pag. 13 Il Team df Sport Specialist

df.sportspecialist.it

pag. 13 Il Team df Sport Specialist

Uomini e Sport - numero 10 | Febbraio 2013 | Pubblicazione gratuita

10

diretti

alla vetta

È lo sci alpinismo la meravigliosa

fonte di sensazioni pure e profonde


OGNI VOLTA “UN NOME”:

DA NON DIMENTICARE

I CONSIGLI DELL’ ESPERTO

TESTIMONIAL

Inchiesta

ACCADEVA NELL’ANNO…

I CONSIGLI DELL’ ESPERTO

A proposito delle serate

“A Tu per Tu con i Grandi dell Sport

In copertina:

Foto di Damiano Levati

A fronte sullo sfondo:

Sergio Longoni sci-alpinista sulle

montagne della Norvegia

(foto: Franco Gionco)

SOMMARIO

FEBBRAIO 2013 - Anno IV - N°10

Brevi DF

| pag. 02

RENATO CASAROTTO, come Amico

| pag. 03

Sci alpinismo che passione...

|pag.06

Island, Terra dei ghiacci.

|pag. 08

Punti Vendita df Sport Specialist - Sede e Negozio di Sirtori

| pag. 10

Ski Pool Brianza, sci di fondo e non solo...

|pag. 13

Il Team df Sport Specialist

| pag. 14

Impostare la vita come Guida Alpina - seconda puntata

| pag. 16

Fare Sport Gratis? Con Pillole di Salute si può!

| pag. 23

Luca Galimberti: La forza di un Sogno

| pag. 24

Arrampicate della Grignetta - prima parte

| pag. 26

A tutto Ciaspole!

| pag. 30

DENIS URUBKO, “Il Re dell’aria sottile”

| pag. 32

FONDATORE: SERGIO LONGONI

COMITATO DI REDAZIONE: RENATO FRIGERIO, MARCO MILANI

PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE: PAOLO MICHELI

POSTA E RISPOSTA: Angolo dei lettori “Uomini e Sport

uominiesport@df-sportspecialist.it

DF-SPORT SPECIALIST

Redazione “Uomini e Sport

Via Figliodoni, 14 - 23891 Barzanò - LC


IL “BUON ANNO” DI SERGIO LONGONI

“Felice” 2013: non credo che si possa trovare aggettivo più adeguato per esprimere agli amici

più cari l’augurio che parte dal cuore, all’inizio di un nuovo anno. Felicità è l’astrattezza

indovinata che intende escludere qualsiasi ombrosità che possa offuscare la serenità e la

pace interiore cui aspira ogni persona. È per questo che, al mio “felice” 2013, sento la

necessità di aggiungere un’ulteriore definizione: nonostante tutto.

Ci siamo infatti lasciati alle spalle un anno difficile, ma rimaniamo avvolti ancora in un

buio profondo che non ci lascia intravedere nessuna immediata inversione di tendenza.

Lo so bene che, se una considerazione pessimistica come questa viene semplicemente

accennata da un operatore del commercio, c’è solo da aspettarsi come benevolo

commento: “ci siamo ai soliti piagnistei!”.

Non è così adesso, almeno per me, e mi si può ritenere credibile, anche solo per il fatto

che nessuno mi può imputare che sia “solito” piangere per queste cose. Ma voglio

ripetere, anche per me: cerchiamo di essere felici.

Non è forse questo che ci viene dettato dalla nostra passione per lo sport, sia che lo

pratichiamo personalmente, sia che ne siamo coinvolti da quei “grandi” campioni che

veniamo a conoscere nelle nostre serate “a tu per tu”?. Questa passione sportiva serve

anche come incentivo a non perderci mai di coraggio, a vivere di speranze, a ripartire

sempre fiduciosi, “nonostante tutto”. Nonostante i problemi che sorgono ogni

giorno, che si moltiplicano e diventano problematici, come bastoni che si infilano

tra le ruote, df Sport Specialist non intende fermarsi e nemmeno indietreggiare: ho

fiducia, perché vedo troppa gente che mi sta accanto, nei miei punti vendita, nelle

serate con “i grandi dello Sport”; nell’affrettarsi a ritirare copia del nostro tabloid

“Uomini e Sport”. In tutto questo ritrovo un’amicizia e una simpatia che non si

possono deludere, che nello stesso tempo mi fanno crescere la forza per resistere

ad una crisi che non è inventata.

Penso che l’entusiasmo suscitato dall’intervento dei grandi personaggi dello sport

non può fermarsi alle emozioni di una serata, ma potrà tradursi nella motivazione

che ci spinge a seguire le loro tracce, ognuno secondo le proprie inclinazioni e

nei diversi modi accessibili ad ogni età. Solo così sarà possibile vivere incredibili

esperienze, oltre che ricavare benefici effetti per il nostro fisico e la nostra salute.

Mi sembra di aver così confermato l’impegno di df Sport Specialist ad

organizzare anche per il nuovo anno le sue affermate serate mensili con i

“grandi dello Sport”, dove potremo addirittura incontrare personaggi sempre

più sorprendenti e spettacolari. Allo stesso modo proseguirà la pubblicazione

di “Uomini e Sport”, una rivista che si arricchisce sempre più di elementi

che conquistano consensi e complimenti, nello stesso tempo gratificanti e

incoraggianti. Mi piacerebbe in proposito che il nostro tabloid diventasse

presto un vero mezzo di colloquio tra i nostri lettori e la redazione, anche

con me stesso: sarebbe il più bel segnale di un’apertura ricca di promesse per

tutte le nostre iniziative, dalle serate al tabloid, e pure per il nostro rapporto

come datori e fruitori di servizi. Lo spazio sul tabloid è già stato messo

a disposizione e può venire ulteriormente ampliato: ci terrei tanto che si

iniziasse ad occuparlo.

Rivolgo a tutti un cordiale saluto: e ancora “felice” 2013.

Sergio Longoni


BREVI DF...

NUOVO CATALOGO

DF SPORT SPECIALIST

INVERNO 2012-2013

www.df-sportspecialist.it

WINTER COLLECTION

2012 - 2013

Uno scatto dal trofeo “Barzaghi” svoltosi lo scorso settembre

al Crossodromo di Bosisio Parini.

TROFEO “DAVIDE CARBONE”

Anche quest’anno a Valbondione (BG) si è tenuto il Trofeo

“Davide Carbone” a.m. per ricordare il giovane atleta che

purtroppo ci ha lasciato prematuramente. La gara è a carattere

regionale e richiama sempre un gran numero di partecipanti.

La manifestazione, oltre a ricordare Davide, è utile ad aiutare

l’associazione “La Vita è un Dono”, voluta dalla sua famiglia

per sostenere la ricerca sulle malattie metaboliche.

02 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

CICLOCROSS

Grande giornata di sport con la gara di ciclocross tenutasi lo

scorso 23 Dicembre a Roncola di Treviolo (BG). Immortalato

in un frangente della corsa il campione Marco Aurelio Fontana

che portò con onore i colori Italiani alle Olimpiadi di Londra

2012 conquistando un eroico 3° posto in

quell’ indimenticabile finale di corsa senza sellino!

“BLOCCATI NELLA NEBBIA”

Grande successo per l’ appuntamento di sabato 22 dicembre

2012 alla palestra dei Ragni di Lecco con l’ultima tappa

dell’anno 2012 di “Bloccati Nella Nebbia”.

I numeri relativi alle presenze, seppur molto buoni e

confortanti non raccontano comunque l’altissimo livello

organizzativo del Gruppo dei Ragni, ormai veterani nella

creazione di eventi come la “Lista di Natale” e bravissimi a

curare tutti i dettagli di una festa per farla riuscire al meglio.

E il risultato c’è stato, eccome!

Info: www.bloccatinellanebbia.org


OGNI VOLTA “UN NOME”: DA NON DIMENTICARE

Casarotto al Passo Superiore del Fitz Roy.

Sulla destra il pilastro Nordest, dedicato a Goretta.

Renato

Casarotto

“COME AMICO”

di Renato Frigerio

Il tempo è purtroppo una costante inesorabile,

implacabile nel seppellire sotto il pesante manto

degli anni perfino gli uomini e gli eventi che furono

una volta oggetto di ammirazione e di esagerata

passione. Anche se un nome eccezionalmente famoso

può ancora, per un certo periodo, richiamare una

volta collegandolo all’attività di rilievo che lo

destinava all’intramontabilità, i particolari che

hanno contribuito ad esaltarlo vengono sempre più

sfumati e svalutati. È umano che tutto ciò accada

in questo mondo: appartiene al gioco della storia che

anche il più glorioso passato venga annullato dal

nuovo che sopraggiunge. Più che i fatti prendono

invece ancora spazio i sentimenti, se sono stati

tanto profondi da emergere allora anche in chi,

pur potendosi avvalere di rare occasioni, ha goduto

della vicinanza del personaggio sul quale adesso sta

cadendo l’oblio: questi conservano più a lungo la

loro forza e il loro valore.

Così, mentre non è pensabile di riproporre quegli

articoli e quei volumi che a suo tempo venivano

offerti e letti avidamente, il breve cenno dettato

ventisette anni or sono da una amicizia profonda

e sincera, nata senza pretese, può giovare al ricordo

di un alpinista tanto straordinario quanto umile,

come da tutti è stato considerato Renato Casarotto.

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 03


-Certe notizie sconvolgono

Estate 1986 -l’animo per tutta la vita:

e tale è stata per me la morte tragica di Renato Casarotto,

caduto in un crepaccio, mentre scendeva da solo dal K2.

Sei in attesa di sentire di una sua nuova vittoria, curioso di

sapere che sorpresa ti porterà dal gruppo del Karakorum.

Ormai ci ha abituato a cose grandi, inventate al momento, e

quasi sempre più grandi di quelle programmate alla partenza.

Mi dicono che è morto, e non ci credo che non lo rivedrò

mai più, che non potrò più seguire la sue conquiste solitarie,

che non avrò più un mito nella mia grande passione per la

montagna.

L’avevo conosciuto a Lecco nel 1975, quando, pur avendo

raggiunto una buona fama in Italia, aveva ancora bisogno di

tutti. La sua semplicità me lo aveva reso subito simpatico ed

eravamo diventati amici nel senso più vero.

Molti a Lecco gli erano diventati amici, e nell’ambiente dei

Gamma e della Sezione U.O.E.I. aveva incontrato tanta

simpatia. Con me si confidava spesso, mi telefonava, mi

scriveva e, quando poteva, passava a casa mia o si faceva vivo

presso la ditta dove lavoravo. L’ho conosciuto perciò come

veramente era, non il superuomo inavvicinabile come viene

descritto un grande alpinista. Anche quando ormai tutti si

occupavano e parlavano di lui, non si dava importanza, ed anzi

chiedeva in continuazione spiegazioni e suggerimenti, per

potersi migliorare sempre come uomo e come alpinista.

Era diventato grande proprio in forza della sua enorme volontà

e spirito di sacrificio. Alla montagna aveva sacrificato tutto,

perfino il suo desiderio di poter avere dei figli, condizionandolo

al momento ormai vicino in cui avrebbe abbandonato

l’alpinismo di punta. Non voglio ripetere cose che ormai tutti

conosciamo, perché molti hanno già ricordato, in qualsiasi

modo, le imprese di Casarotto.

Non posso però non esprimere la mia ammirazione per la

sua splendida armonia con Goretta, la sposa che lo sosteneva

nelle sue lunghe prove solitarie in montagna, la donna che nei

momenti più brutti e pericolosi era la luce che spronava la sua

volontà, gli dava sicurezza, forza e riferimento.

A lei certamente avrà pensato con dolcezza Renato, mentre

avvertiva che la vita lo stava abbandonando nel buio di

quel profondo pozzo di ghiaccio dove disgraziatamente era

precipitato. Gli sarà stato di conforto in quegli ultimi momenti

la convinzione che a Goretta egli sarebbe stato ancora presente,

per sempre, perché le sue vittorie, vissute e realizzate insieme,

sarebbero state, inevitabilmente per sempre, il modo più

autentico di continuare la loro splendida unione.

Ho sempre ammirato Casarotto, come uomo e come alpinista:

penso anzi che la sua grandezza derivi appunto dal connubio:

uomo – alpinista.

La sua vita si è sviluppata in un continuo crescendo, tanto che

la sua scomparsa ce lo toglie in un momento di straordinario

splendore, dopo che ha potuto esprimere le potenzialità che

fanno assurgere un alpinista al sommo delle considerazioni, e

lo introducono nell’albo della storia.

04 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

Una straordinaria impresa di Renato Casarotto: la prima solitaria invernale

alla Est delle Grandes Jorasses sulla via Gervasutti-Gagliardone.

Renato Casarotto, fortissimo alpinista, nato a Vicenza nel

1948, è stato uno dei massimi esponenti dell’alpinismo solitario

ed invernale. Nel 1974 fece la prima invernale solitaria della

via Simon-Rossi alla parete Nord del Pelmo. Fra le altre vie

in Dolomiti vanno ricordate: parete Ovest della Cima della

Busazza al Civetta nel 1976; diedro Sud dello Spiz di Lagunaz

alle Pale di San Lucano nel 1977; invernale solitaria della

Scalet-Biasin al Sass Maòr alle Pale di San Martino nel 1980;

solitaria del diedro Nord del Piccolo Mangart di Coritenza

sulle Alpi Giulie nel 1983. Nel Monte Bianco effettuò la

trilogia del Frèney, nel febbraio 1982, con una permanenza in

quota di quindici giorni, la solitaria delle vie Ratti-Vitali alla

Ovest dell’Aiguille Noire, Gervasutti al Pic Gugliermina, del

Pilone Centrale del Frèney.

Formidabili e di importanza storica alcune delle sue imprese

extraeuropee: la nuova via, nel 1977, sulla parete Nord dello

Huascaràn Norte alle Ande Peruviane settentrionali, da solo

in diciassette giorni; la prima salita, nel 1979, del Pilastro

Nord del Fitz Roy in Patagonia; altre ascensioni di rilievo sul

McKinley in Alaska e sul Broad Peak Nord in Karakorum.

Nella pagina a lato, ombreggiata sullo sfondo la sagoma del K2, l’ottomila che ha

voluto trattenere ai suoi piedi il grande alpinista vicentino.

Tutte le fotografie sono state attinte all’archivio della moglie di Renato

Casarotto, Goretta Traverso.


