Foied vino pafo, cra carefo - Campo de'fiori

campodefiori.biz

Foied vino pafo, cra carefo - Campo de'fiori

A tu per tu

con

Antonello

Fassari

Enrico

Ruggeri:

“La mia

vocazione

è...”

Lauro

Versari non

è un personaggio

qualunque

Il Cerchio

Invisibile

stupisce

Castrocaro

Il saluto a

Don Mario


2

Editoriale:

La retta via..............................................3

L’intervista:

Antonello Fassari...................................4-5

Enrico Ruggeri..........................................7

Curriculum vitae:

Federica Pinto..........................................8

Luigi Versari non è un personaggio

qualunque.............................................9

Foied vino pafo, cra carefo.................11

Roma che se n’è andata:

Via Veneto e Fontana di Trevi.............12-13

Cinema News:

Jennifer’s Body.......................................14

Fiaba Day ............................................15

Suonare Suonare:

Crosby, stills & Nash..........................16-17

Ecologia e ambiente:

Il nucleare, una scelta assurda e insensata..........................................................18

Il Cerchio Invisibile stupisce

Castrocaro...........................................19

L’ortesi plantare .................................21

Viaggio “...Nei sensi” .........................22

Sapori autentici di Maremma.............23

Le guide di Campo de’ fiori:

Montefiascone........................................24

Campo de’ fiori

SOMMARIO

Come eravamo:

“Pizziribbecchi” Poeta e cantastorie..........25

Una “Fabrica” di ricordi:

Un giovane imprenditore di novant’anni...26

Ass. Artistica IVNA:

Shu Yong...............................................28

La storia della Previdenza Sociale in

Italia....................................................29

Montalto di Castro. A breve la nuova

centrale nucleare?..............................30

Il Fumetto:

Zetman..................................................31

Che cos’è il futuro ..............................32

L’Ospedale Andosilla ..........................33

Civitonici Illustri:

Prospero Mazzoni................................34

Missioni di Semi di Pace International

nel mondo............................................35

Numero Unico......................................35

Il mondo del Jazz:

Ferdinand Joseph....................................36

L’angolo Bon Ton

Dove organizzare il pranzo di Nozze.........37

Cervicale..............................................38

14° Minifestival “Città di

Viterbo”...............................................39

Premio Letterario Vallesenio..............39

Con la poesia nel sangue....................40

Vita cittadina ......................................40

Tempo di premiazioni, tempo di soddisfazioni.............................................41

Da Fabrica di Roma con amore..........42

25 Novembre, Giornata Internazionale

contro la violenza alle donne.............42

Le storie di Max:

Fiorella Mannoia.....................................43

Nel cuore.............................................44

Il saluto a Don Mario..........................45

Il Calendario 2011..............................46

Presentazione ufficiale de’ Il Bullismo.

Come riconoscerlo e combatterlo......47

Agenda ...........................................48-49

Messaggi.........................................50-51

I nostri amici ......................................52

Roma com’era.....................................53

Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59

Annunci gratuiti ............................60-61

Oroscopo..............................................62

Selezione Offerte Immobiliari.......63-64

Foto di copertina concessa da

“Antica Fattoria La Parrina”

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CAMPO DE’ FIORI!

LA RIVISTA CHE AMATE DI PIU’


Campo de’ fiori 3

La retta via

Dopo la pubblicazione del primo libro della collana Philisophica

dell’Accademia Internazionale d’Italia, scritto dall Prof. Massimo

di Sandro Anselmi

Marsicola, Il Bullismo. Come riconoscerlo e combatterlo, che vi ho presentato

nel precedente numero di Campo de’ fiori e che sta già ottenendo un

meritato successo, voglio trattare, di proposito, dell’educare i giovani oggi, in

questa società così confusa e disordinata.

Questo è il tempo dove tutto corre in continuo mutamento, dove l’incontro e lo scontro di civiltà e culture

diverse attaccano equilibri dogmatici, frutto di abitudini e tradizioni remote. Lo scandire dei ritmi

lenti della vita di ieri, perfino prevedibili, si scontra con la frenesia e l’imprevedibilità dei giorni nostri.

Per tutto ciò, è arduo educare e formare i giovani per il loro e nostro futuro!

Cosa fare?

Per prima cosa noi genitori dovremmo dedicare più tempo a parlare con loro, raccogliere le loro confidenze,

comprendere i loro disagi, assecondare i loro progetti ed aiutarli a coronare i loro sogni.

Questo rinsalderebbe il loro naturale rapporto affettivo con la famiglia e sminuirebbe l’influenza, a

volte dannosa, del gruppo, non sentendo più la necessità di cercare in esso un modello nel quale identificarsi.

Ne scaturirebbero effetti taumaturgici e duraturi, come un vaccino contro ogni affezione. Bisogna poi

ascoltarli anche quando non parlano e non hanno voglia di comunicare, quando sono irritati, delusi e

stanchi. Soprattutto non bisogna sdebitarsi la coscienza accondiscendendo a tutte le loro richieste e

regalargli il meglio che c’è. E’ necessario vigilare sull’uso ed abuso delle moderne tecnologie: telefonini,

internet, facebook… per molti ragazzi, queste sono l’approccio al mondo esterno, fascinoso,

immenso e segreto, ma potenzialmente tanto, tanto pericoloso!

Se ieri educare i figli è stato insegnargli le buone maniere, oggi bisogna fare molto di più, bisogna

disincantarli dai falsi profeti, allontanarli dalle mode e dai cattivi esempi dei personaggi pubblici.

Bisogna convincerli a bandire ogni forma di violenza e combattere gli istigatori, insegnare loro la convivenza

pacifica per vivere in una società plurirazziale e multietnica. Anche noi di questa età, non possiamo

non aver sbagliato molte volte, però attingiamo dalle nostre esperienze per levare la nostra

voce ad indicare la retta via.

Convinciamoci che non saranno più altri a farlo per noi!

Questo richiederà più impegno, ma ci darà più forza e se altre voci, poi, si uniranno alla nostra, sapremo

che la speranza di giorni più belli non sarà vana!

Foto Marci Iron Rapiti


4

Ad aprire la stagione del Teatro d’Autunno

2010 di Fabrica di Roma, un personaggio

davvero eccezionale: Antonello Fassari.

L’attore romano, ormai da qualche anno

conosciuto dal grande pubblico nei panni

di Cesare, della popolare fiction I

Cesaroni, ha portato in scena un pezzo

piuttosto impegnativo, magistralmente

interpretato, tratto dal film Ro.Go.Pa.G. di

Pier Paolo Pasolini: La ricotta.

Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo,

grazie anche al direttore artistico del

Teatro Tenda di Fabrica di Roma, Carlo

Ciaffardini, al termine delle prove, prima

del debutto del 22 e 23 Ottobre, che ha

riscosso un enorme successo.

Iniziamo parlando de I Cesaroni, se

la cosa non la stanca!

No, no, anzi!

Nella sua carriera vanta numerose

interpretazioni, solo quelle televisive

e cinematografiche sono circa una

cinquantina, senza contare quelle in

teatro. Ma ultimamente è la fiction di

Canale Cinque che l’ha portata alla

ribalta. Ecco, da romano doc quale è,

come si sente nei panni di Cesare? Li

calza bene?

Sì, il personaggio di Cesare mi calza bene.

In esso ho potuto mettere tutta la mia

gestualità, il mio modo di fare, anche se

psicologicamente è molto lontano da me

perché non sono tirchio, né così tradizionalista

e conservatore come lui. Forse

sono un po’ borbottone come lui. Per

interpretare Cesare, sono andato a pescare

in una certa bonomia romana, a volte

anche un po’ cattiva, gretta, altre invece

con quegli slanci di bontà che abbiamo noi

romani.

Senta, non è però la prima volta che

interpreta un romano verace. Lo ha

fatto, ad esempio, anche in Romanzo

criminale, in Selvaggi. E’ stanco di

interpretare personaggi tipicamente

romani oppure no?

No, mi fa piacere, ma questo accade perché

in Italia le commedie che oggi scriviamo

si rifanno per lo più ai tipi della commedia

dell’arte che poi è diventata commedia

all’italiana. Ne I Cesaroni, io sono

un po’ Pantalone, Max Tortora Brighella,

Claudio Amendola Lellio, ed uno dei motivi

della sua popolarità è proprio la struttura

drammaturgica. Ma ne ho interpretati

talmente tanti di personaggi! Anzi, il prossimo

anno vado in pensione, ho raggiunto

quarant’anni di contributi, anche se noi

abbiamo la fortuna di poter continuare a

Campo de’ fiori

“Il prossimo anno andrò in pensione, ma continuerò a lavorare!”

A tu per tu con Antonello Fassari

Dalla fiction più popolare di Canale Cinque, “I Cesaroni”, l’attore romano si confida:

“Sono stato un bravo papà”, “Credo nel mistero... Non siamo fatti di sola scienza”

lavorare.

Ecco, come crede che sia cambiato il

lavoro dell’attore?

Oggi, con il modo che ha la televisione di

usare e gettare, di essere una specie di

fabbrica di personaggi e situazioni nuove è

sempre più difficile costruirsi una carriera.

I ragazzi sono costretti ad avere successo

subito ed anche economicamente il lavoro

è diventato diverso. Io ho fatto per quindici

anni teatro e ho campato bene. Una

volta si poteva fare l’attore anche nell’anonimato,

poi magari arrivava qualcosa che

portava al successo. Adesso i giovani, se

sono fortunati, hanno subito successo, ma

il problema è che poi rimangono legati a

quel personaggio che si dovranno scrollare

di dosso, e mentre cercano di farlo stanno

a casa e le produzioni non li pigliano

perché ricordano sempre quel protagonista.

Anche per noi più vecchi c’è una forte

immedesimazione, ma siccome abbiamo

già lavorato tanto prima, si sa che possiamo

fare altre cose. D’altronde, in Italia,

forse molto più che nel resto del mondo, la

televisione si è mangiata tutti gli altri mercati,

sia il teatro che il cinema. Oggi se non

vai in televisione è come se non esistessi.

Le rivolgo una domanda un po’ più

personale. Ne I Cesaroni, è il papà

acquisito di Matilde e all’inizio l’ab-

biamo vista un po’ impacciata. Nella

vita reale, invece, com’è come padre?

Sono stato un bravo papà, ed anche la

mamma (ndr Maria Fano) è stata una

brava mamma. Lavinia ha ventidue anni,

già lavora da un anno e mezzo in produzione

al cinema. Sta andando avanti con le

sue gambe e adesso andrà a vivere da

sola, come ho fatto io alla sua età.

Le dispiace?

No, no, per niente!

Non è il classico papà iperprotettivo

nei confronti della figlia, anche se

forse lo sono di più le mamme?

Questo discorso della iperprotezione è un

fatto abbastanza recente. I figli, da sempre,

arrivati ad una certa età, dovevano

emanciparsi, cominciare a lavorare. Oggi,

mi sembra, ci siano mille alibi per allontanarsi

dal mondo del lavoro. La mia paura,

infatti, era che Lavinia si “parcheggiasse”,

come si dice, all’università, che passasse

tempo e l’ingresso nel mondo del lavoro

diventasse sempre più difficile. Invece lei

lavora e continua a studiare. E’ iscritta alla

facoltà di Lettere e filosofia, indirizzo editoria

e giornalismo, perché non ha mai

voluto fare lo spettacolo davanti, ma dietro

le quinte. Io sono contento perché il

suo è un lavoro molto interessante, con

delle responsabilità e garantisce più conti-


nuità nel tempo. Tutto passa,

ma la produzione resta. Noi

attori, quando terminiamo un

lavoro attendiamo di essere

richiamati, rimanendo a casa

ad aspettare che il telefono

squilli.

A che punto siete con I

Cesaroni? E’ già prevista

una nuova serie?

Sì, la quinta serie, che inizieremo

a girare a Giugno dell’anno

prossimo.

Una curiosità, Lucia tornerà?

Sì, torna, torna.

Lei comunque, dopo essersi

diplomato all’Accademia

Nazionale d’Arte drammatica

Silvio D’Amico, nel 1975, inizia la

sua carriera di attore teatrale.

Come ha scelto il pezzo che sta portando

in scena adesso, non essendo

originariamente stato scritto da

Pasolini per il teatro?

Questo dipende dalla mia formazione. In

Accademia ho avuto la fortuna di avere

come insegnante Luca Ronconi, che pur

essendo stato una persona istituzionale,

acclamatissima, è stato un grande sperimentatore,

ha cercato di portare in scena

testi che non sempre erano testi teatrali.

Io stavo cercando una sceneggiatura e ho

pensato a Pasolini. Conoscevo già La

Ricotta come episodio del film, ma ho scoperto

che la sceneggiatura non era stata

mai scritta. Pasolini lo aveva scritto come

racconto, quale studio preparatorio al film

Il Vangelo Secondo Matteo, che avrebbe

girato l’anno dopo. Nella storia di Stracci,

questa comparsa che fa la fame, Pasolini

ha identificato la figura di Cristo ed ha

analizzato il rapporto tra l’uomo e il sacro.

Ma mi è piaciuto principalmente il fatto

che fosse un racconto, con i dialoghi e

tutto il resto, ed io volevo mettere in scena

una sceneggiatura. Mi

sembrava una bella

storia, congeniale. Ho

avuto un colpo di fulmine.

A proposito, qual è

il suo rapporto con

la religione?

Io credo nel mistero,

non è una frase mia.

Ultimamente gli uomini

della Chiesa non

danno una gran prova

di sé. Questo, però,

non deve entrare nel

proprio rapporto con Dio. Ritengo, che ci

portiamo Dio dentro e credo che non lo si

debba e non lo si possa usare per fini pratici.

Dio ci accompagna tutta la vita, invece

ci raccomandiamo a lui solo quando

stiamo male. Non amo chi dice di credere

in Dio poi fa le peggiori porcherie e si

pente a Pasqua. E’ troppo facile. Credo

che qualcosa c’è e dobbiamo rispettare

questo mistero. Non siamo soltanto scienza.

Campo de’ fiori

Da sx: Claudio Amendola, Max Tortora ed Antonello

Fassari in una scena del telefilm “I Cesaroni”

Ermelinda Benedetti ed Antonello Fassari

Non le chiedo quale preferisce tra i

tre, ma cosa ama di ciascuno: teatro,

cinema e televisione?

Noi attori non scegliamo, siamo scelti. Il

fatto di dire sì o no è relativo alle qualità

delle persone con le quali si lavora, prima

di tutto tecniche. Chiamo la televisione

“acquario”, perché manca di profondità,

infatti adesso i televisori so’ piatti (ride).

Parlo soprattutto dei programmi di intrattenimento

che hanno amplificato l’idea di

fare spettacolo con argomenti che molto

poco hanno a che fare con lo spettacolo.

Sono una vetrina attraverso la quale vendersi.

Diverso è per le fiction o i film, che

propongono storie interessanti. La televisione

in linea di massima è quella che

appartiene di meno all’attore, crea e

distrugge personaggi, è un serpente velenoso.

Il teatro ed il cinema tradiscono

molto meno. Mi trovo bene ovunque,

anche se sono tecniche diverse. Volendo

dare alle fiction della tv un valore aggiunto,

c’è da riconoscere che hanno tirato

fuori molti attori, anche bravi, che altrimenti

non sarebbero mai venuti fuori, perché

ultimamente il

mercato del cinema si

è molto ristretto.

A me personalmente,

vedendola quasi

ogni sera in tv,

sembra di conoscerla

da sempre.

Lo so, sono uno zio,

questo è anche piacevole,

ma non bisogna

pensare che tutto finisce

lì, altrimenti si

viene scavalcati.

Lei ha provato

anche l’esperienza di regista. Come è

stata?

E’ venuta per caso. Ho diretto Il segreto

del Giaguaro. Dal punto di vista tecnico,

sono stato bravo, ho finito di girare due

giorni prima, ma dal punto di vista del film,

fin dall’inizio mi ero accorto che la sceneggiatura

non andava bene, era deludente.

Lo dissi al produttore, ma per una serie di

motivi abbiamo dovuto girare per forza

quella. Mi è rimasta la curiosità di fare il

regista con una storia che mi

convince.

Preferisce però dirigere o

essere diretto?

Tutte e due. Essere diretto è fondamentale.

Un attore bravo, se

diretto bene, è più bravo, vale

per tutti, per tutti tutti. Dico una

bestemmia: Totò nei film di

Monicelli è migliore del Totò di

tanti altri film. Il regista è fondamentale

tanto al cinema quanto

in teatro. L’attore che dirige un

altro attore è interessante. In

linea di massima tutti i bravi

registi sono piuttosto silenziosi,

si fanno capire con dei cenni,

osservano molto e stanno dietro,

non si mettono mai davanti, altrimenti

rischiano che l’attore li imiti. E’

un lavoro faticosissimo, perché tutti

dipendono da te, devi riuscire ad essere

lucido e chiaro e dire a ciascuno la cosa

giusta. E’ uno dei lavori più verticistici e

gerarchici che esista.

C’è un ruolo che ancora non ha interpretato,

ma nel quale vorrebbe

cimentarsi?

Il prossimo, si dice sempre così. Non mi

sono mai affezionato ad un ruolo. Ma vorrei

invecchiare, tra qualche anno, ancora è

presto, come si faceva una volta, con quei

personaggi vecchi, belli, grandi, importanti,

qualche re, padre o nonno.

Un sogno che non ha ancora realizzato?

A parte vincere il superenalotto (ride e rido

anch’io)? Mi sento realizzato, sono stato

fortunato, ho fatto l’attore da sempre. Già

a otto anni ero quello che diceva la poesia

di Natale, poi mi piaceva parlare con i

pupazzi, ho iniziato a cantare e suonare,

non ho mai pensato ad altro. Mi sento realizzato,

ma non arrivato perché fortunatamente

questo lavoro è un “pozzo di San

Patrizio”. Non è un lavoro, rispetto ad altri,

così importante, però il vero potere di questo

lavoro sta nel far ridere, piangere,

emozionare le persone, che ti vengono

incontro, grate. Questo è il più potere di

tutti i poteri degli uomini. Tornando a Totò,

per esempio, ha fatto ridere mio nonno,

mio padre, me, mia figlia!Non è questo il

potere più grande per un uomo? E’ un

dono meraviglioso che Dio ci ha dato.

Sicuramente un chirurgo che ti mette a

posto il cuore è importantissimo, ma

anche Michelangelo che dipinge la cappella

Sistina, ti nutre, ti dà vita, ti “opera”

anche lui. Nonostante il mondo sia sempre

più tecnologico e abbiamo bisogno delle

cose materiali, sentiamo anche la necessità

di viverci, confrontarci, guardarci, e

questa è la specificità più importante del

teatro che va sempre a scavare nelle

nostre radici, nelle intenzioni che fanno

muovere il nostro cervello ed il nostro

istinto, anche se non sempre questa

osservazione è edificante.

5

Ermelinda Benedetti


Campo de’ fiori 7

Enrico Ruggeri: “La mia vocazione è raccontare

agli altri quanto la vita sia spettacolare”

Il giudice di X- Factor, racconta del programma e del suo nuovo libro

Un alone di mistero, non a caso questo

termine ricorre spesso nella sua vita, sembra

avvolgere la sua figura. Sfuggente e di

poche parole, come testimonia anche la

nostra intervista, ma allo stesso tempo in

grado di comunicare molto, a chi lo guarda,

a chi lo ascolta. Ecco Enrico Ruggeri.

Parliamo di X-Factor, il programma

che la vede protagonista in questo

momento. Quest’anno è stato chiamato

ad indossare i panni del giudice.

Come si trova con gli altri “colle-

ghi” (Maionchi,

Tatangelo e Belisari)?

Sono tre personaggi diversi

e complementari: Elio guarda

solo al profilo tecnico,

Anna è guidata dall’emozione,

Mara pensa alle possibilità

commerciali. Io cerco

nuove personalità

Chi crede sarà il vincitore

di questa edizione?

Non conta molto vincere

X-Factor. L’importante per

un ragazzo è fare un percorso

che lo valorizzi nel

tempo.

Cosa pensa del vincitore

della scorsa edizione di

X-Factor, Marco Mengoni?

Ha tutte le carte in regole per diventare

una star “duratura”.

Facciamo un piccolo passo indietro.

Come è stata la conduzione del programma

di Italia 1, Mistero?

Mistero è nato da una nostra idea: volevamo

raccontare qualcosa che non fosse già

stata raccontata in TV.

In quale dei diversi ruoli che si è trovato

a svolgere, si preferisce: autore,

cantante o conduttore?

La mia vocazione è raccontare agli

altri quanto la vita sia spettacolare.

Il mio territorio è quello della musica,

ma mi sento a mio agio anche

in altri campi.

Chi è Enrico

Ruggeri, secondo

lei? Dia una definizione

di se stesso

(cosa ama, cosa

odia, cosa la fa ridere,

cosa la fa piangere,

cosa la fa arrabbiare,

cosa la rende

felice, qual è la qualità

di sé che apprezza

di più e quella che

invece detesta…)

Sono un curioso. Mi

Ermelinda Benedetti ed Enrico Ruggeri

piace comunicare e stare con gli altri. Non

piango e, invece di arrabbiarmi, tendo a

organizzare rimedi e risolvere problemi.

Ultima domanda. Progetti in vista per

il futuro?

Il progetto a cui tengo di più è l’uscita del

mio prossimo libro, il primo romanzo.

Avverrà a metà gennaio e segna il mio

ritorno in Feltrinelli.

Ermelinda Benedetti


8

Campo de’ fiori

CURRICULUM VITAE

Federica Pinto, giovanissima attrice e

ballerina abruzzese di Guardiagrele (Ch),

si trasferisce presto a Roma dove decide

di continuare gli studi scolastici e dedicarsi

completamente al mondo che fin da

piccina l’attrae, quello della danza. Infatti

si iscrive all’ Accademia Nazionale di

Danza dove, dopo otto anni di studio e

frequentazione di corso, si diploma ballerina

professionista. Ma già a 12 anni

Federica aveva calcato il palcoscenico del

Federica Pinto

Teatro dell’ Opera ballando

“Coppelia” per il saggio di fine anno, per

poi esibirsi nel 2003 di fronte a Papa

Giovanni Paolo II in occasione della

Giornata della Gioventù. Dal 2005 al

2009 la vediamo interpretare “La

Silfide”, “Il Valzer dei Fiori” tratto dallo

“Schiaccianoci”, “Excelsior”, “Phonometrie”,

interpretati per l’ Accademia

Nazionale di Danza. Dal 2005 in poi si

accorge che grazie alla sua eleganza e

bellezza viene richiesta come modella ed

infatti la troviamo in “100 scatti d’autore”

a cura dell’associazione Artesia (2005-

2007), successivamente è scelta come

testimonial dell’atelier Anteaspose di

Pescara e per Swaroski (2008). Nel 2010

le si propone la grande occasione per

debuttare, dopo essere apparsa come

protagonista di fotoromanzi su “Cioè”, in

teatro la sua grande aspirazione.

