Leggi il pdf - Collegio Nazionale dei Periti Agrari » e dei Periti Agrari ...

peritiagrari.it

Leggi il pdf - Collegio Nazionale dei Periti Agrari » e dei Periti Agrari ...

XVII Congresso

Nazionale

Humus e teroir

Danni da selvaggina

Settembre - Ottobre 2010

Anno LVII 5

Rivista del Collegio

Nazionale dei Periti Agrari

e dei Periti Agrari Laureati

il perito

agrario

Produzioni in calo

6° Censimento

dell’Agricoltura

Fiscalità rurale


2

4

6

8

14

19

20

22

Direttore responsabile: Andrea Bottaro

Direttore di redazione: Piero Pecciarini

Hanno collaborato:

Andrea Bottaro, Maurizio Arduin,

Raffaello Biagiotti, Rosaria Bianco,

Luciano Boanini, Mario Fregoni,

Giuseppe Giordano, Piero Pecciarini,

Gaia Pugliesi, Andrea Taddei

Editrice: Collegio Nazionale dei Periti Agrari

e dei Periti Agrari Laureati

Via Principe Amedeo 23 - 00185 Roma

Tel. 06/4819801 - Fax. 06/4882150

il perito agrario

EDITORIALE

Esclusiva delle competenze? … no grazie!

di Andrea Bottaro

CENSIMENTO ISTAT

“Raccogliamo risposte, seminiamo futuro”

POLITICHE AGRICOLE

Produzione agricola in calo

La crisi impone che siano adottate

nuove strategie politiche

di Piero Pecciarini

ATLANTE NUTRIZIONALE DELLA VITE

L’Humus e il Teroir

di Mario Fregoni

CONTRIBUTO PROFESSIONALE

Stime danni a varie colture

prodotti da selvaggina

di Raffaello Biagiotti

RICERCA

Calamità naturali: dal passato

notizie preziose

CONGRESSO

REGOLAMENTO

24

26

28

30

32

36

37

40

Direzione: Via Principe Amedeo, 23

00185 Roma

Tel. 06 48906713 - Fax 064882150

e-mail: info@peritiagrari.it

Consiglio Nazionale:

Andrea Bottaro (presidente)

Paolo Vigato (vice presidente)

Domenico Di Biase (segretario)

Giuseppe Giordano (tesoriere)

Lorenzo Benanti (consigliere)

Paolo Bertazzo (consigliere)

Mario Calcagnile (consigliere)

Sergio Lombardelli (consigliere)

Filippo Ninci (consigliere)

Angelo Antonio Orsini (consigliere)

Lorenzo Salvan (consigliere)

sommario

N° 5 Settembre-Ottobre 2010


La cassazione insiste

sulla ruralità legata al catasto

di Luciano Boanini


È ora di dire le cose come stanno

di Andrea Taddei

ISTRUZIONE

Istruzione Tecnica Superiore

di Giuseppe Giordano

AZIENDA MULTIFUNZIONALE

Fattoria didattica e Centro pilota

di Maurizio Arduin

POLITICA AGRICOLA

Riforma della PAC

di Rosaria Bianco

VITA DEI COLLEGI

NEWS

LEGISLAZIONE

Periodico bimestrale in abbonamento

Abbonamento annuo: € 5,00

Una copia: € 2,00

Progetto Grafico e Stampa: Grafica Ripoli

Via Paterno, 17 - 00010 Villa Adriana (RM)

Autorizzazione del Tribunale di Roma

n.69/86 del 14/02/1986

Finito di stampare: Ottobre 2010

Gli articoli esprimono soltanto il pensiero

degli autori e non impegnano il CNPA né la

redazione del periodico


2

E

D

Esclusiva

IT

O RIALE

Mi riferisco al comunicato che segue, relativo al 6° Censimento Generale

dell’Agricoltura sul quale l’ISTAT ha fatto un grande battage pubblicitario

affinché gli operatori coinvolti lo inquadrino nel giusto aspetto e prestino la massima

attenzione al lavoro che esso comporta .

Per il censimento è stata prevista ed attivata una macchina formidabile che dal

punto di vista professionale ha coinvolto un gran numero di tecnici messi in campo

dalle Regioni le quali hanno individuato le figure atte allo svolgimento delle operazioni,

ampliando al massimo la platea degli addetti o, come nel caso di alcune

Regioni, avvalendosi esclusivamente dei loro dipendenti.

Certo che queste Regioni, non chiedendo a priori esperienza certificata nel settore,

hanno forse peccato di leggerezza, se non altro per la preparazione tecnica che

dovranno fornire agli incaricati tramite successivi (costosi) momenti di formazione

ma, avendone la facoltà, hanno applicato il principio della autosufficienza.

Già da tempo avevo avuto segnalazione che gli agrotecnici stavano proponendosi,

presso le Autorità, come l’unica categoria professionale competente alle prestazioni

di rilevamento del censimento; voci del tutto vere in un crescendo culminato, poi,

con ricorsi proposti da vari Collegi Provinciali degli Agrotecnici avanti ai TAR del

Lazio, del Friuli Venezia Giulia e dell’Emilia Romagna, con l’impugnazione in radice

del Regolamento di cui al DPR 23 luglio 2010 n.154.

Con l’impugnazione del DPR citato, gli Agrotecnici lamentano che esso:

a) non prevede, all’articolo 24, l’esclusiva competenza professionale degli iscritti

agli albi degli agrotecnici ad effettuare le rilevazioni del censimento ovvero, in subordine,

non considera l’iscrizione a detto albo quale requisito preferenziale;

b) dà uguale rilievo, senza alcuna differenza, all’iscrizione ad albi professionali e

al possesso di meri titoli di studio superiori, neppure attinenti alla materia agraria

ovvero, addirittura, di scuola media inferiore.

Strano che, oltre al Presidente della Repubblica, Ministeri ed ISTAT, sia stato citato,

quale controinteressato, il solo CNPA e non già anche il CONAF; comunque, anche

se le operazioni di rilevazione implicate comportano attività di rilevamento e di

compilazione che non involgono gli aspetti propri della professione, considerato

che gli Organismi categoriali devono tutelare tutti gli sbocchi dell’attività professionale,

il CNPA si è costituto in giudizio per contrastare le tesi degli Agrotecnici, sul

piano strettamente giuridico, asserendo che:

- in primo luogo, una riserva di attività professionale vera e propria non può ritenersi

sussistere nel sistema italiano per le attività, previste dal Regolamento impugnato,

che consistono in “rilevazione” di fatti e dati e “compilazione” di questionari

(artt. 4 e 5): si tratta, difatti, di operazioni semplici che non comportano la padronanza

di cognizioni tecniche specifiche o la soluzione di problemi tali da richiedere

la “speciale abilitazione prevista dalla legge” (art. 2229 c.c. e 348 c.p.). D’altra parte,

è indubbio che le operazioni in questione, se sono alla portata degli iscritti agli albi

degli agrotecnici, sono anche alla portata degli iscritti agli albi dei periti agrari e

dei dottori agronomi poiché costoro, grazie alle attribuzioni loro riconosciute dalla

legge, sicuramente sono in grado di espletare le semplici mansioni (di rilevazioni di

aziende agrarie e di annotazione, ecc...) non meno degli agrotecnici;

Perito Agrario 5/2010

EDITORIALE

delle competenze? … no grazie!


EDITORIALE

- in secondo luogo, la riserva invocata dagli iscritti agli albi degli agrotecnici non

può fondarsi sul mero fatto che il loro ordinamento prevede espressamente, come

oggetto della professione, la “rilevazione dei dati statistici”. Si tratta di una specificazione

di un’attività possibile e consentita che non integra, tuttavia, una riserva

esclusiva..

Queste considerazioni comportano che il criterio di valutazione della spettanza delle

attività tipiche del censimento deve essere quello “sostanziale” che afferisce, cioè,

alla natura delle attività da compiersi e delle conoscenze che le stesse comportano.

Basta prendere visione della norma per apprendere che le attività di censimento

consistono nella “rilevazione delle aziende agricole e zootecniche” comportanti

“indagini sulla struttura delle aziende ed indagine sui metodi di produzione agricola”...(art.4

DPR 154/2010) e tutto ciò tramite la “raccolta di informazioni...mediante

compilazione di specifico questionario” (art.5).

Se tali sono le attività professionali richieste dal censimento, per contenuti e modalità

operative, abbiamo ritenuto con assoluta ragione che possano essere svolte dai

Periti Agrari in quanto comportano le conoscenze proprie della professione, così

come implicate nelle attività attribuite dall’art. 2 della L.434/68 e s.m.i., che coinvolgono

l’azienda agraria in tutte le accezioni e componenti.

Le operazioni di rilevamento del censimento, nella loro peculiarità di sola descrizione

e di classificazione di alcuni dei fattori della produzione, sono di competenza del

Perito Agrario, del Dottore Agronomo e dell’Agrotecnico, sicché non può essere

nemmeno giustificata la richiesta di attribuire una valenza preferenziale a questo o

a quell’albo.

Ma è stata anche richiamata la circolare n.5508 del Direttore Centrale dell’ISTAT

che, invocata dagli Agrotecnici come conferma dell’assunto dell’esclusiva/preferenza

del titolo di agrotecnico, è stata sconfessata dallo stesso Presidente dell’ISTAT

il quale, con nota del 23 settembre 2010, ha fornito le precisazioni in sintonia con

quanto riportato nel DPR 154/2010 oggi in discussione presso i Tribunali Amministrativi

su richiamati (ambedue le note sono riportate più avanti).

I Consiglieri Nazionali e Provinciali e Periti Agrari, nominati nelle schiere dei tecnici

addetti al censimento, hanno già ultimato i corsi di formazione organizzati a

livello territoriale dagli enti preposti e sono partiti in questo bel lavoro che avrà il

compito di fornire alla Comunità Europea ed al Paese le indicazioni sullo status

quo della nostra agricoltura e consentire le programmazioni tecnico- economiche

per il futuro.

Ritengo che le Professioni Tecniche previste all’art.24 – lettera b – del DPR 154/2010

(tutte) forniranno il loro migliore contributo professionale al censimento, naturalmente

se il TAR Lazio, che ha discusso il 13/10/2010 l’istanza cautelare provvisoria

rigettandola ed il 27 ottobre 2010 riservandosi le decisione nel merito, non accoglierà

le richieste degli Agrotecnici ricorrenti.

Anche se possibile qualsiasi risultato mi riesce difficile pensare che, stante la situazione

tracciata con le ragioni addotte, si fermi una macchina già in moto che deve

concludere la sua corsa entro il 31 gennaio 2011.

di Andrea Bottaro

E

D

IT

O RIALE

Perito Agrario 5/2010 3


4

CENSIMENTO ISTAT




Roma, 23 ottobre 2010 - E’ fissato al prossimo 24 ottobre il giorno di riferimento per il 6° Censimento Generale

dell’Agricoltura, dal giorno successivo oltre 12mila rilevatori scenderanno in campo per censire circa 2 milioni di

aziende agricole su tutto il territorio nazionale. La fase di raccolta dei dati si concluderà il 31 gennaio 2011, i primi

dati pprovvisori saranno disponibili p entro ggiugno g dello stesso anno, mentre i risultati definitivi sono attesi pper

la fine di aprile 2012. È un’operazione di straordinaria importanza che viene realizzata ogni dieci anni dall’Istat,

Istituto nazionale di statistica,

per tracciare una fotografia del

mondo agricolo italiano, indispensabile

per orientare le azioni

di sviluppo del settore. In questa

edizione, la macchina censuaria

si avvale della fondamentale collaborazione

di Regioni e Province

autonome. Diversi gli obiettivi

che si propone di conseguire

questa sesta tornata censuaria:

innanzitutto fornire un quadro

informativo statistico sulla struttura

del sistema agricolo e zootecnico

a livello nazionale, regionale

e locale; in secondo luogo

consentire l’aggiornamento del

registro delle aziende agricole

mediante l’integrazione di database

di fonte amministrativa; in

ultimo, assolvere agli obblighi di

rilevazione stabiliti dai Regolamenti

del Parlamento europeo

e del Consiglio sulle statistiche

agricole strutturali, sui metodi di

produzione e sulle superfici viticole.

“La missione dell’Istituto

nazionale di statistica è quella di

servire la collettività attraverso la

produzione e la comunicazione

di informazioni statistiche e ana-

lisi di elevata qualità. - ha afferr mato Enrico Giovannini, Presidente

dell’Istat - Realizzato sulla

base di rigorosi principi eticoprofessionali

e dei più avanzati

standard scientifici, il Censimento

si propone di sviluppare un’ap-

Perito Agrario 5/2010


CENSIMENTO ISTAT

profondita conoscenza della realtà agricola e ambientale, ai diversi livelli territoriali e di favorire i processi decisionali

di tutti i soggetti coinvolti.” Il Censimento 2010 si contraddistingue per una forte attenzione all’innovazione,

frutto anche di analisi delle più avanzate esperienze internazionali, allo scopo di limitare l’onere operativo sugli

Enti locali e il carico per i soggetti chiamati a compilare i questionari. “Nel corso del tempo i censimenti agricoli

si sono via via adeguati per quanto riguarda tecniche, metodi e contenuti, alle inevitabili trasformazioni del settore.

- Ha spiegato Andrea Mancini, Responsabile Centrale dei Censimenti dell’Istat - Numerose le novità del censimento

2010 che si collocano in più fasi del processo di rilevazione censuaria, incidendo in modo significativo sulla

fruibilità, sulla sicurezza e sull’affidabilità dei dati acquisiti.” Per la prima volta sono stati utilizzati i dati amministrativi

e statistici del Sistema Informativo Agricolo Nazionale e delle pubbliche amministrazioni per definire

una lista precensuaria delle aziende agricole da rilevare, che sarà poi verificata sul territorio durante la rilevazione

vera e propria. Questa novità metodologica consentirà, nei prossimi anni, di pervenire a un registro statistico

delle aziende agricole, il quale fornirà informazioni aggiornate anno per anno, per poter effettuare le indagini

campionarie di approfondimento nei periodi intercensuari. Un’altra innovazione introdotta riguarda la tecnica

di d acquisizione dei dati: accanto

alla tradizionale intervista al conduttore

d dell’azienda agricola sarà

possibile p questa volta compilare

online o il questionario. L’utilizzo

del d web, oltre a rappresentare

una u grande facilitazione per gli

agricoltori che hanno accesso

alla rete, consentirà di ridurre

i tempi necessari al rilascio dei

risultati. r Diverse, infine, le informazioni

m che saranno rilevate per

la l prima volta e contribuiranno

così c a rappresentare al meglio il

mondo m agricolo dei nostri giorni.

Il I questionario includerà infatti

domande d specifiche sull’impatto

ambientale dell’attività agricola

(consumo di acqua, cura del paesaggio

s agricolo, smaltimento degli

g effluenti zootecnici legato alla

presenza p di animali, ecc.), sulla

produzione p e l’utilizzo di energie

rinnovabili, r sull’estensione delle

coltivazioni c energetiche e perfino

n sulla cittadinanza dei lavoratori

t impegnati nell’agricoltura. Il

censimento c

dell’agricoltura italiana

l viaggia in parallelo a quello

l degli altri paesi europei, tutti

chiamati c a trasmettere i dati definitivi

n alla Commissione Europea

in i vista della revisione della Politica

t Agricola Comune (PAC) fissata

s per il 2013. Questo consentirà

t un confronto approfondito

di d settore fra i Paesi dell’Unione

europea. e

Perito Agrario 5/2010 5


Gli addetti ai

lavori del settore

agricolo,

a vari livelli, dai rappresentanti

delle OrganizzazioniProfessionali

Agricole a quelli

del Mondo Scientifico

manifestano viva preoccupazione

avendo

riscontrato che la produzione agricola

è calata in Europa del 10% ed

in Italia del 12,7%, e che la nostra

agricoltura segna il passo sia nel

confronto con i Paesi Europei che

con quelli in via di sviluppo.

Temi quali competitività, distribuzione

commercializzazione sono ricorrenti

e si dibattono in convegni e

sui giornali. Queste preoccupazioni

promuovono l’esame dei problemi

emergenti, e ricercano quali possano

essere, oggi nei nuovi contesti, le

soluzioni per dare un reddito dignitoso

a chi opera in agricoltura fermandone

la discesa, tenuto conto

che questa nell’anno 2010 è stata in

6

POLITICHE AGRICOLE

Produzione agricola in calo

La crisi impone che siano adottate nuove strategie politiche

di Piero Pecciarini

Italia del 20,6 per cento

per addetto.

Strategie da adottare,

iniziative da intraprendere,suggerimenti

ed auspici si colgono

in articoli, dibattiti,

interviste che analizzano

situazioni varie

e complesse. C’è chi

ravvisa che una delle ragioni che

determinano il calo delle produzioni

agricole sia da ricercarsi anche

nella frammentazione del settore

primario.

Il Presidente della Confagricoltura

Federico

Vecchioni in una intervista

a Pino Di Blasio,

pubblicata su la pagina di

Economia & Finanza del

Il Resto del Carlino-La

Nazione-Il Giorno del 1°

Ottobre 2010 ha tra l’altro

dichiarato “dobbiamo

mettere in atto un colpo

di reni in termini di scelte,

di politiche comunitarie,

nazionali, regionali.

Partendo da un concetto

nuovo: il comparto p ali-

mentare italiano e la pro p -

duzione agricola g devono

essere trattati congiun g -

tamente. Non ci possono

essere più ministeri, o più

assessorati che ragionano

a compartimenti stagni e

sprecano risorse, non utilizzando

o non attirando

incentivi. Porta l’esempio

Perito Agrario 5/2010

della pasta: fino alla farina è competenza

del Ministero dell’Agricoltura,

dalla farina in poi passa a quello

dello Sviluppo Economico fino ai

controlli che spettano al Ministero

della Salute”. Viene sottolineato

quindi come la frammentazione è

uno dei maggiori mali per l’agricoltura

e quanto sia necessaria una

azione per riformare l’assetto normativo

del comparto che ha Leggi

vecchie di 50 anni non più consone

ai tempi oramai cambiati.

Viviamo l’epoca della globalizzazio-

ne ove è necessaria l’integrazione

delle reti di vendita, la distribuzione

logistica, la esplorazione dei mercati

per conoscerli e conquistarli con

i prodotti italiani. Quindi Vecchioni

sostiene che “Le politiche nazionali

e regionali devono muoversi nella

nuova ottica di produzione e vendita”.

Una sollecitazione al mondo

politico quindi che viene dal rappresentante

della Confagricoltura

affinché siano prese iniziative e stabilite

normative per fare riprendere

il settore che ristagna.


La Coldiretti al Forum di Cernobbio

ha chiesto la difesa del Made in

Italy dalle agromafie. Qualcuno ha

rilevato che le frodi alimentari siano

più gravi di quelle fiscali, segnalando

che un terzo della produzione

agroalimentare venduta in Italia ed

esportata deriva da materie prime

importate, trasformate e vendute

con il marchio Made in Italy in virtù

di una legislazione superata.

Sulla stessa lunghezza d’onda si rilevano

le considerazioni del Prof.

