Aprile pdf - Praticantati Online
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Numero 5 anno 12 - febb./marzo 2010 - periodico degli studenti del Liceo Classico G. Prati di Trento
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L<br />
E<br />
Salvete!<br />
Prataioli e prataiole, è arrivato il momento<br />
di un nuovo editoriale.<br />
Potremmo dirvi che questo numero vede<br />
un incremento di creatività fra le nostre<br />
pagine: ritorna infatti la narrativa con<br />
due racconti inediti, mentre nuovi poeti<br />
ci propongono le loro opere. Spazieremo<br />
poi dalla politica alle curiosità più bizzarre,<br />
dal cinema ai viaggi. Ritorna la<br />
rubrica della Posta del Cuore con nuove<br />
lettere e risposte, mentre i nostri rappre-<br />
sentanti ci aggiornano sulle ultime novità del<br />
Liceo. Tra la cronaca prataiola vi ricordiamo<br />
ancora un articolo sul fumo tra gli studenti e<br />
sulle tendenze della moda primaverile.<br />
Vi parleremo anche della settimana della Legalità,<br />
dei cerchi di silenzio, del canto delle balene,<br />
di Alice in Wonderland, di mostri mitologici<br />
e di italiani divenuti famosi oltre l’oceano.<br />
Non meno importante, diamo ampio spazio al<br />
dialogo, pubblicando alcune lettere di critica<br />
che abbiamo ricevuto, complete di risposta.<br />
È proprio questo l’argomento che vorremmo<br />
sottolineare in questo editoriale: il dialogo.<br />
Abbiamo già ribadito in più di un’occasione<br />
quanto riteniamo importante poter avere un riscontro<br />
con i nostri lettori. Per questo non vi<br />
invitiamo solo a leggerlo, il giornalino, ma anche<br />
a parlarne con gli altri lettori, discuterne in<br />
classe e, perché no, partecipare attivamente<br />
prendendo parte alle riunioni di redazione, o<br />
scrivendoci una lettera. Siamo apertissimi ad<br />
ogni dialogo. Crediamo veramente che il giornalino<br />
possa essere il portale del dialogo degli<br />
studenti del Prati. Come dice la copertina di<br />
questo numero, ita, nos possum!<br />
Questo mese il ricavato delle offerte di <strong>Praticantati</strong>,<br />
destinato come al solito a Save the<br />
Children, ammonta ad 80 euro, fatto che dimo-<br />
2 PRATICANTATI<br />
stra, o almeno ci fa pensare, con nostro sommo<br />
gaudio, che il nostro giornalino è sempre<br />
più apprezzato ed i lettori in continua crescita:<br />
siamo certamente più contenti di riuscire a dare<br />
sempre un maggiore contributo alle famiglie<br />
e popolazioni che sosteniamo con la donazione<br />
mensile, ma ancora di più per il fatto che<br />
siete voi a far accadere ciò, collaborando con<br />
noi, leggendoci e divertendoci assieme.<br />
Inoltre qualche settimana<br />
fa, poiché ci è pervenuto<br />
il foglio di iscrizione<br />
al progetto promosso<br />
dall’Ordine Nazionale<br />
dei Giornalisti: “Fare il<br />
giornale nelle scuole”,<br />
abbiamo preso la palla<br />
al balzo ed deciso di affrontare questa sfida. Ci<br />
auguriamo, pur essendone un po’ sfacciatamente<br />
convinti, di fare una bella figura e che<br />
con il vostro aiuto realizzeremo altri fantastici<br />
numeri da poter coinvolgere in questa competizione.<br />
Ma indubbiamente negli ultimi tempi la mente<br />
vaga, per alcuni libera tra verdi prati di montagna,<br />
per altri assonnata su un’amaca in una soleggiata<br />
spiaggia tropicale. E come darvi torto?<br />
Anche per <strong>Praticantati</strong> si avvicinano le vacanze:<br />
questo è infatti il penultimo numero! Ci<br />
piacerebbe che il prossimo, che andrà a concludere<br />
questo importantissimo anno per la storia<br />
del nostro mensile, sia un numero eccezionale,<br />
il migliore di tutti quelli in precedenza:<br />
l’edizione dell’anno! Per questo vi invitiamo<br />
ancora più calorosamente ed a gran voce, a<br />
scrivere, raccontare, fotografare, inventare, disegnare<br />
e sognare con noi. Buon ultimo mese<br />
e… take it easy (…ma non troppo…)!<br />
I caporedattori<br />
Martina Folena &<br />
Silvio Defant<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
In<br />
questo<br />
numero<br />
Redattori:<br />
Michela Stenico<br />
Lia Facchinelli<br />
Agnese Di Giorgio<br />
Stefano Cristelli<br />
Francesca Laura Nava<br />
Gaia Faustini<br />
Nadia Pocher<br />
Georgiana Leveghi<br />
Enrico Dal Fovo<br />
Arianna Arrighetti<br />
PRATICANTATI<br />
è il giornalino del Liceo Prati<br />
n° 6 anno 12 aprile 2010<br />
INTERVISTA<br />
4 Da Prataiolo a…. Giornalista<br />
8 Ex Prataioli - futuri dottori<br />
ATTUALITA’ PRATAIOLA<br />
7 Consulta i praticanti<br />
11 Obrigada, Lisboa<br />
12 Prataioli e Prataiole in prati irlandesi<br />
ATTORNO A NOI<br />
14 Legalità e memoria in quel di Trento<br />
16 The sound of silence - cerchi di silenzio in<br />
piazza Dante<br />
17 “Hai da accendere?”<br />
18 Castel Thun<br />
STORIA<br />
19 Leviathan, Behemoth: i mostri di Dio<br />
AMBIENTE<br />
21 Cetacea<br />
NEL MONDO<br />
22 Italiani del mondo<br />
VIAGGI<br />
23 Rovine nello Yucatan<br />
LIBRI E DINTORNI<br />
27 Il ladro di anime di Sebastian Fitzek<br />
Redazione<br />
Direttore responsabile: Antonio Di Seclì<br />
Caporedattori:<br />
Martina Folena & Silvio Defant<br />
Mattia Graiff<br />
Dario Amadori<br />
Angelo Naso<br />
Riccardo Schöfberger<br />
Francesca Pedron<br />
Davide Leveghi<br />
Fabrizio Lettieri<br />
Disegno a pagina 26 realizzato<br />
da:<br />
Martina Sevegnani<br />
FILM E TELEFILM<br />
28 21<br />
29 Alice in Wonderland di Tim Burton<br />
SPORT<br />
30 Aspettando i mondiali<br />
MODA<br />
26 Prataioli di Primavera<br />
INFO & FUN<br />
31 Tachicardia amorosa<br />
POESIA<br />
33 Dolce respiro<br />
Zwielicht<br />
Ciò che vorrei urlare<br />
RACCONTI<br />
34 Rien ne va plus<br />
35 Von der Kantstrasse zum eastcross<br />
LETTERE<br />
36 La controparte<br />
LA POSTILLA<br />
40 La messaggeria di<br />
<strong>Praticantati</strong><br />
Autorizzazione del Tribunale di Trento n° 1390 del<br />
1 luglio 2009<br />
Volete informazioni? Ci volete scrivere? Fate<br />
così:<br />
contattate la redazione utilizzando la e-mail<br />
redazione.praticantati@liceoprati.it<br />
usate il box della messaggeria nell’atrio in<br />
sede e nella sala dei distributori automatici in<br />
succursale<br />
contattateci direttamente (possibilmente non<br />
durante le lezioni… qualcuno avrebbe da ridire.)<br />
su http://praticantationline.wordpress.com,<br />
potrete interagire con <strong>Praticantati</strong> anche sul<br />
web, facilmente, velocemente ed<br />
immediatamente. Un modo ancora più diretto<br />
per esprimere i nostri pensieri e per essere più<br />
vicini gli uni agli altri.<br />
n° 6 anno XII PRATICANTATI 3
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A<br />
Ci descrive il suo percorso di studio e le<br />
occupazioni svolte dopo la scuola?<br />
Mi sono diplomato - ho controllato<br />
sull’annuario del liceo - nel 1952, poi ho<br />
frequentato e mi sono laureato in Lettere<br />
Moderne, con una tesi di storia sulla vita<br />
culturale a Trento nel decennio antecedente<br />
alla Prima Guerra Mondiale. Ho vinto due<br />
borse di studio: una all’istituto di studi storici Benedetto<br />
Croce di Napoli, appunto una specializzazione<br />
in storia; e un’altra all’istituto Luigi Sturzo, che allora<br />
era un istituto di studi sociologici, quindi storia e sociologia.<br />
Dopo ho iniziato subito a lavorare. Ho incominciato<br />
all’ufficio stampa della presidenza del consiglio,<br />
che è stata poi la mia vera pratica, poi al giornale<br />
“L’Adige”, dapprima a Trento in via Bolzano,<br />
poi, sempre a Trento, sono passato alla Rai, dove ho<br />
lavorato dal ‘65 al ‘76, dal ’76 all’ ’80 ho diretto il<br />
quotidiano di Bolzano, che aveva due edizioni allora,<br />
si chiamava “Alto Adige” in entrambe le provincie, e<br />
poi dal 1981 al 1984 ho diretto l’“Adige”. Successivamente<br />
ho fatto l’addetto stampa di vari enti, quasi<br />
tutti pubblici. Contemporaneamente sono stato per sei<br />
anni segretario nazionale dell’ordine dei giornalisti e<br />
per quattro presidente nazionale dell’ordine dei giornalisti.<br />
Qual è la sua situazione familiare ?<br />
Ho tre figli, otto nipoti, uno fa l’ingegnere, l’altra lavora<br />
all’ufficio biblioteca dell’Assessorato alla Cultura<br />
della Provincia Autonoma di Trento e il terzo segue<br />
le orme del padre: fa il giornalista, è il direttore<br />
del “Trentino”.<br />
Presso quale Ente lavora, attualmente?<br />
Adesso sono felicemente in pensione, collaboro a<br />
qualche rivista, collaboro con una televisione privata<br />
dove ho dei commenti, una rubrica dedicata ai libri ed<br />
una dedicata alle mostre d’arte. Poi scrivo libri.<br />
Sappiamo che lei ha frequentato il nostro liceo: ci<br />
può dire in che periodo preciso?<br />
Mi sono diplomato nel ’53, quindi nei cinque anni<br />
precedenti. Allora il preside era inizialmente Lacner,<br />
poi dopo Piovan e dei professori ricordo il professore<br />
Manlio Goio, di latino ed italiano al liceo e di matematica<br />
il professor Coraiola.<br />
4 PRATICANTATI<br />
DA PRATAIOLO A … GIORNALISTA<br />
Intervista a GIANNI FAUSTINI<br />
di Silvio Defant<br />
In questo numero di <strong>Praticantati</strong>, per la rubrica “Da Prataiolo a …” abbiamo intervistato un importante<br />
personaggio della storia, passata e presente, dell’informazione e del giornalismo della nostra<br />
regione: il giornalista e scrittore Gianni Faustini, che ci ha accolto nella sua casa a Villazzano.<br />
Si ricorda qualcosa<br />
in particolaredell'esperienza?<br />
Ricordo che quando<br />
ero in terza,<br />
e r a v a m o<br />
nell’unica classe<br />
del liceo composta<br />
soltanto da maschi,<br />
mentre tutte<br />
le altre erano miste;<br />
quindi era ritenuta<br />
una classe<br />
e f f e r v e s c e n t e ,<br />
molto vivace, indisciplinata,<br />
e so che<br />
anch’io ho preso 7 in condotta sebbene solo il primo<br />
trimestre. Mi ricordo che mio padre quasi svenne.<br />
Come mai a suo tempo ha scelto il liceo classico?<br />
E rifarebbe questa scelta?<br />
Si, sicuramente. Il perché: non c’era un perché specifico.<br />
Allora era abbastanza naturale per i figli di una<br />
certa borghesia scegliere il liceo Prati, era una tradizione.<br />
Insomma non c’era una ragione specifica. Poi,<br />
dopo, non essendo portato molto per la matematica,<br />
scartavo il liceo Scientifico a priori.<br />
Quanto crede che le siano stati utili gli anni al<br />
Prati e in generale gli studi classici?<br />
Per l’italiano sicuramente molto, poi allora il mondo<br />
studentesco era numericamente più ridotto rispetto<br />
ad oggi. Io per esempio ho avuto la fortuna, e avventura,<br />
di essere presidente di un’associazione studentesca<br />
che si chiamava “Juventus” che raggruppava<br />
studenti di tutte le scuole superiori di Trento, ma perché<br />
gli alunni erano pochi, adesso sarebbe impossibile<br />
avere un’unica associazione, è invece più pensabile<br />
avere associazioni d’istituto. Però questa associazione,<br />
raggruppando ragazzi di diversa estrazione, mi<br />
è stata molto utile dal punto di vista della socializzazione.<br />
Poi dopo si studia per tutta la vita, ed in particolare<br />
si studia all’università ed ai corsi legati alle<br />
borse di studio. Poi dopo quando ho smesso la professione<br />
attiva ho insegnato in parecchie scuole di<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
giornalismo: ho insegnato anche a Sociologia a Trento<br />
e devo dire che l’obbligo di insegnare mi costringeva<br />
ad un’eccellente preparazione: mi sembrava di<br />
esser tornato io sui banchi di scuola, prima di andare<br />
a parlare agli studenti. Tanto è vero che quando ho<br />
smesso è stata una liberazione, perché i ragazzi di<br />
oggi, non tutti, per esempio quelli che si iscrivono a<br />
corsi di giornalismo, sono molto motivati e quindi<br />
richiedono anche molto.<br />
C'è un motivo preciso per il quale ha scelto di intraprendere<br />
gli studi letterari e la carriera che<br />
l’ha portata a diventare un giornalista?<br />
La scelta era o insegnare o fare giornalismo: mi piaceva<br />
di più quest’ultimo, anche perché avevo iniziato<br />
a collaborare, seppure con piccole cose, già<br />
quand’ero al liceo. Facevo degli articoletti brevi sul<br />
cineforum che venivano pubblicati dall’“Adige”. Il<br />
fatto di scrivere, portare pezzo, mi aveva già introdotto<br />
nell’ambiente giornalistico. Devo dire poi che negli<br />
anni dell’università ho fatto politica universitaria.<br />
Allora era diverso, c’erano degli organi rappresentativi<br />
diversi per ogni università e poi c’era una specie di<br />
confinamento nazionale ed io avevo fatto parte di<br />
quel coordinamento nazionale e quindi si era già in<br />
un rapporto abbastanza stretto con il mondo dei giornali.<br />
Mi è venuta e ho avuto la fortuna di trovare subito<br />
lavoro all’ufficio stampa della presidenza del<br />
consiglio. Ero la persona giusta poiché venivo da qua,<br />
ero addetto alla questione altoatesina che stava già<br />
iniziando a preoccupare il governo italiano, quindi<br />
avevano bisogno di uno che conoscesse la realtà, cosa<br />
che io sapevo; ero invece digiuno assoluto del mondo<br />
giornalistico, quindi sotto questo aspetto ero la persona<br />
sbagliata, ed ho fatto molta fatica. Però l’ufficio<br />
stampa mi ha fatto scuola.<br />
Ci parli brevemente del suo percorso formativo<br />
all’Università.<br />
All’università mi sono appunto laureato in Lettere<br />
Moderne, Storia Contemporanea<br />
con una tesi locale e insomma già<br />
ero indirizzato bene verso questo<br />
canale. Poi dopo quasi tutti i miei<br />
studi successivi sono di storia e così<br />
anche i saggi che ho pubblicato,<br />
storia locale tra l’altro.<br />
Riguardo all'esperienza di tirocinio<br />
cosa ricorda? Quali furono i<br />
suoi trampolini di lancio?<br />
Ai miei tempi non esisteva l’ordine<br />
dei giornalisti, quindi il tirocinio si<br />
faceva sul lavoro. Io ho imparato<br />
molto a Roma, perché è stata<br />
un’esperienza molto formativa, poi<br />
n° 6 anno XII<br />
anche all’“Adige” devo dire. L’ordine dei giornalisti<br />
è stato istituito dopo, nel ’63 e dopo che sono stati<br />
istituiti gli esami di stato e quindi la situazione era in<br />
movimento, ho assistito a questi problemi quando ero<br />
presidente dell’ordine nazionale dei giornalisti perché<br />
per la prima volta in Italia si incominciò a parlare di<br />
scuole di giornalismo. In precedenza non c’erano in<br />
Italia, mentre negli Stati Uniti d’America ci sono dai<br />
primi anni del ‘900 e nei paesi europei da dopo la seconda<br />
guerra mondiale. Poi siamo arrivati noi solo<br />
negli ultimi decenni del secolo scorso, in pratica dal<br />
1990, ed anche oggi la situazione non è proprio chiarissima;<br />
peraltro sono sempre stato convinto che non<br />
basta la pratica sul campo, seppur utilissima, ma un<br />
po’ di conoscenza serve sempre. Per esempio io, laureato<br />
in lettere, ignoravo quasi del tutto la parte giuridica,<br />
che è importante e ci deve essere per un giornalista:<br />
non solo la costituzione, ma proprio il diritto<br />
amministrativo. Insomma, capire come funziona un<br />
comune, una provincia…<br />
Quali e come sono le opportunità nel campo del<br />
giornalismo oggi?<br />
Oggi esiste il reclutamento con assunzione, anche se<br />
sempre più difficile, attraverso le varie agenzie giornalistiche,<br />
cioè i giornali, i settimanali, la radio, le<br />
televisioni private, e così via. Lì di fatto si inizia collaborando<br />
con poche cose, pubblicando articoletti. Se<br />
uno incomincia e viene conosciuto da chi sta in redazione,<br />
e se è bravo, cresce ed è probabile che venga<br />
assunto.<br />
L’altra strada è viceversa, frequentare scuole di giornalismo.<br />
Al termine di esse si va direttamente<br />
all’esame di giornalismo e se uno lo supera diventa<br />
professionista. Non è che con questo trova il posto<br />
sicuro, ma insomma una persona che viene da una<br />
buona scuola ha più possibilità.<br />
Quindi due strade: una sul mercato dove non è richiesto<br />
il titolo di studio. Basta infatti avere la scuola media<br />
inferiore - in teoria, perché di fatto<br />
sono quasi tutti, se non laureati, quantomeno<br />
iscritti all’università - poi la<br />
seconda è quella delle scuole di giornalismo.<br />
Ci descriva la sua giornata tipo.<br />
Io leggo molto, quattro - cinque giornali<br />
al giorno, ovviamente non per<br />
intero, ma già sfogliandoli vola via<br />
molto tempo: un’abitudine che mi è<br />
rimasta dai tempi in cui lavoravo. Poi<br />
leggo molti libri che riguardano il mio<br />
lavoro, quindi libri di storia, ma anche<br />
alcuni come romanzi o gialli. E poi<br />
dopo scrivo. Guardo poco la televisio-<br />
PRATICANTATI 5
ne. Guardo solo i telegiornali regionali, quelli sempre,<br />
anche lì per deformazione professionale, e poi<br />
sempre meno i telegiornali nazionali; una volta guardavo<br />
lo sport, ma adesso ho perso l’interesse.<br />
Quali sono le soddisfazioni personali che ha un<br />
professionista che fa il suo mestiere?<br />
Di soddisfazioni personali ce ne sono di vario tipo.<br />
Anzitutto alla Rai sono stato il primo assunto a Trento:<br />
prima aveva solo un ufficio di corrispondenza, la<br />
sede di via Perini l’ho inaugurata io, sostanzialmente<br />
come unico giornalista. E’ stato bello avviare un lavoro<br />
nuovo; poi la soddisfazione c’è quando uno è<br />
direttore del giornale e vede che le copie vendute aumentano<br />
ed i lettori aumentano. E poi c’è il rapporto<br />
con i giovani giornalisti ed anche il rapporto con la<br />
vita. Il mestiere del giornalista ha parecchi limiti perché<br />
è sempre di corsa, spesso non si riesce ad approfondire<br />
e si è superficiali, non per scelta o volontà,<br />
ma proprio perché si è costretti a correre; però è nuovo<br />
ogni giorno, non ci si annoia mai, ed anche se poi<br />
uno si specializza non è un lavoro solo di rutine, come<br />
lo può essere qualsiasi altro lavoro, perché ogni<br />
giorno c’è qualcosa di nuovo e si è costretti a confrontarsi<br />
con persone nuove. Per esempio ho conosciuto<br />
molti paesi nel Trentino e anche persone eccezionali.<br />
E scoprirle, come scoprire una bella attività<br />
culturale, è certamente una soddisfazione.<br />
Sono state esaudite le aspettative che aveva quando<br />
era studente?<br />
Si, direi serenamente si. Naturalmente quando si è<br />
giovani si pensa sempre ad un mondo migliore, anche<br />
se poi si scopre che non è vero, che il mondo<br />
rimane sostanzialmente quello, anche se molte cose<br />
sono cambiate: quando ero ragazzo, per esempio,<br />
non c’erano le Nazioni Unite: forse è facile da criticare,<br />
però il fatto che oggi siano amate e ci siano<br />
dappertutto, è un dato molto positivo. Non c’era<br />
l’Europa e comunque si stava uscendo dalla guerra:<br />
anche oggi si stenta, vedi con la crisi greca, a parlare<br />
con una sola voce, però intanto l’Europa ora c’è, una<br />
volta non c’era. Insomma, tante cose sono ben migliorate:<br />
pensate oggi, la televisione, internet, … noi<br />
non avevamo nulla.<br />
Due aneddoti professionali, uno positivo ed uno<br />
negativo.<br />
Uno negativo quando, per amore dello scoop, della<br />
notizia, avevamo pubblicato vita, morte e miracoli di<br />
un giovane che si drogava; il giorno dopo è venuta la<br />
madre in redazione a lamentarsi, giustamente, perché<br />
si poteva narrare la storia senza personalizzarla, scendere<br />
in particolari personali: questo ragazzo, già era<br />
sfortunato e si drogava, con nome e cognome sul<br />
giornale era un’altra bastonata. Me la ricordo sempre.<br />
6 PRATICANTATI<br />
Poi queste cose purtroppo, forse non capitano tutti i<br />
giorni, però capitano abbastanza.<br />
Esperienze positive sono quando si possono raccontare<br />
belle notizie, come quando si chiuse la vicenda<br />
dell’Alto Adige, le cronache delle ultime sedute della<br />
Volkspartei… erano entusiasmanti.<br />
Poi nei giornali, ed in particolare in radio e televisione,<br />
uno scrive, ma non pensa come venga recepito<br />
dall’altra parte, perché noi sui giornali usiamo un codice<br />
linguistico che è comune, però, per esempio,<br />
quando un giornalista scrive: “Brillante operazione<br />
dei Carabinieri che hanno arrestato tre spacciatori di<br />
droga”, per chi la scrive è una notizia positiva, per chi<br />
la riceve invece, specialmente avendo ragazzi giovani<br />
in casa, è una notizia negativa, pensando: “Ma guarda,<br />
ci sono ancora” oppure “Che disastro”,… La ricezione<br />
della notizia è diversa da come è orientata. Un<br />
altro esempio è il fatto che, come a Bolzano, anche a<br />
Trento si è diffuso l’“uso” del primo aprile sui giornali,<br />
andando quindi a pubblicare bufale proprio in<br />
questo giorno. A Bolzano avevamo scritto che la Volkspartei<br />
aveva introdotto la proporzionale anche sugli<br />
incassi del Totocalcio: sembrava una notizia totalmente<br />
assurda, ed invece c’è stata gente che ci ha creduto<br />
e la reazione è stata diversissima da come noi<br />
