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LA

CWLTA CATTOLICA

PUBBLICAZIONE PERIODICA


LA

CIVILTA CATTOLICA

PUBBLICAZIONE PERIODICA

PER TUTTA L' ITALIA

1L 1 E 3 SABBATO DI G1ASGUN MESE

Beatus populus cuius Dominus

Deus eius,

ANNO TERZO VOLUME XI.

ROMA

Ps. CXLHI, 8.

ALL' UFFIZIO CENTRALE DELIA CIVILTA CATTOUCA

^Via S. Romoaldo al Coreo D. 241.

1852.


FEB

-

4 '957 TV

La Redasione delta CI^ILTA' GATTOLICA intends godere per gli articoli da lei

pubblicati il diritto di proprieta, giusta le convenzioni stability i fra diversi Stati

italiani.


IL FATTO ED IL DA FARSI

i?noo ifto


6

IL FATTO ED IL DA FARSI

segreto delle nostre meditazioni, ed ai nostri lettori basterebbe far

sapere che si va innanzi. Ma siccome il poco per noi fatto fin qui

ci ammonisce del moltissimo che resta a farsi, noi ci avvisiamo che

i nostri associati non abbiano minore uopo di essere confortati alia

perseveranza nel leggerci, di quello che possiamo averne noi a per-

durare nello scrivere. Certo potrebbe incontrare che altri, non ba-

stando ad ahbracciare col guardo la tragrande arapiezza del nostro

programma , si credesse aver noi quasi esaurita la nostra materia ,

ed aversene abbastanza cogli undid volumi in sessantasei quaderni,

ch quinci a tre mesi saranno compiuti. Or questo sarebbe 51 me

d< simo che pensarsi di avere divorato 1'aringo e tocca la meta ,

quando in realta appena si e fatto altro che uscir del cancelli ed

aver presa ron qualche alacrita la carriera. Soprattutto

chi consi-

der! rhe mirand-i noi a combattere e sterpare pregiudizi non solo

radiratissimi , ma cari e blanditi; mirando noi a mettere in onore

e far praticamente abbracciare dei vcri universalmente o dimenti*

chi o sconosciuti, vede ognuno essere tult'altra cosa aver bandite

delle massime ed averle fatte passare di fatto nei convincimenti e

nella pratica della cosa pubblica e privata. che si riguardi dun-

que alia eflicacia delle trattazioni gia cumpiute,

o che si abbia Toc-

chio alia s,variata ampiezza ed alia rilevanza di quelle che restano,

noi del poco fatto non sappiamo compiacerci , se non in quanto

quello ci ha app^raccbiati ed inauimiti al molto da farsi; e di que-

sto e di quello abbiamo ogni ragione d'intrattenere ijnostri lettori,

quelli.segojatamente che vorranno continuarsi conesso noi in questo

faticoso ma non meuo salutare viaggiu.

Noi,ci pfopouemroo di concorrere, quanto per noi si sarebbe po-

tuto, a ricondurre le raenti, gli affetti e le azioni a quel sentiero

del cattolico incivilimento, dal quale tanti della eta moderna, ed in

Italiri in particolar guisa, hanno con universale danno ed uguale

vergogna deviato. E perciocchfc quella grande deviazione si origind

radicalmente dallo avere sostituica la ragione umana allautorita di-

vina.eja sovrajiiU dell'individuo a quella di Dio, noi ci avvisammo

1'unir.a fwse, e certo la piu sicura via a quella ristorazione ideale


DALLA C1V1LTA CATTOUCA 7

ed affettiva essere il restituire alia loro integrita e purezza 1'idea ed

il sentimento deH'autorita, avvivando Tuna e 1'altro del concetto cat-

tolico, E cio per via, diciam cosi, positiva assodando i sommi veri

religiosi, civili e politici che a quel concetto si attengono, e per via

negativa combatteado gli errori coritrarii, che in quella triplice ca*-

tegoria pur troppo sono prevaluti nella Penisola, soprattutto Ira le

classi colte, che si pretendono illuminate e sciolte del vieti pregiu-

diai del medio evo.

Questo iu T assunto che c'impanemmo nel nost programma e

lo veaimmo mano mano svolgendo, soprattutto^nei preamboli ai sin-

goli volumi. E fattolo la prima volta discoi>reado del Gwrnalvsmo

moderno e delnostro Programma 4 1

, vi tornadamo so ^ ra in occasions

ora del Seeondo volume 2 , ora del Secondo 3 e del nuavo anno 4 ,

ora deU'esserci tramutati di Napoli in Roma 5 : e quando dichia-

rammo La nostra epigrafe ft, quando recammo le ragioni dello at-

tenerci noi ad un Giornalismo piuttosto all' ingr osso che al minu-

to 1 ; altra volta aprimmo Le nostre speranze 8, altra significamnao

i nostri Timori 9 , e giustificammo altrove il nostro Teologizza-

re w, come avevamo dati degli Schiarimenti sulla vera moderazio-

ne del Giornali&mo cattolico 14 e sulla Servilita ed audacia 12 onde

aitri I'aceagionavd. E cosl nulla oggimai pu6 esser piu chiaro del

iiostro intendimento e delle maniere da noi divisate per raggiun-

gerlo.

Ma quel compito tante volte dichiarato, ehe sembro forse a prima


g

IL FATTO ED IL DA FARSI

troviamo per avventura piu vasto e gigantesco di quello

che non ci

appariva la prima volta, che coH'alacrita di pellegrini novelli ci accostavamo

a tentarlo. Per somiglianza appunto di un viandante che

valica per la prima volta le Alpi la , dove esse piti largamente tra-

mezzano i laghi elvetici e le pianure lombarde. Dove egli si avvi-

sava aver compiuta la sua bisogna soverchiato che avesse il primo

giogo, col giungere in cima a questo, altri e poi altri ne scopre in-

trecciantisi ed accavallantisi gli uni agli altri , da fargli prevedere

che bene altre volte avra la sorpresa di trovar nuove e sempre piii

ripide altezze appunto su quei fastigi nevosi, da'quali egli pensa-

vasi che dovesse cominciare il dechinare delle coste.

La quale lentezza del nostro incesso, che tanto cammino ci lascia

tuttavia intatto, si dee in gran parte recare alia particolare indole

della nostra pubbiicazione. Non esserido essa un' opera seguita od

un iibro singolare ed iutero, ma obbligata , nella qualita di perio-

dito, a sen ire alle circostanze moltiplici di tempi e di luoghi, noi

non abbiamo potuto sempre rannodare logicameiite tutte le nostre

t[.ittaz ; oni per guisa, che le prime nell'ordine delle idee precedes-

sero alle altre uella successione degli articoli ; e ci dovemmo spesso

rassegnare al rotto ed allo slegato del giornalismo, per averne 1'u-

tilita ed il pregio di trattar soggetti che, pel presente bisogno, ac-

quistavano rilevanza maggiore. Nella stessa polemica contro gli er-

rori, quasi sempre non abbiamo avuto liberta nella scelta; e nel

debito di seguitare i nostri avversarii in quell' arena su cui essi ci

chiamavano o con teorie o con fatti, non abbiamo potuto avere che

un riguardo molto secondario al nesso logico colle trattazioni che

ave\amo per le mani. Vero e che questa nianiera , per 1'interesse

che mantien sempre vivo, e pel destro che ha di ribadire sotto

nucne forme e per diverse vie gii stessi veri, riesce mirabilmente

acooncia ad imprimerli nell'animo, senza quasi che 1'uomo se ne

avvegga. Ma quale e vantaggio in questo mondo, che non si com-

peri con qualche iattura? Desiderando che le nostre teorie fossero

ammesse dai piu che si potesse, abbiam dovuto rassegnarci alia ne-

cessita di fare poco cammino, e di non isceglierci il piu spesso da


BALLA CIV1LTA CATfOLICA

noi la nostra via, ma metterci per quella

che le circostanze talon*

impreviste ci offerivano. Appena un quattro o cinque argomenti

abbiamo potato trattare con qualche ampiezza

9

e diciamo cosl di

propria ispirazione; e ci6 non tanto perche ci paressero principii

e radice logica di altre trattazioni, quanto perchfc era bisogno stretto

e presentissimo della Italia il recarvi qualche

sione leale, tranquilla e ragionata.

lume con una discus-

Noi uscivamo da una rivoluzione inaugurata colla ipocrisia reli-

giosa e patriottica , conchiusa col sacrilegio , coll' anarchia e col

sangue ; della quale tanti avevano partecipato per illusione e per

inganno, tanto pochi si potean fare un giusto concetto,

atteso i fatti

falsati , i pregiudizi prevalent! , le codarde calunnie scagliate delle

persone e delle cose piu reverende. Uno dei primi nostri pensieri

fu mettere in chjaro 1'indole della rivoluzione italiana. Mostratone

per6 il Razionalismo unico movente e sola guida i, e cercando qual

Valore potesse avere quel razionalismo in ordine alia Cimlta 2 ,

trovamrao che esso non saprebbe ,

gana , la quale per popoli

che rimenarci a una civilta pa-

battezzati non sarebbe diversa dalla bar-

baric ; n& valse la Replica che a favore della ragione 3 abbandonata

a s& stessa si traeva dalle innate forze di lei, prescindendo dal fatto

di essere essa restata sempre corta al bisogno. Conosciuta cosl Tin-

dole dell' ultima rivoluzione , si deline6 il carattere della Scuola

politica italiana 4 che aveala apparecchiata e compiuta ;

si rilev6 lo

strano abuso che essa fece della voce Popolo 5 , e chiestoci Chi ebbe

colpa 6 delle sventure e delle vergogne che ci afflissero in quell' in-

fausto trienno, si trov6 tutta nelle antiche ire di quella scuola verso

il Principato e la Chiesa , e nella insigne sua nullita a reggere la

pubblica cosa quando tutta la si avea recata in pugno. La quale nul-

lita chiarivasi tanto piii stupenda ,' quanto

che trovavasi in uomini

che, nell'orgoglioso loro delirio per la ragione. promettevano asso-

luta felicita terrena senza alcuno scapito della celeste, e calunniavano

1 Vol. I, pag. 53. - 2 Ib. 157. - 3 Ib. 273. - 4 Ib. 487. - 5 Ib. 183.

6 Ib. 293.


10

IL FATTO ED JL 1>A FARSI

perfino laeroica rinunzia dei beni creati. Gontro questa pretensione

dei nostri razionalisti fu esposto Y Antagonism che il Vangelo ha

dichiarato Ira il Cielo e la terra * ; e nella rf sposta ad una Replica 2 si

mostr6 come dall'Evangelo medesimo fosse recato

quell'Antagonismo

alia piu nobile e maravi#liosa armonia, Non tornammo di proposito

su questo argomento delta scuola razionalfstica italiana, senonforse

quando Alcuni e

giovani generosi

cottolici 3 ci chiesero indirizzo

ad essene operosi in servigio della Italia, oiquando ^/cum altri gio-

vani lombardi d srignificarono iHom.avviso, la soavita'potere provar

meglio che ,1'acerbezza a le

guarire piaghe della patria comune 4 .

Ma quando il troppo famigerato prete su'balpino , impazienteidel-

1'Qbblio a die i suoi traviamenti aveanlo co'ndanDato,scagli6 nel pufc-

blico non sappiam bene se un treno, un vaticinio-od un'apologia di

s^ medesimo nel Rinnovamento civile cC Italia , noi, riassunto quel

lavoro il piu brevemente che per la sua prolissita si potea, e mo-

str*tane la Formosa 6 , la Logical e la Critica $, concludemmo in

quel Rinnnvamento di vecchie utopie non altro accludersi , che il

delirio di voler condurre e felicitare 1'uoino ed il mondo colla sola

ragione , riconosciuta ed adorata per sao unico iddio dell' umano

orgoglio. Le quali utopie di Razionalismo applicato all' Italia, per-

rh^ non fnvadessero perfino le menti del sssso gentile, stiam facendo

opera di premunirnelo

Ferrucci 9 .

in tre Lettere su due scritli di Caterina

CfMta cosl nel suo vero aspetto la scuola razioaalistica italiana e

conosciutene le tendenze, la Civilta Cattolica si avvis6 questa essere

la vera sua avversaria, com'e di fatti, per quanto professi altamente

il contrario, Tavversaria sfidata di ogui bene religioso e civile della

nostra Italia. Non gia, vedete, che non sia piu a temersi il socialismo,

ultima e tremenda formola della rivoluzione ;

ma gli e certo che a

quello non si verra altrimenti, che passando pei gradi mediaui ; *e

1 Vol. II , pag. 139. - 2 Ib. 245. - 3 Vol. VII, pag. 625. - 4 Vol. VIII , pag.

310. - 5 Ib. 161, 26B. - 6 Ib. 492. 7 Ib 6l7. - 8 Vol. IX , pag. 127.

9 Vol. X, pag. 465, 616.

V


DALLA CIVILTA CVTTOLIdA it

sono appunto i razionalisti moderati che, distruggendo tutti i ripari

onde la Provvidenza ha assiepate le umane passioni, ne apparecchia-

no un selvaggio e spaventoso trionfo, del quale essi, come gia i Gi-

rondini, sarebbero le prime e men lacrimate vittime. Nel Socialismo

plebeo e Volterianismo borghese * iotroducemmo a parlare un So-

cialista che dimostr6 questo vero con forme un po' rubeste se volete,

ma che non perdettero la loro verita per Alcuni dubbi 2 opposti , e

sciolti debitamente, non escluso quello di chi sogn6 trovare il Co-

munismo pratico in Most 3,

Da questa malaugurata scuola sedicente italiana noi fummo sol-

leciti di escludere tutti coloro che cattolici essendo, amano la civile

liberta, la quale e tutt'altra cosa che il moderno liberalismo ; tal-

mente che possono non essere ripugnanti gli aecoppiamenti dei

termini Liberale e Cattolico *, Liberta ed Ordine & , come avealo bene

inteso un nostro associato 6 . Ma salvo questa eccezione , la scuola

italiana, in-quanto e prettamente razionalistica ,

coi medesimi suoi

antichi rancori ci determinava gli obbietti, che da noi doveano es-

sere o chiariti perche stranamente oscurati dalla malevOlenza , a

difesi perche investiti con una foga e con una protervia*, che piglia

nuova lena dalle sconfitte.

A tale stregua, primissime si offerirono al nostro esaiwe le atti-

nenze dello Stato colla Ghiesa giusta i plaoiti della scuola raziona-

listica italiana ; e non fummo per nulla sorpresi di trovare a quel^a

ossenziente una generazione di pubblicisti affatto oppoBtl a lei; ma

che per diverso cammino, riosoivano pure alia medesima conclusion^

di opprimere la Chiesa e negarle ogni liberta dt azione. II

della Teocrazia e spauracchio dei regalisti non meno Che

rali 7 ; ed i primi sotto- specie di protegger la Chiesaf,

i sectotdi'fe-

eendo vista di separarsene, riescono ad aggiudicare al dio stato (ed

il dio stato sono essi) dei dirttti che, esercitati da uomo su di uomo,

oon possono essere che oppressione e tirannide. I regalisti, antica

I'Vtl. I, pag. 6I. 2 Vol. II, pag: 115. - 3 Vol. V, pag. 385. - 4 V61. 1, pag.

537. - 5 Vol. II, pag. 506, 621. - 6 Vol. II, pag. 51. ? Vot. IV, pag; S^TO.


12

IL FATTO ED IL DA FABSI

piaga sociale , dotti da dolorose esperienze cominciavano , benchfc

assai lentamente a rinsavire; e noi di quel migliore avviamento

salutammo gl'inizi ncl Decreto imperiale per la libertd della Chiesa

negli Stati austriaci * , vedevamo un barlume negli

Articoli concor-

dati tra il Governo toscano e la Santa Sede 2 . Ma per converse ri-

petemmo con tristezza raeno Ie speranze che le inascoltate quercle

dell' Episcopate bavarese, il cui Indirizzo 3 ,

restate vuoto di effetto

in reame cattolico, faceva stupendo contrasto colYAppetto del Card.

Wiseman al popolo inglese * , dal quale appello la spada dell'anglica-

nismo , sguainata e minacciosa alia ricostituita Gerarchia cattolica

neiringhilterra, dovette tornar nel fodero senzacolpo ferire.

Ma se i regalisti sono sul rimettere, dalla scuola liberalesca, che

fruiva la priraa volta il lungamente desiderate trionfo, non si potea

altro, nei paesi ove prevalse, che vedere recate in pratica le sue teo-

rie di pretesa separazione. Che se i troppo semplici si fossero affi-

dati nelle ipocrite promesse del partite nella sua minore fortuna,

ne potereno avere un Nuovo disinganno $ nei primi atti , onde il

Ministero piemontese preludeva alle seguenti invasioni , che non

ancor son finite. E perciocchfc essi pretendorio ad una totale Sepa-

razione dello Stato dalla Chiesa 6 ,

noi di questa esaminammo V in-

dole, T ingiustizia e le conseguenze ruinose in un paese esclusiva-

mente cattolico , e adombramrao altrove uno schizzo di ci6 che sa-

rebbe in questo caso lo Stato separato dalla Chiesa 7. Primo effetto

di una tale separazione sarebbe un impadronirsi che farebbe lo Stato

delle

intelligenze dei suggetti per un Insegnamento Vffiziale; quando

pure e non diremo della dignita umana , ma di stretto suo diritto,

che sulle menti non eserciti autorita diretta altri che Dio o chi da

Dio & sopra ci6 costituito, com' & la Chiesa. Le Teorie sociali sull' in-

segnamento 8 svolsero con qualche ampiezza questo suggetto ,

sen-

za che si mancasse di mostrare altrove qual fosse 1' Interesse dei

1 Vol. I, pag. 429. - 2 Vol. VI, pag. 257. - 3 Vol. V, pag. 207, 429. - 4 Vol.

Ill, pag. 571. - 5 Vol. I, pag 517. - 6 Ib. 647. - 7 Vol. VII, pag. 257. - 8 Vol.

I, pag. 25, 127,257, 371.


DALLA CtVILTA CATTOLICA. 13

Governi nel monopolio d' insegnamento * : ed a questo ragguaglio ap-

pariva quanta ingiustemente alia Ghiesa si apponga la taccia di es-

sere esclusiva ed intollerante 2 . Le pretension! poi di farsi maestro

universale apparivano in un Governo liberalesco ancora piii evidenti,

quando esso arrogandosi il diritto di apporre 1' Exequatur alle dot-

trine 3 definite dalla Chiesa , rompeva in quell' inaudito paradosso,

in paese cattolico la parola del supremo Pastore non avere alcun

valeggio, se prima non ottenga un passaporto od una patente di libe-

ra circolazione dal Ministero ;

laddove per altra parte sotto specie di

Libertd religiosa lasciavasi esercitare il proselitismo ai Mormoniti *.

Ma le dolorose conseguenze della vagheggiata separazione non si

poteano mostrare piii evidenti che quando , nello Stato messo dalla

Provvidenza ad istruzione e disinganno dell' altra Italia , il Potere

civile pretetee regolare tutto a suo senno la materia matrimoniale.

Noi non ci facemmo sfuggire occasione si propizia da confortarne

le nostre teorie ; e mostrato 11 matrimonio non essere un contralto

civile 3 da agguagliarsi agli altri , perche cosa essenzialmente indi-

viduale, domestica e religiosa, concludemmo non potere un Governo

senza tirannide arrogarsi il diritto di regolarlo internamente. E cosl

nelle Conseguenze del matrimonio contratto civile in un Governo non

invasore 6 appena trovammo altra autorita per questo capo nel Go-

verno stesso, che quella di regolarne gli effetti civili e di prescrivere

le forme legali di pubblicita. Ball' altra parte II matrimonio abbando-

nato in balla degVindividui 7 , apporterebbe danni infiniti alia umana

convivenza. II solo dunque che resti ad una societa cristiana, ad usci-

re da quel tremendo bivio, e riconoscere // matrimonio Sacramento 8

quale Cristo lo costitul, e lasciarlo quale fu sempre Nei Governi cat-

tolici 9 , regolato cioe internamente dalle leggi della Chiesa, mentre

il potere laicale non ne governa, come fu detto, che gli effetti esterni

e le condizioni legali della pubblicita. Dalla quale economia , che

1 Vol. VI , pag. 20. 2 Vol. HI , pag. 465. 3 Vol. VIII , pag.

40. 4 Vol.

IX, pag. 593. - 5 Ib. pag 393. - 6 Ib. 519. 7 Vol. X, pag. 19. - 8 Ib. 153.

9 Ib. 237.


1H ft FATTO ED l DA FAB

pure e- la sola vera, La Donna ml cristianesimo * rantaggiandosf

mirabilmeirte su qiwillo che era nella gentilita e su quel die e at-

tualmente nelle societa acattoliche , noi rilevammo quella 'dignM

impartita dair Evangelic alia piii gentile meta dell' uman genere fe

da lei colla speciale sua pieta cosl ben ricambiata. Ne magnificando

il connubio cristiano fu nostra intenzione seemare il pregio sovrano

ai casti gigli de'vergini; ma senza confondere // celibato sacro ed

il profano 2 , rivendicammo al primo la pura

aureola onde \o cir-

conda la il Chiesa, sfolgorammo

secondo della esecrazione meritatfe

da chiunque rifugge dalle nozze perimbizzarrire laseivo puled^ro tra

le cavalle: E questo delle attinenze tra lo Statb e la'Chiesa, la quale

la scuola Hberalesca, sotto specie di separarsene , mira a rendere o

inoperosa o serva.

Ma essa scuola sa pur troppo che 1' iniquo divisamento non gli

verra fatto, finch^ siede in Vaticano un sacerdote, che allaf tiara di

PoDtefice supremo aggiunge lo scettro di Principe . BinciraV;

e ba-

sta avere orecchi ed occhi per sapere quanto vaste, quanto trucu-

lente siano queste ire dei liberalastri razionalisti contro il Princi-

pato civile dei Papi : ire che scaldansi anche piu per

un fanatismo

patriottico xihe farnetica di risuscitQre la iRoma degli Scipioni e dei

Cesari sulle ruine della Roma papale : bense inteso che, avrtta'la palte

al balzo, essi non seppero che fabbricarvi, o se voletse meglio te-

sciarvi fabbricare (quanto all' effetto torna allo stesso) la schifosa

1

repubblica maiziniana. La Civilta Cattolica, scrivendo per 1'Italfe

ed in Italia anzi in Roma, dovea propugnare questo baluardo del-

V uroauo incivilimento, e lo ha fetto se mu con pienezza , alraeiro

con volonta ed amore uguale alia gravita del sug^etto. Non sola

abbiamo chiariti gli universali vantaggi di quel civil prindpato,,

ma abbiara fatto opera di dissipare al possibile quella nube drca-

lunnie, di pregiudiai e di ?elenose accusaz-ioni, che tresecoli diete-

rodossia mascherata hanno tra noi addensata sul trono dei Lottari

e degl' Ildebrandi.

1 Vol. X, F ag. 381. - 2 lb. pag. 510.

'


BALLA CIVILTA C&TTOIJCA W

Cominciammo dal dimostrare siccome trovaodosi obliata, scono-

sciuta e vilipesa la dignita dell'umano individuo nel paganesimo, ono

del piii preziosi frutti che recasse al mondo 1'Evangelio, fu il pieno ed:

assoluto Ristauro deUa personalita umana i , la quale Nvllah&da te-

mer dalla Chiesa % che ne governa Tintelligenza, tutto,pu& edeete-

mere dall' orgoglioso prepotere dell'uomo. Cio presupposto, ciparve

non-si poter dire cosa piii cara alia umana famiglia n& piii oaorevole

a quel potere temporale dei Papi cotanto calurmiato, rmlla diciamo

piii caro ed onorevole-di questo, che in esso ;potere dimora la piii

saida ed inconcussa umana guareatigia di quel sovrano done a noi

fatto dall' Evangelic. Lo dicemmo e lo dimostrammo negli articoli

11 Principal*) civile dei Papi tutefa della digmta personale 3. Q ue l.

potere in- quanto assiciira il Jiibero ed i ndipendente esercizio del su-

premo Pontificate nella unita della Chiesa, si ,fa salvaguardia alia

coscienza di tutti i popoli oredenti , .e per6 della per&onalita mede-

sim^chea^quellacoscienza

tanto str^ttamente si attiene.,Gosl Tesser

PrJnGipi i jaostri Pontefici non solo fwncheggia

la Ghiesa da stra-

niece influenze , ma


16

IL FATTO ED 1L DA FARSI

mondo * , come egli aveala diretta alia coscienza di Pio IX ; e ribat-

tendo ad una ad una le sue censure, possiamo pigliar fiducia, nes-

sun' altra oggimai ve n'essere in Roma e nel mondo a cui non si sia

risposto, in quanto il valoroso raccoglitore aveale raggranellate for-

se con maggior diligenza di quanta aveane posta in riunir sinonimi,

con tanto vantaggio della nostra letteratura.

Per ci6 che si attienc alle tendenze politiche della Italia progres-

siva e riformista , esse ci offerivano materia svariata di gravi trat-

tazioni e di molto vasta polemica ; e 1' Autorita sociale fu soggetta

di non brieve discussione la ove ne cercammo la natura 2 , la real-

td 3 , il possesso 4 e la legittimitd $ ; come avevamo esaminato il di-

ritto e la convenienza del preteso Suffragio universale 6. Tuttavia gli

Ordini rappresentativi , atteso la beatitudine sociale che gl'illusi e

gl* itnpostori ne promettono, ci parvero degni di essere cercati con

qualche ampiezza in tutte le loro appartenenze ; e ci parea altresl

che le nostre teorie avrebbero provato tanto meglio , quanto che il

discredito in che essi venivano a poco a poco cadendo in Europa ,

niente meno die le condizioni misere del solo paese nel quale vigo-

reggiano ormai solamente, ne sarebbero state una confermazione di

fatto evidentissima. Alacri dunque e volenti cogliemmo il destro che

ci offeriva un anonimo Viaggiator bolognese 7 chiedente a noi la

ragione, perche gli Statuti alia moderna abbian fatto e facciano tut-

tavia pruova cotanto infelice. Per rispondere noi ci accingemmo ad

una diversa e prolissa trattazione, lungo la quale non mancammo di

appellare quelle confermazioni che ondunque ci potesser venire di

fuori. II perchd invocavamo 1'esempio del Piemonte prima del 48 8 ,

quale eel dipinge il Memorandum; invocavamo la condizione delle

Provincie sotto V assolutismo e collo Statuto 9 , e mettemmo a con-

fronto il Principio feudale ed il rappresentativo 10. Allo stesso in-

tendiraento trattammo La Revisione dello Statuto francese , inca-

1 Vol. VII, pag . 129, 270, 418, 525 , 639. - 2 Vol. Ill, pag. 19, 21. - 3 Ib.

- 4 Ib. 221. - 5 ,b . 244. - 6 Vol. II, pag . 31 , 126. - 7 Vol. Ill, pag. 329.

- 8 Vol. IX, pag. 209. - 9 Ib. 337. -10 Vol. V, pag. 649.- H Vol V(, pag 38J^.


DALLA CtVRTA CATTOLICA 17

gliato in taliscogli, da avere uopo di un Colpo di Stato 1 che strac-

ciasse una Carta per salvare una nazione ; ne per diverse motivo

ragionammo sul Discorso del Senator Boncompagni

all' accademia

di Filosofia italica 2 e sulla Prolusione del prof. Melegari , il quale

degli Statuti volendo fare Un elogio, in realta non ne pronuncio che

una satira 3 . Fino gli Alcuni dubbi intorno agli Ordini rappresen-

tativi, aiquali dubbi satisfacemmo con una Letterak, e gli altri so-

miglianti, cui rispondemmo nelle Spiegazioni ad un anonimo *>,

fecero che confermare via maggiormente le nostre dottrine.

non

Le quali esordivano dallo stabilire le moderne Costituzioni riuscire

dipiccola durata e pregiudizievoli non in quanto sono temperament!

alia pura monarchia , ma in quanto si fondano sul principio etero-

dosso dell'assoluta indipehdenza individuate, e di quella solamente

s'ispirano. Questo dimostrammo net Preliminari 6 colle confession!

del medesimi statutisti, e poscia coi precipui dettamidi quel siste-

ma, che sono la liberta del pensiero, la quale importa altresi La li-

berta della stampa 7 , ed il Naturalismo 8 per lo quale, obliata ogni

attinenza colla vita avvenire, si cerca la sola felicita sociale 9 pro-

porzionata a quella manca ed informe Sociale unita, che sola trovasi

e sola pu6 trovarsi nel Protestantesimo 10 .

Non si ottenendo la sognata felicita , si comincia a distruggere

tutto il passato senza verun riguardo a diritti preesistenti , e senza

troppo sapere che cosa sara per sostituirsi all'ordinamento distrutto.

Solo si assume per principio fondamentale ed inconcusso la perpetua

divisione dei Poteri, affine di scuotere piu facilmente a suo tempo

il giogo degli uni o piu forti o piu oppressivi , col sussidio degli

altri o piii deboli o meno ingiusti. Questa e non altra fu inostrato

essere la Prima istituzione di un Governo ammodernato 41 . Quindi

Dissolvimento della societd 12 ; quindi Ricostruzione della societa *3

1 Vol. IX , pag. 187. 2 Vol. Vr, pag. 625. 3 Vol. VIII, pag.

142. 4 Ib.

310. 5 Vol. VI, pag. 328. 6 Vol. IV, pag. 17. 7 Ib. 241, 337. 8 Vol. IV,

pag. 449. - 9 Ib. 577. 10 Vol. II, pag. 264, 384. 11 Vol. V , pag. 17, 145.

12 Ib. 398. 13 Ib. 497.

Vol. XL 2


18

I L FATTO *D IL 1*A FARSI

inedesima su uuove basi, con sostituke aH'organisnmaatunile

il fat*

iuio, alia unita di spirito la divisione dei partiti. Qrasto riguardo

al soggallo del Governo che la nazione. QuantO'alla sua fuozione,

easa fu considerata nella Legislature, e nel Potere esecutivo; ed irr

quella

fu dimostrato come malamente nei moderni meccani*mi si!

armouizzasse I'utilita * colla convenienza 2 e colla onesta. 3, piglian-

doue esempio da fatti antichi e moderni *. Nel Potere esecutivo poi,

ossia nel Ministero responsabi(e fu chiarita quale pu6

tenza dei governanti 3 , quale la Docilita dei governati 6 ,

essere la Po-

il che av-

verav


DALLA CIVILTA G40TOI1ICA 19

denza eterodossa avea fatt degli eserciti stanziali un Dispendioso

dispotismo creato dalla liberta * , e nella Milizia cittadina 2,, con-

trapposta all' esercito , aveva apparecchiato uno strumento sempre

presto di guerra civile. Non vi restava in tutto 1'or^anismo sociale

che il Potere giudiziario,Qd in questo non mancarono a farsi sentire

gl'influssi del principio eterodosso nei Govern! ammodernati, meno

per avventura che in altro, atteso 1'indole del Potere stesso e la

qualita degli uomini che ne sono i depositari. Ma i trovati onde per

questo capo gli Statuti van piu superbi sono o iilusioni, o scimmia-

ture ,, o scandali e pericoli per la pubblica morale e per la privata

tranquillita. Tutto questo fudimostrato nella Inamovibilita dei Ma-

gistrati 3 , nel Giun *, nella Pubblicitd della discussione 5 , nella

Mitezza'dei tribunali 6 e nell' Vnico Foro 7 .

Dalle quali tutte cose raccoglievamo quest' unica ma rilevantis-

sima conclusione : dicevam noi dunque bene allorche trattando dclla

Emancipazione dei popoli adulti 8 , avevamo asserito i popoli mo-

derni o non essere adulti, o meritare tutt' altro che uno Statuto in

piemio e segno dell essere usciti tii baliatico; ammeno the gli Statuti

non si vogliano adoperare come mezzo unico a trorreii Geveroi eu-

ropei dal Grande imbroglio y , in che li ha posti il sig. Girardin ,

che vuole debito scopo dei governanti essere occupare:o divertire

i governati. Al quale effetto noi crediamo che i balocdii o i burat-

tiDi sarebbero^adoperati con miglior successo che non i giornali*e

le tribune parlamentari.

A questi lavori, che avevano seguito ed unita di conserto dialet-

tico, altri nesiam venuti intrecciando che, semia manoar&diquella

unita di soggetto e giovando alia varieta, mantenessero viva la im-

poitanzri dalle congiunture dt cose eontemporanee; le quali ci for-

nivano eziandio argomeoto ad articoli solitari'e diciamo oosi dlla

spicciolata , e che nondimeno , siccome gli altri', non uscissero dal

'

, .

1 VoK IX , pag. f!7, ^>6 4 2 Ib. 364. - 2Mb.45, 4 H. 681. - # Vol. UC f

pag-. 30. -r- 6 Ib. 3JI3 , 419. 7/lb. S3. 8 Vol. Ill , pag. 823; 9 Vol.*,

pag. 529.


20

IL FATTO ED IL DA FARSI

giro del nostro programma. Alia prima categoria appartengono le

Confertnze dette neUa Chiesa del Gesu di Roma i, che adombrarono

un quadro della dottrina cattolica massime nelle sue attinenze colla

ragione; gli Articoli sul Magnetismo animate 2 e sulle varie sue ap-

plicazioni a fatti straordinari ; le Lettere sull' America 3, che dando

miglior contezza di quelle lontane contrade , poteano disingannare

coloro che vagheggiano soverchio quella democrazia. Da ultimo i la-

vori Sul Giappone *, a'quali porse occasione la progettata spedhione

americana ,

fur diretti a far sentire quanto altrimenti erano onore-

voli e fruttuose le influenze europee in quel remote oriente, quando

vi si andava per cristianeggiarlo , di quello che sianlo al presente

che vi si va solo per mercanteggiarvi ; e cosi appariva quanto sia

veramente fonte di civilta il Cattolidsmo a differenza del Protestan-

tesimo, che coi materiali interessi a cui mira solo, svilisce i suoi

professori e nel concetto dei li popoli longinqui fa contennendi.

Cogli articoli che chiamammo alia spicciolata , volemrao talora

sgombrar pre^iudizi come nei Codini e sanfedisti $ , negli Eretici ma-

teriali 6 , uel Demmziatore e la spia 7 , nella Madonna di Rimini 8 e

nei Grandi uomini 9 ,

a discorrer dei quali ci il porse destro 1'essersi

restituito in Parigi il Panteon al culto cattolico. Mirammo eziandio

alcuua volta a fare apprezzare equamente qualche fatto , qualche

opera o qualche uomo ; ne altro si voile nel Concetto storico del

secolo ultimo (flSO-4830) , nel Teodosio , nell'Arnaldo da Bre-

*cia 12 , m\\'0spizio Coltolengo *3, nel Gioberti e Zarelli 14 ,

ne! Bene-

fattore dell'umanitd 13 . In altri sfolgorammo attentati ed opere ne-

fande , come nei Sigari e Sicarii 16 , ne lle Societa Secrete 17 , nei

1 Vol. V , pag. 641 vol. VI ; , pag. 36 , 146, 300, 430, 560, 653 vol. ; VII, pag.

15, 445, 548. - 2 Vol. IV, pag. 631 ; vol. V , pag. 189, 273 ; vol. VI , pag. 401 ;

vol. VII, pag. 165, 292; >ol. VIII, pag. 397; vol. IX, pag. 45. 3 Vol. II, pag.

671 ; vol. Ill , pag. 141 , 315. - 4 Vol. IX, pag. 485, 603 ; vol. X, pag. 61, 253.

- 5 Vol. IV, pag. 469. - 6 Vol. V, pag. 289. - 7 Vol. IX, pag. 652. -- 8 Vol. I,

pag. 690. -9 Vol. VIII, pag. 121. - 10 Vol. VI , pag . 5l9. - jl Vol. V, pag.

47. - 12 Vol. IV, pag 35, 129. - 13 Vol. X, pag. 129. - 14 Vol. V, pag. 545.-

15 Vol. VII , pag. 65. - 16 Vol. V , pag. 625. - 17 Vol. IX , pag. 19, 247.


BALLA CIVILTA CATTOLICA 21

Complici del regidda * e fino DC! Triste annunzio della Buona no-

vella 2 . Che piu ? libammo una quistione meramente razionale oel

dialogo Dot?' e I' idea ? 3 , ed un' altra dommatica sull' Immacolato

Concepimento della Vergine , benche la definizione dommatica di

quella fosse riguardata da noi sotto I* aspetto delle sue Congruenze

sociali * , appunto

come altrove avevamo fatto trattando del Di

festivi 8.

Non sappiamo che staran i pensando nostri lettori al vedere con-

dotta quasi al floe questa rassegna, senza che finora siasi pure accen-

nato all' Ebreo di Verona, cangiatosi in Lionello dopo un' Appendice

di Lettere sulla Repubblica Romana. Or questa e stata certo la parte

piii cara all'universale, piii avidamente aspettata e letta da parecchi

con preferenza, e faccia Dio che per alcuni non anche con esclusio-

ne delle altre. Or che volete ? Appunto perche i lettori ne sanno

troppo , a noi non e paruto uopo di dime molto , soprattutto che

quanto allo scopo ed alia tendenza, quel lavoro non e stato che una

confermazione , un conforto, un rincalzo vivo e parlante delle teo-

rie e delle polemiche, che si venivano a mano a mano svolgendo nelle

altre parti del nostro periodico.

A noi parve fin da principio che non bastava fare intendere i veri

e far conoscere i fatti ; e che conveniva trovar modo che gli uni e

onde le cose si toccan con

gli altri si sentissero con quella vivezza ,

mano e quasi cogli occhi si veggono. A questo ha mirato 1' autore

di quel racconto ; il quale incedendo parallelo colle gravi trattazioni

e colle calde polemiche , ha narrato e dipinto fatti ora illustri , ora

pietosi , ora atroci la piu parte veri nella sustanza , e che avvenuti

nell' infausto triennio dei moti italiani , erano la viva espressione

dei sentiment i e delle tendenze dei partiti allora prevalenti. E cosl

ci6 che le teorie avveravano dovere essere per la intrinseca ragione

delle cose, il Racconto mostrava che in fatto era stato , cagionando

nei leggitori quella suprema evidenza che si acquista , quando la

1 Vol. Till, pag. 585. - 2 Vol. VII, pag. 513. - 3 Vol. VI, pag. 129. - 4 Vol.

VIII, pag. 377. - 5 Vol. I, pag. 387.


22

H- FATTO ED IL DA FABSI

ragione si trova in conformity coi fatti esteriori,

e 1' occhio ti COD-

ferma col suo testimonio ci6 che la mente ti rivela col suo discorso.

Sotto questo rispetto, in tutti i lavori razionali e polemici discorsi

piii sopra non si scontra forse cosa di qualche momento, che nel-

VEbreo, ne\\'Appendice e nel Lionello non abbia piu o meno ampia-

mente la sua confermazione di fatto e, diciamo cosl, il suo riscontro

nell'azione. Saremmo troppo prolissi mettendoci in una nuova

ma le codarde ipocrisie della parte liberalesca negli inizi

rassegna ;

dei moti italiani ; ma il fanatismo patriottico per la folle guerra di

indipendenza appiccatosi eziandio al sesso minore ; ma il furore

dello schiantare gli ordinamenti antichi anche a prezzo di guerre

civili ; ma il fiero e prepotente odio contro la Chiesa cattolica , il

Sacerdozio, il Pontiflcato romano ed il suo civil reggimento ; ma le

orgie oscene di una repubblica che dovea emulare quella degli Sci-

pioni; ma i nuovi ordini politici attuati e beatificanti Y Italia con

una selvaggia oppressione ; ma sopra ttutto le societa secrete e le

nefande loro opere e gli scellerati sacramenti e le truci vendette

e i biechi consigli e lo scopo ultimo , che mette capo nella distru-

zione della societa e nella piu truculenta demonolatria , sono tutte

cose che si accludono come in germe nei nostri principii, e che quel

Racconto fa vedere recate in pratica in tutta la laidezza delle infer-

nali loro forme.

A compiere questa rassegna del fatto fin qui dalla Civiltd Catto-

Wcu, non ci restano che le Riviste della stampa itaiiana e le Crona-

che contemporanee. Quanto alle prime appena ci occorre altro ad

osservare , salvo che esse , in numero di oltre a dugento trenta , so-

no stale per quasi due terzi occupate intorno ad opere piu o meno

1

voluminose , restandone solamente un terzo per la polemica coi

giornali. Questa eccedenza delle prime sulle seconde ha comincia-

to a verificarsi da che, scaduto universal mente il giomalismo, esso>

ci ha fornito ben poca materia a battagliare negli ultimi tre o qtiattro

volumi , lasciandoci maggiore agio alia critica piu riposata e sicu-

ramente piu profittevole e duratura di opere contemporanee; La

quale oltre al vantaggio

di far conoscere i buoui scritti e raccoman--


DALLA C1VILTA CATTOLICA

daroe la lettura, come per converse di mettere in guardia contro i

rei e diftidarne i poco avveduti , ha avuto quelio di porgerci il de-

stro di confortare con nuovi argomenti le nostre teorie.

Siccome la Rivista , cosl dalla condizione de' tempi migliorati la

Cronaca stessa si 6 potuta vantaggiare, in quanto la penuria degli

eventi, dalla qujile i giornali quotidini sono tribolati, per noi non

e mai tanta, che ne resti vuota una quindicina, e ci permette dalla

altra parte di meglio giudicare^ i fatti e di apprezzarne le interne at-

tinenze e le cagioni.

Or dopo tutto quelio che nella decade di volumi gia compiuta si

fatto, compresivi quegli ultimi tratti che, a chiudere le trattazioni

d il Racconto, saranno compresi nel volume undecimo, vi parrebbe

che in buona coscienza noi ci potremmo ritirar dall'aringo quasi ad

opera consumata? Tutte le verita per noi esposte e ragionate vi pa-

iono cosi sccettate trionfalmente dall'universale, da non avere uopo

di nuovi e piii forti rUcafori? ed oltre a qiifllle non ve ne ha ancor

delle altre e quante e quali perchfc la ristaurazione ideale, a cui mi-

riamo, possa dirsi se non compiuta, almeno avviata efficacemente ?

Qui, come vedete, dal fatto da noi si passa al da farsi, e questo se-

cojido ^ tanto piii rilevante delprimo, quanto veramente solo al fu-

turo si stendono le nostre pnmidenze, ed il passato, quando non

e ammaestramento , appena pu6 altro essere che oggetto di sterile

conapiacenza o dirammarico. Noi dunque ragioneremo posatamen-

te suldafarsi; ma per non vahcare i consueti confini di un articolo,

ci si consenta il differirlo, per farlo con maggiore agio, al prossimo

venturo quaderno.

23


LA SUPERSTIZIONE

TRA CATTOLICI

ARTICOLO SEGONDO

I.

Se la parte colta de' cattolici appuntava quest! che sovente, messa

in non cale la virtu, si contentassero di sole pratiche esterne di reli-

gione 1 ;

la parte rozza viene accusata dai saccenti nostri aristarchi di

troppa mescolanza del cielo colla terra. Quella continua sete di feste

e festicciuole fatte non pur nel recioto del tempio, ma in tutti i canti

della citta ; quel collocar dappcrtutto immagini sacre; quello spesso

congiungere idee religiose a faccende e negozi umani ; quell'intrec-

ciar riti e cereraonie sacre a tutti gli usi della vita; quell' uscir in

ogni tempo e in ogni luogo in atti, in parole , io protestazioni re-

ligiose ; e questo , ci van dicendo , un enorme abuso nelle nostre

plebi, un eccesso superstizioso, un disordine morale, una detestabile

profanazione. La religione essendo cosa divina, vuol tenersi seque-

strata da tutto ci6 che appartiene alia sfera delle cose terrene. Gli

1 Vedi il primo articolo nel precedente volume pag. 627 e segg.


LA SUPERSTIZIONE TRA CATTOLICI 25

oggetti di fede , spettando a un ordine superiore , non deono acco-

munarsi ne confondersi cogli usi della vita sensibile. L'addomesti-

carsi con quelli ne scema la credenza, ne vitupera la santita, Nolite

miscere sacra profanis ; ne recate in piazza cio che a pena conde-

gnamente si onora nel tempio.

Questa rampogna s' indirizza principalmente alia parte meno e-

ducata del nostro popolo ; ma con data proporzione tocca altresl le

classi piii alte , tranne solo quegli sceltissimi che ebbero la ventura

di ricevere un'educazione illuminata airavvenante di questi novelli

dottori di filosofia della religione. Ne faremo anche qui la doppia

investigazione : quanto sia ragionevole un tal rimprovero , quanto

sia opportune.

E innanzi tratto io temo forte che codesti lamenti nei nostri ser-

appuntini procedano da poca cognizione

che essi hanno dell'indole

della vera religione e della soda pieta, I lumi del secolo, per verita

non troppo limpidi e puri per rischiarare siflFatti obbietti , non

vorrei che avessero loro abbarbagliata la vista per modo, da non sa-

per piu affisare quello che altri, sott' altra luce piu serena e sincera,

distinguono a colpo d'occhio. Checche sia, studiamoci di restituir

le cose nel loro proprio aspetto.

L'uomo pio, il vero credeate, secondo Tespression dell' Apostolo,

vive di fede. LA fede e per lui quel che 1'aria pel corpo animate;

egli ha mestieri assiduamente d'aspirarla erespirarla. Codesta fede

e un lume che ci viene dall'alto per iniziarci ed allevarci quaggiii a

quella vita, di cui la presente non e che un semplice tirocinio. I

suoi raggi si differenziano dal lume di gloria non per la diversita

degli obbietti che manifestanci , ma per la sola diversa maniera di

manifestarceli, mostrandoci essi come in uno specchio e in enigma

ci6 che 1'altro dovr tra non molto farci vedere in se stesso di faccia

a faccia 1.

1 Videmus nunc per speculum in aenigmate ; tune aittem facie ad faciem.

Nunc cognosco ex parte ; tune autem cognoscam sicut et cognitus svm. T. Cor.

XIII, 12.


OG

LA SCPEHSTI2IONE

L'uomo adtfnque che vive di fede non pu6

fare a meno di no&

aver sempre presenti alia vista oggetti soprassensibili e divini, e di

esercitarsi in atti che corrispondano ad essi. La vita esprimendo ope-

razione, e operazione continuata, incessante. E#li soggiorna sulk

terra, ma non vi vede la sola terra : egli vi scorge il cielo , e la terra

non gH

si mostra che come una scala da salire colassu. Tutto ci&

che lo circonda gli apparisce avvivato da influenze divine, ed intrec-

ciato di divine relazioni. La societa stessa umana gli sta in aspetto

di una visibile e di una come incoazione della

rappresentanza

societa

celeste ; e gli atti piu comuni della vita mortale gli splendono agii

occhi come fulgidi fiorellini da intesserne una ghirlanda immortale.

Quantunque viva quaggiii, la sua conversazione nondimeno e pro-

priamente nei cieli : nostra conversatio in coelis est * ; egli parla coi

Santi , parla cogli Angioli , parla con Dio ; con esseri che sebbene

celesti ed invisibili, la fede glieli rende presenti e visibili. Egli

tratta con incessante cura gli affari di un mondo superiore.

Questa e 1' idea della piena e sincera credenza , qual si professa

nella vera Chiesa di Dio ; in quella Chiesa cioe che ha Cristo per

autore, per fondaraento gli Apostoli, per il governanti Vicario dell-

T uno ,

i successor! degli altri.

Ora, io domando, e possibile a chi ha il petto pieno e riboccante

di cotal Fede,

il non uscir del continue in esterne manifestazioni

della medesima? il non fame la sua occupazion giornaliera? il non

intrecciarne i concetti con le faccende piu ovvie? il non circondarsf

di segni che la testifichino e Talimentino? il non darle quella pub-

blicita che e spontaneo frutto dell'azione dell'uom sociale? Adunque

quella molta esteriorita, quella universalita di culto tra cattolici,

quella consociazione ii riti e confetti sacri in ogni piu minuta bi-

sogna del vivere umano , lungi dall'es^ere superstizione ed abuso ,

e anzi un argomento palpabile della viva credenza , e un effetto

necossjiio del f,rofessarla sincerameute e con piena dedicazione

aumo.

Ad Philipp III.


TRA CATTOLICI 27

II.

Quindi noi veggiamo che dove la Fade e piii incorrotta e piii viva,

questa pubblicita e universalita e maggiormente praticata. Giova

osservarlo nei candidi e schietti abitatori de' villaggi e de J

coritadi;

dove rincredulita, che contamina le grand! citta, non e ancora per-

venuta ad oscurare colle fosche sue ombre i vaghi oolori della vita

cristiana, n&

89 . ''*y 4

'. . e giunto ancor Sardanapalo

A mostrar do che in camera si puote 1.

Avviandoti alia volta d'un paesello cattolico, tu fin da lungi scorgi

sorgere dal mezzo di quelle umili case una chiesuola, che dominando

tutte le circostanti abitazioni par che a se le sommetta, e alzandosi

al cielo colla svelta cupoletta par che ti dica che Dio regna in quel

luogo. Eatrato nella terricciuola se scorri qua e cola stando in o-

recchi per cogliere alcuna cose, di quel che tra loro favellano i ter-

razzani, tu udirai or questo or quello, e massime le donne, invocar

di frequente gli.adorabili nomi di Gesii e Maria, e connettere ai

loro discorsi ora invocazioni, ora preghiere ,

ora ringraziamenti al

Dator d'ogni bene, Non vi ha casa, nella quale non penda dalle pa-

reti una devota immagine con innanzi una facella accesa , simbolo

della fede che splende in quei cuori ; e avanti a cui come in dome-

stico santuario ogui sera non siraccolga la famigliuola adintessere

quel caro serto di preci che dal fiore piii. bello si domanda rosario.

Tre volte al dl al t6cco della campana

tutti salutano la Beatissima

Vergine,, le cui lodi cantano i contadini sull' imbrunire del giorno,

quando tornano dalla campagna. Se pond mente alle canzoni con che

alleggeriscono il faticoso loro travaglio , t'accorgerai ch'esse per lo

piu sono inni saeri, e sacro altresl sara il saluto con che essi ti faran-

no cortesia. Dove poi tu fossi un prete , vedresti ognuno scoprirsi

1 DANTE Paradiso c. XV. < i^11^


gg

LA SDPERSTIZIOSE

il capo nell'incontrarti; chi e seduto levarsi in piedi;

e i fanciul-

letti e le faociulline venirti a baciare rispettosamente la mano , e

essere a te menati dalle madri perche tu faccia loro sul capo il se-

gno della croce. Ma la riverenza maggiore e verso il proprio parro-

co , cui riguardano qual padre comune , qual maestro autorevole ,

qual rappresentante visibile di Dio; ed il tempio dov'egli risiede e

per essi come un centro d' associazione , un asilo , un rifugio , un

luogo onde attingono pace, lietezza, conforto.

Awengati di trovarti quivi un di di straordinaria solennita , oh

la scenu, che allora ti si presenta alia vista , non pu6 essere ne piu

commovente ne piu sublime! La chiesa bellamente parata;

brohzi suonunti a festa; le viecorisperse d'erbette e di fiori;

i sacri

le case

oltre T usato pulite e rassettate; all'ingenua freschezza del volto di

quei corpi sobrii e pudichi cresciuta grazia

e venusta dalla santa le-

tizia , che ingombrando 1' animo si riversa al di fuori , e dalla gaia

semplicita del tersi abiti di cui si adornano.

Si accorre al tempio per purgare la cosdenza , e farsi degni di

cibarsi alia mensa eucaristica ; si assiste al solenne sacrifizio ; si a-

scolta un sacro sermone. Finite che sieno le ecclesiastiche cerimo-

nie, si ordina una solenne processione per portare come in trionfo

pel contado la statua di Maria o del Sinto protettore. Vi prendon

parte tutte le classi cittadinesche. Gli altri d'ogni eta , d'ogni sesso

fanno ala al passar delle cose sante e si segnano e genufkttono. Le

vie olezzano sparse di gigli, di rose, di viole e di fronde odorate di

ogni ragione ; dalle finestre pendono addobbi ; 1'aere echeggta di

salmi, d'inni e di cantici spiritual!. Tu sei costretto allora ad escla-

mare: ecco un drappello dell'armata del Dio vivente; ecco un po-

polo che crede daddovero e sente quello che crede! ecco un'attua-

zione quaggiu della celeste Gerusalemme !

Ci6 che diciamo per maggiore risalto del paeselli e delle borgate,

pu6 proporzionevolmente trasferirsi a quelle piu ample citta, nelle

quali gli animi non sieno ancora imbastarditi da una civilta menzo-

gnera e dove la maggioranza ritenga tuttavia sensi di fervida reli-

gione. Quivi altresi generalmente le famiglie son poste ciascuna


TRA CATTOLICI 29

sotto la tutela d'alcun Santo piu caramente amato, che sia loro di

modello da imitar sulla terra , di patrono che le protegga dal cie-

lo. I tempi di mestizia o di gaudio

sono determinati e avvicendati

da religiose ricordazioni. In Quaresima 6 lutto e penitenza; nella

Pasqua vivacita ed allegria. Dal Natale del Signore si prende ca-

gione a dar felice augurio per tutto 1'anno ; usanza cristiana che i

nostri incivilitori vanno abolendo col trasferirla alle calende di gen-

Daio, qual mera cerimonia civile. II di onomastico si celebra piii

colle pratiche di pieta, che coi convivii e coi festini. La giornata si

apre e si chiude con preci e lodi al Signore, acciocche il tempo de-

stinato all'operare umano in Dio s'inizii e in Dio si termini. Prima

di desinare si benedice la mensa ; prima di coricarsi s'asperge d'ac-

qua lustrale il letto. Si predica non pur nelle chiese, ma altresi nel-

le piazze; scopresi il capo nelle strade all'abbattersi in oggetti sa-

cri; si venerano le sante immagini

dove che sia. Gli stessi fami-

liari discorsi son pieni d'idee, di ricordi, di allusioni ad obbietti

soprannaturali. Tutto in somma dirnostra esser quello un popolo,

in cui la fede non pure e un assenso a verita non parventi e a cose

lontane, ma quasi una intuizione di obbietti accosto e cospicui. Da

quegli atti, daquei sembianti, da quegli occhi raggia sensibilmente

il lume divino, che dentro rischiara quelle menti e riscalda quei

petti. Con evidenza si pare che siffatta aggregazione di uomini son

piu cittadini della citta di Dio che della citta umana, e gia parteci-

pano sulla terra a quella societa soprammondiale, a cui pellegri-

nando s'appressano. Di qui il continuo ricordarsi di lei, delle sue

immagini aver piena la fantasia, della sua disianza inOammati gli

affetti. Adunque parlarne assiduamente, occuparsene in tuttel'ore,

mescolarne le idee con tutti gli usi della vita, e per siffatti cattolici

pii e ferventi , piu

necessita che libera elezione. E si avra baldanza

di chiamarla fanatismo, abuso, superstizione, quando essa e effetto

proprio e naturale della verace credenza, del pietoso fervore?


Dira alcuno :

III.

ma tanta consuetudine e quasi domestichezza colle

cose religiose non do.vra certamente produrre

renza alle medesime? Quell'assiduo peosare

scemamento di rive-

alle verita della fede e

familiarizzarsi coi riti, che le rappresentano, non conduce per av-

\entura a illanguidirne

la forza sul nostro animo? Non sarebbe as-

sai meglio un riserbo piii rhpettoso e piii cauto qual veggiamo u-

sarsi da persone.appartenenti a comunioni diverse; le quali hanno

pure i loro dogmi, le'loro pratiche di pieta, i loro giorni festivi; e

li osservano con gran diligenza, Ma guai

che alcuno osasse fur di

quei tempi stabiliti, fuor di quei luoghi determinate fuor di quelle

occorrenze opportune, con atti o con parole accennare a cose sa-

cre! S.irebbe tenuta abbominevole profana/ione, intollerabile abuso.

No, rispondo risolutaraente. Un tal timore e p.ffatto vano. Esso

estimazione che ha

precede , in chi n' e compreso , da imperfetta

della fede nostra, e dal giudicarne a ragguaglio col sentimento reli-

gioso dei protestiinti. Ma la differenza e immensa. I protestanti

sono al tutto necessitati di usar quei contegno; perche avendo essi

Bna <

redenza falsa, essa sfumerebbe in poco d'ora, se troppo Vespo-

nessero e la trattassero. Ascoltisi in tal proposito il celebre Dottore

Newii'in. o La fede dei protestanti non esseudo altro, che un' opi-

a DJOIIH e un frutto di razioeinio; ha bisogno d' esser trattata con

molta discrezione. Convien che essa si guardi come un fanciullo

malaticcio, che non si lascia uscir di casa, se non quando e buon

t tempo. E per questo che essi rimettono la manifestazione esterna

< di loro rede ai soli giorni festivi, in occasion! determinate e con-

venute ; quando cioe possono esternarla in mez/o a un certo ap-

parato che la.diferida con pomoa e gravita bastevole di linsjuaggio.

Ci6 essi chiamano riverenza.,ma in verita non e che un puro for-

. Cosi quel dotto e pio scrittore, coTioscentissimo

1 Conferences prtchAes d I' Oratoire de Londres. Gonf. deuxi^me.


TRA CATTOtJCI 31

quanto altri mai de'costumi de' protestanti siccorae colui die venne

adla Chiesa cattolica , dopo essere stato uno del primi luminari e

de v

piii segnalati dottori de!la Ghiesa anglicana.

I protestanti aduoque ban tutta ragione d'usare simiglianti can-

tele. Essi debbono comportarsi colla loro religione, come gli anticfii

German! colla lor profetessa Velleda. La quole si stava ehiusa in

un' alta torre, non si lasciando vedere che di rado e a pochi con-

giunti, per tenersi eon tal sicumera in riverenza di Dea 1. Essendo

la loro fede non altro che una credenia individuate, figlia del volta-

bile ingegno di ciascheduno, non ha proprfemente diritto a pu'fo-

blica notorieta; ma oonvien che si tenga sotto cortine nel reeintb

della privata coscienza. Che se talvoltervuol uscire all'aperto per

prendere un poco d' aria, ha d' uopo di mille riguaidi per non infreddarsi

ne purre a rischio di morte la sua sanita cagionevole, come

piacevolmente osserva il Newman dopo il tratto recato di sopra. Essa

non pu6 riscuotenre rispetto dagli altri se non per patteggiamento

che se ne faccia. II che fa pruova eyidente della poca fermezza che

essi stessi hanno nella loro credenza ,

non essendo fattibile che chi

-fortemente crede si temperi dal manifestar la sua fede. Accade in

somma di lei., quel che della civile autorita nel sistema stoltissimo

del Rousseau. Non essendo questa per costui un diritto indipendente

dalla volonta della moltitudine, ma un prodotto della libera cessione

degl' individui , in tanto merita ubbidienza e riverenza , in quanto

gl' individui stessi per patto scambievole vi si obbligarono.

Ma la vera fede di Gristo, ciofc la fede cattolica, va esente da si-

mili timori , e sdegna sifFatti riguardi , che sott' ombra di onore

nascoadono il piu indecoroso avvilimento. Per noi i dogmi non sono

il privato peculio dell' individuo, ma il patrimonio comune df tuM

insierae i fedeli ; Don sono appoggiati alia fragile canna del proprfo

disotirso; BD& all' incrollabil colonna della Chiesa infallibile ; noft

soiio opinioni, intorno a cui ognuno varia a capriccio, ma sono fat Hi

immutabili da credersi ad un inodo da tutti. Essi dunque hanno

1 TACITO Historiarum \. IV, n. LXV.


32

LA SUPERSTIZIONE

vera esistenza pubblica, autorevole, universale. Impongono rispetto

per innato diritto, non lo ricevono in dono per

convenuta eondi-

scendenza di quelli a cui parlano. La loro voce talmente si fa sentire

a ciascheduno in particolare,

che 1' eco ne risuoni esattamente nella

coscienza degli altri. Ci6 che crede I'individuo, crede la comunanza ;

ci6 che eammesso dalla comunanza eammesso del pari dall'individuo.

II cattolico adunque incede baldo, secure e lieto. Ei pu6

fare a

fidanza col fervor del devoto suo animo, dar libero varco alle esterne

manifestazioni della sua fede. Non ha uopo di franchigie o salvo-

condotti per mostrarsi pio, n di patteggiare con altri il tempo , il

luogo, la misura della pubblicita da dare ai religiosi affetti del cuore.

La sua credenza trae vita ed efficacia non da un suo private concetto,

cui egli non ha diritto d' imporre ad altrui , ma da un principle

superiore , da un principio che tutti lega egualmente ed e egual-

mente da tutti riconosciuto. II suo intelletto , per la guida che ri-

ceve dalla Chiesa , sta sotto 1' irradiazione diretta del vero uni-

versale e


TRA CATTOLICI 33

popolo, in una naziorie ! Parra cosa mirabile, se parecchi o trasmo-

dino o deviino in alcun punto dalla giusta norma , massime nella

plebe imaginosa, corriva, ne mai abbastanza disciplinata ?

Ma per non scandolezzarsi a sproposito in tale materia e per ischi-

fare F irragionevole illazione che amerebbero trarne gli avversarii ,

voglion farsi diverse avvertenze. La prima e che questi abusi non

sono molti ne frequenti , come altri o per malignit& vorrebbe dare

a credere , o per ignoranza crede egli stesso , prendendo per abusi

costumanze sante e lodevoli di cristiana pieta. Regola certa , per

distinguere gli uni dalle altre, si e guardare se quelle pratiche sieno

comandate o permesse nella Chiesa universale da' legittimi Pastori,

non potendo

essere abuso cio che e conforme all' ordinamento di

coloro , cui Iddio ha commesso di dichiarare la sua volonta in ma-

terie religiose. In secondo luogo quegli stessi abusi in che traboc-

cano qualche volta alcune rozze e semplici persone , non sono poi

sempre il si gran male da doverne menare tanto scalpore. Sovente

non guastano ne il dogma ne la morale ; e solamente fanno afa ad

alcuni animi schifiltosi , i quali non intendono che certi eccessi o

difetti, pregiudiziali a chi vacilla nella fede, sono innocenti in chi

ha fede viva ed intera. Cosl , per recare un esempio , vidi in una

cittk d' Italia molto religiosa , portandosi in processione

la statua

d'un Santo caramente diletto, farla fermare dinanzi ad alcune bot-

teghe, di cui il padrone

esce ad offerire dei donativi e dell'incenso

in un bragiere , frattanto si da nelle trombette , s' accendono lumi-

narie. Confesso che non mi va a grado codesta usanza ; ma riguar-

data in se stessa e rispetto a quei pii cittadini , quale irriverenza

o immoralita essa acclude ? Quando tal condizione si avvera di alcu-

na pratica sia pur vana o superflua , che senza F autorita de' sa-

cri Pastori siasi introdotta in qualche parte di un popolo ; cioe

quando essa non si oppone ne all'integrita della fede , ne alia pu-

rezza de' costumi , non e sempre savio consiglio il volerla sterpata

ad ogni costo. Si corre rischio in tal caso di far peggior male di-

spettando a un intero popolo , ovvero distruggendo F uso stesso ,

die era buono, unitamente all' abuso, che non buono, almanco era

Vol. XL 3


94.

LA SDPEBSTIZIOlfE

innocuo. Ricordisi qui la parabola

recata da Cristo del

in mewoal frumento eletto era natc eziandio il loglio. Volete, o

signore, dissero i servi, che andiamo a schiaatare questa mala ziz-

lania? No, rispose il padrefamiglia evangelico ; lasciate stare. Per-

che altriraenti correte pericolo di sradicare insieme col triste loglio

alkresl il buon frumento: Non: ne forte colligentes zizania eradi-

tetis simul cum tis et triticum *.

In terzo luogo, dove oecorrauo abusi veramente superstiziosi e

Docivi ,

la Ghiesa per mezzo de' sacri ministri veglia continuatBec*te

a studio di levarli via e forbirne i costumi de'suoi figliuoli. Basti

rivocare alia mente le leggi, gli statuti sinodali,

i deereti de'Ponte-

fiei, e s'intendera da ognuno quanta sia la diligenza ia ci^tdella Chie-

sa, senza esserci mestieri che i laici s'assumano in questa faccenda

Tofficio di dottore, non sempre

con rettissime intenzioni. E a chi

se non alia Chiesa vanno essi debitori di veder finalmente abolita la

superstiziosa pratica della pruova del fuoco e dell'acqua bollente?

Gli abusi son riprovevoli, niuno il nega, massimente in fatto di cul-

to religioso. La Ghiesa nostra maestra c'insegna appunto a ripro-

varli , e fa forza eon ogni suo ingegno a sbarbicarli , senza peraltro

nuocere all'uso.

E qui vuole osservarsi il gran divario che corre tra il cattolico e

il protestante. 11 cattolico non sispaventa mai dell'abuso, ma cerca

cufreggerlo, senza nulla menomar, per questo, 1'uso della cosa ottima

che ne veniva cootammata. Forte del principio di vita che infor-

ma il suo culto, egh ci si abbandona con franco cuore, essendo certo

di non poter mai errare nella sostanza, ed avendo nella direzione

della Chiesa, cui e sommesso, un rimedio sicuro e perenne d'ogni

fallo, in che per avventura incorresse. Ma il protestante per contra*

Tio si disconforta ed allibisce ad ogni assalto d'abuso che venga a

comtxitterlo. Scorato daH'istintivo sentimento che ha della debilita

del principio a cui e aftidato, non trova altro mezzo piii acconcio

per rimediare all'abaso, che sminuire lo stesso uso , inculcandone

1 JflATTU.XUI, 2.


TRA. CATTOJLICI 35

una scarsa misura, la quale non comprometta la cosa adoperata ne

la persona che 1'adopera. Cosl dopo aver proclamata la libera discus-

sione in materia di fede, al veder poi 1'orribile confusione, 1'inde-

scrivibile caos, la contrarieta delle opinion!, diverse quanto le teste,

che ne nasceva, si mette a pregare a raani giunte che per pieta si

pouga un termine allo scapestrar del pensiero, s'infreni il discorso,

si stia alia semplicita delle divine Scritture, non si assottiglino trop-

po le spiegazioni sui dogmi. Ne avemmo una fulgentissima pruova

ultimamente in Inghilterra, quando si egito la celebre quistione di

Gorham intorno alia necessitadelbattesimo.L'assemblea raccolta per

definire un tal punto, dopo molto discutere e battagliare, non seppe

^venire ad altra conclusione, che comandare silenzio alle parti conten-

denti, senza decidere nulla,

affatto nulla intorno al si od al no della

veriea che chiedevasi *. Oh Chiesa veramente illuminata! che nel

punto piucapitale della nostra giustificazione s'imbroglia

non altri-

menti che un pulcino nella stoppa, ne sa profferir sillaba per istrui-

re i suoi membri in cosa di si alto interesse ! Oh Chiesa prudente

che scortamente trova il mo do piu sbrigativo e piii spiccio per tron-

care i nodi delle quistioni dommatiche e per insegnare la verita ,

cioe quello di non parlarne !