Scaramuzzi, Presidente della Accademia

dei Georgofili, il quale nella

stessa succitata pagina di Economia

& Finanza scrive riferendosi al divario

fra i costi delle produzioni nazionali

ed prezzi sul mercato globale:

“Per comprendere meglio il problema,

bisogna avere presente che

nel rapporto diretto fra produttori

agricoli e consumatori si sono interposte

importanti e complesse filiere

alimentari, che oramai coinvolgono

POLITICHE AGRICOLE

una serie crescente di distinte

ed autonome attività

imprenditoriali (per

la preparazione, trasformazione,

distribuzione

ecc.). La miriade di prodotti

alimentari che viene

oggi immessa sui mercati

ottiene un notevole valore

aggiunto complessivo,

spesso con un forte divario

fra i prezzi al consumo

e quelli pagati per le materie

prime agricole.”. Il

Prof. Scaramuzzi continua

rilevando che per gli agricoltori

i costi continuano

ad aumentare indipendentemente

dai prezzi dei

loro prodotti. Dall’altra

parte le industrie alimentari

che non sono legate

ne hanno obblighi nei

confronti delle produzioni

agricole nazionali sono

libere di approvvigionarsi

di materie prime sul

mercato globale. Ecco

come si determinano

spesso l’esclusione dei

nostri agricoltori dalle

filiere alimentari ed i

conseguenti squilibri

che generano stati di

crisi.

Crisi non solo economica

ma tutto il sistema

è critico. Sorge

quindi la necessità di

ristabilire equità nel

settore ed uscire dalle

crisi. Occorre ricercare

nuovi modelli di

sviluppo sia sul profilo

economico che politico.

Intervenire con

azioni e normative

adeguate per tutelare

i redditi di tutti coloro

che operano nella

filiera valorizzando

equamente i prodotti primari. Dovrebbero

delinearsi momenti di

scelte strategiche, anche a livello

comunitario. Non è un caso che il

Parlamento Europeo in seduta plenaria

abbia approvata una relazione

su “Entrate eque per gli Agricoltori”.

Restando sul piano nazionale

considerate le problematiche che si

riscontrano nel comparto agricolo,

l’interdipendenze, gli intrecci di

competenze sul piano sia politicoeconomico

e più strettamente mercantile

si debba davvero pensare che

i tempi siano tali da dare ragione a

chi auspica l’unificazione in un solo

Ministero di Agricoltura ed Industria

Alimentare. Ciò può ritenersi

uno dei fattori da introdurre per

uscire dai compartimenti stagni ed

allargare e promuovere, sulla base

di nuove discipline legislative azioni

che cambino il sistema, rivitalizzino

il settore agricolo riportandovi

competitività e redditi adeguati agli

impegni economici ed operativi.

Perito Agrario 5/2010 7


di Mario Fregoni – Presidente onorario dell’OIV

La viticoltura biodinamica

ha una

filosofia complessa

che coinvolge sia

la pianta che il terreno.

In questa relazione si

prenderà in considerazione

solo la fertilità

del suolo, obiettivo

spesso trascurato dalle

altre strategie di gestione

del vigneto. La scelta

deriva dalla sensibilità della formazione

agronomica universitaria dello

scrivente, allievo di due grandi umisti

(Professori Alfonso Draghetti e

GianPietro Ballatore), che tuttavia

si professa umo-mineralista.

Le viticolture attuali

La conduzione del vigneto è in maggioranza

basata sull’uso dei prodotti

antiparassitari, dei fertilizzanti,

dei diserbanti, degli ormoni e così

via. Un numero sempre maggiore

di tecnici e di viticoltori si orienta

alla riduzione ragionata dei mezzi

chimici, ma con gestioni diversificate,

come appare dalla (fig. 1), nella

quale la “Viticoltura durabile” o “sostenibile”

rappresenta l’obiettivo di

alcune gestioni della viticoltura, che

tendono a realizzare obiettivi economici

e sociali, unitamente al rispetto

dell’ambiente.

Fra le viticolture durabili o sostenibili

figurano l’”integrata”, che tende

a integrare i mezzi chimici con quelli

biologici, la “biologica” o “organi-

*

8

ATLANTE NUTRIZIONALE DELLA VITE


ca”, che esclude l’impiego

dei mezzi chimici

di sintesi ma ammette

l’uso di certi composti

(es. rame, zolfo, ecc.)

e soprattutto di quelli

biologici (es. nella lotta

antiparassitaria), la

“biodinamica” che è

ancora più restrittiva

nell’uso dei mezzi chimici,

fa leva sulle resistenze

della pianta e cura maggiormente

la fertilità del suolo. Vi è chi

considera la “biodinamica” una forma

di viticoltura “biologica”, ma vi

è anche chi non la considera affatto,

per ragioni scientifiche.

In realtà mancano alcune definizio-

Perito Agrario 5/2010

ni e protocolli di produzione sia a

livello viticolo e, soprattutto, a livello

enologico, anche se alcuni Paesi

extra-europei etichettano il vino con

le diciture di integrata, biologica o

biodinamica. Soprattutto i controlli

non sono sempre sufficienti.

Lo scopo della presente relazione

è tuttavia limitato alla fertilità del

suolo, dato che in genere prevale

l’attenzione sulla pianta (trattamenti

antiparassitari) e si dimentica o si

trascura la fertilità del terreno.

La fertilità del suolo

L’ecosistema o terroir viticolo è

composto dal vitigno, dal clima, dal

suolo e dalle tecniche viticole ed

enologiche (fig. 2). Questi fattori interagiscono

fra loro per fornire un

Fig. 1 : Le gestioni alternative del vigneto

Integrata

Economico

sociale

Viticoltura

Biologica

(organica)

Durabile

(sostenibile)

Ambientale

* Relazione presentata al Convegno di Vitivinicoltura biodinamica di Cerreto Guidi il 12 giugno 2010.

Biodinamica


vino più o meno originale o tipico.

Il suolo e il sottosuolo rappresentano

due pilastri fondamentali nella

produzione dei vini di qualità e le

loro caratteristiche chimiche e sensoriali

dipendono dall’origine geologica,

dall’interazione con la pianta e

dalle cure al suolo dell’uomo.

I vini eccelsi si ottengono nei terreni

con strato attivo e sottosuolo porosi,

con roccia madre penetrabile dalle

radici, che devono raggiungere la

falda freatica profonda, per dare stabilità

alla nutrizione idrica alla vite,

che costituisce un pre-requisito della

qualità del vino. Non si ottengono

grandi vini nei terreni superficiali,

ma soprattutto in quelli compatti

(fig. 3) che mantengono le radici in

superficie per mancanza di ossigeno

in profondità.

I fenomeni della nutrizione minerale

e idrica della vite sono illustrati nella

(fig. 4), nella quale appaiono importanti

le attività della microflora e

della microfauna nel primo orizzonte

del suolo, l’assorbimento minerale

nel secondo strato, l’alimentazione

idrica nel terzo orizzonte e la

trasformazione delle radici operate

sulla roccia madre per originare l’argilla

nel quarto strato profondo.


ATLANTE NUTRIZIONALE DELLA VITE









Di grande rilevanza agronomica è

la struttura glomerulare del terreno

che determina la stabilità fisica ed

evita la compattazione del suolo e

pertanto favorisce tutti i fenomeni

chimico-biologici che avvengono nel

terreno. La struttura glomerulare è

legata al complesso argillo-humico,

ossia al prodotto derivante dall’unione

di due colloidi elettronegativi

(argilla e humus) tramite il ponte di

alcuni cationi positivi, in particolare

del calcio, elemento portante nella



















fertilità del suolo.

L’humus svolge un ruolo insostituibile

nell’assorbimento minerale delle

radici, attraverso il mantenimento

di un pH equilibrato, ossia verso la

neutralità.

I pH acidi favoriscono solo l’assorbimento

dei microelementi, che possono

provocare fitotossicità alle cellule

dei peli radicali. Il calcio é indispensabile

per la stabilità del pH..

Un terreno “organico” impedisce

che si degradi la struttura glomerulare

e la compattazione e che il terreno

diventi “minerale”, nel quale l’assorbimento

degli elementi si riduce sino

all’isterilimento biologico del suolo,

accompagnato da decalcificazione

progressiva.

Sotto il profilo microbiologico vanno

sottolineate con grande rilievo le

funzioni batteriche nel suolo, quali

la produzione di antibiotici che ostacolano

i funghi, di ormoni della crescita

radicale, necessaria per l’assorbimento

minerale e idrico, l’azione

chelante verso il ferro, la solubilizzazione

dei fosfati, e via dicendo.

L’insieme della microflora e della

microfauna del suolo e l’humus rappresenta

alcune centinaia di tonnellate

di sostanza organica, una vera

Perito Agrario 5/2010 9


miniera di composti organici che

non deve essere distrutta da interventi

inquinanti.

L’humus e la fertilità del suolo

Nessuna forma economica di viticoltura

è possibile nei terreni privi di

humus. Si può coltivare la vite sulla

sabbia o su materiali inerti, come in

idroponica, ma questa coltura artificiale

approda a vini senza qualità e

originalità, oltre che costosi.

L’humus è pertanto indispensabile

alla vita del terreno e alla fertilità

fisica, chimica e microbiologica del

suolo.

La fonte dell’humus è la sostanza

organica, che viene trasformata in

humus dai microrganismi del suolo

(umificazione). La composizione

dell’humus è complessa: comprende

gli acidi imatomelanici (influiscono

sulla struttura del suolo), gli acidi

umici (che favoriscono l’assorbimento

degli elementi minerali attraverso

la chelazione, ossia formando umati

(si afferma che gli acidi umici sono il

latte della terra), gli acidi fulvici (che

solubilizzano i minerali rendendoli

liberi), gli acidi organici, gli acidi

fenolici, i polifenoli, le proteine, gli

aminoacidi, i lipidi (composti che

esercitano funzioni chelanti), nonché

ormoni, vitamine, enzimi (ure-

10

ATLANTE NUTRIZIONALE DELLA VITE

Fig. 4 :

e A

oflora produce humus

ofauna favorisce l ’aerazione

La nutrizione della vite è completa

quando avviene negli strati

superficiali e nel sottosuolo; questo

èpiù importante del primo strato

del terreno.

e B

mento dei cationi dal complesso argillo-humico

oflora libera gli anioni

e C

-Alimentazione idrica

Orizzonte D

-Roccia madre: le radici la trasformano in argilla

asi, deidrogenasi, fosfatasi, cellulasi,

fenolossidasi, ecc.). Molti di questi

composti sono alimenti della microflora

e della microfauna.

La sostanza organica necessaria si

misura con la quantità di sostanza

secca che i vegetali apportano, tenendo

presente che ogni anno occorrono

circa 35-70 q/ha di sostanza secca

a ettaro, per produrre circa 5-20 q/ha

di humus, che è la quantità che viene

ossidata nel terreno vitato. Dette

quantità di sostanza secca si possono

riportare con i vegetali (v. tab. 1).

Così i tralci possono restituire da 12

Perito Agrario 5/2010

a 22 q/ha di sostanza secca, un sovescio

anche 60 q/ha di sostanza secca,

l’inerbimento molto meno (dipende

dalle essenze); si rammenta che 100

q/ha di letame restituiscono solo 18

q/ha di sostanza secca e per di più

producono un humus effimero ricco

di azoto organico.

Nei vigneti italiani spesso la sostanza

organica è inferiore all’1%, specie

nel sud, quando l’optimum dovrebbe

essere circa il doppio. La sostanza

organica può originare humus stabile,

cioè più duraturo e più resistente

all’ossidazione, oppure humus labile,

che si distrugge più rapidamente.

Producono humus stabile la paglia,

i tralci, il legno in genere, perché

ricchi di lignina, mentre producono

humus labile, le vinacce, il letame, il

sovescio e l’inerbimento. Fra le piante

erbacee le graminacee forniscono

humus stabile, le leguminose humus

labile.

Sostanza secca necessaria 35-70 q a

ettaro/anno

Humus ossidato 5-20 q/ha/anno

(1-2% all’anno)

La sostanza organica e l’azoto.

La sostanza organica fornisce l’humus,

ma questo origina azoto (tramite

il processo di mineralizzazione


operata dai batteri), elemento di uso

delicato nel vigneto, in quanto sia la

carenza che l’eccesso possono essere

nocivi per la qualità del vino. Torba,

paglia e tralci contengono poco

azoto, mentre, al contrario vinacce,

sovescio, inerbimento e soprattutto

letame, producono abbastanza o

molto azoto.

Ne consegue che nel vigneto occorrerebbe

favorire l’apporto di materiali

vegetali ricchi di cellulosa e

lignina (questa è definita l’oro del

suolo), quali ramaglie, tralci di vite,

paglie (specie di riso) ricche di lignina,

stocchi, graminacee, foglie, che

ovviamente andrebbero compostati

con l’impiego di integratori azotati

e di colture batteriche (tra le quali

quelle dei batteri lattici) e fungine

cellulosolitiche. Sono miscele già

sperimentate e in commercio.

La viticoltura dovrebbe usare maggiormente

la tecnica del compostaggio,

tradizionale nella viticoltura

biodinamica, favorendo il reimpiego

di residui vegetali poveri di azoto.

Nella viticoltura biodinamica si usa

distribuire sospensioni di feci di vacca

che hanno fermentato nei corni di

vacca. In sostanza la pratica è come

un’inseminazione batterica e fungina,

ma ha bisogno di essere abbinata

a sostanza organica che produca humus

stabile.

Nella viticoltura biodinamica della

Bourgogne si usano anche letami

misti (vaccini, ovini, ecc.) di almeno

sei mesi di maturazione, che vengono

distribuiti in piccole dosi.

Tab. 1 – Sostanza secca nei vegetali

% SS

Torba 90

Paglia 85

Tralci 50

Vinacce 30

Sovescio 25

Letame 18

ATLANTE NUTRIZIONALE DELLA VITE



Il letame e l’azoto

Per un lungo periodo storico l’unico

concime esistente era il letame,

praticamente quasi scomparso attualmente,

almeno nella classica definizione

di “composto di feci solide

e liquide degli animali, frammiste

alla lettiera”; quest’ultima non è più

in uso negli allevamenti moderni e

pertanto rimangono solo le feci solide,

dato che quelle liquide vanno

perdute.

I viticoltori, comunque, in passato

hanno sempre avuto un rapporto di

amore e odio nei confronti del letame,

in quanto negli anni della letamazione

del vigneto (circa 200-300

q/ha/ogni tre anni) constatavano

maggiori infezioni di peronospora

e Botrytis, vigore elevato, lignificazione

incompleta, instabilità e scarsa

conservabilità del vino. Oggi ne conosciamo

i motivi, in quanto il letame

fornisce sostanzialmente solo

azoto, poco fosforo e potassio,

ma apporta i microelementi. Un

esempio dell’effetto delle letamazioni

è stato seguito dallo scrivente

presso un viticoltore che ha

sempre creduto nel letame, distribuendone

300 q/ha/anno, per diversi

anni. Viti vigorose, grappoli

e acini grossi (con alterazione del

rapporto fondamentale buccia/

Fig. 5 :

Struttura

glomerulare

Complesso

argillo -humico

Argilla - Humus -

Cationi +

(Ca, Mg, ecc.)

Per evitare la compattazione occorre mantenere la struttura glom erulare del suolo

(evita l ’asfissia, facilita l ’aerazione, incrementa la capacit à idrica, riduce l ’erosione, …)

polpa, per riduzione della buccia,

contenente i composti nobili della

qualità, come aromi, antociani,

tannini morbidi, enzimi, ecc. e infine

mosti ricchi di aminoacidi ossia

di azoto prontamente assimilabile

(APA) (utilizzato come alimento

dai leviti), passato nell’arco di alcuni

anni da circa 100 ppm a 300 ppm. Le

fermentazioni sono risultate tumultuose,

con forti e rapidi innalzamenti

della temperatura, praticamente difficili

da governare e con la formazione

di composti solforati (tipo dimetilsolfuro),

che danno lievi odori di

uova marce.

Per la soluzione del problema non è

stato ritenuto sufficiente interrompere

le letamazioni, ma si è pensato

di effettuare anche un inerbimento

esigente in azoto e acqua, come la

Festuca arundinacea e di intervenire

per via fogliare per gli altri macro e

microelementi. Con la concimazione

fogliare nelle fasi fenologiche sensibili

o esigenti è possibile risparmiare

l’80% degli elementi (rispetto al

terreno), aumentare le resistenze

agli stress abiotici e biotici, migliorare

anche la qualità (colore, aromi,

ecc.). Sull’argomento APA si desidera

richiamare l’attenzione anche

sulle carenze di azoto prontamente

assimilabile nei mosti, altrettanto

Perito Agrario 5/2010 11


dannose, in quanto determinano il

blocco delle fermentazioni, per assenza

di nutrimento dei lieviti.

La carenza di APA è più pericolosa

nei vini destinati alla spumantizzazione,

che si effettua in due tempi ed

è molto lunga, in quanto alla riduzione

dell’attività dei lieviti si accompagna

la diminuzione del matrimonio

fra aminoacidi e gli altri composti

del vino, che sta alla base del bouquet

e della formazione di composti

aromatici particolari, come i lattoni

degli Champagne. Si afferma, infatti,

che i grandi Champagne siano legati

a livelli alti di APA, che tuttavia non

12

ATLANTE NUTRIZIONALE DELLA VITE

devono essere eccessivi. In particolare

negli Champagne si riscontrano

i seguenti aminoacidi: arginina,

treonina, alanina, acido L-aspartico,

acido L-glutammico, che si possono

fornire anche per via fogliare.

Pertanto l’uso del letame e degli altri

composti organici va controllato

con l’analisi dei mosti e dei vini e va

orientato più all’uso dei residui ricchi

di cellulosa, e soprattutto di lignina,

ma poveri di azoto.

L’humus e il terroir

L’espressione del terroir si ritrova

nel vino quando il terroir ha una vera

“vocazione” alla qualità. Restando

al solo terreno si può segnalare che

le caratteristiche di vocazionalità

dipendono dall’origine geologica e

dalla complessità della composizione

minerale che ne deriva. Vi sono –ad

esempio- terreni più o meno ricchi

di microelementi o di elementi traccia

che determinano la personalità

distinta del vino, attraverso la dotazione

dei numerosi enzimi composti

anche di microelementi e che sono

alla a base della sintesi dei composti

nobili del vino, quali gli aromi. Tuttavia

gli enzimi sono costituiti anche

da molecole organiche (proteiche) e

pertanto non vi può essere espressione

di un terroir senza sostanza

organica, ossia mineralizzato. Da qui

Perito Agrario 5/2010

deve derivare il costante rifornimento

di sostanza organica da tramutare

in humus e il rispetto dell’architettura

biologica del suolo, che conduce

alle massime espressioni del terroir.

Vi sono, infatti, vini di terroir e vini

industriali, che spesso non hanno alcun

rapporto con il terroir. Più precisamente:

il vino di terroir deriva da

uve di unità di terroir simili di uno

spazio ristretto, il vino industriale ha

origine da mescolanze di uve di terroir

distanti e differenti, di uno stesso

territorio geografico o di zone geografiche

lontane. Il viticoltore che

desidera ottenere vini di terroir deve

osservare molte regole per produrre

uva di qualità, ossia perfettamente

matura e ricca di microcomposti

che stanno alla base della qualità

eccelsa. Nel vino esiste una macrostruttura

(alcol, acidi, ecc.) e una

microstruttura (aromi, enzimi,ecc.)

ed è quest’ultima che rappresenta la

personalità organolettica e sensoriale

del vino. La composizione del vino

è talmente complessa che è difficile

stabilire quali fattori del terroir sono

correlati, ma è certo che la vita biologica

del suolo e la composizione

chimico-fisica del terreno sono fra le

condizioni dispensabili per al produzione

di vini di terroir.

Da qui gli interventi con micorrize,

colture batteriche e fungine o con

soluzioni provenienti dalle feci bovine

adottate nella biodinamica.

Il terroir non va distrutto con gli

scassi, perché per ricrearlo occorrono

circa 100 anni.

Anche l’uso dei composti chimici

(erbicidi e concimi) va attentamente

valutato e ridotto allo stresso necessario,

come insegna la viticoltura integrata

sostenibile. Oggi la concimazione

al vigneto può essere ridotta

al 120% delle dosi se distribuite per

via fogliare e purché si mantenga la

fertilità organica e biologica, on la

reintegrazione annuale delle perdite

di humus.


