Untitled - Thrill Jockey Records

thrilljockey.com

Untitled - Thrill Jockey Records

Ondarock / recensioni / 2009 / Pontiak Sito ufficiale - Myspace

1. Laywayed

2. Blood Pride

3. Wax Worship

4. Headless Conference

5. Wild Knife Night Fight

6. Heat Pleasure

7. Aestival

8. Maker

9. Seminal Shining

10. Honey

11. Aasstteerr

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Claudio Fabretti Staff

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http://www.ondarock.it/recensioni/2009_pontiak.htm

68

PHENOMENAL HANDCLAP

BAND

Form & Control

Tummy Touch

Paolo Dordi

Dalle parti di New York non

sono molti i gruppi come i

Phenomenal Handclap Band.

Un collettivo nato da due dj

proiettati nei ‘70 più lisergici

circondato da musicisti e

vocalist di classe. Il risultato

è sorprendente: una alcova

chiassosa popolata di soul,

disco, art-rock, pop e funk

PONTIAK

Maker

(Thrill Jockey) 2009

hard-psych-blues-rock

Con l’esordio “Sun On Sun” i fratelli Carney hanno subito dimostrato di essere ottimi musicisti,

eccellenti compositori ma anche bravi vocalist, capaci di sottolineare il mistero delle liriche di

Van Carney. Il secondo album, “Maker”, non solo ripropone il loro mix di rock, blues,

psichedelia, hard-rock, ma crea un'atmosfera più oscura e vigorosa che aumenta le

caratteristiche stoner del sound, proiettandolo verso soluzioni temerarie.

Costruito intorno a una lunga composizione centrale che supera i quattordici minuti (la title

track “Maker”), il nuovo album è composto da brevi composizioni di tre o quattro minuti che si

incastrano in un unico flusso che non conosce cedimenti emotivi.

Una importante conferma per il trio della Virginia che ha sconvolto le notti di Julian Cope (loro

grande fan), grazie a un lavoro composto tra le pareti di casa in una sola take, evitando

sovraincisioni sviluppando riff e armonie in assoluta libertà e senza un’apparente direzione.

La title track sviscera nei suoi quattordici minuti una incredibile sequenza di riff, armonie,

pause che trasportano l’ascoltatore dalla furia alla poesia fino alla narcosi emotiva, ottenendo

un effetto trip naturale senza drug addiction: da sola giustificherebbe l’ascolto del disco.

Ma tutto quello che gira intorno è notevole: "Laywayed" e “Honey”, tra sonorità hard-rock e

psichedelia Nuggets, definiscono il versante più stoner del sound, mentre ”Blood Pride“ e

“Aasstteerr” pagano il giusto tributo alle origini musicali dei Pontiak, sfoderando accordi blues e

rock senza incertezze.

E’ sorprendente come i due episodi più brevi siano così intensi: “Heat Pleasure” è oscura,

plumbea, e sommerge l’ascoltatore con suoni hard a cascata e squarci taglienti di noise,

mentre i 73 secondi di “Headless Conference” sono pura follia sonora, che condensa furore,

sgomento e poesia noir.

Mai ripetitivo, l’album offre sfaccettature poliedriche, così in “Aestival” il gruppo sposa il lato

tenebroso di Nick Cave e la poesia di Bill Callahan inserendo nella delicata ballad acustica suoni

estatici e furenti che sembrano uscire dalle pagine più rock dei Pink Floyd.

Ancora tre brani per perfezionare il viaggio sonoro dei Pontiak che omaggiano gli anni 70 in

"Wild Knife Night Fight", poi esibiscono sonorità aliene ed energiche in “Wax Worship”, per

regalarci infine un gioiello di gothic-rock con una ballata, "Seminal Shining", che farebbe

impallidire i Current 93 per il suo magico incastro tra acustico e gotico.

Tutto quello che “Sun On Sun” prometteva viene tradotto in realtà in questo eccellente nuovo

capitolo di una delle migliori band americane degli ultimi anni.

(30/03/2009)

Collaborazioni e

Termini per l'invio di cd Copyright

Form & Control dimostra

che Daniel Collás e Sean

Marquand sanno guardarsi

alle spalle con gusto per

costruire brani dotati di un

senso melodico ottimamente

bilanciato da una sezione

ritmica a tratti irresistibile. Non

si respira certo aria nuova, e

nessuna prova ad affermarlo,

ma questa brezza del passato

è gradevole e profumata

come poche altre.

PORTICO QUARTET

Portico Quartet

Real World

Elio Bussolino

Provate ad immaginare i Soft

Machine di Third passati

per un tirocinio che li abbia

portati ad allargare il raggio

dei loro interessi a sonorità

world, classiche, elettroniche,

alla musica d’avanguardia

e alle colonne sonore per il

cinema…

di Gianfranco Marmoro

PONTIAK

Echo Ono

sviluppo, Thrill Jockey grafica e supervisione di

Simone Edoardo Dotto M. Cappuccio

Telegramma urgente per loro maestà le Regine

del Deserto. O Josh Homme e i suoi si spicciano

a frenare la propria inarrestabile discesa, oppure

sappiano che qui fuori c’è già chi ne chiede

la corona, e forse pure la testa. I tre fratelli

Carney vengono dalla Virginia e magari non

bazzicano le radure del Joshua Tree, ma con

ben cinque dischi nelle botteghe oscure dello

psychostoner possono ugualmente reclamare

diritti da pretendenti al trono. Né il precedente

Living né l’EP/antipasto Comecrudos, di appena

qualche mese fa comunque, facevano presagire

un disco qual è Echo Ono, dove persino il titolo

è da applausi. Perché, sorpresa, qui ci sono

le canzoni. O meglio, degli abbozzi qua e là:

come a dire “se vogliamo possiamo farlo”.