l’avevamo pensata. Un’altra volta avevo, per così dire,<br />
“rubato” l’elenco degli alloggi sfitti che aveva il<br />
comune di Bolzano e lo pubblicammo convinti di aver<br />
fatto un grosso scoop; invece la gente iniziò a telefonare<br />
al giornale per sapere come ottenerli in affitto:<br />
non avevano inteso che fosse una denuncia di carattere<br />
sociale contro chi non affittava.<br />
Un consiglio agli studenti che vorrebbero intraprendere<br />
la carriera di giornalista.<br />
Armarsi di molta pazienza e molta umiltà, perché credo<br />
che per il lavoro del giornalista, pur essendo molto<br />
cambiato con l’uso dei moderni strumenti tecnologici,<br />
resti valido il vecchio detto che il giornalista è fatto di<br />
testa ma anche di scarpe, cioè bisogna andare a cercare<br />
la notizia; e questo richiede molta pazienza, molta<br />
umiltà ed a volte anche essere un po’ cialtroni, perché<br />
capita di andare anche sui luoghi dei disastri: come il<br />
medico, anche il giornalista deve arrivare lì con faccia<br />
tosta. Adesso i giornalisti professionisti stanno in<br />
redazione, lavorano molto con il telefono e con<br />
internet, le notizie vengono spesso raccolte da collaboratori<br />
esterni, specie quelle non della grande cronaca<br />
nera. Quindi pazienza, umiltà e sapere che si è al<br />
servizio degli altri, non si scrive per se stessi. E poi si<br />
impara sempre dopo qualche errore, ma sempre rispettando<br />
le persone che si hanno di fronte. Anche il<br />
peggior delinquente è pur sempre una persona.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Attualità<br />
prataiola<br />
Salve a tutti!!!<br />
All’ultima riunione della consulta provinciale, tenutasi<br />
il 9 marzo a Palazzo Istruzione a Trento, hanno<br />
partecipato anche tutti i rappresentanti d’istituto.<br />
L’assessore Dalmaso e il presidente Dellai hanno<br />
infatti accettato di incontrare gli studenti per discutere<br />
sulla riforma Dalmaso. Noi tutti abbiamo avuto<br />
la possibilità di intervenire, chiedendo eventuali<br />
chiarimenti e informazioni. I quesiti proposti hanno<br />
interessato principalmente gli istituti professionali<br />
che, come già saprete, con la nuova riforma, andranno<br />
a confluire all’interno di quelli tecnici. I rappresentanti<br />
di questi istituti hanno infatti manifestato<br />
un certo timore nei confronti della riforma poiché<br />
vedono le ore di laboratorio e gli stage estivi diminuire<br />
radicalmente nel nuovo corso di studi.<br />
L’assessore e il presidente hanno però cercato di<br />
rassicurarli dicendo loro che la provincia ha sempre<br />
creduto e investito molto anche sugli istituti tecnici.<br />
Ho poi personalmente chiesto quale sia il senso di<br />
imporre il tedesco nel biennio per poi toglierlo al<br />
liceo. L’importanza di questa lingua è innegabile,<br />
ma non è comprensibile come si possa incentivarla<br />
per due anni e poi abbandonarla nei tre successivi.<br />
L’assessore ha<br />
risposto dicendo<br />
c h e , p o i c h é<br />
all’esame di maturità<br />
non viene richiesta<br />
la seconda<br />
lingua, hanno deciso<br />
di dare spazio<br />
ad altre materie.<br />
Hanno però poi<br />
specificato che<br />
comunque la provincia<br />
investe<br />
molto anche sullo<br />
studio delle lingue<br />
straniere dando a<br />
disposizione allo<br />
studente corsi estivi<br />
in vari paesi<br />
europei a poco<br />
p r e z z o .<br />
All’insinuazione<br />
di una ragazza che<br />
il vero scopo della<br />
CONSULTA CONSULTA I I PRATICANTI<br />
PRATICANTI<br />
PRATICANTI<br />
di Francesca Pedron e Fabrizio Lettieri<br />
riforma è quello di tagliare sul personale docenti<br />
perché soldi non ce ne sono, il presidente ha risposto<br />
in maniera molto chiara che di soldi la provincia<br />
ne ha e ne ha sempre investiti nella scuola e che alla<br />
fine con questa riforma i costi aumenteranno. Poco<br />
è stato dedicato invece al monte ore (50 o 60 minuti)<br />
poiché chiara è la posizione degli studenti per i<br />
50 minuti. È stato inoltre puntualizzato<br />
dall’assessore che il loro intento era quello di formalizzare<br />
una situazione già in atto. Tutte le scuole<br />
facevano ormai 50 minuti sostenendo che i 60 effettivi<br />
erano inapplicabili per una questione di trasporti.<br />
I 10 minuti però non erano recuperati e tutti i corsi<br />
che i professori facevano fuori dall’orario scolastico<br />
venivano pagati extra. Con questa riforma, se<br />
si adotteranno i 50 minuti, i corsi di recupero, quelli<br />
di potenziamento e tutti i vari progetti serviranno ai<br />
professori per recuperare quei dieci minuti e quindi<br />
non saranno retribuiti.<br />
Ok, ho finito anche per questa volta! Mancano ormai<br />
2 mesi alla fine della scuola e immagino che<br />
tutti voi, come me, sarete presissimi dalle ultime<br />
verifiche quindi in bocca al lupo!<br />
I vostri rappresentanti.<br />
n° 6 anno XII PRATICANTATI 7
I<br />
N<br />
T<br />
E<br />
R<br />
V<br />
I<br />
S<br />
T<br />
A<br />
8 PRATICANTATI<br />
Ex Ex prataioli prataioli - futuri futuri dottori<br />
dottori<br />
di Francesca Pedron<br />
Tommaso Filippo Nicoletti e Davide Giampiccolo sono due ex studenti del Prati che frequentano<br />
la facoltà di medicina, l’uno in Germania, a Berlino e l’altro in Italia, a Verona. Lo scopo di questa<br />
intervista è illustrare le differenze tra le due Università e raccontare le esperienze e le impressioni<br />
di questo primo anno universitario.<br />
1. Nome e cognome Tommaso Nicoletti Davide Giampiccolo<br />
2. In che anno ti sei diplomato<br />
al Prati?<br />
3. Cosa non dimenticherai mai<br />
di questo Liceo?<br />
4. Quali sono stati i motivi che ti<br />
hanno spinto a scegliere la facoltà<br />
di medicina?<br />
5. Perché hai optato per la Germania<br />
piuttosto che l’Italia o<br />
viceversa?<br />
6. Entrambi siete andati via di<br />
casa; avete avuto difficoltà ad<br />
abituarvi ad una vita forse più<br />
indipendente?<br />
2009 2009 (forse qualcuno si ricorda<br />
ancora di avermi visto per i corridoi)<br />
Le lezioni di italiano dell’ultimo<br />
anno.<br />
Durante la III liceo ogni sabato<br />
pomeriggio facevo volontariato in<br />
casa di riposo.<br />
Ho frequentato la II liceo in Germania<br />
e ho pensato di ripartire.<br />
Più che l’indipendenza, mette in<br />
difficoltà l’essere straniero.<br />
Inizialmente pensavo l'alchimia<br />
che c'era con i compagni, o qualche<br />
conoscenza particolarmente<br />
intima, o i favolosi pettorali di<br />
Mancinelli, attualmente penso la<br />
mia prof di Italiano e, soprattutto,<br />
la filosofia. (Senza dimenticare<br />
una lacrimuccia per la danza della<br />
scuola, la prof .Frisanco e il vostro<br />
rappresentante, dantescamente<br />
biondo e bello e di gentile aspetto)<br />
La possibilità di capire come funzioni<br />
realmente il nostro corpo, e<br />
non in minima rilevanza, di capire<br />
perchè invecchiamo.<br />
Benchè le università italiane siano<br />
ampiamente deprecate in ambito<br />
nazionale, i medici italiani sono<br />
piuttosto ricercati; inoltre sono<br />
molto vicino all'opinione del mio<br />
prof di istologia, che pensa che<br />
andare in reparto prima possibile<br />
sia il modo migliore di imparare, a<br />
patto che ci siamo le nozioni basilari<br />
per farlo.<br />
La scelta di Tommaso è sicuramente<br />
più radicale della mia, tuttavia<br />
credo che lasciare casa sia<br />
un'ottima esperienza, non solo per<br />
testare i propri limiti, ma anche<br />
per apprezzare quello che si ha.<br />
Quanto al resto, le altre città sono<br />
di parecchie potenze più interessanti<br />
a livello notturno della nostra<br />
placida Trento.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
7. Che tipo di test hai dovuto<br />
affrontare per accedere<br />
all’Università prescelta?<br />
8. Quanto lo studio ti ha occupato<br />
durante l’estate per riuscire<br />
ad entrare?<br />
9. Si è rivelata sufficiente la preparazione<br />
che ti ha dato questo<br />
liceo per il test d’ingresso?<br />
10. E durante questo primo anno<br />
si è rivelato efficace il metodo<br />
di studio appreso nei cinque anni<br />
di Prati?<br />
11. Spiega le caratteristiche<br />
dell’Università che frequenti .<br />
12. Se potessi scegliere, quale<br />
tra i due metodi (pratico e teorico)<br />
adotteresti?<br />
n° 6 anno XII<br />
Il sistema di selezione è complicato<br />
ed è gestito da un’agenzia nazionale<br />
(Zentralstelle fuer die Vergabe von<br />
Studienplaetzen). In base al proprio<br />
punteggio o alla facoltà scelta bisogna<br />
sostenere un colloquio o un test:<br />
indispensabili sono l’esito del diploma<br />
di maturità, una certificazione di<br />
lingua e il curriculum vitae con le<br />
pagelle degli ultimi due anni (se siete<br />
interessati scrivetemi).<br />
È un policlinico universitario, tra i più<br />
grandi in Europa, fornito di ottimi<br />
laboratori. L’approccio alla materia è<br />
diretto, dopo le lezioni del mattino vi<br />
sono seminari nei quali si studia<br />
l’anatomia sui cadaveri e dove vengono<br />
eseguiti esperimenti di chimica,<br />
fisica etc. Tra la fine di un semestre e<br />
l’inizio dell’altro è obbligatorio fare<br />
90 giorni di tirocinio (durante il primo<br />
anno) come “aiuto infermiere” in alcuni<br />
reparti a scelta, ho finito da poco<br />
30 giorni in chirurgia generale.<br />
Il mefistofelico test a crocette preparato<br />
dal tenebroso CINECA<br />
Abbastanza Tornato da Barcellona dal viaggio<br />
di maturità, ho studiato da fine<br />
luglio in poi<br />
È sicuramente stato necessario<br />
aver frequentato un anno<br />
all’estero.<br />
Sì, anche se è solo il punto di partenza.<br />
Non aiuta il fatto che l'ultimo anno<br />
si studi scienze della terra; io<br />
ho ripreparato tutto ex novo. D'altronde,<br />
il liceo classico mira specificatamente<br />
allo sbocco medico,<br />
anche se il suo metodo di studio è<br />
formidabile (in particolare per il<br />
corso A).<br />
Direi che il metodo è risultato efficace,<br />
anche se bisogna dire che<br />
in giro c'è gente che si dà da fare,<br />
o è particolarmente brillante, o<br />
entrambi: entrare non è facile, insomma.<br />
L'università è parecchio<br />
competitiva, ma proprio per questo<br />
i compagni sanno essere oltremodo<br />
interessanti.<br />
Si fonda principalmente sull'approfondita<br />
conoscenza teorica della materia,<br />
che è ritenuta fondamentale per<br />
qualsiasi aspetto, e soprattutto uso, di<br />
matrice pratica. I prof ci dicono spesso<br />
che per un medico non conoscere<br />
la malattia è come essere ciechi, e un<br />
minino di studio di base credo avrebbe<br />
evitato un bel po' di danni, come<br />
prescrivere le staminali come se fossero<br />
confetti...<br />
Sono indispensabili entrambi. Teorico, ma devo dire che la mia<br />
è un'inflessione non solo medica,<br />
ma culturale, che poi non è altro<br />
che il modus operandi di questo<br />
liceo.<br />
PRATICANTATI 9
13. L’ambiente universitario è<br />
più o meno stimolante di quello<br />
liceale?<br />
10 PRATICANTATI<br />
È stimolante sapere che non esiste<br />
il “fuoricorso”!<br />
14. Pensi di fare l’erasmus? A Verona! Scherzo… sì, mi piacerebbe.<br />
15. Dove l’università tedesca e<br />
quella italiana dovrebbero migliorare?<br />
16. Che speranze hai per il futuro?<br />
17. Dopo la laurea speri di poter<br />
andare a lavorare all’estero oppure<br />
di rimanere in Italia?<br />
18. Che idea ti sei fatto sulle possibilità<br />
che il tuo Stato dà ai giovani<br />
che intendono intraprendere<br />
questa professione?<br />
19. Se potessi tornare indietro<br />
rifaresti questa scelta?<br />
Non conosco quella italiana e<br />
quella tedesca ho appena cominciato<br />
a conoscerla.<br />
Quando e come pensi di poter entrare<br />
nel mondo del lavoro? Dopo la laurea<br />
spero di potermi mettere subito a lavorare,<br />
ma non so ancora quale scuola<br />
di specializzazione frequentare.<br />
Chissà! Ich lass mich ueberraschen!<br />
Più stimolante, e sembra incredibile,<br />
ma è quasi tutta un'altra vita.<br />
Farlo, per uno studente di medicina,<br />
è praticamente un suicidio, perchè 6<br />
anni sono tanti e il rischio di perdere<br />
l'anno è più che reale (ebbene sì, i<br />
prof sono un po' stronzi e non fanno<br />
passare gli esami esteri, spesso);<br />
tuttavia penso lo farò e andrò in<br />
Germania (il tedesco mi affascina<br />
terribilmente).<br />
Purtroppo non conosco l'università<br />
tedesca, però penso che in quella<br />
italiana bisognerebbe selezionare<br />
meglio gli studenti (non tutti possono<br />
fare l'università) e soprattutto la<br />
nostra università dovrebbe rapportarsi<br />
con le altre università europee,<br />
non solo per capire in cosa è inferiore,<br />
ma anche per riconoscere i propri<br />
punti di forza.<br />
L'optimum sarebbe diventare<br />
Neurochirurgo, alla sempreverde<br />
età di 31 anni)<br />
Spero di poter andare velocemente<br />
all'estero, perchè sennò,<br />
ora che mi fanno operare in Italia,<br />
arrivo a 50 anni e mi tremano<br />
le mani.<br />
Non so più qual è il mio Stato! Ai giovani dà possibilità sufficienti,<br />
è ai laureati che ne dà poche...<br />
Penso che rifarei questa scelta ma<br />
non so se tornerei indietro, sono stati<br />
mesi molto impegnativi perché mi<br />
sono confrontato con realtà difficili.<br />
Credo che le persone che intendono<br />
intraprendere questo percorso, debbano<br />
considerare che le preoccupazioni<br />
relative allo studio delle materie propedeutiche<br />
hanno poco senso di fronte<br />
alla relazione con la sofferenza<br />
umana.<br />
20. Un saluto. Ciao Prataioli, studiate la letteratura.<br />
tommasof.nicoletti@gmail.com<br />
Sì, decisamente<br />
Tanti saluti, due particolari ai<br />
prof Pedrotti e Brocchieri, un<br />
abbraccio a Federico Mosna<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Attualità<br />
prataiola<br />
Si dice che camminare per le vie di Lisbona sia una<br />
forma di edonismo: un’atmosfera primaverile, una<br />
gradevole temperatura, un miscuglio di colori, gli<br />
azuleyos – ovvero le tipiche piastrelle dipinte<br />
d’azzurro che ornano la maggior parte degli edifici<br />
della città – la spiaggia di Cascais, i bei negozi del<br />
centro storico, il buonissimo Porto, le Pasteis de Belém…le<br />
follie, lo shopping con la nostra amata segretaria<br />
Marisa, tanto divertimento e avvenimenti<br />
che sembrano una sorta di “storia alla Hitchcock”.<br />
Lisbona è situata in una bellissima posizione, sui<br />
colli ad anfiteatro che discendono a terrazzi sulla<br />
destra dell’estuario del fiume Tago; proprio sul Tago<br />
si apre la grande Plaça do Comercio con<br />
la statua a José I e i sontuosi palazzi<br />
della borsa, della dogana… E’ questa la<br />
zona della Baixa, cioè la parte bassa<br />
della città, cuore del commercio. La<br />
strada principale è la Rua Augusta con i<br />
suoi edifici, in stile neoclassico, che<br />
risalgono al periodo ‘700-‘800.<br />
Dopo una breve ‘shakerata’ sul tram 28,<br />
dopo una faticosa salita per espiare i<br />
nostri peccati di studenti negligenti, siamo<br />
arrivati al Castello di São Jorge,<br />
dalle cui mura si può godere di una ve-<br />
n° 6 anno XII<br />
Obrigada, Obrigada, Obrigada, Lisboa!<br />
Lisboa!<br />
di Michela Stenico<br />
duta panoramica della città.<br />
Il monumento più prezioso della capitale portoghese<br />
è il Convento dos Jeròminos de Belém, fatto costruire<br />
dal re Manuele I; il chiostro è molto suggestivo e<br />
unico nel suo genere. La giornata era luminosa, ma<br />
l e<br />
ombre e l’oscurità della chiesa avevano incupito il<br />
nostro umore.<br />
In una mattinata uggiosa siamo entrati al “sacrario”<br />
del più noto poeta portoghese Fernando Pessoa, colui<br />
che qualificò quel movimento letterario noto sotto<br />
il nome di modernismo. Molta della sua produzione<br />
rimase dispersa in giornali e riviste e, per questo,<br />
in gran parte ignorata. Vediamo in lui un artista<br />
ricco di motivi lirici e attento ai mezzi espressivi.<br />
PRATICANTATI 11
Se a tarda sera si gira per il quartiere del Bairro Alto<br />
si rimane travolti da un’atmosfera a dir poco friz-<br />
zante; siamo nella zona dei locali notturni e delle<br />
birrerie, incuneati in quei vicoli stretti e contorti vivacizzati<br />
dall’allegria dei giovani che rigurgitano<br />
dai locali.<br />
Non è mancato un tuffo nella lontana estate, nostalgicamente<br />
evocata dalla splendida spiaggia di Ca-<br />
Attualità<br />
prataiola<br />
12 PRATICANTATI<br />
scais e dalla baia regale.<br />
La memoria culinaria è legata al triste ricordo di<br />
miseri e squallidi pasti fatti di brodaglie dal color<br />
pastello che, nell’intenzione dell’artista, fungevano<br />
da primi piatti o da dessert. Per fortuna il ricordo<br />
così malinconico è riscattato da quello degli ottimi<br />
pasticcini di Belém che ci fanno ancora venire<br />
l’acquolina in bocca!<br />
P.S. per i più esperti in cucina, ecco a voi<br />
l’immancabile ricetta delle Pasteis de Belém!<br />
Far scaldare 50 ml di acqua con 150 g di zucchero<br />
finché questo non si addensa e fa il filo. A parte diluire<br />
un cucchiaio di farina bianca in 250 ml di latte<br />
freddo, poi unire quattro tuorli e un albume, precedentemente<br />
ben sbattuti; aggiungere lo zucchero<br />
diluito nell’acqua e porre la casseruola a bagnomaria<br />
facendo cuocere per 10-12 minuti senza mai smettere<br />
di mescolare. Con questo composto riempire<br />
delle formine già foderate con 250 g di pastasfoglia<br />
e fare cuocere in forno caldo (250°) per circa 25 minuti.<br />
Prataioli e prataiole in prati irlandesi...<br />
Mesi or sono, le classi VA e VC intrapresero<br />
un lungo viaggio in una terra lontana<br />
e sconosciuta, chiamata Irlanda (aulico,<br />
davvero). La missione di noi intrepidi classicisti<br />
era migliorare la nostra conoscenza<br />
della lingua inglese, missione che può dirsi,<br />
peraltro, (quasi) riuscita.<br />
Di due settimane a Dublino, una era di integrazione<br />
scolastica in un istituto irlandese,<br />
l’altra era dedicata all’apprendimento<br />
più sistematico della lingua, in un centro<br />
linguistico che portava il nome altisonante<br />
di “International House”.<br />
Il soggiorno si è svolto dal 29 gennaio al<br />
12 febbraio e, indubbiamente, abbiamo<br />
imparato più di quanto ci aspettassimo,<br />
anche cose che esulano dal concetto di<br />
“soggiorno linguistico”.<br />
Tanto per cominciare, Dublino è una grande città, almeno<br />
per noi poveri trentini, e prendere la DART, la<br />
metropolitana di superficie, ogni mattina, per poi tuffarsi<br />
nell’affollamento cittadino, non era simpatico,<br />
Lia Facchinelli<br />
anche se i professori ci avevano avvertito che sarebbe<br />
stato complicato. Tuttavia, modestia a parte, confesso<br />
che abbiamo imparato in fretta ad arrangiarci: i primi<br />
giorni rischiavamo di perderci (i prof. non sono esenti<br />
dal giudizio); gli ultimi facevamo a gara a chi arrivava<br />
prima all’International House, scendendo divisi, a due<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
fermate diverse. Si accettavano scommesse.<br />
Naturalmente eravamo tutti dotati di cartina della città,<br />
quando ci si muoveva lo si faceva in gruppo, e dopo<br />
ogni momento di libertà bisognava arrivare puntuali al<br />
“meeting point” designato, dove venivamo rigorosamente<br />
contati. Questo per far capire che per perdersi o<br />
restare indietro bisognava davvero impegnarsi. A qualcuno<br />
sembrerà un regime militare ma, quando ci si<br />
trova in un luogo sconosciuto, avere un punto di riferimento<br />
sicuro è una bella sensazione!<br />
Al nostro ritorno molti ci chiedevano come fosse<br />
l’organizzazione scolastica in stile anglosassone. È<br />
diversa dalla nostra, in effetti. Innanzitutto, sono gli<br />
studenti a cambiare aula, non gli insegnanti; inoltre i<br />
ragazzi frequentano corsi adatti al loro livello, più o<br />
meno alto, in modo che tutti possano avere il massimo<br />
dei voti, senza penare o mendicare sufficienze.<br />
Ammettetelo, non è male... In Italia la divisione tra<br />
maschi femmine, a scuola, formalmente non esiste<br />
più; anche l’uniforme scolastica è piuttosto rara. Nelle<br />
scuole irlandesi,<br />
invece, l’uniforme è<br />
d’obbligo, simbolo<br />
della mentalità secondo<br />
cui tutti sono<br />
uguali di fronte ai<br />
libri. In più, esistono<br />
scuole strettamente<br />
femminili,<br />
come quella piccola<br />
di periferia in cui<br />
siamo state internat...inserite<br />
(chiedo<br />
scusa) io e un’altra<br />
decina di ragazze<br />
più virtuose, mentre<br />
tutti gli altri frequentavano<br />
una<br />
scuola superiore del centro. Qui si studiava cucito,<br />
danza tradizionale ed economia domestica, alla pari di<br />
matematica e gaelico, lingua parlata in Irlanda prima<br />
dell’invasone degli Inglesi.<br />
Naturalmente si cercava di comunicare con le compagne<br />
di scuola e, qui, finalmente entra in gioco<br />
l’inglese.<br />