L’Unione Europa ha pubblicato una

direttiva che prevede la certificazione

da parte di esperti per l’acquisto

e l’uso dei fitofarmaci, allo scopo

di tutelare l’ambiente e ola salute

umana.

Nell’ambiente è incluso il rispetto

del suolo viticolo che non deve essere

distrutto o menomato dagli inquinanti

superficiali e profondi (e

delle falde). La Bourgogne ha iniziato

a classificare i terroir nel 600

d.C. con i Benedettini e i Cistercensi

e attualmente rappresenta l’esempio

più completo di gerarchia dei

terroir. L’espressione del terroir nel

vino si ottiene rispettando il solo e la

vigna con interventi minimi e mirati

di prodotti chimici, ciò che continua

anche in cantina, con una tecnologia

tradizionale.

Conclusioni

La viticoltura sta diventando sempre

più responsabile nei confronti

dell’ambiente e si interroga maggiormente

sull’uso corretto del suolo, al

fine di lasciare ai posteri quanto abbiamo

ereditato dai nostri avi.

La conservazione della fertilità del

terreno è uno degli scopi essenziali

dell’’attività del viticoltore attento

ai valori sociali e ambientali e di

conseguenza la preservazione di un

tasso adeguato di sostanza organica

e di humus durevole o stabile fa

parte degli obiettivi della viticoltura

durevole o sostenibile. Un terreno

fertile sotto il profilo strutturale, chimico

e biologico rafforza le difese

ATLANTE NUTRIZIONALE DELLA VITE

endogene della vite, con la sintesi di

molecole di resistenza, quali il resveratrolo,

i tannini, la quercetina, ecc.;

ciò consente di ridurre gli interventi

antiparassitari associando composti

alternativi stimolanti di dette molecole

(es. fosfito di potassio, acidi umici,

aminoacidi) ai normali antipero-

nosporici. Queste strategie sono già

di possibile attuazione nella viticoltura

integrata, ma potrebbero presto

rientrare anche in quella biologica e

biodinamica.

Fra le strategie più sensibili della viticoltura

durevole o sostenibile vanno,

infatti, annoverate la viticoltura

biologica e soprattutto la viticoltura

biodinamica, che adotta interventi

accurati per il suolo ai fini del mantenimento

della fertilità biologica,

spesso assenti nelle altre forme di

viticoltura. Le tecniche della viticoltura

biodinamica si possono anche

discutere alla luce delle conoscenze

scientifiche, ma non bisogna dimenticare

che queste non hanno ancora

spiegato tutto nella biologia e di

riflesso nella viticoltura biologica o

biodinamica.

Considerando che si possono introdurre

molte molecole organiche

nella nutrizione (aminoacidi, acidi

umici, ecc.) e nella difesa della vite

(tannini, colture batteriche, colture

fungine e così via), anche al fine di

aumentare le resistenze endogene,

tenendo conto che le teorie di Steiner

risalgono al 1924, che le conoscenze

scientifiche attuali sono molto

progredite e che l’innovazione è

in continua evoluzione; constatato

che il convegno di Cerreto Guidi è

impostato su “paradigmi scientifici

a confronto per una vitivinicoltura

biodinamica moderna”; osservato

che la biodinamica è invece molto

biostatica e dipendente culturalmente

da altri Paesi (Germania, Francia,

Australia, ecc.), si propone di redigere

una pubblicazione con i fondamenti

per una “viticoltura biodinamica

italiana”, che tenga conto della

filosofia originaria, di tipo organico,

ma anche delle conoscenze scientifiche

moderne sulla fisiologia della

nutrizione e sulle resistenze indotte

avverso gli stress biotici e abiotici.

E’ un compito che richiede il dialogo

scientifico fra viticoltori e ricercatori

di estrazione pluridisciplinare.

Bibliografia

g

Bourghigon C. et L. 2008. Le sol, la terre et les champs. Sang de la terre. Paris

Fortin J.A., Plenchette C., Piche’ Y. Les mycorhizes, la nouvelle révolution verte. Edition Multimonde

Fregoni M. 1970. La concimazione della vite. Saturnia, Trento

Fregoni M. 1980. Nutrizione e fertilizzazione dei vigneti. Edagricole, Bologna

Fregoni M.. 2005. Viticoltura di qualità. Tecniche Nuove, Milano

Fregoni M. 2009. Atlante nutrizionale della vite. Tecniche Nuove, Milano

Giovannetti G., Iacono F. 2008. Per una viticoltura simbiotica. Il Consumo, 2-3

Joly N. 2003. Le vin du ciel à la terre. La viticulture en biodynamie. Sang de la terre. Paris.

Mazzilli R. Viticoltura sostenibile. Stazione Sperimentale per la viticoltura sostenibile. Gaiole in Chianti, Firenze.

Vigne Et Vin 2003. Viticulture biologique. Bordeaux

Wittkoski F. 2009. Integrated production. OIV. Paris

Perito Agrario 5/2010 13


di Raffaello Biagiotti

Capitolo(01)

“Premessa”

01.1- La materia legata al nostro

problema è l’Estimo, cioè la scienza

che studia e insegna i metodi o i criteri

di valutazione dei beni in generale o

dei fenomeni a loro attinenti in particolare,

i quali possono essere positivi

o negativi; a noi interessano i secondi,

quindi i danni che un bene riceve nella

sua integrità o produttività.

Volendo filosofare, un bene è ciò che,

materiale o immateriale, ha la facoltà

di soddisfare un bisogno umano,

dunque è un desiderio spasmodico

che stimola il nostro cervello nel desiderare

e possedere un qualcosa, conosciuto,

ad esempio si fuma perché

esiste il tabacco, si sente il bisogno di

mangiare una bistecca, perché si conosce

la carne bovina, in particolare

come “ la Chianina” e la tipologia o

tecnica di cottura.

Il perito deve avere delle conoscenze

approfondite del bene oggetto di

stima, del fenomeno dannoso e del

metodo da adottare, per pervenire

al valore economico più vicino alla

realtà, nella consapevolezza comunque

di non pervenire alla verità assoluta,

quindi attenzione alla propria

umiltà!!!!.

Infatti nelle stime esiste una alea

soggettiva, dovuta proprio alla non

perfezione dell’uomo, tuttavia ciò è

previsto e pertanto tollerabile, mentre

non è tollerabile l’errore macroscopico

o peggio la consapevolezza del

dolo “Corruzione”!!!.

Il perito deve essere imparziale, quando

opera per Enti Pubblici, Tribunali

14

CONTRIBUTO PROFESSIONALE

Stime danni a varie colture

prodotti da selvaggina

o come unico estimatore, mentre deve

curare gli interessi del proprio cliente,

se perito di parte, ma sempre con professionalità

e deontologia idonea alla

dimostrazione delle proprie capacità

peritali nel servizio prestato, richiesto

ed accettato.

Ritengo che il perito quindi debba

avere esatta cognizione della stima da

concludere, qualora questo non sia a

Lui possibile chiedere l’intervento di

un collega più specializzato o rinunciare

all’incarico.

01.2- Conoscenza della coltura

esaminata, nelle sue caratteristiche

fenologiche o ciclo vegetativo, della

morfologia della pianta e di tutte le

sue componenti, aeree e radicali, sia

se la cultivar è annuale, poli-annuale,

erbacea o arborea ( da frutto o da

legna).

Capitolo (02)

“Criteri o metodi di stima”

02.01- L’estimo ci fornisce diversi

metodi o criteri di stima, ma quello

da noi preso in considerazione è detto

in contraddittorio, ,

cioè per p constata-

zione dell’evento,

, analisi per p la

quantificazione

q

del danno.

02.02- La stima

in contraddittorio

è effettuata

sul sito del danno,

alla presenza

del danneggiato,

il quale in precedenza

ha richiesto

il risarcimento e

Perito Agrario 5/2010

ipotizzato un quantum di danno e gli

animali che lo hanno provocato.

Innanzi tutto l’estimatore deve sapere

ed essere convinto che in quel

momento è un ospite e quindi non

sentirsi al di sopra degli altri o peggio

ancora, mettersi in cattedra di fronte

al danneggiato, il quale purtroppo è

già prevenuto nei confronti del perito,

perché si vede detratto dal suo reddito

un quantum del tutto imprevedibile,

per una sopravvenienza passiva e

quindi non prevista; per cui l’atteggiamento

deve risultare disteso, amichevole,

consapevole e convincente.

Il contraddittorio si basa sul risultato

delle analisi di stima del Perito,

che difficilmente corrispondono con

il quantum richiesto o desiderato dal

danneggiato, anzi spesso si differenziano

in modo evidente, poiché talvolta

qualcuno tenta di fare il troppo furbo.

L’estimatore deve mostrare la sua

abilità, non tanto di mediatore, quanto

di professionista, quindi spiegare

in modo soddisfacente e con frasario


appropriato, al danneggiato, il criterio

di stima che si intende adottare, l’analisi

da eseguire, la quantità calcolata

come produzione normale e il mancato

prodotto, quindi la P.L.V.; non

conseguibile sempre come prodotto e

non come valore in denari, perché nel

caso specifico i prezzi unitari sono dati

da Camera di Commercio, Provincia e

Associazioni Agricole di categoria riuniti

in commissione unica.

Il perito deve accertarsi che i luoghi,

e nello specifico la coltivazione, siano

quelli sui quali è stato richiesto il

danno; che il prodotto o il bene sia

condotto come suol dirsi da buon padre

di famiglia, e non solo per dimostrare

la coltura e recepire i contributi

CEE.

Il danneggiato è agricoltore, quindi

conosce molto bene i suoi prodotti, le

produzioni ottenibili, i danni ricevuti

dalle sue piante, come tale si rende

conto delle capacità peritali dell’estimatore

presente; e se questo è convincente

si perverrà ad una conclusione

bonaria, in tal caso i verbali vengono

controfirmati ed una copia deve essere

consegnata al danneggiato, una

all’ente liquidatore ed una rimanere

al perito; ma se questo non avviene

e quindi il richiedente non firma l’accordo

per accettazione del danno, il

perito entro 24 ore deve spedire una

copia del verbale al danneggiato.

Il verbale deve contenere i seguenti

CONTRIBUTO PROFESSIONALE

dati: quelli personali riguardanti il

danneggiato o della sua azienda, luogo

del danno, il tipo di danno, la selvaggina

che lo ha provocato, la quantità di

danno calcolata dal perito, la data del

sopralluogo; la comunicazione deve

avvenire per raccomandata postale,

il danneggiato avrà la possibilità di

ricorrere ad un arbitrato o al giudice

del tribunale di competenza, (quello

della circoscrizione giurisdizionale

del sito danneggiato), se il ricorso non

avviene nei termini di legge, la stima

valida è quella descritta nel verbale e

come tale liquidata.

02.03- L’analisi dell’evento deve essere

effettuata in modo soddisfacente,

percorrendo la zona denunciata e colpita

dal danno, con la constatazione

della parte della pianta danneggiata e

messa in proporzione con quella non

danneggiata, (talvolta non si tratta di

proporzione matematica).

L’estimatore in questo momento riceve

una serie di stimoli o sensazioni

che riguardano: la veridicità della

richiesta di danno, la sintomatologia

dei danni, la selvaggina che li ha prodotti,

la tipologia del danno provocato,

e sinteticamente una quantificazione

soggettiva, detta di impatto

e dettata dall’esperienza; che terrà

segreta, fino alla verifica dell’analisi,

perchè talvolta si può cadere in errore

e questo sarebbe catastrofico, per

il risultato finale, sia che la stima sia

alta sia se bassa rispetto all’aspettative

del danneggiato; evitando cioè di

dare adito a questo ultimo di valutare

negativamente la professionalità del

perito, in tal senso non si perverrebbe

certamente all’accordo desiderato da

entrambe le parti, quella del danneggiato

e dello estimatore.

02.04- L’analisi del danno, dipende

da che tipo di coltura abbiamo da estimare

e in quale momento del suo ciclo

vegetativo o momento fenologico

si trova la pianta al momento dell’attacco

della selvaggina.

Esempio: p danno a Mays y alla semina, ,

provocato p da cinghiali. g

In questo caso il perito determinerà la

parte del campo dove i semi sono stati

asportati, quantificando la superficie,

e se questa supera il 65/70% della coltivazione,

dovrà riconoscere un danno

pari alla risemina dell’intero appezzamento,

quindi verificherà la superficie

denunciata o denunciabile (PAC) o

quella catastale, decurtandola delle

eventuali tare (fossette. strade private

ecc. ); invece, se l’asportazione riguarda

una piccola superficie, magari

a margine dell’appezzamento e tutto

concentrato come zona, il danno sarà

quantificato nel mancato prodotto,

rapportando la produttività della coltura

con la superficie danneggiata.

A questo punto ci sono diverse possibilità

di calcolo:

a)- La tradizione e il regolamento caccia

(ed in certi casi anche il C.C.)

specificano che le produzioni base

devono essere quelle medie della

zona e di tempo decennale, meglio

se codificate da enti (Province,

Regioni, I.s.m.e.a., ecc.).

b)- Il calcolo della produttività della

coltivazione presa in esame.

Lo scrivente ritiene che il secondo

caso sia quello più idoneo e meglio

rapportabile alla stima in contraddittorio,

l’agricoltore, essendo

imprenditore, può dimostrare la

sua professionalità, in positivo o

in negativo, diversa dai suoi colle-

Perito Agrario 5/2010 15


ghi, quindi anche la tipologia della

conduzione, la buona professionalità

dell’agricoltore in questione,

sono elementi determinanti nella

maggiore o minore produzione;

poi per certe colture, esempio la

vite, la produttività dell’uva è molto

importante ed è regolata da disciplinari

(D.o.c., D.o.c.g.); per cui

se il perito trova una produzione

superiore a quella consentita deve

rilevarlo e non pagare il danno,

qualora questo rientri nella maggiore

quantità produttiva (ciò lo si

evince dal sesto di impianto, tipo

di potature, quantità di grappoli

per pianta, tipologia del clone, varietà

ed altro che il perito per sua

conoscenza ed esperienza, ricava

dalla visione dei luoghi).

Capitolo (03)-

“Constatazione del danno”

03.01- La rilevazione del danno è

dato dall’analisi dei luoghi e degli

eventi che lo hanno provocato:

a)- Tipo di coltura, annuale (graminacee,

foraggere, ortive ecc.), poliannuale

(foraggere, pascoli polifiti,

prati monofiti, arboree da fruttaolivo,

frutti di vario genere o da

legno-boschi misti o alto fusto).

b)- Momento del ciclo di vegetazione

della cultivar, alla semina, durante

il ciclo o alla raccolta.

c)- Parte della pianta che ha ricevuto

l’evento dannoso (frutto, fusto,

rami, ecc.).

d)- Determinazione del soggetto o dei

soggetti che hanno provocato il

danno, cioè la selvaggina, oppure

eventi climatologici come grandi-

16

CONTRIBUTO PROFESSIONALE

ne, gelo o vento; se esistono danni

di questo tipo, devono essere

evidenziati e calcolati in modo da

detrarli dalla produttività media

della coltura in esame e per questa

annata agraria, in questo caso

il perito deve constatare anche

se l’agricoltore ha eseguito opere

atte ad arginare o mitigare il danno

climatologico (somministrazione

straordinaria di antiparassitari,

concimazioni, impianti anti ed altro)

nel futuro produttivo della

pianta, sotto il profilo sia quantigati ma uniti in tre o quattro parti, le

tativo sia qualitativo.

nutrie simili a quelle dell’ istrice, ma

Capitolo (04)-

più affinate e scure, staccate in due o

“Tipo di selvaggina che ha prodotto tre parti allungate; ecc. ecc., parti p di

il danno”

corpo p , in genere peluria, tipica del ca-

04.01- Questa analisi è più difficile, priolo e del daino, setole del cinghiale,

perché l’estimatore deve conoscere aculei dell’istrice, o palchi di ricam-

approfonditamente l’etologia degli bio, come nel caso dei cervidi, da non

animali, vale a dire il loro comporta- confonderli con le corna.

mento istintivo, le abitudini giornalie- Home Range: g alcune specie di anire

o stagionali in rapporto con il loro mali, difendono il proprio territorio

habitat, le loro specifiche e partico- sia per l’alimentazione quanto per la

lari situazioni naturali fisiologiche e loro libertà di spazio soggettiva e di

fisiche.

gruppo, in questo caso si notano nelle

04.02- Comportamento particolare piante strofinature dei palchi o delle

sulla tipologia del danno (strappo, ta- corna, i primi sono cervidi (Capriolo,

glio, masticazione ecc.).

Daino ecc.) i secondi bovinidi (Muflo-

04.03- Tipologia cognitiva di elene); in certi periodi inoltre, dalle loro

menti specifici del soggetto.

ghiandole, emanano dei profumi che

Ogni animale lascia sul terreno, me- attirano il sesso contrario e respinglio

se umido, i propri segni di pregono lo stesso sesso, definibile come

senza come le orme , cioè con i propri spazio amoroso.

piedi lasciano delle impronte parti- Bocconi: il cinghiale spesso non incolari,

ungulati, palmipedi, numero goia tutto quello che mastica, ma in

delle dita, ecc. più o meno evidenti particolar modo nell’avena, nei grani,

a seconda del peso dell’animale, del negli orzi, nello spelta e farro, si nutre

sesso (Cinghiale), della natura del del lattice provocato dalla masticazio-

terreno ecc. Le fatte f e, gli escrementi ne dei bocconi e poi rigetta i ricavati

che ogni animale produce e lascia a delle pannocchie o spighe masticate,

terra: cinghiale a pacchetto, la lepre in particolar modo nel periodo pre-

a sfera irregolare di colore verdastro, maturazione dei semi, detta fase lat-

più grosse le femmine e più modeste tea, sempre più gradita dagli animali.

i maschi, il capriolo a piccoli confetti Rumature: tipiche del Cinghiale e

distaccati ma in gruppo di colore nero dell’Istrice, i quali vanno alla ricerca

molto arrotondati, piccoli confetti, di radici o bulbi di cipollino selvati-

i daini simili a quelli di capriolo, ma co, ma anche di tuberi, si distinguono

più irregolari e di dimensioni legger- le une dalle altre perché il cinghiale

mente maggiori, l’istrice, corpi allun- grufola in avanti mentre l’istrice raspa

Perito Agrario 5/2010


all’indietro. I danni maggiori provocati

da questa attività di rumatura sono

in particolar modo ; nei prati, prati pascoli,

orti, sia ad uso industriale estensivo

che familiare, in particolar modo

alle colture di patate e zafferano.

Occorre non farsi convincere che alcune

prevenzioni siano attive, come per

esempio mangiatoie nei boschi per

i cinghiali, questi, come tutti gli animali,

prediligono determinati cibi, in

questo caso il mays al momento della

maturazione lattea attira gli animali

che lasciano il mangime somministrato

nel bosco, anche se si tratta di chicchi

secchi dello stesso mays, residui o

sfridi di dolci, scarti di sementi ecc.

04.04- Gli animali in genere strappano

il prodotto per alimentarsi, il cinghiale,

l’istrice, nel grappolo d’uva, altri

rodono, (la nutria, il capriolo, il daino

ecc.), altri tagliano come la lepre nelle

barbatelle delle viti appena messe

a dimora nel primo ricaccio, simile ad

una sforbiciata obliqua. Anche in relazione

alla loro mole o agli specifici

comportamenti si può determinare

l’animale che ha provocato il danno, a

seconda dell’altezza; nel mays, la nutria

stacca il fusto a 20/25 cm. da terra

e sempre lungo il margine del campo,

nella parte più vicina alle tane, mentre

l’istrice stacca a 30/40 cm. nel mezzo

del campo perché meno pauroso delle

nutrie. I fagiani, asportano i semi delle

graminacee od altre specie, durante

CONTRIBUTO PROFESSIONALE

le semine, partendo dall’esterno verso

l’interno del campo, poiché sono

sospettosi e quindi più vicini al riparo;

i colombi o piccioni, arrivando in

volo da alto, partono dal centro verso

l’esterno, perché in gruppo si sentono

più protetti. I cinghiali avvertono

il seme per istinto o fiuto e prendono

la riga di semina, meglio nei giorni di

germinazione (3-8 gg. dalla semina),

quindi si riconoscono proprio delle

righe di leggero assolcamento.

