Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

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gerà dunque in modo che D H si accosti a D F, ed E I si accosti ad E G.

Si noti subito che il rapporto tra D O ed M E dà in certo modo la

misura dell' allargamento conseguito e del vantaggio ottenutone, e che

questi segmenti — facendo D E ^ 1 — sono rispettivamente i seni

dell'angolo DEI e dell'angolo M D B.

Ma fermiamoci subito, per una prima critica: tutto il discorso si

basa sulla sottaciuta ammissione che il raggio incidente e quello rifratto

debbano avere, come base sul piano A B, una base comune. Che un

fascetto cilindrico di raggi paralleli si rifranga appunto cosi, cioè che

r incidente e il rifratto abbiano la base in comune, è quel che 1' osser-

vazione mostra facilmente, ed è quello altresì che si vede nello schema

fondamentale di Kepler (fig. 17). Ma sebbene anche i discorsi di

Kepler abbiano uno sfondo vagamente meccanico, egli non ha bi-

sogno di giustificarsi. Grimaldi invece specifica troppo per potersi

sottrarre ad una obiezione demolitrice. A un certo punto del suo

libro (XXIV, 5) appare che 1' armamentario del suo laboratorio com-

prendeva anche un clistere, arnese che a quei tempi credo consistesse

in una grossa siringa di stagno da azionarsi a stantuffo: se Grimaldi

r avesse adoperato per lanciare obliquamente un getto d' acqua contro

una superficie porosa, di pietra pomice, di sabbia o ghiajetto compresso,

o contro una piastra di gesso, o anche contro una spugna, avrebbe

visto — all' incontro della superficie del corpo poroso ma più denso —

il getto liquido dilatarsi bensì, ma naturalmente per la via piìi imme-

diata del (( debordare », cioè estendendosi di fianco, a destra e a

sinistra, oltre i punti D ed E, e per di piìi neanche simmetricamente,

bensì maggiormente dal lato verso cui tende il getto. Da notare, che

Grimaldi stesso aveva fatto — e l' abbiam visto poco sopra — la

pericolosa ammissione che la luce possa scorrere sulla superficie di

separazione dei due mezzi; ed ora se ne dimentica.

Che se poi nel clistere l' acqua fosse stata colorata, Grimaldi

avrebbe potuto ricavarne anche uno spaccato del (( rifratto »; e noi

ce V immaginiamo press' a poco come si vede nella fig. 21. Comunque,

nel modello troppo concretamente materializzato di Grimaldi, il raggio

rifratto non può più serbare una base comune con quello incidente;

e dall' osservazione, e dagli schemi quali egli li disegna sulla scorta

di Kepler, una cosa in primo luogo si ricava: che il modello grimal-

diano non è accettabile per la luce; né c'è considerazione di velocità

altissime né c'è cavillo che lo possa salvare: perché la dilatazione

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