br />
i motivi che hanno portato ad essa e al conseguente cambiamento di<br />
prassi.<br />
Una tale spiegazione diventa ancora più necessaria, se si tiene presente<br />
che gli errori d’indole dottrinale non sono mai stati sufficienti per contestare<br />
la validità del sacramento del battesimo. Infatti, già nella metà del<br />
III secolo il papa Stefano I, opponendosi alle decisioni di un sinodo africano<br />
dell’anno 256, ricorda che deve essere mantenuta l’antica prassi di<br />
imporre le mani in segno di penitenza, ma non di ribattezzare l’eretico<br />
che viene alla Chiesa cattolica. Così grande profitto reca il nome di Cristo<br />
per la fede e la santificazione, che chiunque è stato battezzato nel nome<br />
di Cristo, in qualsiasi parte sia ciò accaduto, ha conseguito la grazia<br />
di Cristo 1 . Lo stesso principio si mantenne nel sinodo di Arles del 314 2 .È<br />
ben conosciuta la lotta di Sant’Agostino contro i donatisti. Il vescovo<br />
d’Ippona afferma che la validità del sacramento non dipende né della<br />
santità personale del ministro, né dalla sua appartenenza alla Chiesa.<br />
Anche i non cattolici possono amministrare validamente il battesimo.<br />
Si tratta sempre però del battesimo della Chiesa cattolica, che non<br />
appartiene a coloro che si separano da essa, ma alla Chiesa dalla quale si<br />
sono separati 3 . Questa validità è possibile perché Cristo è il vero mini-<br />
_________________<br />
1 Cf. DH 110-111.<br />
2 Cf. DH 123.<br />
3 Cf. AGOSTINO, De Baptismo, I 12.19.<br />
29
30<br />
stro del sacramento: Cristo è l’unico che davvero battezza, siano Pietro,<br />
o Paolo, o Giuda a battezzare 4 . Il concilio di Trento, confermando questa<br />
tradizione, ha definito che il battesimo amministrato dagli eretici nel<br />
nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, con l’intenzione di fare<br />
ciò che fa la Chiesa cattolica, è vero battesimo 5 .<br />
I più recenti documenti della Chiesa cattolica mantengono la stessa<br />
dottrina. Il Codice di Diritto Canonico prescrive che non devono essere<br />
battezzati di nuovo coloro che sono stati battezzati in comunità ecclesiali<br />
non cattoliche (se non in caso di dubbio circa la materia o la forma<br />
o l’intenzione del ministro o del battezzato) 6 . Legato inevitabilmente a<br />
questo problema è quello di chi può essere ministro del battesimo nella<br />
Chiesa cattolica. Secondo lo stesso Codice, in caso di necessità può battezzare<br />
chiunque, purché mosso da retta intenzione 7 . Il Codice di Diritto<br />
Canonico riprende gli elementi fondamentali della dottrina tridentina e<br />
segnala più esplicitamente qual è la retta intenzione richiesta: “in caso<br />
di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l’intenzione<br />
richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria.<br />
L’intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando<br />
battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà<br />
salvifica universale di Dio e nella necessità del battesimo per la<br />
salvezza” 8 . Proprio per questa necessità del battesimo per la salvezza, la<br />
Chiesa cattolica ha avuto la tendenza a riconoscere largamente questa<br />
retta intenzione nel conferimento di questo sacramento, anche nel caso<br />
di una falsa comprensione della fede trinitaria come per es. nel caso degli<br />
ariani.<br />
Tenuto conto di questa radicata prassi della Chiesa, applicata senza<br />
alcun dubbio alla molteplicità di comunità cristiane non cattoliche sorte<br />
dopo la cosiddetta riforma del secolo XVI, si spiega facilmente che<br />
quando negli Stati Uniti d’America apparve il movimento religioso di<br />
Joseph Smith verso il 1830, nel quale si applicavano correttamente la<br />
materia e le parole della forma del battesimo, questo fosse ritenuto vali-<br />
_________________<br />
4 Cf. AGOSTINO, In Joh. Ev. trac. VI, 1, 7. Cf. CCC 1127.<br />
5 Cf. DH 1617.<br />
6 Cf. c. 869, § 2.<br />
7 Cf. c. 861, § 2.<br />
8 CCC 1256. Evidentemente la necessità del battesimo di cui parla non va intesa in senso<br />
assoluto; cf. ib. nn. 1257-1261.
do, alla stregua del battesimo di tante altre comunità ecclesiali non cattoliche.<br />
Joseph Smith e Oliver Cowdery, secondo la loro dottrina, ricevettero<br />
il sacerdozio aaronico nel 1829. Ora considerati sia lo stato della<br />
Chiesa negli Stati Uniti nel secolo XIX sia i mezzi di comunicazione sociale<br />
del tempo, pur se il nuovo movimento religioso ottenne un numero<br />
considerevole di aderenti, la conoscenza che le Autorità ecclesiastiche<br />
potevano avere degli errori dottrinali che in quel nuovo gruppo si professavano<br />
fu necessariamente molto limitata durante tutto il secolo. Per<br />
i casi pratici che potevano presentarsi, si applicava la risposta del<br />
Sant’Uffizio del 9 settembre 1868 data per le comunità cristiane del<br />
Giappone che erano rimaste isolate e senza sacerdoti dal tempo della<br />
persecuzione degli inizi del XVII secolo. Secondo questa risposta, 1)<br />
coloro dei quali si dubita se sono stati battezzati validamente, debbono<br />
essere considerati cristiani; b) il battesimo deve essere considerato valido<br />
in ordine alla validità del matrimonio (GASPARRI, Fontes, IV, n.<br />
1007).<br />
Nel secolo XX sempre più si acquisì nella Chiesa cattolica una conoscenza<br />
più approfondita degli errori trinitari che sotto gli stessi termini<br />
contiene la dottrina proposta dallo Smith e quindi sempre più si andò<br />
spargendo il dubbio sulla validità del battesimo conferito dai Mormoni,<br />
nonostante che la forma quanto alla materialità dei termini coincida con<br />
quella adoperata dalla Chiesa. Ne seguì che insensibilmente si creò una<br />
prassi non uniforme, in quanto coloro che avevano una certa conoscenza<br />
personale della dottrina dei Mormoni ritenevano invalido il loro battesimo,<br />
mentre la prassi comune continuava ad applicare il principio<br />
tradizionale della presunzione di validità di tale battesimo, mancando<br />
una norma ufficiale al riguardo. Negli ultimi anni, in seguito alla richiesta<br />
della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Conferenza Episcopale<br />
degli Stati Uniti ha intrapreso uno studio approfondito della delicata<br />
questione nella speranza di arrivare ad una conclusione definitiva.<br />
Da parte sua la Congregazione per la Dottrina della Fede ha sottoposto a<br />
nuovo esame il materiale pervenuto dagli Stati Uniti, e quindi ha potuto<br />
risolvere il dubbio proposto.<br />
Quali ragioni spingono adesso a questa posizione negativa rispetto<br />
alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, che sembra in<br />
contrasto con l’atteggiamento della Chiesa cattolica lungo i secoli?<br />
Secondo la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica sono quattro i<br />
requisiti per far sì che il sacramento del battesimo sia validamente am-<br />
31
32<br />
ministrato: la materia, la forma, l’intenzione del ministro e la retta disposizione<br />
del soggetto. Esaminiamo brevemente ciascuno dei quattro<br />
elementi nella dottrina e nella prassi dei Mormoni.<br />
I. La materia. Su questo punto non si pone nessun problema. Si tratta<br />
dell’acqua. I Mormoni praticano il battesimo per immersione 9 , che è<br />
uno dei modi della celebrazione del battesimo (applicazione della materia)<br />
che anche la Chiesa cattolica accetta.<br />
II. La forma. Abbiamo visto come nei testi magisteriali sul battesimo<br />
c’è un riferimento all’invocazione della Trinità. La formula trinitaria<br />
è necessaria per la validità del sacramento 10 . La formula usata dai<br />
Mormoni potrebbe sembrare a prima vista una formula trinitaria. Dice<br />
testualmente: “Essendo stato commissionato da Gesù Cristo, io ti battezzo<br />
nel nome dei Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo” 11 .<br />
Le somiglianze con la formula usata nella Chiesa cattolica sono, a<br />
prima vista, evidenti, ma in realtà sono soltanto apparenti. Non c’è, infatti,<br />
coincidenza dottrinale di fondo. Non c’è una vera invocazione della<br />
Trinità perché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, secondo la Chiesa<br />
di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, non sono le tre persone nelle<br />
quali sussiste l’unica divinità, ma tre dèi che formano una divinità.<br />
Ognuno è diverso dall’altro, anche se esistono in armonia perfetta 12 . Lo<br />
stesso termine divinità ha un contenuto soltanto operativo, non sostanziale,<br />
perché la divinità ha avuto origine quando i tre dèi decisero di<br />
unirsi e formare appunto la divinità per operare la salvezza dell’uomo 13 .<br />
Questa divinità e l’uomo condividono la stessa natura e sono sostanzialmente<br />
uguali. Dio Padre è un uomo esaltato, oriundo di un altro pianeta,<br />
che ha acquistato il suo status divino tramite una morte simile a quella<br />
umana, via necessaria alla divinizzazione 14 . Dio Padre ha avuto dei pa-<br />
_________________<br />
9 Cf. DOCTRINE AND COVENANTIS (D&C) 20:74.<br />
10 Ai testi già menzionati si può aggiungere ancora il concilio Lateranense IV (DH<br />
802).<br />
11 Cf. D&C 20:73.<br />
12 JOSEPH F. SMITH, ed., Teachings of Prophet Joseph Smith (TPJS), Salt Lake City:<br />
Desert Book, 1976, p. 372.<br />
13 Encyclopedia of Mormonis (EM), New York: Macmillan, 1992, Cf. Vol. 2, p. 552.<br />
14 Cf. TPJS, p. 345-346.
enti, e questo si spiega con la dottrina della regressione infinita degli<br />
dèi che inizialmente erano mortali 15 . Dio Padre ha una moglie, la Madre<br />
celeste, con la quale condivide la responsabilità della creazione. Procreano<br />
dei figli nel mondo spirituale. Il loro primogenito è Gesù Cristo,<br />
uguale a tutti gli uomini, il quale acquistò la sua divinità in un’esistenza<br />
pre-mortale. Anche lo Spirito Santo è figlio di genitori celesti. Il Figlio e<br />
lo Spirito Santo sono stati procreati dopo l’inizio della creazione del<br />
mondo a noi conosciuto 16 . Quattro dèi sono direttamente responsabili<br />
dell’universo, tre di essi hanno stabilito un’alleanza e formano così la<br />
divinità.<br />
Come facilmente si vede, alla coincidenza dei nomi non corrisponde<br />
in nessun modo un contenuto dottrinale che possa ricondursi alla dottrina<br />
cristiana sulla Trinità. Le parole Padre, Figlio e Spirito Santo per i<br />
Mormoni hanno un significato completamente diverso da quello cristiano.<br />
Le differenze sono talmente grandi, che non si può nemmeno considerare<br />
che questa dottrina sia un’eresia sorta da un falso intendimento<br />
della dottrina cristiana. L’insegnamento dei Mormoni ha una matrice<br />
completamente diversa. Non ci troviamo dunque di fronte al caso della<br />
validità del battesimo amministrato dagli eretici, affermata già fin dai<br />
primi secoli cristiani, né del battesimo conferito nelle comunità ecclesiali<br />
non cattoliche, contemplato nel canone 869, § 2.<br />
III. L’intenzione del ministro celebrante. Una tale diversità dottrinale,<br />
che riguarda la stessa nozione di Dio, impedisce che il ministro<br />
della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno abbia l’intenzione<br />
di fare ciò che fa la Chiesa cattolica quando conferisce il battesimo,<br />
cioè di fare ciò che Cristo ha voluto fare quando ha istituito e comandato<br />
a sacramento del battesimo. Ciò diventa ancora molto più evidente<br />
se si pensa che nella loro concezione il battesimo non è stato istituito<br />
da Cristo, ma da Dio, e incominciò con Adamo 17 . Cristo ha semplicemente<br />
comandato la pratica di questo rito; ma non si tratta di una novità.<br />
È chiaro che l’intenzione della Chiesa nel conferire il battesimo è<br />
certamente di eseguire il mandato di Cristo (cf. Mt 28, 19), ma allo stes-<br />
_________________<br />
15 Cf. TPJS, p. 373.<br />
16 Cf. EM; Vol. 2, p. 961.<br />
17 Cf. BOOK OF MOSES 6:64.<br />
33
34<br />
so tempo di conferire il sacramento che Cristo stesso ha istituito. Secondo<br />
il Nuovo Testamento c’è una differenza essenziale fra il battesimo di<br />
Giovanni e il battesimo cristiano. Il battesimo della Chiesa di Gesù Cristo<br />
dei Santi dell’ultimo giorno, che avrebbe la sua origine non in Cristo<br />
ma già dall’inizio della creazione 18 non è il battesimo cristiano, anzi, nega<br />
la sua novità. Il ministro mormone, che deve essere necessariamente<br />
il “sacerdote” 19 , dunque formato severamente nella propria dottrina, non<br />
può avere altra intenzione se non quella di fare ciò che fa la Chiesa di<br />
Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, che è molto diverso rispetto a<br />
quello che intende fare la Chiesa cattolica quando battezza, cioè il conferimento<br />
del sacramento del battesimo istituito da Cristo, che significa<br />
la partecipazione alla sua morte e alla sua risurrezione (cf. Rom 6, 3-11;<br />
Col 2, 12-13).<br />
Possiamo notare altre due differenze, non così fondamentali come<br />
quella precedente, ma che hanno pure una loro importanza:<br />
A) Secondo la Chiesa cattolica, il battesimo cancella non soltanto i<br />
peccati personali ma anche il peccato originale, e perciò anche i bambini<br />
sono battezzati per la remissione dei peccati (cf. i testi essenziali del<br />
concilio di Trento, DH 1513-1515). Questa remissione del peccato originale<br />
non è accettata dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />
giorno, che nega l’esistenza di tale peccato e perciò battezza soltanto le<br />
persone che hanno l’uso della ragione, al minimo otto anni, esclusi gli<br />
handicappati mentali 20 . Infatti, la pratica della Chiesa cattolica di conferire<br />
il battesimo ai bambini è una delle principali ragioni per la quale i<br />
Mormoni dicono che la Chiesa apostatò nei primi secoli e dunque i sacramenti<br />
in essa celebrati sono tutti invalidi.<br />
B) Se un fedele battezzato nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />
giorno, avendo rinnegato la propria fede o essendo stato scomunicato,<br />
desidera tornare, deve essere ribattezzato 21 .<br />
_________________<br />
18 JAMES E. TALMAGE, Articles of Faith (AF), Salt Lake City: Desert Book, 1990,<br />
Cf. p. 110-111.<br />
19 Cf. D&C 20:38-58. 107:13.14.20.<br />
20 Cf. AF, p. 113-116.<br />
21 Cf. AF, p. 129-131.
Anche per quanto riguarda questi ultimi elementi, è dunque chiaro<br />
che non si può considerare valido il battesimo dei Mormoni; non essendo<br />
un battesimo cristiano, il ministro non può avere l’intenzione di fare<br />
ciò che fa la Chiesa cattolica.<br />
IV. La disposizione del soggetto. Il battezzando, che ha già l’uso<br />
della ragione, è stato istruito con delle regole molto severe secondo la<br />
dottrina e la fede della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno.<br />
Si deve ritenere, pertanto, che non può pensare che il battesimo da<br />
lui ricevuto sia qualcosa di diverso da quanto gli è stato insegnato. Non<br />
sembra possibile che abbia una disposizione equivalente a quella che la<br />
Chiesa cattolica richiede per il battesimo degli adulti.<br />
Riassumendo possiamo dire: il battesimo della Chiesa cattolica e<br />
quello della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno differiscono<br />
essenzialmente, sia per quanto riguarda la fede nel Padre, nel Figlio<br />
e nello Spirito Santo, nel nome dei quali il battesimo viene conferito,<br />
sia per quanto riguarda il riferimento a Cristo che lo ha istituito. Per<br />
tutto questo si capisce che la Chiesa cattolica debba considerare invalido,<br />
vale a dire non possa considerare vero battesimo, il rito così chiamato<br />
dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno.<br />
È ugualmente necessario sottolineare che la decisione della Congregazione<br />
per la Dottrina della Fede è una risposta ad una questione particolare<br />
riguardante la dottrina sul battesimo dei Mormoni, e ovviamente<br />
non indica un giudizio sulle persone che aderiscono alla Chiesa di Gesù<br />
Cristo dei Santi dell’ultimo giorno. Inoltre, Cattolici e Mormoni si sono<br />
trovati spesso a lavorare insieme su una serie di problemi riguardanti il<br />
bene comune dell’intera umanità. Si può quindi sperare che attraverso<br />
ulteriori studi, il dialogo e la buona volontà, sia possibile progredire nella<br />
comprensione reciproca e nel mutuo rispetto.<br />
35
36<br />
Allegato 2<br />
Risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede<br />
ad un dubbio circa la validità del Battesimo<br />
conferito nella Chiesa di Gesù Cristo<br />
dei Santi dell’ultimo giorno<br />
1. Persistenza del dubbio<br />
P. Urbano Navarrete, SJ<br />
La Congregazione per la Dottrina della Fede ha dato risposta negativa<br />
al dubbio se il battesimo conferito nella Chiesa di Gesù Cristo dei<br />
Santi dell’ultimo giorno, conosciuti come Mormoni, sia da ritenersi valido.<br />
La risposta suppone che c’era una prassi pastorale e amministrativa<br />
da parte della Chiesa cattolica non chiara e unitaria al riguardo.<br />
In un precedente articolo (L. LADARIA, La questione della validità<br />
del battesimo conferito nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />
giorno, L’Osservatore Romano, 16/17 luglio 2001) sono già state<br />
esposte le ragioni storico-dottrinali che fondano detta risposta. Pertanto<br />
mi limito ad illustrare gli effetti pastorali, amministrativi e giudiziari<br />
che possono derivare nella Chiesa cattolica, specialmente nel campo<br />
matrimoniale.<br />
2. Effetti pastorali e giuridici della “Risposta”<br />
La Risposta, a prescindere da altre considerazioni, ha una valenza<br />
pastorale e canonica di grande portata.<br />
Innanzitutto va rilevato che la decisione è finalizzata soprattutto a<br />
dare unità alla prassi pastorale, amministrativa e giudiziaria nella Chiesa<br />
nei confronti dei Mormoni, specialmente in caso di domanda di ammissione<br />
nella Chiesa cattolica oppure in caso di richiesta di matrimonio<br />
con un cattolico. Proprio per gli effetti canonici che essa comporta,<br />
la sua applicazione riveste carattere strettamente obbligatorio per tutti
coloro che hanno responsabilità amministrativa o giudiziaria nella<br />
Chiesa.<br />
Non si tratta, intatti, di una decisione soltanto dottrinale, ma di un<br />
provvedimento di grande rilievo canonico, specialmente nel campo matrimoniale.<br />
Va rilevato che la decisione della Congregazione per la Dottrina<br />
della Fede non stabilisce una presunzione, nel senso tecnico del<br />
termine, secondo cui praesumptio est rei incertae probabilis coniectura”<br />
(can. 1584); ma afferma una verità certa che deve reggere l’attività<br />
amministrativa e giudiziaria in tutta la Chiesa nelle fattispecie in cui sia<br />
da tener presente il battesimo dei Mormoni in relazione alla Chiesa. Basta<br />
che consti con certezza che un battesimo è stato amministrato nella<br />
Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, per ritenerlo invalido<br />
a tuffi gli effetti, senza ulteriori ricerche. Perciò d’ora in poi, nella<br />
problematica riguardante il battesimo dei Mormoni, il dubbio sul battesimo<br />
può versare soltanto sul fatto di essere stato amministrato nella<br />
Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno, non però sull’invalidità<br />
del medesimo, se consta che è stato in essa amministrato.<br />
3. Catecumenato e sacramenti dell’iniziazione<br />
La Risposta suppone che i Mormoni a tutti gli effetti della prassi pastorale,<br />
amministrativa e giudiziaria della Chiesa non vanno considerati<br />
come appartenenti ad una “comunità ecclesiale non in piena comunione<br />
con la Chiesa cattolica”, ma semplicemente come non battezzati. Quindi<br />
se un mormone vuole farsi cattolico non possono essergli applicate le<br />
norme che reggono l’ammissione alla Chiesa dei cristiani non cattolici;<br />
ma semplicemente le norme riguardanti i non battezzati in assoluto che<br />
chiedono il battesimo nella Chiesa e si preparano per riceverlo, cioè le<br />
norme dei catecumeni (cf. canoni 606, 788, 1183, § 1).<br />
Da rilevare però che la catechesi in questo caso deve essere molto più<br />
intensa e accurata, in quanto si tratta in primo luogo di correggere e sradicare<br />
gli errori, molto gravi, che sottostanno agli stessi termini che la<br />
Chiesa adopera. Se la Conferenza Episcopale, a norma del can. 788, § 3,<br />
ha emanato statuti con cui ordinare il catecumenato, sarà necessario<br />
adattarli pastoralmente ai catecumeni provenienti dai mormoni, in<br />
quanto è del tutto necessaria per loro una catechesi molto specifica che<br />
tenga conto degli equivoci dottrinali in cui il catecumeno potrebbe in-<br />
37
38<br />
correre. Ovviamente il catecumenato ben fatto prepara comunque alla<br />
recezione dei sacramenti, specialmente ai sacramenti dell’iniziazione<br />
(cann. 851, 1°, 866).<br />
Proprio perché secondo la Risposta i Mormoni sono da considerare<br />
non battezzati, essi non godono del favore che il diritto concede agli appartenenti<br />
ad una comunità ecclesiale non cattolica di poter assistere al<br />
battesimo, insieme con un padrino cattolico, in qualità di testimone del<br />
battesimo (can. 874, § 2). Per lo stesso motivo non si possono applicare<br />
ai Mormoni i canoni che regolano la communicatio in sacris riguardo ai<br />
sacramenti della penitenza, dell’eucaristia e dell’unzione degli infermi<br />
con i cristiani non cattolici (cann. 844-845), dato che i Mormoni vanno<br />
considerati come non battezzati.<br />
4. Matrimonio<br />
a) Questione previa<br />
Nell’ambito del matrimonio, la decisione della Congregazione per la<br />
Dottrina della Fede ha una grande importanza, sia nel campo amministrativo<br />
sia in quello giudiziario. Proprio per tale motivo si pone una<br />
questione previa: questa decisione si applica anche ai matrimoni celebrati<br />
prima della sua pubblicazione oppure soltanto ai matrimoni che<br />
verranno celebrati dopo? La Risposta certamente non è una legge né<br />
un’interpretazione autentica di una legge positiva dubbia, che riguarderebbe<br />
soltanto il futuro (can. 9 e 16). Si tratta invece di una decisione<br />
che presuppone un dubbio riguardante la dottrina sul valore del battesimo<br />
dei Mormoni. Ora il battesimo era lo stesso sia prima che dopo la Risposta.<br />
Gli studi condotti al riguardo hanno portato alla certezza morale<br />
che tale battesimo non è valido, anche se la materia remota e prossima e<br />
le parole della forma prese materialmente sono quelle della Chiesa. Perciò<br />
la Risposta si applica ai matrimoni celebrati dai Mormoni sia prima<br />
che dopo la sua pubblicazione.<br />
b) Ammissione al matrimonio<br />
Ciò premesso, la prima conseguenza che va sottolineata è che il matrimonio<br />
dei Mormoni contratto fra di loro o con altra persona validamente<br />
battezzata non è matrimonio sacramento (can. 1055), e quindi le<br />
proprietà essenziali del matrimonio, l’unità e l’indissolubilità, non con-
seguono quella “peculiare stabilità in ragione del sacramento” che è<br />
propria del matrimonio cristiano (can. 1056). In altre parole, il matrimonio<br />
contratto fra appartenenti alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />
giorno o con una parte battezzata non è matrimonio rato né<br />
quindi rato e consumato, anche “se i coniugi hanno compiuto, in modo<br />
umano, l’atto per se idoneo alla generazione della prole, al quale il matrimonio<br />
è ordinato per sua natura” (cf. can. 1061).<br />
Per celebrare il matrimonio di un cattolico con un mormone, il parroco<br />
dovrà stare particolarmente attento a non applicare le norme dei matrimoni<br />
misti, relative al matrimonio “fra due persone battezzate delle<br />
quali una sia stata battezzata nella chiesa cattolica o in essa accolta dopo<br />
il battesimo e non separata dalla medesima con atto formale, l’altra invece<br />
sia iscritta a una Chiesa o comunità ecclesiale non in piena comunione<br />
con la Chiesa cattolica” (can. 1124). Il matrimonio di cui in questo<br />
canone è certamente vietato senza la licenza dell’Ordinario del luogo,<br />
il quale, adempiute le condizioni prescritte, la può concedere se vi è<br />
una giusta e ragionevole causa, ma il matrimonio sarebbe valido anche<br />
se celebrato senza tale licenza dato che la proibizione non costituisce<br />
una legge invalidante (cf. cann. 1125-1126).<br />
Debbono, invece, essere applicate le norme che reggono i matrimoni<br />
ai quali si oppone l’impedimento di disparità di culto, di cui al can.<br />
1086: “È invalido il matrimonio tra due persone, di cui una sia battezzata<br />
nella Chiesa cattolica o in essa accolta e non separata dalla medesima<br />
con atto formale, e l’altra non battezzata” (§ 1).<br />
I Mormoni sono da considerare non battezzati, quindi il matrimonio<br />
di uno di loro con un cattolico senza la dispensa dall’impedimento,<br />
concessa dall’autorità competente – l’Ordinario del luogo – è invalido,<br />
non solo illecito. L’Ordinario del luogo non deve concedere la<br />
dispensa se non consta dell’adempimento delle condizioni di cui ai<br />
cann. 1125-1126; tuttavia l’omissione di questo requisito previsto<br />
non rende nulla la concessione della licenza (§ 2). Va rilevato inoltre<br />
che in forza della Risposta non ha applicazione ai Mormoni il caso<br />
previsto nel § 3: “Se al tempo della celebrazione del matrimonio una<br />
parte era ritenuta comunemente battezzata o era dubbio il suo battesimo,<br />
si deve presumere a norma del can. 1060 la validità del matrimonio<br />
finché non sia provato con certezza che una parte era battezzata e<br />
l’altra invece non battezzata”. Oggi non c’è dubbio sulla non validità<br />
del battesimo dei Mormoni, quindi il caso previsto in questa norma di<br />
39
40<br />
per sé non si pone quando si tratta di un matrimonio fra un cattolico e<br />
un mormone.<br />
c) Forma di celebrazione<br />
Presupposta la dispensa dall’impedimento di disparità di culto, particolarmente<br />
delicata può diventare la celebrazione di un tale matrimonio<br />
per quanto concerne la forma canonica e liturgica.<br />
Da una parte non c’è dubbio che la forma canonica è obbligatoria per<br />
la validità del matrimonio fra un cattolico e un mormone (can. 1117);<br />
tuttavia l’Ordinario del luogo può dispensare, osservando le condizioni<br />
prescritte dal can. 1127, § 2. Dovrà però tener ben presente che, benché<br />
socialmente i Mormoni forse possano essere considerati cristiani, nel<br />
foro ecclesiastico sono da considerare non battezzati e quindi per la dispensa<br />
della forma canonica si dovranno applicare i criteri che la Conferenza<br />
Episcopale abbia stabilito per la dispensa della forma nei matrimoni<br />
fra un cattolico e uno non battezzato (cann. 1128 e 1127, § 2).<br />
Per quanto riguarda la forma liturgica, bisogna tener ben presenti le<br />
differenze che sia il can. 1118 sia i libri liturgici stabiliscono fra il matrimonio<br />
di un cattolico con un battezzato non cattolico, e il matrimonio di<br />
un cattolico con un non battezzato. Secondo il can. 1118 il matrimonio<br />
tra cattolici o tra una parte cattolica e un’altra non cattolica battezzata<br />
deve essere celebrato nella chiesa parrocchiale; con il permesso dell’Ordinario<br />
del luogo o del parroco potrà essere celebrato in altra chiesa<br />
o oratorio (§ 1) tuttavia l’Ordinario del luogo può permettere che il matrimonio<br />
sia celebrato in altro luogo conveniente (§ 2); invece la celebrazione<br />
in chiesa non è obbligatoria, ma soltanto permessa, se si tratta<br />
di un matrimonio fra cattolico e non battezzato (§ 3). Quindi al matrimonio<br />
di un cattolico con un mormone, a prescindere dalla prassi che<br />
sia stata seguita prima, dopo la Risposta della Congregazione per la<br />
Dottrina della Fede deve essere applicata la norma del § 3 del can. 1118.<br />
d) Privilegio paolino<br />
È dottrina cattolica che “il matrimonio rato e consumato non può essere<br />
sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la<br />
morte” (can. 1141), mentre i matrimoni non rati anche se consumati, dati<br />
determinati presupposti, possono essere sciolti per la potestà concessa<br />
da Cristo alla Chiesa. La Risposta della Congregazione per la Dottrina<br />
della Fede ha una rilevanza particolare in questo settore. Dato che il bat-
tesimo dei Mormoni va considerato non valido a tutti gli effetti amministrativi<br />
e giudiziali, per quanto concerne il loro eventuale scioglimento,<br />
il loro matrimonio va trattato come tutti i matrimoni che non sono rati<br />
anche se consumati. E in primo luogo può avere applicazione il privilegio<br />
paolino, se si verificano le condizioni che tale istituto richiede.<br />
La prima condizione perché possa essere applicato il privilegio paolino<br />
è che il matrimonio sia stato celebrato fra due non battezzati. Nel<br />
caso dei Mormoni le possibilità sono due: che il matrimonio sia stato celebrato<br />
fra due Mormoni oppure fra un mormone e un altro non battezzato.<br />
Per semplificare, prendiamo in considerazione soltanto il matrimonio<br />
fra due Mormoni.<br />
La seconda condizione è il battesimo di uno dei due coniugi. Ripetiamo<br />
che nel caso presente non si tratta, nonostante le apparenze, dell’ammissione<br />
alla piena comunione della Chiesa di un cristiano appartenente<br />
ad una comunità ecclesiale che non è in piena comunione con la medesima,<br />
ma della conversione e battesimo di un non battezzato, con la<br />
particolare difficoltà che abbiamo sottolineato sopra parlando del catecumenato,<br />
che nel caso viene aggravata dal fatto che si tratta di una persona<br />
sposata con un coniuge che rimane negli errori dei Mormoni, dai<br />
quali il coniuge battezzato ha dovuto liberarsi per accettare le verità della<br />
fede cristiana.<br />
Superato il catecumenato e ricevuto il battesimo, perché possa essere<br />
applicato il privilegio paolino si richiede il cosiddetto “discessus” del<br />
coniuge che rimane mormone. Tale “discessus” si verifica se costui<br />
“non vuole coabitare con la parte battezzata o non vuole coabitare pacificamente<br />
senza offesa al Creatore, eccetto che sia stata questa a darle,<br />
dopo il battesimo, una giusta causa per separarsi” (can. 1143, § 2). Anche<br />
su questo punto, il caso di un coniuge mormone che si battezza di<br />
per sé sembra debba comportare peculiari difficoltà perché il coniuge<br />
non battezzato, specialmente se è fervente credente e praticante della<br />
dottrina dei Mormoni, voglia coabitare pacificamente con la parte battezzata<br />
senza offesa al Creatore. Un semplice pagano, infatti, di solito<br />
ha ignoranza piuttosto che errori radicati in materie religiose, specialmente<br />
relative al cristianesimo; un mormone invece ha un insieme di errori,<br />
generalmente molto radicati, espressi per di più con termini presi<br />
dalla Rivelazione e dalla teologia cristiana. Una pastorale accurata dovrà<br />
assistere in modo molto peculiare la parte battezzata, illuminandola<br />
sulle possibilità di soluzione che le offre il privilegio paolino, se vera-<br />
41
42<br />
mente la vita con il coniuge non battezzato diventa molto difficile per<br />
l’esercizio della vita cristiana.<br />
Perché il coniuge battezzato possa validamente contrarre nuovo matrimonio,<br />
si deve sempre interpellare la parte non battezzata se voglia<br />
essa pure ricevere il battesimo, o se almeno voglia coabitare con la parte<br />
battezzata pacificamente, senza offesa al Creatore (can. 1144, § 1). Nel<br />
caso dei Mormoni, per quanto riguarda la domanda se vuole ricevere il<br />
battesimo, sarà pastoralmente necessaria una spiegazione assai approfondita,<br />
anzi una vera catechesi, sul senso del nuovo battesimo, essenzialmente<br />
diverso da quello ricevuto nella sua Chiesa di Gesù Cristo<br />
dei Santi dell’ultimo giorno. Nella pratica non sembra facile che si possano<br />
dare dei casi nei quali, da un lato, la parte battezzata abbia fondamento<br />
sufficiente per tentare l’iter verso un eventuale futuro matrimonio<br />
cristiano e, dall’altro canto, che il coniuge non battezzato si decida<br />
anche a ricevere il battesimo di fronte a questa eventualità. Per lo più il<br />
non battezzato risponderà negativamente. Anche riguardo alla domanda<br />
se vuole coabitare pacificamente con la parte battezzata, senza offesa al<br />
Creatore, per lo più risponderà negativamente. Tuttavia può verificarsi<br />
il caso, anche fra i Mormoni, che di fronte alla possibilità di cui gode il<br />
coniuge battezzato di contrarre secondo matrimonio, il coniuge non battezzata<br />
accetti le condizioni di coabitare pacificamente, rispettando le<br />
esigenze religiose dell’altro. In questa ipotesi, probabilmente poco frequente,<br />
si richiede una cura pastorale molto attenta verso la parte battezzata<br />
per sostenerla nella sua convivenza coniugale che senza dubbio diventerà<br />
non facile, a causa della diversità della fede e dei sentimenti religiosi.<br />
Ovviamente tale interpellazione può essere omessa quando “da un<br />
procedimento almeno sommario e extragiudiziale risulti che non è possibile<br />
o che sarebbe inutile farla” (c. 1144, § 2). Se la parte non battezzata<br />
risponde negativamente all’interpellazione o questa è stata omessa legittimamente,<br />
“la parte battezzata ha diritto a contrarre nuovo matrimonio<br />
con una parte cattolica” (can. 1146) e il primo matrimonio verrà sciolto<br />
al momento stesso della celebrazione del secondo (can. 1143, § 1).<br />
L’Ordinario del luogo, osservata la normativa dei matrimoni misti,<br />
può concedere che la parte battezzata possa contrarre matrimonio, applicando<br />
il privilegio paolino, con una parte non cattolica, battezzata o<br />
non battezzata (can. 1147). Nel caso dei Mormoni, difficilmente sarà<br />
pastoralmente consigliabile concedere la dispensa dall’impedimento di
disparità di culto perché la parte battezzata possa contrarre un secondo<br />
matrimonio con un altro mormone. La convivenza coniugale infatti con<br />
uno che professa gli stessi errori dai quali il neofita con tanta fatica è riuscito<br />
a liberarsi comporterebbe pericoli non indifferenti per la sua fede e<br />
per la pratica della sua vita cristiana.<br />
I Mormoni attualmente non ammettono la poligamia. Perciò il privilegio<br />
di cui gode il non battezzato che abbia contemporaneamente più<br />
mogli non battezzate, secondo il quale, se riceve il battesimo nella Chiesa<br />
cattolica, può ritenerne una qualsiasi, licenziando le altre (can. 1148),<br />
non può avere applicazione ai Mormoni. Invece può essere loro applicabile<br />
l’altro privilegio previsto nel diritto (can. 1149), secondo il quale in<br />
caso di due coniugi non battezzati, se uno di loro, ricevuto il battesimo<br />
nella Chiesa cattolica, non può stabilire la coabitazione con l’altro coniuge<br />
non battezzato a causa della prigionia o della persecuzione, può<br />
contrarre un altro matrimonio, anche se nel frattempo l’altra parte avesse<br />
ricevuto il battesimo, ferma restando che dopo il battesimo dei due<br />
non ci sia stata la consumazione del loro matrimonio.<br />
e) Scioglimento del matrimonio “in favorem fidei”<br />
Ci sono matrimoni celebrati fra due non battezzati che, anche se uno<br />
di loro si battezza, non adempiono le condizioni del privilegio paolino.<br />
Inoltre ci sono i matrimoni celebrati fra un battezzato e uno non battezzato<br />
ai quali ovviamente non può essere applicato il privilegio paolino,<br />
che richiede come punto di partenza un matrimonio celebrato fra due<br />
non battezzati. Tali matrimoni però, dati determinati presupposti, possono<br />
essere sciolti dalla potestà suprema del Romano Pontefice. Nel caso<br />
dei Mormoni, applicando la Risposta della Congregazione per la<br />
Dottrina della Fede, tali fattispecie possono verificarsi sia nei matrimoni<br />
fra due Mormoni che nei matrimoni fra un mormone e un battezzato<br />
sia cattolico sia non cattolico. Dato che è certo che il battesimo dei Mormoni<br />
non è valido, si ha la certezza che il matrimonio fra due Mormoni<br />
e il matrimonio di un mormone con un battezzato non è rato e quindi è<br />
suscettibile di essere sciolto come gli altri matrimoni fra due non battezzati<br />
oppure fra un battezzato e uno non battezzato, purché si verifichino<br />
le condizioni richieste.<br />
Dopo la Risposta non può esserci dubbio che, per i casi che possano<br />
presentarsi, ai matrimoni dei Mormoni si debbono applicare le Norme<br />
della Congregazione per la Dottrina della Fede relative allo scioglimen-<br />
43
44<br />
to del matrimonio “in favorem fidei”. Per economia procedurale sarà<br />
opportuno che nelle Curie diocesane i casi dei Mormoni vengano istruiti<br />
con particolare diligenza, specialmente per quanto riguarda la prova<br />
del battesimo ricevuto nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo<br />
giorno, punto chiave per avere la certezza che la persona in questione<br />
non è stata battezzata validamente. Gli altri elementi di prova sono quelli<br />
richiesti nelle Norme per tutti i casi.<br />
f) Cause di nullità<br />
La Risposta potrebbe dare luogo ad alcune cause di nullità dei matrimoni<br />
celebrati fra Mormoni e cattolici, sia di matrimoni celebrati prima<br />
che dopo la pubblicazione della medesima. La causa principale di tali<br />
nullità senza dubbio viene costituita dalla non difficile confusione fra le<br />
due specie di matrimoni misti: quella cioè fra un cattolico e uno iscritto<br />
a una comunità ecclesiale non in piena comunione con la Chiesa cattolica<br />
(can. 1124) e quella fra un cattolico e uno non battezzato (can. 1086).<br />
Come abbiamo accennato sopra, il matrimonio fra cattolici e altri<br />
battezzati non cattolici è proibito senza la licenza dell’Ordinario del<br />
luogo, ma è valido anche se celebrato senza tale licenza, mentre il matrimonio<br />
fra un cattolico e uno non battezzato non solo è proibito, ma la<br />
proibizione comporta un impedimento, che se non interviene la dispensa,<br />
rende nullo il matrimonio. Perciò se un matrimonio fra un cattolico e<br />
un mormone fosse stato trattato nel passato o lo fosse nell’avvenire come<br />
matrimonio fra cattolico e battezzato, e quindi senza la dispensa dall’impedimento<br />
di disparità di culto, tale matrimonio dovrebbe essere sanato<br />
in radice, se si verificano le condizioni richieste, altrimenti sarebbe<br />
suscettibile di una causa di nullità matrimoniale. Riguardo agli altri capi<br />
di nullità, non sembra ci siano cause specifiche nei matrimoni fra cattolici<br />
e Mormoni che potrebbero dare fondamento a nullità particolari.
Prot. N. 2330/00/L<br />
CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO<br />
E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI<br />
Risposte a quesiti<br />
sull’obbligo della celebrazione della Liturgia delle Ore*<br />
La celebrazione integra e quotidiana della Liturgia delle Ore è, per i<br />
sacerdoti e i diaconi aspiranti al presbiterato, parte sostanziale del loro<br />
ministero ecclesiastico.<br />
Sarebbe, perciò, una visione impoverita intendere la celebrazione<br />
della Liturgia delle Ore come il semplice adempimento di un obbligo<br />
canonico, per quanto effettivamente lo sia, senza considerare che l’ordinazione<br />
sacramentale conferisce al diacono e al sacerdote l’ufficio proprio<br />
e specifico di elevare a Dio Uno e Trino la lode per la sua sovrana<br />
bontà e bellezza e per il suo disegno misericordioso riguardo alla nostra<br />
salvezza soprannaturale.<br />
<strong>Insieme</strong> con la lode, i sacerdoti e i diaconi presentano alla Maestà Divina<br />
le preghiere di intercessione, affinché voglia venire incontro alle<br />
necessità spirituali e temporali, sia della Chiesa, sia dell’intero genere<br />
umano.<br />
Il “sacrificio della lode” si realizza anzitutto nella celebrazione della<br />
santissima Eucaristia, ma è preparato e prolungato nella celebrazione<br />
della Liturgia delle Ore (cf. PNLO, n. 12), la cui forma privilegiata è la<br />
celebrazione comunitaria, sia in una comunità di chierici, sia di religiosi;<br />
è pure molto auspicabile che si aggiunga la partecipazione dei fedeli<br />
laici.<br />
La Liturgia delle Ore, però, chiamata pure Ufficio Divino o Breviario,<br />
non perde affatto di valore quando è recitata da soli o, in certo senso,<br />
_________________<br />
* La traduzione dal latino è nostra.<br />
45
46<br />
“privatamente”, dal momento che “quelle preghiere sono fatte privatamente,<br />
ma non implorano cose private” (GILBERTUS DE HOLLAND,<br />
Sermo XXIII in Cant., in PL 184, 120).<br />
In effetti, anche in tali circostanze, quella preghiera non è un atto<br />
privato, ma appartiene al culto pubblico della Chiesa, in modo tale che<br />
il ministro sacro adempie, nel recitarla, al suo ufficio ecclesiastico: il<br />
sacerdote o il diacono, che nell’intimità di una chiesa o di un oratorio,<br />
oppure nella propria casa si dedica alla celebrazione dell’Ufficio Divino,<br />
anche quando nessuno è presente, compie un atto eminentemente<br />
ecclesiale, in nome della Chiesa e a favore della Chiesa, anzi per<br />
l’intera famiglia umana, come si legge nel Pontificale Romano: “Volete<br />
custodire e alimentare nel vostro stato di vita lo spirito di orazione<br />
e adempiere fedelmente l’impegno della Liturgia delle Ore, secondo<br />
la vostra condizione, insieme con il popolo di Dio per la Chiesa e il<br />
mondo intero?” (cf. Pontificale Romano, Rito dell’Ordinazione dei<br />
Diaconi).<br />
E così, nello stesso rito di ordinazione diaconale, il sacro ministro<br />
domanda e riceve dalla Chiesa il mandato di celebrare la Liturgia delle<br />
Ore, che, pertanto, appartiene all’ambito dei compiti ministeriali dell’ordinato,<br />
e va ben oltre la sua pietà personale. I ministri sacri, insieme<br />
con il Vescovo, sono congiunti nel ministero d’intercessione del popolo<br />
di Dio loro affidato, come Mosè (Es 17, 8-16) e gli Apostoli (1Tim 2, 1-<br />
6) e lo stesso Gesù Cristo, “che è alla destra del Padre e intercede per<br />
noi” (Rm 8, 34). Negli stessi Principi e Norme per la Liturgia delle Ore,<br />
al n. 108 si afferma: “Chi recita i salmi nella Liturgia delle Ore, li recita<br />
non tanto a nome proprio quanto a nome di tutto il Corpo di Cristo, anzi<br />
nella persona di Cristo stesso”.<br />
Negli stessi Principi, al n. 29 si afferma: “I vescovi, dunque, i sacerdoti<br />
e gli altri ministri sacri, che hanno ricevuto dalla Chiesa il mandato<br />
di celebrare la Liturgia delle Ore, recitino ogni giorno tutte le Ore, osservando,<br />
per quanto è possibile, il loro vero tempo”.<br />
Il Codice di Diritto Canonico, da parte sua, al can. 276 § 2, n. 3 stabilisce:<br />
“i sacerdoti, come pure i diaconi aspiranti al presbiterato, sono obbligati<br />
a celebrare ogni giorno la Liturgia delle Ore, secondo i propri libri<br />
liturgici regolarmente approvati; i diaconi permanenti la celebrino<br />
per la parte definita per essi dalla Conferenza Episcopale”.<br />
Ciò premesso, alle questioni proposte si può rispondere come segue:
1) Qual è il pensiero della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina<br />
dei Sacramenti circa l’estensione dell’obbligo di celebrare o<br />
recitare quotidianamente la Liturgia delle Ore?<br />
R. Quanti sono stati ordinati hanno l’obbligo morale, in virtù della<br />
stessa ordinazione ricevuta, di celebrare o recitare integralmente e quotidianamente<br />
l’Ufficio Divino, come appare dal rito dell’ordinazione<br />
diaconale ed è canonicamente stabilito dal citato canone 276 § 2, n. 3<br />
del C.I.C. Questa recita non ha il carattere di una devozione privata, né<br />
di un pio esercizio scelto di propria volontà del chierico, ma è un atto<br />
proprio del sacro ministero e dell’ufficio pastorale.<br />
2) L’obbligo “sub gravi” si estende alla recita integrale dell’Ufficio<br />
Divino?<br />
R. Occorre tenere presente quanto segue:<br />
a) un motivo grave, sia di salute, sia di ministro pastorale, sia di esercizio<br />
della carità, sia di stanchezza a motivo del lavoro, non però<br />
un lieve incomodo, può scusare dalla recita parziale o anche totale<br />
dell’Ufficio Divino, secondo il principio generale: lex ecclesiastica<br />
mere positiva non obligat cum gravi incommodo;<br />
b) l’omissione, sia totale sia parziale dell’Ufficio Divino, per pigrizia<br />
o per compiere azioni non necessarie, non è lecita, ed anzi costituisce<br />
un disprezzo, secondo la gravità della materia, dell’ufficio<br />
ministeriale e della legge positiva della Chiesa;<br />
c) per omettere la recita delle Lodi e dei Vespri è richiesta una causa<br />
di maggiore gravità, poiché queste Ore Liturgiche sono il “duplex<br />
cardo Officii cotidiani” (SC 89);<br />
d) se il sacerdote, nello stesso giorno, deve celebrare più volte la<br />
Santa Messa, oppure deve attendere a ricevere le confessioni sacramentali<br />
per più ore, oppure deve predicare più volte, e questo è<br />
per lui motivo di stanchezza, può con tranquilla coscienza ritenere<br />
di avere una legittima ragione per omettere una parte proporzionata<br />
dell’Ufficio Divino;<br />
e) l’Ordinario proprio del sacerdote o del diacono può, ex iusta causa<br />
aut gravi, quando ricorre il caso, dispensarlo in parte o in tutto<br />
dalla recita dell’Ufficio Divino, oppure commutarla con un altro<br />
atto di pietà (come, ad esempio, il rosario mariano, la Via crucis,<br />
la lettura biblica o spirituale o la meditazione protratta per un tempo<br />
ragionevole, ecc.).<br />
47
48<br />
3) Qual è al riguardo l’incidenza del criterio della “veritas temporis”?<br />
R. La risposta esige delle distinzioni, a seconda della diversità dei casi.<br />
a) L’Ufficio delle Letture non è legato in senso stretto a un tempo determinato,<br />
e quindi lo si può celebrare in qualunque ora, e lo si<br />
può omettere se esiste una delle cause tra quelle indicate al n. 2.<br />
Secondo la consuetudine, l’Ufficio delle Letture si può celebrare<br />
a partire dalle ore serali o notturne del giorno precedente, dopo la<br />
celebrazione dei Vespri (cf. PNLO, n. 59).<br />
b) Lo stesso si dica dell’Ora Media, giacché neppure ad essa è assegnato<br />
un tempo determinato. Per la sua recita si osservi il tempo<br />
che intercorre tra le ore mattutine e quelle vespertine. Al di fuori<br />
del coro, dalle tre Ore di Terza, Sesta e Nona “si può scegliere<br />
quella che più si adatta al momento della giornata, in modo che sia<br />
conservata la tradizione di pregare nel corso della giornata nel<br />
mezzo del lavoro” (PNLO, n. 77).<br />
c) Di per sé le Lodi debbono essere recitate nelle ore del mattino, e i<br />
Vespri nelle ore serali, come indicano le stesse denominazioni; se<br />
qualcuno, però, non può recitare le Lodi nelle ore del mattino, ha<br />
l’obbligo di recitarle appena possibile. Ugualmente, se i Vespri<br />
non possono essere recitati nelle ore serali, si dovranno recitare appena<br />
possibile. In altre parole, l’ostacolo che impedisce la “veritas<br />
horarum” non costituisce di per sé una causa scusante dal recitare<br />
le Lodi o i Vespri, poiché si tratta di “ore principali” (SC 89), che<br />
“si devono tenere in grandissima considerazione” (PNLO, n. 40).<br />
Chi celebra con animo volenteroso la Liturgia delle Ore ed eleva con<br />
ardore le lodi al Creatore dell’universo, dopo l’Inno dell’Ora competente,<br />
può recuperare almeno la salmodia dell’Ora omessa e concludere<br />
con una sola lettura breve e una preghiera.<br />
Queste risposte siano di pubblico diritto, con il consenso della Congregazione<br />
per il Clero.<br />
Città del Vaticano, 15 novembre 2000<br />
Jorge A. Card. MEDINA ESTÉVEZ<br />
Prefetto<br />
✠ Francesco Pio TAMBURRINO<br />
Arcivescovo Segretario
Allegato al Prot. 291/01/L<br />
La Comunione sotto le due specie<br />
La “Institutio Generalis Missalis Romani” approvata dal Santo Padre<br />
Giovanni Paolo II in data 20 aprile 2000, contiene al n. 283 diverse<br />
disposizioni che estendono, nell’ambito del solo Rito Romano, le possibilità<br />
della distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie.<br />
Lo scopo di questo breve commento non è di tracciare la storia di<br />
questa prassi liturgica e nemmeno di approfondire il senso di questa forma<br />
di ricevere il Sacramento del Corpo e Sangue del Signore Gesù, ma<br />
si tratta semplicemente di cercare di meglio spiegare la normativa in vigore<br />
al riguardo.<br />
Ecco il testo della Institutio Generalis Missalis Romani, n. 283:<br />
“Communio sub utraque specie permittitur, praeter casus in libris ritualibus<br />
expositos:<br />
a) sacerdotibus qui sacrum celebrare vel concelebrare non possunt;<br />
b) diacono et ceteris qui aliquod officium in Missa implent;<br />
c) sodalibus communitatum in Missa conventuali vel in illa quae<br />
“communitatis” dicitur, alumnis seminariorum, omnibus qui<br />
exercitiis spiritualibus vacant vel conventum spiritualem aut pastoralem<br />
participant.<br />
Episcopus dioecesanus normas circa Communionem sub utraque<br />
specie pro sua dioecesi definire potest, etiam in ecclesiis religiosorum et<br />
in parvis coetibus servandas. Eidem Episcopo facultas datur Communionem<br />
sub utraque specie permittendi, quoties id sacerdoti cui uti pastori<br />
proprio communitas commissa est opportunum videatur, dummodo<br />
fideles bene instructi sint et absit omne periculum profanationis Sacramenti<br />
vel ritus difficilior evadat, ob multitudinem participantium<br />
aliamve causam.<br />
Quod autem ad modum distribuendi fidelibus sacram Communionem<br />
sub utraque specie, et ad facultatis extensionem Conferentiae Episcoporum<br />
normas edere possunt, actis a Sede Apostolica recognitis”.<br />
49
50<br />
“Fuori dei casi segnalati nei libri rituali, la Comunione sotto le due<br />
specie eucaristiche si permette:<br />
a) ai sacerdoti che non possono celebrare o concelebrare la S. Messa;<br />
b) al diacono e alle altre persone che svolgono qualche ufficio nella<br />
celebrazione della S. Messa;<br />
c) ai membri delle comunità nella Messa conventuale oppure in<br />
quella che viene chiamata «della comunità», agli alunni dei Seminari,<br />
a quelli che fanno esercizi spirituali oppure partecipano in<br />
adunanze spirituali o pastorali.<br />
Il Vescovo diocesano può emanare per la sua diocesi norme sulla Comunione<br />
sotto le due specie, e queste debbono essere osservate anche<br />
nelle chiese dei religiosi e nelle Messe che si celebrano con piccoli<br />
gruppi. Si concede al Vescovo diocesano la facoltà di permettere la Comunione<br />
sotto le due specie quando ciò sembrerà opportuno al sacerdote,<br />
in quanto pastore proprio di quella comunità, a condizione che i fedeli<br />
abbiano ricevuto un’appropriata istruzione e venga escluso il pericolo<br />
di profanazione del Sacramento, oppure che il rito non diventi più difficile<br />
da compiere sia per l’elevato numero dei partecipanti, sia per un’altra<br />
giusta causa.<br />
Per ciò che riguarda il modo di distribuire ai fedeli la Santa Comunione<br />
sotto le due specie, e all’estensione di tale facoltà, la Conferenza<br />
dei Vescovi può emanare norme, le quali debbono essere sottoposte alla<br />
“recognitio” della Sede Apostolica”.<br />
Queste norme liturgiche costituiscono un’estensione notevole di<br />
quanto finora stabilito, e sembra opportuno darne al riguardo qualche<br />
spiegazione.<br />
I principi generali sono i seguenti:<br />
1. Rimangono in vigore tutti i numerosi casi contenuti nella legislazione<br />
precedente e nei libri liturgici finora promulgati, per ciò che<br />
riguarda le diverse possibilità di distribuire la S. Comunione sotto<br />
le due specie;<br />
2. I casi segnalati nelle lettere a), b) e c) sono riformulazioni o ritocchi<br />
di concessioni precedentemente ammesse;
3. D’ora in poi è competenza del Vescovo diocesano (e questo è un<br />
atto legislativo che non può essere delegato, cfr. cann. 135, § 2;<br />
391) di emanare norme per la sua diocesi sulla distribuzione della<br />
S. Comunione sotto le due specie. La competenza del Vescovo è,<br />
conforme al diritto, primaria (cfr. can. 381, § 1), e non è sottoposta<br />
ad una previa «autorizzazione» della Conferenza Episcopale.<br />
4. La competenza del Vescovo diocesano si estende sino a rimettere<br />
a ciascun sacerdote in quanto pastore proprio di quella comunità<br />
il giudizio sull’opportunità di distribuire la S. Comunione sotto le<br />
due specie, al di fuori dei casi segnalati nei quali essa viene sconsigliata.<br />
5. Il paragrafo finale del n. 283 concede alle Conferenze Nazionali<br />
dei Vescovi la facoltà sussidiaria di legiferare in materia.<br />
Questa facoltà deve essere correttamente intesa, cioè:<br />
I Vescovi membri dell’Assemblea della Conferenza possono emanare<br />
norme in materia, ma non è necessario che lo facciano. Se decidono di<br />
emanare norme, questo dev’essere perché lo giudicano necessario, e non<br />
per il semplice desiderio di legiferare. Se emanano norme, esse debbono<br />
essere approvate in seduta dall’Assemblea Plenaria della Conferenza,<br />
con la dovuta maggioranza dei 2/3 dei membri aventi pieno diritto.<br />
Le norme approvate debbono essere sottoposte alla recognitio della<br />
Sede Apostolica, senza la quale non hanno valore vincolante.<br />
La materia dell’eventuale normativa è:<br />
- il modo della distribuzione della S. Comunione sotto ambedue le<br />
specie, cioè se bevendo nel calice, se utilizzando un cucchiaino o<br />
una cannula, se per intinzione, e d’altra parte l’estensione della facoltà,<br />
stabilendo qualche restrizione richiesta dalle particolari circostanze<br />
generalizzate nell’ambito delle diocesi appartenenti alla<br />
Conferenza. È chiaro che le norme della legislazione particolare<br />
della Conferenza non possono né annullare le concessioni generali<br />
contenute nel diritto liturgico, e nemmeno annullare le facoltà<br />
del Vescovo diocesano.<br />
Sembra che possa essere applicato un principio generale enunciato<br />
dal Concilio Vaticano II, sebbene in un’altra materia: «la libertà non<br />
51
52<br />
viene ristretta a meno che ciò sia necessario e nella misura che lo sia»<br />
(Dignitatis humanae n. 7).<br />
Sarebbe opportuno che i Vescovi diocesani studino quanto stabilito<br />
nel n. 283 della Institutio Generalis Missalis Romani, ed emanino poche<br />
e semplici norme sulla distribuzione della S. Comunione sotto le<br />
due specie, sottolineando soprattutto i criteri pastorali affinché essa diventi<br />
uno stimolo per una fede sempre più consapevole del fatto che la<br />
Comunione eucaristica è partecipazione al Sacrificio di Cristo, che si fa<br />
presente in ogni celebrazione della S. Messa. Ricevere degnamente la S.<br />
Comunione è certamente ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo, veramente<br />
e sostanzialmente presente sotto le specie eucaristiche, ma va<br />
sottolineato che questa presenza ha una dimensione sacrificale, poiché,<br />
nella celebrazione dell’Eucaristia, Cristo è presente come offerto in sacrificio<br />
ed è ricevuto come vittima della Nuova Alleanza: pertanto chi<br />
riceve la S. Comunione inserisce se stesso nel movimento di offerta che<br />
è quello di Cristo e che è la sostanza della vita cristiana (Rom 12, 1).<br />
APPENDICE:<br />
Jorge A. Card. MEDINA ESTÉVEZ<br />
Prefetto<br />
✠ Francesco Pio TAMBURRINO<br />
Arcivescovo Segretario<br />
Elenco dei casi nei quali è possibile la Comunione sotto le due specie,<br />
secondo la legislazione liturgica in vigore:<br />
Ordo Confirmationis, Praenotanda n. 13<br />
Ordo Initiationis Christianis Adultorum, n. 368<br />
Ordo Celebrandi Matrimonium, n. 76
CONGREGAZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE<br />
DEI POPOLI<br />
Istruzione<br />
sull’invio e la permanenza all’estero<br />
dei Sacerdoti del clero diocesano<br />
dei territori di missione<br />
1. La missione universale dei presbiteri «fino agli ultimi confini della<br />
terra» (At 1, 8) è stata ribadita con forza dal Concilio Vaticano II e dal<br />
Magistero dei Pontefici 1 . Nel Decreto sull’attività missionaria Ad gentes,<br />
i Padri Conciliari esortavano i presbiteri ad essere “profondamente<br />
convinti che la loro vita è stata consacrata anche al servizio delle missioni”<br />
2 .<br />
Lo spirito che anima questa apertura del servizio presbiterale è innanzitutto<br />
missionario, nelle varie situazioni del mondo d’oggi, in modo<br />
particolare l’evangelizzazione verso le popolazioni e i contesti socio-culturali<br />
in cui Cristo e il suo Vangelo non sono conosciuti 3 .<br />
I Padri Conciliari avevano così continuato ed ampliato l’intuizione<br />
profetica dell’Enciclica Fidei donum di Pio XII, che, come sottolinea<br />
autorevolmente il Santo Padre Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Redemptoris<br />
missio: “incoraggiò i Vescovi a offrire alcuni dei loro sacerdoti<br />
per un servizio temporaneo alle Chiese d’Africa, approvando le<br />
iniziative già esistenti” 4 .<br />
_________________<br />
1 Cfr. CONC. ECUM. VAT. II, Decreto sul ministero e la vita sacerdotale Presbyterorum<br />
Ordinis, 10: AAS 58 (1966) 1007; GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptoris<br />
missio, 7 dicembre 1990, 67-68: AAS 83 (1991) 315-326.<br />
2 CONC. ECUM. VAT. II, Decreto sull’attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 39:<br />
AAS 58 (1966) 986-987.<br />
3 Cfr. Lett. enc. Redemptoris Missio, 33: AAS 83 (1991) 278-279.<br />
4 Lett. enc. Redemptoris missio, 68. Cfr. pure S. CONGREGAZIONE PER IL CLE-<br />
RO, Note direttive Postquam apostoli, 23 luglio 1980, 23-31: AAS 72 (1980) 360-<br />
363; GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, 25 marzo<br />
1992, 18: AAS 84 (1992) 684-686.<br />
53
54<br />
2. In effetti, dalla seconda metà del novecento, la particolare forma di<br />
cooperazione missionaria tra le Chiese dei sacerdoti diocesani detti fidei<br />
donum ha avuto e sta ancora avendo piena validità. Innanzitutto dalle<br />
Chiese di antica fondazione verso le Chiese particolari non solo dell’Africa,<br />
ma anche degli altri Continenti – quali l’Asia, l’America Latina e<br />
l’Oceania –, dove l’evangelizzazione esigeva ed esige ancora oggi nuova<br />
spinta e vigore per la povertà di mezzi e di personale.<br />
Questo dono missionario ha portato a sperimentare pure lo scambio<br />
di sacerdoti diocesani tra le Chiese degli stessi territori di missione, sia<br />
nel medesimo Paese, verso zone e regioni meno evangelizzate, sia verso<br />
Paesi, più bisognosi di personale apostolico dello stesso Continente o<br />
addirittura di altri Continenti, sempre in ambito missionario. Tale scambio<br />
è certamente da promuovere e alimentare, tenuto conto della diminuzione<br />
dei missionari a vita provenienti dalle Chiese di antica fondazione<br />
5 .<br />
3. Questo scambio tra Chiese, frutto concreto di comunione universale,<br />
deve mantenere una forte spinta missionaria, per evitare la tendenza<br />
riscontrata di un certo numero di sacerdoti diocesani, incardinati nelle<br />
Chiese particolari dei territori di missione, a voler lasciare il proprio<br />
Paese, spesso con la motivazione di proseguire gli studi, o per altri motivi<br />
non propriamente missionari, e a recarsi nei Paesi Europei o del<br />
Nord-America.<br />
Tali motivi spesso sono solo le migliori condizioni di vita offerte da<br />
questi Paesi e anche la necessità di giovane clero in alcune Chiese di antica<br />
fondazione. Questi convincono il sacerdote a non ritornare più nel<br />
proprio Paese, talvolta con il tacito consenso del proprio Vescovo, talvolta<br />
disubbidendo alla richiesta di rientro da parte del medesimo. Le<br />
distanze e le difficoltà di comunicazione spesso contribuiscono al permanere<br />
di tali situazioni irregolari.<br />
4. Con questa Istruzione, il Dicastero Missionario intende pertanto<br />
regolamentare la permanenza all’estero dei sacerdoti diocesani dei territori<br />
di missione, per evitare che le giovani Chiese missionarie, ancora<br />
_________________<br />
5 Cfr. CONGREGAZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI, Istruzione<br />
Cooperatio missionalis, 1 ottobre 1998, 16-17.
molto bisognose di personale e in particolare di sacerdoti, vengano private<br />
di notevoli forze apostoliche, assolutamente indispensabili per la<br />
loro vita cristiana e per lo sviluppo dell’evangelizzazione tra popolazioni<br />
in gran parte ancora non battezzate 6 .<br />
5. I destinatari di questa Istruzione sono innanzitutto i Vescovi diocesani<br />
e coloro che sono equiparati nel diritto 7 delle circoscrizioni ecclesiastiche<br />
che dipendono dalla Congregazione per l’Evangelizzazione<br />
dei Popoli, che dovranno quindi attenersi alle norme ivi contenute,<br />
dandone immediata applicazione, specie per risolvere i casi di situazioni<br />
irregolari.<br />
L’Istruzione viene pure inviata, di concerto con la Congregazione<br />
per i Vescovi, agli Episcopati dell’Europa occidentale, del Nord-America<br />
e dell’Australia, perché siano informati dell’esistenza del fenomeno<br />
e prendano adeguati provvedimenti, affinché venga ristabilito un corretto<br />
scambio tra le Chiese, motivato da vero spirito missionario. L’Istruzione<br />
mantiene il proprio valore anche per altri Paesi, qui non citati, dove<br />
eventualmente si verifichi il medesimo problema.<br />
6. La formazione dei seminaristi dei territori di missione. La proposta<br />
educativa del seminario deve farsi carico di una vera e propria iniziazione<br />
dei seminaristi alla sensibilità del pastore e alle sue responsabilità, inserendosi<br />
nella pastorale della propria Chiesa particolare, dove con il diaconato<br />
verranno incardinati. È necessario però che vengano anche aiutati<br />
ad aprire l’orizzonte della propria mente e del proprio cuore alla dimensione<br />
specificamente missionaria ed universale della vita ecclesiale 8 .<br />
Nei territori di missione si dovrà fare particolare attenzione perché<br />
non si formi la mentalità che un seminarista, una volta ordinato sacerdote,<br />
abbia il diritto di proseguire negli studi superiori e che il Vescovo abbia<br />
l’obbligo di inviarlo all’estero.<br />
È invece importante promuovere con cura la formazione permanente<br />
dei sacerdoti, nella sua dimensione spirituale, intellettuale e pastorale,<br />
sia a livello diocesano che provinciale o nazionale 9 .<br />
_________________<br />
6 Cfr. Istruzione Cooperatio missionalis, 20.<br />
7 Cfr. C.I.C., can. 381 §2.<br />
8 Cfr. Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, 58: AAS 84 (1992) 759-761.<br />
9 Esort. ap. post-sinodale Pastores dabo vobis, 72: AAS 84 (1992) 783-787.<br />
55
56<br />
7. I motivi della permanenza all’estero. Uno dei motivi principali per<br />
cui un sacerdote diocesano dei territori di missione è inviato in Occidente<br />
dal proprio Ordinario è per proseguire gli studi in vista di uno specifico<br />
servizio ecclesiale, quando nella propria Regione non vi siano<br />
strutture accademiche adatte.<br />
La formazione intellettuale dei sacerdoti, sia nelle discipline teologiche<br />
che in quelle di altra natura, si è da sempre rivelata utile per ogni<br />
Chiesa particolare. Così afferma il Concilio Vaticano II, nel Decreto Optatam<br />
totius: “Sarà cura dei Vescovi curare che giovani capaci per indole,<br />
virtù e ingegno vengano inviati, in speciali istituti, facoltà o università,<br />
affinché nelle scienze sacre o in altre che sembrino opportune, si<br />
preparino sacerdoti muniti di una formazione scientifica più profonda,<br />
che siano in grado di soddisfare alle varie esigenze dell’apostolato” 10 .<br />
Ogni Vescovo quindi deve compiere un’accurata selezione tra i suoi<br />
sacerdoti, insieme ai suoi collaboratori, per inviare agli studi superiori<br />
quelli veramente dotati e capaci, sulla base delle esigenze e necessità<br />
della stessa <strong>Diocesi</strong>, quali l’insegnamento nel Seminario minore e maggiore,<br />
la formazione permanente del clero, gli uffici di curia e particolari<br />
settori della pastorale diocesana, oppure a livello provinciale o nazionale,<br />
in questo caso d’intesa con la rispettiva Conferenza Episcopale.<br />
Si raccomanda vivamente che non vengano inviati agli studi quei sacerdoti<br />
che presentino problemi di natura personale, nel vano tentativo<br />
di trovare una soluzione, che invece devono essere aiutati in modi più<br />
opportuni e specifici.<br />
Il Vescovo che accoglie nella propria <strong>Diocesi</strong> sacerdoti dei territori di<br />
missione per motivi di studio, dovrà provvedere alla loro formazione<br />
spirituale, come già viene portato avanti con frutto in vari Paesi. Sarà<br />
bene che la Conferenza Episcopale stabilisca delle norme particolari<br />
che regolino la permanenza per motivi di studio di tali sacerdoti 11 .<br />
8. Un altro motivo per cui un sacerdote diocesano può venire scelto e<br />
inviato all’estero per un certo tempo è l’assistenza pastorale agli emigrati<br />
della propria nazione.<br />
_________________<br />
10 CONC. ECUM. VAT. II, Decreto sulla formazione sacerdotale Optatam totius, 18:<br />
AAS 58 (1966) 725.<br />
11 A questo proposito da notare le direttive già emanate dalla Conferenza Episcopale<br />
Italiana, Tedesca e degli Stati Uniti d’America.
