2˚ Concorso Qualità Azienda Ulss 5
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<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong><br />
<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
La <strong>Qualità</strong> nella Sanità per una Sanità di <strong>Qualità</strong>
Grafi ca Raffaello Galiotto<br />
Stampa O.G. Aldighieri<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong><br />
<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5
Il Direttore Generale<br />
Daniela Carraro<br />
Presentazione<br />
“<strong>Azienda</strong>lizzazione delle strutture sanitarie” come base per una<br />
diversa visione della sanità pubblica come servizio al cittadino.<br />
Economicità della gestione, qualità delle prestazioni ed efficienza<br />
delle strutture sono i principi ispiratori del nuovo modello di<br />
sanità e le premesse per assicurare al cittadino una effettiva libertà<br />
di scelta. Le aziende sono chiamate ad avviare percorsi di<br />
costante miglioramento della qualità per rispondere al nuovo e<br />
complesso bisogno di salute e a dotarsi di strumenti di verifica<br />
delle performance rispetto alle attese espresse dai cittadini.<br />
Partendo da questi presupposti, l’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 ha realizzato,<br />
anche per l’anno 2006, il <strong>Concorso</strong> aziendale della <strong>Qualità</strong>, con<br />
l’obiettivo di seguire e valorizzare il processo di crescita della<br />
cultura della qualità all’interno dell’<strong>Azienda</strong> stessa.<br />
Il <strong>Concorso</strong>, giunto alla sua seconda edizione, si è concluso con<br />
risultati molto soddisfacenti sia in termini di partecipazione del<br />
personale che di innovatività, rilevanza e coerenza dei contenuti<br />
con la programmazione aziendale.<br />
Il 3 o Convegno aziendale sulla <strong>Qualità</strong>, si è tenuto presso la Sala<br />
Civica del Comune di Montecchio Maggiore il 19 gennaio 2007,<br />
grazie alla collaborazione del Sindaco del Comune di Montecchio<br />
Maggiore, Maurizio Scalabrin, Presidente della Conferenza<br />
dei Sindaci dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5. Sono stati premiati 22 progetti<br />
su 81 partecipanti al <strong>Concorso</strong>, valutati con riguardo ai seguenti<br />
criteri generali: coerenza con la programmazione socio-sanitaria<br />
aziendale, innovatività, fattibilità, trasversalità, rilevanza dei risultati,<br />
correttezza metodologica ed economicità.<br />
La volontà di coinvolgere tutto il personale, e quanti operano a<br />
vario titolo in contatto con la nostra <strong>Azienda</strong>, su queste tematiche<br />
di viva attualità, oltre a rappresentare un aspetto sicuramente<br />
innovativo per la sanità, è considerato un passo fondamentale<br />
per avvicinare ed adeguare il più possibile l’organizzazione ad<br />
un modello di Miglioramento Continuo della <strong>Qualità</strong>.<br />
L’impegno dell’<strong>Azienda</strong> pertanto continua, e la terza edizione<br />
del <strong>Concorso</strong> è già stata avviata.<br />
Il Direttore Generale
8<br />
9<br />
13<br />
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52<br />
Il bando di <strong>Concorso</strong><br />
3° Giornata <strong>Azienda</strong>le della <strong>Qualità</strong><br />
Indice<br />
Progetti dipartimento di prevenzione<br />
• Competitività, innovazione, rapidità:<br />
anagrafe canina velocizzazione nell’inserimento dei dati<br />
• Nuovo calendario delle vaccinazioni dell’età evolutiva<br />
(D.G.R.V. 4403/2005) anagrafe vaccinale informatizzata<br />
• Occhio . . . . agli occhi<br />
• Organizzazione e gestione del dispensario funzionale<br />
per il controllo della TBC nell’Ovest Vicentino<br />
• Realizzazione di un archivio informatico corrente delle attività<br />
di polizia amministrativa e giudiziaria di competenza veterinaria<br />
Progetti Distretto Socio Sanitario<br />
• Da “gruppo” a “gruppo di lavoro”<br />
• Diagnosi precoce dei segni d’allarme<br />
nello sviluppo in età prescolare<br />
• Elaborazione ed utilizzo di una scheda di dimissione infermieristica<br />
nell’ambito del “Protocollo per la sperimentazione delle<br />
dimissioni protette nei reparti dei presidi ospedalieri dell’<strong>Ulss</strong> 5”<br />
• Il prontuario terapeutico delle case di riposo come strumento<br />
utile a favorire l’appropiatezza prescrittiva<br />
• Implementazione della centrale operativa per il sistema residenzialità<br />
extraospedaliera<br />
• La salute della donna<br />
• Le farmacie di turno sul cellulare<br />
• Realizzazione di una nuova cartella infermieristica<br />
per il servizio Assistenza Domiciliare<br />
• Registro informatico dello stato di servizio dei farmacisti<br />
titolari/direttori/collaboratori<br />
• Studio epidemiologico della cronicità infantile: malattie croniche<br />
e rare in età pediatrica presenti nel territorio <strong>Ulss</strong> 5<br />
• Uno strumento comune e condiviso per definire il progetto<br />
di vita delle persone con disabilità<br />
Progetti Ospedale<br />
• Realizzazione di un Sistema di rilevazione/gestione/monitoraggio<br />
in tempo reale delle Agende di Prenotazione dei Ricoveri<br />
Programmati<br />
• Ambulatorio disfagie<br />
• Archiviazione informatizzata delle radiografie<br />
• Autodonazione con separatore cellulare<br />
• Cartella radiologica informatizzata
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108<br />
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111<br />
• Collocazione logistica dell’U.O.A. di Pronto Soccorso<br />
nello stabilimento ospedaliero di Arzignano<br />
• Diffusione capillare delle pratiche riabilitative cardiologiche<br />
a tutto il personale infermieristico della cardiologia<br />
• Diffusione in reparto della pratica emogasanalitica su pazienti<br />
con insufficienza respiratoria o cardiaca<br />
• Disfagia: è indispensabile mantenere la qualità<br />
e ridurre i costi<br />
• Disfagia: fare e disfare<br />
• Emogasanalisi a domicilio su richiesta del Medico di medicina<br />
generale per pazienti in insufficienza respiratoria cronica<br />
• Gestione dei farmaci Chemioterapici<br />
• Gestione informatizzata del “Magazzino Dispositivi Medici<br />
Monouso” presso il blocco operatorio di Arzignano<br />
• Guida alla degenza in neurologia<br />
• Il prelievo microbiologico: indicazioni per le UU.OO. e i M.M.G.<br />
dell’<strong>Ulss</strong> 5<br />
• Implementazione della cartella clinica informatizzata: utilizzazione<br />
di una banca dati per la terapia<br />
• Implementazione di uno score pre e post-endoscopico di valutazione<br />
del rischio in pazienti con emorragia digestiva superiore<br />
• Individuazione e realizzazione di modelli operativi omogenei<br />
nell’erogazione delle prestazioni nell’ambito del Dipartimento<br />
di area ortopedico-riabilitativa dell’<strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />
• Infezioni sostenute da microrganismi sentinella in Ospedale:<br />
Protocollo di sorveglianza e gestione degli eventi infettivi selezionati<br />
• Istituzione dell’infermiere referente per le attività speciali<br />
• La disfagia nell’anziano ricoverato in lungodegenza: una gestione<br />
condivisa nell’equipe multiprofessionale<br />
• La gestione del paziente tracheostomizzato domiciliare<br />
• La qualità preanalitica: uno strumento di verifica<br />
e miglioramento al servizio del paziente<br />
• La raccolta del sangue cordonale in <strong>Ulss</strong> 5<br />
• Linee guida per l’esame broncoscopico domiciliare<br />
• Mamma a cinque stelle<br />
• Mamma: a piccoli passi verso casa<br />
• Nuova grafica della medicina<br />
• Nuovo sistema di prenotazione per il day surgery<br />
• Organizzazione del nuovo laboratorio. Metodi, turnazione e<br />
nuova programmazione<br />
• Percorso fornitura protesi nei malati oncologici con particolare<br />
riferimento a busti-collari<br />
• Percorso privilegiato presso l’ambulatorio protetto dell’U.O.C.<br />
di ortopedia-traumatologia di Montecchio nella preparazione<br />
all’intervento protesico programmato di anca e ginocchio<br />
• Produzione e applicazioni cliniche del gel di piastrine<br />
presso l’<strong>Ulss</strong><br />
• Proposta di un protocollo per la prevenzione e/o gestione<br />
delle piaghe da decubito in rianimazione<br />
• Realizzazione e distribuzione di una guida informativa quale strumento<br />
di educazione terapeutica del paziente anticoagulato<br />
• Registro <strong>Azienda</strong>le dell’Ictus<br />
• Riduzione dei tempi di attesa in ordine alla refertazione relativa<br />
all’urocultura a favore dell’attività diagnostica dei Medici<br />
M.M.G. dell’<strong>Ulss</strong> 5<br />
112<br />
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159<br />
163<br />
• Riorganizzazione dell’accesso alla RM per i degenti ricoverati<br />
presso il reparto di Neurologia<br />
• SDOmon: realizzazione di un Sistema di monitoraggio in tempo<br />
reale della qualità di compilazione delle Schede di Dimissione<br />
Ospedaliera nelle U.U.O.O.<br />
• Standardizzazione della dose d’inizio della terapia anticoagulante<br />
orale nel Dipartimento di Area Medica, Ospedale di Valdagno<br />
• Suggerimenti per la definizione di Organigrammi e Funzionigrammi<br />
delle Unità Operative in preparazione alle procedure<br />
di Autorizzazione e Accreditamento<br />
• Trasporto pneumatico leggero per materiali stabilimento<br />
ospedaliero di Arzignano<br />
• Tutela della privacy negli ambulatori<br />
• Tutto quello che si deve sapere<br />
• Utilizzo dei sistemi chiusi per l’infusione dei chemioterapici<br />
• Verifica dell’oligo-anuria in pazienti cardiologici a cura<br />
del personale infermieristico con tecnica ecografica<br />
• Versamenti pleurici controllati con Ecografo<br />
Progetti Servizi Amministrativi<br />
• Adozione di un regolamento per lo svolgimento di gare per via<br />
telematica per l’acquisto di beni e servizi sottosoglia comunitaria<br />
• Agenda controllo scadenze<br />
• Agenda controllo scadenze<br />
• Analizzare ed affrontare i “fattori di rischio” che si verificano nell’<strong>Ulss</strong> 5<br />
• Codice dei regolamenti dell’<strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />
• Il cane è più felice a casa sua!<br />
• Installazione di accessi informatizzati ai servizi mensa con utilizzo<br />
dello stesso badge per la rilevazione delle presenze in servizio<br />
• L’ABC della busta paga<br />
• La pagina del sorriso<br />
• Mantenimento dell’efficienza: uguale a riutilizzo, coincidente a<br />
risparmio economico<br />
• Miglioramento della qualità dei servizi offerti dall’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5:<br />
distribuzione automatica di alimenti, bevande e prodotti per<br />
l’igiene personale e servizio bar<br />
• Nel tuo futuro pensa a noi: orientare, grazie alla nostra<br />
esperienza i giovani nelle scelte del loro futuro<br />
• Organigramma <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />
• Percorso storico culturale pozzi e pieve<br />
Ospedale di Montecchio Maggiore<br />
• Regolamentazione attività di predisposizione di deliberazioni<br />
del Direttore Generale e determinazioni dei Dirigenti<br />
• “Safety On Line to Excel Costituzione di una banca dati delle<br />
schede tecniche e di sicurezza degli agenti chimici e dei disinfettanti<br />
in uso nell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />
• Ti do i dati<br />
• Una scommessa sul futuro - Le strutture di staff nell’autorizzazione<br />
all’esercizio e nell’accreditamento istituzionale<br />
Modulo per la richiesta di trasmissione materiale
Il bando di concorso<br />
1. Il concorso è aperto a tutto il personale dipendente a<br />
qualsiasi titolo dell’<strong>Ulss</strong> 5.<br />
2. E’ ammessa, inoltre, la partecipazione di:<br />
• personale di cooperative titolari di appalto di servizi<br />
socio-sanitari presso l’azienda;<br />
• aderenti ad associazioni di volontariato che collaborano<br />
con i servizi dell’<strong>Ulss</strong> 5, secondo le modalità di cui<br />
al punto 3);<br />
• Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta,<br />
Continuità Assistenziale, Specialisti Ambulatoriali Interni.<br />
3. I progetti di cui al punto 2):<br />
* devono essere elaborati con personale dipendente<br />
dell’<strong>Ulss</strong> 5;<br />
* il ruolo di referente del progetto deve, in ogni caso,<br />
essere svolto da personale dipendente dell’<strong>Ulss</strong> 5;<br />
* la cooperativa, l’associazione di volontariato, i Medici<br />
di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta devono<br />
comunque sottoscrivere il modulo del progetto;<br />
4. Il concorso ha lo scopo di promuovere il miglioramento<br />
diffuso della qualità nei servizi dell’azienda, secondo<br />
un approccio tecnico e metodologico su base sistematica<br />
e scientifica.<br />
5. I progetti devono essere predisposti secondo la<br />
metodologia del miglioramento continuo della qualità<br />
(MCQ) e sviluppare, alternativamente o congiuntamente,<br />
aspetti relativi a: qualità tecnico - professionale,<br />
qualità organizzativo - manageriale, qualità relazionale<br />
- percepita.<br />
6. Possono essere presentati progetti:<br />
a elaborati, per i quali si sia pervenuti alla stesura definitiva<br />
e la cui realizzazione sia prevista a partire dal<br />
2007<br />
b realizzati o in corso di realizzazione purché non siano<br />
stati avviati prima del 21 gennaio 2006<br />
c è prevista la premiazione di n. 10 progetti, per tutta<br />
l’azienda, indipendentemente dalla struttura operativa<br />
interessata.<br />
Il premio previsto per ciascun progetto consiste nella<br />
somma di 1.000,00 (mille) euro.<br />
7. Per la partecipazione al concorso è necessario compilare<br />
l’apposito modulo, scaricabile dal sito Intranet dell’<strong>Ulss</strong>.<br />
Eventuali informazioni possono essere richieste<br />
all’Ufficio <strong>Qualità</strong>, preso la Sede Centrale di via Trento<br />
ad Arzignano, tel 0444 479552 e-mail: programmazione@ulss5.it.<br />
8<br />
8. Sarà riconosciuto particolare valore ai progetti presentati<br />
da gruppi di lavoro formati da almeno 3 persone,<br />
ivi compreso il referente, non necessariamente appartenenti<br />
alla stessa unità operativa.<br />
9. Il progetto dovrà essere indirizzato all’Ufficio <strong>Qualità</strong>,<br />
presso la Sede Centrale di via Trento ad Arzignano,<br />
e pervenire entro il 31 ottobre 2006. A tale scopo, farà<br />
fede la data del protocollo generale dell’azienda.<br />
10. La commissione giudicatrice è formata dalle seguenti<br />
persone:<br />
• Direttore Generale, che lo presiede<br />
• Direttore Amministrativo, con funzioni di sostituzione<br />
del Direttore Generale in caso di assenza<br />
• Direttore dei Servizi Sociali<br />
• Direttore Sanitario<br />
• Rappresentante della Conferenza dei Sindaci<br />
• Direttore di Distretto<br />
• Direttore Medico di Ospedale<br />
• Direttore del Dipartimento di Prevenzione<br />
• Rappresentante dell’Associazione Nazionale Donne<br />
Operate al Seno<br />
11. La commissione giudicatrice esaminerà i progetti<br />
pervenuti e ne valuterà l’ammissibilità al concorso sulla<br />
base dei seguenti criteri generali:<br />
a coerenza con la programmazione socio-sanitaria<br />
aziendale<br />
b innovatività<br />
c fattibilità<br />
d trasversalità<br />
e rilevanza dei risultati<br />
f correttezza metodologica<br />
g economicità.<br />
12. La premiazione dei vincitori avverrà nel corso del 3°<br />
convegno aziendale sullo sviluppo della qualità.<br />
13. I referenti dei progetti vincitori, o in caso di impedimento<br />
delegati facenti parte dello stesso gruppo di<br />
progetto, illustreranno le proprie proposte in sede di<br />
convegno aziendale.<br />
14. Dei progetti valutati positivamente sarà tenuto conto<br />
in sede di programmazione aziendale per l’anno successivo.<br />
3° Giornata <strong>Azienda</strong>le della <strong>Qualità</strong><br />
a Montecchio Maggiore premiati i progetti vincitori del 2° <strong>Concorso</strong><br />
Si è concluso il concorso aziendale sulla qualità che ha coinvolto tutto il personale dell’A-<strong>Ulss</strong> 5 OvestVicentino.<br />
La cerimonia di premiazione è avvenuta lo scorso 19 gennaio a Montecchio Maggiore, con un’ampia adesione e<br />
coinvolgimento del personale: 86 i progetti presentati nella prima edizione, 81 quelli presentati nella seconda.<br />
La commissione giudicatrice era composta da: Direttore Generale Daniela Carraro, Direttore Amministrativo Giuseppe<br />
Cenci, Direttore Sanitario Giampaolo Stopazzolo, Direttore Medico Ospedaliero Francesco Bisetto, Direttore<br />
del Distretto Socio Sanitario Elvio Pistaffa, Direttore del Dipartimento di Prevenzione Adolfo Fiorio, Vice Presidente<br />
della Conferenza dei Sindaci e Sindaco del Comune di Brendola Mario dal Monte e Presidente dell’ANDOS Ovest<br />
Vicentino Piera Pozza.<br />
Gli 81 progetti presentati nel 2006, hanno visto la partecipazione di 272 dipendenti, di cui 178 donne e 94 uomini,<br />
suddivisi in 177 personale ospedaliero, 30 personale del distretto socio sanitario, 12 del dipartimento di prevenzione<br />
e 53 dei servizi generali.<br />
9
I progetti
Competitività, innovazione, rapidità:<br />
anagrafe canina velocizzazione nell’inserimento dei dati<br />
Manifestazioni del problema<br />
Il problema principale è il tempo che l’operatore impiega<br />
nell’inserire un cane dotato di microchip: si inseriscono<br />
prima i dati del proprietario (allegato A) e poi i dati del<br />
cane (allegato B). È stato calcolato che l’operatore impiega<br />
4 minuti circa (tempo medio) per inserire un cane.<br />
Ogni anno si ha un arretrato nell’inserimento dei cani<br />
nel programma dell’anagrafe canina (Anacani) e quindi<br />
la ricerca di un cane non inserito nella banca dati diventa<br />
lunga e laboriosa.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
L’arretrato nell’inserimento dei microchip comporta<br />
una perdita di tempo nella ricerca di un cane in quanto<br />
questa viene fatta in cartaceo allungando così i tempi<br />
di risposta all’utente; oltretutto non sempre la ricerca<br />
cartacea da esito positivo perchè il cartaceo e molto e il<br />
numero del microchip composto da 15 cifre può “sfuggire”<br />
all’operatore che effettua la ricerca. Un cane del<br />
quale non si conosce il proprietario diventa un costo per<br />
I’<strong>Ulss</strong>:<br />
Procedura d’ufficio per il ritrovamento di un cane “randagio”<br />
Quando viene rinvenuto un cane vagante, subito viene<br />
chiamato il canile convenzionato per la zona interessata<br />
che provvede al recupero del cane portandolo presso<br />
il canile. Qui viene controllato se il cane ha microchip<br />
o tatuaggio. In presenza di microchip viene attivata la<br />
ricerca del proprietario per il recupero del cane. Se la ricerca<br />
del proprietario non dÌ esito positivo attraverso la<br />
Banca Dati si provvede a controllare il cartaceo. Quando<br />
viene rintracciato il proprietario, gli vengono addebitate<br />
13<br />
Referente<br />
Annalisa Verlato<br />
Infermiere generico esperto<br />
Servizio veterinario - Dipartimento di Prevenzione<br />
Elisabetta De Marzi<br />
Coadiutore amm.vo<br />
Servizio veterinario<br />
Dipartimento di Prevenzione<br />
Franco Cavedon<br />
Assistente amm.vo<br />
Servizio veterinario<br />
Dipartimento di Prevenzione<br />
Dipartimento di Prevenzione<br />
Collaboratori<br />
Federica Cocco<br />
Assistente amm.vo<br />
Servizio veterinario<br />
Dipartimento di Prevenzione<br />
Marcello Innocenti<br />
Assistente amm.vo<br />
Servizio veterinario<br />
Centri esterni<br />
CREV Centro Regionale Epidemiologia Veterinaria - Presso Istituto Zooprofilattico di Padova<br />
CED-SIL per supporto all’estrazione dei dati da parte degli operatori del Crev e per informazioni sulla privacy dei dati trattati<br />
le spese di mantenimento del cane presso il canile oltre<br />
che il riscatto (per coprire le spese di uscita dell’incaricato<br />
al recupero del cane) e la ricerca anagrafica. Il proprietario<br />
pero potrebbe obiettare il fatto che il modulo<br />
per l’iscrizione del cane in anagrafe è stato portato in<br />
tempo e che e l’ufficio che non ha provveduto per tempo<br />
e che quindi le spese di mantenimento non gli sono<br />
addebitabili.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il problema dell’arretrato nell’inserimento dei chip. e<br />
subordinato da due diversi fattori: il primo è il tempo<br />
necessario per l’inserimento di 1 cane nella Banca Dati<br />
(circa 4 minuti), il secondo e il lavoro di movimentazione<br />
dei cani stessi (13.757 cani presenti) parliamo di movimentazioni<br />
successive all’iscrizione quindi di cessioni,<br />
morte etc. (nel 2005, ad esempio, sono state inserite 270<br />
cessioni, 303 decessi, 204 affidamenti da canile etc.)<br />
Dunque inserendo le anagrafiche in automatico nel<br />
programma si impiegherebbe meta tempo ad inserire<br />
il chip e si velocizzerebbe anche il lavoro delle “movimentazioni”<br />
in quanto resterebbero solo da inserire i<br />
dati del cane. (vedi allegato B). Infine da ricordare che<br />
per una scelta dell’ufficio non sono stati inseriti i cani<br />
con il tatuaggio (più di 3.000 cani), lavoro che potrebbe<br />
essere fatto e che renderebbe l’anagrafe canina completa al<br />
100%. L’inserimento e le movimentazioni dei cani vengono<br />
effettuati da tutti gli amministrativi del Servizio<br />
Veterinario, ma non in maniera continuativa e prioritaria,<br />
in quanto vengono privilegiate, secondo le disposizioni<br />
del Responsabile, altre attività.
Dipartimento di Prevenzione<br />
Obiettivo<br />
L’obiettivo e inserire tutti i cani con chip nel programma<br />
Anacani, nel minor tempo possibile e mantenere a regime<br />
l’Anagrafe canina. Per fare questo e per velocizzare il<br />
lavoro occorre inserire le anagrafiche dei proprietari dei<br />
cani in automatico.<br />
Strategia<br />
Far inserire tutte le anagrafiche dell’<strong>Ulss</strong> 5 estrapolandole<br />
“dall’Anagrafica utenti” ed inserendole nel programma<br />
Anacani, e un’attività fatta senza sprechi di tempo ne<br />
costi per I’<strong>Ulss</strong>. Si evidenzia che questo lavoro di estrazione<br />
dei dati e un operazione innovativa in quanto nessuna<br />
UIss ha ancora provveduto a fare. Quindi il servizio<br />
e l’ente avrebbero il merito di essere I’<strong>Ulss</strong> pilota da cui<br />
e partita l’idea e che per primi l’hanno attuata.<br />
Di questo “lavoro” poi potrebbero beneficiare ovviamente<br />
anche le altre UIss alle quali non resterebbe altro<br />
che seguire le operazioni svolte per estrarre i propri dati.<br />
Da ricordare inoltre che l’anagrafe canina e in continua<br />
evoluzione e si potrebbe arrivare in futuro ad una Anagrafe<br />
Nazionale dove sono conglobati tutti i microchip<br />
dei cani delle varie Regioni d’Italia. (come già succede<br />
per l’anagrafe bovina).<br />
14<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Interventi<br />
L’intervento consiste nell’ estrarre le anagrafiche da un<br />
server e portarle nel server del Programma Anacani,<br />
azione si pensa di pochi secondi. Più lungo e incalcolabile<br />
e il lavoro di riconciliazione delle Anagrafiche stesse<br />
tra quelle nuove e quelle vecchie. Attualmente sono inserite<br />
nel programma Anacani circa 13.000 anagrafiche<br />
che dovrebbero essere riconciliate con le nuove e più<br />
aggiornate (comprensive di codice fiscale).<br />
Negli inserimenti iniziali dell’anno 1999 non era previsto<br />
il codice fiscale che e stato reso obbligatorio con gli aggiornamenti<br />
successivi del programma Anacani.<br />
Nuovo calendario delle vaccinazioni dell’età evolutiva<br />
(D.G.R.V. 4403 2005) anagrafe vaccinale informatizzata<br />
Manifestazioni del problema<br />
• rispetto dei livelli essenziali di assistenza<br />
• eliminazione delle differenze territoriali<br />
• qualità dei servizi vaccinali<br />
• promozione e sostegno alla realizzazone del nuovo<br />
calendario vaccinazione, con l’introduzione di vaccini<br />
antipneumococco-antimeningococco e antivaricella<br />
• anagrafi vaccinali non solo cartacei ma supporto informatico<br />
per ridurre tempi<br />
• programmazione e registrazione sedute e certificati<br />
vaccinali<br />
• sorveglianza e monitoraggio.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
• le coperture vaccinali<br />
• coperture vaccinali nei soggetti a rischio<br />
• istituire anagrafe vaccinale con supporto informatico<br />
per uniformare dati sensibili utenti a livello locale e<br />
centralizzarlo presso la sede S.I.S.P.<br />
• radicale cambiamento culturale nel rapporto vaccinazione-cittadino/paziente<br />
e di identità professionale.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
• umento natalità di soggetti stranieri extracomunitari e<br />
rientro per brevi periodi al loro paese origine ad alto<br />
rischio endemico<br />
• vaccinazioni e responsabità professionale<br />
• aspetti medico-legali nell’offerta delle vaccinazioni<br />
• superamento dell’obbligo vaccinale<br />
• consenso informato delle vaccinazioni<br />
• indennizzo dei danni derivanti da vaccinazioni<br />
15<br />
Dipartimento di Prevenzione<br />
Referente<br />
Gigliola Urbani<br />
Infermiere professionale<br />
Assistente vaccinatore - Dipartimento di Prevenzione<br />
Centri esterni<br />
Responsabile S.I.S.P. M.Pasqualotto amministratore database vaccinale<br />
• incrementare la sicurezza delle pratiche di immunizzazione<br />
e le conoscenze degli eventi avversi<br />
• monitoraggio realizzazione di tutto il piano regionale<br />
vaccinazioni<br />
• la scarsa conoscenza può costituire un ostacolo all’accettazione<br />
della vaccinazione.<br />
Obiettivo<br />
• garantire coperture vaccinali superiori all’ 80%<br />
• coperture vaccinali nei soggetti a rischio<br />
• profilassi vaccinale come scelta consapevole<br />
e diminuzione casi inadempienti<br />
• anagrafe vaccinale informatizzata<br />
• finalizzato ai formatori locali territoriali<br />
• istituire tessera sanitaria regionale e nazionale, che<br />
permette in caso di emergenza al pronto soccorso,<br />
di avere subito disponibili i dati vaccinali del paziente<br />
consentendo così un intervento più sicuro ed efficace.<br />
Strategia<br />
• indagine conoscitiva del fenomeno vaccinazione pediatrico<br />
• progettazione e coordinamento<br />
• organizzazione<br />
• informazione<br />
• formazione<br />
• gestione dei dati:raccolta e archiviazione<br />
• elaborazione e analisi dei dati<br />
• sorveglianza epidemiologica della malattia<br />
e dell’ efficacia dell’ intervento vaccinale<br />
• valutazione
Dipartimento di Prevenzione<br />
Interventi<br />
• assistente sanitario/infermiere profess. gestisce l’attività<br />
vaccinale 30 ore settimanali<br />
• aggiorna l’archivio vaccinale<br />
• individua i soggetti da vaccinare, prepara e spedisce<br />
gli inviti<br />
• esegue il monitoraggio delle coperture vaccinali, dei<br />
soggetti ritardatari e esoneri<br />
• controlla i farmaci e le attrezzature<br />
• valuta l’idoneità vaccinale<br />
• somministra i vaccini in presenza del medico vaccinatore<br />
• attua la sorveglianza post-vaccinale e il protocollo di<br />
emergenza<br />
• registra le vaccinazioni<br />
16<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Dipartimento di Prevenzione<br />
Occhio...agli occhi<br />
Referente<br />
Cecilia Acco<br />
Assistente Sanitaria<br />
Dipartimento di Prevenzione - SPISAL<br />
Collaboratori<br />
Lorella Fioraso<br />
Assistente Sanitaria<br />
Dipartimento di Prevenzione - SPISAL<br />
Progetto premiato
Dipartimento di Prevenzione<br />
Manifestazioni del problema<br />
Lo SPISAL dell’<strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino dal 2001 utilizza<br />
un osservatorio infortuni per rilevare ed analizzare tutti<br />
gli infortuni che accadono nelle aziende che operano<br />
nel territorio dell’<strong>Ulss</strong> 5. L’osservatorio infortuni viene<br />
alimentato dai dati del Primo Certificato di Infortunio<br />
redatto dal Servizio di Pronto Soccorso: quest’ultimo invia<br />
giornalmente i suddetti certificati. Questo strumento<br />
permette di valutare l’andamento epidemiologico degli<br />
infortuni con l’obiettivo di indirizzare le iniziative di prevenzione<br />
basandosi su dati oggettivi e monitorare gli<br />
effetti degli interventi stessi. Da questa analisi abbiamo<br />
osservato che ogni anno molti lavoratori subiscono infortuni<br />
agli occhi che determinano delle conseguenze<br />
di rilevanza economica e sociale.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Nella maggior parte dei casi si tratta di lesioni di lieve<br />
entità che si risolvono in pochi giorni senza lasciare<br />
conseguenze, ma una parte di questi infortuni provoca<br />
seri danni con lesioni permanenti agli occhi con conseguente<br />
perdita dell’integrità fisica del lavoratore che si<br />
ripercuote anche sulla vita sociale.<br />
Questo tipo di infortuni oltre all’accesso alle strutture<br />
sanitarie di primo intervento aumenta notevolmente il<br />
ricorso a servizi di tipo specialistico.<br />
Naturalmente come tutti gli infortuni, anche questi<br />
determinano danni economici all’azienda dovuti alla<br />
mancata produzione del lavoratore e dei colleghi che<br />
accompagnano l’infortunato presso la struttura sanitaria.<br />
Inoltre la maggior parte degli infortuni causano lesioni<br />
che si risolvono entro 3 giorni: l’INAIL li considera<br />
in “franchigia” e quindi il costo delle giornate perse e a<br />
carico del Datore di Lavoro.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Per chiarire l’entità del problema ed analizzarne le cause<br />
sono stati studiati gli infortuni accaduti nelle aziende di<br />
tutti i settori produttivi che operano nel territori dell’<strong>Ulss</strong><br />
5 negli anni 2003, 2004, 2005.<br />
I dati sono riportati nella tabella n. 1e tabella n. 2.<br />
Tab 1 Totale infortuni e totale giorni di prognosi<br />
Totale infortuni (escludi<br />
incidente stradale)<br />
Totale infortuni agli occhi<br />
Totale giorni di prognosi<br />
infortuni agli occhi<br />
2003 2004 2004<br />
4154 4001 3619<br />
632<br />
(15,21%)<br />
554<br />
(13,84%)<br />
534<br />
(14,75%)<br />
1971 1799 1735<br />
Tab 2 Totale infortuni suddivisi per giorni di prognosi<br />
Giorni di prognosi 2003 2004 2004<br />
0-3 539 453 445<br />
4-9 84 94 82<br />
10-19 9 6 4<br />
=>20 1 3<br />
18<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Obiettivo<br />
Promuovere una campagna di prevenzione indirizzata al<br />
Datore di Lavoro sulla gestione del rischio infortuni agli<br />
occhi e sull’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuali<br />
(DPI) da parte di tutti i lavoratori esposti a lavorazioni<br />
a rischio specifico con l’obiettivo della riduzione<br />
degli infortuni.<br />
La scelta dei Dispositivi di Protezione Individuali e il loro<br />
corretto utilizzo sono essenziali per la prevenzione degli<br />
infortuni agli occhi riducendo notevolmente sia il numero<br />
degli infortuni sia le conseguenze delle lesioni agli<br />
occhi.<br />
Strategia<br />
Lettera informativa alle associazioni imprenditoriali (artigiani,<br />
industriali, sindacali) e comunicato stampa.<br />
Articolo su notiziario <strong>Ulss</strong><br />
Lettera e Linee Guida di indicazione di prevenzione al<br />
datore di lavoro, nelle aziende in cui si verifica un infortunio<br />
agli occhi nel corso dell’anno 2006.<br />
Sopralluogo nelle aziende in cui si sono verificati ulteriori<br />
infortuni dopo l’invio delle linee guida per verificare:<br />
• Modalità di gestione del rischio<br />
• Disponibilità ed idoneità dei DPI<br />
• Formazione-informazione dei lavoratori<br />
Check-list da utilizzare in corso di sopralluogo per uniformità<br />
della raccolta dei dati<br />
Interventi<br />
Utilizzo dei dati dell’osservatorio infortuni dello SPISAL<br />
per elaborazione iinfortuni agli occhi relativi all’anno<br />
2003 - 2004 - 2005 per analizzare il problema.<br />
Predisposizione di una lettera informativa alle varie Associazioni<br />
Datoriali (ass. industriali, artigiani, ecc), articolo<br />
su notiziario <strong>Ulss</strong> 5, comunicato stampa.<br />
Stesura di “Linee Guida” specifiche per una corretta gestione<br />
del rischio infortuni agli occhi indirizzata al Datore<br />
di Lavoro”.<br />
Predisposizione di una Check-list specifica di verifica e<br />
gestione del rischio agli occhi da utilizzare durante il sopralluogo.<br />
Valutazione dell’intervento in progess con report trimestrali<br />
(numero linee guida spedite alle aziende, numero<br />
sopralluoghi nelle aziende distinti per numero dei dipendenti.<br />
Relazione finale.<br />
Organizzazione e gestione del dispensario funzionale<br />
per il controllo della TBC nell’Ovest Vicentino<br />
Manifestazioni del problema<br />
Per una struttura come il DF risulta di fondamentale importanza<br />
il rapporto stretto col laboratorio e radiologia,<br />
sia per il follow-up dei pazienti, sia per l’acquisizione di<br />
elementi indispensabili per la sorveglianza epidemiologica.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Necessità di ricevere una copia dei referti positivi per<br />
TB con cadenza settimanale o al max. 15 gg al DF, che<br />
sarà in grado di collegare i dati coi pazienti e stabilire<br />
quali referti riguardino un paziente in follow-up (e il loro<br />
valore clinico ed epidemiologico) e quali riguardino casi<br />
nuovi o non registrati.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Coprire tutte le esigenze (epidemiologiche, preventive<br />
e cuniche) senza un sostanziale aggravio di lavoro.<br />
Obiettivo<br />
• attuare programma regionale triennale di controllo<br />
della tb anno 2005-2007<br />
• riduzione dell’incidenza nella popolazione autoctona a<br />
Dipartimento di Prevenzione<br />
• Attività ambulatoria IP urbani - presa in carico paziente-completamento<br />
iter<br />
• Diagnostico-follow-up-gestione-chemioprofilassi-<br />
INPS.<br />
20<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Realizzazione di un archivio informatico corrente<br />
delle attività di polizia amministrativa e<br />
giudiziaria di competenza veterinaria<br />
Manifestazioni del problema<br />
L’attività di polizia giudiziaria prevede l’emissione di atti<br />
di grande rilevanza esterna, quali le sanzioni amministrative,<br />
le notizie di reato, i sequestri (sanitari o giudiziari),<br />
ognuno dei quali prevede una istruttoria, una archiviazione<br />
e la compilazione di un registro; tutta attività<br />
e documentazione inerente a dati sensibili. Tutto ciÌ ha<br />
bisogno di procedimenti certi, semplici e che consentano<br />
una rintracciabilità immediata, oltre che la necessaria<br />
riservatezza.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
È necessario ricondurre ad una gestione (affidata ai tecnici<br />
della prevenzione) dell’attività di cui si parla, anche<br />
quando e svolta da persone diverse (oltre che i tecnici<br />
della prevenzione, anche i veterinari sono ufficiali di polizia<br />
giudiziaria). Ciò per garantire riservatezza, rintracciabilità<br />
corretta gestione dell’istruttoria e dell’archiviazione<br />
della documentazione.<br />
È pure necessario conoscere, per ogni ditta sottoposta<br />
a controllo, la storia igienico-sanitaria per la valutazione<br />
dell’analisi del rischio.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Le sanzioni amministrative, le notizie di reato,i sequestri<br />
sanitari e giudiziari rappresentano un argomento di particolare<br />
delicatezza che non consente errori di istruttoria<br />
o distrazioni nella gestione della documentazione. Deve<br />
essere assolutamente interdetto l’accesso alle informazioni<br />
al personale non coinvolto nel procedimento. Non<br />
devono verificarsi smarrimenti ne danneggiamenti di atti<br />
21<br />
Dipartimento di Prevenzione<br />
Referente<br />
Gaetano Giovanni Cracco<br />
Tecnico della Prevenzione AA.LL.<br />
Servizio per le Attività Veterinarie - Dipartimento di Prevenzione<br />
Collaboratori<br />
Norberto Righetto<br />
Tecnico della Prevenzione AA.LL.<br />
Servizio per le Attività Veterinarie<br />
Dipartimento di Prevenzione<br />
che di norma vengono conservati anche per più anni.<br />
Non devono crearsi duplicazione nella codifica degli atti<br />
(numerazione dei verbali). Deve essere garantito l’accesso<br />
controllato ai dati statistici in qualsiasi momento e<br />
con la massima certezza del dato, senza aver necessita<br />
di visionare il cartaceo. Solo gli operatori autorizzati devono<br />
poter fare riferimento al “registro informatizzato”,<br />
ma ciò in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo servito<br />
dalla rete intranet aziendale. L’esperienza acquisita,<br />
dimostra come l’attuale sistema basato sulla gestione<br />
cartacea del processo, non garantisce sufficientemente<br />
dagli errori e dalla possibilità di una diffusione incontrollata<br />
di documentazione riservata che una volta raccolta<br />
dovrebbe essere conservata in posto sicuro e non soggetta<br />
periodicamente alla visione.<br />
Obiettivo<br />
• Disporre di un archivio corrente informatico (registro)<br />
delle attività di P.G. e di polizia amministrativa sopra<br />
riportate.<br />
• Gestire con facilità le varie istruttorie (accesso immediato<br />
alla modulistica, conoscenza dello stato dell’arte<br />
di ciascun procedimento, risparmio di tempo).<br />
• Accesso alla documentazione in modalità informatica,<br />
senza ricorrere alla forma cartacea che potrebbe<br />
causare smarrimenti della documentazione o mancata<br />
riservatezza.<br />
• Garantire l’accesso riservato con password ed altri metodi<br />
informatici rendendo inutile il ricorso alle forme<br />
cartacee (da consultare solo in casi particolari) conservate<br />
in armadio chiuso.