Viene scelta dall’autore Silvestro Longo

per interpretare “Il Diavolo e L’ Acqua

Santa” al Teatro Petrolini di Roma

accanto a Nino Taranto. E’ una grande

praticante di sci, nuoto e subacquea, ma

la sua grande aspirazione è interpretare in

qualità di attrice-ballerina un Musical

accanto a grandi personaggi dello spettacolo.

In bocca al lupo, Federica!

Sandro Alessi


Campo de’ fiori 9

Lauro Versari,

non è un personaggio qualunque

Lauro Versari non è un personaggio

qualunque, lui è completamente fuori dalle

regole e non è semplice nemmeno parlarne.

Ma oggi abbiamo deciso di incontrarlo

e forse è il momento giusto per parlarvi

dei suoi spettacoli considerati veri e propri

eventi.

Il punto di partenza è la location che è

sempre fuori da un normale palcoscenico,

ma completamente inerente lo spettacolo.

Basta pensare che nel 2005 riuscì a rappresentare

“La Passione di Maria

Maddalena”, interpretata da una bravissima

Sonia De Meo, nella spettacolare cornice

della Basilica Di Santa Maria del

Popolo a Roma e l’anno successivo “Solite

difficoltà per un omicidio”, nel Parco

Piccolomini, a due passi da San Pietro

dove la sua musa ispiratrice interpretava

una amazzone.

Ma veniamo all’evento più recente.

“2010, Qualcuno volò sul nido del

cuculo” rappresentato nello scorso mese

di maggio presso la struttura dell’ Ospedale

Psichiatrico S.

Maria della Pietà di

Roma ed attinto dal

famoso libro di K.

Kesey e dal più

conosciuto film di

Milos Forman interpretato

da Jack

Nicholson.

Il testo di Versari

parla di un Ospedale

Psichiatrico e dove

trovare il posto ideale?

L’ex Manicomio di

Roma è sembrato il

più adatto e i 400

mq del padiglione

giusti per contenere

la scena ed il pubblico

che è sempre

parte integrante

dello spettacolo.

Lauro, perché

coinvolgere il

pubblico? “Il pubblico

deve sempre

partecipare ai miei

spettacoli, è una mia

idea fissa come l’uso

spregiudicato dei

luoghi delle rappresentazioni.

Chi viene

a vedere i miei eventi

sa che io non

intrattengo ma

disturbo! E poi da

sempre mi piace

lavorare con le emo-

zioni. Questo testo si muove in quella sottile

linea di demarcazione che esiste tra la

normalità e la pazzia che oggi, come non

mai, si sta sempre più allargando. Il tema

al centro di tutto è in realtà una grande

metafora del mondo in cui viviamo e che ci

spinge a chiederci se è pazzo veramente

chi la pensa diversamente da noi.

Da Gennaio 2011 potremo assistere nuovamente

allo show e forse, chi ancora non

lo ha visto, potrà darsi una risposta all’interrogativo

posto dall’autore.

Per concludere non possiamo esimerci di

fare una domanda provocatoria a chi da

tanti anni fa televisione, cinema e teatro

come Lauro Versari: perché il pubblico non

va più a Teatro? Sono fandonie. La gente

va a teatro se le viene proposto qualcosa

di interessante, se no se ne sta a casa.

Il teatro non è in crisi come vogliono farci

credere le istituzioni… Basterebbe aiutare

chi propone cose nuove e belle! E di autori

e registi con voglia di fare ce ne sono…

Chiudiamo quindi l’intervista con questa

piccola nota

polemica, ma

anche noi che

da oltre dieci

anni seguiamo

il teatro anche

a livello radiofonico,

non possiamo

che concordare

con le

idee di Lauro

Versari.

Backstage di “2010, qualcuno volò sul nido del cuculo”

Lauro Versari


Foied vino pafo, cra carefo

“Oggi bevo vino, domani ne farò a meno”

Approfittiamo degli strumenti che ora abbiamo per vivere con più serenità

Paolo Balzamo

Responsabile

Formazione

ed Informazione

Centri Ottici Lisi

& Bartolomei

www.lisi- bartolomei.com

Da quando, recentemente,

mi sono trasferito in

questa splendida Tuscia

viterbese, nella corrispondenza

con gli

amici amo apporre, dopo

la firma, questa frase.

La amo in modo

particolare, per tanti

motivi, primo tra i quali

per omaggio alla

memoria dei Falisci, i

bellicosi ma acculturati

cugini dei Latini e dei

Siculi che si insediarono

in queste zone subito al

sud del territorio etru-

sco, ma sopratutto perché è un inno alla

vita semplice e schietto.

Questa frase, scritta in lingua protolatina o

falisca, è incisa, da destra verso sinistra, in

una patera, o grande coppa per bere il

vino, conservata nel museo di Civita

Castellana. Grosso modo si può tradurre

con un “Oggi bevo vino. Domani ne farò a

meno”. Risale al 500 o 600 a.C. , al tempo

del Lapis Niger e quindi dei primi

insediamenti urbani

della Roma

monarchica. Dopo

500 anni Orazio

scriverà il suo

famoso inno

all’Attimo Fuggente

“Carpe diem, quam

minimo credula

postero”, ossia “Vivi

questo momento e

Campo de’ fiori 11

confida meno che puoi nel domani”, e solo

dopo ulteriori 1500 anni Lorenzo de’

Medici esordirà col suo “Chi vuol essere

lieto sia, del doman non v’è certezza!”

Quindi, dice quella coppa, oggi ho del vino

e lo bevo. Se domani non lo avrò, o non

potrò berlo, ne farò tranquillamente a

meno. Parole di eterna saggezza di un

anonimo vasaio di oltre 2500 anni fa.

E come tutte le parole di saggezza porta in

sé una grande verità: “Se oggi ho gli

strumenti e le opportunità per stare bene,

per bere vino, per esser lieto, devo

approfittarne, senza riporre speranze nel

domani, perché forse

domani non mi sarà più

possibile, ed allora,

domani, ne farò a meno

con tutta serenità. Ma

oggi, no!”

Foied vino pafo, cra carefo.

Nello scrivere quest’articolo

sto inforcando i miei

occhiali da computer. Non

solo mi fanno vedere bene

lo schermo e gli appunti,

ma me lo fanno fare in modo comodo e

rilassato. Certamente scriverei lo stesso

anche se non li avessi, ma perché privarmi

di vivere il lavoro in comodità e in uno

stato di benessere?

Foied vino pafo, cra carefo.

Quando guido di giorno, col sole spesso

fastidioso, uso sempre i miei “magici”

occhiali polarizzati, che mi eliminano i

fastidiosissimi riflessi del sole dai vetri

delle macchine davanti, mi rendono

davvero trasparente il parabrezza della

macchina e mi fanno scorgere gli ostacoli

sulla strada assolata molto prima.

Certo, guidavo anche prima di avere

queste ormai insostituibili lenti, ma perché

mai privarmi di un po’ di sicurezza e di

comfort in più anche durante la guida?

Foied vino pafo, cra carefo.

Da tanti anni sono presbite: l’accumulo di

primavere mi rende necessarie due lenti

diverse per andare in giro o per leggere.

Certo, due occhiali risolvono la questione,

ma perché mai non

utilizzare un unico

occhiale progressivo,

sempre disponibile e

che mi faccia vedere

facilmente, senza

sforzo e senza dover

cambiare montatura,

chi mi chiama al

cellulare o quanti

chilometri ho percorso

guidando o ancora

controllare velocemente lo scontrino che

mi hanno rilasciato dopo l’acquisto?

Foied vino pafo, cra carefo.

Grazie, Civita, grazie al tuo anonimo

artigiano di venticinque secoli fa, che mi

ha regalato quaesta attualissima perla di

saggezza, che cerco di divulgare, sempre,

a tutti i miei interlocutori.

Foied vino pafo, cra carefo.

Hasta la vista!


12

Passeggio per Via

Veneto, mi ritornano

in mente gli anni

Cinquanta del secolo

scorso. A quell’epoca

questa strada si

popolava di giorno,

ma soprattutto la

notte, di personaggi

in cerca di notorietà;

lo scatto di un papa-

di Riccardo Consoli

razzo poteva costituire

la chance per

diventare attore o la possibilità di apparire,

magari in secondo piano, su una rivista.

I rotocalchi di quel periodo mostravano

i tavolini dei bar alla moda sempre

affollati, con gli ospiti seduti al sole, spesso

intrattenuti da un suonatore ambulante.

A cominciare dal tramonto a quegli

stessi tavolini cominciavano a farsi vedere

attori, politici e intellettuali. In questa strada

era notevole la presenza del mondo

cinematografico americano che rivolgeva

una particolare attenzione a Cinecittà. Via

Veneto, infatti, con i suoi alberghi, i suoi

caffè, la sua dimensione internazionale,

accoglieva in quei primi anni Cinquanta

molti produttori hollywoodiani che sceglievano

come teatro dei loro incontri questo

posto. Per gli aspiranti attori, sia italiani

che stranieri e per la gente del cinema in

genere, Via Veneto divenne un salotto per

apparire e per ricercare buone occasioni di

lavoro; questa via non era comunque il

solo polo d’interesse per il mondo artistico

e culturale, ma piuttosto il simbolo della

Roma notturna, come Via dei Condotti lo

era per la moda e lo shopping. Passeggio

per questo viale e non posso fare a meno

di pensare a la Dolce vita di Federico

Fellini, certamente oggi non c’è più la possibilità

di incontrare, come allora, Anita

Ekberg che cammina a piedi nudi e

Marcello Mastroianni o magari vedere

seduti a un tavolo Guttuso, Pasolini,

Moravia o Calvino, intenti a discutere

davanti ad un aperitivo. Ma il fascino e la

bellezza di Via Veneto rimangono e per un

istante riesco a rivivere e percepire tutte le

emozioni di quel periodo e sentire l’eco dei

rumori e delle voci della gente che animavano

quelle straordinarie notti romane. Via

Vittorio Veneto, comunemente chiamata

Via Veneto, che era poi la denominazione

originaria, conduce da Piazza Barberini a

Porta Pinciana, progettata e realizzata a

fine Ottocento, storicamente ricorda la vittoria

riportata contro gli austriaci, (24

ottobre - 3 novembre 1918), che determi-

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi

Via Veneto e Fontana di Trevi, emozioni da dolce vita

nò la fine della Prima Guerra Mondiale.

Pensata come arteria principale del Rione

Ludovisi ha utilizzato una parte di quello

che un tempo era il verde dell’omonima

villa; famosi gli alberghi che insistono su

questa strada conosciuta in tutto il mondo,

quello che era originariamente il Palace

non è più un albergo, costruito nel 1902, è

attualmente una dèpendance dell’Ambasciata

degli Stati Uniti d’America; splendidi

e internazionali i caffè, ma Via Veneto

deve la sua fama soprattutto per essere

stata al centro della vita mondana degli

anni Cinquanta e Sessanta del secolo

scorso. La Dolce vita dicevo, la lavorazione

di questo film iniziò a Cinecittà dove vennero

costruiti moltissimi set, compreso un

tratto di Via Veneto, mentre la scena della

festa dei nobili al castello, fu girata nel

Palazzo Giustiniani - Odescalchi di Bassano

Romano in provincia di Viterbo e la scena

più celebre, quella del bagno notturno di

Anita Ekberg, una delle immagini più note

di tutto il cinema,

a Fontana di Trevi. A beneficio di quei

pochi lettori che non avessero visto il film

ricordo che Marcello (Marcello

Mastroianni), è un giornalista romano che

si occupa di servizi scandalistici con l’ambizione

di diventare scrittore, cinico e

disincantato, è il protagonista di sette episodi,

che narrano la Dolce vita di Roma a

cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel secondo episodio Marcello è incaricato

di accogliere nella capitale l’attrice Sylvia

(Anita Ekberg), famosa stella del cinema,

la intrattiene in un pub frequentato dai

turisti stranieri e, malgrado la sua timidezza,

fa le prime avances all’attrice che, uscita

dal locale molto euforica, vede una

grande fontana e ci si immerge. Marcello

vince la sua timidezza e si dichiara innamorato,

ma quando la riporta in albergo

incontra il fidanzato di lei che, non gradendo

le attenzioni che le ha riservato lo

affronta stendendolo con un pugno, tutto

ciò alla presenza dei fotografi che immortalano

la scena. Come detto la scena più

celebre è quella del bagno notturno di

Anita Ekberg a Fontana di Trevi, ma vediamo

di conoscere meglio questo magico

luogo, la storia di questa famosissima fontana

risale ai tempi dell’imperatore

Augusto, quando il genero Agrippa fece

arrivare l’acqua corrente fino al Pantheon

e alle sue terme, grazie alla costruzione

dell’acquedotto, dell’acqua Vergine che,

benché compromesso e assai ridotto nella

portata, rimase in uso per tutto il

Medioevo. L’acquedotto venne restaurato

nel corso dell’VIII secolo, nel XII e a metà

del XV, epoca in cui l’acqua tornò a fluire

abbondante in una grande vasca per

mezzo di tre bocche di notevole portata,

per quanto attiene alle sorgenti originarie

queste furono riallacciate soltanto nel

1570 da Pio V, Antonio Ghisleri, 1566 -

1572 e in quella occasione la grande vasca

venne collocata sul lato opposto a quello

dell’attuale fontana. La trasformazione

della piazza e della stessa fontana fu ordinata

da Urbano VIII, Maffeo Barberini,

1623 - 1644, a Giovan Lorenzo Bernini

allo scopo di creare una importante sceno-


grafia a ridosso del proprio palazzo,

(Palazzo Barberini), che fosse ben visibile

dalla sua residenza di Palazzo del

Quirinale. Bernini progetta una grande

mostra d’acqua costituita da un’architettura

incentrata sulla statua della vergine

Trivia, posta su un basamento realizzato

sotto il livello dell’acqua, in modo tale da

indurre la sensazione che ella sbucasse

dall’acqua stessa. Alla morte di Urbano

VIII si apre un processo nei confronti della

famiglia Barberini per opera del nuovo

pontefice Innocenzo X, Giovanni Battista

Pamphili, 1644 - 1655, con la conseguente

decisione di affidare al Borromini il trasporto

dell’acqua Vergine sino a Piazza

Navona, allo scopo di realizzare una

mostra monumentale dinanzi al proprio

Palazzo, tutto ciò comporterà l’interruzione

dei lavori. Salito al soglio pontificio,

Innocenzo XIII, Michelangelo dei Conti,

1721 - 1724, provvede ad estendere le

proprietà della propria famiglia fino alla

piazza di Trevi, mentre Palazzo Poli ingloba

diversi edifici più piccoli fino ad affacciarsi

a ridosso della fontana, a quell’epoca

ancora incompiuta. Tocca a Clemente

XII, Lorenzo Corsini, 1730 - 1740, il compito

di riprendere in mano le sorti della

piazza e della fontana medesima.

Nell’ambito dei lavori realizzati durante il

suo pontificato, che porteranno al completamento

di grandi fabbriche rimaste

incompiute, egli bandisce un importante

concorso per la costruzione di una grande

mostra d’acqua che occupi l’intera facciata

di Palazzo Poli, il tutto con grande disappunto

dei Duchi di Poli proprietari dell’edificio,

che avrebbero visto la facciata del

loro palazzo compromessa e, cosa più

grave, coronata dallo stemma dei Corsini.

Il bando viene vinto da Nicolò Salvi che inizia

la costruzione della fontana nel 1732,

impostando l’opera secondo un progetto

che raccorda le influenze barocche al

nuovo movimento classicista caratterizzante

tutto il pontificato di Clemente XII.

Campo de’ fiori 13

L’artista riprende l’idea di Urbano VIII e

del Bernini volta a narrare la storia

dell’Acqua Vergine tramite l’architettura e

la scultura; lo stesso pontefice inaugura la

fontana nel 1735, con i lavori ancora in

corso, ma nel 1740 la costruzione dell’opera

viene ancora una volta interrotta, per

riprendere

soltanto due

anni dopo.

Ma Benedetto

XIV,

Prospero

Lambert-ni,

1740-1758,

nel 1744,

pretende

una secondainaugurazione.

La

prima parte

dei lavori

termina nel

1747, quando

vengono

completate

le statue e

le rocce

posticce,

dopo la

morte di

Niccolò Salvi

(1751), la

costruzione

prosegue sotto la guida di Giuseppe

Panini, che nel 1762, porta finalmente l’opera

a compimento sotto Clemente XIII,

Carlo Rezzonico, 1758 - 1769. In quel cantiere,

attivo per circa un trentennio, hanno

lavorato almeno dieci scultori, alla fine,

Fontana di Trevi ultimata diventa scenografia

e simbolo della Roma papalina. Ma

torniamo alle emozioni della Dolce vita,

periodo gaudente e per certi versi unico

per la mondanità romana degli anni

Cinquanta e Sessanta del secolo scorso,

un periodo sapientemente immortalato da

quel mago che fu Federico Fellini. In quegli

anni Roma era una città non più aperta,

ma addirittura spalancata e comodamente

seduta sui divani dei locali alla

moda di Via Veneto dove noti personaggi

del cinema, ma non solo, vengono quotidianamente

paparazzati dai fotografi e

immortalati dai quotidiani o sulle copertine

dei rotocalchi, qui giungono in ordine sparso

attori come Ava Gardner, Montgomery

Clift, Kirk Dougas, Audrey Hepburn, Gary

Cooper, Herry Fonda, Errol Flynn, Brigitte

Bardot e, naturalmente, Anita Ekberg.

Passeggio per Via Veneto, da Piazza

Barberini a Porta Pinciana, mi ritornano in

mente quegli anni irripetibili ormai del

tutto superati. Io c’ero.


14

Campo de’ fiori

CINEMA NEWS

di

Maria Cristina

Caponi

Jennifer’s body, USA,

2009. Genere: horror;

regia: Karyn Kusama;

sceneggiatura: Diablo

Cody; interpreti:

Megan Fox, Amanda

Seyfried, Johnny

Simmons, Adam

Brody, J. K. Simmons,

Amy Sedaris, Chris

Pratt, Juno Ruddell,

Kyle Gallner, Cynthia Stevenson; fotografia:

M. David Mullen; montaggio:

Plummy Tucker; scenografia: Arvinder

Grewal, Joanne Leblanc; costumi:

Katia Stano; musica: Stephen Barton,

Theodore Shapiro; distribuzione: 20th

Century Fox; durata: 102 minuti.

Vietato ai minori di 18 anni

Jennifer Check (Megan Fox) è una popolare

e sexy cheerleader che, posseduta da

un demone affamato, si trasforma in una

violentissima killer divoratrice di uomini.

Riuscirà la sua migliore amica Needy

(Amanda Seyfried) a fermarla in tempo?

A rimetterci le penne potrebbe essere il

boyfriend di Needy, il timido e impacciato

Chip (Johnny Simmons).

Nel film di Karyn Kasuma, Jennifer s’impossessa

degli attributi peculiari della

forma mitica dell’innaturalità umana, conturbante

e assolutamente inquietante.

D’altronde, questo smaliziato personaggio

è mostrato fin da subito come un animale

aggressivo, sebbene riesca a sentirsi per-

JENNIFER’S BODY

fettamente a proprio agio nella gabbia

delle convenzioni sociali.

La giovane donna decide di percorrere

la strada della liberazione

seguendo appetiti artefatti, nati dall’eccezionale

lusinga verso l’occulto

mondo delle tenebre.

La seducente Megan Fox di

Jennifer’s body diventa così un essere

che introietta via esofago l’umore

vitale del maschio, una donna fallica

che - dopo aver ingurgitato, ingerito

e assimilato parti profonde del sé di

una persona - ha tempo alcuni giorni

prima di ripiombare in uno stato

di totale disfacimento.

Insomma, nel suo caso si tratta di

una putrefazione morale, oltre che

corporale. Se Jennifer sceglie di

aggredire con i propri canini aguzzi i

ragazzi verso cui Needy è attratta,

ciò serve unicamente per catalizzare

l’attenzione dell’introversa confidente,

in modo da provocare la sua

esplosione interiore.

La vampira getta pertanto le basi

per un arrischiato antagonismo dai

risvolti estremamente deleteri: si

accende in lei un’ambizione difficile

da contenere e, solo grazie al godimento

carnale di questi “ragazzi-oggetto”,

Jennifer può identificarsi con l’amica del

cuore. Inevitabile come lo schermo rechi

inscritto una tangibile differenza a livello di

gender.

Dal canto suo, Needy assume

sempre più l’immagine di una

Vergine guerriera dei nostri

tempi, un po’ messia un po’

Van Helsing.

In Jennifer’s body, si può

distinguere il ritratto canzonatorio

e divertito - mai terrorizzato

e terrorizzante - che

Diablo Cody e la regista

Kusama mantengono sul

tema del vampirismo e del

genere horror più in generale.

Per questo, nel lungometraggio

emerge una linea genera-

le, tratteggiata con mano disinvolta, che

avvicina la pellicola a una divertente black

comedy che suggerisce alcuni spunti analitici.

Diablo Cody (qui presente in un piccolo

cameo) raschia, però, il fondo del

barile nel momento in cui mette in tavola

gli aspetti più triti di uno sgradevole rigurgito

di becero immaginario erotico.

È un peccato che la sceneggiatrice, premio

Oscar per l’irriverente Juno, scada nell’improbabile

e scomodo cliché di un erotismo

tra due donne all’insegna di situazioni a dir

poco contorte e paradossali.

Simili idee dall’alto potenziale trash vanno,

peraltro, a braccetto con una macchina da

presa che non tradisce le promesse dalle

affiche pubblicitarie, dimostrandosi avida

di primi piani del corpo procace della

divetta di Transformers.


dell’Avv. Ilaria

Becchetti

Il 3 ottobre scorso si è

celebrato a Roma il

FIABA DAY, l’ottava

giornata nazionale per

l’abbattimento delle

barriere architettoniche.

La bellissima

Piazza Colonna, illuminata

da un sole ancora

estivo, ha fatto da

cornice all’evento che

si ripete da anni con

sempre maggiore suc-

cesso. Ad inaugurare la giornata il

Presidente di FIABA (Fondo Italiano

Abbattimento Barriere Architettoniche)

Giuseppe Trieste, che ha espresso la sua

soddisfazione per “l’interesse dei cittadini

e delle istituzioni all’abbattimento di tutte

le barriere fisiche, psicologiche e sensoriali”.

