Boll. febbraio 2010.indd - Parrocchia di Salò

parrocchiadisalo.it

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ANNO LIX - n. 2 FEBBRAIO 2010


Esercizi Spirituali Parrocchiali

22 - 26 febbraio

IL TUO VOLTO, SIGNORE, IO CERCO

(Salmo 26,8)

Come già da diversi anni la nostra Parrocchia si ferma una

settimana per pregare e riflettere, verificando con discernimento

spirituale la propria situazione. Quest’anno ci aiuteranno

i Cappuccini: il mattino in S. Bernardino, Padre Giuseppe

il pomeriggio in S. Giovanni, nella scuola E. Medi e

gli incontri pomeridiani in oratorio. Don Ovidio animerà

ancora l’incontro serale dei giovani e adulti in oratorio.

Appuntamenti quotidiani fissi:

Chiesa di S. Bernardino

ore 9.00 Canto delle Lodi e S. Messa con meditazione

Chiesa di S. Giovanni

ore 16.30: Adorazione e Confessioni

ore 18.30: Canto del Vespro e S. Messa

In oratorio

ore 16.30: incontro per le Elementari

ore 17.00: incontro per le Medie

ore 17.45: incontro per gli adolescenti

ore 20.45: incontro per i giovani e adulti

Le intenzioni del Pontefice

all’Apostolato della preghiera per il 2010

Generale: Perché la famiglia sia da tutti rispettata nella

sua identità e sia riconosciuto il suo insostituibile contributo

a favore dell’intera società.

Missionaria: Perché in quei territori di missione dove

più urgente è la lotta contro le malattie, le comunità cristiane

sappiano testimoniare la presenza di Cristo accanto

ai sofferenti.

HANNO COLLABORATO

ALLA REDAZIONE

Andreis mons. Francesco

Cavedaghi Daniela

Cobelli Renato

Ciato Giovanni

Dondio Lamberto

Gelmini don Angelo

Giacomuzzi Giancarlo

Lugli Nerina

Madureri Luisa

Manni Anna

Marelli Bruno

Monti Osvaldo

Pollini Rosa

ALLA STAMPA

Beretta Alfredo

Vezzola Maurilio Elio

Sant Nicola

Rizza Augusto (Foto)

Equipe Tipolitografia Lumini

Vita di parrocchia a cura della Redazione

Raccolta pro terremotati di Haiti

Le offerte raccolte in tutte le nostre Chiese domenica

24 gennaio 2010 hanno fruttato euro 10.000,00 che abbiamo

provveduto a versare alla Caritas San Martino

Onlus pro terremotati.

Ricavato Busta Azzurra

Comunichiamo che fino ad oggi le entrate delle Buste

Azzurre di questo Natale a favore delle opere Parrocchiali

hanno fruttato euro 5.140,00.

Rinnovo abbonamento Bollettino

€. 11,00 per i bollettini recapitati a casa

dalle zelatrici.

€. 30,00 per i bollettini spediti per posta.

€. 30,00 per ogni modulo di pubblicità e

annunci vari.

Tappe della vita

Sono tornati alla casa del Padre:

Andreoli Enna in Bolis, anni 78

Zane Angelo, anni 84

---------------------------------------------------------------------------

Nel quinto anniversario della morte di

FRANCESCO DOLFO

e della moglie

IRMA GAMBIN

i figli, i generi, la nuora e i nipoti li ricordano

con affetto insieme a quanti li hanno conosciuti.

---------------------------------------------------------------------------

10 – 2 – 1975 10 – 2 – 2010

Nel 25° anniversario della scomparsa di

FAUSTINO ZANARDELLI

i suoi cari lo ricordano con immutato affetto

a quanti lo conobbero.

NUMERI UTILI PER TELEFONARE:

Mons. Francesco Andreis (3480421999) Segreteria . tel. 521700

FAX Vicolo Campanile 2 . . . tel. 523294

Don Angelo Gelmini (3393945294) Largo D. Alighieri . tel. 43498

Mons. Paolo Zanetti Via Canottieri 2 . . . tel. 520803

Chiesa di S. Bernardino Piazza S. Bernardino . . tel. 43449

Oratorio S. Filippo Neri Largo D. Alighieri . . tel. 43646

Scuola Cattolica “E. Medi” Via S. Jago 19 . . tel. 40039

Padri Cappuccini Barbarano . . . . tel. 20447

Caritas Zonale Via Canottieri 2 . . . tel. 520843

Cinema Cristal Largo D.Alighieri . . . tel. 521555

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 2

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Parola del Parroco a cura di Mons. Francesco Andreis

I poveri li avrete sempre…

Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha

consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare

ai poveri il lieto messaggio…

Se Gesù ha usato queste parole di Isaia per la sua autopresentazione

nella sinagoga di Nazaret e per la stesura

del suo manifesto programmatico, vuol dire che

anche la Chiesa deve farsi oggi solidale con i sofferenti,

con i poveri, con gli oppressi, con i deboli, con gli affamati

e con tutte le vittime della violenza, ritornando

allo spirito originario del “fondatore”.

A ben pensarci, appare legittimo, in questo impegno

da parte mia, un protagonismo che, invece, dovrebbe

coinvolgere tutti e non solo me? È su di me che devono

appuntarsi gli occhi, o piuttosto su di Lui che ci parla,

che ci innamora, che ci tormenta, che ci redime?

Ho ricevuto soltanto io sacerdote l’unzione dello Spirito

o siamo tutti quanti noi, popolo di consacrati, a

essere spinti per questo annuncio di liberazione ai poveri,

agli oppressi, ai bisognosi? Devo proclamare solo

io questo periodo di grazia o non spetta a tutti quanti

noi proclamare, con la vita e con la parola, che il Signore

ci ha redenti e ha piantato l’albero della speranza al

centro di tutte le disperazioni del mondo?

Sì, cari fratelli, desidero mettermi in mezzo a voi e con

voi puntare gli occhi su Lui che ci ha invitato non solo a

guardare, ma anche a percorrere la strada da lui tracciata.

I poveri li avrete sempre con voi… aveva detto nella casa

del pubblicano e altrove ha detto anche: “Quello che

avete fatto a uno di questi, lo avete fatto a me! … Se date anche

solo un bicchiere d’acqua avrete in compenso cento volte

tanto in questa terra e nel Regno dei cieli… Beati i poveri

perchè erediteranno il Regno dei cieli…Venite, benedetti dal

Padre mio, perchè avevo fame, avevo sete, ero nudo… e voi

mi avete soccorso!”.

I mass-media di questi ultimi giorni dicono: In Europa

sono più di 23 milioni le persone che vivono con 10 euro

al giorno… tanti non hanno casa, mancano di lavoro, sono

anziani senza niente, bambini senza nessuno, padri e madri

separati, madri abbandonate. Eppure qualcuno percepisce

un reddito di due/tre milioni di euro al mese… Siamo

tentati di risolvere il problema andando a casa di

questi tali, prendere quello che è il di più e usarlo per i

poveri… Gesù non dice così quando si trova di fronte

5.000 persone da sfamare, ma domanda a chi ha qualcosa…

e uno mette a disposizione i suoi cinque pani e

due pesci. Ne mangiano tutti e ne avanza.

I nostri vecchi dicevano che le belle e grandi chiese

sono state costruite con i soldi dei poveri e le idee dei

ricchi. Che succede oggi?

Nelle nostre parrocchie ci sono tanti aiuti in viveri e

vestiti dati alle persone singole, in occasione del terremoto

tanti hanno condiviso la casa a modo di abitazione

sia pur provvisoria, la caritas zonale (sotto il

campanile di S. Bernardino) dona viveri, vestiti e anche

denaro in prestito, in aiuto (da 500 a 3.000 euro), la

Diocesi alle le famiglie che hanno almeno 3 figli dona

a fondo perduto col Prestito della Speranza; si pensa al

pane “salvato” nel cassonetto (ogni giorno si gettano

nel cassonetto 180 quintali di viveri!) alla sera di ogni

giornata lavorativa, anche se è del giorno prima.

Come siamo strani nelle nostre cose: vogliamo innalzarci

coi grattacieli (pensiamo agli 818 metri di quello

del Dubai con 1100 appartamenti serviti da 58 ascensori)…

e non guardiamo alla terra dove ci sono poveri a

non finire. Che fare?

Pregando come faceva S. Francesco, apriamo anche il

nostro cuore e il nostro portafogli!

O Signore, fa di me uno strumento della tua Pace:

Dove è odio, fa ch’io porti l’Amore.

Dove è offesa, ch’io porti il Perdono.

Dove è discordia, ch’io porti l’Unione.

Dove è dubbio, ch’io porti la Fede.

Dove è errore, ch’io porti la Verità.

Dove è disperazione, ch’io porti la Speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la Gioia.

Dove sono le tenebre, ch’io porti la Luce.

O Maestro, fa ch’io non cerchi tanto:

Essere consolato, quanto consolare.

Essere compreso, quanto comprendere.

Essere amato, quanto amare.

Poichè:

Si è: Dando, che si riceve;

Perdonando che si è perdonati;

Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.

In copertina: Volta del presbiterio della Chiesa della Visitazione

La santissima Trinità: il Padre creatore con il globo terrestre,

il Figlio Redentore con la croce e la colomba dello Spirito

Santo con angeli e angioletti che fanno da corona.

3 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Avvenimenti Diocesani a cura di Anna Manni da “La Voce del Popolo”

Pellegrinaggi diocesani 2010:

la Parola celebrata

e vissuta in comunione

Sono stati programmati i pellegrinaggi diocesani per il 2010,

occasione per vivere un accostamento privilegiato alla Parola

di Dio che culmina nella celebrazione eucaristica. Ci

sono le tradizionali tre proposte annuali: al Cairo, Sinai,

deserto del Neghev con Gerusalemme, l’Esodo, la prima Alleanza

e le città dei Patriarchi (dal 5 al 12 aprile); in Siria,

dove Paolo rimane folgorato dal Cristo risorto sulla via di

Damasco (dal 17 al 24 giugno); a Santiago de Compostela,

nell’Anno Santo compostelano (dal 7 al 10 settembre).

Per la prima volta si farà un pellegrinaggio di un giorno,

all’inizio della Quaresima, il 20 febbraio, al Santuario delle

Grazie a Mantova. Ci saranno inoltre altre due occasioni

di pellegrinaggio: a Roma, dal 3 al 5 maggio, per ricambiare

la visita del Papa, destinato a tutti, e l’altro, per i sacerdoti,

nell’anno sacerdotale, ad Ars, Paray le Monial e

Taizé dall’1 al 3 marzo. Infine, una proposta per famiglie

e individuali, un pellegrinaggio a Lourdes insieme con

l’Associazione “La Nostra Famiglia” dal 16 al 22 maggio.

In questa ricchezza di iniziative, ciascuno può trovare quella

o quelle che ritiene più utili al suo cammino di fede.

IV centenario di fondazione

della Visitazione

Il 6 giugno del 1610 tre giovani donne, tra cui Giovanna Francesca

di Chantal, iniziarono ad Annecy una nuova esperienza

di vita religiosa, guidate dalle Costituzioni redatte per

loro da Francesco di Sales. Nasceva la Visitazione, che in

pochi anni avrebbe conosciuto una evoluzione giuridica che

la stabiliva come ordine religioso e un’espansione imprevedibile:

alla morte di Giovanna Francesca di Chantal i monasteri

erano 87, presenti in diverse regioni d’Europa.

La diocesi di Brescia fu tra le prime, in terra italiana, ad accogliere

la Visitazione. Infatti il 20 dicembre 1712 tre monache

di Arona giunsero a Salò, dove fondarono la 148° casa

dell’ordine. La fondazione era stata voluta dagli esponenti

più in vista del Comune per offrire in loco la possibilità sia

della vita religiosa, sia di una adeguata formazione alle giovani

della Riviera e del territorio bresciano. La Visitazione

Filiali di:

di Salò fonderà a sua volta, già nel 1749, quella di Darfo.

Ma mentre quest’ultima scomparirà ai primi dell’Ottocento,

la comunità salodiana per circostanze provvidenziali potrà

continuare la sua missione. Nel 1818 il Vescovo di Brescia

promosse la fondazione di una nuova comunità visitandina

in città, che esiste ancora oggi, anche se attualmente sia la

comunità di Salò che quella di Brescia non vivono più nel

luogo in cui nacquero. Il 2010 segna dunque 400 anni di vita

dell’ordine. Celebrarlo è per le visitandine motivo di eucaristia:

memoriale e rendimento di grazie per il dono che Dio,

attraverso Francesco di Sales, ha fatto alla Chiesa intera.

Minoranze in Paesi

senza libertà religiosa

È stato presentato il documento di lavoro, i “Lineamenta”,

dell’assemblea speciale del Sinodo per il Medio Oriente, che

si terrà dal 10 al 24 ottobre di quest’anno. Il documento è

stato redatto da un Consiglio presinodale, composto da sette

patriarchi, due presidenti di conferenze episcopali e quattro

capi dicastero della Curia romana. Si tratta di un’analisi

della realtà in cui vivono i cristiani di quella regione: una

minoranza in Paesi che non capiscono, e non accettano, la libertà

religiosa, divisa al suo interno, ma che deve riscoprire

il suo ruolo di testimone di Gesù, facendosi promotrice di

dialogo con ebrei e musulmani, del rispetto dovuto ai diritti

dell’uomo e della pace. Il quadro politico e sociale che viene

tratteggiato è tutt’altro che incoraggiante. Ad aggravare ulteriormente

questo quadro, il documento evidenzia il fatto

che troppo spesso i Paesi mediorientali identificano l’Occidente

con il cristianesimo, per cui le scelte politiche degli

Stati occidentali sono addebitate alla fede cristiana. Questa

è la realtà “esterna” nella quale vivono le molteplici Chiese

della regione (solo quelle cattoliche sono sette).

Le Chiese del Medio Oriente sono attive: numerosi sono i

progetti, molti i movimenti dei giovani, molte le istituzioni

educative e caritative. A volte queste attività sono professionalmente

efficaci, ma non sempre sono una testimonianza.

I rapporti fra loro sono generalmente buoni e amichevoli,

anche se esistono alcune difficoltà di ordine pastorale. Una

delle prime questioni allora riguarda la convivenza, la collaborazione

tra cristiani: la dimensione ecumenica è fondamentale

perchè la testimonianza cristiana sia autentica e

credibile.