Dipartimento di Prevenzione<br />
Strategia<br />
Il gruppo di progetto predispone, con l’aiuto del SIL, un<br />
file M.excel, dotato di interfaccia amichevole, composto<br />
di vari fogli (sanzioni, notizie di reato, sequestri), di cui<br />
alcuni rappresentano la modulistica.<br />
Ogni record contiene uno o più link a documenti formato<br />
PDF scannerizzato.<br />
22<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Interventi<br />
La prima release del file sarà pronta per fine novembre,<br />
completa dei vincoli di accesso. Essa sarà valutata, provata<br />
e migliorata dal gruppo di progetto.<br />
La seconda release sarà pronta alla metà di dicembre,<br />
conterrà alcuni records di prova e sarà presentata e sottoposta<br />
a riesame da parte del Responsabile del Servizio<br />
per le Attività Veterinarie.<br />
Florida Griso<br />
Infermiera<br />
Silvia Cocco<br />
Infermiera<br />
Manifestazione del problema<br />
Dall’analisi del contesto preso in esame sono emerse le<br />
criticità sotto elencate:<br />
• difficoltà e lacune nel passaggio di informazioni<br />
• difficoltà nell’individuare accordi soddisfacenti sui metodi<br />
lavorativi<br />
• difficoltà a sviluppare nuove strategie tese a rinforzare:<br />
a capacità decisionale<br />
b il processa di problem-solving.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
I punti critici elencati sopra se non opportunamente valutati,<br />
rischiano di aumentare:<br />
a il livello di insoddisfazione individuale e di gruppo<br />
b la demotivazione<br />
c la confusione negli obiettivi da raggiungere<br />
d la disfunzionalità/frammentazione nelle varie attività<br />
ambulatoriali.<br />
Si ritiene quindi opportuno individuare delle soluzioni<br />
mirate che vadano a potenziare gli aspetti carenti.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Le criticità sopra elencate, si sono sviluppate e stratificate<br />
nel tempo, all’interno di gruppi formati rispettivamente<br />
da quattro persone (poliambulatorio di Valdagno)<br />
e quattro operatori poliambulatorio di Arzignano-Montecchio,<br />
con profili personali e professionali diversi. L’infermiera<br />
coordinatrice dell’A.D.I.-Punto salute Nord-U.O.<br />
Cure primarie, collabora con l’equipe infermieristica del<br />
poliambulatorio di Valdagno in qualità di coordinatrice.<br />
La struttura operativa di questa equipe à “Poliambulatorio<br />
Distrettuale” inserita nell’U.O. “Assistenza specialisti-<br />
Da “gruppo” a “gruppo di lavoro”<br />
Livia Visonà<br />
Coordinatore equipe infermieristica<br />
U.O. Cure primarie<br />
Distretto Socio-sanitario<br />
23<br />
Cecilia Tadiello<br />
Iinfermiera<br />
Daniele Piubello<br />
Operatore Socio-Sanitario<br />
Carla Pace<br />
Infermiera<br />
Distretto Socio Sanitario<br />
Referente<br />
Laura Pianalto<br />
Infermiera U.O. Specialistica<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Collaboratori<br />
Elisabetta Pieri<br />
Psicologo<br />
Consultorio Familiare Arzignano<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Laura Pianalto<br />
Infermiera<br />
Ernia Graziana Urbani<br />
Infermiera<br />
M. Luisa Ferrati<br />
Operatore Socio-Sanitario<br />
ca Protesica Integrativa” Le attività si svolgono in orario<br />
giornaliero, in vari ambulatori specialistici (allergologia,<br />
cardiologia, dermatologia, oculistica, odontoiatria, otorinolaringoloiatria,<br />
neurologia, medicina dello sport,<br />
pneumologia, e di recente fisiatria), che sono unità a<br />
se stanti, diverse fra loro per tipologia di interventi, per<br />
utenza e per modalità tecnico-operative.<br />
Questi ‘’nodi’’ di disagio hanno una storia lunga e si<br />
sono stratificati col passare degli anni seguendo i cambiamenti<br />
del gruppo stesso (variazione personale facente<br />
parte del gruppo e inserimento di nuovi medici<br />
specialisti).<br />
Uno “sblocco” notevole a questa situazione di ‘’stallo”,<br />
si à verificata di recente quando, in poco tempo sono<br />
cambiati più specialisti e, hanno cessato la loro attività<br />
per fine servizio quattro infermieri del gruppo “storico”.<br />
Su due livelli:<br />
1 Chiarificazioni ed enucleazione delle modalità tecnico-operative<br />
nei vari ambulatori attraverso il miglioramento<br />
dei protocolli operativi già presenti, e di nuovi<br />
da elaborare(fasi di scomposizione del lavoro)<br />
2 Costruzione-attivazione dei processi di integrazione<br />
collaborazione- interazione fra i vari componenti del<br />
gruppo al fine del raggiungimento di uno o più obiettivi<br />
condivisi (fase di ricomposizione).<br />
Uno degli handicap più importanti nel nostro lavoro è<br />
costituito dal fatto che trattandosi di una modalità operativa<br />
che tende ad isolare le varie figure professionali<br />
(ognuno lavora a stretto contatto con lo specialista) si
Distretto Socio Sanitario<br />
è più facilmente portati a valutare l’aspetto del “chi ed<br />
ora” perdendo così di vista obiettivi più ampi che diventano<br />
nebulosi fino a non essere più sentiti come realizzabili<br />
o come importanti.<br />
Attraverso la costruzione di un gruppo di lavoro, invece<br />
dell’attuale “insieme di unità “ si inciderebbe sia sul<br />
punto primo (che privilegia gli aspetti tecnico-pratici),<br />
sia soprattutto, sul punto secondo superando così il fatto<br />
che l’operatività del gruppo sia vissuta e concretizzata<br />
come una sommatoria di compiti-mansioni da svolgere<br />
spesso in dissonanza fra loro.<br />
Si abbasserebbero in questo modo inoltre i livelli di ansietà<br />
e di stress che spesso si vengono a creare e che<br />
trovano sfogo non nella condivisione del problema bensÌ<br />
individuale (con il collega di turno) poco costruttivo e<br />
negativo per la costruzione del gruppo stesso.<br />
Obiettivo<br />
Dalla somma delle singole individualità di gruppo di lavoro:<br />
1 Rendere la riunione d’equipe un’attività istituzionale e<br />
riconosciuta da tutti ipartecipanti.<br />
2 Favorire e attivare la comunicazione interpersonale e<br />
professionale, stimolare la collaborazione, costruire la<br />
fiducia e la coesione del gruppo.<br />
3 Individuare soluzioni in grado di risolvere i problemi<br />
operativi.<br />
4 Creare spazi per la discussione e il lavoro di gruppo in<br />
modo che le soluzioni alle varie problematiche siano<br />
condivise e comprese da tutte le componenti<br />
24<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Un gruppo di lavoro capace di: chiarirsi gli obiettivi, i<br />
compiti, la strategia, darsi un metodo, permette di:<br />
a raggiungere gli obiettivi in minor tempo e meglio<br />
b facilitare la gestione del carico emotivo<br />
c costruire una realtà comune e condivisa<br />
d far tesoro delle conoscenze e le risorse di tutti i<br />
membri della squadra.<br />
Azioni<br />
Presentazione del progetto ai referenti per condividerne<br />
i contenuti, gli obiettivi e le strategie.<br />
Interventi<br />
Incontri di gruppo con cadenza mensile guidati da uno<br />
psicologo esperto in dinamiche di gruppo che mirino a:<br />
1 Riflettere sul contesto lavorativo, attraverso l’analisi<br />
istituzionale in cui si lavora<br />
2 Ridefinire competenze, obiettivi e ruoli<br />
3 Promuovere l’appartenenza e l’identità di gruppo<br />
4 Migliorare la comunicazione<br />
5 Lavorare sulle problematiche proposte dai membri<br />
del gruppo per apprendere dall’esperienza, implementando<br />
le capacità a sapersi coordinare<br />
6 Individuare un leader in modo tale che il gruppo possa<br />
diventare autonomo e le supervisioni possano essere<br />
sostituite dalla riunioni d’equipe.<br />
Manifestazione del problema<br />
C’è un sostanziale accordo tra i vari Autori sul fatto che<br />
molti dei disturbi neurologici e psicopatologici dell’età<br />
evolutiva hanno origine nel primissimo periodo di vita<br />
(fascia di età 0-5 anni) che riveste un’importanza fondamentale<br />
per lo sviluppo dell’individuo. In esso iniziano<br />
a strutturarsi le funzioni motorie, cognitive, le modalità<br />
relazionali e “si pone la base per ciÌ che diventa gradualmente<br />
per il bambino l’esperienza di sé” (Winnicott). Il<br />
bambino, soprattutto quello molto piccolo, e un insieme<br />
di corpo - mente - relazioni strettamente interconnessi<br />
e si osserva come, soprattutto nella fascia tra 0 e 5 anni,<br />
vi sia una modalità di comunicazione peculiare da parte<br />
del bambino, caratterizzata da una grande variabilità di<br />
segnali con cui si possono mascherare le varie problematiche:<br />
segni che sembrano essere espressione di una<br />
patologia organica (ad es. disturbi alimentari, somatizzazioni,<br />
ecc.) piuttosto che relazionale (ad es. mutismo,<br />
iperattività, ecc.).<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Nei primi anni, in situazioni sfavorevoli possono emergere<br />
i primi segni di disagio, difficoltà e alterazione dello<br />
sviluppo, segnali importanti che devono essere riconosciuti<br />
il più precocemente possibile. Spesso purtroppo<br />
tali situazioni arrivano alla consultazione NPI con molto<br />
ritardo, tipicamente su segnalazione della scuola, quando<br />
ormai i margini di intervento sono meno favorevoli,<br />
mentre è condivisa l’opinione che affrontare tempestivamente<br />
situazioni patologiche o di rischio, in una fase<br />
di crescita in pieno sviluppo, può portare ad una evoluzione<br />
positiva per il piccolo paziente, avere un effetto<br />
Diagnosi precoce dei segni d’allarme<br />
nello sviluppo in età prescolare<br />
25<br />
Referente<br />
Stefania Broetto<br />
Dirigente Medico Specialista in Neuropsichiatria Infantile<br />
Dip. Salute Mentale Distretto Socio-Sanitario<br />
Centri esterni<br />
Alcuni Pediatri<br />
Alcune Scuole pubbliche e/o private<br />
Distretto Socio Sanitario<br />
decisivo sulla prognosi (come ampiamente dimostrato<br />
nella letteratura scientifica) e, non ultimo, sulla riduzione<br />
degli interventi e delle risorse necessari a medio e lungo<br />
termine, con conseguente positiva ricaduta sulla parte<br />
economica.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
La consistenza della popolazione affetta da disturbi<br />
neurologici e psicopatologici dell’età evolutiva e oggetto<br />
di ripetuti studi epidemiologici. In Italia e anche in<br />
Veneto, il tasso medio di prevalenza annuale dei soli disturbi<br />
psicopatologici è stato rilevato al 12,4% (vedi DGR<br />
del Veneto n.12 del 14.01.05). Inoltre, il Progetto Obiettivo<br />
“Tutela della salute mentale 1998-2000” evidenziava<br />
che:<br />
• circa 4 soggetti su 100, con sintomi e patologia non ancora<br />
strutturata, contattano sporadicamente i Servizi o<br />
non li contattano affatto;<br />
• circa 6 soggetti su 100 presentano disturbi neuropsicologici/psicopatologici<br />
con diversa comorbidità che<br />
richiedono interventi meno intensivi in un periodo fra i<br />
2 e i 5 anni.<br />
Obiettivo<br />
Partendo da un’indagine conoscitiva del problema nella<br />
nostra <strong>Ulss</strong> 5 (vs area vasta), studiando prima l’aspetto<br />
demografico -epidemiologico, con l’intervento di pediatri,<br />
e delle scuole, con l’ausilio anche di nuove tecnologie<br />
(es. forum,cartella informatizzata) l’obiettivo del<br />
progetto e quello di agire sui vari livelli di prevenzione:<br />
identificando e mettendo in atto una organizzazione dei<br />
Servizi, con particolare riferimento a quello di Neurop-
Distretto Socio Sanitario<br />
sichiatria Infantile, per la diagnosi precoce del disagio e<br />
dei sintomi-, per la diagnosi precoce del disagio e dei<br />
sintomi-disturbi neuropsichiatrici in bambini della fascia<br />
prescolare, e l’attivazione di interventi multidisciplinari<br />
mirati, rivolti al bambino e alla sua famiglia, nel tentativo<br />
anche di prevenire le successive complicazioni e gli<br />
aspetti di multi-problematicità che spesso si accompagnano<br />
ad un accesso tardivo ai Servizi.<br />
La proposta di organizzazione coinvolge non solo il Servizio<br />
NPI, ma presuppone una stretta collaborazione tra<br />
pediatri, ospedale, asili nido, ecc., organizzati in rete,<br />
che permetta la segnalazione tempestiva delle situazioni<br />
di rischio e collabori attivamente alla messa in atto<br />
degli interventi. Prima all’interno della nostra <strong>Ulss</strong> e successivamente<br />
ampliandosi, anche verso Strutture di 2°<br />
3° livello d’intervento sanitario.<br />
Per le situazioni familiari complesse, si prevede l’attivazione<br />
di un lavoro in rete con operatori di altre Istituzioni<br />
sanitarie e/o sociali dell’<strong>Ulss</strong> (Consultorio, Tutela Minori,<br />
Psichiatria, ecc.) o fuori <strong>Ulss</strong> pubbliche o private (es. Asili<br />
nido, Scuole materne, Assistenza sociale, ecc..).<br />
Tale progetto si suppone possa avere anche una ricaduta<br />
positiva sulla necessita degli interventi di 2° livello,<br />
con una selezione dei casi in cui c’è l’esigenza di un’invio<br />
ovvero di una presa in carico precoce, o l’attivazione di<br />
un follow-up.<br />
I destinatari dell’intervento sono in primo luogo i bambini<br />
nella fascia tra 0 e 5 anni; e i genitori, spesso coinvolti<br />
a più livelli nel sintomo presentato dal figlio. Talora<br />
l’intervento potrà coinvolgere anche l’ambiente in cui il<br />
bambino vive o e inserito (ad es. Asilo nido o altre Agenzie).<br />
Tenendo conto delle risorse inizialmente disponibili, tra<br />
i molteplici sintomi/segni riscontrabili nella fascia d’età<br />
indicata, quelli a cui principalmente si intende rivolgere<br />
l’intervento nell’ambito del presente progetto sono:<br />
• ritardo psico-motorio o condotte motorie bizzarre<br />
• ritardo del linguaggio<br />
• alterazioni del gioco<br />
• disturbo nelle relazioni, in particolare nella diade<br />
madre-bambino<br />
• alterazioni dell’umore.<br />
Strategia<br />
L’aspetto chiave a cui il presente progetto intende fornire<br />
una risposta e il ritardo con cui spesso situazioni di<br />
disagio e segnali di allarme nel periodo prescolare sono<br />
riconosciute e affrontate. La soluzione a tale situazione<br />
richiede il coinvolgimento delle figure professionali che<br />
possono rilevare immediatamente insorgere di segni<br />
d’allarme e supportare le famiglie inviandole tempestivamente<br />
alla valutazione precoce di uno specialista NPI,<br />
possibilmente supportato da una equipe di operatori.<br />
L’ambulatorio per il disagio e i segni d’allarme della prima<br />
infanzia può essere considerato una corsia preferenziale<br />
per genitori e pediatri, al fine di:<br />
• proporre ai pediatri tempi di attesa più brevi per una<br />
consulenza<br />
• fornire ai genitori uno spazio di dialogo facilmente accessibile<br />
dove poter porre domande e portare in osservazione<br />
iloro figli<br />
26<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
• fornire un intervento terapeutico con il minore, un sostegno<br />
alla diade madre-bambino e counselling alla<br />
coppia<br />
• accompagnare, se necessario, rinvio dei genitori in altro<br />
servizio <strong>Ulss</strong> (ad es. Ospedale Consultorio, Psichiatria).<br />
Interventi<br />
Una fase iniziale prevede la valutazione della situazione<br />
attuale, con valutazione dell’ accesso ai Servizi e l’identificazione<br />
delle situazioni per cui e o sarebbe potuta<br />
avvenire la diagnosi precoce. Una prima osservazione<br />
potrebbe essere compiuta in base ai risultati di un precedente<br />
progetto attuato per la fascia 0-3, mediante<br />
rilevazione dei dati ufficiali dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> e ancora<br />
mediante interviste mirate ad un campione di pediatri<br />
e/o di scuole.<br />
L’intervento principale consiste nella costituzione di una<br />
rete di segnalazione, che coinvolge alcuni pediatri di libera<br />
scelta operanti nel territorio dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> oltre<br />
che gli operatori di alcuni asili nido e alcune scuole<br />
materne, che supporti ed indirizzi le famiglie nell’invio<br />
precoce alla valutazione da parte di un neuropsichiatra<br />
infantile. La domanda così stimolata sarà gestita mediante<br />
uno specifico ambulatorio NPI, possibilmente<br />
integrato da una serie di altri operatori come logopedista,<br />
psicologo, psicomotricista, ecc... (Si cercheranno<br />
modalità per ottenere fondi per tale scopo)<br />
L’organizzazione del Servizio e della rete di segnalazione<br />
potrebbe essere supportata e sostenuta dall’utilizzo<br />
di strumenti informatici (ad es. consulti telematici, mailing<br />
list, forum di discussione, ecc...) per la segnalazione<br />
tempestiva di casi o di situazioni dubbie, il consulto di<br />
esperti disponibili, la motivazione continua degli operatori<br />
coinvolti anche mediante la diffusione di casi di<br />
successo, l’attivazione di azioni per l’aggiornamento e la<br />
formazione continua degli operatori (anche a distanza)<br />
ecc...<br />
È in corso di attivazione un forum multispecialistico pediatrico,<br />
moderato dalla referente del presente progetto,<br />
che potrebbe essere utilizzato neli’ambito del progetto<br />
stesso.<br />
27<br />
Distretto Socio Sanitario<br />
Elaborazzine ed utilizzo di una scheda di dimissioni<br />
infermieristica nell’ambito del “protocollo per<br />
la sperimentazione delle dimissioni protette<br />
nei reparti dei presidi ospedalieri dell’<strong>Ulss</strong> 5”<br />
Referente<br />
Chiara Poggiali<br />
Assistente Sociale<br />
Direzione Medica - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Gabriella Caldonazzo<br />
Infermiere Esperto - Caposala<br />
Posizione Organizzativa Ospedale di Lonigo<br />
Direzione Medica - Ospedale<br />
Progetto premiato
Distretto Socio Sanitario<br />
Manifestazioni del problema<br />
Questo progetto nasce come risposta all’aumento sia<br />
del numero dei pazienti che abbisognano di cure ed assistenza<br />
postdimissione, sia di coloro che presentano la<br />
necessità di un alto contributo assistenziale infermieristico.<br />
Il passaggio di dati relativi ai loro bisogni, all’interno<br />
della nostra <strong>Azienda</strong>, risulta diverso e disomogeneo<br />
o addirittura assente. Questo ha sempre provocato<br />
lacune nella continuità assistenziale e spesso momenti<br />
importanti, sono andati perduti dal mancato feedback<br />
tra struttura ospedaliera e territoriale.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La partenza del “Protocollo per la sperimentazione delle<br />
dimissioni protette nei reparti dei Presidi ospedalieri<br />
dell’<strong>Ulss</strong> 5 ha reso necessario favorire la presa in carico<br />
del paziente in dimissione ospedaliera che abbisogni<br />
di assistenza domiciliare al fine di predisporre un piano<br />
adeguato alla continuità delle cure.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
All’interno della nostra <strong>Azienda</strong>, solo alcuni reparti avevano<br />
costruito ed utilizzato una scheda di dimissione<br />
che si basava su esigenze e sensibilità diversificate.<br />
Si e quindi, sentita la necessità di crearne una che omogeneizzi<br />
le schede presenti e che risponda adeguatamente<br />
alle esigenze informative tra Unità Operative con<br />
caratteristiche di completezza ma anche d’agilità nella<br />
compilazione.<br />
Obiettivo<br />
Elaborazione di una scheda infermieristica di dimissione<br />
(vedi allegato n. 1) al fine di:<br />
• semplificare il percorso assistenziale dell’utente<br />
• dare continuità assistenziale in merito a dimissione/trasferimento<br />
di pazienti con bisogni assistenziali<br />
• facilitare la presa in cura del caso da parte di varie strutture<br />
• mettere in evidenza gli interventi attuati, o in corso, in<br />
base al piano assistenziale<br />
• avere uno strumento uniforme ed unico, facile da consultare<br />
e semplice da compilare.<br />
28<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Strategia<br />
• Costruire un gruppo di lavoro composto da Posizioni<br />
Organizzative ospedaliere e territoriali, dall’Assistente<br />
Sociale ospedaliera, dai Caposala/Coordinatori dei reparti<br />
pilota di tutti gli Ospedali facenti parte del “Protocollo<br />
per la sperimentazione delle dimissioni protette<br />
nei reparti dei Presidi.<br />
• Ospedalieri dell’<strong>Ulss</strong> 5” e Coordinatori AD1 dei Punti<br />
Salute Nord-Centro-Sud, al fine di creare una scheda<br />
di dimissione infermieristica che sia garanzia di continuità<br />
assistenziale per gli utenti.<br />
• Presentazione alla Dirigenza Ospedaliera e Distrettuale<br />
per la validazione della scheda.<br />
• Utilizzazione della scheda da parte dei reparti coinvolti<br />
nella sperimentazione.<br />
Modalità di controllo, verifi ca e valutazione<br />
• Verrà valutata a 6 mesi dall’inizio del progetto la percentuale<br />
di infermieri in grado di utilizzare correttamente<br />
il programma e la percentuale di casi in assistenza<br />
domiciliare i cui dati sono inseriti correttamente.<br />
Interventi<br />
a Riunione con il gruppo di lavoro per la presentazione<br />
dell’iniziativa e condivisione degli obiettivi.<br />
b Progettazione e realizzazione dell’elaborato con relative<br />
modalità di compilazione ed utilizzo.<br />
c Presentazione per la validazione dell’elaborato al Dirigente<br />
Medico Ospedaliero, al Direttore di Distretto, al<br />
Responsabile UOCP Cure Primarie e al Responsabile<br />
ADI.<br />
d Utilizzazione della scheda di dimissione infermieristica<br />
da parte dei reparti coinvolti nella sperimentazione.<br />
e Raccolta ed elaborazione dei dati relativi alle singole<br />
schede.<br />
f Verifiche a breve termine con il gruppo di lavoro.<br />
g Verifiche a breve termine con la Direzione Ospedaliera<br />
e Distrettuale.<br />
h Valutazione conclusiva a termine del progetto.<br />
29<br />
Distretto Socio Sanitario<br />
Il prontuario terapeutico delle case di riposo come<br />
strumento utile a favorire l’appropriatezza prescrittiva<br />
Referente<br />
Ermanno Dian<br />
Responsabile U.O.<br />
Adulti Anziani - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Paola Cariolato<br />
Farmacista Dirigente<br />
Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />
Chiara Vencato<br />
Farmacista<br />
Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />
Progetto premiato
Distretto Socio Sanitario<br />
Manifestazioni del problema<br />
Nelle 12 case di riposo presenti nel territorio di questa<br />
<strong>Azienda</strong>, la prescrizione dei farmaci per gli ospiti non<br />
autosufficienti da parte dei Medici di Medicina Generale,<br />
non risultava basarsi su nessun specifico prontuario<br />
terapeutico ma, a seguito della stipula della convenzione<br />
tra <strong>Azienda</strong> UIss e tali strutture, si rifaceva in qualche<br />
modo al Prontuario Ospedaliero, realizzato nel 1999.<br />
La mancanza di un prontuario che consideri le particolari<br />
esigenze degli ospiti non autosufficienti delle case di<br />
riposo ha fatto si che ad oggi:<br />
• la richiesta dei farmaci da parte delle case di riposo<br />
alla farmacia ospedaliera sia estremamente variabile<br />
• siano richiesti alla farmacia ospedaliera molti farmaci<br />
che non risultano inseriti nel prontuario ospedaliero<br />
(NON PTO)<br />
• ci si trovi nella difficoltà di effettuare un controllo efficace<br />
sulla fornitura dei farmaci alle persone residenti<br />
presso tali strutture.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Nell’ambito di una analisi sulla fornitura dei medicinali<br />
alle case di riposo, svolta da questo gruppo di lavoro, si<br />
e osservata una elevata variabilità nei farmaci richiesti,<br />
conseguente a:<br />
• una diversa modalità di prescrizione da parte dei medici<br />
operanti presso le singole case di riposo<br />
• mancanza di strumenti operativi adatti a fornire delle<br />
indicazioni sui farmaci disponibili per tali.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
• mancanza di prescrizione uniforme dei farmaci tra le<br />
singole strutture.<br />
Analisi delle cause:<br />
• nelle case di riposo operano più Medici di Medicina<br />
Generale i quali presentano tra loro una diversa modalità<br />
di prescrizione (ampia variabilità dei farmaci prescritti)<br />
• mancanza di strumenti idonei a fornire delle utili indicazioni<br />
sui farmaci disponibili per tali strutture (es.<br />
prontuario aziendale e programma informatico).<br />
Obiettivo<br />
L’obiettivo principale che ci siamo posti come gruppo di<br />
lavoro, è quello di promuovere la diffusione e l’adozione<br />
del nuovo prontuario aziendale a tutti i Medici interessati,<br />
operanti presso questa <strong>Azienda</strong>, e ai Medici di Medicina<br />
Generale che svolgono la loro attività anche presso le<br />
case di riposo, sia in forma cartacea che informatizzata,<br />
tramite la rete aziendale. Il prontuario aziendale dovrebbe<br />
quindi diventare uno strumento utile per:<br />
• la continuità terapeutica tra ospedale, dove gli anziani<br />
vengono temporaneamente ricoverati per eventi acuti,<br />
e la casa di riposo dove essi risiedono<br />
• diminuire la prescrizione di farmaci NON PTO<br />
• controllare la prescrizione dei farmaci soggetti a diagnosi<br />
e piano terapeutico<br />
• controllare il corretto utilizzo di farmaci prescritti da<br />
specialisti ospedalieri.<br />
Inoltre, l’adozione del prontuario aziendale dovrà essere<br />
accompagnata da un implemento dei sistemi di controllo,<br />
grazie alla realizzazione di un collegamento informatico<br />
che, da una parte, metta in rete il prontuario aziendale e,<br />
dall’altra, le prescrizioni provenienti dalle singole case di<br />
30<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
riposo. Utile diventerebbe quindi la promozione, all’interno<br />
delle singole case di riposo, di un sistema informatizzato<br />
per la gestione delle terapie dei singoli ospiti; sistema<br />
già in adozione in tre strutture presenti nel territorio<br />
della nostra <strong>Azienda</strong>.<br />
Accanto a quanto sopra riportato, è utile considerare<br />
come la consultazione del prontuario aziendale, sia in<br />
forma cartacea che informatizzata, permetterà di:<br />
• migliorare i rapporti tra Medici di Medicina Generale e<br />
Medici Ospedalieri, nell’ambito della prescrizione di farmaci<br />
in seguito a dimissione ospedaliera<br />
• migliorare la qualità delle consegne da parte della farmacia<br />
ospedaliera;<br />
• migliorare la qualità di assistenza alle persone anziane<br />
non autosufficienti, residenti in tale strutture, anche grazie<br />
al continuo aggiornamento del prontuario in base<br />
alle esigenze degli ospiti e ai nuovi farmaci che diverranno<br />
disponibili in commercio<br />
• contenere la spesa farmaceutica derivante dalla fornitura<br />
dei farmaci a tali strutture.<br />
Non minore di importanza il beneficio che ne deriverà<br />
per l’ immagine dell’<strong>Azienda</strong> UIss 5.<br />
Strategia<br />
Elenco delle azioni da intraprendere per il raggiungimento<br />
dell’obiettivo:<br />
1 Analisi del problema al fine di pianificare le azioni da<br />
intraprendere.<br />
2 Stesura delle lettere di accompagnamento al prontuario<br />
aziendale, per la sua diffusione.<br />
3 Spedizione del prontuario aziendale, in forma cartacea,<br />
ai Medici di Medicina Generale e ai Medici.<br />
4 Ospedalieri interessati.<br />
5 Diffusione tramite posta elettronica alle strutture di<br />
assistenza agli anziani.<br />
6 Predisposizione di file per l’inserimento del prontuario<br />
nella rete aziendale.<br />
7 Stipula di un calendario per le riunioni da svolgersi<br />
con i direttori e i medici di medicina generale operanti<br />
presso le case di riposo, per promuovere il corretto<br />
utilizzo del nuovo strumento di lavoro.<br />
8 Analisi mensile dei dati.<br />
Interventi<br />
1<br />
2<br />
3<br />
4<br />
5<br />
6<br />
7<br />
Tipo di interventi Durata<br />
Analisi del problema al fine di pianificare<br />
le azioni da intraprendere<br />
Stesura delle lettere di accompagnamento<br />
al prontuario aziendale, per la sua diffusione<br />
Spedizione del prontuario aziendale<br />
in forma cartacea<br />
Diffusione tramite posta elettronica alle<br />
strutture di assistenza agli anziani<br />
Predisposizione di file per l’inserimento<br />
del prontuario nella rete aziendale<br />
2 mesi<br />
2 giorni<br />
7 giorni<br />
3 giorni<br />
4 mesi<br />
Stipula di un calendario per delle riunioni 7 giorni<br />
Analisi mensile dei dati 7 giorni<br />
31<br />
Distretto Socio Sanitario<br />
Implementazione della centrale operativa<br />
per il sistema residenzialità extraospedaliera<br />
Referente<br />
Marisa Volpe<br />
Assistente Sociale esperto<br />
Cure Primarie - Unità Operativa Adulti/Anziani Distretto Socio-Sanitario<br />
Collaboratori<br />
Ermanno Dian<br />
Responsabile Unità Operativa Adulti/Anziani<br />
Unità Operativa Adulti/Anziani<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Rodolfo Dalla Gassa<br />
Assistente sociale<br />
Cure Primarie - Unità Operativa Adulti/Anziani<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Antonietta Vinobianco<br />
Assistente sociale<br />
Cure Primarie - Unità Operativa Adulti/Anziani<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Centri esterni<br />
Cooperativa Sociale FAI BERICA<br />
Marisa Rigolon Operatore tecnico gestionale<br />
Progetto premiato
Distretto Socio Sanitario<br />
Manifestazioni del problema<br />
Il sistema della residenzialità extraospedaliera è attualmente<br />
costituito dalla presenza di 12 centri di servizio<br />
residenziali convenzionati con l’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> per complessivi<br />
n. 794 posti letto per non autosufficienti con<br />
quota sanitaria. I centri tuttavia nel loro complesso dispongono,<br />
a seguito di accertamento di idoneità professionale<br />
e di autorizzazione al funzionamento, rilasciati<br />
dall’<strong>Azienda</strong>, di n. 1295 posti letto per non autosufficienti<br />
e n. 252 posti letto per autosufficienti.<br />
Nel novero di detti posti sono incluse le residenze “Don<br />
Bruzzo” di Gambellara, “Montalbieri” e “Villa Margherita”<br />
di Valdagno.<br />
All’interno di tale sistema, già da alcuni anni, l’<strong>Azienda</strong><br />
<strong>Ulss</strong> ha avviato nuove sperimentazioni, che, a tutt’oggi,<br />
costituiscono dei servizi veri e propri per rispondere a<br />
situazioni particolari di persone anziane non autosufficienti.<br />
Essi vanno sotto il nome di servizio di “Pronta<br />
Accoglienza”, servizio di “Alta Intensità Assistenziale” e<br />
servizio di “Accoglienza Temporanea a scopo di sollievo”<br />
e assolvono alle seguenti necessità:<br />
1 dare in primo luogo risposte immediate a situazioni di<br />
emergenza sociale e sanitaria in soggetti ricoverati in<br />
ospedale, o provenienti dal territorio per i quali non vi<br />
sono le condizioni per una gestione delle cure e dell’assistenza<br />
a domicilio<br />
2 fronteggiare con tempestività quelle situazioni che<br />
transiterebbero in ricoveri impropri presso i reparti<br />
ospedalieri<br />
3 offrire opportunità alle famiglie, coinvolte nella cura<br />
di persone anziane non autosufficienti, di beneficiare<br />
di momenti di sollievo sostenendole nel compito assistenziale<br />
che si sono assunte.<br />
Si tratta pertanto di servizi che hanno come denominatore<br />
comune la temporaneità del bisogno degli utenti<br />
dove il ricorso alla residenzialità rappresenta la soluzione<br />
più idonea alla complessità dei problemi e si collocano<br />
a metà tra il sistema della domiciliarità e il sistema<br />
della residenzialità contribuendo a migliorare l’offerta<br />
dei servizi alla popolazione.<br />
Il servizio di Pronta Accoglienza si avvale di 7 posti letto<br />
equivalenti messi a disposizione dai centri di servizio residenziale<br />
convenzionati con l’<strong>Azienda</strong>.<br />
Il servizio di Alta intensità assistenziale e realizzato con<br />
la collaborazione della Casa di riposo di Chiampo per 4<br />
posti letto equivalenti e dalla Casa di riposo di Arzignano<br />
per un posto equivalente.<br />
Il servizio di Accoglienza Temporanea è anch’esso realizzato<br />
con la collaborazione di tutti gli istituti residenziali<br />
dell’<strong>Ulss</strong> che mettono a disposizione posti letto,<br />
commisurati alle risorse che annualmente vengono assegnate<br />
dalla Regione, per un per ricovero mediamente<br />
di 30 giorni.<br />
Attualmente la maggior criticità incontrata nella gestione<br />
di dette attività è data dalla settorializzazione e<br />
parcellizzazione degli interventi che determinano sovrapposizione<br />
delle competenze, tra Punti salute, Centri<br />
residenziali, reparti ospedalieri, e dalla frammentazione<br />
delle competenze fra livelli diversi di responsabilità (chi<br />
fa cosa) con conseguente inappropriatezza delle risposte<br />
al bisogni.<br />
Da ciò la necessità in un’ottica di razionalizzazione, ottimizzazione<br />
e miglioramento complessivo dell’offerta di<br />
32<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
raccordare l’attività dei servizi in parola con il sistema, già<br />
in atto, della residenzialità extraospedaliera per i ricoveri<br />
in struttura, gestiti da l’unità Operativa Adulti/ Anziani<br />
con sede a Montecchio Maggiore. In altre parole l’Unità<br />
Operativa di Montecchio Maggiore si collocherebbe<br />
come unico punto di accesso alla rete dei servizi residenziali<br />
con funzioni di “centrale operativa del sistema<br />
residenzialità “Questo in parte già sta avvenendo, ma si<br />
rende necessario un riconoscimento formale, nonchè un<br />
miglioramento di questa attività che è quanto si intenderebbe<br />
proporre con il presente progetto.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Il permanere della situazione allo stato attuale oltre a<br />
lasciare immutate le criticità esposte nel punto precedente<br />
rischierebbe di far lievitare la spesa per il carente<br />
controllo esercitato dall’<strong>Azienda</strong> sul corretto utilizzo<br />
delle risorse e sull’attività svolta dagli istituti residenziali<br />
coinvolti nei servizi. Ne consegue pertanto la necessità<br />
di garantire:<br />
• l’offerta di un servizio appropriato all’utenza<br />
• una adeguata azione di monitoraggio sull’ intera attività<br />
anche in funzione di un maggior controllo della<br />
spesa e una migliore programmazione futura dei servizi<br />
afferenti all’area in questione<br />
• la definizione di procedure, di strumenti, per rendere<br />
trasparenti e congrui, anche attraverso l’introduzione<br />
di un sistema autorizzativo, gli accessi ai servizi in argomento<br />
• e infine, ma non meno importante, un riferimento per<br />
una corretta informazione ai cittadini sui servizi offerti<br />
dall’<strong>Azienda</strong>.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Mediamente nel corso di un anno i servizi in parola forniscono<br />
risposte a circa 140 persone cosi distribuite:<br />
• 60165 inserimenti in Pronta Accoglienza<br />
• 25/30 inserimenti in Alta Intensità<br />
• 40145 inserimenti in sollievo<br />
In particolare gli utenti della Pronta accoglienza e dell’Alta<br />
Intensità provengono per il 93% dai reparti ospedalieri,<br />
in prevalenza dalle lungodegenze di Lonigo e di<br />
Valdagno per il primo, e dai reparti di ortopedia, chirurgia<br />
e neurologia per il secondo. Solo il 7% proviene dal<br />
domicilio.<br />
Il dato conferma l’importanza di questi servizi sia per la<br />
funzione di supporto offerto alle famiglie che possono<br />
trovare risposte nella fase di decorso post-acuzie della<br />
malattia, non più gestita dall’ospedale, ma non ancora<br />
gestibile a domicilio per la complessità delle cure, sia<br />
per il supporto offerto all’ospedale per le situazioni che<br />
altrimenti transiterebbero in ricoveri sociali.<br />
Gli Inserimenti per il sollievo provengono in via esclusiva<br />
dal domicilio, hanno una connotazione prevalentemente<br />
sociale e offrono alle famiglie la possibilità di ricorrere<br />
a momenti di respiro nella cura dei propri cari ritardandone<br />
il ricovero definitivo, o di utilizzare il servizio<br />
in momenti di particolare crisi, come l’assenza temporanea<br />
del care-giver o la difficoltà di reperire sul mercato<br />
gli aiuti necessari per attivare un’assistenza a domicilio<br />
anche attraverso la formula delle cosiddette “badanti”.<br />
L’ottimizzazione delle risorse disponibili, che è quanto<br />
si intenderebbe raggiungere con il presente progetto,<br />
può essere perseguita attraverso la costituzione di un<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
unico centro di valutazione e di accesso alla rete dei servizi<br />
residenziali con funzione di filtro della domanda e di<br />
monitoraggio dell’offerta.<br />
Obiettivo<br />
Realizzare un punto unico di accesso alla rete dei servizi<br />
residenziali, che si definisce “centrale operativa”, che raccordi<br />
l’attività svolta dai punti saluti Nord Centro e Sud<br />
dell’<strong>Azienda</strong>, dal nucleo delle “Dimissioni protette”, con<br />
le risorse messe a disposizione dagli istituti residenziali<br />
fornendo al cittadino la miglior risposta alla sua situazione.<br />
Obiettivi specifici :<br />
a creare le condizioni di raccordo, attraverso la messa a<br />
punto di procedure e di strumenti tra la centrale operativa<br />
e gli altri soggetti attuatori che concorrono alla<br />
definizione del progetto assistenziale in favore del singolo<br />
e alla sua realizzazione: Punti Salute, Dimissioni<br />
protette, centri di servizio residenziale<br />
b approntare un sistema di monitoraggio sull’accesso ai<br />
servizi e sulla spesa.<br />
Strategia<br />
a Definizione dei progetti personalizzati, da parte delle<br />
UVMD territoriali e del nucleo delle Dimissioni Protette,<br />
che necessitano di uno dei programmi assistenziali<br />
di Pronta Accoglienza o di Alta Intensità o di Accoglienza<br />
Temporanea per motivi di sollievo con l’indicazione<br />
delle motivazioni, di ordine sociale o sanitario,<br />
che depongono a favore dell’inserimento temporaneo<br />
in struttura.<br />
b Predisposizione degli ingressi per ogni tlpologia di inserimento<br />
• predisposizione e aggiornamento periodico dei registri,<br />
per singolo servizio, con l’individuazione dei<br />
nominativi dei soggetti da inserire ,degli istituti residenziali<br />
coinvolti nel progetto di inserimento, dei<br />
tempi di inserimento e della spesa necessaria.<br />
• predisposizione di un sistema autorizzativo degli ingressi<br />
assimilabile al sistema di rilascio delle impegnative<br />
di residenzialità già in atto.<br />
33<br />
Distretto Socio Ospedale Sanitario<br />
Interventi<br />
• Invio, da parte delle UVMD territoriali, e del nucleo delle<br />
Dimissioni Protette, con cadenza settimanale, della<br />
valutazione Svama ,alla centrale operativa per l’inserimento<br />
nelle liste d’attesa<br />
• aggiornamento, in tempo reale, delle liste d’attesa da<br />
parte della centrale operativa secondo criteri di gravità<br />
della valutazione SVAMA, di urgenza sociale o di<br />
emergenza sanitaria della situazione<br />
• contatti con le strutture residenziali per la predisposizione<br />
degli inserimenti previa autorizzazione degli<br />
stessi con la definizione del tempo di inserimento.