Per l’occasione Palazzo Chigi ha

aperto le porte a gruppi di disabili ed ai

loro accompagnatori, consentendo loro di

visitare gli ambienti interni, guidati da funzionari

molto gentili e preparati sulla storia

e l’architettura della sede del Governo. In

Piazza Colonna il palco, allestito ad hoc, ha

ospitato dibattiti e confronti sui temi più

importanti quali la scuola, le pari opportunità

e il turismo per tutti. La scia di tutti i

Campo de’ fiori 15

FIABA DAY: ELIMINARE LE BARRIERE

ARCHITETTONICHE? SI PUO’

dibattiti è stata la “Total Quality” - la qualità

totale - perché “a nessuno deve essere

negata la possibilità di vivere gli spazi

delle città con comfort e sicurezza”, ha

detto il presidente Trieste. A portare il

saluto del Sindaco di Roma Gianni

Alemanno, è stato l’Assessore alla Mobilità

e Trasporti On. Sergio Marchi, il quale ha

subito precisato che una città come Roma

dovrà avere tutti i mezzi pubblici accessibili

nel giro di pochi anni ed ha annunciato

l’intenzione di realizzare “l’accessibilità

totale ai mezzi di trasporto pubblico”. Le

flotte a disposizione non hanno avuto per

molti anni alcun tipo di manutenzione

“mentre oggi - ha proseguito Marchi - stiamo

effettuando verifiche e interventi per

dare alla nostra città mezzi confortevoli e

accessibili a tutti”. Il problema è serio ed

attuale. I mezzi pubblici non sono certamente

a misura di disabile e rappresentano

un problema di fruibilità anche per gli

anziani, per le mamme con passeggini al

seguito e per chiunque non abbia una perfetta

forma fisica. FIABA si occupa da anni

di promuovere l’eliminazione di tutte le

barriere fisiche, culturali, psicologiche e

sensoriali, per la diffusione della cultura

delle pari opportunità a favore di un

ambiente ad accessibilità e fruibilità totale.

FIABA non sta a guardare. Con le sue continue

iniziative e le numerose campagne di

divulgazione tiene sempre vive le tematiche

inerenti l’integrazione sociale dei disabili

e l’abbattimento delle barriere architettoniche.

E c’è da scomettere che, grazie

anche alla tenacia del suo Presidente,

sempre in prima linea nel combattere le

difficoltà e l’indifferenza, riuscirà negli

obiettivi prefissati. Primo fra tutti un

ambiente a misura d’uomo, qualunque

uomo, con tutte le sue abilità e disabilità.


16

Lunedi 19 luglio 2010

“Cavea” dell’Auditorium Parco Della

Musica - Roma

Ore 21.05, le luci dei riflettori puntati sul

palcoscenico, ormai, dominano gli ultimi

bagliori del crepuscolo:

lo spettacolo può avere inizio!

Parte un fragoroso applauso dalle gradinate,

colme, della cavea all’aperto

dell’Auditorium “Parco della musica”: il

pubblico di Roma, età media 45-50 anni,

accoglie con grande entusiasmo tre attempati

signori, due Americani e un Inglese,

che in fila indiana e con un procedere

non proprio spedito, raggiungono il fronte

del palco disponendosi innanzi ai

rispettivi microfoni dove, prontamente

“armati” di chitarre dai roadies, attendono

di iniziare la loro esibizione sovrastati

dalle persistenti ovazioni del pubblico.

Sotto il cielo stellato di Roma ci sono David

Crosby, 68 anni da Los Angeles, Stephen

Stills, 65 anni da Dallas, Graham Nash, 68

anni da Blackpool (Inghilterra) ...............

201 anni in tre di cui quasi 150 passati

con le chitarre tra le mani!

esordisce Graham Nash,

che, a “piedi nudi nel palco”, pantaloni e

camicia neri, capelli folti bianchi e un fisico

asciutto…. decisamente il più in forma

fra i tre, apre lo show, il terzo di quattro

da sx: Graham Nash e David Crosby"

Campo de’ fiori

Crosby , stills & Nash

L i v e

La carica dei… 201 !

concerti previsti in Italia dallo “European

Summer tour” del gruppo.

L’apertura del concerto è affidata alla chitarra

di Stills che introduce l’inconfondibile

articolato e distorto riff di “Woodstock”,

un brano composto quasi di getto dalla

cantautrice Joni Mitchell

all’indomani del grande

festival del 1969, ripreso dal

supergruppo formato da

Crosby Stills Nash & Young e

presente tra le tracce del

loro primo mitico album del

1970 “Deja Vù”, uno dei

dischi più venduti della

musica rock (nda: ascolto

imprescindiibile…marsch

!!!). Stills sfodera i primi

assoli ma è un po’ rigido: la

serata sarà dura per lui,

vistosamente dolorante e

claudicante perché, penso,

afflitto da una sciatalgia che

non gli darà, davvero, tregua

per tutta l’esibizione

costringendolo, di tanto in

tanto, ad uscire di scena per

stendere la gamba sinistra

nel tentativo di lenire il dolore.

Ma “the show must go on” e, a denti

stretti, si procede con una scaletta piena

di grandi canzoni, per il visibilio del pubblico,

che i tre hanno scritto,

principalmente, tra la fine

dei ’60 e gli anni ’70

influenzando non poco la

musica americana da lì in

poi, caratterizzati da

splendide armonie vocali su

arrangiamenti intriganti e

testi di forte riflessione

sociale e politica.

La serata è calda e i tre sul

palco contribuiscono non

poco ad elevarne la temperatura

con il loro sound ora

elettrico ora acustico sempre

compatto e le loro

famose “coralità” che,

nonostante l’anagrafe,

riescono ancora a deliziare

le orecchie della platea

di Carlo Cattani

costantemente esultante.

Scorrono “Marrakesh Express”, ”Long May

You Run”, ”Deja Vu”, ”Wooden Ship”, ”Our

House” “ l’intensa “Almost Cut my hair” e

refoli di vento investono il palco sollevando

la lunga criniera bianca di Mr David

•Stephen Stills e Graham Nash"

• Panoramica


Crosby dai baffi da tricheco, già nei mitici

Byrds, che nonostante i suoi gravi acciacchi

(che ne dite di un trapianto di fegato?)

è ancora lì con la sua voce a tratti rabbiosa

e dolce a riproporci sonorità ed

atmosfere ormai lontane anni luce da

quanto in circolazione ai giorni nostri.

Il trio è accompagnato in questo tour da

della band alla cavea

Crosby ,Stills & Nash alla fine degli anni sessanta

Crosby,Stills & Nash nel 2010

Campo de’ fiori

valenti e navigati

session men Americani

quali Bob

Glaub (basso),

Todd Caldwell

(organo Hammond),

James

Raymond (il figlio

di Crosby, al pianoforte)

e da Joe

Vitale alla batteria,

“the Italian

stallion” come

verrà definito

scherzosamente

durante la serata,

musicista che vanta

una lunghissima

collaborazione con

Crosby Stills Nash

anche in veste di producer

ed autore.

Stills imbraccia una chitarra

diversa quasi per ogni

canzone e all’entrata nella

cavea se ne potevano

distinguere, in bella

mostra su di una rastrelliera,

oltre una ventina di

modelli diversi tra elettriche

Fender e Gibson, acustiche

Martin e semiacustiche

Gretsch..….uno spettacolo

nello spettacolo!

Tante le canzoni proposte

nell’arco della serata, ne

conterò ben 25 compresi i

due bis, tra queste anche

alcune cover dai Buffalo

Springfield (Bluebird)

gruppo di Stills (e Neil

Young) degli anni 60, Gregg Allman

(Midnight rider), dai Beatles (Norwegian

Wood), Bob Dylan (Girl from the north

country), Rolling Stones ( Ruby Tuesday)

e The Who ( Behind blue eyes); e proprio

la preparazione di un album

di cover impegnerà il trio

alla fine del “Second U.S.

summer tour “ che seguirà i

concerti Europei.

“Teach your children “ sempre

dallo splendido album

“Deja vù” del ‘70, alle 23,30

circa, conclude il gran bel

concerto dei nostri tre

“vecchierelli” che così come

erano entrati,in fila indiana

e lentamente, lasciano il

palco compiacendosi degli

applausi (meritatissimi) e,

probabilmente, anche concedendosi

un bel sospiro di

sollievo per esser riusciti

ancora una volta a sopravvivere

alle fatiche di un concerto

così emotivamente

intenso!

(David Crosby)

free

Da Woodstock alle cover con Crosby Stills

& Nash

Repubblica — 18 luglio 2010 pagina 15

sezione: FIRENZE

Reduce da un lungo tour in Usa e in

Europa arriva al Lucca Summer la mitica

band formata da David Crosby, Stephen

Stills e Graham Nash. Considerato una pietra

miliare del rock and roll fin dai tempi

del primo disco omonimo, pubblicato nel

1969 e nominato da Rolling Stone fra i 50

migliori album di tutti i tempi, il trio

Crosby, Stills & Nash fa parte dal 2009

della Songwriter’s Hall of Fame. Nel nuovo

tour i tre sono accompagnati sul palco da

Todd Caldwell alle tastiere, Robert Glaub al

basso e dallo storico batterista Joe Vitale:

il concerto sarà anche l’occasione per

ascoltare alcune cover che la band sta

registrando in vista di un nuovo album.

Lucca, piazza Napoleone oggi 21,30; da 32

a 50 euro;

Inizio del tour estivo

FRI - May - 21 - Sonoma, CA - Sonoma

Jazz Festival

Fine

FRI - OCT - 01 - Hollywood, FL - Hard

Rock Live

Date Italiane

FRI - JUL - 16 - Milano, Italy - Arena Civica

SUN - JUL - 18 - Lucca, Italy - Piazza

Napoleone

MON - JUL - 19 - Roma, Italy - Cavea /

Auditorium Parco Della Musica

WED - JUL - 21 - Aosta, Italy - Anfiteatro

Romano


18

di Giovanni

Francola

Stando all’agenda di

Governo a breve si

dovranno individuare

i siti dove saranno

realizzate le

prossime centrali

nucleari di terza

generazione.

Ci saranno benefici

economici per le

province in cui verrà

ubicato l’impianto, per i comuni e per tutti

quei paesi limitrofi fino a venti chilometri

di distanza. Anche al territorio che ospiterà

il deposito dei rifiuti radioattivi, il

Governo promette benefici.

Ma quale benefici, quale futuro?

Credo che sia assurdo realizzare questo

tipo di impianti, è bene che la gente sappia,

per farsi un’opinione, opinione per

altro già espressa 22 anni fa per mezzo di

un referendum che il governo ignora.

Desidero dare dei dati: il costo di una centrale

nucleare da 1000 MW è di circa 2000

miliardi di euro; gli attuali reattori, così

detti di terza generazione, hanno un

Campo de’ fiori

Ecologia e Ambiente

Il nucleare una scelta assurda e insensata

tempo di costruzione di circa

5/6 anni; poi ci sono i tempi

necessari per acquisire tutte le

autorizzazioni utili per la

costruzione. Diciamo che si sta

nell’ordine di 10 anni per vedere

tale opera in funzione, “se

tutto procede come dovrebbe”.

Permettetemi di aprire una piccola

parentesi: quante cose

utili si potrebbero realizzare sul

territorio con tale cifra? Inoltre

da quando sono in esercizio

centrali nucleari, da quasi 60

anni, neanche un chilo di scorie

radioattive è stato posto in un luogo definitivo.

Considerando che la durata di alcuni elementi

tra i più pericolosi è dell’ordine di

molte migliaia di anni, ritengo che la scelta

del nucleare sia una scelta assurda e

insensata, perché se in 60 anni non si è

riusciti a risolvere il problema delle scorie

radioattive, non vedo per quale motivo

dovremmo trasferirlo alle generazioni future.

Nel frattempo si studiano alternative

per trovare sistemazioni definitive a queste

pericolose scorie in depositi geologici.

Pochi sanno che attualmente i quattro

principali centri di stoccaggio di scorie

nucleari in Europa, (Lettague-Francia,

Sellafield-Gran Bretagna, Oskarshamn-

Svezia, Olkiluoto-Finlandia) non sono siti

geologici. Credo che l’Italia abbia bisogno

di un piano energetico più ragionevole e

condiviso, per non mettere a rischio, e per

sempre, un paesaggio integro e unico

nella sua natura.


Campo de’ fiori 19

La compagnia teatrale diretta da Sandro Nardi, conquista il premio per la miglior regia

con lo spettacolo Mahagonny

Il Cerchio Invisibile stupisce Castrocaro

Ed il Premio per il miglior attore non protagonista va al giovane Dario Guidi

Non è la classica compagnia teatrale che

porta in scena le più note opere della

migliore tradizione teatrale italiana e non,

e che siamo abituati a vedere. Il cerchio

invisibile nasce da un’idea del giovane

Sandro Nardi, che ama rivisitare le sceneggiature

scelte, adattandole al gruppo e

mescolandovi le caratteristiche più eclatanti

dello spettacolare teatro di strada. Da

sempre affascinato da questo genere di

spettacolo, giovanissimo costituisce un

trio, con il quale si reca ogni anno a

Certaldo per imparare nei laboratori teatrali

messi a disposizione gratuitamente,

ed anche per farsi conoscere, proponendo

le proprie idee in uno dei festival più

importanti del settore, frequentato da personaggi

sempre in cerca di nuovi talenti.

“Io mi sono specializzato in clownery e in

danza acrobatica da terra”, dice Sandro, “

ed insieme con il gruppo originario, abbiamo

girato numerose piazze d’Italia. Poi ci

siamo accorti che avevamo talmente

tante serate vendute, che forse era arrivato

il momento di iniziare a fare questo

lavoro seriamente, o di cambiare mestiere.

Ma era giusto continuare a sperimentare e

a seguire questa strada, piena di emozioni”.

Sciolto il gruppo, Sandro decide di

intraprendere la via della regia teatrale,

iniziando ad organizzare laboratori.

Dapprima si dedica a lavorare con i bambini

nelle scuole, poi porta avanti corsi

rivolti ad aspiranti attori di ogni età. E’ così

che nasce Il cerchio invisibile, che oggi

conta ben cinque gruppi attivi, tutti guidati

da Sandro, nella provincia di Viterbo. In

particolar modo il gruppo di Fabrica di

Roma-Civita

Castellana, è

riuscito a conquistare

un

riconoscimento

molto importante

al

noto festival di

Castrocaro

Terme, il 18

Settembre

2010. Scelti

come finalisti

insieme a solo

altre sette

compagnie teatrali provenienti

da tutta Italia, gli

organizzatori, già entusiasti

del promo inviato quasi per

gioco, hanno riservato loro

la serata finale. Premio per

la migliore regia, questo il

riconoscimento che hanno

conquistato con grande

soddisfazione ma anche con

grande sorpresa, grazie allo

spettacolo “Mahagonny”,

una rielaborazione dell’omonima

opera di Brecht. La

giuria attraverso la bravura degli otto attori

in scena: Miraldo Luparini, Mirella

Soldini, Dario Giudi, Linda Morini, Sara De

Angelis, Manlia Vittoria Amanda, Laura

Blundo e Vera Giorgia, ha voluto premiare

il lavoro del regista e quindi l’originalità

dell’opera, che ancora una volta il gruppo

ha saputo rendere molto singolare,

suggestiva ed emozionante. Il premio

come miglior attore non

protagonista è stato

assegnato al giovanissimo

Dario Guidi, di cui

abbiamo già avuto modo

di parlare mettendo in

evidenza le sue grandi

qualità canore.

Avremo il piacere di

apprezzare Il cerchio

invisibile in una nuova

straordinaria performance,

che il bravissimo

Sandro Nardi ha preparato

in occasione dell’apertura del nuovo

centro commerciale di Civita Castellana, il

18 di Novembre. Lo vedremo poi la prossima

primavera al teatro Tenda di Fabrica di

Roma, e gli auguriamo tanti altri palcoscenici

con altrettanti successi.

Ermelinda Benedetti


Campo de’ fiori 21

L’ORTESI PLANTARE

È UN DISPOSITIVO MEDICO REALIZZATO SU MISURA

“I plantari sono ortesi finalizzate:

alla correzione delle deformità o malformazioni

del piede,come sostegno delle

volte plantari (longitudinale e trasversale)

o di scarico di punti dolenti.

I plantari si possono distinguere in due

grandi famiglie:

Correttivi o per l’infanzia

Il plantare per l’infanzia, a differenza di

quello per adulti, ha per lo più azione correttiva

in quanto è

applicato per riportare

alla norma lo squilibrio

sia strutturale che funzionale.

Fig. 1,2,3, esempi di

realizzazione di plantari

correttivi per bambini

su calco ingesso

eseguiti con diverse tipologie di materiali

(EVA, Carbonio…)

Obiettivo del plantare correttivo

Lo scopo di questa categoria di ortesi è

quello di modificare, nelle migliori delle circostanze,

alcune problematiche come: il

piede piatto, la pronazione del retropiede,

l’avampiede varo, il ginocchio valgo ecc..

Compensativi o per adulti

Si distinguono per il loro impiego per lo più

permanente,

in quanto compensano l’alterazione sia

strutturale sia funzionale, irreversibile.

Possono essere:

antalgici

biomeccanici.

Antalgici

Appartengono a questa categorie le ortesi

concepite al solo scopo di ridurre, limitare

o, nelle migliori ortesi, eliminare il dolore

scatenato a seguito di una problematica in

corso. Sono plantari che vengono concepiti

con materiali in grado di ammortizzare o

scaricare l’urto in un determinato punto

dolente. Vengono normalmente realizzate

in soggetti con artrosi ad uno stadio avanzato,

artrite deformante, alluce

valgo,gotta, diabetici, gravi insufficienze

circolatorie o comunque in tutte quelle circostanze

in cui il piede lamenta una grave

insofferenza in cui il paziente ha normalmente

superato i 60 anni d’età.

IL PLANTARE DINAMICO SI CARATTERIZ-

ZA E DIFFERENZIA DAGLI ALTRI TIPI DI

PLANTARI SU CALCO, IN QUANTO

L‘IMPRONTA VIENE EFFETTUATA DINA-

MICAMENTE, OSSIA INTANTO CHE IL

PAZIENTE COMPIE QUALCHE PASSO.

L‘IMPRONTA COSÌ OTTENUTA RISPEC-

CHIA FEDELMENTE I CARICHI E I

SOVRACCARICHI DEL PIEDE IN CONDI-

ZIONI DI LAVORO EFFETTIVE. LO SI UTI-

LIZZA PER LO PIÙ IN CASI PARTICOLARI

ED IN PRESENZA DI GROSSE DEFORMITÀ

O SOVRACCARICHI, CON BUONI RISUL-

TATI.

L’impronta podostatica su carta carbonata

evidenzia un sovraccarico delle teste

metatarsali dei piedi. Anche alla valutazione

obiettiva i sovraccarichi erano molto

evidenti e dolenti. Si noti come i sovraccarichi

siano rimasti impressi nelle impronte

dinamiche effettuate.

Lo stampo dell’impronta eseguito sotto

vuoto,permetterà la realizzazione del plantare

in materiale poliuretanico.

Scopo dell’ Ortesi biomeccanica

La sua funzione è di:

- assorbire l’onda di shock a cui il calcagno

è sottoposto durante la prima fase di

appoggio riducendo la forza istantanea

applicata;

- normalizzare i tempi di contatto del piede

al suolo rispettando la corretta prono-supinazione

del piede;

- trasferire il peso del corpo durante il

movimento del piede modificando gli assi

di movimento al fine di normalizzare la

funzione del passo.

L’obiettivo:

- Compensare la meccanica del retropiede

stabilizzando l’area calcaneare nella posizione

di “neutra sottoastragalica”;

- Compensare la meccanica dell’avampiede

in funzione della sua correggibilità;

- Spesso, per la presenza di dolore, sostenere

o stimolare l’arco longitudinale

mediale in modo elastico personalizzato

Fig.1 presa dell’ impronta in

posizione neutra sottoastragalica

Fig.2 realizzazione

del

negativo su

schiuma

fenolica

Fig.3 reallizzazione del

positivo su un calco di

gesso

Fig.4 allineamento

del retropiede con ortesi plantare

biomeccanica

Fig.5 plantare

a contatto

totale.

Plantari : regole da ricordare

1. Il plantare deve sempre appoggiare su

una superficie piana;

2. Il plantare deve essere sempre inserito

in una calzatura ortopedica predisposta o

su misura;

3. Indossare preferibilmente una calza

molto sottile (filoscozia) o un Salvapiede.

4. Importante portare i plantari sempre,

anche in casa, in sandali, ciabatte predisposte;

5. Affinché il plantare abbia effetto, il

tacco della calzatura deve essere di cm 2,5

(uomo) - 3,5 (donna) e non deve mai

superare i 4 cm;

6. Per chi ha l’alluce valgo si consiglia

scarpe con tomaia in setaflex;

7. si consiglia di lavare periodicamente il

plantare: usare una spugna imbevuta di

sapone bianco di marsiglia con acqua a

temperatura ambiente non > 30° (non

usare acqua calda e non farlo asciugare

vicino a termosifoni, stufe elettriche, ecc.).

8. la vita media di un plantare è di circa

18 mesi.

Dott. Daniele Cervoni

Laureato in Tecniche Ortopediche

Per maggiori informazioni

o appuntamenti:

Centro Ortopedico Flaminio

Tel. 0761.517744

Cell. 339.1816523


22

Entrare in ogni stanza di quel magnifico

palazzo settecentesco, recentemente

ristrutturato, e lasciarsi inebriare dai profumi,

cullare dalle musiche, deliziare da

dolci gusti, trasportare dagli oggetti sfiorati,

emozionare dai meravigliosi versi e

dalle immagini costruite ad hoc dall’autore

di tutto ciò: Alessandro Vettori, è semplicemente

fantastico. Un’installazione poetico

emozionale, così la definisce il giovane

artista, intitolandola: “… Nei sensi”, proprio

perché lo scopo è quello di coinvolgere

contemporaneamente tutti i cinque

sensi di cui l’uomo è dotato. Alessandro,

attualmente direttore artistico del Palazzo

delle Maestranze di Ronciglione, porta

avanti un grande lavoro di ricerca personale

nell’ambito di tutto ciò che riguarda

l’arte, ed infatti non è nuovo a questo tipo

di esperimenti, tutti molto apprezzati dal

pubblico partecipante. Dopo aver conse-

Campo de’ fiori

Viaggio “… Nei sensi”

Installazione poetico emozionale dell’artista Alessandro Vettori

guito un master in regia cinematografica

presso la Sdac di Genova, inizia a lavorare

tra cinema, teatro e televisione, grazie ai

quali, mi dice, di aver acquisto questa

grande capacità organizzativa, che gli permette

di mettere a frutto impeccabilmente

le sue idee sperimentali. Nel 2007, crea,

insieme a Stefano Cianti, il gruppo “Le

poetiche visioni”, realizzando performance

uniche nel suo genere, dove l’immagine

sulla tela prende vita al tempo di musica;

e nel 2009 pubblica il suo primo romanzo

“Il bianco rumore dei respiri”, che io ho

avuto il piacere di recensire. Da subito ho

apprezzato il suo modo di scrivere, così

coinvolgente ed emozionante e non potevo

certo perdere questa nuova occasione

di emozionarmi, abbandonare per un po’

tutto ciò che è all’esterno, immergermi

completamente in quel mondo ed interpretarlo

secondo me stessa, secondo le

mie esperienze

passate ed i miei

sogni futuri.

Emozionarsi è ciò

che di più bello il

nostro animo

possa provare e

dovremmo farlo

più spesso, assaporando

le cose

belle per non bruciarle

in un attimo.