La prima settimana abbiamo usato la lingua, e solo la<br />
seconda l’abbiamo effettivamente approfondita, ma<br />
abbiamo fatto tutti una grande scoperta: cioè che bastava<br />
capire il senso di ciò di cui si discuteva e barcamenarsi<br />
nel rispondere.<br />
Questa tecnica geniale era molto utile nei rapporti con<br />
le famiglie che ci ospitavano, specie per quanto riguardava<br />
il pranzo del giorno a venire o gli orari serali<br />
di rientro, insomma quei piccoli accorgimenti che<br />
n° 6 anno XII<br />
evitavano a loro l’ansia e a noi il digiuno.<br />
Gli argomenti inerenti il cibo irlandese sono praticamente<br />
infiniti, e spaziano dal “Burger King”, regno<br />
delle salse sconosciute, alla “non cucina” tipica del<br />
luogo, come surgelati scaldati ancora in confezione, al<br />
cibo vero cucinato in onore degli ospiti italiani, a volte<br />
davvero buono, al famoso “packet-lunch”, la cui<br />
inclinazione a lasciarsi mangiare dipende molto dalla<br />
pietà della famiglia ospite. Può sembrare esagerato,<br />
forse lo è, ma di certo ho capito che gli italiani prestano<br />
più attenzione a quello che mangiano, rispetto ad<br />
alcuni irlandesi.<br />
Il cibo è solo l’aspetto più evidente del differente stile<br />
di vita. Seguono gli orari scolastici, un poco più umani<br />
dei nostri, il comportamento nei luoghi pubblici,<br />
più educato, il sistema scolastico di cui ho già parlato<br />
e, strano, la concezione del tempo atmosferico. Per i<br />
pochi irlandesi che abbiamo conosciuto, vedere un<br />
prato verde in inverno inoltrato è normale, perchè nevica<br />
poco, ma, al contrario, una delle nostre belle<br />
giornate di sole è<br />
una rara meraviglia.<br />
A proposito, a Dublino<br />
abbiamo visto<br />
bellissimi tramonti.<br />
A l r i t o r n o<br />
dall’Irlanda, molte<br />
persone ci chiedevano<br />
se è vero che da<br />
quelle parti piove<br />
sempre e ci sono<br />
tante persone dai<br />
capelli rossi, come<br />
dicono. Certo, questi<br />
sono i luoghi comuni<br />
più azzeccati<br />
ma, penso, anche i<br />
meno interessanti.<br />
Infine, dando un giudizio generale, penso sia stata<br />
un’esperienza molto utile e produttiva, ricca di stimoli<br />
per continuare il lavoro di costante miglioramento di<br />
noi stessi e del nostro bagaglio culturale.<br />
Tuttavia suppongo che, in sole due settimane, siamo<br />
riusciti a toccare solamente la superficie della cultura<br />
che avevamo intorno. Forse la globalizzazione non ha<br />
aiutato, questa volta: in un Paese relativamente lontano<br />
abbiamo trovato molte cose (negozi, souvenir, moda)<br />
simili alle nostre, tanto che si rendeva difficile trovare,<br />
sotto i diversi strati di conformismo o folklore<br />
per turisti, lo zoccolo della cultura originale.<br />
Per capirla a fondo sarebbe servito più tempo; ma il<br />
greco e il latino si sentivano tanto soli e trascurati che<br />
ci siamo trovati costretti a tornare a casa.<br />
PRATICANTATI 13
Attorno<br />
a noi<br />
LEGALITÀ E MEMORIA IN QUEL DI TRENTO<br />
“Il coraggio di vivere contro le ingiustizie: gli esempi<br />
di ieri e il bisogno dell’oggi” è il titolo della<br />
serata di venerdì 19 marzo su Fulvio Croce e<br />
Giorgio Ambrosoli, organizzata a Palazzo Geremia<br />
a Trento dall’ ANM e dalla Casa Editrice “Il<br />
Margine”. Questo stesso titolo riassume però molto<br />
bene anche il tema base attorno al quale si sono<br />
svolti conferenze, dialoghi e riflessioni nel nostro<br />
capoluogo durante tutta la settimana dal 16 al 20<br />
marzo 2010. Il via a questa serie di iniziative sul<br />
rapporto tra memoria e legalità, è stato dato nella<br />
Facoltà di Giurisprudenza a Trento, che ha allestito<br />
una mostra dal titolo “Vite per la legalità”: 21<br />
pannelli per ricordare quattro uomini che hanno<br />
perso la vita nell’esercizio del loro lavoro per<br />
l’affermazione della giustizia e per la difesa della<br />
legalità. Guido Galli ed Emilio Alessandrini: due<br />
magistrati che furono uccisi rispettivamente nel<br />
14 PRATICANTATI<br />
di Agnese Di Giorgio<br />
1979 e nel 1980 dal gruppo terroristico Prima Linea;<br />
Giorgio Ambrosoli e Fulvio Croce, entrambi<br />
avvocati, di cui il primo fu assassinato nel 1979<br />
da un sicario assoldato da Michele Sindona,<br />
mentre il secondo fu colpito nel 1978 dalle Brigate<br />
Rosse conseguentemente al fatto d’aver<br />
accettato di difendere le stesse nel processo di<br />
Torino. Nomi questi, sicuramente ancora troppo<br />
poco conosciuti e riconosciuti dalla nostra<br />
moderna quanto malata società (civile e istituzionale),<br />
che ha fatto sì che una lodevole dedizione<br />
al proprio lavoro assumesse le caratteristiche<br />
di un cosciente atto eroico. Ad essi sono<br />
ora dedicate due aule del Palazzo di Giustizia di<br />
Trento.<br />
Fra gli altri appuntamenti della settimana,<br />
l’incontro pubblico “Memoria e Diritto: un percorso”,<br />
animato da Agnese Moro e da Alfredo<br />
Bazoli, la cui madre perse la vita in Piazza della<br />
Loggia a Brescia; la fiaccolata della memoria e<br />
dell’impegno organizzata da Libera Trentino<br />
Alto Adige ed infine il dibattito ricordato inizialmente<br />
su F.Croce e G.Ambrosoli, di cui trovate<br />
il video su: www.trentoattiva.it/2010/03/le<br />
-parole-della-legalita/ . Sicuramente, proprio in<br />
un periodo in cui Magistratura e riforme per la<br />
Giustizia sono tanto in discussione, ciò che ha<br />
fatto piacere notare è stata la considerevole partecipazione<br />
ed attenzione da parte della cittadinanza<br />
in una settimana particolarmente significativa<br />
per la memoria del<br />
Paese. Sono ricorsi infatti<br />
vari anniversari, e per<br />
rinfrescarci la memoria:<br />
16 marzo:<br />
32° anniversario del rapimento<br />
di Aldo Moro.<br />
Aldo Moro (Maglie, 23<br />
settembre 1916 – Roma,<br />
9 maggio 1978) è stato<br />
uno dei più importanti<br />
politici italiani del dopoguerra,<br />
cinque volte Presidente<br />
del Consiglio dei Ministri e segretario del<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
partito della Democrazia Cristiana. Venne rapito il<br />
16 marzo 1978 ed ucciso il 9 maggio successivo<br />
da appartenenti al gruppo terrorista Brigate Rosse.<br />
Moro era considerato un mediatore tenace e particolarmente<br />
abile nella gestione e nel coordinamento<br />
politico. Egli aveva il pregio di capire i limiti<br />
del sistema politico e sociale della Repubblica<br />
italiana; era sicuro dello sviluppo dell’ Italia<br />
repubblicana, a patto che esso avvenisse<br />
all’insegna del dialogo fra tutte le forze politiche<br />
democratiche e tutte le parti sociali ed economiche<br />
legittimate alla partecipazione di tale processo<br />
di convergenza democratica.<br />
19 marzo:<br />
Anniversario della morte<br />
di Guido Galli (Bergamo,<br />
28 giugno 1932 – Milano,<br />
19 marzo 1980). Galli è stato<br />
un magistrato e docente<br />
di criminologia italiano. Originario<br />
di Piazzolo (BG),<br />
fu assassinato il 19 marzo<br />
1980 a Milano, da un commando<br />
di Prima Linea (noto<br />
gruppo armato, operante nel contesto degli anni di<br />
piombo), a causa della sua azione da magistrato<br />
contro di essi. Fu lui infatti a concludere la prima<br />
maxi-inchiesta sul terrorismo partita nel settembre<br />
del 1978 dopo l'arresto di Corrado Alunni e il ritrovamento<br />
del covo di via Negroli, a Milano. Fu<br />
amico di Piero Pajardi, che gli dedicò parte del<br />
libro Operazione Giustizia (Cedam, Padova 1991)<br />
Anniversario della<br />
morte di Marco Biagi<br />
(Bologna, 24 novembre<br />
1950 – Bologna, 19<br />
marzo 2002). Biagi è<br />
stato un importante giuslavorista<br />
italiano, più<br />
volte consulente del<br />
Governo italiano, assassinato<br />
dalle Nuove<br />
Brigate Rosse. Vincitore<br />
nel 1969 di un posto di allievo presso il collegio<br />
medico-giuridico di Pisa (attuale Scuola Superiore<br />
Sant'Anna), vi ha dovuto rinunciare al secondo<br />
anno per ragioni familiari e si è poi laureato in<br />
n° 6 anno XII<br />
giurisprudenza a Bologna con una tesi in diritto<br />
del lavoro. Noto giuslavorista, è stato professore<br />
presso le Università di Pisa, della Calabria, di Ferrara<br />
e infine all'Università di Modena e Reggio<br />
Emilia; a partire dagli anni '90 ha avuto numerosi<br />
incarichi governativi come consulente ed esperto<br />
di diritto del lavoro:<br />
nel 1997 fu rappresentante del Governo italiano<br />
nel Comitato dell'Unione Europea per<br />
l'occupazione e il mercato del lavoro;<br />
nel 1998 fu consigliere degli allora ministri<br />
Antonio Bassolino e Tiziano Treu;<br />
nel 2001 fu consulente dell'allora ministro del<br />
lavoro e delle politiche sociali, Roberto<br />
Maroni.<br />
Infine il 21 marzo si è svolta la quindicesima<br />
Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo<br />
delle vittime delle mafie.<br />
Ed in chiusura le parole del figlio di Giorgio Ambrosoli,<br />
Umberto Ambrosoli, tratte dal libro<br />
“Qualunque cosa succeda”: “…per quanto la società<br />
affini le proprie regole per contrastare i soprusi,<br />
come in una sorte di evoluzione darwiniana<br />
anche chi di queste regole vuole aggirare si affina<br />
creando sistemi più articolati per affermare se<br />
stesso e i propri interessi. Senza la coscienza dei<br />
singoli che scelgono di rispettare le norme e con<br />
esse la convivenza civile, le leggi da sole non bastano<br />
a salvare una società. In questo contesto, al<br />
di là delle collocazioni cronologiche, Giorgio<br />
Ambrosoli, la sua storia, le sue scelte restano un<br />
monito – speranza o vergogna – contro l’elusione<br />
della regola, a scapito del bene comune e in favore<br />
dell’interesse particolare: che sia di una persona,<br />
di una categoria, di un gruppo o di un partito.<br />
Una sorpresa per gli scettici, convinti che, raggiunta<br />
un determinata posizione di “potere”, non<br />
possano darsi pratiche oneste e conformi al dovere.<br />
Uno sprone per i rassegnati che davanti alle<br />
illegalità diffuse a ogni livello pensano di poter<br />
solo dire “questo è il sistema, cosa vuoi possa farci<br />
io”. Una smentita per i cinici che abdicano alla<br />
propria responsabilità e rinunciano alla libertà in<br />
nome dell’adeguamento a un certo stile di potere,<br />
nella convinzione che non sia possibile desiderare<br />
altro e che tutti aspirino a fare come loro”.<br />
PRATICANTATI 15
Attorno<br />
a noi<br />
ANTEFATTO<br />
Ricevo l’ultima<br />
newsletter delle<br />
politiche giovanili.<br />
La apro. In<br />
fondo, c’è un link<br />
ad una manifestazione<br />
di cui non<br />
avevo mai sentito<br />
parlare, i cerchi<br />
di silenzio, in<br />
Piazza Duomo<br />
ogni terzo giovedì<br />
del mese. Dal sito<br />
internet ufficiale<br />
non è chiaro da<br />
chi sia partita<br />
l’idea, chi l’abbia<br />
organizzata, ma<br />
resto subito colpita. Queste persone si incontrano e<br />
restano in silenzio, in cerchio, per un’ora intera.<br />
Non c’è un solo motivo per manifestare in silenzio,<br />
dicono. Ognuno ha la sua protesta, che sia contro il<br />
razzismo, contro la società, contro l’abuso delle parole,<br />
contro qualunque cosa. Ognuno ha il diritto di<br />
esprimerla.<br />
Queste persone hanno iniziato in febbraio a esprimersi<br />
in silenzio. Decido di partecipare.<br />
INTRECCIO<br />
Giovedì 15 aprile, alle 18, io e una mia amica<br />
andiamo in Piazza Duomo. Ci sono già diverse<br />
persone pronte a prendere parte al cerchio. Non<br />
sembrano così tante, ma in breve diventeranno<br />
una quarantina.<br />
Chi vuole può indossare sulla schiena un cartello.<br />
Io ne scelgo uno con i primi articoli della Dichiarazione<br />
Universale dei Diritti Umani. Mi sta<br />
a cuore, quella Dichiarazione, ne ho appeso un<br />
poster anche in camera mia.<br />
Ci disponiamo in cerchio tra la fermata<br />
dell’autobus e la fontana, uno striscione al centro.<br />
Due ragazze restano fuori dal perimetro per<br />
distribuire volantini agli interessati. Noi stessi<br />
manifestanti abbiamo ricevuto un foglio sui cerchi<br />
di silenzio. I miei occhi si incollano su una<br />
16 PRATICANTATI<br />
THE SOUND OF SILENCE<br />
Cerchi di silenzio in Piazza Duomo<br />
di Martina Folena<br />
frase: Il silenzio, in un’epoca in cui tutto deve essere<br />
consumato in fretta, vuol dire fermarsi, pensare,<br />
cercare di comprendere, tentare di dare un<br />
senso al nostro agire.<br />
Poi il tempo inizia a scorrere e io inizio a pensare.<br />
Non penso subito a me, alla mia testa. Le persone<br />
mi distraggono. Una coppia parla sottovoce accanto<br />
a me. Se ne andranno dopo una decina di minuti.<br />
Una mamma con una carrozzina dall’altra parte del<br />
cerchio sembra determinata a resistere, e disinvolta.<br />
Tre signore anziane fissano il tridente di Nettuno.<br />
Molti portano lo sguardo verso l’albero accanto al<br />
cerchio, non pensavo fosse così alto, neppure così<br />
verde, non lo avevo mai visto così.<br />
Le persone che passano mi portano via in altri pensieri.<br />
Mi piace la curiosità con cui si fermano a<br />
guardarci, con cui qualcuno si unisce al cerchio, giovani,<br />
soprattutto, e mi fa rabbia l’indifferenza di altri,<br />
la superficialità in cui annaspano allegramente.<br />
Poi inizio a pensare ad altre cose. C’è vento e stringo<br />
il cartello con le mani. Davanti ai miei occhi la<br />
torre è incartata come un regalo di compleanno, come<br />
un braccio bendato.<br />
Il silenzio non è mai pesante. Non mi sono mai sentita<br />
così libera di pensare. È come se fossi forte di<br />
Cerchi di silenzio<br />
(azione nonviolenta):<br />
Ogni terzo giovedì del mese,dalle 18.00 alle 19.00<br />
in Piazza Duomo, a Trento, un gruppo di liberi cittadini<br />
propone il “cerchio del silenzio”, lo spazio e<br />
il tempo dove ridare il giusto peso ed il giusto valore<br />
alle parole. “Proponiamo un’ora di silenzio,<br />
visibilmente in piazza, per manifestare, riflettere,<br />
meditare, dissentire, per ridare significato a giustizia,<br />
verità, dignità, proponiamo un silenzio partecipe,<br />
non il silenzio di bocche cucite da indifferenza<br />
complice”. Unica regola? Una volta entrati si<br />
mantiene il silenzio per un’ora, un silenzio più loquace<br />
di tante parole.<br />
Riferimenti e informazioni:<br />
cerchidisilenzio@gmail.com e<br />
cerchidisilenzio.blogspot.com.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
tutti i pensieri attorno a me. Vedo un piccione spiccare<br />
il volo e penso che sia bellissimo, anche se io<br />
detesto i piccioni. Guardo per terra e le fessure fra<br />
pietra e pietra sono ancora piene di coriandoli.<br />
Il cielo è di un’intensità spaventosa, se alzo lo<br />
sguardo rischio di perdermi, partire, andare troppo<br />
lontano.<br />
Penso di star già andando troppo lontano, con la poesia,<br />
e i sogni, e cose che devono lottare per trovare<br />
posto nel nostro mondo, e che pure non scompaiono<br />
mai. Ad un certo punto mi gira la testa. Smetto di<br />
guardare il cielo.<br />
Penso a Cristopher. Cristopher, Alex, quello di Into<br />
the Wild.<br />
Canto The Sound of Silence in silenzio.<br />
Poi comincio ad ascoltare. Cerco di concentrarmi sul<br />
rumore dell’acqua della fontana. È sorprendentemente<br />
difficile, devo chiudere gli occhi per riuscirci<br />
almeno un po’. Per tutto il resto del cerchio il rumore<br />
dell’acqua non mi abbandona più, resta più<br />
forte del brusio.<br />
Penso che per ascoltare gli altri bisogna prima ascoltare<br />
sé stessi, e non tradirsi mai, non mentire mai.<br />
Penso che ho voglia di correre su un prato e<br />
sdraiarmi cadendo e facendomi anche male e chiudere<br />
gli occhi e poi riaprirli e guardare il cielo.<br />
Il sole tramonta sulla mia pelle. Ora fa freddo.<br />
Attorno<br />
a noi<br />
Quante volte senti questa domanda sotto le rosse<br />
mura di questa scuola?<br />
“Il fumo è un antistress formidabile”, mi confidano<br />
alcuni amici. Alcune mie compagne mi<br />
rivelano che proprio non ne potrebbero<br />
fare a meno, una mia coetanea si gira<br />
alla finestra indispettita dalla domanda<br />
che ho appena finito di porre a lei:<br />
”Scusa E., posso chiederti così, per un<br />
articolo, perché fumi?” T. , un mio compagno<br />
di classe , mi dice che è un modo<br />
per rilassarsi, che il sapore è buono, che<br />
gli piace, che è un modo per fuggire dalle<br />
noie quotidiane. Che sia dunque la<br />
società a spingere i giovani nel fumo?<br />
Siamo costantemente sotto pressione,<br />
viviamo sempre in tensioni quasi da psicofarmaci,<br />
i ritmi sono sempre più fre-<br />
n° 6 anno XII<br />
Rimango sconvolta quando il cerchio finisce. È passata<br />
un’ora, di già? Avrei detto venti minuti al massimo.<br />
Non ho voglia di parlare, ma solo di digerire il silenzio.<br />
EPILOGO<br />
So che moltissime persone non prendono sul serio i<br />
cerchi di silenzio. Ad alcuni non interessa. Alcuni li<br />
liquidano con il disprezzo tipico degli ignoranti. Altri<br />
non ne hanno bisogno: semplicemente non è la<br />
loro strada, seguono altri percorsi.<br />
Se trovate la cosa almeno un po’ interessante, vi invito<br />
a provare. Io avevo bisogno di silenzio, un silenzio<br />
collettivo, non impostomi da qualcuno, un<br />
silenzio che scelgo io, per i miei motivi, per le mie<br />
riflessioni, per la mia protesta, per capire quanto valgono<br />
quelle parole che sprechiamo, sprechiamo davvero<br />
in modo indecente.<br />
I cerchi di silenzio mi hanno insegnato molto - soprattutto<br />
mi hanno dato un senso di libertà, e di bisogno<br />
di essere me stessa, di continuare ad esserlo nonostante<br />
tutto e le parole di tutti, un senso che neanche<br />
in Canada avevo provato con la stessa intensità.<br />
Giovedì 20 maggio ci sarà il prossimo cerchio di silenzio.<br />
Non vedo l’ora di andarci.<br />
“Hai “Hai “Hai da da accendere?”<br />
accendere?”<br />
Di Arianna Arrighetti<br />
netici, non ci lasciano spazio per la nostra individualità,<br />
non ci lasciano respiro … ma se avvertiamo<br />
questa mancanza d’aria, questa pressione, non è una<br />
PRATICANTATI 17
contraddizione fumare e quindi incatramarsi i polmoni?<br />
Non voglio fare un trattato sulle malattie che<br />
derivano dal fumo, risparmio ad ognuno quelle carrellate<br />
e di conseguenza evito a tutti di riflettere su<br />
stime di ogni genere. Alcune mie vecchie amicizie,<br />
quando si trovavano davanti alle percen-<br />
tuali che riguardavano sigarette e c. o addirittura<br />
davanti alle stesse frasi sovrascritte alle etichette<br />
del pacchetto di sigarette, come “Il fumo<br />
nuove gravemente alla salute”, facevano spallucce,<br />
sbuffavano, e mi dicevano “Tanto prima<br />
o poi devo morire”. Ma la nostra vita ci fa così<br />
tanto schifo? E’ così brutto il mondo? La società<br />
non ci offre nulla di meglio?<br />
L’unica cosa che riesco a capire è che il fumo è<br />
diventato un momento sociale. C’è chi fuma<br />
perché si sente solo, e fumare lo fa sentire meno<br />
incompreso. C’è chi fuma perché gli amici<br />
gli hanno offerto un “tiro” una volta …<br />
Ma, indifferentemente dal motivo, ad un certo<br />
punto i giovani si ritrovano per strada a fumare.<br />
Tutti assieme. Chiacchierando. Ridendo.<br />
Urlando.<br />
Il momento del fumo è proprio un segnale di<br />
appartenenza ad un gruppo, secondo me, che si<br />
basa su alcuni gesti rituali che nella psiche determinano<br />
la consapevolezza di appartenenza<br />
sociale al gruppo. La sigaretta viene estratta dal<br />
pacchetto, oppure convenzionata sul momento,<br />
si appoggia tra le dita del giovane – o della fanciulla<br />
– poi viene accesa; le pulzelle, molto più<br />
dei maschietti, hanno la preferenza a farsele<br />
accendere, mentre loro avvicinano la sigaretta<br />
alle labbra (ricercando quel piacere orale …<br />
18 PRATICANTATI<br />
caro Freud) con un gesto sicuro che<br />
tenta di nascondere qualche nervosismo,<br />
perché le dita tremano, che sia<br />
per l’astinenza dalla nicotina, o per<br />
qualche fastidio personale. Poi, una<br />
nuvola. Tutti fumano, vengono passare<br />
sigarette, accendini, filtri. Ma in<br />
quel momento si avverte uno strano<br />
presentimento; è come se nelle anime<br />
fosse calato un attimo di silenzio universale,<br />
come una comunione. Non ho<br />
mai fumato, nemmeno presa in mano<br />
una sigaretta spenta, per mie ragioni,<br />
ma sento, mentre i miei compagni fumatori<br />
si avvelenano, una specie di<br />
dispiacere, per non poter condividere<br />
quel momento con loro. Resto lì, e<br />
qualche volta faccio finta di fumare<br />
una mia sigaretta invisibile; loro ridono, divertiti da<br />
questo mio gesto compensatorio. Avvicino le dita<br />
vuote alle labbra e faccio a loro sorridendo: “Hai da<br />
accendere?”<br />
Castel Thun:<br />
Sabato 17 <strong>Aprile</strong>, dopo una lunga stagione di restauri,<br />
è stato aperto al pubblico Castel Thun, una<br />
straordinaria residenza signorile della Val di<br />
Non.<br />
