Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

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Questa esposizione del Grimaldi, sebbene io abbia cercato di

migliorarla riassumendola, resta incerta e confusa; ma piìi che altro

la figura (riprodotta a p. 129), che dovrebbe illustrarla, le è particolar-

mente infedele: in essa — soprattutto — vien meno completamente

la asserita connessione tra le particelle, tanto che il supposto raggio

fisico — o, diciamo meglio, il raggio elementare descritto — si allarga,

in dispregio alla postulata compattezza ed attrazione fra le sue parti:

la (( crassitudine » del raggio rifratto M è maggiore di quella del raggio

incidente A, e questo non avrebbe dovuto accadere, per rimaner fedele

alla teoria che Grimaldi diceva di voler esporre.

In realtà Grimaldi, assai più preoccupato delle idee sue proprie

che già gli mulinavano in mente, che non di rendere fedelmente le

teorie altrui, ha fatto per dir così una ibridazione tra quanto aveva

letto in De la Chamrre e quanto aveva letto in Kepler: pur re-

stando il fatto che, per non far torto a nessuno dei due, egli non

cita né V uno né 1' altro.

Per avere una migliore idea di ciò che veramente fosse la teoria

— storicamente importante — del biroccio o chariot, basta gettare

un'occhiata, anche senza commento, alla figura ( riprodotta a p. 132) che

De la Chambre dà a p. 349 di Lumière. De la Chambre deve

rifiutare un tale modello, perché per lui i raggi non hanno spessore,

e dato e non concesso che 1' avessero non potrebbero comunque pre-

sentare una velocità diversa sui due lati, per la semplice ragione che

per lui la velocità della luce — se proprio di velocità si vuol parlare —

é sempre e soltanto infinita. Ciò non gli vieta di esporre la cosa in

poche parole, ma con chiarezza e fedeltà, mettendola nella miglior

luce; e perciò naturalmente lasciando al raggio lo stesso spessore,

prima e dopo la rifrazione.

JNon sono certo che Grimaldi si sia accorto che — nella genuina

teoria — lungo il tratto KL della sua figura, corrispondente al tratto

DE della figura di De I-a Chambre, si ha un cambiamento di velocità

della particella K nonostante che questa resti pur sempre nelF aria.

e che analogamente la trajettoria della particella stessa è costretta a

mutar direzione mentre ancora è nell' aria.

Quanto al cambiamento di spessore del raggio (( fisico », cioè

dotato di crassitudine — cambiamento che storicamente ha una im-

portanza enorme — Grimaldi V ha preso da Kepler, il quale lo

pone a base del suo tentativo di interpretare la diversa entità della

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