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Viaggio in Italia


Nasce a Mosca nel 1880, figlio del noto<br />

professore di matematica e filosofo Nikolaj<br />

Vasilevič Bugaev<br />

Studia al ginnasio Polivanov dove inizia a<br />

interessarsi di occultismo, buddismo e<br />

letteratura, la sua attività sarà influenzata<br />

soprattutto da Dostoevskij, Ibsen e Nietzsche<br />

Si iscrive alla facoltà di fisica e matematica,<br />

in ambiente universitario entra in contatto<br />

con i “vecchi simbolisti”


Nel 1903 è tra i fondatori del gruppo degli<br />

Argonauti, che non ha contorni precisi ma<br />

diventa presto una componente di rilievo del<br />

simbolismo moscovita. Gli argonauti si<br />

considerano una setta di iniziati, una specie<br />

di ordine cavalleresco. L’arte irrompe nella<br />

vita quotidiana portandovi allegria o<br />

tragedia. Il mondo degli argonauti è popolato<br />

da centauri, fauni, unicorni, <strong>Belyj</strong> fa perfino<br />

stampare biglietti da visita intestati a esseri<br />

mitologici di sua invenzione.


Nello stesso anno entra in contatto epistolare<br />

con Blok, che incontra l’anno seguente<br />

Si innamora, ricambiato, della moglie di<br />

Blok, ma quando lei lo lascia per tornare dal<br />

marito, prima pensa al suicidio e poi decide<br />

di recarsi all’estero<br />

Si avvicina ad Asia Turgeneva con la quale<br />

inizia il suo viaggio in Italia (in particolare la<br />

Sicilia), Tunisia, Egitto e Palestina


Dopo la Rivoluzione di ottobre tiene lezioni di<br />

poesia e prosa al Proletcul’t agli scrittori<br />

proletari<br />

Nel 1921 si separa dalla moglie Asia, alla quale<br />

dedica numerosi versi e la cui immagine si può<br />

ritrovare nella figura di Katia nel romanzo Il<br />

Colombo d’argento<br />

Muore nel 1934<br />

La parte più importante del suo lavoro è la sua<br />

prosa postrivoluzionaria, che comprende romanzi<br />

e memorie, tra cui Kotik Letaev, influenzato da<br />

Joyce, sul progressivo formarsi della coscienza di<br />

un bambino


La poesia di <strong>Belyj</strong> ha avuto grande influenza<br />

sugli immaginisti e futuristi russi, i cosiddetti<br />

cosmisti, mentre i suoi studi sulla prosodia<br />

russa sono stati recepiti dai formalisti russi


Il viaggio di <strong>Belyj</strong> è una fuga dalle vicende<br />

del periodo 1904-1909: la relazione con Nina<br />

Ivanovna e la rivalità con Brjusov (che nel<br />

romanzo Ognennyj angel ripropone il<br />

triangolo amoroso proiettandolo su uno<br />

sfondo da incubo metafisico), la passione per<br />

la moglie di Blok con contrasti e sfide a<br />

duello, i dissensi all’interno della rivista Il<br />

vello d’oro, le polemiche letterarie


Il testo degli Appunti di viaggio è complesso:<br />

alle emozioni si alternano citazioni dotte (A.<br />

Blok, V. Ivanov), reminescenze goethiane,<br />

suggestioni wagneriane<br />

Sono brani di prosa elaborata costruiti su<br />

giochi di suono-ritmo<br />

Nell’itinerario segue l’Italienische Reise di<br />

Goethe e La vie errante di Maupassant


Sorridiamo, io e mia moglie; Asja, in un leggero<br />

paltò marrone, il cappello capricciosamente di<br />

sghimbescio, fuma una sigaretta; non crede a se<br />

stessa: dispute, circoli, poltrone polverose di<br />

redazioni editoriali, dissertazioni su ritmo e<br />

metro, sonetti, esteti, sognatori, cercatori di<br />

Dio – tutto è svanito.<br />

Trilla un fischietto. Una fila di amici sventola i<br />

berretti; noi, per risposta, sventoliamo i fiori<br />

dal finestrino; la banchina scorre veloce;<br />

corrono, balenando, i lampioni; Mosca striscia<br />

via; la penombra ci avvolge; sferragliano,<br />

battono nel silenzio le ruote; e di botto crollano<br />

dall’anima gli affanni.


