SICUREZZA SUL LAVORO - Servizio Prevenzione e Protezione - Infn

prevenzione.mi.infn.it

SICUREZZA SUL LAVORO - Servizio Prevenzione e Protezione - Infn

ICUREZZA SUL LAVORO:

li obblighi del datore di lavoro, lavoro,

ei dirigenti, dirigenti,

dei preposti e

ei lavoratori

Milano, Milano, 25 25 ottobre ottobre 2007 2007

Paolo Paolo Villani Villani – INFN INFN Pisa

Pisa

1


Quali sono i soggetti chiamati ad

applicare le norme in materia di

sicurezza sui luoghi di lavoro

Quali sono gli obblighi che la Legge

pone a carico di tali soggetti

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L’individuazione

individuazione dei soggetti

chiamati ad occuparsi di sicurezza

in un luogo di lavoro pubblico viene

condotta sulla base di tre principi

fondamentali

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I) Personalità Personalit della responsabilità responsabilit penale

• Il Legislatore italiano ha stabilito di sanzionare penalmente le

violazioni in materia antinfortunistica

• Nel sistema giuridico italiano la responsabilità responsabilit penale è

personale (art. 27 Costituzione), quindi risponde davanti alla

legge la persona fisica che ha adottato una condotta violatrice

di una o più pi disposizioni sanzionabili penalmente

• E’ bene sottolineare che le condotte possono essere

attive/commissive

attive/ commissive oppure omissive e la maggioranza dei fatti

aventi rilevanza penale in questo settore è riferibile a condotte

omissive, cioè cio i destinatari dei doveri contenuti nelle disposizioni

normative non adottano le condotte che devono

preventivamente conoscere e successivamente applicare

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 4


. segue ...

I) Personalità Personalit della responsabilità responsabilit penale

• la responsabilità responsabilit penale, a differenza di quella

civile, non può essere a carico delle persone

giuridiche, quali l’Universit l Università, , la sezione INFN di Pisa

ecc.

• si tratta di una responsabilità responsabilit che non può

essere assicurata

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 5


La responsabilità responsabilit civile, civile,

invece, invece,

può essere assicurata:

assicurata

nell’I.N.F.N

nell I.N.F.N. . è operante una polizza assicurativa, assicurativa,

come risulta

dallo Schema di Verbale della riunione del Consiglio Direttivo

INFN del 21 luglio 2000, 385 ^ seduta, seduta,

redatto dalla

Direzione Affari Generali e Ordinamento:

Ordinamento

… “Varie Varie – Su invito del Presidente,

Presidente,

il dott. Pellegrini fornisce

chiarimenti in ordine alle coperture assicurative previste

dalla Polizza di Responsabilità Responsabilit Civile dell’Istituto

dell Istituto verso terzi e

verso prestatori di lavoro (n. 151/60/399527). In particolare,

particolare,

con nota del 19.4. u.s., u.s.,

l’Assitalia Assitalia S.p.A. ha precisato che

tutto il personale dell’Istituto

dell Istituto, , compreso quello inquadrato

dal IV al X livello professionale,

professionale,

gode di copertura

assicurativa per eventuali danni cagionati a terzi, terzi,

o a

sottoposti, sottoposti,

lavorativa”

lavorativa

nell’espletamento

nell espletamento della propria attività attivit

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II) Responsabilizzazione dei detentori del potere

La responsabilità responsabilit deve essere localizzata laddove si

trovano le competenze e i poteri

RESPONSABILITÀ RESPONSABILIT

POTERE

La responsabilità, responsabilit , cioè, cio , sta esattamente lí dove

stanno i poteri. Se non ci sono poteri non ci sono

responsabilità. responsabilit . Se invece ci sono i poteri (nei limiti

dei poteri che ogni soggetto ha) ci sono le

connesse responsabilità, responsabilit , al di là l del “nomen nomen juris” juris

che viene attribuito ad ogni singolo soggetto

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III) Principio di effettività effettivit (o prevalenza della

situazione reale su quella apparente)

L’individuazione

individuazione dei soggetti penalmente

responsabili deve essere condotta, condotta,

non

attraverso la qualificazione astratta dei

rapporti tra i diversi soggetti, soggetti,

bensì bens

essenzialmente in concreto, concreto,

tenendo conto

delle mansioni in realtà realt svolte da ciascun

soggetto, soggetto,

anche di propria iniziativa.

iniziativa

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Con il d. lgs. lgs.

626 un luogo di lavoro sicuro si raggiunge con due linee

ugualmente importanti: la prima (operativa) si impernia sui soggetti

chiamati a funzioni operative, cioè cio il datore, il dirigente e il preposto.

La seconda linea (consultiva)

(consultiva)

è imperniata sul Servizio

Prevenzione e Protezione, che ha compiti di consulenza,

che sono svolti a beneficio del datore di lavoro.