Il fenomeno della mobilità umana si sta ripresentando in forme nuove<br />
e necessita di vera attenzione pastorale. È quindi quanto mai opportuna<br />
la scelta di taluni Episcopati dei Paesi di missione di inviare all’estero,<br />
in precise zone, sacerdoti capaci e animati da vero spirito missionario,<br />
che seguano e raccolgano gli uomini e le donne del proprio Paese<br />
che sono emigrati – e tra questi le persone emigrate o rifugiate in Paesi a<br />
maggioranza non-cristiana – per assisterli spiritualmente e tenere i contatti<br />
con il Paese di origine. Questo evidentemente dovrà avvenire con<br />
precisi accordi con i Vescovi ed eventualmente con le Conferenze Episcopali<br />
dove gli emigrati risiedono 12 .<br />
9. Un ulteriore motivo lo si riscontra eccezionalmente nei casi di sacerdoti<br />
costretti a lasciare il proprio Paese, a causa di persecuzioni,<br />
guerre o altri gravissimi motivi. Anche se spesso l’incombere degli<br />
eventi non permette previsioni, è necessario poi chiarire le situazioni e<br />
le posizioni di ciascun caso, tenuto conto anche delle esigenze della legislazione<br />
delle singole Nazioni che accolgono i profughi.<br />
NORME<br />
Come regola generale, si ribadisce innanzitutto quanto sancito dal<br />
can. 283 §1, del C.I.C.:<br />
“I chierici, anche se non hanno un ufficio residenziale, non possono<br />
assentarsi dalla propria <strong>Diocesi</strong>, per un tempo notevole, da determinarsi<br />
dal diritto particolare, senza la licenza almeno presunta del proprio<br />
Ordinario”.<br />
La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli richiama tutti i<br />
Vescovi e i Sacerdoti diocesani alla stretta osservanza del citato canone,<br />
in rapporto anche ai casi segnalati al n.3 della presente Istruzione.<br />
_________________<br />
12 Cfr. CONC. ECUM. VAT. II, Decreto sull’ufficio pastorale dei Vescovi nella Chiesa<br />
Christus Dominus, 18: AAS 58 (1996) 682; PAOLO VI, Motu pr. Pastoralis migratorum<br />
cura, 15 agosto 1969: AAS 61 (1969) 601-603; PONT. COMM. PER LAPASTO-<br />
RALE DELLE MIGRAZIONI E DEL TURISMO, Lettera circ. Nella sua sollecitudine,<br />
26 maggio 1978: AAS 70 (1978) 357-378; C.I.C., can. 568;CONGREGAZIONE<br />
PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA e PONT. COMM. PER LA PASTORALE<br />
DELLE MIGRAZIONI E DEL TURISMO, Lettera circ. La Pastorale della Mobilità<br />
umana nella formazione dei futuri sacerdoti, 25 gennaio 1986.<br />
57
58<br />
A. Norme per l’invio agli studi dopo l’ordinazione sacerdotale<br />
art. 1 - Il Vescovo diocesano dei Paesi di missione, valutati i bisogni<br />
concreti e sentito il parere dei suoi collaboratori, scelga il sacerdote più<br />
idoneo a proseguire gli studi per la specializzazione richiesta, e ne chieda<br />
il consenso. Stabilisca quindi la materia di studio in cui il sacerdote<br />
dovrà specializzarsi, la Facoltà a cui si dovrà iscrivere e la data del rientro<br />
definitivo.<br />
art. 2 - Prenda accordi, per iscritto, con il Vescovo della <strong>Diocesi</strong> e<br />
con l’Organismo preposto ove ha deciso di inviare il sacerdote, anche<br />
per quanto riguarda il suo sostentamento economico.<br />
art. 3 - Concordi con il Vescovo ospitante l’attività pastorale che il<br />
sacerdote potrà svolgere, per il solo periodo della durata degli studi,<br />
senza che questa comporti incarichi gravosi che impediscano il completamento<br />
degli studi nel tempo convenuto e che non richiedano la stabilità<br />
prevista dal diritto 13 .<br />
art. 4 - Il Vescovo diocesano che accoglie nella propria <strong>Diocesi</strong> sacerdoti<br />
studenti dei Paesi di missione, verifichi che vi siano accordi precisi,<br />
come sopra specificato, con il Vescovo che invia agli studi il sacerdote.<br />
art. 5 - Il Vescovo che accoglie assicuri un’assistenza spirituale adeguata<br />
per i sacerdoti studenti nella propria <strong>Diocesi</strong>, li inserisca nella pastorale<br />
diocesana e li renda partecipi della vita del Presbiterio, seguendoli<br />
con paterna sollecitudine.<br />
art. 6 - Il medesimo, in caso di gravi problemi, sentito il Vescovo che<br />
ha inviato il sacerdote, prenda provvedimenti adeguati che possono<br />
giungere fino a negare la licenza di permanere nella propria <strong>Diocesi</strong> 14 .<br />
art. 7 - Il sacerdote che si rifiuti ostinatamente, anche dopo l’ammonizione<br />
prescritta 15 , di obbedire alla decisione del proprio Vescovo di<br />
rientrare in <strong>Diocesi</strong>, venga punito con giusta pena, secondo le norme del<br />
diritto 16 . Prima di procedere, il Vescovo che invia informi debitamente il<br />
Vescovo ospitante.<br />
_________________<br />
13 Per esempio l’ufficio di parroco, secondo il can. 522 del C.I.C.<br />
14 Cfr. C.I.C., can. 271 §3.<br />
15 Cfr. C.I.C., can. 1347 § 1.<br />
16 Cfr. C.I.C., can. 273 e can. 1371 n. 2.
B. Norme per la permanenza all’estero per l’assistenza pastorale a<br />
emigrati<br />
art. 8 - Oltre alle norme già emanate sia nel diritto universale che nel<br />
diritto particolare, da parte dei due Vescovi interessati si provveda, a<br />
concordare, con accordo scritto, le modalità e i tempi dell’assistenza pastorale<br />
richiesta, prima di conferire l’incarico di cappellano di gruppi di<br />
emigrati a un sacerdote incardinato in circoscrizioni ecclesiastiche dei<br />
territori di missione. Tale sacerdote sia introdotto nella pastorale diocesana<br />
e partecipi alla vita del presbiterio.<br />
art. 9 - In caso di gruppi numerosi di emigrati vi potranno essere pure<br />
accordi tra le Conferenze Episcopali interessate.<br />
C. Norme per i casi di sacerdoti rifugiati per gravi motivi<br />
art. 10 - Il Vescovo che accoglie nella propria <strong>Diocesi</strong> un sacerdote<br />
rifugiato dai territori di missione, per gravi motivi, prima di assegnargli<br />
un ufficio pastorale, senta anche il parere della Congregazione per l’Evangelizzazione<br />
dei Popoli.<br />
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell’Udienza concessa<br />
al sottoscritto Cardinale, il 24 aprile 2001, ha approvato la presente<br />
Istruzione e ne ha ordinato la pubblicazione.<br />
Roma, dalla sede della Congregazione per l’Evangelizzazione dei<br />
Popoli, il 25 aprile 2001, Festa di San Marco, Evangelista.<br />
Jozef Card. TOMKO<br />
Prefetto<br />
✠ Charles A. SCHLECK, C.S.C.<br />
Arcivescovo tit. di Africa<br />
Segretario Aggiunto<br />
59
60<br />
N. 2111/2001/FAX<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
NUNCIATURAAPOSTOLICA<br />
EN EL SALVADOR<br />
San Salvador, 8 marzo 2001<br />
Per mezzo della. Curia Vescovile di <strong>Altamura</strong> mi è pervenuta la somma<br />
di £. 37.400.000 (trenta sette milioni quattrocento mila lire), come<br />
risultato di una colletta diocesana a favore delle vittime dei due terremoti,<br />
del 13 gennaio e del 13 febbraio scorsi, che hanno seminato morte<br />
e distruzione in vaste zone di El Salvador.<br />
Si sono registrate oltre 1500 vittime mortali, varie migliaia di feriti,<br />
oltre 1 milione e mezzo di senzatetto, decine di migliaia di case crollate,<br />
centinaia di scuole e chiese distrutte o seriamente danneggiate.<br />
L’iniziativa di indire una colletta nella diocesi di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<br />
<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti per venire incontro alle necessità di tanti salvadoregni<br />
è veramente encomiabile per la sua tempestività e per la generosità<br />
dimostrata da quanti, sacerdoti e fedeli, vi hanno aderito.<br />
A nome delle persone che si gioveranno del consistente aiuto inviato<br />
da codesta <strong>Diocesi</strong>, desidero ringraziare l’Eccellenza Vostra e tutti i generosi<br />
offerenti per questo gesto di solidarietà e di cristiana carità.<br />
Prego il Signore che effonda su di voi le sue benedizioni e vi ricompensi<br />
abbondantemente come lui solo sa fare.<br />
Ringrazio anche per i numerosi segni di fervida preghiera e di fraterna<br />
vicinanza che mi sono pervenuti da tanti cari fratelli e sorelle della<br />
diocesi.
Per me e per quanti ancora viviamo con il timore di nuovi terremoti,<br />
dal momento che le scosse telluriche si sono fatte sentire praticamente<br />
tutti i giorni, ci è di conforto il pensiero che tanti fratelli nella fede continuano<br />
a pregare per questo caro popolo salvadoregno.<br />
Un ultimo pensiero che vorrei trasmettere è che i salvadoregni hanno<br />
una fede profondissima, sono coraggiosi nell’affrontare le avversità,<br />
molto laboriosi ed hanno una grande determinazione nell’intraprendere<br />
l’opera di ricostruzione della nazione. Con queste buone qualità e con<br />
l’aiuto di Dio confidiamo che questa Nazione possa risorgere dallo stato<br />
di prostrazione in cui si trova attualmente.<br />
Eccellenza, riceva i sensi della mia profonda gratitudine e di un fraterno<br />
ricordo,<br />
dev.mo e aff.mo nel Signore<br />
✠ Giacinto Berloco<br />
Nunzio Apostolico in El Salvador<br />
______________________________<br />
A Sua Eccellenza Rev.ma<br />
Mons. Mario PACIELLO<br />
Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
Curia Vescovile - Arco Duomo, 1<br />
70022 ALTAMURA (Bari) (Italia)<br />
61
62<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Mons. Giacinto BERLOCO<br />
Nunzio Apostolico in El Salvador<br />
Segreteria di Stato<br />
00120 CITTÀ DEL VATICANO<br />
Le giunga il mio saluto cordiale ed affettuoso, unito a quello dei Sacerdoti<br />
e dell’intera Comunità diocesana di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
delle Fonti.<br />
Siamo ancora in apprensione per quanto sta succedendo in El Salvador<br />
a causa del terremoto, mentre ci addolorano profondamente le notizie<br />
ricevute circa le numerosissime vittime mortali, le diverse migliaia<br />
di feriti e senzatetto, l’altissimo numero di case crollate e di scuole e<br />
chiese distrutte o danneggiate.<br />
Le siamo vicini, Eccellenza, in questo momento così difficile e dai<br />
risvolti alquanto imprevedibili. La somma di denaro che, a nome della<br />
<strong>Diocesi</strong>, Le è stata inviata vuol essere un piccolo segno di questa nostra<br />
vicinanza e solidarietà con l’intero popolo salvadoregno, già provato<br />
dalla povertà, nella fiducia che possa presto superare quest’ora oscura<br />
della sua storia.<br />
AssicurandoLe ancora il ricordo continuo nelle nostre preghiere, mi<br />
è gradita l’occasione per salutarLa fraternamente nel Signore.<br />
<strong>Altamura</strong>, 19 marzo 2001<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN ITALIA<br />
E NELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO<br />
Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica<br />
di San Marino S.E. Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo titolare<br />
di Vulturia, finora Nunzio Apostolico in Canada (da L’Osservatore Romano,<br />
18 aprile 2001).<br />
Telegramma augurale<br />
a S.E. Mons. Paolo Romeo<br />
per la nomina a Nunzio Apostolico in Italia<br />
18 aprile 2001<br />
ECCELLENZA REVERENDISSIMA<br />
MONSIGNOR PAOLO ROMEO<br />
NUNZIO APOSTOLICO IN ITALIA<br />
VIA PO’ N. 27/A<br />
00198 ROMA<br />
FORMULO VIVISSIMI AUGURI SUA NOMINA NUNZIO APO-<br />
STOLICO IN ITALIA ET IMPLORO DAL SIGNORE COPIOSI DO-<br />
NI CELESTI NUOVO LAVORO APOSTOLICO IN SPIRITO DI<br />
FRATERNA COMUNIONE.<br />
MARIO PACIELLO<br />
VESCOVO DI ALTAMURA-GRAVINA-<br />
ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />
63
64<br />
NONCIATURE APOSTOLIQUE<br />
------------------------<br />
APOSTOLIC NUNCIATURE<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
Ottawa, 18 maggio 2001<br />
sentimenti di viva riconoscenza ha suscitato in me il gesto di amabile e<br />
attenta sollecitudine, radicata nella comune partecipazione alla successione<br />
apostolica, con cui l’Eccellenza Vostra Reverendissima mi ha fatto<br />
pervenire un fraterno messaggio augurale per la mia nomina a Nunzio<br />
Apostolico in Italia, che il Santo Padre Si è degnato di indicarmi come<br />
porzione della Vigna del Signore dove esercitare il ministero episcopale.<br />
Vengo come un fratello in mezzo a dei fratelli a condividere il cammino<br />
della Chiesa italiana e fin d’ora desidero dirLe la mia completa disponibilità<br />
in tutto ciò che potrà apparirLe utile nel favorire e sostenere<br />
la Sua missione di Padre e di Pastore della comunità diocesana affidata<br />
alle Sue cure pastorali.<br />
Cosciente dell’importanza e della delicatezza del servizio che mi<br />
viene confidato, oso chiedere la carità di una preghiera che fa comunione<br />
tra noi nel Signore Risorto, mentre mi è grato pensare che presto avrò<br />
occasione di poterLa incontrare e stabilire un rapporto personale e diretto<br />
con Vostra Eccellenza.<br />
Con sensi di cordiale e distinta stima, mi confermo<br />
_____________________________<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Monsignor Mario PACIELLO<br />
Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
Suo dev.mo nel Signore<br />
✠ Paolo Romeo
NUNZIATURAAPOSTOLICA<br />
IN ITALIA<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
Roma, 13 luglio 2001<br />
Con la nomina a Nunzio Apostolico in Italia, il Sommo Pontefice mi<br />
ha chiamato ad esercitare il mio ministero episcopale in questa particolare<br />
porzione della Vigna del Signore, tanto cara al suo cuore di Padre.<br />
Dopo il mio arrivo a Roma, ho avuto la gioia di incontrarlo personalmente<br />
sabato scorso, 7 c.m.: a lui ho affidato il mio ministero, invocando<br />
una particolare Benedizione Apostolica per tutte le Chiese particolari<br />
che sono in Italia e per i loro Pastori. Con la presentazione, poi, delle<br />
Lettere Credenziali al Presidente della Repubblica, in data di ieri 12<br />
c.m., ho adempiuto gli obblighi protocollari per il pieno esercizio delle<br />
mie funzioni.<br />
Il mio primo pensiero ed il mio primo saluto, pertanto, va a Lei, Eccellenza,<br />
che con tanto zelo e dedizione porta il peso quotidiano del governo<br />
pastorale della Sua <strong>Diocesi</strong>. Da parte mia, posso assicurarLe che<br />
vengo come un fratello in mezzo ai fratelli, per condividere insieme il<br />
cammino della Chiesa Italiana. Fin d’ora, desidero offrirLe la mia totale<br />
disponibilità in tutto ciò che potrà apparire utile nel favorire e sostenere<br />
la Sua missione di “Padre e di Pastore” della comunità diocesana affidata<br />
alle Sue cure. Anzi, Le chiedo di considerare la Nunziatura Apostolica<br />
a Suo servizio ed a completa disposizione per venire incontro, nei limiti<br />
della sua missione e delle sue possibilità, a qualsiasi esigenza di<br />
Vostra Eccellenza e della comunità posta sotto la Sua guida. Per quanto<br />
mi riguarda, sarò sempre ben lieto, ogni qual volta mi sarà offerta l’occasione,<br />
di stabilire un rapporto diretto con Vostra Eccellenza, incontrandoLa<br />
personalmente o anche insieme alla Sua comunità ecclesiale.<br />
Cosciente dell’importanza e della delicatezza della missione che mi<br />
viene confidata, oso chiedere la carità di un particolare “memento” nel-<br />
65
66<br />
la preghiera, “memento” che a mia volta ricambio di cuore per l’Eccellenza<br />
Vostra e per la Sua <strong>Diocesi</strong>.<br />
Con i migliori auguri per un proficuo ministero apostolico a beneficio<br />
della porzione di Popolo di Dio a Lei affidata, volentieri mi confermo<br />
con sensi di cordiale e fraterna stima<br />
_____________________________<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Monsignor MARIO PACIELLO<br />
Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
P.zza Benedetto XIII n. 26<br />
70024 GRAVINA DI PUGLIA (BA)<br />
Suo dev.mo nel Signore<br />
✠ Paolo Romeo<br />
Nunzio Apostolico
Consiglio delle<br />
Conferenze Episcopali<br />
Europee
68<br />
5 gennaio 2001. Fine celebrazione: chiusura del Giubileo, apertura Visita Pastorale.
LA “CHARTA ŒCUMENICA” DI STRASBURGO<br />
Il VII incontro ecumenico europeo che si è svolto a Strasburgo dal 19<br />
al 22 aprile è stato il primo grande avvenimento ecumenico del nuovo<br />
millennio.<br />
Nei quattro giorni del Convegno, 100 leaders cattolici, protestanti ed<br />
ortodossi e 100 giovani rigorosamente sotto i 30 anni, scelti in rappresentanza<br />
dalle rispettive chiese, hanno discusso dell’impegno alla comune<br />
testimonianza cristiana in Europa e per L’Europa. Al centro dei<br />
lavori c’è stata la Charta Œcumenica, il documento che un comitato misto<br />
(KEK-CCEE), dando esecuzione ad una indicazione emersa nell’ultima<br />
assemblea ecumenica di Graz, aveva elaborato e da qualche mese<br />
fatto circolare per raccogliere i pareri delle varie chiese.<br />
Pubblichiamo qui di seguito il testo integrale della Charta firmata dal<br />
Card. Miloslav Vlk per il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee<br />
e dal Metropolita Ortodosso greco Jérémie per la Conferenza delle<br />
Chiese Europee (Strasburgo, 22 aprile 2001).<br />
Linee guida per la crescita della collaborazione<br />
tra le Chiese in Europa<br />
“Gloria al Padre, al Figlio, ed allo Spirito Santo!”<br />
In quanto Conferenza delle Chiese europee (KEK) e Consiglio delle<br />
Conferenze episcopali europee (CCEE) 1 siamo fermamente determinati<br />
nello spirito del messaggio scaturito dalle due Assemblee Ecumeniche<br />
europee di Basilea 1989 e di Graz 1997 a mantenere ed a sviluppare ulteriormente<br />
la comunione che è cresciuta tra noi. Ringraziamo il nostro<br />
Dio Trinità che mediante lo Spirito Santo conduce i nostri passi verso<br />
una comunione sempre più intensa.<br />
_________________<br />
1 Alla Conferenza delle Chiese europee (KEK) appartengono la maggior parte delle<br />
chiese ortodosse, riformate, anglicane, libere e vecchio-cattoliche d’Europa. Nel Consiglio<br />
delle Conferenze episcopali europee (CCEE) sono incluse le Conferenze episcopali<br />
cattolico-romane d’Europa.<br />
69
70<br />
Si sono già affermate svariate forme di collaborazione ecumenica ma<br />
fedeli alla preghiera di Cristo: “Tutti siano una sola cosa. Come tu Padre<br />
sei in me ed io in te siano anch’essi in noi una cosa sola affinché il mondo<br />
creda che tu mi hai inviato” (Gv 17, 21), non possiamo ritenerci appagati<br />
dell’attuale stato di cose. Coscienti della nostra colpa e pronti alla<br />
conversione dobbiamo impegnarci a superare le divisioni che esistono<br />
ancora tra noi, in modo da annunciare insieme, in modo credibile, il<br />
messaggio del vangelo tra i popoli.<br />
Nel comune ascolto della Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura<br />
e chiamati a confessare la nostra fede comune e parimenti ad agire<br />
insieme in conformità alla verità che abbiamo riconosciuto, noi vogliamo<br />
rendere testimonianza dell’amore e della speranza per tutti gli esseri<br />
umani.<br />
Nel nostro continente europeo, dall’Atlantico agli Urali, da Capo<br />
Nord al Mediterraneo, oggi più che mai caratterizzato da un pluralismo<br />
culturale, noi vogliamo impegnarci con il Vangelo per la dignità della<br />
persona umana creata ad immagine di Dio e contribuire insieme come<br />
Chiese alla riconciliazione dei popoli e delle culture.<br />
In tal senso accogliamo questa Charta come impegno comune al dialogo<br />
ed alla collaborazione. Essa descrive fondamentali compiti ecumenici<br />
e ne fa derivare una serie di linee guida e di impegni. Essa deve promuovere,<br />
a tutti i livelli della vita delle Chiese, una cultura ecumenica del<br />
dialogo e della collaborazione e creare a tal fine un criterio vincolante.<br />
Essa non riveste tuttavia alcun carattere dogmatico-magisteriale o giuridico-ecclesiale.<br />
La sua normatività consiste piuttosto nell’auto-obbligazione<br />
da parte delle Chiese e delle organizzazioni ecumeniche europee.<br />
Queste possono “sulla base di questo testo” formulare nel loro contesto<br />
proprie integrazioni ed orientamenti comuni che tengano concretamente<br />
conto delle proprie specifiche sfide e dei doveri che ne scaturiscono.<br />
Dopo la seconda assemblea ecumenica celebrata a Graz nel giugno<br />
1997, i cristiani delegati di tutte le Chiese e le Conferenze episcopali<br />
d’Europa si ritrovano all’inizio del nuovo millennio.<br />
L’occasione della coincidenza della festa di Pasqua per la tradizione<br />
dell’oriente e dell’occidente ha un significato particolare. Per questo, il<br />
CCEE e la KEK hanno scelto di celebrare l’incontro ecumenico europeo<br />
proprio nella settimana “pasquale”.<br />
Crediamo che il Cristo morto e risorto che “resta con noi fino alla fine<br />
dei tempi” è l’origine dell’unica Chiesa e via per la riconciliazione
tra i cristiani. Ci incontriamo a Strasburgo per implorare da Dio il dono<br />
dell’unità, ponendoci insieme in ascolto della Parola. È il Risorto il vero<br />
protagonista nell’incontro!<br />
Crediamo che la presenza di Gesù risorto è viva e reale nel cuore degli<br />
uomini e delle donne, nelle strade nel nostro continente e nella comunione<br />
dei credenti. Il programma dell’incontro ecumenico europeo<br />
di Strasburgo è caratterizzato dal dialogo e dallo scambio. Esso sarà una<br />
“palestra” perché insieme possiamo scoprire le meraviglie che Dio<br />
compie nelle Chiese dell’Europa, in un clima di profondo ascolto e rispetto<br />
reciproco. “Al di sopra di tutto vi sia la carità” (Col 3, 14).<br />
Crediamo che la gioia è un segno della presenza del Cristo Risorto. Il<br />
nostro incontro tra figli dello stesso Padre a Strasburgo sia segnato dalla<br />
gioia e dalla festa! “Com’è bello e come dà gioia che i fratelli stiano insieme”<br />
(Salmo 133).<br />
Crediamo che i giovani e gli adulti, i pastori delle Chiese e il popolo<br />
di Dio abbiano insieme la possibilità del discernimento e dell’ascolto<br />
dello Spirito che ci spinge a rinnovare il processo di riconciliazione all’inizio<br />
del nuovo millennio.<br />
Crediamo che i cristiani in Europa abbiano una grande responsabilità<br />
per una testimonianza credibile del Vangelo e per la convivenza pacifica<br />
e costruttiva tra i popoli del nostro continente e del mondo. AStrasburgo<br />
i presidenti del CCEE e della KEK firmano la Charta Œcumenica - Linee<br />
per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa, che<br />
sarà affidata alle Chiese e alle Conferenze episcopali del nostro continente<br />
perché esse vivano insieme gli impegni che essa contiene, nello<br />
spirito del Vangelo, a sostegno della riconciliazione.<br />
Ringraziamo tutti coloro che hanno donato il loro tempo, il loro lavoro<br />
e la loro passione per preparare questo incontro:<br />
- il comitato ecumenico preparatorio che per due anni ha camminato<br />
insieme, nel lavoro e nella organizzazione di questo evento;<br />
- il comitato locale e le Chiese di Strasburgo e della Francia che hanno<br />
accolto e sostenuto con entusiasmo l’incontro e la sua preparazione;<br />
- tutti coloro che hanno risposto all’invito e sono venuti a Strasburgo:<br />
la loro presenza è un segno prezioso della volontà delle Chiese<br />
di camminare ancora insieme;<br />
- tutti coloro che non sono potuti venire a Strasburgo e che nelle loro<br />
realtà locali sostengono e accompagnano attraverso la preghiera<br />
questi giorni di incontro.<br />
71
72<br />
“Ora è tempo di gioia: non ve ne accorgete? Ecco faccio una cosa<br />
nuova, proprio ora germoglia” (Is 43, 19).<br />
Che lo Spirito rinnovi la nostra mente e i nostri cuori perché Strasburgo<br />
possa diventare il luogo in cui la novità germoglia.<br />
Aldo GIORDANO Keith CLEMENTS<br />
Segretario generale CCEE Segretario generale KEK
I.<br />
Crediamo “la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica”<br />
“Cercate di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della<br />
pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla<br />
quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore,<br />
una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra<br />
di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 3-6).<br />
1. Chiamati insieme all’unità della fede<br />
In conformità al Vangelo di Gesù Cristo, come ci è testimoniato nella<br />
Sacra Scrittura ed è formulato nella Confessione ecumenica di fede di<br />
Nicea-Costantinopoli (381), crediamo al Dio Trinità: Padre, Figlio e<br />
Spirito Santo.<br />
Dal momento che, con questo Credo, professiamo la Chiesa “una,<br />
santa, cattolica ed apostolica”, il nostro ineludibile compito ecumenico<br />
consiste nel rendere visibile questa unità, che è sempre dono di Dio.<br />
Differenze essenziali sul piano della fede impediscono ancora l’unità<br />
visibile. Sussistono concezioni differenti soprattutto a proposito della<br />
Chiesa e della sua unità, dei sacramenti e dei ministeri. Non ci è concesso<br />
rassegnarci a questa situazione. Gesù Cristo ci ha rivelato sulla croce<br />
il suo amore ed il segreto della riconciliazione: alla sua sequela vogliamo<br />
fare tutto il possibile per superare i problemi e gli ostacoli, che ancora<br />
dividono le Chiese.<br />
Ci impegniamo<br />
- a seguire l’esortazione apostolica all’unità dell’epistola agli Efesini<br />
(Ef 4, 3-6) e ad impegnarci con perseveranza a raggiungere<br />
una comprensione comune del messaggio salvifico di Cristo contenuto<br />
nel Vangelo;<br />
- ad operare, nella forza dello Spirito Santo, per l’unità visibile<br />
della Chiesa di Gesù Cristo nell’unica fede, che trova la sua<br />
espressione nel reciproco riconoscimento del battesimo e nella<br />
condivisione eucaristica, nonché nella testimonianza e nel servizio<br />
comune.<br />
73
74<br />
II.<br />
In cammino verso l’unità visibile delle Chiese in Europa<br />
“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore<br />
gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).<br />
2. Annunciare insieme il Vangelo<br />
Il compito più importante delle Chiese in Europa è quello di annunciare<br />
insieme il Vangelo attraverso la parola e l’azione, per la salvezza<br />
di tutti gli esseri umani. Di fronte alla multiforme mancanza di riferimenti,<br />
all’allontanamento dai valori cristiani, ma anche alla variegata<br />
ricerca di senso, le cristiane e i cristiani sono particolarmente sollecitati<br />
a testimoniare la propria fede. A tal fine occorrono, al livello locale delle<br />
comunità, un accresciuto impegno ed uno scambio di esperienze sul<br />
piano della catechesi e della pastorale. Al tempo stesso è importante che<br />
l’intero popolo di Dio si impegni a diffondere insieme l’Evangelo all’interno<br />
dello spazio pubblico della società, ed a conferirgli valore e<br />
credibilità anche attraverso l’impegno sociale e l’assunzione di responsabilità<br />
nel politico.<br />
Ci impegniamo<br />
- a far conoscere alle altre Chiese le nostre iniziative per l’evangelizzazione<br />
e a raggiungere intese in proposito, per evitare in tal<br />
modo una dannosa concorrenza ed il pericolo di nuove divisioni;<br />
- a riconoscere che ogni essere umano può scegliere, liberamente e<br />
secondo coscienza, la propria appartenenza religiosa ed ecclesiale.<br />
Nessuno può essere indotto alla conversione attraverso pressioni<br />
morali o incentivi materiali. Al tempo stesso a nessuno può<br />
essere impedita una conversione che sia conseguenza di una libera<br />
scelta.<br />
3. Andare l’uno incontro all’altro<br />
Nello spirito del Vangelo dobbiamo rielaborare insieme la storia delle<br />
Chiese cristiane, che è caratterizzata oltre che da molte buone esperienze,<br />
anche da divisioni, inimicizie e addirittura da scontri bellici. La<br />
colpa umana, la mancanza di amore, e la frequente strumentalizzazione<br />
della fede e delle Chiese in vista di interessi politici hanno gravemente<br />
nuociuto alla credibilità della testimonianza cristiana.
L’ecumenismo, per le cristiane e i cristiani, inizia pertanto con il rinnovamento<br />
dei cuori e con la disponibilità alla penitenza ed alla conversione.<br />
Constatiamo che la riconciliazione è già cresciuta nell’ambito del<br />
movimento ecumenico.<br />
È importante riconoscere i doni spirituali delle diverse tradizioni cristiane,<br />
imparare gli uni dagli altri e accogliere i doni gli uni degli altri.<br />
Per un ulteriore sviluppo dell’ecumenismo è particolarmente auspicabile<br />
coinvolgere le esperienze e le aspettative dei giovani e promuovere<br />
con forza la loro partecipazione e collaborazione.<br />
Ci impegniamo<br />
- a superare l’autosufficienza e a mettere da parte i pregiudizi, a ricercare<br />
l’incontro reciproco e ad essere gli uni per gli altri;<br />
- a promuovere l’apertura ecumenica e la collaborazione nel campo<br />
dell’educazione cristiana, nella formazione teologica iniziale e<br />
permanente, come pure nell’ambito della ricerca.<br />
4. Operare insieme<br />
L’ecumenismo si esprime già in molteplici forme di azione comune.<br />
Numerose cristiane e cristiani di Chiese differenti vivono ed operano insieme,<br />
come amici, vicini, sul lavoro e nell’ambito della propria famiglia.<br />
In particolare, le coppie interconfessionali devono essere aiutate a<br />
vivere l’ecumenismo nel quotidiano.<br />
Raccomandiamo di creare e di sostenere a livello locale, regionale,<br />
nazionale ed internazionale organismi finalizzati alla cooperazione ecumenica<br />
a carattere bilaterale e multilaterale.<br />
A livello europeo è necessario rafforzare la collaborazione tra la<br />
Conferenza delle Chiese europee (KEK) ed il Consiglio delle Conferenze<br />
episcopali europee (CCEE) e realizzare ulteriori assemblee ecumeniche<br />
europee.<br />
In caso di conflitti tra Chiese occorre avviare e sostenere sforzi di<br />
mediazione e di pace.<br />
Ci impegniamo<br />
- ad operare insieme, a tutti i livelli della vita ecclesiale, laddove ne<br />
esistano i presupposti e ciò non sia impedito da motivi di fede o da<br />
finalità di maggiore importanza;<br />
75
76<br />
- a difendere i diritti delle minoranze e ad aiutare a sgombrare il<br />
campo da equivoci e pregiudizi tra le chiese maggioritarie e minoritarie<br />
nei nostri paesi.<br />
5. Pregare insieme<br />
L’ecumenismo vive del fatto che noi ascoltiamo insieme la parola di<br />
Dio e lasciamo che lo Spirito Santo operi in noi ed attraverso di noi. In<br />
forza della grazia in tal modo ricevuta esistono oggi molteplici sforzi,<br />
attraverso preghiere e celebrazioni, tesi ad approfondire la comunione<br />
spirituale tra le Chiese, e a pregare per l’unità visibile della Chiesa di<br />
Cristo. Un segno particolarmente doloroso della divisione ancora esistente<br />
tra molte Chiese cristiane è la mancanza della condivisione eucaristica.<br />
In alcune Chiese esistono riserve rispetto alla preghiera ecumenica<br />
in comune. Tuttavia, numerose celebrazioni ecumeniche, canti e preghiere<br />
comuni, in particolare il Padre Nostro, caratterizzano la nostra<br />
spiritualità cristiana.<br />
Ci impegniamo<br />
- a pregare gli uni per gli altri e per l’unità dei cristiani;<br />
- ad imparare a conoscere e ad apprezzare le celebrazioni e le altre<br />
forme di vita spirituale delle altre chiese;<br />
- a muoverci in direzione dell’obiettivo della condivisione eucaristica.<br />
6. Proseguire i dialoghi<br />
La nostra comune appartenenza fondata in Cristo ha un significato<br />
più fondamentale delle nostre differenze in campo teologico ed etico.<br />
Esiste una pluralità che è dono e arricchimento, ma esistono anche contrasti<br />
sulla dottrina, sulle questioni etiche e sulle norme di diritto ecclesiastico<br />
che hanno invece condotto a rotture tra le Chiese; un ruolo decisivo<br />
in tal senso è stato spesso giocato anche da specifiche circostanze<br />
storiche e da differenti tradizioni culturali.<br />
Al fine di approfondire la comunione ecumenica, occorre assolutamente<br />
proseguire negli sforzi tesi al raggiungimento di un consenso di<br />
fede. Senza unità nella fede non esiste piena comunione ecclesiale. Non<br />
c’è alcuna alternativa al dialogo.
Ci impegniamo<br />
- a proseguire coscienziosamente e con intensità il dialogo tra le<br />
nostre Chiese ai diversi livelli ecclesiali e a verificare quali risultati<br />
del dialogo possano e debbano essere dichiarati in forma vincolante<br />
dalle autorità ecclesiastiche;<br />
- a ricercare il dialogo sui temi controversi, in particolare su questioni<br />
di fede e di etica sulle quali incombe il rischio della divisione,<br />
e dibattere insieme tali problemi alla luce del Vangelo.<br />
III.<br />
La nostra comune responsabilità in Europa<br />
“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”<br />
(Mt 5, 9).<br />
7. Contribuire a plasmare l’Europa<br />
Nel corso dei secoli si è sviluppata un’Europa caratterizzata sul piano<br />
religioso e culturale prevalentemente dal cristianesimo. Nel contempo,<br />
a causa delle deficienze dei cristiani, si è diffuso molto male in Europa<br />
ed al di là dei suoi confini. Confessiamo la nostra corresponsabilità<br />
in tale colpa e ne chiediamo perdono a Dio e alle persone.<br />
La nostra fede ci aiuta ad imparare dal passato e ad impegnarci affinché<br />
la fede cristiana e l’amore del prossimo irraggino speranza per la<br />
morale e l’etica, per l’educazione e la cultura, per la politica e l’economia<br />
in Europa e nel mondo intero.<br />
Le Chiese promuovono una unificazione del continente europeo.<br />
Non si può raggiungere l’unità in forma duratura senza valori comuni.<br />
Siamo persuasi che l’eredità spirituale del cristianesimo rappresenti una<br />
forza ispiratrice arricchente l’Europa. Sul fondamento della nostra fede<br />
cristiana ci impegniamo per un’Europa umana e sociale, in cui si facciano<br />
valere i diritti umani ed i valori basilari della pace, della giustizia,<br />
della libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà.<br />
Insistiamo sul rispetto per la vita, sul valore del matrimonio e della famiglia,<br />
sull’opzione prioritaria per i poveri, sulla disponibilità al perdono<br />
ed in ogni caso sulla misericordia.<br />
In quanto Chiese e comunità internazionali dobbiamo contrastare il<br />
pericolo che l’Europa si sviluppi in un Ovest integrato ed un Est disinte-<br />
77
78<br />
grato. Anche il divario Nord-Sud deve essere tenuto in conto. Occorre<br />
nel contempo evitare ogni forma di eurocentrismo e rafforzare la responsabilità<br />
dell’Europa nei confronti dell’intera umanità, in particolare<br />
verso i poveri di tutto il mondo.<br />
Ci impegniamo<br />
- ad intenderci tra noi sui contenuti e gli obbiettivi della nostra responsabilità<br />
sociale ed a sostenere il più possibile insieme le<br />
istanze e la concezione delle Chiese di fronte alle istituzioni civili<br />
europee;<br />
- a difendere i valori fondamentali contro tutti gli attacchi;<br />
- a resistere ad ogni tentativo di strumentalizzare la religione e la<br />
Chiesa a fini etnici o nazionalistici.<br />
8. Riconciliare popoli e culture<br />
Noi consideriamo come una ricchezza dell’Europa la molteplicità<br />
delle tradizioni regionali, nazionali, culturali e religiose. Di fronte ai numerosi<br />
conflitti è compito delle Chiese assumersi congiuntamente il<br />
servizio della riconciliazione anche per i popoli e le culture. Sappiamo<br />
che la pace tra le Chiese costituisce a tal fine un presupposto altrettanto<br />
importante.<br />
I nostri sforzi comuni sono diretti alla valutazione e alla risoluzione<br />
dei problemi politici e sociali nello spirito del Vangelo. Dal momento<br />
che noi valorizziamo la persona e la dignità di ognuno in quanto immagine<br />
di Dio, ci impegniamo per l’assoluta eguaglianza di valore di ogni<br />
essere umano.<br />
In quanto Chiese vogliamo promuovere insieme il processo di democratizzazione<br />
in Europa. Ci impegniamo per un ordine pacifico, fondato<br />
sulla soluzione non violenta dei conflitti. Condanniamo pertanto ogni<br />
forma di violenza contro gli esseri umani, soprattutto contro le donne ed<br />
i bambini.<br />
Riconciliazione significa promuovere la giustizia sociale all’interno<br />
di un popolo e tra tutti i popoli ed in particolare superare l’abisso che separa<br />
il ricco dal povero, come pure la disoccupazione.<br />
Vogliamo contribuire insieme affinché venga concessa un’accoglienza<br />
umana e dignitosa a donne e uomini migranti, ai profughi ed a<br />
chi cerca asilo in Europa.
Ci impegniamo<br />
- a contrastare ogni forma di nazionalismo che conduca all’oppressione<br />
di altri popoli e di minoranze nazionali ed a ricercare una<br />
soluzione non violenta dei conflitti;<br />
- a migliorare e a rafforzare la condizione e la parità di diritto delle<br />
donne in tutte le sfere della vita e a promuovere la giusta comunione<br />
tra donne e uomini in seno alla Chiesa e alla società.<br />
9. Salvaguardare il creato<br />
Credendo all’amore di Dio creatore, riconosciamo con gratitudine il<br />
dono del creato, il valore e la bellezza della natura. Guardiamo tuttavia<br />
con apprensione al fatto che i beni della terra vengono sfruttati senza tener<br />
conto del loro valore intrinseco, senza considerazione per la loro limitatezza<br />
e senza riguardo per il bene delle generazioni future.<br />
Vogliamo impegnarci insieme per realizzare condizioni sostenibili di<br />
vita per l’intero creato. Consci della nostra responsabilità di fronte a<br />
Dio, dobbiamo far valere e sviluppare ulteriormente criteri comuni per<br />
determinare ciò che è illecito sul piano etico, anche se è realizzabile sotto<br />
il profilo scientifico e tecnologico. In ogni caso la dignità unica di<br />
ogni essere umano deve avere il primato nei confronti di ciò che è tecnicamente<br />
realizzabile.<br />
Raccomandiamo l’istituzione da parte delle Chiese europee di una<br />
giornata ecumenica di preghiera per la salvaguardia del creato.<br />
Ci impegniamo<br />
- a sviluppare ulteriormente uno stile di vita nel quale, in contrapposizione<br />
al dominio della logica economica ed alla costrizione al<br />
consumo, accordiamo valore ad una qualità di vita responsabile e<br />
sostenibile;<br />
- a sostenere le organizzazioni ambientali delle Chiese e le reti ecumeniche<br />
che si assumono una responsabilità per la salvaguardia<br />
della creazione.<br />
10. Approfondire la comunione con l’Ebraismo<br />
Una speciale comunione ci lega al popolo d’Israele, con il quale Dio<br />
ha stipulato una eterna alleanza. Sappiamo nella fede che le nostre sorelle<br />
ed i nostri fratelli ebrei “sono amati (da Dio), a causa dei Padri, perché<br />
i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!” (Rm 11, 28-29). Essi<br />
79
80<br />
posseggono “l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il<br />
culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne…”<br />
(Rm 9, 4-5).<br />
Noi deploriamo e condanniamo tutte le manifestazioni di antisemitismo,<br />
i “pogrom”, le persecuzioni. Per l’antigiudaismo in ambito cristiano<br />
chiediamo a Dio il perdono e alle nostre sorelle e ai nostri fratelli<br />
ebrei il dono della riconciliazione.<br />
È urgente e necessario far prendere coscienza, nell’annuncio e nell’insegnamento,<br />
nella dottrina e nella vita delle nostre Chiese, del<br />
profondo legame esistente tra la fede cristiana e l’ebraismo e sostenere<br />
la collaborazione tra cristiani ed ebrei.<br />
Ci impegniamo<br />
- a contrastare tutte le forme di antisemitismo ed antigiudaismo<br />
nella Chiesa e nella società;<br />
- a cercare ed intensificare a tutti i livelli il dialogo con le nostre sorelle<br />
e i nostri fratelli ebrei.<br />
11. Curare le relazioni con l’Islam<br />
Da secoli musulmani vivono in Europa. In alcuni paesi essi rappresentano<br />
forti minoranze. Per questo motivo ci sono stati e ci sono molti contatti<br />
positivi e buoni rapporti di vicinato tra musulmani e cristiani, ma anche,<br />
da entrambe le parti, grossolane riserve e pregiudizi, che risalgono a<br />
dolorose esperienze vissute nel corso della storia e nel recente passato.<br />
Vogliamo intensificare a tutti i livelli l’incontro tra cristiani e musulmani<br />
ed il dialogo cristiano-islamico. Raccomandiamo in particolare di<br />
riflettere insieme sul tema della fede nel Dio unico e di chiarire la comprensione<br />
dei diritti umani.<br />
Ci impegniamo<br />
- ad incontrare i musulmani con un atteggiamento di stima;<br />
- ad operare insieme ai musulmani su temi di comune interesse.<br />
12. L’incontro con altre religioni e visioni del mondo<br />
La pluralità di convinzioni religiose, di visioni del mondo e di forme<br />
di vita è divenuta un tratto caratterizzante la cultura europea. Si diffondono<br />
religioni orientali e nuove comunità religiose, suscitando anche<br />
l’interesse di molti cristiani. Ci sono inoltre sempre più uomini e donne
che rigettano la fede cristiana, si rapportano ad essa con indifferenza o<br />
seguono altre visioni del mondo.<br />
Vogliamo prendere sul serio le questioni critiche che ci vengono rivolte,<br />
e sforzarci di instaurare un confronto leale. Occorre in proposito discernere<br />
le comunità con le quali si devono ricercare dialoghi ed incontri da<br />
quelle di fronte alle quali, in un’ottica cristiana, occorre invece cautelarsi.<br />
Ci impegniamo<br />
- a riconoscere la libertà religiosa e di coscienza delle persone e delle<br />
comunità ed a fare in modo che esse, individualmente e comunitariamente,<br />
in privato ed in pubblico, possano praticare la propria<br />
religione o visione del mondo, nel rispetto del diritto vigente;<br />
- ad essere aperti al dialogo con tutte le persone di buona volontà, a<br />
perseguire con esse scopi comuni ed a testimoniare loro la fede<br />
cristiana.<br />
Gesù Cristo, Signore della chiesa “una”,<br />
è la nostra più grande speranza di riconciliazione e di pace.<br />
Nel suo nome vogliamo proseguire in Europa il nostro cammino insieme.<br />
Dio ci assista con il suo Santo Spirito!<br />
“Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede,<br />
perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo”<br />
(Rm 15, 13).<br />
In qualità di Presidenti delle Conferenze delle Chiese europee<br />
(KEK) e del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE) noi<br />
raccomandiamo questa Charta Œcumenica quale testo base per tutte le<br />
Chiese e Conferenze episcopali d’Europa affinché venga recepita ed<br />
adeguata allo specifico contesto di ciascuna di esse.<br />
Con questa raccomandazione sottoscriviamo la Charta Œcumenica<br />
nel contesto dell’Incontro ecumenico europeo, che si svolge la prima<br />
domenica dopo la Pasqua comune dell’anno 2001.<br />
Strasburgo, 22 aprile 2001<br />
Metropolita Jérémie Card. Miloslav VLK<br />
Presidente KEK Presidente CCEE<br />
81
82<br />
18-25 febbraio 2001. Visita Pastorale Parrocchia S. Erasmo a Santeramo. Scuola Elementare.<br />
18-25 febbraio 2001. Visita Pastorale Parrocchia S. Erasmo a Santeramo. Scuola Elementare.
Conferenza<br />
Episcopale<br />
Italiana
84<br />
2 maggio 2001. Visita Pastorale ad <strong>Acquaviva</strong>. Zona industriale.<br />
2 maggio 2001. Visita Pastorale parrocchia San Francesco ad <strong>Acquaviva</strong>. Zona industriale.
COMUNICARE IL VANGELO<br />
IN UN MONDO CHE CAMBIA<br />
Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano<br />
per il primo decennio del 2000<br />
PRESENTAZIONE<br />
L’Assemblea Generale dei Vescovi italiani ha approvato, nel maggio<br />
scorso, un documento che offre alcuni orientamenti pastorali per<br />
un fecondo cammino delle nostre comunità lungo il prossimo decennio.<br />
Il tema di fondo è indicato già nel titolo: «Comunicare il Vangelo in<br />
un mondo che cambia». Esso include la prospettiva della missione e ne<br />
privilegia il compito. Invita per questo a dare uno sguardo realistico al<br />
contesto nel quale siamo chiamati a offrire la nostra testimonianza: si<br />
tratta infatti di scorgere l’“oggi di Dio” e le sue attese su di noi. E infine<br />
solleva interrogativi e offre indicazioni circa la “conversione pastorale”<br />
richiesta dalla chiamata a servire nel modo più adeguato l’annuncio del<br />
Vangelo oggi.<br />
Questo documento, mentre intende sostenere – e non certo sostituire<br />
– le responsabilità pastorali a cui sono chiamate le singole Chiese particolari,<br />
vuol essere una prima risposta all’invito rivolto a noi tutti da Giovanni<br />
Paolo II nella lettera apostolica Novo millennio ineunte. Il Papa ci<br />
sospinge ad affrontare il nuovo millennio con piena fiducia nella presenza<br />
tra noi di Cristo risorto e con il coraggio che ci è donato dall’azione<br />
decisiva dello Spirito Santo.<br />
Vogliamo anche noi “andare al largo”, salpare senza paura, non temere<br />
la notte infruttuosa, riprendere con fiducia la pesca. Vogliamo soprattutto<br />
dare gloria a Dio ed essergli profondamente grati. Attraverso<br />
l’incarnazione di suo Figlio, egli ha infatti deposto nel grembo della<br />
Chiesa il seme di una speranza che non delude. E così ci ha resi capaci di<br />
ravvivare la speranza di ogni uomo. È ciò che, umilmente e senza tentennamenti,<br />
vogliamo fare nel prossimo futuro.<br />
85
86<br />
Ci accompagni sempre, con la sua silenziosa testimonianza e il suo<br />
affetto materno, Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, “Stella dell’evangelizzazione”.<br />
Roma, 29 giugno 2001<br />
Solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo<br />
CAMILLO Card. RUINI<br />
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana<br />
INTRODUZIONE<br />
“Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito…<br />
il Verbo della vita… Queste cose vi scriviamo,<br />
perché la nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1, 1.4)<br />
Al servizio della gioia e della speranza di ogni uomo<br />
1. - Amatissimi fratelli e sorelle in Cristo, ci rivolgiamo a voi, all’inizio<br />
di questo nuovo millennio, con sentimenti di lode e di ringraziamento<br />
al Signore, perché ha operato e continua a operare meraviglie in mezzo<br />
a noi: è il Signore vivente, il Dio con noi, la nostra speranza. Ci rivolgiamo<br />
a voi anche con sentimenti di profonda gratitudine per il cammino<br />
che, grazie a voi tutti, le Chiese di Dio che sono in Italia hanno compiuto<br />
dal Concilio Vaticano II ad oggi. <strong>Insieme</strong> a voi abbiamo cercato di<br />
condividere il peso delle tristezze e delle angosce dei nostri contemporanei1<br />
, convinti che compito primario della Chiesa sia testimoniare la<br />
gioia e la speranza originate dalla fede nel Signore Gesù Cristo, vivendo<br />
nella compagnia degli uomini, in piena solidarietà con loro, soprattutto<br />
con i più deboli.<br />
Come pastori, vorremmo essere soprattutto i “collaboratori della vostra<br />
gioia”, senza “far da padroni sulla vostra fede” (2Cor 1, 24). Non<br />
abbiamo la presunzione di credere di non avervi mai dato giusto motivo<br />
_________________<br />
1 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et<br />
spes, 1: AAS 58 (1966) 1025-1026.
di lamentarvi di noi nel nostro servizio episcopale 2 ; perciò chiediamo<br />
perdono al Signore e a voi per tutte le mancanze a questo nostro ministero,<br />
e desideriamo rinnovare il nostro impegno di confermarvi nella fede<br />
e di alimentare in voi con tutte le nostre forze la gioia evangelica, per essere<br />
insieme a voi portatori della gioia a ogni uomo.<br />
2. - Atutti vogliamo recare una parola di speranza. Non è cosa facile,<br />
oggi, la speranza. Non ci aiuta il suo progressivo ridimensionamento: è<br />
offuscato se non addirittura scomparso nella nostra cultura l’orizzonte<br />
escatologico, l’idea che la storia abbia una direzione, che sia incamminata<br />
verso una pienezza che va al di là di essa. Tale eclissi si manifesta a<br />
volte negli stessi ambienti ecclesiali, se è vero che a fatica si trovano le<br />
parole per parlare delle realtà ultime e della vita eterna.<br />
C’è poi la tentazione di dilatare il tempo presente, togliendo spazio e<br />
valore al passato, alla tradizione e alla memoria. A volte abbiamo paura<br />
di fermarci per ricordare, per ripensare a ciò che abbiamo vissuto e ricevuto.<br />
Preferiamo fare molte cose, o cercare distrazioni. Eppure sono l’ascolto,<br />
la memoria e il pensare a dischiudere il futuro, ad aiutarci a vivere<br />
il presente non solo come tempo del soddisfacimento dei bisogni, ma<br />
anche come luogo dell’attesa, del manifestarsi di desideri che ci precedono<br />
e ci conducono oltre, legandoci agli altri uomini e rendendoci tutti<br />
compagni nel meraviglioso e misterioso viaggio che è la vita.<br />
Vorremmo perciò invitare con forza tutti i cristiani del nostro paese a<br />
riscoprire, insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, i fili<br />
invisibili della vita, per cui nulla si perde nella storia e ogni cosa può essere<br />
riscattata e acquisire un senso.<br />
Attingendo alla Parola della vita<br />
3. - Ma dove potrà mai volgersi il nostro cuore per indicare prospettive<br />
reali e concrete di speranza a ogni uomo? Dove potremo, noi pastori,<br />
attingere le forze per vegliare su noi stessi e su tutto il gregge, in mezzo<br />
al quale lo Spirito Santo ci ha costituiti vescovi per pascere la Chiesa di<br />
Dio (cf. At 20, 28), per essere servitori della gioia? Non possiamo far al-<br />
_________________<br />
2 Cf. SANT’AGOSTINO, Sermo 383, 3.<br />
87
88<br />
tro che sentirci affidati, come gli anziani di Efeso, “al Signore e alla parola<br />
della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità”<br />
(At 20, 32), cioè il suo regno, vero orizzonte di speranza.<br />
Risuonano ai nostri orecchi le parole dell’apostolo Giovanni: “Ciò<br />
che era da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo<br />
veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le<br />
nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è<br />
fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi<br />
annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a<br />
noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi,<br />
perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col<br />
Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la<br />
nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1, 1-4).<br />
“Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito…”: la fede<br />
nasce dall’ascolto della parola di Dio contenuta nelle Sante Scritture e<br />
nella Tradizione, trasmessa soprattutto nella liturgia della Chiesa mediante<br />
la predicazione, operante nei segni sacramentali come principio di<br />
vita nuova. Non ci stancheremo mai di ribadire questa fonte da cui tutto<br />
scaturisce nelle nostre vite: “la parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1, 23).<br />
“…ossia il Verbo della vita”: l’ascolto dei cristiani è rivolto soprattutto<br />
alla Parola fatta carne, a colui che secondo l’evangelista Giovanni<br />
è la narrazione, la spiegazione, cioè la rivelazione del Padre (cf. Gv 1,<br />
18). Tale ascolto apre a una conoscenza esperienziale e amorosa, capace<br />
di incidere profondamente sulle nostre vite trasmettendoci la vita<br />
stessa di Dio: “È apparsa la grazia di Dio”, dice l’apostolo Paolo, “apportatrice<br />
di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna… a vivere… in<br />
questo mondo” (Tt 2, 11-12).<br />
“Ciò che noi abbiamo udito… lo annunziamo anche a voi, perché anche<br />
voi siate in comunione con noi… Queste cose vi scriviamo, perché<br />
la nostra gioia [di noi e di voi tutti] sia perfetta”: grazie all’ascolto, all’esperienza<br />
e alla contemplazione del Verbo, i nostri cuori si trasformano,<br />
sino a plasmare le nostre vite, sino a farle diventare a loro volta capaci<br />
e desiderose di offrire e comunicare la vita ricevuta. Nel cuore di<br />
chi ha aderito al Signore Gesù Cristo, non può non nascere il desiderio<br />
di condividere il dono ricevuto, di “amare come siamo stati amati”.<br />
4. - L’itinerario dall’ascolto alla condivisione per amore – tratteggiato<br />
nel prologo della prima lettera di Giovanni e tipico della fede cristia-
na – è la via che Cristo ci ha indicato, è ciò per cui è stato inviato dal Padre,<br />
è la ragione ultima per cui si è fatto “obbediente fino alla morte, e<br />
alla morte di croce” (Fil 2, 8). Ma un tale itinerario è in realtà eloquente<br />
per ogni uomo, perché è una via che conduce alla speranza e alla<br />
gioia. Permette, infatti, che gli uomini possano trovare un senso nella<br />
tribolazione e nella sofferenza, confortandosi e perdonandosi a vicenda,<br />
e rende loro possibile godere pienamente della gioia: perché, altrimenti,<br />
l’uomo avrebbe l’irresistibile bisogno di far festa, se non per<br />
quel “di più” di gioia che soltanto la condivisione può permettergli di<br />
vivere?<br />
Per questo, ci pare che compito assolutamente primario per la Chiesa,<br />
in un mondo che cambia e che cerca ragioni per gioire e sperare, sia e<br />
resti sempre la comunicazione della fede, della vita in Cristo sotto la<br />
guida dello Spirito, della perla preziosa del Vangelo.<br />
Assumendo il cammino percorso insieme dal Concilio a oggi<br />
5. - Guardando agli anni dal Concilio – «la grande grazia di cui la<br />
Chiesa ha beneficiato nel secolo XX» 3 – fino a oggi, ci pare di poter dire<br />
che la Chiesa italiana ha cercato di interrogarsi in profondità, e l’ha fatto<br />
seguendo l’itinerario poc’anzi ricordato, ossia il cammino della fede<br />
che nasce dall’ascolto e che attraverso l’esperienza vissuta si fa testimonianza<br />
dell’amore di Dio e condivisione con tutti gli uomini della speranza<br />
e della gioia cristiane.<br />
Nel contempo si è sviluppato e ha preso corpo l’insegnamento del<br />
Santo Padre Giovanni Paolo II, che continuamente invita la Chiesa a riflettere<br />
sul mistero di Cristo, per porsi, sotto la guida dello Spirito, al<br />
servizio della missione dell’Inviato del Padre. Il successore di Pietro ha<br />
invitato in questi anni tutte le Chiese, soprattutto quelle dei paesi occidentali,<br />
a ripartire da una profonda opera di evangelizzazione e catechesi<br />
4 , tesa a rendere sempre più salda la fede e l’esperienza spirituale dei<br />
_________________<br />
3 GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte, 57: OR, 8-9 gennaio<br />
2001, 6.<br />
4 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Catechesi tradendae: AAS 71<br />
(1979) 1277-1340; ID., Lettera enciclica Redemptor hominis, 15-16: AAS 71 (1979)<br />
286-295.<br />
89
90<br />
cristiani, al fine di renderli testimoni del Vangelo in un mondo che sta<br />
attraversando profondi mutamenti culturali.<br />
6. - Negli ultimi anni, in particolare, ci siamo sentiti fortemente coinvolti<br />
nell’itinerario di preparazione all’evento giubilare. La lettera apostolica<br />
Tertio millennio adveniente ci ha aiutati a riporre al centro Cristo,<br />
salvatore ed evangelizzatore, invitandoci a un rinnovato studio del<br />
Vangelo, per approfondire la figura di Gesù, la sua storia, fino a comprendere<br />
con sempre maggiore profondità la sua vera identità 5 . Siamo<br />
stati quindi guidati a riscoprire la presenza e l’azione dello Spirito, che<br />
costituisce il culmine del mistero dell’Incarnazione e che compagina i<br />
cristiani nella Chiesa, rendendoli testimoni della speranza nell’avvento<br />
del Regno 6 . Infine, nell’ultimo anno di preparazione al Giubileo, il nostro<br />
sguardo si è rivolto al Padre, verso il quale tutti gli uomini – quale<br />
che sia la loro razza, la loro cultura o la loro religione – sono incamminati<br />
e nel cui abbraccio si incontreranno alla fine della storia 7 .<br />
La chiamata alla conversione e l’eloquenza della santità<br />
7. - Occorre aggiungere che il Giubileo, tempo di grazia e di misericordia,<br />
ci ha lasciato anche impressa nella memoria la necessità di purificazione<br />
che sempre permane nella Chiesa 8 . Come non pensare a immagini<br />
che hanno colpito il mondo intero, quali quella di Giovanni Paolo<br />
II che abbraccia la croce invocando la misericordia del Signore, o<br />
quella del Pontefice pellegrino al muro del tempio di Gerusalemme, per<br />
chiedere perdono a Dio per le sofferenze che alcuni figli della Chiesa<br />
hanno inflitto al popolo d’Israele? L’anno giubilare è stato così occasione<br />
per riscoprire che la vita cristiana è sì tesa all’annuncio, alla condivisione<br />
della Buona Notizia di Cristo, ma che ciò è possibile solo se la<br />
Chiesa per prima si lascia purificare e santificare dall’amore misericor-<br />
_________________<br />
5 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Tertio millennio adveniente, 40-42:<br />
AAS 87 (1995) 31-32.<br />
6 Cf. Ibidem, 44-46: AAS 87 (1995) 33-34.<br />
7 Cf. Ibidem, 49-53: AAS 87 (1995) 35-37.<br />
8 Cf. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione dogmatica Lumen gentium,<br />
8: AAS 57 (1965) 12.
dioso di Dio, dall’ascolto della Parola della croce. Ogni cristiano, nel<br />
Giubileo, ha potuto vivere un’esperienza forte della misericordia di<br />
Dio, riscoprendosi, con tanti fratelli, popolo pellegrinante verso la sorgente<br />
del perdono e della riconciliazione.<br />
La risposta libera e responsabile a tale appello del Signore, con la conversione<br />
e nella perseveranza fino al martirio, è e rimane il messaggio<br />
più forte e convincente che la Chiesa può trasmettere nella storia. Non a<br />
caso, altro momento fondamentale dell’anno giubilare è stata la celebrazione<br />
della moltitudine di testimoni della fede, la cui vita nel corso del<br />
XX secolo è stata pienamente conformata a quella dell’Agnello. Ed è<br />
stato importante accorgersi che i martiri hanno già saputo vivere quell’unità<br />
della Chiesa che noi oggi purtroppo non sappiamo ancora realizzare,<br />
sebbene tale desiderio abiti nel cuore del Signore che noi diciamo di<br />
amare (cf. 1Pt 1, 8). “Circondati da un così grande numero di testimoni”<br />
(Eb 12, 1), ci sentiamo accompagnati e incoraggiati in un cammino di costante<br />
e profonda conversione verso la gioia e la speranza 9 .<br />
8. - Consapevoli del bisogno di senso dell’uomo d’oggi, teniamo<br />
“fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,<br />
2). Nel contempo, vogliamo custodire nella memoria e nei cuori come<br />
un bene prezioso i tesori di sapienza e i moniti accumulati negli oltre<br />
trent’anni trascorsi dal grande evento del Concilio. Tutto questo ci fa<br />
avvertire l’urgenza di rinnovare e approfondire la nostra collaborazione<br />
alla missione di Cristo. L’amore di Cristo ci spinge ad annunciare la<br />
speranza a tutti i fratelli e le sorelle del nostro paese: Cristo è risorto, la<br />
morte è vinta, e vi sono ancora migliaia di uomini che accettano di morire<br />
per testimoniare la verità della risurrezione del Signore.<br />
Ora sta a noi metterci al servizio della missione dell’Inviato del Padre,<br />
assumendo la vocazione battesimale alla santità. Ci potranno accompagnare<br />
ed essere di stimolo le parole di John Henry Newman, che<br />
così amava rivolgersi in preghiera al Signore:<br />
«Stai con me, e io inizierò a risplendere come tu risplendi;<br />
a risplendere fino ad essere luce per gli altri.<br />
La luce, o Gesù, verrà tutta da te: nulla sarà merito mio.<br />
_________________<br />
9 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 48: OR, 8-9 gennaio<br />
2001, 5.<br />
91
92<br />
Sarai tu a risplendere, attraverso di me, sugli altri.<br />
Fa’ che io ti lodi così, nel modo che tu più gradisci,<br />
risplendendo sopra tutti coloro che sono intorno a me.<br />
Da’ luce a loro e da’ luce a me;<br />
illumina loro insieme a me, attraverso di me.<br />
Insegnami a diffondere la tua lode, la tua verità, la tua volontà.<br />
Fa’ che io ti annunci non con le parole ma con l’esempio,<br />
con quella forza attraente, quella influenza solidale<br />
che proviene da ciò che faccio,<br />
con la mia visibile somiglianza ai tuoi santi,<br />
e con la chiara pienezza dell’amore che il mio cuore nutre per te» 10 .<br />
9. - Gli orientamenti pastorali che seguono scaturiscono da queste<br />
considerazioni introduttive e, nel medesimo tempo, vogliono essere<br />
una risposta all’invito formulato da Giovanni Paolo II a guardare avanti,<br />
a “prendere il largo”, con un dinamismo nuovo e nuove iniziative<br />
concrete 11 .<br />
Lo stesso Santo Padre, nella lettera apostolica Novo millennio ineunte,<br />
invita esplicitamente le singole Chiese a raccogliere le indicazioni<br />
pastorali che emergono dall’esperienza giubilare e a incarnarle nella loro<br />
situazione culturale ed ecclesiale, avvalendosi anche del lavoro collegiale<br />
svolto nelle Conferenze episcopali 12 . Abbiamo accolto tale invito<br />
e, senza fare un nostro diverso cammino, ci siamo inseriti nel solco<br />
aperto dalla lettera apostolica di Giovanni Paolo II, per meditarla, cogliervi<br />
le indicazioni più pertinenti per la situazione italiana e favorire<br />
così, da parte di ciascuna diocesi, la formulazione dei veri e propri itinerari<br />
pastorali.<br />
La Novo millennio ineunte è da considerarsi pertanto il testo di primario<br />
riferimento di questi anni. Gli orientamenti pastorali che seguono<br />
ne sono una lettura e uno sviluppo, per meglio accoglierlo e attuarlo.<br />
Nella prima parte, stimolati dalla celebrazione del Giubileo, concentreremo<br />
l’attenzione su Gesù Cristo, l’Inviato del Padre. Quindi, partendo<br />
_________________<br />
10 Cf. J.H. NEWMAN, Meditations and Devotions, London - New York - Bombay,<br />
1907, 365.<br />
11 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 15: OR, 8-9 gennaio<br />
2001, 3.<br />
12 Cf. Ibidem, 29: OR, 8-9 gennaio 2001, 4.
da alcuni elementi di analisi dell’ambiente culturale in cui viviamo, offriremo<br />
indicazioni ecclesiologiche e pastorali per la comunicazione del<br />
lieto annuncio cristiano, centrandole sul mistero dell’Incarnazione. Solo<br />
guardando ad esso le nostre Chiese particolari potranno riprendere<br />
con rinnovato slancio la propria missione evangelizzatrice, a servizio<br />
della missione di Cristo.<br />
CAPITOLO I<br />
LO SGUARDO FISSO SU GESÙ,<br />
L’INVIATO DEL PADRE<br />
“La vita si è fatta visibile… la vita eterna,<br />
che era presso il Padre e si è resa visibile a noi” (1Gv 1, 2)<br />
10. - La Chiesa può affrontare il compito dell’evangelizzazione solo<br />
ponendosi, anzitutto e sempre, di fronte a Gesù Cristo, parola di Dio fatta<br />
carne. Egli è “la grande sorpresa di Dio” 13 , colui che è all’origine della<br />
nostra fede e che nella sua vita ci ha lasciato un esempio, affinché<br />
camminassimo sulle sue tracce (cf. 1Pt 2, 21). Solo il continuo e rinnovato<br />
ascolto del Verbo della vita, solo la contemplazione costante del<br />
suo volto permetteranno ancora una volta alla Chiesa di comprendere<br />
chi è il Dio vivo e vero, ma anche chi è l’uomo. Solo seguendo l’itinerario<br />
della missione dell’Inviato – dal seno del Padre fino alla glorificazione<br />
alla destra di Dio, passando per l’abbassamento e l’umiliazione<br />
del Messia –, sarà possibile per la Chiesa assumere uno stile missionario<br />
conforme a quello del Servo, di cui essa stessa è serva. La Chiesa,<br />
come ha detto il Concilio, “mira a questo solo: a continuare, sotto la guida<br />
dello Spirito Paraclito, l’opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel<br />
mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare,<br />
a servire e non ad essere servito” 14 . Questa è la missione della Chiesa<br />
nella storia e al cuore dell’umanità. Perciò essa medita anzitutto e sem-<br />
_________________<br />
13 Cf. Ibidem, 4: OR, 8-9 gennaio 2001, 2.<br />
14 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 3: AAS 58<br />
(1966) 1027; cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente, 56:<br />
AAS 87 (1995) 39.<br />
93
94<br />
pre “sul mistero di Cristo, fondamento assoluto di ogni nostra azione<br />
pastorale” 15 .<br />
Il primo passo per riprendere vigore e motivazioni autentiche nel servizio<br />
che ci è stato affidato, consisterà quindi nel rivolgerci all’itinerario<br />
del Verbo della vita, in tutta la sua interezza: egli è colui che è uscito<br />
dal Padre ed è venuto nel mondo (cf. Gv 16, 28) per rivelarci il volto del<br />
Padre e donarci lo Spirito Santo, perché potessimo partecipare alla vita<br />
divina. Ci soffermeremo anzitutto a guardare Gesù l’Inviato del Padre,<br />
poi Gesù in mezzo a noi, quindi Gesù il Risorto e infine Gesù che viene<br />
già ora e poi nella gloria, nel suo Regno eterno. Si tratta di quattro momenti<br />
di un’unica e indissociabile missione che dev’essere contemplata<br />
quale fonte ispiratrice della nostra pastorale.<br />
Gesù, l’Inviato del Padre<br />
11. - “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi<br />
modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni,<br />
ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1, 1-2). L’invio del Figlio da<br />
parte del Padre avviene in una storia, che ha inizio con la creazione<br />
stessa dell’umanità. Non sorprenda se, parlando di Cristo, risaliamo fino<br />
all’”in principio” (Gen 1, 1). Lo ricorda san Paolo agli Efesini: “Dio,<br />
Padre del Signore nostro Gesù Cristo,… in lui ci ha scelti prima della<br />
creazione del mondo… predestinandoci a essere suoi figli adottivi” (Ef<br />
1, 3-5).<br />
Nel libro della Genesi ci viene rivelato che Dio crea l’uomo a sua immagine<br />
e somiglianza (cf. Gen 1, 26-27), gli affida un creato frutto della<br />
sua parola benedicente e lo pone in un giardino, spazio di bellezza che<br />
racchiude l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del<br />
male (cf. Gen 2, 8-16). Il primo simboleggia la vocazione alla pienezza,<br />
alla comunione; il secondo rappresenta la condizione fondamentale per<br />
godere pienamente del dono della vita: saper discernere dietro al dono il<br />
Donatore, imparare che solo nel riconoscimento del Creatore e di sé come<br />
creatura è possibile la comunione con Dio, con l’altro, con la creazione.<br />
L’albero della conoscenza del bene e del male raffigura il limite<br />
_________________<br />
15 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 15: OR, 8-9 gennaio 2001, 3.
