Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

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Così cominciamo ad entrare, seguendo il Grimaldi, in un giro

affannoso di contraddizioni apparenti, le quali tuttavia hanno una

giustificazione profonda.

Queir appellarsi alla Onnipotenza Divina per render concepibile

come r acqua si mescoli col vino, non è come un ripudiare una affer-

mazione che ha fatto quasi per forza ed alla quale in fondo non crede?

Non pare infatti incomprensibile come mai, poche pagine dopo aver

ammesso, su questo modello dell' acqua e vino, una diafaneità che

chiama vera (e perciò necessariamente prima, tipica, e fondamentale),

si dia poi tanta pena (VI, 12-16) per convincere che tutti i corpi

sono porosi, e che tali sono anche il mercurio, l'acqua e il vino?

Se credesse veramente alla esistenza di fluidi capaci di immedesi-

marsi r uno neir altro, che bisogno avrebbe di rompersi la testa a

dimostrare una porosità (che doveva apparire incredibile a quei tempi)

anche nell'acqua? Se persino l'acqua fosse porosa, la sua diafaneità

non ricadrebbe allora nel secondo caso, cioè in quello di tipo improprio,

e 1' anmiissione del primo tipo, tanto meno comprensibile, non diven-

terebbe superflua?

Per rispondere a questi e ad altri interrogativi, nulla di meglio

che stralciare una fra le tante prove ed esemplificazioni con le quali

egli vuol riuscire a convincere che tutti i corpi sono porosi: muove

dalla porosità delle pareti dei vasi, che lasciano trasudare acqua e

vino, e ciò prelude ad un lunghissimo discorso nel quale con dubbi

ma sovrabbondanti argomenti si dibatte tra il si e il no (ma finalmente

prevarrà il si) la questione della porosità del vetro: in favore vengono

prodotte persino argomentazioni acustiche ; ma è certo d' altra parte

che se i pori del vetro fossero tali che l' aria potesse trapelare entro

la canna di vetro dell' esperimento torricelliano, il mercurio ricascherebbe

giìi nel pozzetto — discendisset per fistivlam in vas suppositum —

il che è molto ben ragionato: ma il bello è che con questi esperimenti

alla Torricelli (dal Grimaldi, tuttavia, mai menzionato) si vuol

riuscire a provare anche la porosità del mercurio: sbagliano coloro

che credono che nello spazio sovrastante al mercurio ci sia il vuoto:

quello spazio è stato invaso dalla sostanza che abitualmente riempie

i pori del mercurio; sostanza che si riesce anche ad estrarre ed è

fluida e pellucida. E fin qui niente di male: sarà stata acqua, chi sa

come rimasta od entrata nei vasi o nei tubi; ma il piìi bello è che

i

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