Copia di giornale:1-52.qxd.qxd - Campo de'fiori

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Copia di giornale:1-52.qxd.qxd - Campo de'fiori

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Editoriale:

Sempre buona Pasqua..............................3

Intervista:

Michele La Ginestra..................................5

Collezionismo:

Una galleria di preziosi ricordi da lasciare...6

Suonare Suonare:

Mamma, mi compri una chitarra?..............8

Curriculum vitae:

Claudio D’Ottavio....................................10

Contributo alla comprensione del

“secondo” Battisti...............................11

Roma che se n’è andata:

Sant’Andrea della Valle............................12

Cinema News:

Milk.......................................................14

Il piacere dell’agriturismo..................15

Ecologia e ambiente:

La terra e il suo magnetismo...................16

Come eravamo:

Giano Soli, tra passioni, gioie e dolori.......17

Apre un Opificio del Circo a Civita

Campo de’ fiori

Carissimi lettori diCampo de’ fiori”, saluto cordialmente tutti Voi, che so numerosi, e ciascuno

in particolare, unitamente alle Vostre famiglie.

Ai tanti auguri di “Buona Pasqua”, che certamente riceverete in questi giorni, permettete che

aggiunga anche il mio, di Vescovo di Civita Castellana.

Ho un motivo particolare per presentarVi i miei più vivi e cordiali auguri: desidero infatti

augurarVi non solo ogni bene da Voi desiderato per Voi stessi e per le persone a Voi care,

ma l’augurio più grande che Vi faccio è quello di poter “incontrare veramente” – ma non per

questo è necessario che avvenga fisicamente – Colui, nel nome del quale ci diciamo “Buona

Pasqua”, ricordando a noi stessi l’evento della Risurrezione, che riguarda non solo Lui, il

Vivente, ma ciascuno di noi.

Buona Pasqua

Romano Rossi, Vescovo di Civita Castellana

SOMMARIO Foto di copertina di Sisti Bruno

Castellana............................................18

Thinking day 2009..............................19

Una “Fabrica” di ricordi:

Sora Nina, “la mammana”..................20-21

Comunicati stampa Tarquinia............22

Ceral:

Adolescenza ..........................................23

Le guide di Campo de’ fiori:

Tarano ..................................................24

Le (dis)avventure del Sig. G ..............25

Via Amerina ........................................26

Comunicati stampa Fabrica di Roma 27

Ass. Artistica IVNA:

Walter Togni ....................................28-29

Associazione Cobra ............................30

Il Fumetto:

Chonchu ...............................................31

La storia del cimitero di Civita

Castellana ...........................................32

La rubrica dei perchè..........................33

Le storie di Max:

I Pooh....................................................34

Comunicati stampa.............................35

Il mondo del Jazz:

Il Jazz di New York- La Harlem Nera........36

Giuseppa Toni ...................................37

Bruno Fiata..........................................38

Nel cuore - Nuomero unico ...............39

Rumori fuori scena..............................40

L’angolo dell’avvocato:

Cos’è lo stalking ....................................41

L’angolo del Bon Ton:

La colomba di Pasqua.............................42

La “Bastiglia dello Stato Pontificio” ..43

Chi si è riconosciuto ...........................44

I nostri amici ......................................45

Messaggi...............................46-47-48-49

Album dei ricordi.........50-51-52-53-54-55

Carnevale Civitonico.............56-57-58-59

Annunci Gratuiti ............................60-61

Oroscopo..............................................62

Selezione Offerte Immobiliari.......63-64


di Sandro Anselmi

Buona Pasqua sempre

E’ la sesta buona Pasqua che posso augurarvi con le pagine di

Campo de’ fiori. Mi sento, però, di doverlo fare, quest’anno, in

forma sommessa, senza enfasi, per la gravità del momento che

stiamo attraversando. Tuttavia, il mio augurio non è meno sentito,

anzi!

Ma, toni essenziali sono, ora, più consoni!

Campo de’ fiori, inoltre, festeggia il suo sesto compleanno, ma,

pur mantenendo la soddisfazione di esserci arrivato, non senza

sacrifici di ogni genere, vuole ricordare anche questa ricorrenza in

maniera semplice, senza eccessi.

Non possiamo non incassare la delusione cocente per quanto stiamo

vivendo, ma il progetto del destino è a noi ignoto, e l’unica vera

cosa, che dobbiamo comunque fare, è adoperarci in maniera tale

da essere a posto con noi stessi e con gli altri, sempre!

Non bisogna allontanare la morale e perdersi!

Le ristrettezze e le rinunce dovrebbero far ritrovare dentro di noi i

valori, la verità, che sono l’essenziale della vita.

Impariamo a vivere con meno cose e più amore, e allora la ricchezza

dei sentimenti combatterà la povertà dei beni , e questo

tesoro incorruttibile passerà in eredità alle future generazioni, che

lo custodiranno, in un fertile terreno, per farne un albero rigoglioso

ed eterno.

Come non si può parlare di speranza?

E’ nella speranza di vedere presto cambiare le cose, che auguro a

tutti una buona Pasqua!

Buona Pasqua a tutti,

ma proprio a tutti,

dalla redazione e

dai collaboratori di

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori 3


L’intervista

L’intervista

E’ sicuramente

il mattatore di

questa stagione

teatrale.

Per Michele La

Ginestra quella

che va a concludersi

è stata

senz’altro l’an-

di Sandro Alessi

nata migliore.

Per l’autore,

regista ed interprete romano, un successo

di pubblico e di critica. Gli ultimi due spettacoli,

“Secondo me” al Teatro della

Cometa e “Radice di due” al Teatro Italia,

ce lo regalano in splendida forma.

Il primo, insieme ad un altro grande attore

quale Sergio Fiorentini (la voce di Jane

Hackman), ed il secondo con Edi Angelillo

conosciuta ai tempi del “Rugantino”.

Qual’e’ il segreto del successo di un certo

modo di fare teatro ? “ Ad esser sincero mi

viene da dentro… nei miei testi si ride per

¾ di spettacolo, ma poi si comincia a

riflettere e si arriva con dolcezza ad un

finale inaspettato come hai visto con

Secondo me. Il pubblico sta al gioco e si

accorge che lo stile è sempre lo stesso ,

quello di far arrivare un messaggio di speranza

insieme ad un sorriso.” Come abbiamo

sottolineato sei stato l’ultimo ad aver

interpretato nel 2005 il Rugantino di

Garinei, cosa ricordi ?

“Devo dire che è una soddisfazione enorme

che mi porterò dentro per tutta la vita,

e per un attore romano – ne siamo stati

solo 4 – interpretare questo spettacolo è

coronare un sogno.” Autore, attore, regista

e dal 1997 Direttore Artistico del Teatro

Sette : non si rischia di confonderci un po’

? “No, perché dopotutto è sempre l’arte

che comanda, e con l’arte del teatro l’artista

riesce a comunicare al pubblico. Se tu

scrivi, se interpreti, se fai il direttore artistico,

percorri sempre la stessa strada e

con i nostri laboratori lo facciamo con i

molti giovani che ci seguono.” Nel 2000

con Solletico (Raiuno) e nel 2001 con I

Fatti Vostri (Raidue) con Roberta Capua

hai sperimentato l’esperienza di presentatore,

come è andata ? “Direi abbastanza

bene. La tv è una sirena che chiama ed

allora quando ti viene offerta una possibilità

enorme non puoi rifiutare. Però come

tutte le cose facili ed essendo a contatto

con un pubblico numeroso, dopo breve sei

dimenticato, cosa che non accade con il

teatro!” Nel 2003 hai portato sulla scena

“Mi hanno rimasto solo” dove ti presentavi

con un baule enorme e tante sorprese.

Campo de’ fiori

MICHELE LA GINESTRA

Se oggi dovessi aprirlo e spiegare ai

giovani il mestiere d’attore, cosa diresti

? “Consiglierei innanzitutto di non

prendere le scorciatoie perché non

servono a nulla. Importanti sono l’applicazione,

lo studio e la dedizione a

questo mestiere fa si che devi imparare

a viverlo dall’inizio, e che la cosiddetta

gavetta è importante, come

conoscere le regole del palcoscenico e

rubare con gli occhi.

Noi siamo attori perché sono 20 anni

che facciamo questo mestiere, abbiamo

preso porte in faccia e raggiunto il

successo…Non ci si inventa all’improvviso

!” Caporali Coraggiosi, Uno e

Basta, L’altro lato del letto, Ago,

Bianca e…tanti spettacoli premiati con

una larga partecipazione di pubblico :

quanto è importante il pubblico?

“Ognuno di noi ha un suo pubblico

personalissimo che lo segue. Non dico

che quando scrivi o quando reciti finalizzi

il tuo mestiere al pubblico, però è

essenziale avere un riscontro. Se

facessi degli spettacoli per una soddisfazione

personale senza il riscontro

del pubblico, finirei per recitarmi

addosso e servirebbe a poco. Sicuramente

il pubblico è la miglior benzina per l’attore,

e potrei dire che l’applauso potrebbe essere

paragonabile ad un piatto di rigatoni

alla amatriciana…” Ci scappa un sorriso e

dobbiamo dire che Michele La Ginestra ha

colpito ancora una volta nel segno. Come

sempre !

5


6

Il giornale ha sempre

esercitato un

fascino particolare

sul pubblico sin da

quando apparvero i

primi numeri, ma

quello che, ancora

oggi, curiosamente

colpisce, nonostante

internet, è che ci

sono degli appassionati

che lo preferi-

di Alfonso Tozzi scono a qualsiasi

altro mezzo di informazione.

Il primo giornale a stampa “AVISO-RELA-

TION OTHER ZEITUNG” apparve nel 1609

ad Augusta cui seguirono la pubblicazione

di settimanali a Basilea nel 1610, a

Francoforte nel 1615, ad Anversa nel

1616, a Londra nel 1621 e Parigi nel 1631.

In quanto all’Italia, le prime gazzette furono

pubblicate a Venezia cui seguirono

Firenze, Roma e Genova; (il termine

Gazzetta, che ebbe fortuna da noi in quanto

deriva dal nome di una moneta veneziana

che equivaleva al costo del foglio).

Il primo giornale quotidiano, cioè stampato

tutti i giorni, fu probabilmente la

“Leipziger Zeitung” pubblicato a Lipsia nel

1660, mentre in Italia si è inclini a credere

che il primato spetti alla “Gazzetta di

Mantova” nata nel 1664.

In Italia, accanto ai periodici della

Restaurazione, come la “Biblioteca

Italiana” (1816) e “Il Conciliatore” (1818),

si sviluppò una vivace stampa clandestina

che è all’origine di periodici come “Il

Campo de’ fiori

UNA GALLERIA DI PREZIOSI RIC

ALLE GENERAZIONI S

Risorgimento” (1847) e la “Gazzetta del

Popolo” (1848). Fu nella seconda metà del

secolo che vennero fondati quotidiani

ancora oggi pubblicati, come l’

“Osservatore romano” (1851), “La

Nazione” (1859), il “Corriere della Sera”

(1876), “Il Mattino” (1891), “La Stampa”

(1895) e il primo giornale sportivo, “La

Gazzetta dello Sport” (1896, che divenne

un quotidiano solo a partire dal 1919).

L’affascinante mondo del collezionismo è

sempre fonte di sorpresa, di stupore :

sono così tante le cose che attraggono,

seducono e diventano alle volte oggetto di

culto che è quasi impossibile stilarne un

elenco, tutte comunque contribuiscono,

spesso inconsciamente, a tener vivo il

ricordo del tempo che passa e tutte lasciano

tangibili testimonianze per le generazioni

che verranno.

In questo ambito si colloca la raccolta dei

numeri Uno di riviste e di quotidiani, raccolta

che tanto affascina oggi molte persone.

Affacciatasi timidamente sullo scenario del

collezionismo minore italiano, solo alla fine

della seconda guerra mondiale, questa

tendenza si sta sviluppando in maniera

stupefacente e, caso assolutamente singolare,

sta incuriosendo ed interessando il

mondo dei giovani, così come un recente

sondaggio ha evidenziato : su dieci collezionisti

emerofili, (collezionisti di giornali)

almeno quattro sono di età inferiore ai

venticinque anni.

Lo stesso sondaggio ha allargato l’indagine

conoscitiva ed ha scoperto la tendenza

di questo collezionismo che spazia dalle

riviste ai giornali di cucina, di musica, di

motociclismo, di automatismo, di architettura,

di argomenti ferroviari, di cinema, di

sport (inteso in tutte le sue manifestazioni),

di erotismo, di fantascienza e via via

fino ad arrivare ad un collezionismo “locale”

: si cercano e si raccolgono organi di

stampa con riferimento alla propria provincia,

alla regione.

C’è perfino qualcuno che colleziona giornali

con riferimento ai maniscalchi, come il

senese Giovanni Regoli o come il palermitano

Francesco Spadaro che si interessa

solo ai numeri Uno dell’Ottocento e

Novecento, ma con illustrazioni della Sicilia

e della Calabria.

Si tratta di un campo incredibilmente vasto

perché nel giro di pochi anni sono migliaia

le testate che, nella maggior parte dei

casi, hanno avuto una vita brevissima

come ad esempio l’Italia dei lavoratori di

Torino che è durata soltanto tre giorni;

molte altre sono senz’altro finite negli

archivi dei collezionisti.

Le prime notizie di questo collezionismo si

rilevano tra coloro che conservano tutti i

numeri Uno e spesso anche i numeri Zero;

poi la sfera di interesse si allarga a tutte

quelle riviste che riportano avvenimenti

importanti (numeri speciali) : un terremoto

particolarmente disastroso, la morte di

un noto personaggio, la fine o l’inizio di

una guerra, una scoperta medica, scientifica,

storico o archeologica di eccezionale

interesse, e l’elenco può continuare secondo

i gusti ed il genere preferiti.

Un collezionista romano, l’ammiraglio

Alberto Ghe, con l’hobby della notizia,


Campo de’ fiori 7

ORDI DA LASCIARE IN EREDITA’

UPERTELEMATICHE

riuscì a collezionare, in un cospicuo numero

di anni, oltre mezzo milione di colonne

di giornali, suddivise per argomento con

indici perfetti e facilmente rintracciabili.

L’avvento del computer non sembra scalfire

minimamente questo tipo di collezione

basata essenzialmente su “memorie di

carta” : carta che, ingiallendosi con il

tempo, diventa più “preziosa” e quindi

ricercata, e costituisce indubbiamente una

patetica galleria di ricordi da lasciare in

eredità.

In merito alle quotazioni di questi periodici

si può riferire che una copia de “Il

Regno”, stampata a Firenze nel 1903, ed

una stampata a Roma nel 1947, sono state

recentemente aggiudicate in un’asta intorno

ai 40 euro.

La prima copia dell’ “Avanti”, datata

25.12.1896 è ora quotata intorno ai 120

euro, mentre una copia del “Corriere della

Sera” del 30-31 luglio 1900 che riporta a

piena pagina il regicidio di Umberto I vale

oltre i 100 euro; il numero uno di “Kalos”

, una rivista top italiana degli anni 80,

viene ceduta per 30 euro ed il primo

numero di Famiglia Cristiana uscito ad

Alba il 25 dicembre del 1931 è stato offerto

ad un’asta a 150 euro, quasi come il

primo numero di Epoca uscito il 14 ottobre

1950. Il primo numero de Il Montirozzo

edito a Iesi il 22 settembre del 1946 viene

ora contrattato a 40 euro.

Fra i grandi collezionisti italiani, Carmelo

Falsaperla di Siracusa è certamente il più

rinomato con la sua poderosa collezione di

giornali quotidiani “storici” italiani e stranieri

e testate di quotidiani di tutto il

mondo con particolare riferimento ai

numeri Zero ed Uno; Cristiano Salvavai

di Torre Annunziata (NA) che preferisce

collezionare i numeri unici di quotidiani

d’epoca e Natoli Lionello di Torre del

Lago (LU) che si interessa esclusivamente

a quelli del ventennio.


8

Campo de’ fiori

di Carlo Cattani

Mamma mi compri una chitarra? (seconda parte)

Mi sono chiesto ,nel tempo, e mi chiedo

ancora , quali siano stati gli elementi che

hanno contribuito alla crescita della mia

passione per la musica e per tutto quello

che le gira intorno ; questa ricerca ,a

ritroso ,mi porta,spesso, al recupero di

frammenti di ricordi collocati nella seconda

metà degli anni ’60 ,epoca nella quale

ero una “particella elementare” dell’universo

scolastico ! La televisione trasmetteva

immagini in bianco e nero ,i canali

erano due e lo “zapping” ,oggi attività

prossima al riconoscimento come pratica

sportiva Olimpica , muoveva i primi

passi……nel vero senso della parola (!)

,perché la selezione dei canali si effettuava

“tastando” direttamente l’apparecchio

! La musica scorreva ,impetuosa, nei solchi

dei 45 giri e la televisione non mancava

,nei suoi “mitici” programmi di varietà

,di dare spazio agli artisti “sulle barricate”

. Mi rivedo ,piccolo, avvolto nel chiarore

bluastro della TV,estremamente incuriosito

dall’apparizione di complessi (così si

diceva allora) quali l’ Equipe 84 , i

Camaleonti ,i Dik Dik., i Nomadi ,i Nuovi

Angeli, Gli Alunni Del Sole,che con i loro

abbigliamenti,le movenze ,le forme ,talvolta

stravaganti, delle chitarre , la strumentazione

esibita nelle loro performance ….le

loro canzoni, ovviamente,mi suscitavano

più di un fremito ,anzi ,in quei momenti mi

sentivo tra loro, “accompagnandoli” nel

corso dell’esecuzione con l’imitazione dei

gesti “del suonare” e,dunque, prima ero

batterista, poi chitarrista a seguire bassista

,quindi tastierista e di nuovo batterista….insomma

,facevo l’ “air musician”

(parleremo, in un prossimo articolo, di “air

guitar” ....e che mai sarà ? ) . Negli anni

a seguire , non ho avuto la costanza di

applicarmi su di uno strumento (nel caso

di una seconda vita ,giuro, lo farò ! ) però

ho coltivato l’interesse per le notizie dall’ambiente

musicale e la dedizione all’ascolto

della musica ! Sull’onda del rimpianto

per gli studi mancati verso uno strumento

musicale (la chitarra ? …forse il

basso !) , ricerco , sempre, con curiosità ,

le storie d’iniziazione alla musica di altri

che,diversamente da me …. ce l’hanno

fatta (!) : loro , come minimo ,si divertono

e forse ,poi, ci innestano pure un’attività

professionale ! Dunque, per dare un

seguito a questa

mia curiosità, ho

girato lo sguardo a

360° , raccogliendo

le testimonianze

degli “inizi” di

alcuni musicisti

,qualcuno di loro

già presentatovi nel

corso di questi anni

di pubblicazione

della rubrica . Gli

amici che si sono

prestati a questa

ricognizione dei

loro primi passi nel

mondo della musica ,hanno dato fondo

i ricordi e si sono appassionati alla narrazione

dei loro “early days” ,delle loro

prime scorribande musicali , fornendomi

,con entusiasmo , documentazione fotografica

….”infantile” , che , diversamente

,sarebbe rimasta relegata agli album di

famiglia : GRAZIE ragazzi di avermi

fatto partecipe di un pezzettino della

vostra vita privata e di offrire ,a beneficio

dei ragazzi che leggeranno le prossime

righe , le vostre testimonianze di tenacia

ed impegno in un’attività che ,anche se

praticata in dosi massicce……male non fa

! Il primo amico ad essere ascoltato come

“persona informata sui fatti” è Mr. MIKE

3rd , compositore,chitarrista -vocalist

,leader della band Veneta “HYPNOISE”

(per saperne di più ,recuperate anche i

n° 25,49 e 50 di Campo De’ Fiori) ,prossimo

ad inaugurare una propria sala di

registrazione ad alto contenuto “analogico”

(www.prosdocimirecording.com) e

impegnatissimo nella scrittura delle composizioni

per il 3° album degli “Hypnoise” .

Carlo:ciao Mike,ormai sei “di casa” sulle

pagine di “SUONARE SUONARE !!!”

Mettiamoci comodi e raccontami qualcosa

del tuo incontro con la musica …

Mike 3rd: alle scuole medie ero una frana

in musica e in famiglia si diceva che non

avevo niente a che spartire con le note ;

al flauto dolce ,che cercavano di farmi

suonare a scuola , proprio non mi appassionavo

e non dimostravo interesse per

la musica classica …insomma ero proprio

negato !Col passare del tempo e l’arrivo

del primo impianto stereo ho iniziato ad

Mike ... nel suo habitat ideale

ascoltare di più …. Madonna dei primi

album, Duran Duran il pop anni 80.

Poi un giorno durante una gita in montagna

con la famiglia arriva il primo colpo

d’ariete al mio “fronte del no” verso la

musica …. se ci ripenso è stato proprio una

botta dritta in mezzo al petto…. un cugino

più grande ascoltava “The dark side of

the moon” dei Pink Floyd ed io lì ad ascoltare

e a chiedergli ben presto una copia in

cassetta ….ah la mitica “compact cassette”

che tanto ha fatto prima dell’arrivo

degli mp3 !

Quel disco mi ha “acchiappato” immediatamente

, quelle sonorità, lo stile delle

composizioni: è stato un fulmine a ciel

sereno! Così ,prima di posare le dita su di

uno strumento son diventato ascoltatore

attento e mi sono innamorato della musica,

in particolare dell’universo musicale

antecedente gli anni 80. Grazie ad un professore

d’Italiano che era patito dei Pink

Floyd , sono arrivato in possesso di una

buona parte dei loro dischi ... “Atom Heart

Mother” , “Meddle” ,”Ummagumma” etc

etc . Così,nel 1989 ,in casa, pongo la classica

domanda : “Mamma mi compri una

chitarra ?“ La santa donna di mamma , la

chitarra classica me la fece arrivare e

dopo una settimana, per il mio compleanno

,arrivò anche il biglietto per il concerto

dei Pink Floyd all’Arena di Verona….era il

periodo dell’ “Another Lapse tour”

…….strepitoso ….. il 16 Maggio 1989

(nda:è lo stesso tour che li portò, il 15

luglio ,ad esibirsi a Venezia nel Canale di

San Marco su di una piattaforma galleg-


giante con il pubblico spettatore sulla

Piazza di San Marco ) .A settembre di quello

stesso , presso la biblioteca del mio

paese , iniziarono dei corsi di chitarra :lì il

maestro, una brava persona di stampo

classico, suonava liscio e rock, …con lui ho

imparato i ritmi , diverse canzoni di musica

leggera Italiana e qualcosa di internazionale;ricordo

che dopo un paio di mesi

tentavo già di mettere assieme le prime

progressioni di accordi per improbabili

composizioni.

E così l’estate successiva, dopo ore spese

applicandomi con costanza sullo strumento,

a volte a scapito dello studio a scuola ,

passati i dolorini ai polpastrelli per mancanza

dei calli del chitarrista, arrivò la mia

prima chitarra elettrica, una Fender

Stratocaster rossa e bianca made in Japan

con cui poter finalmente suonare ... o

almeno tentare ... di suonare gli assoli dei

miei chitarristi preferiti.Nel frattempo ero

entato in possesso di una raccolta di un

gruppo che non conoscevo, i Cream , e giù

ad ascoltare i riffs e gli assoli di Mr. Eric

Clapton. In quel periodo iniziai ad essere

una “spugna” procedendo ad ascoltare e

ad apprendere le varie tecniche per migliorare

ed arrivare a suonare come i miei

idoli. Ricordo che usavo registrarmi e poi

ascoltare quello che facevo. I primi ascolti

erano sempre deludenti ,per usare un termine

delicato, ma io son testardo e riprovavo

e riprovavo e riprovavo e alla sera

invece di uscire suonavo ... beh i risultati

,dopo tanta tenacia ,arrivarono ben presto

... “Samba Pa ti” di Carlos Santana penso

di averla suonata un centinaio di volte

!Tutto questo l’ho fatto perchè volevo la

mia band !.... volevo andare a suonare

fuori, essere un musicista anche se non

sapevo di preciso come si faceva .Così,

dopo i primi due anni “fatti in casa” , mi

sono iscritto alla scuola jazz frequentata

da mio cugino (nda: è il massiccio e preciso

Frez,”cannone” percussivo degli

Il giovane MIKElino on guitar

Hypnoise! )

Carlo: quando e quale fu il tuo primo palcoscenico

?

Mike 3rd:Frequentavo il primo anno di

Scuola Jazz quando maturai la decisione

di voler fare il primo concerto:dove ? Nel

giardino di casa mia davanti a parenti ed

amici , senza impianto voci .Chi eravamo ?

