Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

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lizzarsi. La seconda parte confuta in apparenza la prima; ma Goethe

crede di vedere che la confutazione sia condotta in tal guisa da

annullare sé stessa (e in questo c'è un po' di vero); e crede di trovar

segni di ciò anche nel Proemio e nella chiusa del primo libro.

La precauzione, egli dice, ha avuto felice esito perché il libro è potuto

uscire senza mutilazioni.

Io non concordo con la interpretazione del Goethe. Addurrò

qualcuna delle mie ragioni, ma F ultima soltanto avrà forza risolutiva.

Potrei dire che Grimaldi non era uomo da trucchi : 1' analisi del

suo stile, il sia pur poco che si sa di lui, me ne convincono.

Potrei dire, ancora e meglio, che la Censiira non avrebbe avuto

motivo di adombrarsi del suo libro: lo avrebbe considerato di argomento

tecnico, o — per esser più chiaro — 1' avrebbe «timato come

un« bega fra dotti, da infischiarsene.

Bene osserva il Gilson che 1' attaccare le tesi peripatetiche non

era cosa \detata in sé stessa, se Gassendi aveva potuto scrivere in tutta

calma contro gli aristotelici: dava ombra, e poteva diventare anche

estremamente pericolosa se gli antiperipatetici si fossero presentati

sotto un più radicale aspetto di riformatori, minaccioso per l' orga-

nizzazione o per r autorità della Chiesa ; se avessero avuto eco in

larghi strati di quella che oggi direbbesi la pubblica opinione, se

avessero toccato questioni generali od affermazioni largamente credute,

o avallate dalla Chiesa.

Nel caso della luce e di Grimaldi, V Inquisitor generale di Bologna,

cui spettava di emettere — come emise — l' Imprimatur, poteva

pur badare a dormire tra due guanciali.

Non dico, con questo, che il Grimaldi non avrebbe potuto avere

qualche noja o contrarietà, ma puramente su piano accademico, come

del resto su piano accademico s' erano per verità mantenute quelle

di Galileo finché egli s' era ristretto ad argomenti come la caduta

dei gravi o i pianeti medicei, comunque ben più appassionanti e

popolari della... sostanzialità della luce.

Ma poi non era forse il Grimaldi sotto il naturale usbergo della

potentissima Compagnia cui apparteneva, nella quale lo spirito di

corpo sarebbe scattato più alto e più forte di qualsiasi divergenza

interna d'opinioni o di giudizi? Un censore pontificio che osi

r affronto delle forbici sull' opera di un dotto Gesuita non riguar-

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