Il castello, una delle rare dimore principesche<br />
dell’arco alpino, conserva ancora gli arredamenti<br />
originali dell’epoca, come la “Stanza del Vescovato.<br />
Grazie al suo splendore, il maniero è diventato<br />
celebre anche poichè vi furono girate alcune<br />
scene del film “Il mistero di Oberwald”.<br />
Al suo interno, Castel Thun ospita una mostra:<br />
“L’avventura del vetro”, un’esposizione attraverso<br />
l’arte dei maestri veneziani che, dal Rinascimento<br />
al ’900, hanno conquistato il mondo.<br />
Ogni giorno, nel mese di Agosto, all’interno della<br />
sarà messo in scena lo spettacolo teatrale<br />
“Glass”, della compagnia “LUovo Teatro Stabile<br />
di Innovazione” dell’Aquila.<br />
Sono tantissime inoltre le mostre, visite ed eventi<br />
organizzati all’interno delle mura del palazzo durante<br />
questi primi mesi di inaugurazione.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Storia<br />
Leviathan, Behemoth: i mostri di Dio<br />
Dai Profeti a Hobbes, da Melville ai Pokémon il trionfo della mitologia ebraica<br />
In quel giorno, il Signore punirà con la sua spada dura,<br />
grande e forte,<br />
I l L e v i a t a n o , i l s e r p e n t e t o r t u o s o ,<br />
E ucciderà il mostro che è nel mare!<br />
Isaia, 27:1<br />
Guizzante in mezzo a essi, nuotava il vecchio Leviatano di<br />
quei vecchi tempi; nuotava là, in quel planisfero, secoli prima<br />
che Salomone giacesse nella culla.<br />
H. Melville, Moby Dick o La Balena<br />
Capita tutti i giorni d'incontrarne uno, a dire il vero. Gli si<br />
regala uno sguardo, un'occhiata disinteressata e poi via, di<br />
nuovo a seguire il moto indiavolato di questo pianeta. Sarebbe<br />
opportuno, invece, che ci fermassimo<br />
ogni tanto a riflettere. In<br />
quel caso, realizzeremmo quanto sia<br />
curioso accettare con tanta fredda<br />
consuetudine una figura frutto - o<br />
almeno così ora si è propensi a pensare<br />
– solo e soltanto dell'immaginazione.<br />
Di chi si sta parlando? Svelarlo non<br />
è un problema. Anzi, immaginiamocela<br />
coperta da un bel lenzuolo<br />
bianco. Spogliamola tutto ad un<br />
tratto e, effettivamente, l'esclamazione<br />
viene spontanea: un drago!<br />
Un drago? Un drago. Forse nessun<br />
animale domestico lo è stato mai<br />
tanto quanto quest'ultimo. Strano, si<br />
direbbe, per una creatura immaginaria.<br />
Ma è proprio quel suo attributo,<br />
“immaginaria”, ad assicurarle tanto<br />
credito. Del resto, da che mondo è<br />
mondo nelle favole per bambini i<br />
draghi sono sempre esistiti: prima<br />
rincorrevano il cavaliere, poi il cavaliere<br />
rincorreva loro, e in mezzo<br />
fiammate incandescenti e artigli affilati e ali come l'oceano.<br />
La principessa veniva dopo. Era il drago ad importare, più<br />
del Lancillotto o della Ginevra di turno.<br />
Tenuto conto di questo, possiamo farci la domanda decisiva,<br />
ossia: da dove nasce il Drago? E si noti che Drago è scritto<br />
così perché, nel nostro caso, vuole rappresentare l'idea-tipo<br />
di animale fantastico, inevitabilmente mostruoso. Quindi,<br />
meglio: chi per primo ha voluto narrare di creature smisurate<br />
e dalla forza impareggiabile? E ancor di più: che influenza<br />
devono avere avuto per giungere sino a noi dotate di<br />
connotati tanto chiari?<br />
Leviathan è parola ebraica che, nell'accezione principale,<br />
significa propriamente “tortuoso”. Ricorre con questo valore<br />
in diverse testimonianze antiche, non ultimo in quella<br />
n° 6 anno XII<br />
Di Stefano Cristelli<br />
determinante lettura che è il Vecchio Testamento. Ne è<br />
fatta menzione in Salmi, Giobbe, Isaia, Ezechiele, laddove<br />
è sempre necessaria a descrivere una creatura mostruosa<br />
dalle dimensioni spropositate: esaminando i diversi casi si<br />
può intuire che il Leviathan, reso in italiano con il semplice<br />
adattamento di “Leviatano”, sia appunto un terribile animale<br />
marino abitante l'oceano. In Salmi 104:26 la narrazione è<br />
inequivocabile: “Ed ecco le navi; ecco quel Leviatano che<br />
tu hai fatto per giocare con esso.” Un portento della Creazione,<br />
per cui, tanto che “Dio si vanta di aver generato questo<br />
mostro acquatico.”<br />
Fin qui la cosa ci tocca relativamente, tenuto presente che<br />
uno se vuole al mare ci va, altrimenti può anche restare a<br />
casa. Sarebbe troppo ingenuo pensare, però, che il Signore<br />
abbia popolato di una creatura<br />
simile soltanto l'oceano, quando<br />
invece il globo è fatto anche<br />
- e per fortuna - di terra.<br />
Ecco allora che, tremendo, fa la<br />
sua comparsa Behemoth, le cui<br />
ossa “sono tubi di bronzo”, le<br />
vertebre “come spranghe di<br />
ferro”. Si tratta del Leviatano<br />
terrestre, pure inquietante ed<br />
invincibile quanto il primo: a<br />
leggere ciò che dicono le Scritture,<br />
si direbbe che nessuno<br />
mai potrà essere in grado di<br />
domarlo.<br />
E' indubbio che il racconto biblico<br />
sia guidato da un'intenzione<br />
allegorica piuttosto esplicita.<br />
Non è da escludere, tuttavia,<br />
che le due figure, rispettivamente<br />
quella di Leviathan e<br />
quella di Behemoth, possano<br />
risultare frutto di un'osservazione<br />
naturale - poi stravolta - e<br />
non solo della fantasia dell'autore.<br />
Il Leviatano descrittoci da Giobbe, più che un grande mostro<br />
acquatico, ricorda a dire il vero un coccodrillo del Nilo.<br />
Fra le ipotesi ce ne sono poi alcune fantasiose, come quella<br />
secondo cui la creatura sarebbe il riflesso di una specie estinta,<br />
forse addirittura di un dinosauro (l'Elasmosaurus).<br />
Anche Behemoth potrebbe ricordare un grande erbivoro<br />
scomparso da milioni di anni, ossia il Brachiosaurus. Nel<br />
suo caso, tuttavia, l'interpretazione più accreditata è che si<br />
tratti in realtà dell'ippopotamo, anch'esso presente nella zona<br />
del Nilo. Si ritiene, poi, che vi possano essere delle corrispondenze<br />
anche con l'elefante.<br />
Il mistero delle due creature sta nell'incredibile ambiguità<br />
che le riguarda. Sono questi esseri buoni o malvagi? Fanno<br />
PRATICANTATI 19
parte del creato come tutti gli altri viventi o<br />
svolgono un ruolo specifico? Perchè Dio gli ha<br />
donato la vita? A queste risposte le Scritture<br />
vengono meno, mostrandosi in verità contrastanti<br />
e persino fuorvianti.<br />
Per diverso tempo, soprattutto nell'immaginario<br />
alto-medievale, animali mostruosi come Behemoth<br />
e il Leviatano sono stati costantemente<br />
assimilati al diavolo e in ogni caso al maligno.<br />
A supportare questa tesi è stato in particolare<br />
San Girolamo, che, dopo aver catalogato i due<br />
mostri come entità malvagie, ne ha fatto una<br />
distinzione tanto vera quanto inconsistente:<br />
Behemoth è un mostro terrestre, Leviathan un<br />
mostro marino. Ad un assioma del genere credo<br />
ci fossimo arrivati tutti. Ad ogni modo, questa<br />
fu per molto l'interpretazione dei passi biblici,<br />
interpretazione che già altri padri della chiesa<br />
avevano confermato. Nelle miniature del XII<br />
secolo è ricorrente l'immagine di Dio pescatore<br />
e Leviathan che abbocca all'amo, superbo per la<br />
propria forza. L'animale non si accorge che<br />
l'esca è Cristo in croce, fragile solo all'apparenza. Leviathan<br />
e Behemoth hanno spesso rappresentato il caos, contrapposto<br />
all'ordine dato dalla fede in Dio. Sarà proprio Giovanni a<br />
dire, nell'Apocalisse: “E l'Inferno lo (il Leviatano) seguiva”<br />
. Come spiegare, però, il passo di Giobbe sopracitato?<br />
“Ecco quel Leviatano che tu hai fatto per giocare con esso”.<br />
Curioso che il Creatore scelga di giocare con il diavolo.<br />
Grazie a Calvino, ciononostante, otteniamo un'altra possibile<br />
interpretazione, che nel corso dei secoli è andata sostituendo<br />
quella precedente. Il teologo ritiene che nelle creature<br />
mitiche descritte dalla Bibbia vada rinvenuto il concetto<br />
di “forza divina”, speculare a quella di Dio, in modo da giustificare<br />
la scelta di quest'ultimo, che ha voluto creare mostri<br />
simili. Del resto, per far riavvicinare Giobbe a sé, il Signore<br />
mostra all'uomo prima Leviathan e poi Behemoth;<br />
avendo compreso la forza infinita del suo Dio, questi torna a<br />
credere riconoscendo l'onnipotenza divina.<br />
20 PRATICANTATI<br />
Tante sono le interpretazioni<br />
del mito,<br />
tante le apparizioni<br />
dello stesso in opere<br />
d'arte, libri, storie<br />
popolari.<br />
Già Erodoto testimonia<br />
l'esistenza di un<br />
essere dall'aspetto<br />
simile a Behemoth.<br />
Ci sono poi i racconti<br />
cosmologici musulmani,<br />
dove guarda<br />
caso compare una<br />
strana creatura erbivora<br />
dal nome<br />
“Bahamut”. Quest'ultima<br />
sarebbe identificabile<br />
con un demo-<br />
ne goloso e tendente<br />
al peccato. Ma, pur<br />
tralasciando casi di<br />
questo tipo, spiegati<br />
certamente dall'influenza<br />
geografica<br />
degli autori, gli esempi<br />
non mancano.<br />
La testimonianza più<br />
importante è senza<br />
dubbio quella fornitaci<br />
dal filosofo inglese<br />
Thomas Hobbes<br />
e da due sue<br />
opere in particolare,<br />
intitolate rispettivamente<br />
Leviathan e<br />
Behemoth. Il pensatore<br />
si serve dell'immagine<br />
dei due esseri<br />
per sviluppare una<br />
riflessione intorno al potere dello Stato (Leviathan) e alle<br />
guerre civili (Behemoth).<br />
Sarebbe poi inopportuno, in questa nostra breve analisi, non<br />
citare un colosso della letteratura quale è Moby Dick. Nel<br />
libro, che tanto deve alla tradizione biblica, non è raro imbattersi<br />
nel termine Leviathan, dove quest'ultimo è assimilato<br />
all'enorme capodoglio motore dell'azione. Ciò rappresenta,<br />
nelle intenzioni di Melville, una chiara scelta narrativa:<br />
l'autore sa bene che in ebraico moderno Leviathan significa<br />
“balena”.<br />
Per continuare velocemente, a citare Leviathan saranno ancora,<br />
fra i tanti, Carl Schmitt, Julien Green, Paul Auster.<br />
Come dimenticare, poi, quel Behemoth tanto affascinante,<br />
gatto diabolico nel romanzo di Bulgakov Il Maestro e Margherita?<br />
Senza contare, oltretutto, che persino un numero è stato<br />
definito “leviatano”: sarebbe infatti il nome in gergo della<br />
cifra 10 666 . Ci sono poi pellicole, complessi musicali, videogiochi.<br />
Addirittura un Pokémon, tale Gyarados, risulta essere<br />
stato ideato seguendo le descrizioni del Leviatano. Non<br />
per nulla, infatti, il nome francese della creatura è<br />
“Leviator”.<br />
Sembra perciò che, nonostante i secoli, Leviathan e Behemoth<br />
non siano rimasti segregati nelle remotissime - chi<br />
mai, al giorno d'oggi, si sognerebbe di leggerle spontaneamente<br />
- pagine di un Vecchio Testamento qualsiasi, ma<br />
continuino a vivere, mimetizzandosi, nascondendosi a occhi<br />
come i nostri, spesso troppo indiscreti. Succede, dunque,<br />
che proprio ora quell'incredibile forza venga sprigionata:<br />
una potenza tanto grande da garantire l'immortalità a due<br />
creature ormai entrate in piena confidenza con noi e con il<br />
nostro immaginario. Un po' come per il drago che ci ha introdotti<br />
a questa storia. Infine, non dimentichiamo una cosa:<br />
per averci dato tanto da scrivere, disegnare e sognare, chissà<br />
che, in fondo in fondo, non siano più buone di quanto sembri.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Ambiente<br />
Secondo l’enciclopedia Grolier, il canto è una<br />
“emissione armoniosa di suoni modulati con la<br />
voce” o semplicemente “suono armonioso”.<br />
Beh, immaginate di essere marinai di un passato<br />
non troppo remoto: nella stiva buia della<br />
nave in cui state viaggiando si sente solo lo<br />
sciabordio delle onde. Nella vostra mente, le<br />
leggende e le superstizioni sui mostri marini si<br />
mescolano con i passi biblici di Giona ed Ezechiele,<br />
quando risuona un vibrante lamento<br />
dalle profondità marine che fa tremare la nave.<br />
Molto “armonioso”, non trovate? Evidentemente,<br />
di questo parere doveva essere Odisseo,<br />
che pur di ascoltare il suono sopracitato si<br />
fece legare ad un albero.<br />
L’elenco di aneddoti e leggende sul canto delle<br />
balene potrebbe allungarsi molto: queste risonanze<br />
ancestrali, unite alla poesia del mare, risvegliano<br />
emozioni contrastanti. Ma a livello emotivo<br />
l’argomento è vasto, e molto impegnativo. Da parte<br />
mia, fornirò solo alcune nozioni scientifiche e biologiche,<br />
per capire come e perché i giganti marini<br />
“cantino”.<br />
Poiché l’assorbimento della luce da parte dell’acqua<br />
e il suo movimento relativamente lento ostacolano la<br />
vista e l’olfatto, i cetacei sono molto più dipendenti<br />
dall’udito che da qualunque altro senso. Ma la produzione<br />
del suono differisce dal meccanismo fonico<br />
umano, e si diversifica anche nei due sottordini dei<br />
cetacei: gli odontoceti e i misticeti.<br />
Gli odontoceti, “balene dentate”, di cui fanno parte<br />
il delfino (Delphinus Delphis), l’orca (Orcinus Orca)<br />
e il capodoglio (Physeter Catodon), non emetto-<br />
n° 6 anno XII<br />
CETACEA<br />
Armonie Oceaniche<br />
Di Enrico Dal Fovo<br />
no i suoni lunghi e a bassa frequenza caratteristici<br />
dei loro cugini. Si dilettano invece in rapide serie di<br />
“click” e fischi: click singoli sono usati in genere<br />
per l’ecolocalizzazione, emissione di ultrasuoni per<br />
rilevare la dimensione e la natura degli oggetti con<br />
molta precisione, mentre serie di ticchettii e fischi<br />
servono per comunicare. Si sa molto poco sul significato<br />
di questi suoni: ascoltare un branco di delfini<br />
potrebbe essere paragonato secondo gli studiosi<br />
all’ascolto di un gruppo vociante di bambini in un<br />
parco giochi. I suoni sono prodotti facendo passare<br />
aria attraverso una struttura chiamata “labbra foniche”<br />
o museau de singe (labbra di scimmia, a cui<br />
effettivamente assomigliano), provocando la vibrazione<br />
dei tessuti circostanti. Tutti gli odontoceti,<br />
eccetto il capodoglio, hanno due insiemi di labbra<br />
foniche e sono quindi in grado di produrre due suoni<br />
indipendenti. In particolare, il beluga<br />
(Delphinapterus Leucas) è considerato il canarino<br />
del mare, per l’immensa varietà di fischi, ticchettii<br />
e pulsazioni che emette.<br />
Fra i misticeti, “balene coi baffi” (cioè coi fanoni)<br />
sono compresi superbi cantanti come la megattera<br />
e alcune balenottere azzurre. Il resto del sottordine<br />
utilizza le proprie capacità canore come sostitute<br />
dell’ecolocalizzazione, quasi esclusivamente.<br />
Ritornando ai virtuosi, il suono tanto caratteristico<br />
della megattera (Megaptera Novaeangliae) e dei<br />
balenotteridi è prodotto non dalle labbra foniche,<br />
ma da una speciale laringe. In ogni caso, gli scien-<br />
PRATICANTATI 21
ziati sono ancora incerti sull’esatto funzionamento<br />
di questo meccanismo, poiché la<br />
laringe è priva di corde vocali, e le balene<br />
non devono espirare per produrre il suono;<br />
e ci sono dubbi anche sull’utilizzo del canto<br />
emesso dai maschi, se come competizione<br />
per un potenziale partner, o definizione<br />
del territorio, o pratica di corteggiamento.<br />
Lo studio del canto delle megattere fu sollecitato<br />
e portato avanti dal 1971 da Roger<br />
Payne e Scott McVay, che divisero il canto<br />
in collezioni di temi, cioè ripetizioni di frasi,<br />
cioè due sottofrasi, cioè quattro o cinque<br />
unità, “note” che persistono per alcuni<br />
secondi. Una seconda tipologia di canto è<br />
il cosiddetto feeding call, richiamo del pasto:<br />
Heike Vester,, ricercatrice tedesca, ha<br />
scoperto recentemente che le balene si scambiano<br />
informazioni precise, strategie di attacco a banchi di<br />
aringhe. Inoltre si hanno diversi dialetti a seconda<br />
della zona geografica, e forse addirittura dei nomi<br />
propri. Ogni canto si evolve nel tempo, e i vecchi<br />
motivi non vengono mai ripresi: oltre che per decor-<br />
Nel<br />
Mondo<br />
E’ noto, senza voler sconfinare nella retorica e nel<br />
campanilismo,che l’ Italia abbia dato i natali a personaggi<br />
di grande valore, levatura morale,intraprendenza<br />
e capacità conosciuti in tutto il<br />
mondo, che nonostante le torbide vicende degli ultimi<br />
anni ci danno tuttora una facciata di rispettabilità<br />
agli occhi del pianeta.<br />
Particolarmente interessanti sono però gli italiani<br />
che, lasciato il proprio paese per povertà, persecuzioni<br />
o altri motivi sono riusciti a conquistarsi una<br />
posizione importante all’ estero; vorrei ora offrirvi<br />
una veloce e forse riduttiva panoramica del fenomeno<br />
con alcuni esempi.<br />
Tra gli scienziati si possono certo annoverare Enrico<br />
Fermi e Guglielmo Marconi; il primo, nato nel<br />
1901, studiò alla scuola Normale di Pisa e successivamente<br />
in Germania e Olanda; occupò la cattedra<br />
di fisica teorica a Roma e si rifugiò negli Stati Uniti<br />
nel 1938 (anno in cui ricevette il premio Nobel) in<br />
seguito all’ emanazione delle leggi razziali che a-<br />
22 PRATICANTATI<br />
Italiani del mondo<br />
so naturale, ci sono<br />
state per esempio<br />
evoluzioni costrette<br />
dall’antropizzazione.<br />
L’aumento di imbarcazioni<br />
a motore ha<br />
ridotto di circa la<br />
metà l’espansione<br />
massima dei canti, e<br />
le balene al largo di<br />
Vancouver hanno<br />
aumentato frequenza<br />
e volume apparentemente<br />
solo per potersi<br />
ancora sentire.<br />
Ma ci sono anche<br />
circostanze più felici:<br />
dagli anni ’60 ad oggi, sembra che i maschi delle<br />
balenottere abbiano abbassato le loro performance<br />
di circa mezza ottava. Aumentando il numero di individui,<br />
la specie non ha più dovuto “strillare” per<br />
farsi sentire dalle femmine: sembra infatti che un<br />
canto più grave sia più sensuale. e più apprezzato<br />
di Mattia Graiff<br />
vrebbero colpito la moglie ebrea; oggi è noto per i<br />
suoi studi sulla meccanica quantistica e per aver<br />
progettato il primo reattore nucleare, nonché per la<br />
sua importante partecipazione al progetto Manhattan.<br />
Marconi, nato<br />
nel 1874, sviluppò<br />
intorno al<br />
1895 la sua riv<br />
o l u z i o n a r i a<br />
invenzione: un<br />
apparecchio da<br />
lui denominato<br />
telegrafo senza<br />
fili, antesignano<br />
delle nostre radio,<br />
che non<br />
venne preso in<br />
considerazione;<br />
si recò quindi in<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Inghilterra dove ebbe maggior fortuna.<br />
In seguito ai risultati ottenuti in Gran Bretagna, tra i<br />
quali ci fu la prima trasmissione transoceanica, Marconi<br />
fu insignito nel 1909 del premio Nobel per la<br />
fisica; fece quindi ritorno in Italia dove partecipò<br />
alla I guerra mondiale e aderì al regime fascista,<br />
proseguendo le proprie sperimentazioni fino alla<br />
morte avvenuta nel 1937.<br />
Anche Garibaldi mosse al di fuori dell’ Italia i suoi<br />
primi passi come condottiero, e precisamente nell’<br />
America Meridionale, combattendo al servizio del<br />
presidente di un piccolo stato secessionista contro l’<br />
impero del Brasile, dapprima sul mare e in seguito<br />
sulla terraferma dove riportò numerosi successi, grazie<br />
ai quali fu chiamato “l’eroe dei due mondi”. La<br />
sua carriera, come è noto, proseguì nel nostro Paese<br />
durante il risorgimento, con una breve parentesi nel<br />
1870 quando combattè al fianco dei Francesi durante<br />
la guerra franco-prussiana : fu tra i pochi, nel suo<br />
schieramento, a riportare qualche vittoria.<br />
Nel 1882 nacque a New York Fiorello Laguardia,<br />
personalità di spicco nel mondo degli americani<br />
e tre volte sindaco della sua città natale;<br />
fece ritorno all’ età di 16 anni in Italia e si stabilì<br />
a Trieste,ma fece ritorno in America nel 1906.<br />
Dopo gli studi in legge fu eletto al parlamento<br />
degli Stati Uniti e partecipò alla prima guerra<br />
mondiale come comandante dei piloti stanziati<br />
in Italia. Fu eletto sindaco nel 1933 e si dimostrò<br />
un onesto amministratore; lottò contro la<br />
criminalità organizzata e i partiti nazisti americani.<br />
Nel 1947 gli fu dedicato il secondo aeroporto<br />
di New York e nel settembre dello stesso<br />
Viaggi<br />
Le rovine dello Yucatan sono nascoste nella foresta di<br />
liane, sono sorvegliate da pantere nere, scimmie urlatrici<br />
ed iguane enormi. Per arrivarci bisogna perdersi<br />
nella giungla, sporcarsi le scarpe nel fango e perdere<br />
la bussola. Immergersi nella notte dei tempi, quando<br />
Cristoforo colombo iniziò a sognare di navigare oltre<br />
oceano. Per visitare le rovine non bisogna assolutamente<br />
legarsi ad una guida oppure a quei gruppi che<br />
organizzano le cosiddette escursioni, mai. Una volta<br />
atterrati a Cancùn, città che o si odia o si ama, che<br />
pullula di hotel e divertimenti per chi mira alla movida<br />
e allo shopping più compulsivo. Bisogna prendere<br />
una macchina. Vi consiglio l'agenzia "Car National" e<br />