Dunque c’ero io, un amico compagno di

Campo de’ fiori 9

classe tastierista e mio cugino (Frez) che

aveva solo dei fondamenti di rullo. Mi vien

da ridere se penso alle ore spese con lui

ad ascoltare le canzoni e tentare di metter

assieme un tempo che somigliasse all’originale.Così

arrivò il primo concerto….

bagnato….visto che a metà serata iniziò a

piovere.

Carlo: e poi ?

Mike 3rd:Passavano i mesi ,si susseguivano

le prove e alla formazione di quel

primo concertino “casalingo” si aggiunse,

l’anno dopo ,un bassista in erba, compagno

di liceo di mio cugino; (nda:si tratta di

Sanse ex bassista degli Hypnoise) e con

lui le prime canzoni originali si aggiunsero

al repertorio composto per lo più da pezzi

dei Pink Floyd, qualcosa dei Litfiba e altri

gruppi .L’avventura “Essex”, questa era il

nome della formazione degli esordi , continuò

fino a dopo l’estate seguente quando

, l’abbandono del tastierista mi spinse

alla ricerca di nuovi componenti per una

band migliore. Ognuno di noi prese una

strada alla ricerca di un proprio percorso,

anche se bisogna dire……..le strade non

erano molto lontane, vivendo tutti nella

stessa zona e frequentando la stessa scuola

di musica !Così son arrivato a conoscere

un batterista canadese ,Joe si chiamava,

che era stato professionista negli anni

settanta al fianco del bassista Renato

Cantele e del tastierista Diego Michelon in

una delle varie formazioni progressive di

quegli anni. A dir la verità, se non ricordo

male io avevo espresso il desiderio di suonare

con Joe ad un suo amico proprietario

di un negozio di dischi e Joe, che allora

meditava un ritorno sulle scene, colse la

palla al balzo e venne a cercarmi al campo

sportivo mentre giocavo a tennis con un

amico. Così, un’ora dopo in sella al mio

fido “Ciao”, arrivai a casa sua e nello studio

mi son giunti alle orecchie nomi come

“Colosseum”, “Traffic”, “Gentle Giant”

...Quello è stato il nucleo della nuova band

... una prova più che soddisfacente

e via alla ricerca di un bassista

che nei primi tempi fu il

padre di Sanse, anche lui ex

bassista in carriera e poi bassista

ufficiale per un po’ di tempo.

Con gli “Harp“,questo il nome

della band che mettemmo su ,

ho suonato per un po’ di anni ed

ho appreso molto : l’esperienza

ed i racconti di Joe sono stati

fondamentali; il gruppo si è

arricchito via via di nuovi elementi

... ricordo che siamo arrivati

ad essere anche in nove

musicisti !

Fiati, tastiere, chitarre, cantante,

un repertorio di covers e poi anche

tante discussioni perchè ognuno voleva

fare le cose a modo suo, voleva i pezzi che

gli piacevano di più e bla.. bla.. bla… bla.

La situazione si è trascinata per un po’ di

tempo, io iniziavo ad aver qualche sintomo

di nausea alle cover songs e allora un

pomeriggio mio cugino mi fa: “perchè non

ci mettiamo a suonare io, te e Sanse e fac-

ciamo una band che suoni cose un po’

diverse?”

Carlo:…da qui caro Mike ,la “tua” storia

comincio a saperla anch’io …

Mike 3rd: e già ! Fu così che dopo un

paio di mesi, il 15 Giugno 1996, gli

Hypnoise tennero il primo concerto al

Liceo Tito Livio di Cittadella, un po’ di

covers derivate dall’esperienza della scuola

Jazz e due canzoni proprie, una delle

quali l’abbiamo ripresa ed inclusa nel

nostro 1° cd “Opium” del 1999 (nda: il 2°

cd ,uscito 14 Febbraio 2006 , è

“St.Valentine’s porno bar”…..molto bello e

di respiro internazionale, davvero (!),non a

caso pubblicato da un’etichetta

Americana/Los Angeles, la ”Veneto West

Records” e presentato nel corso di showcases

anche a Londra e Los Angeles ).

Carlo:cosa mi dici riguardo alle “tue

armi” musicali ,gli strumenti e le attrezzature

che utilizzi ?

Mike 3rd:L’attrezzatura è sempre una

cosa molto personale e nel mio caso devo

dire che è cambiata e si è evoluta col mio

percorso di musicista, con l’evolversi dell’orecchio

e con i consigli di amici ed

addetti al settore.Continua comunque ad

evolversi tutt’ora dopo 11 anni di Hypnoise

e dopo le esperienze che vivo da solista o

collaborando con amici come gli

Statunitensi Willie Oteri (chitarrista ) ed

Ronan Chris Murphy (musicista – produttore-discografico)

al quale devo veramente

tanto ! ! !Se devo riassumere tutto in

poche righe, tralasciando le chitarre che

per me sono e rimarranno sempre Fender,

gli amplificatori hanno variato dai transistors

alle valvole.Dopo l’approdo alle “valvole”

, sempre teso alla ricerca del “mio

suono” , sono passati diversi modelli sotto

le mie mani e, oggi ,penso, di aver raggiunto

un soddisfacente “mio suono” .

Carlo: come ti sei “spesato” questi diversi

strumenti ?

Mike 3rd: Beh come le formiche e tanti

altri musicisti , mi son messo via le mance

derivanti da diversi lavori occasionali e poi

anche grazie alla disponibilità dell’amico

Umberto, (proprietario di uno dei più bei

paradisi per musicisti, l’Esse Music

/www.essemusic.it), ho portato a casa

di tutto; è lui che mi ha procurato i miei

echi a nastro che hanno fatto sfoggio della

loro bellezza a Maggio del 2007 a Phoenix

durante la “Supersession di 33 ore ed

1/3”.Potrei continuare a raccontarti ancora

per molto ma concludo dicendo che non

si finisce mai di migliorare e di ricercare

……..... basta aver passione, il resto

vien da solo !

PM@mike3rd.com (relativo all’attività solista

di Mike)

PM@hypnoise.net(relativo all’attività degli

Hypnoise) booking@prosdocimirecording.com

(relativo alla gestione dello studio

di registrazione)–www.hypnoise.net

(sito ufficiale degli Hypnoise)

www.myspace.com/hypnoise


10 Campo de’ fiori

CURRICULUM VITAE

Claudia D’Ottavi nasce a Roma il 23 Aprile

del 1982, segno zodiacale del Toro, e ben

presto eredita dal nonno, pittore di talento,

e dal papà, ex batterista e musicista, la

passione per la musica ed il canto.

A nove anni entra a far parte del coro della

Claudia D’Ottavi

sua parrocchia e di lì a poco inizia a partecipare

ai concorsi di musica leggera.

Studia tecnica di respirazione e canto

moderno con Antonella Tersigli, tecnica

vocale e interpretativa con Donatella

Pandimiglio, recitazione e dizione con

Floriana Ferrer.

Nel 1997 arriva in finale al

Festival di Castrocaro e l’anno

successivo inizia ad esibirsi

con la sua band in alcuni dei

teatri più importanti della

Capitale, tra cui il Parioli , il

Manzoni ed il Brancaccio. Altra

importante tappa della carriera

di Claudia arriva nel 1999

quanto partecipa all’ Accademia

della Canzone di Sanremo

arrivando in finalissima.

Dopo aver ricevuto il primo

vero riconoscimento nel 2000

quando le viene consegnato

l’attestato “Il Colosseo d’ Oro”

ed aver partecipato alla Vita in

Diretta condotta da Michele

Cocuzza (interpreta “Ancora”

di De Crescenzo), nel 2002

arriva il grande incontro con

Riccardo Cocciante e l’interpretazione

dell’ opera musicale

“Notre Dame de Paris”.

Le viene affidato il difficile

ruolo della cattiva Fiordaliso e,

nonostante fosse la più giovane

della compagnia, prese

parte alle oltre 800 repliche

acquisendo un’ulteriore padronanza

del palcoscenico e noto-

di Sandro Alessi

rietà. Tra il 2004 ed il 2005 è in tour con lo

spettacolo “Notte da Musical”, tra il 2005

ed il 2006 è chiamata ad aprire il concerto

italiano di Dionne Warwick, nel 2007 riceve

il premio internazionale “Ostia nel

Mondo” per la musica leggera e nel 2008

è protagonista del musical “Bernadette” in

scena al Teatro Sistina.

Attualmente il suo nuovo brano “Nel

Sogno Noi” firmato Longo-Laurenti è in

rotation in molte radio italiane.


Campo de’ fiori 11

Contributo alla comprensione

... continua dal numero 57

Sin qui le cose sentite o già lette. E’

tempo, ora, d’indagare i brani artistici

forse più snobbati o addirittura non riconosciuti

doc, quelli, cioè, del “secondo”

Battisti, prodotti col poeta-paroliere

Pasquale Pannella. Voglio subito sgombrare

il campo da errate interpretazioni.

Anch’io,come si percepisce da queste

poche righe, sono indissolubilmente attaccato

al “primo” Battisti, quello, per intendersi,

di Emozioni, Pensieri e parole, La

canzone del sole, Acqua azzurra acqua

chiara, Il nostro caro angelo, La luce

dell’Est, solo per citare vette celeberrime,

e mi sono chiesto, come molti, il perché

Lucio, ad un certo punto del suo percorso,

abbia cambiato rotta in modo talmente

radicale, da rinnegare, secondo alcuni,

persino la sua storia precedente. Ma un

artista, per essere tale, deve restare sempre

uguale a se stesso perpetuando scelte

formali e sostanziali che rischiano in modo

naturale di invorticarsi, d’impoverirsi e

persino di compromettere la freschezza e

la genuinità di un filone aureo universalmente

riconosciuto? O sia più opportuno,

anche rischiando e di grosso, sperimentare

nuovi metodi e nuovi percorsi? Un artista

è tale se ha il coraggio di mettersi in

gioco, e, nel caso di Lucio, la cesura col

passato è tanto più apprezzabile se si

pensa che giunse in un periodo di grande

fortuna commerciale e privata.

Intervistato, dichiarò di “non poter mai

ripetere due volte la stessa cosa” e di aver

del “secondo” Battisti

sempre dentro “un’esigenza di ricerca e di

novità”. E’ lo stesso concetto espresso,

mezzo secolo prima, dal poeta Rainer

Maria Rilke “Da dove dovrebbe emergere

l’arte, se non da questa gioia e della tensione

di un infinito ricominciare?”.

D’altro canto, nel campo dell’arte visiva,

sono numerosi i casi di cambiamenti ed

evoluzioni di stili iconografici e temi trattati.

Basti pensare, a titolo di esempio, alla

profonda differenza tra la policromia vitale

e squillante delle opere giovanili di Tiziano,

rispetto al suo ultimo periodo, quasi

monocromo e invorticato nel dramma esistenziale

con esiti stilistici spezzati, nervosi,

espressionistici, al punto d’apparire

opere di autori diversi (si confronti Amor

sacro amor profano -1515- con La punizione

di Marsia -1570-). Più vicino a noi è

significativa l’evoluzione artistica di

Picasso, conosciuto ai più come cubista,

ma passato per stagioni classiche, surrealiste,

metafisiche, astratte. Dal confronto

delle opere dei vari periodi risultano temi e

tecniche tutt’altro che omogenei (si vedano

Les demoiselles d’Avignon -1907- e Tre

donne alla fontana -1922-). Tiziano e

Picasso rappresentano solo due tra i tanti

artisti –non solo figurativi-, che nella ricerca

costante hanno percorso stagioni esistenziali

con opere apparentemente

distanti e contraddittorie. Solo il critico, l’epoca

culturale, le mode ed i mutati atteggiamenti

storici ne determinano il valore,

la fortuna, l’oblio. Così accadde per i “primitivi”

Cimabue e Giotto, o anche per la

vasta schiera degli artisti barocchi.

Tornando a Battisti, quindi,

non ci si deve meravigliare

se egli, alla ricerca

di nuove strade da percorrere

e di nuova linfa

creativa, ad un certo

punto della sua avventura,

tagli col passato e

vada a capo. Senza

temere le critiche ed i

confronti, ma sempre

“dando ascolto a quello

che si ha dentro. Io sono

sempre andato dritto cercando

di superarmi.

Verrà il momento in cui

potrei anche staccarmi

dal pubblico, ma non

importa: se avverrà

andrà bene lo stesso,

perché l’ho voluto io,

badando di accontentare

sempre, prima di tutto,

me stesso.” La pagina

bianca vuota è drammati-

di Ettore Racioppa

ca per chiunque. Va riempita in modo

nuovo, originale. Per questo l’incontro con

Pannella fu deflagrante e fortunato. E’ un

mondo lessicale diverso, fatto di testi

nuovi e struttura musicale rivoluzionaria

con l’inciso che non arriva dopo la strofa o

viceversa. Ciò che più colpisce sono le

parole, i collegamenti, i significati. Tutto

lontano anni luce dalle storie semplici e

comprensibili delle prime canzoni del suo

repertorio. I tempi mutano e con essi il

nostro approccio alla vita.

L’interpretazione stessa dei fatti è pur

sempre relativa alla diversa posizione dell’attore.

Una società sempre più dinamica

e sempre più caotica non aiuta a riconoscere

le luci vere da quelle riflesse. Per

descriverne la complessità, piuttosto che

storie “lineari” bisognerà comporre

sequenze di flash che bloccano l’attimo,

l’emozione, perfino l’irrazionalità. Ma non

è concezione barocca: falsa, ridondante,

teatrale. E’, piuttosto, un sentire scarnificato,

fatto di luci ed ombre, cose dette o

semplicemente evocate con un fermentante

immaginario linguistico, parole e suoni

che non ci sono ma che fanno pensare.

E’, insomma, un atto creativo che attacca

la stessa semantica del linguaggio tradizionale

per foggiarne uno nuovo. Forse più

criptico e simbolico, ma con tanto spazio

all’interpretazione personale. Nel primo

Battisti-Mogol le frasi erano dirette ed inequivocabili.

Nel secondo Battisti-Pannella

c’è ampia libertà interpretativa. E’ proprio

Pannella che traccia l’indirizzo della nuova

fase battistiana: “il difetto della canzone è

quello di avere un senso. Quando sarà

insensata sarà vera. Sarà poesia.” Del

resto il poeta romano, che ha sempre

affermato di non saper niente di musica, è

un personaggio da interpretare senza preconcetti

e con grande elasticità mentale.

La sua vorticosa ed invorticata ricerca lessicale

lo fanno orbitare nella Transart, mix

di ermetismo, surrealtà, parole d’aria di

matrice shakespeariana. E’ proprio la strada

imboccata da Lucio con “Don Giovanni”,

proseguita con “L’apparenza”, “C.S.A.R.”

ed “Hegel”. Nei brani musicali di queste

raccolte, non c’è più un filo che raccorda le

storie facendole vedere e vivere, ma si

possono immaginare momenti di esperienze

che ritornano, s’illuminano per un attimo,

scompaiono per riapparire in momenti

successivi, ma, è questa la novità, ci

lasciano il sorriso sulle labbra, ci fanno

sentire vivi e soddisfatti per essere riusciti

a penetrare nei meandri tortuosi di una

scelta apparentemente impenetrabili.

continua sul prossimo numero ....


12

A beneficio dei

pochi lettori che

non ne fossero a

conoscenza, ricordo

brevemente

l’antefatto che ha

dato origine a

Tosca, melodramma

legato agli

di Riccardo Consoli avvenimenti storici

dell’anno 1798.

Dopo le vittorie di

Napoleone nella prima campagna d’Italia,

le truppe francesi occupano Roma, sopprimono

il potere temporale dei Papi, costringono

all’esilio Pio VI, Giovannangelo

Braschi, 1775 - 1799 e proclamano la

Repubblica Romana che ha però breve

durata, infatti, Napoleone è impegnato

nella spedizione in Egitto, l’esercito napoletano

di Ferdinando IV di Borbone approfitta

della situazione favorevole, avanza

alla volta di Roma, scaccia il presidio francese,

abbatte la Repubblica Romana, processa

i suoi componenti e instaura un

durissimo regime di polizia; questo sinteticamente,

l’antefatto.

Il dramma Tosca di Victorien Sardou, è

rappresentato per la prima volta a Parigi

nel 1887 destando l’interesse di Alberto

Franchetti, musicista compositore di

Viareggio che nel 1896 decide di cedere il

soggetto a Giacomo Puccini il quale, su un

libretto scritto da Luigi Illica e Giuseppe

Giacosa, porta a compimento l’opera lirica;

il 14 gennaio 1800 Tosca è rappresentata

per la prima volta al Teatro Costanzi di

Roma.

In corrispondenza di uno slargo di corso

Vittorio Emanuele II si affaccia la basilica

di Sant’Andrea della Valle, l’appellativo

“della Valle” sembra possa derivare da

quella che un tempo era una depressione

del terreno dove si raccoglievano le acque

provenienti dal Quirinale e dal Pincio formando

un grande stagno oppure, secondo

più attendibile spiegazione, la basilica

sembra possa derivare il suo nome da

Palazzo della Valle, edificio che sorge

accanto alla chiesa sulla stessa via Vittorio

Emanuele II di proprietà della omonima

famiglia di origine spagnola dal trecento

presente in Italia il cui progetto è stato

attribuito: prima a Lorenzo Lotti detto “il

Lorenzetto” quindi ad Andrea Contucci

detto “il Sansovino” e, da ultimo, ad

Antonio da Sangallo “il Giovane”.

Correva l’anno 1591 quando iniziò la

costruzione della chiesa su progetto di

Giovanni Francesco Grimaldi e Giacomo

Campo de’ fiori

della Porta per poi essere proseguita e

ultimata dal Maderno a cui si deve la realizzazione

della cupola, la terza di Roma

per dimensione, il lanternino è opera di

Francesco Borromini, i lavori furono finanziati

da Alessandro Peretti di Montalto,

nipote di Papa Sisto V, Felice Peretti, 1585

- 1590.

Nel 1665 Carlo Rainaldi, volendo modificare

parzialmente la facciata, pensò di porre

ai lati della stessa due angeli ma, ultimato

il primo, ad opera dello scultore Giacomo

Antonio Fancelli, non essendo piaciuto e

molto criticato, anche da Papa Alessandro

VII, Fabio Chigi, 1655 - 1667, lo scultore si

rifiutò di scolpire il secondo, la facciata

restò così con uno solo dei due angeli originariamente

previsti, quasi fosse un puntello,

maliziosamente commentava

Pasquino: “ … vorrei volare al pari d’un

uccello, ma qui fui posto a fare da puntello

… “.

Un pomeriggio romano, all’interno di

Sant’Andrea della Valle il pittore Mario

Cavaradossi è intento a ritrarre in un quadro

Maria Maddalena alla quale dà il volto

della marchesa Attavanti, una giovane e

bella donna che egli ha visto entrare più

volte in una cappella di quella chiesa; dalla

medesima cappella esce Cesare Angelotti

fratello della marchesa, già console di

quella Repubblica Romana soppressa dalle

truppe napoletane, Angelotti è da poco

evaso da Castel Sant’Angelo dove

il barone Vitellio Scarpia, capo

della polizia, lo aveva imprigionato.

Da li a poco sopraggiunge Floria

Tosca, un’avvenente cantante

amante del Cavaradossi la quale,

alla vista del quadro che ritrae il

volto della marchesa si ingelosisce,

il pittore la rassicura, egli

non intrattiene alcuna relazione

con la marchesa Attavanti, Tosca

crede alla spiegazione e si allontana,

Cavaradossi e Angelotti

lasciano la chiesa nella quale

poco dopo entra il barone Vitellio

Scarpia che ha dato immediatamente

corso alle ricerche dell’evaso;

ritorna Tosca per avvertire

Cavaradossi che quella stessa

sera si esibirà a Palazzo Farnese

dove si festeggia la vittoria che

l’esercito austriaco ha riportato

su Napoleone a Marengo, ma

Tosca non trova Cavaradossi,

riaffiora impetuosa la gelosia che

il barone Scarpia tenta in ogni

Roma che se n’è andata: lu

Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese

modo di alimentare, egli da tempo desidera

Tosca e ordina al poliziotto Spoletta di

pedinarla, si intrattiene quindi in chiesa

per assistere al Te Deum di ringraziamento

per la sconfitta subita da Napoleone.

Palazzo Farnese si affaccia sulla omonima

piazza e prende il suo nome da una famiglia

molto antica, originaria della provincia

di Viterbo, che compare per la prima volta

nell’XI secolo, il suo nome sembra possa

verosimilmente derivare da Farneto poi

Farnese, numerosi e famosi i suoi membri

tra i quali anche uomini d’arme e cardinali

e, fra questi, Alessandro divenuto Papa

con il nome di Paolo III, 1534 - 1549 che

fu il primo abitante del palazzo; i Farnese

si estinsero nel 1731 ed i loro possedimenti

romani vennero assegnati ai

Borbone di Napoli che trasferirono numerose

opere d’arte presso il Museo di quella

città e Palazzo Reale di Caserta.

Il progetto originario del palazzo si deve

ad Antonio da Sangallo “il Giovane” su

incarico del cardinale Alessandro Farnese

che aveva acquistato Palazzo Ferriz e altri

edifici a questo adiacenti, i lavori iniziarono

nel 1514 ma si interruppero nel 1527 a

causa del “Sacco di Roma”, per essere

successivamente ripresi nel 1541, sopraggiunta

la morte del Sangallo, i restanti

lavori furono proseguiti sotto la direzione

di Michelangelo Bonarroti; per la sua mole

Palazzo Farnese era chiamato il “dado dei

Victorien Sardou


oghi, figure, personaggi.

Farnese” ed era considerato una della

quattro meraviglie di Roma unitamente al

“cembalo dei Borghese”, alla “scala dei

Caetani” ed al “portone dei Carboniani”.

Giuseppe Vasi, in una sua stampa del

XVIII secolo, indicava questo palazzo

come Palazzo Regio Farnese essendo,

all’epoca, di proprietà di re Carlo III della

famiglia Borbone di Spagna figlio dell’ultima

discendente della famiglia Elisabetta

Farnese; quando Giuseppe Garibaldi conquistò

il Regno delle due Sicilie, l’esule

Francesco II di Borbone, la regina Maria

Sofia e i figli vennero nel palazzo di Roma

e incaricarono Antonio Cipolla per i lavori

di restauro, dopo il 1870 il palazzo fu dato

in affitto alla Francia e quindi venduto, tuttavia

il Governo Italiano nel 1936 riuscì a

riacquistarlo per poi cederlo in affitto alla

stessa Francia.

La sera del medesimo giorno il barone

Scarpia cena in una sala di Palazzo

Farnese, qui gli giunge la voce di Tosca

impegnata in un canto celebrativo, decide

di convocarla, nel frattempo apprende dal

fido Spoletta che Angelotti è irreperibile

ma che Cavaradossi conosce certamente il

suo nascondiglio, quindi, lo ha fatto arrestare

e interrogare, il pittore nega tutto

ma non basta, Scarpia lo sottopone a tortura

quindi ordina che venga portato via e

preparato per l’esecuzione.

Scarpia e Tosca rimangono da soli, il barone

la invita a condividere la cena con lui e

le suggerisce un modo per salvare il suo

amante, deve rassegnarsi a soddisfare la

passione che egli nutre per lei, Tosca resta

inorridita e urla al barone tutto il suo odio,

ma questi le ricorda che Cavaradossi è

ormai prossimo alla morte a meno che lei

non si decida ad accettare la proposta;

Tosca è disperata, inginocchiata di fronte

a Scarpia lo prega di essere clemente.

Gli avvenimenti incalzano, sopraggiunge

Spoletta per annunciare che Angelotti si è

suicidato e che tutto è pronto per l’esecuzione

di Cavaradossi, Tosca si convince

allora che l’unico modo per salvare la vita

del suo amante è quella di cedere al barone,

dichiara quindi la sua disponibilità; a

questo punto Scarpia ordina di preparare

per Cavaradossi una finta esecuzione,

Spoletta si allontana per eseguire le direttive

del suo padrone mentre Tosca richiede

un salvacondotto per lei e l’amante che

gli permetta di lasciare il paese.

Scarpia siede alla sua scrivania e comincia

a scrivere una lettera, Tosca nota sulla

scrivania un coltello affilato, lo afferra e lo

nasconde dietro di se, ultimato la lettera

Campo de’ fiori 13

, Castel Sant’Angelo, i luoghi di Tosca

Scarpia si alza e si dirige verso

Tosca, ma invece di ricevere la

tanto sospirata ricompensa

viene pugnalato al petto dalla

donna, il barone muore all’istante

e Tosca gli toglie di mano il

salvacondotto.

