23.05.2013 Views

atti I giornata dell'innovazione.pdf - Confindustria

atti I giornata dell'innovazione.pdf - Confindustria

atti I giornata dell'innovazione.pdf - Confindustria

SHOW MORE
SHOW LESS

You also want an ePaper? Increase the reach of your titles

YUMPU automatically turns print PDFs into web optimized ePapers that Google loves.

PRIMA

GIORNATA DELL’

INNOVAZIONE

PARMA, 16 NOVEMBRE 2004

AUDITORIUM NICCOLÒ PAGANINI

L’INNOVAZIONE HA 360°:

PERCHÉ FERMARSI A 180°?

ATTI


Parma,

16 novembre 2004

Editore SIPI

Servizio

Italiano

Pubblicazioni

Internazionali S.p.a.

Viale Pasteur, 6

00144 Roma

Prima Giornata

dell’innovazione

L’innovazione

ha 360°:

perché

fermarsi a 180°?


Premessa

indice

Luca Cordero di Montezemolo, Presidente Confindustria ...................... 7

Saluti

Marco Rosi, Presidente Unione Parmense degli Industriali...................... 13

Elvio Ubaldi, Sindaco del Comune di Parma............................................ 17

Vincenzo Bernazzoli, Presidente della Provincia di Parma ...................... 19

Intervento

Pasquale Pistorio, Vice Presidente Confindustria per l’innovazione

e la ricerca .................................................................................................. 21

MERCATI, TECNOLOGIE E STRATEGIE:

SCENARI DI COMPETITIVITÀ E INNOVAZIONE

Paolo Garonna, Direttore Centro Studi Confindustria ............................ 37

10 domande sull’innovazione:

indagine in tempo reale curata da Ipsos

Andrea Alemanno, Direttore ricerca Ipsos ............................................... 57

Crescere con l’innovazione.

Alcuni esempi di successo

Filmato ....................................................................................................... 63

MIGLIORARE TUTTO, MIGLIORARE SEMPRE:

LA SFIDA DELLA QUALITÀ

Tito Conti, Vice Presidente dell’International Academy for Quality ......... 75

Crescere con l’innovazione.

Mercati globali e informatizzazione

Filmato ....................................................................................................... 93

5


Intervento

Lucio Stanca, Ministro per l’innovazione e le tecnologie.......................... 103

L’ORGANIZZAZIONE DELL’INNOVAZIONE

Alberto Oliverio, Professore di Psicobiologia Università “La Sapienza”

Roma........................................................................................................... 119

Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos

Andrea Alemanno, Direttore ricerca Ipsos ................................................ 135

Intervento

Maurizio Gasparri, Ministro per le comunicazioni ................................. 147

Tavola rotonda

L’INNOVAZIONE HA 360°: TECNOLOGIA,

ORGANIZZAZIONE E INTERNAZIONALIZZAZIONE ......... 155

Gianfelice Rocca, Vice Presidente Confindustria per l’education

Sandro Salmoiraghi, Presidente Piccola Industria Confindustria

Silvio Scaglia, Presidente e Amministratore delegato e.Biscom

Alberto Tripi, Presidente Federcomin

Moderatore

Enrico Mentana, giornalista

“Premio Best Innovator 2004”

Partecipano le imprese selezionate come “Best Innovator 2004” ...... 175

Conclusioni

Luca Cordero di Montezemolo, Presidente Confindustria ...................... 191

6


Premessa

Vincere le sfide della globalizzazione e della competitività è l'obiettivo

che oggi si trova a dover fronteggiare l'impresa. Con uno strumento:

l'innovazione. Un'impresa competitiva è un'impresa che innova.

Innovare è prima di tutto un atteggiamento culturale, una ricerca continua

del miglioramento della qualità e dell'efficienza, la tensione verso

una crescita sostenibile ed equilibrata. Serve un'innovazione che

non si fermi soltanto al prodotto o al processo e che permei, invece,

l'organizzazione e la cultura dell'azienda stessa. L'uso efficiente delle

tecnologie, la cultura e la pratica della qualità totale, la compatibilità

ambientale come asset dell'azienda, la gestione dell'internazionalizzazione

sono i pilastri su cui deve fondarsi questo nuovo paradigma di

innovazione. L'innovazione riguarda sì la tecnologia dei prodotti e dei

processi, ma riguarda anche l'organizzazione, la gestione delle risorse

umane, l'internazionalizzazione. Abbiamo chiamato tutto ciò innovazione

a 360 gradi.

Questa Giornata ha rappresentato il primo importante momento di

dibattito e di confronto dedicato da Confindustria interamente al tema

dell'innovazione. Verrà ripetuta ogni anno con l'intenzione di

creare un momento di confronto sulle strategie e sui modelli organizzativi

di successo. Le imprese italiane devono rispondere alla sfida

della competitività con la loro capacità di innovare. La ricerca e l'innovazione

sono la molla del progresso. Sono anche grande fonte di rischio.

Lo sappiamo bene noi imprenditori, quando tentiamo strade

che altri non hanno ancora percorso; ma la capacità di rischiare è l'e-

Luca Cordero di Montezemolo - Premessa - 7


lemento che caratterizza il vero imprenditore. Se non c'è rischio, non

c'è neppure innovazione. È un compito nel quale le nostre piccole e

medie imprese non possono essere lasciate sole. Occorre puntare sulle

best practices, cioè sui modelli di eccellenza, sui campioni piccoli,

medi e grandi che hanno registrato successi internazionali e la cui storia

rappresenta un valido riferimento per individuare il corretto approccio

all'innovazione.

Confindustria si sta impegnando a favorire la diffusione di una cultura

dell'innovazione all'interno delle imprese e nella società, necessaria

oggi affinché l'innovazione divenga sempre di più la molla della competitività.

Pasquale Pistorio ha lanciato un progetto ambizioso già in

fase avanzata di realizzazione: coinvolgere almeno 10.000 piccoli imprenditori

in un confronto sull'innovazione totale. L'obiettivo è di diffondere

una cultura dell'innovazione attraverso tanti "club degli innovatori"

sul territorio che possano rappresentare il motore ed il riferimento

per tutte le imprese che hanno come obiettivo la crescita attraverso

l'innovazione.

La prima Giornata dell'Innovazione di Confindustria è stata un momento

importante in cui abbiamo parlato di imprese e di un'Italia che

vince nei mercati mondiali: l'Italia dell'innovazione a 360°.

8 - Premessa - Luca Cordero di Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo

Presidente Confindustria


Prima Giornata dell’Innovazione

L’innovazione ha 360°:

perché fermarsi a 180°?

Parma, 16 novembre 2004


MARCO ROSI

ELVIO UBALDI

VINCENZO BERNAZZOLI

Saluti


Marco Rosi

Presidente Unione Parmense degli Industriali

Autorità, cari colleghi,

è con grande piacere che porto il saluto dell’Unione Parmense degli

Industriali e l’augurio di buon lavoro a tutti Voi.

Parma ha già ospitato numerose e importanti manifestazioni di

Confindustria, alcune delle quali si sono svolte in momenti di particolare

rilevanza per la storia recente del nostro Paese e credo che anche

la giornata di oggi assuma una valenza di assoluto rilievo, anzitutto

per il tema - l’innovazione - che sarà al centro dei nostri lavori.

Ma non solo per questo.

Ci ritroviamo ad operare, infatti, in uno scenario economico in grande

evoluzione, rispetto anche al passato recente; in una fase di crescita

mondiale e italiana, caratterizzata da forti differenze e da profonde

trasformazioni, che vede noi imprenditori impegnati in una sempre

più difficile competizione internazionale. Per affrontarla sarà necessario

lavorare, non solo - e come sempre - con grande impegno, ma

soprattutto con una grande capacità di adattamento ai continui cambiamenti.

Per conseguire l’obiettivo di emergere in questo mondo che cambia,

tutti siamo d’accordo che l’innovazione giochi un ruolo fondamentale.

E, se da un lato, è vero che gli imprenditori possono chiedere molto

ai loro partner sociali, lo è altrettanto che la società nella quale operiamo

ha il diritto di chiedere a noi imprenditori un impegno conti-

Marco Rosi - Saluti - 13


nuo e di grande intensità per l’innovazione, sia essa in termini di nuovi

prodotti, di nuove applicazioni tecnologiche, soprattutto di crescita

della produttività.

Siamo ben consapevoli che da un lato l’introduzione dell’euro ci ha assicurato

una grande stabilità finanziaria, dall’altro essa ci impedisce

quei recuperi di competitività attraverso le svalutazioni, che periodicamente

nella nostra storia hanno risollevato le sorti della nostra economia.

In questo contesto, la strada dell’innovazione permanente non è

un’opzione che possiamo o meno scegliere, è l’unica strada percorribile

per il successo dell’impresa.

Non è immaginabile un’impresa che porta innovazione in una società

che rifiuta l’innovazione nella sua vita concreta. Voler innovare significa

accettare il principio di meritocrazia nella divisione sociale dei

ruoli; saper innovare vuol dire affrontare il mondo nella sua dinamicità

e con una sana passione per il rischio. Come possiamo farlo se la

società nelle sue componenti rilevanti, istituzionali e sociali, fa di tutto

perché nulla cambi.

Il contributo della ricerca e dell’innovazione, infatti, sarà determinante

per il rilancio non solo dell’industria italiana, ma anche della competitività

complessiva dell’intero Sistema Paese.

E per fare efficacemente innovazione occorrono non solo le risorse

umane, ma anche notevoli risorse economiche.

Dobbiamo essere tutti pienamente consapevoli che l’innovazione richiede

un processo di lavoro lungo, persistente, nella prospettiva che

certe direzioni di ricerca potranno risultare non fruttuose. Per questo

appaiono oggi necessari interventi su molti campi, primo tra tutti la

individuazione di meccanismi e strumenti che formino un sistema

moderno di incentivi agli investimenti in ricerca e innovazione, con

un mix tra agevolazioni fiscali automatiche e altre soggette a valutazioni

di merito.

Il nostro bisogno di ricerca è assoluto, poiché assoluta è la necessità

14 - Saluti - Marco Rosi


dell’innovazione: una innovazione a tutto campo a 360° che, partendo

da un nuovo approccio culturale giunga fino all’innovazione di prodotto,

seguendo così un percorso virtuale che ci porti a colmare quel

“gap” che ancora ci separa dagli altri Paesi industrializzati.

L’innovazione è una nuova cultura che consente di sfruttare al meglio

le potenzialità creative, la capacità di realizzazione ed efficienza di

produzione; ma, accanto a noi imprenditori, deve esserci un Sistema

Paese altrettanto efficace e modernizzato, quindi in un parola più

competitivo.

Credo che di ciò siamo tutti, oggi, consapevoli e lo dimostra anche

questa giornata che si prefigge di trasmettere un segnale forte alle imprese,

poiché non è più sufficiente l’attività di ricerca e innovazione

che pure le aziende già svolgono regolarmente, ma occorre un impegno

eccezionale che possa consentire un balzo in avanti per recuperare

quel margine di innovazione aggiuntivo che costituisce la condizione

indispensabile affinché l’Italia rimanga fra i maggiori Paesi industrializzati

del mondo.

In conclusione, dobbiamo impegnarci tutti perché è solo dallo sforzo

congiunto di tutti, ricercatori, Confindustria, imprese e mondo politico

che potremo attivare quei meccanismi e quelle strutture dalle quali

dipenderà lo sviluppo del Paese, passando attraverso l’innovazione.

Auguro a tutti buon lavoro.

Grazie

Marco Rosi - Saluti - 15


Elvio Ubaldi

Sindaco del Comune di Parma *

Un cordialissimo saluto a tutti a nome della città di Parma. Un benvenuto,

un benvenuto ai ministri, al Signor Presidente di

Confindustria, a tutte le autorità. A coloro che hanno raggiunto la nostra

città da ogni parte d’Italia.

Io sono grato a Confindustria, all’Unione Industriali di Parma, per

aver scelto questa città come sede di questo primo incontro. Lo considero

un riconoscimento e, al tempo stesso, una sollecitazione ed un

auspicio.

Il riconoscimento ad una città che per la propria storia, la propria tradizione

civile e la propria economia dell’innovazione è sempre stata,

in qualche modo, protagonista. E che oggi si trova ad un punto cruciale

della propria vicenda e del proprio impegno.

L’assegnazione, tra l’altro, come sede dell’Autorità europea per la sicurezza

alimentare, costituisce per noi una nuova sfida.

Ma dicevo anche una sollecitazione, perché tutti ci troviamo impegnati

su una frontiera da cui dipenderà grande parte del nostro futuro.

L’innovazione è decisiva. E dopo essercelo detto tante volte, dobbiamo

trovare anche il modo per farla diventare una realtà di tutti i giorni.

Noi apparteniamo ad una cultura, una storia, quella del mondo occidentale,

che per secoli ha dettato i propri canoni di crescita, di svi-

* Trascrizione della registrazione dell’intervento non rivista dall’autore

Elvio Ubaldi - Saluti - 17


luppo, di stili di vita, proprio perché più di altri ha dimostrato di essere

idoneo, attento, capaci di affrontare il rinnovamento. E non possiamo

interrompere questa nostra attitudine proprio nel momento in

cui sorgono sfide decisive a livello planetario.

Però sappiamo anche che l’innovazione dipende da tanti fattori.

Dipende sicuramente dalle risorse disponibili. Dipende sicuramente

dall’organizzazione complessiva della società. E in questo senso noi

come amministrazioni pubbliche abbiamo dei doveri e dei compiti

precisi, anche urgenti, di adeguamento. Ma dipende anche e soprattutto

- consentitemi di dirlo - da un atteggiamento culturale.

Se non vi è una cultura adatta all’innovazione, se non vi è la disponibilità

a mettere in discussione ruoli, rapporti di potere, se non vi è disponibilità

a mettere in discussione interessi, corporazioni nuove e vecchie,

difficilmente una società sa affrontare i temi dell’innovazione.

Se una società - tra di voi consentitemi di ricordarlo - non ha il senso

dell’impresa e non concepisce l’impresa come un fattore di socialità, di

crescita, di sviluppo, di miglioramento per tutti, difficilmente quella società

saprà produrre innovazione ed essere attenta all’innovazione.

E se in questa giornata io posso permettermi, dalla piccola dimensione

che rappresentiamo, di fare a voi imprenditori una sollecitazione,

è quella di non rinunciare mai, per il peso e il ruolo che avete, a voler

affermare l’importanza strategica, decisiva, delle vostre imprese, dell’essere

impresa ed essere imprenditore. Ne abbiamo bisogno tutti. È

una delle componenti, è uno degli elementi che può spingere ancora

la nostra società, il nostro Paese, ad affrontare l’innovazione non come

litania, non come pura declamazione, ma ad affrontarla come pratica

quotidiana.

Io vi ringrazio. Questo è il primo giorno, la prima giornata dell’innovazione.

Mi auguro che ne seguano molte altre. E l’ospitalità di

Parma, perché diventi una sorta di sede continua di questi vostri incontri,

ve la mettiamo già da oggi a disposizione.

Oltre che l’augurio di buon lavoro, anche un augurio a ben rivederci.

Grazie ancora.

18 - Saluti - Elvio Ubaldi


Vincenzo Bernazzoli

Presidente della Provincia di Parma

Nel portare il saluto dell’Amministrazione provinciale, vorrei ringraziare

Confindustria per averci permesso di ospitare ancora una volta

un importante evento di rilievo nazionale. Per noi è motivo di orgoglio

e, insieme, uno stimolo importante. Aver scelto Parma, in questo

momento, è infatti una scelta che contribuisce a dar coraggio al nostro

territorio. Un coraggio necessario per affrontare una fase delicata,

all’interno di un contesto nazionale non certo esaltante.

Stiamo vivendo una fase di transizione difficile, che pone all’attenzione

di tutti noi, pubbliche amministrazioni e soggetti sociali ed economici,

la necessità di innovare, di modificare i comportamenti, di creare

nuove opportunità. Questa è la sfida che ci attende. Per affrontarla

con successo serve un’adeguata strategia complessiva, che può prendere

le mosse solo dalla convinzione che l’innovazione, sempre più necessaria,

comporta un cambio di cultura.

Parma nel passato ha rappresentato sicuramente un esempio per la

composizione del tessuto produttivo, per la capacità di sviluppare settori,

in particolare quello dell’agro-alimentare, con forti iniezioni d’innovazione

di processo e di prodotto. Oggi ha bisogno di ritrovare una

nuova spinta, un nuovo coraggio. E per far questo, io credo, dobbiamo

vivere una grande unità tra imprese, enti, istituzioni. È necessario

uscire ciascuno dal proprio guscio per metterci in gioco su una scommessa

complessiva.

Noi, come Amministrazione provinciale, cercheremo di dare in que-

Vincenzo Bernazzoli - Saluti - 19


sta direzione tutto il nostro contributo. Abbiamo fatto grandi passi

avanti verso l’innovazione sia, ad esempio, nell’organizzazione, sia

nell’informatizzazione. Insieme alla Regione Emilia Romagna si sta

lavorando per dotare di banda larga tutta la nostra provincia per creare

quelle condizioni affinché gli sforzi che le imprese faranno per innovarsi,

trovino il substrato ottimale. Per questo noi ci impegniamo,

convinti che davvero ancora una volta Parma possa dare un contributo

importante a tutto il Paese.

Grazie di nuovo e buon lavoro.

20 - Saluti - Vincenzo Bernazzoli


PASQUALE PISTORIO

Intervento


Pasquale Pistorio

Vice Presidente Confindustria per l’innovazione e la ricerca

Signori Ministri, Autorità, colleghi e amici, buongiorno e un calorosissimo

benvenuto a questa prima Giornata dell’Innovazione. Una

giornata che è stata resa possibile dal contributo di oltre 40 aziende

riunite nel Comitato Promotore e dal supporto entusiastico e generoso

dell’Associazione Industriali di Parma con il supporto del Comune

e della Provincia. A tutti quanti si sono impegnati per l’organizzazione

della Giornata va il nostro grazie. E un grazie va anche a tutti i partecipanti,

che hanno accolto l’invito a incontrarsi a Parma, città famosa

per il calore della sua ospitalità. Grazie di cuore.

Introduzione

Riprendiamo allora il percorso iniziato lo scorso 16 settembre, a

Roma, in occasione della terza Giornata della Ricerca. Da allora lo

scenario competitivo ovviamente non è cambiato in modo significativo.

A parte un ulteriore deprezzamento del dollaro rispetto all’euro e

la recentissima classifica stilata dal World Economic Forum che vede

l’Italia piazzarsi al 47° posto nel mondo per competitività del sistema

Paese, e per di più dietro a nazioni non propriamente famose per le

loro tradizioni di sviluppo. Un dato che, preso nel contesto di una serie

lunghissima di indicatori, tutti al negativo, deve far riflettere.

È chiaro che stiamo vivendo una fase di trasformazione profonda del

contesto in cui le nostre imprese operano ogni giorno. Il grado di con-

Pasquale Pistorio - Intervento - 23


correnza è aumentato tremendamente e nuovi temibili attori acquistano

forza giorno dopo giorno. Ma sarebbe un grande errore pensare

che il nostro sistema produttivo sia condannato ad un declino inevitabile.

Abbiamo la forza per rimanere un paese avanzato e per realizzare

una crescita sostenuta del reddito pro capite e dell’occupazione.

Ma solo se certe condizioni si verificheranno.

A Roma, il 16 settembre, ci eravamo domandati:

La ricerca è una priorità per il nostro Paese?

Stiamo aspettando la risposta a questo quesito dalla Legge

Finanziaria e in particolare dagli interventi sulla competitività.

Aspettiamo fiduciosi, ma non posso nascondere una certa preoccupazione.

Anche oggi la giornata si apre con una domanda, che è riportata su

tutte le nostre locandine:

L’innovazione ha 360°. Perché fermarsi a 180°?

Con la ricerca, l’innovazione di prodotto, l’innovazione di processo, le

imprese compiono i primi 180°, la prima metà del tutto. Il farlo, però,

è condizione necessaria ma non sufficiente. È per questo che, nello

stesso modo in cui due angoli piani si sommano in un angolo giro, la

Giornata dell’Innovazione completa oggi il nostro contributo di idee

per migliorare la competitività attraverso un radicale cambiamento

culturale nel modo di impostare i processi operativi delle nostre imprese.

Le due domande, oltre ad unire idealmente le due giornate, contengono

anche una forma di diversità, che forse non balza agli occhi, ma

è pur sempre significativa. Il quesito sulla ricerca aveva come destinatario

principale il Governo al quale Confindustria, a nome di tutte

le imprese rappresentate - e forse a nome di tutto il Paese - chiedeva

di prendere una posizione chiara su un problema cruciale per lo sviluppo

e di trarne tutte le logiche conseguenze, soprattutto a fronte

della concorrenza dei sistemi Paese con i quali ci confrontiamo.

La domanda di oggi, che vuol essere un incitamento a non fermarsi in

24 - Intervento - Pasquale Pistorio


un’opera necessaria di profondo rinnovamento, è invece rivolta soprattutto,

anche se non esclusivamente, alle imprese. Tutte le imprese.

Grandi certo, ma anche e soprattutto, medie, piccole e piccolissime.

Cercheremo di individuare quali possono essere le strade migliori per

vincere le sfide della globalizzazione e della competitività e proporremo

progetti ed azioni che Confindustria sta realizzando ed intende avviare

per sostenere lo sforzo delle imprese a diventare sempre più innovative.

Un’innovazione che, nella nostra definizione, si esplica nei processi

operativi dell’azienda, nella sua organizzazione e nel suo modo di posizionarsi

rispetto ai mercati ed alla sfida del miglioramento continuo.

E mentre la ricerca, intesa nella sua accezione più ampia, si applica

all’innovazione di prodotto e dei processi produttivi - proprio a

questi aspetti abbiamo dedicato la giornata di settembre - i 180° mancanti,

ai quali programmaticamente abbiamo dedicato la giornata

odierna, si riferiscono ad un profondo cambiamento culturale a cui le

sfide della competitività globale chiamano, pur con urgenze ed intensità

diverse, tutte le imprese.

Quattro filoni

Nella nostra analisi questa innovazione poggia su quattro grandi filoni:

1) Al primo posto, anche se non necessariamente l’ordine riflette il

grado di importanza, pongo l’informatizzazione spinta, la pervasione

indispensabile delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione

all’interno di tutti i processi dell’impresa e della catena di

transazioni a monte e valle della stessa. In estrema sintesi, credo che

l’espressione e-Tutto renda bene l’idea di quello che intendo e della

profondità del livello di innovazione che è necessario raggiungere.

Le moderne tecnologie costituiscono un’opportunità irrinunciabile

per realizzare una maggiore integrazione all’interno dell’azienda, tra

Pasquale Pistorio - Intervento - 25


le varie fasi del processo produttivo, dalla logistica, alla distribuzione,

dalla formazione alla produzione, dalla ricerca al marketing. Allo stesso

tempo permettono di realizzare una maggiore e più efficiente integrazione

con i partner dell’azienda, fornitori, clienti, banche e non ultima

la Pubblica Amministrazione.

L’obiettivo è quindi quello di realizzare un modello di azienda integrata

ed estesa, con una visibilità ed un controllo a largo raggio, in

una catena ininterrotta di fornitura che va dai produttori e distributori

di materiali sino ai magazzini dei clienti finali, evitando duplicazioni,

ritardi ed inefficienze. Un obiettivo che richiede ben altro

che l’acquisizione di tecnologie più o meno sofisticate. Occorre piuttosto

una rivoluzione nel modello organizzativo, in cui la ricerca

dell’integrazione è strumentale allo sforzo di ridurre i tempi del processo

operativo, di anticipare la domanda dei clienti, di elevare il valore

dei nostri prodotti integrandoli con servizi ad elevato valore aggiunto.

E mentre l’economia tende a smaterializzarsi e i vecchi confini dell’azienda

si dissolvono, il problema non è più se adottare queste tecnologie

o meno, ma di trovare le più efficaci, efficienti e sicure forme

di automazione dei processi e di interazione fra i loro molteplici

attori.

L’utilizzo di queste tecnologie tra le nostre aziende è in rapida evoluzione,

ma la maggior parte delle piccole e medie imprese italiane, così

come molte delle grandi, sono ancora lontane dal comprendere la

vera portata di questa rivoluzione. Se oltre il 90% delle imprese è collegato

in rete, solo meno del 10% delle piccole e medie imprese e poco

più del 20% delle grandi ha adottato sistemi di integrazione verso

l’esterno. Ed è proprio qui, su questi fattori che è necessario agire con

la massima energia.

Nel salto di qualità indispensabile nell’organizzazione delle imprese,

svolge un ruolo fondamentale la Pubblica Amministrazione.

L’integrazione nella rete costituisce una condizione inderogabile per

la realizzazione di un modello di impresa estesa.

26 - Intervento - Pasquale Pistorio


L’e-Government oggi rappresenta la nostra più grande opportunità di

migliorare in tempi brevi e concretamente l’efficienza della nostra

Pubblica Amministrazione e di realizzare una semplificazione della

burocrazia. E anche in questo caso non è la tecnologia il vero motore

dell’innovazione, ma un profondo cambiamento culturale che pone la

Pubblica Amministrazione accanto e non di fronte a cittadini ed imprese.

2) Il secondo filone riguarda l’adozione di processi organizzativi e di

quella filosofia manageriale - equilibrato cocktail di metodologie statistiche

ed operative, valorizzazione delle capacità individuali e di filosofia

del miglioramento continuo - che viene sintetizzato con il termine

polimorfo di Total Quality Management o TQM.

So che si tratta per molte grandi imprese di idee note e talvolta trascurate

sulla base di stereotipi un po’ abusati, come quello che vedrebbe

la filosofia del TQM adattarsi bene solamente alle culture

orientali basate sulla filosofia confuciana della collettività. In realtà,

se è vero che proprio sul TQM - importato in Giappone dall’America

subito dopo la seconda guerra mondiale - i giapponesi costruirono

parte del loro clamoroso successo industriale degli anni ’70 e ’80, è altrettanto

vero che è proprio dal TQM che partì la riscossa politica e

industriale degli Stati Uniti alla fine degli anni ’80.

La storia si ripete. A cavallo della metà del secolo scorso il TQM ha

contribuito a ricostruire il tessuto industriale giapponese, devastato

dalla guerra. Quarant’anni dopo, il governo statunitense, preoccupato

per il declino dell’industria nazionale e di quella automobilistica in

particolare, dava vita ad una grande iniziativa nazionale, centrata sul

TQM, per rilanciare la competitività del paese ed istituiva il prestigioso

Malcolm Baldrige National Quality Award per premiare le imprese

che si distinguevano nella qualità totale. Ora, quasi vent’anni dopo

quegli eventi, sono convinto che il TQM possa ancora dispiegare tutta

la sua energia ed aiutare le nostre imprese a far fronte alla sfida della

competizione globale.

Parleremo più a lungo di questi temi nel corso di questa giornata.

Lasciatemi soltanto aggiungere che, nella mia visione, una corretta

Pasquale Pistorio - Intervento - 27


implementazione della filosofia TQM all’interno dell’impresa si fonda

su cinque criteri:

• impegno del management

• responsabilizzazione dei dipendenti

• utilizzo di strumenti per poter prendere decisioni basate sui fatti

• cultura diffusa del miglioramento continuo

• focalizzazione costante sul cliente, sia esterno sia interno all’azienda.

Ma in ogni caso il segreto sta tutto nelle persone. L’essenza nel TQM

è tutta qui. I metodi statistici, le metodologie di prevenzione e soluzione

dei problemi sono importantissimi, ma le persone lo sono ancora

di più. E allora, il nuovo paradigma organizzativo si deve fondare

su quella sapiente combinazione di formazione, delega e responsabilizzazione

nei poteri decisionali che in inglese viene sintetizzata con

il termine “empowerment”.

Per essere correttamente realizzato, l’empowerment degli individui in

azienda deve a sua volta trovare le basi su una specie di rivoluzione

copernicana che riporta l’uomo al centro dell’azienda e lo vede non

più come un fattore del processo economico dell’azienda, ma piuttosto

come un attore ed un protagonista all’interno della stessa. E in

questo scambio di posizione, che non deve affatto essere solo formale,

ma deve invece permeare con tutta la sua forza innovativa l’organizzazione

aziendale nel suo complesso, si crea una di quelle situazioni

ideali di gioco a guadagno condiviso in cui tutti traggono vantaggio.

3) Il terzo filone è quello relativo all’utilizzo della protezione dell’ambiente

come fattore di competitività, come risorsa aggiuntiva e non

come un problema di costi. Al contrario, si tratta di ottimizzare l’uso

dell’energia e delle materie prime, evitare gli sprechi, ridurre, riciclare,

riusare, nella convinzione fondamentale che se un processo produttivo

o un prodotto, a parità di risultati, utilizza meno materie prime

o meno energia, ovviamente deve essere intrinsecamente più economico.

28 - Intervento - Pasquale Pistorio


Si tratta di una regola intuitiva, ma l’esperienza diretta prova la sua

validità in un numero crescente di situazioni. I vantaggi per le aziende

sono molteplici. Adottando una strategia impostata sulla protezione

dell’ambiente e sul risparmio di energia e materie prime, esse trasferiscono

direttamente nel loro conto economico i vantaggi e i risparmi

dell’accresciuta competitività. Allo stesso tempo, la motivazione

del personale cresce, così come migliora l’adesione alla filosofia e

agli obiettivi dell’azienda.

Permettetemi, solo per questo specifico aspetto, di portare l’esempio

della ST, che credo possa dare sostanza alle mie affermazioni. Nel solo

2003 il risparmio netto creato a livello di bottom-line dal nostro

programma ambientale, è stato di 100 milioni di dollari. Cento milioni

risparmiati sui materiali e soprattutto sull’energia che, da sola, ci

ha portato a un risparmio di 80 milioni di dollari rispetto ai consumi

che per unità di prodotto avevamo dieci anni fa, nel 1994. E mentre il

nostro profitto cresceva in modo così significativo, e la società si piazzava

ai primi posti fra le migliori aziende per cui lavorare, il mondo

non doveva subire l’affronto di un’altra centrale da 150 megawatt con

il suo effluvio di gas a effetto-serra.

Ce n’è credo a sufficienza per suscitare la curiosità anche del manager

più scettico per controllare se questi risultati siano facilmente replicabili.

Ce n’è credo abbastanza per invogliare qualcuno a prendere

di petto le sfide del protocollo di Kyoto. C’è, almeno lo spero, materiale

per cercare di aggredire almeno uno dei problemi che affliggono

la competitività del nostro paese e delle nostre imprese: il costo esorbitante

dell’energia e la dipendenza strategica dai combustibili fossili

di importazione.

E per la prossima Giornata della Ricerca si potrebbe aprire un nuovo

capitolo sull’opportunità di cavalcare l’onda del caro-petrolio e conquistarsi

una leadership nel settore dei prodotti a basso consumo

energetico o delle energie rinnovabili.

4) Il quarto filone dell’innovazione a 360° è quello legato ai molteplici

aspetti dell’internazionalizzazione.

Pasquale Pistorio - Intervento - 29


L’internazionalizzazione è una condizione mentale. Le nostre imprese

devono essere in grado di operare in un mercato mondiale, facendo

del made in Italy, che deve essere sempre più anche tecnologico, la

carta vincente.

Dobbiamo fare un salto soprattutto culturale, riuscire ad adottare un

punto di vista globale, indipendentemente dalle dimensioni aziendali.

Dobbiamo comprendere che per crescere ed essere competitivi in

un’economia globale dobbiamo ragionare con una mente globale, essere

veramente internazionali e non solo vendere i nostri prodotti all’estero.

Operare in una logica multinazionale richiede una grande preparazione,

occorre disporre delle competenze e degli strumenti giusti. A

questo possono certo pensare le stesse imprese, innovando nell’organizzazione,

valorizzando e formando le proprie risorse umane, strutturandosi

in network. Ma è anche necessario strutturare un sistema

Paese che sia in sincronia. E non basta, per quanto indispensabile, potenziare

il nostro sistema di supporto all’internazionalizzazione. La

diffusione della mentalità globale parte dalla formazione dei giovani,

dall’apprendimento delle lingue e delle culture degli altri popoli, dalla

capacità di vivere ed operare in un ambiente multiculturale, dalla

familiarità a spostarsi per crescere anche vivendo in diversi luoghi,

dalla capacità di fare del nostro Paese un punto di riferimento culturale

positivo per i paesi emergenti.

Anche i processi di delocalizzazione vanno considerati come un’opportunità,

senza infondate paure. A livello della singola azienda, così

come a livello paese, il trasferimento di attività produttive all’estero

può rappresentare la via più efficace, e spesso anche l’unica, per potenziare

il vantaggio competitivo nazionale e competere quando tutte

le pratiche dell’innovazione sono state esaurite. E attenzione: allungando

in questo modo la vita di prodotti e processi che altrimenti sarebbe

impossibile mantenere in zone in cui il costo del lavoro è elevato,

si continua a generare profitto che può essere reinvestito in Italia,

nelle attività più innovative e a maggior valore aggiunto.

