Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

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luci colorate erano semplici o composte, la risposta sarebbe stata

chiara e categorica: erano luci composte. Ma un tal quesito non

poteva neanche pensarsi; ed essendo invece l'altro che s'è detto,

r esperimento lascia il tempo che trova, anzi potrebbe ritorcersi contro

la tesi dello sperimentatore: egli pretende che il colore sia luce modificata,

ma dacché passandola attraverso il prisma dà — a sua detta —

interamente i soliti effetti [eppure un po' di differenza doveva esserci]

non si vede alcuna prova della asserita modificazione; né d'altra parte

r (( entità coassunta » resta esclusa, perché essa non è affatto tenuta

a manifestarsi attraverso il prisma.

Sempre entro il solco di un deviamento indotto dalle nostre attuali

cognizioni potremmo chiederci perché mai il Grimaldi — che pur

possedeva più di un prisma (come risulta da altre parti del libro) —

non abbia pensato di sottoporre all' azione del prisma una luce colo-

rata proveniente a sua volta da un altro prisma.

È ovvio per un moderno porre una tale domanda. Ma per Gri-

maldi i colori prismatici erano il caso più tipico tra i tipici « colori

apparenti », sui quali ormai l' unanimità di giudizio s' era formata

definitiva: che fossero pura luce. Gli veniva perciò a mancare da

questo lato quel tanto di stimolo che invece poteva ancora offrirgli

una luce tinta o, come dicevano, (( contaminata » per aver attraversato

un corpo colorato; né Grimaldi avrebbe saputo cercare altrove un

surrogato a tale stimolo.

E tuttavia possiamo sempre porre il caso che circostanze qual-

siasi avessero condotto il Grimaldi ad un tale esperimento, e chiederci

quali probabilità avrebbe avuto di vedere per questa via qualche cosa

di più conforme a quello che oggi a noi appare come verità.

Per me, queste probabilità sono da ritenersi molto scarse, quando

si ripensi che — pur dopo le dimostrazioni di Newton — ad uno

sperimentatore abile e ben versato nell' Ottica come il Mariotte una

simile esperienza riuscì così male che, per esempio, il rosso da lui

separato, passando attraverso un secondo prisma ancora gli sputava

fuori del violetto e del bleu; tanto che in Francia nessuno volle

credere a Newton, fin quando questa esperienza fondamentale non

fu ripetuta — nel 1715 — in Inghilterra, ma da un francese,

Desaguliers, dinanzi ad una specie di commissione d' accademici

e di gentiluomini suoi connazionali, che ne riportarono in patria la

testimonianza; e se si ripensi che in Italia persino al conte Algarotti,

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