Ma per tornare al punto nostro , s'accorge il protestante

che ri

spetto alle pratiche esterne del culto, grandissimi sarebber gli abusi

le strampalaterie , a che si verrebbe nella sua setta in forza dello

spirito private e del capriccio individual, da lui tolto per guida del

credere e dell'operare. Ebbene che fa egli? Intlma e strombazza che

si usi parsimonia, moderazione, riserbo; che cosi richiede la riveren-

za alle cose sante; che le manifestazioni di fede si restringano nella

sola cerchia del tempio; si limit ino ai soli giorni festivi, a circo-

stanze determinate. In tal modo spera di cansare Tabuso, andando

a rilento e scarseggiando neH'uso.

Mi pare che costoro si comportino colla religione, come i liber a li

moderni colla politico* Questi dopo avere scossa da*cardini 1'auto-

:

i>'> ?JJi' ':)']

1 Yedi Civiltd Cattolica vol. II, pag. 106. 474, 689.

(


36

LA SUPERSTIZIONE

rita e cacciati i popoli sul della

pendio licenza, sbigottiti poscia al-

1' aspetto della minacciante anarchia, cui veggono

venire loro incon-

tro a spron battuto, si danno con quanto n'e lor rimaso nella gola a

gridare: moderazione, temperanza, sacrifizio d'una parte de'proprii

diritti al dio Stato , alia dea Patria e a non so quali altre divinita.

Cosl si lusingano

di poter puntellare e il sorreggere barcollante edi-

fizio, die senza stabile Fondamento hanno innalzato.

V.

Anzi e tale e tanto nel protestante (purchfc non sia degenerate in

razionalista come spesso avviene) lo sgomento che ha dall'abuso, che

vieta perfino 1'usar parole dichiarative del senso racchiuso nei mi-

steri rivelati ; ma prescrive che nell'insegnamento di questi si ripe-

tano macchinalmente i soli vocaboli che si trovano nei libri inspira-

ti, senza uggiungervi neppure un'ette di esplicazione o di comento.

Tdnta e la paura che, sostitiita una parola in luogo di un'altra, non

si abbia a rovinare ogni cosa. Egli ha ragione ; perche il protestan-

tesimo possiede la sola parola esterna e materiale delle verita rive-

late; iion ne possiede 1'interna idea. Laonde perduta quella, siper-

de il tutto.

E converso il cattolico, oltre la parola scritta o parlata , posse-

dendo 1'interna intelligenza de' concetti che quella esprime, non va

soggetto a simili trepidazioni. Egli venera le sante Scritture come

libri divini, come parola di Dio; ma sa non essere la lettera mate-

riale, bensi lo spirilo interno di esse che vivifica ; e questo spirito

venir nell'bnima del credente pel solo intermedio della cattolica

Chiesa. Posto cosi in possesso non della morta parola, ma della pa-

rola vivente, dell' idea cio& signiQcata pei vocaboli, egli non teme

di svolgerla, di m^nifestarla , di esplicarla con sottili discorsi, COD

ornato parlare, con dizioni svariatissime , e di colorirla per ogni

maniera di vive immagini. Imperocche egli vive sicuro di non poter

fuorviare, avendo semprc iiell'infallibile magistero della Chiesa un

faro d'inestinguibile luce che 1'indirizza nel cammino , e che non

perduto mai d'occhio pu6 ad ogni pericolo rimeuarlo nel porto.


!

! tra

i

(

TA CATTOLICI 37

Ho voluto toccare eziandio quest'argomento, perche anche in es-

so le moderne opere di pedagogia ritraggon non poco dal linguag-

gio degli eterodossi. Lessi non ha guari in un libro questo precet-

to : il maestro cristiano non dee osare di esporre le verita rivelate

con parole che non siano quelle dei libri ispirati *. Ma caro voi, sig.

precettore ! molte verita rivelate non si trovano nei libri ispirati ,

bensi solamente nelle divine tradizioni. Gome dunque fara rispet-

to ad esse il maestro cristiano? Donde piglierk le parole per iose-

gnarle? Non parlandone i libri ispirati , converra che le metta on-

ninamente da banda, e cosi sar& piu

breve il suo catechismo. Avre^

ste certamente dovuto accorgervi, signor mio, che il vostro precetto

presuppone 1'errore dei protestanti, i quali

fuori delle divine Scrit-

ture, non riconoscono altro fonte di verita rivelata. Ma voi, essendo

cattolico, sapete benissimo che la parola divina, altra e scritta, al-

e trasmessa oralmente nella Ghiesa di Dio. Pero le verita rive^

late, per aversi nella loro integrita e pienezza , debbono attingersi

da ambidue questi fonti: dai santi libri cioe e dalle divine tradi-

zioni. Dippiii avreste dovuto ricordarvi che omnis prophetia Scri-

pturae propria interpretatione non fit 2 , ma sibbene si fa per inter-

pretazione della Chiesa , che e depositaria e giudicatrice del vero

senso delle sante Scritture. Lande il vostro precetto, per essere or-

todosso, avrebbe dovuto esprimersi in questa forma : il maestro cri-

stiano non dee osare di esporre le verita rivelate con parole che non

sieno quelle della Chiesa cattolica.

Ed a ci6 sarebbe stato anche mestieri di aggiungere una esplica-

zione dichiarando, che questo intendesi propriamente di quella espo-

sizione sugosa che si fa per introdurre nella mente de' fanciulli il

limpido e preciso concetto dei dogmi , senza vietare peraltro che il

maestro cristiano, massime se sia teologo, possa apporvi del suo il-

lustrazioni ed esempii, che di esse verita rivelate facilitino 1'intelli-

.r genza. Noi siamo oggimai giunti a tale, che anche persone le meglio

,Q

iD

1 La scuola materna ecc, Fireuze 1849*

I'll. PETRI I, 20.


38

LA SUPEBSTIZIQNE TRA CATTOLICI

intenzioDate del mondo, se son prese dal ticchio di sputar^sentenze

e inscgnar da maestri , senza missione , in materie religiose , non

sanno ferlo altrimenti che spifferandoti in pochi period! almeno

una dozzina di spropositi imparati in libri eterodossi o di fede so-

spetta. Dio le prosperi e benedica.

E questo basti intorno alia superstizione rimproverata ai cattolici

sia nel largo uso delle cose divine intrecciate alle umane ,

sia negli

abusi che in opera di culto e di pratiche religiose sono cosl spesso

o^getto di rimproveri

acerbi e di lamenti. Mostrammo siccome a-

buso non e e non pu6 essere in tutto che vien prescritto o anche

solo permesso dalla Chiesa. Che se fuori di quei limiti alcuna cosa

veramente di abuso si traforasse, tocca all'autorit& ecclesiastica il

provvederci, senza che tuttavia per

un nonnulla debba cadere il

mocdo o corrompersi la Fede. Qualche applicazione pi5 pratica ad

un oggetto speciale di culto faremo nel seguente quaderno.


INTORNO A DUE SCRITTI

SULLA ED1JCAZIONE FEMMINILE

rfi tt

PER

CATER1NA FRANCESCHI-FERRUCCI

LfflERE DI FILALBTE A SOFIA

Mia cam Sofia

LETTERA TERZA

Luylio 488X.

Ti proraisi, sul finire dell' ultima mia, che avrei preso in conside-

razione i luoghi precipui, nei quali la Ferrucci parla di religione cat-

tolica e di Chiesa. Somiglianti luoghi sono frequenti, ed il piii spes-

i so ahbastanza esatti talmente , che ai poco accorti quella pedagogia

potrebbe parere cristiana, e per consequente poco fondata 1'accusa

che io le ho mosso di razionalisrao. Nondimeno se osservi che la na-

tura anch' essa ha la sua religione ; se consider! che i precetti di que-

sta religione naturale, corretti ed elevati ad ordine soprannaturale,

entrano integralmente nei precetti della religione rivelata ; se, dico,

rifletti a questo , non ti parra strano che un libro possa eontenere

molti precetti dj religione, conformi materialmente al cattolicismo,

e frattanto non uscire dal giro del solo e pretto razionalismo.

La quale avvertenza, di cui ti mostrer6 un'applicazione nei libro

della Ferrucci, dovrebbe servirti di norms a giudicare la maggior


40

LETTERS SU DDE SCillTTI

parte dei libri chs oggi escono alia luce, e che disgraziatamente

zoppicano, qua! piii qual meno, da questo lato. Ed e tanto piu ne-

cessario avere innanzi agli occhi quell' avvertenza, quanto che comu-

nemente i lettori non filano molto sottile per questa parte ; e pur-

che un libro parli di Vangelo, di carita e se vi place ancora di pre-

ghiera e di riti , non cercano piu innanzi per

religiose

e cattolico.

Ma no ! mia cara ! Se vi pu6

tenerlo in conto di

essere tutto intero un sistema reli-

gioso che sia razionalistico, potra bene esservi a piu forte ragione un

libro che faccia non che del religioso ma del bigotto, senza che per

questo possa purgarsi dalla taccia di non conoscere altra norma di

pensare e di operare che la sola natura. E sentine, mia Sofia, il moti-

vo; il quole quanto piuowio ed alia mano, tanto ti parra piu evidente.

La religione rivelata non abrogo , ne potea ,

i precetti natural! ;

ma avendo sollevato 1'uomo ad uno stato sopra natura, avendolo or-

din?to ad un fine somigliante, essa perfezion6 tutto 1'uomo col ma-

tt ifestare dei nuovi veri all'intelletto, e collo invigorire la volonta per

atti ai quali essa non saria stata altrimenti proporzionata. In questa

nuova condizione i doveri naturali restarono i medesimi nella ten-

denza, diciamo cosl, e nel nome; ma furono sustanzialmente perfe-

zionati , furono determinati e fatti concreti di vaghi e indetermina-

ti che innanzi erano, furono nobilitati di nuovi motivi onde muo-

versi e soprattutto fur diretti a scopo piu nobile e confortati di

celesti promesse. Prendiamo per esempio 1' amore di Dio e del

proprfo simile, due doveri naturali; anzi tra i primi e piu espliciti

indettati all'uomo dalla natura. II Vangelo 11 ritenrie ambedue; ma

perfezionolli perguisa, da appena tollerare la medesimezza del nome.

E quanto al primo, al Dio conosciuto ed amoto come Autore della

natura, sostitul od aggiunse il Dio conosciuto per fede ed amato come

Autore di tutta la economia della redenzione; ad un affetto vago,

confuso ed in gran parte sterile, fu fatta subentrare una comunica-

zione chiara , reale, intima e prodigiosamente feconda tra Dio

1'uomo, per la quale 1'uomo in Dio e Dio nell'uomo in misteriosa

ma verissimo maniera alberga ; a 1 qnel!a mguida e incerta tendenza


DI CATERINA FEBRUfCI 41

verso il principle supremo del nostro essere, ha dato un termine fis-

so, conosciutissimo e sovranamente divino: il vederlo cioe com' 6 in

sestesso (sicuti est) ed il fruirlo eternalmente. Per cio che si attiene al

dovere naturale di amore verso il nostro simile, non e minore e forse

e piii palpabile il perfezionamento che esso ha avuto dalla religione

rivelata. A.quel naturale sentimento dibenevolenza, che raro si scom-

pagna da un riguardo di proprio interesse, eziandio quando non mi-

ra che alia contentezza o all'onoranza che se ne coglie, a quel senti-

mento dico e sostituito 1' amare il prossimo puramente per Dio e

per Cristo, anzi 1' amar propriamente nel prossimo Gristo che tiene

come fatto a se il benefizio (mihi fecistis), e ne promette, ultimo e

supremo premio, la finale benedizione (venite benedicti).

Tu vedi dunque, o Sofia, che 1' amore di Dio e del prossimo, ben-

che portino lo stesso nome nell'ordine naturale e neireconomia rive-

lata, sono noudimeno sustanzialmente diversi non per varieta di ten-

denza che in ambedue gli ordini e la stessa, ma per sustanziale per-

fezione aggiunta dalla seconda sul primo. E cio che dissi di quei due

doveri naturali vuolsi intendere generalmente di tutti ; in quanto,

sollevato 1' uomo ad un essere superiore ed indebito alia sua natura,

tutto con esso dovett' essere ad un ordine piu sublime innalzato.

Oltre a ci6 io ti dissi che la religione rivelata non perfezioco so-

lamente i doveri di natura ; ma molti ne aggiunse nuovi affatto ,

impossibili ad essere conosciuti da quella, e tali che per la loro su-

periorita sulla natura non si potrebbon compiere senza peculiari e

proporzionati conforti del medesimo ordine sopraanaturale. Soffri,

o Sofia, che io ti faccia un cenno di quest'altro capo ; ne mi dire per

carita, che io in luogo di esaminare i libri della Ferrucci, mi ti son

messo a fare una specie di Gatechismo. Che vuoi farci se la nuova

forma, in che si presenta un errore vecchio, mi obbliga a ribadire i

vecchi principii, vestendoli niente piu che di nuova forma ? Nel resto

assicurati che con queste poche osservazioni preliminari ti avr6 mes-

so in mano un bandolo fidatissimo da uscir sicura dalle ambagi non

solo della nostra autrice, ma e di molti autori moderni che si ravvol-

gono, forse senza neppur saperlo, nel medesimo labirinto.


4

LET1EBE SU DUE SCKlTTl

L'eeonottria cattolica adunque, oltre a! i

ixetfezionare dayeri na-

turali, nfrha introdotto dei nuovi, nuovissimi, affatto sconoseiuti e

dico ancora affatlo impossibili alia natura. Ne potea essere altri-

menti cbi consider! la nuova destinazione data all' uorao ; la quale

dovendosi raggiungere per atti proparzionati , era uopo che egli la

conoscesse e fosse iimgorito di forze all'essere sao superior!. lo per

non essere troppo mi restringer6 a due o tre capi principal! , che :

formano-quasi 1'essenza della nostra religiooe rivetet*, e dei quali

non ci ha;neHa natura nessun vestigio,.se non fosse quella capacita

generate che, come ragionevole e libera, essa aveva a conoscere ogni

vero ed appigliarsi ad ogni bene. E innaozi tutto viene la Feie per

la quale crediamo ai misteri rivelati, e nota bene non perche a noi

sembrano ragionevoli e congrui, ma per la sola ragione che ci sono

rivelati, ed anche in contraddizione di una ragioue a cui potessero

parere ripugnanti ;

nel che fare ha certo maggior giuoco la volonta

docile che sommette 1'intelletto, di quello che Tintelletto il quale

crede. Che se le ragioni vi sono , esse certo non fanno ostacolo ed

bello 1' averle e T aiutarsene ; ma esse ne son necessarie ne debbo-

no entrare come motivo della credenza cristiana , la quale appog-

giandosi sulla veracita di Dio rivelante, e la medesima per tutti, pel

letterato non meno che per 1'ignorante , pel filosofo non meno che

pel fanciulletto d'un lustro e per la vecchierella barbogia. Capisco

che questa specie di uguaglianza all'orgoglio dei sapient! secondo

natura potra parere un po' troppo democratica, e ce ne ha deile al-

tre che scottano anche piii di questa ; ma che ci vuoi fare ? io ti

veogo esponendo la economia cattolica quale 1'ha fatta Dio ,

e non

quale la vorrebbero gli umanitarii moderni. Metto in secondo luogo

1'uso dei Sacramenti, e non come riti solenni da prenderne emozioni

sentimentali, ma come ordinari strumenti di grazia abituale, come

psgni di grazie attuali, come significazioni misteriose, come dona-

tori di perdono, di carattere, di giurisdizione e simile. E percioc-

ch& la Ghiesa e depositaria legittima, custode e viudice di quelia

fede; perciocchfc essa e ministra unica ed universale di questi Sa-

cramenti, 1' essere congiunti a lei e condiziooe sine qua, non della


DI CATERINA FERRCCCI

vita eterna che che ne chiacchieri la tolleranza , moderna, la

3

quale

presume di aver tolte la bianca e la gialla Chiave a Pietro per di-

schiudere il Paradiso a cui piii le piace. Ma ne io ne tu, ne son cer-

to, mia Sofia, ci sapremmo adagiare a quelle promesse , persuasi

che siamo quella non esser reggia, in cui altri possa poire il piede

a dispetto del padrone. Da ultimo, intorno all'uso delle cose esterio-

ri, la economia cattolica non solo perfezion6

il dovere, naturale di

adoperarle temperatamente, avendone limitato Vuso alia ragione di

mezzo, e negato T esser di fine a qualunque di esse sia pure la piu

sublime ; ma oltre a questo aggiunse il consiglio di rinunziarle tutte

iD vista di un bene migliore : rinanzia ed annegazione totale , che

nella natura non pu6 trovare ne principii, ne motivo ; e che per6

sembra fare a calci coi suoi dettami, come e diametralmente oppo-

sta agl'istinti della parte animalesca dell'uomo.

A me non pare opportune, e tu non ne hai uopo, che io ti mostri

che for-

la verita, la ragionevolezza di questi principii siccome quelli

mano 1'essenza medesima della religione rivelata. Quello che a me

premeva era enunciarli in tutta la loro semplicita e se vuoi ancora

in tutta la loro crudezza, perche al loro ragguaglio apparisse chiaro

se e quanto siano cattolici i nuovi maestri di religione e di morale,

che stanno da qualche tempo infestando 1' Italia. Tu nelle loro teo-

rie, a scoprirvi il puro e pretto razkmalismo, devi solo recare la

misura della parte strettamente soprannaturale del Cattolicismo ; ed

a questa stregua giudicare se e con quali restrizioni essa vi e ricewi-

ta. E cosl si potrebbe stabilire come a dire un Ganone daf discerne-

re gli autori cattolici da quelli che voglion parerli , farse il paiono

; dettate

ai meno accorti, ma veramente nol sono : ed il Ganone e questo che

io raccomando alia tua memoria nieate meno che alia tua solerzia:

Ogni qualvolta uno scrittore parlando di doveri naturali non ne

rieonosce altra misura, altra ragione ed altre sanzioni che le in-

dalla natura; ogni qual volta uno scrittore oltre a quei

doveri altri non ne rieonosce ed ammette ; o a meglio dire se.dei

rivelati ammette qualche piccala parte consona e PERCHE consona

alia natura, e il resto o trascura sffatto od anche apertamente


44

LETTERE SU DUE SCDITTI


operatane per Gristo Uomo Dio ;

DI CATEBINA FERRUCCI 45

1' uso o doveroso o spontaneo del

Sacrament! , come segnf operative di grazia celeste e strumenti di

perdono, suggello di carattere, arra di conforti divini;

la sommis-

sione alia Chiesa come a maestra infallibile in fatto di fede e di

morale , colla persuasione che sia come etnico e publicano

quella per volontaria ribellione si scinde ;

chi da

la rinunzia dei beni crea-

ti , non per una parte affine di assicurarsi il godimento del resto,

cosa che la filosofia conobbe e non pratic6 ;

espiazione, per somigtianza con Cristo, per

ma rinunzia totale per

merito di vita eterna :

di tutto questo e del resto della economia cattolica non un concet-

to , non una parola , non un cenno menomo ; e ci6 (notalo bene o

Sofia) in un libro che professa

di voler essere morale e cattolica-

mente religioso. Se non vi fosse altro che questa parte negativa,

essa sarebbe piu del bisogno a convincere di pretto razionalismo

questi scritti della Ferrucci. Ma vi e, e in buon dato, la parte po-

sitiva ; ed io te la mostrer& seguitando 1'applicazione del Ganone

sovraesposto.

Lascio stare che dovunque si parla deiramore di Dio, non si pre-

senta Dio aitrimenti che come Autore della natura, con bei colori

di sentimento e di poesia se ti piace , ma senza uscire un capello

dal giro della natura ; lascio altresl che alia dilezione del prossimo

non si pone altro motivo che la benevolenza ,

1' istinto, e se te ne

ricorda, i nervi e la fibra delle donne ; lascio, ripeto, tutto questo, e

mi fermo sulla morale, sia quanto a conoscerla, sia quanto a prati-

carla. L educatrice, e cosi tutte le madri , deve stabilire, c questo k

necessario, nell'animo dei figli, il dominio della coscienza e della ra-

gione. 1 documenti poi della religione hanno poco valore per conte-

nerci dal male ,

se la educazione non cerca che da questi (documen-

ti) rintelletio resti convinto ed il cuore persuaso e commosso. Otte-

nuto questo, non si cerca altro, e la veneranda autorita della ra-

gione dee fare ogni cosa. Ecco come la signora Caterina si esprime :

Nella mente persuasa del bene e la virtu necessaria per variare in

meglio la qualitd e le inclinazioni delTanimo umano. E pero non aspettiamo

dalle passioni quello che la sola ragione pud darci; ma


4$

LETTEBE SD DUE SCRITTI

confidiamo in questa e nella sua forza : a lei factiamo ricorso per

ottenere la desiderata vittoria sui nostri vizi e i nostri errori -i. No-

terai, oSoGa, questa singolare coincident ! Qui la Ferrucci parla

della ragione e colla ragione nelle stesse forme e, direi anehe, col-

le stessissime parole, colle quali noi cattolici parliamo a Dio e ne

domandia-mo gli aiuti di grazia. Nei appunto dobbiamo conftdare

nella grazia

e nella sua forza : dobbiam far ricorso & Dio >

per otte-

nere la desiderata vittoria sui nostri vizii e sui nostri errori ; e la

Chiesa lo fa passim e in terminis nella sua liturgia. Ora io non mi

gravero di ripeterlo: se la Ferrueci ha tanta fiducia nella ragione t

io non vorro appiccar con lei un litigio a scandagliarne le forze, ed

a ricordare quai frutti abbia dato al mondo la Ragione fin che ha

dorainata essa sola. L'Ispettrice la mitrii , k'intronizzi,

la veneri:

noi non fiateremo. Ma volerci far credere che essa in cost pensare

professi il cattolicismo: una religione cioe, la quale insegna che

senza Gesii Cristo non si puo far ninte di veramente buono, che

neppure si puo nominar Gesu senza lo Spirito Santo e che appunto

per vincere i vizii e gli errori , il Yangelo ci comanda di pregare e

di rice v ere i Sacramenti, questo sarebbe una solenne ipoerisia e

menzogna, se con piii carita lion potesse interpretarsi per un'iusi-

gne ignoranza

del catechismo. E non ci voleva altro che il catechi-

smo per non insegnare che la doRna (e perche non ancbe 1'uomo?)

puo divenire eccellente, purche obbedisca alia legge

natura.

che le die la

Con qucste norme dei suoi giudizi non mi stupisce ehe Tlspettrke

si lamenti, che alcune donne ilaliane spingwM tanColtre la non

curanza delle cose umane, che di quelle n&n fanno conlo verunv e

lulta labonta della- vita la rifrongbno nella oziosa rassegnazione e

nelle prolungate prcghiere* Che la no-n curanza deHe cose create ci

px>rti a rinonziarne alcune per assicurarne delle altre, questo la Fer-

rucci lo capisce, e lo capiace ogni uomo che sia in senno, nn esclu-

si gliEbrcidel ghetto^ ehe rinuoziario a una mofreta per averne un

. mor. Gap. II, pag. 84


W GATBWNA FEimUGGI

brano di drappo o un mobile dimesso. Ma che la non curanza- si

spinga tant'oltre da non fame conto veruno, questo e quello

47

he la

Ferrucoi non capisce e non capira in eterno, finche si attiene alia

sola referenda autorita delta ragione : questa e quella faHut* delta

croce che per 1'orgoglio paganofu ptatra di scenfchdo, e s^guita tut*

tavia ad esserlo per chiunque, benche cattolico, non conosee altra

morale che la pagana. Sarebbe facile il dimestraire come la tbtale

non curanza delle cose create per amore d^lle celesti , mostrata per

primo da Gristo e da lui consigh'ata a chiunque ha volorita e grazh

da tanto, quella non curanza, dico^ e stato UBO del mezsi piii po*

tenti'a rendere possibile la vita civile della umana famiglia. Ma io

non ho agio da imbarcarmi in questa dimostrazione. Quello che ho

voluto e stata 1'applicazione del noto Canone, mostrandoti come di

fatto appena usciamo dalle strette'appartenenze della ragione, e

TAutrice perde il bandolo e riprova ci6 che e il sommo deik cri-

tian(a perfezione* Nel resto io non ^so se sia piu ridicolo o crudele

Io strepitar, che si fa


48

LETTERE SU DUE SCRITTI

bamboli prima di dar loro una proibizione

od UQ comando. E se

non si persuadono? e se non si convincono? come si fara egli a

schivare la taccia di dispotismo? Ma come qualificare questo con-

dannare in fascio la educazione data nei monisteri, o nei convitti

tenuti da religiose? Da una Ispettrice d'Istituto nazionale per le

fanciulle non si potea aspettare altro che questo ; soprattutto chi

sappia che in quell'Istituto, ad onta di tutti i favori governativi,

non si e- potuto raggranellare che un due dozzine e mezzo di fanciul-

le. Tuttavolta i piagnistei

sul difetto della educazione femminile in

Italia sono, a non dir molto, impertinenti tanto solo che si consi-

deri come generalmente tra noi il sesso gentile , nei ceto nobile e

civile , in fatto di educazione non ha che invidiare ad altri paesi.

Ora questo vantaggio che, a dirla come la e, non si trova uguale

pei fanciulli, lo dobbiamo appunto a questo,

che le fanciulie se non

si allevano accanto alle madri (che sarebbe i! vero e naturalissimo

modo di educazione) ,

lo sono o in conventi o in educandati che se

non retti da religiose, sono mantenuti con ordinamenti poco disso-

miglianti da claustrali , come sappiamo in particolar modo di Fi-

renze e di Napoli. Vero & che da queste case non escono Italianis-

sime che piangario e vogliano a tutti i conti morire per la Indipendenza

patria ; ma io mi avviso che per le famiglie sia alquanto piu

spediente avere invece spose amorevoli e fedeli , madrifamiglia vi-

gilanti e solerti , cristiane insomma in teoria ed in pratica , che

avendo reso men travaglioso col loro mite ingegno il terrestre viag-

gio ai loro cari , passino a riceverne guiderdone

immortale in una

patria migliore.

Ma escluse le suore o le quasi suore dal ministero di educare le

fanciulle , chi vi provvedera ? II Governo , risponde netto e reciso

1' Ispettrice, dandoci pruova eziandio in questo di quella monomania

pel dioStato che fa girare a' di nostri tanti cervelli. Multi plicate

dunque educatrici e maestre, ispettrici e direttrici ;

e col ioro mez-

zo il Ministro d'Istruzione vi formera a bizzeffe spose e madri da

mandarne in visibilio questa povera Italia. Lepido soprattutto e il

vedere come dicendo la Ferrucci, che 1' opera dello educare non si


DI CATERINA FERRUCC1 49

puo degnamente condurre da mercenarii per amor di mercede , ne

esclude appunto quelle che lo fanno per zelo , e vuol concentrarla

in mano al Goveroo , il quale non sappiamo se possa altra ricom-

pensa proporre, salvo quella degli stipend!!. Ma torniamo al nostro

proposito.

La Ferrucci, piena com'e il capo della grandezza e della potenza

della umana ragione, ne fa quasi 1'apoteosi innalzandole tempio ed

altare ; e quasi in aria fatidica di profetessa ispirata, ci parla d! non

so quale a> venire felicissimo per 1' Italia e pel mondo : ci parla di

un connubio tra una filosofia scesa dal cielo e la religione rivelata ;

dal qual connubio la eta nostra avra una civilta compiuta in ogni

sua parte. Queste fantasie sperticate degli umanitari progressist! so-

no date dalla signora Caterina per una certa IDEA rappresentante

il volere della Provvidenza ; e quello che ti parr piii strano, le rivo-

luzioni che da dodici lustri stan desolando 1'Europa, sono da lei agguagliate

alle folgori ed ai nembi che muggivano sul Sinai , come

forieri del Decalogo da promulgarsi da Dio ;

talmente che quelle ri-

voluzioni sono in sostanza opera della Provvidenza, e V IDEA rigene-

ratrice dee tenersi poco meno che per un nuovo Decalogo. In tutto

questo nulla aggiunge 1' Autrice al detto dai sognatori moderni, e

in ispecial modo dal Giobert! e dal Mamiani, salutati da lei come

ristauratori della filosofla ;

ma era naturalissimo che in una imagi-

nazione femminile quelle matte utopie si abbellissero come di una

luce piii viva, e una facile penna li esponesse in forma piii gaia, sen-

za curarsi gran fatto degli error! gravissimi che vi vanno intrecciati,

e delle gratuite supposizioni sulle quali tutto quel castello e fabbri-

cato. Non mi graver6 di trascrivertene qualche brano non brieve;

e dal leggerli solamente ti convicerai del quanto grand! cose ti pro-

metta la nostra Ispettrice dalla sua Idea.

Stabilito adunque 1'obbligo che a tutti corre di far trionfare quel-

la cotale Idea, che acclude un disegno ed un volere della Provvidenza,

domanda : a qual segno si riconoscono le idee esprimenti una legge

eterna dalle altre che rappresentano le passioni, gli error!, le vo-

lonta di cert! individui e di certi tempi? E risponde : parmi

Vol. XL 4

che sia


30

LUTTJ2W: SU

oa stimareconforme al volere delta Provvidenza Ti

zio detcTmiaato si manifesta e si rivela alle menti di tutto un po-

polo, ovvero di molti popali: e invaria guisa e in vatia'misura tut*

te di se le riempie, le agifca, le cotnmuove si sforza di'temperare

alia sua natura tutti i principii componeati la civilta. Avuto que-

sts parmt'isul doversi credere quella cotale Idea essere disegn* e vo-

lere di Provvidenza; supposto il fatto dell' avervi al presente

in Italic

quella Idea vestita del caratteri da^lei divisati, ecco come ne profeM

!

tizza e le mirabilia che se ne pramette la signora Caterina* E cer-

to che una idea rappresentante il volere della Provvidenza gorernai

< il secoloin che viviamo e scalda i cuori e signoreggia le meoti

(i certo ! ma a chi? ma come? voiremmo esserne un po'meglio

ehiariti).

Ida fecooda di grandi beni, aimunziatrice di un piulie-

to avvenire ; perocche in se racchiudendo 1' idea del flnito e quella

deirinfinito, promette alki nostra eta, che


91 CATERPNA FERRUCCI 5f

vedremo splendere nel mondo una nuova filosofia (e

tesima) , la quale discesa dal Cielo in terra (ma

sara la cen-

come la vedremo

scendere? in una pioggia? in una grandine? o in un pallone che

sarebbe cosa piii sicura per averla asciutta?)

sapra tenere in giusto

equilibrio i dritti di Dio e quelli deiruomo, T obbedienza all'auto-

rita ed il rispetto alia liberta umana, & coll' insegnarci che fara it

o vero ( proprio ? dunque finora non ne abbiam saputo

niente del

vero?f, ci rendera buoni, utili agli altri e in noi stessi felici 4 .

Felici in questo mondo ! ma

allora non si vede per qual ragione ne

dovremmo sloggiare; eci sembra ehe 1'Idea ai tanti favori largitici

potrebbe aggiungere un gocciolo d' irnmo rtalita ; cosa che altri pro-

gressisti, piii fiduciosi che non e la Ferrucci, pure se na promettono.

Tu vorrai sapere , o Sofia , in che propdamente consista quella

Idea cosl maravigliosamente feconda di beatitudini. Ma in ci6 la

nostra Ispettrice non e cost esplicita come in tutto il resto ; tutta-

volta da ci6 che essa soggiunge imtnediatamonte appresso a quei ya-

ticinii, si pu6 raccogliere quasi dissi con certezza. Ecco come essa

si esprhne : Gia da piii anni la luce di questa Idea mamfestossi in

vari parti di Europe : e come Hampi ed i tuoni precedevano ta

venuta deH'Eterao sul Sinai, cdsi le agitazioni ed i commovimenti

dei popoli anrmnzierono il suo apparire. Le veccbie idee ed i

vecchi principii , i quali vorrebbero regnare nel mondo , quando


52

LETTERE SU DUE SCBITTI

patria nostra fatta zirabello di somiglianti ciurmerie. Non basta che

ciarlatani politic! abbiano stravolto il cervello a tanta gioventu ma-

schile, ci era proprio uopo che le Ispettrici d'istituto nazionale si

adoperassero a squilibrare le fantasie eziandio delle fanciulle! Quello

che mi conforta il pensiero, che la Dio merce in Italia il sesso

donnesco assai piu che non 1'altro serba vivi ed operosi i sensi del-

1'avita religione cattolica, e secondo le norme di questa volendo a-

vere il modello della donna perfetta ,

lo cercher^ nei Provefbi di

Salomone piuttosto che nei libri della Ferrucci , i quali siccome

hanno avuto poco eco in Italia , cosl mi confido che saranno poco

pregiudizievoli , soprattutto se avvenga che altri ne metta in guar-

dia le poco accorte leggitrici. Alle quali , per fare degna

stima di

quel lavoro, bastera che considerino bene la vignetta posta in fronte

al volume sulla educazione morale. Permettimi questa osservazione

e sara finita questa lettera, a cui vorrai perdonare la maggiore pro-

lissita almeno in riguardo all'essere ultima.

Forse non mai 1'indole di un Hbro fu cosl vivamente espresso da

una vignetta, come lo e quella di tutti e tre questi volumi. Affissala

un istante, senza guari curarti della imperfetta esecuzione. Vedi in

piccol quadro campata a destra F Italia simboleggiata in donna dalle

robuste forme, lurrita la fronte e colla mano destra appoggiata al-

1'elsa di enorme spada. Dall'altra parte scorgi una dama in toletta

moderna, con corset ben serrato alia vita, e sugli omeri, con goffa

scimmiatura dell' antico , un maestoso direi quasi paludamento.

Questa dama, nella quale possiam supporreche la signora Caterina

si sara fatta imaginare , tiene con amorevolezza materna la sinistra

dietro le spalle di un bambolo bilustre e 1' oflFre all' Italia, cui esso

mira col volto quasi supino e protende psssionatamente le braccia:

la destra della matrona offerente accenna 1' Italia E dice : Italia mia

sara ancor bella ; il qual verso del Petrarca & inciso sotto la vignet-

ta. Fin qu\ la rappresentanza e chiara come il sole : la madre ita-

liana nell'educare i suoi nati non dee mirare che ad offerirli all'I-

t?)lia , come ad ultimo fine , si che essi non pensino che a tornarla

bella. MH vi & anche di piu. Appte di quella Italia stanno in fascio


DI CATERWA FEBRUCCI 53

un busto di poeta coronato , un papiro , una sfera armillare , UQO

scettro , un cornucopia e (senti questa) un triregno! Vuol dire in

linguaggio simbolico che arti, scienze, Re, Pontefici, Chiesa, reli-

gione, ricchezze tutto dev'essere ad onore e gloria della Italia. Non

ti pare , o Sofia , che cosl smisurato orgoglio non sia stato ancora

abbastanza punito dalle umiliazioni e dalle vergogne di che ancora

ci brucia la fronte ? lo certo non condannerei un libro per la vi-

ma questa deve eziandio entrare nel calcolo, il quando libro

gnetta ;

non e da capo a fondo che una esplicazione prolissa

e fedele della

vignetta stessa.

Ed ecco soddisfatto il tuo desiderio di sentire il mio giudizio sui

libri della Ferrucci. lo non ti dissi che tutto e reo in essi ; ma neppure

te ne dissi tutto il reo che vi si acclude. Quel poco nondimeno

che te ne accennai ti bastera, perche tu per la educazione delle tue

figliuole cerchi una guida piii sicura e certo meno pericolosa che

non e questa. Nelle moderne scritture malagevolmente la troverai;

ma la donna temente Dio e cosa antica nel mondo ,

marla non e frutto del moderno progresso.

Credimi intanto

e 1'arte di for-

*V*v* r .

// tuo affezionatissimo

FlLALKTE

[


DELLA REPUBBLIGA ROMANA

ALDOBRANDO E CARLO

Al termine delle Memorie di Lionello noi eravamo gia al Luglio,

il quale si iioverava sulle dita i suoi buoni quattordici dl, e soffiava

forte pe'calori che si sentiva addosso ; perche la brigata di Bartolo,

dopo desinare centellando il caffe iu un salotto terreno, favellavano

di quelle fantasticaggini lionelliane , che mai la piu infrascata ci-

caleria che fu quella. L' Alisa avealo detto un pasticcio dolce aghero

e Lando era pur del suo avviso. Mimo teneasi all'orto, e 1'appellava

il mescolato dell'insalata cappuccina, ove fra Ginepro pose lattuga,

ruchetta, indivia, serbastrella, spicchi d'aglio, cipollina, basilico e

serpolletto, da recar nel paniere a'benefattori, e v'ha tutti i gusti:

dal buono in fuori, diceva Lando. Bartolo si lisciava i mustacchi e

aggrottava le ciglia, dicendo Figliuoli miei, e v'e le gran dia-

volerie in quello scritto ;

it>

e se ho mai odiato le Societa secrete, che

le ho sempre odiate di buon davvero , dopo questa lettura vorrei

gridar alto ai giovani italiani, sicche m' udisser tutti Yenite, leg-

gete , vedete a che termini le riescono , e trascinan seco in perdi-

zione anima e corpo

Che ne dite voi, don Baldassare?


DELIA REPCBBLIC A flOMANA AUDOBRAWDO E CARLO E5

lo dico due cose. L'una che inxoteste Metworie io non ho

posto mente al merito letterario ; poicfeSe, si sa, Lionello ha scritto

in fretta, e aveva altro pel capo che il CDmporre con ordine, pro-

priet e convenienza: ha detto cose che potea tacere, e tacque forse

ove dovea .parlare \piu decisive franco. Ni siamo in tempi, ne'quali

s'.& handite* le reticenze^ e foFse 1' Italki nm fu mai tanto parliera

f

-

de'faitti suoi, come a questi dl che non ha patira d'inqirisizioni, di

censure e di bargelli. Le- Sodeta secrete banno laseiata i covi e le

spelonche, e ban posto la fajceia.al sole; e forse verra dl cbe rinta-

nate da capo, si roderanno.d'aver parlato di soverchio, e grideran-

no alto che qyanto si^pubblicA itrmille giornali e mille libri dal

1848 >al 1849 san ci|>o-ilate y fagiolate,

baiacce di fancmHoni sven-

)

tati, che dLSocietanseerete non ne SB eica , e favellaron come le

gezze cosi airimpazzaUi. Mamon s'avvedraniso gli astuti, che

gli Italiani atterransi piu ai.fatti che alle i parole; poich^ settarii

posero in atto'appunto in questi &e anni 1848 e 49 ,

assai piu di

qnello che ci aprissero gM scrittori in tutti igiornali'di Francia,

di Germaniaie d'ltalia, ejin tutti i libri te'Socialisti e de' Comuni*

sti. Ond'io stimo che Lionello potea non solo distendersi di van-

taggio, svolgendo le secrete perfidie delle sette, ma eziandio nomi-

nar le persone; moHedelJe quali (or che vinta Roma,

1' Italia s' as-

settera nuovamente ne'suoi ordini antichi) rimarranno sicure al-

1'ombra di loro finissima ipocrisia , e saranno il mal lievito di nuo-

ve cospirazioni.

Oh siete pur buono ! esclam6 Bartolo. Credete voi che bisa^

gnasse la penna di Lionello a segoalare i settarii? I Governi, anzi

le citta stesse li conoscono appieno, poich'essi da s6 si posero in

tutta mostra nelle ribellioni present! : dite piuttosto, che chi li dee

guardar bene in viso porrassi gli occhiali color di rosa ; e gli spe-

ziali porranno in mostra le anapolle della carita , gli alberelli della

speranza, i barattoli della buona fede, le scatolette della sicurezza,

del non c'e dubbio, del credi a me congiure non pn!t, sedizioni manco

per ombra, rivoluzioni ? impossible, e vedrete quanti accorreranno

nella spezieria, e a che buon mercato spaccerassi co testa triaca da


56

BELLA REPDBBLICA ROMANA

tranquillare i bachi de'politici, de' diplomatic! , delle Polizie e del

Governi. Ma continuate, don Baldassare,

sopra le Memorie di Lionello.

le vostre considerazioni

Appunto volea dire, che quanti porran bocca alia triaca di

cotesto vostro apoticario, terranno siflfatte Memorie in conto di so-

gni , di giunterie, di romanzi ; grideranno che Lionello e il Rodino

del Giudeo Errante, cioe un Gesuita vestito da Carbonaro, da Pira-

ta, da Garibaldiano, ed altre piacevolezze si fatte da levare credenza

a quanto di storico e narrato in quelle.

Mentre si stavano intrattenendo in que' dolci ragionamenti , en-

tr6 1'Agnola con a mano la Lodoiska, dicendo Signori,

fatevi in

sul poggiolo, che ecco arriva un navicello con entro due forestieri,

i quali gia da un pezzo agitano i fazzoletti bianchi verso le finestre

della villa. L'Alisa fu la prima a balzar della sedia e correre in sul

poggiolo, e gli altri dietrole Chi sara? certo e'paiono amici

fuori i nostri fazzoletti Lando, va'pel

1'Alisa diceva Babbo,

gli hanno ! Son come quelle

da Vicenza.

cannocchiale E intanto

io dico che son Romani : vedete barbe che

di Mimo e Lando allorchfc tornarono

Intanto s'arreca il cannocchiale Appuntalo no, cosl e ap-

pannato dagli un punto piii giii.

Gosi. Oh la barchetta dondola

e poco si pu6 scernere Dallo qua a me, disse Bartolo. Guarda,

e grida Alisa, non t' apporresti alle cento Babbo, chi son egli-

no? Deh si, ditecelo presto ; e tutti in luogo di guardar sul lago,

guardavano il cannocchiale ch'era all'occhio di Bartolo, il quale sor-

rideva, e dicea fra se Bravi, oh cappita ! son pur dessi. Lando,

scendi alia riva ,

robe loro.

chiama Clod e Nanon che sien teco a portar su le

- Ma chi son, babbo ? Voi ci straziate : oh ditecelo, via, si, bravo

Papa mio E Bartolo rideva, e facea colla bocca le parole de' nomi

senza pronunziarle : di che 1'Alisa era tutta in uzzolo di carpirli

per aria, ma non le venia fatto.

Intanto Lando era giu da basso, e la barchetta mettea il capo in

terra ; e s'alz6 un grido che feriva le stelle. Mimo si spicca, 1'Alisa


ALDOBRANDO E CARLO 57

10 segue, Bartolo e don Baldassare si studiavano, quand'ecco salir

la costa i due viaggiatori serrati alle braccia di Lando, il quale ba-

ciavali sonoramente ed esclamava Siate i ben venuti, anzi, cosl,

senza tante imbaseiate. Zio, lesto, venite.

Al primo incontrarsi cogli amici vi fu un grand 'esclamare

Oh ! Eh ! Chi 1'avrebbe detto? Aldobrando ! Carluccio ! Bravi ed

entrarono nel salotto. Gome mai? dicea Bartolo. Proprio? 1'as-

sedio di Boraa e sciolto ? i Frances! son dentro ? i repubblicani se

la levarono? Sia ringraziato il Signore. Ma yoi come poteste giu-

gnere sin qui cosl presto? Intanto sedete. Angelo, una bottiglia di

Momelian. Alisa, di'alla Tuta che dica al cuoco d'allestire un po'di

cucina. Viva Aldobrando! Viva Carluccio!

L' Alisa torn6 in un attimo. Aldobrando riavutosi alquanto, dis-

se Non maraviglia, amici, dell'esser giunti si presto. I Francesi

entrarono in[Roma il 3 di Luglio ; noi ci partimmo il sei per mare ;

11 nove a Geneva; sostammo un giorno, e 1'undici eravamo a To-

rino ; ildodici pur col corriere a Ciambery, il tredici di buon mat-

tino a Ginevra, e fatto capo al vostro barichiere, ci disse che villeg-

giate ad Evian ; questa mattina egli ci ha messo in barca, ed eccoci

fra le vostre braccia.

Qui un diluvio di domande tutti a una voce. Mimo e Lando chie-

ser de'genitori, Alisa dellaNanna, Bartolo dell'amico, al quale ave-

va affidato, sotto vista di pigione, la sua casa. Carlo e Aldobrando

rispondeano per monosillabi, per cenni di capo, di mani, di labbra,

come fanno i sonatori in un conserto di musica, i quali dovendo se-

guire a un tempo 1'armonia di molti tuoni, danno ne'bassi, ne' so-

prani, a tocchi, a guizzi, a chiavi per salto senza posa, sinche, v61ta

la melodia per ispartiti , ripigliano a distesa , ciascun da se, i suoi

motivi. Perche dato giii quel primo frastuono, e beuto un buon

bicchiere di chiaretto di Momelian , 1'Alisa domand6 Aldobrando

delle sue monachine di san Dionisio, e se le avean patito di molto,

se i repubblicani avean loro disperse le allieve, anzi , come d'altri

monisteri avean fatto, se anch'esse furono discacciate e disperse da

que'lupi ingordi e rapaci.


*J8

BELLA REPUBBLICA ROMANA

Di brutte paure n'ebbero pure assai, soggiunse Aldobrando;

parecchie giovinette furon tolte dai parent! per timore di qoalche

oltraggio, di molta biancheria dovettero donare a nome de' feriti ,

e similmente letti e denari, ma dall'esser fatte artigliere, moschet-

tiere, cavalleggere in fuori , non credo le avesser poi corso altra

fortuna.

Come? come? interruppe 1'Alisa ; oh Dio buono ! ma

che dav-

vero le han fatte soldati? E la buona giovinetta era divenuta pal-

Jida, smorta e tremante.

Allora Aldobrando, che, come si vide gia per le sue lettere, era

un piacevolone E che, disse, le non vi paiono forse atte a ma-

neggiare artiglierie e moschetti? E'v'e la madre tale, e la tal altra

e quella francese, che per bei granatieri le son desse. Vi pare, Alisa!

Per la patria ognuno e soldato ; e per difendere la nostra cara ed

amorosa Repubblica , vedete anche voi, ch'eziandio le monachelle

doveano vestir petto italiano, e pensieri gagliardi, e braccio virile,,

L'esser vergini a Dio consacrate, e spose di Gristo non le sdebitava

dai doveri di cittadine, e 1'amabile e pia Repubblica nostra, appun-

to perchfc anime sante, le riputava il piii valido scudo che mai oppor

si potesse all'urto degli assalitori di Roma.

- Oh usciteci da queste ninne, disse velenosetta la buona Alisa,

voi ci fate basire.

Allora Aldobrando recatosi alquanto sopra s& Ringraziate Id-

dio, soggiunse, che nou permise cosl orribile eccesso. Sappiate, a-

mici, ch'io con questi orecchi ho udito nel Circolo Popolare pro-

por come util partito, da far cessare il foco delle batterie francesi,

lo strappare da tutti i monisteri di Roma le monache, e schierarle

a doppia fila sugli spaldi delle mura di san Pancrazio e di Porta

Portese, dove piii giocava il cannone ; affinch^ le fossero segno e

bersaglio all'impeto degli assalitori : uccise poscia

e stritolate le

monache, porvi appresso tutti i preti e i frati di Roma. Alia qual

proposta (che mi si dice levata eziandio nell'Assemblea Nazionale)

s' udi una gioia e un tripudio infernale , gridando quei demonii

Si, veniamo al partito, questo & un pensiero divino; alia morte le


ALDOBRANDO E CARLO 59

infami , al cannone le briffalde, carnaccia bigotta ; palle da trentasei

vuol essere in petto a costoro e dietro a loro ; preti, frati, mo-

naci e monsignori, che il diavol se li parti tutti. Oh ! e che si ! che

il Papa lavera 1'onta d' Italia col sangue de'suoi piii

Frances! non oseranno tirare a mitraglia su-lle monache,

cari : e se i

le traboc-

cheremo loro nel campo legate sopra le bombe, e le farem bricco-

lare sopra il padiglione di Oudinot.

Ah ! spietati grid6 1'Alisa.

Pensate, amici, che terrore fu in Roma, che pregare di quelr

le vergini a Dio, che attendere ad ogni stante che quegli infuriati

demonii venissero a rapirle dai sacri asili di pace, per istiparle co*

me agnelle incontno ai cannoni che tempestavano le ! muraglie I Se^

cretarii e i Consoli delle Legazioni straniere intimarono ai Trium-

viri, che guai se si torcera un capello a una religiosa.

Allora Carlo disse A dir vero , oltre la crudelt5 , campeggi6

mirabilmente il ridicolo ; imperocche rispetto alia Repubblica non

v* era piii una monaca in Roma, onde avrian posto alia strage sulle

mura donne profane vestite di bianco, nero e bigio, ma non, se-

condo la buona logica, le Spose di Cristo.

Furon elle cacciate dai loro monisteri? domand6 Bartolo.

lo dico , ripigli6 Carlo , del famoso Decreto del 27 Aprile ,

quando la Repubblica in nome di pio e del Popolo sciolse tutti i

voti religiosi ; che fu un vero diletto a vedere tanta scimunitaggine

di que' messeri dai berretto rosso,

all' aria e alia sicumera che si

davano in faccia al Campidoglio , il quale a' suoi gran dl teneva in

tanta riverenza le Vestali. Per converso papa Mazzini credea che la

sua repubblica fosse piii onorata dalle cantoniere che dalle sacre

Yergini, e per6 mise a stampa in sulle piazze

dell'ctcrna citta:

che oggimai la Reipubblica Romana dichiaraya, essere in tutto con-

tro natura e contro la civilta rammettere fra i cittadini e le citta-

dine altro voto , che quello di fedelta e d' obbedienza alia santa RCT

pubblica. Laonde conchiudea netto : aversi d'ora innanzi irriti,

nulli e cassi tutti i voti religiosi, sciogliendone, in virtu del suo

mandate da Dio e dai Popolo, quelli e quelle che avesser talento di


60

DELLA REPDBBLICA ROMANA

vivere nella liberta che la santa Repubblica, pietosa a tanti mali,

proferia loro intera, illimitata e perpetua.

Ah pazzo ribaldo, esclarao Bartolo. In una Roma eh s'ardisce

costui di metier la sozza bocca in cielo , e scioglier di suo i sacri

vincoli delle spose di Cristo, che la Chiesa accetta, santifica, ratifica

e conferma? Costui e 1'Anticristo incarnate! puoss'egli far peggio?

Flemma, caro Bartolo. Non vi pensaste per avventura che il

Mazzini minacciasse le monachine ostinate di qualche grave cruciato,

di graffi, di tanaglie , di pettini di ferro : no, nulla. Egli s'avvisava

di giugnere al suo celeste intendimento per via di persuasione :

questo poi si ; ed avea perci6 a mano certe santesse della Repub-

blica, certe sue diaconesse di gran levatura, le quali avendo a capo

della pricissione la papessa Belgioioso , avviavansi ne' monisteri a

far la missione , e veder modo di convertire quelle pervicaci , e ri-

condurle sui diritti sentieri di vita eterna. E perche la parola del

nuovo evangelio fosse pia sacra, avean seco i venerandi Antistiti e

Dottori della Repubblica capitanati dai Gomraessari della Pubblica

Sicurezza , i quali con grave sembiante , con ciglia dimesse , con

barbe lunghe guidavano la riverenza e il pudore nel santo loco.

Giunta questa venerabil brigata aun monistero, sonava alia ruota,

e si sentia di dentro una vocina fessa e rantolosa, risponder Ave ,

chi cercate?

La Madre Badessa.

Eccovi le chiavi del parlatorio : volgete alia porta sinistra ,

date due giri alia chiave. Ma chi debbo annunziare?

La Principessa Belgioioso.

Oh che bella gioia ! il buon angelo sia con voi, e la grazia del

Signore. Ma voi non siete una Principessa romana , io non v'ho

inteso mai nominare. Donde siete? donde venite? siete sola? Que-

st' e la prima volta che odo la vostra voce, non foste mai alia rota

davvero , son vent'anni ch'io faccio la rotaia. Siete zitella? Eh le

vocazioni son poche : le principesse oggigiorno

le bazzican di rado

pei monisteri: aman le mode. Gesii mio! tutte cose del diavolo ,

sapete? Una volta, uh ! qui dentro eran piu principesse che mar-


ALDOBRANDO E CARLO 61

chese : le semplici gentildonne stentavano ad esser accettate in Ca-

pitolo. Ora , grado e grazia che ne venga qualcuna E la nostra

rotaia continuava la foga del suo discorso ; quando il Mariani con

voce tonante Finitela, cicala, grid6 : lesta, subito,

Badessa.

la madre

Eimei ! Signore, liberated da male ! Che vociaccia ! Che spa-

vento ! Cotesti ominacci non han pazienza lesta, subito, e' ci

vorrebbe Tale,

ti so dire.

Intanto la Missione entra in parlatorio ; la Principessa siede in un

seggiolone di damasco , ov' era un gran cuscino di sommacco verde

a ciambella , in cui solea sedere il padre confessore : le altre pro-

fetesse s'assettarono sopra certi sgabelli, e gli uomini in piedi, ap-

poggiati alle grate. Poco appresso s'ode uno strascinio di piedi, due

tratti di tosse, un arrantolare e sputare; ed ecco spunta da una por-

tiera la Badessa in gran velo nero , soggolo e scapolare , tutta cur-

va per gli anni , pHiidd per le penitenze e per le angustie di qnei

giorni affannosi, la quale con viso dolce e soave saluta la comitiva,

con un Lodato sia Gesu, e nasconde le mani sotto la pazienza.

La Principessa Belgioioso era in un abito di rasetto nero a gran-

di guernimenti di finissime trine di Fiandra, cappel di sargia nera,

e similmente nera la balza che le piovea giii per la faccia a maniera

di moscaiuola: 1'avresti tolta per una vedova che venia supplicando

al monistero d'essere accolta fuor del mondo. Perch& udito il saluto

della.venerevole Badessa, le disse riciso Madre reverendissima ,

ella dee far sonare la campanella del Capitolo e chiamar tutte le

monache in parlatorio.

Ma le suore infermiere son ora col medico alia visita ,

la sa-

cristana e tutta in faccenda coi cappellani per la sacra di venerdl, le

fornaie mettono appunto in forno , le lavandaie sono al bucato , e

non si ponno scioperare; le coriste poi sono a mezzo Tora di terza.

Tronchino il canto , disse ruvidamente il Commessario , che

non cascherk il paradise per questo ; lo termineranno gli angeli in

fefautte E la buona Badessa dovette far sonare a raccolta in tutti

gli angoli del monistero Che ? che sar& egli mai ? diceano le


8

BELLA REPUBBUCA ROMANA

mooachine scendendo, e racconciandosi i veli. Tutte in parlatorio I

che sia venuto il Cardinal Vicario?

Che ! dicea la madre celeraria, DOQ sapeteche li Cardinal* son

iti a Gaeta?

Davvero? A che fare? E proprio molte ne' monisteri vi-

\eano cosi ritirate, a se e a' loro interni oflhi, che non sapean nulla

dei turbini che sconvolgean Roma e il mondo.

Giunte che furono in parlatorio si schieraron tutte cominciando

dalla Badessa , dalle anziane , dalle official! insino alle piii giovani

coriste, alle uovizie, alle postulanti e alle converse. Allora la pa*

pessa Gristina rittasi in piedi, rimossa la baiza dal viso,

toltasi di

borsa un foglio coll'aquila repubblicana in fronte, alzata la man di-

ritta verso le grate corne i predicated , disse Reverendissima

Badessa e Madri : la Repubblica romana, bramosa d'accorrere ai bi-

sogni spiriluali delle sue dilette flgliuole cittadine, sollecita di con-

solarle. disposta a proteggerle, considerando l.^he il voto religioso

non costiluisce che una relazione morale fra la coscienza e Dio; 2.

Che la Societd civile, quanta a si, non pud intervenire co* suoi mezzi

eslrinseci e materiali, nella regione del doveri spirituali; 3. Che la

vita e le facolta dell uomo appartengono di diritto alia societd , e al

paese nel quale la Providenza lo ha posto ; 4. Che la societd non pud

ammettere vincoli irrevocabili che alienino da lei , e restringano in

certi limiti la volonld e I' azione dell' uomo ;

11 Triunwirato Decreta

4. La societd non riconosce perpetuitd di Voti.

1

2. t> in facolta d ogni individuo di sciogliersi da qudle regole,

aH'osservanza delle quali iera obbligato con vow.

3. Lo Stato prolegge contro ogni opposizione o violenza le persone

che intendesstro profittare del presente decreto.

4. Lo Stato accoglierd con gratitudine tra le file delle sue milizie

que' Religiosi che vorranno colle armi difendere

Aprile, 4849 ARMELLMI, MAZZIHI, SAFFI,

la Patria 21


ALDOBRANDO E CARLO

Letto ch'ebbe la Belgioioso ad alta voce il gran Decreto, stette

alquanto in silenzio quasi aspettando la risposta. Le Monache dap-

prima tenean gli occhi fltti in terra , poscia le piii spiritose comia-

ciarono a levarli cosl un po' di sbiescio e farsi d'occhietto, e alcuna

muovere un risolino, e alcun' altra tordcollare e strignersi nelle

spalle; le vecchie biasdavano giaculatorie , le piu tiraiduzze e dili-

cate di coscienza labbreggiavano avemarie ;

$$

ma la madre secretaria,

ch'era giovane di gran lignaggio, d'alti spiriti e di cuor franco,

presa la parola per tutte, disse:

.Principessa* uoiiacceUiatiw) i due primi Gonsiderando , e vo~

gliamo restituire a Voi e alia tRapubblica i due aHri coi quatto

Decreti.

T Che dite, quella giov^ae? ripigli6 I* Principessa. 1 doni gra

ziosi della Rjepubblica si deono accettare e non rinviare.

La Repubblica non pu6 dare ci6 che non ha e non le si spetta v

dis^e la secretaria;. KH^dice ebeil Voto religioso aostituisce una re-

lazione morale tra la wscienza e Dio. E questo e vero e per6 Fac-

cettiamo. Essa aggiugne che la Societa civile, quanta a se, non pu&

intemenire co' suoi mezzi estrinseci e materials nella regione dei do-

veri &pirituali. E questo e altresl vero. Elice per conseguente ohe

quuuto e detto da poi non ha il senso comune.

Siate piii riverente, signora reverenda.

lo son logica, signora Principessa, e non irriverente. Difle

un po': ,k .Repubblica confessa che il Voto e una relapone

fra Dio

e la coscienza, e per6 essa Repubblica non pu6 intervenire co' mezzi

estrinseci nella regione dei doveri spiritual!, ciofe non pu6 impedire

die la coscienza tratti con Dio.

Beo, che ne volete infedre ?

Vqglio inferire ch'e una scioaunitaggine Taggiungere a queste

premesse ;La Societa non riconosce perpetuita di Voti e il Trium-

virato da facolta ad ogni religioso di sciogliersi da quelle regole e da

queWosservanza a che s'e obbligato con Voto. II Voto e nella regione

d,ei .cfat&H spiritual^, U Triumvira,to dicje,che non vipuo intervenire9

or perche riconosce in urio e nan ricono&ee il voto? Lo chiama t*


64

DELIA RFPUBBLICA ROMANA

dovere spiriluale , e poi quanta a se lo scfoglie , quando prima ne-

gava di potervi intervenire? I Triumviri arebbono aver studiata la

logica

in sul mellone.

Voi, signora reverenda, fate la saputa.

Allora il Commessario data un' occhiata procace in giro, disse

Oh io veggo pure qui di belle giovani, peccato ! e' ci vorrebbe

un po'di marito * A tanta sguaiataggine voltaron tutte le spalle,

senza dir verbo ;

e dentro a'corridoi le piii piacevoli facean 1'atto di

marciare militarmente , sghignazzando e ripetendo per istrazio

Lo Stato accoglierd con gratitudine tra le file delle sue milizie suor

Colomba, suor Pacifica e suor Geltrude,' ch'eran le tre Vecchione

del Monistero Bone lesu, che dite fanciulle nostre? Che bestem-

mie son queste ? Che ci tocca a sentire? e qui le buone vecchie-

relle tossiano, e si spurgavano il naso , e faceansi il segno della

Croce.

Oh veramente ridicoli, e impronti, grid6 Bartolo. E la prin-

cipessa con quell' altre segrenne avean tanta faccia da far le ten-

tatrici ?

Oh statevi cheto, Bartolo, disse Carlo, che n'ebbero certe spi-

luccate da risovvenirsene un pezzo. In un monistero fecer loro le

bocche de]la scimin; in un altro sbottarono in uno sghignazzone e

volte le spalle, scomparvero; altre fecero una gran riverenza e squa-

draron loro le corna come si fa al diavolo; altre diedero in una tos-

se universale; certi visettioi, inquadrati nel soggolo , soffiaron vi-

spi come si fa per cacciare il gatto, e simili giarde ch'era una de-

lizia a veder quelle sposine del Signore beffarsi diquella spilungona

di Principessa, ch'era un sacco d' ossa animato dalle furie repubbli-

cnne. Breve : a gloria di Roma fra tante migliaia di monache d' ogni

ordine,eta e grado niuna, non che accettare lo scioglimento de'voti,

ma n^ anco die'il minimo segno di farci lieto viso, anzi tutte d'un

animo il dispettarono con segni manifesti. Ma che dico io delle Ver-

1 La storia penerA a credere tanta sfrontatezza, eppure in pressoch6 ogni moni-

stero tennero i Commissari simiglianti propositi.


ALDGBRANDO E CARLO 65

gini sacrate, se persino le fanciulle de'Conservatoriisi diportarono

in guisa da far ismarrire la baldanza di que'vituperosi, che rotta

ogni legge di pubblico pudore, osarono di profanare que'giardini

dell'innocenza coi loro aliti itnpuri?

Che ci dite! sclamo don Baldassare ; anche fra le pulzelle che

s' allevano all' ombra de' sacri ritiri miser 1' ugna sozza di tabe que'

sudicioni svergognati ?

Eh no ! Al certo. Pensate se non voleano fiutare quelle boccio-

line di rosa e di balsamite? Era a vederli que' Commissari, fiore di

pudicizia, nebuloni, mechi e cinedi notissimi in Roma condursi ai

tanti pii Conservatorii, ove s'educano nella pieta e nella costuma-

tezza tante giovinette d' ogni ordine e classe , le quali escon di la

ai diciassette, diciotto o vent'anni, senza aver mai veduto in quegli

orti chiusi faccia profana ! Questi osceni entravano burbanzosi , e

secondo monache , diceano facendo il niffolo e i visaed Uh che

puzzo

di frate ! E in alcuni Uh che fetore di Gesuiti! E aven-

do loro risposto bravamente una superiora

Che Gesuiti? Qui non

ci hanno che far nulla 1'altro rispose Eh via, reverenda, non

accade che quei furfanti ci vengano di persona, dico che siete ge-

suitaie fradicie, ed allevate alia Repubblica non dellegiovaniitaliane,

ma delle spigolistre e delle bigotte ch'e una vergogna. Yogliamo

vedere queste vostre zitelle. La superiora rispondea Perdonate,

ma senza 1' espressa permissione del Cardinal Vicario o del Vicege-

rente non e lecito di entrare agli esterni.

La Repubblica non ha bisogno di pagelle cardinalizie ; o m'in-

troducete, o vengo coi carabinieri: e voi dite che i Gesuiti non han

che fare qui dentro ? e egli altro cotesto rifiuto che una gesuitaggine

sbardellata? Oltre, menatemi alle fanciulle.

Ah ghiottoni, ah tristi da forche, grid6 iBartolo. Ire in loco

sacrato, in casa le fanciulle, e volerle vedere a viva forza, oh questo

trascende ogn' altra improntitudine ed e soverchieria da vendicarla

col bastone a nodo a nodo.

Voi vi lasciate c6rre allo sdegno, il mio caro Bartolo. lo par-

lai ad una savia e discrete superiora, e poscia ebbi a vedere piii

Vol. XL 5


g

DELLA REPCBBJJCA ROMANA

d'una di coteste fanciulle, e mi recitarono i fatti molto a puato. II

Commessario entrava colla Superiora ed un' anziana nelle lavorerie,

e DOD fermatosi punto ov'erano le fantoline, tirava affusolato alle

maggiorelle e alle graudi : e qui mcntre quelle giovani pudiche sen-

tiano ii foco in visa del rossore e della vergogna, quello sfrontato

esaminava i lavori delle cucitrici, delle ricamatrici, delle sarte, dek

le crestaie, delle tesserandole e le sbirciava, le squadrava , beeasele

cogli occhi putti, ch'era una indegnita da fiarne vergognar le mura-

glie. Ne pago a taoto ; come fu uscito di la e raccoltosi colla supe-

riora, disse Reverenda, egli

non basta ch'io le abbia vedute in

generale, e d uopo ch'io le esamini a tu per tu, senz'altr' occhi, mas-

sime di voi altre suore; laRepubblica dee sapere come le trattate*

come le allevate, in somma assegnatemi

una camera.

Ma, signore, i coniessori medesimi, \ecchi e santi sacerdoti,

non veggono mai a solo le fanciulle, se iioii alle grate del Gonfessio-

nario, ed a\\i ii panno attraverso.

An Ah ! uh uh ! signora leverenda, piii vecchio esperto corifes-

sore di rue nol trovereste ID tulto il granaio del Papa. Vi pare?

Maiico cicalecci, datemi uu camera E la povera superiora con-

dottolo nel salotto del piano-forte, dovette mandargli ad una ad una

le ^lovaui piii grandi, alle quali quello sguaiato facea mille domande

impei Uuenli, i ultima delle quali era sempre Se volean marito,

cli ei gmnc avrcbbe trovato, e giovinotti di yarbo, ornamento e gloria

delta kepubblim, soidatt vatenti, prodi ufliciali

Yidico io, amici,

die il Commessaiio tiovo alle volte certe amazzoni, che gli rispo-

seio per le rime *.

Ma basteietbe questa sola profanazione, disse don Baldassare r

per iscoi uaie queild aisotiestu Repubblica.

- Luieste e sono inezie , dpigli6 Carlo, a ironte dei tremendi

cue coniuiiscio no' iiiuinsteri : poiche queiie religiose che

i Or d du.ui.0 the siamo nienlitoii, caluuuiatori, Leffardi t o che clie'altro voglia-

uu apjcllffrti. I CoLfcenalorii cl t.cma son la; avvi eziandio dopo tre anni delle

fanciulle ill? ci saran buone testimouic vii quanlo asserimmo , e \'aggiuDgeraune

di luio ciu che uuii ci die 1'auimo di scrivere in pubblico.