Per non parlare naturalmente dell’opportunità, attraverso la presenza

30 - Intervento - Pasquale Pistorio


all’estero, di aprire nuovi mercati, di creare nuovi sbocchi. Ancora una

volta abbiamo bisogno di una strategia, di un progetto, di una visione

di lungo periodo.

L’agenda di Confindustria

A mio parere il modo migliore per diffondere una cultura dell’innovazione

a 360° è parlarne, confrontare le best practices nella gestione

aziendale con la propria esperienza e verificare la possibilità di applicarle

nella propria azienda.

A questo scopo abbiamo programmato tre iniziative con l’obiettivo

comune di continuare il dibattito sull’innovazione a 360° che abbiamo

aperto con questa Prima Giornata dell’Innovazione.

Insieme a Gianfelice Rocca e alle strutture di formazione di

Confindustria, stiamo lavorando ad un grande progetto di sistema,

che avvieremo nei prossimi mesi. Si tratta di un progetto di formazione

e di sensibilizzazione sui temi della gestione dell’innovazione e

sulle soluzioni organizzative più opportune per rafforzare la capacità

competitiva delle nostre aziende. Il nostro obiettivo è di coinvolgere

almeno 10.000 persone tra imprenditori e manager nei prossimi quattro

anni.

Lo abbiamo chiamato Progetto Imprese per l’Innovazione con il simbolo

di I 2 per sottolineare come questa iniziativa sia mirata a potenziare

la capacità innovativa delle imprese che vi parteciperanno. E come

si sottenda uno sforzo comune un percorso da fare insieme,

Confindustria, grandi e piccole aziende insieme.

Organizzeremo corsi di formazione, seminari, incontri di confronto e

di sensibilizzazione. Saranno sessioni di lavoro brevi e privilegeranno

i giorni a cavallo dei fine settimana per ridurre al massimo l’impatto

sull’agenda dei partecipanti. Opereremo su tutto il territorio, in stretta

collaborazione con le associazioni territoriali e di categoria.

Grazie alle risorse raccolte attraverso il Comitato Promotore di queste

Pasquale Pistorio - Intervento - 31


Giornate della Ricerca e dell’Innovazione e ad un’attenta gestione dei

costi nell’organizzazione di questi eventi, potremo avviare il progetto

nel 2005 e su questo progetto investiremo le risorse disponibili nei

prossimi anni.

Proporremo questo nostro progetto per un finanziamento sia in sede

nazionale, sia europea. Abbiamo avviato contatti in particolare con i

nostri colleghi francesi e spagnoli per realizzare un’iniziativa coordinata

in più paesi contemporaneamente. Credo che pochi progetti siano

altrettanto coerenti con gli obiettivi di Lisbona come quello che

stiamo avviando.

Chiederemo comunque a tutti i partecipanti di contribuire ai costi di

questo progetto. Credo, infatti, che sia essenziale che ogni impresa e

ogni imprenditore considerino la propria partecipazione come un investimento,

il cui ritorno dipenderà, in primo luogo, dalla convinzione

e dalla serietà con cui aderiranno. Da parte nostra ci impegneremo

a far sì che il ritorno di questi piccoli investimenti in conoscenza sia

il più elevato possibile.

È un obiettivo ambizioso, ma che contiamo di raggiungere grazie al

coinvolgimento di tutto il sistema associativo e anche delle grandi imprese

che potranno mettere a disposizione, gratuitamente, il loro

know-how e magari parte delle strutture formative. Ho già raccolto diverse

manifestazioni di interesse e sono convinto che potranno rapidamente

aumentare. Ci rivolgeremo ai nostri associati, ma saremo

ben lieti di coinvolgere in questo progetto la Pubblica

Amministrazione, così come le banche interessate.

La seconda iniziativa, strettamente collegata alla prima, mira a creare

un Club degli Innovatori, un forum nel quale presentare la propria

esperienza, discutere dei propri problemi e soluzioni e trovare utili informazioni

sulla gestione dell’innovazione a 360°. Partiremo dalla

molte storie di successo che abbiamo incontrato preparando questa

Giornata. Innovatori e innovazioni che possono essere una preziosa

fonte di ispirazione per moltissime altre imprese.

Utilizzeremo tutti gli strumenti di comunicazione disponibili.

32 - Intervento - Pasquale Pistorio


Internet in primo luogo, attraverso una sezione dedicata del portale di

Confindustria. Ma avvieremo una campagna di comunicazione anche

sulla stampa e sulla televisione.

La terza iniziativa infine riguarda un’analisi e un confronto sui distretti

industriali. I distretti italiani hanno rappresentato e rappresentano

tuttora un esempio virtuoso, che vanta molti tentativi di imitazione.

Da queste aree deriva il 45% dell’export nazionale e un contributo

sostanziale alla crescita dell’occupazione.

Da anni però questo modello mostra segni di “stanchezza”, incalzato

dalle nuove sfide poste dalla globalizzazione e, in particolare, dalla crescente

importanza della ricerca e dell’innovazione tecnologica. Gli scenari

a 15 o 20 anni prevedono una forte applicazione di tecnologie avanzate

proprio nei settori tradizionali in cui sono operativi i nostri distretti:

nuovi materiali, nuovi processi produttivi, elevata intensità di tecnologie

della comunicazione e dell’informazione. E soprattutto sistemi di

gestione dell’innovazione più complessi, articolati e strutturati.

D’altro canto le sfide della globalizzazione devono leggersi come una

necessità di differenziazione dei prodotti puntando molto sulla competitività

derivante dalla caratteristiche del territorio e, quindi, valorizzando

i vantaggi competitivi che nascono dal territorio stesso e dalla

sua cultura produttiva. I distretti hanno caratteristiche che possono

essere utilizzate positivamente per competere in uno scenario manifatturiero

di domani, ma occorre una crescita culturale per far diventare

l’innovazione una leva da considerare intrinseca alla politica

di sviluppo del territorio.

Superare gli ostacoli

Abbiamo voluto dedicare questa Giornata a quella faccia dell’innovazione

che non avevamo affrontato nella Giornata della Ricerca del 16

settembre scorso. E cioè gli aspetti culturali, organizzativi e strategici

che sono alla base di un rilancio della competitività del nostro sistema

Paese.

Pasquale Pistorio - Intervento - 33


Ciò non significa naturalmente ignorare o porre in secondo piano tutti

i vincoli e gli ostacoli di carattere strutturale, normativo, finanziario

e burocratico che limitano la capacità di crescere e di competere.

Fra le molte aree di criticità, ne voglio ricordare quattro che considero

le più critiche per l’innovazione delle imprese e su cui lavoreremo

e ci rincontreremo nei prossimi mesi.

In primo luogo è essenziale creare un ambiente in cui crescere attraverso

l’innovazione sia più facile e soprattutto più conveniente.

Dobbiamo assicurarci che la struttura delle regole, del sistema fiscale

e degli incentivi sia coerente con strategie di crescita. Magari sostenendo

processi di fusione e acquisizione tra piccole e medie imprese.

Anche la burocrazia amministrativa disincentiva la crescita e incentiva

il sommerso. In questa direzione va la richiesta di un credibile piano di

e-Government, che non si esaurisca nell’informatizzazione delle inefficienze,

ma che abbia nella semplificazione e nell’efficienza il vero obiettivo

dell’innovazione tecnologica. Molto è stato fatto, soprattutto nei

confronti dei servizi ai cittadini. Ma molto resta ancora da fare, soprattutto

con riguardo ai servizi alle imprese. Non abbiamo dubbi che se

questa divenisse una priorità per il governo, potremmo rapidamente

colmare il gap che ancora ci divide dai paesi più avanzati.

In secondo luogo dobbiamo investire nel potenziamento delle infrastrutture

materiali e immateriali per l’innovazione. A partire da una

razionalizzazione, qualificazione e coordinamento del sistema di trasferimento

tecnologico nazionale e regionale per le piccole e medie

imprese. Assume una particolare importanza anche il potenziamento

della nostra rete a larga banda che presenta una densità notevolmente

inferiore a quella media europea e pari solo ad una frazione di quella

di paesi che hanno fortemente investito in questo settore, come

Finlandia, Regno Unito, Canada o Corea del Sud.

Una terza area di criticità è rappresentata dallo sviluppo di un sistema

finanziario favorevole all’innovazione. Il nostro sistema finanziario

è ancora poco strutturato per sostenere progetti di investimento

innovativi, soprattutto se proposti da PMI. È ancora in larga parte un

34 - Intervento - Pasquale Pistorio


sistema miope, in cui gli investimenti innovativi ad alto rendimento

non sono differenziati da investimenti più tradizionali. Una situazione

che si riflette anche nella scarsa diffusione del capitale di rischio.

Recenti iniziative di alcuni grandi istituti bancari vanno nella giusta

direzione fornendo ragioni di ottimismo per lo sviluppo di una finanza

per l’innovazione anche nel nostro Paese.

La quarta area di criticità è rappresentata dalla ancora scarsa diffusione

della Società dell’Informazione, sia tra i cittadini, sia tra le imprese.

Il disegno di legge della Finanziaria ha riconfermato gli incentivi

alla diffusione della larga banda. Il Ministro Stanca ha recentemente

adottato la nostra proposta per la creazione di un fondo di garanzia

per gli investimenti in innovazione digitale. Anche per l’innovazione

digitale è oggi disponibile uno strumento simile a quello della

Legge Sabatini per gli investimenti in macchinari. Non basta, ma è

un primo passo. Ci auguriamo che tra le misure per la competitività

in discussione in questi giorni venga introdotta un’agevolazione fiscale

a carattere permanente per gli investimenti in tecnologie digitali.

Conclusioni

Cari colleghi, oggi non vi offro alcuna conclusione, poiché questa

Giornata vuole rappresentare l’avvio di una fucina di idee, l’inizio di

un processo che durerà per tutta la durata del mio mandato. Un percorso

che spero vogliate fare insieme a noi.

La mia speranza, però, è che uscendo da questa sala, portiate con voi,

nelle vostre imprese, qualche riflessione in più su cosa significhi

un’innovazione a 360°. E magari qualche stimolo e qualche suggerimento

utile sulle strade da percorrere.

Sotto diversi aspetti, il nuovo secolo ci ha colti di sorpresa. Il nostro

Paese ha bisogno di riforme profonde, senza le quali sarà più difficile

competere nei mercati globali. Noi, come Confindustria, non ci stancheremo

di stimolare queste riforme, di produrre analisi, di proporre

soluzioni concrete.

Pasquale Pistorio - Intervento - 35


Ma come imprese e come imprenditori abbiamo la responsabilità morale

di rendere il più competitive possibile le nostre aziende e di utilizzare

al meglio le risorse a nostra disposizione. Non possiamo delegare

ad altri la responsabilità della nostra competitività. Anche se

questo può significare una delocalizzazione intelligente.

Condurre un’azienda significa prendersi l’impegno di costruire qualcosa

che sia maggiore della somma dei tanti elementi che compongono

l’impresa. Significa avere un progetto, una visione, una speranza.

Significa non rassegnarsi al declino.

I tanti casi di successo che esistono nel nostro Paese dimostrano che

competere è possibile. E che la via della competitività è l’innovazione,

in tutte le molteplici dimensioni che la compongono. Appunto l’innovazione

a 360°.

36 - Intervento - Pasquale Pistorio


PAOLO GARONNA

Mercati, tecnologie

e strategie: scenari

di competitività

e innovazione


Paolo Garonna

Direttore Centro Studi Confindustria

Il punto di partenza della riflessione di oggi sono le conclusioni che

avevamo raggiunto nella giornata Confindustria sulla Ricerca ove avevamo

analizzato i limiti e i ritardi del sistema Italia, del sistema produttivo

e del sistema delle imprese, ma anche le straordinarie opportunità

che si aprono quando si mettono gli investimenti in ricerca al

centro di una strategia di rilancio dello sviluppo.

Paolo Garonna - Mercati, tecnologie e strategie - 39


Questo era e rimane il senso delle sei proposte lanciate dal vice presidente

Pistorio nel dibattito di politica economica del paese.

Oggi affrontiamo, invece, le questioni più ampie dell’innovazione che

sono legate a quelle della ricerca. E per tradurre visivamente questo

rapporto tra ricerca e innovazione, abbiamo fatto ricorso all’immagine

dell’iceberg.

L’iceberg ha una parte emersa, una parte che si vede, brilla e che sono

i punti di eccellenza della ricerca e della tecnologia.

Che richiedono investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo. Che

richiedono di puntare sui settori avanzati, sulla crescita dimensionale

delle imprese, sullo spin-off tecnologico. Ce ne siamo già occupati.

Oggi, invece, noi vogliamo centrare l’attenzione sul fatto che questa

parte emersa poggia su una parte sommersa. Che generalmente si vede

meno, ma non è per ciò meno importante.

Questa parte sommersa ha diverse componenti che rappresentano il

sommerso dell’innovazione. Sono i fattori critici dell’organizzazione,

40 - Mercati, tecnologie e strategie - Paolo Garonna


quindi dell’uso efficiente delle tecnologie, del capitale umano. Quindi

di questa cultura diffusa dell’innovazione di cui abbiamo bisogno.

Dell’internazionalizzazione. La necessità di essere leader nel mondo,

non soltanto nel proprio paese. Della sostenibilità, e quindi della dimensione

di medio-lungo termine. Ove l’innovazione non si lega soltanto

al capitale fisico, al capitale umano, ma anche al capitale ambientale,

al capitale sociale di un paese.

Infine, il quadro normativo, l’ambiente delle regole e delle istituzioni

in cui operano le imprese. E quindi la concorrenza, i mercati e le politiche

pubbliche.

Facciamo un esempio, proprio per dare un’idea del rapporto che c’è

tra la parte emersa e la parte sommersa del iceberg, tra tecnologia e

innovazione.

Se noi prendiamo un progetto di investimento in tecnologia, la costruzione

di un sistema informativo, un progetto di business, la parte

tecnologica, il costo tecnologico, la struttura dei costi, il costo tecnologico

di hardware e software, rappresenta circa il 20% del progetto.

Paolo Garonna - Mercati, tecnologie e strategie - 41


Il resto, l’80%, è rappresentato dall’implementazione, dai processi di ingegnerizzazione,

di configurazione di testi, la selezione del personale, la

messa a regime, lo sviluppo del processo, la formazione dei formatori, la

formazione degli utilizzatori. Queste sono le componenti critiche da cui

dipende la performance e quindi anche il successo di un investimento.

E proprio in questa proporzione del 20% la parte tecnologica in senso

stretto, 80% tutto il resto. Quindi è decisivo non soltanto la produzione

delle tecnologie, ma ancor più l’utilizzazione e la diffusione delle tecnologie.

E gli studi economici. Oggi c’è un’ampia letteratura su questi aspetti.

Cominciano ad esserci molti dati e stiamo entrando in qualche modo

nella scatola nera, in questo mistero dell’innovazione. Ebbene, gli

studi economici ci fanno vedere che ai fini della competitività non basta

produrre tecnologia. È condizione necessaria, ma non sufficiente.

Occorre saperla utilizzare, occorre applicarla ai processi produttivi e

diffonderla sull’intera struttura industriale e produttiva.

Bisogna fare attenzione ai fattori che consentono di tradurre le tecnologie

in produttività e in redditività, per la singola impresa e per il

sistema paese.

Dal benchmarking che noi facciamo tradizionalmente, che oggi centriamo

sull’innovazione, dai confronti internazionali emerge chiaramente

che utilizzazione e diffusione sono aspetti critici. Sono una

parte importante del ritardo, dei vincoli di competitività con cui

l’Italia deve fare i conti.

Se noi ci confrontiamo con i principali paesi europei, notiamo che c’è

un gap significativo di diffusione e di utilizzazione di tecnologie.

Da noi, per esempio, nel rapporto col Regno Unito, la Germania e la

Francia, è minore la proporzione di imprese che hanno infrastrutture di

tecnologie, che hanno la larga banda, che hanno accesso a Internet. E

ancor meno è la proporzione delle imprese che svolgono i business, che

vendono prodotti on line, che integrano in qualche modo la tecnologia

nei processi produttivi, nei rapporti con i fornitori, nei rapporti con i

clienti.

42 - Mercati, tecnologie e strategie - Paolo Garonna


La ragione principale di questo gap sta nella presenza delle piccole e

medie imprese nel tessuto industriale.

Paolo Garonna - Mercati, tecnologie e strategie - 43


Perché - questo è un dato europeo, non è solo italiano - la diffusione,

l’utilizzazione sono, soprattutto, un problema per le piccole e medie

dimensioni. E questa è una questione europea.

Noi vediamo bene che quanto più aumenta la dimensione d’impresa,

tanto più aumenta la capacità di diffondere e utilizzare le tecnologie

nei processi produttivi. E quindi dobbiamo centrare l’attenzione sulle

piccole e medie imprese. Su queste imprese che rappresentano la ricchezza

del nostro Paese, ma anche la sfida, il terreno su cui si gioca,

si deve giocare per il futuro la partita dell’innovazione.

L’organizzazione. Tra i fattori critici per l’innovazione, il primo è quello

dell’organizzazione, il cambiamento organizzativo.

Per tradurre l’investimento tecnologico, l’investimento innovazione in

valore di mercato, è decisivo adottare nuovi e moderni modelli organizzativi.

In uno spazio a due dimensioni, è difficile vedere una relazione tra investimento

in tecnologia e valore di mercato.

44 - Mercati, tecnologie e strategie - Paolo Garonna


È soltanto quando noi introduciamo una terza dimensione, quindi vediamo,

in qualche modo, a tre dimensioni, che noi ci rendiamo conto

come l’organizzazione gioca un ruolo essenziale. Come l’organizzazione

consente di adattare i processi produttivi a rendere produttrice

di valore aggiunto l’investimento tecnologico.

Se noi guardiamo alla propensione all’innovazione delle imprese, ci

rendiamo conto che proprio sull’organizzazione che c’è uno degli

aspetti più importanti di gap tra Italia e Europa.

È un fattore di ritardo. È quello che fa la differenza tra i sistemi innovatori

di piccola e media impresa, come quelli che ci sono in questa

parte del paese, e invece i sistemi che fanno fatica a stare sul mercato.

Se noi guardiamo i diversi elementi e scomponiamo la propensione

all’innovazione dell’impresa in innovazione di processo, innovazione

di marketing, innovazione di prodotto, vediamo che il gap tra Italia ed

Europa è un gap più forte nell’innovazione organizzativa, innovazio-

Paolo Garonna - Mercati, tecnologie e strategie - 45


ne nelle tecniche di management. È lì che c’è una delle ragioni principali

del ritardo dell’Italia rispetto all’Europa.

Quali sono i modelli organizzativi per l’innovazione?

46 - Mercati, tecnologie e strategie - Paolo Garonna


Anche qui c’è un’ampia letteratura che pone, con diversi accenti, l’attenzione

sui diversi aspetti. Fondamentalmente un’organizzazione

piatta e snella, una organizzazione alla Eta Beta, con una grande testa,

un grande cervello e un corpo esile, snello e muscoloso.

La distribuzione dei poteri e delle responsabilità di decisione. Il rafforzamento

dell’informazione, della comunicazione. Il coinvolgimento

strategico di tutte le componenti dell’impresa, della forza lavoro.

Legare gli incentivi alla performance. Investire sulla cultura dell’innovazione,

sugli aspetti diffusi, e quindi non brevettabili, che si trasferiscono

facilmente. Che fanno la differenza tra un ambiente che favorisce

l’innovazione e un ambiente che non lo favorisce.

La qualità dell’ambiente di lavoro, le tecnologie di rete, di filiera.

L’applicazione tecnologica ai processi produttivi. La centralità delle risorse

umane. Il lavoro di squadra. La mobilità.

Abbiamo bisogno, come diceva l’Ing. Pistorio, di un nuovo umanesimo,

che diventi il presupposto per un nuovo rinascimento industriale.

Il secondo gruppo di fattori riguarda il capitale umano, le qualificazioni,

la conoscenza.

Paolo Garonna - Mercati, tecnologie e strategie - 47


Sono noti i gap di livello di istruzione della forza lavoro tra l’Italia e gli altri

paesi. La proporzione di noi di laureati rispetto alla forza di lavoro è

più bassa di quella degli altri paesi. È la metà circa di quella che è negli

Stati Uniti. Ed è più bassa anche di quella che è negli altri paesi europei.

Ma analoghe considerazioni possiamo farle per la formazione degli

adulti. Investimenti in formazione continua.

Da noi è più bassa la proporzione di lavoratori coinvolti in attività di

formazione continua, ed è più bassa la proporzione di imprese che

hanno realizzato attività di formazione continua. Il confronto con i

paesi nordici, con i paesi scandinavi, con i Regno Unito, con la

Francia e con la Germania ci vede ancora in una posizione di ritardo.

Così come siamo in ritardo nell’utilizzazione di strumenti di learning,

e quindi di strumenti informatici per la formazione del personale. È

più bassa da noi l’utilizzazione di questi strumenti; un terzo, circa,

della media europea.

Ma è - come diceva Pistorio - la cultura dell’innovazione a dover fare

un balzo in avanti.

48 - Mercati, tecnologie e strategie - Paolo Garonna


Se noi confrontiamo i fattori che spingono ad innovare tra l’Italia e gli

altri paesi, scomponiamo questi fattori in diverse componenti, vediamo

che non c’è molta differenza tra l’Italia e il resto dell’Europa sui

fattori che spingono all’innovazione per la concorrenza e i prezzi dei

prodotti, quindi miglioramento di produttività. Dove sta la differenza?

La differenza sta nel fatto che per noi la spinta all’innovazione viene

molto di più che negli altri paesi dalla ricerca di efficienza dei macchinari,

e quindi dall’attenzione al processo produttivo. Mentre invece

negli altri paesi d’Europa l’attenzione è molto più rivolta a soddisfare

i bisogni dei consumatori. È su questi dati che si manifesta una

differenza tra l’Italia e l’Europa.

In qualche modo entra in gioco il concetto di qualità, che da noi è forse

ancora relativamente tradizionale.

Legato ai requisiti tecnici, ai parametri fisici e oggettivi dei processi

produttivi. Rispetto, invece, al concetto di qualità più moderno, qualità

totale, come diceva Pistorio. La capacità di soddisfare, di rispondere

alle esigenze degli utenti e dei clienti. Il miglioramento continuo

che mette, al primo posto, i bisogni degli utenti.

Paolo Garonna - Mercati, tecnologie e strategie - 49


Veniamo al terzo gruppo di fattori che riguarda l’apertura ai mercati

internazionali, alla concorrenza. Noi sappiamo che il settore manifatturiero

ha perso quote di mercato mondiale, e che questa perdita di

quote di mercato riguarda soprattutto i segmenti più avanzati, i segmenti

ad alta tecnologia. Anche se, nell’ultimo periodo, c’è stata una

relativa stabilizzazione.

Sappiamo anche che la bilancia tecnologica dei pagamenti per l’Italia

è negativa, anche se un po’ migliorata, ma che deve confrontarsi con

i saldi molto positivi dei paesi nostri concorrenti: gli Stati Uniti, il

Regno Unito, la Germania, il Giappone.

L’esperienza di taluni paesi, e non solo i grandi paesi ma anche i piccoli

paesi europei, da questo punto di vista molto istruttiva. Questi

paesi nel giro di pochi anni sono riusciti a conquistare posizione di

leadership tecnologica specializzandosi nell’export di prodotti innovativi.

Aprendosi alla concorrenza internazionale, che è lo stimolo più

forte che noi abbiamo per l’innovazione.

Aprendoci ai flussi d’investimento diretto dall’estero e all’estero, quin-

50 - Mercati, tecnologie e strategie - Paolo Garonna


di senza temere il capitale straniero. Anzi, dandogli il benvenuto e andandogli

a competere con coraggio sui mercati degli altri paesi. A

competere nel mondo. È questo lo spirito dell’innovatore.

Vediamo il confronto con l’Irlanda, il Belgio, la Svezia, la Finlandia.

Piccoli paesi che hanno veramente saputo dare un esempio di best

practices, di capacità di stare sulla frontiera tecnologica innovando.

E questa capacità d’innovazione è una capacità che anche le nostre

imprese hanno saputo sviluppare nel tempo. Conquistando posizione

leadership nel commercio mondiale. Magari in settori di nicchia, ma

certamente ci sono settori, dai filati di lana, agli occhiali, alle cravatte,

alle piastrelle, alle lampade, alle macchine alimentari, ai frigoriferi.

Non voglio elencarli tutti ma sono tutti i settori del made in Italy in

cui l’Italia ha mostrato una grandiosa capacità di innovazione, malgrado

i vincoli nella ricerca.

Una grande tradizione, una grande esperienza di innovazione su cui noi

oggi possiamo e dobbiamo costruire nuove capacità, non soltanto per

mantenere le posizioni, ma anche per conquistare nuove posizioni di leadership.

A partire dai settori contigui della filiera, fino ai nuovi settori.

Paolo Garonna - Mercati, tecnologie e strategie - 51


Un ultimo gruppo di fattori riguarda il quadro normativo e il quadro delle

regole. La capacità di far funzionare i mercati e la concorrenza. Di assicurare

il buon governo e l’efficienza della Pubblica Amministrazione.

52 - Mercati, tecnologie e strategie - Paolo Garonna


Vedete, nella letteratura economica c’è una relazione ferrea tra quadro

normativo e innovazione. Laddove c’è una buona e una bassa regolazione.

Laddove c’è flessibilità, laddove c’è concorrenza, concorrenza

sul mercato dei prodotti, sul mercato del lavoro, nel settore finanziario,

lì c’è anche grande capacità di innovazione.

E qui c’è una particolare debolezza del nostro paese, quando pensiamo

agli eccessi di regolamentazione e al peso della burocrazia, che

sono poi quei fattori che ci tirano giù nei ratings internazionali, e

quindi che rendono il nostro paese meno attrattivo dal punto di vista

degli investimenti internazionali.

Efficienza dei mercati non significa solo stato snello e flessibilità degli

strumenti normativi. Significa anche standards.

Specialmente gli standards fissati con strumenti volontaristici, con

strumenti privatistici. Gli standards per la salute e la sicurezza dei lavoratori,

per la qualità ambientale, per la qualità dei prodotti e dei

servizi.

Pensiamo agli standard ISO, ISO 9000. Pensiamo agli standards in-

Paolo Garonna - Mercati, tecnologie e strategie - 53


ternazionali. Sempre più internazionali per la facilitazione del commercio.

Pensiamo agli standards internazionali per lo scambio elettronico

dei dati.

Per concludere, cari amici e colleghi, l’innovazione a 360 gradi significa

adottare un’impostazione ampia. Un’impostazione strategica,

un’impostazione di medio e lungo periodo. Che sia in grado di abbracciare

tutti i settori che entrano in gioco. Non soltanto quelli tecnologici

in senso stretto, ma anche i settori della regolamentazione, i

mercati, la concorrenza, l’istruzione, il commercio internazionale.

C’è bisogno di una grande strategia nazionale per l’innovazione.

Questo è il messaggio che viene dalla relazione di Pistorio e che viene

anche dalla cooperazione internazionale in questa materia. Partire

dal vertice del G8 di Genova che aveva creato la dot force, fino al vertice

mondiale delle Nazioni Unite sulla società dell’informazione.

Abbiamo esempi di strategie nazionali per l’innovazione in molti paesi:

in Canada, in Estonia. In diverse parti del mondo.

54 - Mercati, tecnologie e strategie - Paolo Garonna


E quindi perché non anche l’Italia?

Come ha detto il vice presidente Pistorio, l’innovazione richiede niente

di meno che una visione e un progetto complessivo dell’economia e

della società. Un progetto di cambiamento dell’economia e della società.

Un’economia basata sulla conoscenza ed una società nutrita e

consolidata dall’informazione.

Grazie.

Paolo Garonna - Mercati, tecnologie e strategie - 55


10 domande

sull’innovazione:

indagine in tempo reale

curata da Ipsos

Conduce

ANDREA ALEMANNO


Andrea Alemanno

Direttore ricerca Ipsos

Innanzitutto una veloce premessa: è un sondaggio, quindi non ci sono

risposte giuste o sbagliate. In ognuna chiediamo di esprimere la frase

o l’idea che più si avvicina alla vostra percezione. In alcuni casi più di

una, a volte forse nessuna tra le frasi che noi proponiamo sarà affine

alla vostra opinione. Vi chiediamo comunque di fare uno sforzo per

scegliere quella che è comunque più vicina. Per brevità abbiamo sempre

indicato nel testo la parole “azienda”: si intende in generale l’organizzazione

presso cui lavorate o svolgete la vostra attività. Verranno

proiettate le alternative e io le leggerò: prima di scegliere abbiate cura

di averle lette tutte.

Come funzionerà il meccanismo del sondaggio? All’inizio comparirà

un piccolo semaforo col rosso che indicherà che non si può votare.

Leggerò le domande e alla fine della lettura tale semaforo diventerà

verde: in quel momento avrete circa un minuto per esprimere la vostra

preferenza; attenzione: potete esprimere una sola scelta.

Successivamente il semaforo diventerà giallo e infine di nuovo rosso.

A quel punto si passerà alla lettura della domanda successiva, e non

sarà più accettato il voto sulla precedente.

Passerei, a questo punto, alla lettura delle domande; nel primo pomeriggio

vedremo i risultati.

1) Attività

1. Dirigente-Manager

Andrea Alemanno - 10 domande sull’innovazione - 59


2. Imprenditore

3. Altro

2) Area geografica dove ha sede l’impresa in cui opera:

1. Nord Ovest

2. Nord Est

3. Centro

4. Sud

3) Dimensione dell’impresa in cui opera:

1. fino a 9 addetti

2. da 10 a 50 addetti

3. da 50 a 250 addetti

4. oltre 250 addetti

4) Di se stesso direbbe:

1. mi piacciono le regole e una buona programmazione

2. sono un buon organizzatore e so gestire le risorse umane

3. so stimolare la creatività altrui e apprezzo le opinioni dei miei

collaboratori anche se divergenti dalle mie

4. sono un creativo

5) Il vero elemento che permetterà alle aziende di vincere la sfida della

competitività è...

1. essere competitivi nel prezzo

2. adottare un’organizzazione efficiente e flessibile

3. avere un’ampia possibilità di ricorso alle risorse finanziarie

4. aumentare le proprie dimensioni

5. riuscire ad entrare nei nuovi mercati emergenti

6. avere sempre nuovi prodotti e servizi, in anticipo sulla concorrenza

6) Secondo lei, le tecnologie digitali

1. sono il futuro, conviene investire molto da subito

2. forse saranno utili in futuro, ma per ora non è strategico nella

mia azienda

60 - 10 domande sull’innovazione - Andrea Alemanno


3. sono un’innovazione che produce risultati solo nelle grandi

aziende

4. sono inutili, se non dannose

5. ne so troppo poco per fornire una risposta motivata

7) Innovazione come miglioramento continuo della qualità basato

sulla valorizzazione della risorse uomo e dei valori aziendali. Con

quale affermazione si trova maggiormente d’accordo?

1. è il futuro. Già lo applico nella mia azienda o penso di farlo in

tempi rapidi.

2. è una filosofia che condivido, ma troppo complessa da realizzare,

ad al momento non è strategica

3. è un innovazione che riguarda solo le grandi aziende.

4. è un approccio inutile, se non dannoso

5. ne so troppo poco per fornire una risposta motivata

8) Difesa dell’ambiente ed Energia. Quale affermazione rispecchia

meglio la sua opinione in questo campo?

1. bisogna studiare fonti di energia alternative sempre meno inquinanti

perché tutti dobbiamo preservare l’ambiente per i nostri figli.

2. risparmiare energia è in primo luogo un obiettivo di efficienza e

riduzione dei costi: dovrebbe essere perseguito dalle aziende

senza indugi

3. bisogna incentivare le fonti di energia più economiche e ridurre

le tasse che gravano sulle fonti di energia.

4. quello energetico è un falso problema: si usa sempre al meglio

l’energia che è a disposizione.

9) Con quale affermazione è più d’accordo, rispetto al “Grande Drago

Cinese”

1. una volta domato farà galoppare le imprese italiane: è il luogo

ideale per i nuovi investimenti

2. cresce in fretta, è vorace e desideroso di consumi: nel futuro sarà

un importantissimo mercato di sbocco

3. è il pericolo maggiore per l’Europa dopo i Mongoli di Gengis

Andrea Alemanno - 10 domande sull’innovazione - 61


Khan: con i bassi costi rischia di spezzare l’equilibrio sui mercati

4. è un grande interrogativo: rischia di esplodere quando emergeranno

le contraddizioni tra la nascente struttura economica e la

sovrastruttura politica

10) Siamo nel 2014. Come vede l’azienda in cui opera?

1. si è preferito vendere

2. ha trasferito la propria attività in un paese a basso costo del lavoro

3. più o meno come è oggi

4. esporta in trenta paesi, produce in cinque, ha quadruplicato il

fatturato e raddoppiato i dipendenti

62 - 10 domande sull’innovazione - Andrea Alemanno


Crescere con l’innovazione.

