20.05.2013 Views

2˚ Concorso Qualità Azienda Ulss 5

2˚ Concorso Qualità Azienda Ulss 5

2˚ Concorso Qualità Azienda Ulss 5

SHOW MORE
SHOW LESS

You also want an ePaper? Increase the reach of your titles

YUMPU automatically turns print PDFs into web optimized ePapers that Google loves.

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong><br />

<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

La <strong>Qualità</strong> nella Sanità per una Sanità di <strong>Qualità</strong>


Grafi ca Raffaello Galiotto<br />

Stampa O.G. Aldighieri<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong><br />

<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5


Il Direttore Generale<br />

Daniela Carraro<br />

Presentazione<br />

“<strong>Azienda</strong>lizzazione delle strutture sanitarie” come base per una<br />

diversa visione della sanità pubblica come servizio al cittadino.<br />

Economicità della gestione, qualità delle prestazioni ed efficienza<br />

delle strutture sono i principi ispiratori del nuovo modello di<br />

sanità e le premesse per assicurare al cittadino una effettiva libertà<br />

di scelta. Le aziende sono chiamate ad avviare percorsi di<br />

costante miglioramento della qualità per rispondere al nuovo e<br />

complesso bisogno di salute e a dotarsi di strumenti di verifica<br />

delle performance rispetto alle attese espresse dai cittadini.<br />

Partendo da questi presupposti, l’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 ha realizzato,<br />

anche per l’anno 2006, il <strong>Concorso</strong> aziendale della <strong>Qualità</strong>, con<br />

l’obiettivo di seguire e valorizzare il processo di crescita della<br />

cultura della qualità all’interno dell’<strong>Azienda</strong> stessa.<br />

Il <strong>Concorso</strong>, giunto alla sua seconda edizione, si è concluso con<br />

risultati molto soddisfacenti sia in termini di partecipazione del<br />

personale che di innovatività, rilevanza e coerenza dei contenuti<br />

con la programmazione aziendale.<br />

Il 3 o Convegno aziendale sulla <strong>Qualità</strong>, si è tenuto presso la Sala<br />

Civica del Comune di Montecchio Maggiore il 19 gennaio 2007,<br />

grazie alla collaborazione del Sindaco del Comune di Montecchio<br />

Maggiore, Maurizio Scalabrin, Presidente della Conferenza<br />

dei Sindaci dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5. Sono stati premiati 22 progetti<br />

su 81 partecipanti al <strong>Concorso</strong>, valutati con riguardo ai seguenti<br />

criteri generali: coerenza con la programmazione socio-sanitaria<br />

aziendale, innovatività, fattibilità, trasversalità, rilevanza dei risultati,<br />

correttezza metodologica ed economicità.<br />

La volontà di coinvolgere tutto il personale, e quanti operano a<br />

vario titolo in contatto con la nostra <strong>Azienda</strong>, su queste tematiche<br />

di viva attualità, oltre a rappresentare un aspetto sicuramente<br />

innovativo per la sanità, è considerato un passo fondamentale<br />

per avvicinare ed adeguare il più possibile l’organizzazione ad<br />

un modello di Miglioramento Continuo della <strong>Qualità</strong>.<br />

L’impegno dell’<strong>Azienda</strong> pertanto continua, e la terza edizione<br />

del <strong>Concorso</strong> è già stata avviata.<br />

Il Direttore Generale


8<br />

9<br />

13<br />

15<br />

17<br />

19<br />

21<br />

23<br />

25<br />

27<br />

29<br />

31<br />

34<br />

36<br />

38<br />

39<br />

41<br />

44<br />

46<br />

48<br />

50<br />

51<br />

52<br />

Il bando di <strong>Concorso</strong><br />

3° Giornata <strong>Azienda</strong>le della <strong>Qualità</strong><br />

Indice<br />

Progetti dipartimento di prevenzione<br />

• Competitività, innovazione, rapidità:<br />

anagrafe canina velocizzazione nell’inserimento dei dati<br />

• Nuovo calendario delle vaccinazioni dell’età evolutiva<br />

(D.G.R.V. 4403/2005) anagrafe vaccinale informatizzata<br />

• Occhio . . . . agli occhi<br />

• Organizzazione e gestione del dispensario funzionale<br />

per il controllo della TBC nell’Ovest Vicentino<br />

• Realizzazione di un archivio informatico corrente delle attività<br />

di polizia amministrativa e giudiziaria di competenza veterinaria<br />

Progetti Distretto Socio Sanitario<br />

• Da “gruppo” a “gruppo di lavoro”<br />

• Diagnosi precoce dei segni d’allarme<br />

nello sviluppo in età prescolare<br />

• Elaborazione ed utilizzo di una scheda di dimissione infermieristica<br />

nell’ambito del “Protocollo per la sperimentazione delle<br />

dimissioni protette nei reparti dei presidi ospedalieri dell’<strong>Ulss</strong> 5”<br />

• Il prontuario terapeutico delle case di riposo come strumento<br />

utile a favorire l’appropiatezza prescrittiva<br />

• Implementazione della centrale operativa per il sistema residenzialità<br />

extraospedaliera<br />

• La salute della donna<br />

• Le farmacie di turno sul cellulare<br />

• Realizzazione di una nuova cartella infermieristica<br />

per il servizio Assistenza Domiciliare<br />

• Registro informatico dello stato di servizio dei farmacisti<br />

titolari/direttori/collaboratori<br />

• Studio epidemiologico della cronicità infantile: malattie croniche<br />

e rare in età pediatrica presenti nel territorio <strong>Ulss</strong> 5<br />

• Uno strumento comune e condiviso per definire il progetto<br />

di vita delle persone con disabilità<br />

Progetti Ospedale<br />

• Realizzazione di un Sistema di rilevazione/gestione/monitoraggio<br />

in tempo reale delle Agende di Prenotazione dei Ricoveri<br />

Programmati<br />

• Ambulatorio disfagie<br />

• Archiviazione informatizzata delle radiografie<br />

• Autodonazione con separatore cellulare<br />

• Cartella radiologica informatizzata


54<br />

55<br />

57<br />

59<br />

61<br />

63<br />

65<br />

67<br />

69<br />

70<br />

72<br />

74<br />

75<br />

77<br />

79<br />

81<br />

83<br />

85<br />

87<br />

89<br />

90<br />

92<br />

95<br />

96<br />

97<br />

99<br />

101<br />

104<br />

106<br />

108<br />

110<br />

111<br />

• Collocazione logistica dell’U.O.A. di Pronto Soccorso<br />

nello stabilimento ospedaliero di Arzignano<br />

• Diffusione capillare delle pratiche riabilitative cardiologiche<br />

a tutto il personale infermieristico della cardiologia<br />

• Diffusione in reparto della pratica emogasanalitica su pazienti<br />

con insufficienza respiratoria o cardiaca<br />

• Disfagia: è indispensabile mantenere la qualità<br />

e ridurre i costi<br />

• Disfagia: fare e disfare<br />

• Emogasanalisi a domicilio su richiesta del Medico di medicina<br />

generale per pazienti in insufficienza respiratoria cronica<br />

• Gestione dei farmaci Chemioterapici<br />

• Gestione informatizzata del “Magazzino Dispositivi Medici<br />

Monouso” presso il blocco operatorio di Arzignano<br />

• Guida alla degenza in neurologia<br />

• Il prelievo microbiologico: indicazioni per le UU.OO. e i M.M.G.<br />

dell’<strong>Ulss</strong> 5<br />

• Implementazione della cartella clinica informatizzata: utilizzazione<br />

di una banca dati per la terapia<br />

• Implementazione di uno score pre e post-endoscopico di valutazione<br />

del rischio in pazienti con emorragia digestiva superiore<br />

• Individuazione e realizzazione di modelli operativi omogenei<br />

nell’erogazione delle prestazioni nell’ambito del Dipartimento<br />

di area ortopedico-riabilitativa dell’<strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />

• Infezioni sostenute da microrganismi sentinella in Ospedale:<br />

Protocollo di sorveglianza e gestione degli eventi infettivi selezionati<br />

• Istituzione dell’infermiere referente per le attività speciali<br />

• La disfagia nell’anziano ricoverato in lungodegenza: una gestione<br />

condivisa nell’equipe multiprofessionale<br />

• La gestione del paziente tracheostomizzato domiciliare<br />

• La qualità preanalitica: uno strumento di verifica<br />

e miglioramento al servizio del paziente<br />

• La raccolta del sangue cordonale in <strong>Ulss</strong> 5<br />

• Linee guida per l’esame broncoscopico domiciliare<br />

• Mamma a cinque stelle<br />

• Mamma: a piccoli passi verso casa<br />

• Nuova grafica della medicina<br />

• Nuovo sistema di prenotazione per il day surgery<br />

• Organizzazione del nuovo laboratorio. Metodi, turnazione e<br />

nuova programmazione<br />

• Percorso fornitura protesi nei malati oncologici con particolare<br />

riferimento a busti-collari<br />

• Percorso privilegiato presso l’ambulatorio protetto dell’U.O.C.<br />

di ortopedia-traumatologia di Montecchio nella preparazione<br />

all’intervento protesico programmato di anca e ginocchio<br />

• Produzione e applicazioni cliniche del gel di piastrine<br />

presso l’<strong>Ulss</strong><br />

• Proposta di un protocollo per la prevenzione e/o gestione<br />

delle piaghe da decubito in rianimazione<br />

• Realizzazione e distribuzione di una guida informativa quale strumento<br />

di educazione terapeutica del paziente anticoagulato<br />

• Registro <strong>Azienda</strong>le dell’Ictus<br />

• Riduzione dei tempi di attesa in ordine alla refertazione relativa<br />

all’urocultura a favore dell’attività diagnostica dei Medici<br />

M.M.G. dell’<strong>Ulss</strong> 5<br />

112<br />

113<br />

116<br />

118<br />

120<br />

121<br />

122<br />

124<br />

126<br />

128<br />

130<br />

132<br />

134<br />

136<br />

138<br />

140<br />

142<br />

144<br />

145<br />

146<br />

147<br />

149<br />

151<br />

153<br />

154<br />

156<br />

158<br />

159<br />

163<br />

• Riorganizzazione dell’accesso alla RM per i degenti ricoverati<br />

presso il reparto di Neurologia<br />

• SDOmon: realizzazione di un Sistema di monitoraggio in tempo<br />

reale della qualità di compilazione delle Schede di Dimissione<br />

Ospedaliera nelle U.U.O.O.<br />

• Standardizzazione della dose d’inizio della terapia anticoagulante<br />

orale nel Dipartimento di Area Medica, Ospedale di Valdagno<br />

• Suggerimenti per la definizione di Organigrammi e Funzionigrammi<br />

delle Unità Operative in preparazione alle procedure<br />

di Autorizzazione e Accreditamento<br />

• Trasporto pneumatico leggero per materiali stabilimento<br />

ospedaliero di Arzignano<br />

• Tutela della privacy negli ambulatori<br />

• Tutto quello che si deve sapere<br />

• Utilizzo dei sistemi chiusi per l’infusione dei chemioterapici<br />

• Verifica dell’oligo-anuria in pazienti cardiologici a cura<br />

del personale infermieristico con tecnica ecografica<br />

• Versamenti pleurici controllati con Ecografo<br />

Progetti Servizi Amministrativi<br />

• Adozione di un regolamento per lo svolgimento di gare per via<br />

telematica per l’acquisto di beni e servizi sottosoglia comunitaria<br />

• Agenda controllo scadenze<br />

• Agenda controllo scadenze<br />

• Analizzare ed affrontare i “fattori di rischio” che si verificano nell’<strong>Ulss</strong> 5<br />

• Codice dei regolamenti dell’<strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />

• Il cane è più felice a casa sua!<br />

• Installazione di accessi informatizzati ai servizi mensa con utilizzo<br />

dello stesso badge per la rilevazione delle presenze in servizio<br />

• L’ABC della busta paga<br />

• La pagina del sorriso<br />

• Mantenimento dell’efficienza: uguale a riutilizzo, coincidente a<br />

risparmio economico<br />

• Miglioramento della qualità dei servizi offerti dall’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5:<br />

distribuzione automatica di alimenti, bevande e prodotti per<br />

l’igiene personale e servizio bar<br />

• Nel tuo futuro pensa a noi: orientare, grazie alla nostra<br />

esperienza i giovani nelle scelte del loro futuro<br />

• Organigramma <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />

• Percorso storico culturale pozzi e pieve<br />

Ospedale di Montecchio Maggiore<br />

• Regolamentazione attività di predisposizione di deliberazioni<br />

del Direttore Generale e determinazioni dei Dirigenti<br />

• “Safety On Line to Excel Costituzione di una banca dati delle<br />

schede tecniche e di sicurezza degli agenti chimici e dei disinfettanti<br />

in uso nell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />

• Ti do i dati<br />

• Una scommessa sul futuro - Le strutture di staff nell’autorizzazione<br />

all’esercizio e nell’accreditamento istituzionale<br />

Modulo per la richiesta di trasmissione materiale


Il bando di concorso<br />

1. Il concorso è aperto a tutto il personale dipendente a<br />

qualsiasi titolo dell’<strong>Ulss</strong> 5.<br />

2. E’ ammessa, inoltre, la partecipazione di:<br />

• personale di cooperative titolari di appalto di servizi<br />

socio-sanitari presso l’azienda;<br />

• aderenti ad associazioni di volontariato che collaborano<br />

con i servizi dell’<strong>Ulss</strong> 5, secondo le modalità di cui<br />

al punto 3);<br />

• Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta,<br />

Continuità Assistenziale, Specialisti Ambulatoriali Interni.<br />

3. I progetti di cui al punto 2):<br />

* devono essere elaborati con personale dipendente<br />

dell’<strong>Ulss</strong> 5;<br />

* il ruolo di referente del progetto deve, in ogni caso,<br />

essere svolto da personale dipendente dell’<strong>Ulss</strong> 5;<br />

* la cooperativa, l’associazione di volontariato, i Medici<br />

di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta devono<br />

comunque sottoscrivere il modulo del progetto;<br />

4. Il concorso ha lo scopo di promuovere il miglioramento<br />

diffuso della qualità nei servizi dell’azienda, secondo<br />

un approccio tecnico e metodologico su base sistematica<br />

e scientifica.<br />

5. I progetti devono essere predisposti secondo la<br />

metodologia del miglioramento continuo della qualità<br />

(MCQ) e sviluppare, alternativamente o congiuntamente,<br />

aspetti relativi a: qualità tecnico - professionale,<br />

qualità organizzativo - manageriale, qualità relazionale<br />

- percepita.<br />

6. Possono essere presentati progetti:<br />

a elaborati, per i quali si sia pervenuti alla stesura definitiva<br />

e la cui realizzazione sia prevista a partire dal<br />

2007<br />

b realizzati o in corso di realizzazione purché non siano<br />

stati avviati prima del 21 gennaio 2006<br />

c è prevista la premiazione di n. 10 progetti, per tutta<br />

l’azienda, indipendentemente dalla struttura operativa<br />

interessata.<br />

Il premio previsto per ciascun progetto consiste nella<br />

somma di 1.000,00 (mille) euro.<br />

7. Per la partecipazione al concorso è necessario compilare<br />

l’apposito modulo, scaricabile dal sito Intranet dell’<strong>Ulss</strong>.<br />

Eventuali informazioni possono essere richieste<br />

all’Ufficio <strong>Qualità</strong>, preso la Sede Centrale di via Trento<br />

ad Arzignano, tel 0444 479552 e-mail: programmazione@ulss5.it.<br />

8<br />

8. Sarà riconosciuto particolare valore ai progetti presentati<br />

da gruppi di lavoro formati da almeno 3 persone,<br />

ivi compreso il referente, non necessariamente appartenenti<br />

alla stessa unità operativa.<br />

9. Il progetto dovrà essere indirizzato all’Ufficio <strong>Qualità</strong>,<br />

presso la Sede Centrale di via Trento ad Arzignano,<br />

e pervenire entro il 31 ottobre 2006. A tale scopo, farà<br />

fede la data del protocollo generale dell’azienda.<br />

10. La commissione giudicatrice è formata dalle seguenti<br />

persone:<br />

• Direttore Generale, che lo presiede<br />

• Direttore Amministrativo, con funzioni di sostituzione<br />

del Direttore Generale in caso di assenza<br />

• Direttore dei Servizi Sociali<br />

• Direttore Sanitario<br />

• Rappresentante della Conferenza dei Sindaci<br />

• Direttore di Distretto<br />

• Direttore Medico di Ospedale<br />

• Direttore del Dipartimento di Prevenzione<br />

• Rappresentante dell’Associazione Nazionale Donne<br />

Operate al Seno<br />

11. La commissione giudicatrice esaminerà i progetti<br />

pervenuti e ne valuterà l’ammissibilità al concorso sulla<br />

base dei seguenti criteri generali:<br />

a coerenza con la programmazione socio-sanitaria<br />

aziendale<br />

b innovatività<br />

c fattibilità<br />

d trasversalità<br />

e rilevanza dei risultati<br />

f correttezza metodologica<br />

g economicità.<br />

12. La premiazione dei vincitori avverrà nel corso del 3°<br />

convegno aziendale sullo sviluppo della qualità.<br />

13. I referenti dei progetti vincitori, o in caso di impedimento<br />

delegati facenti parte dello stesso gruppo di<br />

progetto, illustreranno le proprie proposte in sede di<br />

convegno aziendale.<br />

14. Dei progetti valutati positivamente sarà tenuto conto<br />

in sede di programmazione aziendale per l’anno successivo.<br />

3° Giornata <strong>Azienda</strong>le della <strong>Qualità</strong><br />

a Montecchio Maggiore premiati i progetti vincitori del 2° <strong>Concorso</strong><br />

Si è concluso il concorso aziendale sulla qualità che ha coinvolto tutto il personale dell’A-<strong>Ulss</strong> 5 OvestVicentino.<br />

La cerimonia di premiazione è avvenuta lo scorso 19 gennaio a Montecchio Maggiore, con un’ampia adesione e<br />

coinvolgimento del personale: 86 i progetti presentati nella prima edizione, 81 quelli presentati nella seconda.<br />

La commissione giudicatrice era composta da: Direttore Generale Daniela Carraro, Direttore Amministrativo Giuseppe<br />

Cenci, Direttore Sanitario Giampaolo Stopazzolo, Direttore Medico Ospedaliero Francesco Bisetto, Direttore<br />

del Distretto Socio Sanitario Elvio Pistaffa, Direttore del Dipartimento di Prevenzione Adolfo Fiorio, Vice Presidente<br />

della Conferenza dei Sindaci e Sindaco del Comune di Brendola Mario dal Monte e Presidente dell’ANDOS Ovest<br />

Vicentino Piera Pozza.<br />

Gli 81 progetti presentati nel 2006, hanno visto la partecipazione di 272 dipendenti, di cui 178 donne e 94 uomini,<br />

suddivisi in 177 personale ospedaliero, 30 personale del distretto socio sanitario, 12 del dipartimento di prevenzione<br />

e 53 dei servizi generali.<br />

9


I progetti


Competitività, innovazione, rapidità:<br />

anagrafe canina velocizzazione nell’inserimento dei dati<br />

Manifestazioni del problema<br />

Il problema principale è il tempo che l’operatore impiega<br />

nell’inserire un cane dotato di microchip: si inseriscono<br />

prima i dati del proprietario (allegato A) e poi i dati del<br />

cane (allegato B). È stato calcolato che l’operatore impiega<br />

4 minuti circa (tempo medio) per inserire un cane.<br />

Ogni anno si ha un arretrato nell’inserimento dei cani<br />

nel programma dell’anagrafe canina (Anacani) e quindi<br />

la ricerca di un cane non inserito nella banca dati diventa<br />

lunga e laboriosa.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

L’arretrato nell’inserimento dei microchip comporta<br />

una perdita di tempo nella ricerca di un cane in quanto<br />

questa viene fatta in cartaceo allungando così i tempi<br />

di risposta all’utente; oltretutto non sempre la ricerca<br />

cartacea da esito positivo perchè il cartaceo e molto e il<br />

numero del microchip composto da 15 cifre può “sfuggire”<br />

all’operatore che effettua la ricerca. Un cane del<br />

quale non si conosce il proprietario diventa un costo per<br />

I’<strong>Ulss</strong>:<br />

Procedura d’ufficio per il ritrovamento di un cane “randagio”<br />

Quando viene rinvenuto un cane vagante, subito viene<br />

chiamato il canile convenzionato per la zona interessata<br />

che provvede al recupero del cane portandolo presso<br />

il canile. Qui viene controllato se il cane ha microchip<br />

o tatuaggio. In presenza di microchip viene attivata la<br />

ricerca del proprietario per il recupero del cane. Se la ricerca<br />

del proprietario non dÌ esito positivo attraverso la<br />

Banca Dati si provvede a controllare il cartaceo. Quando<br />

viene rintracciato il proprietario, gli vengono addebitate<br />

13<br />

Referente<br />

Annalisa Verlato<br />

Infermiere generico esperto<br />

Servizio veterinario - Dipartimento di Prevenzione<br />

Elisabetta De Marzi<br />

Coadiutore amm.vo<br />

Servizio veterinario<br />

Dipartimento di Prevenzione<br />

Franco Cavedon<br />

Assistente amm.vo<br />

Servizio veterinario<br />

Dipartimento di Prevenzione<br />

Dipartimento di Prevenzione<br />

Collaboratori<br />

Federica Cocco<br />

Assistente amm.vo<br />

Servizio veterinario<br />

Dipartimento di Prevenzione<br />

Marcello Innocenti<br />

Assistente amm.vo<br />

Servizio veterinario<br />

Centri esterni<br />

CREV Centro Regionale Epidemiologia Veterinaria - Presso Istituto Zooprofilattico di Padova<br />

CED-SIL per supporto all’estrazione dei dati da parte degli operatori del Crev e per informazioni sulla privacy dei dati trattati<br />

le spese di mantenimento del cane presso il canile oltre<br />

che il riscatto (per coprire le spese di uscita dell’incaricato<br />

al recupero del cane) e la ricerca anagrafica. Il proprietario<br />

pero potrebbe obiettare il fatto che il modulo<br />

per l’iscrizione del cane in anagrafe è stato portato in<br />

tempo e che e l’ufficio che non ha provveduto per tempo<br />

e che quindi le spese di mantenimento non gli sono<br />

addebitabili.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il problema dell’arretrato nell’inserimento dei chip. e<br />

subordinato da due diversi fattori: il primo è il tempo<br />

necessario per l’inserimento di 1 cane nella Banca Dati<br />

(circa 4 minuti), il secondo e il lavoro di movimentazione<br />

dei cani stessi (13.757 cani presenti) parliamo di movimentazioni<br />

successive all’iscrizione quindi di cessioni,<br />

morte etc. (nel 2005, ad esempio, sono state inserite 270<br />

cessioni, 303 decessi, 204 affidamenti da canile etc.)<br />

Dunque inserendo le anagrafiche in automatico nel<br />

programma si impiegherebbe meta tempo ad inserire<br />

il chip e si velocizzerebbe anche il lavoro delle “movimentazioni”<br />

in quanto resterebbero solo da inserire i<br />

dati del cane. (vedi allegato B). Infine da ricordare che<br />

per una scelta dell’ufficio non sono stati inseriti i cani<br />

con il tatuaggio (più di 3.000 cani), lavoro che potrebbe<br />

essere fatto e che renderebbe l’anagrafe canina completa al<br />

100%. L’inserimento e le movimentazioni dei cani vengono<br />

effettuati da tutti gli amministrativi del Servizio<br />

Veterinario, ma non in maniera continuativa e prioritaria,<br />

in quanto vengono privilegiate, secondo le disposizioni<br />

del Responsabile, altre attività.


Dipartimento di Prevenzione<br />

Obiettivo<br />

L’obiettivo e inserire tutti i cani con chip nel programma<br />

Anacani, nel minor tempo possibile e mantenere a regime<br />

l’Anagrafe canina. Per fare questo e per velocizzare il<br />

lavoro occorre inserire le anagrafiche dei proprietari dei<br />

cani in automatico.<br />

Strategia<br />

Far inserire tutte le anagrafiche dell’<strong>Ulss</strong> 5 estrapolandole<br />

“dall’Anagrafica utenti” ed inserendole nel programma<br />

Anacani, e un’attività fatta senza sprechi di tempo ne<br />

costi per I’<strong>Ulss</strong>. Si evidenzia che questo lavoro di estrazione<br />

dei dati e un operazione innovativa in quanto nessuna<br />

UIss ha ancora provveduto a fare. Quindi il servizio<br />

e l’ente avrebbero il merito di essere I’<strong>Ulss</strong> pilota da cui<br />

e partita l’idea e che per primi l’hanno attuata.<br />

Di questo “lavoro” poi potrebbero beneficiare ovviamente<br />

anche le altre UIss alle quali non resterebbe altro<br />

che seguire le operazioni svolte per estrarre i propri dati.<br />

Da ricordare inoltre che l’anagrafe canina e in continua<br />

evoluzione e si potrebbe arrivare in futuro ad una Anagrafe<br />

Nazionale dove sono conglobati tutti i microchip<br />

dei cani delle varie Regioni d’Italia. (come già succede<br />

per l’anagrafe bovina).<br />

14<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Interventi<br />

L’intervento consiste nell’ estrarre le anagrafiche da un<br />

server e portarle nel server del Programma Anacani,<br />

azione si pensa di pochi secondi. Più lungo e incalcolabile<br />

e il lavoro di riconciliazione delle Anagrafiche stesse<br />

tra quelle nuove e quelle vecchie. Attualmente sono inserite<br />

nel programma Anacani circa 13.000 anagrafiche<br />

che dovrebbero essere riconciliate con le nuove e più<br />

aggiornate (comprensive di codice fiscale).<br />

Negli inserimenti iniziali dell’anno 1999 non era previsto<br />

il codice fiscale che e stato reso obbligatorio con gli aggiornamenti<br />

successivi del programma Anacani.<br />

Nuovo calendario delle vaccinazioni dell’età evolutiva<br />

(D.G.R.V. 4403 2005) anagrafe vaccinale informatizzata<br />

Manifestazioni del problema<br />

• rispetto dei livelli essenziali di assistenza<br />

• eliminazione delle differenze territoriali<br />

• qualità dei servizi vaccinali<br />

• promozione e sostegno alla realizzazone del nuovo<br />

calendario vaccinazione, con l’introduzione di vaccini<br />

antipneumococco-antimeningococco e antivaricella<br />

• anagrafi vaccinali non solo cartacei ma supporto informatico<br />

per ridurre tempi<br />

• programmazione e registrazione sedute e certificati<br />

vaccinali<br />

• sorveglianza e monitoraggio.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

• le coperture vaccinali<br />

• coperture vaccinali nei soggetti a rischio<br />

• istituire anagrafe vaccinale con supporto informatico<br />

per uniformare dati sensibili utenti a livello locale e<br />

centralizzarlo presso la sede S.I.S.P.<br />

• radicale cambiamento culturale nel rapporto vaccinazione-cittadino/paziente<br />

e di identità professionale.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

• umento natalità di soggetti stranieri extracomunitari e<br />

rientro per brevi periodi al loro paese origine ad alto<br />

rischio endemico<br />

• vaccinazioni e responsabità professionale<br />

• aspetti medico-legali nell’offerta delle vaccinazioni<br />

• superamento dell’obbligo vaccinale<br />

• consenso informato delle vaccinazioni<br />

• indennizzo dei danni derivanti da vaccinazioni<br />

15<br />

Dipartimento di Prevenzione<br />

Referente<br />

Gigliola Urbani<br />

Infermiere professionale<br />

Assistente vaccinatore - Dipartimento di Prevenzione<br />

Centri esterni<br />

Responsabile S.I.S.P. M.Pasqualotto amministratore database vaccinale<br />

• incrementare la sicurezza delle pratiche di immunizzazione<br />

e le conoscenze degli eventi avversi<br />

• monitoraggio realizzazione di tutto il piano regionale<br />

vaccinazioni<br />

• la scarsa conoscenza può costituire un ostacolo all’accettazione<br />

della vaccinazione.<br />

Obiettivo<br />

• garantire coperture vaccinali superiori all’ 80%<br />

• coperture vaccinali nei soggetti a rischio<br />

• profilassi vaccinale come scelta consapevole<br />

e diminuzione casi inadempienti<br />

• anagrafe vaccinale informatizzata<br />

• finalizzato ai formatori locali territoriali<br />

• istituire tessera sanitaria regionale e nazionale, che<br />

permette in caso di emergenza al pronto soccorso,<br />

di avere subito disponibili i dati vaccinali del paziente<br />

consentendo così un intervento più sicuro ed efficace.<br />

Strategia<br />

• indagine conoscitiva del fenomeno vaccinazione pediatrico<br />

• progettazione e coordinamento<br />

• organizzazione<br />

• informazione<br />

• formazione<br />

• gestione dei dati:raccolta e archiviazione<br />

• elaborazione e analisi dei dati<br />

• sorveglianza epidemiologica della malattia<br />

e dell’ efficacia dell’ intervento vaccinale<br />

• valutazione


Dipartimento di Prevenzione<br />

Interventi<br />

• assistente sanitario/infermiere profess. gestisce l’attività<br />

vaccinale 30 ore settimanali<br />

• aggiorna l’archivio vaccinale<br />

• individua i soggetti da vaccinare, prepara e spedisce<br />

gli inviti<br />

• esegue il monitoraggio delle coperture vaccinali, dei<br />

soggetti ritardatari e esoneri<br />

• controlla i farmaci e le attrezzature<br />

• valuta l’idoneità vaccinale<br />

• somministra i vaccini in presenza del medico vaccinatore<br />

• attua la sorveglianza post-vaccinale e il protocollo di<br />

emergenza<br />

• registra le vaccinazioni<br />

16<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Dipartimento di Prevenzione<br />

Occhio...agli occhi<br />

Referente<br />

Cecilia Acco<br />

Assistente Sanitaria<br />

Dipartimento di Prevenzione - SPISAL<br />

Collaboratori<br />

Lorella Fioraso<br />

Assistente Sanitaria<br />

Dipartimento di Prevenzione - SPISAL<br />

Progetto premiato


Dipartimento di Prevenzione<br />

Manifestazioni del problema<br />

Lo SPISAL dell’<strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino dal 2001 utilizza<br />

un osservatorio infortuni per rilevare ed analizzare tutti<br />

gli infortuni che accadono nelle aziende che operano<br />

nel territorio dell’<strong>Ulss</strong> 5. L’osservatorio infortuni viene<br />

alimentato dai dati del Primo Certificato di Infortunio<br />

redatto dal Servizio di Pronto Soccorso: quest’ultimo invia<br />

giornalmente i suddetti certificati. Questo strumento<br />

permette di valutare l’andamento epidemiologico degli<br />

infortuni con l’obiettivo di indirizzare le iniziative di prevenzione<br />

basandosi su dati oggettivi e monitorare gli<br />

effetti degli interventi stessi. Da questa analisi abbiamo<br />

osservato che ogni anno molti lavoratori subiscono infortuni<br />

agli occhi che determinano delle conseguenze<br />

di rilevanza economica e sociale.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Nella maggior parte dei casi si tratta di lesioni di lieve<br />

entità che si risolvono in pochi giorni senza lasciare<br />

conseguenze, ma una parte di questi infortuni provoca<br />

seri danni con lesioni permanenti agli occhi con conseguente<br />

perdita dell’integrità fisica del lavoratore che si<br />

ripercuote anche sulla vita sociale.<br />

Questo tipo di infortuni oltre all’accesso alle strutture<br />

sanitarie di primo intervento aumenta notevolmente il<br />

ricorso a servizi di tipo specialistico.<br />

Naturalmente come tutti gli infortuni, anche questi<br />

determinano danni economici all’azienda dovuti alla<br />

mancata produzione del lavoratore e dei colleghi che<br />

accompagnano l’infortunato presso la struttura sanitaria.<br />

Inoltre la maggior parte degli infortuni causano lesioni<br />

che si risolvono entro 3 giorni: l’INAIL li considera<br />

in “franchigia” e quindi il costo delle giornate perse e a<br />

carico del Datore di Lavoro.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Per chiarire l’entità del problema ed analizzarne le cause<br />

sono stati studiati gli infortuni accaduti nelle aziende di<br />

tutti i settori produttivi che operano nel territori dell’<strong>Ulss</strong><br />

5 negli anni 2003, 2004, 2005.<br />

I dati sono riportati nella tabella n. 1e tabella n. 2.<br />

Tab 1 Totale infortuni e totale giorni di prognosi<br />

Totale infortuni (escludi<br />

incidente stradale)<br />

Totale infortuni agli occhi<br />

Totale giorni di prognosi<br />

infortuni agli occhi<br />

2003 2004 2004<br />

4154 4001 3619<br />

632<br />

(15,21%)<br />

554<br />

(13,84%)<br />

534<br />

(14,75%)<br />

1971 1799 1735<br />

Tab 2 Totale infortuni suddivisi per giorni di prognosi<br />

Giorni di prognosi 2003 2004 2004<br />

0-3 539 453 445<br />

4-9 84 94 82<br />

10-19 9 6 4<br />

=>20 1 3<br />

18<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Obiettivo<br />

Promuovere una campagna di prevenzione indirizzata al<br />

Datore di Lavoro sulla gestione del rischio infortuni agli<br />

occhi e sull’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuali<br />

(DPI) da parte di tutti i lavoratori esposti a lavorazioni<br />

a rischio specifico con l’obiettivo della riduzione<br />

degli infortuni.<br />

La scelta dei Dispositivi di Protezione Individuali e il loro<br />

corretto utilizzo sono essenziali per la prevenzione degli<br />

infortuni agli occhi riducendo notevolmente sia il numero<br />

degli infortuni sia le conseguenze delle lesioni agli<br />

occhi.<br />

Strategia<br />

Lettera informativa alle associazioni imprenditoriali (artigiani,<br />

industriali, sindacali) e comunicato stampa.<br />

Articolo su notiziario <strong>Ulss</strong><br />

Lettera e Linee Guida di indicazione di prevenzione al<br />

datore di lavoro, nelle aziende in cui si verifica un infortunio<br />

agli occhi nel corso dell’anno 2006.<br />

Sopralluogo nelle aziende in cui si sono verificati ulteriori<br />

infortuni dopo l’invio delle linee guida per verificare:<br />

• Modalità di gestione del rischio<br />

• Disponibilità ed idoneità dei DPI<br />

• Formazione-informazione dei lavoratori<br />

Check-list da utilizzare in corso di sopralluogo per uniformità<br />

della raccolta dei dati<br />

Interventi<br />

Utilizzo dei dati dell’osservatorio infortuni dello SPISAL<br />

per elaborazione iinfortuni agli occhi relativi all’anno<br />

2003 - 2004 - 2005 per analizzare il problema.<br />

Predisposizione di una lettera informativa alle varie Associazioni<br />

Datoriali (ass. industriali, artigiani, ecc), articolo<br />

su notiziario <strong>Ulss</strong> 5, comunicato stampa.<br />

Stesura di “Linee Guida” specifiche per una corretta gestione<br />

del rischio infortuni agli occhi indirizzata al Datore<br />

di Lavoro”.<br />

Predisposizione di una Check-list specifica di verifica e<br />

gestione del rischio agli occhi da utilizzare durante il sopralluogo.<br />

Valutazione dell’intervento in progess con report trimestrali<br />

(numero linee guida spedite alle aziende, numero<br />

sopralluoghi nelle aziende distinti per numero dei dipendenti.<br />

Relazione finale.<br />

Organizzazione e gestione del dispensario funzionale<br />

per il controllo della TBC nell’Ovest Vicentino<br />

Manifestazioni del problema<br />

Per una struttura come il DF risulta di fondamentale importanza<br />

il rapporto stretto col laboratorio e radiologia,<br />

sia per il follow-up dei pazienti, sia per l’acquisizione di<br />

elementi indispensabili per la sorveglianza epidemiologica.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Necessità di ricevere una copia dei referti positivi per<br />

TB con cadenza settimanale o al max. 15 gg al DF, che<br />

sarà in grado di collegare i dati coi pazienti e stabilire<br />

quali referti riguardino un paziente in follow-up (e il loro<br />

valore clinico ed epidemiologico) e quali riguardino casi<br />

nuovi o non registrati.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Coprire tutte le esigenze (epidemiologiche, preventive<br />

e cuniche) senza un sostanziale aggravio di lavoro.<br />

Obiettivo<br />

• attuare programma regionale triennale di controllo<br />

della tb anno 2005-2007<br />

• riduzione dell’incidenza nella popolazione autoctona a<br />


Dipartimento di Prevenzione<br />

• Attività ambulatoria IP urbani - presa in carico paziente-completamento<br />

iter<br />

• Diagnostico-follow-up-gestione-chemioprofilassi-<br />

INPS.<br />

20<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Realizzazione di un archivio informatico corrente<br />

delle attività di polizia amministrativa e<br />

giudiziaria di competenza veterinaria<br />

Manifestazioni del problema<br />

L’attività di polizia giudiziaria prevede l’emissione di atti<br />

di grande rilevanza esterna, quali le sanzioni amministrative,<br />

le notizie di reato, i sequestri (sanitari o giudiziari),<br />

ognuno dei quali prevede una istruttoria, una archiviazione<br />

e la compilazione di un registro; tutta attività<br />

e documentazione inerente a dati sensibili. Tutto ciÌ ha<br />

bisogno di procedimenti certi, semplici e che consentano<br />

una rintracciabilità immediata, oltre che la necessaria<br />

riservatezza.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

È necessario ricondurre ad una gestione (affidata ai tecnici<br />

della prevenzione) dell’attività di cui si parla, anche<br />

quando e svolta da persone diverse (oltre che i tecnici<br />

della prevenzione, anche i veterinari sono ufficiali di polizia<br />

giudiziaria). Ciò per garantire riservatezza, rintracciabilità<br />

corretta gestione dell’istruttoria e dell’archiviazione<br />

della documentazione.<br />

È pure necessario conoscere, per ogni ditta sottoposta<br />

a controllo, la storia igienico-sanitaria per la valutazione<br />

dell’analisi del rischio.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Le sanzioni amministrative, le notizie di reato,i sequestri<br />

sanitari e giudiziari rappresentano un argomento di particolare<br />

delicatezza che non consente errori di istruttoria<br />

o distrazioni nella gestione della documentazione. Deve<br />

essere assolutamente interdetto l’accesso alle informazioni<br />

al personale non coinvolto nel procedimento. Non<br />

devono verificarsi smarrimenti ne danneggiamenti di atti<br />

21<br />

Dipartimento di Prevenzione<br />

Referente<br />

Gaetano Giovanni Cracco<br />

Tecnico della Prevenzione AA.LL.<br />

Servizio per le Attività Veterinarie - Dipartimento di Prevenzione<br />

Collaboratori<br />

Norberto Righetto<br />

Tecnico della Prevenzione AA.LL.<br />

Servizio per le Attività Veterinarie<br />

Dipartimento di Prevenzione<br />

che di norma vengono conservati anche per più anni.<br />

Non devono crearsi duplicazione nella codifica degli atti<br />

(numerazione dei verbali). Deve essere garantito l’accesso<br />

controllato ai dati statistici in qualsiasi momento e<br />

con la massima certezza del dato, senza aver necessita<br />

di visionare il cartaceo. Solo gli operatori autorizzati devono<br />

poter fare riferimento al “registro informatizzato”,<br />

ma ciò in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo servito<br />

dalla rete intranet aziendale. L’esperienza acquisita,<br />

dimostra come l’attuale sistema basato sulla gestione<br />

cartacea del processo, non garantisce sufficientemente<br />

dagli errori e dalla possibilità di una diffusione incontrollata<br />

di documentazione riservata che una volta raccolta<br />

dovrebbe essere conservata in posto sicuro e non soggetta<br />

periodicamente alla visione.<br />

Obiettivo<br />

• Disporre di un archivio corrente informatico (registro)<br />

delle attività di P.G. e di polizia amministrativa sopra<br />

riportate.<br />

• Gestire con facilità le varie istruttorie (accesso immediato<br />

alla modulistica, conoscenza dello stato dell’arte<br />

di ciascun procedimento, risparmio di tempo).<br />

• Accesso alla documentazione in modalità informatica,<br />

senza ricorrere alla forma cartacea che potrebbe<br />

causare smarrimenti della documentazione o mancata<br />

riservatezza.<br />

• Garantire l’accesso riservato con password ed altri metodi<br />

informatici rendendo inutile il ricorso alle forme<br />

cartacee (da consultare solo in casi particolari) conservate<br />

in armadio chiuso.