Ognuno può

emozionarsi a

modo suo, come

sono riuscite a fare tutte le persone che

Sabato 23 Ottobre, hanno avuto modo di

partecipare a questa singolare possibilità

offerta da Alessandro Vettori, che, sono

certa ci stupirà ed emozionerà ancora in

futuro. Ermelinda Benedetti


Ci sono sapori che sarebbe un vero peccato

se il palato non riuscisse a gustarli!

E la terra di Toscana, unica nel suo genere

da ogni punto di vista, ne offre davvero

di speciali. Un’occasione di degustazione

di prodotti tipici della Maremma, interamente

realizzati dall’Antica Fattoria La

Parrina, è stata offerta dal ristorante

Hostaria Falisca, gestito dal giovane

Daniele Rossi, che in quelle terre ha perfezionato

la sua arte di chef.

Una bella tavola imbandita di tanti formaggi

diversi, ciascuno accompagnato da

salse o marmellate,

e poi

un buon piatto

di pasta

artigianale, il

tutto affiancato

da ben sei

tipi di vini e

provenienti da

Albinia, piccolo

borgo in

provincia di

Grosseto.

Ma l’Antica

Fattoria, agriturismo

di

Campo de’ fiori 23

Sapori autentici di Maremma all’Hostaria Falisca

grande prestigio, che comprende

ettari di terre coltivate

o adibite a battute di

caccia, nei periodi stabiliti,

ed a splendide passeggiate

a piedi o a cavallo, nel resto

dell’anno, oltre a produrre

formaggi, confetture, pasta

e vini, vanta la produzione

propria anche di yogurt,

miele, polpa e passata di

pomodoro, aceto, condimenti

balsamici ed olio d’oliva.

Tra i numerosi sapori intensi

e decisi, dolci o piccanti al punto giusto

offerti durante la degustazione del 15

Ottobre, vale sicuramente la pena riservare

una menzione a parte al Guttus, un formaggio

erborinato, prodotto con solo latte

di pecora, ricetta esclusiva de La Parrina,

che ha già ricevuto numerosi riconoscimenti

a livello nazionale ed internazionale;

un formaggio dall’odore forte, ma gradevole

e dal gusto ancor più forte ed intenso,

tanto da lasciare un retrogusto persistente.

Dulcis in fundo, una torta speciale preparata

proprio dal padrone di casa, Daniele

Rossi, che sta

facendo del

suo locale un

luogo dove

trascorrere

una serata

tranquilla e

diversa, tra

sapori che

deliziano il

palato e che

lasciano il

segno.


24

Montefiascone

di Ermelinda

Benedetti

Campo de’ fiori

Le guide di Campo de’ fiori

...continua dal numero 73

ITINERARIO

TURISTICO

Il cuore di

Montefiascone è

caratterizzato da un

tipico borgo medievale,

ricco di monumenti

da visitare. La

Cattedrale di S.

Margherita è facil-

mente individuabile da ogni parte della

città, vista la sua grandezza. La sua maestosa

cupola è, in effetti, la terza in Italia

per il diametro interno, dopo S. Pietro a

Roma e S. Maria del Fiore a Firenze. Le

fondamenta della chiesa, con una base a

forma ottagonale, furono gettate alla fine

del XV secolo, ma per un lungo periodo la

messa fu celebrata a “cielo aperto” visto

la mancanza del soffitto. Solo nel 1602 si

avviarono i lavori che tre anni dopo portarono

alla conclusione della chiesa. Nel

1670 un violento incendio distrusse il

tetto e l’interno, ma nel giro di alcuni anni

la struttura venne recuperata e restaurata.

L’interno è riccamente decorato da pitture

del 1800, oltre ad un busto in marmo

raffigurante S. Margherita, attribuito ad

Arnolfo di Cambio. La grande cupola è

opera di Carlo Fontana mentre le torri

campanarie vennero aggiunte nel 1840

dall’architetto piacentino Paolo Gazola.

Dalla Cattedrale si giunge facilmente alla

Basilica romanico-gotica di S.

Flaviano. Sorta nell’XI secolo sui pressi

dell’antica chiesa di S. Maria, questa

costruzione presenta delle soluzioni architettoniche

particolari, riuscendo a riunire,

con risultato di raro equilibrio, le due

diverse tendenze stilistiche. La struttura è

quindi composta da due chiese sovrapposte

ed orientate inversamente; la parte

sottostante del 1032 è a tre navate, decorate

con affreschi che vanno dal XIV al

XVI secolo. La facciata, rivolta in direzio-

Cattedrale di S. Margherita

Rocca dei Papi

ne dell’antico percorso della Via

Francigena, è arricchita da una loggia

rinascimentale, dalla quale i papi apparivano

per benedire la folla. Nella terza

cappella della navata sinistra della chiesa

di S. Flaviano è visibile una lapide in

onore di Giovanni Defuk, nome legato

alla storia del vino di Montefiascone.

Da non trascurare la Rocca dei Papi,

restaurata ed abbellita e spesso utilizzata

per manifestazioni culturali.

Il comune di Montefiascone conta ben tre

frazioni. La frazione de Le Mosse è sul

versante orientale del colle falisco. La

chiesa parrocchiale è quella di San

Giuseppe lavoratore, al centro della frazione,

nella quale si trova la pregevole

Chiesa di S. Maria di Montedoro, progettata

da Antonio da Sangallo il giovane.

Zepponami è situata tra Viterbo e il

capoluogo. La popolazione è costituita da

1660 abitanti e dista circa 2 km dal centro

di Montefiascone. Le Coste sono situate

intorno alla via Cassia tra Montefiascone e

Bolsena. La popolazione è costituita da

1200 abitanti. Luoghi significativi della frazione

sono la moderna chiesa del Corpus

Domini, un antico lavatoio, detto del

Cunicchio, e l’originaria

chiesa del patrono San

Pancrazio, immersa nel

verde della Valle

Perlata che circonda

il lago di Bolsena. La

chiesa è una delle più

antiche di

Montefiascone. Di

origine romanica, ha

un’unica navata e

conserva l’affresco di

un pregevole crocifisso

ai cui lati sono raffigurati

San Pancrazio

e Santa Margherita.

La tradizione popolare

vuole che nella

“Buca de la Strega”

vivessero delle temutissime streghe che si

riunivano nella “Casa del Cémpene” per

ricevere ordini dal demonio, chiamato

“Crapione”; quest’ultimo portava dall’inferno

il fuoco malefico per i suoi sortilegi che

San Pancrazio avrebbe spento con le sue

urine, lasciando il demonio e le streghe al

buio più completo.

Montefiascone è famosa in tutta Italia

anche per la produzione di un pregiatissimo

vino, il cui nome e la cui origine hanno

radici molto lontane. Attorno all’anno

1111, infatti, Giovanni Deuc, detto Defuk,

un principe prussiano amante del buon

vino, incaricò il fedele servo Martino di cercare

per lui il migliore. Martino partì per

questa ricerca e per far capire al suo

padrone che era stato in quel paese e che

vi si trovava del buon vino, scriveva sulla

porta della locanda Est! Che stava per

“c’è”. Defuk, passando per i paesi visitati

dal servo, si fermava dove trovava la scritta.

Martino arrivato a Montefiascone rimase

talmente colpito da questo vino da scrivere

Est! Est!! Est!!! Quando Defuk

assaggiò quel vino non poté più smettere

di gustarlo così che il troppo bere lo portò

alla morte. Il principe prussiano venne

sepolto nelle basilica di San

Flaviano, dove ancora

oggi si trova la sua

tomba, e prima di

morire espresse il

desiderio che ogni

anno nella ricorrenza

della sua morte

venisse versato del

vino sulla sua tomba.

Da questa vicenda

nasce il Corteo

Storico falisco e viene

tratta la manifestazione

“Fiera del Vino”,

che si svolge ogni

anno nel mese di

agosto.

Basilica di S. Flaviano


“Civita Castellana è

‘na cuccagna, è un

paesetto pieno de

maggìa, nun c’è

‘n’andro paese ‘ndo

se magna e ‘ndo se

vive sempre all’osteria”.

Inizia così quello che

di Alessandro Soli da sempre viene considerato

l’inno di Civita

Castellana.

Classificato opera di anonimo, probabilmente

fu scritto e musicato da Umberto Di

Stazio, conosciuto in paese con lo pseudonimo

di “ Pizziribbecchi”. Nato a Roma il 2

Gennaio 1895, dove si spense il 14

Dicembre 1969, passò gran parte della sua

esistenza proprio a Civita Castellana, che

lui, romano de Roma, amò in modo a dir

poco “morboso”. Per capire il carattere e

l’indole di questo “personaggio”, bisogna

risalire al suo soprannome, che i civitonici

di allora gli affibbiarono: “Pizziribbecchi”.

Ebbene esso è la storpiatura dialettale di

Bixio Ribechi, famoso canzonettista

comico romano di inizio ‘900, erede diretto

del più celebrato “Sor Capanna” il quale

si esibiva sul palco dello Jovinelli, senza

mai tralasciare le fumose osterie di Borgo

o di Trastevere. Nell’ambiente musicale

romano Bixio Ribechi viene ricordato

anche per aver reso il cognome dell’allora

sconosciuto Claudio Pica, nel più accessibile

Claudio Villa, grazie all’incarico che

aveva , quale maestro di musica. ”A Umbè,

me pari Pizziribbecchi”, e lui Umberto di

Stazio, pian piano iniziò ad animare e rallegrare

con i suoi versi e le sue cantate:

feste, conviviali, osterie e “fraschette”,

accompagnandosi con l’inseparabile chitarra

o mandolino, e riuscendo, come

vedete nella foto, a formare addirittura

una vera e propria orchestrina. Erano gli

anni spensierati che precedettero il secondo

conflitto mondiale, quando l’osteria era

Campo de’ fiori

Come eravamo

“Pizziribbecchi” Poeta e cantastorie

Civita Castellana anni ‘30

Da sx: Umberto Di Stazio (Pizziribbecchi), Corigio Mancini, Ediberto Manoni, Biagiola.

Il piedi Giulio Stopponi, dirige Angelo Pandolfi (Bonafede).

il punto principale dell’aggregazione sociale,

specialmente qui a Civita, quando il

pomeriggio ci si riuniva, ognuno con la sua

“mirenna”, a banchettare tra una partita a

briscola e tresette, e secondo la stagione,

alla salutare partita a bocce. Era quello

l’habitat di Pizziribbecchi.

Non l’ho mai conosciuto personalmente,

ma ho letto e apprezzato i suoi numerosi

scritti in prosa, dove descrive Civita

Castellana con l’amore e l’affetto che nemmeno

un civitonico purosangue riuscirebbe

ad esternare.

Degni di essere menzionati i versi di

Ciceroneide, Nostargia, Civitacastellana, e

Vetrina in versi di Civita Castellana, dove di

Stazio descrive in modo calzante e caricaturistico

tanti personaggi della nostra cittadina.

Con l’occasione, voglio riproporvi il

suo autoritratto, appunto la Vetrina 23 di

questa raccolta:

“Er sottoscritto”

So arto, quant’un tappo secco e snello,

capelli a la mascagna brizzolati,

occhi da gatto, orecchi d’asinello

co’ du’ fila de denti fracicati.

25

Er viso nun ciò brutto (e manco bello)

Paro più antico de li trapassati,

vesto a la bona e mai porto er cappello,

ciò ‘na gravatta a fiocco. Abito in Prati,

Fo er muratore e vanto de cucchiara

(ma maneggio più mejo la forchetta)

m’arancio ar mannolino, a la chitara.

So musico, poveta, un po’ puzzetta

ciò n’arbagia, ‘na cacca mijonara

e, possiedo ‘na cicia bajonetta!


26

Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma

I fratelli Salvi: Ivo,

Gino, Quinto e Attilio

arrivano dall’Emilia

Romagna a Fabrica

negli anni ’40, si stanziano

nel casale della

Mascianese, tra Fabrica

e Corchiano, pro-

di Sandro Anselmi prietà dei Marchesi

Bacchettoni Pucci della

Genga, dove vi lavorano alle loro dipendenze.

Grandi lavoratori, ed abituati al

sacrificio, i fratelli si fanno subito benvolere

e rispettare da tutti e, mentre si occupano

con responsabilità della conduzione

dei fondi del Marchese, acquistano, con

sacrifici, un pezzettino di terra a Fabrica, in

Via della Stazione della Roma Nord. Lì iniziano

a costruire, tutti insieme, un palazzetto

di tre piani con grandi locali al piano

terra e quattro appartamenti ai piani superiori.

I blocchetti di tufo bianco (caratteristico

del suolo fabrichese), usati per la

costruzione, vengono da loro cavati e

squadrati a mano, a colpi di piccone, direttamente

sul posto. Il banco di tufo, infatti,

dal quale viene estratto il materiale è nello

stesso terreno dove sorgeranno le case e

così dallo scavo s’erigerà direttamente l’e-

Un giovane imprenditore di novant’anni

Quinto Salvi “al lavoro”

dificio. Cosa singolare per l’epoca fu la gru

usata per la costruzione. Essa venne

costruita personalmente ed ingegnosamente

dai fratelli con pezzi meccanici prelevati

dai residuati bellici di carri armati

americani, che si trovavano all’epoca

abbandonati nelle vicine campagne, perché

colpiti dai tedeschi che avevano cercato

di ostacolarne l’avanzata. La colonna

dei mezzi proveniente da Roma per dirigersi

verso il nord, aveva attraversato il

nostro paese entrando dalla strada di

Peccio e qui era stata bombardata nelle

vicinanze del ponte sulla ferrovia, detto di

Don Famiano. La fama della gru dette credito

ai fratelli nel paese, e così quando

Gino e Quinto decisero di aprire il primo

mulino per le ulive al piano terra del loro

edificio, utilizzando una vecchia mola

acquistata dal Conte Cancelli, la clientela

venne già numerosa.

In quel mulino ho lasciato anch’io dei

meravigliosi ricordi di gioventù, perché

Da sx: Quinto e Carlo Salvi insieme allo staff

proprio lì negli anni ’70, facevamo le prove

con il nostro gruppo musicale, visto che

Carlo, figlio di Quinto, era il nostro tastierista.

Ora il mulino a Via della Stazione non

c’è più, è stato spostato in Via Pietro Micca

numero 19, in un grande capannone dotato

dei più moderni macchinari. Nelle vecchia

sede sono restate soltanto le abitazioni.

A tenere alto il nome e la tradizione della

famiglia c’è Quinto Salvi, classe 1921,

novant’anni il 24 gennaio 2011, sprezzante

della crisi ed esempio per tanti giovani

di oggi che vivono nell’incertezza e nella

confusione.


28

della Prof.ssa

Maria Cristina

Bigarelli

Shu Yong nasce a

Xupu nella Provincia di

Hunan nella Cina centrale.

Attualmente vive e

lavora a Bijing e

Gangzhou. In giovanissima

età Shu Yong

si accosta alla sfera

della creatività artistica,

dando il via ad una

formazione e “alfabetizzazione”

in ambito

pittorico, iniziando a disegnare “calligraphy”

e a dipingere con inchiostro cinese.

Il coinvolgimento nel disegno e nella

pittura ad olio si è concretizzato nel periodo

degli studi della Scuola Superiore. Nel

1992 frequenta l’Accademia di Belle Arti a

Guangzhou, ma per spaziare, esce dalla

monotona routine di formazione e sviluppo

di base, cercando di andare oltre gli

insegnamenti.

L’esperienza vissuta all’Accademia gli dà

l’impulso a fare altro e soprattutto ad

acquisire la consapevolezza che l’arte non

è qualcosa che si impara, ma qualcosa che

si dovrebbe arrivare a comprendere.

Così lascia la scuola per “lanciarsi” immediatamente

nella società con l’obiettivo di

reimpostare, rimodellare e ripensare l’atto

della creatività, in un suo modo di vivere

l’arte.

Non ha certo consensi da parte di nessuno,

neanche della sua famiglia: la scelta

fatta gli procura soltanto incomprensioni e

rimproveri morali…ma il giovane Shu

Yong, pur non badando ad una fonte di

ispirazione precisa, percepisce appieno

quel velocissimo processo che coinvolge la

società cinese in uno sviluppo rapido e

mutevole. Shu Yong, giovane uomo della

Cina, area geografica ricca di storia e di

cultura, che da sempre affascina

l’Occidente, è profondamente influenzato

da questa realtà dalla quale assorbe il

riflesso intrinseco, cioè l’intrinseco bisogno

di esprimersi attraverso i vari linguaggi e le

varie forme d’Arte ricorrendo alle modalità

espressive di scelta e di interpretazione

chiamate “performing art”: una forma che

differisce dalle arti plastiche, perché essa

usa l’artista stesso come mezzo per creare,

ricavandone il vantaggio e la prontezza

di confrontarsi direttamente con i rapidi

cambiamenti sociali in una sorta di comunicazione

interna tra l’artista e il senso di

fare Arte. “ Al giorno d’oggi”, ci rivela Shu

Yong, “non credo che la mia Musa ispiratrice

sia cambiata, perché Essa è la portavoce

della varia e complessa società cine-

Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

SHU YONG, ARTISTA PROMOTORE DELL’ARTE SOCIALE INNOVATRICE, PREMIATO ALLA CARRIERA

ALLA BIENNALE INTERNAZIONALE D’ARTE CONTEMPORANEA DI FIRENZE, SOCIO ONORARIO DELLA IVNA

se contemporanea” che è l’infinita fonte di

creatività. Il suo scopo è quello di intervenire

positivamente nell’ambito della rivoluzione

sociale con qualsiasi tipo di tecnica

perché ognuno, seppur in modo diverso,

trasmette il suo pensiero. Inoltre i “public

methods” ben interagiscono con la società,

perché efficaci nel comunicare un’idea,

un messaggio, un sentimento e un’emozione…un

mito…

L’Arte di Shu Yong trova la sua fonte anche

nei Miti tratti dai più vari periodi del ricco

patrimonio della Tradizione Cinese.

La prosperosa vena artistica di Shu Yong si

irrora del sostanzioso flusso di famosi idiomi

e miti misti di leggenda dai misteriosi e

singolari nomi come “Taigong Diaoyu,

Yuanzhe Shanggou”, “Ba Xian Guo Hai” a

fronte di “A Willing Victim Letting Himself

Be Caught”, The Eight Immortals Crossing

the Sea” e “Succede in the Civil Service

Examination in Old Times”. Le immagini, i

personaggi e gli ideali di questi Miti Cinesi

sono stati per migliaia di anni i visivi cardini

trainanti dei vari aspetti culturale, economico,

politico e religioso. Le forme ed il

processo evolutivo di queste immagini

sono i classici modelli di estetica cinese ed

anche dello sviluppo dell’Estetica Sociale.

Da ciò siamo indotti a credere che l’integrazione

di queste immagini con l’Arte di

Yong si realizzi nel contesto realistico della

contemporaneità cinese con la visualizzazione

degli antichi miti coincidenti con

alcuni Stati della Cina. Durante gli anni di

rapido sviluppo, la Cina nella Comunità

Internazionale ha creato, fatto nascere

Nuovi Miti e “Miracles” in modi incredibili,

inaspettati, di difficile interpretazione per

l’Occidente. Queste le ragioni per cui Shu

Yong apre il Cuore d’Artista, in un atto di

grande generosità, rivelandoci che la sua

scelta di visualizzare il Mito Cinese, su

grandi supporti , nelle sue Opere, ha come

obiettivo l’ ”esternazione del fascino” e la

“materializzazione” dello stesso in relazione

al potere misterioso senza fine

che lui intende trasmettere agli

amanti del mito in genere, ma

soprattutto agli appassionati occidentali

in particolare della sua

Arte. Possiamo sperimentarlo,

osservando e ammirando una sua

Opera, come l’atto sublime del

concepimento, della concezione

del “Mistero Mitizzato” e del “Mito

Rivelato” ! Grandi Opere sia per

dimensioni, sia per sensazioni!

Che cosa evocano i Miti nelle

grandi Opere di Shu Yong ? La

risposta sta nelle bolle, la risposta

sta lì !

L’accostamento di

quei miti con le

bolle indica il progressivo

divenire

della realtà in “fairyland”,

una sorta di

nobile ambiente

magnifico e immaginario.

Ancora una

volta Shu Yong

mette in rilievo con

la sua Arte che il

desiderio ed il significato

dei miti creati

siano duraturi e non svaniscano o scoppino

come le bolle. Questo sentimento

richiama ogni genere di fenomeno nella

società cinese contemporanea, perché le

bolle non sono soltanto un simbolo, ma

anche un totem. Il Totem incarna le celate

differenze di energia, di potenza come

vigore, forza, coraggio per intervenire

sulla società; subire il fascino della fragilità

e della cromaticità segnica delle bolle

significa identificarle alla natura di molte

cose della realtà, nell’attualità sociale, economica

e politica: una creatività artistica

che descrive e scrive la collettività umana

con la sua vivacità di toni e di colori, con

la sua gracilità ed intrinseca bellezza.

Questa filosofia della creatività di Shu

rende la sua Arte soggetto e oggetto di

mutevolezza metodologica e tecnica alla

ricerca di nuovi sistemi di esecuzione. Shu

stesso ci dice che gli piace continuamente

sperimentare la novità perché è animato

dalla passione dell’abbandonarsi all’inedito,

su una straordinaria solida base quale

quella della realtà sociale cinese come

vero e proprio laboratorio d’Arte

Contemporanea capace di vivere e comunicare

appieno lo scorrere, l’evolversi e il

mutare della meravigliosa avventura e

della complessa Esistenza dell’Uomo e

dell’Artista.


di Arnaldo Ricci

arnaldo_ric@yahoo.it

loghi ma non uguali.