Distretto Socio Sanitario<br />
La salute della donna<br />
Referente<br />
Adelia Maccagnan<br />
Ostetrica centro di responsabilità<br />
U.O. Consultori familiari - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Franca Silvestri<br />
Psicologa<br />
U.O. Consultori familiari<br />
Giorgia Lora<br />
Educatore Professionale<br />
U.O. Consultori familiari - Ospedale<br />
Manifestazione del problema<br />
La menopausa comporta un drastico cambiamento nella<br />
vita della donna sia dal punto di vista fisico che psicologico.<br />
Essa rappresenta una fase evolutiva e come ogni<br />
altra tappa del ciclo vitale, porta un cambiamento. Ma<br />
ancora troppo poca informazione e molti pregiudizi avvolgono<br />
quello che è, nè più ne meno, una normale fase<br />
della vita. D’altra parte questa fase può rappresentare<br />
un’occasione di riformulazione della propria identità<br />
personale e sessuale che vada oltre quella prestabilita<br />
dalle necessità sociali e dalla funzione riproduttiva.<br />
Come aveva fatto in adolescenza e nella maternità la<br />
donna è costretta a fare i conti con il proprio corpo che<br />
si modifica. Il cambiamento è dovuto a fattori strettamente<br />
biologici che interagiscono con la propria storia,<br />
l’idea che si ha di sé, ciò che si pensa di sé e degli altri.<br />
Oggi molti preferiscono parlare di “sociopausa” per<br />
evidenziare come ansia, stati depressivi e disturbi psico-somatci<br />
siano in relazione al contesto sodale a cui<br />
si appartiene. I sintomi fisici riconosciuti nel climaterio<br />
sono numerosi ed eterogenei: il disturbo più segnalato e<br />
l’attacco d’ansia, riportato da oltre l’80% delle donne in<br />
menopausa, seguono i sintomi depressivi (oltre il 70%) e<br />
l’insonnia (oltre il 70%). L’evento menopausa, alterando il<br />
ritmo corporeo della donna, le rimanda un’immagine di<br />
sé impoverita e danneggiata. A questo c’e da aggiungere<br />
che l’aspettativa di vita per le donne nel nostro paese,<br />
attualmente di 82 anni, va sempre più allungandosi.<br />
E’ necessario quindi che gli anni successivi alla menopausa<br />
siano all’altezza delle aspettative delle donne.<br />
Notiamo che in questa fase della vita la donna riceve uni-<br />
camente risposte farmacologiche, insufficienti da sole a<br />
ristabilire un vero stato di benessere. Da qui la proposta<br />
di organizzare piccoli gruppi di donne che intendono affrontare<br />
questo momento di passaggio usufruendo del<br />
supporto di professioniste che facilitino l’acquisizione di<br />
una consapevolezza positiva di sé che approfondiscano<br />
la conoscenza della fase del ciclo vitale e che offrano<br />
degli strumenti concreti per affrontare il disagio legato<br />
a questo momento di trasformazione. Il lavoro in gruppo<br />
infatti favorisce la condivisione emotiva, il supporto<br />
reciproco e facilita l’individuazione di soluzioni nuove<br />
che permettono di vivere il cambiamento in maniera più<br />
positiva.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Carenza di Servizi di supporto specifici nel territorio.<br />
Numerosità della popolazione-target: 9634 donne di<br />
età compresa tra i 45 e i 55 anni nel territorio UIss 5.<br />
Prevenzione del rischio di incremento dei disturbi dell’umore<br />
conseguenti al climaterio.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il calo del livello di estrogeni da luogo ad una serie di<br />
conseguenze fisiche e psichiche variabili da donna a<br />
donna sia a breve termine che a lungo termine. I<br />
primi disturbi che si presentano sono: vampate, sudorazione,<br />
palpitazioni, insonnia, diminuzione del desiderio<br />
sessuale, mancanza di iniziativa, facilità a stancarsi, perdita<br />
della memoria breve.<br />
Le patologie che possono insorgere in menopausa sono:<br />
osteoporosi e malattie dell’apparato cardiovascolare.<br />
Nel climaterio l’80% delle donne presenta disturbi neu-<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
rovegetativi (vampate, sudorazione, tachicardia,...) che<br />
possono creare disagio relazionale; i disturbi dell’umore<br />
subiscono una brusca impennata quadruplicando<br />
(il 70% delle donne tra 40 e 60 anni presenta sintomi<br />
depressivi). Ne deriva un incremento delle richieste di<br />
interventi socio-sanitari.<br />
Obiettivo<br />
La finalità del progetto è l’incremento del benessere<br />
individuale e relazionale della donna in climaterio. Gli<br />
obiettivi sono:<br />
• informare la popolazione-target sul problema e sui<br />
Servizi dell’<strong>Azienda</strong> a cui fare riferimento<br />
• aumentare la consapevolezza della fase evolutiva che<br />
le donne stanno vivendo<br />
• attivare le risorse interiori e relazionali<br />
Strategia<br />
Coinvolgimento diretto e attivo delle donne in fase di<br />
climaterio finalizzato all’incremento del loro benessere<br />
fisico e psicologico attraverso la formazione di gruppi di<br />
auto mutuo aiuto (verrà avviato un gruppo di 15 persone<br />
provenienti dal Punto Salute Centro come progettopilota,<br />
previa iscrizione presso il Consultorio Familiare<br />
di Montecchio). L’intervento potrà essere riproposto a<br />
ulteriori gruppi di donne, dopo una valutazione dell’efficacia<br />
del percorso.<br />
Interventi<br />
Pubblicizzazione e promozione mediante locandine e<br />
contatti con i Medici di Medicina<br />
Generale, Medici Ginecologi e U.O.C. Senologia (Centro<br />
Donna). Attivazione di un ciclo di 5 incontri con un<br />
gruppo di 15 donne-target della durata di 1,30 ore ciascuno<br />
a cadenza settimanale. Si utilizzeranno metodi<br />
espositivi alternati ad esercitazioni pratiche (training<br />
perineale, lavori di gruppo, ecc...). Il primo incontro sarà<br />
dedicato alla formazione del gruppo per favorire la conoscenza,<br />
per esplicitare le aspettative, al fine di creare<br />
un clima facilitante la libera espressione di ciascuna; nel<br />
secondo incontro saranno trattati gli aspetti teorici sugli<br />
elementi di fisiologia e sulle patologie correlate alla<br />
fase del climaterio. Il terzo si occuperà degli stili di vita<br />
(alimentazione, cura del proprio corpo, rispetto di sé e<br />
ridefinizione del proprio ruolo all’interno del contesto di<br />
appartenenza) e delle cure farmacologiche e alternative.<br />
Il quarto incontro si propone di approfondire la conoscenza<br />
corporea e di offrire degli strumenti di prevenzione<br />
dell’incontinenza urinaria di bassa-media intensità<br />
tramite training perineale. L’ultimo incontro verterà sugli<br />
aspetti psicologici e relazionali correlati alla menopausa<br />
(stima di sé accettazione dei cambiamenti, elaborazione<br />
della perdita della fertilità e rivalutazione della propria<br />
sessualità) Gli incontri saranno condotti per gli aspetti<br />
medici e sanitari da Ostetrica e Ginecologa, per gli<br />
aspetti psico-relazionali da un Educatore Professionale<br />
e una Psicologa.<br />
34 35<br />
Distretto Socio Ospedale Sanitario
Progetto premiato<br />
Distretto Socio Sanitario<br />
Le farmacie di turno sul cellulare<br />
Referente<br />
Renato Girardello<br />
Assistente Amministrativo Centro di responsabilità<br />
U.O. Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Maria Paola Cariolato<br />
Dirigente Farmacista<br />
U.O. Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />
Ermanno Dian<br />
Dirigente Medico centro di responsabilità<br />
U.O. Cure Primarie - Ospedale<br />
Centri esterni<br />
U.O.C. Servizio Informatico<br />
per gli aspetti legati all’individuazione e fornitura del servizio web<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Manifestazione del problema<br />
Già lo scorso anno, in occasione del 1 o <strong>Concorso</strong> <strong>Azienda</strong>le<br />
sulla <strong>Qualità</strong> questo gruppo di lavoro ha affrontato<br />
il tema riguardante i turni di servizio delle farmacie convenzionate.<br />
II progetto dello scorso anno, che prevedeva<br />
la creazione del nuovo cartello “unico” delle farmacie<br />
di turno, anche grazie agii apprezzamenti ricevuti (dato<br />
che è risultato uno dei progetti premiati), e stato portato<br />
a compimento nei mese di marzo u.s. E’ importante ribadire<br />
ancora una volta, quanto già ampiamente esposto<br />
nel precedente progetto riguardo alla peculiarità offerta<br />
dal servizio delle farmacie di turno in termini di tutela<br />
della salute pubblica. Basti ricordare, che la necessità<br />
dell’utente di individuare la farmacia aperta per turno di<br />
servizio riveste quasi sempre carattere di urgenza.<br />
Attualmente le informazioni riguardanti i turni delle farmacie<br />
vengono diffuse, oltre che attraverso la cartellonistica<br />
realizzata con il precedente progetto e con i<br />
calendari esposti negli ospedali e nei vari punti salute<br />
del territorio di questa <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, anche sfruttando<br />
i canali maggiormente rappresentativi dei mass media,<br />
quali: giornali (quotidiani e riviste pubblicitarie di vario<br />
genere), televisione, radio e siti internet (compreso il<br />
sito internet aziendale).<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Il gruppo di lavoro ritiene che sia di grande importanza,<br />
per un’Amministrazione, porsi come obiettivo il miglioramento<br />
degli aspetti che riguardano la comunicazione<br />
tra la stessa Amministrazione e l’utenza. In tal senso, si<br />
ritiene doveroso cercare di far giungere le informazioni<br />
riguardanti i propri servizi, nel modo più facile e diretto<br />
possibile, a tutte le fasce di popolazione, indipendentemente<br />
dall’età e dal ceto sociale, e sfruttando ogni<br />
mezzo a disposizione.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Analizzando a fondo il problema e pur ritenendo valida<br />
la rete comunicativa posta in atto, e emerso che alcuni<br />
aspetti possono essere migliorati, in particolare, ponendo<br />
attenzione alle possibilità offerte dalle innovative<br />
tecnologie telematiche.<br />
Obiettivo<br />
Come abbiamo detto pocanzi, far giungere le informazioni<br />
riguardanti i propri servizi, nel modo più facile e<br />
diretto possibile a tutte le fasce di popolazione, deve<br />
rappresentare il nostro obiettivo. Con questo progetto,<br />
si propone un servizio di tipo innovativo, che va ad integrarsi<br />
e a completare, quanto già proposto e realizzato<br />
con il precedente progetto. La telematica, che si occupa<br />
dell’uso delle tecnologie informatiche nell’ambito delle<br />
telecomunicazioni, si sta sempre più affermando ed<br />
integrando nella nostra società fornendo soluzioni che<br />
molto spesso risultano di grande utilità e da cui risulta<br />
difficile prescindere. Una delle tecnologie di comunicazione<br />
che negli ultimi anni si è posta in particolare evidenza<br />
ed ha avuto una diffusione incredibile, per non<br />
dire capillare, è rappresentata dalla telefonia mobile.<br />
Abbiamo dunque pensato di sfruttare tale prezioso<br />
canale di comunicazione, per realizzare un servizio che<br />
permetta agli utenti, che si trovino nella necessità di individuare<br />
una farmacia di turno, di poterlo fare direttamente<br />
dal proprio mezzo di telefonia mobile: cellulare,<br />
palmare, ecc... Nello specifico, si tratterà di realizzare un<br />
36 37<br />
Distretto Socio Ospedale Sanitario<br />
minisito web, ovvero di sfruttare direttamente le specifiche<br />
pagine web del sito aziendale (in corso di realizzazione).<br />
Le attuali tecnologie di telefonia mobile potranno<br />
infatti permettere di collegarsi e di visualizzare,<br />
sullo schermo del dispositivo utilizzato, i dati necessari<br />
all’individuazione della farmacia che sta effettuando il<br />
servizio di guardia farmaceutica.<br />
Strategia<br />
Elenco delle azioni da intraprendere per il raggiungimento<br />
dell’obiettivo:<br />
• analisi del problema per definire le azioni da intraprendere<br />
• individuazione del tipo di servizio<br />
• individuazione e conferimento della realizzazione del<br />
servizio<br />
• verifiche qualitative<br />
• aggiornamento dati<br />
Interventi<br />
Tipo di azione<br />
Analisi del problema: il gruppo di<br />
lavoro analizza il problema e cerca<br />
di individuare delle soluzioni<br />
adatte allo scopo<br />
Individuazione del tipo di servizio:<br />
viene individuato il tipo di servizio<br />
e verificata la possibilità di realizzazione<br />
individuazione e conferimento<br />
della realizzazione del servizio:<br />
attraverso la collaborazione con<br />
L’U.O.C. Servizio Informatico viene<br />
individuata la ditta a cui verrà affidata<br />
la realizzazione del servizio<br />
Verifi che qualitative: il gruppo di<br />
lavoro, prima di dare inizio al servizio<br />
verificherà le caratteristiche<br />
aualitative di auanto realizzato<br />
Aggiornamento dati: successivamente<br />
sarà necessario prowedere<br />
agli aggiornamenti annuali e/o<br />
straordinari delle pagine web del<br />
sito<br />
Soggetti<br />
interessati<br />
Intero<br />
gruppo<br />
di lavoro<br />
Intero<br />
gruppo<br />
di lavoro<br />
U.O.C.<br />
Servizio<br />
Informatico<br />
Intero<br />
gruppo<br />
di lavoro<br />
Renato<br />
Girardello<br />
Durata<br />
2 giorni<br />
1 giorno<br />
3 giorni<br />
1 giorno<br />
10 giorni/<br />
anno
Distretto Socio Sanitario<br />
Realizzazione di una nuova cartella infermieristica<br />
per il servizio Assistenza Domiciliare<br />
Referente<br />
Antonella Girotto Moretto<br />
Infermiera Servizio ADI Punto Salute Nord<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Collaboratori<br />
Eddi Masiero<br />
Infermiera Servizio ADI Punto Salute Centro<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Michela Piccoli<br />
Infermiera Servizio ADI Punto Salute Sud<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Manifestazione del problema<br />
La cartella clinica attualmente in uso presso il servizio assistenza<br />
domiciliare dei diversi Punti Salute del Distretto<br />
risulta essere inadeguata. In particolare gli spazi predisposti<br />
non consentono una raccolta dettagliata delle<br />
informazioni, dei problemi e dei bisogni assistenziali<br />
dell’utente. L’operatore si trova spesso nella necessità<br />
di effettuare approfondimenti successivi con dispendio<br />
di tempo ed energia. Lo strumento attualmente utilizzato<br />
si dimostra insufficiente soprattutto quando viene<br />
applicato a pazienti pluriproblematici.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La crescente complessità dei casi seguiti a domicilio<br />
rende indispensabile una raccolta omogenea e sistematica<br />
dei dati necessari e una pianificazione scritta degli<br />
interventi programmati. L’organizzazione del lavoro in<br />
turni (12 h di giorno) comporta la necessità di un corretto<br />
passaggio di informazioni all’interno dello staff<br />
infermieristico attraverso uno strumento condiviso. Una<br />
documentazione scritta adeguata consente inoltre di<br />
monitorare l’attività svolta confrontando e standardizzando<br />
le modalità operative e può consentire la realizzazione<br />
di lavori di ricerca infermieristica.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
La cartella attualmente in uso è nata come tentativo di unificare<br />
i diversi strumenti utilizzati nelle diverse sedi distrettuali<br />
al fine di facilitare l’inserimento informatico dei dai<br />
relativi all’attività svolta. Si rende attualmente necessario<br />
integrare la raccolta dei dati con le informazioni necessarie<br />
all’attività che l’infermiere svolge a domicilio del paziente.<br />
Obiettivo<br />
Si intende realizzare una nuova cartella infermieristica<br />
conforme alle linee guida che rispecchi le esigenze del<br />
servizio, consentendo una raccolta esaustiva delle informazioni,<br />
un rilievo standardizzato dell’attività svolta e un<br />
corretto passaggio delle consegne tra operatori.<br />
Strategia<br />
• Costituzione di un gruppo di lavoro individuando un<br />
referente per ogni sede dei Punti Salute in grado di<br />
rappresentare le esigenze dello staff infermieristico.<br />
• elaborazione di una prima bozza di cartella infermieristica<br />
• condivisione dell’elaborato e raccolta delle osservazioni<br />
• adozione della nuova cartella infermieristica dopo idoneo<br />
periodo di monitoraggio.<br />
Interventi<br />
• Analisi della cartella attualmente in uso e rilievo delle<br />
esigenze degli operatori del servizio<br />
• raccolta di bibliografia, linee guida e cartelle cliniche<br />
già utilizzate in altre realtà<br />
• elaborazione di una prima bozza di cartella infermieristica<br />
comprendente la parte di raccolta delle informazioni,<br />
identificazione dei bisogni, formulazione degli<br />
obiettivi, pianificazione delle attività diario infermieristico<br />
e valutazione dei risultati.<br />
• discussione dell’elaborato con il responsabile del servizio<br />
e con lo staff infermieristico.<br />
• utilizzo del nuovo strumento per un periodo concordato<br />
e realizzazione delle modifiche necessarie<br />
• adozione della nuova cartella infermieristica per tutti i<br />
pazienti seguiti.<br />
Registro informatico dello stato di servizio dei farmacisti<br />
titolari/direttori/collaboratori<br />
Manifestazione del problema<br />
1 aspetto La vigente legislazione in materia sanitaria<br />
conferisce alle <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, e quindi nella fattispecie,<br />
al Servizio Farmaceutico Territoriale, l’obbligo di tenuta<br />
di un apposito Registro comprovante il servizio prestato<br />
dai farmacisti dipendenti, sulla base di quanto comunicato<br />
dal Titolare/Direttore della farmacia, ai sensi di<br />
quanto disposto dall’art. 32 del regolamento per il servizio<br />
farmaceutico approvato con regio decreto n.1706138,<br />
come modificato dall’art.12 del D.P.R. n.1275171.<br />
Oltre alla tenuta del Registro di cui sopra, al sopra citato<br />
Servizio compete anche l’espletamento di attività certificative<br />
riguardanti lo stato di servizio dei Titolari/Direttori/Collaboratori,<br />
di cui al terzo comma dell’art. 5 del<br />
D.P.R. n.1275171, la pratica professionale dei professionisti<br />
praticanti, effettuando anche periodiche verifiche<br />
sull’effettivo svolgimento della pratica stessa, ai sensi<br />
dell’art. 12 della L. 475168, come modificato ed integrato<br />
dall’art 6 della L. 892184, e dailf13 della L. 362191, nonchè<br />
le certificazioni di titolarità e di ruralità.<br />
Il sistema in uso prevede l’archiviazione della documentazione<br />
cartacea in appositi faldoni. Il rilascio della certificazione<br />
(su istanza) avviene grazie all’attività della fase<br />
preliminare, finalizzata al reperimento dei dati di interesse<br />
all’interno di detto archivio. Considerata l’ufficialità<br />
rivestita dalla documentazione rilasciata (il certificato),<br />
attività della fase preliminare è da considerarsi un’attività<br />
complessa, di grande scrupolosità e che richiede un<br />
cospicuo dispendio di tempo. Si pensi, per esempio, a<br />
quando risulti necessario dover ricostruire percorsi lavorativi<br />
che tengano conto sia di aspetti legati alla mobilita<br />
del richiedente (l’utente farmacista), sia legati alle diver-<br />
38 39<br />
Referente<br />
Renato Girardello<br />
Assistente amm.vo<br />
U.O. Farmaceutica Territoriale - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Maria Paola Cariolato<br />
Farmacista Dirigente<br />
U.O. Farmaceutica Territoriale - Ospedale<br />
Chiara Vencato<br />
Farmacista<br />
U.O. Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />
Distretto Socio Sanitario<br />
se qualifiche ricoperte, o piuttosto al tipo di rapporto di<br />
lavoro prestato, ecc.<br />
2 aspetto Il Servizio Farmaceutico Territoriale è inoltre<br />
impegnato nell’attività ispettiva sulle farmacie convenzionate,<br />
ai sensi di quanto previsto dall’art. 16 della Legge<br />
Regionale 78/80.<br />
In corso d’ispezione è necessario riportare a verbale dei<br />
dati riguardanti la dotazione organica della farmacia,<br />
verificando al contempo che il Titolare/Direttore abbia<br />
provveduto a trasmettere all’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> la prevista documentazione,<br />
ai sensi di quanto disposto dalla L. 475168<br />
e dal D.P.R. n. 1275171. Va precisato che tale documentazione<br />
risulta, fra l’altro, indispensabile ai fini del rilascio<br />
delle certificazioni di cui sopra, e che il mancato adempimento<br />
da parte del Titolare/Direttore e sanzionabile<br />
(art. 358, T.U.L.S., come modificato con D.Lvo 196199).<br />
Come si può evincere, ogni qualvolta la Commissione si<br />
reca in visita ispettiva risulta necessario ricostruire una<br />
sorta di “storico” della farmacia ispezionata.Si possono<br />
confermare anche in questo caso le difficoltà esposte al<br />
punto precedente.<br />
3 aspetto E’ ormai risaputo che l’archiviazione e conservazione<br />
dei dati su documento cartaceo presenta forti<br />
criticità. Solo per citarne alcune:<br />
• la deperibilità del documento cartaceo rappresenta da<br />
sempre un grosso dilemma, in modo particolare per le<br />
Pubbliche Amministrazioni su cui gravano precise ed<br />
inderogabili disposizioni di legge<br />
• la ricerca dei dati è resa difficoltosa dall’inevitabile archiviazione<br />
di tipo sequenziale che ne ostacola la fruibilità
Distretto Socio Sanitario<br />
• la conservazione del documento cartaceo richiede,<br />
molto spesso, spazi da destinare ad archivio di ampie<br />
dimensioni e di sempre più difficile reperibilità.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Il gruppo di lavoro, quindi, posti i problemi di cui sopra<br />
ha ritenuto importante individuare un nuovo modello<br />
di archiviazione dei dati, più efficiente ed efficace, che<br />
permetta di superare le criticità sopra evidenziate ed in<br />
particolare: che consenta di estrarre i dati di interesse<br />
in modo più preciso, più rapido e meno laborioso che<br />
consenta di ottimizzare il servizio rivolto all’utente farmacista<br />
(certificazione più precisa e in tempi più rapidi),<br />
migliorando gli aspetti legati all’attività della fase preliminare,<br />
che risulta di fondamentale importanza nel reperimento<br />
dei dati di interesse per la certificazione dello<br />
stato di servizio dei Titolari/Direttori/Collaboratori di<br />
farmacia, della pratica professionale dei professionisti<br />
praticanti, nonchè delle certificazioni di ruralità e di titolarità<br />
che sia di ausilio all’attività della fase preliminare,<br />
che risulta fondamentale per reperire i dati di interesse<br />
della dotazione organica delle farmacie, con particolare<br />
riferimento all’attività della Commissione Ispettiva e<br />
all’attività di controllo sulla trasmissione della documentazione<br />
obbligatoria da parte dei Titolari/Direttori che<br />
consenta quindi di ottimizzare l’attività lavorativa delle<br />
risorse umane impiegate (operatori del Servizio Farmaceutico<br />
Territoriale/Commissione Ispettiva) che permetta<br />
di prevenire la perdita di dati legata al deterioramento/smarrimento<br />
del documento cartaceo.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Analisi del problema:<br />
• difficoltà e complessità per reperire i dati di interesse<br />
• tempistica lunga per l’espletamento della pratica<br />
• possibile imprecisione e rischio di difformità con precedenti<br />
certificazioni<br />
• possibile deterioramento della documentazione cartacea<br />
agli atti e conseguente perdita di dati<br />
• possibile smarrimento della documentazione cartacea<br />
agli atti e conseguente perdita di dati<br />
• possibili inadempienze riconducibili alla difficoltà e complessità<br />
per reperire i dati di interesse.<br />
Cause del problema:<br />
• Sistema di archiviazione obsoleto<br />
Obiettivo<br />
Alla luce di quanto sopra esposto, il gruppo di lavoro<br />
ha individuato, progettato e realizzato, un nuovo modello<br />
di archiviazione dei dati, che andrà gradualmente<br />
a sostituire il vecchio tipo di archiviazione. L’archivio viene<br />
quindi informatizzato grazie all’utilizzo di un DBMS<br />
(Data Base Management System) relazionale, realizzato<br />
attraverso il software applicativo Microsoft Access, il più<br />
diffuso sistema di gestione di basi di dati per l’ambiente<br />
Microsoft Windows. Il nuovo Registro Informatica consentirà<br />
di superare le criticità evidenziate nei punti precedenti,<br />
e attraverso semplici interrogazioni permetterà<br />
di acquisire i dati di interesse in tempo reale, senza dover<br />
scartabellare l’archivio cartaceo.<br />
Strategia<br />
Elenco delle azioni da intraprendere per il raggiungimento<br />
dell’obiettivo:<br />
40<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
• analisi del problema per definire le azioni da intraprendere<br />
• individuazione del nuovo modello<br />
• progettazione e realizzazione del DBMS<br />
• interrogazione del DBMS<br />
• immissione nuovi dati nel DBMS.<br />
Interventi<br />
Tipo di azione<br />
Analisi del problema: per pianificare<br />
le azioni da intraprendere per la realizzazione<br />
di un nuovo tipo di archiviazione<br />
dei dati<br />
Individuazione del nuovo modello: viene<br />
decisa di creare un nuovo archivio di<br />
tipo informatico mediante un DBMS<br />
Fase di progettazione e realizzazione del DBMS<br />
Raccolta dei requisiti: per l’individuazione<br />
delle caratteristiche<br />
deil’applicazione (interazione con<br />
gli utenti dell’applicazione, raccolta<br />
di tutta la dccumentazione esistente:<br />
modulistica, procedure aziendali,<br />
normative, regolamenti, ecc).<br />
Analisi dei requisiti: procedendo<br />
per raffinamenti successivi allo<br />
scopo di individuare gli aspetti<br />
essenziali.<br />
Individuazione di un software applicativo<br />
adeguato allo scopo:<br />
nella fattispecie viene deciso di<br />
utilizzare il software applicativo MicrosofiAccess,<br />
il più diffuso sistema<br />
di gestione di basi di dati per<br />
l’ambiente Microsoft Windows.<br />
Realizzazione, vengono create:<br />
•le tabelle (attributi domini e chiavi) e<br />
le relative relazioni (cammini di join)<br />
•le maschere le query (applicazione<br />
di particolari criteri e ordinamento<br />
dei campi)<br />
•i report<br />
•le macro<br />
Popolamento delle tabelle: dopo<br />
aver definito le tabelle le stesse<br />
vengono popolate con l’nserimento<br />
di tuple. I dati inseriti provengono<br />
dalla documentazione<br />
agli atti, riguardante i Titolari/Direttori/Collaboratori<br />
di farmacia.<br />
Verifi che e analisi di funzionamento:<br />
Viene verificato che tutto<br />
funzioni correttamente. Viene verificata<br />
l’architettura delle tabeliee<br />
relative relazioni, la congruita<br />
degli affributi, dei dominie delle<br />
chiavie, se necessario, vengono<br />
appottate delle modifiche. Considerata<br />
inoltre l’importanza dei<br />
dati contenuti nell’archivio viene<br />
decisa di proteggere (psswor@<br />
l’accesso al dabbase.<br />
Soggetti<br />
interessati Durata<br />
Intero<br />
gruppo<br />
di lavoro<br />
Intero<br />
gruppo<br />
di lavoro<br />
Renato<br />
Girardello<br />
Intero<br />
gruppo<br />
di lavoro<br />
Intero<br />
gruppo<br />
di lavoro<br />
Renato<br />
Girardello<br />
Renato<br />
Girardello<br />
Intero<br />
gruppo<br />
di lavoro<br />
2 giorni<br />
1 giorno<br />
7 giorni<br />
3 giorni<br />
1 giorno<br />
10 giorni<br />
30 giorni<br />
2 giorni<br />
Studio epidemiologico della cronicità infantile:<br />
malattie croniche e rare in età pediatrica<br />
presenti nel territorio <strong>Ulss</strong> 5<br />
Manifestazione del problema<br />
In questi ultimi decenni molto si è parlato, e si parla, delle<br />
problematiche socio-sanitarie dell’anziano, mentre vi<br />
è stata minore attenzione e poco o niente si conosce<br />
dello stato di salute della popolazione pediatrica.<br />
E’ evidente come i progressi ottenuti negli ultimi vent’anni<br />
dalle cure intensive dedicate al neonato, e nel campo<br />
delle malattie rare, abbiano portato un decisivo incremento<br />
della sopravvivenza della popolazione pediatrica,<br />
unitamente ad un aumento del numero di bambini<br />
affetti da patologia cronica.<br />
Fino ad oggi nell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 non sono stati fatti studi<br />
o indagini epidemiologiche su quali e quante fossero le<br />
patologie presenti nella popolazione pediatrica.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Lo scopo dello studio effettuato è di conoscere l’intensità<br />
e la tipologia dei casi pediatrici affetti da patologia<br />
cronica/rara della nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, attraverso<br />
un’analisi descrittiva, effettuata in un determinato momento.<br />
Uno studio epidemiologico di questo tipo permette di<br />
conoscere qual è la prevalenza percentuale delle malattie<br />
croniche/rare presenti nella popolazione pediatrica<br />
del nostro territorio e di avere un quadro sulle diverse<br />
patologie rare, spesso di origine genetica, distribuite<br />
nel nostro territorio. Conoscere la tipologia dell’utenza<br />
pediatrica permette di ottimizzare gli strumenti assistenziali<br />
e quantificare risorse.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il fine dell’elaborato in allegato è quello di essere stru-<br />
41<br />
Referente<br />
Andreina Raschietti<br />
Infermiere Esperto - Caposala<br />
Posizione Organizzativa Area Territoriale - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Laura Vignaga<br />
Assistente sanitaria U.O.C. Materno infantile<br />
U.O.S Pediatria di comunità - Ospedale<br />
Venceslao Ambrosini<br />
Dirigente Medico<br />
U.O.C. Materno infantile - Ospedale<br />
Distretto Socio Sanitario<br />
mento traversale tra vari operatori coinvolti nella tutela<br />
della salute infantile: Pediatri di Libera Scelta, Reparti di<br />
Pediatria, Servizi Socio Sanitari, Assistenza Domiciliare,<br />
ecc. Si tratta di un primo tentativo per dare una visuale<br />
quantitativa il più vicina possibile alla realtà territoriale,<br />
vista la difficoltà di reperire dati troppo spesso frammentari<br />
o legati a codici che non danno il senso della<br />
tipologia della sofferenza legata a patologie che troppo<br />
spesso si pensano rare. Questo inoltre è uno strumento<br />
di osservazione che può migliorare la collaborazione e il<br />
coordinamento tra i vari servizi intra ed extra <strong>Ulss</strong> comprese<br />
le Associazioni di genitori con figli con patologia<br />
invalidante.<br />
Obiettivo<br />
• Far conoscere, sensibilizzare ed informare tutti gli operatori<br />
che si occupano di salute Materno-Infantile, pediatri<br />
libera scelta, operatori sociosanitari, amministratori<br />
pubblici, cittadini e famiglie sulla prevalenza ed<br />
incidenza della patologia invalidante pediatrica nella<br />
nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>. Uno studio accurato dell’utenza<br />
permette infatti di capire le necessità della popolazione<br />
e i bisogni emergenti, pianificare ed indirizzare le<br />
risorse in modo equo e finalizzato a supportare il peso<br />
ed il carico sociale sulle famiglie stesse.<br />
• Attivare all’interno dell’<strong>Azienda</strong>, una volta documentato<br />
e quantificato il bisogno, un punto di riferimento<br />
per le famiglie con nuovi nati con patologia invalidante<br />
e/o rare al fine di dare immediate informazioni,<br />
comunicazioni ed indicazioni tempestive e corrette su<br />
dove e a chi fare riferimento per la richiesta di presidi e<br />
materiali sanitari, sulla presa in carico e gestione a do-
Distretto Socio Sanitario<br />
micilio della patologia subito dopo le dimissioni dalle<br />
strutture ospedaliere o universitarie. La possibilità di<br />
dedicare una figura, quale può essere un’Assistente sanitaria<br />
che, nell’ambito dell’area materno-infantile della<br />
<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, recepisca unitariamente i bisogni di<br />
aiuto sociosanitario che provengono dalla famiglia del<br />
piccolo paziente e le richieste prescrittive delle Patologie<br />
neonatali in materiale tecnico-sanitario, permette<br />
di contenere il disagio o l’iniziale senso di abbandono<br />
e di smarrimento che quasi naturalmente scaturisce in<br />
queste famiglie dopo le dimissioni dalla clinica, di ridurre<br />
il peregrinare da un servizio all’altro alla ricerca di<br />
informazioni, di dare un punto unitario di riferimento,<br />
di immediato sostegno e supporto ai bisogni, guidando<br />
correttamente la famiglia alla fruizione dei servizi<br />
dell’<strong>Azienda</strong> UIss.<br />
Strategia<br />
Per la realizzazione del progetto è stato necessario effettuare:<br />
1 La raccolta dei dati<br />
Sono stati raccolti i dati inerenti alla popolazione pediatrica<br />
di anni 0-14 anni alla data 8 Giugno 2006.<br />
Per la raccolta dei dati è stata necessaria un’indagine<br />
multi fonte:<br />
• raccolta dati delle esenzioni per patologia, in anagrafica<br />
dell’<strong>Ulss</strong> da fonte CED<br />
• raccolta dati sulle malattie rare grazie alla collaborazione<br />
del Registro Malattie Rare Regione Veneto Unità di<br />
Epidemiologia e Medicina di Comunità Dipartimento<br />
di Pediatria Università di Padova<br />
• consultazione delle cartelle presso l’ufficio invalidi dell’<strong>Ulss</strong><br />
• contatto con i servizi socio assistenziali del territorio<br />
alla ricerca dei pazienti seguiti<br />
• contatto con l’Unione italiana Ciechi provincia di Vicenza<br />
• raccolta dati sui pazienti in ADI presso i Servizi di Assistenza<br />
Domiciliare Integrata.<br />
Mettendo insieme tali dati si è riuscito a definire in maniera<br />
più vera possibile la casistica delle Patologie (anche<br />
se può rimanere un qualche margine di errore). Non<br />
esiste, infatti, un unico flusso informativo sulla cronicità.<br />
2 Formulare una classificazione:<br />
La classificazione dei casi è stata fatta seguendo:<br />
• per le malattie croniche (TAB 2): la tabella di Classificazione<br />
Internazionale delle malattie e condizioni croniche<br />
(ICD-9-CM)<br />
• per le malattie rare( TAB l): la classificazione con codice<br />
di esenzione ex al]. l D.M. 279/01 nel quale le malattie<br />
rare sono divise in 13 raggruppamenti ICDM-CM:<br />
• malattie infettive e parassitarie (ICD 001-139) tumori<br />
(ICD 140-239) malattie delle ghiandole endocrine, della<br />
nutrizione, del metabolismo e disturbi immunitari<br />
(ICD 240-279)<br />
• malattie del sangue e degli organi ematopoietici(ICD<br />
280-289)<br />
• malattie del sistema nervoso e degli organi di senso<br />
(ICD320- 389)<br />
• malattie del sistema circolatorio (ICD 390-459)<br />
42<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
• malattie dell’apparato digerente (ICD 520-579)<br />
• malattie dell’apparato genito-urinario (ICD 580-629)<br />
malattie della pelle e del tessuto sottocutaneo (ICD<br />
680-709)<br />
• malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo<br />
(ICD 710-739)<br />
• malformazioni congenite (ICD 740-759)<br />
• alcune condizioni morbose di origine perinatale (ICD<br />
760-779)<br />
• sintomi, segni e stati morbosi mal definiti (ICD 780-<br />
799).<br />
L’elenco delle patologie è strutturato, a sua volta, in 4<br />
colonne:<br />
• nella prima a sinistra è riportato il codice di esenzione<br />
che ècostituito da lettere e numeri; la prima lettera è<br />
R (rara), la seconda è riferita al raggruppamento ICD9-<br />
CM (a per 1, b per 2), la terza lettera è presente solo nel<br />
caso di famiglia di patologie ed è la lettera G; seguono<br />
i numeri (3 nel caso di famiglia e 4 negli altri casi)<br />
• nella seconda colonna è riportata la definizione di malattia<br />
e/o gruppo<br />
• nella terza colonna sono riportati alcuni esempi (non<br />
esaustivi) di malattie afferenti al gruppo<br />
• nella quarta sono riportati i sinonimi delle malattie<br />
(non esaustivi).<br />
Per l’indagine all’interno dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 nella tabella<br />
di raccolta dati per le malattie rare sono stati riportati il<br />
codice patologia, la definizione di malattia e/o gruppo e<br />
le malattie afferenti al gruppo; mentre sono state omesse<br />
la terza e quanta colonna in quanto non esaustivi e<br />
non rilevanti al fine del nostro studio epidemiologico.<br />
• una ulteriore classificazione (TAB 3) è stata necessaria<br />
per includere alcune patologie non classificate con codici<br />
di esenzione per malattia cranica o rara. Tali patologie<br />
erano classificate con codice di invalidità (generalmente<br />
perché appunto, considerate invalidanti).<br />
Questi dati sono stati estrapolati dalle diagnosi riportate<br />
nei verbali delle cartelle dell’ufficio invalidi.<br />
A queste patologie è stato assegnato il codice ICD-X<br />
in funzione della tabella e Grafico 7 riassuntivi.<br />
• La TAB e Grafico 7 riassume per gruppo le patologie<br />
seguendo la nuova classificazione statistica internazionale<br />
delle malattie e dei problemi sanitari correlati<br />
ICD-X.<br />
3 Effettuare un’analisi:<br />
Nella nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> alla data del 6/6/2006 risultano<br />
25.399 assistiti, nella fascia di età da O a 14 anni.<br />
In totale i bambini di 0-14 anni affetti da patologia sono<br />
643. Un dato interessante emerso dallo studio, è che<br />
la prevalenza percentuale delle malattie croniche/rare<br />
presenti nella popolazione pediatrica (0-14 anni) è del<br />
il 2,53%.<br />
Dallo studio risulta che i bambini affetti da malattia rara<br />
certificata sono 119. Le manifestazioni legate alla malattia<br />
rara sono unicamente classificate con il nome della<br />
malattia,che ne raggruppa tutte le caratteristiche e sfaccettature.<br />
A volte però alla malattia rara si può associare<br />
una patologia non prevista ( per esempio S. di Down +<br />
leucemia), e quindi viene calcolata due volte. I soggetti<br />
con patologia cronica sono 460 tenendo presente che<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
un paziente può presentare più diagnosi contemporaneamente<br />
(per esempio un bambino può essere affetto<br />
sia da diabete insulino - dipendente, che da malformazione<br />
cardiaca), e viene registrato quindi con 2 esenzioni<br />
distinte. Ai due dati menzionati si devono sommare 111<br />
casi classificati con codice di invalidità ai quali è stato<br />
assegnato successivamente il codice ICD- X (tab 3) al<br />
fine di effettuare un elenco omogeneo per gruppo di<br />
patologie. Nei conteggi non sono stati considerati le<br />
esenzioni per prematurità (Cod. 040 “neonati prematuri,<br />
immaturi, con ricovero in terapia intensiva neonatale per<br />
i primi 3 anni di vita”) considerando che può essere una<br />
patologia di transizione.<br />
Interventi<br />
Contatto con i vari servizi1 uffici per definire in maniera<br />
più vera possibile, incrociando i dati raccolti dalle varie<br />
fonti, la casistica delle patologie (anche se può rimanere<br />
un qualche margine di errore o dato mancante). Non<br />
esiste, infatti, un unico flusso informativo sulla cronicità.<br />
43<br />
Distretto Socio Ospedale Sanitario
Distretto Socio Sanitario<br />
Uno strumento comune e condiviso per defi nire<br />
il progetto di vita delle persone con disabilità<br />
Referente<br />
Lino Zambolin<br />
Psicologo Unità operativa disabilità in età adulta<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Collaboratori<br />
Vania Orsato<br />
Educatore<br />
Unità operativa disabilità in età adulta<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Lucia Peron<br />
infermiera professionale<br />
Distretto Socio-Sanitario<br />
Manifestazione del problema<br />
Il problema si presenta nel momento in cui gli operatori<br />
individuano e tratteggiano, per gli utenti, le linee di un<br />
progetto di vita specifico e personale proprio di un intervento<br />
educativo.<br />
Per approntare un progetto educativo significativo per<br />
l’utenza si à riscontrato di non avere a disposizione uno<br />
strumento pratico e flessibile in grado di offrire ai diversi<br />
operatori un quadro complessivo esauriente degli<br />
effettivi bisogni della persona, e capace di indicare gli<br />
elementi chiari e precisi da perseguire come obiettivo<br />
realistico e funzionale alla crescita dell’autonomia personale.<br />
Nell’attuazione del progetto di vita per l’utenza si sono<br />
riscontrati pertanto i seguenti aspetti problematici:<br />
• l’essere sprovvisti di uno strumento comune a tutti gli<br />
operatori e in grado appunto di codificare in modo organico<br />
e sistematico le informazioni e le notizie esemplificative<br />
dello stato di salute della persona come inteso<br />
dall’O.M.S.<br />
• la percezione della necessita di sviluppare tra operatori<br />
un linguaggio comune per condividere un progetto<br />
operativo unico e univoco frutto del contributo delle<br />
diverse figure professionali (operatori di assistenza, assistenti<br />
sociali, psicologi, educatori, infermieri, medici,<br />
fisioterapisti ...) e occasione di un sistematico confronto<br />
• il rischio (da evitare) di interventi non sinergici e quindi<br />
che possono peccare di incoerenza e di non tempestività.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Un progetto di vita, inteso come progetto educativo,<br />
trova significato dalla valorizzazione delle potenzialità<br />
presenti in ogni individuo. Per analizzare con adeguatezza<br />
la situazione personale e/o familiare e opportuno<br />
non essere condizionati da criteri stereotipati o paure,<br />
da letture diagnostiche improprie, da considerazioni ristrette.<br />
Da quanto esaminato à nato l’impegno a realizzare uno<br />
strumento di lavoro che:<br />
• garantisca pertinenza, completezza e specificità agli<br />
interventi degli operatori e prevenga azioni imprecise,<br />
ambigue e di scarsa incisività<br />
• permetta di coinvolgere i familiari condividendo obiettivi<br />
e modalità operative.<br />
Ci si propone pertanto di condividere e di consolidare<br />
come prassi, l’utilizzo di un’ottica di lavoro che pone<br />
al centro dell’intervento la persona con tutte le sue<br />
componenti,e permetta di agire nel seguente modo:<br />
• secondo un’ottica di integrazione tra gli ambiti sanitari<br />
e sociali<br />
• in conformità alla richiesta di pertinenza del progetto<br />
alle norme di accreditamento stabilite dalla Regione<br />
Veneto per ogni singola struttura<br />
• a favore di un intervento sinergico come prodotto del<br />
lavoro d’equipe finalizzato a cogliere in tempi brevi e<br />
congrui le reali esigenze, i reali bisogni, le reali richieste<br />
della persona e/o del nucleo familiare<br />
• a promozione di un intervento integrato che valorizzi i<br />
contributi delle diverse figure professionali, condiviso<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
tra i destinatari dell’intervento, la famiglia e gli operatori<br />
coinvolti e in sintonia tra le strutture territoriali<br />
interessate al caso.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Gli operatori nel prevedere e nel definire il loro intervento,<br />
gli ambiti personali e sociali su cui operare, possono<br />
fare riferimento talvolta a notizie incomplete, a deduzioni<br />
personali e, a volte, a scelte imprecise. Pertanto il risultato<br />
dell’intervento potrebbe, pur manifestandosi sempre<br />
utile e positivo, perdere efficacia e incisività e non essere<br />
adeguatamente circostanziato in quanto non colto in tutti i<br />
suoi aspetti e non condiviso tra tutte le figure professionali<br />
coinvolte. Il lavoro d’equipe, se salvaguardato e avvalorato<br />
come previsto dal presente progetto, garantisce una comunicazione<br />
fluida condivisa e coerente con gli interventi<br />
previsti evitando canali comunicativi e sistemi di codificazione<br />
diversificati e tendenzialmente divergenti.<br />
La presenza di differenti messaggi comunicativi causa una<br />
riduzione del conseguimento del grado di benessere ricercato<br />
per l’utente e compromette gli esiti di efficacia del<br />
lavoro svolto con conseguente perdita o riduzione della<br />
motivazione dell’operatore e allungamento dei tempi di<br />
risposta ai bisogni rilevati.<br />
Obiettivo<br />
La finalità dell’intervento consiste nella preparazione e<br />
nella messa in rete all’interno dell’U.O. Disabilità in Età<br />
Adulta di uno strumento di rilevazione dei bisogni della<br />
persona con disabilità per la determinazione delle risposte<br />
da offrire.<br />
Con l’attuazione di questo progetto ci si propone pertanto<br />
i seguenti tre obiettivi:<br />
1 dotare tutti gli operatori dell’Unità Operativa Disabilità<br />
in Età Adulta di uno strumento di screening della<br />
situazione degli utenti e di rilevazione delle potenzialità<br />
a livello biopsicosociale<br />
2 fornire un traduttore univoco alle varie strutture che<br />
operano a favore della disabilità adulta in grado di indicare<br />
e di circostanziare le risposte socio educative ai<br />
bisogni riscontrati<br />
3 garantire agli interventi messi in atto pertinenza e specificità<br />
rapidità di messa in opera, facilità nella verifica<br />
e nella valutazione periodica<br />
4 promuovere la collaborazione con i familiari della persona<br />
con disabilità valorizzandola come risorsa.<br />
Strategia<br />
La realizzazione del progetto prevede l’attuazione delle<br />
seguenti azioni:<br />
1 individuazione e coinvolgimento in lavoro di gruppo<br />
di tutte le figure professionali interessate (medico, psicologo,<br />
assistente sociale, educatore, fisioterapista,<br />
infermiere professionale, operatore di assistenza)<br />
2 esplicitazione delle varie metodologia operative utilizzate<br />
dalle singole strutture per la raccolta di informazioni<br />
e per la strutturazione dell’intervento<br />
3 conoscenza delle indicazioni date dalla Regione in<br />
materia di accreditamento e presa visione della classificazione<br />
della funzionalità come stabilita dall’O.M.S.<br />
4 stesura di uno strumento di rilevazione dati e di informazioni<br />
con caratteristiche di unicità e di univocità<br />
5 individuazione dei tempi e delle modalità di sperimentazione<br />
44 45<br />
Distretto Socio Ospedale Sanitario<br />
6 valutazione del percorso sperimentato<br />
7 coinvolgimento delle strutture UIss a gestione diretta<br />
ed in convenzione che operano in ambito di disabilità<br />
adulta per far conoscere lo strumento e confrontarsi<br />
sulla metodica sperimentata<br />
8 verifica dell’intero progetto.<br />
Interventi<br />
1 Creazione di un gruppo di lavoro operativo (vedi elenco<br />
in allegato) per la realizzazione di uno strumento<br />
unico ed univoco; il gruppo di lavoro e composto da<br />
uno o due rappresentanti, delle diverse figure professionali<br />
e delle strutture per la disabilità adulta, ed e<br />
costituito da no 15 operatori (4 mesi).<br />
2 Confrontarsi con le indicazioni date dalla Regione Veneto<br />
rispetto all’accreditamento e con quanto indicato<br />
e proposto dall’ICF:Classificazione Internazionale del<br />
Funzionamento, della Disabiliti e della Salute (3 mesi).<br />
3 Condivisione di un sistema di raccolta delle informazioni<br />
e delle notizie sulla persona in base al modello<br />
biopsicosociale che prende in considerazione: l’integrità<br />
delle funzioni e strutture corporee, la capacità di<br />
svolgere delle attività la possibilità di partecipare alla<br />
vita sociale. Le informazioni che vengono date dalla<br />
diagnosi medica, non sono giudicate sufficienti per<br />
avere il reale quadro funzionale (aspetti positivi e negativi)<br />
della persona; e quindi fondamentale mettere<br />
a disposizione un “linguaggio internazionale” comune<br />
non solo tra servizi diversi ma anche tra tutte le figure<br />
professionali implicate (2 mesi).<br />
4 Stesura dettagliata dello strumento operativo di rilevazione<br />
funzionale (2 mesi).<br />
5 Sperimentazione dello strumento in base a criteri concordati<br />
(2 mesi).<br />
6 Valutazione della sperimentazione tra i diversi servizi<br />
coinvolti dell’unità operativa (2 mesi).<br />
7 Informazione ed aggiornamento del progetto realizzato<br />
anche alle strutture esterne in convenzione con<br />
l’Ente (3 mesi).<br />
8 Verifica dell’intero percorso e consolidamento del<br />
progetto (1 mese).
Ospedale<br />
Realizzazione di un Sistema di rilevazione/gestione/<br />
monitoraggio in tempo reale delle Agende<br />
di Prenotazione dei Ricoveri Programmati<br />
Referente<br />
Annamaria Mussi<br />
Dirigente Medico<br />
Direzione medica ospedaliera - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Monica Borga<br />
Infermiero esperto<br />
Blocchi Operatoti<br />
Direzione medica ospedaliera - Ospedale<br />
Francesco Bartolan<br />
Coll. tecn. prof. esp.<br />
Servizio informatico<br />
Servizi generali<br />
Centri esterni<br />
Manifestazioni del problema<br />
Con la Legge 724/94 è stato definito l’obbligo di Istituire<br />
alcuni Registri, tra cui il Registro dei Ricoveri. I suddetti<br />
Registri sono soggetti a verifiche e ispezioni da parte<br />
delle autorità competenti. È stata inoltre sancita la facoltà<br />
del cittadino di “richiedere notizie sulle prenotazioni<br />
e sui relativi tempi di attesa”. Successivamente la seduta<br />
della Conferenza Stato Regioni del 11/07/2002 ha definito<br />
le classi di priorità per i ricoveri quale primo strumento<br />
finalizzato a garantire l’equità e la risposta tempestiva<br />
al bisogni dell’utente. Il Mattone “Tempi dl attesa” del<br />
Progetto Mattoni Istituito dal Ministero della Salute ha<br />
definito le linee guida per le agende di prenotazione<br />
del ricoveri ospedalieri programmabili. La Deliberazione<br />
della Giunta Regionale n.206612006 ha ulteriormente<br />
approfondito Il tema delle classi di priorità quale principio<br />
ispiratore non solo per l’erogatore ma soprattutto<br />
per il medico prescrivente. La Deliberazione di cui sopra<br />
sancisce l’obbligatorietà della complicazione dei campi<br />
-data di prenotazione” e “classe di priorità” all’interno<br />
della Scheda di Dimissione Ospedaliera a decorrere dal<br />
01/01/2007.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
L’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 intende attivare, a partire dal 01/01/2007,<br />
obbligatoriamente In tutte le UU.OO., la creazione e<br />
il mantenimento di una Agenda (specifica per U.O.) di<br />
Prenotazione dei Ricoveri Programmati. In un apposito<br />
documento (attualmente in bozza) intitolato “Procedura<br />
<strong>Azienda</strong>le per la gestione delle agende di prenotazione<br />
del ricoveri programmati” si definiscono metodologia,<br />
responsabilità e indicatori utili agli Operatori delle<br />
Fiorella Clarici<br />
Dirigente amm.vo<br />
Direzione amm.va ospedaliera<br />
Servizi generali<br />
Direzione medica ospedaliera Direzione amm.va ospedaliera servizio informatico<br />
UU.OO. per ia prenotazione del ricoveri programmati e<br />
la gestione delle liste di attesa, al fine di garantire che<br />
l’accesso ai ricoveri programmati avvenga secondo criteri<br />
di accessibilità, equità e trasparenza a tutela dei diritti<br />
dei Pazienti.<br />
Dal mese di gennaio 2007 - attraverso l’introduzione e<br />
la messa a regime della Procedura di Cartella Clinica<br />
Informatizzata - le UU.OO. avranno a disposizione uno<br />
strumento informatizzato agile nell’utilizzo e finalizzato<br />
alla gestione delle Agende In oggetto.<br />
Tale strumento genererà automaticamente le agende<br />
secondo le seguenti priorità:<br />
• classe (di priorità)<br />
• data di inserimento in lista.<br />
Nel rispetto di tutti i dettami della privacy è previsto,<br />
per la consultazione pubblica, la generazione di un elenco<br />
simile a quello a disposizione del Personale Sanitario<br />
ma privo di riferimenti personali che possano concorrere<br />
a rintracciare identità dei Pazienti; nel suddetto elenco<br />
ciascun Paziente potrà verificare via via la propria situazione<br />
all’interno del registro di prenotazione. Un effetto<br />
della compilazione on-line delle richieste dl ricovero<br />
da parte delle UU.OO. sarà l’immediato aggiornamento<br />
dell’Agenda relativa.<br />
Qualora la U.O. non abbia ancora implementato all’interno<br />
della propria organizzazione la Procedura dl Cartella<br />
Clinica Informatizzata, utilizzerà una modulistica<br />
cartacea per una prima gestione deIl’Agenda (metodo<br />
temporaneo). All’attivazione della Procedura di Cartella<br />
Clinica Informatizzata tale metodo sarà sostituito con<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
quello (definitivo) totalmente informatizzato (metodo<br />
finale). I dati inseriti con il metodo temporaneo non saranno<br />
oggetto delle analisi previste nel presente progetto.<br />
Lo startup della nuova procedura non assicura comunque<br />
un sofisticato controllo dei dati, che possono - una<br />
volta verificati - essere impiegati nella produzione di<br />
indicatori di efficacia e di efficienza che potrebbero<br />
contribuire al miglioramento del Servizio e, in ultima<br />
analisil, all’arricchimento delle informazioni disponibili a<br />
vantaggio della Direzione Strategica e all’identificazione<br />
di modalità dl omogeneizzazione delle attività nelle<br />
diverse UU.OO.<br />
Analisi dei problema e delle sue cause<br />
La raccolta, la compilazione e l’nvio delle richieste, la<br />
stesura, il mantenimento e la relativa visualizzazione del<br />
regi- nelle due modalità (pubblica e interna aziendale)<br />
rappresentano un insieme di operazioni obbligatorie al<br />
fine di soddisfare le richieste istituzionali. L’adozione di<br />
uno strumento informatica assicura principalmente la<br />
disponibilità in tempo reale di quanto inserito.<br />
Manca tuttavia uno strumento di monitoraggio che controlli<br />
la correttezza formale (inserimento nell’agenda secondo<br />
le specifiche istituzionali) e sostanziale (verifica,<br />
ove possibile, di eventuali non omogeneità) dei dati.<br />
Obiettivo<br />
Obiettivo del Progetto è la realizzazione di un Sistema<br />
informatizzato di gestione/monitoraggio che:<br />
• consenta l’inserimento via terminale delle richieste di<br />
ricovero programmato<br />
• generi automaticamente l’Agenda di prenotazione<br />
• verifichi in tempo reale la qualità dei dati inseriti (mediante<br />
un sistema codificato di controlli incrociati tra<br />
patologie, interventi/procedure, classi di priorità associate)<br />
• verifichi in tempo reale i tempi di attesa medi all’interno<br />
di ciascuna U.O. per classe di priorità.<br />
Il Sistema consentirà la definizione di varie forme di raggruppamento<br />
che saranno utilizzate nella reportistica,<br />
con indicatori rappresentati sia in forma tabellare (rappresentazione<br />
bidimensionale) che grafica (mediante<br />
istogrammi, torte e radar). In questo modo l’Ufficio preposto<br />
al controllo potrà approfondire la propria analisi,<br />
partendo da un generale punto di vista “aziendale” e<br />
focalizzandosi poi sul singolo Ospedale e, all’interno<br />
dello stesso, su ogni singola U.O.<br />
Il Sistema consentirà infine confronti - una volta identificati<br />
ricoveri con elementi comuni quali diagnosi e/o<br />
interventi/procedure - tra periodi differenti o UU.OO./<br />
situazioni comparabili (patologie, interventi/procedure,<br />
etc.) per segnalare eventuali non omogeneità nel trattamento<br />
dei Pazienti aventi ricoveri con caratteristiche<br />
“simili”, tenendo ovviamente conto della disponibilità<br />
dei posti letto e delle problematiche organizzative di<br />
sala operatoria.<br />
Strategia<br />
Lo startup della Procedura di Cartella Clinica di Reparto<br />
avverrà progressivamente nei quattro Presidi Ospedalieri<br />
secondo uno schema approvato dalla Direzione Strategica.<br />
Laddove avviata la Procedura sarà disponibile<br />
46 47<br />
Ospedale<br />
la funzionalità di gestione informatizzata delle Agende.<br />
Qualora la U.O. non sia ancora raggiunta dall’informatizzazione<br />
sarà istituito un Sistema basato su documenti<br />
cartacei (metodo TEMPORANEO) che verrà appena<br />
possibile sostituito con la funzionalità su indicata.<br />
Con l’attivazione nelle UU.OO. della funzionalità di<br />
gestione Agende all’interno della Procedura sarà implementato<br />
il Sistema (basato sull’applicativo Business<br />
Object) che consentirà la realizzazione in tempo reale<br />
delle analisi sopra indicate e le renderà disponibili in<br />
consultazione alla Direzione Strategica, alla Direzione<br />
Medica Ospedaliera e alla Direzione Amministrativa<br />
Ospedaliera.<br />
Interventi<br />
• Analisi della normativa precedente e di recente approvazione<br />
in materia di gestione delle liste di attesa<br />
luglio-agosto 2006<br />
• Ricognizione presso tutte le UU.OO. del Presidio Ospedaliero<br />
per verificare la situazione attuale<br />
agosto-settembre 2006<br />
• Incontri informativi/formativi con i Responsabili e i<br />
Capo Sala delle UU.OO.<br />
ottobre dicembre 2006<br />
• predisposizione del metodo TEMPORANEO da attivare<br />
dove non ancora implementata la Cartella Clinica<br />
Informatizzata<br />
entro 01 gennaio 2007<br />
• attivazione della funzionalità di Agenda all’interno della<br />
Procedura di Cartella Clinica Informatizzata (a partire<br />
da dicembre 2006) e attivazione dell’inserimento informatizzato<br />
delle richieste di ricoveri programmati (nelle<br />
UU.OO. raggiungibili)<br />
• prima analisi dei dati disponibili e identificazione di situazione<br />
comparabili<br />
entro marzo 2007<br />
• corso di business object agli implementatori del Sistema<br />
entro giugno 2007<br />
• realizzazione reportistia sulle analisi effettuate<br />
entro giugno 2007<br />
• messa in opera del Sistema per analisi in tempo reale<br />
entro dicembre 2007 (compatibilmente con l’attivazione<br />
della Procedura di Cartella Clinica Informatizzata all’interno<br />
delle UU.OO.)