Rilievi eccellenti sull’attività alpinistica

1972 – prima salita – Cima Canali, pilastro Ovest;

1972 – prima invernale – Sass Maòr, parete Est, via Solleder;

1973 – seconda invernale – Torre Trieste, spigolo Sudest, via Cassin;

1973 – prima traversata integrale in 5 giorni per cresta da Sud, partendo dalla Torre

Venezia alla sommità del Monte Civetta;

1974 – prima invernale – Rocchetta Alta di Bosconero, spigolo Strobel;

1974 – prima solitaria invernale – Pelmo, parete Nord, via Simon-Rossi;

1974 – prima salita – Quarta Pala di San Lucano, parete Sud;

1974 – prima salita – Quarta Pala di San Lucano, parete Sudest;

1975 – prima solitaria invernale – Civetta, parete Nordovest, via Andrich-Faè;

1975 – prima salita – Terza Pala di San Lucano, Spiz di Lagunaz, versante Ovest lungo

il “gran diedro”;

1975 – prima salita – Nevado Huandoy Est, spigolo Est;

1975 – in Inghilterra, nel Nord del Galles, ripete molte vie e supera passaggi con

difficoltà estreme;

1976 – prima salita – Cima della Busazza, parete Ovest;

1976 – prima salita e solitaria – Terza Pala di San Lucano, versante Ovest;

1976 – prima salita – Nevado Huandoy Sud, 6164 m, sperone Sud, Cordillera Blanca;

1977 – prima ripetizione – Cima Scotoni, parete Sudovest, via dei Fachiri;

1977 – prima salita – Terza Pala di San Lucano, Spiz di Lagunaz, diedro Sud;

1977 – prima salita e solitaria in 17 giorni – Nevado Huascaràn Norte, 6650 m,

parete Nord, Cordillera Blanca;

1978 – ripetizione solitaria – Monte Watkins – parete Sud,

via Chouinard-Harding-Pratt;

1979 – prima salita e solitaria – Fitz Roy, 3405 m, pilastro Nordnordest;

1979 – prima salita – Cima Est – 3648 m – del Monte Disgrazia, parete Nord,

canalone dell’Insubordinato;

1980 – prima solitaria invernale – Sass Maòr, parete Est, via Scalet-Biasin;

1982 – prima solitaria invernale – Monte Bianco, trittico del Frèney: parete Ovest

dell’Aiguille Noire de Peutèrey, via Ratti-Vitali; Picco Gugliermina,

via Gervasutti-Boccalatte; Pilone Centrale, via Whillans-Bonington;

1983 – prima solitaria invernale – Piccolo Mangart di Coritenza, gran diedro Nord,

via Cozzolino;

1983 – prima solitaria in 7 giorni – Broad Peak Nord, 7538 m, sperone Nord;

1984 – prima solitaria – Mount McKinley, 6194 m. cresta – Sudest, Ridge of No Return;

1984 – salite su cascate di ghiaccio estreme in Canada;

1984 – arrampicate in Colorado, Wyoming e California. Prima salita – Squartop

Mountain, parete Nordest, Wyoming; prima salita – Long’s Peak, parete del Diamond,

Colorado;

1985 – prima solitaria invernale – Grandes Jorasses, parete Est,

via Gervasutti-Gagliardone;

1985 – ripetizione Gasherbrum II, 8035 m, sperone Sudovest, via degli austriaci, in stile

alpino: senza ossigeno e senza predisporre campi d’alta quota.

La salita è stata effettuata in cordata con la moglie Goretta, prima donna italiana che

raggiunge la cima di un oltre ottomila. Per questa coppia si è attuato un avvenimento che

difficilmente potrà ripetersi in futuro: trovarsi sulla vetta di un ottomila per festeggiare il loro

decimo anniversario di matrimonio.

Note di Redazione: il 16 luglio 1986 Renato Casarotto, all’età di 38

anni, è morto ai piedi del K2. Era ormai fuori dalle difficoltà, a pochi

minuti dal campo base dove Goretta stava aspettando. Lo ha tradito

uno stretto e profondo crepaccio nascosto da un ponte di neve sul

quale erano passati, più volte, gli alpinisti impegnati su quel versante

della montagna.

Renato stava rientrando dal terzo tentativo lungo lo Sperone

Sudsudovest: era riuscito a raggiungere quota 8.300 m, …altri due

Sopra: L’immensa parete dello Huascaràn Nord teatro

di una via di Casarotto, che qui ha lottato per 17 giorni

in solitaria.

Sotto: La tranquillità di Casarotto nella funzione

responsabile di capocordata.

Il saluto di Renato e Goretta in partenza per il Pakistan

nel maggio del 1985.

giorni di bel tempo e ce l’avrebbe fatta. Invece per ben tre volte il

maltempo lo ha ricacciato indietro. Renato stava arrampicando

da solo. Anche questa volta aveva deciso di affrontare in solitaria

quella che forse è la montagna più bella del mondo lungo una via

difficilissima. Lo Sperone della “Magic Line” era stato prima tentato

solo due volte nel 1979 in stile alpino da una piccola spedizione

internazionale, che comprendeva pure Casarotto, e successivamente

da una grossa spedizione francese composta da 14 fortissimi alpinisti.

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 05


I CONSIGLI DELL’ ESPERTO di Francesco Maspero

SCI ALPINISMO CHE PASSIONE...

Lo scialpinismo è un’attività che in questi ultimi anni si sta diffondendo molto, ne è conferma l’alta

frequenza ai corsi organizzati dalle varie sezioni del CAI e dalle Guide Alpine.

E’ un’attività che si presta a molteplici sfaccettature; ci sono i garisti, sempre molto attenti alla scelta dei

materiali che possano regalare super prestazioni sia in salita che in discesa, poi c’è lo sci-alpinista classico,

che cerca prodotti non estremamente leggeri ma che permettano di effettuare discese emozionanti

con tutti i tipi di neve, e per finire il freerider, che sfrutta gl’impianti di risalita per ridurre al minimo

l’impegno fisico nel risalire il pendio che disegnerà poi con curve ad ampio raggio fatte a tutta velocità.

Tutte queste figure fanno parte della famiglia degli scialpinisti,

ma le singole necessità sono molto differenti

tra loro, basti pensare che l’attrezzatura completa in

versione gara (sci, attacchi, scarponi, pelli) ha un peso

che non supera i 3,5 Kg, mentre uno scarpone 4 ganci classico

pesa da solo circa 3,2 Kg: una bella differenza!

Il freerider invece non ha nessun interesse verso il peso

dell’attrezzo ma ha bisogno di scarponi molto rigidi, sci molto

più lunghi e con larghezze sotto il piede vicine o superiori ai 100

mm ed attacchi dotati di molle con tarature fino a 16 din. per

evitare lo sgancio anche dopo l’atterraggio dal salto di una falesia.

Tra questi due estremi identifichiamo la maggior parte degli scialpinisti,

dal principiante allo sci alpinista evoluto.

Il primo cerca solitamente attrezzatura meno performante per

la salita in termini di velocità, ma con ottima tenuta e che possa

aiutare ad affrontare le insidie del fuoripista. Lo sci-alpinista

evoluto invece cerca pelli scorrevoli da applicare a sci più larghi

ma leggeri così da poter superare salite impegnative in termini

di lunghezza e di difficoltà e che naturalmente offrano ottime

prestazioni anche in discesa.

Per l’effettuazione di tutte le tipologie di scialpinismo indicate

quello che non deve mai mancare è l’attrezzatura individuale di

soccorso, cioè A.R.T.VA., pala e sonda.

Prima di lanciarsi in questa fantastica attività è di fondamentale

importanza avere una certa conoscenza dei pericoli inerenti il

manto nevoso, di come si sceglie una traccia di salita e ancor di

più quella di discesa, saper leggere e capire un bollettino nivometeorologico

e come agire nel caso di persone che vengono travolte

da valanga o da slavina. E’ fortemente sconsigliato improvvisarsi

sci-alpinisti esperti, meglio rivolgersi a dei professionisti (Guide

Alpine) che possono accompagnare i praticanti lungo la via più

sicura da percorrere in questa magnifica attività oppure pensare

di frequentare uno dei numerosi corsi organizzati dalle sezioni

del CAI.

BUONE SCIATE A TUTTI.

06 | Uomini&Sport | Febbraio 2013


Attrezzatura Race

DYNAFIT

TLT LOW TECH

RACE MANU LOCK

Peso record di 115 grammi.

Attrezzatura Touring

DYNAFIT

TLT RADICAL ST110 E 92

Grazie alla sua facilità di utilizzo, rende il

sistema senza intelaiatura accessibile a tutti gli

appassionati dello sci.

SCARPA

ALIEN 1.0

Ideato per i “racers” più

esigenti. Materiali innovativi

e nuova forma esaltano

leggerezza, efficienza e

prestazioni.

LEKI

CIVETTA

Bastone alu da sci

alpinismo e racchette da

neve in 3 sezioni. Ideale

anche per il trekking.

MOVIMENT X-SERIES FISH

Destinato principalmente allo scialpinismo

agonistico. Performance in discesa straordinaria

e perfetta tenuta in curva con un peso di poco

superiore ai 700 grammi.

SKITRAB RACE AERO WORLD CUP

Per gli atleti che vogliono il massimo. Il più

leggero ed affidabile in ogni condizione di

pendio.

LA SPORTIVA

SIDERAL

Scarpone da sci-alpinismo

all-around pensato per

l’escursionista esigente.

SKITRAB FREERANDO

Sci leggero, estremamente facile e con un

ottimo galleggiamento.

MOVIMENT X-SERIES BOND

Peso molto contenuto, ideale per escursioni

lunghe e in quota.

DYNAFIT

ONE PX TF

La scelta perfetta per tutti

gli sci alpinisti alla ricerca

dello scarpone più leggero e

performante della sua categoria,

in versione uomo e donna.

Uomini&Sport | Febbraio 2013 |07


I s l a n d

Terra dei ghiacci

di Franco Gionco

Una notte in mare e domattina sarò di nuovo in Islanda. Capisco il

vichingo Floki Vilgerdarsson, che battezzò questo luogo fantastico “Island”,

cioè terra dei ghiacci: amo questo paesaggio di smisurate glaciazioni.

Il risveglio è un tuffo al cuore: dal mare di nubi che coprono l’Atlantico

nelle prime ore del mattino, emergono in lontananza le grandi calotte

glaciali, mute testimoni della preistoria europea. Poi le coste d’Islanda ci

rapiscono, trascinandoci sotto il loro cielo azzurro.

Sbarchiamo a Seydisfjördur, pratiche doganali istantanee;

in pochi minuti le centinaia di passeggeri e le loro

auto svaniscono nel nulla. D’inverno e in primavera

solo un’arteria circolare attorno all’isola è percorribile,

un anello di 1.400 chilometri, un continuo alternarsi di forti

visioni: oceanici ghiacciai e dantesche valli fumanti, dove il

magma terrestre sembra scorrere sempre sotto i piedi, e ancora

praterie verdi e profumate, attraversate da acque limpidissime e

mosse dal galoppo di puledri selvaggi. Una bellezza primordiale.

La Ring Road N.1 è oggi quasi totalmente asfaltata, ma

all’interno sono ancora molte (praticamente quasi tutte) le strade

sterrate che richiedono ai guidatori prudenza e attenzione: alle

insidie della scarsa aderenza si aggiunge il rischio di lasciarsi

distrarre dal panorama.

In direzione ovest, la strada si incastra tra il bianco del

Vatnajökull, il più grande ghiacciaio d’Europa e anche il

più grande del mondo al di fuori delle calotte polari, e il blu

dell’Atlantico. Di tanto in tanto avvistiamo un’oasi, piccoli

insediamenti di pastori e pescatori. Ci fermiamo alla Farm Litla

Hof, ottima cena, tutta islandese, ma atmosfera internazionale:

i pochi ospiti vengono da ogni parte del mondo. Francesi,

tedeschi, argentini e, ovviamente, italiani. Il “Vatna” è un manto

di ghiaccio circolare grande 8.500 chilometri quadrati, con un

diametro di 150 chilometri e uno spessore, nel punto massimo,

che supera i mille metri.

Il tempo, abbastanza stabile d’estate, è quanto mai imprevedibile

08 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

nei mesi primaverili: repentini cambi di scena alternano sole e

calma a violentissime bufere, con venti in grado di sollevare

anche le macchine. Ma quello che più fa paura è la nebbia,

che può piombarti addosso senza preavviso, isolandoti da tutto,

paralizzandoti perfino, perché qui la bussola è spesso inutile:

sotto le calotte glaciali le masse minerali delle colate laviche

possono far impazzire l’ago magnetico. Est e ovest, nord e sud,

tutto salta in un corto circuito registrato dalle convulsioni degli

strumenti. Scegliamo il versante sud del Vatna, il più ripido,

quello veramente sciistico. I 2.119 metri di dislivello hanno

uno sviluppo ragionevole rispetto alle classiche attraversate

dei pianeggianti versanti nord, formidabili palestre degli sci da

escursionismo, o delle slitte, da affrontare in più giorni.

Dopo cena proseguiamo fino a Skaftafell: immani vallate di

ghiaccio scendono dall’infinito verso l’oceano. Quasi a picco

sul mare, 2.119 metri più su, si staglia la figura possente del

Hvannadalshnukùr, un tumulo di ghiaccio in cui la leggenda

vuole che riposi una bellissima principessa vichinga, nell’eterna

attesa che i ghiacci del Vatnajökull le ridiano la libertà perduta.

La visione mozza il fiato: è l’ottava meraviglia del mondo!

Dopo un tramonto pieno di promesse, l’alba si annuncia cupa

dalle finestrine della fattoria. Un’infinità di gabbiani annuvola

il cielo sul mare e sulle scogliere di lava. Rivivo in un brivido

la mia prima ascensione al gigante di ghiaccio, ormai risalente

a diversi anni fa… inizio a raccontare ai miei compagni di

avventura:


“Sono le otto del mattino quando fisso gli sci agli scarponi

e comincio a salire. Non sono le difficoltà tecniche che mi

incutono timore, non è la forza fisica che mi manca per arrivare

lassù: è la potenza silenziosa di una dimensione al di sopra di

ogni fantasia che mi angoscia e nello stesso tempo mi ammalia.

Le bufere dei giorni scorsi hanno incipriato il ghiacciaio,

cosi lascio dietro una traccia sicura, indispensabile, visto che

sono avvolto dalla nebbia. Lentamente salgo, orientato solo

dall’inclinazione del pendio. L’altimetro segna 1.350 metri.

Nella nebbia percepisco l’esatta posizione e guardo in direzione

della vetta invisibile: ogni curva di livello, ogni ondulazione

del terreno letta sulla cartina è ancora oggi impressa nella

mente. Per un attimo la nebbia lascia intravedere l’ennesimo

pendio. Luciano e Germano, i miei compagni d’avventura,

sono d’accordo: saliremo per altri 300 metri e poi scenderemo;

l’indomani si ritornerà sulle stesse tracce, sperando che le

condizioni meteorologiche siano migliori. Poi, lentamente,

la luce si fa sempre più forte, fino a diventare irresistibile,

nonostante le lenti specchiate al carbonio che proteggono

gli occhi. Accelero. La nebbia, dietro di me, nasconde anche

i miei compagni. Per un momento rimango solo nell’azzurro

del cielo e nell’infinità del Vatnajökull… Il gruppo si riunisce.