Castel Sant’Angelo nel corso

della sua lunga vita ha svolto

innumerevoli ruoli trasformandosi

da mausoleo a fortezza, da

luogo di detenzione a sontuosa

residenza papale, riuscendo a

vivere sempre da protagonista

alcuni degli eventi più drammatici

della storia di Roma.

Nato come monumentale sepolcro

dell’imperatore Adriano,

Castel Sant’Angelo ha ospitato i

resti dello stesso imperatore e di

sua moglie Sabina, dell’imperatore

Antonino Pio, di sua moglie

Faustina e dei tre loro figli, di

Lucio Elio Cesare, dell’imperatore

Commodo, di Marco Aurelio e

di tre dei suoi figli, dell’imperatore

Settimio Severo e di sua

moglie Giulia Domna e dei loro

figli e, ancora, di Caracalla.

A partire dal XIV secolo fu fortificato

dai papi, cui si deve anche

la costruzione del c.d.

“Passetto”, la passerella sopraelevata che

lo collega direttamente al Vaticano, allo

stesso tempo venne ricavata una prigione

dove fu rinchiuso fra gli altri Benvenuto

Cellini e Papa Clemente VII, Roberto dei

conti del Genevois, 1378 - 1394, miracolosamente

scampato ai Lanzichenecchi, vi si

rinchiuse durante terribile “Sacco di

Roma”.

Quale luogo più adatto per la conclusione

di un dramma?

Dalla sua cella in Castel Sant’Angelo

Cavaradossi chiede al suo carceriere l’autorizzazione

per scrivere poche righe alla

donna amata, ottenuto il permesso il pittore

inizia a scrivere ma viene subito assalito

dalla disperazione, quando Tosca arriva

l’uomo è in lacrime, gli mostra il salvacondotto

e racconta della morte di

Scarpia, quindi gli spiega con quali modalità

avverrà la finta esecuzione e prima che

venga portato via si raccomanda di recitare

bene la sua parte.

Vengono sparati alcuni colpi di arma da

fuoco, sul corpo del pittore viene posato

un mantello, Tosca è in apprensione per

l’uomo amato, aspetta fino a quando

Spoletta e gli altri si allontanano sussur-

rando a Cavaradossi di non muoversi,

quando tutti sono andati via gli dice di

alzarsi, ma vedendo che l’uomo non si

muove toglie il mantello e con orrore scopre

che Scarpia l’aveva ingannata ordinando

una vera esecuzione.

Alcune voci annunciano la morte del barone

Scarpia, Tosca non deve fuggire!

Spoletta corre verso di lei ma la donna

riesce a respingerlo e si dirige verso il

parapetto, sale sul muro e si getta nel

vuoto dandosi così la morte.

Il melodramma non poteva sfuggire al

cinema e Luigi Magni, coadiuvato da con

un cast di attori straordinari quali Vittorio

Gassman, Gigi Proietti, Monica Vitti, Aldo

Fabrizi e Fiorenzo Fiorentini, lo trasforma

in una tenerissima storia d’amore; in tale

contesto chi volesse conoscere cosa sia

realmente il romanesco basta ascoltare la

parlata di Gigi Proietti e Fiorenzo

Fiorentini, circa la musica che si canta

lungo il Tevere ricordo “Nun jè dà retta

Roma” parole dello stesso di Luigi Magni

e musiche di Armando Trovaioli un motivo

che, da quel momento, diverrà la sigla di

chiusura degli spettacoli Gigi Proietti.


14

di

Maria Cristina

Caponi

Milk, Usa, 2008. Genere:

drammatico; regia: Gus

Van Sant; sceneggiatura:

Dustin Lance Black;

interpreti: Sean Penn,

Emile Hirsch, Josh

Brolin, Diego Luna,

James Franco, Lucas

Grabeel, Victor Garber,

Joseph Cross; fotografia:

Harris Savides; montaggio: Elliot

Graham; scenografia: Bill Groom,

Barbara Munch; costumi: Danny

Glicker; musica: Danny Elfman; distribuzione:

BIM; durata: 128 minuti. Nel

1989 a New York, in Sheridan Square

apparve una lista di eventi storici riguardanti

i diritti degli omosessuali: su un

manifesto con lo sfondo nero e le scritte

bianche veniva ripercorso un iter costellato

di vittorie e sconfitte dell’ultimo secolo

di vita gay. Il cartellone sciorinava nomi e

date, senza alcun ordine apparente. Si leggeva:

“Coalizione delle persone con l’Aids

1985 Molestie della polizia 1969 Oscar

Wilde 1895 Corte Suprema 1986 Harvey

Milk 1977 Marcia su Washington 1987

Ribellione di Stonewall 1969”. Ma chi è

quell’Harvey Milk che, a un tratto, appare

in questo elenco segnato da eventi epocali

(associazioni, dimostrazioni, processi,

rivolte, omicidi e ordinanze)? Ci pensa il

regista Gus Van Sant a rispondere a questo

interrogativo, confezionando un suggestivo

biopic sul primo omosessuale

dichiarato a ricoprire un incarico istituzionale

come consigliere nella giunta di San

Francisco, in quell’America così hippie

eppure ancor così profondamente bigotta

di fine anni ’70. Harvey Milk (Sean Penn)

aveva passato i primi quarantanni della

sua vita a cullarsi beato nelle sue contraddizioni,

profondamente insoddisfatto della

sua laurea in matematica e della sua poltrona

in una prestigiosa società d’investimenti

a Wall Street. La sua vita privata era

avvolta da un velo di perbenismo vittoria-

Campo de’ fiori

no, per cui valeva la regola “tutto è lecito,

purché lo si faccia in casa propria e al riparo

da sguardi inopportuni”. Ma, la spinta a

squarciare quel drappo di asfissiante ipocrisia

giunge nelle inaspettate sembianze

di un bel cherubino riccioluto (James

Franco) rimorchiato la sera del suo compleanno

nel metrò. Un’improvvisa consapevolezza

si fa strada nel cuore del maturo

broker di borsa (“Quaranta anni e non

ho fatto niente di niente”) e la voglia di

dare una virata di 360° alla sua vita

(“Dovresti darti una svegliata, farti nuovi

amici, serve un cambiamento!”) si rivela

senza dubbio il migliore dono che poteva

regalarsi per i suoi quaranta anni. E, allora

basta al conformismo e al solito tamtam

di tutti i giorni, un’esistenza trascorsa nella

paura di finire esule nel ghetto degli invertiti;

dal freddo sole di New York fa fagotto

e si trasferisce alle calde temperature della

California, nel quartiere cattolico di Castro,

San Francisco. Qui, con il suo compagno

Scott Smith, apre una piccola attività economica,

dove ben presto si raccoglieranno

giovani attivisti omosessuali emarginati

dalla società e cacciati fuori di case dalle

stesse famiglie. Tutti loro sono mossi da

un unico fine: essere reintegrati a pieno

diritto da quella collettività ultraconservatrice

che si scaglia contro di loro non solo

a parole; ma, soprattutto con i fatti. Per far

sentire la sua voce, Harvey Milk scende

perfino in politica e, pur avendo ricevuto

tre sconfitte consecutive ai seggi elettorali,

non demorde. Riuscirà finalmente a

conquistarsi il suo spazio istituzionale solo

nel fatidico anno di grazia 1977. Quella fu

una grande giornata per la democrazia e

non solo per quella statunitense. Tuttavia,

i guai erano subito dietro l’angolo: lo spettro

della cosiddetta “Proposition 6”- una

legge secondo cui ai gay sarebbero stati

tolti tutti i diritti civili e rimossi dai propri

posti di lavoro, in specie gli insegnantiavanzava

di giorno in giorno e il timore che

sarebbe stata approvata era quasi una terribile

certezza. Milk

riesce insperabilmente

a scongiurare lo

spauracchio e diviene

un eroe per tutti

coloro che omosessuali,

bisessuali,

transgender, lesbiche

(oltre a tutte le altre

minoranze sociali) si

riconoscono in lui.

L’epilogo all’età di

quarantotto anni,

quando il consigliere

nella giunta di San

Francisco viene

MILK

assassinato dal bieco Dan White (Josh

Brolin), politico noto per la sua omofobia.

Torniamo ai nostri giorni. Mentre Gus Van

Sant era sul set di Milk, in America gli

omosessuali incassavano a stento un colpo

basso, un boccone amaro veramente difficile

da digerire. Invero, negli Usa in quel

periodo è passato un emendamento denominato

Proposition 8 per cui il matrimonio

è solo un’unione tra un uomo e una

donna; ne consegue la cancellazione di

tutte le nozze gay dai registri dello stato

civile. Eppure, a quanto sembra, il messaggio

di speranza di Harvey Milk non è

seppellito sotto la cenere. Infatti, continua

a rischiarare ancora il nostro presente,

tanto da essere rispolverato da uno slogan

elettorale come “Yes, we can” promosso

da un membro di una minoranza etnica,

un uomo di colore che oggi è riuscito a

prendere le redini di una delle più grandi

potenze internazionali, insediandosi alla

Casa Bianca. L’autore di Da morire abbandona

momentaneamente la ricerca linguistica

tesa alla destrutturazione della trama

che aveva caratterizzato alcune sue opere

recenti come Elephant, Last Days,

Paranoid Park, per ritornare – da perfetto

“figliol prodigo”- verso una storia narrata

in maniera decisamente più convenzionale,

seppur confezionando il tutto con un

livore poetico d’incommensurabile spessore.

Non c’è che dire, Van Sant ha portato

sul grande schermo una buona sceneggiatura,

nonostante – a volte- il latente desiderio

di conquistare a tutti i costi lo spettatore,

sommato poi alla mancanza di un

vero e proprio contraddittorio. Perfetta la

ricostruzione d’epoca, merito in primo

luogo del direttore della fotografia Harries

Davies, veterano di lungometraggi

ambientati negli anni della controcultura.

L’Oscar di Sean Penn per il migliore attore

protagonista è solo un’ulteriore conferma

della sua indiscutibile bravura, non solo

davanti alla macchina da presa, ma anche

dietro. Suo, difatti, è l’apprezzato Into the

wild. Perfetta anche l’interpretazione della

sua nemesi ovvero l’ottimo Josh Brolin

(impersona il politico Dan White), ormai

perfettamente a suo agio nei panni dei

grandi perdenti della storia, dopo il personaggio

di George Bush in W. di Stone. La

scena finale con la lunga veglia seguita

alla morte di Milk, dove ben trentamila

persone si riversarono sulle strade di San

Francisco per porgere l’ultimo saluto al

loro mentore, è da far venire la pelle d’oca.


Campo de’ fiori 15

Il piacere dell’agriturismo

Nel Settecento

era d’uopo agli

intellettuali agiati

d’Europa percorrere

l’Italia a

piccole tappe,

per esaminare

costumi e riempirsi

gli occhi di

immagini paesaggistiche

di Secondiano Zeroli

incantevoli. Il

“Belpaese” non

poteva non essere

visitato da chi, in quei tempi, contasse

qualcosa nel piano sociale, militare o politico.

Anche oggi, per chi ha un concetto

alto del visitare , del capire e del voler partecipare,

c’è la possibilità di farlo, e, per

farlo come si deve, occorre servirsi di una

delle oltre quindicimila aziende agricole

che in Italia offrono ospitalità agrituristica,

cioè ristorazione, soggiorno e svago.

Soltanto nella nostra amata Tuscia, ben

centodue sono queste aziende che mettono

a disposizione dell’ospite una parte

della struttura stessa della propria azienda,

opportunamente attrezzata. E se pochi

anni fa erano soltanto un migliaio i posti

letto disponibili, ora il numero è salito del

40%.

La nostra zona è, infatti, da sempre meta

del turismo archeologico e artistico in

generale, con la fascia costiera che funge

da traino, anche per via di un turismo più

precisamente balneare. I servizi offerti dai

centodue agriturismi operanti nella Tuscia

non sono certamente da sottovalutarsi:

venticinque possiedono, infatti, una piscina;

ventidue un maneggio; trentacinque

un parco giochi; mentre quasi tutti mettono

a disposizione del cliente i prodotti

della propria azienda o quelli di agricoltori

che operano nelle stesse zone.

Nell’agriturismo in cui ora ci troviamo, ci

sono, ad esempio, sei-sette trattori parcheggiati

in un grande capannone aperto

ai due lati, una mietitrebbiatrice, certamente

in funzione negli anni Sessanta, ed

un numero impressionante di piccoli

attrezzi agricoli che il cliente può usare a

proprio piacimento. State sorridendo? Non

credo dovreste, perché chi vuol conoscere

la nostra terra è disposto anche a rompersi

la schiena su un cassone d’un trattore

traballante, che serve per raggiungere il

vicino frutteto, dove il proprietario gli farà

vedere come si fa un innesto su un pero o

su un albicocco, o gli mostrerà come una

certa varietà di pomodoro va legata al suo

traliccio. Dalla sommità della collina si

scorge intanto un terreno ondulato, fatto

di ampie zone di pascolo erboso, stoppie,

bosco alto e macchia. L’occhio

indugia su questo angolo di

Tuscia, mentre il proprietario, con

aria quasi solenne, ci chiama ad

ammirare un roseto che appare

all’improvviso sottocosta, poco

prima d’un dirupo, al fondo del

quale scorre un limpido corso

d’acqua. Pensiamo candidamente

che il valore di questo e di tutti gli

agriturismi risieda proprio in questo:

nel farci meravigliare per

cose assolutamente semplici e

naturali. Se solo pensiamo, per un

attimo, che il cliente è generalmente

di Roma o d’una grande

città straniera, possiamo solo

immaginare il suo piacere… Ed è anche un

piacere colloquiare con il padrone di casa,

un vero imprenditore con tanto di diploma

di scuola media superiore (lo sono il 42%

degli imprenditori!) e con una buona conoscenza

della lingua francese (il 40% conosce

e parla almeno una lingua straniera).

La cascina nella quale il cliente-ospite ha

la sua camera e la sua cucina, ci accoglie

con un morbido odore di pittura fresca,

ma, ben presto, di fronte a salsicce, mazzafegati,

formaggi freschi e stagionati, il

nostro olfatto trova altri e ben più catturanti

interessi…

La tremula brezza del buio ormai prossimo,

ci consente di spaziare tutt’intorno

alla ricerca delle luci di paesi e borghi vicini

e lontani. Ne contiamo una decina:

grappoli luccicanti di centri toscani, umbri

e laziali.

Partiamo con la certezza che in questo

nostro crocicchio di culture, di tradizioni e

di idiomi, l’ospite si troverà a proprio agio.


16

Questo è un tema

che mi sta particolarmente

a cuore,

ne parlo anche nell’ultima

parte del

mio libro, che ho

presentato a Roma

lo scorso 13 gennaio,

dove descrivo i

di Giovanni Francola possibili scenari

futuri che l’umanità

dovrà affrontare nel

prossimo futuro. La Terra non è altro che

un grande circuito elettrico, se non ci fossero

fonti di cariche, come i continui temporali,

la sua carica si disperderebbe in

poco più di dieci minuti. Infatti, tra la

superficie terrestre e la ionosfera, a circa

55 km di altezza, ci sono onde elettromagnetiche,

con cariche totali di 500.000

coulomb. Possiamo immaginare tutto questo

come un enorme magnete. Come tale,

l’intensità del suo campo magnetico è proporzionato

anche alla velocità di rotazione

del pianeta. Ma c’è anche un altro elemento

che fa supporre che qualcosa sta cambiando

sul nostro pianeta. Ma c’è anche un

altro elemento che fa supporre che qualcosa

sta cambiando sul nostro pianeta, si

tratta del battito cardiaco della Terra o

meglio conosciuto sotto il nome di “risonanza”.

Questa risonanza chiamata anche “risonanza

di cavità di Schumann” sta in questi

ultimi anni aumentando notevolmente.

Stando sempre a ricerche scientifiche, si è

potuto rilevare che questi suoi cicli di frequenza

hanno raggiunto ben 11,9 cicli al

secondo, presupponendo che quando la

Campo de’ fiori

Ecologia e Ambiente

La terra e il suo magnetismo

frequenza arriverà a 13 cicli, “previsto per

il 2012”, la Terra raggiungerà il così detto

“Punto Zero”. Se da una parte la risonanza

aumenta, dall’altra i capi magnetici terrestri

perdono intensità, causando non pochi

fenomeni quali: perdita di rotta per molti

uccelli migratori e il totale disorientamento

di molto balene, che seguendo queste

rotte magnetiche vanno ad arenarsi sulle

spiagge anziché prendere largo.

Ora è importante, al didi tutte le supposizioni

e le teorie scientifiche, come

tutto questo possa influire sull’uomo e

soprattutto sulla propria coscienza.

Sono sempre più convinto che proprio la

coscienza dell’uomo può cambiare e con

lei il proprio corpo, lo stesso DNA potrà

modificarsi, potremmo entrare in una

nuova era dove l’intuizione e tante altre

funzioni potranno notevolmente migliorare,

tornando di nuovo a ritmi naturali dettati

dalla stessa natura e da tutto l’ambiente.

Una vera rinascita di ogni espressione

di vita, certo sono solo ipotesi, ma

chi non vede in questo, una probabile possibilità

di una totale purezza dell’umanità?

Quando l’uomo troverà questa nuova

dimensione alcuni inspiegabili poteri come

ad esempio la “telepatia o atri sensi”

potrebbero diventare strumenti a nostra

disposizione, sarebbe ancora più interessante

sapere con quale intenzione useremo

tali poteri.

Acquistate Il profitto e la virtù di Giovanni Francola, edito dalla Ennipilibri. Parte dei diritti d’autore della vendita del

libro verranno devoluti all’organizzazione Medici Senza Frontiere Onlus.

Ricordiamo ai lettori che i libri possono essere richiesti alla propria libreria di fiducia oppure ordinati inviando una e-mail

a ennepilibri@tin.it, o via fax allo 0183.661126 con recapito e codice fiscale. Saranno spediti in contrassegno senza

addebito di spese postali anche per ordini di una sola copia.


di Alessandro Soli

... continua dal numero 57

Campo de’ fiori

Come eravamo

Era l’ultima figlia, era rimasta una solo una

“I” da assegnare, occasione unica per un

nome mai dato prima agli altri dodici figli,

nacque così nel 1927 Ivana Soli.

Nonno Giano ormai anziano, visse questo

evento come una gioia unica ed inaspettata,

la sua numerosissima famiglia si completava

con il frutto, forse il più bello, della

sua lunga e avventurosa vita.

Già, perché zia Ivana era una bella “mora”,

ed io la ricordo ancora perfettamente, perché

è stata la mia seconda mamma, lei

ultima dei figli, io, fino ad allora, ultimo dei

nipoti di Giano.

Fu lei che mi fece muovere i primi passi,

mamma era impegnata in trattoria, in cucina

con mia nonna e le altre zie, ed io venivo

affidato alle cure di questa zia ventenne

che, come si dice da noi, “me spupazzava”.

Purtroppo un avvenimento triste ed inaspettato,

che avrebbe segnato per sempre

la vita della famiglia Soli, e la mia in modo

particolare, sconvolse l’esistenza del vecchio

oste-cacciatore : zia Ivana si ammalò.

Fu una diagnosi grave per quei tempi: cisti

da echinococco ai polmoni, causata presumibilmente

dall’alito dei vari cani da caccia

di mio nonno, che lei accarezzava e

Giano Soli tra ... passioni, gioie e dolori

abbracciava continuamente.

Non sto a raccontarvi l’odissea

vissuta tra ospedali e

cliniche, perché, data la

mia età, non riuscivo a capire

il perché di tante lacrime,

trambusti e cambio di abitudini,

so soltanto che non

stavo più con la persona

che mi faceva giocare, che

mi portava coi suoi giovani

amici “giù a’ Madonna de’

Piagge” a rotolarmi sull’erba,

che spingeva il mio piccolo

triciclo sul terreno

sacro di nonno Giano “il

campo da bocce”. L’ultimo

flash che ricordo: quando

entrai correndo nella sua

camera (una della locanda

paterna), la vidi sul letto,

col suo vestito di seta, tutti

piangevano, mi avvicinai, -

zia Ivana, perché dormi?-

Aveva appena 24 anni.

Il vecchio cacciatore, quello

che a sette anni nel 1870,

aveva visto passare

Garibaldi lungo la via

Flaminia, quello che aveva

iniziato qui a Civita

Castellana il gioco delle

bocce, quello che aveva

preso due mogli, ed avuto tredici figli, l’oste

per eccellenza, celebrato in versi, ed

osannato per la sua cucina fatta di tordi

allo spiedo e di lepri in salmì stava provando

il più grande dolore della sua vita.

Non volle mollare, visse ancora tre anni, il

destino però gli riservò un ultimo grande

dolore: dopo la morte dell’ultima figlia,

quella del primo figlio Italo Soli, scomparso

nel 1953.

Appena un anno dopo alla veneranda età

di 91 anni il 26/12/1954, nonno Giano,

malgrado la sua infallibile doppietta,

mancò quella preda che ognuno di noi vorrebbe

abbattere: “la morte”.

A questo punto voglio ringraziare tutti i

miei parenti, in particolar modo mio padre,

per le notizie, le foto e i documenti, che mi

hanno permesso di far rivivere la storia di

un “vecchio personaggio civitonico”.

Ivana Soli 1927-1951

Alessandro Soli e il suo triciclo Alessandro Soli

17


18

Parte in questi giorni, per Officina

Culturale Quarta Parete di Sandro Nardi,un

nuovo cantiere della formazione: è

“Opificio del Circo”, percorso “sul filo di

vibrazioni creative” che propone acrobatica

aerea, trapezio, tessuti, cerchio, corda,

acrobatica da terra, giocoleria, trampoli,

monociclo, ma soprattutto insegna a volare

con la fantasia, a stare in equilibrio sui

sogni, a misurarsi sul filo dell’esperienza.

Da marzo in un bellissimo spazio sportivo

di Civita Castellana questo laboratorio circense

è aperto per giovani dai 14 ai 25

anni che vogliono crescere artisticamente

in un’atmosfera insolita e spettacolare,

diventando protagonisti di una curiosa

avventura e contribuendo alla crescita di

una nuova compagnia teatrale, dove si dà

largo spazio all’individualità di ognuno per

scoprire e scoprirsi, per trovare una

dimensione collettiva dinamica, insomma…

per superare le aspettative del possibile

e scoprire le proprie capacità creative.

Officina e Opificio sono due termini che

sottolineano la voglia di promuovere un

concetto di teatro da costruire insieme e

non una semplice proposta preconfezionata

e pronta all’uso: ecco perché professionisti

di lunga esperienza si mettono in

gioco in Opificio del Circo puntando ad una

crescita come individui e come collettività

in un contesto culturale comune. Sandro

Nardi, presidente dell’Associazione culturale

Il Cerchio Invisibile, ancora una volta

stupisce con una proposta fuori dalle righe

secondo lo stile ormai inconfondibile del

grande progetto Officina Culturale Quarta

Parete, di cui è l’ideatore, che dallo scorso

novembre si distingue per novità degli

spettacoli e bellezza dei contenuti. Il suc-

Campo de’ fiori

Apre un Opificio del Circo a Civita Castellana

Una novità assoluta per la Tuscia: l’Officina Culturale Quarta Parete

offre ai giovani un’opportunità di crescita e di lavoro nelle arti circensi

cesso di “Oooh, ingenue meraviglie fra

circo e teatro” - con la Compagnia Il

Cerchio Invisibile accompagnata da performers

internazionali di circoteatro, in

scena al PalArte di Fabrica di Roma lo scorso

dicembre – e della rassegna di teatro

comico Single o Pax, che si conclude sabato

21 marzo, dimostra che questa nuova

idea di teatro è in grado di soddisfare la

domanda culturale del territorio, ed anche

di richiamare pubblico da Roma, dalla

Toscana, dalla Tuscia viterbese… Fino a

dicembre 2009 Officina Culturale sarà

tanto altro: stage residenziale di formazione

teatrale nello storico scenario di

Caprarola, performance itinerante teatrale-musicale

nei borghi antichi dei paesi,

festival internazionale di circoteatro, teatro

di burattini…e poi magia, esperienza sensoriale

e mentale, condivisione e cooperazione

artistica e umana. Una grande fabbrica

d’arte – patrocinata da MIBAC, ETI,

Provincia di Viterbo, Comuni di Fabrica di

Roma, Vallerano e Civita Castellana - che

giustamente la Regione Lazio ha selezionato

come vincitrice del bando Officine

Culturali 2008/2209 dell’Assessore alla

Cultura, Spettacolo e Sport Giulia Rodano,

con il compito di promuovere le arti performative

nella provincia di Viterbo. informazioni

e iscrizioni 392.5378992

Beatrice Malatesta


Campo de’ fiori 19

THINKING DAY 2009: Fermiamo la diffusione delle malattie

Gli Scout AGESCI della Zona Tuscia per “Medici Senza Frontiere”

Le giornate intorno a domenica 22 Febbraio u.s. sono state davvero impegnative

per le Guide e gli Scout dei Reparti AGESCI della Zona Tuscia. La ricorrenza, in

tutto il mondo, della “Giornata del pensiero” (“Thinking Day”) – in occasione dell’anniversario

della nascita dei loro fondatori, Lord Robert Baden Powell e sua

moglie Olave – li ha spinti a lanciarsi in una grande “buona azione” a favore della

più grande associazione di soccorso medico privato del mondo: Medici Senza

Frontiere. Nei quartieri e nelle Parrocchie di Viterbo, Civita Castellana, Sutri e

Tuscania i ragazzi e ragazze, con la divisa color del cielo e fazzolettone colorato

(in età tra i 12 ed i 16 anni), hanno organizzato vendite di primule, di simpatici

manufatti e offerto la propria collaborazione per piccoli lavori domestici: tutto

questo al fine di raccogliere fondi per M.S.F., associazione alla quale – nel 1999 –

è stato assegnato il premio Nobel per la Pace.

