Angelo Picco Barilari: Vendo la vita eterna a soli 100 euro!.pdf

spiritualitaedintorni.files.wordpress.com

Angelo Picco Barilari: Vendo la vita eterna a soli 100 euro!.pdf

Angelo Picco Barilari: «Vendo la vita eterna a soli 100 euro

Angelo Picco Barilari è un uomo di mezza età (età che non si conosce perché lui,

evidentemente, forse se ne vergogna un po’, e non la indica da nessuna parte) che si

"guadagna" da vivere come “canalizzatore” (sic!) dell’entità angelica (sic!) chiamata Kryon.

È un uomo timidissimo, forse omosessuale o comunque “visivamente” fragile ed

effeminato come un certo cliché “pédé”, seppur alla buona, può suggerirci a una prima

occhiata. Barilari non è uno scienziato, né uno psicologo, né possiede requisiti titolari da

poter esibire con orgoglio (eccetto un semplice diplomino di perito informatico conseguito

nel preistorico 1972, appeso alla parete del bagno). Eppure, dietro la faccina e il sorrisino

impacciato e gli occhi liquidi di questo signore dall’aspetto innocuo e rassicurante, si

nasconde una problematica insidiosa che merita d’essere approfondita. Angelo, nomen

omen, è il messaggero d’un altro messaggero, l’angelo trasmettitore dei messaggi di un

altro angelo: una specie di traduttore istantaneo sul tipo di quello di Google (a giudicare

dalla scadente qualità della sua scrittura…). Questo, naturalmente, è quanto sostiene lui,

che organizza convegni e seminari in tutta Italia facendosi pagare in media 100 euro a

cranio, anzi, ad anima... Parallelamente a questa attività pubblica, ma a pagamento, perciò

privata, Barilari svolge anche un’attività privata, ma a pagamento, perciò pubblica (basta

prendere un appuntamento) facendo canalizzazioni “personalizzate” a casa sua o nel suo

studio al costo di 100 euro a persona, anzi, a spirito.... Angelo, per non far mancare nulla al

suo avvertito senso della responsabilità etica e umanitaria, pubblica anche libri, che

reclamizza come un qualsiasi Bruno Vespa (negli appositi ambienti, è chiaro) e che mette

in commercio al costo di 20 euro circa a volume, anzi, a “energia spirituale decodificata” (e

se l’energia elettrica, penserà Barilari, da che mondo è modo si paga alla fine del mese, non

si capisce perché non si debba pagare l’energia spirituale, che, vuoi mettere, è più pura e ti

dà anche la vita eterna). Ora, occorre una piccola precisazione, prima di procedere. Chi

scrive non è affatto scettico nei confronti di tecniche di meditazione trascendentale, di

pratiche olistiche, di medicina alternativa e quant’altro. Chi scrive non è un volgare

detrattore delle pratiche cosiddette “spirituali” (ma è un brutto aggettivo) come un Piero

Angela o un Paolo Attivissimo (mi perdoneranno questi signori ma “volgare” significa qui

lo stesso di “divulgatore” scientifico…). Chi scrive è persino più “spirituale” (se non fosse

così tremendamente facile) di Barilari, e convintissimo dell’assoluta necessità di una presa

di posizione radicale circa l’opportunità di un cambiamento di rotta nell’evoluzione

autocosciente e nella comprensione. Diciamolo francamente, poi: attaccare Barilari sul

terreno dell’empirico e dell’infondatezza de facto dei suoi “contatti” sarebbe troppo facile;

così come troppo facile sarebbe attaccare questo pover’uomo sul piano culturale (che non


esiste), o su quello dell’intelligenza o della dialettica (che non ha), o su quello della

creatività (nessuna) o della personalità (malinconicamente: quella di un bambino di 6 anni

dall’aria frastornata che tutti i compagni prendono a flip nelle orecchie). Chi scrive è un

intellettuale, o più semplicemente, se questa prudente litote non significasse già qualcosa

di addirittura più impegnativo, uno che “pensa”. Bene, fatta questa precisazione, che spero

possa almeno mettere al riparo il sottoscritto dall’accusa di foraggiare idealmente il più

“vile e tiepido agnosticismo” della società consumistica, vediamo di analizzare questo

problematico, ma sul piano psicologico interessantissimo soggetto. Angelo Picco Barilari,

dicevamo, è, clinicamente, un incapace. Osservandolo nei filmati che rilascia lo si vede

torcersi le mani, il suo eloquio è bleso e abburattato, impastato dalla scarsa salivazione;

quando risponde non guarda quasi mai il suo interlocutore, tiene lo sguardo basso, il viso

arrossisce; conclude sempre il discorso con un sorrisino sforzato e goffo. Ma perché

insistiamo su questa sua povera e martoriata immagine pubblica? Perché insistervi

quando, in fondo, ognuno ha il carattere che ha (anche se, sospetto, sempre quello che si

merita…)? Il motivo è semplice: un uomo è la somma di diversi aspetti, di molteplici

caratteristiche, psicofisiche, comportamentali, relazionali, ma anche, naturalmente,

professionali, lavorative, intellettuali, ecc., che costituiscono la realtà comprensiva di un

uomo e, aggiungiamo, son tutte cose che si vedono, che stanno lì, sotto gli occhi di tutti