- Salò 1

Via Pietro da Salò - Località Rive

- Salò 2

Piazza Vittoria, 13

- Salò 3

Piazza Vittorio Emanuele, 20

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 4

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


L a

terza del mese di febbraio

è la 1ª Domenica di Quaresima,

nella quale ascolteremo

le Sacre Scritture tratte dal libro

del Deuteronomio (26,4-10); dalla

lettera di san Paolo apostolo ai

Romani (10,8-13) e dal Vangelo

secondo Luca (4,1-13). Le tre letture

sono legate da un filo sottile

eppure basilare: quello della fede

professata e vissuta, che assicura

la presenza operante del Signore

accanto ai suoi fedeli.

La Quaresima, per sua natura, è

simile al deserto che fa da sfondo

al racconto evangelico di Luca

sulle tentazioni di Gesù. Come il

deserto riduce l’uomo all’essenziale,

spogliandolo del superfluo

e delle vanità, indirizzandolo

verso alcune poche cose fondamentali

(acqua, cibo, giusta direzione,

riparo dal sole), così la

Quaresima ci vuole riportare alla

sostanza dell’esistenza cristiana.

La prima lettura è ambientata all’interno

della liturgia primaverile

delle primizie. La terra coltivata

offre i suoi primi prodotti e

l’ebreo, sacrificandoli a Dio, proclama

la sua fede nel Creatore e

Signore della storia. Il “credo”

che l’ebreo professa ruota attorno

a tre atti di fede: la vocazione dei

patriarchi, il dono della libertà,

il dono della terra promessa. In

questi temi c’è un dato decisivo:

Dio non si rivela con apparizioni

mistiche, non si affaccia in mezzo

a cieli dorati, ma si nasconde

nella polvere della terra, nelle

ore delle nostre giornate. Credere,

allora, non è mai partecipare

ad una fumosa vicenda spiritualeggiante,

non è mai un’astratta

avventura del pensiero, è invece

un viaggio all’interno della trama

spesso oscura e fragile della

nostra storia. È lì che appare il

Dio “incarnato”.

La più completa formula di fede

nella Bibbia è, quindi, il ringraziamento

per la presenza di Dio

accanto a noi, per il suo svelarsi

nel quotidiano, per il suo intatto

e “viscerale” amore per l’umanità.

La più completa risposta di

fede non è quella che si esaurisce

nel silenzio della contemplazione

orante, ma è quella che si

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

La terza del mese ... a cura di Oswald

La forza della fede…

espande nelle case e nelle strade,

nell’impegno di ogni giorno, negli

atti d’amore verso i fratelli.

Nella seconda lettura, abbiamo

un’altra professione di fede,

quella che Paolo lascia cadere

all’interno del suo capolavoro

teologico, la lettera ai Romani:

“Gesù è il Signore e Dio l’ha risuscitato

dai morti”. È questa la

fede pasquale cristiana: essa ri-

Il diavolo disse a Gesù: «Se ti prostrerai in

adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù

rispose: «Il Signore, Dio tuo, adorerai».

conosce la divinità del Cristo e

la sua risurrezione, radice della

nostra liberazione totale. Questa

fede è aperta a tutti, ai Giudei e

ai Greci e dev’essere professata

con la “bocca” e col “cuore”,

cioè con l’adesione totale della

coscienza (“cuore”) e con quella

dell’esistenza e della testimonianza

(“bocca”). Bocca e cuore,

liturgia e vita non sono separabili,

come spesso avviene in forma

ipocrita.

E passiamo al Vangelo di Luca

nel quale ascoltiamo la professione

di fiducia che il Cristo pronuncia

tre volte nei confronti del

Padre e del suo progetto di salvezza.

Gesù vince la tentazione

del pane, del protagonismo e del

successo a tutti i costi. Nel citare

tre volte la Scrittura, Gesù emette

una triplice professione di fede

in Dio Padre, certo che sarà Lui a

provvedere al suo Servo fedele.

Davanti a satana, che cerca invano

di scardinare la fiducia del

Figlio nel Padre, Gesù, ancorandosi

alla Parola di Dio, costruisce

un “credo” che ha il suo vertice

nella risposta alla seconda tentazione:

“Il Signore, Dio tuo, adorerai:

a Lui solo renderai culto”. È la

ripresa del primo comandamento,

sorgente di tutto il Decalogo

e di tutta la fede biblica: “Non

avrai altri dei di fronte a me… Non

ti prostrerai davanti a loro e non li

servirai” (Es 20,3.5.)

Il Vangelo di Luca si apre e si

chiude nel Tempio di Sion ed ha

il suo cuore in quel lungo itinerario

di Gesù verso il suo destino.

Ebbene, è proprio a Gerusalemme,

vertice della vita del

Cristo, che ha il suo culmine anche

la tentazione e la professione

di fiducia di Gesù. Là, infatti, si

compie la suprema prova della

messianicità: Gesù, se accettasse

questa tentazione, rinuncerebbe

alla sua perfetta fiducia nel Padre

e noi perderemmo la fede in

un vero Salvatore. Ma Gesù, sul

pinnacolo del Tempio, dichiara

il suo “sì” definitivo al Padre,

diventando, anche per il fedele,

l’emblema luminoso della fede

biblica, cioè dell’adesione piena

e totale a Dio ed al suo piano di

salvezza.

La Quaresima viene inaugurata,

allora, all’insegna della fede, fondamento

dell’esistenza cristiana.

I quaranta giorni che stanno di

fronte a noi sono un appello a

riscoprire la purezza della fede

liberandola da tutti gli accomodamenti,

le ignoranze, le superstizioni.

L’arma migliore contro le tentazioni

è quella usata da Gesù: la

Parola di Dio, la Bibbia. La tentazione

allora si tramuta per noi in

occasione ed opportunità. Ogni

tentazione superata ci fa fare un

salto di qualità; produce un’intima

gioia e questa, a sua volta,

diventa il nostro migliore alleato

nello sforzo di sottrarci alle forze

del male.

5 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Caritas e Vita Missionaria

Racconto di un viaggio Missionario

Il mese di novembre abbiamo dato notizia della

partenza di Rosa, Fulvia, Lucia e don Giovanni

Magoni per la missione di San Geraldo nel Parà

del Brasile. Oggi con gioia vogliamo raccontarvi le

meraviglie che il Signore compie.

E’ proprio vero, una comunità diventa più viva e

vera ogni volta che i suoi orizzonti si allargano sul

mondo e dentro il “suo mondo”. Allora la sensibilità

per le missioni fa bene ai cristiani, perché battezzati,

e a noi persone consacrate perché ci spinge a trovare

vera forza e fiducia nella parola di Dio che cerchiamo

di vivere in noi ogni giorno.

Ed è entusiasmante e meraviglioso ritornare ogni

tanto a prendere una boccata di “ossigeno” là dove

abbiamo condiviso per un periodo della nostra vita,

dolori e angosce, gioie e speranze e dove abbiamo

imparato tante cose; ritornare e vedere queste nostre

sorelle e fratelli che pieni di buona volontà continuano,

nella loro semplicità, il cammino pastorale intrapreso

insieme: preparazione ai Sacramenti, catechesi,

Liturgia, famiglia, giovani, anziani, gruppo di

preghiera… e oggi la novità del presepio che stupisce

ancora piccoli e grandi e ogni “bairro” lo ha preparato

in anticipo perché lo vedessimo!

E tutto questo, per grazia di Dio, nonostante il sempre

maggior numero di antenne, di telenovelas, di confusione

religiosa; ad ogni chiesa cattolica si aggiunge

subito una protestante, si diffondono sempre più le

sette, forte ostacolo all’Evangelizzazione.

Da circa un anno, due padri della congregazione di

San Francesco di Sales, padre Ladir brasiliano e padre

Francesco indiano, sono alla guida della parrocchia

di San Geraldo e subito (essendo in due) hanno

messo al centro la Santa Messa dedicando grande attenzione

alla preparazione (insieme al gruppo liturgico)

della Messa domenicale rendendola più viva e

creativa. E proprio qui, nella casa di Dio e dei cristiani,

la gratitudine e l’accoglienza da parte dei padri

e di tutta la comunità è stata commovente, non ci fu

per noi un solo abbraccio simbolico ma, tutti affettuosamente

uno ad uno… ed erano tantissimi!

Le sante Messe feriali, come l’adorazione Eucaristica

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per le vocazioni tutti i primi giovedì del mese, sono

preparate e seguite dalle nostre consorelle, Dalva e

Regina e da qui parte il loro inserimento nelle varie

attività pastorali parrocchiali. Loro stesse si sono

espresse così: “Noi sentiamo molto l’impegno di essere in

mezzo ai fratelli come testimoni delle figlie di Sant’Angela

nella maniera che Lei stessa ci ha insegnato nella regola.

Per questo noi preghiamo sempre insieme, tutti i giorni

partecipiamo alla Santa Messa, facciamo i ritiri spirituali

insieme ai padri, recitiamo le Lodi e i Vespri sempre insieme.

Abbiamo il padre Ladir, nostro parroco, come nostro

direttore spirituale che ci accompagna nel nostro cammino.

Ringraziamo Dio per tutto questo. Il 31 gennaio 2010,

nella nostra parrocchia di San Geraldo abbiamo fatto la

consacrazione per sempre con la presenza del nostro Vescovo

Dominique e di tutta la Chiesa”.

Con le offerte ricevute abbiamo avuto la possibilità

di continuare il progetto per il 2010 della scuola di

sostegno con le quattro insegnanti, per circa 80 bambini.

Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno

contribuito al progetto.

Inoltre per l’iniziativa della bancarella missionaria,

pur essendo i tempi difficili, ha visto ancora una volta

la sensibilità dei parrocchiani verso coloro che hanno

poco o niente, con la generosità del loro grande cuore.

Per questo il gruppo missionario ringrazia.

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Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 6

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Di sé, scolaro delle elementari,

scrive: “Il maestro castigava

spesso il ragazzino tanto sveglio

e così malavvezzo, mandandolo

fuori scuola: e qui ebbero occasione

e principio gli sviluppi di quella inclinazione

perversa che lo afflisse per

lunghi anni. Quel genere di castighi

fece di uno sventato, un cattivo. Cominciò

a frequentare altri castigati

come lui, ma più corrotti, ne prese la

scienza e le abitudini viziose. Tuttavia

il suo amore alla Chiesa ed alle

funzioni, coll’abito di chierichetto,

cresceva ogni giorno e diceva spesso

di volersi fare prete, al che i compagni

rispondevano: se tu fai il prete,

tu……. Strana miscela”.

Adolfo Barberis nasce il 1° giugno 1884

a Torino, in un quartiere periferico

di immigrati dalla provincia. Famiglia

difficile, la sua, come la sua vita:

il padre violento e bevitore, la madre

resa indifferente a tutto, la casa

una vecchia soffitta maleodorante e

disadorna. Il piccolo Adolfo cresce

senza regole, indisciplinato: soltanto

la nonna Maria riesce a dargli i primi

elementi di educazione cristiana.

Così, pur andando in chiesa da solo,

a 6 anni serve messa e a 7 fa la prima

comunione. Frequenta le elementari,

ma la condotta è del tutto insufficiente

e non viene ammesso agli esami.

Vuole entrare in seminario: crede

fortemente che solo lì può controllare

la sua indole ribelle. E’ faticoso,

il cammino verso la santità di Adolfo

disseminato di cadute, di sensi di colpa,

di incomprensioni, di cattiverie,

di grandezze. Adolescente, si propone

di “non scherzare con donne”,

tormentato dalla paura del peccato,

di cadere “negli antichi vizi”: ma la

forte ricerca di perfezione spirituale è

già il suo incanto. A Torino frequenta

i 5 anni di teologia in seminario, in

modo frammentario, perché deve lavorare

per pagare la retta che la famiglia

non paga. Scrive: “ciò mi impedì

la formazione e limitò lo studio, disordinato

e superficiale, più enciclopedico

che profondo”.

Umile sempre, Adolfo: accanto a questo

studio, impara anche fondamenti

di medicina, di storia dell’arte, di

architettura, di musica. E’ il lato più

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Santo del mese a cura di Luisa Madureri

Beato Adolfo Barberis

“Sono stata accanto ad un Santo”

affascinante di Adolfo: curioso, modesto,

intelligente, gaio, vivace, buono.

La sua religiosità è profonda: digiuna

spesso, esige molto da sé, compie

penitenze continue, ma non assume

mai l’aria del sofferente, del penitente,

anzi è sempre allegro, spiritoso,

affabile con tutti, generoso. Diventa

sacerdote nel 1907, a soli 23 anni,

il 29 giugno. Il 30 giugno celebra la

prima messa nella chiesa di San Carlo:

“Dopo la celebrazione della prima

messa – scrive – mi invase il cuore

una tale gioia che, non potendo essere

trattenuta in petto, scoppiò in un

pianto dirotto. Chi, lucido in mente,

avrebbe potuto prevedere che Iddio

riservasse un sì grande godimento

del non essere così miserabili?”. Don

Adolfo è un uomo dalle mille iniziative;

ha infiniti incarichi, è un provetto

musicista, è un predicatore meraviglioso,

che incanta centinaio di fedeli

che accorrono alle sue prediche, ma è

soprattutto un autentico sacerdote.

È umile, mai si vanta delle mille fortunate

iniziative, recita sempre Il

Rosario ed il breviario, si dedica in

lunghe veglie notturne all’adorazione

eucaristica e sempre pronto ad

ascoltare ed aiutare tutti. Nel 1912

si laurea in teologia e fonda con altri

sacerdoti l’Opera diocesana pellegrinaggi

TI.TO.LO, Trasporto Inferi Torino.-

Lourdes, raccogliendo molto

denaro nell’ambiente borghese di Torino.

Quando scoppia la prima guer-

ra mondiale, si prodiga senza sosta

per alleviare le sofferenze di profughi

e di feriti ed apre i vari seminari per

ospitare caserme ed ospedali militari.

Tra il 1921 ed il 1922 la svolta della

sua vita. La sua personale via alla

santità: don Adolfo, con l’appoggio

del Cardinale Richeliuy, pensa ad

una istituzione per la tutela e l’educazione

delle ragazze madri licenziate e

senza protezione e nel 1921 fonda le

basi della Corporazione del Famulato

Cristiano – scrive: “La Madonna non

solo si è fatta serva, ma servendo, ha

santificato la casa servita – Scopo del

Famulato è la moralizzazione del servizio

come professione moralmente

sicura, professionalmente pregiata,

tecnicamente buona. Una società di

figlie cristiane che si dedicano al servizio

delle famiglie e degli infermi”

– Non tutto è semplice: nascono difficoltà

amministrative (“Ho idiosincrasia

per gli aspetti economici”, scrive

don Adolfo), gelosie, incomprensioni,

ma alla fine le Sorelle del Famulato

sono aggregate, come Terz’Ordine,

ai Minori.