della creaturalità, condizione indispensabile per un autentico esercizio<br />
della libertà.<br />
Il cammino dell’uomo è però tragicamente messo in crisi dal peccato<br />
(cf. Gen 3), perché – come commenta sant’Ireneo – “l’uomo era bambino,<br />
e il suo senso del discernimento non era ancora sviluppato. Così<br />
venne facilmente ingannato dal seduttore” 16 . È il dramma della storia, in<br />
cui la libertà ha saputo a volte declinarsi come amore, ma spesso anche<br />
come negazione dell’altro e di Dio. E tale duplice possibilità attraversa<br />
la vita di ciascuno di noi: nessuno è senza peccato, e tuttavia nessuno di<br />
noi è totalmente estraneo all’esperienza del vero amore.<br />
12. - L’Antico Testamento narra i ripetuti tentativi di Dio per ricondurre<br />
la creazione al fine per cui l’ha creata: essere spazio di vita e di<br />
bellezza. Ma, per attuare questo disegno, Dio si serve sempre della libertà<br />
dell’uomo. Con ogni essere umano che viene al mondo è immesso<br />
un potenziale di novità nella storia 17 , nel bene come nel male. L’uomo è<br />
creatura responsabile, capace con la sua libertà di dare inizio a nuove<br />
vie, di vita o di morte.<br />
Così, Dio fa un’alleanza con Noè, quindi con Abramo, e poi ancora<br />
con Mosè. Attraverso tali proposte, Dio chiama gli uomini a riscoprire<br />
la loro dignità di figli e la loro vocazione alla santità mediante l’ascolto<br />
della sua parola. Alle alleanze si aggiungono le incessanti esortazioni<br />
alla conversione che Dio fa al suo popolo Israele per mezzo dei profeti.<br />
Così si legge, ad esempio, nel profeta Geremia: “Io inviai a voi tutti i<br />
miei servitori, i profeti, con premura e sempre; eppure essi non li ascoltarono<br />
e non prestarono orecchio… Questo è il popolo che non ascolta<br />
la voce del Signore suo Dio né accetta la correzione” (Ger 7, 25.28).<br />
I profeti mettono in guardia anche gli uomini più “religiosi”; il rischio<br />
maggiore è stato ed è quello di cadere nell’equivoco di compiere<br />
atti di culto al Signore senza che sia coinvolto il cuore, senza permettere<br />
al Signore di entrare veramente nella nostra vita e senza compiere poi il<br />
cammino imprevedibile a cui egli chiama (cf. Os 6, 6; Am 5, 21; Is 1, 12-<br />
17; Ger 7, 1-15). Il salmista riconosce: “Sacrificio e offerta non gradisci,<br />
gli orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per<br />
_________________<br />
16 SANT’IRENEO DI LIONE, Demonstratio praedicationis apostolicae, Prol., 12.<br />
17 Cf. SANT’AGOSTINO, De civitate Dei, 12, 20, 4.<br />
95
96<br />
colpa. Allora ho detto: ‘Ecco, io vengo’. Sul rotolo del libro di me è<br />
scritto, che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua<br />
legge è nel profondo del mio cuore” (Sal 40, 7-9). E la volontà del Signore<br />
è la pace, la giustizia, il bene, è soprattutto l’amore per i più piccoli<br />
e indifesi; la sua volontà è che gli uomini vivano una vita piena,<br />
cioè buona, bella e beata.<br />
Ma è l’incarnazione del Verbo l’evento che rende visibile, tangibile e<br />
sperimentabile, da parte degli uomini, l’intenzione eterna di Dio. Egli<br />
non parla più attraverso intermediari. La sua Parola si fa carne, nascendo<br />
dalla Vergine Maria, e nell’umanità che assume diventa completamente<br />
solidale con noi. Tutta la storia era orientata a questo evento. L’apostolo<br />
Paolo esprime costantemente questa intenzione: il nostro riferimento<br />
a Cristo non è qualcosa di secondario, né tanto meno di casuale.<br />
A questa relazione noi siamo preordinati da sempre: costituisce la nostra<br />
vocazione a quella pienezza di vita che è stata pensata da Dio per<br />
noi sin dal principio e che ci sarà data nel Regno, quando tutte le realtà<br />
saranno ricapitolate in Cristo (cf. Ef 1, 10) 18 .<br />
13. - La storia della salvezza non è segnata solo dalle ripetute chiamate<br />
di Dio, ma anche dai ripetuti rifiuti da parte dell’uomo di accogliere<br />
la via della vita. Lo stesso Verbo di Dio, ci ricorda l’evangelista Giovanni,<br />
“venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1, 11).<br />
Gesù, nel Vangelo di Giovanni, indica la radice profonda del rifiuto,<br />
dell’incredulità, e lo fa servendosi di un linguaggio duro, che richiede di<br />
essere decifrato: “Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi<br />
dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!… Chi è da Dio<br />
ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete<br />
da Dio” (Gv 8, 38.47). La radice della fede biblica sta nell’ascolto, attività<br />
vitale, ma anche esigente. Perché ascoltare significa lasciarsi trasformare,<br />
a poco a poco, fino a essere condotti su strade spesso diverse<br />
da quelle che avremmo potuto immaginare chiudendoci in noi stessi. Le<br />
vie che Gesù indica sono segnate dalla bellezza, perché bella è la vita di<br />
comunione, bello lo scambio dei doni e della misericordia; ma sono vie<br />
impegnative. Di qui la tentazione di non aprirgli la porta, di lasciarlo<br />
fuori dalla nostra esistenza reale. La storia del peccato, infatti, è sempre<br />
_________________<br />
18 Cf. SANT’IRENEO DI LIONE, Adversus haereses, 3, 16, 6.
adicata nella storia del non ascolto. Anche se – va detto con forza –<br />
nessuno di noi può giudicare l’ascolto degli altri, neppure di coloro che<br />
si dichiarano lontani dalla fede.<br />
14. - Colui che è stato inviato per manifestarci in pienezza l’intenzione<br />
del Padre, nel farsi vicino a noi segue l’unica traiettoria capace di fare<br />
breccia nella nostra sordità, di parlare realmente al nostro cuore: la<br />
via della kènosis, dell’abbassamento, dell’umiliazione. L’umiltà è il<br />
tratto più caratteristico dell’amore di Dio rivelato dall’Inviato del Padre.<br />
Scrive san Tommaso, riprendendo sant’Agostino: “Una così grande<br />
umiltà di Dio [manifestatasi nell’Incarnazione, cioè nell’invio del Figlio]<br />
è in grado di rimproverare e di guarire la superbia dell’uomo” 19 .<br />
La discesa, l’umiliazione del Verbo ci è spiegata da una pagina preziosa<br />
della lettera ai Filippesi, che non a caso la liturgia della Chiesa ripropone<br />
in occasione delle maggiori feste cristologiche: “Abbiate in voi<br />
gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di<br />
natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con<br />
Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo<br />
simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi<br />
obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 5-8). In Cristo,<br />
Dio si è comunicato e si comunica mediante una profonda condivisione<br />
dell’esperienza umana. Egli non ha rifuggito l’opacità della storia,<br />
ma l’ha assunta per redimerla. Il Verbo, condividendo la condizione<br />
umana, l’ha illuminata rivelando le profondità di Dio. Lui che da<br />
sempre era presso Dio, per rivelare Dio si è posto accanto all’uomo. Anzi,<br />
si può dire di più: ha mostrato il volto di Dio attraverso il dono di sé<br />
sino alla morte, e alla morte in croce. La croce è diventata la suprema<br />
cattedra per la rivelazione della sua nascosta e imprevedibile identità: il<br />
volto dell’amore che si dona e che salva l’uomo condividendone in tutto<br />
la condizione, “escluso il peccato” (Eb 4, 15). La Chiesa non lo dovrà<br />
mai dimenticare: sarà questa la sua strada a servizio dell’amore e della<br />
rivelazione di Dio agli uomini.<br />
15. - In tal modo l’abbassamento divino, manifestato dall’Inviato del<br />
Padre, diviene rivelazione di ciò che regge l’universo: l’amore di Dio,<br />
_________________<br />
19 SAN TOMMASO D’AQUINO, Summa theologiae, III, q. 1, a. 2; cf. SANT’AGO-<br />
STINO, De Trinitate, 13, 17, 22.<br />
97
98<br />
un amore tale da prevedere e superare anche l’infedeltà dell’uomo, il<br />
cattivo uso che questi avrebbe fatto del dono della libertà; in una parola,<br />
il peccato. L’Apocalisse di Giovanni, spingendosi fino alle profondità<br />
ultime del mistero dell’Inviato del Padre, arriva a riconoscere in lui l’Agnello<br />
immolato “fin dalla fondazione del mondo” (Ap 13, 8), Colui<br />
dalle cui piaghe siamo stati guariti (cf. 1Pt 2, 25; Is 53, 5).<br />
Gesù in mezzo a noi<br />
16. - La missione dell’Inviato del Padre diventa visibile e udibile soprattutto<br />
dal giorno in cui Gesù dà inizio all’annuncio del regno di Dio e<br />
lo manifesta in mezzo a Israele. Essa trova il suo vertice nei giorni in<br />
cui, affrontando la passione e la croce, Gesù svela pienamente il volto<br />
del Padre con il dono totale di sé e opera la nostra redenzione. Tuttavia,<br />
non è soltanto la vita pubblica di Gesù a esprimerne la missione, ma è<br />
tutta la parabola della sua esistenza.<br />
È significativo il gesto che Giovanni Paolo II ha voluto compiere durante<br />
il Giubileo: uno speciale pellegrinaggio lungo la storia, “sostando<br />
in alcuni dei luoghi che sono particolarmente legati all’Incarnazione del<br />
Verbo di Dio” 20 . Così facendo, il Papa ha dato evidenza a una regola fondamentale<br />
per la Chiesa: tornare sempre alle proprie origini, ricavare<br />
linfa dalle proprie radici, ridare evidenza all’essenziale. Tutto ciò che<br />
Gesù ha vissuto nella sua carne è per noi un’occasione fondamentale di<br />
insegnamento, poiché “Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo” 21 .<br />
17. - Gesù ha conosciuto come ogni uomo le tappe della crescita fisica,<br />
psicologica, spirituale. Emblematiche, al riguardo, sono le parole<br />
dell’evangelista Luca, che descrivono la vita di Gesù a Nazaret con i<br />
suoi genitori e la partecipazione alla vita religiosa del suo popolo (cf. Lc<br />
2). Ciò significa che anch’egli, come ogni uomo, ha dovuto accettare la<br />
famiglia in cui è nato, il contesto culturale in cui è cresciuto, nonché le<br />
potenzialità e i limiti della propria corporeità. Sono queste le condizioni<br />
_________________<br />
20 GIOVANNI PAOLO II, Lettera sul pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della<br />
salvezza, 1: OR, 30 giugno-1 luglio 1999, 8.<br />
21 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 22: AAS 58<br />
(1966) 1042.
umanissime per crescere in età e sapienza. Ma, come ogni figlio di<br />
Israele, egli ha altresì letto e ascoltato le parole del Dio dei padri, cogliendovi<br />
la propria storia e quella del suo popolo. Lo vediamo pertanto<br />
frequentare le sinagoghe e il tempio, per pregare e per ascoltare e interrogare<br />
i maestri del suo tempo. Luca riassume, in forma assai breve ma<br />
efficace: “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli<br />
uomini” (Lc 2, 52).<br />
18. - I Vangeli narrano poi il suo battesimo (cf. Mt 3, 13-17), evento<br />
denso di significati. Recandosi dal Battista, Gesù mostra – come farà<br />
per tutta la vita – il proprio grande amore per i peccatori, facendosi solidale<br />
con loro; ma, soprattutto, egli riceve la testimonianza dall’alto di<br />
essere il Figlio, l’Amato, colui nel quale il Padre ha posto ogni compiacimento.<br />
L’esperienza del battesimo segna una svolta decisiva nella vita<br />
di Gesù: lascia la casa e si prepara a svolgere un ministero pubblico, ad<br />
assumere fino in fondo la propria missione di Inviato del Padre, predicando<br />
l’avvento del regno di Dio.<br />
19. - A questo punto, i Vangeli sinottici narrano di un tempo vissuto<br />
da Gesù nel deserto, a lottare contro Satana, armato soltanto delle Scritture<br />
e della consapevolezza di essere amato dal Padre (cf. Mt 4, 1-11).<br />
Egli ripercorre l’esperienza della tentazione, come Adamo nel giardino<br />
dell’Eden, come Israele nel deserto e come ciascuno di noi nella vita<br />
quotidiana, uscendone però vincitore: è lui il nuovo Adamo, l’uomo che<br />
ha saputo crescere nella propria libertà fino a essere capofila di una<br />
nuova umanità, condotta, al suo seguito, dal deserto del peccato alla terra<br />
promessa del Regno. Ascoltare la Parola di Dio e lottare contro le tentazioni,<br />
contro i “pensieri malvagi” (Mc 7, 21) che allontanano dalla via<br />
della vita: è il cammino necessario a ogni cristiano per imparare a usare<br />
la propria libertà amando Dio e i fratelli.<br />
20. - Gesù inizia ad annunciare ciò che in lui si è compiuto: l’instaurarsi<br />
della regalità di Dio, della sua volontà che rende pienamente uomini<br />
(cf. Mc 1, 14-15). Il “Figlio dell’uomo” invita a seguire il suo cammino,<br />
che è quello del Regno, “e ne illustra le esigenze e la potenza attraverso<br />
parole e segni di grazia e misericordia” 22 . Dalla Galilea, in cui è<br />
_________________<br />
22 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 18: OR, 8-9 gennaio 2001, 3.<br />
99
100<br />
cresciuto, risuona così il Vangelo, la buona notizia per i poveri, i prigionieri,<br />
gli oppressi: Gesù proclama e inaugura l’anno di grazia del Signore<br />
(cf. Lc 4, 14-21), annuncia che saranno i piccoli e gli umili a “regnare”<br />
(cf. Mt 5, 3-12).<br />
L’opera di evangelizzazione da parte di Gesù è così riassunta nella<br />
predicazione di Pietro: “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di<br />
Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano<br />
sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10, 38). Gesù è<br />
passato facendo il bene: ha condotto una vita buona, nel senso che ha<br />
aiutato gli altri a far emergere il potenziale di bene e di vita che li abitava,<br />
liberandoli dal potere del demonio e risanandoli dalle contraddizioni<br />
di cui erano prigionieri. Egli è stato anche un ascoltatore attento del suo<br />
tempo, capace di valorizzare tutto il bene disseminato in Israele e nella<br />
cultura del suo popolo.<br />
21. - Ma in che cosa consiste la via verso il Regno che Cristo illustra?<br />
Essa è fatta di ascolto della volontà del Padre, di pratica della misericordia<br />
e della giustizia, di servizio umile e amoroso per i fratelli; tutto per<br />
poter giungere a condividere con ogni essere umano il banchetto escatologico,<br />
segno di quella comunione che è la vita stessa di Dio.<br />
A questa missione Gesù associa i Dodici e li rende partecipi del suo<br />
annuncio e della sua autorità sulle forze del male (cf. Mc 3, 13-15). Egli<br />
li istruisce, li chiama a stare con lui, a imparare dalla sua umiltà e mitezza<br />
(cf. Mt 11,29).<br />
È molto significativo anche il linguaggio scelto da Gesù per fare entrare<br />
i suoi interlocutori nella comprensione del Regno. Egli parla in parabole,<br />
ricorre cioè all’esperienza di ogni figlio del suo popolo: nelle parabole<br />
e nelle similitudini impiegate da Gesù troviamo allusioni alla vita<br />
di ogni giorno. In tal modo si svela una profonda capacità di trarre lezione<br />
e consolazione da ogni creatura e da ogni evento. Gesù sa discernere e<br />
far comprendere la bellezza della vita attraverso i simboli che si celano<br />
dietro alle esperienze umanissime della vita quotidiana. E fare appello<br />
all’esperienza significa coinvolgere la libertà di colui che ascolta.<br />
Sì, la sua è stata una vita bella, vissuta in pienezza: è stato un uomo<br />
sapiente, capace di vivere tutti i registri delle relazioni umane, compreso<br />
quello dell’amicizia; le pagine evangeliche sulla “casa di Betania”<br />
sono tra le più affascinanti di tutta la Scrittura (cf. Lc 10, 38-42; Gv 11,<br />
1-44; 12, 1-8). Se non comprendiamo come tutta l’esistenza di Gesù sia
stata manifestazione di una vita vissuta nell’amore di Dio e degli uomini<br />
e nella libertà integrale, rischiamo di fraintendere anche l’esito drammatico<br />
della sua storia.<br />
22. - Tutti i Vangeli concordano nel narrare una crescente tensione<br />
nei confronti di Gesù. Egli ne porta il peso sempre più da solo, fino all’abbandono<br />
da parte di tutti (cf. Mc 14, 50) di fronte alla sua fine “ingloriosa”.<br />
Sulla croce, come un “maledetto da Dio” (cf. Gal 3, 13), egli<br />
non ha più attorno a sé alcun segno tangibile dell’amore del Padre, neppure<br />
la voce dall’alto che aveva dato inizio alla sua missione al Giordano<br />
e che lo aveva confermato nell’ora della Trasfigurazione (cf. Mt 3,<br />
17; 17, 5). Anche quegli evangelisti che ricordano la presenza sotto la<br />
croce di persone a lui care, ce le presentano mute: solo Gesù parla e<br />
conforta. Egli aveva instancabilmente insegnato che la via verso la pienezza<br />
della vita consiste nel sacrificare la propria vita liberamente e per<br />
amore: ora, nonostante l’estrema solitudine, rimane totalmente fedele<br />
alla missione ricevuta, amando sino alla fine, continuando a perdonare<br />
anche dalla croce (cf. Lc 23, 34) 23 .<br />
È importante, però, sottolineare che Gesù si mostra capace di giungere<br />
a questa estrema libertà perché ha coltivato una vita interiore, un dialogo<br />
con il Padre. I Vangeli ci dicono come egli amasse ritirarsi in preghiera<br />
prima di iniziare le sue giornate, soprattutto nelle ore più decisive<br />
della sua vita: prima di iniziare il suo ministero pubblico, di fronte alla<br />
crescente popolarità in Galilea e ancora quando ormai si profila evidente<br />
l’ostilità che porterà al “fallimento” umano della sua missione. Come<br />
non ricordare, poi, la preghiera al Padre nel Getsemani, prima dell’ora<br />
decisiva della sua morte in croce? Per quanto immerso nella paura e nell’angoscia,<br />
egli si rivolge a Dio con la tenerezza e la fiducia del Figlio<br />
amato: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice!<br />
Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14, 36).<br />
23. - L’intima relazione con il Padre fa sì che Gesù sappia amare i<br />
suoi “sino alla fine” (Gv 13, 1). E non solo i suoi: tutti gli evangelisti ci<br />
raccontano i gesti di amore, le parole che egli rivolge a tutti coloro che<br />
gli sono accanto e a tutti coloro che incontra, fino alla morte. Alla luce<br />
_________________<br />
23 Cf. Ibidem, 27: OR, 8-9 gennaio 2001, 4.<br />
101
102<br />
dei suoi gesti e delle sue parole, rivolti soprattutto ai peccatori che rappresentano<br />
un po’ tutta l’umanità, è possibile leggere la croce stessa come<br />
una parola d’amore di Dio in Gesù, come l’estremo appello della<br />
misericordia divina affinché ci convertiamo alla volontà del Padre.<br />
Anche il pensiero di Gesù, nei giorni della sua passione, rivolto al futuro<br />
della sua comunità e del suo messaggio è il frutto dell’amore “sino<br />
alla fine”. Nel Vangelo di Giovanni, questa sollecitudine ci è narrata<br />
nelle figure di Maria e del discepolo amato, affidati da Gesù l’uno all’altra,<br />
affinché prosegua e si realizzi nella storia la vocazione filiale di ogni<br />
uomo (cf. Gv 19, 25-27). Ma, ancor più chiaramente, tale compito di trasmissione<br />
del Vangelo del Regno è affidato da Gesù ai suoi discepoli<br />
nell’ultima cena consumata con loro, quando egli consegna loro un memoriale,<br />
un racconto e dei gesti capaci di trasmettere il senso della sua<br />
vita e della sua morte per ogni uomo.<br />
Nell’istituzione dell’Eucaristia, egli spiega e rende presente la Nuova<br />
Alleanza che sta per siglare con il suo sangue: non più i sacrifici di un<br />
tempo, bensì il totale dono di sé, il totale affidamento alla volontà del Padre,<br />
l’amore “sino alla fine”, sul suo esempio. Commenterà san Paolo: il<br />
“culto spirituale” dei cristiani consiste nell’offrire a Dio tutta la vita (cf.<br />
Rm 12, 1-3), per farne una narrazione dell’amore di Dio per gli uomini.<br />
Gesù, il Risorto<br />
24. - Se il racconto terminasse qui, non sarebbe sufficiente a suscitare<br />
e sostenere la nostra fede. Il Messia che annunciava l’imminenza del<br />
regno di Dio è morto come un maledetto, appeso al legno della croce. I<br />
discepoli si smarriscono, hanno paura (cf. Gv 20, 19); alcuni, come i due<br />
di Emmaus, lasciano Gerusalemme (cf. Lc 24, 13). Il pastore è stato colpito<br />
e le pecore sono disperse. Gesù stesso l’aveva annunciato: “Voi tutti<br />
vi scandalizzerete per causa mia in questa notte” (Mt 26, 31).<br />
Qui interviene invece un’esperienza decisiva per la comprensione<br />
del significato della morte di Gesù, per l’origine della Chiesa, per il raduno<br />
dei figli di Dio in Cristo e per l’annuncio della parola definitiva di<br />
Dio sulla storia: la Risurrezione. È la Risurrezione il fondamento della<br />
nostra fede e della nostra speranza, come ricorda l’apostolo Paolo: “Se<br />
Cristo non è risorto, è vana la vostra fede” (1Cor 15, 14). La Risurrezione<br />
è infatti la conferma che, davanti agli uomini, Dio dà alla missione
portata a compimento dal Figlio; è l’elevazione del Messia crocifisso a<br />
Signore del cosmo e della storia, la sua esaltazione a redentore e giudice<br />
dell’umanità intera. Così canta l’inno della lettera ai Filippesi, dopo<br />
aver sottolineato l’abbassamento di Cristo Gesù fino alla morte di croce:<br />
“Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di<br />
ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei<br />
cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il<br />
Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 9-11). La Chiesa, professando la<br />
risurrezione di Gesù e la sua ascensione alla destra del Padre, riconosce<br />
che l’umanità intera è ormai con Cristo in Dio (cf. Col 3, 1-4). Infatti<br />
Dio “nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione<br />
di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità<br />
che non si corrompe, non si macchia e non marcisce” (1Pt 1, 3-4).<br />
25. - La Risurrezione è altresì accompagnata dall’effusione dello Spirito<br />
Santo, che rende possibile anche a noi di seguire l’itinerario di abbassamento<br />
e di innalzamento del Figlio: è l’evento che ci dischiude la<br />
possibilità di diventare “partecipi della natura divina” (2Pt 1, 4), di essere<br />
figli nel Figlio.<br />
La nostra speranza si fonda unicamente sul fatto che la via tracciata<br />
da Gesù di Nazaret è quella che conduce anche noi alla vita piena ed<br />
eterna: “Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la<br />
sua potenza” (1Cor 6, 14). Noi possiamo comprendere, di giorno in<br />
giorno, che vivendo cristianamente si fa il bene – lo si fa emergere nella<br />
storia –, che la vita cristiana è bella, degna di essere vissuta; possiamo<br />
anche sperimentare umanamente che vale la pena di vivere offrendo la<br />
vita per amore. Ma, senza l’intervento divino che risuscita il Figlio, senza<br />
l’azione potente dello Spirito, l’orizzonte della nostra speranza si farebbe<br />
labile e nell’ora della prova e della debolezza non potremmo far<br />
altro che venire meno. Grande “prova” della risurrezione del Signore è<br />
proprio l’immensa schiera di uomini e donne che hanno trovato la forza<br />
per rimanere fedeli al Vangelo fino alla morte. Mostrando che c’è una<br />
ragione per cui vale la pena di dare la vita – cioè l’amore di Dio e dei fratelli<br />
–, essi hanno svelato di essere abitati da una ragione per cui valeva<br />
la pena di vivere: hanno trovato il senso della vita, della storia, del mondo,<br />
riconoscendo, con l’apostolo Paolo, che la potenza di Dio si manifesta<br />
nella debolezza (cf. 2Cor 12, 9) e che la nostra fede non è fondata<br />
sulla sapienza umana ma sulla potenza di Dio (cf. 1Cor 2, 3-5).<br />
103
104<br />
Le apparizioni del Risorto riguardarono solo la prima generazione di<br />
testimoni; anche a noi tuttavia, come a loro, è possibile fare un’esperienza<br />
della Risurrezione, anzitutto nell’adesione alla testimonianza<br />
apostolica e poi nel dono vicendevole dell’amore e del perdono: è in vista<br />
di questi doni, infatti, che è stato effuso dal Risorto lo Spirito sulla<br />
Chiesa, come testimoniano i racconti evangelici delle apparizioni (cf.<br />
Gv 20, 19-23). Dono della comunione, testimonianza sino alla fine, remissione<br />
dei peccati: sono i segni grandi della presenza dello Spirito del<br />
Risorto nella storia.<br />
26. - La Risurrezione fa della storia umana lo spazio dell’incontro<br />
possibile con la grazia di Dio, con quell’amore gratuito che fin dall’inizio<br />
ha creato l’uomo per vivere in comunione con lui e donargli la vita<br />
eterna. Questo è il progetto di Dio, questa la sua volontà, per tutti! Ed è<br />
bene che torniamo a insistere, nella predicazione e in altre forme di comunicazione,<br />
sul fondamento e sul significato di questa speranza per la<br />
vita dei cristiani e degli uomini tutti.<br />
Dio ci ha fatti venire all’esistenza con la sua parola, ci ha pensati e<br />
amati da sempre e chiama ciascuno per nome. Qui sta la ragione profonda<br />
della nostra vita sulla terra e qui sta il fondamento della nostra speranza<br />
in una vita oltre la morte: Dio ci ama “di amore eterno” (Ger 31,<br />
3). Va aggiunto che la vita eterna non scaturisce dall’esistenza isolata e<br />
autosufficiente dell’uomo, né dalla sua propria forza, ma unicamente<br />
dalla vita di relazione con il suo Creatore: tale relazione è costitutiva del<br />
suo essere più profondo. Dio stesso non è solitudine, ma relazione sussistente:<br />
“Dio è amore” (1Gv 4, 8). Ma relazione, amore, significano vita:<br />
Dio ha fatto esistere l’uomo per renderlo partecipe della sua stessa vita.<br />
27. - Attraverso Gesù Cristo, suo inviato nel mondo, il Padre ha manifestato<br />
definitivamente il suo desiderio di una vita piena ed eterna per<br />
gli uomini e ha attuato tale disegno nella storia (cf. Ef 3,11). Ancora una<br />
volta ritornano alla mente le parole della prima lettera di Giovanni che<br />
abbiamo scelto come icona biblica per questi nostri orientamenti: noi<br />
annunciamo il Verbo della vita che abbiamo udito e contemplato, “poiché<br />
la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza<br />
e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e che<br />
si è resa visibile a noi” (1Gv 1, 2). Con la sua vita Gesù ci ha mostrato<br />
come vivere e come morire, con la sua risurrezione ci ha svelato qual è il
cammino nel quale la parola del Padre introduce colui che lo ascolta ed<br />
entra pienamente in relazione con lui.<br />
Il primo passo per aprirci al dono della vita è aprire l’orecchio del nostro<br />
cuore alla parola di Dio, è affidarci ad essa, lasciando che la nostra<br />
assiduità con Gesù Cristo e con il suo Vangelo illumini e sostenga ogni<br />
istante delle nostre esistenze. Gesù è l’Inviato del Padre che ci chiama alla<br />
pienezza della vita: è aderendo a lui – questo significa “credere” – che<br />
anche noi potremo partecipare pienamente al dialogo che non ha fine tra<br />
il Figlio e il Padre, imparando a dire in verità: “Abbà, Padre!”.<br />
28. - Gesù ci ha insegnato a dire “Abbà”, a pregare il Padre nel segreto<br />
(cf. Mt 6, 6). Ci ha consegnato anche una preghiera che noi tutti recitiamo<br />
ogni giorno e che inizia con le parole “Padre nostro”: essere in<br />
Cristo significa riconoscere l’unica fonte della vita, il Padre di tutti, e significa<br />
riconoscere il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Non potrebbe essere<br />
altrimenti: se la vita che Dio ci ha dato trova un senso e una pienezza<br />
nella relazione, se Gesù Cristo l’ha manifestata agli uomini attraverso<br />
relazioni concrete d’amore per i fratelli e le sorelle con cui è vissuto,<br />
anche noi possiamo pregustare la vita eterna soltanto attraverso i tangibili<br />
e quotidiani rapporti di amore che riusciamo a intessere con tutti gli<br />
altri figli dell’unico Padre. Ogni forma di amore – il perdono, il dono di<br />
sé, la condivisione, e mille altre ancora – è il luogo in cui trapela per<br />
ognuno di noi qualche raggio dell’eternità. Perché la vita eterna è l’amore<br />
(cf. 1Cor 13, 8; 1Gv 3, 14).<br />
Chi è assiduo nell’ascolto del Signore e si apre all’ascolto dei fratelli,<br />
diventerà capace a poco a poco di vincere la paura della morte. Solo i<br />
profondi rapporti d’amore con Dio e con chi ci è accanto, infatti, sanno<br />
indicarci con forza un “al di là”, una verità verso la quale siamo incamminati<br />
e che sta sotto il segno dell’eternità. Allora anche il lento declino<br />
del nostro corpo potrà lasciar spazio ad altre certezze interiori, come ricorda<br />
san Paolo: “Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo,<br />
quello interiore si rinnova di giorno in giorno” (2Cor 4, 16).<br />
Questo è l’annuncio cristiano sulla vita eterna: esso si fonda sulla Risurrezione<br />
di Cristo, ma già fin d’ora ognuno di noi può intuire e pregustare<br />
la vita eterna nella Chiesa, nella communio sanctorum, così come<br />
in ogni relazione umana segretamente trasfigurata dall’amore di Dio, in<br />
ogni esperienza di perdono accolto e donato. Testimoniando e predicando<br />
tutto questo, noi svolgiamo il nostro servizio alla missione di Cristo.<br />
105
106<br />
Gesù, colui che viene<br />
29. - Noi viviamo tra il giorno della risurrezione di Cristo e quello<br />
della sua venuta. Egli è colui che verrà alla fine dei tempi, per portare a<br />
compimento in tutto il creato la volontà del Padre. Per questo il cristianesimo<br />
vive nell’attesa, nella costante tensione verso il compimento; e<br />
dove tale attesa viene meno c’è da chiedersi quanto la fede sia viva, la<br />
carità possibile, la speranza fondata.<br />
Gesù è colui che è venuto, viene e verrà. È venuto nell’Incarnazione,<br />
verrà nella gloria e nel frattempo non ci lascia soli: egli continua a venire<br />
a noi nei doni del suo Spirito, nella predicazione della parola di verità,<br />
nella liturgia e nei sacramenti, nella comunione attorno ai pastori nella<br />
Chiesa, nell’esperienza della sua misericordia che a ciascuno è possibile<br />
fare, per grazia, nell’intimo della coscienza. San Bernardo di Chiaravalle<br />
parla, con termini assai indovinati, di un medius adventus 24 , di un<br />
dolce e misterioso venire a noi già oggi del Verbo, che ci visita per<br />
confortarci e darci forza nel cammino della vita. Così dice la liturgia:<br />
“Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo<br />
accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del<br />
suo regno” 25 .<br />
Dire che Gesù è colui che viene, significa rimandare soprattutto, come<br />
ricorda il Credo, al giorno in cui egli “verrà nella gloria a giudicare i<br />
vivi e i morti”. Dio, infatti, ha l’iniziativa: egli chiama all’esistenza,<br />
ama di amore preveniente, elargisce con totale gratuità i suoi doni agli<br />
uomini. L’uomo, tuttavia, resta libero di accogliere o di rifiutare il dono<br />
della figliolanza divina in Cristo. È qui che si radica il tema del giudizio,<br />
così difficile oggi da esprimere senza dar luogo a malintesi, eppure così<br />
urgente. Si tratta, infatti, di una realtà presente nelle Scritture e nelle parole<br />
stesse di Gesù: la Chiesa non può dimenticarla, né può smettere di<br />
annunciarla per conformarsi alle attese mondane. Ma come parlare oggi<br />
del giudizio di cui Gesù è portatore? Come proclamare oggi le verità<br />
circa la vita eterna in modo che suscitino un profondo interesse negli<br />
uomini alla ricerca di “che cosa sperare” e siano capaci di scuotere le<br />
coscienze e di provocare conversione?<br />
_________________<br />
24 SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE, Sermo V in Adventu Domini, 1.<br />
25 MESSALE ROMANO, Prefazio dell’Avvento I/A.
Anzitutto, dobbiamo osservare come la morte sia per ciascun uomo<br />
il momento della verità, della caduta delle maschere. Ciò che noi siamo<br />
realmente si esprime nello spazio tra l’inizio e la fine della nostra vita<br />
terrena. In termini umani, in questo svelamento finale, che ci rende responsabili<br />
di quanto abbiamo espresso nell’arco dell’unica vita a noi<br />
data, consiste il giudizio per ognuno di noi.<br />
In questo spazio che è l’esistenza terrena, Dio parla all’uomo, gli indica<br />
in mille modi la via che porta alla vita. Come ricorda il Concilio: “La<br />
vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò<br />
dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire<br />
a contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale” 26 .<br />
Ma il giudizio non è solo un fatto personale: esso è anche la risposta<br />
di Dio alle domande di giustizia degli uomini. Alla fine dei tempi si rivelerà<br />
la giustizia e la verità del Signore e troveranno risposta i tanti perché,<br />
le tante sofferenze patite ingiustamente dagli uomini. Il regno di<br />
Dio è compimento della giustizia vera per tutti coloro che nel mondo<br />
hanno subìto afflizione e hanno atteso l’epifania del Signore; è incontro<br />
e riconciliazione tra ogni essere umano, e tra gli uomini e il Padre che è<br />
nei cieli.<br />
30. - Gesù ha annunciato in vari modi il giudizio e la vita eterna. Lo<br />
ha fatto con parole di rivelazione e di esortazione, nei discorsi escatologici<br />
dei Vangeli sinottici, e ponendo la carità come criterio del giudizio<br />
con cui, al suo ritorno glorioso, chiederà conto a ognuno dell’uso fatto<br />
del dono della vita (cf. Mt 25, 31-46). Come ha ammonito san Giovanni<br />
della Croce, “alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore” 27 .<br />
Ma proprio perché il fine ultimo delle nostre vite è l’amore e la comunione,<br />
non possiamo, in una visione veramente conforme al Vangelo,<br />
restare indifferenti nel vedere altri che rifiutano l’accesso al regno<br />
della vita, siano pure nostri nemici o persecutori. Gesù non è venuto a<br />
condannare, ma a salvare: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le<br />
osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il<br />
mondo, ma per salvare il mondo” (Gv 12, 47).<br />
_________________<br />
26 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 22: AAS 58<br />
(1966) 1043.<br />
27 SAN GIOVANNI DELLA CROCE, Avisos y sentencias, 57.<br />
107
108<br />
Gesù, nella sua vita, non ha condannato nessuno, ma ha mostrato in<br />
ogni recesso della nostra tenebra vie di luce, in ogni luogo della nostra<br />
disobbedienza la strada dell’adesione alla volontà del Padre. Le sue ultime<br />
parole dalla croce sono state di perdono verso i suoi persecutori. La<br />
croce stessa è stata lo svelamento di una verità che è misericordia, che<br />
apre alla speranza invitando l’uomo fino all’ultimo istante alla conversione.<br />
La croce è lo svelamento di un Dio che ha voluto condividere le<br />
nostre sofferenze facendosi solidale fin dove ha potuto con noi peccatori,<br />
cioè portando il suo amore al cuore della nostra stessa inimicizia. Dice<br />
san Paolo: “Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre<br />
eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5, 8). Si ricordino<br />
le parole di un Padre della Chiesa: “Il più grande peccato è non credere<br />
nelle energie della Risurrezione” 28 , ovvero disperare della misericordia<br />
divina.<br />
31. - Contemplando le realtà ultime nelle Scritture e soprattutto nelle<br />
parole di Gesù, la Chiesa ha sempre riconosciuto che Dio rispetta a tal<br />
punto l’uomo da lasciarlo libero di accogliere o non accogliere la grazia.<br />
Per questo, la Chiesa ritiene che sia possibile sottrarsi allo spazio della<br />
figliolanza divina, operando in tal modo da se stessi un giudizio sulla<br />
propria vita.<br />
Inoltre, la tradizione cattolica sottolinea come lo svelamento della<br />
nostra verità alla fine della vita comporti l’esigenza di una purificazione<br />
per poter accedere al banchetto del Regno, alla comunione con tutta l’umanità<br />
radunata attorno all’Agnello. Perché solo ciò che è stato in noi<br />
sotto il segno dell’amore non avrà mai fine, come ricorda l’apostolo<br />
Paolo, mentre ciò che è imperfetto è destinato a scomparire (cf. 1Cor<br />
13, 8-10). Davanti a Dio proveremo disgusto di noi stessi (cf. Ez 20, 43)<br />
e il suo amore misericordioso compirà in ciascuno di noi la necessaria<br />
purificazione affinché possiamo entrare a far parte della Gerusalemme<br />
celeste.<br />
Infine, il tema del giudizio è stato assunto con profonda serietà a partire<br />
dal pressante invito di Gesù alla vigilanza: “Vegliate!” (Mc 13, 37).<br />
Ogni uomo è chiamato a prestare attenzione in ogni momento al rivelarsi<br />
gratuito di Dio, della sua misericordia che purifica e risana; è chiama-<br />
_________________<br />
29 Cf. SANT’AGOSTINO, Sermo 88, 14, 13.
to a scorgere la presenza della grazia divina attraverso persone ed eventi.<br />
Solo custodendo il timore di non riconoscere Colui che passa tra noi e<br />
rimane con noi 29 , potremo realmente vivere una vita degna dell’eternità.<br />
L’unico timore che si addice a un cristiano maturo è quello di ferire<br />
l’amore con cui Dio continuamente vuole beneficarci 30 , non il timore<br />
di un castigo. Soltanto così l’annuncio del giudizio può essere “Vangelo”,<br />
buona notizia, appello alla conversione, parola che dischiude<br />
un orizzonte di vita e di speranza, che non chiude le porte, ma le apre.<br />
La Chiesa non deve mai dimenticare di essere chiamata a un ministero<br />
di misericordia. A ciascuno di noi spetta, poi, la scelta di entrare o di<br />
rimanere fuori, usufruendo di quella libertà che Dio ha dato all’uomo<br />
e che Cristo non ha mai contraddetto, preferendo piuttosto la via della<br />
croce. È la sua grande debolezza, ma anche la sua più grande forza:<br />
“Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). L’uomo<br />
ha la possibilità di rifiutare Dio e il suo amore, ma le braccia di Gesù<br />
restano sempre spalancate, pronte ad accogliere chi si lascia attrarre<br />
da lui.<br />
CAPITOLO II<br />
LA CHIESAA SERVIZIO<br />
DELLA MISSIONE DI CRISTO<br />
“La vita… noi l’abbiamo veduta<br />
e di ciò rendiamo testimonianza” (1Gv 1, 2)<br />
Per una missione senza confini<br />
32. - Comunicare il Vangelo è il compito fondamentale della Chiesa.<br />
Questo si attua, in primo luogo, facendo il possibile perché attraverso la<br />
preghiera liturgica la parola del Signore contenuta nelle Scritture si faccia<br />
evento, risuoni nella storia, susciti la trasformazione del cuore dei<br />
credenti. Ma ciò non basta. Il Vangelo è il più grande dono di cui dispongano<br />
i cristiani. Perciò essi devono condividerlo con tutti gli uomi-<br />
_________________<br />
30 Cf. SAN GIOVANNI CASSIANO, Conlatio 11, 13.<br />
109
110<br />
ni e le donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere, di una pienezza<br />
della vita 31 .<br />
L’Eucaristia, fonte e culmine della vita di fede, ci ricorda come la<br />
Nuova Alleanza che in essa si celebra è principio di novità e di comunione<br />
per il mondo intero: Dio continua a radunare intorno a sé un popolo<br />
da un confine all’altro della terra 32 . La missione ad gentes non è soltanto<br />
il punto conclusivo dell’impegno pastorale, ma il suo costante orizzonte<br />
e il suo paradigma per eccellenza. Proprio la dedizione a questo compito<br />
ci chiede di essere disposti anche a operare cambiamenti, qualora siano<br />
necessari, nella pastorale e nelle forme di evangelizzazione, ad assumere<br />
nuove iniziative, “fiduciosi nella parola di Cristo: Duc in altum!” 33 .<br />
33. - Lo Spirito Santo opera liberamente, a somiglianza del vento che<br />
soffia dove vuole (cf. Gv 3, 8) e, al di là delle opache testimonianze che<br />
sappiamo dare, la nostra speranza si fonda soprattutto sulla fiducia che è<br />
Dio stesso a condurre in modo misterioso i fili invisibili della storia. Ma<br />
questo non può affatto deresponsabilizzarci: lo Spirito Santo opera normalmente<br />
nel mondo attraverso la nostra cooperazione. Per questo i credenti<br />
sono chiamati a vegliare in ogni momento, a custodire la grazia<br />
della loro vocazione, a collaborare alla gioia e alla speranza del mondo<br />
condividendo la perla preziosa del Vangelo. Ha detto il Signore Gesù:<br />
“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa<br />
lo si potrà rendere salato?” (Mt 5, 13).<br />
La presenza certa dello Spirito, semmai, è lì a ricordarci costantemente<br />
come soltanto lasciandoci conformare a Cristo, fino ad assumere<br />
il suo stesso sentire (cf. Fil 2, 5), potremo predicare Gesù Cristo e non<br />
noi stessi. L’evangelizzazione può avvenire solo seguendo lo stile del<br />
Signore Gesù, il “primo e più grande evangelizzatore” 34 . Con questo<br />
spirito, dopo aver contemplato il Verbo della vita, intendiamo in questo<br />
capitolo dei nostri orientamenti suggerire alcune linee di fondo sulla<br />
missione della Chiesa, intesa in senso ampio come comunicazione del<br />
Vangelo nel mondo odierno.<br />
_________________<br />
31 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Redemptoris missio, 20: AAS 83<br />
(1991) 267-268.<br />
32 Cf. MESSALE ROMANO, Preghiera eucaristica III.<br />
33 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 15: OR, 8-9 gennaio 2001, 3.<br />
34 PAOLO VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 7: AAS 68 (1976) 9.
34. - Partiremo dunque interrogandoci sull’oggi di Dio, sulle opportunità<br />
e sui problemi posti alla missione della Chiesa dal tempo in cui<br />
viviamo e dai mutamenti che lo caratterizzano, per passare poi a mettere<br />
a fuoco alcuni compiti e priorità pastorali che ci pare di intravedere per<br />
i prossimi anni. Vi è però un’ulteriore e importante premessa da fare. Se<br />
vogliamo adottare un criterio opportuno dal quale lasciarci guidare per<br />
compiere un discernimento evangelico, dovremo coltivare due attenzioni<br />
tra loro complementari anche se, a prima vista, contrapposte. Di<br />
entrambe ci è testimone lo stesso Gesù Cristo.<br />
La prima consiste nello sforzo di metterci in ascolto della cultura del<br />
nostro mondo, per discernere i semi del Verbo già presenti in essa, anche<br />
al di là dei confini visibili della Chiesa. Ascoltare le attese più intime dei<br />
nostri contemporanei, prenderne sul serio desideri e ricerche, cercare di<br />
capire che cosa fa ardere i loro cuori e cosa invece suscita in loro paura e<br />
diffidenza, è importante per poterci fare servi della loro gioia e della loro<br />
speranza. Non possiamo affatto escludere, inoltre, che i non credenti<br />
abbiano qualcosa da insegnarci riguardo alla comprensione della vita e<br />
che dunque, per vie inattese, il Signore possa in certi momenti farci sentire<br />
la sua voce attraverso di loro. L’animo giusto ci pare essere quello<br />
che, come scrive san Luca, l’apostolo Paolo assume dinanzi agli ateniesi<br />
riuniti nell’areopago della città (cf. At 17, 22-31): vi è un Dio ignoto<br />
che abita nei cuori degli uomini e che è da essi cercato; allo svelamento<br />
del volto di Dio noi possiamo contribuire, per grazia, nella consapevolezza<br />
che in quest’opera di annuncio noi stessi approfondiamo la sua conoscenza.<br />
35. - L’attenzione a ciò che emerge nella ricerca dell’uomo non significa<br />
rinuncia alla differenza cristiana, alla trascendenza del Vangelo, per<br />
acquiescenza alle attese più immediate di un’epoca o di una cultura. Come<br />
ricorda san Paolo ai cristiani della Galazia: “Vi dichiaro, fratelli, che<br />
il Vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non<br />
l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù<br />
Cristo” (Gal 1, 11-12). Vi è una novità irriducibile del messaggio cristiano:<br />
pur additando un cammino di piena umanizzazione, esso non si<br />
limita a proporre un mero umanesimo. Gesù Cristo è venuto a renderci<br />
partecipi della vita divina, di quella che felicemente è stata chiamata<br />
“l’umanità di Dio”. Il Signore ci ha fatti annunciatori della sua vita rivelata<br />
agli uomini e non possiamo misurare con criteri mondani l’annun-<br />
111
112<br />
cio che siamo chiamati a fare. In certi momenti il Vangelo è duro, impopolare,<br />
perché duri sono i cuori degli uomini – i nostri, a volte, più di<br />
quelli degli altri –, bisognosi di essere ricondotti sulla via della vita per<br />
aprirsi al dono di una nuova e più piena umanità.<br />
Questa duplice attenzione costituisce la paradossalità dell’esperienza<br />
cristiana, di cui parla uno scritto del secondo secolo: i cristiani sono<br />
uomini come tutti gli altri, pienamente partecipi della vita nella città e<br />
nella società, dei successi e dei fallimenti sperimentati dagli uomini; ma<br />
sono anche ascoltatori della Parola, chiamati a trasmettere la differenza<br />
evangelica nella storia, a dare un’anima al mondo, perché l’umanità tutta<br />
possa incamminarsi verso quel Regno per il quale è stata creata 35 .<br />
Discernere l’oggi di Dio<br />
36. - Ma quali sono le potenzialità e gli ostacoli che si incontrano oggi<br />
nelle nostre comunità e nel nostro paese per quanto riguarda la diffusione<br />
della Buona Notizia cristiana? Offriamo qui alcune linee di riflessione,<br />
ricordando però che con quanto segue non intendiamo descrivere<br />
la mentalità dell’uomo moderno o delineare un profilo dei non credenti,<br />
quasi fossero un mondo a parte rispetto ai credenti. La mentalità del<br />
mondo in cui viviamo può permeare anche noi cristiani e l’incredulità è<br />
tentazione che attraversa anche il nostro cuore: prendere coscienza dei<br />
suoi tratti essenziali è fondamentale per discernere potenzialità e rischi<br />
presenti anche nella nostra esistenza.<br />
37. - Una prima opportunità che ci pare di poter riconoscere, almeno<br />
in qualche misura, in molte persone è il desiderio di autenticità. I giovani,<br />
in particolare, sono disposti a investire con generosità energie, ove<br />
sentano che davvero quanto stanno facendo ha un senso. Certo, il puro<br />
desiderio di autenticità non basta: va integrato con il riconoscimento<br />
dell’autenticità degli altri, dell’autenticità della storia, del valore di tutto<br />
ciò che, in poche parole, è esterno alla nostra coscienza e alle nostre sensazioni<br />
emotive. La ricerca dell’autenticità, se non è integrata da altri<br />
fattori, può portare a esiti individualistici, in casi estremi anche violenti.<br />
_________________<br />
35 Cf. Lettera a Diogneto, 5-6.
Ma solo riconoscendo questa esigenza come un valore, sarà possibile<br />
dare risposte vere e profonde alla ricerca di significato che abita le nostre<br />
vite.<br />
Vi sono poi altre potenzialità: sono da discernere là dove emerge il<br />
desiderio di “prossimità”, di socialità, di incontro, di solidarietà e di ricerca<br />
della pace. È il segno che l’autenticità a cui mira l’uomo moderno<br />
non si orienta soltanto verso la ricerca di emozioni immediate e a basso<br />
prezzo, che essa non è di per sé inesorabilmente destinata all’individualismo:<br />
gli occhi dei nostri contemporanei continuano a dischiudersi sull’altro,<br />
specie su chi è sofferente e bisognoso, e questo è un motivo di<br />
speranza. Anche in questa prospettiva non mancano ovviamente ambiguità,<br />
specialmente quando il desiderio dell’incontro con l’altro si traduce<br />
in passivo adeguamento alla massificazione, o quando la scoperta<br />
della ricchezza dell’incontro tra culture diverse scade a indifferentismo<br />
verso la verità. I grandi movimenti migratori accentuano la condizione<br />
di multiculturalità, nel duplice versante di risorsa e problema.<br />
Questi fermenti possono essere estremamente fecondi se si saprà coniugare<br />
ricerca dell’autenticità e accettazione dell’alterità. Si cresce<br />
realmente in umanità – in età, sapienza e grazia… – soltanto se, oltre a<br />
prestare ascolto ai nostri desideri, sappiamo riconoscere di essere preceduti<br />
da una storia, da tradizioni e culture che veicolano un senso che va<br />
al di là di noi. Alla spontaneità va aggiunta la capacità di perseverare<br />
nelle inevitabili oscurità della vita, all’espressione della libertà non può<br />
mancare il riconoscimento della verità, dello spessore della realtà che ci<br />
circonda, nonché della verità ultima che costituisce anche l’orizzonte<br />
verso cui siamo tutti incamminati. Gesù ha promesso ai credenti in lui:<br />
“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 32). Nessuno può<br />
pretendere di disporre totalmente della verità che sempre ci precede; solo<br />
cercandola, e cercandola insieme, tutti i nostri desideri potranno trovare<br />
un senso, già anticipato ora nell’evento della riconciliazione e della<br />
comunione tra gli uomini: quaerere veritatem in dulcedine societatis<br />
è il metodo della grande tradizione cattolica. E resta per i credenti la serena<br />
certezza di avere già incontrato questa verità nella persona di Gesù:<br />
il suo volto risplende già nei nostri cuori e alla nostra mente, anche<br />
se la ricerca del suo mistero è senza fine.<br />
38. - Per questo guardiamo con interesse alla rinnovata ricerca di<br />
senso che sta, almeno un poco, riavvicinando molti uomini e donne del<br />
113
114<br />
nostro paese all’esperienza religiosa e in particolare a Gesù Cristo. Dopo<br />
stagioni di forte contrapposizione tra credenti e non credenti, emerge<br />
un rinnovato desiderio di incontro, che non va tradito. Ci pare di cogliere<br />
in questo qualcosa di più importante e di meno ambiguo rispetto a un<br />
vago “risveglio religioso”: oggi è infatti rintracciabile un anelito alla<br />
trascendenza.<br />
Anche lo sviluppo della scienza e della tecnica presenta aspetti<br />
positivi da cogliere e valorizzare. L’uomo che si spinge avanti nelle<br />
vie del sapere scientifico si trova di fronte a domande non di tipo tecnico,<br />
e tuttavia ineludibili, che riguardano il fondamento e il senso<br />
dell’esistenza. Si aprono frontiere nuove, legate in particolare a un<br />
rapporto inedito dell’uomo con il corpo, oscuro ancora però negli<br />
esiti: prevale infatti la tendenza a percepire e vivere il corpo come<br />
luogo di desiderio e soddisfazione e come oggetto di sperimentazione<br />
e manipolazione.<br />
Il superamento del dualismo, della contrapposizione tra mentale e<br />
corporeo, come pure il miglioramento delle condizioni materiali di<br />
vita possono tuttavia far crescere verso una più compiuta sintesi dell’esperienza<br />
personale, al cui centro si colloca la dimensione spirituale.<br />
Nella stessa letteratura e nelle arti figurative sembrano emergere<br />
segni di un superamento di quella crisi nel rapporto con il reale<br />
che a lungo le aveva caratterizzate e si intravedono nuove possibilità<br />
e rinnovato interesse per un incontro con l’esperienza religiosa.<br />
Prendiamo atto con gioia anche dell’accresciuta sensibilità ai temi<br />
della salvaguardia del creato, che indicano come gli uomini e le donne<br />
del nostro tempo se ne sentano in qualche misura corresponsabili. Sarà<br />
importante, in avvenire, accogliere maggiormente questa sensibilità,<br />
approfondendo la riflessione sui corretti fondamenti del rapporto tra uomo<br />
e natura e cooperando con quanti sono sinceramente preoccupati e<br />
impegnati per il futuro della terra.<br />
Come cristiani siamo condotti a interrogarci sul contributo che possiamo<br />
dare alla comprensione del cosmo, della vita, dell’uomo.<br />
39. - Un campo in cui stanno emergendo grandi potenzialità è anche<br />
quello della comunicazione sociale. Nuove opportunità di conoscenza,<br />
scambio e partecipazione accompagnano le innovazioni tecnologiche in<br />
questo ambito. Ci troviamo di fronte a una nuova cultura che “nasce,<br />
prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi
di comunicare, con nuovi linguaggi, nuove tecniche, nuovi atteggiamenti<br />
psicologici” 36 .<br />
La possibilità di comunicare in modo nuovo e diffuso è un bene di<br />
tutta l’umanità e come tale va promosso e tutelato. Quanto più potenti<br />
sono i mezzi di comunicazione tanto più deve essere forte la coscienza<br />
etica di chi in essi opera e di chi ne fruisce. È necessario pertanto che la<br />
comunicazione sociale non sia considerata solo in termini economici o<br />
di potere, ma resti e si sviluppi nel quadro dei beni di primaria importanza<br />
per il futuro dell’umanità.<br />
La comunione ecclesiale e la missione evangelizzatrice della Chiesa<br />
trovano inoltre nei media un campo privilegiato di espressione. Dal<br />
Concilio ad oggi la Chiesa ha preso ancor più coscienza di quanto sia<br />
importante coniugare tutti gli ambiti della vita ecclesiale con questa<br />
nuova realtà culturale e sociale. Le iniziative avviate in questi anni dalla<br />
Chiesa in Italia per raccordare e promuovere la comunicazione in campo<br />
ecclesiale e per rendere più incisiva la presenza della Chiesa nei media<br />
dovranno trovare in questo decennio un’ulteriore realizzazione nel<br />
quadro di un’organica pastorale delle comunicazioni sociali e nella prospettiva<br />
del progetto culturale. Qui si colloca anche l’impegno di promuovere<br />
il ruolo e la formazione di tutti i comunicatori, ovunque essi<br />
operino.<br />
40. - Ma accanto alle potenzialità a cui abbiamo fatto cenno, non si<br />
possono tacere i rischi e i problemi che riscontriamo oggi nel nostro<br />
paese riguardo al compito della trasmissione della fede.<br />
In primo luogo, dobbiamo prendere atto che le persone che si dicono<br />
“senza religione” sono in aumento; vi sono poi persone disposte a riconoscere<br />
un certo riferimento a Cristo, ma non alla Chiesa; non mancano<br />
neppure le conversioni dal cristianesimo ad altre religioni. Ciò che tuttavia<br />
è più preoccupante è il crescente analfabetismo religioso delle giovani<br />
generazioni, per tanti versi ben disposte e generose, ma spesso non<br />
adeguatamente formate all’essenziale dell’esperienza cristiana e ancor<br />
meno a una fede capace di farsi cultura e di avere un impatto sulla storia.<br />
È poi indubbio che, nella mentalità comune e di conseguenza nella<br />
legislazione, si diffondono su diversi argomenti prese di posizione lon-<br />
_________________<br />
36 GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptoris missio, 37: AAS 83 (1991) 285.<br />
115
116<br />
tane dal Vangelo e in netto contrasto con la tradizione cristiana. Questo<br />
sia riguardo alla maniera di intendere questioni assai delicate come i<br />
problemi del rapporto tra lo Stato e le formazioni sociali – in primo luogo<br />
la famiglia –, dell’economia e delle migrazioni dei popoli, sia in merito<br />
alla visione della sessualità, della procreazione, della vita, della<br />
morte e della facoltà di intervento dell’uomo sull’uomo. Oggi più che<br />
mai su questi temi è richiesta a ogni cristiano un’autentica vigilanza<br />
profetica: la sua testimonianza e il suo annuncio devono essere conformi<br />
al Vangelo.<br />
41. - Non si può poi tacere sul fatto che è avvenuta alla fine del secondo<br />
millennio cristiano una vera e propria eclissi del senso morale.<br />
Con questo non vogliamo né possiamo dire che la gente sia più cattiva<br />
di un tempo: piuttosto, è diventato difficile perfino parlare dell’idea del<br />
bene, come di quella del male, senza suscitare non tanto reazioni, quanto<br />
molto più semplicemente una forte incomprensione. Gli uomini e le<br />
donne del nostro tempo hanno indubbiamente dei valori di riferimento –<br />
chi potrebbe vivere senza affidarsi a qualcosa o a qualcuno? –, ma spesso<br />
trovano difficile o poco interessante dar ragione di ciò che guida le<br />
loro scelte di vita, rischiando così di esporsi fortemente all’arbitrarietà<br />
delle emozioni o – fatto molto più insidioso – ai miti occulti che permeano<br />
la nostra società su diversi temi morali non periferici.<br />
Più radicalmente, la caduta delle ideologie totalizzanti e delle grandi<br />
utopie di liberazione storica – insieme con le cause più antiche che già<br />
da molto tempo sospingono verso un agnosticismo razionalista e talvolta<br />
verso un vero e proprio nichilismo – ha lasciato spazio a forme di relativismo,<br />
di indifferenza diffusa per le domande più radicali, senso del<br />
provvisorio, frammentazione del sapere e delle esperienze. Oggi assistiamo<br />
poi a un vero e proprio smarrimento, nel contesto di una società<br />
multimediale che tende a stordire con il vorticoso susseguirsi di immagini<br />
e informazioni, mentre rischia di perdersi il valore della lettura e<br />
dell’ascolto. Avvertiamo da tempo l’importanza di un’educazione all’uso<br />
dei mezzi di comunicazione sociale e nei prossimi anni l’attenzione<br />
formativa al riguardo dovrà essere rafforzata. Senza uno sguardo contemplativo<br />
diventa difficile interiorizzare gli eventi, la storia in cui viviamo,<br />
fino a discernervi un senso e a farla nostra. Oggi aumentano le<br />
informazioni e le conoscenze, ma con esse non aumentano affatto automaticamente<br />
l’unità della persona e la sapienza della vita, anzi, si mani-
festa sempre di più il rischio della scissione interiore tra razionalità, dimensione<br />
affettivo-emotiva e vita spirituale.<br />
42. - Un altro fenomeno legato al precedente, che desta interrogativi,<br />
è la scarsa trasmissione della memoria storica. È urgente assumersi la<br />
responsabilità di trasmettere pazientemente il senso di ciò che ci ha preceduti,<br />
delle tradizioni e delle vicende senza le quali noi non saremmo<br />
ciò che siamo oggi; non per irrigidirci o ripiegarci sul passato, bensì per<br />
trasmetterne lo spirito, pur nel necessario mutare delle forme. In questo<br />
senso noi cristiani dovremmo insistere perché l’Italia sappia valorizzare<br />
e trasmettere anche la sua tradizione religiosa: il patrimonio cristiano è<br />
anche un patrimonio storico, culturale, artistico comune a credenti e a<br />
non credenti, e nessuno può saggiamente guardare avanti senza confrontarsi<br />
seriamente con il proprio passato.<br />
Senza questo allargamento dello sguardo fino ad abbracciare la dimensione<br />
storica delle nostre esistenze personali e comunitarie, non saremo<br />
capaci di far fronte alle sfide della globalizzazione, la quale amplia<br />
sì gli orizzonti spaziali delle nostre vite, creando grandi e sempre<br />
nuove opportunità, ma in realtà restringe quelli temporali, appiattendoci<br />
sul presente e chiedendoci nel contempo una capacità di risposta e una<br />
velocità di adeguamento ai cambiamenti tutt’altro che facili da conseguire.<br />
Se non si attuerà ciò che è in nostro potere per rimuovere l’attuale<br />
appiattimento sul presente, non sarà certo facile combattere gli esiti individualistici<br />
della cultura in cui viviamo.<br />
43. - Infine, noi cristiani, insieme a tutti gli uomini che vivono accanto<br />
a noi, dobbiamo sempre essere pronti a discernere ogni forma di idolatria,<br />
ogni costruzione della mente umana che sia portatrice di morte e<br />
non di vita. Ebbene, nella nostra società sono presenti dei “miti” che<br />
vanno smascherati. Il cristianesimo non può accettare ad esempio la logica<br />
del più forte, l’idea che la presenza di poveri, sfruttati e umiliati sia<br />
frutto dell’inesorabile fluire della storia: Gesù ha annunciato che saranno<br />
proprio i poveri a regnare, a precederci nel regno dei cieli. Sono essi i<br />
nostri “signori” 37 . Su questo punto il cristianesimo non può scendere af-<br />
_________________<br />
37 San Giuseppe Cottolengo, sull’esempio di San Vincenzo de’Paoli, amava dire che “i<br />
poveri sono i nostri padroni” (cf. Fiori e profumi raccolti dai detti di san Giuseppe Benedetto<br />
Cottolengo, Torino 1997, 33-34: detto n. 19).<br />
117
118<br />
fatto a compromessi: il povero, il viandante, lo straniero non sono cittadini<br />
qualunque per la Chiesa, proprio perché essa è mossa verso di loro<br />
dalla carità di Cristo e non da altre ragioni.<br />
Quali compiti per il prossimo decennio?<br />
44. - Se comunicare il Vangelo è e resta il compito primario della<br />
Chiesa, guardando al prossimo decennio, alla luce del contesto socioculturale<br />
di cui abbiamo offerto qualche lineamento, intravediamo alcune<br />
decisioni di fondo capaci di qualificare il nostro cammino ecclesiale.<br />
In particolare: dare a tutta la vita quotidiana della Chiesa, anche attraverso<br />
mutamenti nella pastorale, una chiara connotazione missionaria;<br />
fondare tale scelta su un forte impegno in ordine alla qualità formativa,<br />
in senso spirituale, teologico, culturale, umano 38 ; favorire, in definitiva,<br />
una più adeguata ed efficace comunicazione agli uomini, in mezzo ai<br />
quali viviamo, del mistero del Dio vivente e vero, fonte di gioia e di speranza<br />
per l’umanità intera.<br />
Le proposte pastorali dei Vescovi italiani, nel corso degli ultimi<br />
trent’anni, hanno rimarcato con vigore la centralità dell’educazione alla<br />
fede e della sua comunicazione. A partire dal Concilio, alcune scelte significative<br />
sono state compiute ad esempio con il progetto catechistico<br />
e l’impegno per il rinnovamento liturgico, quindi con la sottolineatura<br />
della comunità quale soggetto dell’evangelizzazione e, infine, evidenziando<br />
il segno della carità come qualificante la missione cristiana. Non<br />
possiamo però ritenerci soddisfatti. Dobbiamo chiederci: la comunicazione<br />
delle proposte che abbiamo formulato, anche attraverso convegni<br />
e documenti, è stata comprensibile per la gente e ha saputo toccare il suo<br />
cuore? Coloro che sono gli strumenti vivi e vitali della traduzione degli<br />
orientamenti pastorali – sacerdoti, religiosi, operatori pastorali – si sono<br />
coinvolti in maniera corresponsabile e intelligente nel cammino delle<br />
loro Chiese locali? E i singoli credenti stanno affrontando il loro cammino<br />
cristiano non individualisticamente, bensì nel contesto della comunità<br />
dei discepoli di Cristo, che è la Chiesa? E noi Vescovi abbiamo<br />
_________________<br />
38 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici,<br />
57-63: AAS 81 (1989) 506-518.
saputo dare gli impulsi necessari perché i nostri stessi orientamenti pastorali<br />
non restassero lettera morta?<br />
45. - Negli ultimi decenni e anche recentemente non sono mancati,<br />
nella vita della Chiesa, cristiani – vorremmo dire “profeti” – dallo<br />
sguardo penetrante, i quali hanno intuito e intravisto la necessità di<br />
esperienze di vita, personali e comunitarie, fortemente ancorate al Vangelo<br />
per dare un avvenire alla trasmissione della fede in un mondo in<br />
forte cambiamento. Abbiamo bisogno di cristiani con una fede adulta,<br />
costantemente impegnati nella conversione, infiammati dalla chiamata<br />
alla santità, capaci di testimoniare con assoluta dedizione, con piena<br />
adesione e con grande umiltà e mitezza il Vangelo. Ma ciò è possibile<br />
soltanto se nella Chiesa rimarrà assolutamente centrale la docile accoglienza<br />
dello Spirito, da cui deriva la forza capace di plasmare i cuori e<br />
di far sì che le comunità divengano segni eloquenti a motivo della loro<br />
vita “diversa”. Ciò non significa credersi migliori, né comporta l’esigenza<br />
di separarsi dagli altri uomini, ma vuol dire prendere sul serio il<br />
Vangelo, lasciando che sia esso a portarci dove noi forse non sapremmo<br />
neppure immaginare e a costituirci testimoni.<br />
46. - Per dare concretezza alle decisioni che abbiamo indicato – e<br />
che, ne siamo consapevoli, richiedono “una conversione pastorale” 39 –,<br />
per imprimere un dinamismo missionario, vogliamo delineare i due livelli<br />
specifici, ai quali ci pare si debba rivolgere l’attenzione nelle nostre<br />
comunità locali. Parleremo anzitutto di quella che potremmo chiamare<br />
“comunità eucaristica”, cioè coloro che si riuniscono con assiduità<br />
nella eucaristia domenicale, e in particolare quanti collaborano regolarmente<br />
alla vita delle nostre parrocchie; passeremo quindi ad affrontare<br />
la vasta realtà di coloro che, pur essendo battezzati, hanno un<br />
rapporto con la comunità ecclesiale che si limita a qualche incontro più<br />
o meno sporadico, in occasioni particolari della vita, o rischiano di dimenticare<br />
il loro battesimo e vivono nell’indifferenza religiosa.<br />
Se questi due livelli saranno assunti seriamente e responsabilmente,<br />
saremo aiutati ad allargare il nostro sguardo a quanti hanno aderito ad<br />
_________________<br />
39 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Con il dono della carità dentro la storia.<br />
La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo. Nota pastorale, 23: Notiziario<br />
CEI 1996, 173.<br />
119
120<br />
altre religioni e ai non battezzati presenti nelle nostre terre. Anche la vera<br />
e propria missione ad gentes, già indicata come paradigma dell’evangelizzazione<br />
40 , riprenderà vigore e il suo significato diventerà pienamente<br />
intelligibile nelle nostre comunità ecclesiali. Una Chiesa che dalla<br />
contemplazione del Verbo della vita si apre al desiderio di condividere<br />
e comunicare la sua gioia, non leggerà più l’impegno dell’evangelizzazione<br />
del mondo come riservato agli “specialisti”, quali potrebbero<br />
essere considerati i missionari, ma lo sentirà come proprio di tutta la comunità.<br />
D’altro canto, l’allargamento dello sguardo verso un orizzonte<br />
planetario, compiuto riaprendo il “libro delle missioni” 41 , aiuterà le nostre<br />
comunità a non chiudersi nel “qui e ora” della loro situazione peculiare<br />
e consentirà loro di attingere risorse di speranza e intuizione apostoliche<br />
nuove guardando a realtà spesso più povere materialmente, ma<br />
nient’affatto tali a livello spirituale e pastorale.<br />
Il giorno del Signore e la parrocchia, tempo e spazio per una comunità<br />
realmente eucaristica<br />
47. - Giovanni Paolo II ci ricorda che “la nostra testimonianza sarebbe<br />
insopportabilmente povera se noi per primi non fossimo contemplatori<br />
del volto di Cristo… E la contemplazione del volto di Cristo non<br />
può che ispirarsi a quanto di lui ci dice la Sacra Scrittura, che è, da capo<br />
a fondo, attraversata dal suo mistero” 42 . La parola di Dio, che è capace di<br />
farci apostoli, ci chiede anzitutto di essere discepoli. I cristiani maturi<br />
dovrebbero essere dei “rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale,<br />
cioè dalla parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1, 23). Così nasce<br />
la Chiesa e così vive e si espande. Va dunque attentamente meditato il<br />
fatto che essa è chiamata a essere il luogo nel quale si riuniscono coloro<br />
che anzitutto vengono evangelizzati. Sarebbe assurdo pretendere di<br />
evangelizzare, se per primi non si desiderasse costantemente di essere<br />
_________________<br />
40 Cf. Ibidem, 32: Notiziario CEI 1996, 181.<br />
41 Cf. CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE, L’amore di Cristo ci sospinge.<br />
Lettera alle comunità cristiane per un rinnovato impegno missionario, 3: Notiziario<br />
CEI 1999, 136.<br />
42 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 16-17: OR, 8-9 gennaio<br />
2001, 3.
evangelizzati. Dovremmo nutrirci della parola di Dio “bramandola”,<br />
come il bambino cerca il latte di sua madre (cf. 1Pt 2, 2): per la vitalità<br />
della Chiesa, questa è un’esperienza essenziale.<br />
Perché la parola e l’opera di Dio e la risposta dell’uomo si tramandino<br />
lungo la storia, è assolutamente indispensabile che vi siano tempi e<br />
spazi precisi nella nostra vita dedicati all’incontro con il Signore. Dall’ascolto<br />
e dal dono di grazia nasce la conversione e l’intera nostra esistenza<br />
può divenire testimonianza del lieto annuncio che abbiamo accolto.<br />
Ci sembra pertanto fondamentale ribadire che la comunità cristiana<br />
potrà essere una comunità di servi del Signore soltanto se custodirà la<br />
centralità della domenica, “giorno fatto dal Signore” (Sal 118, 24), “Pasqua<br />
settimanale”, con al centro la celebrazione dell’Eucaristia, e se custodirà<br />
nel contempo la parrocchia quale luogo – anche fisico – a cui la<br />
comunità stessa fa costante riferimento. Ci sembra molto fecondo recuperare<br />
la centralità della parrocchia e rileggere la sua funzione storica<br />
concreta a partire dall’Eucaristia, fonte e manifestazione del raduno dei<br />
figli di Dio e vero antidoto alla loro dispersione nel pellegrinaggio verso<br />
il Regno 43 .<br />
48. - Nonostante la diminuzione dei praticanti avvenuta negli ultimi<br />
decenni, per la comunicazione del Vangelo è e rimane essenziale la comunità<br />
di coloro che con regolarità si riuniscono per fare memoria del<br />
Signore e celebrare l’Alleanza nel suo corpo e nel suo sangue. Nel giorno<br />
del Signore, come ha ricordato Giovanni Paolo II nella lettera apostolica<br />
Dies Domini, noi facciamo memoria della parola di Dio che ci ha<br />
creati, del Verbo fatto carne, morto e risorto per la nostra salvezza, dell’effusione<br />
dello Spirito sulla Chiesa. Ma ricordiamo anche che la vita<br />
umana acquista senso quando vi sono tempi e spazi di riposo e di gratuità,<br />
destinati alla relazione tra gli esseri umani. In tal modo, facendo<br />
memoria di Colui che ci ha preceduti, possiamo riconoscere il destino a<br />
cui siamo orientati insieme a tutti i fratelli e le sorelle a fianco dei quali<br />
viviamo 44 .<br />
_________________<br />
43 Cf. Ibidem, 35-36: OR, 8-9 gennaio 2001, 4.<br />
44 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Dies Domini: AAS 90 (1998) 713-<br />
766; cf. anche CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il giorno del Signore. Nota<br />
pastorale: Notiziario CEI 1984, 177-195.<br />
121
122<br />
Se un anello fondamentale per la comunicazione del vangelo è la comunità<br />
fedele al “giorno del Signore”, la celebrazione eucaristica domenicale,<br />
al cui centro sta Cristo che è morto per tutti ed è diventato il<br />
Signore di tutta l’umanità, dovrà essere condotta a far crescere i fedeli,<br />
mediante l’ascolto della Parola e la comunione al corpo di Cristo, così<br />
che possano poi uscire dalle mura della chiesa con un animo apostolico,<br />
aperto alla condivisione e pronto a rendere ragione della speranza che<br />
abita i credenti (cf. 1Pt 3, 15). In tal modo la celebrazione eucaristica risulterà<br />
luogo veramente significativo dell’educazione missionaria della<br />
comunità cristiana.<br />
In questo contesto ricordiamo anche l’importanza che nella vita cristiana<br />
ha avuto ed ha ancora per molti fedeli la partecipazione quotidiana<br />
alla celebrazione eucaristica e il culto eucaristico – in particolare,<br />
l’adorazione eucaristica –, che danno continuità al cammino di crescita<br />
spirituale.<br />
49. - Assolutamente centrale sarà approfondire il senso della festa e<br />
della liturgia, della celebrazione comunitaria attorno alla mensa della<br />
Parola e dell’Eucaristia, del cammino di fede costituito dall’anno liturgico.<br />
La Chiesa deve sempre ricordare l’antico adagio, secondo cui è la<br />
lex orandi a stabilire la lex credendi 45 : la fonte della nostra fede è la preghiera<br />
comune della Chiesa.<br />
Nonostante i tantissimi benefici apportati dalla riforma liturgica del<br />
Concilio Vaticano II, spesso uno dei problemi più difficili oggi è proprio<br />
la trasmissione del vero senso della liturgia cristiana. Si constata qua e<br />
là una certa stanchezza e anche la tentazione di tornare a vecchi formalismi<br />
o di avventurarsi alla ricerca ingenua dello spettacolare. Pare, talvolta,<br />
che l’evento sacramentale non venga colto. Di qui l’urgenza di<br />
esplicitare la rilevanza della liturgia quale luogo educativo e rivelativo,<br />
facendone emergere la dignità e l’orientamento verso l’edificazione del<br />
Regno. La celebrazione eucaristica chiede molto al sacerdote che presiede<br />
l’assemblea e va sostenuta con una robusta formazione liturgica<br />
dei fedeli. Serve una liturgia insieme seria, semplice e bella, che sia veicolo<br />
del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare<br />
la perenne alleanza di Dio con gli uomini.<br />
_________________<br />
45 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1124.