Dipartimento di Prevenzione<br />

Strategia<br />

Il gruppo di progetto predispone, con l’aiuto del SIL, un<br />

file M.excel, dotato di interfaccia amichevole, composto<br />

di vari fogli (sanzioni, notizie di reato, sequestri), di cui<br />

alcuni rappresentano la modulistica.<br />

Ogni record contiene uno o più link a documenti formato<br />

PDF scannerizzato.<br />

22<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Interventi<br />

La prima release del file sarà pronta per fine novembre,<br />

completa dei vincoli di accesso. Essa sarà valutata, provata<br />

e migliorata dal gruppo di progetto.<br />

La seconda release sarà pronta alla metà di dicembre,<br />

conterrà alcuni records di prova e sarà presentata e sottoposta<br />

a riesame da parte del Responsabile del Servizio<br />

per le Attività Veterinarie.<br />

Florida Griso<br />

Infermiera<br />

Silvia Cocco<br />

Infermiera<br />

Manifestazione del problema<br />

Dall’analisi del contesto preso in esame sono emerse le<br />

criticità sotto elencate:<br />

• difficoltà e lacune nel passaggio di informazioni<br />

• difficoltà nell’individuare accordi soddisfacenti sui metodi<br />

lavorativi<br />

• difficoltà a sviluppare nuove strategie tese a rinforzare:<br />

a capacità decisionale<br />

b il processa di problem-solving.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

I punti critici elencati sopra se non opportunamente valutati,<br />

rischiano di aumentare:<br />

a il livello di insoddisfazione individuale e di gruppo<br />

b la demotivazione<br />

c la confusione negli obiettivi da raggiungere<br />

d la disfunzionalità/frammentazione nelle varie attività<br />

ambulatoriali.<br />

Si ritiene quindi opportuno individuare delle soluzioni<br />

mirate che vadano a potenziare gli aspetti carenti.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Le criticità sopra elencate, si sono sviluppate e stratificate<br />

nel tempo, all’interno di gruppi formati rispettivamente<br />

da quattro persone (poliambulatorio di Valdagno)<br />

e quattro operatori poliambulatorio di Arzignano-Montecchio,<br />

con profili personali e professionali diversi. L’infermiera<br />

coordinatrice dell’A.D.I.-Punto salute Nord-U.O.<br />

Cure primarie, collabora con l’equipe infermieristica del<br />

poliambulatorio di Valdagno in qualità di coordinatrice.<br />

La struttura operativa di questa equipe à “Poliambulatorio<br />

Distrettuale” inserita nell’U.O. “Assistenza specialisti-<br />

Da “gruppo” a “gruppo di lavoro”<br />

Livia Visonà<br />

Coordinatore equipe infermieristica<br />

U.O. Cure primarie<br />

Distretto Socio-sanitario<br />

23<br />

Cecilia Tadiello<br />

Iinfermiera<br />

Daniele Piubello<br />

Operatore Socio-Sanitario<br />

Carla Pace<br />

Infermiera<br />

Distretto Socio Sanitario<br />

Referente<br />

Laura Pianalto<br />

Infermiera U.O. Specialistica<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Collaboratori<br />

Elisabetta Pieri<br />

Psicologo<br />

Consultorio Familiare Arzignano<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Laura Pianalto<br />

Infermiera<br />

Ernia Graziana Urbani<br />

Infermiera<br />

M. Luisa Ferrati<br />

Operatore Socio-Sanitario<br />

ca Protesica Integrativa” Le attività si svolgono in orario<br />

giornaliero, in vari ambulatori specialistici (allergologia,<br />

cardiologia, dermatologia, oculistica, odontoiatria, otorinolaringoloiatria,<br />

neurologia, medicina dello sport,<br />

pneumologia, e di recente fisiatria), che sono unità a<br />

se stanti, diverse fra loro per tipologia di interventi, per<br />

utenza e per modalità tecnico-operative.<br />

Questi ‘’nodi’’ di disagio hanno una storia lunga e si<br />

sono stratificati col passare degli anni seguendo i cambiamenti<br />

del gruppo stesso (variazione personale facente<br />

parte del gruppo e inserimento di nuovi medici<br />

specialisti).<br />

Uno “sblocco” notevole a questa situazione di ‘’stallo”,<br />

si à verificata di recente quando, in poco tempo sono<br />

cambiati più specialisti e, hanno cessato la loro attività<br />

per fine servizio quattro infermieri del gruppo “storico”.<br />

Su due livelli:<br />

1 Chiarificazioni ed enucleazione delle modalità tecnico-operative<br />

nei vari ambulatori attraverso il miglioramento<br />

dei protocolli operativi già presenti, e di nuovi<br />

da elaborare(fasi di scomposizione del lavoro)<br />

2 Costruzione-attivazione dei processi di integrazione<br />

collaborazione- interazione fra i vari componenti del<br />

gruppo al fine del raggiungimento di uno o più obiettivi<br />

condivisi (fase di ricomposizione).<br />

Uno degli handicap più importanti nel nostro lavoro è<br />

costituito dal fatto che trattandosi di una modalità operativa<br />

che tende ad isolare le varie figure professionali<br />

(ognuno lavora a stretto contatto con lo specialista) si


Distretto Socio Sanitario<br />

è più facilmente portati a valutare l’aspetto del “chi ed<br />

ora” perdendo così di vista obiettivi più ampi che diventano<br />

nebulosi fino a non essere più sentiti come realizzabili<br />

o come importanti.<br />

Attraverso la costruzione di un gruppo di lavoro, invece<br />

dell’attuale “insieme di unità “ si inciderebbe sia sul<br />

punto primo (che privilegia gli aspetti tecnico-pratici),<br />

sia soprattutto, sul punto secondo superando così il fatto<br />

che l’operatività del gruppo sia vissuta e concretizzata<br />

come una sommatoria di compiti-mansioni da svolgere<br />

spesso in dissonanza fra loro.<br />

Si abbasserebbero in questo modo inoltre i livelli di ansietà<br />

e di stress che spesso si vengono a creare e che<br />

trovano sfogo non nella condivisione del problema bensÌ<br />

individuale (con il collega di turno) poco costruttivo e<br />

negativo per la costruzione del gruppo stesso.<br />

Obiettivo<br />

Dalla somma delle singole individualità di gruppo di lavoro:<br />

1 Rendere la riunione d’equipe un’attività istituzionale e<br />

riconosciuta da tutti ipartecipanti.<br />

2 Favorire e attivare la comunicazione interpersonale e<br />

professionale, stimolare la collaborazione, costruire la<br />

fiducia e la coesione del gruppo.<br />

3 Individuare soluzioni in grado di risolvere i problemi<br />

operativi.<br />

4 Creare spazi per la discussione e il lavoro di gruppo in<br />

modo che le soluzioni alle varie problematiche siano<br />

condivise e comprese da tutte le componenti<br />

24<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Un gruppo di lavoro capace di: chiarirsi gli obiettivi, i<br />

compiti, la strategia, darsi un metodo, permette di:<br />

a raggiungere gli obiettivi in minor tempo e meglio<br />

b facilitare la gestione del carico emotivo<br />

c costruire una realtà comune e condivisa<br />

d far tesoro delle conoscenze e le risorse di tutti i<br />

membri della squadra.<br />

Azioni<br />

Presentazione del progetto ai referenti per condividerne<br />

i contenuti, gli obiettivi e le strategie.<br />

Interventi<br />

Incontri di gruppo con cadenza mensile guidati da uno<br />

psicologo esperto in dinamiche di gruppo che mirino a:<br />

1 Riflettere sul contesto lavorativo, attraverso l’analisi<br />

istituzionale in cui si lavora<br />

2 Ridefinire competenze, obiettivi e ruoli<br />

3 Promuovere l’appartenenza e l’identità di gruppo<br />

4 Migliorare la comunicazione<br />

5 Lavorare sulle problematiche proposte dai membri<br />

del gruppo per apprendere dall’esperienza, implementando<br />

le capacità a sapersi coordinare<br />

6 Individuare un leader in modo tale che il gruppo possa<br />

diventare autonomo e le supervisioni possano essere<br />

sostituite dalla riunioni d’equipe.<br />

Manifestazione del problema<br />

C’è un sostanziale accordo tra i vari Autori sul fatto che<br />

molti dei disturbi neurologici e psicopatologici dell’età<br />

evolutiva hanno origine nel primissimo periodo di vita<br />

(fascia di età 0-5 anni) che riveste un’importanza fondamentale<br />

per lo sviluppo dell’individuo. In esso iniziano<br />

a strutturarsi le funzioni motorie, cognitive, le modalità<br />

relazionali e “si pone la base per ciÌ che diventa gradualmente<br />

per il bambino l’esperienza di sé” (Winnicott). Il<br />

bambino, soprattutto quello molto piccolo, e un insieme<br />

di corpo - mente - relazioni strettamente interconnessi<br />

e si osserva come, soprattutto nella fascia tra 0 e 5 anni,<br />

vi sia una modalità di comunicazione peculiare da parte<br />

del bambino, caratterizzata da una grande variabilità di<br />

segnali con cui si possono mascherare le varie problematiche:<br />

segni che sembrano essere espressione di una<br />

patologia organica (ad es. disturbi alimentari, somatizzazioni,<br />

ecc.) piuttosto che relazionale (ad es. mutismo,<br />

iperattività, ecc.).<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Nei primi anni, in situazioni sfavorevoli possono emergere<br />

i primi segni di disagio, difficoltà e alterazione dello<br />

sviluppo, segnali importanti che devono essere riconosciuti<br />

il più precocemente possibile. Spesso purtroppo<br />

tali situazioni arrivano alla consultazione NPI con molto<br />

ritardo, tipicamente su segnalazione della scuola, quando<br />

ormai i margini di intervento sono meno favorevoli,<br />

mentre è condivisa l’opinione che affrontare tempestivamente<br />

situazioni patologiche o di rischio, in una fase<br />

di crescita in pieno sviluppo, può portare ad una evoluzione<br />

positiva per il piccolo paziente, avere un effetto<br />

Diagnosi precoce dei segni d’allarme<br />

nello sviluppo in età prescolare<br />

25<br />

Referente<br />

Stefania Broetto<br />

Dirigente Medico Specialista in Neuropsichiatria Infantile<br />

Dip. Salute Mentale Distretto Socio-Sanitario<br />

Centri esterni<br />

Alcuni Pediatri<br />

Alcune Scuole pubbliche e/o private<br />

Distretto Socio Sanitario<br />

decisivo sulla prognosi (come ampiamente dimostrato<br />

nella letteratura scientifica) e, non ultimo, sulla riduzione<br />

degli interventi e delle risorse necessari a medio e lungo<br />

termine, con conseguente positiva ricaduta sulla parte<br />

economica.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

La consistenza della popolazione affetta da disturbi<br />

neurologici e psicopatologici dell’età evolutiva e oggetto<br />

di ripetuti studi epidemiologici. In Italia e anche in<br />

Veneto, il tasso medio di prevalenza annuale dei soli disturbi<br />

psicopatologici è stato rilevato al 12,4% (vedi DGR<br />

del Veneto n.12 del 14.01.05). Inoltre, il Progetto Obiettivo<br />

“Tutela della salute mentale 1998-2000” evidenziava<br />

che:<br />

• circa 4 soggetti su 100, con sintomi e patologia non ancora<br />

strutturata, contattano sporadicamente i Servizi o<br />

non li contattano affatto;<br />

• circa 6 soggetti su 100 presentano disturbi neuropsicologici/psicopatologici<br />

con diversa comorbidità che<br />

richiedono interventi meno intensivi in un periodo fra i<br />

2 e i 5 anni.<br />

Obiettivo<br />

Partendo da un’indagine conoscitiva del problema nella<br />

nostra <strong>Ulss</strong> 5 (vs area vasta), studiando prima l’aspetto<br />

demografico -epidemiologico, con l’intervento di pediatri,<br />

e delle scuole, con l’ausilio anche di nuove tecnologie<br />

(es. forum,cartella informatizzata) l’obiettivo del<br />

progetto e quello di agire sui vari livelli di prevenzione:<br />

identificando e mettendo in atto una organizzazione dei<br />

Servizi, con particolare riferimento a quello di Neurop-


Distretto Socio Sanitario<br />

sichiatria Infantile, per la diagnosi precoce del disagio e<br />

dei sintomi-, per la diagnosi precoce del disagio e dei<br />

sintomi-disturbi neuropsichiatrici in bambini della fascia<br />

prescolare, e l’attivazione di interventi multidisciplinari<br />

mirati, rivolti al bambino e alla sua famiglia, nel tentativo<br />

anche di prevenire le successive complicazioni e gli<br />

aspetti di multi-problematicità che spesso si accompagnano<br />

ad un accesso tardivo ai Servizi.<br />

La proposta di organizzazione coinvolge non solo il Servizio<br />

NPI, ma presuppone una stretta collaborazione tra<br />

pediatri, ospedale, asili nido, ecc., organizzati in rete,<br />

che permetta la segnalazione tempestiva delle situazioni<br />

di rischio e collabori attivamente alla messa in atto<br />

degli interventi. Prima all’interno della nostra <strong>Ulss</strong> e successivamente<br />

ampliandosi, anche verso Strutture di 2°<br />

3° livello d’intervento sanitario.<br />

Per le situazioni familiari complesse, si prevede l’attivazione<br />

di un lavoro in rete con operatori di altre Istituzioni<br />

sanitarie e/o sociali dell’<strong>Ulss</strong> (Consultorio, Tutela Minori,<br />

Psichiatria, ecc.) o fuori <strong>Ulss</strong> pubbliche o private (es. Asili<br />

nido, Scuole materne, Assistenza sociale, ecc..).<br />

Tale progetto si suppone possa avere anche una ricaduta<br />

positiva sulla necessita degli interventi di 2° livello,<br />

con una selezione dei casi in cui c’è l’esigenza di un’invio<br />

ovvero di una presa in carico precoce, o l’attivazione di<br />

un follow-up.<br />

I destinatari dell’intervento sono in primo luogo i bambini<br />

nella fascia tra 0 e 5 anni; e i genitori, spesso coinvolti<br />

a più livelli nel sintomo presentato dal figlio. Talora<br />

l’intervento potrà coinvolgere anche l’ambiente in cui il<br />

bambino vive o e inserito (ad es. Asilo nido o altre Agenzie).<br />

Tenendo conto delle risorse inizialmente disponibili, tra<br />

i molteplici sintomi/segni riscontrabili nella fascia d’età<br />

indicata, quelli a cui principalmente si intende rivolgere<br />

l’intervento nell’ambito del presente progetto sono:<br />

• ritardo psico-motorio o condotte motorie bizzarre<br />

• ritardo del linguaggio<br />

• alterazioni del gioco<br />

• disturbo nelle relazioni, in particolare nella diade<br />

madre-bambino<br />

• alterazioni dell’umore.<br />

Strategia<br />

L’aspetto chiave a cui il presente progetto intende fornire<br />

una risposta e il ritardo con cui spesso situazioni di<br />

disagio e segnali di allarme nel periodo prescolare sono<br />

riconosciute e affrontate. La soluzione a tale situazione<br />

richiede il coinvolgimento delle figure professionali che<br />

possono rilevare immediatamente insorgere di segni<br />

d’allarme e supportare le famiglie inviandole tempestivamente<br />

alla valutazione precoce di uno specialista NPI,<br />

possibilmente supportato da una equipe di operatori.<br />

L’ambulatorio per il disagio e i segni d’allarme della prima<br />

infanzia può essere considerato una corsia preferenziale<br />

per genitori e pediatri, al fine di:<br />

• proporre ai pediatri tempi di attesa più brevi per una<br />

consulenza<br />

• fornire ai genitori uno spazio di dialogo facilmente accessibile<br />

dove poter porre domande e portare in osservazione<br />

iloro figli<br />

26<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

• fornire un intervento terapeutico con il minore, un sostegno<br />

alla diade madre-bambino e counselling alla<br />

coppia<br />

• accompagnare, se necessario, rinvio dei genitori in altro<br />

servizio <strong>Ulss</strong> (ad es. Ospedale Consultorio, Psichiatria).<br />

Interventi<br />

Una fase iniziale prevede la valutazione della situazione<br />

attuale, con valutazione dell’ accesso ai Servizi e l’identificazione<br />

delle situazioni per cui e o sarebbe potuta<br />

avvenire la diagnosi precoce. Una prima osservazione<br />

potrebbe essere compiuta in base ai risultati di un precedente<br />

progetto attuato per la fascia 0-3, mediante<br />

rilevazione dei dati ufficiali dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> e ancora<br />

mediante interviste mirate ad un campione di pediatri<br />

e/o di scuole.<br />

L’intervento principale consiste nella costituzione di una<br />

rete di segnalazione, che coinvolge alcuni pediatri di libera<br />

scelta operanti nel territorio dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> oltre<br />

che gli operatori di alcuni asili nido e alcune scuole<br />

materne, che supporti ed indirizzi le famiglie nell’invio<br />

precoce alla valutazione da parte di un neuropsichiatra<br />

infantile. La domanda così stimolata sarà gestita mediante<br />

uno specifico ambulatorio NPI, possibilmente<br />

integrato da una serie di altri operatori come logopedista,<br />

psicologo, psicomotricista, ecc... (Si cercheranno<br />

modalità per ottenere fondi per tale scopo)<br />

L’organizzazione del Servizio e della rete di segnalazione<br />

potrebbe essere supportata e sostenuta dall’utilizzo<br />

di strumenti informatici (ad es. consulti telematici, mailing<br />

list, forum di discussione, ecc...) per la segnalazione<br />

tempestiva di casi o di situazioni dubbie, il consulto di<br />

esperti disponibili, la motivazione continua degli operatori<br />

coinvolti anche mediante la diffusione di casi di<br />

successo, l’attivazione di azioni per l’aggiornamento e la<br />

formazione continua degli operatori (anche a distanza)<br />

ecc...<br />

È in corso di attivazione un forum multispecialistico pediatrico,<br />

moderato dalla referente del presente progetto,<br />

che potrebbe essere utilizzato neli’ambito del progetto<br />

stesso.<br />

27<br />

Distretto Socio Sanitario<br />

Elaborazzine ed utilizzo di una scheda di dimissioni<br />

infermieristica nell’ambito del “protocollo per<br />

la sperimentazione delle dimissioni protette<br />

nei reparti dei presidi ospedalieri dell’<strong>Ulss</strong> 5”<br />

Referente<br />

Chiara Poggiali<br />

Assistente Sociale<br />

Direzione Medica - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Gabriella Caldonazzo<br />

Infermiere Esperto - Caposala<br />

Posizione Organizzativa Ospedale di Lonigo<br />

Direzione Medica - Ospedale<br />

Progetto premiato


Distretto Socio Sanitario<br />

Manifestazioni del problema<br />

Questo progetto nasce come risposta all’aumento sia<br />

del numero dei pazienti che abbisognano di cure ed assistenza<br />

postdimissione, sia di coloro che presentano la<br />

necessità di un alto contributo assistenziale infermieristico.<br />

Il passaggio di dati relativi ai loro bisogni, all’interno<br />

della nostra <strong>Azienda</strong>, risulta diverso e disomogeneo<br />

o addirittura assente. Questo ha sempre provocato<br />

lacune nella continuità assistenziale e spesso momenti<br />

importanti, sono andati perduti dal mancato feedback<br />

tra struttura ospedaliera e territoriale.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La partenza del “Protocollo per la sperimentazione delle<br />

dimissioni protette nei reparti dei Presidi ospedalieri<br />

dell’<strong>Ulss</strong> 5 ha reso necessario favorire la presa in carico<br />

del paziente in dimissione ospedaliera che abbisogni<br />

di assistenza domiciliare al fine di predisporre un piano<br />

adeguato alla continuità delle cure.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

All’interno della nostra <strong>Azienda</strong>, solo alcuni reparti avevano<br />

costruito ed utilizzato una scheda di dimissione<br />

che si basava su esigenze e sensibilità diversificate.<br />

Si e quindi, sentita la necessità di crearne una che omogeneizzi<br />

le schede presenti e che risponda adeguatamente<br />

alle esigenze informative tra Unità Operative con<br />

caratteristiche di completezza ma anche d’agilità nella<br />

compilazione.<br />

Obiettivo<br />

Elaborazione di una scheda infermieristica di dimissione<br />

(vedi allegato n. 1) al fine di:<br />

• semplificare il percorso assistenziale dell’utente<br />

• dare continuità assistenziale in merito a dimissione/trasferimento<br />

di pazienti con bisogni assistenziali<br />

• facilitare la presa in cura del caso da parte di varie strutture<br />

• mettere in evidenza gli interventi attuati, o in corso, in<br />

base al piano assistenziale<br />

• avere uno strumento uniforme ed unico, facile da consultare<br />

e semplice da compilare.<br />

28<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Strategia<br />

• Costruire un gruppo di lavoro composto da Posizioni<br />

Organizzative ospedaliere e territoriali, dall’Assistente<br />

Sociale ospedaliera, dai Caposala/Coordinatori dei reparti<br />

pilota di tutti gli Ospedali facenti parte del “Protocollo<br />

per la sperimentazione delle dimissioni protette<br />

nei reparti dei Presidi.<br />

• Ospedalieri dell’<strong>Ulss</strong> 5” e Coordinatori AD1 dei Punti<br />

Salute Nord-Centro-Sud, al fine di creare una scheda<br />

di dimissione infermieristica che sia garanzia di continuità<br />

assistenziale per gli utenti.<br />

• Presentazione alla Dirigenza Ospedaliera e Distrettuale<br />

per la validazione della scheda.<br />

• Utilizzazione della scheda da parte dei reparti coinvolti<br />

nella sperimentazione.<br />

Modalità di controllo, verifi ca e valutazione<br />

• Verrà valutata a 6 mesi dall’inizio del progetto la percentuale<br />

di infermieri in grado di utilizzare correttamente<br />

il programma e la percentuale di casi in assistenza<br />

domiciliare i cui dati sono inseriti correttamente.<br />

Interventi<br />

a Riunione con il gruppo di lavoro per la presentazione<br />

dell’iniziativa e condivisione degli obiettivi.<br />

b Progettazione e realizzazione dell’elaborato con relative<br />

modalità di compilazione ed utilizzo.<br />

c Presentazione per la validazione dell’elaborato al Dirigente<br />

Medico Ospedaliero, al Direttore di Distretto, al<br />

Responsabile UOCP Cure Primarie e al Responsabile<br />

ADI.<br />

d Utilizzazione della scheda di dimissione infermieristica<br />

da parte dei reparti coinvolti nella sperimentazione.<br />

e Raccolta ed elaborazione dei dati relativi alle singole<br />

schede.<br />

f Verifiche a breve termine con il gruppo di lavoro.<br />

g Verifiche a breve termine con la Direzione Ospedaliera<br />

e Distrettuale.<br />

h Valutazione conclusiva a termine del progetto.<br />

29<br />

Distretto Socio Sanitario<br />

Il prontuario terapeutico delle case di riposo come<br />

strumento utile a favorire l’appropriatezza prescrittiva<br />

Referente<br />

Ermanno Dian<br />

Responsabile U.O.<br />

Adulti Anziani - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Paola Cariolato<br />

Farmacista Dirigente<br />

Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />

Chiara Vencato<br />

Farmacista<br />

Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />

Progetto premiato


Distretto Socio Sanitario<br />

Manifestazioni del problema<br />

Nelle 12 case di riposo presenti nel territorio di questa<br />

<strong>Azienda</strong>, la prescrizione dei farmaci per gli ospiti non<br />

autosufficienti da parte dei Medici di Medicina Generale,<br />

non risultava basarsi su nessun specifico prontuario<br />

terapeutico ma, a seguito della stipula della convenzione<br />

tra <strong>Azienda</strong> UIss e tali strutture, si rifaceva in qualche<br />

modo al Prontuario Ospedaliero, realizzato nel 1999.<br />

La mancanza di un prontuario che consideri le particolari<br />

esigenze degli ospiti non autosufficienti delle case di<br />

riposo ha fatto si che ad oggi:<br />

• la richiesta dei farmaci da parte delle case di riposo<br />

alla farmacia ospedaliera sia estremamente variabile<br />

• siano richiesti alla farmacia ospedaliera molti farmaci<br />

che non risultano inseriti nel prontuario ospedaliero<br />

(NON PTO)<br />

• ci si trovi nella difficoltà di effettuare un controllo efficace<br />

sulla fornitura dei farmaci alle persone residenti<br />

presso tali strutture.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Nell’ambito di una analisi sulla fornitura dei medicinali<br />

alle case di riposo, svolta da questo gruppo di lavoro, si<br />

e osservata una elevata variabilità nei farmaci richiesti,<br />

conseguente a:<br />

• una diversa modalità di prescrizione da parte dei medici<br />

operanti presso le singole case di riposo<br />

• mancanza di strumenti operativi adatti a fornire delle<br />

indicazioni sui farmaci disponibili per tali.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

• mancanza di prescrizione uniforme dei farmaci tra le<br />

singole strutture.<br />

Analisi delle cause:<br />

• nelle case di riposo operano più Medici di Medicina<br />

Generale i quali presentano tra loro una diversa modalità<br />

di prescrizione (ampia variabilità dei farmaci prescritti)<br />

• mancanza di strumenti idonei a fornire delle utili indicazioni<br />

sui farmaci disponibili per tali strutture (es.<br />

prontuario aziendale e programma informatico).<br />

Obiettivo<br />

L’obiettivo principale che ci siamo posti come gruppo di<br />

lavoro, è quello di promuovere la diffusione e l’adozione<br />

del nuovo prontuario aziendale a tutti i Medici interessati,<br />

operanti presso questa <strong>Azienda</strong>, e ai Medici di Medicina<br />

Generale che svolgono la loro attività anche presso le<br />

case di riposo, sia in forma cartacea che informatizzata,<br />

tramite la rete aziendale. Il prontuario aziendale dovrebbe<br />

quindi diventare uno strumento utile per:<br />

• la continuità terapeutica tra ospedale, dove gli anziani<br />

vengono temporaneamente ricoverati per eventi acuti,<br />

e la casa di riposo dove essi risiedono<br />

• diminuire la prescrizione di farmaci NON PTO<br />

• controllare la prescrizione dei farmaci soggetti a diagnosi<br />

e piano terapeutico<br />

• controllare il corretto utilizzo di farmaci prescritti da<br />

specialisti ospedalieri.<br />

Inoltre, l’adozione del prontuario aziendale dovrà essere<br />

accompagnata da un implemento dei sistemi di controllo,<br />

grazie alla realizzazione di un collegamento informatico<br />

che, da una parte, metta in rete il prontuario aziendale e,<br />

dall’altra, le prescrizioni provenienti dalle singole case di<br />

30<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

riposo. Utile diventerebbe quindi la promozione, all’interno<br />

delle singole case di riposo, di un sistema informatizzato<br />

per la gestione delle terapie dei singoli ospiti; sistema<br />

già in adozione in tre strutture presenti nel territorio<br />

della nostra <strong>Azienda</strong>.<br />

Accanto a quanto sopra riportato, è utile considerare<br />

come la consultazione del prontuario aziendale, sia in<br />

forma cartacea che informatizzata, permetterà di:<br />

• migliorare i rapporti tra Medici di Medicina Generale e<br />

Medici Ospedalieri, nell’ambito della prescrizione di farmaci<br />

in seguito a dimissione ospedaliera<br />

• migliorare la qualità delle consegne da parte della farmacia<br />

ospedaliera;<br />

• migliorare la qualità di assistenza alle persone anziane<br />

non autosufficienti, residenti in tale strutture, anche grazie<br />

al continuo aggiornamento del prontuario in base<br />

alle esigenze degli ospiti e ai nuovi farmaci che diverranno<br />

disponibili in commercio<br />

• contenere la spesa farmaceutica derivante dalla fornitura<br />

dei farmaci a tali strutture.<br />

Non minore di importanza il beneficio che ne deriverà<br />

per l’ immagine dell’<strong>Azienda</strong> UIss 5.<br />

Strategia<br />

Elenco delle azioni da intraprendere per il raggiungimento<br />

dell’obiettivo:<br />

1 Analisi del problema al fine di pianificare le azioni da<br />

intraprendere.<br />

2 Stesura delle lettere di accompagnamento al prontuario<br />

aziendale, per la sua diffusione.<br />

3 Spedizione del prontuario aziendale, in forma cartacea,<br />

ai Medici di Medicina Generale e ai Medici.<br />

4 Ospedalieri interessati.<br />

5 Diffusione tramite posta elettronica alle strutture di<br />

assistenza agli anziani.<br />

6 Predisposizione di file per l’inserimento del prontuario<br />

nella rete aziendale.<br />

7 Stipula di un calendario per le riunioni da svolgersi<br />

con i direttori e i medici di medicina generale operanti<br />

presso le case di riposo, per promuovere il corretto<br />

utilizzo del nuovo strumento di lavoro.<br />

8 Analisi mensile dei dati.<br />

Interventi<br />

1<br />

2<br />

3<br />

4<br />

5<br />

6<br />

7<br />

Tipo di interventi Durata<br />

Analisi del problema al fine di pianificare<br />

le azioni da intraprendere<br />

Stesura delle lettere di accompagnamento<br />

al prontuario aziendale, per la sua diffusione<br />

Spedizione del prontuario aziendale<br />

in forma cartacea<br />

Diffusione tramite posta elettronica alle<br />

strutture di assistenza agli anziani<br />

Predisposizione di file per l’inserimento<br />

del prontuario nella rete aziendale<br />

2 mesi<br />

2 giorni<br />

7 giorni<br />

3 giorni<br />

4 mesi<br />

Stipula di un calendario per delle riunioni 7 giorni<br />

Analisi mensile dei dati 7 giorni<br />

31<br />

Distretto Socio Sanitario<br />

Implementazione della centrale operativa<br />

per il sistema residenzialità extraospedaliera<br />

Referente<br />

Marisa Volpe<br />

Assistente Sociale esperto<br />

Cure Primarie - Unità Operativa Adulti/Anziani Distretto Socio-Sanitario<br />

Collaboratori<br />

Ermanno Dian<br />

Responsabile Unità Operativa Adulti/Anziani<br />

Unità Operativa Adulti/Anziani<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Rodolfo Dalla Gassa<br />

Assistente sociale<br />

Cure Primarie - Unità Operativa Adulti/Anziani<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Antonietta Vinobianco<br />

Assistente sociale<br />

Cure Primarie - Unità Operativa Adulti/Anziani<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Centri esterni<br />

Cooperativa Sociale FAI BERICA<br />

Marisa Rigolon Operatore tecnico gestionale<br />

Progetto premiato


Distretto Socio Sanitario<br />

Manifestazioni del problema<br />

Il sistema della residenzialità extraospedaliera è attualmente<br />

costituito dalla presenza di 12 centri di servizio<br />

residenziali convenzionati con l’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> per complessivi<br />

n. 794 posti letto per non autosufficienti con<br />

quota sanitaria. I centri tuttavia nel loro complesso dispongono,<br />

a seguito di accertamento di idoneità professionale<br />

e di autorizzazione al funzionamento, rilasciati<br />

dall’<strong>Azienda</strong>, di n. 1295 posti letto per non autosufficienti<br />

e n. 252 posti letto per autosufficienti.<br />

Nel novero di detti posti sono incluse le residenze “Don<br />

Bruzzo” di Gambellara, “Montalbieri” e “Villa Margherita”<br />

di Valdagno.<br />

All’interno di tale sistema, già da alcuni anni, l’<strong>Azienda</strong><br />

<strong>Ulss</strong> ha avviato nuove sperimentazioni, che, a tutt’oggi,<br />

costituiscono dei servizi veri e propri per rispondere a<br />

situazioni particolari di persone anziane non autosufficienti.<br />

Essi vanno sotto il nome di servizio di “Pronta<br />

Accoglienza”, servizio di “Alta Intensità Assistenziale” e<br />

servizio di “Accoglienza Temporanea a scopo di sollievo”<br />

e assolvono alle seguenti necessità:<br />

1 dare in primo luogo risposte immediate a situazioni di<br />

emergenza sociale e sanitaria in soggetti ricoverati in<br />

ospedale, o provenienti dal territorio per i quali non vi<br />

sono le condizioni per una gestione delle cure e dell’assistenza<br />

a domicilio<br />

2 fronteggiare con tempestività quelle situazioni che<br />

transiterebbero in ricoveri impropri presso i reparti<br />

ospedalieri<br />

3 offrire opportunità alle famiglie, coinvolte nella cura<br />

di persone anziane non autosufficienti, di beneficiare<br />

di momenti di sollievo sostenendole nel compito assistenziale<br />

che si sono assunte.<br />

Si tratta pertanto di servizi che hanno come denominatore<br />

comune la temporaneità del bisogno degli utenti<br />

dove il ricorso alla residenzialità rappresenta la soluzione<br />

più idonea alla complessità dei problemi e si collocano<br />

a metà tra il sistema della domiciliarità e il sistema<br />

della residenzialità contribuendo a migliorare l’offerta<br />

dei servizi alla popolazione.<br />

Il servizio di Pronta Accoglienza si avvale di 7 posti letto<br />

equivalenti messi a disposizione dai centri di servizio residenziale<br />

convenzionati con l’<strong>Azienda</strong>.<br />

Il servizio di Alta intensità assistenziale e realizzato con<br />

la collaborazione della Casa di riposo di Chiampo per 4<br />

posti letto equivalenti e dalla Casa di riposo di Arzignano<br />

per un posto equivalente.<br />

Il servizio di Accoglienza Temporanea è anch’esso realizzato<br />

con la collaborazione di tutti gli istituti residenziali<br />

dell’<strong>Ulss</strong> che mettono a disposizione posti letto,<br />

commisurati alle risorse che annualmente vengono assegnate<br />

dalla Regione, per un per ricovero mediamente<br />

di 30 giorni.<br />

Attualmente la maggior criticità incontrata nella gestione<br />

di dette attività è data dalla settorializzazione e<br />

parcellizzazione degli interventi che determinano sovrapposizione<br />

delle competenze, tra Punti salute, Centri<br />

residenziali, reparti ospedalieri, e dalla frammentazione<br />

delle competenze fra livelli diversi di responsabilità (chi<br />

fa cosa) con conseguente inappropriatezza delle risposte<br />

al bisogni.<br />

Da ciò la necessità in un’ottica di razionalizzazione, ottimizzazione<br />

e miglioramento complessivo dell’offerta di<br />

32<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

raccordare l’attività dei servizi in parola con il sistema, già<br />

in atto, della residenzialità extraospedaliera per i ricoveri<br />

in struttura, gestiti da l’unità Operativa Adulti/ Anziani<br />

con sede a Montecchio Maggiore. In altre parole l’Unità<br />

Operativa di Montecchio Maggiore si collocherebbe<br />

come unico punto di accesso alla rete dei servizi residenziali<br />

con funzioni di “centrale operativa del sistema<br />

residenzialità “Questo in parte già sta avvenendo, ma si<br />

rende necessario un riconoscimento formale, nonchè un<br />

miglioramento di questa attività che è quanto si intenderebbe<br />

proporre con il presente progetto.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Il permanere della situazione allo stato attuale oltre a<br />

lasciare immutate le criticità esposte nel punto precedente<br />

rischierebbe di far lievitare la spesa per il carente<br />

controllo esercitato dall’<strong>Azienda</strong> sul corretto utilizzo<br />

delle risorse e sull’attività svolta dagli istituti residenziali<br />

coinvolti nei servizi. Ne consegue pertanto la necessità<br />

di garantire:<br />

• l’offerta di un servizio appropriato all’utenza<br />

• una adeguata azione di monitoraggio sull’ intera attività<br />

anche in funzione di un maggior controllo della<br />

spesa e una migliore programmazione futura dei servizi<br />

afferenti all’area in questione<br />

• la definizione di procedure, di strumenti, per rendere<br />

trasparenti e congrui, anche attraverso l’introduzione<br />

di un sistema autorizzativo, gli accessi ai servizi in argomento<br />

• e infine, ma non meno importante, un riferimento per<br />

una corretta informazione ai cittadini sui servizi offerti<br />

dall’<strong>Azienda</strong>.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Mediamente nel corso di un anno i servizi in parola forniscono<br />

risposte a circa 140 persone cosi distribuite:<br />

• 60165 inserimenti in Pronta Accoglienza<br />

• 25/30 inserimenti in Alta Intensità<br />

• 40145 inserimenti in sollievo<br />

In particolare gli utenti della Pronta accoglienza e dell’Alta<br />

Intensità provengono per il 93% dai reparti ospedalieri,<br />

in prevalenza dalle lungodegenze di Lonigo e di<br />

Valdagno per il primo, e dai reparti di ortopedia, chirurgia<br />

e neurologia per il secondo. Solo il 7% proviene dal<br />

domicilio.<br />

Il dato conferma l’importanza di questi servizi sia per la<br />

funzione di supporto offerto alle famiglie che possono<br />

trovare risposte nella fase di decorso post-acuzie della<br />

malattia, non più gestita dall’ospedale, ma non ancora<br />

gestibile a domicilio per la complessità delle cure, sia<br />

per il supporto offerto all’ospedale per le situazioni che<br />

altrimenti transiterebbero in ricoveri sociali.<br />

Gli Inserimenti per il sollievo provengono in via esclusiva<br />

dal domicilio, hanno una connotazione prevalentemente<br />

sociale e offrono alle famiglie la possibilità di ricorrere<br />

a momenti di respiro nella cura dei propri cari ritardandone<br />

il ricovero definitivo, o di utilizzare il servizio<br />

in momenti di particolare crisi, come l’assenza temporanea<br />

del care-giver o la difficoltà di reperire sul mercato<br />

gli aiuti necessari per attivare un’assistenza a domicilio<br />

anche attraverso la formula delle cosiddette “badanti”.<br />

L’ottimizzazione delle risorse disponibili, che è quanto<br />

si intenderebbe raggiungere con il presente progetto,<br />

può essere perseguita attraverso la costituzione di un<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

unico centro di valutazione e di accesso alla rete dei servizi<br />

residenziali con funzione di filtro della domanda e di<br />

monitoraggio dell’offerta.<br />

Obiettivo<br />

Realizzare un punto unico di accesso alla rete dei servizi<br />

residenziali, che si definisce “centrale operativa”, che raccordi<br />

l’attività svolta dai punti saluti Nord Centro e Sud<br />

dell’<strong>Azienda</strong>, dal nucleo delle “Dimissioni protette”, con<br />

le risorse messe a disposizione dagli istituti residenziali<br />

fornendo al cittadino la miglior risposta alla sua situazione.<br />

Obiettivi specifici :<br />

a creare le condizioni di raccordo, attraverso la messa a<br />

punto di procedure e di strumenti tra la centrale operativa<br />

e gli altri soggetti attuatori che concorrono alla<br />

definizione del progetto assistenziale in favore del singolo<br />

e alla sua realizzazione: Punti Salute, Dimissioni<br />

protette, centri di servizio residenziale<br />

b approntare un sistema di monitoraggio sull’accesso ai<br />

servizi e sulla spesa.<br />

Strategia<br />

a Definizione dei progetti personalizzati, da parte delle<br />

UVMD territoriali e del nucleo delle Dimissioni Protette,<br />

che necessitano di uno dei programmi assistenziali<br />

di Pronta Accoglienza o di Alta Intensità o di Accoglienza<br />

Temporanea per motivi di sollievo con l’indicazione<br />

delle motivazioni, di ordine sociale o sanitario,<br />

che depongono a favore dell’inserimento temporaneo<br />

in struttura.<br />

b Predisposizione degli ingressi per ogni tlpologia di inserimento<br />

• predisposizione e aggiornamento periodico dei registri,<br />

per singolo servizio, con l’individuazione dei<br />

nominativi dei soggetti da inserire ,degli istituti residenziali<br />

coinvolti nel progetto di inserimento, dei<br />

tempi di inserimento e della spesa necessaria.<br />

• predisposizione di un sistema autorizzativo degli ingressi<br />

assimilabile al sistema di rilascio delle impegnative<br />

di residenzialità già in atto.<br />

33<br />

Distretto Socio Ospedale Sanitario<br />

Interventi<br />

• Invio, da parte delle UVMD territoriali, e del nucleo delle<br />

Dimissioni Protette, con cadenza settimanale, della<br />

valutazione Svama ,alla centrale operativa per l’inserimento<br />

nelle liste d’attesa<br />

• aggiornamento, in tempo reale, delle liste d’attesa da<br />

parte della centrale operativa secondo criteri di gravità<br />

della valutazione SVAMA, di urgenza sociale o di<br />

emergenza sanitaria della situazione<br />

• contatti con le strutture residenziali per la predisposizione<br />

degli inserimenti previa autorizzazione degli<br />

stessi con la definizione del tempo di inserimento.


Distretto Socio Sanitario<br />

La salute della donna<br />

Referente<br />

Adelia Maccagnan<br />

Ostetrica centro di responsabilità<br />

U.O. Consultori familiari - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Franca Silvestri<br />

Psicologa<br />

U.O. Consultori familiari<br />

Giorgia Lora<br />

Educatore Professionale<br />

U.O. Consultori familiari - Ospedale<br />

Manifestazione del problema<br />

La menopausa comporta un drastico cambiamento nella<br />

vita della donna sia dal punto di vista fisico che psicologico.<br />

Essa rappresenta una fase evolutiva e come ogni<br />

altra tappa del ciclo vitale, porta un cambiamento. Ma<br />

ancora troppo poca informazione e molti pregiudizi avvolgono<br />

quello che è, nè più ne meno, una normale fase<br />

della vita. D’altra parte questa fase può rappresentare<br />

un’occasione di riformulazione della propria identità<br />

personale e sessuale che vada oltre quella prestabilita<br />

dalle necessità sociali e dalla funzione riproduttiva.<br />

Come aveva fatto in adolescenza e nella maternità la<br />

donna è costretta a fare i conti con il proprio corpo che<br />

si modifica. Il cambiamento è dovuto a fattori strettamente<br />

biologici che interagiscono con la propria storia,<br />

l’idea che si ha di sé, ciò che si pensa di sé e degli altri.<br />

Oggi molti preferiscono parlare di “sociopausa” per<br />

evidenziare come ansia, stati depressivi e disturbi psico-somatci<br />

siano in relazione al contesto sodale a cui<br />

si appartiene. I sintomi fisici riconosciuti nel climaterio<br />

sono numerosi ed eterogenei: il disturbo più segnalato e<br />

l’attacco d’ansia, riportato da oltre l’80% delle donne in<br />

menopausa, seguono i sintomi depressivi (oltre il 70%) e<br />

l’insonnia (oltre il 70%). L’evento menopausa, alterando il<br />

ritmo corporeo della donna, le rimanda un’immagine di<br />

sé impoverita e danneggiata. A questo c’e da aggiungere<br />

che l’aspettativa di vita per le donne nel nostro paese,<br />

attualmente di 82 anni, va sempre più allungandosi.<br />

E’ necessario quindi che gli anni successivi alla menopausa<br />

siano all’altezza delle aspettative delle donne.<br />

Notiamo che in questa fase della vita la donna riceve uni-<br />

camente risposte farmacologiche, insufficienti da sole a<br />

ristabilire un vero stato di benessere. Da qui la proposta<br />

di organizzare piccoli gruppi di donne che intendono affrontare<br />

questo momento di passaggio usufruendo del<br />

supporto di professioniste che facilitino l’acquisizione di<br />

una consapevolezza positiva di sé che approfondiscano<br />

la conoscenza della fase del ciclo vitale e che offrano<br />

degli strumenti concreti per affrontare il disagio legato<br />

a questo momento di trasformazione. Il lavoro in gruppo<br />

infatti favorisce la condivisione emotiva, il supporto<br />

reciproco e facilita l’individuazione di soluzioni nuove<br />

che permettono di vivere il cambiamento in maniera più<br />

positiva.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Carenza di Servizi di supporto specifici nel territorio.<br />

Numerosità della popolazione-target: 9634 donne di<br />

età compresa tra i 45 e i 55 anni nel territorio UIss 5.<br />

Prevenzione del rischio di incremento dei disturbi dell’umore<br />

conseguenti al climaterio.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il calo del livello di estrogeni da luogo ad una serie di<br />

conseguenze fisiche e psichiche variabili da donna a<br />

donna sia a breve termine che a lungo termine. I<br />

primi disturbi che si presentano sono: vampate, sudorazione,<br />

palpitazioni, insonnia, diminuzione del desiderio<br />

sessuale, mancanza di iniziativa, facilità a stancarsi, perdita<br />

della memoria breve.<br />

Le patologie che possono insorgere in menopausa sono:<br />

osteoporosi e malattie dell’apparato cardiovascolare.<br />

Nel climaterio l’80% delle donne presenta disturbi neu-<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

rovegetativi (vampate, sudorazione, tachicardia,...) che<br />

possono creare disagio relazionale; i disturbi dell’umore<br />

subiscono una brusca impennata quadruplicando<br />

(il 70% delle donne tra 40 e 60 anni presenta sintomi<br />

depressivi). Ne deriva un incremento delle richieste di<br />

interventi socio-sanitari.<br />

Obiettivo<br />

La finalità del progetto è l’incremento del benessere<br />

individuale e relazionale della donna in climaterio. Gli<br />

obiettivi sono:<br />

• informare la popolazione-target sul problema e sui<br />

Servizi dell’<strong>Azienda</strong> a cui fare riferimento<br />

• aumentare la consapevolezza della fase evolutiva che<br />

le donne stanno vivendo<br />

• attivare le risorse interiori e relazionali<br />

Strategia<br />

Coinvolgimento diretto e attivo delle donne in fase di<br />

climaterio finalizzato all’incremento del loro benessere<br />

fisico e psicologico attraverso la formazione di gruppi di<br />

auto mutuo aiuto (verrà avviato un gruppo di 15 persone<br />

provenienti dal Punto Salute Centro come progettopilota,<br />

previa iscrizione presso il Consultorio Familiare<br />

di Montecchio). L’intervento potrà essere riproposto a<br />

ulteriori gruppi di donne, dopo una valutazione dell’efficacia<br />

del percorso.<br />

Interventi<br />

Pubblicizzazione e promozione mediante locandine e<br />

contatti con i Medici di Medicina<br />

Generale, Medici Ginecologi e U.O.C. Senologia (Centro<br />

Donna). Attivazione di un ciclo di 5 incontri con un<br />

gruppo di 15 donne-target della durata di 1,30 ore ciascuno<br />

a cadenza settimanale. Si utilizzeranno metodi<br />

espositivi alternati ad esercitazioni pratiche (training<br />

perineale, lavori di gruppo, ecc...). Il primo incontro sarà<br />

dedicato alla formazione del gruppo per favorire la conoscenza,<br />

per esplicitare le aspettative, al fine di creare<br />

un clima facilitante la libera espressione di ciascuna; nel<br />

secondo incontro saranno trattati gli aspetti teorici sugli<br />

elementi di fisiologia e sulle patologie correlate alla<br />

fase del climaterio. Il terzo si occuperà degli stili di vita<br />

(alimentazione, cura del proprio corpo, rispetto di sé e<br />

ridefinizione del proprio ruolo all’interno del contesto di<br />

appartenenza) e delle cure farmacologiche e alternative.<br />

Il quarto incontro si propone di approfondire la conoscenza<br />

corporea e di offrire degli strumenti di prevenzione<br />

dell’incontinenza urinaria di bassa-media intensità<br />

tramite training perineale. L’ultimo incontro verterà sugli<br />

aspetti psicologici e relazionali correlati alla menopausa<br />

(stima di sé accettazione dei cambiamenti, elaborazione<br />

della perdita della fertilità e rivalutazione della propria<br />

sessualità) Gli incontri saranno condotti per gli aspetti<br />

medici e sanitari da Ostetrica e Ginecologa, per gli<br />

aspetti psico-relazionali da un Educatore Professionale<br />

e una Psicologa.<br />

34 35<br />

Distretto Socio Ospedale Sanitario


Progetto premiato<br />

Distretto Socio Sanitario<br />

Le farmacie di turno sul cellulare<br />

Referente<br />

Renato Girardello<br />

Assistente Amministrativo Centro di responsabilità<br />

U.O. Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Maria Paola Cariolato<br />

Dirigente Farmacista<br />

U.O. Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />

Ermanno Dian<br />

Dirigente Medico centro di responsabilità<br />

U.O. Cure Primarie - Ospedale<br />

Centri esterni<br />

U.O.C. Servizio Informatico<br />

per gli aspetti legati all’individuazione e fornitura del servizio web<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Manifestazione del problema<br />

Già lo scorso anno, in occasione del 1 o <strong>Concorso</strong> <strong>Azienda</strong>le<br />

sulla <strong>Qualità</strong> questo gruppo di lavoro ha affrontato<br />

il tema riguardante i turni di servizio delle farmacie convenzionate.<br />

II progetto dello scorso anno, che prevedeva<br />

la creazione del nuovo cartello “unico” delle farmacie<br />

di turno, anche grazie agii apprezzamenti ricevuti (dato<br />

che è risultato uno dei progetti premiati), e stato portato<br />

a compimento nei mese di marzo u.s. E’ importante ribadire<br />

ancora una volta, quanto già ampiamente esposto<br />

nel precedente progetto riguardo alla peculiarità offerta<br />

dal servizio delle farmacie di turno in termini di tutela<br />

della salute pubblica. Basti ricordare, che la necessità<br />

dell’utente di individuare la farmacia aperta per turno di<br />

servizio riveste quasi sempre carattere di urgenza.<br />

Attualmente le informazioni riguardanti i turni delle farmacie<br />

vengono diffuse, oltre che attraverso la cartellonistica<br />

realizzata con il precedente progetto e con i<br />

calendari esposti negli ospedali e nei vari punti salute<br />

del territorio di questa <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, anche sfruttando<br />

i canali maggiormente rappresentativi dei mass media,<br />

quali: giornali (quotidiani e riviste pubblicitarie di vario<br />

genere), televisione, radio e siti internet (compreso il<br />

sito internet aziendale).<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Il gruppo di lavoro ritiene che sia di grande importanza,<br />

per un’Amministrazione, porsi come obiettivo il miglioramento<br />

degli aspetti che riguardano la comunicazione<br />

tra la stessa Amministrazione e l’utenza. In tal senso, si<br />

ritiene doveroso cercare di far giungere le informazioni<br />

riguardanti i propri servizi, nel modo più facile e diretto<br />

possibile, a tutte le fasce di popolazione, indipendentemente<br />

dall’età e dal ceto sociale, e sfruttando ogni<br />

mezzo a disposizione.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Analizzando a fondo il problema e pur ritenendo valida<br />

la rete comunicativa posta in atto, e emerso che alcuni<br />

aspetti possono essere migliorati, in particolare, ponendo<br />

attenzione alle possibilità offerte dalle innovative<br />

tecnologie telematiche.<br />

Obiettivo<br />

Come abbiamo detto pocanzi, far giungere le informazioni<br />

riguardanti i propri servizi, nel modo più facile e<br />

diretto possibile a tutte le fasce di popolazione, deve<br />

rappresentare il nostro obiettivo. Con questo progetto,<br />

si propone un servizio di tipo innovativo, che va ad integrarsi<br />

e a completare, quanto già proposto e realizzato<br />

con il precedente progetto. La telematica, che si occupa<br />

dell’uso delle tecnologie informatiche nell’ambito delle<br />

telecomunicazioni, si sta sempre più affermando ed<br />

integrando nella nostra società fornendo soluzioni che<br />

molto spesso risultano di grande utilità e da cui risulta<br />

difficile prescindere. Una delle tecnologie di comunicazione<br />

che negli ultimi anni si è posta in particolare evidenza<br />

ed ha avuto una diffusione incredibile, per non<br />

dire capillare, è rappresentata dalla telefonia mobile.<br />

Abbiamo dunque pensato di sfruttare tale prezioso<br />

canale di comunicazione, per realizzare un servizio che<br />

permetta agli utenti, che si trovino nella necessità di individuare<br />

una farmacia di turno, di poterlo fare direttamente<br />

dal proprio mezzo di telefonia mobile: cellulare,<br />

palmare, ecc... Nello specifico, si tratterà di realizzare un<br />

36 37<br />

Distretto Socio Ospedale Sanitario<br />

minisito web, ovvero di sfruttare direttamente le specifiche<br />

pagine web del sito aziendale (in corso di realizzazione).<br />

Le attuali tecnologie di telefonia mobile potranno<br />

infatti permettere di collegarsi e di visualizzare,<br />

sullo schermo del dispositivo utilizzato, i dati necessari<br />

all’individuazione della farmacia che sta effettuando il<br />

servizio di guardia farmaceutica.<br />

Strategia<br />

Elenco delle azioni da intraprendere per il raggiungimento<br />

dell’obiettivo:<br />

• analisi del problema per definire le azioni da intraprendere<br />

• individuazione del tipo di servizio<br />

• individuazione e conferimento della realizzazione del<br />

servizio<br />

• verifiche qualitative<br />

• aggiornamento dati<br />

Interventi<br />

Tipo di azione<br />

Analisi del problema: il gruppo di<br />

lavoro analizza il problema e cerca<br />

di individuare delle soluzioni<br />

adatte allo scopo<br />

Individuazione del tipo di servizio:<br />

viene individuato il tipo di servizio<br />

e verificata la possibilità di realizzazione<br />

individuazione e conferimento<br />

della realizzazione del servizio:<br />

attraverso la collaborazione con<br />

L’U.O.C. Servizio Informatico viene<br />

individuata la ditta a cui verrà affidata<br />

la realizzazione del servizio<br />

Verifi che qualitative: il gruppo di<br />

lavoro, prima di dare inizio al servizio<br />

verificherà le caratteristiche<br />

aualitative di auanto realizzato<br />

Aggiornamento dati: successivamente<br />

sarà necessario prowedere<br />

agli aggiornamenti annuali e/o<br />

straordinari delle pagine web del<br />

sito<br />

Soggetti<br />

interessati<br />

Intero<br />

gruppo<br />

di lavoro<br />

Intero<br />

gruppo<br />

di lavoro<br />

U.O.C.<br />

Servizio<br />

Informatico<br />

Intero<br />

gruppo<br />

di lavoro<br />

Renato<br />

Girardello<br />

Durata<br />

2 giorni<br />

1 giorno<br />

3 giorni<br />

1 giorno<br />

10 giorni/<br />

anno


Distretto Socio Sanitario<br />

Realizzazione di una nuova cartella infermieristica<br />

per il servizio Assistenza Domiciliare<br />

Referente<br />

Antonella Girotto Moretto<br />

Infermiera Servizio ADI Punto Salute Nord<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Collaboratori<br />

