Lettere di Italiani illustri

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Lettere di Italiani illustri

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duca presente uenisse à morte. Fra tanto il duca po-

tesse godere et disporre de Io stato, lasciando del con-

tinuo le fortezze in mano di s. M.'* Questa forma conuiene

et mette conto ad ogn uno. Il duca non perde niente

per che in sua vita cgliè padrone del suo; al prencipe

torna benissimo per che cambia uno stato piccolo, intri-

gato, in uno grandiss.*"" et potentiss.""* ; a la Fiandra

s. M.'^ dà ciò che ella desidera, cioè un prencipe ed una

padrona del sangue suo, non Francesi né nemici, come

diceuano, di mons/ d'Orliens; a s. M.'^ mette conto,

per ciò che mentre nino è padrona del suo patrimo-

nio et dispone del paese come suo; al prencipe mio

sig/^ mette conto cambiare un paese, dal quale non può

hauere seruigio ma danno assai, in uno eh' è la chiane

di tanti regni et stati che s. Altezza ha in Italia, auan-

zando con questo mezzo sì grossa dote come s haurebbe

da dare à la Infanta. A la detta seren."*^ Infanta simil-

mente per che si maritarà, essendo già il tempo, con

prencipe nobiliss." con unirvi il più bel stato che sia tra

christiani; et essendo prencipi assistenti, haueranno molto

più di facilità à mantenerlusi, che non hauerebbe il rè

di Spagna per le ragioni già dimostrate.

In questo mio discorso non trono col poco giuditio

che Dio m' ha dato cosa che obsti , se non la sodisfat-

tione del seren."'" rè de'Romani, il quale haueua pensato

far questo matrimonio et incorporarsi per questa uia

quelli stati; ma non conoscendo che da questo si cani

né profitto alcuno alla Corona di Spagna, né stabilità à

le cose d Italia, crederei che s. INI.^** fosse più obligato

à sé che ad altri. Almeno io non tenendomi obligato ad

altri più che à lei, à ragione et per debito mio, ho da

dire come ho detto alla libera quello ch'io sento, mag-

giorm." hauendo questo paese a carico, del quale sono

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