21.05.2013 Visualizzazioni

Aprile pdf - Praticantati Online

Aprile pdf - Praticantati Online

Aprile pdf - Praticantati Online

SHOW MORE
SHOW LESS

Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!

Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.

Numero 5 anno 12 - febb./marzo 2010 - periodico degli studenti del Liceo Classico G. Prati di Trento


E<br />

D<br />

I<br />

T<br />

O<br />

R<br />

I<br />

A<br />

L<br />

E<br />

Salvete!<br />

Prataioli e prataiole, è arrivato il momento<br />

di un nuovo editoriale.<br />

Potremmo dirvi che questo numero vede<br />

un incremento di creatività fra le nostre<br />

pagine: ritorna infatti la narrativa con<br />

due racconti inediti, mentre nuovi poeti<br />

ci propongono le loro opere. Spazieremo<br />

poi dalla politica alle curiosità più bizzarre,<br />

dal cinema ai viaggi. Ritorna la<br />

rubrica della Posta del Cuore con nuove<br />

lettere e risposte, mentre i nostri rappre-<br />

sentanti ci aggiornano sulle ultime novità del<br />

Liceo. Tra la cronaca prataiola vi ricordiamo<br />

ancora un articolo sul fumo tra gli studenti e<br />

sulle tendenze della moda primaverile.<br />

Vi parleremo anche della settimana della Legalità,<br />

dei cerchi di silenzio, del canto delle balene,<br />

di Alice in Wonderland, di mostri mitologici<br />

e di italiani divenuti famosi oltre l’oceano.<br />

Non meno importante, diamo ampio spazio al<br />

dialogo, pubblicando alcune lettere di critica<br />

che abbiamo ricevuto, complete di risposta.<br />

È proprio questo l’argomento che vorremmo<br />

sottolineare in questo editoriale: il dialogo.<br />

Abbiamo già ribadito in più di un’occasione<br />

quanto riteniamo importante poter avere un riscontro<br />

con i nostri lettori. Per questo non vi<br />

invitiamo solo a leggerlo, il giornalino, ma anche<br />

a parlarne con gli altri lettori, discuterne in<br />

classe e, perché no, partecipare attivamente<br />

prendendo parte alle riunioni di redazione, o<br />

scrivendoci una lettera. Siamo apertissimi ad<br />

ogni dialogo. Crediamo veramente che il giornalino<br />

possa essere il portale del dialogo degli<br />

studenti del Prati. Come dice la copertina di<br />

questo numero, ita, nos possum!<br />

Questo mese il ricavato delle offerte di <strong>Praticantati</strong>,<br />

destinato come al solito a Save the<br />

Children, ammonta ad 80 euro, fatto che dimo-<br />

2 PRATICANTATI<br />

stra, o almeno ci fa pensare, con nostro sommo<br />

gaudio, che il nostro giornalino è sempre<br />

più apprezzato ed i lettori in continua crescita:<br />

siamo certamente più contenti di riuscire a dare<br />

sempre un maggiore contributo alle famiglie<br />

e popolazioni che sosteniamo con la donazione<br />

mensile, ma ancora di più per il fatto che<br />

siete voi a far accadere ciò, collaborando con<br />

noi, leggendoci e divertendoci assieme.<br />

Inoltre qualche settimana<br />

fa, poiché ci è pervenuto<br />

il foglio di iscrizione<br />

al progetto promosso<br />

dall’Ordine Nazionale<br />

dei Giornalisti: “Fare il<br />

giornale nelle scuole”,<br />

abbiamo preso la palla<br />

al balzo ed deciso di affrontare questa sfida. Ci<br />

auguriamo, pur essendone un po’ sfacciatamente<br />

convinti, di fare una bella figura e che<br />

con il vostro aiuto realizzeremo altri fantastici<br />

numeri da poter coinvolgere in questa competizione.<br />

Ma indubbiamente negli ultimi tempi la mente<br />

vaga, per alcuni libera tra verdi prati di montagna,<br />

per altri assonnata su un’amaca in una soleggiata<br />

spiaggia tropicale. E come darvi torto?<br />

Anche per <strong>Praticantati</strong> si avvicinano le vacanze:<br />

questo è infatti il penultimo numero! Ci<br />

piacerebbe che il prossimo, che andrà a concludere<br />

questo importantissimo anno per la storia<br />

del nostro mensile, sia un numero eccezionale,<br />

il migliore di tutti quelli in precedenza:<br />

l’edizione dell’anno! Per questo vi invitiamo<br />

ancora più calorosamente ed a gran voce, a<br />

scrivere, raccontare, fotografare, inventare, disegnare<br />

e sognare con noi. Buon ultimo mese<br />

e… take it easy (…ma non troppo…)!<br />

I caporedattori<br />

Martina Folena &<br />

Silvio Defant<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


In<br />

questo<br />

numero<br />

Redattori:<br />

Michela Stenico<br />

Lia Facchinelli<br />

Agnese Di Giorgio<br />

Stefano Cristelli<br />

Francesca Laura Nava<br />

Gaia Faustini<br />

Nadia Pocher<br />

Georgiana Leveghi<br />

Enrico Dal Fovo<br />

Arianna Arrighetti<br />

PRATICANTATI<br />

è il giornalino del Liceo Prati<br />

n° 6 anno 12 aprile 2010<br />

INTERVISTA<br />

4 Da Prataiolo a…. Giornalista<br />

8 Ex Prataioli - futuri dottori<br />

ATTUALITA’ PRATAIOLA<br />

7 Consulta i praticanti<br />

11 Obrigada, Lisboa<br />

12 Prataioli e Prataiole in prati irlandesi<br />

ATTORNO A NOI<br />

14 Legalità e memoria in quel di Trento<br />

16 The sound of silence - cerchi di silenzio in<br />

piazza Dante<br />

17 “Hai da accendere?”<br />

18 Castel Thun<br />

STORIA<br />

19 Leviathan, Behemoth: i mostri di Dio<br />

AMBIENTE<br />

21 Cetacea<br />

NEL MONDO<br />

22 Italiani del mondo<br />

VIAGGI<br />

23 Rovine nello Yucatan<br />

LIBRI E DINTORNI<br />

27 Il ladro di anime di Sebastian Fitzek<br />

Redazione<br />

Direttore responsabile: Antonio Di Seclì<br />

Caporedattori:<br />

Martina Folena & Silvio Defant<br />

Mattia Graiff<br />

Dario Amadori<br />

Angelo Naso<br />

Riccardo Schöfberger<br />

Francesca Pedron<br />

Davide Leveghi<br />

Fabrizio Lettieri<br />

Disegno a pagina 26 realizzato<br />

da:<br />

Martina Sevegnani<br />

FILM E TELEFILM<br />

28 21<br />

29 Alice in Wonderland di Tim Burton<br />

SPORT<br />

30 Aspettando i mondiali<br />

MODA<br />

26 Prataioli di Primavera<br />

INFO & FUN<br />

31 Tachicardia amorosa<br />

POESIA<br />

33 Dolce respiro<br />

Zwielicht<br />

Ciò che vorrei urlare<br />

RACCONTI<br />

34 Rien ne va plus<br />

35 Von der Kantstrasse zum eastcross<br />

LETTERE<br />

36 La controparte<br />

LA POSTILLA<br />

40 La messaggeria di<br />

<strong>Praticantati</strong><br />

Autorizzazione del Tribunale di Trento n° 1390 del<br />

1 luglio 2009<br />

Volete informazioni? Ci volete scrivere? Fate<br />

così:<br />

contattate la redazione utilizzando la e-mail<br />

redazione.praticantati@liceoprati.it<br />

usate il box della messaggeria nell’atrio in<br />

sede e nella sala dei distributori automatici in<br />

succursale<br />

contattateci direttamente (possibilmente non<br />

durante le lezioni… qualcuno avrebbe da ridire.)<br />

su http://praticantationline.wordpress.com,<br />

potrete interagire con <strong>Praticantati</strong> anche sul<br />

web, facilmente, velocemente ed<br />

immediatamente. Un modo ancora più diretto<br />

per esprimere i nostri pensieri e per essere più<br />

vicini gli uni agli altri.<br />

n° 6 anno XII PRATICANTATI 3


I<br />

N<br />

T<br />

E<br />

R<br />

V<br />

I<br />

S<br />

T<br />

A<br />

Ci descrive il suo percorso di studio e le<br />

occupazioni svolte dopo la scuola?<br />

Mi sono diplomato - ho controllato<br />

sull’annuario del liceo - nel 1952, poi ho<br />

frequentato e mi sono laureato in Lettere<br />

Moderne, con una tesi di storia sulla vita<br />

culturale a Trento nel decennio antecedente<br />

alla Prima Guerra Mondiale. Ho vinto due<br />

borse di studio: una all’istituto di studi storici Benedetto<br />

Croce di Napoli, appunto una specializzazione<br />

in storia; e un’altra all’istituto Luigi Sturzo, che allora<br />

era un istituto di studi sociologici, quindi storia e sociologia.<br />

Dopo ho iniziato subito a lavorare. Ho incominciato<br />

all’ufficio stampa della presidenza del consiglio,<br />

che è stata poi la mia vera pratica, poi al giornale<br />

“L’Adige”, dapprima a Trento in via Bolzano,<br />

poi, sempre a Trento, sono passato alla Rai, dove ho<br />

lavorato dal ‘65 al ‘76, dal ’76 all’ ’80 ho diretto il<br />

quotidiano di Bolzano, che aveva due edizioni allora,<br />

si chiamava “Alto Adige” in entrambe le provincie, e<br />

poi dal 1981 al 1984 ho diretto l’“Adige”. Successivamente<br />

ho fatto l’addetto stampa di vari enti, quasi<br />

tutti pubblici. Contemporaneamente sono stato per sei<br />

anni segretario nazionale dell’ordine dei giornalisti e<br />

per quattro presidente nazionale dell’ordine dei giornalisti.<br />

Qual è la sua situazione familiare ?<br />

Ho tre figli, otto nipoti, uno fa l’ingegnere, l’altra lavora<br />

all’ufficio biblioteca dell’Assessorato alla Cultura<br />

della Provincia Autonoma di Trento e il terzo segue<br />

le orme del padre: fa il giornalista, è il direttore<br />

del “Trentino”.<br />

Presso quale Ente lavora, attualmente?<br />

Adesso sono felicemente in pensione, collaboro a<br />

qualche rivista, collaboro con una televisione privata<br />

dove ho dei commenti, una rubrica dedicata ai libri ed<br />

una dedicata alle mostre d’arte. Poi scrivo libri.<br />

Sappiamo che lei ha frequentato il nostro liceo: ci<br />

può dire in che periodo preciso?<br />

Mi sono diplomato nel ’53, quindi nei cinque anni<br />

precedenti. Allora il preside era inizialmente Lacner,<br />

poi dopo Piovan e dei professori ricordo il professore<br />

Manlio Goio, di latino ed italiano al liceo e di matematica<br />

il professor Coraiola.<br />

4 PRATICANTATI<br />

DA PRATAIOLO A … GIORNALISTA<br />

Intervista a GIANNI FAUSTINI<br />

di Silvio Defant<br />

In questo numero di <strong>Praticantati</strong>, per la rubrica “Da Prataiolo a …” abbiamo intervistato un importante<br />

personaggio della storia, passata e presente, dell’informazione e del giornalismo della nostra<br />

regione: il giornalista e scrittore Gianni Faustini, che ci ha accolto nella sua casa a Villazzano.<br />

Si ricorda qualcosa<br />

in particolaredell'esperienza?<br />

Ricordo che quando<br />

ero in terza,<br />

e r a v a m o<br />

nell’unica classe<br />

del liceo composta<br />

soltanto da maschi,<br />

mentre tutte<br />

le altre erano miste;<br />

quindi era ritenuta<br />

una classe<br />

e f f e r v e s c e n t e ,<br />

molto vivace, indisciplinata,<br />

e so che<br />

anch’io ho preso 7 in condotta sebbene solo il primo<br />

trimestre. Mi ricordo che mio padre quasi svenne.<br />

Come mai a suo tempo ha scelto il liceo classico?<br />

E rifarebbe questa scelta?<br />

Si, sicuramente. Il perché: non c’era un perché specifico.<br />

Allora era abbastanza naturale per i figli di una<br />

certa borghesia scegliere il liceo Prati, era una tradizione.<br />

Insomma non c’era una ragione specifica. Poi,<br />

dopo, non essendo portato molto per la matematica,<br />

scartavo il liceo Scientifico a priori.<br />

Quanto crede che le siano stati utili gli anni al<br />

Prati e in generale gli studi classici?<br />

Per l’italiano sicuramente molto, poi allora il mondo<br />

studentesco era numericamente più ridotto rispetto<br />

ad oggi. Io per esempio ho avuto la fortuna, e avventura,<br />

di essere presidente di un’associazione studentesca<br />

che si chiamava “Juventus” che raggruppava<br />

studenti di tutte le scuole superiori di Trento, ma perché<br />

gli alunni erano pochi, adesso sarebbe impossibile<br />

avere un’unica associazione, è invece più pensabile<br />

avere associazioni d’istituto. Però questa associazione,<br />

raggruppando ragazzi di diversa estrazione, mi<br />

è stata molto utile dal punto di vista della socializzazione.<br />

Poi dopo si studia per tutta la vita, ed in particolare<br />

si studia all’università ed ai corsi legati alle<br />

borse di studio. Poi dopo quando ho smesso la professione<br />

attiva ho insegnato in parecchie scuole di<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


giornalismo: ho insegnato anche a Sociologia a Trento<br />

e devo dire che l’obbligo di insegnare mi costringeva<br />

ad un’eccellente preparazione: mi sembrava di<br />

esser tornato io sui banchi di scuola, prima di andare<br />

a parlare agli studenti. Tanto è vero che quando ho<br />

smesso è stata una liberazione, perché i ragazzi di<br />

oggi, non tutti, per esempio quelli che si iscrivono a<br />

corsi di giornalismo, sono molto motivati e quindi<br />

richiedono anche molto.<br />

C'è un motivo preciso per il quale ha scelto di intraprendere<br />

gli studi letterari e la carriera che<br />

l’ha portata a diventare un giornalista?<br />

La scelta era o insegnare o fare giornalismo: mi piaceva<br />

di più quest’ultimo, anche perché avevo iniziato<br />

a collaborare, seppure con piccole cose, già<br />

quand’ero al liceo. Facevo degli articoletti brevi sul<br />

cineforum che venivano pubblicati dall’“Adige”. Il<br />

fatto di scrivere, portare pezzo, mi aveva già introdotto<br />

nell’ambiente giornalistico. Devo dire poi che negli<br />

anni dell’università ho fatto politica universitaria.<br />

Allora era diverso, c’erano degli organi rappresentativi<br />

diversi per ogni università e poi c’era una specie di<br />

confinamento nazionale ed io avevo fatto parte di<br />

quel coordinamento nazionale e quindi si era già in<br />

un rapporto abbastanza stretto con il mondo dei giornali.<br />

Mi è venuta e ho avuto la fortuna di trovare subito<br />

lavoro all’ufficio stampa della presidenza del<br />

consiglio. Ero la persona giusta poiché venivo da qua,<br />

ero addetto alla questione altoatesina che stava già<br />

iniziando a preoccupare il governo italiano, quindi<br />

avevano bisogno di uno che conoscesse la realtà, cosa<br />

che io sapevo; ero invece digiuno assoluto del mondo<br />

giornalistico, quindi sotto questo aspetto ero la persona<br />

sbagliata, ed ho fatto molta fatica. Però l’ufficio<br />

stampa mi ha fatto scuola.<br />

Ci parli brevemente del suo percorso formativo<br />

all’Università.<br />

All’università mi sono appunto laureato in Lettere<br />

Moderne, Storia Contemporanea<br />

con una tesi locale e insomma già<br />

ero indirizzato bene verso questo<br />

canale. Poi dopo quasi tutti i miei<br />

studi successivi sono di storia e così<br />

anche i saggi che ho pubblicato,<br />

storia locale tra l’altro.<br />

Riguardo all'esperienza di tirocinio<br />

cosa ricorda? Quali furono i<br />

suoi trampolini di lancio?<br />

Ai miei tempi non esisteva l’ordine<br />

dei giornalisti, quindi il tirocinio si<br />

faceva sul lavoro. Io ho imparato<br />

molto a Roma, perché è stata<br />

un’esperienza molto formativa, poi<br />

n° 6 anno XII<br />

anche all’“Adige” devo dire. L’ordine dei giornalisti<br />

è stato istituito dopo, nel ’63 e dopo che sono stati<br />

istituiti gli esami di stato e quindi la situazione era in<br />

movimento, ho assistito a questi problemi quando ero<br />

presidente dell’ordine nazionale dei giornalisti perché<br />

per la prima volta in Italia si incominciò a parlare di<br />

scuole di giornalismo. In precedenza non c’erano in<br />

Italia, mentre negli Stati Uniti d’America ci sono dai<br />

primi anni del ‘900 e nei paesi europei da dopo la seconda<br />

guerra mondiale. Poi siamo arrivati noi solo<br />

negli ultimi decenni del secolo scorso, in pratica dal<br />

1990, ed anche oggi la situazione non è proprio chiarissima;<br />

peraltro sono sempre stato convinto che non<br />

basta la pratica sul campo, seppur utilissima, ma un<br />

po’ di conoscenza serve sempre. Per esempio io, laureato<br />

in lettere, ignoravo quasi del tutto la parte giuridica,<br />

che è importante e ci deve essere per un giornalista:<br />

non solo la costituzione, ma proprio il diritto<br />

amministrativo. Insomma, capire come funziona un<br />

comune, una provincia…<br />

Quali e come sono le opportunità nel campo del<br />

giornalismo oggi?<br />

Oggi esiste il reclutamento con assunzione, anche se<br />

sempre più difficile, attraverso le varie agenzie giornalistiche,<br />

cioè i giornali, i settimanali, la radio, le<br />

televisioni private, e così via. Lì di fatto si inizia collaborando<br />

con poche cose, pubblicando articoletti. Se<br />

uno incomincia e viene conosciuto da chi sta in redazione,<br />

e se è bravo, cresce ed è probabile che venga<br />

assunto.<br />

L’altra strada è viceversa, frequentare scuole di giornalismo.<br />

Al termine di esse si va direttamente<br />

all’esame di giornalismo e se uno lo supera diventa<br />

professionista. Non è che con questo trova il posto<br />

sicuro, ma insomma una persona che viene da una<br />

buona scuola ha più possibilità.<br />

Quindi due strade: una sul mercato dove non è richiesto<br />

il titolo di studio. Basta infatti avere la scuola media<br />

inferiore - in teoria, perché di fatto<br />

sono quasi tutti, se non laureati, quantomeno<br />

iscritti all’università - poi la<br />

seconda è quella delle scuole di giornalismo.<br />

Ci descriva la sua giornata tipo.<br />

Io leggo molto, quattro - cinque giornali<br />

al giorno, ovviamente non per<br />

intero, ma già sfogliandoli vola via<br />

molto tempo: un’abitudine che mi è<br />

rimasta dai tempi in cui lavoravo. Poi<br />

leggo molti libri che riguardano il mio<br />

lavoro, quindi libri di storia, ma anche<br />

alcuni come romanzi o gialli. E poi<br />

dopo scrivo. Guardo poco la televisio-<br />

PRATICANTATI 5


ne. Guardo solo i telegiornali regionali, quelli sempre,<br />

anche lì per deformazione professionale, e poi<br />

sempre meno i telegiornali nazionali; una volta guardavo<br />

lo sport, ma adesso ho perso l’interesse.<br />

Quali sono le soddisfazioni personali che ha un<br />

professionista che fa il suo mestiere?<br />

Di soddisfazioni personali ce ne sono di vario tipo.<br />

Anzitutto alla Rai sono stato il primo assunto a Trento:<br />

prima aveva solo un ufficio di corrispondenza, la<br />

sede di via Perini l’ho inaugurata io, sostanzialmente<br />

come unico giornalista. E’ stato bello avviare un lavoro<br />

nuovo; poi la soddisfazione c’è quando uno è<br />

direttore del giornale e vede che le copie vendute aumentano<br />

ed i lettori aumentano. E poi c’è il rapporto<br />

con i giovani giornalisti ed anche il rapporto con la<br />

vita. Il mestiere del giornalista ha parecchi limiti perché<br />

è sempre di corsa, spesso non si riesce ad approfondire<br />

e si è superficiali, non per scelta o volontà,<br />

ma proprio perché si è costretti a correre; però è nuovo<br />

ogni giorno, non ci si annoia mai, ed anche se poi<br />

uno si specializza non è un lavoro solo di rutine, come<br />

lo può essere qualsiasi altro lavoro, perché ogni<br />

giorno c’è qualcosa di nuovo e si è costretti a confrontarsi<br />

con persone nuove. Per esempio ho conosciuto<br />

molti paesi nel Trentino e anche persone eccezionali.<br />

E scoprirle, come scoprire una bella attività<br />

culturale, è certamente una soddisfazione.<br />

Sono state esaudite le aspettative che aveva quando<br />

era studente?<br />

Si, direi serenamente si. Naturalmente quando si è<br />

giovani si pensa sempre ad un mondo migliore, anche<br />

se poi si scopre che non è vero, che il mondo<br />

rimane sostanzialmente quello, anche se molte cose<br />

sono cambiate: quando ero ragazzo, per esempio,<br />

non c’erano le Nazioni Unite: forse è facile da criticare,<br />

però il fatto che oggi siano amate e ci siano<br />

dappertutto, è un dato molto positivo. Non c’era<br />

l’Europa e comunque si stava uscendo dalla guerra:<br />

anche oggi si stenta, vedi con la crisi greca, a parlare<br />

con una sola voce, però intanto l’Europa ora c’è, una<br />

volta non c’era. Insomma, tante cose sono ben migliorate:<br />

pensate oggi, la televisione, internet, … noi<br />

non avevamo nulla.<br />

Due aneddoti professionali, uno positivo ed uno<br />

negativo.<br />

Uno negativo quando, per amore dello scoop, della<br />

notizia, avevamo pubblicato vita, morte e miracoli di<br />

un giovane che si drogava; il giorno dopo è venuta la<br />

madre in redazione a lamentarsi, giustamente, perché<br />

si poteva narrare la storia senza personalizzarla, scendere<br />

in particolari personali: questo ragazzo, già era<br />

sfortunato e si drogava, con nome e cognome sul<br />

giornale era un’altra bastonata. Me la ricordo sempre.<br />

6 PRATICANTATI<br />

Poi queste cose purtroppo, forse non capitano tutti i<br />

giorni, però capitano abbastanza.<br />

Esperienze positive sono quando si possono raccontare<br />

belle notizie, come quando si chiuse la vicenda<br />

dell’Alto Adige, le cronache delle ultime sedute della<br />

Volkspartei… erano entusiasmanti.<br />

Poi nei giornali, ed in particolare in radio e televisione,<br />

uno scrive, ma non pensa come venga recepito<br />

dall’altra parte, perché noi sui giornali usiamo un codice<br />

linguistico che è comune, però, per esempio,<br />

quando un giornalista scrive: “Brillante operazione<br />

dei Carabinieri che hanno arrestato tre spacciatori di<br />

droga”, per chi la scrive è una notizia positiva, per chi<br />

la riceve invece, specialmente avendo ragazzi giovani<br />

in casa, è una notizia negativa, pensando: “Ma guarda,<br />

ci sono ancora” oppure “Che disastro”,… La ricezione<br />

della notizia è diversa da come è orientata. Un<br />

altro esempio è il fatto che, come a Bolzano, anche a<br />

Trento si è diffuso l’“uso” del primo aprile sui giornali,<br />

andando quindi a pubblicare bufale proprio in<br />

questo giorno. A Bolzano avevamo scritto che la Volkspartei<br />

aveva introdotto la proporzionale anche sugli<br />

incassi del Totocalcio: sembrava una notizia totalmente<br />

assurda, ed invece c’è stata gente che ci ha creduto<br />

e la reazione è stata diversissima da come noi<br />

l’avevamo pensata. Un’altra volta avevo, per così dire,<br />

“rubato” l’elenco degli alloggi sfitti che aveva il<br />

comune di Bolzano e lo pubblicammo convinti di aver<br />

fatto un grosso scoop; invece la gente iniziò a telefonare<br />

al giornale per sapere come ottenerli in affitto:<br />

non avevano inteso che fosse una denuncia di carattere<br />

sociale contro chi non affittava.<br />

Un consiglio agli studenti che vorrebbero intraprendere<br />

la carriera di giornalista.<br />

Armarsi di molta pazienza e molta umiltà, perché credo<br />

che per il lavoro del giornalista, pur essendo molto<br />

cambiato con l’uso dei moderni strumenti tecnologici,<br />

resti valido il vecchio detto che il giornalista è fatto di<br />

testa ma anche di scarpe, cioè bisogna andare a cercare<br />

la notizia; e questo richiede molta pazienza, molta<br />

umiltà ed a volte anche essere un po’ cialtroni, perché<br />

capita di andare anche sui luoghi dei disastri: come il<br />

medico, anche il giornalista deve arrivare lì con faccia<br />

tosta. Adesso i giornalisti professionisti stanno in<br />

redazione, lavorano molto con il telefono e con<br />

internet, le notizie vengono spesso raccolte da collaboratori<br />

esterni, specie quelle non della grande cronaca<br />

nera. Quindi pazienza, umiltà e sapere che si è al<br />

servizio degli altri, non si scrive per se stessi. E poi si<br />

impara sempre dopo qualche errore, ma sempre rispettando<br />

le persone che si hanno di fronte. Anche il<br />

peggior delinquente è pur sempre una persona.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Attualità<br />