Nel primo pomeriggio di Domenica 8 marzo u.s. – presso la Parrocchia della

Sacra Famiglia, sede del Gruppo “Viterbo 4” – i circa 100 ragazzi che hanno

preso parte all’evento, hanno coronato la loro opera entrando in contatto diretto

con un “Medico senza Frontiere” della nostra terra, precisamente di

Corchiano. Il dottor Bengasi Battisti, recentemente tornato dall’ennesima missione

umanitaria nel centro dell’Africa, ha dato la propria testimonianza di vita

vissuta e risposto alle numerose domande dei ragazzi, che si sono dimostrati

partecipi ed interessati all’argomento.

Per la cronaca, il lavoro delle guide e degli scout ha fruttato la bella somma di

1.855,00 €, che è già stata direttamente versata a Medici Senza Frontiere. Sarà

davvero un’utopia “… lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato…”

(B.P.)?

Forse, ma è quello che proviamo a fare tutti i giorni.

A.G.E.S.C.I. ZONA TUSCIA

Paolo Moricoli


20

di

Sandro Anselmi

Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

Mattioli Bernardina (Sora Nina) nasce a

Fabrica il 14 Agosto 1891.

Si diploma, giovanissima, in ostetricia e gli

viene subito offerta la condotta di Poggio

Catino, dove inizia a lavorare.

Nel 1924 viene assunta quale ostetrica

condotta dal Comune di Fabrica, dove cesserà

di operare nel 1956, lo stesso anno in

cui perde il marito.

Ripercorriamo assieme alla maestra Laura

Bartolacci, figlia primogenita di Sora Nina,

le vicende più significative della carriera

professionale della madre, senza trascurare,

però, gli aspetti personali ed umani che

emergono, importanti, dai ricordi.

Siamo davanti ad un bel fuoco acceso e si

aggiunge a noi Giuliana, la nipote prediletta

di nonna Nina.

Le parole commosse non riescono a dare

un ordine cronologico ai fatti, e le immagini

di quegli anni fluiscono numerose,

sovrapponendosi.

E’ bello, così, scoprire che Sora Nina aveva

già aiutato nel 1925 mia nonna a far

nascere mia madre, e poi aveva assistito

anche me a venire al mondo.

Ci sono, allora, le figure del dottor

D’Antoni e del dottor Zappia con i quali, in

successione, aveva diligentemente collaborato,

e poi le corse a casa delle partorienti

accompagnata dai mariti che venivano

a prenderla con la biga.

Addirittura la contessa Cencelli, non contenta

di come era stata assistita a Roma

durante il suo primo parto, volle venire a

Fabrica per mettere al mondo il suo secondogenito,

in quanto aveva apprezzato il

lavoro che la Sora Nina aveva svolto

durante il parto di una sua contadina…..

L’abitudine della santa donna di assistere

Personaggi, storie e immagini di Fabrica di Roma

Sora Nina “la mammana”

le “sue mamme” fino all’ottavo giorno era

regola, e quando veniva la bella stagione

portava con sé, per compagnia, le figlie

Laura e Franca che, così, potevano fare

anch’esse un viaggio

con il calesse.

Se il parto portava

delle complicazioni che

né lei né il medico

potevano risolvere, si

doveva correre all’ospedale

di Civita

Castellana con la macchina

di Eliseo (Liseo),

che era l’unica del

paese.

Voglio aggiungere, a

questo proposito, un

racconto che mio

nonno mi faceva quand’ero

bambino.

Mi raccontava che, agli

inizi del secolo scorso,

quando le donne che

non riuscivano a partorire

in paese, venivano

adagiate su una portantina,

trasportata a

braccia da robusti giovani,

fino all’ospedale

di Civita Castellana.

La signora Laura ricorda

che, nel mese di

Agosto, molti bambini

si ammalavano per il

latte riscaldato delle

mamme, a causa del

caldo e della fatica del

lavoro nei campi, ed

allora queste poverine

correvano dal prete per farsi dare in prestito

un collare miracoloso che, fatto

indossare ai loro piccoli, pensavano gli

avrebbe salvato la vita.

Da sx Laura Bartolocci, Bernardina Mattioli e Franca Bartolocci.


Ma la campanella, purtroppo, suonava di

continuo per annunciare i tanti funerali.

A quei tempi anche le campane delle

dipartite si differenziavano per le classi

sociali: quella grave era per i signori, quella

mezzana per il popolo, quella piccola

per i neonati.

Sora Nina aveva anche un altro gradito

compito, e cioè quello di presenziare tutti i

battesimi del paese.

Questo si rendeva necessario perché solo

lei sapeva seguire tutta la messa in latino,

ed insegnava ai compari le poche risposte

che dovevano dare, facendo spesso da

suggeritrice a quelli che proprio non riuscivano

a ricordare.

Questo comportava una grossa responsabilità,

perché se il figlio cresceva maleducato

e senza rispetto, era colpa di quei

compari che non avevano recitato bene il

Pater Noster!

Al ritorno dalla cerimonia, Sora Nina riconsegnava

alla mamma, rimasta a casa, il

bambino, e gli diceva: “me l’hai dato pagano

e te lo riporto cristiano!”

Questa donna d’altri tempi, infondeva una

grande fiducia nelle partorienti, tanto che

molte ragazze, che erano andate spose ad

uomini di altri paesi, volevano tornare a

partorire a Fabrica, alloggiando nelle case

Campo de’ fiori 21

Sora Nina al matrimonio della figlia Laura

Da sx Lucia Stefanucci, Bernardina Mattioli, Luigi Ricci, Laura Bartolocci, Egisto Bartolocci

e Sante Ricci.

paterne, per farsi assistere da Sora Nina.

Manteneva il più profondo segreto professionale

anche quando doveva portare al

brefotrofio i poveri figli indesiderati.

La “mammana” di tutti i bambini del paese

non ebbe, però, il coraggio di assistere i

parti delle sue due figlie…

Questo era il cuore e la sensibilità di una

donna e di una madre!

Per completare il quandro storico delle vicende narrate, ho il piacere di pubblicare l’albero genealogico, semplificato

per linea di discendenza diretta, della famiglia Bartolocci, che sembra provenire da Monteleone (MC).

Egisto Sebastiano Matteo Bartolocci, è infatti il marito di Bernardina Assunta Rosa Mattioli.

Dal loro matromonio sono nate Laura e Franca.

Potete richiedere l’albero genealogico della vostra famiglia rivolgendovi presso la nostra

redazione. Verrà elaborato dal nostro collaboratore Geneg.

Se vorrete, potrete vederlo pubblicato sulle pagine di Campo de’ fiori.

Geneg


22

Tarquinia

Campo de’ fiori

Associazione Umanitaria “Semi di Pace” onlus

La Cittadella dei giovani

Sono trascorsi 9 anni da

quando iniziava, precisamente

nel Febbraio del 2000, l’avventura

della Cittadella dei

giovani.

In tutti questi anni, l’area

demaniale ha visto molteplici

trasformazioni. Quella era, un

tempo, una zona abbandonata,

ricoperta da rovi e da ogni

tipo di immondizia, oggi è divenuto un luogo bellissimo, un parco, un’oasi naturale, richiamo per migliaia di persone.

Numerosissime le iniziative ospitate presso la Cittadella dei giovani, da quelle ricreative, a quelle culturali, da quelle artistiche a quelle

istituzionali. Giovani, famiglie, bambini, scuole, politici ad ogni livello, autorità religiose, come la straordinaria visita della Conferenza dei

Vescovi di Cuba, guidati dal Cardinale Ortega, Ambasciatori, rappresentanti di altri governi, ecc… hanno visitato e partecipato ad iniziative

organizzate da “Semi di Pace”. Tanti i benefattori che, generosamente, hanno sostenuto il progetto, con offerte e materiali, e ai

quali è stato dedicato un albero come segno di gratitudine. Oggi sono oltre 150 gli alberi da frutto e ornamentali. Una particolare attenzione,

poi, è stata riservata al Gruppo “Sorriso” (ragazzi diversamente abili della nostra città), che settimanalmente si incontrano per

svolgere attività di musico – gioco – terapia e di socializzazione. Per loro, l’impegno di “Semi di Pace”, nella Cittadella dei giovani, è quello

di realizzare la Casa Famiglia “Sorriso”, un luogo dove potranno vivere con serenità e al sicuro da qualsiasi forma di emarginazione.

Altre sono le strutture previste nell’area, come una casa per le donne vittime di violenze, una per minori, una per ragazze madri, ecc…

Gli spazi dei parchi gioco finanziati dalla Fondazione CARICIV e da altre istituzioni sono divenuti meta di famiglie con bambini che, anche

durante la settimana, frequentano la Cittadella con forme di spontanea partecipazione. Il Progetto “Amistad”, che ricorda il giovane tarquiniese

Luca Leoni, vede proprio nella Cittadella il suo quartier generale, con una costante attività di raccolta vestiario – viveri – medicinali,

adeguatamente sistemati dalle volontarie del settore. I numeri del 2008 danno un quadro chiaro di quanto questa area sia stata

un punto di riferimento, non solo per i tarquiniesi, ma anche per il comprensorio. Oltre 10.000 sono le presenze registrate, con una

variegata partecipazione di persone, che hanno trovato accoglienza e disponibilità. La Cittadella si può ben definire come lo spazio di

tutti, realizzato con tanto impegno e sacrifici da numerosi volontari. Il futuro vedrà concretizzarsi nuovi importanti progetti che offriranno

servizi sempre più rispondenti alle esigenze del comprensorio. Già da questo mese di Febbraio e fino ad Aprile p.v. verranno organizzati

3 incontri a tema, con le scuole superiori del comprensorio, sulle seguenti tematiche: bambini soldato, shoah, bullismo, tutti tenuti

da personale specializzato e diretti testimoni degli eventi.

PUBBLICATO IL BANDO DI PARTECIPAZIONE ALLA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO INTERNAZIONALE ARCAISTA DI

PITTURA, SCULTURA E GRAFICA.

È stato pubblicato il Bando di partecipazione alla Terza edizione del Premio Internazionale Arcaista di pittura, scultura e grafica che

si svolgerà a Tarquinia (VT) dal 11 luglio al 19 luglio 2009

Tutte le opere selezionate come “finaliste” saranno esposte da sabato 11 luglio a domenica 19 luglio 2009, in un percorso d’ arte

nei luoghi più suggestivi del centro storico di Tarquinia (Viterbo), città di origine etrusca, oggi riconosciuta per le arti antiche patrimonio

mondiale dell’Unesco, ma anche città delle chiese e delle torri di epoca medioevale. La premiazione finale. avrà luogo sabato

18 luglio 2009, alle ore 18.00 nella prestigiosa cornice della chiesa medioevale di Santa Maria in Castello, alla presenza delle autorità

e della Giuria, presieduta da Sandro Serradifalco, critico d’arte ed editore della rivista “Boé”.

L’elenco e le foto delle opere di tutti gli artisti finalisti, saranno pubblicati sulle maggiori riviste d’ arte, quotidiani e tv nazionali.

L’emittente Carpe Diem (canale 932 di sky) presenterà le immagini di tutte le fasi della premiazione.

La prima selezione delle opere è gratuita. Si invitano gli artisti interessati, a spedire entro il 30 aprile 2009, per consentire la prima

selezione, una foto dell’ opera partecipante all’evento e brevi cenni critici e biografici, al seguente indirizzo: associazione arcaista

arte e cultura - Via Vitelleschi n. 6 01016 Tarquinia (VT) o telefonare al numero 349.8361981, oppure inviare una mail a:

arcaista@alice.it.

Massimo STEFANI

Presidente dell’associazione arcaista

arte e cultura


L’adolescenza è quella fase della vita

umana, normalmente compresa fra gli 11

e i 18 anni, nel corso della quale l’individuo

acquisisce le competenze e i requisiti

necessari per assumere le responsabilità di

adulto. Nel processo di transizione verso lo

stato di adulto entrano in gioco ed interagiscono

fra loro fattori di natura biologica,

psicologica e sociale.

Anche se ha cominciato ad essere definita

e studiata come fase specifica della vita

soltanto nel momento in cui la rivoluzione

industriale ha imposto l’esigenza di un

periodo assai prolungato di preparazione

alla vita adulta e anche se si presenta

secondo modalità assai differenti da cultura

a cultura , l’adolescenza sembra contrassegnata

da alcuni fenomeni peculiari

che possono essere considerati universali.

L’adolescenza inizia con la pubertà ma non

è il solo mutamento biologico connesso

con la pubertà che provoca il momento

adolescenziale. Al cambiamento fisico si

associano esperienze emozionali molto

intense: per la rilevanza dei cambiamenti

corporei e dell’assetto pulsionale che

impongono la ricerca di nuovi equilibri nei

rapporti con il mondo e con il proprio sé;

per la precocità del cambiamento rispetto

a quello dei coetanei ( o coetanee) che lo

fa giungere inaspettato, o per il suo ritardo

che suscita in chi si aspetta di cambiare,

ansie e incertezze in rapporto a chi è

già cresciuto.

I cambiamenti fisici, d’altronde, fanno sì

che l’individuo sia trattato dalle persone

con cui è abitualmente in contatto, e

anche dagli estranei, in modo diverso da

come era trattato da bambino. Le richieste

che gli sono rivolte si modificano, ci si

aspetta da lui (o da lei) un comportamento

da adulto ma contemporaneamente lo

si continua a considerare non autonomo,

non in grado di prendere da solo certe

decisioni rilevanti per il suo destino ( bere

alcool o no, fumare o no, uscire la sera con

i coetanei, scegliere l’orientamento scolastico...).

Di questo mutamento di relazioni l’adolescente

è particolarmente consapevole: in

rapporto ad esso modifica il proprio atteggiamento

verso se stesso ed il mondo circostante.

Il primo indice, frequentemente

conflittuale, di questo cambiamento di

atteggiamenti si manifesta nel fatto che

egli/ella non accetta più di essere totalmente

dipendente dalla propria famiglia e

dalle varie forme di sostegno sociale-

Campo de’ fiori 23

ADOLESCENZA:

IDENTITA’ CONCETTO DI SE’ E COMPITI DI SVILUPPO

affettivo che la famiglia gli/le ha fornito

sino a quel momento.

In parallelo, altri cambiamenti nei confronti

del mondo circostante sono attivati dall’aumentato

numero di stimoli a cui l’adolescente

pone attenzione, in rapporto ad

un incremento del proprio interesse nei

confronti dei sentimenti e stati d’animo,

oltre che del mondo esterno.

L’acquisizione, anche parziale, di autonomia

permette di intraprendere nuove attività

e di adottare stili di condotta diversi,

collegati a nuove modalità di mettersi

d’accordo con gli altri. I cambiamenti che

si verificano mettono in discussione il

sistema di rappresentazioni e di scemi che

hanno regolato sino a quel momento le

relazioni dell’individuo (ragazzo o ragazza)

con il proprio corpo, con altri individui e

gruppi , con attività, oggetti ed istituzioni

sociali.

Molte certezze consolidate sono così

messe in discussione, anche perché immaginare

il proprio futuro e prepararsi ad

affrontarlo può risultare particolarmente

difficile. L’adolescente, in altre parole, si

trova di fronte molte incertezze a proposito

di come interpretare la propria esperienza,

tanto più che non vuole più applicare

ad essa i metri di giudizio familiare.

E’ in momenti critici di questo tipo, in cui è

in atto una vera e propria organizzazione

del sistema di sé, che la specificità di un

sistema sociale offre alla persona la possibilità

di trovare soluzioni adeguate.

L’organizzazione della vita sociale di tutti i

giovani in gruppi di età, tipica della società

odierna, diviene decisiva. Essendo

costantemente in contatto con tanti coetanei

che condividono gli stessi problemi (a

STUDIO DI CONSULENZA

Neuropsichiatrica, Psicologica, Logopedica,

Psicopedagogica

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scuola, sul lavoro, nel tempo libero), l’adolescente

rafforza ed estende le proprie

relazioni con il gruppo di pari così chetali

relazioni diventano più frequenti , intense

significative.

La riorganizzazione del sistema di sé, dunque,

si verifica grazie a questa fitta rete di

relazioni e di scambi in cui il soggetto, consapevole

almeno in parte del cambiamento

che lo concerne, verifica il proprio valore

e riflette su se stesso.

l’adolescenza si conclude quando l’individuo

è in grado di stabilire rapporti stabili e

significativi con se stesso, con i gruppi di

riferimento più prossimi e con il proprio

ambiente di vita più ampio. Questa assunzione,

fondata sul carattere attivo del rapporto

di sé-altri-mondo, indica che nel

corso dell’adolescenza accadono avvenimenti

che obbligano l’individuo a comportarsi

e a definirsi in rapporto sia con l’ambiente

in cui è inserito, sia con i gruppi di

cui è membro, sia con le proprie trasformazioni.

Lo stesso soggetto che cresce è

parte attiva, costruttiva, della propria evoluzione.

Non ha quindi senso l’adolescenza

come una fase contrassegnata esclusivamente

da ribellioni e da conflitti ( sia

intrapsichici, sia fra l’attore e il suo

ambiente più prossimo) né vederla come

un passaggio privo di scosse dalla riva

indistinta e mal strutturata dell’infanzia

alla riva ben costruita, funzionante, sicura

dell’età adulta.

(da Palmonari- Psicologia dell’adolescenza)

Presso il nostro Studio si effettuano

corsi di dizione.


24

Tarano

di

Ermelinda Benedetti

Sono veramente deliziosi

i piccoli borghi

della Sabina, simili per

architettura a quelli

Umbri, caratteristici

del centro Italia e tra i

più belli di tutta la

penisola. Voglio soffermarmi

in questo

numero sul paese di

Tarano, in provincia di

Rieti, per farvi scoprire

la sua storia e farvelo visitare con l’immaginazione,

se non avete mai avuto il piacere

di vederlo di persona. Il comune di

Tarano, sito a 234 metri d’altitudine, con

una popolazione di circa 2000 abitanti,

comprende anche la piccola e raccolta frazione

di San Polo, altrettanto graziosa.

STORIA Il nome Tarano indica, con molta

probabilità, un luogo posto a confluenza di

due corsi d’acqua. Viene menzionato per

la prima volta, in un documento del 952,

relativo ad una permuta di terreni nei

pressi di Magliano, nel quale vengono, inafatti,

citati un certo Sergio da Tarano e

Lupo de Darano. Questo testimonia una

già precedente esistenza del borgo.

Nell’aprile del 1027, si sa, poi, che

Susanna, appoggiata dal marito Attone,

cedette alcune quote dei beni ereditati dal

padre Landolfo e dalla madre Tassia al

monastero di Farfa. Tra essi compaiono i

castelli di Tarano, Mozzano, Cottanello,

Vacone, Asinino, Narni e Configni. Data

l’importanza dell’insediamento, il monastero

benedettino provvide ben presto ad

acquistare la restante parte delle quote del

castello di Tarano, che già prima del 1036

vennero vedute al monastero di Farfa da

Berlengario di Pietro e da sua moglie

Bizzanna. Nella seconda metà dell’XI secolo,

però, l’Abbazia perde il controllo di questi

possedimenti, non potendo contrastare

più gli usurpatori, impegnata com’era nella

lotta per le investiture. Nel frattempo,

Papa Niccolò II, e poi, sempre più, tutti i

suoi successori, iniziò ad impadronirsi delle

proprietà del monastero farfense, attraverso

dei castra specialia, controllati direttamente.

Addirittura agli inizi del XII secolo,

Pasquale II con il nuovo Vescovo di

Sabina, il Cardinale Crescenzio, della sua

stessa famiglia, fece un viaggio nella zona,

soffermandosi proprio a Tarano il 7 settembre

1109, e assoggettò definitivamente

la Sabina allo Stato Pontificio, al quale

Tarano iniziò a corrispondere un censo di

sei libbre di provisini. A partire dal 1200

Tarano acquistò sempre maggior rilievo.

Nel 1283, per contrastare la spinta della

nobiltà romana, strinse un’alleanza quarantennale

con il comune di Narni, in base

alla quale il castello sabino avrebbe fatto

pace e guerra su richiesta di Narni, avreb-

Campo de’ fiori

Le guide di Campo de’ fiori

be inviato un

esercito contro

qualsiasi nemico,

tranne la Chiesa

romana e Roma

stessa.

Non potevano,

inoltre, essere

ospitati banditi,

mentre si doveva

garantire la sosta

e il transito dei

narnesi senza il

pagamento di

alcun pedaggio. I

taranesi erano

tenuti, per di più,

ad offrire un cero

di cera nuova di

40 libbre di peso,

in occasione della

festa di San Giovenale. Di contro il sindaco

di Narni si impegnava, allo stesso

modo, di difendere Tarano da qualsiasi

attacco nemico, tranne da attacchi sferrati

dalla Chiesa romana, da Roma, da

Collevecchio, da Castiglione e da

Magliano. Aveva l’obbligo di non ospitare

banditi e anzi di denunciarli all’occasione e

di ospitare, invece, i taranesi nel suo territorio.

A dimostrazione dell’importanza di

Tarano vi è anche la rocca, che venne fatta

costruire dai rettori del Patrimonio a rafforzamento

della struttura difensiva del

castrum, nel 1341, e repentinamente

ristrutturata in seguito ai danni subiti

durante il terremoto del 1349. Essa era,

inoltre, presidiata da una guarnigione stabile.

Nel 1347 si sottomise a Cola di

Rienzo. Più volte, soprattutto tra il 1351 e

il 1352, si ribellò e fu ricondotta all’obbedienza

con grandi difficoltà, a causa delle

resistenze opposte dal forte partito ghibellino,

incoraggiato da Narni. Nel 1364,

come testimonia il registro camerale del

Cardinale Albornoz, Tarano aveva sotto il

suo dominio i vicini castelli di Cicignano,

Fianello e Montebuono. Ma, a partire dal

1372, quando fu infeudato a terza generazione

da un nobile perugino, Francesco

degli Arcipreti, famiglia molto vicina alla

Chiesa, iniziò il suo declino come comune

libero. Nel 1399 Tarano fu occupato con la

violenza da Paolo Savelli, che doveva recuperare

un credito di 20.000 fiorini, che il

padre Luca vantava con Papa Bonifacio XI.

La vicenda si concluse solo nel 1401, grazie

alla mediazione di Giangaleazzo

Visconti, duca di Milano, quando si decise

la restituzione dei castelli coinvolti nella

controversia, tra cui Tarano. Ma lo stesso

castello, dopo nove anni passò nuovamente

sotto il controllo dei Savelli, allorché, nel

maggio del 1409, Gregorio XII infeudò a

terza generazione Tarano e Montebuono a

Battista Savelli. La famiglia governò su

Tarano ininterrottamente, tranne una

breve parentesi tra il 1501 e il 1503, quando

Alessandro VI lo concesse come feudo

a Giovanni Paolo Orsini, fino al 1581, anno

della morte di Onorio Savelli, il quale non

aveva avuto eredi legittimi e per questo il

feudo fu confiscato dalla Camera

Apostolica insieme a Montebuono e

Rocchette. Tarano fu nuovamente feudo,

anche se per un periodo molto breve, nel

1727, quando Benedetto XIII lo concesse

a Luzio Savelli come vitalizio. Nel 1817 fu,

invece, appodiato di Montebuono e contava

appena 301 abitanti. Divenuto comune

autonomo nel 1853, raggiunse 411 abitanti,

di cui 53 sparsi nelle campagne.