Ci sentiamo come astronauti sulla luna. Non scambiamo una

parola, ma l’intesa è immediata: con un grande semicerchio, per

evitare le zone screpacciate, puntiamo al Hvannadalshnukur,

che è proprio di fronte a noi. Un’attrazione quasi magnetica

ci aveva guidati nelle nebbie per un itinerario perfetto, sicuro

ed elegante. Forse la bionda principessa vichinga dalla sua

reggia glaciale presa da un momento di malinconia ha voluto

la nostra presenza guidandoci fino a lei.”

Il Nostro Equipaggiamento:

Calzature da trekking invernali: LA SPORTIVA.

Di LA SPORTIVA anche i nostri scarponi, attacchi e sci da

scialpinismo e freeride.

Per l'abbigliamento tecnico ci siamo affidati ai capi realizzati

da df SPORT SPECIALIST che garantiscono sempre una

libertà di movimento totale ed una giusta regolazione della

temperatura corporea grazie agli innovativi materiali con cui

sono confezionati. Per ogni nostra discesa maschere da

sci e caschi ventilati GIRO. Per la nostra DACIA DUSTER

che ci ha portato fino nella lontana Islanda, abbiamo scelto

batterie FIAMM, per garantirci sempre partenze perfette in

ogni condizione climatica!

In questa foto e nella

pagina precedente:

Franco Gionco in Islanda,

in salita verso il mitico

Vatnajökull.

Come allora, il tempo che sembrava inclemente ha cambiato

umore all’improvviso e anche oggi, siamo improvvisamente

in vetta, descrivere il panorama che ho nuovamente davanti è

un’impresa per me più difficile della salita stessa.

Proseguiamo il viaggio. La laguna di Jokulsarlön è affollata di

iceberg che navigano pigri verso il mare. Più che in ogni altro

punto della sua circonferenza, qui il fronte del Vatna si spinge

potentemente fino alle onde dell’oceano. È qualcosa di più

vasto di tutti i ghiacciai delle Alpi messi assieme! Da qui, dove

il ghiacciaio sfoggia con superbia tutta la sua enorme bellezza,

smontata la tenda ci decidiamo a ripartire. Il lungo rettilineo

sterrato non finisce mai, il ghiacciaio è sempre dietro di noi.

Poi, dopo una curva, il Vatna scompare, l’incantesimo è rotto.

L’avventura islandese continua attorno all’isola e non è fatta

solo di montagne e ghiacciai. Akureyri, la capitale del Nord, ci

appare come una perla preziosa. Le sue cime sono come troni

sospesi sulle onde dell’oceano sui quali siedono pensosi gli dei.

Nella penisola di Snaefells ci sentiamo ancora proiettati nel

“Viaggio al centro della Terra” di Giulio Verne. All’orizzonte

la sagoma perfetta dello Snaefellnesjökull, ricoperta di neve e

di ghiaccio, continua a emanare quell’influsso magnetico che

colpì il professor Lidenbrock, e mi piace pensare che da lassù,

dalla vetta, scendendo per le misteriose gole del grande cratere,

si possa arrivare veramente al centro del mondo.

Sulla cima nessuna traccia di passaggi o cunicoli, ma un

panorama fantastico, radiante di intimo splendore. Piccozza e

ramponi sono imposti da una pendenza che sfiora la verticale.

La cima è una scultura astratta, un fungo di ghiaccio inciso nel

blu. Il cielo è terso, solo qualche nube all’orizzonte, sul mare

calmo si scorgono alcuni pescherecci in direzione di Reykjavik.

È incredibile, sembra di essere su un’isola di ghiaccio. L’oceano,

1.500 metri più sotto, ci circonda su tre lati; la neve arriva

a poche centinaia di metri dalla costa e alle nostre spalle si

snoda lo stretto braccio della penisola. Ancora un momento

di contemplazione e ci lanciamo lungo il pendio che scende

con inattesa regolarità. Scivoliamo leggeri, tenendo d’occhio

le acque dell’Atlantico, inseguendo i colori di un arcobaleno

scolpito tra le onde, apposta per indicare la via.

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 09


PUNTI VENDITA DF-SPORT SPECIALIST

Iniziamo con questo numero la presentazione di tutti i punti vendita df-Sport Specialist.

Sono 12 i mega store dell’articolo sportivo distribuiti in tutta la Lombardia, più uno in

Emilia Romagna, a Piacenza, e uno in Svizzera a Lugano.

I punti vendita hanno superfici che variano dai 1.500m ai 3.000m con oltre 45.000

articoli per 37 discipline sportive.

L’ultimo nato è a San Giuliano Milanese: una nuovissima struttura di ben 1.500m con

16 dipendenti.

Cominciamo quindi il nostro viaggio partendo da Barzanò, dalla sede dell’azienda, e

dal negozio di Sirtori da cui ha preso il via, il 15 Luglio 2004, la storia di questa nostra

grande passione.

UFFICI SEDE

BARZANO’

La sede di Barzanò è il centro operativo da cui vengono

coordinati tutti i negozi df Sport Specialist.

Un vero e proprio “cervello direzionale” con i suoi 600m 2

di uffici, due magazzini rispettivamente di 1400m 2 e

1700m 2 ed un gruppo di oltre 50 persone che supportano

quotidianamente l’attività dei punti vendita sotto ogni

aspetto.

Qui si trovano anche gli uffici che gestiscono il negozio

on-line.

Orari:

dal lunedì al venerdì 9.00-13.00

14.00-18.00

Tel: 039.92155

e-mail: info@df-sportspecialist.it

10 20 | Uomini&Sport | Febbraio Ottobre 2012 2013


SIRTORI

località BEVERA

Il negozio si trova nelle vicinanze di Barzanò (LC), a metà

strada tra Monza e Lecco, è sviluppato su una superficie di

2.800m 2 e conta una forza lavoro di 33 dipendenti. Dotato

di pareti di arrampicata artificiali, pista di mountain bike

all’interno di un bosco e vasca per immersione, ormai è

diventato un punto di ritrovo e di riferimento per tutti gli

sportivi.

Il personale altamente qualificato è sempre disponibile nel

darvi preziosi consigli per i vostri migliori acquisti. Anche

a Sirtori infatti, come negli altri punti vendita, molti dei

nostri collaboratori sono atleti, maestri e istruttori di provata

esperienza, che potranno darvi sicuramente le informazioni

tecniche più adeguate in relazione alle vostre esigenze.

Pareti di arrampicata e vasca per immersioni disponibili presso il punto vendita

Sirtori (LC), Via delle Industrie 17/C

Orari:

lunedì 15.00-20.00

da martedì a venerdì 9.00-13.00 /15.00-20.00

sabato 9.30-20.00 orario continuato

Tel. 039.9217591

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 11


“NOTTE BIANCA ALLA VETTA”

VENERDI’ 15 MARZO 2013 - LIZZOLA BERGAMO

A NOTTE BIANCA ALLA VETT

Ritrovo ore 19.00 presso la partenza della seggiovia Cavandola a Lizzola (BG). Partenza ore 19.30 con assistenza di Guide Alpine. Arrivo

al rifugio Campel dopo circa 45 minuti, il dislivello è di 300m. Facoltativa la salita al rifugio Mirtillo di circa 500m di dislivello. Cena

ore 21.30 presso il rifugio Campel. La quota di iscrizione € 5.00 da diritto alla cena, al ristoro, alla sacca di partecipazione con gadget

VENERDI’ 15 MARZO

La Sportiva e Sport Specialist. Il ricavato delle iscrizioni sarà devoluto in beneficenza. Per informazioni e iscrizioni rivolgersi ai punti

vendita Sport Specialist . PIAZZA (Le iscrizioni verranno chiuse TORRE al raggiungimento del BERGAMO

numero massimo di partecipanti).

www.df-sportspecialist.it / www.lasportiva.com /www.lizzolasci.it / info tel. 039 921551 Sivia Airoldi - 339 5364265 Giuseppe Zamboni

Presentando la tua tessera Vantaggi df Sport Specialist avrai diritto ad

uno sconto del 15% sull’acquisto di uno skipass giornaliero ADULTO.

La promozione è valida ogni giorno, compresi i festivi, per tutta la stagione 2012/2013.


Ski Pool Brianza, sci di fondo e non solo...

Lo Ski Pool Brianza nasce nel 2001 sotto la spinta di alcuni appassionati dello sci fondo e del biathlon.

Questa società è affiliata alla Federazione Italiana Sport Invernali e fa parte della polisportiva Team Brianza A.S.D. che raggruppa

l’Atletica Team Brianza e la Triathlon Team Brianza. Lo scopo della società (che ad oggi conta 46 tesserati FISI) è quello di divulgare

lo sci di fondo tra i giovani senza tralasciare il settore amatoriale. Il presidente è Carlo Salvioni, ex atleta di sci fondo, da diversi anni

responsabile per le prove nordiche della Provincia di Milano.

In questi anni lo Ski Pool Brianza ha saputo togliersi

grandi soddisfazioni con i suoi atleti, oltre che nello sci

di fondo, anche nel biathlon. Una nostra atleta è stata

nella Nazionale Italiana per le Olimpiadi di Torino 2006, ha

partecipato a 3 Campionati Europei regalandoci il 3° posto

nella classifica finale in Coppa Europa e ha saputo portare

nella nostra bacheca la Coppa Italia assoluta.

Altri 2 nostri giovani sono stati chiamati a rappresentare

l’Italia in due edizioni delle Universiadi a Tarvisio e Innsbruck.

Almeno 6 dei nostri ragazzi hanno fatto parte della squadra

Alpi Centrali di biathlon e grazie ai loro risultati lo Ski Pool

Brianza è riuscito a salire al 3° posto nella classifica di società

alle spalle del gruppo sportivo Esercito e del gruppo sportivo

Fiamme Gialle.

Nello sci di fondo con soddisfazione abbiamo conquistato un

titolo regionale individuale senior femminile 5km TL, un 3°

posto nella staffetta femminile 3x5km TL e il 3° posto nel

trofeo Madonna Delle Nevi sulle piste di Folgaria valevole

come Campionato Italiano cittadini Master di società.

Molti altri sono i trofei conquistati nelle varie gare regionali

a cui abbiamo partecipato grazie all’impegno di tutti i nostri

tesserati.

Nel nostro progetto abbiamo coinvolto numerosi ditte e

aziende della Brianza. Da quando siamo nati, il signor Sergio

Longoni con la Sport Specialist è stato al nostro fianco,

dandoci il supporto determinante per far crescere i nostri atleti

e la nostra società. Da grande appassionato di montagna e di

sport quale è, ha recepito il nostro progetto, principalmente

educativo verso i giovani.

L’impegno per la beneficenza

Da 6 anni organizziamo il Trofeo Davide Carbone a.m. per

ricordare un nostro giovane atleta che purtroppo ci ha lasciato

prematuramente. La gara è a carattere regionale e viene

disputata a Valbondione (BG) con sempre un gran numero

di partecipanti. Con la nostra gara oltre a ricordare Davide,

siamo vicini e sosteniamo l’ Associazione “La Vita è un Dono”,

voluta dalla sua famiglia per sostenere la ricerca sulle malattie

metaboliche.

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 13


TEAM DF SPORT SPECIALIST

TEAM DF SPORT

DANIELE BERNASCONI

TESTIMONIAL

Laureato in Geologia, Guida Alpina, è stato Presidente

dei “Ragni della Grignetta” dal 2009 al 2012. Negli anni

novanta la sua attività si è svolta sulle Alpi, collezionando

alcune delle più ambite e impegnative salite sulle Grigne,

in Dolomiti, Alpi centrali, Monte Bianco.

Molto appassionato di arrampicata su roccia ha ripetuto

tiri di difficoltà fino all’ 8a+/8b e blocchi 8a.

Terminati gli studi e i corsi di formazione professionali

per Guida Alpina la sua attività si è aperta anche a

spedizioni e viaggi extra europei:

2000 Monte Pumorì 7160m - Nepal;

2001 Madagascar - Tsaranoro;

2002 California - Yosemite, USA;

2003 Patagonia - Argentina;

2004 K2 8611m - Cina (senza successo);

2005 Annapurna 8091m - Nepal;

2006 Makalù 8463m - Nepal;

2007 Gasherbrum II 8035m - Cina - prima salita assoluta

del versante settentrionale, in stile alpino e traversata

della montagna;

2009 Patagonia - Argentina - attraversata dello Hielo

Continental est-ovest fino all’Oceano Pacifico;

2011 Salita al Colle Sud dell’Everest in Nepal per il

posizionamento di una stazione di raccolta dati per il

progetto Share Everest con Ev-K2-CNR;

2012 Tentativo alla Nord dell’Ogre in Pakistan e salita di

3 cime vergini nella zona dello Snow Lake.

14 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

Nato a Bellano il 19 giugno 1971.

Guida Alpina dal 2000 e geologo dal 1997,

membro del Gruppo Ragni di Lecco.

Collabora con i ricercatori del CNR per i

progetti in Nepal e K2.

Attualmente è impegnato nel monitoraggio della

recente frana di Fiumelatte.

Come Guida Alpina, oltre alla normale

esperienza di accompagnamento sui vari terreni

della montagna estivi ed invernali, da qualche

anno propone attività didattiche per ragazzi, in

particolare di arrampicata sportiva ed educazione

ambientale. Partecipa inoltre, in qualità di addetto

alla sicurezza, a gruppi aziendali di team-building.


SPECIALIST

DANIEL ANTONIOLI

TESTIMONIAL

Winter Triathlon

Otto volte Campione Italiano assoluto (dal 2005 al 2012)

Vincitore della Coppa del Mondo 2010

Campione Mondiale assoluto nel 2005

Secondo classificato Campionati Europei 2012

Secondo classificato Campionati Mondiali 2012

Otto vittorie in Coppa del Mondo e quindici volte sul podio

Duathlon

Secondo assoluto campionati italiani 2009

Tre presenze nella squadra nazionale

ai Campionati Mondiali 2009, 2010, 2011

Sky Running

Cinque vittorie consecutive al Trofeo Vidini (Grignetta)

Due vittorie al chilometro verticale del Pavillon (M. Bianco)

Primo classificato Sky Race della Rosetta 2012

Primo classificato al traguardo volante

della Grignetta al Trofeo Scaccabarozzi 2012

Sci Alpinismo

Primo classificato circuito “3V” 2011

Secondo classificato Campionato Italiano a Staffetta 2013

Perché il winter triathlon?

«Da ragazzino ho imparato lo sci di sci di fondo

con Ermanno Riva, il papà di Paolo (che poi è

stato il mio primo maestro-allenatore). D’estate

correvo liberamente a piedi nei miei boschi,

poi ho scoperto e mi sono appassionato anche

alla bici fuoristrada. Da ragazzo non mi sono

specializzato in uno sport singolo, a me è

sempre piaciuto fare un po’ di tutto. Così, a un

certo punto, è stato naturale cimentarmi in una

gara di winter triathlon. Mi sono divertito e ho

continuato. Ora sono diventato uno specialista

di questa multidisciplina invernale. Mi

entusiasma la possibilità di praticare discipline

diverse.»