Pertanto, chi pensasse che all’interno all interno della sezione X

dell’INFN dell INFN esiste il SPP e ci penseranno loro, loro,

sarebbe fuori

strada, in quanto si tratta di un servizio consultivo del

datore di lavoro che se ne serve per meglio adempiere ai

suoi obblighi di legge, per sapere quali sono le soluzioni

giuste, ma dalle attività attivit che svolge il SPP non deriva una

diminuzione di responsabilità responsabilit a carico di datore, dirigente

e preposto in relazione agli obblighi a loro carico

penalmente sanzionati.

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Corte di Cassazione 2.2 2007

“I componenti del Servizio di Prevenzione e Protezione,

essendo gli ausiliari del datore di lavoro, non possono

essere chiamati a rispondere direttamente del loro operato

in quanto difettano di un effettivo potere decisionale.

Sono dei consulenti e i risultati dei loro studi e delle loro

elaborazioni vengono fatti propri dal vertice che li ha scelti

e che della loro opera si avvale per meglio ottemperare

agli obblighi di cui è esclusivo destinatario”.

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Tuttavia il RSPP non puo’ pensare di adempiere ai suoi obblighi

consultivi al di fuori di ogni responsabilità: immaginiamo che non

abbia assolto o abbia assolto inadeguatamente ad un proprio

compito, per esempio non abbia saputo individuare un rischio

presente nel luogo di lavoro e a causa di questa condotta si

verifichi un infortunio sul lavoro una malattia professionale.

In queste ipotesi il RSPP, magari in concorso col datore di lavoro,

puo’ essere chiamato a rispondere del delitto di omicidio

colposo o lesioni personali colpose…

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Corte di Cassazione 17.4.2007

Il responsabile del Servizio di prevenzione e Protezione puo’

essere chiamato a rispondere anche penalmente per la

svolgimento della propria attività; egli infatti, qualora agendo

colposamente abba dato un suggerimento sbagliato o abbia

trascurato di segnalare una situazione di rischio, cosi inducendo

il datore di lavoro ad omettere l’adozione di una doverosa

misura di prevenzione, risponderà del danno che ne è derivato

all’integrità fisica del lavoratore.

Ciò anche in caso di mancata elaborazione delle procedure di

sicurezza o quando non abbia fornito ai lavoratori le

informazioni di cui all’art. 21.

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E’ stato notato che ancora oggi in talune aziende il Servizio di

Prevenzione e Protezione non è quell’ insieme di persone, sistemi

e mezzi finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi

professionali, ma si riduce ad un singolo individuo abbandonato

a se stesso e non adeguatamente formato, e tuttavia trasformato

in un soggetto individuato come l’unico responsabile della

sicurezza, una sorta di “parafulmine processuale”.

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Quali sono le linee portanti ai fini della

individuazione degli obblighi giuridici

(e delle conseguenti responsabilità)

responsabilit )

per i soggetti chiamati ad occuparsi di

sicurezza?

sicurezza

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In materia di responsabilità,

responsabilit , la prima linea portante

introdotta con i decreti legislativi di origine comunitaria è

la centralità centralit della figura del datore di lavoro; lavoro;

questo non

è un concetto del tutto nuovo, nel senso che anche prima

del 626, nella gerarchia dei soggetti tenuti ad applicare le

norme in materia, il datore era al primo posto e in questo

senso la sua posizione è rimasta immutata

La centralità centralit del datore di lavoro nel 626 è un concetto

giuridico più pi articolato, articolato,

nel senso che il datore di lavoro

non è più pi chiamato ad attuare a pioggia i singoli

precetti della prevenzione, ma è obbligato a dotarsi di

una rete organizzativa e gestionale che adesso diventa

obbligatoria e la cui mancanza è penalmente

sanzionata

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 15


La seconda linea portante del nuovo sistema di sicurezza è un

obbligo di carattere gestionale: gestionale:

la (ri ri)valutazione valutazione del

rischio, rischio,

che viene poi tradotta nel c.d. piano di sicurezza:

non si chiede più pi al datore il semplice rispetto dei singoli

adempimenti, ma si chiede di valutare tutti i rischi connessi

all’attivit all attività e di tradurre questa valutazione in un documento

che non solo specifica i criteri con cui si è valutato i rischi, ma

contiene poi il programma [e i tempi] degli interventi con i

quali il datore ritiene di dover fronteggiare i rischi che ha

valutato; immediatamente dopo aver valutato i rischi il datore

di lavoro deve adottare le misure necessarie, necessarie,

altrimenti deriva

a suo carico una ben precisa responsabilità responsabilit (adempimento

non delegabile).

delegabile)

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La Valutazione del rischio non è un atto burocratico-documentale

burocratico documentale, , e quindi va

criticata la tendenza alla standardizzazione di tale valutazione

Costituisce la CARTA D’IDENTITA IDENTITA’ del luogo di lavoro

Ogni luogo di lavoro è diverso da un altro; le Strutture dell’INFN dell INFN si assomigliano

come categoria generale ma poi ognuna ha delle specificità specificit (ad esempio i

macchinari o le scale, le vie di fuga, la collocazione rispetto agli altri edifici ...).