Ottantadue erano le famiglie e ottantuno

le abitazioni. Nel paese era possibile trovare

un macellaio, una rivendita di sali e

tabacchi, un chiavaro, dei calzolai e dei

vetturini, un maestro di scuola, una maestra

pia e una mola a grano dei Valentini.

L’assistenza sanitaria era garantita da un

medico, che percepiva uno stipendio

annuo di 180 scudi più una casa, e dalla

farmacia Ranuzzi. Nei pressi del paese si

trovavano due fonti d’acqua, i cui corsi

scorrevano intorno all’abitato. La principale

era chiamata “del lavatore”, poichè forniva

l’acqua di un lavatoio per le donne.

Nei dintorni di Tarano si trovavano, inoltre,

delle fabbriche di stoviglie d’argilla e diverse

fornaci di tegole e mattoni. Si svolgevano

due fiere l’anno, una il 26 maggio, in

occasione della festa di S. Filippo Neri, e

l’altra il 2 settembre, per la festa di S.

Antonino. Il santo protettore era San

Giorgio, onorato il 23 di aprile.

Ma Tarano vanta, nella sua storia, un

santo: Agostino, il cui vero nome era

Matteo, un domenicano, che assunse il

nome con il quale è passato alla storia

entrando, dopo varie vicissitudini della sua

vita, nell’ordine agostiniano.

continua sul prossimo numero ...


Furto

Il cellulare squillava,

proprio mentre si stava

facendo beatamente la

doccia e pregustava

un’abbondante colazione.

Oggi non sarebbe

andato al lavoro, era la

vigilia di Natale. Aveva

di Gianni Bracci

solo inutilmente sperato

che quel telefono

non avesse squillato…. E invece….. Andò a

prenderlo e vide l’ultima chiamata: 24/12

ore 7.30 “allarme caseificio”. In effetti

quella era la sua giornata di reperibilità e,

come temuto, aveva suonato il sistema

antifurto del magazzino di formaggi per

cui aveva accettato di fare da custode,

come secondo lavoro, per arrotondare lo

stipendio. Doveva rendersi disponibile ad

intervenire nel caso scattasse l’antifurto,

come stava succedendo: qualcuno stava

cercando di intrufolarsi in’azienda, un

ladro o (più probabilmente) un topo.

pensò G, appena

appena preoccupato ma profondamente

scocciato per l’accaduto.

Arrivò presto all’ingresso dell’azienda

guardandosi intorno con circospezione:

avrebbe chiamato il titolare o i Carabinieri

solo quando sarebbe stato sicuro che non

si trattava di un falso allarme.

“C’è nessuno!” esclamò ad alta voce per

far sapere (alla eventuale pantegana di

turno) che era arrivato. pensò. E infatti

niente, non rispondeva nessuno. E sì, perchè

non c’è niente di peggio che intrappolare

il proprio nemico, chiunque esso sia:

quando è disperato diventa capace di

tutto. Bisogna sempre lasciargli una via di

fuga. Quando da bambino andava in campagna,

suo padre gli aveva insegnato a

battere le mani per far scappare preventivamente

gli animali, soprattutto in posti

dove l’erba alta impediva di vedere dove si

mettevano i piedi. Quella pratica gli era

rimasta impressa e la utilizzava ogniqualvolta.

Si era armato di bastone, aveva

fatto un giretto di perlustrazione per verificare

che non ci fossero segni di infrazione:

tutto tranquillo. Aprì una porta secondaria

del magazzino inserendovi la testa

per inviare un solo ulteriore avvertimento,

al che sarebbe potuto rientrare finalmente

a casa. ”Chiunque tu sia, esci fuori !”,

gridò perentoriamente fingendo di avere

scorto un fantomatico malfattore.

Dopo qualche interminabile secondo, per

tutta risposta, udì inaspettatamente una

timida, quanto impaurita, voce maschile

provenire dal locale:”La prego non spari,

non voglio fare del male, sono solo un

poveraccio!”. Il signor G trasecolò:

”Cacchio, deve essere proprio un ladro,

altro che topone !”. Era emozionato: incon-

Campo de’ fiori

trava personalmente un delinquente

colto in flagrante per la

prima volta nella sua vita, in

diretta. Certo, era una possibilità

che avrebbe dovuto prevedere,

visto il secondo lavoro che si era

scelto, ma in realtà non lo aveva

mai fatto seriamente. La cosa

aveva del surreale; certamente si era chiesto

tante volte cosa avrebbe fatto se fosse

capitata una situazione simile, ma non era

mai riuscito a darsi una risposta, allora,

figuriamoci se avrebbe potuto farlo lì per

lì. Adesso: cosa doveva fare adesso ?

Pensò di chiudere dentro il malvivente e

limitarsi a sorvegliare lo stabile in attesa

delle forze dell’ordine. Quella voce però

aveva avuto lo straordinario potere di confortarlo,

sembrava veramente quella di

una persona terrorizzata, che aveva solo

bisogno di aiuto: la voce di un povero

disgraziato. Decise di fidarsi e, memore

delle numerose guardie prestate quando

faceva il servizio militare, esclamò in modo

deciso, come se imbracciasse veramente

un fucile:”Esci fuori mani in alto !!”

Immediatamente dopo, sentì un botto fortissimo

rimbombare tra le mura dell’edificio

seguito da un lamentoso:”Porca …” .

Era quel farabutto che, alzandosi, aveva

dato una gran testata al mobile sotto il

quale si era nascosto. Finalmente uscì allo

scoperto: bassetto, baffuto, vestito alla

meglio, aveva un’aria da pelandrone e l’

espressione dolorante di chi si era fatto

male sul serio. “Non ti muovere e alza le

mani, figlio di una buona donna che non

sei altro !” lo attaccò G sempre trepidante,

con quel bastone in mano imbracciato buffamente

a mò di arma da fuoco, pronto a

colpire. Con una mano in alto e l’altra per

metà, perchè si massaggiava la testa contusa,

il furfante rispose:” Stavo nascosto…

sotto lo scaffale grande… lei ha urlato così

forte che…insomma… ho alzato la testa

e…. porca miseria che botta !! Non spari

eh… non spari: sono un padre di famiglia”.

G lo guardava sempre più sconcertato

anche se si rendeva conto che era semplicemente

incappato in un sempliciotto che

giocava a guardia e ladri: “Cosa vuole che

spari… con cosa dovrei spararti…. mica

sono un malvivente… come te!”

“Nò perché a un cugino di mia moglie… a

Roma…gli hanno sparato mentre rubava

un vaso in un ristorante. … è veramente

scandaloso!” “Scandaloso cosa ?

Scandalosi sono quelli come te che derubano

chi lavora ! In galera, a vita !”

Il sig. G pensò che doveva essere uscito di

senno: stava discutendo di morale con uno

che fino a qualche minuto prima stava per

svuotare un magazzino di formaggi. ”Sei

solo ?” gli urlò contro mentre con una

mano aveva già inviato la chiamata al 112.

25

“Sì, da solo… Volevo solo prendere un po’

di formaggio per i miei bambini. Non so

come sfamarli…. E’ Natale “

G forse avrebbe dovuto adirarsi, magari

fare il duro e, perché nò, ingaggiare un

combattimento con il balordo, come nei

film, ma non gli riusciva proprio. Anzi, con

quel bastone in mano che voleva velleitariamente

sembrare un’arma da fuoco, si

chiedeva chi fosse il più ridicolo tra i due.

Si era semplicemente imbattuto in un

povero disgraziato. Nel piazzale effettivamente

non c’erano camion o altri mezzi

per derubare refurtiva e, a giudicare dalla

faccia, sembrava proprio che dicesse la

verità. “Come sei entrato ?” gli chiese.

“Tutti i giorni faccio un giretto qui intorno…

ho notato una finestra socchiusa, un po’

nascosta, l’ho forzata e…. eccomi qua”

“Bravo ! Ti dovrebbero dare una medaglia.

Non ti vergogni ? Non pensi ai tuoi figli ?

Quando i compagni di scuola gli chiederanno

che lavoro fa il papà cosa dovrebbero

rispondere: il ladro !? Bella figura …

complimenti ….” Lo sconosciuto non rispose,

ma G notò un’espressione straordinariamente

dolente nel suo viso che gli fece

una gran pena e non dimenticò mai più in

vita sua. D’altronde, chi era lui per stabilire

cosa veramente fosse giusto o sbagliato

? Come si poteva permettere di giudicare

i comportamenti o la vita altrui ?

“Prendi quello che devi prendere e vattene

…. Vattene e non farti vedere mai più …”

gridò G rosso dalla rabbia mentre nella sua

mente sembravano scorrere le facce

smunte di quei bambini sopraffatti dalla

miseria e dal freddo. Il signore raccolse

faticosamente quella benedetta forma di

cacio e se ne andò più veloce possibile,

sotto lo sguardo di G che richiuse mestamente

la porta. Ai Carabinieri disse che si

era sbagliato, che la solita pantegana

aveva fatto suonare l’allarme.

Salì in macchina ed inserì uno dei cd preferiti.

Quindi se ne andò a casa sconsolato

sulla voce di Fabrizio De Andrè che cantava: e, inspiegabilmente, cominciò

a piangere.


26

Campo de’ fiori

AL GLOBE 09

IL PROGETTO DI VALORIZZAZIONE DELLA “VIA AMERINA”

Dalla storia al fascino dei paesaggi, dalla cultura all’enogastronomia e alle tradizioni popolari,

la Via Amerina, ancora oggi presenta un’ampia gamma di potenzialità, in grado di attrarre

un turismo con svariati interessi

In occasione di Globe 09, Regione Lazio

ed AT Lazio promuovono gli ‘Educational’

post-workshop cui partecipano tour operator

stranieri. Vengono infatti presentati in

fiera 12 itinerari diversi che partono da

Roma e attraversano tutte le Province del

Lazio, con visite alle strutture ricettive e ai

luoghi d’interesse turistico, seguendo il filo

rosso dell’enogastronomia.

In questo contesto così itinerante e variegato

trova spazio, certamente come novità

di proposta, il Progetto di Valorizzazione

della Via Amerina, l’antica strada faliscoromana

che attraversa i Comuni di

Calcata, Castel Sant’Elia, Civita

Castellana, Corchiano, Fabrica di

Roma, Faleria, Gallese, Nepi, Orte,

Vasanello. Il progetto nasce per volontà

dell’ Assessorato alla Cultura,

Spettacolo, Sport della Regione Lazio

che ha riconosciuto come Area

Integrata il Comprensorio della Via

Amerina e delle Forre, individuando nei

dieci comuni dell’area, di cui Civita

Castellana è soggetto capofila, i beneficiari

di un contributo di € 650.000,00, con

una partecipazione finanziaria di una

quota del 20%, proporzionalmente divisa,

dei comuni dell’ “Area Integrata Via

Amerina e delle Forre”.

L’investimento è finalizzato alla realizzazione

di un intervento trasversale di valoriz-

zazione e recupero dell’antico tracciato

della Via Amerina e delle emergenze collegate,

mentre il progetto si avvale della

presenza della Soprintendenza

Archeologica dell’Etruria Meridionale. La

Via Amerina è, in sintesi, la storica strada

romana che attraversa il territorio falisco,

conservando l’eco profonda dell’età

medievale e della tradizione cristiana;

in tal senso, è riuscita ad assorbire le

memorie storiche ed artistiche delle

aree interessate proponendosi come

punto di riferimento per l’identificazione di

un preciso itinerario culturale ed ambientale.

La Via Amerina, difatti, forse oggi poco

conosciuta al grande pubblico, presenta,

ed è in grado di offrire, un’ampia gamma

di elementi d’interesse, in grado di attrarre

un turismo largamente diversificato. I

primi appuntamenti in calendario per

conoscere questi splendidi itinerari sono,

in vista della Pasqua, il 5 aprile trekking

a Corchiano, un percorso tra archeologia

fallisca e romana e salvaguardia della

natura; ad Orte, la sera del Venerdì Santo,

la toccante Processione del Cristo

Morto, la più antica in Italia nel suo genere

-risale al 1200-; ed il martedì successivo

alla Pasqua, il 14 aprile, a Civita

Castellana, la Festa di S. Leonardo

con stand, spettacoli teatrali, musicali e

pirotecnici; il 18 aprile a Fabbrica di

Roma, inaugurazione della Settimana

della Cultura che, iniziativa del MIBAC,

apre con un concerto nel suggestivo scenario

di Falerii Novi, l’antica città faliscoromana.


Campo de’ fiori 27

III° RASSEGNA NAZIONALE DI TEATRO

“PREMIO ANCHISE MARCELLI”

Serata di Gala al “Palarte” di Fabrica di Roma, sabato 18 Aprile

Domenica 15 febbraio ha avuto inizio al

teatro Palarte di Fabrica di Roma la 3° rassegna

nazionale di teatro “premio Anchise

Marcelli”. Lo scrittore e giornalista Magdi

Cristiano Allam ,Presidente della giuria, ha

dato ufficialmente il via al concorso che

quest’anno ha visto la partecipazione di 75

compagnie di tutte le regioni d’Italia. Sei

sono le compagnie ammesse a rappresentare

le opere proposte sul palcoscenico del

bellissimo ed accogliente teatro tenda di

Fabrica di Roma.

Il direttore artistico Carlo Ciaffardini e l’eclettico

presentatore ufficiale Claudio

Ricci, hanno spiegato, al numeroso pubblico

accorso alla inaugurazione, che come

ogni anno la scelta delle commedie in cartellone

ha ricalcato l’esigenza di proporre

opere di spessore letterario , allestite con

professionalità ed interpretate da attori

preparati e versatili.

Si è voluta proseguire la conoscenza del

teatro intramontabile di Eduardo De

Filippo con le commedie “Natale in casa

Cupiello” che ha aperto il festival domenica

15 febbraio e con “Ditegli sempre di sì”

che verrà rappresentata domenica 15

marzo. Grande interesse susciterà sicuramente

“L’opera da tre soldidi Bertolt

Brecht che andrà in scena il 1 marzo,

opera non facile da vedere nei teatri e di

non facile realizzazione, che sicuramente

attirerà un pubblico di giovani alla riscoperta

di un grande mastro del teatro del

novecento. Grande curiosità anche intorno

a “Rumori fuori scena” una delle commedie

più comiche e più rappresentate del

teatro comico inglese. Commedia fortunatissima

che a Londra ed a Roma, al teatro

Testaccio raggiunse e superò le migliaia di

repliche con la Compagnia Attori e Tecnici

di Attilio Corsini. Infine il pubblico potrà

gustare, domenica 5 aprile “La pulce nell’orecchio”

di George Feydeau, il grande

autore francese, padre del Vaudeville,

genere teatrale precursore del teatro

comico moderno e quindi in qualche modo

progenitore della commedia degli equivoci

“Taxi a due piazze” di Ray Cooney, che

sarà rappresentata domenica 29 marzo.

Tutte le rappresentazioni si terranno di

domenica alle ore 17,30 con il prezzo del

biglietto d’ingresso ad appena 5,00 euro,

un altro buon motivo per non perdere questa

bellissima rassegna teatrale, che avrà il

suo culmine sabato 18 aprile ,quando con

ingresso gratuito al teatro Palarte si potrà

assistere alla serata degli “Oscar” dedicata

alle premiazioni dei vincitori che riceveranno

dalle mani del Presidente della Giuria

Magdi Cristiano Allam e dal Sindaco

Giuseppe Palmeggiani ,gli ambiti premi.

La serata prevede intermezzi musicali e di

danza moderna e sarà presentata da

Claudio Ricci.

Carlo Ciaffardini

I ragazzi di Fabrica di Roma vogliono il Consiglio dei dei Giovani

Questo è quanto emerge dalla terza riunione del comitato a favore dell’ istituzione del Consiglio. Da alcune settimane il gruppo si sta

adoperando per informare la cittadinanza di questa importante opportunità finanziata dalla regione Lazio. Raccogliendo firme e

attuando una campagna informativa su internet ,con un gruppo apposito su facebook, sperano di smuovere la sensibilità della giunta

comunale e fare si che, anche Fabrica possa avere un suo Consiglio dei Giovani, come sta succedendo anche a Viterbo e altri paesi della

provincia.

Sicuri che il Consiglio sia un’ ottima occasione per avvicinare i giovani alla vita politica e amministrativa sperano che questa opportunità

possa diventare al più presto una realtà.

Presidente del comitato promotore

Riccardo Pedica


28

Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana condividono l’arte

POLIMATERIA E POLIESPRESSIVITA’ NELLA DIMENSIONE ARTISTICA CONTEMPORANEA

DI WALTER TOGNI

a cura della

Prof.ssa

Maria Cristina

Bigarelli

Poco più di mezzo secolo

di esistenza intrisa e

arricchita da abilità pittorico-scultorea

e non

soltanto, con vena artistica

di talento e formazione

specialistica nell’ambito

dell’arte, tesa,

quest’ultima a sviluppare

l’ingegno insito nel

suo essere. Ecco come

introdurre il pittore,

scultore, sbalzatore, modellista, decoratore

e soprattutto ricercatore di nuove e

antiche tecniche, Walter Togni, artista

vignanellese, rivoluzionario, innovativo con

la mira di allineare

i postulati ideologici

della

“Bauhaus”, di

esaltare il passato

che istruisce, che

ispira, che ritorna…,

di non

dimenticare le

origini, di assegnare

il tributo

culturale a chi ci

ha preceduto, di

cimentarsi nel

figurativo, attratto

mirabilmente

da Caravaggio e dai Maestri Fiamminghi,

di applicare tecniche ceramiche mature e

di segnare indelebilmente il proprio destino

d’artista evolvendosi verso l’introspezione

attiva e del tutto personale in soluzioni

stilistiche che cavalcano leggiadramente

l’onda iperrealista…via via fino al

surrealismo e all’informale. Nel ’73 diventa

Maestro d’Arte e nel tempo la sua fantasia,

che schizza e sussulta dall’iperrealismo al

surrealismo, nella sua armonia dinamica,

ormeggia al Panta-rei con un cavallo che

sta sul Partenone, opera nella quale l’intervento

dell’uomo è evidente,come la

natura che fagocita l’operato umano, riappropriandosi

della realtà naturale.

Nell’opera, le geometrie artificiose apportate

dall’uomo scompaiono, nell’atto di

essere inghiottite. Tutte le espressioni

umane hanno un tempo…la natura ingloba

tutto…la bellezza umana è come sabbia al

vento… Ricercatore dell’uso delle tecniche,

del controllo della materia, qualsiasi essa

sia, del terreno che in chiave artistica dà

un messaggio che va al di là della materia

stessa fino ad arrivare a denunciare problemi

di alto valore umano, sociale, etico e

morale. Il continuo screening della novità,

della primizia, senza perdere la comunicazione

con la realtà che lo ispira, lo conduce

a sperimentare e ad esplorare nuovi

ambiti, nuove forme, utilizzando materiale

e stili del tutto contrastanti fra loro. La

ceramica del 500, con gli stessi smalti, gli

stessi modi di cottura, gli stessi supporti,

lo ha sempre affascinato fin dai tempi

della prima formazione. La pittura iperrealista

assoggettata ai “pezzi” appoggiati,

sembra dare consistenza all’opera di

Walter. I decori avviluppati in elementi

della natura, lo inducono a provare l ‘eccitazione

e la commozione della “creazione”

non del mondo, ma dei suoi dettagli minuti

e preziosi. Le tegole, riprese dalla tradi-

zione persa nel tempo in un contesto

moderno in quanto realizzate in cemento

con regole attuali, lo incoraggiano a cercare

le radici senza mai lasciare il contesto

della contemporaneità. I costumi, gli usi e

tutto ciò che riguarda il passato sono la

catapulta per il futuro, perché senza il

basamento non c’è fastigio, senza la terra

non c’è sommità. A tal proposito i temi

freudiani del sogno sono emblematici: una

bimba che sogna mondi fantastici e sembra

andare alla deriva in un alveo d’acqua,

viene sorretta sempre dalla mano materna

in una notte lunare durante la quale il

senso della luce argentea, della sensazione

della morbidezza spugnosa del grembo

materno, riporta all’origine propria e dello

stesso corpo che accoglie la vita ospitandola

nei suoi primi bagliori e alla quale

tutti sono uniti da sempre e per sempre.Uscire

dall’utero materno è percorrere

un tunnel rappresentato dal tentativo di

raffigurare un’altra dimensione nel quadro

dei “Cloni”, esseri già vissuti, non embrioni,

che passano inesorabilmente in uno

stato di Essere esteso e di diversa entità.

Profondo conoscitore della materia e della

tecnica, assurge a stile e a forma eccellen-

ti, pronto a padroneggiarli e a dominarli al

fine di scatenare l’oggetto, che finalmente

viene alla luce in un alternarsi di ombre e

luci riflesse che donano bellezza interiore

all’immagine. La sua tecnica man mano si

distacca da quelle rinascimentali, con uso

dei colori industriali, al di là e al di sopra

della stessa, perché ciò che conta è il contenuto.

L’opera surrealista permette a

Walter di personificare se stesso con il

protagonista, il motore : la macchina che

spersonalizza in opposizione all’urgenza

contingente e all’impulso naturale del pensiero,

in quanto l’uomo pensa,costruisce,“crea”

per crescere nel suo modo di

essere. Di nuovo ritorna al concetto della

“natura” che si riappropria dei suoi spazi e

dei suoi tempi. “Le rose con i bambini”

rappresentano la purezza della natura allo

stadio primordiale. Purezza, che andrà

persa, con tutta la sua spontaneità e freschezza,

entrando in collisione con la corruttibilità

del mondo. La tecnica mista e ad

olio, trattato senza solventi, oggi usati

come testimonianza di un’epoca ormai

andata, non danno più emozioni a Togni,

allora, si avvia all’uso della materia in

modo innovativo e straordinariamente

diversificato. Emblematico il bassorilievo in

ceramica ricoperta di bronzo con fusione a

freddo, “Conciliazione”, che rappresenta

una vera e propria frattura sociale con una

evidente ricaduta religiosa e culturale. La

causa è l’adorazione dell’economy-god, il

dio danaro. Togni dichiara che “le cose originariamente

e intenzionalmente non

stanno così”, ma che tutte le grandi verità,

i principi umani convergono in un punto

unico: le religioni ebraica, islamica e cristiana

hanno lo stesso punto cardine, il

credo nell’unico Padre. Togni con questo

pannello, realizzato con una tecnica di sua

realizzazione, vorrebbe lanciare l’idea della

riunificazione, superando il momento di


crisi dei valori, fa emergere dalla sabbia gli

anelli che ricuciono le lacerazioni avvenute.

Gli elementi iconici a forma di croce

stanno a significare tutto il percorso

umano su una strada fino ad un crocevia

dove si è determinata la spaccatura nell’animo

umano e conseguentemente sociale.

Gli anelli di rame intrecciati, torti sono

agganciati e chiusi e inseriti nei fori dell’opera,

con l’intento di salvezza.

Togni si ispira, seppur soltanto idealmente,

al caposcuola dell’arte spaziale, Fontana,

per andare alla ricerca della quarta dimensione

proposta nelle sue opere a cerchio

intuitivamente considerato l’ingranaggio

centrale per far emergere tutte le verità,

dove non c’è spazio per la menzogna,

dove non c’è spazio per la divergenza conflittuale,

ma soltanto per unità di intenti di

crescita culturale e umana. Lo spirito nell’arte

di Walter si libra nella defezione dell’immagine

sulla superficie, incedendo gradualmente

nel dominio dell’astratto dal

punto di vista dello spazio, non necessariamente

profondo, ma sensoriale e congetturale.

Tutto si presenta con un dinamismo cromatico

e con un’idea misteriosa largita

dalle curve o dai segni sferici tipici del vortice

più o meno fluido o consistente che

sembra girare velocemente su sé stesso

trascinando con sé tutto ciò che incontra,

nutrendosi della sostanza. Campi con veloci

movimenti rotatori, rapidi susseguirsi di

Campo de’ fiori 29

“eventi, fenomeni, problemi”. In questo

impeto irrefrenabile che sconvolge, trascina

e ingloba, i giochi di colore chiaro e

scuro fanno sì che il percorso sia da intuire,

perché non chiaramente definito.

Dietro l’opera c’è l’esistenza non tanto e

non solamente personale, ma globale,

nella sua interezza che funge da faro di

identità principalmente umana e spirituale

con sfogo artistico polimaterico e poliespressivo.