TEAM DF SPORT S

Nato a Tirano (LC) il 27/10/1982.

Atleta Militare presso il

Centro Sportivo Esercito di Courmayeur

Team: C.S. Esercito / Nazionale Italiana

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 15


Inchiesta

LA GRANDE INCHIESTA DI UOMINI E

PER ESPRIMERE LE LORO PERSONALI OPINIONI SI FANNO

AVANTI NELLA SECONDA PUNTATA DELLA NOSTRA INCHIESTA

CINQUE NOMI SIGNIFICATIVAMENTE RAPPRESENTATIVI DI

TUTTE LE GUIDE CHE HANNO VISTO LA LORO PASSIONE PER

LA MONTAGNA E PER QUESTA PROFESSIONE NEL SETTORE

DELLE ALPI OCCIDENTALI.

Abbiamo intenzionalmente impostato la nostra inchiesta sulle Guide Alpine italiane scegliendo

arbitrariamente alcuni degli operatori che svolgono il loro lavoro nei tre settori dove maggiormente si

concentra la loro presenza, convinti con questo di poter interpretare obiettivamente il pensiero delle

Guide Alpine nell’intero ambito nazionale. Ci sembra inoltre che, anche sotto l’aspetto orografico,

la nostra scelta rappresenti adeguatamente la diversa tipologia di gusti, inclinazioni e preparazione

degli appassionati che intendono frequentare la montagna con l’assistenza delle Guide qualificate.

Con le interviste rilasciate ora dalle Guide che risiedono nel territorio dominato dalle Alpi Occidentali

vedremo allora scaturire risposte originali, in parte differenti da quelle avute nella prima puntata,

perché formulate in base alla frequentazione di un ambiente più severo e non assimilabile a quello

pure impegnativo delle Alpi Centrali. Mettere a confronto adesso le impressioni e gli orientamenti

non solo delle singole Guide ma ancora più del collettivo dei due gruppi intervistati finora, potrà

costituire per i lettori un esercizio interessante e perfino un divertente modo di passare il tempo.

Hervè Barmasse Benché geneticamente riconoscibile in

uno di quei personaggi che sono nati con la montagna nel

sangue – rappresenta addirittura la quarta generazione

di Guide Alpine della sua famiglia – Hervè Barmasse si

avvicina relativamente tardi al mondo dell’alpinismo. È vero

che aveva frequentato la montagna come sciatore, ma è solo

verso i vent’anni che subentra in lui l’autentica componente

alpinistica. La sua attività ha inizio sulle montagne di casa. Le

Alpi e il Cervino rappresentano il terreno ideale dove poter

crescere e maturare come alpinista e Guida Alpina, prima

di confrontarsi con il Karakorum, le Ande e l’Himalaya. In

poco tempo il curriculum di Hervé si inspessisce di nuove

ascensioni. Per molte di queste salite gli vengono assegnati

alcuni riconoscimenti, tra cui il prestigioso “Premio Paolo

Consiglio” che Hervé Barmasse si aggiudica per ben quattro

volte. Ma Hervé non arrampica solo per se stesso, per lui

la montagna è anche il lavoro di Guida Alpina e per questo

motivo dal 2009 decide di mettere a disposizione le proprie

esperienze e capacità nel suo ruolo di istruttore degli aspiranti

Guida e delle Guide Alpine.

16 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

Giovanni Bassanini Nato a Milano il 13 settembre

1965. Guida Alpina dal 1988, ha praticato l’alpinismo

e l’arrampicata ad alto livello fino alla nascita del suo

primo figlio nel 1996. Tra le tante salite compiute

possiamo ricordare la prima solitaria alla via Bonatti

Vaucher sulla parete Nord delle Grandes Jorasses e il

primo 8a on sight nel massiccio del Monte Bianco.

Giovanni Bassanini si è poi dedicato totalmente

al mestiere di Guida Alpina e si è specializzato in

grandi ascensioni su roccia e ghiaccio, ottenendo cosi

alcuni record particolari. Basti pensare che Bassanini

è stato ben 118 volte sulla vetta del Grand Capucin

con Clienti, 32 volte ha compiuto la sola “Voyage

selon Gulliver”, 26 il Supercouloir... Anche se poi

il mestiere lo ha portato più volte ad appassionarsi

allo sci alpinismo, il suo pezzo forte restano le

salite: 86, in quattro mesi la scorsa estate, tra cui

Freney, Gugliermina e sei volte il Grand Capucin.


SPORT SULLE GUIDE ALPINE

Interviste di Renato Frigerio e Marco Milani

Marco Camandona Nato ad Aosta nel 1970 vive

e risiede in Valle d’Aosta, alpinista, viaggiatore

e fotografo per passione è anche Guida Alpina

e Maestro di sci alpino. Marco ha salito le vie

più classiche e impegnative dal Monte Bianco

al Monte Rosa. Dal 1996 a oggi ha fatto più di

quindici spedizioni e numerosi viaggi, salendo

su cinque delle montagne più alte di ogni

continente. Marco è stato tra i pochi eletti ad

aver salito il K2 nel 2000, l’Annapurna nel 2006

e l’Everest nel 2010. Direttore tecnico della gara

internazionale di scialpinismo a tappe: il Millet

Tour du Rutor Extrême. Nell’autunno 2012

ha aperto una via nuova chiamata “Princess

Cecile Line” graduata TD sup., con continuità

di pendenza 50°-70°, con passaggi su roccia

5 sup. sulla parete Ovest del Churen Himal

(Nepal) 7371 m, posto a ridosso della possente

catena dei Dhaulagiri. Nel 2010 ha esordito nel

mondo dell’editoria con un libro fotografico

“Un fascio di luce sulla Dea Madre della Terra”.

Marco Spataro Nato in valle d’Aosta nel 1974,

ai piedi del Monte Rosa, dove vive e lavora

come Guida Alpina. Fin da piccolo percorre le

montagne della valle d’Aosta in compagnia di

suo padre Remo che gli ha trasmesso la passione

dell’alpinismo e della fotografia. Verso i 15 anni

si dedica in modo più assiduo all’arrampicata,

dedicandosi alle competizioni. Nei mesi invernali

si cimenta con il monosci e diventa campione

Juniores europeo, come premio gli viene

regalato uno snowboard e questa diventa per

alcuni anni la sua attività principale. A 18 anni

è pronto per superare la preselezione del corso

Guide in compagnia di suo fratello Franco. A

20 anni inizia a lavorare come Guida, attività

principale che svolge in alternanza con quella

di fotografo. Marco collabora regolarmente

con le testate di montagna, ogni tanto pubblica

i suoi servizi anche su riviste di viaggi.

Collabora con alcune ditte per la creazione di

immagini per cataloghi. Potrete incontrarlo

sulle creste del Monte Rosa in compagnia

dei suoi Clienti, oppure in giro per falesie o

ancora sulle spiagge della sua amata Corsica.

Hervè Barmasse impegnato sugli ultimi

tiri della sua nuova via sul Cervino

(foto: Levati – The North Face).

Anna Torretta Nata a Torino nel 1971 ed

è venuta al mondo con la passione per la

montagna che ha frequentato fin da bambina.

Nel 1998, subito dopo la laurea in Architettura,

con tesi in Industrial Design dal titolo “Bivacco

fisso a quota 3.500”, si trasferisce ad Innsbruck,

dove svolge la sua professione impostata

completamente verso il settore della montagna.

Sviluppa intanto una impressionante attività

alpinistica, a partire dagli strepitosi successi nelle

gare internazionali di arrampicata su ghiaccio,

e affrontando a ripetizione salite estreme sulle

Alpi, nel Nepal, nell’Afghanistan, in U.S.A. e

in Canada. Esercita la professione di Guida

Alpina dal 2002 e, rientrata definitivamente in

Italia nel 2005, si stabilisce a Courmayeur, dove

è iscritta e lavora per la “Società delle Guide

di Courmayeur”, prima e unica donna. Come

architetto e designer, collabora con ditte che

producono materiale alpinistico. Ha inoltre

progettato numerosissimi e famosi muri di

arrampicata e parchi gioco in tutta Europa.

Parla il francese, l’inglese e il tedesco, mentre

sta studiando lo spagnolo e il russo.

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 17


1

1 – Incominciamo con una domanda piuttosto indiscreta,

perché viene ad interpellarti sotto un aspetto gelosamente

personale, che ci consentirebbe però di entrare subito

nel cuore di una delicata situazione: una attività, quella

da te intrapresa, dettata da pura passione, o come valida

soluzione professionale? La tua cioè è stata una scelta dove

a giocare è stato un irresistibile amore per la montagna, per

cui starsene lontano, anche se solo saltuariamente, avrebbe

comportato di soffrirne la mancanza? Oppure diventare

Guida Alpina costituiva per te l’opportunità, comunque

degna di approvazione, di immettersi in una carriera

vantaggiosa, ancorché piacevole?

Barmasse Il bisnonno, il nonno e poi mio padre sono

divenuti Guide Alpine perché amavano la Valtournenche, e

la Grand Becca (così noi valligiani chiamiamo il Cervino) e

volevano condividerne con altre persone, il fascino, i segreti, la

bellezza, la solennità e l’immensità di questa montagna. Oggi

come allora nulla è cambiato, almeno per quanto mi riguarda.

L’idea di poter regalare delle emozioni uniche a persone che

senza l’aiuto delle Guide Alpine non potrebbero affrontare

l’ascesa del Cervino e di tutte le altre montagne nel mondo,

rappresenta l’essenza magica di questo mestiere che non deve mai

essere confuso con una professione che possa regalare carriera,

vantaggio, approvazione e soprattutto denaro; e questo è l’unico

motivo per il quale oggi io ho deciso di rappresentare la quarta

generazione di Guide Alpine della mia famiglia, i Barmasse.

Bassanini Sono diventato Guida Alpina perché quando

avevo 20 anni mi sembrava fosse il miglior sistema per

guadagnar dei soldi facendo ciò che mi divertiva di più.

Camandona Premetto che nasco da genitori prettamente

cittadini. L’unica passione che mi ha portato da giovanissimo

in montagna è stata la caccia in montagna trasmessami

da mio padre. Ho iniziato ad andare in montagna e scalare

a una età, che oggi si direbbe troppo vecchia, cioè a 17-18

anni, dopo aver concluso l’esame da Maestro di sci alpino; la

passione per l’alpinismo è cresciuta successivamente, a 24 anni

sono diventato aspirante Guida Alpina, una opportunità di

lavoro e passione. Tutta questa premessa per concretizzare che

per me la montagna è prima di tutto grande passione per

l’alpinismo e tutte le sue discipline e poi ovviamente anche

professionalità nel mestiere che custodisco gelosamente che

mi dà la possibilità di vivere e di condividere la mia passione

con altre persone e ovviamente non potrei farne a meno!

Spataro Ho scelto di fare la Guida Alpina per

poter essere sempre sulle mie amate montagne da solo o in

compagnia dei miei futuri Clienti. Come ho sempre fatto fin

da piccolo sul monte Rosa in compagnia di mio padre Remo

che mi ha accompagnato sulle prime salite a piedi o con gli sci.

In seguito mi sono reso conto che la scelta era anche buona

da un punto di vista prettamente economico. Ho iniziato a

lavorare a vent’anni come Guida e da allora ho percorso molte

cime con Clienti. Ancora oggi mi emoziona vedere la gioia dei

miei Clienti che realizzano il sogno di raggiungere una vetta!

18 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

Torretta Nella vita ho cercato di realizzare tutte le

mie aspirazioni: nei miei sogni di ragazzina c’era il desiderio

di diventare Guida Alpina, un desiderio nato dalla prima

salita sulla Piccola Ciamarella, con mio papà e la Guida

Alpina Franco Girodo, quando avevo 15 anni. Ho studiato

architettura a Torino e sono diventata Guida Alpina molti

anni dopo, quando ho potuto permettermi di pagare il corso

(in famiglia non si discuteva dell’eventualità di fare le selezioni

per intraprendere questa professione, prima c’era l’Università!).

Dopo la laurea sono andata a Innsbruck, in Austria, per un

lavoro in uno studio di architettura. La città tirolese diventa

il mio sfogo per vivere più vicino alle montagne, ma con un

piede ancora nella città: sono libera di accedere alla selezione

e ai corsi di formazione per Guide Alpine e continuare a

lavorare nel campo del design. Innsbruck mi apre la strada

per vivere in montagna e “di montagna”: progetto al computer

muri di arrampicata, lavoro da aspirante Guida, disegno

prodotti di design per la montagna per ditte diverse (caschi,

zaini, bastoni per camminare, ecc.), divento un’atleta Grivel

nelle gare internazionali di arrampicata su ghiaccio e vado in

bici a scalare, come Hermann Buhl…Così per sette anni! Il

richiamo del Monte Bianco, dove avevo fatto le mie prime

esperienze in montagna, è stato uno dei fattori che mi ha fatto

rientrare in Italia. Volevo vivere solo più di montagna, la città

non mi attirava più, e Courmayeur è stata l’occasione offertami

da Grivel per cambiare la mia residenza. Sono così entrata

a far parte delle Guide di Courmayeur alcuni anni dopo.


2 – Posto in questi termini, ti risulta ora che questo lavoro sia

sufficientemente ripagante in fatto economico, o necessiti di

essere supportato, e fino a che punto, da ulteriori entrate ed

eventualmente attraverso quali impieghi? Quanto a lungo

inoltre una Guida Alpina può rimanere su questa faticosa

breccia?

Barmasse Prima di rispondere a questa domanda ci

si deve chiedere cosa significa essere ripagati. Se dovessi

rispondere prendendo l’esempio di una società come la nostra

dove ci è stato insegnato che benessere è sinonimo di denaro

ti risponderei che no, economicamente il mestiere di Guida

Alpina non è vantaggioso. Soprattutto per i rischi che si

corrono. Ma se mi fermo a riflettere, e ripenso alle parole di un

signore giapponese che ho portato in vetta al Cervino all’età

di 69 anni e che in lacrime, singhiozzando, mi ha detto che gli

avevo appena fatto il regalo più bello della sua vita, allora dico

che non esiste lavoro pagato meglio. La fatica? Indubbiamente

si fa fatica in montagna ma non siamo in miniera… e poi, se

guardo mio padre appena rientrato dal Cervino all’età di 64

anni, penso che la passione per la montagna, è un buon effetto

placebo della fatica.

Bassani Il lavoro da Guida è remunerativo, perfetto

quando non si ha famiglia perché si riesce a vivere lavorando

80-100 giorni per anno e si ha tanto tempo libero. Purtroppo

quando si hanno figli i giorni vanno raddoppiati e lavorar da

Guida 200 giorni è fisicamente molto duro.