04.05- Gli animali che strappano, in

genere sono quelli che effettuano il

danno maggiore rispetto all’asportato,

vedi il grappolo d’uva attaccato da

cinghiali o istrici, che tra l’altro, non

andrebbe raccolto anche se danneggiato

in parte, perché l’insalivazione

degli animali porta enzimi dannosi

per la vinificazione delle uve.

Capitolo (05)-

“ Calcolo del danno complessivo”

05.01- Come abbiamo riportato sopra,

i danni possono essere causati in

periodi diversi del

ciclo di vegetazione

delle colture, cioè

alle semine, durante

il loro sviluppo,

oppure al raccolto.

a)- Alla semina:

possono essere

asportati i semi

e quindi si possono

verificare

due tipi di danno. Se l’asportazione

è maggiore al 65/70% del seminato,

occorre risarcire il danno con

una risemina, cioè il costo della

frangiatura, del seme, dell’operazione

di semina; se invece il danno

è omogeneo, completo, ma solo in

piccola parte dell’appezzamento,

si può liquidare il mancato raccolto.

In genere in questa fase, cioè

alla semina, si effettua un sopraluogo

preventivo di danno, calcolando

una percentuale di prodotto

mancante, che poi verrà sommato

ad eventuali danni successivi, richiesti

per la stessa coltura, fino al

raccolto.

b)- Danno durante il ciclo di vegeta g -

zione, z , questo danno può verificar-

si alle graminacee a causa dei cinghiali,

istrici, nutrie; alle viti, nel

ricaccio primaverile con attacco da

cervidi, in particolar modo caprioli,

che da pochi anni prediligono

tale alimentazione. Nelle giovani

tagliate dei boschi, (nei primi tre

anni a primavera), si hanno danni

consistenti, per la brucatura dei

cervidi, in particolar modo caprioli,

perché si nutrono delle giovani

cacciate e prediligono sopratutto

quelle di cima, cioè quella gemma

che dovrebbe portare in crescita la

pianta, per cui si blocca l’alzata e

quindi la vitalità dell’essenza.

Dal cespuglio, in genere emerge

il pollone più vigoroso, il quale

produrrà la nuova pianta che nel

ventennio dovrebbe pervenire

alla sua maturazione o taglio di

Perito Agrario 5/2010 17


accolta. Con questa tipologia di

danno, che tra l’altro si ripete per

due tre anni, il cespuglio rimane

ananizzato, improduttivo, con

danno pluriennale notevole, tanto

che in questo caso il danno deve

essere effettuato con il calcolo

all’attualità del valore finale del

bosco danneggiato.

c)- Alla raccolta, alle graminacee

(Grano, Avena, Mays ecc. ), devesi

calcolare la superficie danneggiata

non raccoglibile e moltiplicarla

per la produzione media valutata

ad ettaro, i cinghiali e gli istrici,

tendono a portare a terra le piante

e quindi a masticare le spighe,

arruffano a cerchio ed è proprio

in queste zone che si notano più

facilmente, fatte, bocconi, setole,

o aculei, mentre invece le nutrie

rodono il culmo delle piante e tirano

a terra le spighe (mays, altri

cereali).

I cinghiali, gli istrici, la volpe, ed i cervidi

attaccano i grappoli di uva matura,

più quella rossa che bianca: i primi

due strappano, gli altri pelano i grappoli

producendo meno danno.

Sulla vite talvolta si notano dei danni

alle piante, (VITI), magari vecchie e

portate più alte di cm. 60/70, come di

regola, allora gli animali si alzano fino

a raggiungere i grappoli, stroncando

spesso il tronco della vite, così che il

danno è complesso (ripristino della

pianta, con messa a dimora di barba-

18

CONTRIBUTO PROFESSIONALE

tella, mancato prodotto di tre anni), in

tale danno si può notare che il fusto è

cosparso di fango, perché il cinghiale

ha il bisogno o desiderio di arrotolarsi

nel terreno umido, meglio in pozzanghere.

Per quanto riguarda il danno

da Lepre alle giovani barbatelle, due

sono i modi per liquidare il danno:

1)° -Viene risarcito il valore della barbatella

e la sua messa a dimora.

2)° -Si calcola il mancato raccolto per

una annata, sempre se la barbatella

alla primavera successiva ricaccia

e non è di nuovo danneggiata.

Nel caso degli olivi i danni possono

essere di due tipi:

1)° -Alle giovani piante messe a dimora;

per brucatura della fronda

e strofinatura dei palchi nel fusto.

La pianta non cresce ed al limite

muore per la rottura dei vasi librosi

che portano la linfa dalle radici

alla parte aerea, il danno deve

essere calcolato nella rimessa a

dimora della pianta, il valore della

stessa e un anno di produzione

olive.

2)° -Agli olivi in piena produzione e

brucatura primaverile della fronda

da capriolo o daino, devesi calcolare

il mancato raccolto, analizzando

i rami penduli di due anni,

brucati e messi in comparazione

con i rimanenti si perviene così

alla percentuale di danno in q.li di

olive. Se la brucatura è effettuata

da capriolo, avverrà fin ad un’al-

Perito Agrario 5/2010

tezza da terra di cm. 80/90; mentre

se è provocata da daino, la brucatura

può arrivare fino ad un’altezza

di cm. 120/130. Un danno molto

grave e consueto è quello provo-

cato da STORNI, , i quali attaccano

il grappolo d’uva meglio il rosso

che il bianco, le olive in maturazione,

la frutta, i fichi, i ciliegi,le

ortive pomodoro ed altro; il danno

talvolta è totale, perché sono

gruppi consistenti addirittura

in migliaia di capi e si cibano o

asportando chicchi d’uva, olive e

ciliegie, una con il becco e una con

l’artiglio, se poi disturbati lasciano

cadere queste due ultime, pertanto

è facile individuare il fenomeno,

trovando a terra il caduto,

ma attenzione a non confondere

i chicchi o le drupe a terra, perché

potrebbero essere state danneggiate

da grandine, tuttavia il fenomeno

è evidente, le olive o altro

cadute a terra da storni riportano

tre fori corrispondenti alle unghie

mentre quelle da grandine sono

sfrangiate e quelle dovute alla

mosca olearia si presentano con

un solo foro, magari proveniente

dal nocciolo. Il tecnico deve essere

sempre fornito di un coltello

di campagna per più motivi, in

particolare ma uno ed essenziale,

è proprio quello di spaccare le

drupe a terra e verificare chi ha

provocato il danno; mentre i fichi,

i pomodori, vengono attaccati con

asportazione di parte della polpa

e dei semi dei frutti. In questi casi

la stima è effettuata comparando

con proporzionalità, la quantità di

frutta asportata o rovinata quindi

non commerciabile e quella rimasta

integra.

I temi analizzati sono molti ed in

modo sintetico, ma se qualcuno è

interessato all’approfondimento di

alcuni, lo scrivente è a completa disposizione,

naturalmente sempre secondo

le proprie conoscenze.


RICERCA

Calamità naturali: dal passato notizie preziose

Già in epoche remote, il Meridione scosso da eventi geologici

Storia, Archeologia, Geologia e Telerilevamento in sinergia per nuovi studi integrati

A Policoro (Mt) il

6/7 ottobre 2010 si

è tenuta la Conferenza

Nazionale

“Testo, Contesto

ed Evento”, organizzata dall’ISPRA

(Istituto Superiore per la Protezione e

la Ricerca Ambientale), in collaborazione

con l’INGV (Istituto Nazionale

di Geofisica e Vulcanologia), l’ASI

(Agenzia Spaziale Italiana), il CNR

(Consiglio Nazionale delle Ricerche)

ed alcune Soprintendenze Archeologiche

ed Università.

Particolare attenzione è stata data al

Meridione d’Italia, ai fenomeni calamitosi

che lo hanno interessato in

epoche remote ed alla pericolosità del

loro possibile ripetersi.

“Puglia, Calabria e Sicilia sono le

Regioni del Sud potenzialmente più

esposte al rischio di maremoti”, ha

spiegato, nel corso del suo intervento,

Giuseppe Mastronuzzi, docente

di Geografia fisica e Geomorfologia

presso l’Università degli Studi di Bari.

“Il Gargano ed il Salento devono

questa suscettibilità alla vicinanza con

Cefalonia e Corfù, mentre la Calabria

meridionale tirrenica soprattutto alla

presenza di vicini apparati vulcanici e

di faglie attive verso Malta. Tuttavia

manca, quasi sempre del tutto, l’informazione

ai cittadini circa la presenza

di tali pericolosità e l’individuazione

di fenomeni di preavviso”.

“La taratura di nuove metodologie,

da adottarsi congiuntamente da parte

della Comunità scientifica, è divenuta

questione strategica per poter

ben leggere ed interpretare le modificazioni

geoambientali intervenute

negli ultimi tre millenni sul territorio

italiano”, ha affermato Mario Aversa,

geografo dell’ISPRA. “La presenza di

una dinamica geostrutturale articolata

ed attiva e la concomitante presenza

di miti e leggende in aree geografiche

particolarmente delicate, come ad

esempio quelle sismiche o vulcaniche,

rappresenta un settore di indagine

purtroppo ancora tutto da sviluppare

il quale delinea scenari di diffusa ed

elevata pericolosità nazionale come

nel bacino del Mar Ionio. Esplorare

il territorio con queste nuove chiavi

significa poter prevenire, conoscendo

tempi di ritorno di eventi a forte

impatto.”

Un’Italia tutta da scoprire, quindi,

partendo dalla sua storia, anche naturale.

Un esempio è stato fornito, nel

corso del suo intervento, da Cosimo

Pignatelli, assegnista di ricerca presso

il Dipartimento di Geologia e Geofisica

dell’Università degli Studi di Bari:

“Gli Annali Civili del Regno delle

Due Sicilie raccontano della caduta di

una meteora di colore igneo nel Golfo

di Taranto, a cui seguì un violento

terremoto e, probabilmente, uno tsunami.

Si tratterebbe della descrizione

dei momenti che seguirono al sisma

avvenuto la notte tra il 24 e il 25 aprile

1836 a Rossano Calabro (CS)”.

Un contributo significativo per chiarire

il complesso puzzle di fenomeni

naturali fortemente impattanti viene

fornito anche dalle più sofisticate

tecnologie satellitari. L’attuale cooperazione

internazionale impegnata

nell’Osservazione della Terra, per

poter soddisfare le crescenti esigenze

della protezione civile nella gestione

sia dei rischi naturali ed indotti

dall’uomo sia delle risorse ambientali

e della sicurezza, richiede, infatti, informazioni

aggiornate e disponibili

tempestivamente. Presso il Centro di

Geodesia Spaziale dell’ASI, situato

a Matera, professionisti altamente

specializzati utilizzano questo tipo di

tecnologie. L’Italia è in grado oggi di

fornire una risposta efficace a tutte

queste necessità con il programma

COSMO-SkyMed, i cui “occhi” hanno

scandagliato l’area più colpita dal

terremoto di Haiti (gennaio 2010),

fornendo materiali utili alla valutazione

dei danni e delle deformazioni

nel terreno.

In definitiva ancora incompleto il

patrimonio di informazioni circa gli

eventi naturali calamitosi avvenuti in

epoche remote. Senza risposta, pertanto,

le numerose domande di storici,

geologi ed archeologi circa eruzioni

vulcaniche, terremoti, collassi gravitativi

e maremoti la cui memoria si è

persa col trascorrere dei millenni.

Un aiuto alla ricostruzione di quanto

accaduto nel nostro Paese ci giunge

dalle leggende, dai prodigi, dai racconti

antichi, presenti come patrimonio

demo-etno-antropologico nazionale

ma, spesso, oscuri e difficilmente

interpretabili. Una nuova metodologia

interdisciplinare, battezzata “Geomitologia”,

permette oggi di reinterpretare

questi preziosi contributi

e di riscrivere alcune pagine di storia

naturale. Fine ultimo, una conoscenza

ancora più ampia, utile a prevenire

episodi che, è noto, si ripropongono

ciclicamente.

Perito Agrario 5/2010 19


CONGRESSO

Perito Agrario 5/2010


CONGRESSO

Perito Agrario 5/2010


REGOLAMENTO

XVII Congresso Nazionale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati

Regolamento

ART. 1

Il Congresso

È indetto il XVII Congresso Nazionale dei Periti Agrari e

dei Periti Agrari Laureati e si svolge sotto gli auspici del

Consiglio Nazionale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari

Laureati.

L’organizzazione del Congresso è affidata alla Commissione

Organizzativa, costituita nell’ambito del CNPA.

Il Congresso si svolge a Marsala (TP) – Complesso Monumentale

San Pietro - nei giorni 27 e 28 aprile 2011.

Il Congresso ha come tema:

La globalizzazione dei mercati 10 anni dopo: il contributo

dei Periti Agrari

Le finalità del Congresso sono lo studio dei futuri scenari

della professione di Perito Agrario, la trattazione di argomenti

di interesse professionale e la definizione delle linee

che il C.N.P.A. dovrà seguire nella sua azione futura.

I lavori congressuali, attraverso la discussione delle tematiche

presentate nel documento proposto dal Comitato

Scientifico, mirano a definire gli indirizzi da proporre alla

Categoria ed alla società.

ART. 2

Lavori congressuali

Il Congresso è presieduto dal Presidente del CNPA o da un

componente dell’Ufficio di Presidenza.

I lavori congressuali si articolano nelle seguenti fasi:

A. presentazione ufficiale del tema congressuale;

B. relazioni ufficiali;

C. presentazione di eventuali contributi allegati, provenienti

dai Collegi Provinciali, dai Coordinamenti e dai

partecipanti ;

D. discussione finalizzata alla verifica e alla convergenza

sulle tematiche;

E. eventuale votazione di ordini del giorno e mozioni.

Ai fini della richiesta di intervento sulle tematiche del Congresso,

i delegati devono entro il giorno 6 aprile 2011, per

iscritto, presentare richiesta corredata dal testo, almeno sintetico,

del contenuto dell’ intervento, tenendo in considerazione

che le memorie o relazioni scritte non potranno superare

le due cartelle dattiloscritte, dovranno essere fornite su

supporto magnetico.

Compete al Comitato di Presidenza ogni decisione in meri-

22

Perito Agrario 5/2010

to alla organizzazione e svolgimento del dibattito.

I lavori si svolgono secondo il calendario allegato al presente

regolamento, salvo le variazioni che potranno essere

decise dal Comitato di Presidenza.

ART. 3

Partecipazione ai lavori congressuali

Al Congresso partecipano di diritto:

a) le rappresentanze dei Collegi Provinciali dei Periti

Agrari e dei Periti Agrari Laureati per mezzo dei propri

delegati secondo quanto specificato dal successivo art.4;

b) i componenti del Consiglio Nazionale dei Periti Agrari e

dei Periti Agrari Laureati, della Consulta e della Fondazione

Periti Agrari;

c) i relatori, le autorità, i rappresentanti degli enti e delle

associazioni che siano stati invitati;

Al Congresso possono altresì partecipare in qualità di

osservatori:

d) i Periti Agrari ed Periti Agrari Laureati iscritti negli Albi

professionali, i tirocinanti e gli studenti degli Istituti Tecnici

Agrari;

e) i familiari dei partecipanti in qualità di

Accompagnatori.

Gli osservatori sono ammessi, in mancanza di prenotazione,

solo fino alla disponibilità di capienza della sala.

ART. 4

Delegati

Al Congresso i Collegi provinciali dei Periti Agrari e dei

Periti Agrari Laureati sono rappresentati dai Presidenti o

dai delegati nominati secondo le decisioni autonomamente

prese in merito.

ART. 5

Articolazione dei lavori documenti congressuali

I lavori del Congresso avranno luogo nelle giornate del 27 e

28 aprile 2011, durante le quali i relatori ufficiali illustreranno

i temi generali.

Durante i lavori saranno ammessi interventi dei Congressisti

e richieste di chiarimenti sugli argomenti trattati.

Le memorie o relazioni scritte, non relative agli interventi

ma da inserire negli atti del Congresso, non potranno superare

le 10 cartelle dattiloscritte ciascuna di 30 righe per 60

battute.

Le relazioni pervenute in tempo utile saranno consegnate ai


delegati ed agli osservatori del Congresso all’atto della loro

registrazione.

Le mozioni dovranno essere, per quanto possibile, sintetiche

e comunque pertinenti ai concetti informativi del tema del

Congresso.

Alla discussione dei temi delle mozioni possono partecipare

i membri dei Consigli dei Collegi provinciali.

Tali documenti, per essere accettati ed eventualmente messi

a votazione, debbono essere proposti al Comitato Scientifico

dattiloscritti e controfirmati in originale da almeno il

10% dei Collegi provinciali.

Le mozioni, per essere accettate e poste in votazione, dovranno

essere presentate all’apposita commissione preposta

al loro esame entro le ore 19.00 del giorno 27 aprile 2011;

le mozioni presentate oltre l’orario sopra definito saranno

respinte dall’apposita commissione.

Il giudizio sulla proponibilità di ogni mozione spetta insindacabilmente

al Comitato Scientifico.

Le mozioni accettate dal suddetto Comitato Scientifico saranno

poste in votazione dall’Ufficio di Presidenza.

Su ciascun documento prima della votazione saranno ammessi

interventi a favore e contrari.

ART. 6

Votazioni

Il diritto di voto spetta soltanto ai delegati presenti al momento

delle votazioni dei singoli documenti; essi hanno diritto

ciascuno ad un voto.

L’eventuale voto sui documenti verrà adottato a maggioranza

degli aventi diritto al voto.

Nel caso in cui i voti espressi, favorevoli o contrari, non superino

la metà dei voti esprimibili dai partecipanti all’Assemblea,

il Comitato di Presidenza dichiara il mancato esito

della votazione.

La votazione avverrà in maniera palese.

ART. 7

Comitato di presidenza con funzioni di garanzia

Il Comitato di Presidenza, che svolge anche la funzione di

Comitato di garanzia, ha la direzione delle discussioni congressuali

con facoltà insindacabile di fissare i tempi e le modalità

degli interventi, nel rispetto del quadro generale dei

tempi di svolgimento dei lavori congressuali, così come in

programma, nonché la direzione e la responsabilità delle

eventuali operazioni di voto.

Il Comitato di Presidenza riceve i documenti finali elaborati

dal Comitato Scientifico Organizzativo, ne verifica l’ammissibilità,

e decide l’ordine di discussione e/o votazione del

Congresso.

Il Comitato di Presidenza è così composto:

- il Presidente del CNPA, con ruolo di presidente;

REGOLAMENTO

- il Vice presidente , Il segretario, il tesoriere del CNPA e

3 componenti designati il giorno 26 aprile 2011 dai delegati

dei Collegi Provinciali in rappresentanza delle aree

geografiche Nord, Centro, Sud;

- il Segretario del CNPA è il segretario del Comitato di

Presidenza;

il Comitato di Presidenza svolgerà le seguenti funzioni;

- verifica delegati presenti;

- esame dei testi delle mozioni per controllarne la corretta

stesura e presentazione, in conformità alle norme

del regolamento, verificarne la stretta aderenza al tema

congressuale, giudicarne la accettabilità e proponibilità

al Congresso, accorpare eventuali testi identici o simili e

respingere le mozioni giudicate non rispondenti a dette

norme;

- esercitare i poteri stabiliti dal presente regolamento.