Alcuni esempi di successo

Filmato


Claudio Orrea

Tessilform Patrizia Pepe

Avvicinandomi al mercato dell’abbigliamento senza avere una storia,

senza avere tradizioni di famiglia, sono rimasto subito colpito dall’enorme

spreco di tempo che c’era. Vedendo questi limiti ho cercato di

pensare da subito un’azienda che potesse rispondere giorno per giorno

alle richieste del mercato.

Nel ’93 abbiamo deciso di fare per conto nostro, cioè di distribuirci da

soli. E di essere il più vicino possibile ai negozianti. Il negoziante ci fa

capire un esempio semplice. Il cliente prende un capo, lo guarda.

Magari chiede il prezzo. Il prezzo per lui è troppo alto e lo riposa. E il

negoziante percepisce che l’acquisto non è avvenuto per un fattore di

prezzo.

A volte mi immagino una parete piena di rubinetti dal quale escono

pantaloni, giacche, gonne, che posso aprire e chiudere in base alle esigenze

del mercato.

Claudio Orrea - Crescere con l’innovazione - 65


Lorenzo Lorenzin

Maingroup

Noi oggi siamo presenti sui paesi che più contano a livello del nostro

settore, la fabbricazione della calzatura.

I clienti non è più come una volta che venivano qua. Siamo noi che

andiamo da loro.

Questo passaggio qui è stato un passaggio epocale, anche per il fatto

che non è avvenuto solo a livello commerciale. Ha richiesto un cambiamento

all’interno di tutto il sistema produttivo, tecnico, gestionale

dell’azienda.

Il fatto, per esempio, di essere collegati in teleconferenza, il fatto di

avere l’utilizzo sempre più esteso della posta elettronica. Il fatto di

progettare macchine diverse da quelle che si progettavano una volta,

perché queste macchine devono essere un pò personalizzate, secondo

le caratteristiche del mercato.

Lorenzo Lorenzin - Crescere con l’innovazione- 67


Carlo Sassi

Emilceramica

Abbiamo notato che dietro a un impatto positivo, anche da parte delle

maestranze che gradivano quest’attenzione della nostra impresa nei

confronti dell’ambiente circostante e quant’altro, ci hanno fatto vedere

questi nostri esperti specialisti, ci hanno fatto vedere che c’era anche

un tornaconto economico.

Il risparmio che abbiamo di gas metano è traducibile in base annua

in circa 660.000 metri cubi di metano. Risparmiamo, da un punto di

vista di recupero dell’acqua, circa 15.000 metri cubi d’acqua.

Abbiamo anche un calo delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera

sull’ordine delle 1250 tonnellate.

Direi che noi, assieme ad altri, abbiamo tirato un po’ la volata di questo

atteggiamento. Il fatto che oggi il distretto stia ottenendo, per primi

in Europa, un certificazione distrettuale, è un risultato, mi sembra,

di tutto riguardo.

Carlo Sassi - Crescere con l’innovazione - 69


Benito Guerra

Robur

Che cosa significa per l’azienda il miglioramento continuo? Significa

portare in continuazione miglioramenti che si possono ottenere.

Significare utilizzare immediatamente l’intelligenza propositiva delle

persone ed applicarla il giorno dopo. Il bello della qualità totale è che

coinvolge tutte le capacità, che vanno dalla motivazione alla formazione,

alla qualità. Proprio qualità vuol dire coinvolgere un pò tutta

l’azienda. Non essere eccellenti in una cosa.

La qualità totale per noi significava lavorare sui punti deboli e portarli

tutti a un livello ottimale.

Per noi la qualità totale è un tassello di tutta la filosofia, che va dalla

condivisione della mission, degli obiettivi, dei punti valori dell’azienda.

Poi c’è la formazione. Poi c’è l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo.

Poi c’è la qualità. Perché tutto questo deve essere fatto sotto una

qualità scientificamente misurata. Fino alla soddisfazione del cliente

che è la riprova che si è lavorato bene. Poi tutto il ciclo continua.

Benito Guerra - Crescere con l’innovazione - 71


TITO CONTI

Migliorare tutto,

migliorare sempre:

la sfida della qualità


Tito Conti

Vice Presidente dell’International Academy for Quality

Buongiorno a tutti. L’introduzione più bella a quel che io dovrei dirvi è

venuta certamente dall’intervento dell’Ing. Pasquale Pistorio. Non solo

per quello che ha detto, ma per quello che ha fatto. Per tanti di noi che

hanno lavorato nell’industria in questi anni, in questi decenni, Pistorio

è stato un riferimento sotto tanti aspetti. Anche riguardo alla qualità. La

sua azienda, oltre ad aver fatto quella crescita stupefacente che conosciamo,

fino a portarsi ai livelli più alti in campo internazionale, in un

settore estremamente difficile, competitivo e tecnologicamente avanzato,

ha ottenuto grandi risultati anche nella qualità. Riconoscimenti dal

mercato ma anche pubblici, come lo European Quality Award nel 1997.

Io vorrei iniziare con una citazione di Einstein, che trovo molto adatta,

nella nostra situazione, in relazione alle sfide difficili che abbiamo

di fronte. “Senza cambiare i nostri schemi mentali non saremo mai in

grado di risolvere i problemi che abbiamo creato con tali schemi”.

Tito Conti

Il futuro è di chi ha il coraggio

di sfidare i paradigmi consueti


Senza cambiare i nostri

schemi mentali non saremo

mai in grado di risolvere i

problemi che abbiamo creato

con tali schemi

Albert Einstein

Tito Conti - Migliorare tutto, migliorare sempre- 75


Conoscete il detto “Ho riconosciuto il nemico, sono io”. Questo vale in

tanti casi, anche nel caso del rinnovamento delle nostre organizzazioni,

perché la resistenza al cambiamento viene da dentro di noi.

L’innovazione deve partire dai nostri modelli di interpretazione della

realtà, che non sono più adeguati ai cambiamenti che la realtà stessa

presenta. E il miglioramento continuo non è uno slogan né un imperativo

etico; nulla di questo genere, è la risposta assolutamente necessaria

a una situazione di cambiamento continuo che è nella realtà.

Il primo cambiamento che dobbiamo produrre è dunque quello dei nostri

modelli mentali. Se non si riesce a cambiare questi ma si rimane

vittime della resistenza al cambiamento, allora il declino è inevitabile.

Questa slide è un pò provocatoria.

Siamo primi nelle certificazioni

ISO 9000. E nella qualità?

Con 84.000 certificazioni ISO 9000

l’Italia è al 1° posto fra i paesi

occidentali.

Più del doppio degli USA, 3 volte la

Germania, quattro volte la Francia,

quasi il doppio del Giappone.

Se certificazione ISO 9000 fosse

sinonimo di qualità dovremmo

essere i primi anche nella qualità!

Siamo primi nelle certificazioni ISO 9000 e nella qualità. 84.000 certificazioni

ISO 9000 in Italia, allo scorso mese. Al primo posto fra i

paesi avanzati. Più del doppio degli Stati Uniti. Tre volte la Germania;

4 volte la Francia; quasi il doppio del Giappone. Ma siamo veramente

così bravi? Se la certificazione ISO 9000 fosse sinonimo di qualità dovremmo

veramente essere i primi, o fra i primi.

Qui bisogna fare certamente un esame di coscienza, perché la certifi-

76 - Migliorare tutto, migliorare sempre - Tito Conti


cazione ISO 9000 è utile, utilissima, però può diventare un alibi contro

il cambiamento, la linea su cui si ripiega quando non si riesce a

cambiare.

Dato lo spirito un pò gattopardesco abbastanza diffuso, bisogna stare

molto attenti. Questi dati credo siano piuttosto significativi.

La certificazione è senz’altro utile per l’iniziazione alla qualità. O meglio,

lo sarebbe se la qualità, non la quantità delle certificazioni fosse

l’obiettivo. Io credo che invece in questi anni si sia guardato più alla

quantità che non alla qualità delle certificazioni.

La certificazione è, per l’impresa, come il diploma della scuola dell’obbligo

per l’individuo. È chiaro che è un passaggio necessario, però

viene presto il momento in cui tale certificato di conformità a requisiti

minimali non basta più.

La qualità di cui parliamo, e che abbiamo sentito introdurre magistralmente

questa mattina dall’Ing. Pistorio, è una qualità dinamica, tesa al

miglioramento continuo. Com’è dinamico il mondo in cui viviamo.

Il contesto competitivo internazionale è, senza dubbio, sempre più

popolato, agguerrito, mutevole. Non basta la conformità alle norme,

anche se è utile per certi aspetti, spesso necessaria per accedere alla

competizione.

Occorre una qualità dinamica, tesa al miglioramento continuo.

Basata sulla differenziazione e sull’innovazione. E in particolare l’innovazione

organizzativa.

Per questo tipo di qualità già da anni sono stati inventati i cosiddetti modelli

di qualità totale, come il modello EFQM per le imprese maggiori e

il modello del Premio Qualità Italia per le piccole e medie imprese.

I modelli di Qualità Totale (TQM): questi modelli, che vengono anche

chiamati di eccellenza, sono stati proprio pensati per aiutare le imprese

(ma anche le pubbliche amministrazioni) a entrare nella dinamica

del miglioramento continuo. Se la norma viene spesso percepita

come un qualcosa che viene dall’alto, un adempimento a cui si deve

sottostare, i modelli come l’EFQM devono essere percepiti come

una libera scelta. Se il movente della scelta è il miglioramento conti-

Tito Conti - Migliorare tutto, migliorare sempre- 77


nuo, si scoprirà che essi sono utili per ripensare continuamente l’adeguatezza

dell’organizzazione ai propri fini. Essi aiutano a individuare

i fattori critici per il successo e a migliorarli.

Sono utili se utilizzati bene, come ispiratori e suggeritori del cambiamento.

Se vengono interpretati in modo statico e burocratico, come

standard a un livello superiore, allora non si otterranno grandi benefici.

Nella storia delle applicazioni di questi modelli si possono annoverare

risultati ottimi (e ne abbiamo sentito parlare oggi, abbiamo visto

anche un interessante filmato). Ma anche risultati mediocri, o nulli.

In questo grafico, nell’asse verticale è rappresentato il contributo del

Total Qualità Management, o Qualità Totale, ai risultati di business.

Dove molte strategie TQM falliscono

Contributo

del Total

Quality

Management

(TQM) agli

obiettivi di

business

1 a fase:

“Luna di miele”

col TQM.

Gli addetti ai

lavori

risolvono tanti

piccoli/medi

problemi cronici

(Fonte Beckaert)

2 fase:

Confronto

interno.

Fare

o non fare

trasformazioni

organizzative

rilevanti, ma

penose?

78 - Migliorare tutto, migliorare sempre - Tito Conti

Sì.

Integrazione

delle strategie

di qualità

nelle strategie

di business

NO.

Regressione

Se la qualità totale non serve per migliorare i risultati aziendali in senso

lato (quelli economico/finanziari ma anche l’immagine globale dell’impresa,

il coinvolgimento e il benessere dei lavoratori e i vantaggi

per gli stakeholder in generale) se non contribuisce a tale obiettivo, allora

essa non serve.

Questo grafico è stato utilizzato per la prima volta anni fa dalla

Bekaert. Io ho continuato a utilizzarlo e svilupparlo perché ho speri-

Tempo


mentato come esso rappresenti in modo fedele ed eloquente la storia

di tante aziende che hanno adottato approcci di Qualità Totale.

C’è per ogni azienda una prima fase di rapida crescita, che io chiamo di

“luna di miele” con la qualità. Tutti sono contenti. Gli addetti ai lavori

risolvono tanti piccoli e medi problemi cronici. C’è una crescita nella

curva del contributo della qualità al business. Poi, tipicamente dopo un

anno o due, viene il momento critico, che nel grafico ho segnato col colore

grigio. Il contributo della qualità al business pare attenuarsi, la curva

diventa piatta. Chiamo questa fase di confronto interno, perché inizia

un confronto, un dibattito fra i manager. Alcuni sostengono che,

esauriti i cambiamenti facili ed evidenti, è venuto il momento di cambiamenti

più difficili, che richiedono interventi sull’organizzazione, sui

quali le opinioni divergono. Fare o non fare quelle trasformazioni organizzative,

suggerite dai modelli di Qualità Totale, che sono chiaramente

rilevanti, ma penose? E qui c’è lo scoglio in cui molte, troppe aziende si

sono incagliate. La curva presenta una divaricazione: o si supera positivamente

il confronto e si fanno i cambiamenti sostanziali necessari - e

allora la curva riprende a crescere, a ritmi ancora superiori al periodo

precedente - o non si fanno - e allora la curva scende. Si è perduta l’occasione.

Questa divaricazione è stata confermata da innumerevoli casi

nei quindici anni o più in cui questi modelli sono stati usati.

Vorrei fare qualche nome di aziende che, con l’aiuto dei modelli TQM

hanno imboccato la strada giusta, quella in salita, e ne hanno avuto

grandi benefici in termini di miglioramento globale - e sostenibile -

delle performance. Il nome grosso l’ho già fatto, la ST

Microelectronics, vincitrice del Premio Europeo per la Qualità nel

1997. Ma abbiamo avuto in Italia anche molte piccole e medie imprese

che hanno preso sul serio il TQM e hanno dimostrato di averne

tratto notevoli benefici in termini di miglioramento delle performance.

Una è stata citata qui, la Robur. Un’azienda che ha vinto l’Award,

il premio più alto italiano, nel 2001. E il Prize (il secondo nella gerarchia

dei premi europei) nel 2003. È una ditta che è stata riconosciuta

come eccellente soprattutto nella leadership e nella gestione dei processi.

È opportuno notare che tutte le aziende che hanno realizzato

Tito Conti - Migliorare tutto, migliorare sempre- 79


trasformazioni importanti, riconosciute dai premi, hanno alla radice

una forte leadership. Infatti, se non l’avessero, non avrebbero avuto il

coraggio e la forza di fare le difficili trasformazioni che hanno fatto.

Poi nei processi. Un cambiamento, quello della gestione per processi,

che per esempio la Robur ha fatto e che è molto importante per la

continuità dei risultati.

Un altro esempio: la CM Group di Torino, che lavora nel campo

dell’Information Technology, ha vinto l’Award per le piccole e medie

imprese nel ’99. Essa si è distinta in particolare per le best practices,

cioè prassi giudicate eccellenti, nel campo della leadership e nella cura

della crescita del know-how delle persone.

La Meccanotecnica Umbra, MTU, con circa 200 persone. Vincitrice

nel 2000 dell’Award italiano per le piccole e medie imprese. È stata

giudicata anch’essa eccellente nella leadership e nei processi.

La Villa Massa, un’azienda di una ventina di dipendenti, Award italiano

nel 2002, che ha mostrato dei risultati, in relazione alla capacità di

pianificazione strategica e operativa e di focalizzazione sul mercato,

veramente rare per un’azienda delle sue dimensioni.

Le Fonderie del Montello. Un’altra azienda che ha vinto l’Award italiano

nel 2003. Dovrebbero questa sera annunciare i premiati a livello

europeo: questa azienda è fra le finaliste. Ha delle prassi eccellenti,

oltre che nella leadership, nel campo della pianificazione strategica e

deployment dei piani. Un cruscotto di indicatori per il management

che è veramente eccellente.

Ritorniamo alla slide: quella curva che sale purtroppo non è molto affollata

ma ha mostrato di essere stata compresa e seguita da un significativo

numero di aziende. Quelle dove la direzione ha compreso

e accettato la sfida del cambiamento.

C’è invece la curva brutta, quella che scende. Delle aziende che hanno

imboccato la strada del TQM ma poi hanno detto no, nel confronto interno.

Purtroppo è una situazione abbastanza comprensibile. Infatti,

e lo possono testimoniare quelli che, imprenditori o dirigenti, l’hanno

seriamente tentato, è difficile, ad esempio, cambiare una organizzazione

“da verticale a orizzontale”. Passare cioè a un’organizzazione

80 - Migliorare tutto, migliorare sempre - Tito Conti


che sia gestita per processi. Eppure ci sono delle aziende che l’hanno

fatto o seriamente tentato. Una in particolare la ricordo, che qualche

anno fa concorse al premio Qualità Italia, in cui l’imprenditore seriamente

decise di fare questa trasformazione, che la partecipazione al

premio gli aveva suggerito. Dimenticò per qualche anno il premio e si

concentrò sulla trasformazione della sua azienda.

L’insuccesso porta al declino dell’interesse per la qualità. Questo è accaduto

in certa misura dovunque, particolarmente in Italia. Ci sono

dei segnali di cedimento, dopo gli entusiasmi degli anni ’80, ’90. Un

cedimento che credo dovuto alla sindrome della volpe e dell’uva. Se

non si riesce a cogliere l’uva ci si giustifica dicendo che è acerba. Chi

non è riuscito a salire come indicato dalla prima curva è inevitabilmente

sceso. (Perché fermi non si sta, la regressione è inevitabile).

Allora si dice che la qualità non serve, il TQM non funziona.

Ma siccome il bisogno di qualità è più forte che mai, nel mercato e

nella società (non solo nelle imprese, ormai in tutte le organizzazioni,

fino a livello delle organizzazioni internazionali), certamente risulterà

vincente chi nel mondo si presenterà attrezzato per rispondere a tale

bisogno crescente.

Uso questa espressione “colpo di reni culturale”, proprio per indicare

l’esigenza chiave connessa al cambiamento.

Tito Conti

Un “colpo di reni culturale ”



I modelli per il miglioramento

organizzativo pongono al management il

problema della crescita culturale

dell’organizzazione. E’ una sfida, perché

la parola “culturale” può essere vista con

sospetto da chi ogni giorno ha problemi

concreti da affrontare.

Ma la conoscenza è oggi alla base dello

sviluppo, non solo tecnologico, anche

organizzativo. Per rimanere protagonisti

occorre un “colpo di reni culturale”.

Tito Conti - Migliorare tutto, migliorare sempre- 81


Un colpo di reni culturale: i modelli per il miglioramento organizzativo

sottolineano al management il problema urgente della crescita culturale

dell’organizzazione.

È una sfida perché la parola culturale può essere vista con sospetto da

chi ogni giorno ha problemi concreti da affrontare. Ma se diciamo che

siamo una società basata sulla conoscenza, non dobbiamo contraddirci.

È di fatto coerente che la competitività, l’eccellenza, passino attraverso

un cambiamento culturale.

La qualità dell’organizzazione è la radice di tutte le qualità.

Tito Conti

La qualità dell’organizzazione:

la radice di tutte le qualità di rilievo

economico e sociale

Qualità dei prodotti, qualità dei servizi,

qualità della vita sociale…

tutte queste qualità si basano sulla

qualità dell’organizzazione.

Qualità dell’organizzazione = essere e

mantenersi all’altezza delle sfide poste

dal contesto competitivo internazionale,

incerto, fortemente mutevole.

82 - Migliorare tutto, migliorare sempre - Tito Conti



Noi parliamo sì di qualità di prodotti, di qualità di servizi, qualità

della vita. Ma tutte queste qualità sono il risultato di una qualità dell’organizzazione

che è l’essere e mantenersi all’altezza delle sfide poste

dal contesto competitivo internazionale, incerto e fortemente

mutevole.

Occorre una visione di sistema.


Tito Conti

Solo un’adeguata visione di

sistema può portare all’eccellenza




Il sistema azienda non è una macchina

e neppure un organismo biologico.

È un “sistema” di persone intelligenze,

emotività, valori. Dalla qualità dei rapporti

fra persone e gruppi deriva la capacità di

creare valore.

La consapevolezza di essere parte di un

tale sistema fa capire le implicazioni

profonde dell’espressione “fare sistema”.

Ma il sistema aziendale non è una macchina. Troppi modelli organizzativi

si basano su visioni di tipo meccanicistico. Non è neppure un

organismo biologico. È un sistema di persone, di intelligenze, emotività,

valori. Dalla qualità dei rapporti fra persone e gruppi deriva la

capacità di creare valore.

Questa slide sottolinea un fatto fondamentale. I modelli sistemici lo dimostrano.

È dalla capacità di stabilire delle relazioni positive, sinergiche,

che nasce la capacità di generare valore. Lo vediamo anche nelle

squadre sportive. La capacità di creare il team. La capacità di creare delle

relazioni forti si traduce in capacità di moltiplicare il valore generato.

Quando si parla di “fare sistema” non si dice una cosa ovvia, banale.

È un’affermazione che ha contenuti di grande peso, significati profondi

da comprendere. Fare sistema significa divenire capaci di moltiplicare

la capacità di generare valore attraverso la sinergia delle relazioni

fra i suoi membri.

Vediamo ora alcuni punti chiave di una trasformazione culturale-organizzativa,

mirata al miglioramento continuo della qualità dell’organizzazione,

che anche le piccole e medie imprese possono fare e dovrebbero

iniziare.

Questa slide dice che il capo deve essere l’architetto della propria organizzazione.

Tito Conti - Migliorare tutto, migliorare sempre- 83


Il Capo deve essere l’architetto

della propria organizzazione

Il Capo deve essere, prima di tutto,

l’architetto della propria organizzazione.

Un’architettura in parte formale e visibile,

in gran parte informale, pensata come

l’insieme di relazioni in cui si genera

conoscenza condivisa e valore.

Il binomio su cui si basa l’architettura

dell’eccellenza: persone e processi.

Tutte le aziende che si sono dimostrate eccellenti, che hanno vinto

premi e riconoscimenti, cosa hanno avuto in comune? Hanno avuto

un capo che non dimenticando certo il proprio ruolo in relazione al

prodotto, al mercato, alla tecnologia, ha tuttavia capito che alla base

degli altri ruoli c’è un ruolo primitivo, fondamentale: quello di essere

l’architetto della propria organizzazione.

Essendo l’organizzazione una realtà in parte visibile, in parte invisibile,

informale, occorre la consapevolezza del binomio vincente: persone

e processi.

“Il sistema azienda come luogo di creazione di conoscenza”.

Il Sistema Azienda come luogo

di creazione di conoscenza

Luogo in cui si cresce assieme nella

conoscenza e nella responsabilità e si

creano modi nuovi di lavorare.

Esperienza quotidiana diretta a

innovare continuamente prodotti e

processi (imparando dagli errori).

Il Capo è il primo responsabile di

progettare un ambiente rivolto alla

creazione e diffusione di conoscenze.

84 - Migliorare tutto, migliorare sempre - Tito Conti


Luogo in cui si cresce assieme nella conoscenza e nella responsabilità

e si creano modi nuovi di lavorare.

“L’esperienza quotidiana diretta a innovare continuamente prodotti e

processi, imparando dagli errori”: il capo è il primo responsabile di

progettare un ambiente rivolto alla creazione e diffusione delle conoscenze.

Il ruolo di educatore è fondamentale in ogni capo e proporzionale

al livello di responsabilità.

“Forgiare un’identità culturale per la propria organizzazione”: se osserviamo

le organizzazioni eccellenti, queste hanno tutte una forte

identità culturale.

Forgiare un’identità culturale

per la propria organizzazione




L’identità culturale, i valori condivisi sono

il cemento dell’organizzazione e la fonte

del senso di appartenenza e della

motivazione a creare valore assieme, a

vincere assieme.

Il sistema “si fa” sulla piattaforma di tale

identità.

L’impronta la si dà già quando l’azienda

è piccola e la si presidia nella crescita.

I valori condivisi sono il cemento dell’organizzazione. La fonte del

senso di appartenenza, della motivazione a creare valore assieme. Di

nuovo, pensiamo all’esempio delle squadre sportive. Contano certamente

i bravi giocatori, ma conta di più la capacità di creare motivazione,

senso di squadra, voler vincere assieme.

Il sistema si fa sulla piattaforma di tale identità. E l’impronta la si dà già

quando l’azienda è piccola. Non si deve aspettare che diventi grande. È

un problema tanto importante quanto trascurato per le piccole e medie

imprese. Questa identità culturale, che è il germe dell’eccellenza, deve

forgiarsi finché l’azienda è piccola, per poi presidiarla nella crescita.

Tito Conti - Migliorare tutto, migliorare sempre- 85


Ancora: “adeguare il ciclo aziendale all’esigenza del miglioramento”.

Tito Conti

Adeguare il ciclo aziendale alle

esigenze del miglioramento

Quando si adotta una strategia di

miglioramento continuo, il ciclo aziendale

tradizionale “Pianificazione - Esecuzione”

(PD=Plan - Do) si mostra inadeguato.

Occorre introdurre una fase di

bilancio/verifica/fattibilità (Check e Act)

prima delle nuova pianificazione. (Ciclo

completo PDCA). Punto focale del Check

è l’autovalutazione.

Questo è un tema che, per motivi di tempo, posso solo citare, ma sarebbe

vastissimo. Troppe aziende e organizzazioni si sono fermate alla pianificazione

e all’esecuzione. Ormai è ampiamente provato, e lo dimostrano

tutte le aziende eccellenti, che se questo ciclo non si completa con

il Check - il famoso self-assessment annuale - e le azioni conseguenti, anche

la stessa pianificazione viene impoverita e non migliorerà.

“Gestire gli stakeholder come risorse strategiche”.

Tito Conti

Gestire gli stakeholder come

risorse strategiche

? Massima attenzione alle relazioni con - e

fra - gli stakeholder (managers,

shareholders, collaboratori, partner,

società), luoghi in cui l’opportunità di

amplificare o distruggere valore è massima.

?

Per la PMI determinante fattore di sviluppo

è la capacità di creare relazioni forti con

clienti “esigenti” e con partner che ne

stimolino la crescita di conoscenze e

competenze.

86 - Migliorare tutto, migliorare sempre - Tito Conti


Si è parlato dell’ambiente, cioè dell’impatto sulla società. Ma gestire

gli stakeholder come risorse strategiche significa più in generale massima

attenzione alle relazioni con tutti i partner che concorrono ai fini

dell’impresa: gli impiegati, i manager, i fornitori, i soggetti istituzionali

e sociali. L’area degli stakeholder è il luogo in cui è massima

l’opportunità di amplificare la capacità di generare valore, attraverso

relazioni sinergiche.

Ho sentito diverse medie imprese dichiarare di essere cresciute grazie

a rapporti “forti” con i clienti più esigenti. Alcuni fornitori rifuggono

dai rapporti con aziende clienti che ritengono troppo esigenti in termini

di qualità. Altri, invece, si rendono conto che attraverso questi

rapporti crescono.

“La creazione di valore nell’offerta”.

Tito Conti

La creazione di valore nell’offerta

(“value proposition ”)




È frutto di creatività ma anche di

innovazione organizzativa.

Luogo importante di innovazione sono i

processi di lettura e interpretazione del

mercato e di combinazione creativa dei

risultati di questi con le conoscenze e

competenze distintive dell’impresa.

La “vicinanza al cliente” è per molte PMI

forte ispirazione alla creazione di valore.

La creazione di nuovi prodotti o nuovi servizi per il mercato è certo frutto

di creatività nella tecnologia, nella proposta di valore, ma anche di innovazioni

organizzative. Anche questo è stato ampiamente dimostrato:

aziende che sono state capaci di migliorare i processi di progettazione,

Tito Conti - Migliorare tutto, migliorare sempre- 87


di produzione, di distribuzione, non solo, ma di creare una nuova architettura

per questi processi, ad esempio con forti parallelizzazioni di

processi tradizionalmente seriali, e quindi con forti riduzioni dei tempi

di realizzazione, hanno acquisito vantaggi competitivi rilevanti.

Per concludere cito le competenze diagnostiche, di diagnosi organizzativa.

Tito Conti

Far crescere le competenze

diagnostiche

Le divisioni funzionali sono fonti di

problemi. La scarsità di diagnostici

dell’organizzazione complica la

situazione.

La visione per processi aiuta ad

abbattere le barriere tra funzioni. La

pratica dell’autovalutazione fa crescere

le competenze diagnostiche, preziose

per ogni organizzazione.

In qualunque organizzazione in genere non scarseggiano le persone

che creano dei problemi. Scarseggiano invece le persone capaci di diagnosticare

e quindi risolvere correttamente i problemi organizzativi.

Non di risolverli cioè passando rapidamente e superficialmente dal

problema alla soluzione, ma di seguire percorsi diagnostici rigorosi.

Anche questo è un problema rilevante dal punto di vista culturale: rafforzare

una cultura basata sui fatti e non sulle percezioni e le opinioni.

La visione per processi aiuta ad abbattere le barriere tra funzioni, che

sono all’origine dei problemi più grossi, quelli interfunzionali appunto.

E la pratica dell’autovalutazione, uno dei pilastri della visione TQM, fa

crescere le competenze diagnostiche, preziose per ogni organizzazione.

88 - Migliorare tutto, migliorare sempre - Tito Conti


Termino riproponendo la frase di Einstein da cui avevo iniziato, perché

ci aiuta a capire che il primo nemico che ostacola l’innovazione è

dentro di noi e dobbiamo identificarlo per combatterlo.

Grazie.

Tito Conti - Migliorare tutto, migliorare sempre- 89


Crescere con l’innovazione.

Mercati globali

e informatizzazione

Filmato


Rodrigo Vergara

Logos

Il metodo è stato quello di creare una rete uniforme con tutti i concessionari,

di tutti i paesi europei, di comunicazione. Abbiamo quindi

un controllo in tempo reale della risposta del concessionario con

l’azienda. Riusciamo ad avere delle antenne che ci permettono di modificare

i prodotti.

È stato un costo importante, per noi che non avevamo una tradizione

di internazionalizzazione, è oscillato dal 6 al 10% sul bilancio. Però

oggi ci vede triplicare l’azienda in quattro anni e controllare direttamente

i mercati.

L’informatica è stata, direi, fondamentale, perché abbiamo mantenuto

gli stessi costi fissi pur triplicando il fatturato.

Noi abbiamo cambiato la nostra organizzazione man mano che un

nuovo dispositivo elettronico, o i computer, o i fax, o internet, veniva

messo a nostra disposizione.

Quando siamo arrivati ad avere dieci uffici in Italia, questo perché la

tecnologia era talmente scarsa che imponeva avere un ufficio vicino al

cliente. Ma con l’arrivo di internet li abbiamo chiusi tutti. Ce ne siamo

tenuti uno solo.

Quando la nostra azienda era piccolina e c’erano solo i fax e i modem,

il 10% del fatturato erano costi di telecomunicazioni. Adesso sono

molto meno dell’1% e riusciamo a trasmettere mille cose in più di

quelle che potevamo un tempo.

Rodrigo Vergara - Crescere con l’innovazione - 93


Tutta la parte contabile è gestita in modo automatico. Abbiamo un

computer ideato da noi, con tutti i dati che fa le fatture automaticamente

e che riceve le fatture anche automaticamente. Un collaboratore

che collabora con noi dalla Cina, non deve neanche emettere una

fattura.

Diciamo che da quando abbiamo cominciato ad utilizzare Internet, il

nostro fatturato è cresciuto di tre, quattro volte.

94 - Crescere con l’innovazione - Rodrigo Vergara


Marco Barnabò

Distretto dell’occhialeria di Belluno

Servizi fondamentali forniti da OptIdx nell’ottica di centralizzare

quelle che sono le problematiche, le complessità di lavoro in rete informatica

del distretto, sono quelle di centralizzare le problematiche

di scambio di documenti.

OptIdx si incarica di tradurre questi formati di scambio. Quindi l’interlocutore

vede, sostanzialmente, un solo panel per lo scambio, mette

a punto un solo sistema di scambio documentale elettronico, un solo

protocollo, con un solo partner che è sempre OptIdx.

L’integrazione nel sistema aziendale avviene soprattutto nell’ambito

del ciclo dell’ordine. Quello che stiamo seguendo ora è il passaggio

dall’ordine sino alla consegna della merce. Quindi con tutti i documenti

che ne conseguono.

L’ICT integrato al distretto probabilmente è il passo successivo quello

al quale dobbiamo ambire. La cosa importante è riuscire a creare

quella rete diffusa tra tutte le aziende del distretto, in modo che colloquiano

tra di loro tramite l’ICT.

Il passo successivo che noi ci aspettiamo arrivi presto, è quello di poter

gestire il distretto come fosse una grande azienda.

Marco Barnabò - Crescere con l’innovazione - 95


Gianni Pecol Cominotto

Regione Friuli Venezia Giulia - Impresa Futura

Impresa Futura mette in campo servizi agli imprenditori, all’economia

e servizi al territorio.

Io presento un’unica domanda a questo sportello. Questo sportello la

riceve. La mia relazione con la pubblica amministrazione si risolve in

questo.

Questo unico punto è uno sportello informatico, che si attiva rispetto

alle altre amministrazioni e convoglia tutte le azioni amministrative

necessarie a completare questa domanda di autorizzazione al funzionamento.

Questa iniziativa ha costruito un software e ha creato l’interoperabilità

tra questi sistemi, che non sempre c’era.

Le simulazioni di abbattimento che abbiamo fatto riducono i tempi a

un quinto di quelli che erano necessari prima.

Gianni Pecol Cominotto - Crescere con l’innovazione - 97


LUCIO STANCA

Intervento


Lucio Stanca

Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie

Grazie presidente Pistorio non solo per la presentazione di questa mattina,

ma anche per l’invito a partecipare a questa importante giornata.