Premessa : in questo

articolo per “

storia della previdenza

sociale “ si

intende quella relativa

ai lavoratori del

settore privato;

quelli del settore

pubblico hanno

avuto percorsi ana-

Come tutti sappiamo, l’inizio tangibile dell’era

industriale in Italia, si può, più o

meno, ubicare temporalmente entro gli

ultimi due decenni del 19° secolo. Da

tenere presente però che in Germania ed

in Gran Bretagna, essa iniziò qualche

decennio prima. L’economia, notevolmente

prevalente, prima dello sviluppo

industriale era, senza ombra di dubbio,

quella agricola, rispettando tutte quelle

regole scritte e non scritte, robustamente

consolidate nell’arco di secoli. Ebbene,

durante il periodo di questa economia ( in

realtà si può affermare che essa si colloca

temporalmente, da quando l’uomo conobbe

l’agricoltura fino alla seconda metà del

secolo 19° ) gli stati o le istituzioni esistenti

nei secoli, non si erano mai minimamente

posti ufficialmente il problema dell’assistenza

alle persone che, per vari

motivi, avevano perso le capacità fisiche

che gli permettevano di lavorare nei campi

oppure non le avevano mai possedute fin

dalla nascita. La sussistenza a questi

deboli della società preindustriale, era

demandata esclusivamente alla buona

volontà di organizzazioni di volontariato,

capeggiate da famiglie benestanti, tramite

private istituzioni di mutuo soccorso, con

l’ausilio della struttura ecclesiastica, ma

comunque rientranti nel campo delle più

banali, prime esigenze alimentari. E’ ovvio

che questo tipo di assistenza non riusciva

a coprire tutte le necessità di chi non

aveva più la capacità di lavorare! Chi sopperiva

al resto? Si può sicuramente affermare,

senza tema di essere smentiti, che

a tutto il resto provvedeva la famiglia di

appartenenza. Giusto per utilizzare un linguaggio

, in analogia con la situazione al

presente, la famiglia faceva le veci delle

degli attuali enti INPS (Istituto Nazionale

della Previdenza Sociale), INAIL (Istituto

Campo de’ fiori 29

La storia della Previdenza Sociale in Italia

Nazionale Assicurazioni Infortuni sul

Lavoro ), SSN ( Servizio Sanitario

Nazionale ). I disabili e gli anziani erano

assistiti amorevolmente dalle proprie famiglie,

le quali, sentivano come naturale

dovere e non come regola istituita, l’eventuale

sostegno, ai componenti che erano

in situazione di disagio sociale. Quando la

famiglia non era in grado di porre in atto

la sua assistenza, non rimaneva altro che

affidarsi alle organizzazioni sovra citate,

dove operavano privati cittadini di buona

volontà. Per decine di secoli, la famiglia (

intesa come un nucleo numeroso di persone,

dove almeno tre generazioni vivevano

insieme, nonni figli e nipoti, i quali condividevano

le stesse mura abitative e gli

stessi spazi dedicati all’agricoltura ) fu l’unica

entità preposta all’assistenza dei suoi

componenti più deboli. Come sopra detto,

con l’inizio dell’era industriale, questa consuetudine

iniziò ad incrinarsi. I contadini si

trasferirono presso le città industriali e l’agricoltore

diventò operaio; quando l’operaio

si trasferiva in città, portava con se al

massimo la propria moglie ed i propri figli;

i nuclei familiari diventarono più piccoli; il

benessere aumentò ma quando il capo

famiglia perdeva, per una ragione o per

l’altra, le sue capacità lavorative, non

poteva contare più sull’aiuto dei propri

genitori o dei propri fratelli. I responsabili

delle istituzioni, iniziarono a capire che

qualcosa bisognava fare per ripristinare

una sorta di sicurezza sociale che il nucleo

familiare agricolo, aveva tenuto in piedi, in

modo naturale e senza regole scritte, nei

secoli precedenti. In Italia, la rivoluzione

industriale, arrivò qualche decina d’anni

dopo quella tedesca, francese

e britannica (per citare le

più importanti). Quando il

problema sociale dei lavoratori

emerse da noi, esso era

già stato affrontato in

Germania ed in Gran

Bretagna ma con due filosofie

diverse. La filosofia tedesca

( dettata da Otto Furst

Von Bismarck ) metteva al

centro del problema il lavoratore

in quanto tale; quella

britannica, invece, (perfezionata

successivamente da

Lord William Beveridge) il cit-

tadino, suddito di Sua Maestà Britannica.

I nostri politici di allora scelsero di accostarsi

più all’approccio tedesco che a quello

inglese; infatti si dette priorità alla previdenza

per il lavoratore, piuttosto che

all’assistenza per il cittadino generico. Da

noi, solo dopo la prima guerra mondiale,

si iniziò ad istituire una, se pur labile, sorta

di assistenza al cittadino, oltre quella già

esistente nel campo della previdenza per

il lavoratore. E’ da tenere presente che per

lavoratore si intende quello della grossa

industria privata che stava sorgendo in

Italia; d’altronde i lavoratori pubblici, a

quei tempi, erano una piccola minoranza e

già avevano una regolamentazione di previdenza

per la pensione, iniziata subito

dopo l’unità d’Italia. Gli storici sociologici

sono d’accordo nel definire la legge N° 350

del 17/07/1898 come primo atto legislativo

che sancì la nascita della previdenza

sociale in Italia; questa istituzione, ovviamente,

non aveva tutte le caratteristiche

della previdenza attualmente gestita

dall’Inps. L’anno 1898 vide anche la nascita

di un’altra importantissima istituzione a

favore dei lavoratori dell’industria, estesa

successivamente ad altri lavoratori; la

famosa legge N° 80 del 17/03/1898 che

istituì in modo obbligatorio, sia per i lavoratori

che per i datori di lavoro, l’assicurazione

contro gli infortuni sul lavoro. Anche

questa istituzione non aveva tutte le caratteristiche

dell’assicurazione attualmente

gestita dall’ Inail.

continua sul prossimo numero ....

Palazzo della attuale direzione nazionale Inps Roma EUR


30 Campo de’ fiori

Montalto di Castro

A breve, la nuova centrale nucleare?

La prima avventura

del nucleare in Italia

si interruppe bruscamente

con il

“Referendum” del

1987, ma ora, dopo

ventitré anni, il

Governo si accinge a

tornare sui suoi

passi, cercando di

individuare i siti più

di Secondiano Zeroli opportuni per la

costruzione di nuove

centrali.

Tra le vecchie ubicazioni, quella che ci

riguarda più da vicino, vale a dire quella di

Montalto di Castro, sembra essere considerata

la più idonea ad essere interessata

ad una rapida “messa in cantiere”.

Ci sono, d’accordo, ancora da superare

molti ostacoli burocratici, occorrono delibere

e decreti vari, da parte del CIPE e del

Ministero dello Sviluppo, mentre la creazione

dell’Agenzia per la Sicurezza, è

ferma tra veti incrociati dei partiti sulla

scelta dei nomi, ma è opinione generale

che sarà proprio Montalto di Castro ad

inaugurare il nuovo corso del nucleare in

Italia.

A questo proposito cominciano già a prendere

corpo polemiche e dichiarazioni allarmate

di chi è contrario, mentre non mancano

nemmeno delle interrogazioni parla-

mentari, come

quella di ENRICO

GASBARRA,

deputato del

P a r t i t o

Democratico ed

ex presidente

della provincia di

Roma. Gasbarra

chiede se

Montalto rientra

effettivamente tra

i siti dove è prevista

la realizzazione

d’un impianto

nucleare e se,

sempre a Montalto,

sia prevista

anche l’individuazione

di aree

dove realizzare il

deposito nazionale

per le scorie

nucleari e se vi

sia uno studio

relativo all’eventualerealizzazione

di detti

impianti.

Nella sua interrogazione, l’ex presidente

della provincia di Roma si chiede ancora se

non sarebbe il caso di interessare della

questione, la popolazione locale, per aver-

ne l’approvazione o il diniego, come già

accaduto in Belgio, in Francia e nel Regno

Unito.


di

Daniele Vessella

Affascinante e maturo.

Non si può raccontare

la trama di questo

fumetto in poche righe,

è troppo articolata. Mi

limiterò, quindi, a scrivere

le sensazioni che

mi ha suscitato. Il bene

e il male, cos’è giusto,

cos’è sbagliato, diventeranno

scelte sempre

meno chiare per Jin, il

protagonista. E questa

ambiguità darà vita alle

azioni del ragazzo con i comprimari della

serie. L’autore approccia la psicologia di

Jin in questo modo per farci capire che

nulla è sbagliato, nulla è esatto, se non si

ha il coraggio di scegliere una determinata

strada anziché un’altra. Jin, come quasi

tutti i ragazzi del mondo reale, incarna l’istinto

puro e non ci pensa molto prima di

operare una scelta, errata o azzeccata che

sia. Per caratterizzare Jin, l’autore parte da

lontano: ci descrive un bambino generoso

e impulsivo, che non conosce la sua vera

forza portando con la stessa facilità pace e

odio. Anche crescendo, pur avendo conosciuto

l’affetto delle persone che lo circondano,

la forza rimarrà l’unico modo per

Campo de’ fiori 31

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

ZETMAN di Masakazu Katsura

edito da Star Comics, 14 volumi in corso

ottenere quello che desidera. Inoltre,

l’autore mescola sapientemente fasi di

azione pure a quelle più statiche di

introspezione, pur non rinunciando al

suo marchio di fabbrica: le situazioni

amorose. Il tutto è ben bilanciato,

facendoci scoprire le carte della storia

lentamente. Dal punto di vista puramente

grafico, il disegno è fantastico,

e si notano gli anni di esperienza che

l’autore ha accumulato disegnando

ogni tipo di manga. Il dettaglio grafico

è buono, così come la cura per i particolari.

Sebbene Katsura sia famoso

per le sue serie sentimentali, il meglio

si nota in Zetman durante le scene di

pura azione, quando il combattimento

gli permette di ottenere il livello massimo

della sua espressività. Non sappiamo

cos’ha in mente l’autore per il

proseguo della storia, ma dai presupposti

sembra un orizzonte molto oscuro.

Certo, non si può additare come un

fumetto cervellotico, ma per come è

strutturato si eleva al di sopra di molti

manga d’azione.

Lascio l’indirizzo del mio blog:

http://danielevessella.blogspot.com/

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

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32

del Prof. Massimo

Marsicola

Della complessa

dimensione del

tempo, abbiamo

voluto prendere in

considerazione, per

questa meditazione

filosofica, il futuro.

Quella parte cioè del

tempo che si dà, a

poco a poco, nel

mentre che io, nel

mio starci come

essere presente dotato di coscienza, mi

apro alle cose. La caratteristica principale

del futuro è quella di “non essere ancora”

e, per Hegel, semplicemente “non essere”.

Tuttavia, il fatto che io ci sono nella puntualità

della presenza dell’adesso, implica,

come si è detto, un registrare il darsi del

tempo come cosalità dell’ente, che si offre,

in quanto è a disposizione. Il coglimento è

l’apertura verso l’offerta. L’offerta è lì a

darmisi per il coglimento. Il futuro, allora,

è possibilità dell’incontro fra gli enti che si

offrono e l’apertura verso gli enti di cui

l’uomo costitutivamente partecipa.

Il futuro incalza l’uomo e gli si offre come

possibilità che gli sta già davanti. Ogni

uomo, ogni singolarità soggettiva, attraverso

la puntualità dell’esser presente dell’adesso,

si vede costretto a muovere

verso il futuro che ha dinanzi.

Futuro, quel “non ancora”, che lo costringe

ad agire per poter approdare al “non

ancora” pronto a cedere all’adesso, di

modo che questo riceva luce dall’accadimento.

Futuro che lo costringe a ricordare

l’anticipazione nel passato.

Il futuro infatti è destinato a diventare

passato. Il futuro è destinato.

Il futuro è il luogo della destinazione del

destino; ma anche il luogo che si lascia

abitare dall’immaginazione anticipatrice

della coscienza che ritorna nelle cose

come realizzazione effettiva già destinata

al passato.

Nel momento dell’immaginare si realizza

insieme il concepire. Concepire che rende

possibile ciò che prima era privo dell’essere,

allo stesso modo di come ne è privo il

futuro. L’immaginare anticipante colloca

“l’oggetto” o, meglio sarebbe dire “l’evento”,

nel futuro che ti viene incontro per

diventare presente e passato.

L’evento di là da venire è già, in quanto

concepito; ed in quanto concepito è già

nel presente; riceve l’essere per il suo concepimento,

ma deve, dal futuro in cui è

collocato per il concepimento, diventare

presente nell’atto e per l’atto, che lo rende

effettivamente partecipato. Il centro, il fulcro,

l’obiettivo dell’incalzante destino è

Campo de’ fiori

Che cos’è il futuro?

l’uomo stesso; ogni singolo uomo.

E la facoltà per mezzo della quale ogni

cosa ha ricevuto il suo essere e prende

senso è la coscienza. Nella coscienza sono

riunite, in quanto vi confluiscono già come

presenti nell’atto dell’aver presente qualcosa,

le principali tre dimensioni del

tempo: presente, passato, futuro.

La quarta dimensione del tempo, ossia l’eternità,

è sullo sfondo che regge, nel presente,

le altre due. No, non c’è un errore.

L’eternità è presente nel presente, come

garanzia del passato e del futuro. L’adesso

che scorre di continuo verso il futuro per

diventare subito dopo passato è quello che

regge le altre due, ed è, in quanto reggente,

lo stesso che l’eterno.

La caducità dei due, passato e futuro, si

condensa nel presente che sempre è. Del

presente infatti, nessuno può dire “non è”,

mentre per gli altri due, si può dire “non

è”. Nel presente, il passato “non è più”; e

il futuro “non è ancora”. Ambedue, il passato

e il futuro “non sono” se non passano

per il presente, ossia per l’atto; per ciò che

li rende attuali, visibili. Tuttavia, per la

coscienza che è struttura dell’attualizzazione

del tempo, sono come tolti, sono come

potenza, direbbe Aristotele.

Il presente, ancora una volta va detto per

sottolinearlo, è lo stesso che l’eterno, dove

passato e futuro non sono. Ma mentre la

coscienza che sostiene gli altri due e rende

visibile l’eterno è finita, l’eterno cui essa

rimanda perché già da sempre vi partecipa

è Dio stesso. Si potrebbe dire, allora

che Dio, l’Eterno, è presente nella coscienza

come espressione della coscienza

mediante l’atto nell’ambito del mondo.

Alla fine: il futuro è dato(è offerto) dall’eterno

ad ogni essente affinché possa agire

nel presente per diventare ciò che è.

Rispetto all’uomo si potrebbe dire: il

tempo passa per la sua coscienza (l’adesso),

diventa passato nella memoria; si dà

come possibilità e speranza(futuro). Man

mano che “il tempo passa” l’uomo, nella

sua singolarità in atto, incrementa il passato

e vede decrescere il futuro.

Ciò potrebbe venire così rappresentato:

a) l’uomo a 10 anni di età

b) l’uomo a 40 anni di età

c) l’uomo a 80 anni di età

futuro

passato futuro

passato

Da questo schema si deduce che la singolarità

della coscienza(il punto di intersezione),

indicante l’atto presente, è sempre

uguale a se stessa anche se, si potrebbe

dire, implementa in profondità in considerazione

di ciò che ogni volta ha assunto e

può considerare come nuovo. Salta agli

occhi, invece, la sproporzione tra il passato

che, andando avanti negli anni, assume

un sempre maggiore peso e il futuro, il cui

peso invece, diminuisce. E’ l’immagine

inversa della clessidra messa in orizzontale:

il futuro dovrà, passando per il punto

coscienza, travasare nel passato. Quando

siamo vicini alla consumazione della polvere

ci troviamo nell’estremo futuro.


In questi giorni ci

sono state manifestazioni

per salvare

il nostro ospedale

dalla chiusura di

alcuni reparti e in

questo articolo vorrei

ricordare un po’

la sua storia e di

quanto sia stato ed

è importante per noi

di Francesca Pelinga civitonici e per gli

abitanti dei paesi

vicini. Già nel 1515

a Civita vi era un ospedale ,nel 1719

durante il periodo in cui era vescovo

Mons.Tenderini, era suddiviso in due settori:

OSPEDALE DEI PELLEGRINI E

OSPEDALE DEGLI INFERMI. Divenne una

struttura organica diretta dalla

Confraternita di S. Giovanni Decollato ,la

cui direzione era composta dal delegato

del vescovo,da un rappresentante della

comunità e dai canonici della cattedrale.

Le riunioni della Confraternita avvenivano

nella chiesa di san Giovanni Battista a

pochi metri dalla chiesa di San

Benedetto,trasformata in abitazione dal

vescovo Ercolani nel 1844. La

Confraternita cessò il 14/ 09 /1817. Una

seconda confraternita detta della

Santissima Trinità si occupava invece dell’assistenza

dei pellegrini diretti a Roma,

con l’obbligo di dare loro un riparo. La

marchesa Orsola Andosilla l’11 novembre

1829, come da rogito conservato presso

l’Archivio Segreto Vaticano, lasciò i suoi

beni per destinarli all’Ospedale cittadino

retto da una Confraternita detta “Orazione

e Morte “ composta da vari rappresentanti

e da un incaricato comunale. Nel 1831 la

marchesa Andosilla morì ma la

Confraternita non entrò in possesso del

patrimonio sino al 1837, in quanto la

marchesa nel suo testamento aveva nominato

erede usufruttuaria, vita natural

durante, sua cognata Teresa e soltanto

alla sua morte si potè costruire il nuovo

ospedale che venne realizzato nel 1870 in

via Ferretti al posto di vecchie costruzioni

medievali che vennero abbattute. Come ci

racconta Oronte del Frate nella Guida

storica e descrittiva della Faleria Etrusca ,il

maestoso Ospedale Andosilla fu costruito

dalla Società Cooperativa che,per questo,

fu premiata all’Esposizione di Milano.

Grazie all’aiuto della nostra biblioteca,

sono riuscita ad entrare in possesso di un

rendiconto statistico e note cliniche delle

cure prestate nell’ambulatorio e pronto

soccorso del 1906 scritto dal dottor Vittorio

Rainaldi nel tredicesimo anno di esercizio

presso il nostro Ospedale. Il dottor

Rainaldi venne assunto dal Comune nel

Campo de’ fiori 33

L’OSPEDALE ANDOSILLA

1895 e assunse anche il servizio

dell’Ospedale Andosilla. Inviò al Comm.

Avv. Alberto Conte Cencelli questo resoconto

poiché questi, nel 1893, era stato

eletto consigliere provinciale di Roma per il

mandamento di Civita Castellana. Nel

1905 il Conte fu eletto Presidente della

Deputazione provinciale di Roma, carica

che tenne fino al 1914. Negli anni di presidenza

della Deputazione, curò diversi

aspetti dell’amministrazione, quali la sistemazione

del bilancio, e la modernizzazione

dell’ente nel campo dell’assistenza ospedaliera.

Nella sua riforma il Conte Cencelli

istituì le camere di pronto soccorso, cosa

che il nostro dottore aveva già fatto nel

nostro ospedale per prestare cura agli

infermi, senza che questi dovessero andare

sino a Roma. Quando il dottore prese

servizio trovò il nosocomio in condizioni

pietose, non vi era la camera operatoria,

non la sala medicheria, quindi si diede da

fare per istaurare i servizi interni, istruire il

personale all’assistenza chirurgica e dopo

aver sistemato tutto ciò, cominciò a pensare

di gettare le basi per un servizio

ambulatoriale per coloro che, per malattie

lievi o per condizioni economiche, non

potevano restare nell’ospedale. Tutto ciò

però doveva essere fatto senza gravare sul

bilancio dell’Istituto. Allora adibì ad ambulatorio

una piccola sala del primo piano, la

arredò con un letto, una cassapanca, un

tavolinetto, due sedie, tre boccioni per

antisettici, qualche bacinella. Ma l’ubicazione

della saletta era scomoda perché per

accedervi bisognava attraversare la corsia

degli uomini. Dopo tre anni finalmente utilizzò

il locali del pianterreno rimasti liberi

per il trasloco del reparto donne al piano

superiore, e finalmente nel 1 gennaio

1899 inaugurò il pronto soccorso esattamente

nei due ambienti (attuale farmacia

in Via Ferretti) posti di fianco all’ingresso

principale: uno la sala d’aspetto, l’altro con

quattro ampie finestre per le consultazioni

e per le cure ambulatoriali. Nel 1899 curò

301 malati, 426 nel 1900, 469 nel 1901,

478 nel 1902, 564 nel 1903, 680 nel 1904,

674 nel 1905, 765 nel 1906. Vi era una

presenza di circa 25 persone al giorno che

ricorrevano alle cure mediche e ed era

frequentato anche dagli abitanti dei paesi

vicini, si ammettevano, pur non avendone

diritto, le guardie carcerarie, gli alunni del

Seminario, le orfane, e i militari della

caserma Cosenz., inoltre si risparmiava sui

malati che venivano dimessi perchè pote-

vano continuare le cure nell’ambulatorio. Il

dott. Rainaldi percepiva L.16,12 per questo

servizio che il comune comprendeva

sullo stipendio di L.250.000 lorde assegnate

alla condotta. Il nostro pronto soccorso

così all’avanguardia era conosciuto

dall’Ufficio Sanitario della Provincia, lo

aveva visitato il medico Provinciale

dott.Ravicini, l’Ispettore alla Direzione

generale della Sanità del Regno e il suo

segretario, consigliere di Prefettura a

Roma, il medico Provinciale, i maggiori

professori della medicina di quel tempo

come il Prof. Scellingo, che diede anche

consultazioni ed eseguì operazioni non

gravi, il Prof.Bastianelli, Micheli, Sciupfer.

Nel pronto soccorso venivano curate

malattie degli occhi, fratture, ustioni, processi

infiammatori, fistole anali, lesioni

dell’arto inferiore, cura degli organi femminili;

insomma chi si presentava aveva cure

in ogni ora del giorno e della notte. La

notte del 10 luglio del 1906, verso mezzanotte,

dalla campagna di Corchiano venne

trasportato d’urgenza all’ospedale un

uomo di 62 anni, aveva ricevuto da un toro

un colpo di corna al ventre e, sia per l’emorragia,

sia per il lungo viaggio, (non c’erano

le autoambulanze) era in condizioni

gravissime, e, per di più, era un soggetto

malarico, malattia diffusa allora nel nostro

territorio. Aveva uno squarcio dallo scroto

al ventre ed era stato bendato con una

fascia da bambino. Aveva chiesto ai familiari

di portarlo a Civita, perché soltanto lì

potevano salvarlo. Il dott.Rainaldi aiutato

dal dott.Riccioni, veterinario, e dal collega

dott. Garelli, riescono a salvarlo. Durante

l’intervento l’uomo baciava la mano ai dottori

pregandoli di salvarlo e dopo un mese

era guarito. Quando fu invitato a fare il

suo dovere verso i suoi salvatori, rispose

che lui non doveva nulla perché il suo

Comune aveva pagato l’ospedale. Già,

nonostante le poche medicine dell’epoca,

di tutti i pazienti curati, ne morì soltanto

uno per gravi ustioni. Il dott.Rainaldi concludeva

nel suo rendiconto che a Civita

Castellana vi era una fiorente industria,

che l’ospedale era sulla via Flaminia dove

vi era un grande traffico, e raccoglieva

malati dei dintorni, mandati dai medici

condotti e godeva di rinomanza fra la

popolazione. Questo è soltanto una piccola

parte di quello che è stato fatto in questi

ultimi cento anni e chissà se qualcuno

dei nostri politici, leggendo il resoconto del

dottore, non voglia magari cambiare idea.


34

Il rinvenimento in un noto archivio romano,

del carteggio del Dott. Prospero

Mazzoni, il primo medico chirurgo, di cui

abbiamo notizie certe e documentate,

operante nell’Ospedale Andosilla di Civita

Castellana tra il 1713 e il 1755, permette

oggi di poter tracciare un quadro generale

della sanità nel Lazio, e nel viterbese in

particolare, nel XVIII secolo, e di aggiungere

un ulteriore tassello storico alla centenaria

vicenda dell’Ospedale Andosilla,

oggi al centro di aspre dispute politicosociali,

ma indiscutibile vanto e gloria di

Civita Castellana.