Don Adolfo continua a predicare in

tutta Italia ed ovunque ha grande successo

e seguito. Si occupa anche della

Sindone, cui dedica studi ed articoli:

“La Sindone – scrive – è il documento

più prezioso della Passione: anzi, è il

monumento più impressionante”.

Nel 1953 il Vescovo di Ivrea erige

la nuova Congregazione di diritto

diocesano col titolo di Pie Sorelle del

Famulato Cristiano, con l’obiettivo di

onorare e santificare il lavoro delle

addette al lavoro domestico.

Il 24 settembre 1967, don Adolfo Barberis

muore, a 83 anni nella sua piccola

stanza, povera come la cella di

un monaco: “Sono stato accanto ad

un santo – testimonia una suora – ed

ho assistito alla sua morte attesa, desiderata,

invocata, amata, pur nelle

più acute sofferenze, di una persona

vissuta santamente”. Nell’ultimo testamento

spirituale alle suore scrive:

“Fui per voi un padre dai mille desideri

e dalle cento inettitudini”.

Oggi le Famule si dedicano soprattutto

alle immigrate extracomunitarie

ed alla pastorale matrimoniale e

familiare.

7 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Sul Corriere della Sera di qualche

settimana fa, in prima pagina,

svettava l’articolo: “CHE

TRISTEZZA QUEGLI OUTLET”. Mi

sono ricordata, allora, del mio primo

articolo scritto per IL DUOMO

(9/11/2007), dove facevo la parodia

di come le famiglie oggigiorno santifichino

la festa, appunto trascorrendola

nei IPERMERCATI.

Il fenomeno si è ancora più evidenziato

con l’arrivo degli outlet, “paesi finti

come borghi medievali posticci, con le

mura, le porte, le fontane e le botteghe,

dove portare il cane a passeggio,

i bambini a giocare, e la moglie…”

scrive il Corriere, evidenziando il lato

negativo della mercificazione dei valori,

il degrado dei rapporti umani,

che un tempo, proprio nel borgo tro-

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Oratorio vita quotidiana a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri

Ritorno al centro

vava come luogo d’incontro la piazza,

e le chiacchiere diventavano momenti

di scambio di una relazione cercata e

voluta.

Mi viene allora la considerazione che

forse questi luoghi d’oggi, considerati

solo come venale passatempo di chi

non ha altro di meglio e spera negli

sconti, nel trovare tutto nell’ipocrisia

del tutto offerto, siano un’affannosa,

ansiosa ricerca della nostalgica perduta

piazza, rimpianto di incontri veri,

di sorrisi scambiati da portone a portone

nelle viuzze dei paesi, dove il baratto

non era solo il valore della cosa

in sé, ma condivisione di un‘amicizia,

che regala qualcosa dal di dentro e

che oggi è assai raro trovare.

Ritornare al centro della piazza significa

tornare alle nostre origini, ripren-

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dere il significato delle cose autentiche

che stavano all’interno del paese,

come appunto la piazza, la chiesa,

l’oratorio, il cinema, il teatro e ricreare

quella comunità cui Don Angelo fa

spesso riferimento: comunità che non

è solo lo stare insieme con chi ha un

vuoto da riempire ( quello si può fingere

che esista e che si compia in questi

centri commerciali) ma il richiamo

che deve smuovere l’apatia del benessere,

per far posto ai sentimenti autentici

di un cuore che vuole parlare,

comunicare al prossimo la propria solitudine,

la ricerca di un pieno fatto di

trasporto, di sincerità e di quei valori

che si trovano all’interno dell’uomo

vero, creato e plasmato per ESSERE e

non per avere.

Daniela Cavedaghi

Una presenza in mezzo a noi

Domenica 24 gennaio, ore 8.30:

giornata alquanto fredda e teoricamente

normale… Un pullman

carico di ragazzi incappottati, di Salò e

Roè, carichi di sacchetti ricolmi di alimenti,

partiva per una nuova esperienza

verso Cremona.

I nostri amici frati francescani, felicemente

accolti nelle nostre case durante

la Missione Giovani, ci hanno calorosamente

invitati a trascorrere una giornata

in mezzo a loro. Ad attenderci c’erano

frate Massimo, frate Nicola e frate

Raffaele che subito ci hanno mostrato

la loro casa: dal cortile alla vigna, dalla

sala da pranzo alla cappella ed infine, ci

hanno condotto alla chiesa dove abbiamo

partecipato alla S. Messa presieduta

da frate Massimo.

Allietati da un canto abbiamo gioiosa-

mente pranzato tutti insieme e, dopo un

piccolo break, ci siamo riuniti per giocare

con i frati. Divisi in due grandi squadre

ci siamo divertiti con un “indovina

chi” particolare: ogni personaggio indovinato

ci permetteva di porre ai frati

delle domande sulla loro quotidianità e

sulle difficoltà incontrate nell’adattarsi

alla vita consacrata. I frati ci hanno mostrato

orgogliosi un bellissimo presepio

allestito con i giovani del liceo artistico

di Cremona.

Con rammarico verso le ore 16.30 abbiamo

dovuto salutarci per ritornare alle

nostre case arricchiti di questa nuova

esperienza. La cosa che ci ha colpito

di più è che i frati vivono il loro essere

frati in semplicità, lavorando nell’orto,

organizzando la mensa per i poveri, facendo

il vino e riparando da soli i guasti

domiciliari. Abbiamo colto che sono

veramente uomini innamorati di Dio e,

grazie a loro, abbiamo riconosciuto la

presenza di Cristo vivo in mezzo a noi.

Di questo siamo grate!

Maddy e Chiara

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Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 8

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Oratorio vita quotidiana a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri

Esperienza invernale dell’Oratorio

Anche quest’anno l’Oratorio ha offerto ai giovani

e agli adolescenti l’opportunità di rinnovare

l’esperienza invernale a Ponte di Legno dal 26

al 30 dicembre 2009.

Abbiamo scelto di condividere questa vacanza con i

ragazzi degli Oratori di Toscolano Maderno, Roè Volciano

e Preseglie per imparare a fare comunità non

solo con i nostri amici, ma anche con chi non conosciamo.

Accanto ai numerosi momenti di divertimento e svago

sugli impianti sciistici del Tonale, sulle piste di

pattinaggio, per le vie del centro del paese e durante

le serate di animazione organizzate dalle varie Parrocchie,

abbiamo riservato degli spazi della nostra

giornata per la riflessione e la preghiera.

Quest’anno la vacanza era incentrata sul tema della

sacralità e inviolabilità della vita umana fin dal suo

primo inizio. Abbiamo approfondito questo argomento

con l’aiuto di Andrea Mondinelli, presidente

del Movimento per la Vita di Garda e Valsabbia, che

ci ha presentato gli aspetti culturali e legislativi dell’aborto,

dalla sua introduzione per opera dei regimi

totalitari del ‘900, fino all’attuale legge 194/78 vigente

in Italia.

È stata l’occasione per conoscere da vicino l’attività

dei Centri di Aiuto alla Vita operanti nel nostro territorio,

che aiutano concretamente numerose donne a

Vacanza per famiglie a Zoanno di Ponte di Legno

Bella, bella, bella! Non esiste altro modo che ripetere

per tre volte l’aggettivo, per descrivere l’esperienza

invernale delle famiglie organizzata dall’oratorio di

Salò a Ponte di Legno dal 31 dicembre al 3 gennaio. Una

vacanza bella e completa.

Ritrovarsi fra famiglie diverse per composizione ed età è

stato essenziale, costruttivo e anche divertente; siamo diventati

amici ed abbiamo rafforzato amicizie pre-esistenti

nella scoperta di un’uguaglianza che si è fatta fratellanza.

La casa Pavoniana che ci ha ospitato era accogliente e ben

organizzata, ogni giorno è volato via sotto la sapiente guida

del curato don Angelo, sempre disponibile e pronto, ed

allo stesso tempo esauriente e capace di portare il discorso

sui temi difficili, ma importanti ed interessanti, del sapere

educare in modo cristiano. È stato utile sentirci confermati

nelle nostre scelte di amore e rigore nei confronti dei figli,

definite con esattezza “fermezza educativa”.

Fondamentale anche il supporto degli “angeli”, che durante

gli incontri degli adulti hanno saputo intrattenere i più piccoli

con grande abilità e delle organizzatrici dei giochi per

tutti, instancabili e creative.

Indovinata è stata anche la scelta dell’ambiente nel quale

collocare questi giorni insieme: Zoanno è vicino al centro

di Ponte di Legno, ma allo stesso tempo sufficientemente

discosta per garantire pace, sicurezza e tranquillità alle fa-

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

superare le difficoltà materiali e spirituali che le spingono

a voler abortire, mostrando loro la bellezza della

vita che è dono di Cristo. Alla fine abbiamo pregato

insieme con le parole di Giovanni Paolo II che concludono

l’«Evangelium vitae», per affidare a Maria,

“aurora del mondo nuovo”, la causa della vita.

Davvero memorabile è stata anche la testimonianza

del Dr. Massimo Gandolfini che ci ha illustrato dal

punto di vista medico-scientifico l’origine della vita,

che inizia nel momento della fecondazione e continua

attraverso le varie tappe dello sviluppo embriologico

fetale fino alla nascita.

La semplicità, la chiarezza e la precisione del suo contributo,

accanto al lavoro di condivisione che è nato

dalla sua testimonianza, hanno fornito ad ognuno di

noi validi elementi per giudicare autonomamente,

senza riserve e senza menzogne, questa tematica così

delicata. Solo il giudizio rende “esperienza” una cosa

che si fa, non il riverbero sentimentale che suscitano

le cose che, fugace, svanisce senza lasciare traccia,

senza cioè incidere sulla nostra vita.

Ecco perché questa “esperienza” invernale ci ha aiutato

a vincere la confusione che nasce dal relativismo

dilagante nella società e che spesso abita in noi, e ci

ha insegnato un metodo certo per vivere più intensamente

e in prima persona la realtà che ci circonda.

Mario

miglie ospiti. Abbiamo potuto serenamente divertirci sulle

piste, godendo delle splendide giornate e degli spazi di

tempo libero. Sentite e partecipate sono state anche le celebrazioni

delle Messe, collocate quasi come ciliegine sulla

torta, di intense e produttive attività comunitarie.

Grazie a don Angelo per questa proposta, che ci auguriamo

si possa ripetere.

9 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Oratorio vita quotidiana a cura dell’Oratorio S. Filippo Neri

Diversità: un incontro di crescita

Ognuno di noi/ ha la sua strada da

fare/ prendi un respiro ma poi/

tu non smettere di camminare”.

Ognuno di noi, come dice questa

canzone, ha la sua strada da fare.

Ognuno ha il suo compito, ognuno

la sua meta e ognuno dovrebbe cercare

di vivere in pienezza ogni attimo

del suo cammino.

Lo zaino è pronto. Dentro ci sono poche

cose, ma sono importanti, sono

quelle necessarie per la vita: la pazienza,

la tolleranza, il sorriso e........

si parte! È il cammino della vita. La

nostra vita, che a volte è imprevedibile,

che mai ti avverte, ma bella

proprio perchè.... VITA. È l’ultimo

pezzo di strada. La salita è faticosa,

ma quando il respiro si fa pesante,

dopo l’ultima curva noi guardiamo

il paesaggio che si apre davanti agli

occhi, ed è la cosa più bella da ammirare:

un immenso prato, con l’erba

sottile che, leggera, si muove al soffio

delicato della brezza e fiori, tanti

fiori. Alcuni con le foglie larghe,

altri con lo stelo lungo, certi con i

petali aperti, altri ancora che devono

sbocciare. Quelli dal profumo intenso

e altri di una delicatezza che sembrano

spezzarsi. Questa è la realtà,

La destinazione era S. Martino

(Degagna). La partenza

era prevista per le ore 15,15

alla fermata dei pullman ai Tormini.

Giunti a Vobarno abbiamo

iniziato il cammino, durato circa

1 ora e mezza; per arrivare fino all’asilo

di San Martino dove ci siamo

sistemati, e dopo esserci riposati

un po’, abbiamo cominciato

le nostre attività: innanzi tutto un

breve consiglio della legge, momento

in cui il reparto si riunisce

per affrontare problemi o prendere

decisioni, per discutere sulle

questioni riguardanti i piedi teneri

(i ragazzi del primo anno) che

chiedevano di ricevere la promessa:

nella quale ognuno promette

di impegnarsi con l’aiuto di Dio

per il bene proprio e degli altri.

questo è il mondo che immagino. La

normalità nella diversità.

Tutti siamo diversi come i fiori dei

nostri prati. Tutti abbiamo abilità

che ci distinguono, cose che sappiamo

fare e nelle quali eccelliamo, ma

ci riconosciamo anche tutti uguali.

Uguali nell’aver paura del diverso:

paura di una cosa che non conosciamo.

Ma è attraverso la conoscenza

che noi potremmo sconfiggere le

paure. È questa la grande provocazione

della vita. Dobbiamo fidarci ed

affidarci per poter superare i nostri

limiti. Potremo così volare tanto in

alto, dove non avremmo mai potuto

immaginare. Ma la nostra realtà è di

“esseri omologati” perchè nell’eguaglianza

non ci si senta fuori dal coro.

Ma la vita stessa ci pone di fronte

alla sua diversità, alla nostra diversità.

Per chi la vive, questa realtà non

è semplice, ma è la sua realtà e va accettata,

perchè la vita prima di tutto

è: ”il valore”.

E noi.... e gli altri? Noi dovremmo

imparare ad accostarci all’altro, con

rispetto. Voglio sperare che la grande

ricchezza del nostro tempo sia

mettere insieme queste diverse abilità

e uniti poter costruire un mondo

Uscita 23 e 24 gennaio 2010

Più tardi ci siamo divisi per seguire

tre diversi cantieri: topografia,

segnalazione e codici segreti, per

migliorare le nostre capacità e le

nostre competenze in preparazione

all’uscita del giorno dopo.

Dopo una modesta cenetta preparata

appositamente dal clan,

e i servizi, ci siamo animati con

un bivacco allegro e movimentato.