ALDOBRANDO E CARLO

piu resistettero a non voler dare 1' inventario delle argenterie della

chiesa, o che aveano voce d'esser doviziose, o che aveano belli, vasti e

grandiosi monisteri furon cacciate a violenza e all'improvviso, senza

dar loro tempo e agio di recar seco le suppellettili e le provision! con

una crudelta inaudita. Nell'atto ch' entravano in Roma gli scherani

di Garibaldi fu intiraato alle religiose di S. 'Silves1.ro in Capite di

sloggiare issofatto dairampio e ricco lor monistero. Pensate che

orrore ! Poterono appena fare tin po'di

fardello laseiando tutto Far-

redo a ruba : avevano di molte vecchie inferme a morte, furon gittate

ne'carri e portate a morire a Santa Pudenziana. Le monache

usciano da una porta e i Garibaldiani entrnVano da un'altra, di sor-

te che mezzo ii monistero era gia invaso da quei ferooi, che le reli-

giose non erano ancor potute uscir tutte. Urli, bestemmie, osce-

nita Via di qui , nefande : gettale per le scale quelle

ammazzale tutte, al corpo . . . al sangue . . . fii fii,

maliarde :

le abbiamo snidnte

dal serraglio dei Sultani di Roma. . . al tevere le manigoide.

Bartolo, la piazza era piena di carabinieri, di ct'vtct, di tiraglioli,

non un compianto, non un viso commosso, ma ad ogni carrozza

che usciva una fischiata, un urra, un dalli, impiccale, buttale nelle

fogne f tiravi dentro una trombonata E quelle poverine pallide ,

tremanti , con quei visi infernal! sotto gli occhi . con quelle urla

ferod sentiansi morire di spavento e d' orrore. Intanto i Garibal-

diani entrati in que'sacri chiostri ebbero a prima impresa di scon

ficcare e stritolar Crocifissi, statue di Maria, tabernacoli di Santi:

rompere, sterminare. gittar dalle finestre gli nltarin! che ogni reli-

giosa aveva in camera ; rubare e scassinar le cappelle, cavar gli oc-

chi colle lance e colle picche alle sante immagini dipinte pei corri-

doi, infardarle di bruttura, dioignerle

coi tizzoni. Mi narrava il mio

falegname (ch'era stato chiamato dalle religiose per aiutarle in quel

trambusto) che la rabbia di quei demoni non si pu6 descrivere a

parole, conciossia che abbattendosi in alcuno oggetto pio e santo,

s'invelenivano contr'esso come s'egli rimproverasse loro 1* iniqiia

coscienza che li mordeva ; e per6 gli s' avventavano furiosamentt e

spezzavanlo, e sputacchiavanlo e rodeanlo perfin co'denti, com'egli


68 BELLA BEPUBBLICA BOMANA

avea visto fare a certi bei reliquieri ornati a fiorami di cartoline

dorate e arrice'ate,

indiavolate.

ch* era un dolore a veder tanta frenesia.

Ma cotesti non eran uomini , sclam6 Y Alisa , si bestie matte

lo credolo, disse Carlo; poichfc solo il diavolo pu6 entrare in

tanta collera contra cio ch' e santo. E quanto commisero a san Sil-

vestro in Capite, fecero nel gran monistero di Campo Marzo, in

quello di san Domenico e Sisto , della Nunziatina , di santa Teresa

e d'altri molti, parte dei quali ridussero ad alloggiaraento militare,

parte a magazzini, parte a spedali con uno strazio, un abisso d'ogni

cosa, che in meno d'uno intero di que'santi e divoti luoghi, albergo

di tante spose del Signore , non erario piii a vedere ; e in vece di

modestia , d' orazioni , di penitenze , di cantici del Signore fur ma-

culati e pieni di bestemmie, di sporcizie e d'ogni lascivia. Per colmo

d' orrore vuote e diserte le chiese, tolte le campane alle torri,

scheggiati , sconfitti , bruciati li stalli del coro , scoperchiate le se-

polture, profanati e spersi i cadaver! di quelle vergini immacolate

che dormiano nella pace del Signore a pie' degli altari ;

mentre in-

tanto il vessillo della morte sventolava solitario e malauguroso sulle

torri e sui tetti ; po!ch& i repubblicani inarborarono sopra gli spe-

dali dei rapiti monisteri il nero stendardo, il quale

indicasse ai Fran-

cesi che non vi scagliassero sopra le bombe, come suole usarsi nelle

assediate e combattute citta.

E non v' era egli altro luogo in Roma, disse Mimo, da por

gli spedali de' feriti che i conventi delle religiose?

V'eran di certo, rispose Carlo ; ma si volea in foccia al popolo

romano un apparente pretesto per isloggiare le vergini di Dio dalle

loro celle. E fosse stato soltanto per riporvi i feriti ; ma nel brutale

comuniswo repubblicano , cacciavan di casa le monache per empire

i monisteri della plebe sfrenata e irigorda, sotto sembiante di sot-

tnirla al pcricolo delle bombe. Indi i religiosi vedeansi inondare

di femmine i

collegi e i convent!, e le monache venian sperperate

il tremendo

e balestrute fuor di casa del tutto. Ricordero sempre

giorno de

:

5 Giugno, in cui cannoni e bombe tempestavan Roma dalla.


ALDOBRANDO E CARLO 69

mezzanotte addietro senza posa , che parea proprio tin finimondo ,

n& la gente osava d' uscir per le vie temendo di qualche granata a

di qualche razzo in capo. Fra tanta agonia eravamo gia presso a

vespero ; quand' ecco tutto ansante e smarrito il fattore delle Sale-

siane che cercava di Gigi Serafiai , il quale come sapete mi sta a

uscio, e allora io m' era seco favellando. II pover uomo tutto sgo-

mento e come trasognato disse a singhiozzi Sor Luigi ,

periora vi manda pregando

la Su-

che accorriate al suo soccorso in tanto

frangente Che e ? disse Gigi El' altro Un ordine fulminante

de' Triumviri , che le monache vuotino il monistero in due ore.

In due ore? presto detto : come si fa, sor Luigi? Carri, carrozze,

cavalli tutti son confiscati pei feriti e per le barricate ; non si tro-

verebbe un ciuco da caricarvi un fardello.

II buon Gigi, cosi cordiale e generoso com 1

e, non dice aspetta;

ma voltosi all' antica madre, alia moglie e ai figliuoli, dice loro>

Raccomandatemi a san Luigi nostro, enon m'attendete stanotte

Piglia il cappello e via. Fu comel'angelo a quelle poverette ; trovd

carri e vetture, nelle quali uscirono le monache, e nell' ultima ri-

posero il Cappellano recante seco il Santissimo Sacramento , e la

Superiora con Gfgi. Due ore dopo la mezza notte nel monistero

dell' Umilta non v' era piii una sposa di Dio : il mattino appresso-

era fatto covo di femminacce e di popolazzo, che pagato dallo Ster-

bini gridava la notte per le vie morte alii Cardinali, morte al

Papa, viva Cristo repubblicano.

Che orrori ! grido Bartolo , mettendosi ambo le mani ne' ca-

pelli. Carlo, tu ci atterrisci con queste tragedie. Io credo che v'ag-

giugni molto del tuo. Possibile !

V aggiungo del mio eh? Quando verrai a Roma sapratelo*

da te , e vedrai cogli occhi tuoi Io scempio de' monisteri ; poich&

Dio sa quanto peneranno q'lelle povere suore a veder ristorati i lore-

santi alberghi, ove si consacrarono a Dio, e gustarono le prime de-

lizie della vita spirituale. Sappi che pochissimi fuggirono o Io scac-

ciamento o il travaglio di mille sevizie, paure notturne, saccheggi

e desolazioni. Conciossiache, era sotto colore di cercare i ladri r oia


70 BELLA .RKPCBBUCA- BOMANA

sotto coperta di salvar le religiose dagH impeti papolari , ora sotto

1'ombra che qualche spia de'Francesi si fosse nascosta fra loro, ve-

oiano a gran notte ai monisteri, facendo alle pcrfce uu tambusso for-

midabile per isbigottirle, e cosi trovarle piii sollecite ad aprire, e piu

facili a confessare ove nascosto avessero il tesoro della chiesa, o tra-

fugato qualche Monsignore, o di que'pii e zelanti sacerdoti, sui quali

volean por le mani per vendetta del bene operate iiel popolo. E quan-

do questi ladroni eran dentro , lascia fare alia loro ingordigia ; che

non era buco in quelle vaste magioni die non cercassero sottilmente,

smattonando i corririoi , le stanze terrene, il capitolo, il refettorio,

aprendo le sepolture , difossando nel giardino, calaudosi ne' pozzi.

A Santa Cecilia poi fu un vero conquasso. Tu sai ch'ell' 6 in Tras-

te\ere, monistero ricco, antichissimo. pieno d'argcnti per la basi-

lica annessa: or quando lo Sterbini ordino tirannescamente che a

spese delie case religiose si ristorassero, sotto preiesto del giubileo

come gi& ti scrissi, le dipinture, le sculture, gli stucchi e i marmi,

presentossi un pittore per ritoccare il gran quadro

di Santa Cecilia.

La badessa rispose : ch'egli era stato riacconcio di fresco ; ma il pit-

tore ghiotto volea pur farvi qualche imbratto e cavarne un buon

centinaio di scudi. La badessa salda. Allora il furfante chiam6 dei

suoi . fece portar le scale, e postele ail'altar maggiore, ^olea calare

il quadro. I pentolai, che lavorano attorno al monistero, visto quel-

1'andirivieni di civid e di scale, dubitando di qualche sopruso, ed

amnndo cordial mente le monache siccome piissime e in sommo ele-

mosiniere , entrarono in chiesa , e fattisi sotto le scale dissero al

pittore Sor paino che fate? Calo il quadro, rispose Er

quadro no se tocca Ho 1'ordine del Governo , mi far6 valere

Sor coso, no siate tanto rogantino, no siate; abbasso, se no . . .

Che fareste, mascalzoni ? Eh ! nulla . . . e afferrati gli staggi del-

le scale, rominciarono a tentennarle. Quando il pittore vide la ma-

la parata, scese in fretta, e suinacciando cheVerrebbe, che farebbe,

usci frwttoloso di chiesa. I pentolai e il popoletto di piscinula e di

via de'-genovesi tenea guardato giorno e notte il monistero, e niuno

di que'briganti era osato d'accostarvisi.


ALDOBRANDO E CARLO 71

Avvenne per avventura che alloggiasse nelle stanze del cappeHano

un povero religiose, cacciato un anno prima a furore dalla sua chie-

sa, e costoro giurarono

d'ammazzarlo in vendetta. Per allora si tac-

quero ; ma venuti i furori della guerra , e le paure del cannoneggiamento

di porta S. Pancrazio tetiendo le genti in casa, ecco dopo la

mezza notte i citici aggirano il monistero e picchiaao orrendaraente

gridando morte all'infame Quel tapino per certi androni se-

creti si ripara uel monistero, e le religiose alzate in fretta e tre-

manti lo nascondouo in una certa camerella bofia. Oue' manigoldi

irrompono furibondi gridando fuori quel soellerato, vogliamo

scannarvelo sugli occhi : e lui che ci mosse caitro il popolo pel

quadro.

Bartolo ink), come dirti gli insulti , le bestemmie, le impreca-

zioni che usciano da quelle bocche ? II sacerdote era un pretesto :

que'gaglioffi se I'avesson potuto ghermire f averian fatto a brani,

ma sotto il veio del prete agognavano di ghermire gli argenti del

Cardinal Titolare di Santa Cecilia, il quaie essendo di gran lignag-

gio e ricco, n era fornito da quel principe nobile e grande ch'egli e.

Costoro , o il sospettavano , o per ispia che n' avessero avuto , cre-

dean di certo ch' ivi fosse il tesoro ;

laonde non e a dire quanto fru-

gassero e tramestassero gni cosa per iscovarlo. Ma Dio che voleva

salvo quel pio sacerdote, fece si, ch' essendo rimbucato in quella

stanzetta morta, una monaca di gran persona e d'animo fermo si

piauto ritta su quell' usciuolo a muro, e que'ladroni le passavano

iauauzi co'torchi accesi, e non s'avvidero mai di quell'uscio. Gerco

ogui angolo, si partiroiio verso il mattino per istracchi. II povero

sacerdote travesiito, in sull'ora che le guardie pranzavano, per la

porticina della basilica dietro gli orti svicol6 ratto , e rifuggissi a

salvamento ne'quartieri de' Monti.

Le moaache si credettero gia sicure , ma non fu vero ; che i ca-

gnazzi un'altra notte Je assaltarono improvviso, e piu avidamente

che mai si misero in traccia degli nrgenti. In qc elle ricerche entra-

rono isfrontutamente nelle stanze dclle alaniie, ov'era con due so-

rellette la Carolina che tu coaosci, Alisa.


72 DELLA REPUBBLICA ROMANA ALDOBRAKDO E CARLO

Qual Carolina? La figliuola di Giuseppe e della povera Ade-

laide ch'era si stretta arnica di mia madre, e mori pochi anni ap-

lei ?

presso

Appunto. La Carolina ch'era ne' quattordici anni, cara e mo-

desta giovinetta , e di cuor nobile e franco , visto entrar 1' ufficiale

coi soldati , balz6 a sedere sul letto gridando Che volete scelle-

rati ? Non vi basta Y esservi ripieni di scomuniche la prima volta

coll'infrangere la clausura del santo luogo,

che or ci venite di nuovo

a spaventare? Uscitevi di qui, e rispettate, se non il luogo sacrato,

dik siete empi, almeno 1'asilo verginale delle giovani cittadine, che

sono educate da queste madri E perche

I'ufficiale s'era accostato

ai letto, e volea carezzarla Fatti in la, temerario, grid6,

non mi

toccare con quelle vili e sozze mani, rispetta la figliuola del tuo ca-

pitano. Quando verra mio padre, gli diro le belle imprese dei civici

romani: vigliacchi, andate a combattere i Francesi sugli spaldi, e

non le imbelli serve del Signore ; ma 1'assalir monisteri, il rompere

le porte delie chiese e il saccheggiare le monache e piii agevole che

1'assaltar le trinciere: via di qui, scomunicatacci.

II credereste? que'demoni usciron di la colla coda in fra le gam-

be e senza trovare gli argenti del Cardinale, II padre della Carolina

volea toglierla al pericolo di nuovi insulti ritirandola in casa , ma

quella esimia fanciulla tanto preg6, tanto fece, dicendo al padre che

la lasciasse a divider la sorte delle sue care maestre, che per non

vederla sconsolata, accondiscese al suo desiderio.

Brava Carolina ! esclam6 Y Alisa : tu sei veramente romana ;

vaglia per tante giovani che disdissero a questi giorni la gloria del-

la fede, della pieta e del pudore delle figlie di Roma, parteggiando

pei delirameoti dei ribelli di Dio e della Chiesa. In quello fu

chiamato in tavola, e tutta la brigata entro di conserva nel tinello

a tener compagnia sopra mensa agli ospiti novelli.


HI VIST A "

DELLA

STAMPA ITALIANA

I.

Saggi di Filosofia civile tolti dagli atti dell Accademia di filosofia ita-

lica e pubblicati dal suo segretario prof. GIROLAMO BOCCAKDO. Un

vol. in 8. di pag. 4911. Genova 1852.

Giungono opportuni questi primi Saggi per chiarire all'Italia qual

frutto ella debba aspettarsi dalla pianta novellamente germogtiata f

sotto Tauspicio del suo nome, nella capitale della Liguria. Ricer-

cammo non senza curiosita il volume, e vedemmo confermarsi il pro-

nostico che portava seco il nome del suo fondatore e Presidente : gli

Atti dell' Accademia presentano quel misto di bene e di male che

dovevamo augurarci dalla nota moderazione del Presidente conta

Terenzio Mamiani , e dal misto di nomi gia conosciuti, gli uni per

liberalismo cattolico, gli altri per miscredenza senza velo. Una tale

mescolanza sar& mirabilmente conducente ad istillare nel popolo*

italiano quel naturalismo, che venne promosso in Francia dagli ec-

clettici universitari , qual religione novella dell'epoca nostra, della

quale rivelatrice e la ragione, sacerdote il filosofo, decalogo i dritti


7i

dell'uomo e del cittadino,

Cousin i.

RIVISTA

misteri la trinita ed incarnazione del

Gia sanno i nostri lettori qual sia il carattere di questa religione

laicale, che forma il simbolo di quella setta che dicesi del moderati:

affettazione di riverenza al cristianesimo, deplorandone frattanto le

alterazioni e la profanazione che se ae fa nella Chiesa presente :

trovare di questa le origini neWe aatiche mitologie e filosofie, delle

quali il cristianesimo e un nuovo : esplicamento ma tutto il bene del

cristianesimo doversi perfezionare merce del filosofi ,

che lo ripur-

gheranno delle scorie, rendendo a poco a poco ragionatrici anche

le moltitudini. Le quali giunte a tal fastigio piu non abbisogneranno

di Sacerdote o di Principe

: e cosl nelle rivoluzioni non doversi bia-

simare il fatto, ma I'immaturita e I'incapacita del farlo : compati-

bili essere le moltitudini perche strascinatevi dalla tirannia dei go-

vernanti: soli governanti legittimi i sapienti (e gia sapete che sa-

pienti sono i moderati), ai quali tosto o tardi dovra passare lo scettro

dell' universe, che essi maneggeranno per via di organismo rappre-

sentativo, con quelle beatitudini del genere umano di cui gustammo

si saporosi gli antipasti.

Questa disinteressata teoria di religione e di politica,

latente fin

da principio e nel proposto df rawirare 1'antica filosofia pagana, e

in altri passl piu o meno equivoci ove quei caratteri fanno capolino

senza osare mostrarsi 2 9 s i atteggia in forme alquanto piu contor-

1 La TRINITA dell' uno, del moltiplice e della loro relazione, 1' incarnazione della

ragione nella umanita.

2 Ricordiamone alcuni passi. Ad un illustre scrittore piemontese che desidera-

va vedere accennato nel Programma come uno dsi fini principali I'accordo della

religione e della filosofia, rispondeva il Presidente ,

le dottrine dell' Accademia

essere tanto larghe e buone le intenzioni, che per $& stesse si accordavano co* re*

ligiosi prindpii (pag. 25).

A pag. 3H il Mamiani dimostrava come i primi padri del genere um ano coll'cu*-

torita sola della legye morale statuissero le norme e i riti . . . delle religioni.

Pag. 41. La giustizia delle rivoluzioni consiste nella rivendicazione di uno o

piu diritti essenziali dal Creatore conccssi ad un popolo.

A pag. 43 trovasi il coraento intorno alia legge per 1' insegnamento secondario ,


BELLA STAMPA ITALIANA 75

Date nel Discorso, con cui il Presideute Mamiani inaugurava la se-

conda parte ; e che trascritto per intero lascia afferrare ad un occhio

penetrante gli intent! piu reconditi, comunque vengano mascherati

dal consueto gergo misterioso. In questo Discorso, ove I* A. prende

ad inanimire i soci per le fatiche del secondo anoo,

r accordo fra i contrari (pag. 94), egli

affine di ottenere

incomincia dallo stabilire es-

servi una scienza comune perpetua dei veri supremi (pag. 94 e segg.),

la quale mai nun perisce fra i po$>o!i, ma col progredire forma la

loro unita e civilta : della quale sono simboli V unita politico, dell'im-

pero romano, o quella intellettiva e morale di una sapienza infallibile

nella mente di un solo uomo locata (pag. 96).

Format! qui un momento ad ammirare con quale arte FA. riduca

qui ad un siuibolo o mito , che tu voglia dirlo , T infallibilita del

Soonmo Pontefice riverita dai cattolici : i quali credo no questa in-

fallibilita causa della unita di credenza, mentre 1'A. la rappresenta

come puro simbolo o figura. E 1'arte medesima puoi osservare nelle

parole che sieguooo, ove 1'A. non si risolve a giudicare se queste

verita sieno state tutte comunicate aU'uomo da principio, o rivelate

successivamente (il che per uu cattolico non e certamente un pro-

svelati a un

blema) : ma questi sa del sicuro che molti pronunziati

popolo di credenti quali dogmi solenni ,

e accolti come subbictto par-

ticolare e di religione e di fede , riconosciuti di poi e altamente con-

fessati dalla ragione, assunsero autorita suprema ed universale (pag.

86). Come vedi egli e questo il famoso detto del Cousin, che la filo-

sofia stende dolcemente la mano alia rivelazione per innalzarla fino

tutto il cui spirito conferma la nostra asserzione, ma specialmente a pag. 56 il mez-

zo che vien suggerito per contrapporsi airinsegoamento clericale.

Pag. 72. La legislazione francese e di una immanitd incredibile . . : punisce

I' amtco, il quale non voile commettere la infamia di denunciar I' amico che gli

aperse qualche disegno

contra lo Stato . . .

, punisce covt pena capitals la cospira-

zione , che infine altro non d che un pensiero colpevole concertato e manifestato.

Pag. 74. Le leggi criminali contengono il germe delle . . .

maggiori ingiustizie

V uomo dovrebbe lasciare la superba presunzione di punire una mente inferma

o un cuore traviato.


76

BIVISTA

a se : i dogmi rivelati da Dio non aveano autorita se non sul popolo

particolare di credent! ; I'assumevano suprema ed universale quando

cntravano nel tesoro del senso comune.

L'esempio chiarisce viemeglio la dottrina : la sentenza di Socrate,

eke I'uomo sia cittadino del mondo, e PER SIMILE quel detto san-

to deW evangelio che debbasi diligere il nemico, suono prima qual no-

-vita da non curarsi: poi la ragione morale deipopoli, sentendosi strin-

gere da necessita ad avvisare in quel detto un divino apodegma ....

ii senso comune il raccetta , come veritd veneranda ed irrefragabile

(pag. 96-97). Vedi come le parole di Socrate e di Gesii Cristo (ben

pareggiati con quel PER SIMILE) divengono venerande ed irrefraga-

bili per 1'accettazione del senso comune. Questa bestemmia peraltro

viene cosl artificiosamente imbellettata di frasi e di equivoci , da

penetrar nelle menti senza troppo compromettere 1'A. Ma contiouiamo

il filo del discorso.

Questa scienza comune , cosl progressiva , & oggi vieppiii subli-

mata ed accomunata dai filosofi : merce dei quali , mentre i dogmi

eristiani sono combattuti, la morale degli Evangeli

non solo e rive-

rita , ma raziocinando se n' e cavato tin' etica naturale perfetta

(pag. 99).

11 lettore sara forse maravigliato di questo pronunziato cosl fran-

co intorno alia riverenza del nostro secolo verso la morale cattolica,

meotre anzi uno dei precipui caratteri di lui e appunto il sostituire

alia morale cattolica una morale pagana , schiva di mortificazione ,

di umiltk , di voti religiosi , di ossequio alia fede ecc. ecc. Ma con

buona sua pace il lettore ha torto , stanteche il Mamiani non dice

riverita la morale cattolica, ma la morale degli evangeli: i quali po-

tendo essere da ciascuno interpretati a suo talento, \engono infatti

allegati oggidl ancor dai filosofi piii miscredenti per conferma di

qualsivoglia piii mostruosa dottrina. E ne abbiamo un centellino in

questo medesimo Discorso , ove il conte filosofo conferma coll' au-

torita di Cristo signore la dichiarazione avvenuta in Francia dei

diritti dell uomo , posto che la si scevri da alcuni errori: alia qua-

le debbono aggiungersi le due giovani credenze delV interminabile


DELLA STAMPA ITALIABA 77

perfezionamento e del giure sacro delle nazionalitd (pag. 100). E di

tali esempi, se dovessimo scorrere 11 libro intero, potremmo trovar-

ne non pochi , e degli

altri soci e del Presidente medesimo. Come

col& ove al P. Cereseto , egli consente che not cerchiamo qul un

progresso che appaghi gli universi bisogni nel consorzio civile, il che

al dire del Mamiani, noi preghiamo nel PATER NOSTER (pag. 192

e seg.) : cosi a pag. 199, ove dice il socio Conforti, il Cristo predica

la fraternita, I amore e I eguaglianza , tempera il rigore delle pene,

prepara V abolizione delta schiavitu, del dualismo delle persone, delle

cose ecc.

Potra ora il lettore negare al signor conte, che e riverita la mo-

rale degli Evangeli, e che il secolo torna a religiositd (pag. 161)?

Vi torna si , giacche , come dice il medesimo , fede al progresso e

religione (ivi). Vi torna , giacchfc aspettano forse i tempi

altra cosa

con maggior desiderio , che di scorgere amicati la pieta religiosa e i

pensieri della presente civilta ,

e che si alzi a benedirli una mano

autorevole e augusta (pag. 102) 4 ? Vi torna; ma con quel vantag-

gio pocanzi notato , che cioe dalla morale degli Evangeli hanno gli

uomini raziocinando ricavato un etica naturale perfetta (pag. 99) ,

ne hanno corredato il senso comune e prosieguono oggi le applica-

zioni per vie razionali affatto , e come corollari nuovi e stupendi di

antichissima scienza (ivi). Potea dirsi con termini piu chiari che

la ragione dee perfezionare il Vangelo ? Potea trapiantarsi piu aper-

tamente 1' ecclettisrno francese in Italia ? I lettori possono quindi

vedere in che consista il risorgimento della filosofia italica : consi-

ste nell' insediamento della filosofia a predominare la religione. Per-

locche non dee stupire se quella liberta di ogni credenza , che la

Chiesa cattolica condanna quale sfrenatezza babelica, atta a confon-

dere tutte le idee nella societa, venga esaltata daH'accademico come

1) >

parte della sua religione , dicendo (pag. 102) religiosissima quella

'

. I :

1 Capiri il lettore che queste parole sono una reminiscenza del famoso detto di

Mamiani allora Ministro , che metteva il Pontefice al terzo cielo occupato unica-

mente a pregare, benedire e perdonare, lasciando ai popoli il pensiero di apparec-

chiare materia al perdono.


78

RIVISTA

fede che oggi poniamo nella libera discussions a" ogni parere, d'ogm

credenza, dogni sovranitd e d ogni istiluto. Oil certamente se que-

sta libera discussione & religione , secolo piu religiose

non v'ebbe giammai !

del nostro

Ma torrmmo al fi!o del discorso. Se le credenze universal!, che

formano la religione del popoli, sono indubitatamente in progresso,

non pu6 uegarsi che troppo discordano dalla filosofia civile le appli^

cazioni pratiche , le islituzioni politiche , i pronunziali d' ogni qua-

lunque autorila (e per conseguenza anche delle ecclesiastiche ) , le

estrinseche forme deVe rdigioni , gli

abiii morali e le ordinarie cre-

denze del pomelo (pag. 103): dal che, prosiegue 1'A. , nasce lo scetti-

cismo ,

1' apparenza di incredulita , la 'fiacchezza , 1' sncoerenza ,

r ammulinarsi, it raro obbedire, I abilita al distruggere,

la inettitw-

dine all edificare (pag. 105); non essendo possibile che il popolo si

governi co' principii universal! , se qtitsti non \engano incarnati

nelle istituzioni.

Quindi e chiara la conseguenza : non quietera il mondo , se non

per sa-jienza di principii e di applicazioni , opera che solo i filosofi

possono fare (pag. 105 106). Cotalche ad essi viene appiicato dal-

1 accademico cio che il santo David dicea di Dio solo *: Dove i fi-

losofi non edificano torna vano ogni sforzo (pag. 107). Mano dunque

allimpresa, o accademici (esclama il loro antesignano),

dacche di

buona fidanza e di coraggio non presontuoso ci abbondano le ca-

gioni (ivi).

Queste cagioni, credera forse il leitore, che siano i bei riuscimenti

dellaRepubblica romana edificata dal filosofo corite Mamiani. Ma no,

la sua modestia non gli permettea di ricordare questi gloriosi ten-

tativi deila filosofi a italica e delia metempsicosi pitagorica , che

s'ingeguo di risuscitare nel Mazziui il Cola di Rien^o, e sotto di lui

le aquile e le legioni rornane, o certo alrnerio i loro elmetti e le loro

daghe. La religiosita dell' A. mira ad altri conforti : Non ostante lo

scetticismo, dic'egli, la ragione s'eslendeeil senso morale si cristiana*

1 Nisi Dominus aedificaverit donium, in vanum laboraverunt etc,.


BELLA STAMPA 1TALTANA

E fra tanle sparse mine due soli altari permangono in piedi e fumano

puro incenso a Dio ottimo massirno , T altare , dico , dell' ampliata

ragione, e quello del sen so morale dei Vangeli santi, corretto e perfe-

zionato (pag. 107). Ecco in che dee sperare fl filosofo italico, wet-

tendo mano all'irnpresa ! la ragione e ampliata,

e fl senso morale

del Vangelo & CORRETTO E PERFEZTONATO. Puo dunqueil filosofo, il

solo filosofo voltare gli occhi senza scoramerrto sutle eondidoni di

Europa, deplora


gO

RIVISTA

Vorremmo esserci ingannati nell'assegnar questo senso superbo

e blasfemo a un Discorso di inaugurazione, ehe suole equivalere ad

un Programma. Ma oltrech^ la dicitura e chiara abbastanza per chi

comprende, l'A. ci ha tolto perfino la possibilita di ingannarci colle

postille marginali, ove ha compendiato egli stesso la sostanza delle

sue dicerie. Vi riflettano gli animi onesti e cattolici, che sperassero

trarre alcun bene da un'associazione, la quale

da un canto mostra

si chiaro 1'intento di incivilire la Chiesa e perfezionare le sue isti-

tuzioni ,

mentre dall'altro ricusa ad un illustre scrittore di inserire

tra i fini principali dell' Accademia Vacccordo della religione colla

filosofia (pag. 25). Conoscere tale intento della societa e perseverar-

ci, pu6 egli conciliarsi, oggidi soprattutto, colla schietta e genero-

sa professione del cattolicismo ?

Non e per6 che tutte le pagine degli Atti Accademici mostrino

ugualmente manifesto il maliguo intendimento. Se il socio Confor-

ti nel farnetico della sua rabbia vede il cristianesimo pervenuto al

potere, spogliarsi la puritd de' suoi principii,

e la Chiesa imitando i

suoi persecutors per mezzo di un tribunale che si disse santo, ma era

satanico, condannare al rogo innumerevoli vittime (e fra queste eru-

dizioni storiche di nuovo conio, anche il Vannini pag. 190 *) ;

se la

ragione apparisce a pag. 223 won meno persuasiva di qualunque

siasi rivelazione ; se lo scettro dei Pontefici obbedito da tutti viene

detto (pag. 137) creazione della nazione italiana, (nuovo prodigio

di erudizione storica per tutti coloro che credeano lo scettro dei

Pontefici donato da Cristo, combattuto dai Cesari e poscia da quei

tanti signorotti italiani che lo ridussero ad esulare in Avignone, e

per ultimo da quegli ITALIANISSIMI che non rifinano di dire il Pa-

pato sventura ed obbrobrio d' Italia ); se le ricchezze sterminate della

casta dericale, tutelate dalla Ghiesa nei suoi Goncilii ecuraenici con

tante leggi e con sanzioni s\ formidabili di pene spirituali, divengono

a pag. 354 anlitesi del Cristo che non ebbe un cantuccio di terra, ove

i II Vanniai fu condannato dal Parlamcnto di Tolosa, dice BOUILLET nel suo Df-

zionario biografico, noa saspetto certamente di favorire 1' Inquisizione.


BELLA STAMPA ITALIANA 81

riposare il divino suo capo; se il corpo quando colla morte si scioglie,

ritornaal gran mare dell' essere(pag. 242); se, dico, queste edaltrettali

enormita fanno abbrividire un lettore cattoiico, non mancano qui e

cola dissertazioni, sebbene assai di rado, non infette di quello spirito

avvelenato , principalmente quando trattasi di pubblica economia.

Anzi sevolessimo raccogliere in tuttoildecorso dell'opera delle frasie

discussioni incidenti, potremmo forse giovarcene a sostenere il vero,

anche talvolta contro gli errori stessi di cui formicola tutto il libro.

Potremmo citarne varii passi, traendoli per es. dalle osservazioni

del P. Cereseto in favore di S. Agostino e deila sua fiosofia della sto-

ria (pag. 195 e segg.) ; del professore Crocco intorno alia diversita

fra il perdono che pud accordarsi dalla misericordia divina e quello

che dalla giustizia umana (pag. 217), e intorno alia rivelazione evan-

gelica, legge e guarentigia delle nazioni contro il decadimento (pag.

194) ; e specialmente del Bonghi, la cui seconda lettera prende a ri-

vendicare la filosofia dei Padri e della scolastica da quello sprezzo in

cui cadde da Cartesio in poi, perche si credette che fosse stata vana

e ciarliera , e si mise da un canto , quasiche nella vita del pensiero

umano possa esserci interrompimento, e che solo a tal ora, a tal dl

abbia cominciato ad aver valore e virtu (pag, 291).

Che piii? II Presidente medesimo, secondo il consueto dei modera-

ti, piu d'una volta sembra ricredersi o almeno disdirsi. Cosi ci piac-

que vedere che egli, il quale perora a pag. 103 per correggere tutte

le istituzkmi, come cagione dello scetticismo e di tutte le altre sven-

ture nostre ; rispondendo poscia a non so quale obbiezione, sosten-

ga (pag. 152) , che la difficolta di rialzare i popoli dalla corruzione

non consiste tanto nel trovare la forma delle istituzioni t quanto ml

diffondere il sentimento morale ; il quale se manchi , e ugualmente

impossibile avere buoni governanti e buoni sudditi. Questa tesi so-

stenuta con tanta asseveranza dalla Civilta Cattolicaj viene confor-

tata da una pruova irrecusabile a pag. 123, contro coloro che cre-

dono panacea universale i Parlamenti : giacche, se questi medesimi,

dice il Mamiani , commettano violazioni della legge , quale potenza

pud richiamarli al dovere ?

Vol. XL 6


88

RIVISTA

Ed e mirafeile la soluzione che egli reca di tal quesito, la quale

disrebbesi venire in carapo propriamente per giustifieare quei re fe~

difraghi, cui il Presidente straziava nel fine dell'Orazione da noi po-


DELLA STAMPA ITALIANA

Jn questa loita i giuristi alia Nuyts

e i Ministri alia Siccardi tro-

vano pronta la conciliazione: la legge e passata, dic-no, dee re-

star forza alia legge. Ma il Mauiiani in materia di coscieiiza non e

cosl facilone: In questa lotta Ira ilpotere religioso ed U civile, dic'egli,

non conosco conciliazione : per (aria attutire bisogna, o che la legge

civile ceda alia religiosa , come nel medio evo , o che il progresso dei

tempi conduca la religione a non prescrivere , salvo che gli atti che

racchiudono vera ed assoluta bonta. Prudentemente 1' oratore par-

lando in Piemonte si e qul arrestato, non osando inferire T ultima

conseguenza. Ma ogni lettore onesto sapr inferirla da se medesirao,

non potendo rimaner dubbio per lui quale dei due poteri

debba su-

perare nel couflitto, allorch^ uno dei due e la sua coscienza.. Noi

non sappiamo se vena quel gioruo di progresso dei tempi, che con-

durra la religione a non prescrivere se non il bene assoluto ; anzi

dubitiamo forte che, se la Ghiesa non cambia natura e non diventa

invisibile, tutti i precetti suoi, specialmente i positivi, avranno

sempre un termine relative.

Ma lasciando ai filosofi italici di trovar le formole dei precetti di

bonta assoluta nel progresso dei tempi , ed- atteaendoci per

ora a

quello che il Presidente ha dichiarato, e evidente che lo sventurato

conflitto tra i legislatori e le coscienze non ammette conciliazione :

o bisogna che la legge civile ceda alia reiigiosa, o che la coscienzs

sia violentata. E siccome la liberta di coscienza e pei rigeneratori

Tottima fra le liberU, inviolabile a tutti i legislatori e a tutti gli

Statuti, il partito clericale trovasi nel suo dritto, quando trasgredi-

sce la legge per non violare la coscienza.

Ecco un piccolo saggio dei vantaggi che si possono trarre in

favore del vero dagli Atti dell' Accademia. Un saggio, diciamo, non

essendo possibile riandare ad una ad una le tante trattazioni che

vengono o sfiorate o discusse. Basterebbe percorrer Y Indice per

comprendere

1' immensa varieta delle materie : filosofla di Dante

filosofia della storia, Dritto naturale, civile, criminale, epopea ita-

liana , vicende della politica, amor di patria, progresso, proprieta,,

educazione , armonia fra la natura e 1' uomo , e perfino una


84

R1VISTA

die nessuno conosce , come il dio degli Ateniesi,

la scienza cosmo-

antropica; ciascuna delle quali essendo ridotta ai minimi termini di

un transunto, ripugna assolutamerite a rappiccioirsi anche piii nella

breve analisi di un periodico.

II perche non essendo possibile dame conto per minuto , special-

mente in tanta varieta di opinioni, di interlocutori, di dialogismo,

ove parlano con egual forza e il vero e il falso, abbiamo creduto sod-

disfare al debito nostro, sviluppandone lo spirito che vi regna, te-

stimoniato principalmente dai dettati autorevoli del Presidente ,

dalla umile acquiescenza dei soci, e dalla varia tinta di opinioni li-

berali che in ogni parte si manifesta.

Questa confusa mescolanza di vero e di falso, di probabile e di

stravagante, di cattolico e di eterodosso, puo giovare mirabilmente

a radicare riei leggitori poco accorti uno scelticismo universale, sen-

za troppo discreditare in faccia al pubblico quell' accolta di dotti ,

ove a ciescuno e libero Topinare, fino a permettere che il cattolico si

alzi a difendere la fede contro il miscredente. Fu questa V arte con

cui gli enciclopedisti incominciarono la loro missione di volgarizzare

la scienza (pag. 28) : nei caffe, nei pubblici ritrovi di ogni ma-

niera sorgeva un vero incredulo a combattere, un flnto cattolico a

patrocinare la fede : nei caldo della disputa prendeva parte la turba,

a cui si lasciavano negli orecchi ben fitte obbiezioni gravi e popolari,

e risposte o difficili od incomprensibili al volgo o Gacche. Gli Atti

dell' Accadetuia lanciati nella moltitudine non produrranno certa-

mente effetto diverse: nei frastuono di tante sentenze urtantisi,

senza soluzione alcuna ferma e convincente, rimarra nelle teste vol-

gari un tale guazzabug.io di idee, che sara peggiore di una assoluta

incredulita.

Yero e che frattanto I'ltalia avra il conforto di veder risuscitate,

non senza vantaggio, quelle chiacchiere parlamentari che 1'abolizio-

ne degli Statuti avea troncate : anzi le avra rivestite di un formo-

lario piu scientifico , di un sussiego piu cattedratico , di una urba-

nita men difettiva. E questo un gran dono di cui andrem debitor!

a chi compi!6 gli Atti dell'Accademia di filosofia italica. Per trarne


DELLA STAMPA ITALIANA 85

poi altre utilita procureremo di tornare secondo 1'opportunita a ragionare

coi nostri lettori di quegli argomenti, che essi non anderan-

no probabilmente a leggere nella compilazione del prof. Boccardo,

e che riguardano materie social! di qualche importanza.

II.

11 Risorgimento del 40 Settembre 485%.

Oh ! oh ! oh ! diranno i nostri lettori aprendo tanto d'occhi ,

spalancando tanto di bocca : Oh ! il Risorgimento e risorto ! Cre-

devamo ormai che per la Civilta Cattolica non vi fossero piii gior-

nali in Europa, tanto fu lungo ed ostinato il silenzio sul giornalismo

nelle sue Riviste. Manco male, che almeno il Risorgimento risorge.

Che volete, lettor gentile ? il giornalismo ha preso da qualche

tempo una tinta cosl monotona, un andamento cosl impastoiato ,

uno svolazzar cosl incerto fra le nebbie delle congetture , fra le as-

serzioni e le disdette, che spremi, spremi, spremi, non sai pescare

in dieci pagine una notizia , in dieci discussioni una sentenza un

po'ferma e ricisa.

Colpa T oscurantismo di que' retrogradi ,

ontro la sfrenatezza della stampa,

musoliera in quasi tutti i paesi d' Europa.

che a furia di grida

le hanno fatto ormai mettere la

Bravo ! lettore I 1' espressione non poteva essere piii felice : la

musoliera, si signore, la musoliera. Or la musoliera si mette alle fie-

re. E in verita, che dove codesta fiera non tiene al collo il capestro,

la fa di tali prove da togliere ogni pentimento a chi avesse mai colpa

nel silenzio delle gazze ciarliere. Ne hai qui una pruova appunto nel

Risorgimento, il quale liberissimo a bestemmiar come un turco, usa

questo suo diritto nel maledire con una franchezza s\ eroica, da dis-

gradarne ogni piu fanatico musulmano.

L' Autorita suprema riverita da 200 milioni di cattolici come gui-

datrice di loro coscienze, avea lodato, per mezzo di chi le siede ai

fianchi e ne riceve i dettati, certi Prelati cattolici, e riprovato, co-

me non cattoliche, alcune proposte d'uomini che pur le si dicono


86

RIVISTA

figli devoti e fedeli. Or sapete voi in quali termini si arrovella coo-

tro di quella lettera Vex moderate RISORGIMENTO'! Egli ci fa sapere

che ne tacque per non venir meno ai riguardi dovuti al Capo aur

gusto delta nostra religione (come 6 delicato di coscienza !) ; ma che

quelle espressioni tanto sconvenienti ed avventate, irriverenti ed ol-

traggiose verso leleggi, sono un tanto eccesso, da rendere impossible

ogni tratlativa con Roma; non potendo un Governo soffrire

che il

Minislro di un altro Governo dirigga ai di lui sudditi una lettera ,

nella quale si insulla nominativamente la nazione e si consiglia il

disprezzo e la violazione di una iegge in corso *.

Oh! davvero che ha rotto lo sciiinguagnolo questa volta, e i ri-

guardi verso I'augusto Capo della nostra religione hanno fatto largo

al torrente della bile che ormai lo soffocava. I nostri lettori avranno-

letta certamente la lettera del Cardinale Antonelli a Monsignor Ve-

scovo di Chambery, dalla quale 1'articolista prende occasiooe di dare

con tanta urbanitd a quel Porporato una leidone di buone creanze.

Pure non sappiamo in qual migiior maniera rispondere all'accusa di

avventalezza, di disconvenienza , di oltraggio, di insulto, di eccessi

ecc. ecc. ,

che col metterla sott'occhio de'nostri lettori. La leggano

essi , e vedranno che tutto ['eccesso di quel terribilio non pu6 tro-

varsi se non nelle due frasi seguenti : La religione e la Chiesa tra-

ce

viigliate iii codesto Reguo da calami lose \icende Progetto in-

fausto di Iegge con esito oltraggioso alia Chiesa , indegno di una

nazione cattolica, riprovato dal Capo della Chiesa. Cosl scrive il

Segretario del Pontefice ai Prelati della Savoia, lodando I'unanime

impeyno del venerabile Corpo episcopate in perfetta conformita alle

viste del Capo delia Chiesa. Or dove trov6 1'articolista in queste pa-

role quelle avventatezze, quelle disconvenienze, quegli insulti, quel-

le violazioni delle legyi ecc. ?

Crede egli dasenno il Risorgimento, che quando il Papa parla del

sudditi della Chiesa, debba rispetUre le ifigiusUzie, i sacrilegii, quan-

do si commettono in pubblico? o che la violazione del Canoni, che

1 ff. D. Le parole in corsivo sono ordioariamente del citato giornale.


BELLA STAMPA ITALIANA

si direbbe ribeUione in un semplice fedele, cessi di essere tale in un

Magistrate, o in una Camera? Le parole del Gardinale sono la pura

espressione dei sentimenti che prova ogni btion cattolico, e a piii

forte ragione il Capo di tutti i cattolici , allorche Egli

8T

vede mano-

messe le leggi e Tautorita della Chiesa. Che \\Rhorgimento non provi

questi sentimenti , re siamo intimaraente persuasi, ne questo vo-

i sen-

gliamo oro noi rimpmverargli. Diciamo soltanto esser questi

timenti di un buon cattolico, ed essere per conseguema non meno

stravagante ed illegale che empio Talzar tante grida

contro un lin-

guaggio si schietto. Oh sarebbe bella che neppur piu fosse lecito al

Capo della Chiesa 1'insegnare ci6 che e conforme ovvero oltraggioso

ai suoi diritti, do che Egli approva o riprova come fausto o infau-

sto, come degno o indegno

di una naxione cattolica ! Che i moderati

vogliano bestemmiare a Joro grande agio e spropositare in eresie e

scismi , senza che il giornalismo cattolico debba giammai appellare


gg

RIVISTA

dinale ha disapprovato qual Prelato (giacche il Papa che fa scrivere

ai Vescovi, si vale a tal uopo del suoi Prelati). Dunque i Vescovi

hanno usato la loro liberta, e il Cardinale ha fatto ci6 che poteva

fare.

Ma sapete voi che giornali dello Stato furono giudicati e puniti

per aver tenuto un linguaggio assai meno irriverente ed oltraggioso ?

Se questo & vero, cio prova qual liberta godano i giornali dello

Stato; n& la Civilta Cattolica lo ignora di qualche giornale di di-

verso Stato che non ha 400 mila baionette. Ma noi siamo lieti che

il Risorgimento voglia porgere a tutta 1' Italia una nuova norma per

far ragione di quello che sia e valga la liberta negli Stati modelli.

Essa potra leggere attentamente le gravi espressioni del Segreta-

rio di Stato : e poi far seco i suoi conti a questo modo : Espres-

sioni assai meno irriverenti di queste sono state punite cola dove e

libero il pensiero, libera la coscienza, la stampa:

ce oe fa fede il

grande encomiatore di quella liberta, il Risorgimento . Bravo il Ri-

sorgimento! egli ha proprio una singolare eloquenza a persuadere il

contrario di ci6 che vorrebbe : e dopo averci mostrato che il Cardi-

nale Antonelli avea dritto a parlare come parlo, ci mostra appresso

che i giornali piemontesi, bench& piu riservati della sempre prudentissima

Segreteria pontificia , pure sono stati giudicati e puniti. Or

credereste, letter cortese, cho dopo avere scritte le parole citate ,

1'insensato giornalista scappa fuori con una catilinaria contro gli

eccessi e il fanatismo politico dei giornalisti cattolici , e di quegli

altri illustri personaggi, che in difesa delle cattoliche verita, hanno

in tale occasione alzata generosamente la voce, Costa, Cardenas e

Camburzano?

Voi vi farete le croci e penserete che il pover uomo abbia mandato

il cervello nella luna : giacche- in qual'altra maniera spiegare un tal

cumulo di assurdita? Eppure RO: non e precisamente raancanza di

cervello : & error di principii , o perfiiia nell' impugnarli ad occhi

veggenti. Conciossiacch^ 1'articolista si ostina in quella matta idea

gifc tante volte dai cattolici ribattuta, che il Papa sia fra' Cristiani un

Governo estero, i suoi ammaestramenti una nota diplomatica, i suoi


BELLA STAMPA ITALIANA 89

Cardinal! sianMiaistri di Potenza straniera. Con tale preoccupazio-

ne in capo non puo recar meraviglia ch'egli sbuffi di rabbia e vada

gridando ai Ministri piemontesi: A niun patto si pud tollerare, che

una Potenza straniera s'ingerisca nelle nostre quistioni interne, e col-

tivi fra i cittadini it mal seme della ribelfione alle leggi.

Davvero ! e una Potenza straniera il Papa ? perche dunque vi pre-

se il ticchio, signor Risorgimento, due mesi or sono, di mentire che

il Papa non disapprovava il noto progetto? E che premeva ai vostri

connazionali sapere quel che pensassero le Potenze straniere delle

interne vostre quistioni? e perche non faceste sapere al vostro paese

ci6 che ne pensava la Regina d'Inghilterra o il Re dei Belgi? Ma

ecco ! Quando pazzamente vi sognaste che il Papa fosse per voi, lun-

gi dal tenerlo per Potenza straniera, vi voleste far forte dell'autori-

ta di lui contro i cattolici piemontesi e fin contro i vostri Yescovi.

Quando il Papa (chi sa che non anche per ismentire quella vostra

bugia) appro\6 il contegno dei Vescovi che vi scottava, allora divenae

Potenza straniera, la quale nulla ha che dividere cogli Stati Sardi.

Supposto dunque che il P^pa non siastraniero alia religione cat-

tolica, che direste se le leggi fossero anticattoliche? e se neppur po-

tessero dirsi leggi, ma fossero semplici proposte ? E se i Vescovi

avessero appunto prevenuto colle loro ammonizioni il suffragio dei

iegislatori, per non esser poscia costretti dalla coscienza a combat-

tere le leggi dopo la votazione e la pubblicazione? Certamente se la

riverenza alia liber ta di coscienza e qualche cosa piu che un vocabo-

lo od uno scherno, la Chiesa non potea regolarsi con sapienza piu

provvida e con maggiore riserbo.

Eh! che mi parlate di contrarieta fra la legge e la Chiesa? II

Sommo Pontefice non pu6 disapprovare la legge

sul matrimonio

civile, senza censurare anzi tutto Pio Vll , che stipolava il Concor-

dato del 4802, Pio VIII, Leone XII, e Gregorio XVI che lo con-

fermavano.

Ecco un altro scappuccio del Risorgimento : egli discorre degli

ordinamenti ecclesiastic! , come se fossero dogmi di fede , o pre-

cetti di morale. Certamente , ci6 che fu dogma

di fede o di morale


90

in Francia nel 1802 ,

WVISTA

tal sara per sempre in tutto 1'Orbe eattolico.

Ma quando si tratta di ordinamenti e disciplina ecclesiastica, il solo

elemento costante ed immutabile e ia riverenza alia legittima auto-

rita, e ai diritti della eterna giustizia : in tutto il rimanente quelle

leggi vanno soggette ai medesimi principii e per conseguenza alle

medesime fasi che tutte le altre leggi umane : cio& debbono farsi per

ottenere il ben pubblico, in modo che sieno eseguibili,

e senza of-

fesa della onesta. L'onesta e un semplice prerequisito : il vero fine,

ossia il motore della legge & il ben pubblico della societa cattolica,

da ottenersi con mezzi convenient! 1 . Perloch& se nel 1802 in Fran-

cia il ben pubblico di tutta la Chiesa cattolica richiedea quella legge,

e nel 1852 in Piemonte la rifiuta,

il Poutefice medesimo che sot-

toscrisse la prima , potrebbe ricusare la seconda , come succede in

tutte le altre leggi e civili e politiche.

Da questi principii apparisce quanto sia ridicolo 1' argomento

del giornalista, quando dice trionfando non potersi disapprovare in

Piemonte ci6 che fu approvato in Francia. Oh davvero ! Se il Pie-

monte fosse la Francia, se il 1852 tornasse ai 1802, se uno Statuto

avente in fronte ia Religione cattolica ibsse lo stesso che una Co-

stituzione ove la legge 6 atea, se fosse tutt' uno per la Chiesa uscire

dalle branche del terrorismo e palpitare nei eattolico Piemonte

soUo 1'oppressione del legulei, se fosse lo stesso una legge fatta in

pieno accordo col Papa e una legge fatta m onta del Papa ; se , ri-

petiamo, tutto questo fosse, 1' argomento

dell' articolista avrebbe

almeno un'apparenza di verita. Ma para^onare il Piemonte che si

professa Cdttolico colla Francia del 1802 che si professava atea e

miscredente ; pretendere che il Papa dica degno di nazione e di

Governo eattolico cio che Pio YII crcde tolierabile in un Governo

volteriano; asserire ch Egli deve approvare ugualmente una legge

fatta per mezzo di un Concordato e ua oltra proposta per violare i

Concordat!: oh questo, non puo ne^arsi , e un argoraentare da

Riswgimento. 11 quaie , dopo scioki questi duobii , avra ii ditficile

1 V. tjivilta Cattolica vol. VI, pag, 188 e seg.


incarico di.provare il presupposto

BELLA STAMPA ITAUATfA 91

: che cioe i lodati Pontefici ab-

biano approvata una tegge , quale ce la promettono le Camere pie-

montesi.

Ma via finiamola : lo Statuto non e teologo : la separazione della

Chiesa dallo Stato e una necessita politica.

Oh ! questa volta si, che 1'avete detta giusta, sol che vogliate so-

stituire a quel teoldgo il suo sinoriimo, e dirci francamente: Lo

STATO NON S CATTOLICO. Questo e il vero desiderio del giornale e

il vero senso delle sue parole. Ma perch? non dirlo chiaro?

Ah. c' e- quel maledetto articolo primo dello Statuto, che lega

la lingua e fa parkr da ipocriti !

Povero Risorgimento 1 avete ragione : e una grande disgrazia che

quella buonaniraa di Carlo Alberto vi abbia piantato cost! quel

pruno negli occhi. Ma non disperate dell'impresa: con un po' di

sovranita del popolo tutto s' aggiusta ,

ne vi ha legge fondamentale

che possa faryi paura. Un altro po' di menzogne senza pudore, di

so6smi senza connessione, di villanie senza urbanita. e poi non te-

mete : il NON TEOLOGO diverra NON CATTOLICO.

Ma badate bene : queste metamorfosi non possono accadere se non

in quegli Stati modelli , ove una pallottola di piii che cada in una

urna trasforma in un attimo il ver In falso, il giusto in ingiusto,

lo Stato cattolico in protestante. Ma questi progressi del secolo nel-

roscurantismo romano sono impossibili : il Pontefice supremo con-

tinuera setnpre a credersi padre , maestro e perfino giudice , come

degli individui, cosl delle genti cattoliche ; continuera a dire ai po-

poli cattolici e ai loro legislator! , quando cosl la pensa: La tale

proposizione e falsa, il tale comando e ingiusto, il tale procedere e

iadegno del cattolico e ingiurioso alia Chiesa ; e nel cosl parlare

Egli credera di compiere un debito di coscienza e un atto di amor

paterno verso 1'ammonito. Or vi reggerebbe il cuore di condannare

in tal guisa il Padre comune a violare la cosciensa e a disamare i

proprii figli ? E mentre sostenete che la liberta delle coscienze e il

regno di ogrii diritto e una delle piii belle conquiste dell'toa moder-

na , vorreste non solo che i giornali cattolici siano puniti quando


92

RIVISTA

parlano come il Papa, ma che il Papa

la propria coscieoza e a tacere ai fedeli la verita?

stesso sia costretto a violare

Chi questo pretende , e lo pretende a furia di malignita impu-

denti e di calunniose menzogne , esso propriamente e che vorrebbe

veder di nuovo Crislo esser catto nel suo Vicario. Ma la Dio merc

ne siamo lungi; ed il paragrafetto, messo alia coda dell'articolo La

settimana nel namero del 14 Settembre del Risorgimento, e pruova

novella che il Papa e desto ed e libero piu che non vorrebbero i suoi

nemici. A corivincervi che il padre & vigile ed operoso, non vi pu&

essere argomento migliore delle maladizioni, che a lui scagliano i

figli permalosi e malotici.

III.

Vita e Miracoli di S. Giuseppe da Copertino descritti da GIUSEPPE

IGNAZIO MONTANARI Fermo 1851-1852.

Se nelle scritture dei Santi non & sfolgorata eleganza, anzi tal-

volta ci vien meno la grammatica , non percio sono da tenere IB

poca stima : perche in luogo

tali adornezze esteriori e un succo vi-

tale, una cosa tutta celeste, che si fa uutrimento e sangue del pio

leggitore. Ancora siffatte scritture sparutelle e sgrammaticate farino

piu forza sull'anima, che no le ripulite e limate ; percio ho io voluto

metterne qui alquante, acci6 in grazia di queste le mie parole non

restino affatto senza frutto ed entrino nelle anime quasi per lo varco

aperto da queste *. L' accorto lettore ha in questi brevi periodi

la fedelissima impronta dello spirito che mosse la penna dello scrit-

tore nel distendere la vita di S. Giuseppe da Copertino : e puo ad un

tempo ammirarvi la purita e candore dello stile nel quale la detto.

E opinione fondatissima che a descrivere appositamente la vita

d' un Santo, egli & mestieri esser santo o almeno inoltrato nelle vie

della santita : che nei reconditi penetraii delle loro celesti virtu non

suole avere accesso chi non ne fa in s& slesso intimo esperimento.

1 Op. cit. pag. 90.


BELLA STAMPA ITALIANA 93

Questo poi e del tutto richiesto dove la grandezza delle opere nar-

rate non abbia quel lustro e quella magnificenza onde si adornano

le geste dei martiri, dei Pontefici, dei pacific! conquistatori di Cri-

sto: ma tutto 11 pregio stia nel midollo e nell'interno: nel sovru-

mano principio che le regge e le informa, ed alle azioni piii umili in

apparenza dh merito inestimabile di eterno guiderdone.

L' innamorare di queste umili virtii non pu6 essere che di uomini

grandemente illuminati da Dio: il raccontarle in modo da invaghirne

altrui vuole quella unzione celeste, dono gratuito dello spirito, che

agli stessi Santi non sempre Lirgamente si comparte. Chi stupira

dunque, se pochi oltremodo riescano a raccontare con diletto e con

frutto le vite degli umili servi di Dio, pochi essendo che li ricopiano

in s6 stessi, e fra questi, pochissimi trovandosi adorni di quei pregi

naturali ed acquisiti che fanno gli scrittori?

II ch. professore G. I. Montanari nel racconto, or ora felicemen-

te compito , della vita e miracoli del beato servo di Dio Giuseppe

da Copertino ci ha pero gratamente sorpresi. Le nostre orecchie,

avvezze da lunga stagione a non udire altri accenti da quelli d' una

civilta pagana , d' una filosofia superba e ciarliera,

d' una morale

egoistica e vanitosa, trovarono un giocondo ristoro in quelle pagine

soavissime chespirano 1'alito celestiale della virtu cristiana, dell'e-

vangelica semplicita. L' apparizione di quel libro , in questi tempi

di lotte civili, di popolari sommosse, di agitazione universale e pro-

fondissima in tutti gli ordini della societa, ci parve un miracolo.

Oh Italia te beata! se dismesse le folli pretensioni di non arrivabile

felicita terrena , pensassi a rammarginare le tue ferite col balsamo

salutifero della rivelata sapienza, onde sono ricolme le vite de' santi

tuoi figli! La salute del mondo non usci dai vantati libri di Platone,

si dalle semplici ed ineleganti pagine del Vangelo. Cristo , verit&

increata , par!6 come il popolo : Dio conversa coi semplici : e nel

semplice dettato si compiace

infondere la sua virtii. Gli uomini

stessi dotti e profondi a mano che avanzano nelle vie di Dio , e in

lui si trasformano, vestono un'aurea semplicita, una cotale Jimpi-

dezza o candore, che richiama alia mente Y innocenza dei pargoli ,


$4

FWISTA

la semplicita della colomba , compagno indivisibile della evangelica

prudenza.

1 superbi del gecolo pot'anno dispregiare 11 lavoro del ch. Professore:

noi non abbiam parole da lodare convenevolmertte si bella

impresa. Tl consarr/ire una dotta penna, una purissima favella a trac-

ciare la vita, le virtu, i prodigi,

il Santo da Opertino, e frutto di quella sapfenza,

che reser chiarc nella Chiesa di Dio

che Tuom naturale

non apprende, e sfugge al basso guardo dei savi del mondo. I quali

non cnpiscono, cbe un eletto ingegno s'impieghi a celebrare in bello

stile quelli che Dio glorific6 con rari e non T)iu vedutf portenti.

E che sono i portenti, se non, per cosi favellare, lo stile divino, con

cui dal cielo si magnificano i Santi?

L' opera del prof. Montanari per i snoi pregi letterari e religiosi

non sara seme gittato al vento. Le anime pie ne faran pascolo soa-

vissimo del!o spirito: i disingannati del mondo potran trovar la via

per quietar 1' animo travagliato e stanco da passati vaneggiamenti ,

gli amatori del bello scrivere godranno

di veder risuscitati in essa

senz'i j.ffetf 'tura i purissimi ed eleganti modi dell' aureo trecento.

Lo scritto e piano e v61to piii a nutrire fhe ad illtiminare la pieta.

Un omo delV ingegno del ch. Professore e mirabile quando si ac-

comun ;

per

cnsi Hire all*3

piu Heboli fntelligenze. Tuttavia se TAu-

tore si sollevas'9 men di rado a rintracciare le mistenose bellezze

della virtu cristiana ; a misurare V altezza di quelle azioni in apparen/a

triviali, ma che tanto trascendono ci6 che il mondo ammira

e dice grande, avrebbe ausato ai raggi di quella luce anche le menti

di molti cui quel fulgore abbarbaglia ; e senza nuocere al gusto delle

anime piii elette , poteva forse tornar piu grato anche al palato

de' meno pii , in un'eta soprattutto incredula ed altera, dispregia-

trice di ci6 che non cape nell'angusto cerchio delle naturali ragioni.

Chi attinge immediatamente al foute di ogni bene le acque di vita

disdegna i rivoletti delle umaue considerazioni : ma chi non e giunto

a quell' altezza vuol essere aiutato con quel genere di discorso, che

meglio si risfontra col suo costume. La filosofia de' Santi e sempli-

cissiraa e tutta divin : chi ama Dio e sa a prova che cosa sia amore,

altro non cerca che amore, e soffrire per piii amare. Ma chi non e


BELLA STAMPS 1TAL1ANA yiu

santo gode di lilosolar lagionando, secondo le umaue viste, intorno

ai pregi di quell' ineffabile perfezioiie della santita, e gradatamente

si acceiide del desiderio di quella , e si vi aspira , che Dio attraeu-

dolo vel conduce. E se prima d allora ei s' incontri in quelle fertile

di carita, in quei trasporti, in quei voli, in quegli eccessi apparent!

che son proprii de'Santi, ne glie ne si apra il mistero, o lo spregia

e ne rimane scandoiezzato , o akneno li trascura e non giutige ad

apprezzarne il valore e fame suo pro. Perciocche conforme ad una

legge universale alia quale non si deroga che per eccezione : la msK

teria e grado per salire ullo &pirito , e io spirito col corredo delle

sue natural! perfezioni e scala per ascendere a Dio.

Noi facciam \oti perche 1' aurea penna dell' elegantissimo scrit-

tore si contiaui in lavori di tanto pregio. La Chiesa fecondissima

di eioi ne conta inuumerevoli, che ancora aspettauo chi ne richiami

la memona in luce. QuelU in particolare che risplendettero per

merito di carita cristiana ed operosa, travagliandosi in umili mini-

steri nelle carceri, negli spedali, ne'tugurii dei poveri,

9

al lettuccia

de' moribondi, coi loro esempi insegnerebbero ai folli rigeoeratori

modei ni, come si sollevino i mail dell afflitta umanita, come la sola

religione possegga 1' arcano di addolcire il dolore santificandolo, di

riscattar le plebi col sacrifizio e coll' amore.

IV.

Metodo d' Istruzione tendente a ricondurre i pretest Riformati &

Protestanti alia Chiesa Romana. Opera del sig. Abate LA FOREST,

tradotta dal francese sul testo della 2. a edizione. Ronrn 1852 U

Alia pieua de' libercoli eterodossi ,

che merce dtlla licenza dell*

stampa sbrigliata, inouda qualchc Stato d Italia a seduzione de sem-

plici ed ignoranti, e santa opera opporre la luce di libri scritti con<

profondita di ragione e lucidezza di stile.

Meritate lodi adunque si rendano al sig. Abate Palazzi per aver

fatto dono all' Italia della traduzione diquesto maginuco scritto del

La Forest, opportunissimo ai tempi che corrono. Esso e compreso

in 116 pagine in ottavo, e tratta il suo argomento in forma di die*


96

RIVISTA BELLA STAMPA ITALIANA

logo fra un protestante e un dottore cattolico. La maestria e 1'arte

mirabilmente colla forza

coo che vi e condolto il discorso gareggia

delle ragioni proposte con insigne facilita e chiarezza.

Un intenerito e commosso alia vista dell'abiure d'un

protestante,

suo correligionario , s'indirizza a un teologo cattolico per esser

chiarito sui punti controversi della sua eresia. II pio e zelante cat-

tolico lo accoglie amorevolmente , e in varie conferenze lo viene il-

luminando sulle quistioni piu capital!. Gli mostra qual ful'ordina-

mento dato da Cristo alia sua Chiesa, e come esso non si trova che

nella Chiesa romana ;

che quelli che si trovano impegnati con sette

separate da tale Chiesa son tenuti di separarsene e tornare al seno

della madre comune : spiega come sia vero che fuori della Chiesa

non vi e salute , senza che per questo tutti generalmente e senza

eccezione si dannino nelle eretiche comunioni ; salvandosi in esse i

bambini morti dopo il battesimo, e gli

adulti battezzati che vivano

in ignoranza invincibile dell'errore e della setta, e serbino merce la

divina grazia una vita innocente e pura. Costoro , come e chiaro ,

materialmente son fuori, ma formalmente son dentro la Chiesa.

Nel dimostrare che la Chiesa romana e la sola Chiesa di Cristo ,

sviluppa questi tre punti :

1. Che essa sola ha per fondatore G. C. e per direttori i ministri

inviati da sua parte.

2. Che essa sola ha tutti i caratteri e tutte le proprieta della

Chiesa di Cristo.

3. Che essa sola da alia fede de' Cattolici una certezza, che non

puo trovarsi nella fede de' pretesi riformati.

Tali cose 1' autore dimostra nel secondo , terzo , quarto e quinto

dialoghetto. Nel sesto, che e 1' ultimo e il piu lungo, svolge il punto

fondamentale ciofc il dogma dell'autorita della Chiesa, dimostrando

che non la discussione e 1' intelligenza privata , ma la sola Ghiesa e

1'interprete infallibile della Scrittura e giudice autorevole delle con-

troversie in materia di fede e costumi.

Benchfc piccolo di mole , questo libro e tutto sugo di dottrina

sanissima, capace di rischiarare bastevolmente un lettore non teolo-

go sulle sofisme di protestanti.


'

-O l'


98

CRONACA

addestrare i soldati , che a domare il nemico ed assicurare la tran-

quillita di quelle provincie. Un recentissimo annunzio, che se fosse

vero dovrebbe colmare di gioia tutti i buoni, fu dato da molti gior-

nali, ed e la ritrattazione del troppo famoso Arcivescovo Siemazko,

apostata ed autore dell'apostasia del Clero e del popolo nel 1839.

Dicono aver egli diretta una circolare agli ecclesiastic!, nella quale

confessa il suo delitto, se ne mostra addoloratissimo e risoluto di

fame penitenza sino all'estremo de'suoi giorni. Termina coll'esor-

tare il Clero e il popolo, da lui fuorviato, a rientrare in grembo

della cattolica Ghiesa. II Governo russo, aggiungesi, per attenuare

1'effetto di quest' esempio, fe'correr voce che il ravveduto Arcive-

scovo era uscito di senno.

Intanto le provincie polacche della Russia e della Prussia e le

citta circostanti sono da qualche tempo fieramente desolate dal co-

lera. A Posnania, a Danzica, nel Weichselmunde, fece strage gran-

dissima; il malore non era ancora stato cosi fiero : gran numero di

raedici vi perirono ;

e dovettero spedirsene da Berlino molti giovani

per succedere agli estinti. A YarSavia si dicono morti da venti mi-

la : cinque mila ne morirorio.ne'pubblici spedali. Si chiamarono le

tnuppe per aiutare a seppeUire i morti ; e malgrado il loro concorso;

si steiilo a cavare numero suffieiente di fosse per sotterrarii tutti

sepbratamente,

II.