Potrà aiutarci in questo la valorizzazione – sia nella vita personale<br />
dei credenti sia in quella delle comunità cristiane – della pratica della<br />
lectio divina, intesa come continua e intima celebrazione dell’Alleanza<br />
con il Signore mediante un ascolto orante delle Sacre Scritture, capace<br />
di trasformare i nostri cuori e di iniziare ognuno di noi all’arte della preghiera<br />
e della comunione. Più ampiamente, va coltivato l’assiduo contatto,<br />
personale e comunitario, con la Bibbia, diffondendone il testo,<br />
promuovendone la conoscenza, anche con incontri e gruppi biblici, sostenendone<br />
una lettura sapienziale, aiutando a pregare con la Bibbia soprattutto<br />
nelle famiglie 46 . La qualità sia della presidenza eucaristica, sia<br />
dell’omelia, sia della preghiera dei fedeli ne risulterà rafforzata, resa più<br />
aderente alla parola di Dio e agli eventi della storia letti alla luce della<br />
fede. È nostro modello la Vergine Maria, che accoglie fatti e parole “meditandole<br />
nel suo cuore” (Lc 2, 19) e rilegge la sua esistenza mediante<br />
immagini e testi della Scrittura (cf. Lc 1, 46-55).<br />
Una fede adulta e “pensata”<br />
50. - La valorizzazione della liturgia non mira a sottrarci al rapporto<br />
vitale con il mondo di ogni giorno, nel quale sono presenti opportunità<br />
per la nostra crescita cristiana, insieme a sfide che non rendono agevole<br />
la nostra fedeltà ai valori evangelici.<br />
Per questo, ci sembra importante che la comunità sia coraggiosamente<br />
aiutata a maturare una fede adulta, “pensata”, capace di tenere<br />
insieme i vari aspetti della vita facendo unità di tutto in Cristo. Solo così<br />
i cristiani saranno capaci di vivere nel quotidiano, nel feriale – fatto di<br />
famiglia, lavoro, studio, tempo libero – la sequela del Signore, fino a<br />
rendere conto della speranza che li abita (cf. 1Pt 3, 15). A questo obiettivo<br />
di maturità della fede, avendo considerazione delle diverse età, cercando<br />
di fare unità tra ascolto, celebrazione e esperienza testimoniale di<br />
fede, tende il progetto catechistico delle nostre Chiese, impostato agli<br />
inizi degli anni ’70 e arricchitosi via via di indicazioni e strumenti. Esso<br />
_________________<br />
46 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 39: OR, 8-9 gennaio<br />
2001, 4; cf. anche COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FE-<br />
DE E LA CATECHESI, La Bibbia nella vita della Chiesa. “La parola del Signore si<br />
diffonda e sia glorificata” (2Ts 3,1). Nota pastorale: Notiziario CEI 1995, 381-412.<br />
123
124<br />
mantiene tutta la sua attualità e va riproposto con fedeltà nelle nostre comunità,<br />
orientandolo più esplicitamente nella prospettiva dell’evangelizzazione.<br />
Oggi questo progetto deve tra l’altro connotarsi anche in<br />
senso più culturale.<br />
Già nell’ormai lontano 1975 Paolo VI ammoniva la Chiesa tutta a riconoscere<br />
come la rottura tra Vangelo e cultura fosse senz’altro il<br />
dramma per eccellenza della nostra epoca 47 . I cristiani possono fecondare<br />
il tempo in cui vivono solo se sono continuamente attenti a cogliere le<br />
sfide che provengono loro dalla storia, e se si esercitano a rispondervi<br />
alla luce del Vangelo.<br />
La comunità cristiana deve costituire il grembo in cui avviene il discernimento<br />
comunitario, indicato nel convegno ecclesiale di Palermo<br />
del 1995 come scuola di comunione ecclesiale e metodo fondamentale<br />
per il rapporto Chiesa-mondo 48 . Oggi più che mai i cristiani sono chiamati<br />
a essere partecipi della vita della città, senza esenzioni, portando in<br />
essa una testimonianza ispirata dal Vangelo e costruendo con gli altri<br />
uomini un mondo più abitabile.<br />
Detto questo, non possiamo tacere come in non poche comunità questo<br />
lavoro formativo e di aiuto al discernimento dei giovani e degli adulti<br />
sia carente o addirittura assente; è necessario allora maturare una decisione<br />
coraggiosa a cambiare le cose. Se ciò non avverrà, mostreremo<br />
di essere ben poco realisti e di non tener conto di quanto viene chiesto<br />
ogni giorno al cristiano comune negli ambienti che caratterizzano la sua<br />
vita di famiglia, di lavoro, di scuola. Alle risorse, a volte limitate di una<br />
realtà parrocchiale, verrà in aiuto la sinergia tra più parrocchie, nonché<br />
la relazione tra le comunità cristiane e le varie aggregazioni ecclesiali<br />
presenti nel territorio; senza parlare delle associazioni professionali di<br />
ispirazione cristiana e dei vari centri e istituti culturali cattolici, chiamati<br />
anch’essi a prendere sul serio il loro compito di stimolo e di elaborazione<br />
di una fede adulta e pensata a partire dall’ascolto intelligente delle<br />
Scritture e della Tradizione.<br />
In rapporto a questo impegno formativo, qualificante per il futuro, è<br />
certamente di stimolo e di aiuto ciò che viene proposto in termini di progetto<br />
culturale orientato in senso cristiano. Tutte le Chiese particolari e<br />
ciascuna delle nostre piccole o grandi comunità devono prestare atten-<br />
_________________<br />
47 Cf. PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 20: AAS 68 (1976) 18-19.
zione a questa conversione culturale, in modo che il Vangelo sia incarnato<br />
nel nostro tempo per ispirare la cultura e aprirla all’accoglienza integrale<br />
di tutto ciò che è autenticamente umano 49 .<br />
Desideriamo a questo proposito sottolineare che la creazione di occasioni<br />
per approfondire tematiche cruciali alla luce della fede non è<br />
una scelta elitaria, così come non è affatto elitario chiedere alle comunità<br />
cristiane uno sforzo di pensiero a partire dal Vangelo e dalla storia.<br />
Avere una vita interiore, custodire nella memoria le cose, riflettere dentro<br />
di sé e nel confronto comunitario è quanto di più umano ci sia dato, e<br />
non è certo appannaggio di pochi, perché la fede è sempre ragionevole!<br />
I giovani e la famiglia<br />
51. - Ci pare opportuno chiedere per gli anni a venire un’attenzione<br />
particolare ai giovani e alla famiglia50 . Questo è l’impegno che affidiamo<br />
e raccomandiamo alla comunità cristiana.<br />
Partiamo dai giovani, nei quali va riconosciuto “un talento che il Signore<br />
ci ha messo nelle mani perché lo facciamo fruttificare” 51 . Nei loro<br />
confronti le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a<br />
un grande amore. È proprio a loro che vanno insegnati e trasmessi il gusto<br />
per la preghiera e per la liturgia, l’attenzione alla vita interiore e la<br />
capacità di leggere il mondo attraverso la riflessione e il dialogo con<br />
ogni persona che incontrano, a cominciare dai membri delle comunità<br />
cristiane. Le Giornate Mondiali della Gioventù ci hanno restituito molte<br />
speranze: abbiamo visto moltissimi giovani attirati dal Gesù e dal suo<br />
Vangelo. Già abbiamo sottolineato alcuni valori di cui il mondo moderno,<br />
talvolta con i giovani in prima fila, è portatore.<br />
Va detto però che ora abbiamo tutti una grande responsabilità: se non<br />
sapremo trasmettere alle nuove generazioni l’amore per la vita interio-<br />
_________________<br />
48 Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Con il dono della carità dentro la<br />
storia. La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo. Nota pastorale, 21: Notiziario<br />
CEI 1996, 171-172; cf. anche GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio<br />
ineunte, 43-45: OR, 8-9 gennaio 2001, 5.<br />
49 Cf. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Con il dono della carità dentro la<br />
storia, 25: Notiziario CEI 1996, 175-177.<br />
50 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 9; 40; 47: OR, 8-9 gennaio<br />
2001, 2; 5; 5.<br />
125
126<br />
re, per l’ascolto perseverante della parola di Dio, per l’assiduità con il<br />
Signore nella preghiera, per una ordinata vita sacramentale nutrita di<br />
Eucaristia e Riconciliazione, per la capacità di “lavorare su se stessi” attraverso<br />
l’arte della lotta spirituale, rischieremo di non rispondere adeguatamente<br />
a una sete di senso che pure si è manifestata. Non solo: se<br />
non sapremo trasmettere loro un’attenzione a tutto campo verso tutto<br />
ciò che è umano – la storia, le tradizioni culturali, religiose e artistiche<br />
del passato e del presente –, saremo corresponsabili dello smarrirsi del<br />
loro entusiasmo, dell’isterilirsi della loro ricerca di autenticità, dello<br />
svuotarsi del loro anelito alla vera libertà.<br />
Nel decennio scorso ci eravamo volutamente soffermati sull’importanza<br />
del dare fiducia ai giovani, di favorirne l’inserimento nel volontariato,<br />
in tutto ciò che li aiuta a vivere il fine unico della vita cristiana, che<br />
è la carità. Rimane vero, peraltro, che per amare da persone adulte, mature<br />
e responsabili, bisogna saper assumere tutte le responsabilità della<br />
vita umana: studio, acquisizione di una professionalità, impegno nella<br />
comunità civile. Le esperienze forti possono tanto più giovare quanto<br />
più si coniugano con i cammini ordinari della vita, che consistono nell’operare<br />
scelte di cui poi si è responsabili. Occorre saper creare veri laboratori<br />
della fede 52 , in cui i giovani crescano, si irrobustiscano nella vita<br />
spirituale e diventino capaci di testimoniare la Buona Notizia del Signore.<br />
Occorre impegnarsi perché scuola e università siano luoghi di<br />
piena umanizzazione aperta alla dimensione religiosa, sostenere i giovani<br />
perché vivano da protagonisti il delicato passaggio al mondo del<br />
lavoro, aiutare a dare senso e autenticità al loro tempo libero. Certamente<br />
le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a un grande<br />
amore per i giovani.<br />
In questa direzione, avvertiamo la necessità di favorire un maggiore<br />
coordinamento tra la pastorale giovanile, quella familiare e quella vocazionale:<br />
il tema della vocazione è infatti del tutto centrale per la vita di<br />
un giovane. Dobbiamo far sì che ciascuno giunga a discernere la “forma<br />
di vita” in cui è chiamato a spendere tutta la propria libertà e creatività:<br />
allora sarà possibile valorizzare energie e tesori preziosi. Per ciascuno,<br />
infatti, la fede si traduce in vocazione e sequela del Signore Gesù.<br />
_________________<br />
51 Ibidem, 40: OR, 8-9 gennaio 2001, 5.<br />
52 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Omelia durante la veglia a Tor Vergata per la XV Giornata<br />
Mondiale della Gioventù, 2-3: OR, 21-22 agosto 2000, 4-5.
52. - Per quanto riguarda la famiglia, va ricordato che essa è il luogo<br />
privilegiato dell’esperienza dell’amore, nonché dell’esperienza e della<br />
trasmissione della fede. La famiglia cristiana è inoltre il luogo dell’obbedienza<br />
e sottomissione reciproca e della manifestazione dell’alleanza<br />
tra Cristo e la Chiesa. La famiglia è l’ambiente educativo e di trasmissione<br />
della fede per eccellenza: spetta dunque anzitutto alle famiglie comunicare<br />
i primi elementi della fede ai propri figli, sin da bambini. Sono<br />
esse le prime “scuole di preghiera”, gli ambienti in cui insegnare quanto<br />
sia importante stare con Gesù ascoltando i Vangeli che ci parlano di lui.<br />
I coniugi cristiani sono i primi responsabili di quella “introduzione” all’esperienza<br />
del cristianesimo di cui poi chi è beneficiario porterà in sé<br />
il seme per tutta la vita.<br />
Proprio per il ruolo delicato e decisivo della famiglia nella società, la<br />
Chiesa, nonostante l’evidente crisi culturale dell’istituzione familiare, desidera<br />
assumere l’accompagnamento delle famiglie come priorità di importanza<br />
pari, in questi tempi, a quella della pastorale giovanile. Invitiamo<br />
tutti gli operatori pastorali a promuovere riflessioni serie sui perché delle<br />
frequenti crisi matrimoniali, pensando con creatività a rinnovare l’annuncio<br />
cristiano sul matrimonio, per dare forza, ragioni e coraggio alle coppie<br />
in difficoltà. Per questo contiamo molto sulla solidarietà tra le famiglie,<br />
ma anche sulla creazione di nuove forme ministeriali tese ad ascoltare, accompagnare<br />
e sostenere una realtà dalla quale molto dipende il futuro della<br />
Chiesa e della stessa società. Le nostre parrocchie dovrebbero essere<br />
sempre più luoghi di ascolto e di sostegno delle famiglie in difficoltà,<br />
avendo ben chiaro che la medicina dell’amore fraterno e della misericordia<br />
è l’unica in cui la Chiesa creda fermamente. A questo fine, una delle<br />
scelte da compiere è quella di riuscire a stabilire, da parte delle comunità<br />
cristiane, attraverso i presbiteri, i religiosi e gli operatori pastorali, rapporti<br />
personali con ogni famiglia – sia che frequenti la Chiesa sia che non la<br />
incontri mai – in un tessuto relazionale nuovo, veramente capillare.<br />
In questo come in altri ambiti della pastorale è particolarmente importante<br />
il contributo che le donne potranno portare affinché la Chiesa<br />
assuma un volto diverso, più sensibile e più umano. Non si dà pienezza<br />
di umanità senza che uomo e donna si esprimano liberamente e pienamente,<br />
secondo i rispettivi doni.<br />
53. - Concludendo queste indicazioni dedicate alla comunità dei fedeli<br />
che si raccolgono con assiduità attorno all’Eucaristia e alla sua fun-<br />
127
128<br />
zione cruciale nella comunicazione della fede, non possiamo non dire<br />
qualcosa sul ruolo dei presbiteri e dei loro collaboratori.<br />
Desideriamo ringraziarli, e con loro i nostri diaconi, per l’impegno<br />
generoso, testimoniato in un’epoca nella quale è divenuto difficile e<br />
spesso assai poco gratificante il servizio alla comunità cristiana e a<br />
quella umana più in generale. Noi Vescovi li sentiamo vicini e vogliamo<br />
ribadire tutta la nostra solidarietà e la nostra gratitudine con parole chiare<br />
e forti.<br />
Le osservazioni pastorali che abbiamo appena formulato chiamano<br />
in causa anzitutto proprio i sacerdoti. Sono loro i presidenti della comunità<br />
che si raduna nella celebrazione dell’Eucaristia e dunque spetta a<br />
loro promuovere una celebrazione della liturgia che sappia formare i<br />
cristiani al sensus fidei, alla capacità di gustare la parola di Dio e all’acquisizione<br />
del sentire di Cristo. Inoltre, nelle comunità si avverte un accresciuto<br />
bisogno di iniziatori e di accompagnatori nella vita spirituale:<br />
i presbiteri devono valorizzare sempre più la loro missione di padri nella<br />
fede e di guide nella vita secondo lo Spirito, evitando con grande cura<br />
di cadere in un certo “funzionalismo”. In tal modo, sorretti dalla fraternità<br />
presbiterale e dalla solidarietà pastorale, essi potranno essere i servi<br />
della comunione ecclesiale, coloro che conducono a unità i carismi e i<br />
ministeri nella comunità, gli educatori missionari di cui tutti abbiamo<br />
bisogno.<br />
54. - Chiesa di Dio, insieme a noi, ministri ordinati, sono i laici; di loro<br />
il Signore si serve per la testimonianza e la comunicazione del Vangelo<br />
in mezzo agli uomini. Oltre a essere esperti in un determinato settore<br />
pastorale (carità, catechesi, cultura, lavoro, tempo libero…) devono<br />
crescere nella capacità di leggere nella fede e sostenere con sapienza il<br />
cammino della comunità nel suo insieme. C’è bisogno di laici che non<br />
solo attendano generosamente ai ministeri tradizionali, ma che sappiano<br />
anche assumerne di nuovi, dando vita a forme inedite di educazione<br />
alla fede e di pastorale, sempre nella logica della comunione ecclesiale.<br />
Riconoscendo l’importanza e la preziosità di questa presenza, si<br />
provvederà, da parte delle diocesi e delle parrocchie, anche alla destinazione<br />
coraggiosa e illuminata di risorse per la formazione dei laici.<br />
In questo contesto vogliamo esprimere gratitudine e insieme attesa<br />
nei confronti di quelle realtà, alcune nuove, altre antiche, prima fra tutte<br />
l’Azione Cattolica, che contribuiscono ad arricchire in maniera consi-
derevole la comunità, come le associazioni e i movimenti ecclesiali. La<br />
fede cristiana, infatti, non pretende di omologare e di appiattire le varie<br />
sensibilità religiose dei credenti; lo Spirito suscita in ogni epoca carismi<br />
idonei ad arricchire la Chiesa e a sostenerla nella sua missione. Naturalmente<br />
ognuna di queste realtà dev’essere sottoposta a discernimento 53 :<br />
già nella prima lettera di Giovanni i cristiani erano invitati a mettere “alla<br />
prova le ispirazioni” (1Gv 4, 1); i veri carismi dello Spirito contribuiscono<br />
sempre a riconoscere Gesù Cristo “venuto nella carne” (1Gv 4, 2),<br />
a discernere la sua presenza in tutti i fratelli cristiani e a riconoscere nella<br />
comunità, nel Corpo ecclesiale del Risorto, il luogo in cui convergono<br />
e da cui partono tutti i carismi e le vocazioni.<br />
55. - Un’ultima parola, nell’orizzonte della vita ordinaria delle nostre<br />
comunità, vogliamo dedicare alle devozioni popolari. Esse arricchiscono<br />
la comunità nella misura in cui esprimono un desiderio di approfondimento<br />
religioso e di preghiera: si tratta infatti di un linguaggio<br />
che il popolo parla e comprende. Come ricordava Paolo VI, con esse<br />
“tocchiamo un aspetto dell’evangelizzazione che non può lasciare insensibili…<br />
Per lungo tempo considerate meno pure, talvolta disprezzate,<br />
queste espressioni formano oggi un po’ dappertutto l’oggetto di una<br />
riscoperta” 54 . Bisogna naturalmente vigilare perché non si sostituiscano<br />
ai momenti ordinari di vita liturgica della comunità parrocchiale, come<br />
pure alle forme di meditazione e di preghiera, personale e comunitaria,<br />
legate ai grandi filoni di spiritualità della tradizione cristiana, antichi e<br />
recenti. Lo stesso Paolo VI ammoniva ad affrontare tali espressioni nel<br />
quadro generale del rinnovamento pastorale, anche perché la storia ci<br />
dice che la devozione popolare “è frequentemente aperta alla penetrazione<br />
di molte deformazioni della religione, anzi di superstizioni. Resta<br />
spesso a livello di manifestazioni culturali senza impegnare un’autentica<br />
adesione di fede” 55 . Ma cercare di comprendere questo linguaggio,<br />
purificarlo e vivificarlo, permette di far incontrare con la fede la vita di<br />
tanta gente semplice e disponibile.<br />
_________________<br />
53 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Christifideles laici, 30: AAS 81 (1989) 446-<br />
448; cf. anche COMMISSIONE EPISCOPALE PER IL LAICATO, Le aggregazioni<br />
laicali nella Chiesa. Nota pastorale: Notiziario CEI 1993, 81-119.<br />
54 PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 48: AAS 68 (1976) 37.<br />
55 Ibidem.<br />
129
130<br />
Una rinnovata attenzione a tutti i battezzati<br />
56. - Abbiamo parlato fin qui dei cristiani che partecipano attivamente<br />
alla vita delle parrocchie, o che perlomeno frequentano assiduamente<br />
l’eucaristia domenicale; ma al centro della nostra preoccupazione missionaria<br />
ci sono anche tutti quegli uomini e quelle donne che, pur avendo<br />
ricevuto il battesimo, non vivono legami di piena e stabile comunione<br />
con le nostre Chiese locali.<br />
Il riferimento al battesimo richiama anzitutto al nostro pensiero i cristiani<br />
appartenenti ad altre Chiese e comunità ecclesiali, “coloro che<br />
credono in Cristo e hanno ricevuto debitamente il battesimo” e che “sono<br />
costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa<br />
cattolica” 56 . Non è possibile, per un cristiano che ascolti con attenzione<br />
le parole del suo Signore Gesù Cristo, restare indifferente alla sua preghiera<br />
al Padre “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17, 21).<br />
L’ecumenismo è una sfida fondamentale perché è una verifica della<br />
nostra fedeltà al Vangelo; ma è anche una grande scuola di comunione:<br />
proprio di fronte ai cristiani di altre Chiese e comunità ecclesiali, palesemente<br />
“diversi” da me, sono chiamato a riconoscere quell’unità che, a<br />
dispetto delle differenze, ci lega e ci chiama a una comunione sempre<br />
più piena. Vivere l’impegno ecumenico può essere di grande aiuto anche<br />
per riscoprire le vie che portano alla riconciliazione in seno alle nostre<br />
stesse comunità parrocchiali e viceversa. Non si dà unità senza il rispetto<br />
delle differenze, senza portare i pesi gli uni degli altri, ma soprattutto<br />
senza cercare insieme la verità che è l’unica vera fonte di unità,<br />
nonché l’unica ragione del nostro esistere come comunità ecclesiali:<br />
Gesù Cristo, l’unico nostro Signore.<br />
57. - La stessa ricerca della piena comunione induce a una sempre<br />
più convinta attenzione nella pastorale della Chiesa verso i cosiddetti<br />
“non praticanti”, ossia verso quel gran numero di battezzati che, pur<br />
non avendo rinnegato formalmente il loro battesimo, spesso non ne vivono<br />
la forza di trasformazione e di speranza e stanno ai margini della<br />
comunità ecclesiale 57 . Sovente si tratta di persone di grande dignità, che<br />
_________________<br />
56 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto Unitatis redintegratio, 3: AAS<br />
57 (1965) 93.<br />
57 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptoris missio, 33: AAS 83 (1991) 278-279.
portano in sé ferite inferte dalle circostanze della vita familiare, sociale<br />
e, in qualche caso, dalle nostre stesse comunità, o più semplicemente<br />
sono cristiani abbandonati, verso i quali non si è stati capaci di mostrare<br />
ascolto, interesse, simpatia, condivisione.<br />
Questa area umana, cresciuta in modo rilevante negli ultimi decenni,<br />
chiede un rinnovamento pastorale: un’attenzione ai battezzati che vivono<br />
un fragile rapporto con la Chiesa e un impegno di primo annuncio, su<br />
cui innestare un vero e proprio itinerario di iniziazione o di ripresa della<br />
loro vita cristiana.<br />
In primo luogo, si tratta di valorizzare quei momenti in cui le parrocchie<br />
incontrano concretamente quei battezzati che non partecipano all’eucaristia<br />
domenicale e alla vita parrocchiale: quando i genitori chiedono<br />
che i loro bambini siano ammessi ai sacramenti dell’iniziazione<br />
cristiana; quando una coppia di adulti domanda la celebrazione religiosa<br />
del matrimonio; in occasione dei funerali e dei momenti di preghiera per<br />
i defunti; alcune feste del calendario liturgico nelle quali anche i non praticanti<br />
si affacciano alla porta delle nostre chiese. Tutti questi momenti,<br />
che a volte potrebbero essere sciupati da atteggiamenti di fretta da parte<br />
dei presbiteri o da freddezza e indifferenza da parte della comunità parrocchiale,<br />
devono diventare preziosi momenti di ascolto e di accoglienza.<br />
Solo a partire da una buona qualità dei rapporti umani sarà possibile<br />
far risuonare nei nostri interlocutori l’annuncio del Vangelo: essi l’hanno<br />
ascoltato, ma magari sonnecchia nei loro cuori in attesa di qualcuno o di<br />
qualcosa che ravvivi in loro il fuoco della fede e dell’amore.<br />
Gli stessi fanciulli battezzati hanno bisogno di essere interpellati<br />
dall’annuncio del Vangelo nel momento in cui iniziano il loro cammino<br />
catechistico. Sempre più spesso, infatti, non si può presupporre<br />
quasi nulla riguardo alla loro educazione alla fede nelle famiglie di<br />
provenienza. L’incontro con i catechisti diviene per i fanciulli una vera<br />
e propria occasione di “prima evangelizzazione”. È importante che<br />
venga annunciato loro il Vangelo della vita buona, bella e beata che i<br />
cristiani possono vivere sulle tracce del Signore Gesù. Vitale è la qualità<br />
kerygmatica e mistagogica degli incontri: i fanciulli vanno condotti<br />
a compiere l’atto di fede, il gesto della preghiera, la partecipazione<br />
alla liturgia e soprattutto a trovare alimento costante nel rapporto<br />
con Gesù, lasciandosi accompagnare dalla sua vita narrata dai Vangeli.<br />
Questa attenzione dovrà accompagnare ancor più la catechesi dei<br />
ragazzi e dei giovani e ci dovrà sospingere a ripensare costantemente<br />
131
132<br />
l’iniziazione cristiana nel suo insieme e gli strumenti catechistici che<br />
l’accompagnano.<br />
58. - Ma, al di là delle occasioni in cui ogni battezzato viene a contatto<br />
con la comunità eucaristica, ci sembra importante che i cristiani più<br />
consapevoli della loro fede, insieme con le loro comunità, non si stanchino<br />
di pensare a forme di dialogo e di incontro con tutti coloro che<br />
non sono partecipi degli ordinari cammini della pastorale. Nella vita<br />
quotidiana, nel contatto giornaliero nei luoghi di lavoro e di vita sociale<br />
si creano occasioni di testimonianza e di comunicazione del Vangelo.<br />
Qui si incontrano battezzati da risvegliare alla fede, ma anche sempre<br />
più numerosi uomini e donne, giovani e fanciulli non battezzati, eredi di<br />
situazioni di ateismo o agnosticismo, seguaci di altre religioni. Diventa<br />
difficile stabilire i confini tra impegno di rivitalizzazione della speranza<br />
e della fede in coloro che, pur battezzati, vivono lontani dalla Chiesa, e<br />
vero e proprio primo annuncio del Vangelo. Su questi terreni di frontiera<br />
va incoraggiata l’opera di associazioni e movimenti che si spendono<br />
sul versante dell’evangelizzazione.<br />
Occorre inoltre tener presente che ormai la nostra società si configura<br />
sempre di più come multietnica e multireligiosa. Dobbiamo affrontare<br />
un capitolo sostanzialmente inedito del compito missionario: quello<br />
dell’evangelizzazione di persone condotte tra noi dalle migrazioni in atto.<br />
Ci è chiesto in un certo senso di compiere la missione ad gentes qui<br />
nelle nostre terre. Seppur con molto rispetto e attenzione per le loro tradizioni<br />
e culture, dobbiamo essere capaci di testimoniare il Vangelo anche<br />
a loro e, se piace al Signore ed essi lo desiderano, annunciare loro la<br />
parola di Dio 58 , in modo che li raggiunga la benedizione di Dio promessa<br />
ad Abramo per tutte le genti (cf. Gen 12, 3) 59 .<br />
59. - La comunità cristiana dev’essere sempre pronta a offrire itinerari<br />
di iniziazione e di catecumenato vero e proprio. Nuovi percorsi sono<br />
richiesti infatti dalla presenza non più rara di adulti che chiedono il<br />
battesimo, di “cristiani della soglia” a cui occorre offrire particolare attenzione,<br />
di persone che hanno bisogno di cammini per “ricominciare”.<br />
_________________<br />
58 Cf. SAN FRANCESCO D’ASSISI, Regula non bullata, 16.<br />
59 Cf. CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE, L’amore di Cristo ci sospinge, 7:<br />
Notiziario CEI 1999, 139-142.
La nostra “conversione pastorale” è, in qualche misura, già in atto ed è<br />
sollecitata dai cambiamenti nella società e di fronte alla fede. Ci è richiesta<br />
intelligenza, creatività, coraggio. Occorrerà impegnare le nostre<br />
migliori energie in questo campo, mediante una riflessione teologicopastorale<br />
e attraverso l’individuazione di concrete e significative proposte<br />
nelle nostre comunità; sarà fondamentale garantire un’adeguata preparazione<br />
a tutti coloro che, in prima persona, risulteranno coinvolti a<br />
nome della comunità ecclesiale in tali iniziative di evangelizzazione.<br />
Anche in questo ambito di iniziazione e di rivitalizzazione della fede è<br />
importante il contributo di associazioni e movimenti ecclesiali.<br />
Al centro di tale rinnovamento va collocata la scelta di configurare la<br />
pastorale secondo il modello della iniziazione cristiana, che – intessendo<br />
tra loro testimonianza e annuncio, itinerario catecumenale, sostegno<br />
permanente della fede mediante la catechesi, vita sacramentale, mistagogia<br />
e testimonianza della carità – permette di dare unità alla vita della<br />
comunità e di aprirsi alle diverse situazioni spirituali dei non credenti,<br />
degli indifferenti, di quanti si accostano o si riaccostano al Vangelo, di<br />
coloro che cercano alimento per il loro impegno cristiano.<br />
60. - Occasione importante di apertura alle nuove sfide della pastorale<br />
è indubbiamente il dialogo culturale sui grandi temi della nostra società<br />
e della vita quotidiana. Incontri di dialogo e di confronto – iniziative<br />
da assumere con discernimento – possono essere un grande beneficio<br />
per i cristiani. Il dialogo infatti aiuta ad ascoltare e a capire meglio il<br />
cuore dei loro contemporanei, e spesso, in tal modo, a capire meglio la<br />
vita e lo stesso Vangelo. In secondo luogo, il dialogo permette la crescita<br />
di relazioni umane, di scambi fecondi e arricchenti per tutti. Solo condividendo<br />
le angosce e le speranze, le ricerche e le difficoltà di chi ci sta<br />
accanto, sarà possibile trasmettergli la speranza che sgorga dalla nostra<br />
fede.<br />
L’insegnamento sociale della Chiesa ha sempre insistito sulla collaborazione<br />
con gli “uomini di buona volontà”. Proprio perché il Vangelo<br />
divenga cultura e questo seme divino possa dare i suoi frutti più belli<br />
nella storia, noi cristiani vivremo nella compagnia degli uomini l’ascolto<br />
e il confronto, la condivisione dell’impegno per la promozione della<br />
giustizia e della pace, di condizioni di vita più degne per ogni persona e<br />
per tutti i popoli, fiduciosi in un arricchimento reciproco per il bene di<br />
tutti.<br />
133
134<br />
61. - In rapporto a quanto si è detto e perché a tutti coloro che l’attendono<br />
sia donata la parola del Vangelo, è importante la presenza significativa<br />
dei fedeli laici negli ambienti di vita. Il riconoscimento della laicità<br />
dello Stato e delle sue istituzioni non ci sottrae dal dovere di collaborare<br />
al bene del Paese: costituisce piuttosto il terreno della piena cittadinanza<br />
dei cattolici italiani. Alla sua vita essi partecipano sostenuti dalla<br />
convinzione che il fermento del Vangelo non è un bene loro esclusivo,<br />
ma un dono da condividere, perché contributo decisivo per creare condizioni<br />
di piena umanità per tutti.<br />
Sentiamo così di condividere la speranza con i tanti giovani che sono<br />
in ricerca di un lavoro, o con tutti quei lavoratori che faticano a trovare<br />
punti di riferimento nella complessità e precarietà del mondo del lavoro.<br />
La stessa attenzione e partecipazione riteniamo che i laici cristiani devono<br />
poter offrire alla scuola e all’università, interessate da processi di<br />
trasformazione in cui occorre ribadire le ragioni dell’educazione della<br />
persona nella sua globalità e nella reale libertà. Ancora, il mondo della<br />
salute chiede una presenza che garantisca il pieno rispetto dei valori della<br />
vita e della persona e assicuri l’accesso di tutti alle cure di cui hanno<br />
bisogno. Processi di umanizzazione piena e vera socializzazione toccano<br />
anche l’ambito sempre più ampio del tempo libero, con le attività<br />
sportive e turistiche ad esso connesse. La stessa attività propriamente<br />
politica non può fare a meno del contributo dei fedeli laici: competente,<br />
responsabile e coerente, nel rispetto del valore della persona umana e<br />
dei principi fondamentali di libertà e solidarietà, nella ricerca del bene<br />
comune.<br />
L’intera società, nei suoi vari ambiti, è attraversata da un processo di<br />
cambiamenti profondi e accelerati. Diventa prioritaria, di conseguenza,<br />
una lettura attenta di tali contesti, onde poter rilanciare una pastorale<br />
d’ambiente sempre più indispensabile per compaginare la comunità<br />
battesimale, per raggiungere quanti sono in attesa dell’annuncio cristiano,<br />
per dare efficacia al contributo dei cattolici alla vita della società.<br />
Qui si inserisce l’esigenza di una sempre maggiore vitalità dell’associazionismo<br />
sociale e professionale di ispirazione cristiana, come pure, in<br />
forma diversa, dell’apporto di quanti hanno scelto di essere nel mondo<br />
testimoni del Regno negli istituti secolari o in altre forme di consacrazione<br />
personale.<br />
La pastorale d’ambiente richiederà che le parrocchie ripensino le<br />
proprie forme di presenza e di missione e il loro rapporto con il territo-
io, aprendosi alla collaborazione con le parrocchie confinanti e a un’azione<br />
concertata con associazioni, movimenti e gruppi che esprimono la<br />
loro carica educativa soprattutto negli ambienti. Dove questa dimensione<br />
della pastorale eccede la parrocchia, sarà fondamentale il riferimento<br />
alla Chiesa diocesana: è responsabilità e compito dei Vescovi, infatti,<br />
dare un volto autenticamente ecclesiale al generoso impegno che le varie<br />
forme di apostolato dei cristiani esprimono in seno alla loro diocesi.<br />
In questa prospettiva intendiamo sostenere con attenzione e speranza il<br />
cammino dell’Azione Cattolica, da cui, in particolare, ci attendiamo<br />
un’esemplarità formativa e un impegno che, mentre si fa sensibile alle<br />
necessità pastorali delle parrocchie, contribuisca a rinvigorire, mediante<br />
la testimonianza apostolica tipicamente laicale dei suoi aderenti, il<br />
dialogo e la condivisione della speranza evangelica in tutti gli ambienti<br />
della vita quotidiana.<br />
62. - Vogliamo infine sottolineare come tutti i cristiani, in forza del<br />
battesimo che li unisce al Verbo diventato uomo per noi e per la nostra<br />
salvezza, siano chiamati a farsi prossimi agli uomini e alle donne che vivono<br />
situazioni di frontiera: i malati e i sofferenti, i poveri, gli immigrati,<br />
le tante persone che faticano a trovare ragioni per vivere e sono sull’orlo<br />
della disperazione, le famiglie in crisi e in difficoltà materiale e<br />
spirituale. Il cristiano, sull’esempio di Gesù, “buon samaritano”, non si<br />
domanda chi è il suo prossimo, ma si fa egli stesso prossimo all’altro,<br />
entrando in un rapporto realmente fraterno con lui (cf. Lc 10, 29-37), riconoscendo<br />
e amando in lui il volto di Cristo, che ha voluto identificarsi<br />
con i “fratelli più piccoli”. Giovanni Paolo II ricorda che la pagina del<br />
giudizio in cui Cristo chiama “benedetti” quelli che si sono fatti prossimi<br />
a lui nei piccoli (cf. Mt 25, 31-46) non riguarda solo l’etica, ma è innanzitutto<br />
“una pagina di cristologia che proietta un fascio di luce sul<br />
mistero di Cristo” 60 . Ai credenti è chiesto di prendere a cuore tutte queste<br />
forme, nuove e antiche, di povertà e a inventare nuove forme di solidarietà<br />
e di condivisione: “è l’ora di una nuova fantasia della carità” 61 .<br />
Su questo terreno della carità le nostre comunità sono state invitate a<br />
un particolare impegno nell’ultimo decennio, ribadendo l’intima connessione<br />
tra Evangelizzazione e testimonianza della carità. Nel mo-<br />
_________________<br />
60 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 49: OR, 8-9 gennaio 2001, 5.<br />
61 Ibidem, 50: OR, 8-9 gennaio 2001, 6.<br />
135
136<br />
mento in cui avviamo un nuovo decennio, anch’esso sulla linea della<br />
evangelizzazione, le istanze indicate agli inizi degli anni ’90 mantengono<br />
tutt’intera la loro validità. In particolare resta sempre attuale la necessità<br />
di pensare che ogni attività evangelizzatrice è per sua natura indirizzata<br />
verso una concreta testimonianza della carità e che in ogni<br />
azione di carità va resa evidente la sua identità profonda di rivelazione<br />
dell’amore stesso di Dio.<br />
In questo modo si fanno emergere le radici trinitarie e cristologiche<br />
della carità, per cui il Vangelo di Gesù è servizio di carità e la vera carità<br />
è il dono del Vangelo. Nel quadro di vari gesti di attenzione a tale testimonianza,<br />
sarebbe bello anche riprendere l’invito del Convegno ecclesiale<br />
di Palermo a far sorgere in ogni comunità, accanto agli spazi per il<br />
culto e la catechesi, una struttura di servizio per i poveri.<br />
La prospettiva del servizio della carità ci dà occasione di rivolgerci ai<br />
religiosi, chiamati proprio in virtù della loro scelta di vita, che li rende<br />
“poveri e marginali”, a essere segno di speranza, testimoniando la possibilità<br />
data a ogni uomo di abitare le frontiere della società e della vita<br />
trovandovi un senso, una ragione per cui è possibile vivere e dare la vita.<br />
Perché questo avvenga, sarà necessario che essi si consacrino alla<br />
conoscenza amorosa di Dio, fino a far sì che la loro esistenza diventi segno<br />
della presenza di Dio fra gli uomini. Ognuno secondo il proprio carisma:<br />
i religiosi di vita apostolica andando incontro attivamente ai bisogni<br />
e alle sofferenze degli uomini, quelli di vita contemplativa praticando<br />
con amore e dedizione il ministero dell’ospitalità.<br />
<strong>Insieme</strong> con i religiosi, però, abbiamo bisogno di laici che siano disposti<br />
ad assumersi dei ministeri con fisionomia missionaria in tutti i<br />
campi della pastorale a cui abbiamo accennato. Diventando cioè catechisti,<br />
animatori, responsabili di “gruppi di ascolto” nelle case, visitatori<br />
delle famiglie, accompagnatori delle giovani coppie di sposi: uomini<br />
e donne pienamente disponibili a riallacciare quei rapporti di comunione<br />
tra le persone che soli possono dar loro un segno di speranza. Questo<br />
significa essere corresponsabili del servizio di Cristo all’uomo: servizio<br />
che costituisce la ragione per cui la Chiesa esiste e continua la sua missione<br />
nella storia.
CONCLUSIONE<br />
UNA VITA DI COMUNIONE<br />
“Perché anche voi siate in comunione con noi” (1Gv 1,3)<br />
Una Chiesa di discepoli e di inviati<br />
63. - “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre<br />
erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore<br />
dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: ‘Pace a voi!’.<br />
Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al<br />
vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: ‘Pace a voi! Come il Padre<br />
ha mandato me, anch’io mando voi’” (Gv 20, 19-21). Il Signore mostra i<br />
segni della sua Passione: il Risorto è l’Agnello, che ha preso su di sé le<br />
nostre sofferenze, le nostre sconfitte, i nostri fallimenti, i nostri peccati,<br />
per mostrarci una via di luce nelle tenebre. Ora egli invia i suoi discepoli:<br />
la Chiesa è fin dall’inizio missionaria.<br />
Ma ciò che è fondamentale, è quel “come” sulla bocca di Gesù: “Come<br />
il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Il Verbo ha compiuto<br />
la sua missione scendendo, calandosi in ogni nostra oscurità, con umiltà<br />
e con un profondo amore per gli uomini, per tutti noi peccatori. Anche la<br />
Chiesa, allora, non potrà seguire altra via che quella della kènosis per rivelare<br />
al mondo il Servo del Signore, l’Agnello di Dio che porta i peccati<br />
del mondo. Per questo san Paolo chiede a Tito di insegnare ai suoi fedeli<br />
a “esser mansueti, mostrando ogni dolcezza verso tutti gli uomini”<br />
(Tt 3, 2).<br />
Lo stesso san Paolo, proprio perché consapevole della sua condizione<br />
di peccatore perdonato, di “vaso di misericordia” (cf. Rm 9, 23), a cui<br />
Dio ha mostrato la via della vita nella sua infinita misericordia, comprende<br />
che l’unico modo per rivolgersi agli uomini in maniera conforme<br />
alla grazia ricevuta è quello di parlare loro in ginocchio: “Vi supplichiamo<br />
in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5, 20).<br />
Per questo la Chiesa ha bisogno soprattutto di santi, di uomini che<br />
diffondano il buon profumo di Cristo con la loro mitezza, mostrando<br />
piena consapevolezza di essere servi della misericordia di Dio manifestatasi<br />
in Gesù Cristo.<br />
137
138<br />
64. - È questa la via che porta alla fecondità: la Chiesa umile e serva,<br />
che scende accanto agli uomini, soffrendo con loro in ogni loro debolezza,<br />
può trasmettere davvero il Verbo della vita fino a far rinascere la speranza<br />
e la gioia nei cuori degli uomini. Per questo l’apostolo Paolo legge<br />
le sue sofferenze e umiliazioni apostoliche come le doglie necessarie<br />
perché Cristo sia formato nei suoi interlocutori (cf. Gal 4, 19). Ma la<br />
Chiesa può essere realmente madre solo se compie la volontà del Padre,<br />
se ascolta la sua Parola e si lascia trasformare da essa giorno dopo giorno:<br />
“Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”<br />
(Mc 3, 35), ha detto Gesù.<br />
Per rinnovare il nostro apostolato, il nostro slancio missionario, che è<br />
servizio alla missione dell’Inviato del Padre, dovremo perciò essere<br />
sempre i primi ad ascoltare assiduamente la parola di Dio, a lasciarci<br />
permeare della sua grazia, a convertirci instancabilmente. In tutto questo<br />
trova fondamento la nostra esperienza di fede, fino all’ultimo giorno<br />
della nostra vita.<br />
Una Chiesa “casa e scuola di comunione”<br />
65. - Raggiunti dall’amore di Dio “mentre noi eravamo ancora peccatori”<br />
(Rm 5, 8), siamo condotti ad aprirci alla solidarietà con tutti gli<br />
uomini, al desiderio di condividere con loro l’amore misericordioso di<br />
Gesù che ci fa vivere. La Chiesa è totalmente orientata alla comunione.<br />
Essa è e dev’essere sempre, come ricorda Giovanni Paolo II, “casa e<br />
scuola di comunione” 62 .<br />
La Chiesa è casa, edificio, dimora ospitale che va costruita mediante<br />
l’educazione a una spiritualità di comunione. Questo significa far spazio<br />
costantemente al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,<br />
2). Ma ciò è possibile solo se, consapevoli di essere peccatori perdonati,<br />
guardiamo a tutta la comunità come alla comunione di coloro che il Signore<br />
santifica ogni giorno. L’altro non sarà più un nemico, né un peccatore<br />
da cui separarmi, bensì “uno che mi appartiene”. Con lui potrò<br />
rallegrarmi della comune misericordia, potrò condividere gioie e dolori,<br />
contraddizioni e speranze. <strong>Insieme</strong>, saremo a poco a poco spinti ad al-<br />
_________________<br />
62 Ibidem, 43: OR, 8-9 gennaio 2001, 5.
largare il cerchio di questa condivisione, a farci annunciatori della gioia<br />
e della speranza che insieme abbiamo scoperto nelle nostre vite grazie<br />
al Verbo della vita.<br />
Soltanto se sarà davvero “casa di comunione”, resa salda dal Signore<br />
e dalla Parola della sua grazia, che ha il potere di edificare (cf. At 20,<br />
32), la Chiesa potrà diventare anche “scuola di comunione”. È importante<br />
che ciò avvenga: in ogni luogo le nostre comunità sono chiamate a<br />
essere segni di unità, promotori di comunione, per additare umilmente<br />
ma con convinzione a tutti gli uomini la Gerusalemme celeste, che è al<br />
tempo stesso la loro “madre” (Gal 4, 26) e la patria verso la quale sono<br />
incamminati. In essa, come ricorda l’Apocalisse, Dio “dimorerà tra di<br />
loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il ‘Dio-con-loro’. E tergerà<br />
ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento,<br />
né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21, 3-4). Le<br />
differenze saranno accolte e riconciliate, le sofferenze troveranno senso<br />
e definitiva consolazione e la morte stessa perderà ogni suo potere di<br />
fronte alla comunione nell’amore, alla partecipazione estesa a ogni uomo<br />
della vita trinitaria.<br />
Ma non dimentichiamo l’avvertimento di Giovanni Paolo II: “Non ci<br />
facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero<br />
gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati<br />
senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e<br />
di crescita” 63 .<br />
66. - Il Papa ha invitato tutte le Chiese particolari a “prendere il largo”:<br />
Duc in altum! (Lc 5, 4), sono le parole di Gesù che egli sente risuonare<br />
nel suo cuore di Pastore della Chiesa universale. È l’invito più giusto<br />
per impostare nei prossimi anni il nostro cammino pastorale.<br />
Certo, alcuni di noi, osservando alcuni fenomeni negativi, potrebbero<br />
lasciarsi andare a un certo pessimismo. Ma la Chiesa conosce<br />
un solo criterio per rinnovare ogni giorno la speranza: essa sa che<br />
“fedele è Dio”, dal quale siamo stati “chiamati alla comunione del<br />
Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!” (1Cor 1, 9). Coloro che<br />
ascoltano davvero il loro Signore non si preoccupano nemmeno di<br />
possibili insuccessi. Dicono con Pietro: “Maestro, abbiamo faticato<br />
_________________<br />
63 Ibidem.<br />
139
140<br />
tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le<br />
reti” (Lc 5, 5).<br />
67. - Nei prossimi anni compiremo dunque un cammino guidato da<br />
un costante riferimento al Concilio Vaticano II e dal suo messaggio. Alcuni<br />
passi saranno:<br />
- l’impegno per una pastorale della santità, perché la Chiesa sia la<br />
Sposa santa del Signore che viene;<br />
- la comunicazione del Vangelo ai fedeli, a quanti vivono nell’indifferenza<br />
e ai non cristiani, qui nelle nostre terre e nella missione ad<br />
gentes;<br />
- il rinnovamento della vita delle nostre comunità, attraverso la<br />
centralità data alla domenica, il primato dell’ascolto della Parola,<br />
anche nella lectio divina, e la vita liturgica che abbisogna di una<br />
conoscenza più approfondita;<br />
- il percorrere vie di comunione, perché la Chiesa, vera scuola di<br />
comunione, possa chiamare tutti gli uomini alla comunione con<br />
Cristo;<br />
- l’impegno dei fedeli laici alla testimonianza evangelica, all’assunzione<br />
di nuove forme ministeriali, soprattutto a essere, nella<br />
società e nei diversi ambienti di vita, capaci di vigilanza profetica<br />
e costruttori di una città terrena in cui regnino sempre di più la<br />
giustizia, la pace, l’amore.<br />
68. - La presenza del Signore “sempre con noi” (cf. Mt 28, 20) e dello<br />
Spirito Santo, che accompagna ogni cristiano e tutta la Chiesa nel<br />
cammino verso il Padre, ispirino il lavoro pastorale delle singole Chiese<br />
in Italia e rendano fruttuosa la fatica apostolica che ci attende nei prossimi<br />
anni del terzo millennio.<br />
Questo nostro cammino avviene sotto la sguardo di Maria, la madre<br />
del Signore, e conta sulla sua intercessione. Ella ha acconsentito al mistero<br />
dell’incarnazione del Verbo di Dio, ha ascoltato e realizzato la parola<br />
di Dio, è figura della Chiesa santa, serva del Signore e madre dei<br />
credenti, è donna di fede obbediente, pronta a sperare contro ogni speranza,<br />
piena dell’amore di Dio e capace di carità senza confini. A lei affidiamo<br />
con piena fiducia il nostro cammino in attesa della venuta del<br />
Signore.
APPENDICE<br />
INDICAZIONI PER UNA “AGENDA PASTORALE”<br />
DEL PROSSIMO DECENNIO<br />
Concilio Vaticano II<br />
Accogliendo l’invito del Santo Padre Giovanni Paolo II, occorre prevedere,<br />
nel prossimo decennio, una ripresa dei documenti del Concilio<br />
Vaticano II (soprattutto delle quattro grandi costituzioni), perché siano<br />
profondamente meditati nelle nostre comunità e diventino concretamente<br />
la “bussola” che ci orienta in questo nuovo millennio.<br />
1. Ragioni della speranza<br />
L’anno giubilare ha messo in primo piano l’evento dell’Incarnazione,<br />
che testimonia la partecipazione piena di Dio alla vita dell’uomo e<br />
apre per l’uomo un sentiero di vita eterna. Dopo avere privilegiato negli<br />
orientamenti pastorali dello scorso decennio la virtù teologale e l’esperienza<br />
concreta della carità, al centro del nostro interesse si colloca ora<br />
la speranza. Si tratta di:<br />
a) cogliere l’originalità e la ricchezza teologica e pedagogica della<br />
speranza, in un contesto culturale, come quello attuale, che ne è<br />
molto povero;<br />
b) individuare atteggiamenti e scelte che rendano la Chiesa una comunità<br />
a servizio della speranza per ogni uomo.<br />
2. Vie per la comunicazione<br />
Il tema di fondo di questo documento è la “comunicazione del Vangelo<br />
in un mondo che cambia”; dovremo pertanto approfondire, in vario<br />
modo, il compito della trasmissione della fede. Si tratta di:<br />
a) coglierne l’originalità e le esigenze, in quanto comunicazione dell’evento<br />
del mistero cristiano;<br />
b) sostare, con grande senso di responsabilità, sul capitolo della comunicazione<br />
della fede ai giovani;<br />
141
142<br />
c) riflettere sul valore della comunicazione sociale, sulla situazione<br />
attuale e sulle iniziative che vanno sostenute o che attendono di<br />
essere avviate;<br />
d) approfondire alcuni sentieri particolarmente significativi della<br />
comunicazione (ad es. comunicazione e arte, nuove tecnologie…).<br />
3. Qualità della formazione<br />
La condizione storica nella quale ci troviamo raccomanda, anzi esige,<br />
una vigorosa scelta formativa dei cristiani. Si tratta di:<br />
a) garantire qualità formativa (nel senso dell’incontro con Cristo e<br />
della comunione con lui fino alla santità, del dare ragione della<br />
speranza che abbiamo nel cuore, dell’accrescere la nostra ricchezza<br />
di umanità) a ogni momento e incontro proposto alle nostre<br />
comunità: iniziazione cristiana, omelia, catechesi, colloqui<br />
personali, lavoro nei gruppi, ecc.;<br />
b) dare spazio a momenti propriamente culturali, portando a livello<br />
di base (diocesi, vicariati, parrocchie, gruppi, ecc.) l’intento di cui<br />
è espressione, a livello di Chiesa italiana, il “progetto culturale<br />
orientato in senso cristiano”, con una forte attenzione alle domande<br />
antropologiche che ogni giorno il dibattito pubblico e la cronaca<br />
introducono nelle nostre case;<br />
c) ripensare coraggiosamente il volto spirituale che è dato di incontrare,<br />
in questi anni, a chi osserva le nostre comunità: c’è forse<br />
una mediocrità da combattere e l’urgenza di pensare la vocazione<br />
universale alla santità, mirando a tradurla quotidianamente in pedagogia<br />
e pastorale della santità.<br />
4. Esigenze della missione<br />
In un tempo di secolarizzazione e nel quale la nostra società diventa<br />
multietnica e multiculturale, la comunicazione del Vangelo rende necessario<br />
compiere una paziente e coraggiosa revisione di tutto il tessuto<br />
pastorale delle nostre comunità dal punto di vista missionario. Ciò significa<br />
una vera “conversione pastorale”. Si tratta, per esempio, di:
a) soffermarsi sulla fisionomia della comunità eucaristica domenicale<br />
per mettere a fuoco, in vario modo, la scelta di farla diventare<br />
una reale comunità di discepoli che si lasciano evangelizzare e<br />
che poi, uscendo dalla celebrazione, mostrano una crescente passione<br />
apostolica;<br />
b) domandarsi quali passi concreti si possono e si debbono compiere<br />
perché le nostre comunità cristiane si facciano carico di tutti i battezzati,<br />
valorizzando le opportunità già esistenti e immaginandone<br />
di nuove;<br />
c) rileggere dal punto di vista missionario la formazione degli operatori<br />
pastorali, nonché il lavoro dei consigli pastorali parrocchiali e<br />
delle commissioni impegnate in ambiti specifici, valutando i temi<br />
che vengono privilegiati e lo stile con cui sono affrontati;<br />
d) assumere decisamente una prassi di comunione che, a partire da<br />
una costante educazione del sensus fidei, allena al “discernimento<br />
comunitario” cristiano, riconoscendo in tal modo tutti i doni che<br />
lo Spirito effonde e percorrendo insieme e corresponsabilmente,<br />
pastori e fedeli, i sentieri del Vangelo;<br />
e) rilanciare e valorizzare la presenza e l’azione dei laici espressa<br />
dalle aggregazioni ecclesiali e dalle associazioni professionali di<br />
ispirazione cristiana nei vari ambienti di vita;<br />
f) verificare le scelte formative di coloro che si preparano a diventare<br />
presbiteri e la formazione permanente dei sacerdoti, perché siano<br />
veramente padri nella fede e acquisiscano una mentalità missionaria;<br />
g) dare tempo e spazio a un serio approfondimento del senso, dei<br />
modi e degli strumenti con cui mettere in atto un lavoro di “primo<br />
annuncio”, di accompagnamento al battesimo di persone che si<br />
convertono al cristianesimo, di approfondimento di un serio cammino<br />
di catecumenato, con l’aiuto delle indicazioni date in questi<br />
anni dalla Conferenza episcopale;<br />
h) riflettere sulla creazione e valorizzazione di nuovi ministeri laicali<br />
di tipo missionario: visitatori delle famiglie, moderatori di<br />
gruppi di ascolto, responsabili di incontri con gli adulti, in particolare<br />
con i genitori che chiedono i sacramenti dell’iniziazione<br />
cristiana per i loro figli, ecc.<br />
143
144<br />
Anno pastorale 2001-2002<br />
È bene fare di questo primo anno un tempo quasi di preludio. Guardiamo<br />
al futuro chiedendoci come dare forma, in ognuna delle nostre<br />
diocesi lungo il prossimo anno, anche a un “evento ecclesiale”, che favorisca<br />
largamente il coinvolgimento delle nostre comunità nei propositi<br />
espressi dal Papa nella lettera apostolica Novo millennio ineunte e<br />
da noi Vescovi in questi orientamenti pastorali.<br />
Roma, dalla sede della C.E.I., 29 giugno 2001<br />
Solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo
TESTO APPLICATIVO<br />
DEL TESTO COMUNE PER UN INDIRIZZO PASTORALE<br />
DEI MATRIMONI<br />
TRA CATTOLICI E VALDESI O METODISTI<br />
A seguito della promulgazione del Testo comune per un indirizzo pastorale<br />
dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti (cf. Notiziario<br />
C.E.I./1997, pp. 147-178), secondo il dettato dello stesso documento,<br />
nella parte conclusiva, la Conferenza Episcopale Italiana e il Sinodo<br />
Valdese-Metodista hanno nominato le rispettive Commissioni, composte<br />
come segue, aventi lo scopo di redigere le indicazioni applicative del<br />
“Testo comune”.<br />
Da parte della Conferenza Episcopale Italiana:<br />
Presidente: S.E. Mons. Alberto Ablondi, Vescovo di Livorno e Vicepresidente<br />
della C.E.I.;<br />
Membri: S.E. Mons. Giuseppe Chiaretti, Arcivescovo di Perugia-Città<br />
della Pieve, Presidente del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo;<br />
S.E. Mons. Francesco Coccopalmerio, Vescovo ausiliare di Milano e<br />
membro della Commissione Episcopale per i problemi giuridici; Padre<br />
Silvano Maggiani, dei Servi di Maria, Presidente dell’Associazione<br />
Professori e Cultori di Liturgia; don Claudio Giuliodori, docente di teologia<br />
del matrimonio e della famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo<br />
II della Lateranense; don Mario Polastro, della diocesi di Pinerolo,<br />
membro del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo.<br />
Da parte del Sinodo Valdese-Metodista:<br />
Presidente: Maria Sbaffi Girardet, Presidente della Commissione consultiva<br />
della Tavola Valdese per le relazioni ecumeniche;<br />
Membri: Maria Bonafede, Pastora della Chiesa Evangelica Valdese<br />
di Piazza Cavour in Roma; Franco Giampiccoli, Pastore della Chiesa<br />
Valdese della comunità di Palermo; Dott. Giulio Maisano, magistrato,<br />
Consulente della Tavola Valdese per le questioni giuridiche; Prof.<br />
Paolo Ricca, Pastore, docente di storia della Chiesa presso la facoltà<br />
145
146<br />
valdese di teologia; Alberto Taccia, Pastore della comunità valdese di<br />
Torino.<br />
La Commissione mista ha iniziato i suoi lavori il 29 ottobre 1997. Il<br />
Testo applicativo prodotto è stato esaminato ed accolto nella struttura e<br />
nei suoi principali contenuti dal Consiglio Episcopale Permanente nella<br />
riunione del 20-23 settembre 1999. Le osservazioni emerse sono state<br />
presentate alla Commissione mista in vista della stesura definitiva.<br />
Il 25 agosto 2000 il “Testo applicativo” è stato firmato congiuntamente<br />
a Torre Pellice dai co-Presidenti della Commissione mista, S.E.<br />
Mons. Alberto Ablondi e la Sig.ra Maria Sbaffi Girardet.<br />
Il documento è stato trasmesso alla Conferenza Episcopale Italiana,<br />
con lettera del 30 agosto 2000, da S.E. Mons. Alberto Ablondi, delegato<br />
dalla Presidenza della C.E.I. a fungere da Presidente della delegazione<br />
cattolica nella Commissione mista per la redazione delle disposizioni<br />
applicative dell’Intesa sui matrimoni misti. Nella lettera di trasmissione<br />
Mons. Ablondi affermava: “... mi auguro che la pubblicazione del<br />
‘Testo applicativo’, a complemento del ‘Testo comune’, riveli, riconosca<br />
e fecondi fatiche e sofferenze del passato, così come spero vivamente<br />
che questa importante tappa ci incoraggi ancor di più nel proseguire<br />
il cammino ecumenico, inteso come desiderio di unità che rende piena<br />
la fraternità e fa della nostra comune testimonianza cristiana un annuncio<br />
autentico, credibile ed attraente”.<br />
Il Cardinale Presidente Camillo Ruini, con lettera n. 1136/00 dell’11<br />
settembre, rispondendo a S.E. Mons. Ablondi così si esprimeva: “Mi<br />
compiaccio che l’atto della firma si sia svolto in quel clima di fraternità<br />
e di mutua accoglienza che sempre deve essere presente nelle manifestazioni<br />
ecumeniche e che ha animato il cammino di questi anni per<br />
portare a termine il lavoro sui matrimoni tra cattolici e valdo-metodisti”.<br />
...“Mentre mi congratulo con Lei e con i membri tutti della Commissione<br />
per il buon esito del lavoro da voi svolto con pazienza, desidero<br />
comunicarLe che il ‘Testo applicativo’verrà ora pubblicato nel ‘Notiziario’ufficiale<br />
della Conferenza Episcopale Italiana e sarà diffuso al<br />
fine di adeguare la prassi dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti<br />
nelle diocesi italiane”.
PREMESSA<br />
La Conferenza Episcopale Italiana e il Sinodo Valdese-Metodista,<br />
ravvisando la necessità di “rendere operativo” il “Testo comune per un<br />
indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti”,<br />
hanno nominato le rispettive commissioni al fine di giungere ad un “Testo<br />
applicativo” approvato dalle due parti.<br />
La commissione della Conferenza Episcopale Italiana è stata così<br />
composta: Alberto Ablondi, Giuseppe Chiaretti, Francesco Coccopalmerio,<br />
Silvano Maggiani, Mario Polastro, Claudio Giuliodori (passato<br />
dopo alcune riunioni ad altro incarico e non sostituito).<br />
La commissione del Sinodo Valdese-Metodista è stata formata da:<br />
Maria Sbaffi Girardet, Maria Bonafede, Franco Giampiccoli, Giulio<br />
Maisano, Paolo Ricca, Alberto Taccia.<br />
Nella loro prima riunione le due commissioni hanno cooptato Myriam<br />
e Gianni Marcheselli, coppia interconfessionale di Milano.<br />
In uno spirito di vera fraternità, ma anche di chiarezza e di franchezza,<br />
si sono svolte le 15 riunioni congiunte di lavoro tra il 29 ottobre 1997<br />
(prima seduta) e il 10 gennaio 2000 (ultima seduta).<br />
Il risultato di questo cammino impegnativo, che ha coinvolto profondamente<br />
i membri delle due commissioni, è il “Testo applicativo” formato<br />
da una introduzione e da 8 capitoli, per un totale di 52 paragrafi.<br />
1. - Il Testo comune<br />
INTRODUZIONE<br />
Nel cammino ecumenico in Italia assume un grande valore il “Testo<br />
comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o<br />
metodisti” sottoscritto dalle due Chiese il 16 giugno 1997. Il documento<br />
affronta la questione dei matrimoni misti interconfessionali 1 , che nel<br />
passato è stata causa non solo di forti contrasti tra le due chiese, ma anche<br />
motivo di sofferenza per le famiglie coinvolte.<br />
_________________<br />
1 In questa dizione è compresa sia la formulazione cattolica, matrimoni misti, sia quella<br />
evangelica, matrimoni interconfessionali. Ambedue le formulazioni indicano il matrimonio<br />
tra cristiani di diversa confessione.<br />
147
148<br />
Il Testo comune sottolinea che “i matrimoni misti possono oggi esser<br />
visti nel loro aspetto positivo per l’apporto che possono dare al movimento<br />
ecumenico, specialmente quando ambedue i coniugi sono fedeli<br />
alla vocazione cristiana nella loro chiesa” (3.1; cf. 1.9; 2.5). Questa visione,<br />
più serena e positiva, ha condotto al superamento di molti pregiudizi<br />
e tensioni, così che il Testo comune ha potuto cogliere tutti gli<br />
aspetti positivi insiti nelle discipline delle due chiese, senza peraltro sottacere<br />
gli elementi di differenziazione.<br />
Sia la Chiesa cattolica 2 sia la Chiesa evangelica valdese (Unione delle<br />
chiese valdesi e metodiste) 3 – di seguito indicata come Chiesa valdese<br />
– stabiliscono norme per la celebrazione di un matrimonio misto interconfessionale<br />
4 .<br />
Il Testo comune ha inteso affrontare il problema sotto tutti gli aspetti,<br />
offrendo una soluzione accettabile per le due chiese senza contravvenire<br />
allo spirito dei rispettivi ordinamenti matrimoniali, i quali peraltro,<br />
dal 1970, sono stati oggetto di notevoli modificazioni e di rilevanti accentuazioni<br />
nel senso dell’apertura ecumenica.<br />
_________________<br />
2 CONFERENZAEPISCOPALE ITALIANA, Decreto generale sul matrimonio canonico<br />
(1990), nn. 48-53.<br />
3 SINODO VALDESE, Documento sinodale sul matrimonio (art. 46/SI/1971),<br />
nn. 19-54.<br />
4 Ricordiamo in ordine cronologico i documenti più importanti delle due Chiese in riferimento<br />
ai matrimoni misti interconfessionali: Motu proprio Matrimonia mixta di<br />
Paolo VI (1970); Documento sinodale valdese sul matrimonio (1971); Documento sinodale<br />
valdese sull’ecumenismo (1982); Codice di diritto canonico (1983); Decreto<br />
generale sul matrimonio canonico della C.E.I. (1990); Ordo celebrandi matrimonium.<br />
Editio typica altera (1991); Indicazioni pastorali per il matrimonio misto della diocesi<br />
di Pinerolo (1992); Direttorio per l’applicazione dei principi delle norme sull’ecumenismo<br />
del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (1993); Indicazioni<br />
per la celebrazione di un matrimonio interconfessionale del IV circuito della<br />
Chiesa valdese (1994); Testo comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici<br />
e valdesi o metodisti (Assemblea generale della C.E.I., maggio 1996; Sinodo<br />
delle chiese valdesi e metodiste, agosto 1996; sottoscrizione congiunta, giugno 1997);<br />
Prontuario per la celebrazione di matrimoni secondo le norme dell’ordinamento valdese<br />
(Tavola valdese, 1997); Documento sinodale valdese sull’ecumenismo e il dialogo<br />
interreligioso (1998).
2. - Un documento applicativo<br />
Il Testo comune prevede un documento applicativo che permetta di<br />
rendere operative le indicazioni pastorali contenute nel testo stesso (Testo<br />
comune, Conclusione).<br />
Il presente documento offre le necessarie indicazioni applicative in relazione<br />
ai problemi che di volta in volta si pongono in un matrimonio misto<br />
interconfessionale, tenendo conto degli aspetti teologici ed ecclesiologici,<br />
chiariti nel Testo comune, e approfondendo in particolare gli aspetti<br />
liturgici, disciplinari e pastorali. E ciò anche in riferimento alle fasi che<br />
precedono e a quelle che seguono la celebrazione del matrimonio stesso.<br />
Le indicazioni applicative del presente documento si fondano sul riconoscimento<br />
della parità di diritti e doveri tra gli sposi, sul sostegno<br />
che le chiese offriranno loro, e in particolare sul rispetto della libertà dei<br />
futuri sposi. Tale libertà, riguardante la scelta del modo della celebrazione,<br />
la comunità in cui battezzare i figli e l’impostazione della loro<br />
educazione religiosa, si esprimerà in decisioni comuni che le chiese accoglieranno<br />
senza opporre ostacoli al loro adempimento.<br />
3. - Destinatari<br />
Il documento è indirizzato alle comunità locali, in particolare ai parroci<br />
e ai pastori, responsabili delle comunità stesse, perché sappiano accompagnare,<br />
con rispetto e chiarezza, le scelte dei futuri coniugi; è rivolto<br />
altresì alle coppie stesse, perché siano agevolate nel cammino verso<br />
il matrimonio e nella vita coniugale e familiare, nella consapevolezza<br />
dei loro diritti e doveri.<br />
4. - Normative diverse<br />
I - I PRELIMINARI<br />
Le differenze e le divergenze tra la concezione cattolica e quella<br />
evangelica del matrimonio implicano, di conseguenza, una differenziazione<br />
delle disposizioni applicative che derivano dal Testo comune –<br />
parte seconda.<br />
149
150<br />
5. - Conoscenza, comprensione, applicazione<br />
Nella celebrazione di un matrimonio misto interconfessionale, che<br />
avvenga sia in una chiesa cattolica sia in una chiesa valdese o metodista,<br />
tali norme devono essere rese note agli sposi, comprese nel loro significato<br />
autentico e applicate correttamente nelle forme stabilite per tale caso,<br />
al fine di raggiungere l’obiettivo comune di assicurare per entrambe<br />
le chiese pieno riconoscimento del matrimonio così celebrato.<br />
6. - La normativa cattolica<br />
Per quanto concerne la Chiesa cattolica tali norme sono contenute<br />
nel codice di diritto canonico e riprese, per quel che attiene all’Italia, nel<br />
decreto generale della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.). È necessario<br />
chiarire il significato di tale normativa e precisare i termini di applicazione<br />
degli impegni assunti dalla parte cattolica, formulandoli in<br />
modo da non ledere la libertà e la coscienza della parte evangelica.<br />
7. - La licenza<br />
Il codice di diritto canonico stabilisce che “il matrimonio tra due persone<br />
battezzate (di cui una sola cattolica)..., non può essere celebrato<br />
senza espressa licenza da parte della competente autorità” (can. 1124).<br />
Il requisito della licenza non deriva dal fatto che il matrimonio misto<br />
interconfessionale sia considerato in se stesso negativo, ma deriva dalla<br />
particolare difficoltà insita in tale matrimonio. L’autorità cattolica sente<br />
pertanto l’obbligo di esaminare il caso al fine di accertare che esistano i<br />
presupposti per una valida e fruttuosa celebrazione del matrimonio.<br />
Con la concessione della licenza l’autorità cattolica dichiara che tali<br />
presupposti esistono ed esprime il proprio assenso alla celebrazione del<br />
matrimonio stesso.<br />
È chiaro che tale assenso è dato alla parte cattolica e non riguarda, se<br />
non indirettamente, la parte evangelica, che non è soggetta alla giurisdizione<br />
della Chiesa cattolica (cf. can. 11). E tanto meno riguarda il ministro<br />
evangelico, al quale è riconosciuta piena autonomia nell’esercizio della<br />
sua funzione, qualora il matrimonio sia celebrato in chiesa evangelica.