Eddi Masiero<br />

Infermiera Servizio ADI Punto Salute Centro<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Michela Piccoli<br />

Infermiera Servizio ADI Punto Salute Sud<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Manifestazione del problema<br />

La cartella clinica attualmente in uso presso il servizio assistenza<br />

domiciliare dei diversi Punti Salute del Distretto<br />

risulta essere inadeguata. In particolare gli spazi predisposti<br />

non consentono una raccolta dettagliata delle<br />

informazioni, dei problemi e dei bisogni assistenziali<br />

dell’utente. L’operatore si trova spesso nella necessità<br />

di effettuare approfondimenti successivi con dispendio<br />

di tempo ed energia. Lo strumento attualmente utilizzato<br />

si dimostra insufficiente soprattutto quando viene<br />

applicato a pazienti pluriproblematici.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La crescente complessità dei casi seguiti a domicilio<br />

rende indispensabile una raccolta omogenea e sistematica<br />

dei dati necessari e una pianificazione scritta degli<br />

interventi programmati. L’organizzazione del lavoro in<br />

turni (12 h di giorno) comporta la necessità di un corretto<br />

passaggio di informazioni all’interno dello staff<br />

infermieristico attraverso uno strumento condiviso. Una<br />

documentazione scritta adeguata consente inoltre di<br />

monitorare l’attività svolta confrontando e standardizzando<br />

le modalità operative e può consentire la realizzazione<br />

di lavori di ricerca infermieristica.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

La cartella attualmente in uso è nata come tentativo di unificare<br />

i diversi strumenti utilizzati nelle diverse sedi distrettuali<br />

al fine di facilitare l’inserimento informatico dei dai<br />

relativi all’attività svolta. Si rende attualmente necessario<br />

integrare la raccolta dei dati con le informazioni necessarie<br />

all’attività che l’infermiere svolge a domicilio del paziente.<br />

Obiettivo<br />

Si intende realizzare una nuova cartella infermieristica<br />

conforme alle linee guida che rispecchi le esigenze del<br />

servizio, consentendo una raccolta esaustiva delle informazioni,<br />

un rilievo standardizzato dell’attività svolta e un<br />

corretto passaggio delle consegne tra operatori.<br />

Strategia<br />

• Costituzione di un gruppo di lavoro individuando un<br />

referente per ogni sede dei Punti Salute in grado di<br />

rappresentare le esigenze dello staff infermieristico.<br />

• elaborazione di una prima bozza di cartella infermieristica<br />

• condivisione dell’elaborato e raccolta delle osservazioni<br />

• adozione della nuova cartella infermieristica dopo idoneo<br />

periodo di monitoraggio.<br />

Interventi<br />

• Analisi della cartella attualmente in uso e rilievo delle<br />

esigenze degli operatori del servizio<br />

• raccolta di bibliografia, linee guida e cartelle cliniche<br />

già utilizzate in altre realtà<br />

• elaborazione di una prima bozza di cartella infermieristica<br />

comprendente la parte di raccolta delle informazioni,<br />

identificazione dei bisogni, formulazione degli<br />

obiettivi, pianificazione delle attività diario infermieristico<br />

e valutazione dei risultati.<br />

• discussione dell’elaborato con il responsabile del servizio<br />

e con lo staff infermieristico.<br />

• utilizzo del nuovo strumento per un periodo concordato<br />

e realizzazione delle modifiche necessarie<br />

• adozione della nuova cartella infermieristica per tutti i<br />

pazienti seguiti.<br />

Registro informatico dello stato di servizio dei farmacisti<br />

titolari/direttori/collaboratori<br />

Manifestazione del problema<br />

1 aspetto La vigente legislazione in materia sanitaria<br />

conferisce alle <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, e quindi nella fattispecie,<br />

al Servizio Farmaceutico Territoriale, l’obbligo di tenuta<br />

di un apposito Registro comprovante il servizio prestato<br />

dai farmacisti dipendenti, sulla base di quanto comunicato<br />

dal Titolare/Direttore della farmacia, ai sensi di<br />

quanto disposto dall’art. 32 del regolamento per il servizio<br />

farmaceutico approvato con regio decreto n.1706138,<br />

come modificato dall’art.12 del D.P.R. n.1275171.<br />

Oltre alla tenuta del Registro di cui sopra, al sopra citato<br />

Servizio compete anche l’espletamento di attività certificative<br />

riguardanti lo stato di servizio dei Titolari/Direttori/Collaboratori,<br />

di cui al terzo comma dell’art. 5 del<br />

D.P.R. n.1275171, la pratica professionale dei professionisti<br />

praticanti, effettuando anche periodiche verifiche<br />

sull’effettivo svolgimento della pratica stessa, ai sensi<br />

dell’art. 12 della L. 475168, come modificato ed integrato<br />

dall’art 6 della L. 892184, e dailf13 della L. 362191, nonchè<br />

le certificazioni di titolarità e di ruralità.<br />

Il sistema in uso prevede l’archiviazione della documentazione<br />

cartacea in appositi faldoni. Il rilascio della certificazione<br />

(su istanza) avviene grazie all’attività della fase<br />

preliminare, finalizzata al reperimento dei dati di interesse<br />

all’interno di detto archivio. Considerata l’ufficialità<br />

rivestita dalla documentazione rilasciata (il certificato),<br />

attività della fase preliminare è da considerarsi un’attività<br />

complessa, di grande scrupolosità e che richiede un<br />

cospicuo dispendio di tempo. Si pensi, per esempio, a<br />

quando risulti necessario dover ricostruire percorsi lavorativi<br />

che tengano conto sia di aspetti legati alla mobilita<br />

del richiedente (l’utente farmacista), sia legati alle diver-<br />

38 39<br />

Referente<br />

Renato Girardello<br />

Assistente amm.vo<br />

U.O. Farmaceutica Territoriale - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Maria Paola Cariolato<br />

Farmacista Dirigente<br />

U.O. Farmaceutica Territoriale - Ospedale<br />

Chiara Vencato<br />

Farmacista<br />

U.O. Servizio Farmaceutico Territoriale - Ospedale<br />

Distretto Socio Sanitario<br />

se qualifiche ricoperte, o piuttosto al tipo di rapporto di<br />

lavoro prestato, ecc.<br />

2 aspetto Il Servizio Farmaceutico Territoriale è inoltre<br />

impegnato nell’attività ispettiva sulle farmacie convenzionate,<br />

ai sensi di quanto previsto dall’art. 16 della Legge<br />

Regionale 78/80.<br />

In corso d’ispezione è necessario riportare a verbale dei<br />

dati riguardanti la dotazione organica della farmacia,<br />

verificando al contempo che il Titolare/Direttore abbia<br />

provveduto a trasmettere all’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> la prevista documentazione,<br />

ai sensi di quanto disposto dalla L. 475168<br />

e dal D.P.R. n. 1275171. Va precisato che tale documentazione<br />

risulta, fra l’altro, indispensabile ai fini del rilascio<br />

delle certificazioni di cui sopra, e che il mancato adempimento<br />

da parte del Titolare/Direttore e sanzionabile<br />

(art. 358, T.U.L.S., come modificato con D.Lvo 196199).<br />

Come si può evincere, ogni qualvolta la Commissione si<br />

reca in visita ispettiva risulta necessario ricostruire una<br />

sorta di “storico” della farmacia ispezionata.Si possono<br />

confermare anche in questo caso le difficoltà esposte al<br />

punto precedente.<br />

3 aspetto E’ ormai risaputo che l’archiviazione e conservazione<br />

dei dati su documento cartaceo presenta forti<br />

criticità. Solo per citarne alcune:<br />

• la deperibilità del documento cartaceo rappresenta da<br />

sempre un grosso dilemma, in modo particolare per le<br />

Pubbliche Amministrazioni su cui gravano precise ed<br />

inderogabili disposizioni di legge<br />

• la ricerca dei dati è resa difficoltosa dall’inevitabile archiviazione<br />

di tipo sequenziale che ne ostacola la fruibilità


Distretto Socio Sanitario<br />

• la conservazione del documento cartaceo richiede,<br />

molto spesso, spazi da destinare ad archivio di ampie<br />

dimensioni e di sempre più difficile reperibilità.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Il gruppo di lavoro, quindi, posti i problemi di cui sopra<br />

ha ritenuto importante individuare un nuovo modello<br />

di archiviazione dei dati, più efficiente ed efficace, che<br />

permetta di superare le criticità sopra evidenziate ed in<br />

particolare: che consenta di estrarre i dati di interesse<br />

in modo più preciso, più rapido e meno laborioso che<br />

consenta di ottimizzare il servizio rivolto all’utente farmacista<br />

(certificazione più precisa e in tempi più rapidi),<br />

migliorando gli aspetti legati all’attività della fase preliminare,<br />

che risulta di fondamentale importanza nel reperimento<br />

dei dati di interesse per la certificazione dello<br />

stato di servizio dei Titolari/Direttori/Collaboratori di<br />

farmacia, della pratica professionale dei professionisti<br />

praticanti, nonchè delle certificazioni di ruralità e di titolarità<br />

che sia di ausilio all’attività della fase preliminare,<br />

che risulta fondamentale per reperire i dati di interesse<br />

della dotazione organica delle farmacie, con particolare<br />

riferimento all’attività della Commissione Ispettiva e<br />

all’attività di controllo sulla trasmissione della documentazione<br />

obbligatoria da parte dei Titolari/Direttori che<br />

consenta quindi di ottimizzare l’attività lavorativa delle<br />

risorse umane impiegate (operatori del Servizio Farmaceutico<br />

Territoriale/Commissione Ispettiva) che permetta<br />

di prevenire la perdita di dati legata al deterioramento/smarrimento<br />

del documento cartaceo.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Analisi del problema:<br />

• difficoltà e complessità per reperire i dati di interesse<br />

• tempistica lunga per l’espletamento della pratica<br />

• possibile imprecisione e rischio di difformità con precedenti<br />

certificazioni<br />

• possibile deterioramento della documentazione cartacea<br />

agli atti e conseguente perdita di dati<br />

• possibile smarrimento della documentazione cartacea<br />

agli atti e conseguente perdita di dati<br />

• possibili inadempienze riconducibili alla difficoltà e complessità<br />

per reperire i dati di interesse.<br />

Cause del problema:<br />

• Sistema di archiviazione obsoleto<br />

Obiettivo<br />

Alla luce di quanto sopra esposto, il gruppo di lavoro<br />

ha individuato, progettato e realizzato, un nuovo modello<br />

di archiviazione dei dati, che andrà gradualmente<br />

a sostituire il vecchio tipo di archiviazione. L’archivio viene<br />

quindi informatizzato grazie all’utilizzo di un DBMS<br />

(Data Base Management System) relazionale, realizzato<br />

attraverso il software applicativo Microsoft Access, il più<br />

diffuso sistema di gestione di basi di dati per l’ambiente<br />

Microsoft Windows. Il nuovo Registro Informatica consentirà<br />

di superare le criticità evidenziate nei punti precedenti,<br />

e attraverso semplici interrogazioni permetterà<br />

di acquisire i dati di interesse in tempo reale, senza dover<br />

scartabellare l’archivio cartaceo.<br />

Strategia<br />

Elenco delle azioni da intraprendere per il raggiungimento<br />

dell’obiettivo:<br />

40<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

• analisi del problema per definire le azioni da intraprendere<br />

• individuazione del nuovo modello<br />

• progettazione e realizzazione del DBMS<br />

• interrogazione del DBMS<br />

• immissione nuovi dati nel DBMS.<br />

Interventi<br />

Tipo di azione<br />

Analisi del problema: per pianificare<br />

le azioni da intraprendere per la realizzazione<br />

di un nuovo tipo di archiviazione<br />

dei dati<br />

Individuazione del nuovo modello: viene<br />

decisa di creare un nuovo archivio di<br />

tipo informatico mediante un DBMS<br />

Fase di progettazione e realizzazione del DBMS<br />

Raccolta dei requisiti: per l’individuazione<br />

delle caratteristiche<br />

deil’applicazione (interazione con<br />

gli utenti dell’applicazione, raccolta<br />

di tutta la dccumentazione esistente:<br />

modulistica, procedure aziendali,<br />

normative, regolamenti, ecc).<br />

Analisi dei requisiti: procedendo<br />

per raffinamenti successivi allo<br />

scopo di individuare gli aspetti<br />

essenziali.<br />

Individuazione di un software applicativo<br />

adeguato allo scopo:<br />

nella fattispecie viene deciso di<br />

utilizzare il software applicativo MicrosofiAccess,<br />

il più diffuso sistema<br />

di gestione di basi di dati per<br />

l’ambiente Microsoft Windows.<br />

Realizzazione, vengono create:<br />

•le tabelle (attributi domini e chiavi) e<br />

le relative relazioni (cammini di join)<br />

•le maschere le query (applicazione<br />

di particolari criteri e ordinamento<br />

dei campi)<br />

•i report<br />

•le macro<br />

Popolamento delle tabelle: dopo<br />

aver definito le tabelle le stesse<br />

vengono popolate con l’nserimento<br />

di tuple. I dati inseriti provengono<br />

dalla documentazione<br />

agli atti, riguardante i Titolari/Direttori/Collaboratori<br />

di farmacia.<br />

Verifi che e analisi di funzionamento:<br />

Viene verificato che tutto<br />

funzioni correttamente. Viene verificata<br />

l’architettura delle tabeliee<br />

relative relazioni, la congruita<br />

degli affributi, dei dominie delle<br />

chiavie, se necessario, vengono<br />

appottate delle modifiche. Considerata<br />

inoltre l’importanza dei<br />

dati contenuti nell’archivio viene<br />

decisa di proteggere (psswor@<br />

l’accesso al dabbase.<br />

Soggetti<br />

interessati Durata<br />

Intero<br />

gruppo<br />

di lavoro<br />

Intero<br />

gruppo<br />

di lavoro<br />

Renato<br />

Girardello<br />

Intero<br />

gruppo<br />

di lavoro<br />

Intero<br />

gruppo<br />

di lavoro<br />

Renato<br />

Girardello<br />

Renato<br />

Girardello<br />

Intero<br />

gruppo<br />

di lavoro<br />

2 giorni<br />

1 giorno<br />

7 giorni<br />

3 giorni<br />

1 giorno<br />

10 giorni<br />

30 giorni<br />

2 giorni<br />

Studio epidemiologico della cronicità infantile:<br />

malattie croniche e rare in età pediatrica<br />

presenti nel territorio <strong>Ulss</strong> 5<br />

Manifestazione del problema<br />

In questi ultimi decenni molto si è parlato, e si parla, delle<br />

problematiche socio-sanitarie dell’anziano, mentre vi<br />

è stata minore attenzione e poco o niente si conosce<br />

dello stato di salute della popolazione pediatrica.<br />

E’ evidente come i progressi ottenuti negli ultimi vent’anni<br />

dalle cure intensive dedicate al neonato, e nel campo<br />

delle malattie rare, abbiano portato un decisivo incremento<br />

della sopravvivenza della popolazione pediatrica,<br />

unitamente ad un aumento del numero di bambini<br />

affetti da patologia cronica.<br />

Fino ad oggi nell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 non sono stati fatti studi<br />

o indagini epidemiologiche su quali e quante fossero le<br />

patologie presenti nella popolazione pediatrica.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Lo scopo dello studio effettuato è di conoscere l’intensità<br />

e la tipologia dei casi pediatrici affetti da patologia<br />

cronica/rara della nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, attraverso<br />

un’analisi descrittiva, effettuata in un determinato momento.<br />

Uno studio epidemiologico di questo tipo permette di<br />

conoscere qual è la prevalenza percentuale delle malattie<br />

croniche/rare presenti nella popolazione pediatrica<br />

del nostro territorio e di avere un quadro sulle diverse<br />

patologie rare, spesso di origine genetica, distribuite<br />

nel nostro territorio. Conoscere la tipologia dell’utenza<br />

pediatrica permette di ottimizzare gli strumenti assistenziali<br />

e quantificare risorse.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il fine dell’elaborato in allegato è quello di essere stru-<br />

41<br />

Referente<br />

Andreina Raschietti<br />

Infermiere Esperto - Caposala<br />

Posizione Organizzativa Area Territoriale - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Laura Vignaga<br />

Assistente sanitaria U.O.C. Materno infantile<br />

U.O.S Pediatria di comunità - Ospedale<br />

Venceslao Ambrosini<br />

Dirigente Medico<br />

U.O.C. Materno infantile - Ospedale<br />

Distretto Socio Sanitario<br />

mento traversale tra vari operatori coinvolti nella tutela<br />

della salute infantile: Pediatri di Libera Scelta, Reparti di<br />

Pediatria, Servizi Socio Sanitari, Assistenza Domiciliare,<br />

ecc. Si tratta di un primo tentativo per dare una visuale<br />

quantitativa il più vicina possibile alla realtà territoriale,<br />

vista la difficoltà di reperire dati troppo spesso frammentari<br />

o legati a codici che non danno il senso della<br />

tipologia della sofferenza legata a patologie che troppo<br />

spesso si pensano rare. Questo inoltre è uno strumento<br />

di osservazione che può migliorare la collaborazione e il<br />

coordinamento tra i vari servizi intra ed extra <strong>Ulss</strong> comprese<br />

le Associazioni di genitori con figli con patologia<br />

invalidante.<br />

Obiettivo<br />

• Far conoscere, sensibilizzare ed informare tutti gli operatori<br />

che si occupano di salute Materno-Infantile, pediatri<br />

libera scelta, operatori sociosanitari, amministratori<br />

pubblici, cittadini e famiglie sulla prevalenza ed<br />

incidenza della patologia invalidante pediatrica nella<br />

nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>. Uno studio accurato dell’utenza<br />

permette infatti di capire le necessità della popolazione<br />

e i bisogni emergenti, pianificare ed indirizzare le<br />

risorse in modo equo e finalizzato a supportare il peso<br />

ed il carico sociale sulle famiglie stesse.<br />

• Attivare all’interno dell’<strong>Azienda</strong>, una volta documentato<br />

e quantificato il bisogno, un punto di riferimento<br />

per le famiglie con nuovi nati con patologia invalidante<br />

e/o rare al fine di dare immediate informazioni,<br />

comunicazioni ed indicazioni tempestive e corrette su<br />

dove e a chi fare riferimento per la richiesta di presidi e<br />

materiali sanitari, sulla presa in carico e gestione a do-


Distretto Socio Sanitario<br />

micilio della patologia subito dopo le dimissioni dalle<br />

strutture ospedaliere o universitarie. La possibilità di<br />

dedicare una figura, quale può essere un’Assistente sanitaria<br />

che, nell’ambito dell’area materno-infantile della<br />

<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, recepisca unitariamente i bisogni di<br />

aiuto sociosanitario che provengono dalla famiglia del<br />

piccolo paziente e le richieste prescrittive delle Patologie<br />

neonatali in materiale tecnico-sanitario, permette<br />

di contenere il disagio o l’iniziale senso di abbandono<br />

e di smarrimento che quasi naturalmente scaturisce in<br />

queste famiglie dopo le dimissioni dalla clinica, di ridurre<br />

il peregrinare da un servizio all’altro alla ricerca di<br />

informazioni, di dare un punto unitario di riferimento,<br />

di immediato sostegno e supporto ai bisogni, guidando<br />

correttamente la famiglia alla fruizione dei servizi<br />

dell’<strong>Azienda</strong> UIss.<br />

Strategia<br />

Per la realizzazione del progetto è stato necessario effettuare:<br />

1 La raccolta dei dati<br />

Sono stati raccolti i dati inerenti alla popolazione pediatrica<br />

di anni 0-14 anni alla data 8 Giugno 2006.<br />

Per la raccolta dei dati è stata necessaria un’indagine<br />

multi fonte:<br />

• raccolta dati delle esenzioni per patologia, in anagrafica<br />

dell’<strong>Ulss</strong> da fonte CED<br />

• raccolta dati sulle malattie rare grazie alla collaborazione<br />

del Registro Malattie Rare Regione Veneto Unità di<br />

Epidemiologia e Medicina di Comunità Dipartimento<br />

di Pediatria Università di Padova<br />

• consultazione delle cartelle presso l’ufficio invalidi dell’<strong>Ulss</strong><br />

• contatto con i servizi socio assistenziali del territorio<br />

alla ricerca dei pazienti seguiti<br />

• contatto con l’Unione italiana Ciechi provincia di Vicenza<br />

• raccolta dati sui pazienti in ADI presso i Servizi di Assistenza<br />

Domiciliare Integrata.<br />

Mettendo insieme tali dati si è riuscito a definire in maniera<br />

più vera possibile la casistica delle Patologie (anche<br />

se può rimanere un qualche margine di errore). Non<br />

esiste, infatti, un unico flusso informativo sulla cronicità.<br />

2 Formulare una classificazione:<br />

La classificazione dei casi è stata fatta seguendo:<br />

• per le malattie croniche (TAB 2): la tabella di Classificazione<br />

Internazionale delle malattie e condizioni croniche<br />

(ICD-9-CM)<br />

• per le malattie rare( TAB l): la classificazione con codice<br />

di esenzione ex al]. l D.M. 279/01 nel quale le malattie<br />

rare sono divise in 13 raggruppamenti ICDM-CM:<br />

• malattie infettive e parassitarie (ICD 001-139) tumori<br />

(ICD 140-239) malattie delle ghiandole endocrine, della<br />

nutrizione, del metabolismo e disturbi immunitari<br />

(ICD 240-279)<br />

• malattie del sangue e degli organi ematopoietici(ICD<br />

280-289)<br />

• malattie del sistema nervoso e degli organi di senso<br />

(ICD320- 389)<br />

• malattie del sistema circolatorio (ICD 390-459)<br />

42<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

• malattie dell’apparato digerente (ICD 520-579)<br />

• malattie dell’apparato genito-urinario (ICD 580-629)<br />

malattie della pelle e del tessuto sottocutaneo (ICD<br />

680-709)<br />

• malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo<br />

(ICD 710-739)<br />

• malformazioni congenite (ICD 740-759)<br />

• alcune condizioni morbose di origine perinatale (ICD<br />

760-779)<br />

• sintomi, segni e stati morbosi mal definiti (ICD 780-<br />

799).<br />

L’elenco delle patologie è strutturato, a sua volta, in 4<br />

colonne:<br />

• nella prima a sinistra è riportato il codice di esenzione<br />

che ècostituito da lettere e numeri; la prima lettera è<br />

R (rara), la seconda è riferita al raggruppamento ICD9-<br />

CM (a per 1, b per 2), la terza lettera è presente solo nel<br />

caso di famiglia di patologie ed è la lettera G; seguono<br />

i numeri (3 nel caso di famiglia e 4 negli altri casi)<br />

• nella seconda colonna è riportata la definizione di malattia<br />

e/o gruppo<br />

• nella terza colonna sono riportati alcuni esempi (non<br />

esaustivi) di malattie afferenti al gruppo<br />

• nella quarta sono riportati i sinonimi delle malattie<br />

(non esaustivi).<br />

Per l’indagine all’interno dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 nella tabella<br />

di raccolta dati per le malattie rare sono stati riportati il<br />

codice patologia, la definizione di malattia e/o gruppo e<br />

le malattie afferenti al gruppo; mentre sono state omesse<br />

la terza e quanta colonna in quanto non esaustivi e<br />

non rilevanti al fine del nostro studio epidemiologico.<br />

• una ulteriore classificazione (TAB 3) è stata necessaria<br />

per includere alcune patologie non classificate con codici<br />

di esenzione per malattia cranica o rara. Tali patologie<br />

erano classificate con codice di invalidità (generalmente<br />

perché appunto, considerate invalidanti).<br />

Questi dati sono stati estrapolati dalle diagnosi riportate<br />

nei verbali delle cartelle dell’ufficio invalidi.<br />

A queste patologie è stato assegnato il codice ICD-X<br />

in funzione della tabella e Grafico 7 riassuntivi.<br />

• La TAB e Grafico 7 riassume per gruppo le patologie<br />

seguendo la nuova classificazione statistica internazionale<br />

delle malattie e dei problemi sanitari correlati<br />

ICD-X.<br />

3 Effettuare un’analisi:<br />

Nella nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> alla data del 6/6/2006 risultano<br />

25.399 assistiti, nella fascia di età da O a 14 anni.<br />

In totale i bambini di 0-14 anni affetti da patologia sono<br />

643. Un dato interessante emerso dallo studio, è che<br />

la prevalenza percentuale delle malattie croniche/rare<br />

presenti nella popolazione pediatrica (0-14 anni) è del<br />

il 2,53%.<br />

Dallo studio risulta che i bambini affetti da malattia rara<br />

certificata sono 119. Le manifestazioni legate alla malattia<br />

rara sono unicamente classificate con il nome della<br />

malattia,che ne raggruppa tutte le caratteristiche e sfaccettature.<br />

A volte però alla malattia rara si può associare<br />

una patologia non prevista ( per esempio S. di Down +<br />

leucemia), e quindi viene calcolata due volte. I soggetti<br />

con patologia cronica sono 460 tenendo presente che<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

un paziente può presentare più diagnosi contemporaneamente<br />

(per esempio un bambino può essere affetto<br />

sia da diabete insulino - dipendente, che da malformazione<br />

cardiaca), e viene registrato quindi con 2 esenzioni<br />

distinte. Ai due dati menzionati si devono sommare 111<br />

casi classificati con codice di invalidità ai quali è stato<br />

assegnato successivamente il codice ICD- X (tab 3) al<br />

fine di effettuare un elenco omogeneo per gruppo di<br />

patologie. Nei conteggi non sono stati considerati le<br />

esenzioni per prematurità (Cod. 040 “neonati prematuri,<br />

immaturi, con ricovero in terapia intensiva neonatale per<br />

i primi 3 anni di vita”) considerando che può essere una<br />

patologia di transizione.<br />

Interventi<br />

Contatto con i vari servizi1 uffici per definire in maniera<br />

più vera possibile, incrociando i dati raccolti dalle varie<br />

fonti, la casistica delle patologie (anche se può rimanere<br />

un qualche margine di errore o dato mancante). Non<br />

esiste, infatti, un unico flusso informativo sulla cronicità.<br />

43<br />

Distretto Socio Ospedale Sanitario


Distretto Socio Sanitario<br />

Uno strumento comune e condiviso per defi nire<br />

il progetto di vita delle persone con disabilità<br />

Referente<br />

Lino Zambolin<br />

Psicologo Unità operativa disabilità in età adulta<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Collaboratori<br />

Vania Orsato<br />

Educatore<br />

Unità operativa disabilità in età adulta<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Lucia Peron<br />

infermiera professionale<br />

Distretto Socio-Sanitario<br />

Manifestazione del problema<br />

Il problema si presenta nel momento in cui gli operatori<br />

individuano e tratteggiano, per gli utenti, le linee di un<br />

progetto di vita specifico e personale proprio di un intervento<br />

educativo.<br />

Per approntare un progetto educativo significativo per<br />

l’utenza si à riscontrato di non avere a disposizione uno<br />

strumento pratico e flessibile in grado di offrire ai diversi<br />

operatori un quadro complessivo esauriente degli<br />

effettivi bisogni della persona, e capace di indicare gli<br />

elementi chiari e precisi da perseguire come obiettivo<br />

realistico e funzionale alla crescita dell’autonomia personale.<br />

Nell’attuazione del progetto di vita per l’utenza si sono<br />

riscontrati pertanto i seguenti aspetti problematici:<br />

• l’essere sprovvisti di uno strumento comune a tutti gli<br />

operatori e in grado appunto di codificare in modo organico<br />

e sistematico le informazioni e le notizie esemplificative<br />

dello stato di salute della persona come inteso<br />

dall’O.M.S.<br />

• la percezione della necessita di sviluppare tra operatori<br />

un linguaggio comune per condividere un progetto<br />

operativo unico e univoco frutto del contributo delle<br />

diverse figure professionali (operatori di assistenza, assistenti<br />

sociali, psicologi, educatori, infermieri, medici,<br />

fisioterapisti ...) e occasione di un sistematico confronto<br />

• il rischio (da evitare) di interventi non sinergici e quindi<br />

che possono peccare di incoerenza e di non tempestività.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Un progetto di vita, inteso come progetto educativo,<br />

trova significato dalla valorizzazione delle potenzialità<br />

presenti in ogni individuo. Per analizzare con adeguatezza<br />

la situazione personale e/o familiare e opportuno<br />

non essere condizionati da criteri stereotipati o paure,<br />

da letture diagnostiche improprie, da considerazioni ristrette.<br />

Da quanto esaminato à nato l’impegno a realizzare uno<br />

strumento di lavoro che:<br />

• garantisca pertinenza, completezza e specificità agli<br />

interventi degli operatori e prevenga azioni imprecise,<br />

ambigue e di scarsa incisività<br />

• permetta di coinvolgere i familiari condividendo obiettivi<br />

e modalità operative.<br />

Ci si propone pertanto di condividere e di consolidare<br />

come prassi, l’utilizzo di un’ottica di lavoro che pone<br />

al centro dell’intervento la persona con tutte le sue<br />

componenti,e permetta di agire nel seguente modo:<br />

• secondo un’ottica di integrazione tra gli ambiti sanitari<br />

e sociali<br />

• in conformità alla richiesta di pertinenza del progetto<br />

alle norme di accreditamento stabilite dalla Regione<br />

Veneto per ogni singola struttura<br />

• a favore di un intervento sinergico come prodotto del<br />

lavoro d’equipe finalizzato a cogliere in tempi brevi e<br />

congrui le reali esigenze, i reali bisogni, le reali richieste<br />

della persona e/o del nucleo familiare<br />

• a promozione di un intervento integrato che valorizzi i<br />

contributi delle diverse figure professionali, condiviso<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

tra i destinatari dell’intervento, la famiglia e gli operatori<br />

coinvolti e in sintonia tra le strutture territoriali<br />

interessate al caso.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Gli operatori nel prevedere e nel definire il loro intervento,<br />

gli ambiti personali e sociali su cui operare, possono<br />

fare riferimento talvolta a notizie incomplete, a deduzioni<br />

personali e, a volte, a scelte imprecise. Pertanto il risultato<br />

dell’intervento potrebbe, pur manifestandosi sempre<br />

utile e positivo, perdere efficacia e incisività e non essere<br />

adeguatamente circostanziato in quanto non colto in tutti i<br />

suoi aspetti e non condiviso tra tutte le figure professionali<br />

coinvolte. Il lavoro d’equipe, se salvaguardato e avvalorato<br />

come previsto dal presente progetto, garantisce una comunicazione<br />

fluida condivisa e coerente con gli interventi<br />

previsti evitando canali comunicativi e sistemi di codificazione<br />

diversificati e tendenzialmente divergenti.<br />

La presenza di differenti messaggi comunicativi causa una<br />

riduzione del conseguimento del grado di benessere ricercato<br />

per l’utente e compromette gli esiti di efficacia del<br />

lavoro svolto con conseguente perdita o riduzione della<br />

motivazione dell’operatore e allungamento dei tempi di<br />

risposta ai bisogni rilevati.<br />

Obiettivo<br />

La finalità dell’intervento consiste nella preparazione e<br />

nella messa in rete all’interno dell’U.O. Disabilità in Età<br />

Adulta di uno strumento di rilevazione dei bisogni della<br />

persona con disabilità per la determinazione delle risposte<br />

da offrire.<br />

Con l’attuazione di questo progetto ci si propone pertanto<br />

i seguenti tre obiettivi:<br />

1 dotare tutti gli operatori dell’Unità Operativa Disabilità<br />

in Età Adulta di uno strumento di screening della<br />

situazione degli utenti e di rilevazione delle potenzialità<br />

a livello biopsicosociale<br />

2 fornire un traduttore univoco alle varie strutture che<br />

operano a favore della disabilità adulta in grado di indicare<br />

e di circostanziare le risposte socio educative ai<br />

bisogni riscontrati<br />

3 garantire agli interventi messi in atto pertinenza e specificità<br />

rapidità di messa in opera, facilità nella verifica<br />

e nella valutazione periodica<br />

4 promuovere la collaborazione con i familiari della persona<br />

con disabilità valorizzandola come risorsa.<br />

Strategia<br />

La realizzazione del progetto prevede l’attuazione delle<br />

seguenti azioni:<br />

1 individuazione e coinvolgimento in lavoro di gruppo<br />

di tutte le figure professionali interessate (medico, psicologo,<br />

assistente sociale, educatore, fisioterapista,<br />

infermiere professionale, operatore di assistenza)<br />

2 esplicitazione delle varie metodologia operative utilizzate<br />

dalle singole strutture per la raccolta di informazioni<br />

e per la strutturazione dell’intervento<br />

3 conoscenza delle indicazioni date dalla Regione in<br />

materia di accreditamento e presa visione della classificazione<br />

della funzionalità come stabilita dall’O.M.S.<br />

4 stesura di uno strumento di rilevazione dati e di informazioni<br />

con caratteristiche di unicità e di univocità<br />

5 individuazione dei tempi e delle modalità di sperimentazione<br />

44 45<br />

Distretto Socio Ospedale Sanitario<br />

6 valutazione del percorso sperimentato<br />

7 coinvolgimento delle strutture UIss a gestione diretta<br />

ed in convenzione che operano in ambito di disabilità<br />

adulta per far conoscere lo strumento e confrontarsi<br />

sulla metodica sperimentata<br />

8 verifica dell’intero progetto.<br />

Interventi<br />

1 Creazione di un gruppo di lavoro operativo (vedi elenco<br />

in allegato) per la realizzazione di uno strumento<br />

unico ed univoco; il gruppo di lavoro e composto da<br />

uno o due rappresentanti, delle diverse figure professionali<br />

e delle strutture per la disabilità adulta, ed e<br />

costituito da no 15 operatori (4 mesi).<br />

2 Confrontarsi con le indicazioni date dalla Regione Veneto<br />

rispetto all’accreditamento e con quanto indicato<br />

e proposto dall’ICF:Classificazione Internazionale del<br />

Funzionamento, della Disabiliti e della Salute (3 mesi).<br />

3 Condivisione di un sistema di raccolta delle informazioni<br />

e delle notizie sulla persona in base al modello<br />

biopsicosociale che prende in considerazione: l’integrità<br />

delle funzioni e strutture corporee, la capacità di<br />

svolgere delle attività la possibilità di partecipare alla<br />

vita sociale. Le informazioni che vengono date dalla<br />

diagnosi medica, non sono giudicate sufficienti per<br />

avere il reale quadro funzionale (aspetti positivi e negativi)<br />

della persona; e quindi fondamentale mettere<br />

a disposizione un “linguaggio internazionale” comune<br />

non solo tra servizi diversi ma anche tra tutte le figure<br />

professionali implicate (2 mesi).<br />

4 Stesura dettagliata dello strumento operativo di rilevazione<br />

funzionale (2 mesi).<br />

5 Sperimentazione dello strumento in base a criteri concordati<br />

(2 mesi).<br />

6 Valutazione della sperimentazione tra i diversi servizi<br />

coinvolti dell’unità operativa (2 mesi).<br />

7 Informazione ed aggiornamento del progetto realizzato<br />

anche alle strutture esterne in convenzione con<br />

l’Ente (3 mesi).<br />

8 Verifica dell’intero percorso e consolidamento del<br />

progetto (1 mese).


Ospedale<br />

Realizzazione di un Sistema di rilevazione/gestione/<br />

monitoraggio in tempo reale delle Agende<br />

di Prenotazione dei Ricoveri Programmati<br />

Referente<br />

Annamaria Mussi<br />

Dirigente Medico<br />

Direzione medica ospedaliera - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Monica Borga<br />

Infermiero esperto<br />

Blocchi Operatoti<br />

Direzione medica ospedaliera - Ospedale<br />

Francesco Bartolan<br />

Coll. tecn. prof. esp.<br />

Servizio informatico<br />

Servizi generali<br />

Centri esterni<br />

Manifestazioni del problema<br />

Con la Legge 724/94 è stato definito l’obbligo di Istituire<br />

alcuni Registri, tra cui il Registro dei Ricoveri. I suddetti<br />

Registri sono soggetti a verifiche e ispezioni da parte<br />

delle autorità competenti. È stata inoltre sancita la facoltà<br />

del cittadino di “richiedere notizie sulle prenotazioni<br />

e sui relativi tempi di attesa”. Successivamente la seduta<br />

della Conferenza Stato Regioni del 11/07/2002 ha definito<br />

le classi di priorità per i ricoveri quale primo strumento<br />

finalizzato a garantire l’equità e la risposta tempestiva<br />

al bisogni dell’utente. Il Mattone “Tempi dl attesa” del<br />

Progetto Mattoni Istituito dal Ministero della Salute ha<br />

definito le linee guida per le agende di prenotazione<br />

del ricoveri ospedalieri programmabili. La Deliberazione<br />

della Giunta Regionale n.206612006 ha ulteriormente<br />

approfondito Il tema delle classi di priorità quale principio<br />

ispiratore non solo per l’erogatore ma soprattutto<br />

per il medico prescrivente. La Deliberazione di cui sopra<br />

sancisce l’obbligatorietà della complicazione dei campi<br />

-data di prenotazione” e “classe di priorità” all’interno<br />

della Scheda di Dimissione Ospedaliera a decorrere dal<br />

01/01/2007.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

L’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 intende attivare, a partire dal 01/01/2007,<br />

obbligatoriamente In tutte le UU.OO., la creazione e<br />

il mantenimento di una Agenda (specifica per U.O.) di<br />

Prenotazione dei Ricoveri Programmati. In un apposito<br />

documento (attualmente in bozza) intitolato “Procedura<br />

<strong>Azienda</strong>le per la gestione delle agende di prenotazione<br />

del ricoveri programmati” si definiscono metodologia,<br />

responsabilità e indicatori utili agli Operatori delle<br />

Fiorella Clarici<br />

Dirigente amm.vo<br />

Direzione amm.va ospedaliera<br />

Servizi generali<br />

Direzione medica ospedaliera Direzione amm.va ospedaliera servizio informatico<br />

UU.OO. per ia prenotazione del ricoveri programmati e<br />

la gestione delle liste di attesa, al fine di garantire che<br />

l’accesso ai ricoveri programmati avvenga secondo criteri<br />

di accessibilità, equità e trasparenza a tutela dei diritti<br />

dei Pazienti.<br />

Dal mese di gennaio 2007 - attraverso l’introduzione e<br />

la messa a regime della Procedura di Cartella Clinica<br />

Informatizzata - le UU.OO. avranno a disposizione uno<br />

strumento informatizzato agile nell’utilizzo e finalizzato<br />

alla gestione delle Agende In oggetto.<br />

Tale strumento genererà automaticamente le agende<br />

secondo le seguenti priorità:<br />

• classe (di priorità)<br />

• data di inserimento in lista.<br />

Nel rispetto di tutti i dettami della privacy è previsto,<br />

per la consultazione pubblica, la generazione di un elenco<br />

simile a quello a disposizione del Personale Sanitario<br />

ma privo di riferimenti personali che possano concorrere<br />

a rintracciare identità dei Pazienti; nel suddetto elenco<br />

ciascun Paziente potrà verificare via via la propria situazione<br />

all’interno del registro di prenotazione. Un effetto<br />

della compilazione on-line delle richieste dl ricovero<br />

da parte delle UU.OO. sarà l’immediato aggiornamento<br />

dell’Agenda relativa.<br />

Qualora la U.O. non abbia ancora implementato all’interno<br />

della propria organizzazione la Procedura dl Cartella<br />

Clinica Informatizzata, utilizzerà una modulistica<br />

cartacea per una prima gestione deIl’Agenda (metodo<br />

temporaneo). All’attivazione della Procedura di Cartella<br />

Clinica Informatizzata tale metodo sarà sostituito con<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

quello (definitivo) totalmente informatizzato (metodo<br />

finale). I dati inseriti con il metodo temporaneo non saranno<br />

oggetto delle analisi previste nel presente progetto.<br />

Lo startup della nuova procedura non assicura comunque<br />

un sofisticato controllo dei dati, che possono - una<br />

volta verificati - essere impiegati nella produzione di<br />

indicatori di efficacia e di efficienza che potrebbero<br />

contribuire al miglioramento del Servizio e, in ultima<br />

analisil, all’arricchimento delle informazioni disponibili a<br />

vantaggio della Direzione Strategica e all’identificazione<br />

di modalità dl omogeneizzazione delle attività nelle<br />

diverse UU.OO.<br />

Analisi dei problema e delle sue cause<br />

La raccolta, la compilazione e l’nvio delle richieste, la<br />

stesura, il mantenimento e la relativa visualizzazione del<br />

regi- nelle due modalità (pubblica e interna aziendale)<br />

rappresentano un insieme di operazioni obbligatorie al<br />

fine di soddisfare le richieste istituzionali. L’adozione di<br />

uno strumento informatica assicura principalmente la<br />

disponibilità in tempo reale di quanto inserito.<br />

Manca tuttavia uno strumento di monitoraggio che controlli<br />

la correttezza formale (inserimento nell’agenda secondo<br />

le specifiche istituzionali) e sostanziale (verifica,<br />

ove possibile, di eventuali non omogeneità) dei dati.<br />

Obiettivo<br />

Obiettivo del Progetto è la realizzazione di un Sistema<br />

informatizzato di gestione/monitoraggio che:<br />

• consenta l’inserimento via terminale delle richieste di<br />

ricovero programmato<br />

• generi automaticamente l’Agenda di prenotazione<br />

• verifichi in tempo reale la qualità dei dati inseriti (mediante<br />

un sistema codificato di controlli incrociati tra<br />

patologie, interventi/procedure, classi di priorità associate)<br />

• verifichi in tempo reale i tempi di attesa medi all’interno<br />

di ciascuna U.O. per classe di priorità.<br />

Il Sistema consentirà la definizione di varie forme di raggruppamento<br />

che saranno utilizzate nella reportistica,<br />

con indicatori rappresentati sia in forma tabellare (rappresentazione<br />

bidimensionale) che grafica (mediante<br />

istogrammi, torte e radar). In questo modo l’Ufficio preposto<br />

al controllo potrà approfondire la propria analisi,<br />

partendo da un generale punto di vista “aziendale” e<br />

focalizzandosi poi sul singolo Ospedale e, all’interno<br />

dello stesso, su ogni singola U.O.<br />

Il Sistema consentirà infine confronti - una volta identificati<br />

ricoveri con elementi comuni quali diagnosi e/o<br />

interventi/procedure - tra periodi differenti o UU.OO./<br />

situazioni comparabili (patologie, interventi/procedure,<br />

etc.) per segnalare eventuali non omogeneità nel trattamento<br />

dei Pazienti aventi ricoveri con caratteristiche<br />

“simili”, tenendo ovviamente conto della disponibilità<br />

dei posti letto e delle problematiche organizzative di<br />

sala operatoria.<br />

Strategia<br />

Lo startup della Procedura di Cartella Clinica di Reparto<br />

avverrà progressivamente nei quattro Presidi Ospedalieri<br />

secondo uno schema approvato dalla Direzione Strategica.<br />

Laddove avviata la Procedura sarà disponibile<br />

46 47<br />

Ospedale<br />

la funzionalità di gestione informatizzata delle Agende.<br />

Qualora la U.O. non sia ancora raggiunta dall’informatizzazione<br />

sarà istituito un Sistema basato su documenti<br />

cartacei (metodo TEMPORANEO) che verrà appena<br />

possibile sostituito con la funzionalità su indicata.<br />

Con l’attivazione nelle UU.OO. della funzionalità di<br />

gestione Agende all’interno della Procedura sarà implementato<br />

il Sistema (basato sull’applicativo Business<br />

Object) che consentirà la realizzazione in tempo reale<br />

delle analisi sopra indicate e le renderà disponibili in<br />

consultazione alla Direzione Strategica, alla Direzione<br />

Medica Ospedaliera e alla Direzione Amministrativa<br />

Ospedaliera.<br />

Interventi<br />

• Analisi della normativa precedente e di recente approvazione<br />

in materia di gestione delle liste di attesa<br />

luglio-agosto 2006<br />

• Ricognizione presso tutte le UU.OO. del Presidio Ospedaliero<br />

per verificare la situazione attuale<br />

agosto-settembre 2006<br />

• Incontri informativi/formativi con i Responsabili e i<br />

Capo Sala delle UU.OO.<br />

ottobre dicembre 2006<br />

• predisposizione del metodo TEMPORANEO da attivare<br />

dove non ancora implementata la Cartella Clinica<br />

Informatizzata<br />

entro 01 gennaio 2007<br />

• attivazione della funzionalità di Agenda all’interno della<br />

Procedura di Cartella Clinica Informatizzata (a partire<br />

da dicembre 2006) e attivazione dell’inserimento informatizzato<br />

delle richieste di ricoveri programmati (nelle<br />

UU.OO. raggiungibili)<br />

• prima analisi dei dati disponibili e identificazione di situazione<br />

comparabili<br />

entro marzo 2007<br />

• corso di business object agli implementatori del Sistema<br />

entro giugno 2007<br />

• realizzazione reportistia sulle analisi effettuate<br />

entro giugno 2007<br />

• messa in opera del Sistema per analisi in tempo reale<br />

entro dicembre 2007 (compatibilmente con l’attivazione<br />

della Procedura di Cartella Clinica Informatizzata all’interno<br />

delle UU.OO.)