Camandona Il mestiere di Guida Alpina è un mestiere

difficile, i periodi di lavoro si concentrano in pochi mesi

dell’anno, soprattutto estivi, infatti spesso bisogna anche

ampliare gli orizzonti e con un po’ di “fantasia” e di spirito

di iniziativa inventarsi nuove prospettive di lavoro come ad

esempio i trekking per ammirare le montagne più spettacolari

al mondo. Fortunatamente per me, essendo io anche Maestro

di sci, sono facilitato a lavorare anche d’inverno, ma ciò non

toglie che attività come il free ride, lo sci alpinismo, le ciaspole

non possano sopperire alla mancanza di lavoro invernale.

Tendenze alla moda come lo scialpinismo di competizione o

i trail in alta quota possono sicuramente, oggi o nel prossimo

futuro, diventare nuove prospettive di lavoro per le Guide

Alpine.

Spataro L’attività di Guida Alpina sul Monte Rosa

permette di lavorare durante tutto l’arco dell’anno e assieme

all’attività di elisoccorso presso la base di Aosta, nonché come

fotografo d’azione non necessito di fare altri lavori lontano

dai monti per vivere. Se il fisico me lo permette spero di poter

accompagnare i miei Clienti, magari sulle montagne meno

impegnative, fino a tarda età. Per una Guida arrivare all’età

della pensione è un sogno, visti i rischi oggettivi (seracchi,

valanghe e caduta pietre) che incontriamo ogni giorno!

Torretta Il fattore economico non ha mai inciso sulle

mie scelte di vita, volevo vivere con quello che mi piaceva di più

fare: andare in montagna e progettare per la montagna! Oggi

vivo facendo la Guida Alpina e in parte con le sponsorizzazioni

3

delle aziende con cui collaboro. Nelle mezze stagioni svolgo,

in quanto Guida Alpina, attività di formazione degli operai

per “lavori in altezza” e di “rigger” nella preparazione dei

grandi concerti. La professione è ripagante dal punto di vista

economico se ci si propone ai Clienti in modi diversi, con

impegno e fantasia. È un lavoro faticoso rispetto a lavorare in

ufficio tutto il giorno, ma lavorare dietro a una scrivania con

continuità non fa per me! Il futuro sono i giovani, e oggi è

importante creare un cultura alpina nei ragazzi: sono molte le

attività che svolgo con loro. Il problema è il costo della Guida,

ma se si trova la collaborazione con un ente disposto a investire

nei giovani, lo si può abbattere o annullare.

Lavoro con la fondazione “Montagna Sicura” di Courmayeur

che, attraverso progetti finanziati da Comunità Europea e

Regione Valle d’Aosta, offre corsi gratuiti sui rischi della

montagna, per ragazzi in età scolare. Con Grivel ho costituito

nel 2010 il “Junior Ice team Grivel” per insegnare l’arrampicata

su ghiaccio e il dry tooling ad un gruppo di ragazzi dai 13 ai

16 anni. Quattro anni fa mi sono sposata e a luglio 2012 sono

diventata mamma di Lidie e ho già nuove idee per continuare

a lavorare anche con la mia bambina!

3 – Esistono, o potresti tu stesso proporne la costituzione,

forme proficue che riescono ad incrementare il ricorso

all’impiego della Guida Alpina da parte degli appassionati

di montagna che desiderano raggiungere cime che non sono

alla loro portata indipendente?

Quali sono le montagne di più forte richiamo e di maggior

interesse?

Barmasse Come istruttore delle Guide Alpine ho

notato che molti degli allievi che si presentano ai corsi, siano

alla ricerca di uno “status symbol”, di una sorta di vanto da

esercitare su persone che come loro sognavano di divenire

Guide Alpine solo per esibire lo stemma, la “patacca”. Così

facendo, la Guida Alpina perde la sua identità, le sue origini

e la nostra figura di professionisti della montagna, perdendo

di credibilità, non viene rispettata come un tempo dalle

istituzioni pubbliche ma anche dalle persone normali, i nostri

futuri Clienti. Questo per dirti che forse, per convincere le

persone a usufruire dei nostri servizi, a far sì che attraverso

i nostri insegnamenti si possa raggiungere la cima dei

propri sogni, basterebbe non perdere la nostra identità. Le

montagne di maggior interesse sono quelle più conosciute e

famose. Monte Bianco, Cervino, Monte Rosa, Pizzo Badile,

Marmolada, Tre Cime di Lavaredo ecc… Questo sulle Alpi.

Bassanini Credo che per incrementare il lavoro da Guida

bisognerebbe innanzitutto cambiare le Guide. Cioè eliminare

chi non fa questo mestiere a tempo pieno. Mi spiego: conoscete

un dentista che un po’ fa il dentista e un po’ il falegname, o il

giornalista, o l’albergatore, o l’impiegato statale o il militare?

Non so fino a che età si può lavorare, dipende dalla salute e

da quanto si ha lavorato. Ma è soggettivo. Ci sono atleti che

sono più longevi di altri, le spiegazioni però sono molteplici.

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 19


Camandona Premetto che il 70% dei Clienti, penso valga per

molte Guide, siano Clienti di medio basso profilo tecnico, per

cui di preferenza indirizzati verso gite su itinerari facili, dalle

ferrate alle montagne di media difficoltà e impegno, anche se

in Valle d’Aosta la tendenza di salire sui nostri quattromila,

come ad esempio Monte Rosa e Gran Paradiso, è appetibile e

alla portata di molti. L’interesse maggiore è sicuramente per il

Monte Bianco.

Spataro A Champoluc dove vivo l’attività di Guida

Alpina viene promossa dall’ufficio Guide in collaborazione

anche con alcune agenzie viaggi italiane e straniere. Io

personalmente lavoro principalmente con la mia Clientela

privata che mi sono creato con il passa parola nell’arco degli

ultimi vent’anni. In estate le richieste maggiori riguardano le

vette di 4000 metri e le arrampicate con bambini. In inverno

l’attività più richiesta è lo sci fuori pista seguito in modo

minore dallo scialpinismo.

Torretta Le Guide dovrebbero orientarsi di più

sull’escursionismo, per ampliare il bacino di utenti, da guidare

in un secondo tempo verso l’alpinismo.

Il lavoro con la Società delle Guide è ugualmente stimolante,

ma ovviamente, essendo a Courmayeur, si concentra sul Monte

Bianco: pertanto il numero maggiore di affluenza di Clienti

sono per le traversate della francese Aiguille du Midi 3.800

metri, all’italiana Punta Helbronner 3.460 metri in estate. In

inverno la discesa con sci più frequentata è sempre la Vallèe

Blanche, partenza da Punta Helbronner fino a Chamonix.

Rifare un itinerario più volte mi fa apprezzare i piccoli

cambiamenti della montagna giorno dopo giorno.

4

4 – In base alla tua esperienza, potresti tracciare i diversi

profili dei tuoi Clienti, classificandoli cioè nel riferimento

alle motivazioni che li spingono ad affrontare salite che

sono lontane dalle loro autonome possibilità: si tratta cioè

di fatue ambizioni, di una dimostrazione di autostima, o di

autentica passione per poter gustare le emozioni e i brividi

di arrivare su cime che si erano a lungo sognate? E quali sono

i rapporti che si stabiliscono con i diversi tipi di Clienti?

Barmasse La maggior parte dei miei Clienti sono

diventati Amici con i quali mi diverto a programmare anno

per anno salite interessanti, spesso anche molto facili, ma

che presentano una peculiarità. La solitudine. Amo portare i

Clienti là dove non troveremo rifugi affollati, code sulla via di

salita; questo per cercare di far vivere loro il fascino della natura

e della montagna selvaggia. Anche una semplice passeggiata

assume, nelle stagioni meno consuete, un fascino particolare

e può regalare un’appagante soddisfazione. E se decidiamo di

andare su una montagna famosa, io ed i miei Amici Clienti,

cerchiamo di andarci fuori stagione. Il resto della mia Clientela

sono persone che mi conoscono per l’attività alpinistica e

vogliono scalare con me il Cervino.

Bassanini Le motivazioni dei Clienti sono complicate e

difficilmente codificabili. Alla base c’è un grande amore per

la montagna e gli spazi aperti. Molte volte sono o diventano

20 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

ottimi alpinisti. I più, in realtà, non affrontano salite lontano

dalle loro possibilità ma prendono atto, intelligentemente,

che l’alpinismo è uno sport pericoloso e rivolgersi ad un

professionista aiuta a portare a casa la pelle. I buoni Clienti, in

genere, diventano Amici.

Camandona Come premesso prima i Clienti sono persone

che hanno una grande passione per la montagna e ciò che la

circonda, alla ricerca di emozioni forti, con la consapevolezza

di non essere in grado di salire da soli, cercando aiuto in un

professionista come la Guida Alpina, andando alla ricerca

della montagna dei propri sogni. Le persone che vengono in

montagna con me non posso chiamarli Clienti, prima di tutto

sono Amici.

Spataro La maggior parte dei miei Clienti è spinta

dalla passione di scalare le montagne più alte e non avendo le

capacità tecniche per salire da soli si rivolgono ad una Guida

Alpina per realizzare i loro sogni in sicurezza. Quasi tutti

i miei Clienti si sono affezionati e ritornano di anno dopo

anno anche nelle mezze stagioni per salire cime famose o per

scoprire quelle meno conosciute.

Torretta Il bello della mia professione è non fare mai

le stesse cose. Propongo ai miei Clienti gite diverse che

contemplano tutti gli aspetti dell’alpinismo: con loro cerco di

stabilire a inizio stagione un obiettivo da raggiungere, in modo

da motivarli nelle singole uscite, altre volte propongo loro

itinerari particolari, se si presentano condizioni ottimali. I miei

Clienti più affezionati sono persone adulte e professionalmente

realizzate, che hanno scoperto il piacere della montagna dopo

gli “anta”, e sotto la mia guida hanno potuto raggiungere

vette che da soli non avrebbero neanche sognato. Di norma

non sono loro che chiedono un’escursione particolare, ma

generalmente sono io che propongo le diverse salite. Sovente

con queste persone si instaura un rapporto di Amicizia che va

al di là della professione.


Nella pagina precedente, sopra e sotto:

tre immagini di Anna Torretta in scalata al Brevent, nell’esercizio della sua

professione di Guida Alpina, rivolta ad una giovane ragazza.

Sullo sfondo domina il Monte Bianco (foto: S. Im for Grivel Mont Blanc).

5

5 – L’ultima domanda riassume forse insieme il senso

delle precedenti e delle relative risposte: se un colpo di

spugna riuscisse ad azzerare gli anni e far tornare da capo,

ti sentiresti ancora di affrontare il lungo percorso richiesto

per conseguire il brevetto di Guida Alpina, e rimettersi poi

a cimentarsi in questa attività come scelta di vita?

Barmasse I corsi di Guida Alpina non sono ne troppo

lunghi e nemmeno troppo impegnativi. Ti assicuro che si

richiede solamente la giusta preparazione e il giusto impegno

per chi, una volta conseguito il brevetto di Guida Alpina, dovrà

assumersi la responsabilità di accompagnare i propri Clienti

in montagna. Inoltre ho così tanti bei ricordi che ripeterei il

corso senza indugiare. Ed è proprio perché mi mancavano i

corsi che ho deciso di diventare istruttore delle Guide Alpine.

Bassanini Se tornassi indietro rifarei la Guida ma andrei

a vivere in Francia o in Svizzera.

Camandona Ovviamente sì, anzi per me sono stati forse i

momenti più intensi e belli della mia vita, da me vissuti con

una intensità umana che mai potrò rivivere.

Spataro Se dovessi scegliere nuovamente rifarei

precisamente lo stesso percorso come ho fatto da giovanissimo

se possibile con qualche incidente sulla mia pelle di meno!

Nel duemila ad esempio durante la festa delle Guide per

una distrazione ho fatto un pendolo di trenta metri contro il

campanile della chiesa di Antagnod… Conseguenza 6 mesi

di inattività fratture multiple trauma cranico e operazione per

ricostruire zigomo, naso e mandibola.. Da allora presto più

attenzione in tutte le manovre di corda!

Torretta Ho iniziato il corso Guide in Austria, dove

sono diventata “Aspirante Guida”, ho continuato la formazione

con il corso Nazionale e infine ho conseguito il patentino

da “Guida Alpina” in Val d’Aosta. Il periodo in cui ho fatto

“il corso Guide”, con le amicizie, le scalate di quegli anni, la

spensieratezza, è stato uno dei più belli della mia vita. Il corso

non era un impegno pesante, lo scalare le montagne era tutto:

imparare e dimostrare di farlo nei migliori dei modi era la mia

aspirazione. La parte relativamente più impegnativa erano gli

esami di Soccorso Alpino, ma, come tutti gli esami, studiando

si passano. Mi sono scontrata con gli istruttori in Austria,

durante la formazione di Aspirante Guida, e ne ho pagato le

conseguenze: ho rifatto un corso, ma temo che rifarei nello

stesso modo anche a distanza di anni. Non ho mai imparato

a “tenere la bocca chiusa”, se sono convinta di aver ragione.

Rifarei quello che ho fatto? Assolutamente sì! La professione

più bella del mondo!

La redazione di “Uomini e Sport” e i suoi lettori esprimono la loro

viva riconoscenza a Hervè Barmasse, a Giovanni Bassanini, a Marco

Camandona, a Marco Spataro, ad Anna Torretta, che con garbata

intelligenza ed apprezzata disponibilità hanno contribuito ad aprirci

nuovi orizzonti verso il mondo delle Guide e indirettamente verso

l’appassionante frequentazione delle più belle montagne.

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 21


Val D’Annivers

IL FREERIDE CHE NON TI ASPETTI

Sono molte le località del vicino Canton Vallese, in

Svizzera, famose per le loro piste ed i loro fantastici

itinerari in neve fresca ma forse non tutti conoscono la

Val d’Anniviers.

Nella stagione invernale la Val d’Anniviers e i suoi caratteristici

centri abitati hanno un fascino speciale con i loro antichi chalet

di legno scuro coperti dalla morbida coltre di neve bianca.

Neve, tanta neve, sulle stradine bianche e le piste dello sci di

fondo, sopra gli alberi dei fitti boschi, nei campi gioco per i

bambini, sulle piste per gli slittini e su quelle per lo sci.

Sciare tra Grimentz e Zinal permette di spaziare su parecchie

decine di chilometri di tracciati, segnati e battuti, di ogni livello

di difficoltà. Ma sono stati quei gruppi di ragazzi con enormi

sci da neve fresca a farmi sorgere il dubbio che ci fosse ancora

qualcosa da scoprire. E infatti, appena c’è stata la possibilità,

questa volta accompagnato da una Guida esperta che conosce

ogni angolo della sua valle, ho potuto scoprire un nuovo

mondo di valloni, pendii, versanti, canali dove la neve è allo

stato naturale, soffice e fresca d’inverno e nei versanti a Nord,

trasformata e compatta in primavera.