8. - Dichiarazioni e promesse<br />
Il can. 1125, n. 1 stabilisce: “La parte cattolica si dichiari pronta ad<br />
allontanare i pericoli di abbandonare la fede e prometta sinceramente di<br />
fare quanto è in suo potere perché tutti i figli siano battezzati ed educati<br />
nella Chiesa cattolica”.<br />
Su tale norma sono opportune le seguenti osservazioni:<br />
a) Per quanto riguarda la dichiarazione della parte cattolica di essere<br />
pronta ad allontanare i pericoli di abbandonare la fede, si precisa<br />
che tali pericoli non derivano dalla fede della parte evangelica, la<br />
quale anzi può concorrere ad edificare la fede del coniuge cattolico,<br />
e viceversa, ma derivano dal rischio di indebolire la propria<br />
identità ecclesiale o addirittura di cadere nell’indifferentismo o<br />
nel relativismo religioso, trascurando, o abbandonando, la frequentazione<br />
della propria chiesa.<br />
È bene precisare che tale rischio può essere corso anche dalla parte<br />
evangelica. È dunque impegno di entrambi i coniugi di vigilare<br />
al fine di vivere in modo autentico e coerente la propria fede in reciproco<br />
confronto e sostegno.<br />
b) In riferimento inoltre alla promessa di fare quanto è possibile perché<br />
tutti i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica, si<br />
precisa che tale promessa vuole esprimere l’impegno di fedeltà<br />
della parte cattolica di vivere e testimoniare compiutamente la<br />
propria fede anche verso i figli, tenendo conto che uguale dirittodovere<br />
ha la parte evangelica relativamente alla propria vocazione<br />
così come è condivisa nella sua chiesa di appartenenza.<br />
Tale situazione, anziché essere fonte di conflitti, dovrebbe condurre<br />
a operare, di comune accordo, quelle scelte che concretamente<br />
si riveleranno più adatte al consolidamento della comunione<br />
della coppia e al bene della prole in ordine alla vita spirituale.<br />
c) “Se nonostante tutti gli sforzi i figli non vengono battezzati né<br />
educati nella Chiesa cattolica, il genitore cattolico non incorre<br />
nella censura comminata dal diritto canonico. Tuttavia non cessa<br />
per lui l’obbligo di condividere con i figli la fede cattolica. Tale<br />
esigenza rimane e può comportare, per esempio, che egli svolga<br />
151
152<br />
una parte attiva nel contribuire all’atmosfera cristiana della famiglia;<br />
che faccia quanto è in suo potere con la parola e con l’esempio<br />
per aiutare gli altri membri della famiglia ad apprezzare i valori<br />
peculiari della tradizione cattolica; che coltivi tutte le disposizioni<br />
necessarie perché, ben istruito nella propria fede, sia capace<br />
di esporla e di discuterne con gli altri; che preghi con la sua famiglia<br />
per implorare la grazia dell’unità dei cristiani, come è nella<br />
volontà del Signore” 5 .<br />
Tali indicazioni hanno pari rilevanza per la parte evangelica nei confronti<br />
dei figli nel caso in cui vengano battezzati ed educati nella Chiesa<br />
cattolica.<br />
9. - L’informazione alla parte evangelica<br />
Il parroco è tenuto a informare la parte evangelica delle dichiarazioni<br />
e delle promesse formulate dalla parte cattolica (cf. can. 1125, n. 2) illustrandone<br />
la portata e il significato.<br />
La parte evangelica ne prende atto senza obbligo né di adesione, né<br />
di firma. Il parroco deve attestare tale presa d’atto.<br />
La parte cattolica deve a sua volta essere consapevole dell’analogo<br />
impegno di fedeltà della parte evangelica.<br />
10. - Fini e proprietà essenziali del matrimonio<br />
Il can. 1125, n. 3 recita: “entrambe le parti siano istruite sui fini e<br />
le proprietà essenziali del matrimonio, che non devono essere escluse<br />
da nessuno dei contraenti”. Si tratta dei principi dell’unità della coppia,<br />
dell’indissolubilità del matrimonio e dell’apertura in ordine alla<br />
procreazione, che devono essere accettati da entrambe le parti contraenti.<br />
A tal fine è necessario e sufficiente che la parte cattolica e la parte<br />
evangelica, in dialogo con le rispettive chiese, accettino ciò che esse affermano<br />
nel Testo comune (parte prima: ciò che come cristiani possia-<br />
_________________<br />
5 Direttorio, cit., n. 151.
mo dire in comune sul matrimonio; e parte seconda i paragrafi 2.1, 2.2,<br />
2.3 relativi al modo di comprendere le differenze e le divergenze su sacramentalità,<br />
indissolubilità e procreazione ed educazione dei figli).<br />
La preparazione dei futuri sposi su tale materia potrà essere fatta al<br />
meglio in forma congiunta dai due ministri, cattolico ed evangelico,<br />
nello spirito e secondo i contenuti del Testo comune, accertando che vi<br />
sia negli sposi l’integrità e la libertà del consenso.<br />
In ogni caso il parroco, per la sola parte cattolica, procederà all’istruttoria<br />
matrimoniale limitandosi, per la parte evangelica, a ricevere il<br />
certificato di battesimo e a registrare i dati anagrafici, l’appartenenza<br />
ecclesiastica e la posizione matrimoniale. I dati relativi a quest’ultima<br />
risulteranno da un certificato contestuale (rilasciato dall’ufficiale dello<br />
stato civile), e, se necessario, da un’autocertificazione che non si limiti<br />
alla sola dichiarazione di stato libero.<br />
11. - Forma di celebrazione dei matrimoni misti interconfessionali<br />
Il matrimonio misto interconfessionale può essere celebrato o in<br />
chiesa cattolica o in chiesa evangelica o di fronte all’ufficiale di stato civile.<br />
12. - La “forma canonica” e la dispensa dalla “forma canonica”<br />
Nel caso in cui il matrimonio misto interconfessionale sia celebrato<br />
nella chiesa cattolica, la validità di detta celebrazione è condizionata all’osservanza<br />
della “forma canonica” che consiste nella celebrazione del<br />
matrimonio alla presenza dell’Ordinario o del parroco del luogo o di un<br />
loro delegato e di due testimoni.<br />
Nel caso in cui il matrimonio misto interconfessionale venga celebrato<br />
in chiesa evangelica o di fronte all’ufficiale di stato civile, la parte<br />
cattolica, oltre alla licenza (cf. sopra, n. 7), dovrà anche ottenere la dispensa<br />
dalla “forma canonica”. Tale dispensa ha la funzione di togliere<br />
l’obbligo della predetta osservanza per il caso particolare.<br />
La concessione della dispensa (cf. Testo comune, 2.5) ha come motivo<br />
valido la libera scelta degli sposi, che la parte cattolica comunicherà<br />
alle competenti autorità della propria chiesa.<br />
153
154<br />
La dispensa dalla forma canonica ha rilevanza unicamente nel rapporto<br />
tra il coniuge cattolico e la sua chiesa e in nessun modo può essere<br />
compresa come autorizzazione alla chiesa evangelica di procedere alla<br />
celebrazione di un matrimonio valido anche ai fini della Chiesa cattolica.<br />
Per tutti gli adempimenti previsti per il caso in questione, la parte<br />
evangelica non è tenuta a recarsi presso la curia diocesana, essendo sufficiente<br />
che vi provvedano il parroco e il coniuge cattolico.<br />
13. - Il luogo della celebrazione di un matrimonio misto<br />
interconfessionale<br />
Nel caso in cui le parti scelgano di celebrare il matrimonio nella chiesa<br />
cattolica, tale celebrazione avverrà ordinariamente nella parrocchia<br />
in cui la parte cattolica è inserita, a norma del can. 1115.<br />
Nel caso in cui venga scelta la chiesa evangelica o il municipio, la<br />
parte cattolica dovrà indicarne il luogo nella domanda di dispensa dalla<br />
“forma canonica” al fine di dar modo al proprio Ordinario diocesano di<br />
interpellare l’Ordinario del luogo in cui avverrà la celebrazione (cf. can.<br />
1127, n. 2).<br />
14. - Trasmissione alle chiese della dichiarazione<br />
di avvenuto matrimonio<br />
Il Testo comune (2.5) stabilisce che il coniuge cattolico e quello<br />
evangelico avranno cura che il loro matrimonio, celebrato fuori dalla loro<br />
chiesa di appartenenza, venga poi registrato presso la propria comunità,<br />
ove ciò sia richiesto e in conformità alla disciplina di quest’ultima.<br />
15. - Casi particolari<br />
Il decreto generale sul matrimonio canonico della C.E.I. tratta, ai<br />
capp. V (36-47), VI, VII e VIII, una serie di situazioni particolari, alcune<br />
delle quali possono riguardare un matrimonio misto interconfessionale.<br />
In tali casi la miglior soluzione per il bene della coppia, ed eventualmente<br />
della prole, dovrà essere ricercata avendo consultato il mini-
stro della chiesa evangelica di competenza al fine di rispettare le disposizioni<br />
delle chiese e la coscienza dei coniugi.<br />
16. - Nuove formulazioni<br />
Il can. 1126 del codice di diritto canonico attribuisce alle Conferenze<br />
Episcopali una certa libertà nel definire i modi in cui le dichiarazioni e<br />
le promesse della parte cattolica possono essere formulate al fine di ottenere<br />
la licenza. Nell’ambito di tale concessione si propone una formulazione<br />
in positivo di alcune espressioni che, senza modificarne il significato,<br />
possono più facilmente essere comprese e ricevute nell’ambito<br />
di una fraternità ecumenica.<br />
Ad es. in riferimento e in sostituzione alla modulistica in uso presso<br />
le curie diocesane per quanto concerne i matrimoni misti interconfessionali:<br />
a) La formula della dichiarazione potrebbe essere così concepita:<br />
“Dichiaro di impegnarmi a mantenere e approfondire la mia fede<br />
e riconosco al contempo la fede cristiana del mio coniuge evangelico”;<br />
oppure: “Dichiaro di impegnarmi a mantenere la mia fede<br />
cattolica come il mio coniuge si impegna a mantenere la sua fede<br />
evangelica, edificandoci reciprocamente ed evitando ogni forma<br />
di compromesso o di indifferentismo”.<br />
b) La formula della promessa potrebbe essere: “Prometto di (o mi<br />
impegno a) fare quanto sarà in mio potere perché tutti i figli siano<br />
battezzati ed educati nella fede cattolica, tenendo conto che il mio<br />
coniuge ha lo stesso diritto-dovere di fedeltà nei confronti della<br />
propria vocazione così come è vissuta nella sua chiesa di appartenenza.<br />
Cercherò pertanto di concordare con il mio coniuge quelle<br />
scelte che si riveleranno più adeguate per il mantenimento e l’approfondimento<br />
della nostra comunione e per il bene della vita spirituale<br />
dei nostri figli”.<br />
155
156<br />
17. - Gli effetti civili<br />
II - GLI ASPETTI CIVILISTICI<br />
La Repubblica Italiana riconosce gli effetti civili ai matrimoni contratti<br />
secondo le norme del diritto canonico cattolico 6 e ai matrimoni celebrati<br />
secondo le norme dell’ordinamento valdese 7 , a condizione che<br />
siano state fatte le pubblicazioni nella casa comunale e che l’atto di matrimonio<br />
sia trascritto nei registri dello stato civile.<br />
18. - Procedura per la celebrazione secondo le norme del CDC<br />
Da parte cattolica è il parroco che, dopo aver espletato l’istruttoria<br />
matrimoniale, indirizza all’ufficiale dello stato civile nel comune nel<br />
quale uno dei contraenti ha la residenza la richiesta delle pubblicazioni<br />
civili. L’ufficiale dello stato civile, a sua volta, invia al parroco il certificato<br />
di eseguite pubblicazioni civili. Il parroco allora procede alla celebrazione<br />
del matrimonio, dà lettura agli sposi degli articoli 143, 144 e<br />
147 del codice civile e trasmette uno degli originali dell’atto per la trascrizione.<br />
19. - Procedura per la celebrazione secondo le norme<br />
dell’ordinamento valdese<br />
Da parte valdese sono gli sposi stessi che richiedono le pubblicazioni<br />
civili dichiarando di voler celebrare il matrimonio secondo le norme<br />
dell’ordinamento valdese. L’ufficiale dello stato civile dà lettura agli<br />
sposi degli articoli 143, 144 e 147 del codice civile. Eseguite le pubblicazioni,<br />
l’ufficiale dello stato civile rilascia agli sposi in doppia copia<br />
un “nulla osta” in base al quale è possibile procedere alla celebrazione<br />
_________________<br />
6 Accordo di modifica del Concordato lateranense del 18 febbraio 1984, art. 8 - Protocollo<br />
addizionale, n. 4.<br />
7 Intesa tra il Governo della Repubblica e la Tavola valdese, in attuazione dell’art. 8,<br />
comma terzo, della Costituzione e legge, applicativa dell’Intesa, 11 agosto 1984, n.<br />
449, art. 11.
del matrimonio. Avvenuta la stessa, il pastore trasmette all’ufficiale dello<br />
stato civile uno degli originali dell’atto e del “nulla osta” per la trascrizione.<br />
20. – L’atto di matrimonio<br />
Nell’atto di matrimonio può essere dichiarata la scelta del regime di<br />
separazione dei beni (c.c. art. 162, 2° comma) e possono essere riconosciuti<br />
i figli naturali (c.c. art. 283).<br />
21. - Rilevanza della preparazione<br />
III - LA PREPARAZIONE<br />
Il Testo comune attribuisce una particolare importanza alla fase di<br />
preparazione di un matrimonio misto interconfessionale. Non stabilisce<br />
procedure rigide, ma lascia alle due parti ampi spazi di creatività in spirito<br />
di cordiale intesa e nel rispetto delle disposizioni disciplinari proprie<br />
di ciascuna comunità (Testo comune, 3.2).<br />
Appare pertanto opportuno offrire alcuni suggerimenti per attuare<br />
un’adeguata preparazione.<br />
22. - Il contenuto della preparazione<br />
Quanto ai contenuti, la preparazione dovrebbe consistere:<br />
a) nella spiegazione del matrimonio relativamente alla dottrina e alla<br />
disciplina dell’una e dell’altra chiesa, nell’illustrazione degli<br />
elementi comuni e di quelli discordanti, avendo la Parola del Signore<br />
come riferimento di fondo e gli orientamenti del Testo comune<br />
come guida pratica;<br />
b) nella conoscenza più ampia delle due chiese e del modo in cui esse<br />
vivono concretamente la fede cristiana;<br />
157
158<br />
c) nella predisposizione di quanto riguarda la celebrazione, laddove<br />
sia stata concordata la partecipazione di rappresentanti dell’altra<br />
chiesa.<br />
23. - Gli ambiti della preparazione<br />
Quanto agli ambiti:<br />
a) occorre concordare con le coppie interconfessionali l’ambito cattolico<br />
o evangelico o comune della preparazione;<br />
b) è opportuno in ogni caso che la preparazione preveda uno o più<br />
colloqui della coppia congiuntamente con i due ministri;<br />
c) è inoltre auspicabile che, dove esiste un gruppo di coppie interconfessionali,<br />
i fidanzati vi partecipino per confrontarsi e far tesoro<br />
delle esperienze di tali coppie. È opportuna, ove esso manchi,<br />
la costituzione di un gruppo locale con l’attiva partecipazione dei<br />
ministri delle due chiese.<br />
24. - Libertà di scelta degli sposi<br />
Al fine di tutelare la libertà degli sposi di scegliere la forma della celebrazione<br />
che riterranno ad essi più consona, verranno illustrate agli<br />
stessi le tre possibilità in cui il matrimonio può essere celebrato: secondo<br />
la “forma canonica”, secondo l’ordinamento valdese, davanti all’ufficiale<br />
dello stato civile.<br />
25. - Informazione e formazione di base<br />
La preparazione ad un matrimonio misto interconfessionale non dovrebbe<br />
comunque essere solo quella immediata di una concreta coppia<br />
interconfessionale. Si auspica invece che, in accordo con il Testo comune<br />
(3.2 b), la trattazione del matrimonio misto interconfessionale sia introdotta<br />
nei normali corsi catechistici per giovani ed adulti. Ne conse-
gue, per le due chiese, l’opportunità di un aggiornamento dei testi di catechesi<br />
e di formazione così che essi comprendano la tematica dei matrimoni<br />
misti interconfessionali.<br />
IV - LA CELEBRAZIONE LITURGICA<br />
26. - Adozione e adattamenti della liturgia della chiesa<br />
in cui è celebrato il matrimonio<br />
Le parti scelgono liberamente la chiesa nel cui ambito intendono<br />
sposarsi e il matrimonio viene celebrato secondo la liturgia di tale chiesa,<br />
con opportuni adattamenti concordati insieme ai ministri: scelta dei<br />
testi biblici, interventi per brevi dichiarazioni, intenzioni di preghiera,<br />
parti cantate, ecc., che tuttavia dovranno inserirsi in modo armonico<br />
nello schema liturgico.<br />
27. - Rappresentanza e partecipazione dell’altra chiesa<br />
Se i futuri sposi lo chiedono, il ministro o un rappresentante dell’altra<br />
chiesa può partecipare attivamente alla celebrazione del matrimonio<br />
interconfessionale, rivolgendo un messaggio, o facendo una preghiera<br />
di intercessione, o tenendo la predicazione, ecc. A tal fine la liturgia può<br />
essere preparata insieme dai ministri e dai futuri sposi. Soltanto il ministro<br />
della chiesa in cui si celebra il matrimonio è autorizzato a ricevere il<br />
consenso e a dichiarare uniti gli sposi.<br />
28. - Opportunità dei segni di accoglienza ecumenica<br />
Non è prevista una “liturgia ecumenica” del matrimonio misto interconfessionale<br />
concordata dalle due chiese.<br />
In ogni caso la celebrazione liturgica di un matrimonio misto interconfessionale<br />
deve avere un carattere ecumenico in armonia con il Testo<br />
comune, tenendo conto del fatto che la coppia è mista, che gli intervenuti<br />
appartengono a chiese diverse, che tutti debbono essere messi a<br />
loro agio e debbono poter capire e partecipare. È importante, ad esem-<br />
159
160<br />
pio, il saluto iniziale rivolto in modo esplicito anche ai membri dell’altra<br />
chiesa, nonché l’accoglienza e il posto che viene riservato al rappresentante<br />
dell’altra chiesa. Così pure è apprezzato il dono della Bibbia in<br />
una traduzione interconfessionale fatto insieme dalle due comunità con<br />
la firma dei rispettivi ministri.<br />
29. - La liturgia della Parola nella celebrazione<br />
Il matrimonio misto interconfessionale, tanto nella chiesa cattolica<br />
quanto nella chiesa evangelica, viene celebrato con una liturgia basata<br />
sulla parola del Signore (liturgia della Parola). Viene di norma esclusa la<br />
celebrazione dell’Eucarestia o della Cena del Signore, per non inserire<br />
un elemento di separazione in un atto tutto concentrato sull’unione degli<br />
sposi e per ricordare che la piena comunione tra le chiese non è ancora<br />
raggiunta.<br />
30. - La formulazione del consenso<br />
Per la celebrazione del matrimonio lo scambio del consenso avviene<br />
nelle forme stabilite dalle chiese.<br />
La liturgia della Chiesa cattolica non prevede nel rito del matrimonio,<br />
secondo l’attuale adattamento curato dalla Conferenza Episcopale<br />
Italiana, una formula particolare per il consenso in un matrimonio misto<br />
interconfessionale.<br />
La liturgia della Chiesa valdese prevede, per lo scambio delle promesse,<br />
tre formule alternative al fine di rispettare le diverse situazioni<br />
personali, una delle quali riguarda i matrimoni misti interconfessionali 8 .<br />
_________________<br />
8 “N.N. prometti tu a N. N. di volerla(lo) amare e servire nel dono totale di te stesso(a) e<br />
di essere solidale con lei (lui) in ogni circostanza della vita, nella gioia come nel dolore,<br />
di ricercare con lei (lui) l’unità nella fede sulla base dell’Evangelo e rimanerle(gli) fedele<br />
secondo l’insegnamento della Parola di Dio?” (Prontuario, cit., p. 24).
V - MATRIMONI MISTI INTERCONFESSIONALI<br />
IN FORMA CIVILE<br />
31. - La celebrazione in sede o forma civile<br />
La celebrazione in sede o forma civile di un matrimonio misto interconfessionale<br />
consiste nell’espressione del consenso non di fronte a un<br />
ministro dell’una o dell’altra chiesa, bensì di fronte all’ufficiale dello<br />
stato civile.<br />
32. - Il matrimonio in forma civile per la Chiesa cattolica<br />
Per la Chiesa cattolica, la suddetta celebrazione non è esclusa nell’ampia<br />
formulazione del can. 1127, n. 2, è implicita nella dizione “salvo<br />
...eventuali intese” del decreto generale sul matrimonio canonico al<br />
n. 50 ed era già prevista per la diocesi di Pinerolo dal 1970.<br />
La possibilità della celebrazione in forma civile di un matrimonio<br />
misto interconfessionale tra una parte cattolica e una parte valdese o<br />
metodista è ora ammessa per tutte le diocesi italiane dal Testo comune<br />
(3.3 c).<br />
La parte cattolica deve ottenere dall’Ordinario diocesano la prescritta<br />
dispensa, in modo che il matrimonio celebrato nella forma civile, in<br />
forza del battesimo, sia per essa valido e perciò stesso sacramento.<br />
La parte cattolica viene esortata a prepararsi adeguatamente attraverso<br />
il sacramento della riconciliazione e la comunione eucaristica.<br />
33. - Precisazione<br />
Per quanto attiene alla celebrazione del matrimonio davanti all’ufficiale<br />
dello stato civile è necessario precisare e quindi spiegare, specialmente<br />
ai fedeli cattolici, che questa forma di matrimonio non è matrimonio<br />
“civile” nel senso generalmente inteso dai cattolici, ma è un matrimonio<br />
“in forma civile”.<br />
Il matrimonio “civile”, nel senso generalmente inteso dai cattolici,<br />
è quello contratto da due fedeli che non vogliono o non possono sposarsi<br />
“in chiesa” e quindi si sposano “in municipio”, per cui questo<br />
161
162<br />
matrimonio avviene in disaccordo con la loro chiesa che non lo ritiene<br />
valido.<br />
Quando, invece, il matrimonio “in forma civile” avviene con il consenso<br />
della Chiesa cattolica, esso è valido ed è sacramento.<br />
34. - Il matrimonio in sede civile per la Chiesa valdese<br />
Per la Chiesa valdese la celebrazione del matrimonio in sede civile<br />
non costituisce problema, per il fatto che essa non dà rilevanza ad una<br />
particolare forma certificativa del matrimonio: “I credenti sanno per fede<br />
che il loro matrimonio è contratto davanti a Dio qualunque sia la forma<br />
nuziale che essi decidono di seguire per darne pubblica certificazione”<br />
(Documento sinodale valdese sul matrimonio, n. 15).<br />
35. - Rilevanza del matrimonio in sede civile<br />
In ogni caso è bene che le chiese sottolineino la rilevanza della celebrazione<br />
del matrimonio misto interconfessionale di fronte all’ufficiale<br />
dello stato civile, in quanto anche tale atto esprime un impegno sociale e<br />
l’assunzione di responsabilità civili e morali.<br />
36. - A seguito del matrimonio celebrato in sede civile<br />
Il Testo comune (3.3 c) si preoccupa che al compimento della celebrazione<br />
di un matrimonio misto interconfessionale in sede civile faccia<br />
seguito, senza rinnovare la dichiarazione del consenso, un momento di<br />
preghiera e di testimonianza che renda visibile la specificità cristiana<br />
del matrimonio insita nella fede degli sposi. A questo riguardo non si<br />
danno indicazioni definite; la scelta è lasciata alla decisione degli sposi,<br />
accompagnati dai rispettivi ministri o da altri rappresentanti delle comunità<br />
di appartenenza.<br />
Ecco alcune indicazioni a titolo esemplificativo: incontro ecumenico<br />
con lettura della parola di Dio, predicazione e benedizione degli sposi;<br />
culto familiare con lettura biblica e preghiera.<br />
Nelle Chiese valdesi e metodiste al matrimonio celebrato in sede civile<br />
segue normalmente nella comunità un atto di benedizione, lo scam-
io delle promesse, una preghiera di intercessione e il dono della Bibbia,<br />
esclusa, comunque, la ripetizione del consenso.<br />
37. - Comunicazione dell’avvenuta celebrazione del matrimonio<br />
alle rispettive chiese<br />
Gli sposi sono tenuti a fornire alle rispettive chiese una dichiarazione<br />
di avvenuta celebrazione del matrimonio in sede civile (estratto dell’atto<br />
di matrimonio), affinché esso possa essere annotato negli appositi registri<br />
delle loro comunità.<br />
VI- IL BATTESIMO DEI FIGLI<br />
38. - Mutuo riconoscimento del Battesimo<br />
Tra la Chiesa cattolica e le Chiese evangeliche (ad esclusione di<br />
quelle a tradizione battista) si è da tempo stabilito un consenso circa il<br />
mutuo riconoscimento della validità del Battesimo celebrato nell’una o<br />
nell’altra chiesa. Per tale motivo il battesimo non viene mai ripetuto 9 .<br />
39. - Collaborazione ecumenica per il battesimo di figli<br />
di coppie interconfessionali<br />
La coppia interconfessionale che intende presentare al Battesimo i<br />
figli decide liberamente in quale Chiesa farli battezzare.<br />
Il battesimo si svolge secondo la liturgia in vigore nella chiesa prescelta<br />
con opportuni adattamenti ed è possibile che il ministro o un<br />
_________________<br />
9 Il riconoscimento del battesimo anche se conferito da una chiesa non in piena comunione<br />
con quella cattolica è chiaramente affermato dal Concilio Vaticano II: “Il battesimo<br />
costituisce il vincolo sacramentale dell’unità, che vige tra quelli che per mezzo di<br />
esso sono stati rigenerati.” Decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio, n. 22 (cfr.<br />
Direttorio, cit. n. 95). Per parte sua, l’ordinamento valdese afferma: “Il battesimo amministrato<br />
dalle altre confessioni cristiane è riconosciuto. In nessun caso viene rinnovato.”<br />
Regolamenti Organici 2, “Le persone nella chiesa”, art. 18.<br />
163
164<br />
membro qualificato dell’altra Chiesa sia invitato per l’occasione. Egli<br />
può partecipare attivamente rivolgendo un messaggio, o tenendo la predicazione,<br />
o proponendo una preghiera.<br />
Per la preparazione di tale celebrazione è necessario un previo incontro<br />
dei ministri e della coppia interconfessionale, come già avviene per<br />
la preparazione della liturgia matrimoniale.<br />
Questo Battesimo celebrato nell’ambito di una collaborazione ecumenica<br />
può costituire, per gli sposi e per le Chiese, uno stimolo a camminare<br />
verso l’unità dei cristiani.<br />
Il ministro della comunità in cui il battesimo viene celebrato è tenuto a<br />
registrarlo come d’uso e a darne comunicazione al ministro competente<br />
dell’altra chiesa che lo annota nella maniera ritenuta più adeguata. Questa<br />
procedura è analoga a quanto previsto per la trasmissione alle chiese<br />
della dichiarazione di avvenuta celebrazione del matrimonio.<br />
40. - Padrini e madrine<br />
Nelle chiese valdesi e metodiste il ruolo del padrino e della madrina<br />
non è ritenuto essenziale. Qualora nella celebrazione di un Battesimo in<br />
chiesa valdese o metodista un fedele cattolico chieda di essere padrino o<br />
madrina, la sua domanda viene accolta sulla base di una sua piena consapevolezza<br />
del significato del battesimo e delle promesse che è chiamato<br />
a condividere con i genitori.<br />
Nella Chiesa cattolica il ruolo dei padrini, pur non ritenuto di per sé<br />
indispensabile (cf. can. 872), deve essere svolto da cattolici che abbiano<br />
ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana e conducano una vita<br />
conforme alla fede. Un evangelico può presenziare al Battesimo in qualità<br />
di testimone.<br />
VII - L’EDUCAZIONE RELIGIOSA DEI FIGLI<br />
41. - Parità dei diritti e dei doveri di entrambi i coniugi<br />
L’educazione religiosa dei figli delle coppie interconfessionali è diritto<br />
e dovere di entrambi i coniugi. Questo significa che in un matrimonio<br />
misto interconfessionale un coniuge non può delegare interamente
all’altro questo compito sottraendosi così a una diretta responsabilità<br />
che gli è propria.<br />
Il Testo comune (2.4) suggerisce al riguardo l’assunzione di un impegno<br />
particolare da parte di uno dei due coniugi, sulla base di una decisione<br />
comunemente concordata. Essa intende conferire ai figli una precisa<br />
identità confessionale.<br />
Nell’ambito di questo orientamento prevalente rimane irrinunciabile<br />
l’apporto di testimonianza e di educazione da parte dell’altro coniuge.<br />
42. - Modalità dell’educazione religiosa dei figli<br />
Le coppie interconfessionali hanno adottato al riguardo dell’educazione<br />
religiosa dei figli modi diversi di comportamento, sempre nell’ottica<br />
di dare ai figli una formazione di base sostanzialmente biblica e nel<br />
contempo di fare conoscere la realtà dell’una e dell’altra chiesa tutelando<br />
la loro libertà di scelta in vista della confermazione oppure del battesimo<br />
qualora questo non sia già avvenuto in età infantile.<br />
Si esclude quindi, come osserva il Testo comune (2.4), l’adozione di<br />
una linea agnostica, neutrale o confusa, che nel nome dell’equidistanza<br />
non preveda nessuna formazione rinviando l’eventuale scelta in età matura.<br />
È chiaro d’altra parte che non esiste una “Chiesa ecumenica” intermedia<br />
tra le due e che l’inserimento deve avvenire nell’una o nell’altra<br />
comunità senza escludere la partecipazione alla vita di entrambe sulla<br />
base di un impegno ecumenico vissuto.<br />
43. - Collaborazione ecumenica nel campo della catechesi<br />
Nell’ambito della educazione alla fede delle Chiese a cui le coppie<br />
interconfessionali si riferiscono è sentita l’esigenza di una collaborazione<br />
ecumenica nel campo della catechesi. Essa consiste in una presentazione<br />
di quello che i cristiani hanno in comune senza tacere le differenze<br />
e le divergenze e in una presentazione dell’altra Chiesa (storia, teologia,<br />
spiritualità) fatta con obiettività e senza pregiudizi.<br />
165
166<br />
44. - Collaborazione interconfessionale nel campo della catechesi<br />
Là dove sono presenti figli di coppie interconfessionali, è necessario<br />
sviluppare una collaborazione interconfessionale nel campo della catechesi<br />
attuando una comune programmazione di percorsi catechistici a<br />
contenuto biblico elaborati dalle chiese locali. In questi percorsi si potranno<br />
inserire momenti di confronto anche sulle differenze e sulle divergenze,<br />
in modo da aiutare una scelta confessionale là dove questa<br />
non sia ancora stata fatta. Il primo ambito naturale di tale catechesi è la<br />
“chiesa domestica” che è costituita dalla famiglia interconfessionale.<br />
45. - La promessa in una prospettiva ecumenica<br />
Chi si dispone ad essere battezzato o confermato nell’una o nell’altra<br />
chiesa promette di essere testimone di Cristo e di diffondere la fede. In<br />
questa promessa sono impliciti la responsabilità di affermare i contenuti<br />
comuni e l’apprezzamento dei valori peculiari dell’altra Chiesa, favorendo<br />
e promovendo così il cammino ecumenico delle due Chiese, costruendo<br />
ponti là dove sono stati elevati muri.<br />
VIII - COINVOLGIMENTO DELLE COMUNITÀ<br />
46. - Interesse, sostegno e accoglienza da parte delle comunità<br />
Il Testo comune (3.1 e 3.4) sottolinea la necessità che le comunità interessate<br />
siano in qualche modo coinvolte nell’evento del matrimonio<br />
misto interconfessionale al fine di evitare che questo resti solo una questione<br />
privata delle singole famiglie che spesso si sentono circondate da<br />
poca comprensione e molta diffidenza.<br />
La crescita dello spirito ecumenico delle comunità è fondamentale<br />
per un’adeguata e fraterna accoglienza del matrimonio misto interconfessionale.<br />
Proprio perché nessuno nasconde le difficoltà di tale scelta,<br />
la coppia che intraprende questo cammino deve sentirsi compresa e sostenuta,<br />
sia al momento della decisione sia dopo la celebrazione del matrimonio,<br />
nel suo inserimento nell’una e nell’altra comunità. Una parola<br />
di accoglienza in un culto pubblico, rivolta in particolare al coniuge appartenente<br />
all’altra Chiesa, può essere utile e opportuna.
47. - Presenza attiva da parte delle coppie interconfessionali<br />
Per quanto possibile, nel pieno rispetto della loro specificità, le coppie<br />
interconfessionali devono essere attivamente presenti nelle comunità<br />
costruendo quelle relazioni che sono così importanti per sviluppare<br />
conoscenza e comprensione e contribuendo a promuovere attività ecumeniche<br />
di incontro, studio biblico e preghiera.<br />
48. - Il problema della reciproca ospitalità eucaristica<br />
Dei “nuovi problemi” e delle “nuove responsabilità” che le coppie<br />
interconfessionali dovranno affrontare con il sostegno fraterno della comunità<br />
cristiana (Testo comune, 3.4), fa parte il problema delicato della<br />
reciproca ospitalità eucaristica e cioè dell’accoglienza alla Cena del Signore<br />
del coniuge che è membro dell’altra chiesa.<br />
49. - L’ospitalità eucaristica per la Chiesa valdese<br />
La Chiesa valdese, in coerenza con la Concordia di Leuenberg, afferma<br />
che “nella Santa Cena Gesù Cristo risorto si dona nel suo corpo e nel<br />
suo sangue dati per tutti, attraverso le parole della sua promessa, con pane<br />
e vino. Così Egli dà se stesso senza riserve a tutti coloro che ricevono<br />
il pane e il vino. La fede li riceve per la salvezza, l’incredulità per il giudizio”<br />
10 . La Chiesa valdese accoglie tutti coloro che nella fede liberamente<br />
“esaminando se stessi” (1Cor 11, 28) si avvicinano alla mensa<br />
che è confessata essere del Signore e non di una particolare chiesa.<br />
50. - L’ospitalità eucaristica per la Chiesa cattolica<br />
La Chiesa cattolica, dal canto suo, ritiene che la piena comunione ecclesiale<br />
e la sua espressione visibile siano indispensabili per la reciproca<br />
ospitalità eucaristica. D’altra parte il Battesimo “costituisce il vinco-<br />
_________________<br />
10 Concordia di Leuenberg, 1973, art. 18.<br />
167
168<br />
lo sacramentale dell’unità...e tende interamente all’acquisto della pienezza<br />
della vita in Cristo”; per questo motivo la Chiesa cattolica “ riconosce<br />
anche che in certe circostanze, in via eccezionale, e a determinate<br />
condizioni, l’ammissione a questo sacramento (l’Eucaristia) può essere<br />
autorizzata e perfino raccomandata a cristiani di altre Chiese e comunità<br />
ecclesiali” 11 .<br />
Non è consentita la partecipazione di cattolici alla Cena del Signore<br />
in una chiesa evangelica, in quanto non c’è il reciproco riconoscimento<br />
del ministero ordinato.<br />
51. - Comunione eucaristica e comunione della chiesa universale<br />
Cattolici e valdesi-metodisti in modi diversi affermano lo stretto legame<br />
tra comunione eucaristica e comunione della chiesa universale secondo<br />
la parola dell’Apostolo Paolo: “Siccome vi è un unico pane, noi, che<br />
siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico<br />
pane” (1Cor 10, 17). Tuttavia permangono diversità nell’interpretare<br />
questo legame e nel trarne le conseguenze a livello teologico e pastorale.<br />
52. - Le coppie interconfessionali<br />
In questo contesto di consonanze e differenze le coppie interconfessionali<br />
si sforzano comunque di vivere, con l’aiuto dello Spirito e il<br />
conforto della parola, come “chiesa domestica” una e indivisibile.<br />
Torre Pellice, 25.08.2000<br />
✠ ALBERTO ABLONDI<br />
Vescovo di Livorno<br />
Presidente della Commissione<br />
cattolica per la redazione delle<br />
norme applicative<br />
dell’Intesa sui matrimoni misti<br />
interconfessionali<br />
_________________<br />
11 Direttorio, cit., nn. 129-132, 160.<br />
MARIA SBAFFI GIRARDET<br />
Presidente della Commissione<br />
sinodale valdese-metodista<br />
per la redazione delle<br />
norme applicative<br />
dell’Intesa sui matrimoni misti<br />
interconfessionali
NOTA DELLA PRESIDENZA<br />
CIRCA L’ISTRUTTORIA DEI MATRIMONI CONCORDATARI<br />
CON RIFERIMENTO ALLE DISPOSIZIONI CIVILI<br />
CONCERNENTI LA DOCUMENTAZIONE AMMINISTRATIVA<br />
E IL REGOLAMENTO DELLO STATO CIVILE<br />
La semplificazione dei procedimenti amministrativi civili ha trovato<br />
negli ultimi tempi la sua espressione più evidente nell’ampio spazio riconosciuto<br />
alla c.d. autocertificazione da parte del cittadino in ordine<br />
allo svolgimento di diverse pratiche che lo riguardano. Nella stessa<br />
prospettiva di semplificazione si colloca anche la recente revisione dell’ordinamento<br />
dello stato civile. Queste innovazioni hanno creato dubbi<br />
e incertezze circa le modalità di compimento dell’istruttoria, che doverosamente<br />
precede l’ammissione dei nubendi alla celebrazione del<br />
matrimonio canonico. La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana<br />
ha ritenuto perciò opportuno, in continuità con la precedente<br />
“Nota” del 15 maggio 1999 (cf. Notiziario CEI/1999, n. 6, pp. 247-<br />
249), aggiornare i Vescovi sul quadro normativo oggi vigente a livello<br />
civile e riprecisare gli indirizzi da tenere in ordine all’istruttoria canonica<br />
nel rispetto della singolarità e dell’autonomia dell’ordinamento<br />
giuridico della Chiesa.<br />
1. A seguito dell’entrata in vigore nell’ordinamento italiano delle disposizioni<br />
riguardanti l’autocertificazione (cf gli artt. 1, 2 e 3 della legge<br />
15 maggio 1997, n. 127 e il regolamento attuativo, adottato con<br />
D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 403) la Presidenza della C.E.I., udito il parere<br />
della Commissione Episcopale per i problemi giuridici e sentito il Consiglio<br />
Episcopale Permanente, ha emanato il 15 maggio 1999 una “Nota<br />
circa le istruttorie matrimoniali e le nuove disposizioni civili concernenti<br />
l’autocertificazione”: in essa si ribadiva «l’obbligo per i nubendi<br />
di presentare al parroco che esegue l’istruttoria matrimoniale il certificato<br />
di battesimo, il certificato di confermazione, il certificato canonico<br />
di stato libero (quando è richiesto), il certificato di morte del coniuge<br />
per le persone vedove, e altri documenti secondo i singoli casi (cf.<br />
C.E.I., “Decreto generale sul matrimonio canonico”, nn. 6-9)» (n. 2).<br />
169
170<br />
Con riferimento agli «altri documenti» e alla necessità di «acquisire elementi<br />
certi, particolarmente in merito alla libertà di stato», la “Nota” ricordava<br />
al parroco l’obbligo di richiedere ai nubendi la presentazione<br />
del «certificato contestuale di cittadinanza - residenza - stato civile in<br />
carta semplice, contenente i dati anagrafici e la condizione di stato di<br />
ciascun contraente, a maggior tutela degli interessati e del matrimonio<br />
che essi intendono celebrare» (n. 3).<br />
2. L’applicazione di tali disposizioni ha messo in luce una certa<br />
difformità della prassi adottata dagli uffici comunali, specialmente sotto<br />
il profilo fiscale: alcuni rilasciavano il certificato contestuale con gli<br />
oneri di bollo, mentre altri si limitavano a richiedere il pagamento dei<br />
soli diritti di segreteria; si sono così determinati disagi nei parroci e rimostranze<br />
nei fedeli per l’imposta richiesta, che sembrava creare disparità<br />
di trattamento.<br />
Considerato che era data per imminente l’approvazione e l’entrata in<br />
vigore di un nuovo “Regolamento per la semplificazione dell’ordinamento<br />
dello stato civile”, non sembrò opportuno modificare gli indirizzi<br />
dati. Pertanto, in data 23 giugno 1999 S.E. Mons. Antonelli inviò ai<br />
Vescovi una precisazione nella quale ribadì la validità delle disposizioni<br />
contenute nella “Nota”; confermò l’indicazione di richiedere a tutti i<br />
nubendi la presentazione del certificato anagrafico contestuale di residenza,<br />
cittadinanza e stato civile; suggerì che, ove l’ufficio comunale<br />
competente esigesse il pagamento dell’imposta di bollo per il rilascio, si<br />
ottemperasse alla richiesta.<br />
3. Il 7 marzo scorso è entrato in vigore il D.P.R. 28 dicembre 2000, n.<br />
445 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia<br />
di documentazione amministrativa), il quale ha raccolto tutta la normativa<br />
in materia di autocertificazione, senza alcuna modifica del quadro<br />
sopra sinteticamente esposto. Al riguardo è bene peraltro ribadire<br />
che la pubblica amministrazione ha il dovere di accettare l’autocertificazione;<br />
che tale obbligo non riguarda le amministrazioni private e, a<br />
diverso titolo, la Chiesa cattolica; che i cittadini hanno in ogni caso il diritto<br />
di richiedere tutti i certificati che li riguardano.<br />
4. Il 30 dicembre 2000 è stato inoltre pubblicato il “Regolamento per<br />
la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a
norma dell’articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127”,<br />
emanato con D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 («Gazzetta Ufficiale della<br />
Repubblica Italiana», supplemento ordinario n. 303 del 30 dicembre<br />
2000, serie generale, n. 223/L); esso entrerà in vigore il 31 marzo 2001<br />
(cf. art. 109, comma 1).<br />
Le novità introdotte sono diverse e di rilievo.<br />
Per prima cosa viene determinato un passaggio di competenze dal<br />
Ministero della giustizia (organi centrali e periferici) al Ministero dell’Interno<br />
(organi centrali e periferici) (cf. art. 9).<br />
Il “Regolamento” stabilisce che devono essere «registrati e conservati<br />
in un unico archivio informatico tutti gli atti formati nel comune o<br />
comunque relativi a soggetti ivi residenti, riguardanti la cittadinanza, la<br />
nascita, i matrimoni, la morte» (art. 10). Nella fase transitoria, con decreto<br />
da emanarsi entro sessanta giorni dalla pubblicazione del “Regolamento”<br />
stesso, il Ministro dell’Interno dovrà dare disposizioni per la<br />
tenuta dei registri fino a che saranno attivati i predetti archivi informatici<br />
(cf. art. 109, comma 3).<br />
Il “Regolamento” dà inoltre disposizioni che concernono la celebrazione<br />
del matrimonio, la trascrizione del medesimo e dei provvedimenti<br />
canonici di dichiarazione di nullità [cf., rispettivamente, artt. 49, comma<br />
1, h); 63, comma 2, a) e h); 69, comma 1, a) e d)].<br />
Con riferimento alla certificazione di atti dello stato civile, il “Regolamento”<br />
offre alcuni chiarimenti interessanti:<br />
- l’art. 106 disciplina gli “estratti per riassunto”, che riportano le indicazioni<br />
contenute nell’atto dello stato civile e nelle relative annotazioni;<br />
non sono riportate però le annotazioni di atti prodromici<br />
a quello definitivo: ad es. l’estratto per riassunto dell’atto di nascita<br />
riporterà la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti<br />
civili del matrimonio ma non il precedente provvedimento di<br />
omologazione della separazione;<br />
- l’art. 107 abroga l’attuale normativa che esige l’autorizzazione<br />
della Procura della Repubblica per il rilascio dell’atto integrale di<br />
nascita e stabilisce che «gli estratti degli atti dello stato civile possono<br />
essere rilasciati dall’ufficiale dello stato civile per copia integrale<br />
soltanto quando ne è fatta espressa richiesta da chi vi ha interesse<br />
e il rilascio non è vietato dalla legge» (comma 1).<br />
L’innovazione è particolarmente significativa in quanto amplia la<br />
possibilità di richiedere l’estratto per copia integrale, con l’unica pre-<br />
171
172<br />
clusione di un eventuale espresso divieto al rilascio disposto dalla legge,<br />
come ad esempio quello stabilito dalla legge sull’adozione, la quale<br />
vieta il rilascio di atti idonei a rivelare l’esistenza del rapporto di adozione.<br />
Il comma 2 elenca i dati che l’estratto per copia integrale deve contenere,<br />
e cioè:<br />
«a) la trascrizione esatta dell’atto come trovasi negli archivi di cui<br />
all’articolo 10, compresi il numero e le firme appostevi;<br />
b) le singole annotazioni che si trovano sull’atto originale;<br />
c) l’attestazione, da parte di chi rilascia l’estratto, che la copia è<br />
conforme all’originale».<br />
Si tratta di due strumenti che potranno rivelarsi preziosi ai fini dell’istruttoria<br />
matrimoniale. Sembra tuttavia prematuro farvi già ora riferimento,<br />
decidendo anche se dare la preferenza all’estratto per riassunto o<br />
a quello per copia integrale: ciò sia perché è prevedibile che occorrerà<br />
non poco tempo perché i Comuni realizzino la strumentazione e la rete<br />
di collegamento necessarie per un agile funzionamento del nuovo sistema<br />
(che consentirà di richiedere gli estratti non più al comune di nascita<br />
ma al comune di attuale residenza), sia perché è prudente attendere le<br />
ulteriori determinazioni che saranno assunte con l’emanazione dei decreti<br />
previsti dalla nuova disciplina.<br />
5. Non sono state invece introdotte modificazioni all’ordinamento<br />
dell’anagrafe, che continua a essere disciplinato dal D.P.R. 30 maggio<br />
1989, n. 223 (Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della<br />
popolazione residente).<br />
6. Tutto valutato, alla luce di quanto sopra esposto, la Presidenza<br />
della C.E.I. ribadisce che, sino a nuovo avviso, ci si deve attenere a<br />
quanto già indicato nella Nota del 15 maggio 1999, così come precisata<br />
dalla lettera del Segretario Generale del 23 giugno successivo:<br />
il parroco che procede all’istruttoria richieda a tutti i nubendi la presentazione<br />
del certificato anagrafico contestuale, contenente l’indicazione<br />
relativa a residenza, cittadinanza e stato civile, con l’avvertenza che,<br />
ove in relazione allo stato civile risulti l’indicazione “libero/a di stato”<br />
invece di “celibe”, “nubile” o “vedovo/a”, è da ritenere che si sia in presenza<br />
di persona divorziata o il cui matrimonio è stato annullato. In questo<br />
caso, la situazione va esaminata con particolare attenzione, facen-
do ricorso all’ausilio del competente ufficio della curia diocesana (cf.<br />
can. 1071, § 1 del codice di diritto canonico e C.E.I., “Decreto generale<br />
sul matrimonio canonico”).<br />
7. Nel contesto della normativa concernente l’autocertificazione e in<br />
vista dell’entrata in vigore del nuovo “Regolamento” si invitano gli<br />
E.mi Ordinari diocesani a trasmettere ai sacerdoti, in modo particolare<br />
ai parroci, le indicazioni sopra riportate, anche diffondendo, se lo ritengono<br />
opportuno, la presente “Nota” o il modello di comunicato allegato.<br />
È necessario infatti dare un’adeguata e motivata informazione, chiarendo<br />
le ragioni che giustificano le presenti disposizioni.<br />
Occorre in particolare mettere in evidenza che la certificazione civile<br />
è richiesta non per mancanza di fiducia nei fedeli, o per continuare a imporre<br />
vincoli e adempimenti burocratici, ma perché il carattere peculiare<br />
del matrimonio concordatario e le complesse situazioni nelle quali i<br />
nubendi possono non infrequentemente essere oggi implicati raccomandano<br />
sempre più di acquisire elementi certi, particolarmente in merito<br />
all’identità anagrafica e alla libertà di stato degli stessi, fin dall’inizio<br />
dell’istruttoria. Si pensi, per esempio, alle unioni civili tra cattolici<br />
o ai matrimoni “legittimi” tra persone non battezzate, ai quali sia seguita<br />
una sentenza di divorzio, e alle complicate fattispecie che ne possono<br />
derivare. Se il matrimonio civile, infatti, fosse stato contratto da persone<br />
non tenute alla celebrazione secondo la forma canonica, avrebbe originato<br />
un vincolo indissolubile che, nonostante il divorzio, preclude l’ammissione<br />
al sacramento del matrimonio per la presenza dell’impedimento<br />
di legame (cf. can. 1085). In ogni caso sarebbe da verificare e valutare<br />
con cura la vicenda pregressa e l’esistenza in capo a uno o ad ambedue<br />
i nubendi di obblighi eventualmente contratti verso altre persone<br />
(cf. C.E.I., “Decreto generale sul matrimonio canonico”, n. 44, 3).<br />
Per questo è assolutamente necessario conoscere – per ora, dal certificato<br />
anagrafico contestuale – quale sia in effetti l’identità anagrafica e<br />
la precisa condizione di stato civile dei soggetti che chiedono il matrimonio<br />
alla Chiesa.<br />
Giova infine sottolineare che le presenti disposizioni intendono rendere<br />
ancora più manifesti il carattere sacro del vincolo coniugale e il valore<br />
impegnativo dell’itinerario di preparazione che trova il suo momento<br />
culminante e impegnativo nel legittimo espletamento dell’istruttoria<br />
matrimoniale.<br />
173
174<br />
8. In conclusione, si richiamano sinteticamente i punti essenziali che<br />
i pastori d’anime debbono far conoscere ai nubendi:<br />
• la normativa statale concernente l’autocertificazione riguarda la<br />
pubblica amministrazione e non l’ordinamento giuridico canonico,<br />
il quale può e deve muoversi secondo propri criteri;<br />
• la richiesta di idonea documentazione che certifichi la condizione<br />
di stato civile non rappresenta, ai fini dell’istruttoria matrimoniale<br />
canonica, un adempimento burocratico aggiuntivo, ma costituisce<br />
uno strumento necessario complementare a garanzia dei fedeli:<br />
la verifica di alcuni dati relativi alla condizione anagrafica personale<br />
originaria e successiva è infatti necessaria per assicurare la<br />
stessa validità del matrimonio canonico che si intende celebrare;<br />
• il cittadino ha in ogni caso il diritto di richiedere certificazione di<br />
quanto lo riguarda;<br />
• l’eventuale rifiuto di rilasciare l’atto richiesto deve essere motivato<br />
da parte del pubblico ufficiale per iscritto ai fini di eventuali opposizioni.<br />
9. Quanto al regime tributario del rilascio del certificato anagrafico<br />
contestuale occorre attenersi alle disposizioni vigenti: si è definitivamente<br />
accertato che il certificato, in quanto attestazione anagrafica (non<br />
di stato civile), è soggetto a imposta di bollo nella misura di £. 20.000.<br />
Si aiutino i nubendi a capire che, in ogni caso, l’importanza delle ragioni<br />
sopra richiamate compensa ampiamente il modesto onere fiscale<br />
che debbono sostenere.<br />
Roma, 26 marzo 2001
DETERMINAZIONE<br />
RIGUARDANTE LA CONVERSIONE DA LIRE IN EURO<br />
DELLE MISURE PREVISTE DALLAVIGENTE DISCIPLINA<br />
DEL SOSTENTAMENTO DEL CLERO<br />
Il Consiglio Episcopale Permanente, nella sessione del 26-29 marzo<br />
2001, ha esaminato e approvato la determinazione che segue.<br />
Il Consiglio Episcopale Permanente<br />
TENENDO CONTO della circostanza che<br />
- a partire dal l° gennaio 2002 l’unica moneta avente corso legale in<br />
Italia, così come negli altri Stati membri della Comunità Economica<br />
Europea che hanno aderito all’Unione monetaria, sarà costituita dall’EURO;<br />
- tutti i valori e le misure comunque determinati saranno convertiti<br />
dall’attuale lira italiana in EURO attraverso il tasso di conversione<br />
fissato in lire 1.936,27 per EURO;<br />
- essendo la nuova moneta divisa in centesimi, la conversione sarà ordinariamente<br />
operata arrotondando per difetto la seconda cifra decimale<br />
se la terza cifra decimale è compresa tra 0 e 4, o per eccesso se<br />
la terza cifra decimale è compresa tra 5 e 9;<br />
CONSIDERATA l’opportunità che tutte le misure previste dalla vigente<br />
disciplina del sistema di sostentamento del clero, per motivi di<br />
semplicità, vengano convertite in EURO in valori interi, eccezion fatta<br />
per la quota capitaria dovuta dalla parrocchia al parroco che vi presta<br />
servizio, stante l’esiguità della misura e l’opportunità di rispettare<br />
per quanto possibile l’articolazione delle ipotesi di riduzione della<br />
medesima;<br />
VISTO l’art. 6 della delibera C.E.I. n. 58,<br />
175
176<br />
approva<br />
la seguente determinazione<br />
“A partire dal l° gennaio 2002 le misure e i valori previsti dalla disciplina<br />
del sostentamento del clero vengono convertiti in EURO secondo<br />
il tasso di conversione stabilito, riconducendo il risultato a valore intero<br />
attraverso l’aumento di una unità dell’ultima cifra intera se la prima cifra<br />
decimale è pari a 5 o maggiore di 5, ad eccezione della quota capitaria<br />
di cui alla lettera a) del § 3 dell’art. 4 della delibera C.E.I. n. 58”.
MODIFICHE AL REGOLAMENTO<br />
DEL COMITATO PER GLI INTERVENTI CARITATIVI<br />
A FAVORE DEI PAESI DEL TERZO MONDO<br />
Il Comitato per gli interventi caritativi a favore del terzo mondo è<br />
stato costituito “ad experimentum” dal Consiglio Episcopale Permanente<br />
nella sessione straordinaria del 5 giugno 1990 (cf Notiziario<br />
C.E.I. n. 5, 27 giugno 1990, p. 133).<br />
Esso è stato confermato “ad quinquennium” dallo stesso Consiglio<br />
nella sessione del 25-28 marzo 1996 (cf. Notiziario C.E.I. n. 2, 30 marzo<br />
1996, pp. 62-63).<br />
Il Consiglio Permanente, nella sessione del 26-29 marzo 2001, approvando<br />
alcune modifiche al Regolamento, che viene qui riportato, ha<br />
deliberato la continuità del Comitato a tempo indeterminato.<br />
ART. 1<br />
Costituzione e denominazione<br />
È costituito presso la Segreteria Generale della Conferenza Episcopale<br />
Italiana, ai sensi dell’art. 29, § 3 dello statuto e della delibera n. 57,<br />
§ 6 della medesima Conferenza, il Comitato per gli interventi caritativi<br />
a favore dei paesi del terzo mondo, avente lo scopo di studiare i criteri e<br />
di istruire le pratiche concernenti gli interventi caritativi a favore di paesi<br />
del terzo mondo, previsti dall’art. 48 delle Norme approvate con il<br />
Protocollo firmato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede il 15 novembre<br />
1984.<br />
ART. 2<br />
Composizione<br />
Il Comitato è composto da un Presidente, nominato dal Consiglio<br />
Episcopale Permanente, dal Direttore della Caritas Italiana, dal Direttore<br />
dell’Ufficio Nazionale per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese,<br />
nonché da tre membri del Consiglio Missionario Nazionale, tra cui un<br />
177
178<br />
religioso e una religiosa, e da cinque esperti, nominati dalla Presidenza<br />
della Conferenza Episcopale Italiana.<br />
ART. 3<br />
Compiti<br />
Il Comitato ha funzioni consultive e opera a nome e in servizio della<br />
Conferenza Episcopale Italiana, nel quadro dei criteri generali indicati<br />
dalla Presidenza.<br />
Esso provvede all’individuazione dei principali interventi, alla valutazione<br />
dei relativi progetti e alla definizione dei tempi e delle modalità<br />
di erogazione degli aiuti.<br />
Il Comitato trasmette l’istruttoria, debitamente perfezionata, alla<br />
Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana per la deliberazione<br />
dei singoli interventi.<br />
ART. 4<br />
Spese<br />
Per le spese necessarie viene presentata documentata richiesta all’amministrazione<br />
della Conferenza Episcopale Italiana.<br />
ART. 5<br />
Durata<br />
Il Comitato svolge la sua funzione fino all’esaurimento, dichiarato<br />
dal Consiglio Episcopale Permanente, dei compiti affidatigli.<br />
I membri del Comitato durano nell’incarico per un quinquennio. In<br />
caso di cessazione anticipata dall’incarico per una delle cause previste<br />
dal diritto, la persona che subentra assume l’ufficio fino al termine del<br />
quinquennio in corso.
RIPARTIZIONE E ASSEGNAZIONE<br />
DELL’OTTO PER MILLE IRPEF<br />
PER L’ANNO 2001<br />
DETERMINAZIONE<br />
La XLVIII Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana<br />
- PRESO ATTO che, sulla base delle informazioni ricevute il 9 maggio<br />
2001 dal Ministero delle Finanze, la somma relativa all’8 per<br />
mille IRPEF che lo Stato è tenuto a versare alla C.E.I. nel corso dell’anno<br />
2001 risulta pari a £. 1.476.079.564.150 (£. 259.289.529.150<br />
a titolo di conguaglio per l’anno 1998 e £. 1.216.790.035.000 a titolo<br />
di anticipo dell’anno 2001);<br />
- CONSIDERATE le proposte di ripartizione e assegnazione presentate<br />
dalla Presidenza della C.E.I.;<br />
- VISTI i paragrafi 1 e 5 della delibera C.E.I. n. 57,<br />
approva<br />
le seguenti determinazioni<br />
1. La somma di £. 1.476.079.564.150, di cui in premessa, è così ripartita<br />
e assegnata:<br />
a) all’Istituto centrale per il sostentamento<br />
del clero: 562 miliardi;<br />
b) per le esigenze di culto e pastorale: 626 miliardi, di cui:<br />
- alle diocesi: 260 miliardi;<br />
- per la nuova edilizia di culto: 160 miliardi<br />
(di cui 10 destinati alla costruzione di case<br />
canoniche nel Sud d’Italia);<br />
- per i beni culturali ecclesiastici: 50 miliardi;<br />
- al Fondo per la catechesi e l’educazione cristiana: 90 miliardi;<br />
- ai Tribunali Ecclesiastici Regionali: 10 miliardi;<br />
179
180<br />
- per esigenze di culto e pastorale<br />
di rilievo nazionale: 56 miliardi;<br />
c) per gli interventi caritativi: 288.079.564.150, di cui:<br />
- alle diocesi: 133 miliardi;<br />
- per esigenze caritative di rilievo nazionale: 30.079.564.150;<br />
- per interventi nei Paesi del terzo mondo: 125 miliardi.<br />
2. Eventuali incrementi della somma, di cui in premessa, derivanti dalle<br />
comunicazioni definitive dell’Amministrazione statale competente<br />
saranno assegnati per metà alla nuova edilizia di culto e per metà<br />
agli interventi caritativi nei Paesi del terzo mondo.<br />
Ove dalle medesime comunicazioni risultasse che la somma effettivamente<br />
dovuta dallo Stato è inferiore a quella indicata in premessa<br />
si provvederà alla copertura delle assegnazioni di cui al n. 1 attingendo<br />
al “fondo di riserva” costituito presso la C.E.I.<br />
3. Le somme assegnate al fondo speciale per la costruzione di case canoniche<br />
nel Sud d’Italia prima dell’anno 2000 e ancora disponibili<br />
sono utilizzabili fino alla scadenza del termine perentorio del 30 giugno<br />
2002 alle condizioni previste dal Regolamento approvato dalla<br />
Presidenza della C.E.I. l’11 novembre 1996.<br />
La somma che eventualmente risulterà non coperta dalle richieste<br />
presentate entro tale data e ammesse al finanziamento sarà stornata<br />
al capitolo di spesa concernente l’edilizia di culto ordinaria.<br />
4. A partire dall’entrata in vigore della presente determinazione le somme<br />
assegnate per la costruzione di case canoniche nelle regioni ecclesiastiche<br />
Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia nel quadro<br />
del finanziamento dell’edilizia di culto sono erogate attraverso<br />
contributi concessi in conto capitale e in forma forfetaria fino a un<br />
massimo dell’85% del costo preventivato nei limiti dei parametri indicativi<br />
previsti dalle vigenti “Disposizioni concernenti la concessione<br />
di contributi finanziari della Conferenza Episcopale Italiana<br />
per la nuova edilizia di culto”.
I contributi sono regolati dalle richiamate “Disposizioni”, restando<br />
inteso che:<br />
A) Essi sono erogabili:<br />
- in favore di parrocchie prive di casa canonica, per la costruzione<br />
ex novo della stessa oppure per l’acquisto e il conseguente adattamento<br />
di edifici o complessi abitativi interparrocchiali da destinare<br />
all’abitazione di sacerdoti in cura d’anime;<br />
- in favore di parrocchie dotate di casa canonica dichiarata inagibile<br />
con provvedimento della competente autorità civile, per interventi<br />
di recupero, risanamento conservativo, consolidamento,<br />
adeguamento a norma, ristrutturazione, fino a un massimo, in tali<br />
casi, del 50% del costo preventivato.<br />
B) Essi non possono in ogni caso riguardare:<br />
a) gli edifici danneggiati da eventi calamitosi ammissibili a provvidenze<br />
pubbliche secondo la normativa dello Stato o delle Regioni;<br />
b) le porzioni del fabbricato non destinate all’abitazione dei sacerdoti<br />
in cura d’anime.<br />
181
182<br />
MODIFICA<br />
DELLA MISURA DELLA QUOTA CAPITARIA<br />
PREVISTA DALLA DELIBERA N. 58 (ART. 4, § 3)<br />
DETERMINAZIONE<br />
La XLVIII Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana<br />
- CONSIDERATO che l’attuale misura della quota capitaria dovuta<br />
dalla parrocchia al parroco che vi svolge il proprio ministero è stata<br />
stabilita con decorrenza dal mese di gennaio 1999 ed è pari a £. 130;<br />
- PRESO ATTO degli oneri crescenti gravanti sul sistema di sostentamento<br />
del clero a motivo del progressivo aumento del valore monetario<br />
del punto e soprattutto della consistente rivalutazione della misura<br />
del contributo annuo, versato per ciascun sacerdote che vi è tenuto,<br />
al Fondo Clero istituito presso l’INPS, avvenuta a partire dall’anno<br />
2000;<br />
- RITENUTO che debba essere con ogni attenzione mantenuto l’equilibrio<br />
tra le diverse fonti del sostentamento del clero previste dal sistema<br />
pattizio per salvaguardarne lo spirito ispiratore e la sostenibilità<br />
economica, e che quindi, trascorso un triennio, si renda necessario<br />
un pur modesto adeguamento della misura capitaria (da £. 130 a<br />
£. 140);<br />
- VISTO l’art. 4 della delibera C.E.I. n. 58<br />
approva<br />
la seguente determinazione<br />
“La misura della quota capitaria dovuta dalla parrocchia per la remunerazione<br />
del parroco che vi presta servizio a norma del § 3 dell’art. 4<br />
della delibera C.E.I. n. 58 è stabilita, a partire dal 1° gennaio 2002, in<br />
EURO 0,07230”.
Tribunale<br />
Ecclesiastico<br />
Regionale<br />
Pugliese
184<br />
22 aprile-1 maggio 2001. Visita Pastorale parrocchia S. Domenico ad <strong>Acquaviva</strong>. Visita ad un<br />
supermercato.
Eccellenze Reverendissime,<br />
RELAZIONE DELL’ANNO 2000<br />
agli Eccellentissimi Vescovi<br />
della Regione Pugliese<br />
con piacere torno a relazionare sull’andamento del nostro Tribunale<br />
Regionale a Voi che siete i primi responsabili di questo organismo deputato<br />
a giudicare in nome vostro circa la validità o meno del sacramento<br />
del matrimonio celebrato dai fedeli della nostra Regione.<br />
1. Ci tengo ad evidenziare che da parte di tutti gli operatori del nostro<br />
Tribunale, anche durante l’anno 2000, c’è stato l’impegno costante,<br />
generoso e appassionato nel rendere questo delicatissimo servizio<br />
di Chiesa.<br />
2. Il numero dei giudici si è ampliato dopo la nomina di don Giuseppe<br />
Montanaro dell’Arcidiocesi di Taranto e di don Gianfranco Aquino<br />
della <strong>Diocesi</strong> di Oria. Quest’ultimo, aveva già fatto per due anni l’esperienza<br />
di “uditore”.<br />
3. Anche il numero degli “uditori” è aumentato perché si sono aggiunti<br />
don Giovanni Pinto della <strong>Diocesi</strong> di Lucera, don Giuseppe Laterza<br />
della <strong>Diocesi</strong> di Conversano, il dott. Antonio Capoccia dell’Arcidiocesi<br />
di Lecce, la dott.ssa Maria Colaluce della <strong>Diocesi</strong> di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi<br />
e il dott. Vittorio Palumbieri dell’Arcidiocesi di<br />
Trani-Barletta-Bisceglie.<br />
4. L’aumento del personale disponibile per il lavoro in Tribunale è un<br />
chiaro segno della vostra sensibilità e della vostra attenzione. Questo ci<br />
incoraggia e ve ne siamo grati.<br />
Certamente il numero dei giudici a confronto delle 619 cause pendenti<br />
al 31 Dicembre 2000 e di quelle che si andranno ad aggiungere nel<br />
2001, è sempre inadeguato.<br />
Non oso insistere, ma l’ideale sarebbe che ogni <strong>Diocesi</strong> mettesse a<br />
disposizione un sacerdote (competente) per l’ufficio di giudice.<br />
185
186<br />
5. Per comprendere il lavoro svolto è necessario porre l’attenzione ai<br />
dati statistici riportati negli allegati.<br />
In particolare: nel 2000 sono stati introdotti 284 nuovi libelli (17 in<br />
più del 1999); sono state decise 182 cause; ne sono state archiviate 25;<br />
al 31 Dicembre 2000 risultano pendenti 619 cause.<br />
Delle 182 cause decise:<br />
- 149 sono state affermative (82%), cioè si sono concluse con la dichiarazione<br />
di nullità del matrimonio;<br />
- 33 sono state negative (18%), cioè il matrimonio è stato riconosciuto<br />
valido.<br />
6. È ancora impressionante constatare che è sempre alto il numero<br />
dei matrimoni dichiarati nulli:<br />
- per simulazione di consenso: n. 92 (più del 50%)<br />
ed in particolare: per la esclusione della indissolubilità: n.49<br />
per la simulazione totale: n. 23<br />
per la esclusione della prole: n. 27<br />
- per incapacità ad assumere gli obblighi essenziali del matrimonio:<br />
n.28<br />
e che dei matrimoni presentati nel 2000 per l’esame circa la invalidità,<br />
93 sono durati tra un giorno e un anno.<br />
Nonostante i cosiddetti corsi di preparazione al matrimonio per i giovani<br />
fidanzati, risulta ancora molto radicata la mentalità del disimpegno,<br />
della paura per un impegno duraturo con tutti i relativi doveri.<br />
Così pure sono molti i matrimoni che non sono mai esistiti come tali<br />
a motivo del grave defectus discretionis iudicii o della incapacità dell’uno<br />
o dell’altro, oppure di entrambi, ad assumere i doveri essenziali del<br />
matrimonio.<br />
7. Questa dolorosa constatazione, che viene dall’osservatorio del nostro<br />
Tribunale, dovrebbe indurre tutti gli operatori responsabili ed impegnati<br />
nella pastorale familiare, giovanile, catechistica e vocazionale a<br />
fare delle scelte coraggiose prioritarie per aiutare i giovani a prepararsi<br />
al matrimonio in maniera tempestiva ed efficace in modo che il fidanzamento<br />
sia vissuto come tempo di crescita, di responsabilità e di grazia.<br />
Gli “itinerari di fede” per i nubendi, secondo il Direttorio di Pastorale<br />
Familiare (n. 53), devono “diventare sempre più la ‘norma’ nel cammino<br />
di preparazione al matrimonio”.
“E quando tutti i tentativi per ottenere un segno di fede, sia pure germinale,<br />
risultassero vani e i nubendi mostrassero di rifiutare in modo<br />
esplicito e formale ciò che la Chiesa intende compiere quando celebra<br />
il matrimonio dei battezzati, sarebbe necessaria la doverosa decisione<br />
di non ammettere al sacramento” (cfr. Dir. Past. Fam. n. 86).<br />
8. Una segnalazione che mi preme porre alla vostra attenzione di Pastori<br />
è la seguente: quando, nella sentenza di dichiarazione di nullità del<br />
matrimonio per simulazione totale o parziale (esclusione dell’indissolubilità,<br />
della fedeltà e della prole) viene indicato il divieto di passare a<br />
nuove nozze, queste sono possibili solo se la parte, per cui è stato imposto<br />
il divieto, giuri dinanzi all’Ordinario che non ha l’intenzione di ripetere<br />
la simulazione.<br />
Mi permetto proporre un possibile suggerimento per la prassi giuridico-pastorale:<br />
far precedere la rimozione del divieto da un discernimento<br />
pastorale che favorisca l’effettivo emendamento del simulante e<br />
il recupero del valore del sacramento e della sua ecclesialità. L’Ufficio<br />
di pastorale familiare potrebbe svolgere questo servizio in collaborazione<br />
con il delegato in re matrimoniali (o il vicario competente).<br />
Ora, proprio per far sì che l’interessato si renda conto che si tratta di<br />
una cosa seria, è opportuno che il giuramento e l’impegno sia preso dinanzi<br />
al Vescovo o al Vicario generale. La opportuna formalità della celebrazione<br />
del giuramento (p. es. in una cappellina, con formula adeguata,<br />
sul libro del vangelo) aiuterà il pentito-simulante a sigillare l’emendamento<br />
della sua condotta.<br />
Purtroppo è capitato che qualcuno, avendo stimato il giuramento fatto<br />
dinanzi al parroco (delegato dal Vescovo per questo adempimento),<br />
una “cosa di routine” e quindi di poca importanza, ha ripetuto due volte<br />
il matrimonio nullo.<br />
9. L’attività dei patroni stabili durante l’anno 2000 è stata abbastanza<br />
intensa.<br />
Il dott. Antonio Lia e la dott.ssa Maria Luisa Lo Giacco, così come<br />
prescrive il can.1490 e l’art.9 del Regolamento del nostro Tribunale,<br />
hanno svolto consulenze non solo presso la sede del Tribunale ma anche<br />
presso le Curie Vescovili dei capoluoghi di provincia: a Bari 132; a Taranto<br />
41; a Lecce 30; a Brindisi 25; a Foggia 25.<br />
Ad entrambi sono attualmente affidate circa 80 cause per l’assistenza<br />
tecnica come patroni.<br />
187
188<br />
10. Per quanto riguarda l’attività dei patroni di fiducia ritengo utile<br />
porre in evidenza:<br />
a) Gli avvocati sanno che il loro compito è quello di aiutare il giudice<br />
nella ricerca della verità e devo dare atto che generalmente<br />
questa consapevolezza e questo impegno sono evidenti.<br />
b) Nel nostro Tribunale attualmente gli avvocati residenti in Regione<br />
che hanno conseguito il diploma e il titolo di avvocati rotali sono<br />
10; degli altri, alcuni, oltre alla laurea in giurisprudenza, hanno<br />
conseguito la laurea in Diritto Canonico, altri sono stati ammessi<br />
a patrocinare solo col titolo accademico della licenza in Diritto<br />
Canonico.<br />
c) S.E. Mons. Magrassi dal 1998 ha ammesso all’esercizio del patrocinio<br />
“ad biennium” gli avvocati forniti solo della licenza per dare<br />
la possibilità di conseguire anche la laurea nell’arco dei due anni.<br />
La stessa linea ha assunto anche il nuovo Moderatore, Mons. Cacucci.<br />
d) Sarebbe bene che siano direttamente i Vescovi (o Ordinari) degli<br />
interessati a presentare al Moderatore coloro i quali, col titolo del<br />
grado di Licenza in Diritto Canonico, chiedono “ad biennium”<br />
l’ammissione all’esercizio del patrocinio.<br />
e) Per quanto riguarda gli onorari spettanti agli avvocati secondo il<br />
deliberato dalla CEI all’art. 5 par. 3 delle “Norme circa il regime<br />
amministrativo dei Tribunali Ecclesiastici Regionali Italiani e<br />
l’attività di patrocinio svolta presso gli stessi”: “Il Preside del Collegio<br />
giudicante determina, in riferimento alla tabella stabilita dal<br />
Consiglio Episcopale Permanente, la misura degli onorari dovuti<br />
dalle parti agli avvocati e procuratori, nonché l’importo degli ulteriori<br />
compensi che non possono ritenersi compresi in tali onorari.<br />
Tale determinazione, in primo grado di giudizio:<br />
a) avviene a preventivo, per la parte attrice al momento della ammissione<br />
del libello e per la parte convenuta al momento della<br />
presentazione del mandato al Preside del Collegio giudicante;<br />
b) avviene a consuntivo al momento della conclusione della fase<br />
istruttoria previa presentazione degli oneri sostenuti dal Patrono”<br />
(da un minimo di £. 2.500.000 ad un massimo di £.<br />
5.000.000, escluse l’I.V.A., il contributo per la cassa dei procuratori<br />
e avvocati, eventuali consulti con altri avvocati ed esperti,<br />
eventuali trasferte e spese vive per produzione di materiale).