Le decisioni del Comitato di Presidenza, assunte a maggioranza

dei suoi componenti, sono insindacabili e

inappellabili.

ART. 8

Comitato scientifico organizzativo

Cura la predisposizione dei documenti congressuali e l’organizzazione

congressuale.

Ai fini della rispondenza alla tematica del Congresso, è compito

del Comitato tendere alla unificazione dei documenti

presentati.

Il Comitato, costituito dal Presidente e da 3 Consiglieri Nazionali,

assume l’incarico di gestione della segreteria del

Congresso. Il Segretario del CNPA svolge le funzioni di Segretario

del Comitato.

Compito della Segreteria è quello di predisporre e curare

l’attuazione del piano logistico-finanziario dei lavori congressuali

e di predisporre il calendario del loro svolgimento.

Le decisioni del Comitato Scientifico Organizzativo sono

assunte a maggioranza dei suoi componenti.

ART. 9

Atti del congresso

Gli eventuali atti del Congresso saranno inviati ai

partecipanti.

ART. 10

Norme organizzative

Le norme organizzative sono emanate dal Collegio Nazionale

dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati.

ART. 11

Comitato d’onore

I nominativi dei componenti di detto comitato verranno designati

dal C.N.P.A..

Perito Agrario 5/2010 23


di Luciano Boanini

Per noi diviene

sempre più difficile

il lavoro di

sostenere la ruralità dei

fabbricati. Negli incontri

che si sono susseguiti

con l’Agenzia del

territorio sia a livello

centrale che periferico

anche con le Categorie

a noi vicine dei Geometri e dei Periti

Industriali, i funzionari dell’Agenzia

ci hanno fatto delle aperture e in

molti casi siamo riusciti ad arrivare

a capo delle questioni sollevate. Ma

sotto il profilo della difesa tributaria

del contribuente di fronte alle continue

ed insistenti richieste dei Comuni

in materia di ICI invece siamo

da capo. Nei giorni scorsi sono state

depositate una lunga serie di sentenze

“fotocopie” nelle quali le sezioni

tributarie della Corte di Cassazione

ritengono che la ruralità dei fabbricati

ai fini dell’applicazione dell’Ici

sia applicabile solo per i fabbricati

censiti in categoria “D/10” per i non

abitativi strumentali e nella categoria

“A/6” per i fabbricati rurali abitativi

e che i requisiti dell’articolo 9 del

Dl 557/1993 siano applicabili solo

per le unità non censite. Cito solo le

sentenze n. 7102/2010 - 8845/2010 -

11790/2101 - 12175/2010 - 12176/2010

- 12177/2010 - 12178/2010 -

12182/2010 -12565/2010 - 13563/2010

- 13568/2010. La Corte di Cassazione

a sezioni unite in tema di ruralità di

un fabbricato ricordo che ha sancito

che “la classificazione catastale” è

“elemento determinante per esclu-

24

FISCALITÀ RURALE

La cassazione insiste


dere o affermare l’assoggettabilità

ad ICI di

un fabbricato”. Pertanto

per assurdo solo per

i fabbricati ancora non

censiti può ritenersi legittima

l’applicazione

dei criteri di ruralità

più volte richiamati

dell’art.9 su citato e

che di fronte all’accampionamento

ad esempio del fabbricato nella categoria

catastale “A/2” dovevasi ricorrere

instaurando un contenzioso.

L’Agenzia del Territorio, direzione

centrale catasto a cartografia, di

fronte all’affermazione del suddetto

principio che ovviamente avrebbe

stravolto tutta la logica di accampionamento

catastale dei fabbricati che

Perito Agrario 5/2010

non tiene conto della posizione urbanistica

(rurale, urbano, ecc. ecc.) degli

stessi con una propria nota Prot.

n. 10933 del 26.02.2010 ripercorre

tutte le complesse norme del nostro

ordinamento ed afferma alcuni

principi normativi di orientamento

della giurisdizione. Dopo tale nota si

pensava che i giudici della suprema

Corte a sezioni unite rivedessero la

loro posizione. Invece nulla è stato

aggiunto se non le sentenze sopra citate

nella quali le varie sezioni della

Corte di Cassazione si uniformano

alla Sentenza delle sezioni unite.

A questo punto urge un intervento

legislativo per colmare alcune

lacune:

la prima lacuna che è stata già

segnalata nel corso degli anni da


parte dei Collegi e degli Ordini

Professionali è legata al fatto che

l’attuale sistema catastale sia per i

terreni che per i fabbricati non è

legato alla configurazione urbanistica

del territorio. Infatti, nei terreni:

se una determinata particella

del catasto terreni è agricola o

meno se è edificabile o meno se fa

parte di un centro abitato o meno

non è rilevabile dal nostro catasto.

Per i fabbricati soprattutto abitativi

non è dichiarato lo status di

fabbricato rurale o meno ecc. ecc.

la seconda lacuna è sulle catego-

rie catastali. Mancano adeguate

categorie ed alcune sebbene presenti

non vengono, di fatto, applicate.

Pensate ad esempio nel

comune di Monteroni d’Arbia

(Siena) l’Agenzia del Territorio

non ha inserito la categoria “A/9”

sebbene esistano dei castelli e non

pensa di mettere a posto tale situazione

ma si limita a dire ai tecnici

la categoria non c’è non possa

certo crearla per Voi. Per non parlare

della categoria A/6 oggi viene

raramente riconosciuta in quanto

oggi è fatto obbligo per i fabbricati

abitativi di alcuni standard non


FISCALITÀ RURALE

previsti nella originaria categoria.

Nella nota si dice espressamente

che non si può utilizzare la categoria

A/6 “perché desueta per le

primitive dotazioni impiantistiche

e finiture”.

la terza lacuna è nei D/10 : i fab-

bricati non abitativi strumentali

se il concetto della ruralità deve

essere applicato solo per il sud-

detto serve che effettivamente

l’Agenzia non crei difficoltà al

loro accampionamento e non

tenga delle posizioni rigide sui

fabbricati che possono avere una

duplice attitudine.

Di contro se non si vuole stravolgere

il sistema catastale forse basta dirlo

in modo univoco: il sistema catastale

non ha alcuna rilevanza sulla rurale

e attribuire ad esempio ai Comuni

o alle Provincie l’obbligo di censire

tutti i fabbricati rurali con oggettivi

criteri. Ribadisco con criteri oggettivi:

sono rurali tutti i fabbricati ad

uso agricolo condotti sia con titolo

di proprietà o affitto (purché regolarmente

registrato) da titolari di

partita iva con attività agricola (cod.

Atecofin da n… al n. ). Oppure sono

rurali tutti i fabbricati condotti sia

con titolo di proprietà o affitto (purché

regolarmente registrato) da soggetti

che esercitano l’attività agricola

di cui all’art.2135 c.c. e producano

al Comune il certificato di iscrizione

al Registro delle Imprese (CCIAA).

Solo così una volta per tutte potremmo

scrivere la parola fine sulla

questione.

Perito Agrario 5/2010 25


di Andrea Taddei

Basta con commistioni

fra Periti Agrari e Agrotecnici,

necessita riportare

chiarezza e dire chi

siamo.

Nel luglio scorso mi sono

sentito in dovere, quale

componente del nostro

Comitato Amministratore

in ENPAIA, di scrivere la lettera

al Direttore dell’Agrotecnico ed al

Presidente del Collegio di riferimento

Orlandi; l’unico fine della missiva

era quello di chiedere la chiusura di

una interminabile serie di commenti

e valutazioni verso la nostra Categoria,

a mio pensare impropri, avanzati

dall’Agrotecnico Oggi.

Da tempo ormai mi pongo un interrogativo

al quale non so’ bene dare

risposta.

Nella mia lettera al direttore della rivista,

preliminarmente, ho chiarito la

mia qualifica di Perito Agrario della

26

IO LA PENSO COSÌ


Toscana eletto nella

primavera scorsa nel

Comitato Amministratore

dei Periti Agrari

in ENPAIA su candidatura

nata all’interno

del Coordinamento dei

Collegi della Toscana di

cui da anni il Collegio

di Pistoia ne è componente.

Con educazione ho ringraziato per

essere destinatario, anche se non abbonato

o postulante, della ricezione

mensile della rivista “L’Agrotecnico

Oggi” ma, dopo i dovuti ringraziamenti,

ho voluto anche esprimere le

mie perplessità verso un rovescio della

medaglia per me incomprensibile e

che si sostanzia nell’insoluto dubbio

sul perché una rivista – tecnica - rivolta

a professionisti, critica e valuta

spesso in maniera impropria non potendo

conoscere direttamente i fatti,

su un’altra Categoria che poco ha a

che fare con gli Agrotecnici,

non fosse altro per il

tipo di formazione.

Per capire meglio le motivazioni

che mi hanno

spinto a scrivere porto di

seguito solo alcuni esempi

sugli articoli che, inopinatamente,

ci hanno

coinvolto.

Nel settembre 2009

nell’articolo “Gli Agrotecnici

vanno al voto” per circa

metà del pezzo si parla

in realtà dei Periti Agrari

con tanto di “finale ad ef-

Perito Agrario 5/2010

fetto” - La nuova “alleanza del nord”,

che sembra così essersi formata è

pronta a dire la sua nella gestione della

previdenza, in attesa delle elezioni

per il rinnovo del Collegio Nazionale,

nelle quali certo questo risultato getta

una pesante ipoteca.-

Nel marzo 2010, si definisce “concorr rente” la “categoria dei Periti Agrari”.

Trovando singolare questa paventata

“concorrenzialità” che non ha comprovanti

storiche ho chiesto il perché

dell’assunto.

Ma si che nel territorio nessuna concorrenza

c’è tra le due Categorie? Ed

allora perché esasperare in toni?

L’attenzione verso la nostra cassa di

previdenza prosegue e nel maggio

2010 in un articolo dal titolo “Così i

Periti Agrari”, si apprezza e rileva la

sempre meno disponibilità dei (Periti

Agrari eletti nelle aree del centro e

del sud) ad essere”etero diretti” nelle

scelte fra le quali il COGEPAPI.

Il massimo viene raggiunto nel giugno

2010 in un “pezzo” dal titolo, che

peraltro ritengo al quanto improprio

“Rivendicazione di indipendenza”,

in un corsivo fra parentesi si parla di

scontro fra Collegio Nazionale dei

Periti Agrari e Cassa di Previdenza.

Ma di che scontro si parla? E’ in

grado, mi chiedo, chi scrive di sostenere

documentalmente o con fatti

ciò che viene pubblicato? Quando

mai si è attivato questo scontro tanto

pubblicizzato.

Mi sono chiesto, ed ho domandato

al Direttore de l’AgrotecnicoOggi,

il perché di tanto interesse verso la


mia Categoria, verso il mio Comitato

amministratore in ENPAIA e quindi

verso di me?

Ma, soprattutto ho chiesto grazie a

quale capacità divinatoria il giornalista

riesce a scrivere o ipotizzare cosa

io penso, penserò, farò?

Personalmente non ho mai volto il

pensiero ad altre Categorie od alle

loro casse di previdenza e mi è difficile

capire sul perché di tanto interesse

limitandomi a corretti rapporti interprofessionali,

perché di professioni

diverse si parla, rendiamocene conto.

Ho invitato a “rimettere il treno sui

giusti binari”, ognuno sui suoi, che di

vagoni ben stivati di norme in continua

evoluzione e crisi di mercato ce

ne sono a sufficienza

per tutti, naturalmente

diffidando da pubblicare

miei pensieri non

apertamente dichiarati

o manifestati.

Mi è stato replicato

dandomi dell’ignorante

nell’uso della sintassi

(forse vero) e nei concetti

che sono andati

contro il buon senso – e

questo non è vero – anzi

io sono nel certo.

E questo transeat, quello però che più

mi ha stupito è il fatto che il Direttore

di quella rivista mi ha accusato di

non essere a conoscenza del “fatto,

rilevantissimo, che oppone i due Organi

(CNPA/Cassa) : “Il Collegio dei

Periti Agrari vuole infatti fondere la

Categoria che rappresenta con quelle

dei Geometri e dei Periti industriali

e fondere anche le relative Casse di

Previdenza”.

Ora, premettendo che questo non

risponde al vero in quanto la maggioranza

del Comitato Gestore mai

si è espresso di principio contrario

a Co.Ge.Pa.Pi. ed alla unione con le

altre Categorie, fatto che non coinvolgerebbe

la fusione obbligatoria

delle casse di previdenza, continuo

IO LA PENSO COSÌ

a chiedermi, oltre alla informazione

di cronaca, cosa possa o debba interessare

ciò agli Agrotecnici ed al loro

giornale .......oppure, c’è da chiedersi

quale altro interesse che “ci sfugge”

ci possa essere oppure se la rivista

l’AgrotecnicoOggi non sia strumento

divulgativo e di informazione usato

non solo dagli Agrotecnici .

Non vi sono ad oggi in atto contrapposizioni

belliche fra Cassa e CNPA.

Così come l’incarico dato da parte

del nostro Comitato Amministratore

al Prof. Pandolfo, noto previdenzialista,

affinché approfondisca l’aspetto

di fattività legale di un eventuale

percorso di Collegamento fra le

Casse Previdenza, non deve essere

visto come ostacolo al Co.Ge.Pa.Pi.

ma come punto di partenza per chiarire

tecnicamente se si possa pensare

anche alla unione tra le Cassa di

Previdenza.

Molti, ignorando la situazione, non

sanno che Co.Ge.Pa.Pi. non coinvolge

le casse di previdenza che, però,

se vorranno in piena autonomia, potranno

decidere se unirsi o no.

Ed è questa l’attenzione che, come

rappresentante di molti colleghi in

seno alla cassa, presto alle cose di

casa Periti Agrari.

Al sig. Direttore dell’ Agrotecnico-

Oggi quindi non posso che rispondere

che io sono “vigile”, non pensi a

me, pensi ad altro...

Chi invece dice diversamente tenta

di proporre alternative non veritiere

alla realtà che ci vede impegnati a

studiare la situazione e non comparse

in una questione di grande attualità

per la Categoria.

Il Direttore Bertazzoni termina poi il

suo articolo interpretando “dall’esterno”

a suo piacimento anche il Convegno

di Verona del maggio scorso

andando a collegare l’assenza del

Consiglio Nazionale con una posizione

“conflittuale” con i componenti

del Comitato Amministratore sul

CoGePaPi.

Qui si è parlato sì anche dell’ipotesi

fusione Collegi e Collegamento

fra Casse o altro, ma non certo in

toni conflittuali. Da quell’incontro

purtroppo, già che se

vuole parlare, avrei

auspicato un maggiore

interesse da parte della

base. Ho visto infatti

presenziare una cinquantina

di colleghi a

fronte di svariate centinaia

di iscritti alla Cassa

e rappresentanze di

poche unità di Collegi

Provinciali. Se qualcosa

si vuole andare proprio

a cercare da ciò è

magari una non grande comunicabilità,

nient’altro senza andare quindi a

disturbare “fantasmi” di mal rapporto

e conflitti inesistenti !

Basta con illazioni, presunzioni, deduzioni,

ipotesi ..... parliamo di fatti

e verità e, soprattutto, che ognuno

guardi a casa propria .....

Concludo con una domanda: ma a

quanti di Noi Periti Agrari interessa o

potrebbe interessare di eventuali divergenze

in casa degli Agrotecnici o

problematiche circoscritte al loro Collegio

o alla loro Cassa Previdenza?

Rispondo per me stesso: assolutamente

niente se non che li vedo sempre

più spingersi verso competenze già

nostre e guardano in continuazione

in casa nostra dai vetri delle finestre.

Perito Agrario 5/2010 27


di Giuseppe Giordano

Il giorno 29 Settembre

si è tenuto a

Roma presso l’Istituto

Tecnico Industriale

“Galileo Galilei” il seminario

di studio su “Il

ruolo e gli ordinamenti

degli Istituti Tecnici Superiori”.

Un momento

organizzato dall’Istituto

di Istruzione Superiore “Quintino

Sella” di Biella con la collaborazione

del Galilei che ha ospitato l’evento.

Una riunione di alta valenza tecnica

organizzata con l’obiettivo di presentare

l’ipotesi di impianto degli

ordinamenti didattici ai fini della

predisposizione del regolamento da

emanare ai sensi dell’art. 4, comma

III, del d.P.C.M. 25 Gennaio 2008.

Un momento di raccoglimento all’interno

del quale si sono confrontati

diversi addetti ai lavori che hanno

preso spunto per riflettere sugli ITS

dall’esperienza del Programma “Industria

2015”, finalizzato alla promozione

dell’innovazione

industriale.

Erano presenti Giuseppe

Tripoli, Capo del dipartimento

per l’impresa e l’internazionalizzazione

del

Ministero dello Sviluppo

Economico, Maria Grazia

Nardiello, Direttore Generale

per l’istruzione e la formazione

tecnica superiore

e per i rapporti con i sistemi

formativi delle Regioni,

Vincenzo Zedda, responsabile

politiche industriali

28

ISTRUZIONE

Istruzione Tecnica Superiore

per l’impresa ex I.P.I.

del Ministero dello Sviluppo

Economico, Michele

Pellerey, esperto,

Giovanni Biondi, Capo

del Dipartimento per

la programmazione e

la gestione delle risorse

umane finanziarie e

strumentali – MIUR,

Alessandro Schiesaro, Coordinatore

della segreteria tecnica per le politiche

della ricerca – MIUR.

A partecipare e offrire i loro interventi

e contributi c’erano anche soci

fondatori degli Istituti Tecnici Superiori

previsti dai piani territoriali delle

Regioni, rappresentanti delle parti

sociali, delle Regioni e degli Enti

Locali, degli istituti di ricerca e dei

ministeri interessati e molti Dirigenti

Scolastici. Naturalmente non potevano

mancare Bottaro, Savoldi e Jogna,

Presidenti dei Collegi Nazionali delle

professioni tecniche.

A coordinare i lavori Michele Dau

Perito Agrario 5/2010

Vice Segretario Generale CNEL.

La mattinata è iniziata con l’analisi

da parte della Dr.ssa Maria Grazia

Nardiello degli ITS (Istituti Tecnici

Superiori) intesi come “scuole speciali

di tecnologia”, nati dall’esigenza

di formare tecnici superiori per l’efficienza

energetica, la mobilità sostenibile,

le nuove tecnologie della vita

e per il Made in Italy, per le tecnologie

innovative per i beni e le attività

culturali e le tecnologie dell’informazione

e della comunicazione.

Un brevissimo salto indietro, gli ITS

sono stati introdotti nell’ordinamento

nazionale dal decreto del Presidente

del Consiglio dei Ministri il 25

Gennaio 2008 (di seguito denominato

dPCM) in attuazione della Legge

Finanziaria 2007.

Ma adesso entriamo nel vivo degli

Istituti Tecnici Superiori, partendo

da quello che prevede lo standard

organizzativo in base al quale gli ITS

sono fondazioni di partecipazione

con personalità giuridica nazionale e

possono essere costituiti

solo se previsti dai piani

territoriali delle Regioni.

I percorsi degli ITS hanno

le caratteristiche organizzative

previste all’art. 4

del dPCM (come tirocini

obbligatori, se necessari

anche all’estero, per almeno

il 30% del monte orario

complessivo, un 50%

dei docenti provenienti

dal mondo del lavoro con

esperienza specifica di almeno

5 anni, una struttu-


a modulare e molto altro ancora).

Una domanda ora sorge subito spontanea…Come

si accede ai percorsi

degli ITS? Per accedervi è necessario

essere in possesso di diploma di

istruzione secondaria superiore.

In relazione a ciascuna figura ITS,

con il decreto di cui all’art. 4, comma

3 del dPCM, sarà stabilita la specifica

correlazione con il tipo di diploma

posseduto.