A tarda notte ci siamo spostati

su una collinetta e nel buio, un

poco assopiti, abbiamo assistito

alle promesse dei nuovi arrivati

che hanno dato anche ai più

vecchi l’opportunità di ricordare

il loro momento. Essendo ormai

tardi e la giornata ormai finita da

un pezzo siamo ritornati al caldo

per appisolarci e riposarci; anche

se per poco, in quanto la mattina

migliore. Ma quanto siamo veramente

capaci di guardare l’altro? Sappiamo

prenderlo per come è, cercando

di porre l’attenzione sulle cose che è

capace di fare e non sulle sue difficoltà?

Il mondo purtroppo va in fretta, troppo

in fretta perchè noi riusciamo a coglierne

le diverse colorazioni. Ma il

diverso c’è, è lì e bussa alla porta del

tuo cuore e ti dice che anche questa

è vita, la sua vita. Sicuramente faticosa,

perchè faticosa nelle relazioni,

faticosa nella scuola, faticosa perchè

il diverso è “carino” quando non capita

a me, ma chi sa cogliere e andare

oltre, legge che è anche conquista...

è non dare nulla per scontato... è

fermarsi un attimo e cogliere quei

momenti di lentezza, per guardare

il mondo davvero ed è fare i conti

con le nostre paure perchè per vivere

una diversità ci vuole coraggio.

Io credo che dalla vita ciascuno di

noi possa decidere cosa cogliere.

Certo le fatiche ci sono ed è necessario

affrontarle, ma... lasciamoci toccare

dall’armonia: armonia che non

è dell’uomo, ma che è nella natura

voluta da Dio.

Stefania Pozza Cocca

seguente alle 8,00 eravamo già

svegli per affrontare una nuova

giornata, nonchè la conclusione

di questa uscita, iniziando da una

colazione e col preparare già lo

zaino per il ritorno. Alle 10,00 è

iniziata la Messa alla chiesetta del

paesino; in seguito con una particolare

attività abbiamo messo in

pratica gli insegnamenti del giorno

precedente.

Subito dopo un leggero pranzetto

e una veloce pulizia alla casa

abbiamo iniziato il viaggio di ritorno,

ritrovando come previsto i

genitori ad aspettarci ai Tormini.

Eravamo tutti pronti a tornare a

casa per un buon riposo, anche

se un po’ dispiaciuti per la fine di

questa esperienza.

Sara Tonoli

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 10

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Si afferma che la devozione popolare

verso i santi, tesa ad esprimere

l’amore dei fedeli e la loro

gratitudine verso Dio per i doni di

Grazia di questi esemplari discepoli

di Cristo tende spesso a sminuire le

loro doti naturali per mettere meglio

in risalto gli effetti dell’intervento divino

nella loro vita. E’ il caso del santo

Curato d’Ars del quale numerosissime

opere divulgative presentano

connotati di limitata intelligenza,

seppur con l’intenzione lodevole

di esaltarne la santità.

Ho visitato, qualche anno fa, la

canonica di Jean-Marie Vianney,

rimanendo commosso davanti

alla semplicità e alla povertà

della casa. Mi sono soffermato,

in quell’occasione, a guardare la

biblioteca del santo, formata da

252 volumi. Sono rimasto stupito

di trovarmi di fronte a un parroco

francese dell’inizio del ‘800 considerato

“indotto”, eppur dotato

di una biblioteca personale considerevole

per quei tempi. Mi ricordo

di aver annotato una serie

di titoli, con riserva di approfondire

l’argomento. Pur non essendo

un esperto in materia, debbo

riconoscere che l’insieme di quei

volumi appare assai interessante,

anche perché il loro proprietario non

ha mai pubblicato e neppure scritto

i suoi catechismi. Li conosciamo, infatti,

soltanto attraverso gli appunti

dei suoi devoti discepoli. La biblioteca

rappresenta quindi l’unico mezzo

per conoscere la personalità del santo

Curato, che si presentava volentieri

come ignorante, mentre era, compatibilmente

coi tempi e con le sue possibilità,

un amante dello studio.

Abbiamo già ricordato che, nato a

Dardilly, vicino a Lione, l’8 maggio

1786, Jean-Marie da giovane aveva

lavorato nei campi e pascolato animali.

Non aveva avuto, quindi, la

possibilità di frequentare corsi scolastici

regolari. Ricevette la prima

comunione nel corso di una messa

clandestina a Éculley, nel 1799. Siamo

nel 1803, a 17 anni, riuscì a frequen-

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Vita di Parrocchia a cura della Redazione

In occasione dell’Anno Sacerdotale

Scopriamo Giovanni Maria Vianney attraverso i suoi libri

tare la scuola elementare. Quando

nel 1806, fu presentato al seminario

di Lione, fece l’esperienza amara di

cozzare contro un muro di ignoranza

apparentemente insuperabile. Nel

seminario l’insegnamento era svolto

esclusivamente attraverso corsi in

latino, del tutto inaccessibili al giovane

contadino. I suoi professori lo

considerarono “debolissimo” e gli

prospettarono l’eventualità di un

ritorno a casa. Solo l’intervento del

canonico regolare don Charles Balley

salvò Jean-Marie dal licenziamento.

Egli ne fece un suo discepolo fedele,

anche nelle pratiche più austere.

Nell’impossibilità di insegnargli la

teologia in latino, don Charles decise

di procedere col francese. Facendosi

personalmente garante dell’allievo,

egli riuscì a far includere il Santo negli

Ordinati del 13 agosto 1815.

Alla morte del maestro il Curato ne

aveva ereditato parte dei libri (una

ottantina), che portò con sé ad Ars,

dove fu nominato parroco l’11 febbraio

1818. La biblioteca di Ars contiene

ben 151 libri anteriori all’anno

1818. Ciò significa che il buon Curato

ne aveva acquistati una ottantina per

proprio conto. La biblioteca si arricchirà

successivamente di altri 103

titoli, pubblicati entro la data della

morte del Santo: al ritmo di sei libri

all’anno. Il Curato non ha più lasciato

Ars. Ciò significa che gli ultimi acquisti,

di carattere religioso, sono stati

il frutto di scelte oculate personali,

non invece di una raccolta casuale. Il

catalogo della biblioteca evidenzia

l’interesse del Santo per tutte le problematiche

della Chiesa: vite di santi,

attività missionaria, libri di teologia

e morale. Gli studiosi (vedi Bernard

Ardura) affermano che ben 192 libri

recano “scritture, pagine piegate

o tagliate, ex-libris, addirittura

piccoli avanzi di cibo tra le pagine

(il Santo leggeva durante

i pasti), e che, di conseguenza,

sono testi sicuramente letti dal

Vianney”.

Leggendo poi i suoi sermoni,

riportati dai discepoli, ci si accorge

che il predicatore, dalla

memoria poco sicura, trascriveva

citazioni spesso lette e poi interiorizzate

nella contemplazione,

restituendole in una forma

approssimativa ma convincente.

C’è una luminosa testimonianza

dell’amore di Jean-Marie per

i libri e per lo studio. Il grande

predicatore Jean-Baptiste-Henri

Lacordaire, restauratore dell’ordine

dei predicatori in Francia,

dopo un pellegrinaggio ad Ars il 4

maggio 1845, esprimeva così i suoi

sentimenti intimi, dopo aver sentito

predicare il santo Curato: “Vorrei predicare

come lui”.

Giovanni Maria Vianney non è certo

diventato uno studioso in grado di

scrivere libri o di tenere corsi universitari;

tuttavia la sua biblioteca

testimonia come egli non abbia mai

cessato di formarsi intellettualmente

e spiritualmente tramite lo studio:

come, del resto, aveva appreso dal

canonico Balley. Si può dire che la

sua evoluzione spirituale, da un iniziale

rigorismo alla fiducia nell’amore

misericordioso del Salvatore, è

sicuramente frutto dell’azione dello

Spirito Santo, anche attraversole sue

letture.

Renato Cobelli

11 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Pellegrinaggi e varie a cura della Redazione

1° giorno: Italia – Damasco. Ritrovo all’aeroporto e partenza

per Damasco via Istambul. All’arrivo, trasferimento

in albergo: cena e pernottamento.

2° giorno: Damasco – Maaloula – Krack dei Cavalieri

– Latakya. Colazione. Partenza per Maaloula, pittoresco

villaggio annidato tra le rupi dove si parla ancora l’Aramaico

e visita al Convento dei Santi Sergio e Bacco. Proseguimento

per il Krack dei Cavalieri. Pranzo in ristorante.

Visita della fortezza crociata e continuazione per Latakya.

Sistemazione in albergo: cena e pernottamento.

3° giorno: Latakya – Ugarit – Apamea – Ebla – Aleppo.

Colazione. Pranzo in ristorante lungo il percorso. Giornata

dedicata alla visita degli importanti siti archeologici

di Ugarit, città risalente al terzo millennio a.C.; di Apamea,

che rappresenta un esempio di arte ellenistica-romana

meglio conservato in Medio Oriente; di Ebla, nella

cui biblioteca reale furono recuperate oltre quindicimila

tavolette incise con i caratteri cuneiformi sumeri. Arrivo

in serata ad Aleppo. Sistemazione in albergo: cena e pernottamento.

4° giorno: Aleppo – San Simeone. Mezza pensione in

albergo. Mattina dedicata alla visita di Aleppo; museo

archeologico, la Cittadella e la Grande Moschea. Pranzo

in ristorante. Nel pomeriggio escursione a San Simeone,

dove rimangono resti del complesso basilicale dedicato al

Santo Stilita.

5° giorno: Aleppo – Rasafa – Palmira. Colazione. Partenza

verso la grande diga di Assad sull’Eufrate e continuazione

per Rakka. Pranzo in ristorante. Proseguimento

per Rasafa, anticamente chiamata Sergiopoli. È la più interessante

città morta del deserto, dopo Palmira: qui fu

martirizzato San Sergio. Arrivo a Palmira in serata. Sistemazione

in albergo: cena e pernottamento.

6° giorno: Palmira – Damasco. Colazione. Giornata dedicata

alla visita di Palmira, la regina del deserto e dei suoi

tesori: tempio di Bel, arco di trionfo, teatro, cardo massimo,

necropoli. Pranzo in ristorante. Al termine partenza

per Damasco con arrivo in serata. Sistemazione in alber-

Pellegrinaggio

a LOURDES

Il pellegrinaggio a Lourdes dal 21 al

23 aprile 2010 sarà effettuato in aereo,

con partenza dall’aeroporto di Orio

al Serio (Bergamo).

Mentre il viaggio in pullman non sarà

effettuato per mancanza di iscrizioni.

Siria, sulla via di Damasco

dal 17 al 24 giugno (8 giorni - 7 notti)

go: cena e pernottamento.

7° giorno: Escursione Bosra. Mezza pensione in albergo.

Inizio della visita della città con il museo archeologico,

la Grande Moschea degli Omayyadi e il Gran Bazaar.

Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio partenza per Bosra

antica città nabatea. Visita dell’imponente teatro romano.

Rientro a Damasco nel tardo pomeriggio.

8° giorno: Damasco – Italia. Colazione. Visita dei luoghi

della conversione di Paolo: la Via Recta, la chiesa di

Anania, la Porta di San Paolo. Pranzo in ristorante. Nel

pomeriggio trasferimento all’aeroporto per il rientro, via

Istambul.

Quota di partecipazione: euro 1.490,00

Quota di iscrizione al viaggio: euro 30,00

Supplemento camera singola: euro 260,00

Iscrizioni presso la segreteria della Parrocchia di Salò.

La quota comprende: Passaggio aereo in classe turistica

Italia/Istambul/Damasco/Istambul/Italia con voli di linea

– Tasse aeroportuali (tasse di imbarco/tasse di sicurezza/tasse

comunali/adeguamento carburante) euro 150,00

– Trasferimenti da/per l’aeroporto di Damasco in pullman.

Alloggio in alberghi di 5 stelle (4 stelle ad Aleppo) con sistemazione

in camere a due letti con bagno o doccia. Vitto

dalla cena del 1° giorno al pranzo dell’8° giorno. Spese per

l’ottenimento del visto consolare. Tasse in uscita via aerea

dalla Siria. Visite, escursioni, con guida parlante italiano

per tutto il tour in pullman. Ingressi come da programma.

Assistenza sanitaria, assicurazione bagaglio e annullamento

viaggio Europ Assistance.

N.B. È necessario il passaporto individuale valido almeno

sei mesi oltre la data di rientro. Entro un mese prima della

partenza devono pervenirci i dati anagrafici e gli estremi

del passaporto (numero, luogo e data di rilascio, eventuale

rinnovo o scadenza). Sul passaporto non devono risultare

timbri d’ingresso e/o di uscita in Israele e/o qualsiasi dogana

Israele/Giordania/Egitto.

Pellegrinaggio a TORINO

Come ogni anno, verrà effettuato un pellegrinaggio riservato

ai partecipanti dei Centri di Ascolto per la verifica,

alle zelatrici e collaboratori della parrocchia, come

ringraziamento per l’operato che con tanto zelo dedicano

alle varie attività della parrocchia.

Mercoledì 19 maggio 2010 si andrà a Torino con visita

alla “Sacra Sindone”.

Prezzo euro 35,00 tutto compreso: viaggio in pullman e

pranzo. Iscriversi presso la Segreteria parrocchiale.

12 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Accade sempre più spesso che

grossi cetacei si arenino sulle

spiagge di tutti i mari e a tutte

le latitudini, senza che ad oggi si

sia riusciti a trovare un motivo plausibile

e scientificamente dimostrato

sul perché di questo fenomeno.

Tante le supposizioni, dall’inquinamento

delle acque ai sonar per

scandagliare i fondali, dai rifiuti

radioattivi fino alle stazioni satellitari

in orbita intorno alla terra che,

secondo alcuni, creerebbero campi

magnetici. Ad oggi rimangono comunque

delle semplici ipotesi perché

scientificamente non esistono

elementi per dimostrare

quale di queste sia la vera

causa delle morti di massa,

anche se i capodogli dell’ultimo

spiaggiamento di

Peschici, vicino a Foggia,

avevano ingerito di tutto,

dalle buste di plastica probabilmente

confuse per

meduse, a pezzi di corda,

tanto che nello stomaco

di 4 dei 7 mammiferi deceduti

sono state trovate

persino delle scatolette.

Rimane il fatto che nei

mari, e più in generale

nell’acqua, va a finire tutto

il nostro inquinamento,

dall’acqua sporca del pavimento

che per pigrizia gettiamo

nella prima caditoia stradale, alle

paraffine contenute nel carburante

che dagli scarichi delle automobili

finisce in strada e che, dopo la pioggia,

diventa schiuma bianca sull’asfalto.

Tutto, ma proprio tutto, finisce nei

corsi d’acqua e da qui inesorabilmente

al mare.