Ospedale<br />
Ambulatorio Disfagie<br />
Referente<br />
Alessia Soattin<br />
Logopedista<br />
Dipartimento di Area Ortopedico-traumatologico e Riabilitativo U.O.A. di R.R.F. Ospedale di Lonigo<br />
Collaboratori<br />
Chiara Poggiali<br />
Assistente Sociale<br />
Direzione medica - Ospedale di Arzignano<br />
Ferruccio Savegnago<br />
Medico-fisiatra<br />
Dipartimento di Area Ortopedico-Riabilitativa<br />
U.O.A. RRF - Ospedale di Lonigo<br />
Manifestazioni del problema<br />
La disfagia è sicuramente uno dei problemi più importanti,<br />
per l’elevata frequenza e per le possibili complicanze<br />
(dalla broncopolmonite ab ingestis ai problemi<br />
nutrizionali: malnutrizione e disidratazione) che possono<br />
condizionare pesantemente lo stato di salute ed il recupero<br />
funzionale del paziente. La disfagia è un’alterazione<br />
di una delle fasi della deglutizione. È un problema<br />
importante che va affrontato con il coinvolgimento di<br />
diverse professionalità (medico, logopedista, infermiere...).<br />
Nello specifico la figura professionale che si occupa<br />
della valutazione e del trattamento della disfagia e il<br />
logopedista che agisce in seguito a diagnosi medica.<br />
È di fondamentale importanza riconoscere precocemente<br />
le alterazioni della funzione di deglutizione per poter<br />
eliminare rischi aggiuntivi che possano prolungare la<br />
degenza o diventare addirittura il quadro predominante<br />
nella patologia del paziente. Sono indispensabili una<br />
diagnosi precoce di disfagia ed un altrettanto tempestivo<br />
programma operativo. Al momento attuale, purtroppo,<br />
la valutazione e la gestione di questo sintomo<br />
non seguono sempre alteri corretti ed univoci. Inoltre, la<br />
presenza di SNG, PEG e/o cannula tracheale, può complicare<br />
ulteriormente la gestione del paziente disfagico,<br />
ponendo quesiti ai quali i sanitari devono essere in grado<br />
di rispondere adeguatamente. Anche l’informazione<br />
e le indicazioni da seguire per i familiari che seguiranno<br />
i pazienti a domicilio sono aspetti importanti e non sempre<br />
tenuti nella giusta considerazione.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
L’idea di realizzare un ambulatorio disfagie e scaturita<br />
dalla rilevazione quotidiana di disturbi della deglutizione<br />
correlati a problematiche neurologiche come ictus cerebrale<br />
o con altri quadri neurologici a genesi diverse (deterioramento<br />
cognitivo o malattie degenerative di altro<br />
genere) e dalle segnalazioni pervenute in sede di unità<br />
valutativa multidimensionale. La disfagia è un disturbo<br />
presente in numerose patologie di interesse medico<br />
e chirurgico. Circa il 12-13% dei pazienti ospedalizzati<br />
sono disfagici (Groher e Bukatman, 1986). Nell’ambito<br />
di diverse patologie neurologiche, la disfagia e un sintomo<br />
di frequente riscontro (Bucholz, 1987; Zald e Pardo,<br />
1999). Tuttavia la causa neurologica più frequente di<br />
disfagia è lo stroke, per il quale gli studi di prevalenza<br />
indicano percentuali variabili dal 25% al 45% (Gordon et<br />
al., 1987; Wade e Hewer, 1987).<br />
La presa in carico precoce e la gestione del disturbo<br />
disfagico riduce molto i rischi e assicura un migliore<br />
outcome (Odderson et al. 1996). Un’ampia serie di casi<br />
clinici ha dimostrato che l’8% dei pazienti con disfagia<br />
comparsa in corso di ictus era in grado di assumere<br />
nuovamente sostanze per os e nessuno ha manifestato<br />
una polmonite da aspirazione dopo un programma<br />
riabilitativo e nutrizionale mpensatorio (Horner et al.,<br />
1998). Anche le linee guida italiane per l’ictus cerebrale<br />
(SPREAD), forniscono alcune raccomandazioni per una<br />
corretta gestione di questo problema sottolineando che<br />
la disfagia, oltre a determinare un aumento della mortalità<br />
può causare un ritardo nell’inizio della riabilitazione,<br />
un aumento del carico assistenziale e di conseguenza<br />
un prolungamento dell’ospedalizzazione.<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il protocollo sperimentale delle dimissioni protette prevede<br />
che queste vengano attivate attraverso uno specifico<br />
modulo. Si e voluto analizzare i singoli moduli per<br />
verificare come venga segnalata la presenza di una disfagia.<br />
Idati rilevano come purtroppo, molte volte, essa<br />
sia da “intuire” attraverso altre patologie. La tabella indica<br />
come la disfagia, o le patologie ad essa correlate,<br />
vengano indicate nel modulo nella parte dedicata alla<br />
diagnosi o alla sintesi clinica e quante volte non venga<br />
segnalata ma emerga durante la discussione in sede di<br />
Unità Valutativa Multidimensionale.<br />
Per evidenziare quanto la disfagia, se opportunamente<br />
identificata, sia così frequente, riportiamo di seguito la<br />
dei pazienti per i quali è stata chiesta una valutazione<br />
logopedica e successivo trattamento per disturbi della<br />
deglutazione in seguito a lesioni neurologiche.<br />
Situazione del reparto di riabiabilitazione dell’ospedale<br />
di Lonigo<br />
Anno Percentuale<br />
Obiettivo<br />
Istituzione di un “ambulatorio disfagie” appropriato e<br />
qualificato per un corretto approccio alla disfagia, in<br />
risposta al cittadino a domicilio ricoverato (ospedale,<br />
struttura residenziale,...).<br />
Al fine di:<br />
• migliorare la qualità di vita del paziente<br />
• informare e formare il caregiver<br />
• favorire elementi conoscitivi per una umetta gestione<br />
della disfagia da parte del M.M.G.<br />
• ridurre lo stato di malnutrizione<br />
• ridurre gli impianti di P.E.G.<br />
• iniziare un trattamento precoce per la riduzione della<br />
nutrizione entraie permanente<br />
• ridurre i ricoveri, i tempi di ricovero e i decessi<br />
• ridurre la spesa sanitaria.<br />
Strategie<br />
1. Scelta, da parte del gruppo di progetto, di un gruppo<br />
di professionisti per l’inquadramento diagnostico, la<br />
valutazione ed il trattamento della disfagia (...).<br />
2. Definizione degli elementi organizzativi.<br />
3. Coinvolgimento degli altri servizi che ruotano intorno<br />
all’ambulatorio e dei M.M.G..<br />
4. Individuazione di strumenti di valutazione da utilizzare<br />
alle prime visite ed ai controlli.<br />
48 49<br />
2002<br />
2003<br />
2004<br />
2005<br />
Il 32% delle valutazioni logopediche<br />
erano per disfagia<br />
ll 23,7% delle valutazioni logopediche<br />
erano per disfagia<br />
ll 51,8% delle valutazioni logopediche<br />
erano per disfagia<br />
ll 37,3% delle valutazioni logopediche<br />
erano per disfagia<br />
Ospedale<br />
Interventi<br />
1.a Autorizzazione dell’ambulatorio disfagie con delibera,<br />
da parte del Direttore Medico e nomina del<br />
gruppo di progetto.<br />
1.b Incontro del gruppo di progetto con pneumologo<br />
ed infermiere del servizio patologie respiratorie.<br />
2.a Individuazione, insieme alla Direzione Medica, della<br />
sede, degli orari dell’ambulatorio, delle forme pubblicitarie,<br />
delle modalità di lavoro: ricevimento degli<br />
utenti, tipo di consulenze ai professionisti,...<br />
3.a Definizione di un protocollo di accesso all’ambulatorio<br />
disfagie.<br />
3.b Lettera informativa con allegato il progetto “ambulatorio<br />
disfagia” al servizio nutrizionale, al servizio<br />
infermieristico distrettuale, ai M.M.G., alle strutture<br />
residenziali.<br />
4.a Scelta di una scheda valutativa tra quelle già in uso.
Ospedale<br />
Archiviazione Informatizzata delle Radiografi e<br />
Referente<br />
Lucia Signorato<br />
Infermiera Professionale<br />
Unità Operativa di Radiologia<br />
Collaboratori<br />
Giovanna Marangon<br />
Patrizia Rauli<br />
Regina Zordan<br />
Siego Pierantoni<br />
Silvia Zordan<br />
Claudio Sassaro<br />
Dino Mettifogo<br />
Giama Campagnaro<br />
Manifestazioni del problema<br />
L‘U.O. di radiologia è presente in quattro sedi corrispondenti<br />
agli ospedali dell’<strong>Ulss</strong> 5.<br />
In ogni radiologia è presente un archivio per le radiografie<br />
gestito dal personale di segreteria.<br />
Vengono archiviati gli esami radiologici dei pazienti ricoverati,<br />
esami che possono essere stati eseguiti in sedi<br />
diverse rispetto a quelle del ricovero.<br />
L’esame radiologico generalmente segue il paziente<br />
quando questi fa una consulenza specialistica.<br />
La conseguenza è che la restituzione dei radiogrammi<br />
per l’archiviazione avviene in tempi non regolari e con<br />
modalità diverse e non sempre controllabili.<br />
Obiettivo<br />
E necessario ottenere un’unica modalità di archiviazione<br />
che possa essere condivisa dalle varie radiologie e che<br />
il personale di segreteria possa sapere in ogni momento<br />
se l’esame radiologico è stato archiviato e in quale<br />
radiologia.<br />
Strategia<br />
• Mantenere in ogni radiologia l’archivio. Ciò rende più<br />
semplice il lavoro d’archivio da parte del personale e<br />
maggiori gli spazi disponibili.<br />
• La restituzione dell’esame alla radiologia da parte dei<br />
reparti viene preso in consegna dalla segreteria del<br />
singolo ospedale.<br />
• Ogni singolo esame viene siglato all’interno del RIS (Sistema<br />
Informatizzato di Radiologia) sul “campo test” in<br />
modalità refertazione nel seguente modo: R (restituito)<br />
Data (gg/mm/aaaa) Ospedale (A-L-M-V).<br />
Interventi<br />
Ogni esame radiologico viene individuato da ogni singolo<br />
operatore della radiologia:<br />
• restituito<br />
• in data: gg/mm/aaaa<br />
• sede di archivio: Arzignano-Lonigo-Montecchio-Valdagno.<br />
Vengono evitate ricerche inutili qualora l’esame non sia<br />
presente negli archivi.<br />
La richiesta di consulenza degli esami o di copie risulta<br />
più rapida e facile.<br />
Manifestazioni del problema<br />
L’autodonazione, ovvero il predeposito di sangue ad uso<br />
trasfusionale, è pratica comune in chirurgia elettiva. Esso<br />
prevede la raccolta di almeno due unità di sangue intero<br />
in un periodo, compatibilmente con la conservazione del<br />
sangue, antecedente il ricovero del paziente.<br />
Presso la nostra azienda esso viene eseguito prevalentemente<br />
su pazienti ortopedici, spesso con difficoltà alla<br />
deambulazione per cui i due accessi in ospedale, necessari<br />
per la raccolta in tempi separati delle 2 uniti di sangue di<br />
norma richieste dal protocollo, possono essere particolarmente<br />
impegnativi per il paziente e i familiari che lo debbono<br />
accompagnare.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Il quotidiano approccio con pazienti, spesso deambulanti<br />
solo con l’ausilio di stampelle, cui talvolta anche il coricarsi<br />
sulle poltrone da donazione avviene con estrema difficoltà<br />
ci ha indotto a considerare se esistessero possibilità<br />
che, pur garantendo o meglio migliorando la qualità dei<br />
sangue raccolto per l’autotrasfusione, permettessero un<br />
minor disagio. Oltre a ciò abbiamo considerato il disagio,<br />
e relativo eventuale costo famigliare e/o sociale, di una<br />
persona costretta ad interrompere l’attività lavorativa per<br />
accompagnare il paziente in ospedale.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Nel corso del 2005 sono stati eseguiti, presso la nostra<br />
azienda 586 predepositi su 283 pazienti. Negli anni scorsi<br />
non è stato affrontato il problema in quanto non c’era a disposizione<br />
uno strumento adatto (separatore cellulare) ora<br />
operativo presso il Centro Raccolta Sangue di Montecchio<br />
Romilda Cattazzo<br />
IIPP Servizio Trasfusionale<br />
Carla Pellizzaro<br />
IIPP Servizio Trasfusionale<br />
Michelina Tamburro<br />
IIPP Servizio Trasfusionale<br />
50 51<br />
Referente<br />
Maurizio Soli<br />
Dirigente Medico<br />
Servizio Trasfusionale - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Paola Calvi<br />
Dirigente Medico<br />
Centro Immunotrasfusionale<br />
Alessandra Mengoni<br />
Dirigente Medico<br />
Centro Immunotrasfusionale<br />
Anna Signorin<br />
Tecnico Coordinatore<br />
Servizio Trasfusionale Ospedale<br />
Ospedale<br />
Autodonazioni con separatore cellulare<br />
Maggiore. Del resto, l’idea di applicare l’utilizzo del separatore<br />
all’autotrasfusione, in particolare al fine di garantire<br />
un miglior servizio ai pazienti (dimezzamento degli accessi<br />
in ospedale) è originale e non ci risulta al momento essere<br />
applicata in altri ospedali a livello nazionale. Tale metodologia<br />
operativa viene comunque consigliata nella Raccomandazione<br />
No R (95) 15 del Consiglio d’ Europa (Guide to<br />
the preparation, use and qualità assurance of blood components.<br />
12th edition 2006). Non tutti i pazienti possono<br />
essere considerati idonei all’autodonazione con separatore<br />
cellulare, infatti è controindicato in caso di persone con<br />
emoglobina troppo bassa, peso ridotto, accessi venosi<br />
non idonei, aritmie o altre patologie cardiache importanti.<br />
Obiettivo<br />
Applicare l’autodonazione con separatore cellulare al<br />
maggior numero possibile di pazienti idonei. Obiettio concomitante,<br />
per pochi pazienti selezionati su richiesta del<br />
chirurgo, il prelievo nella stessa seduta (multicomponent)<br />
di una aliquota di plasma-piastrine sufficiente a garantire<br />
la produzione di gel di piastrine da applicare nella sede<br />
di intervento per accelerare e migliorare l’esito della guarigione.<br />
Interventi<br />
Ad una prima fase di verifica relativa al grado di accettabilità<br />
ed all’entusiasmo dimostrato nei confronti della nuova<br />
procedura da parte di pazienti coinvolti si è proceduto ad<br />
analizzare, con il coinvolgimento del personale medico ed<br />
infermieristico, la fattibilità e l’impatto con la routine della<br />
nuova procedura. Si è proceduto poi ad una analisi dei costi<br />
benefici.
Progetto premiato<br />
Ospedale<br />
Cartella Radiologica Informatizzata<br />
Referente<br />
Cappellari Francesco<br />
Direttore<br />
U.O. Radiologia<br />
Collaboratori<br />
Evelino Zanella<br />
Antonino Cappello<br />
Paolo Sinigaglia<br />
Aldo Bari<br />
GianLuigi Bettega<br />
Pio Montagna<br />
Ivano Caldognetto<br />
Paola Cesaro<br />
Lucia Signorato<br />
GianErminio Rossetto<br />
Gabriella Bertinato<br />
AnnaMaria Corriero<br />
Rosalina Macilotti<br />
Grazia Gambin<br />
Michele Busato<br />
Marco Morsiani<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Manifestazioni del problema<br />
Dal 1 gennaio 2000 è attivo il R.I.S. ( Radiologic Information<br />
System) il quale gestisce la cartella del Paziente, è<br />
collegato all’Anagrafica <strong>Ulss</strong>, gestisce le prenotazioni degli<br />
esami radiologici, la loro esecuzione, la refertazione.<br />
Il R.I.S. è unico per tutte e quattro le Radiologie dell’<strong>Ulss</strong>.<br />
Questo permette ad ogni Segreteria della U.O. di Radiologia<br />
di prenotare, visualizzare e refertare gli esami<br />
radiologici sia del proprio Ospedale sia degli altri Ospedali.<br />
Da sempre in ogni Radiologia per ogni singolo Paziente<br />
viene creata un cosiddetta “Cartella radiologica” su<br />
supporto cartaceo che contiene le notizie cliniche e la<br />
motivazione all’esame e i referti degli esami radiologici.<br />
Il R.I.S. ha creato una uniformità di gestione del Paziente<br />
su ogni Radiologia, ma la cosiddetta Cartella radiologica<br />
cartacea di ogni singola U.O. di Radiologia è incompleta<br />
in quanto non contiene l’attività delle altre Radiologie<br />
che ritroviamo solo sul R.I.S. su supporto informatico.<br />
Obiettivo<br />
Si è evidenziata nel tempo la necessita di unificare la<br />
“Cartella Radiologica“ in un unico sistema condiviso e<br />
completo e utilizzabile in tempo reale e disponibile 24<br />
ore al giorno tra tutti e quattro gli Ospedali.<br />
Strategia<br />
• Ogni Sala diagnostica Radiologica, ogni postazione di<br />
Segreteria, ogni postazione di refertazione del Medico<br />
è stata fornita di computer collegato al R.I.S..<br />
• Il sistema R.I.S. è stato aggiornato e fornito di un “Campo”<br />
aggiuntivo che si apre per ogni singolo esame e<br />
sul quale il Medico scrive le notizie cliniche e le motivazioni<br />
all’esame del Paziente.<br />
• Questo Campo si visualizza solo con modalità specifica<br />
e non è visibile quando si consultano i soli referti<br />
o gli esami eseguiti e da eseguire e quindi permette<br />
la riservatezza dei dati e non compare mai nel referto<br />
cartaceo.<br />
• Questo Campo è disponibile in tempo reale in ogni<br />
Radiologia.<br />
52 53<br />
Ospedale
Ospedale<br />
Collocazione logistica dell’U.O.A. di Pronto Soccorso<br />
nello stabilimento ospedaliero di Arzignano<br />
Referente<br />
Renzo Franzolin<br />
Tecnico di laboratorio laureato<br />
Laboratorio Analisi Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Roberto Bosco<br />
Assistente Tecnico<br />
Ufficio Tecnico<br />
Servizi generali<br />
Francesco Tonin<br />
Tecnico di laboratorio<br />
Laboratorio Analisi Arzignano<br />
Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Ufficio strategico di Direzione, Direzione Medica, Ufficio Tecnico<br />
Manifestazioni del problema<br />
Attualmente I’U.O.A. di Pronto soccorso delta stabilimento<br />
ospedaliero di Arzignano e collocato all’inizio di<br />
un corridoio percorso da: pazienti, personale e utenti<br />
estranei al Servizio.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La sala di attesa per i pazienti che chiedono prestazioni,<br />
sia deambulanti che barellati, e dislocata fra una piccola<br />
sala, un mezzo corridoio ed il corridoio attraverso il quale<br />
passa il personale dipendente per accedere ai luoghi<br />
di lavoro ed il pubblico per accedere ai servizi e ai reparti<br />
di degenza, risultando così un via vai continuo di<br />
persone, che disturbano:<br />
1. l’operatività del personale nell’attività di pronto soccorso<br />
2. la necessità di tranquillità di chi è ricoverato in astanteria<br />
3. la privacy di chi chiede prestazione, quasi sempre in<br />
condizioni di sofferenza.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
La necessità di una collocazione che sia separata dal resto<br />
dello stabilimento ospedaliero, in modo da evitare<br />
un mescolamento di pazienti, personale non afferente<br />
al Pronto Soccorso, pubblico in visita o in richiesta di<br />
prestazioni verso altri servizi (come laboratorio analisi o<br />
radiologia, o parenti di persone ricoverate in Rianimazione.<br />
Obiettivo<br />
Collocare il servizio di Pronto Soccorso in una zona dello<br />
stabilimento di Arzignano in modo da ottenere:<br />
1. Un unico accesso interno per il trasporto dell’utente<br />
che necessita di ricovero o prestazioni.<br />
2. L’accesso degli esterni direttamente dall’estemo.<br />
3. L’astanteria separata dal pubblico.<br />
4. I corridoi degli ambulatori di intervento separati dal<br />
passaggio di estranei al Servizio.<br />
5. L’attività del triage centralizzata.<br />
6. La sala di attesa dedicata all’utente in richiesta.<br />
Strategia<br />
L’U.O.A. di Pronto Soccorso dovrebbe essere collocata<br />
nell’ala ovest dello stabilimento di Arzignano al piano<br />
terra; zona occupata attualmente dalla cassa-ospedali e<br />
da qualche ambulatorio.<br />
Durante la stesura di questo progetto nello stesso piano<br />
verrà dislocata il Servizio di Endoscopia.<br />
Interventi<br />
Interventi di edilizia, impiantistica, riadattamento del<br />
vecchio ascensore, costruzione di una nuova colonna<br />
ascensore, tunnel di comunicazione con la radiologia,<br />
tunnel per ambulanze ecc...<br />
54 55<br />
Ospedale<br />
Diffusione capillare delle pratiche riabilitative cardiologiche<br />
a tutto il personale infermieristico della cardiologia<br />
Referente<br />
Sara Meggiolaro<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Vanessa Cecconato<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Stefano Bertozzo<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Marija Vasiljevic<br />
Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Progetto premiato
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
I pazienti operati di intervento cardiochirurgico, soprattutto<br />
i più anziani e quelli con immobilizzazione più prolungata,<br />
vanno incontro, nel postoperatorio, a diverse<br />
difficoltà che includono una notevole astenia conseguente<br />
alla più o meno prolungata immobilizzazione e<br />
una insufficienza respiratoria causata da perdita dell’elasticità<br />
toracica dovuta alla toracotomia e da versamenti<br />
pleurici quasi invariabilmente presenti dopo l’intervento,<br />
a volte monolateralmente, a volte bilateralmente.<br />
Anche molti pazienti appena ripresi da uno scompenso<br />
cardiaco acuto possono avere difficoltà analoghe e<br />
quindi si giovano al massimo di pratiche riabilitative.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Il reparto di cardiologia di Arzignano ha deciso, fin dall’inizio,<br />
di far ritrasferire dalla cardiochirurgia i pazienti<br />
inviati per intervento, evitando rinvio degli stessi nei cosiddetti<br />
centri di riabilitazione.<br />
Il motivo di questa scelta è dettato dal gran numero<br />
di complicanze postoperatorie che si manifestano nei<br />
giorni successivi all’intervento. Queste complicanze<br />
sono quasi sempre risolvibili, ma talora richiedono un<br />
rinvio al cardiochirurgo, talora un sollecito intervento terapeutico<br />
da parte dei cardiologi, pertanto, se non vengono<br />
individuate prontamente, il rischio per il paziente<br />
diventa elevato.<br />
Secondo l’esperienza della cardiologia di Arzignano, i<br />
centri di riabilitazione non sono sempre adeguati a seguire<br />
queste complicanze; pertanto, ritenendo di offrire<br />
ai nostri malati la maggior sicurezza possibile ma anche<br />
la continuità terapeutica legata alla nostra assistenza,<br />
dopo 4-5 giorni dall’intervento, li riaccogliamo e, oltre<br />
a monitorare l’andamento clinico sotto il profilo delle<br />
complicanze, insegniamo esercizi riabilitativi allo scopo<br />
di far riprendere uno stile di vita più agevole in tempi<br />
pressoché ridotti.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Essendo la divisione di cardiologia di Arzignano un reparto<br />
per acuti, con degenza media contenuta, è necessario<br />
effettuare una riabilitazione intensiva, caratterizzata<br />
da esercizi respiratori con strumenti appropriati, e da<br />
esercizi a corpo libero, che devono essere insegnati dai<br />
personale infemieristico.<br />
Negli anni passati alcuni infermieri di cardiologia sono<br />
stati inviati nei più noti centri di riabilitazione per apprendere<br />
questo tipo di esercizi fisici e mettersi in grado<br />
di insegnarli ai pazienti.<br />
La quotidianità di tali esercizi è fondamentale perchè<br />
l’allenamento sia proficuo e il paziente riprenda la sua<br />
autosufficienza nel più breve tempo possibile.<br />
Secondo la nostra esperienza un grave ostacolo è costituito<br />
dalla interruzione di questa ginnastica nei giorni<br />
festivi e nei week end, cosa che accade per la mancanza,<br />
in quei giorni, di personale in grado di far esercitare i<br />
pazienti.<br />
L’apprendimento di tali metodiche, da parte di tutto il<br />
personale infermieristico, consentirebbe a qualsiasi turno<br />
di infermieri, in qualsiasi giorno sia feriale sia festivo<br />
sia nei week end, di continuare le suddette pratiche, non<br />
facendo, quindi, perdere l’allenamento e consentendo<br />
una dimissione abbastanza precoce, circa dopo 7 giorni<br />
di degenza o poco più a fronte dei 15 giorni abituali dei<br />
centri riabilitativi.<br />
56<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Ovviamente, il trattamento immediato di eventuali complicanze<br />
fa evitare il dilazionamento dell’attività fisica,<br />
impedita da problemi insorti durante la degenza, cosa<br />
che accade comunemente in altri ambienti in cui la complicanza<br />
non viene riconosciuta con sollecitudine.<br />
Obiettivo<br />
L’obiettivo quello di mettere tutti i pazienti operati, o<br />
anche quelli reduci da scompenso acuto e bisognosi di<br />
riabilitazione, in condizioni di poter effettuare, nel giro<br />
di un numero limitato di giorni, In genere una settimana<br />
o poco più tutti gli esercizi fisici e respiratori necessari<br />
per la ripresa e la completa autosufficienza.<br />
Questi pazienti vengono poi invitati a continuare gli stessi<br />
esercizi a domicilio e, dopo 3-4 settimane, vengono ricontrollati<br />
sia sotto il profilo della specifica patologia sia<br />
sotto il profilo del riacquisto delle capacità fisiche.<br />
Istruendo tutto il personale infermieristico in questa attività<br />
riabilitativa, si evitano interruzioni dell’attività legate<br />
alle festività e il susseguente prolungamento della<br />
degenza, nonché la perdita di efficacia degli esercizi<br />
causata dalla Interruzione. Infatti, qualsiasi turno di personale,<br />
anche nelle festività sarà in grado di continuare<br />
l’attività riabilitativa evitando Improprie interruzioni.<br />
Strategia<br />
Gli infermieri non ancora esperti nell’attività riabilitativa<br />
dovranno essere addestrati dai colleghi esperti in modo<br />
da acquisire rapidamente queste capacità.<br />
Interventi<br />
Per ogni paziente operato o reduce da scompenso acuto,<br />
nel quale sia necessaria una attività riabilitativa, un infermiere<br />
esperto accompagnerà il collega non esperto<br />
e, se possibile, anche da altri due presenti in turno, farà<br />
esercitare il paziente nell’attività prevista.<br />
Dopo 1-2 sedute l’infermiere apprendista sarà incaricato<br />
di eseguire questo compito da solo, con la supervisione<br />
da parte dell’infermiere più esperto.<br />
57<br />
Ospedale<br />
Diffusione in reparto della pratica emogasanalitica<br />
su pazienti con insuffi cienza respiratoria o cardiaca<br />
Manifestazioni del problema<br />
L’insufficienza respiratoria può riconoscere cause polmonari<br />
o cardiache.<br />
La gestione di questa condizione clinica varia molto a<br />
seconda dei meccanismi con cui l’insufficienza respiratoria<br />
si instaura.<br />
L’analisi dei gas contenuti nel sangue arterioso, in particolare<br />
l’ossigeno, ci dà un’idea chiara sui grado di ossigenazione<br />
dei paziente che può essere sufficiente e<br />
non richiedere ossigenoterapia, o più o meno grave,<br />
fino a richiedere la ventilazione assistita e il ricovero in<br />
Reparto di terapia Intensiva, inoltre e fondamentale il<br />
dosaggio dell’anidride carbonica che, in caso di broncospasmo,<br />
aumenta progressivamente e, nei casi più<br />
gravi, può inibire il centro respiratorio fino al coma da<br />
gas carbonico.<br />
Questa evoluzione negativa viene favorita dalla somministrazione<br />
incauta di O 2 che troppo spesso viene<br />
somministrato al paziente dispnoico senza conoscere il<br />
tasso di anidride carbonica nel sangue, rischiando così<br />
la carbonarcosi.<br />
È di fondamentale importanza che la pratica dell’emogasanalisi<br />
diventi usuale e alla portata di tutti in questo<br />
tipo di pazienti.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Onde evitare complicanze da somministrazione incauta<br />
di ossigeno (carbonarcosi) e per conoscere la gravità<br />
della ipossiemia, ai fini di stabilire la terapia più appropriata,<br />
ovvero ossigenoterapia oppure respirazione assistita,<br />
il reparto di cardiologia da molto tempo attua la<br />
pratica dell’emogasanalisi in ogni paziente con insuffi-<br />
Referente<br />
Sabina Tomasi<br />
Collaboratore Professionale - Infermiere<br />
Cardiologia U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Angiolina Griso<br />
Collaboratore Professionale - Infermiere<br />
Cardiologia U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Michela Vianello<br />
Collaboratore Professionale - Infermiere<br />
Cardiologia U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Angiolina Griso<br />
Collaboratore Professionale - Infermiere<br />
Cardiologia U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
cienza respiratoria.<br />
Il prelievo viene effettuato in arteria radiale dal personale<br />
infermieristico. L’esame è considerato di estrema<br />
urgenza e si attende una risposta immediata dal laboratorio.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Abitudini sbagliate e di vecchia data, sia del personale<br />
infermieristico che del personale medico, in qualsiasi<br />
ospedale, conducono alla facile somministrazione di<br />
ossigeno ad ogni paziente che abbia dispnea, ovvero<br />
mancanza di respiro a riposo o da sforzi modesti.<br />
Talora e lo stesso paziente a richiedere l’ossigeno e il<br />
personale tende a darglielo nella convinzione che possa<br />
fare solo bene. È necessario invece che, a tutti i livelli, si<br />
diffonda una giusta cautela nei confronti dell’ossigeno<br />
che deve essere considerato come un farmaco, con tutte<br />
le possibili complicanze.<br />
Obiettivo<br />
L’obiettivo è estendere la pratica dell’emogasanalisi a<br />
tutto il personale infermieristico, sia sotto il profilo dell’addestramento<br />
al prelievo arterioso, al quale già si<br />
dedica un certo numero di infermieri, sia sotto il profilo<br />
dell’indicazione al prelievo e della decisione di attuarlo<br />
prima di qualsiasi somministrazione di ossigeno.<br />
Evitare l’immediata somministrazione di ossigeno è<br />
fondamentale, per far si che l’emogasanalisi non risulti<br />
falsata dall’inalazione di O 2 e quindi il sangue appaia<br />
meno ipossiemico di quanto sarebbe stato col prelievo<br />
in aria ambiente.<br />
Il personale va anche addestrato alla lettura del referto
Ospedale<br />
emogasanalitico, affinché acquisti la capacità di regolare<br />
la somministrazione di ossigeno in base al referto<br />
emogasanilitico stesso.<br />
Strategia<br />
Ogni volta che si presenti la necessità in pazienti con insufficienza<br />
respiratoria, di eseguire un prelievo per emogasanalisi,<br />
l’infermiere presente in turno, sotto sorveglianza<br />
medica, eseguirà il prelievo di sangue arterioso<br />
in arteria radiale, riceverà nel più breve tempo possibile<br />
il referto, lo valuterà discutendolo col medico di turno,<br />
e deciderà col medico il grado di somministrazione di<br />
ossigeno, se necessario.<br />
Interventi<br />
Si ritiene che nel giro di mesi 6 tutti gli infermieri della<br />
cardiologia possano essere addestrati nella pratica dell’emogasanalisi<br />
nella sua interpretazione, e nella somministrazione<br />
adeguata di ossigeno.<br />
58<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
59<br />
Ospedale<br />
Disfagia: è indispensabile<br />
mantenere la qualità e ridurre i costi<br />
Referente<br />
Giovanni Ronzani<br />
Responsabile dirigente medico<br />
U.O.S.D. Dietetica e Nutrizione - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Vallì Bagarolo<br />
Dietista<br />
U.O.S.D. Dietetica e Nutrizione - Ospedale<br />
Luciana Martelletto<br />
Dietista<br />
U.O.S.D. Dietetica e Nutrizione - Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Logopediste RSA Scalabrin di Arzignano e Villa Serena Valdagno<br />
Progetto premiato
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Disfagia come causa di morbilità (malnutrizione - polmonite<br />
AB incestis) mortalità e costi.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Aumento delle richieste di integratori addensanti soprattutto<br />
da parte delle RSA negli ultimi anni con aumento<br />
non contenibile dei costi.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
• aumento della disfagia da cause molteplici<br />
• aumento delle complicanze correlate<br />
• aumento progressivo del consumo di integratori addensanti<br />
• mancato contenimento dei costi nonostante i provvedimenti<br />
già assunti.<br />
Obiettivo<br />
Ridurre l’incremento dei costi derivante dal progressivo<br />
aumento nel consumo di addensanti senza penalizzare<br />
la qualità del servizio offerto agli utenti (pazienti e care<br />
givers).<br />
Ricerca di soluzioni alternative proponibili su dati obiettivi<br />
(e non solo su opinioni) per affrontare efficacemente<br />
il problema.<br />
60<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Strategia<br />
• individuazione di 2 RSA rappresentative nel nostro territorio<br />
e contatto con i direttori<br />
• concordare la tipologia di intervento con medici responsabili,<br />
logopediste e personale<br />
Interventi<br />
• sperimentazione di un nuovo tipo di addensante registrando<br />
parametri multipli indicatori di efficacia, efficienza<br />
e gradimento da parte del personale di assistenza<br />
e, quando possibile, dai pazienti<br />
• valutare i risultati<br />
• proporre eventualmente l’implementazione dell’azienda.<br />
Manifestazioni del problema<br />
Nell’U.O.A. di Recupero e Rieducazione Funzionale dell’ospedale<br />
di Lonigo vengono ricoverati pazienti affetti<br />
da neurolesioni (esiti di cerebropatie vascolari, malattie<br />
degenerative, traumi cranici...) e soggetti in età avanzata<br />
con lesioni dell’apparato muscoloscheletrico e/o rallentamento<br />
psicomotorio. I nostri pazienti presentano<br />
in elevata percentuale disfagia che e spesso un sintomo<br />
misconosciuto. Per disfagia s’intende una difficoltà<br />
della deglutizione che può essere causa di aspirazione<br />
di cibo o liquidi nelle vie aeree con conseguente infezione<br />
dell’apparato respiratorio (polmoniti ab ingestis)<br />
e di malnutrizione per inadeguato apporto calorico e<br />
idrico. Tale disturbo determina, quindi, grave disabilità<br />
funzionale, maggiore lunghezza della degenza ospedaliera,<br />
una più elevata tendenza all’istituzionalizzazione,<br />
un peggioramento della qualità della vita e un aumento<br />
della mortalità<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
L’interesse per i disturbi della deglutizione è legato alla<br />
loro rilevanza clinica ed epidemiologica. Si rende pertanto<br />
necessario, ai fine di una corretta valutazione e di<br />
un adeguato trattamento, un approccio multidisciplinare<br />
interprofessionale in cui sono coinvolte figure mediche<br />
e tecniche di differente estrazione specialistica:<br />
fisiatra, logopedista, infermiere professionale, pneumologo,<br />
gastroenterologo, radiologo. Valutazione, diagnosi<br />
e trattamento della disfagia vanno effettuati in fase<br />
precoce ai fine di:<br />
• contenere al minimo il rischio di gravi complicanze pol-<br />
61<br />
Ospedale<br />
Disfagia: fare e disfare<br />
Referente<br />
Marzia Favaron<br />
Medico-Fisiatra<br />
Dipartimento di Area Ortopedico-Riabilitativa U.O.A. RRF Ospedale di Lonigo<br />
Collaboratori<br />
Alessia Soattin<br />
Logopedista<br />
Dipartimento di Area Ortopedico-traumatologico e Riabilitativo<br />
U.O.A. di R.R.F. - Ospedale di Lonigo<br />
Simone Stefanello<br />
Infermiere Coordinatore<br />
Dipartimento di Area Ortopedico-Riabilitativa<br />
U.O.A. RRF - Ospedale di Lonigo<br />
monari che in alcuni casi possono compromettere la<br />
prognosi quod vitam dei paziente<br />
• una attenta e competente gestione incide sui costi<br />
complessivi dell’assistenza ai soggetti disabili che ne<br />
sono affetti riducendo la durata della degenza ospedaliera<br />
e abbattendo il costo relativo all’uso dei farmaci<br />
(antibiotici) necessari per le complicanze polmonari<br />
• non meno importante e la possibilità di garantire una<br />
qualità di vita migliore al paziente stesso che, considerando<br />
il cibo non solo come strumento essenziale<br />
per la sopravvivenza, ma anche come “simbolo di vita”,<br />
vede la sua privazione come causa di grave disabilità<br />
ed handicap.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Riportiamo i dati relativi alle richieste di valutazione logopedica<br />
per disfagia nel reparto di riabilitazione dell’ospedale<br />
di Lonigo.<br />
Anno Percentuale<br />
2002<br />
2003<br />
2004<br />
2005<br />
Il 32% delle valutazioni logopediche<br />
erano per disfagia<br />
ll 23,7% delle valutazioni logopediche<br />
erano per disfagia<br />
ll 51,8% delle valutazioni logopediche<br />
erano per disfagia<br />
ll 37,3% delle valutazioni logopediche<br />
erano per disfagia
Ospedale<br />
Obiettivo<br />
Creare un approccio di team alla disfagia al fine di:<br />
• identificare precocemente i pazienti a rischio<br />
• eseguire adeguata valutazione e trattamento<br />
dei pazienti con disfagia<br />
• ridurre le complicanze<br />
• istruire correttamente i familiari.<br />
Strategia<br />
1. Visita fisiatrica con identificazione del paziente a rischio<br />
(diagnosi).<br />
2. Valutazione logopedica.<br />
3. Eventuale esame strumentale della deglutizione e/o<br />
videofluorografia.<br />
4. Identificazione e assegnazione di un adeguato regime<br />
alimentare.<br />
5. Assistenza infermieristica durante l’assunzione dei pasti.<br />
Interventi<br />
Verifica da parte del medico, all’ingresso in reparto, se il<br />
paziente ha problemi d deglutizione attraverso:<br />
• notizie anamnestiche<br />
• identificazione della patologia a rischio<br />
• obiettività dei nervi cranici<br />
• prova della deglutizione di acqua<br />
• richiesta di valutazione logopedica e/o di esame strumentale<br />
delle deglutizione<br />
• compilazione di une scheda di valutazione<br />
• identificazione delle consistenza più idonea de cibi e<br />
dei liquidi e i compensi da attuare durante la deglutizione<br />
• counselling familiare<br />
• trattamento logopedico e rivalutazione<br />
• richiesta da parte del medico<br />
• esecuzione dell’esame della deglutizione (fibrolaringoscopia)<br />
testando le varie consistenze delle sostanze<br />
alimentari<br />
• sono stati definite tre tipi di diete di diversa consistenza<br />
(dieta omogeneizzata, dieta frullata, dieta libera con<br />
limitazioni) e due diverse modalità di addensamento<br />
dei liquidi (sciroppo, crema) Vedi allegati<br />
• verifica dell’applicazione delle indicazioni date ed<br />
eventuale correzione<br />
• osservazione per tutta l’assunzione del pasto della<br />
comparsa di eventuali problematiche e conseguente<br />
segnalazione.<br />
62<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
63<br />
Ospedale<br />
Emogasanalisi a domicilio su richiesta del medico<br />
di medicina generale per pazienti<br />
in insuffi cienza respiratoria cronica<br />
Manifestazioni del problema<br />
Quando i Medici di Medicina Generale, nel curare pazienti<br />
in insufficienza respiratoria, ne chiedono il ricovero<br />
ospedaliero per la valutazione, si verificano situazioni di<br />
disagio per i pazienti, spesso anziani in fase critica, con<br />
difficoltà anche di trasporto e logistiihe, oltre a determinare<br />
aggravi di spesa.<br />
È opportuno incrementare la collaborazione con i Medici<br />
di Medicina Generale, sensibilizzandoli ulteriormente<br />
al problema, mediante l’accoglimento di loro richieste<br />
dirette di intervento alla U.O.S.D. di Patologia Respiratoria,<br />
sia offrendo loro delle risposte a breve, oltre ad<br />
una eventuale consulenza specialistica. Ciò anche per<br />
accogliere richieste pervenute in questo senso dai Medici<br />
di Medicina Generale.<br />
Risulta allora indispensabile l’effettuazione da parte della<br />
U.O.S.D. di Patologia Respiratoria di Emogasanalisi<br />
Arteriose per la valutazione degli opportuni interventi<br />
terapeutici con ossigenoterapia in quanto le valutazioni<br />
cliniche e le prove di saturazione non forniscono un<br />
parametro certo e sufficiente per determinare la necessità<br />
di supportare l’insufficienza respiratoria con ossigenoterapia<br />
a lungo termine. È ipotizzabile pertanto che<br />
sia possibile evitare dei ricoveri di pazienti difficilmente<br />
trasportabili e in fase critica con aggravamento di patologie<br />
respiratorie in corso, con conseguenti maggiore<br />
soddisfazione degli interessati e risparmi di spesa.<br />
Referente<br />
Giorgio Gentilin<br />
Responsabile U.O.S.D. di Patologia Respiratoria<br />
U.O.S.D. di Patologia Respiratoria - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Marilena Nicolato<br />
Infermiera<br />
U.O.S.D. di Patologia Respiratoria<br />
Ospedale<br />
Riccardo Zampieri<br />
Infermiere<br />
U.O.S.D. di Patologia Respiratoria<br />
Ospedale<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
1. La sempre maggiore incidenza di insufficienza respiratoria<br />
in popolazione disagiata (anziani, con altre patologie<br />
concominanti, ecc...).<br />
2. Maggiore consapevolezza da parte di tutti gli attori (a<br />
partire dai M.M.G.).<br />
3. Possibilità di dare risposte meno costose, più rapide,<br />
più “fisiologiche”, di alta qualità e di maggiore gradimento<br />
dell’utente.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Risulta importante valutare adeguatamente i pazienti<br />
in grave insufficienza respiratoria, tenuto conto della<br />
difficoltà di trasporto, spesso con mezzi privati, e senza<br />
aggravarne significativamente la compromissione di<br />
funzione conseguente alla patologia sofferta, aumentandone<br />
lo scompenso, con conseguente incrementato<br />
rischio di ricovero e di prolungamento dei tempi di ricovero.<br />
Obiettivo<br />
Poter effettuare, e mettere a disposizione del M.M.G.,<br />
valutazioni emogasanalitiche dirette in tempi rapidi, in<br />
condizioni basali, in piena sicurezza, con risposta immediata,<br />
con criteri di qualità e pienamente attendibili e<br />
con piena soddisfazione dell’utente.
Ospedale<br />
Strategia<br />
1. Informarel ’ M.M.G. della possibilità di rivolgersi direttamente<br />
alla U.O.S.D. di Patologia Respiratoria, (o<br />
anche tramite il Distretto di riferimento), per richiedere<br />
l’esecuzione dell’E.G.A. a domicilio.<br />
2. Accogliere le richieste.<br />
3. Programmare l’intervento domiciliare nel minor tempo<br />
possibile.<br />
4. Esecuzione del prelievo con comunicazione al M.M.G.<br />
dei risultati.<br />
5. Eventuale valutazione dei risultati da parte del Pneumologo<br />
(su richiesta del M.M.G.).<br />
Interventi<br />
1. Preparazione del materiale informativo destinato a<br />
tutti i M.M.G..<br />
2. Preparazione di un incontro formativo ed informativo.<br />
3. Verifca immediata del grado di rispondenza proposta<br />
dei M.M.G. (mediante questionari).<br />
4. Verifica distanza (6 e 12 mesi) del grado di rispondenza<br />
effettiva dei M.M.G..<br />
64<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
65<br />
Ospedale<br />
Gestione dei farmaci Chemioterapici<br />
suor Narcisa Spagnolo<br />
Capo sala DH Oncologia - Ospedale<br />
Martina Padovani<br />
Dirigente medico DH Oncologia - Ospedale<br />
Cristina Oliani<br />
Direttore Oncologia - Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Gestione non soddisfacente dei farmaci chemioterapici,<br />
con particolare riguardo alle scadenze e agli ordini.<br />
Ordini<br />
Scarso approvvigionamento del farmaco, in quanto non<br />
c’è una adeguata giacenza utile a soddisfare il fabbisogno.<br />
I farmaci oncologici hanno un costo generalmente<br />
elevato, per cui non è possibile avere una scorta per più<br />
cicli di terapia, perchè sarebbe a rischio il sicuro utilizzo<br />
qualora il paziente dovesse posticipare o sospendere<br />
la terapia. I tempi di fornitura delle ditte farmaceutiche<br />
sono spesso lunghi e anche questo complica l’approvvigionamento.<br />
Scadenze<br />
Si può verificare la presenza in deposito di farmaci, anche<br />
costosi, in prossimità di scadenza, che difficilmente<br />
possono essere utilizzati da altri reparti.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La soluzione del problema è fondamentale per la corretta<br />
gestione delle terapie e per assicurare un preciso iter<br />
terapeutico del paziente e un’adeguata programmazione<br />
delle attività del DH. Le conseguenze del problema<br />
non risolto comportano:<br />
• ritardi nella somministrazione della chemioterapia, con<br />
conseguente modifica dei programmi terapeutici, con<br />
disagi e ansie da parte del malato.<br />
• gestione in urgenza della programmazione terapeutica<br />
con perdita di tempo e di energie e con la spiacevole<br />
necessità di dover improvvisare la soluzione del<br />
problema.<br />
Referente<br />
Barbara De Santi<br />
Infermiera DH Oncologia<br />
Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Patrizia Zanatto<br />
Infermiera DH Oncologia - Ospedale<br />
Mariangela Tonello<br />
Infermiera DH Oncologia - Ospedale<br />
Cristina Dalla Riva<br />
Infermiera Coordinatrice DH Oncologia - Ospedale<br />
• spreco di risorse qualora i farmaci in giacenza non vengano<br />
utilizzati prima della loro scadenza.<br />
Obiettivo<br />
Il nostro obiettivo è una gestione più efficiente dei farmaci<br />
chemioterapici:<br />
• i farmaci sono prontamente disponibili nel momento in<br />
cui è necessario il loro utilizzo<br />
• è ridotta al minimo la possibilità che i farmaci raggiungano<br />
la data di scadenza senza essere stati utilizzati<br />
• l’iter terapeutico del paziente si può attuare come programmato.<br />
Strategia<br />
• Analisi dell’iter di formulazione e inoltro degli ordini<br />
alla Farmacia.<br />
• Analisi della metodologia di gestione delle giacenze e<br />
delle scadenze.<br />
• Stesura di procedure operative di gruppo per la gestione<br />
delle giacenze, degli ordini e delle scadenze.<br />
Interventi<br />
1. Riunione iniziale rivolta a tutta l’equipe per valutare<br />
le eventuali difficoltà presenti nella gestione degli<br />
ordini, delle giacenze e delle scadenze dei chemioterapici<br />
(2 ore).<br />
2. Individuazione di un gruppo di lavoro composto da<br />
tre infermieri e dalla coordinatrice/caposala, disponibili<br />
per la formulazione di procedure e strumenti operativi<br />
adeguati (2 ore). Tempi per le tappe 1-2: entro<br />
15 giorni.