Gli obiettivi degli ITS sono sicuramente

diversi ed operano sulla

base dei piani triennali, negli ambiti

e secondo le priorità indicati dalla

programmazione regionale, in primis

tendono ad ASSICURARE con

continuità l’offerta di tecnici superiori

a livello post-secondario in relazione

a figure che rispondano alla

domanda proveniente dal mondo del

lavoro pubblico e privato in relazione

alle aree strategiche per lo sviluppo

economico del Paese, SOSTEN-

GONO l’integrazione tra istruzione/

formazione/lavoro e le misure per

l’innovazione e il trasferimento tecnologico

alle piccole e medie imprese,

DIFFONDONO cultura tecnica e

scientifica, PROMUOVONO l’orientamento

dei giovani e delle loro famiglie

verso le professioni tecniche

e infine STABILISCONO organici

rapporti con i fondi interprofessionali

per la formazione continua dei

lavoratori nel rispetto delle competenze

delle parti sociali in materia.

Ovviamente per fare bene tutto que-

ISTRUZIONE

sto sarà necessario formare

delle task force di docenti

ed esperti in grado di orientare

gli studenti alle professioni

tecniche e preparare

allo stesso tempo gli studenti

agli ITS realizzando

anche una partecipazione

effettiva e forte sia istituzionale

che sociale.

Lo standard previsto dei

percorsi ITS di media è

della durata di 4 semestri

(1800/2000 ore), possono durare sei

semestri solo nell’ambito di specifiche

convenzioni con le Università.

Il titolo finale previsto da questo

exursus è un diploma di tecnico superiore

con l’indicazione dell’area

tecnologica, della figura nazionale di

riferimento (V livello EQF per i percorsi

di quattro semestri).

Il diploma sarà rilasciato sulla base

del modello nazionale (da definire

con il regolamento di cui all’art. 4,

comma 3, del dPCM), previa verifica

finale delle competenze acquisite

dagli studenti che hanno frequentato

i percorsi degli I.T.S. per almeno

l’80% della loro durata complessiva.

La verifica sarà effettuata da commissioni

costituite dagli istituti tecnici

o professionali enti di riferimento

degli istituti tecnici superiori.

Importante è stabilire che i diplomi

di tecnico superiore costituiscono

titolo per l’accesso ai pubblici concorsi,

mentre ai fini del

riconoscimento dei crediti

acquisiti in esito ai percorsi

ITS, per l’accesso alle

Professioni di Agrotecnico,

Geometra, Perito Agrario

e Perito Industriale, si fa

riferimento a quanto previsto

dal DPR. n. 328/2000,

art. 55, comma 3.

Il disegno di legge in materia

di riorganizzazione

delle università, approvato

dal Senato il 29 Luglio

2010 e attualmente all’esame della

Camera, contiene apposite disposizioni

riguardanti la possibilità di

costituire “federazioni” tra gli ITS e

le università e il riconoscimento dei

crediti acquisiti dagli studenti a conclusione

dei percorsi realizzati dagli

ITS nell’ambito dei progetti attuati

con l’università. Questi accordi rappresenteranno

uno strumento essenziale

per realizzare percorsi integrati

che andrebbero collegati, sin dal momento

della loro progettazione, con

le lauree di primo livello.

L’innovazione sicuramente risiede

nel fatto che i percorsi ITS devono

formare tecnici superiori con una visione

di sistema del contesto tecnico

e tecnologico in cui operano, in grado

di offrire un contributo innovativo

per valorizzare le vocazioni del territorio

e competere in differenti contesti

internazionali anche nell’ambito

dei processi lavorativi delocalizzati.

L’elenco delle aree tecnologiche di

riferimento degli ITS è aggiornato

ogni triennio per effetto dell’eventuale

introduzione di nuove aree

tecnologiche e/o dell’aggiornamento

e modifica delle aree esistenti, in applicazione

dell’articolo 46 della Legge

23 Luglio 2009, n. 99 (disposizioni

per lo sviluppo e l’internazionalizzazione

delle imprese).

Un breve riassunto di quella che è

stata una giornata intensa e ricca di

approfondimenti.

Perito Agrario 5/2010 29


di Maurizio Arduin

La fattoria didattica

è un’azienda

agricola che ottiene

un reddito dagli

ospiti che la visitano.

Gli ospiti sono divisi in

due categorie principali:

alunni e studenti accompagnati

dai propri

maestri e professori oppure

bambini accompagnati dai loro

genitori, famiglie, tecnici, ecc.

La visita può essere giornaliera (anche

alcune ore) oppure prolungarsi

per un periodo di soggiorno più o

meno breve.

Scopo della fattoria didattica, o del

centro pilota, è quello di far conoscere

uno o più aspetti specifici della

attività aziendale, dell’ambiente rurale

e naturalistico del territorio che

circonda l’azienda.

Il Centro pilota è invece un’azienda

agricola con le stesse finalità ma

30

AZIENDA MULTIFUNZIONALE

Fattoria didattica e Centro pilota

dove le attività aziendali

non solo sono legate

alla tradizione ma

sono anche un momento

di approfondimento

a livello regionale o

nazionale.

Per trasferire queste

conoscenze l’azienda

deve attivare dei percorsi

didattici specifici che possono

essere così sintetizzati:

- visitare coltivazioni, allevamenti

e attrezzature dell’azienda;

- consentire di assistere allo svolgersi

concreto di attività agricole

e artigianali;

- visitare luoghi di interesse naturalistico

per l’osservazione florofaunistica

e geologica;

- fornendo spiegazioni tramite

personale adeguatamente preparato:

giornate a tema;

- distribuendo documentazione

Perito Agrario 5/2010

che prepari, accompagni e integri

la visita alla fattoria didattica.

Il percorso didattico può comprendere

anche diversi dei modelli sopra

indicati.

Nelle Fattorie Didattiche si impara

in maniera viva e attiva; si tratta

di aule all’aperto dove i ragazzi

imparano a conoscere la vita degli

animali e l’origine dei prodotti che

consumano.

La fattoria didattica è l’occasione

di poter osservare direttamente la

provenienza del cibo. I fagiolini non

nascono dentro un barattolo, come

spesso pensano i bambini delle grandi

città. E il vino non si forma dentro

una bottiglia, ma ha origine da grappoli

d’uva che sono appesi ai tralci di

una vigna.

Attraverso l’educazione in fattoria

didattica si promuove, con azioni

concrete, l’apprendimento e la comprensione

dei fenomeni naturali e

dei cicli biologici, la riscoperta della

cultura contadina, che da sempre

è stata legata all’alternanza delle

stagioni e allo scorrere del tempo

biologico.

Sono tante le possibilità di imparare

nelle scuole di ecologia all’aperto.

Quanto entusiasmo manifestano i

bambini alla vista di un qualsiasi animale

da cortile, come oche, anatre,

conigli. O quando vedono vacche,

cavalli, pecore, asini liberi o in stalla.

Pensate all’esperienza di raccogliere

le uova nel pollaio, oppure lavorarne

il latte per produrre formaggio, burro

o ricotta.

Ogni prodotto diventa un labora-


torio e quindi uno strumento educativo

che apre la mente a piccoli

universi, così vicini ma quasi sempre

inesplorati: il grano nasce dal seme;

dalla pianta si ottiene il chicco e dai

chicchi la farina; dalla farina il pane.

La fattoria didattica è l’ambiente

ideale per far conoscere gli animali

selvatici e il modo di proteggerli. Ciò

che determina la presenza degli animali

selvatici (come cince, rondini,

rapaci notturni, ricci, pipistrelli, anfibi

ed insetti ‘utili’) all’interno di un

territorio naturale o urbanizzato che

sia, è la disponibilità alimentare. Poi

è indispensabile un luogo dove possono

rifugiarsi, riposare e riprodursi.

Pertanto dare da mangiare agli animali

o costruire nidi e tane artificiali,

permette di poterli osservare da vicino,

aiutarli a superare l’inverno ed

incrementare la presenza di animali

amici utili nella lotta biologica.

L’organizzazione della propria

azienda come fattoria didattica offre

infatti a chi la gestisce interessanti

opportunità:

- promuove l’azienda e i suoi prodotti

contribuendo allo sviluppo

della vendita diretta e della ristorazione

agrituristica;

- costituisce una significativa fonte

di reddito, anche perché le visite

si svolgono prevalentemente in

periodi di bassa stagione e comunque

durante la settimana,

poco interferendo anche con

AZIENDA MULTIFUNZIONALE

l’eventuale organizzazione di altre

attività agrituristiche;

- stimola la creazione, nell’azienda

agricola, di nuove professionalità,

consentendo di valorizzare

eventuali attitudini culturali e

pedagogiche presenti nel gruppo

di conduzione dell’azienda (famiglia,

cooperativa, ecc.).

Attività con le scolaresche

Per i ragazzi è importantissimo

fare esperienze pratiche e non solo

teoriche.

E’ per questo che tante scuole escono

dalle aule e fanno esperienze

concrete, all’aperto, a contatto con

gli ambienti naturali, con gli animali,

con gli alberi, respirando a pieni polmoni.

Le fattorie didattiche portano

le scuole all’aperto: un luogo ideale

per offrire veri e propri itinerari

di educazione ambientale nei quali

scoprire il mondo che ci circonda attraverso

l’uso di tutti i sensi.

Fare scuola all’aperto ha un profondo

significato educativo: significa

ritrovare i collegamenti, ricostruire

il legame col mondo naturale, col

mondo agricolo, organizzato sul fare

e sull’uso intelligente delle mani.

Attività con le famiglie

Con le scolaresche l’attività didattica

è concentrata solo in pochi mesi

dell’anno e l’impegno, durante le visite,

è notevole.

Una fattoria didattica può essere

pensata anche per le famiglie che

hanno a loro disposizione solo 2 o

3 ore per passare qualche momento

con i figli a contatto con la natura e

le tradizioni. In questo caso la fattoria

didattica deve essere “progettata”

consentendo una visita senza la

presenza dell’agricoltore lasciando

le informazioni a pannelli illustrativi

e alla sensibilità dei genitori.

Questo tipo di fattorie didattiche lavorano

tutte le settimane dell’anno

e permettono di seguire le stagioni

con i loro mutamenti e con le loro

bellezze.

Una fattoria didattica “progettata”

per le famiglie favorisce anche una

notevole valorizzazione delle produzioni

aziendali, e di quelle delle

aziende limitrofe, che possono essere

offerte ai visitatori.

Pianificazione dell’attività didattica

l’organizzazione dei percorsi formativi

e la caratterizzazione della fattoria

didattica non deve essere al caso

e tanto meno all’improvvisazione. È

necessario. Innanzitutto, individuare

l’obiettivo economico dell’azienda

agricola e su questo costruire la

fattoria didattica. Se dagli educatori

la fattoria didattica è vista come

momento di crescita e contatto con

le realtà da parte dell’imprenditore

agricolo la fattoria didattica è un’opportunità

di reddito da non sottovalutare

e da non banalizzare.

Perito Agrario 5/2010 31


di Rosaria Bianco

voluto

mettere

“Abbiamo

insieme, per

la prima volta in Italia, il

Sistema Paese per portare

all’interno della PAC

le istanze dell’agricoltura

nazionale. Siamo particolarmente

soddisfatti per

essere riusciti a farlo qui

a Bari nell’ambito della

Fiera del Levante. Sono rammaricato,

però, per l’assenza oggi del Ministro

Galan, ad un confronto atteso da tutto

il mondo agricolo e strategico per

il futuro ruolo dell’Agricoltura italiana”.

Così il Coordinatore nazionale

della Commissione Politiche Agricole

Dario Stefàno ha aperto i lavori

della prima conferenza nazionale di

ascolto sulla riforma della Politica

agricola comunitaria, a cui

hanno partecipato il Presidente

della Commissione Agricoltura

del Parlamento Europeo Paolo

De Castro, il sottosegretario

alle Politiche Agricole Antonio

Buonfiglio e i rappresentanti

nazionali di tutte le Organizzazioni

di Categoria.

Dalla Puglia, dunque, partono

le prime proposte in vista della

riforma della Pac: “Come Sistema

delle Regioni – ha continuato

Stefàno – oggi vogliamo

ascoltare la voce dei protagonisti,

compresi quella delle Associazioni

di Categoria, in prima

linea nell’affrontare le problematiche

del mondo agricolo”.

Un mondo agricolo che pre-

32

POLITICA AGRICOLA

Riforma della PAC

senta caratteristiche ed

aspettative diverse ma

l’obiettivo, rimarcato

oggi da tutti, è quello di

giungere ad un “Pacchetto”

unitario di proposte

per l’Italia per giungere

ad una nuova PAC più

rispondente alle nuove

esigenze dell’agricoltura

e meno burocratica, per

evitare di caricare di ulteriori oneri

le imprese italiane.

“Tra le priorità – ha sottolineato Stefàno

– certamente quella legata ad un

maggiore impegno dell’UE nell’efficientare

la rete dei controlli sull’intero

territorio comunitario, per evitare

illeciti nell’introduzione di prodotti

da Paesi Terzi non conformi alle nor-

Perito Agrario 5/2010

me, che i nostri produttori sono tenuti

ad osservare, in termini di standard

di qualità e sicurezza alimentare.

Le Organizzazioni Professionali

hanno tutte evidenziato la preoccupazione

per l’eventuale ridimensionamento

del budget assegnato

all’agricoltura nel bilancio comunitario

e per la ridistribuzione della relativa

quota anche tra le nuove Nazioni

di recente ingresso nell’UE. Sui

princìpi che regolano il sistema degli

incentivi si sono espresse per una

sostanziale modifica che rimuova gli

squilibri territoriali che, in passato

e ancor oggi, penalizzano le produzioni

mediterranee rispetto a quelle

continentali. E’ stata anche auspicata

l’introduzione di meccanismi ed elementi

per il corretto funzionamento


del mercato e per rendere più stabile

l’andamento dei prezzi.

Il sottosegretario Buonfiglio, nel

rimarcare l’utilità di questa prima

occasione di confronto, ha precisato

che “L’Italia, storicamente, non ha

avuto, finora, una vera e propria Politica

Agricola Nazionale. Se non si è

ancora avviato un tavolo sulla PAC

non è solo responsabilità del Governo.

Le cause vanno ricercate anche in

una azione frammentaria del Parlamento

e delle Organizzazioni

Professionali. C’è tuttavia da

registrare un cambiamento

di “clima” rispetto al 2005

quando vi erano le pressioni

delle grandi lobbie. Oggi c’è

un clima culturale più positivo.

Certamente le risorse non

potranno essere ritoccate in

basso. Non possiamo perdere

questa occasione per destinare

finalmente le risorse agli

agricoltori, a coloro cioè che

lavorano la terra”.

“L’attuale momento – ha detto

il presidente De Castro nel

suo intervento conclusivo – è

molto delicato, in gioco ci sono

risorse importanti che ci devono

vedere protagonisti a tutti

i livelli. Il sistema istituzionale

POLITICA AGRICOLA

italiano deve assolutamente lavorare

in sintonia per non perdere una fondamentale

occasione strategica per

dare risposte a grandi problematiche,

come la sicurezza alimentare, l’inquinamento,

l’approvvigionamento

dell’acqua”.

“La Pac – ha specificato De Castro –

ridistribuirà le risorse secondo nuovi

criteri con effetti enormi sui territori.

Non ci sarà più alcun riferimento ai

“premi” storici, ma verranno intro-

dotti criteri nuovi di trasparenza, di

equità, di giustizia che terranno conto

della qualità delle colture e del

lavoro”.

“Siamo tutti impegnati – ha concluso

De Castro – nel riportare al centro

della riforma il tema del reddito

degli agricoltori, che soffrono più di

altri gli effetti di un mercato ancora

senza regole. Per questo abbiamo bisogno

di un protagonismo nuovo del

Sistema Italia”.

OGM

I Presidenti delle Regioni hanno fatto propria la posizione degli Assessori all’Agricoltura in merito alle colture

transgeniche. Lo rende noto l’Assessore della Regione Puglia Dario Stefàno che, quale coordinatore della Commissione

Politiche agricole, ha relazionato oggi a Roma nella Conferenza dei Presidenti, sull’ordine del giorno approvato

all’unanimità il 30 settembre scorso. Ordine del giorno che, commenta Stefàno, “consegna al governo una

posizione solida delle Regioni in tema di OGM”.

L’ordine del giorno chiede al Ministro Galan di vietare la coltivazione del Mais MON 810 e della patata Amflora,

di procedere cioè con l’esercizio della clausola di salvaguardia ai sensi dell’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE

del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi

geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CE del Consiglio, così come recepita dall’articolo 25 del

decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224.

“La posizione attuale delle Regioni – aggiunge Stefàno – a cui la Costituzione riconosce la competenza assoluta su

questo tema, è di ferma contrarietà rispetto alla autorizzazione della coltivazione degli organismi geneticamente

modificati sul territorio nazionale, ed impegnano il Ministro Galan a rappresentare tale posizione, anche in occasione

delle riunioni in sede comunitaria.

Perito Agrario 5/2010 33


34

TRASPARENZA ALIMENTARE

Dal Salone del Gusto un monito ad UE ed aziende


di Rosaria Bianco

Un Presidio in Europa contro le agropiraterie:

parte dal Salone del Gusto

di Torino la richiesta all’Ue, per arginare

un fenomeno che danneggia

il Made in Italy agroalimentare e le

aziende che hanno sposato la filosofia

della qualità. A lanciarla, il coordinatore

degli Assessori all’Agricoltura

d’Italia, assessore della Regione Puglia

Dario Stefàno, relatore all’incontro

odierno organizzato da Slow Food

e Ismea, in cui sono stati presentati i

risultati dell’ indagine condotta dall’

Istituto di Servizi per il Mercato

Agricolo Alimentare “Produzione

Dop e Igp: consumi,

fatturato, export e mercati”.

L’Italia guida la classifica europea

per numero di marchi

certificati: con ben 213, su un

totale di 938, distanzia Francia

(176) e Spagna (140) con

un tasso di crescita doppio

rispetto al dato medio europeo.

Un fenomeno, quello

delle Dop e delle Igp italiane,

in forte espansione numerica,

confermata anche dall’ultima

indagine strutturale dell’Istat:

82.120 operatori

tra produttori e trasformatori,

138.900

ettari utilizzati e

47.300 allevamenti.

Cifre, e questo è il

dato su cui riflettere,

che non si traducono

però in un

altrettanto importante

incremento

di fatturato, se non

i pochi casi. Oltre

l’80 per cento del giro d’affari rimane,

infatti, concentrato su una decina

di grandi marchi, mentre la gran parte

delle produzioni sviluppano fatturati

molto limitati, spesso solo a livello

locale.

Così come, mentre cresce il numero

dei prodotti insigniti dal marchio,

diminuisce il volume dei prodotti

certificati. L’unico balzo in avanti

è registrato dall’olio d’oliva con un

più 21,7%. Sul fronte della domanda

interna, il trend dei consumi italiani

Perito Agrario 5/2010

continua ad evidenziare qualche difficoltà

per Dop e Igp, il cui ruolo sugli

acquisti domestici diminuisce, così

come continua a mutare la struttura

delle vendite al dettaglio: scendono

supermercati e dettaglio tradizionale,

ma crescono ipermercati(+11%) e soprattutto

discount (+18%).

L’unico dato positivo giunge dall’estero:

le vendite oltrefrontiera hanno

sfiorato nel 2009 il valore di 1,3 miliardi

di euro, mettendo a segno un +

15%. A crescere di più i formaggi Dop

(+11,5%), i prodotti a base di carne (+

21,6), l’ortofrutta (+ 18,3%) e soprattutto

l’olio d’oliva con +96,1% (soprattutto

verso i Paesi extra-UE).