di non prendere macchine ingombranti solo per la pa-<br />
n° 6 anno XII<br />
Rovine nello Yucatan<br />
anno morì di cancro.<br />
Tra gli italiani emigrati all’estero ci furono però anche<br />
molti criminali, alcuni dei quali replicarono negli<br />
Stati Uniti la struttura di Cosa Nostra con il suo<br />
centro a New York, città sede delle note 5 famiglie;<br />
questo mondo è stato reso celebre dalla trilogia di<br />
film “il Padrino”.<br />
I mafiosi americani si occuparono dapprima del contrabbando<br />
di alcolici e del gioco d’ azzardo, per poi<br />
dedicarsi anche al traffico di droga attraverso una<br />
struttura gerarchica organizzata per famiglie ciascuna<br />
delle quali controllava e tuttora controlla una parte<br />
di territorio. Tra i mafiosi uno dei più famosi è<br />
certo Al Capone, che dai piccoli furti arrivò a controllare<br />
un lucroso giro di scommesse e attività illecite<br />
fino all’ arresto nel 1930 per evasione fiscale: in<br />
carcere fu colpito da una malattia mentale che lo<br />
portò alla morte nel 1947.<br />
di Arianna Arrighetti<br />
ura di essere aggrediti da moscerini (tanto quelli non li<br />
spaventa nessuno). Prendete una piccola auto, comoda,<br />
veloce. Poi prendete una cartina e cercate dove<br />
sono i siti archeologici, le rovine Maia. Consiglio<br />
spassionato: lasciate per ultimo il sito di Chichen Itzà.<br />
Sarà la ciliegina sulla torta, il biscotto sul gelato, il<br />
cioccolatino dopo il caffè. Fidatevi.<br />
Tulùm<br />
Iniziate da Tulùm, a 128 km a sud di Cancùn, a 10<br />
minuti da Xel Ha, sulla costa della penisola dello Yucatan.<br />
Gli spagnoli la chiamarono Zama, "alba", perché<br />
per via della sua posizione sul mare era possibile<br />
vedere nascere il sole ogni giorno. Zama significa anche<br />
"recinto" poiché è circondata oltre che dal mare,<br />
PRATICANTATI 23
da tre cinte murarie. Tulùm fu abbandonata definitivamente<br />
nel 16ª secolo, riscoperta poi nel 1842. Quindi<br />
la città coperta dalla vegetazione e dalla sabbia lentamente<br />
venne alla luce. Tulùm era una città ricca, favorita<br />
nei commerci marittimi su cui esercitava un'egemonia<br />
non minore di quella che le civiltà cretese esercitò<br />
sul Mar Mediterraneo per diversi secoli. La città<br />
costruita a ridosso di una spiaggia bianchissima, dove<br />
è vietato l'accesso per non disturbare le tartarughe marine<br />
che come ai tempi dei Maia, nidificano su questa<br />
spiaggia anche oggi. Il mare cristallino, il cielo azzurrissimo<br />
e il clima caraibico conferiscono fascino stucchevole<br />
alle rovine. Le palme crescono tra le rovine e<br />
creano degli spazi in ombra nei quali ci si può riposare<br />
dal caldo soffocante. La luce è accecante, e gli occhi<br />
si stancano facilmente ed è possibile che venga il mal<br />
di testa. La città ha saputo adattarsi magnificamente<br />
alla conformità del paesaggio, sono stati rinvenuti<br />
ritrovamenti che testimoniano l'occupazione di Tulùm<br />
nei tre secoli anteriori alla conquista spagnola.<br />
Edifici più antichi fanno parte del periodo classico<br />
finale (800 900 fino al 1000 d.C.). L'architettura tipica<br />
è quella della regione Puuc, sebbene abbia delle<br />
caratteristiche proprie, come le decorazioni lisce e<br />
gli affreschi, ora perduti inequivocabilmente. La città<br />
si distingue fortemente per la presenza evidente delle<br />
mura, un rettangolo di 380 m e 170 m. E da numerosi<br />
edifici presenti nel nucleo interno della città, tombe<br />
ed edifici sacri. Proseguite nei dintorni del sito<br />
principale, alla ricerca di altri piccoli siti che delizieranno<br />
il palato.<br />
Uxmàl<br />
Uxmal è una città favolosa, mistica e visitarla è irrinunciabile<br />
per chi desidera perdersi ad immaginare<br />
riti antichi e paesaggi affascinanti alla Lara Croft:<br />
potete arrampicarvi sulle piramidi lungo le scale,<br />
aiutandovi con una corda fissata sulla sommità, arrivando<br />
in cima. Il panorama è imparagonabile a qual-<br />
24 PRATICANTATI<br />
siasi vista. La percezione di verticalità nel guardare<br />
verso il basso è fortissima, da brividi. Arrivati in cima<br />
il vento rinfresca le tempie sudate e il verde degli alberi<br />
sottostanti regala una sensazione di calma e pace.<br />
Fermatevi ad ascoltare i rumori fuori della foresta, lo<br />
stormire degli uccelli, osservare le cime degli alberi<br />
muoversi, spostati dalle scimmie, vedere i voli di pappagalli;<br />
prima di affrontare la discesa. Attenzione a<br />
non scivolare! Uxmal si trova una zona chiamata<br />
Puuc.(zona montuosa) da cui deriva il nome lo stile<br />
artistico Puuc. Le colline verdi, gli alberi maestosi sono<br />
una cornice ideale per la città, superba di fregi e<br />
decorazioni. Un tappeto di erba finissima, e tenera collega<br />
tutta la città è costruita su più livelli, in conformità<br />
delle colline. Attraverso un saliscendi, la città è ammirabile<br />
da diversi punti e alture. In questa zona si trovano<br />
numerosi altri siti: Kabah, Sayil, Labnà. Nel<br />
1996 sono stati riuniti come un unico sito, il cui fulcro<br />
verte sulla città principale di Uxmal. Nella grande Uxmal,<br />
e gli spazi si estendono tra edifici in stile Puuc,<br />
frastagliati da decorazioni meravigliose. L'effetto è<br />
simile a un pizzo ricavato dalla pietra. Da un arco finto,<br />
sul quale si trovano delle maschere di Chaac(dio<br />
delle pioggia) dai cui occhi nascono delle onde, è visibile<br />
la piramide dell'indovino. L'edificio è solo visibile<br />
esternamente. È stato il risultato di più di edifici sovrapposti.<br />
L'edificio, inizialmente piramide a gradoni,<br />
ha ora i lati lisci. La piramide di Uxmal, osservabile da<br />
ogni punto del sito è alta 35m all'ora del tramonto si<br />
insanguina di uno rosso vivo che affascina il cuore di<br />
tutti. Le iguana corrono tra le rovine, fermandosi sulle<br />
pietre al sole. Nel guardarle e sembra di poter rivivere<br />
momenti di questa città prima dell'arrivo degli spagno-<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
li nel 1517. Uxmal occupava prima di allora un territorio<br />
dei 37,5 km² con 25.000 abitanti. Risalgono agli<br />
inizi del settimo secolo i primi edifici: 15 gruppi principali<br />
tra cui tombe e un edificio dedicato al culto degli<br />
uccelli, animali sacri in quanto considerati capaci di<br />
raggiungere il cielo (il 13º strato, il paradiso, casa degli<br />
dei). In modo evidente la città spettacolare si orienta in<br />
maniera alquanto scrupolosa verso determinati punti<br />
astronomici. La casa delle tartarughe, il palazzo del<br />
governatore, il quadrato delle iguana sono altri edifici<br />
da non perdere. Da non lasciarsi sfuggire sono anche<br />
gli altri siti, quindi "la rotta Puuc ". Dall'alto delle colline,<br />
fino alla profondità della terra la rotta concatena<br />
momenti indimenticabili di bellezza straordinaria della<br />
storia del passato Maia.. Percorrete le altre città, “la<br />
rott Puuc”, tutta d’un fiato. Siete andati a visitare Tulùm<br />
immersi nel Mar dei Caraibi e poi avete percorso<br />
"la rotta Puuc".<br />
Chichen Itzà<br />
Ora salite in auto, accendete i motori e muovete per<br />
Chichen Itzà solo a leggerne il nome sì sente il brivido<br />
di questa città che è in assoluto magnifica. Gli spagnoli<br />
rimasero senza fiato e credo che nemmeno voi avrete<br />
le parole per raccontare quale meraviglia avete davanti<br />
agli occhi. Si trova in una pianura, gli edifici sono collocati<br />
su una piana vastissima e gli spazi ampi tra questi<br />
suggellano una sensazione di metafisico stupore.<br />
Chichen Itzà è una città che rapisce l'anima, che incanta<br />
gli occhi incatena la memoria. La tradizione vuole<br />
che la tribù Itzà si stabilisse nella città già abitata e<br />
introducesse lo stile architettonico nuovo, composto da<br />
linee sobrie e la predominanza del dio serpente<br />
(Kukulcàn) nei motivi decorativi.<br />
Chichen Itzà aveva un regime teocratico, i cui sacerdoti<br />
erano principalmente rivolti a Kukulcàn. La città<br />
divenne con il tempo la città più importante, dopo la<br />
n° 6 anno XII<br />
caduta della vicina Mayapan. Gli edifici ricalcano le<br />
funzioni che la città aveva. Di incredibile bellezza è la<br />
piramide di 24 m a gradoni di Kukulcàn, al centro di<br />
una piana, le cui scale terminano con la testa del dio<br />
serpente. Alla particolare luce del tramonto e dell'alba<br />
si profila l'immagine sulle scale del serpente, attraverso<br />
un gioco di luce e ombra. Integro è lo stadio, dove<br />
si praticavano le gare e il gioco della Pelota. I<br />
larghi viali collegavano i vari edifici, il tempio<br />
dei giaguari, i palazzi, il mercato, la piazza dalle<br />
1000 colonne(fidatevi, non fatevi un’insolazione<br />
per contarle) , i vari templi. La città aveva un<br />
orientamento teocratico, per questo si possono<br />
notare figure falliche, e altri motivi legati alla<br />
fertilità. Rivestivano un'importanza notevole<br />
anche guerrieri, a cui spettavano numerosi edifici.<br />
Il culto della guerra e del sangue è evidente<br />
per la presenza della rastrelliera, sulla quale venivano<br />
infilate le teste dei nemici decapitati o di<br />
quelli che venivano sacrificati ;della rastrelliera<br />
è rimasta solo la base in pietra, decorata da motivi<br />
di bassorilievi di crani scolpiti. Non lontano si<br />
trovano le piattaforme delle aquile e dei giaguari,<br />
decorata, la prima da figure di aquile e giaguari<br />
che divorarono i cuori umani, curiosamente<br />
le macchie di questi felini hanno forma di fiori; la<br />
seconda detta piattaforma di Venere, decorata da fiori<br />
intrecciati . Percorrendo una strada si arriva ai bagni<br />
di vapore poi al Cenote Sacro(luogo di culto dell'acqua<br />
che prevedeva offerte di oggetti preziosi e con il<br />
passare del tempo i sacrifici umani). Non lontano si<br />
trovano l'Ossario e l'Osservatorio. La città nel 19º secolo<br />
fu disseppellita dagli alberi della foresta e le sue<br />
rovine ripresero ad essere accarezzate dalla luce del<br />
sole del Messico, quel sole che scintillava sugli elmi<br />
spagnoli quando la città fu distrutta.<br />
Maia<br />
Quello che resta nei ricordi dopo aver visitato le rovine<br />
dello Yucatan è la percezione che i Maia fossero<br />
una straordinaria civiltà. Una civiltà sviluppata, che<br />
credeva nel sovrannaturale e che viveva uno strano<br />
rapporto con la natura, che occupava lo spazio in una<br />
maniera assolutamente non casuale. Una civiltà con<br />
una mentalità aperta e razionale ma allo stesso tempo<br />
influenzata da scrupoli collettivi legati alle credenze<br />
religiose. I Maia facevano dipendere tutto dagli elementi<br />
naturali, cosmici. Avevano elaborato diversi<br />
calendari, una cosmovisione basata su un pensiero duale<br />
secondo cui intervenire sulla realtà era possibile<br />
attraverso i rituali, che garantivano un equilibrio dinamico<br />
all'universo, visto in fieri. Avevano conoscenze<br />
finissime in diversi campi: botanica, astronomia, fisica,<br />
matematica... secondo alcuni calcoli Maia siamo<br />
vicini alla fine del quarto mondo, il 22 dicembre 2012...<br />
PRATICANTATI 25
Moda<br />
Non potete non aver notato che le radici attorno alle<br />
vostre sedie [si, proprio quelle vicine al banco; si,<br />
quello su cui vi è, mummificata, la grammatica di greco]<br />
hanno ripreso vita. Dopo un lungo inverno, durante<br />
il quale noi, poveri Prataioli, siamo andati in letargo,<br />
è iniziato il risveglio. Alcuni sono persino già in<br />
fiore, ma la maggior parte è [ovviamente] in ritardo.<br />
Dopo le vacanze Pasquali però, tutti, e dico proprio<br />
tutti gli “abitanti” del Prati hanno preso vita: ognuno<br />
ha almeno qualche piccola gemmina verde che spunta<br />
da dietro un orecchio, o dalla nocca di una mano.<br />
Insomma, avete proprio capito: è giunta la Primavera!<br />
Nelle teste di molti è sorto probabilmente un pensiero<br />
molto colorato; un’idea dalla quale non riesce a distogliersi:<br />
un progetto! Ma cosa dico uno, mille progetti!<br />
E tutti estremamente curiosi e interessanti. Progetti<br />
per l’estate, il cui pensiero occupa già la mente di<br />
tutti. Se fino a poco fa l’idea più frequente era quella<br />
dell’uovo di Pasqua, ora che anche questa è superata<br />
non ci sono più ostacoli e i cervelli più fantasiosi già<br />
si immaginano sulle spiagge di qualche isola tropicale<br />
con un cocktail in mano. Il sole di mezzogiorno è<br />
davvero caldo ai Caraibi. La sabbia scotta sotto i vostri<br />
piedi. Decidete di andare a farvi un bagno in quel<br />
mare turchese la cui acqua è più calda del vostro idromassaggio<br />
la sera di Natale. Quindi vi avviate di<br />
corsa per evitare di ustionarvi la pianta del piede e …<br />
Bam! No, non vi preoccupate, non è caduto un aereo<br />
a rovinare la vostra isola di pace. E’ semplicemente<br />
un insegnante un po’ arrabbiato che sbatta il registro<br />
sulla cattedra urlando: “Possibile che nessuno mi stia<br />
26 PRATICANTATI<br />
di Francesca Laura Nava<br />
ascoltando? Vediamo se avete capito. Tu [e vi indica]:<br />
alla lavagna!” Sono questi i veri momenti nei<br />
quali si spera che sia già estate. Ma non corriamo<br />
troppo con la fantasia. Solitamente la campanella salva<br />
lo sfortunato studente che, come tutti gli altri, peraltro,<br />
stava progettando le proprie vacanze estive.<br />
Comunque, tornando alla serietà [almeno per queste<br />
ultime righe], l’aria primaverile si è davvero infiltrata<br />
dagli stipiti delle finestre del nostro liceo. Innanzitutto<br />
i termosifoni nelle classi sono stati spenti, e si sente,<br />
però, la mancanza di quegli appoggi che, in tante occasioni,<br />
sono fonti di dispute del genere: “Fammi un<br />
po’ di posto!” “No, c’ero prima io!” Un problema di<br />
convivenza è stato così eliminato grazie alla primavera.<br />
In secondo luogo, le maniche corte sono ormai universali,<br />
e così si evitano anche i litigi per la finestra<br />
aperta, poiché tutti [si spera] hanno una felpa da indossare<br />
in caso di freddo. Infine, non ci si sente molto<br />
meglio alzandosi la mattina e vedendo fuori dalla finestra<br />
un raggio di sole? Non è molto più facile [non<br />
esageriamo] svegliarsi e andare a scuola con un po’ di<br />
luce, rispetto che con il buio pesto che ti fa sperare<br />
siano solo le tre di mattina e che tu possa dormire ancora<br />
un po’?<br />
La primavera rende sì le giornate molto più allegre a<br />
noi Prataioli ma, purtroppo, è anche in grado di toglierci<br />
quel piccolo briciolo di voglia di studiare che<br />
nelle fredde giornate invernali, almeno un pochino,<br />
aiutava a sopravvivere alle interrogazioni giornaliere.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Libri e<br />
dintorni<br />
Titolo: Il ladro di anime<br />
Autore: Sebastian Fitzek<br />
Genere: Psychothriller<br />
Anno, Nazione: 2009, Germania<br />
Casa editrice: Elliot Edizioni<br />
Accade ormai spesso, in Italia, che i libri diventino<br />
famosi solo quando qualche importante studio<br />
ne acquista i diritti televisivi. È successo con capolavori<br />
quali Harry Potter, con saghe di mercato<br />
come Twilight, e con molte altre opere. Lo<br />
stesso accadrà a breve con lo psychothriller dello<br />
scrittore tedesco che sta spopolando all’estero<br />
ma che, purtroppo, è ancora praticamente sconosciuto<br />
in Italia.<br />
Il romanzo, sulla linea di Stephen King, che è<br />
pure citato all’interno del libro, tiene il lettore<br />
con il fiato sospeso fino alla fine. Ricco di colpi<br />
di scena, il “Ladro di Anime” lascerà il lettore<br />
inizialmente confuso, ed in seguito, quando il<br />
lume della ragione si farà strada nella sua mente,<br />
incapace di chiudere il libro sino alla fine della<br />
narrazione.<br />
“Vigilia di Natale. In una lussuosa clinica privata<br />
di Berlino, pazienti e medici si rendono conto,<br />
con immenso orrore, che colui che da tempo semina<br />
terrore nella capitale, il cosiddetto Ladro di<br />
Anime, si trova all’interno della struttura. Sul<br />
suo conto non si conosce molto, se non le conseguenze<br />
del “trattamento” che applica alle vittime, in<br />
grado di spezzare la loro volontà, riducendole a involucri<br />
umani incapaci di reagire. Il Ladro di Anime<br />
lascia dietro di sé una macabra firma, indovinelli, la<br />
cui soluzione può essere l’unica chance di salvezza<br />
per le sue vittime.<br />
[Sapreste dare la risposta a questo: “Vi si entra passando<br />
da un’apertura e vi si esce passando da tre”.]<br />
Questa è l’ambientazione della storia principale, che<br />
è però un flashback del presente. Un gruppo di studenti<br />
si sono offerti di svolgere un esperimento universitario:<br />
leggere una cartella clinica intitolata il<br />
Ladro di Anime. Dopo le prima sette pagine viene<br />
loro concesso di ritornare sui propri passi. Solo due<br />
ragazzi decidono di rimanere, una coppia di fidanzati<br />
che hanno bisogno di soldi. Da quel momento in<br />
poi, però, devono leggere il referto senza fermarsi ed<br />
entrare a far parte degli orrori che il Ladro di Anime<br />
n° 6 anno XII<br />
Il ladro di anime di Sebastian Fitzek<br />
offre loro.”<br />
di Francesca Laura Nava<br />
Particolarmente sorprendente si rivela l’abilità<br />
dell’autore nel coinvolgere il lettore dentro i diversi<br />
stati di coscienza alterati dei protagonisti, in grado<br />
di creare nell’uditorio una tensione continua. Risultano<br />
infatti talmente precise le conoscenze mediche<br />
presenti nel romanzo da lasciare il lettore sbalordito<br />
e ipnotizzato.<br />
E per chi si appassionasse all’autore, consiglio anche:<br />
La Terapia (2007)<br />
Il Bambino (2009)<br />
Entrambi romanzi che hanno fatto molto apprezzare<br />
il genio di Fitzek all’estero, in particolar modo in<br />
Germania.<br />
PRATICANTATI 27
Film -<br />
Telefilm<br />
Il film “21” racconta gli incredibili avvenimenti che<br />
sconvolgono la vita dello studente Ben Campbell.<br />
Ben vive a Boston ed è talmente bravo in matematica<br />
da sperare di entrare all'MIT. A causa di problemi<br />
finanziari si presenta ad un colloquio facendo richiesta<br />
per una borsa di studio. Proprio in questa conversazione<br />
gli viene chiesto di raccontare una sua esperienza<br />
di vita così “stregante” da fargli meritare i<br />
finanziamenti per gli studi.<br />
E i 120 minuti di film sono quasi tutti occupati dal<br />
racconto di questo episodio: Ben sta cercando di<br />
mettere da parte soldi per l'università lavorando in<br />
un negozio di vestiti con degli amici, ma i suoi guadagni<br />
sono chiaramente troppo pochi per pagarsi gli<br />
studi. Grazie alle sue capacità nella scienza dei numeri,<br />
Ben si fa notare dal professore Mickey Rosa,<br />
che una sera lo fa convocare in un'auletta della<br />
scuola. Qui si presentano al ragazzo dei suoi coetanei<br />
che fanno parte di una squadra di Black<br />
Jack capeggiata dal professor Rosa. Questi ogni<br />
fine settimana si recano a Las Vegas dove, attraverso<br />
un metodo di conteggio delle carte che<br />
gli permette di sapere quali carte sono ancora<br />
nel mazzo, “sbancano” diversi casinò, facendo<br />
un sacco di soldi. Inizialmente Ben è restio ad<br />
unirsi al gruppo, ma vede in questa proposta<br />
un'occasione di trovare i soldi di cui ha bisogno:<br />
infatti accetta, con l'idea di smettere appena<br />
raggiunta la cifra necessaria per entrare<br />
al'MIT (300.000 dollari). Ma presto lo studente<br />
prodigio si rende conto che quella squadra non<br />
è solo un modo di fare i soldi, ma anche un<br />
mondo parallelo, nel quale può essere chi vuole<br />
e che però deve tenere nascosto ai suoi veri amici,<br />
quelli di Boston che lo hanno accompagnato<br />
per una vita e che iniziano a diffidare di<br />
lui. Ma la città del peccato coinvolge tanto il<br />
ragazzo da farlo continuare a giocare anche dopo<br />
aver superato la somma necessaria agli studi<br />
all'MIT. Ma una sera, poco prima di iniziare a<br />
giocare, litiga con il professor Rosa, che se ne<br />
va indignato giurando di vendicarsi. Nonostante<br />
questo imprevisto la squadra decide comunque<br />
di entrare in campo, ma Cole Williams, che<br />
ha il compito di evitare truffe all'interno del<br />
casinò, capisce che Ben sta utilizzando il sistema<br />
del conteggio delle carte, e lo porta di peso<br />
in uno scantinato dove lo prende a pugni e gli<br />
28 PRATICANTATI<br />
21<br />
di Dario Amadori<br />
fa giurare di non tornare mai più a Las Vegas. Così<br />
il ragazzo torna nella camera del suo dormitorio pieno<br />
di lividi e si accorge di avere un problema più<br />
grosso dei dolori provocati dalle ferite: il professor<br />
Rosa gli ha preso tutti i soldi che aveva guadagnato<br />
col Black Jack e gli ha dato un'insufficenza in matematica,<br />
complicandogli il percorso verso l'università.<br />
Ma Ben non è uno smidollato, uno che molla facilmente,<br />
e pur di avere i soldi per l'università, escogita<br />