Ospedale<br />
3. Programmazione di incontri del gruppo di lavoro per<br />
la progettazione di tali procedure e strumenti operativi.<br />
Tali incontri sono stati programmati nell’arco<br />
di tempo di 1 mese (4 incontri di 2 ore ciascuno per<br />
complessive 8 ore).<br />
4. Presentazione a tutta l’equipe degli elaborati e loro<br />
analisi critica con proposte migliorative. Tempi: entro<br />
15 giorni (3 ore distribuite in 2 incontri).<br />
5. Modifica degli elaborati da parte del gruppo di lavoro<br />
sulla base delle proposte migliorative (1 ora).<br />
6. Incontro con tutta l’equipe per la revisione condivisa<br />
delle modifiche apportate agli elaborati (2 ore). Tempi<br />
per le tappe 5-6: entro 1 mese.<br />
7. Implementazione degli strumenti con la supervisione<br />
del gruppo di lavoro. Attualmente siamo in questa<br />
tappa.<br />
66<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
67<br />
Ospedale<br />
Gestione informatizzata del “Magazzino Dispositivi Medici<br />
Monouso” presso il Blocco Operatorio di Arzignano<br />
Referente<br />
Anna Radin<br />
Farmacista dirigente resp. struttura semplice<br />
Farmacia ospedaliera - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Monica Borga<br />
Infermiere esperto<br />
Pposizione organizzativa blocchi operatori<br />
Direzione medica Valdagno - Ospedale<br />
Massimo Tadiotto<br />
Infermiere esperto Coordinatoe blocco Operatorio<br />
Blocco Operatorio Arzignano - Ospedale<br />
Paolo Dal Lago<br />
Programmatore<br />
Servizio informatico - Ospedale<br />
Progetto premiato
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
L’attuale modalità di gestione delle scorte di reparto<br />
non permette la tempestiva e corretta rilevazione dei<br />
quantitativi dei Dispositivi Medici (D.M.) monouso da<br />
ordinare nonchè la puntuale verifica dei consumi e dei<br />
relativi costi.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Il mancato utilizzo di un sistema informatizzato per la<br />
rilevazione e la gestione delle scorte dei D.M. determina:<br />
• l’impossibilità di monitorare in tempo reale le scorte di<br />
reparto<br />
• la necessità da parte del personale di verificare continuamente<br />
e direttamente le giacenze nei siti di deposito<br />
prima di provvedere alla compilazione delle richieste<br />
di acquisto<br />
• problemi di stoccaggio imputabili alla non ottimizzazione<br />
delle scorte<br />
• gestione difficoltosa delle scadenze in quanto delegata<br />
ad una verifica visiva delle giacenze.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il sistema informativo amministrativo-contabile dell’azienda,<br />
è stato recentemente arricchito dalla possibilità<br />
per i reparti di gestire autonomamente le scorte dei<br />
prodotti utilizzati. Il Blocco Operatorio allo stato attuale<br />
non è dotato del collegamento informatica diretto a tale<br />
sistema e pertanto non è in grado di conoscere la situazione<br />
reale delle scorte, se non a vista.<br />
Obiettivo<br />
Ottimizzare la gestione dei D.M. ad elevato costo, utilizzati<br />
ad esempio nella tecnica chirurgica laparoscopica,<br />
con conseguente riduzione del tempo di immobilizzo,<br />
abbattimento della giacenza media, riduzione delle richieste<br />
di approvvigionamento con carattere di urgenza,<br />
monitoraggio in tempo reale delle scorte (inventario) e<br />
costante rilevazione dei costi del materiale impiegato<br />
per singolo intervento.<br />
Strategia<br />
I traguardi individuati sono perseguibili con l’abilitazione<br />
all’accesso al sistema informativo dal parte del Blocco<br />
Operatorio; tale operazione, come da verifiche effettuate,<br />
non prevede costi aggiuntivi per l’aquisizione di<br />
ulteriori licenze software.<br />
Interventi<br />
Gli interventi pianificati per l’attivazione della strategia<br />
sopra descritta si dividono in due gruppi:<br />
1. interventi attivati:<br />
• identificazione dei D.M. oggetto del monitoraggio e<br />
loro successiva categorizzazione<br />
• abbinamento dei D.M. selezionati con la descrizione<br />
e la codifica utilizzata dall’U.O. Economato-Provveditorato<br />
(allegati no 1, 2, 3)<br />
• accordo con I’U.O. Economato-Provveditorato per<br />
l’inserimento nel sistema informativo della bolla di<br />
accompagnamento preventivamente all’invio dei<br />
materiali al Blocco Operatorio (oggi il carico al reparto,<br />
del materiale in transito, viene inserito a consegna<br />
effettuata<br />
• predisposizione della scheda di registrazione dei<br />
D.M. monouso utilizzati durante gli interventi chirurgici.<br />
68<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
2. interventi pianificati:<br />
• coinvolgimento del personale di reparto ed incontro<br />
informativo relativo al corretto utilizzo della scheda<br />
di registrazione dei D.M. monouso utilizzati durante<br />
gli interventi chirurgici<br />
• formazione del Coordinatore di reparto per implementare<br />
correttamente il sistema informativo con i<br />
flussi di entrata e di uscita dei prodotti<br />
• rilevazione delle giacenze di reparto prima dell’attivazione<br />
della procedura formali.<br />
Manifestazioni del problema<br />
• La persona che necessita del ricovero ospedaliero si<br />
trova ad affrontare una situazione nuova, complessa e<br />
spesso disagevole<br />
• Il personale infermieristico non sempre ha a disposizione<br />
il tempo per fornire al paziente e ai suoi famigliari<br />
tutte le informazioni necessarie e utili<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Riteniamo importante affrontare questo problema perché<br />
è di riscontro quotidiano: ogni giorno nuovi pazienti<br />
vengono ricoverati e le stesse informazioni devono essere<br />
ripetute molte volte con notevole impegnodi tempo<br />
per il personale. La mancata informazione su come<br />
sono organizzate le attività del reparto crea ansia e insicurezza<br />
e ripetute richieste da parte del paziente stesso<br />
al personale.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
• Il problema interessa tutte le persone che vengono ricoverate,<br />
i loro famigliari, il personale infermieristico, la<br />
caposala e i medici.<br />
• L’informazione orale rischia di non essere colta appieno<br />
o dimenticata con il trascorrere dei giorni, mentre lo<br />
scritto può essere consultato più volte.<br />
Obiettivo<br />
• Informare i pazienti e i loro famigliari su come è organizzato<br />
il reparto di neurologia in modo semplice e<br />
comprensibile per facilitarne la degenza.<br />
• Migliorare la qualità di assistenza, i rapporti e la comunicazione<br />
tra paziente ed equipe evitando che si crei-<br />
69<br />
Ospedale<br />
Guida alla degenza in neurologia<br />
Referente<br />
Rosanna Bon<br />
Infermiere professionale<br />
Neurologia - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Paola Toffanin<br />
Infermiere professionale<br />
Neurologia - Ospedale<br />
no attriti ed incomprensioni per aspettative maggiori<br />
o comunque diverse da quelle che in realtà il reparto è<br />
in grado di soddisfare.<br />
Strategia<br />
Diffusione della “guida alla degenza in neurologia” al<br />
paziente e al famigliare con possibilità di poterla consultare<br />
per tutto il tempo della degenza.<br />
Interventi<br />
L’intervento viene fatto ogni volta che un nuovo paziente<br />
viene ricoverato. L’infermiere che lo accoglie illustra<br />
brevemente l’uso della guida e si rende disponibile a<br />
chiarire eventuali dubbi e a trovare insieme possibili<br />
soluzioni a problemi che possono insorgere durante la<br />
degenza.
Ospedale<br />
Il prelievo microbiologico: indicazioni per le UU.OO.<br />
e i M.M.G. dell’<strong>Ulss</strong> 5<br />
Referente<br />
Maurizio Bongiovanni<br />
Responsabile U.O. Microbioloaia e controlli ambientali<br />
U.O. Microbioloaia e controlli ambientali - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Margherita Menegozzo<br />
Biologo U.O. Laboratorio Analisi<br />
Arzignano - Ospedale<br />
Lorenzo Magrin<br />
Responsabile Centro Formazione<br />
U.O.S. Dipartimentale Formazione<br />
Servizi generali<br />
Manifestazioni del problema<br />
Attualmente all’interno delle UU.OO. i prelievi dei prelievi<br />
microbiologici, sia in fase di prelievo che di conservazione<br />
e trasporto, vengono effettuati con disomogeneità<br />
e non sempre tenendo conto delle procedure da<br />
adottare.<br />
Questo genera:<br />
• un’elevata incidenza di errore<br />
• allungamento dei tempi di produzione del referto che<br />
nei casi di ricovero allunga la degenza<br />
• impossibilità di verificare la correttezza della terapia<br />
impostata in quanto non è possibile ripetere l’esame<br />
in tempi brevi<br />
• disagi per gli utenti impatto negativo nella qualità percepita<br />
dagli utenti<br />
A questo si aggiunge che i M.M.G. non forniscono agli<br />
utenti le informazioni necessarie per prepararsi correttamente<br />
al prelievo con conseguente:<br />
• disagio per gli utenti che devono ripresentarsi<br />
• disagio per l’unita operativa che deve ripianificare gli<br />
appuntamenti<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Il problema ha un forte impatto interno ed esterno. All’interno<br />
genera infatti un dispendio di risorse economiche<br />
ed umane legate alla necessità di ripetere i prelievi<br />
microbiologici nonché, nei casi di prelievi effettuati durante<br />
il ricovero ospedaliero, un incremento della spesa<br />
sanitaria per gli allungamenti della degenza.<br />
All’esterno, d’altra parte, crea un disservizio per gli utenti<br />
che devono ripresentarsi per effettuare il prelievo con i<br />
conseguenti effetti che questo genera sulla qualità percepita<br />
del servizio erogato.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il problema è generato da: elevato tournover del personale<br />
delle UU.OO. che effettuano i prelievi, scarsa<br />
conoscenza delle procedure relative alla conservazione<br />
del materiale microbiologico, assenza di protocolli formalizzati<br />
e condivisi.<br />
Obiettivo<br />
Il progetto si propone di rendere omogenei i comportamenti<br />
nei 4 presidi ospedalieri attraverso la stesura<br />
e applicazione di un manuale contenente precisi protocolli<br />
di riferimento. Tale documento sarà disponibile<br />
sia in forma cartacea che informatica e consultabile sul<br />
Portale dell’<strong>Ulss</strong>. Inoltre verrà individuato un referente<br />
per la manutenzione e l’aggiornamento costante del<br />
manuale.<br />
Si intende inoltre coinvolgere il personale delle UU.OO.<br />
in alcune sessione formative al fine di addestrare il personale<br />
alle nuove modalità operative e presentare le<br />
modalità di consultazione del manuale prodotto.<br />
Saranno infine previsti degli incontri con i M.M.G. al fine<br />
di presentare loro le modalità di prelievo con l’obiettivo<br />
di rendere trasparente e diffusa tale pratica anche agli<br />
utenti finali supportati da un breve opuscolo informativo.<br />
Strategia<br />
La strategia che si intende adottare riguarda una fase<br />
di progettazione e stesura del Manuale operativo, at-<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
traverso un’analisi bibliografica e un’analisi dei processi<br />
aziendali, seguita da una fase di diffusione del Manuale<br />
stesso all’interno dell’<strong>Ulss</strong> e con i M.M.G..<br />
70 71<br />
Ospedale
Ospedale<br />
Implementazione della cartella clinica informatizzata:<br />
utilizzazione di una banca dati per la terapia<br />
Referente<br />
Fabio Armellini<br />
Direttore Dipartimento<br />
Dipartimento di Area Medica di Valdagno - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Francesco Bortolan<br />
Ingegnere responsabile del servizio Sistemi Applicativi Dipartimentali<br />
U.O.C. Servizio Informatico<br />
Servizi generali<br />
Centri esterni<br />
ditta vincitrice dell’appalto per la preparazione del software per la cartella computerizzata<br />
Problema e sua analisi del problema<br />
La prescrizione di una terapia nei pazienti ricoverati prevede<br />
una serie di operazioni complesse che terminano<br />
con la scrittura in cartella del nome commerciale del<br />
prodotto, della sua formulazione, della posologia, delle<br />
modalità e degli orari di somministrazione. L’adozione<br />
della cartella clinica computerizzata velocizza e semplifica<br />
solo alcune di queste operazioni, ma non di altre.<br />
In particolare, la scrittura del farmaco sulla grafica si presta<br />
ad errori, che rendono spesso necessarie successive<br />
correzioni. Inoltre, le formulazioni in prontuario sono<br />
soggette a modificazioni con mancata corrispondenza<br />
dei nomi commerciali, se non addirittura delle molecole,<br />
fra quanto riportato in grafica e quanto disponibile<br />
in Farmacia.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
L’imminente adozione della cartella clinica comouterizzata<br />
rende estremamente attuale e pressante questo<br />
problema.<br />
La presenza in <strong>Azienda</strong> di una banca dati: “Farmadati”<br />
offre l’opportunità di ridurre il rischio di errore, di velocizzare<br />
le operazioni, fornendo nel contempo informazioni<br />
aggiuntive a medici e infermieri<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
L’estrema variabilità, l’ineluttabile difficoltà, il continuo<br />
aggiornamento o addirittura la sostituzione di un prodotto<br />
commerciale con un altro, sono alla base delle<br />
difficoltà incontrate quotidianamente da medico e infermiere<br />
nell’attività terapeutica.<br />
Semplificare e rendere più chiare e trasparenti queste<br />
operazioni implementando le informazioni in cartella,<br />
diviene praticamente consequenziale all’avvio di una<br />
nuova procedura di computerizzazione.<br />
Obiettivo<br />
Implementare la cartella clinica con le informazioni contenuti<br />
nel data base “Farmadati: Compendio Farmaceutico<br />
Telematico, Annuario Telematico del Farmaco e del<br />
Parafarmaco”.<br />
Rendere di immediato e semplice accesso le informazioni<br />
strettamente pertinenti alla scrittura della specialità<br />
alla sua confezione e dose, consentendo al medico di<br />
trasportare tale informazione sulla grafica computerizzata<br />
con il solo utilizzo della penna ottica.<br />
Rendere inoltre disponibili le altre informazioni contenute<br />
nella banca dati, di grande utilità non solo nella<br />
pratica clinica routinaria, ma anche di prezioso supporto<br />
al lavoro del medico di guardia:<br />
• Categoria farmacoterapeutica<br />
• Indicazioni<br />
• Avvertenze<br />
• Precauzioni<br />
• Effetti indesiderati<br />
• Interazioni con altri farmaci<br />
• Posologia<br />
Strategia<br />
1. Viaggio di studio presso la <strong>Ulss</strong> di Forlì dove esiste già<br />
una grafica analoga a quella che si intende utilizzare e<br />
che si vale di una banca dati per la prescrizione della<br />
terapia. Presso la stessa <strong>Azienda</strong> e in fase di avanzata<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
progettazione l’inserimento di “Farmadati” al posto<br />
del data base attualmente utilizzato.<br />
2. Riportare questa esperienza nella nostra realtà.<br />
Interventi<br />
1. Preparazione della bozza delle pagine necessarie alla<br />
gestione delle seguenti azioni:<br />
• prescrizione del farmaco<br />
• verifica contestuale ed immediata della disponibilità<br />
del medesimo in prontuario<br />
• consultazione online delle informazioni contenute<br />
nel data base<br />
• verifica della somministrazione<br />
2. Trasferimento della documentazione alla ditta che<br />
gestisce il software della cartella clinica per la compilazione.<br />
3. Collaudo.<br />
72 73<br />
Ospedale
Ospedale<br />
Implementazione di uno score pre e post-endoscopico<br />
di valutazione del rischio in pazienticon emorragia<br />
digestiva superiore<br />
Referente<br />
Enrico Bottona<br />
Dirigente Medico l° livello<br />
Struttura Semplice a valenza Dipartimentale di gastroenterologia ed doscopia digestiva - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Maurizio Pantalena<br />
Dirigente Medico l° livello<br />
Struttura Semplice a valenza<br />
Dipartimentale di gastroenterologia<br />
ed doscopia digestiva - Ospedale<br />
Lidia Nardi<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Esperto<br />
Infermiere Dipartimentale di gastroenterologia<br />
ed doscopia digestiva - Ospedale<br />
Enza Ciman<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Manifestazioni del problema<br />
Richieste di endoscopie in emergenza talvolta inappropriate.<br />
Pazienti emorragici con valutazione<br />
emodinamica incompleta.<br />
Necessita di identificazione di parametri di semplice rilevazione<br />
per la stratificazione del rischio di mortalità e<br />
di risanguinamento, in pazienti con emorragia digestiva<br />
superiore.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La stratificazione del rischio di mortalità e di risanguinamento<br />
consente una migliore gestione del paziente,<br />
nella struttura di cura più idonea con ottimizzazione delle<br />
risorse.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Attualmente tutti i pazienti emorragici (tranne rare eccezioni)<br />
vengono ricoverati in un reparto di degenza ordinario<br />
(Medicina o Chirurgia) indipendentemente dalla<br />
gravita e dal rischio di risanguinamento e di morte. Ciò<br />
comporta un trattamento eccessivo “overtreatment”) in<br />
pazienti che potrebbero essere dimessi (la letteratura<br />
quantifica tali pazienti in circa il 30%) oppure un delle<br />
prestazioni inadeguate in pazienti ad alto rischio.<br />
Ermanna Corradini<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Bertilla Fracca<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Malvina Riolfi<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Lorenza Tecchio<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Struttura Semplice a Valenza<br />
Dipartimentale di Gastroenterologia<br />
ed Endoscopia Digestiva - Ospedale<br />
Obiettivo<br />
1. Migliorare l’appropriatezza prescrittiva delle EGDS in<br />
emergenza-urgenza.<br />
2. Inviare il paziente nel reparto più idoneo dopo la diagnosi<br />
e la terapia endoscopica (reparto di degenza<br />
ordinaria o UTI).<br />
3. Possibilità di dimissione precoce nei paziente a basso<br />
rischio di mortalità e/o risanguinamento.<br />
Strategia<br />
Utilizzo di una tabella di raccolta dati clinici ed endoscopici<br />
che consentano di identificare i pazienti a maggior<br />
rischio di mortalità e risanguinamento (vedi allegato).<br />
Interventi<br />
Utilizzo di una tabella di raccolta dati clinici ed endoscopici<br />
che consentano di identificare i pazienti a maggior<br />
rischio di mortalità e risanguinamento. Validazione dello<br />
score con controllo endoscopico in urgenza.<br />
È stato scelto lo score di Rockall in quanto il più utilizzato<br />
e validato negli anni .<br />
Manifestazioni del problema<br />
In un Dipartimento Ospedaliero, caratterizzato dalla<br />
contemporanea presenza di UU.OO.AA. di specializzazione<br />
sia medica che chirurgica, non è infrequente la<br />
strutturazione di comportamenti e procedure non omogenee,<br />
fornendo in tal modo, nel medesimo territorio<br />
dell’<strong>Ulss</strong> di appartenenza, proposte e modelli di assistenza<br />
differenti.<br />
Così facendo si determina disorientamento nell’utenza,<br />
con il rischio di favorire la disaffezione nei confronti delle<br />
strutture ospedaliere di riferimento.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Evitare che nel medesimo territorio operino tecnici che,<br />
nonostante la comune estrazione culturale e formativa,<br />
propongono agli utenti soluzioni differenti a medesimi<br />
problemi (si pensi ad esempio a componenti di<br />
uno stesso nucleo familiare che ricevono per medesime<br />
patologie trattamenti differenti, in base alla struttura<br />
ospedaliera presso la quale hanno ricevuto assistenza).<br />
Si riduce così il rischio di conflittualità medico -legale e<br />
migrazione degli utenti presso operatori esterni.<br />
Inoltre comportamenti omogenei consentono di proporre<br />
un prodotto migliore, la prestazione sanitaria con<br />
maggior soddisfazione dell’utente finale, il paziente.<br />
L’esperienza maturata presso la U.O.A. di Ortopedia e<br />
Traumatologia dell’ospedale di Montecchio Maggiore<br />
nella stesura e realizzazione di un progetto finalizzato<br />
ad ottenere la continuità assistenziale attraverso la personalizzazione<br />
del rapporto medico -paziente, valutata<br />
positivamente dall’utenza per l’omogeneità dei trattamenti<br />
nell’ambito di un gruppo di curanti, medici e pa-<br />
74 75<br />
Ospedale<br />
Individuazione e realizzazione di modelli operativi<br />
omogenei nell’erogazione delle prestazioni nell’ambito<br />
del dipartimento di area ortopedico riabilitativa<br />
dell’<strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />
Referente<br />
Enrico Castaman<br />
Direttore U.O.A. di Ortopedia e Traumatologia - Ospedale di Montecchio Maggiore<br />
Direttore Dipartimento di Area Ortopedico - Riabilitativa <strong>Ulss</strong> 5<br />
Collaboratori<br />
Domenico Amato<br />
Dirigente Vicario - U.O.A. Ortopedia e Traumatologia<br />
Ospedale di Montecchio Maggiore<br />
Membro Comitato di Dipartimento di Area Ortopedico<br />
Riabilitativa <strong>Ulss</strong> 5 - Ospedale<br />
Carmelo Scialabba<br />
Dirigente Medico - U.O.A. Ortopedia e Traumatoiogia<br />
Ospedale di Montecchio Maggiore - Ospedale<br />
ramedici, induce a ritenere che l’estensione a livello dipartimentale,<br />
con le debite differenze per le diversità in<br />
premesse e scopi, di analoghe modalità organizzative,<br />
concorra a migliorare su tutto il territorio dell’<strong>Ulss</strong> l’erogazione<br />
delle prestazioni ortopedico-traumatologiche e<br />
riabilitative.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Nell’ambito del Dipartimento di Area Ortopedico -Riabilitativa<br />
dell’<strong>Ulss</strong> 5, all’utente sono proposte diverse realtà<br />
la U.O.A. di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale<br />
di Montecchio Maggiore; la U.O.A. di Ortopedia e Traumatologia<br />
dell’ospedale di Valdagno; la U.O.A. di Riabilitazione<br />
e Rieducazione funzionale dell’ospedale di Lonigo.<br />
A queste si aggiungono le strutture di Day Surgery<br />
dell’ospedale di Lonigo ed i Servizi di Riabilitazione e<br />
Rieducazione funzionale degli Ospedali di Montecchio<br />
Maggiore, Arzignano e Valdagno, con le relative attività<br />
di consulenza interopsedaliera. Non infrequente, data la<br />
continuità territoriale, il transito dei pazienti tra le diverse<br />
strutture sia in fase acuta (Montecchio - Valdagno), sia<br />
in fase sub acuta (Montecchio/Valdagno - Lonigo).<br />
Obiettivo<br />
In tali condizioni di complessità è indispensabile proporre<br />
al paziente sin dal primo accesso in Ospedale percorsi<br />
coerenti, con modelli operativi facilmente intellegibili,<br />
in tutte le fasi del trattamento dai diversi tecnici, medici<br />
e paramedici, progressivamente coinvolti. Essi dovranno<br />
“parlare la medesima lingua” in modo che l’utente<br />
possa agevolmente ascoltare e, soprattutto, facilmente<br />
capire. Il paziente dovrà sempre avere la sensazione di
Ospedale<br />
trovarsi di fronte ad operatori che hanno maturato una<br />
visione unitaria del suo problema.<br />
Strategia<br />
Il paziente, indipendentemente a quale delle strutture<br />
operative del Dipartimento di Area Ortopedico - Riabilitativa<br />
si rivolga, dovrà ricevere risposte coerenti ed<br />
esaustive, organizzate secondo medesimi schemi e procedure<br />
operative.<br />
Il raggiungimento di tale obiettivo passa attraverso:<br />
• la produzione di una modulistica unitaria nella veste tipografica,<br />
chiara ed esauriente nei contenuti, in grado<br />
di proporre percorsi organizzativi simili, pur nel rispetto<br />
delle caratteristiche di ogni singola Unità Operativa.<br />
• il superamento dei “confini culturali” derivanti agli<br />
operatori, medici e paramedici, dal risiedere in strutture<br />
ospedaliere differenti, con l’attivazione di una<br />
“formazione culturale permanente”, svolta all’interno<br />
dell’<strong>Azienda</strong>, sfruttando le diverse “eccellenze professionali”<br />
presenti.<br />
Interventi<br />
Il progetto è partito a marzo 2006 con:<br />
• l’adozione di modulistica dipartimentale con “Lettera<br />
di accoglimento” e “Lettera di dimissione” (v. allegati)<br />
• l’avvicendamento di personale medico e paramedico<br />
tra le UU.OO.AA. del Dipartimento (per quanto possibile,<br />
considerato l’elevato turnover degli operatori)<br />
• la realizzazione di protocolli sia farmacologici (profilassi<br />
antitromboembolica, antibioticoterapia), ottenuti con<br />
la valutazione di linee guida, validate dall’uso presso<br />
Aziende Ospedaliere ed Universitarie di rilievo nazionale<br />
• la definizione di automatismi nei trasferimenti tra le<br />
UU.OO.AA. del Dipartimento con periodici incontri tra<br />
referenti medici e caposala, allo scopo di rendere operative<br />
intese raggiunte in ambito di Comitato di Dipartimento<br />
• l’individuazione di percorsi formativi comuni con la definizione<br />
di una proposta formativa unitaria e la programmazione<br />
di un evento congressuale, a significato<br />
regionale ed extraregionale, previsto per la primavera<br />
del 2007.<br />
76<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
77<br />
Ospedale<br />
Infezioni sostenute da microrganismi sentinella in Ospedale:<br />
protocollo di sorveglianza e gestione<br />
degli eventi infettivi selezionati<br />
Manifestazioni del problema<br />
Nell’ambito delle Infezioni Ospedaliere particolare attenzione<br />
deve essere posta nel rilevamento di forme<br />
sostenute da microrganismi sentinella. I microrganismi<br />
sentinella sono agenti patogeni di particolare diffusibilità<br />
e pericolosità anche in relazione all’antibioticoresistenza.<br />
L’attuale sistema organizzativo permette di identificare<br />
tali eventi sentinella ma non prevede uno specifico programma<br />
di gestione del caso.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La mancanza di un sistema strutturato per la rilevazione<br />
e gestione degli eventi sentinella determina:<br />
1. mancata percezione del problema rilevato a seguito<br />
dell’isolamento del microrganismo di allarme<br />
2. misure di isolamento non attivate o applicate in modo<br />
inadeguato o non tempestivo<br />
3. mancato ritorno dei dati al fine di una precisa conoscenza<br />
epidemiologica generale relativa alle Unità<br />
Operative Ospedaliere.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
L’analisi qualitativa del problema ha permesso di evidenziare<br />
i seguenti fattori causali:<br />
1. mancanza di specifico protocollo operativo per la gestione<br />
in ospedale degli eventi infettivi sentinella<br />
2. mancanza di personale specificatamente formato e<br />
dedicato.<br />
Referente<br />
Maurizio Bongiovanni<br />
Dirigente Medico Responsabile di Struttura Semplice di Microbiologia<br />
Laboratorio di Microbiologia - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Monica Borga<br />
Infermiere Esperto Posizione Organizzativa Blocchi<br />
Operatori Direzione Medica Ospedaliera<br />
Ospedale<br />
Maria Luisa Fracasso<br />
Assistente Sanitario Esperto Posizione Organizzativa<br />
Igiene Ospedaliera Direzione Medica Ospedaliera<br />
Ospedale<br />
Obiettivo<br />
Evitare il diffondersi in ambiente ospedaliero di patogeni<br />
epidemiologicamente importanti per le loro resistenze<br />
ad antibiotici e disinfettanti, che determinerebbero<br />
conseguenze estremamente gravi per il singolo paziente<br />
e per l’intera struttura, comportando l’ aumento della<br />
spesa sanitaria e sociale.<br />
Strategia<br />
• A seguito dell’isolamento del patogeno segnale di<br />
allarme, tempestiva comunicazione all’Unità Operativa<br />
interessata e Direzione Medica Ospedaliera per la<br />
messa in atto delle corrette misure di isolamento.<br />
• Elaborazione dati con produzione di reports periodici<br />
per la conoscenza e la sensibilizzazione sulla locale situazione<br />
epidemiologica.<br />
Interventi<br />
Vedi diagramma di flusso.
Ospedale<br />
78<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
DIAGRAMMA DI FLUSSO PER LA SORVEGLIANZA E GESTIONE DEI PATOGENI SEGNALE DI ALLARME<br />
Immediata<br />
Isolamento del patogeno segnale di allarme da parte della Microbiologia<br />
Segnalazione telefonica, da parte della Microbiologia,<br />
alla Direzione Medica del patogeno segnale di<br />
allarme ed invio del relativo modulo<br />
Tempestiva<br />
Il Dirigente Medico di D.M.O.:<br />
Attiva l’infermiera Controllo Infezioni Ospedaliere<br />
che effettua un primo inquadramento epidemiologico<br />
e trasmette nota di raccomandazione sulle misure<br />
igienico- sanitarie da adottarsi<br />
Immediata<br />
Segnalazione telefonica, da parte della Microbiologia,<br />
all’Unità Operativa del patogeno segnale di<br />
allarme ed invio del referto dell’esame<br />
L’Unità Operativa interessata applica le misure di<br />
isolamento raccomandate<br />
48 – 72 h<br />
Sopralluogo da parte della Direzione Medica (Infermiere di Controllo Infezioni<br />
e/o Dedico di D.M.O.) presso l’U.O. interessata per la verifica della messa in atto<br />
delle misure di isolamento e per la compilazione della scheda di sorveglianza<br />
Imputazione dei dati raccolti e archiviazione delle schede di sorveglianza,<br />
da parte dell’nfermiere Controllo Infezioni<br />
Elaborazione ed analisi dei dati da parte di D.M.O.<br />
Laboratorio di Microbilogia, C.I.O.<br />
entro 7 giorni<br />
trimestrale<br />
semestrale<br />
Invio dei risultati via e-mail a:<br />
Direttore Medico Ospedaliero Direttori - Responsabili e Coordinatori Unità<br />
Operative Responsabile Servizio delle Professioni sanitarie <strong>Azienda</strong>le<br />
Immediata<br />
79<br />
Ospedale<br />
Istituzione dell’infermiere referente per le attività speciali<br />
Manifestazioni del problema<br />
L’organizzazione operativa deli’assistenza cardiologica<br />
richiede, da parte del personale infermieristico, l’esecuzione<br />
di un gran numero di atti e di interventi specifici<br />
che richiedono talora un lungo addestramento. Se ne<br />
elencano i principali:<br />
1. Lettura dell’elettrocardiogramma dal monitor e dal<br />
tracciato a 12 derivazioni<br />
2. Esecuzione del tracciato ecg con particolare attenzione<br />
alla ripetibilita dello stesso segnando con penna<br />
indelebile le derivazioni precordiaii<br />
3. Prelievi venosi da qualsiasi vena accessibile<br />
4. Prelievi arteriosi per emogasanalisi<br />
5. Riconoscimento al monitor delle principali aritmi<br />
6. Riconoscimento di eventuali disfunzioni di pacemaker<br />
7. Corretta somministrazione dell’ossigenoterapia<br />
8. Riconoscimento delia presenza di globo vescicale attraverso<br />
l’ecografia e posizionamento del catetere<br />
9. Posizionamento di catetere venoso centrale con sistema<br />
percutaneo<br />
10. Misurazione delia pressione venosa centrale<br />
11. Regolazione della somministrazione di liquidi e dell’alimentazione<br />
parenterale o attraverso P.E.G.<br />
12. Mobilizzazione del Daziente e manovre riabilitative;<br />
13. Assistenza alla sala di stimolazione per l’impianto urgente<br />
di pacemaker provvisori<br />
14. Assistenza alla toracentesi e alla pericardiocentesi;<br />
15. Uso corretto del defibrillatore<br />
16 Addestramento/inserimento del personale neofita<br />
del reparto.<br />
Referente<br />
Davide Navetti<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Roberto Rossato<br />
Infermiere Professionale<br />
Neurologia<br />
Erica Marchesini<br />
Collaboratore Professionale Sanitario<br />
Infermiere Cardiologia - U.C.I.C.<br />
Arzignano - Ospedale<br />
La gestione ottimale della terapia intensiva e legata<br />
alle capacità specifiche nelle suddette attività degli infermieri<br />
presenti; quindi, più estesa è l’esperienza nelle<br />
metodiche, più garantita e l’assistenza a questi malati e<br />
la corretta esecuzione delle procedure necessarie.<br />
Si ritiene quindi opportuno istituire la figura dell’infermiere<br />
referente per le attività speciali, identificando 2-3<br />
persone fra i più anziani e più esperti per svolgere questo<br />
ruolo (due referenti abituali e 1-2 sostituti).<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La presenza di un infermiere referente per le attività<br />
speciali dà la garanzia al primario e ai medici di avere la<br />
migliore assistenza infermieristica possibile nelle attivitÌ<br />
routinarie quotidiane.<br />
L’estensione maggiore possibile di questo addestramento<br />
al resto del personale è dettato dalla necessità<br />
che, anche di notte e nei giorni festivi, le medesime attività<br />
possano essere svolte da personale competente,<br />
evitando rischi ai pazienti derivanti da scarso allenamento<br />
nelle procedure.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Per varie ragioni (gravidanze, trasferimenti, scelte individuali)<br />
il personale infermieristico della cardiologia ha<br />
subito nel corso degli anni molte trasformazioni, con<br />
inserimenti frequenti di nuove unità e allontanamento<br />
di personale esperto, talora di elevato livello professionale.
Ospedale<br />
La conseguenza immediata di questi ricambi, in un reparto<br />
a elevata valenza tecnologica, e quella della scarsa<br />
capacità dei nuovi elementi di praticare correttamente<br />
ed in modo uniforme le procedure richieste.<br />
Il progetto recentemente varato di informatizzazione<br />
globale della cardiologia acuisce ulteriormente questo<br />
problema e rende non è dilazionabile la identificazione<br />
di figure infermieristiche (oltre che mediche) che siano<br />
responsabilizzate direttamente della realizzazione di<br />
questo progetto.<br />
Obiettivo<br />
L’obiettivo e quello di creare la figura dell’infermiere<br />
referente per le attività speciali, intesa a garantire la<br />
corretta esecuzione delle procedure tecnologiche necessarie<br />
all’assistenza dei malati di terapia intensiva e, in<br />
subordine, dei malati della divisione cardiologica.<br />
Compito di questa figura e quello di garantire la corretta<br />
ed uniforme esecuzione delle procedure da parte del<br />
personale turnista, sia favorendone l’apprendimento,<br />
sia verificandone la competenza.<br />
Il primario e i medici della cardiologia si faranno carico<br />
di supportare l’addestramento del personale con adeguata<br />
didattica, corsi e riunioni per specifici problemi.<br />
L’infermiere referente avrà il compito di rilevare i dati<br />
più significativi, analizzerà gli allarmi prelevati dal monitoraggio<br />
continuo estendendo la sua osservazione<br />
anche agli altri letti monitorizzati, verificherà la presenza<br />
o meno di aritmie rilevanti, controllerà lo stato della<br />
terapia antiaritmica e delle altre terapie specifiche, (per<br />
esempio quella diuretica), seguirà il funzionamento delle<br />
apparecchiature, presiederà la gestione della riabilitazione<br />
cardiologica, curerà direttamente il processo di<br />
informatizzazione del reparto.<br />
Strategia<br />
Identificazione di due unità Collaboratore Professionale<br />
Infermiere, di provata esperienza in reparto cardiologico,<br />
disponibili ad uscire dal turno per effettuare servizio<br />
di giornata con questi specifici compiti. Identificazione<br />
di almeno un’altra persona, possibilmente 2, per sostituzioni<br />
in caso di assenze.<br />
Interventi<br />
Tale figura, una volta istituita, sarà immediatamente<br />
disponibile per il programma prefissato; si Impegnerà<br />
perseguire gli obiettivi prefissati in funzione delle problematiche<br />
emerse, nell’acquisizione di tecnologie cardiologiche<br />
specifiche e curerà il processo di informatizzazione<br />
del reparto.<br />
80<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
La disfagia nell’anziano ricoverato in lungodegenza:<br />
una gestione condivisa nell’equipe multiprofessionale<br />
Manifestazioni del problema<br />
La disfagia può essere intesa come la difficoltà di deglutizione<br />
che può portare a rischi gravi come il soffocamento<br />
da aspirazione di cibo o bevande in trachea, o a<br />
malnutrizione o a broncopolmonite da ingestione di sostanze<br />
alimentari nelle vie aeree. La disfagia colpisce circa<br />
il 50% dei pazienti con ictus, gran parte dei soggetti<br />
affetti da patologie neurologiche degenerative come la<br />
demenza di Alzheimer o il Morbo di Parkinson.<br />
I pazienti ricoverati in Lungodegenza presentano queste<br />
caratteristiche in una grande percentuale di casi e<br />
per tale motivo la disfagia coinvolge tutto lo staff assistenziale<br />
del reparto : spesso la disfagia preclude ad<br />
eventi che peggiorano lo stato di salute dei pazienti e<br />
per tale motivo ne ritardano la dimissione o ne pregiudicano<br />
il recupero.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La disfagia del paziente anziano ricoverato innesca un<br />
peggioramento dello stato funzionale e un più lento<br />
recupero delle potenzialità residue, a causa di processi<br />
infettivi (broncopolmonite ab ingestis), la malnutrizione<br />
proteica, la disidratazione. Il riconoscimento tempestivo<br />
della disfagia tramite una attenta valutazione clinica e<br />
logopedica permette l’instaurazione di un progetto di<br />
assistenza individuale (PAI) che è alla base del mantenimento<br />
di un soddisfacente stato nutrizionale, prerogativa<br />
indispensabile per ogni trattamento sanitario o<br />
riabilitativo.<br />
Marcello Mari<br />
Dirigente medico responsabile Uo lungodegenza<br />
ospedale di Valdagno - Ospedale<br />
81<br />
Referente<br />
Collaboratori<br />
Ilenia Fin<br />
Infermiere coordinatrice<br />
U.O. lungodegenza<br />
ospedale di vicenza - Ospedale<br />
Marisa Crestani<br />
Logopedista SRRF Valdagno<br />
Ospedale<br />
Ospedale<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
La disfagia dell’anziano ricoverato in Lungodegenza è<br />
presente circa nel 60% dei pazienti e questa percentuale<br />
è in linea con le statistiche di anziani ospiti di strutture<br />
residenziali per non autosufficienti. Molto spesso l’alimentazione<br />
nell’anziano allettato,non autosufficiente e<br />
quindi con alta percentuale di disfagia viene assicurata<br />
con la partecipazione di familiari o personale di assistenza<br />
privato, oppure di personale volontario (Associazione<br />
Volontari Ospedalieri). Fino ad ora il personale del reparto<br />
(medico, infermiera coordinatrice, infermieri, operatori)<br />
istruivano i familiari dedicati ad imboccare i pazienti<br />
con consigli generici senza dimostrazioni pratiche<br />
e senza l’ausilio di materiale divulgativo scritto. Questo<br />
a volte non ha permesso un razionale e omogeneo percorso<br />
assistenziale del paziente con disfagia.<br />
Obiettivo<br />
Da numerosi incontri di equipe a cui hanno partecipato il<br />
medico responsabile e l’infermiera coordinatrice del reparto<br />
con la logopedista del SSRF di Valdagno è emersa<br />
l’esigenza di dover migliorare la gestione complessiva<br />
dei pazienti con disfagia, sia sotto l’aspetto diagnostico<br />
che quello di trattamento.<br />
Strategia<br />
Abbiamo deciso di effettuare una ricerca bibliografica<br />
su testi scientifici di geriatria, neurologia e logopedia<br />
e anche on-Iine sull’argomento per poter riassumere<br />
poi in un documento il nostro punto di vista e predi-
Ospedale<br />
sporre un nostro vademecum per il paziente disfagico.<br />
Il vademecum sarebbe stato poi lo strumento di lavoro<br />
col quale addestrare la persona dedicata all’assistenza<br />
durante i pasti: il vademecum poi avrebbe permesso al<br />
familiare del paziente dimesso dalla Lungodegenza una<br />
traccia scritta di riferimento per la gestione a domicilio<br />
nell’ottica della continuità assistenziale tra ospedale e<br />
territorio del paziente anziano fragile.<br />
Interventi<br />
Nel corso dei mesi di maggio-giugno- luglio-agosto<br />
2006 dopo la ricerca bibliografica è stato redatto dal<br />
medico responsabile un documento di sintesi o vademecum<br />
(1), divulgato poi all’interno dell’equipe per<br />
acquisire altri contributi professionali e per predisporre<br />
eventuali correzioni. Il documento definitivo e stato poi<br />
consegnato per conoscenza alla Direzione Medica e alla<br />
Direzione del Servizio Infermieristico dell’<strong>Ulss</strong> ed infine<br />
inserito nei protocolli assistenziali del reparto.<br />
Sono stati poi predisposti alcuni accorgimenti (2) pratici<br />
e semplici per identificare i letti dei pazienti disfagici:<br />
questo sistema di identificazione avrebbe permesso a<br />
tutto ilpersonale di assistenza (OSS e OTA ) che lavora in<br />
comune con la U.O.A. di Geriatria di poter rapidamente<br />
conoscere le caratteristiche dei degenti in U.O. Lungodegenza.<br />
Si è cercato infine un test (3) di facile applicazione<br />
ma sensibile per gli anziani più fragili e meno<br />
collaboranti ad indagini endoscopiche che potesse far<br />
diagnosi di aspirazione nelle vie aeree durante la deglutizione<br />
.Il test identificato avrebbe permesso di arrivare<br />
ad una diagnosi di disfagia senza ricorrere ad indagini<br />
strumentali endoscopiche più invasive (ad es. Videolaringoscopia).<br />
(1) in allegato il documento vademecum “Consigli generali<br />
per le persone che assistono i pazienti anziani affetti<br />
da disfagia”.<br />
(2) E’ stato scelto di applicare alla sponda ai piedi del<br />
letto un cartoncino dicolore azzum delle dimensioni di<br />
cm 13x 13 , per identificare i pazienti già valutati dal medico<br />
e logopedista e riscontrati affetti da disfagia.<br />
(3 ) E’ stato scelto come test diagnostico la Prova delbicchiere<br />
d’acaua associato alla Oxiaen Desaturation Test.<br />
Questa valutazione rientra nella Bedside Swallow Assesment<br />
che ha un valore predittivo del 95% e permette di<br />
scrinare i pazienti da sottoporre ad indagini strumentali<br />
di II livello ( come ad esempio la FESS ) e i pazienti da<br />
escludere protettivamente da alimentazione orale non<br />
adattata. Il test viene eseguito dal medico o dalla infermiera<br />
coordinatrice o dalla logopedista (in quest’ultimo<br />
caso in collaborazione di una infermiera per una eventuale<br />
aspirazione orotracheale d’urgenza) .<br />
82<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
83<br />
Ospedale<br />
La gestione del paziente tracheostomizzato domiciliare<br />
Referente<br />
Giorgio Gentilin<br />
Medico<br />
U.O.S. Patologia respiratoria - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Davide Lovato<br />
Infermiere<br />
U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio) - Ospedale<br />
Riccardo Zampieri<br />
Infermiere<br />
U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio) - Ospedale<br />
Marilena Nicolato<br />
Infermiere<br />
U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio) - Ospedale<br />
Centri esterni<br />
U.O.S. a valenza di partimentale di patologia respiratoria<br />
Servizio di endoscopia di Montecchio Maggiore Sapio life (servizio di ADR)<br />
Progetto premiato
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
• Pazienti con infezioni del tracheostoma e delle vie respiratorie<br />
• sorretta gestione della cannula tracheostomica e dei<br />
materiali a domicilio<br />
• pazienti con difficoltà respiratorie e riacutizzazioni della<br />
patologia respiratoria di base<br />
• da parte del personale che segue il paziente, una mancanza<br />
di informazioni sulla gestione tecnica/assistenziale.<br />
Motivazione della scelta del problema<br />
Realizzare un’unica e chiara linea da seguire, uniforme<br />
per tutti, sulla corretta gestione del paziente tracheotomizzato<br />
domiciliare, sia esso in ventilazione meccanica<br />
invasiva o meno.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Una scorretta gestione dei pazienti tracheotomizzati<br />
domiciliari porta ad un aumento delle infezioni, del conseguente<br />
uso di farmaci e ricoveri ospedalieri, problemi<br />
di costi e rapporto costo/beneficio, problemi respiratori<br />
e di ordine pico/fisico.<br />
Obiettivo<br />
Identificare i ruoli delle diverse figure (professionisti e<br />
care givers) al fine di una centralità di gestione del paziente<br />
tracheostomizzato domiciliare; ottimizzare le risorse<br />
tecnico/umane al fine di un’omeostasi psico/fisica<br />
del paziente rispettando i criteri di costo-beneficio delle<br />
prestazioni.<br />
Formazione di tutte le figure deputate all’assistenza, e al<br />
paziente stesso in ordine di cura e prevenzione.<br />
Strategia<br />
Formazione dei care givers, familiari e delle figure professionali<br />
Interventi<br />
Realizzazione di protocolli<br />
Incontri formativi da parte del personale competente<br />
Corsi di formazione con valutazione di apprendimento<br />
rivalutati a distanza con eventuale controllo di qualità<br />
84<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
85<br />
Ospedale<br />
La qualità preanalitica: uno strumento di verifi ca<br />
e miglioramento al servizio del paziente<br />
Patrizia Draghicchio<br />
Resp. Struttura Semplice Sistema Informatico<br />
Rep. - Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Un apprezzabile numero di campioni, appartenenti a<br />
pazienti ricoverati, una volta pervenuti al Laboratorio,<br />
manifesta segni di emolisi in vitro, indicatore di prelievo<br />
non conforme ai requisiti di qualità. Altri campioni manifestano<br />
la presenza di lipemia (elevata concentrazione<br />
di lipidi) o ittero (elevata concentrazione di bilirubina),<br />
indicatori di non adeguata preparazione del paziente o<br />
di patologia in atto.<br />
I risultati di diversi test di laboratorio sono influenzati<br />
dalla presenza di emolisi, ittero o lipemia che causano<br />
sottostima o sovrastima dei relativi risultati. In presenza<br />
di tale situazione, i tecnici richiedono al Reparto un nuovo<br />
campione, con conseguente ritardo nell’emissione<br />
del risultato e nell’utilizzo clinico del dato.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La qualità dei dati di Laboratorio non deve essere limitata<br />
al solo processo di ottenimento del dato, la fase<br />
analitica vera e propria, ma deve tendere ad estendersi<br />
a tutte le fasi operative, preanalitica, analitica e postanalitica.<br />
L’informazione relativa alla non conformità non deve<br />
costituire solo la causa del rigetto di una richiesta, ma<br />
deve divenire il punto d’inizio di un percorso di miglioramento<br />
della qualità.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Operare in qualità è un requisito essenziale richiesto ai<br />
moderni sistemi sanitari. Gli esami di laboratorio rappresentano<br />
sovente un aspetto meno percettibile della<br />
Referente<br />
Valentino Miconi<br />
PrimarioLaboratorio di Patologia Clinica<br />
Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Sergio Voltolin<br />
Coordinatore Tecnico Laboratorio di Patologia<br />
Clinica Arzignano - Ospedale<br />
Claudio Cunico<br />
Coordinatore Tecnico Laboratorio di Patologia<br />
Clinica Arzignano - Ospedale<br />
I Tecnici di laboratorio<br />
delle sedi di Arzignano - Valdagno - Lonigo<br />
medicina, nonostante contribuiscano in modo considerevole<br />
al processo decisionale del clinico. A seguito dei<br />
ragguardevoli progressi tecnologici degli ultimi 10 anni,<br />
la qualità analitica ha consentito di raggiungere un maggior<br />
senso di confidenza dei risultati di laboratorio e la<br />
fase analitica vera e propria è divenuta più controllabile<br />
e verificabile grazie ai Programmi di Valutazione della<br />
<strong>Qualità</strong> Interna (entro il Laboratorio, giorno per giorno)<br />
ed Esterna (tra Laboratori).<br />
La qualità extra analitica rappresenta oggi un problema<br />
maggiore per l’attendibilità degli esami. La letteratura<br />
scientifica registra un consenso sempre crescente sulla<br />
causa prevalente di errori nei risultati di Laboratorio.<br />
La causa extra analitica più rilevante è costituita dalla<br />
fase preanalitica, con ripercussioni evidenti di “outcome”<br />
del paziente e di costi. In particolare, campioni<br />
emolizzati e lipemici alterano in modo variabile la qualità<br />
dei dati forniti dal Laboratorio e possono essere causa<br />
di errate decisioni cliniche.<br />
La qualità preanalitica non è sotto il diretto controllo del<br />
laboratorio e dipende in modo stretto dalla qualità del<br />
prelievo.<br />
L’emolisi può essere causata da meccanismi biochimici,<br />
immunologici, fisici e chimici. Può avvenire sia in vivo<br />
(per es. dovuto ad una reazione trasfusionale o durante<br />
una infezione del parassita della malaria che colpisce gli<br />
eritrociti malati) sia in vitro in tutte le fasi preanalitiche<br />
(campionamento, trasporto del campione e stoccaggio).