È un piacere enorme essere di nuovo qui in Confindustria.

Tutto il mio apprezzamento alla Confindustria per aver organizzato,

dopo la Giornata della Ricerca a settembre, questa Giornata

sull’Innovazione.

Ricerca e innovazione sono tappe dello stesso percorso.

Rappresentano lo sforzo che dobbiamo fare tutti quanti insieme per

aumentare, accrescere la competitività del nostro paese.

È difficile definire confini precisi tra ricerca e innovazione, visto che

fanno parte della stessa filiera, o catena del valore. In effetti si può dire

che conoscenza, ricerca e innovazione sono il motore dello sviluppo

di un’economia moderna.

La ricerca produce nuovo sapere. Quando questo sapere viene portato

sul mercato ed ha un valore economico, non solo culturale, diventa

innovazione tecnologica. Ma questa innovazione tecnologica può

essere anche utilizzata da altri. E quindi è innovazione.

Ma aldilà dei rapporti molto forti, ci sono anche grosse differenze. Ho

apprezzato molto quello che ha detto il presidente Pistorio all’apertura

di questa giornata.

Sono molteplici le diversità tra ricerca e innovazione come, ad esempio,

i tempi di ritorno. La ricerca richiede tempi di ritorno medio lun-

Lucio Stanca - Intervento - 101


ghi, forse più lunghi che medi, mentre l’innovazione può essere fatta

anche in tempi brevi o medi.

La ricerca è un campo in cui certamente occorre collaborare insieme,

tra pubblico e privato. Anche se l’Italia, ricordo, è l’unico dei grandi

Paesi che ha una ricerca a maggioranza pubblica rispetto alla ricerca

privata.

Un dato importante emerso da un’indagine Ocse mette in evidenza

che in tutti i Paesi europei, compresa l’Italia, solo il 4-5% delle piccole

imprese fa ricerca. O, se volete, l’80-85% della ricerca fatta in

Europa, quindi anche in Italia, è svolta dalla grande impresa. Mentre

l’innovazione può essere fatta, e deve essere fatta, da tutte le imprese,

a prescindere dalla loro dimensione.

Insomma, non c’è limite. Mentre c’è un limite alla ricerca nella dimensione

dell’impresa; non c’è limite dimensionale all’innovazione.

Nell’ultimo “Libro Verde” dell’Unione Europea, si afferma che la ricerca

è essenziale per lo sviluppo, per la crescita e la competitività europea,

ma non è sufficiente. Perché insieme alla ricerca bisogna parlare

anche di innovazione. Ecco perché mi fa molto piacere che la

Confindustria dedichi altrettanta attenzione oltre che alla ricerca, all’innovazione.

E tutto questo avviene mentre c’è un velocissimo cambiamento intorno

a noi, quanto meno con due aspetti relativi all’economia mondiale.

Abbiamo sentito parlare di internazionalizzazione, abbiamo sentito

parlare di esempi. Noi dobbiamo modificare il vecchio stereotipo che

ci fa pensare che le economie emergenti ci attaccano soprattutto sulle

industrie cosiddette mature. O a basso valore tecnologico.

Non faccio l’esempio dell’India, che è un esempio troppo banale, per

dire che l’India è uno dei più grossi produttori di software al mondo.

Ma faccio l’esempio della Cina.

Oggi, come sa bene Pistorio, la Cina è il più grosso utilizzatore di silicio

al mondo. La sua esportazione di prodotti ad alta tecnologia è passata

dal 9-10% di sei, sette anni fa, al 25%. Certo, anche grazie agli investimenti

delle imprese straniere. Ma il 25% delle sue esportazioni ri-

102 - Intervento - Lucio Stanca


guarda prodotti ad alto contenuto tecnologico. Rammento che in

Italia è il 12%.

La Cina produce, consentitemi questa espressione, un milione di ingegneri

all’anno.

E oltre al cambiamento dal punto di vista della geografia economica,

c’è anche un grande cambiamento dal punto di vista tecnologico.

Dopo la “sbornia” della bolla finanziaria, abbiamo compreso che non

si tratta qui di creare una nuova economia. Si tratta, invece, di trasformare

l’economia esistente attraverso questa leva: la leva delle tecnologie

digitali che è assolutamente la leva più potente, il fattore abilitante

più forte che abbiamo per creare innovazione nelle nostre organizzazioni.

Siano esse pubbliche o private.

In più, questa rivoluzione tecnologica data dalle tecnologie dell’informazione,

delle telecomunicazioni o delle tecnologie digitali, oltre a creare

un settore rilevante di per sé, diversamente dal passato ha una valenza

trasversale. Interessa quasi tutti gli altri settori economici. E produce

un effetto moltiplicatore di trasformazione, di cambiamento, quindi

di innovazione, molto più elevato rispetto a tecnologie del passato.

Dov’è il punto? Dov’è la sfida che abbiamo come Paese, come responsabili

di organizzazioni, imprese o istituzioni?

Non si tratta solo di acquisire una nuova tecnologia. È ormai ampiamente

dimostrato che si crea innovazione solo quando a fianco della

tecnologia ci sono competenze adeguate. E tecnologie e competenze

sono utilizzate per cambiare il modo di fare impresa, o di fare pubblica

amministrazione. Cioè di cambiare i modelli organizzativi.

Banalizzo. Io posso acquistare un computer e fare solo le e-mail. A mio

modo di vedere non ho fatto innovazione. Ma se acquisto lo stesso

computer, più o meno con lo stesso software, e faccio una progettazione

automatica collegata con i fornitori e con le linee di produzione, io

ho necessariamente diverse competenze per sfruttare la tecnologia e

ho cambiato l’organizzazione. Allora sì che ho fatto innovazione.

È nella combinazione tra competenze e tecnologie che si creano nuovi

modelli organizzativi, nuovi modi di lavorare.

Questo è un punto importante, perché se abbiamo ritardi nel nostro

Lucio Stanca - Intervento - 103


paese, è anche a causa di una non completa comprensione di questi

aspetti.

Un altro rilievo riguarda, di nuovo, le tecnologie digitali e il loro apporto

alla crescita della produttività. I dati dell’Ocse ci dicono che negli

anni ’95-2000 la produttività media in Europa è cresciuta del 40%.

E tale aumento è dovuto a queste tecnologie. Negli Stati Uniti, nello

stesso periodo, la crescita è stata del 62%. In Italia del 30%. Quindi il

punto è non solo acquistare tecnologia, ma anche il modo di impiegarla

e di sfruttarla.

La sfida, a mio modo di vedere, è quella di passare dall’automazione

e dall’informatizzazione alla innovazione. Voi imprenditori usate il

computer quanto meno da quattro, cinque decenni. Ma ciò che la tecnologia

consentiva prima era solo l’automazione. Cioè rendevate più

veloce, meno costoso il processo esistente. Ma la tecnologia non vi

consentiva di fare di più. Oggi la tecnologia digitale, le reti, i computer

possono fare, oltre che all’informatizzazione, la trasformazione, il

cambiamento e quindi l’innovazione.

E concludo queste riflessioni generali di introduzione, richiamando

una revisione in corso della Strategia di Lisbona. Uno dei capitoli fondamentali

è proprio l’e-Europe, cioè l’utilizzo di queste tecnologie nell’ambito

europeo nei vari campi, dal settore pubblico alla sanità, all’educazione,

all’impresa. Il Rapporto, appena presentato, sarà discusso al

Consiglio Europeo nella prossima primavera e in esso viene affermato

ancora una volta che le tecnologie dell’informazione e comunicazione

sono la chiave per la competitività di ogni impresa, Paese o regione.

Fatta questa premessa, per comprendere di cosa stiamo parlando oggi,

vengo alle mie responsabilità di Governo, alla politica dell’innovazione

e tecnologica che ho incominciato a realizzare tre anni e mezzo fa,

quando l’avere, per la prima volta nella storia della nostra Repubblica,

un ministro dedicato esclusivamente all’innovazione tecnologica sembrava,

forse, una decisione un pò stravagante. Oggi, che il dibattito del

nostro Paese sembra finalmente concentrato su questi argomenti, si

comprende forse di più l’importanza di avere a livello di Governo qualcuno

responsabile di una strategia complessiva del Paese.

104 - Intervento - Lucio Stanca


Dico subito, che anche se sono le imprese e i cittadini a dover valutare

l’opera del Governo, ci fa piacere però che l’Ocse il 20 ottobre scorso

abbia stilato un rapporto di valutazione della politica dell’innovazione

tecnologica digitale del nostro Paese. Capisco che se siamo dietro

al Botswana nelle classifiche di competitività, è un dato che fa titoli

a sei colonne. A parte il fatto che io sono stato in Botswana e credo

che non sia proprio il caso di prendere per oro colato queste classifiche.

Ma so anche che quando un’istituzione come l’Ocse esprime

un chiaro e forte apprezzamento per la politica del Governo italiano

sulla sua politica di innovazione tecnologica digitale, questo, ovviamente,

non ha alcuna cittadinanza nei media italiani.

Anche se l’Ocse stessa, nel medesimo rapporto, dice che dobbiamo fare

molto di più nel modello organizzativo delle imprese, soprattutto le imprese

italiane, e nell’aumentare il valore tecnologico della produzione

italiana.

Quindi, il nostro obiettivo, attraverso una politica che si orienta su tre

assi fondamentali, è quello di dare un contributo. Io sono convinto

che l’azione del Governo in questo campo deve essere vicina alle imprese,

ma in modo complementare. Non si fa innovazione perché ci

sono gli incentivi, ma gli incentivi possono aiutare a fare innovazione.

Quindi, noi siamo partners. Le imprese devono comprendere l’esigenza

dell’innovazione e il Governo deve fornire tutti gli strumenti per far

sì che l’innovazione possa essere realizzata appieno.

Dicevo tre assi. Innanzitutto sostegno agli investimenti. Secondo, ovviamente,

sviluppo delle imprese, di un’economia hi-tech, soprattutto

correlata alle tecnologie digitali, che ormai interessano vari settori. E

terzo, un ambiente favorevole, cioè tutto quello che è al di fuori delle

imprese per quanto riguarda l’innovazione tecnologica.

In questi tre anni la nostra attenzione costante si è focalizzata sulle

piccole e medie imprese, sul Sud e sui sistemi territoriali.

Sostegno agli investimenti. Io qui colgo di nuovo l’occasione, come

ho fatto al convegno di Prato con il presidente Salmoiraghi, dove mi

sono un pò dilungato sul tema. Qui rubo solo un minuto, non di più,

per illustrare l’iniziativa del Fondo di garanzia per l’innovazione di-

Lucio Stanca - Intervento - 105


gitale per le piccole imprese, perché lo ritengo un provvedimento

importante.

A Prato, grazie ad un sondaggio in sala, avevamo scoperto, ma non

era una sorpresa, che il 75% degli imprenditori presenti non aveva

mai sentito parlare di questo Fondo di garanzia.

In cosa consiste?, il fondo è già attivo da due o tre mesi. Ci sono 60

milioni di euro già disponibili e altri 100 milioni di euro in questa

Finanziaria, per un totale di 160 milioni a disposizione per realizzare

quello che insieme al collega Marzano abbiamo previsto nel decreto

del 15 giugno per creare una sezione speciale “Tecnologie digitali” del

Fondo di garanzia.

A cosa serve questo Fondo di garanzia? Serve a garantire le banche,

il sistema finanziario, fino all’80% dei loro prestiti, percentuale massima

consentita in Europa, i finanziamenti che le imprese chiedono

per investimenti ammissibili per l’acquisto di tecnologie hard e software,

di consulenze, di servizi di formazione, di servizi professionali,

di progettazione, l’acquisto di brevetti e di licenza. Si tratta in sostanza

di innovazione immateriale che, di per sé, non dà garanzia al

sistema finanziario.

Da qui l’intervento dello Stato a garanzia fino all’80%, con l’accesso al

fondo completamente gratuito e la riscossione della prima richiesta

delle banche creditrici, gestito dal Mediocredito Centrale del gruppo

bancario Capitalia, che è a disposizione delle imprese, soprattutto delle

piccole imprese con investimenti coperti da garanzia con un tetto

massimo di 200 mila euro.

Un’ultima annotazione. Di fatto questo è un accesso addizionale al

credito da parte della piccola industria in quanto garantito all’80%,

per cui le banche sono più disponibili ad erogare il credito.

Inoltre, questione proprio di giorni, stiamo mettendo a punto, sempre

col collega Marzano, un’estensione: non solo una garanzia al credito

dato dal sistema bancario, ma anche garanzia data dallo stesso fornitore.

Cioè forniamo la garanzia al finanziamento prestato dal fornitore

delle tecnologie digitali. Fino a un massimo del 50% dell’investimento.

Questo chiude il cerchio proprio con il protocollo di collaborazione

106 - Intervento - Lucio Stanca


d’intesa firmato da Confindustria e Abi, promotore l’amico Arturo

Artom, che fa di questo un sistema di finanziamento garantito dallo

Stato, siano essi finanziamenti di banche o di fornitori.

Per ultimo, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti della competitività,

conto di avere anche un sostanziale contributo alla riduzione

del costo di questi finanziamenti da parte delle imprese. Quindi, una

riduzione degli interessi. Chiamiamola Sabatini, chiamiamola come

volete, credo che uno strumento così in Italia non sia mai stato a disposizione

delle piccole imprese per investire in tecnologie digitali, soprattutto

in tecnologie immateriali.

Un altro aspetto del sostegno all’innovazione riguarda i bandi tematici.

Anche se non rappresentano uno strumento più che idoneo, soprattutto

per la piccola e media impresa, perché richiedono una conoscenza,

una partecipazione. Però se si vuole mirare ad alcuni interventi

come, per esempio, l’e-Commerce, dobbiamo avere questi interventi

in termini di bandi.

Abbiamo anche fatto un bando sulla ricerca applicata delle tecnologie

Ict, con 80 progetti importanti per un valore di 35 milioni di euro.

Abbiamo cominciato, con le regioni del Sud, a creare accordi di programma

in cui co-finanziamo interventi di innovazione tecnologica

per sostenere l’eccellenza di territori. L’innovazione va infatti fatta nei

territori. Quindi con alcune Regioni, come la Puglia ma sono in corso

di completamento altri accordi di programma, facciamo questi accordi

in cui è previsto un altro aspetto importante.

Questo intervento complessivo è ancora di 100 milioni di euro. E in

questi interventi a sostegno delle imprese nei territori di eccellenza,

nelle regioni del Sud, abbiamo anche inserito i vaucher, uno strumento

utilizzato già in qualche altra regione, che vengono dati all’impresa

medio-piccola per essere spesi in collaborazione col mondo dell’università

e della ricerca pubblica, in modo da attivare proprio questa

catena del valore, della conoscenza, ricerca e innovazione.

Sviluppo dell’industria hi-tech. Io sto parlando, come vedete, di cose

già esistenti. Mi piace parlare di cose concrete.

Lucio Stanca - Intervento - 107


La delibera Cipe del 29 settembre scorso ha stanziato 100 milioni di

euro per la creazione di un fondo per il sostegno alla piccola industria

hi-tech. In questa legge finanziaria c’è un dispositivo normativo che

rende operativo questo fondo. Si tratta di un fondo per le regioni del

Sud, per la piccola impresa che opera nelle tecnologie digitali in senso

lato, dalla domotica a tutte quelle applicazioni che riguardano comunque

le tecnologie digitali, in cui aiutiamo la finanza innovativa,

così scarsa in Italia. Quindi aiutiamo il finanziamento attraverso un

fondo dello Stato, che si aggiunge e complementa i venture capital nazionali

o stranieri, che sono attratti di più ad operare, soprattutto al

Sud, per far sì che possiamo aiutare le imprese che hanno una conoscenza,

un’idea, o che vogliono investire, o che vogliono fondersi,

sempre nel campo delle alte tecnologie. Quindi un fondo hi-tech che

vedrà la partenza i primissimi mesi del prossimo anno.

Un altro tema di grande importanza, che qui accenno solo, riguarda i

contenuti digitali. La larga banda non ci fa fare solo le cose in modo

più veloce, ma ce le farà fare sempre in modo più diverso.

Voi avete figli che ormai scaricano musica da Internet e domani film,

giochi. E dopodomani libri, non concepiti come nel mondo tradizionale

fisico, ma concepiti proprio con la tecnologia dell’interattività

consentita dalla larga banda. Insomma, l’editoria. Quindi ci sono vari

problemi complessi, fra cui la protezione della proprietà intellettuale.

Ma anche il sostegno alla crescita di nuova industria.

Non vorrei che fossero gli americani a porre sulla rete internazionale

a larga banda, per esempio, i contenuti artistici culturali del nostro

Paese. Questo è un altro tema che abbiamo affrontato.

Infine l’ambiente. L’ambiente riguarda, fondamentalmente, le infrastrutture.

Cito solo quello che abbiamo fatto con il collega Gasparri.

Proprio all’inizio di questa legislatura abbiamo varato un piano che

stiamo puntualmente realizzando sulla larga banda, relativo all’attivazione

della domanda privata e di quella pubblica, nonché interventi

specifici nel Mezzogiorno sulle infrastrutture e sui contenuti e servizi.

Di fatto i risultati dicono che due anni fa eravamo sesti o settimi in

Europa in termini di penetrazione di larga banda. Oggi siamo al quar-

108 - Intervento - Lucio Stanca


to posto. In questi ultimi due anni abbiamo avuto il tasso di crescita

degli allacciamenti a larga banda più alto in Europa. E a fine anno

avremo 4-4,5 milioni di utenti a larga banda.

Oltre alle infrastrutture, quando si parla di ambiente si parla di noi di

italiani, dell’alfabetizzazione informatica. Le imprese hanno bisogno

sempre più di persone, soprattutto giovani, che abbiano il loro bagaglio

di base, che sappiano usare il computer come vero e proprio strumento

di lavoro.

Stiamo facendo un grande sforzo. Io so che l’innovazione tecnologica,

come dico spesso, non riempie le piazze, non crea audience nel talk

show televisivi, non anima i salotti. Ma vi assicuro che stiamo facendo

importanti passi in avanti.

Un dato che viene dall’osservatorio che abbiamo creato con la

Federcomin: oggi il 56% delle famiglie italiane, ossia una media superiore

a quella europea, ha almeno un personal computer in casa. La

famiglia italiana, campione nel mondo nell’utilizzare i telefonini (e

questo ci sta bene perché anche quella è una forma di innovazione) ha

recuperato, in questi anni, anche in termini di utilizzo e di presenza

di personal computer, uno strumento, evidentemente, molto più sofisticato,

più complesso e più potente del telefonino.

La percentuale delle famiglie italiane collegate a Internet è ormai del

42%, appena sotto la media europea.

Abbiamo messo a punto programmi per la scuola e per i docenti; facilitazione

per gli acquisti ai sedicenni, alle famiglie meno abbienti,

agli insegnanti, agli anziani. Varato programmi divulgativi con la Rai;

è in atto un pacchetto di iniziative che credo non abbia assolutamente

riscontro in Europa. E i risultati ci confortano.

Infine, il grande tema della pubblica amministrazione. Importantissima

per la competitività del Paese, di qualsiasi Paese. Anche qui non

si tratta di informatizzare la pubblica amministrazione. Si tratta, invece,

di trasformare il modo in cui opera la pubblica amministrazione,

soprattutto sull’aspetto più importante che è il rapporto con i cittadini

e con le imprese e tra uffici pubblici attraverso il collegamento

telematico.

Lucio Stanca - Intervento - 109


Io qui fornisco solo esempi perché il discorso è molto lungo e molto

complesso. E anche qui stiamo certamente facendo grandi progressi.

Vorrei innanzitutto ricordarvi che nella prima fase di e-Government

per gli enti locali, abbiamo selezionato 134 progetti, a cui hanno partecipato

4.000 amministrazioni locali, regionali, provinciali e comunali.

Di questi 134 progetti, 77 sono per i servizi all’impresa.

Questa prima fase ha visto uno stanziamento complessivo di 500 milioni

di euro, utilizzando fondi del governo centrale, dell’Unione

Europea, delle Regioni e dei Comuni. Ora abbiamo una seconda fase

in atto, che parte da quanto abbiamo realizzato nella prima, con il

classico processo di innovazione. Cioè, prima si crea l’innovazione, e

poi la si diffonde. E la seconda fase si propone il riuso, la diffusione

delle applicazioni, delle innovazioni fatte nella prima fase.

Questa fase avrà un valore complessivo di altrettanti 500 milioni di euro

tra i vari finanziamenti che siamo riusciti a mettere insieme. Nel giro

di due o tre anni, per il rapporto tra cittadino, imprese e pubbliche

amministrazioni, stiamo mobilitando risorse di 1 miliardo di euro.

Quali sono i risultati? Innanzitutto alcuni dati statistici.

L’Italia è il Paese dove il 62% delle persone che ha avuto un rapporto

con la pubblica amministrazione in rete si dichiara decisamente soddisfatto.

Solo il 12% della customer satisfaction, sto parlando della vostra

materia, si dichiara non soddisfatto. Quindi un ottimo feedback.

Le classifiche europee sull’e-Government vengono aggiornate costantemente,

siamo passati, facendo un esempio calcistico visto la popolarità

di questo sport in Italia, da una zona di retrocessione in Europa,

eravamo undicesimi o dodicesimi, ad una migliore: oggi siamo settimi,

ottavi. Certo, non siamo in Champion League, o in Coppa Uefa.

Avete visto, per esempio, il comune di Pordenone, con il progetto

Enterprise, ha realizzato lo Sportello Unico Attività Produttive in Rete

(www.amministrazionefuturo.com) per tutti i 51 Comuni della

Provincia di Pordenone, con il quale si possono realizzare on line, in

combinazioni diverse, ben 275 diversi servizi che coprono tutti gli

eventi delle vita delle imprese ed ha tagliato i tempi di una pratica da

271 giorni a meno di 20.

110 - Intervento - Lucio Stanca


È vero che noi dobbiamo semplificare riducendo le norme, però quando

sono arrivato al Governo ho visto bellissime norme, mai attuate.

Venendo io dal mondo dell’impresa, credo che la trasformazione non

possa avvenire solo attraverso le norme o le circolari, ma deve proprio

realizzarsi attraverso la modifica delle modalità di operare, dei processi,

dell’organizzazione, attraverso l’uso delle tecnologie.

È questo che ci siamo posti di fare fin dall’inizio. Oggi siamo nella fase

di codificare quello che abbiamo imparato. E allora abbiamo lanciato

due grandi progetti.

Uno, che chiamo l’Autostrada del Sole Digitale della Pubblica amministrazione.

La pubblica amministrazione italiana ha tante reti: quella

centrale, regionale, comunale, ma che non parlano fra di loro. Noi

abbiamo creato questo grande progetto, credo il più grande progetto

in telecomunicazioni in Italia, in cui creiamo un Sistema Pubblico di

Connettività. L’obiettivo è di mettere in comunicazione qualsiasi ufficio,

amministrazione centrale o periferica, del territorio nazionale.

Non una rete, ma un sistema. Con proprie regole e standard comuni

di qualità, di sicurezza, di funzionalità e di applicazione. Perché, per

esempio, non possiamo consentire che 8.100 comuni sviluppino 8.100

volte il protocollo informatico. O il rilascio di certificati in rete. Ma

abbiamo voluto dare vita a questo sistema delle applicazioni disponibili

e l’obbligo da parte delle amministrazioni pubbliche, prima di investire

nuove risorse, di verificare se queste applicazioni non sono già

disponibili, per accelerare la diffusione.

Questi sono processi in atto. Sono provvedimenti, come Sistema

Pubblico di Connettività, che sta terminando il suo iter parlamentare

e stiamo già lanciando la gara sia per realizzare la Rete Internazionale

della Pubblica Amministrazione, sia per quanto riguarda la qualificazione

dei fornitori del Sistema Pubblico di Connettività.

Ultimo provvedimento che voglio citare, di cui la scorsa settimana il

Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo, è

il Codice dell’Amministrazione Digitale. Non fate l’errore di credere

che riguardi solo la pubblica amministrazione. Perché questo Codice

ha due contenuti fondamentali. Uno è la strumentazione: si dà valore

Lucio Stanca - Intervento - 111


legale a tutta la strumentazione. Una volta stabilito il valore legale della

strumentazione, il Codice riguarda sia l’impresa privata che il settore

pubblico. Farò alcuni esempi.

La firma digitale che le imprese già usano per i loro rapporti con le

Camere di Commercio, per comunicare tutte le informazioni societarie.

Ma nulla vieta che fra due imprese, o due soggetti privati, possano

utilizzare questa forma semplice di contrattazione, di firma di contratti,

di obbligazioni in termini sicuri. Io aggiungerei anche più sicuri

della firma autografa.

Il valore legale di un documento informatico riguarda la pubblica amministrazione

e riguarda anche le imprese.

Il valore legale dell’archiviazione digitale. Fino ad oggi si poteva archiviare

digitalmente. Ma poi, per esempio, come per le tasse, o la

contabilità, dovevamo tenere i pezzi di carta perché il valore legale veniva

dalla documentazione su carta. Con questo Codice abbiamo definito

il valore, a determinate condizioni, per esempio l’uso della firma

digitale, che da valore legale all’archiviazione digitale. E quindi

non c’è più bisogno di conservare carta.

Pensate solo che risparmio significa questo nella pubblica amministrazione.

Ma oltre a tutti questi strumenti, ripeto, disponibili per il Sistema

Italia, è importante la seconda parte che riguarda un tentativo mai

fatto in Europa e, credo, al mondo. Perché fino ad oggi questi strumenti

in qualche parte erano disponibili, come la firma digitale, ma

il cui utilizzo veniva lasciato in modo lasco alle singole amministrazioni.

E quindi non si riusciva mai a fare il salto di qualità, assolutamente

necessario in termini di efficienza e di servizi alla comunità

nazionale.

Nella seconda parte del Codice abbiamo posto le modalità e abbiamo

definito i tempi, dopo una sperimentazione della sua fattibilità durata

tre anni e mezzo, e gli obblighi delle pubbliche amministrazioni

nell’attuare questa trasformazione. In definitiva, si tratta di sostituire,

non di affiancare, le attività tradizionali, manuali, cartacee, di sostituire

il procedimento digitale, dandogli valore legale.

112 - Intervento - Lucio Stanca


Lo so che è di grande ambizione il disegno che abbiamo definito con

questo Codice, ma è assolutamente necessario se vogliamo dare dei

benefici, oggi che abbiamo accumulato un’esperienza che sappiamo

di poter realizzare. Ora infatti abbiamo bisogno di un quadro normativo

che ci dia la spinta in questa direzione.

Ho parecchi esempi, ma non vorrei annoiarvi, per quanto riguarda i

servizi alle imprese. Vorrei solo fare una raccomandazione. Il problema

che abbiamo è che questa trasformazione è molto silenziosa e difficile

da comunicare. Anche perché i media hanno difficoltà ad interpretarla.

Oggi, probabilmente, ci sono molti più servizi disponibili in

rete, in modo semplice, automatico, immediato, per i cittadini, e soprattutto

per le imprese, di quanto noi pensiamo.

L’invito che vi faccio, aldilà dell’impegno che abbiamo di comunicare

meglio e di più, è di verificare che, per esempio, in tutti i rapporti con

l’Inps, con l’Inail, con le Camere di Commercio, con il Comune di

Parma piuttosto che con il Comune di Pordenone o di altri Comuni,

ci sia oggi una molteplicità di servizi disponibili per semplificare e velocizzare

tali rapporti.

Concludo il mio intervento dicendo una cosa che mi sembra ovvia, ma

che è estremamente importante. Il successo della nostra economia negli

ultimi decenni è stato fondamentalmente per la forte imprenditorialità

e innovazione che l’impresa italiana ha saputo esprimere.

Questa è la nostra storia dal punto di vista industriale, dal punto di vista

delle imprese. Io ne ho fatto parte per 35 anni qui in Italia e so benissimo

che questo è un capitale fondamentale: imprenditorialità e

capacità di innovare.

Oggi la sfida qual è? È quella di coniugare questo nostro patrimonio

in un contesto tecnologico economico diverso dal passato. Noi dobbiamo

continuare ad essere imprenditori e innovatori, ma comprendendo

meglio le opportunità che la nuova geografia economica ci dà

e le nuove tecnologie. Ed anche i rischi. Ma questa è la sfida che dobbiamo

saper vincere.

Lucio Stanca - Intervento - 113


Quasi ad arrivare a dire, come ha scritto The Economist, che l’innovazione

diventerà, anzi sta diventando, la religione industriale del

XXI secolo. Qui noi ci giochiamo il futuro della nostra capacità di crescere

e prosperare.

E sono convinto che non solo dobbiamo vincere questa sfida, ma che

possiamo vincerla.

Grazie.

114 - Intervento - Lucio Stanca


ALBERTO OLIVERIO

L’organizzazione

dell’innovazione


Alberto Oliverio

Professore di Psicobiologia, Università “La Sapienza” Roma

La creatività ha molteplici dimensioni, anche se esse hanno un aspetto

in comune, produrre un’innovazione in un qualche ambito culturale

o tecnologico attraverso una nuova strategia, un nuovo modo di

guardare alla realtà. Un’importante caratteristica del pensiero creativo

è quella di essere fortemente individuale: Mozart stesso si era interrogato

su questa dimensione personale chiedendosi: “Come mai io

compongo la musica di Mozart? Da che cosa deriva questo mio stile?”.

Due secoli fa il musicista di Salisburgo si era posto lo stesso problema

che gli psicobiologi si pongono ancor oggi: la creatività deriva da

una nostra qualità interna, da un’innata caratteristica del nostro cervello

oppure è un frutto di un ambiente particolare, dell’esperienza?

Mozart era in favore della prima soluzione e scrive che “Come Mozart

ha un naso lungo e schiacciato, così esiste il cervello di Mozart che lo

porta a comporre la musica e a farla di questo tipo”. Attribuire la particolare

creatività musicale mozartiana ai geni o alla precoce opera di

sensibilizzazione paterna nei riguardi della musica rappresenta più

un’opinione che un fatto scientifico: tuttavia il tema della creatività

può venire affrontato attraverso un approccio indiretto che ci indichi

quali sono le attività mentali che si traducono in strategie “plastiche”

e creative.

La capacità del cervello di formare delle immagini mentali, di ricombinarle

in una sorta di continuo caleidoscopio al cui interno vengono

compiute delle associazioni logiche ma anche fantastiche, è alla base

della cosiddetta creatività, una capacità in cui si fondono elementi lu-

Alberto Oliverio - L’organizzazione dell’innovazione - 117


dici e processi logici senza i quali non esisterebbe la possibilità di fornire

risposte divergenti e innovative, di guardare alla realtà usuale con

un’ottica insolita, di estrarre da informazioni apparentemente banali

elementi nuovi. Questa capacità è evidente in quella che possiamo

chiamare la storia naturale del cervello e quindi della mente: le ricerche

degli psicologi comparati indicano che la capacità di ricombinare

e associare elementi diversi e di ideare nuove soluzioni è una caratteristica

ben evidente nelle grandi scimmie che differiscono dagli altri

primati più per creatività che per le capacità che dimostrano nei test

di apprendimento. Certamente le scimmie antropomorfe risolvono

problemi molto complessi ma la loro particolarità è quella di essere

curiose e di inventarsi soluzioni anziché adattarsi a schemi precostituiti.

Uno scimpanzé o un gorilla non si limitano perciò a esplorare il

mondo che li circonda ma manipolano gli oggetti, li accostano, li ricombinano

in categorie… Il gioco combinatorio attraverso cui i primati

non umani sondano le diverse possibilità attraverso cui possono

servirsi di un oggetto, utilizzare uno strumento, modificare la realtà

che le circonda è il prodotto di una mescolanza di esploratività, curiosità

e atteggiamenti analitici che vengono messi in campo in modo

diretto, concretamente, come avviene per un bambino che giocando

con dei cubi di legno li utilizza in modi diversi, in un gioco in cui la

casualità dei risultati e le ipotesi sulle conseguenze delle proprie azioni

sono difficilmente districabili.

La creatività umana ha degli aspetti comuni con questo bricolage

mentale? Può rassomigliare, sia pur con le debite proporzioni, ad una

sorta di macchina che produce ipotesi, scenari e soluzioni diverse in

modo quasi casuale, anche al di fuori di una logica strutturata? È

quanto sostiene Albert Einstein: “Non ritengo - scrive il grande scienziato

- che le parole o il linguaggio scritto o parlato abbiano alcun ruolo

nel meccanismo del mio pensiero. Le entità psichiche che sembrano

servire da elementi sono piuttosto alcuni segni o immagini che nella

mia mente entrano in un gioco combinatorio di tipo visivo e a volte

muscolare”. Questa affermazione può sembrare provocatoria ma

indica un aspetto delle procedure mentali che non è insolito e che può

essere comune sia a persone geniali, sia a quanti, più semplicemente,

118 - L’organizzazione dell’innovazione - Alberto Oliverio


possiedono l’abilità di manipolare i numeri in modo eccezionale, come

nel caso dei cosiddetti calcolatori viventi: questi “vedono” i numeri,

li materializzano, li trattano come oggetti, li ricombinano tra di loro

attraverso strategie mentali che sono ben diverse rispetto a quelle

che utilizziamo generalmente.