prataiola<br />

Salve a tutti!!!<br />

All’ultima riunione della consulta provinciale, tenutasi<br />

il 9 marzo a Palazzo Istruzione a Trento, hanno<br />

partecipato anche tutti i rappresentanti d’istituto.<br />

L’assessore Dalmaso e il presidente Dellai hanno<br />

infatti accettato di incontrare gli studenti per discutere<br />

sulla riforma Dalmaso. Noi tutti abbiamo avuto<br />

la possibilità di intervenire, chiedendo eventuali<br />

chiarimenti e informazioni. I quesiti proposti hanno<br />

interessato principalmente gli istituti professionali<br />

che, come già saprete, con la nuova riforma, andranno<br />

a confluire all’interno di quelli tecnici. I rappresentanti<br />

di questi istituti hanno infatti manifestato<br />

un certo timore nei confronti della riforma poiché<br />

vedono le ore di laboratorio e gli stage estivi diminuire<br />

radicalmente nel nuovo corso di studi.<br />

L’assessore e il presidente hanno però cercato di<br />

rassicurarli dicendo loro che la provincia ha sempre<br />

creduto e investito molto anche sugli istituti tecnici.<br />

Ho poi personalmente chiesto quale sia il senso di<br />

imporre il tedesco nel biennio per poi toglierlo al<br />

liceo. L’importanza di questa lingua è innegabile,<br />

ma non è comprensibile come si possa incentivarla<br />

per due anni e poi abbandonarla nei tre successivi.<br />

L’assessore ha<br />

risposto dicendo<br />

c h e , p o i c h é<br />

all’esame di maturità<br />

non viene richiesta<br />

la seconda<br />

lingua, hanno deciso<br />

di dare spazio<br />

ad altre materie.<br />

Hanno però poi<br />

specificato che<br />

comunque la provincia<br />

investe<br />

molto anche sullo<br />

studio delle lingue<br />

straniere dando a<br />

disposizione allo<br />

studente corsi estivi<br />

in vari paesi<br />

europei a poco<br />

p r e z z o .<br />

All’insinuazione<br />

di una ragazza che<br />

il vero scopo della<br />

CONSULTA CONSULTA I I PRATICANTI<br />

PRATICANTI<br />

PRATICANTI<br />

di Francesca Pedron e Fabrizio Lettieri<br />

riforma è quello di tagliare sul personale docenti<br />

perché soldi non ce ne sono, il presidente ha risposto<br />

in maniera molto chiara che di soldi la provincia<br />

ne ha e ne ha sempre investiti nella scuola e che alla<br />

fine con questa riforma i costi aumenteranno. Poco<br />

è stato dedicato invece al monte ore (50 o 60 minuti)<br />

poiché chiara è la posizione degli studenti per i<br />

50 minuti. È stato inoltre puntualizzato<br />

dall’assessore che il loro intento era quello di formalizzare<br />

una situazione già in atto. Tutte le scuole<br />

facevano ormai 50 minuti sostenendo che i 60 effettivi<br />

erano inapplicabili per una questione di trasporti.<br />

I 10 minuti però non erano recuperati e tutti i corsi<br />

che i professori facevano fuori dall’orario scolastico<br />

venivano pagati extra. Con questa riforma, se<br />

si adotteranno i 50 minuti, i corsi di recupero, quelli<br />

di potenziamento e tutti i vari progetti serviranno ai<br />

professori per recuperare quei dieci minuti e quindi<br />

non saranno retribuiti.<br />

Ok, ho finito anche per questa volta! Mancano ormai<br />

2 mesi alla fine della scuola e immagino che<br />

tutti voi, come me, sarete presissimi dalle ultime<br />

verifiche quindi in bocca al lupo!<br />

I vostri rappresentanti.<br />

n° 6 anno XII PRATICANTATI 7


I<br />

N<br />

T<br />

E<br />

R<br />

V<br />

I<br />

S<br />

T<br />

A<br />

8 PRATICANTATI<br />

Ex Ex prataioli prataioli - futuri futuri dottori<br />

dottori<br />

di Francesca Pedron<br />

Tommaso Filippo Nicoletti e Davide Giampiccolo sono due ex studenti del Prati che frequentano<br />

la facoltà di medicina, l’uno in Germania, a Berlino e l’altro in Italia, a Verona. Lo scopo di questa<br />

intervista è illustrare le differenze tra le due Università e raccontare le esperienze e le impressioni<br />

di questo primo anno universitario.<br />

1. Nome e cognome Tommaso Nicoletti Davide Giampiccolo<br />

2. In che anno ti sei diplomato<br />

al Prati?<br />

3. Cosa non dimenticherai mai<br />

di questo Liceo?<br />

4. Quali sono stati i motivi che ti<br />

hanno spinto a scegliere la facoltà<br />

di medicina?<br />

5. Perché hai optato per la Germania<br />

piuttosto che l’Italia o<br />

viceversa?<br />

6. Entrambi siete andati via di<br />

casa; avete avuto difficoltà ad<br />

abituarvi ad una vita forse più<br />

indipendente?<br />

2009 2009 (forse qualcuno si ricorda<br />

ancora di avermi visto per i corridoi)<br />

Le lezioni di italiano dell’ultimo<br />

anno.<br />

Durante la III liceo ogni sabato<br />

pomeriggio facevo volontariato in<br />

casa di riposo.<br />

Ho frequentato la II liceo in Germania<br />

e ho pensato di ripartire.<br />

Più che l’indipendenza, mette in<br />

difficoltà l’essere straniero.<br />

Inizialmente pensavo l'alchimia<br />

che c'era con i compagni, o qualche<br />

conoscenza particolarmente<br />

intima, o i favolosi pettorali di<br />

Mancinelli, attualmente penso la<br />

mia prof di Italiano e, soprattutto,<br />

la filosofia. (Senza dimenticare<br />

una lacrimuccia per la danza della<br />

scuola, la prof .Frisanco e il vostro<br />

rappresentante, dantescamente<br />

biondo e bello e di gentile aspetto)<br />

La possibilità di capire come funzioni<br />

realmente il nostro corpo, e<br />

non in minima rilevanza, di capire<br />

perchè invecchiamo.<br />

Benchè le università italiane siano<br />

ampiamente deprecate in ambito<br />

nazionale, i medici italiani sono<br />

piuttosto ricercati; inoltre sono<br />

molto vicino all'opinione del mio<br />

prof di istologia, che pensa che<br />

andare in reparto prima possibile<br />

sia il modo migliore di imparare, a<br />

patto che ci siamo le nozioni basilari<br />

per farlo.<br />

La scelta di Tommaso è sicuramente<br />

più radicale della mia, tuttavia<br />

credo che lasciare casa sia<br />

un'ottima esperienza, non solo per<br />

testare i propri limiti, ma anche<br />

per apprezzare quello che si ha.<br />

Quanto al resto, le altre città sono<br />

di parecchie potenze più interessanti<br />

a livello notturno della nostra<br />

placida Trento.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


7. Che tipo di test hai dovuto<br />

affrontare per accedere<br />

all’Università prescelta?<br />

8. Quanto lo studio ti ha occupato<br />

durante l’estate per riuscire<br />

ad entrare?<br />

9. Si è rivelata sufficiente la preparazione<br />

che ti ha dato questo<br />

liceo per il test d’ingresso?<br />

10. E durante questo primo anno<br />

si è rivelato efficace il metodo<br />

di studio appreso nei cinque anni<br />

di Prati?<br />

11. Spiega le caratteristiche<br />

dell’Università che frequenti .<br />

12. Se potessi scegliere, quale<br />

tra i due metodi (pratico e teorico)<br />

adotteresti?<br />

n° 6 anno XII<br />

Il sistema di selezione è complicato<br />

ed è gestito da un’agenzia nazionale<br />

(Zentralstelle fuer die Vergabe von<br />

Studienplaetzen). In base al proprio<br />

punteggio o alla facoltà scelta bisogna<br />

sostenere un colloquio o un test:<br />

indispensabili sono l’esito del diploma<br />

di maturità, una certificazione di<br />

lingua e il curriculum vitae con le<br />

pagelle degli ultimi due anni (se siete<br />

interessati scrivetemi).<br />

È un policlinico universitario, tra i più<br />

grandi in Europa, fornito di ottimi<br />

laboratori. L’approccio alla materia è<br />

diretto, dopo le lezioni del mattino vi<br />

sono seminari nei quali si studia<br />

l’anatomia sui cadaveri e dove vengono<br />

eseguiti esperimenti di chimica,<br />

fisica etc. Tra la fine di un semestre e<br />

l’inizio dell’altro è obbligatorio fare<br />

90 giorni di tirocinio (durante il primo<br />

anno) come “aiuto infermiere” in alcuni<br />

reparti a scelta, ho finito da poco<br />

30 giorni in chirurgia generale.<br />

Il mefistofelico test a crocette preparato<br />

dal tenebroso CINECA<br />

Abbastanza Tornato da Barcellona dal viaggio<br />

di maturità, ho studiato da fine<br />

luglio in poi<br />

È sicuramente stato necessario<br />

aver frequentato un anno<br />

all’estero.<br />

Sì, anche se è solo il punto di partenza.<br />

Non aiuta il fatto che l'ultimo anno<br />

si studi scienze della terra; io<br />

ho ripreparato tutto ex novo. D'altronde,<br />

il liceo classico mira specificatamente<br />

allo sbocco medico,<br />

anche se il suo metodo di studio è<br />

formidabile (in particolare per il<br />

corso A).<br />

Direi che il metodo è risultato efficace,<br />

anche se bisogna dire che<br />

in giro c'è gente che si dà da fare,<br />

o è particolarmente brillante, o<br />

entrambi: entrare non è facile, insomma.<br />

L'università è parecchio<br />

competitiva, ma proprio per questo<br />

i compagni sanno essere oltremodo<br />

interessanti.<br />

Si fonda principalmente sull'approfondita<br />

conoscenza teorica della materia,<br />

che è ritenuta fondamentale per<br />

qualsiasi aspetto, e soprattutto uso, di<br />

matrice pratica. I prof ci dicono spesso<br />

che per un medico non conoscere<br />

la malattia è come essere ciechi, e un<br />

minino di studio di base credo avrebbe<br />

evitato un bel po' di danni, come<br />

prescrivere le staminali come se fossero<br />

confetti...<br />

Sono indispensabili entrambi. Teorico, ma devo dire che la mia<br />

è un'inflessione non solo medica,<br />

ma culturale, che poi non è altro<br />

che il modus operandi di questo<br />

liceo.<br />

PRATICANTATI 9


13. L’ambiente universitario è<br />

più o meno stimolante di quello<br />

liceale?<br />

10 PRATICANTATI<br />

È stimolante sapere che non esiste<br />

il “fuoricorso”!<br />

14. Pensi di fare l’erasmus? A Verona! Scherzo… sì, mi piacerebbe.<br />

15. Dove l’università tedesca e<br />

quella italiana dovrebbero migliorare?<br />

16. Che speranze hai per il futuro?<br />

17. Dopo la laurea speri di poter<br />

andare a lavorare all’estero oppure<br />

di rimanere in Italia?<br />

18. Che idea ti sei fatto sulle possibilità<br />

che il tuo Stato dà ai giovani<br />

che intendono intraprendere<br />

questa professione?<br />

19. Se potessi tornare indietro<br />

rifaresti questa scelta?<br />

Non conosco quella italiana e<br />

quella tedesca ho appena cominciato<br />

a conoscerla.<br />

Quando e come pensi di poter entrare<br />

nel mondo del lavoro? Dopo la laurea<br />

spero di potermi mettere subito a lavorare,<br />

ma non so ancora quale scuola<br />

di specializzazione frequentare.<br />

Chissà! Ich lass mich ueberraschen!<br />

Più stimolante, e sembra incredibile,<br />

ma è quasi tutta un'altra vita.<br />

Farlo, per uno studente di medicina,<br />

è praticamente un suicidio, perchè 6<br />

anni sono tanti e il rischio di perdere<br />

l'anno è più che reale (ebbene sì, i<br />

prof sono un po' stronzi e non fanno<br />

passare gli esami esteri, spesso);<br />

tuttavia penso lo farò e andrò in<br />

Germania (il tedesco mi affascina<br />

terribilmente).<br />

Purtroppo non conosco l'università<br />

tedesca, però penso che in quella<br />

italiana bisognerebbe selezionare<br />

meglio gli studenti (non tutti possono<br />

fare l'università) e soprattutto la<br />

nostra università dovrebbe rapportarsi<br />

con le altre università europee,<br />

non solo per capire in cosa è inferiore,<br />

ma anche per riconoscere i propri<br />

punti di forza.<br />

L'optimum sarebbe diventare<br />

Neurochirurgo, alla sempreverde<br />

età di 31 anni)<br />

Spero di poter andare velocemente<br />

all'estero, perchè sennò,<br />

ora che mi fanno operare in Italia,<br />

arrivo a 50 anni e mi tremano<br />

le mani.<br />

Non so più qual è il mio Stato! Ai giovani dà possibilità sufficienti,<br />

è ai laureati che ne dà poche...<br />

Penso che rifarei questa scelta ma<br />

non so se tornerei indietro, sono stati<br />

mesi molto impegnativi perché mi<br />

sono confrontato con realtà difficili.<br />

Credo che le persone che intendono<br />

intraprendere questo percorso, debbano<br />

considerare che le preoccupazioni<br />

relative allo studio delle materie propedeutiche<br />

hanno poco senso di fronte<br />

alla relazione con la sofferenza<br />

umana.<br />

20. Un saluto. Ciao Prataioli, studiate la letteratura.<br />

tommasof.nicoletti@gmail.com<br />

Sì, decisamente<br />

Tanti saluti, due particolari ai<br />

prof Pedrotti e Brocchieri, un<br />

abbraccio a Federico Mosna<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Attualità<br />

prataiola<br />

Si dice che camminare per le vie di Lisbona sia una<br />

forma di edonismo: un’atmosfera primaverile, una<br />

gradevole temperatura, un miscuglio di colori, gli<br />

azuleyos – ovvero le tipiche piastrelle dipinte<br />

d’azzurro che ornano la maggior parte degli edifici<br />

della città – la spiaggia di Cascais, i bei negozi del<br />

centro storico, il buonissimo Porto, le Pasteis de Belém…le<br />

follie, lo shopping con la nostra amata segretaria<br />

Marisa, tanto divertimento e avvenimenti<br />

che sembrano una sorta di “storia alla Hitchcock”.<br />

Lisbona è situata in una bellissima posizione, sui<br />

colli ad anfiteatro che discendono a terrazzi sulla<br />

destra dell’estuario del fiume Tago; proprio sul Tago<br />

si apre la grande Plaça do Comercio con<br />

la statua a José I e i sontuosi palazzi<br />

della borsa, della dogana… E’ questa la<br />

zona della Baixa, cioè la parte bassa<br />

della città, cuore del commercio. La<br />

strada principale è la Rua Augusta con i<br />

suoi edifici, in stile neoclassico, che<br />

risalgono al periodo ‘700-‘800.<br />

Dopo una breve ‘shakerata’ sul tram 28,<br />

dopo una faticosa salita per espiare i<br />

nostri peccati di studenti negligenti, siamo<br />

arrivati al Castello di São Jorge,<br />

dalle cui mura si può godere di una ve-<br />

n° 6 anno XII<br />

Obrigada, Obrigada, Obrigada, Lisboa!<br />

Lisboa!<br />

di Michela Stenico<br />

duta panoramica della città.<br />

Il monumento più prezioso della capitale portoghese<br />

è il Convento dos Jeròminos de Belém, fatto costruire<br />

dal re Manuele I; il chiostro è molto suggestivo e<br />

unico nel suo genere. La giornata era luminosa, ma<br />

l e<br />

ombre e l’oscurità della chiesa avevano incupito il<br />

nostro umore.<br />

In una mattinata uggiosa siamo entrati al “sacrario”<br />

del più noto poeta portoghese Fernando Pessoa, colui<br />

che qualificò quel movimento letterario noto sotto<br />

il nome di modernismo. Molta della sua produzione<br />

rimase dispersa in giornali e riviste e, per questo,<br />

in gran parte ignorata. Vediamo in lui un artista<br />

ricco di motivi lirici e attento ai mezzi espressivi.<br />

PRATICANTATI 11


Se a tarda sera si gira per il quartiere del Bairro Alto<br />

si rimane travolti da un’atmosfera a dir poco friz-<br />

zante; siamo nella zona dei locali notturni e delle<br />

birrerie, incuneati in quei vicoli stretti e contorti vivacizzati<br />

dall’allegria dei giovani che rigurgitano<br />

dai locali.<br />

Non è mancato un tuffo nella lontana estate, nostalgicamente<br />

evocata dalla splendida spiaggia di Ca-<br />

Attualità<br />

prataiola<br />

12 PRATICANTATI<br />

scais e dalla baia regale.<br />

La memoria culinaria è legata al triste ricordo di<br />

miseri e squallidi pasti fatti di brodaglie dal color<br />

pastello che, nell’intenzione dell’artista, fungevano<br />

da primi piatti o da dessert. Per fortuna il ricordo<br />

così malinconico è riscattato da quello degli ottimi<br />

pasticcini di Belém che ci fanno ancora venire<br />

l’acquolina in bocca!<br />

P.S. per i più esperti in cucina, ecco a voi<br />

l’immancabile ricetta delle Pasteis de Belém!<br />

Far scaldare 50 ml di acqua con 150 g di zucchero<br />

finché questo non si addensa e fa il filo. A parte diluire<br />

un cucchiaio di farina bianca in 250 ml di latte<br />

freddo, poi unire quattro tuorli e un albume, precedentemente<br />

ben sbattuti; aggiungere lo zucchero<br />

diluito nell’acqua e porre la casseruola a bagnomaria<br />

facendo cuocere per 10-12 minuti senza mai smettere<br />

di mescolare. Con questo composto riempire<br />

delle formine già foderate con 250 g di pastasfoglia<br />

e fare cuocere in forno caldo (250°) per circa 25 minuti.<br />

Prataioli e prataiole in prati irlandesi...<br />

Mesi or sono, le classi VA e VC intrapresero<br />

un lungo viaggio in una terra lontana<br />

e sconosciuta, chiamata Irlanda (aulico,<br />

davvero). La missione di noi intrepidi classicisti<br />

era migliorare la nostra conoscenza<br />

della lingua inglese, missione che può dirsi,<br />

peraltro, (quasi) riuscita.<br />

Di due settimane a Dublino, una era di integrazione<br />

scolastica in un istituto irlandese,<br />

l’altra era dedicata all’apprendimento<br />

più sistematico della lingua, in un centro<br />

linguistico che portava il nome altisonante<br />

di “International House”.<br />

Il soggiorno si è svolto dal 29 gennaio al<br />

12 febbraio e, indubbiamente, abbiamo<br />

imparato più di quanto ci aspettassimo,<br />

anche cose che esulano dal concetto di<br />

“soggiorno linguistico”.<br />

Tanto per cominciare, Dublino è una grande città, almeno<br />

per noi poveri trentini, e prendere la DART, la<br />

metropolitana di superficie, ogni mattina, per poi tuffarsi<br />

nell’affollamento cittadino, non era simpatico,<br />

Lia Facchinelli<br />

anche se i professori ci avevano avvertito che sarebbe<br />

stato complicato. Tuttavia, modestia a parte, confesso<br />

che abbiamo imparato in fretta ad arrangiarci: i primi<br />

giorni rischiavamo di perderci (i prof. non sono esenti<br />

dal giudizio); gli ultimi facevamo a gara a chi arrivava<br />

prima all’International House, scendendo divisi, a due<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