INGDILTKRRA. 1. Il Ministcro. 2. Processo di Six-MUe-Brigde. ~3. Migra<

aiooe irlandese. 4. Guerra coi Birmani.

xi tacciono le Gamere, e col loro sileo^io privano il

puublico ddla piiiviva occu^azioue onde s'alimentauo i Governi rap-

presentativ^. Al ditetto^tuUavia dei presenti dibattimenti supplisco^

no le mille osservazioni e congekure dei politici sulla composizione

della Camera bassa, sulle intepzioni dei partiti e la condotta futura

del Jlmistero, Fu osservato;: che fra i deputati alia Camera se ne

conta un nuniero tragrande di uomini nuovi, cio6 eletti per la prima


CONTEMPORANEA

Yolta : che gli esquires o scudieri , titolo di nobilta affine a cava-

liere ,

sommano a cencinquanta ,

99

i baronetti a sessantasei ed i figli

di Pan* a rentosei : gli avvocati e procurator! oltrepassano un cen-

tinaio ,

tasette.

i negozianti sono appena

novantanove e i militari sessan-

Uoa piccola maggioranza, come fu gia altre volte accennato, sta

pel Ministero : ma tale da non dargli lunga vita, se eon qtralche atto

ardito e fortuoato fino da bel principio i Ministri non rentiono I'ofe-

ra loro indispensabile. Quindi varii sono i flisegni attribuiti a Lord

Derby per consolidare nelle prime sedute la sua potenza. Gli uni

credono che all'aprirsi del Paflamefito, o a>l primo

scacco che vi ri-

evera , lord Derby ofMra alia Regina il suo ritiro. Se la Regina vi

-si appone, ne *alira tanto pid in alto 1' influenza del Mimstro; se lo

^ccetta, questi ^ sicuro che il nurnero de'suoi pairtigiani

e sufficien-

Ussimo togliere agli avversari la possibilita di [organare un dure-

vole Ministero : per lo che il suo ritornera al Governo rassodato dal-

Ja nuova vittoria.

A trionfare poi della questione piu gelosa nella quale pericolereb-

.be la fortuna dei Ministri si attribuisce loro uno scaltro divisamen-

to. Se lord Derby e il signor d' Israeli volessero consentire a s& me-

desimi, dovrebbero sostenere il sistema della protezione, epper6 ri-

stabilire le imposte sulle brade 'forestiere per favorire ragricoltura

patria. D'aitra parte T universale dei membri del Parlamento essen-

do contrario a queste provviderrae, n^ incontrandosi per ora auto-

.riUi .d'uomo capace di farle aceettevoli, i Ministri con tal proposta

rinunzierebbero issofatto a reggeee latosa pubblica, Dolorosa alter-

oativa per un politico onorato ed ambfzioso, dovere ismerttFre le

^passate opinion! o lasciarsi fuggir

di mano le redini del Governo !

ID tal frangente dicesi che i due Ministri avranno ricorso a questo

sottile tipiego. Un anaico loro fara alia prossima sessione la proposi-

zione delle nuove iropostesulle biade. Venuti alia discussione ed allo

squittinio, una maggioranza grandissima rigettera infallibilmente la

proposta. Allora il signor D'israeh, parlando

a nome del Governo e

suo, dichiarera


100

CRONACA.

tanta evidenza la sua ripugnanza verso la protezione,

il Governo ed

i Ministri stimano inopportune il contrariare il voto deli' Inghilter-

ra, anche a costo di sacrificare le loro private opinioni. Non aver il

Miaistero posto ostacolo alia proposta, affine di cogliere V ocoasione

prima per consultare il Parlamento sulla politica commerciale e COD-

formarvisi. Per tal maniera i Ministri potranno onoratamente di-

partirsi dalle loro antiche opinioni facendone quasi nobile sacrifizio

sull'ara della patria, mentre di fatto 1'oblazione e v61ta ad onorare

se medesimi, e mossa daJi'innato desiderio di chi governa a conti-

nuare si faticoso ma non meno ambito incarico.

Di tutti questi disegni non ne vedremo cosl presto 1' effettuazio-

ne : con cio sia che 1' apertura del Parlamento non abbia luogo che

sul finire di Ottobre: e ne anche allora siano per ripigliarsi le discus-

sioni politiche : ma verificati i poteri e ordinata la Camera ,

1' as-

semblea si disciogliera per non ricomporsi, come & consueto, prima

del Febbraio seguente.

2. Un fatto, nel quale s'intrecciano le ^assioni popolari alle mire

governative, le ire politiche alle amarezze religiose, da luogo in que-

sti tempi a passionate polemiche nei giornali inglesi. Nel trattare

deile elezioni pel nuovo Parlamento ,

accennammo piii d' una volta

le violenze, che accompagnarono quella manifestazione della volonta

popolare, in molte contee d' Inghilterra e d'Irlanda. In quest' ul-

timo paese 1'esasperazione prodotta negli animi dei cattolici pelre-

cente editto della Reina in ordine alia pubblicita dei culto, e per

contrario 1'ardimento a cui si levarono gli anglicani , aveva resa la

lotta piii che mai viva ed accanita.

A Six-Mile-Brigde, nella contea di Glare, mentre glielettori mi-

nisteriali recavansi allo squittinio , la folia li accoise con grida ed

urli : e i piu avventati scagliaron sassi contro gli elettori e contro i

soldati che li scortavano. II sergente, per ordine del signor Delmege

giudice di pace, comando il fuoco ; e sette od otto ne rimasero vit-

tima, chi ferito, chi morto.

11 Coroner, magistrate a cui spetta inquisire suite morti violeote,

ne formo processo : e i giurati chiamati a pronunziare ia loro sen-


CONTEMPOKANEA ,

101

tenza, affermarono il citato Delmege e otto soldati rei di omicidio

volontario. Grande fu lo scandalo che un tal giudizio cagiono nella

stampa protestantica, alia quale fa eco e plauso

di buon cuore il re-

ligiosissimo Risorgimento : non furono piii che grida di collera, in-

sulti ai giurati, ai Yescovi, al clero tutto d'Irlanda. Richiesero la

diliberanza degli accusati, e 1' arresto di due preti cattolici, il signor

Clune parroco di Six -Mile- Brigde, e il signor Bourke parroco di

Crasloc. E cosi addivenne. Quelli, fatta cauzione, furono prosciolti,

e questi, per ordine dell'AUornato o procurators generate d' Irian-

da ,

arrestati e sostenuti in carcere.

L'esito di questo processo, che non e ancora facile il pronostica-

re, ci dara luogo di mettere in piena luce come s'intenda la giusti-

zia in Inghilterra, quando si tratta dei cattolici : e se il Governo col-

la sua sovrana influenza vuole che i magistrati si continuino nella

via aperta dal processo

contro il dottor Newman. Per ora basti os-

servare che il chiamare spergiuri i giurati di Six-Mile -Brigde, come

fanno gli anglicani, male s' accorda coi plausi tributati da alcuni

fogli protestanti al trionfo dell' apostata Achilli per opera dei giu-

rati iaglesi.

11 giornale Britannia ci fa sapere di piu, che il R. D. Newman

sara citato nel prossimo Novembre dinanzi alia corte del banco della

Reina per essere giudicato come calunniatore dell' Achilli. Se questi

non interviene per sopire lo scandalo ; 1'Europa

assistera ad tin sin-

golarissimo spettacolo : si vedra condannato di calunnia un riputa-

tissimo personaggio, cui tutti, amici e nemici s'accordano a tene-

re per veridico : che per confessione di ognuno non propa!6 un cen-

tesimo delle infamie conosciutissime d' un pubblico corrompitore :

ma che ha 1'insigne torto di esser cattolico e aver per giudici i nemi-

ci dichiarati di Roma. La nuova condanna trarra seco una nuova

multa di cento mila franch! , da aggiungersi alle prime spese : epper6

dara campo ai zelanti cattolici di partecipare colle loro generose

contribuzioni ai meriti ed alia gloria dell'illustre confessore. Bellis-

simo tratto di vera comunita e fratellanza, in cui gareggiano di ge-

nerosita Inghilterra, Francia, Allemagna ed Italia.


102

42ROH&CA

3. Intanto le miserie sempre crescent! della


! ra,

1

^

CONTEMPORANBA

103

bonda lo spazio, e la natura semin6 nelle viscere della terra ogni ma-

niera d' inesauribili tesori. Ma e da ricordare che coi popoli migra

pure il lavoro, 1' industria, la civilta, la potenza, e ringhilterra a cui

noii e discaro lo sgravarsi di moltitudini, che il reggimento tirannir

co fece talora irrequaete e turboletiti, va eou ci6 dmaoguaodo

il SUQ

gran corpo , e creando in lontaiie piagge aazioBi ri*vali , emote della

sua gtoria , e forse col tempo distruggitrici

4. E quk e luogo di parlare dei passedimenti iwgtesi

della* sua -tominazione.

nell' India e

della presente guerra coi Birmani. L' impero Birmano o Barm ano,

detto pure regno d' Ava , d' Aracan o del Pegii , e cwito a due lati

dagli Inglesi , che aspirano ad impadronirsi dei miglion porti che

aucora gli restano, quello di Rangun e quello di Martaban. Occasione

dell* ultima guerra furono le a anie sofferte da alcuni trafficanti , a

compensare le quali il governatore geuerale,

Lord Dalhousie diman-

d6 novecento novanU lire sterline, circa ventiquattro mila franchi.

Essendo stato rifiutato il compenso, la guerra eominci6, e quando

gia le artiglierie inglesi erano appuntate contro le mura di Rangun,

Lord Dalhousie offri di ritirarsi a prezzo di due miliooi e mezzo a

titolo di compenso per le spese della guerra. I Binnani riGutarono

ancora : Rangun fu presa. varie spedizioni si compirono dentro ter-

ed ora il generale Godwin sta sul punto di marciare verso la

capitale, per imporre colia forza deU'armi al Re stesso ie condizioni

della pace. Sia la inclemenza delle stagioni e del clima, sia la igno-

ranza dei luoghi , e la soverchia leggerezza colla quale s' imprese e

cootinu6 la guerra, quella campagna benche gloriosa, fu per gli In-

glesi travagliatissima e costosa. A dire del Times le spese della spe-

^ dizioue montano a piii di sei milioni al mese , e sei mesi d' occupa-

e '

zione infruttuosa costeranno al Governo dell 1

Indie presso a quaranta

u* milioni. Intanto il numero dei soldati non e che di otto mila incirca,

8* ,e it generale Godwin, per recarsi ad Ava , la capitale, richiede un

$ sussidio di altri dodici mila uomini : col quale le spese saranno airne-

ri no duplicate.

061 E difficile a chi non ha sotto 1'ocohio le statistiche lo immaginare

tab- le somme euormi che annovalmente si profondaiio dali' iughiiterra


104

CBONACA.

per conservare le dell'

possession!

India. II bilancio officiate dell'aoche

stanziano nelle co-

DO 1850 da pel mantenimento delle truppe

lonie , cioe per quarantamila uomini , circa trentatre milioni: ai

quali sono da aggiungersi le spese gravissime dell' artiglieria e del

genio militare. Le spese pel civile non sono minori. Esse montano

ad ottanta milioni, dei quali cinquanta sono assorbiti dall' ammini-

straziorie della giustizia. Le paghe degli impiegati, proporzione-

volmente a ci6 che si usa in Europa, sono larghissime. II Governa-

tore generale tocca settecento cinquantamila franchi: il Generalissimo

delle truppe indiane, e ad un tempo consigliere del Governatore

ha per soldo un mezzo milione air anno : poco meno hanno i pre-

sidenti di Madras e di Bombay : e la meta i loro coosiglieri. Se

parte di questi stipendii esorbitanti, e qualche frazione anche minima

delle smodate rendite della Chiesa Anglicana , omai prive di

ragionevole scopo ,

fossero derivate a sollevare le crescenti miserie

dell'Irlanda; a quest'ora 1'Inghilterra avrebbe rammarginate le pia-

ghe dolorose di quei generosi suoi figli , e ravvicinando gli animi ,

estinte le animosita di popolo a popolo , e con questo provveduto

assai meglio alia solidita e prosperita del suo impero, che non colle

guerre lontane e I'ampliazione sempre maggiore de' suoi dominii.

III.

AUSTRIA. 1. Riforme in Ungheria. 2. Nuovo prestito. 3. Leggi criminal!.

I viaggi di Francesco Giuseppe non solamente riunirono con piu

stretti vincoli 1' Ungheria all' Impero conciliando Taffezione del po-

polo alia persona dello Imperadore, ma col dar luogo a questo di

ordinare molti e savi provvedimenti, coi quali quelregno verra piu

giustaraente pareggiato alle altre provincie e fatto cosl una cosa sola

coll' Impero. Prima di questi tempi, vuoi per le pretendenze dei go-

vernati, vuoi per 1'uso dei governanti ,

1' Ungheria era considerata]

a Vienna come paese estero, e le istituzioni sue proprie, che face-

vano buona tale usanza, ostavano a quell' unita tanto necessaria in

un corpo, perch^ tutte le parti ricevano moto e direzione da un


CONTEMPORANEA 105

centre. La dissomiglianza delle provincie pu6 riuscire a bene in una

semplice confederazione, dove tanti sono i centri special!, quanti gli

Stati , o nelle monarchic di altre etj, nelle quali lo incentramento

governativo era molto minore. Ma in un imperio organato con quel-

1'unita direggimento che e propria dell'austriaco, torna necessaria-

mente a svantaggio di quelle che piii si dilungano dall'indole uni-

versale, e cozzano di fronte coll'andamento regolare del centro.

In siffatte circostanze accade che tanto pel mal essere, quanto pel

marchio e individuality propria, che dagli altri lo distingue, il popolo

amministrato tenda a separarsi dal resto e vivere vita independente.

Col ridurre pertanto a parita le condizioni dei varii Stati che la com-

pongono, senza lederne i diritti, 1'Austria provvede ad un tempo al-

ia prosperity delle parti e alia solidita e durevolezza del tutto. L'Un-

gheria in quest! ultimi tempi fu arricchita di una serie d'utili isti-

tuzioni che tendono a questo scopo: poich& gia era no in pieao vi-

gore e rigogliose nelle altre provincie dell' Impero

: e sono tali che

essa sola ridotta alle sue forze, aoche nella supposizione che avesse-

potuto organarsi in istabile e ben inteso Governo sotto la mano di

tanti rigeneratori , che se ne disputavano la signoria, non avrebbe

potuto in si breve tempo pure iniziarle.

Tra queste si annovera una nuova amministrazione politica, forte

ad un tempo e soave; un' amministrazione giudiziaria, ordinata e

conforme ai principii della moderna giurisprudenza: camere di

commercio per avvivarlo e promuoverlo: vie ferrate importantissime

e costose : la navigazione del Danubio incoraggiata , ampliata ed

estesa con grande regolarit^i sino al Mar Nero.

2. Per sopperire a queste spese e ristorare 1'erario impoverito

dai moti del 48 e 49, il Governo imperiale

ebbe ricorso nello scorso

Settembre ad un nuovo imprestito di ottanta milioni di fiorinL

Quindici milioni saranno v61ti a diminuire il debito verso la Banca

nazionale : altri venticinque ad abolire gradatamente la carta mone -

tata. Con venti milioni si promuoveranno i lavori delle strade ferrate

, e il rimanente sar& addetto alle spese generali dello Stato. A

ristorare i gravissimi danni materiali della rivoluzione, due erano le


CBONACA

vie aperte: o un prestito enorme, col quale far fronte da principio

a tutti i'bisogni dell' Imperio : o un seguito di prestiti , coi quali,

provvedendo da prima al!e necessita piii urgenti, si venissero a mano

a mano migliorando le condizioni del paese. Questo sistema che pa-

reva piu timido e che fu seguito, ebbe ottirao riuscimento. Col ria-

versi le finanze e rassodarsi la cosa pubblica, i presliti si ottennero

sempre in condizioni piu vantaggiose. le s' migliorie iutrodussero

poco a poco come solo si doveva, e i capitali presi ad imprestito furono

cos\ impiegati immediatameete inopere o indispensabili o utiii

e fruttuose.

3. I giornali cattolici, e molto piu i libertini,

s' intratteanero a

piu riprese di un'ordinanza imperiale del 20 Agosto, per la quale

il Clero cattolico dei due riti latino e greco, tra certi determinati

limiti, viene assoggettato neH'Un^heria ai tribunal! militari pei de-

litti contro le leggi civili. I cattolici rapportarono senza piu il fatto

e giudicandolo per quello, che desso realmente era ,

non vi aggiun-

sero commenti : quindi gli scandali e le querele della Maga , della

Italia e Popolo, del Corriere mercantile e de'loro religiosissimi com-

militoni. Altro che legge Siccardi ! si tratta di legge Radetzky pura

e semplice . . . , e il Clero tace. 11 Clro non ha n& coraggio n^ fede,

e qui sta la ragione del suo silenzio. Cosi essi.

La fede ed il coraggio non mancano al Clero : come ai libertini

non manca la sfrontatezza e la menzogna. I libertini parlano perchfc

gli ecclesiastic! colpiti da quell'editto

sono loro tenerissimi confra-

telli. i sommovitori delle plebi, i mintici della rivoluzione: perch^

quelTeditto eman6 dall'^ustria, a cui Dio largl braccio e senno da

domare la rivolta e sperdere ancora una fiata le speranze dei rivol-

tosi. I cattolici tacquero per un tempo, perch^ quelTeditto non ag-

giunge n^ toglie alcun nuovo ceppo all'ecclesiastico reggimento:

tnsferendo esso unicamente al tribunale militare ci6 che per lo in-

nanzi attribuivasi al civile. Ma fosse pure stato un provvedimento

nuovo secondo ogni sua parte, avrebbero potuto tacere anche nel

punto in cui biasimavano la siccardiana, le condizioni intrinseche

ed estrinseche delle due leggi essendo differentissime.


CONTEMPORANEA 107

Nell'editto imperiale si stabilisce distinzione tra il proceder della

giustizia verso il laico, e il procedere verso Fecclesiastico : si ri-

chiede 1'avviso previo all'autorita spirituale nell'esordire la causa,

nel pronunziare la sentenza , nel mandarla ad esecuzione. Nulla di

consimile nella legge del Siccardi.

Ma ci6 che piu monta : Tarresto dell'Austria e 1'opera di uno Sta-

to , che dalle tiranniche vessazioni del giuseppismo va per gradi e-

manceppandosi , e come nelle cose umane addiviene, non passa dal

pessimo

all'oUimo senza toccare il mezzo: la siccardiana invece e

passaggio da legislazione cattolica a schietto giuseppismo

: 1' uno ^

salita, 1'altra e discesa : cosl che, quand'anche nel loro opposto corso

s'affrontassero ad un medesimo puuto, quello sarebbe degno di lo-

de, come segno di miglioria : questa di biusimo, come indizio di

scadimento.

IV.

PHOSSIA. 1. II Ministero e la religione cattolica. 2. La condotta della Prus*

imitata nci Ducati.

Abbiamo toccato in uno degli ultimi quaderni il cangiamento

avvenuto in Prussia in ordine alia religione : mufazione in bene nei

popoli pel ra\ vivarsi della fede coU'opera delle missioni, mutazione

in male nel Governo intimorito di quel miglioramento , quasi fosse

soverchio. piu veramente perch^ vedevano che il trionfo della

cattolica Chiesa, col minacciar di rovina il cadente protestantesimo,

tenderebbe insieme a spodestare i governaoti di quell' impero iJlfi-

gittimo, che si arrogano sulie coscienze, e a cui non furono mai di

ostacolo i ligi concistori dei ministri evangelici. Malgrado le speran-

e, forse piu lodevoli cbe salde di alcum, e il vivo desiderio che abbiamo

d' interpretare benignamente gli atti di quel Governo, il concorsx>

delle circostanze ^ tale, che non possiamo rimaner dubbiosi sopra

le presenti disposiziooi dei rettori di Berlino. Gia si fa correr voce

che T articolo della Gostituzione , per cui e assicurata a tutte le

cristiane comunioni la liberta religiosa , sara : abrogato le associa-

zioni cattoliche che con si bell'esempio e successo si organarono da


108

CROHACA.

alcuni anni, per 1' affrancamento della Chiesa e il progresso della

pubblica morale, temono un'interdizione alle loro solenni raunanze:

il giornale cattolico, Die Deutsche Volkshalle, del quale senza verun

legittimo pretesto fa esiliato il redattore principale, venne seque-

strate due volte per articoli concernenti question! religiose

: alle

Suore della Carita, fu negata la facolta di entrare a servire gli in-

fermi nello spedale di Treviri , che pure e citta quasi interamente

cattolica. Anzi, se crediamo al Risorgimento , il quale ci da i suoi

voti per cosa fatta , e rimprovera la Prussia di non far peggio , i

uuovi missionarii furono gia cacciati dalle loro case di Miinster ,

lo saranno quanto prima da quelle di Acquisgrana e di Breslavia.

I Pastori si commossero al pericolo onde e minacciata la greggia :

e 1'Eminentissimo Gardinale de Geissel, Arcivescovo di Colonia con-

voc6 presso di s& i Vescovi di Treviri, di Miinster, e di Paderborna,

per fermare di comune intendimento i mezzi opportuni a dissipare

la procella o premunirsi contro la sua violenza. Malgrado la malat-

tia del Cardinale, i Yescovi congregati tennero varie sedute , nelle

quali si decise di fare un rispettoso

nuovi procedimenti dei Ministri.

richiamo al Monarca contro i

2. Non bast6 a questi di osteggiare il cattolicismo nel regno, ma

da qualche tempo si vide la persecuzione rincrudire in varii ducati

o principati, che sottostanno all'alta influenza politica del Ministero

di Berlino. Pel principato di Nassau non ne vogliamo altro testimo-

nio, che le bestemmie di quella sozzura di giornaletto, che chiamasi

Gazzetta del Popolo. Ecco quanto scrive al N. 219. Wiesbaden.

L'associazione protestante (di) Gustavo Adolfo si e scossa dall'in-

curia in cui era immersa, a fronte di quei bricconi di Gesuiti ,

ed ha rilevato coraggiosamente il guanto. Dio la protegge ! II

dio di Mazzini, s'intende, che la Gazzetta non ne conosce altro.

Nel Meclemborgo poi fatti recenti provano che 1' irritazione pro-

dotta nei luterani e grandissima, e che T intolleranza verso i cat-

tolici non si limitera a provvedimenti pubblici , ma vuole risusci-

tare 1'inquisizione protestantica , che nei passati secoli superb di

tanto i pretesi rigori della cattolica.

e


CONTEMPORANEA 109

Un ricco proprietario meclemborgese , il signer de Kettenburg

essendo ritornato alia Chiesa madre al principio di quest'anno, egli

e tutta la famiglia, voile ritener presso di s& un sacerdote cattolico,

il signer Holzhammer, sia per confermarli nella fede, sia per 1'am-

ministrazione dei sacramenti, e la celebrazione dei santi misteri nel

ricinto private

della sua casa. La necessita di ci6 fare era eviden-

tissima : abitando egli lontano ben quattordici miglia

da Schwerin

e da Ludwigslust, soli luoghi ove si esercitino publicamente da

cattolici sacerdoti i sacri riti. Dall'altra parte, il prete Holzhammer

considerandosi come membro della famiglia ,

ne esercitando alcun

pubblico ministero, doveva godere dell'immunita che da per tutto

si lascia ai privati a qualunque religione essi appartengono. Di piu,

secondo i privilegi proprii dei possessor! di beni nobili, il signor di

Kettenburg aveva accordato al sacerdote cattolico il diritto di asilo,

e sottrattolo per tal modo alle vessazioni della polizia.

Non ostante queste ragioni il Ministero fece intimare al nuovo

convertito 1' ordine di dare lo sfratto al signor Holzhammer nello

spazio di otto giorni: passati i quali, questi fu arrestato, messo di

forza in una vettura e tratto al confine, scortato dai carabinieri. Si

crede che questo fatto, attese le circostanze gravissime che 1'accom-

pagnano , sara soggetto di dibattimento nella dieta granducale : e

come i nobili sono tenerissimi dei loro antichi privilegi , con que-

st' atto lesi cosl solennemente , si spera dall* assemblea un voto sfa-

vorevole al Governo.

A. quest' angheria ne tenne dietro una seconda di maggior peso e

gravosissima a' cattolici dello Stato. Per antico favore del Granduca

Federico Francesco le ceremonie del culto cattolico si celebrano pub-

blicamente nelle due citta anzidette ; ed inoltre a Rostock durante

la fiera di Pentecoste ed a Butzow una volta 1'anno. I tre sacerdoti

che amministravano le due chiese di Schwerin e Ludwigslust sole-

vano pure visitare i loro fedeli , sopratutto

se richiesti in caso di

necessity , per udire le confession! o amministrare gli estremi soc-

corsi della religione ai malati o morienti. Diritto naturale e divino

cui a niuna potesta terrena e dato di estin'guere o menomare. Ora

conforme a questa legittima consuetudine, il signore Lethmate, della


HO

CRONACA

cliifisa di Schwerin, recavasi non ha guari alia oasa d'un convertito

a Dornitz, per celebrarvi il sacrifizio della messa. Appena

fu di ri-

torno, ehe un ordine emanate dal Ministero dei culti diviet6 ai tre

ecclesiastic! del MecJemborgo di celebrate la messa altrove che nei

luoghi sovraccennati.

E che pensano con ci6 i signori luterani? si argomentano forse

di farci rinvertire all' eta giudaica quando non era lecito-sacrificare>

fuori del tempio di Gerusalemme? o cron hanno letto nella Bibbia ,

lor pane quotidiano, quelle parole di Malachia, che da diciotto se*

coli stanno verificandosi : In omni loco (e

Ludwigslust) sacrificatur , et offertur

non solo a Schwerin e a

nomini meo oblatio mundaft

Benche non deve far maraviglia che in un paese cristiano s'interdica

ai cattolici ci6 che si permette loro< in molte regioni de' geatili e*

de* musulmani : essendoche T odio contro la Chiesa romana cherodtf

alcuni luterani del Meolemborgo e di sirea natura, che da alcuno

di lor,o, personaggio ragguardevole, uscl questa

mille atei che un sol cattolico nel granducato.

V,

sentenza : Piuttosto

OLANDA. 1. Conversioni al cattolicismo. 2. DifferenzecollaFrancia. 3. Pro-

sciugamento del lago di Harlem.

1. L'Olanda di cui.in un precedente volume 1 tmtteggiammo lo

stato religioso, puo consolarci delle traversie che affliggono la Chiesa

nelle vicine provincie del Reno. e*nei ducati, Ivi il protestantesimo

tende a scindersi indue grandi categoric : i razionalisti e.i puri os-

servatori del sinodo di Dordrecht, detti separatisti od ortodossi; Ji

primi ridotti ormai al puro naturalisnxo in foizas del libero esame,

cosi incalzano i secondi. rigettate ogni autorita e non riconoscete

altra regola che il gjudizio privato della vostra ragione: e sarete dei

nostri. Ose \i fa d'uopo d'un'autorita, quella sola riconoseete, che

si dice divinamente stabilita, cioe quella di Roma. Ridotti & questo

bivio, tosto o tardi, i separatisti si getteranno ia semo* della vera


CONTEMPORANEA

Chiesa, nou meno cbe i puseistideH'ftighilterra. Intante uno dei capi

loro, il signor Dekker direttore del giornale separatists d'Amsterdam

I* Handwyzer , il giorno solennissimo dell' Assunzione da^a inmo

questo moto'convertendosi alia cattolica fede. II suo esempio, tiioe

la Fiaccola, giornale delle societa segrete protestanti , sara itriftato

da molti ortodossi, iquali nonhanno eheda atbandonarsi al-penflio

che dall' ortodossia a Roma natural mente li trae. Sen vadano pure

a Roma alia quale appartengono fin d'ora piu veramente che al pro-

testantesimo. Che meglio vale un nemico aperto come e il^attolico,

che non un falso amico quate e V ortodosso, corrompitore del sovra-

no principle della liberta -personale ,

che sfimiamo opportuno.

di credere e di pensare quello

Quest! son pure i voti nostri ed al loro adempimento contribuira

non poco T opera promossa dal signor Dekker. In essa lo scrittol?e,

che e penna di molto valore, e in alto pregio appresso i suoi mede-

simi avversari , fara di'pubblica fagione i motivi che lo condussero

al cattolicismo : e con la forza che e propria dei nuovi convertiti T

corrbborata da'iresempio e assistita-di quelle ragioni vive e-rolgari,

sdhe quegli solo apprende e sa scolpire, che dopo aver lungamentfe

combattuto e stato convinto, aprira senza dubbio la via a seguitarlo

a quanti de'suoi cercano con amore la verita per ritrovarla.

2. Se e da prestar fede ai giornali, il rigetto dell' ultima conven-

zione fatta colla Erancia ha dato luogo ad alcuni dissapori fra i due

Ooverni. Nel trattato di commercio del 25 Luglio 1840 erasi fer-

mato da ambe le parti, che una convenzione speciale relativa alia

projmeta letteraria verrebbe conchiusa piu tardi, per determinare

in questa parte le condizioni particolari del trattato. Nello scorso

tnaggio i due Governi davano finalmente termine a quest* accordo :

ma commossa dai richiami dei tipografi, nella tornata del 4 Agos'to

la seconda Camera rigett6 all'unanimita dei suffragi la nuova con-

Yenzione , come pregiudizievole alia stampa olandese. Quantunqute

la Camera avesse pieno diritto di ci6 fare , il Governo francese che

vantaggiavasi con quel trattato , e tenevalo per cosa fatta , dovette

adonfcarsene. Quindi non sarebbe "da maravigliare

che il ritorno^a

del sig. d* Andre, inviato francese presso la corte dell' Aia,


112

CBONACA

1' arrive all' Aia del barone d' Aersen Beyeren

de Voshol secretario

di legazione dell' ambasciata olandese a Parigi, abbiano la loro ca-

gione nelle present! differenze.

3. II disseccamento del lago, o cosl detto mare d' Harlem , e sul

compirsi con gran vantaggio dell' agricolt lira e della pubblica sicu-

rezza. Questo lago, che e lungo venticinque chilometri, largo undid

e navigabile in tutta la sua ampiezza, fu prodotto da un'irruzione

del mare piii di tre secoli fa. Gli Ebrei, che sono numerosi e ricchis-

simi in Olanda, si erano gia offerti a prosciugarlo, coo patto di ri-

maner signori deileterrericonquistatesuiracque. II progetto, ben-

che favorevolissimo allo Stato , fu rimosso per gelosia di interessi.

Finalmente in questi ultimi anni si mise mano all' opera e sta per

condursi a compimento, con una perizia e costanza onorevolissima

agli Olandesi da lungo tempo

celebri in si fatti lavori. Oltre che

1'agricoltura mettera a frutto quel vastissimo terreno, le circostanti

citta sono sottratte alle invasion! sempre minacciose delle sue acque,

e dal suo fondo si spera ricavar tesori accumulatm dal naufragar che

vi fecero da piu di tre secoli molti navigli, e nel 1573 un'intera

flotta ; il quando Duca d' Alba strinse di terribilissimo assedio la cit-

ta d' Harlem e dopo sette mesi di resistenza la conquist6.

VI.

Cose di Tostana Feste per V incoronazione della SS. Vergine.

Firenxe 4i> Settembre 1832.

Mercoldi 8 di Settembre, Firenze solennizz6 con istraordinaria

pompa la gran festa della Goronazione della immagine della Vergine

Annunziata. Sarebbe difficile il poter dare un'idea di quanto fu so-

lenne e piena di religioso entusiasmo quella memorabile giornata.

Forse da secoli Firenze e Toscana non avean veduto solennita reli-

giosa con tanta magnificenza celebrata ,

forse non mai in altra cir-

costanza si paleso piu viva la fede e la pieta di tutto il suo popolo.

E ben si puo dire che mezza la Toscana era accalcata nelle case e per

le vie della capitale ; i treni ordinarii e straordinarii delle strade


CONTEMPORANEA 113

ferrate giungendo di continue da Livorno, da Pisa, da Siena, da Pi-

stoia e da Prato carichi d' innumerevoli passeggeri , aumentavano

ad ogni

momento il concorso.

Tutto per altro si compi nell'ordine il piii perfetto

e colla calma

e colla devozione veramente propria d' un giorno consecrato all'o-

nore della Regina del Cielo.

Fino dall' alba le artiglierie dei Forti avevano salutato con salve

di gioia lo scopiimento della sacra immagine,

tutte le truppe austriache e toscane della guarnigione ,

ed alle9 del mattino

sfilando dai

quartieri al suono festivo delle loro bellissime bande musical! , si

schierarono sulla piazza dell'Annunziata. L'atrio e 1'interno del tem-

pio fu guarnito dai Yeliti della guardia del Granduca, dagli alunni

del Liceo militare e dalle guardie palatine. Era poi il tempio adobba-

to con magnificenza e con lusso superior! a ogni credere : undicimila

candele di cera lo illuminavano, e gli ornament! d'oro e d'argento

e di pietre preziose, con che da piu secoli 1'arte e la pieta dei Fio-

rentini ha adornato la cappella o\ '

e venerata lu immagine, risplen-

devano in tutta la loro bellezza. Alle 10 il Municipio di Fireuze, al-

ia cui testa il Gonfaloniere in ricco abito di cerimonia,

i Tribunali

di prima istanza , le Corti d'appello e di cassazione precedute dai

loro president!, i cavalieri dell'ordine di Santo Stefano, i gentiiuomini

e le dame della regia anticamera, lo stato maggiore delle truppe,

le reali guardie del Gorpo, e in fine il Granduca e le Principesse in

gran gala, entrarono con bell'ordine nel tempio. Pontific6 1'Arcive-

scovo di Firenze, e le classiche sacre armonie di Haydn ,

abilmente

eseguite dai musici della cappella di corte, aggiunsero non picccol

decoro all'augusta cerimonia. Dopo la Messa, la corona d'oro offerta

dalla nobilissima famiglia dei conti Bardi, che per anticacostumanza

ne conserva il privilegio, e arricchita di gemme di gran

piet& del Sovrano , fu recata sull' altare e con le debite preci

valore dalla

ne fu

coronata la Immagine. .Lo sparo di cento colpi di cannone, le salve

di moschetteria delle truppe, e il suono festivo deile campane della

citta rispondeano al di fuori con esultanza al soleune Te Deum, che

ponendo termine al rito di quel giorno, risuonava nella Chiesa.

Vol. XL 8


CRONACA

!La sera stessa ebbe luogo una grande processione, 'in cui unaco-

pia dell' immagine miracolosa fu portata in giro a spalle d'uomini

per le strade principal! della citta, che'parate a festa e splendidamente

illuminate e gremite di popolo innumerevole, offrivano un

aspetto veramente meraviglioso.

A questa miracolosa immagine, che una pia tradizione farebb

risalire all'epoca dei sette beati Tondatori dell'Ordine del Servi di

Maria , epoca assai anteriore ai tempi di Dante e che vuolsi fos-

se per istraordinario portertto dipinta da mano angelica , deve Fi-

renze grazie e favori segnalati , e special protezione in ogni minao-

eia Hi pubblica calamita, Ed e pertanto che non meno ai tempi

dellaiRepubblica fiorentina, che sotto il regno dei Medici e nella et&

moderna, essa e stata mai sempre 1'oggetto di un culto e di un'af-

fezione grandissima di ogni classe di cittadini : come pure arricctiita

di preziosi donativi dei Sovrani e dei popoli, e di egregie opere di

artisti fiorentini i piii eccellenti, fra i quali sol piace ricordare e

Beovenuto Cellini e Andrea Del Sarto.

Quattro altri giorni di festa seguirono i primi,

*

n^ furono ai me-

4esimi inferior! per la solennita e splendore delle sacre funzioni ,

per la squisitezza della musica, il per concorso dei fedeli non solo

della citta , ma eziandio delle piu rimote parti della Toscana e del

rimanente d'ltalia, e singolarmente per la frequenza ai sacramertti .

Nel giorno 12Setternbre ebbero termine le sacre funzioni coll'inno

Ambrosiano e collaBenedizionePapale, conceduta per tal circostanza

dal regriante Sommo Pontefice Papa PioIX., ed impartita airaflfollata

moltitudirie daH'Arcivescovo di Firenze, che prima delle feste aveva

dato alle stampe una sua Lettera Pastorale piena d'unzione e di dot-

trina, onde trasfondere nei suoi diocesani il tenero e filiale amore

di che ^ caldo il suo petto verso Maria. II dire di tutte e singole le

sacre funzioni , delio splendore cresciuto alle medesime dalla sblle-

citudine del Governo e delle milizie, dal concorso dell' Episcopate

toscano, dalla facondia dei sacri dicitori, e dalla pia emulazione dei

piu rinomati professori e dilettanti di musica;

sagace spiegato

il toccare dello zelo

in si fausta circostanza dalla Commissione e dai PP.


CONTEMPORANEA 11 5

Serviti, dell'esultanza d'ogni ordine di cittadini, della ricchezza e

gusto squisito degli addobbi del tempio,

del due chiostri del Con-

vento e della piazza, della vaghezza delle luminarie, delle divote pro-

cession! intraprese dal Clero della Metropoli e dai pii Sodalizi delle

citta e vicinanze di Firenze per ossequiare la divota immagine, del

fervore con che migliaia e migliaia di cittadiui assediarono di e notte

il tribunale di penitenza e cibaronsi del pane degli angefi, della

commovente edificazione data in siffatta circostanza dall'augusta Fa-

miglia regnante, che come nel grado sociale, cosl nell'ossequiare 1*

granMadre di Dio a niuno dei sudditi voile essere seconda; 1'accen-

nare in fine tutto che contribul a render questa festa degna d'una

gran capitale, d'un Principe e d'un popolo eminentemente catto-

lici e della solenne riconoscenza d'entrambi verso la Regina degli

Angeli,

sarebbe cosa non d'un breve articolo ma d'una storia. La-

sciando ad altri questa cura , noi ci staremo contenti ad osservare

come questa festa formasse della Toscana una sola famiglia ;

imme-

desimasse Principe e sudditi d'ogni grado e condizione in un so!

pensieroi in uno stesso affetto, nell'ossequia piu splendido, solenne

e riconoscente alia Madre di Dio ; appalesasse le sartde radici che la

1

Eede cattolica serba in Toscana, a fronte del vani tentativi dei suoi

nemici per indebdirla ;

mostrasse Principe e sudditi coneordi come

nella Fede, cos) nella pace, Dell'amore e nella fiducia scambievole ;

chiamasse le arti belle a crescere lo splendore della letizia e della

riconoscenza comune; e mettesse in chiara luce ci6 che pu6, ci6 che

vuole, ci6 che sente un popolo quando e infiammato dalla Fede, ab~

bandonato agli slanci generosi del suo cuore, preceduto e guidato

dairesempio d" un Principe magnanimo e pio t che la malizia gli tolse

e che egli seppe racquistare, e che non mai si stima piu grande r

* che quando si confonde coi suoi sudditi dinnanzi all'altare di Maria.

La malizia che suole travisare ogni cosa che non le torni utile^

o forra pure negare o travisare questo fatto solenne, che attesta mira-

w bilmente all'intera Europa qual sia anche ai presente lo stato delks

le Fede cattolica in Toscana ?

p.


116

CRONACA

VII.

Corrispondenza di Torino

Torino 46 Settembre 48S%.

Nelle attuali circostanze dell' Europa il nostro Governo pote ,

senz' ombra di pericolo , allontanar dalla capitale , per mandarle a

campeggiare sotto le mura di Casale, quasi tutte le truppe assoldate;

bastando lo zelo e 1'energia ammirabile de' Reali Carabinieri ad in-

frenare 1'audacia de' ladri e malandrini, i quali soli potrebbero es-

ser tentati d'attuareun po' piu estesamente che non fanno, leteorie

della fraternity ed uguaglianza. Ma quelli che tengono le cose di re-

ligione in quel conto che & dovuto, stanno in gran pensiero e molto

affanno della fiera tempesta ,

piu violenta che mai coritro la Chiesa.

che sembra doversi tra poco scatenar

La lettera di S. E. il Card. Antonelli all'Arcivescovo di Chambery

intorno aH'opposizione fatta da tutto 1'Episcopato al progetto di

legge pel matrimonio civile , se per una parte era necessaria a di-

leguare gli artifizi e le imposture d'una fazione irreligiosa

, per

1'altra riusci utilissima a far mettere in chiaro la vera condizione

delle cose ed i progetti de' nostri governanti. I quali provocarono

ed ora colsero con tutta prontezza questo appiglio da venire ad una

compiuta ed aperta scissura del Pieraonte da Roma. Si da per cer-

to che il sig. di Sambuy non tornera piu costa a riassumere le in-

coate trattative, le quali pur gia da lunga pezza sapevasi non poter

riuscire a buon termine. I giornali democratic! e moderati , che

sono in voce di inspirati dalle regioni ministeriali , tacquero dap-

prima ,

o mostrarono di far pochissimo caso della lettera del Card.

Antonelli. Poi tutt'ad un tratto e d'accordo irruppero in violente

declamazioni coi piu odiosi comment! , denunziando ad alte grida

ai Ministri ,

che essi sarebbero riguardati come spergiuri al Re ed

alia patria, se proseguissero a tollerare gli insulti del Card. Antonelli,

cui, secondo il solito, suppongono aver travolto e falsato ipensieri

e le volonta del sommo Pontefice. Sarebb'egli temerario sospettare,

che anche questa volta cotanto strepito e tanti furori siano propria- !


CONTEMPORANEA 117

mente una scena di commedia, in cui altri si fa spinger dalle spalle

la dove pur vuole, ma non osa andar tutto da se, per paura di per-

dere una fama di probitk e religione , senza cui non potrebbe con-

durre a termine i suoi divisamenti? I clamori della stampa formano

1' opinione pubblica ; questa detta le sue leggi , ed i Ministri sono

scarichi d'ogrii risponsabilit quando, acconciandosi a servirla, son

certi d' essere aiutati poderosamente da chi potrebbe e dovrebbe

infrenarli.

II Risorgimento e 1* Opinione spianando

cosl al Ministero la via

da venire ad una pronta e totale separazione del Piemonte dalla

Santa Sede , sotto varie forme ci fecero gravi rivelazioni , tra le

quali ha gran peso quella, per cui ci annunziano che d'ora innanzi

il Governo sapra adoperare con quella dignitosa fermezza , che

sola pu6 comandare V obbedienza aWinterno , ed il rispetto all'e-

stero. Le quali parole furono da ognuno intese nel proprio loro

senso d'una minaccia contro 1'Episcopato ed il Clero, e d'una espli-

dta intimazione d'ostilita novelle e spiegate contro la Santa Sede.

Ma , senza voler imputar tutta al Ministero la solidarieta di tali

espressioni, sarebbe pur bene che esso finisse una volta d'intendere,

che niuna dignitosa fermezza bastera mai ad ottenere obbedienza

dalla Ghiesa nelle cose ripugnanti alle sue cattoliche dottrine, e che

il rispetto all ester o debb' essere frutto d'una savia e leale condotta,

non di prepotenze e di persecuzioni ! La Dio merce il nostro Episco-

pato fece prova sin qul di tale veramente dignitosa fermezza, che i

fautori del dispotismo liberalesco ne dovrebbero essere sfiduciati di

poter giammai averselo mancipio codardo! So che si pensa di ricor-

rere a vie spedite di processi sommarii , di incameramento di be-

ni, di peggio ancora per violentare T Episcopate ad associarsi co'

siccardiani nell'eroica impresa d'una aperta ribellione da quella

Santa Sede, che qul riguardasi come una potenza straniera. Ma, da

quel poco o molto che io conosco le disposizioni del Clero , credo

poter inferire con certezza, che dallo spogliamento e dalle vessazioni

egli acquistera viemaggior forza ad emulare i nobili esempi

del Clero

francese e savoino , che per la sua disciplinata subordinazione ai

legittimi pastori, forma una invitta falange e la gloria della Chiesa.


CRONACA

Le intimidazioni e le veodette legalr, imposseuti contro la Ghiesa,

serviranno a screditare il Governo e peifino le istituzioni a cui di-

fesa diconsi adoperate, quando si volgeranno, come adesso, a com-

primere la piii giusta e costituzionale opposizione agli arbitrii mi-

nisteriali. Forse ora i nostri padroni non possono calcolare il danno,

che recarono a s& stessi ed alia loro causa, colla inesorabile acerbita;

dimostrata col Conte Costa Delia Torre. Questo egregio magistrate,

scontando nel carcere la pena inflittagli dalla sentenza dell'infalli-

bile giun di sarti e merciveudoli, non pole ancor placare le ire del

sig. Boncompagni. II quale dopo

averlo tradotto innanzi ai tribu-

nali, e fattolo condannare con si trista celebrita di giudizie , n>u

pu6 assolutamente comportare che l'avversario deila sua legge pel

matrimonio civile scampi sotto 1'egida della inaraovibilita. Havvi

una legge del 19 Maggio 1851 , che nell'art. 3. dice cosl: Ogni

condanna di un giudice inamovibile, a cui non sia stata aggiunta

1'iriterdizione dai pubblici ufllzi, verra trasmessa al Magistrato di

Cassazione. Esso , secondo la natura e gravita del reato , potra

dichiarare che vi & luogo al di lui traslocamento , o rivocazionc^

o dispensa da ulteriore servizio , colla pensione o indennita cui

possa aver diritto a termini della legge. M In vigore di questa

legge la sentenza emanata contro il Conte Costa venne trasmessa al

Magistrato di Cassazione, di cui eglie membro. Ma il sig. Boncom-

pagni , temendo che la cosa andasse un po' in lungo , e intanto il

Costa uscito di carcere rioccupasse il suo seggio di CoDsigliere ,

scrisse una lettera al Magistrato, nella quale sono accertato leggersi

vivi eccitamenti ad affrettare il giudizio , acciocche il Conte Costa

non presuma di tornare al suo posto. Quelli che sanno come cam-

minano le faccende di quaggiu ,

anche con una magistratura inte-

merata ed indipenderite qual ^ la nostra, ne augurarono subito male

pel Costa. Difatto gia da varii giorni il Conte Bermondi, Avvocato

gerierale al magistrato di Gassazione, presentava la sua requisitoria,

nella quale , con perfetta uniformita di sentenza col Mcnistro Boa-

compagni , richiede in conclusione che veoga applicant al Coote

Costa la massima delle pene disciplinari sancite dalla legge del 19

Jtfaggio 1851, ciofc la rivocazione dall'ufficia, senza che possa aver


CONTEMPORANEA

diritto a pensione di riposo. Avviene pertanto della inavwvibilila

come di ftitte le altre guarentigie costituzionali, cioe che in pratica

valgon tanto quanto IVrbitrio d'un Ministro, il quale con uira lette-

rina a tempo e luogo pu6 sempre riuscire nel suo intento. Si vuole

sperare da alcuni buoni uomini che il Magistrate

di Gassazione,

anche per dare una lezione al Ministro che presumeva imboccargli

la senteoza e poco meno che imporgli i saoi voleri , non accetti le

conclusion! dell'Avv. Generale. In quanto a me, che conosco un poco

quali buoni uffirii siansi fatti dal sig. Boncompagni

e dal Conte

Siccardi pel Gonte Costa, non posso dubitare dell'esito ; e se avessi

a parlare a quest* ultimo , ed egli abbisognasse de' miei conforti ,

vorrei disporlo ad accettare con serena fronte la nuova condanua che

gli sovrasta, e per cui sara privato d'ogni compenso delle onorate

sue fatiche d'oltre a quarant'anni di irreprensibile e luminosa car-

riera. Cosl per quella sua operetta dottrinale, intoruo ad un sem-

plice punto di diritto, oltre al carcere ed alia multa, dovra sostenere

la perdita d'uao stipendio di L. 8,000, e qael che e peggio, portarsi

la taccia di aver violate le leggi ed offeso il Re ! La vostra infal-

libilitd pareggia almeno quella dei giurati che co^ndannarono il Co-

sta : rileggete quel libro , e giudicate qual sia il valore delle gua-

rentigie costituzionuli, quando s'intendono e si applicano a talento

d'un Ministero moderate!

II Conte di Camburzano fino dal Dicembre scorso avea compiuto

n suo lavoro sui fatti memorabili del Regno d'Arrigo

VIII d'ln-

ghilterra. Sul finire di questo Agosto egli mand6 stampare nell'^rmonia

uno stralcio di quella sua opera, in cui senza pure una sillaba

di allusione a fatti recenti , viene storicamente sponendo il giudi-

zio e la condanna di Tommaso Moro. L' Armonia vi pose il titolo

Nihil sub sole novum. Tanto bast6 perche il Fisco girasse un processo

alKAutore ed al giornale! Che vi pare di questa beata liberta di

stampa? Quasi tutta la stampa periodica, ove se ne eccettui quella

ufliciale delle divisioni, e la semi-ufficiale degli stipendiati dal Mini-

Stero, e sul punto di cadere oppressa da giudizi e condanne. Ben &

vero che per temperare 1'odiosita dclle vessazioni, cui soggiace la

stampa religiosa, si lascia cader qualche colpo anche sulla democra-


120

CRONACA

tica ; ma e da notare che ci6 avviene solo allora quando il cinismo

dell' oltraggio e 1'enormezza delle provocazioni eccede ogni limite.

Per lo contrario gli scritti religiosi sono notomizzati con una seve-

rita incredibile, e i process! fioccano !

Quaodo un Governo e ridotto ad usare simili spedienti , si pu6

egli credere che esso sia forte , stabile e fondato sulla fiducia della

nazione, qual pretende essere il nostro?

Le sottoscrizioni e le offerte per un voto a Maria SS. delle Con-

solazioni, di cui v'ho parlato aitra volta, vanno tuttora crescendo,

ma lentamente ; perche le circolari ministeriali hanno incusso in

molti gran timore, sapendosi gia a prova di fatti quanto poco basti

ad unMinistro per farvi processare e cacciare in prigione. Ma quello

che mi duole si e che siansi trovate anime si nere e perfide da usa-

re in odio della causa religiosa il tristo artifizio di sottoscriversi sulle

liste deir^rmom'a, perdarsi poi il gusto di protestarvi contro sulla

Gazzetta del popolo, e fare apparire falsarii i redattori di quel bene-

merito giornale ! Speriamo che la Yergine SS. non voglia ritirare af-

fatto dal Piemonte quella sua specialissima protezione, di cui si eb-

bero in addietro si portentose dimostrazioni ! Forse ad impetrar tal

grazia vollero que'due buoni angeli della Regina regnante e della

Regina vedova recarsi a visitar divotamente, la prima

il santuario di

Vico, e la seconda quello di Oropa. L' augusta vedova di Carlo Al-

berto pass6 in questo celebre Santuario un quattro o cinque giorni

consacrati intieramente nell' esercizio di pratiche di pieta ; poi offeri

solennemente alia Vergine SS. un preziosissimo dono di una grossa

spilla di diamanti tanto piu pregevole , quanto piii

mernbranze che vi andavano unite, essendo quello il primo

care sono le ri-

dono che

1' augusta Principessa avea ricevuto dal benamato suo sposo Carlo

Alberto. Nel dipartirsi dal Santuario vi Iasci6 qualche migliaio di

lire per la fabbrica della nuova chiesa, e, quel che e meglio, 1'ammi-

rabile esempio della sua pieta e delle sue virtu.

II triburiale di polizia urbana di Genova, con sentenza delli 3 lu-

glio scorso avea assolto, in isfregio della circolare del sig. Pernati,

un cotal Lombardi , pizzicagnolo, imputato di contravvenzione per

aver tenuta aperta la sua bottega nel tempo dei divini uffici. II tri-


CONTEMPORANEA

121

bunale di prima Cognizione alii 2 Settembre casso tal sentenza , e

condann6 il Lombard! , clie ne avea rnenato si gran trionfo , a lire

30 di multa o a 15 giorni di carcere sussidiario ed alle spese. Cosl

costui ebbe un po'amareggiata la scandalosa sua gioia, con cui avea

annunziato ai suoi concittadini che , in onta delle leggi divine ed

umane , essi poteano sicuramente mercanteggiare

festivi.

o lavorare ne' dl

II Magistrate d'Appello di Sardegna in Gagliari mand6 assolti

aenza costo di spesa quattro fra i pr^ipali detenuti ed imputati di

ribellione alia giustizia, pei tumulti sanguinosi cola succeduti negli

ultimi giorni dello scorso carnovale. E egli sperabile che tal sentenza

non debba incoraggire i turbolenti a nuovi scompigli?

Intanto e da

rallegrarsi che il numero de' reati vada cola decrescende ; giacche

nel 1850 furono 3,595; nel 1851 giunsero a 3,510; e nel primo

semestre di quest' anno si ridussero a 1,454.

La Ghiesa primaziale di Cagliari, rappresentata dal Decano, dai

Canonici e Benefiziati componenti il Gorpo Capitolare , mand& al

presidente del Senato del regno una breve , ma energica petizione

contro il progetto di legge pel matrimonio civile. E cosi pu6 dirsi

eon assoluta verita che tutta la Chiesa di questi Stati levossi contro

di quel progetto. Ma i nostri Ministri se ne danno forse un pensiero?

Oib6! Col Senato essi troveranno modo d'intendersela, e il sacrifi-

zio a Siccardi sara compiuto,

A Genora uno stuolo numeroso, massime d'emigrati, avea con

molta solennita e pompa funebre accompagnato

alia tomba il cada-

vere della madre di Mazzini. Dicesi che il Ministro Pernati abbia ema-

nato una circolare per aver nota esatta delle persone, che partecipa-

rono a tale espressiva dimostrazionedi gravissimo carattere politico;

ne mi farebbe meraviglia che siccome dietro alle rappresentanze

della Francia si internarono da Nizza molti emigrati francesi, cosi

si desse lo sfratto da Genova ad alquanti mazziniani troppo incauti.

II marchese di Villamarina, gia nostro Inviato a Firenze, fu ora

nominate Ministro plenipotenziario a Parigi in surrogazione del

cav. Giacinto di Gollegno, che instava per

incarico. Se bastasse cambiar uomini e non principii !

essere esonerato di tale


122

CRONAGA

I lavori per le strode ferrate si incalzano con molto ardore, e se

ne provano grand! vantaggi. Se il loro servizio riuscira cosi ordina*

to e sicuro come e quello delle Regie Poste,

piii a lagnarsi

i forestieri non avrarino

della lentezza de' Piemontesi nel battere le vie del

progresso. Gerto e che, grazie all' intelligente

attivita del conte di

Pollone, la direzione ed amministrazione postaie procede a meravi-

glia bene, e rarissime volte avviene il caso che altri abbia qualche

ragione di lagnarsi.

Qui ha fatto molta impressione una lettera che dices! scritta dal

conte di Gavour, il quale vuolsi che nel suo viaggio

abbia dovuta

andar convinto, che la nostra condotta politica e ben lungi dal godere

1'approvazione universale e le simpatie dei Govern!, la cui influenza

pu6 farsi efficacemente sentire sul Piemonte. Si parla sempre di fu-

ture modificazioni ministeriali, tenendosi per certo che al riaprirsi

della sessione legislativa debbano ritornare al governo il conte Ca-

vour ed il dep. Ratazzi.

Gli introiti delle Gabelle, notabilmente superiori a quelli avutf

nel 1851, provano un aumento di attivita industrial e commercia-

le, il quale o vogliasi attribuire a circostanze straordinarie, o cre-

dasi effetto del sistema addottato, e pur sempre un bene, di cui do-

vrebbe il Ministero saper trarre profitto per lo Stato, senza per ci&

abbandonarsi a cieca fiducia. Vedremo ! Addio.

V1I1.

Cose Romane.

L' Accademia di Religione Cattolica nella tornata del 19 Agosto

ascolt6 dal R. D. Giov. Sottovia, professore di Teologia nel Collegia

di Propaganda Fide, una erudita dissertazione alia quale era stato

proposto il seguente tema : Egli e disconoscere ed il dogma

e la

storia raffennare, che la dottrina la quale insegna competere al

sommo Pontefice 1'esercizio libero del suo yrimato di giurisdizione

in qualsiasi parte della Chiesa Cattolica, sia dottrina che abbia preso-

piede soltanto nel medio evo ,


CONTEMPORANEA 123

L'egregio professore fatto un rapido cenno agli errori dello sgra-

nato Nuyts su questa materia ,

dimostr6

il suo assunto facendo

pruova di rara solerzia nella scelta dei suoi argomenti, e di non mi-

nore chiarezza di concetti e di forme nello esporli. L'uso antichis-

simo di ricorrere alia Santa Sede nei piii gravi negozi di religione ;

1'altro non raeno antico delle appellazioni, confortato dall'esempio

di santissimi Vescovi nei primissimi secoli ;

e quello non men vetu-

sto di presedere i Pontefici romani o per s& o per loro Legati ai

Concilii eoumenici gli fornirono le prime pruove di questo fatto ; il

quale avea appresso

nuove confermazioni dalle autorita dei Padri

greci

e latini.

N& & maraviglia die questa verita cominci a provarsi con monu-

ment! storici piuttosto, che con ragioni. Trattandosi della Chiesa

quale 1'ha fatta Cristo suo divino istitutore, non quale 1'avrebber

fatta o la vorrebbero gli uomini, noi questa istituzione non possiamo

studiarla che nella storia per vederne gl'inizi, e nei Vangelo e

nella tradizione per conoscerne Tintimo organismo. Or nulla piu

chiaro in quei venerandi monumenti, che la Chiesa essere stata co-

tituita UNA nella unita di Pietro, perpetuatasi poscia nei suoi sue-

cessori i Komani Pontefici. E qui i luoghi evangelici e i momeoti

di tradizione sono tocoBti dal Professore se non con ampiezza, cui i

limiti di una dissertazione non gli consentivano, certo con isceltezza

e proprieta non comune.

In questo fatto la ragione non pu6 altro che vederne le con-

gruenze, ed esse sono tante e si luminose da quasi toccare il limite

di una necessita razionale. Molte e belle ne tocc6 il disserente, ma

sopra le altre quella ci parve ottima cui egli raccolse argomentando

ad absurdum. Gli sconci gravi e moltiplici, che verrebbero nella Chie-

sa dalla mancanza di un Primato di giurisdizione uno, libero e in-

dependente, ci debbon convincere che Cristo non fe' mancare alia sua

Sposa questa condizione indispensabile del suo essere, del suo ope-

rare e della sua conservazione.

Piu ricco di non comuni osservazioni fn 1'argomento tolto a

trattare nella tornata del 26 dal R. P. M. Gaude Proc. Gen. dcl-

1'Ordine dei Predicatori e prof, di Teologia neH'Umversita romana*


124

CRONACA

Egli dimostro quanto grave

errore sia F affermare che alia Chiesa

non compete veruna potesta temporale ne diretta ne indiretta , se

non per concessione o espressa o tacita dell'Impero a piacere di esso

revocabile .

Esordl il disserente dal definire molto limpidamente in che sia

posta precipuamente quella influenza che chiamano indiretta, a dif-

ferenza dell'altra cui dicono diretta. E dalla sola dichiarazione del

termini pot& concludere, siccome dalFessere una data istituzione

essenzialmente spirituale, segue solo , che essa non ha influenza di-

retta negli ordini esteriori ;

ma si veramente pu6 e dee averla t'ndt-

retta, in quanto essa si attua tra uomini, che alle immateriaii ope-

razioni hanno uopo

di material! strumenti. Ci6 fu chiarito dalle -

gregio professore nelle scienze, nelle arti belle e fino nella medesima

societa civile, la quale benche ordinata a scopo esteriore e materiale

quale e certamente 1'ordine e la prosperita sociale, tuttavolta si ar-

roga, e non senza diritto, molta influenza indiretta nelle cose imma^

teriali. Per converse ove ogni azione o diritto esteriore si dinegasse

alia Chiesa per essere ella istituzione spirituale, ne seguirebbe che

gllmperadori pagani ebber ragione a perseguirla, in quanto essi le

dinegavano appunto il diritto di esercitare il culto esterno, di pos-

sedere , di governarsi esteriormente. In questa ipotesi tutti i mar-

tiri sariano stati ribellanti e felloni: assurdita e bestemmia, da cui

ogni orecchio cattolico rifugge.

N& vale il dire che la Chiesa per aver autorita esteriore dovrebbe

avere proprio territorio, il che veramente non e. Questo sofisma si

attiene alfalso cancetto febroniano che la Chiesa, in quanto societa

religiosa, entri per grazia nella societa civile a far parte di lei. La

Chiesa che spiritualmente non ha altri confini al suo impero che i

confini della terra, gli ha non meno ampi per tutta quella parte di

esteriore influenza, che e necessaria all'esplicamento ed all'esercizio

del suo diritto. Talmente che non e la Chiesa che entra nello Stato,

ma e piuttosto lo Stato che entra nella Chiesa , societa immensa-

mente piu vasta, anteriore di origine, ed in dignita da non potersi

paragonare coll'altra. La dissertazione ebbe Fultimo compimento ia

un paragone tra F umano indiyiduo e 1' umana societa. In ambedue


CONTEMPORANEA

si truova la parte spirituale e la materiale,

125

le influenze indirette

deli' una nella sfera di azione dell f

altra, ed il bisogno di armonizzare

quelle relazioni , il che non si ottiene collo scindere , che sarebbe

morte , ma si veramente col sommettere la parte ioferiore alia piii

alta. Queste analogic esposte con non comune acutezza bastano a

chiarire il disserente teologo non meno che valoroso filosofo.

II P. Camillo Tarquini d. C. d. G. il dl 2 Settembre lesse una

dissertazione , nella quale mostr6 quanto grave

errore sia 1' an-

noverare fra i regii diritti la facolt& di assoggettare al cosl detto

Exequatur le bolle e i Brevi pontificii . Assicurati come siamo che

quella dissertazione vedr& la luce colle stampe, non crediamo doverla

qul riassumere.

II S. Padre recatosi alia villa di Castel Gandolfo il giorno 10

del corrente Settembre ne e tomato il 25. Delle varie escursioni

fatte da lui sia ai Santuarii , sia a varii altri luoghi circostanti, ri~

corderemo solo quella di Porto d'Anzo, e 1'altra a visitare il Ponte

di Ariccia. In quel porto il S. Padre vide coi proprii occhi la scar-

sezza di comode abitazioni pei pescatori e marinai che vi si vanno

multiplicando. Ordin6 si mettesse tosto mano a fabbricare modeste

icase nei luoghi piu acconci e salubri, come altra volta aveva disposto

la fabbrica di una Chiesa, la quale Egli trov6 ora abbastanza avvan-

zata sopra il livello del suolo. Recatasi altra volta la lodata San-

tita Sua ad Ariccia pote vedervi quanto

sia cresciuto in un anno

e come sia prossima al compimento un' opera, che noi non dubite-

remo di annoverare tra le piu grandiose che al presente siano in

via di costruzione in Europa. Quel ponte ha tre ordini Ji magnifici

archi, ed il supremo, che ne conta non meno di diciotto, mette in

comunicazione due vette di colline per una spaziosissima strada

lunga 300 metri ed innalzantesi forse uu dugento dal fondo della

valle. L' opera e tutta di travertine , e la severita degli ornati vi e

accordata mirabilmente colla maestosa solidit& delle gigantesche for-

me. Si creder& appena ; ma noi lo abbiamo da fonti sicure ; questo

lavoro degno dell'antica Roma, compiuto che sara, e sarallo ci si dice

in meno di un anno, non costera allo Stato che soli scudi 120,000

cio& circa 600,000 franchi.


126

OKAC|L,'0>

J A

Cronaca di Scienze Naturali.

\. Mentre un gran numero


i

, partito

GONTEMPOKANEA 12tT

osservarsi a piacere 1 avanzamento della cottura de' pani che vi son

chiusi. Una piii particolare descrizione ci porterebbe in lungo, n&

da molti sarebbe forse compresa perfettamente

ie figure.

senza Y aiuto del*-

1 vautaggi di questo metodo, giaavverati in piu form, sono: Im-

pastatura decente, salubre, re^olare e senza strepito, mediante un&

madia poco dispendiosa;

infornatura e sfornatura faeili con arnesr

piu corti e piu maneggevoli; impiego libero di qualunque combu^

stibile; econonaia considerevole nella^spgsa del riscaldamento ; abo*

lizione dcile faticosa ripuliture del focolare ad ogni operazione ;

tura regolare ed.aaaaiiagevolmente dinetta ;

cot*

il raccogliersi spontaneo

della bracia^ toltaesla fatica deir estirazione e il raggiamento del ca-

lore pericoioso per la saflita degli operai; pani esenti da ogni trac^

cia di cenere, di carbone.e della speUerofO crusca, di cui suol farsi

uso ad impedir 1'adesione della pasta alia pala, in una parola pani di

otti na qualita con bella apparenza e pulizda perfetta.

2. Non menu del pane per la classe indigeute di molti paesi sono

important! le palate. Si assicura che un sig. Caminade trae gran

dalle patate cotte e poi diseccate. A ci6 propone due metoi-

di : 1. Si pigian forte le patate cotte nell'acqua sopra

un colatoio

di latta o di ottone : scorron di sotto per i fori tanti bruscolini ,

che bisogna lasciar cadere assai sparsi sopra una tavola coperta d'un

tovagiiuolo: lasciansi all'ombra sinche sieno ben secchi; e poi con-

servansi o intieri o frastagliati in minori pezzolini col semplice

stropicciamento : si tengono bene in serbo , anche per lungo tem-

po'; e sono atti a ricevere i condimenti medesimi che le paste mi-

nute, o ad essere sfarinati per uso di pane. 2. Si tagliuzzano Ik

patate cotte e poi si lasciano diseccare al fomello : ricuocendole

nell'acqua, esse riprendono tutta la lor compattezza, come allorquando

erano fresche.

3. In Francia si studia con premura^la malattia delle viti. Gi6 cbe

i

meglio e riuscito a M. Chenit , e 1'acqua alia temperatura

e Questa, dice esso, fa perire il parassito e non altera il frutto; m&

ii pero

di 80 CL

disecca le foglie, come il fuoco. M. Vezu afferma aver ottenuti

J buoni effetti, impiegando la soluziooe di solfato di ferro,

nella dost;


128 CRONACA CONTEMPORANEA

di 250 grammi di solfato per 20 litri di acqua. Secondo le notizie

raccolte da M. Payen, il rimedio che s'e trovato il piu opportune e

1'aspergere grappoli, foglie e sarmenti con una debole soluzione di

solfuro di calcio. Le aspersion! debbon farsi ne'primi tempi della

invasione, con una tromba ordinaria destinata aH'inBffiamento delle

parti aeree delle piante : bisogna ripeterle una o due volte : si pre-

para la soluzione facendo bollire, per 10 o 15 minuti, 250 grammi

di fiori di zolfo con un egual volume di calce idrata (o recentemente

smorzata) , il tutto sciolto in tre litri d'acqua. Raffreddata la solu-

zione, si travasa il liquorechiaro. Due litri di questo allungati con

200 d'acqua, bastano per le viti occupanti 300 metri di superficie.