Questa dimensione fortemente individuale della mente viene spesso

dimenticata e sottovalutata: ma gli studiosi della creatività, ad esempio

Jacques Hadamard, sottolineano un altro aspetto, vale a dire lo

stretto intreccio tra emozione e cognizione, evidente anche nel caso

della creatività scientifica. Nessuna verità può nascere dal genio di

Archimede o di Newton senza un’emozione poetica o un brivido dell’intelligenza,

indica Hadamard, che mette appunto in risalto come

anche le attività cognitive più strutturate, anche quelle degli scienziati

ritenuti logici per eccellenza, in realtà comportino una componente

emotiva. Nello stesso processo di scoperta scientifica si può spesso

verificare quello che gli anglosassoni definiscono un “insight”, un’appercezione

improvvisa rivelatrice di un qualcosa a lungo ricercato:

numerosi scienziati sembrano confermare una simile possibilità, come

Karl Friedrich Gauss, l’ideatore delle geometrie non-euclidee che

riferisce di aver avuto un vero e proprio colpo di fulmine, un momento

di turbolenza in cui gli si rivelò l’esistenza di una geometria non

tradizionale, o Friedrich August Kekulé, un grande chimico

dell’Ottocento che affermò di aver sognato un serpentello che si mordeva

la coda e che questa immagine gli suggerì la formula della struttura

ciclica del benzene intorno a cui si era invano affannato per lungo

tempo. Vi sono quindi molteplici indicazioni in favore di un aspetto

dell’intelligenza creativa che non procede in modo sequenziale e sistematico

ma salti anziché gradualmente, per analogia e divergenza

anziché per strategie convergenti.

La creatività umana è anche legata alle caratteristiche del nostro cervello

e quindi la si può studiare in relazione alle diverse, opposte funzioni

dei due emisferi: da un lato siamo dotati di attività di tipo logico-simboliche

che dipendono dalle strutture e dalle funzioni del linguaggio,

tipiche dell’emisfero sinistro, dall’altro di attività globali, le-

Alberto Oliverio - L’organizzazione dell’innovazione - 119


gate all’emozione e alla creatività, tipiche dell’emisfero destro. Una

parte del nostro cervello, l’emisfero sinistro, esercita un ruolo prevalente

nelle attività simbolico-linguistiche e in forme di pensiero che

potremmo definire come logico-computazionali. L’altro emisfero,

quello destro, si caratterizza per le sue capacità di guardare alla realtà

nel suo insieme, per la sua specificità nel trattare informazioni di

tipo visivo-spaziale, per il suo essere coinvolto in attività musicali, nell’emozione

e infine nel pensiero di tipo analogico, una forma di pensiero

che non è scandita dalla logica sequenziale del linguaggio ma

che si basa su generalizzazioni e analogie grazie a cui è possibile adeguare

le proprie conoscenze e schemi mentali partendo da qualcosa di

noto e adattandolo a qualcosa di ignoto.

L’analogia è un aspetto importante della creatività in quanto innesca

meccanismi mentali che consentono di combinare o ricombinare le

idee in modo nuovo o di associare aspetti della realtà che sino a un determinato

momento apparivano non correlati -per esempio una farfalla

per esprimere un senso di libertà: ma l’analogia è anche un “banco

di prova” cui sottoporre un’idea prima di passare a modificare una

qualche realtà o a formulare una qualche teoria. Non è soltanto l’arte

l’ambito in cui l’analogia trova maggior spazio: anche nel settore

scientifico il pensiero analogico ha portato a numerose scoperte e all’elaborazione

di teorie originali. Ad esempio, se si paragonano le onde

sonore a quelle formate dall’acqua, come fecero Crisippo (II secolo

avanti Cristo) e Vitruvio (I secolo dell’era moderna) si ha un modello

per sperimentare cosa succederebbe se le onde sonore colpissero

una superficie solida (uno scoglio come quello sui cui si infrangono

le onde marine) o se due onde di uguale lunghezza e altezza si

scontrano tra di loro. Questo modello è stato il punto di partenza per

le teorie di Heinrich Hertz sulla natura delle onde sonore. Un’altra

analogia è quella di Benjamin Franklin che ipotizzò che il fulmine fosse

una forma di elettricità e, attraverso l’esperimento dell’aquilone legato

con un filo di rame in grado di scaricare a terra l’energia elettrica

dei fulmini, dimostrò che la sua analogia era fondata. Il chimico

Antoine Lavoisier sostenne - e giustamente - che esistesse un’analogia

tra la combustione e la respirazione animale in quanto entrambi

120 - L’organizzazione dell’innovazione - Alberto Oliverio


comportano la produzione di anidride carbonica dall’ossigeno e reazioni

caloriche.

Dal punto di vista dei processi mentali il pensiero analogico si basa su

passi successivi che implicano la selezione (dalla propria memoria e

conoscenze) di una fonte di analogie e l’adattamento della fonte sul

bersaglio - cioè l’estensione di ciò che è noto a quanto è ignoto.

Definito in questo modo schematico e astratto, questa forma di pensiero,

alla base della creatività, può sembrare qualcosa di estremamente

complesso ed estraneo al nostro usuale modo di affrontare la

realtà: ma la tendenza a mappare il mondo in modo sistemico è invece

una caratteristica umana innata. Questa va però affinata e potenziata:

per rafforzare il pensiero analogico bisogna infatti saper prestare

ascolto anche alla logica divergente dell’emisfero destro che

molti di noi ignorano in quanto, soprattutto in un mondo tecnologico,

essa ci appare in contrasto con quella razionalità che caratterizza

l’emisfero sinistro. Ma il pensiero creativo non dipende soltanto dalla

nostra capacità di sviluppare le caratteristiche dell’emisfero destro,

dal saper osservare, fare esperienze divergenti, abbandonarsi ad attività

giocose, fantasticare: esso nasce anche dalle contaminazioni che

provengono da esperienze diverse da quelle abituali. Più vasta e frastagliata

è la nostra cultura, più ricche le nostre esperienze, più siamo

in grado di cogliere e accettare nuovi punti di vista e di costruire ipotesi

e scenari che, a prima vista, appaiono insoliti e impossibili, più

prossimi al caleidoscopio dei sogni o alla fantasia infantile.

Un aspetto fondamentale della creatività è quindi quello di essere divergenti,

di saper resistere ad una forma di “pensiero unico”. Il creativo,

inoltre, sa andare contro le opinioni correnti. Sa lavorare silenziosamente,

e alla fine cerca di affermare le sue nuove idee. Chiediamoci

ora quale sia la dimensione sociale della creatività. In una società in

cui non esiste un surplus di energia, in una società che in qualche modo

è affogata dalle necessità della sopravvivenza, è indubbiamente più

difficile riconoscere l’innovazione. Ogni situazione in cui c’è una stasi

comporta generalmente una riduzione dell’innovazione creativa: il

pensiero viene canalizzato in altre direzioni, non riesce a prendere il

Alberto Oliverio - L’organizzazione dell’innovazione - 121


volo. Un altro aspetto, sempre a livello della società, riguarda il tipo di

economia: le economie statiche, le economie che si basano sulla rendita,

le economie in cui non c’è competitività, sono infatti meno aperte

al cambiamento. Perché essere creativi se poi le innovazioni stentano

ad essere accettate in quanto il sistema protegge e perpetua ciò che

già esiste? Anche la mobilità sociale è un fattore sociale che favorisce

la creatività, è un incentivo a produrre qualcosa di nuovo per i vantaggi

che esso comporta, sia dal punto di vista del riconoscimento sociale,

sia dal punto di vista di quello economico.

Vorrei ora ricorrere a un’analogia di tipo evolutivo che può ben indicare

le caratteristiche delle organizzazioni sociali statiche e dinamiche.

Nel mondo animale ci sono delle specie che vivono bene negli

ambienti costanti, monotoni. Un esempio è quello in cui vive il koala

che si nutre essenzialmente di foglie di eucaliptus. Se questi alberi o

arbusti si estinguessero, i koala sarebbero a rischio. Questa specie

animale, dunque, si affida a un comportamento monotono, stabile: e

una specie specializzata che sopravvive purché la sua nicchia evolutiva

non cambi. Al contrario, le specie generaliste non si affidano a un

programma genetico che stabilisce ogni aspetto del loro comportamento.

Hanno il peso e lo svantaggio di dover darsi più da fare, inventarsi

soluzioni nuove, legate all’apprendimento e all’innovazione:

ma al tempo stesso sono specie a minor rischio di sopravvivenza. Se

l’ambiente o la nicchia in cui vivono cambia, sapranno adattarsi ad altri

ambienti grazie alla loro capacità innovativa, a un repertorio comportamentale

più vasto.

Anche nella società degli esseri umani ci sono delle organizzazioni gerarchiche

che funzionano nelle nicchie stabili. Una parte della storia

dell’industria tradizionale del passato è stata di questo tipo, si basava

sulla continuità e non aveva necessità di cambiare in un mondo quasi

immutabile. La prima rivoluzione industriale ne è un esempio.

Oggi, invece, la maggior parte delle organizzazioni per sopravvivere in

nicchie instabili devono ricorrere a quelli che vengono definiti clan

creativi. Vorrei proseguire con questa analogia per indicare che quando

le organizzazioni, le aziende e via dicendo, sanno adattarsi alle

122 - L’organizzazione dell’innovazione - Alberto Oliverio


nuove nicchie, esse si comportano come delle popolazioni, degli organismi

che possono colonizzare un ambiente diverso da quello usuale.

Le organizzazioni possiedono, al loro interno, delle strategie plastiche

e la loro ricchezza è quella di avere al loro interno una qualche

diversità: questa diversificazione è la base di ogni adattamento innovativo.

Senza dubbio nell’organizzazione è necessaria una qualche gerarchia,

anche se questa tende spesso a comprimere la diversità: però

è dagli individui dissonanti che nasce una capacità di diversificare le

risposte e di adattamento a situazioni diverse.

Si può aumentare la creatività nell’organizzazione? Certamente non

penso di risolvere questo problema in un breve spazio di tempo ma

vorrei soffermarmi brevemente sui rapporti tra gerarchia e dissonanza.

Uno degli aspetti analizzati dagli studiosi della creatività è che indubbiamente

le situazioni che si basano sul task ranking, su una forma

di organizzazione piramidale, tendono a ridurre lo sviluppo di

nuovi approcci alla soluzione dei problemi, anche se tutti riconoscono

che un qualche task e un qualche ranking sono necessari nelle

aziende e nelle organizzazioni. Detto questo, è importante non penalizzare

eccessivamente la non ortodossia se non si vuole comprimere

la creatività individuale, soprattutto di quelle persone che mal si adattano

alle situazioni basate sulle scale gerarchiche e sui compiti. La divergenza

è un valore che va riconosciuto e sfruttato, ad esempio cooptando

i “ribelli”, riconoscendoli: è una strategia che non soltanto

riduce le minacce alla stabilità del sistema che derivano da una continua

conflittualità interna, ma può anche favorire la recettività al cambiamento.

Ultimo punto: che valore hanno le idee? Io penso che questa breve

analisi possa concludersi utilizzando un’altra analogia: i creativi sono

anche delle persone che hanno la capacità di trovare delle idee che al

momento sono poco valutate, poco rappresentate, per venderle a un

prezzo più alto: in modo simile a chi investe in Borsa puntando su titoli

che in quel momento sono sottovalutati. La capacità dei creativi è

quella di trasformare le idee sottovalutate in qualche cosa che rende:

ma ovviamente, per trasformare queste idee in qualcosa che rende,

Alberto Oliverio - L’organizzazione dell’innovazione - 123


devono lavorarci sopra, soprattutto per convincere un primo livello di

possibili “acquirenti”, quanti cioè appartengono al mondo dei pari.

Ogni settore ha i suoi pari: ad esempio, nel campo della ricerca scientifica

bisogna convincere gli scienziati più consolidati se si vuole che

un’idea venga accettata dalla comunità e possa essere cooptata da un

pubblico più vasto. Convincere gli altri, soprattutto gli opinion leader,

a comprare un’idea innovativa è fondamentale per realizzarla.

Un esempio abbastanza evidente è quello delle mode giovanili: se un

gruppo di ragazzi riesce a convincere altri ragazzi che un abbigliamento,

un gadget di tipo elettronico e così via, è importante, il gioco

in gran parte è fatto, quell’idea viene diffusa. Così avviene per buona

parte delle nostre idee. Dobbiamo convincere i gruppo dei pari. Certo,

dobbiamo fare anche i conti con quanti tendono a rigettare l’innovazione,

con le bivalenze della natura umana che, da un lato manifesta

una tendenza verso la conservazione, una propensione nei confronti

della prassi abituale che dà sicurezza. Accanto a questo timore nei

confronti dell’innovazione esiste però anche il fascino esercitato da

ciò che è nuovo, dal cambiamento. Buona parte delle persone tende a

rigettare l’innovazione e apprezza di più le prassi consolidate: ma

quando un’idea diventa importante, tende a “comprarla”. Sto volutamente

utilizzando un linguaggio di tipo economico in quanto ritengo

che per molti aspetti il mondo delle idee abbia numerosi aspetti in comune

col mondo dell’economia. C’è gente che produce idee, a tutti i

livelli, e c’è gente che cerca di venderle. C’è gente che potrebbe comprare

un’idea o non acquistarla: la decisione in un senso o nell’altro

dipende molto dalla nostra capacità di insistere, perseverare, lavorare

su un’idea. Nessun creativo si limita ad avere un colpo di genio senza

doversi preoccupare di affermare la propria innovazione: come indica

un noto adagio inglese, la creatività comporta il 50% di inspiration

e il 50% di perspiration, vale a dire che oltre all’ispirazione sono essenziali

il sudore e la fatica, fondamentali per sottoporre un’idea o

un’innovazione al banco di prova e per supportarla e diffonderla: per

venderla, insomma.

124 - L’organizzazione dell’innovazione - Alberto Oliverio


Immaginazione e creatività

L’immaginazione è una specie di caleidoscopio in cui la mente

attinge dalla memoria, dalla ricchezza delle esperienze.

Al contrario della memoria, l’immaginazione ci distacca dal

passato, ci permette di anticipare, ci rinvia alla dimensione del

futuro.

Compito dell’immaginazione non è riprodurre la realtà ma

offrircene un’altra faccia, produrre la sensazione del nuovo

(Baudelaire).

Immaginazione e scienza

Senza l’immaginazione la scienza

non esisterebbe: dalla congettura lo

scienziato passa alla sperimentazione.

L’immaginazione dà luogo a ipotesi in

contrasto con teorie dominanti.

Per Torricelli l’acqua non sale in una

pompa vuota oltre un certo livello a causa

della pressione atmosferica: per i suoi

predecessori l’orrore del vuoto avrebbe

dovuto spingere l’acqua a riempire la

pompa.

Alberto Oliverio - L’organizzazione dell’innovazione - 125


Immaginazione e analogie

“Dopo aver osservato un paesaggio dipingo

con l’immaginazione, lo riproduco in forma

semplificata” (H. Matisse).

L’immaginazione permette di estrarre le linee

essenziali della realtà e di inquadrare le novità

attraverso analogie, basandoci su quanto già

conosciamo.

Il potere dell’analogia

Grazie all’analogia bambini e

scienziati formulano ipotesi

creative sulla realtà.

- Vituvio e Maxwell (onde fluidi e

onde sonore)

- Franklin (fulmine ed elettricità)

- Kekulè (serpentello e chimica

benzene).

Il pensiero analogico può essere potenziato e applicato in modo

creativo.

126 - L’organizzazione dell’innovazione - Alberto Oliverio


La mente creativa

La mente creativa ricorre ad analogie,

immagini mentali, associazioni libere.

Nei creativi l’emisfero cerebrale destro

è più attivo.

I creativi non hanno rigide gerarchie

associative.

Qualità individuali e creatività

Esiste un talento speciale? È fondamentale in alcuni domini (musica,

matematica) H. Gardner e le intelligenze multiple.

È divergente, interessato nelle scoperte? Flessibilità ed esploratività

sono essenziali per generare novità.

È curioso, interessato, motivato? La motivazione è essenziale

per inoltrarsi nel campo rischioso dell’innovazione.

Tratti della personalità? È essenziale la capacità di essere aperti

all’esperienza, di accettare contraddizioni e di perseverare.

Alberto Oliverio - L’organizzazione dell’innovazione - 127


SOCIETÀ

Seleziona

novità

CULTURA

Dominio

Produce

novità

Trasmette

informazione

Settore Individuo

Stimola

novità

La dimensione sistemica.

Un insieme di regole e pratiche devono essere trasmesse da un

particolare dominio culturale all’individuo che produce un’innovazione

all’interno del dominio stesso. L’innovazione deve essere

accettata da un “settore”(esperti, opinion leader) prima di essere

incorporata nel dominio.

Società e creatività

– Esiste un surplus di energia? Se ogni energia fisica e mentale

è investita nella sopravvivenza è più difficile riconoscere l’innovazione.

– La società incoraggia la creatività? Esistono diversi atteggiamenti

nell’apprezzamento dell’innovazione.

– La struttura economica favorisce la creatività? Alcune economie,

ad es. di rendita, non sono aperte al cambiamento.

– Quale livello di mobilità e conflitto? Sfide e aspirazioni favoriscono

la creatività.

– Qual è la complessità sociale? Differenziamento e integrazione

incidono sul tasso di produzione e adozione delle novità.

128 - L’organizzazione dell’innovazione - Alberto Oliverio

BACKGROUND

INDIVIDUALE


Un’analogia evolutiva: vantaggi

e rischi della specializzazione

In un ambiente omogeneo e che

cambia lentamente, la specializzazione

comportamentale può

rappresentare un vantaggio: esiste

tuttavia il rischio evolutivo che

l'ambiente possa deviare troppo

rapidamente perché l'individuo vi

si adatti, il che può mettere a repentaglio

la sopravvivenza di una

specie.

– Organizzazioni gerarchiche (in

nicchie stabili) e basate su clan

creativi (nicchie instabili).

L’evoluzione delle imprese

In un mondo che cambia, singoli individui

e organizzazioni devono adattarsi

alle nuove situazioni e “nicchie”, come

se fossero organismi che si trovano in

un nuovo ambiente e devono colonizzarlo

attraverso nuove strategie.

Le organizzazioni possiedono una riserva

di strategie: spesso il problema è

individuarle al proprio interno, accettare

nuove soluzioni, coltivare forme di

plasticità che si oppongano alla rigidità

di molti sistemi.

Alberto Oliverio - L’organizzazione dell’innovazione - 129


Si può incrementare la creatività

dell’organizzazione?

– Controllo interno vs controllo esterno.

– Le situazioni basate su compiti (task) e gerarchie (rank) riducono

lo sviluppo di nuovi approcci alla soluzione dei problemi.

– Non penalizzare chi segue approcci poco ortodossi.

– Le organizzazioni che cooptano i “ribelli” riconoscendoli e facendo

concessioni riducono le minacce alla stabilità del sistema

e favoriscono la recettività al cambiamento.

– Incoraggiare lo stile di pensiero “legislativo” (J. Sternberg, tendenza

a formulare problemi e a creare scenari).

– Non puntare soltanto a incentivi esterni (economici) ma alle motivazioni

interne, a riconoscere le necessità dell’Io.

La creatività come

investimento

Il mondo delle idee come quello della finanza?

I creativi investono in idee simili ad azioni sottovalutate.

Inizialmente la gente ritiene che una nuova idea sia di scarso valore

e la rigetta in quanto apprezza di più prassi consolidate: se l’idea

promette vantaggi, la “comprerà”.

130 - L’organizzazione dell’innovazione - Alberto Oliverio


Presentazione

dei risultati dell’indagine

Ipsos

A cura di

ANDREA ALEMANNO


Andrea Alemanno

Direttore ricerca Ipsos

Iniziamo da una prima domanda nella quale abbiamo chiesto alla platea

di descrivere il proprio atteggiamento nei confronti dell’organizzazione

e della innovazione. I risultati di questa nostra prima variabile

sono illustrati nella tavola sottostante.

Di se stesso direbbe: direbbe:

° : ° - P ,

.. ..

°: ° - P ,

Il 18% si definisce come una persona a cui piacciono le regole ed una

buona programmazione ed il 25% della platea si ritiene un buon organizzatore

e una persona che sa gestire le risorse umane. Quindi ab-

Andrea Alemanno - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - 133


iamo, all’incirca, un 43% della nostra platea che in qualche modo opta

per un atteggiamento più orientato a privilegiare l’organizzazione e

la gestione. La classe più ampia di questa distribuzione di risposte è

però rappresentata dal 41% che si definisce come una persona che sa

stimolare la creatività altrui e apprezza l’opinione dei collaboratori,

anche se divergente dalla propria. Infine il 16%, che può sembrare la

percentuale più piccola, ma comunque un numero interessante, si definisce

più che altro un creativo.

Abbiamo quindi un campione che rispetto a questa variabile si divide

più o meno in due. Una metà che si considera più orientata a confrontarsi

in maniera priva di schemi con la creatività, oppure che si ritiene

in prima persona un creativo. Un’altra parte, invece, ritiene fondamentale

per il proprio successo l’attitudine alla buona organizzazione,

alle buone regole e alla buona programmazione e gestione delle

risorse umane.

Per avere un quadro sintetico dei risultati dell’indagine abbiamo costruito

un indice, utilizzando tutte le domande che abbiamo fatto: l’indice

lo abbiamo definito come indice di fiducia nell’innovazione.

Indice di fiducia nell’in nell in no vazion vazione e

F :

° : ° - P ,

F

>Imprese 10-50 dip.

>Ama regole ed è buon organizzatore

>Competitività è: organizzazione

° : ° - P ,

>Dirigenti/Manager

>Centro Italia

>Stimolare creatività ed

apprezzare opinioni…

>Competitività è: nuovi prodotti

e servizi

134 - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - Andrea Alemanno


Dall’analisi dell’indice emerge che il 70% di coloro che hanno risposto

al sondaggio nutre fiducia nell’innovazione: il 50% è ottimista ed il

20% può essere considerato un vero e proprio entusiasta. Il 21% dei

rispondenti si è invece dimostrato meno entusiasta, li abbiamo definiti

impermeabili, poiché hanno verso l’innovazione un atteggiamento

di distanza critica; quelli veramente scettici sono il 9%: quindi il

30% del totale può essere definito “freddo” nei confronti dell’innovazione

e della tecnologia.

Abbiamo poi indagato le accentuazioni, ossia dove si concentrano

maggiormente coloro che appartengono ad uno od all’altro gruppo.

Iniziamo dai “freddi”: li troviamo più spesso nelle imprese tra 10 e 50

dipendenti, sono un poco più presenti tra coloro che amano le regole

o che si ritengono buoni organizzatori; inoltre si trovano tra chi ritiene

l’organizzazione l’elemento fondamentale per la competitività.

Consideriamo ora il 20% di “entusiasti”. Tra questi sono prevalenti i

dirigenti e manager, e c’è una buona rappresentanza del centro Italia.

Gli “entusiasti” sono anche più presenti tra chi ritiene sia importante

stimolare la creatività altrui ed apprezzare le opinioni anche diverse

dalla propria e in chi ritiene che l’elemento fondamentale per la competitività

siano nuovi prodotti e servizi.

Questo indice di fiducia cosa suggerisce? Una grande parte delle persone

che hanno risposto al sondaggio di questa mattina è molto ottimista

e molto orientata all’innovazione. A onor del vero, da un punto

di vista di lettura del dato, le presentazioni dei relatori di questa mattina

hanno sicuramente contribuito ad alimentare questa fiducia!

Vediamo ora nel dettaglio le risposte alle altre domande del questionario

Per oltre l’80% dei rispondenti le tecnologie digitali rappresentano il

futuro, conviene investire senza indugio. E gli altri? Gli altri comunque

hanno un atteggiamento positivo, anche se non ritengono che in

questo momento l’adozione di tali tecnologie possa essere rimandata.

Sono quasi assenti gli scettici: il messaggio sulle tecnologie digitali

passa in maniera forte.

Andrea Alemanno - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - 135


lei, le tecnologie digitali

Secondo lei, le tecnologie digitali…

Secondo

il futuro

Sono il futuro, conviene , conviene

Sono

molto da subito

investire molto da subito

investire

saranno utili in futuro,

Forse saranno utili in futuro,

Forse

ma per ora non sono

per ora non sono

ma

strategiche nella mia azienda

nella mia azienda

strategiche

un Sono un’innovazione che

innovazione che

Sono

produce risultati solo nelle

risultati solo nelle

produce

aziende

grandi aziende

grandi

L’innovazione ha 360°: perché fermarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

inutili

Sono inutili, se non dannose , se non dannose

Sono

so troppo poco

Ne so troppo poco per fornire per fornire

Ne

risposta motivata

una risposta motivata

una

L’innovazione ha 360°: perché fe rmarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

136 - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - Andrea Alemanno

2

1

6

Parimenti, ma con risultati ancor più sorprendenti, è passato il messaggio

riguardo l’innovazione come miglioramento continuativo della

qualità, basato sulla valorizzazione delle risorse uomo e dei valori

aziendali.

10

Innovazione come miglioramento continuo della

qualità qualit basato sulla valorizzazione della risorse

uomo e dei valori aziendali.

Con quale affermazione si trova maggiormente

d’accordo? accordo?

E’ il futuro futuro. . Gi Già è applicato

nell nell’azienda azienda in cui opero o è in

programma in tempi rapidi.

E’ una filosofia che condivido, ma

troppo complessa da realizzare, ad

al momento non è strategica

E’ un innovazione che riguarda solo

le grandi aziende aziende.

E’ un approccio inutile inutile, , se non

dannoso

Ne so troppo poco per fornire una

risposta motivata

L’innovazione ha 360°: perché fermarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

1

1

3

11

%

81

84

> Fino a 50 addetti

> Si ritiene un buon organizzatore


L’84% dei rispondenti ritiene che questa sia la via maestra, il futuro:

già applicato oppure è in programma in tempi rapidi. Gli altri, l’11%,

pur condividendo la filosofia, al momento non la ritiene strategica per

la propria azienda: tra questi, troviamo una maggiore presenza tra le

aziende più piccole, e in chi si ritiene un buon organizzatore.

Dopo queste prime due domande potremmo avere la tentazione di concludere:

abbiamo rilevato che oltre l’80% della platea dichiara la propria

forte apertura verso l’innovazione. Vedremo comunque che tale atteggiamento

non è monolitico, e si declina in atteggiamenti assai differenti.

Innanzitutto abbiamo una prima spaccatura del campione rispetto a

quale sia il vero elemento che permetterà alle aziende di vincere la sfida

della competitività.

vero elemento che permetter

Il vero elemento che permetterà alle aziende di

alle aziende di

vincere

Il

vincere la competitivi nel

Essere competitivi nel

Essere

prezzo

un’organizzazione

organizzazione

Adottare

Adottare un

efficiente e flessibile

e flessibile efficiente

un

Avere un’ampia possibilit

ampia possibilità di

Avere

alle

ricorso alle risorse

ricorso

finanziarie

risorse

finanziarie

le proprie

Aumentare le proprie

Aumentare

dimensioni

L’innovazione ha 360°: perché fermarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

ad entrare nei

Riuscire ad entrare nei nuovi

Riuscire

mercati emergenti

mercati

sempre

Avere sempre nuovi

Avere e servizi in

prodotti

in ,

sulla concorrenza

anticipo sulla concorrenza

anticipo

della competitivit

sfida della competitività è…

sfida

prodotti e servizi,

fe rmarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

perché 360°: ha L’innovazione

3

2

3

8

è…

Andrea Alemanno - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - 137

36

47

%

>Centro

>50-250

Ama regole >

Est >Nord

Fino a 9 add.

>

> Oltre 250 add.

In questo caso il campione si divide in due. La classe maggiore, ossia la

moda di questa distribuzione, ritiene che la ricetta per vincere la sfida

della competitività sia l’innovazione di prodotto, ossia avere sempre

nuovi prodotti e servizi in anticipo sulla concorrenza: questa è l’opinione

di quasi la metà del campione, cioè il 47%. In particolare ciò è forte

nel nord-est, notiamo una maggiore concentrazione di questa opinione


sia nelle aziende piccole, fino a 9 addetti sia in quelle medio-grandi, oltre

250 addetti: il dato è molto interessante. Vorrei comunque far notare

che per le aziende piccole, in maniera uguale alla maggior parte del

nostro campione, aumentare le dimensioni non sia considerato la caratteristica

vincente nella sfida della competitività. Anche le aziende di

minore dimensione, come accennato, si concentrano prevalentemente

sull’idea guida di avere sempre nuovi prodotti e servizi.

L’altra grande opinione che emerge, per un 36% dei nostri rispondenti,

è quella di chi ritiene che per essere competitivi sia fondamentale

adottare un’organizzazione efficiente e flessibile. Questa idea la ritroviamo

prevalentemente nel centro Italia, nelle aziende medie, da 50 a

250 dipendenti. E, ovviamente, tra coloro che prediligono le regole e la

buona organizzazione.

Quell’attenzione forte verso le nuove tecnologie e la tensione verso la

qualità totale che abbiamo evidenziato prima, si declinano quindi in

due diversi scenari: da una parte chi è alla ricerca costante di nuovi

prodotti e servizi, e sono la maggioranza, dall’altra chi invece preferisce

orientarsi verso un’organizzazione efficiente e flessibile: e questi

sono comunque oltre un terzo del campione.

Cambiando argomento, affronteremo ora il tema della difesa dell’ambiente

e delle fonti di energia.

dell Difesa dell’ambiente ed Energia

ambiente ed Energia

Difesa

affermazione rispecchia meglio la sua opinione in

Quale affermazione rispecchia meglio la sua opinione in

questo campo?

questo campo?

Quale

studiare fonti di energia

fonti di energia

Bisogna

alternative sempre meno inquinanti tutti dobbiamo preservare

alternative

studiare

sempre meno inquinanti

Bisogna

perchétutti dobbiamo preservare

perch

per ambiente per l’ambiente

nostri figli.

i nostri figli.

i

energia

Risparmiare energia è in primo

Risparmiare

primo

in

un efficienza e

luogo un efficienza e

luogo

dei costi: dovrebbe essere

riduzione dei costi: dovrebbe essere

riduzione

di obiettivo di obiettivo

dalle aziende senza

perseguito dalle aziende senza

perseguito

indugi

ha 360°: perché fermarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

Bisogna incentivare le

economiche e >Imprenditori

L’innovazione

incentivare le fonti di fonti di

energia pi energia piùeconomiche e ridurre

Bisogna

gravano sulle che gravano sulle che

tasse

le tasse le

fonti di

energia.

energetico

Quello energetico è un falso un falso

Quello

problema: si usa al meglio

: si usa al meglio

problema

sempre

l’energia che

energia che èa disposizione.

Parma, 16 novembre 2004

- 180°? a rmarsi fe perché 360°: ha L’innovazione

a disposizione.

138 - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - Andrea Alemanno

3

12

39

46

>Imprese 10 -50 add.

>Dirigenti-Manager

>Centro-Sud

a 9 add. ;

>fino

>oltre 250 add.


Anche qui il campione si divide sulla strategia migliore per affrontare

il problema, ma ritengo utile concentrarsi su un aspetto che potrebbe

sfuggire: solo il 12%, una percentuale molto bassa, ritiene che la soluzione

al problema energetico sia la ricerca di fonti più economiche

oppure uno sgravio fiscale. Magari è considerato utile, ma non è ritenuto

la vera soluzione. La scelta dei più ricade sul risparmio energetico,

la vera “fonte nuova” per il 46% delle persone che hanno risposto.

In particolare per i dirigenti e manager, per le imprese del centro

sud, e nuovamente sia per le imprese piccole, sia per quelle molto

grandi. La soluzione alternativa, preferita da quasi il 40% degli intervistati,

specie tra le aziende di media dimensione consiste nella ricerca

di fonti di energie pulite che aiutino a salvare l’ambiente.

Nel giudizio sulla realtà della Cina emergono dei risultati molto interessanti.

quale affermazione

Con quale affermazione è pi più d’accordo,

accordo,

Con

al

rispetto al “Grande Drago Cinese

Grande Drago Cinese”

rispetto

volta domato

Una volta domato far farà galoppare le

galoppare le

imprese Una

italiane:

imprese italiane

è il luogo ideale per

il luogo ideale per

:

i nuovi investimenti

nuovi investimenti

i

in fretta,

Cresce in fretta, è vorace e

vorace e

desideroso di consumi

desideroso di consumi: : nel futuro nel futuro

Cresce

sarà un importantissimo mercato di

un importantissimo mercato di

sar

ha perché a - Parma, 16 novembre

: con

2004

18

L’innovazione

50

360°:

250 add.