Sarà proprio il suo “Impatto globale” a

simboleggiare l’astratto ed il surreale dove

tutti i simboli presenti nell’opera rappresentano

l’operato umano, le case, raffigurati

in un’icona nella quale l’affetto e la

famiglia sono

oppresse da

una bomba.

Quegli affetti,

quella famiglia…cercano

di

sbocciare, però

tutto è oppresso

e compresso

e… allora sembrasoccombere

sotto il peso

e la pericolosità

di quella

bomba, ma

nulla si rompe

e deflagra grazie

alla duttilità

e alla resistenza dei sentimenti e dei valori.

Nulla si spezza, la parte buona dell’umanità

cerca di difendere e nel contempo

la catapulta è pronta per scaraventare

tutto altrove. Questa immagine scultorea e

le raffigurazioni di dinamicità pittorica

sono il simbolo dell’ingranaggio che travolge,

ma non distrugge. Tutto è messo a

dura prova, ma tutto flette, perché il buon

senso della cultura emerge e si impone

sull’uomo primordiale, colui che vincerà

sarà l’Homo Sapiens Sapiens, che ha avuto

pietà di sé con il culto dei morti e che,

mirabilmente, dotato di talento artistico,

rappresenta il passo determinante del progredire

della civiltà umana.


30 Campo de’ fiori

Associazione Cobra di Civita Castellana

Cacciatori generosi

Quella della caccia è un’arte antica quanto

il mondo.

Gli uomini primitivi cacciavano per sopravvivere,

i nobili, nel Medioevo e nei secoli

successivi, organizzavano battute per puro

piacere.

Oggi la caccia è diventata, per lo più,

un’occasione di aggregazione, che unisce

uomini di tutte le età, un modo per stare

insieme e condividere esperienze uniche.

Molte specie di animali, in via di estinzione,

sono state dichiarate protette, per evitarne

l’estinzione; altre, invece, con grande

capacità di riproduzione, non rischiano

la scomparsa, come, ad esempio, i cinghiali,

che sono in grado di figliare due

volte l’anno.

Con la diffusione dei cinghiali nella nostra

zona, si sono costituiti dei veri e propri

gruppi di caccia, addirittura delle associazioni,

che, comunque, vanno oltre il semplice

gusto personale e discutibile di uccidere

animali selvatici.

L’affiatamento che cresce sempre più nell’affrontare

insieme anche i pericoli, fa

nascere in loro il desiderio di realizzare

obiettivi socialmente utili.

Tra questi ne è stato portato a termine uno

molto importante, che fa onore

all’Associazione di caccia al cinghiale

“Cobra” di Civita Castellana.

I componenti del gruppo, infatti, sabato 28

marzo, si sono riuniti presso il complesso

Zia Cathys’cauntry, dove, in una splendida

cornice rustica, immersa nel verde, con

una cena, ovviamente, a base di cinghiale,

hanno donato un Usb Spirometer, una

macchina spirometrica in grado di effettuare

uno screening dettagliato a coloro

che ne usufruiranno.

A beneficiare dell’apparecchio è stato il

neoambulatorio civitonico di medicina

dello sport, nato grazie alla collaborazione

del Comune con l’Università di Perugia

Dipartimento di Specializzazione della

Scuola di Medicina dello Sport.

Già dal mese di aprile sarà messo gratuitamente

a disposizione degli studenti di

tutte le scuole della cittadina. Hanno contribuito

all’acquisto dell’apparecchiatura: il

centro Tim di Caregnato, l’Azienda Agricola

Cavalieri, la Macelleria da Stefania, l’Erica

Ceramiche, la Coltelleria D’Agostini, la

Ceramica Saturnia, la Tabaccheria

Mascioli, Gianni Finesi, Mondo Fiori, il

Consorzio Salmas e Civita Bevande, che il

presidente dell’Associazione, Alberto

Stinchelli, insieme ai suoi compagni, vuole

ringraziare tramite le pagine della nostra

rivista.

Tra i futuri progetti del “Cobra”, una gior-

di Ermelinda Benedetti

Alberto Stinchelli Presidente dell’Associazione Cobra consegna

all’Assessore Carlo Angeletti lo spirometro (foto di Maria Rita Parroccini)

nata ecologica, con tutti i volontari che si

vorranno unire al gruppo, per raccogliere i

rifiuti che qualche “educato” cittadino ha

sistemato tra la natura.

“Girando per le campagne ci imbattiamo in

delle vere discariche a cielo aperto”, dice

Alberto.

E’ bello vedere come la caccia, che per

alcuni può sembrare uno sport violento e

cruento, sia, in realtà, un mezzo per fare

amicizia, un’occasione, per i più giovani, di

imparare dai più anziani del gruppo, un

momento dove raccontare e rivivere esperienze

indimenticabili e, perché no, un

modo per unirsi ed essere utili a tutti, grazie

a progetti come questo.

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Campo de’ fiori 31

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

CHONCHU

di Kim Sung-Jae e Kim Byung-Jin – edito da Flashbook Edizioni – 15 volumi, fine prima serie

di

Daniele Vessella

Entusiasmante e intrigante.

Questo manhwa

affascina non solo per i

stupendi disegni, ma

soprattutto per l’umanità

dimostrata dai personaggi.

Anche se siamo in un

medioevo dall’ambientazione

fantastica, gli

attori di questo fumetto

colpiscono il cuore del

lettore perché sono ricercati, ma veri:

hanno debolezze e punti i forza, contraddizioni

e fragilità. Un’opera capace di trasmettere

quel valore di non arrendersi

mai, nonostante la vita ti metta davanti dei

problemi apparentemente insuperabili. Ed

è questo che fa Chonchu, il protagonista

della storia.

Il fumetto è caratterizzato dall’esistenza di

diversi clan. Chonchu nasce in quello degli

Yemaeks, dove un oracolo predice che

verrà alla luce il figlio del demonio; egli

porterà morte e devastazione agli

Yemaeks e, quindi, dovrà essere cacciato

dalla tribù.

Vengono al mondo, però, due gemelli:

Chonchu e Ulpasso, e tra i due, solo quello

scelto dalla pietra del demonio, simbolo

di immortalità, sarà bandito dai confini territoriali...

Ancora neonato, Ulpasso, figlio del demonio,

sacrifica alla Pietra, il fratello Chonchu

che viene quindi maledetto e allontanato

dalla sua tribù. Inizia così la vita di questo

uomo, condannato all’immortalità, alla violenza

e all’emarginazione.

Ad uno sguardo superficiale vediamo un

personaggio sanguinario, preso dalla

voglia di scoprire chi l’ha imprigionato in

quella vita e vendicarsi.

Ma da un’analisi più approfondita scopriamo

un Chonchu stanco della sua immortalità,

desideroso di realizzare i suoi sogni e

allontanare quell’alone di

morte che lo perseguita. “Io

combatto solo per

vivere…Anche se mi dicono

che ho meno amor proprio di

un mendicante e sono peggiore

del più vile bandito…Io

voglio vivere” Queste parole

pronunciate da Chonchu, a

mio avviso, non potrebbero

descrivere meglio questo protagonista.

Dall’altra parte, Ulpasso,

divenuto sovrano, cerca in

tutti i modi di uccidere il fratello

per cancellare ogni

prova sulla sua azione: la

verità non deve emergere.

La storia, che all’inizio può

avere il sapore di “già visto”,

ha uno sviluppo inedito e

interessante, grazie alla

caratterizzazione grafica dei

personaggi e alle loro relazioni

che incastrandosi vanno a

costruire un mosaico dalle

mille sfumature.

I due autori hanno fatto un

ottimo lavoro sia per la trama

che per il character design; la

sceneggiatura ha un ritmo

incalzante, ricca di colpi di

scena e i numerosi flashback aiutano a

capire meglio la vita del protagonista, così

come portare alla luce eventi fino ad allora

dominati dall’ombra.

E tutti loro lottano, lottano per sé stessi,

lottano contro tutti, ognuno con la propria

convinzione, molti come vittime di un pas-

sato che non muore, pochi per negarlo,

quel passato...

Perché lottare è vivere, o forse soltanto

sopravvivere ma, in ogni caso, sembra che

ne valga la pena.

Lascio l’indirizzo del mio blog:

http://danielevessella.blogspot.com/


32

Campo de’ fiori

LA STORIA DEL CIMITERO

DI CIVITA CASTELLANA

Fino agli inizi dell’800, era usanza seppellire

i morti nei sotterranei delle chiese cittadine,

in particolare nella Cattedrale dei

Cosmati oppure in zone non abitate ed

esterne al centro abitato, ubicate in prossimità

delle Chiese di San Giovanni, ora

San Benedetto, in via V. Ferretti, e della

Madonna del Vinciolino (nella via omonima).

Non si trattava di cimiteri tradizionali,

ma di fosse comuni dove indiscriminatamente

venivano gettati i corpi senza alcuna

distinzione religiosa e di sepoltura

come avviene oggi.

Nel 1823 le Reverenda Camera Apostolica,

al fine di porre rimedio alla situazione di

degrado civile e religioso, destina la Chiesa

di San Giorgio a Cimitero cittadino.

La stessa chiesa del sec. XII, viene destinata

all’ufficio delle celebrazioni religiose

con i locali adiacenti adibiti al ricovero del

carro funebre e a camera mortuaria.

La zona delle sepolture viene ricavata nell’area

oggi corrispondente al giardino dell’istituto

d’arte e delle scuole elementari di

Via Gramsci.

I frati francescani del Convento di San

Lorenzo, avevano la custodia della chiesa

e il compito di officiare le varie funzioni

religiose e funebri.

Il 6 Luglio del 1873 le autorità amministrative

e religiose del tempo decidono di

costruire un nuovo cimitero, date le precarie

condizioni igieniche dell’area di San

Giorgio al collasso e troppo vicina al centro

abitato allora in forte espansione urbanistica

ed edilizia.

Tra il 1823 e il 1873, infatti, Civita

Castellana viene funestata da due grandi

epidemie di colera: la prima tra il 1840/’41

e la seconda che sconvolge la città dal

1854 al 1856 provocando numerose vittime

tra la popolazione locale.

Viene scelta come area del nuovo cimitero

cittadino un terreno attiguo al convento di

San Lorenzo in posizione collinare e facilmente

raggiungibile, stipulando con la

proprietà un regolare atto d’acquisto e

predisponendo nel contempo le fosse per

le sepolture e i servizi accessori come la

camera mortuaria. Le prime spese

ammontano a £.517,25. Nel Dicembre del

1874 viene predisposto

un progetto generale di

recupero del nuovo

cimitero: realizzato il

muro di recinzione in

tufo, il monumentale

viale d’ingresso con la

messa a dimora dei

cipressi, sistemazione

del campo delle sepolture,

realizzazione del

carro funebre con l’appalto

del relativo servizio

di trasporto e un

idoneo impianto di

smaltimento delle

acque meteoriche.

Le spese generali

sostenute dal giovane

comune sono di

£.5.000,00.

Le vicende del nuovo

cimitero sono intimamente

connesse con il

vicino Convento di San

Lorenzo dei padri francescani.

Nel 1875, la Regia

Prefettura di Viterbo

cede gratuitamente al

comune di Civita

Castellana la proprietà

della libreria del

Convento di San Lorenzo con annessa

chiesa, che nel 1871 era stata espropriata

e dichiarata bene demaniale ad uso pubblico

del nuovo Stato Italiano.

Le autorità rinviano l’accettazione della

libreria, in attesa della perizia affidata a un

esperto archivista circa la sua reale consistenza

in termini di ricchezza scientifica e

libraria.

Il 16 Aprile 1875 la perizia viene consegnata

al comune di Civita Castellana: l’elenco

redatto comprende opere di assoluto

valore come testi medioevali, di filosofia

e dogmatica, preziosi incunaboli e il celebre

“Bollario di Benedetto XIV”. La biblioteca

rimane conservata nel Convento di

San Lorenzo fino al 1956 e se ne perdono

poi le tracce. Nel 1875 proseguono ancora

le opere di sistemazione del nuovo cimitero:

nuovi campi per la sepoltura, opere

varie di abbellimento e realizzazione dell’attuale

viale intitolato a Mons. Tenderini

che collega lo stesso cimitero con Via della

Repubblica.

Il consiglio comunale dell’epoca stabilisce,

inoltre, di costruire un secondo cimitero

cittadino in località Borghetto nel terreno

attiguo alla chiesa diruta che da secoli

domina il paesaggio: il terreno viene ceduto

gratuitamente dal proprietario del fondo

come da lettera dell’11 Aprile 1874, stanziate

£.298 per le prime opere e dato inizio

ai lavori, ma poi tale località viene definitivamente

abbandonata senza alcuna

plausibile motivazione.

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Modi di dire

Campo de’ fiori 33

La rubrica dei perchè?

Perché il peperoncino e le spezie piccanti provocano una sensazione di calore?

Quando si mangia un piatto piccante, si prova, inevitabilmente, una sensazione di calore, accompagnata

all’aumento di sudorazione e arrossamento del viso e delle orecchie.

Ma se questa è la reazione, come mai se ne fa tanto uso nei paesi caldi? Si tratta di un modo per

trarre in inganno il nostro cervello. I principi attivi contenuti nei cibi piccanti, come la capsacina,

eccitano le fibre nervose del dolore e stimolano i recettori per il calore. A questo punto, si scatena

la sensazione di calore e una serie di reazioni tese a “spegnere l’incendio” come sudorazione, vasodilatazione

e rallentamento del flusso sanguigno. Quindi la vampata di calore è una sensazione temporanea

che il nostro cervello si preoccupa di placare rapidamente, tentando tutti gli espedienti per

far abbassare la temperatura corporea. Anche il mentolo agisce in questo modo, ma invece di stimolare

i recettori del calore, eccita quelli del freddo, dandoci un’immediata sensazione di freschezza.

Fare fiasco

Anticamente c’era a Firenze un artista comico che, ogni sera, si presentava tenendo

fra le mani un oggetto nuovo e, su questo oggetto, immprovvisava dei versi buffi per

far ridere il pubblico. Una sera si presentò con un fiasco, ma i versi non piacquero e

ci fu un concerto di fischi.

Da allora in poi si disse “far fiasco” quando non si riusciva in qualcosa.

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34

di

Sandro Anselmi

Le storie di

Max

...continua dal numero 57

Dopo il successo di Nel

buio, però, il gruppo

decide di cambiare

genere, scegliendo una

strada meno pericolosa,

quella del genere pop,

visto il boom che stava

riscuotendo. E’ così che

nasce l’intramontabile Piccola Ketty. Si

cerca, allora, di bissare immediatamente il

trionfo con Buonanotte Penny, che passa,

però, inosservata, come anche poco furore

sono destinati a fare l’album Memorie, il

brano Mary Ann, presentato al Cantagiro

‘69 e, dello stesso anno, Good bye

Madame Batterfly, un goffo esempio di

psichedelica.

A seguito di questi insuccessi, il gruppo

Campo de’ fiori

I Pooh

decide di lasciare momentaneamente

il panorama musicale e con esso la

casa discografica Vendette, che lo

aveva lanciato, per riflettere sul suo

futuro. La pausa dura circa due anni.

I Pooh, infatti, tornano sulla scena

nel 1791, grazie, soprattutto, a

Giancarlo Locariello, un giovane produttore

che lavorava presso la casa

discografica CGD, il quale si ricorda

del gruppo ascoltato in un locale

romano qualche anno prima, e contatta

Facchinetti per proporgli un

nuovo affare. Il complesso, dunque,

viene rilanciato sul mercato dall’etichetta

CSB, consociata alla CDG, interpretando

un genere più definito, il pop

melodico, meravigliosamente espresso in

Tanta voglia di lei, la cui origine piuttosto

travagliata, portò in compenso ad un suc-

cesso plurigenerazionale. Non si

riusciva, infatti, a completare il testo,

tanto che ci misero le mani diverse

persone, tra cui Daniele Pace, proponendo

Lei è la mia croce, che

divenne Meno male con Valerio

Negrini, fino ad assumere il titolo e

la forma definitivi di Tanta voglia di

lei, che nel ’71 entra ufficialmente

nella classifica dei 45 giri, annunciata

da Lelio Luttazzi, conduttore della

Hit Parade.

Da allora di pezzi travolgenti, appassionati

ed emozionanti i Pooh ne

hanno scritti e suonati tantissimi, e,

pur subendo qualche variazione

ancora nel tempo, come ad esempio

l’abbandono del gruppo da parte di

Riccardo Fogli, hanno lasciato intatto

il mito di un tempo, arricchendolo

di generazione in generazione, fino

ad arrivare a collezionare quasi

mezzo secolo di storia e successi.


Campo de’ fiori 35

.

Arrivato alla sua XIX edizione, si riaffaccia

alla ribalta dell’estate il Festival della

Canzone Romana: il 20 aprile prossimo

scadrà infatti il termine per l’ iscrizione dei

brani originali da presentare al Festival.

Ideato da Lino Fabrizi nel 1991, la manifestazione

ha lo scopo di promuovere canzoni

inedite in dialetto, ma anche in lingua

italiana, purchè parlino di romanità.

Possono partecipare alle selezioni tutti i

candidati che abbiano compiuto il diciottesimo

anno di età.

Le domande con i brani dovranno pervenire

alla Roman Millennium (via di Castel

Giubileo, 62 - 00138 Roma) secondo

modalità che possono essere richieste al

numero tel. 06 88331208 oppure tramite il

sito web www.festivaldellacanzoneromana.com,

dove sarà possibile scaricare

anche il regolamento dettagliato del concorso.

La Commissione esaminatrice sarà composta

da discografici, autori, docenti di dialettologia,

giornalisti, cantautori e ammetterà

alla selezione del Festival al massimo

20 brani.

Le selezioni si svolgeranno – attraverso

COMUNICATI STAMPA

una kermesse

musicale itinerante

- nei luoghi

all’aperto

della città,

davanti a un

pubblico

appassionato

della canzone

romana. Si canterà

la Roma

folkloristica,

con le sue carrozzelle,

i suoi

tramonti, le sue

fontane, ma

anche quella

più quotidiana,

con i suoi crucci

e le sue storie

d’amore.

In passato, tra

gli altri e in ruoli diversi, sono intervenuti

al Festival artisti come Renato Zero, Nino

Manfredi, Carlo Verdone, Franco Califano,

Enrico Brignano, Mario Scaccia, Fiorenzo

Fiorentini, Gigi Sabani, Rodolfo Laganà,

Gabriella Ferri, il simbolo della canzone romana

Stefano Masciarelli, il Maestro Stelvio

Cipriani, Manuela Villa…

La finale del Festival avrà luogo probabilmente

al Teatro Olimpico di Roma nel

mese di ottobre

PREMIO OPERA IMAIE 2009

E UNO SPECIALE PREMIO ALLA CARRIERA AD ARNOLDO FOA’

Documentari, Corti, Videoteatro, Videodanza, Videoarte, Animazione, Teatro-Canzone, Musica e reportage sui mestieri di attore, doppiatore,

musicista e direttore d’orchestra: questi i generi presentati nella lunga maratona d’autore il 3, 4 e 5 aprile alla

Casa del Cinema di Roma

La terza edizione del Premio Opera Imaie,

anche quest’anno, riserverà al pubblico

delle gradite sorprese: all’interno dei due

settori Musica e Audiovisivo, si preannunciano

lavori di massima qualità, a testimonianza

del prezioso contributo che attori,

registi, danzatori e musicisti offrono a

testimonianza della cultura italiana nel

mondo. E oltre all’ascolto/visione delle

circa 350 opere in concorso, una gradita

sorpresa per la serata finale: un premio

speciale alla carriera ad Arnoldo Foà,

che l’Imaie, ente che tutela da oltre trent’anni

i diritti degli artisti interpreti-esecutori

e promotore della manifestazione, ha

deciso di consegnare per gli alti meriti conferiti

dall’attore/autore/regista italiano in

quasi settant’anni di attività. Selezionati da

una doppia giuria, presieduta dal direttore

artistico Enzo Aronica, i progetti artistici

in gara ravvisano una cospicua presenze di

nomi di rilievo, in attesa di un verdetto che

verrà decretato la sera del 5 aprile alla

Casa del Cinema, in una speciale serata ad

inviti.

I Premi, realizzati sul disegno dell’artista

Pablo Echaurren, verranno consegnati

dal Presidente dell’IMAIE Edoardo

Vianello e consisteranno in tre riconoscimenti

per ciascuna area (Musica e

Audiovisivo) per i progetti dei soci/aventi

diritto, un premio per ciascuna area per i

progetti realizzati da organismi esterni, un

premio per la Danza e un premio speciale

del Presidente da assegnarsi tra tutti i progetti

presentati in concorso. La visione

delle opere è aperta al pubblico venerdì 3

aprile (orario 15-24), sabato 4 aprile (15-

24) e domenica 5 (15-20) La schedatura di

tutte le opere in concorso è presente sul

sito www.imaie.it nella sezione dedicata

al Premio Opera Imaie.

Arnoldo Foà


... continua dal numero 57

Il primo musicista al mondo ad usare il termine

Swing non fu il bianco Benny

Goodman o uno dei suoi solisti, come si

potrebbe pensare, bensì il nero Duke

Ellington che, nel febbraio 1932 e, quindi,

non certamente durante la Swing Era,

con la sua orchestra e la cantante Ivie

Anderson, incide il brano: I Don’t Mean

A Thing If It Ain’t Got That Swing -

non significa nulla se non ha quel

certo Swing e, tutto ciò, in compagnia

del trombettista Cootie Williams, dei

trombonisti Tricky Sam Nanton e

Lawrence Brown, del clarinettista

Barney Bigard e dei saxofonisti Johnny

Hodges e Harry Carney, insomma, tutta

l’aristocrazia ellingtoniana. Comunque,

quel fenomeno degli anni venti opportunamente

definito “musical business”, che alimenta

il mondo del Jazz traendone considerevoli

profitti, è in ben altre mani che

non in quelle dei veri creatori del Jazz e

dello Swing; ad esempio chi detta legge è

Paul Whiteman un grosso e grasso violinista

bianco che, nell’epoca d’oro della sua

presenza nel mondo musicale americano,

si sarebbe auto proclamato re del Jazz.

Questo personaggio, nella sua non breve

carriera e con il suo particolare fiuto, capisce

che cosa vuole il pubblico americano e

da vita, più con spirito di manager che con

vocazione di musicista, ad una particolare

musica che, utilizzando alcuni evidenti stili

Jazzistici, si presenta per così dire in

modo pulito, scartando ogni possibile

implicazione che può turbare l’ascoltatore

il quale, in cambio del denaro che spende,

pretende soltanto divertimento. Pur tuttavia

a Paul Whiteman va riconosciuto il

merito di avere ingaggiato solisti di indiscusso

valore rigorosamente bianchi ai

quali non consentì mai di suonare Jazz

chicagoano ma, soprattutto ebbe il merito

di aver commissionato ad un giovane

compositore ebreo, occasionalmente

conosciuto in un bar dove eseguiva al pianoforte

un motivo pseudo Rag dal titolo

Alexander Rag-time Band, una intera

opera Jazzistica; questo giovane compositore

altri non era che George

Gershwin. Quest’opera, nata dall’accoppiata

costituita dal giovane compositore

ebreo e dal leader bianco, è la famosissima

Rapsodia in Blu che, per decenni,

sarebbe stata citata a testimonianza di ciò

che il Jazz sarebbe potuto essere, determinando

la nascita di quello che venne

definito Jazz sinfonico; un particolare

tipo di musica che, aprendo una nuova

grande strada maestra, permette di produrre

autentici capolavori che nessun

Paul Whiteman o suo simile sarebbe mai

riuscito a far nascere. Harlem definita da

Garcia Lorca: “ … Gran Rey prisongiero

en un traje de conserje - un gran re prigioniero

in una livrea da maggiordomo …

”, seppe difendere molto bene il Jazz con

i suoi locali dove non si rese mai disponibile

un posto per un nero, anche se elegantemente

vestito e provvisto di molti

dollari; quì lo spettacolo, che peraltro

annovera diversi artisti neri, viene offerto

ad un pubblico bianco e ciò non solo al

Cotton Club dove si è stabilmente trasferito

Duke Ellington dal meno lussuoso

Kentucky, locale dal quale vengono regolarmente

trasmessi programmi via radio,

ma anche dallo Small’s Paradice, dal

Connie’s Inn, dal Lenox. Nel 1929 Fats

Waller scrive le musiche di Connie’s Hot

Chocolate, Adelaide Hall mette in

scena Shuffle Along e Blackbirds, due

Show dal successo travolgente; la cantante

Blues Ethel Waters è la vedette di

Miss Calico, Africana e Rapsody in

Black, ma nel contempo non poche

orchestre bianche stanno nascendo consolidando

la loro presenza; durante il proibizionismo

la 52° Strada vanta decine di

mescite clandestine che con la fine del c.d.