un piano arguto che coinvolge la squadra di<br />
Black Jack e il suo nemico giurato: Mickey Rosa.<br />
Ho trovato questo film particolarmente interessante<br />
e avvincente, nonostante un inizio lento e forse un<br />
po' noioso. Le avventure di Ben Campbell vogliono<br />
insegnarci che possiamo realizzare molte cose apparentemente<br />
impossibili attraverso il coraggio e l'insistenza,<br />
e che neanche il più cattivo tra i cattivi è imbattibile.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Film -<br />
Telefilm<br />
Alice Alice Alice Alice in in in in Wonderland Wonderland Wonderland Wonderland di Tim Burton<br />
Titolo: Alice In Wonderland<br />
Regista: Tim Burton<br />
Cast: Johnny Depp, Mia<br />
Wasikowska, Helena Bonham<br />
Carter, Anne Hathaway<br />
Anno: 2010<br />
Alice Kingsley è una ragazza di<br />
diciannove anni dell’alta società.<br />
Ama sognare e detesta formalità e<br />
imposizioni. Così, dopo aver perduto<br />
l’amato padre, si ritrova di<br />
fronte ad una proposta di matrimonio<br />
da parte di un irritante promesso<br />
sposo. Confusa, Alice fuggirà<br />
dalla sua vita, trovando rifugio in<br />
un mondo fantastico. Seguendo un<br />
coniglio bianco all’interno della<br />
sua tana, Alice cadrà in un buco<br />
che la porterà in un mondo folle,<br />
dove tutti sembrano aspettarla e<br />
chiedersi se è l’Alice giusta.<br />
Alice conosce quel mondo, è il teatro<br />
dello strano incubo che la tormenta<br />
sin da quando era bambina:<br />
il mondo delle meraviglie.<br />
Alice è già stata in quel luogo, solo che non lo ricorda.<br />
Ora i suoi amici di un tempo vogliono che lei li<br />
aiuti a spodestare la perfida Regina Rossa, che ha<br />
rubato il trono alla sorella la Regina Bianca. Solo<br />
così Alice potrà riportare la pace e la serenità in quel<br />
mondo.<br />
Alice in Wonderland, l’ultimo capolavoro di Tim<br />
Burton firmato Disney, è un film che ha entusiasmato<br />
molti spettatori, ma ne ha parzialmente delusi altri.<br />
Forse perché questi ultimi si attendevano troppo<br />
dal genio del cinema Burton, il quale è sempre stato<br />
in grado di stupire e ammaliare le platee ma che,<br />
senza dubbio, questa volta ha forse ceduto un po’<br />
troppo al marchio Disney, conformandosi alle caratteristiche<br />
tipiche del brand, adatte a piacere a bambini<br />
e adulti di ogni età.<br />
In effetti, nonostante ci siano senz’altro numerosi<br />
elementi che portano il marchio del fantasioso regista,<br />
ce ne sono altri, anche se forse meno importanti,<br />
che non convincono a pieno.<br />
di Francesca Laura Nava<br />
Anche in questo<br />
film, l’accoppiata<br />
Burton – Depp ha<br />
dato i suoi frutti: il<br />
Cappellaio Matto<br />
è uno dei personaggi<br />
che più convincono<br />
ed entusiasmano<br />
lo spettatore,<br />
il quale si<br />
sente catturato dal<br />
verde foglia che<br />
colora gli occhi di<br />
Johnny Depp.<br />
Un’altra attrice<br />
che stupisce e affascinamoltissimo<br />
è Helena Bonham<br />
Carter, la<br />
moglie di Burton,<br />
alla quale il marito<br />
assegna sempre<br />
i ruoli più insoliti,<br />
quale sfida che,<br />
peraltro, lei riesce<br />
sempre a portare a<br />
termine con grande successo. Questa volta, nei panni<br />
della Regina Rossa, la Carter strabilia gli spettatori<br />
presentandosi con una testa immensa a forma di cuore.<br />
Subdola, crudele, ma comunque sola, la Regina<br />
Rossa è un altro degli elementi che contribuiscono a<br />
rendere un capolavoro il film di Burton.<br />
Anche molti altri personaggi, come per esempio lo<br />
Stregatto, o Pinco Panco e Panco Pinco, sono molto<br />
amati dal pubblico. Il primo per le dolci sembianze<br />
che per nulla ricordano il gatto rosa proposto nel cartone<br />
Disney; i secondi per la loro simpatia e<br />
“confusione” che diverte alquanto. In definitiva, un<br />
gran bel film, dal quale però, forse troppi si aspettavano<br />
di più, rimanendo così delusi da quello che è<br />
comunque un capolavoro di immaginazione e di tecnologia.<br />
Alcuni, infine, hanno sostenuto che l’uso del 3D sia<br />
superfluo. Personalmente trovo invece che la possibilità<br />
di vedere, di vivere la profondità del mondo di<br />
Carroll sia una possibilità da non perdere assolutamente<br />
perché regala emozioni impagabili. Il tutto,<br />
accompagnato da una colonna sonora da riascoltare.<br />
n° 6 anno XII PRATICANTATI 29
Sport<br />
Aspettando i mondiali…<br />
Ricordo perfettamente la sera del 9 luglio<br />
2006. Ero da poche ore arrivato a<br />
Malta per un viaggio di studio, ma a<br />
turbare i miei pensieri non erano le due<br />
settimane che avrei trascorso nell'isola.<br />
Quello era l'ultimo dei miei problemi.<br />
Ciò che aspettavo con ansia era quella<br />
finale dei mondiali di calcio, a Berlino,<br />
in cui l'Italia di Cannavaro avrebbe sfidato<br />
la Francia di Zidane.<br />
Zinedine che calcia un rigore incredibile<br />
e che poco dopo atterra Materazzi<br />
con una testata, il pareggio degli Azzurri,<br />
la vittoria dell'Italia ai rigori con<br />
il goal finale di Grosso e il nostro capitano<br />
che alza la coppa tra boati, urla e flash di<br />
macchine fotografiche. Non dimenticherò mai<br />
quella sera: subito dopo la novella notizia siamo<br />
tutti usciti dall'hotel e abbiamo urlato senza ritegno<br />
per oltre trenta minuti.<br />
Adesso però siamo alla resa dei conti: riuscirà<br />
l'Italia a guadagnarsi una quinta stella sulla sua<br />
maglia vincendo in Sud Africa? La nostra nazionale<br />
si è mostrata molto incerta nella Federation<br />
Cup, mostrando molte difficoltà. L'età<br />
“avanzata” di alcuni dei nostri principali giocatori<br />
è indice di esperienza o rischio di senilità?<br />
Sono tanti i dubbi che sorgono sulla squadra e<br />
altrettanti sono pronostici per i nuovi campioni<br />
del Mondo.<br />
Inizieranno l'11 giugno i mondiali ospitati dal<br />
Sud Africa, stato che aveva già fatto richiesta di<br />
ospitare la Coppa del Mondo nel 2006 e che può<br />
vantare di essere il<br />
primo Paese africano<br />
ad accoglierla. Parteciperanno,<br />
tra le più<br />
importanti, le squadre<br />
di Inghilterra,<br />
Germania, Spagna,<br />
Italia, Argentina,<br />
Brasile, Francia e<br />
Sud Africa.<br />
Credo che questi<br />
30 PRATICANTATI<br />
di Dario Amadori<br />
mondiali abbiano un'importanza particolare perché<br />
vengono per la prima volta svolti in Africa:<br />
il Sud Africa, che è lo stato africano (esclusa<br />
l'area del Magreb) più avanzato, grazie a questo<br />
evento di portata internazionale, ha l'occasione<br />
di fare un ulteriore passo verso i continenti più<br />
ricchi.<br />
Sono molte le organizzazioni che cercano di<br />
aiutare l'Africa, tra queste si distingue l'H2gol,<br />
compagnia lanciata da AMREF (con l'appoggio<br />
della Federazione Italiana Giuoco Calcio) in<br />
occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua<br />
del 22 marzo, che cercherà di fornire acqua al<br />
Kenya con la costruzione di pozzi e acquedotti.<br />
Purtroppo, è fresca la notizia che Al Qaida abbia<br />
minacciato gli ormai prossimi Mondiali: sono<br />
agghiaccianti le parole comunicate dell'Aqmi, il<br />
braccio armato di al Qaida: «Come potrebbe essere<br />
sorprendente la partita tra Stati Uniti e Gran<br />
Bretagna trasmessa in diretta e in uno stadio<br />
stracolmo di spettatori quando il boato di una<br />
esplosione si propagherà attraverso gli spalti,<br />
l'intero impianto sarà sotto sopra e i morti si<br />
conteranno a decine e centinaia, ad Allah piacendo».<br />
Sperando che ciò non accada, e che tutto si svolga<br />
senza problemi o intoppi, auguriamoci che<br />
negli attesissimi mondiali in Sud Africa la nostra<br />
squadra faccia una bella figura!!<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Info &<br />
Fun<br />
TACHICARDIA AMOROSA<br />
Cari Prataioli,<br />
Eccoci qua con nuove straordinarie lettere! Mi raccomando continuate a scriverci! Adoriamo le vostre lettere,<br />
sono profonde e divertenti!<br />
La Vostra Consigliera di Fiducia Chocolat<br />
Cara Chocolat,<br />
sono innamorata di una ragazzo di ventitré anni. Purtroppo tutti mi dicono che è troppo grande, ma lui<br />
sostiene che poi sono solo cinque anni o poco più di differenza e poi è così dolce con me… Non riesco a<br />
lasciar perdere, a non pensare a lui!<br />
Noi non stiamo insieme, ma lui me lo ha chiesto e io non riesco a dire di si o di no. Non riesco a decidermi,<br />
non capisco quale sia la cosa giusta.<br />
Ascolto lui, che conosco da poco più di un anno (e il mio cuore), o le mie coetanee, mie amiche da sempre?<br />
Grazie in anticipo del consiglio,<br />
-una del Prati-<br />
Ragazzi! 5 anni in più è proprio un investimento. Cara vai controcorrente! Stando alle ultime novità, infatti,<br />
i ricercatori dicono che noi donne dovremmo accalappiare uomini di 5 anni di meno perché così si vivrebbe<br />
circa per lo stesso tempo! Insomma Demi Moore e Madonna hanno fatto la mossa del secolo! Significa<br />
semplicemente che tu, cara la mia “una del Prati”, vivrai un po’ di più da vedova!<br />
Le tue amiche hanno ragione da un lato, insomma cercano di proteggerti, hanno paura che questo ragazzo ti<br />
stia prendendo in giro. Questo tu sola lo sai e io ti consiglio di ascoltare il tuo cuore. Lasciati trasportare<br />
dall’amour, ma sempre tenendo gli occhi aperti! E se proprio non funziona puoi sempre tornare indietro.<br />
Chocolat<br />
Cara e gentile Chocolat,<br />
complimenti per le risposte che dai a noi che cerchiamo il tuo aiuto.<br />
Ho da sempre avuto un carattere molto chiuso e timido, e ho sempre paura di essere rifiutata da tutti benchè<br />
abbia, a quanto dice mia nonna, con la quale vivo, un bel fisico e un bel viso.<br />
Ultimamente sono attratta dal mio vicino di banco, anche lui abbastanza chiuso, che di tanto in tanto mi<br />
fissa credendo che io non me ne accorga, quasi di nascosto. Né io né lui faremo mai il primo passo. È<br />
una situazione bloccata. Ti prego Chocolat, infondimi coraggio!<br />
Grazie in anticipo<br />
Annie 93<br />
Cara Annie,<br />
grazie per la tua lettera!<br />
Io partirei proprio dalle parole di tua nonna (sai le nonne sono molto sagge) per iniziare a trovare un po’ di<br />
autostima e provare ad uscire dal guscio. Tira fuori la pantera che c’è in te. Non ti manca nulla, cerca di<br />
essere spontanea e aprirti un po’ al mondo, iniziando dal tuo vicino di banco, che è anche la cosa più semplice.<br />
Probabilmente anche lui non attende altro che un gesto, uno sguardo più dolce del solito. Alle volte<br />
fare il primo passo costa molto, ma è la soluzione migliore. Bisogna imparare che un eventuale rifiuto non<br />
è la fine del mondo e che solo vivendo potremo poi pensare di aver sbagliato.<br />
Chiedigli tranquillamente di uscire con la scusa di una pizza e invita altri amici così non renderai la cosa<br />
troppo esplicita!<br />
Annie ce la puoi fare! Inizia a osservarlo anche tu durante le lezioni, sorridigli (occhio ai moscerini), scuoti<br />
i capelli e sii te stessa!<br />
n° 6 anno XII PRATICANTATI 31
Ciao!<br />
Ho un problema con il ragazzo di una mia amica. Non so cosa fare perché a volte mi comporto male con<br />
lei e lei non capisce il perché. Il suo ragazzo spesso quando rimaniamo soli cerca di baciarmi, ma io non<br />
so come comportarmi, perché se da una parte lui mi piace molto, dall’altra non voglio perdere un’amica.<br />
Help!<br />
La Depressa<br />
Cara Depressa,<br />
ahi ahi ahi!! Quando sento queste cose mi arrabbio molto! Per me l’amicizia è sacra e non rischierei di distruggerla<br />
per un ragazzo! Tra l’altro questo ragazzo mi pare sia un farabutto, è un imbroglione, si comporta<br />
proprio male con la sua ragazza! L’unica cosa che mi sento di dirti, è che se proprio sei sicura dei sentimenti<br />
che provi per lui e se credi che ne valga davvero la pena, parlane chiaramente con la tua amica e non<br />
fare nulla dietro le sue spalle! Magari non subito, ma sono sicura che apprezzerà la tua sincerità. Ricorda i<br />
ragazzi vanno e vengono, ma le amicizie rimangono! Comunque non mi pare valga la pena rovinare<br />
un’amicizia per un bugiardo!<br />
Cara Chocolat,<br />
sono una ragazza felicemente fidanzata da ormai molto<br />
tempo. Tuttavia da un po’ di tempo a questa parte,<br />
ogni volta che entro nella mia classe il mio sguardo<br />
cade su G.S. e mi sento sciogliere dentro. Lui ogni volta<br />
che i nostri occhi si incontrano mi sorride, ma sempre<br />
con la stessa espressione piatta. Quasi ebete. È un<br />
tipo piuttosto apatico. Secondo te devo lasciare il mio<br />
ragazzo per lui?<br />
Grazie<br />
C.92<br />
P.S. ama la pasta, invitarlo fuori a cena?<br />
Cara C.92,<br />
diciamo che tra le righe<br />
della tua lettera la risposta<br />
te la sei data da sola!<br />
Insomma se questo tuo<br />
c o m p a g n o h a<br />
un’espressione piatta,<br />
quasi ebete ed è apatico<br />
non so se ne valga la<br />
pena! Dalla tua descrizione<br />
sembra tanto un<br />
pesce lesso un po’ impacciato!<br />
Prova a paragonarlo al<br />
tuo fidanzato: fai la classica<br />
lista dei pro e contro<br />
-che tra l’altro è molto<br />
spassosa da fare con<br />
le amiche- e prova a capire<br />
se in lui ravvedi<br />
32 PRATICANTATI<br />
delle qualità diverse magari migliori (per intenderci,<br />
non pesce lesso, ma brillante, intelligente,<br />
carino, ecc).<br />
Poi non trarrei conclusioni affrettate, una sera<br />
fuori con questo compagno te la puoi pure concedere:<br />
magari è solo perché la tua storia è già<br />
consolidata che hai dei dubbi, e alla nostra età, si<br />
sa, magari si vuole provare qualche brivido nuovo.<br />
Potrai così scoprire se G.S. “si trasforma in<br />
un principe” oppure se rimane un ranocchio.<br />
Male che vada, almeno ti sarai mangiata una<br />
buona pastasciutta!<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Poesia<br />
DOLCE RESPIRO<br />
C’è un dolce sospiro<br />
che pervade l’anima<br />
quando tutto il resto se n’è andato.<br />
Una dolce allegria<br />
che ama chi non si sente amato.<br />
L’infinito aspetta<br />
chi siede sul ciglio di una strada,<br />
chi l’ha dimenticata,<br />
chi aspetta qualcuno che mai arriverà.<br />
La luna risplende sul mare<br />
e rende preziose<br />
le lacrime che rigano le guance.<br />
Il cuore non chiude le porte<br />
all’anima di chi ha errato.<br />
C’è un dolce sospiro<br />
che pervade l’anima<br />
quando è troppo tardi, o troppo presto.<br />
Un fiore che piange.<br />
Una stella che grida.<br />
Un desiderio che sboccia.<br />
Attimi di eterna armonia<br />
e speranze folli<br />
in cui la vera essenza del cuore<br />
sprigiona fulmini di malinconia.<br />
Sangue di lacrime<br />
sgorga dal cuore.<br />
Strade deserte<br />
che accolgono luci solitarie.<br />
C’è un dolce sospiro<br />
che pervade l’anima<br />
quando ti accorgi che tutto ciò<br />
che potresti dire<br />
è già stato detto.<br />
Una semplice vittoria<br />
che appare più che altro una sconfitta.<br />
Tempo che nega la speranza<br />
che cancella i sorrisi<br />
e graffia ciò che non capisce.<br />
Lunghe bacchette di legno<br />
che spezzano i sogni<br />
e arano la fantasia<br />
gettandone i semi al vento.<br />
C’è un dolce sospiro<br />
che pervade l’anima<br />
quando il sole acceca<br />
e il buio spaventa.<br />
Candide piume<br />
per nascondere lame affilate.<br />
Momenti di tristezza<br />
di lacrime amare<br />
di pioggia incessante<br />
di fiori e di rose<br />
di amore e di odio<br />
di gioia e dolore.<br />
Sguardi dimenticati<br />
di persone speciali.<br />
C’è un dolce sospiro<br />
che pervade l’anima<br />
quando il treno della vita<br />
si ferma in stazione<br />
e non si sa se scendere o salire.<br />
Quando le mani smettono di scrivere.<br />
Quando gli occhi smettono di piangere.<br />
Quando l’amore cura<br />
ferite invisibili<br />
che bruciano di fresco.<br />
Quando la musica smette di suonare.<br />
Quando la pergamena<br />
brucia sul rogo.<br />
Quando le parole smettono di dire.<br />
C’è un dolce sospiro<br />
che pervade l’anima<br />
quando mi accorgo<br />
che vorrei un foglio bianco<br />
per disegnare<br />
con grande maestria<br />
una luce accecante<br />
per rendere cieca<br />
l’ipocrisia del mondo<br />
e la gentilezza degli ipocriti<br />
per nascondere i solchi<br />
di quell’aratro poco attento<br />
e coprire<br />
con uno strascico di seta<br />
il dolore del mondo.<br />
ZWIELICHT<br />
L'alba tinge di corno il cielo freddo<br />
occhieggiano luci in un rivo scuro<br />
lontano vibrano gravi campane<br />
nell'aria tersa cucita di ghiaccio.<br />
Nadia Pocher<br />
CIO’ CHE VORREI URLARE<br />
Enrico Dal Fovo<br />
Che il ghiaccio sul mio volto<br />
si sciolga in riso,<br />
che tanto limpido era un tempo!<br />
E amore, allevia le pene<br />
dello scorrere del tempo,<br />
che solo nebbia<br />
ora i miei occhi vedono!<br />
Ascolterò la voce<br />
che mi urla in petto,<br />
ah, sono stata ignobile ad ignorarla!<br />
E grida “accettami mondo,<br />
perché io non ci riesco.”<br />
Georgiana Leveghi<br />
n° 6 anno XII PRATICANTATI 33
Racconti<br />
Balla il mio tango. Scendi nella mia notte. Spegni le<br />
mie candele. Vieni, vieni ancora una volta.<br />
Seduto alla sua scrivania, il poeta non aveva né abbastanza<br />
lacrime né abbastanza inchiostro per scrivere.<br />
Le parole restavano un sussurro, l’aria le divorava e<br />
già non gli appartenevano più.<br />
Balla il mio Tango.<br />
Il poeta conosceva una canzone antica, ma non sufficientemente<br />
antica per poterla tradurre sulla carta. La<br />
notte sperperava i significati, la luce della luna non<br />
esisteva più.<br />
Il poeta non ricordava l’ultima volta in cui le lenzuola<br />
del letto avevano avvolto una forma differente dalla<br />
sua.<br />
Lui era solo. Altrimenti, non sarebbe stato un poeta.<br />
Balla il mio tango.<br />
Il fantasma di lei entrò dalla finestra in silenzio. Neppure<br />
le tende ebbero un sussulto. Il Poeta neanche la<br />
vide. Era la prima volta che lei entrava da quella finestra.<br />
Quando era stata in vita, era<br />
entrata al suo fianco, salendo<br />
le scale con una risata, soffocando<br />
la voce contro le sue<br />
labbra.<br />
Come fantasma, non osò scivolargli<br />
vicino. Immobile davanti<br />
al davanzale, gli occhi<br />
pallidi di morte percorsero la<br />
sagoma intera del poeta. Ma<br />
non appena egli sollevò lo<br />
sguardo, vide il nulla.<br />
Scendi nella mia notte.<br />
La seconda volta lei entrò con<br />
un soffio di vento. Le persiane<br />
erano spalancate come la volta<br />
precedente, ma il poeta non<br />
era seduto alla scrivania. Camminava<br />
avanti e indietro, mordendosi<br />
le labbra mentre negli occhi passavano le ombre<br />
di chi pensa e non riesce a sentire la propria voce.<br />
Il fantasma di lei allungò una mano verso di lui, e la<br />
carezza attraversò la pelle.<br />
Il poeta sollevò lo sguardo e vide i contorni sfocati di<br />
lei. I tratti sbiaditi di un acquarello, avrebbe detto lui<br />
più tardi, ma non lo sapeva ancora. Non sarebbe stato<br />
in grado di dire alcuna parola, in quel momento. Neppure<br />
una. La fissò in silenzio.<br />
Lei spostò lo sguardo come chi prova vergogna. A-<br />
34 PRATICANTATI<br />
Rien Rien Rien ne ne va va plus<br />
plus<br />
vrebbe parlato, lei, se avesse potuto.<br />
di Martina Folena<br />
Spegni le mie candele.<br />
La terza notte lei arrivò durante il temporale e si sorprese<br />
di trovare la finestra aperta. Il temporale graffiava<br />
le tende, lacerava il silenzio, e il poeta sembrava<br />
non sapere niente di tutto questo. Era seduto al tavolo.<br />
Scriveva.<br />
Quando lei si fece avanti, lui sussultò e la penna lasciò<br />
una sbavatura alla fine della frase.<br />
Si prese la testa fra le mani e la fissò intensamente.<br />
“Perché non dici niente?” le chiese. Lei scosse la testa,<br />
semplicemente.<br />
“Ho bisogno che tu mi parli. Ho bisogno che tu mi<br />
dica qualcosa.” Disse ancora lui. Lei strinse le labbra<br />
trasparenti. Indietreggiò.<br />
Lui si alzò dalla sedia, tentò di imprigionarla in un<br />
abbraccio, ma tra le mani non gli restò neppure<br />
un’ombra.<br />
“Torna, almeno! Torna ancora! Ancora una volta!”<br />
Quella notte il poeta mi invocò,<br />
dicendomi che avrebbe<br />
rinunciato a tutte le sue parole,<br />
alla sua stessa vita, pur di<br />
poter sentire ancora una volta<br />
la voce della donna che aveva<br />
amato. Mi chiamò gridando<br />
a denti stretti. Io, in silenzio,<br />
lo ascoltai nella mia oscurità,<br />
finché le sue grida<br />
divennero troppo forti perché<br />
io le ignorassi ancora.<br />
Entrai nella sua mente, e lui<br />
mi prese.<br />
Vieni, vieni ancora una volta.<br />
L’ultima volta lei venne, e<br />
rimase pietrificata sulla soglia<br />
della finestra.<br />
Il poeta si avvicinò e strinse<br />
la mano del fantasma, impalpabile sagoma in impalpabile<br />
sagoma, trasparente come lei.<br />
I due spettri si guardarono, le mani strette.<br />
«Perché?» chiese lei. Lui non rispose. Aveva avvertito<br />
il suo filo di voce, e gli bastava.<br />