180°? fermarsi

a >da

ha 360°: perché fe rmarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

L’innovazione

sbocco

il pericolo maggiore per l

il pericolo maggiore per l’Europa Europa

E’

i Mongoli di

dopo i Mongoli di Gengis Khan Khan:

dopo

bassi costi rischia di spezzare

i bassi costi rischia di spezzare

i

sui mercati

equilibrio sui mercati

l’equilibrio

un grande interrogativo

un grande interrogativo:

E’

rischia di

rischia di

:

quando emergeranno le

esplodere quando emergeranno le

esplodere

tra la nascente struttura

contraddizioni tra la nascente struttura

contraddizioni

e la sovrastruttura politica

economica e la sovrastruttura politica

economica

6

31

45

37%

>Nord Est

>Dirigenti-Manager

>Centro

>Oltre 250 add.

ed >stimola

opinioni

apprezza

>Entusiasti

63% >Nord Ovest

>Imprenditori

>Fino a 50 add .

Intanto registriamo un atteggiamento positivo da parte di oltre un terzo

del campione, il 37%: la Cina da costoro è vista come un enorme

mercato di sbocco, relativamente meno la Cina è considerata un mer-

Andrea Alemanno - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - 139


cato all’interno del quale effettuare nuovi investimenti. I più fiduciosi

li troviamo tra i manager del centro Italia, ed in quelli delle imprese

con più di 250 addetti, in chi si dichiara una persona che stimola e apprezza

le opinioni altrui, e tra coloro che abbiamo definito all’inizio

“entusiasti” verso il futuro dell’innovazione.

Nel 63% del nostro campione prevale invece lo scetticismo. Un risultato

da registrare con interesse: più che una paura verso la produttività cinese,

verso i bassi costi, le condizioni di lavoro che spiazzano l’equilibrio dei

mercati, prevale un’ansia legata agli sviluppi di medio periodo. Infatti i

più sono preoccupati dalla assenza di una chiara previsione su cosa accadrà

della Cina di qui a qualche anno: infatti il 45% del nostro campione

ritiene che la Cina sia un grande interrogativo, che rischia di esplodere

da un momento all’altro. Queste perplessità, questi dubbi toccano quasi

la metà del campione: particolarmente avvertiti nel nord-ovest, dagli

imprenditori e da chi opera nelle imprese più piccole. Nel nord-est e nelle

aziende tra 50 e 150 dipendenti prevale invece la preoccupazione di

un’economia cinese quale possibile concorrente, dati i bassi costi: in generale

questa preoccupazione è avvertita dal 18% dei rispondenti.

Giungiamo all’ultima domanda.

nel 2014.

Siamo nel 2014.

Siamo

vede l Come vede l’azienda in cui opera?

azienda in cui opera?

Come

trasferito la propria

Ha trasferito la propria

Ha

attivit

del lavoro

costo del lavoro

costo

in un paese a in un paese a attività

L’innovazione ha 360°: perché fermarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

37%

10%

Più o meno come

o meno come è oggi

Pi

>Dirigenti/Manager

>Favorevoli

basso

ha 360°: perché fe rmarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

L’innovazione

140 - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - Andrea Alemanno

15%

>Freddi

>Imprenditori

>Centro-Sud

Si è preferito vendere

preferito vendere

Si

38%

in trenta paesi,

Esporta in trenta paesi,

produce

Esporta

cinque, ha

produce in cinque, ha

in

il fatturato e

quadruplicato il fatturato e

quadruplicato

>Imprenditori

>Nord-Est

>Entusiasti

i dipendenti

raddoppiato i dipendenti

raddoppiato


Siamo nel 2014. Come viene vista l’azienda in cui si opera? Il 38% vede

un’azienda sana che esporta in trenta paesi, produce in cinque, ha

quadruplicato il fatturato e raddoppiato i dipendenti. In particolare in

questa categoria sono più presenti gli imprenditori, chi opera nel

nord-est, e quelli che abbiamo definito entusiasti.

Per il 37% l’azienda nel 2014 sarà più o meno dove è oggi: qui invece

sono più che rappresentati coloro che sono particolarmente favorevoli

alle tecnologie, come pure i dirigenti manager.

Un 15% ipotizza che si sarà preferito vendere, mentre il 10% ritiene

che avrà trasferito la propria attività in un paese a basso costo del

lavoro. Queste percentuali possono apparire basse, perché decisamente

inferiori alle precedenti. Se però le sommiamo, abbiamo un

25% dell’attuale platea che pensa che l’azienda in cui opera, nel 2014

si disimpegnerà dall’Italia. Ed è una su quattro. In particolare, se noi

analizziamo chi sono quelli che ritengono che nel 2014 si sarà preferito

vendere, troviamo che il gruppo più rappresentato è quello dei

“freddi”, ossia coloro che hanno meno fiducia nell’innovazione e

nella tecnologia. Ed inoltre sono molto presenti le aziende del centro

sud.

Riassumeremo i risultati emersi in alcuni punti chiave. Cosa si evidenzia?

• Una forte fiducia verso l’innovazione in generale. Sul dichiarato c’è

una fortissima attenzione verso le tecnologie digitali e un miglioramento

continuo, che convince oltre l’80% del campione. Abbiamo

incrociato anche i dati. Più del 70% è fiducioso su entrambi gli

aspetti.

• La competitività viene declinata fondamentalmente in due concetti

che spaccano quasi a metà la platea. L’innovazione di prodotto, prevalentemente

presso le aziende minori e quelle maggiori, e quella di

processo, più presente nelle aziende intermedie, tra i 50 e i 250 dipendenti.

Prezzo, nuovi mercati, fonti finanziarie, appaiono in secondo

piano.

• L’energia è risparmio e ricerca di nuove fonti. Non si richiede la ri-

Andrea Alemanno - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - 141


cerca di fonti più economiche, o una riduzione del carico fiscale. O

almeno non è questa la via maestra che viene indicata.

• La Cina è vista più come un interrogativo, un rischio che come

un’opportunità. Anche se la cosa più temuta sono le prospettive politiche

a medio termine che inducono a una certa cautela, piuttosto

che i bassi costi in cui si produce.

• Il 38% della platea è ottimista sul futuro. Nel 2014 prevede che l’azienda

in cui opera, o che la propria azienda avrà uno sviluppo considerevole.

Ma è importante sottolineare che un 25% della platea

ipotizza invece un disimpegno dall’Italia, e questo è vero soprattutto

tra chi risulta freddo rispetto all’innovazione.

in

.Evidenze in “pillole pillole ”…

….Evidenze

”…

Si evidenza una forte fiducia verso l’innovazione in generale, anche se


questa non è così evidente in tutti gli aspetti: un po’ più “fredde” le imprese

tra 10 e 50 dipendenti.

• Forte tensione verso le tecnologie digitali ed al miglioramento continuo

che convince oltre l’80% del campione.

• La competitività viene declinata fondamentalmente in due concetti:

l’innovazione di prodotti, prevalentemente presso le aziende minori e

maggiori, e quella di processo, più presente nelle aziende tra i 50 ed i 250

dipendenti. Prezzo, nuovi mercati e fonti finanziarie appaiono in secondo

piano.

• La Cina è vista più come un interrogativo, un rischio, che come

un’opportunità, anche se la cosa più temuta sono le prospettive politiche a

medio termine, che inducono una certa cautela, più che i bassi prezzi.

2004

novembre 16 Parma, - 180°? a fermarsi perché 360°: ha L’innovazione

• Il 38% è effettivamente ottimista sullo sviluppo futuro, anche se è

importante sottolineare che un 25% della platea ipotizza un disimpegno

dall’Italia, specie in chi risulta freddo rispetto all’innovazione

L’energia è risparmio e ricerca di nuove fonti: non si richiede la ricerca di


più economiche od una riduzione del carico fiscale

fonti

L’innovazione ha 360°: perché fe rmarsi a 180°? - Parma, 16 novembre 2004

Con questo si conclude l’esposizione; ringrazio per l’attenzione.

142 - Presentazione dei risultati dell’indagine Ipsos - Andrea Alemanno


MAURIZIO GASPARRI

Intervento


Maurizio Gasparri

Ministro per le Comunicazioni

Ringrazio Confindustria per aver organizzato questo incontro, utile

anche al Governo per recepire stimoli ed indirizzi. Oggi, il compito

dello Stato è diverso da quello del passato, non può scomparire sullo

sfondo. È finito il tempo dello Stato padrone, dello Stato che gestisce,

che invade tutti gli ambiti. È una fase archiviata, per fortuna.

Oggi siamo invece di fronte ad una responsabilità nuova degli Stati

nazionali. In una prospettiva europea, i Governi devono porsi come

interlocutori e non come antagonisti delle imprese e del sistema produttivo.

Deve prevalere la politica del “lasciar fare”, ma dietro la puntuale

definizione di un quadro normativo che stabilisca chiare regole

a fondamento del quadro competitivo. Il fronte sul quale dobbiamo

tutti insieme agire è quello della modernizzazione. Le nuove tecnologie

e le infrastrutture materiali alle quali lavoriamo sono infatti uno

strumento di sviluppo fondamentale. Soprattutto per le piccole e medie

imprese, per le quali si aprono opportunità un tempo inimmaginabili,

come economie di scala e possibilità competitive una volta appannaggio

solo di grandi gruppi. È necessario quindi lasciarci alle

spalle ogni atteggiamento pessimistico. Lo stesso dato sulle esportazioni,

che sta registrando significativi incrementi, dovrebbe incoraggiare

atteggiamenti più fiduciosi nella ripresa dell’economia.

Un atteggiamento che, tuttavia, deve tenere sempre desta la soglia critica.

Non possiamo, infatti, dimenticare che il mercato si è aperto a nuovi

competitors come Cina ed India, e che le stesse quote di mercato po-

Maurizio Gasparri - Intervento - 145


trebbero diminuire. È una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, da

guardare con preoccupazione ma con la consapevolezza che è una sfida

da accettare. Puntando sulla qualità dei nostri prodotti, sull’innovazione

tecnologica e l’efficienza dei servizi, le nostre imprese avranno tuttavia

quel valore aggiunto che permetterà di battere la concorrenza.

Ci sono, poi, alcune questioni sulle quali è bene ritornare con maggiore

puntualità. Penso alla tutela dei marchi, che poi è la tutela stessa

della creatività delle nostre imprese. È un tema che vede il Governo

impegnato in prima linea e sul quale anche Confindustria sta riservando

la giusta attenzione. La creatività è un prodotto tipico dei paesi

più avanzati, ma va tutelata. La stessa tecnologia della comunicazione,

nella sua pervasività, può consentire forme di pirateria che

mettono a repentaglio valori industriali ed economici importanti. Noi

dobbiamo, nel contesto internazionale, combattere questi fenomeni.

E per quanto riguarda questi nuovi competitori, imporre regole molto

chiare per la tutela dei marchi e combattere il “dumping sociale”.

Oggi, una buona parte della classe imprenditoriale ha paura di investire,

di accettare nuove sfide perché ha davanti un mercato senza regole,

fatto di orari di lavoro inesistenti, costi di produzione molto bassi,

nessuna tutela dei lavoratori. Di fronte a questo scenario, il nostro

compito è quello di combattere questa forma di “dumping sociale”

esportando anche diritti. Non possiamo certo smantellare il nostro sistema

di garanzie sociali che è un vanto della civiltà europea e occidentale.

È un processo lento, un processo complesso, ma un processo

che noi dobbiamo tenere ben presente per attenuare quel divario che

si riflette anche sulle attività del sistema produttivo. Del resto paesi

come la Cina e l’India non vanno visti solo come concorrenti. Sono

anche nuovi potenziali mercati per i prodotti italiani. La stessa delocalizzazione

produttiva va vissuta come una sfida positiva per esportare

un prodotto realizzato in loco ma che possa partire anche

dall’Italia. Né va dimenticato il processo di trasformazione economica

che sta interessando questi Paesi.

Il Governo, intanto, ha già assunto delle decisioni ed avviato delle politiche

specifiche per affrontare in maniera più competitiva questi

146 - Intervento - Maurizio Gasparri


grandi e impegnativi scenari. In particolare, voglio ricordare tutto

quello che si è fatto sul versante della flessibilità, come la legge di riforma

del mercato del lavoro. Leggi coraggiose che sono costate un duro

scontro sociale e politico, delle scelte qualificanti in questa legislatura.

Così come credo che sia importante saldare il legame col territorio

che dà una connotazione specifica alle imprese. Che tutela un’identità

fortemente caratterizzata. E che non si deve perdere quando si

passa da scene locali a dimensioni di mercati più internazionali.

Dobbiamo impegnarci congiuntamente sui versanti dell’innovazione e

della modernizzazione, strettamente correlati alla sfida dell’internazionalizzazione.

Auspicando più investimenti esteri in Italia, ma anche più

investimenti italiani all’estero. Le imprese italiane possono investire all’estero

anche solo per meglio penetrare nei mercati di sbocco dei loro

prodotti. Soprattutto quando questi mercati presentano barriere visibili

e invisibili all’importazione. C’è, insomma, una sfida della globalizzazione

che non possiamo assolutamente rifiutare, ma che dobbiamo vivere

in maniera attiva e propositiva. Per quanto riguarda l’innovazione

delle imprese, occorre puntare proprio su questa rivoluzione tecnologica

in corso, che è stata solo rallentata, ma non bloccata, nel suo svolgimento

dallo sgonfiamento della bolla speculativa. Io credo che anche

qui dobbiamo essere chiari. C’è stato un momento, forse, di euforia eccessiva.

Si riteneva che aggiungendo .it o .com a una qualsiasi sigla, questo

generasse una moltiplicazione di risorse, a volte virtuali. Quella fase

si è conclusa. C’è stato un contraccolpo psicologico. Oggi siamo in una

fase di crescita positiva più realistica. Una fase più matura. Se si considera,

in particolare, il settore delle telecomunicazioni elettroniche, non

si può non constatare che negli ultimi tempi sono stati conseguiti importanti

successi grazie a un dialogo continuo tra sistema pubblico e

realtà imprenditoriale privata. Il successo maggiore che il sistema italiano

ha conseguito è dato proprio da un notevole sviluppo della larga

banda. Il ritmo di crescita è stato nettamente superiore alla media europea,

anche grazie a misure incentivanti come l’erogazione dei contributi

statali. Si è trattato, tra l’altro, di azioni di Governo politicamente

remunerative e finanziariamente attive. Voglio anche rivendicare il varo

di un nuovo Codice per le Comunicazioni elettroniche, con il quale

Maurizio Gasparri - Intervento - 147


l’Italia si è adeguata prima di altri paesi alle norme europee e che fissa

tutta una serie di direttive positive per le imprese. In particolare, il nostro

Paese ha fatto significativi passi in avanti nella protezione dei dati,

un argomento fondamentale su cui puntare la massima attenzione ora

che il commercio elettronico è una realtà di scambio delle merci sempre

più praticata. Grazie anche alle decisioni di questo Esecutivo,

l’Unione Europea ha realizzato una nuova Agenzia per la Sicurezza dei

dati, l’Enisa, della quale oggi l’Italia detiene la presidenza. Una iniziativa

premiante, che si associa a quelle messe in campo per lo sviluppo della

banda larga in aree a minor reddito del paese, come la costituzione di

Infratel, una società che ha voluto il Ministero delle Comunicazioni in

collaborazione con Sviluppo Italia. Per andare incontro alle esigenze

delle imprese, poi, abbiamo creato un sistema di incentivazione per lo

sviluppo della banda larga attraverso i fondi Cipe. Siamo infatti fermamente

convinti che le piccole realtà produttive, ed in particolar modo

quelle del Mezzogiorno, non possano perdere l’occasione di sviluppo offerta

dalle nuove tecnologie. Un’occasione che conoscono bene anche gli

investitori, che non sarebbero mai disposti a portare soldi in aree sottosviluppate.

Anche per questo ci stiamo adoperando per portare nuove

tecnologie dopo il wi-fi e la regolamentazione del wi-max. Una possibilità

di navigazione in larga banda senza fili, molto utile per tante zone

d’Italia ancora non servite da una adeguata infrastruttura. Quanto agli

investimenti già fatti, i numeri parlano da soli. Nel mercato delle telecomunicazioni

noi abbiamo, nel 2003, un valore complessivo di 41 miliardi

di euro. E per il 2004 si prevede una crescita del 3,5%.

Per quanto riguarda gli accessi a banda larga, quando abbiamo avviato

l’azione del nostro Governo, nel 2001, avevamo 400mila accessi

a banda larga. Alla fine del 2004 sono arrivati a 4 milioni e contiamo

di raddoppiare per il 2005 con l’ulteriore sviluppo delle satellitari e in

fibra. Un vero successo, poi, è la televisione digitale terrestre. Quando

abbiamo avviato l’azione di governo la televisione digitale terrestre

era una previsione citata in qualche legge. Oggi esiste. Abbiamo sul

mercato italiano già un milione e 300mila decoder. Un andamento

tanto positivo che potrebbe accostarsi alla diffusione della telefonia

cellulare. Il mercato delle reti mobili ha dimostrato ancora negli ulti-

148 - Intervento - Maurizio Gasparri


mi anni un grande dinamismo con un valore di 21 miliardi di euro nel

2003. Abbiamo oramai oltre 59 milioni di utenze. E anche la terza generazione

di telefonia mobile, la Umts, comincia a svilupparsi. Così

come il mercato dell’accesso ad Internet stimato, alla fine del 2004, in

un valore di 2 miliardi di euro, con un aumento del 25% rispetto al

2003. Buono il trend di crescita anche dell’e-commerce, con un incremento

percentuale del 40 per cento dal 2002 al 2003 e di ben il 70 per

cento per il 2004. E all’e-commerce si raggiungerà presto il t-commerce,

attraverso la televisione digitale terrestre la televisione che diventerà

un ulteriore strumento di commercio e di investimento.

Un’occasione come questa giornata, quindi, è il primo passo utile non

solo per elencare le cose che dobbiamo fare, ma soprattutto per gettare

le basi di un grande patto tra mondo della politica, delle istituzioni

e mondo produttivo. Un’alleanza che abbia come scopo finale

quello di esigere la revisione del Patto di Stabilità. Chiediamo con forza,

infatti, che dal limite del 3 per cento siano esclusi gli investimenti

per le infrastrutture materiali e immateriali. Un’esigenza che non è solo

nostra, ma di tutta l’Europa, come è europea la necessità di attuare

in tutti i suoi punti il programma di Lisbona. E non sarebbe male

“lisbonizzare” il Patto di Stabilità. Il nostro Governo ha assunto iniziative

molto chiare e forti. Ci auguriamo che si traducano in realtà

quegli impegni che la presidenza lussemburghese, che succederà a

quella olandese, ha in calendario già nei primi mesi del 2005, per discutere

di una revisione del patto. Sappiamo che l’Italia si trascina dietro

un debito pubblico. Ma crediamo che la revisione del Patto sia essenziale

per consentire maggiori investimenti nelle infrastrutture immateriali,

volano di sviluppo per l’Europa e per l’Italia. Vuol dire maggiori

opportunità per le imprese. Per quelle che producono in questi

settori e per quelle che fruiscono di questi servizi.

Credo che una grande e trasparente alleanza tra il mondo delle imprese,

che Confindustria rappresenta in maniera autorevole e con presenze

così creative, così attive e determinate sul territorio, e il mondo

della politica sia necessaria. Il Governo farà di tutto per attivarla e per

fare dell’Italia la culla dell’innovazione

Maurizio Gasparri - Intervento - 149


Tavola rotonda

L’innovazione ha 360°:

tecnologia,

organizzazione

e internazionalizzazione

GIANFELICE ROCCA

Vice Presidente Confindustria per l’education

SANDRO SALMOIRAGHI

Presidente Piccola Industria Confindustria

SILVIO SCAGLIA

Presidente e Amministratore delegato e.Biscom

ALBERTO TRIPI

Presidente Federcomin

Moderatore

ENRICO MENTANA

Giornalista


Enrico Mentana*

Andiamo subito a chiamare i nostri ospiti. Gianfelice Rocca, Vice

Presidente Confindustria per l’education. Sandro Salmoiraghi,

Presidente della Piccola Industria di Confindustria. Silvio Scaglia,

Presidente e Amministratore delegato, anzi dovrei dire presidente fondatore

di Fastweb. Lui preferisce così. Alberto Tripi, Presidente di

Federcomin.

Io vorrei tornare alle evidenze finali di quella ricerca che abbiamo ascoltato

subito prima dell’intervento del Ministro Gasparri.

Mi rivolgo subito a Salmoiraghi. Si evidenzia una forte fiducia, si riassumeva

alla fine, verso l’innovazione in generale, anche se questa non è

così evidente in tutti gli aspetti. Un pò più fredde le imprese tra 10 e 50

dipendenti. Qui forse, al di là del dato razionale, bisogna imprimere

qualcosa di più.

Sandro Salmoiraghi

Per essere imprenditori è essenziale essere ottimisti; se così non fosse,

infatti, in molti avremmo già cambiato mestiere. Evidentemente,

però, la congiuntura del momento penalizza e frena maggiormente le

imprese con un numero di dipendenti tra i 10 ed i 50 e che operano

nei mercati internazionali.

Un segmento imprenditoriale verso il quale, viste queste difficoltà,

Confindustria ripone la massima attenzione, cercando, in primis, di

individuare il giusto percorso di sviluppo, la strada migliore per crescere

queste aziende e per farle diventare da piccole a medie.

Chiaramente non sarà un compito facile: inizialmente si deve modificare

il bagaglio culturale di molti imprenditori. La mentalità di cedere

il 51% della propria azienda è ancora poco diffusa tra gli imprenditori

e molto spesso ci si preclude ogni possibilità di crescita perché

si preferisce rimanere “il padrone in casa propria”. Si deve per questo

promuovere in maniera più marcata la propensione alle fusioni o al

mettersi assieme.

* Trascrizione della registrazione dell’intervento non rivista dall’autore.

Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione - Tavola rotonda - 153


Oggi, nella congiuntura attuale, la frammentazione delle imprese non

permette più come in passato, di poter affermare che “piccolo è bello”.

Molto spesso, invece, l’essere piccolo significa, essere troppo debole

per poter affrontare il mondo.

Enrico Mentana

La interrompo subito. Lei che sta meritoriamente predicando queste cose

da quando ha iniziato il suo mandato, vede delle trasformazioni?

Vede che qualcosa si muove? O vede che la resistenza è più forte dell’accettazione

al cambiamento?

Sandro Salmoiraghi

Purtroppo, l’accettare il cambiamento non è sempre facile e immediato;

quello che ho potuto constatare è che le cose che si muovono

realmente sono ancora troppo poche.

Bisogna insistere con tenacia sulla crescita delle imprese, e credo che

le attività che stiamo portando avanti in Confindustria, per essere incisive,

dovrebbero essere accompagnate da un disegno di legge che favorisca

dal punto di vista fiscale, l’aggregazione e la fusione delle imprese.

Enrico Mentana

Presidente Rocca, qui la situazione investe anche la necessità che più la

riguarda per il suo ruolo associativo. Cosa si può fare nell’immediato?

Lei ha una similitudine gastronomica che trova l’ambiente ideale qui a

Parma?

Gianfelice Rocca

Guardando i dati dell’inchiesta, sono rimasto stupito da due elementi.

È emerso che le aziende pensano di crescere solo del 3% e che, immaginandosi

tra dieci anni, il 37% degli imprenditori vede l’azienda in

cui opera più o meno come è oggi. Ho, invece, la sensazione che noi

viviamo in un periodo assolutamente rivoluzionario, in cui la cosa più

difficile sia proprio capire che cosa potremmo essere fra dieci anni. E

questo riguarda tutti gli imprenditori qui presenti.

Tornando al dibattito di questa mattina, la mia visione dell’innovazio-

154 - Tavola rotonda - Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione


ne è così definibile: l’innovazione è un insieme di sapori con i quali gli

imprenditori compongono poi una ricetta. L’information technology, i

sistemi di distribuzione, la tecnologia in generale, vengono sintetizzati

dall’imprenditore in nuove forme che cambiano continuamente per

adattarsi alla realtà. La risposta positiva che caratterizza il comportamento

degli imprenditori italiani, infatti, è la flessibilità. Dove flessibilità

non significa sfuggire alla competizione, ma essere disponibili a

mettere insieme i fattori della competizione in modo nuovo.

E su questo punto io vorrei attirare l’attenzione degli imprenditori qui

presenti. All’interno di Confindustria io mi occupo di Education, di

capitale umano. Il capitale umano dell’Italia, fino ad oggi, è stato il capitale

umano degli imprenditori. Nelle statistiche dell’Economist gli

indicatori economici davano sempre il nostro paese al 30° posto o al

29°. Ciò nonostante l’Italia è cresciuta. Ed è cresciuta sulle gambe della

cultura del capitale umano degli imprenditori. Ma oggi si pone loro

una nuova sfida per l’innovazione: quella del nuovo capitale umano.

Come sapranno allargarsi al nuovo management? Come riusciranno

ad affrontare il tema del passaggio generazionale? In che modo

sapranno arricchire di componenti internazionali il proprio mondo?

La nuova squadra non sarà più la vecchia squadra. Includerà ingegneri

cinesi, bulgari. Si tratta di immigrazione intellettuale. Se si riuscirà

in questo intento, il paese ce la farà, perché può farcela solo

sulle gambe del capitale umano dei nostri imprenditori. Non ci sono

alternative.

Noi lavoriamo per mettere vicino alle imprese il nuovo capitale umano.

Un capitale umano più internazionalizzato e più aperto.

Io conosco imprese che hanno vinto la loro battaglia nel mondo, grazie

proprio al capitale umano.

Faccio solo un esempio. Nella siderurgia, in cui noi operiamo, il gruppo

più grande che si è formato oggi è indiano ed ha messo insieme

grandi impianti, dal Kazakhstan al Venezuela, al Messico utilizzando

l’enorme capitale umano disponibile in India. Mandare in Kazakhstan

300 persone che fossero in grado di prendere in mano un impianto era

un’enorme sfida.

Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione - Tavola rotonda - 155


Abbiamo visto altre aziende fare lo stesso. Conosco aziende che agli

inizi degli anni novanta hanno assunto personale russo per formarlo

negli Stati Uniti e quindi impiegarlo di nuovo in Russia, quando si è

aperto il mercato.

Questo lo possono fare anche le nostre medie aziende, “catturando”

dei talenti manageriali da tutto il mondo e diventando più internazionali.

Questa è la grande sfida che i nostri imprenditori devono cogliere. Il

grande messaggio dell’innovazione viaggia principalmente sulle gambe

dei nostri imprenditori.

Enrico Mentana

Si è visto e si è sempre detto delle caratteristiche peculiari dell’imprenditoria

italiana. Una grande forza di creatività a fronte di un’organizzazione

altrui sempre più funzionante, ma quasi sempre meno intelligente,

più ripetitiva. Oggi l’information technology impone, in realtà, di assumere

un pò di quelle caratteristiche di capacità organizzativa, di capacità

di pensare, di capacità di studiare che spesso configge con la creatività.

C’è la necessità, anche attraverso il vostro lavoro, di innestare questa

parte, quest’altro emisfero del cervello dell’imprenditoria italiana?

Alberto Tripi

Tutti siamo oggi consapevoli del valore “strutturale” dell’innovazione

che guida lo sviluppo della società della conoscenza e dell’economia.

Ma attenzione: è importante dedicare una giornata all’innovazione intesa

come un processo a 360° dentro il quale la ricerca non sia un universo

a sé stante; è necessario evitare le liturgie sull’innovazione (altrimenti

finisce come il boom della qualità negli anni Ottanta e

Novanta) ed occorre calare il discorso sull’innovazione in una cornice

più ampia.

Con l’esplosione delle tecnologie siamo entrati in un mondo nuovo

che ci costringe a pensare in modo diverso all’impresa, all’economia e

alla società.

156 - Tavola rotonda - Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione


Anche il discorso sull’Ict deve tener conto che si sta inaugurando una

fase nuova dell’economia. Il “cuore” di questa nuova economia, che è

già una realtà sotto i nostri occhi, è rappresentato dal cliente-cittadino.

Un soggetto esigente, mutevole, che esprime domande e bisogni ai

quali le tecnologie possono dare risposte adeguate perché le tecnologie

sono versatili e flessibili.

Ma la domanda centrale del cliente-cittadino è una domanda di servizi

e la vera partita si gioca sui servizi innovativi che servono a cambiare

il volto dell’economia tradizionale. Se non capiamo questo, restiamo

indietro rispetto al “respiro” della società che cambia.

Lo sviluppo è innovazione e l’innovazione è soprattutto servizi. E i

servizi innovativi sono la nuova economia

Andiamo oltre il bricolage! Oltre gli incentivi, oltre le leggine e i bonus!

Andiamo oltre la stessa definizione di Ict e parliamo di information

communication services.

Non è una questione di linguaggio. È un salto di qualità che oltre a dare

contenuto al discorso sull’innovazione, costringe a ripensare il modello

di impresa, la realtà dei distretti, le politiche di intervento pubblico,

il ruolo del credito.

La competitività è possibile perché nell’economia dei servizi innovativi

si riscattano i valori della qualità e dell’eccellenza; si risvegliano le

“risorse dormienti”, cioè la creatività delle persone e delle imprese; si

guarda all’azienda con gli occhi del mercato (e non viceversa).

Dobbiamo far diventare i servizi innovativi il nostro asset vincente anche

nella sfida del made in italy perché non basta più quel “modo un

pò speciale di fare le cose” che ha segnato gli ultimi cinquant’anni ma

occorre esportare nel mondo le tecnologie e il know-how che più favoriscono

lo sviluppo dei servizi. E su questo abbiamo molto da dare

e molto da dire.

Il nuovo progetto-Paese, che pone l’innovazione al centro, è il progetto

di un’economia moderna e competitiva nelle reti infrastrutturali

(banda larga, digitale), nel sistema dei trasporti, nella sanità, nel turismo

e nei beni culturali, nel credito.

Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione - Tavola rotonda - 157


Le tecnologie sono trasversali per natura e decisive in questo processo

di integrazione tra settori e attori diversi dell’economia. “Fare sistema”

vuol dire creare le giuste relazioni in vaste aree dell’economia,

in quelle soprattutto dove il nostro Paese ha delle chances da spendere.

L’economia dei servizi innovativi è uno sforzo collettivo, non è un problema

solo dell’Ict e fare innovazione va declinato al “plurale” cominciando

dal mondo che rappresentiamo con le nostre imprese.

Per questo ho raccolto con entusiasmo l’invito che il presidente di

Confindustria Montezemolo (al quale va riconosciuto il merito di aver

allargato l’orizzonte culturale di Confindustria) mi ha rivolto per un’iniziativa

che porti a un piano di attività concrete.

La proposta, che ho verificato insieme ad altri presidenti di associazioni,

a rappresentanti di importanti imprese dell’Ict, del credito e della

cultura, è di costituire un Laboratorio per l’innovazione che diventi

la sede e lo strumento che elabori progetti per l’utilizzo intensivo dei

servizi innovativi.

Il Laboratorio favorisce l’integrazione tra il mondo dell’Ict e settori

fondamentali dell’economia (turismo, trasporti, sanità, beni culturali)

ripensando a ciò che le imprese possono fare al proprio interno e nel

territorio (distretti innovativi) e stimolando nuove politiche di governo

(outsourcing “reale”, appalti, project-financing).

Enrico Mentana

Scaglia mi diceva: “Ricordi che io sono il fondatore di Fastweb perché

non tutti lo sanno perché c’è soprattutto nelle grandi città”. Non è proprio

questo il problema, che non avete ancora raggiunto tanti che potrebbero

essere raggiunti?

Silvio Scaglia

Ci sono tempi naturali nel fare le cose. Cominciamo con il ricordare

che, per raggiungere il 20% della popolazione, Fastweb ha investito 3

miliardi di euro ed è partita solo cinque anni fa. L’intenzione è quella

di raggiungere proprio tutti. E questo lo si può fare compatibilmente

158 - Tavola rotonda - Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione


con i tempi fisici e con i tempi finanziari. Ma l’innovazione che abbiamo

prodotto con il nostro ingresso sul mercato è importantissima.

Guardiamo a ciò che consente la banda larga, quella veramente larga,

quella che dà un accesso “infinito”. In questo modo è possibile ristrutturare

l’organizzazione dei sistemi informativi delle aziende, superare

gli approcci tradizionali client server e ritornare ad approcci

molto più efficienti, centralizzati, in cui si fanno viaggiare di più i dati

e meno gli uomini e le risorse. Questo è un fatto non solo importante

ma un esempio concreto di innovazione.

Il bisogno di stare in contatto attraverso la Rete è tangibile soprattutto

quando ci muoviamo al Sud: lì percepiamo ancora una maggiore

coscienza dell’importanza di agganciarsi a una rete per essere “collegati”

a tutto il resto del mondo. Ecco quello che sta avvenendo in modo

chiarissimo.

Enrico Mentana

Chi è più periferico ha più interesse ad allacciarsi.

Silvio Scaglia

Chi ha maggiormente bisogno di collegarsi, ha più bisogno di darsi da

fare per capire come utilizzare meglio tutte le opportunità che ci sono.

Il ministro Gasparri ci ha ricordato prima come l’Italia oggi sia in testa

alle graduatorie europee per lo sviluppo della banda larga. Nessun

paese in Europa ha un tasso di crescita forte come l’Italia. Se arriviamo

agli 8 milioni l’anno prossimo avremo fatto un grande passo avanti.