Nell’Infn Nell Infn la valutazione dei rischi deve essere effettuata anche con riferimento ai

rischi cui è esposto il personale in missione: missione:

Circolare Infn 28.3.2007

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Il datore di lavoro procede alla valutazione dei rischi in

collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e

Protezione, con il Medico Competente e dopo aver consultato il

Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

Il Legislatore considera la prevenzione non più come una serie di

“adempimenti parcellizzati” che gravano su vari oggetti, ma una

funzione complessa a cui, a vario titolo, concorrono più soggetti

che intervengono a definire, a valutare, ad aggiornare, ad

attivare un programma che sia in grado di cogliere le

particolarità del rischio in quel luogo di lavoro.


Corte di Cassazione 5 ottobre 2006

In base all’art. 4 del decreto n. 626 il documento di

valutazione del rischio deve contenere sia la valutazione

del rischio, sia l’individuazione delle misure di prevenzione

e protezione necessarie a garantire la sicurezza e la

salute nei luoghi di lavoro; una carenza

nell’individuazione di tali misure integra la violazione della

norma stessa

Pertanto si configura come reato non solo l’omessa

redazione del documento di valutazione del rischio ma

anche la redazione di un documento incompleto o

inadeguato


La terza linea portante è costituita dagli obblighi di Formazione

e Informazione: gli art. 21 e 22 sono due momenti chiave del

funzionamento dell’intero dell intero sistema di prevenzione nei luoghi di

lavoro

Il Legislatore, avvertendo una carenza diffusa nelle aziende

private e pubbliche per la scarsissima preparazione soggettiva

dei lavoratori in materia di sicurezza e igiene, (e alla luce delle delle

statistiche che indicano come solo il 10% degli infortuni avviene avviene

per cause tecniche e strutturali mentre il 90 % è causato dal

comportamento delle persone), ha inteso rimarcare tali obblighi

trasformandoli in obblighi espliciti e specifici: “Il Il datore di lavoro

deve assicurare che ciascun lavoratore riceva una formazione

sufficiente in materia di sicurezza e salute e un’adeguata

un adeguata

informazione sui rischi e pericoli esistenti all’interno all interno del luogo di

lavoro”

lavoro

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Corte di Cassazione 28 luglio 2006

Carattere preventivo della formazione:

deve avvenire prima che al lavoratore venga

assegnata una certa mansione o prima che

abbia luogo un cambiamento di mansioni


Corte di Cassazione 12 settembre

2006

Effettività della formazione, cioè esigenza che la formazione e

l’informazione non venga semplicemente data ai lavoratori, ma

venga effettivamente ricevuta dai lavoratori.

Ciò comporta che un datore di lavoro non si limiti a fornire la

formazione e l’informazione, ma si preoccupi di verificare che

queste siano state realmente recepite e assimilate dai lavoratori

attraverso la verifica dell’apprendimento.


[Quarta Quarta Linea Portante] Portante

Responsabilizzazione dei lavoratori: lavoratori:

con il d. lgs. lgs.

626 si

passa da un sistema che considerava il lavoratore

soltanto come il soggetto da proteggere, cioè cio un mero

creditore di sicurezza, ad una normativa che individua

nel lavoratore un soggetto obbligato a farsi carico

anche lui del dovere di sicurezza, quindi un soggetto

responsabile, naturalmente con riferimento agli obblighi

che la legge pone a suo carico (non è lui che deve

comprare le macchine, nè renderle sicure ...)

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DATORE DI LAVORO

DIRIGENTE

PREPOSTO

LAVORATORI

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I.N.F.N.: GLI OBBLIGHI DI DATORE DI LAVORO, DIRIGENTI, PREPOSTI

Il Datore di lavoro

(direttore Sezione/Laboratorio)

hanno il dovere di

attuazione

degli obblighi e degli

adempimenti di sicurezza

I Dirigenti

(capigruppo)

l’attivit attività dell’ISTITUTO

dell ISTITUTO

I preposti

(responsabili dei servizi)

esercita dirigono sovrintendono

sull’attuazione

sull attuazione degli obblighi

e degli adempimenti di sicurezza

(c.d. vigilanza oggettiva) oggettiva

hanno il dovere di

vigilanza

sull’osservanza

sull osservanza da parte

dei singoli lavoratori

(c.d. vigilanza soggettiva)

soggettiva


Chi è il datore di lavoro nell’I.N.F.N.

nell I.N.F.N. ?