“La suddetta determinazione stabilisce la somma da richiedere dal<br />
patrono alla parte a titolo di compenso definitivo”.<br />
Nel nostro Tribunale i patroni sono stati invitati dal Vicario Giudiziale<br />
a presentare al Preside del Collegio quanto è richiesto dalle norme,<br />
dopo aver ricevuto il Decreto di conclusione in causa, unitamente al Restrictus<br />
responsionis.<br />
11. La cancelleria è l’organismo che porta il peso dell’aumento delle<br />
cause.<br />
Don Vito Spinelli, Cancelliere, è coadiuvato da un collaboratore, addetto<br />
principalmente al lavoro organizzativo-tecnico della cancelleria, e<br />
da 5 attuari-notai.<br />
Per snellire il lavoro certamente ha molto contribuito il fatto che il<br />
Tribunale si è dotato di una fotocopiatrice con fascicolatore e di 9 computer<br />
di cui 8 collegati in rete.<br />
12. Dal 1° Gennaio 2001 il Capitolo Metropolitano di Bari, con generosa<br />
sensibilità, corrispondendo alla sollecitazione di codesta Conferenza<br />
Episcopale Pugliese, ha messo a disposizione del Tribunale, in<br />
comodato gratuito, tutti gli ambienti che finora sono stati utilizzati per il<br />
Tribunale e per il quale veniva pagato un fitto. Al Capitolo di Bari esprimiamo<br />
la nostra sincera gratitudine.<br />
13. L’amministrazione, tecnicamente affidata al segretario tesoriere,<br />
don Marco Cisternino, è stata regolare, con tutti gli adempimenti<br />
che riguardano i rapporti del Tribunale con l’Istituto Centrale Sostentamento<br />
Clero, con i dipendenti laici che hanno normale assunzione<br />
con contratto AGIDAE, con Istituti di Previdenza e Assistenza per i<br />
cosiddetti oneri sociali e con i periti e i patroni stabili per il relativo<br />
compenso.<br />
Dalla lettura del bilancio, allegato alla presente relazione, risulta evidente<br />
il costo della gestione di questo nostro Tribunale.<br />
Le maggiori spese sono per il personale (con i relativi oneri sociali) e<br />
per le perizie.<br />
Il contributo alle spese processuali di £. 700.000, secondo le determinazioni<br />
delle norme della CEI, versato dalla parte attrice, l’integrazione<br />
che ha dato la CEI, secondo la determinazione delle stesse norme, e il<br />
189
190<br />
contributo di £. 2.000.000 delle singole <strong>Diocesi</strong>, non sono stati sufficienti<br />
a far chiudere il bilancio in pareggio.<br />
14. In continuità con una preziosa tradizione, il nostro Tribunale favorisce<br />
l’aggiornamento culturale degli operatori:<br />
- In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che si terrà<br />
il 15 Marzo p.v., il Rev.mo Mons. Serrano Ruiz, Prelato Uditore<br />
della Rota Romana, terrà la prolusione trattando il tema: “L’incapacità<br />
e l’esclusione del “bonum familiae” nelle cause di dichiarazione<br />
di nullità matrimoniale”.<br />
- Il 5 Marzo 2001, in collaborazione con la facoltà di Giurisprudenza<br />
della Università degli Studi di Bari (cattedra di Diritto ecclesiastico<br />
e canonico) ci sarà un incontro di studio con il prof. Federico<br />
R. Aznar-Gil, Ordinario della Pontificia Università di Salamanca<br />
che tratterà il tema: “I matrimoni di convenienza: annotazioni canoniche”.<br />
- Il 23 Aprile 2001, in collaborazione con la stessa facoltà di Giurisprudenza,<br />
ci sarà un incontro di studio con Mons. A.<br />
Stankiewicz, Prelato Uditore della Rota Romana, e il prof. Gianfranco<br />
Zuanazzi, perito della Rota Romana, sul tema: “Il valore<br />
delle perizie nelle cause di nullità matrimoniali: profili sostanziali<br />
e processuali”.<br />
15. In conclusione, a nome di tutti i collaboratori impegnati come<br />
operatori nel Tribunale Regionale, confermo l’impegno e la fedeltà nel<br />
servizio.<br />
Bari, 5 febbraio 2001<br />
Sac. Luca Murolo<br />
Vicario Giudiziale
RELAZIONE ANNO 2000<br />
Cause pendenti negli anni precedente il 1998 55<br />
Cause pendenti al 31 dicembre 1999 487<br />
Cause introdotte nel 2000 284<br />
Cause archiviate 25<br />
Cause decise 182<br />
Cause pendenti al 31 dicembre 2000 619<br />
Delle 182 cause decise:<br />
Affermativamente 149<br />
Negativamente 33<br />
Capi di nullità:<br />
Esclusione dell’indissolubilità 49 affermative 35 negative<br />
Incapac. assum. onera coniugalia 28 affermative 13 negative<br />
Esclusione della prole 27 affermative 28 negative<br />
Timore 23 affermative 22 negative<br />
Simulazione totale del consenso 23 affermative 18 negative<br />
Errore di qualità 4 affermative 18 negative<br />
Dolo 3 affermative 6 negative<br />
Impotenza 3 affermative 2 negative<br />
Defectus discretionis iudicii 3 affermative 2 negative<br />
Esclusione del “bonum coniugum” 2 affermative 6 negative<br />
Esclusione della sacramentalità 2 affermative 2 negative<br />
Esclusione della fedeltà 1 affermative 4 negative<br />
Esclusione della “communio vitae” 1 affermative 2 negative<br />
Condizione 1 affermative 1 negative<br />
Mancanza di dispensa per disparità di culto 1 affermative 0 negative<br />
La somma dei capi ammessi o respinti non corrisponde al numero delle<br />
sentenze affermative o negative in quanto alcune volte nella stessa sentenza<br />
il Tribunale si è pronunziato su più capi, alcuni dei quali vengono<br />
ammessi e altri respinti.<br />
191
192<br />
<strong>Diocesi</strong> di provenienza delle 284 cause introdotte nel 2000:<br />
Bari- Bitonto 72<br />
Brindisi-Ostuni 29<br />
Conversano-Monopoli 21<br />
Lecce 20<br />
Taranto 18<br />
Nardò-Gallipoli 17<br />
Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi 15<br />
Trani-Barletta-Bisceglie 15<br />
Oria 14<br />
Foggia-Bovino 11<br />
Otranto 10<br />
Andria 8<br />
<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> 8<br />
San Severo 7<br />
Ugento-S. Maria di Leuca 6<br />
Lucera-Troia 5<br />
Castellaneta 4<br />
Manfredonia-Vieste 3<br />
Cerignola-Ascoli Satriano 2<br />
Durata della convivenza matrimoniale delle coppie che hanno introdotto<br />
il libello nel 2000:<br />
1 giorno 2<br />
3 giorni 1<br />
6 giorni 1<br />
15 giorni 1<br />
1 mese 6<br />
2 mesi 6<br />
3 mesi 7<br />
4 mesi 3<br />
5 mesi 6<br />
6 mesi 6<br />
7 mesi 6<br />
8 mesi 4<br />
9 mesi 4<br />
10 mesi 1
11 mesi 1<br />
1 anno 38<br />
2 anni 41<br />
3 anni 23<br />
4 anni 18<br />
5 anni 19<br />
6 anni 9<br />
7 anni 12<br />
8 anni 4<br />
9 anni 1<br />
10 anni 4<br />
11 anni 3<br />
12 anni 2<br />
13 anni 4<br />
14 anni 3<br />
15 anni 2<br />
16 anni 3<br />
17 anni 1<br />
18 anni 3<br />
19 anni 1<br />
20 anni 6<br />
21 anni 1<br />
22 anni 2<br />
24 anni 2<br />
28 anni 1<br />
32 anni 1<br />
di 12 coppie non è stato dichiarato<br />
193
194<br />
PROFESSIONI di<br />
Attori Attrici Convenuti Convenute<br />
Impiegato 59 28 25 37<br />
Operaio 35 9 33 8<br />
Casalinga – 30 – 51<br />
Artigiano 9 5 6 8<br />
Commerciante 15 – 13 5<br />
Studente 8 9 2 30<br />
Insegnante 7 6 2 14<br />
Militare 20 2 10 2<br />
Avvocato – 3 4 1<br />
Medico 11 2 6 2<br />
Infermiere 4 3 1 5<br />
Imprenditore 4 – 1 –<br />
Farmacista – 1 – –<br />
Psicologo – – – 3<br />
Ingegnere 3 2 2 –<br />
Disoccupato 2 8 1 8<br />
Cantante lirico – 1 – 1<br />
Direttore orch. – – 1 –
ORGANICO<br />
del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese<br />
nell’anno 2001<br />
Moderatore S.E. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo<br />
di Bari-Bitonto<br />
Vicario Giudiziale Mons. Luca Murolo (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />
Vicario Giudiziale emerito Mons. Luigi Stangarone (Bari-Bitonto)<br />
Vicario Giudiziale agg. Mons. Antonio Caricato (Lecce)<br />
Vicario Giudiziale agg. Sac. Pasquale Larocca (Bari-Bitonto)<br />
Segretario - Tesoriere Sac. Marco Cisternino (Nardò-Gallipoli)<br />
Giudici Sac. Gianfranco Aquino (Oria)<br />
Sac. Mario Cota (San Severo)<br />
Sac. Nicola Dileo (<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
delle Fonti)<br />
Sac. Michele Di Nunzio (Foggia-Bovino)<br />
Mons. Domenico Fusillo (Conversano-Monopoli)<br />
Sac. Antonio Magnocavallo (Bari-Bitonto)<br />
Sac. Giuseppe Montanaro (Taranto)<br />
P. Antonio Neri (Ist. Betania - Terlizzi)<br />
Sac. Nunzio Palmiotti (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />
Sac. Giuseppe Pica (Nardò-Gallipoli)<br />
Sac. Filippo Salvo (Trani-Barletta-Bisceglie)<br />
Difensori del Vincolo<br />
Titolare Mons. Felice Posa (<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
delle Fonti)<br />
Sostituti Sac. Ignazio Pansini (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />
Sac. Giuseppe Romagno (Conversano-Monopoli)<br />
Dott.ssa Valentina Bovio (Bari-Bitonto)<br />
Dott. Vito Giannelli (Bari-Bitonto)<br />
Dott.ssa Franca Maria Lorusso (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />
195
196<br />
Dott. Paolo Stefanì (Bari-Bitonto)<br />
Uditori Sac. Giuseppe Laterza (Conversano-Monopoli)<br />
Sac. Giovanni Pinto (Lucera-Troia)<br />
Dott. Antonio Capoccia (Lecce)<br />
Dott.ssa Maria Coialuce (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi)<br />
Dott.ssa Sabina Dicuonzo (Trani-Barletta-Bisceglie)<br />
Dott. Mario Macrì (Ugento-S. Maria di Leuca)<br />
Dott. Vittorio Palumbieri (Trani-Barletta-Bisceglie)<br />
Ins. Giulia Villani (Ugento-S. Maria di Leuca)<br />
Cancelleria<br />
Cancelliere - Notaio Sac. Vito Spinelli (Bari-Bitonto)<br />
Addetto alla Cancelleria Rag. Alfonso de Leo (Terlizzi)<br />
Attuari - Notai sostituti Rag. Leonardo Amato (Bari)<br />
Rag. Maria Antonietta Baronchelli (Molfetta)<br />
Rag. Antonio Iurilli (Ruvo)<br />
Rag. Angela Sette (Bari)<br />
Rag. Rosa Zaffanella (Bari)<br />
Attuari - Notai deputati Rag. Gianni Giannone (Squinzano)<br />
Rag. Palma <strong>Acquaviva</strong> (Taranto)<br />
Patroni stabili Dott. Antonio Lia (Bari)<br />
Dott.ssa Maria Luisa Lo Giacco (Bari)
Atti<br />
del Vescovo
198<br />
9 maggio 2001. Convegno Pastorale Diocesano.<br />
9 maggio 2001. Convegno Pastorale Diocesano.
GEMELLAGGIO<br />
CON LA DIOCESI DI AWASA - ETIOPIA<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Mons. Lorenzo CERESOLI<br />
Vicario Apostolico di Awasa<br />
Catholic Mission<br />
P.O. Box 12<br />
AWASA – Sidamo [ETHIOPIA]<br />
lo Spirito Santo, che guida e vivifica la Chiesa e i suoi Pastori, Le dia<br />
salute, forza e consolazione nel Suo impegno di portare a Cristo ogni<br />
uomo affidato alle Sue cure pastorali.<br />
All’inizio del nuovo millennio, quale frutto concreto dell’impegno<br />
di conversione che l’anno giubilare ci ha indicato, intendo riconfermare<br />
il gemellaggio che il mio predecessore, Mons. Tarcisio Pisani, di v. m.,<br />
volle avviare con la Comunità diocesana di Awasa.<br />
Già a suo tempo, Mons. Tarcisio Pisani ha visitato codesta <strong>Diocesi</strong>,<br />
così come Mons. Armido Gasparini più volte ha visitato la nostra, con<br />
ottimi risultati. Ora, con l’aiuto di Dio, vorrei che questa esperienza di<br />
apertura missionaria e di reciproco scambio non rimanesse per noi un<br />
fatto relegato nel passato, ma fosse opportunamente ripresa ed intensificata.<br />
Sono consapevole che stabilire un gemellaggio con un’altra <strong>Diocesi</strong><br />
è sì un dono, ma anche un impegno: l’impegno a vivere in profonda comunione<br />
spirituale, nella condivisione delle gioie e delle sofferenze che<br />
riguardano la vita delle nostre Comunità ecclesiali, mediante la preghiera,<br />
il contatto frequente e l’impegno alla solidarietà. Per questo, avendo<br />
già raccolto una somma in denaro, Le sarei grato se vorrà comunicarmi<br />
la forma più breve per farLe pervenire questo nostro segno di aiuto.<br />
Con la gioia e la speranza che sostiene il nostro comune impegno di<br />
annuncio e di testimonianza, nella prospettiva di un legame sempre più<br />
199
200<br />
intenso e proficuo, colgo l’occasione per inviare a Lei, ai Sacerdoti e a<br />
tutti i fedeli della <strong>Diocesi</strong> di Awasa il saluto mio personale e dell’intera<br />
Comunità diocesana di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti.<br />
<strong>Altamura</strong>, 19 marzo 2001<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
CATHOLIC CHURCH<br />
P. O. Box 12<br />
AWASA – Sidamo Province (ETHIOPIA)<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
Awasa, 18 aprile 2001<br />
Eccellenza Rev.ma<br />
Mons. Mario Paciello<br />
Arco Duomo, 1<br />
70022 ALTAMURA (Bari)<br />
Pace e unità nel Signore risorto. La ringrazio vivamente della sua<br />
gradita lettera con l’augurio di buon apostolato missionario. Le sono<br />
molto grato delle sue parole di benevolenza verso la nostra Comunità<br />
diocesana di Awasa, e della riconferma del gemellaggio tra le due diocesi,<br />
già avviato dal suo predecessore, Mons. Tarcisio Pisani in accordo<br />
con Mons. Armido Gasparini.<br />
Anche da parte mia spero che questo legame ecclesiale porti frutti<br />
spirituali di comunione e condivisione tra le nostre due diverse realtà di<br />
chiese locali, a beneficio dei fedeli e dello slancio missionario per portare<br />
il vangelo a tutte le creature.<br />
La ringrazio di cuore dell’iniziativa che ha preso per una raccolta di<br />
una somma di denaro, da inviarci come segno di fraterna solidarietà con<br />
la nostra chiesa più segnata dal bisogno.<br />
Le indico qui sotto la Banca e relative specificazioni alla quale inviare<br />
il danaro. È bene mettere chiaramente in iscritto ogni dettaglio<br />
espresso:<br />
COMMERCIAL BANK OF ETHIOPIA<br />
P.O. BOX 255<br />
ADDIS ABEBA, ETHIOPIA<br />
N.T. Account no. 01704/173073/00<br />
Account Holder: Catholic Church Awassa<br />
201
202<br />
Accolgo con gratitudine questo aiuto provvidenziale che intendo devolvere<br />
al sostegno dei sacerdoti diocesani autoctoni per i bisogni delle<br />
loro attività pastorali e per la carità ai poveri.<br />
Il Signore benedica lei e tutta la comunità diocesana. Nella preghiera<br />
rinsaldiamo il nostro legame spirituale e fraterno.<br />
Dev.mo nel Signore<br />
✠ Lorenzo Ceresoli<br />
Vicario Apostolico di Awasa
Eccellenza Reverendissima,<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Mons. Lorenzo CERESOLI<br />
Vicario Apostolico di Awasa<br />
Catholic Mission<br />
P.O. Box 12<br />
AWASA – Sidamo Province [ETHIOPIA]<br />
in seguito alle indicazioni da Lei forniteci, in data 5 giugno 2001 ho<br />
inviato, tramite bonifico bancario, la somma di £. 10.000.000, quale piccolo<br />
segno di vicinanza, di comunione e di fraterna condivisione tra la<br />
<strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti e quella di Awasa.<br />
Sono certo che il legame ecclesiale tra le nostre Comunità diocesane<br />
sarà di grande aiuto per rafforzare in tutti – Vescovo, Sacerdoti, Religiosi<br />
e Laici – la consapevolezza di partecipare pienamente alla vocazione<br />
missionaria propria di tutta la Chiesa.<br />
Nella speranza di poter programmare un incontro, durante una delle<br />
Sue venute in Italia, per una più profonda e reciproca conoscenza e<br />
scambio con la realtà ecclesiale di Awasa, colgo l’occasione per salutar-<br />
La cordialmente nel Signore, unitamente a tutta la Comunità diocesana.<br />
<strong>Altamura</strong>, 12 giugno 2001<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo<br />
203
204<br />
CATHOLIC CHURCH<br />
P. O. Box 12<br />
AWASA – Sidamo Province (ETHIOPIA)<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
Awasa, 11 agosto 2001<br />
Eccellenza Rev.ma<br />
Mons. Mario Paciello<br />
Arco Duomo, 1<br />
70022 ALTAMURA (BARI)<br />
Pace e unità nel Signore nostra pace e forza. Grazie della sua gradita<br />
lettera che ricevetti ai primi di luglio del 2001 con l’informazione che,<br />
in data 5 giugno 2001, ha inviato tramite bonifico bancario la somma di<br />
Lit. 10.000.000. Ho atteso per accertarmi che detta somma arrivasse a<br />
destinazione sul conto bancario che le avevo indicato. E solo ieri ho<br />
avuto la conferma che il denaro è stato accreditato sul conto di Addis<br />
Abeba della diocesi.<br />
Voglio perciò ringraziare lei e la comunità diocesana per questo concreto<br />
segno di comunione e solidarietà della chiesa di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
delle Fonti con la giovane chiesa di Awasa. Come le avevo<br />
accennato nella mia ultima lettera, il denaro sarà usato per il sostegno<br />
delle missioni-parrocchie affidate al clero diocesano, tre per ora, e ai sacerdoti<br />
missionari che provengono da paesi africani, i quali essi pure<br />
hanno in cura tre missioni-parrocchie prelevate dai missionari europei<br />
(comboniani), i quali, come è facile capire, hanno maggiori risorse di<br />
aiuti finanziari dei sacerdoti africani.<br />
La programmazione pastorale del Vicariato Apostolico di Awasa prevede<br />
uno sforzo continuo di sensibilizzazione dei cristiani e dei sacerdoti<br />
stessi perché promuovano, oltre che un’attiva partecipazione alla<br />
vita e alla crescita della comunità cristiana, anche un sostegno finanziario<br />
più responsabile e generoso. Tuttavia, alcuni costi non possono esse-
e coperti se non con i sussidi che il Vicariato deve corrispondere mensilmente,<br />
e che il vescovo e l’economo devono reperire facendo appello<br />
alla generosità dei benefattori e devoti delle missioni in Italia e altrove,<br />
sia da privati come da gruppi ecclesiali ed anche diocesi.<br />
Anche per questo ho accolto con gioia e gratitudine il rinnovo dei<br />
vincoli di comunione ecclesiale che lei ha voluto benignamente riallacciare<br />
con la nostra chiesa locale africana. Di cuore ringrazio anche a nome<br />
dei nostri sacerdoti diocesani tutti coloro che in varie maniere hanno<br />
contributo a rendere possibile l’offerta che ci ha inviato. Il Signore benedica<br />
e ricompensi tutti con l’abbondanza dei suoi doni.<br />
Alla mia prossima venuta in Italia, che non sarà comunque durante<br />
l’anno in corso, mi farò premura di venire a farle visita. D’altra parte,<br />
qualora lei volessi venire a trovarci qui ad Awasa, sappia che saremmo<br />
più che felici ed onorati. In comunione di preghiera e di fraternità episcopale<br />
le porgo i miei più vivi auguri di ogni bene e di copiosi frutti<br />
apostolici.<br />
Dev.mo nel Signore Gesù<br />
✠ Lorenzo Ceresoli<br />
Vicario Apostolico<br />
205
206<br />
Articoli<br />
“È OPPORTUNO NON CHIUDERE GLI OCCHI”<br />
La recente processione del Crocifisso, che tanta attenzione riscuote e<br />
tanta devozione suscita nel popolo di Dio, ha dato motivo di porsi interrogativi<br />
e di interpellare il Vescovo per avere risposte chiare e illuminanti.<br />
In molti ci si è chiesto, non senza una buona dose di amaro stupore, di<br />
giustificato disagio e di perplessa ironia, “se il Vescovo sa”, “come mai<br />
il Vescovo permette”, “perché ci si comporta in modo contrario alle disposizioni<br />
dei Vescovi”.<br />
La decisione del Comitato della festa del Crocifisso, di fare la questua<br />
durante la processione, è nata dalla considerazione, non giustificata,<br />
che alcuni Comitati si comportano abitualmente in modo difforme<br />
dalle norme, quasi avessero un sommesso benestare del Vescovo.<br />
Bisogna riconoscere che simili comportamenti non si verificherebbero<br />
se i Comitati trovassero maggiore fermezza nei sacerdoti; se non<br />
fossero costretti a premeditate trasgressioni della norma da preventivi di<br />
spesa e contratti che esigono entrate sempre più elevate; se i Comitati<br />
programmassero la festa in seno a Consigli pastorali parrocchiali funzionanti.<br />
Per fugare dubbi, per ribadire la serietà, la validità, l’attualità e il peso<br />
normativo della Nota Pastorale dei Vescovi della Puglia sulle feste<br />
religiose popolari, richiamo semplicemente alcuni punti della Nota Pastorale,<br />
con la speranza che tutte le persone in qualunque modo coinvolte<br />
nella preparazione e nello svolgimento delle feste religiose li meditino<br />
con la dovuta attenzione.<br />
Comportamenti diversi, scelte autonome, contestazioni soffuse non<br />
glorificano Dio, non onorano i Santi, non edificano la Chiesa, precludono<br />
i passi verso l’unità e la comunione pastorale, sono una aperta disobbedienza<br />
all’autorità dei Vescovi.<br />
Ai Comitati, va la gratitudine della Comunità cristiana per l’impegno<br />
che profondono per la riuscita delle feste; ma essi non sono i padroni<br />
esclusivi o i gestori autonomi della festa.<br />
I Vescovi della Puglia, nella Nota Pastorale del 1998 scrivevano: Il<br />
Comitato deve essere “emanazione del Consiglio Pastorale e si avvarrà<br />
di persone cattoliche, abitualmente praticanti e sulle quali non ci deve<br />
essere ombra di sospetto o di interessi personali o privati. Il Comitato,
nel suo costituirsi deve essere abitualmente approvato dalla competente<br />
autorità ecclesiastica” (n. 48).<br />
Nei Comitati ci sono uomini e donne animati da sincera e annosa devozione<br />
verso i Santi di cui curano la festa. Talvolta però si verifica ciò<br />
che i Vescovi della Conferenza Pugliese lamentano: “Per un errato senso<br />
di modernità, per l’intromissione di persone preoccupate più dell’apparato,<br />
…per il prepotere di Comitati non sensibili ai valori morali<br />
e religiosi, le feste religiose spesso si sono trasformate in occasione di<br />
sperpero di denaro” (n. 3).<br />
Il momento più delicato della festa, la manifestazione che fa da anello<br />
di congiunzione tra il programma religioso e quello ludico o profano<br />
è la “processione”.<br />
La processione, dice la Conferenza Episcopale nella citata Nota:<br />
“Deve mantenere il suo carattere sacro evitando ogni commistione con<br />
realtà profane …essa deve essere animata da canti, brani biblici e preghiere”<br />
(n. 37).<br />
Purtroppo non sempre e non dappertutto questo “carattere sacro” è rispettato<br />
pienamente: “Ribadiamo con fermezza quanto già disposto da<br />
questa Conferenza: è vietato fare aste pubbliche per portare la statua di<br />
un santo; chiedere offerte nel corso della processione; esibire denaro su<br />
simulacri; far sostare la processione in vista dei fuochi d’artificio” (n.44).<br />
Da qualche parte, anziché fare un passo indietro per rientrare nella<br />
norma, si sono ideati “camuffamenti” di discutibile utilità e di malcelato<br />
sotterfugio, che certamente non sono graditi al Signore né ai Santi.<br />
È questo il sentire dei Vescovi della Puglia, espresso nella Nota Pastorale:<br />
“È opportuno non chiudere gli occhi su elementi estranei o ambigui<br />
e su abitudini distorte e consolidate, sfocianti su anacronismi evidenti<br />
nella organizzazione e nello svolgimento di dette feste (religiose, popolari,<br />
n.d.r.); aspetti questi che, non poche volte, fanno acquisire modalità<br />
contrarie al messaggio evangelico e allo stile ecclesiale” (n. 2).<br />
Spero che la fede che anima i Comitati e che essi vogliono celebrare<br />
onorando la Vergine e i Santi, e il rapporto di fiduciosa, filiale obbedienza<br />
alla Chiesa li aiutino a seguire la via migliore, perché ogni festa sia<br />
“momento forte di evangelizzazione teso a coinvolgere in ogni modo, vicini<br />
e lontani” (n. 3).<br />
✠ Mario, Vescovo<br />
(Pubblicato in Avvenire - 3 giugno 2001)<br />
207
208<br />
OMELIA<br />
PER LA CHIUSURA DEL GIUBILEO<br />
E L’INDIZIONE DELLA VISITA PASTORALE<br />
Cattedrale di <strong>Altamura</strong>, 5 gennaio 2001<br />
“O Dio, conduci anche noi… a contemplare la grandezza<br />
della Tua gloria” (Orazione).<br />
Omelie<br />
1. L’orazione della Messa dell’Epifania richiama e trasforma in preghiera<br />
il progetto pastorale di questa Chiesa Locale. Modellandoci<br />
sull’agire di Dio verso il mondo, vogliamo essere un popolo che<br />
cammina nella fede, nella speranza e nella carità, per contemplare in<br />
terra e nel Regno la grandezza della gloria di Dio.<br />
2. “O Dio, conduci anche noi a contemplare la grandezza della Tua<br />
gloria”: è una preghiera che esprime le tre grandi ragioni di questo<br />
importante momento di vita diocesana.<br />
Questa solenne concelebrazione eucaristica è:<br />
A)memoriale della manifestazione del Signore;<br />
B) espressione di gratitudine per il dono dell’Anno Giubilare;<br />
C) invocazione di grazia e di forza per vivere le decisioni maturate<br />
nell’Anno Giubilare e accogliere con frutto la Visita Pastorale del<br />
Vescovo.<br />
A) L’Epifania<br />
L’Epifania è il memoriale della manifestazione di Cristo Gesù, Luce<br />
delle Genti, salvatore e Signore di ogni uomo;<br />
• è l’annuncio, la presentazione della vocazione della Chiesa, Luce<br />
del mondo;<br />
• è l’investitura della missionarietà della Chiesa e di ogni battezzato.
“Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia” (Mt 2):<br />
questo immenso gaudio, ogni persona umana ha diritto a provarlo, perché<br />
quella stella è il simbolo della chiamata che Dio fa a cercare il Cristo<br />
e a camminare alla sua luce.<br />
2000 anni fa, la stella non la videro solo i magi, ma tanti altri; almeno gli<br />
esperti e gli amanti degli astri: tutti restarono indifferenti e distratti. Eppure<br />
i magi dovettero affrontare un viaggio né breve, né facile; ma l’incontro col<br />
Re, col Figlio di Dio, col Salvatore valeva tutti i sacrifici della vita.<br />
L’Epifania deve farci prendere coscienza che il vivere cristiano è difficile:<br />
• non è un muoversi senza meta o una ripetizione abitudinaria di riti;<br />
• non è passare da un’esperienza all’altra, da un’emozione all’altra;<br />
• è un nascere nella luce del Battesimo; camminare come luce mentre<br />
le tenebre ricoprono la terra; puntare verso la Fonte della Luce<br />
che è il grembo della Trinità.<br />
B) Il Giubileo<br />
Il Giubileo del 2000 è stato l’Anno del cammino incontro a Cristo. Il<br />
passaggio attraverso la Porta Santa è stato non solo simbolo, ma segno,<br />
rito sacramentale di volontà di passare dal peccato alla grazia, dall’egoismo<br />
all’apertura, dal vecchio al nuovo.<br />
Il pellegrinaggio ha espresso lo sforzo individuale e comunitario di<br />
cambiare, di migliorarsi, di riaccendere la fede, di vivere nella grazia<br />
del Signore.<br />
Solo il cuore del Padre misericordioso conosce cosa il Cristo, per<br />
mezzo dello Spirito, ha provocato nel cuore degli uomini e delle donne<br />
che si sono aperti alla grazia del Giubileo: conversioni, fedeltà rinnovata,<br />
famiglie vivificate, fioritura del volontariato, riscoperta della Chiesa,<br />
della preghiera, del vero volto dell’uomo, del senso genuino della giovinezza,<br />
del valore del sacrificio, della solidarietà.<br />
C) 2001 e Visita Pastorale<br />
Antonietta Molle (ex insegnante, ex catechista di Roma, madre di famiglia,<br />
che ogni giorno ha attraversato la Porta Santa delle quattro Basi-<br />
209
210<br />
liche): “Bisogna predisporre il cuore a percepire la presenza di Cristo<br />
nella propria realtà giornaliera, come il Buon Pastore che ci ama e<br />
aspetta la nostra ospitalità” (da L’Osservatore Romano).<br />
Il Papa (a mezzanotte del 31 dicembre 2000), ai Fedeli che vegliavano<br />
in Piazza San Pietro, ha detto: “È Lui (Gesù) che ci rende capaci di<br />
spendere l’esistenza per la Gloria di Dio e per il bene dell’umanità.<br />
Dobbiamo ripartire da Lui ed essere i suoi testimoni nel futuro che ci attende”.<br />
Si chiude il Giubileo, ma si apre il pellegrinaggio della vita dei cristiani<br />
del terzo millennio. Il fiume di grazia e di luce che ha attraversato<br />
l’Anno Giubilare non deve inabissarsi o disperarsi. Il terzo millennio ha<br />
posto le radici nel Giubileo; è nato nel Giubileo, inizia il suo cammino<br />
dalla Porta Santa che è Cristo.<br />
Il verbo che il Papa ci ha consegnato è ripartire; l’atteggiamento che<br />
ci chiede di avere è di: essere in cammino verso il futuro che ci attende.<br />
Non potevamo avere mandato più esplicito, incoraggiamento più lusinghiero,<br />
momento più favorevole per dare inizio alla Visita Pastorale.<br />
Come le istanze giubilari sono state il motore e l’anima della grande<br />
Missione Diocesana, del Corpus Domini (Diocesano), del grande Pellegrinaggio<br />
delle Famiglie e di tutte le attività e iniziative parrocchiali e<br />
associative; …così questo invito a “ripartire” ci mette in fermento per<br />
vivere l’altro grande evento di grazia che è la Visita Pastorale.<br />
“Il ministero della Grazia di Dio a me affidato a vostro beneficio”<br />
(come ci ha detto Paolo in Ef 3, 2) mi chiama a farmi umile pellegrino<br />
attraverso le Comunità parrocchiali, rivestito dello Spirito di Cristo, per<br />
aiutare tutti, nella Verità e nella Carità, a risplendere di luce, perché ogni<br />
uomo veda la salvezza del Signore.<br />
Maria, la prima pellegrina del Cristo, la prima missionaria della<br />
Chiesa, ci guidi, ci sostenga e ci benedica.<br />
✠ Mario, Vescovo
OMELIA<br />
PER LA MESSA CRISMALE<br />
Cattedrale di <strong>Altamura</strong>, 11 aprile 2001<br />
«Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui» (Lc 4,<br />
20). Gesù aveva svolto il rito sinagogale di “alzarsi in piedi”, “aprire il<br />
libro che gli viene presentato”, “leggerlo”, “arrotolare il volume”,<br />
“consegnarlo”, “sedersi”.<br />
Un rito abituale, solito; ma la cui ripetizione non toglieva nulla all’attenzione<br />
dei congregati.<br />
“Gli occhi fissi su di lui” erano più curiosi di vedere, di quanto non lo<br />
fossero gli orecchi di ascoltare.<br />
In quella cornice di occhi puntati e di fronti corrugate per l’attesa,<br />
Gesù fa la solenne proclamazione, che per Luca ha la stessa centralità<br />
che ha il discorso della Montagna in Matteo.<br />
«Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri<br />
orecchi» (Lc 4, 21). Infatti, ciò che Isaia nel passo appena proclamato,<br />
annunziava, si era manifestato presente nella teofania presso il Giordano.<br />
Mentre Gesù, dopo essere stato già battezzato, pregava, lo Spirito<br />
Santo scese su di Lui; e la Voce, richiamando Isaia (42, 1) «Ecco… il<br />
mio eletto in cui mi sono compiaciuto», e il Salmo 2 (v. 7) «Tu sei mio figlio,<br />
io oggi ti ho generato», aveva affermato l’origine e la dignità divina<br />
di Gesù e la sua missione di salvatore: «Tu sei il mio figlio prediletto,<br />
in te mi sono compiaciuto» (Lc 3, 22).<br />
Questo Gesù, pieno dello Spirito del Padre, consacrato e mandato ad<br />
annunziare, a liberare, ad inaugurare il tempo della grazia, gli occhi dei<br />
presenti e di tutta la Chiesa desiderano vedere in coloro che Egli ha<br />
chiamato a perpetuare la sua missione e il suo servizio.<br />
Oggi, gli occhi di tutto il popolo sono rivolti verso di noi, perché stiamo<br />
insieme, presbiterio riunito, fratelli intorno al Vescovo, perché facciamo<br />
memoria del giorno in cui Cristo comunicò agli apostoli e a noi il<br />
Suo sacerdozio.<br />
Questi occhi fissi su di noi, li sperimentiamo ogni volta che presiediamo<br />
un’assemblea; ogni giorno, in qualunque luogo ci troviamo,<br />
qualsiasi cosa facciamo.<br />
211
212<br />
«Siamo divenuti spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini»<br />
(1Cor 4, 9) e dobbiamo accettare le conseguenze proprie di coloro che,<br />
loro malgrado, danno spettacolo: essere approvati e condannati, assolti<br />
e rifiutati, seguiti e non compresi, benedetti e vilipesi.<br />
Carissimi confratelli, presbiteri e diaconi, la solenne concelebrazione<br />
della Messa del Crisma è una risalita alle sorgenti della nostra identità<br />
e del nostro ministero. Contemplando Cristo consacrato e inviato<br />
dallo Spirito del Padre ad annunziare, a liberare, a proclamare il tempo<br />
della grazia, prendiamo coscienza della grandezza, della sublimità e<br />
della bellezza del dono che ci è stato fatto, di partecipare al sacerdozio<br />
di Cristo; ma comprendiamo anche le grandi responsabilità che gravano<br />
sulle nostre spalle, per essere stati costituiti anche noi strumenti di liberazione<br />
e di grazia.<br />
Nella celebrazione crismale dell’anno giubilare, su invito del Santo<br />
Padre, abbiamo fatto un esame di coscienza ad alta voce e chiesto pubblicamente<br />
perdono a Dio e al popolo cristiano delle infedeltà e incoerenze<br />
con cui gualciamo il nostro abito sacerdotale.<br />
La celebrazione odierna è stata preceduta e arricchita da due preziosi<br />
documenti magisteriali di Giovanni Paolo II, che si integrano e si richiamano<br />
a vicenda: la lettera apostolica “Novo Millennio Ineunte” e il<br />
Messaggio ai Sacerdoti per il Giovedì Santo.<br />
In tutti e due gli scritti il Papa ci aiuta a guardarci dentro sotto tre<br />
aspetti: come chiamati alla santità, come mistero di misericordia, come<br />
testimoni dell’Amore.<br />
Chiamati alla santità<br />
Il Papa chiede ai Pastori delle Chiese Particolari di “delineare con fiducia<br />
le tappe del cammino futuro”, “aiutati dalla partecipazione delle<br />
diverse componenti del Popolo di Dio”. Grazie a Dio, questo è già un<br />
cammino in atto nella nostra <strong>Diocesi</strong>.<br />
Ma l’“entusiasmante opera di ripresa pastorale che ci attende”<br />
(NMI 29) e che il Santo Padre ci esorta ad iniziare, non è possibile realizzarla<br />
se non comprendiamo la santità come “un’urgenza della pastorale”<br />
(NMI 30). Apparteniamo a “Colui che è per antonomasia il San-
to” (ibidem). Abbiamo bisogno di “conoscere, amare, imitare Cristo,<br />
per vivere in Lui la Vita Trinitaria e trasformare con Lui la storia fino al<br />
suo compimento nella Gerusalemme Celeste” (NMI 29).<br />
Non possiamo annunciare Gesù Cristo, senza l’intimità con Lui: non<br />
possiamo dare agli altri ciò che non abbiamo (Messaggio di Giovanni<br />
Paolo II ai Sacerdoti per il Giovedì Santo 2001, 3).<br />
L’entusiasmo per la testimonianza al Vangelo scaturisce dalla<br />
contemplazione del volto di Cristo (cfr. Messaggio, 2). Senza interiorità,<br />
senza esperienza di pause in disparte, senza esercizi spirituali,<br />
ritiri partecipati in modo attivo e coinvolto, siamo solo banditori,<br />
manager, funzionari, addetti al servizio religioso. “Abbiamo il dovere<br />
di mostrare a quale profondità possa portare il rapporto con Lui”<br />
(NMI 33).<br />
In un mondo che si ubriaca sempre più di secolarismo, che sottilmente<br />
e insensibilmente si infiltra nei seminari, nelle case sacerdotali e religiose,<br />
dobbiamo saper dare risposte convincenti a una richiesta stranamente<br />
forte di spiritualità, che, se resta inappagata, non ha difficoltà a rivolgersi<br />
a surrogati e alternative alienanti.<br />
Nel labirinto dei difficili rapporti umani, solo partendo da Gesù e tenendoci<br />
legati al filo della carità, riusciremo a fare cammini di vera fraternità<br />
(Messaggio, 2).<br />
Se non teniamo presente il primato di Cristo, della vita interiore, della<br />
santità (cfr. NMI 38), non “c’è da meravigliarsi se i progetti pastorali<br />
vanno incontro al fallimento e lasciano nell’anima un avvilente senso<br />
di frustrazione”.<br />
Mistero di misericordia<br />
Nel messaggio per questo Giovedì Santo il Santo Padre dedica un’attenzione<br />
particolare al sacramento della riconciliazione che i sacerdoti<br />
devono ricevere e celebrare per i fedeli laici.<br />
Non deve sfuggirci la consapevolezza che noi, ministri ordinati, più<br />
dei fedeli laici siamo un “mistero di misericordia” di Dio verso noi. Nonostante<br />
che Concilio, magistero e ascetica cristiana ci ripetano che il<br />
sacerdote si santifica attraverso l’esercizio del suo stesso ministero, i<br />
più esposti a non essere santi, siamo noi; coloro ai quali può più facil-<br />
213
214<br />
mente sfuggire la potenza salvifica della Parola, della preghiera, della<br />
Grazia, siamo noi; la difficoltà di stupirci e di sperimentare in modo<br />
sempre vivo e nuovo l’amore del Padre, la forza redentrice del sangue di<br />
Cristo, l’efficacia di una Sua parola accolta nella fede, può essere soprattutto<br />
nostra.<br />
Il Papa, dall’alto della sua esperienza e della sua saggezza di pastore<br />
ottantunenne, con molta schiettezza e senza eufemismi ci suggerisce<br />
come rimedio indispensabile, «come sostegno, orientamento e medicina<br />
della vita sacerdotale» (n. 11), la Confessione, assiduamente fatta<br />
«perché il Signore possa purificare costantemente il nostro cuore, rendendoci<br />
meno indegni dei misteri che celebriamo» (ibidem).<br />
Il Santo Padre ci fa osservare anche come la disaffezione alla confessione<br />
da parte dei fedeli non deriva solo dall’affievolimento del senso<br />
del peccato, ma anche dall’indebolimento della nostra disponibilità e<br />
del nostro entusiasmo verso il ministero della confessione e dagli eventuali<br />
contesti non sempre “liturgici” in cui celebriamo il sacramento<br />
della misericordia.<br />
La Missione Diocesana, le celebrazioni giubilari e penitenziali, i pellegrinaggi,<br />
la GMG ci hanno fatto toccare con mano come i laici, pur<br />
condizionati da coscienze sfocate, da sensibilità sempre più opache, da<br />
giudizi morali sempre più permissivi, hanno sete di liberazione, di riconciliazione,<br />
di luce, di grazia. Ci convincano le esperienze fatte, a riscoprire<br />
la confessione come il sacramento della nostra e della altrui ricerca<br />
di Dio e del cammino di perfezione.<br />
Testimoni dell’Amore<br />
Non operiamo più in una “società cristiana”, ci ricorda il Papa (NMI<br />
40), per cui dobbiamo riaccendere lo slancio della Chiesa delle origini<br />
nella quale l’ascolto e l’annuncio della Parola, la Frazione del Pane e la<br />
testimonianza dell’Amore erano la forza dell’evangelizzazione del<br />
mondo giudaico e del mondo pagano, e il principio di coesione e di comunione<br />
fraterna.<br />
Ciò che non potevano le mentalità e i temperamenti, la povertà, la diversità<br />
di lingue e di provenienze, lo poteva la carità che scaturiva dall’esperienza<br />
della presenza di Cristo.
Noi abbiamo quartieri nuovi senza chiese; parrocchie senza strutture<br />
pastorali; edifici sacri e di ministero bisognosi di intervento; parecchi<br />
sacerdoti anziani e infermi, e un numero di sacerdoti che riescono appena<br />
a coprire tutte le necessità pastorali; abbiamo debiti e problemi pastorali<br />
in ogni settore della vita della <strong>Diocesi</strong>; ma tutto questo non è un<br />
ostacolo alla costruzione del Regno di Dio, se abbiamo la carità.<br />
La nostra salvezza è la carità; il nostro patrimonio è l’amore; la nostra<br />
eredità è l’agape; la forza di ognuno di noi è un cuore grande, benevolo,<br />
misericordioso, capace di comprendere, perdonare, donarsi.<br />
Senza la carità non siamo nulla; senza la carità non abbiamo niente.<br />
Se, come scrive Teresa di Lisieux, la Chiesa ha un cuore e il cuore è<br />
l’amore, noi siamo Chiesa se amiamo. Trasformiamo in dono e testimonianza<br />
di amore tutto quello che viviamo e facciamo.<br />
I presbiteri più avanti negli anni o in condizioni di salute malferma<br />
preghino di più per sostenere i confratelli che sono nella vigna; quelli<br />
che hanno energie per lavorare, siano più essenziali e generosi nel<br />
ministero; cerchiamo tutti di recuperare e valorizzare per il ministero<br />
il tempo sprecato in discorsi inutili e critiche sterili, che non accrescono<br />
certo l’affetto fraterno e l’unità di intenti. Convinciamoci che<br />
non abbiamo il diritto di essere prevenuti o di giudicare tutto e tutti.<br />
Se dal nostro capo, come dalla barba di Aronne, scende l’olio della<br />
benevolenza, della comprensione, del retto sentire, del rispetto; se invece<br />
di giustificare le distanze psicologiche e pastorali, cerchiamo di<br />
eliminarle; se guardiamo più dentro di noi e meno intorno a noi; se<br />
cerchiamo di proiettarci verso il futuro, più prossimo dello stesso<br />
presente; se una maggiore luce di fede illumina le nostre pupille; se<br />
siamo pronti a condividere e collaborare, docili e disponibili a servire<br />
dove il Signore vuole mandarci; se ci sentiamo più inviati e meno padroni;<br />
se siamo più aperti al dialogo, al confronto fraterno, alla discussione<br />
responsabile, alla ricerca di linee comuni; se siamo capaci<br />
di mettere da parte le nostre idee, quando ostacolano l’unità, la carità<br />
di Cristo brilla in questa Chiesa Locale e noi ci ritroviamo sorprendentemente<br />
- preparati a formare personalità umane e cristiane capaci di assicurare<br />
al Paese la salvaguardia e la promozione di tutti i principi e i<br />
valori che garantiscono un sereno e dignitoso vivere sociale, senza<br />
scadere in inopportuni e discutibili appoggi partitici;<br />
215
216<br />
- desiderosi di dare risposte più responsabili e fattive all’ultima generazione,<br />
che non sa più che cosa è bene e che cosa è male e non<br />
ha alcuna ragione per cui fare il bene o non fare il male;<br />
- aperti e pronti a dare risposte unitarie e organiche a tutte le necessità<br />
pastorali della Chiesa Locale, particolarmente per la cura, la<br />
salvaguardia e la formazione della famiglia.<br />
Mentre ci accingiamo a riconfermare le nostre promesse sacerdotali,<br />
il Papa, come Cristo sulla riva del lago, pur intuendo la nostra stanchezza<br />
e le nostre fatiche sterili, ci invita coraggiosamente a gettare le reti in<br />
alto, verso un nuovo cammino di santità.<br />
Noi, con la fiducia e l’affetto di Pietro gli rispondiamo: “sulla tua parola,<br />
getterò la rete”. Il frutto di questo incontro tra il comando di Cristo<br />
e la nostra docile obbedienza non può non essere che una pesca abbondante.<br />
La vergine Maria, regina degli Apostoli, presieda e custodisca questo<br />
nostro incontro e le nostre volontà nell’amore del Cristo.<br />
✠ Mario, Vescovo
CELEBRAZIONE DIOCESANA<br />
DEL CORPUS DOMINI 2001<br />
<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, 14 giugno 2001<br />
SALUTO INIZIALE<br />
“La pace sia con voi!”<br />
Con le parole con cui Cristo Risorto ha salutato i suoi discepoli radunati<br />
nel cenacolo, il giorno di Pasqua, io saluto tutti voi, fratelli e sorelle,<br />
che muovendovi da tutti i paesi e da tutte le parrocchie della <strong>Diocesi</strong>,<br />
siete venuti a formare l’Assemblea di Dio insieme ai vostri Sacerdoti e<br />
agli Amministratori locali.<br />
Un grato e cordiale augurio di pace rivolgo ai Sindaci della <strong>Diocesi</strong>,<br />
e al loro corpo di Polizia municipale.<br />
Un saluto particolarmente riconoscente, al Sindaco di <strong>Acquaviva</strong>, all’Amministrazione<br />
Comunale e ai Vigili Urbani di questa città, per l’accoglienza,<br />
la disponibilità, il servizio. Un deferente ossequio a tutte le<br />
Autorità civili, politiche e militari.<br />
Un saluto fraterno a tutti i sacerdoti e religiosi insieme e un grazie<br />
sincero per la loro personale presenza e per aver portato qui numerosi<br />
fedeli.<br />
La riconoscenza di tutti va ai Sacerdoti di <strong>Acquaviva</strong> e al Comitato<br />
che, insieme alla Curia, hanno curato l’organizzazione di questa solenne<br />
concelebrazione.<br />
Un saluto fraterno, da parte di tutta l’assemblea ai Sacerdoti assenti<br />
per motivi di salute e a tutti i fedeli laici che avrebbero voluto partecipare<br />
e non hanno potuto. Li terremo presenti nella preghiera personale e<br />
comunitaria.<br />
Con questi sentimenti, accostiamoci all’altare di Dio per confessargli<br />
con umiltà le nostre manchevolezze, e per domandargli umilmente<br />
perdono.<br />
217
218<br />
OMELIA<br />
La vita cristiana, una continua Eucarestia<br />
“Dio Padre buono, che<br />
ci raduni in festosa assemblea<br />
per celebrare il sacramento pasquale<br />
del Corpo e Sangue del tuo Figlio,<br />
donaci il tuo Spirito, perché,<br />
nella partecipazione al Sommo Bene<br />
di tutta la Chiesa,<br />
la nostra vita diventi<br />
un continuo rendimento di grazie,<br />
espressione perfetta<br />
della lode che sale a te da tutto il creato”.<br />
L’Eucarestia è il Sommo Bene di tutta la Chiesa. Il Padre celeste ci<br />
raduna in festosa assemblea perché, per mezzo della celebrazione del<br />
sacramento pasquale del Corpo e del Sangue di Cristo, la nostra vita diventi:<br />
continua eucaristia, espressione perfetta della lode che da tutta la<br />
creazione sale a Lui.<br />
* * * * *<br />
Questa grande Assemblea liturgica è un incontro unico, eccezionale di<br />
tutta la Chiesa Diocesana, con il Cristo Risorto, mentre siamo in cammino<br />
sulla strada di Emmaus; un cammino cominciato il cinque gennaio 2001,<br />
a conclusione del Giubileo e con l’apertura della Visita Pastorale.<br />
Scopo di questa celebrazione plenaria è:<br />
• prendere coscienza e proclamare al mondo che Gesù Eucarestia è<br />
“il Sommo Bene di tutta la Chiesa”, perché è il sacramento che ci<br />
fa celebrare e annunziare la morte e la risurrezione di Cristo, fino<br />
al suo ritorno;<br />
• chiedere insieme al Padre il dono dello Spirito perché la nostra vita<br />
diventi un’Eucarestia, “un continuo rendimento di grazie”, voce<br />
perfetta, senza incrinature, del canto di lode di tutto il creato.
Eucarestia, Sommo Bene della Chiesa<br />
L’Eucarestia è il Bene Sommo che la Chiesa possiede, perché nel pane<br />
e nel vino è Cristo stesso che si rende fisicamente presente; perché<br />
dall’Eucarestia nasce la Chiesa, dell’Eucarestia essa si nutre nel suo<br />
cammino terreno; senza Eucarestia non c’è Chiesa e non è possibile essere<br />
cristiani.<br />
La Chiesa è “comunione di missionari, generata dalla partecipazione<br />
allo stesso Pane e allo stesso Calice” (Lettera Pastorale).<br />
Nella Lettera Pastorale “Sulla strada di Emmaus” ho scritto che, nella<br />
volontà di Gesù, la Cena Pasquale, celebrata con i suoi discepoli la sera<br />
in cui veniva tradito, “doveva passare nella storia come rito indefettibilmente<br />
presente, come memoria sempre attuale, come dono perennemente<br />
efficace, come fonte sempre viva di comunione di grazia, come<br />
sacrificio sempre in atto di espiazione e di salvezza, come convivio di<br />
vita eterna, come alleanza sempre nuova di amore, come sacramento<br />
della sua presenza nella Chiesa e nel mondo, fino alla fine dei secoli”.<br />
In ogni celebrazione eucaristica, “rivelandosi nello spezzare il pane,<br />
Gesù insegna a tutti coloro che credono in Lui, la via per incontrarlo,<br />
risorto e vivo” (Lettera Pastorale).<br />
L’Eucarestia è nata dall’anelito di unità che era nel cuore di Cristo.<br />
Spezzando se stesso e dando il suo corpo e il suo sangue in cibo e bevanda,<br />
Egli mette quelli che credono in Lui in comunione profonda col<br />
Padre e con lo Spirito Santo.<br />
L’Eucarestia, infatti, è una tale assimilazione a Cristo; è una carica<br />
così forte di carità; è un’immersione così profonda, diretta e immediata<br />
nel cuore di Dio e nella comunione trinitaria, che è teologicamente impossibile<br />
non restarne presi, non venire trasformati.<br />
Dopo aver spezzato il pane con Gesù risorto, i due discepoli di Emmaus,<br />
prima “delusi, tristi, sfiduciati, sono diventati testimoni gioiosi,<br />
portatori di speranza, missionari irrefrenabili, uomini nuovi” (Lettera<br />
Pastorale).<br />
Essere un continuo rendimento di grazie<br />
• Nello spezzare del pane “i commensali di Emmaus entrano nel<br />
mistero della risurrezione e ne restano presi per sempre. Ricono-<br />
219
220<br />
scerlo e capovolgere se stessi è un tutt’uno: la novità del Risorto è<br />
diventata la loro vita nuova” (Lettera Pastorale).<br />
• Per diventare eucaristia, cioè perché la nostra vita sia un continuo<br />
rendimento di grazie ed espressione perfetta della lode del<br />
Cristo;<br />
• mentre siamo radunati dalla fede ai piedi del Sacramento dell’amore,<br />
davanti a Colui che ha spezzato se stesso per amore;<br />
• non possiamo non chiederci che cosa abbiamo capito dell’Eucarestia,<br />
esaminando la nostra capacità di amare, chiedendoci quanto<br />
l’amore del Cristo dà forma e volto a ciò che pensiamo, diciamo<br />
e facciamo.<br />
Non vergogniamoci di ammettere che, come gli Scribi e i Farisei avevano<br />
“annullato la Parola di Dio… insegnando dottrine che sono precetti<br />
di uomini” (Mt 15, 6-9), così noi oggi corriamo il rischio di svuotare,<br />
minimizzare o deformare il grande comandamento dell’Amore.<br />
La carità, che come discepoli del Maestro dell’Amore, siamo chiamati<br />
a vivere e a testimoniare non è l’aiuto, l’elemosina, il pacco, il contributo,<br />
l’articolo di prima necessità. Carità non è nemmeno il semplice<br />
prestare un servizio catechistico, liturgico, sacramentale: tutto questo è<br />
necessario ma non è la sostanza della carità.<br />
Carità è amare Dio e amare l’uomo: è mettere al primo posto Dio e<br />
pensare bene dell’uomo; ubbidire a Dio e rispettare l’uomo; rendere se<br />
stessi graditi a Dio con una costante ascesi, e avvicinarsi all’uomo con<br />
umiltà; è entrare in profonda comunione di ascolto e di dialogo con Dio,<br />
e andare incontro all’uomo non da benefattori, non come coloro che<br />
hanno potere, non da personaggi che contano e che devono essere temuti<br />
e ringraziati, ma in spirito di doveroso servizio.<br />
Le cose che diamo noi, le possono dare in maggiore misura le organizzazioni<br />
umanitarie. Non abbassiamo l’orizzonte della carità: se il nostro<br />
amore si esaurisce nella prestazione di un servizio che soddisfa un<br />
bisogno materiale, noi tradiamo la carità, tradiamo l’uomo.<br />
Come Redenti dall’Amore e credenti nell’Amore, dobbiamo dare al<br />
mondo la sorgente stessa della carità, che è Cristo.<br />
Un Cristo non solo “insegnato”, “oggetto di catechesi” ma un Cristo<br />
che si manifesta attraverso noi, nei segni di ciò che siamo, col profumo<br />
della parola che incarniamo, con la luce che emana da una mente e da un<br />
cuore pieni di amore per Dio e di tenerezza verso gli uomini.
Se un inappuntabile servizio pastorale, umanitario, liturgico, convive<br />
in noi con giudizi spietati, rancori, maldicenze, sospetti e dispetti, arroganza,<br />
critiche e pregiudizi, ironia, atteggiamenti di distanza, di rifiuto<br />
di incontro e di dialogo, noi tradiamo le attese di salvezza del nostro<br />
tempo, tradiamo la Missione, rinneghiamo Cristo.<br />
Se i laici cristiani vivono una vita familiare e sociale in contrasto con<br />
la morale evangelica; se i consacrati e i ministri ordinati non sono esempio<br />
convincente di obbedienza, di povertà, di distacco, di purezza di<br />
cuore, di spirito di fede, di preghiera, di fortezza nelle prove, …lavorano<br />
invano, o non ottengono i frutti di grazia e di conversione che Cristo<br />
vorrebbe far germogliare.<br />
“Se i cristiani amano davvero l’uomo, glielo dimostrano offrendogli,<br />
in ciò che sono, l’immagine viva del Cristo. Solo i santi amano il mondo<br />
da cristiani, perché solo essi possono soddisfare la prima elemosina<br />
che chiede il mondo; solo essi sono portatori di luce, di verità, di vita, di<br />
amore incarnato. Perché cresca tra gli uomini la carità, capace di incendiare<br />
il mondo, ci vogliono santi” (Lettera Pastorale).<br />
“Se la santità è la perfezione dell’amore, la vera carità è la santità di<br />
vita” (Lettera Pastorale). Senza santità, cioè senza carità fraterna e pastorale,<br />
la comunione è impossibile; la missione è uno sterile e inutile<br />
attivismo; l’evangelizzazione è propaganda che non convince.<br />
In un contesto culturale nel quale, in tutti i modi e le circostanze, si<br />
vuol far credere che la fede non serve, che Cristo non ha nulla da dire,<br />
che ci si può autogestire in assoluta autonomia, che non c’è verità, né<br />
salvezza da cercare, tutti, sacerdoti, consacrati e laici, siamo chiamati ad<br />
essere i profeti del nostro tempo, a camminare accanto a chi è smarrito o<br />
in ricerca o in difficoltà di credere.<br />
Il Giubileo celebrato, la Visita Pastorale in atto, il Programma Pastorale<br />
Diocesano, in questa solenne Assemblea Eucaristica, ci esortano a<br />
ripartire con una più chiara e ferma convinzione che dobbiamo imparare<br />
a credere, a sperare ad amare, a pregare, ad assumere i sentimenti e i<br />
comportamenti che furono in Cristo Gesù.<br />
Dobbiamo convertirci innanzitutto all’idea che tutti abbiamo bisogno<br />
di formazione.<br />
L’uomo, con la scienza e la tecnologia può informatizzare, digitalizzare,<br />
robotizzare tutto; ma quando vuole far sviluppare la “vita” ha bisogno<br />
di cellule vive; e quando vuol far vivere se stesso ha bisogno di incontrare<br />
uomini e donne che sono Risorti con Cristo e vivono di Lui.<br />
221
222<br />
Per questo, nel prossimo Programma Pastorale riproporremo molto<br />
di quanto è contenuto nel Programma 2000-2001; ma metteremo l’accento,<br />
sulla formazione dei presbiteri e diaconi, dei laici e di coloro che<br />
chiedono di essere iniziati alla fede cristiana, promuovendo “luoghi di<br />
profonda spiritualità, dove man mano si ingigantisce la figura del Cristo,<br />
si alimenta la vita interiore, si avvertono gli appelli alla santità e al<br />
dono di sé” (Lettera Pastorale).<br />
Il Signore Gesù, che fa nuova ogni cosa, (cfr. Ap 21, 5) rinnovi la nostra<br />
mente, infiammi il nostro cuore della sua carità; e Maria, Madre Sua<br />
e “Madre della Chiesa, cuore materno della comunione apostolica, maestra<br />
dei pensieri e delle attese del Figlio, animatrice di coraggiosa testimonianza,<br />
coppa prelibata delle Spirito Santo, Figlia obbediente ai desideri<br />
del Padre, ci accompagni nel cammino”.<br />
✠ Mario, Vescovo
Messaggi<br />
MESSAGGIO AUGURALE<br />
AL CLERO E A TUTTA LA COMUNITÀ DIOCESANA<br />
IN OCCASIONE DELLA SANTA PASQUA 2001<br />
Come Padre,<br />
dalla casa della Vita,<br />
della Gioia, dell’Amore,<br />
rivestito di splendore,<br />
Tu,<br />
dal sepolcro glorioso,<br />
dimora sofferta di Beni Eterni,<br />
vieni, nella notte,<br />
incontro a me,<br />
per avvolgermi di Luce<br />
e stringermi<br />
in un soffocante abbraccio<br />
di amore e di salvezza.<br />
✠ Mario, Vescovo<br />
223
224<br />
Lettere<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Mons. Domenico PADOVANO<br />
Vescovo di Conversano-Monopoli<br />
Via San Benedetto, 1<br />
70014 CONVERSANO (BA)<br />
Relazione conclusiva<br />
del Grande Giubileo dell’anno 2000<br />
nella <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
1.1. Il Grande Giubileo dell’anno 2000 ha rappresentato per la nostra<br />
<strong>Diocesi</strong> veramente il traguardo del cammino di 3 anni di preparazione.<br />
Esso è stato pensato e vissuto come anno favorevole per la liberazione<br />
dal peccato e dalle sue conseguenze; anno di gioia per il ritorno del figlio<br />
prodigo e per la chiamata ad un nuovo inizio; anno della Chiesa, comunione<br />
di credenti e missione di salvati (cfr. Programma Pastorale<br />
Diocesano 1999-2000). Vari messaggi sono stati inviati dal Vescovo sul<br />
tema del Giubileo, sotto forma di articoli per la pagina diocesana settimanale<br />
di Avvenire.<br />
1.2. Fra le iniziative proposte e realizzate per l’anno giubilare, si colloca<br />
innanzitutto la grande Missione Diocesana (marzo - giugno), realizzata<br />
grazie alla disponibilità e all’impegno dei Sacerdoti e di più di<br />
600 missionari tra i fedeli laici pastoralmente impegnati della nostra<br />
<strong>Diocesi</strong>; tale Missione è stata preparata, oltre che da una serie di incontri<br />
di formazione a carattere teologico e metodologico, anche da una importante<br />
ed articolata Mostra sulla Bibbia, e si è idealmente conclusa<br />
con la celebrazione diocesana del Corpus Domini (giovedì 22 giugno) e<br />
del Convegno di studio (13-15 settembre) sul tema “Famiglia e Liturgia”.<br />
Come ricordo della Missione Diocesana, è stato distribuito a tutte<br />
le famiglie un libretto, dal titolo “Le labbra e il cuore”, che raccoglie le<br />
riflessioni del Vescovo sul “Padre nostro”. A questo si aggiungono momenti<br />
di Ritiro per le famiglie e la nascita della Scuola di preghiera per i
giovani. Inoltre, la <strong>Diocesi</strong> ha partecipato alla ricostruzione delle case<br />
di un villaggio del Kosovo e ha avviato un rapporto di gemellaggio con<br />
la <strong>Diocesi</strong> di Awasa (Etiopia).<br />
2.1. Quanto alla celebrazione del Giubileo in <strong>Diocesi</strong>, soprattutto<br />
nelle “Chiese giubilari” (in tutto 11) è stata data la possibilità ai fedeli,<br />
singolarmente o in gruppo, di vivere quest’anno di grazia e di usufruirne.<br />
Molto partecipate, quantitativamente e qualitativamente, le varie celebrazioni<br />
in queste chiese, con buoni risultati sul piano pastorale; da segnalare:<br />
la celebrazione comunitaria del Sacramento del Battesimo (9<br />
gennaio, Festa del Battesimo di Gesù) e della Cresima degli adolescenti<br />
(a livello interparrocchiale, secondo il calendario della Missione diocesana).<br />
2.2. Massiccia la frequenza al Sacramento della Penitenza, soprattutto<br />
durante i tempi forti dell’anno liturgico – in cui non sono mancate<br />
diverse celebrazioni comunitarie – oppure in vista di Feste particolarmente<br />
solenni o di pellegrinaggi.<br />
2.3. Tenendo presente quanto suggerito dal Comitato Centrale del<br />
Grande Giubileo, si è cercato di favorire la partecipazione a Roma in occasione<br />
del Giubileo di alcune categorie (Mondo del lavoro, Giovani,<br />
Famiglie, Catechisti, Mondo agricolo), mentre sono stati celebrati a livello<br />
diocesano il Giubileo dei Bambini, dei Consacrati, degli Ammalati<br />
e del Clero. Buona anche la partecipazione alle Veglie di preghiera<br />
proposte per quest’anno giubilare, tutte celebrate a livello cittadino: per<br />
il passaggio all’anno 2000 (31 dicembre 1999), dell’Annunciazione (25<br />
marzo), per il passaggio al nuovo millennio (31 dicembre 2000).<br />
2.4. Oltre ai pellegrinaggi individuali, numerosi sono stati i pellegrinaggi<br />
parrocchiali, interparrocchiali e di gruppo (ad es. Scuole) verso le<br />
“Chiese giubilari”, soprattutto durante la Missione diocesana o in occasione<br />
di alcune Solennità dell’anno liturgico (Natale, Pasqua, ecc.).<br />
3.1. Tre sono stati i pellegrinaggi diocesani giubilari: a Fatima e Santiago<br />
de Compostela (26 luglio-2 agosto); al Santuario dell’Incoronata<br />
di Foggia per tutte le famiglie (16 settembre); a Roma in udienza dal<br />
Santo Padre (25 ottobre). A questi si aggiunge la partecipazione alla<br />
225
226<br />
Giornata Mondiale della Gioventù da parte di 200 giovani e 100 volontari<br />
della <strong>Diocesi</strong>, preparata in modo particolare dall’accoglienza in<br />
<strong>Diocesi</strong> della Croce della Giornata Mondiale della Gioventù (22-24 febbraio).<br />
A livello parrocchiale, poi, quasi ogni comunità ha organizzato<br />
uno o più pellegrinaggi (è difficile quantificarne il numero), soprattutto<br />
a Roma, ma anche verso altri luoghi Santi della tradizione cristiana<br />
(Lourdes, Assisi, ecc.).<br />
3.2. Buona la qualità spirituale della partecipazione.<br />
3.3. È stata realizzata una videocassetta del Vescovo per parlare del<br />
Giubileo ai bambini delle Elementari.<br />
4. Intensa l’attività pastorale, soprattutto per quanto attiene la celebrazione<br />
dei Sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, nei<br />
Santuari giubilari della <strong>Diocesi</strong>, frequentati da un numero di fedeli<br />
superiore alla media, per lo più appartenenti alla nostra <strong>Diocesi</strong>.<br />
5. Avendo investito tutte le forze ed il tempo alla preparazione e allo<br />
svolgimento della grande Missione diocesana e delle celebrazioni<br />
e dei pellegrinaggi giubilari, non si è data importanza ad altri<br />
aspetti.<br />
6. La <strong>Diocesi</strong> si è dimostrata particolarmente sensibile all’accoglienza<br />
dei pellegrini, soprattutto in occasione della Giornata<br />
Mondiale della Gioventù, quando sono stati ospitati dalle famiglie<br />
circa 70 giovani provenienti da diverse nazioni dell’Est europeo<br />
e dell’Asia. Sono stati restaurati 2 Conventi dai Comuni, con<br />
fondi per il Giubileo, ma non sono serviti per l’ospitalità.<br />
<strong>Altamura</strong>, 10 febbraio 2001<br />
* * *<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
Eccellenza Reverendissima,<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Mons. Ennio ANTONELLI<br />
Segretario Generale della C.E.I.<br />
Circonvallazione Aurelia, 50<br />
00165 ROMA<br />
con la presente faccio seguito alla Sua cortese del 6 febbraio u.s., in<br />
merito alla “Campagna” indetta dal Comitato Ecclesiale per la riduzione<br />
del debito estero dei Paesi più poveri.<br />
Le comunico, pertanto, che, nell’ambito della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
delle Fonti, è stata raccolta la somma di<br />
£. 34.603.800, inviata al suddetto Comitato Ecclesiale in diverse soluzioni<br />
a nome delle singole persone o realtà ecclesiali che hanno mostrato<br />
una particolare sensibilità per questa iniziativa. Mi è impossibile<br />
quantificare ciò che tanti altri privati hanno inviato direttamente al Comitato<br />
senza darne notizia alla Curia.<br />
A livello diocesano, invece, abbiamo sostenuto il progetto della Caritas<br />
Regionale Pugliese per la ricostruzione di 80 case e di una Scuola<br />
in Kosovo: è stato anche questo un modo concreto per manifestare l’impegno<br />
di conversione proprio dell’anno giubilare, nonché una forma di<br />
solidarietà verso un Paese prostrato dalla guerra e dalla povertà. Faccio<br />
presente, inoltre, che la <strong>Diocesi</strong> ha un gemellaggio con la <strong>Diocesi</strong> di<br />
Awasa in Etiopia.<br />
Profitto della circostanza per salutarLa con sensi di distinto ossequio.<br />
<strong>Altamura</strong>, 9 marzo 2001<br />
* * *<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo<br />
227
228<br />
TELEGRAMMAAUGURALE<br />
ALL’AVV. RACHELE POPOLIZIO<br />
NEO-ELETTA SINDACO DI ALTAMURA<br />
AVV. RACHELE POPOLIZIO<br />
SINDACO DI ALTAMURA<br />
VIA ROMAGNA, 7<br />
ALTAMURA<br />
16 maggio 2001<br />
ESPRIMO VIVE FELICITAZIONI SUA ELEZIONE SINDACO AL-<br />
TAMURA ET FORMULO FERVIDI AUGURI ALTO SERVIZIO IN-<br />
TERA CITTADINANZA.<br />
MARIO PACIELLO<br />
VESCOVO DI ALTAMURA-GRAVINA-<br />
ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />
* * *<br />
Ai Rev.di<br />
Presbiteri e Diaconi<br />
Diocesani e Religiosi<br />
Carissimi,<br />
“Grazia a voi e pace da Dio, Padre Nostro, e dal Signore Gesù Cristo”<br />
(Rm 1, 7).<br />
Presso il Santuario della Madonna del Buoncammino, in occasione<br />
dell’ultimo ritiro, ho rivolto a Presbiteri e Diaconi un caloroso invito a<br />
partecipare alla celebrazione diocesana del Corpus Domini, il 14 giugno,<br />
ad <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti.<br />
Torno per iscritto, come promesso, sull’iniziativa, non solo per far<br />
giungere la notizia anche agli assenti al ritiro o per allegare qualche dato
tecnico-organizzativo, ma soprattutto per rinnovare l’appello a far incontrare<br />
con Gesù Eucarestia, con tutto il Presbiterio e tra di loro, gli<br />
operatori pastorali, i laici impegnati, le giovani coppie, i giovani, le associazioni<br />
di ogni parrocchia e paese.<br />
È importante per i nostri fedeli avere nell’anno almeno due grandi<br />
occasioni di incontro diocesano plenario e assembleare: uno eucaristico<br />
(Corpus Domini) e uno mariano (pellegrinaggio delle famiglie al Santuario<br />
dell’Incoronata).<br />
L’impegno per suscitare la partecipazione, e i piccoli inevitabili disagi<br />
che queste convocazioni comportano, sono largamente compensati<br />
da frutti spirituali impensabili, da esperienze di fede e di Chiesa che<br />
contribuiscono moltissimo a segnare il cammino di crescita cristiana di<br />
persone e comunità.<br />
Poiché la Giornata di Santificazione Sacerdotale ci troverà tutti impegnati<br />
per la festa del Sacro Cuore, desidero che la celebrazione diocesana<br />
del Corpo e del Sangue di Cristo si rivesta anche di questo significato.<br />
L’abbinamento ci permette di coinvolgere tutta la Comunità Diocesana<br />
nella preghiera per i Ministri ordinati, e di evitare altre riunioni<br />
presbiterali, in un mese pregno di lavoro e di impegni.<br />
Per questi motivi, vi prego di informare ampiamente Comunità e Associazioni<br />
e di dare incarico a qualche collaboratore di organizzare almeno<br />
la formazione di un pullman.<br />
Mi permetto ancora una volta di invitarvi a partecipare al corso diocesano<br />
di esercizi spirituali a Campo di Giove, dal 25 al 29 giugno, per<br />
fare un passo avanti verso una comunione più profonda, una più sentita<br />
fraternità in Cristo e una gioiosa condivisione di doni spirituali.<br />
Nella speranza di vivere momenti di intensa esperienza di fede, di<br />
spiritualità e di Chiesa, fraternamente vi abbraccio e vi benedico.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 24 maggio 2001<br />
* * *<br />
✠ Mario, Vescovo<br />
229
230<br />
Gentilissimo Signor Sindaco,<br />
Ai Signori Sindaci<br />
della <strong>Diocesi</strong><br />
la Solennità del Corpus Domini, che celebreremo giovedì 14 giugno<br />
p.v. ad <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, sarà un evento molto importante per la<br />
nostra <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti che, riunita<br />
intorno al suo Pastore, esprimerà la propria fede nel Sacramento dell’Eucaristia,<br />
mistero di comunione e vincolo di carità.<br />
Con la presente, La invito a partecipare, unitamente alla Giunta Comunale,<br />
alla Celebrazione Eucaristica, che si svolgerà in Piazza G. Garibaldi,<br />
alle ore 19.00. È gradita la partecipazione in forma ufficiale,<br />
con le insegne personali ed il gonfalone del Comune.<br />
ConfermandoLe la stima mia personale e di tutta la Comunità ecclesiale<br />
per l’alto servizio che svolge in favore dell’intera cittadinanza,<br />
profitto della circostanza per porgerLe distinti ossequi.<br />
<strong>Altamura</strong>, 30 maggio 2001<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
Prot. n. 5/2001<br />
Decreti<br />
- IN SEGUITO al decesso del Rev.mo Can. Sac. Vito Cassano, Presidente<br />
del Capitolo Concattedrale di <strong>Gravina</strong>, avvenuto in data 3 gennaio<br />
2001;<br />
- VISTA la domanda presentata in data 12 gennaio 2001 dal Presidente<br />
f. f. del medesimo Capitolo Concattedrale, Can. Mons. Domenico<br />
Farella, con la quale si chiede la conferma del Presidente eletto;<br />
- PRESO ATTO del risultato dell’elezione, avvenuta in pari data;<br />
- A NORMA del can. 509 §1 del Codice di Diritto Canonico,<br />
CONFERMO<br />
l’elezione del nuovo Presidente<br />
del Capitolo Concattedrale di <strong>Gravina</strong><br />
nella persona del<br />
Rev.mo Can. Sac. Giuseppe Lofrese<br />
Con la mia paterna Benedizione.<br />
<strong>Altamura</strong>, 15 gennaio 2001<br />
Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />
Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />
231
232<br />
Prot. n. 7/2001<br />
- VISTO il nostro Decreto in data 11 febbraio 1999, prot. n. 10/99, con<br />
il quale si autorizza il Capitolo Cattedrale di <strong>Altamura</strong> ad accettare<br />
l’eredità della Sig.na Francesca Carlucci, consistente in un pianterreno<br />
sito in <strong>Altamura</strong>, in Corso Federico II di Svevia n. 73, meglio noto<br />
come “Caffè Striccoli”;<br />
- VISTO il Tariffario Regionale, approvato dalla Congregazione per il<br />
Clero il 6 giugno 2000 ed entrato in vigore nella nostra <strong>Diocesi</strong> il 1<br />
gennaio 2001, circa la tassa per autorizzazione a compiere atti di<br />
straordinaria amministrazione dovuta da tutti gli Enti Ecclesiastici<br />
soggetti alla giurisdizione del Vescovo diocesano;<br />
- CONSIDERATO l’alto valore dell’immobile, e quindi l’impossibilità<br />
da parte del suddetto Capitolo Cattedrale di far fronte a tale onere,<br />
nella misura del 15% sul valore del bene al netto di altri oneri,<br />
STABILISCO<br />
che il Capitolo Cattedrale di <strong>Altamura</strong> versi alla Cassa Diocesana, per<br />
un periodo di cinquant’anni, la somma pari al 10% sul fitto mensile derivante<br />
dal suddetto immobile.<br />
<strong>Altamura</strong>, 1 febbraio 2001<br />
Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />
Mons. Diego Carlucci Vescovo
Prot. n. 16/2001<br />
- VISTO il Decreto del mio Venerato Predecessore, Mons. Tarcisio Pisani,<br />
in data 8 settembre 1988, con il quale si istituiva in tutte le Parrocchie<br />
della <strong>Diocesi</strong> il Consiglio Pastorale Parrocchiale, a norma<br />
del can. 536 § 1 del Codice di Diritto Canonico;<br />
- VISTO lo Statuto del medesimo Consiglio, promulgato in pari data<br />
“ad experimentum” per un quinquennio, riconfermabile;<br />
- PRESO ATTO della necessità di rivedere il suddetto Statuto, al fine<br />
di renderlo più rispondente alle attuali situazioni e attese pastorali;<br />
- A CONFERMA degli indirizzi pastorali espressi in questi anni del<br />
mio ministero episcopale e come premessa necessaria per la costituzione<br />
del Consiglio Pastorale Diocesano;<br />
- A NORMA del Can. 536 § 2 del Codice di Diritto Canonico,<br />
DECRETO<br />
la promulgazione del nuovo Statuto del Consiglio Pastorale Parrocchiale<br />
per la <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, disponendone<br />
l’immediata entrata in vigore.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />
Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />
Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />
* * *<br />
233
234<br />
CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE<br />
STATUTO<br />
Art. 1 – Costituzione e sede<br />
In ogni Parrocchia della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
delle Fonti è costituito, ai sensi del can. 536 del Codice di Diritto Canonico,<br />
il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP).<br />
Art. 2 – Natura<br />
Il CPP è l’organo di comunione ecclesiale e di partecipazione dei fedeli<br />
nel sostenere e promuovere l’attività pastorale della Parrocchia, nel<br />
rispetto degli orientamenti indicati dalla <strong>Diocesi</strong>.<br />
Esso gode soltanto di voto consultivo.<br />
Art. 3 – Finalità e attribuzioni<br />
Spetta al CPP:<br />
a) approfondire la vita della Parrocchia nelle sue diverse articolazioni:<br />
evangelizzazione e catechesi, liturgia e santificazione, carità e<br />
testimonianza cristiana;<br />
b) proporre un programma pastorale annuale, in armonia con gli<br />
orientamenti del Programma Pastorale diocesano, individuando<br />
gli impegni prioritari e indicando i tempi, gli strumenti e i metodi<br />
per la sua attuazione;<br />
c) verificare periodicamente l’attuazione del programma elaborato;<br />
d) collaborare con il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici<br />
per una valutazione delle spese occorrenti, individuando iniziative<br />
utili al reperimento dei relativi mezzi finanziari.