In pratica, sebbene la Val d’Anniviers sia un luogo dove frotte

di bambini vengono ad imparare a sciare e dove sciatori di tutti

i livelli trovano piste adatte a loro, qui si trova anche uno dei

santuari del freeride con enormi spazi ed infinite possibilità per

scendere fuoripista a fianco delle piste battute, in vaste valli o

su interi versanti assolutamente selvaggi.

Nella zona di Grimentz merita una citazione particolare

l’incontaminato vallone che dal Roc d’Orzival permette di

scendere, scegliendo tra molte varianti, fino a St. Jean; 1500

metri di dislivello sui quali lasciare la propria firma.

A Zinal si raggiunge l’apoteosi sui numerosi versanti in ombra

o esposti a Nord dove la neve si mantiene a lungo polverosa,

come nei ripidi canalini a fianco della Piste du Chamois oppure

nella solitaria valle del Lac de Moiry dove si scia nella polvere

su vaste praterie immacolate.

Probabilmente ci sono località più famose per il freeride,

Verbier per esempio, ma questo non è uno svantaggio per la Val

d’Anniviers; qui non c’è mai troppa gente e gli spazi da scoprire

nell’inesauribile gioco della ricerca della neve più bella sono

veramente sconfinati.

INFORMAZIONI

Per una vacanza in Val d’Anniviers, oltre agli alberghi, gli appartamenti e molti rifugi, sono

presenti numerose strutture di alloggio per gruppi, ideali per famiglie e compagnie organizzate.

Per informazioni e prenotazioni: www.sierre-anniviers.ch. Informazioni sulla regione e su tutte

le opportunità che offre: www.vallese.ch tel. 0041 27 3273570 dove si trovano anche pacchetti a

prezzi particolarmente interessanti. Ulteriori proposte su www.myswitzerland.com.

5 villaggi, 4 comprensori sciistici

220 km di piste, 45 impianti di risalita

5 Snowparks, 3 Boardercross

63 km di piste per lo sci di fondo

Itinerari per lo sci fuoripista

8,7 km di piste per lo slittino

73 km di sentieri invernali

Percorsi per racchette da neve segnalati

Avalanche Training Center

Piste per pattinaggio e curling

2 Scuole di volo e Parapendio

5 Scuole di Sci e 1 Ufficio Guide Alpine

Articolo a cura della rivista on-line Piediliberi - www.piediliberi.it

COME ARRIVARE

In auto: Statale del Passo del Sempione fino al passo e discesa a Briga – possibilità di evitare il valico caricando

l’auto sul treno da Iselle a Briga – si prosegue poi fino a Sierre da dove si imbocca la Val d’Anniviers. Da

Milano 290 km. Con i mezzi pubblici si arriva a Sierre comodamente, e velocemente, dall’Italia in treno con la

linea Milano – Losanna. Da Sierre e lungo tutta la valle funziona un comodo servizio bus.

22 | Uomini&Sport | Febbraio 2013


Fare sport gratis? Con Pillole di Salute si può!

Tutti sognano di fare sport gratuitamente e nella

provincia di Lecco questo è possibile da settembre

2012, quando l’Associazione di promozione sociale

Giretto insieme con l’ASL di Lecco, l’Amministrazione

Provinciale - Assessorato allo Sport, il CONI, Federfarma e il

main sponsor ACEL Service, è scesa in campo con il progetto

Pillole di Salute.

Pillole di Salute è una confezione simile a quella dei farmaci

che però contiene 35 coupon che danno la possibilità di

svolgere ore di attività fisica completamente gratuite presso

le Strutture/Associazioni sportive del territorio che hanno

aderito al progetto.

A settembre 2012 sono state distribuite 10.000 scatolette

presso le 96 farmacie della provincia. Chiunque recandosi in

farmacia poteva prendere gratuitamente la scatoletta di Pillole

di Salute e sfruttare i 35 coupon disponibili per fare sport

gratis. A distanza di 3 mesi le scatolette presso le farmacie

erano andate a ruba e stanno ormai quasi terminando, ma

il progetto continua grazie al sito web www.pilloledisalute.

giretto.it dal quale è possibile visualizzare tutte le attività che

si possono provare.

Nordic walking, nuoto libero, acquagym, volley, atletica,

arrampicata, sub, ma anche sport innovativi come hitball

o quelli di provenienza orientale come tai chi vietnamita o

vivinam viet vo do. Insomma un’ampia scelta di sport tutti da

provare gratuitamente!

Come? Semplice basta collegarsi al sito web www.

pilloledisalute.giretto.it scegliere le attività che si desidera

provare, scaricare il coupon allegato, contattare la Struttura/

Associazione sportiva per fissare il giorno della prova e poi

fare tanto sport!

Pillole di Salute è un progetto in continua crescita.

Le Strutture sportive che desiderano partecipare e mettere

a disposizione prove gratuite di movimento aumentano di

mese in mese e Giretto può così continuare ad incrementare

l’offerta sportiva con attività nuove che vengono comunicate e

rese disponibili, insieme a quelle già esistenti, attraverso il sito

web.

Giretto non si è accontentato di ideare un progetto che dia la

possibilità a tutti di fare ogni tipo di sport gratis, ma è andato

oltre organizzando Pillole di Salute IN TOUR: giornate

interamente dedicate allo sport, con numerose attività sportive

gratuite da provare tutte all’interno di un’unica struttura

sportiva.

In questo modo gli utenti possono provare gli sport offerti

ed essere seguiti e consigliati da uno staff professionista e

competente.

Dopo il primo debutto del 25 novembre a Cesana Brianza,

Giretto ha in programma altre tappe del TOUR per offrire

nuovi momenti di attività fisica tutti riuniti in un’unica cornice:

in primavera il negozio df Sport Specialist di Bevera ospiterà

una tappa di Pillole di Salute IN TOUR, dove i bambini e

le famiglie potranno provare tante attività sportive gratuite e

passare una giornata all’insegna del divertimento e dello sport.

Conferenza Stampa di presentazione del progetto Pillole di Salute.

Da sinistra: Gianluigi Maggioni, Antonio Rossi, Enzo Lucchini

Seguite le iniziative sul sito: www.pilloledisalute.giretto.it

Oppure su facebook : www.facebook.com/pilloledisalute.giretto.it

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 23


L’allenamento, svolto al meglio, comunque comporta

delle difficoltà, che se affrontate con grande forza d’animo

permettono di concretizzare i nostri più irraggiungibili ideali.

La forza di volontà è il trampolino di lancio per riuscire nel

mio intento, per conseguire obiettivi e raggiungere risultati.

L’attività fisica permette di superare quasi tutti gli ostacoli,

specialmente per le persone che hanno delle disabilità; sono

fermamente convinto che il potere della mente possa prevalere

sul dolore, qualsiasi esso sia, ed è anche grazie all’attività

motoria che si possono far regredire le nostre avversità.

E’ grazie a questa convinzione che ho deciso di mettermi in

gioco, sfidando me stesso.

Mi rendo conto di essere fortunato anche perché molte persone

gravitano intorno a me dandomi forza, coraggio e stimoli.

L’appoggio delle persone è per me fondamentale per riuscire

in questa sfida, nella quale le mie sole forze in alcuni momenti

potrebbero non bastare per superare gli ostacoli.

Sono affetto da una rara malattia genetica chiamata

Adrenoleucodistrofia (ALD) dovuta a una mutazione del

gene ABCD1, che è localizzato sul cromosoma X e dal Morbo

di Addison, patologia a carattere endocrino.

L’ALD, colpisce quasi esclusivamente i maschi, mentre le

femmine sono di solito portatrici sane della mutazione.

Esistono forme diverse di Adrenoleucodistrofia, che vanno

dalla più precoce e grave forma cerebrale infantile, alla più

mite e tardiva Adrenomieloneuropatia (AMN).

In questa malattia si verifica l’accumulo di acidi grassi a catena

molto lunga (VLCFA), che provocherebbe in modo ancora

non del tutto chiarito la graduale distruzione della mielina

– la guaina che avvolge e isola gli assoni – oppure la lenta

degenerazione degli assoni stessi.

Inoltre, nella malattia è di solito colpito anche il surrene (il

termine “adreno” indica il coinvolgimento delle ghiandole

surrenali), con conseguente ridotta produzione degli ormoni

steroidei che sono necessari per la sopravvivenza”.

Da quando i sintomi della malattia sono diventati più evidenti,

la voglia di reagire è diventata la mia linea guida; anche nel

24 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

Luca Galimberti

La forza di un Sogno

Il mio nome è Luca Galimberti, sono un ragazzo che fa parte di un gruppo

di persone che hanno avuto la fortuna di avere una malattia rara.

Fortuna perché uno dei pochi mezzi per contrastare l’evolversi della stessa,

è la pratica fisica: lo Sport.

periodo più difficile, quello legato al principio di paralisi,

la voglia di combattere mi ha permesso di riemergere nei

momenti di maggior sconforto.

Ho sempre praticato attività sportiva sin dalla prima giovinezza

partecipando, da adolescente, alle mini-olimpiadi (giochi della

gioventù) confrontandomi con atleti di tutto il mondo.

La fortuna, con la F maiuscola, di avere avuto basi solide da cui

ripartire mi ha permesso di riuscire a dirigermi verso il sogno

più grande: le Olimpiadi.

Un sogno che rientra nei desideri di qualunque atleta, un

traguardo difficile da tagliare; in ogni caso considero il mio

sogno chiamato Olimpiade qualsiasi opportunità realizzabile.

Condividere i valori dello sport è davvero importante; unifica i

principi le ideologie e le persone; un grande mezzo che rilascia

una costante energia nel tempo.

Grazie alla dimensione sport ho avuto la possibilità di

immergermi in un mondo sempre più sorprendente e

gratificante; ho incominciato a intraprendere percorsi nuovi,

come le esperienze nel mondo delle scuole e all’Università di

Scienze Motorie di Rimini, per portare grandi messaggi.


I suoi risultati nell’ultimo biennio

2012

Arrampicata sportiva

Campionati Italiani Paraclimbing Speed Campione Italiano

Nuoto

XXXV Camp.ti Italiani assoluti 50 Sl 1°classificato Campione Italiano

XXXV Camp.ti Italiani assoluti 50 Sl Open 1°classificatoTitolo Open

XXXV Camp.ti Italiani assoluti 100 Sl 2°classificatoVice campione Italiano

XXXV Camp.ti Italiani assoluti 100 Sl Open 3°classificato Bronzo Open

XXXV Camp.ti Italiani assoluti 100 rana 1°classificato Campione Italiano

XXXV Camp.ti Italiani assoluti 4×100 sl 1°classificato

XXXV Camp.ti Italiani assoluti record italiano 4×100 mista 1°classificato

Camp.ti Societari Napoli 50 sl 100 sl 400 sl 4x100 stile 4x100

mista 4x50 stile 4x50 mista

2° Coppa Italia - 2° Campionati Italiani di società

Camp.ti Societari Napoli Record Italiano 4x100 sl

Camp.ti Societari Napoli Record Italiano 4x100 mista

Camp.ti Italiani Assoluti Busto Arsizio F.I.N.P. 50 sl 1° classificato

Campione Italiano

Camp.ti Italiani Assoluti Busto Arsizio F.I.N.P. 50 sl open 1° classificato

Titolo Open

Camp.ti Italiani Assoluti Busto Arsizio F.I.N.P. 100 sl 2° classificato

Camp.ti Italiani Assoluti Busto Arsizio F.I.N.P. 100 sl open 4° classificato

Camp.ti Italiani Assoluti Busto Arsizio F.I.N.P. open società 3° classificato

Bronzo Open

Meeting interregionale di nuoto Campionato dell'Emilia Romagna F.I.N.P.

Bologna 100 sl 1° classificato Campione regionale

Meeting interregionale di nuoto Campionato dell'Emilia Romagna F.I.N.P.

Bologna 50 sl 2° classificato Vice Campione regionale

Meeting interregionale di nuoto Campionato dell'Emilia Romagna F.I.N.P.

Bologna staffetta 4x100 mista 1° classificato

Meeting interregionale di nuoto Campionato dell'Emilia Romagna F.I.N.P.

Bologna staffetta 4x100 sl 1° classificato

Canoa

Campionati Italiani Assoluti Canoa velocità k1 500 m 4° classificato

Campionati Italiani Assoluti Canoa velocità k1 200 m 4° classificato

XIII Gara di Fondo Aperta Camp.to Regionale k2 1° classificato

Campione Regionale

XXIII Meeting International Canoa Kayak k2 1° Classificato

Titolo Internazionale

Campionati Italiani Paracanoa k1 2° classificato Vice Campione Italiano

Campionati Regionali Paracanoa k1 1° classificato Campione Regionale

2011

Canoa

Campionati Italiani Paracanoa discesa fluviale Ferrara Po’ di Volano k1

3° classificato

Rimini Challenge F.I.C.K. Rimini k1 3°classificato

Selezione Mondiali Paracanoa Olimpica "Flatwater" Campogalliano k1 n.c.

Iv° Camp.to Italiano Paracanoa slalom Casalecchio di Reno k1 1° classificato

Campione Italiano

Iv° Campionato Regionale Paracanoa slalom Casalecchio di Reno k1

1° classificato Campione Regionale

Nuoto

Meeting interregionale di nuoto Campionato dell'Emilia Romagna F.I.N.P.

Reggio Emilia 50 sl 3° classificato

Meeting interregionale di nuoto Campionato dell'Emilia Romagna F.I.N.P.

Reggio Emilia 100 sl 1° classificato - Trofeo del Tricolore –

Campione Regionale

8° Meeting Master nuoto F.I.N. Pescara 16° classificato

Campionati Italiani U.I.S.P Master 2011 200 sl Riccione 16° classificato

Campionati Italiani U.I.S.P Master 2011 100 sl Riccione 56° classificato

Campionati Italiani U.I.S.P Master 2011 50 sl Riccione 38° classificato

8° trofeo città di Riccione Master F.I.N. 2011 100 sl Riccione 34° classificato

8° trofeo città di Riccione Master F.I.N.2011 200 sl Riccione 15° classificato

So di avere realizzato molto ma, sono convinto, di avere ancora

grosse opportunità sia a livello personale sia a livello sportivo.

Il percorso intrapreso sin d’ora mi ha regalato davvero grossi

successi; sono consapevole che solo con i grandi sacrifici

riusciremo a migliorarci e crescere nel migliore dei modi.

Sono Testimonial di grandi realtà come Telethon, Progetto

Mielina, Unascabile e Sandiline Italia.

Tutto ciò mi da grande forza e mi spinge verso nuovi orizzonti;

il 2011 e il 2012 sono gli anni dei grandi frutti. Nel mese di

dicembre dello scorso anno sono riuscito a realizzare davvero

tanto compresa la pubblicazione del mio libro “Il mio sogno

chiamato Olimpiade – non sono fatto per stare su una sedia

a rotelle” i cui proventi saranno devoluti alla ricerca per le

malattie rare e demielinizzanti.

La ricerca è importante, importante per tutti, con piccoli

sforzi si può dare una mano a chi ha davvero grandi difficoltà

alleviandone le sofferenze.