Venezia, diafana città-merletto, è tutta<br />

pervasa dagli echi di Costantinopoli<br />

Venezia è tutta balbettii di flutti adriatici,<br />

una vela rossa in verdi lontananze; tessuto<br />

diafano, trapunto dal merletto degli edifici<br />

rabescati, annerito dalla fuga dei secoli.<br />

Seduti in gondola, parlavamo di lei. La terra<br />

in essa manca; l’idea di terra dei marinai,<br />

che ha generato il sogno di una terra di<br />

marinai, è Venezia.


A. Blok “Ital’janskie stichi”


“На башне, с<br />

песнию<br />

чугунной,<br />

Гиганты бьют<br />

полночный час.<br />

Марк утопил в<br />

лагуне лунной<br />

Узорный свой<br />

иконостас.”<br />

“Sulla torre con<br />

bronzeo canto<br />

battono i giganti<br />

mezzanotte.<br />

Marco annega nella<br />

laguna lunare<br />

la sua iconostasi<br />

rabescata.”


“О, красный<br />

парус<br />

В зеленой да'ли!<br />

Черный<br />

стеклярус<br />

На темной<br />

шали!”<br />

“Rosse vele<br />

in lontananza<br />

smeraldine<br />

Nere conterie<br />

su scialli oscuri”.


Eravamo nei pressi di Napoli: alle stazioni facce dai nasi<br />

aguzzi, prominenti, di accattoni variopinti – veri e propri<br />

arlecchini! – piroettavano in una sarabanda orientale; il<br />

respiro dell’Africa, lo scirocco, si percepiva chiaro,<br />

bruciava i volti ruvidi; il contrasto tra l’Italia centrale e il<br />

sud è brusco, violento; il sud d’Europa sprofonda<br />

d’improvviso nei ripidi abissi dell’Africa; si sente la terra<br />

tremare, lacerarsi… secondo una leggenda dalla Calabria<br />

un negromante lanciava malefici contro i cavalieri del<br />

Graal; questo è il regno dei briganti, vi agisce la mafia,<br />

ancora oggi le donne calabresi compiono danze rituali; qui<br />

nelle plaghe dell’anima mordono le tarantole: il loro<br />

veleno ci scatena in una convulsa tarantella.


Palermo! Un miscuglio di stili, mancanza di stile, come<br />

fosse persino insipidezza, alla fine persino uno stile di<br />

questa insipidezza, mantenuta sino alla fine, il severo<br />

stile della screziatura - tutto ciò ci aggredì subito: al<br />

muro rosso ruggine come moresco del "Teatro Massimo",<br />

col giallo uovo delle mura pallide, con la piazza di nessun<br />

genere e l'arco di chi diavolo sa che stile…<br />

Qui, gli uomini hanno indossato l'abito europeo per<br />

apparenza: l'arabo viene fuori. Nel siciliano si nasconde il<br />

saraceno, ma egli si sforza di coprire con la bombetta il<br />

suo passato glorioso, creando la mancanza di stile col<br />

miscuglio di terreno: il terreno dell'Africa con quello<br />

dell'Europa; sconquassando la struttura dell'uomo in<br />

Sicilia; i terreni ne sono scossi ancor oggi; le spinte<br />

sotterranee sono assai frequenti; la Sicilia è il luogo della<br />

catastrofe, del sacrilegio e della mescolanza; è la patria<br />

di Cagliostro… l'arabo si è insinuato in tutto…


“Ma è tempo di finire i bagagli e chiudere i<br />

bauli: partiamo, abbiamo sentito il richiamo<br />

di Tunisi; la immagino tutta di turchese:<br />

laggiù dunque, fra gli azzurri echi di Tunisi!”

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