Già i 4 milioni di quest’anno raddoppiano i 2 milioni dell’anno

scorso: perciò l’obiettivo previsto appare raggiungibile.

È importante, credo, rendersi conto che questo fenomeno in divenire,

questo scenario ha bisogno non solo di imprenditori che investono, di

aziende che investono, ma anche di clienti che sono in grado di cogliere

le potenzialità dell’innovazione.

Si dice nel nostro settore - ma credo che questo discorso sia applicabile

ovunque - si può essere tanto bravi quanto lo sono i clienti che si

Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione - Tavola rotonda - 159


hanno. Il miglior stimolo a far bene è proprio quello che viene dai

clienti.

Va poi ricordato che in Italia abbiamo una spesa pubblica molto importante.

Noi abbiamo il settore della difesa, in Italia, estremamente

avanzato come cliente. E che spinge in modo costante e determinato

nella direzione dell’innovazione.

Siamo invece molto arretrati in altri segmenti della spesa pubblica,

comparto che può invece diventare un forte propulsore di innovazione

del Paese proprio perché è un grande cliente.

Enrico Mentana

Lei li vede come il cliente, giustamente. Ma Salmoiraghi, che li rappresenta,

ha qualche addebito da fare a chi dovrebbe portare l’innovazione?

O è tutta veramente responsabilità di arretratezza culturale, o anche di

poca disponibilità finanziaria di chi deve accettare? Perché poi c’è anche

questo aspetto che resta non secondario.

Sandro Salmoiraghi

Indubbiamente. Vorrei, comunque, porre l’attenzione sul non fermarci

a considerare l’innovazione limitatamente all’Ict. Abbiamo innovazioni

che sono legate alla meccanica o alla robotica e che sono legate

alle attività quotidiane, a quelle che sono le attività proprie delle nostre

piccole e medie imprese. L’information communication technology

può essere un supporto, ma non è l’elemento determinante dell’innovazione.

Devo ricordare, anche, non esiste una piccola azienda che non faccia

dell’innovazione, in quanto è l’imprenditore stesso il primo vero motore

dell’innovazione dell’impresa.

È un’innovazione incrementale, fatta del giorno per giorno. E forse in

questi anni - dobbiamo anche riconoscere gli errori fatti - ci si è concentrati

in prevalenza sull’innovazione di processo e non a sufficienza

su quella di prodotto. Per difenderci sul campo della concorrenza,

abbiamo indirizzato le nostre strategie sull’innovazione delle tecniche

produttive trascurando, al contempo, lo sviluppo di nuovi prodotti.

Ed oggi forse ne stiamo pagando le conseguenze.

160 - Tavola rotonda - Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione


Ho grande fiducia nelle capacità innovative delle piccole imprese, perché

sono state proprio loro a rappresentare l’elemento cardine che ci

ha tenuto in piedi in tutti questi anni. Rilevo poi il persistere di una

gran voglia di fare, di un entusiasmo continuo. Una consapevolezza

che è giunto il momento di recuperare il tempo perduto. E le capacità

ci sono in quanto le piccole imprese possiedono proprio questo stimolo

ad innovare continuamente, una propensione che, nel passato,

le ha fatte sopravvivere e, come mi auguro, le aiuti a crescere domani.

Ritengo poi che, anche da parte dei grandi gruppi produttori di software,

sia stato fatto l’errore gravissimo di aver affrontato la clientela

delle piccole e medie imprese con gli stessi strumenti con i quali stavano

affrontando le grandi imprese.

Software poco adatti alla realtà delle imprese di minori dimensioni

che hanno spinto all’acquisto di hardware spropositati per le Pmi.

Non è raro vedere che anche imprese con pochi dipendenti hanno investito

notevoli risorse in maniera adeguata e si ritrovano, quindi, a

dover mantenere un sistema di una rete di 30-35 pc, attraverso un gestore

di rete. È giunto il momento di rimediare agli errori commessi.

Enrico Mentana

Dott. Rocca. Il tema è spinoso. Le risorse umane, innovazione, logiche

familiari. Parliamoci chiaro.

Gianfelice Rocca

Se vogliamo guardare alle sfide dell’innovazione delle aziende italiane,

in particolare di quelle familiari, si può partire da un dato di ottimismo

relativo agli Stati Uniti che ci rincuora. Le aziende familiari,

incluse anche quelle quotate in Borsa ma con controllo familiare, sono

importantissime negli Stati Uniti. La maggior parte delle aziende

(secondo i dati Standard & Poor’s) sono a controllo familiare, così come

a maggior rendimento.

La cosa che colpisce è che non è affatto detto che l’azienda familiare

non possa evolvere e diventare l’elemento di forza anche nel rapporto

col capitale di borsa.

Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione - Tavola rotonda - 161


Partirei da un dato di fondo.

Certamente per noi, che siamo un’azienda familiare e anche un grande

gruppo, quella della dimensione è effettivamente una sfida. La capacità

del Paese di mantenere un reddito pro capite di 20.000 dollari

dipende dalla capacità di aumentare il contenuto di intelligenza e di

conoscenza dei nostri prodotti. Per questo occorre una dimensione

adeguata per investire in ricerca e innovazione.

Vedo quelle che io chiamo le multinazionali intermedie arrivare a una

dimensione di nicchia di mercato del 20%, investendo in ricerca e innovazione

in misura maggiore rispetto ai loro competitori.

Nella questione della relazione tra dimensione e innovazione, il tema

del rapporto familiare è importantissimo.

Un manager che va in un’azienda familiare, se si trova davanti solo

parenti, non ha una prospettiva. Ci sono aziende dove c’è il 3% di laureati…

Enrico Mentana

Gli altri sono parenti.

Gianfelice Rocca

Gli altri sono parenti. Questi sono i temi che io sottoporrei a questa

platea. E rappresentano parte dei problemi che tutti dobbiamo affrontare

in questo Paese, dove il rapporto tra management esterno, fidelizzazione,

sviluppo delle carriere e membri della famiglia sono sicuramente

alcuni dei temi che io considero fondamentali.

Serve creare una nuova squadra più internazionale. E serve affrontare

il tema del passaggio generazionale.

Enrico Mentana

Questo tema culturale, spesso nelle grandi e medie aziende è stato superato.

Ci prendiamo il classico manager ex McKinsey, lo mettiamo lì. E

mi pare un tentativo di mettere il cuore e la famiglia oltre l’ostacolo.

162 - Tavola rotonda - Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione


Gianfelice Rocca

Io credo invece che si tratti di estendere la cultura della famiglia per

arrivare alla figura del cosiddetto manager appassionato. Noi abbiamo

bisogno di manager appassionati forse più che di manager generici,

nella specificità italiana. La massima libertà del manager generico

è poter cambiare freneticamente. Il manager appassionato è quello

che opera con passione.

Quindi si deve estendere la cultura dell’imprenditore al manager,

creando un continuum nella struttura.

Certamente la sfida riguarda come attrarre manager, come avere rapporti

con l’università, come essere in rete. Perché la media azienda solo

se è in rete riesce a lavorare. Essere in rete significa usare l’università

per fare le proprie ricerche; significa coinvolgere un dottorando

con costi molto contenuti, nell’attività di ricerca dell’azienda. Gli stages

consentono di conoscere gli studenti, di aprirsi verso l’esterno e di

riuscire a entrare in rete.

Oggi l’informazione cresce esponenzialmente. Questa è la sfida che si

pone agli imprenditori. Ma certamente esiste anche la sfida della dimensione

e quella del passaggio generazionale.

L’innovazione sta in questo. Senza innovazione su questo fronte potrebbero

sorgere dei problemi.

Enrico Mentana

Scaglia, lei è un pò più giovane di me. Io ricordo che all’inizio degli anni

’60 la televisione italiana lanciò una cosa che si chiamava “Non è

mai troppo tardi”. Era il corso d’istruzione popolare per adulti analfabeti.

In realtà, non per le aziende soltanto, non per le imprese soltanto,

ma per tutto il sistema Italia, un corso, un’alfabetizzazione digitale

è assolutamente necessaria. Cosa si può fare per mettersi al servizio

di questo?

Silvio Scaglia

Rocca ha toccato punti cruciali. Credo che dobbiamo oggi guardare ai

giovani che stanno uscendo dalle università e guardare a come sono

Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione - Tavola rotonda - 163


loro. Perché la nostra innovazione, la nostra capacità di essere competitivi

dipenderà anche da quanto saranno capaci loro di innovare.

E qui bisogna correggere il quadro. Oggi, dando uno sguardo ai giovani

che concludono gli studi universitari, si vede che i laureati tecnico-scientifici

stanno diminuendo in percentuale. Aggiungiamo a ciò

un paese che sta invecchiando e che, quindi, produce meno giovani in

assoluto. Sono convinto che si debba pensare con serietà al tema dell’immigrazione

e darsi una politica di immigrazione qualificata.

Io non riesco a fare a meno di pensare che il successo della California

attuale l’hanno costruito i cinesi e gli indiani. Senza questo intervento

“esterno” la California sarebbe come la Florida di oggi.

Noi dobbiamo pensare di riuscire ad attrarre i migliori cervelli del

mondo (e non preoccuparci solo dei migliori nostri che passano il

confine) e avere una base in Italia di giovani preparati, capaci, su cui

poter costruire realmente innovazione.

Il tema da affrontare non è solo quello di recuperare un gap di digitalizzazione.

Credo che, tutto sommato, come media di paese, come ha

affermato Alberto Tripi, siamo un paese oggi sufficientemente tecnologico.

Siamo capaci di gestire la tecnologia. Abbiamo tante storie di

successo che possiamo ripetere. Lo scenario, però, appare preoccupante

se lo proiettiamo nel futuro.

Enrico Mentana

Grazie, anche della franchezza. Ed è preoccupante?

Silvio Scaglia

Sì, perché abbiamo troppo pochi giovani con background tecnico

scientifico.

Enrico Mentana

E cosa si può fare per invertire questa tendenza? Perché alla fine ci rimette

tutto il sistema Italia, ma in primis ci rimettono le imprese.

Silvio Scaglia

Bisogna essere attraenti ed attrattivi per i giovani, anche stranieri, che

164 - Tavola rotonda - Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione


vogliono arrivare in Italia. E qui un grande compito e ruolo spetta alle

Università. Lo stesso vale per i giovani italiani che crescono. E qui di nuovo

un forte impulso deve venire da università e imprese innovative. Ma,

in tutto ciò, bisogna ricreare un sistema che oggi si è indebolito.

Enrico Mentana

Lei è d’accordo, Salmoiraghi?

Sandro Salmoiraghi

Sì. Ritengo proprio che il tema dell’Università necessiti di un ulteriore

approfondimento. Perché, specialmente per le piccole e medie imprese

non è possibile essere innovative e realizzare innovazione se

non cambia il rapporto tra università e imprese.

Le università devono scendere dal piedistallo sul quale si sono poste negli

anni passati e si devono impegnare a capire quelle che sono le esigenze

delle imprese soprattutto in termini di “tempo”. Se nell’ambiente

universitario il tempo è un fattore secondario, nell’impresa è determinante.

Il successo o la morte di un prodotto è solo questione di mesi.

Al contempo noi imprenditori dobbiamo imparare ad avere maggior

fiducia nell’università e nella collaborazione con i centri di ricerca.

Enrico Mentana

Ma perché si è operato questo divario? Perché questo discorso l’avrei potuto

ascoltare, e lei l’avrebbe potuto fare con altrettanta pertinenza, dieci

anni fa.

Sandro Salmoiraghi

Mi spiace sottolineare come nulla sia ancora cambiato; è l’università

stessa ad essere un’emanazione dello stato. Si trova quindi a viaggiare

secondo gli schemi che sono stati imposti dalla legge, dove la meritocrazia

non è tenuta in considerazione, e dove si vive in una torre

eburnea senza finestre. Come si riesce a vedere cosa succede all’esterno

delle università?

Il fattore di successo di un paese non si gioca solo sulle imprese, ma

si gioca soprattutto sul mondo del sapere e sul rapporto che il mondo

del sapere può avere con il mondo imprenditoriale.

Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione - Tavola rotonda - 165


E visto che non si può contare unicamente sulle capacità e sulle conoscenze

dell’imprenditore o della piccola impresa, bisogna fare un

grossissimo sforzo perché l’innovazione è indispensabile. Bisogna riuscire

a mettere in rete tutto il sistema di conoscenza del paese.

Gianfelice Rocca

Come strategia di Confindustria, noi cerchiamo di costruire un meccanismo

basato su un ambiente più scientifico, su maggiori fondi per

la ricerca, su grandi programmi di ricerca. E in un ambiente più

scientifico abbiamo detto che non esiste la ricerca di base o la ricerca

applicata, ma esiste soltanto l’applicazione della ricerca. Noi abbiamo

bisogno di ricostruire un ambiente più scientifico in cui le aziende vivano

e l’università si deve muovere all’interno di questo circuito.

Stiamo cercando di portare avanti una detassazione nel rapporto fra

imprese e università, manovra che va proprio nella direzione di rendere

più lubrificato il triangolo ricerca, università e imprese.

Certamente verso il mondo delle imprese medie è l’università che si

deve muovere, perché oggi l’azienda media o piccola che si avvicina

all’università si sente respinta.

Abbiamo sperimentato che non riusciamo in Italia a fare dottorati di

ricerca su modello di quelli statunitensi. Oggi l’università vive il dottorato

di ricerca come uno strumento per creare i propri assistenti,

non per creare dei ricercatori industriali. È un meccanismo che va

cambiato. E su questo stiamo cercando di fare uno sforzo importante,

spingendo verso una riforma universitaria che peraltro in parte è

in movimento. Il 3 + 2, per quanto sia criticato, sta creando un movimento

in cui anche a noi imprenditori spetta il compito di essere partner

della scuola per proporre le nostre richieste. Infatti, anche le imprese

hanno sempre fatto fatica a dialogare con la scuola.

Enrico Mentana

Non vorrei fare l’elefante nella cristalleria, ma Confindustria e gli imprenditori

sono totalmente estranei a tutto il sistema dell’università.

L’esempio lo potrebbero dare.

166 - Tavola rotonda - Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione


Gianfelice Rocca

Certamente. Io sono convinto che oggi le imprese per la prima volta,

proprio in questo clima di urgenza, sentano la necessità di aumentare

la capacità di innovazione, il rapporto con le tecnologie, il rapporto

con il mondo universitario. Ce n’è bisogno. E l’università comincia

a sentirlo.

Però il sistema è ancora abbastanza ingessato. Noi dobbiamo lavorare

per agevolare questo tipo di rapporti.

Per la prima volta cominciano a esistere consorzi. Stiamo anche promuovendo

dei percorsi speciali per i giovani di talento

Però esiste un problema: aumentare il numero dei laureati portandolo

a livello europeo. Il 50% dei giovani europei è laureato. È ancora

basso il numero di laureati nelle imprese. Le nostre aziende non hanno

ancora fatto il salto di sapere. Stiamo lavorando su un terreno dove

tutti dobbiamo ingegnarci, puntando su un ambiente creativo di

un’università competitiva e di aziende competitive. La creatività degli

imprenditori deve anche trasferirsi nel rapporto con l’università, facendolo

diventare qualcosa di innovativo.

Poiché questa creatività c’è negli imprenditori e nelle aziende, solo facendo

questo riusciremo a favorire un nuovo rapporto con l’università.

Certamente cercheremo di diffondere questo messaggio anche all’interno

del sistema di Confindustria, educandolo a muoversi rispetto all’università.

Poiché ci sono nuovi ruoli degli imprenditori nell’università,

dobbiamo lavorare su come declinare questa presenza in modo

positivo.

Enrico Mentana

Finale più felice, più positivo. Abbiamo visto però che il 38%, sempre

nella ricerca, è effettivamente ottimista riguardo al futuro. Quindi è giusto

fare, come abbiamo fatto, una disanima molto critica, e giustamente

analitica, di cosa non va e può andare meglio. Ma quali sono i motivi

di fondo di questa fiducia che è comunque tanta? In qualsiasi conve-

Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione - Tavola rotonda - 167


gno all’estero si sarebbe stressato di più quel 38% rispetto a tutto il resto

che abbiamo autocriticamente messo in evidenza fino adesso.

Silvio Scaglia

Innanzitutto l’occasione ed il dibattito di oggi. L’ottimismo deriva dall’analisi

delle debolezze di oggi e dalla coscienza che ci sono sempre

debolezze da superare. Il fatto che se ne parli, che si pensi come superarle

e che ci siano via via piani di azione che possono essere condivisi

per farlo, questa è la base dell’ottimismo.

Sandro Salmoiraghi

Mai come ora c’è stata una consapevolezza da parte della classe imprenditoriale,

delle difficoltà del momento e della necessità di una innovazione

a tutto campo per superarle.

Ma dobbiamo essere consapevoli che l’innovazione non può essere

realizzata da soli ma deve essere fatta anche da un sistema paese che

deve superare le mille arretratezze che lo contraddistinguono; devono

innovare le banche, il sistema finanziario, la pubblica amministrazione.

Quindi, se veramente il paese riuscirà a trovare in sé la forza, la

spinta all’energia per ripartire con grande slancio verso il terzo millennio,

riusciremo come abbiamo sempre fatto nel passato ad essere

competitivi, con grandi difficoltà ma anche con grande voglia, con

grande ottimismo e con grande entusiasmo.

Enrico Mentana

Lei ha fiducia?

Sandro Salmoiraghi

Si, io ho fiducia.

Gianfelice Rocca

L’approccio che abbiamo proposto come Confindustria si basa su

un’analisi delle forze e delle capacità in primo luogo degli imprenditori.

Io sono ottimista sull’impegno delle imprese; basti vedere come stanno

cominciando a diversificarsi all’estero le tecnologie. Ho più dubbi

168 - Tavola rotonda - Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione


invece sul Paese. Noi abbiamo una quantità di innovazione e di energia

nel nostro sistema imprenditoriale che rende i nostri imprenditori

molto attivi.

Il problema eventualmente sta nel fatto che le aziende si muovono e

il Paese invece resta fermo. La mia preoccupazione è di associare lo

sviluppo delle imprese allo sviluppo del territorio. Questa è la grande

sfida che ci si pone davanti: aiutare le imprese a salvarsi e internazionalizzarsi;

ma associarle anche a un futuro per i nostri giovani e per

il Paese.

Enrico Mentana

Grazie. Abbiamo fatto quello che era possibile su questi 360 gradi.

Tecnologia, organizzazione e internazionalizzazione - Tavola rotonda - 169


“Premio

Best Innovator 2004”

Partecipano le imprese

selezionate come

“Best Innovator 2004”

GIORGIO BASILE

Presidente e Amministratore Delegato Isagro

ALBERTO BOMBASSEI

Presidente Brembo

FRANCESCO GORI

Direttore Generale Pirelli Pneumatici

ANDREA ILLY

Amministratore Delegato illycaffè

GIANCARLO MICHELLONE

Amministratore Delegato Centro Ricerche Fiat

MASSIMO ROMANO

Responsabile relazioni istituzionali Enel

GIORDANO ZAPPELLI

Amministratore Delegato Solvay Chimica Italia

Moderatore

ROBERTO CRAPELLI

Amministratore Delegato A.T. Kearney Mediterranean Unit


Filmato

Chi sono i campioni dell’innovazione? Quelli che sono riusciti meglio

degli altri ad affrontare le sfide della competitività e della globalizzazione.

E quali sono i loro segreti? A questo risponde l’indagine internazionale

Best Innovator realizzata da A.T.Kearney in sette paesi europei.

Più di mille le aziende intervistate. 32 i Best Innovators individuati.

In Italia, in collaborazione con Confindustria e Il Sole24Ore, sono state

esaminate trecento imprese e individuati sette campioni.

Nel nostro paese esistono aziende campioni nell’innovazione capaci

di competere a livello globale. Ma la media delle imprese italiane ha

una serie di lacune da colmare.

Gli esperti internazionali hanno analizzato la capacità di gestire l’innovazione

delle imprese, utilizzando cinque criteri fondamentali. Al

primo posto la strategia aziendale proposta dal management. La visione

a medio e lungo periodo, la capacità di realizzarla.

Poi il grado di diffusione della cultura dell’innovazione nell’azienda. A

tutti i livelli della struttura organizzativa.

Gli esperti si sono quindi concentrati sulla capacità dell’impresa di gestire

la catena del valore del prodotto, considerando evoluzioni del

mercato, soddisfazione dei clienti e integrazione con l’ambiente.

Infine, l’architettura aziendale per l’innovazione. Quindi la capacità di

Premio Best Innovator 2004 - 173


gestione dei progetti dell’innovazione tecnologica, delle risorse umane

e del know-how.

Dal confronto con i Best Innovator europei emerge che le aziende top

italiane competono sostanzialmente alla pari, ma che la media ha una

capacità di innovazione minore di quella europea, almeno secondo il

campione di indagine utilizzato.

In media le imprese italiane usano ancora poco processi basati sulle

tecnologie informatiche. Hanno un forte deficit nel numero di brevetti

depositati e devono migliorare nell’incentivare il personale dedicato

alla ricerca.

Vi sono però alcuni dati confortanti. Il sistema italiano è mediamente

più veloce nel raggiungere il breakeven nei nuovi prodotti e servizi. E

quindi riesce a generare fatturato più in fretta dei concorrenti europei.

Come riconosciamo un best innovator? Secondo i nostri esperti un

best innovator valorizza le proprie competenze specifiche e adotta un

approccio all’innovazione a 360°.

L’innovazione è radicata nella sua azienda e riesce a valorizzare e motivare

i collaboratori.

Inoltre, cura la soddisfazione del cliente utente.

Per essere più competitivo è costantemente proiettato alla riduzione

del time-to-market e sa tenere il vantaggio tecnologico grazie ad un

intenso uso di brevetti.

Ha compreso l’importanza dell’utilizzo diffuso delle tecnologie dell’Ict

per l’integrazione con clienti e fornitori.

Aldilà di questi dati il modo più facile per individuare un best innovator

è comunque guardare ai risultati. Se riesce a trarre due terzi dei

suoi ricavi da nuovi prodotti, allora ci siamo.

E voi, quanti ne conoscete?

174 - Premio Best Innovator 2004


Roberto Crapelli

Nella sua appassionata e realistica introduzione, Pasquale Pistorio ci ha

ricordato quanto sarebbe grave pensare di non poter uscire dallo stato di

crisi in cui attualmente ci troviamo. Credo anch’io che possiamo senz’altro

uscirne, a patto di soddisfare alcune condizioni.

Esempi concreti sulla strada da percorrere verso lo sviluppo sono quelle

aziende e realtà imprenditoriali del nostro Paese che si affermano come

modelli di eccellenza nella gestione dell’innovazione. A.T. Kearney ha individuato

alcuni di questi campioni tra le imprese che hanno partecipato

all’indagine europea Best Innovator 2004, ma la lista esaustiva è certamente,

e per fortuna, molto più lunga.

Credo sia motivo di orgoglio per un imprenditore italiano rendersi conto

che essere innovatori eccellenti non dipende dalla dimensione grande,

media o piccola dell’impresa. Dovremmo abbandonare questa suddivisione

e distinguere invece solo tra aziende che innovano (e crescono)

e aziende che non crescono. Abbiamo anche in Italia esempi di

aziende piccole, magari ancora in fase di start up, che basano il loro

modello di business interamente sull’innovazione. Quando il

Presidente Montezemolo ha inaugurato la nuova leadership di

Confindustria sotto il segno dell’innovazione, ha anche insistito molto

sul concetto di “fare sistema”. L’indagine Best Innovator ha preso in

considerazione in modo articolato ben 92 fattori di innovazione: tra

questi, è emerso come fondamentale il concetto di fare sistema in orizzontale,

all’interno dell’azienda e tra aziende, privilegiando la crescita

dimensionale.

Sono particolarmente lieto a questo punto di chiamare sul podio gli

esempi di eccellenza individuati dall’indagine Best Innovator, che abbiamo

avuto il piacere e l’onore di condurre con Confindustria e Il

Sole24Ore. Procedo ad annunciarne i nomi per categorie di eccellenza.

Per l’eccellenza nell’integrazione delle diverse dimensioni dell’innovazione,

è risultato eccellente l’esempio di Pirelli Pneumatici, qui rappresentata

dal suo Direttore Generale, Dott. Francesco Gori.

Sempre per la capacità di fare innovazione integrandone tutte le dimen-

Premio Best Innovator 2004 - 175


sioni, ma in particolare nella media impresa, chiamo il Dott. Giorgio

Basile, Presidente e Amministratore Delegato di Isagro.

L’innovazione è eccellente anche quando si riesce a calibrare in modo ottimale

la velocità con cui la si realizza. Un processo di innovazione troppo

accelerato porta con sé il rischio di overlapping e cannibalizzazione

dei prodotti precedenti. Brembo è l’azienda risultata eccellente in questa

dimensione, ovvero nella gestione del ciclo di vita dei prodotti, qui rappresentata

dal suo Presidente, Ing. Alberto Bombassei.

Per la capacità di fare strategia di innovazione, che comprende anche il

numero dei centri di ricerca e il loro modo di operare, emerge come

esempio di eccellenza il Centro Ricerche Fiat, qui rappresentato dall’

Amministratore Delegato, Ing. Giancarlo Michellone.

Veniamo all’eccellenza nella gestione della catena del valore, uno degli

obiettivi più ardui da realizzare nell’area mediterranea: si tratta della capacità

di fornire al cliente finale un prodotto che risponde o supera le

aspettative, attraverso la gestione ottimale di tutta la filiera, in azienda e

presso i fornitori. Per questa categoria invito sul palco il Dott. Andrea

Illy, amministratore delegato di illycaffè.

L’eccellenza nelle architetture per l’innovazione è tipica delle aziende più

complesse e articolate, dove si tratta di distribuire le forze, decidere le

priorità, lavorare sui talenti e costruire il futuro. Best innovator in questa

dimensione è Enel, rappresentata qui dal Dott. Massimo Romano,

responsabile delle relazioni istituzionali.

Infine, la dimensione dell’eccellenza nell’organizzazione e nella cultura

dell’innovazione. Significativamente, emerge la rappresentanza italiana

di una multinazionale: Solvay Chimica Italia, qui rappresentata

dall’Ing. Giordano Zappelli, amministratore delegato.

Sono particolarmente lieto dell’opportunità di scambio offerta da questa

occasione. Le persone e le aziende riunite su questo palco rappresentano

infatti la vita reale: non si tratta di ricerche teoriche o “astrazioni” da

consulenti. Chiederei quindi ad ognuno dei rappresentanti di questi

esempi di eccellenza una breve testimonianza, di circa due minuti, su

come hanno realizzato l’eccellenza nella loro azienda, nella loro realtà. E

176 - Premio Best Innovator 2004


quale sia stato l’aspetto più evidente che ha permesso di ottenere questo

riconoscimento.

Giorgio Basile

Due minuti per parlare di Isagro?

“Mission impossible”, ma noi una l’abbiamo già compiuta negli ultimi

dieci anni, quindi ci proviamo a raccontarla nel minuto e cinquanta

residuo. Isagro è una società che opera nel mercato degli agrofarmaci,

farmaci per l’agricoltura. È un settore globale. Sei società:

Bayer, Basf, Syngenta, Monsanto, Dow e Dupont, controllano più

dell’80% del mercato mondiale. Noi siamo uno small global player.

È possibile competere a livello globale con i 50 milioni di euro di fatturato

del 1993? Contro questi giganti? Facendo ricerca, volendo sviluppare

i prodotti e portarli sul mercato?

La domanda trovava una risposta negativa da parte di tutti. La realtà

invece ha dimostrato che era possibile.

Oggi noi fatturiamo oltre 170 milioni, operiamo in 75 paesi nel mondo.

Investiamo più del 10% in ricerca e sviluppo. Stiamo portando sul

mercato tra il 2006 e il 2008 quattro prodotti nuovi, che per la nostra

dimensione è un numero altissimo, avendone iniziato lo sviluppo nel

’98. Perché ci vogliono circa dieci anni come time-to-market di successo

per portare un prodotto sul mercato.

Siamo approdati alla Borsa l’anno scorso. Il mercato ha avuto qualche

difficoltà a capirci. Da ieri siamo tornati ai valori di emissione. Credo

che questo sia un punto di partenza. Fra poche settimane entreremo

allo Star.

Questo è tutto.

Come l’abbiamo fatto? Perché ci avete premiato? Gli ultimi venti secondi.

Siamo partiti da un solo punto di forza: la capacità di inventare nuovi

prodotti.

Era una eredità della Montedison, nobile, decaduta, purtroppo scom-

Premio Best Innovator 2004 - 177


parsa. Quella capacità da sola produceva danni, accoppiata a due iniziative

che abbiamo preso, ha prodotto risultati.

Nel 1994 abbiamo creato un sistema di alleanze strategiche con partner

giapponesi, francesi, italiani e americani che non avevano ricerca

innovativa ma ci assicurava la capacità distributiva che a noi mancava.

La capacità di vendere nel mondo.

Poi, nel 2001, abbiamo fatto due acquisizioni di aziende che da sole

non erano competitive, ma che in casa nostra hanno creato valore.

Giordano Zappelli

Solvay e perché Solvay vuole essere eccellente. Perché l’innovazione

in Solvay è un valore dell’azienda, un valore a tutti i livelli, è un modo

di lavorare. È un modo di porsi di fronte alle difficoltà quotidiane

del lavoro, quindi a tutti i livelli viene incoraggiata e viene messa in

evidenza.

All’innovazione poi bisogna coniugare l’organizzazione. Organizzazione

che deve trasformare quella che è la creatività, in valore aggiunto

per l’azienda.

Questo è il nostro significato di innovazione. Passare dalla creatività

a un qualcosa che è un valore aggiunto per l’azienda e per i nostri

clienti, sia quindi in produzione, con nuovi prodotti o tecnologie, che

nei servizi e nella logistica.

Alcuni esempi possono essere la tecnologia NEUTREC per la depurazione

dei fumi acidi, il recupero e depurazione dei residui salini , l’utilizzo

di macchine BICARjet con getto di acqua e bicarbonato per la

pulizia di superfici di stampi o edifici, le lettiere diagnostiche per gatti.

In questo caso, come filiale italiana di una multinazionale, possiamo

dire che abbiamo coniugato la creatività italiana con quella che è la

struttura e l’organizzazione nordica.

Giancarlo Michellone

Sono felice che non mi abbia chiesto perché siamo stati premiati per-

178 - Premio Best Innovator 2004


ché non lo so. Deve essere un errore perché a quasi la metà delle domande

del questionario non abbiamo potuto rispondere per la nostra

specificità di essere un centro di ricerca industriale (Per esempio: tutto

quanto riguarda la gestione corrente dei prodotti attuali per noi

non ha senso. Non abbiamo prodotti attuali; sono stati trasferiti con

successo oppure uccisi). Comunque, quello che è successo al Centro

Ricerche Fiat, quando dal ’90 - e non è un mistero - il Gruppo Fiat ha

cominciato ad avere dei problemi, è di aver moltiplicato per quattro il

fatturato e le persone sono cresciute di circa il 30%. Nel ’90 la Fiat per

noi contava il 95% del fatturato, nel 2002, che è stato l’anno terribile,

era meno del 30%. Siamo cresciuti, e bene, perché c’è stata concessa

l’enorme opportunità di andare sul mercato e di poterci trovare dei

clienti all’esterno del gruppo Fiat. Ovviamente, ci ha anche aiutato

confrontarci in Europa, vincere i progetti Ue e diventare leader europei

come numero di progetti vinti.

La strategia più importante che abbiamo seguito è stata la flessibilità

della strategia. Abbiamo usato l’aurea regola di Andreotti che dice “Se

pensi male fai peccato, però, in genere, ci azzecchi”. Quindi abbiamo

sempre pensato male, ci siamo preparati al peggio e dal peggio abbiamo

cercando di trarre le opportunità.

Abbiamo cambiato molte regole, però, rispettandone alcune fisse. La

prima è l’ossessione per il trasferimento, perché, per noi, innovazione

è soprattutto trasferimento di un’idea nuova sul mercato per ottenere

il giusto profitto.

La seconda è che non parte un progetto di ricerca se prima non c’è già

un cliente reale. E mentre lavori con il cliente reale, ti prepari a trovare

i clienti potenziali. Anche in settori che non sono i tuoi, perché

ormai la ricerca è sempre più trasversale. Quindi, siamo focalizzati

sul nostro settore, “l’automotive”, ma se ci accorgiamo, come in genere

succede, che quel risultato della ricerca serve per altri settori, cerchiamo

di valorizzarlo trasversalmente.

Per ultimo, abbiamo scoperto una legge molto dura ma molto utile: il

miglior modo per trasferire con successo l’innovazione, è trasferire

anche gli innovatori. Infatti trasferiamo tra il 4 e il 10% all’anno delle

Premio Best Innovator 2004 - 179


nostre risorse che riteniamo eccellenti ai nostri clienti perché vogliamo

che, essi, siano eccellenti. Grazie.