Ospedale<br />

Ambulatorio Disfagie<br />

Referente<br />

Alessia Soattin<br />

Logopedista<br />

Dipartimento di Area Ortopedico-traumatologico e Riabilitativo U.O.A. di R.R.F. Ospedale di Lonigo<br />

Collaboratori<br />

Chiara Poggiali<br />

Assistente Sociale<br />

Direzione medica - Ospedale di Arzignano<br />

Ferruccio Savegnago<br />

Medico-fisiatra<br />

Dipartimento di Area Ortopedico-Riabilitativa<br />

U.O.A. RRF - Ospedale di Lonigo<br />

Manifestazioni del problema<br />

La disfagia è sicuramente uno dei problemi più importanti,<br />

per l’elevata frequenza e per le possibili complicanze<br />

(dalla broncopolmonite ab ingestis ai problemi<br />

nutrizionali: malnutrizione e disidratazione) che possono<br />

condizionare pesantemente lo stato di salute ed il recupero<br />

funzionale del paziente. La disfagia è un’alterazione<br />

di una delle fasi della deglutizione. È un problema<br />

importante che va affrontato con il coinvolgimento di<br />

diverse professionalità (medico, logopedista, infermiere...).<br />

Nello specifico la figura professionale che si occupa<br />

della valutazione e del trattamento della disfagia e il<br />

logopedista che agisce in seguito a diagnosi medica.<br />

È di fondamentale importanza riconoscere precocemente<br />

le alterazioni della funzione di deglutizione per poter<br />

eliminare rischi aggiuntivi che possano prolungare la<br />

degenza o diventare addirittura il quadro predominante<br />

nella patologia del paziente. Sono indispensabili una<br />

diagnosi precoce di disfagia ed un altrettanto tempestivo<br />

programma operativo. Al momento attuale, purtroppo,<br />

la valutazione e la gestione di questo sintomo<br />

non seguono sempre alteri corretti ed univoci. Inoltre, la<br />

presenza di SNG, PEG e/o cannula tracheale, può complicare<br />

ulteriormente la gestione del paziente disfagico,<br />

ponendo quesiti ai quali i sanitari devono essere in grado<br />

di rispondere adeguatamente. Anche l’informazione<br />

e le indicazioni da seguire per i familiari che seguiranno<br />

i pazienti a domicilio sono aspetti importanti e non sempre<br />

tenuti nella giusta considerazione.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

L’idea di realizzare un ambulatorio disfagie e scaturita<br />

dalla rilevazione quotidiana di disturbi della deglutizione<br />

correlati a problematiche neurologiche come ictus cerebrale<br />

o con altri quadri neurologici a genesi diverse (deterioramento<br />

cognitivo o malattie degenerative di altro<br />

genere) e dalle segnalazioni pervenute in sede di unità<br />

valutativa multidimensionale. La disfagia è un disturbo<br />

presente in numerose patologie di interesse medico<br />

e chirurgico. Circa il 12-13% dei pazienti ospedalizzati<br />

sono disfagici (Groher e Bukatman, 1986). Nell’ambito<br />

di diverse patologie neurologiche, la disfagia e un sintomo<br />

di frequente riscontro (Bucholz, 1987; Zald e Pardo,<br />

1999). Tuttavia la causa neurologica più frequente di<br />

disfagia è lo stroke, per il quale gli studi di prevalenza<br />

indicano percentuali variabili dal 25% al 45% (Gordon et<br />

al., 1987; Wade e Hewer, 1987).<br />

La presa in carico precoce e la gestione del disturbo<br />

disfagico riduce molto i rischi e assicura un migliore<br />

outcome (Odderson et al. 1996). Un’ampia serie di casi<br />

clinici ha dimostrato che l’8% dei pazienti con disfagia<br />

comparsa in corso di ictus era in grado di assumere<br />

nuovamente sostanze per os e nessuno ha manifestato<br />

una polmonite da aspirazione dopo un programma<br />

riabilitativo e nutrizionale mpensatorio (Horner et al.,<br />

1998). Anche le linee guida italiane per l’ictus cerebrale<br />

(SPREAD), forniscono alcune raccomandazioni per una<br />

corretta gestione di questo problema sottolineando che<br />

la disfagia, oltre a determinare un aumento della mortalità<br />

può causare un ritardo nell’inizio della riabilitazione,<br />

un aumento del carico assistenziale e di conseguenza<br />

un prolungamento dell’ospedalizzazione.<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il protocollo sperimentale delle dimissioni protette prevede<br />

che queste vengano attivate attraverso uno specifico<br />

modulo. Si e voluto analizzare i singoli moduli per<br />

verificare come venga segnalata la presenza di una disfagia.<br />

Idati rilevano come purtroppo, molte volte, essa<br />

sia da “intuire” attraverso altre patologie. La tabella indica<br />

come la disfagia, o le patologie ad essa correlate,<br />

vengano indicate nel modulo nella parte dedicata alla<br />

diagnosi o alla sintesi clinica e quante volte non venga<br />

segnalata ma emerga durante la discussione in sede di<br />

Unità Valutativa Multidimensionale.<br />

Per evidenziare quanto la disfagia, se opportunamente<br />

identificata, sia così frequente, riportiamo di seguito la<br />

dei pazienti per i quali è stata chiesta una valutazione<br />

logopedica e successivo trattamento per disturbi della<br />

deglutazione in seguito a lesioni neurologiche.<br />

Situazione del reparto di riabiabilitazione dell’ospedale<br />

di Lonigo<br />

Anno Percentuale<br />

Obiettivo<br />

Istituzione di un “ambulatorio disfagie” appropriato e<br />

qualificato per un corretto approccio alla disfagia, in<br />

risposta al cittadino a domicilio ricoverato (ospedale,<br />

struttura residenziale,...).<br />

Al fine di:<br />

• migliorare la qualità di vita del paziente<br />

• informare e formare il caregiver<br />

• favorire elementi conoscitivi per una umetta gestione<br />

della disfagia da parte del M.M.G.<br />

• ridurre lo stato di malnutrizione<br />

• ridurre gli impianti di P.E.G.<br />

• iniziare un trattamento precoce per la riduzione della<br />

nutrizione entraie permanente<br />

• ridurre i ricoveri, i tempi di ricovero e i decessi<br />

• ridurre la spesa sanitaria.<br />

Strategie<br />

1. Scelta, da parte del gruppo di progetto, di un gruppo<br />

di professionisti per l’inquadramento diagnostico, la<br />

valutazione ed il trattamento della disfagia (...).<br />

2. Definizione degli elementi organizzativi.<br />

3. Coinvolgimento degli altri servizi che ruotano intorno<br />

all’ambulatorio e dei M.M.G..<br />

4. Individuazione di strumenti di valutazione da utilizzare<br />

alle prime visite ed ai controlli.<br />

48 49<br />

2002<br />

2003<br />

2004<br />

2005<br />

Il 32% delle valutazioni logopediche<br />

erano per disfagia<br />

ll 23,7% delle valutazioni logopediche<br />

erano per disfagia<br />

ll 51,8% delle valutazioni logopediche<br />

erano per disfagia<br />

ll 37,3% delle valutazioni logopediche<br />

erano per disfagia<br />

Ospedale<br />

Interventi<br />

1.a Autorizzazione dell’ambulatorio disfagie con delibera,<br />

da parte del Direttore Medico e nomina del<br />

gruppo di progetto.<br />

1.b Incontro del gruppo di progetto con pneumologo<br />

ed infermiere del servizio patologie respiratorie.<br />

2.a Individuazione, insieme alla Direzione Medica, della<br />

sede, degli orari dell’ambulatorio, delle forme pubblicitarie,<br />

delle modalità di lavoro: ricevimento degli<br />

utenti, tipo di consulenze ai professionisti,...<br />

3.a Definizione di un protocollo di accesso all’ambulatorio<br />

disfagie.<br />

3.b Lettera informativa con allegato il progetto “ambulatorio<br />

disfagia” al servizio nutrizionale, al servizio<br />

infermieristico distrettuale, ai M.M.G., alle strutture<br />

residenziali.<br />

4.a Scelta di una scheda valutativa tra quelle già in uso.


Ospedale<br />

Archiviazione Informatizzata delle Radiografi e<br />

Referente<br />

Lucia Signorato<br />

Infermiera Professionale<br />

Unità Operativa di Radiologia<br />

Collaboratori<br />

Giovanna Marangon<br />

Patrizia Rauli<br />

Regina Zordan<br />

Siego Pierantoni<br />

Silvia Zordan<br />

Claudio Sassaro<br />

Dino Mettifogo<br />

Giama Campagnaro<br />

Manifestazioni del problema<br />

L‘U.O. di radiologia è presente in quattro sedi corrispondenti<br />

agli ospedali dell’<strong>Ulss</strong> 5.<br />

In ogni radiologia è presente un archivio per le radiografie<br />

gestito dal personale di segreteria.<br />

Vengono archiviati gli esami radiologici dei pazienti ricoverati,<br />

esami che possono essere stati eseguiti in sedi<br />

diverse rispetto a quelle del ricovero.<br />

L’esame radiologico generalmente segue il paziente<br />

quando questi fa una consulenza specialistica.<br />

La conseguenza è che la restituzione dei radiogrammi<br />

per l’archiviazione avviene in tempi non regolari e con<br />

modalità diverse e non sempre controllabili.<br />

Obiettivo<br />

E necessario ottenere un’unica modalità di archiviazione<br />

che possa essere condivisa dalle varie radiologie e che<br />

il personale di segreteria possa sapere in ogni momento<br />

se l’esame radiologico è stato archiviato e in quale<br />

radiologia.<br />

Strategia<br />

• Mantenere in ogni radiologia l’archivio. Ciò rende più<br />

semplice il lavoro d’archivio da parte del personale e<br />

maggiori gli spazi disponibili.<br />

• La restituzione dell’esame alla radiologia da parte dei<br />

reparti viene preso in consegna dalla segreteria del<br />

singolo ospedale.<br />

• Ogni singolo esame viene siglato all’interno del RIS (Sistema<br />

Informatizzato di Radiologia) sul “campo test” in<br />

modalità refertazione nel seguente modo: R (restituito)<br />

Data (gg/mm/aaaa) Ospedale (A-L-M-V).<br />

Interventi<br />

Ogni esame radiologico viene individuato da ogni singolo<br />

operatore della radiologia:<br />

• restituito<br />

• in data: gg/mm/aaaa<br />

• sede di archivio: Arzignano-Lonigo-Montecchio-Valdagno.<br />

Vengono evitate ricerche inutili qualora l’esame non sia<br />

presente negli archivi.<br />

La richiesta di consulenza degli esami o di copie risulta<br />

più rapida e facile.<br />

Manifestazioni del problema<br />

L’autodonazione, ovvero il predeposito di sangue ad uso<br />

trasfusionale, è pratica comune in chirurgia elettiva. Esso<br />

prevede la raccolta di almeno due unità di sangue intero<br />

in un periodo, compatibilmente con la conservazione del<br />

sangue, antecedente il ricovero del paziente.<br />

Presso la nostra azienda esso viene eseguito prevalentemente<br />

su pazienti ortopedici, spesso con difficoltà alla<br />

deambulazione per cui i due accessi in ospedale, necessari<br />

per la raccolta in tempi separati delle 2 uniti di sangue di<br />

norma richieste dal protocollo, possono essere particolarmente<br />

impegnativi per il paziente e i familiari che lo debbono<br />

accompagnare.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Il quotidiano approccio con pazienti, spesso deambulanti<br />

solo con l’ausilio di stampelle, cui talvolta anche il coricarsi<br />

sulle poltrone da donazione avviene con estrema difficoltà<br />

ci ha indotto a considerare se esistessero possibilità<br />

che, pur garantendo o meglio migliorando la qualità dei<br />

sangue raccolto per l’autotrasfusione, permettessero un<br />

minor disagio. Oltre a ciò abbiamo considerato il disagio,<br />

e relativo eventuale costo famigliare e/o sociale, di una<br />

persona costretta ad interrompere l’attività lavorativa per<br />

accompagnare il paziente in ospedale.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Nel corso del 2005 sono stati eseguiti, presso la nostra<br />

azienda 586 predepositi su 283 pazienti. Negli anni scorsi<br />

non è stato affrontato il problema in quanto non c’era a disposizione<br />

uno strumento adatto (separatore cellulare) ora<br />

operativo presso il Centro Raccolta Sangue di Montecchio<br />

Romilda Cattazzo<br />

IIPP Servizio Trasfusionale<br />

Carla Pellizzaro<br />

IIPP Servizio Trasfusionale<br />

Michelina Tamburro<br />

IIPP Servizio Trasfusionale<br />

50 51<br />

Referente<br />

Maurizio Soli<br />

Dirigente Medico<br />

Servizio Trasfusionale - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Paola Calvi<br />

Dirigente Medico<br />

Centro Immunotrasfusionale<br />

Alessandra Mengoni<br />

Dirigente Medico<br />

Centro Immunotrasfusionale<br />

Anna Signorin<br />

Tecnico Coordinatore<br />

Servizio Trasfusionale Ospedale<br />

Ospedale<br />

Autodonazioni con separatore cellulare<br />

Maggiore. Del resto, l’idea di applicare l’utilizzo del separatore<br />

all’autotrasfusione, in particolare al fine di garantire<br />

un miglior servizio ai pazienti (dimezzamento degli accessi<br />

in ospedale) è originale e non ci risulta al momento essere<br />

applicata in altri ospedali a livello nazionale. Tale metodologia<br />

operativa viene comunque consigliata nella Raccomandazione<br />

No R (95) 15 del Consiglio d’ Europa (Guide to<br />

the preparation, use and qualità assurance of blood components.<br />

12th edition 2006). Non tutti i pazienti possono<br />

essere considerati idonei all’autodonazione con separatore<br />

cellulare, infatti è controindicato in caso di persone con<br />

emoglobina troppo bassa, peso ridotto, accessi venosi<br />

non idonei, aritmie o altre patologie cardiache importanti.<br />

Obiettivo<br />

Applicare l’autodonazione con separatore cellulare al<br />

maggior numero possibile di pazienti idonei. Obiettio concomitante,<br />

per pochi pazienti selezionati su richiesta del<br />

chirurgo, il prelievo nella stessa seduta (multicomponent)<br />

di una aliquota di plasma-piastrine sufficiente a garantire<br />

la produzione di gel di piastrine da applicare nella sede<br />

di intervento per accelerare e migliorare l’esito della guarigione.<br />

Interventi<br />

Ad una prima fase di verifica relativa al grado di accettabilità<br />

ed all’entusiasmo dimostrato nei confronti della nuova<br />

procedura da parte di pazienti coinvolti si è proceduto ad<br />

analizzare, con il coinvolgimento del personale medico ed<br />

infermieristico, la fattibilità e l’impatto con la routine della<br />

nuova procedura. Si è proceduto poi ad una analisi dei costi<br />

benefici.


Progetto premiato<br />

Ospedale<br />

Cartella Radiologica Informatizzata<br />

Referente<br />

Cappellari Francesco<br />

Direttore<br />

U.O. Radiologia<br />

Collaboratori<br />

Evelino Zanella<br />

Antonino Cappello<br />

Paolo Sinigaglia<br />

Aldo Bari<br />

GianLuigi Bettega<br />

Pio Montagna<br />

Ivano Caldognetto<br />

Paola Cesaro<br />

Lucia Signorato<br />

GianErminio Rossetto<br />

Gabriella Bertinato<br />

AnnaMaria Corriero<br />

Rosalina Macilotti<br />

Grazia Gambin<br />

Michele Busato<br />

Marco Morsiani<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Manifestazioni del problema<br />

Dal 1 gennaio 2000 è attivo il R.I.S. ( Radiologic Information<br />

System) il quale gestisce la cartella del Paziente, è<br />

collegato all’Anagrafica <strong>Ulss</strong>, gestisce le prenotazioni degli<br />

esami radiologici, la loro esecuzione, la refertazione.<br />

Il R.I.S. è unico per tutte e quattro le Radiologie dell’<strong>Ulss</strong>.<br />

Questo permette ad ogni Segreteria della U.O. di Radiologia<br />

di prenotare, visualizzare e refertare gli esami<br />

radiologici sia del proprio Ospedale sia degli altri Ospedali.<br />

Da sempre in ogni Radiologia per ogni singolo Paziente<br />

viene creata un cosiddetta “Cartella radiologica” su<br />

supporto cartaceo che contiene le notizie cliniche e la<br />

motivazione all’esame e i referti degli esami radiologici.<br />

Il R.I.S. ha creato una uniformità di gestione del Paziente<br />

su ogni Radiologia, ma la cosiddetta Cartella radiologica<br />

cartacea di ogni singola U.O. di Radiologia è incompleta<br />

in quanto non contiene l’attività delle altre Radiologie<br />

che ritroviamo solo sul R.I.S. su supporto informatico.<br />

Obiettivo<br />

Si è evidenziata nel tempo la necessita di unificare la<br />

“Cartella Radiologica“ in un unico sistema condiviso e<br />

completo e utilizzabile in tempo reale e disponibile 24<br />

ore al giorno tra tutti e quattro gli Ospedali.<br />

Strategia<br />

• Ogni Sala diagnostica Radiologica, ogni postazione di<br />

Segreteria, ogni postazione di refertazione del Medico<br />

è stata fornita di computer collegato al R.I.S..<br />

• Il sistema R.I.S. è stato aggiornato e fornito di un “Campo”<br />

aggiuntivo che si apre per ogni singolo esame e<br />

sul quale il Medico scrive le notizie cliniche e le motivazioni<br />

all’esame del Paziente.<br />

• Questo Campo si visualizza solo con modalità specifica<br />

e non è visibile quando si consultano i soli referti<br />

o gli esami eseguiti e da eseguire e quindi permette<br />

la riservatezza dei dati e non compare mai nel referto<br />

cartaceo.<br />

• Questo Campo è disponibile in tempo reale in ogni<br />

Radiologia.<br />

52 53<br />

Ospedale


Ospedale<br />

Collocazione logistica dell’U.O.A. di Pronto Soccorso<br />

nello stabilimento ospedaliero di Arzignano<br />

Referente<br />

Renzo Franzolin<br />

Tecnico di laboratorio laureato<br />

Laboratorio Analisi Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Roberto Bosco<br />

Assistente Tecnico<br />

Ufficio Tecnico<br />

Servizi generali<br />

Francesco Tonin<br />

Tecnico di laboratorio<br />

Laboratorio Analisi Arzignano<br />

Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Ufficio strategico di Direzione, Direzione Medica, Ufficio Tecnico<br />

Manifestazioni del problema<br />

Attualmente I’U.O.A. di Pronto soccorso delta stabilimento<br />

ospedaliero di Arzignano e collocato all’inizio di<br />

un corridoio percorso da: pazienti, personale e utenti<br />

estranei al Servizio.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La sala di attesa per i pazienti che chiedono prestazioni,<br />

sia deambulanti che barellati, e dislocata fra una piccola<br />

sala, un mezzo corridoio ed il corridoio attraverso il quale<br />

passa il personale dipendente per accedere ai luoghi<br />

di lavoro ed il pubblico per accedere ai servizi e ai reparti<br />

di degenza, risultando così un via vai continuo di<br />

persone, che disturbano:<br />

1. l’operatività del personale nell’attività di pronto soccorso<br />

2. la necessità di tranquillità di chi è ricoverato in astanteria<br />

3. la privacy di chi chiede prestazione, quasi sempre in<br />

condizioni di sofferenza.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

La necessità di una collocazione che sia separata dal resto<br />

dello stabilimento ospedaliero, in modo da evitare<br />

un mescolamento di pazienti, personale non afferente<br />

al Pronto Soccorso, pubblico in visita o in richiesta di<br />

prestazioni verso altri servizi (come laboratorio analisi o<br />

radiologia, o parenti di persone ricoverate in Rianimazione.<br />

Obiettivo<br />

Collocare il servizio di Pronto Soccorso in una zona dello<br />

stabilimento di Arzignano in modo da ottenere:<br />

1. Un unico accesso interno per il trasporto dell’utente<br />

che necessita di ricovero o prestazioni.<br />

2. L’accesso degli esterni direttamente dall’estemo.<br />

3. L’astanteria separata dal pubblico.<br />

4. I corridoi degli ambulatori di intervento separati dal<br />

passaggio di estranei al Servizio.<br />

5. L’attività del triage centralizzata.<br />

6. La sala di attesa dedicata all’utente in richiesta.<br />

Strategia<br />

L’U.O.A. di Pronto Soccorso dovrebbe essere collocata<br />

nell’ala ovest dello stabilimento di Arzignano al piano<br />

terra; zona occupata attualmente dalla cassa-ospedali e<br />

da qualche ambulatorio.<br />

Durante la stesura di questo progetto nello stesso piano<br />

verrà dislocata il Servizio di Endoscopia.<br />

Interventi<br />

Interventi di edilizia, impiantistica, riadattamento del<br />

vecchio ascensore, costruzione di una nuova colonna<br />

ascensore, tunnel di comunicazione con la radiologia,<br />

tunnel per ambulanze ecc...<br />

54 55<br />

Ospedale<br />

Diffusione capillare delle pratiche riabilitative cardiologiche<br />

a tutto il personale infermieristico della cardiologia<br />

Referente<br />

Sara Meggiolaro<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Vanessa Cecconato<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Stefano Bertozzo<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Marija Vasiljevic<br />

Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Progetto premiato


Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

I pazienti operati di intervento cardiochirurgico, soprattutto<br />

i più anziani e quelli con immobilizzazione più prolungata,<br />

vanno incontro, nel postoperatorio, a diverse<br />

difficoltà che includono una notevole astenia conseguente<br />

alla più o meno prolungata immobilizzazione e<br />

una insufficienza respiratoria causata da perdita dell’elasticità<br />

toracica dovuta alla toracotomia e da versamenti<br />

pleurici quasi invariabilmente presenti dopo l’intervento,<br />

a volte monolateralmente, a volte bilateralmente.<br />

Anche molti pazienti appena ripresi da uno scompenso<br />

cardiaco acuto possono avere difficoltà analoghe e<br />

quindi si giovano al massimo di pratiche riabilitative.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Il reparto di cardiologia di Arzignano ha deciso, fin dall’inizio,<br />

di far ritrasferire dalla cardiochirurgia i pazienti<br />

inviati per intervento, evitando rinvio degli stessi nei cosiddetti<br />

centri di riabilitazione.<br />

Il motivo di questa scelta è dettato dal gran numero<br />

di complicanze postoperatorie che si manifestano nei<br />

giorni successivi all’intervento. Queste complicanze<br />

sono quasi sempre risolvibili, ma talora richiedono un<br />

rinvio al cardiochirurgo, talora un sollecito intervento terapeutico<br />

da parte dei cardiologi, pertanto, se non vengono<br />

individuate prontamente, il rischio per il paziente<br />

diventa elevato.<br />

Secondo l’esperienza della cardiologia di Arzignano, i<br />

centri di riabilitazione non sono sempre adeguati a seguire<br />

queste complicanze; pertanto, ritenendo di offrire<br />

ai nostri malati la maggior sicurezza possibile ma anche<br />

la continuità terapeutica legata alla nostra assistenza,<br />

dopo 4-5 giorni dall’intervento, li riaccogliamo e, oltre<br />

a monitorare l’andamento clinico sotto il profilo delle<br />

complicanze, insegniamo esercizi riabilitativi allo scopo<br />

di far riprendere uno stile di vita più agevole in tempi<br />

pressoché ridotti.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Essendo la divisione di cardiologia di Arzignano un reparto<br />

per acuti, con degenza media contenuta, è necessario<br />

effettuare una riabilitazione intensiva, caratterizzata<br />

da esercizi respiratori con strumenti appropriati, e da<br />

esercizi a corpo libero, che devono essere insegnati dai<br />

personale infemieristico.<br />

Negli anni passati alcuni infermieri di cardiologia sono<br />

stati inviati nei più noti centri di riabilitazione per apprendere<br />

questo tipo di esercizi fisici e mettersi in grado<br />

di insegnarli ai pazienti.<br />

La quotidianità di tali esercizi è fondamentale perchè<br />

l’allenamento sia proficuo e il paziente riprenda la sua<br />

autosufficienza nel più breve tempo possibile.<br />

Secondo la nostra esperienza un grave ostacolo è costituito<br />

dalla interruzione di questa ginnastica nei giorni<br />

festivi e nei week end, cosa che accade per la mancanza,<br />

in quei giorni, di personale in grado di far esercitare i<br />

pazienti.<br />

L’apprendimento di tali metodiche, da parte di tutto il<br />

personale infermieristico, consentirebbe a qualsiasi turno<br />

di infermieri, in qualsiasi giorno sia feriale sia festivo<br />

sia nei week end, di continuare le suddette pratiche, non<br />

facendo, quindi, perdere l’allenamento e consentendo<br />

una dimissione abbastanza precoce, circa dopo 7 giorni<br />

di degenza o poco più a fronte dei 15 giorni abituali dei<br />

centri riabilitativi.<br />

56<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Ovviamente, il trattamento immediato di eventuali complicanze<br />

fa evitare il dilazionamento dell’attività fisica,<br />

impedita da problemi insorti durante la degenza, cosa<br />

che accade comunemente in altri ambienti in cui la complicanza<br />

non viene riconosciuta con sollecitudine.<br />

Obiettivo<br />

L’obiettivo quello di mettere tutti i pazienti operati, o<br />

anche quelli reduci da scompenso acuto e bisognosi di<br />

riabilitazione, in condizioni di poter effettuare, nel giro<br />

di un numero limitato di giorni, In genere una settimana<br />

o poco più tutti gli esercizi fisici e respiratori necessari<br />

per la ripresa e la completa autosufficienza.<br />

Questi pazienti vengono poi invitati a continuare gli stessi<br />

esercizi a domicilio e, dopo 3-4 settimane, vengono ricontrollati<br />

sia sotto il profilo della specifica patologia sia<br />

sotto il profilo del riacquisto delle capacità fisiche.<br />

Istruendo tutto il personale infermieristico in questa attività<br />

riabilitativa, si evitano interruzioni dell’attività legate<br />

alle festività e il susseguente prolungamento della<br />

degenza, nonché la perdita di efficacia degli esercizi<br />

causata dalla Interruzione. Infatti, qualsiasi turno di personale,<br />

anche nelle festività sarà in grado di continuare<br />

l’attività riabilitativa evitando Improprie interruzioni.<br />

Strategia<br />

Gli infermieri non ancora esperti nell’attività riabilitativa<br />

dovranno essere addestrati dai colleghi esperti in modo<br />

da acquisire rapidamente queste capacità.<br />

Interventi<br />

Per ogni paziente operato o reduce da scompenso acuto,<br />

nel quale sia necessaria una attività riabilitativa, un infermiere<br />

esperto accompagnerà il collega non esperto<br />

e, se possibile, anche da altri due presenti in turno, farà<br />

esercitare il paziente nell’attività prevista.<br />

Dopo 1-2 sedute l’infermiere apprendista sarà incaricato<br />

di eseguire questo compito da solo, con la supervisione<br />

da parte dell’infermiere più esperto.<br />

57<br />

Ospedale<br />

Diffusione in reparto della pratica emogasanalitica<br />

su pazienti con insuffi cienza respiratoria o cardiaca<br />

Manifestazioni del problema<br />

L’insufficienza respiratoria può riconoscere cause polmonari<br />

o cardiache.<br />

La gestione di questa condizione clinica varia molto a<br />

seconda dei meccanismi con cui l’insufficienza respiratoria<br />

si instaura.<br />

L’analisi dei gas contenuti nel sangue arterioso, in particolare<br />

l’ossigeno, ci dà un’idea chiara sui grado di ossigenazione<br />

dei paziente che può essere sufficiente e<br />

non richiedere ossigenoterapia, o più o meno grave,<br />

fino a richiedere la ventilazione assistita e il ricovero in<br />

Reparto di terapia Intensiva, inoltre e fondamentale il<br />

dosaggio dell’anidride carbonica che, in caso di broncospasmo,<br />

aumenta progressivamente e, nei casi più<br />

gravi, può inibire il centro respiratorio fino al coma da<br />

gas carbonico.<br />

Questa evoluzione negativa viene favorita dalla somministrazione<br />

incauta di O 2 che troppo spesso viene<br />

somministrato al paziente dispnoico senza conoscere il<br />

tasso di anidride carbonica nel sangue, rischiando così<br />

la carbonarcosi.<br />

È di fondamentale importanza che la pratica dell’emogasanalisi<br />

diventi usuale e alla portata di tutti in questo<br />

tipo di pazienti.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Onde evitare complicanze da somministrazione incauta<br />

di ossigeno (carbonarcosi) e per conoscere la gravità<br />

della ipossiemia, ai fini di stabilire la terapia più appropriata,<br />

ovvero ossigenoterapia oppure respirazione assistita,<br />

il reparto di cardiologia da molto tempo attua la<br />

pratica dell’emogasanalisi in ogni paziente con insuffi-<br />

Referente<br />

Sabina Tomasi<br />

Collaboratore Professionale - Infermiere<br />

Cardiologia U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Angiolina Griso<br />

Collaboratore Professionale - Infermiere<br />

Cardiologia U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Michela Vianello<br />

Collaboratore Professionale - Infermiere<br />

Cardiologia U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Angiolina Griso<br />

Collaboratore Professionale - Infermiere<br />

Cardiologia U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

cienza respiratoria.<br />

Il prelievo viene effettuato in arteria radiale dal personale<br />

infermieristico. L’esame è considerato di estrema<br />

urgenza e si attende una risposta immediata dal laboratorio.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Abitudini sbagliate e di vecchia data, sia del personale<br />

infermieristico che del personale medico, in qualsiasi<br />

ospedale, conducono alla facile somministrazione di<br />

ossigeno ad ogni paziente che abbia dispnea, ovvero<br />

mancanza di respiro a riposo o da sforzi modesti.<br />

Talora e lo stesso paziente a richiedere l’ossigeno e il<br />

personale tende a darglielo nella convinzione che possa<br />

fare solo bene. È necessario invece che, a tutti i livelli, si<br />

diffonda una giusta cautela nei confronti dell’ossigeno<br />

che deve essere considerato come un farmaco, con tutte<br />

le possibili complicanze.<br />

Obiettivo<br />

L’obiettivo è estendere la pratica dell’emogasanalisi a<br />

tutto il personale infermieristico, sia sotto il profilo dell’addestramento<br />

al prelievo arterioso, al quale già si<br />

dedica un certo numero di infermieri, sia sotto il profilo<br />

dell’indicazione al prelievo e della decisione di attuarlo<br />

prima di qualsiasi somministrazione di ossigeno.<br />

Evitare l’immediata somministrazione di ossigeno è<br />

fondamentale, per far si che l’emogasanalisi non risulti<br />

falsata dall’inalazione di O 2 e quindi il sangue appaia<br />

meno ipossiemico di quanto sarebbe stato col prelievo<br />

in aria ambiente.<br />

Il personale va anche addestrato alla lettura del referto


Ospedale<br />

emogasanalitico, affinché acquisti la capacità di regolare<br />

la somministrazione di ossigeno in base al referto<br />

emogasanilitico stesso.<br />

Strategia<br />

Ogni volta che si presenti la necessità in pazienti con insufficienza<br />

respiratoria, di eseguire un prelievo per emogasanalisi,<br />

l’infermiere presente in turno, sotto sorveglianza<br />

medica, eseguirà il prelievo di sangue arterioso<br />

in arteria radiale, riceverà nel più breve tempo possibile<br />

il referto, lo valuterà discutendolo col medico di turno,<br />

e deciderà col medico il grado di somministrazione di<br />

ossigeno, se necessario.<br />

Interventi<br />

Si ritiene che nel giro di mesi 6 tutti gli infermieri della<br />

cardiologia possano essere addestrati nella pratica dell’emogasanalisi<br />

nella sua interpretazione, e nella somministrazione<br />

adeguata di ossigeno.<br />

58<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

59<br />

Ospedale<br />

Disfagia: è indispensabile<br />

mantenere la qualità e ridurre i costi<br />

Referente<br />

Giovanni Ronzani<br />

Responsabile dirigente medico<br />

U.O.S.D. Dietetica e Nutrizione - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Vallì Bagarolo<br />

Dietista<br />

U.O.S.D. Dietetica e Nutrizione - Ospedale<br />

Luciana Martelletto<br />

Dietista<br />

U.O.S.D. Dietetica e Nutrizione - Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Logopediste RSA Scalabrin di Arzignano e Villa Serena Valdagno<br />

Progetto premiato


Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Disfagia come causa di morbilità (malnutrizione - polmonite<br />

AB incestis) mortalità e costi.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Aumento delle richieste di integratori addensanti soprattutto<br />

da parte delle RSA negli ultimi anni con aumento<br />

non contenibile dei costi.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

• aumento della disfagia da cause molteplici<br />

• aumento delle complicanze correlate<br />

• aumento progressivo del consumo di integratori addensanti<br />

• mancato contenimento dei costi nonostante i provvedimenti<br />

già assunti.<br />

Obiettivo<br />

Ridurre l’incremento dei costi derivante dal progressivo<br />

aumento nel consumo di addensanti senza penalizzare<br />

la qualità del servizio offerto agli utenti (pazienti e care<br />

givers).<br />

Ricerca di soluzioni alternative proponibili su dati obiettivi<br />

(e non solo su opinioni) per affrontare efficacemente<br />

il problema.<br />

60<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Strategia<br />

• individuazione di 2 RSA rappresentative nel nostro territorio<br />

e contatto con i direttori<br />

• concordare la tipologia di intervento con medici responsabili,<br />

logopediste e personale<br />

Interventi<br />

• sperimentazione di un nuovo tipo di addensante registrando<br />

parametri multipli indicatori di efficacia, efficienza<br />

e gradimento da parte del personale di assistenza<br />

e, quando possibile, dai pazienti<br />

• valutare i risultati<br />

• proporre eventualmente l’implementazione dell’azienda.<br />

Manifestazioni del problema<br />

Nell’U.O.A. di Recupero e Rieducazione Funzionale dell’ospedale<br />

di Lonigo vengono ricoverati pazienti affetti<br />

da neurolesioni (esiti di cerebropatie vascolari, malattie<br />

degenerative, traumi cranici...) e soggetti in età avanzata<br />

con lesioni dell’apparato muscoloscheletrico e/o rallentamento<br />

psicomotorio. I nostri pazienti presentano<br />

in elevata percentuale disfagia che e spesso un sintomo<br />

misconosciuto. Per disfagia s’intende una difficoltà<br />

della deglutizione che può essere causa di aspirazione<br />

di cibo o liquidi nelle vie aeree con conseguente infezione<br />

dell’apparato respiratorio (polmoniti ab ingestis)<br />

e di malnutrizione per inadeguato apporto calorico e<br />

idrico. Tale disturbo determina, quindi, grave disabilità<br />

funzionale, maggiore lunghezza della degenza ospedaliera,<br />

una più elevata tendenza all’istituzionalizzazione,<br />

un peggioramento della qualità della vita e un aumento<br />

della mortalità<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

L’interesse per i disturbi della deglutizione è legato alla<br />

loro rilevanza clinica ed epidemiologica. Si rende pertanto<br />

necessario, ai fine di una corretta valutazione e di<br />

un adeguato trattamento, un approccio multidisciplinare<br />

interprofessionale in cui sono coinvolte figure mediche<br />

e tecniche di differente estrazione specialistica:<br />

fisiatra, logopedista, infermiere professionale, pneumologo,<br />

gastroenterologo, radiologo. Valutazione, diagnosi<br />

e trattamento della disfagia vanno effettuati in fase<br />

precoce ai fine di:<br />

• contenere al minimo il rischio di gravi complicanze pol-<br />

61<br />

Ospedale<br />

Disfagia: fare e disfare<br />

Referente<br />

Marzia Favaron<br />

Medico-Fisiatra<br />

Dipartimento di Area Ortopedico-Riabilitativa U.O.A. RRF Ospedale di Lonigo<br />

Collaboratori<br />

Alessia Soattin<br />

Logopedista<br />

Dipartimento di Area Ortopedico-traumatologico e Riabilitativo<br />

U.O.A. di R.R.F. - Ospedale di Lonigo<br />

Simone Stefanello<br />

Infermiere Coordinatore<br />

Dipartimento di Area Ortopedico-Riabilitativa<br />

U.O.A. RRF - Ospedale di Lonigo<br />

monari che in alcuni casi possono compromettere la<br />

prognosi quod vitam dei paziente<br />

• una attenta e competente gestione incide sui costi<br />

complessivi dell’assistenza ai soggetti disabili che ne<br />

sono affetti riducendo la durata della degenza ospedaliera<br />

e abbattendo il costo relativo all’uso dei farmaci<br />

(antibiotici) necessari per le complicanze polmonari<br />

• non meno importante e la possibilità di garantire una<br />

qualità di vita migliore al paziente stesso che, considerando<br />

il cibo non solo come strumento essenziale<br />

per la sopravvivenza, ma anche come “simbolo di vita”,<br />

vede la sua privazione come causa di grave disabilità<br />

ed handicap.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Riportiamo i dati relativi alle richieste di valutazione logopedica<br />

per disfagia nel reparto di riabilitazione dell’ospedale<br />

di Lonigo.<br />

Anno Percentuale<br />

2002<br />

2003<br />

2004<br />

2005<br />

Il 32% delle valutazioni logopediche<br />

erano per disfagia<br />

ll 23,7% delle valutazioni logopediche<br />

erano per disfagia<br />

ll 51,8% delle valutazioni logopediche<br />

erano per disfagia<br />

ll 37,3% delle valutazioni logopediche<br />

erano per disfagia


Ospedale<br />

Obiettivo<br />

Creare un approccio di team alla disfagia al fine di:<br />

• identificare precocemente i pazienti a rischio<br />

• eseguire adeguata valutazione e trattamento<br />

dei pazienti con disfagia<br />

• ridurre le complicanze<br />

• istruire correttamente i familiari.<br />

Strategia<br />

1. Visita fisiatrica con identificazione del paziente a rischio<br />

(diagnosi).<br />

2. Valutazione logopedica.<br />

3. Eventuale esame strumentale della deglutizione e/o<br />

videofluorografia.<br />

4. Identificazione e assegnazione di un adeguato regime<br />

alimentare.<br />

5. Assistenza infermieristica durante l’assunzione dei pasti.<br />

Interventi<br />

Verifica da parte del medico, all’ingresso in reparto, se il<br />

paziente ha problemi d deglutizione attraverso:<br />

• notizie anamnestiche<br />

• identificazione della patologia a rischio<br />

• obiettività dei nervi cranici<br />

• prova della deglutizione di acqua<br />

• richiesta di valutazione logopedica e/o di esame strumentale<br />

delle deglutizione<br />

• compilazione di une scheda di valutazione<br />

• identificazione delle consistenza più idonea de cibi e<br />

dei liquidi e i compensi da attuare durante la deglutizione<br />

• counselling familiare<br />

• trattamento logopedico e rivalutazione<br />

• richiesta da parte del medico<br />

• esecuzione dell’esame della deglutizione (fibrolaringoscopia)<br />

testando le varie consistenze delle sostanze<br />

alimentari<br />

• sono stati definite tre tipi di diete di diversa consistenza<br />

(dieta omogeneizzata, dieta frullata, dieta libera con<br />

limitazioni) e due diverse modalità di addensamento<br />

dei liquidi (sciroppo, crema) Vedi allegati<br />

• verifica dell’applicazione delle indicazioni date ed<br />

eventuale correzione<br />

• osservazione per tutta l’assunzione del pasto della<br />

comparsa di eventuali problematiche e conseguente<br />

segnalazione.<br />

62<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

63<br />

Ospedale<br />

Emogasanalisi a domicilio su richiesta del medico<br />

di medicina generale per pazienti<br />

in insuffi cienza respiratoria cronica<br />

Manifestazioni del problema<br />

Quando i Medici di Medicina Generale, nel curare pazienti<br />

in insufficienza respiratoria, ne chiedono il ricovero<br />

ospedaliero per la valutazione, si verificano situazioni di<br />

disagio per i pazienti, spesso anziani in fase critica, con<br />

difficoltà anche di trasporto e logistiihe, oltre a determinare<br />

aggravi di spesa.<br />

È opportuno incrementare la collaborazione con i Medici<br />

di Medicina Generale, sensibilizzandoli ulteriormente<br />

al problema, mediante l’accoglimento di loro richieste<br />

dirette di intervento alla U.O.S.D. di Patologia Respiratoria,<br />

sia offrendo loro delle risposte a breve, oltre ad<br />

una eventuale consulenza specialistica. Ciò anche per<br />

accogliere richieste pervenute in questo senso dai Medici<br />

di Medicina Generale.<br />

Risulta allora indispensabile l’effettuazione da parte della<br />

U.O.S.D. di Patologia Respiratoria di Emogasanalisi<br />

Arteriose per la valutazione degli opportuni interventi<br />

terapeutici con ossigenoterapia in quanto le valutazioni<br />

cliniche e le prove di saturazione non forniscono un<br />

parametro certo e sufficiente per determinare la necessità<br />

di supportare l’insufficienza respiratoria con ossigenoterapia<br />

a lungo termine. È ipotizzabile pertanto che<br />

sia possibile evitare dei ricoveri di pazienti difficilmente<br />

trasportabili e in fase critica con aggravamento di patologie<br />

respiratorie in corso, con conseguenti maggiore<br />

soddisfazione degli interessati e risparmi di spesa.<br />

Referente<br />

Giorgio Gentilin<br />

Responsabile U.O.S.D. di Patologia Respiratoria<br />

U.O.S.D. di Patologia Respiratoria - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Marilena Nicolato<br />

Infermiera<br />

U.O.S.D. di Patologia Respiratoria<br />

Ospedale<br />

Riccardo Zampieri<br />

Infermiere<br />

U.O.S.D. di Patologia Respiratoria<br />

Ospedale<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

1. La sempre maggiore incidenza di insufficienza respiratoria<br />

in popolazione disagiata (anziani, con altre patologie<br />

concominanti, ecc...).<br />

2. Maggiore consapevolezza da parte di tutti gli attori (a<br />

partire dai M.M.G.).<br />

3. Possibilità di dare risposte meno costose, più rapide,<br />

più “fisiologiche”, di alta qualità e di maggiore gradimento<br />

dell’utente.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Risulta importante valutare adeguatamente i pazienti<br />

in grave insufficienza respiratoria, tenuto conto della<br />

difficoltà di trasporto, spesso con mezzi privati, e senza<br />

aggravarne significativamente la compromissione di<br />

funzione conseguente alla patologia sofferta, aumentandone<br />

lo scompenso, con conseguente incrementato<br />

rischio di ricovero e di prolungamento dei tempi di ricovero.<br />

Obiettivo<br />

Poter effettuare, e mettere a disposizione del M.M.G.,<br />

valutazioni emogasanalitiche dirette in tempi rapidi, in<br />

condizioni basali, in piena sicurezza, con risposta immediata,<br />

con criteri di qualità e pienamente attendibili e<br />

con piena soddisfazione dell’utente.


Ospedale<br />

Strategia<br />

1. Informarel ’ M.M.G. della possibilità di rivolgersi direttamente<br />

alla U.O.S.D. di Patologia Respiratoria, (o<br />

anche tramite il Distretto di riferimento), per richiedere<br />

l’esecuzione dell’E.G.A. a domicilio.<br />

2. Accogliere le richieste.<br />

3. Programmare l’intervento domiciliare nel minor tempo<br />

possibile.<br />

4. Esecuzione del prelievo con comunicazione al M.M.G.<br />

dei risultati.<br />

5. Eventuale valutazione dei risultati da parte del Pneumologo<br />

(su richiesta del M.M.G.).<br />

Interventi<br />

1. Preparazione del materiale informativo destinato a<br />

tutti i M.M.G..<br />

2. Preparazione di un incontro formativo ed informativo.<br />

3. Verifca immediata del grado di rispondenza proposta<br />

dei M.M.G. (mediante questionari).<br />

4. Verifica distanza (6 e 12 mesi) del grado di rispondenza<br />

effettiva dei M.M.G..<br />

64<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

65<br />

Ospedale<br />

Gestione dei farmaci Chemioterapici<br />

suor Narcisa Spagnolo<br />

Capo sala DH Oncologia - Ospedale<br />

Martina Padovani<br />

Dirigente medico DH Oncologia - Ospedale<br />

Cristina Oliani<br />

Direttore Oncologia - Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Gestione non soddisfacente dei farmaci chemioterapici,<br />

con particolare riguardo alle scadenze e agli ordini.<br />

Ordini<br />

Scarso approvvigionamento del farmaco, in quanto non<br />

c’è una adeguata giacenza utile a soddisfare il fabbisogno.<br />

I farmaci oncologici hanno un costo generalmente<br />

elevato, per cui non è possibile avere una scorta per più<br />

cicli di terapia, perchè sarebbe a rischio il sicuro utilizzo<br />

qualora il paziente dovesse posticipare o sospendere<br />

la terapia. I tempi di fornitura delle ditte farmaceutiche<br />

sono spesso lunghi e anche questo complica l’approvvigionamento.<br />

Scadenze<br />

Si può verificare la presenza in deposito di farmaci, anche<br />

costosi, in prossimità di scadenza, che difficilmente<br />

possono essere utilizzati da altri reparti.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La soluzione del problema è fondamentale per la corretta<br />

gestione delle terapie e per assicurare un preciso iter<br />

terapeutico del paziente e un’adeguata programmazione<br />

delle attività del DH. Le conseguenze del problema<br />

non risolto comportano:<br />

• ritardi nella somministrazione della chemioterapia, con<br />

conseguente modifica dei programmi terapeutici, con<br />

disagi e ansie da parte del malato.<br />

• gestione in urgenza della programmazione terapeutica<br />

con perdita di tempo e di energie e con la spiacevole<br />

necessità di dover improvvisare la soluzione del<br />

problema.<br />

Referente<br />

Barbara De Santi<br />

Infermiera DH Oncologia<br />

Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Patrizia Zanatto<br />

Infermiera DH Oncologia - Ospedale<br />

Mariangela Tonello<br />

Infermiera DH Oncologia - Ospedale<br />

Cristina Dalla Riva<br />

Infermiera Coordinatrice DH Oncologia - Ospedale<br />

• spreco di risorse qualora i farmaci in giacenza non vengano<br />

utilizzati prima della loro scadenza.<br />

Obiettivo<br />

Il nostro obiettivo è una gestione più efficiente dei farmaci<br />

chemioterapici:<br />

• i farmaci sono prontamente disponibili nel momento in<br />

cui è necessario il loro utilizzo<br />

• è ridotta al minimo la possibilità che i farmaci raggiungano<br />

la data di scadenza senza essere stati utilizzati<br />

• l’iter terapeutico del paziente si può attuare come programmato.<br />

Strategia<br />

• Analisi dell’iter di formulazione e inoltro degli ordini<br />

alla Farmacia.<br />

• Analisi della metodologia di gestione delle giacenze e<br />

delle scadenze.<br />

• Stesura di procedure operative di gruppo per la gestione<br />

delle giacenze, degli ordini e delle scadenze.<br />

Interventi<br />

1. Riunione iniziale rivolta a tutta l’equipe per valutare<br />

le eventuali difficoltà presenti nella gestione degli<br />

ordini, delle giacenze e delle scadenze dei chemioterapici<br />

(2 ore).<br />

2. Individuazione di un gruppo di lavoro composto da<br />

tre infermieri e dalla coordinatrice/caposala, disponibili<br />

per la formulazione di procedure e strumenti operativi<br />

adeguati (2 ore). Tempi per le tappe 1-2: entro<br />

15 giorni.