(tutti sanno tutto di tutti, più o meno consapevolmente). I concetti e gli obiettivi che si

assumono, gli ambienti che si scelgono e le professioni che si portano avanti, gli studi che

si intraprendono e le relazioni che si intrecciano non sono semplici accessori della vita di

ciascuno di noi. Sono fattori che condeterminano il nostro rapporto con le cose e con noi

stessi, il nostro modo di vedere il mondo, di capirlo e di “decodificarlo”, e questo in virtù di

una adeguazione inconsapevole delle aspettative, delle proiezioni, delle identificazioni

egoistiche e autoremunerative ai domini emotivi e agli orizzonti pratici che l’esistenza

permette di volta in volta. Adesso, la domanda che vien lecito porsi è la seguente:

nell’ipotesi che questa “presa fenomenologica” sia universale, che cioè quello che

sembriamo siamo, o siamo anche, e che la realtà si dia sempre attraverso e dentro i “segni”,

nello spessore e nella grana della voce, dello sguardo, del movimento, come non chiedersi

se effettivamente una personalità schizotimica e introvertita, visibilmente a disagio, non

connetta una sua esperienza parziale a tutto il proprio universo personale, trovando così il

modo, per quanto inconfessabile, di riscattare un passato doloroso, magari pieno di

sonore scoppole e di delusioni cocenti, attraverso la spersonalizzazione in una figura

angelica, forte e intelligente che faccia così da ponte, da tramite, diciamo, tra la

disperazione e la trasfigurazione? Ma vogliamo spingerci persino oltre. Anche ammesso

che esista Kryon, che l’unico “canale” italiano di questa energia sia Barilari, ammesso che il

potente angelo abbia scelto l’impotente Angelo come contenitore, come vuoto a perdere,

come nulla esistenziale o spazio desertico in cui e attraverso cui agire (cosa questa che

ratificherebbe la letteratura agiografica sul “santo” come “ultimo”, “derelitto”, “debole”, e

perciò meritevole di “grazia”), non è possibile che, ogni tanto e di straforo, esca fuori, alla

ribalta, il piccolo ego mortificato del perito tecnico Barilari? Come non contemplare la

possibilità che questo squallido e anonimo omuncolo, scarsamente coltivato, con il carisma

di Fantozzi e il carattere di uno che chiede scusa al water prima di tirare lo sciacquone, non

stia agendo sotto l’epidermide, sotto le viscere, sotto il “Grande messaggio” angelico, sotto,

sempre e comunque, il grande Kryon? Poi c’è la questione del vile denaro… Questo tizio, lo

dicevamo all’inizio, si fa pagare per i suoi messaggi, messaggi, i suoi, che non sono suoi, ma

di Kryon, che non credo faccia pagare Barilari. Ma vorrei sottoporvi questa acrobatica

riflessione: Barilari, che è, tecnicamente, una “nullità”, si fa pagare per il nulla che è, in

quanto, cosa divertentissima, è il nulla che è, e non per l’appunto perché è qualcuno e non

nessuno, perché è lui, perché son suoi i messaggi. Un signor nessuno, che si fa pagare come


un qualcuno, una star, un cantante, un musicista, un attore, con la sola trascurabile

differenza che il suo essere qualcuno è un essere nessuno, e che la possibilità dell'avere è in

lui vincolata alla condizione del non poter avere, come non possono essere suoi i messaggi

che trasmette nelle sue conferenze a pagamento. Caso spettacolare di un uomo che prende

per ciò che non è suo, che prende dagli altri ciò che non dà agli altri, che non può

scambiare con gli altri perché non è suo, è che non è suo se non perché, per l'appunto, non

è suo... Di più: nel furto che ha subito, nel furto di un’identità che gli è stata rubata, Barilari

ruba a sua volta, deruba i suoi sprovveduti avventori per dare loro il frutto del furto

(paronimia obbligata!)della sua stessa identità, il frutto di una gravidanza isterica di cui

egli, se vogliamo essere un po’ troppo ottimisti, quanto meno abusa… Insomma, questo

deprimente personaggio non solo si fa pagare per una cosa che a suo dire non è sua, ma

truffa la povera gente in buona fede che, in nome della fede, si abbandona al suo miserabile

ego spersonalizzato, ma redivivo e più che mai presente attraverso questa figura misteriosa

delle altezze iperuranie, prestandogli la voce, la sua voce da omosessuale di mezza età. Per

concludere, riferisco parafrasticamente un commento che ho trovato spulciando su

Internet. È la difesa appassionata di un suo sostenitore: un commento sublime, di una

comicità inarrivabile. Questo signore, rispondendo a un utente che sul suo blog

giustamente gli esprimeva tutta la sua perplessità sul fatto che Barilari si faccia pagare per

trasmettere i suoi messaggi su cosa bisogna fare per salvarsi l’anima prima del 2012, dice

qualcosa come: “Be’, se si fa pagare allora vuol dire che è in buona fede, perché di solito

quelli che non si fanno pagare non ti rubano i soldi ma ti rubano l’anima!”... Di fronte a

una tale profferta di genialità surreale e di ingegno umoristico, a chi scrive non resta che

ritirarsi umilmente con un inchino. Ma non senza prima favorire ai gentili lettori un

consiglio disinteressato: lasciate questi truffatori e disonesti personaggi come Angelo Picco

Barilari al loro meschino “traffico commerciale di anime”. Meditate per conto vostro, da

soli o in compagnia delle persone che vi sono care, ma, per carità, non permettete più a

mascalzoni rozzi e ignoranti del genere di buggerarvi con fallaci promesse di eternità e di

crescita spirituale che in realtà servono solo a rimpinguare i loro portafogli e a compiacere

il loro primitivo e tutt’altro che “divino” egocentrismo.

Similar magazines