Roberto Crapelli

L’Ing. Zappelli ci ha molto bene illustrato perché Solvay è un esempio di

eccellenza, anche nel senso di strategia dell’innovazione.

Ing. Bombassei, noi pensiamo a Brembo come a un’azienda che innova

molto perché ne vediamo i prodotti d’avanguardia sul mercato.

L’indagine ha però evidenziato anche la vostra capacità di evitare che

l’innovazione troppo veloce “uccida” l’innovazione precedente. Ci aiuti a

capire come è possibile fare questo.

Alberto Bombassei

Si è parlato di piccole e medie imprese. E quando si arriva all’innovazione,

persiste quel luogo comune che vede quest’ultima solo appannaggio

delle grandi.

Non qui. Non in questa occasione.

Quante volte abbiamo letto e ascoltato che le piccole e medie imprese

non fanno innovazione? Prima di rispondere, quindi, alla domanda di

Roberto Crapelli, vorrei provare a ridimensionare questo luogo comune.

Ho usato il termine ridimensionare perché mi rendo conto che

la forza di una frase stereotipata come quella in questione sta nella

sua apparente semplicità logica: le grandi fanno e orientano, le piccole

e medie non fanno o fanno poco, giocano d’astuzia e seguono.

La storia dell’azienda che presiedo, la Brembo, mostra che non è così.

In realtà, un’azienda è innovativa non perché sa applicare più efficacemente

i risultati del processo conoscitivo scientifico, ma perché è

espressione di tale processo.

Quando circa quarant’anni fa abbiamo iniziato la nostra attività, eravamo

in cinque. Già allora, però, avevamo ben chiaro che l’innovazione

era l’unica arma di difesa che potevamo brandire contro i grandi

competitori che dominavano il mercato e che erano non solo più

180 - Premio Best Innovator 2004


grandi di noi, ma anche più noti - data la loro storia non certo recente

- e prestigiosi.

Negli anni Sessanta, siamo stati tra i primi a fare i freni a disco.

Negli anni Settanta, siamo di nuovo stati i primi ad applicarli sulle

motociclette, diventando in seguito i leader del mercato.

Negli anni Ottanta, ancora una volta, siamo stati i primi ad applicare

i freni di alluminio, cioè in lega leggera, alle automobili. E oggi, sia

nel segmento medio-alto sia in quello sportivo siamo leader di mercato.

Negli anni Novanta, abbiamo iniziato a fare i moduli.

Se osservate bene, ogni decennio è stato segnato da una grande idea

che è diventata una concreta innovazione. E in questo modo siamo

sempre riusciti ad arrivare primi o secondi nel segmento di mercato

in cui avevamo deciso di aprire un confronto con i nostri concorrenti.

L’importante è arrivare primi, ma non troppo primi, perché il mercato

deve essere in grado di accogliere la “tua” innovazione. Noi facciamo

un componente essenziale della vettura e quindi l’innovazione che

proponiamo non deve essere troppo in anticipo sulle potenzialità e i

tempi d’innovazione dei nostri clienti.

Oggi Brembo è una realtà di circa 4.000 persone, delle quali circa il 10

per cento lavora in Ricerca e Sviluppo e quasi tutti sono laureati in ingegneria.

Investiamo in questo settore il 6.5 per cento del nostro fatturato

e sviluppiamo dai 30 ai 40 brevetti l’anno. Le risorse che lavorano

in ricerca sono di 14 diverse nazionalità. Lo scambio culturale è

notevole. E questo, per un’azienda innovativa, è una ricchezza.

In questo ultimo biennio, sono stati ben tre i riconoscimenti internazionali

ricevuti a conferma del valore innovativo dei nostri prodotti e

della nostra azienda: al salone dell’auto di Detroit, a quello di Madrid

e, infine, a quello di Parigi. A Detroit abbiamo vinto il premio per il

materiale più innovativo, il materiale carbonio-ceramico per dischi

freno, che abbiamo sviluppato insieme a Ferrari.

Premio Best Innovator 2004 - 181


Visto che parliamo anche di made in Italy, c’è un altro riconoscimento

tra quelli ricevuti nel 2004 di cui io e i miei collaboratori siamo orgogliosi:

si tratta del Compasso d’Oro, uno dei premi più prestigiosi a

livello internazionale per il disegno industriale, assegnato dopo tredici

anni a un prodotto industriale.

Siamo riusciti a fare dei prodotti non solo innovativi dal punto di vista

tecnico-funzionale, ma anche da quello formale-estetico. Cioè abbiamo

prodotto degli oggetti buoni e belli, la cui qualità innovativa è

assicurata dallo stretto rapporto forma-funzione.

Il mercato dell’auto non è semplice. La concorrenza è spietata. Poter

anticipare l’evoluzione del mercato, individuarne le esigenze latenti,

proporre ai nostri clienti nuove soluzioni per veicoli ancora in fase di

progettazione, cioè prima che si esaurisca il ciclo di produzione dei

prodotti in commercio, ha tre grandi pregi. Il primo, è quello di garantirsi

la continuità della relazione col cliente. Il secondo, quello di

proporre un prodotto già innovativo oggi per domani. Il terzo, quello

di ottimizzare sia i cicli innovativi sia quelli produttivi. In questo modo

il prodotto sarà più competitivo anche perché più economico.

Roberto Crapelli

Pirelli pneumatici, l’eccellenza nell’integrazione delle diverse dimensioni

dell’innovazione.

Francesco Gori

Operiamo in un mercato globale, con concorrenti globali, fornitori

globali e clienti globali.

Se in questo contesto avessimo scelto la dimensione come valore e come

obiettivo per prevalere avremmo sicuramente perso. Abbiamo invece

scelto, già anni fa, la strada dell’innovazione intesa non solo come

processo di sviluppo dei prodotti ma soprattutto come velocità,

tempestività nel capire e nel seguire le esigenze del cliente, nell’adottare

sistemi informativi, logistici che fossero sempre marginalmente

migliori dei concorrenti e infine, nel cercare in questo lieve vantaggio

in tutte le aree il vantaggio globale.

L’innovazione permette di creare valore sia per il cliente sia per l’a-

182 - Premio Best Innovator 2004


zienda, che per avere sempre maggiore successo deve sapere favorire

e stimolare creatività e velocità non solo nell’area della ricerca e sviluppo

ma in tutte le aree.

Innovare è parte integrante della cultura Pirelli, che persegue l’eccellenza

nei processi e nei prodotti senza accontentarsi degli standard

correnti.

Andrea Illy

Penso senz’altro di poter affermare che l’idea che sta dietro al successo

di illycaffè sia proprio la nostra missione, passione, ossessione di

fare il migliore caffè che esista. E questa è una missione che abbiamo

da tre generazioni.

Quando parliamo di qualità intendiamo la qualità assoluta, non quella

che nasce dal confronto con la concorrenza! Vale a dire, la migliore

che la biologia e la tecnologia mettano in grado di ottenere E questo

è il primo pilastri su cui si basa l’impresa.

Il secondo pilastro è quello dei mercati lontani. Oggi siamo presenti

in più di 105 paesi e il 50% delle nostre vendite vengono fuori

dall’Italia. Ma già nei primissimi anni di vita della nostra azienda settant’anni

fa si vendeva più caffè in Sicilia di quanto non se ne vendesse

nella nostra regione.

A partire dai due primi pilastri ne abbiamo sviluppato un terzo: la tecnologia

al servizio dei primi due.

I miei due predecessori, mio nonno e mio padre, hanno avuto l’onore

di firmare tre delle sette innovazioni radicali nel settore caffè del secolo

scorso. Da questo si capisce come l’azienda si sia costantemente

reinventata, plasmata, riorganizzata sempre perseguendo questo

obiettivo della qualità.

Questo è avvenuto grazie anche alla determinazione e alla propensione

all’innovazione delle persone che lavorano nell’azienda: non solo i

familiari ma anche i manager. Possiamo parlare di “sovraestensione”,

cioè cercare sempre di superare l’esistente, introdurre regole nuove,

fare cose nuove.

Premio Best Innovator 2004 - 183


Questo ci ha portato a modificare in maniera sostanziale la tecnologia.

Per esempio il nostro caffè, molti di voi già lo sanno, è confezionato

con una tecnologia che è esattamente all’opposto di quello che si

fa comunemente sul mercato: la pressurizzazione, che garantisce una

migliore conservazione degli aromi, invece del sottovuoto. Il nostro

modo di comperare il caffè bypassa completamente la catena di grossisti

e broker, per andare direttamente dal coltivatore, sì da avere la

possibilità di formarlo all’ottenimento della qualità che noi andiamo

cercando. E questi sono solo due macroesempi di rilevanti cambiamenti

che sono stati introdotti nell’azienda.

Come, infine, tutto ciò è potuto venire valorizzato? Attraverso una

grande chiarezza della strategia. Tanto chiara di aver scelto, alla fine,

di vendere un unico prodotto in tutto il mondo, in qualsiasi luogo di

consumo.

Chiarezza della strategia anche nella comunicazione che valorizzi

questa esperienza di consumo di un caffè di grande qualità. E, come

ho già detto, la globalità. Tutto qua. Grazie.

Roberto Crapelli

Il dottor Romano dovrebbe spiegarci come Enel ha potuto eccellere nelle

architetture per innovazione in un ambiente complesso, con un cambio

di management importante, mentre resta l’imperativo di distribuire

alti dividendi agli azionisti.

Massimo Romano

Intanto partirei con un’osservazione preliminare. Probabilmente se

Enel è qui oggi fra i premiati, è perché da alcuni anni opera in un contesto

di mercato. Il monopolio difficilmente genera innovazione.

Da questo punto di vista credo che il settore dell’energia offrirà importanti

elementi di innovazione nel futuro, dettato dall’apertura dei

mercati e dalla definizione di nuove regole.

Per un’impresa come Enel l’innovazione corre lungo due direttrici:

l’adeguamento delle tecnologie e l’adeguamento dell’organizzazione.

184 - Premio Best Innovator 2004


L’innovazione delle tecnologie per noi è molto importante per avvicinarci

al cliente.

Alla prima categoria appartiene il Progetto Telegestore, più noto come

contatore elettronico: grande progetto italiano concepito e progettato

all’interno dell’azienda. Un grande investimento in termini di risorse -

oltre 2 miliardi di euro - nonché organizzativo - oltre 30 milioni di

contatori sostituiti, coinvolgendo più di 15 mila persone -. Questo progetto

è destinato a cambiare il modo di produrre, distribuire e consumare

energia elettrica. Renderà, infatti, il rapporto con il cliente più

efficiente, più trasparente, più flessibile e più consapevole.

La seconda direttrice è l’innovazione nell’organizzazione, con particolare

attenzione allo sviluppo delle risorse umane. La sfida imprenditoriale

del passato è stata vinta sulla capacità di fare.

La sfida del presente si fonda sul sapere. Per vincerla bisogna attrarre

talenti. Per essi bisogna costruire un’organizzazione adeguata.

Roberto Crapelli

Grazie a tutti voi. Complimenti ancora.

Premio Best Innovator 2004 - 185


LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Conclusioni


Luca Cordero di Montezemolo

Presidente Confindustria

Vorrei iniziare ringraziando tutti voi. Il primo ringraziamento va ai

partecipanti perché, devo dire, quando con gli amici del Comitato di

presidenza di Confindustria e in particolare con Pasquale Pistorio, decidemmo

questa separazione opportuna e necessaria tra ricerca e innovazione,

qualcuno avrebbe potuto pensare che sul tema dell’innovazione

non ci sarebbe stata attenzione, partecipazione, direi qualcosa

di più, entusiasmo. Il primo ringraziamento va quindi a voi per la

partecipazione e l’attenzione mostrata che ripaga le scelte e il lavoro

fatto per questa giornata. Grazie.

Il secondo ringraziamento va a Marco Rosi, al Sindaco di Parma, al

Presidente della Provincia, all’Associazione Industriale, ai colleghi imprenditori

di Parma. Essere venuti a Parma per un convegno di

Confindustria poteva non essere una cosa così originale, considerando

i molti precedenti, ma ci ha fatto piacere, ci ha fatto molto piacere

venire a Parma per dare un segnale di attenzione, di stima e rispetto

per una città che ha un tessuto imprenditoriale fatto di piccole, di

medie e anche di grandi aziende a cui ci sentiamo vicini e a cui volevamo

dare - ripeto - un segnale di stima e di vicinanza. Quindi grazie

a Marco Rosi. Grazie al Sindaco, grazie a tutti voi, grazie a Parma.

Il terzo ringraziamento, l’ho lasciato per ultimo, lo devo fare a

Pasquale Pistorio perché credo che un uomo come Pistorio, un uomo

del sud, un vero italiano, ma anche un uomo internazionale, che lavora

e vive tra Italia, Svizzera, Francia e Stati Uniti, che ha compe-

Luca Cordero di Montezemolo - Conclusioni - 189


tenza e passione, è veramente il sinonimo dell’imprenditore italiano:

piccolo, piccolissimo e grande.

Sono molto fiero e molto onorato di avere Pistorio, Rocca,

Bombassei, Pininfarina, Salmoiraghi e tanti altri vicini in questo lavoro

di Confindustria. Dobbiamo fare alcune riflessioni insieme, e

sottolineo insieme, alla fine di questa giornata.

La competenza e la passione di Pasquale Pistorio sintetizzano come

insieme vogliamo affrontare il tema dell’innovazione. La Prima

Giornata dell’Innovazione.

Parlare di innovazione - Ministro Stanca, la ringrazio della partecipazione

- è parlare del Dna di un imprenditore e del Dna di un paese.

Quando a maggio, nel presentare il nostro programma confindustriale

nella mia relazione a Roma, dissi “innovazione, innovazione, innovazione”,

era già stato, da parte del mondo degli imprenditori, un segnale

forte per l’innovazione come grande priorità del nostro futuro.

Ma le parole sono facili da esprimere, devono essere poi però riempite

di contenuti, di programmi, di idee, di azioni, altrimenti rischieremmo

di prendere ad esempio quelle persone che a livello di parole

sono dei “campioni del mondo”, ma che non sanno trasferire poi le

buone intenzioni in fatti concreti, che è molto più difficile. Il nostro

mestiere è quello di passare sempre dalle parole ai fatti.

Credo inoltre che una Confindustria moderna non debba limitare il

proprio lavoro ad attività di lobby, di rapporto con le istituzioni, con

le commissioni governative, con i parlamenti e i governi, ma debba

avere anche un ruolo importante nella formazione e nella crescita della

cultura dei nostri imprenditori.

Ognuno di noi è consapevole di quanto impara ogni giorno, io sono

convinto che sia fondamentale per gli imprenditori condividere dei

momenti di formazione, di riflessione, dei momenti per scambiarsi

opinioni o per imparare qualcosa. Lo è soprattutto per le piccole imprese,

quelle che mai come in questo momento non debbono sentirsi

sole, ma fortemente rappresentate da Confindustria. Mi accorgo ogni

giorno di quante cose devo imparare e quante cose oggi so meno di

190 - Conclusioni - Luca Cordero di Montezemolo


quelle che saprò domani. Quindi una Confindustria, questo è importante

sottolinearlo, che deve rappresentare un momento di crescita

culturale e professionale.

L’ho detto anche ai Giovani imprenditori. Facciamo magari qualche

convegno politico in meno, ma utile per imparare quello che sarà il

nostro mestiere di imprenditori domani. Questo è importante perché

frequentare Confindustria vuol dire farlo anche per aggiornarsi e crescere

professionalmente.

Questa giornata è dedicata fondamentalmente, soprattutto, come dicevo

prima, ai piccoli imprenditori. Sono loro i principali protagonisti

dell’innovazione. Sono loro a cui ci rivolgiamo perché nel nostro

mestiere chi non innova arretra.

Io credo che la giornata di oggi abbia mostrato momenti di grande interesse

come la bellissima, appassionata, competente relazione di

apertura di Pasquale Pistorio e il richiamo di Rosi al rapporto con il

territorio. È giusto che questi convegni, questi seminari, questi momenti

di formazione, debbano avere una forte ricaduta non solo sul

territorio inteso come associazioni territoriali di Confindustria, ma

debbano arrivare direttamente alle nostre imprese.

Ecco che come già per la Giornata della Ricerca, in cui affrontammo

il tema della Ricerca, dall’università in poi, e proponemmo sei, non

venti, ma sei precise proposte al governo per il futuro della ricerca

perché un paese che non investe in ricerca è un paese che non guarda

al suo futuro, anche oggi le proposte di Confindustria sono chiare, ma

sono soprattutto rivolte all’interno. È un convegno per parlare tra di

noi, per trasferire esperienze e per aumentare la nostra cultura.

In questi ultimi giorni siamo stati costretti, logicamente, a preoccuparci

della Finanziaria. Devo dire che i segnali che abbiamo, questa

mattina ho parlato di “un balletto umiliante” commentando quello

che stiamo vedendo sull’Irap, non vorrei parlarne in questo momento,

ci lasciano anche una certa tristezza, prima come cittadini e poi come

imprenditori.

La giornata di oggi, parlare di innovazione significa guardare avanti,

Luca Cordero di Montezemolo - Conclusioni - 191


significa essere fuori da tutta una serie di problemi contingenti perché,

ahimè, da molti anni a questa parte il nostro paese sembra limitarsi

a scelte non del giorno dopo, ma addirittura della stessa sera rispetto

alle decisioni della mattina.

Dobbiamo provare a uscire dal contingente. Mi domando e vi domando

se è un bene che la politica economica industriale italiana sia

costretta solo in uno spazio di pochi, angusti, affannati mesi, verso la

fine dell’anno e se debba essere questo il modo di fare politica economica,

anche se è una parola un pò grossa parlare di politica economica,

e se queste scelte contingenti debbano solo riguardare le tabelle

della legge finanziaria, i suoi articoli e comma, i suoi allegati, i suoi

collegati. E oggi “collegati” lo dico in italiano.

Sono convinto che la politica economica di un paese non si possa fare

solo in termini di legge di spesa o di modifiche fiscali e non possa

essere relegata nel pur ampio dibattito di una legge finanziaria.

Quello in cui si costruisce un paese competitivo, un paese moderno,

un paese che guardi veramente avanti con delle scelte di fondo deve

essere invece una preoccupazione ed una cura che dura tutto l’anno,

non solo l’ultimo trimestre, dura tutto il tempo di un governo per affrontare

quelle scelte che ci permettano di guardare al futuro con fiducia

e con certezza. Ecco, fiducia e certezza, quello che chiedono gli

imprenditori italiani per poter investire, per poter guardare al futuro

con ottimismo. Per poter innovare ancor più di quanto non hanno fatto

finora.

Mi sembra che in queste ore le scelte, il balletto, il dibattito che ci viene

prospettato da un mondo che sembra lontanissimo da noi che tutti

i giorni lavoriamo, ci confrontiamo con i clienti, i concorrenti, il

prodotto, l’innovazione, il mercato, il budget, ci trasmettano dei messaggi

che sono in totale contraddizione con quello che ci serve di più:

fiducia e certezza. Lo diciamo, ripeto, prima come cittadini e poi come

imprenditori.

Io credo che Confindustria, in modo sereno, in modo preoccupato ma

costruttivo, debba sostenere fortemente che serve un vero progetto e

una vera visione del paese. Non abbiamo bisogno di un progetto che

192 - Conclusioni - Luca Cordero di Montezemolo


sia il prodotto di sterili programmazioni o di compromessi corporativi,

ma che sappia rappresentare la sintesi delle aspirazioni, che sappia

coinvolgere le tensioni di milioni di persone che rappresentano il nostro

popolo.

Innovazione. Quanto serve l’innovazione. Serve innovazione a 360

gradi nel paese, serve innovazione, come diceva Pasquale Pistorio, nel

nostro modo di lavorare tutti i giorni, nella gestione delle nostre

aziende, dei nostri uomini. Occorre modificare l’organizzazione delle

nostre aziende, che abbiano dieci dipendenti o ne abbiano diecimila,

e innovare, far crescere, motivare, organizzare i nostri uomini, sapere

delegare. Saper fare innovazione del prodotto, innovazione del

marketing intorno al prodotto. Mi è piaciuto molto l’esempio del pomodoro

cinese che ha fatto Alberto Tripi. Quanto è importante nel nostro

mestiere tutto quello che sta intorno al prodotto, perché se non

avessimo dei prodotti eccezionali non faremmo bene il nostro mestiere.

Il problema è che avere un prodotto eccezionale oggi non basta.

Abbiamo bisogno di innovare a 360 gradi.

Il cliente, il mercato, la rete di vendita, le joint venture, come far crescere

le nostre aziende, come aggiornarci continuamente, ecco la nostra

grande scommessa, ecco perché è giusto dire che una giornata come

oggi è dedicata a noi. Come quelle giornate che servono ai medici

più bravi per aggiornarsi sulle tecniche di operazione o sulle cose più

innovative nella medicina, noi dobbiamo fare altrettanto nel nostro

mestiere.

Ma serve innovazione anche nel paese. Serve innovazione nella politica

economica e non sto parlando di una politica economica di fantasia

per eludere i limiti di indebitamento, ma di politica economica in

termini di ricerca di soluzioni avanzate che sappiano far crescere il

paese in un contesto internazionale in continuo mutamento. Più innovazione

significa essere più competitivi ed essere più competitivi significa

accettare e vincere le sfide. E noi le vogliamo vincere le sfide,

non andiamo sui mercati, in pista o in qualsiasi altro contesto con i

nostri prodotti, per perderle. Dobbiamo vincere, ma per questo non

possiamo essere da soli perché il sistema paese, soprattutto quando

Luca Cordero di Montezemolo - Conclusioni - 193


parliamo di internazionalizzazione e di assistenza alle piccole aziende

prive di dimensioni, budget, organizzazioni internazionali. Per

queste ultime, il sistema paese è fondamentale e deve innovare in questo

senso.

Anche Schumacher se guidasse la Ferrari con una mano sola, non potrebbe

vincere, pur avendo una macchina che, tutto sommato, non mi

sembra sia malissimo.

Riflessioni in questo senso dobbiamo farle per dire quanto è importante

in casa nostra spingere sull’innovazione.

Una cosa è certa, giornate come oggi, nelle quali l’innovazione viene

posta al centro del nostro pensiero significa, finalmente, non parlare

di politica, non essere accusati di essere di destra di sinistra, di centro,

sopra, sotto, a destra. Il futuro di questo paese non è né di destra

né di sinistra, è il futuro dei nostri figli, dei nostri giovani, delle nostre

aziende.

Come imprenditori noi guardiamo sempre avanti. Dobbiamo sapere

dove siamo. Bombassei diceva che ogni dieci anni noi facciamo una

programmazione di avanzamento, di innovazione, perché abbiamo

bisogno di qualcosa di più e lo fa ognuno di voi nelle vostre aziende.

E se non lo fate abbastanza, mi auguro che dopo queste giornate sarete

ancora più motivati, come lo è Pasquale Pistorio e come lo è il vostro

presidente, a uscire da questa stanza con ancora più motivazione.

Vi voglio dire però una cosa: è importante contribuire prima di tutto

come cittadini per spingere questo paese a guardare avanti, a non fare

dibattiti sul passato, a non fare delle scelte trite e ritrite.

Guardiamo avanti. Non parliamo di dove eravamo nel ’93 quando c’era

la concertazione, seppur utile e importante in quel momento.

Guardiamo dove saremo nel 2023. Questa è la sfida di un paese, questa

è la sfida che noi imprenditori siamo pronti a giocarci rimboccandoci

le maniche, lavorando, innovando, rischiando.

Cosa possiamo fare? Possiamo dire una cosa che sembra di disarmante

semplicità: migliorare l’Italia significa migliorare gli italiani, le

194 - Conclusioni - Luca Cordero di Montezemolo


loro imprese, le loro istituzioni, perché tutto questo vuol dire un futuro

migliore. Facendo ognuno la sua parte.

Ed ecco quindi che pensare al futuro, lo abbiamo detto a Roma quando

parlavamo di ricerca, vuol dire investire in ricerca. Lo diciamo oggi

parlando di innovazione. E, ripeto, credo che l’innovazione sia

qualcosa che non si ferma mai.

Ogni tanto qualche amico imprenditore mi dice: “Sai, Luca, sono contento,

adesso sto più tranquillo perché ho appena finito la riorganizzazione

della mia azienda”.

Gli dico: “Guarda che tu l’hai finita stasera alle cinque, ma domattina

alle otto quando sei in azienda devi ricominciare”.

Perché l’innovazione è qualcosa che non si ferma mai.

Ha ragione Pistorio quando indicando i quattro temi fondamentali tra

cui l’information technology, il risparmio energetico, il rapporto con

l’ambiente e la qualità totale, la intende non solo come qualità del

prodotto ma come qualità dei nostri uomini. È la motivazione dei nostri

uomini.

Dico spesso che il nostro è un capitalismo familiare forte, vero, importante.

Ma se qualcuno ha dei figli che decidono di fare altri mestieri,

rispettabilissimi, meglio un figlio in meno in azienda e un manager

in più, se questo serve al futuro delle nostre aziende. Con tutto

il rispetto dei nostri figli.

Noi dobbiamo innovare la nostra cultura imprenditoriale.

Parlare oggi di innovazione non significa fare politica. Non significa

chiedere sussidi, perché l’innovazione non ha bisogno né di sussidi né

di agevolazioni. Viene dalla forma mentis di un paese, viene dalla forma

mentis dei professori di scuola, dalle maestre dell’asilo, da chi insegna

nelle scuole di mestiere. Viene dalla forma mentis degli imprenditori.

A volte noi imprenditori chiediamo l’innovazione ad altri, oggi dobbiamo

fare uno sforzo per fare emergere la stessa innovazione nelle

nostre imprese e premiare tra i nostri collaboratori chi ha delle idee

Luca Cordero di Montezemolo - Conclusioni - 195


nuove, chi viene con delle proposte, chi ha un approccio innovativo.

È un modo questo anche per guardare avanti.

Certo, e lo ha sottolineato sempre molto bene Pasquale, qualunque sistema

paese innovativo per le imprese e per i cittadini, ha bisogno di

un quadro giuridico e legislativo che favorisca l’innovazione. E qui noi

abbiamo un forte limite. Lo dobbiamo dichiarare ad alta voce questo

forte limite.

Un approccio che spesso è stato corporativo, ha teso a parcellizzare e

a regolamentare minuziosamente, a volte troppo minuziosamente, le

molte attività del paese, col risultato che ogni innovazione trova ostacoli,

resistenze in troppe soffocanti e assurde norme che creano vincoli

e impongono procedure inaccettabili per le piccole imprese.

Ne derivano dei grandi freni all’innovazione e io credo che barriere

burocratiche come quelle che abbiamo nel nostro paese finiscono

spesso per premiare i più furbi e i meno onesti piuttosto che i più bravi

e i più innovativi. Tutto ciò è triste, ma molto spesso è così.

Accade anche che i più innovativi siano costretti ad andare all’estero

per sfuggire agli eccessi di regolamentazione e ai bizantinismi del nostro

paese.

Stamattina Pasquale Pistorio ha parlato della delocalizzazione delle

aziende. Io dico liberalizziamo, non costa. Iniettiamo anche competizione

nel nostro mercato e nel nostro paese, nel mercato del lavoro, in

quello delle professioni o delle innumerevoli attività e procedure per

diventare imprenditori, per avviare un’azienda, per iniziare a fare il

nostro mestiere. Magari avendo denaro e idee, tariffe, balzelli. È per

questo che anche noi, nella nostra associazione, in Confindustria,

dobbiamo saper innovare con coraggio.

Abbiamo una frammentazione eccessiva del tessuto associativo, troppe

rappresentanze e forse, perché no, diciamocelo ogni tanto serenamente,

un eccesso di burocrazia anche in casa nostra.

Però il tema di fondo che è stato toccato molto bene prima di me, riguarda

la pubblica amministrazione. Qui dobbiamo dire che servizi,

non procedure, devono essere il vero prodotto di una pubblica ammi-

196 - Conclusioni - Luca Cordero di Montezemolo


nistrazione moderna. Servizi, non procedure. Servizi, non problemi.

Servizi, non defatiganti file o defatiganti pezzi di carta per arrivare ad

aprire una finestra nel proprio stabilimento.

Di questo dobbiamo ricordarci quando si va a negoziare un contratto

del pubblico impiego. Cominciamo a ragionare, lo so che sembra di

dire delle cose assurde, lo so che sembra di sognare, ma nel nostro

mestiere quante volte dai sogni siamo passati alla realizzazione nelle

nostre aziende, a pagare i dipendenti pubblici sulla base della soddisfazione

dei clienti che sono, in questo caso, i cittadini. Cerchiamo di

ragionare. Cerchiamo insieme al termine innovazione, di sentir parlare

un pò di più nel nostro paese di meritocrazia.

Sentiamocelo dire dal sindacato, meritocrazia in fabbrica. Diciamolo

ai nostri dipendenti. Debbono andare avanti i migliori. Meritocrazia

nella pubblica amministrazione, meritocrazia nel paese.

E insieme alla pubblica amministrazione non si può non parlare della

giustizia, a proposito di innovazione. E qui non parlo di quella che è stata

riformata, che fa fare scioperi, che mette la magistratura contro il

parlamento e viceversa, argomento in cui non voglio entrare. Parlo della

giustizia più minuta. Quella che interessa tanti imprenditori e tanti

cittadini che nelle loro azioni sono ostacolati da tempi lunghissimi e da

procedure complicate. Così tante che capita a volte che chi ha torto va

in giudizio e, intanto che il tempo passa, rischia di essere costretto a trovare

un compromesso per ridurre i tempi, pagando così due volte.

I tempi della giustizia sono inaccettabili in un paese moderno. È un

tema che viene da lontano, quindi non riguarda questo o quel governo.

È un tema di fondo. È uno di quei temi che, come vi dicevo all’inizio,

condizionano il nostro futuro.

Pubblica amministrazione, burocrazia, tempi della giustizia, sono anche

i grandi temi per cui gli stranieri non investono più in Italia. E sono

cose gravi.

Voglio dire un’ultima cosa che ho solo accennato. Io credo che la concorrenza,

di cui abbiamo tanto bisogno nel nostro paese, farà emergere

i migliori, premierà che innova, garantirà istituzioni migliori.

Luca Cordero di Montezemolo - Conclusioni - 197


Concorrenza tra imprese. La conosciamo. Concorrenza tra paesi.

Concorrenza tra cittadini. Concorrenza tra impiegati pubblici e tra le

istituzioni. Concorrenza leale, moderna, aperta, competitiva, per fare

emergere i migliori.

Questa sarebbe l’innovazione più forte, più vera per la nostra Italia.

Una maggior concorrenza e quindi una maggior competitività.

Quando parliamo di innovazione parliamo di un tema fondamentale

nel nostro paese, fondamentale anche in Europa. Ha ragione il ministro

Gasparri quando dice attenzione, e lo diciamo anche noi, tra i

patti di stabilità e l’innovazione, gli investimenti per la ricerca, il non

fermare un continente che è già più vecchio degli altri, che è già più

burocratico degli altri e che già investe meno in innovazione e in ricerca

rispetto agli altri grandi continenti del mondo.

Nelle prossime settimane avremo degli incontri serrati con le altre

Confindustrie europee per cercare di ragionare insieme e di pesare di

più al tavolo della competitività. Non possiamo parlare solo di parametri,

ci mancherebbe altro, ma dobbiamo parlare di sviluppo, di

competitività e di futuro.

Vorrei chiudere perché è tardi e non vi voglio annoiare dicendo che abbiamo

posto al centro dell’attenzione innovare a 360°. Lo abbiamo detto,

lo perseguiamo a livello nazionale, a livello europeo, a livello territoriale.

Mi auguro, e vi ringrazio ancora della partecipazione, che condividiate

questo sforzo che facciamo insieme per essere imprenditori sempre

più moderni, sempre più attenti ai giovani e alla competitività, che

non chiedono niente, ma vogliono solo essere messi nelle migliori

condizioni per fare il loro mestiere.

Possiamo chiudere questa giornata e voglio ringraziare, in chiusura,

tutti coloro che con Pistorio, tutti coloro di Confindustria che hanno

lavorato bene per questa novità, per questa scommessa in cui crediamo

moltissimo e che sarà solo la prima di tante giornate che porterà

a riflettere i nostri associati sull’innovazione e su altri temi, mi auguro,

per avere delle opportunità di crescita culturale, imprenditoriale,

manageriale e delle idee.

198 - Conclusioni - Luca Cordero di Montezemolo


Terminiamo con un sogno. Sogniamo di ritrovarci tra pochissimi anni

a Parma, giovani uguali, con la stessa passione di Pistorio, con la

stessa vostra passione, a dire che questo paese nei prossimi anni farà

e ha fatto un grande salto. Più cultura dell’innovazione, più concorrenza,

più meritocrazia, più competitività, più attenzione a quelli che

sono i veri fondamentali problemi dei cittadini, degli imprenditori e

del futuro del paese.

Grazie a tutti e buon lavoro. Grazie ancora.

Luca Cordero di Montezemolo - Conclusioni - 199


Finito di stampare nel mese di febbraio 2006

dalla Failli Grafica srl - Guidonia-Montecelio (Roma)

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!