Il bello è che la catena alimentare fa

sì che quelle sostanze alla fine le ritroviamo

sulla nostra tavola quando

mangiamo il pesce, come dimostrato

da quanto ritrovato nello stomaco

dei Capodogli di Peschici.

Un altro fatto inquietante sullo stato

di degrado in cui si trovano mari

e oceani, la scoperta di una vera e

propria isola di plastica, ribattezzata

“Trash Vortex” ovvero “Vortice

di spazzatura”, che si stima abbia

un diametro di 2500 chilometri, una

profondità media di oltre 30 metri e

il cui peso si stima abbia superato i

Notizie utili Spazio per l’informazione

Vita di plastica

3,5 milioni di tonnellate. Una vera e

propria isola che si sposta nell’Oceano

Pacifico e costituita per l’80% da

plastica. Questa incredibile e poco

conosciuta discarica si è formata a

partire dagli anni ‘50 per effetto di

un sistema di correnti oceaniche che

hanno raccolto tutta la plastica proveniente

dai fiumi.

L’isola, che si trova tra Giappone e

Hawaii, è costituita da resti di bottiglie,

bicchieri, buste, suole di scarpe,

spazzolini da denti, siringhe e, come

si sa, la plastica non biodegrada, bensì

“foto-degrada” sotto l’azione dei

raggi ultravioletti. In 100 campioni

raccolti gli scienziati hanno trovato

plastica in ogni campione ridotta

in pezzi minuscoli delle dimensioni

dello “zooplanckton” che pesci e

molluschi scambiano per cibo.

Di queste isole si suppone ne esistano

in tutti i mari, laddove ci sono

correnti che fanno convergere tutti i

rifiuti provenienti dai fiumi, insomma

un fenomeno mondiale che deve

farci riflettere.

La plastica provoca quindi danni

alla vita marina e contamina l’intera

catena alimentare in quanto assorbe

come una spugna gli inquinanti

come DDT e diossine che, una volta

ingerite, si accumulano anche nel

nostro organismo.

Di plastiche ne esistono di diversi

tipi, dalla “Parkesina” ottenuta

unendo nitrato di cellulosa e canfora

che dà vita ad un prodotto morbido

ed elastico, alla “Celluloide” delle

pellicole fotografiche, dalla “Bachelite”

ottenuta per la prima volta nel

1907 unendo Fenolo e Formaldeide,

alla “Fòrmica” usata nell’arredamento,

dal “Polistirolo” scoperto

per la prima volta nel 1930, al “Polietilene”

del 1935, al “Nylon” che

risale al 1938, al “Rayon”, al “Cellophane”,

al “Plexiglass” trasparente

come il vetro, per finire con il

“PVC” con cui sono fatti i bancomat,

le finestre e parti delle barche.

Per questo il riciclo della plastica

dipende da sofisticate tecnologie di

identificazione e separazione molecolare,

tipo di plastica con tipo

di plastica, perché non tutte sono

uguali e non possono essere trattate

allo stesso modo.

Ora, e solo ora, dopo

cento anni di corsa alla

plastica, da poco ci si

è accorti di aver creato

un’emergenza.

Per la verità è stata scoperta

anche la così detta

“bioplastica”, che biodegrada

in condizioni

particolari, ma la sua

produzione è ancora

molto costosa, rimane il

fatto che oggi viviamo

immersi nella plastica e

non si vedono prospettive

diverse. Rassegnarsi

a convivere con la plastica

passi, ma anche

nutrirsi di plastica o di suoi derivati

proprio no, e i Capodogli di Peschici

sono a ricordarci che questo pericolo

esiste ed è reale.

Allora che fare? Innanzi tutto bonificare,

anche se per la loro piccola

taglia questi pezzetti di plastica

pongono numerosi problemi, la soluzione

più efficace a questo punto

è risolvere il problema a monte, attraverso

la prevenzione, i prodotti

devono essere concepiti sin dall’inizio

per il loro “riciclo” e, cosa più

importante, bisogna riciclare, educare

le nuove generazioni a riciclare

quanto più possibile, a non disperdere

nulla nell’ambiente, ad essere

consapevoli dei rischi cui andiamo

incontro.

Infine investire sulla ricerca per trovare

soluzioni che consentano di

ricavare anche da queste sostanze

energia e biocarburante.

Arch. Giovanni Ciato

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 13

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Scuola paritaria cattolica a cura della Scuola “E. Medi

14 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Notizie sociali a cura della FNP-CISL di Salò

“Il rapporto tra lavoro e capitale trova espressione anche attraverso la partecipazione dei lavoratori alla proprietà, alla sua

gestione, ai suoi frutti. È questa un’esigenza troppo spesso trascurata, che occorre invece valorizzare al meglio: ”ognuno, in

base al proprio lavoro, abbia il pieno titolo di considerarsi al tempo stesso il “com-proprietario” del grande banco di lavoro, al

quale si impegna assieme a tutti….” Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa n° 281.

Domanda: Ho solo l’assegno sociale. Riesco “ad arrivare

a fine mese” perché talvolta mi aiuta mia figlia. Oltre a

“social card”, bonus energia e bonus gas c’è qualche altro

contributo?

Risposta: Sì. In aggiunta alle provvidenze statali da lei citate

– che leniscono, ma non risolvono il problema della

povertà – vi sono agevolazioni del Comune di Salò quali

il rimborso spese per farmaci e tickets sanitari e un contributo

annuo alle famiglie per aiutarle a sostenere le spese

domestiche. I requisiti per aver diritto a questo secondo

contributo sono i seguenti:

1. che nella famiglia vi sia una persona con almeno

60 anni o che si tratti di nucleo familiare colpito da

cassa integrazione a seguito della crisi economica

in atto;

2. che l’ISEE (reddito del nucleo diviso per il quoziente

familiare) della famiglia non superi euro

12.000.

L’importo del contributo verrà definito dall’Amministrazione

tenendo presente la valutazione di effettivo bisogno

familiare effettuata dal Servizio di Assistenza Sociale al

quale bisogna rivolgersi per la richiesta.

Domanda: Quando arrivano ai pensionati le comunicazioni

dell’ INPS?

Risposta: L’INPS (ma anche l’INPDAP) ha inviato, entro

gennaio, il “bustone” contenente il modello OBisM, la

modulistica per le prestazioni di invalidità civile mentre,

entro il 28 febbraio, verrà inviato il modello Cud 2010 e

quello relativo alle detrazioni fiscali; con l’occasione verrà

anche inviato il modello Red per quei pensionati titolari di

prestazioni legate al reddito che non siano tenuti alla dichiarazione

dei redditi. Con la legge 102/2009 gran parte

dei pensionati che prima dovevano far compilare il Mod.

RED non dovranno più farlo. Il nuovo modello OBisM

contiene, oltre ai dati del pensionato, anche tutte le informazioni

relative ad lrpef e addizionali, quelli riferiti alla

perequazione, nonché quelle riferite all’importo spettante

a gennaio 2010 senza indicare però quello relativo alla

tredicesima mensilità. Su quest’ultimo punto i Sindacati

hanno esternato la loro insoddisfazione.

Domanda: Qual’è ora, il limite di reddito per ottenere la

“social card”?

Risposta: per il 2010 vi sono i seguenti limiti :

Per tutti limite ISEE di € 6.235,35.

Per soggetti di età compresa tra i 65 e 69 anni limite di

reddito di € 6.235,35.

Per i soggetti di età pari o superiore a 70 anni limite di

reddito di € 8.313,80.

Domanda: Nella “manovra” del Governo del giugno 2009

è previsto l’utilizzo di vouchers per il pagamento di “piccoli

lavori”. Di che si tratta?

Risposta: È una particolare modalità di retribuzione la cui

finalità è quella di regolamentare quelle prestazioni occasionali,

definite accessorie, che non sono riconducibili a

contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario. Il

pagamento avviene attraverso “buoni lavoro” (voucher).

I committenti possono essere: famiglie; enti senza fini di

lucro; soggetti non imprenditori; imprese familiari operanti

nei settori del commercio, turismo e servizi; imprenditori

agricoli; imprenditori operanti in tutti i settori. Essi

non devono stipulare alcun tipo di contratto. È escluso che

un’impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere

prestazioni a favore di terzi, come nel caso dell’appalto

o della somministrazione.

Il lavoratore riceve un compenso esente da ogni imposizione

fiscale e che non incide sullo stato di disoccupato

o inoccupato. È, inoltre, totalmente cumulabile con i trattamenti

pensionistici. Le attività lavorative non potranno

dare compensi superiori a 5mila euro dal medesimo committente,

elevabili a 10mila in caso di imprese familiari.

Il pagamento delle prestazioni di lavoro occasionale accessorio

avviene attraverso il meccanismo dei buoni, il

cui valore nominale è pari a 10 €. Il valore nominale è

comprensivo della contribuzione INPS (13%); di quella in

favore dell’INAIL per l’assicurazione anti-infortuni (7%)

e di un compenso al concessionario (lnps), per la gestione

del servizio, pari al 5%. Il valore netto del voucher da 10

euro nominali, in favore del lavoratore, è quindi pari a

7,50 euro. Non sono comprese le prestazioni a sostegno

del reddito dell’INPS (disoccupazione, maternità, malattia,

assegni familiari ecc.). I buoni (voucher) sono disponibili

per l’acquisto presso le Sedi INPS.

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Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 15

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Cinema teatro Cristal a cura della Redazione

Io, loro e Lara

Hanno avuto facile intuizione gli esperti di cinema a

profetizzare che dopo la morte di Alberto Sordi la

su eredità sarebbe stata raccolta da Carlo Verdone. Il

film “Io, loro e Lara” di recente proiettato sullo schermo del

Cristal ha reso onore alle sue qualità di soggettista, regista

ed interprete.

In fondo Carlo Verdone ha interpretato la figura di un sacerdote

missionario in Africa, ruolo non certo facile da presentare

e, grazie alle sue capacità, è riuscito a mettere in giusta

luce questa figura e renderla estremamente simpatica al

pubblico degli spettatori. Tra l’altro va osservato che il sacerdote

torna in Italia in quanto colpito da un momento di crisi

esistenziale che lo ha posto ad interrogarsi sull’utilità del

suo lavoro di missionario e sul fatto che sia ancora in grado

di svolgerlo. Il padre Superiore gli consiglia un periodo di

riposo in famiglia.

Le peripezie che Verdone incontra presso i suoi gli fanno

rimpiangere l’Africa che, raffrontata con le umane miserie

della sua famiglia, collocano la sua terra di missione in un

luogo idilliaco in cui è bello ritornare. Del resto i problemi

che si incontrano in terra di missione sono problemi reali

mentre quelli che ha toccato con mano nella sua famiglia

avevano il carattere della superficialità e banalità.

E con lo spirito ricaricato il sacerdote ritorna a svolgere il

suo lavoro di missionario ben contento di aver riscoperto la

sua identità.

Alcuni critici hanno fatto un parallelo con “Don Camillo”.

Don Camillo combatteva contro Peppone mentre Don Carlo

(Verdone) contro una società piena di futilità.

Dobbiamo ammettere che, come giustamente puntualizzato

dalla psicologa Giulia Rossi che ha recensito il film, se c’è un

valore è più facile che lo porti la Chiesa.

Indubbiamente anche negli ambienti religiosi il film è stato

oggetto di esami e di discussioni.

Don Adriano Bianchi, direttore de “La Voce del Popolo” si è

fatto promotore di una visione del film per i sacerdoti della

Diocesi di Brescia.

Siamo in epoca di media e di social networks (Face Book,

You Tube e altri) e quindi è bene che si parli del film.

Il risultato conclusivo è che abbiamo apprezzato il lavoro

svolto da Verdone che ci ha mostrato la figura del sacerdote

in senso positivo e questo nel momento attuale, in cui la filmografia

è portata a screditare questa figura, non è cosa da

poco.

Lamberto Dondio

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Martedì 16 febbraio

L’avventura della prima donna aviatrice

che attraversò l’Atlantico in solitaria.

Amelia

di Mira Nair

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Martedì 23 febbraio

Due personaggi femminili in incognito, l’atmosfera

intrigante di un palazzo parigino.

Il riccio

di Mona Achache

================================

Martedì 2 marzo

Si ride, ma con un retrogusto amaro, alla Virzì.

La prima cosa bella

di Paolo Virzì

================================

Martedì 9 marzo

Opera delicata e minimale, neorealismo del nuovo

millennio allo stato puro.

Dieci inverni

di Valerio Mieli

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13 – 14 – 15 febbraio

Scusa ma ti voglio sposare

di Federico Moccia,

con Raoul Bova e Michela Quattrociocche

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20 – 21 – 22 febbraio

Il figlio più piccolo

di Pupi Avati,

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Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Capire la Liturgia a cura di Rosa Pollini

L’Eucaristia è evento missionario

Parlare dell’Eucaristia come di un

impulso permanente, convocazione

e stimolo per l’evangelizzazione,

chiamata e sfida per la missione,

significa «considerare l’Eucaristia

come un evento missionario». La grazia

del Signore Nostro Gesù Cristo, l’amore

di Dio Padre, la comunione dello Spirito

Santo, sia con tutti voi. Con queste parole

chi presiede l’Eucaristia si rivolge

all’assemblea liturgica quale comunità

convocata dalla S. Trinità. L’Eucaristia

celebrata, adorata e vissuta è il cuore

della vita della Chiesa e della missione:

genera la nostra fede, nutre la vita

di grazia, dà forma alla comunione ecclesiale,

rende solleciti per le necessità

e le sofferenze dell’umanità. Se nello

sviluppo della storia della Chiesa, nel

corso dei secoli, Parola e Sacramento

sono diventate talvolta realtà separate,

con alcune chiese, specialmente dopo

la Riforma, concentrate sulla proclamazione

della Parola e altre centrate

intorno al Sacramento dell’Eucaristia,

il Concilio ha insistito che le due realtà

non siano mai separate. Nel compito di

annunciare il Vangelo, la Parola proclamata

e la Cena celebrata sono elementi

fondamentali, e così “l’Eucaristia è stata

una dimensione basilare del compito

missionario della Chiesa fin dai suoi

inizi”.

Una delle aree del dialogo, all’interno

dell’evangelizzazione, è quella conosciuta

con il nome di “inculturazione”.