Art. 4 – Composizione e rappresentanza<br />
Il CPP è composto da chierici, consacrati e laici che partecipano attivamente<br />
alla vita pastorale della Parrocchia.<br />
1. Entrano a far parte di diritto del CPP:<br />
a) i Sacerdoti e i Diaconi;<br />
b) un rappresentante per ogni Istituto di vita consacrata, dallo<br />
stesso designato;<br />
c) l’animatore responsabile per la Catechesi, la Liturgia e la Caritas;<br />
d) un componente del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici,<br />
dallo stesso designato;<br />
e) i presidenti degli Ordini secolari, delle Confraternite, delle Associazioni<br />
nelle loro articolazioni, dei gruppi e dei movimenti<br />
ecclesiali o di ispirazione cristiana.<br />
2. La comunità parrocchiale può eleggere, durante un’assemblea, un<br />
terzo dei membri del CPP tra laici disponibili e ritenuti idonei.<br />
Art. 5 - Durata<br />
Il CPP dura in carica cinque anni. Può cessare prima, se si rende vacante<br />
la Parrocchia o per dimissioni della maggioranza dei membri.<br />
I membri del Consiglio non possono essere revocati, se non per gravi<br />
e comprovati motivi, o nel caso in cui abbiano mancato di presenziare,<br />
senza giustificazione alcuna, a tre adunanze consecutive del Consiglio<br />
medesimo.<br />
In caso di morte, dimissioni, revoca o permanente invalidità di uno o<br />
più componenti del Consiglio, il Parroco provvede a nominarne i sostituti.<br />
I Consiglieri, così nominati, rimangono in carica fino alla scadenza<br />
del mandato, e possono essere riconfermati.<br />
Art. 6 – Organi<br />
1. Presidente di diritto del CPP è il Parroco, al quale compete:<br />
a) convocare e presiedere il Consiglio;<br />
b) formulare l’ordine del giorno.<br />
In caso di impedimento, può incaricare un suo delegato.<br />
235
236<br />
2. Il Parroco nomina un Segretario, il quale provvede a:<br />
a) inviare l’avviso di convocazione del Consiglio, con l’indicazione<br />
del relativo ordine del giorno;<br />
b) redigere il verbale delle riunioni e tenere il relativo registro;<br />
c) conservare tutti gli atti del Consiglio.<br />
3. Il CPP, per specifiche esigenze dell’attività pastorale, può istituire<br />
al suo interno delle Commissioni, composte da membri scelti nell’ambito<br />
del medesimo Consiglio o da persone esterne, in ragione<br />
della loro specifica competenza.<br />
Art. 7 – Riunioni<br />
1. Il CPP si riunisce, per quanto è possibile, una volta al mese, e<br />
quando il Parroco o la maggioranza dei Consiglieri lo ritenga opportuno.<br />
2. I verbali delle riunioni, redatti su apposito registro, debbono essere<br />
approvati nella seduta successiva e sottoscritti dal Parroco e dal<br />
Segretario.<br />
3. Le riunioni sono pubbliche e chiunque può assistervi come osservatore.<br />
Art. 8 – Rinvio a norme generali<br />
Per tutto quanto non contemplato nel presente Statuto, si applicheranno<br />
le norme generali del Diritto Canonico e le disposizioni del diritto<br />
particolare.<br />
Art. 9 - Entrata in vigore<br />
Il presente Statuto entra in vigore con effetto immediato ed abroga<br />
ogni Statuto precedente.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />
Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />
Mons. Diego Carlucci Vescovo
Prot. n. 17/2001<br />
- VISTO lo Statuto del Consiglio Pastorale Diocesano, approvato e<br />
promulgato dal mio Venerato Predecessore, Mons. Tarcisio Pisani, in<br />
data 25 marzo 1991;<br />
- PRESO ATTO della necessità di rivedere il suddetto Statuto, al fine<br />
di renderlo più rispondente alle attuali situazioni e attese pastorali;<br />
- A CONFERMA degli indirizzi pastorali espressi in questi anni del<br />
mio ministero episcopale e come premessa necessaria per la costituzione<br />
del Consiglio Pastorale Diocesano;<br />
- A NORMA dei Cann. 511 e 513 § 1 del Codice di Diritto Canonico,<br />
DECRETO<br />
la promulgazione del nuovo Statuto del Consiglio Pastorale Diocesano<br />
per la <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, disponendone<br />
l’immediata entrata in vigore.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />
Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />
Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />
* * *<br />
237
238<br />
CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO<br />
STATUTO<br />
Art. 1 – Costituzione e sede<br />
Nella <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti è costituito,<br />
ai sensi del can. 511 del Codice di Diritto Canonico, il Consiglio Pastorale<br />
Diocesano (CPD).<br />
Art. 2 – Natura<br />
Il CPD è l’organo consultivo permanente che esprime e realizza nella<br />
<strong>Diocesi</strong> la comunione responsabile e la partecipazione attiva del popolo<br />
di Dio alla missione di salvezza della Chiesa, a servizio dell’evangelizzazione,<br />
della santificazione e della carità.<br />
Art. 3 – Finalità e attribuzioni<br />
Spetta al CPD, sotto l’autorità del Vescovo:<br />
a) ricercare, discutere e presentare proposte concrete in ordine alle<br />
attività pastorali della <strong>Diocesi</strong>;<br />
b) elaborare proposte concrete per l’attuazione del Progetto e del Programma<br />
Pastorale della <strong>Diocesi</strong>, individuando metodi, tempi e strumenti<br />
e verificandone periodicamente l’effettiva realizzazione;<br />
c) promuovere l’azione e la collaborazione tra i vari organismi e<br />
gruppi ecclesiali operanti nella <strong>Diocesi</strong>;<br />
d) eleggere, nel numero e secondo le modalità stabilite dal Vescovo,<br />
i fedeli laici, anche membri di Istituti di vita consacrata, che devono<br />
partecipare al Sinodo diocesano;<br />
e) designare nel proprio ambito due rappresentanti che avranno il diritto-dovere<br />
di partecipare al Concilio Provinciale con voto consultivo.
Art. 4 – Composizione e rappresentanza<br />
Il CPD è composto dal Vescovo, che lo presiede, da chierici, da consacrati,<br />
e da laici.<br />
Ne fanno parte:<br />
a) membri di diritto, in ragione dell’ufficio ricoperto:<br />
- il Vicario Generale e i Vicari Episcopali;<br />
- i Coordinatori di zona;<br />
- il Segretario del Consiglio Presbiterale;<br />
- i Direttori degli Uffici Pastorali;<br />
- i Segretari di C.I.S.M. e U.S.M.I. diocesani;<br />
- il Presidente diocesano di Azione Cattolica;<br />
b) membri designati da istituzioni e organismi ecclesiali:<br />
- un Diacono permanente;<br />
- un rappresentante dei Ministri istituiti;<br />
- un rappresentante laico di ogni Consiglio Pastorale Parrocchiale;<br />
- due rappresentanti della Consulta Diocesana dell’Apostolato<br />
dei laici;<br />
c) sette membri designati dal Vescovo.<br />
Art. 5 – Durata<br />
Il CPD dura in carica cinque anni. Può cessare prima, se si rende vacante<br />
la <strong>Diocesi</strong> o per dimissioni della maggioranza dei membri.<br />
Inoltre, decadono dal CPD:<br />
- i membri di diritto che, facendone parte a motivo dell’ufficio, non<br />
ricoprono più il medesimo ufficio;<br />
- i rappresentanti laici delle Parrocchie che non fanno più parte del<br />
CPP;<br />
- coloro che non ne sono più ritenuti idonei per gravi motivi accertati<br />
dal Vescovo.<br />
239
240<br />
Art. 6 – Organi<br />
1. Presidente di diritto del CPD è il Vescovo, al quale compete:<br />
a) convocare e presiedere il Consiglio;<br />
b) formulare l’ordine del giorno;<br />
c) favorire il coordinamento fra il CPD e gli altri organi della <strong>Diocesi</strong>.<br />
In caso di impedimento, il Vescovo può delegare il Vicario Generale<br />
o un altro Presbitero.<br />
2. Il Vescovo nomina un Segretario, il quale provvede a:<br />
a) inviare l’avviso di convocazione del Consiglio, con l’indicazione<br />
del relativo ordine del giorno, almeno cinque giorni prima<br />
della riunione;<br />
b) redigere il verbale delle riunioni e tenere il relativo registro;<br />
c) comunicare le decadenze e/o sostituzioni dei componenti del<br />
CPD;<br />
d) conservare tutti gli atti del Consiglio.<br />
3. Il CPD, per specifiche esigenze dell’attività pastorale, può istituire<br />
al suo interno delle Commissioni, composte da membri scelti<br />
nell’ambito del medesimo Consiglio o da persone esterne, in ragione<br />
della loro specifica competenza.<br />
Art. 7 – Riunioni<br />
1. Il CPD si riunisce tre volte l’anno, e quando il Vescovo o la maggioranza<br />
dei Consiglieri lo ritenga opportuno.<br />
2. I verbali delle riunioni del Consiglio, redatti su apposito registro,<br />
debbono essere approvati nella seduta successiva e sottoscritti dal<br />
Vescovo e dal Segretario.<br />
Art. 8 – Rinvio a norme generali<br />
Per tutto quanto non contemplato nel presente Statuto, si applicheranno<br />
le norme generali del Diritto Canonico e le disposizioni del diritto<br />
particolare.
Art. 9 – Entrata in vigore<br />
Il presente Statuto entra in vigore con effetto immediato ed abroga<br />
ogni Statuto precedente.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />
Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />
Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />
241
242<br />
Prot. n. 19/2001<br />
- VISTA la domanda di incardinazione, presentata a voce in data 2 settembre<br />
2000 e formalizzata il 5 aprile 2001 dal Rev.do Mons. Felice<br />
POSA, nato ad <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti il 27 settembre 1930 e ordinato<br />
Sacerdote per la <strong>Diocesi</strong> di Bisceglie il 14 agosto 1955, attualmente<br />
incardinato nell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie;<br />
- VISTA la lettera di disponibilità all’escardinazione in data 11 gennaio<br />
2001 a firma di S.E. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo<br />
di Trani-Barletta-Bisceglie;<br />
- CONSIDERATA la personalità umana e sacerdotale di Mons. Felice<br />
Posa, nonché la sua esperienza e preparazione culturale;<br />
- OTTENUTO il parere favorevole del Collegio dei Consultori in data<br />
19 marzo 2001;<br />
- A NORMA dei Cann. 265, 267, 269 e 270 del Codice di Diritto Canonico,<br />
DECRETO<br />
l’incardinazione del Rev.do Mons. Felice Posa<br />
nella <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
Il presente Decreto ha effetto immediato.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 11 aprile 2001<br />
Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />
Mons. Diego Carlucci Vescovo
Prot. n. 24/2001<br />
• VISTA la richiesta in data 23.01.2001 del Rev.do Sac. Carlo Carducci,<br />
Parroco e Legale rappresentante della Parrocchia S. Pietro Apostolo<br />
in Spinazzola, con la quale si chiede l’autorizzazione all’accettazione<br />
del lascito, con testamento olografo, della signora Barbera<br />
Maria Rosato, deceduta in Spinazzola il 16.11.1996;<br />
• VISTA copia fotostatica del suddetto testamento olografo, redatto in<br />
data 20.10.1968, pubblicato in data 27.11.1997, Repertorio n. 340,<br />
Raccolta n. 137 del Notaio Stefano Santangelo in Spinazzola, registrato<br />
a Barletta in data 11.12.97 al n. 2126;<br />
• VISTA la documentazione allegata alla richiesta, da cui si evince il<br />
contenuto del lascito, comprendente i “progressivi” da n. 01 a n. 022<br />
dell’Attivo ereditario – Quadro B1: Immobili e Diritti reali immobiliari,<br />
Intercalare n. 1 e 2, nonché l’iter seguito dal Curatore testamentario,<br />
Rag. Luigi Giorgio, con studio in Minervino Murge a Corso<br />
Cavour, 42;<br />
• VISTI i canoni 1299 – 1301 del Codice di Diritto Canonico;<br />
• RITENENDO che il patrimonio lasciato dalla suddetta signora Barbera<br />
Maria Rosato è di vantaggio per l’esercizio del culto e per la pastorale,<br />
AUTORIZZO<br />
l’accettazione della donazione “Barbera Maria Rosato”<br />
a favore della Parrocchia S. Pietro Apostolo in Spinazzola.<br />
Il Rev.do Sac. Carlo Carducci, Parroco e Legale rappresentante della<br />
suddetta Parrocchia, Ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, regolarmente<br />
iscritto nel Registro delle Persone Giuridiche del Tribunale di<br />
Bari il 20 ottobre 1988 al n. 553, nell’accettare la donazione provvederà<br />
all’espletamento della relativa pratica.<br />
<strong>Altamura</strong>, 24 maggio 2001<br />
Il Cancelliere Vescovile ✠Mario Paciello<br />
Mons. Diego Carlucci Vescovo<br />
243
244<br />
CONVENZIONE<br />
tra la <strong>Diocesi</strong> di<br />
<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
e la Congregazione dei Missionari Monfortani<br />
per l’affidamento del Santuario<br />
Maria SS. del Buoncammino in <strong>Altamura</strong><br />
Prot. n. 26/2001<br />
Tra la <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti,<br />
nella persona del Vescovo, S.E. Mons. Mario Paciello,<br />
che ne fa richiesta,<br />
e<br />
la Compagnia di Maria dei Missionari Monfortani (S.M.M.),<br />
nella persona del Superiore Provinciale, P. Daniele Carraro,<br />
SI CONVIENE QUANTO SEGUE:<br />
1. Il Superiore Provinciale dei Missionari Monfortani, P. Daniele<br />
Carraro, si impegna a consentire, ad almeno due Religiosi, di essere<br />
a servizio della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle<br />
Fonti per tre anni, a partire dal 1 settembre 2000, per reggere il<br />
Santuario Maria SS.ma del Buoncammino, con sede in <strong>Altamura</strong>.<br />
2. Il Sacerdote che svolgerà la funzione di Rettore del Santuario, e<br />
chi collabora con lui, opereranno in piena sintonia con il Vescovo<br />
Diocesano, attenendosi alle Sue indicazioni e allo Statuto del<br />
Santuario. Condivideranno le scelte pastorali della <strong>Diocesi</strong>, impegnandosi<br />
in modo specifico per la promozione della vera devozione<br />
mariana.<br />
3. Il Rettore presterà obbedienza al Vescovo Diocesano, prima di essere<br />
immesso nell’ufficio.<br />
4. Il servizio ministeriale della Comunità religiosa dei Missionari<br />
Monfortani per il Santuario viene stabilito per le celebrazioni li-
turgiche, le confessioni sacramentali, la direzione spirituale, l’animazione<br />
mariana in <strong>Diocesi</strong>. La Comunità avrà spazi propri, sia<br />
per il buon andamento nella gestione del Santuario, sia per la pastorale<br />
mariana nella Regione ecclesiastica.<br />
5. Ai Missionari Monfortani è affidata anche la responsabilità e il<br />
coordinamento dell’Associazione “Maria SS. del Buoncammino”,<br />
che ha sede presso il Santuario stesso, sia per la sezione maschile<br />
sia per quella femminile, in ordine al servizio che gli Associati<br />
renderanno al Santuario.<br />
6. Il Rettore curerà la gestione economica ordinaria del Santuario,<br />
mentre per la gestione straordinaria si avvarrà di un Consiglio di<br />
Amministrazione, per ciò che è di sua competenza statutaria.<br />
Ogni eventuale spesa straordinaria, legata ad iniziative particolari<br />
del Santuario, deve essere messa in bilancio preventivo o sottoposta<br />
al Consiglio di Amministrazione. Il Rettore non può accettare<br />
offerte finalizzate all’acquisto di arredi o alla modifica di ambienti,<br />
non approvati dal Consiglio di Amministrazione e, se è necessario,<br />
dall’Ufficio Diocesano dei Beni Culturali. Per le spese, le<br />
alienazioni o le donazioni superiori al limite stabilito dal Diritto e<br />
dalle delibere C.E.I., il Consiglio di Amministrazione chiederà il<br />
“nulla osta” agli Organismi diocesani competenti.<br />
7. Il Rettore e gli altri Religiosi collaboratori avranno gli stessi obblighi<br />
e gli stessi diritti dei Sacerdoti diocesani.<br />
8. Le parti costituite danno atto che il Santuario e le parti annesse sono<br />
di esclusiva proprietà della <strong>Diocesi</strong> innanzi indicata. Il Santuario<br />
viene dato in uso gratuito ai Missionari Monfortani, che provvederanno<br />
alla custodia dello stesso, come si compete al buon padre<br />
di famiglia, provvedendo, inoltre, alla manutenzione ordinaria<br />
(cfr. n. 6).<br />
9. All’Amministrazione del Santuario andranno le offerte dei fedeli,<br />
salvo diversa destinazione voluta dal donante. La medesima Amministrazione<br />
si impegnerà per il pagamento delle spese di assicurazione,<br />
luce, acqua, gas e telefono.<br />
245
246<br />
10. Il Rettore e gli altri Religiosi collaboratori, a diverso titolo, saranno<br />
inseriti nel sistema di sostentamento del Clero Diocesano. Il<br />
Santuario integrerà la somma percepita con £. 100.000 (centomila)<br />
mensili per il Rettore e £. 50.000 (cinquantamila) mensili per il<br />
Vice-Rettore, da versare ogni sei mesi, per un totale di £.<br />
1.800.000 (unmilioneottocentomila) annue. Le offerte delle Messe<br />
binate o trinate rimarranno ai Missionari Monfortani per le loro<br />
opere di formazione. L’offerta per gli anniversari di matrimonio<br />
rimarrà per metà al celebrante, l’altra metà sarà versata al Santuario.<br />
Delle offerte dei matrimoni celebrati, £. 150.000 (centocinquantamila)<br />
andranno al Santuario, £. 50.000 (cinquantamila) al<br />
celebrante.<br />
11. Il Rettore e i suoi collaboratori potranno, secondo le norme del<br />
Diritto Canonico e le consuetudini del luogo, assentarsi dal Santuario<br />
presso il quale esercitano il loro ministero per alcuni periodi<br />
di tempo, per le loro esigenze e per le vacanze annuali, tenuto<br />
conto delle necessità del Santuario stesso e dopo aver informato il<br />
Vescovo Diocesano.<br />
12. Il Superiore Provinciale, per grave causa, può sostituire il Rettore<br />
o uno dei suoi collaboratori prima della scadenza della convenzione,<br />
tenendo conto delle reali esigenze di ministero che questi<br />
sta svolgendo e salva sempre l’equità naturale. Avrà cura di operare<br />
la scelta attraverso un dialogo con il Vescovo Diocesano,<br />
informandolo per tempo della sua decisione e mandando persone<br />
che possono continuare o migliorare il lavoro svolto.<br />
13. Resta fermo il diritto del Vescovo Diocesano di rimettere in qualunque<br />
momento la disponibilità del Rettore e dei suoi collaboratori<br />
nelle mani del Superiore Provinciale, osservata l’equità canonica<br />
e naturale.<br />
14. La presente convenzione può essere rinnovata una o più volte,<br />
ove non vi dovesse essere disdetta da una delle due parti entro sei<br />
mesi prima della scadenza convenuta, e non può essere mutata<br />
senza il consenso di tutte le parti in causa.
15. La presente convenzione è sottoscritta del Superiore Provinciale<br />
“pro-tempore” dei Missionari Monfortani, dal Vescovo della <strong>Diocesi</strong><br />
di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti e dal Rettore designato,<br />
che ne conservano copia originale.<br />
<strong>Altamura</strong>, 31 maggio 2001, Festa della Visitazione della B. V. Maria<br />
P. Daniele Carraro, smm ✠ Mario Paciello<br />
Superiore Provinciale Vescovo<br />
P. Sergio Gaspari, smm<br />
Rettore Santuario Buoncammino<br />
Il Cancelliere Vescovile<br />
Mons. Diego Carlucci<br />
247
248<br />
Mons. Vescovo ha nominato:<br />
Nomine<br />
1 gennaio 2001: il Rev.do Sac. Giuseppe NUZZI, Parroco dei Santi<br />
Nicola e Cecilia in <strong>Gravina</strong>, per nove anni (Prot. n.<br />
1/2001).<br />
6 gennaio 2001: il Rev.do Sac. Nicola SCARCELLA, Parroco dello<br />
Spirito Santo in <strong>Gravina</strong>, per nove anni (Prot. n.<br />
3/2001).<br />
31 gennaio 2001: il Rev.do Sac. Michele COLANGELO, Canonico e<br />
Arciprete del Capitolo della Basilica Concattedrale<br />
di <strong>Gravina</strong> (Prot. n. 6/2001).<br />
20 febbraio 2001:il Rev.do Sac. Pasquale SETTEMBRE, Membro del<br />
Consiglio Presbiterale (Prot. n. 8/2001).<br />
26 febbraio 2001:il Rev.do P. Giovanni PROTOPAPA, ofm Conv.,<br />
Confessore ordinario del Monastero di S. Chiara in<br />
<strong>Altamura</strong>, “ad nutum Episcopi” (Prot. n. 9/2001);<br />
il Rev.do P. Sergio GASPARI, smm, Confessore<br />
straordinario del Monastero di S. Chiara in <strong>Altamura</strong>,<br />
“ad nutum Episcopi” (Prot. n. 10/2001).<br />
10 marzo 2001: il Rev.do Sac. Giacomo LORUSSO, Consulente<br />
personale in questioni bibliche e teologiche (Prot. n.<br />
11/2001).<br />
25 marzo 2001: il Rev.do Mons. Carlo CAPUTO, Canonico Teologo<br />
del Capitolo della Basilica Concattedrale di <strong>Gravina</strong><br />
(Prot. n. 13/2001);<br />
il Rev.do Sac. Giacomo LORUSSO, Canonico del<br />
Capitolo della Basilica Concattedrale di <strong>Gravina</strong><br />
(Prot. n. 14/2001);
25 marzo 2001: il Rev.do Sac. Michele CAPODIFERRO, Canonico<br />
del Capitolo della Basilica Concattedrale di <strong>Gravina</strong><br />
(Prot. n. 15/2001).<br />
1 maggio 2001: il Rev.do Mons. Felice POSA, Direttore del Centro<br />
Studi dell’Ente Ecclesiastico Ospedale Generale Regionale<br />
“F. Miulli” in <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, “ad nutum<br />
Episcopi”.<br />
8 maggio 2001: il Rev.do Sac. Giacomo LORUSSO, Vicario Parrocchiale<br />
di San Domenico in <strong>Gravina</strong>, nonché Amministratore<br />
Parrocchiale della stessa Comunità dal 1<br />
giugno fino all’insediamento del nuovo Parroco<br />
(Prot. n. 20/2001).<br />
il Rev.do Sac. Michele CAPODIFERRO, Vicario<br />
Parrocchiale dei S.S. Pietro e Paolo in <strong>Gravina</strong> (Prot.<br />
21/2001).<br />
il Rev.do Mons. Carlo CAPUTO, Notaio dell’Ufficio<br />
di Curia di <strong>Gravina</strong> (Prot. 22/2001).<br />
13 maggio 2001: il Rev.do Sac. Michele CAPODIFERRO, Incaricato<br />
del Servizio diocesano per la promozione del sostegno<br />
economico alla Chiesa (Prot. 23/2001).<br />
3 giugno 2001: il Rev.do Sac. Pasquale SETTEMBRE, Parroco di<br />
San Domenico in <strong>Gravina</strong>, per nove anni (Prot. n.<br />
25/2001).<br />
Nella sessione del 3 aprile 2001, la Conferenza Episcopale Pugliese ha<br />
confermato la nomina del Rev.do Mons. Felice POSA a Promotore di<br />
Giustizia del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese, con sede in<br />
Bari.<br />
Con lettera al Card. Angelo Sodano in data 18 giugno 2001 (Prot. n.<br />
176/01), Mons. Vescovo ha dato il suo assenso circa l’ammissione del<br />
249
250<br />
Rev.do Sac. Andrea FERRANTE, attualmente già in servizio presso la<br />
Sede Apostolica, alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, per essere<br />
destinato al servizio diplomatico della Santa Sede.<br />
Approvazioni<br />
Mons. Vescovo ha approvato e promulgato, disponendone l’immediata<br />
entrata in vigore:<br />
11 aprile 2001: - il nuovo Statuto del Consiglio Pastorale Parrocchiale<br />
(Prot. n. 16/2001);<br />
- il nuovo Statuto del Consiglio Pastorale Diocesano<br />
(Prot. n. 17/2001);<br />
- il nuovo Statuto dell’Associazione “SS. Medici”,<br />
con sede nella Parrocchia S. Maria della Consolazione<br />
in <strong>Altamura</strong> (Prot. n. 18/2001).<br />
31 maggio 2001: - il nuovo Statuto dell’Associazione “Maria SS.ma<br />
del Buoncammino”, con sede nel Santuario omonimo<br />
in <strong>Altamura</strong> (Prot. 27/2001);<br />
- lo Statuto del Santuario Maria SS.ma del Buoncammino<br />
in <strong>Altamura</strong> (Prot. 28/2001).<br />
Licenze<br />
In data 19 marzo 2001, Mons. Vescovo ha concesso la Licenza a S.E.<br />
Mons. Vito De Grisantis, Vescovo di Ugento-S. Maria di Leuca, di conferire,<br />
nella Cappella Maggiore del Pontificio Seminario Regionale<br />
Teologico di Molfetta, il Ministero del Lettorato al Seminarista Nunzio<br />
FALCICCHIO (Prot. n. 12/2001).
Onorificenze<br />
Con Biglietti della Segreteria di Stato in data 31 gennaio 2001, il<br />
Santo Padre Giovanni Paolo II ha nominato Cappellani di Sua Santità i<br />
Rev.di Monsignori:<br />
• Giancarlo CAPUTO<br />
• Francesco Paolo COLONNA<br />
• Giovanni GIORGIO<br />
• Vincenzo CIAURRI<br />
• Michele COLANGELO<br />
• Lorenzo COLANINNO<br />
• Antonio FIORE<br />
• Antonio LORUSSO<br />
• Vito Michele MASTROGIACOMO<br />
• Giacinto VENTURA<br />
• Oronzo Luigi SIMONE<br />
• Antonio VIOLETTA<br />
• Orazio TRANI<br />
251
252<br />
Ordinazione<br />
Il 24 marzo 2001, nella Cattedrale di <strong>Altamura</strong>, Mons. Vescovo, con<br />
le legittime dimissorie del Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini<br />
di Puglia, ha ordinato Presbitero il professo fr. Giuseppe CIC-<br />
CIMARRA, OFM Capp.<br />
Ministeri<br />
Il 25 marzo 2001, nella Cappella Maggiore del Pontificio Seminario<br />
Regionale Teologico di Molfetta, S.E. Mons. Vito De Grisantis, Vescovo<br />
di Ugento-S. Maria di Leuca, previe lettere dimissorie del Vescovo<br />
diocesano, ha conferito il Ministero del Lettorato al Seminarista Nunzio<br />
FALCICCHIO, della Parrocchia del SS. Rosario di Pompei in <strong>Altamura</strong>.<br />
Il 12 aprile 2001, durante la Messa In Coena Domini nella Cattedrale<br />
di <strong>Altamura</strong>, Mons. Vescovo ha istituito Ministri straordinari della<br />
Comunione i Signori:<br />
- Ciccimarra Maria (Parrocchia S. Agostino in <strong>Altamura</strong>);<br />
- Forte Rita (Parrocchia S. Giovanni Bosco in <strong>Altamura</strong>);<br />
- Farella Simone, Laterza Pasqua, Mancini Rosa Aurelia, Massaro<br />
Maddalena Lucia, Ragone Caterina (Parrocchia S. Sepolcro in<br />
<strong>Altamura</strong>);<br />
- Ciurlia Rita, Larocca Luigi, Loiodice Barbara, Scalera Carmela<br />
(Parrocchia S. Domenico in <strong>Gravina</strong>);<br />
- Calculli Giacinto, Fiore Angela, Manicone Salvatore, Susino Rita<br />
(Parrocchia SS. Pietro e Paolo in <strong>Gravina</strong>);<br />
- Miani Riccardo (Parrocchia S. Pietro Apostolo in Spinazzola).<br />
Il 17 aprile 2001, nella Parrocchia di S. Agostino in <strong>Altamura</strong>, Mons.<br />
Vescovo ha ammesso tra i candidati all’Ordine Sacro il Seminarista<br />
Giuseppe CIFARELLI, della medesima Comunità parrocchiale.
Atti<br />
della Curia
254<br />
6 giugno 2001. Visita Pastorale ad <strong>Altamura</strong>. Visita al 3° Circolo Via Minniti.<br />
6 giugno 2001. Visita Pastorale ad <strong>Altamura</strong>. Visita al 3° Circolo Via Minniti.
Prot. n. 119/01<br />
L’ORDINARIO DIOCESANO:<br />
VICARIO GENERALE<br />
- VISTA la richiesta in data 20 aprile 2001 da parte del Rev.do Sac.<br />
Giovanni Monitillo, Parroco di S. Nicola dei Greci in <strong>Altamura</strong>, di<br />
poter celebrare i matrimoni nella chiesa di S. Francesco di Paola, sita<br />
in Corso Federico II di Svevia, a motivo dei lavori di ristrutturazione<br />
del tetto nella suddetta chiesa parrocchiale;<br />
- ACCERTATA l’effettiva difficoltà a poter svolgere le suddette celebrazioni<br />
in tale situazione, a motivo di una ingombrante impalcatura<br />
che occupa tutta la chiesa;<br />
- VISTI il can. 1118 § 1 del Codice di Diritto Canonico ed il n. 24 del<br />
Decreto Generale della Conferenza Episcopale Italiana sul matrimonio<br />
Canonico,<br />
CONCEDE LA LICENZA<br />
affinché i matrimoni della parrocchia di S. Nicola dei Greci in <strong>Altamura</strong><br />
siano celebrati nella chiesa di S. Francesco di Paola, sino alla conclusione<br />
dei lavori.<br />
<strong>Altamura</strong>, 21 aprile 2001<br />
* * *<br />
Sac. Vito Colonna<br />
Vicario Generale<br />
255
256<br />
Indirizzo augurale<br />
a S.E. Mons. Vescovo<br />
per la festa onomastica di S. Mario<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
19 gennaio 2001<br />
da pochi giorni (6 gennaio 2001) il Papa Giovanni Paolo II ha chiuso<br />
ufficialmente in S. Pietro la Porta Santa del Grande Giubileo del 2000,<br />
porta però che rimane sempre aperta per chi cerca la verità e si affida fiducioso<br />
alle mani del Padre che nel Figlio salva tutti gli uomini.<br />
Lo Spirito giubilare, all’alba del terzo millennio, continua a soffiare<br />
nella nostra <strong>Diocesi</strong> con la VISITA PASTORALE, di cui Lei ci fa dono<br />
e che speriamo segni per ogni parrocchia e per ciascun fedele l’inizio di<br />
un rinnovamento interiore, capace di trasformare il volto delle nostre<br />
città a immagine di Gesù Cristo.<br />
Anome di tutti i confratelli, AUGURI, Eccellenza, per il Suo onomastico<br />
e per il cammino ecclesiale intrapreso: che il Signore confermi tutti<br />
i desideri di bene e di santità che Lei nutre per la porzione di Chiesa affidataLe<br />
quattro anni fa, e spalanchi le porte dei nostri cuori al Pastore<br />
che custodisce amorevolmente il gregge e non permette che alcuna pecora<br />
si smarrisca.<br />
* * *<br />
Don Vito Colonna<br />
Vicario Generale
Carissimi Confratelli,<br />
Ai Reverendissimi Sacerdoti<br />
Diocesani e Religiosi<br />
della <strong>Diocesi</strong><br />
sono sempre più numerosi i gruppi di fedeli che, dai Paesi della nostra<br />
<strong>Diocesi</strong>, si recano in pellegrinaggio a Torre Mileto, frazione di Sannicandro<br />
Garganico (FG), presso una certa Signora Lucia Frascaria,<br />
meglio conosciuta come “Mamma Lucia”, la quale afferma di avere<br />
continue visioni e colloqui con la Madonna, insieme ad altri fenomeni<br />
straordinari (stimmate, miracoli, ecc.).<br />
Inoltre, strumentalizzando immagini sacre, riunisce le persone e raccoglie<br />
denaro per opere che nulla hanno a che fare con la religione, illudendo<br />
in questo modo tanti creduloni o ingenui che pensano ad un rapporto<br />
“privilegiato” di questa donna con la Madonna.<br />
A conferma di ciò, sono arrivate le smentite da parte della Curia Vescovile<br />
di Lucera nel 1974 e, ancora prima, della Curia Arcivescovile di<br />
Milano, avendo la suddetta Signora dimorato per diverso tempo a Sesto<br />
San Giovanni (MI): nulla è vero e fondato, dal momento che non risulta<br />
trattarsi di fatti di natura soprannaturale e che la donna non presenta alcuna<br />
credibilità; inoltre, l’“Associazione Mamma Lucia”, da lei costituita<br />
a Torre Mileto, non ha mai ottenuto il benestare dell’Autorità Ecclesiastica.<br />
Vi chiedo, pertanto, di dare pubblica notizia ai fedeli di questo, nei<br />
modi che riterrete più opportuni, onde evitare che qualcuno – in buona<br />
fede – dia credito e seguito a simili individui.<br />
<strong>Altamura</strong>, 13 marzo 2001<br />
* * *<br />
Sac. Vito Colonna<br />
Vicario Generale<br />
257
258<br />
Carissimi Confratelli,<br />
Ai Reverendissimi Sacerdoti di<br />
ALTAMURA<br />
e p.c. Al Sig. Sindaco di<br />
ALTAMURA<br />
Al Sig. Comandante<br />
di Polizia Municipale di<br />
ALTAMURA<br />
il Comandante di Polizia Municipale, Magg. Maiullari Avv. Michele,<br />
in data 16 marzo u.s. ha inviato al nostro Vescovo una lettera in cui chiedeva<br />
un autorevole intervento per disciplinare le molteplici manifestazioni<br />
religiose esterne.<br />
Per questo, in sintonia con il Vescovo e lo stesso Comandante, ritengo<br />
opportuno suggerire quanto segue:<br />
1. la domanda per le manifestazioni religiose esterne deve essere<br />
inoltrata alla Curia Diocesana 10 gg. prima per il relativo nulla<br />
osta, e direttamente al Comando di Polizia Municipale 5 gg. prima<br />
della manifestazione stessa, entrambe corredate dall’indicazione<br />
del percorso;<br />
2. si evitino, per quanto è possibile, concomitanze di giorni e l’attraversamento<br />
di strade a grande densità di traffico;<br />
3. nel periodo di Quaresima, si organizzi la Via Crucis esterna possibilmente<br />
per zone pastorali o più parrocchie insieme, una sola<br />
volta e in giorni diversi da parrocchia a parrocchia;<br />
4. si comunichi presso questa Curia Diocesana, entro il 1 gennaio di<br />
ogni anno, il calendario delle manifestazioni esterne previste durante<br />
il corso dell’anno, al fine di comunicare le date al Comando<br />
di Polizia Municipale per la programmazione del relativo servizio<br />
d’ordine.<br />
Confidando nella Vostra collaborazione, cordialmente Vi saluto.<br />
<strong>Altamura</strong>, 22 marzo 2001<br />
Sac. Vito Colonna<br />
Vicario Generale
Carissimi,<br />
Ai Rev.di Sacerdoti<br />
e Diaconi<br />
della <strong>Diocesi</strong><br />
Vi comunico alcune notizie utili per il Corso degli Esercizi Spirituali<br />
che, ogni due anni, la <strong>Diocesi</strong> organizza per il Clero insieme con il Vescovo.<br />
Gli Esercizi inizieranno con il pranzo di lunedì 25 giugno e si concluderanno<br />
con il pranzo di venerdì 29 giugno p.v.<br />
Si svolgeranno presso:<br />
Oasi “S. Francesco d’Assisi”<br />
Viale S. Francesco d’Assisi, 30<br />
67030 CAMPO DI GIOVE (AQ)<br />
Tel. e Fax 0864/40394<br />
Direttore: P. Salvatore Zavarella.<br />
Detterà le meditazioni P. Francesco CATTADORI, OFM, Vicario<br />
Provinciale della Provincia Umbra dei Frati Minori.<br />
La quota di partecipazione è di £. 270.000 (da consegnare a Don<br />
Luigi Dimarno durante gli Esercizi); il compenso per il Predicatore sarà<br />
a carico della <strong>Diocesi</strong>.<br />
Per raggiungere Campo di Giove (a 16 Km da Sulmona, a 1.100 mt.<br />
sul livello del mare): Autostrada Pescara-Roma: uscita Pratola Peligna-<br />
Sulmona; quindi seguire le indicazioni per Campo di Giove. L’Oasi dista<br />
dalla Stazione di Campo di Giove circa 500 mt.<br />
Vogliate comunicare la Vostra adesione entro e non oltre il 31 maggio<br />
p.v., presso la Segreteria della Curia Diocesana.<br />
Un saluto cordiale.<br />
<strong>Altamura</strong>, 9 aprile 2001<br />
Sac. Vito Colonna<br />
Vicario Generale<br />
259
260<br />
Carissimi,<br />
- A tutti i Sacerdoti<br />
Diocesani e Religiosi<br />
- Alle Religiose<br />
- Ai Responsabili degli Ordini Secolari,<br />
delle Confraternite, Associazioni,<br />
Gruppi e Movimenti ecclesiali<br />
la solennità del Corpus Domini, che celebreremo giovedì 14 giugno<br />
p.v. ad <strong>Acquaviva</strong>, alle ore 19.00 (ore 18.30: arrivi ed accoglienza), sarà<br />
un evento molto importante, che vedrà tutta la <strong>Diocesi</strong> riunita, insieme<br />
al suo Pastore, intorno al Sacramento dell’Eucaristia, che è mistero di<br />
comunione e vincolo di unità.<br />
Con la presente Vi comunico alcune notizie utili:<br />
- La Celebrazione Eucaristica si svolgerà in Piazza G. Garibaldi.<br />
Seguirà la Processione Eucaristica, che si snoderà all’interno dello<br />
spazio celebrativo, e alla quale prenderanno parte il Vescovo, i<br />
Sacerdoti, i Diaconi, i Ministri istituiti, i Seminaristi, i Ministranti.<br />
Faranno corona al SS.mo Sacramento i membri delle Confraternite<br />
del SS.mo Sacramento presenti in <strong>Diocesi</strong>.<br />
- Per raggiungere il luogo della celebrazione: alle porte di <strong>Acquaviva</strong>,<br />
prendere la circonvallazione per Bari e uscire per Via Adelfia<br />
o Via Mons. Laera; quindi, proseguire per Piazza G. Garibaldi<br />
- Il parcheggio:<br />
1. per gli Autoveicoli, muniti del PASS della Curia, sarà su Via<br />
Sammichele (zona Cimitero);<br />
2. per gli Autobus, saranno fornite le indicazioni dai Vigili Urbani<br />
in Piazza Garibaldi.
- Ai Sacerdoti si ricorda di:<br />
1. portare solo il camice per la celebrazione; la Curia provvede<br />
alle stole e alle casule. I paramenti sacri saranno indossati<br />
presso la Parrocchia di S. Domenico;<br />
2. affiggere per tempo nelle parrocchie i manifesti per la celebrazione.<br />
I libretti saranno distribuiti al momento dell’arrivo;<br />
3. invitare i fedeli a confessarsi, per ricevere convenientemente<br />
l’Eucarestia.<br />
- Alla celebrazione potranno partecipare tutti i membri delle<br />
Confraternite, delle Associazioni, dei Gruppi e dei Movimenti<br />
ecclesiali, portando stendardi e labari propri.<br />
- Per l’UNITALSI, gli ammalati e gli anziani sono riservati posti<br />
a sedere. Tutti gli altri fedeli parteciperanno alla celebrazione<br />
stando in piedi.<br />
- L’animazione dei canti della Celebrazione Eucaristica e della<br />
Processione sarà affidata al Coro della Cattedrale (S. Eustachio<br />
e S. Agostino). A partire dalle ore 18.00, ci saranno le prove<br />
dei canti già riportati nel libretto.<br />
Eventuali altre notizie e/o disposizioni saranno date immediatamente<br />
prima della celebrazione.<br />
In attesa di incontrarVi, fraternamente Vi saluto nel Signore.<br />
<strong>Altamura</strong>, 30 maggio 2001<br />
* * *<br />
Sac. Vito Colonna<br />
Vicario Generale<br />
261
262<br />
Ai Sacerdoti di<br />
<strong>Altamura</strong><br />
e p. c. A S. E. Mons. Mario Paciello<br />
Al Sindaco di <strong>Altamura</strong><br />
Oggetto: Chiarimenti circa le domande di finanziamento da parte del<br />
Comune per lavori alle chiese.<br />
Carissimi Confratelli,<br />
con la presente desidero chiarire, in maniera definitiva, la problematica<br />
relativa alle domande finora inoltrate al Comune da parte dei Parroci<br />
e Rettori per il finanziamento di lavori alle chiese.<br />
Esiste una Legge Regionale del 04-02-1994 n° 4, che detta le “Norme<br />
in materia di edilizia di culto e di utilizzazione degli oneri di urbanizzazione”.<br />
Detta Legge, all’art. 3.1, afferma: “I Comuni, entro il 31 marzo di<br />
ogni anno, devolvono alle competenti autorità religiose una somma non<br />
inferiore al sette per cento dei contributi loro spettanti per oneri di urbanizzazione<br />
secondaria”.<br />
In questi ultimi anni, diversi Parroci e Rettori di chiese si sono rivolti<br />
direttamente al Sindaco per avere aiuti finanziari per i lavori da eseguire<br />
nelle chiese o strutture adiacenti.<br />
Finora il Sindaco, previa autorizzazione della Curia, ha erogato delle<br />
somme ai singoli richiedenti.<br />
Mi permetto di ricordare che tali procedure non erano pienamente<br />
conformi alla Legge. Pertanto, invito i Sacerdoti ad inoltrare, d’ora innanzi,<br />
le eventuali richieste di contributo economico solo ed esclusivamente<br />
al Vescovo.<br />
Cordiali saluti.<br />
<strong>Altamura</strong>, 13 giugno 2001<br />
Sac. Vito Colonna<br />
Vicario Generale
Oggetto: Convocazione<br />
UFFICIO SCUOLA<br />
A tutti gli Insegnanti di Religione Cattolica<br />
della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
In seguito a giuste sollecitazioni di diversi colleghi che ritengono doveroso<br />
mantenere alta l’attenzione sui principali temi politici, sindacali<br />
ed ecclesiali che ci riguardano, vogliamo incontrarci, obblighi scolastici<br />
permettendo,<br />
martedì 29 maggio, ore 16.30<br />
presso il Centro Giovanile “Benedetto XIII”, <strong>Gravina</strong>.<br />
Michele D’Ambrosio provvederà a darci delle informazioni a partire<br />
dagli ultimi incontri a cui ha partecipato; Giovanni Cornacchia abbozzerà<br />
qualche proposta di aggiornamento; tutti insieme cercheremo una<br />
via comune in vista degli ultimi adempimenti di fine anno.<br />
Invito tutti, soprattutto i supplenti, a produrre un’autocertificazione<br />
di eventuali nuovi titoli e servizi da consegnare a Vito Raguso, referente<br />
diocesano per l’aggiornamento della graduatoria IRC.<br />
Confido ancora che, in questa prossima occasione, chi avesse ancora<br />
delle pendenze economiche con l’Ufficio relative agli anni scolastici<br />
99/2000 e 2000/2001 (sia laici che sacerdoti), provveda di conseguenza.<br />
Ricordo che quello che si versa serve soprattutto a sostenere la Scuola di<br />
Formazione Teologico-pastorale.<br />
Non avendo il quadro completo delle supplenze di questi due ultimi<br />
anni, ricordo che solo i supplenti con più di 6 mesi di lavoro e con un<br />
monte ore superiore a 12, sono tenuti a versare il contributo. I sacerdoti<br />
incaricati annuali con un monte ore inferiore a 12, devono un contributo<br />
dimezzato.<br />
263
264<br />
Rinnovo l’invito ad essere tutti presenti; può darsi che non avendo io<br />
indirizzi e numeri telefonici aggiornati, qualcuno possa non venire mai<br />
a conoscenza delle iniziative che prendiamo a livello diocesano. Mi è<br />
stato fatto notare che non tutti hanno saputo del grave male che ha colpito<br />
Vito Cristella poco prima di Pasqua, così come di altri eventi lieti che<br />
sono capitati. Chiedo perdono, ma occorre che tutti proviamo a comunicare<br />
un po’ di più e a sentirci non solo un insieme di professionisti della<br />
scuola, ma una comunità di amici.<br />
Cordialmente vi saluto, con la speranza di un ricordo vicendevole<br />
nella preghiera.<br />
<strong>Altamura</strong>, 18 maggio 2001<br />
* * *<br />
Diac. Leonardo Ferrulli<br />
Vice Direttore<br />
A tutti gli Insegnanti di Religione Cattolica<br />
della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
e p.c. Al Vescovo Mons. Mario Paciello<br />
Oggetto:- Convocazione<br />
- Verbale ultimo incontro<br />
Il giorno 29 maggio alle ore 17.00 presso la sala biblioteca del Centro<br />
Giovanile “Benedetto XIII” a <strong>Gravina</strong> si sono riuniti gli insegnanti<br />
di religione della diocesi per discutere il seguente ordine del giorno:<br />
• relazione del prof. Michele D’Ambrosio sullo stato giuridico degli<br />
insegnanti di religione dopo l’incontro nazionale dello Snadir;<br />
• emergenze didattiche e metodologiche in vista dei cambiamenti<br />
in atto nella scuola: proposta di incontri del prof. Giovanni Cornacchia.
Ricco di spunti e di informazioni l’intervento di Michele D’Ambrosio,<br />
il quale, dopo aver delineato alcune questioni ancora calde sullo stato<br />
giuridico, ha sottolineato l’impegno profuso da parte di molti insegnanti<br />
a favore della dignità culturale della religione scolastica e della<br />
stessa dignità lavorativa dei docenti.<br />
Michele ha altresì illustrato gli ultimi passi compiuti dal sindacato<br />
Snadir alla fine della XIII legislatura e le assicurazioni fatte dalla Casa<br />
delle Libertà poco prima delle elezioni, sottolineando alcuni possibili<br />
buoni motivi per noi.<br />
Ha infine ricordato (in linea con quanto sollecitato anche dalla CEI<br />
per la rideterminazione della idoneità) il piano di aggiornamento degli<br />
IdR che sta interessando tutte le diocesi italiane, al fine di realizzare una<br />
sana reazione ai profondi cambiamenti in atto nella scuola dell’autonomia.<br />
Occorre essere vigili, sempre pronti, attivi, appassionati delle persone,<br />
aggiornati e colti: questa è la vera risposta che si può dare ai ricorrenti<br />
tentativi di marginalizzazione dell’IRC.<br />
In linea con quanto era stato affermato, Giovanni Cornacchia ha sollecitato<br />
un impegno e un clima più partecipativo e solidale (anche nelle<br />
piccole cose), proponendo infine lo studio e la riflessione sui nuovi programmi<br />
IRC e su altre questioni fondamentali, da approfondire nell’arco<br />
di un’intera giornata. Durante questa giornata, oltre a un vero laboratorio<br />
a gruppi, si potrà anche programmare bene il nuovo anno scolastico<br />
che necessariamente dovrà aprirsi all’insegna di una mentalità nuova,<br />
la quale non prevede né una gestione privatistica, timorosa e passiva<br />
dei problemi (“non partecipo agli incontri, sono solo chiacchiere e perdita<br />
di tempo, non si risolverà mai niente”), né tantomeno l’impiego secondario<br />
nella scuola dopo altri impegni pastoralmente più rilevanti.<br />
È stato anche ricordato che, a partire esattamente da un anno fa, giugno<br />
2000, ci siamo incontrati, con una certa regolarità, per ben 6 volte<br />
per affrontare sia la questione dello stato giuridico, che altre tematiche<br />
riguardanti la didattica, l’autonomia, le metodologie usate e per esprimere<br />
sempre il desiderio di approfondire la spiritualità dell’insegnante<br />
di religione. Occorre sottolineare che a quegli incontri sono stati presenti<br />
sempre più o meno una ventina di persone: certamente è qualcosa!<br />
Ma, considerando che tutti insieme siamo 50, fra preti e laici e fra incaricati<br />
e supplenti, allora forse una presenza più massiccia avremmo potuto<br />
pure realizzarla.<br />
265
266<br />
Qualcuno avanza l’ipotesi, che ovviamente dovrà essere formalizzata<br />
da chi ha l’autorità, che d’ora in avanti i nostri incontri abbiano il carattere<br />
di ordini di servizio (con tanto di crediti da attribuire), siano perciò<br />
resi obbligatori a tutti gli effetti, secondo un preciso calendario concordato<br />
per tempo da tutti.<br />
Da quella riunione è venuta, dunque, la sollecitazione ad incontrarsi<br />
al più presto.<br />
Avevamo pensato di incontrarci venerdì 6 luglio per l’intera giornata<br />
con il prof. Pasquale Troìa curatore di molti testi IRC ed esperto dei<br />
Nuovi Programmi, ma dal momento che in quella data saremmo stati<br />
presenti in pochi, d’accordo con don Peppino Lofrese, abbiamo deciso<br />
di rimandare il tutto ai primi di settembre e di concludere invece, con un<br />
incontro di fine anno<br />
Venerdì 29 giugno alle ore 17.00<br />
presso il Centro giovanile “Benedetto XIII” a <strong>Gravina</strong>.<br />
Il sottoscritto riferirà a proposito dell’incontro della Consulta Regionale<br />
per l’IRC e la Pastorale scolastica che si è tenuto a Bari il 18 giugno.<br />
Michele D’Ambrosio ci porterà le ultime notizie dal convegno Snadir<br />
sugli scenari futuri circa lo stato giuridico.<br />
Don Peppino concluderà e ci proietterà verso il nuovo anno scolastico<br />
con qualche utile indicazione.<br />
Saluti fraterni a tutti.<br />
<strong>Altamura</strong>, 15 giugno 2001<br />
Diac. Leonardo Ferrulli<br />
Vice Direttore
UFFICIO CULTURA<br />
- Ai Centri culturali cattolici<br />
- Alle Associazioni, Movimenti<br />
e Gruppi ecclesiali<br />
- Alle altre Associazioni culturali<br />
e p.c. A S.E. Mons. Mario Paciello<br />
Ai Rev.mi Parroci della <strong>Diocesi</strong><br />
LORO SEDI<br />
L’Ufficio diocesano Cultura, che opera già da due anni per promuovere<br />
e coordinare la pastorale della cultura nella nostra Chiesa particolare,<br />
in dialogo con il mondo culturale circostante, organizza un incontro<br />
dei Centri culturali cattolici e delle Associazioni, movimenti e gruppi<br />
ecclesiali della <strong>Diocesi</strong> sul tema:<br />
“IL CANTIERE DEL PROGETTO CULTURALE DELLA CHIE-<br />
SA ITALIANA”.<br />
L’incontro avrà luogo domenica 28 gennaio 2001, ore 17.30, presso<br />
il Centro Giovanile “Benedetto XIII” in <strong>Gravina</strong>.<br />
Interverrà il Dr. VITTORIO SOZZI, responsabile organizzativo del<br />
Servizio nazionale per il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale<br />
Italiana.<br />
Vi invitiamo calorosamente a partecipare.<br />
Per prepararci a tale incontro, si è pensato ad una scheda informativa,<br />
che alleghiamo alla presente lettera di invito e che vorrete compilare –<br />
come Centro culturale o Associazione – ed illustrare attraverso un vostro<br />
rappresentante durante l’incontro stesso, “…portando così il proprio<br />
mattone” nella realizzazione di questo “cantiere”.<br />
All’incontro sono invitate anche le altre Associazioni culturali operanti<br />
nei Comuni che fanno parte della nostra <strong>Diocesi</strong>.<br />
Sarà questo un momento importante di conoscenza e di confronto tra<br />
le diverse realtà associative e culturali della nostra Chiesa locale, in dia-<br />
267
268<br />
logo con le altre esperienze culturali del territorio e con quanto sta fermentando<br />
nelle altre diocesi italiane circa il rapporto vangelo - fede -<br />
cultura.<br />
In attesa di incontrarci, ricevete i più fraterni saluti da parte di tutti i<br />
componenti l’Ufficio Cultura della <strong>Diocesi</strong>.<br />
<strong>Altamura</strong>, 8 gennaio 2001<br />
Il Direttore<br />
Sac. Vito Incampo
Carissimi,<br />
CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI<br />
Ai Rev.mi Parroci e Collaboratori<br />
Animatori vocazionali parrocchiali<br />
e p.c. A S.E. Mons. Mario Paciello<br />
il prossimo 6 maggio, Quarta Domenica di Pasqua, si celebra la 38ª<br />
Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Il tema di quest’anno<br />
è: Vocazioni: luce della vita.<br />
Come afferma il Papa nel suo Messaggio per questa Giornata, la parola<br />
vocazione:<br />
- «qualifica molto bene i rapporti di Dio con ogni essere umano nella<br />
libertà dell’amore, perché “ogni vita è vocazione” (Paolo VI)»;<br />
- fa in modo che la vita assuma così «il valore di dono ricevuto, che<br />
tende per natura sua a divenire bene donato».<br />
Infatti, solo l’incontro personale con Cristo, mentre ci rivela il volto<br />
ricco di tenerezza e di amore del Padre per ciascuno di noi, è capace di<br />
avvolgere di una luce divina la nostra stessa esistenza. Cristo è luce del<br />
mondo e vuole che noi, suoi discepoli, diventiamo a nostra volta luce<br />
del nostro mondo, accogliendo e vivendo la nostra vocazione!<br />
Come afferma sempre il Papa, «oggi però questa lettura cristiana dell’esistenza<br />
deve fare i conti con alcuni tratti caratteristici della cultura<br />
occidentale, in cui Dio è praticamente emarginato dal vivere quotidiano.<br />
Ecco perché è necessario un impegno concorde dell’intera comunità<br />
cristiana per “rievangelizzare la vita”. Occorre per questo fondamentale<br />
impegno pastorale la testimonianza di uomini e di donne che mostrino<br />
la fecondità di un’esistenza che ha in Dio la sua sorgente, nella docilità<br />
all’azione dello Spirito la sua forza, nella comunione con Cristo e con la<br />
Chiesa la garanzia del senso autentico della fatica quotidiana. Occorre<br />
che nella comunità cristiana ciascuno scopra la sua personale vocazione<br />
e vi risponda con generosità».<br />
L’impegno è allora di ciascuno di noi e di ogni comunità!<br />
Per questo, Vi invio i sussidi utili per animare, non solo la Giornata<br />
Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, ma anche tutti gli incontri della<br />
269
270<br />
Comunità, in virtù del fatto che “la pastorale vocazionale non è un qualcosa<br />
da aggiungere, ma l’anima di ogni pastorale”. Tra i sussidi c’è anche<br />
quello di Preghiera per Comunità Parrocchiali curato da don Mimmo<br />
Cornacchia, Direttore del CRV della Puglia.<br />
Con gioia e gratitudine vi comunico che, grazie alla felice collaborazione<br />
con la Pastorale Giovanile, durante la Giornata dei Giovani del 25<br />
aprile p.v. la preghiera sarà animata dal Centro Diocesano Vocazioni e<br />
avrà quindi una dimensione vocazionale. Un’occasione privilegiata per<br />
annunciare ai giovani il Vangelo della Vocazione.<br />
Inoltre, in preparazione alla Professione Solenne di Sr. Clarita, Monaca<br />
Clarissa del Monastero di Santa Chiara in <strong>Altamura</strong>, vivremo una “tre<br />
giorni” di preghiera e di animazione vocazionale, dal 2 al 4 maggio p.v. Il<br />
programma dettagliato Vi sarà inviato quanto prima.<br />
Auguro a tutti un fecondo lavoro pastorale nella luce del Cristo Risorto.<br />
<strong>Altamura</strong>, 18 aprile 2001<br />
Il Direttore<br />
don Angelo Cianciotta
UFFICIO FORMAZIONE PERMANENTE<br />
UFFICIO LITURGICO<br />
Carissimi,<br />
Ai ministri straordinari della Comunione<br />
Ai Candidati ministri straordinari<br />
p.c. Al Vescovo Mons. Mario Paciello<br />
Ai Rev. mi Parroci<br />
è ormai da anni che ci prepariamo a festeggiare l’Istituzione dell’Eucarestia<br />
il Giovedì Santo con un Ritiro Spirituale comunitario.<br />
Anche in questo anno, vogliamo radunarci lunedì 9 aprile p.v., alle<br />
ore 17.00, presso l’Istituto dei Salesiani a Santeramo, per pregare e riflettere<br />
insieme su questo sublime dono che Gesù ha fatto all’umanità<br />
prima di consegnarsi per la salvezza di tutti. Terrà la meditazione Don<br />
Venturino Lorusso.<br />
Il giorno successivo, martedì 10 aprile, sarà tenuta una istruzione sul<br />
rito della distribuzione della Comunione. L’incontro è per tutti, specialmente<br />
per coloro che saranno istituiti ministri straordinari della Comunione<br />
durante la Santa Messa In Coena Domini, celebrata dal Vescovo<br />
nella Cattedrale di <strong>Altamura</strong> il 12 aprile, alle ore 18.00. La relazione<br />
sarà tenuta da Don Vincenzo Panaro.<br />
Siamo certi che organizzerete gli impegni in maniera da essere presenti.<br />
Con spirito di servizio e fraterna stima.<br />
<strong>Altamura</strong>, 31 marzo 2001<br />
Don Venturino Lorusso Don Vincenzo Panaro<br />
Direttore UFP Direttore ULD<br />
271
272<br />
Carissimi/e!<br />
UFFICIO VITA CONSACRATA<br />
<strong>Altamura</strong>, 10 gennaio 2001<br />
Ai Religiosi, alle Religiose<br />
Agli Istituti Secolari<br />
e p.c. A Mons. Mario Paciello,<br />
nostro Vescovo<br />
La giornata del 2 febbraio, per espresso desiderio di Giovanni Paolo<br />
II, è stata scelta come “Giornata Mondiale della Vita consacrata”. È<br />
un’occasione propizia per rinnovare i nostri Voti e dare testimonianza al<br />
popolo di Dio della nostra appartenenza a Cristo e alla Chiesa.<br />
In diocesi è stato deciso che quest’anno la celebrazione si inserisca<br />
nel contesto della Visita pastorale che inizierà nei prossimi giorni. Il 2<br />
febbraio il Vescovo sarà in Visita ad <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, pertanto la<br />
prossima festa dei Consacrati avrà luogo in quella città, nella chiesa parrocchiale<br />
di Santa Maria Maggiore.<br />
Al significativo momento vogliamo prepararci con un incontro spirituale<br />
aperto a tutti i Religiosi, le Religiose e agli Istituti Secolari che<br />
operano in diocesi. Sarà un’occasione per riflettere, pregare e ringraziare<br />
insieme il Signore del dono della vocazione.<br />
RITIRO SPIRITUALE<br />
Data: 28 gennaio, domenica.<br />
Luogo: <strong>Altamura</strong>, presso le “Ancelle del Sacro Cuore”, viale<br />
Regina Margherita, 42 (davanti all’ospedale).<br />
Programma: ore 9.00: Recita delle Lodi e Meditazione proposta da<br />
Don Minimo Cornacchia.<br />
Adorazione eucaristica.<br />
ore 11.45: Santa Messa.