4. II eel. Hind la sera del 22 di agosto scuoprl un nuovo pianeta.

La sua apparenza e quella di una Stella di 9. a grandezza

e gialletta.

: la sua luce

II signer De Gasparis a Napoli ne ha scoperto un

altro somigliante il 19 settembre.

5. Abbiamo annunziato (Civiltd Cattolica, Vol. X, p. 392) la cometa

scoper ta dal P. Angelo Secchi nella specola del Collegio roma-

no il di 26 Agosto, la quale era a lui probabile, che fosse quella di

Biela o piu veramente una porzione di quella ; opinione, cui hanno I

assentito altri astronomi ; poiche basta far variare un poco 1'asse

trasverso dell'orbita per ottenere una posizione assai prossima all'os-

servata. Ora il sospetto gli par divenuto certezza : la mattina del 16

di Settembre ritrov6 anche 1'altro pezzo della cometa non molto di-

stante dal primo. Questo secondo gli apparve molto debole,

di fi-

gura ovale, senza nucleo apparente e colla punta piu stretta dell'o-

vale diretta verso il sole. La mattina del 20 distava daH'altro di 2',

12" in ascensioneretta, e di 24' e 13" in declinazione: essendo piu

boreale. II primo avea perduto

avere due pennacchi assai deboli.

la sua forma rotonda e sembrava

11 fatto della divisione di una cometa in due non e nuovo : Eforo

antico filosofo, ricordato da Seneca, ne fa menzione; ma pareva poco

probabile. Keplero peraltro non lo ebbe per inverisimile, ed opin6 che

le due comete del 1618 apparse nella stessa parte del cielo, potessero

essere due porzioni di una divisasi. E cosa curiosa che le due parti

di questa di Biela siensi conservate tanto vicine, quanto ora sono.

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130

IL FATTO ED IL DA FARSI

versalmente traviati, appena gli sforzi diuturni, svariati ed unanimi

di molti e molti scrittori, confortati al possibile di esteriori presi-

dii , potrebbero in una generazione riuscire a guadagnar qualche

cosa : tanto siamo lungi dalla pretensione di potere

da noi soli ed

in piccolo tempo ottenere ogni cosa ! Chi cosi pensasse, darebbe

manifesto indizio di non conoscere quale sia la presente condizione

intellettuale della Italia, e come e vasta, come intricata quella rete

di errori che, in ogni ramo di saper.e. speculative e pratico, son pre-

valuti da qualche secolo per guisa , da essere oggimai passati alia

qualita di assiomi incoritrastabili e d'apotegmi.

In una societa cosi

condizionata avete un bel mandare al pallio un trattato, un libro,

un periodico anche multiphcato in parecchie miriadi di esemplari I

Vi dovrebbe parere di aver tocco il cielo col dito se, dopo qualche

anno e torse aiicor qualche lustro, siete riuscito ad ingenerare UQ

dubbio nelle menti dei piu : dubbio che metta sulla via delle ricer-

che ed apparecchi cosi il ravviamento ed il disinganno.

Or quiaci appunto vuol preudersi la norma dell'arduita e dell'am-

piezza di cio che resta a farsi dalla Civilta Cattolica : quella per la

efficacia di ottener davvero non che si leggano solamente, ma che*

sijammettano nella teoria e nella praticaJ suoi pnncipii e le sue il-

lazioui, che alia fine non sono altro che i principii cattolici e le il-

lazioni che ne dedussero i passati secoli di fede e di verace grandezza;

qupsta , cioe i ampiezza , che non lasci intatto alcuno degli antichi

veri o dei rnoderni errori , screditati quelli , quest!

messi in onore

da una cospirazione di tre secoli , che nessuna appartenenza ha og-

gimai lasciata intera sia nella religione, sia nella politica, sia nella

vita medesima sociaie e domestica.

E quanto all'arduita della impresa , voi non ne potreste meglio,

larestima, che considerando cumesiano a'dinostri universalmente:

accetti e carezzati i pregiudizi piu perniziosi, come siano profonda-

mente radicati negli animi, e come spesso coloro medesimi che ne

sono offesi neppur ne sospettano le ruinose influenze. Talmente

che la society infier-ma sembra perfino ignorare la cagione del pro*

prio morbo, se pure si accorga di essere inferma : tanto siamo lungi.


daila guarigione ! E

DALLA CIVILTA CATTOLICA. 131

chi 6 a dl nostri che non ammetta, con tempe-

ramenti , si capisce, piii o meno ampi , uno spruzzolo di sovranita

popolare, d' indipendenza deirindividuo e quindi di liberta di co-

scienza e di liberta di culti che ne sarebbe una conseguenza ? Chi ft

che negli Statuti alia moderna non riconosca delle fidate guarenti-

gie ai diritti dei sudditi , e quindi una salvaguardia sicora alle li-

berta pubbliche? poniamo pure che, colpa dei popoli o bambini o

adolescenti, in questa o quella contrada gli Statuti stessi non abbian

fatto e non istian facendo pruova molto felice? Ne rigiiardo alia

Chiesa sono meno universal! o meno profonde alcune preoccupazio-

ni, sia che si mirino le sue pratiche e prescrizioni, sia che si volga

1'occhio alle sue esteriori attinenze col Potere civile. E quar.ti sono

tra cattolici ancora sinceri, a'quali non sembri che la Chiesa debba

oggimai smettere quella sua esclusivita ed intolleranza, buone forse

per tempi meno colti ; ma nella luce del secolo XIX !

vi pare

! tutto

vuol essere morbidezza e moderanza! Quanti sono che pensano e

van dicendo, la Chiesa colle sue inframmettenze e pretensioni seco-

laresche avere insospettiti di se i Governi ; e per6 ben fare quest! a

star sull'avviso per ischermirsi dalle invasion! di lei?E cosl via via

non troverete errore grave, onde sieno infette le classi sedicenti pro-

gressive, del quale una tinta, una sfumatura, piii o meno risentita,

non annebbi le menti eziandio di coloro, che pur si pregiano di

star saldi nei principii cattolici e nelle loro immediate illazioni,

Come siasi divenuto a questa naiserrima condizione intellettuale

da una societa universalmente cattolica, non sarebbe malagevole il

dimostrare; e noi lo faremmo ampiamente, se non temessimo di

deviar troppo dal nostro intento: tuttavolta un cenno puo

non ete-

sere inutile air intento medesimo, che e di mostrare q^uanto ardua,

quanto prolissa impresa sia quella di una ristaurazione ideale ed af-

fettiva , a cui la Civilta Cattolica vuole, secondo la piccolezza della

facolta sua, cooperare.

-,f La deserzione del principio cattolico sugrinizii del secolo sesto-

decimo , la quale nei paesi oggi eterodossi ruppe in aperta ribd-

lione, fu apparecchiata e compiuta per tutto altrove dalle cagioni


132

IL FATTO ED IL DA FABS1

medesime, e per6 ancora fra noi, eccetto solo Taperta violenza della

eterodossia, obbligata dalle special! condizioni d' Italia a camuffarsi

d'ipocrisia. Ma la pretesa Riforma, recatasi a poco a poco in pugno

quasi la dittatura dell'umano sapere, ne corruppe, qual piu qual

meno, eziaodio tra noi le appartenenze, e per tutto conforto agli sfi-

dati parteggiani

dell'antico Iasci6 la consolazione di aver salvato dal

naufragio qualche vecchia grammatica o qualche leggendario. Nel

resto la storia e la filosofia, quelle due guide e, diremmo quasi, quei

due occhi dell' umano sapere, furono alterate radicalmente ; e 1'ordi-

ne dei fatti niente meno che quello delle idee presero un andamento

conformissimo ai desiderati della Riforma ; talmente che gli uomini

anche meglio disposti si trovarono, fuori di ogni loro opinione e

senza quasi saperne il come, intinti di quella pece. Che se si man-

tenner cattolici , non vi furono per fermo confortati dalla qualita

dei loro studi, i quali stimiamo avran loro cresciute le difficolta e,

sotto qualche rispetto, anche il merito della perseveranza nella fe-

de. La storia, salvo alcune rare eccezioni, fu condotta ad essere af-

fare di cospirazioni e di partito : le riputazioni piu intemerate fur

gettate nel fango: altre se ne fabbricarono gratuite, immeritate,

esorbitanti ; e sul piedistallo della vulgare ignoranza vennero innal-

zati degl'idoli, cui tutti inchinarono riverenti e profumarono coll'iji-

censiere ,

senza molto curarsi del proprio avvilimento in quelle co-

darde prostrazioni. Nulla diciamo dei fatti storici alterati, scommes-

si, falsati talora colla sicumera piu spudorata; e sempre volgendoli

a giustificazione ed onore dello spirito di Riforma, sempre ad accusa

o disdoro di quella Ghiesa, cui essa investiva. Quanto alia filosofia,

la faccenda fu piu agevole e venae spedita con una disinvoltura ma-

ravigliosa. Un bel mattino i nostri antichi si svegliarono ed appre-

sero la pellegriua novella, che la Riforma ebbe ragione a prenderla

soi teologi e ulosofi scolastici ; che tutto il patrimonio di sapere ra-

tionale, acquistato riella Ghiesa da S. Tommaso insino a Cartesio,

era un fascio di sofisterie fantasticate da cervelli balzani ; e che in-

somnia i'umano inteiletto movendo dal dubbio universale, dovea di

presente mettersi in pellegrinaggio per ire in traccia della certezza,


I)ALLA C1VILTA CATTOLICA 133

colla piena liberta di spropositare a suo modo e col solo non mala-

gevole dovere di rispettare gli spropositi altrui.

Da questa radicale alterazione dell'umano sapere, neldoppio or-

dine dei fatti e delle idee, era impossibile che tutte le altre scienze

speculative e pratiche non si risentissero profondamente ; e le mo-

rali in particolar guisa, le politiche e le sociali ne furono nelle teo-

rie e nelle applicazioni sviate. Ma che diciamo noi le scienze sociali

e politiche? La legislazione medesima, la procedura, Pamministra-

zione, le relazioni degl' individui e delle famiglie, la pedagogia nel

doppio suo giro d'istruzione e di educazione, furono, qual piii qual

meno , infette da quell' alito ; e la moderna societa e tanto piu Ion-

tana dalla guarigione , quanto meno vuol riconoscersi inferma ,

e perfidia ad assegnare del suo morbo qualche cagione tutta diversa

dalla ricordata, che pure e se non 1' unica, certo la suprema.

Son presso a trenta lustri da che in Italia non si leggon quasi altri

libri che dettati in quel senso ; non si parla quasi in pubblico ed in

privato che in conformita di quei principii , e per conseguenza che

non si opera altritnenti che secondo quei dettami semieterodossu

Cosl solo si pu6 spiegare quello spettacolo, a cui assistettero i nostri

padri e che per coraune sventura non essi ancor dileguato dalla see-

na del mondo : lo spettacolo, diciamo, di monarchic che sanzionano

leggi ed ordinamenti repubblicani, di popoli che per rabbia di li-

berta si gettano a capo chino sotto il giogo di demagoghi, di scrit-

tori cattolici che, non paghi a disertare, volgono inridicolo 1'antica

sapienza e spezzano di propria mano armi famose per secolari trionfi,

di Gabinetti che , conscii della loro impotenza a moderare gl' intel-

letti dei popoli , vogliono che dei popoli sia maestra la Chiesa , a

patto nondimeno che essi Gabinetti si faccian maestri della Chiesa

o almeno ne abbiano in balia lo scilinguagnolo : che piu? lo spetta-

colo di Pastori e di Chiese parziali che, non avendo forza, se non in

quanto sono uniti al Pastore ed alia Chiesa universale , di questa

nondimeno si mostrarono o diffidenti od avversi per ingraziarsi

oggi i Cesari, dai quali domani sarebbero stati o spodestati o svili-

ti. Lo spettacolo di queste e di altre non meno solenni ed universal!


134

IL FA^TO EO IL DA FARSI

contraddizioni ci avvera pur troppo non solo la prevalenza dell'er-

rore fatto donno e padrone del mondo, ma, die piu doloroso e, la

fittcchezza del contrasto che esso trova : flacchezza che s'inizia e vero

cegli ordini intellettuali e scientific!, ma che trapassa tosto e si rir

vela con effetti spaventosi neU'ordine esteriore dell'azione.

A non dire dello scadimento , aceennato piu sopra , delle altre

discipline e della storia meno scaduta che falsata ,

aggiungere una parola sulla filosofia ,

ci si permetta di

atteso la sovrana importanza

che essa ha pel chiarire che deve fare i principii razionali , onde

tutte le scienze debbbon muovere, e nei quali tutte si appoggiano e

s'incentrano. Or noi cerchiamo se truovisi in questo presente tem-

po, dove truovisi e quale sia una filosofia cattolica, ammessa univer-

salmente almeno pel sommi capi, la quale renda possibile intendersi

nelle dispute, ed asMcuri la saldezza, non che altro, ai primi postulati

razionali delle altre discipline? Noi non saremmo arditi a pronunzia-

re recisamente che non ci e, se non lo avessimo letto ed udito dagli

uomini meglio informal! e piu capaci a giudicare delle condizioni

present! della scienza e degl'iutelletti. Nel resto quand'anche

il co-

storo autorevole testimonio non ci fosse, noi potremmo asseverarlo

allo stesso modo, non solo per lo sperimento che ne abbiam preso,

ma altresl per 1'esempio di chiunque fa professione ed ha voce di

filosofo a' dl nostri. Essi non imparano , non isvolgono , non arric-

chiscono una filosofia preesistente ; ma ne vanno in traccia come di

cosa o smarrita o che non mai ha avuto esistenza e vita nel mondo.

Ora che una data cosa non siaci, non pu6 meglio mostrarsi che dal

fatto dello sbracciarsi tutti per rinvenirla. Tant'e: nessunoeche si

creda poter meritare il nome di filosofo, se esso non crea un nuovo

sistema, non fabbrica una nuo i;

a filosofia. non tenta di fondare una

nuova scuola ; e se noi non ne abbiamo oggimai tante quanti sono i

cervelli , ci6 e solo perche la vena ioventiva non e in tutti uguale

alia voglia d'inventare, ed il fastidio di sentir sempre piu sperticate

ipotesi ritrae gli animi dal parteggiare pei capiscuola. Nel resto non

ci saprenamo rammaricare della iattura, in quanto di sperimenti ne

abbiam presi piu del bisogno da che 1'intelletto si pose in viaggio


DALLA CIVTLTA CATTOLICA 135

alia ricerca della certezza, impuntando a quell'arduo ponte per tra-

passare dal soggettivo air oggettivo. Corremmo come pecore prima

dietro a Loke cercando la verita nei sensi , e fummo inondati

dal m-iterialismo ; esaminammo la veracita dei sensi coll' Hume, e

ci trovammo scettici ;

il Reid ci raccomand6 di camminare alia buo-

na, e perdemmo il raziocinio ; il Kant consult^ 1' lo di Cartesio , e

smarrl 1'universo ; 1'Hegel invent6 1'universo ideale, e perdette V lo

reale ; tra noi tale vi fu che vide ogni realta nell' ente possibile , e

tale altro che intul ogni verita nell' invisibile. Questo i cteatori di

sistemi : quanto ai filosofi di minore portata, essi ebbero troppo da

fare per intendere e deciferare quegli enigmi ; e spendendo buona

parte dell' insegnamento per enarrarli a' loro discepoli, si ebbe poco

agio e minor voglia di discuterli. Ai discenti, com' era dovere, si

Iasci6 liberta pienissima di opinare a loro modo ; e 1' opinione piii

ricevuta fu non sapersi nulla di certo, salvo s'intende il Gatechismo

per quelle scuole che non 1'avevano ripudiato.

Non, e chi non vegga quale sfiancamento e prostrazione dovea

rifluir di rimbalzo da questa condiziorie delle scienze razionali in

tutte le altre discipline, non escluse le sacre; e se questo ne fosse

iMuogo ,

farenamo toccar con mano a che misera condizione siano

divenute queste ultime nella loro parte piu squisita e vitate , e con

qual danno pel decoro del clero e per le credenze dei popoli. Forse

sembreranno acerhe queste parole ; ma esse, salvo le onorevoli e rare

eccezioni, sono verissime ; e noi avremo il destro in. altro luogo di

giustificarne con diseorsi e con fa.tti la severita. Per ora non pos-

siamo deviare dal nostro proposito.

II quale accennava secondamente a quella debolezza di volonta e

di azione , che ha impedito ogni efficace resistere all' irrompere

deU'errore, e la quale si origina appunto da quella incertezza, che e

oggimai

la sola cosa certa lasciata alia filosofia. Forse d'altronde non

si dee ri peter e quella penuria anzi quella totale sterilita di uomini

veramente grandi , che furono in trepidissime circostanze novella-

mente invocati dalle societfc periclitanti e, come tutti dovettero ri-

conoscere, per

fermo non si trovarono.


136

IL FATTO ED IL DA FARSI

Delle veritk che non sono prime 1' uomo non acquista convinci-

mento scientifico , che per mezzo del raziocinio , il quale

dal noto

all' ignoto conduce naturalmente 1' intelletto. Chi dunque muove

dal dubbio non pu6 in eterno acquistare altra notizia che debole ed

imperfetta, se pure e vero che nell'effetto nulla non pu6 trovarsi che

in qualche modo non si accluda nella cagione. Or 1' uomo, secondo

uomo, non vuole e non opera, se non in quanto conosce ; e cosi una

cognizione debole ed imperfetta produrra debole ed imperfetta la

Yolont& e T azione. E piii chiaro ancora : 1'incertezza delle concezioni

si traduce negli ordini esteriori in fiacchezza e nullita di operazioni,

essendo manifesto che n& la .volonta sara alacre ad imprendere , ne

sara forte il braccio ad eseguire , finch& Y intelletto barcheggia in-

certo sullo scopo a cui volgersi e sui mezzi proporzionati a raggiun-

gerlo. Per6 gli uomini ed i tempi di piu saldi convincimenti furono

i piu animosi ad imprendere e i piu nobilmente ostinati ad eseguire ;

del che uno splendido esempio ci han lasciato i secoli quindecimo

e sestodecimo , i piu maravigliosi che conosca la storia per grandi

uomini e per grandi fatti ; appunto perchfc quei grandi uomini ave-

vano un vasto patrimonio

di saldi convincimenti razionali e reli-

giosi, e con questi si disponevano ai grandi fatti. Paragonate noi

a quelli. Se coloro cui 1' eta presente fia antica non dovessero saper

di noi altro che la nostra storia, potrebbero leggere in questa quale

e stata la condizione della nostra scienza ; e se non ci daran voce

d' indifferentisti in religione ,

ci dovranno dire piu che mezzo scet-

tici in filosofia, e di uno scetticismo che sgagliardl la religione me-

desima nei suoi effetti esteriori, e tutte le scienze pratiche fe'zim-

bello di utopisti , che le volsero a ruina dei Governi improvvidi ed

a flagello dei popoli allucinati.

N& vuol lasciarsi di osservare che questa debolezza dei buoni a

combattere le invasioni insidiose dell' errore, e tanto piu pregiudi-

zievole , quanto che ad essa e contrapposta la pervicace ostinatezza

dei tristi , i quali in opera d' inganni e di nequizie sono bene altri-

menti desti e perseveranti, che noi loro avversari non siamo. E que-

sta forza attingono essi, non direm solo dalle scorrette passioni onde


DALLA CIV1LTA CATTOLICA 137

soiio rinfocolati e sospinti , ma , che piii fa al nostro proposito , da

quella saldezza di convincimenti cbe manca generalmente alia schiera

avversa. Noi non sappiamo se e quanto sinceramente gli uomini

delV avvenire allettino in animo quella pretesa fede, a che so no esor-

tati dai loro maggiorenti. Ma che che sia del loro convincimenti

sulla positiva palingenesia sociale, gli e certo che sul negative* doe

suquello che avversano, sanno pur troppo quel che vogliono, s'in-

tendono a maraviglia fra loro, conoscono la qualita ed il valore dei

mezzi da usare ; e mirando essi a distruggere tutto il passato , nes-

suno dira che sian deboli nel volerlo e fiacchi nel eseguirlo, quando

veggiamo che in poco tempo 1' opera di distruzione e stata per tre

quarti consumata ; e noi a questo punto e non prima cominciamo

a consultare molto posatamente sui mezzi di salvare il resto.

6/nNoi non pensiamo di avere col ragionato fin qui

divertito dal

nostro suggetto, il quale era divisare il da far si dalla Civilta Catto-

lica. A mostrar questo, noi dovevamo far sentire quali fossero i veri

hisogni del secolo , dei quali tanto si e chiacchierato , e che nondimeno

non sono comunemente mirati secondo il concetto delineatone

fin qui da noi. Se questo e vero , e saremmo lietissimi ove altri ci

avverasse il contrario, ma a chi basterebbe 1' animo di farlo? se

questo e vero , diciamo , vede ognuno che della gran

mole da svol-

gere degli antichi veri e nuovi oggimai per la societa moderna, nella

non minore degli errori e dei pregiudizi da atterrare , noi col fatto

fin qui non abbiamo esaurita che una parte piccolissima ; e questa

medesima chi sa se ed a quanti sia stata profittevole? Ma quanto

al da farsi esso e tanto , cosi vasto , cosl svariato , cosl arduo , che

noi quasi ci sfideremmo della impresa ,

se non sapessimo di andare

in ischiera con altri strenui commilitoni che guerreggiano la stessa

guerra , e siccome ci precessero di tempo , cosl ci aggiungono lena

e coraggio col loro esempio.

Che se vi pigliasse talento di sapere alquanto piii particolareg-

giati i suggetti che la Civilta Cattolica va divisando di trattare nel-

la seconda serie , noi vi potremmo rispondere che somiglianti se-

greti non si sogliono manifestare da chi pure intende giovarsi di


138

IL FATTO ED IL DA FARSI

quell' interesse, che destasi dall'inaspettato e dal nuovo. Tuttavolta

potendo questa contezza anticipata invogliare qualcuno alia lettura e

confortare qualche altro alia perseveranza, noi non ci ricuseremo di

dime qualche parola ; soprattutto che qui non possiam

recare ci6

che faremo sicuramente, ma solo ci6 che abbiarao deliberato di fa-

re ;

e d' altra parte intendiamo benissimo che gli argomenti divisati

fin da ora debbono lasciare libero il campo a quelli che o nuovi peo-

sieri, o congiunture impreviste di opinioni prevalent! e di fatti ci

potranno suggerire. E cosi questo prenunziare le nostre future trat-

tazioni Jascer largo luogo all' imprevisto ed al nuovo nei medesimi

articoli di fondo come li chiamano, per non parlare

delle Riviste e

delle Cronache, lequali verseranno su scritti e su fatti che ancora

non sono.

E cominciando da disquisizioni sociali che non solo siano prime

di origine, ma abbiano altresi il pregio di essere rilevantissime per le

circostanze, tra i primi suggetti

a cui ci accosteremo sara l&Naziona-

lita dei vari popoli cercando che importi quel nome, qual pregio essa

adduca e qual diritto abbia a racquistarla chi se ne credesse disere-

dato. Vero & che somigliante ricerca si saria forse fatta piii utilmen-

te prima di darla pel mezzo a tante frenesie,

a tante ribellioni ed a

tante nequizie : chi sa se capita pel suo verso la cosa di che si trat-

tava, non si sarebbero schivate molte vergogne e molte vite rispar-

miate? Ma non & questa la prima volta che gli uomini si accapiglino

e si abbaruffino per una parola e per un concetto, di cui non capi-

scono il costrutto ; e solo quando si trovano col capo rotto, comin-

ciano a ripensare se poi valea la pena mettersi a quello sbaraglio per

raggiungere un bene che non s'intende. Ad ogni modo anche qui

fia vero ii meglio tardi che non mai.

Non cosi stracca e tardi va giungera la quistione sulla Sovranitd

popolare, la quale ci siam posto in animo di pertrattare con qualche

ampiezza sotto il rispetto razionale, storico e critico. Delia quale

disquisizione la rilevanza non sara richiamata in dubbio da alcuno,

il quale sappia come a' di nostri , quantunque la sovranita popolare

alia maniera dei demagoghi sia cosa di pochi cervelli balzani, non-


BALLA CIVILTA CATTOLICA 139

dimeno quella sovranita medesima, in una significanza piii temperata

e modesta, e sentenza comunissima tra i modern! pubblicisti, i qua-

li ne veggono la ragione nella natura stessa della sovranita, credono

trovarne fondamenti storici negl'inizi delle civili comunanze, e flno

si avvisano la loro sentenza essere stata comune tra i teologi e filo-

sofi cattolici di antica data, cioe tra gli scolastici. Noi a suo luogo

libreremo questi momenti. Per ora osserveremo solamente che ,

trattar con pienezza quella grave quistione, ci sar& uopo rimontare

alle prime origini delle societa civili, e quindi alia scaturigine natu-

rale del potere sovrano , dal quale le societa medesime hanno es-

sere, unita e vita.

In queste disquisizioni noi ci appoggeremo principalmente sui

principii

razionali attenentisi alia natura delle cose e sui fattl sto-

rici, intendendo storici non alia maniera di coloro che fabbricano

la storia a priori, ma alia maniera di quelli che la prendono quale

essa e nella schietta sua realta, senza guari brigarci delle gratuite

ipotesi di chi narrandoci ci6 che dovea essere secondo il suo cervello,

altera, storpia e spesso falsa radicalmente ci6 che di fatto e stato.

A incedere piii sciolti per questo capo, una serie di articoli tratter

la Filosofia della storia, e forse mostreremo, che alle profonde lucu-

brazioni del Vico i succedanei avrebber fatto miglior senno a recar

qualche tara per ammorbidirne la durezza, piuttosto che intedescarle

collo esagerarne i principii, ed aggiungere Ggmenti sperticati a ci6

che pur ci era di arditamente gratuito nella Scienza Nuova. Tro-

vandoci poi nella storia , noi non lasceremo di trattare due punti

profittevolissimi alia societa ed alia Chiesa e congiunti strettamente

col nostro programma. Tenteremo primamente di ristorare alcune

di quelle tante ripuiazioni manomesse per somma ingiuria dalla

eterodossia, e per converso faremo opera di strappare d'intorno a

qualche altra queirimmeritata aureola, onde la eterodossia medesima

le ha circondate, fabbricando quei rinomi posticci, che tanto impon-

gono alle spensierate moltitudini. L' opera di ristorazione per que-

sto capo cominci6 in Alemagna con lieti auspicii; ma qui in Italia,

i nostri giudizi non si divariano d' un capello da ci6 che erano mezzo

a


140

IL FATTO ED IL DA FABSI

secolo addietro; ed a dispetto di qualche grave storico nostrano

che ci ammoni, noi in opera di rinsavire siamo ingranchiti e lenti-

gradi da disgradarne le lumache e le tartarughe. Non sappiamo se

1' Italia fosse tra i primi a falsare la storia: certo sara 1' ultima ad

accettarne le rettificazioni. E vorremmo le accettasse principalmente

nelle relazioni della cattolica Chiesa colla civile societa. Quelle sa-

ranno il secondo suggetto a cui ci schiuderemo la via trattando la

Filosofia della Storia ;

e se siano profondamente studiate e conosciu-

te dall'Italia, siam sicuri che le antiche gelosie ed i fieri sospetti si

cangeranno

in riconoscenza filiale ed ia amore.

Ma tra i suggetti a cui siamo fin d'ora deliberati di applicar 1'ani-

mo, nessuno per avventura ne ha che in ampiezza e rilevanza possa

colla Pedagogia paragonarsi, togliendo questa parola nella sua piii

ampia significazione , in quanto abbraccia educazione ed insegna-

mento. E tanto tempo che se ne scrive e se ne parla

! taoti difetti

se ne sono appuntati! tanti miglioramenti si sono proposti! tante

quistioni si sono mosse ! E nondimeno noi non sappiamo che nulla

siasi fatto di universalmente forte ed efficace, perch6 la educazione

e la istruzione della eta novella rispondano ai veri e presentissimi

bisogni del tempo rnoderno. Non ci sia dunque disdetto di dire alia

aostra volta cio che stimiamo meglio ; e lo faremo con amore , di-

ciamo anzi con affetto passionato , atteso il moltissimo che vediam

dipendere da questo soggetto ogni bene religioso e civile della pa-

tria nostra. Forse i lettori non si potranno per ora formare un.

concetto uguale all' amplissima materia che questa e ; ma come ne

verremo svolgendo la tela, e cosi saranno essi sempre meglio in grado

di apprezzarne la rilevanza. E nessuna parte per avventura vi e in

questo subbietto ,

nella quale non sia ad esaminar qualche dubbio ,

a risolvere qualche quistione , a sgomberare qualche pregiudizio.

Dagli asili d' infanzia fino alle scuole che chiamano normali, dove si

formano i professori; dai primi rudimenti grammaticali fino alle

sacre discipline , tutto ha oggigiorno il suo lato controverso , sul

quale vuolsi studiare per appigliarsi a ci6 che sembri meglio ; ma

addirittura si dee venire a qualche conclusione. E non vi avvenne


DALLA CIVILTA CATTOLICA ;'* 6t 141

mai di dubitare che 1'insegnamento gratuito , pietosa

opera in altre eta , potesse avere qualche

e utilissima

notevole inconveniente

nella nostra? E 1'avviare tanto numero di discenti alle scuole di let-

teratura ordinate alle alte profession! liberali, restandosene poi un

quattro quinti senza attinger lo scopo, non potrebb'esser causa dello

spostamento di condizioni, delle ambizioni frustrate, della prosun-

tuosa e scioperata gioventii che c'inonda, e di tanti altri somiglianti

sconcerti che, recati a grandi proporzioni, si fanno piaghe e flagelli

sociali ? Non vi cadde mai il sospetto che quella debolezza onde la

generazione moderna e sgagliardita

, potesse avere un inizio di ri-

medio in cure piii larghe date alia educazione fisica , che con eser-

cizi faticosi e con vita , non direrao piii dura per non ispaurare le

mamme, ma meno molle, rafforzando la fibra e raffermando la com-

plessione, porgesse allo spirito strumenti piii vigorosi alle sue ope-*

razioni , e ci desse uomini forti pel bene quanto i tristi lo sono

pel male? La quistione stessa intorno allo studio dei classici pagani,

che si sta agitando da qualche anno in Francia forse con soverchio

calore, non vi par ella degnissima di esame anche fra noi? Non vi

parrebbe utilissimo il cercare se questa teodenza ostinata della mo-

derna eta alle idee gentilesche, abbia origine nell'uso che fassi quasi

esclusivo nelle scuole di letteratura diautori pagani? E trattandosi

di tendenze non nella forma, ma nelle idee, non vi verrebbe anzi il

sospetto, la colpa doversene recare alia filosofia piuttosto, che modella

le idee , ne svolge la genesi e ne insegna i riscontri ? Che se questo

ci venisse trovato ,

non sarebbe inchiesta utile al pari e bellissima

il cercare per quail vie si potrebbe ottenere in Italia una ristaura-

zione della filosofia cattolica, che tornasse ad infondere spirito e vita

alle altre scienze non pur teoretiche ma pratiche?

Noi non la finiremmo piii se volessimo anche solo accennare a tutti

i soggetti diciam cosl secondari ,

che con quel massimo della istru-

zione e della educazione si rannodano. Aggiungiamo solo che pren-

dendo la educazione nel senso piii ampio che non e la pedagogia ,

- essa ci condurra a trattare dei sistemi carcerarii o penitenziarii che

yogliam dirli ,

dai quali, condotti cattolicamente, mold vantaggi si


142 IL FATTO ED IL DA FARSI DALLA CIVILTA CATTOLICA

potrebbon trarre non solo pel civile consorzio , ma eziaudio per i

colpevoli, ai quali tornerebbe di utilita insigne se la pena, onde

espianx) il delitto, si facesse all'ora stessa mezzo di correggimento e

di morale riabilitazione.

Non lasceremo questi divisamenti intorno al da farsi da noi nella

Nuova serie senza una parola sulla parte amena, la quale ci guarde-

rem bene di far mancare a questo secondo stadio , veduto la buona

pruova che essa ci ha fatto nel primo. Vi sara dunque il Racconto?

ma al buon successo di questo e cosi necessario Vinaspettato ed il

nuovo, che noi avremmo certo mal garbo a propalarne fin d'ora,

noa che altro , aoche il semplice suggetto. II solo che possiam dire

e, che il nuovo Racconlo non si divariera dal primo ne nella penna

che lo dettera se Iddio la ci conservi \igorosa, ne nell' uffizio che

1'altro assunse di rincalzare colla evidenza dei fatti, col vivo dell'azio-

ne, colle movenze del dialogismo e quasi del dramma le teorie che

negli articoli, diciamo cosl, dottrinali si verranno svolgendo. Ed e-

appunto la qualita medesima di queste dottrine , che imprimera ua

diverse andamento al Racconto ; il quale , messa una lapida sulle

repubbliche une e indivisibili, lasciate dall'un dei lati le societa se-

grete e le infande loro opere , non turbera i sonni di nessuna fan-

ciulla con truci esangumose immagini; espaziando anzi nei campi

sereni degli affetti domestic! e delle care consuetudiui di famiglia ,

concorrera cogli argomenti pedagogici al miglioramento di quell*

parte cosi essenziale di ogni civile comunanza.

Esposto cosl 11 fatto ed il da farsi dalla Civilta Cattolica, egli non

ci resta oggimai, se non augurarci e pregare dalla Provvidenza, che a

noi largisca lume e vigore per condurre innanzi la faticosa opera

ristoratrice , ed ai nostri gentili associati perseveranza nel conti-

nuarci quel favore oride sorrisero ai trepidi nostri inizi, e col loro

numeroso concorso c'ispirarono coraggio longanime nelle difficolt^

gravi e moltiplici che ci s| attraversarono lunghesso il cammino.


p.:

OSSERVAZIOW FISICO-MORALl

INTORNO AL CELIBATO

Scrivendo questo titolo in fronte al presents articolo , m' e corso

all'animo un sospetto, non potesse per avventiira altri immaginare,

>che lo scrivente si proponga di trattare la questione del celibato dal

lato medico o igienico : non e tale il suo pensiero , ne presume di

punto poter dire del suo in tale argomento, ne di rifare ci6 che gia e

stato fatto da uomini dell' arte. Questi hanno dottamente mostrato

1'errore di chi pretendeva, mosso Dio sa da quali motivi, che lo stato

del celibato fosse dannoso o funesto alia saniU od alia vita di chi lo

professa *. Noi sarem paghi a ripetere ci6 che, senza studio teori-

o pratico di fisiologia o di medicina, si pu6 affermare e da tutti

si dee poter comprendere ed e stato apertamente confessato, non

so con quanta coerenza, da taluno dei principali avversarii, cioe


144 OSSERVAZIONI F1S1CO-MORALI

dell a piu florida salute. E se altri, seguendo

anzi la moda e 1' auto-

rita del secol guasto, che la ragione o 1'esperienza, volesse pure ri-

petere,

che la vita celibe e nociva alia sanita di un certo numero

d' individui, noi gli faremo osservare primamente,

che ci6 dee dir-

si e si dice dagli stessi avversarii, e certamente con maggior ragio-

ne , dello stato matrimoniale ; in secondo luogo che alia sanita di

molti individui e pernicioso il molto studio, la milizia, 1'eserci-

zio delle arti troppo faticose e principalmente quello

delle arti ri-

conosiute insalubri, il quale non e salubre per alcuno; e tuttavia

non diamo per illecito 1'esercizio di tali professioni ;

in terzo luogo

che i vizii opposti alia continenza sono indubitatamente cagione di

innumerabili malattie e di morti precoci , e perci6 , se altro bene i

celibi non facessero che conservare il buon costume in se stessi e ne'

giovinetti non ancor maturi alle nozze, e special mente in quelli che

sembrano da Dio chiamati a vita celibe, sarebbero sommamente be-

nemeriti della umana famiglia.

Ma noi non ci proponiamo di stenderci intorno a ci6. E nostro

pensiero soltanto dare a vedere col riscontro di varie leggi ed effet-

ti naturali, come non debba dirsi contrario alle leggi della natura lo

stato del celibato abbracciato da un certo numero d' individui; non

essendo necessario , n& utile, ne possibile, che quanto e per natura

ordinato ad un certo fine debba sempre a quello servire. Vediamo

anzi, come alcuni fisiologi hanno osservato, che la natura, o per me-

glio dire il suo sapientissimo Autore, spesso

ha ordinato uno stesso

mezzo a piu fini, e se inanchi ad uno, pu6 agli altri servire e percio

non restarsi ozioso ed inutile.

A meglio esporre il mio pensiero, io fo ragione di prender la

cosa un poco da alto, ed accennare colla maggior brevita possibile

1'analogia o, per cosi dire, il parallelismo, che mi sembra osservare

tra le leggi che regolano il moto de'corpi, e quelle che destano e

dirigono le naturali tendenze dell' uomo e de' bruti , e principal-

mente la volonta delle creature ragionevoli.

Le leggi fisiche e le leggi morali, emananti senza fallo dallo stesso

supremo Legislatore, hanno fra loro, chi ben le mediti, una certa


INTORNO AL CELIBATO 145

somiglianza. Piii si studia, e meglio si svela il paralellismo tra le

leggi del moto, che reggono il mondo materiale da un lato, e dal-

1'altro le inclinazioni naturali degli animali e in particolare le leg-

gi dal Creator destinate a regolare la volontfc della creatura intelli-

gente e libera.

Legge principalissima

della natura sie 1' attrazione. Per L'attra-

zione o gravitazione universale i corpi e le singole particolette sono

tirate verso il centro di gravita del sistema di corpi, a cui appar-

tengono : da esse ripetonsi i piii grandi fenomeni della natura , ed

essa regge i movimenti degli astri. L' attrazione moleculare di ag-

gregazione congiunge le molecule in masse di giusto .volume.

Ma queste forze, sufficienti a ritenere gli astri nelle loro orbite, e

ad unire in masse sempre maggiori i corpi, o sieno semplici

o com-

posti , non valgono peraltro a comporre questi , a produrre nuove

sostanze per la combinazione delle semplici o delle meno compo-

ste. V'ha dunque un'altra legge di attrazione, per

Creatore produce tutte le sostanze corporee,

Iplici

: appellasi questa attrazion chimica o affinita.

eui mezzo il

fuor solamente le sem-

Come T attrazione (che da alcuni filosofi si chiam6 amore o ami-

cizia) regge il mondo materiale, cosl }' amore, attrazione spirituale,

regge il mondo degli spiriti , ed attua la virtu che vuole. Al doppio

Iprecetto

deli' amore si riduce tutta la legge, secondo I'insegnamento

del divino Maestro.

Non parliamo qui dell' amore di Dio, che male non e rappresen-

tato dall' attrazione verso il centro universale. L' attrazione molecu-

lare omogenea ha il suo riscontro nell' amore de'nostri simili. Come

quella unisce le molecule in masse piii o meno grandi e le ritiene

unite, cosl la tendenza socievole, 1'affezion mutua unisce gli uomini

in associazioni piii o meno vaste, piu o meno naturali. Essa ne ren-

de naturalmente solleciti del bene altrui, assai spesso congiunto col

nostro, e fa si che gl'individui si aiutino ne'bisogni, e si compati-

scano ne'loro mali. Molte specie di animali hanno I'istinto di vi-

vere in societa, ed altre di unirsi in certi tempi a viaggiare insieme

per aiutarsi e difendersi. Ma, nell'.uomo non 6 soltanto un istinto

Vol. XI. 10


146 OSSERViZIONI FISIGO-MORALI

*ocievole, somigliante a quello de'castori, delle api e delle formidie.

E in esso una vera legge di amare i suoi simili, scritta nel suo cuo-

rc dal Creatore; e questa ne impone

di sovvenirli necessitosi e ci

Vieta di offenderli nella vita, nell'onore o nelle sostanze.

Rimane 1'attrazion chimica, la quale unisce e combina non pfu

che due atomi o due gruppetti atomici, non gia un numero ihde-

terminato di particelle, siccome 1'attrazione moleculare omogenea,

ma le congiunge piii intimamente che questa non faccia. All'attra-

zion chimica si da il nome metaforico di affinita, che signified pro-

priamente parentela nata, ad occasione di maritaggio, tra uno fle'

coniugi ed i consanguinei dell'altro. Invero questa

attrazione non

si esercita tra le molecule omogenee o d' una stessa famiglia, ma fra

quelle di specie e di famiglia diverse, atte a contrarre chimica cdm-

fcinazione, che e quasi un metaforico matrimonio.

Nelle piante, o almeno in quelle fornite di Gore visibile,

di' 6

Torgano della fecondazione, il polline o polvere formata nelle antere

prova una come attrazione per gli ovuli, svoltisi nella parte infe-

riore del pistillo : e il congiungimento del polline cogli ovuli e

necessario acciocche questi divengano veri semi, atti a produr nuo-

va pianta. Questo mirabile congiungimento , io non dir6 che sia

senza piu una chimica operazione tutta analoga a quella che forma

s. gr. Tacqua o un sale : bensi credo che la meriti il nome di com-

Mnazione, essendo congiungimento di due diverse sostanze produt- j

tore di un nuovo corpo. Malgrado alcune apparenze atte ad illudere, i

on v'ha ragion sufficiente per supporre nelle piante o ne' loro or-

gani un vero amore, una tendenza spontanea e sentita,

Non cos! e da dire della forza, che nel regno animale attrae un

verso I'altro i due sessi , forza istintiva colla quale il Creatore ha -

provveduto al mantenimento delle specie di questo regno. Negli a-|

ttimali 1'attrazione e tendenza sentita, ^ impulse motore del desi-j

derio, e amore non metaforico. Benche ne' bruti sembri esisterej

piuttosto un bisogno fisico che non amore propriamente detto,

tuttavia non pu6 negarsi ad alcuni una vera affezione. Da moKej

specie, es. gr. dalle volpi, da' capriuoli, dalle aquile ,

da' colombi,.

|


INTORNO AL CEL1BATO

dalle tortore, da' passed e da alcune specie di pappagilli, si contrae

un quasi maritaggio, spesso durevole quanto la vita.

Nell' animale ragionevole

e libero 1' amore entra riel dominio delle

morale ; e nelle nostre societa incivilite e corrotte (anche perche las

tendenza naturale e soverchiamente eccitata dalla copia e dalla qua-

lita degli alimenti) e cagione d'innumerevoli mali, e pu6 dirsi esso

stesso un necessario male. Ma nell'uomo, come ne'bruti, quest'at-

trazione la e quella che produce nuovi individui e, riempiendo i vuo-

ti che lascia la morte, tende a perpetuare la specie.

Sembra che sia, piuttostoche una legge di Dio , un naturale im-

pulso , comune agli animali , la tendenza fra gl' individui de' due

sessi, necessario al mantenimento, come de' bruti, cosi della specie

umaoa , benche occasione di tante sciagure , di tante lacrime e di

tanti delitti ; e certamente ne la ragione ne la rivelazione c'insegnano

che la sia un precetto imposto a tutti gl' individui. Tuttavia in al-

cuni casi pu6 essere un dovere il congiungimento

matrimoniale e

perci6 Famor coniugale. In ogni caso 1' amore permesso e libero

comincia a trasCormarsi in dovere alia promessa di stabile e santo

nodo , e molto piit si fa stretto ed inviolabil dovere , allorche Id-

dio congiunge quei che V uomo non dovra. separare , e V uomo lascia

il padre e la madre ed aderisce alia sua sposa,

e i due in tal modo

combinansi, che saranno due in uno ed uno in due *. Allora Fa-more

e una soave obbligazione; e un precetto dell'Autore della nature 2

Certamente nella specie umana, come nelle altre, la diversitadei

sessi ha per fine la generazione ed il mantenimento della specie:

talche S. Tommaso, da ci6 che la donna fu creata ad aiuto dell'uomo,,

essendo questo tuttora nello stato d' iunocenza , deduce, contro al-

cuni dottori piii antichi che, eziandio perseverando quel felice stato,

la generazione avrebbe avuto luogo per Funione de' due sessi 3.

Ma da ci6 non dee trarsi, quasi necessariamente dedotto, che sias

il celibato illecito o men perfetto , e il procrear figliuoli un debito

'

-- M ;./o^ .* ;. '-./i{w Vi i*mi"*>'. ;-iv>-.'

1 Gen. II, 24. MATTH. XIX, 4, 5, 6. MARC. V, 7, 8, 9. - 1 *d Cofifl. VI, i&.

2 Ad Ephes. V, 25, 28, 29. Ad Coloss. Ill, 19.

3 S. Th. S. P. I, Qu. XCVI11, art. 2.


148 OSSERVAZIONI FIS1CO-MOBALI

universale di natura. Sicuramente non era bene che I'uomo (o Ada-

mo) fosse soZo *, o che sola fosse la donna : non conveniva che nel-

1'umana specie solo fosse un sesso, e che perci6 ella non fosse in

piu proprio senso una specie; ed in qualche caso, in particolare in

quello di Adamo e di Eva, pot esserci per alcuni individui vero

divieto di restarsi celibi. Ma in generate non v'e ragione necessaria

per cui tutti gl' individui debbano divenir genitori; n& 1'uman ge-

nere alcun detrimento riceverebbe ove da tanti maldisposti di ani-

mo o di corpo non si generassero figliuoli a lor somiglianti. Dall'al-

tro lato , se vi ha una classe di uomini tutta consacrata al servigio

di Dio , al suo santo culto ed alia religiosa istruzione de' popoli ,

agevolmente s'intende, quanto a tal classe,

Ch'elesse il ben della piu nobil vita 2 ,

sia conveniente il cellbato, la mondezza del corpo,

e la mente ed il

cuore non divisi tra il Creatore e la creatura. Vita caelebs Ecclesia-

sticis bene convenit Iasci6 scritto Bacone da Verulamio 3 .

E non sar& degno di lode chi a Dio sacrifica ed al morale, spiri-

tuale ed eterno bene de' prossimi le piu imperiose e legittime ten-

denze? Questo stato non e, se volete, secondo natura: ma neppure

& contro le leggi di natura : bensl & sopra natura ; e perci6 non v'ha

a temere che per esso si spopoli il mondo. N^ vorremo riprender

coloro, i quali, quantunque non si levino tanto alto coH'intenzione,

preferiscono per qualche onesto motivo di restarsi celibi , qualora

T esperienza e la cognizion di s6 ste?si insegni loro che possono

conservare T integrita de' costumi senza il legame del matrimonio ,

1 Dia?if Dominus Deus : non est bonum esse hominem solum. Gen. II, 18. Prfma

Dei sententia crescere et generare praecepit secunda continentiam suasit.

,

Cum adhuc rudis mundus et inanis est, copia faecunditatis generator; propaga-

mur, crcscimus ad humani generis augmentum. Gosi S. CIPRIANO nel L. de

habitu Virginum.

2 TASSO Gerus. Liber.

3 Sermones fideles.


INTORSO AL CEL1BA1O 149

ed essere in qualche modo utili o alia particolar societa di cui fanno

parte, o alia universale deH'uman genere. Ma niuno potra lodare

un celibate inspirato dall'accidia e dalla brama di fuggire le brighe

e le pene, che suol trarsi dietro il maritaggio. E nulla e piii biasi-

mevole del rimanersi in un preteso vizioso celibate , per lasciar

libere da ogni freno le proprie voglie 4 .

Si e osservato, e si e principalmente avverato per le estese e mi-

nute indagini di Hufeland , che nascono nella nostra specie a un

dipresso tanti maschi quante femmine, ma generalmente (almeno

ne' luoghi piii conosciuti e dove non e in uso la poligamia) alcuni

piu fra i primi, quasi in compensazione del perir piu fra questi per

guerre, per naufragi ecc. Da cio pu6 trarsi argomento a favore della

nionogamla, (come pure dall'essersi da Dio creata da principio con

un maschio sola una femmina, e dall'essersi preservati dal diluvio

universale tanti individui di uno , quanti dell' altro sesso) : ma da

cio non conseguita , che necessariamente tutti e uomini e donne

debban congiungersi in maritaggio e generare figliuoli. Senza ci6,

vediamo la nostra terra abbastanza popolata , e alcune contrade

1 Fra 1'immensa farragine di sonetti italiani per nozze e per monache , i quali

non compianti cadono in Lete , speriamo che uno de' pochi superstili , almeno in

grazia del celebre autore (Gius. Parini), sara il seguente per monacazione.

Quanti celibi e quanti al mar consegna

La cupidigia de' mortal! ! Quanti

Ne spinge in guerra all'altrui danno e ai pianti

Grudele ambizion, quando si sdegna !

Quanti nelle citta la turpe insegna

Seguon d'ozio, inimico ai nodi santi !

E tu perverse eta, quei lodi e vanti,

E noi sol gravi di calunnia indegna ?

Noi poche verginelle ,

a cui la face

Di caritade accende il divin lume,

E penitenza e solitudin piace ?

Noi che supplici ognor davanti al Nume

Sul popol invochiam dovizia e pace,

E custode a le leggi aureo costume ?


150 OSSERVAZIOW F1SICO-MORALI

anche troppo ; e crescono di giorno in giorno gli abitatori di quelle,

che assai nol sono : veggiamo scarse di popolazione certe region! ,

ove non e in onore ne in uso il celibate , e per opposite copiosa e

talvolta soverchia popolazione in qualche contrada, ove i celibi sono

numerosi.

Del resto, di questa verita (della licitezza del celibato) ,

come di

alcune altre, possiamo dire che il Creatore ce 1'avea fatta in qualche

modo insegnaredalla natura, prima di insegnarcela collarivelazione.

Praemisit naturam magistram , submissurus et prophetiam , ut /a-

cilius credas prophetiae discipulus naturae 1.

La natura c'insegna che le creature destinate evidentemente alia

hanno e-

fecondazione ed alia produzione degli esseri organizzati ,

ziandio altri uffici, n& lasciano di essere utili, allorche a quel prima

non servono : c'insegna ancora non essere necessario ne utile, anzi

neppure possibile, che tutte le sostanze, destinate al mantenimento

ed all' incremento delle specie , arrivino a tale scopo : n& possiam

dire senza assurdita , il sapientissimo Autore della natura aver im-

posto alle sue creature una legge, di cui ha reso impossibile 1'a-

dempimento.

Assai copiosa 6 la polvere degli stami , che somministra ogni

fiore, rispetto alia piccola quantita che ne esige la fecondazione delle

piante, alia quale e evidentemente ordinata quella polvere. Ma non

fu questa inutile prodigalita : vediamo , come osserva Bonnet , che

la Sapienza divina ha create Tape, la quale fa buon uso della por-

zione che poteva sembrare superflua di quelle polveri : e chi pu6

dire a quanti altri usi elle servano ?

Non vediamo in parecchi insetti, come nelle api e nelle formiche,

il gran numero che v'ha di individui, che chiamansi neutri, e sono

femmine imperfette, incapaci di generare? Quelle delle api sareb-

bono divenute femmine perfette ,

se fossero state meglio nutrite e

meglio &lloggiate. In questa utilissima ed ammirabile specie d' in-

setti, come pure nelle non meno ammirabili formiche, queste celibi

1 TERTULL.


ISTORSO AL CELIBATO 151

formano la massima parte della popolazione : nelle api sono queste

rispetto a quelle che hanno propriamente sesso , me 14 o 20

o 30 ad uno ed anche in maggior proporzione. Si distruggono per-

ci6 quelle specie o troppo

si diminuiscono? certamente no. Sono

almeno taute celibi un peso inutile o poco utile a que' popoli? Sono

non pure utilissims , ma necessarie. Elle si chiamano, e verafoente,

operaie: elle eseguiscono tutti i lavori necessari all'esistenza ed alia

prosperita della society : elle sono architette, elle fabbricatrici, elle

guerriere, elle educatrici delle patrie speranze, elle insomnia 1'ogni


152 OSSERVAZIONI FISICO-MORALI

Se la natura, ciofc il suo sapientissimo Autore, si fosse proposto

che gli esseri immediatamente ordinati alia produzione degli indi-

vidui organizzati ottenessero tutti tal One, si saria proposto uno

scopo senza prendere a ci6 i mezzi opportuni , e di piu uno scopo

dannoso ad altri esseri ed ancora fisicamente impossibile. I grani

sono direttamente ordinati alia produzione delle nuove piante : non

per6 veggiamo adoperati mezzi acconci a ci6 che tutti le produca-

no : vediamo per contrario innumerabili grani digerirsi dagli ani-

mali, imputridire nell'acqua, diseccarsi nell'aria. E se i grani tutti

si seppellissero per trasformarsi in nuove piante, quanto alimento

non sarebbe sottratto all'uomo ed agli altri animali! Ho detto di

piii, che c!6 era al tutto impossibile. E invero dove, se ogni seme

germogliasse, dove mai viverebbero, dove si radicherebbero tante

piante? II numero de'semi 6 fuor d'ogni proporzione con quel-

lo delle piante , che posson vivere sulla terra. Si & citato il papa-

vero , di cui ogni individuo racchiude tanti grani che basterebbero

a coprir di papaveri tutta la superficie della terra in pochi anni, se

tutti germogliassero per alquante generazioni successive. E i semi

innumerabili di tanti papaveri dove allora; potrebbero germogliare?

dove il frumento, il riso, il mais o grano turco, le patate e le altre

piante di grande utilita, per dir soltanto di queste? E i grandi al-

beri cederebbero il luogo ai papaveri ? E il melogranato tarderebbe

molti anni ad occupare tutta quanta la terra , se tutti i suoi semi

germogliassero? E qual pianta non farebbe lo stesso in un numero

conveniente di anni? E egli possibile che ciascheduna pianta ri-

cuopra tutta la terra? Gerto no. In modo non dissimile potrebbe

ragionarsi delle uova de'pesci. La Provvidenza ha assicurato la con-

servazione delle piante o de' pesci (per nulla dire di altre classi di

animali) col gran numero di grani e di uova, che producono ; e me-

rita osservazione che que'semi, i quali sono isolati in un frutto, so-

gliono essere difesi da una dura corazza, come quei del ciregio,

del susino, dell'albicocco e del persico, ond'e che men facilmcnte

periscono, ed ingoiati dagli animali sono restituiti intatti,

e talu-

no, dopo avere alquanto nutrito 1'animale colla sua untuosita , ne


INTORNO AL CELIBATO 153

esce intiero e, appunto per aver perduta la soverchia untuosita, atto

a germogliare : ci6 si e sperimentato

nelle olive.

Eziandio nel mondo inorganico non tutte le particolette di un

corpo si trovano congiunte alle eterogenee, colle quali hanno affini-

ta; ne era spediente che cosi fosse. Esempigrazia 1'ossigene ha piu

d' ogni altro corpo affinita per le altre sostanze semplici ,

in parti-

colare per 1'idrogene, pel fosforo, pel potassio, pel sodio ecc. e an-

cora pel carbonic, per lo zolfo ecc. Nullameno si trova in natura

gran copia di ossigene libero da ogni combinazione (poiche non

sembra tale il mescolamento di esso col nitrogene, nell'atmosfera,

o certamente non e stretta combinazione , quale F affinita forma in

certi casi tra queste due sostanze): e cosi conveniva, essendo Fos-

sigene libero, necessario all'uomo ed agli animali, non esclusi i vi-

venti nelle acque. 11 nitrogene o azoto non mostra forti affinita ver-

so molte sostanze, come 1'ossigene ;

ma combinasi con questo, e for-

ma con esso parecchie combinazioni propriamente dette : eppure

in quanta copia si trova esso nitrogene in tutta F atmosfera , misto

all' ossigene ! e mal per noi e per gli animali, ove ci6 non fosse ! Cosi

libero da combinazioni trovasi pure lo zolfo, e spesso in bei cristalli,

specialmente in Sicilia ed in Romagna, comeche tal sostanza agevol-

mente entri in combinazione, e si trovi naturalmente combinata col-

Fossigene, col ferro, col rame, col piombo, collo stagno, col mercu-

rio, coll'argento

ecc. Cosi il carbonio si trova non combinato nel dia-

mante e, pu6 dirsi ancora, nella grafite. Gli acidi, benchfc amanti delle

basi salificabili e tendenti a combinarsi con esse, si trovano tuttavia

spesso nativi , cioe naturalmente esenti da combinazioni. L'acido

carbonico, malgrado della sua affinita per le basi, potassa, soda, ba-

rite, strontiana, calce ecc. non manca mai native nell'atmosfera (tal

mancanza riuscirebbe dannosissima ai vegetabili) ne mai abbonda;

che la. copia di esso riuscirebbe funesta all'uomo ed agli animali.

Cosi troviamo nativi Facido silicico, ossia la silice, Facido borico ecc.

Ponete per fermo, che le chimiche combinazioni, e la generazio-

ne de' viventi non sono le sole operazioni necessarie o important!

nell'universo, che molte natural! sostanze riescono opportune ai fini


154

OSSEBVAZIOW FISICO-HORALI

del Creatare, seoza combinarsi e senza generate, che in particolare

1 uomo fatto ad immagine di Dio , anche non procreando figliuoli ,

pu6 rispondere a que'suoi

fini, e che il Re dell' universe non lo tie-

ne sulla terra per quell' unico fine, per cui noi teniamo nel pollaio

o ae'campi i galli, i tori, i verri, i montoni e i caproni. Ma di ci6

sia detto abbastanza.

Non voglio dissimulare, essersi osservato in Inghilterra, come la

propensione al suicidio sia maggiore fra i celibi (Iddio sa fra qual

razza di celibi) , che non fra i congiunti in matrimonio. I Legami

di questo ultimo stato, osserva il dott. Descuret *, attaccano pife

fortemente alia vita, quantunque la rendano spesso piu agitata e piit

penosa . Si avverta che nulla puo

trarsi da ci6 contra la licitezza

del celibato. Secondo Prevost di Ginevra, la professione che presen-

ta minor numero di suicidii 6 quella de' coltivatori, mentre le clas-

si letterate ne presentano il maggior numero. Risulta dalle indagini

del Balbi, che in tutti i paesi inciviliti, i suicidii sono piii frequenr

ti, ove Tistruzione e piii diffusa; e sono assai rari , come afferma

M. Lauvergne, tra i forzati delle galere. Da ci6 non si conclude che

lo studio e 1'istruzione sieno riprovevoli. Sie sovente ripetuto ne ?

tempi moderni, che il clima d'Inghilterra predispone al suicidio.

Non crediamo che sia molto di vero in questa asserzione. Ma sup-

ponendola vera, sarebbe perci6 illecito il vivere in Inghilterra ? In

certe profession! si osserva disposizione maggiore a certe passioni

e vizii , come all' ambizione , all' invidia , o all' ubbriachezza : i mi-

litari sono piii degli altri disposti al duello: non perci6 condan-

niamo 1'esercizio di quelle profession!. Tutto quello che pu6 de-

dursi da cotale osservazione si e, che coloro, i quali non prefe-

riscouo il celibato per vocazione superiore e per motivo virtuo-

so , faranno bene se preferiscono il maritaggio , in particolare ove

soffrano 1'ipocondria e la noia della vita. Del resto la rammentata

osservaiioiie non riguarda il celibato religioso o ecclesiastico. Si ve-

de per opposito che le persone consecrate a questo e fedeli al loro

1 Jtfedecine des passions pag. 677-696.


INTORNO AL CELIBATO 155

dovere , e in generale le persone di vera pieta , sono assai lontane

da quell' eccesso , salvo se sierio sconcertate le loro facolta men tali,

Non ai consigli della religione, ma bensi alia mancanza e all'indebo-

limento di questa deesi attribuire il crescente numero dei suicidii.

Non e 1' irreligione , scrive il citato Descuret, che produce cosi

spesso il tristo disgusto della vita e i trasporti passionati che spin-

gono tanti infelici al suicidio? Se consultiamo gli annali criminali,

orribili statistiche compilate per ordine de'principali Governi, ve-

diamo che la stessa istruzione, non che arresti i progress! del male,

sembra piuttosto favorirlo, allorche non e appoggiata suH'elemento

religioso. Bisogna dunque riconoscere che senza religione non vi

ha vera morale, e che la miglior semenza si cambia allora in avena.

L'empieta e un vento bruciante che dissecca il cuor deH'uomo; il

cristianesimo e una rugiada benefica che lo feconda e 1* ingrandi-

sce * . II dott. Bassiano Carminati tra le cagioni predisponenti ed

occasionali, che prepararono e determinarono i quarantuno suicidii

accaduti in Milano dal 1827 al 1829, non trov6 gia il celibato e la

continenza, ma bensi i vizii contrari : e Frank ed Hufeland e piu re-

centemente Esquirol hanno pure osservato come Y incontinenza dis-

ponga al suicidio 2 . Nulla e piu atto ad allontare da tal follla che quel

pensiero , il quale dee sempre star presente alia mente dei seguaci

de'consigli evangelici, il pensiero, volli dire, di Dio e dell'eternita.

Questo alia mente affacciasi

Dell' insensato, allora

Che uscir di tutti spasimi

Pensa quand' uom si mora ;

-E gli disarma il braccio,

.: ^ E il mar gli vieta e il laccio,

E lire acqueta e dissipa

La torba del pensier 3.

1 Pag. 116-117 - 687. 2 PISTBLLI 1. c. pag. 17.

3 BOB GO i Inni La Spcranza

* * !

' "> -


LA SUPERSTIZIONE

TRA CATTOLICI

ARTIGOLO TERZO

I.

Pure converra vincer la pruova. Quand'anche non fossero vere le

imputation! esposte negli articoli precedent! *, tuttavia una ce n'ha,

a cui non & si agevole il contraddire. Essa e il pervertimento che al-

meno il volgo fa non di rado del culto de'Santi e delle irnmagini;

di che nascono danni gravissimi, e quello tra gli altri di rendere vi-

tuperata e contennenda presso gli eterodossi la fede cattolica. Co-

desto rimprovero io lo trovo formalmente espresso nel libro di cui

altrove feci menzione, nel quale lo zelante scrittore, avvertita la ne-

cessita di correggere il popolo di molte false idee che suole avere

rispetto alia religione, vi deplora massimamente che alcuni ricor-

rono ai Santi come a datori di grazie, non come a intercessor!

presso Dio, e ne pregano le immagini ,

come se in esse risedesse

la virtu di operare i prodigi. Questa 6 superstizione (esclama egli

in un impeto di santo zelo) ; e tale pure si & la virtu miracolosa e

i Vedi il vol. X pag. 627 e segg. ; e questo vol. pag. 24 e segg.


LA SUPEKSTIZIONE TRA CATTOLICI 157

cc prodigiosa che si attribuisce ad alcune immagini particolari ; la

quale fa brutto contrasto colla irriverenza e non curanza di quei-

le, che non sono esposte alia pubblica venerazione. Siffatti error!

producono mail infiniti e sono cagione di molti morali disordini,

che si osservano tra popoli cattolici e che vengono loro rimpro-

verati dagli uomini di di verso culto e di diversa nazione, non senza

danno del la dignita dell a religione nostra 1 .

Non ti sembra, letter mio dolce, d' udire un Padre dei primi se-

coli della Ghiesa , che con in mano il libro della Sapienza sgrida i

Gentili che incommunicabile nomen lapidibus et lignis imposuerunt % ;

che idola .... Deos aestimaverunt 3 ; che in idolis confidunt * ; e

messi sotto i loro occhi gli effetti perniciosissimi che seguono da

tanta perversione,

est et initium et finis 5 ?

conchiude che idolorum cuitura omnis mail causa

Ma che ? siam forse tornati a quei lacrimevoli tempi del pagane-

simo, quando perduta 1'idea del Dio supremo, unico creatore e

provveditore dell'universo, nell'adorazione di creature e di vani si-

mulacri

!.)-' it* '' tdI.v' i -->.?fM

. . . . la gente folle

Gia s' invescava , pria che fosse anciso

L Agnel di Dio che le peccala tolle &?

'

'

>'

:

.' '-,

Siam forse rinvertiti a quei secoli d'ignoranza, in cui si pensava che

il governo e la cura delle cose umane appartenesse ad esseri secon-

darii , e che le statue de' numi fossero animate dagli iddii cui rap-

presentavano, e i quali

venivano in esse chiamati e rinchiusi in for-

za di dedicazioni e di operazioni teurgiche? Ha dunque una parte

altneno del volgo cattolico sdimenticato perfino il primo precetto

del decalogo : non avrai altro Dio che me ? perfino il primo articolo

del simbolo : credo in Dio Padre onnipotente ? n6 piii recita i'orazione

.*!>.. '

'

i .-'* ,'fH'^^" i

1 LA sci OLA. MATERNA, Saggio d'istruzione popolare ad uso delle scuole e del-

le famiglie. Firenze 1849, tomo I, . VII.

2 Sap. Xi V, 21. 3 Ivi XV, 15. 4 Ivi XIV, 29. 5 Ivi XIV, 27.

oM/ft I>ANTE, ParadisoXVll.


LA SOPERSTIZIOJ5CE

dominicale, in cui dal Dio solo ohe e nei cieli, come da datore

co, si chiede sovvenimento e conforto a ogni nostro bisogno?

Yeramente io avea creduto finora esser al tutto cessata quella in-

lelice condizione de'popoli, quando i piu sublimi filosofi disperava-

no di poter introdurre nel volgo giuste idee di Dio ;

e mi lusingava

he la piu rozza vecchierella tra noi fosse assai piii innanzi nella co-

aoscenza delle cose divine, che non Aristotilee Platone! Ma adesso

il nostro buon Florentine rni rende accorto che io era irt errore, e


TRA CATTOUGI

discorso, che senza stancarti 1' orecchio tacitamente e assiduameole

ti parla al cuore, ma dei discorsi medesimi sono assai pui efficaci, &

tragittarti nell'animo Tidea dell'obbietto e rendertela piii vivaoftcd

operosa :

Segnius irritant ammos demixsa per aures,

Quam quae sunt oculis subiecta fcdelibus *.

' .r-rl^y: .V: f t

-

-{- .'fcffi .i. i .>|

La scrittura figurata e simbolica , in ordine a ra p presenters- e

commuovere i riguardanti , ha sulla scrittura elementare una pre*-

mirienza iudicibile ;

vece di libri , e con assai maggior prode

massime per la gente illitterata, alia quale tie&

dei libri stessi la istruisce

e ne rinflamma gli affetti. Ondecche i protestanti spogiiando i tem-

pli e le case Si questi divoti simboli , ban no svigorito ii culto delta

sua maggiore e piii universale efllcack, e sottratto il pabok) pik

11 sacro Goncilio di Trento parlando del culto delle sante i

gini si esprime in questa forma: c Le immagini di Cristo, delta

Vergine Madre di Dio e degli altn Santi, nei tempii principalmecut

t debbono aversi e conservarsi, e deesi tribuir loro il debito onere

e venerazione. NOD perch^ si creda risedere in esse alcuna divinity

o virtii propria , per la quale sieno da veoerare ; n^ perch^ da

esse si richiegga veruna cosa, o in esse si ponga fiducia ; come u&

tempo facevasi da' geotili , i quali Degli idoli collocavauo la torn

t speranza: ma percbe 1'onore che alle immagini si presta, si rut-

risce ai loro prototipi per quelle rappresentaU. Talmenteche per

le immagini che baciamo, e inuanzi alle quali ci scopriamo il

capo o pieghiamo le ginocchia

, adoriamo Gristo e veueriamc

i Santi , di cui quelle portano la somiglianza ; il ch$ dai decrets

^J7^ .;

1 ORAZIO Arte poetica.

.'*V


150

I-A SUPERSTIZIONE

de'Concilii, e specialmente dalla seconda Sinodo Nicena, e stato

sancito contra gli oppugnatori delle sante immagini i.