Ed è l’Eucaristia che, ancora una volta,

incarna il principio dell’inculturazione

nella sua realtà. Cibo e bevanda, frutto

della terra e del lavoro delle nostre

mani, il gesto dello spezzare il pane, la

condivisione dell’unica coppa del vino:

Cristo si fa nostro nutrimento trasformando

in sé i nostri doni, assumendo

tutta la nostra vita umana e l’umano

lavoro e l’umana comunione nel suo

corpo. La nostra diversità umana è

chiamata a entrare nella sua e nella nostra

Eucaristia. Voglio citare un testo

della Scrittura che certamente anche

Gesù lesse e al quale volle riferirsi nel

suo insegnamento: «Alla fine dei giorni,

il monte del tempio del Signore sarà

elevato sulla cima dei monti e sarà più

alto dei colli; verranno molti popoli e

diranno: “Venite, saliamo al monte del

Signore, al tempio del Dio di Giacobbe,

perché ci indichi le sue vie e possiamo

camminare per i suoi sentieri» (Is 2,2-

3). Questo testo, secondo i biblisti ci

descrive l’epifania di Dio che si rende

visibile a tutte le genti, la gloria di Dio è

rivelata a tutto il mondo (Is 40,5). Questa

epifania di Dio è accompagnata dalle

sue parole: «Parla il Signore, il Dio

degli dei, convoca la terra da oriente a

occidente» (Sal 49,1). E Dio così parla

alle genti: «Radunatevi e venite, avvicinatevi

tutti insieme¸ superstiti delle

nazioni!... Volgetevi a me e sarete salvi,

paesi tutti della terra, perché io sono

Dio; non ce n’è un altro» (Is 45, 20.22).

In mezzo ai popoli narrate la sua gloria,

a tutte le nazioni dite i suoi prodigi…

Dite tra i popoli: «Il Signore regna!»

(Sal 95,3.10).

Il primo momento della missione, in

cui il messaggero avanza a partire, dal

volto risplendente della gloria di Dio

sulla montagna, portando la chiamata

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di Dio su tutte le strade del mondo, fino

ai confini della terra, per proclamare la

parola di Dio che invita tutti i popoli

alla santa montagna. C’è un secondo

momento: la risposta delle nazioni; i

popoli che s’incamminano verso Dio.

«Venite, saliamo sul monte del Signore»

(Is 2,3). «In quei giorni ci sarà una

strada dall’Egitto verso l’Assiria; l’Assiro

andrà in Egitto e l’Egiziano in Assiria;

gli egiziani serviranno il Signore

insieme con gli Assiri» (Is 19,23).

Tutti conosciamo quel testo meraviglioso

che si legge nella liturgia della solennità

dell’Epifania, il passaggio preso

da Isaia (60,1-6) che risuona come un

trionfante inno di gioia: «Cammineranno

i popoli alla tua luce e i re allo splendore

del tuo sorgere. Alza gli occhi

intorno e guarda: tutti costoro si sono

radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono

da lontano, le tue figlie sono portate

in braccio….Le ricchezze del mare

si riverseranno su di te, verranno a te i

geni dei popoli. Uno stuolo di cammelli

ti invaderà, dromedari di Madian e di

Efa, tutti verranno da Saba, portando

oro e incenso e proclamando la gloria

del Signore».

L’Eucaristia è convocazione e stimolo

per la missione poiché proclama la

morte del Signore «finché egli venga».

Lì, sulla croce, Dio regna, Dio conduce

ogni uomo a sé. Ma l’Eucaristia è anche

compimento della missione. Alla mensa

del Signore, infatti, ogni evangelizzazione

raggiunge il suo termine, qui

tutti sono fratelli e sorelle, l’amore di

Dio abbraccia tutti i popoli e si realizza

il sogno che tutti speriamo, il sogno

della cattolicità.

In ciascuna Eucaristia, il Regno viene

«già» ma ancora noi attendiamo il

compimento della divina misericordia

secondo la luminosa visione di S.

Agostino: «Da tutte le parti raccolse i

frammenti, li fuse al fuoco della carità

e ricompose nel nuovo Adamo ciò che

era frantumato e disperso».

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17 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Musica e Canto a cura di Lamberto Dondio

Ricordando il giorno della memoria (La Shoah)

Giovedì 28 gennaio è stato “Il

Giorno della Memoria”. Con

questo termine si intende il ricordo

dei più di sei milioni di ebrei

vittime dei nazisti, detto anche ricordo

dell’Olocausto. In tutta Italia

il Giorno della Memoria è stato celebrato

nelle forme più diverse.

Anche Salò ha dato il suo contributo a

questa iniziativa. Il Comune ha infatti

organizzato con la collaborazione

della Corale Femminile “MULIERIS

VOX” la quale era accompagnata al

piano nell’esecuzione dei suoi canti

dal pianista Antonio Leali e dalla

voce recitante una serata denominata

“SHALOM” – PACE.

Suggestiva l’atmosfera che si è creata

durante lo svolgimento del programma,

resa ancora più intensa e struggente

dalla proiezione di documenti

di repertorio che abbiamo già visto in

altre occasioni ma che ogni volta ti

fanno chiedere “Come hanno potuto

degli esseri umani concepire tanta

nefandezza?” E ben si comprende

il gesto di quell’Ufficiale Americano

che costringe i residenti dei paesi vicino

al campo di Mathausen a sfilare

davanti ai morti perché vedano con

i loro occhi onde evitare future “teorie

negazioniste” che purtroppo però

sono sorte.

Lo scopo di questo mio contributo

è di analizzare se nei campi di sterminio,

pur nelle indicibili sofferenze,

i prigionieri hanno avuto la forza di

comporre musiche per alleviare per

quanto possibile il loro spirito.

La risposta è positiva, tanto che esiste

un “corpus” di poemi musicali

che possiamo definire “I canti della

Shoah” composti proprio durante i

periodi di prigionia.

Questo è avvenuto in maniera par-

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MANERBA - tel. 0365 552437

RAGNO

ticolare ad opera delle mamme che

hanno composto varie “ninna – nanna”

per i loro bambini e poesie poi

musicate sulla loro esperienza di vita

quotidiana.

L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE RE-

DUCI DALLA PRIGIONIA e la FON-

DAZIONE NAZIONALE ARCHIVIO

E PROGRESSO forniscono una interessante

documentazione in merito.

Ecco ad esempio “Un bimbo ebreo”

di Carlo e Erika Taube entrambi morti

nel 1944:

“Sei un bimbo come tanti altri, come

tutti i bimbi del mondo, come tutti i

tuoi compagni di gioco, eppure sei

un bimbo diverso. Sei un bimbo senza

patria straniero in ogni città e così

sarai finchè una parola: Patria non ti

rianimerà, finchè una parola: patria

non sarà del tutto tua.”

Eva Lippold (1909 – 1995) ci ha lasciato

una particolare “Ninna –Nanna”:

“Ora dormi bimbo mio e sogna dolcemente.

Dormi e cerca il paradiso, lì

è sempre permesso giocare ed essere

felice. Lì bimbo mio non sarai mai

solo. Dormi bimbo mio, dormi, io veglio

su di te, tu sogna per me…..”

Ma indubbiamente una delle figure

più caratteristiche di mamma compositrice

di poemi musicali durante

la prigionia è quella di Ilse Weber

(1903 – 1944).

Era versatile nella musica tanto che

sapeva suonare diversi strumenti

musicali e nella composizione di letteratura

per bambini.

Nel febbraio del 1942 i nazisti la internarono

con il marito ed il figlio

Tommy nel campo di concentramento

di Terezìn, nell’attuale Repubblica

Ceca, in tedesco Theresienstadt.

Essa si mise al lavoro nell’infermeria

del campo ove erano ricoverati i

IL PIACERE DEL BERE!

bambini ed in particolare si dedicò ad

alleviare le loro sofferenze.

Il campo di Terezìn purtroppo era

solo l’anticamera del campo di sterminio

di Auschwitz e quella era la

destinazione del marito che vi giunse

nell’ottobre del 1944. Ilse, con il figlio

Tommy chiese volontariamente di essere

pure lei tradotta ad Auschwitz.

Appena scesa dal treno fu immediatamente

inviata con il figlio nella

camera a gas ove trovò morte istantanea.

Durante la prigionia a Terezìn

scrisse più di 60 poesie che musicò lei

stessa.

Ecco “A passeggio per Theresienstadt”:

“Passeggio per Theresienstadt,

il cuore mi pesa come il piombo ed

ecco improvvisamente finisce il sentiero

lì vicino al bastione. Mi fermo

sul ponte e volgo lo sguardo verso la

valle. Vorrei tanto poter continuare,

vorrei tanto poter tornare a casa! “A

casa”, splendida parola che mi opprime

il cuore. Me l’hanno presa la mia

casa, non è più mia. Passeggio triste

e spenta, è tanto pesante il mio cuore:

Theresienstadt, Theresienstadt,

quando finirà la sofferenza, quando

saremo di nuovo liberi?”

Per Ilse Weber, come pure per altre

autrici, il comporre poesie e musicarle

in un ambiente tanto infelice in

cui il primo problema era arrivare al

giorno dopo ancora vivi costituiva

(per dirla con Francesca Pietracci)

“una forma di resistenza e di autoaffermazione”

e veniva a costituirsi

“una visione del futuro che lasciava

spazio alla speranza e che faceva affermare

a Ilse Weber: “Tutto andrà

per il meglio / Sopporta con pazienza

l’attesa / Abbi fiducia nel futuro /

Non perdere il coraggio / Il mondo

tornerà ad essere un giardino.”

dal grande libro

della natura

acqua minerale

FONTE TAVINA SALÒ - tel. 0365 521172

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 18

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Accade a Salò a cura di Vasco Alfiali

27 gennaio 2010:

una “Memoria per Angio Zane”

È partito Angio Zane per una nuova avventura tutta da

filmare e documentare. Conosciuto da tutti i salodiani – e

ancor di più dagli altri – per il suo pallino per la macchina

da presa e il suo impegno civile nei duri anni dell’occupazione

nazifascista, si è fatto salutare da amici e conoscenti

negli spazi della sua cinecittà, gli Ondastudios, in via del

Panorama. Nato a Salò il 17 agosto 1925, noto anche con lo

pseudonimo di Auro d’Enza, dopo un inizio come cineamatore,

si dedicò alla produzione documentaristica, realizzando

oltre cento cortometraggi, tra i quali molti didattici

ed industriali. Ottenne numerosi riconoscimenti anche a

livello internazionale. Esordì nella regìa di lungometraggi

con “La capinera del mulino” (1956) e in seguito si distinse

per film rivolti ai ragazzi, creando i personaggi di Brigliadoro

e Nuvola Bianca. Nel 1986 tornò alla regìa con

“Ribelli. Brigata Perlasca”, dedicato alla lotta partigiana di

cui fu fiero protagonista, con il nome di battaglia di Diego.

Negli ultimi anni si dedicò alla realizzazione di filmati con

soggetti letterari rievocando i versi di D’Annunzio, Goethe,

Catullo, Dante… Socio dell’Ateneo di Salò ha sempre

aperto i suoi studi mostrando a scolaresche e studiosi le

sue “reliquie” da ripresa, meravigliando i più piccoli con i

suoi Caroselli, film-spot con lo sceriffo della “Stella di Negroni”,

con Johnny Dorelli a promuovere i prodotti Galbani,

con Vianello e la Mondaini a invogliare l’acquisto dello

Stock o con Mina a bersi una cedrata Tassoni.

Anche giocare a Golf aiuta…

a sfamare la gente

Erano quattro amici al ....Golf di Salò e hanno pensato bene

di sfidarsi raccogliendo fondi per una beneficenza molto

concreta. Hanno creato l’Associazione Santa Lucia, Presidente

Brunetto Lusenti, tesoriere il Sen. Francesco Tirelli e

raggranellato la bella somma di 2.400,00 euro proponendo

all’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Salò di

“investire” proficuamente i preziosi talenti.

Detto fatto, l’Assessore Berardinelli ha sottoscritto con

l’Associazione Santa Lucia e la Caritas Zonale un accordo

per trasformare i soldini in generi alimentari, pratica

che Comune e Caritas hanno in uso da tempo. E come per

Santa Lucia “i doni” arriveranno nelle case delle numerose

famiglie bisognose della Città. Poco clamore tanto…

calore umano.

La Valle, il suo lavoro,

la sua gente,

la sua Banca.

I sostegni per l’affitto

Sembra che a Salò la crisi non abbia fatto precipitare il

prezzo delle case e men che meno degli affitti, sempre

troppo onerosi. Ed è così che quest’anno si raggiungerà il

record dei contributi che il Comune e la Regione erogheranno

ai cittadini che ne hanno fatto richiesta. Quasi 102

mila euro per centotrenta famiglie salodiane che abitano in

affitto e che posseggono i requisiti stabiliti dalla legge regionale

(essere residenti a Salò da 10 anni o in Lombardia

da 5, non essere titolari di proprietà immobiliari, avere un

determinato reddito rapportato al numero dei componenti

e avere un affitto “oneroso”). I contributi saranno erogati

entro il corrente mese di febbraio.

…. e quelli per le attività commerciali

160 mila euro a disposizione per i commercianti di Salò,

Gardone Riviera e Toscolano Maderno interessati ad ammodernare

le strutture commerciali: a tanto ammonta il

fondo stanziato dalla Regione per acquistare nuove attrezzature,

realizzare impianti multimediali o di sicurezza. Gli

investimenti effettuati dal 1° agosto 2009 al 30 dicembre

2010 dovranno avere un importo minimo di 3.000 euro. Il

contributo, a fondo perduto, sarà del 30% fino ad un massimo

di 10 mila euro. Il bando riguarda le micro, piccole e

medie imprese – esclusa la grande distribuzione – in regola

con i versamenti previdenziali e non sottoposte ad

amministrazione controllata, concordato preventivo o fallimento.

Info sul sito www.comune.salo.bs.it

Arriva la carta d’identità elettronica

Dopo un lungo iter burocratico il Comune di Salò ha ottenuto

l’autorizzazione ministeriale necessaria per il rilascio

della carta d’identità elettronica, le cui apparecchiature

sono state acquistate grazie ad un finanziamento regionale.

Dal 26 gennaio il servizio è formalmente attivo.

Oltre a funzionare come strumento d’identificazione personale,

la carta è in grado di autenticare e favorire l’accesso

ai servizi web erogati dalle pubbliche amministrazioni;

infatti contiene memorizzati su un microchip e un banda

ottica il codice fiscale, i dati di residenza, la cittadinanza, il

codice numerico del Comune di rilascio, la data di rilascio,

quella di scadenza oltre alla firma del titolare, la fotografia

e l’eventuale indicazione di non validità ai fini dell’espatrio.

Potrà anche contenere i dati amministrativi del Servizio

Sanitario Nazionale e tutte le informazioni occorrenti

per la firma digitale.

