Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

ONDULAZIONI

In un corpo diafano illuminato, il Imne è venuto dall'esterno;

e come cosa fluida deve esservisi diffuso per moto locale, cioè transi-

tando di luogo in luogo, il che parrebbe render necessaria una velocità

finita, benché altissima: parrebbe, perché Grimaldi esita a prender

partito. Dapprima tiene un atteggiamento per così dire sospensivo e

provvisorio, si rifugia in un neutrum (che mi fa ricordare Pietro

Pompon Azzi): a sua scusante va ricordato che persino Newton, pur

dopo le dimostrazioni di RÒmer — e nonostante le sue proprie opi-

nioni — dice di essersi preoccupato di dare alle sue due prime defi-

nizioni una forma (riu^icita in verità molto contorta) conveniente tanto

alla trasmissione nel tempo, quanto a quella istantanea.

Per Grimaldi, tuttavia, la cosa non doveva esser poi tanto (( neu-

tra )) come per gli Stoici avere sulla testa un numero pari o dispari

di capelli; ed egli finisce per dire questo: che la trasmissione istantanea

non è provata, che probabilmente la trasmissione avviene nel tempo,

ma un tempo di fatto insensibile: negarlo sarebbe timidezza, e la

mancata dimostrazione della temporaneità non autorizza a ritenere

provata l' istantaneità (XI, XII, XIII e altrove).

L' argomento scolastico per sostenere l' istantaneità era che la

luce nel diafano non ha contrari; ma — osserva Grimaldi — neanche

il suono ha un contrario che gli si opponga. Tuttavia quando pro-

spetta ( XIV, 8), piuttosto come un' eco di discorsi altrui che come

un proposito proprio, una prova sperimentale, egli intimamente non

ci crede, perché in molti luoghi e per molte ragioni traspare la sua

convinzione d' una velocità così estremamente grande da sfuggire alla

osservazione, ciò che del resto sembra dedursi dalla considerazione

balistica che una traiettoria essendo tanto più tesa quanto piìi veloce

è il projettile, e quella della luce essendo praticamente rettilinea, la

velocità della luce deve essere altissima oltre ogni immaginazione.

La distanza di cui parlava Grimaldi relativamente a quel prospettato

esperimento era di 30-40 miglia, pari ad un percorso di 60-80, ciò

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