Il Direttore di Sezione/Laboratorio

Sezione Laboratorio.

(in base al c.d. “decreto decreto 626 bis” bis ed alla interpretazione del

Dipartimento della Funzione Pubblica presso la Presidenza del

Consiglio dei Ministri)

Ministri

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

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Obblighi indelegabili del datore di lavoro

(Art. 4 d. lgs. lgs.

626/94)

1. Designazione del Responsabile del

2. Servizio di Prevenzione e Protezione

Valutazione dei rischi per la sicurezza

e la salute dei lavoratori

3. Elaborazione di un documento

contenente una relazione sulla

valutazione dei rischi

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Che cosa significa

obblighi indelegabili ?

Che ne risponde

personalmente il

datore di lavoro

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Chi dirige il lavoro altrui deve farsi carico

anche della sua incolumità

incolumit

• Dipendenza amministrativa e direzione

funzionale sono due concetti distinti

• La responsabilità responsabilit della sicurezza e salute

del lavoratore è di chi lo impiega

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 36


“Chi Chi accoglie nel proprio luogo di lavoro personale

appartenente ad altre strutture (per contratto, per

convenzione ecc.)

- deve aver cura della sua sicurezza e salute

- non può adibirlo a lavorazioni pericolose o

farlo lavorare in locali inadatti”

inadatti

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Quando il personale si reca a svolgere attività attivit di ricerca in

laboratori esterni, la responsabilità responsabilit si trasferisce a quel

laboratorio per tutto ciò che non è disciplinabile dal direttore di

Sezione.

In particolare, il personale Infn che opera in laboratori esteri,

per quanto attiene alle norme comportamentali, è da

considerarsi parte integrante dello staff del laboratorio

ospitante (circolare Infn 28.3.2007).

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Per non incorrere in errori nella gestione della

sicurezza in trasferta è necessario osservare i

seguenti principi :

• Il principio dell’ dell affidamento può avere valore solo in un

ambito mbito di preventiva osservanza di una norma antinfortunistica: antinfortunistica:

non

fornire ornire ai lavoratori attrezzature di lavoro sicure o non fornirle affatto

costituisce ostituisce già gi di per sé profilo di colpa rilevante per il datore di

lavoro avoro.

• Va scelto il lavoratore idoneo: idoneo:

il datore di lavoro ha l’obbligo obbligo

di accertarsi che il lavoratore sia dotato della sufficiente esperienza e

della sufficiente affidabilità affidabilit e disciplina nell’applicazione

nell applicazione delle norme

e procedure di sicurezza.

sicurezza

• Il lavoratore deve essere in possesso di puntuale formazione,

formazione,

quindi il datore di lavoro deve assicurarsi che abbia ricevuto

preventivamente una completa e specifica formazione.

formazione


Chi è tenuto a vigilare non incorre in colpa

qualora:

· effettua una verifica all’inizio all inizio dell’attivit dell attività

· fa un controllo periodico nel corso dell’attivit dell attività

· se da tale controllo emerge una violazione

interviene energicamente per farla cessare

(“vigilanza vigilanza impositiva” impositiva e non semplicemente

dispositiva)

L’obbligo obbligo di vigilanza nel corretto e sicuro svolgimento

dei lavori permane anche quando sia stato nominato

il responsabile del servizio di prevenzione e

protezione (Cassazione 19.9.2001)

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 40


E’ obbligatoria la presenza costante sul luogo di

lavoro del datore di lavoro

(o di un preposto alla vigilanza)?

vigilanza)?

Corte di Cassazione 19 gennaio 2005

I soggetti preposti alla vigilanza devono assicurare, più che la presenza

fisica che non è in sé necessariamente idonea a garantire la sicurezza dei

lavoratori, la gestione oculata dei luoghi di lavoro mediante l’aver posto

in essere tutte le misure imposte normativamente (informazione,

formazione, attrezzature adeguate e presidi di sicurezza) nonché ogni

altra misura idonea, per comune regola di prudenza e di diligenza, a

garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 41


Il 90 % degli atti di citazione per infortuni sul

lavoro si riferiscono alla violazione di tre

articoli del d. lgs. lgs.