fermate diverse. Si accettavano scommesse.<br />

Naturalmente eravamo tutti dotati di cartina della città,<br />

quando ci si muoveva lo si faceva in gruppo, e dopo<br />

ogni momento di libertà bisognava arrivare puntuali al<br />

“meeting point” designato, dove venivamo rigorosamente<br />

contati. Questo per far capire che per perdersi o<br />

restare indietro bisognava davvero impegnarsi. A qualcuno<br />

sembrerà un regime militare ma, quando ci si<br />

trova in un luogo sconosciuto, avere un punto di riferimento<br />

sicuro è una bella sensazione!<br />

Al nostro ritorno molti ci chiedevano come fosse<br />

l’organizzazione scolastica in stile anglosassone. È<br />

diversa dalla nostra, in effetti. Innanzitutto, sono gli<br />

studenti a cambiare aula, non gli insegnanti; inoltre i<br />

ragazzi frequentano corsi adatti al loro livello, più o<br />

meno alto, in modo che tutti possano avere il massimo<br />

dei voti, senza penare o mendicare sufficienze.<br />

Ammettetelo, non è male... In Italia la divisione tra<br />

maschi femmine, a scuola, formalmente non esiste<br />

più; anche l’uniforme scolastica è piuttosto rara. Nelle<br />

scuole irlandesi,<br />

invece, l’uniforme è<br />

d’obbligo, simbolo<br />

della mentalità secondo<br />

cui tutti sono<br />

uguali di fronte ai<br />

libri. In più, esistono<br />

scuole strettamente<br />

femminili,<br />

come quella piccola<br />

di periferia in cui<br />

siamo state internat...inserite<br />

(chiedo<br />

scusa) io e un’altra<br />

decina di ragazze<br />

più virtuose, mentre<br />

tutti gli altri frequentavano<br />

una<br />

scuola superiore del centro. Qui si studiava cucito,<br />

danza tradizionale ed economia domestica, alla pari di<br />

matematica e gaelico, lingua parlata in Irlanda prima<br />

dell’invasone degli Inglesi.<br />

Naturalmente si cercava di comunicare con le compagne<br />

di scuola e, qui, finalmente entra in gioco<br />

l’inglese.<br />

La prima settimana abbiamo usato la lingua, e solo la<br />

seconda l’abbiamo effettivamente approfondita, ma<br />

abbiamo fatto tutti una grande scoperta: cioè che bastava<br />

capire il senso di ciò di cui si discuteva e barcamenarsi<br />

nel rispondere.<br />

Questa tecnica geniale era molto utile nei rapporti con<br />

le famiglie che ci ospitavano, specie per quanto riguardava<br />

il pranzo del giorno a venire o gli orari serali<br />

di rientro, insomma quei piccoli accorgimenti che<br />

n° 6 anno XII<br />

evitavano a loro l’ansia e a noi il digiuno.<br />

Gli argomenti inerenti il cibo irlandese sono praticamente<br />

infiniti, e spaziano dal “Burger King”, regno<br />

delle salse sconosciute, alla “non cucina” tipica del<br />

luogo, come surgelati scaldati ancora in confezione, al<br />

cibo vero cucinato in onore degli ospiti italiani, a volte<br />

davvero buono, al famoso “packet-lunch”, la cui<br />

inclinazione a lasciarsi mangiare dipende molto dalla<br />

pietà della famiglia ospite. Può sembrare esagerato,<br />

forse lo è, ma di certo ho capito che gli italiani prestano<br />

più attenzione a quello che mangiano, rispetto ad<br />

alcuni irlandesi.<br />

Il cibo è solo l’aspetto più evidente del differente stile<br />

di vita. Seguono gli orari scolastici, un poco più umani<br />

dei nostri, il comportamento nei luoghi pubblici,<br />

più educato, il sistema scolastico di cui ho già parlato<br />

e, strano, la concezione del tempo atmosferico. Per i<br />

pochi irlandesi che abbiamo conosciuto, vedere un<br />

prato verde in inverno inoltrato è normale, perchè nevica<br />

poco, ma, al contrario, una delle nostre belle<br />

giornate di sole è<br />

una rara meraviglia.<br />

A proposito, a Dublino<br />

abbiamo visto<br />

bellissimi tramonti.<br />

A l r i t o r n o<br />

dall’Irlanda, molte<br />

persone ci chiedevano<br />

se è vero che da<br />

quelle parti piove<br />

sempre e ci sono<br />

tante persone dai<br />

capelli rossi, come<br />

dicono. Certo, questi<br />

sono i luoghi comuni<br />

più azzeccati<br />

ma, penso, anche i<br />

meno interessanti.<br />

Infine, dando un giudizio generale, penso sia stata<br />

un’esperienza molto utile e produttiva, ricca di stimoli<br />

per continuare il lavoro di costante miglioramento di<br />

noi stessi e del nostro bagaglio culturale.<br />

Tuttavia suppongo che, in sole due settimane, siamo<br />

riusciti a toccare solamente la superficie della cultura<br />

che avevamo intorno. Forse la globalizzazione non ha<br />

aiutato, questa volta: in un Paese relativamente lontano<br />

abbiamo trovato molte cose (negozi, souvenir, moda)<br />

simili alle nostre, tanto che si rendeva difficile trovare,<br />

sotto i diversi strati di conformismo o folklore<br />

per turisti, lo zoccolo della cultura originale.<br />

Per capirla a fondo sarebbe servito più tempo; ma il<br />

greco e il latino si sentivano tanto soli e trascurati che<br />

ci siamo trovati costretti a tornare a casa.<br />

PRATICANTATI 13


Attorno<br />

a noi<br />

LEGALITÀ E MEMORIA IN QUEL DI TRENTO<br />

“Il coraggio di vivere contro le ingiustizie: gli esempi<br />

di ieri e il bisogno dell’oggi” è il titolo della<br />

serata di venerdì 19 marzo su Fulvio Croce e<br />

Giorgio Ambrosoli, organizzata a Palazzo Geremia<br />

a Trento dall’ ANM e dalla Casa Editrice “Il<br />

Margine”. Questo stesso titolo riassume però molto<br />

bene anche il tema base attorno al quale si sono<br />

svolti conferenze, dialoghi e riflessioni nel nostro<br />

capoluogo durante tutta la settimana dal 16 al 20<br />

marzo 2010. Il via a questa serie di iniziative sul<br />

rapporto tra memoria e legalità, è stato dato nella<br />

Facoltà di Giurisprudenza a Trento, che ha allestito<br />

una mostra dal titolo “Vite per la legalità”: 21<br />

pannelli per ricordare quattro uomini che hanno<br />

perso la vita nell’esercizio del loro lavoro per<br />

l’affermazione della giustizia e per la difesa della<br />

legalità. Guido Galli ed Emilio Alessandrini: due<br />

magistrati che furono uccisi rispettivamente nel<br />

14 PRATICANTATI<br />

di Agnese Di Giorgio<br />

1979 e nel 1980 dal gruppo terroristico Prima Linea;<br />

Giorgio Ambrosoli e Fulvio Croce, entrambi<br />

avvocati, di cui il primo fu assassinato nel 1979<br />

da un sicario assoldato da Michele Sindona,<br />

mentre il secondo fu colpito nel 1978 dalle Brigate<br />

Rosse conseguentemente al fatto d’aver<br />

accettato di difendere le stesse nel processo di<br />

Torino. Nomi questi, sicuramente ancora troppo<br />

poco conosciuti e riconosciuti dalla nostra<br />

moderna quanto malata società (civile e istituzionale),<br />

che ha fatto sì che una lodevole dedizione<br />

al proprio lavoro assumesse le caratteristiche<br />

di un cosciente atto eroico. Ad essi sono<br />

ora dedicate due aule del Palazzo di Giustizia di<br />

Trento.<br />

Fra gli altri appuntamenti della settimana,<br />

l’incontro pubblico “Memoria e Diritto: un percorso”,<br />

animato da Agnese Moro e da Alfredo<br />

Bazoli, la cui madre perse la vita in Piazza della<br />

Loggia a Brescia; la fiaccolata della memoria e<br />

dell’impegno organizzata da Libera Trentino<br />

Alto Adige ed infine il dibattito ricordato inizialmente<br />

su F.Croce e G.Ambrosoli, di cui trovate<br />

il video su: www.trentoattiva.it/2010/03/le<br />

-parole-della-legalita/ . Sicuramente, proprio in<br />

un periodo in cui Magistratura e riforme per la<br />

Giustizia sono tanto in discussione, ciò che ha<br />

fatto piacere notare è stata la considerevole partecipazione<br />

ed attenzione da parte della cittadinanza<br />

in una settimana particolarmente significativa<br />

per la memoria del<br />

Paese. Sono ricorsi infatti<br />

vari anniversari, e per<br />

rinfrescarci la memoria:<br />

16 marzo:<br />

32° anniversario del rapimento<br />

di Aldo Moro.<br />

Aldo Moro (Maglie, 23<br />

settembre 1916 – Roma,<br />

9 maggio 1978) è stato<br />

uno dei più importanti<br />

politici italiani del dopoguerra,<br />

cinque volte Presidente<br />

del Consiglio dei Ministri e segretario del<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


partito della Democrazia Cristiana. Venne rapito il<br />

16 marzo 1978 ed ucciso il 9 maggio successivo<br />

da appartenenti al gruppo terrorista Brigate Rosse.<br />

Moro era considerato un mediatore tenace e particolarmente<br />

abile nella gestione e nel coordinamento<br />

politico. Egli aveva il pregio di capire i limiti<br />

del sistema politico e sociale della Repubblica<br />

italiana; era sicuro dello sviluppo dell’ Italia<br />

repubblicana, a patto che esso avvenisse<br />

all’insegna del dialogo fra tutte le forze politiche<br />

democratiche e tutte le parti sociali ed economiche<br />

legittimate alla partecipazione di tale processo<br />

di convergenza democratica.<br />

19 marzo:<br />

Anniversario della morte<br />

di Guido Galli (Bergamo,<br />

28 giugno 1932 – Milano,<br />

19 marzo 1980). Galli è stato<br />

un magistrato e docente<br />

di criminologia italiano. Originario<br />

di Piazzolo (BG),<br />

fu assassinato il 19 marzo<br />

1980 a Milano, da un commando<br />

di Prima Linea (noto<br />

gruppo armato, operante nel contesto degli anni di<br />

piombo), a causa della sua azione da magistrato<br />

contro di essi. Fu lui infatti a concludere la prima<br />

maxi-inchiesta sul terrorismo partita nel settembre<br />

del 1978 dopo l'arresto di Corrado Alunni e il ritrovamento<br />

del covo di via Negroli, a Milano. Fu<br />

amico di Piero Pajardi, che gli dedicò parte del<br />

libro Operazione Giustizia (Cedam, Padova 1991)<br />

Anniversario della<br />

morte di Marco Biagi<br />

(Bologna, 24 novembre<br />

1950 – Bologna, 19<br />

marzo 2002). Biagi è<br />

stato un importante giuslavorista<br />

italiano, più<br />

volte consulente del<br />

Governo italiano, assassinato<br />

dalle Nuove<br />

Brigate Rosse. Vincitore<br />

nel 1969 di un posto di allievo presso il collegio<br />

medico-giuridico di Pisa (attuale Scuola Superiore<br />

Sant'Anna), vi ha dovuto rinunciare al secondo<br />

anno per ragioni familiari e si è poi laureato in<br />

n° 6 anno XII<br />

giurisprudenza a Bologna con una tesi in diritto<br />

del lavoro. Noto giuslavorista, è stato professore<br />

presso le Università di Pisa, della Calabria, di Ferrara<br />

e infine all'Università di Modena e Reggio<br />

Emilia; a partire dagli anni '90 ha avuto numerosi<br />

incarichi governativi come consulente ed esperto<br />

di diritto del lavoro:<br />

nel 1997 fu rappresentante del Governo italiano<br />

nel Comitato dell'Unione Europea per<br />

l'occupazione e il mercato del lavoro;<br />

nel 1998 fu consigliere degli allora ministri<br />

Antonio Bassolino e Tiziano Treu;<br />

nel 2001 fu consulente dell'allora ministro del<br />

lavoro e delle politiche sociali, Roberto<br />

Maroni.<br />

Infine il 21 marzo si è svolta la quindicesima<br />

Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo<br />

delle vittime delle mafie.<br />

Ed in chiusura le parole del figlio di Giorgio Ambrosoli,<br />

Umberto Ambrosoli, tratte dal libro<br />

“Qualunque cosa succeda”: “…per quanto la società<br />

affini le proprie regole per contrastare i soprusi,<br />

come in una sorte di evoluzione darwiniana<br />

anche chi di queste regole vuole aggirare si affina<br />

creando sistemi più articolati per affermare se<br />

stesso e i propri interessi. Senza la coscienza dei<br />

singoli che scelgono di rispettare le norme e con<br />

esse la convivenza civile, le leggi da sole non bastano<br />

a salvare una società. In questo contesto, al<br />

di là delle collocazioni cronologiche, Giorgio<br />

Ambrosoli, la sua storia, le sue scelte restano un<br />

monito – speranza o vergogna – contro l’elusione<br />

della regola, a scapito del bene comune e in favore<br />

dell’interesse particolare: che sia di una persona,<br />

di una categoria, di un gruppo o di un partito.<br />

Una sorpresa per gli scettici, convinti che, raggiunta<br />

un determinata posizione di “potere”, non<br />

possano darsi pratiche oneste e conformi al dovere.<br />

Uno sprone per i rassegnati che davanti alle<br />

illegalità diffuse a ogni livello pensano di poter<br />

solo dire “questo è il sistema, cosa vuoi possa farci<br />

io”. Una smentita per i cinici che abdicano alla<br />

propria responsabilità e rinunciano alla libertà in<br />

nome dell’adeguamento a un certo stile di potere,<br />

nella convinzione che non sia possibile desiderare<br />

altro e che tutti aspirino a fare come loro”.<br />

PRATICANTATI 15


Attorno<br />

a noi<br />

ANTEFATTO<br />

Ricevo l’ultima<br />

newsletter delle<br />

politiche giovanili.<br />

La apro. In<br />

fondo, c’è un link<br />

ad una manifestazione<br />

di cui non<br />

avevo mai sentito<br />

parlare, i cerchi<br />

di silenzio, in<br />

Piazza Duomo<br />

ogni terzo giovedì<br />

del mese. Dal sito<br />

internet ufficiale<br />

non è chiaro da<br />

chi sia partita<br />

l’idea, chi l’abbia<br />

organizzata, ma<br />

resto subito colpita. Queste persone si incontrano e<br />

restano in silenzio, in cerchio, per un’ora intera.<br />

Non c’è un solo motivo per manifestare in silenzio,<br />

dicono. Ognuno ha la sua protesta, che sia contro il<br />

razzismo, contro la società, contro l’abuso delle parole,<br />

contro qualunque cosa. Ognuno ha il diritto di<br />

esprimerla.<br />

Queste persone hanno iniziato in febbraio a esprimersi<br />

in silenzio. Decido di partecipare.<br />

INTRECCIO<br />

Giovedì 15 aprile, alle 18, io e una mia amica<br />

andiamo in Piazza Duomo. Ci sono già diverse<br />

persone pronte a prendere parte al cerchio. Non<br />

sembrano così tante, ma in breve diventeranno<br />

una quarantina.<br />

Chi vuole può indossare sulla schiena un cartello.<br />

Io ne scelgo uno con i primi articoli della Dichiarazione<br />

Universale dei Diritti Umani. Mi sta<br />

a cuore, quella Dichiarazione, ne ho appeso un<br />

poster anche in camera mia.<br />

Ci disponiamo in cerchio tra la fermata<br />

dell’autobus e la fontana, uno striscione al centro.<br />

Due ragazze restano fuori dal perimetro per<br />

distribuire volantini agli interessati. Noi stessi<br />

manifestanti abbiamo ricevuto un foglio sui cerchi<br />

di silenzio. I miei occhi si incollano su una<br />

16 PRATICANTATI<br />

THE SOUND OF SILENCE<br />

Cerchi di silenzio in Piazza Duomo<br />

di Martina Folena<br />

frase: Il silenzio, in un’epoca in cui tutto deve essere<br />

consumato in fretta, vuol dire fermarsi, pensare,<br />

cercare di comprendere, tentare di dare un<br />

senso al nostro agire.<br />

Poi il tempo inizia a scorrere e io inizio a pensare.<br />

Non penso subito a me, alla mia testa. Le persone<br />

mi distraggono. Una coppia parla sottovoce accanto<br />

a me. Se ne andranno dopo una decina di minuti.<br />

Una mamma con una carrozzina dall’altra parte del<br />

cerchio sembra determinata a resistere, e disinvolta.<br />

Tre signore anziane fissano il tridente di Nettuno.<br />

Molti portano lo sguardo verso l’albero accanto al<br />

cerchio, non pensavo fosse così alto, neppure così<br />

verde, non lo avevo mai visto così.<br />

Le persone che passano mi portano via in altri pensieri.<br />

Mi piace la curiosità con cui si fermano a<br />

guardarci, con cui qualcuno si unisce al cerchio, giovani,<br />

soprattutto, e mi fa rabbia l’indifferenza di altri,<br />

la superficialità in cui annaspano allegramente.<br />

Poi inizio a pensare ad altre cose. C’è vento e stringo<br />

il cartello con le mani. Davanti ai miei occhi la<br />

torre è incartata come un regalo di compleanno, come<br />

un braccio bendato.<br />

Il silenzio non è mai pesante. Non mi sono mai sentita<br />

così libera di pensare. È come se fossi forte di<br />

Cerchi di silenzio<br />

(azione nonviolenta):<br />

Ogni terzo giovedì del mese,dalle 18.00 alle 19.00<br />

in Piazza Duomo, a Trento, un gruppo di liberi cittadini<br />

propone il “cerchio del silenzio”, lo spazio e<br />

il tempo dove ridare il giusto peso ed il giusto valore<br />

alle parole. “Proponiamo un’ora di silenzio,<br />

visibilmente in piazza, per manifestare, riflettere,<br />

meditare, dissentire, per ridare significato a giustizia,<br />

verità, dignità, proponiamo un silenzio partecipe,<br />

non il silenzio di bocche cucite da indifferenza<br />

complice”. Unica regola? Una volta entrati si<br />

mantiene il silenzio per un’ora, un silenzio più loquace<br />

di tante parole.<br />

Riferimenti e informazioni:<br />

cerchidisilenzio@gmail.com e<br />

cerchidisilenzio.blogspot.com.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


tutti i pensieri attorno a me. Vedo un piccione spiccare<br />

il volo e penso che sia bellissimo, anche se io<br />

detesto i piccioni. Guardo per terra e le fessure fra<br />

pietra e pietra sono ancora piene di coriandoli.<br />

Il cielo è di un’intensità spaventosa, se alzo lo<br />

sguardo rischio di perdermi, partire, andare troppo<br />

lontano.<br />

Penso di star già andando troppo lontano, con la poesia,<br />

e i sogni, e cose che devono lottare per trovare<br />

posto nel nostro mondo, e che pure non scompaiono<br />

mai. Ad un certo punto mi gira la testa. Smetto di<br />

guardare il cielo.<br />

Penso a Cristopher. Cristopher, Alex, quello di Into<br />

the Wild.<br />

Canto The Sound of Silence in silenzio.<br />

Poi comincio ad ascoltare. Cerco di concentrarmi sul<br />

rumore dell’acqua della fontana. È sorprendentemente<br />

difficile, devo chiudere gli occhi per riuscirci<br />

almeno un po’. Per tutto il resto del cerchio il rumore<br />

dell’acqua non mi abbandona più, resta più<br />

forte del brusio.<br />

Penso che per ascoltare gli altri bisogna prima ascoltare<br />

sé stessi, e non tradirsi mai, non mentire mai.<br />

Penso che ho voglia di correre su un prato e<br />

sdraiarmi cadendo e facendomi anche male e chiudere<br />

gli occhi e poi riaprirli e guardare il cielo.<br />

Il sole tramonta sulla mia pelle. Ora fa freddo.<br />

Attorno<br />

a noi<br />

Quante volte senti questa domanda sotto le rosse<br />

mura di questa scuola?<br />

“Il fumo è un antistress formidabile”, mi confidano<br />

alcuni amici. Alcune mie compagne mi<br />

rivelano che proprio non ne potrebbero<br />

fare a meno, una mia coetanea si gira<br />

alla finestra indispettita dalla domanda<br />

che ho appena finito di porre a lei:<br />

”Scusa E., posso chiederti così, per un<br />

articolo, perché fumi?” T. , un mio compagno<br />

di classe , mi dice che è un modo<br />

per rilassarsi, che il sapore è buono, che<br />

gli piace, che è un modo per fuggire dalle<br />

noie quotidiane. Che sia dunque la<br />

società a spingere i giovani nel fumo?<br />

Siamo costantemente sotto pressione,<br />

viviamo sempre in tensioni quasi da psicofarmaci,<br />

i ritmi sono sempre più fre-<br />

n° 6 anno XII<br />

Rimango sconvolta quando il cerchio finisce. È passata<br />

un’ora, di già? Avrei detto venti minuti al massimo.<br />

Non ho voglia di parlare, ma solo di digerire il silenzio.<br />

EPILOGO<br />

So che moltissime persone non prendono sul serio i<br />

cerchi di silenzio. Ad alcuni non interessa. Alcuni li<br />

liquidano con il disprezzo tipico degli ignoranti. Altri<br />

non ne hanno bisogno: semplicemente non è la<br />

loro strada, seguono altri percorsi.<br />

Se trovate la cosa almeno un po’ interessante, vi invito<br />

a provare. Io avevo bisogno di silenzio, un silenzio<br />

collettivo, non impostomi da qualcuno, un<br />

silenzio che scelgo io, per i miei motivi, per le mie<br />

riflessioni, per la mia protesta, per capire quanto valgono<br />

quelle parole che sprechiamo, sprechiamo davvero<br />

in modo indecente.<br />

I cerchi di silenzio mi hanno insegnato molto - soprattutto<br />

mi hanno dato un senso di libertà, e di bisogno<br />

di essere me stessa, di continuare ad esserlo nonostante<br />

tutto e le parole di tutti, un senso che neanche<br />

in Canada avevo provato con la stessa intensità.<br />

Giovedì 20 maggio ci sarà il prossimo cerchio di silenzio.<br />

Non vedo l’ora di andarci.<br />

“Hai “Hai “Hai da da accendere?”<br />

accendere?”<br />

Di Arianna Arrighetti<br />

netici, non ci lasciano spazio per la nostra individualità,<br />

non ci lasciano respiro … ma se avvertiamo<br />

questa mancanza d’aria, questa pressione, non è una<br />

PRATICANTATI 17


contraddizione fumare e quindi incatramarsi i polmoni?<br />

Non voglio fare un trattato sulle malattie che<br />

derivano dal fumo, risparmio ad ognuno quelle carrellate<br />

e di conseguenza evito a tutti di riflettere su<br />

stime di ogni genere. Alcune mie vecchie amicizie,<br />

quando si trovavano davanti alle percen-<br />

tuali che riguardavano sigarette e c. o addirittura<br />

davanti alle stesse frasi sovrascritte alle etichette<br />

del pacchetto di sigarette, come “Il fumo<br />

nuove gravemente alla salute”, facevano spallucce,<br />

sbuffavano, e mi dicevano “Tanto prima<br />

o poi devo morire”. Ma la nostra vita ci fa così<br />

tanto schifo? E’ così brutto il mondo? La società<br />

non ci offre nulla di meglio?<br />

L’unica cosa che riesco a capire è che il fumo è<br />

diventato un momento sociale. C’è chi fuma<br />

perché si sente solo, e fumare lo fa sentire meno<br />

incompreso. C’è chi fuma perché gli amici<br />

gli hanno offerto un “tiro” una volta …<br />

Ma, indifferentemente dal motivo, ad un certo<br />

punto i giovani si ritrovano per strada a fumare.<br />

Tutti assieme. Chiacchierando. Ridendo.<br />

Urlando.<br />

Il momento del fumo è proprio un segnale di<br />

appartenenza ad un gruppo, secondo me, che si<br />

basa su alcuni gesti rituali che nella psiche determinano<br />

la consapevolezza di appartenenza<br />

sociale al gruppo. La sigaretta viene estratta dal<br />

pacchetto, oppure convenzionata sul momento,<br />

si appoggia tra le dita del giovane – o della fanciulla<br />

– poi viene accesa; le pulzelle, molto più<br />

dei maschietti, hanno la preferenza a farsele<br />

accendere, mentre loro avvicinano la sigaretta<br />

alle labbra (ricercando quel piacere orale …<br />

18 PRATICANTATI<br />

caro Freud) con un gesto sicuro che<br />

tenta di nascondere qualche nervosismo,<br />

perché le dita tremano, che sia<br />

per l’astinenza dalla nicotina, o per<br />

qualche fastidio personale. Poi, una<br />

nuvola. Tutti fumano, vengono passare<br />

sigarette, accendini, filtri. Ma in<br />

quel momento si avverte uno strano<br />

presentimento; è come se nelle anime<br />

fosse calato un attimo di silenzio universale,<br />

come una comunione. Non ho<br />

mai fumato, nemmeno presa in mano<br />

una sigaretta spenta, per mie ragioni,<br />

ma sento, mentre i miei compagni fumatori<br />

si avvelenano, una specie di<br />

dispiacere, per non poter condividere<br />

quel momento con loro. Resto lì, e<br />

qualche volta faccio finta di fumare<br />

una mia sigaretta invisibile; loro ridono, divertiti da<br />

questo mio gesto compensatorio. Avvicino le dita<br />

vuote alle labbra e faccio a loro sorridendo: “Hai da<br />

accendere?”<br />

Castel Thun:<br />

Sabato 17 <strong>Aprile</strong>, dopo una lunga stagione di restauri,<br />

è stato aperto al pubblico Castel Thun, una<br />

straordinaria residenza signorile della Val di<br />

Non.<br />

Il castello, una delle rare dimore principesche<br />

dell’arco alpino, conserva ancora gli arredamenti<br />

originali dell’epoca, come la “Stanza del Vescovato.<br />

Grazie al suo splendore, il maniero è diventato<br />

celebre anche poichè vi furono girate alcune<br />

scene del film “Il mistero di Oberwald”.<br />

Al suo interno, Castel Thun ospita una mostra:<br />

“L’avventura del vetro”, un’esposizione attraverso<br />

l’arte dei maestri veneziani che, dal Rinascimento<br />

al ’900, hanno conquistato il mondo.<br />

Ogni giorno, nel mese di Agosto, all’interno della<br />

sarà messo in scena lo spettacolo teatrale<br />

“Glass”, della compagnia “LUovo Teatro Stabile<br />

di Innovazione” dell’Aquila.<br />

Sono tantissime inoltre le mostre, visite ed eventi<br />

organizzati all’interno delle mura del palazzo durante<br />

questi primi mesi di inaugurazione.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Storia<br />