Un glorioso ente cittadino, fondato dalla

comunità di Civita Castellana nel lontano

1560, quando la ricerca medica e scientifica

non disponeva dei moderni mezzi per la

diagnostica, ma tutto era affidato alla perizia

e all’esperienza del medico, definito

allora “cerusico”, stipendiato dalla stessa

giunta comunale e posto al servizio della

cittadinanza.

Tra il 1713 e il 1755, il Dott. Mazzoni opera

in una comunità formata da 1800 abitanti

e insieme con Soriano nel Cimino e

Caprarola, uno dei centri urbani più densamente

popolato, dopo Viterbo, dei territori

posti a nord di Roma.

Il Mazzoni nasce a Bologna nel 1680, e

dopo gli studi ginnasiali, si trasferisce a

Roma nell’Archiginnasio per completare gli

studi medici e scientifici.

Nel 1713 opera già a Civita Castellana

presso l’ospedale cittadino, come attestano

alcune lettere inviate alle autorità del

tempo dove chiede un periodo di riposo di

un mese, per riposarsi e riprendersi dalle

fatiche del lavoro.

Non bisogna dimenticare che l’ospedale

civitonico in quei tempi era l’unico della

zona e il suo bacino di utenza interessava

tutti i comuni limitrofi, quindi il medico chirurgo

era costretto a lavorare in condizioni

ambientali pessime e di stress elevatissimo,

con turni massacranti, e in condizioni

igieniche intollerabili se confrontate con i

protocolli medici attuali e dove era elevata

la mortalità, in particolare infantile.

Campo de’ fiori

CIVITONICI ILLUSTRI: PROSPERO MAZZONI (1680-1755)

Il Decano dei medici di Civita Castellana di Enea Cisbani

La stessa Civita Castellana data la presenza

della guarnigione del Forte Sangallo,

inoltre, era soggetta continuamente al

passaggio di truppe straniere e pontificie e

i feriti delle varie campagne militari venivano

ricoverati nell’Andosilla per le cure

mediche del caso.

La mortalità tra i militari era nell’ordine del

60-70% dei soggetti ricoverati, dovuta

essenzialmente ad infezioni post-operatorie,

come ad esempio la setticemia nell’amputazione

degli arti. In alcuni documenti

si citano le spese per le cure a soldati

francesi di passaggio, nell’ordine di

ottomila scudi, una cifra elevatissima per i

tempi.

Il Mazzoni opera a Civita Castellana in un

periodo lunghissimo di tempo, anche se

non bisogna dimenticare che veniva spesso

richiesto da altri comuni per risolvere

epidemie e casi medici di varia natura.

In una lettera datata 10 Marzo 1743, si

legge: ”…li gemiti communi e l’estrema

necessità, che da un mese e più travagliano

queste terre e massimamente la generale

influenza e raffreddori, mi commuovono

in estremo vedendo chè in effetti la

maggior parte degl’infermi periscono per

inedia per la gran povertà che li opprime……….,

lei sa quanto io m’adopri coll’assistenza

personale e il mio lavoro, ma

siccome il male è universale et estrema la

penuria di ciascuno, non posso soccorrer

tutti….., Civita Castellana 10 Marzo 1743”.

È senza dubbio uno dei passaggi più

importanti tra le missive rinvenute, dove

sono descritte con ricchezza di particolari

gli effetti di una epidemia influenzale nella

nostra città, senza alcun rimedio medico

come antibiotici e antinfiammatori, con

una mortalità elevatissima.

Sono anche la testimonianza di un medico

e uomo di scienza consapevole dei suoi

limiti, inerme di fronte alla gravità della

malattia e senza porvi porre alcun rimedio

medico, ma conscio dei suoi doveri e della

sua elevata responsabilità sociale.

Non bisogna dimenticare, infine, le epidemie

coleriche che imperversano tra il 1740

e 1750, e quella tragica del 1834, che

miete numerose vittime, non meno dell’epidemia

del 1880.

In un carteggio datato tra il 1744 e il 1745,

invece, descrive gli effetti del passaggio di

truppe austriache che stazionarono nei

terreni oggi di via Gramsci e del complesso

scolastico XXV Aprile, per poter ricoverare

i feriti nell’ospedale, definito l’unico

della zona.

Per dovere di cronaca, la comunità presentò

al generale austriaco il conto di

3.400,80 scudi senza però ricevere la

somma richiesta, anzi rischiando addirittura

la fucilazione. La somma fu, però, compensata

da nuove tasse sulla popolazione.

Tutte le lettere terminano intorno al 1755

e dobbiamo presumere che in quegli anni

il Mazzoni sia scomparso e sepolto in un

luogo ai posteri sconosciuto.

Ricordare il medico chirurgo PROSPERO

MAZZONI, significa ricordare i medici e il

personale che hanno contribuito dal 1560

ad oggi, alla crescita e all’affermazione

dell’Ospedale Andosilla, vanto e gloria di

Civita Castellana.

L’Ospedale Andosilla oggi


Campo de’ fiori 35

Missioni di Semi di Pace International nel mondo

E’ partita in questi giorni una delegazione

di 5 volontari di Semi di Pace per la

Romania.

Il viaggio-missione riguarda il progetto

“Cuore di Romania” attivo a Odoreheiu-

Secuiesc e rivolto a 150 bambini, alcuni

dei quali orfani, che sono ospiti della Casa

S.Giuseppe, a 600 km da Bucarest.

Indipendentemente dalla loro etnia o religione,

queste vite in difficoltà sono seguite

con cura dalla Congregazione del Cuore

Immacolato perché possano sviluppare

capacità e costruire il loro futuro.

Il capo-missione e responsabile del gruppo

è l’ing. Giancarlo Andreoli.

Fino al 31 ottobre, invece, un altro gruppo

di volontari composti da un’equipe medica

e paramedica sta operando in Burundi per

il progetto “LUCE”, un progetto per contrastare

il progredire della cecità nei bambini

e nelle persone adulte, correzione della

vista con occhiali ed attraverso l’equipe

sanitaria per l’intervento chirurgico

nelle strutture ospedaliere locali, dove

non esistono medici.

Il responsabile per la missione è

Claudio Bondi, per l’equipe medica è

il dottor Vincenzo Mittica.

Prossimamente altri volontari partiranno

per Cuba e per l’India.

L’anno 2010 si chiuderà con 13 missioni

realizzate nel mondo tra Cuba,

Repubblica Dominicana, Haiti,

Nicaragua, India Romania, Burundi.

Tanti giovani ed adulti si sono resi

disponibili per queste esperienze forti di

servizio che accorciano le distanze e ci

fanno sentire un’unica famigli.

L’Associazione sta sviluppando molto i

“viaggi solidali”, soprattutto nelle nazioni

dove sono attivi i progetti di “sostegno a

distanza” dei bambini per offrire di tanti

Ci piace pubblicare un carosello di alcune delle vecchie

pubblicità presenti sul Numero Unico dell’anno

1955. Come si può notare la pubblicità era molto più

semplice e diretta.

Alcune di queste attività sono oramai dismesse,

altre sono entrate nel nuovo millennio mantenendo

il loro nome originario, o avendolo mutato in quello

delle nuove gestioni. Anche l’ubicazione, in alcuni

casi, è cambiata.

Appuntamento

al prossimo

numero per

ricordare altri

nomi della

storia del

commercio

civitonico...

benefattori italiani la possibilità di incontrare

e conoscere, quindi, i bambini sostenuti.

Per informazioni Associazione Umanitaria

Semi di Pace International 0766-

842566oppure www.semidipace.org

1955


Nel 1938 il Downbeat, un giornale di informazione

Jazzistica, pubblicava un articolo

che cominciava così: “ … è’ ormai manifestamente

noto che, senza possibilità di

equivoci, New Orleans è la culla del jazz e

che io in persona ne sono stato il creatore

nell’anno 1901, molto prima che fosse formata

la Dixieland Band … ”. Quell’articolo

portava la firma di Ferdinand Joseph La

Menthe meglio noto come Jelly Roll

Morton, pianista di New Orleans che i

posteri ricorderanno più per sue bravate

che per la sua musica, anche se fu certamente

uno dei musicisti più dotati del

primo periodo della Storia del Jazz, oltre

che uno dei suoi più pittoreschi personaggi.

Nato a New Orleans intorno al 1885,

del tutto incerta è la sua data di nascita,

era un creolo di colore molto orgoglioso

delle sue lontane origini francesi, snob e

anche un po razzista considerava i negri

dalla pelle scura Niggers; molti dubbi

anche sulle sue origini, suo padre era

veramente Ed La Menthe come egli stesso

assicurava? La madre, dopo aver cacciato

di casa La Menthe, pare fosse un

imbroglione, si unì con tale William

Morton, un facchino che trasportava le

valigie negli alberghi di New Orleans e che

probabilmente era il suo vero padre;

cominciò a suonare giovanissimo la chitarra

nel negozio di barbiere di uno zio, solo

più tardi e con una certa riluttanza, a quell’epoca

il pianoforte era considerato adatto

alle signorine, era passato a questo

strumento. A sentire lui aveva appena

diciassette anni allorquando invase il quartiere

di Storyville dove, per alcuni anni,

suonò il pianoforte in alcuni delle più eleganti

case di piacere dove molte delle giovani

che li lavoravano pare andassero

matte per il pianista che chiamavano

con il nomignolo di Winding Boy

a sottolineare le sue notevoli virtù di amatore,

successivamente egli stesso decise di

farsi chiamare Jelly Roll, un nome dal

significato osceno. Il soggiorno di

Winding Boy a Storyville durò poco, già

nel 1904 egli cominciò a vagabondare qua

e la per gli Stati Uniti tornando solo di

rado a New Orleans città che abbandonò

definitivamente nel 1907. Ciò malgrado,

Jelly Roll Morton ha avuto una grande

importanza nel Jazz tradizionale, è nella

sua musica che si trovano le derivazioni

del Jazz da certi temi popolari spagnoli e

francesi che sicuramente erano di moda

nei primi anni del secolo fra i creoli di New

Orleans.

E’ ancora nella sua musica che si trova,

per la prima volta, un tentativo intelligente

di fare Jazz usando testi classici come

il Miserere dal Trovatore di Verdi o il

Sogno d’amore di Liszt, temi dei quali si

appropriò senza alcun pudore, ma anche

se questa sua capacità birbonesca di

manipolare le musiche altrui mette in risalto

più le doti negative dell’uomo che quelle

positive del musicista, al pianoforte

Jelly Roll Morton fu estremamente originale

e piacevole. Era sempre elegantissimo

e in occasione di una sua apparizione

a New York, James P. Johnson riferì di

averlo visto in un locale di Harlem accompagnato

da due belle ragazze che lavoravano

per lui: “…aveva un fare regale e

uno stile tutto suo di avvicinarsi al pianoforte,

si toglieva il soprabito fornito di una

fodera speciale tale da attirare tutti gli

sguardi, lo rivoltava, con molta solennità lo

appoggiava sul pianoforte come se quel

soprabito valesse una fortuna e dovesse

essere trattato con molta delicatezza, tirava

fuori dalla tasca un grande fazzoletto di

seta con il quale spolverava lo sgabello,

poi sedeva e cominciava a suonare un suo

accordo particolare, una sorta di marchio

di fabbrica, quindi attaccava con un Ragtime

molto vivace che serviva a sbalordire

il pubblico…” Jelly Roll Morton lavorò in

molti locali di Los Angeles dove gestì pure

una bisca facendo molti affari, qui sposò

Anita Gonzales - Sweet Anita alla quale

dedicò molti dei suoi temi famosi e che

collaborò con lui per mandare avanti una

pensioncina ed a condurre quella particolare

vita dispendiosa per la quale provava

una irresistibile vocazione; separatosi ben

presto, si trasferì o meglio, come diceva

invase Chicago, città fatta su misura per

un musicista come lui. Nel settembre del

1926 Jelly Roll entrò negli studi della

Victor per registrare una prima serie di

dischi con un complesso riunito per quella

occasione che chiamò Red Hot Peppers

del quale facevano parte alcuni dei migliori

musicisti originari di New Orleans, complesso

che tenne insieme e diresse fino al

1930 e con il quale effettuò diverse altre

registrazioni che sono universalmente con-

di Riccardo Consoli

siderate fra i capolavori del Jazz tradizionale

e sono ammirevoli per l’ingegnosità e

l’originalità delle composizioni e degli

arrangiamenti, nonché per la perfezione

delle esecuzioni; è stato scritto che mai

incisioni di Jazz erano state preparate con

tanta cura, con ogni probabilità ciò risponde

al vero, quantomeno nell’ambito del

Jazz tradizionale. Nel maggio del 1938,

presso l’Auditorium della Biblioteca del

Congresso, Jelly Roll Morton dette corso

al racconto della sua vita avventurosa illustrando

questa narrazione con numerosi

esempi musicali; evocò un mondo pittoresco

e affascinante popolato di cialtroni,

vagabondi, prostitute, pianisti di bettola,

illustrò i principi della sua vita estetica ed

imitò lo stile di pianisti da tutti ormai

dimenticati tranne che da lui, dimostrò di

possedere una intelligenza vivissima, un

grande talento ed uno smisurato ego.

Qualche anno dopo Alan Lomax riusci a

raccogliere molto del materiale che

riguardava questo pianista che, integrato

con diverse testimonianze, costituì un

coloritissimo libro dal titolo: Mister Jelly

Roll. Alla fine del 1940, avendo ricevuto

dai medici il divieto assoluto di rimettersi a

suonare, soffriva di cuore e di una brutta

asma, essendo ancora animato dal suo

spirito di avventura, ma anche per andare

a vivere in un clima migliore, caricò tutte

le sue cose su due automobili e si mise in

viaggio alla volta di Los Angeles; quì Jelly

Roll Morton morì il 10 luglio 1941 praticamente

dimenticato da tutti.


Campo de’ fiori 37

L’angolo del Bon Ton

I posti dove poter

organizzare il pranzo o

la cena per festeggiare

con parenti e amici

sono molteplici, le uniche

poche considerazioni

da fare sono

quelle inerenti allo

di Letizia Chilelli spazio, all’arrivo degli

invitati, alla disposizione

degli stessi e alla disposizione del tavolo

degli sposi.

Per prima cosa, quindi, ci si dovrà assicurare

che lo spazio sia sufficiente per poter

permettere a tutti gli invitati di poter alzarsi

agevolmente dai propri posti, quindi

occhio alla disposizione dei tavoli, non

dimentichiamo mai, poi, che gli sposi

dovranno sempre essere visibili a tutti da

ogni lato della stanza, da evitare quindi,

quando possibile le varie separazioni degli

ospiti in più stanze; altra valutazione da

fare come abbiamo detto prima è sul tragitto

da compiere per arrivare al luogo, gli

sposi dovranno assicurarsi che tutti sappiano

arrivare al posto dove si svolgerà il

banchetto, forniranno quindi delle cartine

geografiche in modo che nessuno possa

sbagliare strada; altra giusta osservazione

da fare è il parcheggio del luogo che deve

contenere tutte le auto degli invitati, non

c’è cosa più spiacevole, infatti, di dover

parcheggiare la propria auto sul ciglio

della strada appunto perché lo spazio per

il parcheggio non è sufficiente ed avere

per tutta la durata del pranzo la paura che

la macchina possa subire danni o multe,

l’invitato ricorderà il vostro matrimonio

come un incubo!

Ultimo elemento da valutare è la possibilità

del brutto tempo, ci si dovrà quindi assicurare

che se il banchetto non potrà essere

svolto all’aperto, ci dovrà essere

comunque la possibilità certa di poter svolgere

la festa in uno spazio ampio all’interno.

Ecco alcuni suggerimenti che le ultime

tendenze in fatto di matrimonio offrono su

dove poter festeggiare il giorno delle

Dove organizzare il pranzo di Nozze

Nozze.

La villa d’epoca

Si sceglierà una villa d’epoca per un matrimonio

raffinato.

Bella sarà appunto la raffinatezza degli

ampi locali con affreschi che accoglieranno

gli invitati subito dopo l’aperitivo che verrà

offerto in giardino.

Le musiche da scegliere saranno classiche,

le decorazioni e i fiori avranno colori tenui,

proprio per circondarsi di eleganza.

Il castello

E’ il luogo per il matrimonio romantico per

eccellenza.

Il castello, con le sue sale ricche di storia,

leggende e tradizioni, farà da cornice ad

un matrimonio “irreale”, di altri tempi.

Raccomandabile nel castello il matrimonio

nei mesi invernali, grandi sale con camini

accesi e menù “ispirato” al Medioevo accoglieranno

gli ospiti già rapiti dalla maestosità

del castello, delle sue torri e mura,

magari innevate.

Qui è d’obbligo un abito da sposa principesco

che farà da corollario a delle nozze

uniche.

Le musiche saranno “medievali”, le decorazioni

saranno ispirate alle scene dipinte

nel castello e ne richiameranno i colori

degli arazzi e dei dipinti presenti.

Il casale

Soluzione ottima

per una festa informale,

qui la faranno

da padrone la

freschezza, la

spontaneità ed i

colori.

Le musiche saranno

country, il pranzo

sarà servito nell’aia,

all’insegna

della “calda cordialità”;

le composizioni

floreali saranno

con fiori di campo

allegri e colorati, le

tavolate saranno lunghe e rettangolari.

Le danze si protrarranno fino all’alba!

La discoteca

Questa soluzione è rigorosamente riservata

alle coppie di giovanissimi sposi che

hanno voglia di scatenarsi.

La cena sarà a buffet, le decorazioni

saranno con colori vivaci.

Le musiche che andranno per la maggiore

saranno i latino-americani.

Spesso, però, si preferisce la soluzione

ristorante/discoteca, in modo che venga

garantito il dopocena sia alle persone che

vogliono scatenarsi sulla pista da ballo, sia

per chi preferisce rimanere in un luogo più

tranquillo.

Il ristorante

E’ la soluzione scelta maggiormente poiché

garantisce grandi feste familiari o

comunque senza grandi formalità.

Si può scegliere, spesso, anche il pranzo a

tema con cibi che rispecchiano i luoghi

panoramici e le tradizioni culinarie della

zona, il tutto servito in grandi sale o verande

elegantemente decorate.

Appuntamento al prossimo numero dove

parleremo dell’orario e del menù da servire

in base appunto al momento della giornata

in cui si sceglierà di festeggiare.


38

del Dottor

Patrizio Lazzarini

fisioterapista

Quando si parla di

cervicale (cervicalgia)

si intende un

dolore al livello del

collo. Il dolore parte

dal collo e da lì si

irradia alle spalle

(trapezi) e, nei casi

più gravi, alle braccia,

rendendo difficoltosi

i movimenti.

Quali sono le cause

del dolore cervicale? Le cause dei dolori

cervicali sono diverse. Nella maggior parte

dei casi (80-85%), all’origine del dolore,

c’è un’alterazione non grave, che interessa

le strutture meccaniche situate nella regione

delle prime vertebre della colonna: si

tratta dei muscoli, dei legamenti, dei dischi

intervertebrali e delle articolazioni posteriori

che garantiscono sia il movimento (il

collo ha un’estrema mobilità per consentire

allo sguardo di orientarsi in tutte le direzioni),

che il sostegno (il collo, struttura

esile, sostiene la testa che è molto pesante).

Basta, infatti, uno sforzo non adeguato,

che può essere istantaneo e brusco

o prolungato, a livello del collo, a creare

una lesione di queste strutture.

Insomma, uno stress meccanico esagerato

e non corretto, rispetto a quello

che queste strutture possono sopportare,

provoca dolore. In questa situazione,

spesso, si inserisce lo stress che, provocando

una contrattura della muscolatura,

favorisce l’insorgenza di micro-lesioni.

Cosa succede esattamente? Il collo è progettato

per il movimento, così come tutto

il corpo. La nostra vita quotidiana, invece,

ci costringe, nella maggior parte dei casi,

a stare fermi, troppo fermi. Le richieste

funzionali che facciamo al nostro collo

sono inadeguate: si cerca un oggetto e,

invece di girare la testa, si mantiene una

postura fissa, si sta seduti davanti ad

un computer e si tende ad allungare il

collo. Queste situazioni portano, inevitabilmente,

ad avere una contrattura della

muscolatura, perché manca la risposta del

Campo de’ fiori

CERVICALE (cervicalgia)

Quali sono le cause, gli strani sintomi che può creare e la terapia

adatta per questa patologia…

movimento: il muscolo è

contratto, pronto per reagire

ad uno stimolo esterno di

movimento che ci deve essere

e che non c’è: di conseguenza

continua a rimanere contratto

(sforzo prolungato). Questa

esagerata stasi provoca una

sofferenza muscolare alla

colonna cervicale per una

carenza di ossigenazione.

L’ossigeno arriva al muscolo attraverso il

sangue e l’arrivo del sangue è legato ad un

meccanismo di pompa: è necessario, quindi,

che il muscolo si muova per attivare il

processo di contrazione e rilasciamento.

Nella contrazione, infatti, si hanno degli

spasmi, si chiudono i capillari e si riduce

l’ossigenazione del muscolo: questo provoca

dolore.

Questo per quanto riguarda i muscoli;

quando, invece, dischi e articolazioni creano

dolore alla cervicale? Fin qui abbiamo

detto come una non corretta postura può

creare problemi a livello dei muscoli.

Naturalmente, queste situazioni errate

possono determinare delle lesioni sia al

disco intervertebrale, che alle articolazioni

(dipende da qual è l’anello debole). Con

l’andare del tempo, infatti, queste microlesioni

possono portare ad una patologia

molto comune: l’artrosi. Tale disturbo,

che è legato al logoramento della cartilagine

delle articolazioni e dei dischi intervertebrali,

dovuto solitamente all’età, viene

accelerato quando si effettuano movimenti

non corretti. Tra i sintomi della cervicale

abbiamo: mal di testa, male alla fronte

e sopra gli occhi, cerchio alla testa che

preme, nausea, acidità di stomaco, rossori

in viso, crampi, tachicardia, disturbi di

deglutizione, dolore e rigidità del collo, tra

i più frequenti contrazioni dei muscoli delle

spalle, scricchiolii nella torsione del collo,

formicolii alle braccia, vertigini e giramenti

di testa, mancanza di forza negli arti superiori,

perdita di equilibrio, fischi all’orecchio

e problemi all’udito. Chiaramente ci sono

sintomi che sono facilmente riconducibili

alla cervicale ed altri che possono essere

riconducibili a numerose patologie, quindi

bisogna iniziare ad ascoltare il proprio

corpo ed a capire i sintomi. Terapia:

Farmaci antinfiammatori per alleviare l’infiammazione,

riposo, collo libero e morbido

e spesso appoggiato su un cuscino, un

poggia testa, e da sdraiaiti con un rotolo

sotto il collo. Scarico delle vertebre del

collo, miglioramento del tono muscolare,

allineamento e mobilità funzionale fatto

solitamente mediante numerose terapie:

Chinesiterapia (terapia del movimento)

Fisioterapia (magnetoterapia, ionoforesi,

tens, laser, ultrasuono ecc.), Massoterapia,

Osteopatia. Cuscino per cervicale ed

altri oggetti a supporto, terapia farmacologica

(usata per cervicali croniche, artrosi,

cervicalgie acute, ernie).