Questa e la dottrina della Chiesa cattolica, e questa e altresl la

pratica del fedeli anche rozzissimi, purche non abitino nelle selve

(nel qual caso non sapremmo che dime) , ma vivano in societa cogli

altri , ascoltino le istruzioni del proprio parroco , o se non tanto ,

veggano

almeuo e intendano la comune usanza. lo sto manteni-

tore e mallevadore della rettitudine della plebe cattolica in tal co-

stume. Alcuni censori sostengono il contrario e gridano all'abuso.

Ma hanno essi trattato famigliarmente col popolo al pari di me? Ne

hanno investigati gl'interni sensi e concetti? Essi hanno sol con-

templata

1

1'azione esterna : hanno veduto che

il popolo pregava ,

genufletteva, scioglieasi in lacrime dinanzi alle sante immagini. Ne

hanno inferito che dunque esso pone nelle immagini stesse la sua

fiducia , suppone che le immagini sieno quelle , che da se fanno i

prodigi, o se s'indirizzano ai Santi, li credono non intercessori, ben-

si largitori di grazie per proprio valore. Ma a dir vero saresti tu

molto ridicolo, se dal vedere che una sposa bacia il ritratto del con-

sorle assente, o che un figlio 1'effigie del padre, vorresti inferire

che essi dirigono quello sfogo d'affetto non alia persona rappresen-

tata, bensl al pezzo di tela o ai colori che sopra vi sono impiastric-

ciati. E se tu vedi la vedovella, o 1'uom tapino raccomandarsi molto

a un gran favorito del Principe per conseguire aiuto e soccorso, vor-

rai tosto dedurne che dunque quei poveretti confondono il favorito

1 Imagines porro Christ i, Deiparae Virginis et aliorum Sanctorum, in templis

praesertim habendas et retinendas, eisque debitum honorem et venerationem tm-

pertiendam; non quod credatur inesse aliqua in Us divinitas vel virtui, propter

quam sint colendae: vel quod ab eis sit aliquid petendum ; vel quod fiducia in

imaginibus sit figenda , veluti olim fiebat a gentibus , quae in idolis spem suam

collocabant ; sed quoniam honos , qui eis exhibetur , refertur ad prototypa, quae

illae repraesentant : ita ut per imagines, quas osculamur, et coram quibus capvt

aperimus et procumbimus, Christum adoremus, et sanctos, quorum illae similitudinem

gerunt, wncremur ; id quod Conciliorum, praesertim vero secundae Nice-

nae Synodi decretis contra imaginwn oppugnatores est sancitum. Sess. XXV.

Decretum de Purgatorio.


TBA CATTOLICI 161

col Principe, e credono quel favorito essere dispensatore da se di

favori e di grazfe ?

La Dio merce ne questi ne simiglianti errori hanno attecchito

mai nella plebe cattolica, sicche debba impensierirsene alcun zelan-

te. E tanto il chiarore della dottrina deHa Chiesa, tale 1'efflcacia del-

rinsegnamentoparrocchiale e domestico, tale il buon senso che in

arcana maniera si sviluppa nell'animo de'fedeli, che il piii sempli-

cetto fanciullino tra noi sa bene spesso rettissimamente parlarti in-

torno alle piu astruse verita religiose e morali; che se erra talvolta,

trova tosto nella mamma o nel compagno un maestro che pronta-

mente il corregga. Ne volete un esempio?

Saliva io per vaghezza del luogo con alquanti amici per Terta co-

sta di Montecavi, in antico Monte Albano, sul cui bel cacume sedea

un tempo 1'ara di Giove Laziale, ed ora sorgeun chiostro di osser-

vantissimi religiosi. Giunti a Rocca di Papa, che giace sul dosso del-

la collina, una turba di mascalzoncelli ci si offerivano per ciceroni,

e volevano a tutti i patti mostrarci dove gli antichi Romani, eretici

si capisce e scomunicati, il prendeano caffe ed il cioccolatte. Avem-

mo un bel da fare per iscioglierci da quella infestazione ; ma non

vi riuscimmo con due dei piu ceneiosi tra i sette e gli otto anni,

i quali cucitisi at nostri panni ci vollero ostinatamente seguitare.

Invece di cose antiche, un di noi cominci6 a interrogare i piccoli

ciceroni sulle cose moderne , anzi sulle present! e di loro ; e come

andassero cosi scalzi e sprovvisti? e perche non s'acconciasser meglio

di panni ? e perche cosl luridi ed arruffati ? il che tutto si riassumeva

in quella terribile interrogazione : come fossero cosi poveri e dere-

litti? Al che il piu vispo dei due rispose : gia si sa, il mondo e co-

siffatto che non tutti abbiano la medesima condizione , ma alcuni

siano ricchi ed altri poveri. Gli e vero , replied il mio compa-

gno : ma dimmi , fanciullo , per un cristiano , in quale delle due

classi e meglio trovarsi, in quella dei poveri o in quella dei ricchi?

Io per me credo, rispose il putto, che sia meglio trovarsi nella

classe dei poveri, perche povero fu G. Cristo ed in essa pu6 Tuomo piii

facilmente salvarsi 1' anima. Ed io per contrario, ripigli6 allora

Vol. XL 11


162

LA SUPERSTIZIOKE

1'altro ciceroncello, a cui quella risposta nan garbeggiava, come

non garbeggia a novantauove centesimi del genere umano , io per

me credo meglio esser ricco , e m&ngiar bene e non aver bisogno

di nessuno.

E taci, sgridollo tostamente il primo fanciullo, come

t' attenti tu di dir questo , essendo tu cristiano? Ben fa nostro Si-

gnore a volerti povero contra tuo grado. E giusta pena del tuo mal

talento. II cattivello a tal rampogna, fattagli da uo suo uguale,

arross6 e col silenzio mostrava di riconosoersi.

Io che con infinite diletto ascoltava quel diverbio tra quelle due

innocenti creature, volsi il pensiero a quel detto profetico della Sa

pienza: fece eloquente la lingua dei bamboli; linguas infantium fecit

esse disertas i ! Ed ecco, dicea tra me, un fantolino, che appena ha

sciolto il labbro alia parola, disooirere con tanto senno e con tanta

franchezza intorno a ci6 che ignorarouo i piii superbi filosofi !

Lucano , che & quello che tu predicasti con tanta boria della vita

povera? Vieni ed apprendi da questo par^oto! Tu credesti di dire

gran

cosa commeadando Iji poverta, perche

. , la trovd $eoura

Con Amidate al suon della sw woce

1

Colui che a tutto il mondo (e paura 2 !

Tu esci in quella tanto celebrata senteoza : o secure facolta delia

vita ! povera augusti abituri ! non ancora intesi doni del cielo 3i

Ma ecco, questo fanciullo t' insegna esser ben akre e piu sublimi le

ragioni per cui & preziosa la poverta. Egli te la raostra pregevole,

perch^ un Dio fatto uomo la tolse a fida compagna di tutta sua vita,

e perch^ scelta o almeri tollerata per amor suo, fc mezzo piii

1 Sap. X, 21.

2 DANTB Paradiso.

3 vitae tula facultas

Pauperis, angustique lares ! munera nondwn

Intellecta Detim!

.

certo ad

ANN. LCCAM Civilis Belli 1. V, Y, ^27 e seg.


TRA CATTOLICI

acquistarsi quell'ignota ricehezza che fc il diritto al regno

163

dei cieli *.

Ei ti ripete col salmista che Dio predilige piii caramente il pove-

rello, losuscita della terra in cui giace, lo solleva dal fango: susci-

tans a terra inopem, et de stercore erigens pauoerem; ed a qual fine?

della sua corte: ut

per collocarlo in altissimo seggio tra i prindpi

'

>L -L I' O

wllocet eum cum pnncipibus, cum pnnnpibus popuh sui 2 .

. t j[.-v-> V'pj!'- ::-J:.r. i

>]'lSRl'?ltK>.')j3i8


164

LA SUPERSTIZIONE

pu6 e a chiari iudizi ci manifesta che il vuole , fanno male i fedeli

a conformarsi nei loro atti religiosi a quest! divini voleri?

L' obbiezione mossa qui contra le immagini, generaleggiando, po-

trebbe volgersi contra i templi, contra i di festivi, contra i riti parti-

colari che usa la Chiesa, contra qualunque speciale determinazione

che facciasi in materia di culto. Come si dice: perch& onorare alcune

imagini piu particolarmente che altre? cosi potrebbe dirsi: perche

preferire un luogo ad un altro, im giorno ad un altro, una maniera

di pregare ad un'altra, una ceremonia ad un'altra nel rendere a Dio

1'ossequio che gli dobbiamo? Come si dice: forseche non tutte le

immagini ci rappresentano egualmente Cristo, la Vergine,

i Santi?

cosl potrebbe dirsi : forseche Iddio non e in ogni luogo ? Non da

udienza in tutti i giorai? Non intende tutte le formole di parlare?

Eppure egli 6 certo che Dio vuol essere piu particolarmente onorato

nel tempio, e promette di esaudire piii facilmente coloro, che quivi

lo pregano : oculi mei erunt aperti et aures meae erectae ad orationem

eius qui IN LOCO ISTO oraverit *. Eppure & indubitato che egli 'ha

prescritto gionii festivi, e neha comandato in precisi termini 1'os-

servanz (v: observa diem sabbati et sanctificabis eum 2 . Eppure e noto

ad ognuno, che sappia il Pater noster, aver Egli prescritto determi-

nata formola di preghiera: sic ergo vos orabitis 3. Non e dunque

Egli altresl padrone di determinare un particolar santuario , una

particolare effigie, in cui si degni d'accettare piu volentieri 1'ado-

razione protestata a Lui, 1'onore fatto a suoi Santi?

Bene sta , ripiglierai ; ma come saprassi nel caso pratico, questa

essere la volonta di Dio rispetto a questa o quella immagine in

particolare? Si sapra, ti rispondo , dagli effetti soprannaturali di

miracoli , di segni prodigiosi , di conversion! ed altri favori celesti

che Dio opera e in piu larga copia largisce per le preghiere quivi

fatte. Imperocch Egli per tali mezzi santifica in certa guisa quel

luogo o quel simulacro e di particolar venerazione lo rende degno.

Scalzati, perche il luogo, dove posi il piede,

1 II. Paralifi. VII. 2 Denteron. V. 3 MATTH. V, 9.

e santo. Gosl Dio a


TRA CATTOLICI 165

Mose nell'apparirgli tra 1'ardente roveto sull'Oreb: Solve calceamenta

de pedibus luis; locus enim in quo stas, terra sancia est *. Quell'ap-

parizione sensibile di un Angelo che rappresentava il Signore e

parlava a nome di lui , fu come una consagrazione

e dedicazione di

quel luogo, sicche questo meritasse un piii ossequente atto e un piir

divoto contegrio.

Si sa secondamente dagl' instituti e ordiuamenti della Chiesa ,

moderatrice e maestra del culto cattolico. Imperocche sovente la

peculiar devozione a tale o tal luogo , a tale o tale immagine e or-

dinata da sacri Pastori per la peculiar dedicazione che essi ne fecero.

Si sa in terzo luogo dallo sviluppamento stesso della pieta de'fe-

deli, che sotto 1'istinto dello Spirito Santo si svolge nella Chiesa, e

va a poco a poco contraendo maggiore affezione a questo o quel

santuario, a questa o quella effigie sacra.

Questa tendenza de' fedeli e frutto spontaneo,

e effetto necessario

della loro fede verace ed attuosa. Imperocche vuol qui sagacemente

osservarsi differenza spiccatissiraa , che corre dallo spirito cattolico

allo spirito protestantico. II protestante in materia di religione ten-

de sempre all' analisi ; perche avendo rinnegato il magistero della

Chiesa, e rimaso accomandato soltanto alia propria investigazione.

Di qui nasce che in materia di culto egli tende sempre ad universa-

leggiare ed astrarre. Perfioo quando vi parla di Dio, non sapra usare

altri vocaboli che quelli di Divinita, Provvidenza e simili nomi a-

stratti; e se talvolta adopera il concveto, non sa farlo altrimenti, che

ponendo un aggiunto qualificativo all' universalissimo, astrattissimo

e massimamente vago e indeterminate concetto di ente. Quindi vi

dira : VEnte supremo. Questa e la massima individuazione che sap-

pia dare al suo pensiere riguardo a Dio. Qual meraviglia poi se il

protestantesimo, portato da questo suo istinto, sia riuscito da ultimo

nel razionalismo hegeliano a confonder Dio coll' Idea pura separata

da ogni oggetto e da ogni soggetto, che era la massima astrazione

a cui potea sollevarsi?

1 Ex. Ill, 5.--,|i>is'


166

II cattolico per contrario in reKgione teode sempremai alia sin-

tesi. Egliriceve la sua fede dalla Chiesa; nun ha mestieri d'inve-

stigarla da se. II suo lavoro e soltanto di svolgimento

del ricevuti

principii, di deduzioni, di applicazioni all'ordine tanto ideale quanto

reale. Quindi e che in fatto di culto egli tende di continue a con-

cretizzare, ad individuare, a dar sussistenza e personality al proprio

connetto. Quando egli vi parla di Dio non userk le voci: divinita,

ente supremo e molto meno natura; ma vi dira: Dio, Nostro Si-

gnore, I'Autore e Creatore della natura,

il Re del cielo e delta terra.

Anz? non contento degli stessi nomi concreti e delle note proprie ,

cerchera chiarire vie meglio ed avvivare il suo concetto , mediante

relazioni a fatti sensibili, ad influenze sperimentate. Ricordera egli

la divina Redenzione ; ma commemorando le piaghe e il sangue di

Gesu Cristo, venerando gli emblemi e gli strumenti della sua sacro-

santa Passione. Si terra viva la rimembranza dell' immenso amore

dell'Uomo Dio verso di noi ; ma colendo e festeggiando il suo santis-

simo Cuore. Invochera Maria ; ma sotto il nome dolcissimo di Ma-

dre ;

n^ solamente di Madre, ma di Madre pietosa, di Madre benefi-

ca, di Madre di grazia, di speme,

di santo amore. Venerer& i Santi

e i Martiri di Dio ; ma mostrera quest' ossequio suo onoraudo le loro

reliquie, il loro sepolcro, i luoghi dove vissero, gli

strumenti del

loro martirio. E cosl in secoli di fede, il pensiere che il luogo, ove

Cristo nacque , patl , risorse , fosse in mano degl' infedeli, bast6 ad

armare tutta 1'Europa e rovesciarla sull' Asia. II protestante non

saprebbe neppure intendere la possibilita di questa , che egli chiama

esaltazione fanatica del sentimento religioso.

Una differenza cosl profonda tra il cattolico e il protestante si ri-

duce sostanzialmente a questo : che il cattolico crede ed ama cio che:

e, non essendo il suo Dio un essere ideale, ma un essere storico;

nei suoi dogmi, pensamenti della propria ragione, ma fatti positivi j

rivelatigli da un'autonta superiore. Per6 col suo culto egli tende]

sempre all'obbiettivo , all'esistente; e 1'obbiettivo e 1'esistente in

realta non si trova che nel concrete. II protestante e converse si ag-

gira folln credenza e colVaffetto intorno alle creazioni del proprio


TRA CATTOLICI 167

pensiero. Per6 col suo culto egli tende al subbiettivo, all'ente logi-

co, a ci6 che e v6to di sussistenza, a ci6 che e vago, indeterminate,

a ci6 che tende a svaporare in una regione aerea e nebulosa. Tale ap-

punto e I'astratto noti coftfortato ne sorretto dal concrete in cui vive.

Non e dunq-ue meraviglia (per tornare al caso nostno) che il cat-

'tolico, seguendo questa sua tanto connaturata tendenza, anehe nel

culto delle sante tmroegini, si porti con pid affdrfctuoso ossequio vet so

quelle, ndle q.uali la divina bonta e la protezione de'Santi piu con-

eretaraente risplende per grandezza e numero di prodigii, o per la

ricordazione di qualche fatto solenne od altna ipia iniemoria, che abWa

dato origine a quella devozione. Cosl si onora in modo speciale 1'ef-

figie di Maria in Savona, perch^ oltre alia prisca apparizione che la

rese celebre, essa legasi strettamente colla ricordanza del patroci-

ok) della SS. Vergioe verso il capo della Chiesa nella persona di Pio

.VII; si Uene in p^rticolar riverenza rimmagihe della medesima SS.

Vergine della Basilica Liberiana per la sua antichita veneranda ; e

ulti.i/iamente e sal 1

'

ta in altissimo onore 1' immagine della Madonna

di Rimini, pel riovissimo prodigio in essa operate. E ci6 che di-

ciamo di queste, a cagion di esempio, intendasi raedesimamente di

alfcre dipinture o sculture flguranti il Salvatore, i Santi , gii Angeli

di Dio.

Ma eziandio senja ci6 il desiderio dell'egregio riformista, oltrecch^

ridicolo, e per giunta di esecuzione afifatto impossibile. Che volete voi

dunque? che a tutte le sacre immagini si renda queir onore che fassi

a questa od a quella immagine particolare ! Ma cam voi ! voi farete

sonscellar dalle risa i vostri buoni Fiorentini, quando pretenderete

4a loro che 2e splendidissime e maravigliose feste, fatte test^ all'^n-

nunziata dei Serm, si facciano a tutte e singole le immagini che so-

no per le Chiese , per le cantonate , per le botteghe , pei fondachi >

per le case e fino in capo ai lettucci piu miseri e nei piu miseri

bugigattoli. II Gran Duca con tutta la sua pieta

non troverebbe in

tutti i tesori oro bastante a foggiare tante corone : i filarmo nici

dell'universo mondo non basterebbero a tante musiche, e tutta la

Toscana, messasi in processione e durandovi ua paio di secoli, non


LA SUPEHSTIZIONE

giungerebbe a coronarne una centesima parte. Voi capite bene che

codeste sono fantasie da farnetici ; ma persistendo sul vostro di-

lemma o a tutte o a nessuna ,

1* impossibility assoluta della prima

parte yi assicurava la riuscita della secouda. Dico tri assicurava net

vostro libro ed in qualche cervello balzano siccome il vostro. Nel

resto in Toscana come per tutto, dove si pensa cattolicamente , si

capisce che volendosi onorare la Vergine , ci6 si pu6 far benissimo

tributando a qualche immagine particolare un onore, che rifluisce

eziandio in certa guisa in tutte le altre, in quanto la persona im-

maginata in tutte e singole & sempre la stessa.

IV.

Porr6 termine a questa trattazione col riferire il preziosissimo

rimedio che 1'autore, da me piu volte citato, propone per impedire la

superstizione nel basso popolo. Questo rimedio egli trova negli asili

infantili, dicendoci: doversi essi considerare come una istituzione, at-

ta a preparare i fanciulli ad accogliere con profitto le lezioni e i precetti

della Chiesa *. Confesso di non intendere pienamente il senso di que-

sta singolarissima affermazione. Profferita dopo i lamenti fatti dal-

lo scrittore intorno agli eccessi superstiziosi, che egli dice osservarsi

nei popoli cattolici , e di cui noi abbiamo veduto il valeggio ; tale

sentenza mi suona: che 1' istruzione religiosa ricevuta dai putti ne-

gli asili , gli porra in grado di saper discernere 1' uso dall'abuso, il

vero dal falso nelle lezioni e precetti che poscia udiranno nella par-

rocchia. Quella istruzione , preparando ad accogliere con profitto ,

saprci mettere in quelle anime semplicette idee piu chiare e piu sin-

cere in materia di religione, di quelle di che s'informerebbero, se

tale istruzione non avessero ricevuta, ma fossero rimasi affidati ai

solo parroco. Ma d'onde tanto miglioramento nel profitto intorno

alle lezioni religiose? dalla qualita deH'insegnamento,

ovvero dell'in-

segnante? Non certamente dalla qualita dell' insegnante; perocche

i La scuola mattrna ecc. luogo citato piu sopra.


TRA CATTOLICI 169

sarebbe ridicolo il dire che una donna del popolo istitutrice di quei

fanciulli (pognamo che sappia

benissimo il catechismo ed eserciti

quell' ufficio piii per zelo che pel salario) sia meglio atta a gittare

semi della verace dottrina di Cristo ia quei teneri cuori, che non ft

parroco, il quale ha scienza e missione da ci6. Adunque converra

dire che ci6 proceda dallaqualita dell'insegnamento. Ma io diman-

do : forse che negli asili s' insegna o pretendete voi che s' insegni

un catechismo diverse da quello della parrocchia ?

Degli asili d' infanzia dovrem parlare distesameote nella seconda

serie, la dove discorreremo della educazione in generale. Per ora

basti dire che il prendersi affettuosa cura de' fanciulli, massime po-

polani, e opera sommamente benefica, salutare, eccelsa. E quale ope-

ra pu6 pensarsi piii cristiana e piii santa, che ricettare e nutrire ed

ammaestrare quelli, cui Cristo con predilezione chiamava a se, ac-

carezzava, abbracciava, proponeva per tipo della semplicita \olut&

ne'suoi seguaci, e protestava che 1'accoglienza fatta a un di loro Egli

1'avrebbe tenuta siccome fatta a lui stesso? qui susceperit unumpar-

vulum talem in nomine meo , me suscipit *. Qual eosa piii

dolce a

un cuore bennato, che prodigare amorose cure e spezzare il pane

corporate e spirituale a queste innocenti e carissime creaturine, cui

Iddio vagheggia dal cielo nell'atto ch'esse aprono la loro aniraa can-

didetta ai primi raggi del vero, al primo riso della festevole natura?

Qual cosa piii grata agli angioli del Signore , che veder gli uomini

consociarsi loro nella tutela di quelli ,

che per solenne promessa di

Cristo son giuste rede del regno dei cieli ? talium est enim regnum

coelorum 2 . La Chiesa infiammata della carita del divino suo Sposo

e incredibile quanto ami siflfatta opera piii angelica che umana ; ne

ci volea meno dell' inverecondo e sfrontato cinismo de' nostri am-

modernatori, per ispacciare

che i ministri di essa Chiesa 1'astiassero

ed impedissero. Basti ricordare i soli nomi di un S. Girolamo Emi-

liani, di un S. Vincenzo de'Paoli, di un S. Giuseppe da Calasanzio,

di un venerabile La Salle per intendere a chi debbasi il primo pen-

'),-,.' i V.!; ., ; -:.-t r. M:;' :/ii'/j::

1 MATTH. XVIII. 2 Ivi XIX.


LA

siere. di ufficio cosl pietoso; per milk dire di tanti piUnstituti di

Conservatorii,. diRicetti, di Ospizii, di scuole gratuite dalla Ghiesa

foiidati e promossi. Un tal bisogno e seatito piii \ivamente oggigiorno,

che moltiplicate le grandi officine di lavoro in comuue, non

solo i padri,, ma le madri ezianiio IHMI piii lavorano in casa ma fuo-

ri, e quindi son costrette ad abbandonar permolte ore del giorno L

loro pargoletti, senza poterli sopravvegliare e curare!. Sotto tale ri-

guardo gli Asili d'infarizia, o siinili Istituzioni (del nome non mon-

ta; SOBO di utilita iusigne si ptubblica- come privata. E dove pur

fosse ver.o (il die per ora: non intendiaruo decidere) ehe siCFatti asili

non sortisse.ro da prima un'origine pura e cattolica, e foasero indi-

rizzati a tutt'altro scopo da quello che esteriormeDte dwolgavasi *;

tuttavolta la loro macchia originale pu6 cancellarsi nel battesimo

della Ghiesa, che insignorendosene li purghi da ogni rea influenza.

La Ch'esa ha furza di restaurare ed elevare ogni cosa che docilmente

si sommetta alle sue cure. Anche 1' uomo nasce di origine viziata,

e nondimeno la Chiesa lo rigenera e lo fa degno del cielo.

Ma deh ! per Dio ! se si vuole che gli asili fruttino a bene e tor-

nino veracemente utili alle societa e alle famiglie, si esiga irremovi-

bilmente ehe stieno sotto la dipeadenza e la vigilanza dei sacri Pa-

stori, e rnassimdmente dei Vescovi. Qaesti ne sopravveglino 1'inse-

gnamento, ne sceigano o almen riconoscano le persone da preporre

all'educazione, ne disamiriino grinterui ordini, ne stabiliscano le

pratiche, ne approvino i libri, acciocche il tutto proceda secondo

Tidea e lo spirito della Ghiesa. La sapienza deH'uom cristiano vuol

1 Ecco quello che deU'origine degli asili d' lofanzia scrive un sapientissimo e re-

liKiosissimo diplomatico, il conte Solaro della Margarita : Essendo questione d'A-

poni, coosiderato a Roma come 1'introduttore in Italia degli asili d'infanzia, se-

condo il piaao dello Scozzese Owen, protestaute, capo d'una setta sansimoniana ;

che fin dal 1837 d'ordine del Santo Padre si era diretu ai Vescovi dello Stato

Pontificio una circolare per proibire le scuole infantili, quelle appunto promosse

dall'Aporti ecc. Memorandum storico politico del conte SOLARO DELLA MARGA- \

RITA, Torino 1851 , capo XIII, pag. 308. Questa opera piena di sapienza politica ,

secondo uno spirito sinceramente cattolico, meriterebbe di essere letta e sludiata da

quanti si avviano per la camera governativa o diplomatica.

j


TRA CA.TTOLICI

171

che per tempo si disponguno quelle animucce piii che alia mortale,

alia immortale felicita. Convien che si formino cittadini non tanto

della terrena , quanto della celeste citta , che iniziata quaggiu nella

cattolica Chiesa ,

dovra poi compiersi e perfezionarsi eternalmente

nei cieli. Siam lieti di poter testificare che tale appunto ci parve

1'andamento di quelle tra queste scuole infantili ,

che ci venne data

occasione di visitare nei dintorni di Roma.

Ma se per contrario, rimossa 1' influenza della Chiesa, gli asili si

volessero in alcun luogo istituire e reggere sotto il solo iudirizzo

del laicato, secondo uno spirito meramente filantropico, umanita-

rio e, diciamolo col proprio nome, pagano; aggiuntovi qualche con-

cetto religioso, come per semplice condimento ; oh allora (qual dub-

bio c'e?) essi nori giovevoli, ma in quella vece tornerebbero noce-

volissimi alia vera felicita de'popolibattezzati. Imperocche- essi riu-

scirebbero in tale ipotesi a dar solamente una certa tinta esterna di

morale alia plebe, senza 1' interna virtu e rettitudine di pensieri e

d'affetti. Le comunicherebbero una certa specie di pulitezza e di ma-

teriale coltura , e le procaccerebbero, se volete, eziandio i mezzi di

essere meno disagiata. Ma le seccherebbero in seno, al tempo stes-

so, la vena della cristiana pieta, e tenderebbero a spogliarla del piu

prezioso tesoro che quella abbia,

la fede sincere ed attuosa. Un tal

baratto sarebbe pel popolo una sventura, won un conforto ;

un cru-

delissimo malefizio, uon un dono benefico. Mentre il popolo conserve

1'interezza e la purita della sua Fede", egli quantunque rozzo, quan-

tunque povero, quantunque derelitto, e tuttavia beato anche terre-

namente, perch^ ha sempre alia mano un balsamo onde lenire ogni

suo dolore, e perch& tra le privazioni e le fatiche gli sorride lieta e

vicina la sicura speranza d'un felice avveuire, se non altro,

al di

la della tomba. Ma se questa speranza si estingue, se egli non vede

ehe la sola terra , egli & misero, checche si faccia. II danno che gli

si arreca e tanto, che a s^ tragge ogni bilancia, ne pu6 compensar-

sene il costo con qualsiasi materiale incremento.


DELLA REPUBBLICA ROMANA

LE CAMPANE E I CONFESSIONALI

rfF sH

t! tfh&

Quella sera dell' arrivo


DELIA REP. ROM. LE CAM PANE E I CONFESSIONALI 173

Sempre in sulle berte, eh, sempre scherzoso,

il mio caro Mi-

mo, disse Aldobrando. Si calarono di molte campane, e trascinaron

per le vie di roolti confessionali ; ma se vorrai udir Messa non ti

manchera il richiamo, e se vorrai confessarti, non e mestieri dei

bucolini della grata per te, poiche i tuoi peccatacci son si grossi e

massicci che non vi passerebbero, e per te saria stretta la sacristia

di san Pietro , che la riempiresti alia prima sfornata.

Grazie della buona opinione, in che ti sono. Ma fuor di celia,

mi dicono che i repubblicani commisero mille enormezze intorno

alle campane'e a' confessionali.

Per certo, cari amici ;

ed io mi trovai presente alia chiesa de'Fi-

lippini , che fu un orrore. Da prima , sotto sembiante di fondere i

sacri bronzi in cannoni a difesa della patria ,

dichiararono che non

sarebbon tocche le campane delle basiliche , delle parrocchie, delle

chiese nazionali e le rare per arte e quelle che serviano ai pubbli-

ci orologi. Non attennero una sola di tali promesse. Sopra tutto

yoleano far onta alia Chiesa Romana ; poscia non far cannoni ma

quattrini, e gli ebrei comperarono la meggior parte di quel bronzo

a contanti ; di guisa che i commessari in luogo di portarlo alle fon-

derie di castello, recavanlo a gran notte in ghetto.

La basilica di santa Maria Maggiore avea un campanone smisu-

rato, che fe'gittar Papa Gregorio poc'anni innanzi, e ai primi toc-

chi, forse per malizia del fonditore, s'era fesso. I repubblicani che

n'averian tratto di buona moneta, volean calarlo contro il loro de-

creto ; ma era si malagevole incastellare i ponti a quell' altezza, che

divisarono di spezzarlo acolpi di mazza. Indi ecco fabbri e facchini

picchiarlo a muta a muta con mazzapicchi e martelloni da magona;

ma quella campana die ai primi cozzi del battaglio s'era fessa, or

per picchiarla e tempestarla, non che si rompesse , ma n& anco ne

schizz6 qualche sverza , o slabbrossi , o intaccossi punto

nulla co-

me sela fosse di diamante. Quegli empi ci s'arrovellarono intorno

per piii giorni , e aH'alternar dei gran colpi ne usciva un suono si

mesto , che parea che piangesse e gemesse , o lamentasse tanto sa-

crilegio e si crudo governo. Ma del romperla non fu nulla , e


174 BELLA REPCBBL1CA ROMANA K51fl

parve portento che volie mostrarne a quei ribaldi la Madonna San-

tissima i .

quei di avreste udito Roma rimbombar cupamente

al martel-

lare continuo su(le campane per fraogerle sopra i campanih, ogni

volta che tornasse duro soverchio il metterle sulle taglie, o 1' appor-

vi gli argani per ispernarle dalle cosce e torle dai ceppi;e sbragar-

le e porle in terra. Ciceruacchio co' suoi manigoldi correa di chiesa

in chiesa gridando

abbasso que campanacci che ci rupper tanto gli

orecchi E poiche ne'monisten delle religiose le torri sovente riu>

sciano nell'interrio della clausura, quei demonio, se le monache si

richiflmavano di tanto oltraggio, cominciava ad arietar le porte per

abbatterle ed entrare per torza. Queile poverine piangeano, fuggia-

no a ripararsi in cella o nel coro, ed ogni picchio dato sulie campa-

ne piombava loro sul cuore, e come le sentiano spezzare alzavano

uu lamento inenarrabile e smisurato, mentre que'dragoni sudanti,

trafelanti bestemmiavano, e per giunta gittavansi

nel refettorio e

voleauo esser pagati, e mangiare e bere sino a recere, rimorchian-

do le suore cantiniere e dicendo loro milie oscenita da trivio e da

taverna.

Auco nelle chiese de' Religiosi commisero mille indegnita sino

staccar loro.dagii arpioni le campanelie dei*egni comuni, levandole

dal coro, dalle scale e dai chiostri con mille beffi e sarca&mi dicendo

loro Come f arete ora ghiottoni a trovar lora dei pranzo e delta

cena che v> abbiam tolto la voce di Dio che vi chiama come i porci alia

broda? Alia broda? gridava un altro mascalzone ; ai capponi do-

vei dire, alie starne, allo sforione: cotesti fratacci s'ungono il grifo

di buon bocconi e leccardi, ma ri arete per poco, verremo noi^paron

Angelo, a scannarli tutti cotesti scioperati. Mi disse un tratello

laico, che tolta la campanuzza dei segni dai suo convento, un cam-

panaio birbone, ch v

era sempre con que'ladri a guidare rimpresa,

1 E per vcro, mentre non la poteron mai non che rorapere ma pur ischeggiare i

repubblicani, quest' anno avendo voluto il Sommo Pontefice Pio IX farla rifondere,

si Iasci6 spezzare agevolmente.


LE CAMPANE E I COSFESSIOJALI 175

comifldo a leggere 1'iscrizione che v'era intorno, e tutto festive gri-

do Questa campana rka fatta mio nonno, ch'e ora allinferno e

si mise a sghignazfcare.

A tante chiese non lasciarono piu che una campana e la piu pic-

cola ; perche alcuni sacristdni diceano Deh lasciatecene un' altra

per sonare a dopmo le feste

> e

que' risponleano Soneremo not

a festa impiccandovi tutti per battaglio. La repubblica stuona a festa

coi cannoni Vi basti una da sonare a messa per le pinzocchere, chk

presto bastera una messa sola per tutta Roma: or che v'abbiam tolto

da chiamar gli avventori, potete chmder bottega. E si fatte altfe

capestrerie da eretici e rinnegati. Almeno, disse Bartolo, le cam-

pane storiche e di gran pregio d'arte furono eccettuate daH'univer-

sale sterminio ; si vergognarono alraeno una volta d'esser peggio

de' Vandali,

D'essere? mi piace! soggiunse Carlo. Di parere, dt)vevate di-

re : ctocch'efan peggio di qual mat si fosse barbara gente piombata

a-danni di Roma. Awegnache* nort calea loro ne anco di parere,

veduto ci6 che per mero dispetto e ingordigia fecero alia femosa

campana del Gesu. Sapete cheven'ha due grossissime che ci ricor-

dano i bei tempi cattolici d'Inghikerra prima d'Arrigo VIM. Que-

ste due campane, ch'erano in S. Paolo di Londra, furon portate a

Roma, e da tte secoli suonano a gloria di Gesu nel centro dell'eter-

na citta. Ebbene cotesti Ostrogoti per venderne il bronzo iti ghet-

to, veggendo che per la sua grossezza non valeano a calarla, la rup-

pero a colpi di mazza, ne portarono abbasso i pezzi, e la notte ven-

nero i giudei a portarsela in Cafarnao.

Ah nefandi ! sclam6 don Baldassare: ove potea trovarsi un

conserto migliore di quello ?

Tant'e, ripigH6 Carlo ; cosl tiensi la fede dai repubblicani di

Mazzini, proclamata pe'loro

decreti a tutta Roma. II medesimo fece-

ro alle campane de'pubblici orologi; e sovra ogni altro fu crudele lo

scempio dei due campanoni che batteano 1' ore sul campanile

di san-

t' Aghese di Piazza Navona. Quella gran basilica che fronteggia la

piazaa , e la rende una delle maraviglie di Roma , appartiene per


176 DELLA UEPUBB11CA ROMANA

antico patronato all' eccellentissima casa Doria, e 1'orologio regola

i! mercato che si tieue ogoi di in quella piazza agonale , ch' e delle

piii belle e sontuose del mondo. Ora per isvelenir 1'astio che nutriaao

que'felloui contra il principe Doria, entrarono nella rabbiosa riso-

luzione di rubarne e venderne le campane. Detto fatto. Yengono ID

piazza con taglie, cavi, argani, manovelle, martellacci e picconi.

Le trecche, le erbaiuole, ie fruttaiuole cominciano a gridare. Ah

cam, ah ladromcci, ne anco V ore sha piu a sentire in piazza eh i

Che fan gli facchmi col sacco in colto che non dan loro addosso ? Per

la croce santa . . . e che si che noi donne caverem loro gli occhi a quei

furfanti. E gia quelle amazzoni cominciavano ad acnmutinare ,

quando videro i soldati che facean la ronda , e stetter chete per lo

migliore ; ma non si che scorti gia in sull'alto della torre i mauova-

li brigarsi di rompere le campane , diceano ad alta voce. Che ve

pozza cased le mane, che ve pozza, birboni. E ad ogni colpo che

la Rossa e la Brunetta udian rimbombare, diceano // martello vi

dia in testa, assassini. Senti quelle povere campane come si lagnano ?

come stridon rauche ? come rimbomban cupe ? Ah manigoldi ! Che vi

possan sonare il deprofundi !

Intanto che le foresi faceano quei rammarichio universale , gli

agenti di casa Doria eran corsi ad offerire di comperare in contanti

il bronzo , e se di cio non fosser paghi , averiaao dato eziandio il

prezzo della fattura Non valse nulla: que'ribaldi volean dispettare

al priucipe e non iscesero a nissun partito ; ma le spezzarono , bef-

fandosi del popolo sovrano e privando ii mercato e tutte le contrade

d'intorno della comodita dell'oroiogio.

E questo e amare la patria ? disse Lando stomacato a tanta

protervia.

Che mi dite d'amor di patria? ripiglio Aldobrando, se volca-

no minare pertino il iontanoue colla guglia , colle statue colossal!

de' fiumi e col cavallo marino che esce dalle grotte di quello stu-

pendo edifizio? E volcano minare i famosi obelischi egiziani, e la

fontana di Trevi. e i cavalli di Prassitele e di Fidia al Quirinale, e

le fontane di san Pietro, rovesciandone il portico, spezzandone le


LE CAMPANE E I CONFESSIONALI 177

statue, distruggendo le gallerie di Belvedere? Stamparono a lette-

roni cubitali, die il Papa non sattendesse di rientrare nella sua bella

e magnified Roma, ma sopra un monte di sfasciumi ,

di mine , di cadaveri e di carcami sanguinosi de 1

di calcinacci ,

preti e de' /raft.

Or ci negano 1'iniquo deereto ; ma fu giurato nel Circolo Popolare,

e n'ho testimoni present! che inorridirono alia parricida proposta,

Delia quale fu chiesto a' miaatori quanti barili di polvere bisogoasse

ad ogni edifizio per farlo diroccare.

Ma tu narri cose incredibili, gridarono tutti a una voce.

Alia ferocia infernale di que'demoni ogni enormita era presta

alle maoi. Mi pare d'avervi gia scritto che aveano tentato d'ince-

nerire la Basilica di S. Paolo, gittando il fuoco sopra i nuovi palchi

dorati del soffitto; e gia navigavano con una barca piena d'acqua

ragia , di catrame e di grasso , la quale fu catturata dai Francesi ,

che avutone spia, si misero in agguato per assalirla e 1'ebber colta

e poscia affondata.

Anzi vi dir6 di vantaggio, che disperate le cose, e visti i Francesi

avanzar Je trincere ogni di piii, tenner consiglio di crollare la mag-

gior Basilica del mondo , cioe a dire san Pietro in Yaticano; ne

cercarono i modi piii acconci, e vennero nel doppio avviso di far le

cave ai quattro angoli di quel vastissimo tempio ; porre in ciascuua

venti barili di polvere ben compressa ; condurre quattro altri raggi

sotto i quattro gran pilieri della cupola, e datovi fuoco a un tempo,

operare lo scoppio d'otto vulcani , e scommovere e scatenare, e

porre a soqquadro le fondamenta. L'altro progetto era di por grandi

cataste di fascinoni sotto 1' impalcatura che dalle volte delle navate

corre alle travature maestre sotto il tetto che sostiene quant'e lungo

e largo il terrazzo soprano : onde bruciato i'immenso incastellamento

di que' travoni saria scrosciato sulle volte , isfondandole e ruinando

la sotto posta Basilica.

A quel reo consiglio eran sedici caporioni , e avean gia mandato

alle fornaci dietro a san Pietro per conoscere se vi fosse copia ba-

stante di legne a quell'uopo. Uno de' sedici, cui prese coscienza di

tanto delitto e vergogna di tanta barbaric , fu di celato a un suo

VoL XL 12


17S

!

DELfcA RfcPCBBUCA R0flf.4NA

amico, uomo valente e di grange autorita, e narrogli il flero e di-

sperato proponimento de' suoi. Questi non ismarri, naa benche ad

ora tardissima corse all' ambasceria di Francia, e parlato col Secrte-

tario (che solo era in Roma) lo stirnolava che atidasse a' Triurtfviri;

1

e ti minaceiasse delHra di tutte le Potenze d'Europa. Al Secfetarib

parve tanto bestiale quel

divisamento ,

e di tanto estrenia diffieolta

ad eseguire , che non volea recarsi a parlarne per non incorrere'

nelle beffe di M^zzirii. L'altro veggendolo fermo di non gTi aver fede,

tanto fece cbe gli condusse, sotto strettissinfta credehza, quello stesso

che f \i nel consiglio ; e uditone tutti i particolari .

corsfe

fremente

al Quirinale , minacciando


I

cotai cose ,

Oh cani vituperati,

LE CAMPANE E I CONFESSIONAL! 179

sclam6 Bartolo: ove tu mi dici di fermo

io non mi peno piii a credere che que' Romani che par-

teggian per Mazzini sieno impazzati a dirittura.

Egli son tristi piii che pazzi, riprese Carlo , e ben lunge dal-

1'avversare i Triumviri ne' loro scellerati comandamenti, vi tenean

mano e davan di spalla gagliardamente, che altramenti non si sarien

commesse in Roma tante orribilita. Erano pur Romani quelli ch'i-

vano per le chiese e pei

monisteri a far I'inventario e le confische

degli argenti: poiche soltanto i Romani sapeano ov'eran miglior

calici d' oro, piii ricchi ostensorii, piii massicce lampane d' argenta

e piii grossi candelabri e reliquieri piii ingioiellati. I forestieri non

sapean certo delia gran culla d'argento di santa Maria Maggiore,

degli argenti deila Cappella Borghesiaua, della testa di san Mattia,

n6 deile teste de 1

SS. Apo&toli Pietro e Paolo in san Giovan Laterano

coll'altro prezioso tesoro di quella sacrosanta Basilica. E cotesti

pessimi e snaturati figliuoli di Roma ne cercarono come cani bracchi

per tutto ; e misero alia tortura tanti poveri preti per iscovare tante

ricchezze, antichi doni di tutta la cristianita alle tombe de' Martin

e de' Principi della Chiesa.

L' imperatore delle Russie avea presentato anni sono S. Pietro

in Vinculis d'un preziosissimo ostensorio grandinato

di diamanti : i

Canouici Regolari come videro i ladronecci di que' marrani , fur

presti a porlo a salvamento recandolo in serbo alia Legazione Russa;

perch^ i repubblicani credendo lo si ghermire a man salva , furono

ai Canonici e con mal piglio gridarono Fuori V ostensorio ~

Ma saputo ch'ei s'era fatto moscovita, non e a dire se travagliarona

que' degni religiosi : a tanto che un mastro muratore , ch' era con

ltri sgherri di guardia alia porta del giardino, vistoiun di loro che

coglieva erbaggi, gli sparo contro un'archibugiata; si erano accaniti

quando fuggiva loro di bocca la starna.

Similmente furon pur essi Romani coloro che assediavano e as-

saliano le sacre torri per collarne abbasso le campane, o romperle

a colpi di mazza per sola avidita di pecunia e per oltraggio di Dio ;

in questi sacrilegi i Garibaldiani non c' ebbero parte alcuna : e


180 BELLA. REPDBBLICA ROMANA

all'assalto della chiesa Nuova de'Filippini furono le sole guardie

nazionali e i bersaglieri dell' universita coi mascalzoni di Ciceruac-

chio, feccia e pattume de' rioni di Roma.

Ahime, disse 1'Alisa, non ebbero rispetto ne anco a san Filip-

po ch'e 1'Apostolo di Roma, e il popolo ci ha tanta divozione?

Anzi , rispose Carlo , appunto per cotesto imperversarono

peggio che altrove; ed era una pieta a vedere tutti i buoni citta-

dini cosi tristi e pieni di rammarico e di pianto di quel nero e turpe

sacrilegio. Gia eran parecchi dl che s'andava buccinando per le vie

e per le piazze ne' crocchi de' facinorosi che gran peccato si bello

e magnifico casamento e posto nel cuor di Roma fosse abitato dai

preti. No, no, la repubblica ne abbisogna : gli snideremo quei neghit-

tosi. E poi che ci fann' elleno quelle grosse campane la su che assor-

dano il vicinato? N'esce tre cannoni di grosso calibro il manco che sm,

e de' battagli ne far em palle da cacciar lo straniero.

Ma prima era da batterli loro in testa, disse Lando, e da rne-

narli a tondo in sulle spalle per ispianar le costure de' nuovi abiti

di parata.

I Padri di san Filippo , udito cotai voci, si volsero alia prote-

zione di Dio e del Santo, e fecero un triduo coll'esposizione del San-

tissimo Sacramento, al quale concorsero a gran numero i fedeli pre-

gando e supplicando a Dio che avesse pieta di Roma. Saputolo quei

felloni, cominciarono ad esclamare per tutto e a pubblicarlo per le

stampe; che i Filippini erano contumaci, rivoltosi, ammutinatori

del popolo ; che tanta perfidia non era da comportare ; che la re-

pubblica in luogo di attendersi dai preti sommessione, come impone

Cristo, era da loro nimicata, avversata, disservita per ogni guisa;

ma essa li saprebbe attutire : Dio e il popolo non avrebber patito si

brutto disordine, e cotaii altre minacce.

Un giorno si fanno innanzi alcuni per voler le campane, e passa-

van per chiesa, ov'era esposto il Santissimo, col cappello in capo,

gridando e schiamazzando. La gente traeva a calca piu per curiosita,

come suol avvenire, che aitro ,

ma quei vili che temeano il vero po-

polo, non compero e pieno di fede, visto quella massa ,

si dilegua-


LE CAMPASE E I CO3FESS10NAU 181

rono. I piii furiosi della guardia nazionale, digrignando i denti, ne

fecer motto ai quartieri : i bersaglieri della Sapienza , giovinastri

feroci, eran sempre a ordine per simili imprese; Ciceruacchio gon-

faloniere. A notte investono serrati la Chiesa Nuova ; veniano con

fascine e catrame e acqua di ragia ,

come all'assalto d* una bastita ,

e fatto catasta alia porta di fianco, v'appiccano il fuoco. Pensate che

spaveoto, che frastuono, che battibuglio ! Albergava sopra la porta

in casa una famigliuola dabbene, ov'era I'ottimo nostro amico Pippo

il notaio, il quale scese di subito nella via , e mi narr6 poscia tutti

gli accidenti di queirassalto. La porta ardeva e crepitava,

e lefiam-

me salieno turbinose ; sinchd cadendo finalmente dalle bandelle e

dagli arpioni con grande scroscio , sparse di tizzi e brage

tutto il

portico, entro al quale saltaron que'diavoli per occupare la casa. I

religiosi smarriti s'accolsero in chiesa: pregando il Signore

e acco-

mandandosi 1'anima 1* un 1'altro, mentre gli assalitori gridavano pei

chiostri alia morte ; impicchiamoli tutti sul campanile ; bruciamoli

vim Irrompono in chiesa ; bestemmiano , imprecano , gridano

/wort lechiavi delle campane Lehanno, s'affollano, salgono, eco-

si di notte vogliono cominciare la nefanda calata de' sacri bronzi ; ma

non vi riuscendo, metton guardie per tutto, e attendono il domani.

Intanto Ciceruacchio co'suoi galuppi corre a un'altra fazione, as-

saltando sul monte Mario la bella villetta de' Padri Filippini e met-

tendola a saccomanno. Scendono alia cantina, ov'eran di molte botti

di vino , s' ubbriacano come micci , e poscia le dicerchiano,

le sdo-

gano, o tolgono i zipoli e le cannelle, e il vino spargono per la cava.

Che nobili fazioni da peggio che turchi, proruppe

costoro gridano al Croato !

Bartolo : e

Commisero fellonie maggiori : poiche dopo la mezza notte no-

vellamente invadono la casa di S. Filippo, entrano a viva forza nella

camera del Padre Preposito Cesarini, e lui giacente in Jetto e venera-

bile a tutta Roma per virtu, dottrina e intemerata canizie, insieme

coli'altro buon vecchio Padre Conca, fan no prigione, e senza pieta

il condiicono in tetro carcere coi malfattori, ove fu guardato in som-

ma miseria senza lasciarlo vedere o parlave con persona del mondo.


182 BELLA REPUBBLICA ROMANA

lotanto sorta 1'alba si danno a calar la mezzana per romperla sui

ceppi : vi si metton sotto con argomenti,

e lieve e fanno rimbombar

1'aere di grida e di bestemmie: infra i quali era un maestro di pie-

tra, uomo iniquo, gran commovitor della plebe,

e ladrone di chie-

se, il quale facendo il trafelone inanimava i compagni in sull'opera,

e aiutava a t6r dai perni la campana. Se non che non badandosi so-

pra il capo, e curvandosi per c6rre di terra un piccone, la campana

spernossi e ca!6 sulle taglie ; ma in quella mossa difc col labbro di

peso sulla spalla del maestro e gli schiacci6 i muscoli in sull'osso

dell'omero. Per 1'acuto dolore die in un guaito atroce e cadde in

deliquio, enfiandosegli

a un tratto cosl sformatamente il braccio che

bisogn6 tagliargli i panni del farsetto, e portato in braccia giii dai

campanile fu per morirne di cancrena.

Iddio, disse Alisa, voile mostrare a lui e agii altri quanto gli

e agevole il punire gli empi ; e se nol fa ad ogni volta , non fuggi-

rauno per6 il giudizio.

L' eccesso della Chiesa Nuova die chiarezza al popolo romano

della guerra che si faceva a Dio e alle sante cose : perocche molti

ricchi popolani erano accorsi ai governanti proflerendosi di compe-

rar la campana il doppio a contante d' oro e d' argento ; ma non fu

niente, e la vollero spezzata, segnando per6 i nomi de' profferenti

al libro dei Neri per indi taglieggiarli di grossi balzelli, o assaltarne

le case e i fondachi per rubarli a castigo della loro pieta e religione

satanasso ;

Insomma, gridaron tutti, Roma era caduta sptto le granfie di

e le paion cose da non si credere.

Orrori, miei cari amid, ripiglid Carlo, e noi li vedemmo co-

gli occhi nostri; ed in fra Taltre mi trovai nella chiesa di San Lo-

renzo in Lucina allorch& fu assalita da Ciceruacchio per trarne fuo-

ri i confessionali e bruciarli in piazza.

Oh buono buono, disse Lando; e noi leggemmo ne'giornali

che Ciceruacchio fu lui per converse che impedi tauta ribalderia.

Ah bugiardoni, disse Carlo, il \idi io medesimo con quest'oc-

chi gittar le funi ai cimieri e alle cornici dei confessionali per tirar-

li a terra. Figurati! Era esposto il Sacramento e i Sacerdoti canta-


LE CAMPANE E I CONFESSIONALI 183

vano il Tanlwn ergo, quando Gieeruacchio en ltd in chiesff di S. Lo-

renzo con una masnada di assassiui ch'avean proprio facciacce, co-

me suol dirsi, da Via Crucis. Atlesero in piedi col cappelJo e coi

berretti in capo, e appena data la benedizione (J posato Tostensorio

sull'altare per rip&rre la santa O^tia nel tabernacolo, costoro divisi

in isquadre mossero aM'assatto de'confessionali gridando e nabissan-

do. I fedeli e rnassime le donne , sbigottite di paura ruppefx> in

onaei, in pianti affannosi, e rovesciate sedic e panche si misero a

fu^gire. I preti balzarono in:saristia, e chi qua chi la si nascoero :

intanto que'manigoldi coniiuciarono a bestemmiare Dio e'Santi, a

far mille scheme a' preti che confessario, a porsi nel luogo del sa-

cerdote, e alcune meretrici che seguiano q-ue* birbonacci , fingeano

di confessarsi e facean atti cosl sconci e diceano bricconerie cosi

sozze, da far istomaeare i ciacchi.

- Oh santa casa di Dio, sclafm6 don Baldassare, fatta lupanare !

Sottogli occhi tuoi, Signore, sostenesti che gli edapi ti dileggiassero

come nella casa di Gaifasso ! e in Roma ! e al cospetto de' Martin

tuoi! Ma ditemi, signor Carlo, chi li mosse a tanto furore?

II Mazzini , per mostrare al signor Lesseps , parlamentario di

Francia, che il popolo romano piuttosto di venire a patti e sotto-

porsi di novello al Papa , si saria fatto protestante ; ed egli attizzo

Ciceruacchio (il quale era 1'anima dannata de' Triumviri), che co'suoi

manigoldi si facesse vedere a Lesseps

trascinare i confessionali e i

pulpiti pel Corso , accatastarli in sulla piazza Flaminia e fame un

fa!6. Che se non si fosse levato un borbottio minaccioso nei popo-

lani, irritati a tanta scelleraggine ed empieta, avremmo veduto ra-

pir a furore dagli altari i crocifissi e le venerande immagini

di Ma-

ria e de'Santi, e trascinarli pel fango deile vie e gittarli sulle fiam-

me de' confessionali , con esso le sante reliquie e gli altari e 1'ostie

consacrate.

Oh Dio ! ci fate inorridire.

E che? non commisero forse abbominazioni inaudite sopra

i' augustissimo Sacramento? Non lo sputacchiarono? nol trafissero

colledaghe? nol gittarono a magnare aicavalli mescolato collacru-

sca? Ne vi dico false cose o esagerate; poichfc n'ho testimonio di


184 BELLA REPUBBLICA ROMANA

veduta ,

e quel buon cristiano, che s'era per avventura trovato pre-

sente e narrommelo quella sera stessa in che avvenne, tremava tutto

e gli si sollevavano i capegli in capo, e la voce gli si affoscava in go-

la, come chi e colto da improvviso spavento.

La buoua Alisa impallidi a questi detti e per poco non isvenne,

e le si vedea correre un sudor freddo per le tempie. Tant' era il ter-

rore di quell'anima pia. Ma Aldobrando ripigli6 : io non ripeterov-

vi ci6 che v'accennai nelle mie lettere de'sacrilegi e delle ruberie

commessi in Santa Groce di Gerusalemme, in Santa Francesca Ro-

mana ,

in San Pancrazio, rella sacristia del Laterano, nella Chiesa

Nuova , da cui rubarono tutte le numerose argenterie di lainpade,

di reliquieri preziosissimi, di busti e di candelieri d'ottimo intaglio;

ne vi dir6 dello spogliamento che fecero dei calici d'argento in tutte

le chiese di Roma, che furono a casse; e v' ebbe chiesa in cui ne la-

sciarono un solo d'ottone dorato : ma era tale e tanta la rabbia di

que'furiosi, che se avessero potuto atterrar tutte le chiese,

si 1'ave-

rian fatto. Ne potendo altro , use! una grida, per la quale ordina-

vasi al popolo clventrando i Frances!, s'afforzasse nelle chiese, ri-

duceridole a bastioni, e le affossassero intorno ; ne trapanassero i

fianchi a feritoie ; piantasser colubrine e bombardelle alle finestre ;

armasser di sassi i cornicioni; sparassero di dietro alle statue; gli

altari stessi convertissero in mezzelune, rivellini e ciglioni da riti-

rata ; confessionali, e panche, e sedioni, e stalli di coro portassero

in sulia via per asserragliare le venute e i crocicchi.

Ma cotesto, disse Mimo sghignarido, dovett'essere proprio

T assedio di Rodi e di Famagosta i , quando cristiani combatteano i

Turchi entro i templi sacrati che disperatamente avean v61to in ca-

stella e bastite.

Oh statti cheto, rispose Aldobrando, che ne i Frances! eran

Turchi, n6 costoro cavalieri di croce; ma si bene i Frances! vennero

a liberar Rorna non dai musulmani ma dai diavoli dell'inferno, i qua-

li noa aveano peggior nimico delle chiese di Dio. Io stesso vidi con

che rabbia demolirono San Giovannino della Gonforteria a Ponte,

che all'ardore con che ii faceano era forza credere aver ess! 1' inferno'

in corpo.


LE CAMPANE E I CONFESSIONA LI 185

Tu mi di'cosa che m'addolora sommamente, disse Lando, poi-

ch& io era confratello di quel santo sodalizio.

Tant'e. Mentre in Roma si macellavano i preti a San CallisU,

si squartavano a ponte Sant'Angelo que' tre poveri contadini, ripu-

tandoli Gesuiti, si scannavano a Santa Croce que' tre vignaiuoli ere-

duti monaci travestiti: mentre in Ancona, in Faenza, in Imola, in

Sinigallia,

inPesaro e altrove s'uccideano atradimento lecentinaia

di cittadini, i Triumviri nelle alte loro cognizioni pensarono

di abo-

lire, in nome di Dio e del popolo, la pena di morte. Appena ftt pub-

blicato il decreto, Ciceruacchio affrettossi di levarsi dattorno una

certa gentildonna, cne gli pareva innamorata de'fattisuoi, e poteva

venir di che le frullasse in capo di sppsarlo a buono e fedel consorte.

Madonna chiamavasi la Guillottina, e stava d'albergo presso la chie-

suola della Conforteria. Perch& Ciceruacchio coi saoi paraainfi corse

tosto alia magione della cara pulzella , e trattala a furore in sulla

piazza, a colpi di scure la dicollft, squart6, minuzz6, brucionne le

membra e presa 1'arguta bocca (colla quale solea baciare il collo dei

suoi amanti si dolcemente, che lo spiccava netto dalle spalle) la port6

sul ponte e gittolla nel Tevere. Poscia corse a diroccare la stanza ,

ove dormia da un pezzo la buona contessa ,

e la rase insino al suo-

lo: e a cagione che quella santachiesicciuola della Conforteria non

invitasse in processo di tempo a riedificare il palazzetto a qualche

altra contessina dalla bocca aguzza e dai soavi baci , si diedero coi

picconi a gittare a terra anco san Giovannino ;

ne ristettero sinche

nol videro spalcato, e ruinate le mura, e infranto 1'altare, e squar-

ciate le sante immagini. Finalmente preso il capo di San Giovanni

decollate ch'era scolpito, come si suole, sopra unbacino di marmo

e incassato nel muro sulla porta della chiesa, gli fecero mille oltrag-

gi, e gridando morte al Papa, morte a Cristo, viva I' inferno

lo scagliarono furiosamente nel fiume.

Queste cose non si crederanno, disse Bartolo, e Aldobrando

rispose Venite a Roma e vedrete cogli occhi vostri fatto piazza

ove prima era il portico della Guilloltina e la chiesa del conforto pei

giustiziati : 1'argomento e chiaro, il testimonio visibile, Fempietfr

manifesta.


INTORNO ALLA RIVISTA

SUI VER SI DEL GIUSTI

LETTERA E RISPOSTA

Pregiatissimo sig. Direttore.

Jfella vostra rivista dellepoesie di Giuseppe Giusti (fasc. 59, pag.

534) avete largheggiato in lodi forsepiu che non era uopo. La quale

^rodigalitd e aembraia degna di qualche biasimo non a me solo , ma

ez^andio ad ailri tra gii ammiratori e difensori antichi delle vostre

produzioni. Perche conoscendo io ilvostro ieale carattere d'amatore

sincero e zelatore della verita, m' affretto a scrivervi la cosa, se non

a correzione del passato , a norma almeno dell' avvenire , se mai

vincontri d' aver altra volta a favellare di simili scritture. Ecco le

ragioni che vi si oppongono. V' ha di quelli a cui non talenta gran

fatto il gusto vstetico di quel poela , cui accusano di leggerezza e

di emaacipazione dalle severe leggi delia classica letteratura. Dicono

che non a merdo iatrinseco, mapiuttosto alia iniquitd de tempi, di cui

d Giusti fa scattro conoscitore, e soprattulto aUe mene desuoi amid

debbesi la rapida diffusions, e il felice mccesso di quelle mordacissime

ritne. Attri pot, c sono i piu, *>enza disconoscere la valentia poetic*


^.

INTORNO ALLA RlVISTA SUI VERSI DEL GIUSTI 187

1:

-

vi traluce cosl sentita in molte cantiche vi tacciano d ,

1

improvidi

per die nell'encomiare ipregi letterari, avvegnache poscia lo vituperiate

grandemente pel lato morale , invogUate forse piu

d' un incauto alia

lettura. II quale preso al fascino de' cincinni e delle poetiche bellezze

tucchierd bel bello e senza avvedersene lo spirito di maldicenza e

ribellione, che sotto la leggiadra veste si nasconde. Cosl i secondi, ed io

con loro. V. S. che conosce quanta sia corriva la gioventu italiana

a tali pascoli avvelenati, saprd dar qualche peso a queste semplici

osservazioni di un

Vostro assiduo lettore.

rrT.gn*

Le osservazioni esposte nella surriferita lettera essendoci state

proposte da qualche altro a voce, non crediamo fuori proposito ag-

giungere alcuna dichiarazione , che serva di notrma nei casi simili

per 1'avvenire.

E primamente lasciamo dall'un dei lati il merito poetico e lette-

rario del Giusti , poiche

1'autor della lettera eel consente. Noi non

cercheremo se e quanto sia riprensibile la leggerezza in un genere

di poesia che non & certo il tragico o 1'epico ; neppure definiremo se

veramente il Giusti siasi emancipato dalle severe leggi della classica

letteratura , e se ci6 gli potea essere disdetto nel festivo e nel gaio

della satira popolare. II certo e che quei versi sono belli, originalis

simi nel loro genere, e noi non conosciamo con quali possano tra le

moderns poesie paragonarsi senza vantaggio. Ma la quistione pro-

postaci dalla lettera non e di purismo o di filolcgia ; e piuttosto di

morale opportunita e di prudenza. Conviene egli lodare pubblica-

mente e nella Civilta Cattolica, pel merito letterario o per qualunque

altro, un libro che moralmente, civilmente e religiosamente sia cat-

tivo? il rilevarne anche con lorza questi difetti sustanziali, pu6 egli

almen bilicare il desiderio che si e destato nei piu in riguardo dei

pregi ricordatine ?

E noi rispondiamo primamente cbe la Civilta Cattolica pu6 ben

passarsi di parlare di un libro; ma supposto che essa ne voglia


188

INTORNO ALLA RIVISTA

recare UD giudizio, questo

dev'essere pieno, coscienzioso e tale che la

verit^ debba prevalere

a qualunque altro riguardo. Noi non sappiamo

se fin qui vi siamo sempre riusciti ; ma questo certo e il nostro

divisumento ; e in diversa maniera non ci parrebbe

di meritare

fiducia onde i nostri associati ci onorano. E notate che altro

quella

e dissimulare un pregio di un autore cui nominate per incidenza od

esamiriate sotto altro rispetto ;

altro quando di proposito vi mettete

a portar giudizio di un libro sotto i riguardi che toccano la vostra

materia. Nel primo caso e manifesto che ricordando, esempligrazia,

Erasmo o Machiavelli non siete obbligato di dire , che il primo fu

un grande filologo , il secondo uno dei migliori prosatori

che vanti

la nostra favella ; nel secondo il silenzio e la dissimulazione non

sarebbero senza nota di mala fede ; ed a noi piu che la uota , spia-

cerebbe la cosa in s& medesima. E cosi quando

occorresse il caso

che una lode dovuta non potesse essere compensata dal biasimo in

altro genere, e vi fosse risehio di portare alia notizia di chi noi

conosce un libro pericoloso, o di accenderne il desiderio in chi fino

allora non se n' e curato , noi crederemmo addirittura miglior con-

siglio non parlare ne del libro ne dell' autore; piuttosto che o far

male ad altrui dicendo tutto il vero, o farlo a noi dicendone solo

una parte professando pure di dirlo tutto, alraeno in quanto si at-

tiene col nostro programma , dal quale la letteratura non e certo

essendo cosi strettamente connessa colla civilta.

estranea ,

Ma quando il libro e conosciutissimo ,

e ammirato forse ancora

al di lei del merito , e divenuto quasi popolare , come potreste yoi

dissimularne i pregi seoza rendere sospetti gli stessi biasimi , che

pure si debbono far sentire per insospettirne i poco accorti ? Qui

come in altri casi moltissimi Toperare coscienziosamente e con pie-

na verita si accorda a maraviglia coH'utile dell' operante ; e nostro

utile & far conoscere il male dove che si trovi, farlo abborrire, farlo

esecrare.

Or fate conto che questo appunto e il caso del Gtusti . Forse pochi

troverete in Italia che tion abbiarie letto ed ammirato qualche com-

ponimento : piu pochi e forse nessuno troverete che con ne abbia


SUI VERSl DEL GIUSTI 189

sentito il nome con quelle giunte di lodi sperticate, che si tributano

sempre agli adulatori del pregiudizi correnti e ai detrattori elegant!

d'ogni invidiata grandezza. Che dunque avrebbe concluso la Civiltd

Caltolica recandone solo un'acerba ma giusta censura, senza dir sil-

laba del pregi poetici di quei versi? Eccolo : si sarebbe pensato che

spirito di parte e pregiudizi

ostili ci avessero fatto o sconoscere o

dissimulare cio che ci e di bene ; e di qui era facile il concludere che

quelie medesime disposizioni ci avessero indotto ad esagerare cio

che vi e di male. Laddove avendo noi tributate con ogni schiettezza

tutte le lodi che ci parver dovute all'ingegno ed alia vena poetica

del Giusti, possiamo pigliar fiducia che i severi giudizi per noi por-

tatine pel lato morale, civile e religioso saran tenuti per sincera

espressione della verita ; e noi in molti casi nella forza della verita

abbiamo fiducia ferma ed illimitata. E cosl voi potete assicurarvi che

il rinomo del poeta da Pescia poco o nulla si sara vantaggiato per

laudativa : frattanto lltalia e stata ammonita

quella nostra paginetta

a guardarsi, a non superbire degli splendidi ingegni dei suoi figli ; a

tenerli anzi per un vero flagello, ogni qual volta gli splendidi ingegni

sono prostituiti alia maldicenza velenosa, alle ire di parti ed alia ir-

religione. Questa conclusione riguardo al Giusti per parecchi era

nuova, per tutti era necessaria, e per farla piii agevolmente ammet-

tere ci si potra perdonare una lode altrimenti vera ed a noi impo-

sta dalla coscienza.

