Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

LUCE E CALORE

Viene attribuito al Grimaldi non so qual merito ed una specie di

priorità per avere addotto come prova della esistenza obiettiva — extra

ociiliim — della luce ( '), il fatto del riscaldamento dei corpi illuminati.

(^) Non vai la pena di sostare sulle disquisizioni comparative tra luce e

suono, al quale ultimo Grimaldi nega più volte ogni esistenza extra aurem,

in opposizione con la luce che esiste fuori dell'occhio. Per fortuna che poi si

contraddice, in questa occasione forse più frequentemente che in altre; e mi

fa ripensare ciò che a tutt 'altro proposito dice il Berenson: che, dopo tutto,

delle contraddizioni non bisogna meravigliarsi, perchè su ben poche cose si

riesce a dire più d'una mezza verità; l'altra mezza uscirà fuori — se uscirà —

chi sa quando e chi sa dove, e costituirà la contraddizione. Da questo punto

di vista le contraddizioni sono integrazioni di verità, e più ce ne sono....

Confesso che se il contraddirsi è una virtù, Grimaldi l'ha esercitata in grado

eroico; ma non sarò io che mi sentirò la forza di ricercarle, e poi ricucirle tutte,

queste mezze verità! Tuttavia mi pare che tra luce e suono sieno troppo

prevalenti le negazioni sulle affermazioni di analogia. C'è una ragione profonda

per la quale gli animali possono chiudere gli occhi, ma non gli orecchi.... e

Grimaldi si trovava particolarmente in fase negativa scrivendo in XXII, 9

che il suono, se pur si voglia assegnare uìi qualche oggetto esterno al senso del-

Pudito, è prodotto da un corpo percosso; mentre per il colore basta qualche

« ondulazione increspata » nella luce che è visibile di per sé; e in questo, secondo

lui, sarebbe tanta disparitas inter sonum et colorem, che qualche comparabilità

non è neppur da pensarsi. La enormità della differenza, tra l'altro, sta in

questo: che la natura del suono dipende per intero dalla qualità del corpo

percosso; la natura del colore — secondo lui — sta solo nella luce: il che è

un'altra conseguenza delle sue idee storte sui « colori permanenti »,

E invece a quel tempo le comparazioni col suono erano ancora le meno

infelici che potessero pensarsi per aprire uno spiraglio sulla natura del colore,

come si vede in De la Chambre. Del resto, circa il colore, dimentica che

tutto quanto di meglio ha saputo trovare lui stesso per generarlo è appunto

un urto della luce in corsa contro un ostacolo materiale, qualcosa dunque

come una percussione; sicché un papavero (quello che è rosso soltanto nel-

l'anima) tiene appunto lo stesso posto della campana, mentre reciprocamente

anche del suono si potrebbe dire che viene per aliquam specialem agitationem,

magari anche sinuoso-crispata, nel modo indicato da Grimaldi, e in « cento

altri incogniti ed inopinabili », come pochi anni prima aveva argutamente

avvertito Galileo (Cap. XXI del Saggiatore).

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