Collegamento

missione.olten.ch

Collegamento

l’immigrazione e l’asilo

La Francia di Nicolas Sarkozy ha assunto

dal 1° luglio scorso la presidenza

di turno dell’Unione Europea.

Tra i vari temi a cui il governo francese

intende dare particolare rilievo

vi è anche quello dell’immigrazione e

dell’asilo. In effetti, già il 7-8 luglio a

Cannes, nell’ambito di una riunione

informale tra i rappresentanti dei Ministeri

della Giustizia e degli Interni

dei paesi dell’Unione, è stato presentato

il „Patto europeo per l’immigrazione

e l’asilo“, approvato poi

all’unanimità dalle delegazioni dei 27

stati. Il presidente Sarkozy auspica

che tale documento venga accolto in

via definitiva al vertice europeo del

prossimo ottobre.

Ma che cos’è il „Patto europeo per

l’immigrazione e l’asilo“? Non è un

nuovo trattato vincolante a livello

giuridico; tuttavia il suo significato

non è da sottovalutare. Si tratta di

un documento programmatico e i

governi che lo sottoscrivono affermano

di volersi impegnare politicamente

per raggiungere gli obiettivi

che esso indica. Non presenta a dire

il vero delle assolute novità nella politica

migratoria europea, ma riassume

e ribadisce conclusioni già raggiunte

in precedenti vertici. Alcune

di queste sono già state trasformate

in concrete proposte da parte della

Commissione Europea. Una direttiva

su regole comuni per l’espulsione dei

clandestini – molto contestata dalle

emigrare Patto europeo per

organizzazioni umanitarie e dai governi

dei paesi latinoamericani – è

stata approvata nel giugno scorso.

Entro l’anno dovrebbe essere accolta

anche una direttiva sulle “blue-cards”

per l’immigrazione legale di lavoratori

qualificati. Il Patto proposto

dai francesi ha, quindi, soprattutto

l’importanza di un forte segnale politico:

la gestione dell’immigrazione

è sempre più un argomento comune

all’intera Unione Europea e come

tale verrà trattato nei prossimi anni.

Il documento inizia affermando che

non si può pensare ad un’immigrazione

zero per il futuro. I movimenti

migratori sono necessari all’Europa

per motivi economici e demografici;

al tempo stesso gli stessi migranti e

i loro paesi di origine possono trarre

vantaggio da questo fenomeno.

D’altra parte la regolamentazione

dell’immigrazione prevede che si

tenga conto delle concrete possibilità

di accoglienza dei paesi europei.

Poi vengono elencati cinque obiettivi

fondamentali: organizzare l’immigrazione

legale tenendo conto delle

priorità, dei bisogni e delle capacità

di accoglienza di ciascun stato membro

e favorire l’integrazione; lottare

contro l’immigrazione clandestina,

facendo rientrare nei paesi di origine

o di transito gli stranieri in situazione

irregolare; rafforzare i controlli alle

frontiere; costruire un’Europa dell’asilo;

creare un partenariato globa-

Documento programmatico

che vincola i Paesi che lo

sottoscrivono a raggiungere

determinati obiettivi

a livello politico

le con i paesi d’origine e di passaggio

favorendo le sinergie tra le migrazioni

e lo sviluppo.

Si tratta di obiettivi che sulla carta

appaiono ragionevoli ed equilibrati:

tutti si trovano d’accordo nell’auspicare

un’immigrazione ben organizzata

e regolare di persone che possano

integrarsi armoniosamente nel tessuto

sociale dei vari paesi europei ottenendo

vantaggi per sé, per i paesi

di origine e per quelli di destinazione.

Ampio consenso gode anche il principio

del rispetto del diritto d’asilo per

uomini e donne che fuggono da guerre

e persecuzioni, nonché l’obbiettivo

di favorire lo sviluppo dei paesi

di partenza, in modo da diminuire la

pressione migratoria. D’altra parte è

necessario vagliare attentamente i

mezzi attraverso i quali si intendono

raggiungere tali obbiettivi e a quali

di essi si vuole dare priorità. Un

esempio evidente è dato dal contrasto

all’immigrazione clandestina,

che negli ultimi anni ha goduto

di una grande attenzione da parte

dei paesi UE. Una concentrazione

unilaterale su questo obbiettivo fa

sì che da una parte non cessino i

flussi di migranti da paesi che offrono

scarse prospettive di sviluppo

e dall’altra diventino sempre più

pericolose le vie da percorrere e

aumentino i morti alle frontiere. Il

coinvolgimento dei paesi di transito

nel controllo dei confini europei – si

pensi alla Libia – ha attualmente

come conseguenza gravissime violazioni

dei diritti umani dei migranti

e dei rifugiati. A questi ultimi, tra

l’altro, viene impedito di raggiungere

i paesi dove potrebbero inoltrare

la richiesta d’asilo.

Ben venga, dunque, una politica europea

comune per l’immigrazione

caratterizzata da un approccio globale.

Tuttavia, rimane più che mai

necessario verificare cosa si nasconde

dietro alle grandi parole, in modo

che non sia mai dimenticata o lesa

la dignità della persona, clandestino

compreso.

Luisa Deponti

C.S.E.R.P.E. di Basilea

Collegamento n. 09 del 2009

More magazines by this user
Similar magazines