N6 ci avvien di temere , che qualcuno per leggere quei versi gia

si conosciuti , abbia aspettato la nostra Rivista , dove per converse

possiamo sperare che piii d'uno ne ritragga i proprii occhi e gli al-

trui ammonitone da quella Rivista. Quanto all'avvenire sono anche

minori i nostri scrupoli. II pregio di quelle rime dee di necessita an-

dare scadendo col tempo. Esse nella loro qualita di satiriche e po-

polari, colgono i sali piu acuti, le allusioni piii maliziose e diciamo

cosi le movenze piii gaie da fatti e nomi o contemporanei o di fre-

schissima data. E naturale che mancando la conoscenza e illangui-

dendosi la rimembranza di quei fatti e di quegli uomini, i Versi ne

vadano scemando dibellezza, e forse tra quattro o cinque lustri


f90 INTORffO ALLA R1VISTA SUI VERSt DEL GIUSTI

pochi vi penseranno e piii pochti I'ammireranno. II bisogflo dunque

non era che pel presente; ed a questo noi abbiam pensato potersi

provvedere non isconoscendo o dissimulando i pregi estetici di quei

versi; ma facendo sentire siccome erano appunto quei pregi che

rendevano piii efficacemente calunniosi, irreverent! e talora anche

sacrileghi quei componimenti.

Nel re&to se 1'autor della lettera e chi pensa come lui vogliono

che la Civilta Cattolica confessi avere errato, essa il fara pure. Tutir'

tavolta non si sapra guari rammaricare di un errore commesso per

largheggiare di lodi coi suoi avversari: chi sa che non sia per

dervi qualche altra volta? ed i suoi lettori faran molto bene a star

suir avviso per questa parte.

'

'

ca- '


RIY1STA

DELLA

Mi;


192

RIVISTA

A tali quesiti il Giuria risponde ci6, che deve rispondere una

nobile filosofia sorretta e illuminata del cristianesimo. Trattando

prima deH'origine dell'uomo, dimostra che gli esseri che ci circon-

dano, che lo spirito che in noi vive, che il corpo che ci riveste, tut-

to grida : Jpse fecit nos. L'uomo e il mondo son fattura di Dio. Al

il corredo del-

ragionamento chiaro, preciso, saldissimo accoppia

1'erudizione, chiamando a rassegna con discreta sobrieta le tradi-

zioni delle genti, che tutte sostanzialmente consuonano alracconto

de'Iibri santL Parla poi della longevita degli

antichi secondo la

Bibbia, e rivendica 1'unita del genere umano, invocando il testimo-

nio della fisiologia, delle lingue, delle tradizionr, dei monument!,

delle credenze.

Secondamente ricerca la natura dell'uomo. La spiritualita del-

1'anima, 1'immortalita sua, la beatitudine sempiterna vengono qui

dimostrate colle prove metafisiche, morali e tradizionali , con tale

limpidezza ed evidenza, che quelle verita cosl antiche paiono quasi

nuove , e 1' animo degli sconfortati ne dee provare sollievo e gio-

vamento.

La terza parte e dei doveri e dei diritti, che dal fine prefisso al-

Tuomo traggono origine. Ed e qui che non possiamo , secondo ogni

ragione, far buono il lavoro dell'egregio Autore. Nel tracciare i do-

veri dell'uomo segue ben egli una morale purificata e sublimate

dal Vangelo, ma lasciando intatti quei doveri proprii che la rivela-

zione prescrive: parla egli di questa rispettosissimamente, ne accetta

i dommi, ma non ne mette in mostra i precetti e i pratici insegna-

menti. Per un doloroso traviamento pare, che gli uomini onesti, i

moralist! anche piiiintegri abbiano onta di bandire il precetto diCri-

sto : Qui non crediderit condemnabitur , Esaltano la religione cattoli-

ca, la dicono bella, pura, santa, ma guarda che essi la dicano neces-

saria ! Ne traggono quel meglio che possono per abbellirne le scoper-

te della ragione; ma non e che vadano piii innanzi, e che interamen-

te la ragiene cattivino sotto T impero della rivelazione. Eppure co-

si giuocoforza e che sia, se ammettono che la rivelazione e parola

vivente di Dio. Tutti i suoi precetti sono uguali : quegli che bandl la


BELLA STAMPA ITALIANA 193

universale fratellanza, la vera liberta, molto meoo che 1'unita del

genere umano e la civile liberta dei popoli, intese con quegli iiiSe-

griamenti inculcare F unione di tutti i fedeli in Cristo, e la liberta

dei figli di Dio sotto 1' influsso sovrannaturale della grazia.

GH antichi filosofi, dice Paolo, nel libro della natura lessero le

meraviglie di Dio senza glorificarlo ;

i moderni, possiam dire, nel

libro della rivelazione leggono maraviglie piii alte e piii ascose, e

Fautore della rivelazione, Cristo, non osano glorificare. Ma come

quelli Dio creatore disconobbe, cosl quest! saranno disconosciuti

da Cristo redentore , non potendo fallire Feterna parola: Qui me

erubuerit et meos sermones: hunc Filius hominis erubescet, cum ve-

nerit in maiestate sua, et Patris et Sanctorum Angelorum (Lac.

IX, 26).

Tale e il difetto principale di quel libro , ottimo per un Deista ,

insufficiente e forse pericoloso per un Cristiano, il quale ne potreb-

be inferire 1'indifferenza dei culti. Arrogi a ci6 la dottrina della se-

parazione della Chiesa dallo Stato, 1' attribuire alia legge (civile) it

diritto di assoggettare il culto a regolamenti disciplinari (pag. 186),

il chiamare grandi Buyle, Locke e Voltaire (pag. 140) e altre cotali

traccie di moderno filosofismo, che tolgono alia miglior parte del li-

bro Futile, che avevamo ragione di sperarne e che prometteva un

tal soggetto trattato con penna erudita e valorosa. Con toglierne al-

cun che e aggiungervi pochi capitoli, il libro riuscirebbe eccellente

e profittevolissimo , non solo al popolo , ma eziandio alle persone

colte ed ingegnose. Ma considerate nella sua integrita quale lo scris-

se T autore , non pu6 essere che pregiudizievole , e semplicemente

si dee dir cattivo , in quanto e verissimo che il male si costituisce

da qualunque difetto e intendiamo sustanziale : malum ex quacum-

que defectu.

Vol. XL 13


B1VISTA

II.

Discorso dell'Aw. ODOARDO MAGGIOSANI indifesa dei Coniugi Fran-

cesco e Bosa Madiai iwpulati d' empieta per titolo di proselitismo,

pronunziato davanti la Corle Regia di Firenze li 7 Giugn&

4832. Fire&ze, Tipografia di Luigi Nicolai, 1862.

La grande sventura dei tempi di discordia civile e, che ii dissen-

so degli aninai penetra dovunque a stramre la secieta nelle piii in-

time fibre: ne \i ha piii interesse domestico o municipale o pubblico,.

che possa trattarsi senza chiamar tosto alia gfostr* Je passioni piu

calde e piu audaci. Ma il peggio a'di nostri si e, che fermentando

nel profondo di ogni quistione politica una quistione religiosa, lo

stesso parteggiar politico, che strazia ii corpo sociale, meste nuove

forme, acquista importanza maggiore, e muove non piu le passioni

soltanto, ma ancora le coscienze colFaecoppiarsi alle idee religiose.

Tale e il pensiero che ci veniva suggerito dalla lettura di questo

Discorso, the non potemmo scorrere senza una profonda compassione

verso 1'A. , consigliato in certa guisa dal suo ufficio (seppur non

vogliamo dire sconsigliato ) ad invocare in pro

dei clienti dottrine

che fan no arrossire e abbrividire un cattolico. Certamente la sua

condizione era tale, avendo a difendere dei miscredenti, che quanto

piii mettea in bel iume 1' errore degli accusati, tanto maggior favore

pareva acquistare alia sua causa. Quindi e che senza scusare 1'A. e gli

aderenti, consentiremo peraltro che per un wocato la tentazione

era forte , e rivestiva anche una certa apparenza quasi diremmo di

carita , sc la caritd nel difendere il cliente potesse mai giungere ad

autorizzare il dogmatismo deil errore.

Qucsta comp&ssione peraltro non potra mai oltrepassare la per-

sona dell'avvocato e latto del giudizio. Quando al di ia di questi

termini si lancia nella secieta una perorazione, nella quale si racco-

glie tutto il sugo degli errori e del sofismi spacciatosi mai in materia

di libera coscienza; e moltiplioato il veleno colla pubblica stampa,,


DELIA STAMPA ITALIANA 195

,si infetta, quanto e da se, 1'intera nazione, la compassione dee ce-

dere naturalmente il luogo a sentiment! piu severi, e 1'apologia degli

accusati diviene un assassinio della societa. Assassinio tanto piu in-

tollerabile nel caso nostro, quanto dovrebbero oggi

i Toscani essere

piu schivi d' ogni eterodossia, dopo aver veduto nel famoso .processo

dej*li Anglicani il proselitismo di quella setta , e nelle vessazioni

jpoJitichfi per parte dell' Inghilterra in proposito

Mather ,

del Livornesi e^dfcl

1' impegno di quella Potenza nel sopraffare e soggiogar la

TToscana. In tali congiuniure appianare la via al proselitismo pro -

testante , vale altrettanto che preparare intelligence e complici

all' invasione straniera.

E a qual pro tali dottrine universal! in favore dell'eresia, mentre

tante altre ragioni di fatto bastavano a difendere i client! ? In quanto

a noi diremo schiettamente, che nel la fattispecie Tintroiurre, cocno

fece r,avvocato fiorentino, tanti principii eterodossi a giustificazione

dei suoi client! non solo non era necessario alia causa, ma avrebbe

dovuto essere in f^rcia al tribuoale un terribile pregiudizio in suo

disfavore, secondo il notissimo detto :

Causa patrorinio non bona peior erit.

Gertamente un giudice cattolico che ode un avvocato ricorrere a

ragioni anticattoliche^e sciorinare una filza di error! per giustificare

Tiaccusato, dee dire seco stesso perduta quella causa che a tali ar

gomenti ricorre. II perch^ se all' avvocato che trasforma in tal guisa

la difesa del cliente in pervertimento degli intelletti, venisseimpo-

sto silenzio dal Magistrate , 1'oratore non dovrebbe dolersi quasi

gli fosse vietata la liberty della difesa ; la quale anzi verrebbe resa

probabilmente piu efficace e certamente piii savia ed innocua ;sce-

.verandola da tali aberrazioni. E cosl appunto la pens6 I'anno scorso

il tribunale di Bourges ; il quale nello strepitoso giudizio dei sedi-

liosi di Lione, vedendo che gli avvocati, invece di difendere i rei

peroravano la causa della rivolu^ione , escluse senza riguardo tutti

i difensor! eletti dille parti , piuttostochfe tollerare quel pubblico


196

RIVISTA

insulto alia legge fondamentale. Or se tale riverenza pote esfgei

col fa legge dello Stato , qual

riverenza dovrebbe ottenere in una

gente cattolica la legge della Ghiesa e la verita che Ella insegna, in

cui la societk riconosce la parola stessa di Dio ?

Ma quali sono quest! argomenti , ove 1' errore viene invocato a

tutela degli accusati? Eccone alcuni riassunti colle parole

dell' A. :

Lo Stato rappresenta nell'ordine politico la societd, colle sw dissen-

sioni intellettuali e morali .... per assicurare a tutti gli uomini le

condizioni del loro sviluppo intellettuale, morale, religioso o materia-

le secondo che la coscienza di ciascuno ha giudicato .... Qualunque

religione ha diritto ad essere tollerata (pag. 10-11).

Qual senso ha qui la priraa proposizione? Che cosa e lo Stato?

E egli il Governo? In tal caso non deerappresentareledissensioni,

ma emendarle. E egli la societa? Se e, non la rappresenta.

Esso ha per iscopo, dice 1'A. ,

di assicurare a tutti gli uomini lo

sviluppo morale, intellettuale e religioso, che la coscienza di ciascuno

ha giudicato dover preferire. E se una coscienza preferisse la poliga-

mia e il divorzio alia unita raaritale? E se giudicasse furto la

proprieta, e diritto lo spogliarne i possessor!?. . . .Se la sana po-

litica csige che gli uomini non sieno provocati ne alia molazione della

legge, ne al martirio (pag. 11), converra accordare la liberta di po-

ligamia ai mormoniti, la liberta di ladroneccio ai comunisti. Trag-

gansi pur fuori le eccezioni che si vorra, tutte potranno rivolgersi

in favore di questi delitti, o verranno raeno a sostenere la tesi del-

I'avvocato Maggiorani.

Dira egli che queste ultime dottrine sono riprovate dalla legge,

epper6 debbono condannarsi? Sarebbe un dirci che la legge, che lo

Stato, che il Governo & maestro del dogma. Dira che si tratta di

delitti nocivi al pubblico? Risponderanno i poligami e i proudho-

nisti non tsser nocivo, ma utile al pubblico che ciascun uomo pos-

sa vivere secondo la sua coscienza, ed usare i suoi diritti sulle mogli

e sugli averi. Dira che s' ingannano nel calcolare questa utilita e

questi diritti? Ma quale autorita ha il signor avvocalo Maggiorani

di farsi maestro universale della Toscana? impossible uscire da


BELLA STAMPA ITALIANA 197

questo dilemma; impossibile accordare al Governo il dritto di pu-

nire certi delitti irreligiosi, e lasciare insieme plena liberta a tutti

di professare la religione che piu li appaga : sempre

una delle due

dottrine dovra riconoscersi : e falso che ogni religione ha dritto

ad essere tollerata, o ogni Stalo e obbligato a tollerare, purche ve-

stiti di forme religiose ,

proudhonisti.

1

I 'harem dei mormoniti e il ladroneccio del

Altro e il dire che lo Stato non e obbligato a punire tutti i delit-

irreligiosi, altro il dire ogni uomo esser libero e aver diritto di

ofessare la religione che piu lo appaga.

L'altra ragione, che gli errori debbono essere distrutli dalla pro-

gressiva intelligenza del vero (pag. 11), epper6 debbono tollerarsi,

e argomento gia vieto e confutato piii volte dalla Civilta Cattolica;

la quale dimostr6 col Brownson, la liberta dell'errore essere oppres-

sione degli idioti e in essi della verita i . Che la punizione innalzi

V errore e gli conferisca importanza (pag. 12), e ragione che pruova

troppo, anche in favore dei citati mormoniti e proudhonisti. Che

irriti gli animi e inviti a guerra cittadina (ivi), pu6 esser vero quando

immenso e il numero dei miscredenti : ma appunto perche non

cresca questo numero, giuste sono le leggi contro il proselitismo. Le

quali, a dir vero, vengono presupposte dal signor avvocato, come

vigenti nella Toscana : ma i suoi principii lo condurrebbero, s' egli

fosse coerente, a riprovarle ed abolirle.

Infatti, se Vorigine delpotere sociale dee derivarsi, come egli dice,

dal consenso dei popoli; se niun uomo ebbe intenzione di limitare la

propria liberta oltre il bisogno (pag. 12); se qualunque forma di

culto con qualunque dogmatica dottrina soddisfa ai bisogni civili (pag.

13) : il potere sociale non ha dritto a proibire la comunicazione dei

pensieri religiosi, come quella che e per se innocua, e agli occhi del

Governo indifferente.

Anzi il nostro A. va anche piu oltre , e dimostra essere enorme

ingiustizia interdire ai dissident! i pubblici uffizi (pag, 13): non

A .

".-

r. -;v5 iV-uO ibi'

1 V. Civiltdi Cattolica Vol. IV, pag. 342.


198

perche, soggiunge,

niviOTA

altri ha convin%wni diverse, dene la societa civile

rispingerlo dal proprio seno (pag. 14) : e qui facendoci nn lago di

teologia verrebbe a provarci spietati, ingiusti ed fgnari del proprii

doveri, non pur la Ghiesa, che con tante pene accompagn&

le sco-

muniche, ma perfino gli Apostoli che si severamente trattarono a

tempo loro gli eretici.

Non anderemo confatando pei singoli i testi da lui citati, che sa-

rebbe opera etefna, della quale piu assai profittevole

sara il ricorda-

re e all' A, e ai leggitori , che lo spirito della Chiesa, dalla Chiesa

stessa e dai suoi supremi Pontefici dobbiamo impararlo, piuttosto-

ch& dal Forti, dal De Thou, &


j pffe

i tranno

! Chiesa,

i richiamera

1

BELLA STAMPA ITALIANA 199

Tuttoc!6 sia detto solo per rintuzzare la falsita degli universal!

principii, senza entrare per nulla nel merito della causa del coniugi

Madiai, che moito meglio ci serabrano difesi nelle considerazioai

del fatto, che nelle general! teorie del dritto. ,

Aggiungeremo qul una ultima considerazione, che sfugge ordiaa-

riamente a coloro che della religione vietana ogni pensiero ai go^

vernanti. L'assohita indifferenza a cui \4)rre&he,ro ridurli esi ripu-

gnante all'uomo, di cui bens supremo e la verita e la giustizia, che

mai non potranuo giungere a effettuarla nelja &QQie.U cattqlica. Sem-

vi sar una numerosa classe di creden,ti, riprqvatori inesorabiii

di ogni atto irrligioso. Lo chiamino pariito pr^te, fe?iooe clerica-

le, oltramontanisnao , teologismo o, come dice FA. (pag. 51), chie-

richismo, la mutazione dei vocaboli non camhia le cose; sempre sa-

r^i vro che una numerosa classe di cittadini fervidamente cattolici

contro gli errori e Ferapieta. E quest! richiami non po-

non dispiacere ai dissident!. Ogni Governo adunque si tro-

ver^ sempre nel caso, o di imporre silenzio ai dissident!, o di mal-

menare i cattolici, o di vedere agitata la societa (il che non potra

tollerarsi a lungo), finche almeno rimangono cattolici numerosi

nello Stato. E questa infatti e per ogni dove la cpndizione della

o e dominante, o e perseguitata. La pretesa uguaglianza a

cui vorrebbesi riduyre ogni credenza religiosa e un impassibile : si !

signor avvocato, Tavete detto egregiamente : e un impossibile per

Tindividuo, e per conseguenza molto piu per la societa: e un im-

possibile pel raziqnalista anche scettico, e per conseguenza molto piu

pel cattolico fermamente credente. Gonverrebbe snaturare 1'uomo

per condannare la societa alia indifferenza, che poi fa capo, son vo-

p&role (pag. 41), ad un ateismo pratico *.

! stre

1^

; 1 Le quali parole vorre truno avesse meditato il chiarissimo avvocato Salvagnoli

|

prima di scrivere la sua adesioce ; il cui primo periodo, dice appunto cosi : Lo Sta-

to, nelle presenti condizioni della ci villa cristiana, non e, ne pu6 essere JITEO, per-

che sarebbe empio e incivile, e quindi sostanxialmente illegittimo, come contrario

' al fine eui deve essere ordinato. Ma lo Stato deve esser IAICO . . . . O determini una

religione come suapropria, o no (pag. 161). Che different metlequiil Salvagnoli


200

RIVISTA

Ma nei paesi cattolici oltre 1' impossibility vi e 1'ingiustizia. Se

10 Stato ha per iscopo, come dice 1'A. , di assicurare a tutti gli uomi-

ni le condizioni del loro sviluppo intellettuale, morale e religioso, se-

condo la coscienza di ciascuno (pag. 10), quando un cittadino ha

scelto il cattolicismo, deve essere tutelato anche in questo. E pot-

ent il cattolicismo include 1' idea di una societa visibile sotto certe

condizioni e patti, e costituisce cosl quel corpo morale che suol chia-

marsi la Chiesa cattolica ; questa societa, questo corpo morale com-

posto di tanti cittadini, ha dritto al par dei cittadini medesimi, ad

essere tutelato dal Governo. Certamente il Governo non dovra per

questo costringere gli infedeli ad aggregarvisi (e questo suol essere

11 sentimento dei Padri e dei teologi quando vietano 1' usare la forza

per costringere a professare il cattolicismo). Ma che si debba la-

sciare a coloro , che gia vi si aggregarono , piena

liberta di fallire

alle obbligazioni che assunsero verso la societa cattolica; questo

e dottrina contraria a tutte le idee di giustizia ammesse in qual-

sivoglia tribunale. Liberissimo e un negoziante

societa di commercio, un letterato in un'accademia ,

di entrare in una

un soldato in

una milizia, un servo, una sposa in una famiglia novella. Ma quan-

do il legame colla nuova societa si e formato con giuste condi-

zioni , 1'adempierle e un dovere, e dovere di ogni goveroante 1'esi-

gerrie 1'adempimento. Cosi la pensano perfino rielle idee loro di li-

berta pienissima gli Americani , esigendo da ciascun individuo lo

adempimento de'suoi doveri verso i suoi Pastori, sebbene lascino

poi libero, per una delle consuete anomalie dell'errore, 1'infrangere

il patto primitivo, base di ogni altra obbligazione. Vorremmo sa-

pere se per essere la Chiesa la piu augusta , la piii grande, la piii

santa delle societa , autenticata dalla voce di Dio che comanda agli

uomini tutti di aggregarvisi, debba perdere per questo il diritto che

fra r essere laico senza una determinate, religione , e 1' essere ateo ? confesso che

10 non so comprenderlo ; se non io quanto veggo che si e preso oggidi il vezzo di

mitigare 1'orrore che cagiona 1'ateismo della legge, chiaraandolo laicita ; in quella j

guisa appunto, che a sparlare piii francamente controla religione catlolica, siiso-

stituito il vocabolo chierichismo.

j


BELLA STAMPA ITALIANA 201

ha ogni societa , fosse pure di comici o di saltitnbanchi , di essere

assistita dal Goveroo ad esigere ci6 che le venne promesso dai suoi

associati. Gli avvocati fiorentini che non vorranno certo ammettere

tale assurdo, potranno comprendere che, se la religione per se e un

debito dell'uomo COD Dio, la societa religiosa costituisce del dritti

e dei doveri degli associati, e fra di loro scambievolmente e in fac-

cia al moral corpo dell'intera societa.

E tanto basti di questo Discorso, che fa servire 1'inviolabilita del

patrocinatore alia trista funzione di pervertire i giudizi e di com-

battere la religione, anche a rischio di svigorirne la difesa dei suoi

clienti.

Hfv lv f . '

*u :

. '. i

III.

Saggio storico-crilico sulla nuova pubblicazione dell'onorevole G. E.

GLADSTONE relativa al Governo delle due Sicilie Lugano 1852.

'

Allorche il Governo inglese , da oltre a tre lustri alia balia dei

whigs, soffiava la rivoluzione nell' Europa continentale, per assicu-

rare colle altrui sventure la propria prosperita, uno degli Stati ita-

liani piii ostinatamente investito fu il Regno delle due Sicilie. La

crescente prosperita di quel paese, anche e forse piii dopo gli avve-

nimenti del 48 , era una mentita solenne alle utopie liberalesche,

e per conseguente manteneva un pruno negli occhi agli anglicani al

di la della Manica. A turbare la pace di quel Regno, essendo riusci-

te vane'le arti di una diplomazia subdola e tenebrosa, si cerc6 pun-

tello nella stampa ;

'

;

e Sir Gladstone fu eletto da lord Palmerston al-

1'onorevole uilizio di calunniare. Non diremo gia che egli mettesse a

prezzo la sua penna e le sue bugie; in quanto esso ci si dipinge per

uomo d'intenzioni abbastanza rette, e fautore in altri tempi d'idee

conservatrici. Ma fu agevole il farlo abbindolare da qualche scaltro

cicerone ufficioso in Napoli, dove il Gladstone attesta di essersi trat-

tenuto sol pochi giorni ; dove non vide il Re, non par!6 coi Ministri,

non chiese notizie dagl' impiegati numerosi e ragguardevoli che

.

''.'


202

RIVISTA

onorano quelte Capitale, e che non si sariano rifiutati a dargli quelle

contezfce che egli desiderava. In quella vece asscdiato da qualche

cagootto della Legaaione britannica in Napoli, assistito da alquanti

liberalastri in rotta, egli asserisce con un candore arcadico, le no-

tizie sul Governo di Napoli essergii state fornite da' nimici di quello,

o certo da coloro che ne stanno sperimentando il giusto rigore,

La malinconica fantasia dell'Inglese,

gini raccolte sul Sebeto , seguillo quando egli

eccitata dalle tri&ti imma-

si ridusse tra le neb-

bie di Albione, per quinci scagliar ml pubblico le famose lettere del-

I'll e 14 Liiglio al Gonte Aberdeen ; le quali erano un libello fatno-

so contro il Governo di Napoli messo in voce di tirannico, disutoano,

violento ecc. ecc. da disgradarne Tunisi e Costantinopoli. Lord

Palmerston col mandar quelle lettere a tutti gli agenti diplomatici

della Gran Brettagna, di non dubbio segno della parte che egli vi

avea avuto, non si accorgendo che per dare a quella scrittura sgra-

ziata una roaggiore autorita, esso le toglieva eziandio quella medio-

cre che dal nome del suo autore poteane a\ere ; in quanto quella

pubblicita dipiomatica, data ad uno scritto privato,

lo chiariva

una di quelle tante mene rivoluzionarie , onde il Foreign Office si

stava adoperando di metter discordia in casa altrui.

Le palmari menzogne contenute in quelle lettere , la sperticate

esorbitanze, le incredibili accuse eccitarono un grfdo d'indegnazione

in tutta la parte sana di Europa ; e molti scritti venner fuori in

giustificazione dol Governo napolitano , i quali appellavano

ad illa-

zioni evidenti, a cifre lampanti, a fatti irrepugnabili. Notevoli so-

prattutto furono per nerbo di ragioni e per evidenza di fatti le let-

tere dal sig. Giulio Gondon inserite neli' Univers , poscia volt?ate in]

inglese e stampate a Londra ; co ae altresi le lettere del sig. Mac-|

Farlane riportate dalle Patrie. Belle ezian-iio e vigorose ci parveroi

aleune altre Lettere pubblicate noo. ha gu.iri in Genova, le quali alj

pregio di chiarire con motta evidenza le falsita asserite dalllnglese,

aggiungono 1'altro di farlo seuza molte cerimonie e di rivelare *!-]

quanto storielle non molto onorevoli per alcuni agenti di Lord Pal-f

merston in Italia e in Roma. A questo accordo della gente onesta>


i

BELLA STAMPA ITALIANA 203

in condannare quel libello ed il suo autore, non mancava che il con-

trupposto di plauso dalla parte della demagogia

massime italiana :

ed esso eruppe caldo e spontaneo ; talmente che nessua dubbio pu6

oggimai restare suli'indole delle due lettere accusatrici, e dello

spirito che ne consigli6 e ne favorl la pubblicazione.

In tutto codesto tafferuglio il Governo di Napoli serb6 quel de-

coroso contegno, che si addiceva a chi conscio del proprio diritto e

della propria ragione, non crede dovere recare in piazza le sue dis-

colpe ;

e tranne una severa Nota diplomatica che noi leggemmo sui

giornali inglesi , noi non sappiama che quel Governo pubblicasse

nulla ufficialmente, per rettificare gli errori e smentir le calunnie

dell'eletto di Oxford. Vero e che verso il fine del passato anno si

pubblicb in Napoli pei tipi del Fibreno una Rassegna degli errori e

delle fallacie del sig. Gladstone , il che non pote farsi senza il con-

sentimento' del Governo , in quanto la stampa in quel Reame &

sommessa ad una censura preventiva ; ma ben altra cosa e essersi

quella Rassegna pubblicata col beneplacito del Governo, altro esser

cosa uffiziale e governativa. Ad ogni modo quella Rassegna scot-

to piu di tutto il nobile Inglese , il quale

lasciato solo in ballo da

Palmerston , cerco in un altro scritto la njaniera di scuotersi da

dosso la nota d'ingannato, o la taccia d'ingannatore, di che la Ras-

segna con fatti perentori e con cifre lo accagionava. E cosi pubbli-

cava novellame'nte in Londra uno scritto avente per

titolo : An exa-

mination of the official reply of the Neapolitan Governement by the

right Hon. W. E. Gladstone M. P. for the University of Oxford

London 1852. Quest nuovo scritto , diretto principalmentQ alia

Rassegna, risponde di sbieco eziandio agli altri censori, e non. 4is-

simuleremo che in esso 1' Autore ritratta alcune deUe sue incansi^

derate asserzioni, iatorno ad altre si dichiara ingannato, altre ne-

tempera con restrizioni e correttivi, su di altre va mendicando scuse

e pretest! alia improntitudine coila quale ha discorso di ci6 che njeno

conosceva. Tuttavolta it fondo dell'accusa mossa per lui al Governq

napolitano e pervicacemente mantenuta ^ senza avvertire che chi di

su* propria confessione ha potuto essere ingannato

in, otto o dieci


204

BIVISTA

fatti, ha potuto esserlo eziaodio in cinquanta

ed in cento : massime

che la fonte onde egli dice averli raccolti e stata per tutti la stessa.

Tutto questo ci era uopo premettere per fare intendere ai let-

tori lo scopo del Saggio Storico-CrUico annunziato di sopra. II quale

e una plena ,

decorosa ed irrepugnabile contrarrisposta alia replica

del Gladstone , del quale si accettano le poche ritrattazioni , ma si

sfolgora della meritata censura la pervicacia di mantenere il resto.

L'autore di questo Saggio , sottoscritto alia pag. 181 per C. Inn.

Ridamas , sotto la data del 22 Maggio 1842 ,

si mostra uomo ver-

satissimo nella legislazione e nella procedura penale che e in vigore

nelRegno delle due Sicilie; ma quel che piii monta, ha informazfoni

minute, precise e, quanto a noi pare, legalmente autorevoli dei fatti

passati e delle attuali condizioni sia dei giudizi politici in corso, sia

delle carceri e dei bagni di quel Reame. Non diremo percio che il

Saggio Storico- Critico sia cosa uffiziale; ma potremo ben pensare,

che 1'autore di esso abbia chiesti ed ottenuti dal Governo napolitano

i dati statistic!, e le contezze particolareggiate dei fatti, come

le avrebbe avuto lo stesso sig. Gladstone, se volendo censurare quel

Governo avesse voluto raccoglierne i fatti da altri , che da suoi ne-

mici. Ma quella che 1'Autore non pot& attingere che dalle proprie

ispirazioni si & una gravita e castigatezza di dettato , una dignitosa

sostenutezza di polemica, che senza far desiderare il forte e 1'aspro

talora, lo fa star sempre al di sopra del suo avversario e nel severo

atteggiamento di chi corregge , non nell'agitazione tempestosa di

chi contende.

Trattandosi di accuse e di repliche, di risposte e contrarrisposte

e intorno a fatti particolari e spesso complicati , veggono i lettori

che noi non potremmo recarne neppure una parte, senza uscire dai

limiti di unarivista su di libro non lungo. Basti dire che ii Saggio,

accettate le ritrattazioni del filantropico scrittore, nella parte che

questi mantiene o in parte o in tutto, lo incalza con nuovi fatti e con

nuove citazioni di cifre, da rendere sempre piu vera Tosservazione

di alcuni savi, i quali pensarono, nessuno in questi ultimi tempi aver

fatto cosi insigne servigio alia riputazione del Governo napolitano


DELLA STAMPA ITALIANA 205

quanto il sig. Gladstone. Egli ha p6rta occasione non che legittima,

ma necessaria di recare in mezzo del fatti onorevolissimi per quel

paese , ed i quali senza il destro di quella calunnia o sarebbero re-

stati sconosciuti o sarebbero passati inosservati. Rechiamone due o

tre esempii dal Saggio medesimo che abbiam sott'oc^hio.

Se non fosse venuto un cervello balzano a proclamare che i de-

tenuti politic! nel Regno delle due Sicilie erano tra i quindici e

ventimila e forse ancora trentamila , non ci sarebbe stato uopo di

far sapere a tutta Europa che essi alia meta di quest'anno non eraho

pel Regno che 559 , per 85 * cause in corso di processo ; e per la

Sicilia non piii che 50 i condannati per cause politiche, a 21 i tut-

tora ritenuti o in carcere o in modo piii mite di custodia 2. Se

il sig. Gladstone non perfidiasse a declamare contro le tante con-

fische di beni decretate per cause politiche, non ci sarebbe bisogno

di mettere in chiaro quanto sia umana per questa parte la legisla-

zione napolitana , e con quanta temperanza

gittime autorita applicata. Se 1' avere abolita la pena

essa sia stata dalle le-

di confisca del

beni e un progresso alia civilta (che noi non sappiamo), Napoli 1'ha

raggiunto da molto tempo e prima di parecchi altri paesi questo

progresso. Come dunque si pu6 dire che ivi si usa e si abusa la

coDfisca? Eccolo : un piccolo scambio di nomi. Si chiam6 confisca

il sequestro della rendita praticato contro qualche emigrato politico,

che dei suoi redditi si valeva per fomentare da lontano nel proprio

paese la rivoluzione. Che avreste voluto adunque? Che un Governo

lasciasse cosl combattersi col frutto di beni tutelati da lui ? II prov-

vedimento dunque preso fu, e sfidiamo noi a trovarne un piii equo,

di sequestrare la sola quota di rendita spettante all' emigrato con-

vinto di abusarne in danno della sua patria ;

e questa quota, notate,

non la si appropria il Governo , ma come sacro deposito la colloca

nella cassa, come cola chiamanla di ammortizzazione, dove da frutto

a pro o dello stesso emigrato che ridiventi degno di valersene , o

1 Saggio pag. 90.

2 Sag. pag. 106.


206

RIVISTA BELLA STAMPA ITALIANA

del suoi eredi senza veruna condizione. Quest! sequestri poi, cos*

ragionevoli e cosl miti , per tutto ii Regno ammezzo quest' anna

1852 HOD sommavano che a 21 i;

e seBti&mo che alcuni ne sona

stati gia sciolti. Andate ora e credete alle innumerevoli confische

di beni fulminate dal Governo napolitano per cause politiche!

Non la finireremo piii se tutte volessimo riferire le somiglianti

rettificezioni o mentite di cui e ricco il Saggio Storico-Critico. Ma

per dare una regola generale

intorno alia fede che vuol darsi alle

declamazioni demagogiche e liberalesche sui fatti di quel Reame^

esse s'ioteridano tutte a rovescio di quel che suonano, e fatevi certi

che nove volte sulle dieci s' imbroccherk mel vero.

E se tu vuoi che il ver non ti sia ascoso,

Tutta al contrario listoria converti 2 .

1 Saggio Stor. Crit. pag. 109, 110.

2 ARIOSTO Caat, XXXV, st. 37, citato dal Saggio Stor. Crit. a pag, 74,


CRONACA t

CONTEMPORANEA

I.

.- .

Roma 41 Ottobre 48S2.

. 1. Relazione tra la CJriesa ellena e la eostantinopolitana. 2. Fatti e

cattura del monaco Gristoforo. 3. Atti della Camera ia ordine air ecclesia-

stico reggimento.

1. Crediamo opportune il narrare brevemente i moti religiosi


208

CRONACA

della Chiesa, non che dell'antichissima giurisdizione esercitata da

lei sui fedeli di Grecia ,

biasim6 questa soggezione come contraria

alle tradizioni ecclesiastiche, e in particolare gli articoli terzoe quar-

to della legge, che al

aggiudicavano Governo la facolta di nominare

al sinodo uno o due assistenti, da scegliersi o nell'ordine dei Vescovi

o in quello dei semplici sacerdoti.

Questo screzio colla Chiesa raadre, nutrendo semi di malcontento

nel popolo e nel Clero tenaci delle antiche tradizioni, mosse il Go-

verno a intavolare trattati col Patriarca di Gostantinopoli, per ot-

tenere la ricognizione della Chiesa greca independente, come unita

di fede e comunione colla costantinopolitana

e colle altre Chiese

oriental!. Nel 1843 1'assemblea nazionale aveva gia decretato, che ii

sinodo della Ghiesa ellenica non si comporrebbe d'allora in poi, che

di soli Vescovi ; con che veniva appianato uno degli

ostacoli al rav-

vicinamento. Nel 1850 il Governo greco present6 in questi precis!

termini la sua richiesta al Patriarca.

II popolo greco, per mezzo del Ministero, riconosce il Patriar-

ceto di Gostantinopoli qual suprema Sede della Chiesa ortodossa

anatolica, domanda al Patriarca la ricognizione del sinodo ellenico,

e richiede rapprovazione delle disposizioni legali relative alle atti-

nenze del sinodo collo Stato.

II Patriarca riuni un sinodo in Costantinopoli, e pubblic6 UD

decreto sinodale detto Ibmos, nel quale riconoscendo 1'independenza

e 1'ortodossia della Chiesa ellenica, la dichiara di ugual virtu ed effi-

cacia in Gesu Cristo, die le altre Chiese orientali sue sorelle, e nello

stesso tempo determina la natura e i diritti del sinodo nazionale

della nuova Chiesa, il quale deve esserne 1'autorita sovrana e per-

manente.

II sinodo ellenico dovra comporsi di Vescovi chiamati in giro a se-

dervi secondo anzianita, ed avra a presidente perpetuo 1'Arcivescovo

di Atene. Dal sinodo dipendono le ordinazioni dei chierici, 1'ammi-

nistrazione dei monasteri, la disciplina e Tistruzione del clero, la

predicazione , la censura dei libri irreligiosi. Questc prerogative

attribuite dal Patriarca al sinodo ellenico , furono consentite dal


te

CONTEMPORANEA 209

Governo ; non cosl le seguenti divenute soggetto d' interminabile

discussione.

II Tomos a tenore delle antichissime tradizioni, in ci6 non dis-

formi da quelle della Chiesa cattolica, aggiudica all'autorita eccle-

siastiea il matrimonio e il divorzio, la scelta del Vescovi,

il numero

la denominazione del loro seggi, e vuole assicurata al sinodo el-

lenico la liberta di corrispondere direttamente col Patriarca e col

sinodo costantinopolitano. II Governo per lo contrario pretende di

non lasciare al clero altra missione nelle cause matrimonial!, fuori

quella di entrare pacieri nelle famiglie per ricomporre gli animi e-

sacerbati, ritornarli a concordia ; e dove nol vogliano, pronunziare

la separazione spirituale dei coniugi. Quanto concerne 1'ordine e la

giurisdizione episcopale, sara regolato da una legge civile conforme

alle tradizioni ed ai canoni. Le relazioni poi officiali dei Yescovi col

di dentro e le corrispondenze col-di fuori sono dalle leggi onnina-

mente vietate, ne possono aver luogo senza I'intervento del Ministero.

Per questo si fa chiaro che il Governo greco non considera la Chie-

sa ellena come societa separata , malgrado il parlare che fa ad ogni

poco della separazione delle due autorita, n& il sinodo come Potere

sovrano ed independente ; ma 1'uno e I'altra guarda come semplici

dipendenze del Potere civile, o al piu come pupilli, non consen-

tendo loro neppure quei diritti che si accordano universalmente al-

le societa di traffico e d'industria. II Patriarca costantinopolitano,

sebbene smunto di autorita e di potenza , e assoggettato in mille

guise alia Porta ed alia Russia, non doveva venire con un piccolis-

simo Stato, quale e la Grecia, a patti cosi vergognosi. Epper6 nel

rispondere alle ambigue proposizioni del Governo, colle quali que-

sto, accettando le parti favorevoli del Tomos,

si riservava il diritto

di modificarne le altre, il Patriarca si esprime cosl : Quello che

ci conforta e la legge civile da voi citata , legge che e in vigore fra

voi e che si addice ad un Governo cristiano ed ortodosso : legge che

riconosce 1'indipendenza della Chiesa in tutte le cose che da lei di-

pendono, e riserva al Potere civile la vigilauza e il diritto di assi-

sterla con braccio forte, ma con puro intendimento. Anzi questo e

Vol. XL 14


210

CRONACA

tin dovere per tutti quelli cui Dro largl autorita e potenza, e dovere

sacrosanto per un Governo religioso, che vuole cingersi di gloria

nel serbar puro ed immacolato il prezioso tesoro della fede fe della

direzione spirituale delle anime, secondo che preserivom) i santi

caconi.

2. Queste parole mentre fanno segno deli avvedutezza del Psatribr-

ca e della risoluzione in che egli sta di non cedere alle richieste del

Governo, sono una prova della morale impossibility in che si trovano

attualmente questi

due Poteri di couchiudere un trattato leale di

pace. Intanto gli Elleni, offesi per una parte dalle pratiche del Go-

verno, colle quali viene riconosciuta la supremazia della Chiesa eo>

stantinopolitana, eppero lioferiorita della loro, e disgustati dali'at-

tra nel vedsre il siuodo ellenico abbassato, sino a diventare semplice

stromento e trastullo del Ministero, si misero in grandissima agi-

tazione. II popolo e la stampa divisi in duecampi parteggiarono gli

uni pel Tomos, gli altri per YAntitomos, specie di libello diretto a

combattere le proposizioni del Tomos. Un Gristoforo Papulaki, mo-

naco e predicatore ardentissimo, eccit6 una violenta opposizione al

sinodo , percorrendo le citta e le campagne, e sollevando il popolo

con fanatiehe declamazioni. II sinodo ordin6 che fosse arrestato a

Sparta e di 1 condotto in Atene. Ma il popolo

lo salv6 dalla mano

della giustizia e rispinse colla forza i carabinieri mandati a cattu-

rarlo. Allora egli se ne fuggl a Gythion, capitale della Maina o La-

conia , dove il Yescovo affatturato dalle sue parole , lo present6 al

popolo come 1' inviato di Dio. In poco tempo il sollevamento crebbe

e andava dilatandosi in tutto il Peloponneso; e Gristoforo accompa-

gnato da migliaia di uomini, donne e fanciulli, corteggiato dal clero

e dal Vescovo percorreva la Miina in trionfo.

Le forze militari che quivi stanziavano essendo impotenti a re-

sistere alia pieaa del popolo, ii Governo spedi numerose truppe sotto

il comando del generale Colocotroni , a cui fu dato autorita sopra

tutte le for/e dei dipartimenti dell' Arcadia, della Laconia e della

Messenia. Nello stesso tempo il sinodo inviava un celebre predica-

tore per tranquillare le plebi , e diramava una circolare ai chierici


CONTEMPORANEA 211

e agli abitanti , nella quale esortavali ad1 abbandonare il raonaco

Cristoforo; cui dava titolo d'ipocrita e giuntatore. Se diamo fede

a\Y Osservatore di Atene, giornale del Governo, gli sforzi di Papukki

erano sostenuti da una Societa segreta , organata da qualche tempo

in Grecia, e intesa ad impedire tutte le innovazioni in fatto di re-

ligione. II Governo dopo molte ricerche giunse a impossessarsi delle

carte della setta , per le quali venne in cognizione del suo scopo ,

delle sue ramificazioni nelle varie provincie, e del capo, che dices!

un cotale Cosma Flamiatos, lonio, dimorante in Patras, insigne per

fanatismo religioso. Tutto questo stimolava il Governo a prendere

pronti ed efficaci provvediraenti.

Appena le truppe arrivarono nella Maina, il Vescovo ottuagena-

rio che aveva aderito a Cristoforo, I'abbandon6 e fu il primo ad ec-

citare coil'autorita della parola e dell'esemr/io le popolazioni a sot-

tomettersi. L' agitatore circondato da pochi de'suoi si diresse verso

Calamata nella Messenia ;

ma saputo che le popolazioni dei Gomuni

parteggiavano pel Governo , ritorn6 in gran fretta nella Laconia.

Nella sua ritirata precipitosa fu inseguito dai earabinteri, che arre-

starono alcuni de' suoi e li tennero prigioni in Calamata. II mona-

co con soli due che gli servivan di guida , poti rttitarsi sul monte

Taigete , dove , grazie alia ospitalita antica ancora conservatasi in

quelle campagne

, per circa un mese si sottrasse alle ricerche della

polizia. Allora il Goveruo pose a prezzo la sua persona , e due

Mainotti di greca fede si offersero di consegnare il monaco nelle

mani della giustizia per la somma di died mvla dramme (nove

mila settecento cinquanta franchi). La presa successe nel seguente

modo. I due Mainotti accompagnati da otto carabinieri travestiti,

giunsero al nascondiglio di Cristoforo , che era una caverna posta

fra le roccie inaccessibili del Taigete. Quivi Fun d'essi, che era ec-

clesiastico, fintosi suo partigiano, gli annunzi6 che la polizia ayeva

scoperta la sua dimora ; doversi fuggire senza ritardo; lui esser vc-

nuto cola con quei pochi amici per guidarlo in luogo sicuro.

L' infinta riusci ;

e mentre i fuggiaschi percorrevano taciti le go-

le del monte , dopo la mezzanotte in uno stretto passaggio furo no


212

CRONACA

all'improvviso circondati da un distaccamento di carabinieri che li

attendevano. Papulaki non iscoraggito

infiammava la comitiva a

difendersi, ne s'accorse del tranello, che i quando traditori afferratolo

lo consegnarono in mano del loro compagni. Fu condotto da

prima a Gythion, e quindi sopra un piroscafo trasferito al Pireo, e

sostenuto nella prigione principal di Atene.

3. Se 1'arresto di Cristofbro ritorn6 la pace alia Maina e a tutto

il Peloponneso, non termin6 le gelose quistioni delle relazioni fra il

sinodo e 1'assemblea nazionale , le quali invece divennero piii mi-

nacciose. Un giornale, favorevole al signer Paicos, Ministro degli

affari esteri, avendo interpretato un articolo dellalegge costitutiva

del sinodo in un senso restrittivo del potere civile, il caso fu recato

al Senato. Quivi la divisione si raise tra i Ministri. Da un lato i si-

gnori Paicos, Ministro degli affari esteri, e Vlacos Ministro dei culti

sostennero 1'interpretazione, daH'altro il Presidente del consiglio,

e il Ministro delle finanze si dichiararono contro di essa. Questo

dissenso credesi essere stato cagioned'una mutazione ultimamente

accaduta nel Ministero.

Li 10 Luglio fu presentato il progetto di legge sull' ordinamento

ed attribuzione dei Vescovi. II modo di elezione proposto dalla

nuova legge e tale. II sinodo nominera tre candidati , fra i quali il

Re ha la scelta. L' istituzione canonica e la coosacrazione sono ri-

servate al sinodo: ma la nomina non e definitive che in virtu d'un

ordinamento reale , da pubblicarsi compiti che siano i riti canonici

e giurata fedelt al Re ed alle leggi. Ventiquattro sono le diocesi in

che verra diviso il regno di Grecia, undici arcivescovili e tredici ve-

scovili. 11 Metropolita Arcivescovo di Atene ricevera dal Governo sei

mila dramme, gli Arcivescovi cinque mila, e quattromila i Vescovi.

Tra i molti e singolari articoli di questa legge , che pare somi-

gliante piu ai decreti di un Concilio che agli

editti di un Parla-

mento , singolarissimo e 1' undecimo in cui si : legge II numero

dei preti e dei diaconi di ciascuna parrocchia e di ciascuna comu-

nita, 1'ordine, secondo il quale verranno proposti i candidati all* or -

dinazione, e la distribuzione delle parrocchie, saranno regolati da un


CONTEMPORANEA 213

decreto reale ... La commissione incaricata deH'esame di questo

progetto 1'approvo in ogni sua parte, e il voto delle Camere, non

fece altro che confermare pienamente quello degli esaminatori. Per

tal modo il Re Ottone non meno che la Reina d'Inghilterra, e lo

Czar sposera il potere spirituale al temporale,

e i costituzionali

della Grecia aggiungeranno un nuovo argomento ai moltissimi da-

tici dalla storia e dallaragione per provare contro di loro, che I'unio-

ne dei due poteri in un sol capo non ripugna. Son pure paradossa-

stici gli Statutisti ! Gridano a tutta gola : Separazione della Chiesa

dallo Stato : ed eccoti nel medesimo tempo,

la Chiesa assorbita nello

Stato, del Re fatto un Papa, delle Camere un Concilio. Al Sommo

Ponteflce diniegano un regno che, secondo ogni ragione umana e di-

vina, legittimamente Egli governa , perche, dicono, il temporale ri-

pugna allo spirituale : ed ai Re temporali aggiudicano un potere

meramente spirituale , pel quale non sono nati , che e superiore ad

essi, e per divina istituzione piii ampio che il breve giro d'un reame

o d' una repubblica.

Fermate per tal guisa le condizioni della Chiesa greca, il Governo

rivolse i suoi pensieri ai cattolici, che in gran numero vivono sulle

sue terre, liberi nell' esercizio del culto e partecipi dei civili diritti.

L' intendimento del Ministero pare voglia

essere di richiedere dal

Governo romano pei sudditi della Grecia dimorariti negli Stati pon-

tificii gli stessi diritti, in fatto di liberta di culto di cui godono i

cattolici in Grecia. Questa delicata missione dicesi affidata al signor

Maurocordato, Incaricato d'affari del Governo greco a Parigi : e gli

stessi politici prevedono, che non e cosa di facile riuscimento; essen-

do molto diversi i principii sui quali si fonda il reggimento della

Chiesa cattolica, da quelli che governano gli Stati particolari, sovra

tutto se retti a Statute od a repubblica.


CRONACA

II.

tfna Rettificazione.

"* i-. - . *?liv*

Dal M. R. P- Proc. Generate dei Servi essendoci stata indirizza-

ta ie seguente lettera, not ci affrettiamo di pubblicarla , perche resti

corretta una inesattezza corsa nell' ultimo passato quaderno.

Pregiatissirao Signer Direttore della Cimltd Cattolica.

Soddisfo colla presents ad un bisogno del mio cuore rendendole

le grazie maggiori che so e posso, per aver parlato nella benemerita

Civiltd Cattolica della Festa seguita in Firenze nella Ghiesa del mio

Ordine, per la Coronazione della miracolosa Immagine della Vergine

Annunziata. Attestandole la sincera gratitudine del mio ammo,

crederei di mancare ad un mio debito trascurando d'invitarla a ret-

tificare la parte del citato articolo, in che I'origine dell' Immagine

coronata viene riferita come una pia tradizione , anzich^ come un

fatto storico, all' epoca dei sette beati Fondatori del mio Ordine dei

Servi ; e di piu 1' autore di quelle parole spacciasi con un vuolsi del-

la celeste dipintura del volto della Yergine. Tacerei di queste due

asserzioni per lo meno poco esatte, se dalle medesime non potesse

derivare qualche dubbio sulla natura d' un fatto generalmente rive-

rito, e se i critici delle cose piu venerande, che non sono pochi nei

tempi nostri, non potessero trarne argomento per crescere lo stesso

dubbio, eservire alia propria malizia. Ora, ehe Forigine della mira-

colosa liumagine dell'Annunziata di Firenze debbasi riferire a quella

dell' Ordine dei Servi, ed all' epoca dei Fondatori del medesimo, &

un fatto dimostrato ad evidenza non solo daila storia dello stess' Or-

dine , ma eziandio dalla Storia Toscana. Imperocche esiste il De-

creto del Yescovo di Siena, con che per ordine del Cardinale Pietro

Capocci Legato Apostolico,

nell' anno 1250 si da facolta al B. Bon-

figiiuolo Monaldi , primo dei Fondatori , di ricevere il terreno e


CONTEMPORANEA

215

^TediScare una chiesa nel laogo dove trovasi al presente quella del-

1'Annunziata ;

tifreddi ,

esiste il Rogito del notaro fiorentino Gugtielmo Got-

col quale nel 1 Luglio del 1250 Baldovino compra e cede

al detto beato lo stesso terreno ; ed esistono pure

i document! che


216

CRONACA

dicesse (perch& questa

e 1'arte mia) che questa immagiae da senno

umano fosse stata dipinta, io direi che dicesse bugia, perche di ve-

ro 1'artificio deiruomo non pu6 tant'oltre arrivare; onde io asse-

risco che miracolosameote questo

divino sembiante sia stato fatto

da Dio o dagli Angeli . Di piii ne di meglio non potrebbe dirsi a

giustificare 1'origine e la natura della dipintura.

Mi perdoni intanto V. S. se 1'ho tediata. Faccia di queste paro-

le 1'uso che stimera piii giusto, e mi creda quale col piii distinto

ossequio passo all'onore di ripetermi

Di V. S.

S. Marcello 4 Ottobre

Dmo, Umo, Obbmo Servitore

F. BONFIGLIO MURA Proc. Gen. dei Servi,

III.

Corrispondenza di Olanda.

Leida 8 Settembre 185%.

Le cose de'cattolici vanno tranquillamente: tutto cammina bene :

ma senza alcun che di momento, mancando le occasioni. Qui non si

danno missioni , che in Olanda troppo ancora si teme. Eppure oh

il gran bene che queste apportano in Germania ! Io a lei invidio co-

tanta felicita, e chieggo sovente a me stesso, anzi meglio a colui,

presso del quale solo e la conoscenza de' tempi , quando verra quel

desiato momento, che noi pure godremo di tanto bene.

Ma a dirvela qui schiettamente , io penso che noi non siamo

maturi a tanto. E chi sa che non sia forse il nostro meglio, che

ce ne restiamo ancora nell'oscurita? Nondimeno disponiamvici, fa-

cendo quel po' di bene che per noi si pu6 , e operando sinche ve

n' ha I' opportunita : poiche chi sa sino a quando il po.tremo ? Ci6


CONTEMPORANEA 217

dico perche quantunque qui sia tutto in apparenza tranquillo , si

Javora per6 sordamente di soppiatto dalle Societa segrete anticat-

toliche, che abbiamo tra noi numerose e potenti, come vi dir6 piii

sotto. Or seguiamo il nostro sguardo generale su questo paese. Se

io 1'ho ben a mente,

nell' ultima mia lettera'vi scrissi della condi-

zione religiosa del nostro paese , e vi promisi che altra volta prima

di scendere a cose particolari , avrei detto alcuna parola dell' inse-

gnamento. Ora eccomi qui a farlo.

E dapprima che si pu6 fra noi quanto all'insegnamento? Secondo

la Costituzione che ci e stata data nel 1848, solo 1'insegnamento

superiore e pienamente libero, salva per6 sempre la vigilanza della

pubblica autorita, dalla quale peraltro e esente Y insegnamento della

Teologia : e cosl i nostri Seminari non hanno a invigilarli che i Su-

periori ecclesiastic! ,

e potrebbesi ancora ergere una Universita cat-

tolica. L' insegnamento secondo poi ed il primo non e del pari in-

teramente libero. Nell'art. 194 si dice 1'insegnamento e libero,

salva la vigilanza de'superiori : e salvo inoltre , per quel che spetta

all' insegnamento secondo e primo, I'esame della capacita

e della

morale condotta del precettore : e 1' uno e 1'altro sara regolato dal-

la legge.

La legge implicitamente distingue due sorte d' insegna-

mento, 1' uno pubblico 1'altro privato. Lo Stato (e detto ancora

nel medesimo articolo) dara in tutto il regno una sufficiente istru-

zione primaria.

Or voi ben vedete che questa nostra legge e alia

verita elastica, e che ha certe parole che potriano rendere 1'insegna-

mento privato quasi impossibile. Noi siamo in aspetto delle leggi

organiche, le quali non vedran la luce si presto, che pare il Governo

ne senta la difficolta. E di vero in un paese, ove ha tante e si sva-

riate opinioni religiose, come potrassi satisfare alia seguente pro-

messa della Gostituzione? 1'Organizzazione dell'insegnamento pub-

blico sara regolata dalla legge rispettando le opinioni religiose di

ciascheduno Qui si vede aperto che 1'insegnamento dev'essere reli-

gioso. E nondimeno Tattuale Ministero propende a darne uno che si

passi in tutto d'ognireligions: ci6 chevorra essere faccenda assai dif-

ficile, e trovera certo di terribile resistenza , la quale non manchera


218

CROWACA

iavero diragione: o almeno nella pratica sar& impossible. Nulladlmeno

se ne prende digia alcuna pruova, se ad istigazione del Governs

o no io noi saprei dire. E questo e un frutto della saggezza de'aostri

Protestanti. Frattanto si e stabilita una Commissione (senza missio"

ne autentica ben inteso) per Finsegnamento cristiaoo nelle scuole.

Ecco il lor programme che e assai lepido II fine loro e di stabi-

lire un centre di luce e di forza per ttstruzione religiosa e cristiana,

e chiudere cosi una laguna che lascia lo Stafco nel suo insegnameato,,

dell'idee cristiane

Dappriraa propagheranno ma universalmente tali

(vale a dire cattoliche!?) riguardo alle Ghiese particolari: togliendo

via tutti quei punti di dottrina, che dividono queste Ghiese, e non ri-

tenendo che quelli che le tengono in comuaione cristiana. Ma di

grazia che restera loro mai? Quai punti troveranno essi che noa

siano divenuti soggetto di controversia presso le Chiese protestan

ti? Ma & manifesto che questa e tutt'arte de'nostri razionalisti , i

quali son tutti in predicare 1'unita, la Chiesa dell'amore, vale a dire

la Chiesa d' una totale indifferenza. In secondo luogo il loro inse-

gnamento sara positive , opponendosi all' indefinite,

all' indetermi-

nate, all'astratto, al filosofico de'principii religiosi e morali. Lor

mezzo sara la storia, la sacra in primo luogo, e singolarmente quella

(ii G. Cristo: ma di G. Oisto foggiato alia lor maniera: Gesu Gri-

sto qual uomo : 1' uomo onesto , ?1 tipo rezionalistieo. Ed ecco>

verso qual abisso noi c'incamminiamo, abisso da cui io punto non

veggo come scamperemo. E che faremo in tal frangente noi Gattoli-

ci? Ergeremo scuole a parte! Si: in qualche luogo noi il potremot

ma a quanti Comuni basteran le forze di farlo privi come sono di mez-

zi? imperocchd nel piii de'Comuni i cattolici sieno i meno e questi stes-

si della classe meno agiata. Ma basti dell'avvenire e veniamo al pre-

sente, e veggiamo in breve qual sia lo stato attuale delle cose.

Di grandi lodi hannodatotaluni,e tra questi M. Cousin, all'organizzazionedel

nostro primario insegnamento: e certo sotto 1'aspetto ma-

teriale esso lo merita. Nonviha quiComune che non abbiauna scuola

co'suoi maestri salariati dallo Stato, la quale conesami severi anzi che

no non abbia dato pruove di capacita. E tutte queste scuole sono sotta


CONTEMPORANEA 219

na severa ispezione. Non pu6 di leggier! trovarsi organizzazione piii


220

CRONACA

tra gl'ispettori seggono due cattolici. In 2. luogo

allorche taluiao

abbia ottenuto uo breve di capacita, egli e fatto candidate : se poi

vuole divenir istitutore, private gli e d'uopo averne la facolta dal-

1'autorita municipale, la quale non la concede che secondo 1'avviso

dell'ispettore. Che se il candidate aspira ad essere istitutore pubblico,

allora la cosa si fa ancor piu grave. Vien egli sottomesso a un

novello concorso comparative , al quale si presentano insieme il

Protestante e il Gattolico ; e qual de' due abbia piu fiducia di buona

riuscita, ognun di leggieri pu6 congetturarlo, che 1'ispettore il quale

presiede e il piu sovente protestante, almeno nelle parti del regno

miste di Protestanti e Cattolici.

Or siffatta organizzazione appunto e quella che fa che in piu luo-

ghi ne'quali i cattolici sono in maggior numero, i maestri di scuola

sieno protestanti.Io non saprei abbastanza dirvi quanto male faccia-

no queste scuole miste. E il primo passo che si da verso 1'indifferen-

tismo. E cosl & facile distinguere quegli allievi che hanno avuti mae-

stri protestanti riuscendo questi meno pii, ragionatori, de'razio-

nalisti in germe. La Dio merce nelle principali citta noi abbiamo ,.

sono ora alcurii anni, delle istituzioni private dirette da cattolici.

Ne'ginnasi (scuole latine, o collegi); tutto e per 1' ordinario in

iscompiglio. La religione vi e affatto negletta, epresso chetutti i pro-

fessori vi sono protestanti. A far loro fronte non vi ha altre isti-

tuzioni di alcun nome , fuor de'piccioli seminari, e il Collegio di

Katwyk; ed e diflicil cosa fondarne de'nuovi. Ei conviene aspettare

le leggi organiche intorno all'insegnamento; e staremo avederese

si seguira a porre gli studi latini fra gli studi superiori, come sino

a qul e stato praticato. Vi ha grandi timori che non li vogliano col-

locare nella classe dell' insegnamento medio: e allora resta a cercare

che si voglia con questi esami della capacita e della morale condot-

ta , e quali formalita convenga osservare per lo stabilimento di un

Collegio. Quanto air insegnamento universitario non e , a vero di-

re, troppo in fiore. A Leida soltanto fassi qualche difficolta per i

primi esami che si deggiono subire in belle lettere prima

di fare

gli esami per divenir candidati in Dritto. Gli altri esami sono assai


CONTEMPORANEA 221

tenue cosa. Cosi le University non sono per la piii parte pei giovani

che scuole di dissolutezza.

Tutti i professori vi so DO protestanti ;

se ne togli due o tre, solo

avanzo della nostra unione col Belgio. Ma questi cattolici, de'quali

ve ne ha uno sacerdote a Leida, non occupano che cattedre di poco

rilievo. I professori poi dell' University in filoscfia sono panteisti, in

teologia protestanti razionalisti, in istoria al maggior segno anticat-

tolici : in dritto la cosa pu6 passare : dacche non apparteogono alia

classe di que'fanatici che declamano contro la Religione. E cosi ogni

cosa va tranquillamente. E ci6 quanto all' insegnamento : ora ecco-

yi qualche novella di piii fresca data.

Noi abbiamo avute due belle conversioni; Tuna d'un giudeo dotto

e celebre avvocato Lipman , il quale

si e fatto cattolico. Ma la sua

conversione a dir vero non da a tutti egualmente a sperare. Ei si e

congiunto in matrimonio con una ricca dama cattolica d' Amsterdam.

L'altra e del signor Dekker redattore d'un giornale protestan-

te. I protestanti fanno vista di volere su tal faccenda guardare uno

sprezzante silenzio. I razionalisti se ne fan beffe. Qualcuno de'pieti-

sti gli da ragione. Meglio cattolico, gridava un protestante , che

starsi in una setta ove negasi Cristo. Piaccia a Dio, che questa con-

versione ecciti la riflessione a molti.

La condizione politica del paese non e divenuta guari migliore.

Dopo le ultime elezioni , che sono state nel senso del Ministero

Thorbeke (buon Ministero liberale, favorevole a noi) gli ortodossi

(i pietisti o calvinisti puri) hanno gittata la maschera , e si sono

fatti meno tolleranti verso i cattolici. E perche ci6 ? Perchd il capo

di questo partito non ne ha avuto quell' appoggio che volea dai cat-

tolici nelle elezioni.

Un gran numero di societa segrete si sono formate nel mezzo

de'protestanti; i quali, se ne togli gli ortodossi tra loro,

si sono fatti

indifferenti per quel che riguarda la dottrina, ma non gia per quel

che spetta alia loro superiorita inateriale politica e simile sui catto-

lici. Una rabbia avveleoita contro di questi, e uno zelo che nulla ri-

sparmia per mantenere J suo posto, ecco ci6 che per ora li congiunge


222

CBONAG4

insieme. Loro scapo conmne e faworire gli interessi de' protestan-

ti a discapito degli Oltramontani : e ciascuna^di queate

societa se-

grete & tutta intesa ad asseguirlo con diversi mezzi. La prmdpale

d' infra esse sembra essere I' Unitas che si estende sui Paesi bassi.

Questa ha un coDsigHo centrale ad Amsterdam, ^ de'consigli dipar-

timentali in tutte le provincie non eccettuate le caUoliche. Bfella

Circolare di erezione vien detto, che la societal ha pei fine di con-

correreal mantenimento ed alia propagazione della Ghiesa prote-

stante nei Paesi bassi, e ad assicurare i cari suoi ioteressi. E iii generate al loro fine in questi termini costi-

tuendolo Difendere il seggio della liberta dello spirito .

La seconda associazione e il Phttacterion, piii estesa della prima e

piii comune. Ecco la professione che vi fanno gli adepti. lo sotto-

scritto N. . . mi ascrivo alia societa di mio pien volere, e prometto

sul mio onore come imembro del Philacterion , secondo quel tutto

che so e posso fare, 1. di non prendere giammai, se non astrettovi

da assoluta necessita, a mio serdgio, che de' famigli professanti la

religione protestante ; 2. di procurare ai protestanti di preference,

salvo 1'onore ed il dovere, del lavoro, de'vantaggi pecuniari, e qual-

siasi possibile eutratura ; 3. di non istringere giammai parestado

con de'cattolici; 4. in qualsiasi circostanza,ove trattisi di quatefee

posto, funzione, attribuzione, di proteggere, salvi cert? particolari

doveri , i protestanti ; 5. di far nascere e mantenere tra loro un

fraterno amore; 6. di pagare per le spese del mantenimento della

societa , un fiorino pel diritto d' ammissione ; e per contribuzione

ebdomadaria un centesimo ,

o almeno in una sola volta 25 fiofini ;

7.ditener segreto a chicchessia che non e della societa , il fine

dell' associazione, i segni da riconoscersi tra loro gl' inizkti , e il

nome de' membri : seppure questi non dieno per loro stessi .faoolt&

di pubblicarlo

.


CONTEMPOBAKEA $23

Una tena associazione si sppella, Wehtand (Benessere:). &in-

tendere del suo fine e della sua origine , abbiatevi cio che si I$gge

nella Circolare d' erezione , che sembra non risalir piii in la che il

1822, ma che aiutata dali'altre societa si e io singolar modo iu-

grandita. All'epoca nella quale il piano della societa del Benemre

fu concepito e posto ad effetto, si giudicava generalmeote , che. a

far trionfare il protestantesimo , non v'avea miglior modo , che

tenersi al cosi detto spirito deli'epoca ; e die saria stato un pren-

dersi inutile fastidio di voler tra.vagliarsi a mantenere de' privilegi*

che la bcneangurata i\ifoi>aaa delk Chiesa cjl avea accordati, I fatti

hflono trappo ben, conffew&lo ci6 che a poohi voleaqo allora aro-

mettere , che Roma non cessava punto di addoppiare gU sforzi per

ricoiiqaistare il paese che ella avea perdato , e che aiutata da tuite

parti td bivendo in inano armi possenli, in uno morali e materiali,

eila era, e cercherebbe di essetie il piii fatale de' nostri nemici. A

siffatta usmpuzione sie appunto che comiene opporre una ostinata

resistenza : e in allora la patria nostra non si vedra espulsa dal no-

stro suolo a nome del principio della liberta religiosa, il quale dee

illuminare e salvare gli uomini. Questa societa si da attorno per

conseguire questo fine , aiutando onesti e bravi protestanti , per

isfavorevoli circostanze ridotti a mal termine, a procurarsi una certa

e sicura sus^istenza, dando in affitto a tenue prezzo delle case e del

terreni, e specialmente p'restando favore a coloro, i quali

attitudine e delle nccesstuie cognizioni , sono piu

forniti di

atti che altri al

lavoro deH'agricoltura. Loro motto d'ordine e Siamo intolleranti,

come i nostii padri il furono contro gli Spagnuoli. Ovvero Su-

periorita: uguaglianza non mai. D

Yoi ben vedete, che in tal guisa nulla rimane intatto : ch& il Phi-

lasterion e 1' Unitas sono specialmente intesi a promuovere gl' in-

teressi de' protestanti delle citta ; a quei de' terrazzani attende il

Benessere. E con quanta scaltrezza! dacche il Benessere adopera

sovrattutto di stabilire in un villaggio interamente cattolico de'gran-

di fittuari protestanti , d'accrescerne il numero sino a quaranta : ci6

eccoyi stabiiita una chiesa di protestanti.