“regime secco” diventano, uno dopo l’altro,

locali Jazzistici. In questi locali emerge,

tra gli altri, il cornettista bianco Ernest

Loring nato a Odgen nello Utah il cui

nome, per la sua rossa capigliatura, viene

presto modificato in Red Nichols il quale

è un convintissimo seguace di Bix

Beiderbecke e che, per un non breve

periodo, diviene leader di molte formazioni

nelle quali militano musicisti che avrebbero

rappresentato l’elite del c.d. Stile

New York Dixieland. Qui suonano le

orchestre organizzate e dirette da Jean

Goldkette un francese nato alla fine del

secolo a Valenciennes e proveniente da

Detroit, come la Casaloma Orchestra,

la McKinney’s Cotton Pickers e la

Charioteers che però non posseggono lo

Swing dei fratelli Jimmy e Tommy

Dorsey (clarinettista e trombonista).

Qui c’e, ancora, il batterista di Chicago

Ben Pollack che aveva debuttato con la

di Riccardo Consoli

New Orleans Rhythm Kings e che si

era poi spostato in California con Benny

Goodman, Glenn Miller e Jimmy

McPartland, prima di approdare a New

York al Central Park Hotel alla fine

degli anni venti; con lui c’erano molti grossi

nomi del Jazz bianco come Harry

James, Muggsy Spanier, Yank

Lawson, Ray Bauduc, e persino il futuro

big della musica leggera Mel Tormè,

oltre agli oriundi Joe Venturi e

Salvatore Massaro noto come Eddie

Lang, musicisti che negli anni quaranta

sarebbero stati i protagonisti del c.d.

Dixieland revival. Tra l’altro Joe Venuti

e Eddie Lang avrebbero dato il la’ alla

moda delle piccole formazioni di Jazz da

camera precorrendo Benny Goodman

che, a loro volta, molti anni prima, erano

state precedute dalle “small combinations”

costituite da Jelly Roll Morton il quale

potè avvalersi di quel formidabile clarinettista

che era Volly De Faut. Ad Harlem

non era stato di certo dimenticato il Blues

che però era quì diventato anch’esso musica

cittadina, cosi il Country Blues -

blues di campagna, un po per volta si

trasformava in City Blues - blues cittadino

per cui, non più pochi spettatori presenti

al momento dell’esecuzione, bensì un

folto pubblico che del Blues conosceva

soltanto quello che era interessato a conoscere,

non più un chitarra e un traballante

pianoforte, bensì studi di registrazione,

chitarre accordate, pianoforti efficienti e,

naturalmente, case discografiche pronte a

ricavare utili non indifferenti da questa

popolarissima musica nera. Il Blues, come

il Jazz diveniva un fatto spettacolare a

New York ma anche nel Midwest con la

differenza che in città come Detroit e

Kansas City ad impugnare le redini del

Blues furono gli uomini del Jazz, nacque

una generazione di Blues shouters -

urlatori di blues che, senza saperlo,

furono i veri antenati del Blues di ogni

epoca, ma trovarono spazio anche i vecchi

Bluesmen che l’industria discografica si

era preoccupata di andare a scovare nel

sud attraverso i propri talent - scouts.

In buona sostanza erano quelli gli anni in

cui allo schiavismo si stava sostituendo

una altrettanto tragica condizione, quella

fatta di razzismo feroce e segregazione,

fenomeni che per decenni avrebbe infettato

al pari di un male incurabile la Società

Nord Americana.


L’arte del dipingere, come per esempio

anche quella del cantare, spesso è frutto

di una qualità innata, di una predisposizione

naturale. Ci si trova, così, a volte, di

fronte a persone, che pur non avendo mai

frequentato scuole di perfezionamento, ci

stupiscono con le loro opere. Il caso della

pittrice autodidatta Giuseppa Toni di

Magliano Sabino è alquanto particolare.

Qualcuno, qualche anno fa, lo definì addirittura

“inquietante”. Certo è che dietro la

sua pittura spontanea si cela qualcosa di

più misterioso.

Purtroppo non ho ancora avuto l’opportunità

di conoscerla personalmente e di

vederla all’opera, ma le testimonianze che

ho raccolto sono sufficienti a farmi credere

che sia una persona speciale e che i

suoi dipinti esprimano qualcosa che va

oltre, rispetto a ciò che si percepisce semplicemente

con gli occhi.

Peppa, diminutivo tipico, con il quale tutti

la chiamano confidenzialmente e affettuosamente,

nasce nel piccolo comune della

Sabina il 17 maggio 1925. Cresce nelle

vicinanze del Santuario della Madonna di

Uliano, al quale è tuttora fortemente legata,

e dove, di tanto in tanto, “va per ricaricarsi”,

come dice lei stessa. Possiede una

piccola bottega nel centro del paese, una

di quelle caratteristiche della metà del

Novecento, dove si può trovare di tutto,

Campo de’ fiori 37

Giuseppa Toni,

un singolare modo di dipingeredi

Ermelinda Benedetti

dai generi alimentari, alla merceria,

ai casalinghi e così via. Un

evento tragico segna, però, fortemente

la sua vita: la perdita del

figlio Fabio di soli venti anni. Un

duro colpo per una mamma. Ma

il rapporto tra Peppa e il figlio

sembra non essersi interrotto

così repentinamente, con la sua

scomparsa. Peppa, infatti, sostiene

di essere rimasta in contatto

con il figlio e che sia stato proprio

lui, apparsole in sogno, a incitarla

ad iniziare a dipingere, nonostante

lei non lo avesse mai

fatto prima. “Ti aiuto io”, le

avrebbe detto Fabio. Peppa

sente, così, il bisogno di esaudire

il desiderio del figlio e trasforma

la sua vecchia bottega in un laboratorio

di pittura, realizzando

dipinti in grande quantità e di

tutte le dimensioni. La sua prima

particolarità sta nel fatto che lei

scrive normalmente con la mano

destra, ma dipinge stranamente

con la mano sinistra. Inoltre, da

quando ha iniziato, ha usato

sempre e solo lo stesso pennello,

ormai vecchio e quasi completamente

privo di peli, che, oltretutto, non

pulisce mai e nonostante questo i colori

non si mescolano tra loro. Non sarebbe lei

a dipingere, ma la sua mano, guidata da

una forza superiore, tanto che quando

dipinge sembra cadere in trans. Le sue

opere non nascono da un’idea, ma si formano

a mano a mano che il colore viene

posto sulla tela, un colore abbondante,

che rimane in rilievo rispetto alla superficie

sulla quale si stende. Peppa, nella sua bottega-laboratorio,

non è mai sola. Tante

sono le persone che si recano a farle visita,

a tenerle compagnia e a chiederle

anche consiglio, perché “è come una

mamma, che sa risollevarti nei momenti

tristi, ti dà speranza”, mi raccontano Rita e

Stefania, che hanno un rapporto speciale

con lei. Peppa ha trascorso l’inverno a

Soriano nel Cimino, dalla figlia, e tutti, al

suo paese, ne sentono la mancanza e

aspettano che, con l’arrivo della buona

stagione, torni nella sua bottega a regalare

dipinti e sorrisi a chi ne ha bisogno.


38

Campo de’ fiori

“Ogni ora del giorno, tutte le stagioni del cuore...”

Questa è la copertina dell’ultima raccolta

di poesie di Bruno Fiata, presentata

nel mese di dicembre a

Caprarola, negli ambienti delle ex-

Scuderie di Palazzo Farnese, agli studenti

e al personale docente

dell’IPSSAR.

Il titolo “Ogni ora del giorno, tutte le stagioni

del cuore…” racchiude il significato

che l’autore, Bruno Fiata, ha voluto dare

nell’atto di rendere pubblica la sua raccolta

di poesie. Pezzi di luce che attraverso la

feritoia della poesia passano squarciando il

buio dell’esistenza contemporanea, illuminando

il cuore delle emozioni e dei sentimenti

che oggi più che mai vengono sviliti

all’occhio del grande impulso dell’istintività,

che ha sovvertito la ragionevolezza e la

consapevolezza del sé in nome del cinico

istinto programmato e ben organizzato da

numerose emittenti televisive o alcuni giochi

da play-station più o meno accattivanti

che non portano ad altro che a stimolare

gli impulsi primordiali dell’essere, senza

far sviluppare la parte più preziosa e interessante

di esso. Questi un po’ i sentimenti

che hanno animato l’incontro. Presenti il

Dirigente Scolastico Prof. Bernardino De

Marino, la Vice-Preside Maria Giuditta

Moretti, l’Assessore alla Cultura e allo

Sport del Comune di Caprarola Luigi

Pecorelli e Barbara Mastrogiovanni della

redazione del libro. La raccolta di poesie,

edita da “La Caravella editrice” , si divide

in due parti. La prima è dedicata alla

nascita e alla morte, intitolata “Il tempo

che abitiamo”, la seconda, il cui titolo è

“Terra, Aria, Fuoco, Acqua” ci rimanda alla

semplice azione del guardare, dell’osservare

e conseguentemente alla possibilità

di descrivere tutto ciò che ci circonda. Il

filo conduttore delle due parti della raccolta

è il rispetto per la natura e per l’uomo,

la cui ispirazione può nascere da elementi

effettivamente “banali”, successivamente

identificabili con principi dagli alti vertici:

talvolta basta “un ciocco di legno”, “un

gufo che spiega le ali”, “il vento”, che “sta

spirando”,”lo squillo di campane festose”,

“la pioggia”, per far percepire al poeta

“una richiesta di aiuto”. Non c’è un preciso

periodo nel quale si possa provare un

sentimento, un’emozione…esse ci sono

sempre, dalla mattina alla sera, la notte,

col vento, col freddo, col sole…basta semplicemente

raccoglierle… Le cose più semplici

generano situazioni difficili, le cose

più difficili si confrontano con la semplicità

degli elementi naturali, tutto si trova, si

ritrova, si affronta e si confonde, per poi

emergere con delle emozioni mutevoli, ma

non inaffidabili, plasmabili, ma non definibili,

perché ognuno di fronte alla fonte

ispiratrice, prova peculiari emozioni soggettive

che taluni, più di altri, riescono a

trasmettere con un’opera d’arte, perché

dotati di un talento naturale, sviluppato

nel tempo, in questo tempo nel quale

abbiamo in dotazione strumenti che fanno

“somigliare” l’Umano al Soprannaturale e

di cui l’uomo stesso non può che esserne

grato. A tal scopo è ben introdotto il libro

dei poemi di Bruno con la celeberrima

frase “…fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e conoscenza!” La

prof.ssa Moretti e la Prof.ssa Gialloreti

hanno invitato tutti i presenti a leggere il

libro di poesie, meditandole, augurandosi

di poter “uscire” dalla lettura con un’emozione

diversa, tale da poter essere da

sprone a vedere, con gli occhi del “poeta”,

il mondo nel quale viviamo, riscoprendone

la sua bellezza. Il suggerimento viene ribadito

dall’Assessore Pecorelli che invita alla

riflessione per scoprire quanta sensibilità

c’è nel cuore di ognuno al fine di crescere

e di far maturare i propri sentimenti con

l’ausilio dei versi di Fiata. Momenti toccanti

sono stati quelli in cui la Prof.ssa Moretti

e alcuni ragazzi hanno declamato i componimenti

poetici con pathos ed espressività

soggettive che hanno arricchito di significato

la versificazione stessa. Ognuno ha

interpretato il ruolo del poeta, pur leggendo

quello che il Poeta Fiata ha saputo trasmetterci

con i suoi toni eccezionali, di

ammirazione per la natura e per l’uomo,

talvolta con veli trasparenti di rimprovero

ed indignazione per gli atteggiamenti irriverenti

che l’uomo stesso fa nei suoi confronti

e quelli del suo habitat. Riflessioni,

emozioni, sentimenti che hanno indotto

molti studenti a costruire un dialogo aperto

con il Vate. Fiata ha espresso gran

rispetto verso i giovani, che ha definito

“futuro della vita, un meraviglioso mare di

erba spesso circondato da un deserto. Il

vostro compito è quello di mandare segni

oltre, anche nel deserto, in maniera tale

che questo mare, con le sue idee ed i suoi

comportamenti, pian piano avanzi, rendendo

sempre più esigua l’area desertica.”

Della Prof.ssa Maria Cristina Bigarelli

Continuando il suo dialogo con i giovani

studenti, Bruno Fiata esprime con pacatezza

un concetto che vuole sanare il gap

generazionale di cui tanto si parla: “ Non

pensiate che l’età possa essere motivo di

differenza tra i vostri pensieri, i vostri sentimenti,

le vostre emozioni e quelli delle

persone più grandi di voi. In realtà non c’è

differenza nel sentire, nel provare sentimenti

e sensazioni, perché il cuore che

batte dentro di voi è lo stesso che batte

dentro di noi. Le emozioni che voi vivete,

le viviamo anche noi. C’è soltanto una differenza

sostanziale che spesso deriva dalla

frenesia della giovane età e nella presunta

calma degli adulti. La vita dà la possibilità

di riflettere, di guardare e approfondire…”.

La poesia è un mezzo che unisce chi scrive

a chi legge arricchendo i sentimenti in

un confronto leale e gradevole, senza

alcuna vanagloriosa pretesa da parte di

colui che scrive…ed “il Poeta è colui che ha

la disposizione d’animo capace di recepire

le emozioni e di comunicarle,” come ha

esposto il Dirigente Scol. Prof. Bernardino

De Marino, che efficacemente ha definito

“la poesia un profumo che, a seconda

della pelle su cui cade, ha un variegato e

distinto effetto. La poesia è un unico seme

che, sparso in campi disparati, può dare

piante differenti unite dalla stessa origine”.

Quel seme fa nascere la commozione lirica

che fa sbocciare tanti fiori, le poesie, tanti

frutti, i desideri come quelli di Bruno Fiata:

“L’ultimo desiderio” scritto per sua moglie,

la donna che ama da più di quarant’anni.

Ancora una volta una traccia, un segno, un

indizio dei sentimenti di colui che compone

delicatamente il canto, plasmando verbalmente

la voce del cuore.

L’ultimo desiderio

Un nome

Un volto

Un’emozione.

Profondi più del mare

i tuoi occhi

Lontani più del cielo.

Si protende la mano

Si scansa l’orizzonte.

Una rosa

Una spina.

L’alba per vivere

Il tramonto per sognare.

Piena di stelle la notte.

Lo sguardo cerca la luna.

Il cuore Te.

Svaniscono nel buio

l’uomo

l’ombra,

i desideri.

Silenzio…

Restano i ricordi.


Campo de’ fiori 39

Nel Cuore

UN RICORDO CHE NON MUORE MAI.

Il 2 Aprile di quattro anni fa, Giovanni Paolo II raggiungeva la

Casa del Padre. Sentiamo di doverlo ricordare particolarmente in

questo giorno, ma la sua immagine dolce e serena, resta indelebile

nei nostri ricordi.

...”Ora non volo ma cammino assieme a te

a fianco a te. Io sono il tuo angelo

quello della tua anima, del tuo cuore

quell’angelo che ogni mattina ti sveglia con un bacio

e ogni notte, apre le sue ali per scaldarti il cuore”.....

Arrivederci Nonna

Letizia e Agnese

Civita Castellana, 1967 – Rossi Dante detto “Palommella” posteggiatore dell’A.C.V.: baffi primo

Novecento, occhiali da professore, atteggiamento cortese ma fermo, ecco come si presenta il

primo ed unico posteggiatore civitonico.

Lo abbiamo intervistato mentre stava allineando la Jaguar di un turista inglese, e siamo rimasti

sorpresi dal suo linguaggio mimico, accompagnato da frasi tronche e smozzicate di tipo internazionale:

“Stop, ancor ancor, tres bien, più avan, ecc!”

“La soddisfa il suo lavoro?” abbiamo chiesto. “Certamente! Anche se a volte per l’inclemenza del

tempo richiede sacrificio”. “E quali sono i parcheggiatori più brontoloni ed esigenti?”. “Perugini

e ternani… cioè gli stessi rompicollo che vogliono sorpassarti a tutti costi sulle strade!”. “E i parcheggiatori

più gentili?”. “I civitonici… anche se a volte vorrebbero fare i “portoghesi”, ma

Palombella li conosce a vista… e li pesca sempre”. “A proposito! Ci riferisca un episodio curioso

tra i tanti che le saranno certamente capitati”. “ Tempo indietro un distinto signore con una macchina

targata Perugia, si rifiutava di pagare il posteggio e ne indicava il motivo: “Come? Dopo

che vi sfamo con i miei prodotti pretendete anche il pagamento?” Alle mie rimostranze volle

mostrarmi il contenuto delle scatole: minigonne a fantasia, femminili e maschili, ultimo grido per

le spiagge. Lì per lì mi venne l’idea di sradicare un alberello dalle aiuole vicine… ma poi prevalse

la ragione ed il buon senso.”


40 Campo de’ fiori

RUMORI FUORI SCENA AL TEATRO DI RONCIGLIONE

Michael Frayn interpretato dall’ Associazione Culturale “il Collegio”

“Delizioso mulino XVI secolo; attrezzato

di tutti i confort del vivere moderno; stupendamente

ammobiliato; affittasi per un

minimo di tre mesi. Rivolgersi all’ agenzia:

Squire, Squire, Ackam e Dudley”. Se

cercate casa vi consiglio di non puntare

su questa: non sapreste cosa aspettarvi

o… CHI aspettarvi. A partire dall’ eccentrica

vecchia governante, la signora

Clackett (Marta Federici), che, avendo il

pomeriggio libero, si fa sorprendere dall’

agente immobiliare Trampelmain

(Gabriele Morandi), venuto a far vedere

“il villino” alla giovane e bella Vichy

(Giorgia Verzari). Per seguire con i reali

padroni di casa che rientrano, ignari di

tutto: Philip e Flavia Brent (Simone

Balletti ed Elisa Angeli), una brillante coppia

perseguitata dal fisco. Fino all’ anziano

scassinatore pasticcione (Giuseppe

Mascini), che ingarbuglierà ulteriormente

l’intreccio. Questi sono i personaggi della

commedia sexy che il povero regista

Lloyd Dallas (Diego Lombroni) cercherà di

mettere in scena con la sua assistente

Poppy Norton Tylor (Milly Provinciali) ed il

suo direttore di scena tuttofare Tim

Allgood (Alessandro Giova). Con questo

esilarante e non poco difficile spettacolo i

ragazzi dell’ Associazione Culturale “Il

Collegio” tornano a sfidare se stessi sul

palco del teatro “Ettore Petrolini” di

Ronciglione. Con la regia di Simone

Balletti, le immancabili e insostituibili presenze

di Mario Palozzi e Maria Stella Neri

(direttore e coordinatrice della compagnia)

questi ragazzi tornano a cavalcare

la scena nei panni di un gruppo di attori

scalcinati che cercano di districarsi tra

amori improbabili, liti dietro le quinte,

bugie e inganni fino a giungere al disastroso

estenuante ed isterico epilogo. Le

accese scenografie del grande scenografo

prof. Mauro Passeri, realizzate dalla

“Emergency Exit” (composta da alcuni

degli stessi attori) anche questa volta non

passeranno inosservate. Da più di tredici

anni infatti la compagnia, nata come “I

ragazzi del collegio”, si diletta a trasformare

adrenalina in emozioni ogni volta

che si apre il sipario. Per passione e dedi-

zione propri di chi ama il teatro, un po’

per esibizionismo, ma soprattutto per

realizzare insieme un sogno e regalare al

proprio pubblico qualche ora di svago dai

problemi quotidiani, la compagnia si

destreggia tra i diversi grandi autori di

teatro tra cui Molière ,Goldoni, Lesage,

Ricciardi, Sforzano, Scarpetta, Christie e

Petrolini. Dal 1996 questi ragazzi sono

cresciuti e cambiati anche con il sostituirsi

negli anni di alcuni elementi. Sempre

affiatatissimi tra loro, collaborano con

altre compagnie teatrali, partecipano ai

concorsi e spesso li vincono. Il grande

successo arriva nel 2006 con la messa in

scena del loro primo musical “Rugantino”

di Garinei e Giovannini, allestito nella

splendida cornice dei borghi medievali di

Ronciglione. Da quel momento è irrefrenabile

l’ascesa della compagnia tra il

favore del pubblico, con un’altra commedia

brillante di Ray Cooney, “Taxi a due

piazze”, magistralmente interpretata dalle

punte di diamante della compagnia; e l’o-

Alina Selegi

In alto da sx: Remo Stella, Diego Lombroni, Giulio Maltempi, Simone Balletti, Federico Dezi,

Fabrizio Mascini, Alessandro Giova, Simone Provinciali.

Al centro da sx: Elisa Angeli, Milly Provinciali, Marta Federici, Giorgia Verzari, Alice

Vigliani, Giulia Torselli, Lucia Palozzi, Cristina Urilli.

In basso da sx: Andrea Pinelli, Giuseppe Mascini, Gabriele Morandi, Francesco Pinelli.

maggio che i ragazzi hanno voluto fare al

noto artista di origini ronciglionesi con lo

spettacolo “Petrolini è ancora quella

cosa”. Ed ora eccoli qui, di nuovo pronti

con uno spettacolo brioso e simpatico,

una commedia semplicemente fantastica

che si può guardare più volte sganasciandosi

ogni volta dalle risate. “Rumori fuori

scena”, colma di situazioni deliranti,

mostra tanti luoghi comuni della vita dietro

le quinte e riesce a trasmettere l’ansia

del debutto, l’eccitazione della tournee e

come cambiano le relazioni tra persone

quando diventano personaggi in scena.

Perciò per chi ha voglia di farsi una sana

e bella risata e di un livello di sensata

comicità, che rimane alto dall’inizio alla

fine della commedia, lo invito ad andare a

vedere questi ragazzi dell’Associazione

Culturale “Il Collegio” al teatro comunale

“Ettore Petrolini” di Ronciglione nei giorni

24\25\26 Aprile alle ore 21,00.

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della Dott.ssa

Ilaria Becchetti

La parola stalking letteralmente

significa

“caccia in appostamento,

pedinamento

silenzioso“. In termini

psicologici, lo stalking

è un complesso

fenomeno relazionale

che viene indicato

anche come “sindrome

del molestatore

assillante” ed indica

una serie di atteggia-

menti tenuti da un individuo che affligge

un’altra persona, spesso di sesso opposto,

perseguitandola ed ingenerando stati di

ansia e paura, che possono arrivare a

comprometterne il normale svolgimento

della quotidianità. Nel Protocollo d’intesa

contro lo stalking, firmato dai Ministri delle

Pari Opportunità e della Giustizia, si fa riferimento

ad “atti persecutori, violenti, sessualmente

finalizzati o vessativi verso vittime

vulnerabili, non già diversamente tutelate”.

LO STALKER

Il soggetto attivo del reato è detto “stalker“

o “molestatore assillante” e

può essere un conoscente, un collega, un

completo estraneo, oppure, nella maggior

parte dei casi, un ex-partner. In genere gli

stalker agiscono, in quest’ultimo contesto,

per recuperare il rapporto precedente o

vendicarsi per essere stati lasciati. Alcuni

hanno semplicemente l’intento di stabilire

una relazione sentimentale perché, presumibilmente,

mostrano gravi difficoltà nell’instaurare

un rapporto affettivo significativo.

Altri, invece, possono soffrire di gravi

disturbi mentali che li inducono a credere

Campo de’ fiori 41

L’ANGOLO DELL’AVVOCATO

COS’E’ LO STALKING

con convinzione nell’esistenza di una relazione,

che in realtà non c’è, o comunque

nella possibilità di stabilirne una. Altri,

ancora, molestano persone conosciute

superficialmente o addirittura sconosciuti

allo scopo di vendicarsi per qualche torto

reale o presunto. La persecuzione avviene

solitamente mediante reiterati tentativi di

comunicazione verbale e scritta, appostamenti,

telefonate assillanti ed intrusioni

nella vita privata. Per il molestatore, la vittima,

non è più un “soggetto” autonomo e

dotato di diritti, ma diviene l’“oggetto” su

cui investire i propri bisogni di riconoscimento

e di attenzione.

Secondo le storie personali, familiari ed

affettive di ognuno, e a prescindere dalle

motivazioni poste alla base della nascita

dell’ossessione, lo stalker in generale

manifesta un’evidente problematica nell’area

affettivo-emotiva, relazionale e comunicativa.

Il confine fra corteggiamento e stalking,

all’inizio, può essere impercettibile, ma

diventa significativo quando limita la vita

della vittima ponendola in una condizione

di allerta per la paura di un pericolo imminente.