Leviathan, Behemoth: i mostri di Dio<br />

Dai Profeti a Hobbes, da Melville ai Pokémon il trionfo della mitologia ebraica<br />

In quel giorno, il Signore punirà con la sua spada dura,<br />

grande e forte,<br />

I l L e v i a t a n o , i l s e r p e n t e t o r t u o s o ,<br />

E ucciderà il mostro che è nel mare!<br />

Isaia, 27:1<br />

Guizzante in mezzo a essi, nuotava il vecchio Leviatano di<br />

quei vecchi tempi; nuotava là, in quel planisfero, secoli prima<br />

che Salomone giacesse nella culla.<br />

H. Melville, Moby Dick o La Balena<br />

Capita tutti i giorni d'incontrarne uno, a dire il vero. Gli si<br />

regala uno sguardo, un'occhiata disinteressata e poi via, di<br />

nuovo a seguire il moto indiavolato di questo pianeta. Sarebbe<br />

opportuno, invece, che ci fermassimo<br />

ogni tanto a riflettere. In<br />

quel caso, realizzeremmo quanto sia<br />

curioso accettare con tanta fredda<br />

consuetudine una figura frutto - o<br />

almeno così ora si è propensi a pensare<br />

– solo e soltanto dell'immaginazione.<br />

Di chi si sta parlando? Svelarlo non<br />

è un problema. Anzi, immaginiamocela<br />

coperta da un bel lenzuolo<br />

bianco. Spogliamola tutto ad un<br />

tratto e, effettivamente, l'esclamazione<br />

viene spontanea: un drago!<br />

Un drago? Un drago. Forse nessun<br />

animale domestico lo è stato mai<br />

tanto quanto quest'ultimo. Strano, si<br />

direbbe, per una creatura immaginaria.<br />

Ma è proprio quel suo attributo,<br />

“immaginaria”, ad assicurarle tanto<br />

credito. Del resto, da che mondo è<br />

mondo nelle favole per bambini i<br />

draghi sono sempre esistiti: prima<br />

rincorrevano il cavaliere, poi il cavaliere<br />

rincorreva loro, e in mezzo<br />

fiammate incandescenti e artigli affilati e ali come l'oceano.<br />

La principessa veniva dopo. Era il drago ad importare, più<br />

del Lancillotto o della Ginevra di turno.<br />

Tenuto conto di questo, possiamo farci la domanda decisiva,<br />

ossia: da dove nasce il Drago? E si noti che Drago è scritto<br />

così perché, nel nostro caso, vuole rappresentare l'idea-tipo<br />

di animale fantastico, inevitabilmente mostruoso. Quindi,<br />

meglio: chi per primo ha voluto narrare di creature smisurate<br />

e dalla forza impareggiabile? E ancor di più: che influenza<br />

devono avere avuto per giungere sino a noi dotate di<br />

connotati tanto chiari?<br />

Leviathan è parola ebraica che, nell'accezione principale,<br />

significa propriamente “tortuoso”. Ricorre con questo valore<br />

in diverse testimonianze antiche, non ultimo in quella<br />

n° 6 anno XII<br />

Di Stefano Cristelli<br />

determinante lettura che è il Vecchio Testamento. Ne è<br />

fatta menzione in Salmi, Giobbe, Isaia, Ezechiele, laddove<br />

è sempre necessaria a descrivere una creatura mostruosa<br />

dalle dimensioni spropositate: esaminando i diversi casi si<br />

può intuire che il Leviathan, reso in italiano con il semplice<br />

adattamento di “Leviatano”, sia appunto un terribile animale<br />

marino abitante l'oceano. In Salmi 104:26 la narrazione è<br />

inequivocabile: “Ed ecco le navi; ecco quel Leviatano che<br />

tu hai fatto per giocare con esso.” Un portento della Creazione,<br />

per cui, tanto che “Dio si vanta di aver generato questo<br />

mostro acquatico.”<br />

Fin qui la cosa ci tocca relativamente, tenuto presente che<br />

uno se vuole al mare ci va, altrimenti può anche restare a<br />

casa. Sarebbe troppo ingenuo pensare, però, che il Signore<br />

abbia popolato di una creatura<br />

simile soltanto l'oceano, quando<br />

invece il globo è fatto anche<br />

- e per fortuna - di terra.<br />

Ecco allora che, tremendo, fa la<br />

sua comparsa Behemoth, le cui<br />

ossa “sono tubi di bronzo”, le<br />

vertebre “come spranghe di<br />

ferro”. Si tratta del Leviatano<br />

terrestre, pure inquietante ed<br />

invincibile quanto il primo: a<br />

leggere ciò che dicono le Scritture,<br />

si direbbe che nessuno<br />

mai potrà essere in grado di<br />

domarlo.<br />

E' indubbio che il racconto biblico<br />

sia guidato da un'intenzione<br />

allegorica piuttosto esplicita.<br />

Non è da escludere, tuttavia,<br />

che le due figure, rispettivamente<br />

quella di Leviathan e<br />

quella di Behemoth, possano<br />

risultare frutto di un'osservazione<br />

naturale - poi stravolta - e<br />

non solo della fantasia dell'autore.<br />

Il Leviatano descrittoci da Giobbe, più che un grande mostro<br />

acquatico, ricorda a dire il vero un coccodrillo del Nilo.<br />

Fra le ipotesi ce ne sono poi alcune fantasiose, come quella<br />

secondo cui la creatura sarebbe il riflesso di una specie estinta,<br />

forse addirittura di un dinosauro (l'Elasmosaurus).<br />

Anche Behemoth potrebbe ricordare un grande erbivoro<br />

scomparso da milioni di anni, ossia il Brachiosaurus. Nel<br />

suo caso, tuttavia, l'interpretazione più accreditata è che si<br />

tratti in realtà dell'ippopotamo, anch'esso presente nella zona<br />

del Nilo. Si ritiene, poi, che vi possano essere delle corrispondenze<br />

anche con l'elefante.<br />

Il mistero delle due creature sta nell'incredibile ambiguità<br />

che le riguarda. Sono questi esseri buoni o malvagi? Fanno<br />

PRATICANTATI 19


parte del creato come tutti gli altri viventi o<br />

svolgono un ruolo specifico? Perchè Dio gli ha<br />

donato la vita? A queste risposte le Scritture<br />

vengono meno, mostrandosi in verità contrastanti<br />

e persino fuorvianti.<br />

Per diverso tempo, soprattutto nell'immaginario<br />

alto-medievale, animali mostruosi come Behemoth<br />

e il Leviatano sono stati costantemente<br />

assimilati al diavolo e in ogni caso al maligno.<br />

A supportare questa tesi è stato in particolare<br />

San Girolamo, che, dopo aver catalogato i due<br />

mostri come entità malvagie, ne ha fatto una<br />

distinzione tanto vera quanto inconsistente:<br />

Behemoth è un mostro terrestre, Leviathan un<br />

mostro marino. Ad un assioma del genere credo<br />

ci fossimo arrivati tutti. Ad ogni modo, questa<br />

fu per molto l'interpretazione dei passi biblici,<br />

interpretazione che già altri padri della chiesa<br />

avevano confermato. Nelle miniature del XII<br />

secolo è ricorrente l'immagine di Dio pescatore<br />

e Leviathan che abbocca all'amo, superbo per la<br />

propria forza. L'animale non si accorge che<br />

l'esca è Cristo in croce, fragile solo all'apparenza. Leviathan<br />

e Behemoth hanno spesso rappresentato il caos, contrapposto<br />

all'ordine dato dalla fede in Dio. Sarà proprio Giovanni a<br />

dire, nell'Apocalisse: “E l'Inferno lo (il Leviatano) seguiva”<br />

. Come spiegare, però, il passo di Giobbe sopracitato?<br />

“Ecco quel Leviatano che tu hai fatto per giocare con esso”.<br />

Curioso che il Creatore scelga di giocare con il diavolo.<br />

Grazie a Calvino, ciononostante, otteniamo un'altra possibile<br />

interpretazione, che nel corso dei secoli è andata sostituendo<br />

quella precedente. Il teologo ritiene che nelle creature<br />

mitiche descritte dalla Bibbia vada rinvenuto il concetto<br />

di “forza divina”, speculare a quella di Dio, in modo da giustificare<br />

la scelta di quest'ultimo, che ha voluto creare mostri<br />

simili. Del resto, per far riavvicinare Giobbe a sé, il Signore<br />

mostra all'uomo prima Leviathan e poi Behemoth;<br />

avendo compreso la forza infinita del suo Dio, questi torna a<br />

credere riconoscendo l'onnipotenza divina.<br />

20 PRATICANTATI<br />

Tante sono le interpretazioni<br />

del mito,<br />

tante le apparizioni<br />

dello stesso in opere<br />

d'arte, libri, storie<br />

popolari.<br />

Già Erodoto testimonia<br />

l'esistenza di un<br />

essere dall'aspetto<br />

simile a Behemoth.<br />

Ci sono poi i racconti<br />

cosmologici musulmani,<br />

dove guarda<br />

caso compare una<br />

strana creatura erbivora<br />

dal nome<br />

“Bahamut”. Quest'ultima<br />

sarebbe identificabile<br />

con un demo-<br />

ne goloso e tendente<br />

al peccato. Ma, pur<br />

tralasciando casi di<br />

questo tipo, spiegati<br />

certamente dall'influenza<br />

geografica<br />

degli autori, gli esempi<br />

non mancano.<br />

La testimonianza più<br />

importante è senza<br />

dubbio quella fornitaci<br />

dal filosofo inglese<br />

Thomas Hobbes<br />

e da due sue<br />

opere in particolare,<br />

intitolate rispettivamente<br />

Leviathan e<br />

Behemoth. Il pensatore<br />

si serve dell'immagine<br />

dei due esseri<br />

per sviluppare una<br />

riflessione intorno al potere dello Stato (Leviathan) e alle<br />

guerre civili (Behemoth).<br />

Sarebbe poi inopportuno, in questa nostra breve analisi, non<br />

citare un colosso della letteratura quale è Moby Dick. Nel<br />

libro, che tanto deve alla tradizione biblica, non è raro imbattersi<br />

nel termine Leviathan, dove quest'ultimo è assimilato<br />

all'enorme capodoglio motore dell'azione. Ciò rappresenta,<br />

nelle intenzioni di Melville, una chiara scelta narrativa:<br />

l'autore sa bene che in ebraico moderno Leviathan significa<br />

“balena”.<br />

Per continuare velocemente, a citare Leviathan saranno ancora,<br />

fra i tanti, Carl Schmitt, Julien Green, Paul Auster.<br />

Come dimenticare, poi, quel Behemoth tanto affascinante,<br />

gatto diabolico nel romanzo di Bulgakov Il Maestro e Margherita?<br />

Senza contare, oltretutto, che persino un numero è stato<br />

definito “leviatano”: sarebbe infatti il nome in gergo della<br />

cifra 10 666 . Ci sono poi pellicole, complessi musicali, videogiochi.<br />

Addirittura un Pokémon, tale Gyarados, risulta essere<br />

stato ideato seguendo le descrizioni del Leviatano. Non<br />

per nulla, infatti, il nome francese della creatura è<br />

“Leviator”.<br />

Sembra perciò che, nonostante i secoli, Leviathan e Behemoth<br />

non siano rimasti segregati nelle remotissime - chi<br />

mai, al giorno d'oggi, si sognerebbe di leggerle spontaneamente<br />

- pagine di un Vecchio Testamento qualsiasi, ma<br />

continuino a vivere, mimetizzandosi, nascondendosi a occhi<br />

come i nostri, spesso troppo indiscreti. Succede, dunque,<br />

che proprio ora quell'incredibile forza venga sprigionata:<br />

una potenza tanto grande da garantire l'immortalità a due<br />

creature ormai entrate in piena confidenza con noi e con il<br />

nostro immaginario. Un po' come per il drago che ci ha introdotti<br />

a questa storia. Infine, non dimentichiamo una cosa:<br />

per averci dato tanto da scrivere, disegnare e sognare, chissà<br />

che, in fondo in fondo, non siano più buone di quanto sembri.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Ambiente<br />

Secondo l’enciclopedia Grolier, il canto è una<br />

“emissione armoniosa di suoni modulati con la<br />

voce” o semplicemente “suono armonioso”.<br />

Beh, immaginate di essere marinai di un passato<br />

non troppo remoto: nella stiva buia della<br />

nave in cui state viaggiando si sente solo lo<br />

sciabordio delle onde. Nella vostra mente, le<br />

leggende e le superstizioni sui mostri marini si<br />

mescolano con i passi biblici di Giona ed Ezechiele,<br />

quando risuona un vibrante lamento<br />

dalle profondità marine che fa tremare la nave.<br />

Molto “armonioso”, non trovate? Evidentemente,<br />

di questo parere doveva essere Odisseo,<br />

che pur di ascoltare il suono sopracitato si<br />

fece legare ad un albero.<br />

L’elenco di aneddoti e leggende sul canto delle<br />

balene potrebbe allungarsi molto: queste risonanze<br />

ancestrali, unite alla poesia del mare, risvegliano<br />

emozioni contrastanti. Ma a livello emotivo<br />

l’argomento è vasto, e molto impegnativo. Da parte<br />

mia, fornirò solo alcune nozioni scientifiche e biologiche,<br />

per capire come e perché i giganti marini<br />

“cantino”.<br />

Poiché l’assorbimento della luce da parte dell’acqua<br />

e il suo movimento relativamente lento ostacolano la<br />

vista e l’olfatto, i cetacei sono molto più dipendenti<br />

dall’udito che da qualunque altro senso. Ma la produzione<br />

del suono differisce dal meccanismo fonico<br />

umano, e si diversifica anche nei due sottordini dei<br />

cetacei: gli odontoceti e i misticeti.<br />

Gli odontoceti, “balene dentate”, di cui fanno parte<br />

il delfino (Delphinus Delphis), l’orca (Orcinus Orca)<br />

e il capodoglio (Physeter Catodon), non emetto-<br />

n° 6 anno XII<br />

CETACEA<br />

Armonie Oceaniche<br />

Di Enrico Dal Fovo<br />

no i suoni lunghi e a bassa frequenza caratteristici<br />

dei loro cugini. Si dilettano invece in rapide serie di<br />

“click” e fischi: click singoli sono usati in genere<br />

per l’ecolocalizzazione, emissione di ultrasuoni per<br />

rilevare la dimensione e la natura degli oggetti con<br />

molta precisione, mentre serie di ticchettii e fischi<br />

servono per comunicare. Si sa molto poco sul significato<br />

di questi suoni: ascoltare un branco di delfini<br />

potrebbe essere paragonato secondo gli studiosi<br />

all’ascolto di un gruppo vociante di bambini in un<br />

parco giochi. I suoni sono prodotti facendo passare<br />

aria attraverso una struttura chiamata “labbra foniche”<br />

o museau de singe (labbra di scimmia, a cui<br />

effettivamente assomigliano), provocando la vibrazione<br />

dei tessuti circostanti. Tutti gli odontoceti,<br />

eccetto il capodoglio, hanno due insiemi di labbra<br />

foniche e sono quindi in grado di produrre due suoni<br />

indipendenti. In particolare, il beluga<br />

(Delphinapterus Leucas) è considerato il canarino<br />

del mare, per l’immensa varietà di fischi, ticchettii<br />

e pulsazioni che emette.<br />

Fra i misticeti, “balene coi baffi” (cioè coi fanoni)<br />

sono compresi superbi cantanti come la megattera<br />

e alcune balenottere azzurre. Il resto del sottordine<br />

utilizza le proprie capacità canore come sostitute<br />

dell’ecolocalizzazione, quasi esclusivamente.<br />

Ritornando ai virtuosi, il suono tanto caratteristico<br />

della megattera (Megaptera Novaeangliae) e dei<br />

balenotteridi è prodotto non dalle labbra foniche,<br />

ma da una speciale laringe. In ogni caso, gli scien-<br />

PRATICANTATI 21


ziati sono ancora incerti sull’esatto funzionamento<br />

di questo meccanismo, poiché la<br />

laringe è priva di corde vocali, e le balene<br />

non devono espirare per produrre il suono;<br />

e ci sono dubbi anche sull’utilizzo del canto<br />

emesso dai maschi, se come competizione<br />

per un potenziale partner, o definizione<br />

del territorio, o pratica di corteggiamento.<br />

Lo studio del canto delle megattere fu sollecitato<br />

e portato avanti dal 1971 da Roger<br />

Payne e Scott McVay, che divisero il canto<br />

in collezioni di temi, cioè ripetizioni di frasi,<br />

cioè due sottofrasi, cioè quattro o cinque<br />

unità, “note” che persistono per alcuni<br />

secondi. Una seconda tipologia di canto è<br />

il cosiddetto feeding call, richiamo del pasto:<br />

Heike Vester,, ricercatrice tedesca, ha<br />

scoperto recentemente che le balene si scambiano<br />

informazioni precise, strategie di attacco a banchi di<br />

aringhe. Inoltre si hanno diversi dialetti a seconda<br />

della zona geografica, e forse addirittura dei nomi<br />

propri. Ogni canto si evolve nel tempo, e i vecchi<br />

motivi non vengono mai ripresi: oltre che per decor-<br />

Nel<br />

Mondo<br />

E’ noto, senza voler sconfinare nella retorica e nel<br />

campanilismo,che l’ Italia abbia dato i natali a personaggi<br />

di grande valore, levatura morale,intraprendenza<br />

e capacità conosciuti in tutto il<br />

mondo, che nonostante le torbide vicende degli ultimi<br />

anni ci danno tuttora una facciata di rispettabilità<br />

agli occhi del pianeta.<br />

Particolarmente interessanti sono però gli italiani<br />

che, lasciato il proprio paese per povertà, persecuzioni<br />

o altri motivi sono riusciti a conquistarsi una<br />

posizione importante all’ estero; vorrei ora offrirvi<br />

una veloce e forse riduttiva panoramica del fenomeno<br />

con alcuni esempi.<br />

Tra gli scienziati si possono certo annoverare Enrico<br />

Fermi e Guglielmo Marconi; il primo, nato nel<br />

1901, studiò alla scuola Normale di Pisa e successivamente<br />

in Germania e Olanda; occupò la cattedra<br />

di fisica teorica a Roma e si rifugiò negli Stati Uniti<br />

nel 1938 (anno in cui ricevette il premio Nobel) in<br />

seguito all’ emanazione delle leggi razziali che a-<br />

22 PRATICANTATI<br />

Italiani del mondo<br />

so naturale, ci sono<br />

state per esempio<br />

evoluzioni costrette<br />

dall’antropizzazione.<br />

L’aumento di imbarcazioni<br />

a motore ha<br />

ridotto di circa la<br />

metà l’espansione<br />

massima dei canti, e<br />

le balene al largo di<br />

Vancouver hanno<br />

aumentato frequenza<br />

e volume apparentemente<br />

solo per potersi<br />

ancora sentire.<br />

Ma ci sono anche<br />

circostanze più felici:<br />

dagli anni ’60 ad oggi, sembra che i maschi delle<br />

balenottere abbiano abbassato le loro performance<br />

di circa mezza ottava. Aumentando il numero di individui,<br />

la specie non ha più dovuto “strillare” per<br />

farsi sentire dalle femmine: sembra infatti che un<br />

canto più grave sia più sensuale. e più apprezzato<br />

di Mattia Graiff<br />

vrebbero colpito la moglie ebrea; oggi è noto per i<br />

suoi studi sulla meccanica quantistica e per aver<br />

progettato il primo reattore nucleare, nonché per la<br />

sua importante partecipazione al progetto Manhattan.<br />

Marconi, nato<br />

nel 1874, sviluppò<br />

intorno al<br />

1895 la sua riv<br />

o l u z i o n a r i a<br />

invenzione: un<br />

apparecchio da<br />

lui denominato<br />

telegrafo senza<br />

fili, antesignano<br />

delle nostre radio,<br />

che non<br />

venne preso in<br />

considerazione;<br />

si recò quindi in<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Inghilterra dove ebbe maggior fortuna.<br />