Per quanto riguarda il mio percorso sportivo mi ritengo molto

soddisfatto dei risultati ottenuti sin ora; i titoli Italiani, Open

e Internazionali sono la prova lampante di come grazie anche

al lavoro di coloro i quali sono dietro le “quinte” medici,

preparatori, fisioterapisti si sia trovata la strada giusta verso il

conseguimento di importanti traguardi.

per saperne di più:

www.progettomielina.it

www.unascabile.it

www.auxilia.fvg.it

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 25


ACCADEVA NELL’ANNO…

Il delizioso articolo che arricchisce in maniera straordinaria la rubrica

“Accadeva nell’anno” di questo numero, si presenta nella forma di squisita

rievocazione di un’epoca romantica del nostro alpinismo. Ma non è tanto

per questo però che merita di essere attentamente letto ed apprezzato,

perché allo stesso tempo fornisce la testimonianza storica di un tempo

in cui l’alpinismo, che si svolgeva sulle montagne che sovrastano Lecco

e i paesi limitrofi, cresceva prepotentemente sia in qualità e in presa di

coscienza delle proprie potenzialità, sia come attrattiva di forte richiamo

per tanti innamorati della montagna.

Da scritti come questi, la motivazione accattivante delle stesse montagne

avrebbe ricevuto un impulso sempre più consistente, da cui derivava

settimanalmente un caratteristico scenario di costume.

L’articolo riguarda precisamente il 1935, l’anno in cui fu scritto da Mary

Varale, e per questo motivo illustra una situazione ben differente dal

periodo in cui venne pubblicato in anteprima su “Rassegna di Montagna”,

quando nel 1966 Vittorio Varale, marito della validissima alpinista,

lo passò in esclusiva all’annuario della sottosezione del C.A.I. Belledo,

Sezione di Lecco.

Arrampicate della grignetta

di Mary Varale

Non c’è neanche bisogno di parlarne in famiglia e

studiare in anticipo i particolari della gita che per

un giorno ci porterà a respirare l’aria buona dei

monti: già si sa che ogni sabato sera della buona

stagione, vale a dire dall’aprile all’ottobre – tolta la lunga

vacanza che si va a passare nelle Dolomiti – gli arrampicatori

di Milano e dintorni accorrono in “Grigna”.

È un’abitudine ormai alla quale siamo tutti legati, e vi

rimaniamo fedeli per le soddisfazioni che ci dà. Qualche

volta potremo volgere altrove i nostri passi senza neanche

allontanarcene troppo: andremo al Resegone o ai Corni di

Canzo, allo Zuccone di Campelli o alla Presolana dovunque

ci sia della roccia sulla quale posare le mani, ma la “Grignetta”

rimane la nostra favorita, e altrettanto il suo vicino “Grignone”,

massiccio e pelato, che per noi fa tutt’uno con la sorella minore.

Quei sabati, chi lavora in casa sbriga alla svelta le proprie

faccende e chi è in ufficio chiede il permesso d’uscire con breve

anticipo: giusto alle 19 e un quarto c’è la comodità d’un diretto

in partenza alla Stazione centrale, il quale dopo 67 minuti ci

sbarca a Lecco. Appena fuori, sul piazzale si trovano pronte

le autocorriere, e non c’è pericolo che partano vuote verso la

Valsassina, dove appunto siamo diretti per poi salire sui monti.

Da Lecco vediamo vicinissima alla nostra sinistra profilarsi

l’estremità meridionale del Coltignone, che cade a picco sui

sobborghi dell’industre cittadina lombarda.

Subito l’occhio esperto riconosce che quelle pareti devono

26 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

1935

= =

prima parte

avere un significato e rappresentare un risultato. È bene sapere

che, vergini fino a pochi anni addietro, ora tanto la parete del

San Martino sopra le case di Castione e di Rancio, quanto la

più alta parete del Corno di Medale sopra Malavedo, sono

state superate dagli arrampicatori locali.

Soltanto i profani che sono con noi in corriera possono

disinteressarsi dal volgere lo sguardo sue due apicchi –

avanguardie dei “tesori” che si trovano alle loro spalle; quanti di

noi sentiamo l’amore per le arrampicate guardiamo invece con

attenzione quelle pareti grigie e gialle e pensiamo alla gioia di

coloro che per primi le superarono ad onta delle difficoltà, dei

pericoli e della leggenda che orribili e velenosi serpenti colassù

annidati ne impedissero il passaggio.

La corriera quasi costeggia la base della Medale attraversando

le case di Laorca; risale le prime serpentine della Valsassina, ed

ecco Ballabio, dopo appena venti minuti da Lecco.

Qui siamo già a 655 metri d’altitudine, e la piramide rocciosa

delle Grigna meridionale apparirebbe ai nostri occhi se le

prime ombre della sera non fossero calate sulla terra.

Alcuni lumi brillano in alto, e verso di essi ci dirigiamo

dopo esserci alleggeriti della giacca che riponiamo nel sacco

carico di provvigioni per l’indomani. Appena fuori del paese

attraversiamo il cantiere per i lavori di costruzione della strada

carrozzabile che sarà inaugurata nell’ottobre prossimo; noi ci

accontentiamo di salire su a piedi come sempre.

Un’acqua che scorre schiumosa; un ponticello; due sentieri


Sullo sfondo: due fatidiche torri della

Grignetta; sulla sinistra il Torrione

Cinquantenario, a destra la Torre

Cecilia (foto: Giorgio De Capitani).

Sopra: Mary Varale, ritratta tra i

fratelli agordini Giovanni e Alvise

Andrich, due protagonisti dell’epopea del

sesto grado nelle Dolomiti (foto: Fondo

Vittorio Varale - Biblioteca civica di

Belluno).

aspettano i viandanti. Quello di sinistra, detto della “Ferrata”, porta al Piano dei

Resinelli che è un delizioso, verde e ombroso luogo di quiete e di riposo, sparso di

piccoli rifugi, di ville e d’una Chiesetta; il sentiero di destra, che risale il torrentello,

è detto della “Val Grande” e segna il cammino per giungere al rifugio-albergo Carlo

Porta, della Sezione di Milano del C.A.I. Esso sorge all’estremità settentrionale del

Piano dei Resinelli e un poco al disopra di questo, come dire più vicino ai costoni

e alle creste che scendono dalla Grignetta. È in una posizione delle più amene ed è

frequentatissimo soprattutto per la tranquillità che vi si gode e per il modo con cui è

tenuto. Ad arrivare quassù non abbiamo mica compiuto una grande impresa; siamo

appena a 1.400 metri d’altitudine, e senza sudare né affannarci come fanno certe

comitive di cittadini, vi siamo arrivati da Ballabio in poco più di un’ora di cammino.

Guardiamo l’orologio: non sono ancora le 22.

Tre ore fa eravamo ancora sul tram diretti alla Stazione centrale: non è vero che una

montagna più a portata di mano di questa è difficile scoprirla?

Ma non è soltanto questa facilità d’accesso che fa la Grignetta così frequentata e

accogliente. Dopo uno sguardo alla miriade di luci che si vedono brillare laggiù nella

pianura, si va a nanna, e la meraviglia la vedrete al mattino (se non pioverà) e con essa

farete la scoperta dei tesori di questa montagna. Ma io non voglio precedere il volume

delle Guide del C.A.I. proprio dedicato a questo gruppo e la cui pubblicazione,

curata dal Saglio, è imminente. Vi si troveranno ampie e complete descrizioni d’ogni

genere, dal geologico che tratta della conformazione prettamente dolomitica della

roccia onde si compongono le due Grigne fino ai numerosi e quasi tutti pittoreschi

e interessanti itinerari turistici che intersecano i costoni della svelta piramide, ne

scavalcano le creste, s’immergono nei canaloni, ne risalgono per ogni parte i versanti

fino a comprendere il pacifico Grignone anch’esso mèta di tante domenicali escursioni.

Il tema a me affidato è meno ampio: riferire alla buona le impressioni e i ricordi di chi

frequenta la Grignetta a scopo d’arrampicamento.

Ricarichiamoci dunque del sacco, nel quale avremo messo il fedele paio di pedule

reduci da tante battaglie; non dimentichiamo la corda lasciata ogni domenica sera in

consegna alla “sciura Maria”, né il martello con la necessaria dotazione di chiodi e di

moschettoni; e incamminiamoci all’attacco delle rocce.

I passi possono indirizzarci verso tre direzioni. Senza lasciare il Piano dei Resinelli,

il Corno del Nibbio ammicca perché gli si vada a fare una visitina. Curioso destino

questo monticolo, erboso e in declivio da tre parti, tagliato a picco dal versante

Nordnordest. Quella parete che ne risulta, alta all’incirca cento metri, non aveva

storia fino a due anni fà.

Soltanto qualche anziano riferiva che prima della guerra ne era stata tentata la scalata

da parte di milanesi, ma senza riuscirvi. In quanto agli arrampicatori lecchesi non vi

badavano neppure, pur avendola continuamente sotto gli occhi.

Nella primavera del 1933 il caro amico e mio maestro Emilio Comici accettò

l’invito di venire in Grignetta a tenervi un corso di tecnica d’arrampicamento per la

Sezione di Lecco; io fui incaricata di fargli da… guida, e ricordo che appena gettato

lo sguardo verso il Nibbio mentre salivamo al Porta uscì con una esclamazione: -

“Guarda che bella parete! Nessuno l’ha mai “fatta”?”. - Alla mia risposta negativa,

soggiunse: - “Andremo noi”. Infatti andammo a metterci le mani qualche giorno

dopo, tornandone con la certezza che, per quanto difficile, la parete era fattibile.

Io non potei partecipare alla prima ascensione per vari motivi, fra cui non secondario

quello della presenza di un centinaio di curiosi che si erano dati convegno sul prato

proprio di fronte al Nibbio come per assistere a uno spettacolo, e cedetti il mio posto

a Piloni nella cordata di Comici e Boga. Ma vi ritornai la settimana dopo con uno dei

più bravi capocordata lecchesi, e fu davvero una magnifica arrampicata. Di passaggi

di sesto grado ve n’è più d’uno; ma non sono di quelli pel cui superamento si debba

ricorrere alla forza. Appartengono piuttosto al genere che d’una scalata sia pure

estremamente difficile fa un modello di tecnica e di eleganza. Per ciò, data anche

la sua ridotta lunghezza, l’arrampicata non risulta faticosa. Questa “via Comici” ha

reso immediatamente popolare il modesto Corno del Nibbio altrimenti votato alla

sorte più oscura malgrado il suo riferimento manzoniano. Divenne subito orgoglio

dei frequentatori della Grignetta il ripeterla: e primi furono appunto i lecchesi e

qualche milanese. Non solo, ma a fianco di essa, e senza badare ai mezzi altri

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 27


percorsi sono stati aperti. Sul fronte della parete

ora risultano tracciate ben quattro “vie”; e una

quinta, meno difficile ma anch’essa divertente, è

sullo spigolo di destra, con passaggio finale sulla

parete. Ho l’impressione di aver concorso anch’io

un pomeriggio dell’estate scorsa che non si sapeva

più dove andare, all’apertura d’una nuova “via” o

variante da quella parte, su per un camino; ma

non è il caso di soffermarci troppo, perché è l’ora

di lasciarci alle spalle il Piano dei Resinelli, dove

torneremo all’imbrunire, un po’ stanchi, ma felici.

L’alta piramide della Grignetta (ma non fidiamoci

troppo di questo diminutivo, perché la Grignetta

non è tascabile, anzi, talvolta traditrice, e sempre

infida), è davanti a noi, nitida e bruna con qualche

striatura di giallo propria della dolomia, nella tersa

chiarità mattinale.

Dove andremo oggi a rampicare? Due direzioni

ci aspettano. Per fila dest’, si va sul versante

orientale; piegando a sinistra ci s’interna nella

parte più caratteristica della Grigna, tutta

formata di guglie, aghi, punte, torrioni che in

numero impressionante, e con formazioni delle

più bizzarre, popolano la cosiddetta Val Tesa e

gli adiacenti valloncelli. Qui, sparsi per un vasto

raggio sia a monte che a valle del sentiero chiamato

“Direttissima” – che è la via più breve per giungere

alla romita Capanna Rosalba al di là di tutta questa

merlettatura – qui si trovano i pinnacoli cari agli

arrampicatori lombardi, e le cui “vie comuni” sono

tanto frequentate che non esagero nel dire che

gli appigli risultano lucidi per il lungo uso. Sono

la Punta Angelina con vicinissimo il sottile Ago

Teresita; è la triade della Lancia-Torre-Fungo;

quest’ultimo circondato da una nomèa tragica che

non merita; sono i tozzi Torrioni Clerici, Casati,

Vaghi, Palma; è l’inclinata e rigonfia Mongolfiera;

in basso, che spunta come uno stelo di sasso sulla

ripida china erbosa, è la svelta Punta Giulia; più

avanti altre torri ed altre guglie si slanciano verso il

cielo, e sui loro fianchi scoscesi si vedono le cordate

all’opera; quasi in bilico su due profondi canaloni

si vede un singolare e altissimo cilindro roccioso,

ed è il Torrione Costanza; e ancora procedendo

verso la Capanna Rosalba – che si trova al termine

della cresta che scende dalla vetta – passeremo di

fianco ad altre bizzarre ed appuntite costruzioni,

mansuete e bonarie a seconda dei versanti che si

scorgono, oppure lisce e strapiombanti.

In questa zona si trova il maggior numero di

scalate; mentre in quella orientale già accennata la

cosa si riduce al Sigaro ed ai Torrioni Magnaghi

pei vari versanti. Qualche spuntone – dedicato

alla Guida Fiorelli o alla bella Ginetta o a due

sconosciuti Gendarmi – sono sovente anch’essi

saliti, ma nulla hanno a che fare con i “classici”, che

sono i Maghaghi e il Sigaro. Qui, lecchesi hanno

recentemente aperto due itinerari assai difficili, e

per questo divertenti: il loro nome è “via Rizieri” e

28 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

“via Cassin” – e nessuno glieli cambierà.

Spenderò una parola pel Canalone

Porta – selvaggia spaccatura che porta

fin sotto la vetta – perché rappresenta

nella zona il tipico esempio delle

difficoltà di primo grado.

Accennato così sommariamente alla

dislocazione delle principali – nel senso

di conosciute – arrampicate di cui è

ricca la Grignetta, la parte descrittiva

vecchio stile potrebbe ritenersi avviata

verso la conclusione. Le cose stanno

alquanto diversamente. Se fino a

qualche anno addietro questa popolare

cima delle Prealpi aveva un’importanza

esclusivamente locale, cristallizzata fra

il convegno preferito dalle numerose

masse escursionistiche e la curiosità

di vedervi talvolta impegnata qualche

Strutture rocciose in Val Tesa: cordate sulla

parete Est della Torre. Sulla destra spicca la

sagoma della Lancia.