Pochi marchi, concentrano oltre il

90% dell’export, come Grana Padano,

Parmigiano Reggiano, Prosciutto

di Parma o le Mele dell’Alto Adige:

“bandiere nazionali in tutto il mondo

– ha sottolineato Stefàno - perché

ormai brand riconoscibili, al di là del

marchio certificato, che nasce per

tutelare le produzioni dalle imitazioni,

ma non come strumento

di promozione come spesso,

purtroppo, è ancora interpretato

dai produttori”. La proliferazione

dei marchi, dunque,

non è un fatto di per sè positivo,

anzi a volte crea confusione

nei consumatori. La

ricetta, dunque, sembra essere

quella di razionalizzare: meno

marchi e maggiore aggregazione

tra i produttori (non a

caso la classifica delle vendite

è guidata esclusivamente dai

Consorzi).

In tal senso, il coordinatore


Stefàno non ha dubbi: “nella nuova

PAC chiederemo un maggiore ruolo

per le Organizzazione dei Produttori,

perché l’obiettivo è quello di aiutare

le piccole aziende impegnate nel

percorso della qualità e della tradizione

a stare insieme e condividere

strategie di marketing internazionali.

Perché, davanti al Titano del mercato

globale, il piccolo produttore da solo

non ce la può fare”.

“Così come non ce la può fare – continua

Stefàno - ogni singolo Stato

membro, e ancor meno le Regioni, a

combattere la battaglia altrettanto

titanica contro le agro-piraterie, vera

spina nel fianco delle nostre aziende.

L’Ue deve rendere la maglia dei controlli

omogenea e prevedere meccanismi

che impediscano l’ingresso da Paesi

terzi di prodotti che non rispettano

gli stessi standard di qualità e sicurezza

alimentare. Per questo occorre un

Presidio UE ad hoc”.

“Quella della razionalizzazione dei

marchi però– conclude Stefàno – è

una battaglia anche territoriale. Alle

imprese pugliesi chiedo di non rimanere

da soli, i prodotti di punta del

Made in Italy parlano chiaro: uniti e

con oculate strategie di marketing internazionale

si può vincere la sfida del

mercato globale e superare con successo

l’attuale crisi”.

TRASPARENZA ALIMENTARE

L’AGRIGELATO : DALLA STALLA AL CONO

L’agrigelato dalla stalla al cono è

una realtà ormai consolidata ed è

stato presente per tutta la durata del

Salone del Gusto di Torino organizzato

dal Slow Food.

E’ un prodotto esclusivo ottenuto

dal latte di alta qualità munto nella

cascina San Pé di Poirino (Torino),

finalista del concorso Oscar green,

che lo arricchisce utilizzando i migliori

ingredienti, ovviamente naturali

e gran parte della produzione

del proprio frutteto.

L’agrigelato è una delle tante esperienze

della produzione Made in Italy

a chilometri zero che, secondo uno

studio della Coldiretti, ha sviluppato

in Italia un fatturato di 3 miliardi

di euro all’anno tra pizzerie, osterie,

ristoranti, mense, vinerie, botteghe,

pescherie che offrono solo prodotti

locali. Si tratta di un fenomeno in

controtendenza rispetto alla crisi generale

che coinvolge 63mila cantine,

malghe, frantoi e imprese agricole

attraverso spacci aziendali, chioschi,

bancarelle, sagre e oltre 600 mercati

degli agricoltori di Campagna Amica.

Sempre secondo l’indagine Coldiretti-Swg

una maggioranza assoluta del

53 per cento degli italiani preferisce

acquistare prodotti alimentari locali

e artigianali che battono nettamente

le grandi marche, le quali si fermano

al 10 per cento.

La vittoria del prodotto legato al

territorio è sancita dal fatto che oltre

due terzi degli italiani (68 per cento)

si sentirebbero più garantiti da un

marchio degli agricoltori italiani rispetto

al marchio industriale (11 per

cento) e a quello della distribuzione

commerciale (10 per cento).

Si tratta di una opinione confermata

dal fatto che nel 2010 si è registrato

un vero boom degli acquisti diretti

dai produttori dove compra regolarmente

il 17 per cento degli italiani

con un aumento record del 55 per

cento.

Favorire la presenza di prodotti locali

nei punti vendita è anche l’obiettivo

del progetto per una Filiera agricola

tutta italiana della Coldiretti per arrivare

ad offrire prodotti alimentari

al cento per cento italiani firmati dagli

agricoltori e al giusto prezzo tramite

la più estesa rete commerciale

nazionale che coinvolge i mercati di

campagna amica, i punti di vendita

delle cooperative, i consorzi agrari,

agriturismi e aziende agricole, ma

coinvolgerà anche la rete della ristorazione

a chilometri zero e la distribuzione

che intenderà partecipare.

Fonte: Coldiretti

Perito Agrario 5/2010 35


36

Collegio di

Savona

A seguito delle elezioni avvenute nel

giorno 15 Settembre 2010 il nuovo Consiglio

del Collegio risulta così composto:

Consiglio del Collegio

Presidente Antonio Michelucci

VicePresidente Mauro Oliva

Segretario Antonio Talarico

Tesoriere Daniele Caparvi

Consigliere Francesco Rapa

Collegio dei Revisori dei Conti

Presidente Augusto Torelli

Membro Eff. Domenico Dellavalle

Membro Eff. Angelo Pareto

Membro Supp. Sergio Lanteri

Al via il Corso di Idoneità Fisiologica

all’Assaggio dell’Olio

d’Oliva di primo livello per

assaggiatori di olio di oliva, il corso

che si terrà presso la sede del Collegio

Provinciale dei Periti Agrari e Periti

Agrari Laureati della provincia di Caserta

sita in piazza Roma n. 79, inizierà

martedì 19 Ottobre alle ore 15.00. Il

corso è organizzato dalla Associazione

Produttori Olivicoli Irpini con sede

in Avellino in collaborazione con il

Collegio Provinciale dei periti Agrari e

Periti Agrari Laureati della Provincia

di Caserta. Il corso, condotto da Capi

Panel e da docenti altamente qualificati,

avrà la durata

di 36 ore

distribuite in

sei giornate,

suddivise in

lezioni teoriche,

pratiche

e prove selettive

per la valutazione

dei

partecipanti.

VITA DEI COLLEGI

Perito Agrario 5/2010

Collegio di

Rovigo

A seguito delle elezioni avvenute nel

giorno 19 Ottobre 2010 il nuovo Consiglio

del Collegio risulta così composto:

Consiglio del Collegio

Presidente Gianfranco Rezzadore

VicePresidente Mauro Brasolin

Segretario Gianfranco Baretta

Tesoriere Davide Previato

Consigliere Davide Avanzi

Consigliere Vincenzo Guerzoni

Consigliere Sante Toso

Collegio dei Revisori dei Conti

Presidente Emanuela Finotello

Membro Eff. Claudio Bellan

Membro Eff. Bernardo Bombonato

Membro Supp. Romano Rampazzo

Al termine verrà rilasciato regolare attestato

di esperto assaggiatore di olio

di oliva che consentirà di partecipare

al corso di secondo livello. L’obiettivo

è quello della formazione, selezione e

qualificazione di assaggiatori di olio di

oliva al fine di costituire un comitato

professionale per l’assaggio, per la valutazione

e la classificazione degli oli

d’oliva, secondo le normative nazionali

vigenti (D.M. 30 Luglio 2003, Circolare

Mi.P.A. n. 5 del 18.6.1999; Reg. CE

640/2008). Inoltre il corso intende approfondire

la conoscenza del sistema

percettivo in modo da formare figure

professionali in grado di valorizzare e

pubblicizzare gli aspetti organolettici

dell’olio prodotto nell’area individuata

dal disciplinare di produzione elaborato

dal comitato promotore dell’olio

di oliva extravergine Terre Del Matese.

Grazie alla fattiva collaborazione del

Collegio Provinciale dei Periti Agrari

e Periti Agrari Laureati della Provincia

di Caserta è stato possibile organizzare

il corso al quale parteciperanno

professionisti e operatori del settore

Collegio di

Benevento

A seguito delle elezioni avvenute nel

giorno 11 Settembre 2010 il nuovo Consiglio

del Collegio risulta così composto:

Consiglio del Collegio

Presidente Cristiano Fontanarosa

VicePresidente Pellegrino Marchese

Segretario Domenico Calvanese

Tesoriere Luigi Del Ciampo

Consigliere Maria Rosaria Pecoraro

Collegio dei Revisori dei Conti

Presidente Rosario Biondi

Membro Eff. Nicola Tucci

Membro Eff. Angelo De Conno

Membro Supp. Claudio Palladino

che tratteranno argomenti su :

ni

di oliva ;

miche,

della difesa della pianta e

delle varietà sulle caratteristiche

qualitative dell’olio d’oliva;


controllo di processo;

ne

della qualità;


dell’olio di oliva;

scrizione

delle caratteristiche positive

e negative degli oli vergini;

Responsabile del Corso è la Dott.ssa

Maria Luisa Ambrosino, Capo Panel

presso CCIAA di Napoli.


AGENZIA AG A

DEL TERRITORIO

A) Provvedimento del Direttore

dell’Agenzia g del Territorio 16

settembre 2010, Disciplina delle

modalità di consultazione telematica

delle planimetrie catastali

da parte dei soggetti abilitati alla

presentazione telematica degli

atti di aggiornamento catastale.

NEWS

ESAMI E DI ABILITAZIONE

ALL’ESERCIZIO A

DELLA PRO-

FESSIONE F

– SESSIONE UNICA

2010 2 –: sono concluse le video-lezioni,

organizzate dalla Fondazione Periti Agrari A in collaborazione con il CNPA

e tenute a favore dei tirocinanti e di tutti i Periti Agrari il :

- 23 settembre u.s. – dal Per.Agr. Roberto Pierini - “Il catasto” –

- 28 settembre u.s. – dal Per. Agr. Giovanbattista Vitali –

“Valutazione ambientale e paesaggistica” –

- 29 settembre u.s. – dal Per. Agr. Massimo

m Moncelli – “Tecniche estimative”-

- 30 settembre u.s. – dal Per. Agr. Mario

Calcagnile C “ Le perizie grandine” –

che c hanno visto un minimo di 66 accessi

per p 2081 minuti di collegamento ad un

massimo di 94 accessi per 4276 minuti mi di collegamento e dunque con una

media di 76 partecipanti per 3206 minuti di trasmissione.

Ai partecipanti è stata data la possibilità di scaricare dal sito le video lezioni

dai link :

LEZIONE 1

http://95.110.226.220/public/tutti/videopresentazioni/Fondazione_Periti_Agrari_1.exe

LEZIONE 2

http://95.110.226.220/public/tutti/videopresentazioni/Fondazione_Periti_Agrari_2.exe

LEZIONE 3

http://95.110.226.220/public/tutti/videopresentazioni/Fondazione_Periti_Agrari_3.exe

LEZIONE 4

http://95.110.226.220/public/tutti/videopresentazioni/Fondazione_Periti_Agrari_4.exe

Dando anche seguito alle nostre

molteplici istanze di innovazione

ed ampliamento della piattaforma

Sister (Sister 2), l’Agenzia del

Territorio sta completando l’attivazione

delle procedure per la

consultazione via telematica delle

planimetrie dei fabbricati urbani,

da agosto in fase sperimentale anche

con il concorso del CNPA (rif.

ns rivista n. 4/2010).

B) PREGEO - Monografie g Punti

Fiduciali - Si evidenzia che all’interno

della nuova piattaforma Sister

2, anche in questo caso a seguito

delle segnalazioni riportate

al tavolo tecnico presso l’Agenzia

del Territorio dal CNPA, è ora

possibile, dal sottomenù Pregeo,

effettuare direttamente l’invio

telematico delle monografie dei

Punti Fiduciali per la successiva

validazione da parte dei tecnici

dell’Ufficio provinciale del

Catasto.

C) PREGEO 10 - Nuova release

- In autunno verrà rilasciata una

nuova versione del programma,

ora in fase di pre-valutazione,

che raccoglie molte delle problematiche

evidenziate dai professionisti,

in certi casi veri e propri

errori della procedura software,

ed inserisce alcune migliorate

funzionalità: nuovi controlli sulle

superfici reali e sulle poligonali;

collegamento alle monografie via

web; migliore gestione estratti di

mappa; migliore gestione tipologie

ed aumento numero particelle

trattabili; migliorate funzionalità

grafiche; ecc.

D) Pubblicazione dell’elenco dei

comuni nei qquali è stata accerta-

ta la ppresenza

di fabbricati non

dichiarati in Catasto, , G.U. del 29

settembre 2010 - L’Agenzia del

Territorio prosegue con le operazioni

di cui al Decreto legge n.

262 del 3 ottobre 2006 - comma

36 art. 2 - convertito con modificazioni

dalla legge 24 novembre

2006, n. 286, come sostituito dal

comma 339 dell’articolo 1 della

legge del 27 dicembre 2006, n. 296

(legge finanziaria 2007) e seguenti,

fino al recente D.L. 31/05/2010

n. 78; documentazione, elenchi e

consultazione su www.agenziaterritorio.it.

Come in questi anni

sempre evidenziato, unitamente

alle indicazioni sulla problematica

inerente i fabbricati che abbiano

perso i requisiti di ruralità e sulle

importanti attività di surroga,

che l’Agenzia del Territorio promuoverà

ulteriormente nel 2011,

si rende quindi importante riportare

l’attenzione della Categoria

Perito Agrario 5/2010 37


sui vari aspetti di rilevanza negli

ambiti dell’attività professionale.

Il CNPA sta inoltre attivamente

promuovendo assieme alle altre

cinque categorie tecniche interessate,

l’istituzione di apposita convenzione

di supporto alle eventuali

necessità dell’Agenzia del

Territorio.

POSTA ELET- T

Nel campi italiani si

sono ridotti dell’8 per

cento i principi attivi

distribuiti nei fitofarmaci

per proteggere

le piante dalla malattie

mentre contestualmente

è aumentato del 66 per cento l’impiego di

quelli biologici. E’ quanto emerge da una analisi della

Coldiretti sulla base di dati Istat relativi al

2009 che registrano una diminuzione dei

principi attivi distribuiti nelle campagne

da 80,7 mila tonnellate del 2008 a 74,2

mila del 2009. Una situazione che ha contribuito

alla conquista da parte dell’Italia

di valori da primato europeo per l’assenza

di residui chimici nei prodotti in ven-

38

NEWS

ribadiscono le istruzioni , di seguito

riportate, per richiedere le credenziali

d’accesso alla casella PEC.

Qualora qualcuno non avesse ancora

ricevuto l’invito all’attivazione

della casella PEC da parte di VISU-

RA S.p.a., ciò potrebbe essere causato

da un problema tecnico ovvero

TRONICA

CERTIFICATA:

A seguito del recente

incontro di

fine luglio svoltosi

a Roma tra il Collegio

Nazionale ed

i responsabili dei

Collegi Provinciali

nonostante si siano

fornite le indicazioni i i utili tili alla ll al l mancato t aggiornamento i t ddei i ddati ti

divulgazione della convenzione in di recapito. In tal caso (e dunque

atto tra il CNPA e VISURA S.p.a. solo per coloro che non abbiano

per la fornitura delle caselle PEC a ricevuto alcuna comunicazione da

tutti gli iscritti, pervengono ancora VISURA S.p.a.) gli iscritti possono

molte richieste – individuali – per inviare una mail a “pasquale.vani@

la attivazione delle stesse per cui si visura.it” indicando nel campo og-

SALUTE: COLDIRETTI, NEI CAMPI

- 8 % FITOFARMACI, + 66% PER BIOLOGICI

Perito Agrario 5/2010

getto: “richiesta attivazione PEC –

Collegio dei Periti Agrari e dei Periti

Agrari Laureati di ……………”

e specificando, nel testo della mail, i

propri dati anagrafici (NOME, CO-

GNOME, CODICE FISCALE e

NUMERO DI ISCRIZIONE) e un

recapito telefonico.

Considerato C

che

VISURA V S.p.a.

innvierà

le credenziali

z d’accesso

alla a PEC diret-

taamente

tramite

mail, m è obbligato-

riio

indicare almeno

n un indirizzo

mail m “ordinario”

sul

quale ricevere

taali

credenziali.

Al fine fi di razionalizzare i l

il sistema

ed adempiere alle incombenze i

Colleghi che non intendessero usufruire

della convenzione CNPA/VI-

SURA S.p.a. dovranno comunicare

comunque un indirizzo PEC entro e

non oltre il 20/12/2010.

dita come conferma

l’ultimo rapporto

ufficiale annuale del

Ministero della Salute

sul “Controllo

ufficiale dei residui di

prodotti fitosanitari

negli alimenti di origine vegetale” secondo il quale - riferisce

la Coldiretti - non è stato trovato alcun campione

irregolare nel vino e nell’olio in vendita

e solo una percentuale minima dello

0,8 per cento nei cereali. La situazione –

conclude la Coldiretti - è particolarmente

confortante anche per la frutta e verdura

con appena lo 0,8 per cento dei campioni

trovati irregolari rispetto alla media del

3,5 per cento a livello europeo.


NEWS

Novembre gustoso sotto i colli di Brisighella

La cittadina di Brisighella, splendido

borgo medioevale sulle colline delle

Terre di Faenza in provincia di Ravenna,

si trova nel cuore della verde

SAGRA S DELLA PERA VOL-

PINA P E DEL FORMAGGIO

STAGIONATO

S

È un originale mercato dei frutti

autunnali a e dei prodotti tipici della

collina, c dove la regina ed il re della

giornata g saranno la pera volpina ed

il l formaggio “stagionato”.

Le L pere volpine, piccole, tonde e

dure d erano un prodotto tipico del-

la

valle del Lamone. La sagra ha

contribuito c nel corso degli anni alla

riscoperta r delle proprietà di questo

s frutto dimenticato, offrendo la

possibilità p di riassaporarlo. Le pere

volpine v vengono consumate bollite,

te cotte in acqua o vino, vino oppure al for forno. Ottimo è l’abbinamento con il

formaggio stagionato di Brisighella, un pecorino che viene invecchiato in

grotte di gesso con procedimento di antica tradizione locale.

SAGRA S DELL’ULIVO E

DELL’OLIO D

(51^ edizione)

La L coltivazione dell’Ulivo, in terra

brisighellese, b

risale a tempi antichissimi:

s già in epoca romana l’ulivo e i

suoi s prodotti erano conosciuti e apprezzati.

p Nell’ultima domenica del

mese m di novembre si celebra il preziosissimo

z olio extra vergine “Brisighello”

g DOP, al quale è stato assegnato

g l’ambito riconoscimento della

Denominazione D

di Origine Protetta

nel n 1996. Al suo fianco anche la se-

lezione varietale “Nobil Drupa”, Drupa” il “B “Brisighella” DOP, il tipico “Pieve di

Tho”. Durante la festa l’olio può essere degustato e acquistato allo stand

allestito dalla Coop. Agricola Brisighellese. A completare l’evento anche

un mercato dei prodotti tipici locali. (www.terredifaenza.it)

vallata del Lamone e del Parco Regionale

della Vena dei Gessi Romagnola

ed è “dominata” da 3 colli di

gesso. Su ognuno di essi si trovano:

l’imponente Rocca Veneziana, la

Torre dell’Orologio e il Santuario

della Madonna del Monticino. Ma

Brisighella non è nota solo per le sue

bellezze architettoniche e naturali.

È conosciuta e apprezzata da tutti i

buongustai d’Italia per le prelibatezze

gastronomiche che la caratterizzano.