In seguito ai risultati ottenuti in Gran Bretagna, tra i<br />

quali ci fu la prima trasmissione transoceanica, Marconi<br />

fu insignito nel 1909 del premio Nobel per la<br />

fisica; fece quindi ritorno in Italia dove partecipò<br />

alla I guerra mondiale e aderì al regime fascista,<br />

proseguendo le proprie sperimentazioni fino alla<br />

morte avvenuta nel 1937.<br />

Anche Garibaldi mosse al di fuori dell’ Italia i suoi<br />

primi passi come condottiero, e precisamente nell’<br />

America Meridionale, combattendo al servizio del<br />

presidente di un piccolo stato secessionista contro l’<br />

impero del Brasile, dapprima sul mare e in seguito<br />

sulla terraferma dove riportò numerosi successi, grazie<br />

ai quali fu chiamato “l’eroe dei due mondi”. La<br />

sua carriera, come è noto, proseguì nel nostro Paese<br />

durante il risorgimento, con una breve parentesi nel<br />

1870 quando combattè al fianco dei Francesi durante<br />

la guerra franco-prussiana : fu tra i pochi, nel suo<br />

schieramento, a riportare qualche vittoria.<br />

Nel 1882 nacque a New York Fiorello Laguardia,<br />

personalità di spicco nel mondo degli americani<br />

e tre volte sindaco della sua città natale;<br />

fece ritorno all’ età di 16 anni in Italia e si stabilì<br />

a Trieste,ma fece ritorno in America nel 1906.<br />

Dopo gli studi in legge fu eletto al parlamento<br />

degli Stati Uniti e partecipò alla prima guerra<br />

mondiale come comandante dei piloti stanziati<br />

in Italia. Fu eletto sindaco nel 1933 e si dimostrò<br />

un onesto amministratore; lottò contro la<br />

criminalità organizzata e i partiti nazisti americani.<br />

Nel 1947 gli fu dedicato il secondo aeroporto<br />

di New York e nel settembre dello stesso<br />

Viaggi<br />

Le rovine dello Yucatan sono nascoste nella foresta di<br />

liane, sono sorvegliate da pantere nere, scimmie urlatrici<br />

ed iguane enormi. Per arrivarci bisogna perdersi<br />

nella giungla, sporcarsi le scarpe nel fango e perdere<br />

la bussola. Immergersi nella notte dei tempi, quando<br />

Cristoforo colombo iniziò a sognare di navigare oltre<br />

oceano. Per visitare le rovine non bisogna assolutamente<br />

legarsi ad una guida oppure a quei gruppi che<br />

organizzano le cosiddette escursioni, mai. Una volta<br />

atterrati a Cancùn, città che o si odia o si ama, che<br />

pullula di hotel e divertimenti per chi mira alla movida<br />

e allo shopping più compulsivo. Bisogna prendere<br />

una macchina. Vi consiglio l'agenzia "Car National" e<br />

di non prendere macchine ingombranti solo per la pa-<br />

n° 6 anno XII<br />

Rovine nello Yucatan<br />

anno morì di cancro.<br />

Tra gli italiani emigrati all’estero ci furono però anche<br />

molti criminali, alcuni dei quali replicarono negli<br />

Stati Uniti la struttura di Cosa Nostra con il suo<br />

centro a New York, città sede delle note 5 famiglie;<br />

questo mondo è stato reso celebre dalla trilogia di<br />

film “il Padrino”.<br />

I mafiosi americani si occuparono dapprima del contrabbando<br />

di alcolici e del gioco d’ azzardo, per poi<br />

dedicarsi anche al traffico di droga attraverso una<br />

struttura gerarchica organizzata per famiglie ciascuna<br />

delle quali controllava e tuttora controlla una parte<br />

di territorio. Tra i mafiosi uno dei più famosi è<br />

certo Al Capone, che dai piccoli furti arrivò a controllare<br />

un lucroso giro di scommesse e attività illecite<br />

fino all’ arresto nel 1930 per evasione fiscale: in<br />

carcere fu colpito da una malattia mentale che lo<br />

portò alla morte nel 1947.<br />

di Arianna Arrighetti<br />

ura di essere aggrediti da moscerini (tanto quelli non li<br />

spaventa nessuno). Prendete una piccola auto, comoda,<br />

veloce. Poi prendete una cartina e cercate dove<br />

sono i siti archeologici, le rovine Maia. Consiglio<br />

spassionato: lasciate per ultimo il sito di Chichen Itzà.<br />

Sarà la ciliegina sulla torta, il biscotto sul gelato, il<br />

cioccolatino dopo il caffè. Fidatevi.<br />

Tulùm<br />

Iniziate da Tulùm, a 128 km a sud di Cancùn, a 10<br />

minuti da Xel Ha, sulla costa della penisola dello Yucatan.<br />

Gli spagnoli la chiamarono Zama, "alba", perché<br />

per via della sua posizione sul mare era possibile<br />

vedere nascere il sole ogni giorno. Zama significa anche<br />

"recinto" poiché è circondata oltre che dal mare,<br />

PRATICANTATI 23


da tre cinte murarie. Tulùm fu abbandonata definitivamente<br />

nel 16ª secolo, riscoperta poi nel 1842. Quindi<br />

la città coperta dalla vegetazione e dalla sabbia lentamente<br />

venne alla luce. Tulùm era una città ricca, favorita<br />

nei commerci marittimi su cui esercitava un'egemonia<br />

non minore di quella che le civiltà cretese esercitò<br />

sul Mar Mediterraneo per diversi secoli. La città<br />

costruita a ridosso di una spiaggia bianchissima, dove<br />

è vietato l'accesso per non disturbare le tartarughe marine<br />

che come ai tempi dei Maia, nidificano su questa<br />

spiaggia anche oggi. Il mare cristallino, il cielo azzurrissimo<br />

e il clima caraibico conferiscono fascino stucchevole<br />

alle rovine. Le palme crescono tra le rovine e<br />

creano degli spazi in ombra nei quali ci si può riposare<br />

dal caldo soffocante. La luce è accecante, e gli occhi<br />

si stancano facilmente ed è possibile che venga il mal<br />

di testa. La città ha saputo adattarsi magnificamente<br />

alla conformità del paesaggio, sono stati rinvenuti<br />

ritrovamenti che testimoniano l'occupazione di Tulùm<br />

nei tre secoli anteriori alla conquista spagnola.<br />

Edifici più antichi fanno parte del periodo classico<br />

finale (800 900 fino al 1000 d.C.). L'architettura tipica<br />

è quella della regione Puuc, sebbene abbia delle<br />

caratteristiche proprie, come le decorazioni lisce e<br />

gli affreschi, ora perduti inequivocabilmente. La città<br />

si distingue fortemente per la presenza evidente delle<br />

mura, un rettangolo di 380 m e 170 m. E da numerosi<br />

edifici presenti nel nucleo interno della città, tombe<br />

ed edifici sacri. Proseguite nei dintorni del sito<br />

principale, alla ricerca di altri piccoli siti che delizieranno<br />

il palato.<br />

Uxmàl<br />

Uxmal è una città favolosa, mistica e visitarla è irrinunciabile<br />

per chi desidera perdersi ad immaginare<br />

riti antichi e paesaggi affascinanti alla Lara Croft:<br />

potete arrampicarvi sulle piramidi lungo le scale,<br />

aiutandovi con una corda fissata sulla sommità, arrivando<br />

in cima. Il panorama è imparagonabile a qual-<br />

24 PRATICANTATI<br />

siasi vista. La percezione di verticalità nel guardare<br />

verso il basso è fortissima, da brividi. Arrivati in cima<br />

il vento rinfresca le tempie sudate e il verde degli alberi<br />

sottostanti regala una sensazione di calma e pace.<br />

Fermatevi ad ascoltare i rumori fuori della foresta, lo<br />

stormire degli uccelli, osservare le cime degli alberi<br />

muoversi, spostati dalle scimmie, vedere i voli di pappagalli;<br />

prima di affrontare la discesa. Attenzione a<br />

non scivolare! Uxmal si trova una zona chiamata<br />

Puuc.(zona montuosa) da cui deriva il nome lo stile<br />

artistico Puuc. Le colline verdi, gli alberi maestosi sono<br />

una cornice ideale per la città, superba di fregi e<br />

decorazioni. Un tappeto di erba finissima, e tenera collega<br />

tutta la città è costruita su più livelli, in conformità<br />

delle colline. Attraverso un saliscendi, la città è ammirabile<br />

da diversi punti e alture. In questa zona si trovano<br />

numerosi altri siti: Kabah, Sayil, Labnà. Nel<br />

1996 sono stati riuniti come un unico sito, il cui fulcro<br />

verte sulla città principale di Uxmal. Nella grande Uxmal,<br />

e gli spazi si estendono tra edifici in stile Puuc,<br />

frastagliati da decorazioni meravigliose. L'effetto è<br />

simile a un pizzo ricavato dalla pietra. Da un arco finto,<br />

sul quale si trovano delle maschere di Chaac(dio<br />

delle pioggia) dai cui occhi nascono delle onde, è visibile<br />

la piramide dell'indovino. L'edificio è solo visibile<br />

esternamente. È stato il risultato di più di edifici sovrapposti.<br />

L'edificio, inizialmente piramide a gradoni,<br />

ha ora i lati lisci. La piramide di Uxmal, osservabile da<br />

ogni punto del sito è alta 35m all'ora del tramonto si<br />

insanguina di uno rosso vivo che affascina il cuore di<br />

tutti. Le iguana corrono tra le rovine, fermandosi sulle<br />

pietre al sole. Nel guardarle e sembra di poter rivivere<br />

momenti di questa città prima dell'arrivo degli spagno-<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


li nel 1517. Uxmal occupava prima di allora un territorio<br />

dei 37,5 km² con 25.000 abitanti. Risalgono agli<br />

inizi del settimo secolo i primi edifici: 15 gruppi principali<br />

tra cui tombe e un edificio dedicato al culto degli<br />

uccelli, animali sacri in quanto considerati capaci di<br />

raggiungere il cielo (il 13º strato, il paradiso, casa degli<br />

dei). In modo evidente la città spettacolare si orienta in<br />

maniera alquanto scrupolosa verso determinati punti<br />

astronomici. La casa delle tartarughe, il palazzo del<br />

governatore, il quadrato delle iguana sono altri edifici<br />

da non perdere. Da non lasciarsi sfuggire sono anche<br />

gli altri siti, quindi "la rotta Puuc ". Dall'alto delle colline,<br />

fino alla profondità della terra la rotta concatena<br />

momenti indimenticabili di bellezza straordinaria della<br />

storia del passato Maia.. Percorrete le altre città, “la<br />

rott Puuc”, tutta d’un fiato. Siete andati a visitare Tulùm<br />

immersi nel Mar dei Caraibi e poi avete percorso<br />

"la rotta Puuc".<br />

Chichen Itzà<br />

Ora salite in auto, accendete i motori e muovete per<br />

Chichen Itzà solo a leggerne il nome sì sente il brivido<br />

di questa città che è in assoluto magnifica. Gli spagnoli<br />

rimasero senza fiato e credo che nemmeno voi avrete<br />

le parole per raccontare quale meraviglia avete davanti<br />

agli occhi. Si trova in una pianura, gli edifici sono collocati<br />

su una piana vastissima e gli spazi ampi tra questi<br />

suggellano una sensazione di metafisico stupore.<br />

Chichen Itzà è una città che rapisce l'anima, che incanta<br />

gli occhi incatena la memoria. La tradizione vuole<br />

che la tribù Itzà si stabilisse nella città già abitata e<br />

introducesse lo stile architettonico nuovo, composto da<br />

linee sobrie e la predominanza del dio serpente<br />

(Kukulcàn) nei motivi decorativi.<br />

Chichen Itzà aveva un regime teocratico, i cui sacerdoti<br />

erano principalmente rivolti a Kukulcàn. La città<br />

divenne con il tempo la città più importante, dopo la<br />

n° 6 anno XII<br />

caduta della vicina Mayapan. Gli edifici ricalcano le<br />

funzioni che la città aveva. Di incredibile bellezza è la<br />

piramide di 24 m a gradoni di Kukulcàn, al centro di<br />

una piana, le cui scale terminano con la testa del dio<br />

serpente. Alla particolare luce del tramonto e dell'alba<br />

si profila l'immagine sulle scale del serpente, attraverso<br />

un gioco di luce e ombra. Integro è lo stadio, dove<br />

si praticavano le gare e il gioco della Pelota. I<br />

larghi viali collegavano i vari edifici, il tempio<br />

dei giaguari, i palazzi, il mercato, la piazza dalle<br />

1000 colonne(fidatevi, non fatevi un’insolazione<br />

per contarle) , i vari templi. La città aveva un<br />

orientamento teocratico, per questo si possono<br />

notare figure falliche, e altri motivi legati alla<br />

fertilità. Rivestivano un'importanza notevole<br />

anche guerrieri, a cui spettavano numerosi edifici.<br />

Il culto della guerra e del sangue è evidente<br />

per la presenza della rastrelliera, sulla quale venivano<br />

infilate le teste dei nemici decapitati o di<br />

quelli che venivano sacrificati ;della rastrelliera<br />

è rimasta solo la base in pietra, decorata da motivi<br />

di bassorilievi di crani scolpiti. Non lontano si<br />

trovano le piattaforme delle aquile e dei giaguari,<br />

decorata, la prima da figure di aquile e giaguari<br />

che divorarono i cuori umani, curiosamente<br />

le macchie di questi felini hanno forma di fiori; la<br />

seconda detta piattaforma di Venere, decorata da fiori<br />

intrecciati . Percorrendo una strada si arriva ai bagni<br />

di vapore poi al Cenote Sacro(luogo di culto dell'acqua<br />

che prevedeva offerte di oggetti preziosi e con il<br />

passare del tempo i sacrifici umani). Non lontano si<br />

trovano l'Ossario e l'Osservatorio. La città nel 19º secolo<br />

fu disseppellita dagli alberi della foresta e le sue<br />

rovine ripresero ad essere accarezzate dalla luce del<br />

sole del Messico, quel sole che scintillava sugli elmi<br />

spagnoli quando la città fu distrutta.<br />

Maia<br />

Quello che resta nei ricordi dopo aver visitato le rovine<br />

dello Yucatan è la percezione che i Maia fossero<br />

una straordinaria civiltà. Una civiltà sviluppata, che<br />

credeva nel sovrannaturale e che viveva uno strano<br />

rapporto con la natura, che occupava lo spazio in una<br />

maniera assolutamente non casuale. Una civiltà con<br />

una mentalità aperta e razionale ma allo stesso tempo<br />

influenzata da scrupoli collettivi legati alle credenze<br />

religiose. I Maia facevano dipendere tutto dagli elementi<br />

naturali, cosmici. Avevano elaborato diversi<br />

calendari, una cosmovisione basata su un pensiero duale<br />

secondo cui intervenire sulla realtà era possibile<br />

attraverso i rituali, che garantivano un equilibrio dinamico<br />

all'universo, visto in fieri. Avevano conoscenze<br />

finissime in diversi campi: botanica, astronomia, fisica,<br />

matematica... secondo alcuni calcoli Maia siamo<br />

vicini alla fine del quarto mondo, il 22 dicembre 2012...<br />

PRATICANTATI 25


Moda<br />

Non potete non aver notato che le radici attorno alle<br />

vostre sedie [si, proprio quelle vicine al banco; si,<br />

quello su cui vi è, mummificata, la grammatica di greco]<br />

hanno ripreso vita. Dopo un lungo inverno, durante<br />

il quale noi, poveri Prataioli, siamo andati in letargo,<br />

è iniziato il risveglio. Alcuni sono persino già in<br />

fiore, ma la maggior parte è [ovviamente] in ritardo.<br />

Dopo le vacanze Pasquali però, tutti, e dico proprio<br />

tutti gli “abitanti” del Prati hanno preso vita: ognuno<br />

ha almeno qualche piccola gemmina verde che spunta<br />

da dietro un orecchio, o dalla nocca di una mano.<br />

Insomma, avete proprio capito: è giunta la Primavera!<br />

Nelle teste di molti è sorto probabilmente un pensiero<br />

molto colorato; un’idea dalla quale non riesce a distogliersi:<br />

un progetto! Ma cosa dico uno, mille progetti!<br />

E tutti estremamente curiosi e interessanti. Progetti<br />

per l’estate, il cui pensiero occupa già la mente di<br />

tutti. Se fino a poco fa l’idea più frequente era quella<br />

dell’uovo di Pasqua, ora che anche questa è superata<br />

non ci sono più ostacoli e i cervelli più fantasiosi già<br />

si immaginano sulle spiagge di qualche isola tropicale<br />

con un cocktail in mano. Il sole di mezzogiorno è<br />

davvero caldo ai Caraibi. La sabbia scotta sotto i vostri<br />

piedi. Decidete di andare a farvi un bagno in quel<br />

mare turchese la cui acqua è più calda del vostro idromassaggio<br />

la sera di Natale. Quindi vi avviate di<br />

corsa per evitare di ustionarvi la pianta del piede e …<br />

Bam! No, non vi preoccupate, non è caduto un aereo<br />

a rovinare la vostra isola di pace. E’ semplicemente<br />

un insegnante un po’ arrabbiato che sbatta il registro<br />

sulla cattedra urlando: “Possibile che nessuno mi stia<br />

26 PRATICANTATI<br />

di Francesca Laura Nava<br />

ascoltando? Vediamo se avete capito. Tu [e vi indica]:<br />

alla lavagna!” Sono questi i veri momenti nei<br />

quali si spera che sia già estate. Ma non corriamo<br />

troppo con la fantasia. Solitamente la campanella salva<br />

lo sfortunato studente che, come tutti gli altri, peraltro,<br />

stava progettando le proprie vacanze estive.<br />

Comunque, tornando alla serietà [almeno per queste<br />

ultime righe], l’aria primaverile si è davvero infiltrata<br />

dagli stipiti delle finestre del nostro liceo. Innanzitutto<br />

i termosifoni nelle classi sono stati spenti, e si sente,<br />

però, la mancanza di quegli appoggi che, in tante occasioni,<br />

sono fonti di dispute del genere: “Fammi un<br />

po’ di posto!” “No, c’ero prima io!” Un problema di<br />

convivenza è stato così eliminato grazie alla primavera.<br />

In secondo luogo, le maniche corte sono ormai universali,<br />

e così si evitano anche i litigi per la finestra<br />

aperta, poiché tutti [si spera] hanno una felpa da indossare<br />

in caso di freddo. Infine, non ci si sente molto<br />

meglio alzandosi la mattina e vedendo fuori dalla finestra<br />

un raggio di sole? Non è molto più facile [non<br />

esageriamo] svegliarsi e andare a scuola con un po’ di<br />

luce, rispetto che con il buio pesto che ti fa sperare<br />

siano solo le tre di mattina e che tu possa dormire ancora<br />

un po’?<br />

La primavera rende sì le giornate molto più allegre a<br />

noi Prataioli ma, purtroppo, è anche in grado di toglierci<br />

quel piccolo briciolo di voglia di studiare che<br />

nelle fredde giornate invernali, almeno un pochino,<br />

aiutava a sopravvivere alle interrogazioni giornaliere.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Libri e<br />

dintorni<br />

Titolo: Il ladro di anime<br />

Autore: Sebastian Fitzek<br />

Genere: Psychothriller<br />

Anno, Nazione: 2009, Germania<br />

Casa editrice: Elliot Edizioni<br />

Accade ormai spesso, in Italia, che i libri diventino<br />

famosi solo quando qualche importante studio<br />

ne acquista i diritti televisivi. È successo con capolavori<br />

quali Harry Potter, con saghe di mercato<br />

come Twilight, e con molte altre opere. Lo<br />

stesso accadrà a breve con lo psychothriller dello<br />

scrittore tedesco che sta spopolando all’estero<br />

ma che, purtroppo, è ancora praticamente sconosciuto<br />

in Italia.<br />

Il romanzo, sulla linea di Stephen King, che è<br />

pure citato all’interno del libro, tiene il lettore<br />

con il fiato sospeso fino alla fine. Ricco di colpi<br />

di scena, il “Ladro di Anime” lascerà il lettore<br />

inizialmente confuso, ed in seguito, quando il<br />

lume della ragione si farà strada nella sua mente,<br />

incapace di chiudere il libro sino alla fine della<br />

narrazione.<br />

“Vigilia di Natale. In una lussuosa clinica privata<br />

di Berlino, pazienti e medici si rendono conto,<br />

con immenso orrore, che colui che da tempo semina<br />

terrore nella capitale, il cosiddetto Ladro di<br />

Anime, si trova all’interno della struttura. Sul<br />

suo conto non si conosce molto, se non le conseguenze<br />

del “trattamento” che applica alle vittime, in<br />

grado di spezzare la loro volontà, riducendole a involucri<br />

umani incapaci di reagire. Il Ladro di Anime<br />

lascia dietro di sé una macabra firma, indovinelli, la<br />

cui soluzione può essere l’unica chance di salvezza<br />

per le sue vittime.<br />

[Sapreste dare la risposta a questo: “Vi si entra passando<br />

da un’apertura e vi si esce passando da tre”.]<br />

Questa è l’ambientazione della storia principale, che<br />

è però un flashback del presente. Un gruppo di studenti<br />

si sono offerti di svolgere un esperimento universitario:<br />

leggere una cartella clinica intitolata il<br />

Ladro di Anime. Dopo le prima sette pagine viene<br />

loro concesso di ritornare sui propri passi. Solo due<br />

ragazzi decidono di rimanere, una coppia di fidanzati<br />

che hanno bisogno di soldi. Da quel momento in<br />

poi, però, devono leggere il referto senza fermarsi ed<br />

entrare a far parte degli orrori che il Ladro di Anime<br />

n° 6 anno XII<br />

Il ladro di anime di Sebastian Fitzek<br />

offre loro.”<br />

di Francesca Laura Nava<br />

Particolarmente sorprendente si rivela l’abilità<br />

dell’autore nel coinvolgere il lettore dentro i diversi<br />

stati di coscienza alterati dei protagonisti, in grado<br />

di creare nell’uditorio una tensione continua. Risultano<br />

infatti talmente precise le conoscenze mediche<br />

presenti nel romanzo da lasciare il lettore sbalordito<br />

e ipnotizzato.<br />

E per chi si appassionasse all’autore, consiglio anche:<br />

La Terapia (2007)<br />

Il Bambino (2009)<br />

Entrambi romanzi che hanno fatto molto apprezzare<br />

il genio di Fitzek all’estero, in particolar modo in<br />

Germania.<br />

PRATICANTATI 27


Film -<br />

Telefilm<br />

Il film “21” racconta gli incredibili avvenimenti che<br />

sconvolgono la vita dello studente Ben Campbell.<br />

Ben vive a Boston ed è talmente bravo in matematica<br />

da sperare di entrare all'MIT. A causa di problemi<br />

finanziari si presenta ad un colloquio facendo richiesta<br />

per una borsa di studio. Proprio in questa conversazione<br />

gli viene chiesto di raccontare una sua esperienza<br />

di vita così “stregante” da fargli meritare i<br />

finanziamenti per gli studi.<br />

E i 120 minuti di film sono quasi tutti occupati dal<br />

racconto di questo episodio: Ben sta cercando di<br />

mettere da parte soldi per l'università lavorando in<br />

un negozio di vestiti con degli amici, ma i suoi guadagni<br />

sono chiaramente troppo pochi per pagarsi gli<br />

studi. Grazie alle sue capacità nella scienza dei numeri,<br />

Ben si fa notare dal professore Mickey Rosa,<br />

che una sera lo fa convocare in un'auletta della<br />

scuola. Qui si presentano al ragazzo dei suoi coetanei<br />

che fanno parte di una squadra di Black<br />

Jack capeggiata dal professor Rosa. Questi ogni<br />

fine settimana si recano a Las Vegas dove, attraverso<br />

un metodo di conteggio delle carte che<br />

gli permette di sapere quali carte sono ancora<br />

nel mazzo, “sbancano” diversi casinò, facendo<br />

un sacco di soldi. Inizialmente Ben è restio ad<br />

unirsi al gruppo, ma vede in questa proposta<br />

un'occasione di trovare i soldi di cui ha bisogno:<br />

infatti accetta, con l'idea di smettere appena<br />

raggiunta la cifra necessaria per entrare<br />

al'MIT (300.000 dollari). Ma presto lo studente<br />

prodigio si rende conto che quella squadra non<br />

è solo un modo di fare i soldi, ma anche un<br />

mondo parallelo, nel quale può essere chi vuole<br />

e che però deve tenere nascosto ai suoi veri amici,<br />

quelli di Boston che lo hanno accompagnato<br />

per una vita e che iniziano a diffidare di<br />

lui. Ma la città del peccato coinvolge tanto il<br />

ragazzo da farlo continuare a giocare anche dopo<br />

aver superato la somma necessaria agli studi<br />

all'MIT. Ma una sera, poco prima di iniziare a<br />

giocare, litiga con il professor Rosa, che se ne<br />

va indignato giurando di vendicarsi. Nonostante<br />

questo imprevisto la squadra decide comunque<br />

di entrare in campo, ma Cole Williams, che<br />

ha il compito di evitare truffe all'interno del<br />

casinò, capisce che Ben sta utilizzando il sistema<br />

del conteggio delle carte, e lo porta di peso<br />

in uno scantinato dove lo prende a pugni e gli<br />

28 PRATICANTATI<br />

21<br />

di Dario Amadori<br />

fa giurare di non tornare mai più a Las Vegas. Così<br />

il ragazzo torna nella camera del suo dormitorio pieno<br />

di lividi e si accorge di avere un problema più<br />

grosso dei dolori provocati dalle ferite: il professor<br />

Rosa gli ha preso tutti i soldi che aveva guadagnato<br />

col Black Jack e gli ha dato un'insufficenza in matematica,<br />

complicandogli il percorso verso l'università.<br />

Ma Ben non è uno smidollato, uno che molla facilmente,<br />

e pur di avere i soldi per l'università, escogita<br />

un piano arguto che coinvolge la squadra di<br />

Black Jack e il suo nemico giurato: Mickey Rosa.<br />

Ho trovato questo film particolarmente interessante<br />

e avvincente, nonostante un inizio lento e forse un<br />

po' noioso. Le avventure di Ben Campbell vogliono<br />

insegnarci che possiamo realizzare molte cose apparentemente<br />

impossibili attraverso il coraggio e l'insistenza,<br />

e che neanche il più cattivo tra i cattivi è imbattibile.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Film -<br />