626:

• Art. 21:

Informazioni dei lavoratori

• Art. 22:

Formazione dei lavoratori

• Art. 35:

Uso delle attrezzature di lavoro: lavoro:

obblighi del datore di

lavoro


Dirigente in materia di sicurezza

Il termine "dirigente" in materia di

sicurezza non sta ad indicare una

qualifica formale, ma una FUNZIONE:

FUNZIONE:

sostituire il datore di lavoro in settori di

attività attivit nei limiti in cui il datore non

può provvedere direttamente, e

sempre che sia messo in condizione di

agire in piena autonomia, cioè cio con il

trasferimento dei poteri necessari per

operare

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 43


L’organizzazione organizzazione di un gruppo “misto misto” sotto la

direzione funzionale di un capo-gruppo,

capo gruppo,

comporta (per la Corte di Cassazione) la

creazione di una funzione di

Dirigente di fatto

che a sua volta determina una sorta di

Responsabilità Responsabilit di fatto

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 44


... obblighi del dirigente …

Il Principio di effettività effettivit delle funzioni ha portato la Cassazione

a considerare dirigente anche il soggetto che, che,

pur non

ricoprendo nell’organigramma

nell organigramma tale posizione, posizione,

aveva di fatto

impartito l’ordine ordine di effettuare un lavoro. lavoro

Chi dà in concreto l’ordine ordine di effettuare un lavoro assume di

fatto la mansione di dirigente sicché sicch ha il dovere di accertarsi

che il lavoro venga fatto nel rispetto delle norme

antinfortunistiche,

antinfortunistiche,

senza lasciare ai lavoratori – non soliti ad

eseguirlo - la scelta dello strumento da utilizzare.

utilizzare

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 45


La Corte di Cassazione si è occupata della

sicurezza del lavoro nei laboratori

universitari, dando insegnamenti su

questioni quali la mancanza di risorse e la

sospensione delle attività insicure.

In più di una sentenza è stato affrontato il

problema degli infortuni agli studenti, che la

legge equipara ai lavoratori subordinati.


Corte di Cassazione 2 febbraio 2005

In caso d’infortunio sul lavoro subito presso un laboratorio

universitario da un dottorando intento a un’operazione di

manutenzione di un apparecchio laser vetusto e sprovvisto

dei necessari dispositivi di sicurezza, è colpevole del reato di

lesione personale colposa cui all’art. 590 c.p. il responsabile

del laboratorio di Spettroscopia Laser del Dipartimento di

Scienze Fisiche che, pur non dotato di autonomia di spesa e

nonostante le richieste di sostituzione dell’apparecchio

inutilmente avanzate all’Università, ne abbia consentito la

manutenzione da parte del dottorando e non ne abbia

impedito l’uso, con la conseguenza della partenza

accidentale del raggio laser.


Corte di Cassazione 20.3.2002

Al preposto compete - in via autonoma - la

direzione e la sorveglianza dei lavoratori per

evitare che questi possano eseguire operazioni e

manovre avventate

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 48


La legislazione non dà d una definizione di preposto, ma affianca ripetutamente a tale

figura il verbo “sovraintendere

sovraintendere” come riepilogativo della totalità totalit dei suoi obblighi

istituzionali. Figure “classiche classiche” di preposto sono: caporeparto, capo-officina, capo officina, capo

servizio, capo-ufficio

capo ufficio

FUNZIONI DEL PREPOSTO

COLLABORA ai fini dell’attuazione dell attuazione delle misure di sicurezza decise ed organizzate

dal datore di lavoro (o dal dirigente che lo rappresenta) per il concreto svolgimento

dell’attivit dell attività lavorativa

CONTROLLA che i lavoratori usino i dispositivi di sicurezza individuali individuali

e gli altri mezzi

di protezione e si comportino in modo da non creare pericoli per sé e per gli altri

VERIFICA se, nello svolgimento delle lavorazioni, si presentino rischi imprevisti e

prende le opportune cautele

ATTUA il piano di manutenzione delle macchine e predispone verifiche verifiche

e controlli

sulle stesse per garantirne la perfetta efficienza

SEGNALA prontamente al datore di lavoro pericoli e carenze dei sistemi sistemi

di

protezione

(Cassazione 27.1.1999, 3.10.2001, 29.11.2001)

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 49


“E’ irrilevante l’occasionalità dell’incarico dato di preposto a un certo soggetto”

Anche se l’incarico è occasionale, ciò non toglie che in rapporto a questo

incarico egli svolga ed abbia tutti gli obblighi tipici del preposto.

Cassazione 10.10.2001

“Sono altresì irrilevanti anche i poteri di spesa:

I dirigenti ed i preposti possono anche non avere grandi poteri decisionali e di

spesa, ma hanno comunque il grande compito di rilevare e di segnalare, a chi

possiede i poteri decisionali e di spesa, le situazioni di carenza nelle misure di

sicurezza”.

Cassazione 21.2.2003

“Esiste un preposto anche se non c’è una formale nomina da parte del datore di

lavoro: l’importante è accertare l’esistenza di un modello organizzativo che

preveda una divisione di compiti con il datore di lavoro e la preminenza

organizzativa di un certo soggetto, da considerarsi quindi preposto a tutti gli

effetti, sugli altri lavoratori.