Ospedale<br />

3. Programmazione di incontri del gruppo di lavoro per<br />

la progettazione di tali procedure e strumenti operativi.<br />

Tali incontri sono stati programmati nell’arco<br />

di tempo di 1 mese (4 incontri di 2 ore ciascuno per<br />

complessive 8 ore).<br />

4. Presentazione a tutta l’equipe degli elaborati e loro<br />

analisi critica con proposte migliorative. Tempi: entro<br />

15 giorni (3 ore distribuite in 2 incontri).<br />

5. Modifica degli elaborati da parte del gruppo di lavoro<br />

sulla base delle proposte migliorative (1 ora).<br />

6. Incontro con tutta l’equipe per la revisione condivisa<br />

delle modifiche apportate agli elaborati (2 ore). Tempi<br />

per le tappe 5-6: entro 1 mese.<br />

7. Implementazione degli strumenti con la supervisione<br />

del gruppo di lavoro. Attualmente siamo in questa<br />

tappa.<br />

66<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

67<br />

Ospedale<br />

Gestione informatizzata del “Magazzino Dispositivi Medici<br />

Monouso” presso il Blocco Operatorio di Arzignano<br />

Referente<br />

Anna Radin<br />

Farmacista dirigente resp. struttura semplice<br />

Farmacia ospedaliera - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Monica Borga<br />

Infermiere esperto<br />

Pposizione organizzativa blocchi operatori<br />

Direzione medica Valdagno - Ospedale<br />

Massimo Tadiotto<br />

Infermiere esperto Coordinatoe blocco Operatorio<br />

Blocco Operatorio Arzignano - Ospedale<br />

Paolo Dal Lago<br />

Programmatore<br />

Servizio informatico - Ospedale<br />

Progetto premiato


Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

L’attuale modalità di gestione delle scorte di reparto<br />

non permette la tempestiva e corretta rilevazione dei<br />

quantitativi dei Dispositivi Medici (D.M.) monouso da<br />

ordinare nonchè la puntuale verifica dei consumi e dei<br />

relativi costi.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Il mancato utilizzo di un sistema informatizzato per la<br />

rilevazione e la gestione delle scorte dei D.M. determina:<br />

• l’impossibilità di monitorare in tempo reale le scorte di<br />

reparto<br />

• la necessità da parte del personale di verificare continuamente<br />

e direttamente le giacenze nei siti di deposito<br />

prima di provvedere alla compilazione delle richieste<br />

di acquisto<br />

• problemi di stoccaggio imputabili alla non ottimizzazione<br />

delle scorte<br />

• gestione difficoltosa delle scadenze in quanto delegata<br />

ad una verifica visiva delle giacenze.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il sistema informativo amministrativo-contabile dell’azienda,<br />

è stato recentemente arricchito dalla possibilità<br />

per i reparti di gestire autonomamente le scorte dei<br />

prodotti utilizzati. Il Blocco Operatorio allo stato attuale<br />

non è dotato del collegamento informatica diretto a tale<br />

sistema e pertanto non è in grado di conoscere la situazione<br />

reale delle scorte, se non a vista.<br />

Obiettivo<br />

Ottimizzare la gestione dei D.M. ad elevato costo, utilizzati<br />

ad esempio nella tecnica chirurgica laparoscopica,<br />

con conseguente riduzione del tempo di immobilizzo,<br />

abbattimento della giacenza media, riduzione delle richieste<br />

di approvvigionamento con carattere di urgenza,<br />

monitoraggio in tempo reale delle scorte (inventario) e<br />

costante rilevazione dei costi del materiale impiegato<br />

per singolo intervento.<br />

Strategia<br />

I traguardi individuati sono perseguibili con l’abilitazione<br />

all’accesso al sistema informativo dal parte del Blocco<br />

Operatorio; tale operazione, come da verifiche effettuate,<br />

non prevede costi aggiuntivi per l’aquisizione di<br />

ulteriori licenze software.<br />

Interventi<br />

Gli interventi pianificati per l’attivazione della strategia<br />

sopra descritta si dividono in due gruppi:<br />

1. interventi attivati:<br />

• identificazione dei D.M. oggetto del monitoraggio e<br />

loro successiva categorizzazione<br />

• abbinamento dei D.M. selezionati con la descrizione<br />

e la codifica utilizzata dall’U.O. Economato-Provveditorato<br />

(allegati no 1, 2, 3)<br />

• accordo con I’U.O. Economato-Provveditorato per<br />

l’inserimento nel sistema informativo della bolla di<br />

accompagnamento preventivamente all’invio dei<br />

materiali al Blocco Operatorio (oggi il carico al reparto,<br />

del materiale in transito, viene inserito a consegna<br />

effettuata<br />

• predisposizione della scheda di registrazione dei<br />

D.M. monouso utilizzati durante gli interventi chirurgici.<br />

68<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

2. interventi pianificati:<br />

• coinvolgimento del personale di reparto ed incontro<br />

informativo relativo al corretto utilizzo della scheda<br />

di registrazione dei D.M. monouso utilizzati durante<br />

gli interventi chirurgici<br />

• formazione del Coordinatore di reparto per implementare<br />

correttamente il sistema informativo con i<br />

flussi di entrata e di uscita dei prodotti<br />

• rilevazione delle giacenze di reparto prima dell’attivazione<br />

della procedura formali.<br />

Manifestazioni del problema<br />

• La persona che necessita del ricovero ospedaliero si<br />

trova ad affrontare una situazione nuova, complessa e<br />

spesso disagevole<br />

• Il personale infermieristico non sempre ha a disposizione<br />

il tempo per fornire al paziente e ai suoi famigliari<br />

tutte le informazioni necessarie e utili<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Riteniamo importante affrontare questo problema perché<br />

è di riscontro quotidiano: ogni giorno nuovi pazienti<br />

vengono ricoverati e le stesse informazioni devono essere<br />

ripetute molte volte con notevole impegnodi tempo<br />

per il personale. La mancata informazione su come<br />

sono organizzate le attività del reparto crea ansia e insicurezza<br />

e ripetute richieste da parte del paziente stesso<br />

al personale.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

• Il problema interessa tutte le persone che vengono ricoverate,<br />

i loro famigliari, il personale infermieristico, la<br />

caposala e i medici.<br />

• L’informazione orale rischia di non essere colta appieno<br />

o dimenticata con il trascorrere dei giorni, mentre lo<br />

scritto può essere consultato più volte.<br />

Obiettivo<br />

• Informare i pazienti e i loro famigliari su come è organizzato<br />

il reparto di neurologia in modo semplice e<br />

comprensibile per facilitarne la degenza.<br />

• Migliorare la qualità di assistenza, i rapporti e la comunicazione<br />

tra paziente ed equipe evitando che si crei-<br />

69<br />

Ospedale<br />

Guida alla degenza in neurologia<br />

Referente<br />

Rosanna Bon<br />

Infermiere professionale<br />

Neurologia - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Paola Toffanin<br />

Infermiere professionale<br />

Neurologia - Ospedale<br />

no attriti ed incomprensioni per aspettative maggiori<br />

o comunque diverse da quelle che in realtà il reparto è<br />

in grado di soddisfare.<br />

Strategia<br />

Diffusione della “guida alla degenza in neurologia” al<br />

paziente e al famigliare con possibilità di poterla consultare<br />

per tutto il tempo della degenza.<br />

Interventi<br />

L’intervento viene fatto ogni volta che un nuovo paziente<br />

viene ricoverato. L’infermiere che lo accoglie illustra<br />

brevemente l’uso della guida e si rende disponibile a<br />

chiarire eventuali dubbi e a trovare insieme possibili<br />

soluzioni a problemi che possono insorgere durante la<br />

degenza.


Ospedale<br />

Il prelievo microbiologico: indicazioni per le UU.OO.<br />

e i M.M.G. dell’<strong>Ulss</strong> 5<br />

Referente<br />

Maurizio Bongiovanni<br />

Responsabile U.O. Microbioloaia e controlli ambientali<br />

U.O. Microbioloaia e controlli ambientali - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Margherita Menegozzo<br />

Biologo U.O. Laboratorio Analisi<br />

Arzignano - Ospedale<br />

Lorenzo Magrin<br />

Responsabile Centro Formazione<br />

U.O.S. Dipartimentale Formazione<br />

Servizi generali<br />

Manifestazioni del problema<br />

Attualmente all’interno delle UU.OO. i prelievi dei prelievi<br />

microbiologici, sia in fase di prelievo che di conservazione<br />

e trasporto, vengono effettuati con disomogeneità<br />

e non sempre tenendo conto delle procedure da<br />

adottare.<br />

Questo genera:<br />

• un’elevata incidenza di errore<br />

• allungamento dei tempi di produzione del referto che<br />

nei casi di ricovero allunga la degenza<br />

• impossibilità di verificare la correttezza della terapia<br />

impostata in quanto non è possibile ripetere l’esame<br />

in tempi brevi<br />

• disagi per gli utenti impatto negativo nella qualità percepita<br />

dagli utenti<br />

A questo si aggiunge che i M.M.G. non forniscono agli<br />

utenti le informazioni necessarie per prepararsi correttamente<br />

al prelievo con conseguente:<br />

• disagio per gli utenti che devono ripresentarsi<br />

• disagio per l’unita operativa che deve ripianificare gli<br />

appuntamenti<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Il problema ha un forte impatto interno ed esterno. All’interno<br />

genera infatti un dispendio di risorse economiche<br />

ed umane legate alla necessità di ripetere i prelievi<br />

microbiologici nonché, nei casi di prelievi effettuati durante<br />

il ricovero ospedaliero, un incremento della spesa<br />

sanitaria per gli allungamenti della degenza.<br />

All’esterno, d’altra parte, crea un disservizio per gli utenti<br />

che devono ripresentarsi per effettuare il prelievo con i<br />

conseguenti effetti che questo genera sulla qualità percepita<br />

del servizio erogato.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il problema è generato da: elevato tournover del personale<br />

delle UU.OO. che effettuano i prelievi, scarsa<br />

conoscenza delle procedure relative alla conservazione<br />

del materiale microbiologico, assenza di protocolli formalizzati<br />

e condivisi.<br />

Obiettivo<br />

Il progetto si propone di rendere omogenei i comportamenti<br />

nei 4 presidi ospedalieri attraverso la stesura<br />

e applicazione di un manuale contenente precisi protocolli<br />

di riferimento. Tale documento sarà disponibile<br />

sia in forma cartacea che informatica e consultabile sul<br />

Portale dell’<strong>Ulss</strong>. Inoltre verrà individuato un referente<br />

per la manutenzione e l’aggiornamento costante del<br />

manuale.<br />

Si intende inoltre coinvolgere il personale delle UU.OO.<br />

in alcune sessione formative al fine di addestrare il personale<br />

alle nuove modalità operative e presentare le<br />

modalità di consultazione del manuale prodotto.<br />

Saranno infine previsti degli incontri con i M.M.G. al fine<br />

di presentare loro le modalità di prelievo con l’obiettivo<br />

di rendere trasparente e diffusa tale pratica anche agli<br />

utenti finali supportati da un breve opuscolo informativo.<br />

Strategia<br />

La strategia che si intende adottare riguarda una fase<br />

di progettazione e stesura del Manuale operativo, at-<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

traverso un’analisi bibliografica e un’analisi dei processi<br />

aziendali, seguita da una fase di diffusione del Manuale<br />

stesso all’interno dell’<strong>Ulss</strong> e con i M.M.G..<br />

70 71<br />

Ospedale


Ospedale<br />

Implementazione della cartella clinica informatizzata:<br />

utilizzazione di una banca dati per la terapia<br />

Referente<br />

Fabio Armellini<br />

Direttore Dipartimento<br />

Dipartimento di Area Medica di Valdagno - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Francesco Bortolan<br />

Ingegnere responsabile del servizio Sistemi Applicativi Dipartimentali<br />

U.O.C. Servizio Informatico<br />

Servizi generali<br />

Centri esterni<br />

ditta vincitrice dell’appalto per la preparazione del software per la cartella computerizzata<br />

Problema e sua analisi del problema<br />

La prescrizione di una terapia nei pazienti ricoverati prevede<br />

una serie di operazioni complesse che terminano<br />

con la scrittura in cartella del nome commerciale del<br />

prodotto, della sua formulazione, della posologia, delle<br />

modalità e degli orari di somministrazione. L’adozione<br />

della cartella clinica computerizzata velocizza e semplifica<br />

solo alcune di queste operazioni, ma non di altre.<br />

In particolare, la scrittura del farmaco sulla grafica si presta<br />

ad errori, che rendono spesso necessarie successive<br />

correzioni. Inoltre, le formulazioni in prontuario sono<br />

soggette a modificazioni con mancata corrispondenza<br />

dei nomi commerciali, se non addirittura delle molecole,<br />

fra quanto riportato in grafica e quanto disponibile<br />

in Farmacia.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

L’imminente adozione della cartella clinica comouterizzata<br />

rende estremamente attuale e pressante questo<br />

problema.<br />

La presenza in <strong>Azienda</strong> di una banca dati: “Farmadati”<br />

offre l’opportunità di ridurre il rischio di errore, di velocizzare<br />

le operazioni, fornendo nel contempo informazioni<br />

aggiuntive a medici e infermieri<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

L’estrema variabilità, l’ineluttabile difficoltà, il continuo<br />

aggiornamento o addirittura la sostituzione di un prodotto<br />

commerciale con un altro, sono alla base delle<br />

difficoltà incontrate quotidianamente da medico e infermiere<br />

nell’attività terapeutica.<br />

Semplificare e rendere più chiare e trasparenti queste<br />

operazioni implementando le informazioni in cartella,<br />

diviene praticamente consequenziale all’avvio di una<br />

nuova procedura di computerizzazione.<br />

Obiettivo<br />

Implementare la cartella clinica con le informazioni contenuti<br />

nel data base “Farmadati: Compendio Farmaceutico<br />

Telematico, Annuario Telematico del Farmaco e del<br />

Parafarmaco”.<br />

Rendere di immediato e semplice accesso le informazioni<br />

strettamente pertinenti alla scrittura della specialità<br />

alla sua confezione e dose, consentendo al medico di<br />

trasportare tale informazione sulla grafica computerizzata<br />

con il solo utilizzo della penna ottica.<br />

Rendere inoltre disponibili le altre informazioni contenute<br />

nella banca dati, di grande utilità non solo nella<br />

pratica clinica routinaria, ma anche di prezioso supporto<br />

al lavoro del medico di guardia:<br />

• Categoria farmacoterapeutica<br />

• Indicazioni<br />

• Avvertenze<br />

• Precauzioni<br />

• Effetti indesiderati<br />

• Interazioni con altri farmaci<br />

• Posologia<br />

Strategia<br />

1. Viaggio di studio presso la <strong>Ulss</strong> di Forlì dove esiste già<br />

una grafica analoga a quella che si intende utilizzare e<br />

che si vale di una banca dati per la prescrizione della<br />

terapia. Presso la stessa <strong>Azienda</strong> e in fase di avanzata<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

progettazione l’inserimento di “Farmadati” al posto<br />

del data base attualmente utilizzato.<br />

2. Riportare questa esperienza nella nostra realtà.<br />

Interventi<br />

1. Preparazione della bozza delle pagine necessarie alla<br />

gestione delle seguenti azioni:<br />

• prescrizione del farmaco<br />

• verifica contestuale ed immediata della disponibilità<br />

del medesimo in prontuario<br />

• consultazione online delle informazioni contenute<br />

nel data base<br />

• verifica della somministrazione<br />

2. Trasferimento della documentazione alla ditta che<br />

gestisce il software della cartella clinica per la compilazione.<br />

3. Collaudo.<br />

72 73<br />

Ospedale


Ospedale<br />

Implementazione di uno score pre e post-endoscopico<br />

di valutazione del rischio in pazienticon emorragia<br />

digestiva superiore<br />

Referente<br />

Enrico Bottona<br />

Dirigente Medico l° livello<br />

Struttura Semplice a valenza Dipartimentale di gastroenterologia ed doscopia digestiva - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Maurizio Pantalena<br />

Dirigente Medico l° livello<br />

Struttura Semplice a valenza<br />

Dipartimentale di gastroenterologia<br />

ed doscopia digestiva - Ospedale<br />

Lidia Nardi<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Esperto<br />

Infermiere Dipartimentale di gastroenterologia<br />

ed doscopia digestiva - Ospedale<br />

Enza Ciman<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Manifestazioni del problema<br />

Richieste di endoscopie in emergenza talvolta inappropriate.<br />

Pazienti emorragici con valutazione<br />

emodinamica incompleta.<br />

Necessita di identificazione di parametri di semplice rilevazione<br />

per la stratificazione del rischio di mortalità e<br />

di risanguinamento, in pazienti con emorragia digestiva<br />

superiore.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La stratificazione del rischio di mortalità e di risanguinamento<br />

consente una migliore gestione del paziente,<br />

nella struttura di cura più idonea con ottimizzazione delle<br />

risorse.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Attualmente tutti i pazienti emorragici (tranne rare eccezioni)<br />

vengono ricoverati in un reparto di degenza ordinario<br />

(Medicina o Chirurgia) indipendentemente dalla<br />

gravita e dal rischio di risanguinamento e di morte. Ciò<br />

comporta un trattamento eccessivo “overtreatment”) in<br />

pazienti che potrebbero essere dimessi (la letteratura<br />

quantifica tali pazienti in circa il 30%) oppure un delle<br />

prestazioni inadeguate in pazienti ad alto rischio.<br />

Ermanna Corradini<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Bertilla Fracca<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Malvina Riolfi<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Lorenza Tecchio<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Struttura Semplice a Valenza<br />

Dipartimentale di Gastroenterologia<br />

ed Endoscopia Digestiva - Ospedale<br />

Obiettivo<br />

1. Migliorare l’appropriatezza prescrittiva delle EGDS in<br />

emergenza-urgenza.<br />

2. Inviare il paziente nel reparto più idoneo dopo la diagnosi<br />

e la terapia endoscopica (reparto di degenza<br />

ordinaria o UTI).<br />

3. Possibilità di dimissione precoce nei paziente a basso<br />

rischio di mortalità e/o risanguinamento.<br />

Strategia<br />

Utilizzo di una tabella di raccolta dati clinici ed endoscopici<br />

che consentano di identificare i pazienti a maggior<br />

rischio di mortalità e risanguinamento (vedi allegato).<br />

Interventi<br />

Utilizzo di una tabella di raccolta dati clinici ed endoscopici<br />

che consentano di identificare i pazienti a maggior<br />

rischio di mortalità e risanguinamento. Validazione dello<br />

score con controllo endoscopico in urgenza.<br />

È stato scelto lo score di Rockall in quanto il più utilizzato<br />

e validato negli anni .<br />

Manifestazioni del problema<br />

In un Dipartimento Ospedaliero, caratterizzato dalla<br />

contemporanea presenza di UU.OO.AA. di specializzazione<br />

sia medica che chirurgica, non è infrequente la<br />

strutturazione di comportamenti e procedure non omogenee,<br />

fornendo in tal modo, nel medesimo territorio<br />

dell’<strong>Ulss</strong> di appartenenza, proposte e modelli di assistenza<br />

differenti.<br />

Così facendo si determina disorientamento nell’utenza,<br />

con il rischio di favorire la disaffezione nei confronti delle<br />

strutture ospedaliere di riferimento.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Evitare che nel medesimo territorio operino tecnici che,<br />

nonostante la comune estrazione culturale e formativa,<br />

propongono agli utenti soluzioni differenti a medesimi<br />

problemi (si pensi ad esempio a componenti di<br />

uno stesso nucleo familiare che ricevono per medesime<br />

patologie trattamenti differenti, in base alla struttura<br />

ospedaliera presso la quale hanno ricevuto assistenza).<br />

Si riduce così il rischio di conflittualità medico -legale e<br />

migrazione degli utenti presso operatori esterni.<br />

Inoltre comportamenti omogenei consentono di proporre<br />

un prodotto migliore, la prestazione sanitaria con<br />

maggior soddisfazione dell’utente finale, il paziente.<br />

L’esperienza maturata presso la U.O.A. di Ortopedia e<br />

Traumatologia dell’ospedale di Montecchio Maggiore<br />

nella stesura e realizzazione di un progetto finalizzato<br />

ad ottenere la continuità assistenziale attraverso la personalizzazione<br />

del rapporto medico -paziente, valutata<br />

positivamente dall’utenza per l’omogeneità dei trattamenti<br />

nell’ambito di un gruppo di curanti, medici e pa-<br />

74 75<br />

Ospedale<br />

Individuazione e realizzazione di modelli operativi<br />

omogenei nell’erogazione delle prestazioni nell’ambito<br />

del dipartimento di area ortopedico riabilitativa<br />

dell’<strong>Ulss</strong> 5 Ovest Vicentino<br />

Referente<br />

Enrico Castaman<br />

Direttore U.O.A. di Ortopedia e Traumatologia - Ospedale di Montecchio Maggiore<br />

Direttore Dipartimento di Area Ortopedico - Riabilitativa <strong>Ulss</strong> 5<br />

Collaboratori<br />

Domenico Amato<br />

Dirigente Vicario - U.O.A. Ortopedia e Traumatologia<br />

Ospedale di Montecchio Maggiore<br />

Membro Comitato di Dipartimento di Area Ortopedico<br />

Riabilitativa <strong>Ulss</strong> 5 - Ospedale<br />

Carmelo Scialabba<br />

Dirigente Medico - U.O.A. Ortopedia e Traumatoiogia<br />

Ospedale di Montecchio Maggiore - Ospedale<br />

ramedici, induce a ritenere che l’estensione a livello dipartimentale,<br />

con le debite differenze per le diversità in<br />

premesse e scopi, di analoghe modalità organizzative,<br />

concorra a migliorare su tutto il territorio dell’<strong>Ulss</strong> l’erogazione<br />

delle prestazioni ortopedico-traumatologiche e<br />

riabilitative.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Nell’ambito del Dipartimento di Area Ortopedico -Riabilitativa<br />

dell’<strong>Ulss</strong> 5, all’utente sono proposte diverse realtà<br />

la U.O.A. di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale<br />

di Montecchio Maggiore; la U.O.A. di Ortopedia e Traumatologia<br />

dell’ospedale di Valdagno; la U.O.A. di Riabilitazione<br />

e Rieducazione funzionale dell’ospedale di Lonigo.<br />

A queste si aggiungono le strutture di Day Surgery<br />

dell’ospedale di Lonigo ed i Servizi di Riabilitazione e<br />

Rieducazione funzionale degli Ospedali di Montecchio<br />

Maggiore, Arzignano e Valdagno, con le relative attività<br />

di consulenza interopsedaliera. Non infrequente, data la<br />

continuità territoriale, il transito dei pazienti tra le diverse<br />

strutture sia in fase acuta (Montecchio - Valdagno), sia<br />

in fase sub acuta (Montecchio/Valdagno - Lonigo).<br />

Obiettivo<br />

In tali condizioni di complessità è indispensabile proporre<br />

al paziente sin dal primo accesso in Ospedale percorsi<br />

coerenti, con modelli operativi facilmente intellegibili,<br />

in tutte le fasi del trattamento dai diversi tecnici, medici<br />

e paramedici, progressivamente coinvolti. Essi dovranno<br />

“parlare la medesima lingua” in modo che l’utente<br />

possa agevolmente ascoltare e, soprattutto, facilmente<br />

capire. Il paziente dovrà sempre avere la sensazione di


Ospedale<br />

trovarsi di fronte ad operatori che hanno maturato una<br />

visione unitaria del suo problema.<br />

Strategia<br />

Il paziente, indipendentemente a quale delle strutture<br />

operative del Dipartimento di Area Ortopedico - Riabilitativa<br />

si rivolga, dovrà ricevere risposte coerenti ed<br />

esaustive, organizzate secondo medesimi schemi e procedure<br />

operative.<br />

Il raggiungimento di tale obiettivo passa attraverso:<br />

• la produzione di una modulistica unitaria nella veste tipografica,<br />

chiara ed esauriente nei contenuti, in grado<br />

di proporre percorsi organizzativi simili, pur nel rispetto<br />

delle caratteristiche di ogni singola Unità Operativa.<br />

• il superamento dei “confini culturali” derivanti agli<br />

operatori, medici e paramedici, dal risiedere in strutture<br />

ospedaliere differenti, con l’attivazione di una<br />

“formazione culturale permanente”, svolta all’interno<br />

dell’<strong>Azienda</strong>, sfruttando le diverse “eccellenze professionali”<br />

presenti.<br />

Interventi<br />

Il progetto è partito a marzo 2006 con:<br />

• l’adozione di modulistica dipartimentale con “Lettera<br />

di accoglimento” e “Lettera di dimissione” (v. allegati)<br />

• l’avvicendamento di personale medico e paramedico<br />

tra le UU.OO.AA. del Dipartimento (per quanto possibile,<br />

considerato l’elevato turnover degli operatori)<br />

• la realizzazione di protocolli sia farmacologici (profilassi<br />

antitromboembolica, antibioticoterapia), ottenuti con<br />

la valutazione di linee guida, validate dall’uso presso<br />

Aziende Ospedaliere ed Universitarie di rilievo nazionale<br />

• la definizione di automatismi nei trasferimenti tra le<br />

UU.OO.AA. del Dipartimento con periodici incontri tra<br />

referenti medici e caposala, allo scopo di rendere operative<br />

intese raggiunte in ambito di Comitato di Dipartimento<br />

• l’individuazione di percorsi formativi comuni con la definizione<br />

di una proposta formativa unitaria e la programmazione<br />

di un evento congressuale, a significato<br />

regionale ed extraregionale, previsto per la primavera<br />

del 2007.<br />

76<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

77<br />

Ospedale<br />

Infezioni sostenute da microrganismi sentinella in Ospedale:<br />

protocollo di sorveglianza e gestione<br />

degli eventi infettivi selezionati<br />

Manifestazioni del problema<br />

Nell’ambito delle Infezioni Ospedaliere particolare attenzione<br />

deve essere posta nel rilevamento di forme<br />

sostenute da microrganismi sentinella. I microrganismi<br />

sentinella sono agenti patogeni di particolare diffusibilità<br />

e pericolosità anche in relazione all’antibioticoresistenza.<br />

L’attuale sistema organizzativo permette di identificare<br />

tali eventi sentinella ma non prevede uno specifico programma<br />

di gestione del caso.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La mancanza di un sistema strutturato per la rilevazione<br />

e gestione degli eventi sentinella determina:<br />

1. mancata percezione del problema rilevato a seguito<br />

dell’isolamento del microrganismo di allarme<br />

2. misure di isolamento non attivate o applicate in modo<br />

inadeguato o non tempestivo<br />

3. mancato ritorno dei dati al fine di una precisa conoscenza<br />

epidemiologica generale relativa alle Unità<br />

Operative Ospedaliere.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

L’analisi qualitativa del problema ha permesso di evidenziare<br />

i seguenti fattori causali:<br />

1. mancanza di specifico protocollo operativo per la gestione<br />

in ospedale degli eventi infettivi sentinella<br />

2. mancanza di personale specificatamente formato e<br />

dedicato.<br />

Referente<br />

Maurizio Bongiovanni<br />

Dirigente Medico Responsabile di Struttura Semplice di Microbiologia<br />

Laboratorio di Microbiologia - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Monica Borga<br />

Infermiere Esperto Posizione Organizzativa Blocchi<br />

Operatori Direzione Medica Ospedaliera<br />

Ospedale<br />

Maria Luisa Fracasso<br />

Assistente Sanitario Esperto Posizione Organizzativa<br />

Igiene Ospedaliera Direzione Medica Ospedaliera<br />

Ospedale<br />

Obiettivo<br />

Evitare il diffondersi in ambiente ospedaliero di patogeni<br />

epidemiologicamente importanti per le loro resistenze<br />

ad antibiotici e disinfettanti, che determinerebbero<br />

conseguenze estremamente gravi per il singolo paziente<br />

e per l’intera struttura, comportando l’ aumento della<br />

spesa sanitaria e sociale.<br />

Strategia<br />

• A seguito dell’isolamento del patogeno segnale di<br />

allarme, tempestiva comunicazione all’Unità Operativa<br />

interessata e Direzione Medica Ospedaliera per la<br />

messa in atto delle corrette misure di isolamento.<br />

• Elaborazione dati con produzione di reports periodici<br />

per la conoscenza e la sensibilizzazione sulla locale situazione<br />

epidemiologica.<br />

Interventi<br />

Vedi diagramma di flusso.


Ospedale<br />

78<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

DIAGRAMMA DI FLUSSO PER LA SORVEGLIANZA E GESTIONE DEI PATOGENI SEGNALE DI ALLARME<br />

Immediata<br />

Isolamento del patogeno segnale di allarme da parte della Microbiologia<br />

Segnalazione telefonica, da parte della Microbiologia,<br />

alla Direzione Medica del patogeno segnale di<br />

allarme ed invio del relativo modulo<br />

Tempestiva<br />

Il Dirigente Medico di D.M.O.:<br />

Attiva l’infermiera Controllo Infezioni Ospedaliere<br />

che effettua un primo inquadramento epidemiologico<br />

e trasmette nota di raccomandazione sulle misure<br />

igienico- sanitarie da adottarsi<br />

Immediata<br />

Segnalazione telefonica, da parte della Microbiologia,<br />

all’Unità Operativa del patogeno segnale di<br />

allarme ed invio del referto dell’esame<br />

L’Unità Operativa interessata applica le misure di<br />

isolamento raccomandate<br />

48 – 72 h<br />

Sopralluogo da parte della Direzione Medica (Infermiere di Controllo Infezioni<br />

e/o Dedico di D.M.O.) presso l’U.O. interessata per la verifica della messa in atto<br />

delle misure di isolamento e per la compilazione della scheda di sorveglianza<br />

Imputazione dei dati raccolti e archiviazione delle schede di sorveglianza,<br />

da parte dell’nfermiere Controllo Infezioni<br />

Elaborazione ed analisi dei dati da parte di D.M.O.<br />

Laboratorio di Microbilogia, C.I.O.<br />

entro 7 giorni<br />

trimestrale<br />

semestrale<br />

Invio dei risultati via e-mail a:<br />

Direttore Medico Ospedaliero Direttori - Responsabili e Coordinatori Unità<br />

Operative Responsabile Servizio delle Professioni sanitarie <strong>Azienda</strong>le<br />

Immediata<br />

79<br />

Ospedale<br />

Istituzione dell’infermiere referente per le attività speciali<br />

Manifestazioni del problema<br />

L’organizzazione operativa deli’assistenza cardiologica<br />

richiede, da parte del personale infermieristico, l’esecuzione<br />

di un gran numero di atti e di interventi specifici<br />

che richiedono talora un lungo addestramento. Se ne<br />

elencano i principali:<br />

1. Lettura dell’elettrocardiogramma dal monitor e dal<br />

tracciato a 12 derivazioni<br />

2. Esecuzione del tracciato ecg con particolare attenzione<br />

alla ripetibilita dello stesso segnando con penna<br />

indelebile le derivazioni precordiaii<br />

3. Prelievi venosi da qualsiasi vena accessibile<br />

4. Prelievi arteriosi per emogasanalisi<br />

5. Riconoscimento al monitor delle principali aritmi<br />

6. Riconoscimento di eventuali disfunzioni di pacemaker<br />

7. Corretta somministrazione dell’ossigenoterapia<br />

8. Riconoscimento delia presenza di globo vescicale attraverso<br />

l’ecografia e posizionamento del catetere<br />

9. Posizionamento di catetere venoso centrale con sistema<br />

percutaneo<br />

10. Misurazione delia pressione venosa centrale<br />

11. Regolazione della somministrazione di liquidi e dell’alimentazione<br />

parenterale o attraverso P.E.G.<br />

12. Mobilizzazione del Daziente e manovre riabilitative;<br />

13. Assistenza alla sala di stimolazione per l’impianto urgente<br />

di pacemaker provvisori<br />

14. Assistenza alla toracentesi e alla pericardiocentesi;<br />

15. Uso corretto del defibrillatore<br />

16 Addestramento/inserimento del personale neofita<br />

del reparto.<br />

Referente<br />

Davide Navetti<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Roberto Rossato<br />

Infermiere Professionale<br />

Neurologia<br />

Erica Marchesini<br />

Collaboratore Professionale Sanitario<br />

Infermiere Cardiologia - U.C.I.C.<br />

Arzignano - Ospedale<br />

La gestione ottimale della terapia intensiva e legata<br />

alle capacità specifiche nelle suddette attività degli infermieri<br />

presenti; quindi, più estesa è l’esperienza nelle<br />

metodiche, più garantita e l’assistenza a questi malati e<br />

la corretta esecuzione delle procedure necessarie.<br />

Si ritiene quindi opportuno istituire la figura dell’infermiere<br />

referente per le attività speciali, identificando 2-3<br />

persone fra i più anziani e più esperti per svolgere questo<br />

ruolo (due referenti abituali e 1-2 sostituti).<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La presenza di un infermiere referente per le attività<br />

speciali dà la garanzia al primario e ai medici di avere la<br />

migliore assistenza infermieristica possibile nelle attivitÌ<br />

routinarie quotidiane.<br />

L’estensione maggiore possibile di questo addestramento<br />

al resto del personale è dettato dalla necessità<br />

che, anche di notte e nei giorni festivi, le medesime attività<br />

possano essere svolte da personale competente,<br />

evitando rischi ai pazienti derivanti da scarso allenamento<br />

nelle procedure.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Per varie ragioni (gravidanze, trasferimenti, scelte individuali)<br />

il personale infermieristico della cardiologia ha<br />

subito nel corso degli anni molte trasformazioni, con<br />

inserimenti frequenti di nuove unità e allontanamento<br />

di personale esperto, talora di elevato livello professionale.


Ospedale<br />

La conseguenza immediata di questi ricambi, in un reparto<br />

a elevata valenza tecnologica, e quella della scarsa<br />

capacità dei nuovi elementi di praticare correttamente<br />

ed in modo uniforme le procedure richieste.<br />

Il progetto recentemente varato di informatizzazione<br />

globale della cardiologia acuisce ulteriormente questo<br />

problema e rende non è dilazionabile la identificazione<br />

di figure infermieristiche (oltre che mediche) che siano<br />

responsabilizzate direttamente della realizzazione di<br />

questo progetto.<br />

Obiettivo<br />

L’obiettivo e quello di creare la figura dell’infermiere<br />

referente per le attività speciali, intesa a garantire la<br />

corretta esecuzione delle procedure tecnologiche necessarie<br />

all’assistenza dei malati di terapia intensiva e, in<br />

subordine, dei malati della divisione cardiologica.<br />

Compito di questa figura e quello di garantire la corretta<br />

ed uniforme esecuzione delle procedure da parte del<br />

personale turnista, sia favorendone l’apprendimento,<br />

sia verificandone la competenza.<br />

Il primario e i medici della cardiologia si faranno carico<br />

di supportare l’addestramento del personale con adeguata<br />

didattica, corsi e riunioni per specifici problemi.<br />

L’infermiere referente avrà il compito di rilevare i dati<br />

più significativi, analizzerà gli allarmi prelevati dal monitoraggio<br />

continuo estendendo la sua osservazione<br />

anche agli altri letti monitorizzati, verificherà la presenza<br />

o meno di aritmie rilevanti, controllerà lo stato della<br />

terapia antiaritmica e delle altre terapie specifiche, (per<br />

esempio quella diuretica), seguirà il funzionamento delle<br />

apparecchiature, presiederà la gestione della riabilitazione<br />

cardiologica, curerà direttamente il processo di<br />

informatizzazione del reparto.<br />

Strategia<br />

Identificazione di due unità Collaboratore Professionale<br />

Infermiere, di provata esperienza in reparto cardiologico,<br />

disponibili ad uscire dal turno per effettuare servizio<br />

di giornata con questi specifici compiti. Identificazione<br />

di almeno un’altra persona, possibilmente 2, per sostituzioni<br />

in caso di assenze.<br />

Interventi<br />

Tale figura, una volta istituita, sarà immediatamente<br />

disponibile per il programma prefissato; si Impegnerà<br />

perseguire gli obiettivi prefissati in funzione delle problematiche<br />

emerse, nell’acquisizione di tecnologie cardiologiche<br />

specifiche e curerà il processo di informatizzazione<br />

del reparto.<br />

80<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

La disfagia nell’anziano ricoverato in lungodegenza:<br />

una gestione condivisa nell’equipe multiprofessionale<br />

Manifestazioni del problema<br />

La disfagia può essere intesa come la difficoltà di deglutizione<br />

che può portare a rischi gravi come il soffocamento<br />

da aspirazione di cibo o bevande in trachea, o a<br />

malnutrizione o a broncopolmonite da ingestione di sostanze<br />

alimentari nelle vie aeree. La disfagia colpisce circa<br />

il 50% dei pazienti con ictus, gran parte dei soggetti<br />

affetti da patologie neurologiche degenerative come la<br />

demenza di Alzheimer o il Morbo di Parkinson.<br />

I pazienti ricoverati in Lungodegenza presentano queste<br />

caratteristiche in una grande percentuale di casi e<br />

per tale motivo la disfagia coinvolge tutto lo staff assistenziale<br />

del reparto : spesso la disfagia preclude ad<br />

eventi che peggiorano lo stato di salute dei pazienti e<br />

per tale motivo ne ritardano la dimissione o ne pregiudicano<br />

il recupero.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La disfagia del paziente anziano ricoverato innesca un<br />

peggioramento dello stato funzionale e un più lento<br />

recupero delle potenzialità residue, a causa di processi<br />

infettivi (broncopolmonite ab ingestis), la malnutrizione<br />

proteica, la disidratazione. Il riconoscimento tempestivo<br />

della disfagia tramite una attenta valutazione clinica e<br />

logopedica permette l’instaurazione di un progetto di<br />

assistenza individuale (PAI) che è alla base del mantenimento<br />

di un soddisfacente stato nutrizionale, prerogativa<br />

indispensabile per ogni trattamento sanitario o<br />

riabilitativo.<br />

Marcello Mari<br />

Dirigente medico responsabile Uo lungodegenza<br />

ospedale di Valdagno - Ospedale<br />

81<br />

Referente<br />

Collaboratori<br />

Ilenia Fin<br />

Infermiere coordinatrice<br />

U.O. lungodegenza<br />

ospedale di vicenza - Ospedale<br />

Marisa Crestani<br />

Logopedista SRRF Valdagno<br />

Ospedale<br />

Ospedale<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

La disfagia dell’anziano ricoverato in Lungodegenza è<br />

presente circa nel 60% dei pazienti e questa percentuale<br />

è in linea con le statistiche di anziani ospiti di strutture<br />

residenziali per non autosufficienti. Molto spesso l’alimentazione<br />

nell’anziano allettato,non autosufficiente e<br />

quindi con alta percentuale di disfagia viene assicurata<br />

con la partecipazione di familiari o personale di assistenza<br />

privato, oppure di personale volontario (Associazione<br />

Volontari Ospedalieri). Fino ad ora il personale del reparto<br />

(medico, infermiera coordinatrice, infermieri, operatori)<br />

istruivano i familiari dedicati ad imboccare i pazienti<br />

con consigli generici senza dimostrazioni pratiche<br />

e senza l’ausilio di materiale divulgativo scritto. Questo<br />

a volte non ha permesso un razionale e omogeneo percorso<br />

assistenziale del paziente con disfagia.<br />

Obiettivo<br />

Da numerosi incontri di equipe a cui hanno partecipato il<br />

medico responsabile e l’infermiera coordinatrice del reparto<br />

con la logopedista del SSRF di Valdagno è emersa<br />

l’esigenza di dover migliorare la gestione complessiva<br />

dei pazienti con disfagia, sia sotto l’aspetto diagnostico<br />

che quello di trattamento.<br />

Strategia<br />

Abbiamo deciso di effettuare una ricerca bibliografica<br />

su testi scientifici di geriatria, neurologia e logopedia<br />

e anche on-Iine sull’argomento per poter riassumere<br />

poi in un documento il nostro punto di vista e predi-


Ospedale<br />

sporre un nostro vademecum per il paziente disfagico.<br />

Il vademecum sarebbe stato poi lo strumento di lavoro<br />

col quale addestrare la persona dedicata all’assistenza<br />

durante i pasti: il vademecum poi avrebbe permesso al<br />

familiare del paziente dimesso dalla Lungodegenza una<br />

traccia scritta di riferimento per la gestione a domicilio<br />

nell’ottica della continuità assistenziale tra ospedale e<br />

territorio del paziente anziano fragile.<br />

Interventi<br />

Nel corso dei mesi di maggio-giugno- luglio-agosto<br />

2006 dopo la ricerca bibliografica è stato redatto dal<br />

medico responsabile un documento di sintesi o vademecum<br />

(1), divulgato poi all’interno dell’equipe per<br />

acquisire altri contributi professionali e per predisporre<br />

eventuali correzioni. Il documento definitivo e stato poi<br />

consegnato per conoscenza alla Direzione Medica e alla<br />

Direzione del Servizio Infermieristico dell’<strong>Ulss</strong> ed infine<br />

inserito nei protocolli assistenziali del reparto.<br />

Sono stati poi predisposti alcuni accorgimenti (2) pratici<br />

e semplici per identificare i letti dei pazienti disfagici:<br />

questo sistema di identificazione avrebbe permesso a<br />

tutto ilpersonale di assistenza (OSS e OTA ) che lavora in<br />

comune con la U.O.A. di Geriatria di poter rapidamente<br />

conoscere le caratteristiche dei degenti in U.O. Lungodegenza.<br />

Si è cercato infine un test (3) di facile applicazione<br />

ma sensibile per gli anziani più fragili e meno<br />

collaboranti ad indagini endoscopiche che potesse far<br />

diagnosi di aspirazione nelle vie aeree durante la deglutizione<br />

.Il test identificato avrebbe permesso di arrivare<br />

ad una diagnosi di disfagia senza ricorrere ad indagini<br />

strumentali endoscopiche più invasive (ad es. Videolaringoscopia).<br />

(1) in allegato il documento vademecum “Consigli generali<br />

per le persone che assistono i pazienti anziani affetti<br />

da disfagia”.<br />

(2) E’ stato scelto di applicare alla sponda ai piedi del<br />

letto un cartoncino dicolore azzum delle dimensioni di<br />

cm 13x 13 , per identificare i pazienti già valutati dal medico<br />

e logopedista e riscontrati affetti da disfagia.<br />

(3 ) E’ stato scelto come test diagnostico la Prova delbicchiere<br />

d’acaua associato alla Oxiaen Desaturation Test.<br />

Questa valutazione rientra nella Bedside Swallow Assesment<br />

che ha un valore predittivo del 95% e permette di<br />

scrinare i pazienti da sottoporre ad indagini strumentali<br />

di II livello ( come ad esempio la FESS ) e i pazienti da<br />

escludere protettivamente da alimentazione orale non<br />

adattata. Il test viene eseguito dal medico o dalla infermiera<br />

coordinatrice o dalla logopedista (in quest’ultimo<br />

caso in collaborazione di una infermiera per una eventuale<br />

aspirazione orotracheale d’urgenza) .<br />

82<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

83<br />

Ospedale<br />

La gestione del paziente tracheostomizzato domiciliare<br />

Referente<br />

Giorgio Gentilin<br />

Medico<br />

U.O.S. Patologia respiratoria - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Davide Lovato<br />

Infermiere<br />

U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio) - Ospedale<br />

Riccardo Zampieri<br />

Infermiere<br />

U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio) - Ospedale<br />

Marilena Nicolato<br />

Infermiere<br />

U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio) - Ospedale<br />

Centri esterni<br />

U.O.S. a valenza di partimentale di patologia respiratoria<br />

Servizio di endoscopia di Montecchio Maggiore Sapio life (servizio di ADR)<br />

Progetto premiato


Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

• Pazienti con infezioni del tracheostoma e delle vie respiratorie<br />

• sorretta gestione della cannula tracheostomica e dei<br />

materiali a domicilio<br />

• pazienti con difficoltà respiratorie e riacutizzazioni della<br />

patologia respiratoria di base<br />

• da parte del personale che segue il paziente, una mancanza<br />

di informazioni sulla gestione tecnica/assistenziale.<br />

Motivazione della scelta del problema<br />

Realizzare un’unica e chiara linea da seguire, uniforme<br />

per tutti, sulla corretta gestione del paziente tracheotomizzato<br />

domiciliare, sia esso in ventilazione meccanica<br />

invasiva o meno.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Una scorretta gestione dei pazienti tracheotomizzati<br />

domiciliari porta ad un aumento delle infezioni, del conseguente<br />

uso di farmaci e ricoveri ospedalieri, problemi<br />

di costi e rapporto costo/beneficio, problemi respiratori<br />

e di ordine pico/fisico.<br />

Obiettivo<br />

Identificare i ruoli delle diverse figure (professionisti e<br />

care givers) al fine di una centralità di gestione del paziente<br />

tracheostomizzato domiciliare; ottimizzare le risorse<br />

tecnico/umane al fine di un’omeostasi psico/fisica<br />

del paziente rispettando i criteri di costo-beneficio delle<br />

prestazioni.<br />

Formazione di tutte le figure deputate all’assistenza, e al<br />

paziente stesso in ordine di cura e prevenzione.<br />

Strategia<br />

Formazione dei care givers, familiari e delle figure professionali<br />

Interventi<br />

Realizzazione di protocolli<br />

Incontri formativi da parte del personale competente<br />

Corsi di formazione con valutazione di apprendimento<br />

rivalutati a distanza con eventuale controllo di qualità<br />

84<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

85<br />

Ospedale<br />

La qualità preanalitica: uno strumento di verifi ca<br />

e miglioramento al servizio del paziente<br />

Patrizia Draghicchio<br />

Resp. Struttura Semplice Sistema Informatico<br />

Rep. - Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Un apprezzabile numero di campioni, appartenenti a<br />

pazienti ricoverati, una volta pervenuti al Laboratorio,<br />

manifesta segni di emolisi in vitro, indicatore di prelievo<br />

non conforme ai requisiti di qualità. Altri campioni manifestano<br />

la presenza di lipemia (elevata concentrazione<br />

di lipidi) o ittero (elevata concentrazione di bilirubina),<br />

indicatori di non adeguata preparazione del paziente o<br />

di patologia in atto.<br />

I risultati di diversi test di laboratorio sono influenzati<br />

dalla presenza di emolisi, ittero o lipemia che causano<br />

sottostima o sovrastima dei relativi risultati. In presenza<br />

di tale situazione, i tecnici richiedono al Reparto un nuovo<br />

campione, con conseguente ritardo nell’emissione<br />

del risultato e nell’utilizzo clinico del dato.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La qualità dei dati di Laboratorio non deve essere limitata<br />

al solo processo di ottenimento del dato, la fase<br />

analitica vera e propria, ma deve tendere ad estendersi<br />

a tutte le fasi operative, preanalitica, analitica e postanalitica.<br />

L’informazione relativa alla non conformità non deve<br />

costituire solo la causa del rigetto di una richiesta, ma<br />

deve divenire il punto d’inizio di un percorso di miglioramento<br />

della qualità.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Operare in qualità è un requisito essenziale richiesto ai<br />

moderni sistemi sanitari. Gli esami di laboratorio rappresentano<br />

sovente un aspetto meno percettibile della<br />

Referente<br />

Valentino Miconi<br />

PrimarioLaboratorio di Patologia Clinica<br />

Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Sergio Voltolin<br />

Coordinatore Tecnico Laboratorio di Patologia<br />

Clinica Arzignano - Ospedale<br />

Claudio Cunico<br />

Coordinatore Tecnico Laboratorio di Patologia<br />

Clinica Arzignano - Ospedale<br />

I Tecnici di laboratorio<br />

delle sedi di Arzignano - Valdagno - Lonigo<br />

medicina, nonostante contribuiscano in modo considerevole<br />

al processo decisionale del clinico. A seguito dei<br />

ragguardevoli progressi tecnologici degli ultimi 10 anni,<br />

la qualità analitica ha consentito di raggiungere un maggior<br />

senso di confidenza dei risultati di laboratorio e la<br />

fase analitica vera e propria è divenuta più controllabile<br />

e verificabile grazie ai Programmi di Valutazione della<br />

<strong>Qualità</strong> Interna (entro il Laboratorio, giorno per giorno)<br />

ed Esterna (tra Laboratori).<br />

La qualità extra analitica rappresenta oggi un problema<br />

maggiore per l’attendibilità degli esami. La letteratura<br />

scientifica registra un consenso sempre crescente sulla<br />

causa prevalente di errori nei risultati di Laboratorio.<br />

La causa extra analitica più rilevante è costituita dalla<br />

fase preanalitica, con ripercussioni evidenti di “outcome”<br />

del paziente e di costi. In particolare, campioni<br />

emolizzati e lipemici alterano in modo variabile la qualità<br />

dei dati forniti dal Laboratorio e possono essere causa<br />

di errate decisioni cliniche.<br />

La qualità preanalitica non è sotto il diretto controllo del<br />

laboratorio e dipende in modo stretto dalla qualità del<br />

prelievo.<br />

L’emolisi può essere causata da meccanismi biochimici,<br />

immunologici, fisici e chimici. Può avvenire sia in vivo<br />

(per es. dovuto ad una reazione trasfusionale o durante<br />

una infezione del parassita della malaria che colpisce gli<br />

eritrociti malati) sia in vitro in tutte le fasi preanalitiche<br />

(campionamento, trasporto del campione e stoccaggio).