Telefilm<br />

Alice Alice Alice Alice in in in in Wonderland Wonderland Wonderland Wonderland di Tim Burton<br />

Titolo: Alice In Wonderland<br />

Regista: Tim Burton<br />

Cast: Johnny Depp, Mia<br />

Wasikowska, Helena Bonham<br />

Carter, Anne Hathaway<br />

Anno: 2010<br />

Alice Kingsley è una ragazza di<br />

diciannove anni dell’alta società.<br />

Ama sognare e detesta formalità e<br />

imposizioni. Così, dopo aver perduto<br />

l’amato padre, si ritrova di<br />

fronte ad una proposta di matrimonio<br />

da parte di un irritante promesso<br />

sposo. Confusa, Alice fuggirà<br />

dalla sua vita, trovando rifugio in<br />

un mondo fantastico. Seguendo un<br />

coniglio bianco all’interno della<br />

sua tana, Alice cadrà in un buco<br />

che la porterà in un mondo folle,<br />

dove tutti sembrano aspettarla e<br />

chiedersi se è l’Alice giusta.<br />

Alice conosce quel mondo, è il teatro<br />

dello strano incubo che la tormenta<br />

sin da quando era bambina:<br />

il mondo delle meraviglie.<br />

Alice è già stata in quel luogo, solo che non lo ricorda.<br />

Ora i suoi amici di un tempo vogliono che lei li<br />

aiuti a spodestare la perfida Regina Rossa, che ha<br />

rubato il trono alla sorella la Regina Bianca. Solo<br />

così Alice potrà riportare la pace e la serenità in quel<br />

mondo.<br />

Alice in Wonderland, l’ultimo capolavoro di Tim<br />

Burton firmato Disney, è un film che ha entusiasmato<br />

molti spettatori, ma ne ha parzialmente delusi altri.<br />

Forse perché questi ultimi si attendevano troppo<br />

dal genio del cinema Burton, il quale è sempre stato<br />

in grado di stupire e ammaliare le platee ma che,<br />

senza dubbio, questa volta ha forse ceduto un po’<br />

troppo al marchio Disney, conformandosi alle caratteristiche<br />

tipiche del brand, adatte a piacere a bambini<br />

e adulti di ogni età.<br />

In effetti, nonostante ci siano senz’altro numerosi<br />

elementi che portano il marchio del fantasioso regista,<br />

ce ne sono altri, anche se forse meno importanti,<br />

che non convincono a pieno.<br />

di Francesca Laura Nava<br />

Anche in questo<br />

film, l’accoppiata<br />

Burton – Depp ha<br />

dato i suoi frutti: il<br />

Cappellaio Matto<br />

è uno dei personaggi<br />

che più convincono<br />

ed entusiasmano<br />

lo spettatore,<br />

il quale si<br />

sente catturato dal<br />

verde foglia che<br />

colora gli occhi di<br />

Johnny Depp.<br />

Un’altra attrice<br />

che stupisce e affascinamoltissimo<br />

è Helena Bonham<br />

Carter, la<br />

moglie di Burton,<br />

alla quale il marito<br />

assegna sempre<br />

i ruoli più insoliti,<br />

quale sfida che,<br />

peraltro, lei riesce<br />

sempre a portare a<br />

termine con grande successo. Questa volta, nei panni<br />

della Regina Rossa, la Carter strabilia gli spettatori<br />

presentandosi con una testa immensa a forma di cuore.<br />

Subdola, crudele, ma comunque sola, la Regina<br />

Rossa è un altro degli elementi che contribuiscono a<br />

rendere un capolavoro il film di Burton.<br />

Anche molti altri personaggi, come per esempio lo<br />

Stregatto, o Pinco Panco e Panco Pinco, sono molto<br />

amati dal pubblico. Il primo per le dolci sembianze<br />

che per nulla ricordano il gatto rosa proposto nel cartone<br />

Disney; i secondi per la loro simpatia e<br />

“confusione” che diverte alquanto. In definitiva, un<br />

gran bel film, dal quale però, forse troppi si aspettavano<br />

di più, rimanendo così delusi da quello che è<br />

comunque un capolavoro di immaginazione e di tecnologia.<br />

Alcuni, infine, hanno sostenuto che l’uso del 3D sia<br />

superfluo. Personalmente trovo invece che la possibilità<br />

di vedere, di vivere la profondità del mondo di<br />

Carroll sia una possibilità da non perdere assolutamente<br />

perché regala emozioni impagabili. Il tutto,<br />

accompagnato da una colonna sonora da riascoltare.<br />

n° 6 anno XII PRATICANTATI 29


Sport<br />

Aspettando i mondiali…<br />

Ricordo perfettamente la sera del 9 luglio<br />

2006. Ero da poche ore arrivato a<br />

Malta per un viaggio di studio, ma a<br />

turbare i miei pensieri non erano le due<br />

settimane che avrei trascorso nell'isola.<br />

Quello era l'ultimo dei miei problemi.<br />

Ciò che aspettavo con ansia era quella<br />

finale dei mondiali di calcio, a Berlino,<br />

in cui l'Italia di Cannavaro avrebbe sfidato<br />

la Francia di Zidane.<br />

Zinedine che calcia un rigore incredibile<br />

e che poco dopo atterra Materazzi<br />

con una testata, il pareggio degli Azzurri,<br />

la vittoria dell'Italia ai rigori con<br />

il goal finale di Grosso e il nostro capitano<br />

che alza la coppa tra boati, urla e flash di<br />

macchine fotografiche. Non dimenticherò mai<br />

quella sera: subito dopo la novella notizia siamo<br />

tutti usciti dall'hotel e abbiamo urlato senza ritegno<br />

per oltre trenta minuti.<br />

Adesso però siamo alla resa dei conti: riuscirà<br />

l'Italia a guadagnarsi una quinta stella sulla sua<br />

maglia vincendo in Sud Africa? La nostra nazionale<br />

si è mostrata molto incerta nella Federation<br />

Cup, mostrando molte difficoltà. L'età<br />

“avanzata” di alcuni dei nostri principali giocatori<br />

è indice di esperienza o rischio di senilità?<br />

Sono tanti i dubbi che sorgono sulla squadra e<br />

altrettanti sono pronostici per i nuovi campioni<br />

del Mondo.<br />

Inizieranno l'11 giugno i mondiali ospitati dal<br />

Sud Africa, stato che aveva già fatto richiesta di<br />

ospitare la Coppa del Mondo nel 2006 e che può<br />

vantare di essere il<br />

primo Paese africano<br />

ad accoglierla. Parteciperanno,<br />

tra le più<br />

importanti, le squadre<br />

di Inghilterra,<br />

Germania, Spagna,<br />

Italia, Argentina,<br />

Brasile, Francia e<br />

Sud Africa.<br />

Credo che questi<br />

30 PRATICANTATI<br />

di Dario Amadori<br />

mondiali abbiano un'importanza particolare perché<br />

vengono per la prima volta svolti in Africa:<br />

il Sud Africa, che è lo stato africano (esclusa<br />

l'area del Magreb) più avanzato, grazie a questo<br />

evento di portata internazionale, ha l'occasione<br />

di fare un ulteriore passo verso i continenti più<br />

ricchi.<br />

Sono molte le organizzazioni che cercano di<br />

aiutare l'Africa, tra queste si distingue l'H2gol,<br />

compagnia lanciata da AMREF (con l'appoggio<br />

della Federazione Italiana Giuoco Calcio) in<br />

occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua<br />

del 22 marzo, che cercherà di fornire acqua al<br />

Kenya con la costruzione di pozzi e acquedotti.<br />

Purtroppo, è fresca la notizia che Al Qaida abbia<br />

minacciato gli ormai prossimi Mondiali: sono<br />

agghiaccianti le parole comunicate dell'Aqmi, il<br />

braccio armato di al Qaida: «Come potrebbe essere<br />

sorprendente la partita tra Stati Uniti e Gran<br />

Bretagna trasmessa in diretta e in uno stadio<br />

stracolmo di spettatori quando il boato di una<br />

esplosione si propagherà attraverso gli spalti,<br />

l'intero impianto sarà sotto sopra e i morti si<br />

conteranno a decine e centinaia, ad Allah piacendo».<br />

Sperando che ciò non accada, e che tutto si svolga<br />

senza problemi o intoppi, auguriamoci che<br />

negli attesissimi mondiali in Sud Africa la nostra<br />

squadra faccia una bella figura!!<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Info &<br />

Fun<br />

TACHICARDIA AMOROSA<br />

Cari Prataioli,<br />

Eccoci qua con nuove straordinarie lettere! Mi raccomando continuate a scriverci! Adoriamo le vostre lettere,<br />

sono profonde e divertenti!<br />

La Vostra Consigliera di Fiducia Chocolat<br />

Cara Chocolat,<br />

sono innamorata di una ragazzo di ventitré anni. Purtroppo tutti mi dicono che è troppo grande, ma lui<br />

sostiene che poi sono solo cinque anni o poco più di differenza e poi è così dolce con me… Non riesco a<br />

lasciar perdere, a non pensare a lui!<br />

Noi non stiamo insieme, ma lui me lo ha chiesto e io non riesco a dire di si o di no. Non riesco a decidermi,<br />

non capisco quale sia la cosa giusta.<br />

Ascolto lui, che conosco da poco più di un anno (e il mio cuore), o le mie coetanee, mie amiche da sempre?<br />

Grazie in anticipo del consiglio,<br />

-una del Prati-<br />

Ragazzi! 5 anni in più è proprio un investimento. Cara vai controcorrente! Stando alle ultime novità, infatti,<br />

i ricercatori dicono che noi donne dovremmo accalappiare uomini di 5 anni di meno perché così si vivrebbe<br />

circa per lo stesso tempo! Insomma Demi Moore e Madonna hanno fatto la mossa del secolo! Significa<br />

semplicemente che tu, cara la mia “una del Prati”, vivrai un po’ di più da vedova!<br />

Le tue amiche hanno ragione da un lato, insomma cercano di proteggerti, hanno paura che questo ragazzo ti<br />

stia prendendo in giro. Questo tu sola lo sai e io ti consiglio di ascoltare il tuo cuore. Lasciati trasportare<br />

dall’amour, ma sempre tenendo gli occhi aperti! E se proprio non funziona puoi sempre tornare indietro.<br />

Chocolat<br />

Cara e gentile Chocolat,<br />

complimenti per le risposte che dai a noi che cerchiamo il tuo aiuto.<br />

Ho da sempre avuto un carattere molto chiuso e timido, e ho sempre paura di essere rifiutata da tutti benchè<br />

abbia, a quanto dice mia nonna, con la quale vivo, un bel fisico e un bel viso.<br />

Ultimamente sono attratta dal mio vicino di banco, anche lui abbastanza chiuso, che di tanto in tanto mi<br />

fissa credendo che io non me ne accorga, quasi di nascosto. Né io né lui faremo mai il primo passo. È<br />

una situazione bloccata. Ti prego Chocolat, infondimi coraggio!<br />

Grazie in anticipo<br />

Annie 93<br />

Cara Annie,<br />

grazie per la tua lettera!<br />

Io partirei proprio dalle parole di tua nonna (sai le nonne sono molto sagge) per iniziare a trovare un po’ di<br />

autostima e provare ad uscire dal guscio. Tira fuori la pantera che c’è in te. Non ti manca nulla, cerca di<br />

essere spontanea e aprirti un po’ al mondo, iniziando dal tuo vicino di banco, che è anche la cosa più semplice.<br />

Probabilmente anche lui non attende altro che un gesto, uno sguardo più dolce del solito. Alle volte<br />

fare il primo passo costa molto, ma è la soluzione migliore. Bisogna imparare che un eventuale rifiuto non<br />

è la fine del mondo e che solo vivendo potremo poi pensare di aver sbagliato.<br />

Chiedigli tranquillamente di uscire con la scusa di una pizza e invita altri amici così non renderai la cosa<br />

troppo esplicita!<br />

Annie ce la puoi fare! Inizia a osservarlo anche tu durante le lezioni, sorridigli (occhio ai moscerini), scuoti<br />

i capelli e sii te stessa!<br />

n° 6 anno XII PRATICANTATI 31


Ciao!<br />

Ho un problema con il ragazzo di una mia amica. Non so cosa fare perché a volte mi comporto male con<br />

lei e lei non capisce il perché. Il suo ragazzo spesso quando rimaniamo soli cerca di baciarmi, ma io non<br />

so come comportarmi, perché se da una parte lui mi piace molto, dall’altra non voglio perdere un’amica.<br />

Help!<br />

La Depressa<br />

Cara Depressa,<br />

ahi ahi ahi!! Quando sento queste cose mi arrabbio molto! Per me l’amicizia è sacra e non rischierei di distruggerla<br />

per un ragazzo! Tra l’altro questo ragazzo mi pare sia un farabutto, è un imbroglione, si comporta<br />

proprio male con la sua ragazza! L’unica cosa che mi sento di dirti, è che se proprio sei sicura dei sentimenti<br />

che provi per lui e se credi che ne valga davvero la pena, parlane chiaramente con la tua amica e non<br />

fare nulla dietro le sue spalle! Magari non subito, ma sono sicura che apprezzerà la tua sincerità. Ricorda i<br />

ragazzi vanno e vengono, ma le amicizie rimangono! Comunque non mi pare valga la pena rovinare<br />

un’amicizia per un bugiardo!<br />

Cara Chocolat,<br />

sono una ragazza felicemente fidanzata da ormai molto<br />

tempo. Tuttavia da un po’ di tempo a questa parte,<br />

ogni volta che entro nella mia classe il mio sguardo<br />

cade su G.S. e mi sento sciogliere dentro. Lui ogni volta<br />

che i nostri occhi si incontrano mi sorride, ma sempre<br />

con la stessa espressione piatta. Quasi ebete. È un<br />

tipo piuttosto apatico. Secondo te devo lasciare il mio<br />

ragazzo per lui?<br />

Grazie<br />

C.92<br />

P.S. ama la pasta, invitarlo fuori a cena?<br />

Cara C.92,<br />

diciamo che tra le righe<br />

della tua lettera la risposta<br />

te la sei data da sola!<br />

Insomma se questo tuo<br />

c o m p a g n o h a<br />

un’espressione piatta,<br />

quasi ebete ed è apatico<br />

non so se ne valga la<br />

pena! Dalla tua descrizione<br />

sembra tanto un<br />

pesce lesso un po’ impacciato!<br />

Prova a paragonarlo al<br />

tuo fidanzato: fai la classica<br />

lista dei pro e contro<br />

-che tra l’altro è molto<br />

spassosa da fare con<br />

le amiche- e prova a capire<br />

se in lui ravvedi<br />

32 PRATICANTATI<br />

delle qualità diverse magari migliori (per intenderci,<br />

non pesce lesso, ma brillante, intelligente,<br />

carino, ecc).<br />

Poi non trarrei conclusioni affrettate, una sera<br />

fuori con questo compagno te la puoi pure concedere:<br />

magari è solo perché la tua storia è già<br />

consolidata che hai dei dubbi, e alla nostra età, si<br />

sa, magari si vuole provare qualche brivido nuovo.<br />

Potrai così scoprire se G.S. “si trasforma in<br />

un principe” oppure se rimane un ranocchio.<br />

Male che vada, almeno ti sarai mangiata una<br />

buona pastasciutta!<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Poesia<br />

DOLCE RESPIRO<br />

C’è un dolce sospiro<br />

che pervade l’anima<br />

quando tutto il resto se n’è andato.<br />

Una dolce allegria<br />

che ama chi non si sente amato.<br />

L’infinito aspetta<br />

chi siede sul ciglio di una strada,<br />

chi l’ha dimenticata,<br />

chi aspetta qualcuno che mai arriverà.<br />

La luna risplende sul mare<br />

e rende preziose<br />

le lacrime che rigano le guance.<br />

Il cuore non chiude le porte<br />

all’anima di chi ha errato.<br />

C’è un dolce sospiro<br />

che pervade l’anima<br />

quando è troppo tardi, o troppo presto.<br />

Un fiore che piange.<br />

Una stella che grida.<br />

Un desiderio che sboccia.<br />

Attimi di eterna armonia<br />

e speranze folli<br />

in cui la vera essenza del cuore<br />

sprigiona fulmini di malinconia.<br />

Sangue di lacrime<br />

sgorga dal cuore.<br />

Strade deserte<br />

che accolgono luci solitarie.<br />

C’è un dolce sospiro<br />

che pervade l’anima<br />

quando ti accorgi che tutto ciò<br />

che potresti dire<br />

è già stato detto.<br />

Una semplice vittoria<br />

che appare più che altro una sconfitta.<br />

Tempo che nega la speranza<br />

che cancella i sorrisi<br />

e graffia ciò che non capisce.<br />

Lunghe bacchette di legno<br />

che spezzano i sogni<br />

e arano la fantasia<br />

gettandone i semi al vento.<br />

C’è un dolce sospiro<br />

che pervade l’anima<br />

quando il sole acceca<br />

e il buio spaventa.<br />

Candide piume<br />

per nascondere lame affilate.<br />

Momenti di tristezza<br />

di lacrime amare<br />

di pioggia incessante<br />

di fiori e di rose<br />

di amore e di odio<br />

di gioia e dolore.<br />

Sguardi dimenticati<br />

di persone speciali.<br />

C’è un dolce sospiro<br />

che pervade l’anima<br />

quando il treno della vita<br />

si ferma in stazione<br />

e non si sa se scendere o salire.<br />

Quando le mani smettono di scrivere.<br />

Quando gli occhi smettono di piangere.<br />

Quando l’amore cura<br />

ferite invisibili<br />

che bruciano di fresco.<br />

Quando la musica smette di suonare.<br />

Quando la pergamena<br />

brucia sul rogo.<br />

Quando le parole smettono di dire.<br />

C’è un dolce sospiro<br />

che pervade l’anima<br />

quando mi accorgo<br />

che vorrei un foglio bianco<br />

per disegnare<br />

con grande maestria<br />

una luce accecante<br />

per rendere cieca<br />

l’ipocrisia del mondo<br />

e la gentilezza degli ipocriti<br />

per nascondere i solchi<br />

di quell’aratro poco attento<br />

e coprire<br />

con uno strascico di seta<br />

il dolore del mondo.<br />

ZWIELICHT<br />

L'alba tinge di corno il cielo freddo<br />

occhieggiano luci in un rivo scuro<br />

lontano vibrano gravi campane<br />

nell'aria tersa cucita di ghiaccio.<br />

Nadia Pocher<br />

CIO’ CHE VORREI URLARE<br />

Enrico Dal Fovo<br />

Che il ghiaccio sul mio volto<br />

si sciolga in riso,<br />

che tanto limpido era un tempo!<br />

E amore, allevia le pene<br />

dello scorrere del tempo,<br />

che solo nebbia<br />

ora i miei occhi vedono!<br />

Ascolterò la voce<br />

che mi urla in petto,<br />

ah, sono stata ignobile ad ignorarla!<br />

E grida “accettami mondo,<br />

perché io non ci riesco.”<br />

Georgiana Leveghi<br />

n° 6 anno XII PRATICANTATI 33


Racconti<br />

Balla il mio tango. Scendi nella mia notte. Spegni le<br />

mie candele. Vieni, vieni ancora una volta.<br />

Seduto alla sua scrivania, il poeta non aveva né abbastanza<br />

lacrime né abbastanza inchiostro per scrivere.<br />

Le parole restavano un sussurro, l’aria le divorava e<br />

già non gli appartenevano più.<br />

Balla il mio Tango.<br />

Il poeta conosceva una canzone antica, ma non sufficientemente<br />

antica per poterla tradurre sulla carta. La<br />

notte sperperava i significati, la luce della luna non<br />

esisteva più.<br />

Il poeta non ricordava l’ultima volta in cui le lenzuola<br />

del letto avevano avvolto una forma differente dalla<br />

sua.<br />

Lui era solo. Altrimenti, non sarebbe stato un poeta.<br />

Balla il mio tango.<br />

Il fantasma di lei entrò dalla finestra in silenzio. Neppure<br />

le tende ebbero un sussulto. Il Poeta neanche la<br />

vide. Era la prima volta che lei entrava da quella finestra.<br />

Quando era stata in vita, era<br />

entrata al suo fianco, salendo<br />

le scale con una risata, soffocando<br />

la voce contro le sue<br />

labbra.<br />

Come fantasma, non osò scivolargli<br />

vicino. Immobile davanti<br />

al davanzale, gli occhi<br />

pallidi di morte percorsero la<br />

sagoma intera del poeta. Ma<br />

non appena egli sollevò lo<br />

sguardo, vide il nulla.<br />

Scendi nella mia notte.<br />

La seconda volta lei entrò con<br />

un soffio di vento. Le persiane<br />

erano spalancate come la volta<br />

precedente, ma il poeta non<br />

era seduto alla scrivania. Camminava<br />

avanti e indietro, mordendosi<br />

le labbra mentre negli occhi passavano le ombre<br />

di chi pensa e non riesce a sentire la propria voce.<br />

Il fantasma di lei allungò una mano verso di lui, e la<br />

carezza attraversò la pelle.<br />

Il poeta sollevò lo sguardo e vide i contorni sfocati di<br />

lei. I tratti sbiaditi di un acquarello, avrebbe detto lui<br />

più tardi, ma non lo sapeva ancora. Non sarebbe stato<br />

in grado di dire alcuna parola, in quel momento. Neppure<br />

una. La fissò in silenzio.<br />

Lei spostò lo sguardo come chi prova vergogna. A-<br />

34 PRATICANTATI<br />

Rien Rien Rien ne ne va va plus<br />

plus<br />

vrebbe parlato, lei, se avesse potuto.<br />

di Martina Folena<br />

Spegni le mie candele.<br />

La terza notte lei arrivò durante il temporale e si sorprese<br />

di trovare la finestra aperta. Il temporale graffiava<br />

le tende, lacerava il silenzio, e il poeta sembrava<br />

non sapere niente di tutto questo. Era seduto al tavolo.<br />

Scriveva.<br />

Quando lei si fece avanti, lui sussultò e la penna lasciò<br />

una sbavatura alla fine della frase.<br />

Si prese la testa fra le mani e la fissò intensamente.<br />

“Perché non dici niente?” le chiese. Lei scosse la testa,<br />

semplicemente.<br />

“Ho bisogno che tu mi parli. Ho bisogno che tu mi<br />

dica qualcosa.” Disse ancora lui. Lei strinse le labbra<br />

trasparenti. Indietreggiò.<br />

Lui si alzò dalla sedia, tentò di imprigionarla in un<br />

abbraccio, ma tra le mani non gli restò neppure<br />

un’ombra.<br />

“Torna, almeno! Torna ancora! Ancora una volta!”<br />

Quella notte il poeta mi invocò,<br />

dicendomi che avrebbe<br />

rinunciato a tutte le sue parole,<br />

alla sua stessa vita, pur di<br />

poter sentire ancora una volta<br />

la voce della donna che aveva<br />

amato. Mi chiamò gridando<br />

a denti stretti. Io, in silenzio,<br />

lo ascoltai nella mia oscurità,<br />

finché le sue grida<br />

divennero troppo forti perché<br />

io le ignorassi ancora.<br />

Entrai nella sua mente, e lui<br />

mi prese.<br />

Vieni, vieni ancora una volta.<br />

L’ultima volta lei venne, e<br />

rimase pietrificata sulla soglia<br />

della finestra.<br />

Il poeta si avvicinò e strinse<br />

la mano del fantasma, impalpabile sagoma in impalpabile<br />

sagoma, trasparente come lei.<br />

I due spettri si guardarono, le mani strette.<br />

«Perché?» chiese lei. Lui non rispose. Aveva avvertito<br />

il suo filo di voce, e gli bastava.<br />

Lasciarono la stanza sciogliendosi nel vento. Dietro di<br />

loro, nella camera, rimasero la boccetta di veleno sul<br />

pavimento, i fogli sparsi sul tavolo, e il mozzicone di<br />

candela.<br />

Quando la candela si spense, tutto sparì nel buio.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Racconti<br />