Campo de’ fiori 39

14° MINI FESTIVAL “CITTA’ DI VITERBO”

Torna l’originale ed inimitabile concorso canoro. La finale il 12 Dicembre

Torna il vero Mini Festival “Città di

Viterbo”, giunto alla sua 14° edizione e

tuttora unico malgrado i numerosi tentativi

di imitazione!

La manifestazione avrà il suo epilogo – a

Viterbo – domenica 12 dicembre

p.v., dopo aver svolto le semifinali a

Ronciglione (28 novembre p.v.) e

Civita Castellana (5 dicembre p.v.).

Come il solito, l’organizzazione è a cura

dell’Associazione “Omniarts, con il

patrocinio ed il contributo della

Provincia di Viterbo e dei Comuni di

Civita Castellana, Ronciglione e

Viterbo.

Anche nel 2010, inoltre, il Mini Festival

diventerà promotore di solidarietà, in

quanto farà parte delle manifestazioni

promosse da “Viterbo con Amore”.

Vogliamo ricordare i vincitori della passata

edizione: Desirée Giove (cat. 6-10

anni), di Faleria, Davide Valeri (cat. 11-14

anni), di Villa San Giovanni in Tuscia e

Chiara Saveri (cat. 15-18 anni), di Tre

Croci, che dovranno difendersi dall’assalto,

all’ultima nota, che sarà portato da

una concorrenza che si annuncia, come

sempre, di qualità.

Solo Davide potrà provare a conservare il

suo “scettro”, in quanto Desirèè passerà

nella categoria successiva e Chiara è cresciuta,

è fuori età e potrà essere “solo”

nostra gradita ospite!

Ci sono già tanti iscritti: evidentemente gli

esempi di Anna Tatangelo, di Alina e di

Antonio Poli (presidente della giuria) –

che ci hanno fatto sentire orgogliosi di

aver ideato il Mini Festival – hanno fatto

emergere la voglia di cantare dei giovani

della Tuscia e zone limitrofe, e noi saremo

costretti, a metà novembre, a selezionare

Premio Letterario Vallesenio

Maria Cangani di Ronciglione vince,

ricordando la scrittrice Merini

Congratulazioni a Maria

Cangani, che il 17 Ottobre

2010, ha avuto l’onore ed il

merito di ritirare il XXI Premio

Letterario Vallesenio, dedicato

alla poetessa Alda Merini.

Personaggio di spicco della cittadina

di Ronciglione, grande

amante del’arte e della cultura,

la dottoressa Cangani, ex

insegnante, da anni si impegna

per tenere alto l’interesse

verso questi settori ed ha

avuto il piacere di conoscere personalmente la scrittrice italiana scomparsa.

Ha voluto recarsi in prima persona, accompagnata dalla sua ex alunna, protagonista,

insieme a lei dello scritto che si è aggiudicato il premio, a Riolo

Terme. “E’ stata una giornata unica, che mi ha arricchito molto anche moralmente.

Sono stati tutti gentilissimi, in particolar modo Giuliana Montalti, che

cura ogni anno con passione e dedizione questo evento!”, dice entusiasta

Maria. Ed ecco, vi proponiamo il componimento che le ha permesso di ricevere

questo importante riconoscimento letterario al livello nazionale. Poche

frasi che tratteggiano in modo deciso la figura della Merini, che da sempre

è rimasta nel suo cuore.

I partecipanti dello scorso anno

i più bravi (presso il Porter Tavern di

Viterbo) che parteciperanno alle semifinali.

Ogni partecipante sceglie il brano da cantare

e, se non l’ha già, ne riceve il testo e

la base musicale.

p. Ass. OMNIART

Paolo Moricoli

Incontro con Alda

Perdendomi nell’abbraccio dei ricordi ecco…

la tua immagine

Lo sguardo, fondamentalmente triste,

alla ricerca di Dio,

della purezza dei sentimenti.

Volto nascosto dal fumo di sigaretta…

Look… trasandato…

Voce particolare che consiglia:

“Tu, bimba, ringrazia la tua maestra che ti ha aiutato

ad esprimerti…

Tu, Maestra, ringrazia lei, la tua alunna,

per la ricchezza dei suoi sentimenti.

Perché ti ha permesso di entrare nel suo cuore.

Vi si legge negli occhi l’affetto che provate…

Siete fortunate di poter vivere una cosa così.

Il premio, allora, è più importante…

E’ per tutte e due!

Brave, non dimenticate.

Sono contenta di avervi premiato…”

Con un sorriso ci hai lasciato…

Ritoccando il trucco, con una passata di rossetto.

Grazie, Alda!

Maria Cangani


40 Campo de’ fiori

Con la poesia nel sangue

Umberto e Matteo Ferretti, nonno e nipote, poeti di Ronciglione

Forse è proprio il caso di dire che

come si trasmettono geneticamente

alcuni caratteri somatici e non soltanto,

si trasmettono anche molte passioni.

Questo è quanto è avvenuto al signor

Umberto Ferretti, che, mi confida, ha iniziato

a comporre poesie ben settant’anni

fa, ed oggi, all’età di ottantaquattro anni,

egregiamente portati, si ritrova a pubblicare

i suoi componimenti insieme a quelli di

suo nipote Matteo. “Ognuno ha la sua

poesia”, questa frase breve e significativa

del signor Umberto mi ha colpito particolarmente

durante il nostro brevissimo

incontro, nel quale ha voluto regalarmi

una copia della nuova raccolta Itinerario

Poesia 7, edita dall’Accademia Barbanera,

dove da sei anni trovano sistematicamente

posto alcuni dei suoi componimenti.

Disponibile in tutte le edicole, insieme alle

sue poesie ed a quelle di altri poeti locali,

quest’anno ne sono state inserite, per l’appunto,

alcune scritte del suo giovane nipote,

motivo di grande orgoglio per lui. Molto

più maturi, frutto di un’esperienza personale

poliennale, si mostrano, alla lettura, i

versi del nonno, nei quali compare di frequente

la figura di una donna, con le sembianze

di sua madre, della Madonna, di un

ombra leggera e sconosciuta. Più acerbi,

ma molto promettenti, appaiono invece

quelli di Matteo, che si accosta ad argomenti

già molto importanti quali l’amore e

l’amicizia, visti con gli occhi giovani di un

ragazzo che si affaccia ora alla vita e prova

ad esprimere le sue emozioni più nascoste.

Abbiamo qui il piacere di proporvene

una per ciascuno, invitandovi a conoscere

anche le altre.

Ermelinda Benedetti

Il sogno

Guardavo

Il mondo da

Dietro una persiana.

Folla amorfa

Che si muoveva

Con sincronismo

Le ore lente

Monotone

Un balzo improvviso

Tutto prese a vibrare

Figura distinta

Radiosa, piena di vita

Camminava leggera.

Bruna, minuta (Piccola

Donna)

Danzava

Sembrava che avesse

Le ali

Di corsa discesi

Le scale

La chiamai, la cercai

Invano

Svanita nel nulla

Forse

Stavo sognando?

Umberto Ferretti

Vita Cittadina

Giocando col pensiero

Sono nella stanza… non ci sono più

Inizio a pensare

Rivedo cosa ho fatto oggi

cosa farò domani.

Penso

al gioco, alle parole, a quanto può essere bello

il mondo

visto con gli occhi di un bambino.

Al sorriso di una ragazzina,a un abbraccio,

al bacio della donna che amo

“o… che amerò”.

Penso

al respiro vitale, al pianto di un neonato

alla natura, a un fiore

ad un immenso prato

su cui correre, cadere

e rialzarsi.

Poi… pensando

Mi ricordo che tutte quelle cose

(Erano) solo dei pensieri,

delle immagini che

mi affollavano la mente

E… così

Immaginando…scrivo

Una poesia…

Matteo Ferretti

Foto Mauro Topini

Civita Castellana - 4 Novembre 2010. Commemorazione dei Caduti in guerra. I bambini delle scuole partecipano con le autorità civili,

militari ed ecclesiastiche, alla deposizione della corona di alloro al monumento dei Caduti, alla quale ha fatto seguito la cerimonia

religiosa nella Chiesa Cattedrale.


Nell’Ambito della BIENNALE INTERNAZIO-

NALE SALENTINA hanno ricevuto il Trofeo

in pietra leccese, quale riconoscimento del

talento artisto Eraldo Bigarelli, Walter

Togni e Mario Annesi. Gli artisti del nostro

territorio si sono distinti raggiungendo il

podio dei finalisti, confermandosi a pieno

titolo nel Panorama dell’Arte

Contemporanea Internazionale.

Dopo aver superato la selezione tra numerosissimi

aspiranti , ERALDO BIGARELLI,

WALTER TOGNI e MARIO ANNESI si sono

Classificati, ricevendo i Premi d’ ARTE.

Il Maestro Eraldo Bigarelli è stato Premiato

dalla Critica con il Conferimento della Stele

TROFEO in pietra leccese riservata al

Merito Artistico Pittorico; Il Maestro WAL-

TER TOGNI, anche lui, si è distinto con il

Premio dalla

Critica con il

Conferimento

della Stele

TROFEO in pietra

leccese

riservata al

Merito Artistico

Scultoreo; Il

Trofeo in pietra leccese

Maestro MARIO

ANNESI ha ricevuto

la Stele

TROFEO in pietra

leccese per

il Merito Speciale

all’Artista.

L’esposizione delle Opere e la Premiazione

degli Artisti hanno avuto luogo presso il

suggestivo e prestigioso Castello Carlo V

nella Città di Lecce; l’ Antico Maniero sabato

23 ottobre, infatti, ha rappresentato la

culla di importanti artisti italiani e stranieri,

dalle tecniche più variegate e geniali

che hanno sicuramente impreziosito i

vetusti ambienti con eleganza, stile ed alte

forme creative. La Premiazione è avvenuta

alla presenza della giuria dei critici il cui

Campo de’ fiori 41

TEMPO DI PREMIAZIONI, TEMPO DI SODDISFAZIONI

CON IL SUCCESSO OTTENUTO DAGLI ARTISTI IVNA ALLA PRIMA BIENNALE

INTERNAZIONALE DI PITTURA, SCULTURA E GRAFICA CITTA’ DI LECCE

Presidente Onorario era Paolo LEVI.

L’organizzazione della manifestazione è

stata curata dall’Associazione Culturale

LiberArt, con la Collaborazione della

Galleria StomeoArt di Martano (Lecce), e

l’Associazione Artistica Il Tempio di

Palermo ed il conservatorio Tito Schipa di

Lecce.

Le Opere ammesse e premiate degli Artisti

di Vignanello hanno colpito per il loro

significato umanitario alla ricerca dell’interiorità

dei popoli e alla scoperta di una

nuova globalità nel laborioso lavoro

di dialogo tra le civiltà più varie

della Terra. Gli Artisti in questione

hanno saputo esprimere quelle che

sono le emozioni non soltanto proprie,

ma anche quelle che toccano

e sfiorano i valori per una comunicazione

universale, che riscatta e

purifica l’Essere che grazie all’Arte,

non è più solo e corrotto, ma valorizzato

con luminosità di idee, con

vivacità di colori, con plasticità di

forme e con reciprocità comunicativa

che fortemente fa riecheggiare

il Pensiero di Kofi Annan quando

esprimendolo afferma di credere che “il

dialogo sia un’opportunità di

conoscersi meglio per tutte le

persone provenienti da diverse

culture e tradizioni sia che vivano

negli estremi opposti del

mondo sia che vivano nella

stessa strada”.

La Prima BIENNALE INTERNA-

ZIONALE di Pittura, Scultura e

Grafica nella CITTA’ di LECCE

rappresenta un tassello importante

per BIGARELLI, TOGNI E

ANNESI che hanno saputo con

abilità, talento e genialità affermare

la propria personalità

creativa nella Rassegna d’Arte

Internazionale Contemporanea.

INDOVINA

IL PERSONAGGIO

MISTERIOSO...

I primi tre che chiameranno

in redazione al

numero 0761.513117, comunicandone il

nome esatto riceveranno un buono di

10 € per la Lavanderia Ilde

di Civita Castellana!

della Prof.ssa Maria Cristina Bigarelli

Paolo Levi e Maria Cristina Bigarelli

Paolo Levi, Walter Togni e Mario Annesi

Castello Carlo V - Prima Biennale Internazionale di pittura,

scultura e grafica Città di Lecce


42

Campo de’ fiori

Da Fabrica di Roma con amore....

Prosegue l’elenco dei soprannomi fabrichesi,

lavoro certosino, come già detto la

scorsa volta, di un nostro affezionatissimo lettore.

Ripartiamo dalla lettera C.

C

Catano’

Caravano

Ciocchetto

Caserio

Carmenella

Capoccio’

Ciuciu’

Ciccio

Ciccio’

Ciancamucia

Cocozzo

Cacapepe

Ciucche

Cacaliscio

Chiodo

Cadorna

Cistaro

Caccavelle

Colorito

Campanella

D

Dodici

F

Frate

Favarino

Fafi’

Fafo’

Fogna

Frastoppino

Fongo (liscio)

Fico’

continua...

Saggezza popolare by Simonetta

- Il vino nel fiasco, alla mattina è buono,

alla sera è guasto!

- Sorelle come cane non si vollero mai male,

cognate come miele, non si vollero mai bene.

- E’ più facile che un grillo mangi un tordo

che suocera e nuora vadano d’accordo.

- Dio ti salvi dall’acqua, dal foco e

da chi parla poco.

- Donna pelosa bella e virtuosa,

donna pelata brutta e sgraziata.

- Chi ha la serenità è ricco e non lo sa!

25 Novembre, Giornata Internazionale contro la Violenza alle Donne

L’Associazione “Fab(b)rica delle donne” in prima linea

Il giorno 25 Novembre, Giornata Internazionale contro la Violenza alle Donne,

l’Associazione “Fab(b)rica dell donne” presenterà “Al Centro le Donne”, ricerca e studio

del Centro antiviolenza Erinna, sui dati e lo stato delle violenze contro le donne

nella provincia di Viterbo.

L’evento si terrà il 25 Novembre alle ore 20,30, presso la sala mostre del comune di

Fabrica di Roma.

Saranno presenti le operatrici del Centro Erinna ed altre donne del mondo della cultura.

La ricerca sarà illustrata da video, filmati, letture di testimonianze e terminerà con

domande, scambi di idee e opinioni insiemi ai partecipanti.

Questa iniziativa ha il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, della Consulta

Femminile Regionale del Lazio, della Camera di Commercio di Viterbo, della Consigliera

di Parità della Provincia di Viterbo e del Comune di Fabrica di Roma.

La serata vuole essere un’occasione di confronto e di discussione su un fenomeno gravissimo

e diffuso tanto da essere la prima causa di morte e mutilazioni per le donne.

Questa ricerca è la prima effettuata nel territorio viterbese e ci può aiutare a capire le motivazioni, la cultura, gli atteggiamenti che

sono dietro alla violenza contro le donne, violenza che non è riconducibile solo all’atto che uccide, ma anche allo stupro, all’umiliazione

quotidiana, alla sottrazione delle risorse economiche, alla valorizzazione nella vita privata e nel lavoro, violenza che avviene

soprattutto all’interno della famiglia.

L’Associazione ha chiesto al sindaco di esporre, insieme alla bandiera del comune, un nastro bianco, simbolo del lutto, per la giornata

del 25 Novembre, a testimonianza della solidarietà e della sensibilità dell’Amministrazione di Fabrica di Roma nei confronti di questo

dramma troppo spesso nascosto e sottaciuto, e altrettanto chiederà di fare alla cittadinanza.

L’Associazione Fab(b)rica delle Donne opera sulle tematiche di genere e ambientali da circa tre anni: ha ottenuto la costituzione della

Consulta Comunale Femminile di Fabrica di Roma, ora in fase di attuazione, e ha organizzato numerose iniziative sui temi della parità

e pari opportunità, della condizione femminile, della violenza in genere, della partecipazione delle donne alla vita politica, istituzionale

e sociale, e sull’ambiente.


Le storie di

Max

Gli anni ’60, come

abbiamo visto analizzando

le storie di

tanti cantati italiani,

sono stati il trampolino

di lancio per

molti degli artisti

che hanno fatto la

storia della nostra

di Sandro Anselmi

musica leggera. Ma

proprio così non è stato per una delle più

note voci femminili del panorama della

musica italiana: Fiorella Mannoia

Fiorella è figlia di un noto stunt-man romano,

che presta il suo corpo alle azioni più

pericolose di molti film di Cinecittà. Lei inizialmente,

come anche il fratello e la sorella,

segue le orme del genitore, trascorrendo

gran parte del suo tempo all’interno

degli studi cinematografici della Capitale,

tant’è che è proprio lei a cavalcare con il

Quartetto Cetra nello sceneggiato televisivo

western Non cantare spara, così come

è lei a prenderne di santa ragione da

Alberto Sordi in una delle scene finali del

film Amore mio aiutami, al posto di Monica

Vitti. Ma la sua strada, come oggi ben sappiamo,

non era certamente quella dell’attrice.

Fin da bambina, infatti, ama cantare

ed inizia a partecipare a molti concorsi

canori, vincendone più di uno.

La sua carriera di cantante comincia effettivamente

nel ’68, quando al Festival

Nazionale di Voci Nuove di Castrocaro,

arriva tra i dodici finalisti, con il brano Il

bambino sul leone, del repertorio meno

conosciuto di Celentano. Fiorella non è la

Campo de’ fiori 43

Fiorella Mannoia

Da controfigura di Cinecittà a cantante affermata dopo una lunga gavetta

vincitrice ma guadagna un

contratto discografico con

la Carish, etichetta italiana

che aveva distribuito nella

penisola buona parte dei

dischi dei Beatles e prodotto

moltissimi quarantacinque

giri di Peppino Di

Capri. Ma la giovane riuscirà

a farsi conoscere al

grande pubblico solo tredici

anni dopo. A dicembre

dello stesso anno, intanto,

incide il primo disco: Ho

saputo che partivi, sul cui

retro, a distanza di un

mese, viene registrato Le

ciliegie, che entra sul mercato

a partire dai primi

mesi dell’anno successivo.

Quasi contemporaneamente

all’uscita del quarantacinque

giri, la Carish è invitata

a partecipare ad Un disco per l’estate

del ’69 e, insieme a Di Capri, decide di presentare

anche Fiorella, che però, dovendo

partecipare con un brando inedito non può

proporre quelli appena incisi.

La casa discografica, allora, ritira le poche

copie distribuite per la promozione, ne

stampa un secondo e per partecipare alla

rassegna sceglie la canzone Gente qua,

gente là, composta dal jazz-man Bruno De

Filippi, con parole di Alberto Testa. Il

brano, però, ottiene solo dodici voti e si

classifica al quarantesimo posto su cinquantasei,

seguito da Franco Battiato con

il brano Bella ragazza. La Carish concede a

Fiorella un’ultima possibilità con il quarantacinque

giri Mi piace quel ragazzo lì, che

passa ugualmente inosservato a causa

anche della mancata promozione.

Si chiude, così, la collaborazione poco felice

e fruttuosa di Fiorela Mannoia, ancora

giovane e sconosciuta, con questa prima

etichetta. Ma il mercato discografico ne

offre talmente tante che non avrà problemi

a trovarne subito una nuova.

...continua sul prossimo numero


44

Campo de’ fiori

In occasione dell’anniversario della morte di Tulli Luigi vorrei

ringraziare tutti coloro che hanno votato questa foto

vincitrice del concorso fotografico “Intrecci di strade… .. incroci

di vite” organizzato all’interno della festa provinciale

democratica, svoltasi dal 27 Agosto al 5 Settembre a Civita

Castellana. Luigi è una persona sempre presente e speciale.

Non è stato importante aver vinto il primo premio

ma averlo avuto con noi anche solo con una foto.

Grazie di cuore a tutti Graziella e David

Nel cuore

E’ opinione comune che il tempo nel suo incessante fluire sfochi gli eventi e lenisca

il dolore. La nebbia dell’oblio attenua immagini e fisionomie, acquietando passione e

affetti.

Le ferite poi si rimarginano… per guarire. Ma la memoria è presenza: essa attualizza,

recuperando al cuore fatti e persone; ci ripropone nell’oggi il passato, forse

decantato, ma ugualmente nitido. I sentimenti che ci hanno legato ad una persona,

i fatti della sua esistenza quotidiana, che hanno riempito i nostri giorni, ce li portiamo

dentro, sono il nostro viatico.

Non tanto come autoconsolazione, quanto come voce e come profumo di vita.

E ritornano i volti che oggi non ci sono più, ma che puntualmente sono accanto a

noi: ne siamo così convinti che saremmo tentati di accarezzarli con la mano.

E’ vero: la data della morte non è un anniversario, è un ritorno. E’ questo il senso del

ricordo… vogliamo ricordare a noi stessi e agli altri le persone che abbiamo amato e

stimato, alle quali ci ha legato un’amicizia profonda, un senso di umana solidarietà,

una comunanza di ideali civili e morali; con le quali abbiamo condiviso una vita, la

vita. Soprattutto vogliamo ricordare chi ha dato il suo impegno, lavorando nel silenzio

e con dedizione, senza proclami.

Ecco perché, assieme alla moglie Graziella e ed il figlio David, gli amici

dell’Aassociazione ATAMO vogliono ricordare con l’affetto di sempre Luigi Tulli.

L’ associazione ATAMO

Ad Antonio Sansonetti, venuto a mancare il 3 Novembre 2010.

Sei stato una vera “Istituzione” nel nostro palazzo,

la tua cordialità, il tuo sorriso e la tua gentilezza

ci accompagneranno per sempre.

Ciao Antonio.

Il tuo condominio

Le tue Hit suonano su

RADIO PUNTO ZERO

FM 93.4 - 96.7 - 101.5

www.radiopuntozero.net


Campo de’ fiori 45

Il saluto a Don Mario

Ti do del “TU”, perché ti considero mio

padre, col quale condividi splendidamente

l’età, di figli ne hai avuti tanti e chissà

quanti ancora ne avrai, perché la tua

“paternità spirituale” ci ha reso orgogliosi

e ci ha dato la gioia di sentirci “cristiani “

veri. Quanto hai seminato, quanti campi

hai coltivato, da quello così difficile della

cultura, che hai irrigato e fatto crescere

con dibattiti, conferenze, cineforum, rappresentazioni

teatrali, corsi musicali, e

mille altre iniziative; a quello più impegnativo

della trasmissione della fede, che tu

“parroco di campagna” hai saputo e voluto

trasmetterci, tenendo presente gli insegnamenti

del Santo curato d’Ars, di cui sei

sempre stato un “fan”, e che spesso ricordi

nelle tue omelie.

Poi dopo tanto peregrinare, da buon contadino,

figlio di contadini, ti sei rimboccato

le maniche ed hai incominciato a coltivare

questo campo, cioè questa parrocchia, e

grazie alla tua tenacia, al tuo saper chiedere,

anche a persone importanti, l’hai

fatta diventare Chiesa, dopo averla presa

da un piccolo “garage”.