Ospedale<br />

Obiettivo<br />

Alcuni sistemi analitici permettono la misura spettrofotometrica<br />

del grado di emolisi paragonando l’assorbimento<br />

del campione in corrispondenza di determinate<br />

lunghezze d’onda.<br />

Con la misura dell’emoglobina libera nel campione,<br />

la sua concentrazione può essere quantificata sotto la<br />

concentrazione di solito visibile dall’occhio umano.Le<br />

moderne strumentazioni analitiche sono dotate di sistemi<br />

di controllo che permettono il riconoscimento dei<br />

campioni emolizzati e lipemici in modo facile, oggettivo<br />

e quantificabile con precisione. Tutto questo però non<br />

è sufficiente. Le informazioni sulla non conformità del<br />

campione devono essere inserite in un percorso programmato,<br />

fluido, dotato di automatismi che minimizzino<br />

le perdite di tempo e facilitino la comunicazione tempestiva<br />

ai reparti interessati contribuendo ad innescare<br />

un percorso di miglioramento continuo della qualità.<br />

Il Laboratorio di Patologia Clinica ha deciso di mettere<br />

in atto azioni per ridurre la quantità di campioni non<br />

conformi (emolizzati e lipemici) che riceve quotidianamente.<br />

Tali azioni sono di due tipi:<br />

a riconoscimento e quantificazione del problema, utilizzando<br />

la tecnologia a disposizione<br />

b informazione ai Reparti che richiedono i test sugli effetti<br />

del problema in rapporto ai singoli risultati degli<br />

esami<br />

Strategia<br />

Il sistema analitico di cui i Laboratori sono dotati (Hitachi<br />

Modular P, Modular E, Hitachi 917) permette di riconoscere<br />

e quantificare in modo oggettivo il grado di<br />

emolisi, lipemia e ittero, confrontarlo con valori soglia<br />

caratteristici di ciascun metodo analitico.<br />

Il progetto prevede che queste informazioni siano messe<br />

a disposizione dei tecnici a scopo informativo ed educazionale,<br />

rinforzando con un dato oggettivo le valutazioni<br />

soggettive ricavate dall’esame visivo dei campioni. Le<br />

informazioni devono poi essere inviate al LIS (Sistema<br />

Informatico di Laboratorio) per essere elaborate.<br />

Il LIS, una volta ricevuti i dati, li deve confrontare con<br />

un sistema di regole definite dal Laboratorio per attivare<br />

un processo decisionale che può portare a tre azioni<br />

diverse:<br />

1. per valori di emolisi, lipemia ed ittero entro i limiti di<br />

tolleranza dei metodi interessati, rilasciare i risultati<br />

numerici dei relativi test<br />

2. per valori di emolisi, lipemia ed ittero oltre i limiti di<br />

tolleranza dei metodi, ma al di sotto di valori critici,<br />

rilasciare i risultati numerici associandoli ad un messaggio<br />

di allarme per possibili sovrastime o sottostime.<br />

I messaggi serviranno al clinico che li riceve per<br />

valutare volta per volta se l’errore insito nel dato sia<br />

clinicamente significativo e richieda un nuovo campione<br />

3. per valori di emolisi, lipemia ed ittero oltre i limiti critici<br />

dei metodi, cancellare i valori numerici dei test e<br />

sostituirli con un messaggio di avvertimento relativo<br />

alla persenza di situazioni di grave interferenza con<br />

l’invito a inviare un nuovo campione<br />

86<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Interventi<br />

Il progetto si è articolato in varie fasi:<br />

1. definizione dei test più rilevanti in urgenza-emergenza<br />

e sensibili ad emolisi e lipemia (es. potassio, ALT,<br />

INR)<br />

2. attivazione sugli strumenti della misura degli indici di<br />

interferenza su tutti i campioni analizzati (funzione attualmente<br />

attiva solo nel Laboratorio di Arzignano)<br />

3. trasmissione dei risultati degli indici al LIS<br />

4. creazione delle regole di accettazione, allarme o rigetto<br />

nel sistema esperto del LIS<br />

5. verifica del buon funzionamento del meccanismo<br />

6. comunicazione ai reparti dell’attivazione del progetto,<br />

del significato e del miglioramento atteso della<br />

qualità preanalitica<br />

7. verifica a distanza di tempo dei risultati dell’<strong>Ulss</strong>.<br />

Silvia Battistin<br />

Ostetrica<br />

Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />

Guido Bianchini<br />

Ostetrico<br />

Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />

Luisa Pala<br />

Caposala<br />

Ostetricia Valdagno - Ospedale<br />

87<br />

Ospedale<br />

La raccolta del sangue cordonale in <strong>Ulss</strong> 5<br />

Referente<br />

Alessandra Mengoni<br />

Dirigente Medico<br />

Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale <strong>Ulss</strong> 5 - Ospedale<br />

Enrico Acerbi<br />

Dirigente Medico<br />

Servizio Immunoematologia<br />

e Medicina Trasfusionale <strong>Ulss</strong> 5<br />

Ospedale<br />

Sonia Ferrarini<br />

Caposala<br />

Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />

Elisabetta Giusano<br />

Ostetrica<br />

Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Federica Mariuzzo<br />

Dirigente Medico<br />

Ostetricia Arzignano - Ospedale<br />

Maurizio Soli<br />

Dirigente Medico<br />

Servizio Immunoematologia<br />

e Medicina Trasfusionale <strong>Ulss</strong> 5<br />

Ospedale<br />

Paola Calvi<br />

Dirigente Medico<br />

Servizio Immunoematologia<br />

e Medicina Trasfusionale <strong>Ulss</strong> 5<br />

Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Banca del Cordone <strong>Azienda</strong> Ospedaliera di Padova<br />

Progetto premiato


Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Il sangue di origine placentare raccolto dopo il parto dal<br />

cordone ombelicale (SCO), fino a pochi anni fa considerato<br />

un prodotto di scarto, rappresenta una fonte preziosa<br />

di cellule staminali emopoietiche, da trapiantare in<br />

alternativa al trapianto di cellule staminali emopoietiche<br />

di sangue midollare e periferico, in bambini affetti da<br />

gravi malattie neoplastica e non, di natura ernatologica,<br />

immunologica, metabolica.<br />

Nella nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5, dopo un lavoro organizzavo<br />

durato circa un anno e la collaborazione tra Servizio Immunotrasfusionale,<br />

i Reparti di Ostetricia di Arzignano e<br />

Valdagno, la Direzione Medica, la Banca del Cordone di<br />

Padova, a partire da AGOSTO 2006 Ì iniziata la raccolta<br />

di sangue cordonale.<br />

Motivazioni<br />

Implementare a livello di questa <strong>Ulss</strong> la raccolta del sangue<br />

cordonale da inviare alla Banca del Cordone di Padova,<br />

a fronte delle crescenti aspettative espresse dal<br />

bacino di utenza femminile.<br />

Analisi dal problema e delle cause<br />

Oltre 2000 trapianti di cellule staminali da cordone sono<br />

stati eseguiti in tutto il mondo dopo il primo eseguito in<br />

Francia nel 1988 e parallelamente si e sviluppata anche<br />

in Italia una nutrita legislazione in merito alla donazione<br />

di sangue cordonale e alla istituzione delle Banche del<br />

Sangue Cordonale.<br />

Attualmente i decreti ministeriali del gennaio 2005 affidano<br />

ai Servizi Trasfusionali il compito di selezionare le<br />

donatrici seguendo criteri sovrapponibili alla selezione<br />

dei donatori di sangue.<br />

Per un paziente in attesa di trapianto la probabilità di<br />

reperire un donatore di midollo compatibile e pari a circa<br />

al 65% e l’attesa è mediamente di 3-5 mesi; pertanto<br />

le Banche di sangue di cordone ombelicale offrono<br />

maggiori opportunità di trovare cellule compatibili, in<br />

tempi relativamente brevi (da alcuni giorni a settimane),<br />

in assenza di rischi per la donatrice e per il neonato e<br />

con minori reazioni di natura immunitaria per il ricevente.<br />

Per la ridotta quantita di volume prelevato (80-100 mL) il<br />

sangue cordonale si adatta al trapianto di bambini non<br />

> 50 Kg di peso.<br />

Le 16 Banche del Sangue Cordonale attive oggi in Italia<br />

si occupano del controllo di qualità e della conservazione<br />

del sangue cordonale e sono coordinate a livello nazionale<br />

dalla rete GRACE (Gruppo per la Raccolta e per<br />

l’Amplificazione delle Cellule Emopoietiche). Alla data<br />

del 31 dicembre 2005 risultavano 37298 unità raccolte<br />

(dati del Centro Nazionale Trapianti).<br />

La donazione del sangue cordonale oltre all’atto di generosità<br />

della mamma, necessita di una attività sinergica<br />

e coordinata tra alcuni attori:<br />

1. Organi di informazione coinvolti: nel nostro caso i<br />

corsi pre-parto organizzati dal Servizio di Ostetricia<br />

2. Servizio Immunotrasfusionale dell’<strong>Ulss</strong> che si occupa<br />

dei criteri di idoneità della donatrice (come avviene<br />

per i donatori di sangue) in base alla normativa vigente,<br />

della conservazione adeguata del materiale prelevato<br />

e della spedizione del sangue cordonale raccolto<br />

alla Banca del Cordone di Padova<br />

3. Reparti di Ostetricia dell’<strong>Ulss</strong> cui spetta il compito del<br />

prelievo in Sala Parto<br />

88<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

4. Banca del Cordone di Padova che si occupa dei controlli<br />

di qualità dello stoccaggio e della distribuzione.<br />

La candidata donatrice, che deve essere in buona salute,<br />

dopo aver espresso la volontà di donare il sangue<br />

cordonale, viene avviata alla 34-36 sima settimana di<br />

gravidanza a colloquio medico presso il Servizio Trasfusionale<br />

ove verrà compilato un questionario anamnestico<br />

atto a valutare se alcune condizioni anamnestiche (in<br />

particolare malattie genetiche dei genitori, o del nascituro,<br />

problemi infettivi precedenti<br />

o durante la gravidanza ecc.) possano controindicare la<br />

donazione.<br />

In quella occasione il medico valuterà eventuali accertamenti<br />

effettuati in gravidanza e gli esami di screening<br />

infettivologia previsti dalla legge; inoltre la donatrice<br />

prenderà visione e firmerà il consenso informato alla<br />

donazione delle cellule cordonale ove e specificata la<br />

rinuncia a un uso personale della unità donata, eccetto<br />

casi di donazione dedicata previsti anche dalla normativa<br />

italiana, per circostanze di estrema gravità<br />

Al momento del parto, il personale medico e ostetrico<br />

della Sala Parto procederà secondo una ben standardizzata<br />

procedura operativa, alla raccolta del sangue<br />

cordonale, in apposite sacche che verranno conservate<br />

a 4C° in una emoteca predisposta presso i Servizi Trasfusionali,<br />

in attesa di essere trasportate alla Banca del<br />

Cordone di riferimento<br />

Obiettivo<br />

Dare la possibilità a tutte le donne assistite da questa<br />

<strong>Ulss</strong>, che desiderano donare il sangue cordonale, di poter<br />

effettuare la donazione in uno dei Reparti di Ostetricia<br />

dell’<strong>Ulss</strong> 5 (Ospedali di Arzignano e Valdagno),<br />

senza dover raggiungere, come succedeva fino a 2 mesi<br />

fa, le strutture che effettuavano tale servizio in sedi più<br />

distanti, con inevitabili disagi alla partoriente e alla famiglia.<br />

Interventi<br />

Per mezzo di una stretta collaborazione tra il Servizio Immunotrasfusionale<br />

dell’<strong>Ulss</strong> 5 , i Reparti di Ostetricia, la<br />

Direzione Medica Ospedaliera e la Banca del Cordone<br />

di Padova è stato possibile coordinare una serie di misure<br />

secondo diversi step:<br />

1. ormazione del personale ostetrico atto alla raccolta<br />

di sangue cordonale per mezzo di stage effettuati<br />

presso l’azienda ospedaliera di Padova e invio di<br />

materiale scientifico e modulistica dedicata da parte<br />

della Banca del Cordone di Padova<br />

2. formazione del personale medico del Servizio Immunotrasfusionale<br />

per la selezione delle candidate donatrici<br />

di sangue<br />

3. adeguata campagna di sensibilizzazione e informazione<br />

delle candidate donatrici nel corso dei corsi<br />

pre-parto organizzati in <strong>Ulss</strong> dal Reparto di Ostetricia<br />

4. programmazione di un adeguato protocollo operativo<br />

5. acquisto del materiale (sacche) per la raccolta<br />

6. predisposizione di un settore dedicato di due frigoemoteche<br />

di Arzignano e Valdagno ad accogliere in<br />

sangue cordonale 24 ore su 24 dopo il parto<br />

7. organizzazione dei viaggi del sangue prelevato mediante<br />

corriere TNT indicato dalla D.M.<br />

89<br />

Ospedale<br />

Linee guida per l’esame broncoscopia domiciliare<br />

Marilena Nicolato<br />

Infermiere<br />

U.O.S. Patologia respiratoria<br />

Ospedale<br />

Referente<br />

Giorgio Gentilin<br />

Medico<br />

U.O.S. Patologia respiratoria - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Davide Lovato<br />

Infermiere<br />

U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio)<br />

Ospedale<br />

Riccardo Zampieri<br />

Infermiere<br />

U.O.S. Patologia respiratoria (Sapio)<br />

Ospedale<br />

Centri esterni<br />

U.O.S. a valenza di partimentale di patologia respiratoria Servizio di endoscopia<br />

Montecchio Maggiore Sapio Life (servizio di ADR)<br />

Manifestazioni del problema<br />

Un sempre maggior numero di esami broncoscopici richiesti<br />

a pazienti anziani con notevoli difficoltà di spostamento<br />

dal proprio domicilio, impossibilitati quindi<br />

nel raggiungere il servizio di endoscopia più vicino, ritardando<br />

di dare un trattamento alla riacutizzazione con<br />

eventuale ricorso al ricovero ospedaliero.<br />

Motivazione della scelta del problema<br />

Le richieste di broncoscopie domiciliari in continuo<br />

aumento comporta un’attenta organizzazione tecnico/<br />

professionale da parte del personale addetto, al fine<br />

di garantire l’esecuzione dell’esame in piena sicurezza<br />

ed efficacia, agevolando i numerosi pazienti non deambulanti.<br />

Rispondere a tali richieste riduce i disagi degli<br />

utenti ed eventuali ricoveri.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

La broncoscopia (eseguita in strutture protette o domiciliari)<br />

è una manovra invasiva che deve essere eseguita<br />

nell’assoluto rispetto di determinate condizioni, al fine<br />

di evitare conseguenze come infezioni, alterazioni del<br />

ritmo, laringo o broncospasmo lesioni iatrogene, ipossie<br />

e ipossiemie.<br />

Obiettivo<br />

Esecuzione dell’esame broncoscopico in ambiente domiciliare,<br />

dal personale addetto, rispondendo a tutti i<br />

requisiti che esso richiede: efficacia, efficienza, sicurezza,<br />

professionalità, tollerabilità da parte del paziente, tempestività<br />

d’intervento.<br />

Strategia<br />

Attenersi alle linee guida elaborate per l’esecuzione<br />

dell’esame (vedi allegato)<br />

Interventi<br />

Intervento tecnico/professionale pre-intra-post esame<br />

(circa 90 minuti)


Ospedale<br />

Mamma a cinque stelle<br />

Referente<br />

Anna Maria Rossato<br />

Ostetrica<br />

OGN Valdagno - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Anita Zordan<br />

Infermiera professionale<br />

Sala parto Valdagno<br />

Ospedale<br />

Francesco Visonà<br />

Dirigente medico<br />

Ostetricia Ginecologia Valdagno<br />

Ospedale<br />

Michela Preto<br />

Assistente amministrativo<br />

Servizio informatico<br />

Ospedale<br />

Mirco Serafi ni<br />

Assistente amministrativo<br />

Servizio informatico<br />

Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Visto il continuo miglioramento della qualità dei servizi<br />

ospedalieri, e in seguito a richieste delle mamme che<br />

sono state assistite presso il reparto di Ostetricia Ginecologia<br />

dell’ospedale di Valdagno, le quali più volte<br />

hanno espresso consigli su come migliorare iservizi offerti,<br />

abbiamo pensato di rendere più confortevole tutto<br />

il percorso nascita: ogni ricovero ospedaliero in gravidanza,<br />

eventuali day hospital, amniocentesi, corso pat.<br />

Il breve periodo di degenza dal momento del ricovero<br />

per l’inizio del travaguo al momento della dimissione.<br />

Più volte ci è stato segnalato che le stanze risultano un<br />

po’ spoglie e la donna a volte ha l’esigenza in un momento<br />

così delicato di essere circondata da un ambiente<br />

che dia più tranquillità e calma, accompagnata da una<br />

musica rilassante e nel caso in cui il travaglio sia decisamente<br />

più lungo da un televisore dotato di dvd che<br />

possa trasmettere immagini che accompagnino il rilassamento.<br />

Inoltre molte hanno manifestato il desiderio che anche<br />

la sala parto dovrebbe essere più accogliente e non<br />

fredda magari aggiungendo delle immagini o dei colori<br />

che aiutano la mente a rilassarsi.<br />

Nella stanza del travaguo, mancano una doccia e un bidet<br />

cosa che il 99% delle donne lamenta. (inoltre mancano<br />

delle poltrone e mancano quotidiani o riviste).<br />

Si pensava di utilizzare una delle stanze di servizio da<br />

adibire a doccia.<br />

I papà lamentano la mancanza di distributori di bevande<br />

vicini per prendere un caffè devono scendere nella hall.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Per le motivazioni sopra citate abbiamo pensato di elevare<br />

la qualità della degenza delle donne presso l’Ostetricia<br />

Ginecologia dell’ospedale di Valdagno cercando<br />

di dotare di maggior confort le stanze, dal travaglio alla<br />

sala parto.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Miglioramento dei servizi alberghieri.<br />

Obiettivo<br />

Hospital video è un impianto multimediale interattivo<br />

per l’intrattenimento dei degenti in cliniche private,<br />

ospedali o alberghi, l’impianto consente l’intrattenimento<br />

dei degenti con la divulgazione di programmi<br />

televisivi, video “on demand”, programmi multimediali<br />

di alto livello qualitativo e la fruizione di servizi collegati<br />

alla struttura ospite (cartella clinica web, chiamata infermieri,<br />

prenotazione pasti e altro).<br />

Strategia<br />

1 parte Cablaggio reti nelle stanze; installazione server<br />

(in centralino o altro locale adeguato) sala apparati di<br />

rete; 26 circa monitor da applicare sopra ogni letto completi<br />

di braccio; un chiosco di ricarica tessere prepagate<br />

da installare presso open space di reparto (spazio occupato<br />

minimo) a parete; cuffie personali.<br />

2 parte Il materiale sopraccitato dalla lavasciuga alla<br />

doccia, dai poster ai cuscinotti e sgabelli dovrebbero<br />

essere fornite da sponsor cercando di non recare ancora<br />

disagi per costi all’ente.<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Interventi<br />

• Sopralluogo ufficio tecnico per la parte elettrica e reti<br />

dati più servizio informatico<br />

• per ogni postazione è necessaria una presa rete dati e<br />

rete elettrica<br />

• installazione apparati video con controllo apparato antenna<br />

(ditta Alveare).<br />

1 mese per l’installazione apparati video<br />

2 mese impianto rete<br />

90 91<br />

Ospedale


Progetto premiato<br />

Ospedale<br />

Mamma: a piccoli passi verso casa<br />

Referente<br />

Paola Massignani<br />

Caposala<br />

Assistenza Neonatale di Valdagno - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Loredana Radin<br />

Infermiere collaboratore<br />

Assistenza neonatale di Valdagno - Ospedale<br />

Barbara Massignani<br />

Infermiere collaboratore<br />

Assistenza neonatale di Valdagno - Ospedale<br />

Daniela Collicelli<br />

Infermiere collaboratore<br />

Assistenza neonatale di Valdagno - Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Assistenza Neonatale di Valdagno <strong>Ulss</strong> 5<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Manifestazioni del problema<br />

La degenza in ospedale, per una neomamma, costituisce<br />

un periodo in cui deve imparare ad occuparsi autonomamente<br />

del proprio figlio per non trovarsi poi a<br />

casa in difficoltà. Dopo il parto, il ricovero in media è di<br />

2 -3 giorni, (indistintamente se la donna è primipara o<br />

se ha già altri figli, se italiana o straniera immigrata), ma<br />

risulta essere un periodo di training piuttosto breve per<br />

i genitori che devono imparare a prendersi cura del loro<br />

bambino sia per la parte nutritiva, igienico-sanitaria e<br />

psico-fisica. l rientro a casa con il piccino è vissuto emotivamente<br />

con ambivalenza: da un lato c’è il desiderio<br />

di accogliere amorevolmente e quanto prima il nuovo<br />

componente nell’unità domestica, dall’altro c’è il timore<br />

di non essere sufficientemente sicuri e pratici nell’assumersi<br />

il ruolo di bravo genitore.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Cogliere e soddisfare tutte le aspettative e necessità individuali<br />

di ogni neomamma è difficile, e la difficoltà è<br />

maggiore se la donna è straniera e non comprende l’italiano,<br />

se ci sono problemi familiari, sociali, psichici, ecc...<br />

Nella nostra zona, la percentuale di neonati da coppie<br />

immigrate supera il 30%; una presenza che impegna<br />

notevolmente il personale infermieristico nello sforzo di<br />

fornire anche le informazioni più semplici. Queste donne<br />

apprendono prevalentemente tramite l’osservazione<br />

attenta delle azioni degli operatori e delle altre mamme,<br />

più che attraverso spiegazioni verbali per le quali, perlopiù<br />

è necessaria la presenza del marito che traduca nella<br />

loro lingua. Studiare e mettere in atto uno strumento<br />

che supporti l’insegnamento da parte degli operatori e<br />

che agevoli l’apprendimento da parte di tutti i genitori è<br />

stato un impegno che tutto il personale del Nido ha voluto<br />

assumere per migliorare la qualità dell’assistenza.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

l momento della nascita è tanto atteso, ma provoca sempre<br />

un senso di inadeguatezza e in capacità nei neogenitori<br />

(anche se hanno altri figli) che fin prima dei parto<br />

potevano solo pensare superficialmente, ma che poi si<br />

manifesta proprio avendo tra le braccia quell’esserino<br />

misterioso, fragile, totalmente dipendente da loro ma<br />

delicato da maneggiare. Passata l’intensa emozione del<br />

primo giorno della nascita, i genitori acquisiscono maggiore<br />

consapevolezza del loro ruolo e iniziano a soffrire<br />

della loro inesperienza e ad esprimere i loro timori nell’essere<br />

“buoni” genitori. Molte volte, la loro ansia, l’impaccio<br />

e l’imbarazzo verso ciò che li aspetta, non vengono<br />

sempre esternati o manifestati e sta nel personale di<br />

assistenza, cogliere anche piccole sfumature per saper<br />

intervenire appropriatamente con il supporto emotivo e<br />

pratico anche a chi non lo chiede. Con la nascita di un<br />

figlio inizia la pratica del “diventare genitori ed in questo<br />

la funzione dell’infermiera del Nido si esplica anche<br />

nel ruolo di trainer del processo educativo. Specificatamente,<br />

I’assistenza svolta dal personale inf.co in reparto<br />

di Ass. Neonatale è caratterizzata principalmente dalle<br />

seguenti attività:<br />

• accoglimento del neonato<br />

• osservazione clinica<br />

• riconoscimento di eventuali segni e condizioni<br />

patologiche, di disagio<br />

• collaborazione con il pediatra<br />

• incentivazione dell’allattamento materno<br />

92 93<br />

Ospedale<br />

• ma prevalentemente, l’infermiera si occupa di educazione,<br />

addestramento e supporto ai genitori (principalmente<br />

alla madre, ma anche al padre), in modo da<br />

rafforzarne le capacita genitoriali e per prepararli ad<br />

accogliere il neonato con più naturalezza, sicurezza e<br />

serenità<br />

La degenza ospedaliera per i genitori rappresenta, quindi<br />

anche un periodo di addestramento in cui l’infermiera<br />

del Nido deve cercare di renderli preparati e autonomi<br />

a “fare da soli”.<br />

La dimissione precoce coinvolge anche mamme non<br />

preparate, non pronte ad essere da sole a casa, ma<br />

prolungare la degenza oltre i giorni stabiliti per “insicurezza”<br />

della madre nel gestire il suo bambino, non è<br />

una soluzione vantaggiosa per l’<strong>Azienda</strong>, nè un motivo<br />

significativo.<br />

Quanto sopra descritto riguarda in genere tutte le neomamme,<br />

ma il problema appare più evidente per le donne<br />

straniere dove la comunicazione e la comprensione<br />

risulta difficile.<br />

Quasi tutte le mamme straniere non parlano e non comprendono<br />

l’italiano, in gran parte provengono da paesi<br />

in via di sviluppo e hanno una basso livello culturale,<br />

hanno la famiglia di origine nel loro paese e ciò comporta<br />

una pressochè totale solitudine nel momento in cui<br />

si sente maggior bisogno di sostegno affettivo; inoltre<br />

queste donne non partecipano ai corsi preparazione al<br />

parto organizzati dall’<strong>Ulss</strong>.<br />

Il personale di assistenza per insegnare alla madre<br />

come accudire il piccolo, come riconoscere i suoi bisogni,<br />

come allattare, come prenderlo e tenerlo in braccio<br />

ecc... per incoraggiare e trasmettere sicurezza, usa<br />

il metodo della dimostrazione pratica personalizzata,<br />

il colloquio individuale e al momento della dimissione<br />

vengono ripercorsi , assieme al padre, i vari “passaggi”<br />

e i “concetti” per la promozione dell’allattamento e di<br />

puericultura. In alcuni casi, questi metodi non sono sufficienti,<br />

soprattutto per le donne straniere che non comprendono<br />

la nostra lingua e hanno usanze diverse, per<br />

la madre particolarmente apprensiva ecc...<br />

Anche se a volte si chiede l’intervento del Servizio di<br />

Mediazione Culturale attivo nella nostra <strong>Ulss</strong>, ciò non<br />

riesce ad essere un aiuto immediato, ad essere presente<br />

per ogni madre straniera e intervenire durante la degenza<br />

o prima della dimissione.<br />

Dalla necessità di rispondere meglio ai bisogni di tutte<br />

le mamme, per offrire a tutti i genitori gli stessi insegnamenti,<br />

consigli, suggerimenti, per le prime cure del<br />

piccolo, per dare maggiore sicurezza alla dimissione, il<br />

personale infermieristico del Nido, ha ideato la realizzazione<br />

di un filmato in formato DVD audio- visivo, in italiano<br />

e tradotto in lingua straniere (quelle più rappresentate<br />

nella nostra <strong>Ulss</strong>) che presenta tutti gli argomenti di<br />

puericultura che singolarmente vengono spiegati, insegnati<br />

ad ogni madre durante il ricovero in Ospedale, e<br />

le prescrizioni comuni a tutti i neonati.<br />

Obiettivo<br />

• migliorare l’apprendimento e la manualità delle mamme<br />

nella gestione del proprio neonato anche in quelle<br />

situazioni sociali, culturali, linguistiche ecc... difficili<br />

• ridurre i rischi di errori da parte dei genitori verso il<br />

piccolo una volta a casa e di interpretazioni personali<br />

• ridurre la sensazione di “isolamento” e imbarazzo per


Ospedale<br />

alcune madri<br />

• offrire un mezzo di insegnamento audiovisivo multilingue<br />

immediato e sempre disponibile<br />

• soddisfare il bisogno formativo e di supporto anche<br />

alle donne straniere o con disagi psico-sociali o familiari<br />

• migliorare il servizio offerto e la qualità dell’assistenza<br />

• contribuire nel processo di accoglienza sanitaria per<br />

gli immigrati<br />

• migliorare le capacita genitoriali<br />

• aumentare l’ omogeneità dell’insegnamento<br />

• aiutare il personale sanitario nell’insegnamento ai genitori<br />

avendo a disposizione un supporto ‘didattico”<br />

semplice, ma rispondente alle necessità di apprendimento<br />

• accrescere il senso di adeguatezza e responsabilità ai<br />

genitori<br />

• ridurre il senso di frustrazione degli operatori indotto<br />

dall’incapacità di rispondere efficacemente ai bisogni<br />

di tutte le madri, particolarmente quelle straniere<br />

• garantire una dimissione appropriata.<br />

Strategia<br />

Elaborazione e produzione di un sussidio audio-visivo<br />

multilingue, da proporre alle puerpere durante la degenza<br />

in ospedale. Anche se l’assistenza è personalizzata,<br />

molti sono gli argomenti e pratiche standardizzate<br />

e comuni da trasmettere alle neomamme; questo ha<br />

permesso di stilare una lista di temi da proporre su filmato<br />

realizzato nel nostro campo operativo (all’interno<br />

del nostro reparto). Con la partecipazione dello stesso<br />

personale dell’U.O. e di alcune madri con il rispettivo figlio,<br />

negli stessi locali dove si lavora, si sono prodotte riprese<br />

video idonee per la didattica che si vuoi proporre<br />

come supporto all’addestramento dei genitori, sia per<br />

Valdagno che per Arzignano; successivamente, le riprese<br />

sono state completate con il componimento vocale<br />

che verrà tradotto (a breve) in più lingue.<br />

La lista degli argomenti realizzati su DVD sono i seguenti:<br />

1. illustrazione dell’U.O. e dell’organizzazione interna<br />

2. allattamento al seno (aspetto pratico)<br />

3. alimentazione al biberon<br />

4. come vestire e spogliare il neonato<br />

5. somministrazione orale della terapia<br />

6. igiene e cambio del neonato: bagnetto, cambio del<br />

pannolino ecc...<br />

7. sterilizzazione di tettarelle e biberon<br />

8. cura e medicazione del cordone ombelicale<br />

9. consigli e prescrizioni per la dimissione, illustrazione<br />

del libretto sanitario regionale<br />

10. uso della bilancia e controllo della crescita<br />

11. corretta postura del neonato.<br />

Interventi<br />

• con più incontri, il personale ha fissato gli argomenti,<br />

studiato il piano di realizzazione, identificate le risorse<br />

necessarie, offerto e suddiviso la disponibilità di ogni<br />

operatore<br />

• ricerca di studi recenti sull’argomento (puericultura)<br />

• proposta del progetto al Direttore delI’U.O. e ridefinizione<br />

degli argomenti<br />

• stabilito la sequenzialità della attività<br />

94<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

• identificazione dello spazio idoneo per la riproduzione<br />

del DVD (nel locale interno al Nido allestito per l’allattamento)<br />

• coinvolgimento del Servizio di Mediazione Culturale<br />

per la traduzione della parte vocale e dei messaggi<br />

scritti (es: titolo, punti chiave, punti di rinforzo, ....)<br />

• assegnazione delle parti dei soggetti<br />

• richiesta di autorizzazione alle madri per le riprese del<br />

loro figlio come attore<br />

• richiesta di televisore e lettori DVD per Valdagno e Arzignano<br />

( donati dallfAss. Onlus “Vip Clown di Vicenza)<br />

• realizzazione di riprese video e montaggio ad opera di<br />

un’infermiera del Nido<br />

• traduzione in varie lingue (in fase di realizzo).<br />

Manifestazioni del problema<br />

La termografica del reparto di Medicina era composta<br />

da 2 fogli:<br />

• il foglio bianco chiamato termografica che riportava la terapia<br />

scritta dal medico e costituiva il documento legale<br />

• il foglio giallo che ripeteva la stessa terapia ed era il<br />

punto di riferimento per il personale infermieristico<br />

• ogni giorno la terapia veniva scritta o aggiornata su entrambi<br />

i fogli bianco e giallo<br />

• nella termografica e nel foglio giallo non veniva segnalata<br />

la terapia somministrata<br />

• nella termografica non venivano segnati gli esami ematochimici,<br />

strumentali e le consulenze richieste.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

• La trascrizione della terapia dalla grafica foglio bianco<br />

al foglio giallo comportava maggiore impegno<br />

• orario e possibilità di errori da parte del medico<br />

• Impossibilità di dimostrare che la terapia veniva somministrata<br />

• Non era possibile risalire alla programmazione degli<br />

esami e consulenze richieste se non al momento della<br />

loro esecuzione<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

• Errori di trascrizione<br />

• Continue correzioni con difficoltà nella lettura.<br />

• Maggiore impegno di tempo<br />

• Doppie richieste ed esecuzione in eccesso di esami<br />

Obiettivo<br />

Creare uno strumento facile da compilare e semplice da<br />

95<br />

Ospedale<br />

Nuova grafi ca della medicina<br />

Referente<br />

Emanuele Consolaro<br />

Infermiere<br />

Medicina Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Ezio Svab<br />

Dirigente medico 1° livello<br />

Responsabile U.O.C.<br />

Reparto di medicina<br />

Ospedale<br />

leggere che fornisca maggiore sicurezza nell’operato<br />

del personale medico e infermieristico.<br />

Si è cercato di ottimizzare la lettura della grafica utilizzando<br />

due colori inoltre è stato sufficientemente definito<br />

l’orario di somministrazione.<br />

Sul retro della grafica sono stati creati due nuovi spazi<br />

per segnare gli esami al fine di eliminare i doppioni:<br />

• uno per gli esami ematochimici richiesti<br />

• uno per gli esami strumentali e le consulenze richieste.<br />

Strategia<br />

Dopo la prova di un mese si è svolto un incontro di verifica<br />

con la partecipazione del personale medico e infermieristico<br />

dove è stata revisionata la grafica.<br />

Quindi è stata provata per due mesi. Si è ripetuto un<br />

nuovo incontro di verifica con il personale medico e infermieristico<br />

visto il giudizio positivo è stata implementata<br />

nel reparto.<br />

Interventi<br />

• Si è eseguito un’analisi raccogliendo le impressioni del<br />

personale per una settimana.<br />

• Si è creato una bozza a mano in un giorno.<br />

• E’ stata creata la grafica con Microsoft Word in due settimane.<br />

• La nuova grafica è stata utilizzata in reparto per un mese<br />

• Revisionata secondo l’incontro tra medici e infermieri.<br />

Un giorno.<br />

• Provata per due mesi in reparto.<br />

• Nuovo incontro di verifica. Un giorno.<br />

• Implementazione definitiva in reparto.


Ospedale<br />

Nuovo sistema di prenotazione per il Day Surgery<br />

Referente<br />

Sergio Barbieri<br />

dirigente medico<br />

Day Surgery - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Daniele Ferron<br />

Amministrativo<br />

Direzione medica<br />

Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Il paziente al momento della visita medica, non conosce<br />

la data dell’intervento al quale dovrebbe essere<br />

sottoposto.<br />

La data viene comunicata per via telefonica con grosse<br />

possibilità di confusione per il paziente<br />

(incomprensione - privacy, ecc.) e mancanza di un riscontro<br />

scritto per il Day Surgery.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

L’eventuale rinuncia da parte del paziente all’intervento,<br />

determina uno sconvolgimento delle liste di attesa.<br />

Le motivazioni di rinuncia sono spesso riconducibili a<br />

fatti di incomprensione o distrazione.<br />

Non è inoltre possibile ottenere il consenso informato al<br />

momento della visita(dove viene spiegato tutto) e alla visita<br />

anestesiologica il paziente si presenta senza esami.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

A seguito di questi fatti, si ritiene di preparare tutto ciò<br />

che occorre per affrontare un intervento in Day Surgery<br />

al momento della visita medica.<br />

Il medico, al momento della visita, raccoglie i dati anamnestici<br />

con l’ausilio del computer (salvandoli e stampandoli).<br />

Fa firmare al paziente il consenso informato, fornisce<br />

allo stesso la lista degli esami di laboratorio, cardiologici,<br />

radiologici ecc. che potranno essere effettuati nei<br />

laboratori dell’<strong>Ulss</strong> come operando in Day Surgery.<br />

Concorda con il paziente la data dell’intervento che<br />

verrà automaticamente inserita in una lista operatoria<br />

accessibile a tutti i medici afferenti al Day Surgery (Chirurgico<br />

-Urologico - Ortopedico ecc...)<br />

Obiettivo<br />

1. Al momento della visita il paziente conosce già la data<br />

dell’intervento avendola concordata con il medico e<br />

potrà organizzarsi meglio, evitando lunghe attese e<br />

avvisi dell’ultimo momento.<br />

2. Durante la visita, il paziente potrà firmare il consenso<br />

informato avendo ottenuto tutte le spiegazioni possibili.<br />

3. Al momento della visita anestesiologica, il paziente<br />

verrà visitato e valutato anche con l’ausilio degli esami<br />

di laboratorio e/o E.C.G. e/o Torace.<br />

4. Tutta la documentazione così salvata, permetterà una<br />

rapida consultazione in caso di bisogno, evitando il<br />

recupero di dati cartacei con notevole risparmio di<br />

tempo. Sarà accessibile a tutti gli utenti dotati di password.<br />

5. Sarà possibile ottenere una statistica in qualsiasi campo<br />

di interesse.<br />

Strategia<br />

Informazione, training per tutti i medici che utilizzano<br />

il Day Surgery. Preparazione e confezionamento di una<br />

griglia di facile utilizzo.<br />

Interventi<br />

Gli ambulatori dove vengono effettuate le visite devono<br />

essere dotati di computer collegato alla rete.<br />

Valentino Miconi<br />

Direttore<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Alessandro Marchesini<br />

Medico di laboratorio analisi<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Igea Romeo<br />

Medico di laboratorio analisi<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

96 97<br />

Ospedale<br />

Organizzazione del nuovo laboratorio<br />

Metodi, turnazione e nuova programmazione<br />

Daniela Bruni<br />

Tecnico di laboratorio<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Mirca Colpo<br />

Tecnico di laboratorio<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Silvana Bergamin<br />

Tecnico di laboratorio<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Imelda Cracco<br />

Tecnico di laboratorio<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Claudio dal Lago<br />

Tecnico di laboratorio<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Referente<br />

Luisa Scalzotto<br />

Coordinatrice<br />

Laboratorio analisi O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Alfredo Pozza<br />

Tecnico di laboratorio<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Bruna Vachel<br />

Tecnico di laboratorio<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Piergiovanna Venco<br />

Tecnico di laboratorio<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Roberta Meggiolaro<br />

Assistente amministrativo<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Luciana Muraro<br />

Assistente amministrativo<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Nicoletta Storti<br />

O.S.S.<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Paola Lora<br />

O.S.S.<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Paola Cornale<br />

O.S.S.<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Bertilla Rossetto<br />

O.S.S.<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Emanuela Zordan<br />

O.T.A.<br />

Laboratorio analisi<br />

O.C. Valdagno - Ospedale<br />

Progetto premiato


Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Il problema da affrontare è la riorganizzazione del Laboratorio<br />

Analisi di Valdagno con l’accorpamento del<br />

Servizio Trasfusionale e dell’Anatomia Patologica.<br />

Per quanto riguarda la Segreteria, sarà conglomerata in<br />

un unico staff che riguarda tutti e tre i servizi. Per fare<br />

questo ci vorranno 3 sportelli più 1 per disabili, questo<br />

per garantire la migliore efficienza del servizio.<br />

Ci sarà anche l’impiegata dell’Anatomia Patologica, con<br />

questo si potrà garantire un adeguato servizio agli utenti<br />

esterni.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La motivazione della scelta è data dal trasferimento nella<br />

nuova sede del Laboratorio Analisi, del Servizio Trasfusionale<br />

e dell’ Anatomia Patologica; tutto ciò associato<br />

ad un totale cambiamento dell’orario del personale tecnico<br />

di Laboratorio: non più un orario diurno con reperibilità<br />

notturna, ma una turnazione sulle 24 ore, garantendo<br />

la presenza costante di un tecnico in reparto.<br />

Questo comporterà un netto miglioramento verso la<br />

qualità sia per il servizio interno che per il servizio rivolto<br />

agli esterni.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Per portare a termine questo progetto, innanzitutto è<br />

indispensabile che ci siano 3 sportelli adibiti all’accettazione<br />

dei pazienti con il vantaggio, rispetto a prima,<br />

del Servizio Cassa. Questo considerevole cambiamento<br />

darà la possibilità del pagamento immediato dando il<br />

beneficio all’utente di non dover fare altra fila per il pagamento<br />

all’Ufficio Cassa.<br />

Lo sportello per disabili verrà anche usato per accettare<br />

materiale biologico di vario genere, così le persone che<br />

hanno solo da consegnare, non debbono più aspettare,<br />

dando posto agli utenti che devono fare l’accettazione<br />

per il prelievo.<br />

Il risultato sarà un notevole risparmio di tempo, di personale<br />

adibito all’Ufficio Cassa, un netto miglioramento<br />

per gli utenti esterni, che dovranno fare una sola coda di<br />

attesa e non più due.<br />

Obiettivo<br />

L’obiettivo da raggiungere è di dare il massimo ad un<br />

processo di qualità.<br />

In occasione di questi radicali cambiamenti, abbiamo<br />

pensato di migliorare il servizio per gli utenti esterni<br />

aggiungendo la Cassa al laboratorio evitando così di<br />

dover fare due file, una per il prelievo ed una per il pagamento.<br />

Altro punto cui abbiamo pensato, da suggerimento del<br />

Dr. Alessandro Marchesini, è di fare il prelievo ai pazienti<br />

che devono eseguire il Tempo di Protrombina, in una<br />

fascia oraria che va dalle ore 9.00 alle ore 10.00, facendoli<br />

attendere per la consegna del referto. Così verrà<br />

alleggerito il flusso nel primo mattino, permettendo di<br />

sveltire i prelievi per le persone che devono recarsi al<br />

lavoro.<br />

I PT non andranno ad Arzignano con la routine, in quanto<br />

non sarebbe possibile dare la risposta in giornata.<br />

Quindi, con questo progetto, verranno garantite le urgenze,<br />

gli esami dei PT, le Allergie ed alcuni Test di Conferma<br />

per tutto il territorio dell’<strong>Ulss</strong>5.<br />

Altro punto fondamentale è che con questo sistema di<br />

orario di lavoro, riusciamo a cedere 1 tecnico di Labora-<br />

98<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

torio ad Arzignano. Pensiamo sia un ottimo obiettivo da<br />

raggiungere data la difficoltà che c’è, al giorno d’oggi,<br />

per l’assunzione di personale.<br />

Con tutto questo si avrà più qualità ed un notevole risparmio<br />

dei costi.<br />

Strategia<br />

Le azioni che si devono intraprendere sono: il miglioramento<br />

del servizio di Laboratorio con l’introduzione<br />

della CASSA, i referti dei PT nel corso della mattinata<br />

ed una maggiore rapidità del flusso allo sportello di accettazione<br />

prelievi.<br />

Interventi<br />

Ci sarà un unico Laboratorio con un’unica segreteria<br />

ed una uniformazione delle procedure per la segreteria<br />

come ad Arzignano e a Montecchio Maggiore.<br />

Si dovrà modificare la rete per il trasporto dei materiali<br />

biologici con 1 Fattorino per il trasporto delle provette<br />

a fine prelievi per recarsi ad Arzignano.<br />

Un cambiamento dell’orario del personale e riorganizzazione<br />

dei lavori in un unico laboratorio.<br />

Si farà un’agenda su cui scrivere alla fine di ogni turno,<br />

gli strumenti che hanno dato problemi e loro risoluzione,<br />

controlli di qualità svolti e problemi vari.<br />

99<br />

Ospedale<br />

Percorso fornitura protesi nei malati oncologici<br />

con particolare riferimento a busti-collari<br />

Cristina Oliani<br />

direttore oncologia<br />

Ospedale<br />

Cristina Verlato<br />

Infermiera<br />

DH oncologia - Ospedale<br />

Cristina Dalla Riva<br />

Coordinatrice Infermiera<br />

DH oncologia - Ospedale<br />

Referente<br />

Carla Lora<br />

Infermiera<br />

DH oncologia - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Sabrina Rossato<br />