V O N D E R K A N T S T R A S S E Z U M E A S T C R O S S<br />

In un giorno freddo come l’anima della fiamma che<br />

brucia la punta antica della mia canna. Arrampicarmi<br />

sopra le mura di questi palazzi mi raffredda la<br />

mente. In un giorno squisito come il gusto<br />

dell’acqua bagnata dalla strada e dalla pioggia.<br />

Non c’è terra sopra le mura di Berlino, solo colore<br />

arancione lasciato dal sole, solo le ombre invisibili<br />

della gente passata di qua nei secoli dei secoli dei<br />

secoli dei. Prego che un po’ di quest’energia pervada<br />

il mio spirito, la mia mente, la mia anima, fredda<br />

come una fiamma.<br />

Se scavo un poco in questo mio sentimento, se scavo<br />

un poco in queste mura non riesco a sporcarmi le<br />

dita di sangue, non riesco non riesco a provare un<br />

poco di vita. Scavo.<br />

Secoli di morte, secoli di terrore, secoli di orgasmi,<br />

secoli di sogni inviolabili come un primo amore.<br />

Passati per queste vie, passati sotto<br />

questi archi che sostengono le linee<br />

della metropolitana, passati per questi<br />

sogni disegnati sulle pareti, passati<br />

anche dentro le vostre stanze. Voi, che<br />

mentre qua fuori c’è tempesta, che<br />

mentre qua fuori cerco rifugio protezione<br />

identità all’interno di una casa<br />

abbandonata, mentre conto le gocce<br />

del mio sangue, bevete il vostro te, il<br />

mio flusso vitale.<br />

Di notte, quando mi sveglio, quando<br />

ormai lo stridio del treno non riesce<br />

più a togliermi la pelle, sento ululare<br />

questo vento ghiacciato che mi porta<br />

in un’altra dimensione, in un altro<br />

mondo. Parlo a vanvera, parlo finchè il<br />

fiato non mi finisce, parlo non per ricavare qualcosa<br />

o farvi capire qualcosa, parlo per sentire il suono<br />

della mia voce, per avere la consapevolezza di essere<br />

ancora vivo.<br />

Tu mi lasciasti qua, se ora mi diverto a percorrere le<br />

linee del tram a ritroso, curioso di sapere se mai sarò<br />

in grado di rimanerci in mezzo, se avrò il coraggio<br />

di assaggiare l’acciaio colorato di giallo mischiato al<br />

vetro elettrico, è tutta colpa tua. Eravamo un mostro<br />

a quattro gambe, eravamo la neve che piove dagli<br />

alberi in fiore dei primi di Maggio, eravamo il fondo<br />

Riccardo Schöfberger<br />

di una vaschetta di gelato alla panna sciolto dal sole<br />

giallo di Giugno, talmente invadente da impedirci di<br />

abbracciarci, di sentirci, di congedarci, di piangerci<br />

addosso per tutto la tristezza dell’umanità o meglio<br />

del mio del nostro piccolo mondo.<br />

So quanto avrei voluto abbracciarti quel giorno, volevo<br />

entrarti negli occhi, riuscire a pronunciare quella<br />

parola di congedo. Una parola che mi avrebbe<br />

riempito gli occhi di lacrime, una parola che mi avrebbe<br />

spaccato lo sterno davanti a te, riempendo<br />

tutta la via di sangue. Una parola ce mi suona come<br />

un tradimento da parte mia, un tradimento del mio<br />

passato.<br />

E il tuo portone infine ti ha risucchiato. Ho guardato<br />

tremante prima la vernice marrone, poi il pomello<br />

dorato, infine il campanello e, coll’anima che urlava<br />

inutilmente, col fondo della gola allucinato e fiammante,<br />

mi sono diretto verso la stazione.<br />

Quindi ora scivolo sopra le mura di questi palazzi,<br />

leccando il colore aranciane lasciato dal sole sopra<br />

le mille storie umane, i mille adii che gente meno<br />

illusa di me ha avuto il cuore di pronunciare, forse<br />

senza neanche sentirsi abbandonata.<br />

Quindi ora, nel mezzo della notte, in questo viale<br />

pieno di vuoto pieno di vento gelido, pieno di morte,<br />

cammino lungo la linea del tram, sperando<br />

quell’angelico suono.<br />

Lo stridore della strassenbahn che si prepara a mietere<br />

un’altra vittima. Sono qua, prendimi. Solo qua,<br />

prendimi.<br />

n° 6 anno XII PRATICANTATI 35


Lettere<br />

Controparte per forza: la paura dell’opinione schierata<br />

di Davide Leveghi<br />

Per trattare della controparte mi sembra interessante parlarne più<br />

generalmente, estendendo il discorso all’ambito nazionale. Come<br />

ho già affermato nel mio titolo, io credo che la gente comune, in<br />

Italia, abbia paura di sentire un’opinione controcorrente o contestatoria.<br />

Ma come si può spiegare questa cosa? Personalmente<br />

penso che il timore di leggere un’opinione schierata, magari fuori<br />

dal coro, sia principalmente dovuto al fatto che molti sono intimiditi<br />

dal dire la propria. In una nazione democratica, in cui la libertà<br />

d’espressione è sancita dalla Costituzione, non è certamente normale<br />

che possa succedere ciò, che qualcuno abbia paura di gridare<br />

la sua, di farsi sentire e di difendere la propria idea con le unghie e<br />

con i denti. La paura si trasforma in avversione ed il lettore rimane<br />

infastidito dall’opinione imparziale. Non sto dicendo che la controparte<br />

sia sbagliata, tutt’altro, io credo che la “controparte per<br />

forza”, invece, quella che impedisce che un articolo possa essere<br />

pubblicato se non accompagnato da un appendice che spenga immediatamente<br />

le polemiche sollevate dal primo dei due e che non<br />

lasci il tempo al lettore di pensare con la propria testa, sia un affronto<br />

non solo nei confronti dell’autore ma anche del lettore. Essa<br />

è quindi una forzatura che svilisce non solo l’autore dell’articolo,<br />

ma soprattutto il lettore, che sembra abbia perso la sua capacità<br />

critica. Il giornalino, dunque, a mio modo di dire, riflette questo<br />

riguardo verso il “politicamente scorretto” o l’asprezza nel criticare<br />

o polemizzare su un personaggio noto, un’azienda, una nazione,<br />

ecc, a favore di articoli neutri di sola informazione, piatti, incolori<br />

e privi di qualsiasi spunto che possa dare adito a dibattiti stimolanti<br />

ed interessanti. Per un giornalino scolastico, una scelta del genere<br />

pare un po’ inverosimile oltre che irrealizzabile. Esso non potrà<br />

mai fare esclusivamente informazione, giustamente, poiché dovrà<br />

essere lo strumento a disposizione degli studenti per esprimere il<br />

proprio pensiero, dove farsi notare per la propria capacità critica o<br />

recensoria, o per una dote artistica o narrativa. La controparte per<br />

forza non va bene. L’opinione del singolo non rispecchia quella di<br />

tutti e qualora qualcuno volesse contestare un articolo, civilmente<br />

e liberamente avrà a disposizione gli spazi del giornalino successivo.<br />

Il rifiuto dell'opinione e del pensiero: un problema sociologico<br />

di Angelo Naso<br />

Qualche tempo fa una lettera di critica al giornalino è stata censurata.<br />

E non perchè fosse anonima (l'autore si è dichiarato), come è<br />

stato detto dalla redazione, ma piuttosto perchè, ritengo, giudicata<br />

poco costruttiva per un giornale scolastico in continuo sviluppo.<br />

Nel mese appena trascorso è stato censurato l'articolo di Davide<br />

Leveghi sui problemi riguardanti la Libia. È arrivato il momento<br />

di intervenire e di rendere noti ai lettori tali fatti. Raramente scrivo<br />

di politica (semplicemente perchè credo di essere più portato<br />

per altre cose), ma adesso più che mai sento il bisogno di prendere<br />

la parola su una discussione che interessa direttamente il nostro<br />

liceo.<br />

Ma quello di <strong>Praticantati</strong> dell'anno 2009/2010 (e in particolare<br />

degli ultimissimi numeri) è un problema che non riguarda soltanto<br />

il buonismo tragicamente moralista con il quale si censurano gli<br />

La controparte<br />

Date le discussioni che hanno animato finora le riunioni della redazione del giornalino, ci è sembrato interessante rendere partecipi<br />

i lettori di questa questione. Il problema si è sollevato riguardo gli articoli d’opinione, in particolare quelli politici, che, secondo<br />

noi non devono essere pubblicati solo con annessa una relativa controparte. Ci piacerebbe che i lettori, destinatari dei nostri<br />

articoli, dicessero la loro riguardo l’impostazione generale del nostro giornalino, aprendo magari una discussione sul sito.<br />

36 PRATICANTATI<br />

articoli di politica: gli spunti per un'acuta e necessaria riflessione<br />

sono in realtà maggiori e più diffusi. Primo fra tutti un quasi totale<br />

disinteresse per i testi “creativi” in senso lato (poesie, racconti,<br />

discussioni filosofico-artistiche), al posto dei quali si stanno imponendo<br />

sterili articoli di blanda informazione, più credibili come<br />

contenuto della toporubrica “Zoom” che come frutto dei pensieri<br />

di giovani intellettuali. Purtroppo buona parte degli articoli che<br />

compaiono su <strong>Praticantati</strong> ha la consistenza di canne al vento, ma<br />

poco importa: le vendite fruttano sempre di più e i liceali desiderosi<br />

di prendere parte al progetto aumentano. Quello che manca è<br />

uno sguardo critico e costruttivo; tutto passa, e tanto meglio se<br />

l'articolo è una rubrica di lettere d'amore piuttosto che un'opinione<br />

politica. In fondo <strong>Praticantati</strong>, nel suo piccolo, è l'inconscia e istintiva<br />

reazione ad un clima politico e sociale instabile: è la rassicurante<br />

dimostrazione che i giovani d'oggi non sono soltanto ribelli<br />

che manifestano per le proprie idee, spesso poco inclini ai<br />

compromessi del “politically correct”, ma anche amabili (e innocui)<br />

ragazzini lobotomizzati dall'imperialismo di una cultura mediocre<br />

come solo quella americana può essere, e dediti pertanto al<br />

culto di MTV, della Coca-Cola e del consumismo sfrenato. E i<br />

pochi a cui non va a genio tale atteggiamento vengono subito<br />

messi a tacere. Perchè? La motivazione cambia di volta in volta:<br />

se va bene è perchè dal testo proposto emerge una parte politica o<br />

anche solo un'opinione (cosa del tutto legittima, a mio parere),<br />

oppure perchè «i toni sono troppo accesi» e quindi l'articolo necessita<br />

di una revisione (come è accaduto con l'articolo di Davide,<br />

che io non ho trovato affatto sopra le righe), se va male perchè «la<br />

caporedazione ha deciso così» e tale scelta operata da chi gestisce<br />

il giornalino non può essere messa in discussione (per paura?),<br />

anche se gran parte dei lettori e dei redattori non la condivide.<br />

D'altronde questa è soltanto l'ennesima dimostrazione di quanto<br />

<strong>Praticantati</strong> sia in realtà un giornalino senza ideali, la cui filosofia<br />

risulta insultante nei confronti di chi scrive e, soprattutto, di chi<br />

legge.<br />

Perché tutelare i lettori pigri?<br />

di Francesca Pedron<br />

Quello che Davide e Angelo hanno già detto a riguardo potrebbe<br />

essere sufficiente per spiegare il nostro malcontento, ma scriverò<br />

comunque qualcosa anch’io. Ho iniziato a scrivere sul giornalino<br />

per pura casualità. Dopo essere stata eletta come rappresentante,<br />

Silvio ha dato la possibilità a Fabrizio e a me di utilizzare questo<br />

strumento per tenervi informati sulla consulta. Così ho iniziato ad<br />

andare alle riunioni e a leggere il giornalino in maniera più attenta<br />

e critica. Sempre casualmente, un paio di mesi fa ho letto l’articolo<br />

di Leveghi su Obama. Non avrei mai pensato che un semplice<br />

articolo su <strong>Praticantati</strong> potesse farmi notare particolari su cui mai<br />

mi ero soffermata prima. Sono andata quindi ad informarmi e ho<br />

scoperto che tutte le affermazioni fatte da Davide erano corrette,<br />

provate. Da quel momento in poi ho sempre letto gli articoli di<br />

Leveghi, indipendentemente dalla lunghezza e dall’argomento.<br />

Sapevo che in ogni caso avrei imparato qualcosa. Questo secondo<br />

me non va, non deve essere bloccato! Sarebbe ingiusto e sbagliato<br />

farlo. La controparte c’è, quando c’è qualcosa da controbattere; se<br />

l’articolo non viene pubblicato è chiaro che non potrà provocare<br />

né consensi né dissensi.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


Mi ha scoraggiato sapere che l’ultimo numero ha riscosso parecchio<br />

successo perché oltre a recensioni di libri, film e argomenti di<br />

svago non c’era nulla. Ma va bene così. Gli articoli corti, leggeri<br />

per niente noiosi accontentano quella larga parte di noi che di attualità,<br />

di politica se ne frega. Ma la cosa peggiore è che liquidiamo<br />

tutto dicendo: “la politica è uno schifo, non cambierà mai, che<br />

se frega!” . Be’ devo dire che è un atteggiamento molto costruttivo.<br />

Mi complimento. Peccato che i giovani siamo noi! Peccato che<br />

tutto dipenderà da come agiamo e peccato che le cose non cambiano<br />

da un giorno all’altro, ma soprattutto non cambiano da sole. Io<br />

non voglio fare la morale a nessuno perché c’è già tanta gente che<br />

lo fa e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, dico solo che chi ha<br />

qualcosa da dire, lo deve fare senza doversi preoccupare di avere<br />

per forza una controparte. Bisognerebbe valorizzare chi un’idea se<br />

l’è fatta, non tutelare i pigri che di interessarsi non ci pensano neanche.<br />

È assurdo.<br />

Il giornalino dovrebbe riflettere una realtà scolastica viva e questo<br />

significa che non dobbiamo avere tutti per forza le stesse idee!<br />

Sarebbe terribile e preoccupante.<br />

Da dove nasce questa voglia di inoffensività?<br />

di Riccardo Schöfberger<br />

Scrivo sul giornalino da quando frequento questa scuola e ne ho<br />

potuto vivere le varie evoluzioni. Quest'anno <strong>Praticantati</strong> sembra<br />

avere più successo e più partecipazione rispetto agli anni scorsi,<br />

grazie probabilmente a una maggiore attrattività data dalla pubblicità<br />

e a un maggiore investimento di energie nel progetto da parte<br />

dei caporedattori. Ciò ha portato come risultato positivo un sensibile<br />

aumento dello spessore del giornalino e, presumo, un più alto<br />

numero di copie vendute. Ora analizziamo però i risultati negativi.<br />

Una cosa inedita in redazione che quest'anno mi ha colpito è stato<br />

Risposta dei caporedattori<br />

Innanzitutto riteniamo giusto iniziare questa lettera di risposta,<br />

mostrando come sia effettivamente anche questo un articolo di<br />

controparte, ma per arrivare a trattare questo punto riteniamo più<br />

chiaro iniziare esaminandone un altro, anche questo un argomento<br />

contestato dalle lettere precedenti: la censura.<br />

Cos’è la censura? Il buon Garzanti recita così: […] controllo di<br />

libri e spettacoli e corrispondenza praticato in guerra … critica,<br />

disapprovazione, riprovazione, provvedimento punitivo… opposizione<br />

alla libera espansione degli istinti esercitata dalle esigenze<br />

della coscienza morale.<br />

E’ stata applicata tanti anni fa in Italia, e lo è tuttora in certi paesi<br />

del mondo che stanno attraversando un triste periodo di oppressione,<br />

privazione delle libertà e di contingentamento culturale, ed è<br />

volta a non far pensare liberamente le persone ma ad incanalare le<br />

libertà ed i pensieri nella direzione voluta dall’oppressore.<br />

Nella società moderna e democratica in cui abbiamo la fortuna di<br />

vivere, con tutte le sue contraddizioni e difficoltà, a volte si parla<br />

di “censura leggera” quando ad esempio su un giornale non vengono<br />

pubblicate lettere anonime od apocrife.<br />

<strong>Praticantati</strong> è il contrario: mantiene salda la propria libertà di pensiero<br />

e di parola, sbandierandola nero su bianco su queste pagine,<br />

nonostante alcuni (fortunatamente pochi, pochissimi, forse non più<br />

di quattro…) vorrebbero farne una pubblicazione di “regime”,<br />

anche sparando a zero contro tutti e talvolta nascondendo la propria<br />

faccia o mitragliando la redazione con proiettili di gomma<br />

nascosti dietro allo schermo del proprio computer.<br />

La “censura” che ci viene imputata non è perciò argomento di<br />

nostra conoscenza, ma crediamo che nell’ottica di dare un servizio<br />

ordinato con una certa logica e strutturato sulla base di informare<br />

oggettivamente piuttosto che orientare politicamente, vada<br />

il maggiore potere che si è autoassunto il caporedattore Silvio.<br />

Potere di censurare, di dire "no, questo articolo, questa frase non<br />

vanno bene, cambiali o non pubblico l'articolo".<br />

Vi elenco ora le censure apportate o solo tentate sugli articoli che<br />

ho scritto a partire da settembre: eliminazione del testo della canzone<br />

"Il mio migliore inganno" del gruppo rap Assalti Frontali<br />

(parlava in modo forte, "quattro milioni di bambini sono sulle<br />

mine, ma fa niente cerca un po' di essere civile", della strumentalizzazione<br />

americana del terrorismo talebano), discussione con<br />

Silvio sul fatto di riportare o no che la band punk C.C.C.P. fingesse<br />

di essere pro-U.R.S.S., cambiamento della parola "fascisti" in<br />

"esponenti dell'estrema destra" (che fa più dolce) e varie discussioni<br />

sul rendere innocenti alcuni termini dell'articolo che invitava a<br />

interessarsi di politica. In più, le censure e i cambiamenti mi sono<br />

sempre stati comunicati pochi giorni prima dell'uscita del giornalino,<br />

in modo che, se anche avessi protestato, ero costretto a stare<br />

zitto perchè "ormai le copie sono in stampa" oppure "cambialo, lo<br />

pubblichiamo sul prossimo".<br />

Penso che questo modo di operare sia stato causato dalle aspettative<br />

di cui Silvio e Martina hanno caricato questo giornalino. Ora<br />

sapete a che prezzo. Vi sembra giusto sacrificare i colori di diverse<br />

opinioni per il successo? Vi sembra giusto considerare un'opinione<br />

un virus in mezzo a un ingranaggio perfetto? Da dove nasce questo<br />

atteggiamento, se non dalla paura di dover affrontare le critiche dei<br />

lettori e non venir incontro a una società che vuole noi giovani<br />

come persone neutre, sempre soddisfatte e felici, perse dietro a<br />

sogni di plastica, prive di qualsivoglia opinione critica? Mi piacerebbe<br />

molto vedere un giornalino in cui gli articoli non debbano<br />

passare attraverso il filtro dei caporedattori (se non, ovviamente,<br />

per correzioni e impaginazione), un giornalino che assomigli più a<br />

un mare che a un deserto.<br />

mediata la pubblicazione di alcuni scritti – di carattere non politico,<br />

ma partitico, ovvero di schieramento e contrapposizione – che<br />

svolgerebbero l’unica funzione di scatenare rabbie e polemiche,<br />

instillando ulteriormente sentimenti di odio sociale, creando conflitto<br />

in un paese dove già ce ne è abbastanza, e dando una visione<br />

distorta di ciò che rappresenta il pensiero complessivo di noi studenti<br />

del Prati.<br />

Pensiamo inoltre che la pubblicazione di articoli di questo carattere<br />

possa determinare l’insorgere di attacchi politici non solo nei<br />

confronti della redazione, cosa che purtroppo è già successa da<br />

entrambe le direzioni allorquando si è parlato di politica internazionale<br />

con un taglio opinionistico, ma anche verso la globalità<br />

degli studenti del Prati e di tutto il comparto studentesco trentino.<br />

Nonostante ciò, dal momento che la nostra posizione personale è<br />

volta al rifiuto categorico di tutti i totalitarismi, le sopraffazioni e<br />

le prevaricazioni, non abbiamo alcun problema a pubblicare anche<br />

questo genere di scritti, ma non vogliamo che la nostra redazione<br />

sia foriera di un qualsiasi orientamento politico. Quindi, per<br />

una questione di equità, nei casi specifici abbiamo deciso di non<br />

tagliare assolutamente nulla per dare libero corso anche alle opinioni<br />

più… “estreme”, purché rispettose della dignità altrui e non<br />

tendenziosamente illegali, inserendo un articolo di “controparte”.<br />

Ma per carità: probabilmente se si fossero proposti altri caporedattori,<br />

avrebbero potuto scegliere di realizzare un giornalino che<br />

trattasse esclusivamente di politica e di una sola e determinata<br />

fazione, e chissà che successo avrebbe avuto! Forse, infatti, gli<br />

studenti del Prati potrebbero essere portati ad interessarsi esclusivamente<br />

di politica nella loro vita (a differenza della maggior<br />

parte dei politici “professionisti”, che ci sembra abbiano anche<br />

altre… per così definirle, passioni), ed a seguire solo una determinata<br />

parte politica (e nessun’altra!). Questa ipotetica situazione ci<br />

ricorda tanto la storia di un tale che, pur non conoscendo la diffe-<br />

n° 6 anno XII PRATICANTATI 37


enza tra carburante e carburatore, non potendo comprare riviste<br />

moderatamente “sexy” per poter saziare le sue passioni più nascoste<br />

senza svelarsi ai suoi genitori particolarmente bacchettoni,<br />

comprava giornali specializzati in automobilismo, solamente per<br />

il bramoso piacere di concedersi l’osservazione di ragazze attraenti<br />

poco vestite, in pose stuzzicanti attorno a costose auto di lusso<br />

piuttosto che a piccole utilitarie, frastornato da dati tecnici che<br />

non gl’interessavano minimamente (velocitamassimapotenzaespressaincavalli-ripresa-consumo-numeropostiasedereprezzo).<br />