ZANCA ASS.NI S.A.S.

Prodotti assicurativi e finanziari

P.zza S. Bresciani, 16 25087 SALÒ (BS)

Tel. 0365 43479 Fax 0365 40153

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Sito internet:

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A richiesta si rilasciano preventivi

19 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Quello delle Visitandine è un

Ordine monastico nato nel

secolo dei conflitti tra cattolici

e protestanti, in una terra – la

Savoia – di antiche tradizioni e di

profonde radici cristiane. Il piccolo

seme gettato da Francesco di Sales e

da Giovanna Francesca Frémyot di

Chantal nel corso di decenni è cresciuto

e si è diffuso in tutto il mondo.

L’Ordine festeggia, a distanza di

400 anni, i suoi Fondatori ovunque

sia presente una comunità che vive

e segue il loro carisma: dunque, anche

a Salò.

Le Visitandine, presenti a Brescia

anche nella comunità di Costalunga,

hanno avuto in affidamento per tre

anni il monastero “Mater Eclesiæ”

situato nei Giardini Vaticani. Detta

comunità è composta da sei sorelle

spagnole e da una italiana e rappresenta

quindi il volto internazionale

della Visitazione.

L’Anno Giubilare dell’Ordine, aperto

il 24 gennaio in occasione della

memoria liturgica di san Francesco

di Sales, si chiuderà il 13 dicembre

2010. La prima fondazione ebbe

luogo il 6 giugno 1616 ad Annecy,

allorquando Giovanna di Chantal e

le sue prime compagne (Maria Giacomina

Favre, Giovanna Carlotta

De Bréschard e Anna Giacomina

Coste) ricevettero un sunto delle

Costituzioni e presero alloggio in

una piccola casa. Scopo della nuova

famiglia spirituale era “dare a Dio

delle figlie di preghiera” per servirlo e

adorarlo “in spirito di verità”. Il titolo

di “Visitazione di Santa Maria” fu

scelto perché questo mistero, allora

poco celebrato nella Chiesa, lo fosse

almeno tra le sue figlie. Era intenzione

del Fondatore, inoltre, che le

suore si dedicassero in parte alla visita

e alla cura dei poveri, seguendo

l’esempio di Maria nella visita alla

cugina Elisabetta.

Tuttavia, le circostanze imposero diversamente.

Infatti, le Visitandine si

sono strutturate in comunità monastiche,

di stretta clausura. Giovanni

Paolo II, nell’esortazione apostolica

post-sinodale “Vita consecrata” le ha

definite “indicatori del cielo e testimo-

Vita di parrocchia a cura della Redazione

L’Anno Giubilare delle Visitandine

in occasione dei 400 anni di fondazione dell’Ordine

ni dei beni futuri”. Esse infatti “dicono

Dio” dietro alte mura con dolcezza

e umiltà; in un nascondimento che

non è fuga, ma un farsi “radici” per

la Chiesa e l’umanità.

“È proprio perché “parliamo di Dio”

– raccontano – che camminiamo realmente

col passo faticoso di tutti i fratelli.

Incontriamo poche persone, ma siamo

unite ai fratelli in umanità e nella

preghiera raccogliamo tutto l’amore e

il dolore del mondo per unirlo a quello

di Cristo e, con lui, offrirlo al Padre”.

E ancora: “nei nostri monasteri (una

famiglia di 2.500 monache sparse su

quattro continenti) ci impegnamo ogni

giorno a tessere la trama di un amore

fraterno che guarda oltre i lineamenti

dei volti per scorgere i tratti del divino”.

“Apparteniamo ad un Ordine dedicato

alla Madre di Dio contemplata nel mistero

della Visitazione: con lei e come lei

percorriamo ogni giorno i sentieri dei

cuori per portarvi Gesù”.

Quasi certamente simili obiettivi

potranno risultare, nel contesto attuale,

provocatori e antistorici. Ci

sarà modo di approfondire la questione

nel corso dell’Anno Giubilare

delle Visitandine, magari tramite un

loro specifico intervento. Personalmente,

sono rimasto stupito dalla

modernità di San Francesco di Sales,

conosciuto anche attraverso il

suo cospicuo epistolario. Mi riferisco

ai suoi consigli quotidiani per

“persone ordinarie che vivono ogni

giorno nella responsabilità del vivere

da veri cristiani”.

Ci sono anche consigli sui dubbi di

fede, sulle croci di ogni giorno, sui

piccoli problemi che non mancano

mai. Ma c’è soprattutto lo sforzo di

far capire il suo pensiero riguardo

alle virtù. “A piccolo merciaio, piccolo

paniere”: una forma rapida e semplice

per far capire (lo dirà in una

lettera alla sig.ra di Soufour) che …

“pratichiamo queste virtù, adatte alle

nostre piccolezze… sono virtù che si

praticano piuttosto scendendo che salendo,

quindi, sono convenienti anche

per le nostre gambe: la pazienza, la sopportazione

del prossimo, l’affabilità, la

cortesia, l’umiltà, la dolcezza del cuore,

la tolleranza delle nostre imperfezioni e

altre simili virtù”.

San Francesco sa bene di che cosa

parla. Le persone di mondo, hanno

grande stima delle grandi virtù, ma

non hanno alcun apprezzamento

per quelle più ordinarie. Tra le piccole

virtù, ad esempio, la semplicità

non ha meritato nemmeno un capitolo

della Filotea. È tanto piccola

che non si vede nel mazzo di fioretti

raccolti ai piedi della croce. Eppure,

San Francesco di Sales affermava

chiaramente di amare la semplicità

“sia nella morte che nella vita”.

Varrebbe la pena poter declinare,

approfondendole, le virtù minori

indicate dal Santo Vescovo. Ne

usciremmo stupiti e, magari, con un

nuovo atteggiamento nei rapporti

con noi stessi e col prossimo.

Nel frattempo, le Monache ricordano

a tutti che nell’Anno Giubilare,

i fedeli che visiteranno la chiesa di

una Visitazione, vi sosteranno in

preghiera, partecipando ad una Eucarestia,

potranno lucrare, alle solite

condizioni, l’indulgenza plenaria

concessa da Benedetto XVI per questa

circostanza.

Renato Cobelli

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 20

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Poiché leggo di tutto, ho trovato

un breve scritto che con amara

ironia dà però dei buoni consigli

a chi deve scrivere un Curriculum Vitae

e, visto che stiamo attraversando

tempi difficili, penso sia una cosa utile

riassumere qui cosa è necessario e cosa

non lo è.

Innanzitutto è necessario scrivere una

domanda, e alla domanda allegare il

Curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto è

bene che il Curriculum sia breve.

Bisogna essere concisi, selezionare i

fatti. Sostituire paesaggi con indirizzi,

e vaghi ricordi con date certe.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,

e dei bambini solo quelli nati.

Conta più chi ci conosce di chi si conosce.

Riportare i viaggi, ma solo quelli all’estero.

L’appartenenza a qualcosa,

ma senza perché.

Le onorificenze, se ci sono, ma senza

motivazione.

Poi scrivere come se non si parlasse

mai di sé, come se si guardasse a sé

stessi da lontano.

Sorvolare su cani, gatti e uccelli, anticaglie

del passato, amici e sogni.

Indicare il prezzo ma mai il valore, il

titolo e non il contenuto. Il numero di

scarpe che si porta e non dove sta andando

chi noi pensiamo di essere.

Allegare una foto con un orecchio in

vista. Quello che conta è la sua forma,

non ciò che sente.

Perché tanto quello che potrebbe sentire

è solo il rumore che fa la carta quando

la si appallottola prima di gettarla

nel cestino.

Adesso permettetemi di aggiungere

qualche considerazione in più, per

aiutarvi a capire il senso di quello che

vado scrivendo questo mese.

Abbiamo attraversato una delle crisi

più brutte di sempre e forse finalmente

ne stiamo uscendo. Questo almeno

dicono gli indicatori macroeconomici;

soprattutto sono le grandi nazioni

emergenti, Cina ed India in testa, che

sono ritornate a correre e trascinano

alla ripresa il resto del mondo.

Nel frattempo però attorno a noi tanti

hanno perso il lavoro e purtroppo altri

ancora lo perderanno in futuro.

E se anche l’economia riparte, temo

che difficilmente per loro ci saranno

buone occasioni per ritrovarne uno.

Perché se la crisi sta passando, non

cambieranno per il futuro le ragioni

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Alla sera del terzo giorno a cura di Bruno Marelli

Scrivere un Curriculum

che hanno portato il mondo sull’orlo

del precipizio.

Da tempo quasi tutti i settori industriali

e dei servizi hanno intrapreso la

via della delocalizzazione del lavoro;

in sostanza si va a fare le cose dove

costa di meno. E questo diventa ogni

giorno più facile, più conveniente. Da

qualche parte sperduta del mondo c’è

chi inizia ad imparare un lavoro nuovo,

mentre qui da noi c’è qualcuno

che questo lavoro lo sa fare, eppure

lo perde, forse per sempre. Di per sé è

una cosa inevitabile, forse in parte anche

giusta, perfino utile. Ma la stiamo

gestendo molto male; soprattutto non

stiamo giustamente considerando che

in tanti tra noi stanno pagando un costo

altissimo a causa di ciò, senza che

gli altri, che ne traggono benefici, sia-

no in qualche modo chiamati a condividerne

il costo.

Così accade che ci sono intorno a noi

tante persone che, a 40 o 50 anni, sono

ora senza lavoro e scoprono quanto

effimera si dimostri la sicurezza di

cui sino ad oggi hanno goduto. Da

un giorno all’altro tutto quello che si

credeva avesse valore smette di averlo,

quello che con fatica si è imparato

a fare bene, le esperienze acquisite,

l’intuito che si è allenato, la calma e la

pazienza che col tempo si è imparato

ad esercitare, tutto questo e tanto altro

ancora sembrano avere valore solo per

se stessi, ma non più per gli altri.

Si è diventati inutili; peggio ancora si

è persa la capacità di essere quelli che

sostengono, per diventare quelli che

hanno bisogno di essere sostenuti.

Trovare un altro lavoro diventa un’impresa

difficile. Se fino a ieri si era una

persona stimata e valutata, quanta

umiliazione nello scoprire che non

si è ritenuti adatti a fare nemmeno il

portalettere, perché le Poste Italiane,

azienda di Stato, per un contratto a

tempo determinato, richiedono che il

candidato non abbia più di 35 anni.

Tutto questo può apparire assurdo; di

più, è assolutamente senza logica, ma

queste sono le cosiddette “regole di

mercato”.

Quale è allora la soluzione? Purtroppo

non c’è. Il singolo non può da solo

cambiare il sistema in cui vive.

Ma una cosa è sempre libero di farla.

Se il sistema non da il giusto merito

a ciò che ne ha molto, se le aziende si

sono atrofizzate e non sanno giudicare

le persone altro che da sterili dati senza

importanza, se chi noi siamo davvero

non importa più in quel mondo, se tutto

questo ed altro ancora è diventata la

filosofia dell’economia moderna, bene

allora non resta che rivolgersi a coloro

per i quali queste cose hanno ancora

un valore. All’interno della propria famiglia,

nella possibilmente non troppo

stretta cerchia degli amici veri, in una

comunità che mi auguro non abbia

completamente dimenticato il valore

della solidarietà e della vicinanza, qui

si potrà ritrovare la giusta valutazione

di quelle cose vere che fanno il senso

di ogni vita. Forse anche quell’aiuto

che serve a ritrovare un lavoro o comunque

a ritornare ad essere utili.

E se questo non bastasse a convincervi,

torniamo alle parole del Vangelo.

Quello che Gesù dice essere i più

piccoli tra noi, quelli di cui ci invita

a prenderci cura, non sono forse oggi

proprio chi accanto a noi ha perduto

il lavoro, la fonte di sostentamento, la

capacità di una vita dignitosa? A loro

diamo il nostro aiuto, per quanto possiamo.

Voglio dire che, se il sistema economico

perverso dimentica le cose essenziali

che danno valore ad una vita, preferendo

giudicare le persone su dati

marginali, riportati in modo conciso,

noi possiamo fare ancora una volta

tesoro dell’insegnamento che abbiamo

ricevuto e a dare peso a quelle cose che

il Vangelo chiaramente ci indica come

i veri valori di una vita ben spesa. Per

una volta possiamo non seguire il

mondo nella sua follia, distinguiamoci

nel dare dignità all’uomo. Per realizzare

questo profondo cambiamento

non dobbiamo cercare la strada lontano,

perché è già stata indicata dalle

parole di Gesù.

È questo che intendo quando ripeto

che ancora oggi non esiste un libro più

attuale del Vangelo.

21 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Come moltissimi, ho letto il libro

“Gomorra” (Mondadori

2006) di Roberto Saviano e ho

seguito con trepidazione la vicenda

personale del giovane scrittore (nato

a Napoli nel 1979). Opera di esordio, è

stata tradotta in più di quaranta Paesi

ed è approdata al cinema. Fotografia

drammatica delle nostre contrade, ha

coinvolto i Premi Nobel provocandoli

a intervenire con appelli in difesa del

giovane scrittore, la cui incolumità è

stata da subito considerata a rischio, e

invitandolo all’Accademia di Stoccolma,

l’ultimo luogo sacro della letteratura.

Da quel libro sono derivati

spettacoli teatrali, interventi televisivi

di richiamo.

Recentemente con la sicurezza di

attore navigato e la sensibilità di

scrittore, Saviano ha inaugurato

in TV un monologo tratto da un

libro “Dalla bellezza all’Inferno”

titolo della sua recente opera

(Mondadori 2009), dedicata ai lettori

che ne hanno decretato il successo

mondiale ma che contemporaneamente

lo hanno “costretto”

a una esistenza blindata: “scrivere

mi ha dato la possibilità di esistere, di

non perdermi, non darmi per vinto,

non disperare”.

Drammaticamente coinvolgente

nell’ultimo libro la storia della

giornalista russa Anna Politkovskaya

bruciata dalla passione civile

che l’aveva sospinta a denunciare

la tragedia dei bambini di Beslan simbolicamente

parenti di tutti i bambini

del mondo che soffrono ingiustizie.

Attuali le pagine dedicate a Miriam

Makeba divenuta simbolicamente la

bandiera della rabbia e della fratellanza

per gli africani che “per molti anni

hanno avuto la sua voce al posto della libertà

e la cui potenza musicale ha finito

per procurarle una cittadinanza universale

per aver convinto il mondo che il dramma

dei suoi amici è un inferno che riguarda

tutti”. A 76 anni non aveva esitato

a donare la sua voce ai suoi africani

uccisi a Castelvolturno, chiamata in

causa dalla convinzione che le tragedie

non si supereranno mai con l’isolamento,

la noncuranza, l’ignoranza.