Lion of Leasts ad esempio ti aggancia con un

riffone assassino da classico dell’hardrock per

poi sprofondarti nel bassoventre delle quattro

corde di Jennings. Te ne resti intrappolato là

The

Expanding Sky e Silver Shadow non provvede a


con rispetto parlando, addirittura due tentativi di

ballate elettriche. L’ascolto continua così, un trip

lungo nove brani, dove i contorni a volte sono


vale per la Panoptica già rodata in sede live e

che qui chiude la scaletta, e anche per l’uscita

programmaticamente visionaria di Stay out, what

a sight. E pure What a sound, se permettete.

questo o a quell’ambito

stilistico, dall’altro si presenta

RADICAL KITSC

Limo

Fullheads

Daniele Follero

Da Napoli all’Infe

dantesco, dalla c

italiana ai Led Ze

cabaret ai Caraib

dei Radical Kitsc


Page

dalle

1 of

etichette,

1

c

buona vena com

Giovanni Confor

di una certa esp

come Francesco

e Gianluca Capu

sempre, però, le

melodiche e gli a

risultano all’altez

immagini poetich

e lo stile ne risen

di vista del carat

personalità. Limo

una prevedibilità

pop, che neanch

dello storico pro

Kramer (Led Zep

né il sax di Danie

riusciti ad argina

RICH ROBINSO

Through a Croo

Circle Sound

Ariel Bertoldo

Con il secondo a

solista il chitarris

Crowes realizza

più maturo e con

Through a Crook

inciso con una fo

ridotta a trio (Joe

alla batteria e St

alle tastiere), alla


INDIE-ROCK.IT - RECENSIONI - Pontiak: Maker

Concorsi: Squarepusher, A Camp Cerca News Dischi

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il giudizio di indierock.it:

GENERE: stoner/rock americano/rock

psichedelico.

Pontiak:

Maker

PROTAGONISTI: i tre fratelli Carney: Lain

(batteria), Van (voce e chitarra), Jennings

(basso).

http://www.indie-rock.it/recensioni_look.php?id=652

ANNO: 2009

ETICHETTA: Thrill Jockey

SEGNI PARTICOLARI: il trio della Virginia tenta

di ripetersi e migliorarsi dopo l’ottimo 'Sun On

Sun' dello scorso anno, con cui la band usciva

allo scoperto forte di uno split ('Kale',

comprendente cover del leggendario ex-violista

dei Velvet Underground) con gli Arbouretum,

anch’essi pupili della Thrill Jockey. Obiettivo di

'Maker' è sciogliere ogni dubbio sulle vere qualità

di questo gruppo e giustificare le parole d’elogio

spese da Julian Cope con una prova di maturità

di cui si sentiva il bisogno ascoltando il

precedente disco, a tratti eccessivamente acerbo.

INGREDIENTI: a livello di sonorità non si va

molto lontano da 'Sun On Sun', anche se le

influenze di questo gruppo appaiono ora meno

confuse e più nitide: i Pontiak continuano a

giocare con lo stoner nella sua sfaccettatura di

"derivazione malata del blues" e alternano riff di

chitarra di chiara matrice sabbathiana ad

atmosfere più rarefatte che richiamano alla

mente i Pink Floyd, con la consapevolezza di aver

attraversato gli anni '90. Come nel precedente

album, la nebbia creata dalle intensissime orge

chitarristiche è spesso infranta da oscure ballate,

che spezzano il ritmo e, al contempo,

sorprendono.

DENSITÀ DI QUALITÀ: “All tracks were

recorded live”. Un messaggio che giunge come

una dichiarazione d’intenti da parte di una band

che sfrutta a dovere la completa libertà del

suonare insieme, senza vincoli, intrappolando dei

brani che spesso e volentieri sembrano usciti da

una jam session, in un album che suona come un

mare in tempesta. Si parte con l’incedere

"Intermezzi strumentali conducono

spesso a composizioni compiute e

sintetiche, che giungono

inaspettate e sorprendono nella

loro bellezza"

1

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10

vota

8/10

IL PARERE DEI

LETTORI

media voti:

10.00

# voti: 5

Jennifer Gentle + Verdena, due

concerti insieme

Oliver Mann in tour in Italia

Placebo, Kooks, Deep Purple e

Duffy a Locarno

Interview: Maximilian Hecker

Concorso: A Camp

Handsome Furs: Face Control

Pontiak: Maker

Sara Lov: Seasoned Eyes Were

Beaming

Polar For The Masses: Blended

Thee Oh Sees: Help

9-4-2009 - Volcano! @ Spazio 211,

Torino

31-3-2009 - Mando Diao @ Rolling

Stone, Milano

31-3-2009 - The Fall @ Junction,

Cambridge

30-3-2009 - Franz Ferdinand @

Alcatraz, Milano

14/04/2009 11:16

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