Ed ecco che hai iniziato a raccogliere i frutti

da questi campi, frutti saporiti e succosi,

primo fra tutti l’Oratorio, con tutte le attività

parrocchiali, che tendono principalmente

alla comunione tra giovani e anziani

e con la realizzazione dei campi di calcio

e del “Parco degli Angeli”, riservato ai giochi

dei bambini, hai coronato quell’opera

che ha accompagnato sempre la tua vita

da sacerdote, mai stanco di fare, fare e poi

fare.

Siamo sicuri caro Don

Mario, che non riporrai la

vanga e l’aratro, perché,

permettimi di ricordartelo,

sarai “sacerdote per sempre,

al modo di

Melchisedek”.

E quando sarai con le tue

sorelle Teresa, Giustina,

Giovannina e Camilla e alle

loro meravigliose famiglie,

continuerai ad annaffiare e

concimare altri terreni, che

sicuramente renderai fertili.

Unisco a queste mie parole

i sentimenti di affetto di

tutta la Parrocchia di San

Giuseppe Operaio, di tutti i

gruppi parrocchiali, che non

elenco perché ne dimenticherei

qualcuno, tanti essi

sono.

Inoltre porgo a nome mio

personale e di tutta la

comunità parrocchiale, l’augurio

di benvenuto a don

Luca, che sicuramente continuerà

l’opera da te iniziata,

ed essendo più giovane,

metterà a nostra disposizione

tutto il suo impegno, per

far sì che questa parrocchia

sia la casa di tutti, con la certezza che non

sarà mai solo, come mai solo sei stato tu.

Ciao Don Mario, ciao papà.

Alessandro Soli


46

Campo de’ fiori

Il Calendario 2011

Un ringraziamento alle famiglie che hanno

apprezzato l’iniziativa ed ai ragazzi che hanno

partecipato con un entusiasmo inaspettato.

Grazie anche agli operatori che si sono messi a

completa disposizione con il loro insostituibile

aiuto, ed un ringraziamento particolare agli

sponsor che con la loro sensibilità hanno reso

possibile larealizzazione di questo

grande progetto.

Potrete trovare il calendario presso il Centro o

la nostra redazione.

Anche una piccola offerta sarà un segno

tangibile della vostra bontà!

Campo de’ fiori regala un po’ d’amore...

L’Accademia Internazionale d’Italia ha il

piacere di annunciare la realizzazione di un

calendario per l’anno 2011.

Dopo sette anni dalla prima esperienza, torniamo a

proporre le immagini dei nostri ragazzispeciali, che ci

accompagneranno per tutto il nuovo anno.

Protagonisti sono infatti i giovani del Centro

Sociale “Rosa Merlini Frezza” di Civita Castellana,

che da poco hanno potuto occupare la nuova,

più idonea sede di Via San Giovanni.

Gli scatti sono stati realizzati per noi dal fotografo

Alessandro Bartolomei, che per l’occasione si è

calato nella vita quotidiana dei ragazzi

accompagnandoli nelle loro attività.

L’intero ricavato delle offerte sarà

devoluto alla cooperativa che gestisce il centro,

Il Pungiglione,

per tutte le necessità che dovrà affrontare

nell’allestimento e per l’esercizio del centro stesso.


Campo de’ fiori 47

PRESENTAZIONE UFFICIALE DEL PRIMO LIBRO

EDITO DALL’ACCADEMIA INTERNAZIONALE

D’ITALIA PER LA COLLANA PHILOSOPHICA

DI CAMPO DE’ FIORI

GIOVEDI’ 2 DICEMBRE

PRESSO LA SALA CONFERENZE

DELLA CURIA VESCOVILE

DI CIVITA CASTELLANA

(P.zza Matteotti),

alle ore 16.30,

si terrà la presentazione ufficiale del

primo libro della Collana Philosophica,

edito dall’Associazione Accademia

Internazionale d’Italia,

che già cura da otto anni,

la pubblicazione di questa rivista!

Il bullismo. Come riconoscerlo e combatterlo,

presenta una interpretazione sociale,

accanto ad una lettura individuale e psicologica

del bullismo, ed offre una serie di

consigli pratici ed operativi a chiunque si

dovesse trovare nella necessità di conoscere

e di affrontare questo fenomeno.

Indica operativamente:

- cosa possono fare i ragazzi

- cosa possono fare i docenti

- cosa possono fare i genitori

- cosa possono fare le istituzioni

- cosa possono fare alunni, docenti

e genitori insieme.

L’argomento è stato trattato in modo esauriente ed allo stesso tempo chiaro dal

prof. Massimo Marsicola, laureato in Pedagogia all’Università degli Studi di

Roma, La Sapienza, con il massimo dei voti. Professore di filosofia, psicologia

e scienze dell’educazione, attualmente è docente di filosofia della conoscenza

e dell’essere presso l’I.S.S.R. “A. Trocchi”, accademicamente collegato

all’Università Pontificia del Laterano.

Oltre a collaborare attivamente con la rivista Campo de’ fiori, ha ideato e diretto

per cinque anni il giornale pedagogico “In-formazione”. E’ stato vincitore per

ben due volte del Premio Cultura della Presidenza del Consiglio.

Ha già pubblicato diversi saggi e libri di poesia.

La presentazione sarà un momento indispensabile per saperne di più, grazie all’intervento

dell’autore, dell’editore Sandro Anselmi, che ha fortemente creduto nel progetto e

di esperti del settore.

L’invito è esteso a tutti!


48

Campo de’ fiori

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

“PERSONALE AL COMPLETO.

L’INDUSTRIA CIVITONICA AL TEMPO

DELLA CRISI” di FLAVIA TRONTI

Domenica 19 dicembre alle ore 16.30 presso Palazzo

Montalto Belei, via di Corte 8, a Civita Castellana, si terrà la

presentazione del libro fotografico “Personale al completo.

L’industria civitonica al tempo della crisi” di Flavia

Tronti.

Durante l’evento interverranno il prof. Giancarlo Monina, docente di

Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Roma Tre,

Augusto Ciarrocchi, Responsabile della Ceramica Flaminia, Luigi

Valletta, ex-operaio di Civita Castellana.

Due anni di lavoro più di

quattrocento foto, questi i

numeri di una pubblicazione

interamente dedicata alla

figura dell’operaio, ai luoghi

di lavoro, ai gesti quotidiani

di chi vive la fabbrica e in

essa ritrova le proprie radici

identitarie. Una pubblicazione

in cui l’arte dialoga con

l’industria. Un libro sugli

operai, per gli operai.

Per informazioni:

Lakistea – Eventi e

Comunicazione

lakistea@gmail.com

cell. 3209404336 -

3333483526

IL TEATRO DEI FARNESE 2010

King Kong Studios presenta IL TEATRO DEI

FARNESE 2010 un progetto a cura di Maria

Sandrelli realizzato con il contributo della

Regione Lazio, Assessorato alla Cultura, Arte e

Sport e la collaborazione della Provincia di

Viterbo, Assessorato alla Cultura.

Continuano gli appuntamenti de IL TEATRO DEI FAR-

NESE 2010 un programma di iniziative di studio e

spettacolo di rilievo dedicate alla valorizzazione, tutela

e diffusione del patrimonio e delle potenzialità culturali

della nostra regione. IL TEATRO DEI FARNESE 2010 è

un progetto realizzato dall’Associazione King Kong

Studios con contributo della Regione Lazio,

Assessorato alla Cultura, Arte e Sport e la collaborazione

della Provincia di Viterbo, Assessorato alla Cultura e

si avvale della collaborazione degli Assessorati alla cultura

dei Comuni di Farnese, Nepi, Marta, del Museo

della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese di

Valentano, dell’Archivio di Stato di Viterbo, dell’Istituto

Magistrale Statale “Santa Rosa da Viterbo” e delle

Associazioni Eta Beta Onlus, Muses, Nafta Hotel.

Gli altri appuntamenti della lettura scenica

“Otello” da W. Shakespeare

e della mostra video fotografica

“La famiglia Farnese nella Tuscia”:

- 17 novembre ore 11.30,

Viterbo - Archivio di Stato;

- 27 novembre ore 17,00

Nepi, Sala Nobile, Palazzo del Comune;

- 4 dicembre ore 16,30

Farnese, Teatro dell’Oratorio.

INFO: King Kong Studios - Via G. Donizetti, 20 Roma

Tel 06 60663047 cel. 347 1662081

kingkongstudios@gmail.com -ww.kingkongstudios.org

COMPLIMENTI ALLA NOSTRA CARA

AMICA FRANCESCA GIUSTINI!!!

Ecco la sua prima

raccolta di poesie

“Tutte le parole del

tempo”

curata dalla casa editrice

La Riflessione Davide

Zedda. Un’altra raccolta

intitolata “In questo

istante di cielo” è stata

realizzata dalla casa editrice

Eracle in versione

e-book, e prossimamente

cartacea

(w.edizionieracle.it)


Campo de’ fiori

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

Dal 19 al 28 novembre

LE SCARPE

di Michele Santeramo

Una produzione

TEATRO MINIMO

FONDAZIONE PONTEDERA TEATRO

In coproduzione con Teatri Abitati,

una rete del contemporaneo - Festival Castel dei Mondi/Comune di Andria

Regia Michele Sinisi

Con Vittorio Continelli, Michele Sinisi, Alice Bachi, Paola Fresa,

Sergio Raimondi

Scene, luci e costumi Michelangelo Campanale

Il testo mette in scena le relazioni vissute “al ribasso” tra le persone, ponendo

al centro il bisogno di mantenere vivi i rapporti, a qualunque costo, per

una debolezza dell’animo che non consente di correre il rischio di perderli,

anche a costo di mentire, anzi, mentendo.

Non si parla di casi al limite della patologia ma di una tendenza a considerare

se stessi solo in relazione agli altri, commettendo l’errore grave e a volte

irreparabile della perdita del senso di sé. La reazione a questa consapevolezza

è il prodigarsi affinché i rapporti perdurino, anche a costo di sminuirli nell’essenza,

anche a costo della sopportazione, purché rimangano vivi a testimonianza

dell’esistenza di sé...

Teatro Arvalia - Via Quirino Majorana 139 - 00146 Roma

Tel. 0655382002 – Cell. 3334366182

e-mail: arvalia.lofficinadelteatro@gmail.com - www.teatroarvalia.it

Orario Spettacoli: ore 21 – Domenica ore 17

Biglietti: Intero € 12 – Ridotto € 10 + tessera associativa € 2

49


La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri

Tantissimi auguri

a Lorenzo

Stefanelli che il

31 Ottobre ha

compiuto 5 anni.

Auguri da mamma,

papà, i nonni, gli

zii, tutti i parenti

e amici.

Tanti auguri a

Silvana che l’ 11

Dicembre compie

70 anni da

parte di tutti i

nipoti, Sisi,

Simone,

Alessandro,

Alessio, e da

tutte le sorelle, i figli, la nuora,il

genero, il cognato Massimo e tutti i

nipoti.

Tanti auguri a Alessandro

Perrino che il 27 Dicembre

compie 8 anni, da nonna

Silvana, mamma, papà, dal fratello

Simone e tutti gli zii e

cugini.

Tanti

auguri al

piccolo

Samuele

Papini che

compie 1

anno il 13

Novembre

e Simone

Papini

che compie 5 anni il 30

Novembre. Buon compleanno

dai genitori Romina e Roberto,

dai nonni, gli zii e cugini.

Ti auguriamo la passione che

crea e speriamo che la passione

che distrugge ti sfiori soltanto,

ti auguriamo la bellezza

del cielo sereno, la luce del

sole, la purezza dell’acqua, di

vivere un mondo come uomo

libero e per i tuoi 18 anni

che compirai il 5 dicembre

solo auguri. Mamma, papà e

Carlo.

Tanti auguri di buon compleanno a Dennis Raul,

Ana Gabriel, Camilla e Charlotte Agostinelli

che compiono 10 anni il 25 Novembre.

Tanti

auguri ad

Alessio

Atzori

che il 3

Gennaio

compie 10

anni da

nonna

Silvana, Anna e Michele, il

cognato, la sorella Sissi e

tutti i cugini di Roma e di

Corato (BARI).

Tantissimi auguri

al piccolo

Leonardo Branca

che il 6

Novembre 2010

ha compiuto il

suo primo anno

di vita da parte

di papà Marco e

mamma Mariella. Auguri Gigante!

Carlo, tanti auguri

per i tuoi 11 anni

compiuti il 29

Ottobre.

Da mamma, papà e

Giordano

Tanti auguri a Elettra

Palamides che il 14

Novembre compie 18

anni dai genitori, i

nonni, gli zii, le zie e i

parenti tutti.


Campo de’ fiori 51

“Ragazzi e ragazze” della classe 1953, in gita-pranzo a Fiumicino. 24 Ottobre, 2010.

Tanti auguri a

nonno Osvaldo e a

nonna Anna Maria

che il 24 Ottobre

hanno festeggiato

il 50° anniversario

di matrimonio,

dalla nipote Ylenia,

dai parenti e da

tutti gli amici.

Tantissimi auguri a

Sara Evangelisti che il

3 Dicembre compie 1

anno. Con tanto amore

mamma Sabrina, papà

Gabriele, gli zii

Cristina, Massimo,

Loredana e Marco, i

nonni Antonietta,

Maria e Gino e il

cuginetto Tiziano.

SOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL NOSTRO ABBONAMENTO

CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE

SI desidero abbonarmi a : Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00

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Castellana (VT)

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Castellana (VT) o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117


52

KYRA- figlia

di Maya, 6

mesi vaccinata,sterilizzata,

cerca casa

con giardino poichè essendo

cucciola ha bisogno di correre e

giocare...

Tel. 3391123663 - 3316366721

Bamby, è un cucciolone di

circa un anno, pesa neanche

10 Kg. E’ stato trovato in

grande stato di choc, sicuramente

investito.

Fortunatamente non ha

riportato nessuna lesione.

Non si può mandare al canile.

Attualmente in stallo presso

una ns socia volontaria.

Tel. 339/1123663

Maya, meraviglioso

esemplare di pastore

tedesco puro, sterilizzata,

meno di tre anni,

esuberante, vivace e

tanto affettuosa. Cerca

casa possibilmente con

giardino per sfogare la

sua immensa energia.

Tel. 339.1123663

331.6366721.

Cerchiamo vecchio o nuovo

padrone. Si e’ presentata

davanti ad una carrozzeria,

dietro la stazione di Borghetto,

Civita Castellana. Cagnolina giovane,

forse sterilizzata, no chip,

cicciottella.....con museruola!!!

Smarrita....o abbandonata??? Tel. 339/1123663.

Campo de’ fiori

Chicca e’ stata salvata sulla via

Aurelia a Roma perche’ stava per

essere investita. E’ giovanissima,sterilizzata,vaccinata,

e cosa importante..va’

d’accordo con tutti i suoi

simili,gatti compresi. Si trova a

Roma.

Astenersi

perditempo.

Tel.

3391123663

Laika. Ha vissuto per mesi nascosta

sotto un container, usciva solo la

notte per mangiare...

Deve averne prese tante, ora la piccolina

si trova in pensione, e’ giovanissima,

una cucciolotta..

Dovra’ imparare di nuovo a fidarsi...ci

vorra’ del tempo...ma ce la

fara’. Tel. 3391123663

LARA - La zona industriale sta’ diventando

un canile senza gabbie,dove uno arriva,scarica

il proprio cane e coscienza,e se

ne va’!!!!! Una cucciolona di 5/6 mesi,

dolcissima, con un brutto segno intorno al

collo, sicuramente e’ cresciuta a catena..

Cerco adozione. Una mano sul cuore per

Lara..prima che sia troppo tardi.

Tel. 339/1123663

Tel. 339.1123663

Leo- il cagnolino

al quale un’assassino

ha sparato

con un fucile

da caccia...

E’ ancora sotto

shock, le ferite del corpo stanno guarendo...ma

quelle della sua anima e

del suo cuoricino sanguineranno

ancora per molto.. Leo e’ un cucciolone

di circa 10 kg, di una dolcezza

disarmante...e deve trovare una persona

con un cuore grande cosi’...

Adottabile al centro e al nord, solo se

disposti a controlli pre-post affido.

Si trova a Civita Castellana.

Tel. 339/1123663

RACCOLTA DI

MATERIALE

INVERNALE

L’inverno è come sapete, da noi, in genere,

piuttosto freddo. In previsione e per il prossimo,ci stiamo

attivando per far affrontare al meglio queste rigide temperature

ai cani ospitati presso la pensione a pagamento e

per poter soccorrere, come possiamo, i randagi sul territorio

che si trovano in difficoltà. Voi starete facendo il cambio

stagione e siamo qui a chiedervi di aiutarci come potete.

Chi avesse MATERIALE DA DONARCI

(piumoni, coperte, lenzuola, maglioni, cucce,

medicine, etc. etc.)

può avvisarci chiamando i numeri

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Campo de’ fiori

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Civita Castellana anno ‘47- ‘48 - Le tabacchine

Album d


Campo de’ fiori

ei ricordi

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

27 Ottobre 1947 Battesimo della Sig.ra Rossi con i padrini Ilvana

Miccini e “compare Peletta”

Campo de’ fiori

Civita Castellana. 1916-18 - Domizi Mario con la madre e la sorella

Civita Castellana, 1945 - Scampagnata. Seduti da dx: Irmo Soli, Oralda Stefanini, Ivana Soli, Ivrea Peri, Anna Cassieri, Gabriella Tontoni e la

piccola Anna Maria Lemme. Dietro da dx: Mario Nelli, Anna Meccani, Gabriella Soli . Foto del Sig. Irmo Soli

55


56

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - anni ‘70. Dall’alto Piero Campanelli, Ottavio

Capparella, Renato Surano e Sandro Ceccarelli

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - 1905. Famiglia Cencelli. Unica riconosciuta è la

bambina al centro, Cencelli Elisa chiamata “Olga” ( 1892 - 1982).

Febrica di Roma - anni ‘70.

Da sx: Remo Cencelli,

Carlo Pacelli,

... , ...


ei ricordi

Campo de’ fiori 57

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - Torneo dei Rioni - 1979.

In alto da sx: Giovanni Sanapo, Claudio Ricci, Giorgio Malatesta, Maurizio Ponti, Sandro Francola, Renato Surano, Luciano Mastrantoni, Andrea Malatesta, Enzo Sacchi,

Roberto Ciappici, Sandro Di Pietro. Seduti da sx: Umberto Malatesta, Andrea Spadoni, Maurizio Bianchini, Biagio Bozzo, Roberto Vincenzi, Mario Massaccesi,

Giovanni Francola.


58

Corchiano - 1972 - Alcuni figuranti del presepe vivente.

Campo de’ fiori

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2

3

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

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Campo de’ fiori

Corchiano - 1930. Da sx: Aldo e Renato Agostini.

Corchiano - 1952. 1. Giuseppe Tozzi, 2. Mario Benedetti, 3. Federico Benedetti, 4. Vilma Sciardiglia, 5. Annamaria Benedetti,

6. Mario Agostini, 7. Fiderte Benedetti, 8. Lucina Mechelli, 9. Momo.

7

6

8

9


ei ricordi

Campo de’ fiori

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Oroscopo di Novembre by Cosmo

ARIETE Per i single si prospettano

splendidi amori.

Per le coppie si riaccende

invece la passione.

Finalmente c’è anche una

ripresa della forma fisica

che vi serve per affrontare i tantissimi

impegni lavorativi che vi porteranno grandi

cambiamenti. Concentratevi!

TORO Il periodo positivo vi

aiuta a superare le piccole

insofferenze verso il partner.

Cercate di bere molta

acqua e di condurre uno

stile di vita salutare per evitare di ingrassare.

Sul lavoro avrete modo di fare delle

modifiche che vi permetteranno di sistemare

delle questioni in sospeso.

GEMELLI Vivrete con

spensieratezza nuovi incontri!

Anche per le coppie

torna la passione e saranno

superate le piccole discussioni.

Vi farebbe bene iniziare

una attività fisica che allontani lo stress.

Sul lavoro ciò che nei mesi scorsi avete

impostato ora può essere messo in pratica.

CANCRO In amore cercate

di essere più pazienti. I continui

sbalzi di umore creano

problemi nelle coppie storiche.

Evitate le discussioni,

anche con i famigliari. Questo mese rischiate

un calo di energia, vi serve un po’ di

relax. Sul lavoro insistete di più sulle vostre

idee perché vi porteranno successo e

ammirazione. Soldi in arrivo.

LEONE È un momento

magico per l’amore sia per

i single che per le coppie.

La salute migliora nettamente.

In ambito professionale

non trascurate

viaggi e spostamenti che potrebbero portarvi

a grandi soddisfazioni e il vostro

essere brillanti rende tutto più semplice.

VERGINE Questo è il

mese perfetto per risolvere

le questioni in famiglia. Per

chi è single potrà cominciare

qualcosa di stabile. Per

quanto riguarda la salute non affaticatevi

e state più attenti all’alimentazione. Nel

campo del lavoro le finanze iniziano a

ristabilirsi.

BILANCIA Le cose non

vanno all’interno della coppia.

Siate più disponibili col

partner o pensate ad una

rottura definitiva. Per i single

è un periodo di grande

passione. A livello fisico non disperdete le

energie. Per chi ha una attività autonoma

si prospetta un mese positivo.

SCORPIONE Mese positivo

per l’amore. Siete seducenti

e brillanti, è il

momento giusto per cercare

passione. Per le coppie

questo è un mese positivo

che porta via le incomprensioni e i nervosismi.

Cercate di fare un po’ di moto per

superare i dolori di circolazione. In campo

professionale riceverete stimoli creativi.

SAGITTARIO Novembre

vi libera da tutti i legami

del passato che non vi

soddisfano. In amore

riuscirete a costruire qualcosa

di nuovo. La salute migliora nettamente.

Evitate cibi troppo elaborati. Per

chi è in cerca di un figlio questo è un

momento di grande fertilità.

CAPRICORNO La vostra

natura vi porta a prendere

decisioni improvvise.

Riuscirete finalmente a

risolvere questioni in

sospeso, anche con i parenti. Se siete single

si prospettano degli incontri interessanti.

Bene per le coppie. Lo stress indebolisce

lo stomaco e provoca emicranie.

Riposatevi.

ACQUARIO Finalmente

svaniranno i problemi e le

discussioni che avete

avuto con il vostro partner.

Cercate però di tenere a

freno gelosia e insicurezza.

La salute risentirà ancora del dispendio

di energie. Per il lavoro novembre è un

mese molto produttivo.

PESCI Potrete incontrare

qualcuno che possa farvi

battere il cuore. Se invece

siete già impegnati e avevate

dei problemi questo

mese potrete risolverli. Avrete tanta energia

per superare gli impegni. Evitate i vizi

perché il vostro fegato potrebbe affaticarsi.

Buone prospettive per il lavoro.


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