Infermiera<br />

DH oncologia<br />

Ospedale<br />

Ludmilla Zuccarino<br />

Dirigente medico<br />

responsabile<br />

U.O.S. DH Valdagno<br />

DH oncologia<br />

Valdagno - Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Ortopedia Valdagno<br />

Ditta fornitrice protesi<br />

Progetto premiato


Ospedale<br />

Manifestazione del problema<br />

Il percorso fornitura protesi presenta una successione<br />

di procedure complesse. Tenuto conto della peculiarità<br />

delle problematiche del paziente oncologico tali procedure<br />

possono essere “ottimizzate” sia nelle modalità di<br />

effettuazione che nei tempi.<br />

Motivazione della scelta del problema<br />

Diminuendo la complessità e abbreviando i tempi del<br />

percorso per la fornitura delle protesi si riduce il disagio<br />

per il malato e i possibili rischi invalidanti.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Tappe per la fornitura delle protesi presso il servizio di<br />

Oncologia:<br />

1. l’oncologo effettua la richiesta di consulenza ortopedica.<br />

2. il paziente viene sottoposto a visita ortopedica, l’ortopedico<br />

prescrive la protesi<br />

3. la prescrizione deve essere visionata dal tecnico delle<br />

protesi e si concorda l’appuntamento con il paziente<br />

per la prova della protesi<br />

4. con il modulo debitamente compilato il paziente/familiare<br />

si reca all’ufficio protesi che rilascia l’autorizzazione<br />

e il preventivo di spesa<br />

5. il tecnico consegna la protesi al paziente<br />

6 dopo un periodo di prova il paziente si reca dall’ortopedico<br />

con il modulo per la firma del collaudo<br />

7. il paziente/familiare consegna il modulo compilato in<br />

tutte le sue parti al tecnico delle protesi.<br />

Il percorso da seguire risulta tutt’altro che facile e viene<br />

ad essere ancora più complicato se si considerano<br />

le condizioni cliniche del malato. I tempi risultano comprensibilmente<br />

lunghi analizzando la molteplicità di successione<br />

dei passaggi e spesso vengono ulteriormente<br />

allungati quando il pazientelfarniliare non riesce a condurre<br />

in modo puntuale il percorso. Anche nella realtà<br />

operativa la successione di queste tappe non risulta<br />

sempre così semplice. A volte si inseriscono situazioni<br />

(difficoltà a prendere contatti con gli specialisti, peggioramento<br />

delle condizioni cliniche del malato...) che inevitabilmente<br />

interrompono l’iter, tanto che il percorso<br />

diventa difficile e poco chiaro anche per gli stessi operatori<br />

coinvolti nelle procedure.<br />

Obiettivo<br />

Velocizzare, semplificare e coordinare il percorso di fornitura<br />

delle protesi:<br />

• riduzione del numero di accessi in ospedale del malato<br />

• riduzione del tempo che intercorre tra la prescrizione e<br />

la fornitura della protesi<br />

• riduzione del coinvolgimento del paziente e dei familiari<br />

nei passaggi burocratici.<br />

Strategia<br />

• Valutazione del percorso per la fornitura delle protesi.<br />

• Ottimizzazione dello stesso rispetto agli obiettivi prefissati.<br />

100<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Interventi<br />

1. Analisi critica del percorso per la fornitura delle protesi:<br />

discussione tra gruppo infermieri e oncologo (incontro<br />

di 2 ore)<br />

2. Individuazione di due infermieri che prendono contatti<br />

con i vari specialisti per definire i passaggi obbligati,<br />

utili e quelli evitabili del percorso di fornitura<br />

delle protesi (3 ore complessive). I due infermieri con<br />

la collaborazione della coordinatrice gestiscono anche<br />

le tappe successive.<br />

3. Stesura di una traccia del percorso per la richiesta di<br />

fornitura delle protesi, concordata con i vari specialisti:<br />

oncologo, ortopedico, tecnico delle protesi. (2<br />

ore).<br />

4. La traccia viene sottoposta all’analisi dei vari specialisti<br />

e dopo opportune modifiche viene concordata<br />

(3 ore complessive suddivise in momenti di contatto<br />

diversi con i vari specialisti).<br />

101<br />

Ospedale<br />

Percorso privilegiato presso l’ambulatorio protetto<br />

dell’U.O.C. di Ortopedia-Traumatologia di Montecchio<br />

nella preparazione all’intervento protesico<br />

programmato di anca e ginocchio<br />

Referente<br />

Enrico Castaman<br />

U.O.C. di Ortopedia<br />

Traumatologia di Montecchio Maggiore - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Cinzia Bergamasco<br />

Dirigente Medico 1 livello U.O.C. di Ortopedia Traumatologia<br />

di Montecchio Maggiore - Ospedale<br />

Giovanni Collesan<br />

Dirigente Medico 1 livello U.O.C. di Ortopedia Traumatologia<br />

di Montecchio Maggiore - Ospedale<br />

Barbara Sandri<br />

Infermiera professionale U.O.C. DH Valdagno<br />

DH oncologia Valdagno - Ospedale<br />

U.O.C. di Anestesia e Rianimazione, U.O.C. di Patologia Clinica, U.O.C. di Radiologia,<br />

U.O.C. di Cardiologia, U.O.C. di Recupero e Rieducazione Funzionale, U.O.S. Centro Trasfusionale<br />

Centri esterni<br />

Banca dei Tessuti - <strong>Azienda</strong> Ospedaliera di Verona<br />

Progetto premiato


Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

In linea ordinaria, il paziente bisognevole di artroprotesi<br />

d’anca o ginocchio, nell’esecuzione delle numerose<br />

indagini cliniche e strumentali preliminari all’intervento,<br />

incontra disagi, perdite di tempo, spesso carenze<br />

informative, scarsa precisione e rischi di errore a causa<br />

di problemi organizzativi e logistici; costituisce un rilevante<br />

disservizio ospedaliero, sia per l’importanza di tali<br />

prestazioni che statisticamente: annualmente, presso<br />

l’U.O.C. di Ortopedia vengono protesizzate circa 300<br />

persone.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

• Motivi terapeutici: migliorare la qualità e la sicurezza<br />

del trattamento medico-chirurgico e riabilitativo con<br />

preparazione preoperatoria adeguata all’alto impegno<br />

degli interventi<br />

• Motivi deontoloaici: instaurare con il paziente un rapporto<br />

di fiducia verso i medici curanti e con il suo medico<br />

di base di collaborazione in un itinerario terapeutico<br />

particolarmente difficile e soggettivamente sofferto<br />

• Motivi medico-legali: garantire al paziente un’adeguata<br />

informazione sulla realtà patologica, sulle tecniche<br />

chirurgiche e anestesiologiche, sulla fase riabilitativa e<br />

la presumibile durata della convalescenza, sui rischi e<br />

le eventuali complicanze, limitando significativamente<br />

la possibilità di contestazioni.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Usualmente, coloro che su indicazione dello specialista<br />

ortopedico abbisognano di artroprotesi d’anca o ginocchio<br />

vengono posti in lista di attesa, con la prescrizione<br />

di una serie complessa di indagini preoperatorie cliniche,<br />

laboratoristiche, strumentali preliminari all’intervento<br />

;dell’esecuzione di tali esami, essi stessi, per lo<br />

più attraverso il medico di base, sono costretti a farsi<br />

autonomamente carico.<br />

A questo punto, soggetti per lo più anziani e con difficoltà<br />

deambulatorie si vedono spesso costretti, talvolta<br />

senza ben comprenderne la ragione, a lunghi e ripetitivi<br />

percorsi nei vari ambiti ospedalieri alla ricerca dei vari<br />

ambulatori di carattere specialistico complementare,<br />

della radiologia, del centro prelievi, sopportando non<br />

di rado lunghe code agli sportelli. Disagi, inconvenienti,<br />

malintesi, spreco temporale ed economico, incertezze<br />

ed alla fine sfiducia nella sanità pubblica sono le inevitabili<br />

conseguenze del disservizio: tutto ciò penalizza il<br />

paziente stesso, la qualità della cura erogatagli, la credibilità<br />

del Centro di cura.<br />

Obiettivo<br />

L’obiettivo del percorso clinico ed organizzativo proposto<br />

è quello di ottimizzare lo svolgimento di un intervento<br />

impegnativo qual e l’artroprotesi d’anca o di<br />

ginocchio, innanzitutto dal punto di vista tecnico, con<br />

i massimi requisiti di sicurezza, validità ed efficacia sia<br />

chirurgica che riabilitativa, ma anche comportamentale,<br />

ricercando attraverso un momento di rapporto stretto e<br />

dedicato con il paziente la sua consapevolezza e l’attivo<br />

coinvolgimento.<br />

Per ovviare agli usuali disservizi del percorso preoperatorio,<br />

presso I’U.O.C. di Ortopedia di Montecchio<br />

102<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Maggiore si e approntato un ben definito programma<br />

di accoglimento e conduzione costituito da una serie di<br />

tappe integrate attraverso cui garantire un trattamento<br />

di qualità globalmente elevata, insieme ottimizzando<br />

tempo e risorse.<br />

L’approccio operativo del candidato ad artroprotesi nei<br />

riguardi della struttura che lo curerà avviene dopo una<br />

prima visita nell’ambulatorio riservato alla patologia dell’anca<br />

o del ginocchio, dove lo specialista ha spiegato<br />

immediatamente il perchè della protesi, le tecniche del<br />

suo svolgimento, l’impegno riabilitativo, la prognosi di<br />

guarigione, le possibili complicanze; gli ha anche fornito<br />

le indicazioni affinchè, in caso accetti la prescrizione,<br />

possa agevolmente accedere alla lista di attesa chirurgica,<br />

telefonando o inviando in fax l’apposito modulo<br />

all’Ambulatorio Protetto del Reparto di Ortopedia: è<br />

qui che si accentra la fondamentale procedura di allestimento<br />

operatorio.<br />

Al momento della prenotazione, il personale infermieristico<br />

dedicato si presenta e si fa conoscere, garantendo<br />

al paziente la collocazione in lista e preavvisandolo<br />

orientativamente del momento in cui si attuerà la successiva<br />

cruciale fase, ossia la preparazione all’intervento.<br />

Essa viene eseguita circa 30 gg. prima della data fissata<br />

per l’atto chirurgico: presso I’Ambulatorio Protetto, in<br />

un’unica, intensa giornata di studio clinico, l’operando<br />

viene valutato in senso medico generale, anestesiologico<br />

e ancora ortopedico, così da verificarne o costruirne<br />

la gestibilità ai minimi rischi.<br />

In tale occasione viene raccolta un’accurata anamnesi<br />

generale e specialistica da parte di un medico dell’U.<br />

O.C. Ortopedica e si attuano gli accertamenti ematochimici,<br />

radiografici, cardiologici, strumentali di eventuale<br />

altra natura idonei all’inquadramento preoperatorio,<br />

seguendo una serie di protocolli originali, appositamente<br />

congegnati dal personale della Day Surgery, che consentono<br />

un controllo ottimale del rischio clinico.<br />

Da questi dati, disponibili nella mattinata stessa, il medesimo<br />

medico ortopedico ha spunti per personalizzare<br />

il trattamento specialistico con vari accorgimenti, fra cui<br />

le indispensabili misurazioni morfologiche in tempo reale<br />

dell’assetto articolare per approntare le componenti<br />

d’impianto più consone; un medico anestesista può<br />

altresì svolgere una documentata visita preanestesiologica<br />

con la disponibilità di alcune successive settimane<br />

per eventuali ulteriori verifiche, consulenze, aggiustamenti<br />

terapeutici di profilassi.<br />

Dopo l’incontro con il medico ortopedico e l’anestesista<br />

il paziente firma su apposito modulo il consenso informato.<br />

Nei casi abilitati attraverso uno specifico protocollo, e<br />

sono la grande maggioranza, si espleta a questo punto<br />

la raccolta ed il deposito ematico preoperatorio in buona<br />

coordinazione con il Centro Trasfusionale ,secondo i<br />

moderni canoni per un buon utilizzo del sangue; in quest’ambito<br />

e stato predisposto un itinerario particolare<br />

per pazienti che, in base ad un credo religioso, per lo più<br />

Testimoni di Geova, rifiutano le emotrasfusioni.<br />

Nel caso di predeposito o di possibile utilizzo emotrasfusionale,<br />

il paziente firma specifico consenso informato.<br />

Contemporaneamente e similmente, nei casi abilitati at-<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

traverso altro protocollo si attiva la procedura di prelievo<br />

e donazione ossea, per lo più teste femorali espiantate,<br />

nell’ambito della collaborazione con la Banca dei Tessuti<br />

Umani di Verona a cui questa U.O.C. dal 2003 fornisce<br />

un buon numero di omoinnesti scheletrici selezionati.<br />

In conclusione, si programma la riabilitazione post-operatoria<br />

sulla base delle necessità o delle preferenze del<br />

paziente e dei suoi familiari: nella maggioranza dei casi si<br />

predispone il trasferimento post-acuti presso varie strutture<br />

idonee, ad esempio e senza preclusioni l’U.0.A. di<br />

R.R.F. dell’Ospedale di Lonigo, l’analogo reparto di Villa<br />

Berica o Villa Margherita di Vicenza, l’Eremo di Arco o<br />

Villa Rosa di Trento, etc.; in casi meno numerosi si informano<br />

anticipatamente i familiari dei sussidi da predisporre<br />

nella loro residenza per l’accoglimento diretto a<br />

domicilio degli operati.<br />

A riassumere complessivamente le sequenze, si consegna<br />

in fine al paziente un opuscolo illustrativo sul reparto<br />

di degenza chirurgica, un opuscolo sull’intervento di<br />

protesi nel suo complesso ed un foglio descrittivo delle<br />

linee guida per un trattamento riabilitativo congruente,<br />

dai primi esercizi in regime di ricovero a quelli in ambito<br />

domiciliare.<br />

Tramite questa preliminare puntualizzazione scrupolosa<br />

e pregnante, si riducono per quanto possibile incognite<br />

ed imprevisti con il massimo grado di sicurezza clinica.<br />

In sintesi, così congegnata, la tappa in Ambulatorio Protetto<br />

assume tre importanti valenze:<br />

• in senso medico, diventa il momento centrale di approfondimento<br />

clinico con cui predisporre al meglio le<br />

modalità dell’intervento e dei successivi risvolti<br />

• in senso gestionale, pur complessa ed articolata, è<br />

però concentrata in un’unica fase densa di iniziative<br />

integrate, con un’intensività operativa che consente<br />

da un lato al paziente risparmi di tempo e facilitazioni<br />

attuative, dall’altro alla struttura massima precisione e<br />

minimo dispendio organizzativo<br />

• in senso umano e comportamentale, rappresentando<br />

per il paziente ed i suoi familiari un accesso all’ambiente<br />

di cura ed al suo personale diluito in varie ore con<br />

molti punti d’incontro, permette da un lato il perfezionamento<br />

delle vaste informazioni utili sulla base anche<br />

di ripensamenti e riflessioni postume, dall’altro fornisce<br />

un’agevolazione ed un incoraggiamento psicologico<br />

con un accesso morbido in una vicenda impegnativa,<br />

affrontata perÌ gradualmente.<br />

Strategia<br />

1. Attivazione, mantenimento ed implementazione dell’Ambulatorio<br />

Protetto dell’Ortopedia.<br />

2. Costruzione e perfezionamento di accessi privilegiati<br />

per l’attuazione di accertamenti ematochimici, radiografici,<br />

cardiologici, strumentali idonei all’inquadramento<br />

pre-operatorio nei vari ambiti competenti.<br />

3. Razionalizzazione anche informatica della preparazione<br />

all’intervento per la raccolta dati anamnestici,<br />

di esami strumentali, per scambio informazioni con<br />

il medico di base, etc. su rete internet in condizioni<br />

consone al rispetto della privacy.<br />

4. Preparazione e ampliamento di modulistica appositamente<br />

congegnata che consenta una gestione<br />

103<br />

Ospedale<br />

ottimale del rischio clinico specificando i protocolli<br />

per la raccolta e deposito ematico preo-peratorio,<br />

raccogliendo i consensi all’intervento e aII’anestesia,<br />

alle trasfusioni, al prelievo e alla donazione di tessuto<br />

osseo.<br />

Interventi<br />

Il progetto è già in fase di attuazione con conferma della<br />

positività nel raggiungimento degli obiettivi proposti.


Progetto premiato<br />

Ospedale<br />

Produzione e applicazioni cliniche<br />

del gel di piastrine presso I’<strong>Ulss</strong> 5<br />

Referente<br />

Paola Calvi<br />

Dirigente Medico<br />

Servizio Trasfusionale - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Maurizio Soli<br />

Responsabile Centro Immuno<br />

Trasfusionale - Ospedale<br />

Alessandra Mengoni<br />

Infermiere collaboratore<br />

Assistenza neonatale di Valdagno - Ospedale<br />

Anna Signorin<br />

Tecnico Coordinatore<br />

Centro Immuno Trasfusionale - Ospedale<br />

Romilda Cattazzo IP Servizio Trasfusionale<br />

Carla Pellizzaro IP Servizio Trasfusionale<br />

Michelina Tamburro IP Servizio Trasfusionale<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Manifestazioni del problema<br />

Le ulcere cutanee croniche, di qualunque origine, diabetiche,<br />

vasculopatiche, da decubito, da radionecrosi,<br />

da ustione, post traumatiche, rappresentano una delle<br />

patologie più costose per la sanità e di grosso impatto<br />

sulla qualità di vita dei pazienti. L’allungamento della vita<br />

media, con il conseguente progressivo invecchiamento<br />

della popolazione, ha di fatto aumentato la percentuale<br />

di pazienti anziani, allettati. Anche presso gli ospedali<br />

della nostra <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong>, in particolare nei reparti di<br />

medicina e lungodegenza tale patologia e molto rappresentata.<br />

la presenza di lesioni ulcerative da decubito<br />

e vasculopatiche e inoltre molto elevata anche in<br />

pazienti seguiti in DH e a domicilio. Nella loro terapia<br />

l’impiego di concentrati piastrinici è stato usato con successo<br />

già a partire dal 1986. Il gel di piastrine si e inoltre<br />

dimostrato molto efficace nel favorire la guarigione di<br />

lesioni in chirurgia chirurgia ortopedica, maxillo-facciale,<br />

odontostomatologica, oculistica, in cardiochirurgia e<br />

nella chirurgia spinale.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Da più di un decennio il gel di piastrine (GP) e stato<br />

posto all’attenzione della pratica clinica come potente<br />

induttore della rigenerazione e della riparazione dei<br />

tessuti cui la responsabilità nella produzione e attribuito<br />

per legge ai Centri Trasfusionali. L’utilizzo di gel di piastrine<br />

come presidio terapeutico, nell’ambito dell’<strong>Ulss</strong><br />

5, non e stato sinora implementato per la mancanza di<br />

adeguate apparecchiature e conoscenze.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il gel di piastrine e un nuovo emocomponente impiegato<br />

non con finalità di supporto trasfusionale, ma topicamente.<br />

Risulta dalla attivazione della miscela di due<br />

emocornponenti tradizionali: il concentrato piastrinico<br />

(fonte di fattori di crescita) e il crioprecipitato del plasma<br />

(fonte di fibrinogeno, fibronectina e altri fattori procoagulanti).<br />

Lo scopo del suo utilizzo e quello di accelerare<br />

e facilitare le vie e i meccanismi che conducono alla rigenerazione<br />

tissutale e alla guarigione delle ferite, grazie<br />

alla interazione tra fattori di crescita rilasciati dalle<br />

piastrine, alcune cellulule tissutali e circolanti e proteine<br />

plasmatiche, quali fibrinogeno e fibronectina, contenute<br />

nel crioprecipitato. Può essere efficace anche come<br />

veicolo biologico per il lento rilascio in situ di farmaci (ad<br />

esempio antibiotici). In chirurgia ortopedica accelera la<br />

mineralizzazione ossea, aumenta la densità trabecolare<br />

dell’osso e favorisce l’osteoconduzione. E’ usato negli<br />

interventi di osteosintesi, nelle resezioni ossee dove<br />

possono crearsi ampie cavità nelle artroprotesi.<br />

Obiettivo<br />

Approntamento di un nuovo emocomponente, gel di<br />

piastrine, sicuro, per uso topico, con proprietà trofche,<br />

adesive e di stimolo alla rigenerazione tissutale, capace<br />

quindi di accelerare e migliorare i processi di guarigione<br />

e rigenerazione dei tessuti. L’efficacia di tale obiettivo<br />

verrà misurata in termini di qualità e rapidità di guarigione,<br />

assenza di effetti collaterali, prevenzione delle recidive,<br />

miglioramento dello stato psicologico e della qualità<br />

di vita del paziente, in confronto ai risultati ottenuti con<br />

medicazioni standard. Altro obiettivo e rappresentato<br />

dal contenere quanto più possibile i costi della procedura,<br />

trattandosi spesso di pazienti che necessitano di<br />

104 105<br />

Ospedale<br />

trattamenti prolungati, e la non alterazione dei normali<br />

flussi di lavoro propri del Centro Immuno-Trasfusionale.<br />

Strategia<br />

Ad una prima fase durante la quale, per mezzo di audit<br />

interni, e stata verificata la importanza clinica dell’uso<br />

del gel e la fattibilità del progetto presso il nostro Servizio,<br />

un medico referente del CIT si e recato presso un<br />

centro di eccellenza per acquisire la tecnologia. Si e deciso<br />

di implementare il progetto coinvolgendo, all’inizio<br />

due reparti: ortopedia di Montecchio Maggiore e Lungodegenza<br />

di Lonigo. E’ il medico di reparto che segnala<br />

il paziente al medico referente del CIT, il quale valuta<br />

le caratteristiche e l’entità del processo patologico e<br />

quindi l’indicazione al trattamento. Il medico del CIT valuterà<br />

se il paziente è idoneo all’esecuzione del predeposito<br />

autologo di plasma e piastrine, che rappresenta il<br />

gold-standard per tale terapia. Qualora sussistano controindicazioni<br />

al predeposito, come nel caso di pazienti<br />

defedati, allettati, molto anziani, affetti da patologie che<br />

ne impediscano l’esecuzione, viene proposto l’utilizzo di<br />

emocomponenti omologhi (da donatore). Dopo la raccolta<br />

del consenso informato, il paziente viene arruolato<br />

in un programma di terapia che prevede, a seconda dei<br />

casi, una singola applicazione o medicazioni multiple.<br />

Interventi<br />

1. Verifica di fattibilità col personale (già effettuata).<br />

2. Implementazione della operativiti della procedura<br />

(già effettuata).<br />

3. Stesura di un protocollo nel quale vengono indicate<br />

le modalità di utilizzo del gel (quantità frequenza delle<br />

applicazioni): 1 mese


Ospedale<br />

Proposta di un protocollo per la prevenzione e/o<br />

gestione delle piaghe da decubito in rianimazione<br />

Referente<br />

Giacomo Greco Polito<br />

Infermiere<br />

Rianimazione e anestesia - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Franco Ziggiotti<br />

Infermiere<br />

Rianimazione e anestesia<br />

Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Per lesione da decubito si intende una lesione tissutale<br />

ed evoluzione necrotica che interessa la cute, il derma<br />

e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più<br />

gravi, il muscolo, la cartilagine e l’osso.<br />

Il fenomeno è causato da una prolungata e/o eccessiva<br />

pressione esercitata tra piano d’appoggio e superficie<br />

ossea, tale da provocare uno stress meccanico sui tessuti<br />

ed un’alterazione della circolazione ematica locale.<br />

I pazienti immobilizzati con la presenza di malattie sistemiche<br />

concomitanti come il diabete mellito, l’insufficienza<br />

renale, l’immunodepressione, i disturbi circolatori,<br />

ecc. costituisce un’ulteriore aggravante.<br />

È dato certo che la prevenzione sia determinante per ridurre<br />

l’insorgenza d elle lesioni d a decubito o, a lesione<br />

già instaurata, per limitare al minimo la progressione.<br />

Poichè l’utente ricoverato presso l’U.O. di Rianimazione<br />

è spesso costretto a letto, per lunghi periodi, a causa<br />

della compromissione della funzionalità neuromotoria,<br />

la prevenzione delle L.D.D. diviene fondamentale.<br />

All’interno dell’U.O. di Rianimazione dell’ospedale di Arzignano<br />

manca un protocollo per la gestione delle piaghe<br />

da decubito.<br />

Motivazione della scelta del problema<br />

La mancanza di un protocollo sulla gestione e prevenzione<br />

delle L.D.D., porta ad una erogazione di assistenza<br />

infermieristica che varia con il variare delle conoscenze<br />

soggettive del personale che compone i turni di lavoro<br />

e di riflesso ad una gestione inefficace del problema.<br />

Di conseguenza si allungano i tempi della guarigione<br />

dell’utente con l’inevitabile spreco di dispositivi medici.<br />

L’omogeneità degli interventi infermieristici atti a prevenire<br />

e/o a gestire le lesioni da decubito, è il primo punto<br />

di partenza per una corretta gestione del problema poiché<br />

garantisce una continuità assistenziale e un lavoro<br />

di equipe.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

La prevenzione delle L.D.D., all’interno dell’U.O. di Rianimazione<br />

è uno degli obiettivi principali dell’equipe assistenziale;<br />

il paziente di rianimazione e un paziente “complesso”<br />

spesso sono pazienti con compromissione della<br />

funzione della mobilità dovuti a deficit neuromotori, alla<br />

quale si associano malattie sistemiche concomitanti<br />

come il diabete mellito, l’insufficienza renale, l’immunodepressione,<br />

i disturbi circolatori ecc... Da questo si<br />

evince che il paziente di terapia intensiva è un paziente<br />

ad alto rischio di sviluppare piaghe da decubito.<br />

Obiettivo<br />

L’equipe assistenziale avrà a disposizione uno strumento<br />

informativo che li possa aiutare ad omegenizzare i<br />

propri interventi per la prevenzione e/o gestione delle<br />

piaghe da decubito Tale progetto potrà essere applicato<br />

in un tempo massimo di tre mesi.<br />

Strategia<br />

La strategia scelta e rappresentata dalla proposta di un<br />

PROTOCOLLO per la prevenzione e gestione delle piaghe<br />

da decubito. Con il termine protocollo assistenziale<br />

si indica uno schema di comportamento predefinito ed<br />

ottimale che descrive una successione di azioni motivate<br />

che permettono di raggiungere un determinato obiettivo.<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Le principali finalità dei protocolli assistenziali sono: migliorare<br />

l’assistenza infermieristica e sanitaria, assicurare<br />

alle persone assistite interventi basati sull’evidenza<br />

scientifica, favorire l’inserimento di nuovo personale, favorire<br />

la valutazione delle pratiche assistenziali, ridurre<br />

gli errori e ottimizzare l’uso dei dispositivi medici.<br />

Interventi<br />

a Sono previsti momenti d’ informazione del personale,<br />

affinchè il progetto possa essere condiviso da tutti ed<br />

introdotto, in seguito, nella realtà dell’U.O. di Rianimazione<br />

senza essere percepito come un’imposizione;<br />

questo prevederà almeno tre incontri, ognuno di<br />

minimo tre ore per un confronto con i colleghi e l’apporto<br />

di eventuali modifiche.<br />

b Non si prevede nessun intervento per quanto concerne<br />

gli aspetti organizzativi dell’unita operativa coinvolta.<br />

106 107<br />

Ospedale


Progetto premiato<br />

Ospedale<br />

Realizzazione e distribuzione di una guida informativa<br />

quale strumento di educazione terapeutica<br />

del paziente anticoagulato<br />

Referente<br />

Andrea Toma<br />

Dirigente Medico<br />

U.O.A. Laboratorio di Patologia Clinica - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Pietro Barbera<br />

Dirigente Medico<br />

U.O.A. Laboratorio di Patologia Clinica<br />

Ospedale<br />

Valentino Miconi<br />

Direttore U.O.A.<br />

U.O.A. Laboratorio di Patologia Clinica<br />

Ospedale<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Manifestazioni del problema<br />

La Terapia Anticoagulante Orale (TAO) costituisce un<br />

trattamento di crescente importanza (in Italia 1% della<br />

popolazione assume anticoagulanti orali) per la cura e<br />

prevenzione delle malattie tromboemboliche.<br />

Periodici controlli di laboratorio e clinici sono una condizione<br />

indispensabile per ottimizzare l’efficacia terapeutica<br />

della TAO riducendone al minimo i rischi.<br />

La sorveglianza dei pazienti in TAO e costituita da un<br />

insieme di varie attività (esami di laboratorio, prescrizione<br />

posologica, informazione ed educazione dei pazienti,<br />

aggiornamento scientifico del personale, controllo e<br />

trattamento complicanze) frutto di un approccio interdisciplinare.<br />

L’educazione sanitaria rappresenta un nodo<br />

sensibile e cruciale nel percorso assistenziale del paziente<br />

anticoagulato in cui e Importante investire energie<br />

per migliorare sia la percezione della qualità di vita<br />

sia la compliance dei paziente con una positiva ricaduta<br />

sulla qualità terapeutica.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Numerosi dati indicano che i pazienti anticoagulati non<br />

sono sufficientemente informati sulle potenziali complicazioni<br />

e sui rischi legati alla TAO, con ripercussioni negative<br />

sulla compliance. La migliorata conoscenza dei<br />

rischi e dei benefici della TAO può influenzare positivamente<br />

la qualità di vita del paziente (Lancaster 1991).<br />

Il Ns. Centro di sorveglianza della TAO giù fornisce alcuni<br />

interventi educazionali attraverso una “prima visita”<br />

al momento dell’arruolamento del paziente, i periodici<br />

controlli (visite brevi), consulenza telefonica e la distribuzione<br />

della guida informativa in oggetto.<br />

Uno studio (Taylor 1994) ha dimostrato come i Centri di<br />

sorveglianza della TAO forniscano informazioni e consigli<br />

in modo più completo rispetto ai medici dei reparti<br />

e del territorio per cui è importante diffondere in modo<br />

omogeneo ed uniforme la conoscenza di base sulla gestione<br />

della TAO.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

La scarsa e disomogenea informazione sulla TAO si traduce<br />

in una scarsa qualità terapeutica con ripercussione<br />

sulla qualità clinica per esempio: aumento test coagulativi<br />

indicativi di sovradosaggio (PT-INR>4), aumento<br />

del numero degli eventi avversi (trombotici/emorragici)<br />

con proporzionale richiesta di interventi medici (Pronto<br />

Soccorso e/o ricovero) relativo aumento dei costi sanitari.<br />

I punti più sensibili dell’intervento educazionale riguardano:<br />

scopi e rischi della TAO; durata (breve o sine<br />

die) della TAO; necessità di controlli periodici clinici e<br />

di laboratorio; necessità di una meticolosa assunzione<br />

dell’ anticoagulante orale (AO); comportamento da tenere<br />

per evitare la dimenticanza nell’assunzione del farmaco;<br />

importanza delle variazioni dietetiche; esistenza<br />

di interferenze farmacologiche fornendo una lista dei<br />

farmaci sicuri per evenienze comuni (febbre, dolori); pericolosità<br />

di variazioni spontanee delle dosi; necessità di<br />

contattare il Centro e/o il medico in caso di emorragia,<br />

interventi chirurgici, indagini endoscopiche, estrazioni<br />

dentarie, variazioni dello stato di salute.<br />

A tal scopo la guida è organizzata in una breve parte<br />

generale ed in una più dettagliata risposta ai singoli<br />

dubbi e problemi che il paziente può avere nei corso<br />

della TAO.<br />

108 109<br />

Ospedale<br />

Obiettivo<br />

L’educazione terapeutica è un processo continuo, integrato<br />

e centrato sul paziente allo scopo di ottimizzare<br />

l’efficacia e la sicurezza del trattamento. La guida informativa<br />

può rappresentare uno strumento educativo volto<br />

a diffondere idee semplici, elementari e per questo<br />

facilmente assimilabili ed applicabili in un contesto che<br />

presenta ancora sorprendenti disomogeneità operative.<br />

La guida e destinata quindi al paziente in TAO ed a tutto<br />

il personale Socio-Sanitario con cui il paziente entra<br />

In contatto (medico di base e/o ospedaliere, personale<br />

infermieristico, operatori socio-sanitari).<br />

Strategia<br />

Nella gestione della TAO è fondamentale incrementare<br />

i processi educazionali rivolti al paziente ed indirettamente<br />

a tutto il personale Socio-Sanitario coinvolto.<br />

Interventi<br />

Realizzazione e distribuzione di una guida informativa<br />

sulla TAO in formato tascabile e/o facilmente consultabile<br />

dal paziente e/o dal personale Socio-Sanitario. controllo<br />

medico (vedi Iniezioni).


Ospedale<br />

Registro aziendale dell’ICTUS<br />

Referente<br />

Michele Morra<br />

Direttore U.O.C.<br />

Neurologia - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Loreta Maistrello<br />

Caposala<br />

Neurologia - Ospedale<br />

Rosanna Bon<br />

I.P.<br />

Neurologia - Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

L’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardivascolari<br />

e le neoplasie essendo responsabile del 10-12%<br />

di tutti i decessi per anno e rappresenta la principale<br />

causa di invalidità.<br />

Motivazione della scelta del problema<br />

• Valutare l’incidenza di tale patologia nell’<strong>Ulss</strong> 5 analizzando<br />

l’evoluzione clinica e la mortalità per tale patologia.<br />

• Ricercare il modello organizzativo più adeguato per il<br />

trattamento di tale patologia.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Studio demografico della popolazione colpita da ictus,<br />

dell’andamento clinico e dei dati di laboratorio.<br />

Obiettivo<br />

• Valutare l’incidenza della mortalità per ictus nei primi<br />

sei mesi nell’<strong>Ulss</strong> 5.<br />

• Valutare l’incidenza dell’invalidità per ictus nell’<strong>Ulss</strong> 5.<br />

Strategia<br />

• Compilazione di una scheda di valutazione neurologica<br />

del paziente all’ingresso, dopo 7 gg., dopo 6 mesi.<br />

• Raccolta dati anamnestici.<br />

Interventi<br />

Raccolta dati e loro elaborazione.<br />

Manifestazioni del problema<br />

Ai pazienti affetti da probabile infezione alle vie urinarie<br />

viene normalmente richiesta dal medico di medicina generale,<br />

al fine di instaurare il più precocemente possibile<br />

una terapia antibiotica mirata.<br />

L’urocoltura e l’esame più frequentemente richiesto al<br />

Laboratorio di Microbiologia: ne vengono infatti eseguiti<br />

circa 10.000 all’anno. Tuttavia circa il 70% risultano<br />

essere negative.<br />

D’altro canto la clinica impone una terapia ragionata con<br />

prescrizione di antibiotici al largo spettro in attesa del<br />

referto (3-4 giorni) in seguito al quale il medico potrà<br />

meglio orientare l’approccio terapeutico.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La scelta dei problema e condizionata dal fatto che lo<br />

stesso ha un forte impatto sul paziente in termini di disagio<br />

e inappropriatezza della terapia assunta e sui S.S.N.<br />

che normalmente fornisce gratuitamente i farmaci prescritti.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il problema e generato dai tempi di consegna del referto.<br />

Infatti nel caso di positività il tempo necessario per<br />

eseguire l’esame e di tre -quattro giorni lavorativi; l’esito<br />

negativo di cui il Laboratorio e in possesso nell’arco<br />

di quattro ore viene fornito ugualmente in tre - quattro<br />

giorni non potendo prevedere per gli utenti un accesso<br />

diversificato: in giornata per escludere la positivitÌ dell’esame,<br />

quattro giorni dopo per il referto definitivo.<br />

Ne e consentito per ovvie ragioni una risposta telefonica.<br />

110 111<br />

Ospedale<br />

Riduzione dei tempi di attesa in ordine<br />

alla refertazione relativa all’urocoltura<br />

a favore dell’attività diagnostica<br />

dei Medici M.M.G. dell’<strong>Ulss</strong> 5<br />

Referente<br />

Liliana Caldonazzo<br />

Tecnico sanitario di Laboratorio Biomedico<br />

U.O.A. Laboratorio Analisi Arzignano - Ospedale<br />

Obiettivo<br />

Il progetto si propone di informare il più precocemente<br />

possibile l’utente con urocoltura negativa. In questo<br />

caso infatti e possibile non prevedere la somministrazione<br />

di una terapia antibiotica assolutamente inutile se<br />

non dannosa per il paziente e dispendiosa per il S.S.N.<br />

come sopra accennato.<br />

Strategia<br />

La strategia che si intende adottare coinvolge l’<strong>Azienda</strong><br />

con personale interno mediante l’attivazione di una<br />

segreteria telefonica che trasmetta un messaggio registrato<br />

al richiedente: nel messaggio viene fornito il codice<br />

di accettazione e l’esito negativo.<br />

Coinvolge il cittadino il quale può essere messo a conoscenza<br />

in giornata dell’esito dell’esame.<br />

Coinvolge infine il Medico di M.G. che può prendere le<br />

decisioni più appropriate.<br />

Interventi<br />

1. Informazione ai M.M.G. circa il progetto che viene<br />

messo a disposizione per un miglioramento della loro<br />

attivitÌ professionale (1 giorno).<br />

2. Informazione all’utente con dettagliate istruzioni per l’accesso<br />

a tale servizio, specificando il numero telefonico,<br />

l’orario in cui chiamare ed evidenziando il numero di accettazione<br />

cui fare riferimento (istantanea e continuativa<br />

tramite messaggio cartaceo per gli accedenti al servizio).<br />

3. Attivazione di un servizio di Segreteria telefonica nel<br />

Laboratorio Analisi (1 mese).<br />

4. Inserimento quotidiano dei messaggi<br />

(30 minuti/die continuativo).


Ospedale<br />

Riorganizzazione dell’accesso alla RM<br />

per i degenti ricoverati presso<br />

il reparto di Neurologia<br />

Referente<br />

Marco Morsiani<br />

TSRM Servizio di Radiologia<br />

Ospedale Arzignano<br />

Collaboratori<br />

Francesco Cappellari<br />

Primario U.O.A.<br />

Radiologia<br />

Michele Morra<br />

Primario U.O.A.<br />

Neurologia<br />

Manifestazioni del problema<br />

Il servizio di risonanza magnetica (RM), nell’ambito dell’U.O.<br />

di Radiologia, non riusciva a soddisfare nei tempi<br />

più brevi e utili le richieste d’esame provenienti dall’U.O.<br />

di Neurologia.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

I ritardi causavano un prolungamento improprio della<br />

durata dei ricoveri, e comportavano un impegno continuo<br />

da parte del personale infermieristico (e medico) nel<br />

sollecitare il servizio di Radiologia (segreteria e tecnici di<br />

RM) affinché anticipasse l’esecuzione degli esami<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il ricorso alla RM è utile per la diagnosi di varie patologie<br />

è invece d’obbligo il suo utilizzo per lo studio e la cura<br />

di patologie di ambito neurologico. Dalle statistiche<br />

inerenti il lavoro della RM, si evidenzia che gli esami su<br />

pazienti interni rappresentano circa il 21% del totale;di<br />

questi il 39% provengono dalla Neurologia (circa 450<br />

esami/anno).<br />

Obbiettivo<br />

Data l’esistenza di una lista d’attesa piuttosto lunga per<br />

l’attività ambulatoriale per pazienti esterni, appariva necessaria<br />

una riorganizzazione che rendesse celere il servizio<br />

per i degenti ricoverati in Neurologia.<br />

Strategia<br />

Andava creato uno spazio certo all’interno della lista<br />

di lavoro ad uso dei pazienti ricoverati in Neurologia.<br />

Detto spazio è stato trovato assegnando la prima ora<br />

di lavoro del servizio di RM direttamente all’U.O. di<br />

Neurologia,che ha così la responsabilità diretta dell’organizzazione<br />

e assegnazione degli appuntamenti.<br />

Interventi<br />

Gli interventi attuati sono:<br />

• disimpegno della prima ora di lavoro della RM da esami<br />

ambulatoriali esterni<br />

• istruzione del personale OSS della Radiologia, in servizio<br />

dalle 7.30, affinché accompagni il paziente programmato<br />

per le ore 8.00 dalla Neurologia alla Radiologia<br />

• istruzione del personale infermieristico dell’U.O. di<br />

Neurologia affinché predisponga la preparazione del<br />

paziente nei tempi opportuni e organizzi l’assegnazione<br />

degli appuntamenti.<br />

112 113<br />

Ospedale<br />

SDOmon: realizzazione di un Sistema di monitoraggio in<br />

tempo reale della qualità di compilazione delle schede di<br />

Dimissione Ospedaliera nelle U.U.O.O.<br />

Fiorella Clarici<br />

Dirigente amministrativo<br />

U.O.S. statistiche ospedaliere<br />

Ospedale<br />

Alessandra Zarantonello<br />

Ass. amm.<br />

U.O.S. statistiche ospedaliere<br />

Ospedale<br />

Alessandra Lovato<br />

Ass. amm.<br />

U.O.S. statistiche ospedaliere<br />

Ospedale<br />

Referente<br />

Milvia Marchiori<br />

Dirigente medico<br />

Direzione medica ospedaliera - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Francesco Bortolan<br />

Coll. tecn. prof. esp.<br />

Servizio informatico Servizi generali<br />

Assunta Cailotto<br />

Afd<br />

Direzione medica ospedaliera<br />

Ospedale<br />

Rosa Cangialosi<br />

Ass. amm.<br />

Direzione amm.va<br />

Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Direzione medica ospedaliera, direzione amministrativa ospedauera, servizio informatico<br />

Progetto premiato


Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

La Scheda di Dimissione Ospedaliera (S.D.O.) lo strumento<br />

di raccolta delle informazioni relative ad ogni paziente<br />

dimesso dagli istituti di ricovero pubblici e privati<br />

in tutto il territorio nazionale. I dati raccolti attraverso la<br />

S.D.O. costituiscono lo strumento di conoscenza, di valutazione<br />

e di programmazione delle attività di ricovero<br />

sia a livello di singoli ospedali che a livello delle istituzioni<br />

regionali e nazionali.<br />

In particolare le finalità di monitoraggio e valutazione<br />

dell’attività ospedaliera impongono la necessità di assicurare<br />

un flusso informativo puntuale nei tempi e preciso<br />

nei contenuti e la disponibilità di dati sempre più<br />

tempestivi e affidabili.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Secondo l’attuale organizzazione dell’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5 il<br />

percorso organizzativo di registrazione dati della S.D.O.,<br />

prevede:<br />

1. apertura S.D.O. con inserimento, a cura degli Uffici<br />

Accettazione, dei dati anagrafici - amministrativi<br />

2. registrazione movimento malati (presenze, dimissioni)<br />

a cura degli Uffici Accettazione<br />

3. compilazione cartacea dei dati clinici - sanitari di dimissione<br />

a chiusura della S.D.O. (diagnosi principale<br />

di dimissione, interventi/procedure eseguite...) a cura<br />

dei medici di reparto che hanno preso in carico il paziente<br />

ricoverato<br />

4. registrazione dati di cui al punto 3) da parte degli Uffici<br />

Accettazione<br />

5. elaborazione mensile DRGs a cura U.O.S. Statistiche<br />

Ospedaliere e Mobilità con procedura ITEASY e generazione<br />

anomalie dati Inseriti sia amministrativi che<br />

sanitari.<br />

Lo strumento inforrnatico precedente (utilizzato fino al<br />

mese di ottobre 2006) non eseguiva controlli rigorosi<br />

sull’inserimento dei vari dati di cui si compone la S.D.O.<br />

(dati anagrafici, amministrativi e clinici - sanitari); in aggiunta<br />

a ciò il passaggio Medico = Amministrativo comportava<br />

il rischio di ulteriori errori dovuti a una non perfetta<br />

leggibilità del documento cartaceo prodotto dal<br />

Medico o da errori di battitura/interpretazione da parte<br />

del Personale Amministrativo. Benchè la nuova Procedura<br />

con dimissione demandata alle U.U.O.O. limiti di<br />

molto il rischio di errori, manca uno strumento di monitoraggio<br />

che controlli la correttezza della compilazione<br />

(dati compilati secondo le specifiche regionali e verifica<br />

di eventuali non omogeneità).<br />

Considerati i tempi, talvolta piuttosto lunghi di compilazione<br />

manuale della parte cllnica della S.D.O. (punto<br />

3), vista al contempo l’esigenza prioritaria di disporre il<br />

più tempestivamente possibile - ogni mese - di un quadro<br />

sintetico degli indicatori di attività ospedaliera -, e<br />

considerato che il software Iteasy di controllo a posteriori<br />

della qualità dei dati consente comunque, grazie a<br />

meccanismi automatici di correzione delle anomalie, di<br />

generare un archivio S.D.O. trimestrale qualitativamente<br />

affidabile sia per l’<strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> che per la Regione.<br />