FESTA DELLA VITA CONSACRATA<br />
Data: 2 febbraio, venerdì.<br />
Luogo: <strong>Acquaviva</strong> delle Fonti<br />
Programma: ore 18.00: Raduno in Piazza Kennedy. Benedizione delle<br />
candele. Processione verso la chiesa di Santa Maria<br />
Maggiore.<br />
Celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo. Dopo<br />
l’omelia, confermeremo la nostra consacrazione con la<br />
rinnovazione dei Voti.<br />
Raccomando ai superiori/e e ai responsabili degli Istituti Secolari di<br />
sollecitare la partecipazione dei confratelli e delle consorelle alla celebrazione,<br />
perché questa diventi significativa e testimoniante per il popolo<br />
di Dio.<br />
Vi auguro un Anno di Grazia ricco di santità e di fecondo apostolato.<br />
Arrivederci.<br />
Il Direttore<br />
P. Pasquale Cenciarelli, cmf<br />
273
274<br />
UFFICIO CONFRATERNITE<br />
- Ai Gent.mi Priori<br />
- Ai Rev.mi Padri Spirituali<br />
e p.c. A S. E. Mons. Mario Paciello<br />
Oggetto: Convocazione incontro dei Priori delle Confraternite<br />
Carissimi,<br />
l’esperienza del nostro primo incontro è stata abbastanza positiva.<br />
Ora, in riferimento al nostro impegno, riteniamo opportuno rivederci<br />
per puntualizzare e concretizzare alcune proposte fatte:<br />
- costituzione del Consiglio Diocesano;<br />
- presentazione del periodo liturgico che ci apprestiamo a vivere: la<br />
Quaresima;<br />
- comunicazioni varie.<br />
L’incontro è fissato per Lunedì 12 febbraio, alle ore 18.00, presso la<br />
Curia Diocesana.<br />
Sono invitati a partecipare all’incontro tutti i Priori ed i Segretari.<br />
Poiché si tratta di problematiche attinenti tutte le Confraternite, sollecito<br />
ad essere presenti e puntuali.<br />
Un cordiale saluto nel Signore.<br />
<strong>Altamura</strong>, 29 gennaio 2001<br />
* * *<br />
Il Direttore<br />
Sac. Giovanni Monitillo
- Ai Gent.mi Priori<br />
- Ai Rev.mi Padri Spirituali<br />
e p.c. A Sua Ecc.za Mario Paciello<br />
Oggetto: Convocazione incontro dei Priori delle Confraternite<br />
Carissimi,<br />
il cammino percorso finora è stato vantaggioso, sia a livello personale,<br />
sia a livello comunitario.<br />
Ora, dopo il Convegno diocesano, a cui abbiamo partecipato con interesse<br />
e impegno, è opportuno rivederci, per discutere sui seguenti<br />
punti all’ordine del giorno:<br />
- proposte per il periodo estivo;<br />
- iniziative provenienti dal Consiglio Regionale;<br />
- comunicazioni varie.<br />
L’incontro è fissato per Lunedì 4 giugno, alle ore 18.00, presso la Curia<br />
Diocesana in <strong>Altamura</strong>.<br />
Sono invitati a partecipare tutti i Sig.ri Priori con i Sig.ri Segretari.<br />
Poiché si tratta di problematiche attinenti tutte le Confraternite, sollecito<br />
ad essere presenti e puntuali.<br />
Un cordiale saluto nel Signore!<br />
<strong>Altamura</strong>, 26 maggio 2001<br />
Il Direttore<br />
Sac. Giovanni Monitillo<br />
275
276<br />
UFFICIO FAMIGLIA<br />
- Ai Rev.mi Parroci<br />
- Alle coppie animatrici parrocchiali<br />
dei gruppi-famiglia e dei fidanzati<br />
e p.c. A Sua Ecc.za Mons. Mario Paciello<br />
LORO SEDI<br />
Oggetto: Attività di pastorale familiare a livello diocesano e nazionale.<br />
Bibliografia.<br />
In attuazione del Programma Pastorale diocesano, l’Ufficio di pastorale<br />
familiare intende realizzare alcune attività formative per le coppie<br />
impegnate al servizio delle famiglie.<br />
In particolare:<br />
1. Come momento di formazione spirituale, all’inizio della Quaresima<br />
il 4 marzo p.v., alle ore 9.30 si terrà un Ritiro per le famiglie<br />
presso il Centro Giovanile “Benedetto XIII” di <strong>Gravina</strong>, a cui sono<br />
particolarmente invitati i giovani sposi. È un’occasione per avviare<br />
il gruppo di giovani sposi, ove non vi fosse, e per facilitare<br />
lo scambio di esperienze e testimonianze in questo settore difficile<br />
della pastorale familiare. Il programma dettagliato sarà comunicato<br />
quanto prima.<br />
2. Il discorso scuola-famiglia, iniziato con il convegno del 13 gennaio<br />
u.s. sull’autonomia scolastica, si svilupperà in un secondo incontro<br />
più concreto ed operativo, teso alla organizzazione e nascita di locali<br />
Associazioni AGE. La naturale adesione a questo cammino di<br />
crescita delle coppie cristiane, specie di quelle impegnate nella pastorale<br />
familiare, non impedisce di coinvolgere quanti condividono<br />
i valori cristiani e/o sono impegnati come operatori nel mondo scolastico.<br />
L’incontro si terrà sabato 10 marzo p.v., ore 17.00, presso il<br />
salone della parrocchia S. Anna di <strong>Altamura</strong>.
3. Per la catechesi ai genitori dei battezzandi promuove un incontro<br />
di formazione per le coppie che già operano in tale servizio e per<br />
quante intendono impegnarsi in futuro. Naturalmente, in collaborazione<br />
con l’Ufficio Catechistico, si è ritenuto opportuno allargarlo<br />
anche a quanti non sono coppie (catechiste, religiose/i, diaconi,<br />
etc...) per una collaborazione ed un arricchimento reciproco<br />
tra sposati e non. L’incontro, di tipo seminariale, si terrà il prossimo<br />
24 marzo presso il Centro giovanile Benedetto XIII di <strong>Gravina</strong>,<br />
dalle ore 15.30 alle ore 20.00, e sarà guidato dalla coppia<br />
Scafoglieri di Oria, esperta in itinerari catechistici.<br />
4. Per la crescita della spiritualità della coppia e della famiglia,<br />
informiamo che dal 28 al 31 luglio 2001, in <strong>Gravina</strong>, Centro Giovanile<br />
“Benedetto XIII”, si terrà un corso residenziale di Esercizi<br />
Spirituali per coppie, cui è possibile prenotarsi già dal mese di<br />
aprile presso i coniugi Nuzzi (Tel. 0803262779). A detto corso di<br />
Esercizi parteciperanno anche coppie provenienti da altre regioni<br />
italiane.<br />
5. Per la formazione specifica di operatori nei corsi di preparazione<br />
al matrimonio, sì cerchi fin da ora di individuare e di sollecitare<br />
coppie e religiosi disponibili a frequentare un breve campo scuola<br />
estivo (3-4 giorni).<br />
6. Alleghiamo l’elenco dei Convegni e dei Corsi di formazione organizzati<br />
dall’Ufficio nazionale CEI di Pastorale familiare, per<br />
sollecitare una partecipazione sempre più ampia delle coppie della<br />
nostra diocesi. Per informazioni più dettagliate, rivolgersi all’Ufficio<br />
famiglia diocesano, presso la Curia, il lunedì dalle ore<br />
11.00 alle ore 12.00, o contattando i coniugi Nuzzi.<br />
7. Suggeriamo una bibliografia utile per la formazione degli animatori<br />
e delle coppie dei gruppi-famiglia, da cui attingere itinerari<br />
catechistici e formativi:<br />
- F. DUMESNIL, Genitore responsabile, bambino equilibrato,<br />
Ed. Paoline<br />
277
278<br />
- GILLINI-RATTONI, I tempi della famiglia, Ed. Ancora<br />
- DIOCESI DI LOMBARDIA, In cammino verso il<br />
matrimonio, Ed. Centro Ambrosiano (guida e quaderno)<br />
- C.L. GENTILI, Per star bene in famiglia. Lectio divina, Ed.<br />
Nuova Fiordaliso<br />
- UFFICIO FAMIGLIA CEI, Tornare al principio, Ed. S. Paolo<br />
- G. FREGNI, Tobia e Sara, EDB (per giovani coppie)<br />
- C. CALLAGHER, Celebrare l’amore, LDC (guida e quaderno<br />
per coppie di sposi<br />
<strong>Altamura</strong>, 12 febbraio 2001<br />
I Collaboratori Responsabili Il Direttore dell’Ufficio Famiglia<br />
Enza e Peppino Nuzzi don Giacomo Fiore
UFFICIO CARITAS<br />
OGGETTO: Comunicazione circa il Centro di accoglienza e il Servizio<br />
ai malati.<br />
“NON FARTI TANTE DOMANDE;<br />
NON ATTIVARE ECCESSIVAMENTE LA TUA CURIOSITÀ<br />
NON PENSARE TROPPO A DOMANI<br />
FAI IL BENE OGGI”.<br />
Non è ipotizzabile un cammino di Carità avulso dalla realtà. Non è<br />
pensabile un’attenzione ai più poveri senza gesti concreti. Non si può<br />
parlare di amore preferenziale per i più poveri senza dimostrare con i<br />
fatti di accoglierli con lo stesso amore con cui siamo accolti dal Cristo<br />
che ci ha salvati nonostante le nostre miserie.<br />
Se tutto questo è vero, l’esigenza di aprirsi alle necessità di chi si trova<br />
nel disagio è diventato l’impegno sempre più forte di questa Caritas<br />
Diocesana che vuole sforzarsi di creare strutture, di supporto anche alle<br />
comunità parrocchiali, che cercano di far fronte alle diverse problematiche<br />
di povertà che ci attanagliano giornalmente.<br />
Con questa convinzione siamo entrati con più energia ed entusiasmo<br />
nelle diverse realtà della nostra <strong>Diocesi</strong> ed abbiamo cominciato ad affrontare<br />
i problemi più urgenti senza trascurare gli altri e l’emergenza.<br />
Dopo aver tanto penato, approfondito e pensato, finalmente crediamo<br />
di poter affrontare e porre in essere alcuni servizi per l’accoglienza<br />
ed ulteriore attenzione ai malati senza alcun scopo di lucro.<br />
• IL CENTRO DI PRIMAACCOGLIENZA IN ACQUAVIVA;<br />
• L’AMBULANZAA SERVIZIO DEI MALATI IN DIOCESI.<br />
Sono le attenzioni ed i servizi che da subito, con il parere favorevole<br />
del nostro Vescovo stiamo varando. Le schede allegate si sforzano di<br />
fornire ulteriori dettagli ed elementi di chiarimento che fanno comprendere<br />
meglio un po’ tutto e come poter usufruire di questi servizi.<br />
Con l’occasione vi informiamo che sulla stessa linea di <strong>Acquaviva</strong> ci<br />
stiamo muovendo per realizzare in altri centri della <strong>Diocesi</strong> ulteriori<br />
279
280<br />
centri di prima accoglienza perché il servizio dell’accoglienza possa<br />
crescere e svilupparsi in tutte le nostre realtà Diocesane.<br />
Non si tratta di voler fare delle cose per prendersi dei meriti, ma di<br />
tentare di dare delle risposte vere e sostanziali; per questo non intendiamo<br />
ricevere consensi o riconoscimenti onorifici, ma vogliamo che con<br />
il vostro aiuto l’informazione possa giungere a tutta la comunità, soprattutto<br />
ai poveri della Vostra comunità.<br />
L’informazione possa anche far comprendere che queste realtà e<br />
quanto in diocesi si sta cercando di realizzare, sono il frutto della fiducia<br />
che ognuno ripone nel destinare alla Chiesa l’otto per mille in occasione<br />
della denunzia dei redditi. Questa informazione, oltre a gridare la verità,<br />
farebbe toccare con mano le realtà e potrebbe dare ulteriore trasparenza<br />
alla fiducia che riceviamo (questo, come è nello stile ormai consolidato<br />
di questa Caritas Diocesana, resta solo un suggerimento di cui si può anche<br />
non tenere conto).<br />
Vogliate, infine, far presente a coloro che intendono sostenere ed incoraggiare<br />
queste iniziative, che possono devolvere, anche in forma periodica,<br />
il loro contributo direttamente alla Caritas Diocesana sul Conto<br />
Corrente N° 12539706 intestato a CARITAS DIOCESANA <strong>Altamura</strong>,<br />
<strong>Gravina</strong>, <strong>Acquaviva</strong>, c/o Curia Vescovile - Arco Duomo N° 2 – 70022<br />
ALTAMURA con la seguente causale “CONTRIBUTO PRO CENTRO<br />
DI PRIMAACCOGLIENZA – ACQUAVIVA”. A tal proposito va chiarito<br />
che questi eventuali contributi potranno detrarsi dalla denunzia dei<br />
redditi, presentando la copia del versamento.<br />
Credendo di aver fornito un primo aggiornamento e con il fermo impegno<br />
di fornire, a fine anno un adeguato rendiconto dell’impegno di<br />
questa Caritas Diocesana nei vari settori operativi, vi ringraziamo per<br />
quanto avete già fatto e per quanto farete e cogliamo l’occasione per<br />
porgere distinti saluti.<br />
<strong>Altamura</strong>, 29 Aprile 2001<br />
Con affetto e sempre a totale servizio<br />
Il Direttore Caritas diocesano<br />
Diac. Pinuccio ANGELILLO
UFFICIO PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO<br />
UFFICIO PASTORALE GIOVANILE<br />
CARITAS DIOCESANA<br />
- Alle Comunità Parrocchiali<br />
- Ai Movimenti e Gruppi Ecclesiali<br />
- Ai Sindacati<br />
- Alle Associazioni di Categoria<br />
- Alle Realtà Lavorative<br />
Oggetto:“II Festa Nazionale dei Giovani Lavoratori... o quasi”(tra lavoro<br />
e disoccupazione)<br />
Carissimi,<br />
il prossimo 9 e 10 Giugno si svolgerà a Bari, presso i padiglioni della<br />
Fiera del Levante, la<br />
II FESTA NAZIONALE PER I GIOVANI LAVORATORI...<br />
O QUASI<br />
(i giovani tra lavoro e disoccupazione).<br />
Questa festa è proposta dalla GIOC nazionale e da tutto l’insieme del<br />
Progetto Policoro.<br />
Il Progetto Policoro, nato nel 1995 dagli stessi organismi della C.E.I.<br />
e sostenuto dalla collaborazione viva di tante Associazioni formative,<br />
aiuta le comunità cristiane nel loro compito di evangelizzazione e di<br />
promozione dei giovani in cerca di lavoro al Sud.<br />
Sappiamo che una festa non può bastare a risolvere i problemi, ma<br />
sarebbe certamente più tragico non ricordarceli neppure, non discuterne<br />
perché, tanto, non saremmo in grado di dare risposte. Porre all’attenzione<br />
di tutti la tematica del lavoro e del non-lavoro è già un modo per attivare<br />
le risorse (persone, istituzioni, impresa, cooperazione...) e per fare<br />
uscire allo scoperto il mondo dei giovani che lavorano.<br />
281
282<br />
Riteniamo importante che si attivi una sensibilizzazione capillare<br />
nelle nostre realtà specifiche che vedono la presenza di giovani lavoratori,<br />
cosiddetti “invisibili”, perché difficilmente inseriti nei circuiti delle<br />
nostre attività.<br />
Il programma di massima è il seguente:<br />
Sabato 9 giugno<br />
8.30: Arrivi e manifestazione per le vie di Bari<br />
12.00: Spostamento alla Fiera del Levante<br />
14.30: Apertura della “Cittadella dei Giovani”<br />
16.30: Talk Show con video, Sketch, Esperienze<br />
21.30: Megaconcerto<br />
24.00: Pernottamento con sacco a pelo nei locali della Fiera<br />
Domenica 10 giugno<br />
I Protagonisti si incontrano: scambio di esperienze, progetti, animazione,<br />
incontri<br />
Celebrazione Eucaristica con i Vescovi di Puglia<br />
È a disposizione materiale informativo (manifesto e sussidio) che vi<br />
presentano l’iniziativa e vi aiutano a fare incontri formativi preparatori.<br />
Vi alleghiamo in busta due schede: una per le iscrizioni all’iniziativa<br />
(da inviare entro il 31 maggio) e l’altra per la richiesta (da parte di cooperative,<br />
enti, istituzioni, gruppi, movimenti, associazioni...) di uno o<br />
più STAND per esporre i propri prodotti o idee (scheda da inviare entro<br />
e non oltre il 25 maggio).<br />
Altre informazioni particolari potrete averle mettendovi in contatto<br />
con la Segreteria organizzativa di Bari: tel.: 0805029044 fax:<br />
0805029045 E-mail: ufficio.giovani@odegitria.bari.it
Quale realtà diocesana ci siamo organizzati per venire incontro ai<br />
nostri giovani lavoratori e per favorire la loro partecipazione e aggregazione.<br />
Per informazioni e iscrizioni rivolgersi:<br />
d. Mimmo Natale cell.: 3398784439<br />
Seminario Diocesano: 0803221009<br />
E-mail: mimmo.nat@giovanimurgia.it<br />
d. Michele Lorusso tel.: 0803117781 (dalle 9.30 alle 13.00)<br />
Carmela Dibattista cell.: 330562930<br />
Sono possibili 3 forme di iscrizione (i pullman sono gratis):<br />
A. £. 40.000 4 pasti + pass di accesso alla fiera<br />
B. £. 30.000 2 pasti a scelta + pass di ingresso<br />
C. £. 20.000 una consumazione + pass di ingresso<br />
In attesa di incontrarci vi salutiamo.<br />
<strong>Altamura</strong>, 7 maggio 2001<br />
don Michele Lorusso don Alessandro Amapani Giuseppe Angelillo<br />
283
284<br />
UFFICIO PASTORALE SANITARIA<br />
Ai Rev.mi Cappellani Ospedalieri<br />
Ai Rev.mi Parroci<br />
A tutti i Sacerdoti e Diaconi<br />
e p.c. A S.E. Mons. Mario Paciello<br />
Vescovo Diocesano<br />
Oggetto: 9 a Giornata Mondiale del Malato.<br />
Carissimi Confratelli,<br />
1. L’11 Febbraio 2001 si celebrerà la 9 a GIORNATA MONDIALE<br />
DEL MALATO, col tema:<br />
“COSTRUIRE PONTI NON SOLITUDINI”<br />
Spero che in tutte le comunità, la Giornata del Malato sia curata con<br />
impegno.<br />
Quest’anno la Giornata del Malato cade di Domenica.<br />
Avremo così l’occasione di sensibilizzare e coinvolgere meglio tutta<br />
la Comunità nella preghiera e nell’attenzione al mondo della sofferenza.<br />
2. Anche quest’anno l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Sanità,<br />
tramite l’Ufficio Regionale, ha fatto pervenire alle <strong>Diocesi</strong> un certo<br />
quantitativo di materiale che ho diviso equamente tra tutte le Parrocchie<br />
e gli Ospedali della <strong>Diocesi</strong>. Vi trasmetto in allegato alla presente<br />
una copia di tutto il materiale.<br />
3. Attraverso i fedeli da voi inviati alla Consulta Diocesana per la Pastorale<br />
Sanitaria, potrete ritirare tutto il materiale e apprendere quali iniziative<br />
sono state programmate a livello diocesano per l’animazione di
detta giornata. Le iniziative parrocchiali è opportuno che siano programmate<br />
da ciascuna Comunità in seno ai Consigli Pastorali ospedalieri<br />
e parrocchiali, per sensibilizzare a dovere la base al tema della<br />
Giornata Mondiale del Malato del 2001.<br />
Grato per la gentile collaborazione, Vi saluto fraternamente in Cristo.<br />
<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti, 18 gennaio 2001<br />
Il Direttore<br />
Sac. Vincenzo Confetti<br />
285
286<br />
Carissimo/a,<br />
UFFICIO PASTORALE GIOVANILE<br />
Alla cortese attenzione dei membri<br />
dell’équipe diocesana di Pastorale Giovanile<br />
e p.c. Al Vescovo Mons. Mario Paciello<br />
eccoci di nuovo! In questi mesi di grandi attività abbiamo lavorato<br />
con e per voi!<br />
Abbiamo organizzato e vissute le tappe importanti per i giovani della<br />
diocesi: “La scuola di preghiera”, “La Via Crucis” (Spinazzola 31<br />
marzo), “Il IV incontro diocesano dei giovani” (<strong>Gravina</strong> 25 aprile). Siamo<br />
dunque alla fine del cammino pastorale di questo anno 2000-2001!<br />
Riteniamo ora necessario incontrarci per diverse ragioni. Dobbiamo<br />
rilanciare il cammino di pastorale dei giovani in termini PROGETTUA-<br />
LI, riprendere e verificare gli obbiettivi che avevamo pensato all’inizio<br />
dell’anno dopo la XV GMG, coinvolgerci per la festa nazionale, che si<br />
svolgerà a Bari il 9-10 giugno p.v. per i “giovani lavoratori.. o quasi”<br />
(realizzata dagli Uffici della CEI: Servizio Nazionale per la Pastorale<br />
Giovanile, Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, Caritas<br />
nazionale e dalla GIOC Nazionale), dove come Ufficio diocesano abbiamo<br />
le mani e non solo quelle..., in pasta!<br />
Vi diamo appuntamento perciò per: domenica 20 maggio 2001, dalle<br />
13.30 (per il pranzo insieme) alle 19.30 (per la celebrazione Eucaristica),<br />
presso la parrocchia SS. Pietro e Paolo di <strong>Gravina</strong>.<br />
Questa sarà la nostra tabella di marcia:<br />
1. Verifica di tutto il lavoro di équipe diocesana, delle iniziative realizzate<br />
in questo anno... per pensare il cammino futuro.<br />
2. Festa Nazionale per i giovani lavoratori... o quasi (9-10 giugno<br />
2001, Bari).
È superfluo ma comunque necessario ricordarti che è assolutamente<br />
necessaria la tua presenza!<br />
A presto!<br />
<strong>Altamura</strong>, 5 maggio 2001<br />
Annarita Scalera Don Alessandro Amapani<br />
Carissimi,<br />
* * *<br />
All’équipe diocesana di PG<br />
Ai responsabili di gruppi, associazioni<br />
e movimenti<br />
e p.c. A Mons. Mario Paciello<br />
Ai Sacerdoti diocesani e religiosi<br />
vi scriviamo all’inizio di quest’estate, tanto desiderata da tutti, visto<br />
l’intenso lavoro in questo anno post-giubileo e di visita pastorale!<br />
L’anno pastorale 2000-2001 è terminato e capiamo che questa lettera<br />
potrebbe spaventarvi... non desideriamo organizzare l’ennesimo incontro,<br />
o darvi date di appuntamenti immediati ma vogliamo soltanto comunicarvi<br />
alcune informazioni sulle tappe diocesane dei giovani per il<br />
prossimo anno pastorale 2001-2002, per questo vi alleghiamo il testo<br />
comunicato nell’ultimo incontro degli uffici pastorali di Curia con il Vescovo<br />
perché queste date siano inserite già nelle prossime programmazioni<br />
delle vostre parrocchie o dei movimenti o delle associazioni.<br />
Vi scriviamo anche per segnalarvi due iniziative importanti, una a<br />
carattere regionale l’altra mondiale:<br />
- dal 7 al 9 settembre 2001 si svolgerà il IX Capitolo dei Giovani<br />
organizzato dalla GiFra di Puglia e Molise nel paesino di Celenza<br />
Valfortore (Foggia); questa esperienza unica di comunione tra i<br />
gruppi ecclesiali pugliesi è indirizzata a tutti i giovanissimi e giovani;<br />
perché non parteciparvi come gruppo?! Vi alleghiamo il ma-<br />
287
288<br />
nifesto dell’iniziativa. Per qualsiasi informazione potete rivolgervi<br />
al presidente della GiFra della parrocchia della Consolazione di<br />
<strong>Altamura</strong>: Nicola Moramarco telefonando al numero 328<br />
0350065.<br />
- Dal 22 al 28 luglio 2002 a Toronto (Canada) si svolgerà la XVII<br />
Giornata Mondiale della Gioventù, come diocesi stiamo pensando<br />
di organizzare un aereo tutto per noi che parta da Bari e arrivi<br />
all’aeroporto di Toronto (volo già attivo dal mese di maggio<br />
scorso) questo però sarà possibile prenotandolo al più presto; nel<br />
mese di settembre quando cominceremo a lavorare per questo<br />
evento avremo dall’ufficio nazionale di Pastorale Giovanile<br />
informazioni più precise, cominciatene a parlare e a mettere da<br />
parte i soldini (servono minimo 1.500.000), vi ricordo che con la<br />
diocesi vi possono partecipare solo i maggiorenni. Vi alleghiamo<br />
le primissime informazioni per questo appuntamento.<br />
Augurandovi una splendida estate di riposo e di grande entusiasmo<br />
nei campi-scuola vi salutiamo e siamo a totale disposizione per qualsiasi<br />
informazione o altro per la formazione e la crescita nella fede dei giovani!<br />
<strong>Altamura</strong>, 22 giugno 2001<br />
Annarita Scalera Don Alessandro Amapani
SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO<br />
- Ai Rev.mi Parroci, Sacerdoti, Delegati<br />
parrocchiali per l’Ecumenismo<br />
e altri collaboratori pastorali<br />
- Alle Comunità religiose<br />
e p.c. Al Vescovo, Mons. Mario Paciello<br />
LORO SEDI<br />
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,<br />
1- Risuona ancora nelle nostre orecchie e nel nostro cuore il messaggio<br />
del S. Padre, Giovanni Paolo II, per la Giornata mondiale della<br />
Pace appena celebrata; messaggio nel quale afferma che il dialogo<br />
fra le culture è “strumento eminente per realizzare la civiltà dell’amore<br />
e della pace”. Nello stesso tempo, il Papa spinge lo sguardo di<br />
fede dei credenti sull’icona del Crocifisso, come “richiamo esigente<br />
di riconciliazione”. In questo respiro di grande apertura ecumenica<br />
e di conversione del cuore, siamo invitati a vivere la prossima<br />
Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio<br />
2001), che avrà per tema l’importante affermazione autorivelativa<br />
di Gesù: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6).<br />
2- Anche quest’anno il Segretariato diocesano per l’ecumenismo e il<br />
dialogo si è impegnato, con l’aiuto di Dio e grazie alla collaborazione<br />
di alcuni parroci e dei pastori e responsabili di chiesa delle comunità<br />
evangeliche presenti nel territorio della nostra diocesi, a preparare<br />
i Sussidi e a programmare a livello diocesano gli Incontri ecumenici<br />
di preghiera e di riflessione biblica, che potranno aiutarvi ad<br />
accogliere più in profondità i contenuti biblici e spirituali della stessa<br />
Settimana di Preghiera e a ravvivare in voi e nei fedeli l’interesse<br />
e l’attenzione all’ecumenismo e al dialogo interreligioso.<br />
3- Nella busta dei sussidi che vi facciamo pervenire troverete:<br />
a) il manifesto della Settimana di Preghiera, alcune pagelline e il<br />
libretto-guida per le celebrazioni comunitarie della parola di<br />
Dio e dell’Eucaristia;<br />
289
290<br />
b) il programma diocesano degli incontri ecumenici di preghiera<br />
e di riflessione biblica, sia sotto forma di locandina da affiggere<br />
alle porte delle chiese insieme al manifesto della Settimana,<br />
sia sotto forma di pieghevole da diffondere tra i fedeli.<br />
4 - Suggerimenti pastorali:<br />
a) Domenica 14 gennaio, alla fine delle SS. Messe, informare i<br />
fedeli sulla Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani che<br />
si celebra dal 18 al 25 gennaio e sulle iniziative ecumeniche<br />
diocesane, invitandoli a partecipare;<br />
b) Domenica 21 gennaio, durante le SS. Messe, inserire nella<br />
Preghiera dei Fedeli invocazioni specifiche per l’unità dei cristiani<br />
e per lo sviluppo del cammino ecumenico; come Preghiera<br />
Eucaristica si potrebbe scegliere il Formulario V/D del<br />
Messale Romano, che porta come titolo “La Chiesa in cammino<br />
verso l’unità”.<br />
5 - In conclusione della presente, mi permetto di chiedervi due cose:<br />
a) vi prego di segnalare a questo Segretariato un delegato, particolarmente<br />
preparato, per l’ecumenismo e il dialogo, che possa<br />
fare da punto di riferimento e da animatore ecumenico della<br />
comunità. Per la formazione ecumenica dei delegati parrocchiali<br />
e religiosi il Segretariato ha riservato degli incontri che<br />
avranno luogo ogni secondo lunedì del mese presso la Curia<br />
diocesana ad <strong>Altamura</strong>, alle ore 18.30;<br />
b) la vostra generosità ci permetterà di sopperire alle spese occorse<br />
per preparare i Sussidi per la Settimana e di aderire al progetto<br />
dell’Alleanza Biblica Italiana di diffondere la Parola di<br />
Dio nelle carceri del nostro Paese. Il minimo di contributo richiestovi<br />
è di L.10.000. Grazie!<br />
Vi saluto con fraterna amicizia, anche a nome degli altri membri del<br />
nostro Segretariato.<br />
<strong>Altamura</strong>, 4 gennaio 2001<br />
L’Incaricato diocesano per l’Ecumenismo<br />
Sac. Vito Incampo
Carissimi,<br />
UFFICIO PELLEGRINAGGI<br />
Ai Rev.mi Sacerdoti<br />
della <strong>Diocesi</strong><br />
anche quest’anno la <strong>Diocesi</strong> organizza, tramite l’Opera Romana Pellegrinaggi,<br />
un Pellegrinaggio, guidato dal nostro Vescovo, che avrà come<br />
meta Lourdes e La Salette.<br />
D’accordo con il Vescovo, si è pensato di proporre 2 modalità di partecipazione:<br />
1. in pullman, dal 30 luglio al 6 agosto (vedi programma allegato);<br />
2. in aereo (30 posti prenotati), dal 30 luglio al 3 agosto, con partenza<br />
e ritorno da Brindisi direttamente per Lourdes.<br />
L’opzione del viaggio in aereo è stata presa in considerazione per dare<br />
la possibilità, a coloro che non possono disporre di 8 giorni, di poter<br />
partecipare in 5 giorni al Pellegrinaggio, sostando un giorno in più degli<br />
altri pellegrini a Lourdes.<br />
- Per coloro che parteciperanno in pullman: le iscrizioni si chiudono<br />
il 15 giugno p.v.; la quota di partecipazione a persona è di £.<br />
1.400.000 in stanza doppia (per la stanza singola il supplemento è<br />
di £. 280.000). La quota comprende anche acqua minerale a tutti i<br />
pasti e in pullman durante il viaggio, come pure l’Assicurazione<br />
E. A.<br />
- Per coloro che parteciperanno in aereo: le iscrizioni si chiudono il<br />
9 maggio p.v.; la quota di partecipazione a persona è di £.<br />
1.200.000 in stanza doppia (per la stanza singola il supplemento è<br />
di £. 180.000). La quota comprende anche il viaggio in pullman di<br />
andata e ritorno a e da Brindisi, come pure l’acqua minerale ai pasti<br />
nel soggiorno a Lourdes.<br />
Prego gentilmente i Rev.mi Parroci di comunicare subito ai parrocchiani<br />
la proposta di questo Pellegrinaggio Diocesano, con la possibilità<br />
di scegliere una delle 2 modalità di partecipazione (pullman o aereo).<br />
291
292<br />
È possibile già comunicare le prenotazioni presso l’Ufficio Pellegrinaggi<br />
in Curia, versando come anticipo la quota di £. 500.000. Il saldo<br />
deve essere versato entro i termini dell’iscrizione.<br />
In attesa di potervi dare i manifesti del Pellegrinaggio, appena giungono<br />
da Roma, Vi saluto cordialmente.<br />
<strong>Altamura</strong>, 1 marzo 2001<br />
Il Direttore dell’Ufficio Pellegrinaggi<br />
Sac. Luigi Dimarno<br />
Programma<br />
30 luglio (lunedì): ore 5.00: Partenza in pullman dal territorio della<br />
<strong>Diocesi</strong>.<br />
Pranzo a Rimini. Proseguimento per NIZZA:<br />
cena e pernottamento in albergo.<br />
31 luglio (martedì): NIZZA: prima colazione e partenza per NI-<br />
MES: pranzo in ristorante.<br />
Proseguimento per LOURDES: cena in albergo.<br />
Dopo cena: Saluto alla Madonna presso la<br />
grotta delle Apparizioni. Pernottamento.<br />
1 - 2 agosto (mercoledì - giovedì): LOURDES: pensione completa.<br />
Durante il soggiorno: S. Messa internazionale,<br />
funzioni alla grotta, Via Crucis, Processione<br />
Eucaristica con benedizione degli ammalati,<br />
Processione “aux flambeaux”, visita ai “ricordi”<br />
di S. Bernadette.<br />
3 agosto (venerdì): LOURDES: prima colazione e partenza per<br />
NIMES: pranzo.<br />
Proseguimento per GRENOBLE: cena e pernottamento.
4 agosto (sabato): GRENOBLE: prima colazione e partenza per<br />
il Santuario de LA SALETTE: Celebrazione<br />
della S. Messa, visita del Santuario e pranzo.<br />
Proseguimento per TORINO: cena e pernottamento.<br />
5 agosto (domenica): TORINO: pensione completa.<br />
Al mattino: Celebrazione della S. Messa e visita<br />
guidata della città. Pranzo.<br />
Nel pomeriggio: salita al Santuario di SU-<br />
PERGA.<br />
6 agosto (lunedi): Prima colazione e S. Messa. Partenza per Rimini:<br />
Pranzo.<br />
Rientro in <strong>Diocesi</strong> in tarda serata.<br />
N. B.: Coloro che raggiungeranno Lourdes in aereo, dalla sera del 30 alla<br />
sera del 31 luglio sono liberi di gestirsi la giornata a loro piacimento. I<br />
giorni 1 e 2 agosto si uniranno al resto del gruppo dei pellegrini.<br />
293
294<br />
RENDICONTO<br />
RELATIVO ALLA EROGAZIONE<br />
DELLE SOMME DERIVANTI<br />
DALL’OTTO PER MILLE DELL’IRPEF<br />
PER L’ESERCIZIO 2000<br />
I. PER ESIGENZE DI CULTO E PASTORALE<br />
A. Esercizio del culto:<br />
1. Nuovi complessi parrocchiali 10.000.000<br />
2. Conservazione o restauro edifici di culto già<br />
esistenti o di altri beni culturali ecclesiastici 123.000.000<br />
3. Sussidi liturgici 750.000<br />
4. Centro Giovanile “Benedetto XIII” 70.000.000<br />
203.750.000<br />
B. Esercizio della cura delle anime:<br />
1. Curia diocesana e centri pastorali diocesani 50.000.000<br />
2. Mezzi di comunicazione sociale a finalità<br />
pastorale 35.880.000<br />
3. Istituto di scienze religiose 15.000.000<br />
4. Manutenzione straordinaria di case canoniche<br />
e/o locali di ministero pastorale 11.300.000<br />
5. Enti ecclesiastici per il sostentamento dei<br />
sacerdoti addetti 1.200.000<br />
6. Istituti di vita consacrata in straordinaria necessità 10.000.000<br />
123.380.000<br />
C. Formazione del clero:<br />
1. Seminario diocesano, interdiocesano, regionale 51.932.000<br />
51.932.000<br />
E. Catechesi ed educazione cristiana:<br />
1. Iniziative di cultura religiosa<br />
nell’ambito della diocesi 500.000<br />
500.000
H. Somme impegnate per iniziative pluriennali:<br />
1. Fondo diocesano di garanzia 76.502.728<br />
76.502.728<br />
I) TOTALE DELLE EROGAZIONI<br />
EFFETTUATE NEL 1999 456.064.728<br />
Riepilogo<br />
TOTALE DELLE SOMME DA EROGARE<br />
PER L’ANNO 2000 811.752.728<br />
A DEDURRE TOTALE DELLE EROGAZIONI<br />
EFFETTUATE NELL’ANNO 2000 456.064.728<br />
RIMANENZA 355.688.000<br />
FONDO DIOCESANO DI GARANZIA 76.502.728<br />
SALDO CONTO CORRENTE<br />
E/O DEPOSITO TITOLI AL 31 MARZO 2001 449.261.963<br />
II. PER INTERVENTI CARITATIVI<br />
A. Distribuzione a persone bisognose:<br />
1. Da parte della diocesi 20.000.000<br />
2. Da parte delle parrocchie 20.000.000<br />
3. Da parte di altri enti ecclesiastici 50.000.000<br />
90.000.000<br />
B. Opere caritative diocesane:<br />
1. In favore di extracomunitari 10.000.000<br />
10.000.000<br />
295
296<br />
D. Opere caritative di altri enti ecclesiastici<br />
1. Centro di accoglienza “Benedetto XIII” 100.000.000<br />
2. Opere caritative di religione 26.600.000<br />
126.600.000<br />
G) TOTALE DELLE EROGAZIONI<br />
EFFETTUATE NEL 1999 226.600.000<br />
Riepilogo<br />
TOTALE DELLE SOMME DA EROGARE<br />
PER L’ANNO 2000 446.462.788<br />
A DEDURRE TOTALE DELLE EROGAZIONI<br />
EFFETTUATE NELL’ANNO 2000 226.600.000<br />
RIMANENZA 219.862.788<br />
SALDO CONTO CORRENTE<br />
E/O DEPOSITO TITOLI AL 31 MARZO 2001 240.734.706<br />
Si allegano:<br />
1. relazione esplicativa del rendiconto relativo alle somme erogate;<br />
2. fotocopia delle pagine di tutti gli estratti conto bancari dal<br />
1°.04.2000 al 31.03.2001;<br />
3. documentazione dei depositi amministrati o della gestione patrimoniale<br />
nel caso in cui le disponibilità siano state temporaneamente<br />
investite.<br />
Si attesta che:<br />
• Il presente “Rendiconto” è stato sottoposto alla verifica del Consiglio<br />
Diocesano per gli affari economici nella seduta in data 5 luglio<br />
2001.
• Il “Rendiconto” è pubblicato nel bollettino ufficiale della diocesi<br />
n. 1, in data 2001, in corso di stampa.<br />
<strong>Gravina</strong> in Puglia, 5 luglio 2001<br />
p. l’Economo Diocesano<br />
Rev. Laddaga Domenico<br />
* * *<br />
RELAZIONE<br />
Il Vescovo Diocesano<br />
✠ Mario Paciello<br />
Il rendiconto della erogazione delle somme attribuite alla <strong>Diocesi</strong> di<br />
<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> delle Fonti dalla Conferenza Episcopale<br />
Italiana per l’anno 2000, in osservanza alla “Nota illustrativa” si ferma<br />
al 31 marzo 2001.<br />
Tuttavia, per una giusta comprensione della situazione al 31 marzo<br />
2001, si prega di tener presente quanto segue:<br />
1) a causa della lunga malattia dell’Economo, i due nuovi conti correnti<br />
per Culto e Pastorale e Interventi Caritativi sono stati aperti<br />
nel luglio 2000;<br />
2) le somme della C.E.I. sono pervenute nel mese di settembre 2000;<br />
3) la morte dell’Economo, il 3 gennaio 2001, ha ritardato l’erogazione<br />
delle precedenti assegnazioni; per tale motivo non è stato possibile<br />
distribuire le somme entro il 31 marzo 2001.<br />
4) Si comunica, inoltre, che al presente quasi tutte le somme assegnate<br />
sono state erogate e si è in grado di poter rendicontare in<br />
modo dettagliato e preciso.<br />
297
298<br />
5) Il saldo contabile al 2/7/2001 del conto Culto e Pastorale<br />
(c.c. 103-6969501-6) è di £ 267.044.347<br />
(compreso il fondo di garanzia);<br />
- del conto Interventi Caritativi<br />
(c.c. 103-6969502-4) è di £ 45.749.013.<br />
6) La rimanenza al 31/3/2001 per Culto e Pastorale<br />
(compreso il fondo di garanzia) è di £ 432.190.728,<br />
mentre il saldo contabile della Banca è di £ 449.261.963.<br />
La differenza si spiega nel modo seguente:<br />
Rimanenza £ 432.190.728 +<br />
Competenze al 30/9/’00 £ 582.948 +<br />
Conguaglio C.E.I. £ 4.526.726 +<br />
Competenze al 31/12/’00 £ 6.944.877 +<br />
Competenze al 31/03/’01 £ 5.097.684 =<br />
£ 449.342.963 –<br />
3 imposte di bollo £ 81.000 =<br />
£ 449.261.963<br />
7) La rimanenza al 31/3/2001<br />
per Interventi Caritativi è di £ 219.862.788;<br />
il saldo contabile della Banca è di £ 240.734.706.<br />
La differenza si giustifica nel modo seguente:<br />
Rimanenza al 31/3/’01 £ 219.862.788 +<br />
Competenze al 30/9/’00 £ 317.965 +<br />
Conguaglio C.E.I. £ 2.487.474 +<br />
Competenze al 31/12/’00 £ 3.792.333 +<br />
Competenze al 31/3/’01 £ 2.355.146 +<br />
Assegno emesso e non riscosso al 31/3/’01 £ 12.000.000 =<br />
£ 240.815.706 –<br />
3 imposte di bollo £ 81.000 =<br />
£ 240.734.706
Chiedo scusa per il ritardo, dovuto anche alla complessità delle verifiche<br />
e degli adempimenti per la rendicontazione, che tuttavia, temo<br />
possa non soddisfare il Comitato.<br />
Con la speranza che si giunga a far coincidere l’anno finanziario con<br />
l’anno pastorale, cordialmente ossequio e ringrazio.<br />
<strong>Gravina</strong>, 4 luglio 2001<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo<br />
299
300<br />
NECROLOGIO<br />
È deceduto il 3 gennaio 2001, all’età di 77 anni, dopo un lungo e doloroso<br />
periodo di malattia, il Rev.mo Sac. Vito CASSANO, Presidente<br />
del Capitolo Concattedrale di <strong>Gravina</strong> ed Economo Diocesano.<br />
Nato a <strong>Gravina</strong> il 26 aprile 1924 da Donato e Ceriaca Rutigliano, dopo<br />
aver compiuto gli studi ginnasiali nel Seminario Diocesano di <strong>Gravina</strong>,<br />
passò al Pontificio Seminario Regionale di Molfetta per quelli filosofici<br />
e teologici.<br />
Ordinato Sacerdote nella Cattedrale di <strong>Gravina</strong> il 31 agosto 1947, fu<br />
nominato Vice Rettore del Seminario Vescovile di <strong>Gravina</strong> e Vicario<br />
Cooperatore della Parrocchia di San Giovanni Battista. Nello stesso<br />
tempo, si prodigò all’insegnamento delle Lettere classiche nello stesso<br />
Seminario Diocesano, mantenendo la cattedra fino al 1967, quando<br />
Mons. Giuseppe Vairo dispose che i Seminaristi frequentassero le Scuole<br />
Statali.<br />
Il 31 marzo 1952 venne nominato Canonico della Cattedrale e parroco<br />
di San Matteo in <strong>Gravina</strong>. Svolse il suo ministero sacerdotale nella<br />
piccola chiesa di Santa Teresa, cui dedicò gran parte della sua vita, fino<br />
al trasferimento della Parrocchia in Mater Ecclesiae.<br />
Nel 1953 divenne Procuratore generale del Capitolo, e nel 1970 Primicerio<br />
del medesimo.<br />
Mentre era ancora Parroco di San Matteo, laureatosi in Lettere classiche<br />
all’Università di Bari, inserì il suo ministero sacerdotale nell’ambiente<br />
scolastico, insegnando materie letterarie nel Liceo Scientifico<br />
“G. Tarantino” di <strong>Gravina</strong>.<br />
Nel frattempo, fu nominato anche Assistente Diocesano dei fanciulli<br />
cattolici e delle donne di A.C.<br />
Uomo mite e dall’animo umile, sempre disponibile nei confronti di<br />
quanti si rivolgevano a lui, Don Vito lascia in quanti lo hanno conosciuto<br />
il ricordo di una testimonianza sacerdotale autentica e generosa.
Diario<br />
del Vescovo
302<br />
<strong>Altamura</strong>. La Chiesa Madonna della Croce restaurata e riaperta al culto.
GENNAIO 2001<br />
1 Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
2 Udienze<br />
3 Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - Foggia<br />
4 Esequie don Vito Cassano - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Udienze<br />
Visita alla Parrocchia di Poggiorsini<br />
5 Celebrazione per la chiusura del Giubileo - Indizione Visita Pastorale<br />
- Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
6 Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
7 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
Partecipazione Giubileo degli Artisti - <strong>Altamura</strong><br />
8-9 Roma - Incontro con le Suore Oblate<br />
12 Udienze<br />
13 Udienze<br />
Apertura Visita Pastorale - <strong>Altamura</strong><br />
Partecipazione Concerto al Sidion - <strong>Gravina</strong><br />
14 Celebrazione Eucaristica - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />
15 Incontro con la Comunità - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Giovani delle parrocchie in Visita<br />
Pastorale - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />
303
304<br />
16 Incontro con la Comunità - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Catechisti delle parrocchie in<br />
Visita Pastorale - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />
17 Incontro con la Comunità - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
18 Incontro con la Comunità - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con le Suore del Divino Zelo - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro interparrocchiale con le Famiglie e le Coppie di fidanzati<br />
delle parrocchie in Visita Pastorale - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
19 Concelebrazione - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
20 Incontro con la Comunità - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro interparrocchiale con le Associazioni, Ordini secolari e<br />
Adulti delle parrocchie in Visita Pastorale - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
21 Celebrazione Eucaristica - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
22 Incontro con la Comunità - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
23 Commissione CEI - Servizio della Carità - Roma<br />
24 Incontro con la Comunità - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />
Udienze<br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />
25 Incontro con la Comunità - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />
Udienze<br />
Liturgia della Parola - Chiusura Settimana Ecumenica - S. Anna<br />
- <strong>Altamura</strong><br />
26 Aggiornamento dei Presbiteri<br />
Assemblea conclusiva - S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong>
27 Udienze<br />
Incontro con la Comunità - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />
Assemblea conclusiva - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />
28 Celebrazione Eucaristica - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />
29 Udienze<br />
Incontro con i Vicari e i Direttori di Curia - Curia - <strong>Altamura</strong><br />
Assemblea conclusiva - S. Anna - <strong>Altamura</strong><br />
30 Incontro in Regione per l’Ospedale “Miulli”<br />
31 Visite a malati e Unzione degli Infermi - <strong>Gravina</strong><br />
FEBBRAIO 2001<br />
1 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica per la presa di possesso di don Giuseppe<br />
Nuzzi della parrocchia dei Santi Nicola e Cecilia - <strong>Gravina</strong><br />
2 Udienze<br />
Inizio Visita Pastorale - <strong>Acquaviva</strong><br />
3 Incontro con la Comunità - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
4 Celebrazione Eucaristica per la presa di possesso di don Nicola<br />
Scarcella della parrocchia dello Spirito Santo - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
5 Incontro con la Comunità - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i ragazzi della catechesi e dell’ACR - Sacro Cuore -<br />
<strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />
6 Incontro con la Comunità - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />
305
306<br />
6 Incontro interparrocchiale con il gruppo Caritas - Sacro Cuore -<br />
<strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Giovani e Fidanzati - Sacro<br />
Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />
7 Incontro con la Comunità - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i ragazzi della catechesi e dell’ACR - S. M. Maggiore<br />
- <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Catechisti - S. M. Maggiore -<br />
<strong>Acquaviva</strong><br />
8 Udienze<br />
Incontro con la Comunità - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro interparrocchiale con le Associazioni e Gruppi - Oasi<br />
S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
9 Incontro con la Comunità - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i Gruppi Liturgici - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Assemblea conclusiva - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />
10 Visita agli ammalati - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Assemblea conclusiva - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
11 Celebrazione Eucaristica - S.M. Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Celebrazione Eucaristica e festa interparrocchiale - Sacro Cuore<br />
- <strong>Acquaviva</strong><br />
12 Visita Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />
16 Ritiro dei Presbiteri<br />
Celebrazione Eucaristica per l’A.d.P. - San Sebastiano - <strong>Gravina</strong><br />
18 Udienze<br />
Inizio Visita Pastorale con Celebrazione Eucaristica - S. Erasmo<br />
- Santeramo<br />
19 Incontro con i Padri Monfortani - Santeramo<br />
Incontro con i Giovani - Teatro Salesiano - Santeramo
20 Incontro con i bambini della Scuola Elementare “Mons. Rago” -<br />
Santeramo<br />
Visita al Comune - Santeramo<br />
Incontro con i Catechisti - S. Erasmo - Santeramo<br />
Incontro con le Associazioni e Movimenti - S. Erasmo - Santeramo<br />
21 Incontro con i ragazzi delle Scuole Medie e Superiori - Santeramo<br />
Udienze<br />
Incontro con il C.P.P. - S. Erasmo - Santeramo<br />
Incontro con i cooperatori, ex allievi e famiglie - Oratorio Salesiano<br />
- Santeramo<br />
22 Visita Ospedale - Santeramo<br />
Visita Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong><br />
Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Erasmo - Santeramo<br />
23 Aggiornamento del Clero<br />
Incontro - Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />
Udienze<br />
Incontro con le Confraternite - S. Erasmo - Santeramo<br />
24 Incontro con i malati - S. Erasmo - Santeramo<br />
Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Erasmo - Santeramo<br />
Incontro con i Fidanzati - S. Erasmo - Santeramo<br />
25 Udienze<br />
Assemblea Conclusiva - S. Erasmo - Santeramo<br />
Chiusura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica - S. Erasmo<br />
- Santeramo<br />
26 Incontro con i Vicari e i Direttori degli Uffici di Curia - Curia -<br />
<strong>Altamura</strong><br />
27 Udienze<br />
28 Benedizione delle Ceneri - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
307
308<br />
MARZO 2001<br />
3 Partecipazione al Concerto - Museo - <strong>Gravina</strong><br />
4 Apertura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica - S. Matteo<br />
- <strong>Gravina</strong><br />
5 Inaugurazione Casa disagiati psichici - <strong>Gravina</strong><br />
Udienze<br />
Incontro interparrocchiale con le Famiglie - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
6 Celebrazione Eucaristica - Madonna di Costantinopoli - S. Agostino<br />
- <strong>Acquaviva</strong><br />
Celebrazione Eucaristica - Madonna di Costantinopoli - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Fidanzati - S.S. Pietro e Paolo -<br />
<strong>Gravina</strong><br />
7 Incontro con la Comunità e visita territorio - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro con i minori del Centro past. Sociale “F. Saverio” - S.S.<br />
Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro con il C.P.P. - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />
8 Visita territorio - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro con le Famiglie in cammino - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro con il C.P.A.E. - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />
9 Visita territorio - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
Udienze<br />
Catechesi - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />
10 Visita Madonna della Croce - <strong>Altamura</strong><br />
Visite ai malati e al territorio - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica per conclusione triduo del 30° anniversario<br />
della parrocchia - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
11 Celebrazione Eucaristica con Battesimi - S.S. Pietro e Paolo -<br />
<strong>Gravina</strong>
11 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica con benedizione statua della Madonna<br />
- S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong>;<br />
12 Esequie don Antonio Valentino - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro diocesano - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A. E. - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
13 Incontro con la Comunità - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Catechisti - S.S. Pietro e Paolo -<br />
<strong>Gravina</strong><br />
14 Incontro i bambini della Scuola Elementare “Cervi” - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Movimenti, Associazioni e<br />
Gruppi - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
15 Udienze<br />
Visita territorio della Murgetta - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Giovani - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
16 Ritiro dei Presbiteri e Diaconi<br />
Assemblea conclusiva - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />
17 Udienze<br />
Ascolto dei fedeli - S.S. Pietro e Paolo - <strong>Gravina</strong><br />
Assemblea conclusiva - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
18 Celebrazione Eucaristica per gli Artigiani - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica per il XXV° di Sacerdozio di don Nicola<br />
Scarcella - Spirito Santo - <strong>Gravina</strong><br />
19 Udienze - Curia - <strong>Altamura</strong><br />
Messa per gli Artigiani - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
20 Udienze<br />
22 Udienze<br />
309
310<br />
23 Udienze<br />
Ritiro AMCI di Bari-<strong>Acquaviva</strong> - Oasi “Santa Maria” - Cassano<br />
24 Visita Cattedrale <strong>Acquaviva</strong> e Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />
Ordinazione Sacerdotale di P. Giuseppe Ciccimarra, ofm Capp -<br />
Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
25 Inizio Visita Pastorale con Celebrazione Eucaristica - Spinazzola<br />
Celebrazione Eucaristica per il 50° di Sacerdozio di Mons. Carlo<br />
Caputo - S. Domenico - <strong>Gravina</strong><br />
26 Commissione Servizio della Carità CEI - Roma<br />
27 Udienze<br />
Incontro con i bambini della Scuola Elementare - Spinazzola<br />
Incontro con i ragazzi della Scuola Media - Spinazzola<br />
Visita al Comune e ai Vigili Urbani - Spinazzola<br />
Incontro sul volontariato - Salone “Salomone” - Spinazzola<br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />
28 Udienze<br />
Visita strutture e colloqui - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />
Incontro con le Famiglie - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />
Incontro con i Catechisti - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />
29 Udienze<br />
Visita ammalati - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />
Incontro con i ragazzi del Catechismo - M. SS. Annunziata - Spinazzola<br />
Incontro con i Giovani - S. Sebastiano - Spinazzola<br />
30 Udienze<br />
Visita ammalati - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
Visita Santuario - Madonna del Bosco - Spinazzola<br />
Incontro con i Cresimandi - Spinazzola<br />
Incontro con gli Anziani - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
Incontro con i Catechisti - S. Pietro Apostolo - Spinazzola
31 Visita Ospedale - Spinazzola<br />
Visita Scuole Superiori - Spinazzola<br />
Via Crucis Diocesana - Spinazzola<br />
APRILE 2001<br />
1 Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
Incontro con i ragazzi dell’ACR - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
Incontro con i Fidanzati - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
2 Udienze<br />
Colloqui - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
Incontro con le Associazioni, Gruppi e Movimenti - M. SS. Annunziata<br />
- Spinazzola<br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
3 CEP<br />
Incontro con le Associazioni, Gruppi e Movimenti - S. Pietro<br />
Apostolo - Spinazzola<br />
Incontro con le Famiglie - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
4 Visita al Cimitero - Spinazzola<br />
Visita alle strutture - S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
Celebrazione Eucaristica e Assemblea conclusiva - M. SS. Annunziata<br />
- Spinazzola<br />
5 Udienze<br />
Visita Forze dell’Ordine - Spinazzola<br />
Celebrazione Eucaristica, Adorazione e Assemblea conclusiva -<br />
S. Pietro Apostolo - Spinazzola<br />
7 Udienze<br />
Inaugurazione statua “Cristo morto” - SS. Crocifisso - Santeramo<br />
8 Udienze<br />
Benedizione delle Palme e Celebrazione Eucaristica - Cattedrale<br />
- <strong>Gravina</strong><br />
311
312<br />
11 Santa Messa del Crisma - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
12 Ufficio delle Letture e Lodi - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Visita Monasteri e Preti infermi - <strong>Gravina</strong><br />
Udienze<br />
Messa In Coena Domini - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
13 Ufficio delle Letture e Lodi - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Visita Colonia Hanseniana - Gioia del Colle<br />
Solenne Azione Liturgica - S. Agostino - <strong>Acquaviva</strong><br />
Processione del Legno Santo - <strong>Gravina</strong><br />
14 Ufficio delle Letture e Lodi - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Udienze<br />
Solenne Veglia Pasquale - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
15 Celebrazione Eucaristica di Pasqua - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica di Pasqua - S. Agostino - <strong>Acquaviva</strong><br />
17 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica - Madonna del Bosco - Spinazzola<br />
Celebrazione Eucaristica e Ammissione tra i Candidati agli Ordini<br />
Sacri del Seminarista Giuseppe Cifarelli - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
21 Catechesi al Convegno Vocazionale dei PP. Vocazionisti e Celebrazione<br />
Eucaristica - Paestum<br />
22 Apertura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica e Cresime -<br />
S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Agostino - <strong>Acquaviva</strong><br />
23 Udienze<br />
Incontro con i bambini della Scuola Materna - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con gli studenti dell’IPSIA - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i Vicari e i Direttori degli Uffici di Curia - Curia -<br />
<strong>Altamura</strong>
Incontro con le Suore Vocazioniste - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
Apertura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica - S. Francesco<br />
- <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
24 Incontro con i bambini della Scuola Materna - S. Domenico -<br />
<strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i bambini della Scuola Elementare - S. Domenico -<br />
<strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro interparrocchiale con le Confraternite, Associazioni e<br />
Gruppi - S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
25 IV Incontro Diocesano dei Giovani - <strong>Gravina</strong><br />
26 Udienze<br />
Incontro con i ragazzi della Scuola Media - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con gli studenti del Liceo “don Milani” - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i ragazzi del catechismo della Scuola Elementare -<br />
S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i ragazzi del catechismo della Scuola Media - S.<br />
Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro interparrocchiale delle Famiglie - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i Cresimandi - S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
27 Visita ammalati e territorio - S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i ragazzi del catechismo della Scuola Elementare -<br />
S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i ragazzi del catechismo della Scuola Media - S.<br />
Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro interparrocchiale dei Fidanzati - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
28 Visita ammalati e territorio - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro interparrocchiale dei Catechisti, Gruppo liturgico e Caritas<br />
- S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
313
314<br />
29 Celebrazione Eucaristica con fanciulli e adolescenti - S. Domenico<br />
- <strong>Acquaviva</strong><br />
Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
30 Udienze<br />
Visita del territorio, aziende e attività lavorative - S. Domenico -<br />
<strong>Acquaviva</strong><br />
Ascolto dei fedeli e dei presbiteri - Vespri e Assemblea conclusiva<br />
- S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
MAGGIO 2001<br />
1 Ascolto dei fedeli e dei presbiteri - Visita territorio - S. Francesco<br />
- <strong>Acquaviva</strong><br />
2 Assemblea conclusiva - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
Festa interparrocchiale - S. Francesco - <strong>Acquaviva</strong><br />
5 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica con Cresime - Madonna della Grazia -<br />
<strong>Gravina</strong><br />
6 Celebrazione Eucaristica con Cresime - Buon Pastore - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro diocesano Familiari del Clero: Relazione e Celebrazione<br />
Eucaristica - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />
Inaugurazione sede “Fratres” - <strong>Gravina</strong><br />
7 Convegno Pastorale Diocesano - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica per Professione religiosa Suora Clarissa<br />
- Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
8 Visita cantiere Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong><br />
Convegno Pastorale Diocesano - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica con Cresime - SS. Rosario - <strong>Altamura</strong><br />
9 Convegno Pastorale Diocesano - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong>
10 Incontro presso la Congregazione per il Clero - Roma<br />
11 Udienze<br />
12 Celebrazione Eucaristica con Cresime - S. Giovanni Evangelista<br />
- <strong>Gravina</strong><br />
Conversazione sulla famiglia - Lions Club - <strong>Gravina</strong><br />
13 Apertura Visita Pastorale e Celebrazione Eucaristica con Prime<br />
Comunioni - M. SS. Addolorata - Poggiorsini<br />
14 Udienze<br />
Colloqui con i fedeli - Poggiorsini<br />
Incontro con l’Associazione laicale “Sacro Costato” - Poggiorsini<br />
Incontro con le Suore del Sacro Costato - Poggiorsini<br />
Incontro con i Giovani - Poggiorsini<br />
15 Udienze<br />
Incontro in Curia con gli alunni di V e II Elementare di una Scuola<br />
Elementare di <strong>Altamura</strong><br />
Cenacolo 1 - Catechesi e Rosario - Poggiorsini<br />
Incontro con l’ANSPI - Poggiorsini<br />
Incontro con il Comitato Festa - Poggiorsini<br />
16 Incontro con gli alunni di Scuola Materna, Scuola Elementare e<br />
Scuola Media - Poggiorsini<br />
Cenacolo 2 - Catechesi e Rosario - Poggiorsini<br />
Incontro con i Ministranti - Poggiorsini<br />
Incontro con i Giovanissimi - Poggiorsini<br />
17 Visita ammalati - Poggiorsini<br />
Cenacolo 3 - Catechesi e Rosario - Poggiorsini<br />
Incontro con le Coppie - Poggiorsini<br />
18 Ritiro dei Presbiteri<br />
Liturgia Penitenziale - Poggiorsini<br />
Incontro con i Catechisti - Poggiorsini<br />
315
316<br />
19 Incontro con l’Amministrazione Comunale - Poggiorsini<br />
Visita Caserma dei Carabinieri - Poggiorsini<br />
Udienze<br />
Cenacolo 4 - Catechesi e Rosario - Poggiorsini<br />
Assemblea conclusiva - Poggiorsini<br />
20 Celebrazione Eucaristica - M. SS. Addolorata - Poggiorsini<br />
Celebrazione Eucaristica con Cresime e conclusione Visita Pastorale<br />
- M. SS. Addolorata - Poggiorsini<br />
21 Visita cantiere Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong><br />
Udienze<br />
Consacrazione altare - Madonna della Croce - <strong>Altamura</strong><br />
22 Udienze<br />
24 Udienze<br />
25 Udienze<br />
Incontro con l’Ufficio Catechistico<br />
Apertura Visita Pastorale - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
Scuola di Preghiera - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />
26 Incontro Diocesano dei Catechisti - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica con Professione Religiosa - S. Francesco<br />
- <strong>Gravina</strong><br />
27 Celebrazione Eucaristica - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica in Seminario - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro interparrocchiale dei Giovani - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
28 Visita Scuola Media “P. Pio” - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro di Curia - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro personale con i fedeli - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con le Famiglie - S. Teresa - <strong>Altamura</strong>
29 Visita Liceo “C. Volpicelli” - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con le Suore del Volpicelli - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro interparrocchiale con le Associazioni e Comitati Festa -<br />
S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Messaggio di saluto e augurio al Preside Novelli per presentazione<br />
libro - <strong>Altamura</strong><br />
30 Udienze - Curia - <strong>Altamura</strong><br />
Visita al territorio - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con le Famiglie - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Gruppi - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
31 Visita Scuola Media “O. Serena” - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />
Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica - Buoncammino - <strong>Altamura</strong><br />
GIUGNO 2001<br />
1 Visita ammalati - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
Udienze<br />
Incontro con le Suore del Cottolengo - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
2 Celebrazione Eucaristica Festa patronale - S. Erasmo - Santeramo<br />
Visita ammalati - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro personale con i fedeli - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />
3 Celebrazione Eucaristica per i fanciulli - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica con Battesimo e 50° di Matrimonio - S.<br />
Teresa - <strong>Altamura</strong><br />
Visita al Collone<br />
Celebrazione Eucaristica interparrocchiale con Cresime - S. Michele<br />
- <strong>Altamura</strong><br />
4 CEP - Molfetta<br />
317
318<br />
4 Incontro con le Famiglie - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro interparrocchiale con i Catechisti - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
5 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica per Festa Madonna della Croce - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con la Soprintendenza sul cantiere della Cattedrale di<br />
<strong>Acquaviva</strong><br />
Visita “Casa Claret” - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />
6 Visita alla parrocchia del Carmine - <strong>Altamura</strong><br />
Visita alla Scuola Elementare “M. Teresa di Calcutta” - S. Teresa<br />
- <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con il C.P.P. e C.P.A.E. - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
7 Visita ai luoghi di lavoro - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />
Pranzo con i parroci in Visita Pastorale a Fornello - <strong>Altamura</strong><br />
Udienze<br />
Assemblea conclusiva - S. Teresa - <strong>Altamura</strong><br />
8 Udienze<br />
Visita agli ammalati e ai luoghi di lavoro - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro personale con i fedeli - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />
Preghiera comunitaria - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />
9 Visita ai luoghi di lavoro - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro personale con i fedeli - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
Assemblea conclusiva - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
10 Celebrazione Eucaristica - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica con Prime Comunioni - S. Agostino -<br />
<strong>Altamura</strong><br />
Assemblea conclusiva - S. Sabino - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica - S. Sabino - <strong>Altamura</strong>
11 Visita agli ammalati - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Udienze<br />
Assemblea conclusiva - S. Michele - <strong>Altamura</strong><br />
12 Udienze<br />
Presentazione Lettera Pastorale - S. Matteo - <strong>Gravina</strong><br />
16 Udienze<br />
17 Celebrazione Eucaristica per AGESCI di Zona - Stadio - <strong>Gravina</strong><br />
18 Udienze in Curia - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica per Beata Caterina Volpicelli - Cattedrale<br />
- <strong>Altamura</strong><br />
19 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica all’Abbazia di Noci per la Comunità di<br />
S. Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
Incontro con i Diaconi ed i Ministri Istituiti - S. Cuore - <strong>Altamura</strong><br />
20 Assemblea Pastorale Sanitaria - Bari<br />
21 Visita Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />
Udienze<br />
Incontro in Episcopio con le famiglie di San Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
22 Celebrazione Eucaristica - S. Cuore - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro di programmazione di Visita Pastorale con alcuni Parroci<br />
Udienze<br />
23 Incontro con il Consiglio - Ospedale “Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />
Celebrazione Eucaristica con Cresime - Buon Pastore - <strong>Gravina</strong><br />
24 Benedizione di una edicola al Cimitero - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica per presa di possesso dei nuovi Canonici<br />
- Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
319
320<br />
24 Celebrazione Eucaristica con Cresime - SS. Crocifisso - <strong>Gravina</strong><br />
25-29 Esercizi Spirituali dei Presbiteri e dei Diaconi - Campo di Giove<br />
(AQ)<br />
30 Celebrazione Eucaristica per presa di possesso di don Pasquale<br />
Settembre - S. Domenico - <strong>Gravina</strong>
SUSSIDIO RICCHISSIMO<br />
PER L’ANNUNCIO LITURGICO DELLA PAROLA DI DIO<br />
temi di predicazione<br />
OMELIE<br />
QUOTE ABBONAMENTO 2001/2002<br />
ITALIA: € 33,57<br />
Effettuare i versamenti sul CCP 24794802<br />
EDITRICE DOMENICANA ITALIANA<br />
80133 NAPOLI - Via L. Palmieri, 19 - Tel. / Fax (081) 5526670
322<br />
14 giugno 2001. <strong>Acquaviva</strong>. Processione del Corpus Domini.
Indice<br />
GIOVANNI PAOLO II ................................................................................3<br />
Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II<br />
durante l’Udienza all’Assemblea Generale<br />
della Conferenza Episcopale Italiana ..............................................................5<br />
Telegramma augurale al Santo Padre Giovanni Paolo II<br />
nel 81° genetliaco............................................................................................9<br />
Risposta della Segreteria di Stato ..................................................................10<br />
SANTA SEDE ..............................................................................................11<br />
Segreteria di Stato ......................................................................................13<br />
Congregazione per la Dottrina della Fede<br />
Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione......................14<br />
Risposta al dubbio proposto sulla validità del Battesimo<br />
conferito presso «La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno» ....28<br />
Allegato 1: “La questione della validità del battesimo conferito<br />
nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno”<br />
(P. Luis Ladaria, SJ) ......................................................................................29<br />
Allegato 2: “Risposta della Congregazione per la Dottrina<br />
della Fede ad un dubbio circa la validità del Battesimo conferito<br />
nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’ultimo giorno”<br />
(P. Urbano Navarrete, SJ)..............................................................................36<br />
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti<br />
Risposte a quesiti sull’obbligo della celebrazione della Liturgia delle Ore ..45
324<br />
La Comunione sotto le due specie ................................................................49<br />
Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli<br />
Istruzione sull’invio e la permanenza all’estero dei Sacerdoti<br />
del clero diocesano dei territori di missione ..................................................53<br />
Nunziatura Apostolica in El Salvador ......................................................60<br />
Nomina del Nunzio Apostolico in Italia e<br />
nella Repubblica di San Marino ................................................................63<br />
CONSIGLIO DELLE CONFERENZE EPISCOPALI EUROPEE ......67<br />
La «Charta Œcumenica» di Strasburgo ........................................................69<br />
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA............................................83<br />
“Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”.<br />
Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano<br />
per il primo decennio del 2000 ......................................................................85<br />
Testo applicativo del Testo comune per un indirizzo pastorale<br />
dei matrimoni tra Cattolici e Valdesi o Metodisti ........................................145<br />
Nota della Presidenza circa l’Istruttoria dei Matrimoni<br />
concordatari con riferimento alle disposizioni civili<br />
concernenti la documentazione amministrativa<br />
e il “Regolamento dello Stato Civile” ........................................................169<br />
Determinazione riguardante la conversione da Lire in Euro delle<br />
misure previste dalla vigente disciplina del sostentamento del clero ..........175<br />
Modifiche al Regolamento del Comitato per gli interventi<br />
caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo..............................................177<br />
Ripartizione e assegnazione dell’otto per mille IRPEF per l’anno 2001 ....179<br />
Modifica della misura della quota capitaria prevista<br />
dalla Delibera n. 58 (art. 4, § 3) ..................................................................182<br />
TRIBUNALE ECCLESIASTICO REGIONALE PUGLIESE ............183<br />
Relazione dell’anno 2000 agli Eccellentissimi Vescovi<br />
della Regione Pugliese ................................................................................185<br />
Relazione anno 2000 ..................................................................................191<br />
Organico del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese<br />
nell’anno 2001 ............................................................................................195
ATTI DEL VESCOVO..............................................................................197<br />
Gemellaggio con la <strong>Diocesi</strong> di Awasa - Etiopia ..........................................199<br />
Articoli<br />
“È opportuno non chiudere gli occhi” ........................................................206<br />
Omelie<br />
Omelia per la chiusura del Giubileo e l’indizione<br />
della Visita Pastorale ..................................................................................208<br />
Omelia per la Messa Crismale ....................................................................211<br />
Omelia per la Celebrazione diocesana del Corpus Domini ........................217<br />
Messaggi<br />
Messaggio augurale al Clero e a tutta la Comunità diocesana<br />
in occasione della Santa Pasqua 2001 ........................................................223<br />
Lettere........................................................................................................224<br />
Decreti........................................................................................................231<br />
Convenzione<br />
Affidamento del Santuario Maria SS. del Buoncammino<br />
in <strong>Altamura</strong> alla Congregazione dei Missionari Monfortani ......................244<br />
Nomine - Approvazioni - Licenze - Onorificenze ....................................248<br />
Ordinazione - Ministeri ............................................................................252<br />
ATTI DELLA CURIA ..............................................................................253<br />
Vicario Generale ........................................................................................255<br />
Ufficio Scuola ............................................................................................263<br />
Ufficio Cultura ............................................................................................267<br />
Centro Diocesano Vocazioni ......................................................................269<br />
Ufficio Formazione Permanente - Ufficio Liturgico ..................................271<br />
Ufficio Vita Consacrata ..............................................................................272<br />
Ufficio Confraternite ..................................................................................274<br />
Ufficio Famiglia..........................................................................................276<br />
Ufficio Caritas ............................................................................................279<br />
Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro -<br />
Ufficio Pastorale Giovanile - Caritas Diocesana ........................................281<br />
Ufficio Pastorale Sanitaria ..........................................................................284<br />
325
326<br />
Ufficio Pastorale Giovanile ........................................................................286<br />
Segretariato per l’Ecumenismo e il Dialogo................................................289<br />
Ufficio Pellegrinaggi ..................................................................................291<br />
Rendiconto relativo alla erogazione delle somme derivanti<br />
dall’otto per mille dell’IRPEF per l’esercizio 2000 ....................................294<br />
Necrologio ..................................................................................................300<br />
DIARIO DEL VESCOVO ........................................................................301
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