Ad alcune di esse sono dedicati

eventi ad hoc che compongono una

rassegna dal titolo “4 sagre x 3 colli”:

SAGRA DEL TARTUFO

Il tartufo è uno dei prodotti più

ricercati della collina faentina. I

tartufai della zona sono abili nel

ricercare questo prezioso prodotto

del sottosuolo. Durante la

sagra sono in vendita i caratteristici

tuberi nella varietà del bianco

autunnale e del tartufo nero.

Nei ristoranti locali si potranno

poi assaggiare ricette raffinate a

base di questo prodotto.

Perito Agrario 5/2010 39


Acque

Scarico di Reflui Oleari non trattati

- Cass. Sez. III Pen. 15 Giugno 2010,

N. 22758

Ambiente

Norme della Regione Friuli-Venezia

Giulia -Tutela delle Acque dall’inquinamento

- Autorizzazione degli scarichi

in pubblica fognatura - Soggetto

competente alla valutazione delle

domande ed al rilascio dell’autorizzazione,

individuato in un soggetto

privato quale il gestore del servizio

idrico integrato - Previsione che il

rilascio medesimo sia incondizionato

ed automatico - contrasto con le

norme statali di riferimento che abilitano

la provincia ovvero l’autorità

d’ambito o comunque un soggetto

pubblico e che impongono valutazioni

concrete di carattere tecnico-ambientale

- Lamentato snaturamento

della funzione pubblica e dell’atto

autorizzativo - Corte Costituzionale

1° Luglio 2010, N. 234

Norme della Regione Friuli-Venezia

Giulia -tutela delle acque dall’inquinamento

- Scarichi conferiti ad un

depuratore - intestazione dell’autorizzazione

al solo gestore dell’impianto

di depurazione - Contrasto

con le norme statali di riferimento

che consentono allo stabilimento che

conferisce lo scarico ad un depuratore

di essere esonerato dalla necessità

di munirsi dell’autorizzazione solo a

condizione che le acque reflue vengano

convogliate al terzo soggetto,

titolare dello scarico finale, «Tramite

Condotta» - Lamentato abbassamento

del livello di tutela ambientale garantito

in maniera uniforme su tutto

il territorio nazionale dalla normativa

dello Stato - Corte Costituzionale

1° Luglio 2010, N. 234

Aria - Emissioni da biogas proveniente

da discarica - Cass. Sez. III Pen. 9

Giugno 2010, N. 22012

Allevamento suino - Reflui da allevamento

- T.A.R. Umbria, Sez. I 1°

Giugno 2010, N. 356

40

LEGISLAZIONE

Ambiente - Inquinamento - Tutela

della salute - T.A.R. Campania - Napoli,

Sez. V 26 Maggio 2010, N. 9181

Permesso di costruire - in zona

agricola (e2) - impianto industriale

diretto alla produzione ed alla

commercializzazione di olii vegetali

e nocciolino di sansa - illegittimità -

ragioni - governance del territorio -

tutela dell’ambiente - informazione

ambientale. Cons. Stato, Sez. IV 16

Febbraio 2010, N. 888

Ricorso giurisdizionale - impianto

di rigassificazione «offshore» - localizzazione

- impugnativa degli atti -

legittimazione attiva dei cittadini residenti

in un comune limitrofo - non

sussiste - ragioni. Cons. Stato, Sez. VI

1° Febbraio 2010, N. 413

Impianto Eolico - Autorizzazione

- Conclusione del procedimento -

termine di 180 giorni dall’istanza di

parte - osservanza da parte della regione

- necessità - termine superiore

previsto da norme regionali per connesso

procedimento via - ininfluenza.

T.A.R. Puglia - Lecce, Sez. I 17 Dicembre

2009, N. 3173

Via - procedura - termini - carattere

sollecitatorio - interesse del proponente.

T.A.R. Emilia-Romagna - Bologna,

Sez. I 6 Ottobre 2009, N. 1755.

Via - procedimento - regione Emilia-

Romagna - autorizzazioni e atti di

assenso in materia ambientale e paesaggistica

- concentrazione nel procedimento

via - Art. 6, Legge Regionale

N. 21/2004. T.A.R. Emilia-Romagna

- Bologna, Sez. I 6 Ottobre 2009, N.

1755, Con Nota di A.R. STOLFI

Via - Conferenza di servizi - partecipazione

- art. 14, legge n. 241/1990

- definizione di «comuni interessati»

ex legge Regionale Emilia-Romagna

N. 9/99. T.A.R. Emilia-Romagna -

Bologna, Sez. I 6 Ottobre 2009, N.

1755.

Animali

Abbattimento maiali domestici inselvatichiti

- T.A.R. Sicilia – Palermo,

Sez. I 18 Maggio 2010, N. 6896

Perito Agrario 5/2010

Bellezze Naturali

Vincolo paesaggistico - autorizzazione

unica precedente - Tutela dell’affidamento

- Cons. Stato, Sez. Vi 17

Giugno 2010, N. 3851

Contratti Agrari

Affitto - Allevamento - Contratto

di Affitto di Azienda - Responsabilità

Del Proprietario Ex Art. 192,

D.Lgs. 3 Aprile 2006 N. 152 E S.M.I.

- T.A.R. Umbria, Sez. I 1° Giugno

2010, N. 349

Sentenza irrevocabile di condanna

per reato paesaggistico - ordine di rimessione

in pristino - accertamento

di compatibilità paesaggistica - incidenza

di quest’ultimo sull’ordine di

rimessione - condizioni. Cass. Sez. III

Pen. 16 Marzo 2010, N. 10396 (M)

Bellezze Paesaggistiche - nulla-osta

paesaggistico - annullamento ministeriale

- valutazione di merito -

esclusione - carenza motivazionale o

istruttoria - sindacabilità. Cons. Stato,

Sez. VI 14 Ottobre 2009, N. 6294

(M)

Regione Sardegna - bellezze paesaggistiche

- piano paesaggistico - lottizzazione

- misure di salvaguardia

- adozione - legittimità. Cons. Stato,

Sez. VI 10 Settembre 2009, N. 5459

(M)

Regione Sardegna - bellezze paesaggistiche

- costruzioni edilizie - autorizzazione

paesaggistica - deroga alle

misure di salvaguardia - presupposti

concorrenti di realizzazione reticolo

stradale e mutamento irreversibile

dei luoghi al 10 agosto 2004 - necessità

- mancanza - diniego dell’autorizzazione

- legittimità. Cons. Stato, Sez.

VI 10 Settembre 2009, N. 5459 (M)

Regione Sardegna - bellezze paesaggistiche

- piano paesaggistico - lottizzazione

- volumetria assentibile

in zone turistiche - l.r. 25 novembre

2004, n. 8 - dimezzamento anche per

lottizzazioni in corso - contrasto con

artt. 3, 9, 41, 42, 97 e 118 cost. - manifesta

infondatezza. Cons. Stato, Sez.

VI 10 Settembre 2009, N. 5459 (M)


. Agrigento

Via Alcide De Gasperi 127/D

92019 Sciacca (AG) - Tel. 0925/905090

Pres. Domenico Terlizzese

. Alessandria

Via Marengo 27

. Ancona

. Ascoli

15121 Alessandria (AL) - Tel. 0131/52793

Pres. Massimiliano Ricci

Via del Consorzio 21

60015 Falconara Mar.ma (AN) - Tel.

071/9188973

Pres. Carlo Zoppi

Piceno

Via delle Zeppelle 192

63100 Ascoli Piceno (AP) - Tel. 0736/41829

Pres. Pietro Ciabattoni . L’Aquila

Via Colle Pretara 68

67100 L’Aquila (AQ) - Tel. 0862/317931

Pres. Elli Ciampa . Arezzo

Piazza Guido Monaco 5

52100 Arezzo (AR) - Tel. 0575/21307

Pres. Giuliano Giuliarini . Asti

Via Carducci 50/A

14100 Asti (AT) - Tel.0141/353857

Pres. Angelo Dezzani

. Avellino

. Bari

Via L. Iannacchini 38

83100 Avellino (AV) - Tel. 0825/26377

Pres. Celestino Nardone

. Bergamo

Via Zelasco 1

Via Annibale Di Francia 13

70125 Bari (BA) - Tel. 080/5428141

Pres. Antonio Memeo

. Belluno

24122 Bergamo (BG) - tel. 035/238727

Pres. Francesco Possenti

Viale Fantuzzi 17 c/o Coldiretti

32100 Belluno (BI) - Tel. 0437/949640

Pres. Manlio Nicola . Benevento

Viale Melluso 80

82100 Benevento (BN) - tel. 0824/317017

Pres. Cristiano Fontanarosa

. Bologna

. Brindisi

Viale Filopanti 4/c

40126 Bologna (BO) - Tel. 051/252978

Pres. Luca Natalini

Via N. Sansone 16 - C.P. 321

72017 Ostuni (BR) - Tel. 0831/305566

Pres. Rocco Cucci . Brescia

Via Marsala 17

25100 Brescia (BS) - Tel. 030/296424

Pres. Sergio Caprioli

.Bolzano

Via Del Monte 18

39040 Ora (BZ) - Tel. 0471/811260

Pres. Christian Vorhauser

. Cagliari

Via Mestre 8

. Caltanissetta

09124 Cagliari (CA) - Tel. 070/300304

Pres. Marco Fanunza

Via Monsignor Guttadauria 2 - C.P. 25

93100 Caltanissetta (CL) - Tel. 0934/585810

Pres. Michele Riggi . Campobasso

Via D’amato 15

86100 Campobasso (CB) - Tel. 0874/66248

Pres. Giacomo Picone

. Caserta

. Catania

Piazza Roma 79

81016 Piedim. Matese (CE)

Tel. 0823/913594

Pres. Domenico Di Baia

Via Grotte Bianche 150

95129 Catania (CT) - Tel. 095/436393

Pres. Francesco Intrisano

. Catanzaro

Via Italo Paparazzo 5/A

88100 Catanzaro (CZ) - Tel. 0961/754488

Pres. Domenico Russo

. Chieti

. Como

Via Colle Comune 1 - c/o ITAS

6620 Scerni (CH) - Tel. 0873/914513

Pres. Nicola D’Ortona

. Cosenza

Via E. Capizzano 56

Piazzale Carmelata 9

22100 Como (CO) - Tel. 031/526019

Pres. Salvatore Raso

87100 Cosenza (CS) - Tel. 0984/392175

Pres. Rocco Carricato . Cremona

Via Palestro 66

26100 Cremona (CR) - Tel. 0372/535411

Pres. Amedeo Ardigò . Cuneo

Via Alfieri 10

. Enna

12038 Savigliano (CN) - Tel. 0172/713087

Pres. Giuseppe Serra

Corso Umberto 109

94019 Leonforte (EN) - Tel. 0935/956078

Pres. Francesco Ferragosto . Ferrara

Via Conca 85

44123 Ferrara (FE) - Tel. 0532/204637

Pres. Milva Sacchetti . Firenze

Via Bezzecca 2

50122 Firenze (FI) - Tel. 055/2340202

Pres. Edoardo Boscherini . Foggia

Via Piave 41

71100 Foggia (FG) - tel. 0881/723401

Pres. Antonio Dell’ Aquila . Forlì / Cesena

Corso Repubblica 93

47100 Forlì-Cesena (FC) - Tel. 0543/33137

Pres. Gianluca Bagnara

. Frosinone

Via S. Nicola 1

. Grosseto

. Imperia

03041 Alvito (FR) - tel. 0776/344231

Pres. Domenico Cistrone

Via Aurelia Nord 8

58100 Grosseto (GR) - Tel. 0564/23107

Pres. Giuseppina Pino

Corso Garibaldi 13

18100 Imperia (IM) - Tel. 0183/651525

Pres. Elio Diversi . Latina

Via M. Siciliano

04010 Borgo Piave (LT) - Tel. 0773/416017

Pres. Maria Grazia Passarelli

. Lecce

Via Capitano Ritucci 41

73100 Lecce (LE) - Tel. 0832/346996

Pres. Massimo De Nitto . Livorno

Via Mogadiscio 20/B

57012 Castiglioncello (LI) - Tel. 0586/752403

Pres. Paolo Giomi . Lucca

Viale A. Diaz 28

. Macerata

. Mantova

55100 Lucca (LU) - Tel. 0583/957027

Pres. Stefano Belgrano

C. Da Lornano 7/A

62100 Macerata (MC) - Tel. 0733/235335

Pres. Gianni Calamante

Viale Risorgimento 27/B

46100 Mantova (MN) - Tel. 0376/329701

Pres. Isaia Rossi . Massa

Via Fermi 19

54100 Massa (MS) - Tel. 0585/45848

Pres. Mirella Tongiani

. Matera

Piazza Matteotti 7

75100 Matera (MT) - Tel. 0835/334901

Pres. Emanuele Genchi

. Messina

Via Romagnosi 7

98100 Messina (ME) - Tel. 0941/785382

Pres. Salvatore Tripoli

INDIRIZZI DEI COLLEGI PROVINCIALI

. Milano

. Modena

Via Ripamonti 35

20122 Milano (MI) - Tel. 02/58305333

Pres. Alessandro Gnocchi

. Napoli

Via Argine 1085

Via Elia Rainusso 144 - 4° piano

41124 Modena (MO) - Tel. 059/828846

Pres. Claudio Losi

. Novara

80147 Napoli (NA) - Tel.081/5770190

Pres. Biagio Scognamiglio

Corso Risorgimento 405

28070 Novara Vignale - (NO) Tel.0321/56178

Pres. Fabrizio Gaboardi . Nuoro

Via Lamarmora 2

08100 Nuoro (NU) - Tel. 0784/232547

Pres. Peppino Piquereddu . Padova

Via Tito Livio 5

. Palermo

35123 Padova (PD) - Tel.049/661808

Pres. Mariano Schiavon

Via Pindemonte 17

90014 Casteldaccia (PA) - Tel. 091/942562

Pres. Bartolomeo Amato . Parma

Via Ponchiello 2

43011 Busseto (PR) - Tel. 0524/97012

Pres. Giorgio Faroldi

. Pavia

. Piacenza

. Perugia

. Pesaro

Piazza S. Bovo 37

27058 Voghera (PV) - tel. 0383/369776

Pres. Gloria Gariboldi

Via San Giovanni 20

29100 Piacenza (PC) - Tel. 0523/338910

Pres. Sergio Lombardelli

Borgo XX Giugno 74

06121 Perugia (PG) - Tel. 075/35675

Pres. Massimo Moncelli

. Pescara

Via del Circuito 71

Via Domenico Mazza 9

61100 Pesaro (PS) - Tel. 0721/30154

Pres. Stefano Bartolucci

65134 Pescara (PE) - Tel. 085/294117

Pres. Pasqualino Lupone . Pisa

Via De Chirico 11

. Pistoia

. Potenza

56037 Peccioli (PI) - Tel. 0564/411877

Pres. Giulia Parri

Via Fiorentina 21 - C.P. 73

51017 Pescia (PT) - Tel. 0572/478321

Pres. Leonardo Guido

Via Cardinale De Luca 56

85024 Lavello (PZ) - Tel. 0972/81389

Pres. Mauro Finiguerra . Ragusa

Via Archimede 183

97100 Ragusa (RG) - Tel. 0932/624649

Pres. Corrado Balloni

. Ravenna

. Reggio

Via Dante 1

. Reggio

. Rieti

Via Antica Zecca 6

48100 Ravenna (RA) - Tel. 0544/38086

Pres. Alessandro Genovesi

Calabria

89015 Palmi (RC) - Tel. 0966/23552

Pres. Beniamino Denisi

Emilia

Via Martiri di Cervarolo74/10

42122 Reggio Emilia (RE) - Tel. 0522/554231

Pres. Corrado Fantuzzi

Viale Emilio Maraini 85

02100 Rieti (RI) - Tel. 0746/203083

Pres. Angelo Caffarelli

. Rimini

Via Secchiano 1

47900 Rimini (RN) - Tel. 0541/775357

Pres. Pier Leonardo Zangheri . Roma

Via Cerveteri 18 int. 6

00183 Roma (RM) - Tel. 06/70454739

Pres. Leonardo Perronace . Rovigo

Via Silvestri 41

45100 Rovigo (RO) - Tel. 0425/699154

Pres. Gianfranco Rezzadore . Salerno

Via Luigi Guercio 197

84134 Salerno (SA) - Tel. 089/251488

Pres. Antonio Landi . Sassari

Via Mazzini 6

07100 Sassari (SS) - Tel. 079/236750

Pres. Giannetto Arru Bartoli

. Savona

. Siena

. Siracusa

Via Gin Noberasco 14

17031 Savona Albenga (SV)

Tel. 0182/540940

Pres. Antonio Michelucci

Strada Massetana Romana 54

53100 Siena (SI) - Tel. 0577/271834

Pres. Raffaello Biagiotti

Vicolo a Viale Tica 19

96100 Siracusa (SR) - Tel. 0931/441037

Pres. Francesco Altamore . Sondrio

Via A. Moro 26/A

23100 Sondrio (SO) - Tel. 0342/511229

Pres. Rosario Alessi

. Taranto

. Teramo

Via C. Battisti 5

Via Pisanelli 44 - C.P. 185

74100 Taranto (TA) - Tel. 099/4527447

Pres. Pasquale Mariano Carmignano

. Torino

64100 Teramo (TE) - Tel. 0861/282124

Pres. Giovanni De Luca

. Trapani

Via Vaccari 16

Via Massena 13 bis

10137 Torino (TO) - Tel. 011/547505

Pres. Roberto Frova

. Trento

91025 Marsala (TP) - Tel. 0923/713008

Pres. Giovanni Giacalone

Via Giusti 40 c/o Impresa Verde T.A.A. S.r.l.

38100 Trento (TN) - Tel. 0461/915575

Pres. Guido Sicher . Treviso

Via Veneto 40

31015 Conegliano (TV) - Tel. 0438/410302

Pres. Gino Dall’Armellina

. Udine

. Venezia

. Vercelli

Via Corte Savorgnan 6

33100 udine (UD) - Tel. 0432/512527

Pres. Enore Venir

Via Miranese 426

30174 Venezia (VE)

Tel. 041/923429 - Fax. 041/5150200

Pres. Nicola Gastaldi Cibola

Piazza della Vittoria 3 - c/o ITAS

13100 Vercelli (VC) - Tel. 0161/217310

Pres. Stefano Bondesan . Verona

Via Berni 9

37122 Verona (VR) - Tel. 045/590559

Pres. Elia Sandrini . Vicenza

Contrà S. Marco 9

36100 Vicenza (VI) - Tel. 0444/547443

Pres. Silvano Faltracco . Viterbo

Via Paradiso 3

01100 Viterbo (VT) - Tel. 0761/226934

Pres. Mario Morano

Consiglio Nazionale dei Periti Agrari - Via Principe Amedeo, 23 - 00185 Roma - Tel. 06/4819801 Fax. 06/4882150 e-mail: info@peritiagrari.it


CCIAA

CATASTO E CONSERVATORIA ONLINE

PRA

CATASTO IN DIFFERITA

Con noi

puoi lavorare

ovunque.

FIRMA DIGITALE

POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA

GRATUITA PER TUTTI GLI ISCRITTI

Richiedila collegandoti al link http://pec.visura.it/peritiagrari

Scopri tutta la gamma dei servizi e prodotti Visura.

Visura è la principale società di visure telematiche specializzata nell’offerta di servizi

via web. Molti dei servizi sono basati sull’accesso online alle principali banche dati

della PA che Visura mette a disposizione in tempo reale, con un’iscrizione gratuita dal

sito http://peritiagrari.visura.it, con un’unica modalità di accesso, con un comodo

conto ricaricabile a scalare e a condizioni economiche vantaggiose.

Per maggiori informazioni è a vostra disposizione il nostro Customer Care dal lunedì

al venerdì dalle 9.00 alle 20.00 e il sabato dalle 8.00 alle 14.00 al numero 06 6841781.

More magazines by this user
Similar magazines