Il presente progetto intende abbreviare i tempi di monitoraggio<br />

della qualità dei dati agendo in tempo reale<br />

114<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

su meccanismi di controllo della registrazione dati, effettuata<br />

nel breve termine solo a cura degli Uffici Accettazione<br />

e a medio - lungo termine, a cura direttamente<br />

del reparti di degenza.<br />

A partire dal mese di gennaio 2007 - attraverso l’introduzione<br />

della nuova Procedura ADT di Reparto - le U.O.<br />

saranno infatti rese autonome nel trasferimento e nella<br />

dimissione dei Pazienti, e compileranno direttamente<br />

in via telematica le S.D.O. (che dunque non transiteranno<br />

più per gli Uffici Spedalità, i quali potranno dunque<br />

dedicarsi in maniera più approfondita al controllo sulla<br />

qualità e sui tempi di chiusura della pratica di ricovero).<br />

La compilazione on-line delle S.D.O. da parte delle<br />

U.U.O.O. consentirà di effettuare controlli in tempo reale<br />

dei dati inseriti anche dal punto di vista dell’appropriatezza<br />

dei dati clinici inseriti, senza essere vincolata<br />

dagli attuali tempi.<br />

Benché la nuova Procedura assicuri una immediata disponibilità<br />

di dati relativi all’attività di ricovero, I dati<br />

grezzi resi disponibili alle U.O. non consentono l’elaborazione<br />

rapida di indicatori - attualmente peraltro elaborati<br />

a livello mensile -trimestrale dall’U.O. Statistiche<br />

Ospedaliere -<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Lo strumento informatico precedente (utilizzato fino al<br />

mese di ottobre 2006) non eseguiva controlli rigorosi<br />

sull’inserimento dei vari dati di cui si compone la S.D.O.<br />

(dati anagrafici, amministrativi e clinici -sanitari); in aggiunta<br />

a ciò il passaggio Medico = Amministrativo comportava<br />

il rischio di ulteriori errori dovuti a una non perfetta<br />

leggibilità del documento cartaceo prodotto dal<br />

Medico o da errori di battitura/interpretazione da parte<br />

del Personale Amministrativo. Benchè la nuova Procedura<br />

con dimissione demandata alle U.U.O.O. limiti di<br />

molto il rischio di errori, manca uno strumento di monitoraggio<br />

che controlli la correttezza della compilazione<br />

(dati compilati secondo le specifiche regionali e verifica<br />

di eventuali non omogeneità)<br />

Obiettivo<br />

Obiettivo del Progetto è la realizzazione di un Sistema<br />

di monitoraggio che verifichi in tempo reale:<br />

• la qualità delle S.D.O. compilate nel periodo selezionato<br />

(mediante un sistema codificato di controlli incrociati<br />

tra patologie, interventi/procedure, giornate di<br />

dimissione, modalità di apertura- dimissione, ec...)<br />

• il gap (in gg) tra l’avvenuta dimissione del Paziente e<br />

la compilazione della Scheda di Dimissione relativa al<br />

Ricovero.<br />

Il Sistema consentirà la registrazione più appropriata<br />

delle S.D.O. e costituirà uno strumento guida per le U.O.<br />

finalizzato al miglioramento della quali dei dati di ricovero<br />

ospedaliero.<br />

Il Sistema favorirà infine confronti - una volta identificati<br />

ricoveri confrontabili quali diagnosi e/o interventi/procedure<br />

comuni - tra periodi differenti o U.O. diverse per<br />

segnalare eventuali non omogeneità nel trattamento<br />

dei Pazienti aventi ricoveri con caratteristiche “simili”.<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Strategia<br />

Una volta effettualo lo startup della Procedura ADT di<br />

Reparto nei quattro Presidi Ospedalieri sarà implementato<br />

il Sistema (basato sull’applicativo Business Object)<br />

che consentirà una volta a regime, la realizzazione in<br />

tempo reale delle analisi sopra indicate e le renderà disponibili<br />

in consultazione alla Direzione.<br />

Interventi<br />

• Riferimento iniziale extra Progetto = attivazione della<br />

Procedura ADT di Reparto (entro dicembre 2006) analisi<br />

dei dati disponibili e identificazione di situazione<br />

comparabili = entro marzo 2007.<br />

• Corso di business object agli implementatori del Sistema<br />

= entro giugno 2007.<br />

• Realizzazione reportistia sulla qualità dati SDO = entro<br />

giugno 2007.<br />

• Messa in opera del Sistema = entro settembre 2007.<br />

115<br />

Ospedale


Ospedale<br />

Standardizzazione della dose d’inizio della terapia<br />

anticoagulante orale nel Dipartimento di Area Medica,<br />

Ospedale di Valdagno<br />

Referente<br />

Vincenzo Cordiano<br />

Dirigente medico<br />

Medicina Valdagno - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Marisa Lovato<br />

Caposala<br />

DO Medicina Valdagno<br />

Ospedale<br />

Massimo Casaril<br />

Direttore Medicina<br />

Ospedale<br />

Doriana Scandola<br />

Caposala Geriatria<br />

Ospedale<br />

Ilenia Fin<br />

Lungodegenza Geriatria<br />

Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Medicina, Geriatria, Lungodegenza (Dipartiemnto Area Medica) Valdagno<br />

Manifestazioni del problema<br />

La scelta della dose di inizio della terapia anticoagulante<br />

orale (TAO) è determinante ai fini del proseguimento<br />

della stessa con una dose di mantenimento (1).Nel nostro<br />

reparto abbiamo notato che esiste una certa eterogeneità<br />

nella conduzione iniziale della TAO, probabilmente<br />

perchè la sua gestione è demandata a medici di<br />

diversa estrazione, non sempre addestrati a trattare al<br />

meglio i vari aspetti della TAO.<br />

I risultati di uno studio preliminare condotto nel nostro<br />

reparto ci hanno dimostrato che un livello di anticoagulazione<br />

ottimale (misurato con valori di INR compresi fra<br />

2 e 3) sono raggiunti nella maggioranza dei pazienti al<br />

7°-8° giorno dopo l’inizio della TAO (vedi figura 1), mentre<br />

gli stessi risultati sono ottenuti nei migliori centri al<br />

4°-5° giorno (vedi figura 2). A seconda della propria specializzazione<br />

e della sua esperienza, il medico che prescrive<br />

inizialmente la TAO può considerare più importante<br />

evitare di provocare un’emorragia potenzialmente<br />

fatale, e quindi prescrivere una bassa dose iniziale di<br />

dicumarolici, oppure raggiungere nel più breve tempo<br />

possibile i livelli efficaci di anticoagulazione e ridurre il<br />

rischio di tromboembolia nel paziente.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

La dose iniziale della TAO condiziona la velocità con la<br />

quale si manifesta la sua efficacia antitrombotica da un<br />

lato e, dall’altro, può influenzare la gravita ed il numero<br />

di emorragie, che rappresentano il principale effetto<br />

collaterale dell’anticoagulazione e possono essere addirittura.<br />

Una percentuale crescente della popolazione, in<br />

maggioranza anziana, riceve la prescrizione della TAO,<br />

anche per il continuo aumento delle indicazioni nelle<br />

discipline più disparate: medicina interna, cardiologia,<br />

chirurgia, ortopedia, oncologia, tanto per ricordarne alcune.<br />

Le indicazioni della TAO sono infatti rappresentate<br />

dalla profilassi e terapia delle malattie tromboemboliche<br />

venose ed arteriose. È pertanto desiderabile che<br />

l’efficacia sia raggiunta nel più breve tempo possibile,<br />

senza aumentare il rischio di emorragie.<br />

L’efficacia della terapia deve essere monitorata periodicamente<br />

attraverso la determinazione dell’INR, i cui<br />

valori possono essere influenzati da molteplici fattori,<br />

alcuni dei quali notevolmente variabili come la dieta o<br />

l’assunzione di farmaci.<br />

Esistono protocolli convalidati che utilizzano dosi standard<br />

e modalità di monitoraggio che riducono al minimo<br />

i rischi ed i disagi per il paziente e consentono di<br />

utilizzare al meglio le risorse umane e materiali per un<br />

monitoraggio ottimale.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Riteniamo che la causa di questo eccessivo ritardo nel<br />

raggiungimento dei livelli ottimali di anticoagulazione<br />

siano da ricercarsi nelle basse dosi di warfarin utilizzate<br />

nei primi giorni della terapia, evidentemente perchè la<br />

maggiore preoccupazione dei medici che iniziano la<br />

TAO e quella di ridurre il rischio di emorragie, pur assicurando<br />

livelli di anticoagulazione sufficienti.<br />

Poichè quasi tutti i pazienti ricevono nei primi giorni<br />

anche una terapia con eparina, risulta chiaro come un<br />

atteggiamento molto prudente nella scelta della dose<br />

iniziale di warfarin comporta un più prolungato uso di<br />

Eparine (EBPM), le quali, solitamente, sono sospese<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

quando il valore di INR si mantiene costantemente nei<br />

valori desiderati per 24 ore. Le EBPM sono farmaci molto<br />

più costosi della warfarina e degli altri dicumarolici; il<br />

loro uso prolungato può inoltre causare una grave complicanza<br />

che e la piastrinopenia da eparina di tipo II.<br />

E quindi desiderabile che la terapia con EBPM sia sospesa<br />

nel più breve tempo possibile. Ancora, per garantirsi<br />

dal raggiungimento precoce di valori di INR eccessivamente<br />

elevati, c’è la tendenza a prescrivere un controllo<br />

quotidiano dell’INR In modo da poter adeguare rapidamente<br />

la dose successiva del farmaco.<br />

E questo, probabilmente, un atteggiamento motivato<br />

da eccessiva cautela, poichè i dicumarolici cominciano<br />

ad essere efficaci a partire dal terzo-quarto giorno, in<br />

virtù del loro meccanismo d’azione che consiste nell’inibizione<br />

della vitamina K necessaria per la sintesi epatica<br />

dei fattori della coagulazione.<br />

Obiettivo<br />

1. Raggiungere I’INR target compreso fra 2 e 3 in almeno<br />

il 70% dei pazienti entro il 5° giorno dall’inizio della<br />

TAO.<br />

2. Ridurre il numero di prelievi e di determinazioni dell’INR<br />

utilizzati per il monitoraggio della TAO, abolendo<br />

il controllo dell’INR nei primi due giorni iniziali della<br />

terapia.<br />

3. Ridurre la durata della degenza media dei pazienti<br />

che iniziano la TAO<br />

4. Ridurre le dosi di EBPM utilizzate nei primi giorni per<br />

garantire un’adeguata copertura antitrombotica.<br />

Strategia<br />

Adattamento di un protocollo d’inizio della TAO alla<br />

realtà operativa del reparto di Medicina e della tipologia<br />

di pazienti ivi ricoverati (vedi figura 3)<br />

Interventi<br />

1. Somministrazione nei primi due giorni di 2 comprese<br />

da 5 mg di Coumadin a tutti i pazienti, secondo il<br />

protocollo proposto da Kopvacs et al (2) e riportato<br />

schematicamente in figura 3.<br />

2. Somministrare EBPM, se indicata, a seconda del peso<br />

e della patologia fino a quando I’INR non si mantiene<br />

entro il range di 2-3 in due determinazioni effettuate<br />

a 24 ore di distanza l’una dall’altra.<br />

3. Eliminare la determinazione dell’INR nei primi due<br />

giorni.<br />

4. Controllare l’INR al 3° giorno e adeguare di conseguenza<br />

la posologia del coumadin da somministrare<br />

nei giorni successivi come dose di mantenimento.<br />

L’operatore dovrà rifarsi allo schema del protocollo<br />

per la prescrizione.<br />

116 117<br />

Ospedale


Ospedale<br />

Suggerimenti per la defi nizione di Organigrammi<br />

e Funzionigrammi delle Unità Operative<br />

in preparazione alle procedure<br />

di Autorizzazione e Accreditamento<br />

Referente<br />

Simone Cecchetto<br />

Fisioterapista Dipartimento di Area Ortopedico Riabilitativa / U.O.C. di R.R.F. / U.O.S.<br />

Riabilitazione Intensiva Ospedale di Lonigo - Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Direzione Medica Ospedalieria<br />

Manifestazioni del problema<br />

Analizzando le griglie di Autovalutazione proposte per<br />

I’Autorizzazione e I’Accreditamento (AC), in riferimento<br />

alla Legge 22/02, si vede come in più punti sia richiesta<br />

la costruzione dell’organigramma e del funzionigramma<br />

dell’Unità Operativa.<br />

La creazione di organigrammi e funzionigrammi, volta<br />

al fine di rispondere efficacemente a questi quesiti, può<br />

apparire inizialmente semplice ma risulta estremamente<br />

complessa nella sua attuazione pratica vista la complessità<br />

organizzativa delle nostre Unità Operative.<br />

Inoltre oltre ai punti specifici sopra-elencati, la costruzione<br />

di organigrammi e funzionigrammi contribuisce<br />

anche a rispondere efficacemente in maniera più o<br />

meno diretta, anche ad altri punti delle griglie di Autovalutazione<br />

riguardanti ad esempio la gestione del Sistema<br />

Informativo, l’adozione di Linee Guida, Protocolli<br />

e Procedure, la valutazione degli obiettivi e dei risultati<br />

e delle politiche di gestione delle risorse umane.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

L’idea di questo progetto nasce all’interno del percorso<br />

di Tirocinio di Area Organizzativa svolta dal Referente<br />

(Simone Cecchetto) svoltosi in questi mesi presso I’U.<br />

O.. Programmazione, Controllo e <strong>Qualità</strong> all’interno delle<br />

attività formative previste dalla Laurea Specialistica in<br />

Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione,<br />

frequentata dallo stesso Referente presso I’Università di<br />

Padova.<br />

Tra le attività proposte vi è stata la richiesta di seguire<br />

il processo di Autorizzazione all’esercizio dell’U.O.C. di<br />

R.R.F. in cui il Referente opera. Nel corso del lavoro sono<br />

emerse alcune criticità. Con questo progetto si intende<br />

presentare le criticità evidenziatesi, avanzare alcune ipotesi<br />

di soluzioni e formulare alcune indicazioni utili che<br />

possano in qualche modo esser utilizzale per semplificare<br />

il lavoro di altre Unità Operative nella compilazione<br />

delle griglie di Autovalutazione e nella costruzione di<br />

organigrammi e funzionigrammi.<br />

ll processo di elaborazione di questi documenti viene<br />

visto inoltre come opportunità non solo di fotografare<br />

le modalità organizzative attualmente esistenti ma anche<br />

come occasione per evidenziare, e dove possibile<br />

modificare, quei punti di “debolezza organizzativa” al<br />

fine di migliorare I’efficienza complessiva del sistema<br />

Unità Operativa. Si concorda intatti con quanto riportato<br />

nell’introduzione al Manuale di attuazione della legge<br />

22/02 del1 ARSS “L’augurio della Regione è (… ) che<br />

l’applicazione della L.R. 22/02 non sia solamente una<br />

operazione di tipo amministrativo, ma sia il primo step<br />

di un processo di Miglioramento Continuo della <strong>Qualità</strong><br />

del SSSR. nonché strumento di garanzia per gli utenti<br />

di una buona organizzazione e sicurezza delle strutture”<br />

(Avv. Fabio Gava, Vicepresidente Giunta regionale, Assessore<br />

alle Politiche Sanitarie).<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Durante l’ideazione di un possibile organigramma e di<br />

un possibile grafico dei flussi di prestazioni relativi, all’U.<br />

O.S. Riabilitazione intensiva, sono state elaborate delle<br />

riflessioni iniziali sulle criticità da affrontare per raggiungere<br />

l’obiettivo di questo progetto in Allegato 1 vengono<br />

illustrate le prime riflessioni e le prime proposte fatte<br />

in questo periodo di pre-progetto.<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Obiettivo<br />

L’obiettivo che ci si propone è quello di semplificare,<br />

perlomeno in parte, il processo di costruzione di organigrammi<br />

e funzionigrammi delle Unità Operative,<br />

in particolare di quelle afferenti alla Struttura Tecnico<br />

Funzionale Ospedale, in vista delle procedure di Autorizzazione<br />

all’esercizio che hanno come scadenza il 14<br />

settembre 2007 e delle successive procedure di Accreditamento.<br />

Strategia<br />

Costruire un documento di “Suggerimenti per la costruzione<br />

di Organigrammi e Funzionigrammi”, rivolti in<br />

particolare alle U.O. afferenti alla Struttura Tecnico Funzionale<br />

Ospedale, da presentare alla Direzione Medica<br />

Ospedaliera come contributo per semplificare le procedure<br />

di Autorizzazione all’esercizio alle diverse Unità<br />

Operative, partendo dall’esperienza pratica di compilazione<br />

delle griglie di Autovalutazione per I’U.O.S.. di<br />

Riabilitazione Intensiva (degenze) dell’U.O.C. di R.R.F.<br />

dell’Ospedale di Lonigo.<br />

Interventi<br />

Tipo di azione<br />

Analisi delle griglie di Autovalutazione<br />

e costruzione di una<br />

Bozza iniziale di Organigramma<br />

e Funzionigramma (BIOF1)<br />

dell’U O S Riabilitazione intensiva<br />

dell’U.O.C. di R.R.F.<br />

Presentazione e discussione<br />

della Bozza iniziale al Direttore<br />

dell’U.O.C. di R.R.F. (dott.<br />

ssa Rasa Barletta) e al Respcnsabile<br />

dell’U.O.S di Riabilitazione<br />

Intensiva (dott. Ferruccio<br />

Savegnago)<br />

Elaborazione delle integrazioni<br />

proposte (BIOF2)<br />

Presentazione e discussione<br />

della BIOF2 al Gruppo di Riferimento<br />

per la <strong>Qualità</strong><br />

Elaborazione delle<br />

integrazioni proposte (BIOF3)<br />

Sintesi conclusiva preparazione<br />

del documento “Suggerimenti<br />

per la costruzione di<br />

Organigrammi e invio alla Direzione<br />

Medica Ospedaliera”<br />

Soggetti<br />

interessati<br />

Referente<br />

progetto<br />

Referente<br />

progetto<br />

Direttore<br />

U.O.C.<br />

Direttore<br />

U.O.S.<br />

Referente<br />

progetto<br />

Referente<br />

progetto<br />

Gruppo<br />

qualità<br />

Referente<br />

progetto<br />

Referente<br />

progetto<br />

118 119<br />

Durata<br />

4 ore<br />

in 1 mese<br />

2 incontri<br />

di 1 ora<br />

in una<br />

settimana<br />

2 ore<br />

in una<br />

settimana<br />

1 incontro<br />

di 1 ora<br />

in una<br />

settimana<br />

2 ore<br />

in una<br />

settimana<br />

1 ora<br />

in una<br />

settimana<br />

Ospedale<br />

Col termine del progetto il Referente resta a disposizione<br />

per ogni ulteriore modifica che la Direzione Medica<br />

Ospedaliera riterrà opportuna.<br />

Dopo la fase 5 si era ipotizzata una diffusione della<br />

BIOF3 anche a tutto il personale dell’U.O.S. (durata: 2<br />

settimane) per favorire la massima condivisione e partecipazione<br />

al processo, con la possibilità per iI personale<br />

di dare suggerimenti per l’elaborazione del BIOF.<br />

Si ritiene piuttosto importante questo passaggio ma ci<br />

si riserva di decidere in itinere I’attuabilità anche in relazione<br />

alle evoluzioni delle prime 5 fasi.<br />

La discussione col Gruppo di Riferimento per la <strong>Qualità</strong><br />

non si esaurisce nell’incontro previsto, ma si lascia<br />

una copia del BIOF2 per segnare eventuali suggerimenti<br />

che nel corso della settimana potranno emergere. In<br />

particolare stretto rapporto (difficilmente quantificabile<br />

in termini di tempo) verrà creato tra il Referente del Progetto<br />

con i Facilitatori.


Ospedale<br />

Trasporto pneumatico leggero per materiali<br />

stabilimento ospedaliero di Arzignano<br />

Referente<br />

Renzo Franzolin<br />

Tecnico di laboratorio laureato<br />

Laboratorio Analisi Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Roberto Bosco<br />

AssistenteTecnico<br />

Ufficio Tecnico<br />

Stefano Marcolin<br />

Capo-sala<br />

Pronto Soccorso Arzignano<br />

Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Direzione strategica, Direzione Medica, Ufficio Tecnico<br />

Manifestazioni del problema<br />

Il trasporto del materiale da indagare dai reparti o dai<br />

servizi al Laboratorio analisi ed il ritiro dei referti è effettuato<br />

dal personale delle strutture interessate.<br />

Questo trasporto è così sostenuto da rendere necessario,<br />

nella stesura della dotazione organica, considerarlo<br />

come attività di servizio. Il flusso e continuo ed ininterrotto<br />

nell’arco delle 24 ore, dovuto alla routine ed alle<br />

urgenze.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

I materiali dei reparti o dei servizi che necessitano di<br />

indagini di laboratorio, devono essere trasportati dal<br />

personale, come pure il ritiro delle risposte; tempo che<br />

può essere dedicato all’assistenza, in particolar modo<br />

per il servizio di Pronto Soccorso che non sempre si può<br />

avvalere della collaborazione degli autisti di ambulanza<br />

e degli Operatori Tecnici.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Calcolando, per ogni persona, il tempo impiegato di 10<br />

minuti arca per ogni trasporto, per un numero medio di<br />

14 volte, si presume che in reparto o servizio, una persona<br />

è assente per 140 minuti che moltiplicati per i 9<br />

reparti considerati, sono 1260 minuti, con un totale di 21<br />

ore al giorno.<br />

Mediamente le ore sono equivalenti al numero di tre<br />

dipendenti con un valore annuo di spesa di circa centocinquantamila<br />

euro.<br />

Obiettivo<br />

Installare un impianto di posta pneumatica per trasporto<br />

materiali, richieste e referti tra il laboratorio analisi ed i<br />

reparti e servizi.<br />

Questo porterebbe un beneficio:<br />

1. Riducendo le assenze del personale dal reparto.<br />

2. Produrrebbe un riflesso psicologico positivo sul personale<br />

che non si sente gratificato per questo tipo di<br />

incombenza.<br />

3. Porterebbe ad un risparmio di tempo di 3 unità che<br />

possono essere dedicato ad altri lavori.<br />

Strategia<br />

Installazione da parte di una Ditta specializzata di una<br />

linea di tubi che mettono in comunicazione i vari settori<br />

interessati, attraverso una colonna diretta nell’ala nord<br />

dello stabilimento coinvolgendo tutti i piani soprastanti<br />

al laboratorio analisi, e correndo, dove e necessario nel<br />

contro-soffitto esistente; mentre l’ala ovest passerebbe<br />

nel vano elettrico già esistente.<br />

È un sistema che si presta facilmente al suo ampliamento<br />

a seconda delle necessità<br />

Nel Laboratorio analisi viene installato ilcomputer per la<br />

gestione dell’impianto.<br />

Nel secondo seminterrato il gruppo di turbine.<br />

Interventi<br />

• Interventi edili dove è necessario.<br />

• Stesura della linea di alimentazione per gruppo di turbine<br />

a trifase fatta in economia.<br />

• Collocazione tubazioni, gruppo turbine, stazioni automatiche<br />

bi-direzionali, rete linea cavi di alimentazione,<br />

stazione informatica di gestione del sistema dalla Ditta<br />

di fornitura materiali come da progetto allegato.<br />

Manifestazione del problema<br />

A causa del sempre più sentito problema della privacy si<br />

vorrebbe evitare di chiamare l’utente per nome.<br />

Ogni ambulatorio e servizio ha attualmente un suo sistema,<br />

ma dopo aver intervistato presso la nostra <strong>Ulss</strong>, un<br />

po’ tutte le realtà operanti, ho dedotto che il disordine<br />

è notevole…<br />

La maggior parte degli ambulatori chiama ancora la<br />

persona per nome; qualcuno usa il numero dal rotolo a<br />

strappo (ma se un paziente arriva molto prima del suo<br />

orario si trova avere un numero non corretto). I Pronti<br />

Soccorsi usano come numero di chiamata le ultime tre<br />

cifre del verbale, e infine noi, della radiologia, le ultime<br />

tre cifre del numero progressivo di prenotazione:<br />

Anche nel nostro metodo abbiamo riscontrato alcuni<br />

problemi:<br />

• la difficoltà nel ricordare (per età o nazionalità) un qualsiasi<br />

numero di tre cifre<br />

• le persone che arrivano dal Pronto Soccorso hanno già<br />

un altro n. di tre cifre da ricordare e forse un altro ambulatorio<br />

in cui attendere una successiva prestazione<br />

• il numero che viene dato nel momento della prenotazione<br />

e che si trova scritto nel promemoria, viene<br />

lasciato all’ufficio cassa nel momento del pagamento<br />

ticket e quindi, nel momento dell’attesa, l’utente può<br />

non ricordare più il suo numero<br />

• chi attende l’esame, nel sentire che i numeri degli altri<br />

pazienti sono molto diversi dal suo, spesso ritorna alla<br />

segreteria a chiedere spiegazioni.<br />

Nelle altre Aziende ospedaliere il problema è comune:<br />

alcune sale d’attesa espongono il cartello in cui si chie-<br />

120 121<br />

Ospedale<br />

Tutela della privacy negli ambulatori<br />

Referente<br />

Signorato Lucia<br />

Infermiera Professionale<br />

Servizio di radiologia OSP<br />

de all’utente di dichiarare se vuole essere chiamato per<br />

numero o per nome, altre partono da numeri giornalieri<br />

progressivi che iniziano dal n.1 ogni mattina, la maggior<br />

parte però chiama ancora con per nome la persona in<br />

attesa.<br />

Obiettivo<br />

• L’obiettivo diventa quello di trovare un numero che accompagni<br />

l’utente in ogni<br />

ambulatorio o servizio.<br />

• Che sia un numero facile da ricordare<br />

• Che tuteli la privacy.<br />

Strategia<br />

L’idea è quella di fornire l’utente di un numero identificativo<br />

che lo accompagni in ogni ambulatorio e che<br />

sarà sempre lo stesso perché estrapolato dalla sua data<br />

di nascita.<br />

Esempio<br />

Rossi Mario nato il 17 ottobre 1960 porterà come numero<br />

di chiamata il 1710 estratto dal giorno e mese di nascita.<br />

Bianchi Maria nata il 01 Febbraio 1965 porterà il numero<br />

di chiamata il 0102 e così via.<br />

Per l’utente diventerebbe semplice ricordarlo in ogni<br />

attesa ambulatoriale anche in mancanza di promemoria<br />

il numero sarebbe facilmente identificabile. Il sistema<br />

continuativo del metodo permette a tutta l’utenza<br />

di conoscere in anticipo il tipo di chiamata che dovrà<br />

aspettare. Per il personale posto alle prenotazioni non<br />

comporta variazioni o stravolgimenti perché potrà abbinare<br />

il numero estrapolato dai dati sensibili e abbinarlo<br />

ai vari esami.


Ospedale<br />

Tutto quello che si deve sapere<br />

Referente<br />

Anna Maria Meneghini<br />

Operatore Socio-Sanitario<br />

U.O.A. R.R.F Lonigo - Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Osservando il personale nel momento dello scambio<br />

d’informazioni (es:passaggio delle consegne) e nello<br />

svolgimento del lavoro pratico manuale, si nota come<br />

la comunicazione verbale risulta la meno esaustiva nel<br />

determinare comportamenti rispettosi dei protocolli,<br />

linee guida, ecc…<br />

È noto come il continuo passaggio di dati, in forma orale<br />

da un soggetto all’altro, comporti una fisiologica perdita<br />

di contenuti, con conseguente aumento del rischio di<br />

ricorrere in errore.<br />

In questo periodo, le linee guida, i protocolli e le indicazioni<br />

circa l’organizzazione del lavoro di reparto, sotto<br />

forma di documento cartaceo, sono dislocati in due sedi<br />

diverse, quali Sala Infermieri e Studio del Caposala e all’interno<br />

di schedari di non facile identificazione.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

Nella situazione attuale, una consultazione veloce e<br />

completa delle linee guida, dei protocolli e delle indicazioni<br />

circa l’organizzazione del lavoro operativi nel nostro<br />

reparto, comporta alcuni punti critici, quali:<br />

a la frammentazione delle informazioni in quanto alcuni<br />

dati sono reperibili in una sede, altri in un’altra<br />

b le difficoltà nell’accesso in quanto tali dati sono inseriti<br />

in schedari ubicati in armadi o mensole di non facile<br />

reperibilità, né soprattutto, identificati in maniera<br />

chiara.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Presentiamo di seguito uno schema che evidenzia la situazione<br />

reale circa l’ubicazione e l’accessibilità ai documenti<br />

in oggetto e criticità derivanti:<br />

a studio del caposala: i documenti si trovano in un raccoglitore<br />

apribile con lacci di colore grigio con etichetta<br />

nera e caratteri bianchi, posto nell’ultimo armadio<br />

della stanza, assieme ad altri 23 raccoglitori in parte<br />

simili.<br />

Criticità: lo studio è lontano dagli spazi di lavoro degli<br />

Infermieri. L’ubicazione e la tipologia del raccoglitore,<br />

non lo rendono facilmente identificabile e quindi accessibile.<br />

b sala infermieri: i documenti si trovano all’interno di un<br />

raccoglitore ad anelli di colore blu con piccola etichetta<br />

bianca e caratteri neri posto in una mensola della<br />

stanza assieme ad altri 5 raccoglitori uguali, più dell’altro<br />

materiale cartaceo a vario uso di reparto.<br />

Criticità: la tipologia del raccoglitore non lo rende<br />

facilmente identificabile e quindi accessibile. I dati al<br />

suo interno sono incompleti e non aggiornati mancando<br />

un referente per tale scopo.<br />

Obiettivo<br />

Realizzare:<br />

a semplificare la modalità di accesso a protocolli, procedure,<br />

linee guida al fine di uniformare il lavoro e permettere<br />

una condivisione delle informazioni più ampia<br />

possibile<br />

b favorire l’inserimento del personale nuovo assunto.<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Strategia<br />

Creare un unico strumento riconoscibile e completo aggiornato<br />

per la consultazione veloce ed esauriente dei<br />

documenti in oggetto, organizzato in due settori:<br />

a direttive comuni a tutta l’<strong>Azienda</strong> (o a più U.O.)<br />

b direttive specifiche dell’ U.O.A. - R.R.F. - Lonigo.<br />

Interventi<br />

a Identificazione di due referenti del progetto che dovranno<br />

occuparsi della creazione dello strumento e<br />

dei suoi successivi aggiornamenti<br />

b Realizzazione del raccoglitore dei dati in oggetto avvalendosi<br />

della collaborazione di tutto il personale del<br />

reparto<br />

c Presentazione del progetto<br />

d Valutazione finale del risultato.<br />

122 123<br />

Ospedale


Ospedale<br />

Utilizzo dei sistemi chiusi per l’infusione<br />

dei chemioterapici<br />

Referente<br />

Elena Fin<br />

Infermiere<br />

DH Oncologia - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Germano Dal Soglio<br />

Infermiere<br />

DH oOncologia<br />

Ospedale<br />

Laura Romeo<br />

Infermiere<br />

DH Oncologia<br />

Ospedale<br />

Cristina Dalla Riva<br />

Coordinatrice<br />

DH oncologia<br />

Ospedale<br />

suor Narcisa Spagnolo<br />

Capo sala<br />

DH Oncologia<br />

Ospedale<br />

Centri esterni<br />

Informatori ditte fornitrici - farmacia interna - direzione medica<br />

Manifestazione del problema<br />

Con gli attuali sistemi di manipolazione dei chemioterapici<br />

in uso presso il nostro servizio si possono verificare<br />

in alcune fasi di lavoro la contaminazione degli operatori<br />

e dell’ambiente esterno. Questo può avvenire nelle fasi<br />

di diluizione, trasporto, somministrazione e smaltimento.<br />

Il problema si manifesta alla nostra attenzione nelle seguenti<br />

forme:<br />

• aerosol tossici durante le fasi di diluizione, somministrazione<br />

e smaltimento<br />

• spruzzi in particolare durante la diluizione<br />

• gocciolamenti e spandimenti principalmente nelle fasi<br />

di somministrazione e smaltimento.<br />

Pur utilizzando tutti i dispositivi di protezione individuale<br />

(DPI) a nostra disposizione e attuando le misure<br />

previste nelle linee guida sull’uso dei farmaci antiblastici<br />

proposte dalla nostra <strong>Azienda</strong> nonché i riferimenti legislativi:<br />

D.L.gs 626/94 e “Documento di linee guida per la<br />

sicurezza dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici<br />

in ambiente sanitario” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale<br />

no 236 del 7/10/99, permane il rischio sopraccitato<br />

poiché il chemioterapico non è sempre isolato dall’ambiente<br />

esterno durante le varie fasi di lavorazione.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

È necessario affrontare il problema per garantire e tutelare<br />

la sicurezza e la salute degli operatori e dell’ambiente<br />

esterno. Alleghiamo la tabella illustrataci dal<br />

Dott. Acqua indicante le conseguenze dannose dovute<br />

all’esposizione ai chemioterapici. (Allegato n.1)<br />

Tali conseguenze possono creare insicurezza, paura e<br />

Paolo Piacentini<br />

Dirigente medico<br />

DH Oncologia<br />

Ospedale<br />

Cristina Oliani<br />

Direttore<br />

Oncologia<br />

Ospedale<br />

demotivazione negli operatori a cui si propone di lavorare<br />

nel nostro reparto di Oncologia.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Descriviamo le varie fasi di lavorazione del chemioterapico<br />

evidenziando i momenti critici nei quali è possibile<br />

la contaminazione proponendo l’intervento migliorativo.<br />

Fase di diluizione:<br />

Questa fase comprende la preparazione del materiale:<br />

chemioterapico in soluzione o liofilizzato, flebo in vetro,<br />

siringhe luer-lock, valvola unidirezionale antireflusso,<br />

aghi monouso e siringhe non luer-lock. Nella fase di diluizione<br />

il chemioterapico liofilizzato viene precedentemente<br />

diluito con opportuno solvente e tramite siringa<br />

luer-lock e valvola unidirezionale (securmix) trasferito<br />

nella flebo in vetro. Si manifesta, durante la suddetta<br />

fase, la possibile contaminazione ambientale e dell’operatore<br />

tramite aerosol, spruzzi e schizzi che avvengono<br />

durante l’introduzione e estrazione del securmix, L’atto<br />

migliorativo proposto si concretizza nell’utilizzo di sistemi<br />

chiusi dotati di filtri idrofobici (spike, allegato Oa) e<br />

antireflusso, e connettori a valvola (braccetti, allegato Ob).<br />

Fase di trasporto:<br />

Il chemioterapico transita dal luogo di preparazione<br />

(cappa) al luogo di somministrazione (stanza pazienti). In<br />

questa fase puÌ accadere l’accidentale rottura del flacone<br />

in vetro con conseguente contaminazione ambientale<br />

e/o dell’operatore. L’intervento migliorativo proposto<br />

è l’utilizzo di sacche in PVC (allegato Oc) o altro materiale<br />

compatibile con i chemioterapici.<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Fase di somministrazione:<br />

Durante questa fase il chemioterapico viene infuso al<br />

paziente tramite la via parenterale con l’attuale utilizzo<br />

di deflussori comuni ed eventuali rubinetti e regolatori<br />

di flusso. Durante tale fase si possono verificare spandimenti<br />

nei molteplici punti di raccordo e aerosol tossici<br />

durante la sostituzione dei vari flaconi in vetro.<br />

Proponiamo perciò i deflussori per chemioterapici a più<br />

vie con connettori a sistema chiuso (vedi allegato Od).<br />

Fase di smaltimento:<br />

Con il sistema chiuso precedentemente esposto lo smaltimento<br />

avviene a conclusione del ciclo terapeutico,<br />

mentre con il sistema in uso è necessaria la sostituzione<br />

e quindi lo smaltimento dei vari flaconi in vetro durante<br />

l’infusione della terapia con il rischio di contaminazione<br />

tramite aerosol tossico e/o rottura dei flaconi stessi.<br />

Obiettivo<br />

• Diminuzione del rischio di contaminazione da chemioterapico<br />

con l’adozione di sistemi adeguati sopra illustrati.<br />

• Maggiore sicurezza e serenità per il personale che<br />

opera e opererà in Oncologia.<br />

• Il tempo di raggiungimento dell’obiettivo è correlato<br />

alla possibilità di adottare tali sistemi.<br />

Strategie<br />

1. Elaborazione di un elenco di requisiti tecnici che un<br />

sistema chiuso deve possedere.<br />

2. Individuazione dei sistemi più conformi ai requisiti.<br />

3. Formazione e informazione sull’utilizzo dei sistemi.<br />

4. Adozione dei sistemi chiusi.<br />

Interventi<br />

1 a Individuazione di un gruppo di lavoro composto da<br />

tre infermieri e dalla coordinatrice/caposala, interessati<br />

a costruire una griglia di osservazione mirata<br />

a valutare i requisiti dei vari sistemi chiusi. Il gruppo<br />

di lavoro gestirà anche le tappe successive.<br />

Tempi: 2 settimane.<br />

b Presa visione dei vari dispositivi in commercio delle<br />

Ditte: CODAN,B- BRAUN, INCAS, EUROSPITAL.<br />

Tempi: 2 mesi.<br />

c Stesura dell’elenco dei requisiti, (vedi allegato 2).<br />

Tempi: 1 mese.<br />

2 a Elaborazione di una griglia di osservazione con i requisiti<br />

individuati. (vedi allegato 3).<br />

Tempi: 1 mese.<br />

b Utilizzo di alcuni campioni gratuiti offerti dalle ditte.<br />

Tempi: 3 mesi.<br />

c Compilazione delle griglie applicate ai campioni<br />

dei presidi delle ditte potenziali fornitrici.<br />

Tempi: concomitante all’utilizzo dei presidi.<br />

d Presentazione alla farmacia interna dei risultati delle<br />

rilevazioni effettuate.<br />

Una volta completato l’iter di competenza del servizio di<br />

farmacia e direzione si attueranno le tappe successive.<br />

3 Addestramento all’utilizzo dei sistemi chiusi: gli informatori<br />

illustreranno le procedure corrette per un uso<br />

adeguato dei presidi. Questi momenti di formazione<br />

coinvolgeranno tutti gli infermieri del servizio e ver-<br />

124 125<br />

Ospedale<br />

ranno organizzati compatibilmente alle attività giornaliere.<br />

Tempi: entro 1 mese.<br />

4 Adozione dei sistemi chiusi per l’infusione dei chemioterapici:<br />

tutti gli infermieri utilizzeranno tali presidi<br />

con la supervisione del gruppo di lavoro che si<br />

preoccuperà di guidare la loro corretta implementazione.


Ospedale<br />

Verifi ca dell’oligo-anuria in pazienti cardiologici a cura<br />

del personale Infermieristico con tecnica ecografi a<br />

Referente<br />

Mauro Parlato<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Franca Savegnago<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano<br />

Ospedale<br />

Nadia Teresinha Scur<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano<br />

Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

Nel reparto Cardiologia vengono ricoverati spesso pazienti<br />

in condizioni cliniche instabili, affetti da patologie<br />

gravi quali infarti acuti del miocardio, scompenso cardiaco<br />

acuto.<br />

In questi casi la funzione renale e di conseguenza la diuresi<br />

rappresentano un parametro fondamentale nella<br />

gestione e risoluzione della fase acuta e sub-acuta.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

In pazienti con quadro di infarto acuto del miocardio e/o<br />

scompenso cardiaco acuto, l’eventualità di una oligoanuria<br />

costituisce un fattore prognostico negativo.<br />

A volte la ritenzione urinaria, definita dal classico quadro<br />

di “globo vescicole”, induce erroneamente ad un<br />

aumento del dosaggio di diuretici o di altre terapie quali<br />

ad esempio le amine attive.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

La ritenzione urinaria o “globo vescicale con funzione<br />

renale normale, comporta inutili atteggiamenti terapeutici<br />

aggressivi da parte del personale sanitario sia medico<br />

che infermieristico.<br />

Obiettivo<br />

L’uso routinario da parte del personale infermieristico<br />

dell’ecografo per valutare la presenza o meno di globo<br />

vescicale, condiziona in modo favorevole le successive<br />

scelte terapeutiche del medico nel:<br />

a aumento della terapia con diuretici o amine in caso di<br />

assenza di consistente ristagno vescicole<br />

b posizionamento appropriato di catetere vescicale, anche<br />

estemporaneo, senza intervento farmacologico<br />

per la risoluzione del problema legato alla disfunzione<br />

vescicale<br />

c razionalizzazione dell’uso della procedura di cateterismo<br />

vescicale con conseguente riduzione delle potenziali<br />

complicanze meccaniche e/o infettive correlate<br />

alla procedura stessa.<br />

Con tale procedura si perseguono risultati clinici:<br />

a Una maggiore appropriatezza nella procedura di cateterizzazione<br />

vescicale, con risoluzione di eventuali<br />

complicanze miste nella manovra stessa<br />

b Una maggiore capacità di valutazione dello svezzamento<br />

del paziente dal catetere vescicole.<br />

Ed economici:<br />

a riduzione del consumo di farmaci che comunque non<br />

migliorerebbero la situazione emodinamica del paziente<br />

b riduzione delle Infezioni urinarie da catetere vescicale<br />

in pazienti che non necessitano del presidio per periodi<br />

prolungati<br />

c Riduzione dell’uso di cateteri vescicali.<br />

Strategia<br />

Valutazione con ecografo e sonda da 3.5 MHz da parte<br />

di un infermiere di turno, della eventuale presenza<br />

di ristagno vescicole in pazienti con brusca contrazione<br />

della diuresi.<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

Interventi<br />

a Valutazione ecografia della presenza eventuale di ristagno<br />

vescicale.<br />

b Se presente ristagno vescicale abbondante si procede<br />

al cateterismo del/della paziente.<br />

c In caso di scarsa presenza di urina in vescica si avviserà<br />

il medico per le dovute scelte terapeutiche dei<br />

caso.<br />

126 127<br />

Ospedale


Ospedale<br />

Versamenti pleurici controllati con Ecografo<br />

Referente<br />

Anna Dal Grande<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano - Ospedale<br />

Collaboratori<br />

Patrizia Grigolato<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardioiogia - U.C.I.C. Arzignano<br />

Ospedale<br />

Anna Werner<br />

Collaboratore Professionale Sanitario Infermiere<br />

Cardiologia - U.C.I.C. Arzignano<br />

Ospedale<br />

Manifestazioni del problema<br />

La maggior parte dei pazienti ricoverati in cardiologia<br />

sono affetti da scompenso cardiaco congestizio.<br />

Una delle principali manifestazioni dello scompenso e<br />

la presenza di versamenti pleurici che sono visibili all’esplorazione<br />

ecografica. L’ecografia pleurica e ilmetodo<br />

più sensibile per svelare la presenza di versamento,<br />

valutare la quantità dello stesso, e, in caso di asportazione<br />

mediante toracentesi, il luogo ottimale di introduzione<br />

deli’ago esploratore.<br />

L’osservazione dell’andamento del versamento mediante<br />

ecografia ci dà un’idea precisa del miglioramento clinico<br />

del paziente e della risoluzione del quadro di scompenso.<br />

Motivazioni della scelta del problema<br />

L’esplorazione ecografica delle pleure e fattibile facilmente<br />

da chiunque abbia ricevuto un addestramento<br />

specifico; l’esame dura 30-60 secondi ed e determinante<br />

per regolare la terapia diuretica, per giudicare lo stato<br />

dei paziente e nel deciderne la dimissione.<br />

Il personale infermieristico può essere facilmente addestrato<br />

In questa metodica. L’apprendimento della stessa<br />

costituisce un aumento delle capacità valutative del<br />

personale addetto, una maggiore responsabilizzazione<br />

nell’approccio ai pazienti ed una qualificazione professionale<br />

notevole per il personale infermieristico.<br />

Pertanto l’apprendimento della metodica costituisce<br />

una delle tappe del coinvolgimento del personale nell’uso<br />

generalizzato delle tecnologie.<br />

Analisi del problema e delle sue cause<br />

Il nostro reparto fin dall’inizio ha introdotto l’apparecchio<br />

ecocardiografico in corsia per seguire al meglio i<br />

pazienti ricoverati in tutte le tappe della loro malattia;<br />

per esempio, l’evoluzione di un infarto verificandone<br />

giorno per giorno l’andamento anatomofunzionale e acquisendo<br />

elementi fondamentali per stabilire la prognosi<br />

e giudicare il timing opportuno per la dimissione.<br />

Sono rari i reparti che adoperano la metodica ecografica<br />

in corsia per seguire i pazienti. La rara diffusione di<br />

questa metodica in corsia e legata alla non comune evenienza<br />

che chi dirige il reparto abbia potuto acquisire<br />

una esperienza specifica della metodica. Perciò ai nostri<br />

malati prima di tutto e quindi anche al nostro personale<br />

si offre una opportunità unica; ai malati, di essere seguiti<br />

da personale capace e specializzato, al personale,<br />

di acquisire capacita di alto livello nella valutazione dei<br />

pazienti e del loro andamento clinico.<br />

Obiettivo<br />

L’obiettivo è quello di addestrare il maggior numero di<br />

persone, nell’ambito infermieristico, al riconoscimento<br />

ecografico della presenza di versamenti pleurici e a stimarne<br />

approssimativamente la quantità.<br />

Tale capacità una volta acquisita servirà per suggerire<br />

al medico una valutazione atta a stabilire la necessità o<br />

meno di:<br />

1. Procedere con una toracentesi esplorativa al fine di<br />

prelevare liquido da sottoporre ad analisi.<br />

<strong>2˚</strong> <strong>Concorso</strong> <strong>Qualità</strong> <strong>Azienda</strong> <strong>Ulss</strong> 5<br />

2. Procedere all’esecuzione di una toracentesi evacuativa<br />

quando il liquido è in quantità tale da ridurre in<br />

maniera Importante la funzione respiratoria.<br />

3. Avviare altre indagini, come la TAC toracica e/o la<br />

broncoscopia nel caso di sospetto di versamento di<br />

natura neoplastica.<br />

4. Valutare se la causa, in caso di dispnea di nuova insorgenza,<br />

è da ricondurre ad un quadro di scompenso<br />

cardiaco o meno.<br />

Strategia<br />

Durante il giro medico al mattino il primario farà addestrare,<br />

sotto la sua supervisione, il personale infermieristico<br />

presente ai corretto posizionamento della sonda<br />

ecografica sul torace del paziente, bilateralmente, e insegnerà<br />

a riconoscere eventuali artefatti, a valutare la<br />

quantità dei liquido presente, a valutare il sito di miglior<br />

posizionamento possibile di un ago esploratore.<br />

In caso di necessità si effettuerà la toracentesi ecoguidata<br />

e il personale infermieristico sarà chiamato a collaborare<br />

nella procedura, durante la quale la verifica della<br />

progressiva riduzione del liquido a mano a mano che<br />

la pleura si svuota, è fondamentale per concludere la<br />

procedura stessa.<br />

Interventi<br />

Il periodo di 6 mesi viene considerato sufficiente, considerando<br />

l’addestramento quotidiano, per rendere<br />

esperiti nella metodica almeno il 50% dei personale infermieristico<br />

al controllo routinario dei versamenti pleurici<br />

nei pazienti con quadro di scompenso cardiaco o<br />

comunque dispnoici.<br />

128 129<br />

Ospedale

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!