Ospedale<br />
Obiettivo<br />
Alcuni sistemi analitici permettono la misura spettrofotometrica<br />
del grado di emolisi paragonando l’assorbimento<br />
del campione in corrispondenza di determinate<br />
lunghezze d’onda.<br />
Con la misura dell’emoglobina libera nel campione,<br />
la sua concentrazione può essere quantificata sotto la<br />
concentrazione di solito visibile dall’occhio umano.Le<br />
moderne strumentazioni analitiche sono dotate di sistemi<br />
di controllo che permettono il riconoscimento dei<br />
campioni emolizzati e lipemici in modo facile, oggettivo<br />
e quantificabile con precisione. Tutto questo però non<br />
è sufficiente. Le informazioni sulla non conformità del<br />
campione devono essere inserite in un percorso programmato,<br />
fluido, dotato di automatismi che minimizzino<br />
le perdite di tempo e facilitino la comunicazione tempestiva<br />
ai reparti interessati contribuendo ad innescare<br />
un percorso di miglioramento continuo della qualità.<br />
Il Laboratorio di Patologia Clinica ha deciso di mettere<br />
in atto azioni per ridurre la quantità di campioni non<br />
conformi (emolizzati e lipemici) che riceve quotidianamente.<br />
Tali azioni sono di due tipi:<br />
a riconoscimento e quantificazione del problema, utilizzando<br />
la tecnologia a disposizione<br />
b informazione ai Reparti che richiedono i test sugli effetti<br />
del problema in rapporto ai singoli risultati degli<br />
esami<br />
Strategia<br />
Il sistema analitico di cui i Laboratori sono dotati (Hitachi<br />
Modular P, Modular E, Hitachi 917) permette di riconoscere<br />
e quantificare in modo oggettivo il grado di<br />
emolisi, lipemia e ittero, confrontarlo con valori soglia<br />
caratteristici di ciascun metodo analitico.<br />
Il progetto prevede che queste informazioni siano messe<br />
a disposizione dei tecnici a scopo informativo ed educazionale,<br />
rinforzando con un dato oggettivo le valutazioni<br />
soggettive ricavate dall’esame visivo dei campioni. Le<br />
informazioni devono poi essere inviate al LIS (Sistema<br />
Informatico di Laboratorio) per essere elaborate.<br />
Il LIS, una volta ricevuti i dati, li deve confrontare con<br />
un sistema di regole definite dal Laboratorio per attivare<br />
un processo decisionale che può portare a tre azioni<br />
diverse:<br />
1. per valori di emolisi, lipemia ed ittero entro i limiti di<br />
tolleranza dei metodi interessati, rilasciare i risultati<br />
numerici dei relativi test<br />
2. per valori di emolisi, lipemia ed ittero oltre i limiti di<br />
tolleranza dei metodi, ma al di sotto di valori critici,<br />
rilasciare i risultati numerici associandoli ad un messaggio<br />
di allarme per possibili sovrastime o sottostime.<br />
I messaggi serviranno al clinico che li riceve per<br />
valutare volta per volta se l’errore insito nel dato sia<br />
clinicamente significativo e richieda un nuovo campione<br />
3. per valori di emolisi, lipemia ed ittero oltre i limiti critici<br />
dei metodi, cancellare i valori numerici dei test e<br />
sostituirli con un messaggio di avvertimento relativo<br />
alla persenza di situazioni di grave interferenza con<br />
l’invito a inviare un nuovo campione<br />
86<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Interventi<br />
Il progetto si è articolato in varie fasi:<br />
1. definizione dei test più rilevanti in urgenza-emergenza<br />
e sensibili ad emolisi e lipemia (es. potassio, ALT,<br />
INR)<br />
2. attivazione sugli strumenti della misura degli indici di<br />
interferenza su tutti i campioni analizzati (funzione attualmente<br />
attiva solo nel Laboratorio di Arzignano)<br />
3. trasmissione dei risultati degli indici al LIS<br />
4. creazione delle regole di accettazione, allarme o rigetto<br />
nel sistema esperto del LIS<br />
5. verifica del buon funzionamento del meccanismo<br />
6. comunicazione ai reparti dell’attivazione del progetto,<br />
del significato e del miglioramento atteso della<br />
qualità preanalitica<br />
7. verifica a distanza di tempo dei risultati dell’<strong>Ulss</strong>.<br />
Silvia Battistin<br />
Ostetrica<br />
Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />
Guido Bianchini<br />
Ostetrico<br />
Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />
Luisa Pala<br />
Caposala<br />
Ostetricia Valdagno - Ospedale<br />
87<br />
Ospedale<br />
La raccolta del sangue cordonale in <strong>Ulss</strong> 5<br />
Referente<br />
Alessandra Mengoni<br />
Dirigente Medico<br />
Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale <strong>Ulss</strong> 5 - Ospedale<br />
Enrico Acerbi<br />
Dirigente Medico<br />
Servizio Immunoematologia<br />
e Medicina Trasfusionale <strong>Ulss</strong> 5<br />
Ospedale<br />
Sonia Ferrarini<br />
Caposala<br />
Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />
Elisabetta Giusano<br />
Ostetrica<br />
Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Federica Mariuzzo<br />
Dirigente Medico<br />
Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />
Maurizio Soli<br />
Dirigente Medico<br />
Servizio Immunoematologia<br />
e Medicina Trasfusionale <strong>Ulss</strong> 5<br />
Ospedale<br />
Paola Calvi<br />
Dirigente Medico<br />
Servizio Immunoematologia<br />
e Medicina Trasfusionale <strong>Ulss</strong> 5<br />
Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Banca del Cordone <strong>Azienda</strong> Ospedaliera di Padova<br />
Progetto premiato
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Il sangue di origine placentare raccolto dopo il parto dal<br />
cordone ombelicale (SCO), fino a pochi anni fa considerato<br />
un prodotto di scarto, rappresenta una fonte preziosa<br />
di cellule staminali emopoietiche, da trapiantare in<br />
alternativa al trapianto di cellule staminali emopoietiche<br />
di sangue midollare e periferico, in bambini affetti da<br />
gravi malattie neoplastica e non, di natura ernatologica,<br />
immunologica, metabolica.<br />
Nella nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5, dopo un lavoro organizzavo<br />
durato circa un anno e la collaborazione tra Servizio Immunotrasfusionale,<br />
i Reparti di Ostetricia di Arzignano e<br />
Valdagno, la Direzione Medica, la Banca del Cordone di<br />
Padova, a partire da AGOSTO 2006 Ì iniziata la raccolta<br />
di sangue cordonale.<br />
Motivazioni<br />
Implementare a livello di questa <strong>Ulss</strong> la raccolta del sangue<br />
cordonale da inviare alla Banca del Cordone di Padova,<br />
a fronte delle crescenti aspettative espresse dal<br />
bacino di utenza femminile.<br />
Analisi dal problema e delle cause<br />
Oltre 2000 trapianti di cellule staminali da cordone sono<br />
stati eseguiti in tutto il mondo dopo il primo eseguito in<br />
Francia nel 1988 e parallelamente si e sviluppata anche<br />
in Italia una nutrita legislazione in merito alla donazione<br />
di sangue cordonale e alla istituzione delle Banche del<br />
Sangue Cordonale.<br />
Attualmente i decreti ministeriali del gennaio 2005 affidano<br />
ai Servizi Trasfusionali il compito di selezionare le<br />
donatrici seguendo criteri sovrapponibili alla selezione<br />
dei donatori di sangue.<br />
Per un paziente in attesa di trapianto la probabilità di<br />
reperire un donatore di midollo compatibile e pari a circa<br />
al 65% e l’attesa è mediamente di 3-5 mesi; pertanto<br />
le Banche di sangue di cordone ombelicale offrono<br />
maggiori opportunità di trovare cellule compatibili, in<br />
tempi relativamente brevi (da alcuni giorni a settimane),<br />
in assenza di rischi per la donatrice e per il neonato e<br />
con minori reazioni di natura immunitaria per il ricevente.<br />
Per la ridotta quantita di volume prelevato (80-100 mL) il<br />
sangue cordonale si adatta al trapianto di bambini non<br />
> 50 Kg di peso.<br />
Le 16 Banche del Sangue Cordonale attive oggi in Italia<br />
si occupano del controllo di qualità e della conservazione<br />
del sangue cordonale e sono coordinate a livello nazionale<br />
dalla rete GRACE (Gruppo per la Raccolta e per<br />
l’Amplificazione delle Cellule Emopoietiche). Alla data<br />
del 31 dicembre 2005 risultavano 37298 unità raccolte<br />
(dati del Centro Nazionale Trapianti).<br />
La donazione del sangue cordonale oltre all’atto di generosità<br />
della mamma, necessita di una attività sinergica<br />
e coordinata tra alcuni attori:<br />
1. Organi di informazione coinvolti: nel nostro caso i<br />
corsi pre-parto organizzati dal Servizio di Ostetricia<br />
2. Servizio Immunotrasfusionale dell’<strong>Ulss</strong> che si occupa<br />
dei criteri di idoneità della donatrice (come avviene<br />
per i donatori di sangue) in base alla normativa vigente,<br />
della conservazione adeguata del materiale prelevato<br />
e della spedizione del sangue cordonale raccolto<br />
alla Banca del Cordone di Padova<br />
3. Reparti di Ostetricia dell’<strong>Ulss</strong> cui spetta il compito del<br />
prelievo in Sala Parto<br />
88<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
4. Banca del Cordone di Padova che si occupa dei controlli<br />
di qualità dello stoccaggio e della distribuzione.<br />
La candidata donatrice, che deve essere in buona salute,<br />
dopo aver espresso la volontà di donare il sangue<br />
cordonale, viene avviata alla 34-36 sima settimana di<br />
gravidanza a colloquio medico presso il Servizio Trasfusionale<br />
ove verrà compilato un questionario anamnestico<br />
atto a valutare se alcune condizioni anamnestiche (in<br />
particolare malattie genetiche dei genitori, o del nascituro,<br />
problemi infettivi precedenti<br />
o durante la gravidanza ecc.) possano controindicare la<br />
donazione.<br />
In quella occasione il medico valuterà eventuali accertamenti<br />
effettuati in gravidanza e gli esami di screening<br />
infettivologia previsti dalla legge; inoltre la donatrice<br />
prenderà visione e firmerà il consenso informato alla<br />
donazione delle cellule cordonale ove e specificata la<br />
rinuncia a un uso personale della unità donata, eccetto<br />
casi di donazione dedicata previsti anche dalla normativa<br />
italiana, per circostanze di estrema gravità<br />
Al momento del parto, il personale medico e ostetrico<br />
della Sala Parto procederà secondo una ben standardizzata<br />
procedura operativa, alla raccolta del sangue<br />
cordonale, in apposite sacche che verranno conservate<br />
a 4C° in una emoteca predisposta presso i Servizi Trasfusionali,<br />
in attesa di essere trasportate alla Banca del<br />
Cordone di riferimento<br />
Obiettivo<br />
Dare la possibilità a tutte le donne assistite da questa<br />
<strong>Ulss</strong>, che desiderano donare il sangue cordonale, di poter<br />
effettuare la donazione in uno dei Reparti di Ostetricia<br />
dell’<strong>Ulss</strong> 5 (Ospedali di Arzignano e Valdagno),<br />
senza dover raggiungere, come succedeva fino a 2 mesi<br />
fa, le strutture che effettuavano tale servizio in sedi più<br />
distanti, con inevitabili disagi alla partoriente e alla famiglia.<br />
Interventi<br />
Per mezzo di una stretta collaborazione tra il Servizio Immunotrasfusionale<br />
dell’<strong>Ulss</strong> 5 , i Reparti di Ostetricia, la<br />
Direzione Medica Ospedaliera e la Banca del Cordone<br />
di Padova è stato possibile coordinare una serie di misure<br />
secondo diversi step:<br />
1. ormazione del personale ostetrico atto alla raccolta<br />
di sangue cordonale per mezzo di stage effettuati<br />
presso l’azienda ospedaliera di Padova e invio di<br />
materiale scientifico e modulistica dedicata da parte<br />
della Banca del Cordone di Padova<br />
2. formazione del personale medico del Servizio Immunotrasfusionale<br />
per la selezione delle candidate donatrici<br />
di sangue<br />
3. adeguata campagna di sensibilizzazione e informazione<br />
delle candidate donatrici nel corso dei corsi<br />
pre-parto organizzati in <strong>Ulss</strong> dal Reparto di Ostetricia<br />
4. programmazione di un adeguato protocollo operativo<br />
5. acquisto del materiale (sacche) per la raccolta<br />
6. predisposizione di un settore dedicato di due frigoemoteche<br />
di Arzignano e Valdagno ad accogliere in<br />
sangue cordonale 24 ore su 24 dopo il parto<br />
7. organizzazione dei viaggi del sangue prelevato mediante<br />
corriere TNT indicato dalla D.M.<br />
89<br />
Ospedale<br />
Linee guida per l’esame broncoscopia domiciliare<br />
Marilena Nicolato<br />
Infermiere<br />
U.O.S. Patologia respiratoria<br />
Ospedale<br />
Referente<br />
Giorgio Gentilin<br />
Medico<br />
U.O.S. Patologia respiratoria - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Davide Lovato<br />
Infermiere<br />
U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio)<br />
Ospedale<br />
Riccardo Zampieri<br />
Infermiere<br />
U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio)<br />
Ospedale<br />
Centri esterni<br />
U.O.S. a valenza di partimentale di patologia respiratoria Servizio di endoscopia<br />
Montecchio Maggiore Sapio Life (servizio di ADR)<br />
Manifestazioni del problema<br />
Un sempre maggior numero di esami broncoscopici richiesti<br />
a pazienti anziani con notevoli difficoltà di spostamento<br />
dal proprio domicilio, impossibilitati quindi<br />
nel raggiungere il servizio di endoscopia più vicino, ritardando<br />
di dare un trattamento alla riacutizzazione con<br />
eventuale ricorso al ricovero ospedaliero.<br />
Motivazione della scelta del problema<br />
Le richieste di broncoscopie domiciliari in continuo<br />
aumento comporta un’attenta organizzazione tecnico/<br />
professionale da parte del personale addetto, al fine<br />
di garantire l’esecuzione dell’esame in piena sicurezza<br />
ed efficacia, agevolando i numerosi pazienti non deambulanti.<br />
Rispondere a tali richieste riduce i disagi degli<br />
utenti ed eventuali ricoveri.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
La broncoscopia (eseguita in strutture protette o domiciliari)<br />
è una manovra invasiva che deve essere eseguita<br />
nell’assoluto rispetto di determinate condizioni, al fine<br />
di evitare conseguenze come infezioni, alterazioni del<br />
ritmo, laringo o broncospasmo lesioni iatrogene, ipossie<br />
e ipossiemie.<br />
Obiettivo<br />
Esecuzione dell’esame broncoscopico in ambiente domiciliare,<br />
dal personale addetto, rispondendo a tutti i<br />
requisiti che esso richiede: efficacia, efficienza, sicurezza,<br />
professionalità, tollerabilità da parte del paziente, tempestività<br />
d’intervento.<br />
Strategia<br />
Attenersi alle linee guida elaborate per l’esecuzione<br />
dell’esame (vedi allegato)<br />
Interventi<br />
Intervento tecnico/professionale pre-intra-post esame<br />
(circa 90 minuti)
Ospedale<br />
Mamma a cinque stelle<br />
Referente<br />
Anna Maria Rossato<br />
Ostetrica<br />
OGN Valdagno - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Anita Zordan<br />
Infermiera professionale<br />
Sala parto Valdagno<br />
Ospedale<br />
Francesco Visonà<br />
Dirigente medico<br />
Ostetricia Ginecologia Valdagno<br />
Ospedale<br />
Michela Preto<br />
Assistente amministrativo<br />
Servizio informatico<br />
Ospedale<br />
Mirco Serafi ni<br />
Assistente amministrativo<br />
Servizio informatico<br />
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Visto il continuo miglioramento della qualità dei servizi<br />
ospedalieri, e in seguito a richieste delle mamme che<br />
sono state assistite presso il reparto di Ostetricia Ginecologia<br />
dell’ospedale di Valdagno, le quali più volte<br />
hanno espresso consigli su come migliorare iservizi offerti,<br />
abbiamo pensato di rendere più confortevole tutto<br />
il percorso nascita: ogni ricovero ospedaliero in gravidanza,<br />
eventuali day hospital, amniocentesi, corso pat.<br />
Il breve periodo di degenza dal momento del ricovero<br />
per l’inizio del travaguo al momento della dimissione.<br />
Più volte ci è stato segnalato che le stanze risultano un<br />
po’ spoglie e la donna a volte ha l’esigenza in un momento<br />
così delicato di essere circondata da un ambiente<br />
che dia più tranquillità e calma, accompagnata da una<br />
musica rilassante e nel caso in cui il travaglio sia decisamente<br />
più lungo da un televisore dotato di dvd che<br />
possa trasmettere immagini che accompagnino il rilassamento.<br />
Inoltre molte hanno manifestato il desiderio che anche<br />
la sala parto dovrebbe essere più accogliente e non<br />
fredda magari aggiungendo delle immagini o dei colori<br />
che aiutano la mente a rilassarsi.<br />
Nella stanza del travaguo, mancano una doccia e un bidet<br />
cosa che il 99% delle donne lamenta. (inoltre mancano<br />
delle poltrone e mancano quotidiani o riviste).<br />
Si pensava di utilizzare una delle stanze di servizio da<br />
adibire a doccia.<br />
I papà lamentano la mancanza di distributori di bevande<br />
vicini per prendere un caffè devono scendere nella hall.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Per le motivazioni sopra citate abbiamo pensato di elevare<br />
la qualità della degenza delle donne presso l’Ostetricia<br />
Ginecologia dell’ospedale di Valdagno cercando<br />
di dotare di maggior confort le stanze, dal travaglio alla<br />
sala parto.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Miglioramento dei servizi alberghieri.<br />
Obiettivo<br />
Hospital video è un impianto multimediale interattivo<br />
per l’intrattenimento dei degenti in cliniche private,<br />
ospedali o alberghi, l’impianto consente l’intrattenimento<br />
dei degenti con la divulgazione di programmi<br />
televisivi, video “on demand”, programmi multimediali<br />
di alto livello qualitativo e la fruizione di servizi collegati<br />
alla struttura ospite (cartella clinica web, chiamata infermieri,<br />
prenotazione pasti e altro).<br />
Strategia<br />
1 parte Cablaggio reti nelle stanze; installazione server<br />
(in centralino o altro locale adeguato) sala apparati di<br />
rete; 26 circa monitor da applicare sopra ogni letto completi<br />
di braccio; un chiosco di ricarica tessere prepagate<br />
da installare presso open space di reparto (spazio occupato<br />
minimo) a parete; cuffie personali.<br />
2 parte Il materiale sopraccitato dalla lavasciuga alla<br />
doccia, dai poster ai cuscinotti e sgabelli dovrebbero<br />
essere fornite da sponsor cercando di non recare ancora<br />
disagi per costi all’ente.<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Interventi<br />
• Sopralluogo ufficio tecnico per la parte elettrica e reti<br />
dati più servizio informatico<br />
• per ogni postazione è necessaria una presa rete dati e<br />
rete elettrica<br />
• installazione apparati video con controllo apparato antenna<br />
(ditta Alveare).<br />
1 mese per l’installazione apparati video<br />
2 mese impianto rete<br />
90 91<br />
Ospedale
Progetto premiato<br />
Ospedale<br />
Mamma: a piccoli passi verso casa<br />
Referente<br />
Paola Massignani<br />
Caposala<br />
Assistenza Neonatale di Valdagno - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Loredana Radin<br />
Infermiere collaboratore<br />
Assistenza neonatale di Valdagno - Ospedale<br />
Barbara Massignani<br />
Infermiere collaboratore<br />
Assistenza neonatale di Valdagno - Ospedale<br />
Daniela Collicelli<br />
Infermiere collaboratore<br />
Assistenza neonatale di Valdagno - Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Assistenza Neonatale di Valdagno <strong>Ulss</strong> 5<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Manifestazioni del problema<br />
La degenza in ospedale, per una neomamma, costituisce<br />
un periodo in cui deve imparare ad occuparsi autonomamente<br />
del proprio figlio per non trovarsi poi a<br />
casa in difficoltà. Dopo il parto, il ricovero in media è di<br />
2 -3 giorni, (indistintamente se la donna è primipara o<br />
se ha già altri figli, se italiana o straniera immigrata), ma<br />
risulta essere un periodo di training piuttosto breve per<br />
i genitori che devono imparare a prendersi cura del loro<br />
bambino sia per la parte nutritiva, igienico-sanitaria e<br />
psico-fisica. l rientro a casa con il piccino è vissuto emotivamente<br />
con ambivalenza: da un lato c’è il desiderio<br />
di accogliere amorevolmente e quanto prima il nuovo<br />
componente nell’unità domestica, dall’altro c’è il timore<br />
di non essere sufficientemente sicuri e pratici nell’assumersi<br />
il ruolo di bravo genitore.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Cogliere e soddisfare tutte le aspettative e necessità individuali<br />
di ogni neomamma è difficile, e la difficoltà è<br />
maggiore se la donna è straniera e non comprende l’italiano,<br />
se ci sono problemi familiari, sociali, psichici, ecc...<br />
Nella nostra zona, la percentuale di neonati da coppie<br />
immigrate supera il 30%; una presenza che impegna<br />
notevolmente il personale infermieristico nello sforzo di<br />
fornire anche le informazioni più semplici. Queste donne<br />
apprendono prevalentemente tramite l’osservazione<br />
attenta delle azioni degli operatori e delle altre mamme,<br />
più che attraverso spiegazioni verbali per le quali, perlopiù<br />
è necessaria la presenza del marito che traduca nella<br />
loro lingua. Studiare e mettere in atto uno strumento<br />
che supporti l’insegnamento da parte degli operatori e<br />
che agevoli l’apprendimento da parte di tutti i genitori è<br />
stato un impegno che tutto il personale del Nido ha voluto<br />
assumere per migliorare la qualità dell’assistenza.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
l momento della nascita è tanto atteso, ma provoca sempre<br />
un senso di inadeguatezza e in capacità nei neogenitori<br />
(anche se hanno altri figli) che fin prima dei parto<br />
potevano solo pensare superficialmente, ma che poi si<br />
manifesta proprio avendo tra le braccia quell’esserino<br />
misterioso, fragile, totalmente dipendente da loro ma<br />
delicato da maneggiare. Passata l’intensa emozione del<br />
primo giorno della nascita, i genitori acquisiscono maggiore<br />
consapevolezza del loro ruolo e iniziano a soffrire<br />
della loro inesperienza e ad esprimere i loro timori nell’essere<br />
“buoni” genitori. Molte volte, la loro ansia, l’impaccio<br />
e l’imbarazzo verso ciò che li aspetta, non vengono<br />
sempre esternati o manifestati e sta nel personale di<br />
assistenza, cogliere anche piccole sfumature per saper<br />
intervenire appropriatamente con il supporto emotivo e<br />
pratico anche a chi non lo chiede. Con la nascita di un<br />
figlio inizia la pratica del “diventare genitori ed in questo<br />
la funzione dell’infermiera del Nido si esplica anche<br />
nel ruolo di trainer del processo educativo. Specificatamente,<br />
I’assistenza svolta dal personale inf.co in reparto<br />
di Ass. Neonatale è caratterizzata principalmente dalle<br />
seguenti attività:<br />
• accoglimento del neonato<br />
• osservazione clinica<br />
• riconoscimento di eventuali segni e condizioni<br />
patologiche, di disagio<br />
• collaborazione con il pediatra<br />
• incentivazione dell’allattamento materno<br />
92 93<br />
Ospedale<br />
• ma prevalentemente, l’infermiera si occupa di educazione,<br />
addestramento e supporto ai genitori (principalmente<br />
alla madre, ma anche al padre), in modo da<br />
rafforzarne le capacita genitoriali e per prepararli ad<br />
accogliere il neonato con più naturalezza, sicurezza e<br />
serenità<br />
La degenza ospedaliera per i genitori rappresenta, quindi<br />
anche un periodo di addestramento in cui l’infermiera<br />
del Nido deve cercare di renderli preparati e autonomi<br />
a “fare da soli”.<br />
La dimissione precoce coinvolge anche mamme non<br />
preparate, non pronte ad essere da sole a casa, ma<br />
prolungare la degenza oltre i giorni stabiliti per “insicurezza”<br />
della madre nel gestire il suo bambino, non è<br />
una soluzione vantaggiosa per l’<strong>Azienda</strong>, nè un motivo<br />
significativo.<br />
Quanto sopra descritto riguarda in genere tutte le neomamme,<br />
ma il problema appare più evidente per le donne<br />
straniere dove la comunicazione e la comprensione<br />
risulta difficile.<br />
Quasi tutte le mamme straniere non parlano e non comprendono<br />
l’italiano, in gran parte provengono da paesi<br />
in via di sviluppo e hanno una basso livello culturale,<br />
hanno la famiglia di origine nel loro paese e ciò comporta<br />
una pressochè totale solitudine nel momento in cui<br />
si sente maggior bisogno di sostegno affettivo; inoltre<br />
queste donne non partecipano ai corsi preparazione al<br />
parto organizzati dall’<strong>Ulss</strong>.<br />
Il personale di assistenza per insegnare alla madre<br />
come accudire il piccolo, come riconoscere i suoi bisogni,<br />
come allattare, come prenderlo e tenerlo in braccio<br />
ecc... per incoraggiare e trasmettere sicurezza, usa<br />
il metodo della dimostrazione pratica personalizzata,<br />
il colloquio individuale e al momento della dimissione<br />
vengono ripercorsi , assieme al padre, i vari “passaggi”<br />
e i “concetti” per la promozione dell’allattamento e di<br />
puericultura. In alcuni casi, questi metodi non sono sufficienti,<br />
soprattutto per le donne straniere che non comprendono<br />
la nostra lingua e hanno usanze diverse, per<br />
la madre particolarmente apprensiva ecc...<br />
Anche se a volte si chiede l’intervento del Servizio di<br />
Mediazione Culturale attivo nella nostra <strong>Ulss</strong>, ciò non<br />
riesce ad essere un aiuto immediato, ad essere presente<br />
per ogni madre straniera e intervenire durante la degenza<br />
o prima della dimissione.<br />
Dalla necessità di rispondere meglio ai bisogni di tutte<br />
le mamme, per offrire a tutti i genitori gli stessi insegnamenti,<br />
consigli, suggerimenti, per le prime cure del<br />
piccolo, per dare maggiore sicurezza alla dimissione, il<br />
personale infermieristico del Nido, ha ideato la realizzazione<br />
di un filmato in formato DVD audio- visivo, in italiano<br />
e tradotto in lingua straniere (quelle più rappresentate<br />
nella nostra <strong>Ulss</strong>) che presenta tutti gli argomenti di<br />
puericultura che singolarmente vengono spiegati, insegnati<br />
ad ogni madre durante il ricovero in Ospedale, e<br />
le prescrizioni comuni a tutti i neonati.<br />
Obiettivo<br />
• migliorare l’apprendimento e la manualità delle mamme<br />
nella gestione del proprio neonato anche in quelle<br />
situazioni sociali, culturali, linguistiche ecc... difficili<br />
• ridurre i rischi di errori da parte dei genitori verso il<br />
piccolo una volta a casa e di interpretazioni personali<br />
• ridurre la sensazione di “isolamento” e imbarazzo per
Ospedale<br />
alcune madri<br />
• offrire un mezzo di insegnamento audiovisivo multilingue<br />
immediato e sempre disponibile<br />
• soddisfare il bisogno formativo e di supporto anche<br />
alle donne straniere o con disagi psico-sociali o familiari<br />
• migliorare il servizio offerto e la qualità dell’assistenza<br />
• contribuire nel processo di accoglienza sanitaria per<br />
gli immigrati<br />
• migliorare le capacita genitoriali<br />
• aumentare l’ omogeneità dell’insegnamento<br />
• aiutare il personale sanitario nell’insegnamento ai genitori<br />
avendo a disposizione un supporto ‘didattico”<br />
semplice, ma rispondente alle necessità di apprendimento<br />
• accrescere il senso di adeguatezza e responsabilità ai<br />
genitori<br />
• ridurre il senso di frustrazione degli operatori indotto<br />
dall’incapacità di rispondere efficacemente ai bisogni<br />
di tutte le madri, particolarmente quelle straniere<br />
• garantire una dimissione appropriata.<br />
Strategia<br />
Elaborazione e produzione di un sussidio audio-visivo<br />
multilingue, da proporre alle puerpere durante la degenza<br />
in ospedale. Anche se l’assistenza è personalizzata,<br />
molti sono gli argomenti e pratiche standardizzate<br />
e comuni da trasmettere alle neomamme; questo ha<br />
permesso di stilare una lista di temi da proporre su filmato<br />
realizzato nel nostro campo operativo (all’interno<br />
del nostro reparto). Con la partecipazione dello stesso<br />
personale dell’U.O. e di alcune madri con il rispettivo figlio,<br />
negli stessi locali dove si lavora, si sono prodotte riprese<br />
video idonee per la didattica che si vuoi proporre<br />
come supporto all’addestramento dei genitori, sia per<br />
Valdagno che per Arzignano; successivamente, le riprese<br />
sono state completate con il componimento vocale<br />
che verrà tradotto (a breve) in più lingue.<br />
La lista degli argomenti realizzati su DVD sono i seguenti:<br />
1. illustrazione dell’U.O. e dell’organizzazione interna<br />
2. allattamento al seno (aspetto pratico)<br />
3. alimentazione al biberon<br />
4. come vestire e spogliare il neonato<br />
5. somministrazione orale della terapia<br />
6. igiene e cambio del neonato: bagnetto, cambio del<br />
pannolino ecc...<br />
7. sterilizzazione di tettarelle e biberon<br />
8. cura e medicazione del cordone ombelicale<br />
9. consigli e prescrizioni per la dimissione, illustrazione<br />
del libretto sanitario regionale<br />
10. uso della bilancia e controllo della crescita<br />
11. corretta postura del neonato.<br />
Interventi<br />
• con più incontri, il personale ha fissato gli argomenti,<br />
studiato il piano di realizzazione, identificate le risorse<br />
necessarie, offerto e suddiviso la disponibilità di ogni<br />
operatore<br />
• ricerca di studi recenti sull’argomento (puericultura)<br />
• proposta del progetto al Direttore delI’U.O. e ridefinizione<br />
degli argomenti<br />
• stabilito la sequenzialità della attività<br />
94<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
• identificazione dello spazio idoneo per la riproduzione<br />
del DVD (nel locale interno al Nido allestito per l’allattamento)<br />
• coinvolgimento del Servizio di Mediazione Culturale<br />
per la traduzione della parte vocale e dei messaggi<br />
scritti (es: titolo, punti chiave, punti di rinforzo, ....)<br />
• assegnazione delle parti dei soggetti<br />
• richiesta di autorizzazione alle madri per le riprese del<br />
loro figlio come attore<br />
• richiesta di televisore e lettori DVD per Valdagno e Arzignano<br />
( donati dallfAss. Onlus “Vip Clown di Vicenza)<br />
• realizzazione di riprese video e montaggio ad opera di<br />
un’infermiera del Nido<br />
• traduzione in varie lingue (in fase di realizzo).<br />
Manifestazioni del problema<br />
La termografica del reparto di Medicina era composta<br />
da 2 fogli:<br />
• il foglio bianco chiamato termografica che riportava la terapia<br />
scritta dal medico e costituiva il documento legale<br />
• il foglio giallo che ripeteva la stessa terapia ed era il<br />
punto di riferimento per il personale infermieristico<br />
• ogni giorno la terapia veniva scritta o aggiornata su entrambi<br />
i fogli bianco e giallo<br />
• nella termografica e nel foglio giallo non veniva segnalata<br />
la terapia somministrata<br />
• nella termografica non venivano segnati gli esami ematochimici,<br />
strumentali e le consulenze richieste.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
• La trascrizione della terapia dalla grafica foglio bianco<br />
al foglio giallo comportava maggiore impegno<br />
• orario e possibilità di errori da parte del medico<br />
• Impossibilità di dimostrare che la terapia veniva somministrata<br />
• Non era possibile risalire alla programmazione degli<br />
esami e consulenze richieste se non al momento della<br />
loro esecuzione<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
• Errori di trascrizione<br />
• Continue correzioni con difficoltà nella lettura.<br />
• Maggiore impegno di tempo<br />
• Doppie richieste ed esecuzione in eccesso di esami<br />
Obiettivo<br />
Creare uno strumento facile da compilare e semplice da<br />
95<br />
Ospedale<br />
Nuova grafi ca della medicina<br />
Referente<br />
Emanuele Consolaro<br />
Infermiere<br />
Medicina Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Ezio Svab<br />
Dirigente medico 1° livello<br />
Responsabile U.O.C.<br />
Reparto di medicina<br />
Ospedale<br />
leggere che fornisca maggiore sicurezza nell’operato<br />
del personale medico e infermieristico.<br />
Si è cercato di ottimizzare la lettura della grafica utilizzando<br />
due colori inoltre è stato sufficientemente definito<br />
l’orario di somministrazione.<br />
Sul retro della grafica sono stati creati due nuovi spazi<br />
per segnare gli esami al fine di eliminare i doppioni:<br />
• uno per gli esami ematochimici richiesti<br />
• uno per gli esami strumentali e le consulenze richieste.<br />
Strategia<br />
Dopo la prova di un mese si è svolto un incontro di verifica<br />
con la partecipazione del personale medico e infermieristico<br />
dove è stata revisionata la grafica.<br />
Quindi è stata provata per due mesi. Si è ripetuto un<br />
nuovo incontro di verifica con il personale medico e infermieristico<br />
visto il giudizio positivo è stata implementata<br />
nel reparto.<br />
Interventi<br />
• Si è eseguito un’analisi raccogliendo le impressioni del<br />
personale per una settimana.<br />
• Si è creato una bozza a mano in un giorno.<br />
• E’ stata creata la grafica con Microsoft Word in due settimane.<br />
• La nuova grafica è stata utilizzata in reparto per un mese<br />
• Revisionata secondo l’incontro tra medici e infermieri.<br />
Un giorno.<br />
• Provata per due mesi in reparto.<br />
• Nuovo incontro di verifica. Un giorno.<br />
• Implementazione definitiva in reparto.