Da ciò si ritiene provato che il soggetto svolge il ruolo di preposto”.

Cassazione 23.7.2001

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 50


Il Preposto (e il Dirigente) Dirigente)

ha obblighi di legge

soltanto se ha ricevuto una delega? delega

I preposti e i dirigenti rispondono in quanto preposti e dirigenti: dirigenti:

non c’è ’è bisogno di un atto in cui il datore di lavoro specifica

che tale soggetto assume anche gli obblighi in materia di

sicurezza: sicurezza:

attendere una delega scritta in materia di sicurezza è

un “calcolo miope”! ! (= è una tesi non accettabile e su cui la

giurisprudenza è costante) costante

Ad esempio il responsabile di un Servizio INFN di Officina Meccanica, Meccanica,

per il fatto

stesso di essere responsabile di questo Servizio ha degli obblighi in materia di

sicurezza sul lavoro: lavoro:

non può non preoccuparsi di tutelare la sicurezza delle

persone che operano nel Servizio

Questo vale per chiunque: chiunque:

il capoofficina,

capoofficina,

il caposquadra,

caposquadra,

il capo dell’ufficio dell ufficio

personale … Quest’ultimo

Quest ultimo, , molto spesso, spesso,

ritiene di esserne esente in quanto non

s’intende intende di sicurezza: sicurezza:

no, invece, invece,

perché perch se capita un infortunio nell’ufficio nell ufficio del

personale è un problema suo, suo,

perché perch dovrà dovr dimostrare di essersi occupato di

garantire la sicurezza dei lavoratori da lui coordinati

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 51


… obblighi del preposto …

Quando le misure di sicurezza non sono rispettate dai

lavoratori, lavoratori,

il preposto non deve limitarsi a benevoli

richiami, richiami,

ma deve prontamente informare il datore di

lavoro o il dirigente legittimato a infliggere richiami

formali e sanzioni a carico dei lavoratori riottosi. riottosi

Questa è la linea di comportamento da seguire, seguire,

non

seguirla comporta la responsabilità responsabilit per infortunio. infortunio

Il richiamo può concretizzarsi nello strumento giuridico

previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro …


20-3-2002

Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale Serie generale –n. 67

Art. 28 – Codice disciplinare

4. La sanzione disciplinare del rimprovero verbale viene

comminata nel rispetto della dignità dignit personale del dipendente

per le infrazioni di cui al presente comma, quando esse siano di

lieve entità. entit . Le sanzioni disciplinari,

disciplinari,

dal rimprovero scritto al

massimo della multa di importo pari a quattro ore di

retribuzione, retribuzione,

si applicano,

applicano,

graduando l’entit entità delle sanzioni in

relazione ai criteri di cui ai commi 1 e 2, per le seguenti

infrazioni: infrazioni

d) inosservanza degli obblighi in materia di prevenzione degli

infortuni e di sicurezza sul lavoro, lavoro,

quando non ne sia derivato un

pregiudizio per il servizio o per gli interessi dell’Ente dell Ente o di terzi. terzi

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 53


Il dirigente e il preposto in materia di sicurezza prescindono dalla dalla

qualifica formale.

Puoi organizzare strutturalmente un servizio? Puoi dare istruzioni? istruzioni?

Puoi

dirigere il lavoro altrui? In tal caso sei un dirigente.

Sei incaricato di sovraintendere una certa procedura di sicurezza

emanata da altri? Sei incaricato di vigilare sui lavoratori? Allora Allora

sei un

preposto.

In n alcuni ambienti soprattutto nella pubblica amministrazione

ci sono soggetti che non sanno essere dei preposti…

preposti


Legge n. 123/07 - Documento di valutazione dei rischi

da interferenze per la cooperazione e il

coordinamento

L'articolo 7 comma 1 del decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626

prevede, tra l'altro, che "il datore di lavoro, in caso di affidamento dei

lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi all’interno della

propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa,

nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda

medesima: (...) b) fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni

sui rischi specifici esistenti nell'ambiente in cui sono destinati ad

operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in

relazione alla propria attività".

Dunque è formalizzato l'obbligo datoriale, del committente, di

trasmettere queste dettagliate informazioni sugli specifici rischi

ambientali ove l'impresa esterna si troverà ad operare (dunque

l'informazione va fornita prima dell'inizio dei lavori affidati).

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 55


Legge n. 123/07 - Documento di valutazione dei rischi

da interferenze per la cooperazione e il coordinamento

Il successivo comma 2 dell'art. 7 D.Lgs. n. 626/94 impone a datori di

lavoro, committente ed appaltatori, il duplice e convergente obbligo di:

a) cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai

rischi sul lavoro incidenti sull'attività lavorativa oggetto dell'appalto;

b) coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui

sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente "anche al fine di

eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese

coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva".

