N.2 - La nostra storia - Associazione Italiana Allevatori

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N.2 - La nostra storia - Associazione Italiana Allevatori

Foto sopra, da sinistra

La mandria annovera 5 vacche tra le prime 50

a livello nazionale per Ite e la manza con l’indice

genomico più elevato del Paese

L’azienda è collocata a metà strada tra Fidenza

e Salsomaggiore, dove la pianura cede il passo

ai primi, dolci rilievi collinari

Foto sotto

Alle mostre nazionali e regionali dell’Anarb

le bovine dell’allevamento Barly si sono sempre

difese egregiamente

tro al veterinario aziendale, Corrado ha finalmente

il tempo per prendersi un caffè e

per parlare del suo allevamento.

Ma il lavoro incombe: per chi deve gestire

praticamente da solo, con l’aiuto di un unico

dipendente part-time, una mandria da

50 bovine in mungitura e 45 ettari di campagna,

c’è sempre parecchio da fare. Quindi

Corrado va subito al sodo: sì, le Brune.

Prima di tutto perché il latte gli viene pagato

a caseina. “Il caseificio privato di cui

sono conferente – spiega – lavora in una

caldaia a parte il mio prodotto per proporre

al consumatore un Parmigiano Reggiano

diverso. Non solo: stando a quanto mi

ha riferito il casaro, il siero-innesto ottenuto

con il latte delle mie Brune ha più forza,

per cui viene utilizzato anche per le altre

caldaie”.

Il latte non è tutto bianco

Due ottimi motivi, dunque, per essere retribuiti

in modo adeguato: si parte da una

remunerazione di base, corrisposta per un

latte “a norma” sul fronte di cellule, spore

clostridiche ed altri parametri qualitativi,

ed equivalente al prezzo medio pagato

a livello provinciale, a cui si aggiungono i

premi per la caseina, che scattano a partire

da un tenore del 2,70% per diventare, di

decimale in decimale, sempre più generosi.

Il conguaglio viene saldato a cadenza

annuale, e nel 2010 il latte delle Brune di

Corrado ha toccato un tenore medio di

caseina del 2,85%. “Farsi pagare la qualità

– sottolinea - è per me motivo di grande

soddisfazione: a differenza di quello che

capita in altre realtà, il mio latte non è tut-

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to bianco”. Ovviamente la presenza in stalla

delle Brune è legata anche a motivazioni

di natura affettiva. “In casa nostra – spiega

infatti Corrado – si è sempre allevata

questa razza. Fin dai tempi di mio nonno

Cesare, che faceva il bergamino e che dopo

una vita di sacrifici riuscì ad acquistare l’azienda,

e poi di mio padre Armando, che

fu uno dei primi in Italia a ricorrere alla

FA per fecondare le bovine di casa con il

seme dei tori americani”. Un’attività, quella

del miglioramento genetico, perseguita nel

corso degli anni con grande perseveranza e

avvalendosi puntualmente dei piani di accoppiamento

forniti dall’Anarb.

Una politica che oggi sta dando i suoi frutti:

“secondo le classifiche dello scorso dicembre

– sottolinea infatti Corrado – sto

allevando la manza con l’indice genomico

più elevato del Paese e 5 delle mie vacche

sono tra le prime 50 a livello nazionale per

Ite. Tre di queste sono frutto del progetto

Millenium breeder, che ha messo a disposizione

degli allevatori della nostra provincia

un fondo per l’acquisto di embrioni provenienti

dalle migliori famiglie”.

Quanto alla scelta dei riproduttori, Corrado

non ha dubbi: “i tori in prova sono

sempre da usare, perché rappresentano il

massimo dell’evoluzione genetica. Senza

poi dimenticare il fatto che oggi viene loro

attribuito un indice genomico, la cui affidabilità

è elevatissima”. Altrettanto chiare

le strategie per quanto riguarda la prove-

nienza del seme: “cerco sempre di avere

un occhio di riguardo nei confronti della

genetica italiana, ma se i dati sono buoni

non esito a ricorrere anche ai tori di provenienza

estera”.

Sempre sul ring

E nella veste di vicepresidente di Anarb

nonchè da autentico appassionato di Bruna,

Corrado è anche un assiduo frequentatore

dei ring delle mostre di Libro. Non

a caso la bacheca aziendale, stracolma dei

trofei vinti alle competizioni provinciali,

regionali e nazionali, offre davvero un bel

colpo d’occhio. “Nel corso degli anni – osserva

Corrado indicando coppe, targhe e

coccarde – abbiamo ottenuto qualche bella

soddisfazione.

Ma le mostre sono pur sempre un hobby.

In cui non è tanto il premio a contare,

quanto piuttosto l’occasione di confrontarsi

con gli altri allevatori, alla presenza

degli animali. Per questo cerco sempre di

parteciparvi”.

Tanto è vero che le miss dell’allevamento

Barly – questo il nome “di battaglia” dell’azienda

Barella - non mancheranno di partecipare

alla nazionale di Verona, in programma

fra pochi giorni a Fieragricola.

Meritato successo

E parlando di Bruna con il giovane vicepresidente

di Anarb, è inevitabile chiedere

un suo parere sul futuro della razza. “Per

stare al passo coi tempi – afferma Corrado

- dobbiamo senza dubbio migliorare

alcuni caratteri, come ad esempio la suzione

dei vitelli. Ma con questo non bisogna

dimenticare lo straordinario percorso

Foto a Fianco, dall’alto

Nel 2010 le vacche dell’azienda Barella hanno

prodotto un latte con un tenore medio di caseina del

2,85%

In azienda viene prodotto il fieno di medica e di

loietto che viene utilizzato per l’unifeed offerto alla

mandria

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Foto sopra, da sinistra

Il latte di Bruna non è apprezzato soltanto per le

elevate rese in caseificio, ma anche per la particolare

forza del siero-innesto

Il Parmigiano Reggiano non è tutto uguale, e alcuni

caseifici si presentano sul mercato con prodotti

differenziati

fatto finora, grazie al quale oggi possiamo

avvalerci di animali più robusti, più longevi

e con mammelle più funzionali di una

volta. Senza poi dimenticare l’aspetto fondamentale,

ovvero che la Bruna è la razza

ideale per quelle aree in cui la qualità del

latte è importante.

E quello che sta avvenendo qui, in provincia

di Parma, lo conferma”.

L’arcano è presto svelato: mentre a livello

nazionale, complice il mancato ricambio

generazionale, la popolazione di Bruna è

in lento ma continuo calo, in provincia di

Parma gli effettivi sono in crescita. “Perché

grazie all’impegno profuso dall’Anarb

nella diffusione del marchio Disolabruna

– spiega Corrado – sono sempre più numerosi

i caseifici che per differenziare l’offerta

lavorano a parte il latte delle Brune,

remunerandolo adeguatamente agli allevatori.

Motivo per cui la nostra razza si sta

diffondendo anche nei grandi allevamenti

di pianura”.

Di qui la lapidaria conclusione del vicepresidente

di Anarb: “competitiva sul mercato

e diversificata: ecco perché, passione a parte,

credo nella Bruna”. n

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