(foto: Mauro Lanfranchi).

cordata di milanesi prima di portarsi

sulle rocce della Val Masino e poi di là

muovere verso le classiche scalate sui

giganti delle Alpi, con la diffusione del

gusto dell’arrampicamento in Italia

e conseguentemente fra i giovani

del lecchese e del comasco – oltre,

s’intende, al contributo dato da Milano

coi suoi atleti venuti da vari rami dello

sport – , la Grignetta divenne in breve

la palestra tipica, riunente in sé tutti

i requisiti richiesti dalla bisogna:

vicinanza dai grandi centri; facilità

degli approcci; varietà delle scalate, a

portata di tutte le forze – con passaggi

fino allo “estremamente difficile”, e

sulle varie strutture che presenta la

roccia dolomitica, cioè parete aperta,

fessure, camino, diedro.

...continua sul prossimo numero.


Stefano Michelin, sulla via

Corna Nibbia in Val Sabbia (BS).

DOVE VIAGGIA

IL LOGO DF SPORT SPECIALIST

Lettera Aperta...

Francesco Capuano, Circolo Sciatori Madesimo,

in posa dopo la discesa a Madesimo (SO)

Questo è lo spazio dedicato a tutti Voi lettori!

Scriveteci per raccontarci le Vostre esperienze, le Vostre imprese, per comunicarci

le Vostre idee e i Vostri suggerimenti.

Fateci conoscere le Vostre opinioni sulla rivista, oppure cosa Vi piacerebbe trovare

nei prossimi numeri, quale sport vorreste vedere approfondito o quale personaggio

sportivo Vi piacerebbe conoscere meglio.

Aspettiamo con entusiasmo il Vostro coinvolgente contributo...

Scrivete, Scrivete, Scrivete!!!

Inviaci una tua fotografia dove compare il

logo df Sport Specialist: sarà qui pubblicata,

mentre a te faremo dono di un simpatico

gadget. Le immagini più curiose e più belle

saranno premiate durante una delle serate “A

tu per tu con i Grandi dello Sport”.

Alberto Brambilla, in Finlandia

viaggiando verso il Circolo Polare Artico.

uominiesport@df-sportspecialist.it

df-SPORT SPECIALIST

Redazione “Uomini e Sport

Via Figliodoni, 14 - 23891 Barzanò - LC

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 29


I CONSIGLI DELL’ ESPERTO di Andrea Frigerio

A TUTTO CIASPOLE!

MSR LIGHTING ASCENT 25

Profilo dentellato su tutto il perimetro per

un’eccellente presa in ogni inclinazione e tipo di

terreno. Attacco Posilock AT a doppia densità

utilizzabile con ogni calzatura. Rampone

snodato in acciaio. Alzatacco ergonomico. Code

di prolunghe applicabili per una più versatile

galleggiabilità.

TUBBS FLEX QST

Racchetta nuova con robusto attacco

180pro, senza dente Viper e con

alzatacco Active Lift 16°, in versione

uomo e donna.

30 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

Le racchette da neve, o più comunemente ciaspole,

sono sicuramente uno degli articoli sportivi più venduti

e diffusi in questi ultimi inverni; dall’esperto alpinista,

all’escursionista occasionale fino a persone di ogni età,

infatti sono tantissimi quelli che ne hanno almeno

noleggiato un paio.

Con una fascia prezzo indicativamente compresa fra i 70,00

e 250,00 Euro sono sicuramente alla portata di tutti; anche

perché se aggiungiamo un buon paio di scarponi, ghette e

bastoncini, l’attrezzatura è completa e permette di fare belle e

divertenti escursioni.

Le versioni più semplici e quindi più economiche, sono

comunque tutte già dotate di alzatacco e di 6/8 punte in acciaio

per avere una buona presa su neve dura e ghiaccio.

Sono ben apprezzate sia da giovani, da famiglie spesso anche

con bambini e da buoni escursionisti che cercano un prodotto

con un buon rapporto qualità / prezzo adatto ad uscite su facili

pendii ed in mezzo a boschi innevati.

Le versioni più tecniche si differenziano per sistema di chiusura

e regolazione più precisi sul piede e per dei coltelli in acciaio

che assicurano più affidabilità su terreni impegnativi.

Queste vengono generalmente richieste da alpinisti più esperti

che le utilizzano nelle loro ascensioni a cime e rifugi e dagli

snowbordisti che risalgono pendii spesso impegnativi per poi

scendere in neve fresca.

Utilizzarle non è per niente complicato, ma anzi molto semplice

e divertente, ma è bene ricordare che prima di ogni uscita è

buona norma consultare il bollettino meteo ed il bollettino

valanghe.

TLS OUTDOOR 206/226 RANDO

Rigidità, buona presa laterale

e portanza rassicurante. Per gli

appassionati della passeggiata facile!


ORTOVOX 3 +

a.r.t.va con ricezione a 3 antenne e

sensori di supporto. Innovativo sistema

di posizionamento della miglior antenna

ricevente (brevetto Smart Antenna).

Raggio di scansione: 40 metri.

NIRVANA RIDE 30

Il “compagno” perfetto per le

uscite in giornata di scialpinismo,

snowboard o freeride.

ORTOVOX ZOOM

Loc. a.r.t.va di ultima generazione.

Compatto, leggero, performante, di facile uso

ed economico. Ricezione digitale a 3 antenne

e trasmissione con tecnologia “smartantenna”.

MILLET BIG POWDER 25 PRO

Zaino completamente

dedicato al freeride:

ergonomico, sicuro,

funzionale.

DF MOUNTAIN CERRO

ORTOVOX SONDA 240 HD PFA

Sonda a montaggio veloce a frusta. Peso

totale gr. 330. Adatta per autosoccorso

come per utilizzo professionale.

Realizzato per soddisfare tutte le tue

esigenze. Ideale per uso alpinistico,

ghiaccio e vie classiche.

ORTOVOX PALA BEAST

Facilmente riponibile nello zaino,

offre massime prestazioni con

ogni tipologia di neve.

Uomini&Sport | Febbraio 2013 | 31


A proposito delle serate “A Tu per Tu ” di Marco Milani

DENIS

URUBKO

“IL RE DELL’ARIA SOTTILE”

OSPITE DI DF-SPORT SPECIALIST

Un nuovo obbiettivo ambizioso per l’alpinista kazako:

“In primavera proverò ad aprire una via nuova sull’Everest”

Un ragazzino fragile che, grazie a un grande lavoro e tanta

dedizione, è riuscito a entrare nell’Olimpo dell’alpinismo. Si presenta

così Denis Urubko al pubblico di df-Sport Specialist che, lo scorso 28

novembre, ha potuto apprezzare l’ennesimo spettacolo che ha legato un uomo

alle montagne. L’alpinista russo, nato il 29 luglio del 1973 e naturalizzato kazako,

nella sua brillante carriera è riuscito a salire senza ossigeno tutti i 14 ottomila della

terra (nel 2009 è stato il 15° uomo a chiudere questa impresa), realizzando due prime

invernali in compagna di Simone Moro sul Makalu (8462 metri) e sul Gasherbrum II

(8035 metri). Denis, inoltre, ha aperto anche tre vie nuove su tre diversi 8000, di particolare

importanza è l’apertura di una via nuova sulla parete Sud-Est del Cho Oyu (8201 metri) con Boris

Dedeshko, ascensione che gli è valsa il Piolet d’Or, il premio di maggior prestigio nell’alpinismo.

Come ti sei avvicinato all’alpinismo?

“Quando ero un bambino mio papà mi

portava con sé durante i giri che faceva per

il suo lavoro di topografo, dalla pianura

mi portò su alcune colline e osservai

l’orizzonte. Una visione che aprì la mia

mente… ricordo che avevo circa sei anni.

Più tardi, invece, mi capitò di trovare un

giornale dove lessi due articoli che mi

colpirono molto: nel primo Reinhold

Messner raccontava la scalata solitaria

al Nanga Parbat, il secondo parlava di

due alpinisti kazaki che avevano aperto

una via nuova sul Dhaulagiri. Capii che

l’alpinismo sarebbe diventato la mia strada

e per arrivare in alto sarebbero serviti

impegno e tanto lavoro”.

L’Himalaya è un po’ la tua seconda casa…

“Lì ci sono le montagne più alte del mondo

e per me questo ha sempre rappresentato

una grande attrattiva. Gli 8000 metri sono

solo 14, ma raccolgono tutta l’attenzione

del mondo. Per me è sempre stato

fondamentale cercare l’altezza e salire tutte

le 14 cime era come cercare di raggiungere

una sorta di limite. Il fatto di spingermi

al limite ha sempre caratterizzato la mia

attività e quando scali un 8000 tutte le

funzioni elementari del corpo diventano

molto più complicate e, a volte, arrivi

molto vicino alla morte”.

32 | Uomini&Sport | Febbraio 2013

Tu sei molto legato all’Italia…

“Qui la gente è molto legata alle montagne

e l’alpinismo è un argomento di cui si

discute molto. Per esempio un autista una

volta mi ha riconosciuto e mi ha detto:

“Ma tu sei Denis Urubko! Anche mio

fratello scala gli 8000…” e questo significa

che la cultura della montagna è molto

radicata nel territorio. C’è tanto interesse

per l’alpinismo, mentre nel mio paese, in

Kazakistan, ci sono montagne molto belle

ma non c’è molto interesse da parte della

comunità”.

Qual è la tua impresa più bella?

“E’ impossibile dire quale sia la salita più

bella. Se a una persona che ha due, tre o

quattro figli chiedi quale sia il più bello

penso non possa rispondere, ti dirà che

sono tutti belli e così è per le salite. Posso

però dirti quello che è più interessante per

me: io cerco sempre l’avventura perciò mi

piace aprire vie nuove. Un altro aspetto

fondamentale è lo stare insieme, conoscere

persone e iniziare nuovi rapporti. Mi piace

andare in spedizione con un amico perché

l’avventura e i risultati sono doppi. Tutti

i risultati raggiunti non sarebbero stati

possibili senza i miei amici. Un po’ come

è successo con Simone Moro, una persona

speciale”.

Un vero successo di pubblico per questa intensa serata

del ciclo “A Tu per Tu con i Grandi dello Sport”.

Nuovi progetti in vista?

“In marzo, con Simone Moro e Mario

Curnis, comincerò un progetto nuovo

supportato dal Cai di Bergamo rivolto ai

giovani. Abbiamo deciso di organizzare

una spedizione in Himalaya per effettuare

salite di montagne di 6000 e 7000

metri in modo da permettere a questi

giovani alpinisti di fare esperienza. Il

capo spedizione sarà proprio Mario

Curnis. Questa esperienza mi servirà

per acclimatarmi visto che voglio cercare

di aprire una via nuova in stile alpino

sull’Everest, un progetto che non è mai

stato tentato prima da nessuno”.

Denis Urubko, insieme a Sergio Longoni, durante la serata

del 28 Novembre presso il negozio Sport Specialist di Sirtori.


I PROSSIMI APPUNTAMENTI

firmati df Sport Specialist

FULVIO SCOTTO

14/03/2013

dalle ore 20.00

Presenta il suo racconto filmato:

“Scarason, il mito alpinistico delle Alpi Liguri”.

L’ arrampicatore savonese che predilige le Alpi Liguri, Marittime e

Cozie, pratica da trentacinque anni l’alpinismo estivo e invernale,

sovente in solitaria, con particolare attenzione ai grandi itinerari

storici delle Alpi. Con oltre un centinaio di vie nuove su roccia e su

ghiaccio dal 1991, è Accademico del C.A.I. e del G.I.S.M.

Interverrà Alessandro Gogna: l’alpinista ha dedicato all’impresa -

risalente al 1967 - un ampio capitolo nel suo libro “Un alpinismo

di ricerca”, che contribuì a mitizzare le difficoltà dello Scarason.

www.blufrida.it

23 - 24

FEBBRAIO

SIRTORI - LOC. BEVERA

SIRTORI -LC

LOC. BEVERA - VIA DELLE INDUSTRIE

PROVINCIALE VILLASANTA/OGGIO

TEL. 039.9217591

A4 f-r FULVIO SCOTTO - BEVERA.indd 1

9 - 10

MARZO


MATTIA

GALBIATI

Grandi risultati per il judoka

del Team df Sport Specialist.

Lo scorso 1° Dicembre

medaglia di bronzo nel

Campionato Italiano a

squadre di Pesaro.

Il 27 gennaio medaglia d’oro

al XII Trofeo “Città di Castiraga

Vidardo e Marudo”.

NEWS

FRANCESCA

MARIN

Strepitosa prestazione

per la nuova runner del

Team, il 27 Gennaio alla

Siracusa Marathon...

Prima vittoria con

df Sport Specialist.

MATTEO

BERNASCONI

MATTEO DELLA

BORDELLA

I due fenomenali alpinisti

targati df Sport Specialist

hanno appena conquistato

una nuova vetta: La Aguja

Standhardt in Patagonia.

Risultato importante in

vista del grande obiettivo

Egger parete Ovest.

www.df-sportspecialist.it

info@df-sportspecialist.it | sede tel. 039.921551

I NEGOZI DF SPORT SPECIALIST LI TROVI A:

Milano

Via Palmanova 65-fermate MM Udine/Cimiano

Tel. 02-8970877

Olgiate Olona (VA)

Via Sant'Anna, 16 - al fianco di Esselunga e Brico

Tel. 0331-679966

Piacenza

Centro Commerciale "Galleria Porta San Lazzaro"

Via Emilia Parmense

Tel. 0523-594471

Grancia / Lugano (Svizzera)

Parco Commerciale Grancia

Via Cantonale s.n.

Tel. 0041-919944030

Desenzano del Garda (BS)

Centro Commerciale Le Vele

Via Marconi, angolo Via Bezzecca s.n.

Tel. 030-9911845

Mapello (BG)

Centro Commerciale Il Continente

Via Strada Regia

Tel. 035-908393

Cremona

Centro Commerciale Cremona Po,

Via Castellone 108

Tel. 037-2458252

Orio Al Serio (BG)

Via Portico 14 - 16 (vicino Oriocenter)

Tel. 035-530729

Sirtori (LC)

Via delle Industrie,

Provinciale Villasanta-Oggiono, Località Bevera

Tel. 039-9217591

Brugherio (MB)

Centro Commerciale Bennet,

Viale Lombardia 264

Tel. 039-2878080

Bellinzago Lombardo (MI)

Centro Commerciale La Corte Lombarda

Tel. 02-95384192

Lissone (MB)

Centro UCI Multisala, Via Nuova Valassina

Tel. 039-2454390

San Giuliano milanese (MI)

Centro commerciale “C.C. San Giuliano”

Via Emilia - km 315, angolo via Tolstoj

Tel. 02-98289110

Vieni nei negozi a prendere i cataloghi delle nuove

collezioni, o sfogliali online sul nostro sito.

Shop On Line

shop.df-sportspecialist.it

More magazines by this user
Similar magazines