Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

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sione » di luce bianca su superfici d' argento o d'altro fulgido metallo^

minutamente graffiate: dice che l'esperimento l'ha sempre fatto con

giocondità sua e degli astanti, e invita a ripeterlo (XXIX). Questo

insolito calore comunicativo non sembrerebbe forse attestare che

l'esperimento è tutto suo, e ch'egli lo considera con affetto paterno?

Grimaldi l'ha variato in molti modi; ma l'ha trovato enunciato a

p. 101, e poi discusso a p. 124 e altrove, nell' Iris di De la Chambre.

Altrettanto dicasi per le osservazioni sul filo di ragno, che egli

ha trovato annunciate alla p. 108 dello stesso libro, dove poi (pp. 119

e 120) seguono tali sviluppi d' idee da dover deplorare veramente che

Grimaldi non ne abbia raccolte le suggestioni, e che in questo caso

abbia saputo portar via troppo poco.

Spesso citate son pure le osservazioni del Grimaldi sui colori,

generati allo stesso modo, cioè per diffrazione ed interferenza, e

eh' egli credeva di pura riflessione, sulle superfici rugose (XXIX):

De la Chambre parla in piìi luoghi di certi vasi di stagno le cui

pareti appajono iridescenti e a p. 125, Iris, riconosce che ciò è dovuto

alla rugosità della superficie, e ne discute.

Riproduco alla Tav. XV il frontespizio dell' esemplare dell' Iris

di De la Chambre oggi appartenente alla Biblioteca Universitaria di

Bologna, e che porta, tracciata a mano, la chiarissima indicazione di

aver appartenuto al Collegio dei Gesuiti di Bologna: non mi passa

per la mente che possa essere proprio questo l' esemplare che il

Grimaldi ha avuto fra mano : ripeterò solo che queste figure (( mi

hanno spesso arrecato nel lavoro un senso di freschezza, cui spero

partecipi il lettore » (E. Mach).

Che il Grimaldi conosca i due libri molto bene, ci son prove

infinite ; ma 1' autore non lo nominerà mai, benché si capisca che

quando nel Proemio se la piglia con quelli che trattano la luce con

iperboli ammirative e laudative esagerazioni, la freccia è anzitutto per

lui: ed è bene accoccata.

In un certo luogo De la Chambre fa un discorso che somiglia

tutto a quello che il Manzoni mette in bocca a Don Ferrante (P. s.,

cap. XXXVII): (( In rerum natura, non ci sono che due generi di cose:

sostanze e accidenti... le sostanze sono o spirituali o materiali, ecc. »:

ora De la Chambre {Lum., art. 8, cap. 3"') con argomenti che per

la sua buona reputazione preferisco tacere, giunge a quahficare nien-

temeno che (( sacrilega » F affermazione che la luce sia un corpo.

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