Ospedale<br />
Nuovo sistema di prenotazione per il Day Surgery<br />
Referente<br />
Sergio Barbieri<br />
dirigente medico<br />
Day Surgery - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Daniele Ferron<br />
Amministrativo<br />
Direzione medica<br />
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Il paziente al momento della visita medica, non conosce<br />
la data dell’intervento al quale dovrebbe essere<br />
sottoposto.<br />
La data viene comunicata per via telefonica con grosse<br />
possibilità di confusione per il paziente<br />
(incomprensione - privacy, ecc.) e mancanza di un riscontro<br />
scritto per il Day Surgery.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
L’eventuale rinuncia da parte del paziente all’intervento,<br />
determina uno sconvolgimento delle liste di attesa.<br />
Le motivazioni di rinuncia sono spesso riconducibili a<br />
fatti di incomprensione o distrazione.<br />
Non è inoltre possibile ottenere il consenso informato al<br />
momento della visita(dove viene spiegato tutto) e alla visita<br />
anestesiologica il paziente si presenta senza esami.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
A seguito di questi fatti, si ritiene di preparare tutto ciò<br />
che occorre per affrontare un intervento in Day Surgery<br />
al momento della visita medica.<br />
Il medico, al momento della visita, raccoglie i dati anamnestici<br />
con l’ausilio del computer (salvandoli e stampandoli).<br />
Fa firmare al paziente il consenso informato, fornisce<br />
allo stesso la lista degli esami di laboratorio, cardiologici,<br />
radiologici ecc. che potranno essere effettuati nei<br />
laboratori dell’<strong>Ulss</strong> come operando in Day Surgery.<br />
Concorda con il paziente la data dell’intervento che<br />
verrà automaticamente inserita in una lista operatoria<br />
accessibile a tutti i medici afferenti al Day Surgery (Chirurgico<br />
-Urologico - Ortopedico ecc...)<br />
Obiettivo<br />
1. Al momento della visita il paziente conosce già la data<br />
dell’intervento avendola concordata con il medico e<br />
potrà organizzarsi meglio, evitando lunghe attese e<br />
avvisi dell’ultimo momento.<br />
2. Durante la visita, il paziente potrà firmare il consenso<br />
informato avendo ottenuto tutte le spiegazioni possibili.<br />
3. Al momento della visita anestesiologica, il paziente<br />
verrà visitato e valutato anche con l’ausilio degli esami<br />
di laboratorio e/o E.C.G. e/o Torace.<br />
4. Tutta la documentazione così salvata, permetterà una<br />
rapida consultazione in caso di bisogno, evitando il<br />
recupero di dati cartacei con notevole risparmio di<br />
tempo. Sarà accessibile a tutti gli utenti dotati di password.<br />
5. Sarà possibile ottenere una statistica in qualsiasi campo<br />
di interesse.<br />
Strategia<br />
Informazione, training per tutti i medici che utilizzano<br />
il Day Surgery. Preparazione e confezionamento di una<br />
griglia di facile utilizzo.<br />
Interventi<br />
Gli ambulatori dove vengono effettuate le visite devono<br />
essere dotati di computer collegato alla rete.<br />
Valentino Miconi<br />
Direttore<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Alessandro Marchesini<br />
Medico di laboratorio analisi<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Igea Romeo<br />
Medico di laboratorio analisi<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
96 97<br />
Ospedale<br />
Organizzazione del nuovo laboratorio<br />
Metodi, turnazione e nuova programmazione<br />
Daniela Bruni<br />
Tecnico di laboratorio<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Mirca Colpo<br />
Tecnico di laboratorio<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Silvana Bergamin<br />
Tecnico di laboratorio<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Imelda Cracco<br />
Tecnico di laboratorio<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Claudio dal Lago<br />
Tecnico di laboratorio<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Referente<br />
Luisa Scalzotto<br />
Coordinatrice<br />
Laboratorio analisi O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Alfredo Pozza<br />
Tecnico di laboratorio<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Bruna Vachel<br />
Tecnico di laboratorio<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Piergiovanna Venco<br />
Tecnico di laboratorio<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Roberta Meggiolaro<br />
Assistente amministrativo<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Luciana Muraro<br />
Assistente amministrativo<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Nicoletta Storti<br />
O.S.S.<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Paola Lora<br />
O.S.S.<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Paola Cornale<br />
O.S.S.<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Bertilla Rossetto<br />
O.S.S.<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Emanuela Zordan<br />
O.T.A.<br />
Laboratorio analisi<br />
O.C. Valdagno - Ospedale<br />
Progetto premiato
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Il problema da affrontare è la riorganizzazione del Laboratorio<br />
Analisi di Valdagno con l’accorpamento del<br />
Servizio Trasfusionale e dell’Anatomia Patologica.<br />
Per quanto riguarda la Segreteria, sarà conglomerata in<br />
un unico staff che riguarda tutti e tre i servizi. Per fare<br />
questo ci vorranno 3 sportelli più 1 per disabili, questo<br />
per garantire la migliore efficienza del servizio.<br />
Ci sarà anche l’impiegata dell’Anatomia Patologica, con<br />
questo si potrà garantire un adeguato servizio agli utenti<br />
esterni.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La motivazione della scelta è data dal trasferimento nella<br />
nuova sede del Laboratorio Analisi, del Servizio Trasfusionale<br />
e dell’ Anatomia Patologica; tutto ciò associato<br />
ad un totale cambiamento dell’orario del personale tecnico<br />
di Laboratorio: non più un orario diurno con reperibilità<br />
notturna, ma una turnazione sulle 24 ore, garantendo<br />
la presenza costante di un tecnico in reparto.<br />
Questo comporterà un netto miglioramento verso la<br />
qualità sia per il servizio interno che per il servizio rivolto<br />
agli esterni.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Per portare a termine questo progetto, innanzitutto è<br />
indispensabile che ci siano 3 sportelli adibiti all’accettazione<br />
dei pazienti con il vantaggio, rispetto a prima,<br />
del Servizio Cassa. Questo considerevole cambiamento<br />
darà la possibilità del pagamento immediato dando il<br />
beneficio all’utente di non dover fare altra fila per il pagamento<br />
all’Ufficio Cassa.<br />
Lo sportello per disabili verrà anche usato per accettare<br />
materiale biologico di vario genere, così le persone che<br />
hanno solo da consegnare, non debbono più aspettare,<br />
dando posto agli utenti che devono fare l’accettazione<br />
per il prelievo.<br />
Il risultato sarà un notevole risparmio di tempo, di personale<br />
adibito all’Ufficio Cassa, un netto miglioramento<br />
per gli utenti esterni, che dovranno fare una sola coda di<br />
attesa e non più due.<br />
Obiettivo<br />
L’obiettivo da raggiungere è di dare il massimo ad un<br />
processo di qualità.<br />
In occasione di questi radicali cambiamenti, abbiamo<br />
pensato di migliorare il servizio per gli utenti esterni<br />
aggiungendo la Cassa al laboratorio evitando così di<br />
dover fare due file, una per il prelievo ed una per il pagamento.<br />
Altro punto cui abbiamo pensato, da suggerimento del<br />
Dr. Alessandro Marchesini, è di fare il prelievo ai pazienti<br />
che devono eseguire il Tempo di Protrombina, in una<br />
fascia oraria che va dalle ore 9.00 alle ore 10.00, facendoli<br />
attendere per la consegna del referto. Così verrà<br />
alleggerito il flusso nel primo mattino, permettendo di<br />
sveltire i prelievi per le persone che devono recarsi al<br />
lavoro.<br />
I PT non andranno ad Arzignano con la routine, in quanto<br />
non sarebbe possibile dare la risposta in giornata.<br />
Quindi, con questo progetto, verranno garantite le urgenze,<br />
gli esami dei PT, le Allergie ed alcuni Test di Conferma<br />
per tutto il territorio dell’<strong>Ulss</strong>5.<br />
Altro punto fondamentale è che con questo sistema di<br />
orario di lavoro, riusciamo a cedere 1 tecnico di Labora-<br />
98<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
torio ad Arzignano. Pensiamo sia un ottimo obiettivo da<br />
raggiungere data la difficoltà che c’è, al giorno d’oggi,<br />
per l’assunzione di personale.<br />
Con tutto questo si avrà più qualità ed un notevole risparmio<br />
dei costi.<br />
Strategia<br />
Le azioni che si devono intraprendere sono: il miglioramento<br />
del servizio di Laboratorio con l’introduzione<br />
della CASSA, i referti dei PT nel corso della mattinata<br />
ed una maggiore rapidità del flusso allo sportello di accettazione<br />
prelievi.<br />
Interventi<br />
Ci sarà un unico Laboratorio con un’unica segreteria<br />
ed una uniformazione delle procedure per la segreteria<br />
come ad Arzignano e a Montecchio Maggiore.<br />
Si dovrà modificare la rete per il trasporto dei materiali<br />
biologici con 1 Fattorino per il trasporto delle provette<br />
a fine prelievi per recarsi ad Arzignano.<br />
Un cambiamento dell’orario del personale e riorganizzazione<br />
dei lavori in un unico laboratorio.<br />
Si farà un’agenda su cui scrivere alla fine di ogni turno,<br />
gli strumenti che hanno dato problemi e loro risoluzione,<br />
controlli di qualità svolti e problemi vari.<br />
99<br />
Ospedale<br />
Percorso fornitura protesi nei malati oncologici<br />
con particolare riferimento a busti-collari<br />
Cristina Oliani<br />
direttore oncologia<br />
Ospedale<br />
Cristina Verlato<br />
Infermiera<br />
DH oncologia - Ospedale<br />
Cristina Dalla Riva<br />
Coordinatrice Infermiera<br />
DH oncologia - Ospedale<br />
Referente<br />
Carla Lora<br />
Infermiera<br />
DH oncologia - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Sabrina Rossato<br />
Infermiera<br />
DH oncologia<br />
Ospedale<br />
Ludmilla Zuccarino<br />
Dirigente medico<br />
responsabile<br />
U.O.S. DH Valdagno<br />
DH oncologia<br />
Valdagno - Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Ortopedia Valdagno<br />
Ditta fornitrice protesi<br />
Progetto premiato
Ospedale<br />
Manifestazione del problema<br />
Il percorso fornitura protesi presenta una successione<br />
di procedure complesse. Tenuto conto della peculiarità<br />
delle problematiche del paziente oncologico tali procedure<br />
possono essere “ottimizzate” sia nelle modalità di<br />
effettuazione che nei tempi.<br />
Motivazione della scelta del problema<br />
Diminuendo la complessità e abbreviando i tempi del<br />
percorso per la fornitura delle protesi si riduce il disagio<br />
per il malato e i possibili rischi invalidanti.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Tappe per la fornitura delle protesi presso il servizio di<br />
Oncologia:<br />
1. l’oncologo effettua la richiesta di consulenza ortopedica.<br />
2. il paziente viene sottoposto a visita ortopedica, l’ortopedico<br />
prescrive la protesi<br />
3. la prescrizione deve essere visionata dal tecnico delle<br />
protesi e si concorda l’appuntamento con il paziente<br />
per la prova della protesi<br />
4. con il modulo debitamente compilato il paziente/familiare<br />
si reca all’ufficio protesi che rilascia l’autorizzazione<br />
e il preventivo di spesa<br />
5. il tecnico consegna la protesi al paziente<br />
6 dopo un periodo di prova il paziente si reca dall’ortopedico<br />
con il modulo per la firma del collaudo<br />
7. il paziente/familiare consegna il modulo compilato in<br />
tutte le sue parti al tecnico delle protesi.<br />
Il percorso da seguire risulta tutt’altro che facile e viene<br />
ad essere ancora più complicato se si considerano<br />
le condizioni cliniche del malato. I tempi risultano comprensibilmente<br />
lunghi analizzando la molteplicità di successione<br />
dei passaggi e spesso vengono ulteriormente<br />
allungati quando il pazientelfarniliare non riesce a condurre<br />
in modo puntuale il percorso. Anche nella realtà<br />
operativa la successione di queste tappe non risulta<br />
sempre così semplice. A volte si inseriscono situazioni<br />
(difficoltà a prendere contatti con gli specialisti, peggioramento<br />
delle condizioni cliniche del malato...) che inevitabilmente<br />
interrompono l’iter, tanto che il percorso<br />
diventa difficile e poco chiaro anche per gli stessi operatori<br />
coinvolti nelle procedure.<br />
Obiettivo<br />
Velocizzare, semplificare e coordinare il percorso di fornitura<br />
delle protesi:<br />
• riduzione del numero di accessi in ospedale del malato<br />
• riduzione del tempo che intercorre tra la prescrizione e<br />
la fornitura della protesi<br />
• riduzione del coinvolgimento del paziente e dei familiari<br />
nei passaggi burocratici.<br />
Strategia<br />
• Valutazione del percorso per la fornitura delle protesi.<br />
• Ottimizzazione dello stesso rispetto agli obiettivi prefissati.<br />
100<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Interventi<br />
1. Analisi critica del percorso per la fornitura delle protesi:<br />
discussione tra gruppo infermieri e oncologo (incontro<br />
di 2 ore)<br />
2. Individuazione di due infermieri che prendono contatti<br />
con i vari specialisti per definire i passaggi obbligati,<br />
utili e quelli evitabili del percorso di fornitura<br />
delle protesi (3 ore complessive). I due infermieri con<br />
la collaborazione della coordinatrice gestiscono anche<br />
le tappe successive.<br />
3. Stesura di una traccia del percorso per la richiesta di<br />
fornitura delle protesi, concordata con i vari specialisti:<br />
oncologo, ortopedico, tecnico delle protesi. (2<br />
ore).<br />
4. La traccia viene sottoposta all’analisi dei vari specialisti<br />
e dopo opportune modifiche viene concordata<br />
(3 ore complessive suddivise in momenti di contatto<br />
diversi con i vari specialisti).<br />
101<br />
Ospedale<br />
Percorso privilegiato presso l’ambulatorio protetto<br />
dell’U.O.C. di Ortopedia-Traumatologia di Montecchio<br />
nella preparazione all’intervento protesico<br />
programmato di anca e ginocchio<br />
Referente<br />
Enrico Castaman<br />
U.O.C. di Ortopedia<br />
Traumatologia di Montecchio Maggiore - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Cinzia Bergamasco<br />
Dirigente Medico 1 livello U.O.C. di Ortopedia Traumatologia<br />
di Montecchio Maggiore - Ospedale<br />
Giovanni Collesan<br />
Dirigente Medico 1 livello U.O.C. di Ortopedia Traumatologia<br />
di Montecchio Maggiore - Ospedale<br />
Barbara Sandri<br />
Infermiera professionale U.O.C. DH Valdagno<br />
DH oncologia Valdagno - Ospedale<br />
U.O.C. di Anestesia e Rianimazione, U.O.C. di Patologia Clinica, U.O.C. di Radiologia,<br />
U.O.C. di Cardiologia, U.O.C. di Recupero e Rieducazione Funzionale, U.O.S. Centro Trasfusionale<br />
Centri esterni<br />
Banca dei Tessuti - <strong>Azienda</strong> Ospedaliera di Verona<br />
Progetto premiato
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
In linea ordinaria, il paziente bisognevole di artroprotesi<br />
d’anca o ginocchio, nell’esecuzione delle numerose<br />
indagini cliniche e strumentali preliminari all’intervento,<br />
incontra disagi, perdite di tempo, spesso carenze<br />
informative, scarsa precisione e rischi di errore a causa<br />
di problemi organizzativi e logistici; costituisce un rilevante<br />
disservizio ospedaliero, sia per l’importanza di tali<br />
prestazioni che statisticamente: annualmente, presso<br />
l’U.O.C. di Ortopedia vengono protesizzate circa 300<br />
persone.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
• Motivi terapeutici: migliorare la qualità e la sicurezza<br />
del trattamento medico-chirurgico e riabilitativo con<br />
preparazione preoperatoria adeguata all’alto impegno<br />
degli interventi<br />
• Motivi deontoloaici: instaurare con il paziente un rapporto<br />
di fiducia verso i medici curanti e con il suo medico<br />
di base di collaborazione in un itinerario terapeutico<br />
particolarmente difficile e soggettivamente sofferto<br />
• Motivi medico-legali: garantire al paziente un’adeguata<br />
informazione sulla realtà patologica, sulle tecniche<br />
chirurgiche e anestesiologiche, sulla fase riabilitativa e<br />
la presumibile durata della convalescenza, sui rischi e<br />
le eventuali complicanze, limitando significativamente<br />
la possibilità di contestazioni.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Usualmente, coloro che su indicazione dello specialista<br />
ortopedico abbisognano di artroprotesi d’anca o ginocchio<br />
vengono posti in lista di attesa, con la prescrizione<br />
di una serie complessa di indagini preoperatorie cliniche,<br />
laboratoristiche, strumentali preliminari all’intervento<br />
;dell’esecuzione di tali esami, essi stessi, per lo<br />
più attraverso il medico di base, sono costretti a farsi<br />
autonomamente carico.<br />
A questo punto, soggetti per lo più anziani e con difficoltà<br />
deambulatorie si vedono spesso costretti, talvolta<br />
senza ben comprenderne la ragione, a lunghi e ripetitivi<br />
percorsi nei vari ambiti ospedalieri alla ricerca dei vari<br />
ambulatori di carattere specialistico complementare,<br />
della radiologia, del centro prelievi, sopportando non<br />
di rado lunghe code agli sportelli. Disagi, inconvenienti,<br />
malintesi, spreco temporale ed economico, incertezze<br />
ed alla fine sfiducia nella sanità pubblica sono le inevitabili<br />
conseguenze del disservizio: tutto ciò penalizza il<br />
paziente stesso, la qualità della cura erogatagli, la credibilità<br />
del Centro di cura.<br />
Obiettivo<br />
L’obiettivo del percorso clinico ed organizzativo proposto<br />
è quello di ottimizzare lo svolgimento di un intervento<br />
impegnativo qual e l’artroprotesi d’anca o di<br />
ginocchio, innanzitutto dal punto di vista tecnico, con<br />
i massimi requisiti di sicurezza, validità ed efficacia sia<br />
chirurgica che riabilitativa, ma anche comportamentale,<br />
ricercando attraverso un momento di rapporto stretto e<br />
dedicato con il paziente la sua consapevolezza e l’attivo<br />
coinvolgimento.<br />
Per ovviare agli usuali disservizi del percorso preoperatorio,<br />
presso I’U.O.C. di Ortopedia di Montecchio<br />
102<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Maggiore si e approntato un ben definito programma<br />
di accoglimento e conduzione costituito da una serie di<br />
tappe integrate attraverso cui garantire un trattamento<br />
di qualità globalmente elevata, insieme ottimizzando<br />
tempo e risorse.<br />
L’approccio operativo del candidato ad artroprotesi nei<br />
riguardi della struttura che lo curerà avviene dopo una<br />
prima visita nell’ambulatorio riservato alla patologia dell’anca<br />
o del ginocchio, dove lo specialista ha spiegato<br />
immediatamente il perchè della protesi, le tecniche del<br />
suo svolgimento, l’impegno riabilitativo, la prognosi di<br />
guarigione, le possibili complicanze; gli ha anche fornito<br />
le indicazioni affinchè, in caso accetti la prescrizione,<br />
possa agevolmente accedere alla lista di attesa chirurgica,<br />
telefonando o inviando in fax l’apposito modulo<br />
all’Ambulatorio Protetto del Reparto di Ortopedia: è<br />
qui che si accentra la fondamentale procedura di allestimento<br />
operatorio.<br />
Al momento della prenotazione, il personale infermieristico<br />
dedicato si presenta e si fa conoscere, garantendo<br />
al paziente la collocazione in lista e preavvisandolo<br />
orientativamente del momento in cui si attuerà la successiva<br />
cruciale fase, ossia la preparazione all’intervento.<br />
Essa viene eseguita circa 30 gg. prima della data fissata<br />
per l’atto chirurgico: presso I’Ambulatorio Protetto, in<br />
un’unica, intensa giornata di studio clinico, l’operando<br />
viene valutato in senso medico generale, anestesiologico<br />
e ancora ortopedico, così da verificarne o costruirne<br />
la gestibilità ai minimi rischi.<br />
In tale occasione viene raccolta un’accurata anamnesi<br />
generale e specialistica da parte di un medico dell’U.<br />
O.C. Ortopedica e si attuano gli accertamenti ematochimici,<br />
radiografici, cardiologici, strumentali di eventuale<br />
altra natura idonei all’inquadramento preoperatorio,<br />
seguendo una serie di protocolli originali, appositamente<br />
congegnati dal personale della Day Surgery, che consentono<br />
un controllo ottimale del rischio clinico.<br />
Da questi dati, disponibili nella mattinata stessa, il medesimo<br />
medico ortopedico ha spunti per personalizzare<br />
il trattamento specialistico con vari accorgimenti, fra cui<br />
le indispensabili misurazioni morfologiche in tempo reale<br />
dell’assetto articolare per approntare le componenti<br />
d’impianto più consone; un medico anestesista può<br />
altresì svolgere una documentata visita preanestesiologica<br />
con la disponibilità di alcune successive settimane<br />
per eventuali ulteriori verifiche, consulenze, aggiustamenti<br />
terapeutici di profilassi.<br />
Dopo l’incontro con il medico ortopedico e l’anestesista<br />
il paziente firma su apposito modulo il consenso informato.<br />
Nei casi abilitati attraverso uno specifico protocollo, e<br />
sono la grande maggioranza, si espleta a questo punto<br />
la raccolta ed il deposito ematico preoperatorio in buona<br />
coordinazione con il Centro Trasfusionale ,secondo i<br />
moderni canoni per un buon utilizzo del sangue; in quest’ambito<br />
e stato predisposto un itinerario particolare<br />
per pazienti che, in base ad un credo religioso, per lo più<br />
Testimoni di Geova, rifiutano le emotrasfusioni.<br />
Nel caso di predeposito o di possibile utilizzo emotrasfusionale,<br />
il paziente firma specifico consenso informato.<br />
Contemporaneamente e similmente, nei casi abilitati at-<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
traverso altro protocollo si attiva la procedura di prelievo<br />
e donazione ossea, per lo più teste femorali espiantate,<br />
nell’ambito della collaborazione con la Banca dei Tessuti<br />
Umani di Verona a cui questa U.O.C. dal 2003 fornisce<br />
un buon numero di omoinnesti scheletrici selezionati.<br />
In conclusione, si programma la riabilitazione post-operatoria<br />
sulla base delle necessità o delle preferenze del<br />
paziente e dei suoi familiari: nella maggioranza dei casi si<br />
predispone il trasferimento post-acuti presso varie strutture<br />
idonee, ad esempio e senza preclusioni l’U.0.A. di<br />
R.R.F. dell’Ospedale di Lonigo, l’analogo reparto di Villa<br />
Berica o Villa Margherita di Vicenza, l’Eremo di Arco o<br />
Villa Rosa di Trento, etc.; in casi meno numerosi si informano<br />
anticipatamente i familiari dei sussidi da predisporre<br />
nella loro residenza per l’accoglimento diretto a<br />
domicilio degli operati.<br />
A riassumere complessivamente le sequenze, si consegna<br />
in fine al paziente un opuscolo illustrativo sul reparto<br />
di degenza chirurgica, un opuscolo sull’intervento di<br />
protesi nel suo complesso ed un foglio descrittivo delle<br />
linee guida per un trattamento riabilitativo congruente,<br />
dai primi esercizi in regime di ricovero a quelli in ambito<br />
domiciliare.<br />
Tramite questa preliminare puntualizzazione scrupolosa<br />
e pregnante, si riducono per quanto possibile incognite<br />
ed imprevisti con il massimo grado di sicurezza clinica.<br />
In sintesi, così congegnata, la tappa in Ambulatorio Protetto<br />
assume tre importanti valenze:<br />
• in senso medico, diventa il momento centrale di approfondimento<br />
clinico con cui predisporre al meglio le<br />
modalità dell’intervento e dei successivi risvolti<br />
• in senso gestionale, pur complessa ed articolata, è<br />
però concentrata in un’unica fase densa di iniziative<br />
integrate, con un’intensività operativa che consente<br />
da un lato al paziente risparmi di tempo e facilitazioni<br />
attuative, dall’altro alla struttura massima precisione e<br />
minimo dispendio organizzativo<br />
• in senso umano e comportamentale, rappresentando<br />
per il paziente ed i suoi familiari un accesso all’ambiente<br />
di cura ed al suo personale diluito in varie ore con<br />
molti punti d’incontro, permette da un lato il perfezionamento<br />
delle vaste informazioni utili sulla base anche<br />
di ripensamenti e riflessioni postume, dall’altro fornisce<br />
un’agevolazione ed un incoraggiamento psicologico<br />
con un accesso morbido in una vicenda impegnativa,<br />
affrontata perÌ gradualmente.<br />
Strategia<br />
1. Attivazione, mantenimento ed implementazione dell’Ambulatorio<br />
Protetto dell’Ortopedia.<br />
2. Costruzione e perfezionamento di accessi privilegiati<br />
per l’attuazione di accertamenti ematochimici, radiografici,<br />
cardiologici, strumentali idonei all’inquadramento<br />
pre-operatorio nei vari ambiti competenti.<br />
3. Razionalizzazione anche informatica della preparazione<br />
all’intervento per la raccolta dati anamnestici,<br />
di esami strumentali, per scambio informazioni con<br />
il medico di base, etc. su rete internet in condizioni<br />
consone al rispetto della privacy.<br />
4. Preparazione e ampliamento di modulistica appositamente<br />
congegnata che consenta una gestione<br />
103<br />
Ospedale<br />
ottimale del rischio clinico specificando i protocolli<br />
per la raccolta e deposito ematico preo-peratorio,<br />
raccogliendo i consensi all’intervento e aII’anestesia,<br />
alle trasfusioni, al prelievo e alla donazione di tessuto<br />
osseo.<br />
Interventi<br />
Il progetto è già in fase di attuazione con conferma della<br />
positività nel raggiungimento degli obiettivi proposti.
Progetto premiato<br />
Ospedale<br />
Produzione e applicazioni cliniche<br />
del gel di piastrine presso I’<strong>Ulss</strong> 5<br />
Referente<br />
Paola Calvi<br />
Dirigente Medico<br />
Servizio Trasfusionale - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Maurizio Soli<br />
Responsabile Centro Immuno<br />
Trasfusionale - Ospedale<br />
Alessandra Mengoni<br />
Infermiere collaboratore<br />
Assistenza neonatale di Valdagno - Ospedale<br />
Anna Signorin<br />
Tecnico Coordinatore<br />
Centro Immuno Trasfusionale - Ospedale<br />
Romilda Cattazzo IP Servizio Trasfusionale<br />
Carla Pellizzaro IP Servizio Trasfusionale<br />
Michelina Tamburro IP Servizio Trasfusionale<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Manifestazioni del problema<br />
Le ulcere cutanee croniche, di qualunque origine, diabetiche,<br />
vasculopatiche, da decubito, da radionecrosi,<br />
da ustione, post traumatiche, rappresentano una delle<br />
patologie più costose per la sanità e di grosso impatto<br />
sulla qualità di vita dei pazienti. L’allungamento della vita<br />
media, con il conseguente progressivo invecchiamento<br />
della popolazione, ha di fatto aumentato la percentuale<br />
di pazienti anziani, allettati. Anche presso gli ospedali<br />
della nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, in particolare nei reparti di<br />
medicina e lungodegenza tale patologia e molto rappresentata.<br />
la presenza di lesioni ulcerative da decubito<br />
e vasculopatiche e inoltre molto elevata anche in<br />
pazienti seguiti in DH e a domicilio. Nella loro terapia<br />
l’impiego di concentrati piastrinici è stato usato con successo<br />
già a partire dal 1986. Il gel di piastrine si e inoltre<br />
dimostrato molto efficace nel favorire la guarigione di<br />
lesioni in chirurgia chirurgia ortopedica, maxillo-facciale,<br />
odontostomatologica, oculistica, in cardiochirurgia e<br />
nella chirurgia spinale.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Da più di un decennio il gel di piastrine (GP) e stato<br />
posto all’attenzione della pratica clinica come potente<br />
induttore della rigenerazione e della riparazione dei<br />
tessuti cui la responsabilità nella produzione e attribuito<br />
per legge ai Centri Trasfusionali. L’utilizzo di gel di piastrine<br />
come presidio terapeutico, nell’ambito dell’<strong>Ulss</strong><br />
5, non e stato sinora implementato per la mancanza di<br />
adeguate apparecchiature e conoscenze.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il gel di piastrine e un nuovo emocomponente impiegato<br />
non con finalità di supporto trasfusionale, ma topicamente.<br />
Risulta dalla attivazione della miscela di due<br />
emocornponenti tradizionali: il concentrato piastrinico<br />
(fonte di fattori di crescita) e il crioprecipitato del plasma<br />
(fonte di fibrinogeno, fibronectina e altri fattori procoagulanti).<br />
Lo scopo del suo utilizzo e quello di accelerare<br />
e facilitare le vie e i meccanismi che conducono alla rigenerazione<br />
tissutale e alla guarigione delle ferite, grazie<br />
alla interazione tra fattori di crescita rilasciati dalle<br />
piastrine, alcune cellulule tissutali e circolanti e proteine<br />
plasmatiche, quali fibrinogeno e fibronectina, contenute<br />
nel crioprecipitato. Può essere efficace anche come<br />
veicolo biologico per il lento rilascio in situ di farmaci (ad<br />
esempio antibiotici). In chirurgia ortopedica accelera la<br />
mineralizzazione ossea, aumenta la densità trabecolare<br />
dell’osso e favorisce l’osteoconduzione. E’ usato negli<br />
interventi di osteosintesi, nelle resezioni ossee dove<br />
possono crearsi ampie cavità nelle artroprotesi.<br />
Obiettivo<br />
Approntamento di un nuovo emocomponente, gel di<br />
piastrine, sicuro, per uso topico, con proprietà trofche,<br />
adesive e di stimolo alla rigenerazione tissutale, capace<br />
quindi di accelerare e migliorare i processi di guarigione<br />
e rigenerazione dei tessuti. L’efficacia di tale obiettivo<br />
verrà misurata in termini di qualità e rapidità di guarigione,<br />
assenza di effetti collaterali, prevenzione delle recidive,<br />
miglioramento dello stato psicologico e della qualità<br />
di vita del paziente, in confronto ai risultati ottenuti con<br />
medicazioni standard. Altro obiettivo e rappresentato<br />
dal contenere quanto più possibile i costi della procedura,<br />
trattandosi spesso di pazienti che necessitano di<br />
104 105<br />
Ospedale<br />
trattamenti prolungati, e la non alterazione dei normali<br />
flussi di lavoro propri del Centro Immuno-Trasfusionale.<br />
Strategia<br />
Ad una prima fase durante la quale, per mezzo di audit<br />
interni, e stata verificata la importanza clinica dell’uso<br />
del gel e la fattibilità del progetto presso il nostro Servizio,<br />
un medico referente del CIT si e recato presso un<br />
centro di eccellenza per acquisire la tecnologia. Si e deciso<br />
di implementare il progetto coinvolgendo, all’inizio<br />
due reparti: ortopedia di Montecchio Maggiore e Lungodegenza<br />
di Lonigo. E’ il medico di reparto che segnala<br />
il paziente al medico referente del CIT, il quale valuta<br />
le caratteristiche e l’entità del processo patologico e<br />
quindi l’indicazione al trattamento. Il medico del CIT valuterà<br />
se il paziente è idoneo all’esecuzione del predeposito<br />
autologo di plasma e piastrine, che rappresenta il<br />
gold-standard per tale terapia. Qualora sussistano controindicazioni<br />
al predeposito, come nel caso di pazienti<br />
defedati, allettati, molto anziani, affetti da patologie che<br />
ne impediscano l’esecuzione, viene proposto l’utilizzo di<br />
emocomponenti omologhi (da donatore). Dopo la raccolta<br />
del consenso informato, il paziente viene arruolato<br />
in un programma di terapia che prevede, a seconda dei<br />
casi, una singola applicazione o medicazioni multiple.<br />
Interventi<br />
1. Verifica di fattibilità col personale (già effettuata).<br />
2. Implementazione della operativiti della procedura<br />
(già effettuata).<br />
3. Stesura di un protocollo nel quale vengono indicate<br />
le modalità di utilizzo del gel (quantità frequenza delle<br />
applicazioni): 1 mese
Ospedale<br />
Proposta di un protocollo per la prevenzione e/o<br />
gestione delle piaghe da decubito in rianimazione<br />
Referente<br />
Giacomo Greco Polito<br />
Infermiere<br />
Rianimazione e anestesia - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Franco Ziggiotti<br />
Infermiere<br />
Rianimazione e anestesia<br />
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Per lesione da decubito si intende una lesione tissutale<br />
ed evoluzione necrotica che interessa la cute, il derma<br />
e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più<br />
gravi, il muscolo, la cartilagine e l’osso.<br />
Il fenomeno è causato da una prolungata e/o eccessiva<br />
pressione esercitata tra piano d’appoggio e superficie<br />
ossea, tale da provocare uno stress meccanico sui tessuti<br />
ed un’alterazione della circolazione ematica locale.<br />
I pazienti immobilizzati con la presenza di malattie sistemiche<br />
concomitanti come il diabete mellito, l’insufficienza<br />
renale, l’immunodepressione, i disturbi circolatori,<br />
ecc. costituisce un’ulteriore aggravante.<br />
È dato certo che la prevenzione sia determinante per ridurre<br />
l’insorgenza d elle lesioni d a decubito o, a lesione<br />
già instaurata, per limitare al minimo la progressione.<br />
Poichè l’utente ricoverato presso l’U.O. di Rianimazione<br />
è spesso costretto a letto, per lunghi periodi, a causa<br />
della compromissione della funzionalità neuromotoria,<br />
la prevenzione delle L.D.D. diviene fondamentale.<br />
All’interno dell’U.O. di Rianimazione dell’ospedale di Arzignano<br />
manca un protocollo per la gestione delle piaghe<br />
da decubito.<br />
Motivazione della scelta del problema<br />
La mancanza di un protocollo sulla gestione e prevenzione<br />
delle L.D.D., porta ad una erogazione di assistenza<br />
infermieristica che varia con il variare delle conoscenze<br />
soggettive del personale che compone i turni di lavoro<br />
e di riflesso ad una gestione inefficace del problema.<br />
Di conseguenza si allungano i tempi della guarigione<br />
dell’utente con l’inevitabile spreco di dispositivi medici.<br />
L’omogeneità degli interventi infermieristici atti a prevenire<br />
e/o a gestire le lesioni da decubito, è il primo punto<br />
di partenza per una corretta gestione del problema poiché<br />
garantisce una continuità assistenziale e un lavoro<br />
di equipe.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
La prevenzione delle L.D.D., all’interno dell’U.O. di Rianimazione<br />
è uno degli obiettivi principali dell’equipe assistenziale;<br />
il paziente di rianimazione e un paziente “complesso”<br />
spesso sono pazienti con compromissione della<br />
funzione della mobilità dovuti a deficit neuromotori, alla<br />
quale si associano malattie sistemiche concomitanti<br />
come il diabete mellito, l’insufficienza renale, l’immunodepressione,<br />
i disturbi circolatori ecc... Da questo si<br />
evince che il paziente di terapia intensiva è un paziente<br />
ad alto rischio di sviluppare piaghe da decubito.<br />
Obiettivo<br />
L’equipe assistenziale avrà a disposizione uno strumento<br />
informativo che li possa aiutare ad omegenizzare i<br />
propri interventi per la prevenzione e/o gestione delle<br />
piaghe da decubito Tale progetto potrà essere applicato<br />
in un tempo massimo di tre mesi.<br />
Strategia<br />
La strategia scelta e rappresentata dalla proposta di un<br />
PROTOCOLLO per la prevenzione e gestione delle piaghe<br />
da decubito. Con il termine protocollo assistenziale<br />
si indica uno schema di comportamento predefinito ed<br />
ottimale che descrive una successione di azioni motivate<br />
che permettono di raggiungere un determinato obiettivo.<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Le principali finalità dei protocolli assistenziali sono: migliorare<br />
l’assistenza infermieristica e sanitaria, assicurare<br />
alle persone assistite interventi basati sull’evidenza<br />
scientifica, favorire l’inserimento di nuovo personale, favorire<br />
la valutazione delle pratiche assistenziali, ridurre<br />
gli errori e ottimizzare l’uso dei dispositivi medici.<br />
Interventi<br />
a Sono previsti momenti d’ informazione del personale,<br />
affinchè il progetto possa essere condiviso da tutti ed<br />
introdotto, in seguito, nella realtà dell’U.O. di Rianimazione<br />
senza essere percepito come un’imposizione;<br />
questo prevederà almeno tre incontri, ognuno di<br />
minimo tre ore per un confronto con i colleghi e l’apporto<br />
di eventuali modifiche.<br />
b Non si prevede nessun intervento per quanto concerne<br />
gli aspetti organizzativi dell’unita operativa coinvolta.<br />
106 107<br />
Ospedale
Progetto premiato<br />
Ospedale<br />
Realizzazione e distribuzione di una guida informativa<br />
quale strumento di educazione terapeutica<br />
del paziente anticoagulato<br />
Referente<br />
Andrea Toma<br />
Dirigente Medico<br />
U.O.A. Laboratorio di Patologia Clinica - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Pietro Barbera<br />
Dirigente Medico<br />
U.O.A. Laboratorio di Patologia Clinica<br />
Ospedale<br />
Valentino Miconi<br />
Direttore U.O.A.<br />
U.O.A. Laboratorio di Patologia Clinica<br />
Ospedale<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Manifestazioni del problema<br />
La Terapia Anticoagulante Orale (TAO) costituisce un<br />
trattamento di crescente importanza (in Italia 1% della<br />
popolazione assume anticoagulanti orali) per la cura e<br />
prevenzione delle malattie tromboemboliche.<br />
Periodici controlli di laboratorio e clinici sono una condizione<br />
indispensabile per ottimizzare l’efficacia terapeutica<br />
della TAO riducendone al minimo i rischi.<br />
La sorveglianza dei pazienti in TAO e costituita da un<br />
insieme di varie attività (esami di laboratorio, prescrizione<br />
posologica, informazione ed educazione dei pazienti,<br />
aggiornamento scientifico del personale, controllo e<br />
trattamento complicanze) frutto di un approccio interdisciplinare.<br />
L’educazione sanitaria rappresenta un nodo<br />
sensibile e cruciale nel percorso assistenziale del paziente<br />
anticoagulato in cui e Importante investire energie<br />
per migliorare sia la percezione della qualità di vita<br />
sia la compliance dei paziente con una positiva ricaduta<br />
sulla qualità terapeutica.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Numerosi dati indicano che i pazienti anticoagulati non<br />
sono sufficientemente informati sulle potenziali complicazioni<br />
e sui rischi legati alla TAO, con ripercussioni negative<br />
sulla compliance. La migliorata conoscenza dei<br />
rischi e dei benefici della TAO può influenzare positivamente<br />
la qualità di vita del paziente (Lancaster 1991).<br />
Il Ns. Centro di sorveglianza della TAO giù fornisce alcuni<br />
interventi educazionali attraverso una “prima visita”<br />
al momento dell’arruolamento del paziente, i periodici<br />
controlli (visite brevi), consulenza telefonica e la distribuzione<br />
della guida informativa in oggetto.<br />
Uno studio (Taylor 1994) ha dimostrato come i Centri di<br />
sorveglianza della TAO forniscano informazioni e consigli<br />
in modo più completo rispetto ai medici dei reparti<br />
e del territorio per cui è importante diffondere in modo<br />
omogeneo ed uniforme la conoscenza di base sulla gestione<br />
della TAO.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
La scarsa e disomogenea informazione sulla TAO si traduce<br />
in una scarsa qualità terapeutica con ripercussione<br />
sulla qualità clinica per esempio: aumento test coagulativi<br />
indicativi di sovradosaggio (PT-INR>4), aumento<br />
del numero degli eventi avversi (trombotici/emorragici)<br />
con proporzionale richiesta di interventi medici (Pronto<br />
Soccorso e/o ricovero) relativo aumento dei costi sanitari.<br />
I punti più sensibili dell’intervento educazionale riguardano:<br />
scopi e rischi della TAO; durata (breve o sine<br />
die) della TAO; necessità di controlli periodici clinici e<br />
di laboratorio; necessità di una meticolosa assunzione<br />
dell’ anticoagulante orale (AO); comportamento da tenere<br />
per evitare la dimenticanza nell’assunzione del farmaco;<br />
importanza delle variazioni dietetiche; esistenza<br />
di interferenze farmacologiche fornendo una lista dei<br />
farmaci sicuri per evenienze comuni (febbre, dolori); pericolosità<br />
di variazioni spontanee delle dosi; necessità di<br />
contattare il Centro e/o il medico in caso di emorragia,<br />
interventi chirurgici, indagini endoscopiche, estrazioni<br />
dentarie, variazioni dello stato di salute.<br />
A tal scopo la guida è organizzata in una breve parte<br />
generale ed in una più dettagliata risposta ai singoli<br />
dubbi e problemi che il paziente può avere nei corso<br />
della TAO.<br />
108 109<br />
Ospedale<br />
Obiettivo<br />
L’educazione terapeutica è un processo continuo, integrato<br />
e centrato sul paziente allo scopo di ottimizzare<br />
l’efficacia e la sicurezza del trattamento. La guida informativa<br />
può rappresentare uno strumento educativo volto<br />
a diffondere idee semplici, elementari e per questo<br />
facilmente assimilabili ed applicabili in un contesto che<br />
presenta ancora sorprendenti disomogeneità operative.<br />
La guida e destinata quindi al paziente in TAO ed a tutto<br />
il personale Socio-Sanitario con cui il paziente entra<br />
In contatto (medico di base e/o ospedaliere, personale<br />
infermieristico, operatori socio-sanitari).<br />
Strategia<br />
Nella gestione della TAO è fondamentale incrementare<br />
i processi educazionali rivolti al paziente ed indirettamente<br />
a tutto il personale Socio-Sanitario coinvolto.<br />
Interventi<br />
Realizzazione e distribuzione di una guida informativa<br />
sulla TAO in formato tascabile e/o facilmente consultabile<br />
dal paziente e/o dal personale Socio-Sanitario. controllo<br />
medico (vedi Iniezioni).
Ospedale<br />
Registro aziendale dell’ICTUS<br />
Referente<br />
Michele Morra<br />
Direttore U.O.C.<br />
Neurologia - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Loreta Maistrello<br />
Caposala<br />
Neurologia - Ospedale<br />
Rosanna Bon<br />
I.P.<br />
Neurologia - Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
L’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardivascolari<br />
e le neoplasie essendo responsabile del 10-12%<br />
di tutti i decessi per anno e rappresenta la principale<br />
causa di invalidità.<br />
Motivazione della scelta del problema<br />
• Valutare l’incidenza di tale patologia nell’<strong>Ulss</strong> 5 analizzando<br />
l’evoluzione clinica e la mortalità per tale patologia.<br />
• Ricercare il modello organizzativo più adeguato per il<br />
trattamento di tale patologia.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Studio demografico della popolazione colpita da ictus,<br />
dell’andamento clinico e dei dati di laboratorio.<br />
Obiettivo<br />
• Valutare l’incidenza della mortalità per ictus nei primi<br />
sei mesi nell’<strong>Ulss</strong> 5.<br />
• Valutare l’incidenza dell’invalidità per ictus nell’<strong>Ulss</strong> 5.<br />
Strategia<br />
• Compilazione di una scheda di valutazione neurologica<br />
del paziente all’ingresso, dopo 7 gg., dopo 6 mesi.<br />
• Raccolta dati anamnestici.<br />
Interventi<br />
Raccolta dati e loro elaborazione.<br />
Manifestazioni del problema<br />
Ai pazienti affetti da probabile infezione alle vie urinarie<br />
viene normalmente richiesta dal medico di medicina generale,<br />
al fine di instaurare il più precocemente possibile<br />
una terapia antibiotica mirata.<br />
L’urocoltura e l’esame più frequentemente richiesto al<br />
Laboratorio di Microbiologia: ne vengono infatti eseguiti<br />
circa 10.000 all’anno. Tuttavia circa il 70% risultano<br />
essere negative.<br />
D’altro canto la clinica impone una terapia ragionata con<br />
prescrizione di antibiotici al largo spettro in attesa del<br />
referto (3-4 giorni) in seguito al quale il medico potrà<br />
meglio orientare l’approccio terapeutico.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La scelta dei problema e condizionata dal fatto che lo<br />
stesso ha un forte impatto sul paziente in termini di disagio<br />
e inappropriatezza della terapia assunta e sui S.S.N.<br />
che normalmente fornisce gratuitamente i farmaci prescritti.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il problema e generato dai tempi di consegna del referto.<br />
Infatti nel caso di positività il tempo necessario per<br />
eseguire l’esame e di tre -quattro giorni lavorativi; l’esito<br />
negativo di cui il Laboratorio e in possesso nell’arco<br />
di quattro ore viene fornito ugualmente in tre - quattro<br />
giorni non potendo prevedere per gli utenti un accesso<br />
diversificato: in giornata per escludere la positivitÌ dell’esame,<br />
quattro giorni dopo per il referto definitivo.<br />
Ne e consentito per ovvie ragioni una risposta telefonica.<br />
110 111<br />
Ospedale<br />
Riduzione dei tempi di attesa in ordine<br />
alla refertazione relativa all’urocoltura<br />
a favore dell’attività diagnostica<br />
dei Medici M.M.G. dell’<strong>Ulss</strong> 5<br />
Referente<br />
Liliana Caldonazzo<br />
Tecnico sanitario di Laboratorio Biomedico<br />
U.O.A. Laboratorio Analisi Arzignano - Ospedale<br />
Obiettivo<br />
Il progetto si propone di informare il più precocemente<br />
possibile l’utente con urocoltura negativa. In questo<br />
caso infatti e possibile non prevedere la somministrazione<br />
di una terapia antibiotica assolutamente inutile se<br />
non dannosa per il paziente e dispendiosa per il S.S.N.<br />
come sopra accennato.<br />
Strategia<br />
La strategia che si intende adottare coinvolge l’<strong>Azienda</strong><br />
con personale interno mediante l’attivazione di una<br />
segreteria telefonica che trasmetta un messaggio registrato<br />
al richiedente: nel messaggio viene fornito il codice<br />
di accettazione e l’esito negativo.<br />
Coinvolge il cittadino il quale può essere messo a conoscenza<br />
in giornata dell’esito dell’esame.<br />
Coinvolge infine il Medico di M.G. che può prendere le<br />
decisioni più appropriate.<br />
Interventi<br />
1. Informazione ai M.M.G. circa il progetto che viene<br />
messo a disposizione per un miglioramento della loro<br />
attivitÌ professionale (1 giorno).<br />
2. Informazione all’utente con dettagliate istruzioni per l’accesso<br />
a tale servizio, specificando il numero telefonico,<br />
l’orario in cui chiamare ed evidenziando il numero di accettazione<br />
cui fare riferimento (istantanea e continuativa<br />
tramite messaggio cartaceo per gli accedenti al servizio).<br />
3. Attivazione di un servizio di Segreteria telefonica nel<br />
Laboratorio Analisi (1 mese).<br />
4. Inserimento quotidiano dei messaggi<br />
(30 minuti/die continuativo).
