Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

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stesso iiiodo (^) quasi che transitando avessero asportato una qualche

parte del vetro stesso facendosi perciò veicolo delle sue qualità ("').

Ora egli vuol combattere questa interpretazione spontanea e quasi

istintiva, ed escludere che F effetto cromatico venga da qualche entità

nuova coassunta, da qualcosa che si sovrapponga alla luce; e crede

di pervenirvi riflettendo (XLI, e altrove) che se e' è una ragione

prossima per la quale il lumen [bianco] passa a colore apparente,

questa dovrà agire anche su luci colorate, nel caso che sieno ancora

vere luci, e su quelle provenienti dai corpi che si dicono « perma-

nentemente )) colorati, ed è in questo spirito eh' egli organizza un

esperimento.

Fa passare (XXXIII, 9) la luce per un vetro colorato d' un colore

diverso dai tre soliti (che per lui sono rubro, ceruleo e giallo) che

il prisma produce [eccezionalmente riesce a vedere anche il verde] :

si stenta un poco a capire che colore avrà potuto essere, forse violetto,

benché il modo generico di esprimersi sembri suggerire che l' espe-

rimento possa essere stato fatto piìi volte con diversi colori.

Questa luce, così tinta da un tal vetro, egli la fa passare per un

prisma, dice che ne ricava i soliti tre colori, e ne conclude perciò

che essa non è affatto mutata per mistione o coassunzione di qualche

entità diversa dalla luce.

È facile per un moderno errare nel giudizio d' un tale esperimento,

cioè considerarlo attraverso un preconcetto newtoniano: ci si ricordi

che qui non si tratta di giudicare se la luce è semplice o se si scom-

pone in luci elementari: si tratta solo di vedere se la luce colorata

è una modificazione della luce solita (bianca) o è la detta luce con

cpialcosa in più, con qualcosa di asportato dai corpi; essendo noi,

qui, in queir ordine d' idee che mette insieme il colore con le « specie

intenzionali ».

Qualora il quesito da risolvere fosse stato di sapere se quelle

(1) Ciò che appare ugualmente attraverso liquori, foglie d'alberi, scorze di

frutti, stoflfe sottili, ambra (e avrebbe potuto aggiungere il lobo dell'orecchio

e 1 e palpebre stesse).

(2) Noi oggi diciamo, al contrario, che si colora perchè perde qualcosa di

sé; allora volevano che qualcosa vi si aggiungesse. Fatti che si ripetono, in

un senso o nell'altro: flogisto che si perde, in un'epoca; ossigeno che si acquista,

poco dopo.

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