Lasciarono la stanza sciogliendosi nel vento. Dietro di<br />
loro, nella camera, rimasero la boccetta di veleno sul<br />
pavimento, i fogli sparsi sul tavolo, e il mozzicone di<br />
candela.<br />
Quando la candela si spense, tutto sparì nel buio.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Racconti<br />
V O N D E R K A N T S T R A S S E Z U M E A S T C R O S S<br />
In un giorno freddo come l’anima della fiamma che<br />
brucia la punta antica della mia canna. Arrampicarmi<br />
sopra le mura di questi palazzi mi raffredda la<br />
mente. In un giorno squisito come il gusto<br />
dell’acqua bagnata dalla strada e dalla pioggia.<br />
Non c’è terra sopra le mura di Berlino, solo colore<br />
arancione lasciato dal sole, solo le ombre invisibili<br />
della gente passata di qua nei secoli dei secoli dei<br />
secoli dei. Prego che un po’ di quest’energia pervada<br />
il mio spirito, la mia mente, la mia anima, fredda<br />
come una fiamma.<br />
Se scavo un poco in questo mio sentimento, se scavo<br />
un poco in queste mura non riesco a sporcarmi le<br />
dita di sangue, non riesco non riesco a provare un<br />
poco di vita. Scavo.<br />
Secoli di morte, secoli di terrore, secoli di orgasmi,<br />
secoli di sogni inviolabili come un primo amore.<br />
Passati per queste vie, passati sotto<br />
questi archi che sostengono le linee<br />
della metropolitana, passati per questi<br />
sogni disegnati sulle pareti, passati<br />
anche dentro le vostre stanze. Voi, che<br />
mentre qua fuori c’è tempesta, che<br />
mentre qua fuori cerco rifugio protezione<br />
identità all’interno di una casa<br />
abbandonata, mentre conto le gocce<br />
del mio sangue, bevete il vostro te, il<br />
mio flusso vitale.<br />
Di notte, quando mi sveglio, quando<br />
ormai lo stridio del treno non riesce<br />
più a togliermi la pelle, sento ululare<br />
questo vento ghiacciato che mi porta<br />
in un’altra dimensione, in un altro<br />
mondo. Parlo a vanvera, parlo finchè il<br />
fiato non mi finisce, parlo non per ricavare qualcosa<br />
o farvi capire qualcosa, parlo per sentire il suono<br />
della mia voce, per avere la consapevolezza di essere<br />
ancora vivo.<br />
Tu mi lasciasti qua, se ora mi diverto a percorrere le<br />
linee del tram a ritroso, curioso di sapere se mai sarò<br />
in grado di rimanerci in mezzo, se avrò il coraggio<br />
di assaggiare l’acciaio colorato di giallo mischiato al<br />
vetro elettrico, è tutta colpa tua. Eravamo un mostro<br />
a quattro gambe, eravamo la neve che piove dagli<br />
alberi in fiore dei primi di Maggio, eravamo il fondo<br />
Riccardo Schöfberger<br />
di una vaschetta di gelato alla panna sciolto dal sole<br />
giallo di Giugno, talmente invadente da impedirci di<br />
abbracciarci, di sentirci, di congedarci, di piangerci<br />
addosso per tutto la tristezza dell’umanità o meglio<br />
del mio del nostro piccolo mondo.<br />
So quanto avrei voluto abbracciarti quel giorno, volevo<br />
entrarti negli occhi, riuscire a pronunciare quella<br />
parola di congedo. Una parola che mi avrebbe<br />
riempito gli occhi di lacrime, una parola che mi avrebbe<br />
spaccato lo sterno davanti a te, riempendo<br />
tutta la via di sangue. Una parola ce mi suona come<br />
un tradimento da parte mia, un tradimento del mio<br />
passato.<br />
E il tuo portone infine ti ha risucchiato. Ho guardato<br />
tremante prima la vernice marrone, poi il pomello<br />
dorato, infine il campanello e, coll’anima che urlava<br />
inutilmente, col fondo della gola allucinato e fiammante,<br />
mi sono diretto verso la stazione.<br />
Quindi ora scivolo sopra le mura di questi palazzi,<br />
leccando il colore aranciane lasciato dal sole sopra<br />
le mille storie umane, i mille adii che gente meno<br />
illusa di me ha avuto il cuore di pronunciare, forse<br />
senza neanche sentirsi abbandonata.<br />
Quindi ora, nel mezzo della notte, in questo viale<br />
pieno di vuoto pieno di vento gelido, pieno di morte,<br />
cammino lungo la linea del tram, sperando<br />
quell’angelico suono.<br />
Lo stridore della strassenbahn che si prepara a mietere<br />
un’altra vittima. Sono qua, prendimi. Solo qua,<br />
prendimi.<br />
n° 6 anno XII PRATICANTATI 35
Lettere<br />
Controparte per forza: la paura dell’opinione schierata<br />
di Davide Leveghi<br />
Per trattare della controparte mi sembra interessante parlarne più<br />
generalmente, estendendo il discorso all’ambito nazionale. Come<br />
ho già affermato nel mio titolo, io credo che la gente comune, in<br />
Italia, abbia paura di sentire un’opinione controcorrente o contestatoria.<br />
Ma come si può spiegare questa cosa? Personalmente<br />
penso che il timore di leggere un’opinione schierata, magari fuori<br />
dal coro, sia principalmente dovuto al fatto che molti sono intimiditi<br />
dal dire la propria. In una nazione democratica, in cui la libertà<br />
d’espressione è sancita dalla Costituzione, non è certamente normale<br />
che possa succedere ciò, che qualcuno abbia paura di gridare<br />
la sua, di farsi sentire e di difendere la propria idea con le unghie e<br />
con i denti. La paura si trasforma in avversione ed il lettore rimane<br />
infastidito dall’opinione imparziale. Non sto dicendo che la controparte<br />
sia sbagliata, tutt’altro, io credo che la “controparte per<br />
forza”, invece, quella che impedisce che un articolo possa essere<br />
pubblicato se non accompagnato da un appendice che spenga immediatamente<br />
le polemiche sollevate dal primo dei due e che non<br />
lasci il tempo al lettore di pensare con la propria testa, sia un affronto<br />
non solo nei confronti dell’autore ma anche del lettore. Essa<br />
è quindi una forzatura che svilisce non solo l’autore dell’articolo,<br />
ma soprattutto il lettore, che sembra abbia perso la sua capacità<br />
critica. Il giornalino, dunque, a mio modo di dire, riflette questo<br />
riguardo verso il “politicamente scorretto” o l’asprezza nel criticare<br />
o polemizzare su un personaggio noto, un’azienda, una nazione,<br />
ecc, a favore di articoli neutri di sola informazione, piatti, incolori<br />
e privi di qualsiasi spunto che possa dare adito a dibattiti stimolanti<br />
ed interessanti. Per un giornalino scolastico, una scelta del genere<br />
pare un po’ inverosimile oltre che irrealizzabile. Esso non potrà<br />
mai fare esclusivamente informazione, giustamente, poiché dovrà<br />
essere lo strumento a disposizione degli studenti per esprimere il<br />
proprio pensiero, dove farsi notare per la propria capacità critica o<br />
recensoria, o per una dote artistica o narrativa. La controparte per<br />
forza non va bene. L’opinione del singolo non rispecchia quella di<br />
tutti e qualora qualcuno volesse contestare un articolo, civilmente<br />
e liberamente avrà a disposizione gli spazi del giornalino successivo.<br />
Il rifiuto dell'opinione e del pensiero: un problema sociologico<br />
di Angelo Naso<br />
Qualche tempo fa una lettera di critica al giornalino è stata censurata.<br />
E non perchè fosse anonima (l'autore si è dichiarato), come è<br />
stato detto dalla redazione, ma piuttosto perchè, ritengo, giudicata<br />
poco costruttiva per un giornale scolastico in continuo sviluppo.<br />
Nel mese appena trascorso è stato censurato l'articolo di Davide<br />
Leveghi sui problemi riguardanti la Libia. È arrivato il momento<br />
di intervenire e di rendere noti ai lettori tali fatti. Raramente scrivo<br />
di politica (semplicemente perchè credo di essere più portato<br />
per altre cose), ma adesso più che mai sento il bisogno di prendere<br />
la parola su una discussione che interessa direttamente il nostro<br />
liceo.<br />
Ma quello di <strong>Praticantati</strong> dell'anno 2009/2010 (e in particolare<br />
degli ultimissimi numeri) è un problema che non riguarda soltanto<br />
il buonismo tragicamente moralista con il quale si censurano gli<br />
La controparte<br />
Date le discussioni che hanno animato finora le riunioni della redazione del giornalino, ci è sembrato interessante rendere partecipi<br />
i lettori di questa questione. Il problema si è sollevato riguardo gli articoli d’opinione, in particolare quelli politici, che, secondo<br />
noi non devono essere pubblicati solo con annessa una relativa controparte. Ci piacerebbe che i lettori, destinatari dei nostri<br />
articoli, dicessero la loro riguardo l’impostazione generale del nostro giornalino, aprendo magari una discussione sul sito.<br />
36 PRATICANTATI<br />
articoli di politica: gli spunti per un'acuta e necessaria riflessione<br />
sono in realtà maggiori e più diffusi. Primo fra tutti un quasi totale<br />
disinteresse per i testi “creativi” in senso lato (poesie, racconti,<br />
discussioni filosofico-artistiche), al posto dei quali si stanno imponendo<br />
sterili articoli di blanda informazione, più credibili come<br />
contenuto della toporubrica “Zoom” che come frutto dei pensieri<br />
di giovani intellettuali. Purtroppo buona parte degli articoli che<br />
compaiono su <strong>Praticantati</strong> ha la consistenza di canne al vento, ma<br />
poco importa: le vendite fruttano sempre di più e i liceali desiderosi<br />
di prendere parte al progetto aumentano. Quello che manca è<br />
uno sguardo critico e costruttivo; tutto passa, e tanto meglio se<br />
l'articolo è una rubrica di lettere d'amore piuttosto che un'opinione<br />
politica. In fondo <strong>Praticantati</strong>, nel suo piccolo, è l'inconscia e istintiva<br />
reazione ad un clima politico e sociale instabile: è la rassicurante<br />
dimostrazione che i giovani d'oggi non sono soltanto ribelli<br />
che manifestano per le proprie idee, spesso poco inclini ai<br />
compromessi del “politically correct”, ma anche amabili (e innocui)<br />
ragazzini lobotomizzati dall'imperialismo di una cultura mediocre<br />
come solo quella americana può essere, e dediti pertanto al<br />
culto di MTV, della Coca-Cola e del consumismo sfrenato. E i<br />
pochi a cui non va a genio tale atteggiamento vengono subito<br />
messi a tacere. Perchè? La motivazione cambia di volta in volta:<br />
se va bene è perchè dal testo proposto emerge una parte politica o<br />
anche solo un'opinione (cosa del tutto legittima, a mio parere),<br />
oppure perchè «i toni sono troppo accesi» e quindi l'articolo necessita<br />
di una revisione (come è accaduto con l'articolo di Davide,<br />
che io non ho trovato affatto sopra le righe), se va male perchè «la<br />
caporedazione ha deciso così» e tale scelta operata da chi gestisce<br />
il giornalino non può essere messa in discussione (per paura?),<br />
anche se gran parte dei lettori e dei redattori non la condivide.<br />
D'altronde questa è soltanto l'ennesima dimostrazione di quanto<br />
<strong>Praticantati</strong> sia in realtà un giornalino senza ideali, la cui filosofia<br />
risulta insultante nei confronti di chi scrive e, soprattutto, di chi<br />
legge.<br />
Perché tutelare i lettori pigri?<br />
di Francesca Pedron<br />
Quello che Davide e Angelo hanno già detto a riguardo potrebbe<br />
essere sufficiente per spiegare il nostro malcontento, ma scriverò<br />
comunque qualcosa anch’io. Ho iniziato a scrivere sul giornalino<br />
per pura casualità. Dopo essere stata eletta come rappresentante,<br />
Silvio ha dato la possibilità a Fabrizio e a me di utilizzare questo<br />
strumento per tenervi informati sulla consulta. Così ho iniziato ad<br />
andare alle riunioni e a leggere il giornalino in maniera più attenta<br />
e critica. Sempre casualmente, un paio di mesi fa ho letto l’articolo<br />
di Leveghi su Obama. Non avrei mai pensato che un semplice<br />
articolo su <strong>Praticantati</strong> potesse farmi notare particolari su cui mai<br />
mi ero soffermata prima. Sono andata quindi ad informarmi e ho<br />
scoperto che tutte le affermazioni fatte da Davide erano corrette,<br />
provate. Da quel momento in poi ho sempre letto gli articoli di<br />
Leveghi, indipendentemente dalla lunghezza e dall’argomento.<br />
Sapevo che in ogni caso avrei imparato qualcosa. Questo secondo<br />
me non va, non deve essere bloccato! Sarebbe ingiusto e sbagliato<br />
farlo. La controparte c’è, quando c’è qualcosa da controbattere; se<br />
l’articolo non viene pubblicato è chiaro che non potrà provocare<br />
né consensi né dissensi.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
Mi ha scoraggiato sapere che l’ultimo numero ha riscosso parecchio<br />
successo perché oltre a recensioni di libri, film e argomenti di<br />
svago non c’era nulla. Ma va bene così. Gli articoli corti, leggeri<br />
per niente noiosi accontentano quella larga parte di noi che di attualità,<br />
di politica se ne frega. Ma la cosa peggiore è che liquidiamo<br />
tutto dicendo: “la politica è uno schifo, non cambierà mai, che<br />
se frega!” . Be’ devo dire che è un atteggiamento molto costruttivo.<br />
Mi complimento. Peccato che i giovani siamo noi! Peccato che<br />
tutto dipenderà da come agiamo e peccato che le cose non cambiano<br />
da un giorno all’altro, ma soprattutto non cambiano da sole. Io<br />
non voglio fare la morale a nessuno perché c’è già tanta gente che<br />
lo fa e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, dico solo che chi ha<br />
qualcosa da dire, lo deve fare senza doversi preoccupare di avere<br />
per forza una controparte. Bisognerebbe valorizzare chi un’idea se<br />
l’è fatta, non tutelare i pigri che di interessarsi non ci pensano neanche.<br />
È assurdo.<br />
Il giornalino dovrebbe riflettere una realtà scolastica viva e questo<br />
significa che non dobbiamo avere tutti per forza le stesse idee!<br />
Sarebbe terribile e preoccupante.<br />
Da dove nasce questa voglia di inoffensività?<br />
di Riccardo Schöfberger<br />
Scrivo sul giornalino da quando frequento questa scuola e ne ho<br />
potuto vivere le varie evoluzioni. Quest'anno <strong>Praticantati</strong> sembra<br />
avere più successo e più partecipazione rispetto agli anni scorsi,<br />
grazie probabilmente a una maggiore attrattività data dalla pubblicità<br />
e a un maggiore investimento di energie nel progetto da parte<br />
dei caporedattori. Ciò ha portato come risultato positivo un sensibile<br />
aumento dello spessore del giornalino e, presumo, un più alto<br />
numero di copie vendute. Ora analizziamo però i risultati negativi.<br />
Una cosa inedita in redazione che quest'anno mi ha colpito è stato<br />
Risposta dei caporedattori<br />
Innanzitutto riteniamo giusto iniziare questa lettera di risposta,<br />
mostrando come sia effettivamente anche questo un articolo di<br />
controparte, ma per arrivare a trattare questo punto riteniamo più<br />
chiaro iniziare esaminandone un altro, anche questo un argomento<br />
contestato dalle lettere precedenti: la censura.<br />
Cos’è la censura? Il buon Garzanti recita così: […] controllo di<br />
libri e spettacoli e corrispondenza praticato in guerra … critica,<br />
disapprovazione, riprovazione, provvedimento punitivo… opposizione<br />
alla libera espansione degli istinti esercitata dalle esigenze<br />
della coscienza morale.<br />
E’ stata applicata tanti anni fa in Italia, e lo è tuttora in certi paesi<br />
del mondo che stanno attraversando un triste periodo di oppressione,<br />
privazione delle libertà e di contingentamento culturale, ed è<br />
volta a non far pensare liberamente le persone ma ad incanalare le<br />
libertà ed i pensieri nella direzione voluta dall’oppressore.<br />
Nella società moderna e democratica in cui abbiamo la fortuna di<br />
vivere, con tutte le sue contraddizioni e difficoltà, a volte si parla<br />
di “censura leggera” quando ad esempio su un giornale non vengono<br />
pubblicate lettere anonime od apocrife.<br />
<strong>Praticantati</strong> è il contrario: mantiene salda la propria libertà di pensiero<br />
e di parola, sbandierandola nero su bianco su queste pagine,<br />
nonostante alcuni (fortunatamente pochi, pochissimi, forse non più<br />
di quattro…) vorrebbero farne una pubblicazione di “regime”,<br />
anche sparando a zero contro tutti e talvolta nascondendo la propria<br />
faccia o mitragliando la redazione con proiettili di gomma<br />
nascosti dietro allo schermo del proprio computer.<br />
La “censura” che ci viene imputata non è perciò argomento di<br />
nostra conoscenza, ma crediamo che nell’ottica di dare un servizio<br />
ordinato con una certa logica e strutturato sulla base di informare<br />
oggettivamente piuttosto che orientare politicamente, vada<br />
il maggiore potere che si è autoassunto il caporedattore Silvio.<br />
Potere di censurare, di dire "no, questo articolo, questa frase non<br />
vanno bene, cambiali o non pubblico l'articolo".<br />
Vi elenco ora le censure apportate o solo tentate sugli articoli che<br />
ho scritto a partire da settembre: eliminazione del testo della canzone<br />
"Il mio migliore inganno" del gruppo rap Assalti Frontali<br />
(parlava in modo forte, "quattro milioni di bambini sono sulle<br />
mine, ma fa niente cerca un po' di essere civile", della strumentalizzazione<br />
americana del terrorismo talebano), discussione con<br />
Silvio sul fatto di riportare o no che la band punk C.C.C.P. fingesse<br />
di essere pro-U.R.S.S., cambiamento della parola "fascisti" in<br />
"esponenti dell'estrema destra" (che fa più dolce) e varie discussioni<br />
sul rendere innocenti alcuni termini dell'articolo che invitava a<br />
interessarsi di politica. In più, le censure e i cambiamenti mi sono<br />
sempre stati comunicati pochi giorni prima dell'uscita del giornalino,<br />
in modo che, se anche avessi protestato, ero costretto a stare<br />
zitto perchè "ormai le copie sono in stampa" oppure "cambialo, lo<br />
pubblichiamo sul prossimo".<br />
Penso che questo modo di operare sia stato causato dalle aspettative<br />
di cui Silvio e Martina hanno caricato questo giornalino. Ora<br />
sapete a che prezzo. Vi sembra giusto sacrificare i colori di diverse<br />
opinioni per il successo? Vi sembra giusto considerare un'opinione<br />
un virus in mezzo a un ingranaggio perfetto? Da dove nasce questo<br />
atteggiamento, se non dalla paura di dover affrontare le critiche dei<br />
lettori e non venir incontro a una società che vuole noi giovani<br />
come persone neutre, sempre soddisfatte e felici, perse dietro a<br />
sogni di plastica, prive di qualsivoglia opinione critica? Mi piacerebbe<br />
molto vedere un giornalino in cui gli articoli non debbano<br />
passare attraverso il filtro dei caporedattori (se non, ovviamente,<br />
per correzioni e impaginazione), un giornalino che assomigli più a<br />
un mare che a un deserto.<br />
mediata la pubblicazione di alcuni scritti – di carattere non politico,<br />
ma partitico, ovvero di schieramento e contrapposizione – che<br />
svolgerebbero l’unica funzione di scatenare rabbie e polemiche,<br />
instillando ulteriormente sentimenti di odio sociale, creando conflitto<br />
in un paese dove già ce ne è abbastanza, e dando una visione<br />
distorta di ciò che rappresenta il pensiero complessivo di noi studenti<br />
del Prati.<br />
Pensiamo inoltre che la pubblicazione di articoli di questo carattere<br />
possa determinare l’insorgere di attacchi politici non solo nei<br />
confronti della redazione, cosa che purtroppo è già successa da<br />
entrambe le direzioni allorquando si è parlato di politica internazionale<br />
con un taglio opinionistico, ma anche verso la globalità<br />
degli studenti del Prati e di tutto il comparto studentesco trentino.<br />
Nonostante ciò, dal momento che la nostra posizione personale è<br />
volta al rifiuto categorico di tutti i totalitarismi, le sopraffazioni e<br />
le prevaricazioni, non abbiamo alcun problema a pubblicare anche<br />
questo genere di scritti, ma non vogliamo che la nostra redazione<br />
sia foriera di un qualsiasi orientamento politico. Quindi, per<br />
una questione di equità, nei casi specifici abbiamo deciso di non<br />
tagliare assolutamente nulla per dare libero corso anche alle opinioni<br />
più… “estreme”, purché rispettose della dignità altrui e non<br />
tendenziosamente illegali, inserendo un articolo di “controparte”.<br />
Ma per carità: probabilmente se si fossero proposti altri caporedattori,<br />
avrebbero potuto scegliere di realizzare un giornalino che<br />
trattasse esclusivamente di politica e di una sola e determinata<br />
fazione, e chissà che successo avrebbe avuto! Forse, infatti, gli<br />
studenti del Prati potrebbero essere portati ad interessarsi esclusivamente<br />
di politica nella loro vita (a differenza della maggior<br />
parte dei politici “professionisti”, che ci sembra abbiano anche<br />
altre… per così definirle, passioni), ed a seguire solo una determinata<br />
parte politica (e nessun’altra!). Questa ipotetica situazione ci<br />
ricorda tanto la storia di un tale che, pur non conoscendo la diffe-<br />
n° 6 anno XII PRATICANTATI 37
enza tra carburante e carburatore, non potendo comprare riviste<br />
moderatamente “sexy” per poter saziare le sue passioni più nascoste<br />
senza svelarsi ai suoi genitori particolarmente bacchettoni,<br />
comprava giornali specializzati in automobilismo, solamente per<br />
il bramoso piacere di concedersi l’osservazione di ragazze attraenti<br />
poco vestite, in pose stuzzicanti attorno a costose auto di lusso<br />