Ma questa è un’altra storia… magari verrà trattata nei<br />

prossimi numeri (sempre che esista qualche redattore che abbia la<br />

povertà intellettuale di scrivere su argomenti diversi dalla politica<br />

di regime, e sempre che esista qualche lettore Prataiolo a cui non<br />

interessi solo ed esclusivamente la stessa politica di regime, ovvero<br />

un povero lobotomizzato).<br />

Scusate l’ironia (pensiamo che nella vita sia necessario anche<br />

sdrammatizzare le situazioni più “hot”, magari con un sorriso…),<br />

ma senza voler insegnare niente (pensiamo anche che per ora nessuno<br />

di noi se lo possa permettere), riteniamo che un articolo di<br />

informazione non debba essere personalizzato come invece può<br />

accadere con un tema scolastico, realizzato in virtù della valutazione<br />

personale dello studente da parte dell’insegnante; al contrario,<br />

crediamo necessiti di un redattore super partes che si rivolga<br />

ad un pubblico il più generale possibile, individuandolo in una<br />

direttrice di appartenenza, anche ideologica, che nel nostro caso è<br />

composta (quasi) esclusivamente da studenti del Prati: donne e<br />

uomini, di sinistra, di destra o a cui non importa niente di politica,<br />

appassionati di viaggi, sport, letteratura, cinema, arte, amanti del<br />

noto e dell’ignoto, eterosessuali ed omosessuali, bianchi e neri,<br />

confessionali ed atei, coraggiosi e paurosi, sinceri ed ipocriti, belli<br />

e brutti, e via dicendo…<br />

Vorremmo dare, assieme a tutti i redattori del nostro giornalino,<br />

uno spaccato della nostra vita studentesca appassionato, creativo,<br />

positivo, quello che emerge dai nostri sogni, dalle nostre esperienze<br />

e dalla nostra vita, con l’auspicio di poterci migliorare; niente<br />

“plastica”!<br />

Ci spiacerebbe, invece, gettare le basi per il conflitto politico o<br />

sociale proprio nella nostra piccola ma molto importante realtà,<br />

quando basta dare un’occhiata al di fuori di casa nostra per essere<br />

inghiottiti dall’acrimonia del triste conflitto politico che divide gli<br />

italiani, in particolare fra berlusconiani e non (in tempi remoti era<br />

fra destra e sinistra), fra filo statunitensi ed anticapitalisti, mediorientali<br />

ed occidentali, cattolici e musulmani. Non partecipiamo a<br />

questo vile ricatto! La gente, noi in particolare, ha molto più da<br />

dare, e pensiamo che sia molto più importante seminare qualcosa<br />

che ci unisce, piuttosto di qualcosa che ci divide. Meglio creare,<br />

piuttosto che distruggere.<br />

Noi siamo completamente d’accordo con quello che afferma Davide<br />

“In una nazione democratica … non è certamente normale …<br />

che qualcuno abbia paura di gridare la sua, di farsi sentire e di<br />

difendere la propria idea con le unghie e con i denti…”, infatti<br />

riteniamo che la scelta di una controparte, spiacevolmente definita<br />

“forzata”, sia stata la scelta più democratica possibile, poiché consente<br />

al lettore di sviluppare un’idea autonoma, ragionata con il<br />

proprio intelletto, sulla base innanzitutto di fatti reali storicamente<br />

dimostrabili (altrimenti si tratterebbe solo di supposizioni prive di<br />

fondamento), accompagnata da almeno due punti di vista opinionistici<br />

opposti. In questo modo il lettore ha la possibilità di avere<br />

un’ampia e chiara opinione delle vicende, dalla quale trarre la propria,<br />

esclusiva e personale idea dei fatti.<br />

Proprio Davide scrive che “il lettore,… sembra abbia perso la sua<br />

capacità critica…”: noi, che indirizziamo i nostri scritti ad un<br />

pubblico eterogeneo e – nella nostra piccola realtà studentesca<br />

trentina – il più vasto possibile, ci domandiamo come possa un<br />

lettore avere un’opinione non conoscendo come realmente sono<br />

andati i fatti, conoscendo non una, ma entrambe le facce della<br />

38 PRATICANTATI<br />

medaglia. E questo è subito dimostrato dal fatto che Francesca,<br />

nella sua lettera, abbia scritto: “ho letto l’articolo di Leveghi su<br />

Obama. Non avrei mai pensato che un semplice articolo su <strong>Praticantati</strong><br />

potesse farmi notare particolari su cui mai mi ero soffermata<br />

prima. Sono andata quindi ad informarmi…”. L’esempio di<br />

Francesca mostra alcuni dei numerosi argomenti su cui stiamo<br />

disquisendo: pur essendo un argomento molto trattato, anche se<br />

solo in un giornalino scolastico (speriamo che questo inciso sia<br />

condiviso da poche persone, pochissime, forse non più di quattro…)<br />

questo tema non era conosciuto in tutte le sue sfaccettature;<br />

essendo stato l’unico articolo a non avere una controparte (grave<br />

errore da parte nostra, essendo stati i primi mesi della rivoluzione<br />

della nostra rivista), la lettrice per confermare la sua tesi ha dovuto<br />

verificare ed informarsi altrove; abbiamo sopperito a questa<br />

lacuna nel numero successivo.<br />

Infine, come viene contestato da Angelo, anche la toporubrica<br />

“Zoom” ha blandamente informato e dato voce ad alcuni aspetti<br />

ed argomenti sconosciuti anche a dei giovani intellettuali come<br />

noi.<br />

Anche da pezzi non veramente impegnati si può trarre qualche<br />

conoscenza, o se non altro un sorriso che non ci sembra possa<br />

causare danni a nessun lettore.<br />

Queste, a dispetto di quello che pare a Davide, sono delle scelte<br />

tutt’altro che inverosimili o irrealizzabili, anche solamente per il<br />

motivo che è ciò che abbiamo fatto dal secondo numero in poi.<br />

Inoltre, per rispondere alle critiche posteci da Angelo dobbiamo<br />

innanzitutto dire che si sbaglia: la lettera giunta sull’e-mail della<br />

redazione era effettivamente anonima (di tutto ciò che viene citato<br />

è conservata la fonte di prova), e, l’etica giornalistica impone<br />

proprio di non pubblicare su una rotocalco di qualsiasi genere<br />

autorizzato dal Tribunale, una lettera senza firma.<br />

Un’altra notizia errata riportata da Angelo è relativa al fatto che<br />

non sia stato pubblicato nello scorso numero un articolo di Davide<br />

Leveghi, perchè “giudicato poco costruttivo per un giornale scolastico<br />

in continuo sviluppo”: semplicemente l’articolo ci è pervenuto<br />

troppo in ritardo per essere visionato ed inserito nella pubblicazione,<br />

trattandosi di un argomento particolarmente spinoso, in<br />

quanto approfondiva alcuni problemi riguardanti la Libia, ed era<br />

ormai quasi completata la messa in opera della bozza per la stampa.<br />

Tutto qua. Troppo banale, troppo poco arzigogolato, un po’ da<br />

lobotomizzati? Purtroppo è la triste, insignificante, genuina, cristallina<br />

e ridicola verità, non uno degl’irrisolti dilemmi della vita<br />

su cui scrivere trattati sociologici. Sic et simpliciter!<br />

Riteniamo inoltre vi sia una carenza di spirito di osservazione<br />

nell’affermare che esista …un quasi totale disinteresse per i testi<br />

“creativi” in senso lato…: non diciamo infatti che le rubriche di<br />

poesie, racconti, discussioni filosofico-artistiche o altro abbiano<br />

più spazio di quelle riservate all’informazione scolastica o di tutto<br />

quello che ci sta attorno, ma che queste vengono pubblicate<br />

nell’ottica gestionale dell’equilibrio e della proporzione, occupando<br />

spazi appositamente calibrati per la specifica esigenza editoriale<br />

e soprattutto avendo una pari dignità, importanza e valore. Inoltre,<br />

il tutto dipende anche dalla quantità di testi proposti. Saremo<br />

più che lieti di accogliere pezzi creativi, quando ne arriveranno in<br />

redazione.<br />

Ma poi ci viene anche contestato che diamo troppo poco spazio<br />

proprio alle rubriche di altro genere, di informazione; questo va<br />

solo ad avvalorare la nostra tesi: tutti desiderano approfondimenti,<br />

notizie e curiosità differenti una dall’altra. Allora opponiamo il<br />

nostro no alla realizzazione di un giornalino studentesco di regime<br />

politico; ma va bene così… pensate se i nostri detrattori, anziché<br />

essere appassionati di politica orientata, fossero appassionati<br />

di tassodermia o di radiatoristica termoidraulica… sarebbe terribile<br />

rapportarsi con loro!<br />

La redazione di <strong>Praticantati</strong> sviluppa gl’interessi specifici e generali<br />

di tutti i tipi, soddisfacendo le richieste di approfondimento<br />

<strong>Aprile</strong> 2010


pervenute dalla maggior parte dei nostri lettori. E confessiamo che<br />

l’aspettativa, la speranza, è che chi legge con interesse articoli solo<br />

su un determinato argomento, almeno una volta ogni tanto si avvicini<br />

a tematiche diverse, magari solo per il piacere di leggere il suo<br />

giornalino.<br />

Infine, rispondendo alle imputazioni di Angelo, non troviamo<br />

affatto negativo essere politicamente corretti. Non lo consideriamo<br />

affatto un comportamento tristemente buonista, anzi, rivendichiamo<br />

a gran voce la nostra scelta di essere politicamente corretti,<br />

eticamente corretti, socialmente corretti! Perché solo una persona<br />

corretta può esprimere le proprie idee ed opinioni con intelligenza<br />

e dignità, senza ipocrisie ed isterismi, senza farsi sopraffare da<br />

vocianti e benpensanti maestrine riunite in comitato.<br />

Ed ora, ahimè, un’autocritica. E’ tristissimo, sconfortante, ma<br />

purtroppo non abbiamo il dono della conoscenza e della saggezza<br />

come alcuni eletti ipercefalici (non siamo riusciti a trovare un termine<br />

migliore per indicare il contrario di lobotomizzato), da riuscire<br />

ad indicare il verbo, la retta via da seguire e il giusto modo di<br />

pensare. Miseramente, i nostri ideali – peraltro di risibile livello –<br />

sono quelli che abbiamo elencato annaspando nella tortuosa nefandezza<br />

del deserto culturale in cui, barcamenandoci da tempo, stiamo<br />

sopravvivendo. Ma questi nostri ideali sono saldi, fondati su<br />

un principio assolutamente democratico e nel pieno rispetto dei<br />

nostri lettori e di tutte le persone che bene o male, attivamente o<br />

passivamente, partecipano alla crescita di <strong>Praticantati</strong>, degli studenti<br />

del Prati, dei giovani di oggi.<br />

Ed ora analizziamo le bordate lanciateci da Riccardo. Innanzitutto<br />

precisiamo che tutte le decisioni prese per il giornalino sono state<br />

affrontate, discusse e scelte con entrambi i capiredattori: il<br />

“maggiore potere” (mah…) di cui parla il nostro redattore c’è<br />

sempre stato, non è mai stato “autoassunto” da nessuno, è semplicemente<br />

tra i compiti di un caporedattore e, a quanto pare (non ce<br />

ne siamo resi conto, ma pare sia così…), quest’anno ne abbiamo<br />

fatto ricorso per le già spiegate ragioni di dare un ordine logico di<br />

leggibilità e correttezza al nostro giornalino. Per correzioni e impaginazione<br />

c’è bisogno di un computer, non di due persone; forse<br />

l’estensore della lettera di critica si riferiva ad un blog informatico,<br />

ovvero un recipiente virtuale dove vengono autonomamente inseriti<br />

e commentati degli scritti. E forse sembrerà una cosa assurda<br />

ma il ruolo del caporedattore è proprio quello di dire (ancora una<br />

volta citiamo testualmente):"no, questo articolo, questa frase non<br />

vanno bene, cambiali o non pubblico l'articolo". Per dovere di<br />

cronaca informiamo che tale situazione si è verificata due volte da<br />

quando siamo alla capo redazione di <strong>Praticantati</strong>, sicuramente non<br />

in questi termini di perentorietà ma proponendo consensualmente<br />

una mediazione per evitare di riportare infondate ed imbarazzanti<br />

illazioni! È nel nostro migliore interesse venire incontro ai membri<br />

della redazione, e abbiamo sempre agito all’insegna di questo proposito.<br />

Fra l’altro, ci permettiamo di ricordare che non tutto ciò che si<br />

scarica da internet è oro colato, e che per ogni sacrosanta verità<br />

che viene urlata a dritta e a manca, un’altrettanta sacrosanta verità<br />

opposta e contraria viene sbandierata nelle stesse direzioni!<br />

Ed ora perdonateci, ma non nascondiamo che abbiamo ancora<br />

male alla schiena per la coltellata: l’affermazione “i cambiamenti<br />

mi sono sempre stati comunicati pochi giorni prima dell'uscita del<br />

giornalino, in modo che, se anche avessi protestato, ero costretto<br />

a stare zitto perchè "ormai le copie sono in stampa", ci ha rattristato<br />

ed amareggiato parecchio: infatti in tutto quest’anno, sotto la<br />

nostra supervisione, non sono mai state pronunciate queste parole.<br />

Certo, nessuno nega di aver differito la pubblicazione di un articolo<br />

o proposto di cambiare qualche frase (ben spiegando le motivazioni<br />

poc’anzi riportate), il che è il giusto dovere di ogni caporedattore,<br />

in qualunque redazione di qualunque giornale, scolastico o<br />

nazionale che sia, ma non abbiamo mai pubblicato qualcosa senza<br />

il consenso dell’autore o corretto noi stessi il suo scritto!<br />

n° 6 anno XII<br />

Ed ora, come Riccardo ha gentilmente fatto, elencheremo il perché<br />

delle correzioni richieste nei suoi lavori, secondo la scelta di<br />

neutralità politica decisa per <strong>Praticantati</strong>.<br />

L’eliminazione del testo della canzone "Il mio migliore inganno"<br />

del gruppo rap Assalti Frontali, essendo stato considerato di minor<br />

rilievo anche dallo stesso autore dell’articolo, è derivata dalla<br />

mancanza di spazio.<br />

Ci fischiano già le orecchie… Sembra di sentire: “Questa se la<br />

potevano risparmiare!” “Tsk! Ridicola spiegazione!” e via dicendo.<br />

Ci spiace, ma invece è proprio così. Delusi? Il numero di pagine<br />

del giornalino è concordato da un contratto commerciale al<br />

quale la direzione del nostro Istituto si deve attenere, così come la<br />

colorazione dell’inchiostro, il numero di copie e numerosi altri<br />

parametri noiosissimi e per niente interessanti, ma che rappresentano<br />

paletti inamovibili per chi il giornalino lo “fa vivere”. Intendiamoci,<br />

niente di drammatico, nemmeno per un lobotomizzato…<br />

Anzi, so che qualcuno penserà di spararci, ma riteniamo che<br />

l’esperienza di partecipare alla redazione di <strong>Praticantati</strong> sia<br />

un’autentica emozione, oltre che un esercizio estremamente formativo<br />

(anche se, a quanto pare, non proprio per tutti…).<br />

Inoltre, ci sembra francamente che, per quanto riguarda la discussione<br />

con Silvio sul fatto di riportare o no che la band punk<br />

C.C.C.P. fingesse di essere pro-U.R.S.S., ciò è ugualmente trapelato<br />

dalla lettura dei vari elementi del testo e dal suo filo conduttore:<br />

non capiamo quale sia il problema (non si può pretendere troppo…)<br />

e sembra quasi che la critica sia strumentale a qualcos’altro<br />

(per carità, non diteci però a cosa perché non ci interessa!).<br />

Il cambiamento della parola "fascisti" in "esponenti dell'estrema<br />

destra" non è stato dovuto al fatto che fa più dolce, ma solamente<br />

perché il concetto che il redattore stava esprimendo era inserito in<br />

una situazione di contemporaneità ed in un chiasmo di partiti politici<br />

attualmente esistenti; dal momento che il termine “fascisti” è<br />

riferito a soggetti esponenti di un partito politico non più esistente<br />

da qualche anno (la maggior parte dei nostri genitori non era ancora<br />

nata quando già questa formazione politica è stata abolita) e<br />

che apologizzare questo concetto è perfino previsto come reato<br />

dalla nostra legislazione, è stato fatto il citato suggerimento a Riccardo.<br />

Ci chiediamo inoltre se, come ci viene imputato, abbiamo effettivamente<br />

caricato di aspettative questo giornalino. Eccome se lo<br />

abbiamo fatto! Si, e ne siamo più che felici! Ne siamo fieri! Perché<br />

le nostre aspettative le stiamo raggiungendo! In quest’ultimo<br />

anno un sempre maggior numero di persone si è avvicinato alla<br />

nostra rivista: lettori prataioli e non, nuovi giovani, intraprendenti<br />

redattori e vecchie penne liceali; abbiamo conosciuto e fatto conoscere,<br />

intervistandoli, personaggi di primo piano nella nostra società,<br />

cercando di dare voce alle domande di noi studenti e di avvantaggiarci<br />

per il nostro futuro; siamo riusciti a farci conoscere<br />

anche fuori dalle mura del Prati, iniziando a far sentire al mondo<br />

la nostra voce, i nostri ideali e tutte le cose che anche i ragazzi, e<br />

soprattutto i Prataioli, possono fare nel mondo, per il mondo, alla<br />

faccia di chi dice che le nuove generazioni non sono in grado di<br />

assumersi responsabilità per il futuro! Pensate sia blasfemia? Noi<br />

non crediamo! I prataioli non ci sono per pettinare le bambole (di<br />

plastica)!<br />

E quindi, sulla scia finale di questo nostro pezzo, ringraziamo<br />

Davide, Angelo, Francesca e Riccardo per aver reso partecipi i<br />

lettori di <strong>Praticantati</strong> con le loro lettere. Poiché c’è stato l’articolo<br />

(gli articoli) e la controparte, non volendo farne un tema trainante<br />

di questo giornalino, trattandosi solamente di sterili chiacchiere, ci<br />

siamo sentiti in dovere di rispondere, promettendovi che la questione<br />

è chiusa. Speriamo di non avervi annoiato troppo e di essere<br />

stati esaurienti nel rispondervi.<br />

I caporedattori di <strong>Praticantati</strong><br />

Martina Folena & Silvio Defant<br />

PRATICANTATI 39


Scoperta del secolo.<br />

Thomas: l’acqua si dispone<br />

a seconda della<br />

forza di gravità. Bravo!<br />

Mattia 3^C, perché<br />

non esci dalla tua tana???<br />

Vorrei vederti più<br />

spesso sui corridoi a<br />

ricreazione. M.<br />

Giù le mani dal mio<br />

omaccione! ♥<br />

Cice tesoro mio, sono molto felice<br />

che tu stia con Ust… Ma adesso<br />

mi sorge spontanea una<br />

domanda: quando mi fai diventare<br />

zia?! XD by Joe<br />

Nobu we love you! By<br />

Nana & Shin ♥<br />

Alessandro, “EmOLoRd” 3^C, il tuo piercing è da duro, ma<br />

la tua camminata rivela un animo un po’ dark. Mi hai colpita,<br />

sai? Ti ho visto dal dentista e mi hai rapita. Guardati<br />

intorno con quegli occhi BLU ♥ By “Rotolina alata”<br />

VOLETE CONTATTARE LA REDAZIONE DI<br />

PRATICANTATI?: FATE COSI:<br />

contattate la redazione utilizzando la e-mail<br />

redazione.praticantati@liceoprati.it<br />

usate il box della messaggeria nell’atrio in sede<br />

e nella sala dei distributori automatici in succursale<br />

contattateci direttamente (possibilmente non<br />

durante le lezioni… qualcuno avrebbe da ridire.)<br />

su http://praticantationline.wordpress.com,<br />

potrete interagire con <strong>Praticantati</strong> anche sul<br />

web, facilmente, velocemente ed<br />

immediatamente. Un modo ancora più diretto<br />

per esprimere i nostri pensieri e per essere più<br />

vicini gli uni agli altri.<br />

40 PRATICANTATI<br />

messaggeria<br />

di<br />

PRATICANTATI<br />

Uomaccione della 3 c che<br />

scuoti le macchinette del<br />

1° piano, sei bellissimo!<br />

P.S. Devi uscirne! By la tua<br />

Briochesina 64<br />

Un elefante si dondolava su il filo di<br />

una ragnatela, trovando il gioco molto<br />

interessante ando a chiamare un altro<br />

elefante (Cice, Joe e Giù vi voglio<br />

tanto bene!) Nina<br />

W le pance<br />

disegnabili!<br />

Ένρικω<br />

φρέαρ!<br />

Traducete!<br />

I ♥ Giorgia’<br />

s badiglie!<br />

Questa<br />

scuola cade<br />

a pezzi!<br />

Help!!!<br />

Ah!<br />

Fa fiiiiigo!!!<br />

X dove c’è Lucio<br />

c’è casa:<br />

MANIFESTAR-<br />

SI!!<br />

Era divertente…<br />

inizia ad essere<br />

inquietante…<br />

Seba fattone,<br />

Carly gnocca,<br />

Pietro pollo!<br />

Riccardo Riccardo II II II C C sei<br />

sei<br />

carinissimo...<br />

carinissimo...<br />

Sofia C…. Sei diventata la<br />

mia ossessione… quando ti<br />

vedo passare in corridoio mi<br />

sento morire. Ti desidero! Anonimo<br />

Infatuato<br />

Mosna di<br />

3^C, senza<br />

barba 6 + bello…<br />

cs sembri<br />

vekkio! Infatuata<br />

IV C<br />

Tu, donna dissoluta,<br />

non riuscirai<br />

mai a rubarmi<br />

il Loris!! Kyahiii!<br />

(urlo di<br />

battaglia)<br />

I’m I’m a a Gipsy!<br />

Gipsy!<br />

Non militia sed malitia!<br />

Cercasi testa di cavallo già<br />

mozzata da mettere nel letto<br />

di Marcello...<br />

Gianluca del 1°piano, vorrei posare<br />

per le tue foto, metti più spesso<br />

la camicia a quadri… con quelle<br />

spalle…!! Tua, Primina Stregata<br />

E non ci lasceremo maiiii! :)<br />

Siri ti amo! :)<br />

Alla raga di 3 C, quanti biglietti<br />

per il Retrò devo comprarti<br />

perché tu mi noti?!?<br />

Franz I B<br />

PRATICANTATI<br />

offre spazi pubblicitari<br />

Volete far entrare la vostra azienda, il vostro marchio, le vostre<br />

proposte commerciali fra i lettori di questo giornale?<br />

Contattate la redazione seguendo le istruzioni del box a destra,<br />

o la segreteria del Liceo classico G. Prati di Trento!<br />

Un nostro incaricato vi contatterà, esponendovi prezzi e modalità.<br />

<strong>Aprile</strong> 2010

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!