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 56


Legge n. 123/07 - Documento di valutazione dei rischi

da interferenze per la cooperazione e il

coordinamento

La centralità del rischio da interferenza tra l'ambiente di lavoro ed

eventualmente i lavoratori del datore di lavoro committente e

l'attività svolta dai lavoratori delle imprese "esterne" assume

dunque un rilievo centrale, che il legislatore ha inteso (con la

recente riforma della sicurezza del lavoro) puntualizzare

imponendo in modo esplicito l'obbligo di redigere un documento

specifico sul rischio da interferenza da consegnare a tutti i

contraenti dei contratti di appalto e d'opera affidatari di lavori

come previsto dall'articolo 7 comma 1 del D. Lgs. n. 626/94, sopra

citato.

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Legge n. 123/07 - Documento di valutazione dei rischi

da interferenze per la cooperazione e il

coordinamento

Il comma 3 dell'art. 7 del D. Lgs. n. 626/94, come sostituito dall'art.

3 della Legge 3 agosto 2007 n. 123, entrata in vigore il 25 agosto

2007, ha quindi introdotto un nuovo obbligo a carico del datore

di lavoro committente, che consiste nell'obbligo sanzionato

penalmente di consegnare alle imprese appaltatrici o ai singoli

lavoratori autonomi " un unico documento di valutazione dei

rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze"

per promuovere "la cooperazione ed il coordinamento".

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Legge n. 123/07 - Documento di valutazione dei rischi

da interferenze per la cooperazione e il coordinamento

Tale documento è obbligatoriamente "allegato al

contratto di appalto o d'opera", e dunque un contratto

d'appalto o d'opera privo di tale allegato, è un contratto

contra legem, sanzionabile per violazione del

combinato disposto degli artt. 7 comma 3 e 89 comma

2 del D. Lgs. n. 626/94 con l'arresto da due a quattro

mesi o con l'ammenda da euro 516 a euro 2582.

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Legge n. 123/07 - Documento di valutazione dei rischi

da interferenze per la cooperazione e il

coordinamento

Il documento, si badi bene, riguarda solo i rischi da interferenza

tra le attività ed eventualmente i lavoratori del commitente e chi

presta l'attività come impresa esecutrice o singolo lavoratore

autonomo, ma non si estende ai rischi specifici delle attività

conferite esternamente, e difatti il comma citato conclude

chiarendo che "le disposizioni del presente comma non si

applicano ai rischi specifici propri dell'attività delle imprese

appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi."

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Legge n. 123/07 - Documento di valutazione dei rischi

da interferenze per la cooperazione e il

coordinamento

L’obbligo dell’elaborazione di questo documento

richiederà una rilevante attività aggiuntiva e

comporterà la definizione di procedure standard per

la redazione dei contratti e la predisposizione di

modelli di riferimento.

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 61


Legge n. 123/07 - Documento di valutazione dei rischi

da interferenze per la cooperazione e il

coordinamento

Il concetto è chiaro però nella pratica si è notato che questo tipo di

disposizioni spesso sono state applicate in modo approssimativo, anche

alla luce delle difficoltà oggettive legate a molte fattispecie di appalti.

Appare chiaro il percorso per la gestione della sicurezza in un’attività

edile (che poi venga effettivamente applicato e sia efficace è altro

discorso) ma che fare con l’appalto per la manutenzione di estintori o

computer ?

Altro esempio: l’attività dell’impresa di pulizie presenta aspetti

facilmente ipotizzabili, mentre quella del manutentore di impianto

elettrico in un ufficio puo’ sfuggire alla programmazione, ma sono pur

sempre appalti e rientrano nella disposizione normativa…

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 62


Legge n. 123/07 - Documento di valutazione dei rischi

da interferenze per la cooperazione e il

coordinamento

La redazione di un documento unico si presenta quindi come

un’ attività complessa, da compiersi comunque a cura del

Committente (= dei suoi collaboratori) attraverso un percorso di

stralcio dei capitoli rilevanti del Documento di Valutazione del

Rischio pertinenti all’attività in appalto, con l’indicazione delle

procedure di sicurezza in vigore e I soggetti referenti, mentre

all’appaltatore sarà chiesto di integrare tali capitoli con

l’inserimento delle proprie annotazioni.

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

Paolo Milano, Villani 25 I.N.F.N. ottobre – Pisa

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 68


Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

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Gruppo OTIS

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La funzione del rls è quella di rappresentare i lavoratori

esclusivamente in relazione agli aspetti della salute e sicurezza sul

lavoro, con una fondamentale differenza, che a differenza degli

altri delegati sindacali gli rls non hanno un ruolo negoziale. Capita

talvolta che essi siedano ad un tavolo per contrattare ciò che si

deve fare e ciò che si puo’ anche rimandare, ma non è questo il

compito degli rls.