Nel recente spettacolo televisivo le

parole infuocate di Saviano scrittoreattore

sono state pronunciate “con una

pacatezza drammatica propria della poesia

Invito alla lettura a cura di Nerina Lugli

Il dolore e il grido

(insolita nella cronaca!) che ha permesso

agli spettatori di partecipare al dramma

dei bambini e dei negri interiorizzando

i valori del racconto e facendo dell’emozione

un arricchimento” (M. Poggialini

– Avvenire).

La sventura di questi nostri giorni si

è così moltiplicata partendo dalle nostre

lande toccando drammaticamente

terre lontane e anche il cuore più

sordo avverte il grido delle vittime

innocenti. Pare che l’umana dignità

sia stata sconfitta e affiorano le eterne

domande, sull’uomo e sul suo esistere,

che hanno connotato da sempre la

Giotto “Fuga in Egitto” Padova, Cappella degli Scrovegni

grande poesia. Solo un cenno ai nostri

grandi poeti: il Foscolo proteso a meditare

sui “Sepolcri” nella consapevolezza

propria di Giobbe (I miei giorni

scorrono veloci, svaniscono senza un

filo di speranza 7,6) la tomba è l’ultimo

asilo su cui si piega la donna innamorata,

nasce la commozione religiosa

del passeggero solitario, sorge

nell’animo sensibile l’ispirazione a

“Egregie Cose”. Il Leopardi di fronte

al Vesuvio sterminatore con accorata

pietà esprime la coscienza dell’umiltà

della condizione umana, la necessaria

accettazione del dolore e canta insieme

“Amore e Morte”. Per il Manzoni,

il dolore contemplato con atteggiamento

fortemente religioso “purifica

la vita sulla terra che non è soltanto

un’odissea cristiana perché viene colorata

dal bene” (A Momigliano).

Il “riposo dell’anima” travagliato di

questi nostri giorni si incontra nelle

parole di Matteo (11, 28-29) “Venite a

me, voi tutti affaticati ed oppressi e Io vi

darò riposo…”. Questo è il messaggio

evangelico forte di un libro di straordinaria

attualità (pubblicato recentemente)

del priore di Bose – Enzo

Bianchi: “Ero straniero e mi avete

ospitato” (Rizzoli-Bur). Vi si racconta

un cammino lungo e durissimo che

parte da Abramo chiamato ad abbandonare

la propria terra ma sempre testimone

di accogliente umanità; si fa

notare come più volte nei testi sacri

risuona l’esortazione divina ad amare

e rispettare le minoranze anche se

è un’operazione umanamente

molto impegnativa.

Vi si sottolinea come nella narrazione

evangelica Gesù è percepito

e raccontato come uno straniero

e non esita ad infrangere le

barriere etniche del suo tempo:

chiede da bere ad una donna Samaritana

stupita (Gv 4, 1-42); si

accosta discreto ai discepoli in

viaggio verso Emmaus (Lc 24,

13) ai quali solo più tardi rivelerà

la sua identità…

Nel libro si evidenzia attraverso

numerosi riferimenti biblici

come nel Nuovo Testamento le

diversità non vengono ignorate,

ma superate grazie alla misericordia.

E sarà lo stesso apostolo

Pietro a definire categoricamente

i Cristiani stranieri e pellegrini, e

la loro comunità destinata a rimanere

“forestiera nella città del mondo”.

Tante sono le risposte autentiche complesse,

confortanti che l’autore ricerca

ed evidenzia nelle Scritture, motivato

sicuramente dalle drammatiche vicende

delle cronache di questi nostri

inquieti tempi.

Il libro è dedicato: “Agli uomini, alle

donne e ai bambini che andando verso il

pane e sognando la nostra accoglienza

sono morti da stranieri nelle acque del

Mediterraneo, mare che avrei voluto che

potessero amare e sentire Nostro”.

A questo commosso ricordo fanno

eco le parole del Papa “Neanche per un

giorno manchi di risuonare in ciascuna

lingua la parola dell’assoluto rispetto della

dignità della persona e della vita umana,

perché l’orrore che acceca il mondo e

ferma la storia incomincia dalla selezione

degli umani” pronunciate in tedesco,

nel Giorno della Memoria.

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010 22

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


Il nostro Oratorio, dedicato a San Filippo

Neri, ai tempi di quando ero

ragazzo, era difeso da un alto muro

che dava sulla strada, aveva la sua bella

chiesa all’interno e il campo da gioco

che lambiva la collina. Era la primavera

del 1943 ed eravamo in guerra, quando

io feci la mia Prima Comunione alla

quale seguì, dopo qualche anno, la Santa

Cresima: i due soli episodi della mia

frequentazione oratoriana. E’ andata

così, mentre molti miei compagni di

scuola ed amici, spinti dai genitori, lo

frequentavano sia per sentire la Buona

Novella, ma anche invogliati dal pensiero

di poter giocare a pallone su quel

campo in terra battuta allora attorniato

da maestosi castagni.

Assente senza colpa ho comunque sofferto

questa lontananza ed

ho sempre creduto in questa

cristiana istituzione che si

sforzava di dare ai giovani,

spesso un poco abbandonati

a loro stessi, un’occasione

di aggregazione, di animazione,

di formazione della

loro mente e del loro cuore.

Filippo Neri, fiorentino, nato

nel 1515 e trasferitosi ancora

molto giovane nella tumultuosa

Roma di quei tempi,

diventerà poi Santo, ma a lui

si deve la creazione del primo

Oratorio, nato dalla sua volontà di

radunare attorno a sé gruppi di ragazzi

di strada per riuscire ad avvicinarli alle

celebrazioni liturgiche attraverso il divertimento

e il gioco.

Dopo la mia premessa appare chiaro

che, non avendo avuto alcuna esperienza

di Oratorio, io sia il meno indicato

a dare dei pareri, consentitemi solo di

ricordare, e questo è un dato di fatto,

che in questi ultimi decenni il nostro

Oratorio ha avuto alterne fortune ed è

passato, negli anni, da luogo molto frequentato

a luogo un poco dimenticato,

non so se per la limitata influenza esercitata

dai rettori che si sono succeduti

o invece per la scarsa propensione da

parte delle famiglie degli assistiti.

Resta il fatto che oggi fortunatamente

tutto è cambiato, si avverte un rifiorire

di iniziative, c’è una forte partecipazione

di genitori e una grande presenza

di ragazzi anche in quella fascia di età

nella quale altre distrazioni li possono

allontanare, si ha la sincera impressione

che i ragazzi in Oratorio si sentano

come a casa loro. E’ certamente un merito

del suo attuale rettore che ha inteso

Anno LIX - n. 2 febbraio 2010

Altre notizie... a cura di Giancarlo Giacomuzzi

L’Oratorio

venire in aiuto di quelle famiglie che,

per la trasformazione sociale avvenuta

nel paese, non sono in grado oggi,

purtroppo ma è così, di dare al ragazzo

quanto è necessario per la sua espansione,

per la sua formazione, per tutto

l’insieme della vita sociale, spirituale e

ricreativa di cui il ragazzo ha più che

mai bisogno.

Dove infatti c’è un buon educatore, un

educatore che comprenda quanto sia

fruttuosa una collaborazione famigliaoratorio

per una adeguata educazione,

che accetti di scoprire il prezzo della

sua vocazione dentro il servizio dedicato

ai più giovani, e che non sia troppo

accerchiato e consigliato, ma sia libero

di agire secondo la propria coscienza

e le proprie convinzioni, si può dire

c’è un Oratorio che funziona, il luogo

per eccellenza ove lo stile educativo è

quello di unire fede e vita, esperienza

e preghiera, umano e divino, senza

voler privilegiare una attività rispetto

ad un’altra, ma con l’intenzione di

offrire invece possibilità diversificate

senza entrare in competizione e con la

famiglia e con la scuola, ma con esse in

stretta collaborazione, quasi fosse un

ponte fra loro. …..L’Oratorio è l’incontro

più semplice, più normale, più insostituibile

del Sacerdote con la vita che germoglia

nel campo parrocchiale….è la palestra del

bene insegnato, conosciuto e voluto nei

suoi principi fondamentali….è la visione

che apre lo sguardo giovanile sul mondo e

sulla vita con serenità e fiducia ha lasciato

scritto il Cardinale Montini, bresciano,

salito al soglio con il nome di Paolo

VI, certamente colui che ha speso più

parole e ha colto tutte le occasioni possibili

per raccomandare la conduzione

degli Oratori.

Sosteneva infatti che la conduzione di

un Oratorio è l’opera più impegnativa

del ministero sacerdotale, un opera che

investe tutte le numerose attività mes-

se in cantiere dove il sacrificio richiesto

esige grandi virtù ed il lavoro è spesso

estenuante e continuo. …quel cortile

dove si gioca sì, ma si impara anche l’amore

verso il prossimo e la lealtà… quelle aule

dove si impartisce la vera scienza: quella

di Dio. Certamente San Filippo Neri,

anche se per la sua spontanea allegria

passerà alla storia come un sacerdote

giocherellone e spiritoso, aveva capito

tutto questo e con lui anche Papa

Gregorio XIII che nel 1575 approvò la

congregazione che mosse i suoi primi

passi in Roma lassù in quel granaio sopra

le navate della chiesa di San Girolamo

della Carità per stabilirsi poi nella

Chiesa di Santa Maria in Vallicella dove

il Santo morirà e sarà sepolto.

Erudito e grande organizzatore, si offriva

a tutti con generosità e

buon umore, sempre aperto

al sorriso e alla comprensione;

possiamo dire che tutta

la sua volontà fu indirizzata

all’insegnamento della tenerezza

verso il prossimo, dell’umiliazione

contro la vanità,

della giocondità sempre

e del buon carattere, della

semplicità evangelica di cui

fu il primo testimone.

Giusto che il nostro Oratorio

sia stato a Lui dedicato.

Un fatto che può passare

inosservato e che invece è importante

ricordare è che, durante le preghiere,

egli amava fare piccoli intermezzi cantati

così da rendere più piacevole la

lettura del Vangelo e di conseguenza

l’incontro con Dio, trasformando quelle

stanze in un laboratorio musicale

dove il canto delle Laudi da monodico

diveniva una composizione a più voci

aiutate dall’accompagnamento di uno

strumento musicale.

Mi sposto dall’Oratorio, in musica, al

brano di questo mese che è tutt’altro.

Sono 15 minuti di musica per un poema

sinfonico dell’organista francese César

August Franck (1822/90) “Le Chasseur

maudit” costruito su una popolare ballata

del poeta tedesco Bürger. Vi si narra

di un cacciatore perennemente inseguito

e costretto a correre per l’eternità.

In questo poema, indubbiamente una

delle creazioni più felici del musicista,

la musica, all’inizio specchio di una atmosfera

serena, viene incalzata sempre

più brutalmente dal tema del cacciatore.

Una partitura colorita ricca di contrasti

e densa di sonorità che riusciranno

a sorprendervi.

23 Anno LIX - n. 2 febbraio 2010


SS. MESSE

DUOMO

• Prefestiva: ore 18.30

• Festive: ore 9.30

11.00 - 18.30

• Feriale: ore 18.30

S. BENEDETTO - Muro

• Festive: ore 7.30

S. BERNARDINO

• Festive: ore 9.00 - 17.00

• Feriale: ore 9.00

S. GIUSEPPE

• Festive: ore 10.00

• Feriale: ore 17.30

(esclusi: giovedì e sabato)

S. GIOVANNI

• Solo feriale: ore 7.15

(escluso sabato)

RENZANO

• Solo sabato: ore 18.00

CAPPUCCINI

BARBARANO

• Festive: ore 10.00 -17.00

• Feriale: ore 17.00

MONASTERO

• Festive e feriali: ore 8.00

IL DUOMO - n. 2 febbraio 2010

Anno LIX - abb. annuo Euro 11,00

- una copia Euro 1,05

- abb. sped. postale Euro 30,00

Informazioni utili

FEBBRAIO

14 domenica Carnevale in Oratorio: per le scuole Medie

16 martedì Carnevale in Oratorio: per le scuole elementari

17 mercoledì ore 21,00 in Duomo Benedizione e distribuzione delle Ceneri

19 venerdì ore 21,00 a Fasano: Via Crucis animata dai Gruppi

Missionari zonali

21 domenica A Fasano: incontro zonale adolescenti e giovani del Garda

ore 10,00 a S. Giuseppe: Rito di ammissione al battesimo

dei battezzandi dell’11 aprile 2010

Ritiro in oratorio Gruppi S. Carlo verso Gerusalemme (3)

dal 21 al 27 ESERCIZI SPIRITUALI

26 venerdì ore 20,30 in canonica redazione de “Il Duomo”

28 domenica GIORNATA ZONALE DELLA CARITAS

MARZO

Ritiro in oratorio Gruppi S. Angela verso Cafarnao (4)

1 lunedì dal 1 al 3 marzo: Pellegrinaggio dei sacerdoti

con il vescovo ad ARS - sospese alcune Messe

4 giovedì ore 16,30 alla Visitazione: Esposizione e adorazione e alle

ore 18,30 S. Messa per i benefattori

5 venerdì Primo venerdì del mese: in mattinata SS. Comunioni

agli ammalati

ore 21,00 Via Crucis in San Giovanni

7 domenica A Fasano incontro zonale per Gruppi del cammino Cafarnao

Ritiro dei laici della zona a Montecastello

Ritiro in oratorio Gruppi S. Paolo verso Nazaret (3)

8 lunedì ore 20,30 in canonica: incontro Ministri straordinari

dell’Eucarestia (2)

9 martedì ore 15,00 S. Messa al Cimitero

ore 20,30 incontro C. P. Z. (3)

10 mercoledì Ritiro mensile dei sacerdoti a Montecastello

ore 20,45 in S. Giovanni Adorazione Eucaristica per la vita (4)

12 venerdì ore 21,00 Via Crucis alla Visitazione

Dir. Responsabile - Antonio Fappani con decreto del Tribunale

- Autorizzazione del Tribunale di Brescia n. 6/74 dell’ 8 - 3 - 1974

- Pubblicità: Segreteria Parrocchiale - tel. (0365) 521700 Fax. (0365) 523294

- Fotocomposizione del 03/2/2010 nella Canonica di Salò

- Stampa: Tipolitografia LUMINI - Travagliato (BS)

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