piuttosto che a piccole utilitarie, frastornato da dati tecnici che<br />
non gl’interessavano minimamente (velocitamassimapotenzaespressaincavalli-ripresa-consumo-numeropostiasedereprezzo).<br />
Ma questa è un’altra storia… magari verrà trattata nei<br />
prossimi numeri (sempre che esista qualche redattore che abbia la<br />
povertà intellettuale di scrivere su argomenti diversi dalla politica<br />
di regime, e sempre che esista qualche lettore Prataiolo a cui non<br />
interessi solo ed esclusivamente la stessa politica di regime, ovvero<br />
un povero lobotomizzato).<br />
Scusate l’ironia (pensiamo che nella vita sia necessario anche<br />
sdrammatizzare le situazioni più “hot”, magari con un sorriso…),<br />
ma senza voler insegnare niente (pensiamo anche che per ora nessuno<br />
di noi se lo possa permettere), riteniamo che un articolo di<br />
informazione non debba essere personalizzato come invece può<br />
accadere con un tema scolastico, realizzato in virtù della valutazione<br />
personale dello studente da parte dell’insegnante; al contrario,<br />
crediamo necessiti di un redattore super partes che si rivolga<br />
ad un pubblico il più generale possibile, individuandolo in una<br />
direttrice di appartenenza, anche ideologica, che nel nostro caso è<br />
composta (quasi) esclusivamente da studenti del Prati: donne e<br />
uomini, di sinistra, di destra o a cui non importa niente di politica,<br />
appassionati di viaggi, sport, letteratura, cinema, arte, amanti del<br />
noto e dell’ignoto, eterosessuali ed omosessuali, bianchi e neri,<br />
confessionali ed atei, coraggiosi e paurosi, sinceri ed ipocriti, belli<br />
e brutti, e via dicendo…<br />
Vorremmo dare, assieme a tutti i redattori del nostro giornalino,<br />
uno spaccato della nostra vita studentesca appassionato, creativo,<br />
positivo, quello che emerge dai nostri sogni, dalle nostre esperienze<br />
e dalla nostra vita, con l’auspicio di poterci migliorare; niente<br />
“plastica”!<br />
Ci spiacerebbe, invece, gettare le basi per il conflitto politico o<br />
sociale proprio nella nostra piccola ma molto importante realtà,<br />
quando basta dare un’occhiata al di fuori di casa nostra per essere<br />
inghiottiti dall’acrimonia del triste conflitto politico che divide gli<br />
italiani, in particolare fra berlusconiani e non (in tempi remoti era<br />
fra destra e sinistra), fra filo statunitensi ed anticapitalisti, mediorientali<br />
ed occidentali, cattolici e musulmani. Non partecipiamo a<br />
questo vile ricatto! La gente, noi in particolare, ha molto più da<br />
dare, e pensiamo che sia molto più importante seminare qualcosa<br />
che ci unisce, piuttosto di qualcosa che ci divide. Meglio creare,<br />
piuttosto che distruggere.<br />
Noi siamo completamente d’accordo con quello che afferma Davide<br />
“In una nazione democratica … non è certamente normale …<br />
che qualcuno abbia paura di gridare la sua, di farsi sentire e di<br />
difendere la propria idea con le unghie e con i denti…”, infatti<br />
riteniamo che la scelta di una controparte, spiacevolmente definita<br />
“forzata”, sia stata la scelta più democratica possibile, poiché consente<br />
al lettore di sviluppare un’idea autonoma, ragionata con il<br />
proprio intelletto, sulla base innanzitutto di fatti reali storicamente<br />
dimostrabili (altrimenti si tratterebbe solo di supposizioni prive di<br />
fondamento), accompagnata da almeno due punti di vista opinionistici<br />
opposti. In questo modo il lettore ha la possibilità di avere<br />
un’ampia e chiara opinione delle vicende, dalla quale trarre la propria,<br />
esclusiva e personale idea dei fatti.<br />
Proprio Davide scrive che “il lettore,… sembra abbia perso la sua<br />
capacità critica…”: noi, che indirizziamo i nostri scritti ad un<br />
pubblico eterogeneo e – nella nostra piccola realtà studentesca<br />
trentina – il più vasto possibile, ci domandiamo come possa un<br />
lettore avere un’opinione non conoscendo come realmente sono<br />
andati i fatti, conoscendo non una, ma entrambe le facce della<br />
38 PRATICANTATI<br />
medaglia. E questo è subito dimostrato dal fatto che Francesca,<br />
nella sua lettera, abbia scritto: “ho letto l’articolo di Leveghi su<br />
Obama. Non avrei mai pensato che un semplice articolo su <strong>Praticantati</strong><br />
potesse farmi notare particolari su cui mai mi ero soffermata<br />
prima. Sono andata quindi ad informarmi…”. L’esempio di<br />
Francesca mostra alcuni dei numerosi argomenti su cui stiamo<br />
disquisendo: pur essendo un argomento molto trattato, anche se<br />
solo in un giornalino scolastico (speriamo che questo inciso sia<br />
condiviso da poche persone, pochissime, forse non più di quattro…)<br />
questo tema non era conosciuto in tutte le sue sfaccettature;<br />
essendo stato l’unico articolo a non avere una controparte (grave<br />
errore da parte nostra, essendo stati i primi mesi della rivoluzione<br />
della nostra rivista), la lettrice per confermare la sua tesi ha dovuto<br />
verificare ed informarsi altrove; abbiamo sopperito a questa<br />
lacuna nel numero successivo.<br />
Infine, come viene contestato da Angelo, anche la toporubrica<br />
“Zoom” ha blandamente informato e dato voce ad alcuni aspetti<br />
ed argomenti sconosciuti anche a dei giovani intellettuali come<br />
noi.<br />
Anche da pezzi non veramente impegnati si può trarre qualche<br />
conoscenza, o se non altro un sorriso che non ci sembra possa<br />
causare danni a nessun lettore.<br />
Queste, a dispetto di quello che pare a Davide, sono delle scelte<br />
tutt’altro che inverosimili o irrealizzabili, anche solamente per il<br />
motivo che è ciò che abbiamo fatto dal secondo numero in poi.<br />
Inoltre, per rispondere alle critiche posteci da Angelo dobbiamo<br />
innanzitutto dire che si sbaglia: la lettera giunta sull’e-mail della<br />
redazione era effettivamente anonima (di tutto ciò che viene citato<br />
è conservata la fonte di prova), e, l’etica giornalistica impone<br />
proprio di non pubblicare su una rotocalco di qualsiasi genere<br />
autorizzato dal Tribunale, una lettera senza firma.<br />
Un’altra notizia errata riportata da Angelo è relativa al fatto che<br />
non sia stato pubblicato nello scorso numero un articolo di Davide<br />
Leveghi, perchè “giudicato poco costruttivo per un giornale scolastico<br />
in continuo sviluppo”: semplicemente l’articolo ci è pervenuto<br />
troppo in ritardo per essere visionato ed inserito nella pubblicazione,<br />
trattandosi di un argomento particolarmente spinoso, in<br />
quanto approfondiva alcuni problemi riguardanti la Libia, ed era<br />
ormai quasi completata la messa in opera della bozza per la stampa.<br />
Tutto qua. Troppo banale, troppo poco arzigogolato, un po’ da<br />
lobotomizzati? Purtroppo è la triste, insignificante, genuina, cristallina<br />
e ridicola verità, non uno degl’irrisolti dilemmi della vita<br />
su cui scrivere trattati sociologici. Sic et simpliciter!<br />
Riteniamo inoltre vi sia una carenza di spirito di osservazione<br />
nell’affermare che esista …un quasi totale disinteresse per i testi<br />
“creativi” in senso lato…: non diciamo infatti che le rubriche di<br />
poesie, racconti, discussioni filosofico-artistiche o altro abbiano<br />
più spazio di quelle riservate all’informazione scolastica o di tutto<br />
quello che ci sta attorno, ma che queste vengono pubblicate<br />
nell’ottica gestionale dell’equilibrio e della proporzione, occupando<br />
spazi appositamente calibrati per la specifica esigenza editoriale<br />
e soprattutto avendo una pari dignità, importanza e valore. Inoltre,<br />
il tutto dipende anche dalla quantità di testi proposti. Saremo<br />
più che lieti di accogliere pezzi creativi, quando ne arriveranno in<br />
redazione.<br />
Ma poi ci viene anche contestato che diamo troppo poco spazio<br />
proprio alle rubriche di altro genere, di informazione; questo va<br />
solo ad avvalorare la nostra tesi: tutti desiderano approfondimenti,<br />
notizie e curiosità differenti una dall’altra. Allora opponiamo il<br />
nostro no alla realizzazione di un giornalino studentesco di regime<br />
politico; ma va bene così… pensate se i nostri detrattori, anziché<br />
essere appassionati di politica orientata, fossero appassionati<br />
di tassodermia o di radiatoristica termoidraulica… sarebbe terribile<br />
rapportarsi con loro!<br />
La redazione di <strong>Praticantati</strong> sviluppa gl’interessi specifici e generali<br />
di tutti i tipi, soddisfacendo le richieste di approfondimento<br />
<strong>Aprile</strong> 2010
pervenute dalla maggior parte dei nostri lettori. E confessiamo che<br />
l’aspettativa, la speranza, è che chi legge con interesse articoli solo<br />
su un determinato argomento, almeno una volta ogni tanto si avvicini<br />
a tematiche diverse, magari solo per il piacere di leggere il suo<br />
giornalino.<br />
Infine, rispondendo alle imputazioni di Angelo, non troviamo<br />
affatto negativo essere politicamente corretti. Non lo consideriamo<br />
affatto un comportamento tristemente buonista, anzi, rivendichiamo<br />
a gran voce la nostra scelta di essere politicamente corretti,<br />
eticamente corretti, socialmente corretti! Perché solo una persona<br />
corretta può esprimere le proprie idee ed opinioni con intelligenza<br />
e dignità, senza ipocrisie ed isterismi, senza farsi sopraffare da<br />
vocianti e benpensanti maestrine riunite in comitato.<br />
Ed ora, ahimè, un’autocritica. E’ tristissimo, sconfortante, ma<br />
purtroppo non abbiamo il dono della conoscenza e della saggezza<br />
come alcuni eletti ipercefalici (non siamo riusciti a trovare un termine<br />
migliore per indicare il contrario di lobotomizzato), da riuscire<br />
ad indicare il verbo, la retta via da seguire e il giusto modo di<br />
pensare. Miseramente, i nostri ideali – peraltro di risibile livello –<br />
sono quelli che abbiamo elencato annaspando nella tortuosa nefandezza<br />
del deserto culturale in cui, barcamenandoci da tempo, stiamo<br />
sopravvivendo. Ma questi nostri ideali sono saldi, fondati su<br />
un principio assolutamente democratico e nel pieno rispetto dei<br />
nostri lettori e di tutte le persone che bene o male, attivamente o<br />
passivamente, partecipano alla crescita di <strong>Praticantati</strong>, degli studenti<br />
del Prati, dei giovani di oggi.<br />
Ed ora analizziamo le bordate lanciateci da Riccardo. Innanzitutto<br />
precisiamo che tutte le decisioni prese per il giornalino sono state<br />
affrontate, discusse e scelte con entrambi i capiredattori: il<br />
“maggiore potere” (mah…) di cui parla il nostro redattore c’è<br />
sempre stato, non è mai stato “autoassunto” da nessuno, è semplicemente<br />
tra i compiti di un caporedattore e, a quanto pare (non ce<br />
ne siamo resi conto, ma pare sia così…), quest’anno ne abbiamo<br />
fatto ricorso per le già spiegate ragioni di dare un ordine logico di<br />
leggibilità e correttezza al nostro giornalino. Per correzioni e impaginazione<br />
c’è bisogno di un computer, non di due persone; forse<br />
l’estensore della lettera di critica si riferiva ad un blog informatico,<br />
ovvero un recipiente virtuale dove vengono autonomamente inseriti<br />
e commentati degli scritti. E forse sembrerà una cosa assurda<br />
ma il ruolo del caporedattore è proprio quello di dire (ancora una<br />
volta citiamo testualmente):"no, questo articolo, questa frase non<br />
vanno bene, cambiali o non pubblico l'articolo". Per dovere di<br />
cronaca informiamo che tale situazione si è verificata due volte da<br />
quando siamo alla capo redazione di <strong>Praticantati</strong>, sicuramente non<br />
in questi termini di perentorietà ma proponendo consensualmente<br />
una mediazione per evitare di riportare infondate ed imbarazzanti<br />
illazioni! È nel nostro migliore interesse venire incontro ai membri<br />
della redazione, e abbiamo sempre agito all’insegna di questo proposito.<br />
Fra l’altro, ci permettiamo di ricordare che non tutto ciò che si<br />
scarica da internet è oro colato, e che per ogni sacrosanta verità<br />
che viene urlata a dritta e a manca, un’altrettanta sacrosanta verità<br />
opposta e contraria viene sbandierata nelle stesse direzioni!<br />
Ed ora perdonateci, ma non nascondiamo che abbiamo ancora<br />
male alla schiena per la coltellata: l’affermazione “i cambiamenti<br />
mi sono sempre stati comunicati pochi giorni prima dell'uscita del<br />
giornalino, in modo che, se anche avessi protestato, ero costretto<br />
a stare zitto perchè "ormai le copie sono in stampa", ci ha rattristato<br />
ed amareggiato parecchio: infatti in tutto quest’anno, sotto la<br />
nostra supervisione, non sono mai state pronunciate queste parole.<br />
Certo, nessuno nega di aver differito la pubblicazione di un articolo<br />
o proposto di cambiare qualche frase (ben spiegando le motivazioni<br />
poc’anzi riportate), il che è il giusto dovere di ogni caporedattore,<br />
in qualunque redazione di qualunque giornale, scolastico o<br />
nazionale che sia, ma non abbiamo mai pubblicato qualcosa senza<br />
il consenso dell’autore o corretto noi stessi il suo scritto!<br />
n° 6 anno XII<br />
Ed ora, come Riccardo ha gentilmente fatto, elencheremo il perché<br />
delle correzioni richieste nei suoi lavori, secondo la scelta di<br />
neutralità politica decisa per <strong>Praticantati</strong>.<br />
L’eliminazione del testo della canzone "Il mio migliore inganno"<br />
del gruppo rap Assalti Frontali, essendo stato considerato di minor<br />
rilievo anche dallo stesso autore dell’articolo, è derivata dalla<br />
mancanza di spazio.<br />
Ci fischiano già le orecchie… Sembra di sentire: “Questa se la<br />
potevano risparmiare!” “Tsk! Ridicola spiegazione!” e via dicendo.<br />
Ci spiace, ma invece è proprio così. Delusi? Il numero di pagine<br />
del giornalino è concordato da un contratto commerciale al<br />
quale la direzione del nostro Istituto si deve attenere, così come la<br />
colorazione dell’inchiostro, il numero di copie e numerosi altri<br />
parametri noiosissimi e per niente interessanti, ma che rappresentano<br />
paletti inamovibili per chi il giornalino lo “fa vivere”. Intendiamoci,<br />
niente di drammatico, nemmeno per un lobotomizzato…<br />
Anzi, so che qualcuno penserà di spararci, ma riteniamo che<br />
l’esperienza di partecipare alla redazione di <strong>Praticantati</strong> sia<br />
un’autentica emozione, oltre che un esercizio estremamente formativo<br />
(anche se, a quanto pare, non proprio per tutti…).<br />
Inoltre, ci sembra francamente che, per quanto riguarda la discussione<br />
con Silvio sul fatto di riportare o no che la band punk<br />
C.C.C.P. fingesse di essere pro-U.R.S.S., ciò è ugualmente trapelato<br />
dalla lettura dei vari elementi del testo e dal suo filo conduttore:<br />
non capiamo quale sia il problema (non si può pretendere troppo…)<br />
e sembra quasi che la critica sia strumentale a qualcos’altro<br />
(per carità, non diteci però a cosa perché non ci interessa!).<br />
Il cambiamento della parola "fascisti" in "esponenti dell'estrema<br />
destra" non è stato dovuto al fatto che fa più dolce, ma solamente<br />
perché il concetto che il redattore stava esprimendo era inserito in<br />
una situazione di contemporaneità ed in un chiasmo di partiti politici<br />
attualmente esistenti; dal momento che il termine “fascisti” è<br />
riferito a soggetti esponenti di un partito politico non più esistente<br />
da qualche anno (la maggior parte dei nostri genitori non era ancora<br />
nata quando già questa formazione politica è stata abolita) e<br />
che apologizzare questo concetto è perfino previsto come reato<br />
dalla nostra legislazione, è stato fatto il citato suggerimento a Riccardo.<br />
Ci chiediamo inoltre se, come ci viene imputato, abbiamo effettivamente<br />
caricato di aspettative questo giornalino. Eccome se lo<br />
abbiamo fatto! Si, e ne siamo più che felici! Ne siamo fieri! Perché<br />
le nostre aspettative le stiamo raggiungendo! In quest’ultimo<br />
anno un sempre maggior numero di persone si è avvicinato alla<br />
nostra rivista: lettori prataioli e non, nuovi giovani, intraprendenti<br />
redattori e vecchie penne liceali; abbiamo conosciuto e fatto conoscere,<br />
intervistandoli, personaggi di primo piano nella nostra società,<br />
cercando di dare voce alle domande di noi studenti e di avvantaggiarci<br />
per il nostro futuro; siamo riusciti a farci conoscere<br />
anche fuori dalle mura del Prati, iniziando a far sentire al mondo<br />
la nostra voce, i nostri ideali e tutte le cose che anche i ragazzi, e<br />
soprattutto i Prataioli, possono fare nel mondo, per il mondo, alla<br />
faccia di chi dice che le nuove generazioni non sono in grado di<br />
assumersi responsabilità per il futuro! Pensate sia blasfemia? Noi<br />
non crediamo! I prataioli non ci sono per pettinare le bambole (di<br />
plastica)!<br />
E quindi, sulla scia finale di questo nostro pezzo, ringraziamo<br />
Davide, Angelo, Francesca e Riccardo per aver reso partecipi i<br />
lettori di <strong>Praticantati</strong> con le loro lettere. Poiché c’è stato l’articolo<br />
(gli articoli) e la controparte, non volendo farne un tema trainante<br />
di questo giornalino, trattandosi solamente di sterili chiacchiere, ci<br />
siamo sentiti in dovere di rispondere, promettendovi che la questione<br />
è chiusa. Speriamo di non avervi annoiato troppo e di essere<br />
stati esaurienti nel rispondervi.<br />
I caporedattori di <strong>Praticantati</strong><br />
Martina Folena & Silvio Defant<br />
PRATICANTATI 39
Scoperta del secolo.<br />
Thomas: l’acqua si dispone<br />
a seconda della<br />
forza di gravità. Bravo!<br />
Mattia 3^C, perché<br />
non esci dalla tua tana???<br />
Vorrei vederti più<br />
spesso sui corridoi a<br />
ricreazione. M.<br />
Giù le mani dal mio<br />
omaccione! ♥<br />
Cice tesoro mio, sono molto felice<br />
che tu stia con Ust… Ma adesso<br />
mi sorge spontanea una<br />
domanda: quando mi fai diventare<br />
zia?! XD by Joe<br />
Nobu we love you! By<br />
Nana & Shin ♥<br />
Alessandro, “EmOLoRd” 3^C, il tuo piercing è da duro, ma<br />
la tua camminata rivela un animo un po’ dark. Mi hai colpita,<br />
sai? Ti ho visto dal dentista e mi hai rapita. Guardati<br />
intorno con quegli occhi BLU ♥ By “Rotolina alata”<br />
VOLETE CONTATTARE LA REDAZIONE DI<br />
PRATICANTATI?: FATE COSI:<br />
contattate la redazione utilizzando la e-mail<br />
redazione.praticantati@liceoprati.it<br />
usate il box della messaggeria nell’atrio in sede<br />
e nella sala dei distributori automatici in succursale<br />
contattateci direttamente (possibilmente non<br />
durante le lezioni… qualcuno avrebbe da ridire.)<br />
su http://praticantationline.wordpress.com,<br />
potrete interagire con <strong>Praticantati</strong> anche sul<br />
web, facilmente, velocemente ed<br />
immediatamente. Un modo ancora più diretto<br />
per esprimere i nostri pensieri e per essere più<br />
vicini gli uni agli altri.<br />
40 PRATICANTATI<br />
messaggeria<br />
di<br />
PRATICANTATI<br />
Uomaccione della 3 c che<br />
scuoti le macchinette del<br />
1° piano, sei bellissimo!<br />
P.S. Devi uscirne! By la tua<br />
Briochesina 64<br />
Un elefante si dondolava su il filo di<br />
una ragnatela, trovando il gioco molto<br />
interessante ando a chiamare un altro<br />
elefante (Cice, Joe e Giù vi voglio<br />
tanto bene!) Nina<br />
W le pance<br />
disegnabili!<br />
Ένρικω<br />
φρέαρ!<br />
Traducete!<br />
I ♥ Giorgia’<br />
s badiglie!<br />
Questa<br />
scuola cade<br />
a pezzi!<br />
Help!!!<br />
Ah!<br />
Fa fiiiiigo!!!<br />
X dove c’è Lucio<br />
c’è casa:<br />
MANIFESTAR-<br />
SI!!<br />
Era divertente…<br />
inizia ad essere<br />
inquietante…<br />
Seba fattone,<br />
Carly gnocca,<br />
Pietro pollo!<br />
Riccardo Riccardo II II II C C sei<br />
sei<br />
carinissimo...<br />
carinissimo...<br />
Sofia C…. Sei diventata la<br />
mia ossessione… quando ti<br />
vedo passare in corridoio mi<br />
sento morire. Ti desidero! Anonimo<br />
Infatuato<br />
Mosna di<br />
3^C, senza<br />
barba 6 + bello…<br />
cs sembri<br />
vekkio! Infatuata<br />
IV C<br />
Tu, donna dissoluta,<br />
non riuscirai<br />
mai a rubarmi<br />
il Loris!! Kyahiii!<br />
(urlo di<br />
battaglia)<br />
I’m I’m a a Gipsy!<br />
Gipsy!<br />
Non militia sed malitia!<br />
Cercasi testa di cavallo già<br />
mozzata da mettere nel letto<br />
di Marcello...<br />
Gianluca del 1°piano, vorrei posare<br />
per le tue foto, metti più spesso<br />
la camicia a quadri… con quelle<br />
spalle…!! Tua, Primina Stregata<br />
E non ci lasceremo maiiii! :)<br />
Siri ti amo! :)<br />
Alla raga di 3 C, quanti biglietti<br />
per il Retrò devo comprarti<br />
perché tu mi noti?!?<br />
Franz I B<br />
PRATICANTATI<br />
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Volete far entrare la vostra azienda, il vostro marchio, le vostre<br />
proposte commerciali fra i lettori di questo giornale?<br />
Contattate la redazione seguendo le istruzioni del box a destra,<br />
o la segreteria del Liceo classico G. Prati di Trento!<br />
Un nostro incaricato vi contatterà, esponendovi prezzi e modalità.<br />
<strong>Aprile</strong> 2010