224

Una 4. a society s'appella

CRONACA

Christelyk Hulpbeloon Y Assistenza cri-

stiana, la quale invita tutti i protestanti del paese, di qual condi-

zione/sesso, eta, nulla monta, ricchi e poveri, grandi e piccoli,

uomiiii e donne, fanciulli e vecchi, padroni e servi, ad associarsi,

contribuendo due centesimi alia settimana, od un fiorino all'anno : e

professa per suo scope di voler mantenere a' protestanti que' reli-

giosi privilegi che furono loro trasmessi da' maggfori. A diriggere

questa societa tra gli altri attendono due membri,

V uno Attuario

dell'alta Corte, Y altro Ciamberlano della Regina Madre. Di con-

serto con qnesti gran corpi

d associazioni vanno altre minori so-

cieta, come il Club antigesuitico, la societa Waken Veillons, e delle

societa bibliche ecc.

Queste ed altre somiglianti particolarita trovansi teste riunite in

un libercoletto scritto in francese che ha per titolo : Memorie sopra

le societa secrete de' protestanti ne'Paesi bassi per un elettore Neer-

landese. Amsterdam. G. L. Van Langenhuysen 1852.

IV.

Corrispondenza di Torino.

Torino SO Settembre 4882.

La religione ammessa neW insegnamento e il razionalismo, ossia il

sistema protestante. Questa e una delle gravi proposizioni con cui

1'egregio Ab. A. Peyron, nello stupendo suo opuscolo Delia istru-

zione secondaria in Piemonte, venne formolando e dimostrando a

tutto rigor di logica i vizi profondi e radical! del sistema sancito

colla legge del 4 Ottobre 1848, per opera del cav. Boncompagni.

Pare che questo Ministro innestando nella sua legge un cosi funesto

germe di dissoluzione sociale, o non se ne avvedesse, o non sapesse

apprezzarne giustamente le necessarie conseguenze. Certo e che ora ;

egli die prova sufficiente di riprovare quel tristo principio, adope- ;

rando energicamente il suo potere contro certi mal capitati frateUi 9


CONTEMPORANEA

i quali, o paresse loro di veder posto sotto Tegida di quella infausta

legge il razionalismo protestante con tutte le sue dottrine pratiche,

o fosser mossi da passion! politiche, se ne facevano banditori ed

apostoli. Erano a Voltri tre maestri di scuola, i quali apertamente

e notoriamente professavano opinioni irreligiose e repubblicane.

Uno di essi a quando a quando perorava calorosatnente sulla non

necessity del culto esterno, provandosi di dimostrare come bastasse

la religions del cuore; 1'altro usava spalancar le finestre della scuola,

stando ad aspettare che gli ventasse in faccia Yaria della repubblica

rossa, e per vedere se Mazzini sbarcava; il terzo permetteva che in

sua presenza lo stesso figliuol suo lacerasse contumeliosamente il bi-

glietto per la confessione distribuito dal professore di religione, in-

coraggiandolo anzi al disprezzo de'santi riti. Tali mostruose esorbitanze,

pur troppo certe e sapute dal pubblico, mossero altamente

T indignazione delle autorit5 municipal! ed ecclesiastiche, le quali

tutte d'accordo invocarono dal Ministero un pronto ed esemplare

provvedimento. II Ministero si ricord6 del primo articolo dello Sta-

tuto e della giustizia , e gli scandalosi emigrati

destituiti e cassi di

uffido furono anche puniti dal plauso , con cui la loro pena venne

encomiata dalla popolazione di Voltri, la quale gia erasi levata a di-

fesa del professore di religione insultato sulla pubblica via da uno

di cotesti miscredenti. Yolesse Iddio che questo esempio di severita

ben giusta fosse bastevole a rimettere in senno tanti altri sciagurati

della stessa risma e dello stesso mestiere! II Governo potrebbe sen-

za fallo, ove il volesse, porre argine al male, se non troncandone

ogni germe col modificare in meglio la legge del 4 Ottobre, almeno

invigilando sulla licenza cui s' abbandonano ,

affrancati dalla paten-

te di liberalismo, certi emissarii delle societa segrete. Ma come spe-

rarlo, mentre vediamo che neppur si briga di impedire che il Pie-

monte sia inondato d'immorali ed empie scritture, onde il popolo

e tratto in rovina? Mentre i sequestri ed i processi fioccano contro

i giornali religiosi e contro qualunque che, come il Conte Costa,

abbia la temerita d'aprir bocca a fare opposizione a certe tendenze

scismatiche dei nostri rigeneratori, si lasciano poi venire da Capo-

Vol. XL 15


CRONACA

lago e spacciar liberamente le piii disoneste e ribalde pubblicazioni

uscite dalla penna del Ferrari e dei Bianchi-Giovini. Cosi poc'anzi

venivaci di la, sotto il pseudonimo di Ausonio Franchi, un tristo li-

bercolaccio d'un mal prete apostata, il quale levando cattedra d' ir-

religione e volgendosi alia gioventii, si propone di fondare la filosofia

delle scuole italiane, e per compiere il riscafcto nazionale dice indi-

spensabile la filosofia deirateismo. Difatto egli vuole una filosofia ,

che posta in mano e nella mente ai giovani li persuada

ad essera

credenti bench6 non adorino tre persone in un Dio solo ; onesti,

benchfc non temano V inferno ne sperino il paradiso; giusti, tut-

toch& non sappiano

il catechismo n& ricevano 1'assoluzione del

prete ; benefici, ancorch& non frequentino la Chiesa ne facciano la

Pasqua ; generosi , ad onta che non siano cattolici , n cristiani ,

nl ebrei. Questo libro detestabile, sebbene costoso, vendesi a

gran nuraero d'esemplari con quel guasto, che pur troppo e inevi-

tabile in un paese, dove 1'infezione volteriana men6 gia tanta strage.

II fradiciume della borghesla corrotta si riversa poi sulla classe

inferiore e piii grossiera della plebe, e porta que' frutti di cui ebbe

gia si dolorosa sperienza la vicina Francia, e di cui s' incomincia ad

aver qualche saggio anche qui ne' nostri Stati. A Geneva , non &

molto, un operaio fu dal Sindaco a richiederlo di far registrare al^

ruificio dello Stato civile la nascita d'un suo figlioletto. Dettogli che

ci6 spettava ancora al Parroco, ripigli6 che appunto per questo egli*

erasi \61to al municipio, ciod per evitare il battesfmo del bambino^

avendo in animo di lasciarlo in piena balla di se , padrone di sce-

gliere la religione che gli talentasse meglio , quando fosse adulto* j

Al che replied a maraviglia bene il Sindaco: fosse pur certo che il j

battesimo non avrebbe vincolata la libeita della scelta nel figliuolo,.

posciath^ non impediva al padre di professarsi miscredente. Que-

sto fatto, che pur troppo non & unico in tal genere di disprezzo pei-i

doveri religiosi , dimostra abbastanza quale efficacia incominci adj

aver tra noi i' influenza di quello spirito d'indifferentismo, che &j

talvolta foriero e talvolta effetto dell' ateismo protestante. Le cose f

sono gia condotte a segno da giustiticare, se non i vanti trionfali^j


1!

CONTEMPOBANEA 227

olmeao lesperanze rigogliose che 1'eresia anglicana manifest6 in un

articolo della Rivista d' Edimburgo riprodotto per intiero dalla sua

succursale 1' Opinione di Torino. Eccone alcune frasi ben espressive :

Coll'istinto dei veri ammalati i Pieraontesi hanno messo imme-

diatamente il dito sulla piaga. Hanno dichiarata la guerra aiPre-

ti. Nell'ansieta di fare ammenda alia bachettoneria degli antenati,

ri Mimstri hanno preso 1'iniziativa, e si soao messi alia testa della

j Crociata anticlericale Si aprono chiese a Torino ed a Genova

par la predicazione della Sacra Bibbia agliltaliani nella lor lingua;

opuscoli e giornali vengono pubblicati sotto Y inspirazione de*

Valdesi per tanto tempo perseguitati, e qisesti ora compiutamente

italianixzati .... vanno spargendo la loro Buona novella sopra

r. uo suolo che non e mal disposto per accog)ierla. A dimostrare

come e quanto i dottrinarii nostri governanti dal 1850 in qua s'ab-

Jbiano cattivate le simpatie, 1'ammirazione e la gratitudine del pro-

I fastidio

, lo

^ mode

testantismo, non poteva desiderarsi meglio che 1'articolo della /ttw-

sta d' Edimburgo i da cui pure abbiamo assoluta certezza di quello

che , gia presumevasi , cioe oltre alia Buona novella esservi altri

giornali, che sotto maschera di liberaHsmo vanno gittando a man!

piene il mal seme d'una tristissima pianta, Pochi giorni addietro la

Gazzetta del popolo sdilrnquiva in estasi di diletto al vedere presso-

che condotto a termine il tempio protestante, aperto all'eresia dalla

illuminata tolleranza e dalla specchiata religione de' nostri cattoli-

cissimi signori Ministri. Di qul a pochi mesi 1' anglicanismo avra

cattedra pubblica e legale in questa metropoli, e il Piemontese dalla

coscienza gia gangrenata pel mal costume, se non vorr& pigliarsi il

d'una solenne abiura della superstizione papistica, avra per

meno tutto 1'agio di soidisfarsi alcuna volta colle morbide e co-

dottrine protestantr. Ma forse e meglio cosl. I tristi forse

i smetteranno 1'ipocrisia, e sceverati dai buoni cattolici non avranao

i

piii tanti mezzi da sedurli e tradirli !

Alii 18 di questo mese la Corte di Cassazione deliber6 intorno

* alia requisitoria offerta dallo ATV. generale Bermondi contro il suo

. Gollega

Conte Gosta Delia Torre. Come era da aspettarsi, il Conte


228

CRONACA

Costa, che non assistette al giudizio quantunque ne avesse facolta,

fu condannato , e fu esaudito il Ministro Boncompagni

che avea

scritto al Magistrate eccitandolo ad affrettare Ie sue deliberazioni ,

acciocch^ il Costa non presumesse piii di tornare al suo seggio.

L' Armonia avea pubblicato qunlche cosa intorno a questa letters

del Ministro. II Cav. Boncompagni mand6 stampare che tal cosa

era assolutamente falsa. L' Armonia dopo

aver attinto a fonti si-

cure, sfid6 il Ministro a negare, se pu6, d'avere scritta quella let-

tera, e d'avervi inserita quella frase onde non presuma ecc. II Mi-

nistro tacque! E tacque dopo aver letto sull' Armonia ribadita la

taccia di solenne raenzogna inflitta alia sua dichiarazione ! Alcuni

dabbenuomini credevano che il Conte Slccardi per ragioni

di ma-

nifesta convenienza sarebbesi astenuto dal sedere fra i giudici di

colui, che per aver riprovate le sue imprese contro la Santa Sede e

contro i diritti della Chiesa , era designato alle vendette legali. Ma

il Siccardi e di ben altra pasta, e siccome avea cooperate a tradurre

in giudizio il suo censore, cosl d e mano di buon cuore ad oppri-

merlo. La Corte di Cassazione decretft che il Costa fosse rimosso

dall' ufficio , lasciandogli tuttavia il diritto alia pensione di riposo

dovutogli a termini di legge.

II Ministro della Guerra Alfonso Delia Marmora fu a Lione con

alcuni uffiziali superiori, e col Ministro de'Lavori pubblici sig. Pa-

leocapa , per fare omaggio al Presidente della repubblica francese.

Si nol6 da molti come 1'anno scorso quando venne a Milano S. M.

rimperatore d' Austria, non si facesse verso lui per parte del Go-

verno Sardo veruna dimostrazione di queir ossequio che e consueto

fra i Governi di nazioni in istato di pace ; ma si mandasse solo, qua-

si a nome private del Re, un impiegato di Palazzo, il Duca Pasqua,

coll avvcrtenza di far spacciare sui pubblici fogli , che questo per-

sonaggio non era investito d' alcun carattere ufficiale per parte del

Governo. Per lo contrario, verso il Presidente della repubblica

francese , che pure ha recato al parlamentarismo il colpo piu so

leane che si potesse imaginare, il nostro Ministero si profonde it

mostre di riyerenza. Capite bene che cio porgeva il destro a com-


t

CONTEMPORANEA 229

menti svariati e piccanti ! II Minisiro Delia Marmora col suo colle-

ga, ed altri distinti Piemontesi furono invitati al banchetto del Presidente,

che li onoro pure con decorazioni delta legion d'onore.

Parlasi qua e la, e sta stampato in parecchi giornali che il Mini-

stro Boncompagni abbia scritto a Mons. Artico d'Asti invitandolo

a riounziare spontaneamente alia sua Sede. Anche Mons. Fransoni

avea avuto consimili inviti, e sappiamo quel che gli incolse per non

aver accettato tanta cortesia 1 Che altrettanto si mulini contro Mons.

Artico? Ovvero sara egli questo un principio d'attuazione di quel

progetto che ora sta lavorandosi, di ridurre cioe a piccol numero i

Vescovadi, onde poter meglio spogliare ed asservire il Clero?

Corrono pure certe straoe e gravi dicerie intorno a Mons. Yesco-

vo di Savona , cui i giornali democratici si piacciono di ritrarre in

aspetto d' una vittima della reazione, congiuratasi a vendicarsi con-

tro lui di non so quali prove del suo affetto per le nostre liberta.

Naturalmente ci si mescola il norae e la persona di S. E. il Card.

Antonelli, che e argomento d 1

trombettieri del Ministero. Vedremo.

Quasi

infinite contumelie per parte dei

tutti i Vescovi hanno in un modo o nell'altro eccitato i lor

popoli a ricorrere con preghiere e voti alia Misericordia di Dio ,

affinche conservi al Piemonte 1'antico retaggio della pura fede cat-

tolica. E i liberali ne bestemmiano rabbiosamente.

Le pioggie dirotte menarono di gravissimi guasti in varie pro-

vincie, danneggiate assai anche pel vedersi impedita la vendemmia,

e putrefarsi le uve sui tralci.

A Genova un certo Del Frate , emigrate romano , fu pugnalato

in mezzo alia piazza folta di gente, e ci6, dicesi, per un alterco avu-

to con un suo compaesano intorno a quistioni politiche. Evviva la

fratellanza !

Sono intanto ecc.

f


230

FRAKCIA. 1. Viaggio

CRONACA

V.

*' -I

del Presidente. 2. Suoi discorsi : attentato fallito.

3. Soscrizione pel D.r Newman. 4. Opere pubbliche e dl fcstivi.

1. Da ben oltre tre settimane laFrancia, per non dire 1'Europa

intera, tengono fiso lo sgaardo nel nuovo dramma che si va loro svi-

luppando in seuo. II viaggio di Luigi Napoleone, argomento d'infi-

niti discorsi e di molteplici e svariate speranze, compiesi coo sem-

pre crescenti ovazioni e indicibile entusiasmo. Delle quattrocento

leghe,che il Principe tolse a perlustrare frammezzo allepiu doviziose

popolazioni e citta della Repubblica , buona parte e oggimai corsa

con felici auspizi, e fin d'ora puossi affermare ottenuto 1'intento.

Vi ha chi in queste trionfali accoglienze vede 1'effetto del prestigio

legato ai nome dei^apoleooidi per le rimembranze del loro ceppo;

e forse in parte sara. Ma noi vi riconosciamo piuttosto quell' istinto

naturale oude i popoli riveriscono l'autorit& suprema

ed i loro de-

positari, e I'umano quando ne hanoo ordine, pace e giustizia.

Costretti dalle angustie di poche pagine, che siam usi dedicare

alia storia contemporanea, indarno ci proveremmo d'entrar ne'particolari

che ci crescerebbero a dismisura sotto la penna. Diremo

soltanto che dal suo primo metter piede sulla strada ferrata, in Pa-

rigi stessa, ove meno lieto pareva Torizzonte, fu a piu riprese salu-

tato Imperadore

dalla turba accalcatasi attorno al montatoio d' av-

viamento. ABourges poi, a Nevers, Moulins, Roanne, St.Etienne,

Lione, Grenoble, ValeLza, Avignone, Marsiglia, Tolone, che sono le

altrettante citta fino ad ora visitate, salvo qualche leggera eccezione

e da non tenerne cento, ebbe a lodarsi di magnifici accoglimenti.

Conciossiach^ grandissimo siasi mostrato lo slancio popolare, sin-

cere e profondamente seutite le gentili e splendide cortesie di che

Yenne tra via, nelle castella e citta festeggiato. Dappertutto archi

di trionfo, bandiere, iscrizioni, suoni giulivi delle campane, sinfo-

nie, zeudadi e finissime t6cche sveatolanti da' palagi , fuochi arte-

fatti, gazzarre, uembi di fiori quando sciolti e quando intrecciati in


CONTEMPORANEA 231

eleganti mazzolini , con sopravi cifre allegoriche, pioventi dalle fi-

nestre e in tanta copia da impedire piii d' una volta il passo alia

marcia trionfale e far impennare e caracollare i destrieri. In ogni

dove , come leggiamo , un grande accorrere della popolasione ane-

lante di stringersegli attorno ad osannarlo e dirlo il ben venuto ;

oltre alle ben augurate felicitazioni de' sacri Pastori, dedizioni e of-

ferta delle cfoiavi di parecchie citta , arringhe de' Maggiori e tan-

te altre consimili testimonianze d' amore , framezzate tutte del piii

dolce intercalare che facesse giaramai venire Tacquolina in bocca a

Principe non isdegnoso di signoria : viva il Uberatore della patria, il

salvatore della Francia, Tegida del ben essere soctaU, la gioia dei po-

poli, il nostro Imper adore ! E , cosa quasi incredibile, epperci6 tanto

piii degua di considerazione, fur visti e veggonsi gareggiare neU'in-

nalzarlo alle stelle, come gia nella ultima votazione alia presidenza,

que'cantoni di vantaggio che avevano beuto piii largo a simposii

dell'anarchia ,

e in cui piii profonda ed insanabile riputavasi la so-

cialistica cangrena. Tanto & vero che il popolo o non piglia nelle

ribellioni quella parte che taluni ci ripetono fino a ristucco, o se

pigliala , rabbindolato dalle altrui mene , rinsavisce ben tosto , la-

menta il mal fatto e corre quasi per istinto a puntello di quella au-

torit, di cui pria in un momento di vertigine scalzava per abbatter-

la le fondamenta.

Ne il Principe mostrasi dal canto suo insensibile a cos! solenni

dimostrazioni. Fu gia ammirata in lui parsimonia e dignita di par-

lare, e cert'aria di volto imperturbato e sereno anche tra le piii vee-

menti commozioni. Perch5 ogni saluto rimerita di dignitoso sorri-

so, ogni allocuzione d'opportuna risposta. Con atto benigno e sol-

lecito accoglie le suppliche portegli per iscritto , e promette occu-

parsene scrupolosamente : porge orecchio alle bispgne

de' different!

ceti, ed ha continuo sul labbro parole di coniorto per tutti. Gui-

derdona con rare e tanto piii ambite decorazioni i servigi prestati

alia societa, soccorre di notevoli sussidii le classi piii indigent!, e

fallo disibel garbo, che, invitati all'illustre esempio, parecchi mu-

nicipii assegnarono gia per lo stesso fine ingenti soaime di danaro.


232

CRONACA

Ossequentissimo poi del Clero ne rispetta altamente e corampopolo

i Pastori, degnane molti di visite domestiche, a tutti esterna reli-

giosi sentimenti; e raentre loro impromette, secondo sua possa,

cooperazione e tutela, pregali di lor opera sempremai efficacissima

a ristauro delle sane dottrine, a fulcro della religione e a decoro

della patria, di cui egli non rifinisce di proclamarsi caldissimo pro-

teggitore. Posterghera, dic'egli, per giovarla ogni suo particolare

interesse, e fara ci6 tutto che la nazione accennerfc esigere da lui.

Questi fatti che noi tocchiamo cosi alia sfuggita, rilevansi non pure

da'giornali del Governo, che nelle presenti circostanze non andreb-

bero esenti da qualche sospicione, e dagli altri francesi, ne'quali

potrebbe altri supporre llberta non intera, ma eziandio da parecchi

periodici estranei, e molto piii da particolari corrispondenze. Non

taceremo nondimeno incontrarsi pure qualche altra rclazione che di

quelle ovazioni reca in dubbio o la spontaneita

o la misura. Trat-

tandosi di cosa lontana e che pu6 essere da tante passioni e da tanti

interessi alterata, noi ci fermeremo a dire i primi testimoni essere

senza paragone piii numerosi dei secondi.

2. Qual sia poi 1'incarico a cui, volente od eziandio solo indicante

il popolo, e pronto il Principe a sobbarcarsi, non e piii chi 1'ignori

dopo le abbastanze aperte parole che egli in piii d'una circostanza

credette bene di solennemente pronuaziare. In altro suo viaggio

la navicella dello Stato , diceva , ha pure a convertirsi in un ma-

gnifico ed imperial naviglio.

Ed ultimamente rispondendo al si- |

gnor Dupin: Quando si tratta di scampar da qualche disastro la

patria pericolante, sono uso anticiparne il voto ; bastimi seguirlo al- 1

lorch& trattasi di mutazioni che potrebbero aver aria di mio inte- j

resse personale .

Ma apertissimi e perentori sono alcimi brani del discorso pro- j

nuiiziato in Lione appie della statua Napoleoriica allora erettasi dali

municipio, i quali dicono appunto cosl : . . . Come prima il popolo j

sentissi libero nella scelta, ferrn6 gli occhi sull'erede di Napoleone!

e da Parigi a Lione in tutti i punti del mio passaggio s'alz6j

unauime il grido di viva llmperatore ! Ma

questo grido agli occhi


w

CONTEMF.- 233

miei e piuttosto una memoria la quale mi tocca il cuore, che non

una speranza onde sia lusingato il mio orgoglio. , . . Noi usciamo

c appena da que' tempi di crisi in cui le nozioni del be ne e del male

erano confuse, e i migliori spiriti lasciatisi pervertir^.

i La prudenza ed il patriottismo esigono che in simili momenti

la nazione si raccolga prima di flssare i suoi destini, ed e pe* *ne

ora difficile il sapere sotto qual nome io possa rendere maggiori

c servigi. Se il modesto titolo di Presidente potesse facilitare la

missione che mi venne affidata ,

io non bramerei certo per inte-

resse personale cambiarlo col titolo d' Imperadore. Le quali

parole avvegnache non abbisognanti di glosse, e contenenti eviden-

temente la minore e la conseguenza del sillogismo, danno tuttavolta

un gran che dire, e, come incontra per ordinario ne'grandi avveni-

menti, chi le traduce a ruina, chi a salute de la grande nation: ma

forse 1'effetto non rispondera nfc all'uno, ne all'altro de' due estremi.

Se non che tanta letizia popolare non va punto a sangue a quegli

sciagurati che son continue in opera di manomettere e desolare le

nazionf . E

se la divina provvidenza non accorreva al bisogno , una

tragica scena era li li per funestare Marsiglia gia vestita a festa, ed

arrecare alia Francia un'immensa sciagura. Conciossiach una banda

d'empissimi

mostri entr6 nella deliberazione di troncare a mezzo

1'ovazione e la vita del Presidente. Perche concepi ed attu6 il disc-

gno di certo ordigno infernale armato di quattro tromboni da grosso

calibro, e dugencinquanta canne di fucile, con dentrovi mille cinque-

cento palle, da esplodersi di un colpo e all'impensata contro la per

sona del Principe e del suo corteggio. Lo spaventoso apparato vo-

levasi da prima appostare in una casa di via d'Aix per cui passerebbe

la festosa comitiva ; ma poscia , cangiato consfglio,

traslocaronla in

altra casetta noleggiata all'uopo, e opportunissima al reo disegno.

La polhia avutone qualche sentore, stette tanto sulle orrne de' cospi-

ratori, che pervenne a scovarli per tempo , sorprendendoli a notte

fitta e impadronendosi insieme della grande quantita di polvere, di

piombi, d'emblenai e scritti sediziosi che v'aveano adunato. Non e a

dice quanto i buoai Marsigliesi restassero indegnati dell' infernale


w CHOWACA.

congiura, fin dal p^mo anmiuzio, e raalediceanlo ancor piii dopo

sperimentate le i^uove beneficenze del Presidente ; tra le quali noa

ottengono cer* 1' ultimo luogo la locazione della prima pietra per

la Borsa di Oommercio , ed il decreto che assegna due milioni e

mezzo

i la fabbrica di una Cattedrale degna della loro superba

3. Dopo 1'inaspettata, perche ingiustissima, condanoa del Rev. Dr.

Newman, la quale fece cosl altamente indegnare ogni ammo dabbe-

ne, parecchie buone persone cercarono il modo di alleggerire 1'op-

presso dalle soperchierie de'giurati e de'giudici inglesi. Condatmato

per soprassello nelle spese degli atti giudiciari dopo le somme im-

mense dovute profondere per

la convocazione e mantenimento dei

testimooi della vita, virtu e miracoli di quella buon' anima che e 1'a-

postata suo uvversario, trecento mila franchi bastano appena al bi-

sogno. E , non soddisfatto prima il debito, sarebbe nulla del voler

impiantare una casa a'suoi zelanti correligiosi,

come ne ha incarico

e raissione. Per la qual cosa 1' illustre Card. Wiseman , secondando

1' impulse del sno cuore veramente apostolico, e tutto in opera di

so v venire a quel bisogno. Scrissene a diverse persone

laiche ed ec-

clesiastiche, indigene e forestiere con esito degno di quel suo animo

che non si sa mai scoraggiare, e nelle avversita si fa piu gran-

de. Rispondendo al dolce invito delPrelato inglese Tegregio Vesco-

vo di Carcassone con affettuosa Gircolare fece appello alia carita

della sua diocesi in sovvenimento del Newman.

Ed i signori redattori dell' Univers, che cosi gentili e facili si pre-

stano ad ogni buona opera, iniziarono una soscrizione che in presso

a 54 liste ha raccolto per ora la somma di oltre a 32 mila fr. II primo

riome che vi si leggesse fu quello di Mons. Fransoni per 1000 fran-

chi : molti Prelati francesi vi concorsero , e puo dirsi che la piu

parte e del clero. Tuttavolta non mancavi del ceto laicale un buoa

numero; e bello e il vedere 1'operaio, la fantesca, il fanciullo porge-

re il loro obolo a ristorare colla pieta cattolica una svergognata in-

giustizia del fanatismo anglicano. Altri giornali italiani, francesi,

inglesi e tedeschi aprirono somiglianti soscrizioni; efrattanto il dott.


CONTEMPORANEA 235

Newman quasi si sdebita di questa beneficenza cattolica con nuovi

parti del suo splendido ingegno e della sua profonda pieta. In Du-

blino si sono pubblicati i suoi Discourses on university education

addressed to the Catholic of Dublin. Ne abbiam sott'oechio i primi sei,

chenon ismentiscono la fama dell'illustre Oratoriano.

4. Intanto a Parigi un numero stragrande di operai ed artisti d'o-

gni fatta e occupato dell'abbellimento della Capitale. La quale prov-

videnza governativa oltre all'utile che direttamente produce, cessa

in gran parte il pericolo di qualche sommossa ; poiche roentre il

basso popolo ha lavoro tra Je mani, e onde procurarsi onestamente

il vitto, non e guari sollecito di politiche vicende. Per non dire di

molti altri pubblici edifizi, e dello stesso palazzo delle Tuilleries, a

decoro de' quali lavorasi senza posa , bastici accennare gl' immensi

lavorii di scoltura e di ornamenti, con che procedesi alacremente al

ristauro della Chiesa di S. Etienne-du-Mont, bellissimo e raro monumento

parigino. La spesa montera a due milioni di franchi. A

Valenciennes fu collocata colla massima solennita dell'augusta ceri-

monia la prima pietra a fondamento della futura cattedrale.

Ne solo fa progressi la parte , a cosl dirla , materiale del sacra

culto : ma cresce ancora di pari passo 1' esercizio solenne e la pra-

tica esterna della cattolica religione. La pia societa della santifica-

zione delle feste arreca alia Francia di ben consolanti vantaggi. Dif-

fusa in molte delle principal! citta, fu pure, non e molto, introdotta

in quella di Metz; e gia comincia a produrvi que' pubblici e pri-

vati emolumenti, che con tanta eloquenza pose sott'oechio il conte

di Montalembert nella sua celebre dissertazione. A norma di pochi

ma vigorosi Statuti , chiunque entra a parte della pia associazione

promette di non s' intertenere nel di del Signore, ne patire che altri

da lui dipendente s' intertenga in lavorii servili, come pure di non

comperare , vendere , tener aperte al traffico le sue officine , o in

qualsiasi altra maniera , secondo che la Chiesa interdice a suoi fe-

deli , violare il sacro riposo del giorno festive.


236

CBONACA

vi.

' *

Un documento rilevantissimo per la Italia.

Non & molto tempo passato da che il regnante Pontefice ammo-

niva gravemente T Italia dei soppiatti conati della eterodossfa per

traforarsi tra noi a rapirci questo, non sappiamo se oggimai unico,

ma certo supremo bene che ci resta, 1* unita della Fede Cattolica,

Apostolica, Romana. Altri fra i piii chiaroveggenti nostri Pastori

ripeterono ed inculcarono que' medesimi ammonimenti. Ma parec-

chi dabbenuomini li tenoero per timori panici , meritre la scaltra

ipocrisia dei seduttori li calunniava come Industrie o tranelli. Tra

i molti argomenti di fatto che potrebbero addursi per giustificare

quei timori , & certo curiosa e singolarissima la lettera che si leg-

gera qui appresso; la quale noi non voltiamo in italiano, parendoci

che chi piii dee giovarsene non puo aver bisogno di traduzione.

Da essa apparira, siccome alcuni membri spettalissimi di uno dei

piu ragguardevoli ed edificanti cleri italiani abbian cercato e stiano

ricevendo indirizzi da un quasi congresso di Dignit-arii Anglicani ;

e sapete voi a qual fine? per fare in Italia ci6 che si fece tre secoli

fa in Inghilterra in opera di Riforma religiosa. Vorreste altro di

piii chiaro e di piu perentorio? Ed i nomi e cognomi colle rispet-

tive qualificazioni dei Right Reverends , che stendono la mano alia

pietosa opera, si leggeranno 1'uno appresso dell' altro a piedi della

lettera stessa: quanto ai nomi dei Reverendi nostrani a cui quella

& diretta, essi sono scritti su di un libro in cui non e dato di leggere

a noi. Ma un po' di pazienza, ed il nome degli apostati e traditori

della loro Fede si sentira suonare bene alto nella valle di Giosafat.

Certi siccome siamo dell' autenticita di questo documento, noi

siamo stati in forse se dovessimo pubblicarlo. Ma dopo

'

matura ri-

flessione ci siamo deliberati per 1' affermativa. II convincersi della

realta del pericolo non e snai soyerchio per chi puo esserne vittima,


CONTEMPORANEA 237

per chi dee starne in guardia e soprattutto per chi dee prendere

forti provvedimenti a cessarlo. Ball' altra parte i forti provvedi-

menti, perche non sembrino awentati, debbono, quando si pu6, es-

sere giustificati eziandio in faccia del pubblico ; e noi non crediamo

potersi giustificar meglio, che facendo al pubblico stesso toccar con

ma no la gravita del pericolo che sovrasta piu vicino assai dl quel-

lo , che i troppo fidenti non vorrebbon credere Si legga dun-

que e si mediti la seguente letlera , ponendo mente soprattutto a

cui essa e indirizzata.

Viris spectatissimis Presbyteris et Diaconis Ecclesiae Catholicae Lom-

bardo- Venetiae , puriori Sanctae Scripturae et Veterum Patrum

doctrinae sludentibus, compresbyleri quidam ex Ecclesia catholica

apud Britannos reformata, salutem plurimam in Christo.

Maxima sumus loetitia affecti quum intelleximus tarn ex literis

vestris, quas orator vesier, amicus vero et compresbyter nosier, clar.

Abbas Cassianus de Col , S. Theologiae Professor , pro humanitate

sua nobis impertivit , quam ex sermone eiusdem quantum inter vos,

fratres charissimi, doctrinae catholicae instauratio profecerit. Nos

enim t quibus in restituenda religione id potissimum curae fuit ad sa~

eras Scripturas et ad antiquissimas ecclesias provocare, magni nostra

interesse putamus exlare tandem nonnullos eosque gravissimos viros,

qui de istiusmodi rebus idem sentiant , idem velint , idem faciant ,

quod olim proavi nostri ante annos trecentos senserunt ,

fecerunt. Neque id profecto

voluerunt ,

sine Numine divino evenisse credimus

quod sponte vestra , nullo externo auxilio freti , nobis inconsultis ,

inscientibus ac poene incognitis, eamdem tamen nobiscum viam salutis

ingressi estis, eamdem quam nos erga Scripturas reverentiam, earndem

Patrum Catholicorum observantiam , eamdem in ecclesiae statu

renovando moderationem , eamdem disciplinam , eamdem denique fi-

dem pro virili colitis.


238

CROWACA

Ne vero latius evagetur epistola nostra, tria potissimum sunt,

quae quantopere simus vobiscum o-upj/v^oi TW euy/>ovowTec, documents

esse .possunt.

Credimus igitur, quod et ip$i profitemini ,

L imprimis oplimam esse in Scripturis Sacris enodandis inter-

preter primitivam ecdesiam, quae quidem

veritatem catholicam ex

ipsis canonicis libris veteris et novi testamenti fideliter hausit, atque

regulam fidei in tribus Symbolis , apostolico scilicet , nicoeno et quod

Athanasn vocalur , in perpetuum fidelium usum definivit

cravit ;

ac conse-

2. deinde quod ad cultum Dei et ad sacros ritus peragendos atli-

net, singulas quascumque ecdesias (ecdesiae universae propagines ) r

liturgias antiquissimas sibi ante oculos proponere debere, easdemque 9

purgatis quibuslibet , si qui lapsu temporis irrepserint , erroribus ,

resecatis otiosis caeremoniis, omnibus denique adamussim cultus pri-

mitivi redactis, hodierno usui quam proxime accommodare et in lin-

guam ubique vernacuiam trans ferre.

3. Omnem denique ecclesiam rite constitutam tres sacrorum mt-

nistrorum ordines semper retinuisse , Episcopos nempe , Presbytero$

et Diaconos, eosque tres gradus ex ipsis Apostolis oriundos, succes-

sionibus nunquam intercidentibus , pro Dei optimi singulari benevo~

lentia, perpetuo fuisse fidelibus traditos et continuatos.

Quae quum ita sint, viri ornatissimi, id impense cupimus, ut eadem

apud vos inter veritatem evangelicam et instiluliones apostolicas con-

cordia et constiratio perpetuo servetur , qua ecclesiae Britannicae

stabilitae sunt et auctae. Faxit Deus optimus maximus, ut vcbis

ita liceat pristinampuritatem revocare, ne quis in republica rerum

novarum cupidus , ne dum in ecdesia schumaticis , haeresiarchis ,

rationalistis , quos wcant , atheis detur locus : ita liceat doctrinam ,

cultum, 7Jo).tTiow denique primitivae ecdesiae (quod facitis) observare,

ne quam aut civilibus magistratibus iustam suspicionis causam, aut

plebi occasionem tumultuandi praebeatis. Oh miram ecdesiae unius*

vestrae nostraeque felicitatem ! Si quando eveniat ut Italia septem~


. en

CONTEMPOHANEA 239

trionalis , qua nulla unquam regio vel natura uberior vel ingenii ,

vel artium liberalium, vel pietatis opibus ditior atque illustrior fuit ,

tandem avitae suae gloriae reminiscatur , et sublatis geminis istis Ro-

mae pseudo catholicae foetibus , superstitione scilicet et infidelitate ,

totam se se ultra in Christi evangelium confer at.

i

V, r r

Dabamus Londini in Collegia R. Londinensi id. martii

GULIELMUS HALE HALE A. M. Archidiaconus Londin. nee

non Eccl. Cathed. Londin. Canonicus.

IOANNES SINCLAIR D. M. Archidiaconus Meddlesens.

RICARDUS GUL. JELF S.T.P. OEdis Christi apud Oxonien-

ses Canon, nee non collegii R. Londin. Prinoipalis.

ALEX. MCAOL S. T. P. Lit. Hebr. in lond. collegio P. Ecel.

Metrop. Praebendarius.

RIGARDUS BURGHESIUS B. T. Eccl Metrop. Lond. Pre-

bendarius et Parochus Chelsec.

IOHAMES DAVID GLENNIE M. A. Societatisp. promovenda

reltgione a Secretis.


ALLOCUZIONE

TENUTA

DA N- S. PAPA PIO IX P. M.

SEL CONCISTORO SEGRETO DEL 27 SETTEMBSE 1852

VENERABILI FRATELLI

Yogliamo in questo giorno comunicare con voi, o Yenerabili

Fratelli , il dolore acerbissimo che nel profondo dell' anima da

gran tempo ci opprime pel danni gravi e non mai abbastanza la-

onde e in miserevole modo da parecchi anni manomessa

mentati ,

ed afflitta la Chiesa cattqlica nella Repubblica della Nuova Grana-

ta. E Noi non lo avremmo pensato mai ; sapendosi da tulti con

quali signification! di singolare beaevolenza questa Sede Apostoli-

ca abbia largheggiato verso quella Repubblica , e con quanta ala-

crita i! nostro Predecessore Gregorio XVI di felice ricordanza non

VENEBABILES FRATRES

Acerbissimum Yobiscum , Venerabiles Fratres , hodie communicamus dolorem ,

quo iamdiu intime premimur ob maxima, et numquam satis lugeuda damna , quibus

plures ab hinc annos Catholica Ecclesia in Neogranatensi Republica miseran-

dum in modum affligitur, atque vexatur. Quod numquam fore putavissemus, cum

omnes noscant , quibus praecipuae benevolentiae significationibus haec Apostoli-

ca Sedes illam Rempublicam fuerit prosequuta , ct qua alacritate felicis recorda-


ALLOCUZIONE DI S. S. NEL COJSC1ST. DEL 27 SETT. 1852 241

pure riconoscesse per la priraa quella Repubblica a preferenza di

qualunque altra regione americana, ma vi stabilisse eziandio un'apo-

stolicaNuoziatura, afflae di procurare gli spirituali vantaggi di quel-

la nazione, e di striogere sempre piii conesso lei i legami di scambie-

vole amicizia. Tanto piii poi ne siamo addolorati , quanto

che vane

finora riuscirono le cure e dallo stesso Predecessor nostro e da Noi

medesimi con somma persistenza adoperate presso di quel Governo,

perch& si riparasse ai tanti danni recati alia cattolica religione , e

perchfc si togliesser di mezzo alcune leggi cola dal civile potere pro-

mulgate e sancite, con sommo detrimento de' fedeli, siccome quelle

che si oppongono

alia divina istituzione deila Ghiesa ed ai reve-

rend! suoi diritti e liberta, ofFendono la suprema autorita di questa

Sede Apostolica

niente meno che i Sacri Pastori e le altre ecclesia-

stiche persone. Sapeva il medesimo nostro Predecessore siccome fin

dall' Aprile del 1845 era stata promulgata cola una legge che pre-

scriveva , tra le altre cose , che appena ammessa nei tribunal! laici

un' accusa contro chierici e fin contro Vescovi , cui pure lo Spi-

rito S. ha posto a reggere la Ghiesa di Dio ,

dovessero questi im-

mantinenti cessare da ogni sacro ministero, commettendo ad altri il

proprio uffizio : pena il carcere, 1'esilio ed altre animadversion! per

tionis Gregorius XVI Praedecessor Noster ad religionis , et spirituale illius gentis

bonuin omni studio procurandum , atque ad mutuae amicitiae vincula magis ma-

gisque obstringenda Rempublicam ipsam prae aliis omnibus Americae regionibas

non modo primum recognoverit, sed etiam Apostolicam Nunciaturam ibi coostitue-

rit. Aique eo magis dolemus, quod adhuc irritae fuere curae omnes turn ab eodem

Praedecessore Noslro, turn a Nobis ipsis summa contentione apud illud Gubernium

adhibitae, ut tot catholicae religion! illata araoverenlur damna , ac nefariae , et

irnvstissimae de medio tollerentur leges ibi a civili poteslate cum maximo fidelium

detrimento contra divinam Ecclesiae institulionem, eiusquc veneraoda iura , et li-

Jertatera , contra supremam huius Apostolicae Sedis potestatem , contra sacrorum

Antistites, et ecc'esiasticos viroslatae, atque sancitae. Noverat enim idem Decessor

Noster , legem ibi mense Aprili anno 1845 fuisse promulgatam , qua

inter alia sta-

tuitur, ut, vix dum aliqua apud ilia laicae potestatis Tribunalia accusatio adversus

ecclesiasticos viros , ac vel ipsos Episcopos fuisset admissa , non solum Sacerdotes

Domini , aliique Clerici , sed etiam Episcopi , quos Spiritus Sanctus posuit regere

Ecclesiam Dei , ab omni sui ministerii exercitio se abstinere , ac proprii maueris

Vol. IX. 16


242

CRONACA CONTEMPORANEA

chiunque yi si rifiutasse. Fu di qui che nell'anno medesimo , lo

stesso Nostro Predecessore, senza frappor tempo in mezzo, per let-

tere al Presidente di quella Repubblka, altamente condann6 quella

legge, degna altrimenti di qualunque biasimo ; ed insistette con

ogrii vigore perchd fosse abolita, ed i diritti della Ghiesa si serbasse-

ro incolumi. Ma poscia

che Noi innalzati, per inscrutabile divino

giudizio, a questa Cattedra del Principe degli Apostoli, cominciammo

a governare la Universale Ghiesa , ci sentimmo accesi del desi-

derio di provvedere ai bisogni della santissima religione in quelle

contrade; e Noi altresl fin dall'anno 1847 spedimmo

lettere allo

stesso Presidente di quella Repubblica. Le quali lettere mentre da

una parte significuvano quanta era la nostra sollecitudine per quella

parte del gregge cristiano , e con quanto studio di paterna carita

avremmo voluto recare i rimedii opportuni a guarire le ferited'Is-

raello, lamentavano dall'altra altamente la miserevole condizione in

che quella Ghiesa versava. N6 lasciammo in quelle stesse lettere di

richiaraarci con calore intorno a due altri progetti di leggi; del

quali il primo portava che si abolissero le decime, senza che questa

Sede Apostolica ne fosse consultata: prescriveva 1'altro che agli e-

rmgrati fosse lecito il pubblico esercizio del proprio culto, quale che

partes aliis committere debeant ,

constitutis quoque carceris, exilii, et aliis poems

io eos omnes, qui id agere noluisseat. Quapropter ipse Praedecessor Noster, nulla

interposita mora, suas eodem anno ad illius Reipublicae Praesidem misit Litteras,

quibus legem illam omni certe reprehensioue dignissimam vehementer improbavit,

ac simul summopere expostulavit , ut eadem lex statim abrogaretur ,

et Ecclesiae

itira sarta, tccta haberentur. Nos autem, postquam inscrutabili Dei iudicio a


1LLOCUZIONE DI S. S. NEL CONCIST. BEL 27 SETT. 1852 243

esso si fosse. Ma nell'atto di riprovar quei progetti di leggi , Noi

colla efficacia, che si pote maggiore, scongiuravamo, che essi mai

non fossero recall in pratica, si che la Ghiesa potesse usare di tutti

i suoi diritli e della intera sua liberta fridre.

Noici sostenevamo della speranza che quelGoverno avrebbe accol-

to con docili orecchi le voci, gli ammonimenti, le doglianze, le que-

rele che erompevan dal cuore dell' amoroso niente meno che afflitto

Padre comune dei fedeli. Tuttavolta con incredibile Nostro dolore siamo

costretti ad annundarvi, che gli ostili e violenti attacchi contro

la Chfesa di Gristo si multiplicano cola ogoi giorno ; e da due anni

soprattutto sono essi divenuti tali, da aver recate nuove e gravissime

ferite alia Chiesa dalla parte della potesta laicale. Imperciocche

non pure furono mantenute le leggi di cui ci siara querelati piii so-

pra ;

ma dal doppio Gonsesso Legislativo di quel Goyerno ne furon

fatte delle altre, che violano altamente, oppugnano e calpestano i piii

santi diritti della Chiesa e di questa Apostolica Sede. E fino dal Mag-

gio dello scorso anno fu promulgata una legge contro gli Ordini reli-

giosi, i quali istituiti santamente, e con sapienza governati di tanto

servigio ed ornamento riescono alia civile ed alia cristiana repubblica.

In forza di quella legge si confermava la espulsione della Com-

illuc immigrautibus liceret publicum proprii cuiusque eultus exerciMum habere.

Atque comraemorata improbantes decreta etiam atque etiam efflagitayimus, ut ilia

Dullum umquam obtinerent t-xitum, ut Ecclesia suis omnibus iuribus, ac plena

fruerelur liber tate.

Ea porro spe nitebamur fore ,

ut Neogranatense Gubernium has Nostras voces ,

monita, expostulatiooes, querelas, quae ex amantissimi aeque ac afflictrssimi corn-

munis omnium tidelium Patris corde erumpebant , pronis vellet auribus excipere.

Verum incredibili animi Nostri dolore Vobis nunciare cogimur, hostiies, violentosque

in Christi Ecclesiam impetus quotidie magis , ac duobus praescriim ab hinc annis

adeo esse factos, ut nova ,

et gravissima Ecclesiae ipsi per laicam polestaiem inde-

sinenter iullicta sint vulnera. Etenim, Venerabiles Fratres, non soluni iniustissimae

illae leges , de quibus dolenter loquuti sumus , minime sublatae fuerunt , verum

etiam aliae ab utroque illius Gubernii Gonsilio legibus ferendis praeposito sunt con-

ditae , quibus sanctissima Ecclesiae , et huius Saactae Sedis iura maiorem in mo-

dum violantur, oppugnantur, et proculcantur. Namque inter alia iain inde a mense

Maio superioris anni lex prodiit contra Religiosas Familias, quae piae institute e ,


244

CRONACA CONTEMPORANEA

pagniadiGesii, famiglia religiosa, che chiamata cola ed altamente

desiderata, stava egregiamente meritando degl'interessi civili e cat-

tolici di quel paese. Colla legge stessa si vietava d' istituire sul ter-

ritorio della Repubblica verun Ordine religiose, che professasse ob-

bedienza passiva, come la dicono. Piii ancora: colla stessa legge si

promette aiuto a tutti coloro che vogliano apostatsre dalla vita re-

ligiosa gia abbracciata e frangere cosi i solenni loro voti ; ed al ve-

nerabile nostro fratello Emmanuele, Arcivescovo \igilantissimo di

quella ecclesiastica provincia, uomo meritevole di ogni encomio da

Noi e da questa Sede Apostolica, a lui, diciamo, s'interdiceva di usa-

re la facolta conferitagli da questa Sede stessa fino dal 1835, di visi-

tare cio& le Famiglie religiose per tornarvi in vigore la regolar di-

sciplina. L' anno ed il mese stesso un'altra legge fu promulgata, per

la qu jle il Foro Ecclesiastico era al tutto abolito ; talraente che tut-

te le cause civili e criminal! spettanti a quello , riguardassero pure

1'Arcivescovo ed i Yescovi, doveano quinci appresso essere giudicati

Innaazi a tribuaali laici e dai Magistrati di quella Bepubblica. Poco

stante, cioe il 27 dello stesso Maggio 1851, fu promulgata la legge

sulla nomina dei Parrochi ;

ed in forza di quella legge i Gonsigli Na-

zionali trasferiscono il bugiardo e falso diritto di designare i Par-

recteque administratae magno christianae, et civili reipublicae usui ,

et ornamento

esse solent. Ea enim lege confirmatur expulsio Religiosae Societatis lesu Familiae ,

quae illuc primum arcessita , ac tantopere exoptata de re catholica ,

et civili illic

optimc mcrebatur , atque eadem lege vetatur , ne ulla in Neogranatensis Reipubli-

cae territorio Societas iostitui possit, quae passivae ut dicunt obedieutiae ,

vinculo

potissimum obstriogatur. Insuper eadem lege Us omnibus promittitur auxilium ,

qui a suscepto religiosae vitae instituto deficcre, ac solemnia vota frangere velint ,

ac Venerabili Fratri Emmanueli illius ecclesiasticae provinciae Archiepiscopo vigi-

lautissimo , viro summis Noslris , et huius Apostolicae Sedis praeconiis decorando,

iuterdicitur exercere facultatem ei ab hac Apostolica Sede iam inde ab anno 1835

tributam, visitandi scilicet Religiosas illius regionis Familias, et regnlarem resti-

tuendi disciplinam. Eodem subiude mense, et anno alia sancita lex est, qua Eccle-

siasticum Forum de medio omnino tollitur , ac declaratur , causas omnes ad idem

forum perlineutes, ac vel ipsas turn Archiepiscopi, turn Episcoporum causas sive

chiles sive criminales ante laicalia Tribuualia ab illius Reipublicae Magistratibus

in posterum esse iudicandas. Postmodum , die nempe vigesima septima eiusdem


ALLOuCZIONE DI S . S. NEL CONCIST. DEL 27 SETT. 1852 245

rochi dal Presidente della Repubblica a certo Gonsesso parrocchiale,.

cui chiamano Cabildo parroquial, che e specialmente costituito dai

padrifamiglia della parrocchia ;

e coslmancando qualche parrocchia

del suo Curato, quel tal Gcmgresso avrebbe il diritto di nominargli

il succedaneo. Altri articoli della stessa legge interdicono ai sacri

Pastori di percepire qualunque emolumento sia per sacra visita, sia

per altro qual siasi titolo ; ed a quel cotal Congresso parrocchiale

attribuiscono il diritto di statuire a suo arbitrio e cangiare le rendi-

te dei Parrochi niente meno, che le spese necessarie al culto; per non

dire di altre prescrizioni, onde i diritti della ecclesiastica proprieta

sono violati e cassi. Quasi ci6 fosse poco, il 1 Luglio

dello stesso

1851 un' altra legge fu pubblicata, che vieta di conferire le prebende

canonicali delle Chiese Cattedrali ,

se non dopo che la maggioranza

dei Consigli Provinciali delle rispettive Diocesi abbialo di proprio

arbitrio consentito. Altre leggi vennero appresso che danno a tutti

facolta di sciogliersi dal dovere di pagare i censi , massime se que-

sti fan parte di rendite ecclesiastiche, col pagarne una meta a! Gover-

no; ed oltre a ci6 i beui del Seminario Arcivescovile di Santa Fe

di Bogota venivano aggiudicati al Gollegio Nazionale , ed il Semi-

nario stesso era sottoposto alia suprema sorveglianza della potesta

mensis Maii anno 1851 de parochis nominandis promulgata lex est, qua Nationalia

Gonsilia mentitum , falsumque ius designandi Parochos a Praeside illius Reipubli-

cae ad quemdam excogitatum Parochialem Convenfum , quern Cabildo parroquial

appellant, ex cuiusque Paroeciae patribusfamilias praesertim comparatum transfe-

runt , ut , cum aliqua Paroecia suo fuerit Parocho orbata , ille Conventus novum

Parochura nominare queat. Aliquibus insuper eiusdem legis articulis prohibentur

sacrorum Antistites ullum seu sacrae visitationis, seu alio quocumque iure percipere

emolumentum ; atque eidem Parochiali Gonventui tribuitur potestas pro suo arbi-

trio statuendi ,

et immutandi tarn Parochorum reditus, quam impendia sacris fun-

ctionibus necessaria ; et alia statuuntur , quibus ecelesiasticae proprietatis iura

violantur ac delentur. Post haec die primo mensts Innii eiusdem anni 1851 alia

sancita est lex, qua yetatur, ne Canonicales Cathedralium Eeclesiarum Praebendae

conferantur ,

nisi post quam a maiore Provincialium cuiusque Dioecesis Consilio-

rum parte id pro eorum arbitrio fuerit statutum. Aliae deinde promulgatae suat

leges , quibus et omnibus data est facultas se liberandi ab onerc solvendi census ,

qui potissimam ecclcsiasticorum redituum partem constituunt soluta , dimidia


246 CRONACA CONTEMPORANEA

secolare. Ne e da tacersi siccome il nuovo Statute di quella Repubbli-

ca, in quest! ultimi tempi sanzionato, riconosce tra gli altri il diritto

di libero insegnamento, il quale importa la piena

liberta concessa a

ciascuno di pubblicar per le stampe non che i suoi pensieri , ma i

piu mostruosi figmenti del proprio cervello ; e la liberta non meno

ampia di professare in pubblico ed in private ogni maniera di culto.

Voi vedete, Venerabili Fratelli, quanto feroce e sacrilega guerra

sia stata dai Reggitori della Nuova Granata bandita contro la catto-

lica Chiesa , e quali e quante ingiurie siano state recate alia Chiesa

stessa, ai sacri suoi diritti, ai Pastori, ai Ministri ed all'autorita No-

stra suprema e di questa Santa Sede. Ma come prima, fin dallo stes-

so anno 1851, quelle scellerate leggi cominciarono recarsi ad effetto,

i Vescovi e gli Ecclesiastici, che pieni di cattolici sensi giustamente

e con ogni diritto se ne richiamavano e vi ripugnavano, furono cru-

delmente vessati, ed esposti ai rischi piu gravi, con altissimo detri-

mento delle fedeli popolazioni; stantecheela sacra autorita de' Ve-

scovi fu oppressa , ed il ministero dei Parrocbi costretto di legami

ed irretito, ed i migliori banditori della divina parola gettati in car-

cere, ed i Cherici d'ogni grado condotti allo stremo deH'indigenza

e fatti segno d'ogni maniera di mali e di sventure.

pretii parte Gubernio , et Archiepiscopalis Seminarii Sanctae Fidei de Bogota bona

Nationali Collegio adiudicata, ac suprema in idem Seminarium inspectio laicae po-

testati attributa. Neque silentio praetereundum, per novam illius Reipublicae Con-

stitutionem postremis hisce temporibus sancitam inter alia ius quoque liberae instk

tutionis defend!, et omnimodam omnibus tribui libertatem, ut quisque suas cogita-

tiones, ac monstruosa quaeque opinionum portenta typis quoque in vulgus edere,

et privatim, publiceque quemlibet cultum profiteri valeat.

Videtis profecto, Venerabiles Fratres, quam teterrimum ac sacrilegum bellum ca-

tholicae Ecclesiae a Neogranatensis Reipublicae Moderatorilxus sit indicium, et quafr

quantaeque iniuriae eidem Ecclesiae eiusque sacris iuribus, Pastoribus, Ministris, ac

supremaeNostrae et Sanctae huiusSedis auctoritatifuerint illatae. Cumautem enun-

ciatae leges iam inde ab eodem anno 1851 executioni fuerint mandatae, iam turn sa-

crorum Autistites et Ecclesiastici viri , qui catholicis sensibus vere animati nefariis

illis decretis.merito, atque cptimoiure reclamabant, et obsistebant, summacumfi-

delium populorum damno dire \eiati et in gravissima quaeque adducti fuere disoci-

inina. Siquidem et sacra Episcoporum oppressa auctoritas, et Parochorum ministe*


ALLOCUZIOSE DI S. S. NEL CONC1ST. DEL 27 SETT. 1827 247

E prima d' ogai ahro dev' essere ricordato il Nostro Venerabile

Fratello Emmanueie Giuseppe de Monsquera, vigilaritissimo Arci-

vescovo di Saata Fe di Bogota, il quale fu da moltiplici angustie e

gravi calamita travagliato per la sola ragione che, dotato, com'e,

queli'egregio Prelato di singolare pieta, dottrina, prudenza, consi-

glio, e caldo di apostolito zelo, non cess6 mai di protestare con

forza e sapienza uguale, siccome era debito di suo ufficio, contro

quelle empie leggi ; e fece fronte da forte contro la licenza del se-

colo e contro gli seellerati disegni di uomini empi , propugnando

strenuamerite la causa di Dio e delta sua Ghiesa. Ascoltate, Vene-

rabili Fratelli, con qua! pretesto il Governo della Nuova Granata si

^tccingesse a perseguitare quell' iilustrissimo Metropolita.

Essendo invalsa in quel paese 1'usanza di aprir gli esarai ogni sei

mesi per coloro Che debbouo essere preposti alle parrocchie vacan-

ti , il Governo con una legge , gia prima sancita contro ogni ca-

nonica sanzione, ardl arrogarsi il diritto non solo di raccogliere a

tale effetto i Vescovi aile epoche consuete, ma eziandio di costringe-

re 1'Arcivescovo, o il Vescovo piu vicino, a compiere quest' uffizio,

ove fosse avvenuto, che qualche Vescovo non avesse nel detto tempo

aperti quegli esami. la forza di questa legge

nei 1851 il Governo

rium vinculis constrictum atque trretitum , et optimi divinae legis praecones in

carcerem detrusi, et cuiusque gradus Clerici ad egestatem redacti, omnibusque ma-

lis, et aerumnis obnoxii. Atque in primis Venerabilis Prater Emmanuel losephus de

Moasquera vigilantissimus Sanctae Fidei de Bogota Archiepiscopus gravioribus

fuit angustiis et , laboribus exagitatxis earn scilicet ob causam , quod praestantissimus

ille Antistes siogulari pietate, doctrina, prudentia, consilio praecellens, et apo-

stolico zelo plane iccensus pro sui muneris debito contra illas impias leges sapienter

fortiterque protestari, ac saeculi licentiae et pravis impiorum hominum consiliis in-

victe resistere, ac Dei, et Ecclesiae causam strenue propugnare numquam intermi-

sit. Quo autem potissimum praetextu Neogranatense Gubernium uti voluerit ad cla-

rissimum ilium divexandum Antistitem, accipite, Venerabiles Fratres.Cum enim in

illis regionibus mos invaluerit , ut sexto quoque mense habeantur experimenta ad

eorum periclitacdam doctrinam , qui vacantibus parochialibus Ecclesiis sunt prae-

ficiendi, Neogranatense Gubernium per legem ibi iamdiu contra Canonicas Sanctio-

nes sancitam sibi temere ius arrogavit non solum cogendi Episcopos ad id sexto quo-

que mense redeunte peragendum , verum etiam compellendi Metropolitanum , aut


248

CRONACA CONTEMPORANEA

non dubitb di denunziare allo specchiatissimo Arcivescovo di San-

ta-Fe di Bogota, che incontanente intimasse i predetti esami. E per-

ciocche I* Arcivescovo in quel tempo era da grave infermita com-

preso, il Vicario generale di lui , rispondendo

al Governo in nome

del suo Prelato, stim6 doversi temporeggiando rifiutare quella in-

giusta pretensione, soprattutto per timore non forse egli potesse

dar vista di approvare in qualche modo quella legge

sulla nomina

del Parrochi. Per questo contegno prudente altrettaato che retto,

e pero lodevolissimo, quel Vicario fu tradotto ai Tribunal! secolari,

fu strappato all'esercizio del proprio uffizio, fu pubblicamente getta-

to nelle prigiorii e ritenutovi per due mesi, fu condannato a restarvi

per altri sei e con diverse altre pene travagliato.

Nel che e a dolo-

rar soprattutto, che il Vicario capitolare della Ghiesa vacante di An-

tiochia, la piuvicina a Bogota, vergognosameate ottemperando al-

le pretensioni del Governo di Nuova Granata ardl, il giorno primo

di Marzo di quest' anno, metter fuori un Editto , col quale levan-

dosi contro il proprio Metropolita , ed invadendone la giurisdizio-

DC, coatro le canoniche sanzioni iutimava i concorsi per le parroc-

chie di quella Archidiocesi. Gome prima cio pervenne alle Nostre

orecchie , senza frappor dimcra , scrivemoio lettere a quel Vicario

viciniorem Antislitera ad idem praestandum si quis Antistes commemorato tempore

eiusmodi experimenta minime habuisset. Huius igitur legis vi ipsum Gubernium

anno 18ol eidem clarissimo Sanctae Fidei de Bogota Archiepiscopo denuntiare non

dubitavit, ut eadem experimenta iudiceret. Et quoniam idem Archiepiscopus adver-

sae valetudinis conflictabatur incommodis, idcirco illius Vicarius generalis Gubernio

respondens sui Antistitis nomine iniustam bane petitionem cunctando repellendam

esse existimavit , veritus praesertim , ne praedictam de nominandis Parochis legem

quodammodo ipse probare videretur. Ob bane itaque rectam ac prudentem agendi

rationem, omni eerte laude dignam, ab illo Vicario habitam, idem adlaicalia tribu-

nalia full accusatus, a proprii muneris exercitio interdictus, palam publiceque com-

prebensus &c dcinctps carceri per duos menses ac per sex captivitali , seu deten-

tioni damuatus , aliisque afflictatus poenis. Atque in hac re illud vel maxime do-

leudum , Venerabiles Fratres , quod Vicarius Capitularis vacantis Ecclesiae Antio-

chensis, quae vicinior est Bogotae , Neogranatensis Gubernii sensibus et consiliis

turpiter obsequens, baud timuit kaleudis Martii huius anni Edictum emittere,

quo contra suum Metropoliiamuii insurgens, et in eius iurisdictiooem invadens do


ALLOCUZIONE DI S. S. NEL CONCIST. DEL 27 SETT. 1852 249

capitolare, nelle quali riprendendo e condannando tanto suo ecces-

so, con gravi e severe parole, come era dovere, gli ingiungemmo

desistesse incontanente da quell'attentato ;

in diverse caso Noi, ben-

che nostro malgrado, saremmo stati costretti a prendere que'prov-

vedimenti, che la severita de' SS. Ganoni e la qualita dell'Apostolico

Nostro uffizio richiedevaoo. Frattanto quel religiosissimo Arcive-

scoyo compiendo il suo dovere con provvidenza e sapienza, promul-

gava un Editto, con cui con ogniragione dichiarava nullo ed irrito

1'altro promulgato da quel Vicario capitolare contro le prsscrizioni

de'Sacri Canoni ; e alia stess' ora con ogni diritto proibiva che alcuno

mai a quell' Editto medesimo ottemperasse.

Fu allora che 1' Assemblea di Deputati, con foga sempre mag-

giore investendo il proprio Pastore , non dubit6 di accusare quello

specchiatissimo Arcivescovo come reo di leggi violate, ed il Senato

della Nuova Granata non vergogn6 di ammettere una tanto empia

ed ingiusta accusazione. II perche in forza di quell' altra nefanda

legge, cui dicemmo riprovata dal Nostro Predecessore Gregorio XVI

di fel. ric. , fu dinunziato all' Arcivescovo stesso che, rinunziando

alia propria giurisdizione , ad altro Ecclesiastico la rassegnasse.

QuelPrelato, per pieta e perdottrina illustre, e strenuo propugna-

illius Archidioecesis Paroeciis concursus contra Canonicas Sanctiones indixit. Ubi

id Nostras pervenit ad aures , nulla imeriecta mora , eidem Vicario Capitulari

scripsimus Litteras, quibus tantum eius facinus gravibus severisque, uti par erat,

verbis reprehendentes , et damnantes , illi mandavimus , ut ab incepto statim de-

sisteret, ne Nos, licet inviti, in ipsum ea cogeremur decernere, quae Sacrorum

Canonum severitas et Apostolici Nostri ministerii ratio postulabant. Interim vero

ipse pientissimus Archiepiscopus suo munere provide sapienterque fungens continuo

Edictum edidit, quo iustissime docebat, nullum, irritumque esse Edictum ab

illo Vicario Capitulari adversus Sacrorum Canonum praescripta promulgatum, ac

simul omni iure vetabat , ne quis eidem Edicto suas aures ullo modo praebere um-

quam vellet. Turn vero illud Deputatorum Consilium in proprium Pastorem ma-

gis magisque irruens non dubitavit spectatissimum Archiepiscopum sicut viola-

tarum legum reum accusare , et Neogranatensis Senatus baud veritus est tarn

iniustam et impiam admittcre accusationem. Atque ex infanda ilia lege, quam, uti

ab initio diximus, rec. mem. Gregorius XVI Praedecessor Noster reprobaverat, dc-

nuntiatum est eidem Archiepiscopo, ut suam iurisdictionem remit t ere t, eamque alii


250

CRONACA CONTEMPORANEA

tore degli interessi cattolici e dei dritti delta Chiesa, parato com'

a sostenere ogni estremo, quel Prelate, diciamo, alia fattagli dinun-

zia die risposta di verita e di sapienza ripiena , per la quale chiarl

il suo animo forte di Episcopale fortezza : Lui non potere

in nes~

suna guisa rinunziare ad un' autorita che sapeva bene da altri non

venirgli, che da Dio e dall'Apostolica Sede. Quindi il Governo non

temette, con somnio lutto e indegnazione di tutti i buoni, non solo

di metter sequestro ai redditi della mensa Archiepiscopale, ma ezian-

dio di dannare ad esilio il proprio Arcivescovo per tanti titoli il-

lustre , e che di quell' Archidiocesi avea si egregiamente meritato*

11 quale compreso poco stante di grave morbo, non potendo sgom-

brare dal territorio della Repubblica, fu costretto a riparare in cer-

ta villa lontana due giorni da Bogota. Si dovette ai generosi uffizi

di specchiatissimi personaggi, e fra questi di un Ministro di inclita

nazione straniera, commossi tutti a cosi indegno procedere, a que-

gli uffici, ripetiamo, si dovette, che il Governo consentisse appena

che 1' Arcivescovo esulasse , come prima fosse in istato di potersi

mettere in via.

Ne le cose restarono qul. In questi ultfmi giorni ci venne riferito

con sorama amarezza dell'animo Nostro, come il V. Fratello Vescovo

ecclesiastico viro deferret. Hac tarn iniqua denuntiatione accepta ille religioBissimus,.

doetissimusque Antistes egregius, ac strenuus rei catholicae, et Ecclesiae iurium

propugnator paratus aspera quaeque propter iustitiam pati, sapientissimum, veris-

simumque dedit responsum, quo invicta episcopalis sui animi fortitudioe clare aper-

teque declaravit, se numquam posse earn dimittere potestatem, quam sibi unice a

Deo, atque ab hac Apostolica Sede collatam esse probe noscebat. Hinc Neogranalen-

se Gubernium baud eitimuit maiimo cum omnium bonorum luctu et indignatione

aon solum Archiepiscopalis mensae reditus spquestro ponere, verum etiam proprium

Archicpiscopum de ilia Archidioecesi summopcre meritum, ac tot sane nominibus il-

lustrcm pellere in exilium. Qui quidem Antistes gravissimo deiude morbo correp tus,

com e Neogranatensis Reipublicae territorio protinus dec