Ove contratti, il rls, se ne potrebbe assumere una responsabilità di

carattere penale.

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Corte di Cassazione 15 settembre 2006

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è chiamato, invece, a svolgere

una funzione di consultazione e di controllo circa le iniziative assunte dall’azienda

nel settore della sicurezza; svolge tutta una serie di funzioni che possono, in sintesi,

definirsi di costante controllo dell’attività svolta, in materia di sicurezza, dal datore

di lavoro e dal servizio di prevenzione da questi istituito, compresa la facoltà di

fare ricorso alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione

e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro e i mezzi impiegati per

attuarle non siano idonee a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.

Nel sistema delineato dal d.leg.vo 626/1994 – ha osservato la Corte – la funzione

di responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, designato dal

datore di lavoro, e quella di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non

sono cumulabili nella stessa persona.

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 74


“Lavoratori Lavoratori”

Docenti

Ricercatori

Tecnologi

Tecnici

Amministrativi

Docenti a contratto

Dottorandi

Borsisti

Tirocinanti

Specializzandi

Assegnisti

F.A.I.

Collaboratori a

progetto

Studenti

Anche gli studenti sono considerati lavoratori quando siano

esposti a rischi individuati nel documento di valutazione

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 75


Gruppo OTIS


Gruppo OTIS


Gruppo OTIS


Gruppo OTIS


Gruppo OTIS


Gruppo OTIS


Gruppo OTIS


Gruppo OTIS


Gruppo OTIS

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Nelle recenti sentenze della Corte di Cassazione si sottolinea che è

cambiata la concezione legislativa in materia di debito di sicurezza

sui luoghi di lavoro. lavoro.

Il lavoratore, lavoratore,

in base a questa nuova filosofia, filosofia,

deve considerarsi a sua

volta responsabile della sicurezza propria e dei propri compagni di

lavoro. lavoro

Un tempo c’era era un credito di sicurezza vantato dal lavoratore nei

confronti del datore di lavoro; lavoro;

in base al decreto n. 626, questo

generico credito di sicurezza si è concretato in un credito di

informazione, informazione,

di formazione, formazione,

di misure dettagliatamente fissate. fissate

Pertanto, Pertanto,

prima avevamo una generica indeterminata serie di

impegni del datore di lavoro nei confronti del dipendente,

dipendente,

ora invece

abbiamo un sistema che individua responsabilità responsabilit in capo a tutta una

serie di soggetti, soggetti,

compresi i lavoratori

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 85


Corte di Cassazione 1 giugno 2007

Con la sentenza del 1 giugno 2007, n. 21587, la Cassazione, sezione

quarta penale, ha stabilito che il datore ha il dovere di proteggere

l’incolumità del lavoratore, ma ciò non significa che possano essere

giustificate l'imprudenza o la negligenza del lavoratore stesso o di altri

colleghi coinvolti nell’infortunio.

D'altra parte, anche la sentenza della Corte di Giustizia CE, sezione III,

del 14 giugno 2007, n. C127/05 ha confermato tale orientamento,

stabilendo che il datore di lavoro non è oggettivamente responsabile in

caso di infortuni e che gli stati membri non sono obbligati a predisporre

norme per stabilire a priori una responsabilità oggettiva in capo al

datore di lavoro.

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Corte di Cassazione 1 giugno 2007

Se da una parte le norme dettate in tema di

prevenzione degli infortuni sul lavoro sono tese ad

impedire l'insorgenza di situazioni pericolose, e quindi

a tutelare il lavoratore per cui è rilevabile la

responsabilità dell'infortunio in caso di inosservanza

delle norme da parte del datore di lavoro, dall’altra

hanno una loro rilevanza anche gli incidenti derivanti

dalla disattenzione del lavoratore ascrivibili ad

imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso o di

altri lavoratori che vi concorrono.

Per la Corte di Cassazione ne consegue che il datore

di lavoro in tali casi non è responsabile dell'infortunio

occorso al lavoratore.

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 87


Corte di Cassazione 1 giugno 2007

Comunque, secondo la Cassazione, il datore di lavoro

è esonerato da responsabilità per esclusione

dell'imputazione oggettiva dell'evento solo quando il

comportamento del lavoratore e le conseguenze che

ne discendono presentino i caratteri

dell'eccezionalità, dell'abnormità, dell'esorbitanza

rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive

organizzative ricevute, come nel caso in questione.

In tali situazioni estreme, in effetti, si è completamente

al di fuori dell’area di rischio definita dalla lavorazione

in corso, e quindi oltre la pur estesa sfera di

responsabilità del datore di lavoro.

Milano, 25 ottobre 2007 Paolo Villani © INFN - Pisa 88

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