L’evoluzione delle condotte persecutorie

risulta nel tempo ambivalente: a momenti

di apparente sottomissione e disperazione

si alternano atti improntati all’odio e ad

un’aggressività manifesta.

LA VITTIMA

Lo stalking vede, nella maggior parte delle

volte, donne vittime e uomini persecutori,

anche se non mancano casi inversi (il rapporto

è di circa 3:1), uomini e donne che

in oltre l’80% dei casi si conoscevano o

perché ex partner (il 50% di tutti i casi) o

perché amici, o colleghi di lavoro. L’età

delle vittime varia dai 14-16 anni fino all’età

adulta, mentre il fenomeno sembra

diminuire dopoi 50anni.

La vita di una persona perseguitata cambia

radicalmente fino a impregnarsi di

paura per l’imprevedibilità di quello che

potrebbe accadere. La vittima si sente

costantemente controllata e “guardata a

vista”, è vessata da chiamate ed sms e

subisce continue umiliazioni per le scritte

oscene lasciatele sotto casa, sulla macchina,

o per il danneggiamento delle proprie

cose. Tutto questo può provocare ansia,

insonnia fino a sfociare in un vero e proprio

disturbo post traumatico da stress,

compromettendone l’attività lavorativa e le

relazioni sociali.

Alcuni studi hanno stabilito che lo stalking

si manifesta essenzialmente attraverso

due categorie di comportamenti:

1. le comunicazioni intrusive che includono

tutti i tentativi di comunicazione attraverso

telefonate, lettere, sms, e-mail o perfino

graffiti o murales;

2. i contatti, che si concretizzano sia tramite

comportamenti di controllo diretto,

come ad esempio pedinare o sorvegliare,

sia mediante condotte di confronto diretto

come visite sotto casa o sul posto di lavoro,

minacce o aggressioni.

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42

Campo de’ fiori

L’angolo del Bon Ton

Per l’Angolo Bon Ton di

questo mese, visto

l’avvicinarsi della festa

di Pasqua ritengo sia

molto utile regalarvi la

ricetta della colomba

pasquale. La quantità

degli ingredienti è per

di Letizia Chilelli una dose per circa 8

persone.

Ingredienti:

1,2 Kg di farina;

9 uova;

50 grammi di lievito di birra;

450 grammi di burro ammorbidito;

1 dl di latte;

300 grammi di zucchero;

1 limone (possibilmente non trattato);

300 grammi di frutta candita;

20 mandorle;

50 grammi di zucchero in granella;

sale;

burro e farina quanto basta.

Preparazione:

Sciogliete in 50 grammi di acqua tiepida, i

50 grammi di lievito di birra e impastatelo

poi con 120 grammi di farina. Formate una

palla infarinandola poi abbondantemente

e sulla superficie incidete una croce.

In una casseruola, fate intiepidire 2 litri di

acqua nella quale immergerete poi la palla

di pasta preparata in precedenza per circa

10 minuti. Passato questo tempo noterete

che la palla si staccherà dal fondo e galleggerà.

Rigiratela di tanto in tanto per

altri 15 minuti. Sulla tavola (o spianatora)

disponete la restante farina, i tuorli un pizzico

di sale, la scorza grattugiata del limone,

i 250 grammi di burro ammorbidito, lo

zucchero il latte e la palla di pasta lievitata.

Lavorate per 20 minuti questo composto

(capirete che il composto sarà pronto

quando non si appiccicherà più alle mani).

Infarinate quindi il composto e mettetelo

in una ciotola molto capiente, copritela

con un canovaccio e lasciatela lievitare

possibilmente ad una temperatura di circa

25 gradi. Il composto deve aumentare il

La colomba di Pasqua

suo volume di circa 1/3. Accendete il

forno. Impastate di nuovo il composto

aggiungendovi 75 grammi di burro, riponete

di nuovo l’impasto nella ciotola e

lasciatelo lievitare finchè non avrà raddoppiato

il suo volume. A questo punto

aggiungete all’impasto, amalgamando il

tutto, altri 75 grammi di burro e i canditi.

Imburrate ed infarinate lo stampo, modellatevi

la pasta e copritela per altri 30 minuti

con la carta da forno. Spennellate con il

tuorlo dell’uovo la superficie e cospargetevi

sopra le mandorle e la granella di zucchero.

Realizzate con mezza ciliegia l’occhio

della colomba ed infornate in forno

caldo (a gas: 180 gradi, elettrico 200

gradi) per 10 minuti. Abbassate ora la

temperatura del forno di 10 gradi e cuocete

per altri 30 minuti. La vostra colomba è

pronta per essere gustata da parenti e

amici. Accompagnate questo dolce con un

moscato servito ad una temperatura di 11

gradi. Vedrete che con questa ricetta sarà

proprio una dolcissima festa…

Non mi resta quindi che augurarvi una

serenissima Pasqua all’insegna di tanta

gioia e tanto amore!

(Ricetta tratta da “Il Pasticcere Insegna”

Fabbri Editori)


Nel 1817, in alcune province dello Stato

Pontificio, venivano eseguiti molti arresti

per motivi politici. Il Governo credette,

così, opportuno formare un solo reclusorio

politico e sceglieva il Forte di Civita

Castellana, fatto erigere da Alessandro VI,

restaurato ed ampliato da altri Pontefici, in

particolare da Giulio II, stabilendo che

fosse l’unico a reclusione politica, anche

perché negli anni precedenti era servito

come bagno di pena per molti forzati. L’11

febbraio 1819 vi arrivava il primo convoglio

di condannati politici. Al comando

della piccola guarnigione vi era il tenente

Lucarelli. Successivamente, il Governo

Pontificio decise di nominare un comandante

del Forte, sotto il quale dovevano

sottostare tutti i detenuti, e, nel 1821,

Lucarelli fu sostituito dal capitano Trulli,

promosso poco dopo al grado di maggiore,

il quale restò in carica fino al 10 agosto

1829, giorno della sua morte. Venne rimpiazzato

dal Maggiore Ferdinando Cav.

Colasanti, il quale venne, poi, richiamato

altrove e cedeva il comando, il 22 novembre

1838, al capitano Luigi Cav. Labruzzi.

Il reclusorio fu un carcere duro, tanto da

essere chiamato “la Bastiglia dello Stato

Pontificio”. Vi soggiornarono molti patrioti

famosi, nomi ormai dimenticati, come i

fratelli Ricciotti. Giacomo Ricciotti fu con-

Campo de’ fiori 43

La “Bastiglia dello Stato Pontificio”

Ovvero il Forte Sangallo

dannato nel

marzo del 1822

al carcere duro

a vita, che fu

ridotto a vent’anni

di detenzione,

da scontare

nel reclusorio

di Civita

Castellana. Morì

il 2 giugno 1827, per una violenta setticemia

provocata dai ferri arrugginiti che gli

cingevano costantemente i polsi e le caviglie.

Fu seppellito sotto il pavimento della

Cattedrale di Civita Castellana nella notte

del 3 giugno. L’ospite più famoso fu, nel

1859, Giuseppe Rosi, soprannominato il

“poeta pastore”, per la facilità con cui

improvvisava rime. Grande patriota, partecipò

ai moti del 1848, 1859 e 1870. Fu

capitano dello Stato Maggiore di Garibaldi.

Il suo busto si trova al Gianicolo, a Roma,

vicino alla statua di Garibaldi.

Nel febbraio del 1831 le province settentrionali

dello Stato Pontificio si sollevarono,

coinvolgendo anche parte delle Marche e

dell’Umbria e creando un governo provvisorio.

Una colonna dell’armata rivoluzionaria,

al comando del generale Giuseppe

Sercognani, avanzò verso Roma con un

piccolo esercito di tremila uomini, male

armati e male addestrati, tra i quali si trovavano

i fratelli Napoleone, il carbonaro

Michele Accursi, che, il 20 febbraio, cercarono

di espugnare il reclusorio del Forte. Il

Cardinale Bernetti inviò a Civita Castellana

un reparto di volontari e ne affidò il

comando al tenente colonnello Lazzaroni.

I ribelli furono sconfitti e costretti alla

fuga. Alcuni condannati politici vennero

liberati, non per un atto di clemenza, ma

per gettare fumo negli occhi e sedare gli

animi. Nel 1870, una colonna del generale

Cadorna, in marcia verso Roma, puntò

nuovamente su Civita. La guarnigione del

Forte si arrese dopo una breve resistenza.

Finiva così la Bastiglia dello Stato

Pontificio.

di Francesca Pelinga


44

Campo de’ fiori

Foto pubblicata su Campo de’ fiori n. 57. Civita Castellana - Carnevale 1985.

Sono stati riconosciuti: In alto da sinistra: Davide Boninsegna, Luca Antonini, Giuliano Rossi, Roberto Pistola, Andrea Massaccesi,

Alessandro Longo, Andrea Purgatori.

In basso da sinistra: Elsa Drusiani, Tiziana Giandomenico, Silvia Paludi, Tamara Mastrangeli, Maruska Pistola, Barbara Migliorelli,

M.Luisa Matteucci, Simona Moretti, Daniele Bartocci.

Tra le tante foto del Carnevale Civitonico

pervenute in redazione, abbiamo deciso di

pubblicare quella di Bruno Sisti per la sua

originalità, l’armonia dei colori e la speciale

elaborazione.

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Campo de’ fiori 45

“…La cosa particolarmente buffa nei cocker è la loro andatura ondeggiante

quando sono di umore faceto; è come se delle piccole molle, avvitate sotto le

zampe, li proiettassero verso l’alto, ma dolcemente, senza sbalzi. Questo stesso

movimento agita anche le zampe e le orecchie come il rollìo con una barca e il

cocker, piccola nave simpatica che solca la terraferma, porta in questi luoghi

urbani un tocco marittimo di cui sono ghiotta…”

Da L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery, il romanzo che ha venduto 700.000 copie

ed è stato il caso letterario del 2007 in Francia.

Il cocker della foto si chiama Cindy, è di razza pura, ed è stato messo al mondo in

provincia di Macerata. Appartiene ad Eleonora Zeroli di Bolsena, studentessa all’Università

di Perugia.

Cindy compirà 1 anno il 7 aprile.

Sono quattro lupoidi femmine socievolissime di cui una sola

sterilizzata... La fabbrica dove sono sempre vissute chiuderà

a breve e hanno bisogno di una nuova casa. Per la loro

mole e per la vita che hanno condotto fino ad oggi, hanno

senz'altro bisogno di spazio.

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La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri

Nicole Selli ha ricevuto il

sacramento del battesimo l’8

Febbraio. Tanti auguri da

mamma, papà, il fratellino

Lorenzo e tutti quelli che gli

vogliono bene.

Tantissimi auguri a

Francesco Latini che compie

2 anni il 6 Marzo, da

mamma, papà, i fratellini

Simone, Federico e

Valentina, nonna e nonno.

Tanti auguri a

Eleonora Di

Cosimo

per i suoi 18

anni, da

mamma, papà

e Vanessa.

Gianluca Petrucci di Civita Castellana

già laureato nel 2005 in Scienze

Ambientali, ha conseguito il 19

Febbraio il Dottorato di Ricerca

discutendo una tesi sulla

“Caratterizzazione dei tessuti

legnosi e analisi dei gas svolti”. Al

neo-dottore gli auguri da parte dei

famigliari e dalla Redazione di

Campo de’ fiori.

Tanti

auguri a

Elisa

Crescenzi

che compie

6 anni l’11

Marzo

dalla

sorellina

Elena, da

mamma e

papà.

Per il 7 Marzo arriva

un trenino pieno di

coccole e auguri a

Niki per il suo compleanno,

da mamma,

papà, la sorellina

Linda, nonna Maria,

zio Cosimo, zio Giovanni e zia Teresa.

Tantissimi auguri di Buon

Compleanno a Gloria Mariani e

Eleonora Di Cosimo che hanno

compiuto 18 anni!!

Con tanto affetto Agnese,

Letizia, Claudia, Chiara,

Benedetta, Eugenia, Sara,

Gessica, Emiliano, Federico,

Stefano e Daniele.

Tantissimi auguri di buon

compleanno a Mattia

Rocchi che il 16 Marzo

compie 10 anni,

dai fratellini Daniele e

Gabriele, dalla mamma,

papà e tutti

i nonni e gli zii.


Sorpresa! Tanti auguri a Dado per il

suo ……settesimo compleanno dalla sua

mogliettina Kiara!! Auguri dalle tre

stelle Mattia, Daniele e Gabriele!!!

Tantissimi auguri buon

compleanno al piccolo Giulio

Pistola che compie 1 anno l’8

marzo,

dal fratellino Andrea, la

mamma Veronica, il papà

Alessandro e i nonni.

Tantissimi auguri

di buon compleanno

al piccolo

Simone che il 9

Marzo ha

compiuto 6 anni.

Ti vogliamo tanto

bene mamma,

papà, babbo, nonni,

zii, Andrea e

Maria Grazia.

Volevo fare i

complimenti al

mio bravissimo

Emiliano che si

è laureato con

100/110!

Ti voglio bene.

Maria Rita.

Tanti auguri a Eneide e

Giuseppe Martani che

festeggiano 50 anni di

matrimonio il 4 Aprile,

da Roberto, Piero,

Marina, Serena e

Alessia.

Tanti auguri a Luca e Mattia

che l’ 11 e il 27 marzo

compiono gli anni, da Sandro,

Maria Rita, Francesco,

Emanuele, Elisa e i nonni e le

caprette.

Congratulazioni

a Piera

Pangallozzi che

il 24 Febbraio

si è laureata in

Scienze della

Comunicazione.

Con l’augurio

di una vita

piena di soddisfazioni,

mamma, papà, i nonni, gli zii, i cugini

e gli amici.

Buon compleanno ad Alessio Francola

di Fabrica di Roma, che il 5 aprile

compie 10 anni. Tanti auguri ed un

mondo di bene da mamma, papà, il fratello

Daniele, i nonni e zia Lele.


Ben arrivata nella nostra vita, sei la gioia di

mamma e papà

Tantissimi auguri al neo

dottore Davide Frate per

aver conseguito la laurea

in Economia Aziendale!!

Oggi hai smesso di studiare...

adesso ti tocca lavorare...

ma che dici...ci vuoi

ripensare? L’abbiamo sempre

saputo … sei GRAN-

DE!!! Congratulazioni da

tutti i tuoi amici!!!!

Tanti auguri da Danilo e Noemi a papà.

Tanti auguri a Lido

e Sira che il 27

Aprile festeggiano

il loro 59° anniversario

di matrimonio.

Auguri dai figli

Marco, Mauro e

Marina, dalle nuore,

il genero, i nipoti e

i pronipoti.

Tantissimi

auguroni ad Asia

Ridolfi di

Corchiano che

il 5 aprile compie

3 anni,

dai genitori, i

nonni e gli zii

Congratulazioni

alla Dott.sa

Ilaria Bertocci

che il giorno 13

Marzo ha conseguito

la laurea

in

Giurisprudenza.

Tanti auguri dai

genitori, dalla

sorella, il fidanzato,

i nonni e i

parenti tutti.

Tanti auguri a Lucrezia

che il 28 Aprile compie 3

anni da mamma, papà, il

fratellino Lorenzo, i nonni

e gli zii.

Tanti auguri a Pasquetta

Marconi in

Evangelista di

Corchiano che il 7

Aprile

raggiunge il grande

traguardo dei 100

anni.

Auguri dai figli Carlo

e Lidia, la nuora

Marilena, da tutti i

nipoti e pronipoti.


Tanti auguri a Attilio e Marzia

che il 3 marzo hanno compiuto

8 anni di matrimonio,

dai figli Martina, Alberto e

Giada e dai genitori.

Tantissimi auguri ad

Eleonora Mascarucci

che compie 5 anni l’8

aprile. Dai genitori,

dal fratello, dai

nonni e dagli zii

Tanti auguri a Rinaldo ed

Alessandra che il 13 aprile

compiono 12 anni di matrimonio,

dai figli Michele e

Tiziano e dai genitori.

Tanti auguri di buon compleanno

a Erika Giorgetti

che il 26 Marzo compie

19 anni ! ….

Le amiche di Faleri

Tanti auguri al

piccolo Mirko

Ceccani

che il 23 aprile

compie 10 anni,

da papà,

mamma, nonno,

nonna, zii e zie.

Tantissimi auguri di buon

compleanno

alla piccola Giada

Crescenzi

che compie 1 anno

il 30 marzo,

dai nonni Anna e Gianni

e dalla zia Federica.

Un dolce pensiero a Giulia e

Aurora Di Niccola, le mie piccole

principesse. Vi voglio tanto

bene, mamma Tiziana.

Un augurio speciale ad Aurora

per i suoi 6 anni.

Congratulazioni

vivissime a

Eleonora

Bernabei di

Corchiano che il

18

marzo si è laureata in Medicina e

Chirurgia con la votazione di 110 e

lode! Un abbraccio da mamma

Laura, papà Sergio, Luca e Anna

Maria.

Tantissimi

auguri a

Luisa

Spadoni

per la sua

laurea e

per il suo

compleanno…

Ti voglio

bene!


50 Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Civita Castellana 1980/81 - In piedi da sx: Barbara Migliorelli, Alessia Sansonetti, Adriano Nelli, Marco Malatesta, Vincenza Guariglia Migliore,

..., Stefano Marcellini, Stefano Marziani, Dimitri, Stefano Guariglia Migliore, Guglielmo Rossi.

Seduti da sx: Simone Chilini, Federico Migliorelli, Sergio Annesi, Fabrizio Tomei, Fabio Annesi, Simona Tomei, Fabio Mozzicarelli, Simona

Belloni, Giuseppe Filoscia. Maestra Francesca Annesi

Campo de’ fiori

Civita Castellana - Scuola Gianni Rodari - Carnevale 1984 - In piedi da sx I°fila: Tiziana Valeri, Tiziana Profili, Graziella, Rosanna, Saverio,

Sara Rillo. In piedi da sx II° fila: Daniele, Riccardo Meraglia, Francesca D’Aquanno, Rita Germini, Federica Vitali, Luca Mozzicarelli, Giorgia

Mancini, Silvia Della Porta. In ginocchio da sx: Rachele Belloni, Moira Corciulo, Davide Manca, Arianna Piacentini, Stefano Guariglia Migliore.


ei ricordi

Campo de’ fiori

1

Campo de’ fiori

2

3

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5

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5

Campo de’ fiori 51

1

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4

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10

3

2

Civita Castellana

Partenza per la colonia

anno 1970-71

Foto del Sig. Ulisse Frezza

1.Katia

2.Paola Fantera

3. Quirino Quirini

4.Giovanni Frezza

5. Rosa Merlini Frezza (Assessore

ai servizi sociali)

6. Ricci

7. Paolo Frezza

8. Rosaria Frezza

9. Russo

10. Martelletti Anna Maria

11. Rosina

Civita Castellana

Carnevale 1970

La Rustica

Foto della Sigra.

Giovanna Patrizi

1. Aurelio Morganti

2. Aldo Serraglini

3. Palmiro Lanzi

4. Baiocco

5.Mei


52

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Album d

Civita Castellana 1967 - Squadra Juniores Provinciali - 3° classificata

In piedi da sx: Fabio Patrizi, Danilo Brandi, Gian Paolo Pellegrini, Ivano Gabrielli, Massimo Ricci, Sandro Santori, Puddu, Fabrizio Flori.

In basso da sx: Fabrizio Sansonetti, Alberto Fabiani, Tonino Armagno, Mimmo Berardi, Amedeo Spitoni, Giulio Basili.

Campo de’ fiori

Civita Castellana - Via del tiratore

Da sx Checca Gabrielli, Santina Coracci e Francesca Tomei

Campo de’ fiori

Capranica anni ‘50

Matrimonio della famiglia Valentini


ei ricordi

1 2

Campo de’ fiori

13

3 4 5

14

Campo de’ fiori 53

15

6 7 8

Civita Castellana - Fine anni 50 - Sala Cicuti - Veglione di Carnevale - Foto della Sig.ra Lucia Midossi

1.Giuseppe Rita, 2. Liana Belloni, 3. Luisa Mossi, 4. Pina Rita, 5. Ada Mossi, 6. Lucia Mossi, 7. Giovanna Belloni,

8. Lucia Midossi, 9. Alfonsa Fantera, 10. Gianna, 11. Gino Fantera, 12. Lamberto Pagani, 13. Enrico Todini, 14. Eraldo Cingolani,

15. Franco Cingolani, 16. Erminio Boccini, 17. Isolo Mossi, 18. Nando Patrizi.

16

11

17

12

18

Campo de’ fiori

9

10

Civita castellana

1932

Nati nel 1926

Foto della

Sig.ra Rossi


54

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Album d

Fabrica di Roma 1972 - Carnevale all’asilo delle suore

Fabrica di Roma anni ‘70 - scuola elementare classe mista. In alto da sx: FRanco Mattioli, Emilio Alessi, Massimo Panichelli, Giuseppe Tirittera,

Renzo Cencelli. In basso da sx: Danilo Baldassi, Luigi Ferri, Roberto Rapiti, Fernando Monfeli, Sabrina Alessandrini, Eleonora Puri, Rosella

Massaccesi. Maestra Capparella


Campo de’ fiori

ei ricordi

Campo de’ fiori

I fedeli di Carbognano in pellegrinaggio a Roma per l’Anno Santo del 1950

Carbognano - gli alleati accolti dagli abitanti del paese

Campo de’ fiori

55


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ARIETE Se l’amore va

discretamente bene, il

lavoro non è da meno.

Certo è prevedibile qualche

ostacolo, ma hai la capacità

e l’energia per superarlo,

energia e carica che non mancano di

sicuro.

TORO E’ il momento di

realizzare un po’ delle idee

che ti frullano in testa. Dal

punto di vista economico

riuscirai a risolvere, almeno

in parte. Il coraggio non ti mancherà per

affrontare certe situazione. Ci sono cambiamenti.

GEMELLI Questo mese

sarà ricco di risultati soddisfacenti.

Le tue angustie

saranno attenuate e l’amore

splenderà. Dovrai controllare

un po’ di più le tue

nevrosi e la tua ansia, ma tutto sommato

è ok.

CANCRO Se avrai fatto

tesoro dei consigli, il lavoro,

adesso, ti darà parecchie

soddisfazioni.

Il momento è favorevole,

perciò datti da fare, molte opportunità ti si

offrono. L’amore ha un po’ rallentato, ma

va ancora bene. Non mollare.

Oroscopo

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LEONE Mese molto positivo,

con picchi di fortuna…

Puoi essere più sereno e

splendere della tua luce…

Grazie alle tue capacità

intuitive risolverai bene i

problemi che ti si presentano. Tuffati nel

lavoro adesso. L’amore c’è.

negli affetti.

VERGINE Il lavoro non va

per il verso giusto, occorre

una correzione di rotta.

Sarai comunque in grado di

fronteggiare i problemi,

che si manifestano anche

BILANCIA Devi fare in

modo che l’emisfero destro

del tuo cervello faccia pace

con il sinistro… I contrasti

con gli altri sono generati

dal tuo atteggiamento

spesso superficiale ed arrogante. Cerca di

normalizzare i tuoi alti e bassi.

SCORPIONE Occhio alle

questioni economiche. Per

il resto, sei riuscito a

domare situazioni un po’

pericolose. L’amore ed i

viaggi sono piuttosto favorevoli.

L’energia arriva in gran quantità,

fanne buon uso.

CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE

SAGGITTARIO Il tuo

umore soffre un po’ per lo

stress. Tante sono le cose

da fare, perciò occorre che

ti organizzi meglio dando la

precedenza alle priorità. La

tua intolleranza e la tua irritabilità ti danneggiano,

quindi calma. Un po’ di evasione

è utile.

CAPRICORNO Esiste una

certa tensione nel rapporto

di coppia. Attenta al partner,

difficilmente passerà

sopra…Devi chiederti se

vale la pena correre dei

rischi. Abbi cura di quel che hai e vai avanti

nei tuoi progetti.

ACQUARIO Contrasti

familiari, superabili con il

buonsenso. Non sottovalutare

le avvisaglie di incomprensione.

Momento delicato.

Cerca di essere

disponibile e diplomatico. Non rovinare ciò

che, a fatica, hai costruito.

PESCI Ancora strasci e

tensioni che danno alla tua

vita un tono un po’ convulso.

Rilassati, sii paziente. Il

lavoro ti impegna, ma ti

soddisfa. In amore non

correre, il partner potrebbe non gradire, e

poi, con la calma e la tranquillità, la vita si

gusta meglio.

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Sandro Anselmi

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