Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

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l'acqua che esce dalla « cipolla » d'un inaffiatojo : nulla assolutamente

che implichi una separazione qualitativa fra elementi di diversa

specie.

In generale, da un ostacolo iiifriugente impetmn fluidi (IL 14)

proverrà in questo lumen (( dissipato ». seu discinditui% un turbamento

meccanico, un -ommovimento interno, espresso nella undulatio^ donde

proviene il colore: idea prevalentemente ispirata da quel che si vede

nell'urto della corrente d'un fiume in piena quando s'abbatte sulla

pila di un ponte; ed è questo il nucleo germinale dell'idea di diffra-

zione, preso inizialmente nel senso letterale {dijfringo\ di (( dirom-

pere )). (( infrangere », (( frantumare )), mentre da quella specie di

stracciamento o dilacerazione che s'immagina avvenire nella luce in

tal frangente nascono i (( frequentissimi e fittissimi » increspamenti

ondosi, e da essi il colore.

I processi necessari a colorare il lumen non coloratum dovevano

naturalmente stare in cima ad ogni pensiero di Grimaldi, e troviamo

giusta l'osservazione di Goethe, che gli antichi adoprarono a tal fine

quasi soltanto la rifrazione, e che Grimaldi vi aggiunge altri mezzi.

Soggiungiamo per cónto nostro che quasi soltanto nel caso della diffra-

zione fa le sue rare comparse quella parola (( dispersione », di cui

abbiam discorso nella nostra (( premessa ».

Ma s'illude il Grimaldi quando, spintovi da una malintesa esi-

genza logica, crede di ottenere tale conversione (della luce in colore)

con azioni semplici, preoccupandosi di escludere ogni sospetto di

cause miste (XXXI e altrove): dopo aver rimosso certe presunte cause

tradizionali, come il confinar con l'ombra o il contaminarsi con l'opa-

cità, le sue azioni, eh' egli crede pure, sono pur sempre in realtà miste,

e vi concorrono prevalentemente diffrazione ed interferenza.

Una azione almeno in apparenza semplice, è ancora, tra le mani

di Grimaldi, la tradizionale rifrazione, ed è poi intorno a questa

soltarto ch'egli riesce ad abbozzare una ipotesi esplicativa (').

(^) Per De la Chambre {Lum. VII, p. 325) la rottura [rifrazione] è come

una prova di una certa violenza che la luce patisce; e tale rottura — tanto

più efficace inquanto non si fa per angoli uguali, né per le vie più brevi —

è sempre presente ed agente, da sola o più spesso in congiunzione con altri

atti, dovunque si generi il colore, concepito da lui. nel modo che addietro si

è visto, come una particolare forma d'indebolimento della luce. De la Chambre

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