Ospedale<br />
Riorganizzazione dell’accesso alla RM<br />
per i degenti ricoverati presso<br />
il reparto di Neurologia<br />
Referente<br />
Marco Morsiani<br />
TSRM Servizio di Radiologia<br />
Ospedale Arzignano<br />
Collaboratori<br />
Francesco Cappellari<br />
Primario U.O.A.<br />
Radiologia<br />
Michele Morra<br />
Primario U.O.A.<br />
Neurologia<br />
Manifestazioni del problema<br />
Il servizio di risonanza magnetica (RM), nell’ambito dell’U.O.<br />
di Radiologia, non riusciva a soddisfare nei tempi<br />
più brevi e utili le richieste d’esame provenienti dall’U.O.<br />
di Neurologia.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
I ritardi causavano un prolungamento improprio della<br />
durata dei ricoveri, e comportavano un impegno continuo<br />
da parte del personale infermieristico (e medico) nel<br />
sollecitare il servizio di Radiologia (segreteria e tecnici di<br />
RM) affinché anticipasse l’esecuzione degli esami<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il ricorso alla RM è utile per la diagnosi di varie patologie<br />
è invece d’obbligo il suo utilizzo per lo studio e la cura<br />
di patologie di ambito neurologico. Dalle statistiche<br />
inerenti il lavoro della RM, si evidenzia che gli esami su<br />
pazienti interni rappresentano circa il 21% del totale;di<br />
questi il 39% provengono dalla Neurologia (circa 450<br />
esami/anno).<br />
Obbiettivo<br />
Data l’esistenza di una lista d’attesa piuttosto lunga per<br />
l’attività ambulatoriale per pazienti esterni, appariva necessaria<br />
una riorganizzazione che rendesse celere il servizio<br />
per i degenti ricoverati in Neurologia.<br />
Strategia<br />
Andava creato uno spazio certo all’interno della lista<br />
di lavoro ad uso dei pazienti ricoverati in Neurologia.<br />
Detto spazio è stato trovato assegnando la prima ora<br />
di lavoro del servizio di RM direttamente all’U.O. di<br />
Neurologia,che ha così la responsabilità diretta dell’organizzazione<br />
e assegnazione degli appuntamenti.<br />
Interventi<br />
Gli interventi attuati sono:<br />
• disimpegno della prima ora di lavoro della RM da esami<br />
ambulatoriali esterni<br />
• istruzione del personale OSS della Radiologia, in servizio<br />
dalle 7.30, affinché accompagni il paziente programmato<br />
per le ore 8.00 dalla Neurologia alla Radiologia<br />
• istruzione del personale infermieristico dell’U.O. di<br />
Neurologia affinché predisponga la preparazione del<br />
paziente nei tempi opportuni e organizzi l’assegnazione<br />
degli appuntamenti.<br />
112 113<br />
Ospedale<br />
SDOmon: realizzazione di un Sistema di monitoraggio in<br />
tempo reale della qualità di compilazione delle schede di<br />
Dimissione Ospedaliera nelle U.U.O.O.<br />
Fiorella Clarici<br />
Dirigente amministrativo<br />
U.O.S. statistiche ospedaliere<br />
Ospedale<br />
Alessandra Zarantonello<br />
Ass. amm.<br />
U.O.S. statistiche ospedaliere<br />
Ospedale<br />
Alessandra Lovato<br />
Ass. amm.<br />
U.O.S. statistiche ospedaliere<br />
Ospedale<br />
Referente<br />
Milvia Marchiori<br />
Dirigente medico<br />
Direzione medica ospedaliera - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Francesco Bortolan<br />
Coll. tecn. prof. esp.<br />
Servizio informatico Servizi generali<br />
Assunta Cailotto<br />
Afd<br />
Direzione medica ospedaliera<br />
Ospedale<br />
Rosa Cangialosi<br />
Ass. amm.<br />
Direzione amm.va<br />
Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Direzione medica ospedaliera, direzione amministrativa ospedauera, servizio informatico<br />
Progetto premiato
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
La Scheda di Dimissione Ospedaliera (S.D.O.) lo strumento<br />
di raccolta delle informazioni relative ad ogni paziente<br />
dimesso dagli istituti di ricovero pubblici e privati<br />
in tutto il territorio nazionale. I dati raccolti attraverso la<br />
S.D.O. costituiscono lo strumento di conoscenza, di valutazione<br />
e di programmazione delle attività di ricovero<br />
sia a livello di singoli ospedali che a livello delle istituzioni<br />
regionali e nazionali.<br />
In particolare le finalità di monitoraggio e valutazione<br />
dell’attività ospedaliera impongono la necessità di assicurare<br />
un flusso informativo puntuale nei tempi e preciso<br />
nei contenuti e la disponibilità di dati sempre più<br />
tempestivi e affidabili.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Secondo l’attuale organizzazione dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 il<br />
percorso organizzativo di registrazione dati della S.D.O.,<br />
prevede:<br />
1. apertura S.D.O. con inserimento, a cura degli Uffici<br />
Accettazione, dei dati anagrafici - amministrativi<br />
2. registrazione movimento malati (presenze, dimissioni)<br />
a cura degli Uffici Accettazione<br />
3. compilazione cartacea dei dati clinici - sanitari di dimissione<br />
a chiusura della S.D.O. (diagnosi principale<br />
di dimissione, interventi/procedure eseguite...) a cura<br />
dei medici di reparto che hanno preso in carico il paziente<br />
ricoverato<br />
4. registrazione dati di cui al punto 3) da parte degli Uffici<br />
Accettazione<br />
5. elaborazione mensile DRGs a cura U.O.S. Statistiche<br />
Ospedaliere e Mobilità con procedura ITEASY e generazione<br />
anomalie dati Inseriti sia amministrativi che<br />
sanitari.<br />
Lo strumento inforrnatico precedente (utilizzato fino al<br />
mese di ottobre 2006) non eseguiva controlli rigorosi<br />
sull’inserimento dei vari dati di cui si compone la S.D.O.<br />
(dati anagrafici, amministrativi e clinici - sanitari); in aggiunta<br />
a ciò il passaggio Medico = Amministrativo comportava<br />
il rischio di ulteriori errori dovuti a una non perfetta<br />
leggibilità del documento cartaceo prodotto dal<br />
Medico o da errori di battitura/interpretazione da parte<br />
del Personale Amministrativo. Benchè la nuova Procedura<br />
con dimissione demandata alle U.U.O.O. limiti di<br />
molto il rischio di errori, manca uno strumento di monitoraggio<br />
che controlli la correttezza della compilazione<br />
(dati compilati secondo le specifiche regionali e verifica<br />
di eventuali non omogeneità).<br />
Considerati i tempi, talvolta piuttosto lunghi di compilazione<br />
manuale della parte cllnica della S.D.O. (punto<br />
3), vista al contempo l’esigenza prioritaria di disporre il<br />
più tempestivamente possibile - ogni mese - di un quadro<br />
sintetico degli indicatori di attività ospedaliera -, e<br />
considerato che il software Iteasy di controllo a posteriori<br />
della qualità dei dati consente comunque, grazie a<br />
meccanismi automatici di correzione delle anomalie, di<br />
generare un archivio S.D.O. trimestrale qualitativamente<br />
affidabile sia per l’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> che per la Regione.<br />
Il presente progetto intende abbreviare i tempi di monitoraggio<br />
della qualità dei dati agendo in tempo reale<br />
114<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
su meccanismi di controllo della registrazione dati, effettuata<br />
nel breve termine solo a cura degli Uffici Accettazione<br />
e a medio - lungo termine, a cura direttamente<br />
del reparti di degenza.<br />
A partire dal mese di gennaio 2007 - attraverso l’introduzione<br />
della nuova Procedura ADT di Reparto - le U.O.<br />
saranno infatti rese autonome nel trasferimento e nella<br />
dimissione dei Pazienti, e compileranno direttamente<br />
in via telematica le S.D.O. (che dunque non transiteranno<br />
più per gli Uffici Spedalità, i quali potranno dunque<br />
dedicarsi in maniera più approfondita al controllo sulla<br />
qualità e sui tempi di chiusura della pratica di ricovero).<br />
La compilazione on-line delle S.D.O. da parte delle<br />
U.U.O.O. consentirà di effettuare controlli in tempo reale<br />
dei dati inseriti anche dal punto di vista dell’appropriatezza<br />
dei dati clinici inseriti, senza essere vincolata<br />
dagli attuali tempi.<br />
Benché la nuova Procedura assicuri una immediata disponibilità<br />
di dati relativi all’attività di ricovero, I dati<br />
grezzi resi disponibili alle U.O. non consentono l’elaborazione<br />
rapida di indicatori - attualmente peraltro elaborati<br />
a livello mensile -trimestrale dall’U.O. Statistiche<br />
Ospedaliere -<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Lo strumento informatico precedente (utilizzato fino al<br />
mese di ottobre 2006) non eseguiva controlli rigorosi<br />
sull’inserimento dei vari dati di cui si compone la S.D.O.<br />
(dati anagrafici, amministrativi e clinici -sanitari); in aggiunta<br />
a ciò il passaggio Medico = Amministrativo comportava<br />
il rischio di ulteriori errori dovuti a una non perfetta<br />
leggibilità del documento cartaceo prodotto dal<br />
Medico o da errori di battitura/interpretazione da parte<br />
del Personale Amministrativo. Benchè la nuova Procedura<br />
con dimissione demandata alle U.U.O.O. limiti di<br />
molto il rischio di errori, manca uno strumento di monitoraggio<br />
che controlli la correttezza della compilazione<br />
(dati compilati secondo le specifiche regionali e verifica<br />
di eventuali non omogeneità)<br />
Obiettivo<br />
Obiettivo del Progetto è la realizzazione di un Sistema<br />
di monitoraggio che verifichi in tempo reale:<br />
• la qualità delle S.D.O. compilate nel periodo selezionato<br />
(mediante un sistema codificato di controlli incrociati<br />
tra patologie, interventi/procedure, giornate di<br />
dimissione, modalità di apertura- dimissione, ec...)<br />
• il gap (in gg) tra l’avvenuta dimissione del Paziente e<br />
la compilazione della Scheda di Dimissione relativa al<br />
Ricovero.<br />
Il Sistema consentirà la registrazione più appropriata<br />
delle S.D.O. e costituirà uno strumento guida per le U.O.<br />
finalizzato al miglioramento della quali dei dati di ricovero<br />
ospedaliero.<br />
Il Sistema favorirà infine confronti - una volta identificati<br />
ricoveri confrontabili quali diagnosi e/o interventi/procedure<br />
comuni - tra periodi differenti o U.O. diverse per<br />
segnalare eventuali non omogeneità nel trattamento<br />
dei Pazienti aventi ricoveri con caratteristiche “simili”.<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Strategia<br />
Una volta effettualo lo startup della Procedura ADT di<br />
Reparto nei quattro Presidi Ospedalieri sarà implementato<br />
il Sistema (basato sull’applicativo Business Object)<br />
che consentirà una volta a regime, la realizzazione in<br />
tempo reale delle analisi sopra indicate e le renderà disponibili<br />
in consultazione alla Direzione.<br />
Interventi<br />
• Riferimento iniziale extra Progetto = attivazione della<br />
Procedura ADT di Reparto (entro dicembre 2006) analisi<br />
dei dati disponibili e identificazione di situazione<br />
comparabili = entro marzo 2007.<br />
• Corso di business object agli implementatori del Sistema<br />
= entro giugno 2007.<br />
• Realizzazione reportistia sulla qualità dati SDO = entro<br />
giugno 2007.<br />
• Messa in opera del Sistema = entro settembre 2007.<br />
115<br />
Ospedale
Ospedale<br />
Standardizzazione della dose d’inizio della terapia<br />
anticoagulante orale nel Dipartimento di Area Medica,<br />
Ospedale di Valdagno<br />
Referente<br />
Vincenzo Cordiano<br />
Dirigente medico<br />
Medicina Valdagno - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Marisa Lovato<br />
Caposala<br />
DO Medicina Valdagno<br />
Ospedale<br />
Massimo Casaril<br />
Direttore Medicina<br />
Ospedale<br />
Doriana Scandola<br />
Caposala Geriatria<br />
Ospedale<br />
Ilenia Fin<br />
Lungodegenza Geriatria<br />
Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Medicina, Geriatria, Lungodegenza (Dipartiemnto Area Medica) Valdagno<br />
Manifestazioni del problema<br />
La scelta della dose di inizio della terapia anticoagulante<br />
orale (TAO) è determinante ai fini del proseguimento<br />
della stessa con una dose di mantenimento (1).Nel nostro<br />
reparto abbiamo notato che esiste una certa eterogeneità<br />
nella conduzione iniziale della TAO, probabilmente<br />
perchè la sua gestione è demandata a medici di<br />
diversa estrazione, non sempre addestrati a trattare al<br />
meglio i vari aspetti della TAO.<br />
I risultati di uno studio preliminare condotto nel nostro<br />
reparto ci hanno dimostrato che un livello di anticoagulazione<br />
ottimale (misurato con valori di INR compresi fra<br />
2 e 3) sono raggiunti nella maggioranza dei pazienti al<br />
7°-8° giorno dopo l’inizio della TAO (vedi figura 1), mentre<br />
gli stessi risultati sono ottenuti nei migliori centri al<br />
4°-5° giorno (vedi figura 2). A seconda della propria specializzazione<br />
e della sua esperienza, il medico che prescrive<br />
inizialmente la TAO può considerare più importante<br />
evitare di provocare un’emorragia potenzialmente<br />
fatale, e quindi prescrivere una bassa dose iniziale di<br />
dicumarolici, oppure raggiungere nel più breve tempo<br />
possibile i livelli efficaci di anticoagulazione e ridurre il<br />
rischio di tromboembolia nel paziente.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
La dose iniziale della TAO condiziona la velocità con la<br />
quale si manifesta la sua efficacia antitrombotica da un<br />
lato e, dall’altro, può influenzare la gravita ed il numero<br />
di emorragie, che rappresentano il principale effetto<br />
collaterale dell’anticoagulazione e possono essere addirittura.<br />
Una percentuale crescente della popolazione, in<br />
maggioranza anziana, riceve la prescrizione della TAO,<br />
anche per il continuo aumento delle indicazioni nelle<br />
discipline più disparate: medicina interna, cardiologia,<br />
chirurgia, ortopedia, oncologia, tanto per ricordarne alcune.<br />
Le indicazioni della TAO sono infatti rappresentate<br />
dalla profilassi e terapia delle malattie tromboemboliche<br />
venose ed arteriose. È pertanto desiderabile che<br />
l’efficacia sia raggiunta nel più breve tempo possibile,<br />
senza aumentare il rischio di emorragie.<br />
L’efficacia della terapia deve essere monitorata periodicamente<br />
attraverso la determinazione dell’INR, i cui<br />
valori possono essere influenzati da molteplici fattori,<br />
alcuni dei quali notevolmente variabili come la dieta o<br />
l’assunzione di farmaci.<br />
Esistono protocolli convalidati che utilizzano dosi standard<br />
e modalità di monitoraggio che riducono al minimo<br />
i rischi ed i disagi per il paziente e consentono di<br />
utilizzare al meglio le risorse umane e materiali per un<br />
monitoraggio ottimale.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Riteniamo che la causa di questo eccessivo ritardo nel<br />
raggiungimento dei livelli ottimali di anticoagulazione<br />
siano da ricercarsi nelle basse dosi di warfarin utilizzate<br />
nei primi giorni della terapia, evidentemente perchè la<br />
maggiore preoccupazione dei medici che iniziano la<br />
TAO e quella di ridurre il rischio di emorragie, pur assicurando<br />
livelli di anticoagulazione sufficienti.<br />
Poichè quasi tutti i pazienti ricevono nei primi giorni<br />
anche una terapia con eparina, risulta chiaro come un<br />
atteggiamento molto prudente nella scelta della dose<br />
iniziale di warfarin comporta un più prolungato uso di<br />
Eparine (EBPM), le quali, solitamente, sono sospese<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
quando il valore di INR si mantiene costantemente nei<br />
valori desiderati per 24 ore. Le EBPM sono farmaci molto<br />
più costosi della warfarina e degli altri dicumarolici; il<br />
loro uso prolungato può inoltre causare una grave complicanza<br />
che e la piastrinopenia da eparina di tipo II.<br />
E quindi desiderabile che la terapia con EBPM sia sospesa<br />
nel più breve tempo possibile. Ancora, per garantirsi<br />
dal raggiungimento precoce di valori di INR eccessivamente<br />
elevati, c’è la tendenza a prescrivere un controllo<br />
quotidiano dell’INR In modo da poter adeguare rapidamente<br />
la dose successiva del farmaco.<br />
E questo, probabilmente, un atteggiamento motivato<br />
da eccessiva cautela, poichè i dicumarolici cominciano<br />
ad essere efficaci a partire dal terzo-quarto giorno, in<br />
virtù del loro meccanismo d’azione che consiste nell’inibizione<br />
della vitamina K necessaria per la sintesi epatica<br />
dei fattori della coagulazione.<br />
Obiettivo<br />
1. Raggiungere I’INR target compreso fra 2 e 3 in almeno<br />
il 70% dei pazienti entro il 5° giorno dall’inizio della<br />
TAO.<br />
2. Ridurre il numero di prelievi e di determinazioni dell’INR<br />
utilizzati per il monitoraggio della TAO, abolendo<br />
il controllo dell’INR nei primi due giorni iniziali della<br />
terapia.<br />
3. Ridurre la durata della degenza media dei pazienti<br />
che iniziano la TAO<br />
4. Ridurre le dosi di EBPM utilizzate nei primi giorni per<br />
garantire un’adeguata copertura antitrombotica.<br />
Strategia<br />
Adattamento di un protocollo d’inizio della TAO alla<br />
realtà operativa del reparto di Medicina e della tipologia<br />
di pazienti ivi ricoverati (vedi figura 3)<br />
Interventi<br />
1. Somministrazione nei primi due giorni di 2 comprese<br />
da 5 mg di Coumadin a tutti i pazienti, secondo il<br />
protocollo proposto da Kopvacs et al (2) e riportato<br />
schematicamente in figura 3.<br />
2. Somministrare EBPM, se indicata, a seconda del peso<br />
e della patologia fino a quando I’INR non si mantiene<br />
entro il range di 2-3 in due determinazioni effettuate<br />
a 24 ore di distanza l’una dall’altra.<br />
3. Eliminare la determinazione dell’INR nei primi due<br />
giorni.<br />
4. Controllare l’INR al 3° giorno e adeguare di conseguenza<br />
la posologia del coumadin da somministrare<br />
nei giorni successivi come dose di mantenimento.<br />
L’operatore dovrà rifarsi allo schema del protocollo<br />
per la prescrizione.<br />
116 117<br />
Ospedale
Ospedale<br />
Suggerimenti per la defi nizione di Organigrammi<br />
e Funzionigrammi delle Unità Operative<br />
in preparazione alle procedure<br />
di Autorizzazione e Accreditamento<br />
Referente<br />
Simone Cecchetto<br />
Fisioterapista Dipartimento di Area Ortopedico Riabilitativa / U.O.C. di R.R.F. / U.O.S.<br />
Riabilitazione Intensiva Ospedale di Lonigo - Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Direzione Medica Ospedalieria<br />
Manifestazioni del problema<br />
Analizzando le griglie di Autovalutazione proposte per<br />
I’Autorizzazione e I’Accreditamento (AC), in riferimento<br />
alla Legge 22/02, si vede come in più punti sia richiesta<br />
la costruzione dell’organigramma e del funzionigramma<br />
dell’Unità Operativa.<br />
La creazione di organigrammi e funzionigrammi, volta<br />
al fine di rispondere efficacemente a questi quesiti, può<br />
apparire inizialmente semplice ma risulta estremamente<br />
complessa nella sua attuazione pratica vista la complessità<br />
organizzativa delle nostre Unità Operative.<br />
Inoltre oltre ai punti specifici sopra-elencati, la costruzione<br />
di organigrammi e funzionigrammi contribuisce<br />
anche a rispondere efficacemente in maniera più o<br />
meno diretta, anche ad altri punti delle griglie di Autovalutazione<br />
riguardanti ad esempio la gestione del Sistema<br />
Informativo, l’adozione di Linee Guida, Protocolli<br />
e Procedure, la valutazione degli obiettivi e dei risultati<br />
e delle politiche di gestione delle risorse umane.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
L’idea di questo progetto nasce all’interno del percorso<br />
di Tirocinio di Area Organizzativa svolta dal Referente<br />
(Simone Cecchetto) svoltosi in questi mesi presso I’U.<br />
O.. Programmazione, Controllo e <strong>Qualità</strong> all’interno delle<br />
attività formative previste dalla Laurea Specialistica in<br />
Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione,<br />
frequentata dallo stesso Referente presso I’Università di<br />
Padova.<br />
Tra le attività proposte vi è stata la richiesta di seguire<br />
il processo di Autorizzazione all’esercizio dell’U.O.C. di<br />
R.R.F. in cui il Referente opera. Nel corso del lavoro sono<br />
emerse alcune criticità. Con questo progetto si intende<br />
presentare le criticità evidenziatesi, avanzare alcune ipotesi<br />
di soluzioni e formulare alcune indicazioni utili che<br />
possano in qualche modo esser utilizzale per semplificare<br />
il lavoro di altre Unità Operative nella compilazione<br />
delle griglie di Autovalutazione e nella costruzione di<br />
organigrammi e funzionigrammi.<br />
ll processo di elaborazione di questi documenti viene<br />
visto inoltre come opportunità non solo di fotografare<br />
le modalità organizzative attualmente esistenti ma anche<br />
come occasione per evidenziare, e dove possibile<br />
modificare, quei punti di “debolezza organizzativa” al<br />
fine di migliorare I’efficienza complessiva del sistema<br />
Unità Operativa. Si concorda intatti con quanto riportato<br />
nell’introduzione al Manuale di attuazione della legge<br />
22/02 del1 ARSS “L’augurio della Regione è (… ) che<br />
l’applicazione della L.R. 22/02 non sia solamente una<br />
operazione di tipo amministrativo, ma sia il primo step<br />
di un processo di Miglioramento Continuo della <strong>Qualità</strong><br />
del SSSR. nonché strumento di garanzia per gli utenti<br />
di una buona organizzazione e sicurezza delle strutture”<br />
(Avv. Fabio Gava, Vicepresidente Giunta regionale, Assessore<br />
alle Politiche Sanitarie).<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Durante l’ideazione di un possibile organigramma e di<br />
un possibile grafico dei flussi di prestazioni relativi, all’U.<br />
O.S. Riabilitazione intensiva, sono state elaborate delle<br />
riflessioni iniziali sulle criticità da affrontare per raggiungere<br />
l’obiettivo di questo progetto in Allegato 1 vengono<br />
illustrate le prime riflessioni e le prime proposte fatte<br />
in questo periodo di pre-progetto.<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Obiettivo<br />
L’obiettivo che ci si propone è quello di semplificare,<br />
perlomeno in parte, il processo di costruzione di organigrammi<br />
e funzionigrammi delle Unità Operative,<br />
in particolare di quelle afferenti alla Struttura Tecnico<br />
Funzionale Ospedale, in vista delle procedure di Autorizzazione<br />
all’esercizio che hanno come scadenza il 14<br />
settembre 2007 e delle successive procedure di Accreditamento.<br />
Strategia<br />
Costruire un documento di “Suggerimenti per la costruzione<br />
di Organigrammi e Funzionigrammi”, rivolti in<br />
particolare alle U.O. afferenti alla Struttura Tecnico Funzionale<br />
Ospedale, da presentare alla Direzione Medica<br />
Ospedaliera come contributo per semplificare le procedure<br />
di Autorizzazione all’esercizio alle diverse Unità<br />
Operative, partendo dall’esperienza pratica di compilazione<br />
delle griglie di Autovalutazione per I’U.O.S.. di<br />
Riabilitazione Intensiva (degenze) dell’U.O.C. di R.R.F.<br />
dell’Ospedale di Lonigo.<br />
Interventi<br />
Tipo di azione<br />
Analisi delle griglie di Autovalutazione<br />
e costruzione di una<br />
Bozza iniziale di Organigramma<br />
e Funzionigramma (BIOF1)<br />
dell’U O S Riabilitazione intensiva<br />
dell’U.O.C. di R.R.F.<br />
Presentazione e discussione<br />
della Bozza iniziale al Direttore<br />
dell’U.O.C. di R.R.F. (dott.<br />
ssa Rasa Barletta) e al Respcnsabile<br />
dell’U.O.S di Riabilitazione<br />
Intensiva (dott. Ferruccio<br />
Savegnago)<br />
Elaborazione delle integrazioni<br />
proposte (BIOF2)<br />
Presentazione e discussione<br />
della BIOF2 al Gruppo di Riferimento<br />
per la <strong>Qualità</strong><br />
Elaborazione delle<br />
integrazioni proposte (BIOF3)<br />
Sintesi conclusiva preparazione<br />
del documento “Suggerimenti<br />
per la costruzione di<br />
Organigrammi e invio alla Direzione<br />
Medica Ospedaliera”<br />
Soggetti<br />
interessati<br />
Referente<br />
progetto<br />
Referente<br />
progetto<br />
Direttore<br />
U.O.C.<br />
Direttore<br />
U.O.S.<br />
Referente<br />
progetto<br />
Referente<br />
progetto<br />
Gruppo<br />
qualità<br />
Referente<br />
progetto<br />
Referente<br />
progetto<br />
118 119<br />
Durata<br />
4 ore<br />
in 1 mese<br />
2 incontri<br />
di 1 ora<br />
in una<br />
settimana<br />
2 ore<br />
in una<br />
settimana<br />
1 incontro<br />
di 1 ora<br />
in una<br />
settimana<br />
2 ore<br />
in una<br />
settimana<br />
1 ora<br />
in una<br />
settimana<br />
Ospedale<br />
Col termine del progetto il Referente resta a disposizione<br />
per ogni ulteriore modifica che la Direzione Medica<br />
Ospedaliera riterrà opportuna.<br />
Dopo la fase 5 si era ipotizzata una diffusione della<br />
BIOF3 anche a tutto il personale dell’U.O.S. (durata: 2<br />
settimane) per favorire la massima condivisione e partecipazione<br />
al processo, con la possibilità per iI personale<br />
di dare suggerimenti per l’elaborazione del BIOF.<br />
Si ritiene piuttosto importante questo passaggio ma ci<br />
si riserva di decidere in itinere I’attuabilità anche in relazione<br />
alle evoluzioni delle prime 5 fasi.<br />
La discussione col Gruppo di Riferimento per la <strong>Qualità</strong><br />
non si esaurisce nell’incontro previsto, ma si lascia<br />
una copia del BIOF2 per segnare eventuali suggerimenti<br />
che nel corso della settimana potranno emergere. In<br />
particolare stretto rapporto (difficilmente quantificabile<br />
in termini di tempo) verrà creato tra il Referente del Progetto<br />
con i Facilitatori.
Ospedale<br />
Trasporto pneumatico leggero per materiali<br />
stabilimento ospedaliero di Arzignano<br />
Referente<br />
Renzo Franzolin<br />
Tecnico di laboratorio laureato<br />
Laboratorio Analisi Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Roberto Bosco<br />
AssistenteTecnico<br />
Ufficio Tecnico<br />
Stefano Marcolin<br />
Capo-sala<br />
Pronto Soccorso Arzignano<br />
Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Direzione strategica, Direzione Medica, Ufficio Tecnico<br />
Manifestazioni del problema<br />
Il trasporto del materiale da indagare dai reparti o dai<br />
servizi al Laboratorio analisi ed il ritiro dei referti è effettuato<br />
dal personale delle strutture interessate.<br />
Questo trasporto è così sostenuto da rendere necessario,<br />
nella stesura della dotazione organica, considerarlo<br />
come attività di servizio. Il flusso e continuo ed ininterrotto<br />
nell’arco delle 24 ore, dovuto alla routine ed alle<br />
urgenze.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
I materiali dei reparti o dei servizi che necessitano di<br />
indagini di laboratorio, devono essere trasportati dal<br />
personale, come pure il ritiro delle risposte; tempo che<br />
può essere dedicato all’assistenza, in particolar modo<br />
per il servizio di Pronto Soccorso che non sempre si può<br />
avvalere della collaborazione degli autisti di ambulanza<br />
e degli Operatori Tecnici.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Calcolando, per ogni persona, il tempo impiegato di 10<br />
minuti arca per ogni trasporto, per un numero medio di<br />
14 volte, si presume che in reparto o servizio, una persona<br />
è assente per 140 minuti che moltiplicati per i 9<br />
reparti considerati, sono 1260 minuti, con un totale di 21<br />
ore al giorno.<br />
Mediamente le ore sono equivalenti al numero di tre<br />
dipendenti con un valore annuo di spesa di circa centocinquantamila<br />
euro.<br />
Obiettivo<br />
Installare un impianto di posta pneumatica per trasporto<br />
materiali, richieste e referti tra il laboratorio analisi ed i<br />
reparti e servizi.<br />
Questo porterebbe un beneficio:<br />
1. Riducendo le assenze del personale dal reparto.<br />
2. Produrrebbe un riflesso psicologico positivo sul personale<br />
che non si sente gratificato per questo tipo di<br />
incombenza.<br />
3. Porterebbe ad un risparmio di tempo di 3 unità che<br />
possono essere dedicato ad altri lavori.<br />
Strategia<br />
Installazione da parte di una Ditta specializzata di una<br />
linea di tubi che mettono in comunicazione i vari settori<br />
interessati, attraverso una colonna diretta nell’ala nord<br />
dello stabilimento coinvolgendo tutti i piani soprastanti<br />
al laboratorio analisi, e correndo, dove e necessario nel<br />
contro-soffitto esistente; mentre l’ala ovest passerebbe<br />
nel vano elettrico già esistente.<br />
È un sistema che si presta facilmente al suo ampliamento<br />
a seconda delle necessità<br />
Nel Laboratorio analisi viene installato ilcomputer per la<br />
gestione dell’impianto.<br />
Nel secondo seminterrato il gruppo di turbine.<br />
Interventi<br />
• Interventi edili dove è necessario.<br />
• Stesura della linea di alimentazione per gruppo di turbine<br />
a trifase fatta in economia.<br />
• Collocazione tubazioni, gruppo turbine, stazioni automatiche<br />
bi-direzionali, rete linea cavi di alimentazione,<br />
stazione informatica di gestione del sistema dalla Ditta<br />
di fornitura materiali come da progetto allegato.<br />
Manifestazione del problema<br />
A causa del sempre più sentito problema della privacy si<br />
vorrebbe evitare di chiamare l’utente per nome.<br />
Ogni ambulatorio e servizio ha attualmente un suo sistema,<br />
ma dopo aver intervistato presso la nostra <strong>Ulss</strong>, un<br />
po’ tutte le realtà operanti, ho dedotto che il disordine<br />
è notevole…<br />
La maggior parte degli ambulatori chiama ancora la<br />
persona per nome; qualcuno usa il numero dal rotolo a<br />
strappo (ma se un paziente arriva molto prima del suo<br />
orario si trova avere un numero non corretto). I Pronti<br />
Soccorsi usano come numero di chiamata le ultime tre<br />
cifre del verbale, e infine noi, della radiologia, le ultime<br />
tre cifre del numero progressivo di prenotazione:<br />
Anche nel nostro metodo abbiamo riscontrato alcuni<br />
problemi:<br />
• la difficoltà nel ricordare (per età o nazionalità) un qualsiasi<br />
numero di tre cifre<br />
• le persone che arrivano dal Pronto Soccorso hanno già<br />
un altro n. di tre cifre da ricordare e forse un altro ambulatorio<br />
in cui attendere una successiva prestazione<br />
• il numero che viene dato nel momento della prenotazione<br />
e che si trova scritto nel promemoria, viene<br />
lasciato all’ufficio cassa nel momento del pagamento<br />
ticket e quindi, nel momento dell’attesa, l’utente può<br />
non ricordare più il suo numero<br />
• chi attende l’esame, nel sentire che i numeri degli altri<br />
pazienti sono molto diversi dal suo, spesso ritorna alla<br />
segreteria a chiedere spiegazioni.<br />
Nelle altre Aziende ospedaliere il problema è comune:<br />
alcune sale d’attesa espongono il cartello in cui si chie-<br />
120 121<br />
Ospedale<br />
Tutela della privacy negli ambulatori<br />
Referente<br />
Signorato Lucia<br />
Infermiera Professionale<br />
Servizio di radiologia OSP<br />
de all’utente di dichiarare se vuole essere chiamato per<br />
numero o per nome, altre partono da numeri giornalieri<br />
progressivi che iniziano dal n.1 ogni mattina, la maggior<br />
parte però chiama ancora con per nome la persona in<br />
attesa.<br />
Obiettivo<br />
• L’obiettivo diventa quello di trovare un numero che accompagni<br />
l’utente in ogni<br />
ambulatorio o servizio.<br />
• Che sia un numero facile da ricordare<br />
• Che tuteli la privacy.<br />
Strategia<br />
L’idea è quella di fornire l’utente di un numero identificativo<br />
che lo accompagni in ogni ambulatorio e che<br />
sarà sempre lo stesso perché estrapolato dalla sua data<br />
di nascita.<br />
Esempio<br />
Rossi Mario nato il 17 ottobre 1960 porterà come numero<br />
di chiamata il 1710 estratto dal giorno e mese di nascita.<br />
Bianchi Maria nata il 01 Febbraio 1965 porterà il numero<br />
di chiamata il 0102 e così via.<br />
Per l’utente diventerebbe semplice ricordarlo in ogni<br />
attesa ambulatoriale anche in mancanza di promemoria<br />
il numero sarebbe facilmente identificabile. Il sistema<br />
continuativo del metodo permette a tutta l’utenza<br />
di conoscere in anticipo il tipo di chiamata che dovrà<br />
aspettare. Per il personale posto alle prenotazioni non<br />
comporta variazioni o stravolgimenti perché potrà abbinare<br />
il numero estrapolato dai dati sensibili e abbinarlo<br />
ai vari esami.
Ospedale<br />
Tutto quello che si deve sapere<br />
Referente<br />
Anna Maria Meneghini<br />
Operatore Socio-Sanitario<br />
U.O.A. R.R.F Lonigo - Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Osservando il personale nel momento dello scambio<br />
d’informazioni (es:passaggio delle consegne) e nello<br />
svolgimento del lavoro pratico manuale, si nota come<br />
la comunicazione verbale risulta la meno esaustiva nel<br />
determinare comportamenti rispettosi dei protocolli,<br />
linee guida, ecc…<br />
È noto come il continuo passaggio di dati, in forma orale<br />
da un soggetto all’altro, comporti una fisiologica perdita<br />
di contenuti, con conseguente aumento del rischio di<br />
ricorrere in errore.<br />
In questo periodo, le linee guida, i protocolli e le indicazioni<br />
circa l’organizzazione del lavoro di reparto, sotto<br />
forma di documento cartaceo, sono dislocati in due sedi<br />
diverse, quali Sala Infermieri e Studio del Caposala e all’interno<br />
di schedari di non facile identificazione.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
Nella situazione attuale, una consultazione veloce e<br />
completa delle linee guida, dei protocolli e delle indicazioni<br />
circa l’organizzazione del lavoro operativi nel nostro<br />
reparto, comporta alcuni punti critici, quali:<br />
a la frammentazione delle informazioni in quanto alcuni<br />
dati sono reperibili in una sede, altri in un’altra<br />
b le difficoltà nell’accesso in quanto tali dati sono inseriti<br />
in schedari ubicati in armadi o mensole di non facile<br />
reperibilità, né soprattutto, identificati in maniera<br />
chiara.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Presentiamo di seguito uno schema che evidenzia la situazione<br />
reale circa l’ubicazione e l’accessibilità ai documenti<br />
in oggetto e criticità derivanti:<br />
a studio del caposala: i documenti si trovano in un raccoglitore<br />
apribile con lacci di colore grigio con etichetta<br />
nera e caratteri bianchi, posto nell’ultimo armadio<br />
della stanza, assieme ad altri 23 raccoglitori in parte<br />
simili.<br />
Criticità: lo studio è lontano dagli spazi di lavoro degli<br />
Infermieri. L’ubicazione e la tipologia del raccoglitore,<br />
non lo rendono facilmente identificabile e quindi accessibile.<br />
b sala infermieri: i documenti si trovano all’interno di un<br />
raccoglitore ad anelli di colore blu con piccola etichetta<br />
bianca e caratteri neri posto in una mensola della<br />
stanza assieme ad altri 5 raccoglitori uguali, più dell’altro<br />
materiale cartaceo a vario uso di reparto.<br />
Criticità: la tipologia del raccoglitore non lo rende<br />
facilmente identificabile e quindi accessibile. I dati al<br />
suo interno sono incompleti e non aggiornati mancando<br />
un referente per tale scopo.<br />
Obiettivo<br />
Realizzare:<br />
a semplificare la modalità di accesso a protocolli, procedure,<br />
linee guida al fine di uniformare il lavoro e permettere<br />
una condivisione delle informazioni più ampia<br />
possibile<br />
b favorire l’inserimento del personale nuovo assunto.<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Strategia<br />
Creare un unico strumento riconoscibile e completo aggiornato<br />
per la consultazione veloce ed esauriente dei<br />
documenti in oggetto, organizzato in due settori:<br />
a direttive comuni a tutta l’<strong>Azienda</strong> (o a più U.O.)<br />
b direttive specifiche dell’ U.O.A. - R.R.F. - Lonigo.<br />
Interventi<br />
a Identificazione di due referenti del progetto che dovranno<br />
occuparsi della creazione dello strumento e<br />
dei suoi successivi aggiornamenti<br />
b Realizzazione del raccoglitore dei dati in oggetto avvalendosi<br />
della collaborazione di tutto il personale del<br />
reparto<br />
c Presentazione del progetto<br />
d Valutazione finale del risultato.<br />
122 123<br />
Ospedale
Ospedale<br />
Utilizzo dei sistemi chiusi per l’infusione<br />
dei chemioterapici<br />
Referente<br />
Elena Fin<br />
Infermiere<br />
DH Oncologia - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Germano Dal Soglio<br />
Infermiere<br />
DH oOncologia<br />
Ospedale<br />
Laura Romeo<br />
Infermiere<br />
DH Oncologia<br />
Ospedale<br />
Cristina Dalla Riva<br />
Coordinatrice<br />
DH oncologia<br />
Ospedale<br />
suor Narcisa Spagnolo<br />
Capo sala<br />
DH Oncologia<br />
Ospedale<br />
Centri esterni<br />
Informatori ditte fornitrici - farmacia interna - direzione medica<br />
Manifestazione del problema<br />
Con gli attuali sistemi di manipolazione dei chemioterapici<br />
in uso presso il nostro servizio si possono verificare<br />
in alcune fasi di lavoro la contaminazione degli operatori<br />
e dell’ambiente esterno. Questo può avvenire nelle fasi<br />
di diluizione, trasporto, somministrazione e smaltimento.<br />
Il problema si manifesta alla nostra attenzione nelle seguenti<br />
forme:<br />
• aerosol tossici durante le fasi di diluizione, somministrazione<br />
e smaltimento<br />
• spruzzi in particolare durante la diluizione<br />
• gocciolamenti e spandimenti principalmente nelle fasi<br />
di somministrazione e smaltimento.<br />
Pur utilizzando tutti i dispositivi di protezione individuale<br />
(DPI) a nostra disposizione e attuando le misure<br />
previste nelle linee guida sull’uso dei farmaci antiblastici<br />
proposte dalla nostra <strong>Azienda</strong> nonché i riferimenti legislativi:<br />
D.L.gs 626/94 e “Documento di linee guida per la<br />
sicurezza dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici<br />
in ambiente sanitario” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale<br />
no 236 del 7/10/99, permane il rischio sopraccitato<br />
poiché il chemioterapico non è sempre isolato dall’ambiente<br />
esterno durante le varie fasi di lavorazione.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
È necessario affrontare il problema per garantire e tutelare<br />
la sicurezza e la salute degli operatori e dell’ambiente<br />
esterno. Alleghiamo la tabella illustrataci dal<br />
Dott. Acqua indicante le conseguenze dannose dovute<br />
all’esposizione ai chemioterapici. (Allegato n.1)<br />
Tali conseguenze possono creare insicurezza, paura e<br />
Paolo Piacentini<br />
Dirigente medico<br />
DH Oncologia<br />
Ospedale<br />
Cristina Oliani<br />
Direttore<br />
Oncologia<br />
Ospedale<br />
demotivazione negli operatori a cui si propone di lavorare<br />
nel nostro reparto di Oncologia.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Descriviamo le varie fasi di lavorazione del chemioterapico<br />
evidenziando i momenti critici nei quali è possibile<br />
la contaminazione proponendo l’intervento migliorativo.<br />
Fase di diluizione:<br />
Questa fase comprende la preparazione del materiale:<br />
chemioterapico in soluzione o liofilizzato, flebo in vetro,<br />
siringhe luer-lock, valvola unidirezionale antireflusso,<br />
aghi monouso e siringhe non luer-lock. Nella fase di diluizione<br />
il chemioterapico liofilizzato viene precedentemente<br />
diluito con opportuno solvente e tramite siringa<br />
luer-lock e valvola unidirezionale (securmix) trasferito<br />
nella flebo in vetro. Si manifesta, durante la suddetta<br />
fase, la possibile contaminazione ambientale e dell’operatore<br />
tramite aerosol, spruzzi e schizzi che avvengono<br />
durante l’introduzione e estrazione del securmix, L’atto<br />
migliorativo proposto si concretizza nell’utilizzo di sistemi<br />
chiusi dotati di filtri idrofobici (spike, allegato Oa) e<br />
antireflusso, e connettori a valvola (braccetti, allegato Ob).<br />
Fase di trasporto:<br />
Il chemioterapico transita dal luogo di preparazione<br />
(cappa) al luogo di somministrazione (stanza pazienti). In<br />
questa fase puÌ accadere l’accidentale rottura del flacone<br />
in vetro con conseguente contaminazione ambientale<br />
e/o dell’operatore. L’intervento migliorativo proposto<br />
è l’utilizzo di sacche in PVC (allegato Oc) o altro materiale<br />
compatibile con i chemioterapici.<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Fase di somministrazione:<br />
Durante questa fase il chemioterapico viene infuso al<br />
paziente tramite la via parenterale con l’attuale utilizzo<br />
di deflussori comuni ed eventuali rubinetti e regolatori<br />
di flusso. Durante tale fase si possono verificare spandimenti<br />
nei molteplici punti di raccordo e aerosol tossici<br />
durante la sostituzione dei vari flaconi in vetro.<br />
Proponiamo perciò i deflussori per chemioterapici a più<br />
vie con connettori a sistema chiuso (vedi allegato Od).<br />
Fase di smaltimento:<br />
Con il sistema chiuso precedentemente esposto lo smaltimento<br />
avviene a conclusione del ciclo terapeutico,<br />
mentre con il sistema in uso è necessaria la sostituzione<br />
e quindi lo smaltimento dei vari flaconi in vetro durante<br />
l’infusione della terapia con il rischio di contaminazione<br />
tramite aerosol tossico e/o rottura dei flaconi stessi.<br />
Obiettivo<br />
• Diminuzione del rischio di contaminazione da chemioterapico<br />
con l’adozione di sistemi adeguati sopra illustrati.<br />
• Maggiore sicurezza e serenità per il personale che<br />
opera e opererà in Oncologia.<br />
• Il tempo di raggiungimento dell’obiettivo è correlato<br />
alla possibilità di adottare tali sistemi.<br />
Strategie<br />
1. Elaborazione di un elenco di requisiti tecnici che un<br />
sistema chiuso deve possedere.<br />
2. Individuazione dei sistemi più conformi ai requisiti.<br />
3. Formazione e informazione sull’utilizzo dei sistemi.<br />
4. Adozione dei sistemi chiusi.<br />
Interventi<br />
1 a Individuazione di un gruppo di lavoro composto da<br />
tre infermieri e dalla coordinatrice/caposala, interessati<br />
a costruire una griglia di osservazione mirata<br />
a valutare i requisiti dei vari sistemi chiusi. Il gruppo<br />
di lavoro gestirà anche le tappe successive.<br />
Tempi: 2 settimane.<br />
b Presa visione dei vari dispositivi in commercio delle<br />
Ditte: CODAN,B- BRAUN, INCAS, EUROSPITAL.<br />
Tempi: 2 mesi.<br />
c Stesura dell’elenco dei requisiti, (vedi allegato 2).<br />
Tempi: 1 mese.<br />
2 a Elaborazione di una griglia di osservazione con i requisiti<br />
individuati. (vedi allegato 3).<br />
Tempi: 1 mese.<br />
b Utilizzo di alcuni campioni gratuiti offerti dalle ditte.<br />
Tempi: 3 mesi.<br />
c Compilazione delle griglie applicate ai campioni<br />
dei presidi delle ditte potenziali fornitrici.<br />
Tempi: concomitante all’utilizzo dei presidi.<br />
d Presentazione alla farmacia interna dei risultati delle<br />
rilevazioni effettuate.<br />
Una volta completato l’iter di competenza del servizio di<br />
farmacia e direzione si attueranno le tappe successive.<br />
3 Addestramento all’utilizzo dei sistemi chiusi: gli informatori<br />
illustreranno le procedure corrette per un uso<br />
adeguato dei presidi. Questi momenti di formazione<br />
coinvolgeranno tutti gli infermieri del servizio e ver-<br />
124 125<br />
Ospedale<br />
ranno organizzati compatibilmente alle attività giornaliere.<br />
Tempi: entro 1 mese.<br />
4 Adozione dei sistemi chiusi per l’infusione dei chemioterapici:<br />
tutti gli infermieri utilizzeranno tali presidi<br />
con la supervisione del gruppo di lavoro che si<br />
preoccuperà di guidare la loro corretta implementazione.
Ospedale<br />
Verifi ca dell’oligo-anuria in pazienti cardiologici a cura<br />
del personale Infermieristico con tecnica ecografi a<br />
Referente<br />
Mauro Parlato<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Franca Savegnago<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano<br />
Ospedale<br />
Nadia Teresinha Scur<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano<br />
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
Nel reparto Cardiologia vengono ricoverati spesso pazienti<br />
in condizioni cliniche instabili, affetti da patologie<br />
gravi quali infarti acuti del miocardio, scompenso cardiaco<br />
acuto.<br />
In questi casi la funzione renale e di conseguenza la diuresi<br />
rappresentano un parametro fondamentale nella<br />
gestione e risoluzione della fase acuta e sub-acuta.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
In pazienti con quadro di infarto acuto del miocardio e/o<br />
scompenso cardiaco acuto, l’eventualità di una oligoanuria<br />
costituisce un fattore prognostico negativo.<br />
A volte la ritenzione urinaria, definita dal classico quadro<br />
di “globo vescicole”, induce erroneamente ad un<br />
aumento del dosaggio di diuretici o di altre terapie quali<br />
ad esempio le amine attive.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
La ritenzione urinaria o “globo vescicale con funzione<br />
renale normale, comporta inutili atteggiamenti terapeutici<br />
aggressivi da parte del personale sanitario sia medico<br />
che infermieristico.<br />
Obiettivo<br />
L’uso routinario da parte del personale infermieristico<br />
dell’ecografo per valutare la presenza o meno di globo<br />
vescicale, condiziona in modo favorevole le successive<br />
scelte terapeutiche del medico nel:<br />
a aumento della terapia con diuretici o amine in caso di<br />
assenza di consistente ristagno vescicole<br />
b posizionamento appropriato di catetere vescicale, anche<br />
estemporaneo, senza intervento farmacologico<br />
per la risoluzione del problema legato alla disfunzione<br />
vescicale<br />
c razionalizzazione dell’uso della procedura di cateterismo<br />
vescicale con conseguente riduzione delle potenziali<br />
complicanze meccaniche e/o infettive correlate<br />
alla procedura stessa.<br />
Con tale procedura si perseguono risultati clinici:<br />
a Una maggiore appropriatezza nella procedura di cateterizzazione<br />
vescicale, con risoluzione di eventuali<br />
complicanze miste nella manovra stessa<br />
b Una maggiore capacità di valutazione dello svezzamento<br />
del paziente dal catetere vescicole.<br />
Ed economici:<br />
a riduzione del consumo di farmaci che comunque non<br />
migliorerebbero la situazione emodinamica del paziente<br />
b riduzione delle Infezioni urinarie da catetere vescicale<br />
in pazienti che non necessitano del presidio per periodi<br />
prolungati<br />
c Riduzione dell’uso di cateteri vescicali.<br />
Strategia<br />
Valutazione con ecografo e sonda da 3.5 MHz da parte<br />
di un infermiere di turno, della eventuale presenza<br />
di ristagno vescicole in pazienti con brusca contrazione<br />
della diuresi.<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
Interventi<br />
a Valutazione ecografia della presenza eventuale di ristagno<br />
vescicale.<br />
b Se presente ristagno vescicale abbondante si procede<br />
al cateterismo del/della paziente.<br />
c In caso di scarsa presenza di urina in vescica si avviserà<br />
il medico per le dovute scelte terapeutiche dei<br />
caso.<br />
126 127<br />
Ospedale
Ospedale<br />
Versamenti pleurici controllati con Ecografo<br />
Referente<br />
Anna Dal Grande<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />
Collaboratori<br />
Patrizia Grigolato<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano<br />
Ospedale<br />
Anna Werner<br />
Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />
Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano<br />
Ospedale<br />
Manifestazioni del problema<br />
La maggior parte dei pazienti ricoverati in cardiologia<br />
sono affetti da scompenso cardiaco congestizio.<br />
Una delle principali manifestazioni dello scompenso e<br />
la presenza di versamenti pleurici che sono visibili all’esplorazione<br />
ecografica. L’ecografia pleurica e ilmetodo<br />
più sensibile per svelare la presenza di versamento,<br />
valutare la quantità dello stesso, e, in caso di asportazione<br />
mediante toracentesi, il luogo ottimale di introduzione<br />
deli’ago esploratore.<br />
L’osservazione dell’andamento del versamento mediante<br />
ecografia ci dà un’idea precisa del miglioramento clinico<br />
del paziente e della risoluzione del quadro di scompenso.<br />
Motivazioni della scelta del problema<br />
L’esplorazione ecografica delle pleure e fattibile facilmente<br />
da chiunque abbia ricevuto un addestramento<br />
specifico; l’esame dura 30-60 secondi ed e determinante<br />
per regolare la terapia diuretica, per giudicare lo stato<br />
dei paziente e nel deciderne la dimissione.<br />
Il personale infermieristico può essere facilmente addestrato<br />
In questa metodica. L’apprendimento della stessa<br />
costituisce un aumento delle capacità valutative del<br />
personale addetto, una maggiore responsabilizzazione<br />
nell’approccio ai pazienti ed una qualificazione professionale<br />
notevole per il personale infermieristico.<br />
Pertanto l’apprendimento della metodica costituisce<br />
una delle tappe del coinvolgimento del personale nell’uso<br />
generalizzato delle tecnologie.<br />
Analisi del problema e delle sue cause<br />
Il nostro reparto fin dall’inizio ha introdotto l’apparecchio<br />
ecocardiografico in corsia per seguire al meglio i<br />
pazienti ricoverati in tutte le tappe della loro malattia;<br />
per esempio, l’evoluzione di un infarto verificandone<br />
giorno per giorno l’andamento anatomofunzionale e acquisendo<br />
elementi fondamentali per stabilire la prognosi<br />
e giudicare il timing opportuno per la dimissione.<br />
Sono rari i reparti che adoperano la metodica ecografica<br />
in corsia per seguire i pazienti. La rara diffusione di<br />
questa metodica in corsia e legata alla non comune evenienza<br />
che chi dirige il reparto abbia potuto acquisire<br />
una esperienza specifica della metodica. Perciò ai nostri<br />
malati prima di tutto e quindi anche al nostro personale<br />
si offre una opportunità unica; ai malati, di essere seguiti<br />
da personale capace e specializzato, al personale,<br />
di acquisire capacita di alto livello nella valutazione dei<br />
pazienti e del loro andamento clinico.<br />
Obiettivo<br />
L’obiettivo è quello di addestrare il maggior numero di<br />
persone, nell’ambito infermieristico, al riconoscimento<br />
ecografico della presenza di versamenti pleurici e a stimarne<br />
approssimativamente la quantità.<br />
Tale capacità una volta acquisita servirà per suggerire<br />
al medico una valutazione atta a stabilire la necessità o<br />
meno di:<br />
1. Procedere con una toracentesi esplorativa al fine di<br />
prelevare liquido da sottoporre ad analisi.<br />
<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />
2. Procedere all’esecuzione di una toracentesi evacuativa<br />
quando il liquido è in quantità tale da ridurre in<br />
maniera Importante la funzione respiratoria.<br />
3. Avviare altre indagini, come la TAC toracica e/o la<br />
broncoscopia nel caso di sospetto di versamento di<br />
natura neoplastica.<br />
4. Valutare se la causa, in caso di dispnea di nuova insorgenza,<br />
è da ricondurre ad un quadro di scompenso<br />
cardiaco o meno.<br />
Strategia<br />
Durante il giro medico al mattino il primario farà addestrare,<br />
sotto la sua supervisione, il personale infermieristico<br />
presente ai corretto posizionamento della sonda<br />
ecografica sul torace del paziente, bilateralmente, e insegnerà<br />
a riconoscere eventuali artefatti, a valutare la<br />
quantità dei liquido presente, a valutare il sito di miglior<br />
posizionamento possibile di un ago esploratore.<br />
In caso di necessità si effettuerà la toracentesi ecoguidata<br />
e il personale infermieristico sarà chiamato a collaborare<br />
nella procedura, durante la quale la verifica della<br />
progressiva riduzione del liquido a mano a mano che<br />
la pleura si svuota, è fondamentale per concludere la<br />
procedura stessa.<br />
Interventi<br />
Il periodo di 6 mesi viene considerato sufficiente, considerando<br />
l’addestramento quotidiano, per rendere<br />
esperiti nella metodica almeno il 50% dei personale infermieristico<br />
al controllo routinario dei versamenti pleurici<br />
nei pazienti con quadro di scompenso cardiaco o<br />
comunque dispnoici.<br />
128 129<br />
Ospedale