Grimaldi e la rifrazione

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Grimaldi e la rifrazione

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riprende il concetto di Kepler che il nero sia il colore più riscaldabile,

appunto in quanto raccoglie in sé, imprigionandola, la luce; e — questa

è davvero una buona idea — dice che i corpi opachi non possono

esser tali del tutto perché non si riscalderebbero se in qualche modo

non ammettessero in sé e non imprigionassero questa luce.

Ma che cosa farà dentro ai corpi — neri ed opachi — la povera

prigioniera? Si dibatterà. Qui infatti ricomincia la storia dei pori:

ci si ricordi che i pori dei corpi opachi sono tortuosi, e la luce vi è

dunque presa come in un labirinto, vi si agita, e V ostacolo che

vien fatto al suo libero corso, e che è tanto piìi forte quanto meno

il corpo è diafano, provoca un seguito di confricazioni, contusioni

(XXIV, 12), concepite proprio meccanicamente, sicché il calore generato

è come il prodotto di un martellamento interno operato dalla luce,

e perciò uguale a quello che proverrebbe da un martellamento o da

un attrito esterno.

Due cose ne vengono di conseguenza: che il calore deriva solo

indirettamente dalla luce, che è quello appunto che i tre antecessori,

e specialmente De la Chambre avevano escluso; e che il calore durerà

nel corpo quanto vi dureranno la luce e il suo martellamento, come

qualcosa venuta accanto alla luce, e non come la luce stessa che spogliata

la sua veste \Tisibile abbia assunto quest' altra, diversamente ma

pur sempre sensibile. E non v' è perciò V affermarsi dell' idea che anzi

il calore si generi in quanto la luce si trasformi: né — a pensarci

bene — poteva esserci: perché il calore è accidente, e mai il Grimaldi

avrebbe potuto convalidare una idea del genere senza sconfessare

apertamente la sostanzialità della sua luce: una sostanza, s'è già detto,

non può divenire accidente. Ed egli, irretito dalla sua stessa dialettica,

non può evaderne.

Quel travestimento che s' è detto, della luce che spogliando la

sua veste visibile assume quella calorifica si sarebbe trovato progre-

dendo decisamente nella direzione accennata da Kepler, Kircher,

De la Chambre; e non è detto che Grimaldi non ne senta l'impulso:

lo sente, anzi; e vorrebbe soddisfarlo con qualche decente compro-

messo: ad un certo punto si domanda se il calore-accidente non

potrebbe pensarsi come (( subjectabile » nella sostanza-luce e da essa

direttamente trasferibile nei corpi materiali; ma poi forse si accorge

che con questo concederebbe al calore-accidente quella trasferibilità

'da soggetto in soggetto che aveva così accanitamente negata alla luce-

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